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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE 1935

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V!ì. l~/

..e>A nno LXXXIII • Fase. I E~~AIO

1935 - X lll

GIORNALE l

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DI

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MEDICINA -MILITARE •

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE Mn'IJTBBO DBLLÀ Guaau ROMA •

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SOMMARIO LEZIONI E OONFERENZE :

811weatrlnl. - Sull'etiologia del routnnU~mo nrll<>oln•·o

Pag.

MEMORIE ORIGINALI : C~~nl. -

D o.Un rclnziono mcdico·stntisticn dolio coodizloui s anltnrlo òol R. F.>crcilo noi· l 'anno 1931 . . .

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CASIITICA CLINICA:

Pedroll. - )Ii o~i t o t u bc•·co lnre dol pi crolo oblirJUO <' nus"c""''· Ronca . - Dc•·matosi vu~t-nrsenolbonzo l ii'IJC . • . . . . . . . . . .

Pog.

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RIVISTA SIN TETI CA:

Rodln6. - Il bncillo di K oc b e Jn proflln~"i imnmnil':ìr:n un t :lnht·r·.-r,t:u·•· . . RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E ITR.ANIERA:

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Ame!llul L a diapno<~i clin.ica dell' - SmoN . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Png. Cune Pll'llltlclle dolle reulonl colleldlll nel ll~uor. L ' imp.,rltrn : a d [afJil'•Ri i•:<• dr/l,•- per i 7>r11· ,., cr.~-~i non lli/llooeni del sistl!ma mrvoso centrul1: - l '!..ll'T . . . . . . . . . . . . . Guerra"batterloloclca 1 E possibile u na - SESTI S I . . • • • • . . . • . . . . . • . . • . . . G~~erra batterloloclca. I n t cmtt <li M AORONE. . . . . . . . . . . • . • • .••• • • • • lodlt nelle uowa. Metodo semplitìcat() di. microdctcrmina ::ione dello - ,\L~IQt'I~T (' fiJI'E.'<S. lnftllone (L') mista atrept..dllterlca. Riccrcbo sporimont.oli - P. A ' IO N e DJtH ' HJt'IIITt·u • . lndlwldualltl (L') del IIRCM nella 'lolocla. nella clinica e nella medicina lecaJe. - LAT'l'ES. • . . Llalonl (Le) traumlltldte del nne • loro ttattamente. - REDI . . . . . . . . . . . . . • . . • LAicanaulone del aueno nella percezione cranlo-~~ana. - DAvm OAT, ATZ • • • • • • . . . • • Monlnp-encetalltl • ..d /cune osilertlazioni BUlle - n~ le / ra.tture flel crcm io inlrrr~•vmli 'il seno t rrmtalc -

B AN7:F.'r o F.r.om . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Olldl ftlenoal della Somalia Italiana. - SCORTECCl . . • . . • . • • • • . • . . . . • • . Ormoni lpollsarl. A lcun-c os.•~rvazioni /ond.a m.ent al·i 11er l 'indwJine suuli - J OIU:S . . • Pll'lllal facciali 8 triKOre. - HACOVEANO. • • • • . • • • • • . • • • . • . . • • • . . • Parotlll poat-operlltorle. S tat.o attuale dello stutlfo sulle - ~fcs6n n punto dl'lln le t~· o pnl .,.

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gen eR I - A.RNOLF . . . . . . . . . . . • . . . . • . . . . • • . . . • . . • .

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Tonallla tarlnpa, pallltlna e tiroide. Relazicne tra. - CIHA I' I' I, . • . • . . . . . • . . • . . • . Tllllercoloal nell'eatrclto. A. pro-po8ii.O fleUa di.al]1lOSi precoce ddla - noi ' \ ' II,LQ l s , ( 1HS'r.I U e L 1R<:'En 1>1 • • • • • • • • • • • . • • • • • • • • • • . • • • • • • • • • • • • • • •

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Twmorl {l) laolatl dtl nerwl periferici. - ~,umo s·rE. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ulcerulone cenllale. D ci ?>rlnr.ipi e clel m etodo che debbono presieder e all" condollrz razional e

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I1A'1'E ù ì\l iC RF. I. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ì\lC)Of<~:H. \ ' ,1111-' l. A

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Ile/la diayno~i di U1111 -

Vlrua del tifO eaantematleo. J·:sprrieu:;e sull!t t r as/•>rllv·rzion e <li ce)mi di ù Prr:t.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . BIBLIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA . . . . . . . .

R2 PllQ'.

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CONFERENZE E DIMOITRAZIONI CLINICHE NIGLI OIHDALI MILITARI

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NOTIZIE

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CONDIZIONI DJ ABBONAMENTO; L'abbonamento è auouo o decorre dal 1• gellD&Io al prezzo di L. at (E.~tero M), P e r gli umoiaU m edlol e oblJDiol-tarmaol~tl del R • .Eilorolto, i11 aorvlalo ed m ooagedo, U pre~rZo dell'abbonamento è ridotto a L. 24 autlolpate. Por 1 s oli umoiall med!cl (dell'Esercito e della Marina), lo q •taluoque posizione si trovi~()/ è aJDme98o un abbonamento cumulativo al awrnak dt Medtcena. Mllflare ed agli .A nnaU eU M N afi(JÙ ~ ColOiliale al prezzo di L . 45 annue. Il prezzo del supploJDento oouteueute l Ruoli di aiVia"Ud elci corpo aanUario mllUaN 6 di L. 15, ridott o a L. S per l soli abbonati.

ed--

NORME PER l COLLABORATORI. Le oplnlonl maoifestnte dagli a utori non Impegnano la responsabUità del periodico. Agli autori sono ot!cr ti gratultament.o 60 estratti oou copertlua eta JDpata, trontesplzlo, lmpagi:na· t ura e numerazione speciale. Gli estra t ti r icblestlln numer o m aggiore sono addebllatl a prezzo d1 coslo. Por d!Bposlzioni del CoDSigllo nazionale delle rioorobe a ciascun lavoro deve essere unito u.n breve antoria8sunto (non pià di 10 rlgbe). Le lfPCliiO per lo tavole Utogradobe, fotograftoho, eco., obe aoooJDpagoaasero le pu bbll~nalonl, sono a e&rlco dogli Autori. . l ma noi!Crlttl non al reHtltu l~ono.

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ANNo LXXXill-N. l

GIORNALE DI MEDICINA MILITARE GENNAIO 1935-XIII

LEZIONI E CONFERENZE

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OSPEDALE MILITARE DI PERUGIA

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SULL'ETIOLOGIA DEL REUMATISMO ARTICOLARE ~ Conferenza. del prof. Rallaello Silvestrlol, direttore della. Clinica medica della. R. Università di Perugia.

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Si CO'MSCe col nome di re~tmati8mo articolare una malattia che insorge di solito dopo m~a perfrigerazione, dopo una di quelle azioni che si dicono reun~atizzanti; colpisce una, più spesso diverse a1·ticolazioni contemporaneamente o s1wcessivanumt-e; s'insedia twU'e?uJ.ocardio ed è causa di vizi cardiaei,· assume di regola nella forma acuta andamtento febbrile; si presenta in for-ma acuta., subacuta. cronica; vien. conlbattuto efficacemente col salicilato di soda. Questo nellr sue linee pUt grossolarne il di8eg·rw clinico del reumati8mo articolare; ma una. data indit•id1talità nosologica per essere ben determinata deve avm·e anche 1mo speciale di.Yrgno anatomo-patologico, lesioni caratterisUche, e, se si tratti d'una malattia infeUiva da germi noti, ricevere confm-ma col reperto del germe ca1tRal.e e dalle relative reazim~i biologiche. Questi ultimi requisiti mancano per il reumatismo articolare, così che il quad·ro morboso tW rim®w a co-ntomi incerti, sfu·mati; e si parla di reumatismo V'ero r di ?'l'tt.tnati.<lmi falsi o pseudoreumatismi; e, q'!UlhUÙJ si Zeggon.<> le alte percentuali di reperti bacterici positivi in u-na località, conf1·ontam.doli con quelli c01npletamente negativi in altre, ci dom®Ldi.amo ohi abbia avuto ch8 fare con oasi di pseudoreumatis·mo e ol~i con, oasi di reumatismo vero. Si è creduto di dare a quest'ultimo una base am.a.tomo-patologica nel nodulo di Aschoff-Tawara, ma formazioni sitnili son-a state vedttte anche in altre im.fezioni (per e.~. secondo Maycr nella miocardite difterica e secondo Siegmund nella sca.rlattina), son-a state ottenute per fenomeni anafilattici dal Kli·nge (sebbene Z'Asclwff non abbia ammessa l'identità dei nod1tli del Klinge coi suoi) e, qu~l che è peggio, non si trovm·ebbero in t·utti i casi, che clinicamente sono casi di 1·eumatismo articola1·e. Infatti secondo st·udio recente di N ora .Andreis, che ha Bezionato 30 mwri ài individ.tti morti per re~anatismo, soltanto nel 25% esisterebbero noduU di .Asckoff. ]j} qu®lto aJ, criterio bacteriologico gli ultimi st1uli recano nessun repert-O di germi not·i, streptobacillo mon'lr"lifo>·me, streptococcus mri-dam, strept<>coccus .hiimoZiticus, streptococco reumatico dello Smoll, di plostreptococci poli• tncn·fi, bacillo tubercolare ... Se però mancano quei criteri che debbono richi~dersi per delinea1·e -una inàividu.alità nosologica con rigore scientifico, la clinica dai tempi il'Ippocrate in poi ha separato dal gruppo ancora intricato delle affezioni articolari

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mtn specùilc artrite, che i: fi/JC·~IiO una pvliMtrite. the }Jt'r l1t !ilta tt nden::a a tra.~correre da una all un'altre~ a.rticolazionr (ila (!t w = ~t<:tnTo) è stata. detta reumatica. Ma q?te.~ta malattia che co/pi.wr facilmmte insinne colle giunture

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i tn1LSColi, che morde il cuore, che plH) pn·mll'rr NNlr rwr·lir IU·IIe grandi cat·ità siero!Je, sicuramente <'-ssum.e quaichP t'olia una direr.ya fi.yionomia clit~ica; sì C01W!JCC ormai la forma. tifo:sa del reumatismo ctrtieolare (febbre rPumat.ica) che p1tò seg·uire a locaU;::;a;;ùme articolMe. o aNòmJift.(Jilttr.vi a minime sofferenzr artico/Mi, o irrompere come 1uta qu11/.~iaxi forma infrttira. rirelanclosi solt(l!nto più tardi le le.~itmi artic"lari e fu lor·aliz;;azione cardiaca, o presentm·.y·i dlt sola., ?'iconoscibile allura perchè ÌIW.Jtg~' in soggetti già in passato colpiti da tipico re umatis n~o articolare. o prrehè rixrntf' l'a.:;ionr df'llr larghe dosi di salicilato di soda. Son note anche. da tempo le lesioni del sistema ltt'ITONO rttlribuitr al reumatismo. Le nevriti, le polinerriti: a cui spc.YIJO C(lmc dimo.~trò il (;rocoo, si può detenninarr un ini::io articolare dcule terminazioni nen·o11e d'nna articola.zione colpita. Il reu.matiiSmo cer,-[mlle l'la corea re1u1ta l i ca: il prin~o a.~814ome, com'è 1wto, varia pa1·venza clinica; il liquor non si trova di solito C01"J>ttSCO· lato, qualche volta .9ì; in questi Clt8i si è a{toperata lrt dt•signa::imw di forma 1neningitiea del reumatis1no cerebraJP; il .~ecmulo, la corra, si accompagna qua11i con ~tantnnente con manifesta:::ioni cl i n i che di endocarclite, anzi la col~­ statazione dell'endocltrdite è la 1·egola nei casi di corea mortale. Jla questa relazione apprwe anche i·n coree non rrurn.atiehc, irt coree concomita.nti qua<lri dei cosùletli pseudoret~matism i, infe;;ioni articolari proclf'JUe da germi noti o cmnumque sicumn~ente indipendRnti r1a.l reumati ..mw. (Juincli non :si dovrebbe vedere nella corea 1m a,ppannrtggio del reumatismo articola1·e; il lega-me sarebbe fra corea. ecl enrlocardite una relazione Jlltl'flgonabile a qurlla che pa.s.9a fra Pncloca1·clitc ed embolia cnebrltle cau~a cl' em i]1lPgia. Che po-YSOIW i·nsorgere pohnoniti dumnte l'attacco eli re,onati.mto articollwr rw·~tto è fatto noto ad ogni 1nellico pratico ed è a.nchP pos.~ibile che e.~ùsta veramente, come vorrebbero al01mi patologi ( Goulcy ed Eima1~ htt-n·n o tra.ttato di recrnte quP.~t'a.rgomento), 1ma polmonite rwm(ttica: p erò, nmmeltenilone l'esistenza, si deve 1JUr ammrttere la fr Pquc'I'/.Za. della co·n eomitanza del pneu-mococco in numerose punture eli focola·ì pnewnoniei in.~orti durante diverse infezion.i, e<l anche 1lm·ante l'attacco rli reum.ali8mo la 7Hescn;;;a del pneumococco mi è appnrsa sempre frequmti.~.ç·ima. EnJ.criti. soffcrrn;;e epatiche in sCffUÌlo a prrfrigc•razio·IW, accompagnale o no, ,~eguite o no da.localizzazi01~i a.rticola.ri sono 8tnte att.rib11ile rtl rrumatismo. Tumore spltnico 11-el reumat-i.mto è a1nm.e.~.yo dc~llo Striimprll; è reperto ,·aro, m.a poHsibile: 81Jecialmente nellé! rica.du.t~ lli rru malismo seconclo il Ceconi; si può t·itrovm·e in realtà anche in ·un primo attrwco di rcumati.~mo grave, ciò chr il Nogeli nega. Esiste una nejro.yi rrum.atica.? SicurrunrntP.; e non lo cliro per avte vNlnlo ])l·o-ntP gu.rtrigioni eli certe nefriti coll'uNo dPl ,qalicilato di solZa, come affermtt il Boni, ma per aver veduto i·ruwrgere dopo 1tna angina la twfrosi, prima. ancora che fo.~sero apparse lesioni ca.rcliachf! o local·i.:;zazion·i articolari, prr a t>l'l' vecluto nefrosi acf:om.pagna.l.,~i con tutto il quadro del reumatixmo aruto, prr (tVer reduto la nrfro.yi JJ'U.Cce(lere a /()cali;;;zazioni articola·r i ed allo :ste.<tso quadro del 1·eumali.~mo cerebrale iperpirrtico, come in un caso da 1ne aruto in cura nella Clinica 1V edica eli Came1·ino. Dell''ingroswonentf'J, dPl clolore drlln l'iroicle ·1u:lreuma,ti.mw già cla tempo

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SULL'ETIOLOGIA DEL n.EUllATISMO ARTICOLARE

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si ~ Boritto, c Bi è in(licato il segrw della tiroide nel reumatismo articolare. L 'osservazione clinica ha avuto di recente il suo pieclistallo ronatomo-patologico colla dimwstrazione fatta dal Verga dei noduli ll'Aschoff in que.~ta ghiandcla, che sarebbe u·na sede ili predilezione. Lo studio llella relazione di altre ghiandcle a secrezione ·interna col reumatismo è tutto da fare; ma si pu.ò fin d'ora a.~serire che la t·iroide non è la sola delle ghiandole en,(locrine colpite in quella malattia, che il Fahr ha. chiarnato granulomalo8i 1·euntatica. Da parte degli organi d·i senso specifico merita speciale menzione l' irite. P er il Nogeli l'occhio è i1ulenne nel reumatismo vero. Sinusiti, alveoliti dentarie, gengiviti sono state messe in diretta relazio·ne col reumatismo. Sicuramente poss<rno ?'iferirsi al rewnatismo certe flebiti. E se si an~mette che esista o 1'n reumatismo cronico primitivo. o un rewnatismo cro1tico quale trasformazione di 11.n 1·ewnatismo Muto (Pisa.n i), harmo rapporto col reumatismo anche certe alterazioni ossee. Speciale ricordc meritano le m(llnifestazioni cutanee: la peliosi reumatica, l'eritema polim{)rfo, t1 reumatismo nodcso.

Basterebbe soltanto penaa1·e quanti vizi cardiaci hanno origine da un attacco di reumatismo, astraendc da tutti gli altri dooni che quella malattia può produrre nell'organi~~mo wnano, per gimtificare il fervore degli studi, oggi intensificato, rivolti ad ilulagame le cause. IZ Oeconi, i·n ~modei migliori st1tdi critici che io -m·i CoMscasul·reumatismo articolare, ammette che la poliartrite re1tmatioa 8ia ttna 1nalattia infettiva, ma crede che sia tutta-cia da scoprirsene l'etiologia. Già fino dal1871 l'Hetwrt aveva pensato aU'infeziosità àel reumati.amo, attribuendolo a miorococci entrati nelle glandcle 8UM1'Ìferel Oggi le opinioni in propo.9ito possono indicarsi così: l o l.l reumati!Jmo è t'n'i-nfez·ione a localizzazioni diver8e (tonsìllare, articolare, endoca1·dica. ecc. ecc.), data da u·n germe ignoto, p'robabilmente ultravisibile; zo il reumatismo è una delle tante forrne dell'infezion,e da streptococci, e le varie localizzazioni 8ono dcvute alla presenza di q1testi germi o nella 1oro forma twta visibile, o in forma -ttUravisibile; 3o il re'ltmatismo è una delle t(ll?ue faccie dell'infezione tubercolare. n germe si può trovare 1~lle localizzazioni sotto la sua for-ma visibile di bacillo Mido-re8istente, più spesso sotto la fm·ma ultravisibile; 4o il reumatisnto è dcvuto a streptococci, le varie localizzazioni smw però da conaiderars.i come reazione di parti sensibilizzate ad ondate di tossine provenienti da un focolaio d'infezione streptococcica (t011.11ille, alveolite dentaria), da ttna infezione streptococcica focale; 5o l'i?tfezione ttubercolare gill.wca corne, secondo la precedente ipot~i giuocherebbe il focolaio streptococcico; le localizzazioni sono reazioni di parti senaibilizzate a tossine provet~ienti da un focolaio tube-rcolare. Riferirò brevemente gli argomenti favorevoli e quelli contrari ad ognuna delle varie ipotesi. Ohe il reumatismo ·vero sia un'infezione da oame perfrigerattti, da predir sposizioni individuali si è affermato da tempo e questo concetto ha preva'l8o anche per i contributi più recenti arrecati aUo studio di questa malattia. Nei <Vecchi trattati si trova rwtizia di epidemie di poliartritc rtmmatica; epidemie


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SULL'ET IOLOGIA D EL HEL~ATIS~W ARTICO LA RE

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di case, di strade, di villaggi. di città: il D e Ja H arpe ha dt•scritto l'epidemia di L osanna dr•ll846, il L ebert quella <li Zurigo di'{ 185ì, il W arreharp quella di Fra·ncofO'rte del 18651 B ooiJ e &chrw·art::: hanno in8ùttito sulla necessità dell'isolamento dci rewnati-ei negli ospNfali àf>i bambini. tii è OKservato in varie localitti. in va1·i periodi la com parsa di 1ma qua n t itd eli casi di poliartrite rewnatica a guisa di riaccet1,~ione epidemica. L 'ipe-rcritico p·uò obbiettare: chi a.YIJicura che in q1u8ti CMi 8i 8ia trattato di 1t-'n re11ma.tisrno V<>rof si può proprio dire chr Wlft poliftrtrite è siettramente rettmatica quando ce<Ze al SJahcilato di soda1 E per riferirsi lllnChe a moderni studi s1tl v a1·io tropismo aoquiliibile cla 71arte di uno Messo germe - faUo già 08servato molt-i anni or sono dal D or e crmfPrmato succes8ivamente da altri studiosi - non si sono forse t•edute epiilemie d'angina a tipo scarlatti·twso, e1>idemie di nefriti gravi là, dm·e zwi è oomp ar.~a la più. tipica epidemia di scarlattina f Jf a pur C<YnCedendo all'ipereritico la nece.~.~ilà di solto]Jorre a più rigoroso controllo tanti degli argonu>nti che si portano- a fano-re ilrfla etiologia infeUiv a del reumatismo vero, questo deve essere con.~iilt'rato un 'infezione, a qualunque germe specifioo voglia aUribui1·si, oom-unque vogliano oon-Yi.derarsi prodotte le sue mani festazimti cliniche. Ohe in una quantità di individui affetti da poliartrite reumatica siano ammalate le tom'ille, che q1u.ste tonsille possano es.<;ere sede di periodiche riacutizzazioni infiammatorie, che da queste to,n sille, sempli.cem ente sprem endole con una batuffolo di((cotone sterile stTùtciato 7)0i ,~opra piastre d'agar, si possO/M ottenere cultu.re quasi pure di streptococchi, tu.U~ ciò è ormai fuori diacussi<me. Jlla, quanto al reperto dei ger mi stessi n elle articolazioni e nel sang1te anche in caso di 1·eumatismo acuto insortQ dopo la tO?!,Yillite streptoooccioa, i va1·i ricerca.tori non SO'no m olto concO'rdi. S ooo ormai nwlto ooti i reperti di streptococci nel sangue avuti dal D e Vecchi e dal Natali, qMUi di Roussel, Cecil, Nich.olliJ Stait~by, i quali esami1Ulndo 156 re1~rnatici ottennero culture p ositive di streptooocco <lal sa'l~gtw su 40 ca.si d'attacco t·etunatioo, n el 61% dal liquido articolare delle articolazioni oolpite. Gray e Gowen, Burbank, Meisser, Pemperton, Aiguer ed Eimen hanno recato conferma con più. o meno alte p ercentuali di reperti positivi: gli AA. americani inietta;ndo per via endO'veoosa a conigli gli streptooocci isolati hmmo riprodoUo artrite in una o più. articolazim~i. Albertini e Grwmbaoh dicono d'aver riprodotto con st·r eptococci isolati da reumatici i nodtdi dell'Aschoff negli anùnali lla esperimlmto. n Oeresoli in 16 casi d·i ·r eumatismo articola·re con endocardi te ha avuto risultati negativ·i: D awson, Olmstead e B oots in 66 casi resultati negativi, pur trO'Vando presenti nel sangue i n u1~a oe·rta p ercent1uùe di ca.si anticcwpi (agglu.t inine) p er Zo streptococco ernolitico; multati n egativi hanno riferito amche Coste e Forestier. Da tempo lw fatto ricerche n el liquido articolare e nel sangue di malati di poliartrite reumatica e n e ho fatte fare dai miei allievi: i risultati soM stati sempre negativi. I n vece dalle tonsille di i1ldividtti soggetti a ricadute di rMtma.tismo articolare, raccogliendo materiale con sprem,itura p er mezzo di un batuffolo st&riù e facendo strisci e di piastre d' agar ho avuto quasi sempre striscie cultural·i f<>rmate in gra.n de prevalenza d·i picco'le colonie di u·no streptooocoo assai variabile di forma, facilm&t~te lisizzab·ile, grampositivo, capace di coagulare 1·apidamente i l latte. U1~a sola volta, ooltivando liq1tido articolare di un soldato affetto da una fO'r1na grave di poliartrite reumatica, ho ottenuto su a.gar alcalino colonie di streptococ.ci .


SULL'El'IOLOGIA DEL REU:\IATlS.I\10 A1t1'lCOLARE

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Da quanto ho eR1>osto si p1Lò (Zcrhtrre che, ml'lltre molti ricercatori sono conco·rd·i nell'ammettere la pre.~en.:;a di strrpiococci 1u/le tonsille elfi reumatù>i, pochi haMw rn·ttto lO, forttma di tro~;arli freqwmtemel&te t~el sangtte e n el liquido delle articolazion·i (tflette, tanto me110 eli trovarli ~~('[le a.lte pe?·centtutli date da certi ricercatm·i americani. Contro l'ipote~Ji di un'etiologia cla germr ig1wtu, forse ultrad11ibile, si è detto che, •mentre di solito le malattie da germ·i u7trctrùJibili lasriano imntun'ità, u·n primo attacco di reumatismo n.on la lascz:a. Jia rr.stct forse ilnmunità ilopo Wll primo a.ttacco cl'infuione erpetica gc·n itale o lab·ialc't La mrmcanza. cli tra.smissibilità clella malattia (la twnw a ?tomo per mezzo d'iniezione di sangutt o di Uqu:id.o endoculicolctre è un altro argomento che viene porlai<J contro l'ipotesi della, presew::a di ttn virus qual.ltl•qu.e nel sangtte o nf'lle articolazioni colpite. Q1wnto poi a questa trasmissibilità. - s1t cui .~i sorvola qua.~i sistematicamente per parte dei fautm·i delle varie ipotesi sull'etiologia deL re'wmati8mo - sono da farsi cl1te osservazioni. Con i germi isolati da tonsille di reumatici si SM/.0 ?'iprt>clotti stati setticemici, artriti negli animali con reperto positi·vo di questi germi nel sangue e nel liq1tido articolare m entre si è detto quanto sia d1tbbio nell'nomo il 1·eperto di germi noti! Cm~ il sangue di reumatico iniettato ad animali di esperimento si sarebbero riprodotti i noduli d '.Asch.otf 'nelle cavie, nel coniglio, ossia la l esione anatomica che sarebbe caratteristica della granulomatosi re1tm.at·ica, ment1·e la stessa malattia colla iniezùme dello stesso materiale -almeno per manife.~tazioni cliniche - non si riprod·uce nell'uomo. E più ancora: La1ttier e .Al~xandresen, iniettando un (liplostreptobacillo isolato cla 1·ewnatùi, avrebbero riprodotto nella scimmia il quadro clinico del re7tmatismo a.1-ticola·re acuto con reperto anatomopatologico d·i ?Wdtdi di .Aschof!, ottenendo nella scimmia con mctteriale di provenienza. umana ciò cJw si otMene o che fino a.cl ora non si è ottemtto ttell'uomo. Dopo quanto sopra ko esposto parrebbe razionale concl·udere: a) che, se si vuol vedere ttel1·eumatismo 1~na infezione di germi a ntultipla sede con presenza. dei germi stess·i nel sa.ngue, g?test'infezione deve ascriversi a germe ignoto, forse 1Lltravisibile o a jonne 1dtravi8ibili digermi noti. b) che la freq1tente p re.~ enza di streptococci 1telle tonsille dei J'etunatici, il reperto de·i genni Rte8si av·uto soltanto ila alcuni 1·icercatori nel sang1w e nelle articolazioni colpite, la ·mancanza di trasntissibilità da uomo a ?tomo con iniezioni di sangue o di liq1tido endoarticolare rU t·ettmatici suggeriscono qtwsto dilemma: o gli streptococci àel fttoco tonsinare danno vir1tlenza a un ge-rme invisibile capace di mantenersi virulf'nto solta:nto sotto l'influenza di tossine streptococciche (qualche cosa. di simile accade per l'infezione m-petica) o le manifestazioni morbose a distan~a dal focus debbono consi-derarsi come reaz·i oni allergiche a tossine proveniPnti dal foc.ola·io ste.~so, ciò che renderebbe anche bene spiegabile il po.~sibile re71erto di rari gN·mi migrati nel sa·n gue o nel liquido articolare, germ·i a cui le manifestazioni articolari non clovrebbero esser attribuite, e che dovrebbero esser consi<lerati alla stessa stregua elci d:ipl()cocchi repert'-bili tul sangue d1f.mnte utta polmonite. Prima di tratta1·e dell'ipote.9i di 1tna genesi allergica delle manifestazioni art•icolari del ·reumat·i.~mo, conriene esambnare qual·i fatti siano favorevoli e q·1uili contrari a VC(lere nel rezun~ti.m~o uno speciale qnarlro cli.nico d'infezionP tubercola1·c.


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SULL.J::TIVLO(:I:\ DEL I!Et:l\IATl~MO AHTIC"OL :\ltt;

Che e.sista 1tn.a poliartrite sicuramente tuben:olare è 01·mcti fatto messo jMri dubbio dopo gli studi del P ovrel, del (Jrorco. df'l P oncet. ~i potrà discutm·e se queste artropatie 1riano dovute a vinc.y tubercolare che abbia preso sede nelle articolazioni, sia pure nella sua fonna 1tltravi.yibile o se debbono attribuirsi soltanto a fenomeni allfrrgi<ti. Ma la q1testione importante ogg·i sollerrtfa d<t rrtri Jlltfologi è u.n 'altra; se cioè il quadro drlla polia.rtritr tubercolare dPbba e.~.vPr nllargato M-~ai oltre i confin·i segnati dal Grocco e dal PoncPt, 8l' il rr·u mal i.~ m o r1•ro dt·bba e.~&er messo in stretta relazione colla infezione t·ubo·colare. L e pleuriti si son creclute una voltct q1ta.11i tut/<' r~'umatiche. ed oggi si scnw dimostrate onna:i gua.&i tutte t.?tbn·colm·i; la t ubrrr,>lo.~i P.~i>iU .~pM~o nelle fam iglie dai malati di poz.iartritr reumatica (Trous.vr•a u. P r•(f'l', Oorn il, Bornet Zuller, OhaTcot ... ) o figura nei precedf'nti morboNi di'i Jla:;it•nti . .~i accompagna o Sf'gue rtlla poliartrit.e; nella poliartrit.f' .yono Sf' rs.~o 1)o8ilirr le rea..::ioni alla tubercolina, è positù•a. l'agglu.tina.::iour per il bn<·1llo tubn·rolare agglttlinabile dell'Arlo·ing, po.~itìva la prova della drviazitme del eomf'lnnl'nto (Riccitelli , Oa.mpm); in polia.rtriti diagno.~fiea.bili comr r1'1Wifllirlu· .~i soJIO rwuti buoni ·ris·u ltati colle cure tubercolinù·lu (X ancer}; in 1ma p<:J'CI'nf uale nlta di casi di poliort1·ite si sarebbe potuta dimostrare la. pre.yelt.::n d·i 1'im.s tubercolm·e nel sang1te (Rittrr e Lòwenstein); la rlimo.<rtra::ione di t•irus 17tbrreolare nelle articolazioni affette l' propriamente di bacilli tubercolari llt•ntro noduli di Aschcff (Be.~ttncon, Mothier, Pirrre V eil, Duclwu.r e Dunw1w:hi). Debbo dire subito che questa ricerca del ?Jirw? tubercolarr nrll'articola::!:one fatta ?·egolarm ente da qualche anno nella Clinica da me dù-etta in caxi tipici di reumatismo a1·tioolare con os.~ervazione di·r rtta di prepamti, culture. in it>::ioni di f'.~.~ud<tto endoartioolare in anima.li ?'eeettiri 1wn ha dato fino ail ora alcun re.~ultato a favore clella f'Sistenza nelle artwolazioni colpite di t•int.s t ubrrcolare. Ed enwnrro le va?'Ùl obif'zioni che si sono fatte all'ipotesi c1f'll'etiologia tubercolare <lel1·eumatismo. Non tutti gli AA. amrnPtton.o che la tara fa-migliare tttbercola.re ricorra nelle famiglie dei malati di Tf'U1natiMn o a.-rticolare più frequentem f'n fe che in altri mnm.alati, non t11tti ritrrn:ano prtacknza, concomitanza o .s1tssegttl'nza dt' fatt·i tnbercolari nei 1'etunatie'i, non f1ttti ammetto-no che le t·ea.z ioni tube-rcoliniohe, la prova della aggl?ttinazionf'. la prova della drviazione del complemento siano in questi ammalati più freqttenf·i che in altri. A t·gonunti contrat·i: l'endocardite è locali;:::: azione 1'Ma nellf' .~iemsiti tubC?·colari mf'ntre è frequen.tissim.a 1ul ?'Mtm.atismo; la violen za dell'attacco di reumatismo e ilt·apido reg7·edi.re dei .YintO?ni si accorilano male col concetto di localizzazione di virus tubercola.re; le localizzazio1'1i tubetcola.ri delle sierose (pleuriti, peritoniti) non cedono ai preparati .<;al i cilici così come i1n:ece 1tna artrite 1·eumatica. Argomenti che non hamw, bi.~ogn<t com·enù·nl'. un valon.> a.'lsolttto perchf! anche l'endocanlio può e.<;ser colpito nella polisil'?·osite tu.bC?·colare (Pio e D e.lore) e ancora poco ci è noto dell'azione stllle siero.ç, dc·lla fonna filtrabile del virus tubercolare, che darebbe uno 8pecialf' .~taio flogiRtir:o (Oa.lmf'tfe}; perchè verliamo tcllara insorgen twnultuosam.ente e an(·he prontcunente 1'egredire siero.~·iti sicuramente t·ubercolari; perchè è dimostrato che l'li mincvndosi l'acido salicilico per la sinot'ia (ho t1·ovato .yempre molto accl'ni1wto la, t·ea-zione al percloruro eli ferro nel liquido endoarticola1·e dei t·eumatici estmtto du.ramte


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SULL F.TIOLOGIA DEL liEIJl\lATISl'>IO ARTICOLARE

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la somministrazione del $alicitato di soda·) quando la quantitli è forte. la s1ta azione antibatterica p1tò es11er risentita, .~ebbene in minor grado che nel reumatistno vero, anche in casi eli pseudoreum(l(1.w1-i da gn·mi noti. Ho già scritto altra voUa che il q1wdro della poliarti?·te tubercolare disegnato dal G1·occo e dal Po1wet d.eve essere amplificato; a buon conto anche il Pijfani, nella sua 1·elazione sui si-ntomi iniziali del reumatismo cronico, mette in Pvidenza Pstrema somiglianza clinica e la frequente idndità di'i dati umon:tli e mdiologùri fra poliartrite cronica deformanlf' tubercolarf' c rcmnatiamo poliarticolare cronico defm·mante p1·imitivo. .ili a per rirerchr pn~onali non ?'eRe note e pe1· quelle >·ese rwte dai miei alliet•i, non crrdo oggi accettabile il concetto della natura tubercolare del reumatismo articolare a<·uto, flhneno quanto a iMedia1nento del viru s tubercol'are .~otto qualunque forma nelle articolazioni colpite.

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E vengo alla cosidetta dott1-ina della gen~si allergica del renmatismo m·ticolare, dottrina i1wocata anche da sostenit&ri della telazione d.el reumatù;rno colla ù~f(•zione tubercola>·e, ma più specidlmentc da coloro che mettono il reum.ati.~mo c~ carico di ?tna in,fezione focale streptococcica, per jof'i dento-gengivali, ton..çillari, naso-faringei, genito-urinari, coleci.~titici, intestinali (Pemberton). Stanno a farm·e di questo concetto: a) l'analogia dell'artrite rf'1tmatica coll'a1·trite della malattia da siero (Jlenger; Weintraud); b) il raffronto rolla artrite sca.rlattinoso specialmente fatto da colm·o l'lze c<Yr~<Bicll'l'ano l'uno e l'altra come dot•1tie a rea.zione alln·gica streptococcica ( Jloltschakoff), raffronto confortato clal reperto nella. 8carlattina c1i noduli .nrnili a q1telli dell '.ihchtJff ro.~i <la far cuusidt•rltre anche ([1(esta ·m alattia come 1ma gran1ilomato.~:i. c) la ri7n-ocl uzione, fatta prima dal Frie<lbrrger poi dal Klinge, di artriti da siero iniettato endoarticolannentr in animali trattati in precedenza collO ste.~so siero; un fenomeno d.ell'A.1tl!us articolare, ma ron ?·eperto c7i noduli simili a quelli dell'.Aschoff; d) il 1·eperlo incosta?Jte, anzi prr molti >·icercatori la mancanza, di streptococci nel.Yangur e nel liquido endoqrt.icolare delle articolazioni ammalate anch.e quamdo è costante la presenza di streptococci nel focola·io ton$illare, gen.givale, dentario, ecc. ecc., e la pre.9enza di antic&rp·i streptococcici; e) la guarigion.e di artriti 1·eumatiche dopo esti1·pa:rione o comunque estinzione del focolaio stre7Jtococcico; f) la fissazione della reazione allergica in sede articola1·e in animali preparati (Ohini) coll'iniezione scatenante clel siero eterogeneo pe1· via intra'l.'enosa e coll'iniezione elt(loa·r ticolm·e ài piccola àosr d'f'ttre o ili cloroformio (fenomeno àell'A1te1·); g) la possibilità (li p>·odm·re .~pe1'im.entalmente 1persensibilità locale P"~' tossine st1·eptococciche - quindi la localizzazione m·ticola1·e per iniezione nell'articolazione (Rchultze e Svvift-Bòkmig), di C1tlture morte di streptococci in conigli con focolaio streptococcico cutaneo provocato 10-12 gim·ni innanzi con strex>tococci viventi (Magrassi); con rip1·od1tzione di granulomatosi generalizzata e mancanza di streptococci nelle lesioni così otten1tie; h) la caduta del complemento ossen:ata dal Y eil in casi di t>oliartrite ac'uta a s&miglian:za di quanto acracle nella malattia cla siero.


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Il con~iderare la poliartrite reumatica come ww rra:innr lli articolazicmi sen~ibili.:::zate così da rat-ricinarla al7a malattia da 8iero , al jn wmeno den 'Artlms è tutt'altra cosa, seco-ndo il mio modo di vccU:re, dal considerarla sotto il p1mto d·i v·i sta del Bielit~g, il quale jecr· Ofl.w·care come 1U' i cavalli, trattati ripetutamente con culture di stn•pto<·o,·r·i p1·r la prorlu.:::io11e drl s·irro anti.qfreptococcico, si hammo sovenff lo<;a/i:;;;azioni articolari, endocardiche. Il fatto era stato chiaramc·nte .<~egnalctto dlt me e C. Baducl i-n un lavoro clinico e sperimentale cc V a-ccina.::ione, sieroterapia, to.~.~inotcrapia nell'infezio-ne pneumonica 11 stampa.to nel ltl24. La1:om vecchio! dirrbbr il Lu.~e-na; n~a non per questo certe vecchie osserva.:::ioni .yul comportrnnento del potere bactericida delsangtte dei tifosi hanno cessato di el<!fCre anteriori alle s ue, cosi come la descrizione fatta da me e dal Baduel di artrite diplococcica ottenuta per inoculazione endoarticolare in d-ue conigli vaccinctti rima·rw sempre anteri.ore alle metodiche ricerche sperimentali clel Ptmtoni ed alle 08'sen :az ioni clel Bielin,g. La Clinica del resto ha. in.segnato da. più. tempo che, dopo certe infezioni a tipo setticemico pU1. o meno accentuato. in period<J rli convalt:,~cen.z a ed anche a distanza dal pe~-iodo di malattia si posso-n o at'e1·e localizzazioni varie del virus che era stato causa delJJrrcerlentr strr.to i1~fetti t·o genrralr. Se pe1·ò gli streptococci provenienti da torMillP- ammalate si localizzassero nelle articolaz·ioni in quanto trovassero l' organ·ismo vaccinato (altrimenti avrebbero data la setticemia) tali localizzazio-ni sarebbero pret>alentemente a tipo sttppurativo (così arnm.a.est·rano dati clinici e sperimentali) e vi si dovrebbero t1·ovare i gm·mi che le hanno dat.e. L'ipotes·i della genesi allergica. ilella poliartrite rettmatica .9i bwm invece nel1·eperto non di tma sttpp1,raz ione, ma <li tma granulomatosi; •1wn sul ?·eperto, ma Sttlla manca:nza <l·i germi. E se que.~ta ipotf·.~ i ha dalla sua argomenti va1·i e forti come quelli sopta. accenna.t i, l'altra della loca-lizzazione in organismo vaccinato ha contt·o <li sè proprio la maggior parte di q1t.ell-i ste.<Is'i argomenti .

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A proposito della cosidetta dott?'ina allergica clel reumatismo art·icolare aouto da qttanto è stato sopra esposto emerge questQ quMito: ,9e veramente la Ol'inica dir,wstra 1m ce-rto intreccio, mta certa connession-e fra reumatismo articolare acuto e infez·ione .tubercolare, q'u.esta relazio'll.e non pu.ò accorda1·si con u·' w etiolog-i a allm·gica st1·eptococcica1 Già altre volte ho espresso nwlto chiara.m cnte un co-ncetto, che da rPccnti stt~di ha acqui<~tato solidità; il co-ncetto del concorso di va1·ie determinate ca,use a produrre uno spechùe stato morboso. H o ricordato anehe in un ·mio séritto recenU il f enorMno ilel Sa.na.r•elli, a éUi è venuta conferma piit tardi dallo Schwarzmann, che fa.cendo più a.n~piamente conoscere il cosidetto fenome·no dello Schwarzmann, ha richiamato l'attenzi.one d.egli studi,QSi su. ciò che p1·ima era. stato dimostrato d.al Sanarelli. Recentemente P. Bordet ha dim.ostrato sperimentalmente che l'ir~iezione · di colitossina in corso <li t1lbe1·colosi p1·oduce gli ste!fsi effetti di una iniezione di tttbercolina. Date queste nuove -cognizioni, come non pP·Itaa·re che ·u n fatto infiammatorio, 1m processo allergico locale, i·n una parte scnsibilizzata da una tossina non potesse essere rùJvegliato da un'alt1·a t08sina f Oom.e non pensare che m wn organismo genPralmente sen.~ibilizzato da una tos~ina l ' azione generale lli U1t'altra tossina, qttand{) i·nterviene in una <lata. ptute u.n terzo fattore a fì.gsare, a richiama1·e, a suscitare localmente la. ·r ea.z·ionP allergica (fenomeno dell'A uPr) pote.'J.'Je protlun·e cùtl'ra;;ioni patologiche locali 'l


SlJLL'F:TlùLOGIA DEL HEUMATIS:\IO ARTCCOI,AitE

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É ciò o/te volli verificare sperimentalmente. Tre lotti di cavie di d·"e cavie cia.~cuna : a due cavie sa.nt• U giorno i nnan:;i avevo

fatto raffredda mc·nto col cloruro d'etile eli u1~ arto a·nteriore e ·nello stesso modo avevo trattato le cavie degli altri lotti; quelle di un lotto iniettate poco innan;;i con C1tlture morte di streptococco ·i.~olate da tonsille clt reumatico, quelle dell'altro, t1tbercolizzate già d.a due ·mesi per via sottoau.tanea con milza. tttbercolosa eli caria, inoculate culle stesse d,osi della .~tessa cultura di streptococco, cavie ancora in asscti buone condiziml/i di nutrizi01te. N elle cavie sctne, -il lieve arrossnme·n.to e il lieve tltr· gore vf•nu.ti in seguito alla perfrigera.zi.O'ne erano quasi scomparsi; il turgore dell' art-icolaziiJne era sempre ben visibile nelle cavie iniettate con culture morte di stre1Jtococco. il turgore era massimo così da impulire l 'uso dell'arto nelle cavie del terzo lotto. E, mentn~ anche il tttrgore articolare di q·uelle tmttate con cztltura streptococcica gradualmente scomparve, il t1trgore si ·ma?iteneva sempre ·nelle cavie tubrrcolotiche quando fra la terza e la quarta giornata le cavie stesse a breve distanza l'unrr dall'alt1·a moriron,o con reperto macroscopico di diffuse localizzazioni tttbercolari. Di questa rapida fine sospetta·i ca.uRa l'iniezione della. cult~tra morta di streptococco, sospetto che oggi è certrzza dopo le r·iferite ricerche d·i P . Bordet. Cosi a spiegare ltt relazionr fra tubercolosi e reazione allergica strepto-

cacc:ioa per qua;nto rigw~orda. wna delle ipotrsi sulla geneRi della poliartrite rewmatica 8i offrono dati i·mportanti anche dal campo sperimentale. M a, come a~v'k~a il Ceconi, l'ipote8i a.ttra.ente, magari brilla?~temen,le difesa, n~ deve distrarci dalval?ttare tutto con rigore scientifico e dal cercm·e di ra.gionare a fil di logica., ciò che non appttre la parte di coloro, i quali - mentre con una singolare perizia <li sperimrntatori si affa,.lmano a dimostrare la p1·eRenza di gerrn·i in circolo o nelle articolazioni colp·ite e la poss·i· bilità di far a<'f[uistare a nn dato ge.rme un tropisrno elettivo- n,on accennano a (li.~eostarsi (la.lla ·ipotesi di una gc iUl.~i allergica della poliartrite re1tmatioa. Il M urri. a cui un acre biografo ha fatto carico dell'aver troppo profondamente pe·nsato e troppo insegnato a ragionare, in uno dci s1wi 1tltimiU/Itlni mi disse: " Quamte volte nella mia lunga vita riguardo all'intcrpretazion~ d'un,o ste.~8o fatto ho do·vuto cambiare opinione ». Perchè si <leve cambiare opinione qua1~do ciò è imposto dalla conquista di conoscenze nuove. C'è qualche argome·nto ancora però, a proposito del reumatismo, contt·o l'ipote.~i della genesi allerg·ica. Chi ha dimo.~trato fino ad oggi che 1tna. a?·ticolazio·ne giit sede di fatti allergici può rim.am.ere imlifferente di fronte ad una nuova ondata di alln·ge?te e/te a·ztscita invece reazione allergica in 1m'altm articolazione? Ohi ha di~tnostrato fin o1·a r:he u.n a stessa sostanzn cli.~tribuifa eg1talmente in t·utto l'organismo posslt oggi fw!.Zi~ai'P- da. Rcatenante 1·ispetto ad 1tna articolazi01te e doma.n i rispetto acl un'altra? Vediamo fotse quella succet~si01te di fatti morbo.9i, qurllo scorrere del male da una a.rticolazio?te ad un'altra, che ha fatto dare alla malattia il n,ome di reumati.~mo. nella poliar· trite da siero f Queste sutJ.Ces.YiO'ni ·mm·bo8e non 8uggPri.qaoM piutto.qto l'idea di successivi trapianti di 1m vir?t8 'l Ricerche 1tlteriori s1dl'etiopatologia del?'f'1tma.tismo dOI'I'nnno fm gl-i alt1'i prender di mira queat·i q~u·.~iti.


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SGLL.ETIOLOOIA DEI. HEUMATlS.\lO AUTICOLAHE

1 ° se in ogni caso di poliartrite si ritrorano noduli di .:hcho/l Tawara e se la gra.nulumato:si reumatica è eeramenle diflcren=iabile dal punto di vista anatomo-patologico da altre g1·a·nulvmat().~i; ~ 2° se con ·nuovi criteri .~ia 110:s8 ibi/c r icono.~cere eli ~~ù;a nwn te llf'1npre qttesta grnnulomatosi e clif!r>ren::;ittrla da stati similari. . 3° se con :sam.gue e con liquido endoarticolare di indiridui -~icuramente \ affetti cla granulomatosi reumutica sia po.~sibile riprodurre artrite re·u matica nell'1wmo; t!O IJe nel nodulo di Aschofl siano re]J("ri!Jili i gami; se tf·.~:sut i Ticchi di noduU d'Aschofl ri1n·odotti ?lell'animale a·,.xperimmto siano i1JIPCialmente infettanti; 5o 11e e·v entualmente il virus pcttog~'?IO del reu mat-ismo 11.1r11 .~ia tm virus ultravisibile da paragonar.vi al vint8 erpeti('O - magari ~:irulentato dagli streptococci - mantr,nuto ·virulento dalle tosNine emana nti dai f''eolai strepto~ coc<,ici; 6° se da liquidi endoarticolari di art·icola.;ùmi ammalate n.f'l reuma~ ti.~mo, a111)arentemente privi di germi, i11ietlali ad animali da e.vpr-rimenlo si abbi01no mai, a·nche con ripetuti pM~;aggi, strt·ptncocci o bacilli t1tbt rcolari; 7° se, venendo nel concetto d1·lla gnusi allergica, le to.vsinc imnu'H-~e in circolo dal for,olaio .<~t?·f>ptocoi'ÒCo po.~Rrmo agire anclu· 81L fe.ssuli Sf'nsibilizzati da altre tossine; 8° se sia possibile che il salicilato di sotla a.gi8ca fa~:on:volmcnte nella poliartrite re1Lm.atica a trat·erso un'a::io1w <le~>en.9ibilizzante e quale sifl l'azione del salicilato rli socla. nelle a1·triti sperimentali da streptococco.

L 'argomento che d·i rei ab aclj1~vantibns, è -~f'mpre un argomento forte a favore dell'esi.~tenza d'1m v·i ru.s specifico dt'lla poliartrite reumatica. Se at~whe infatti. qualche giovamento è stato taholta ossen·ato in artriti sicuramente allergiche con sommini.~trazione di forti dosi d·i qltf'slo rimedio, si p1LÒ obbiettare che i fenomeni per esem1Jio dell'a1·trite da siero sano di per se stessi cos1 fugaci cla fa.r attrib1ti1·e al Timedio ciò che è invece 1wrmale decorso della malattia. Aggiungo che ho ottenuto rigogliose culture di streptococ&i iso~ lati dalle tonsille eli t·eumatici i1~ ten·en·i con dosi varie d·i salicilato eli soda. Un alt?'O argomento è q·uello già, ricorda,to d.ella qualità ·migratoria w•ne lesioni nel rcu.matisnw. E l'argomento appare eli un certo valore ·n on tanto se .~i consi~ deramo le localizzazioni articolari quanto se si prendono in esame ad esempio q?tell<> newiti d'origine a1·ticolaTe, su cui il (Jrocco ?'icl!iamò l,'atte?~zione dei Clinici, nevriti che .yono spesso ascendenti e dalle terminazioni ner!'ose endoa.r~ ticolari an·iva·no pTogres.~iva.n~ente a colpiTe grossi tronchi nen:o.si. Altro a.rgoménto: 1m neurot1·opismo che ricorda quello di cn·ti vit'?al 1tltra~ visibili e che vien s·ugger-ito a chi consideri il q1tadro clel rewnatis1no cereb-rale. Anche all'ipotesi dell'e.qistenza d'ttn vims spec·ifìco df'l r<>umati.~mo nello stato attuale delle nostre conoscenze si possono far obbiezioni; a qualcuna ho accennato e ho detto come potTebbe controbattersi. Il problema non è risolto; nè io ho la pretesa. di a<lditare 1tna. via; ho voluto am.alizzare Mò che .9i è scritto e si è fatto per poter di?·e a eh$ mi ha benevolmente ascoltato: « M esso t' ho innanzi; ora pe1· fr, ti ciba ».


MEMORIE

ORIGINAL I

DIREZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE

DALLA RELAZIONE MEDICO-STATISTICA DELLE CONDIZIONI SANITARJE DEL R. ESERCITO NELL'ANNO 1931 Dott. Alfredo Corsi, maggiort• mL·dico

Al l ermi rH· delht elaborazionf' d(•i dati statistici sanitari per il R, Eser<:ilo nell'anno 19:n e mentrP si eonsPgua, all<• stampt• la consueta " Relll,zume medico-~tati.sticlt delle cou.dizùmi Stmitarie rlel R. Esercito n per detto anno, crediamo far cosa gradit-a ai 11-'ttot·i di questo nostro giornale, ra.ggua.gliandoJi per sommi capi sui rilit•d d'ordin<' genc>ralf' P su alcuni c-apitoli di maggion• intNesse t' attualità, com<' quelli dt•lla t ub1•rcolosi l' dl.'lle malattie "\"'('JH'l't•o-sifilit i<·lw. :MORBOSITÀ.

NE'l 1931 la. morbosità nel H. EsPrc:ito fu di 56i %o dt-lla forza media, superion• alla media <IPI qtùnqurnnio 1927-:n. <:lll' fu di 54-1. li numero mE.'dio giornaliero dei degenti per 1000 pr<>senti fu di 20 e la rlurata media ch•lla degenza p<.'r ogni ricowrato fu eli 17 giorni negli ospc>dali militaf'i, di 21 negli ospedali <·h·ili <' di 6 nelle infPrm~:rie di corpo. L e cause piì1 fr<.'quenti della morbosità fmono l(• febbri infettin• tli breve durata (145,3 0 / 00 ammalati) - in prc>valc>nza di natura r cmnatica, alle quali si potrebbe riunin• il remnatismo musc:JOlare (16,4) (' i leggeri stati di malessere generale (11:3,0); seg·uono le malatt-ie della bocca e delle fauci (88,8), le lesioni violente accidentali (73:0), i catarl'i gastroenterici (72,7), le malattie> della pelle e del tessuto cellulare (72,3) P il catarro bronchiale acuto (67,4) . Si segnalano inoltre, tra le malattit• infettive, l'influenza (51,1), lt• venereo-sifilitiche (40,0, l' cioè la blenot·ragia 26,8, l'ulcera v~n erea 6,0 e la sifilide 7,2), la parotitt.· epidemica (29,9). la malaria (14,2), il reumatismo articolare acuto (7,6). il morbillo (7,5),

la tubercolosi (3,7, e propriam('ntl"' dell'appara,t o rt>spirat.orio o gE>neralizzata 2,1. dl'-'gJi altri organi 1,6, oltr(' le fornw sospPtte che raggiunRero la, proporzione di 513 o/00 ammalati) e l'infezione tifoidea (2,9); tra le> malattie dell'ap para to r espiratorio, le pleuriti (9,9) e ll' bronco-polmoniti, polmoniti e pleuro-polmoniti (complessivam~>ntc 9,7); tra quelle dello apparato digerente, le ernie viscerali (8,5) ~le appendiciti, periapJ)endicit i t> pet·itoniti (6,8). Le malattiP dell' orecchio raggiunst>ro la proporzioni' di 21,8, dell'occhjo di 14,4, del naso e dei seni di 6,9. Con la relazione del 1931 si è iniziato pt>r la morbosità, come già si faceva per La mortalità, lo studio della frt>qu(:'nza dt'lle diverse form(· morbosc Rr<'ondo il luogo di n ascita dei colpiti. indicato dai distretti e


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DALLA !t.EL .. . ZIONE M E D IC0-5'fAT IST I CA .EC C'.

dalle divisioni militari. È risultato cosi che per 1000 nati nel tèrritorio della di visione di Cat.anzaro furono ricoverati (j n tu tto l'aJUlO, s'intende, e aJcuni più vol tP) 819, di MPssina 779, di Cagliari 765, di Napoli 743, • di P alem1o 740, di Volosca 710, di Roma 700, di Bari 6 6~, di Pen1gia 636, di Livorno 615, di Firemw 603, di Uhi<•t i 601 , d i l nqwria 537, di Ancona 531, di Torino 518, di Bolzano 515, di Bologna 504, di Alt•ssa ndria 495, di R~l\-enna 486, di Gorizia 481, di Vt•rona 471 , di Udine 470, di Piacenza 458, di Padova. 442, di Triestf' 436 , di Cu1wo 429, di Novara 424, di Milano 391, di Brescia 383 e di Asti 382 . .È t>Tid<·n l!' la mal!giorc proporzione eli ma.Jati negli isolani e nei m<' ri<liona li, come d<tlle cifre pPr distrett.i, che per brevi tà non si riporta.no, risulta in gt>nPra le una maggiore morbosità. nei na.ti nei distretti che sono sedf' di coma ndo di divisione e comprendono i maggiori centri abitati. L e cause dl'll a diversa morbosità tra regione e regione sono senza d ubbio varie, dalle costituzionali alle sociali, nè è facile dete11nina.re quan ta vart t• Rpetti a ciascuna di essa nel predisporre l'organismo c fa vorir~' l' insorgenza d<'lle mala ttie; ma forse una importanza non sr condaria ha, una cn usa. ùi ordine militare f> cioè il reclutament o a c:trat ten• r<'gional<', eh(\ è più diffuso per i nati nell<· regioni settentrionali, in quant o che attl'nua i pr rturbamt•nti indotti dal l'acclima tazione. La morbosità secondo il luogo di r<'Sidenza oscillò da 777 rico't"erati per 1000 della forza media nella divisione rti Napoli a 418 in quella di Volosca.. L e divisioni che ebbero un numero di ricovera,ti superiore alla media 'furono, dopo Na poli: Catanzaro (710), Torino (704), PiacPnza (695) , Verona (674), Gorizia (614), Firenze (605), Trieste (598 ), Cuneo (593 ), Livorno (592), Bologna (591), Ancona (587), Asti (586), Ravenna (575) e Bari (575). Le rimanenti ebbero, dopo Volosca, un numero inferior3 alla media: Brescia (433), Novara (471), Roma (472), P al<'rmo (490), Messina (493), Alessandria, (497), P adova (499), Udine (503), Cagliari (523), Bolzano (542), Chieti (545), Imperia (546), Pen1gia (564) e Milano (565). Nel q1ùnquennio 1927-31 ebbero un numNo di amma.Jati proporr.io· nalme.nte maggiore le divisioni di Napoli, Torino, Pia('cnza, Verona e Firenze; minore quelle di Volosca , Brescia e Novara.. I dati del 1931 sulla morbosità per anni e corpi confermano la mag~dore morbosità, già segnalata nelle precedenti relaziotù, negli allievi f'arabinieri (1.032 °/oo della forza. media.), cbP si arruolano in gran parte, volontariamente, a 18 anni e vengono assoggettati a una istruzione più intensiva e ai servizi d ' istituto con i carabini<' ri ; nPi bersaglit'ri (763) e nella cava lleria (706), forse in gran parte p<>r 1c condizioni e le modalità di servizio proprie a ciascuna di queste anni, che espongono a più intensa e frequen te azione delle calL~e pcr[rigeranti o alla, violenza dci quadMipedi; nelJa fanteria (676). R~>sta anche confermata la bal'sa morbosità nei carabinieri (157), la. quale però in parte è reale e in dipendenza della maggiore età e del maggior numero di anni di servizio e quindi del maggior grado di allenamento, ma in parte dipende dal fatto, che un buon num<>ro di ca.r abinieri si trova distaccato in piccoli comuni sprovvisti di ospedali e pPrò coloro, che cadono ammalati, sono Pl'r solito, ~pecialmen t<'l trattandosi di ma.Iattie di lieve entiM., cura ti nelle rispettive caserme e, S')ltanto quando sono inviati in ct~ra in osperlali, o se


DALLA B.ELAZl ONE MEDJOo-s1'ATl8TlCA ECC.

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muoiono o vengono sottoposti a provvedimenti medico-legali, figurano nelle rilevaziotti statistiche. La morbosità si è mantenuta bassa anche nei carri a.nnati (320) e nelle compagnie di correzione (405), comi' pure è risultata r elativamente bassa U('i reparti distrettu.a.li (441), che prima, comt> i carri armati, erano computati con la fanteria. L'artigli<>ria, distinta come per il passato in leggera e pesante, ebbe una morbosità rispettivamente di 665 e 587; con la nuova distinziont' in quattro gruppi si rileva che la morbosità fu maggiore nell'artiglieria da campagna e a cavallo (713), minore in quella da costa e pesante (555), intermedi!~. m•ll'artiglieria controaerei, pesante campale e lrggl'ra (619} e in quella da montagna (617). Per le altr(' armi e corpi si ebbero proporzioni tmperiori alla media nel genio (650), nelle compagnie di sanità (623). nAgli alpini (618) P oci granatieri (581); inferiori negU automobilisti (502) c nelle compagnie di sussistenza (542). MORTALITÀ.

La mortalità nel1931 fu di 3,3 °/00 della forza media, superiore alla media del quinquennio 1927-31, che fu di 3,1, eguale a quella del 1928 e superiore a quella degli altri tre anni del quinquennio. Le cause più frrquPnti furono ll' malattie dell'a.pparato r espiratorio (69,35 p er 100.000 rh•Lla forza mt>dia e 20,8 % casi di morte per ogni caoaa), la tubercolosi (rispettivamentt> 64,10 e 19,2), gl'infortuni (40,49 e 12,1), l'infezione tifoidea (29,62 c• 8,9), l!' malattie dell'apparato digerente (25,49 e 7,7), i suicidi (16,49 <' 4,9). Tra. l P malattie dell 'apparato respiratorio predominarono la bronco-polmonite (32,24 e 9,7), la )>olmonite (28,87 e 8,7) e la pleurite (4,87 e 1,5); tra le affezioni tubercolari predominarono quelle a carico del polm.ont> o g~neralizzata (45,36 c 13,6) e, a distanza, quelle delle meningi e del s.istema nervoso centrale (12,33 e 3,7); tra lP ma lattie dell'apparato digerente le appendicit i (12,37 e 3,7). Nel quin· qucnnio le cause di morte più frequenti furono egualmente le malattie dell'avparato r espiratorio (66,21 e 21,2), la tubercolosi (62,39 e 20,2), gl'infortuni (38, 70 e 12,5), l' infezione tifoidea (34,16 e 11,0), le malattie dell' apparato digerente (23,04 e 7,5), i suicidi (16,55 e 5,4). L11. mortalità secondo il luogo di na.<Jcita presenta ampie oscilla,zioni da un nnno all'altro, in d.ipondonzo., il più dolio volte, di fattori affatto occasionati, che hanno buon giuoco sul numero relativamen te esiguo dj morti. È costante, però, anche per gli anni precedenti alla grande guerra, l'alta mortalità dei Sardi, che nel 1931 fu di 8,23 °/00 in confronto della mC'dia di 3133. Considerando la mortalità media del quinquennio 1927-31, si rileva che ebbero le medie più elevate, dopo i Sardi, i nati nel territorio delle divisioni di P erugia, Catanzaro, Messina, Chieti e Livorno; più basse qn('lli delle divisioni di Milano e di Brescia. In rapporto alla residenza si ebbe nel 1931 la mortalità più elevata nella divisione di Catanzaro (5,38 °/oo della forza media), dovuta. :t cause varie, tra le quali è da segnalare la dissenteria bacillare (14,3 °/o morti per ogni causa nella divisione); quindi nella. divisione di Torino (4,89 of00 ) dovuta principalmente a lesioni violente accidentali (30,80/0 ), che in gran parte furono oau.sat(l da seppellimento da valanghe,


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DALLA R!::LAZI(l::-<E )tF.DIOO-STA'l'IS'l'ICA ECC.

come in St'l!ttito si dirà., alla polmonite o bronco-polmon ite (25,6 °/0 ) e alla tubercolosi (15,4 %); nella divisione di Ravenna (4,42 0/00 ), dovuta, sempre limjtatamentP. alle cause JWincipali, alla polmonite o bronco-polmonite (33,3 o/o), alla inf('Zione tifoidea, alla tubercolosi e al suicidio (14 ,8 % per cia.s cuna causa); nella division€' di Gorizia (4,36 0 / 00 ) , dovuta alla influenza con complicazioni bronco-polmonari (30,0 %) c alla tubercolosi (16,7 %); nrlla. divisione di Tri<'ste (4,28 °/00 ), dovnta aHa polmonite o brouco-polmonite (34,1 %), alla tubercolosi (17 ,l %) e a lesioni violente aceident.ali (17,1 %). Confrontando i dati del 1931 sulla mortalità per anni e corpi con quelli dt>gli anni precedenti, si rilevano l><'nsibili oscillazioni, giustificate quasi soltanto dall'esiguo numero dei morti. Cosi nei carri armati, che nel 1929 ebbero la più alta mortaJità (8.43 °/00 ùf'lla forza media), non figura aleun morto nell'anno in esame. Negli alpini, ion~ce, la mor talità da 1.89 nl'l 1930 sal(• a 6,14 nell931 soprattutt>o per i ca{)i d'iu.fortunio (28.4 % alpini morti per ogni causa) dovnti per la massima parte al malaul!urato aceident<> di Valle di RochemollPs, dove Wl reparto alpino fu sorpreso da vaJa.nghe: i casi di polmoillte o bronco-polmonit<' vi contribuirono per 20,3 %, la tubercolosi per 9,5 %, l'infezione tifoidea per 8,1 %, l'influenza, con complicazioni bronco-poln1onari per 6,8 %· Uma mortalità rf'lativamPnte alta si ebbE' m•gli a.llif'vi rara.binit·li (4,69 %0 ), dovut.a per un terzo alla. tubercolosi, n(•i nùlita.ri dt·ll'a rtigUeria da. montagna (4,63 %0 ) , dovuta per poco meno di un terzo alla. infezione tifoid<>a, e nei n1ilitari dell 'artiglieria da campagna e a cavallo (4,03 %0 ) , dovuta. principa.lmente alla polmoillt.o o bronco-polmorut(' (24,6 %), alla tubercolosi (13.9 %), alle lesioni accidentali (10,7 %), all'influenza con complicazioni bronco-polmona.ri (9,0 o/o) e all'iniezione tifoiclea. (7,4 o/o). Nei reparti distrf.'ttuali la mortalità (1,95 cy00 ) fu inieriore a quella (3.33 %o) della fantt'ria, con la quale erano prima computati. Nessun caso di morte nelle compagni ~> di correzion(', rbf' hanno anche la media più bassa della mortalità nel quinquennio 1927-31: bassa anch<' la mortalità negli automobilisti (2,04 o/oo) sia nell'ultimo anno cOnsiderato chf' nel quinquennio. Per le altre armi e corpi si ebbero ](' seguenti proporzioni per 1000 della forza: carabinieri 3. 78, artiglieria controaNPi, peRante campale e lt>ggera 3,37, g:ranatieri 3.33, bersa g:liNi 2,85. compagnie di ~;ussi stenza 2,66, genio 2,62. compagnie d i ~an ità 2.37, cavai i"I'i:t :!,31, artigli<•ria da costa n pP~antt' 2,22. PROVVEDThi E:'\ TI MEDICQ-LEGALI.

:s-el 1931 f11rono (•limina.ti per provvedimenti met[iC(>-lt·gali 10'i,H forza m<>dia <' propriamcnt(> 81,30 per inf<'rmità considera t t> anteriori all' incorporameuto e 26,11 pt~r inf(•rrnità consiùerate pof; tNiOl'i all'incorpora mento. D el primo gruppo 17,64 furono mandat.i rivf'dibili, 16,41 inviati in licf'nza di convalt'scenza e 4 7,25 riformat.i ; \lt~ l secondo gruppo 14,64 inviati in licenza di couvah•scenza e 11,47 rifor mati. A qnPsti bisogna aggiungere: i dichiarati limitatamente idonei in modo permanente al servizio militare, 13,78 %o della forza media pt>r malatt.ie consid<'rate anteriori e 2,80 per malattie consi(lPratc poste-

}Wl' 1000 ch-'Ila


DALLA RELAZIOAE )"IEDI Cù-STA'l'lSTICA ECC.

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riOJi all ' in('orporamento, benchè nell'anno in esa m~: e solta,nto in esso siano stati incorporati nei reparti distrettuali e nelle compag1tie di sanità invece di essere dispensati dal servizio; i volontari prosciolti per malattie, rispettivamente 0,24 e 0,45; i trasferiti di corpo per :parziale deficienza di attitudini fisiche, 3, 77 e 1,14; i militari in congedo riformati. D a. queste cifre si può arguire la mole del lavoro svolto dagli ufficia.li medici solta.nto per la parte medico-legale. Consideranrlo complessivamente le perdite, definitive e temporanee, subite dall'esercito nel 1931 per morte, per riforma e per invio in licenza di convalescf'nza Ruperiore ai 90 giorni, si rileva: Riguardo al luogo di nascita si ebbero le perdite maggiori negli isolani (più di tutto nei Sardi) c nei meridionali, come appunto negli anni precerlenti, mrL in proporzioni varie secondo i distretti: per la Sardegna maggiori nei nati nei distretti di Sassari e di Cagliari, minori in quelli eli Oristano; per la Sicilia maggiori in quell.i di Palermo, Catania, Caltanissetta, Agrigento, Messina. e Hagusa, minori in quelli di Trapani e di Siracusa; per le Calabrie maggiori in quelli di Reggio Calabria e di CoSf'nza, minori in quelli di Catanzaro; per le Puglie maggiori in quelli di Ba,ri. Lecce e Barletta, minori in qut>lli di Potenza, Taranto e Foggia. Si t>bbero anche perdite elevate nei nati nei distrett,i di Napoli nella proporzionf' eli 58,55 %0 , la, più alta di tutte, di Aversa, di Roma, di Gorizia e di Benevento. Invece le perdite più basse si ebbero nei nati nel territorio delle divisioni di Novara (specialmente dei distretti di Vercelli e Nova.ra), di Brescia, (distretti di Cremona, Berga,mo e Sondrio), di Milano (distretti di Varest•, Pavia, Monza e Lodij e di Pia~ertza. ; inoltre nei nati nei distretti di Rovigo, Macerata, Sulmona e Tortona.. In quanto alla residenza. ebbero le perdite maggiori le divisioni di Verona, Padova, Gorizia, Ancona., Piaeénza, P alenno, Cuneo; le minori que.lle di Brescia, Ravenna, Imperia , Chieti, Novara. Se per le minori perdite le divisioni di Brescia e di Ravenna erano segnalate anche nd tre anni precedf>nti, vi è discordanza nei diversi anni per le divisioni che ebbero le ma.ggiori. È che le cause, che concorrono a determinare le notl'voli differenze di perdite nelle divcrsC' divisioni, sono molteplici e possono >ariare in ciascuna di esse dall'uno all'altro anno, non esclusa la provenienza dei contingenti che la formano. L e perdite, poi, secondo l e armi, furono ma.ggiori nelle compagnie

di sanità, nei reparti distrettuali, Df•gli alpini, nell'artiglieria da campagna e a cavallo, negli automobilisti e nei grana.tieri; minori negli allievi carabinieri, nei carabinieri, nelle compagnie di correzione e nei carri arma.ti. Anche negli a.nni precedenti le perdite minori si ebbero negli allievi carabinieri e nei carabinieri, che sono volontari e sono arruolati con norme più restrittivc o rigorose, mentre gl'incorporati nelle compagnie di correzione e i militari dei carri armati venivano segnalati nel triennio precedente tra quelli che a,vevano avuto maggiori perdite, e di ciò, per ora almeno, sfuggono le cause. Invece le compagnie di sanit.à in quasi tutti gli anni ebbero le maggiori perdite, dovute in parte allo speciale servizio, ma forse più ancora alla qualità del contingente ad f'SSe assegnato, in qualche modo fisicamente deficiente, tanto più nell'anno in esame, nel quale vi fu inclusa una. aliquota di di cbiarati limitatamente idonei. Questa

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MEOI('ù-!'\TATISTI C A ECC'.

ultima causa., con ogni probabili fà, gm ,·ò an<·hf' sull 'aiUt proporzion e che si cbbt> per i r(' parti dist n•l,tua li, i quali Jwr il JHISI:!at.o, come si è df' tto, erano consill('fati con la fautt>ria . Anche i granatieri figuran o quasi ogni aono tra quelli che ebbl'rO p(·r1Utt> alte : dt•lle sp<'Cia lità di a rtiglieria ebbero pPrditP maggiori qut'lla cla campagna e a cavallo , minori qudht. P~'sant e t> da <:o ·ta.

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Nell'ultima parte dt•lla r1•laziuJw souo t'Samiuate partitamente l e malatt i c che mt'ritano una mal!giort• considt·razionC' o p(•r la loro gravi tà., o per la loro diiTu ~ion t>, o per il loro caratkre E'Ddl·mj<'o o epidemico. Si riportano i capitoli sullt• malatti4' vl'rwrt•o-!lifilitichc e s1tlla tubercolosi. ~ULATTIE VE!\EREO-.cnFILITICEfE.

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I casi curati n(•gli stabilimen ti sanitari, ta nto per la prima volta, quanto per la se>conda volta e oltrE', furono in tutto 22,7 o/ 00 df'lla forza me<lia e 40,0 0 / 00 ammalat i, cosl distinti se<'ondo l<' malattie e secondo t luoghi di cm·a : por 100 venereo-sitUi ti ci ricoverati in tutti i lu nghi di cura. 66,9 9 erano affetti da blen orragia, 15,00 da u lcC'ra ven erea, 18,02 da sifil ide; per 100 ricover ati negli ospedali militari rispettivamente 64,91-15,2219,88; per 100 ricoverati negli ospedali civili 58,8&-19,47-21,68; per 1 00 ricoverati nelle infermerie ùi corpo 85,8~11 ,81,-2,39; per 100 affetti da. blenorragia 82.60 ricoverarono in ospedali militar i, 3,27 in ospedali civili, 14,12 in infermerie di cor po; per 100 affetti da u lcer a vener ea rispettivamente 86,48--4,84-8,68: per 100 affetti da sifilide 94,05-4,48-1,46. Complessivamente 85,25 % furono curati nrgli ospedali militari, 3,72 % negli ospedali civili e 11,03 % nelle infermerie di corpo.

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DALLA RELAZIONE MEDI C0-8'tATISTICA ECC.

Nella l tabella che precede tutti i vent>reo-sifilitici sono ancora distinti 13econdo le varie forme morbose e secondo che l'infezione fu curata per la prima volta durante il servizio militare, o per la seconda volta e successive (cifre proporzionali a 1000 delle forza media). Tra le complicazioni, che sono comprese con le rispettive malattie, si S1·gnala la congiuntivite blenorragica, veriftcatasi neUa proporzione rli 0,03 % casi di blenorragia curati per la prima volta. Xell"ulteriore esame dellE\ malattie venereo-aifllitiche si terrà. conto soltanto dei casi curati per la prima volta. L'andamento di esse negli ultimi dieci anni risulta dalla seguente ta b1•lla. 2. TABELLA 2.

Per 1000 della forzo. media ricoverarono per blenorrugia

por ulcer·a venerea

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3, 2 18. o

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La morbosità. complessiva per malattie venereo-sifi.litiche, che da 74,2 nel1921 era scesa a 20,5 nell928, risalendo alquanto nel 1929 (20,9) e più nel1930 (21,8), scese di nuovo nel1931, raggiungendo la quota più bassa del decennio (18,0). E la diminuzione si verificò più. di tutto per l'ulcera venerea (da 5,4 nel1930 a 3,2), quindi per la blenorragia (da 12,9 a 11,6), ma anche, per quanto in lieve misura, per la sifilide sia seconda.ria (da 1,20 a 1 ,11) che primaria (da 2,27 a 2,01). Importante è la distribuzione geografica, s<>condo le divisioni militari, messa in rilievo nella seguente tabella con le cifre proporzionali a 1000 della forza media. 2 -

Giorno l~ di medicina militare.


18

DALLA RELAZIONE IIIEDICO-STA'l'ISTIOA E CC. T ABELLA 3.

Ricoverati per 1000 della f orza medla

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D I VISIONI

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f~loover&tl per 1000 della

forza mad ia

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14, 9 2,2 3, 4 20,5 Bologna

N ovara ..........

9, 7

Asti

13, R l , 9

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l, 9 J :2, 7 R aven na ........ 2, 3 18,

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3,2 5.8 22, l

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8, o 5, 9i 4,7 18, 6 9, i

l. 91 6, 5 18, l

1:2, 8

l, 7 3, 4 17, 9

Alessandria .. ....

12, 3 2, 6 2, 5 17, .j, Firenze

Cuneo

9, 2 0,9

l, 7 11 ,8 Livorno .........

l :2. 3

2, 7 3, 4 18, 4

I mperia ....... . .

6,0

J, 2

8, 7 Roma . .... . .....

6, 4

l, 2

Milano ... . . ... . .

14,7 3, 4

Brt-scia .. ... ....

Il' l

Piacenza ........

12, 6 5, 3 4 •? 22, l

Ver ona ..........

20,6 4, 8 3, 3 28, 7 N apoli

Bolzano .... . .. . .

12, 9

P adova

o

IO, 9 2, l

•••• o ••••

Il, 1 5, l

Udine Gorizia

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4. l 22, 2 P erugia ....... . .

6, o 5, 5 2:2,6 Bari ... . .. .......

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Chieti ... ..... . ..

9. 7 3, 13, l

1

,l

f, 3

8, 9

0. 8 13, 6

l

4, ~ 1 3, 3 2J' :2

8, 9 2, 6

l, 4 12, 9

l

o. o

o.

o

••••

18. 6 6,0, 5, l 29, 7

2,6 2,1 17,6 Ca. t an1.aro . .... . .

16. l

2. ~ , 3, J 22,0

2, 8 15, 8

Palerm o ... .. ...

~. 6

3. 01 2, 4 14, o

2,4 18,6

Messina .........

J 7, 2

1. 8 4, ] 23, 1

9, 9 6, 0 4, l 20,0 Ca gliari .........

6,2

o. s l, 5 8, 5

Trie'> te . . ...... ..

11, 6 8, l

Volosca . ..... ...

8, 7 5, 8 3,2 17, 7

-- - - - - - -

6,4 26, l lN T OTALE . • .

11, 6 3,2 3, 2 J8, O

È da segnalare, che, come nei due anni precedenti, anche nel 1931 la divisione più colpita dalle malattie venereo-sifllitiche fu quella di

Napoli, cui seguono, come nel 1930, quelle di Verona e di Trieete, mentre le meno colpite furono egualmente quelle di Cagliari, Roma., Imperia e Cuneo. Importante è anche la distribuzione dei venereo-sifilitici secondo il luogo di nascita, che risulta dalla seguente tabella 4, nella quale il luogo di nascita è indicato dalla divisione territoriale.


19

DALLA RELAZIONE MED ICo-STATISTICA ECC.

TABELLA 4.

Ricoverati per 1000 J)J"'· senti ne.t.i noi territorio di ciascuna divisione DIVISIONI

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Alessandria.

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senti nati nel territorio di ciascuna dtvlslone

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1rortno ...... .. ..

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R ioovere.tl per 1000 pro.

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l, 6 10, 7 R avenna ........

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l , 7 8, 9

Ancona ..........

7,2

l, 5

l, 2

Firenze ..........

9,6 2, 3 2.8 14, 7

9, 9

Cuneo ... . ...... .

7, o l , 8

l , 4 10, 2 Livorno . . ... ....

8,4 3, 2

3, 4 15, o

Imperia. ... ......

10, 5

l , 2 12,9 R oma . ... .. .....

15, 6 3, 5

3, o 22, l

l\Iilano .... ..... .

8,7 2, 2 2, 8 13, 7 P erugia . . .......

8,8

l, 4

o, 9 11, l

Brescia .........

5, 9

Piacenza .. ......

6,6 l , 5 2, 3 10,4

Verona

7, 3

o

••••••••

l, 2

2, 4 1, 3

l, l

9, 6 Bari

•

Chieti

2, l lO, 5, Napoli

•

o

•••••••

120,5 8, l

6, 3 34, 9

••

o

•••••••

10,7 3, l

3,5 17, 3

••

o

••••• •

20, 7 5. 6

6, 4 32, 7

••

•

l

Bolzano .... . ....

8, 9

2, 5 2,3 13, 71 Catanzaro .......

:20, l

3,5 3, 7 27, 3

' Padova ..........

6,4

l, 3

:20, 7

i, l

Udine

5, 9 4, 5

o

Gorizia

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o

•••••

••••••••

Trieste .. ... .. ... Volosca.

.. . ... ..

8, l

l , o 11,

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l, 3

5,3 33, l

*i Messina ... ...... 2:2,0 5, 6 6, 3 33, 9

3,2 2.4 13,71 Cagliari .........

4,6 3, l 5, 7

l , 7 9,4, Palermo

-- -- --

9,01

2,3 2, 8 10, ~ l

14, 2 -!,6 3, 7 22, 5

I~ TOTALE .••

11 ,6 3, 2

3 ') 18, o

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È evidente il predominio dei vener<>o-sifìlitici tra i nati nelle regioni meridionali e insulari e specialmente nel territorio delle divisioni di Bari (da 53,2 per il distr~>tto di Bari a 23,9 per quello di Lecce), Messina (da 53,2 per il distretto di R agusa a 28,9 per quello di Siracusa), Palermo (da 35,1 per il distretto di Trapani a 29,2 per quello di Agrigento), Napoli (86,9 per il distretto di Napoli a 18,2 per quello di Benevento c 13,2 per quello di Nola), Catanzaro (da 34,9 per il distretto di Reggio Calabria a 22,4 per quello di Catan:r,aro), Cagliari (da. 38,8 pE'r il clistretto di Sassari a 21,6 per quello di Cagliari) e Roma (da 35,2 per il distrE'tto di Roma a 10,6 per quello di Gaeta e 9,3 per quello di Frosinone). In ciascun mese la morbosità media giornaliera per 100.000 della forza media è indicatlt per le singole forme morbose nc•lla SPguente tabella 5 e nel rellttivo diagramma.


20

DALLA. RELA.ZIO~""E MEDI C0-8TATlSTICA E CC. TABELT.A :-;u 100.~'100 doiJa forza .mc· dia rl<:overarouo glor·

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nalm~nto

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2,9 0,9 0,8 4,6 o, 7 0,9 4,8

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Agosto ......... Settembae ... o. Ottobre ........ Novembre Dicem bre •

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ANNO INTH~RO ...

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- - -- -- -3, 2 0,9 0,9 5.0

Malattie venereo-sifilitiche R1coverati per 100.000 della forza med1a al giorno

Totale genera le Blenorragia Ulcera vene rea Sifilide 8

8 7

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21

DALLA RELAZIONE MEDICQ-STATI8TICA ECC.

Come nt>.l 1930, si ebbe un numero di casi relativamente inft>riore nei mesi estivi, in rapporto anche alla vita attiva dei campi, mentre il numero più elevato, che nel1930 si ebbe in maggio, nell'anno in esame per l'nJcera venerea e pe.r la sifilide fu raggiunto in gennaio, per la blenorragia in aprile. Distinguendo, infine, questi malati secondo l'arma o corpo, cui a.ppartcnevano, si hanno le cifre della seguente tabella 6. TABELLA. 6.

Su 1000 della forza t\lll· malarono di ÀB)IA

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12,0

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3. 6

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20,0

Allievi carahlnlerl. . .

7,!1

1,0

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2,0

l,2

10,9

Carabinieri

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12,0

4,2

3,6

19,8

Clll'alleri a ........... .

o. l

3,8

4, l

17. o

Reparti dlstrcttnaJI..

12,1

3, 2

3.4

13, 7

Arilgl. da mont-agna

11, 9

2,0

l •.)

.- 15, l Compagnie <li l!aD.Ità

ta.o

3, 2

2, 4

18,11

Artigl da(lt\lllpagna a a cavallo ... ·······

16,0

5,7

2,3

24, 0

2,3

2,8

Comtl. di I:IU!lillstenza

9,3

Automobilisti. .. . ....

22,5

4, 1

5,2

31,8

l, 7

-·

l. 7

3. 4

11,6

3,2

3,2

18,0

Granatieri

U ,4

Artlgl. controaRr., pes.

campale e leggera . .

11,9

~. 7

3. 1

19,7

Comp. di CQrrezlone

11,8

2,9

2.2

16,91

l N 'I'O'ULE ...

Artlgl. pesante e da co~ta

...............

-- -- -- - -

Come nt' l biennio precedente, ebbero lo propo~zioni più elevate gli automobilisti, le compagnie di sussistenza, il genio e i bersaglieri; le pit1 basse invece i granatieri, gli allievi carabinieri c gli alpini. Da segnalare pE>r il 1931 la bassissima proporzione delle compagnie di correzione, che n<'l 1930 seguirono subito gli automobilisti, e la relativamente non alta proporzione dei carabinjeii, per i quali- anche per il 1930 era messa in rilievo una minore frequenza dei casi di blenorragia e di sifilide. Per lesioni sifilitiche morirono 6, tutti a.ppartent>nti all'arma dei rt>a.li carabinieri: un carabiniere della legione di Bari, in ospedalf' militarE', nel 30° anno di età e nell'H o di servizio, per epatiti' lnetica; un brigadiere della lt'gione di Roma, in ospedal e civile, nel 31° di età e nel13° di servizio, per meningite luetica; un appuntato della ·legione . di Livol'no, d'l.uan.te . la licenza ord i· nana, nel 32o di età e ne113o di servizio, per sifilide cerebrale; due carabinieri della legione di Napoli, durante la lict>nza di ronvaleaeenza ottenuta per la stessa malattia, l'uno nel 32 o di età t> nt> l 12 ° di servizio, per trombosi cerebrale da t>ndoarterite luet.ica, l'altro m•l 27 ° di età e nell'8° di Sf'rvizio, per mP.ningoencc~falitf\ luetiea;


22

DALLA RELAZIONE IIIEDICO-s'rA'TIS'l'ICA ECC.

un maresciallo della. legione di Cagliari, durante la licenza di convalescenza ottenuta per la stessa. malattia, nel 43 o di età e nel 22 o di servizio, ·p er paralilSi progressiva da sifilide terziaria con manifestazioni gommose alle vertebre lombari. TUBERCOLOSI.

I casi di tubercolosi accertata, ricoverat i n ei luoghi di cura, furono 2,1 %o della forz a m edia., e propriamen te 1,2 dell'apparato respiratorio o generalizza.ta e 0,9 di altri organi, e 3, 7 % o ammalati; inoltre si ebbero forme sospette nella proporzione di 3,0 % o df'lla forza. Dei casi d i t ubercolosi accertata 56,6 % interes!lavano l'apparato respiratorio o erano forme generalizzate, 43,4 % interessavano altri organi. Di éssi 86,7 % furono curati nE'gli ospedali militari, 13,1 % in quelli civili e 0,2 % nelle infermNie di corpo. D ei militari ricoverati morirono 24,9 % (' cioè dei ricoverati negli ospedali militari 20,4 %, dei ricov(•rati négli ospPdali civili 54,7 %- Altri, egualmente per forme tubercolari accertate, morirono fuori dei luoghi di cura, sicchè, complessivamente, i morti furono 0,64 %o della forza m edia e 19,2 % morti p er ogni causa, cosl ripartiti:

17,5 % p er tubercolosi generalizzata·, 53,2 % dell'apparato respiratorio, 19,3 % d elle meningi e del sistemllt n enoso centra.te, 5,8 % del p eritoneo e degli · organi digerenti, 1,8% dell'apparecchio genito-urinario, 1,2 % d elle ossa, 0,6 % dE'Ila colonna Vl'rtebrale e 0,6 % del pericMdio; 0,6 % nE'l 19o anno di età., 0,6 % nel 2oo, 10,5 % nel 21 o, 36,8% nel 22o, 11,1 % nel 23o, 10,0% nel 24o, 4,7% ne1 .25o, 11,7 % dal 25o al 3oo, 10,5% dal 31o al 40o e 3,5% oltre il 4oo (da tener presente che la forza alle armi è data nella maggior parte da giovani nel 21 o e nel 22° anno di età); 36,9 % n el l o anno di servizio (1,8 % nel l o ffi('se, 0,6 % nel 2o, 4,1 %nel 3o, 30,4 % dal 40 al 12 0), 25,1 %nel 2o anno, 2,9% nel 3o, 2,3% nel 4o, 5,9 % nel 5o, 10,5% dal 6o al 10o, 8,8% dall'11° al15°, 5,3 % da-l 16° al 20° e 2,3 % oltre il 20°: 15,8 % sottufficiali, 30~4 % graduati di truppa e 53,8 % soldati; _gtana.tieri . . . . . . . . . . . . . . . . . ( - %o della forza media) 21,0 % di fanteria. . . . . . . . . . . . . . . . (0;45 %o della forza media) 2,9 % b<•rsaglit>ri. . . . . . . . . . . . . . . . . (0,57 %o della forza media) 4,1 % alpini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . (0,58 %o della forza media) 3,5 % di cavalleria . . . . . . . . . . . . . . (0,48 %o della forza, media) 0,6 % di artiglieria da montagna. . (0,29 % o della forza media) 9,9 % di art. da eamp. c a cavallo · (0,56 % o della forza media) 2,9 % di art. con t . pés. camp. e IE>gg. · (0,42 %o della forza media) 2,9 % di art. p('sant(• E' cla costa . . (0,41 %o dPIJa forza media) · dei carri ~mna ti. . . . . . . . . . . ( - · %Q della forza media) 01 1' . . . . d <' Ila f orza. mNna ,. ) 5,3 ot 10 de g<>mo. . . . . . . . . . . . . . . . . . (0,56 10 o


23

D.A..LL.t. REt.AZIONE JmDlC<>-4n'ATISTICA ECC.

1,8 % allievi carabinieri .... ...... (1,56 %o della forza media) 34,6 % carabinieri . . . . . . . . . . . . . . . . (1 735 %o della forza media) 4,7 % dei reparti distrettuali • . . . . (0162 %o della forza media) 3,5 % ili sanità • • • . . . . . . . . . . . . . . (0,95 %o della forza media) 1,2 % di sussistenza ............. (0,41 % o della forza media) 1,2 % automobilisti. . . . . . . . . . . . . . (0,45 %o della forza media) delle compagrue di correzione ( - %o della forza media) Le cifre della tabella 7 mostrano, coi maggiori dettagli poss,ibi1i, l'andamento della tubercolosi negli ultimi dieci anni. In essa, dei militari riformati, o mandati rivedibili, o in lunga licenza di convalescenza figurano solt anto gli eliminati per malattia considerata posteriore all'incorporamento e cioè 2,19 %o della forza media riformati (dei quali 1,45 per forme a-ccertate e 0,74 per forme sospette) e 3,90 mandati in lunga licenza di convalescenza (dei quali 0,36 per forme accertate e 3,54 per forme sospette). Gli eliminati nel primo mese di servizio per forme tubercolari preesistenti all'incorporamento furono per le due categorie rispettivamente 4,10 (2,28 per forme accerta.te e 1,82 per quelle sospette) e 4,45 (0,36 per forme accertate e 4,09 per quelle sospette). In questa tabella, come nelle successive, con i casi di tubercolosi dell'apparato respiratorio sono compresi quelli d'infezione generalizzata. TABELLA

Per 1000 de ll a forza me di a Rlooverat l per Morti per tuberoolosl tuberoolosl .A N N l

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2, 60

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2, 3 l, 5 3, 8 0, 63 O, 21 0, 84 -

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2, 91

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2,0 l , l 3,1 0, 49 O, 17 o, 66

8

8

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1926 . .... . .

l, 9 1, 3 3, 2 0,42 o, 15 0,57 -

. l , 99 -

-

1, 90

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1926..... . .

l , 7 l, l 2, 8 0, 40 o, 15 0, 55

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-

l, 70 -

19'27 .......

l , 6 l, o2, 6 0, 41 0, 16 o, 57 -

-

l, 26 -

- o, 75 3, 00 16, 6 - o, 39 2,22 18,9

l, 4 l, 4 2,8 o, 41 o, 15 0, 56

- - l, 69 - - 2, 99 5, 24 17,8 3, 62 5, 76 23,8 1929 . .... . l , 4 l, 3 2, 7 0, 55 o, 18 0,73 - l, 41 193() .... .. . 1, 3 l , l 2,4 0, 43 o, 18 o, 61 l , 01 O, 33 l, 34 0, 46 3, 42 3, 88 5,83 21,9 1931 . ' ' . .. . l , 2 o, 9 2, l 0, 46 o, 19 0, 64 l , 45 O, 74 2, 19 o, 36 8, 64 3, 90 6, 73 24,9

1928 .... ...


DALLA RELAZIONE MEDICG-S'l'ATISTICA ECO.

La morbosità per tubercolosi, come si può rilevare anohe dal grafico che segue, sceso ancora nel 1931 (2,1 di fronte a. 2,4 del 1930 e a 5,5 del 1922). La mortalità invece subl un lieve aumento in confronto di quella del 1930, pur rimanendo al di sotto della media del decennio (0, 72). Il coefficiente di letalità superò pertanto quello dell'anno precedente e superò anche la media del decennio (20,7). Le eliminazioni per riforma in seguito a rassegna furono superiori a quelle del 1930 e degli altri anni del periodo considerato, ad eccezione del 1922 e del 1923; le eliminazioni per invio in licenza di convalescenza furono superiori a quelle di t utt i gli altri anni per una più severa cernita delle forme morbose sospette (3,54 o/00 della forza in confronto <li 3,42 del 1930). f

Tubercolosi Ricoverati per 1000 della forza media Tubercolosi dell'apparato resp;ra tori o

» ----- Totale

di alt ri organi 6

6 5

4 3

2

'\.

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l

4 -. ~

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1

o

5

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3

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2

-

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l

1922 11923 11924 11925 1926 1927 11928 11929 11930 l 1931

o


25

DALLA RELAZIONE MEDI CQ-S'l'ATISTJCA ECO.

Secondo le divisioni mititari, nelle quali i casi di tubercolosi accertata si verificarono, si ha. la. seguente ripartizione in rapporto a.lla. forza. media. TABEU.A 8.

Ricoverati su 1000 della forza media

Ricoverati su 1000 della for?.a media

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~So o.,

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DIVIS IO"I MILITAIU

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DJVISJOSI MILITA.RI

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Torino ................

o, 9 0,4

l, 3

Bolognn . . . . . ........

2,8 l , 6 4, 4

NovAr a ...............

l, l

0,8

l, 9

Ra.venna . ...........

o. 8 o, 8

l, 6

.... .. . . . . .. .. .. .. .. . l, 2 o, 6 l, 8

Ancona. . .............

l, 7

l, l

2,8

l, l

l, 8 2, 9

Àsti .. ..

Alessandria . . .. .. .... . .

l, 7 O, 7 2, 4

F 'renze

Cuneo

0,9 0,2 l , l

L·vorno .......... , , ,

l, 4 l, o 2,4

l, o

Roma. ...............

0,9

o, 8 l, i

Perugia

l, 6

l, o 2, 6

o

l, ~

0, 6

Chieti ...............

l, 4

o, 7 2,1

Napoli

0,6 0, 4 l , o

····~~

·

·

t

tttt!tt

Imperia . . ...... . .....

O, 4 0, 6

Milano ................

o, 7 l , 4 2, l

.

Brescia. ... . . . . . . . .. .

l, 3

o, 9 2, 2

Piacenza ..............

l, 4

l, l

Verona

l, 5 l, 6 3, l

•

•

..

•

•

•

o

•

•

o

•• ••

.

Bolzano . . . . . . . . . . .. . 0,4 Padova. . . . Udine . . . . . Gor izia . . . . Trieste ... . . Volosca. . ..

•

2, 5

Bari

•

•

•

o

•

o

... ......

••

o

o

.

••

••• •

...

........

o

o

••••••• o

••••

.

•••••

l, 8

o, 8 2, l

l, 5

Catanzar o ..... ......

l, 3

•

2,2 l, 4 3, 6

Pa.le·r mo .... ........ ·

l, 4 0,6 2,0

l, l

•

•

•

•

•

•

o

••

o

•

o

•••

•

•

•

••

l, o l, 3 2,3

Messina .............

l, 3

o, 5

•

•

•

o

••

•

o

l, 3 O, l

Cagliari

l, 4

l, 5 2, 9

•

•

o

•• o

•••••

l, 9 l , 4 3,3

•

-

o

o

••• •

o, 7 o, 6 l , 3

•

o

••

•

o

l, 4

•

o

••

o

•••• o

••

o

l, 8

- - - - -IN TOTALE • .•

l, 2

o, 9 2, l


26

DALLA RELAZI ONE MEDICO-STATISTICA ECC.

Più. importantè è ' la. ripartizione dei casi di tubercolosi secondo il luogo di nascita, indioaito dalle divisioni militari. T .ABBLL4 9. Hioovératl per 1000 presenti nati nel terrlt-o· rio d1 olaaouna dl vl· alone DIVIBIONI

~S o

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o

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8.

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DIVl.SIO~l

3o

Ricoverati per 1000 presenti nati nel tePrito· rio dl ol&llOu.na. divi· elo ne ~So -;;o

-c., l'l> c

l'l> ... 1::1 ..s... l'l>

E-o

Cl

- -a 3.,

hs j:;;o ~ ~ .o ...1::1 -;: ... =à~ .. ...

o E-o

&"'

8. Cl

Torino .. .... ....

0, 4

o2

0,6

Bologna .. ..... . . . ..

0,9

0, 9

l, 8

Novara ... .. .. . ..

o, 5

o, 3

0,8

Ravenna ..... . ...

l, G

J, l

2.6

Asti ....... .. .. .

0, 5

0, 3

0, 8

Ancona. ...........

l, 5

1, o

2,5

AleSS&ndria.. . ...

0, 5

0,5

l, o

Firenze •• • • • • • • • *

0,8

J, o

l, 8

Cuneo .. .. .. .....

0, 9

0, 5

l, 4

Livorno ..........

1' l

l, l

2,2

Imperia .... .....

O, 6

-

0, 6

Roma .. . .........

1, 2

o. 9

2, 1

Milano ......... .

0, 5

o, 7

l, 2

P erugia ......... .

2, 9

0,4

3, 3

Bresoia ... ... ...

O, 7

1, o

l, 7

Bari ............. .

l, 4

o, 9

2, 3

Piacenza ........

0,8

O, 4

1, 2

Chieti ..... . ..... .

l , l'i

l' 5

3,0

Verona ... .. .. . .

l, 2

l, 3

2,5

Nap oli ...........

l, 3

0,6

l, 9

Bolzano . .. ......

0,4

1, 2

l, 6

Catanzaro ........

l,5

o, 8

2, 3

Padova . . .... . ...

2,2

l, o

3, 2

Palermo .........

l,6

l, o

2,6

. .........

o, 7

l, o

l, 7

Messina. ....... . ..

l, 9

1, 9

3, 8

Gorizia ...... ...

2, 4

1, 6

4,

o

CagliAri ..........

3,2

2, 1

5, 3

Trieste .... . ... . .

0,3

l, o

l, 3

Volosca. . . .......

2, 3

l' l

3, 4

Udine

-IN T OTALE •• •

l, 2

0, 9

2, l


DE LLA RELAZIONE HEDI00 -8'1'4'l'IS'l' tCA ECC.

27

Ebbero le p1·oporzioni maggiori i Sardi, sia del distretto di Cagliari, c he di Oristano e di Sa.ssa.ri, quindi i nati nel territorio delle divisioni di Gorizia , Messina, Volosca, Perugia, P adova e Chieti; le minori quelli delle divisioni di Torino, Imperia , Novara e Asti. Considerando il numero proporzionale dei malati, che ebbero i nati di ciascun distretto, si può rilevare, che spesso le proporzioni più alte non si ebbero per le. città più grandi: così, ad esempio, Tortona (ossia la proporzione per i nati nel distretto di 'l'ortona) superò Alessandria , Mondovì Cuneo, :llonza :Milano, Bergamo Brescia, R Pggio Emilia Bologna, ?tfacer ata .~-\.ncona, Massa Livorno, Vite rbo Roma, Ascoli Piceno Chieti e Teramo. Sono anche da segnala.rP le proporzioni alte, relativament<> agli a lt ri distretti della stessa, divisione, delle città marittime di Messina , Venezia, Taran to, Napoli, P alermo, Bari t• Genova. Nessun ricoverato per tub<>rcolosi dei nati nei dist retti di Sondrio e di Grosseto. A complement o dei dati sulla morbosità per tubercolosi secondo il luogo d i nascita si danno nella tabella 10 quelli relativi all<> perdite per mor t.e E'l per eliminazione in seguito a rassegna per lesioni tubercolari accertatE>, compr endendovi anche, com'è opportuno per questa indagine, gti t•liminati durante il primo mese di servizio. In merito si fa rilevare che soltanto una parte dci morti e degli elimina ti figurano anche tra •i ricoverati, perchè alcuni morirono fuori dei luoghi di cura e i più furono eliminati dopo essere passati direttamente per il va.glio dei benemerit i reparti di accertamento diagnostico. Dai nuovi dati resta confermato, che hanno la maggiore morbosità per tubercolosi i Sardi e i nati nel t erritorio delle divisioni di Gorizia , Volosca., P erugia e Padova; la minore quelli delle divisioni di Torino, Novara e Asti. Le alte proporzioni! ottenute per i nati nel territorio delle divisioni di Messina e di Chieti, considerando i soli ricoverati, sono alquanto attenuate, se si considerano anche gli eliminati, mentre per quelli della divisione di Imperia alla bassa proporzione dei ricoverati si cont r appone quella alta delle perdite.


28

DALLA REJ, A.ZLONE MEDICO- S'fATISTI CA ECC.

TABELLA .10.

Perd ite per tul)Qrcolosl lo oltl'e vroporzlouo.ll o. 1000 Pl'eseo ti no.I i nel territorio di <'i&."Cu rto. divl slono L UOGO DI NASCITA,

Appo.ra.to respiratorio

SECONDO J.A DIVlSIOSf! MILITARE

::::::

Mort i

~Q) Q{,)

-"""~ i: >

Torino .. ........ . Novara........•... Asti .... . .. ..... . Ale~nd.ria....... . Cuneo ........ .. . . Imperia ... .... .. . Milano . ... ...... . Brescia ..... .... . Piacenza. ........ . Verona ......... . Bolzano .. .... ... . Padova ..... .... . Udine .. .. .. . .... . Gorizia .......... . Trieste ......... . . Volo~ca ......... . Bologna ........ . Ravenna. .. ...... . Ancona . ......... . Firenze .......... . !Jvorno ......... .

ce

::.&> a " Rlfo r· " -- o c Totale atl c"

m

Alt.ri organi

:>::

?>!orti

~

Rlfor· ~:2 a i:l T 1. 1 rnati c-:- o o a e

_.. --

Towle

::e:>o .:.>

--

...... ;::::

0,21 0, 16 0,27 0, 68 O, 13 0,28 0,19 O, 28 0,41 o, 10 0,17

2,56 1,89 1, 63 2,62 1,59 7, 54 2, 79 2,41 2, 13 2, 9-2 3, 50 3, 33 1,50

0,85 0, 16 1,36 0,62 0,6!1 o, 58 O, 40 0 , 4.[ 0, 19 O, 56 0,41 o, 10 0, 33

3, 6 2 2,21 3,26 0,27 3, 24 0,12 2,95 0, 45 s. 12 3, 32 O, 09 3, 10 0,07 2,51 3, 76 O, 28 4,32 0, 41 4, 73 o, 13 2, 00 0,33

0,21 0,16 0,27 0,25 0,23 O, 49 1,10 l, 04 0,21 o, 96 1, 00

0,64 0,16 0,27 0,12 0,23 O, 13 0, 21 0, 39 0,21 o, 26 0, 17

0. 85 0, 32 0,8 1 0, 49 0. 91 O, 71 1.38 0,39 l , 32 0,83 1, 35 1,50

4,47 2, 53 4.07 :3,73 3,86 ~. f2 4. 03 4.48 2,90 5. 08 5, 15 6, og 3,50

0,81 0, 43 O, 20 0,15 0,09

1, 62 O, 51 0,57 0,43 O, IO 0,44 0,57

0,57 0, 17 O, 20 0,59 0, 19 0, 11 O, 16 O, 18 0,40 0, 31 O, 21 0,10 O, 09 O, LO 0,1 8

0,8 1 l, 54 0, 57 0,94 l. 2 7 0, 74 0,76 0,80 O, 58 O, 54 0,57 0.85 O, 79 0,62 O, 52 O, 31 1,40

1,62 0,57 0,09 O, 10 0, 15 0,47 O, 08

2, 43 l, 54 1,7 1 1,20 l. 57 1, 48 1, 42

7.28

0, 17 0,39 O, 68 0,62 O, 95 O, 73 1,23

4,85 5, 14 4,55 4, 71 5, IO 4,73 3,98 4,78 4, 28 5, 40 3,28 3,34 3, 93 3,84 5, 20 3, 66 6, 84

0,34 0,16 O, 05 0,31 O, .17 O, 52 1,05

O, 7:2 1, 31 1,32 l , 05 1, 03 O, i~ O, !l3 2,63

0,51

3,98

0,19

0,70

0,22

1, 11 1 5,09

Roma ... ...... .. .

o, 34 O, 74

Perugia ..... .... . Bari. ...... ...... . G'hieti ...... ..... . Napoli . ......... . Catanzaro ....... . Palermo ........ . Messina . ........ . Cagliari ... ... .. . .

l, 44 0,62 0,54 O, 79 0,62 O, 69 O, 42 1,58

2,42 4, 63 3,98 3,85 4, 80 4,14 3,32 4, 10 3, 21 3, 96 2, 49 2,41 2, 46 2,60 3, 56 2, 51 4,03

J N TOTALE .••

0,45

3,02

o,:H O, 33

-

o,9J O, 8:2

6, 68 6.26 5, 91 6, 67 6.21 5,40 5, 69 5, IO 6, 12 4, 59 4, 66 4 , 93 .J.~ 7

5, 91! 4, 59 9,47


l>A.LLA RELAZIONE &U.: OICQ-ST:\TI::;TI CA ECC.

Per le prof~ssioni, che eaercitavano gli ammalati di tubercolosi prima proporzionali della · frt>quenza di questa. infezione, in rapporto alla morbosità. generale, nell~ singole professioni o gruppi di professioni, supponendo eguale a 1000 il totale d Pi casi di tutte le malattie verificatesi in ciascuna professione o in ciascun gruppo. dt•ll'inc.>rporam~nto, si possono da.re soltanto Le cifr<'

TABELLA

Apparato PROPEBBIONI

11.

.o\ Itri organi

respiratorio

Agricoltori ... ............................... . . . lndustriali e commercianti ................. .... . Venditori al minuto ........................... . Albf>rgatori, caffettieri, ecc. . ............... ... . Spedizionieri, sense.li, ecc.............. .... .... .

ì\linatori, solforari, ecc. • ............ . ......... .

2, 2

Falegnami, vernici.a tori, eco.................... . )lugnai e addetti alle industrie alimentari . .... . Calzolai, ~ntai, ecc••..... .................. .. :\letallurgtoi e meccanici . ...................... . OroiOJgiai, ottici, ecc. ... ........................ . Fornaciai, vetrai, ecc.......................... . .'lluratori, imbianchini, mannisti, ecc•........... F1latori, cordai, ecc................. ..... ...... . .~art i, ecc. . . ....... ........................... . Operai chi~ici in genere ....................... . T1pografi, lltografi, carta1, l'CO.•................. Altri operai e operai non speoi:doati .......... . C·<>CChif'r i, carrettieri, eco••..•.................. Tramvieri, ferrovieri, ecc...................... . )larinai, pescatori, ecc. . ...................... . Barbit•ri, parrucchieri, ecc...................... . Addetti a l'ervizì domestici ................. ... . Facchini, cantonieri, ecc••. ............. .. ....... Yen ditori ambulant i ........................... . Sportivi ...................................... . Personale subalterno dello Stato e di altri enti pubblici ......... . . ......................... . Ruc(•rcloti, ecc.................................. . lnsr·gnonti. . . . . . . . ............................ . Professionisti ................................. . ~!l'dici ....................................... , . Artisti .................... ..... .... ........ ... . Impiegati _pubblici e privati ................... · Propri et ar1 e benestanti •.... ............ ..... · · :Stud(lnti ...................................... .

2. " l, 7 0,9

3,0 2.3

l, 6

l 6

2, 2 l, 9

l, 6 3,1S

1. 0

l. 3

3,6

l, !;

2, 6

5. 2 2,4 l, 9 2,6 16, 7

J, 7 J, 9 l, 3

3.4

l, 7

0.9

o. 7 l. 7 l, 9

l, R 3, 8

0,9 l, l

5,H

4, 0

8.8

2.9

l. 4

1. 3

l, 4 2,0

2. 2

l, o

Xe~la tabella srguentc i ricoverati, i morti e gli elimi?ati dopo_ il ~rin_1~ nw:;t' d1 Rcrvizio in seguito a rassegna. per tubercolosi sono dtstrJbmtt SN;ondo le anni, alle quali appartenevano.


30

UA.t:.LA. R EL <lZI")NE

~EDi ù.)-S l'A.l'l ST iCA.

EC('. TAB ELLA

iRico" eratl pe•· tu beroolosl

ARMAi O CORPO

·-1.,

-;:l

-

!;=: , ee

'"~~~ "'3 <~l o ro

< <lra.natieri ............ Fanteria. ······ ...... . Bersaglieri ... .. ...... .~pini ...- ... . ... ..... Cavallel'ie. ........... Artigl. da montagna Artigl. da campagna e a cavallo ..... ... Artlgl.controacr., pes. campalo e leggera .. .:\rtlgl. pe s . e da. costa Carri armat i ......... Gen io . .____, . ........ Alli ovi oa:rabinieri . ... Carabinieri .......... . Reparti dlstrettno ll.. Comp. di sanità .. . .. Comp. di suAsistcn zo. .Automobilisti ... ... . Com p. di correzione . . lN TOTALE . ••

Perduti per tubetcolosi su 1000 della forza rue,lia

Cifre p ropor · zlonftll a. 1000 deUa forza. m edia

~-'o~ .. o. "

:· >

Apparato respiratorio

::> ...

.....o

...

""

o 0.3 1,3

-

l,

1.0 0,9 1. 9 11 5 0,9 2,4 1, 0 0. 4 l, ~

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Mcn tr(' nel 1930 e nei due anni precedenti i cani a rmati l'bbL•ro un numero proporzionalmente elevat o di perdite per t ubrrcolosi, Jll'l 1931 non ebbero alcuna perdita. Egualmente i granatieri c, in minor g rado, i soldati ù l'lle compagnie di sussistenza ebbero proporzioni piit bassi' che non n egli a nni precedenti, m entre gli alpini e più i bersag-lit>ri e gli alHevi carabini t• t'i ebbf•ro proporzioni più alte. I carabinieri, inwN', e i soldati eli sanità ebbero, come negli altri anni, le proporzioni maggiori e ad essi seguirono nel 1931 i soldati delle compagnie distrettua li e gli au tomobilisti. P er i soldati di a,rtiglieria. ~bb ero p roporzioni più alte quelli delle sp<'ciaJità pesante e da costa, controa,Nt>i, pesante campale e lPggt"ra; più basse quPlli della specialità da campag-na e a. c-a \allo; la piil bassa di tutte quelli da montagna. L e compagnie <li corrc•zion<• . infine, cbb(~ro un numero proporzionahnt.>ntc alto eU ri(·ovcra.ti, ma uno basso di eliminati.

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CASISTICA

CLINICA

OSPEDALE 1\>llLITARE DI ROMA REPARTI OBIBUBGICI

Capo reparto prof. CoRRADINO GuooBBE, primo capitano medico

MIOSITE TUBERCOLARE DEL PICCOLO OBLIQUO E TRASVERSO Dott. Olaseppe Pedroll, capitano medico, assistente

Se relativamente frequente e di scarso interesse è la tubercolosi muscolare per propagazione da. un focolaio osseo o articolare viciniore, ben più importante per la sua rarità ne è la locaJ.izzazione primitiva del ba-cillo di Koch. Per affermare che si tratti di un vero tubercoloma muscolare biRogna che nelle vicinanze non vi sia un'artrite o un'osteite tubercolare. Questo termine però non deve easere pre~:o in senso troppo assoluto, in quanto che quasi sempre vi è all'origine un focolaio di inoculazione viscerale o ganglionare e il muscolo è infettato dopo una fase di bacillemia. È perciò una miosite tubercolare di origine embolica, ematogena (Ziegler). Questa Rpeciale localizzazione fu segnalata per la. prima volta d a l Barot (1801) sotto forma di ascesso da congestioni dei muscoli delle pareti addominali; seguono poi i due casi riportati dal Latour (1803), quello del Berard e un altro del Denonvilliers (1851). Si hanno poi le osservazioni del Bnchanan (1856) e del Tantum (1859), del Linhart e del Fischer il quale cita nel suo trattato i casi del Richelot e .Archambault e di H abermass e Mtiller e distingue due forme di tubercolosi muscolare primitiva; una interessante il cellulare sottocutaneo e il connettivo interstiziale,. l'altra il tessuto muscolare proprio. Reverdin e Delorme, al Congresso Francese di chirurgia del 1891,. riferiscono su altri 5 nuovi casi e trattano ampiamente la questione della. tubercolosi muscolare ematogena. Nel 1893 poi Lantz e De Quervain ne descrivono in modo preciso la. furma, morbosa. Nello stesso anno al Congresso Francese della Tubercolosi, Lejars e Le Clerc D e Saint Lo, riferiscono su 2 nuovi casi; un altro ne cita nell894 l'Hitler; e nell895 il Rosenfeld; due nel 1896 il Morestin; due casi di Le Dentu riporta nel 1897 Hemery nella sna. tesi e Grout due di Valch . Nel 1898 ne illustra uno personale il ~rard; e cosi nel1S99 il Lejars mentre l'Hiller aggiunge alla sua. precedente nn' altra osservazione di ascesso intramuscola.re addominale• . Nell901 Plantard citl1 un caso di Morest:in, e Steimbacb uno personale, e nell902 un nuovo caso viene pubblicato da Kummer. Contempo· ranea.me~te s:wtykow riproduce speriment?'lm~nte .la .mal~tt~a:' ~oculanùo culture di bacilli attenuati nelle a. femorali dei corugli; allmizio 11 processo


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l\II OSI TE TUBERCOLAitE ECC.

t.ubercolan• si dimostrò esclusivamente legato ai vasi e dopo un periodo di tempo si ebbero lesioni del connettivo c delle fibre muscolari con formazione di granuloma tubercolare tipico. Un nuovo caso comunica Derscheid (1903); due Zeller; uno Abadir. l;ejars nel 1904 descrive un caso di tubercolosi muscolare primitiva a focolai multipli; uno l'Alessandri (1904) dei mm. piccolo obliquo e trassverso. Frida Kaiset• (1905) fa una critica. severa di tutti i casi di t ubercolosi muscolare primitiva fino allora clita.ti, a cui ne aggiungo uno e, in base alle sue ricerche, ne respinge parecchi. Un caso cita Alglave (1906); uno di Massabau l'Ales nel 1907, uno Kirmisson e due Cornil. Nel1908 compare l'accurato lavoro del Forrniggini che riporta quattro casi personali; nel 1909 viene dal Bobbio pubblicato nn caso; nel1911 uno dallo Spelta; nel1917 uno dallo Zondek. Nel 1923 il Capponago riferisce su due O!;servazioni; nel 1924 ne pubblicò uno il Campatelli e uno il Merlini. Nel 1926 due casi ne cita il Bianchetti e uno il Montemartini. Nel 1929 Giacobbe ne illustra due casi: importante sopratutto il secondo, per l'errore della diagnosi clinica. Rossi e Fiaschi riportano una osservazione personale; e Culotta riferisce di quattro casi riscontrati al tavolo anatomico; e infine i due di Fittipaldi. Nell930 un caso ne illustra Adreani e uno Antona. Nel1931 Perrando in un articolo assai ben condotto parla di un caso. Nel 1932 l'Hanke riporta due osservazioni. Nel 1933 appare infine il lavoro sperimentale di Costa.ntini, cb e dimostra tra l'altro come il bacillo tubercolare abbia uno spiccato tropismo per i muscoli, nei quali provoca lesioni caratteristiche. I casi per ciò sino a-d ora noti dalla letterat ura sono 74. D ata quindi la rarità abbastanza rilevante di tale forma morbosa, presa nel senso già detto, credo non sia privo di interesse l'illustrazione di un nuovo caso non tanto per quanto concerne l'esistenza della successione dei fenomeni morbosi, e i t rattament i curativi, quanto per quello che si riferisce alle sue difficoltà diagnostiche e alla sua sintomatologia. completamente muta per ciò che riguarda ogni possibile localizzazione t ubercolare in altm parte dell'organismo. Il caso che ha dato spunto alle mie ricerche è il t erzo dopo quello dell'Alessandri e dopo il secondo del Giacobbe, che riguardi una localizzazione tubercolare nei muscoli piccolo obliquo e trasverso, localizzazione questa, che come si è già detto, è di diagnosi clinica difficilissima, se non impossibile, e che ha fatto rilevare la sua esistenza solo al tavolo operatorio. Sol<l. 'M. G., 8<> Contro a utomobilistico di anni 21, da. Ausonia.. Autista. meccanico. Modico fumatore e bevitore. Madre vivente e sana., padre morto di malattia imprecisabile. Nega. lues ed altre malattie veneree. Anamnesi remota. propria e familiare complet.a mente negativa. Circa. tre mesi prima del suo ricovero notò la comparsa di una tumefazione in corrispondenza della. regione inguinale sinistra, indolente. La. tumefazione è andata. modicamente aumentando fino a rap;giungere la grandezza di un uovo di piccione ed è rimasta indolente spontaneamente, solo lievemente dolente alla palpazione o dopo prolungata. stazione eretta. Viene ricoverato in ospedale il 4 marzo 1933 con diagnosi di ernia inguinale sinistra p er essere sottoposto ad intervento operat.orio.


MIOS lTE T U BERCOLARE ECC.

Esame obbiett.ivo: Individuo in condizioni buone di nutrizione e di sanguifìca.zione. Cute e mucose visibili lievemente pallide. Pa.nnicolo adiposo scarso. Masse muscolari poco sviluppate, ma toniche. App. respiratorio: Apici e basi in sede e bene espansibili. 1\:lurmure v escicolare ovunque normale. E same radiografico assolutamente n egativo. Nulla a. carico dell'apparato cardiovascolare. Addome trattabile indolente. Fegato e milza nei limiti. In corrispondenza della regione inguina.le sinistra tumefazione della. grandezza di un uovo di piccione ricoperta da cute di aspetto completam ente normale e non aderente ad essa., di COD$iStenzR. molle elastica, fluttuante, poco dolente, non ridu· ci bile. Coll'esplorazione digitale del canale inguinale si avve rte modica. dilatazione dell'anello ingu.inale esterno, attraverso il quale con i colpi di tosse sembra. di sentire contro la. punta. dell' indice lieYe irnpulso della tttrnefa.zione suddetta. Non presenza di linfoghiandole nella. regione inguino-crurale sinistra . Nulla a. carico dello scroto e dei t esticoli. Nulla a.ll'esplomzione rettale. E same urine negativo. Reazione \Va.sserma.nn negativa. Esame del sangue: formula leucocitaria normale . N on eosinolìlia . Cutireazione con la tubercolina d i K och leggermente positiva. Intra.dermoreazione di Casoni completamente negativa. Dato l'aspetto e la. forma della tumefazione, la sua. speciali:' localizzazione, data l'as.<>enza di linfoghiandole, date le prove biologiche e le ricerche amato logiche completamente negative per le cisti di echinococco e per l'aSC('SSO freddo ghiandolare, dato !''aspetto normale della cute sovrastante, si fa diagnosi di idrocele 8iniatro cist'Ù!o, non comunicante, funicolare, e l' l l marzo 1933 si sott-opone all'intervento operatorio. Operazione (cap . med. Pedroli). Rachia.nestesia. lombare bas...-.a stovainica 2 cc. positiva. Incisione inguina.le come per l'operazione di B assini. Incisa l'apon evrosi, al disotto di essa appare una tumefazione della. grl\ndezza di un uovo di piccione, fluttuante, non mobile, n è riducibile, indipendente completamente dal cordone e facente corpo intimamente col tnargine libero dei muscoli piccolo obliquo e trasverso. E scissione in toto col tessuto museo· larP. e perimuscolare viciniore di t ale tumefazione previa aspirazione di circa 20 c. di liquido purisimile di colorito emorragico. Apez·tnra.: la tumefa· zione è costituita da una caps ula abbastanza spessa il cui interno è di aspet to granuloso in alcuni punti, in altri vellutato. In quest.o punto i muscoli piccolo obliquo e trasverso sono trasformati in un ammasso d i t essuto cicatriziale con piccole cavità ripiene di liquido purisimile alcune, a ltre di sostanza nettamente ~seosa. Detersione accurata.. Poichè l'aspetto macroscopico della lesione fece subito rivolgere la. diagnosi a um1. lesione tubercolare del margine libero dei muscoli piccolo obliquo e t rasverso, prima della ricostruzione si procedette all'esame del funi colo e del testicolo: esame che diede risultato completamente negativo per lesioni specifiche. Sutura parziale. Zaffamento con garza iodoformica. Il decorso p ostoperatorio fu regolarissimo e 1'8 aprile 1933 l'infermo venne dimesso con cicatrizzazione completa della ferita in licenza d i convalescenza. D ata la d magnosi operatoria di miosite tubercolare dei muscoli piccolo obliquo e tra.sverso, durante l'operazione si prelevano dei piccoli pezzi d i questi muscoli e anche del crema<~tere. Esame ùtolngico. - I vari p ezzi fissati in formalina al IO %. furono alcuni tagliati al microtomo congelatore, altri previa inclusione in p araffina tagliati a.l microtomo comune e colorati oltre che colle comuni colorazioni (emaUume-eosina.; emallume-Van Gieson) anche col ca.rminio-Weigert p er la ricerca delle fibre ela-

stiche e col carminiO=Ziehl per la ricerca dei bacilli tubercolari nei tessuti. Dopo una zona esterna. di t essuto muscolare apparentemente sano, nella quale permane normale la. striatura delle fibre muscolari, si passa in un secondo strato in cui tale stria.tnra è m eno evidente. In questi due strati i nuclei del sarcolemmt\ sono in attiva proliferazione. Tra le fibrille si osse rvano parecchi elem enti di infiltrazione parvicellulare, sopratutto intorno ai vasi, dove in alcuni punti formano S -

Gi~r-na!g di medicina m iìitare.


:'-JlO:S I'f .E 'tl' llER C<H ..-I.RE EI 'C.

quasi dogli agglolne mt.i. LE' pareti va.sali, sopmtutto quelle delle piccole arteriole si presentano ispe$Site e infiltrate; le fibre ela..stiche sono rare rigonfia.te e spezzet· tate; l'endotelio mostm alcune d elle sne Cf'llnle d cg ene mte per rigonfiamen to e allontanate dall'infiltrazione parvicellulare stessa, alcw1i e lementi della quale si · osservano nel huue vasale stesso. Negli strat.i più inte rni, in cui le alterazioni sono più evident-i e anche macrospicamente più gt·a.vi, la maggior parte d e lle fibre muscolari ha perduto completa· mente la propria st.riatura e in alcuni punti s i osservano i nuclei del sareolemma. raggruppati in ammass i sulla faccia esterna di'Ile fibre muscolari stesse. L'infiltra· zione pa.rvicellulare è assai piit abbondante ed è sopmtutto costituita. da. linfociti grandi e piccoli che in alcuni punti t endono a formnre d egli nmm.a ssi. Le altemzioni vasali sono ide ntiche a que lli d egli strati precedenti, sebbene più intense. Le lesioni istologiche sono a ssai più graxi ne lla parte più interna, in que lla cioè a ridosso d el contenuto puri<;inule. Non sono quasi piì1 riconoscibili le fibre muscolari, che sono cos tituito da te~uto fibroso in parte scle rotico con forte infiltrazione di linfociti e di plasma.ce llull.'. In tl.ltr:i ptmti tra l'intensa. infiltrazione sono ancora riconoscibili piccoli gruppi di fibrille muscoln.ri, completameme atrofìz7.a.te. Le alte razioni va.'il\li sono a.ssai intense. L e arteriole si presentano quasi comp leta· mente trombizza.te e circondate da amma..c:si di piccoli linfociti, quasi a costituire ascessolini microscopici. In molti punti non è più neppure differe nziabile e la strut· tura del tessuto e qu... lla de ll'infilt.ra.zione: ci si troYa in presenza. di una sostanza scarsamente colora.bi le , amorfa: vera. sostanza ~o;eosa.. Non siamo riusciti a.d osservare ce llule g iganti t,ipiche, solo in lm preparato abbiamo osservato una ce llula costituita da numerosi nucle i periferici circondati da un amtni\S.so di piccoli linfociti e da alcune cellule che p er il loro aspetto abbiamo diagnosticato come epitelioidi. Ne i preparati colorati col carminio-Ziohl per la ricerca d ei bacilli di Kock si sono osservate negli stmti medi, dove l' infiltrazione p>uvicellulare non era as sai abbondante, rari bacilli che e p er l'aspetto e p er la ne tta colorazione si sono diagno· sticati come bacilli tubercolari.

Si tratta di una vera tubercolosi fibro-caseosa del muscolo piccolo obliquo e trasverso. Il processo tubercolare nel caso descritto è del tutto indipendente da focolai della stE>ssa natura che nel soggetto in istuclio non sono stati, almeno all'esame clinico, scoper ti. Si trn.tta quindi di una tubercolosi

muscola.r e primitiva o come molto meglio vogliono lo ZiPgler e il Oagnetto di una miosite tubercola.re ema-togena. Il muscolo è assai ra.ramente colpito dall'infezione tubereolare in modo primitivo. Il Culotta su 2224 autopsie annotate in 30 anni nell'Istit uto di Anatomia Patologica di Palermo riuscì a metterne in evidenza solo 4 casi. È eccezionale nei muscoli lisci, meno raramente si osserva. nel miocarclio e negli a-ltri muscoli epischeletrici. Per spiegare questa ra.r a. loca.Iizzazione varie ipotesi fmono emesse. Tria ritiene che l'acido lattico prodotto nel muscolo dalla contrazione muscolare sia battericida. Altri invocherebbero l'azione battericida del succo muscolare; altri la presenza di una. sosta.nza anti-tossica specifica; a.ltri la ricchezza circolatoria che renderebbe assai malagevole la. permanenza nel muscolo dell'agente infettivo; altri le condizioni sfavorevoli per lo sviluppo dei germi dovute al muscolo stesso; altri ancora l'azione batteriolitica di una. sostanza termola,bile contenuta nel muscolo (Zeller, Richet). Cagnetto crede che la rarità di ta-l e localizzazione sia dovuta ad una inc<>mpatibilit·à biochimica che verrebbe a cessare appena interviene una


MIOSITE 'l'U BERCOL-~RE ECC.

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modificazione nel sub.strato muacolare. Egli aveva notato che infestando con tricbine conigli, che aveva contemporaneamente iniettati di tubercolosi, la localizzazione tubercolare era tanto più intensa in quei gruppi mu.scolari i quali si mostravano tanto più colpiti dalla tricbina allo stato larvale. Da questo fatt-o egli voleva trovare un segno certo di una facilitazione dell'a-ttecchimento del bacillo tubercolare creatasi per una modificazione dello stato biochimico muscolare_ in conseguenza della simbiosi con la larva della trichina. Il Culotta emise ultimamente l'ipotesi che la resistenza particolare del tessuto muscolare di fronte all'infezione tubercolare sia dovuta alla searsità di tessuto reticolo-endoteliale contenuto nel muscolo stesso. Infatti tale tessuto è il luogo di localizzazione elettiva delle infezioni croniche e in ispecie della tubercolosi, e d'altra parte, gli organi sopratutto colpiti dalla tubercolosi (gangli linfatici, fegato, milza., polmoni) sono quelli che banno in abbondanza una trama del suddetto tessuto. Il fattore cost-ituzionale ha una scarsa importanza etiologica, in quanto che non si è potuto stabilire una p1·evalenza di localizzazioni in quegli individui con speciali stigmate. Oosì pure il sesso per quanto sia stato osservata più frequente la localizzazione negli uomini, data la loro fun. zione lavorativa., data la continua azione meccanica e i piccoli traumi ai quali i muscoli sono sottoposti. · Identica importanza etiologica. ba l'età, sebbene l'età preferita sia tra i 15 e i 45 anni. Cosl pure dal lato etiologico bisogna pensa1·e alla professione e al trauma.. Il Formiggini assegna al fattore traumatico scarsa importanza; mentre il Lejars attl'ibuisce un'importanza capitale alla diminuzione di resistenza creata dal susseguil'si e dal ripetersi di piccoli traumi ed anche alle contusioni professionali. D a questo punto di vista si comprende facilmente come la più alta percentua-le di localizza-zioni sia quasi identica nei muscoli degli arti superiori ed inferiori, e sia molto meno frequente in quelli del tronco e • dell'addome. . Consideriamo ora come il bacillo di Koch raggiunge il tessuto museo· la.re e le alterazioni che in esso produce. La porta di entrata del germe è varia e molte volte completamente ignota a noi. Spesso è la mucosa delle vie digerenti. li bacillo penetra nel t orrente cil·colatorio, e, se per cause, che molte volte a noi sfuggono, si localizza in un muscolo, tale localizzazione avviene nelle piccole arteriole che d ecorrono fra le fibre muscolari: la lesione iniziale si osserva nel connettivo ambiente, nelle guaine vascolo-nel'Vose, come ha.nno anche notato il Fittipaldi e l'Adreani. Da questo fatto si deduce come secondo anche il Pilliet la miosite tubercolare sarebbe sempre di origine ematogena. .All'inizio un solo muscolo in genere è preso; gli altri sono presi in secondo tempo. L 'infezione può essere perciò localizzata o diffusa: si può avere una monomiosite o ·una polim.iosite tubercolare. L a monomiosite tubercola.re può essere localizzata o diffusa. La forma localizzata, come nt>l caso nostro, è il tubercoloma del muscolo. Da un primo ~ta<lìo in cni es~o è formato da una· mn.ssa di aspetto roseo e gelati-


Ml11$ ITE TUBF.H< 'OLARr: E C'C'.

nosa si gh~e fino alla caseificazione centrale poi totale: si giunge all'ascesso tubereolart>. L'inizio del processo è peri- ed endovasale; si ha cioè una reazione dell'endotelio delle piccole arteriole e la formazione di una zona di infiltrazione pa.rvicellulare all'intorno di questi vasellin.i. A poco . a poco l'infiltrazione perivasnJe si espande e infiltra il connettivo inter- e perifascicolare. :Per questa infiltrazione le fibre muscolari in un primo tempo vengano ad essere allontanate fra di loro e in un s<>condo tempo, quando la flogosi colpis<:e anche il connettivo endo fascicolare, si ha, in queste una proliferazione dei nuclei del sarcolemma e infine una loro graduale atrofia e necrosi: e si giunge alla formazione in alcuni punti di pic-coli tubercoli, in altri alla. formazione di una, vera sostanza caseosa. La. presenza di bacilli di Koch, come nel nostro caso, negli strati in cui non si osserva ancora necrosi caseosa è stata assai raramente notata, è ciò si può spiegare ricordando che il bae illo tubercolare fa. risentire la sua azione prima di tutto per le t,ossine che essop roduce, per la presenza di un virus filtrabile. Oltre la forma localizzata abbiamo, sebbetle molto più ra.ra, la forma. diffusa, caratterizzata per il Bonomc dalla comparsa di numerosi noduli tubercolari nei vari segmenti di uno stesso muscolo. Qut'sta forma può presentarsi sotto diversi Mpctti: a) miosite tubercolare a grossi nuclei multipli e confluenti di I,ejars; b) infìltt•azione tubercolare del muscolo, il q uale si presenta trasformato in una m~ssa lardacea disseminata di tubercoli (Delorm~> ) . Durante ha descritto una miosite infiammatoria specifica senza cellule giganti e senza tubercoli; c) la cirrosi t ubercolare o miosite scle?rosa, forma rara con tendenza a spontanea guar~gione. La malattia ha un decorso assai lento. I sintomi soggettivi e funzionali sono spesso assai piccoli. Col progredire, però, a questa vaga sintomatologia iniziale si aggiungono anche fatti obbiettìvi che si riferiscono sopratutto all'alterata funzionalità del muscolo colpito: ci si trova in ·genere in presenza di una tumefazione di forma e aspetto differente. J,a tumefazione può presentarsi sotto due forme: solida o ascessuale, liquida. L'infiltrazione tubercolare del muscolo ò dolorosa spontaneamente e tali dolori si esagerano con. la pressione. Alcune volt.e tale tumefazione è picMla, relativament-e superficiale e, facendo contrarre il muscolo, si immobilizza e aumenta la ~ua sporgenza. Altre volte tale tumefazione è assai voluminosa, dura, allungata come il muscolo e non si modifica colla. contrazione muscolare. Nella forma a-scessuale il tubercoloma è in genere indolente. È flu ttuante e, se è superficiale, fa osservare tutte le comuni modificazioni della cute sovrastante ad essa. La diagnosi è in genere assai difficile, anche quando la tumefazione è superficiale e bene evidente. La forma solida potrà simulare nn tumore, una gomina siftlitica. In questi caai bisognerà ricorrere oltre che a ll'esame generale allt> ricerche sierologiche, alla biopsia, ed eventualmente alla cnra ab jwvantibU8.


MIOSTTE TUBEil(!OLARE E('.<;.

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La. forma. ascessuale pQtrà simulare una (:aYitù, cistica (cisti da echinococco) ra<'colt.e purtùf'nte eli altra. na.t.ma: in questi casi si ricorrerà alla puntura esplorativa, alle pro>e biologiche. Ciò nonostante alcune volte la diagnosi clinica è difficile se non assolutamente impossibile. La cma è essenzialmente chirurgica, co-adiuvata da quella igienicodietetica, e consisterà o nella eva.enazion e seguita da iniezioni di liquidi modificatori, o nell'asportazione del focolaio tubercolare. CO~SIDERA.ZIO:SI.

JJe ricerche istologiche hanno mostrato in modo a~~,;a i <"hiaro come il nostro caso debba ritenersi tipico per la. tubercolosi musc-olare ema,togena: lesioni assai evidenti a ca.rico dPlle piccole arteriole, specie n('i tratti in cui le fibrP muscolari sono ancora ben conservat('; infiltra.zionf' parvicellula.re sopra.tutto lin.focitaria del connettivo con conseguente at·rofì.a, degenE'ra.zione, e scomparsa. delle fibre muscolari; resistenza asr-;a i nott>vole al processo flogistico della fibra muscolare. ~on siamo riusciti a trovare vere cellule gig-anti, ma r~olo in un pr('parato un a.ecumulo di linfociti con alcm~e CE'llule rpitrlioidii ciò, del resto, è gii\, sta.to nota.to da.i vari autori. • 1fa quello che p('r noi ò assai important(• JWr la diagnosi, tanto più chE' la pres('nza <~ assai rara, è l'Ec>sistenza n(•gli strati in cni le lesioni sono meno gravi di alcuni badlli di Koch, trovati <'011 le a.d:1ttr colorazioni. Ci è stat-o impossibile indidduare la port.a d'entrata dell'infezione: forsP. potrebbe amm~>ttersi l'apparato digPrf>ntP.. Per spiegare però come da questa porta d'ingr<'sso il bacillo sia potuto venire proprio a localizzarsi nei muscoli dell'addome, bisogna. ricorr('re all'ipotesi del Lejars d<'ll'importanza dei piccoli traumi rip<'tuti: ciò che si potrebbe facilmente spiegare dato il mestiere che il pazi('nte fa-ceva nella >ita borghese e date le sue occupa.zioni durante il ser>izio militare. Dal lato diagnostico il nostro caso è poi sopratutto importante e p('r la l'aJ'issima localizzazione muscolare del bacillo di Koch e per l'impossibilità della dia,gnosi clinica, ta.nto più che nessun fatto, all'infuori di una cutireazione di Pircquet moclica,mente positiva (la quale d'altronde noi sappia mo ha scarso valore clinico), poteva. far pensare a una localizzazione tubercolare. P er ciò che riguarda la proguosi, questa deve ritenersi in genere favorevole. L'unica cura possibile è in questi casi la. chirurgica.: svuotamen to, apertma, detersione mecca.nica, asportazione in massa della membra.na tubercoligena attiva e ciel t('SSuto muscolru:e alterato: coadiuvata. da cure generali. ' RIASSUNTO. - L \\ut<>t·e illustrt\ un Ct\ SO di mio:::ite tubf' t·colan-! emMogena. d c i muscoli piccolo obliquo e tra.sverso, e dopo ave t· p arlato ampi>tuwnt.E> di tutta la patologiu chirurg ici!. di tale affe zione, ne spiega la sna impo rtan7.>\ 1W I caso in parola.


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MIOSITE TUBEHC:OLA.RE E CC.

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Mf!JSIT.E TC"13ERCOLARE EC('.

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OSPEDALE MILITARE DI UDI~""E DirPt t ore : tenE-nte colonnello medico SA '\l'ERTO C'URCIO

DERMATOSI POST-ARSENOBENZOLICHE Dott. Gaetano Ronga, primo capitano m edico, specialis ta in dermo:>ifilope.tie.

Per quanto nurn.erosi siano stati i lavori pubblicat.i sn tale argomento pUl'e credo utile rendere noti due casi di tale malattia a.bbastanza import-anti dal punto di vista clinico. Essi non sono i soli osservat.i con acciùenti a carico della cute, verificatisi in seguito a somministrazione endovenosa di ars<'nobenzolo: i n un reparto ove annualmente vengono praticate circa 1500 iniezioni endovenose di arsenobenzoli per curare varie decine di luetici in ogni sta-dio dell'iniezione, non è difficile riscontrat·e ta.Ii forme; esse prontamente diagnosticate e CUl'ate non assumono nessuna particolare gravità., nè speciale interesse cliaico. M.i riferisco a quei casi di eritemi circoscritti, di eruzione orticarioidi, di porpora a lesioni molto rare e staccate, a eruzioni cutan('e del tipo lichenoide, lesioni che in 9 anni di esercizio clinico ospedaliero ho potuto qualche volta constatare come diretta ed unica consE>guenza della cura arsenobenzoUca. La letteratura è ricca di questi casi come di aJtri in cui la cute risponde variamente ed in modo più o meno grave a questa che per ora possiamo chiama.re con una pat·ola generica intolleranza d'arsenico. Hanno scrit,to su tale argomento molti autori tra cui: Nicolas, Milian, Wirz, Pautrier, Mont.pellier, Simon e fra i nostri Maiocchi, Piccardi, Brunetti, Fontana, Vignolo-Lutat.i, De Favento, N ardelli, N ardi~ Crosti, 1\fariani, Mibelli, ecc. Dai lavori <li questi autori che per lo più riportando casi clin,ici hann,o voluto spiegare la patogenesi di queste dermatosi, si possono dedurre tre teorie principali: la infettiva, la tossica, e la anafilattica. Infettiva nel senso che l 'eruzione cutanea sarebb e provocata da messa in libe1·tà di corpi morti di treponema. La tossica dovuta esclusivamente all'arsenico che agirebbe principalmente sul fegato, sui reni, sul sistema del simpatico. L'anafilattica che considererebbe l'arsenico come sostanza non tollera.ta da alcuni organismi. Riassumo brevemente i due casi clinici più importa,nti verificatisi a

tre anni d'intervallo l'uno dall'a.ltro: S·ro.KIA cr.rnrcA: C. V., primo B.vierc aeroporto Campoformido, di anni vcntiset.te. Nulla di importante nell'anamnesi remota: w1a. fonmcolosi a 12 anni ed une. 1\Jlgina. follioolare n ella prima infàuzia Nell'ottobre 1929 sifilomrt ulcl:lrato iniziale a l solco balanico, reazione W. positiva.. Iniziò Wl ciclo di cura mist-a arsenobi!lmutica (endovenosa di Neoia.col, endo· muscolrtre dj f;a.lhiolo), sopportata senza. il minimo inconveniente, anzi, con notevole migliora.mer.to d ell'ottimo stato di nutrizione e ~>anguificazione .

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DERMATOSI POST-ARSEN01lE:-;'Z0LICRE

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Dopo la. t e rza ilùezìone di Nt>oia.col il sifiloma f, riparato e l'infermo viene dimesso dall'ospedalE> per continuare la cura amhulatoriament.e. Due giorni dopo la R• ini~>:z.ione endovenosa (gr. 0,60 di Neoincol prat icat.a a sei giorni di intervallo) improvvisa compaTSa di chiazzE' eritematose a l collo, ai g lutei alla superfici~ flessoria d t>gli arti con senso di pmrito c qualche brivido di fredd o. Viene nuovamente ricoverat<> in ospedal E'. Nei gionù segt1enti le lesioni eritC'matose si diffondono a lla supt'rfìcit> cutUJlt'A. di t utto il corpo, pianta d ei piedi, palmo d e lle ma.11i e cuoio capelluto, mt>ntre in a lcune regioni (torace, arti supc~riori) assumono gradatamente la i orma eritematop!Jpulosa, pnpulo-Yescicola.re. 1\ttta la cute in seguito acquista un colorito rosso cupo. diventa ed ematosa speciE' al viso, alquauw dolente a lla pressioni:' e!;sudantt· u na sic rosità g ialliccia in cort·isp ondenza sopratut.to dt>i punti ove l'ammalato. per l 'ink nflo prurito, ò obhlillat.O R grRttarsi. ~ L'esamE' d e llf'l urine prat irato giornalmf'nte fa ril €', are la p re~euza eli a lbumina, con un ma;;simo di l ()ioo, di ema:tie, <li numerol"e masse di cilindri ialino· 7

!!;ranulo~;i.

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Stip!>i, inappet l'nza, ag itazione, insonnia. T e mpe ratura )Jx. 39°. Qu<'sto in complesso il ')uadro morhoso della prima f<ettimn.na., d el pe1iod o cioè d ell'acme. :\lecliante cure opportune locali e g enerali la dermatosi. mit ig:nndosi alquanto decorre in seglùto in uno stattJ st,a.zionario p C'r ci~ca due setti mano: aucora, e va poi gradntamf'nte a scompa rire fino alla completa riparazione di t utte le zone cutanee. La cute però acquista un colorito scuro, bronzino, con pi~mt'!ltazione p;t, msrcata in corrispondenza delle pieghe naturali d egli arti superiori ed inferiori. L 'infermo d opo due mesi di d egenza. in ospedale può considerarsi guarito. ma. viene t.rattenuto ancora uu mese p er migliorara il ,;uo stato genm·nle che è a lquant.o scaduto. Lie ,·e albuminuria Ì' stata os~ervnta nei primi 7 !!iorni clf'lla malat tia, mentre albumina nella proporzione massima. d ell'l o/00 e cilindri ia lino granu losi con emazie si sono riscontrat.i n ei ripetuti esami di urinE' durante il peri odo in cui le k>sioni cutanee , estendendosi, si manifestavano nella fa,.,e essudativa o d esquamati\'&.

La reazione W. e que1la di ~feinich o si sono mantenute sempre negafiye ~ lo Prano ancora due a.nn.i dopo l'accidente. Durante questo periodo gli venne ro pr~t-tica.t e eure bismutiro-mercuriali , sonza. che si ripetesse nessuno d ei djst.n.rbi accennati, anzi con grande giovam ento d eli 'infermo, che attualment.c pre!;ta. SE'rvi7.io in I ..ibia. Caso 2°, soldato M . M., di anni 23, da Cividale . A Parigi nfll 1929, ove trovavalli per ragioni di la.,·oro. contras!'le lue che c urò nE'i primi tempi all'Hòpital d e Saint Louis. \ 'enne alle armi n ell'agosto del 1932. ~el gennaio del 1933 fu ricovE-rato in ospedale, ove rimase d egente due m esi: ùuran t.e la d egenza. prat icò un ciclo completo (IO endO\'enosl:', l 2 endomuscolMi) eli cura a.rseno-bismutica. n 20 giugno de llo stesso anno tornò in ospedale p er sottoporsi ad un SE'condo ciclo di cura previa R eazione\\'. Reazione \V. negativa. ltùziò la cura endovenosa di ~eoiacol e gitmse senza disturbi fino alla quinta endovenosi\ di gr. 0,60. Dopo due giorni comparvero in corrispondenza di t.alune zone psoriasichf' ai gomjti e ginocchia, prima. a.rro8Salllento e poi forme vescicolari, lesioni che rapidamente si estesero a tutta. la superficie cutanea compresa que lla d el cuoio capelluto Si delinei) una vera d ermatosi a. tipo eczematoso essudativo acuto; notevole prurit.o, infiltrazione cutanea, in qualche punto d esquamazione, in altri ess~ldazione con formazione di ragadi nei solchi naturali; sul cuoio capelh;t.o croste dt colonto giallo sporco. Tn tali condizioni, malgrado cure locali e generali, con alternati,·e eli nùgliornmenti e pegjrio~amenti, l'infermo rimase circa. tre met>i: dopo, m~nt.re tt~tte le altre zone cutanee rtpresero il loro Aspetto e colorito normale, quelle m cornspondenza


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0 E lUIA TOSI l'OST-AJt.')~:~w RE~7.0 Lif'HE

dei gomiti, ginocchia e cuoio capeUuto permasero a.rrossatP., alquanto iufilt.rate. -desquamanti e con iuten·alli eli pOU8Bfe8 es.c:udative. Dopo cinque mesi l'infermo guariva e veuiva dimesso. La. R l"azione " ' · si mantenne sempre ne;2at.i\·a. N ella. f11se a.cuta della dermatosi tracce di alb nmin a, nulla nel sedimento uri . nario. L 'amma!at-o rÌ\'i;;it a to dopo un mese circ11> era migliorato nelle condizioni ge· n erali e nello ;;tato d ella cuw.

Da questi due casi sommariamente esposti e da altri cinque, in cui le manifestazioni cutanee furono fugaci e poco imponent i, risaltano alla osservazione tre fatti principali: l 0 che le dermatosi iniziarono sempre dopo la 7a o sa. iniezione di arseno-benzolo, qualche volta dopo la 4a. e cioè dopo che era stat.o introdotto nell'organismo una certa quantità di medicinale; 2o che non vi fu mai all'inizio, assieme ai fatti cutanei, una grave sintomatologia. a carico dell'apparato renale; tale complicanza è sempre sopraggiunta in seguito, anche dopo 20 giorni dall'avvenuto accidente; e comunque essa decorse in modo lieve più come diretta conseguenza dell'alterata funzione della cute, che come espressione di intossicazione da medicamento. 3° che la gravità. e la. durata delle manifestazioni cutanee furono sempre in diretto rapporto con la quantità di medicinale introdotto e cioè più importa.nte in quegli individui che erano stati sottoposti a cure più prolungate. P er tali considerazioni si può scartare l 'ipotesi delle teorie infettiva e anafilattica almeno per quanto concerne le sole manifestazioni cutanee, e riferirsi a quella tossica. L'azione tossica dell'arsenobenzolo sul fegato, pare si esplichi sopra t utto in una alterata funzione fìbrinogena epatica, sulla ritenzione degli acidi biliari e dei pigmenti e infine sulla secrezione biliare. Nel fegato si accumula sempre la maggtore quantità di farmaco che in condizioni normali viene lentamente eliminato, ma che è causa. dei noti accidenti, quando 1 per una alterata funzione epatica: a.nehe minima, già preesist ente o per altre affezioni o per la lue medesima., questa. eliminazione non avviene regola,rmente. Si stabilisce quindi l'accumulo, nasce il fatt.o tossico che determina poi in modo più o meno imponente t utto il quadro morboso a carico della cute e degli altri organi interni. Ohe sia il fegato che giochi la parte più importante nelle dermatosi posta.rsenobenzoliche lo dimostra anche il fatto che la somministrazione di sostanza fresca di detto organo, come sostanza proteica allo stato di aminoacido, migliora notevolmente le condizioni del malato. Recente eBJ>erienze del Rebaudi dimostrano come si possono iniettare notevoli quantità di arsenobenzoli molto superiori alle normali e in periodi di tempo più ravvicinati purchè l'arsenobenzolo anzichè sciolto in acqua, venga disciolto in una soluzione di aminoacido di fegato. P er prevenire tali accidenti, alcune volt.e gravissimi, è necessario nsita.re attentamente prima l'ammalato e segu.irlo poi dm·ante tutto il periodo della cura. Seguil'lo nel senso di vigilarlo, di sapere da lui tutti i più piccoli disturbi che può avere dopo l'iniezione (cefalea, lieve reazione febbrile, sti-


DER~IATOSI

P o,.;·r- AR!<EXOBENZOl.H' H:J::

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tichezza ostinata, comparsa di piccole chia-zze cutanee, lievi pruriti localizzati) e valorizzarli secondo il caso per intervenire in tempo con la tempor anea sospensione della cura, col cambiamento di medicamento o con altri opportuni presidi terapeutici. Avvenuto l'accidente la cura sia generale che locale è tutta sintomatica tenendo sempre presente di disintossicare l'organismo al più presto possibile o cercando di neutralizzare l'arsenico accumulato o stimolando le funzioni epatiche per una pronta eliminazione del medicinale. Questi accidenti a carico della cute di cui è oggetto la presente nota, come tutti gli altri derivanti dalle CID'e arsenobenzoliche (crisi uitritoidi, itteri, intolleranza, ecc.) più frequenti molti anni addietro, attualmente abbastanza rari, non devono soverchiamente impressionare il medico pra· tico. Ci deve confortare la percentuale minima di tali incidenti e per riferirei alle dermatosi soltanto, ripeterò che nel mio reparto in circa sei anni con un totale di oltre 8000 iniezioni, 7 casi si sono verificati di cui i due riportati sono i soli degni di nota. TI Fernet nell'ambulatorio di Lilla su 8000 iniezioni, 8 dermatiti; lo Jamin su 12,914 iniezioni, 15 dermat iti; cifre che da sole possono r assicurare pienamente anche i più t imorosi. E mi piace ripetere la parola timorosi, che il Oa.rle usa nel suo t rattato, perchè alcuni vorrebbero dinanz~ a questi casi abolire addirittura l'arsenobenzolo. L'acquisizione di esso, che il genio di Erlich ci ha dato nella terapia moderna, segna un periodo troppo luminoso nella storia della medicina. Gli immensi benefici ottenuti dal suo uso nella cura e nella profilassi della sifilide sono troppo not i e numerosi per essere qui entUnerati. Allo stato attuale l'arsonobenzolo può considerarsi il principe degli antiluetici che, in mani esperte e in unione con gli altri noti medicamenti, porta nella maggioranza dei casi alla guarigione clinica di quella terribile pestilenza che per il passato non solo non poteva essere definitivamente curata, ma forse nepplll' domata.

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RIVISTA

SINTETICA

DIREZIONE 01 SANITÀ MILITARE DEL IV CORPO D'ARMATA DI VERONA Dirt> t t ore: colonnPJlo nwd it•o Cr;s.uu: P r;NNETil

IL BACILLO DI KOCH E LA PROFILASSI IMMUNITARIA ANTITUBERCOLARE

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Prof. Nicolantonio Rod inò, primo cnpitan C> medico igienista

L'uomo ptuo ahbia IH"l.lt O selllprC' d1t pn':<so. n••lla sua lC'nta Pvoluzione socit\ le, l 'insidit~ sottilo d nl m.!l<' tuberrolan', s pC'cio da q uando idf'ò e costrusse la pr·ima cA..~n., racchiudenuovisi pl"Ìgiorw al si<·ur·o dn(!"li asn·nti esterni, ma esponE'ndo inoonscit'tll1i.mtc 11 n<'mici i1wisibili 11 0 11 ;;o lo sè stos.->o, ma la sua discendenza. B e n u ragione Ilvento 1tff<~rnvt c hu do,·e esi:>t(' l 'acld cnsam t•nto d<•j!li uornini sotto un tetto, ivi fa la s ua fatalo compan;a l'inf.;zione tubercolari'. G ii\ n e lla rt' mota antichità. la legislazione d i l\fanù con:::ig-lia va d i eYita r e i l matrimonio con tig li a cl i chi e ra morto pt' r comamzion e, m c utre è n oto ch e sulle o:;sa. di molte rownmie e perfino in ri tcroYame nti d ell 'èra n eo lit ica sono state scoperte t •·accio di lesioni tube rcola ri. I ppocrate dimostra chiara conoscenza d ella infezione tubex-colare, esprimendosi n e i SLlOi aforismi come segue: • Superato il peri odo d ella prima dentizione, s ono com·uni le ma lattie d e lle tonsille e lo struma »int-endendosi, p er Ilv en to, ron tale parola le tumefazi oni loca lizzate, spccia.J.me nte delle ghin ndole li nfatic he t>d i tumori bianchi: • I giovani soffrono specialmente per emottisi, con.c;unzioni, febbri acu t issime o convulc;ioui. La consunzione si v erifica. specialmente dall'anno diciottes imo al trentesimo». È però vanto t ntto italiano, se tre secoli prima della scoperta del bacillo t,u ber colare , l ' idea d e l contagio di questa m a la,ttia so cio,le sia così affiorata a lle m en ti <lei r eggi tori d e lla pubblica salute , da dar luogo aci emanazioni legislative . Un d ecreto d c i Conservatori di S~tn i tà d e lla R epubblica di Lucca. d e l luglio 1699 stabilisce che i m odici <t d ian nota. d elle persone, ch e da sei m l'si in qua a bbiano cnra.to di infermità, quali mali di etisia ed a ltri simili ». Un bando d e l novembre 1754 di Pietro L eopoldo di T oscana • ordina, sta,bìlisce e comanda ch e i n avve ui.J:e c iascun m edico o ceru;;ico d e l Granducato s ia obb ligato a d enunziare al Tribunale di Sanità. d i Firenze og1ù malato che sia nn vero tisico confermato, niuna p ersona. di qualsivoglia sesso, grado o condizione ecce ttuata. ». Un editto d e l T ribunale d ella. Gen erale Salute di Napo li d e l settembre 1782 <'Ommina. gravi p en e ai m edic i, che occultino il m a le, o rdin.ando la d enuncia di tutti gli i.nfcnni t li tisi ~qualora per spnrgo sa.uioso s i tema di ulcer o e piaga d e l polmone», U) <.;oofcrenza 1rnn1o n~ll li!!kiali nt<·dil"i d~l prc»idio <li V é•ront• il !l •nu~gio 1934- XU .


U. BACILLO 01 KOCH E LA PROFILASSI ECC.

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Dopo tali luci, più che scientifiche, di divinazione profilattica del genio ita· 1iano, la scienza ufficiale, per le influenze auticontagioniste estere, si schierò contro la contagiosità. della tubercolosi, per cui i savi decreti suaccennati furono tacitamente abrogati e dim~nticati. Anche le prove dimostrative del contagio tubercolare, fatte dal Villemin nel 1865, non trovano in tutti i paesi la dov-uta conferma, e p ertanto si giunge alle esplicite affermazioni del Bizzozzero, il quale, a proposito delle ricerche d el Verga e del Biffi all'Istituto Lombardo, dichiara nel 18i0 che la tubercolosi può essere prodotta da un virus, ma non lo è sempre, nè ncces.sariamente. Nel 1872 però le cla&!iche esperienze dell'Armanni, d ella inoculazione di mat eriale caseoso nella cornea di animali di laboratorio con conseguente generalizzazione della infezione tubercolare nell'animale inoculato e della dimostrazione dellf' reinfezioni tubercolari e del fenomeno, che dopo 15 anni venne battezzato dal !!e'Condo osservatore per «fenomeno di Koch », vengono confermate da molti riCPrcatori, per cui l'idea. del contagio tube rcolare vivente torna. a martoriare la mente dei medici e degli igieuìsti. Giungiamo cosi a.l 1880, anno in cui Roberto Koch, ancora medico pratico a Wollstein, inizia, dopo il suo primo lavoro su l'etiologia del carbonchio, quello r\ella tubercolosi. Egli, il fondatore della batteriologia, con s tudio sistematico, minuto, rigoroso, dopo un immane lavoro di pazie nza sovrumana, giunge ad isolare un germe, che riproduce Ja tubercolosi negli animali di laboratorio. La data ufficiale della scoperta risale alla sera del 25 marzo 1882, quando Koch fece la comunicazione alla Società Fisiologica di B erlino sull'isolamento del bacillo tuboroolo.ro. Erlioh, un o.ltro colosso nello. tecnico. c nelle ricerche di laboratorio, dichiarò che la sera di quella memorabile comunicazione gli restò impressa, come il più grande avvenimento cui avesse assistito in vita sua.. La scoperta di Koch, della presenza cioè del germe acidoresistente in tutti i iocolai tubercolari sia dell'uomo che degli animali, venne però, per opera specia.lmente di studiosi italiani, anche essi maturi in tali ricerche, fortemente infirmata uella concezione unicista dello scopritore. Primo fra tutti il Rivolta studiò nel 1889 la tubercolosi dei polli e poi il:M:affucci, isolatone il germe, ne descrisse le caratteristiche biologiche e morfologiche nell890. E Koch ammise che il ba.cillo aviario appartiene ad una. specie diversa, SPbbene molto vicina al bacillo umano. Anche il bacillo bovino venne separato, undici anni più tardi, dalla grande famiglia. degli acidoresistenti, per opera specialmente dello Smitt, con ricerche basali sulle differenze biologiche e culturali fra. il bacillo bovino e quello umano. Ed ancora Koch ammise l'esistenza del bacillo bovino come specie a parte, scarsamente virulenta per uomo. Questa seconda affermazione, se scosse profondamente la doUrina unicista della tuber<:olosi nei mammiferi, dette adito ad ulteriori ed importanti ricerche, che portarono a postulati epidemiologici di grande interesse sociale. Infatti se è vero che il bacillo bovino può infettare l'uomo, specialmente neiJa prima età., è anche vero che occorrono forti cariche bacillari ripetute più volte, perchè abbia luogo la manifestazione infettiva; ~ntre è un fattore quasi traecu· rabile di contaminazione per gli adulti producendo esso raramente la tisi. Le ricerohe del Daddi, por citare le ultime, rrolla pN'senza del bac!llo t~ber­ colare tipo bovino nella infezione polmona.re umana, confermano la rantà. d1 esso


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IL BAf'lLLO D! .KJ >("}{ E L.,\ PR OFILASSI E CC.

quale agente dE-lla tubercolo$Ì p o lmona re, a\·endo i 'Rutore ottenuto sull'escrE-ato cii l 50 pazienti aff<'tti da tubercolosi polmonare, un solo ceppo cero filo in terreno P etragnrmi e virulento per il conig lio: 22 ceppi con caratteri culturali ma. non patogeni del tipo bovino, ed il reiòtante d ei ceppi di tipo umano, p erchè glicerinofili in Petragnani e patogeni p er la caYia. Tentativi di c onferire al bacillo umano carat teri culturali e biologici del bac illo b ovino, come pure d ell'aviario e d el pisciario e ù ce\·ersa, fino ad oggi sembra non siano mai riusciti, sebb<'ne non manchino ricercatori, e fra i nost.ri il Sanfelice, i quali ha nno pot uto d eterminare e cons tatare rappor t i diretti fra il bacillo d i Koch, germe patogcno, e le streptotricee, germi ambient ali saprofitici. Allo stato de lle moderne conoscenze p ossiamo cons iderare una a.ccresciuta virulenza. od una attenuazione del bacillo tubercolare quali variazùmi microbiche, s econdo il vecchio concetto di Pa..<>teur, confermato dalle ricerche di Casagrandi di 30 anni fa e da quelle recent i della scuola americana. da. Arkwr.ight e de. De Kruif in poi, e non d elle mutazioni nel senso di D e Vries. :Mutazioni sarebbero i vari tipi di germi tubercolati p erchè le modificazioni de i singoli caratteri sono ereditarie e permane nti ed appartengono al genotipo; m .entre le variazioni de l bacillo tubercolare non modifichE-rebbero afTatto il carattere ereditario del germe, E>ssendo fenome ni temporanei e re versibili, legati all'ambiente in cui si producono e s ogge tti a scomparire, quan do il ge rme, ,-aria.to e no n mutato, venga riportato nel suo ambiente naturale di vita. Adunque sono tipi de l bacillo t ubercolare acidoresistente il pisciario, l'aviario, il bovino, l'umano e rappresentano, ne i riguardi d ell ' uomo, d ei Yirus tuberooligeni ad azione pa.togena. crescente in rapporto alla s is temat ica zoologica dei rispettivi animali sens ibili : nulla l'azione patogeua dat-a. dal bacillo p isciario; trascurabile quella dell'aviario; di scarsa impor tanza e pidemiologica le l esioni prodotte dal bacillo bovino, senza dire che p er Ottolenghi viene anch e ammessa una azione vaccinante per l'uomo a mezzo de l latte bovino bacillifero. Il bac illo umano, oltre alla. f orma tipica da tutti conosciuta, si presenta, spec ialmente nelle lesioni tubercolari a. decorso cronico ed a t tenuato e nelle vecchie colture, con atipica morfologia, con forme granulari gramres istenti e granulari acidoresistonti ed infine in e lem enti filtrabili ed ultraYisibili. Besanson e Philibert hanno creduto di dimostrare che tutte ques te forme, presenti nelle comuni colture di laboratorio, fin dal pri.m o m om ento, non siano a ltro che le s uccessive tappe vitali del germe, il quale dalla forma filtrabile giungerebbe e. maturità. infettiva sot to que lla classica acidoresistente. Del resto anche io da circa. due lustri ho constatato e dimostra.to che esistono negli espett.ora.ti di tubercolot.ici ge rmi tubercolari, che assumono l'acidoresistenza soltanto se mordenzati con soluzione satura di tiosolfa.to sodico, per il fatto che detta sostanza chimica ha dimostrato possedere un p eculiare potere solvente su la sos tanza cerosa d el micoba.tterio tubercolare. Le forme granulari acidoresistenti, dimos trate per la prima volta. dal Mircoli, ;.a.rebbero secondo lo scopritore, frammenti di protoplasma derivanti dalla dissoluzione del bllStoncino tubercolare, m entre i granuli gra.mresiste nti di Much una iorma c omple ta d el bacillo t.ubercolare in serie gius tapposta, ricoperta da un involucro prot.oplas matico ne l tipo cons ueto a bastoncino, da cui essi ver rebbero resi liberi in seguito a lla dissoluzione d ell'involucro m edesimo. E ssendo ciascun gra nulo in g ra d o di riprodurre il germe, esso può causare di conseguenza l'infezione.


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L'esistenza. infine di elementi filtrabili viventi è stata da molti ricercatori dimostrata. in prodotti patologici di infermi di tubercolosi quali: espettorati di fonne chiuse, pus di ascessi freddi, essudati pleurici e perit.oneali, liquidi da pneumotorace, urine da localizzazioni renali, ecc. Da tali escreti, fatti passare attraverso Berkefeld, Lilliput e Cha.mberland l } ed L 1 , si ottengono filtrati, privi di elementi visibili coi più forti ingrandimenti mi~roscopici, ma che inoculati a. cavie producono di solito tumefazioni ghiandolari. specie del media.stino e del mesenterio, ed una forma di cachessia progressiva fino alla morte, senza. germi visibili nei tessuti. Secondo i fautori della. filtrabilità del virus tubercolare, framm.enti od emulsioni di tali te.:;sut;i, inoculati in :;erie, rip r·odurre bbe ro i med cl'-itni fenomeni, con l'apparizione dopo vari pa.;ssaggi negli anim!l.li sensibili dei gt>rmi a.cidorE', sistenti. ll Calrne tte O la sua. :;cuoia. strenui assertori delJ'eSiSt('nza uJtraviRibile del germe, giungono fìnanco ad anunettere possibile il passaggio intra.placentare dalla. madre a l feto dell'ultravirus tubercolare. I contrari della. filtrabilità. del gt>rme di K och, tra ctù Yilt'i autori italiani, con esp erimenti condotti con severa metodica, non sono riusciti a confermare le ricerche positive dei sostenitori. Ca.sa.grandi, sulla base di ricerche originali, ammette l'esistenza di una fasemicoplasmica del germe, caratterizzata da quel particolare stato infettivo, che corrisponde alla infezione senza. malattia, ben noto verificarsi in natura. Egli ha. potuto, con colture in leucociti ed in amebe, fare acquistare la forma. acidoresistonte visibile, la quale però è sempre sfornita. di virulenza; p er cui si> verrebbero a spiegare i risulta.t.i negativi .di vari ricercatori italiani. Per acquistare la. virulenza. sarebbe ne<:essa.rio un qui.d animato, il quale a\•esse proprietà . di maturare il virus, rendendolo idoneo a dare la manifestazione non solo infettiva, ma quella di malattia. Una tale maturazione di ultra.virus batterici è stata dimostrata da Gosio, Alessandrini e Russo per il bacillo tifico ed il vibrione colerico, germi che nell'intestino d elle mosche attravet'Serebbero uno stadio ultravisibile e successivo di maturazione, ricuperando cioè la virulenza, che in genere viene perduta negli escreti di molti emuntori sa.ni e malati. Per l'ultravirus tubercolare, Ca.sagrandi ha dimostrato che le larve d ella . galleria melonella digeriscono per gradi fino alla completa scomparsa il bacillo t-ubercolare. Ridotte poi queste larve in poltiglia., col loro filtrato inoculato nelle cavie, il Casa.grandi ha riprodotto i bacilli a.cidoresistenti, specie nelle linfoghiandole, senza peraltro osservare granulia tubercolare. Egli, pur dimostrando uno stadio di fìltra.bilità. ha. potuto riprodurre l'infe - . zione ma non la. malattia, xna.ncando perchè essa si manifesta-sse probabilmente q uel qt,id, che pel tifo e p el colera è stato trovato atto a maturare i rispettivi ultravirus. Pa.issea.u, Vantis e Van Deinse, studiando l'effetto dell'inoculazione di filtrati di colture di bacilli di Kocb sulle manifestazioni dell'allergia. tubercolare, notarono che alcuni individui, non reagenti a.ll'inoculazione intradermica di tnbercolina anche concentrata, presentavano invece reazioni positive alla prova intradermica con filtrati tubercolari. La presenza. di tali reazioni d'Ì&Bociate, riscontrate con maggior frequenza fra i bambini nel primo anno di 'rÌta, viene dagli AA., ricollegata alla trasmissione dell'ultravirus tubercolare per via transpla.centale. In tali soggetti a rc>a-


IL BACILLO DI KOC'H E LA Pl!OFJI..-\SS l E ("(".

zione intra.de rmica. positiva con i soli filtrat.i si trattava di forme, nelle quali è stata notata la presenza dell'ultravirus tubercolare in seguito a ricerche biologiche su cavie, nelle quali si ebbero risultati positivi sempre però per l'ul tra-v-irus tubercolare. L 'intradermoreazione positiva ai soli filtrati ant'bbe un valore clinico reale, perchè mett,orebbe in evidenza Il\ trasmissione trans placentale dall'ultravil'U8 tubercolare nei neonati e re nderebbe anche possibile la diagnosi precoce di alcune forme di tubercolosi inJìammatoria, in cui J'ultravirus a-v-rebbe, secondo gli AA.• una parte preminente. L 'ereditarietà. tubercolat·e a mezzo dell'ultrtn-irus è stata studiata sperim:mtahn!:lnte di recente anche da. due nostri ricercatori. Tramonta no ottiene le.>ioni da. ultravirus più gravi inoculando organi di nati da madri infette con filtrati tubercolari, che non organi di nati du. madri infette con bacilli; Agueci ottierle risultati positivi con l'inocula.zione di liquido amniotico d i donne isteractomizzate al terzo m ese p er tubercolosi evolutiva e con placenta assolutamente >Sftna e normale. La questione però d ella filtrabilità del bacillo tube)"('olare non è ancora. uscitn th.ll'ambito del laboratot·io e p ertanto, sia per la profilassi an.t.itubercolare,che per l'acce rtame nto microscopico, culturale e biologico d ella tubercolosi, restK" p9r ora. la concezione morfologica di Roberto Koch ed in rari casi particolari i granuli di M:ircoli o di Much. Di conseguenza, nor1osta.ute le belle ricerche del Ninni sull'azione tubercolo:sigena d ei filtrati inoculati nei gangli di animali di laboratorio; di quelle di LO\Venstein s ulla bacillemia tubercolare nel decorso di alcune infezioni acutt> non tubercolal"i, p er cui il bs.ci Ilo a.cidoresistente vorrebbe considerato quale germe di sortita; nonostante infine i lavori suggestivi di Sanarelli ed Ales.';landrini sull>t riproduzione della tubercolosi con l'ultravims filtrato da sacchetti di collodion ù~ vivo; il cla~3ico b<ntoncino a cidoresistente, coltivabile su patata e rispondent~ ai postula.ti culturali ùi Koch, resta p er ora. l'agente etiologico della infezione tubercolare. La peofila-ssi contro l'infezione tubercolare mira. allo scopo di evitare che l' uomo possa assumere i germi specifici e quello di fornirgli uno stato di pronta ed efficace difesa, tale da p oter rendere inoffensivo il virus una volta assunto. E;sa prèsetlta gravi e complessi problemi che differiscono a seconda dell'eU! d "'ll'uomo. L:1. profilas.o;i del periodo prenatale, quella infantile e quella dell'età adulta rappre.sentano nel Loro ciclopico complesso tutta. la difesa sociale contro la tubercolosi. Fra i probL01ni più dib;r..ttuti si presenta la questiotle della nlccinazione antitube rcolare umana.. È veramente eletta la sch iera. dei ricercatori, si può affermare, di tutto il mondo, che in rn3ravigliosa emulazione hanno saggiato, p er ottenere un vaccino profilattico, i più svariati m~teriali, esperimentandoli sugli ani.maJi sensibili e sull'uomo. Colture di bacillo tubercolare ucciso in mille modi, organi stessi malati. filtrati amicrobici, tubercoline, varietà. avirulente d el bacillo tubercolare. i cosidetti bacilli para.tuberoola.ri, bacilli tubercolari degli animali s sangue freddo ed infine gli stessi bacilli attenuati dei mammiferi, rappresentano le tappe ascensionali della profilassi immunitaria contro la tubercolosi. ~la. il Ot\rnpo più e.splora.to è quello delle vaccinazioni antitubercolari con


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bac illi llln9.ni IQorti (vaccino Mllragliano) e d e lle vaccinazioni umane e ·b ovine con bacilli attenuati di tipo bovino (vaccino calmettiano), percbè su di essi oggi s i basano le più vive speranze per una auspicata vittoria sulla ·peste bianca dell ' umanità. T dntata per la prim!\ vo lta. dal medico veneziano Cavagnis con espettorati fe nicati, la prima. coro.unica.ziorle, che attesta la immunizzazione d eg li animali contro i bac illi t ubercolari, venne data da\ Ma.ragliano ne l 1895 al congresso di Bordeaux, mentre nel 1903, ai congressi di Madrid e Padova, Maragliano ba affe rm!\to La p:>ssibilità. di istitui~re, in ba..c;e ai suoi rilie vi sperime ntali, una vaccinazione p reventiva. per l' uomo. Egli ha constatato che, inoculat1do bacilli uccis i, come aYova proposto Kooh, o s:)>t.anze d erivate dai bacilli tubercolari, si verifica ne ll'organismo animale Wl insiem e di fenom~ni, elle sarebbe ro l'e~ponente d e ll'avvenuta reazione immunitaria: in vitro con la produzione di anticorpi (opsonine. &JZglutinine, fermenti specifici, eo.zimoreazione ); i" vivo, p erc hè infettando gli animali inoculati, i germi re.:;tano in gran parte nel punto di innesto, e s i tra.sf ormano in granuli, interpre tati dal M!!.ra~ liano quali fe nomPni rogressivi d e l bacillo, senza dare infezione ge nerale o tu tt'al più una infezione a.ttPnuata. Viene però conte;;tato al Mara~liano che la dimostrazione dei comuni anticorpi avrebbe un valore probativo mo lto mediocre quale espressione di immunità, in qu:1.r1to quest.i ant icorpi si pos.'lono for·mare s perime ntalmente anche con sole proteine t ubercolari, le qua li negli a nima li non d eterminano alcwu~o rcsisumza d i fronte alla. sucees.~i va iniezione con bacilli virule n ti tuborcola.ri. Secondo le m od t> rne vedute pare in\'PCA c he l'immunità antitubPrcolare d erivi d a lla pres:)nza ù el bac illo e etei s uo i prodotci rnetal>olici nni tes.<~ut i tlell 'orgnnismo essenrlo e.<>sa. l eg,~ta., a ùifforenza tle lla immunità per la mag~ionmza d e iiP infe zioni batteriche. a.d un proc0."-'>0 inJett,ivo, attivo o laten te. osi stenta ne l l 'organismo, con la produzione di un movimento irnrnuni hu·io, r t•so evid <' nte no n ~o lo da i c omuni anticorpi, ma per ve ra e propria im11~unU<i. cellulare. . D 'altra P"rte la ri:~ posta se l'inoc u1azione di vaccini morti abbia o meno valoro3 p r ~ ~h\ttico, p:>s'lillmo anche uverlu. do.llo stuclio statistico dr•gli effetti più che pr·os~ imi, remoti d e lla vaccinazione, s pecie se essa è stata praticata su individui la'!ciati ne lle orJinarie condizioni di vita e di contagio tubercolare, in mezzo ad altri individui non v acc inati. Ed '~eco qu'lllo che po'l.; iamo ri lt•nwe rl a n le un<" st.a t istiche sulla vaccinazione con germi umani uccisi. Dall907 al 1914 -'llira~lia.no ha vacc iru~to nu·i individui dì famiglie tu berco· lari, tenendo esatto conto di 1893 V1:tecinati. Di questi al 1915 erano viventi 1819 individui e m orti 74, d ei quo.li solo Il per t ubt't·colosi, pari al 15 % dei morti. Cambosu s u 19724 vaccinati dall902 a l1926hapotuto seguirei140 %. Questi, tutti controllati, pur essendo rima:sti in ambient.t> tubercolare, furono tutti riscontrati sani. Curti vaccinò a più ript•e.>e m~tà. <Iella popolazione di Bottecino S erra, fra la quale l.a mortalità per tubercolosi e t•a. prima del 28 % · OrA. me ntre in I talia. dopo la guerra si verificò il noto aum'.!nto di mortalità. tubercolare, a Bot,tìc ino Serra la. mortalità. scese dal 27 % a l 5. al 6. al 9 % con due soli massimi n e l 1923 col 15 % e nel 1924 col 14 %· Dal mag~io al giugno 1916 furono vaccinati dal Pogg io 251 individui, d e i 4 -

G,.o,....ale di medicina militare.


lL B.~CtLLO DI K OCH E L.<\ PROFILASSI ECC.

quali 177 pronmicnti da frunigliE:' infet te. l i5 di que.sti non sono nè mo rti nè ammalatisi di tubercolo:;i. Ancòra :\[arag lia no t·iie risce di 1800 soggetti vaccinati nel dispe nsario d e lla R. Clitùca. m edica di Geuo...-a e che poterono essere seguiti per lo spazio d i sette anni. m capo ai quali due soli erano morti p er malattia tubercolare. Calco lando in b~;~..'<e alle ciiro eli mortalità per tuberco losi, date in quel lasso di tempo dalle statisoiche d e lla Direzione di Sanità Pubblica, questa massa. di soggott;i tv.rre bbe dovuto daru in sette anni circa. 20 vittime alla tubercolosi, mentre ne diede due. Vi sarebbe stato, affe nna il ..\laraglia.no, un guadagno di 18 vite. E pertanto proporzionalmente sn 100.000 abitanti i sah·ati sarebbero stati 80 e rapportando li alla popo lazione c i,·ile d e l Regno ne risultere bbe in sette atmi una economia di 40.000 ,-ite sopra 50 milio ni di abitanti. R ecentemente ~Iirag lia. Del Giudice e ..\[arce lli d e lla. Scuo la di J ernrna, rife r iscotlo i ri:;ultR.ti di -i anni di st.uclio sulla \'1\Cc inn.zione ant.itnbercolnrc con bacilli morti, applicata su 328 bR.mbLni di varia e u\ infantile, da 1m minimo di 57 giorni ad un IDtl.S.-:;imo di 13 anni, tutti sicurament,e indPnni da lesioni tubercolari. Gli .-\A. hanno constatato ch e ne i vaccinltti le condizioni generali di nutrizione non hanno subito o.lcnna d e,'ill-zione dalla norma, co,;ì pure la. mor bilit.\ generale, mentt·e la mortalità generale s i è mant enuta e ntro limiti inferiori a quelli c he mppt·esent.n.no le no rma li perce-ntuali di morte nl'llf' s inf!ole età. Gli otto d ecessi a.~·u ti frA. i ,-a.ccinati si sono ,_-erificnt-i uno -p<>r spasm ofi lia, uno per s.pp;:i, due pr t· disturbi di nutrizione, e quattro pe>r affezioni a c ute dell'apparato r e:-< piratorio. ne i quali g li AA. hn.nno potut.o escludere a lcuna origine tubr rcola.re. In tutti i vaccinati, anche in coloro ,-erso i q ua li si erano pot.uti assolutam~nto o;cludere eventuali contagi famil!liari ed e xtrafamigliari dopo lsvacci· 11azione c d ancora fra bambini vu.ccinati riconn·ati in clinica in quasi assoluta. s•·gregazione , g li A.A. hanno osservato dopo la. ,·acci.nazione la comparsa di una. a llergia t l_lbercolinica, primtt im·ano ricercata, maniìestatasi dnpo una media di circa tre me.~i dalla ,-,·~~ inn.zione. pari al p eriodo di irlcni)azionc d e lla infezione naturale. Una. tale manifestazione allergica. se-condo gli A.'\. è ;;:tAta di. nat.ura s icuramt"nte vaccinale, per il fatto che l'equilibrio ot·gH.nico d e i soggetti si è mantenuto pGrfetto, men t re se tali variazio ni a llergiche fossero state la. conseguPnza di unl\ infezione naturale , subi ta dai bambini vaccinati. sare bbe stata fu.cile la con--<t.atazione d e ll'infezione, n on essendo cet-to everuen7..a. comune quella che in soggetti nd primo bie nnio di "ita. la iniezione tubercoltu·e resti tale, senza. darr di s~ altri segni all'itùuori di quelli i omiti dali P prove bio logiche alla tubercolina. P er quanto recente mente Gismondi a.b bin nf'gn.ta la possibilità di reazioni allergiche in seguito al trattame nto con ' 'acl'\ino 1Iaragliano, o almeno reazioni allergiche chia t·amPntt.· s p rc ifiche, gli AA. nei loro ,-a.ccina.ti hA>nno constatato cuti· reazioni pari a. quelli:' ch e s i o~er,•ano nr·lla grande maggio ranza d ei soggetti in i<>tato di a llergia t u bPrcolare. In quasi tutti i vaccinati la positi,-ità cutirt"A.tti,·a tubercolinica. s i è estesa. fino ad un anno dalla prima vaccinazione; dopo di c he soltanto in 15 va.ccinati è stato possibile riavere una cutireazione po:;itiva. lllL'rcè una nuova vaccinazione. La maggioranza. dei vaccinati, per opera d el primo trattamento subito, a.vevR acquis ito tm pocn.Iiare stato immunitario, p a ri alla anet·gia p ositiYa di Von Haye:x,


IL BAClLLO DI KO CH E LA PROFILASSI ECC.

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alla &ner-gia da rala.tiva stabilizzazione di Much, alla adia.forja tubercolinica. di Von Groeber . . Gli AA. hanno infine constatal;o come nessuno dei vaccinati, a 4 anni dalla vaccinazione, aveva. presentato segni di malattie tubercolari, nemmeno aloWli i quali continuarono a vivere, e ciò è di grandissima importanza epidemiologica, in ambienti bacilliferi, dove la tubercolosi aveva decimate le famiglie. Ma., ad onta. dei risultati probativi ottenuti dai sostenitori della. vaccinazio ne a.ntituberoola.re con vaccino Ma.ragliano, non possiamo fare a. meno di rile· V!\re oh~ tali risultati vengono giudicati da non pochl ricercatori con scetticismo, anche perohè, come osserva. Omodei·Zorini, spesso viene confusa l'azione antigene. di un vaccino con quella. immunizzante. La vaccinazione antituberc'o lare con germi vivi non è nè acquisizione recente, nè nuova. per l'Italia., fda.ppoichè il primo a. battere questa via. è stato il ){a.ffucci, il quale si è basato sulla. relativa innoouità del bacillo tipo umano p er i bovini. Egli infatti scriveva che «una lontana speranza si a.ffa{)cia ancora. a.ll'orizz:mte della profilassi antitubercolare con la vaccinazione su l'uomo stesso •; e continuava: «l'idea che affatica la mente dei ricercatori, dopo i fatti sperimentali di vaccinazione dei vitelli, è di trarre materiale vaccicino da questi animali per la. profilassi della tubercolosi nell'uomo •. . Anche in Germania col procedimento del bovovaccino di Behring e del taurutnan di Koch si eseguirono le prime vaccinazioni con germi vivi. Questi due scienziati rilevarono che i bovini vaccinati, con bacilli di tipo umano, messi a coabitare con bovini colpiti dal morbo perlaceo, si infettavano solo quando i bacilli umani vacoinali erano stati eliminati. Tali metodi di vaeaine.zione dei bovini riuscivano però pericolosissimi per l'uom.o, il quale poteva contrarre la. tubercolosi umana dall'uso di latte o carne di animale vaccinato; e pertanto furono abbandonati. La _vacoinaz;ione antitubercolare umana con bacilli vivi ebbe il suo primo vero 'impulso in seguito al periodo di fortuna del vaccino Friedmann, costituito come si sa da bacilli tubercolari della tartaruga. Ma oramai, dopo le ricerche di La.nge, Bessan, Selter ed Uhleohuth, il suo potere immunizzante è dalla maggioranza non più riconosciuto. Anche i vaccini giapponesi sono sM.ti saggiati sull'uomo. Essi composti da bacilli tu~rcola.ri di tipo umano o bovino, attenuati dopo lunga coltivazione in terreni alla tripafiavina o privati dell'aoidoresistenza mercè trapianti ripetuti in substrati alla saponina., non hanno però conquistata adeguata. sanzione del laboratorio, clinica ed epidemiologica, da poter essere applicati con fiducia su larga scala. Ceppi tubercolari attenuati sono: in prima linea il bacillo oalmettiano, e p:>i l'equino di Va.Uée, lo stipite B.B. di Borel, quello umano di Uhleohuth, eco. e degli italiani lo stipite umano T.P. di Puntoni e quello umano :M. di Maggiora ed Ilvento. Quest'ultimo ceppo non ha ripresa la sua vi.r ulenza nemmeno dopo oh6 gli AA. l'hanno sottoposto al metodo di Sa.sa.no e Mediar. i quali assicurano di aver rivirulentato un ceppo di B.C.G. Ora tutti i ceppi tubercolari avirulenti, fino ad oggi studiati, non hanno varcata definitivamente la soglia del laborato~o, ad eccezione del bacillo oalmettia.no, il cui vaccino si impone sempre più nell'ambiente scientifico si può dil'e mondiale.


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Alla. luce d e lle moderne ve dute eù acquisizioni immunologiche, la maggioranza dei biolo~ri mm:nette che la resiste nza antitubercolare acquisita non sia in dipendenza di una immunità da semplic i anticorpi, come si coustata in molte infezioni di origine batterica; sibbene si d etermini in seguito a fenomeni immunitari molto complessi, espres::;ione di uno stato particolare , formulato da Ca.l m ette col concetto della premunizw.ne e dontt,o alla 1\llergia tubercolare, per la presenza di bacilli spP.cifici vivi nell'organismo in stato immunitario. La base sperimentale pe r interpretare l'immunità antitubercolare poggia. sul fenomeno di Armao.ni-Koch ed è avvalorata dali•• c linica e dalla epidemiologia. Non lasciando una infezione tubercolare esaurita alcuno stato immunitario nell 'organismo gunrito, l'unica ùifE:sa specifica contro la infezione tuberoolare è rappreaer1tata d l\ lla allorgin tubercolare. in Sf'guito al d eterminarsi della premunizione contro le iniezioni esogene per inft>zioni localizzate e latenti, le quali però, essendo sostonttte da bacilli tuber·colosigeni, presentano sempre il pericolo di una ulteriore diffusione p er reùlft' ziont> e ndogena. Ora su tali cot'lcetti fa basare Calmette il suo metodo di vaccinazione antitubercolare sia bovina che umana. Il vaccino B.C.G., come viene chiamato universalmente in onore di Calmette e dei suoi due fedt'li collaboratori B ouquet e Guérin, è uno stipite di tipo bovino ùi,·entato avirule nto dopo 230 trapianti realizzati, nello spazio di 13 anni, su patate imbt>vute con bile di bue pura glicerinata. Il va.ccmo calmettiano provoca, secondo Calmette e seguaci, tll)O stato pre munitorio ed nllergizzante contro le re infezioni esterne, r imanendo incapace di alcuna diffusione e d offrendo p erc iò la più sicura garanzia contro le reinfezioni e ndogene. Esso pur conse rvando tutte le proprietà, antigene, ha. perdute que lle patogene; è capace di provocare focolai localizza.ti e persistenti con formazione di noduli e di tubercoli, istologicamente identici ai reperti istopatologici, senza alcuna tendet1za alla generalizzazione ed a produrre tubercolosi; produce infezione mn non malattia; è in definitiva un bacillo tubercoligeno e non tubercolosigeno. Dopo i brillanti risultati ottenuti, oltre che a mezzo d egli animali di la.bo· ratorio, ne l campo veterinario per la lotta contro il morbo perla.ceo e confer· mati in pieno da Alberto Ascoli con i famosi esperiment-i di Guinzano, Vairano, Paralupo, T erno, Villant,erio e di Cascinazza. dal 1921 Calmett.e e collaboratori sono pn.ssati alla vaccinazione umana. (*) (• ) Il Comitato tec uico-sclentltl.oo rlunltosl il giorno Hl aprile 1~3~ ·XII pres~o la sede dell' Istituto Vaccinog<·n o Antitubercolare In Milano, pr·e~a ,·ision o della relazione stc~a. per mandato conferlto~tll <lal Gomlt.ato stc~so tu:lln scclul u del 26 m a rz o JU;U ·XII dal "Pro f. Glu· o,eppe Gerosa, e dopo nmple <li~cussl~>nl Intorn o ai rl>ultntl ott e-n uti c-on le d lvcr>:<c pro,·o s pe· rlmontall espletate su i2 vit elli con la rnlì(tl("lnre prcci ~iouo o con. sorupui<•So rigore scientifico: Conclude che l rl8ultatl di qucst(' bnono coufennato l'lnnuoui1à del B. C. G. vivo sotto· cute ed Inoltre la ~r•·an<le eftlcocin TJrOt et Uva del gcnnl v!Yi sin negli animali es posti o l contegio pt' r coabitazirmc che in que lli Iniett ai l per lnoculnziunc <lin·ttn, m l•ntre i gl'rmi uoolsl adopornt! non hanno dlmost roto al cun YA!o•e p rom unii ore ; Fa voti pcrchò sia 0stcsu il più largamente po)~Sibile la pr~>munlzh•nc col B. C. G. vivo ne l c&mpo zootccnioo~

Por quanto riguarda la lotta antitubercolare umana, pur tenendo conto della alt.a Impor· t,anza della reccttlvltà Indi viduale ..-orso la lnleziono tube r·l'n laro o dcll'lmportnnza cbtl ba la campagna Igienica generale e domi~lllare, ritiene l!"lu~titlcot o Il trnsportorvl le ~~cquisizlonl ottenute c on le pro>e sul vitelli adottando. per l nconnti gravemente esposti al contagio tuberoolore, la prcmunizlone con 11 B. C. G. alla na~cita. F,tl ::;. E. De Rlu s i e Prufl.ri Zojo, Ferrata , Lnn! ra nc bi, R Agazzi. Pc p<>rc, Staz:ti, Verattl


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Essa. viene praticata. ne i p r imi dieci giorni di vita. per via orale, allo scopo di premWlire i neonati, prima che abbiano contatto con bacilli t ubercolari viru· lenti, provenienti dall'ambiente inietto famigliare. Una ta.le p remunizione è realizza.bile. secondo Calme tte, anche in secondo tempo ed in qnaltmque età., m~~o soltanto verso soggotti indenni da ognj c onta· gio bacillare e che non reagiscono a lla. tubercolina. Da lle ricerche di moltissimi autori e dalle esperienze V(tecina.li fatte su la rga scala in varie Nazioni di Europa e di a lt ri continen ti, risulta che l tl vaccinazione ca.lmettiana non esercita alcuna influenza. nociva. sullo sviluppo d ci fanciulli e che morbilità e mortalità. tubercolare sono quasi nulle n ei vaccinati, pur a lle· va.t.i in ambiente famigliare infetto, purchè si sia presa la. precuuzione di proteggerli per un mese d op o la. vaccinazione da cont.a.tti iniettanti. R icordiamo che su 52.777 vaccinati in Franc ia fino al 1927, 3808 ri mast i in ambiente infetto subirono w1a morta.liW. tubercolare d el 0.9 %Ri cordiamo che We ill-Hallè d a l 1924 al 1930 h a sl'guito 1029 Yaccinati col B.C.G., d ei quali 359 prove nivano da ambienti contaminati, 264 da ambienti sospet.ti e 406 da ambien t i sani. Alla fine del 1930, 890 godevano ott.ima salute e 70 erano d eceduti: di q uesti soltanto 2 per tubercolosi, però erano riJTUlst i fin dalla nascita a contatto con genitori infetti e perciò contaminatisi, prima di aver potuto beneficiare dall'azione immunizzante d el vaccino calmettiano. Ricordiamo ancora che lo Scheel di Osio ha applicata. la vaccinazione su a llieve infermiere di 29 anni, non reagenti alla tubercolina ed obbligate a stare w1 certo tempo in ambient.e tuberco lare. Praticata la vaccin>lziono per via. ipoderrnica., la durata d ella immunità potè essere seguita p er circa tre anni. Ricordiamo infine che Boisseau e Nocle lot, i quali avevano anch e Yaccinati per via. ipodermica nel Congo Belga i fanciulli nell'età scolast.ica non allergici, senza. notare in essi alcrm disturbo e col 50 % di reazioni allergiche acqui · site dopo tre mesi d a lla inocula-zione, ebbero 1'8 1,5 % di reazioni positive dopo 9 mesi in vaccinati p er via orale, propinando ai vaccinandi tre dos i di nn crnti· grammo ogni 48 ore. Tali reperti così probativi hanno port-ato g li AA. a premunire circa due· mila indigeni di età variabile dai due ai cinquan ta anni, con dose uruca anche per via o rale: con tre, cinque, dieci centigrammi. Ora dopo t re mesi, la p ercf:'n· tuale d egli allergici in 161 soggetti controllati fu d e l 77,63 %; era più alta n ei soggetti ch e aveva.no ricevuti quantitativi maggiori di vaccino e pari all'89,74 % in coloro eh(' ne ave,·ano avuto cg. 10, ed infine d etta percentuale è risul tn ta più ele\·ata di quella cho si e ra avuta con il vaccino p er via ipodermica. È e vidente l'importanza capitale di C")nes ti esp erimenti, eseguiti in massa in a mbienti tropicali, dove l' ig ien e è un mito ed il contagio tubercolare la nonna. Ma il vaccino calmettiano non è andato e8('nte da critiche, sia n ei riguardi della sua efficacia che d ella s ua innocuità. P er Morelli i buoni risultati d e lla vaccinazione ealmcttiana d ebbono attrib uirsi alle misure profilattich~ sociali sim\Ùtaneameute attuate ; ed Ilvento o Bocchetti s i domandano se l 'effetto d ella. vaccinazione non s ia. analogo ad una n'a zione anafilattica e se l 'irrununitò. conferita sia poi dm·atura. Dreyer e Vollum hanno pot uto ottenere degli stipiti virulenti colt ivando il B.C.G. nel brodo in profondità; Lignières con infissioni in serie in terreno all'uovo a nche st ipiti di B.C.G. debolmente virulf'nti p er l<' cavie .

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Hormacche ha constatato che iu cavie infettato in precedenza con streptococchi il B.C.G. produceva lesioni tubercolari, le quali dopo il terzo passaggio erano progressive e tendevano alla generalizzazione. P ertanto si domanda. se non possa. avvenire nell'uomo w1a simile rivirulentazione del B.C.G., nel caso di iniezioni streptococciche accidentali. Petroff e Vvatson in animali di laboratorio inoculati con forti dosi di cultura di B .C.G. trovano lesioni tubercolari in ragione dell'l-2 %, p er cui temono che la vaccinazione con ba-cilli vivi possa costituire un pedcolo per l'tunanità. Kirclmer afferma che la resistenza. dell'organismo vaccinato è molto variabile e che non è stato ancora dimostrato a s ufficenza. ch e il B.C.G. sia un virus fisso. Anche Schroder è dello stes.<;o parE're ed affc>rma che il bacillo calmettia.no non immunizza m eglio d ei bacilli uccisi, con i quali si deve esperimentare su la rga scala, data la loro constatata innocuità. Nohlen fo. osservare che il B.C.G. non protegge le scimnuo contro una ulteriore iniezione umana; mentre Lowenstoiu affer·ma addirittura che la Yaccinazione con bacilli vivi è una illusion e. Una. severa disamina p et·ò, non basata su ipotesi, preconcetti od idee p ersonali, ma su dati di fatto constatati sia in laboratorio che nell'ambiente sociale, si risolve in tutto favore d ella. vaccinazione calmettiana.. Park, K ereszturi e Mishulow hanno cercato, mediante tutti i possibili metodi, di ridare la virulenza al B.C.G. senza p erò ruscirvi, osservando invece che la mortalità per tubercolosi diminuisce tra i fanciulli vaccinati e rimast-i in contatto con genitori tubercolotici. Calmett.e, Coulard, Camtacuzénne e Chia r·i trOYfmo che le alterazioni istologiche ca.m:;a.te dalla inoculazione di 500-600 milioni di bacilli calmettiani nel coniglio, sono rappresenta.te da noduli, i quali ricordano quelli tubercolari; ma che non gitmgono a lla n ccrosi e tanto meno alla caseificazione, m entre tendono alla guarigione, portando dopo due o tre mesi alla completa Testitulio ad integrutn. Risultati analoghi rileva- Maximoff inoculando il B.C.G. in colture di t essuti in vitro, mentre Gerlach non può che confermare la costante guarigione delle lesioni. Lo stesso Ligruères, pur avendo osservato che i conigli dopo inoculazione con emulsioni di organi di animali precedentemente inoculati col B.C.G. diventavano cachettici, senza presentare all'autopsia. alcuna traccia di lesioni tubercolari n è reperto di bacilli di Koch, non potè affermare cho fosse il B.C.G. la causa della. cachessia o non, p er esempio, il fatto della. inoculazic.me della poltiglia di organi. Anche Laurent e Caussimon constatano che le ripetute inoculazioni di B.C.G. portano alla cachessia degli animali inoculati, senza p erò alcun reperto specifico; caches.sia causata probabilmente dalla tubercoliJla secreta dalle colonie viventi del bacillo calmettiano. Ma ciò non è che una ipotesi, la quale dagli autori non è stata potuta mai dimostrare. Galli-Va.lcrio su due cavie e Seifert su sette inoculate hanno un solo reperto di tubercolosi generalizzata, p er cui non sono da escludersi eventuali inquinamenti esterni, anche perchè risultano molto poche le prove praticate per essere sicuramente probative. Togunowa, Elbert, Assis, Silbert, ecc. non hanno mai riscontrate lesioni tubercolari n egli inoculati· col B.C.G Grawford e Cottom, per controllare un reperto positivo avuto dopo una inoculazione, ottengono dai controlli 48 reperti negativi, dopo che agli animali inoculati era stato precluso qualsiasi contagio esterno.


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Anche le ossen·azioni di Nobel .si ri,olvouo in ìavore dd H .C.U., in quuuto ehe le lesioni similtubercolari riscontrate e paventate da ll 'A .. stauno a dimo strare l'azione tube rcoligena del bacillo calmettianv, p es· il iat.to clH' K obel non ha. mai potuto affermare· che esse avessero portato gli animali a morte. P etroff allo scopo di dare una spiegazione ai casi di inf~zione c he s i potrebbe ro ave1·e ne i vaccinati, con colture in substrati specia li ha otteuut.a la dit>-'>O· <:iazione d el bac illo ca.lmettiano, osservando una l'O IIl colouia di tipo S. pat.o· gena su varie migliaia di tipo R. Ma a prescindere dal ìatto che se una tale p~r­ centuale di colonie lisc ie fosse re almente pre::st•nte nc ll<' n011nali inoculazioni, l e cavie vc rrc?bb e1·o tutte ra pidamente a morte, st an no le e;operienze di nume rosi altri rice rcatori (Park, K oschkine, Gerlach, ecc.). i qua li, aYPnd o ripe tute le prove di Pe troff, hanno ot,tenuto i due g(.'rmi cli.s.~<)l' iuti, ma entrambi pri,·i di qualsia.:si Yintlenza, come lo stipite originario. ·N ou nu.ncano o.ncora ricercatori che s i domRnJan<J. con ~iu.-<t ifìca tn preoc· c upazione, se il bacillo calmet.tia.no, os.-;endo di ve ntat-a arti ticialmf' ntt' M-irulento, sia da considerarsi un g erme variato, anzic hè mutato, e p<'rc•O sempre nello stato di poter riprendere la sua orig ina le patogl!ncc itit in P•'Culi11ri condi· zioni di esistenza . Risultati negativi sono stati ottl:'nuti. m N·cè inn•unt>ri'\"Oli e"pl:'l'i~.:nze con• d ott.e da Krans, Wischnie v.~ k~·. Parisoo, B uzo le t ed a ltri , pl:'r cui da lla m uj:!gioranza d egli esparimentatot·i si tuumettE' og).!i c he, in SPp:ui to nlln azione inibitrice che ha agito sul bacillo p er circa tre lnstri. il germe calnwtt inno sin ora stabilmente apatogeno, pur non potendolo con.::;ide ra re a.fì'atto qthlle gt•rmc mutato, in quanto è sempre un ceppo di tipo bo,·ino ma aYirul t' nto. Infatti ai due concetti rigidi delle mutazioni e rh> llo nuiazioni. oggi ,.it>ne considerato un terzo, in conseguenza di molti f atti a:ssodati di recente, s pecinlmente in microbiologia. All'uopo non ved o d i m(>glio clw ripPtt•n• iu est,•so q nnnto hanno scritto al riguardo :\faggiora ed Ih-ento: "Si è d t•t to che il m!lte ria le e reditario non s ubisce, è ve ro. mutazioni pe r e ffe tto d ell'ambie nti'; ma , si' le condizioni di quest'ultimo sono più favore ,·oli alla v ita d t• ll n stirpe . il numero di mutazioni prodotte è maggiore, come se il materiale ,...,,ditnrio. po~t o in stato di m')lti plicarsi piit rapidamente ed int E'nsam~ nt.e . perde.s..,;t' <'[ua lrhe rosa d i'Ila sua s tabilità. Inoltre il prodotto di alc une mutazioni, che sarebbe p t>rit.o in ambit>nte più contrario, s i consen·a e riproduce nelle condizioni iu \'OI't''·o l i. In fine k con· segue nze di una mutazione non sono tutte vi.~ibili alla prima g•' n<' razion•' · ma si e vide nziano ne lle g~:merazion i s uccessive in a mbien te ftworevole. Sono queste interpre tazioni ed. ipotesi di la ,·o ro, c he te ndono a s pie):'!are un fatto incontrove rtibile: la comparsa di nuo ve stirpi con IUIO\"i c ara tte ri e reditari sotto l'azione d e Il 'ambie nt-e di vita. Ora il B.C.G. impone in m~niera acuta que.>to proble ma, poichè il genne è sta.to ottenuto dn un bacillo bovino virulento a traverso 230 g enerazioni, durate in complesso 13 anni. I caratteri di esse sono stabili? ecco il problema pos to non solo agli effet.ti pratici (!,•Ila vaccinazione antitubercolare, ma. pure riguardo ad un grande principio di g ene tica. e &d una legge generale della vita. Le ricerche esegui te dimostrano che il B.C.G. conserva tut.ti i cat·atteri d el baoillo tubercolare : produce fiogo3i ed eHuJa.ti, dà. luogo a ce llule g iganti e cellule epite lioid i, conduce a. caseificazioni e fibri ficazioni. M:a la virulenza è ridott.a., t anto rho quest i proces.<Ji vengono rapidam.?nte al'resta.ti per la reazione offerto. d agli organis n'li d e lla c1wia, d ei bovini, d e lla scimmia, dell'uomo. Vi sono qua e h\ asserzioni


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di virulentazione progressiva fino alla morte; ma sono contestati ed in ogni caso si tratta. sempr<' di una minoranza di fronte all'e norme numero di inocula.zioni fatte finora, o>icchè si devo co ncludore sui do.ti c h o abbiamo a.dcsao alla. stabilità ereditaria de lla d ovirnlentazione, raggiunta con la modificazione delle condizioni ambientnli •· Anche il pericolo che il B.C.G. prf'disponga ad altre infezioni è stato assolutamente bandito, non solo, ma Albet-to A.woli, con la messa in evidenza del fe nomeno ddl 'anacoresi, ha dimostrato che un tessuto impregnat-o di B.C.G. sia uu R.ttivo terreno chemiotattico po~itivo e distruttivo di germi circolanti. Il B.C.G. ha. anche azione po.raspecifica immunizzando la. cavia contro il baci llo ~d(') carbonchio 4 settimane dopo l'inooulazione, conferendo energica re.~istenza contro infe zioni :subaoute da bacillo di Bang, e spiegando azione cm·o.tiva. n<'ll'<'CZ{' IlH\ d l•i neonn.ti; senza dire che Monaldi, Ninni, Nelis hanno ottenuto aumento di emolh:;irte e di agglutinine in animali ,·ac<'ina.ti, ·dopo ino· culazione eli bacilli carbonchiosi e di batteri paratifici. Ma non mancano ricercatori che mettono in dubbio la efficacia stesso. della vaccinazione , per il fatto che l'immtmità. da B.C.G. cesserebbe dopo qualche t e mpo, pt)r cui l'organismo si vorrebbe a t rovare di fronte a lla infezione tub<'r· colare come nello stadio preccdt' nte alla vaccinazione s tessa, assolutamente nuovo olia infl'zionc. Un t 1d" p.·ricolo potrc hbo sembrare a tutta prima veramente grave a danno d c i v.~rl' Ìna,ti . Anche Ct~.lmette riconosce la necessità. di rinnovare una o diverse volte ltt Vt\ccinazione nolle diverse l'tà, in modo d a as,<;ict u·çu·o ai soggetti \Ula pn·mnniziono <'he li metta p<' r tutta l'esistc•nza al riparo d1\ contagi accidt>ntali. :\fa anche i cont,ngi accidGntali, qn>Lndo non portano ad una infezione evolutiva, hanno Ytdorc immunitario, p;>t·chè rappresl'ntano la vaccinazione naturale, que lla sportt<tnl't\ la qualo, come n.!Tm·m•t ::ÌI11H\I·I'lli, avviene nell'organismo che soetost.à. ad in[,~zioni medie e >~ubmetlie tubercolari. contraendo un focolaio perfettamente :<ile nzioso, que llo poi che protegge dalle infezioni medie ulteriori la massima p.ute degli abitanti de i grandi agg•·P-gati urbani. ::ii tengn ull'unpo presente che il vaccinato vivf' in mezzo all'ambiente sociale, sempre più o m eno bacillifero, pe r cui il pa..:;saggio dallo. premunizione alla allergia, caso m a i, si ve rificherebbe por gradi. Del resto quelle e queste non sono ohe delle pure ipotesi, poichè, avendo la vaccinazione calmettiana appena due lustri di vita, contingenze de l ge nere finora. vengono soltanto temute e pensate, ma non cotl-«ttttate s 'curam<>nte. Al t ra crit,iCI'\ a lla vaccinA.zione c~1lmettiana è che essa possa f'ssere solo adoperat'" in soggetti int!Anni da cjual:'liasi ÌJUt,>ziOJle bacillare. In rfft'tti l'iniezione vaccinn.le accrescere bbe lt\ !''3nsibilità alla tubercolina ed alle rC'infezioni con la comparsa del fenomeno di K och, venendosi così a ripet,ere lo stes.->o pericolo che alcuni spedmentatori hu.nno prospettato per il vaccino Maragliano e per quello di Friedmann. È vero che all'uopo Calmette stima necessaria wta accurata osservazione della reàzione tubercolinica, sia colla cute sia con l'intradermoreazione, la quale deve essere ripetuta p er due volte alla distanza di una settimana. Ma ciò si rende necessario soltanto per In vaccinazione o la rivaccinazione degli adulti; mentre sappiamo che è nei neonati che la vaccinazione antituber· colnre htt un valore p•·ofilattico di alta importanza sociale; poichè immunizza


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l'uomo nell'età. in cui j pericoli del contagio sono enormi e quando si può dire che nessuno sfugga. alla infezione. Gli adulti allergici sono già in istato immunitario, p e r c ui non convien€1 intervenire per tema. di interrompere quell'equilibrio peroolare, il quale da solo salva naturalmente tanto vite, senza. dire che non possiamo ancora conoscere quale sarà. lo stato immunitario avvenire dei neonati vaccinati e se essi avranno poi proprio bisogno di ulteriori rifornimenti vaccinati, dopo aYer s uperato feli· cemente la prima battaglia !\ella prima infanzia. Nemmeno la tt·agedia di Lubecca, che costò la vita ad una centuria di piccol i martiri e che sombnwa destinata a soppellire per sempre il B.C.G. è valsa ad offu· sca.re la chiara iruwcuità e la preziosa azione immunizzante del vaccino cahnettiano. Il tribw1ale tedesco, su la base della chiara relazione La.ng, riconobbe che la st~e di Lubecca non era stata causata dal vaccino di Ca l mette, ma in seguito a sciagurati errori comm3ssi da. quelli, che soltanto avevano il dovere di conservarlo e di adoperarlo. I ! clamoroso processo con la sua sentenza., che colpì molto severamente i responsabili d ella de plorevole disattenzione, ebbe una. duplice conseguenza, scrive Sanarelli, non del tutto disutile: valse a far rifulget·e l'innocuità assoluta d el vaccino Calmette, sommergendo nel ridicolo e n ella vergogna i non pochi avversari che s tavano forse in agguato, pronti a sfruttare una eventuale sentenza. sfavore vole del magistrato. Sono milioni di fanciulli già trattati col B.C.G., continua l'Igien ista di Roma, senza. che si siano lamentati mai inconvenienti ad esso imputabili; nella sola Francia sono a tutt'oggi oltre 600 mila i bambini vaccinati. Le ultime constatazioni statistich e hanno m esso in evidenza ancora umt volta. che, mentre il tasso di mortalità. tubercolare d ei bambini non vaccinati fra. un mese ed un anno di età, costretti a vivere in ambienti famigliari contaminati e cioè a contatto di congiunti tubercolotici, oscilla fra il 16 ed il 25 %, il ta..«so della. mortalità dei bambini vaccinati, viventi nelle m edesime pericolose condizioni di cui sopra, raggiunge appena il 2 %Nel decorso anno ben 282 medici francesi i quali fra il 1924 ed il 1932 avevano vaccinati i propri 5 14 neonati col B.C.G. dichiararono di averne perduto ;~oltanto 1'1,3 % ed uno solo per malattia di dubbio. natura tube rcolare, nonostante che 100 bambini avessero vis.'mto in ambienti contaminati o sospetti . Tuttavia. soltanto l'avvenire potrà dirci se i vaccinati in t t>nera età col B. C.G., divenuti adolescenti e poi adulti, conserveranno o m eno lo stato di P'""'· munizione antitubercolare acquisito nell'infanzia. Secondo Sanarelli tutto fa riten ere che tale stato si manterrà, anzi si rafforzerà. Ad ogni modo noi possiamo sempre negli anergici pos itivi prat-icare la rivac<"inazio.ne, poichè, come abbiamo riferito, sono già sto.te praticate vaccinazioni col B.C.G. anche in adulti sia per via. ipodermica che per via. orale. Anzi le prim.e applicazioni d ell'orovaccinazione antitubercolare fra gli indi· geni del Congo hanno non s olo dimostrata la. innocuità e la facile applicazioni' di tale metodo vaccinale anche negli adulti, ma messo in evidenza effetti profilattici addirittura. impensati. Una parola decisiva. sulla. efficacia. o meno della vaccinazione antituberco· la.re, sia essa praticata. con germi viventi o con germi morti, ci sarà. data dai ri· sultati lontani di tale pratica a sl alto valore immunitario, dato che la tiuberco-


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K~lCll

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fosi è una. inJeziono lunga, t cna.ce, e sovratutto ins idio~a. sia nei sintomi. sin nelle lesioni, sia nulle sue manifestazioni . Ma. anche una tale constatazione offrirebbe il fianco alla critica, p er il fatto che la. vnccinazione è sempre int.egrata nelle Nazioni civil i da tutte le altre pro,·videnze, cho gnwano non poco col loro contributo profilattico sociale. Soltanto vaccinando un 'intera popolazione e !asciandola in balia della ~ua vita abituale, si potrebbero trarre conclusioni d ecisive. Ora d(l noi in Ita.lia, ad onta d elle disposizioni ministeriali emanate in due c!hiare ed esplicite cir·cola.ri, la. prima. del 10 febbraio 1933 a finna • Arpinati • e la seconda. del 3 gennaio 1934 a firma« Bufì'arini •, nella quale il ~finistero dell' Interno ribadisce il concetto • dell'opportunità dell'applicazione dell'importante mezzo profila.Uico, quale è la pratica della vaccinazione specifica sia con vaccini viventi che morti, perchè di valido aiuto nella lotta contro la tubercolosi » l~ ve.ccinazioue non è ancora sentita. e compresa. Doi 92 Consorzi Provinciali Antitubercolari, ben 49 non hanno nel 1933 pruticat.a alcunu. vaccina:tione, m e ntro gli a ltri hmmo fatto eseguire soltanto quattromila vaccinazioni circa. Be n poca cosa di ft·onte al flagello che ci incal:t.a! Nelle colonie le cose vanno, per fortuna, be n diversamente: in quelle francesi si sta. operando in mq,s_'la co l v!lccino calmsttiano, e così nella. nostra Somalia per disposizione di S. E. Rava, che ha ordinata la vaccinnzione obbligatoria a tutta la popolazione indigena col vaccino Mara.gliano, cominciando in tal modo a realizzarsi il verbo fatidico per tanti lttstri ll~nciato dal Vegliardo Genovese. L 'A. accennato al rn0rbo sociale millenario ed alla sua. contagiosità., g ià. sancita in Ita.li~ da. tre secoli, espone le ricerche più impòt'· tanti sulla etiologia della tubercolosi, dalla scoperta di Koch agli studi sull'ultra. virus, mettendo in evid enza i contributi italiani per chiarire la biologia. del virus. Tratta della pi'061a>si immuuitaria antitubercolare umana, riportando ricet-che, esperimenti, dati, fatti e critiche sul vaccino 1\'laragliano e su quello di Ca.lmette, auspicando alla vaccinazione totalitaria, la quale dovrà portare un potente contributo nella lotta. ,;ociale antit.ubercohue, rnercè )Il. premunizione tlelle genera.zioni. RIASSUNTO.

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RIVISTA DILLA STAMPA miCA ITALIANA ESTllANIERA SANITÀ MILITARE L. SESTINI. - È possibile una guerra batteriologica? (Anna li di .Med icina Kaq\le e Coloniale, ia,sc. settembre-ottobre 1934- XII). Il problema d ella cos idetta g ue rra mic robica com inua n t t'nc-r d(•.sra l'tt t tonzione di medici, e di profiUli sopratutto per que l tanto di incognito e d i mi ><t t'rio:;o che esso racchiude. Quando poi di argomonti d e l gene re ~'<e n <> impa rlroni,:;ce la i!tampa politica internazionale sa1tan fuori le dicerie pii1 tl::<.-<UI'dc . E d è pe rc iò opportuno c he di tanto in tanto n e i pe r'io dic i medic i appaiano degli anico li ben pens~tt i e scritti con discernimento, i quali rimettono la q uest iorw ne lla sua g iusta lu<'E'. Il gene rale medico della R. K. prof. L. SESTLNr in tma t"i vista ,:;imetica . che e ra già. s tata oggetto di una confe ,·enza tenuta alla Scuola di Sanità. mili t are ma ritti m a a L a Spezia il 17 agost.o 1934, dopo aver ricorda to IJ,-e,·emente i prec<>dent i di?"lln questione e le opinioni di taluni antor·i. sviluppa i due punt-i essenzia li. e e ioè: i ge rmi infett.a.nti più idone i allo scopo f' le mod a lità d e l loro irnpiej!o . Trattando d e lle modalità di diffu.~i onc d e i ge rmi p~Hogen i. l'A. ('lt•nc•n.: mezzi aerei, artig lierie, uomini, animali . Gli a eroplani sono ritenuti i mo;zzi pill idon e i allo scopo, s ia diretta men te mediante poh ·erizzatot•i f' diffui<Ori ins tnll uti nPtla cartinga, s ia indit·ettamente me diante fiale , bottiglie, bombe bat te l'iologiche. Molti du.bbi sono aff\cciati sull'impiego pratico d e lle a rtig liPrie per di>'sen1inare i germi. Gli uomini potre bbero essere strumento di diffus ione q ua ndo ritL'lci:SSero a. stabilirsi in territorio nemico e a servirsi inte lligen tem en te de iiC' culture mie ro biche. Anc he gli animali sono s tati preconizzati p er la difftt.~ione di malattie epidemiche. Fra i g ermi pat,og eni pre visti ùa.i ,-ar-i AA. come aggre;;si,-i bntte rici il B. pestis sembrerebbe il più indicato. Fnl g li agenti tli ma.lat>tie epizootic he il S ES'riNI è d e l pare re che bisogna t em en·e quello d e lla mo tTa . io rsP anche que llo del carboncino ema t. e d e ll'afta epizootica. Ma. ,:;ta biliti i dnP pw1t i t::;.;f•nzia li de l problema, occoi·t·t> esaminare tutti que i fatt-ori necessttri p t>rchè il g.:·nne patogeno ~pporti l'infezione , la malattia e poi l'e pidf.'mia . E questo l'aspetto più difficile, dal pw1to di ,·is ta pra t ico. dt>ll"• a rmtl ba tti.' · rict~ •; e nessuno può dire a questo riguardo l" ultima parola pe rc hè non abbiamo alcuna. esperienza vissuta e pe rché non s i può t"iport a re senz" a ltro all' uom o quanto si prat ica s perimentalmen te s ugli animali. Si d evo q uind i rìcon t> re a d t~ lle a.nolagie e pidemiologiche, a. d e lle ipotesi che pot re bbero un g iom o dimostra rs i erronee. Il SESTINI rife risce l'ultima opinionE' d e l TRILLAT, a pt·oposito cle ll"in<)uina men to d e ll'a ria con germi patog eni, il quale fa notare come s ia necC'ssario mt insie me di c ircostanze che non si trovano ritmite ogni momento. È Rnche riportato il parere d e l BERTARELLI, il quale sostiene che la. pos.~ibilit à d e lla guerra mic robica esiste scientificamente, ma che pn:tticamente è diffic ile e c he i ge rmi piit fac ilmente usabili sarebbero il B. pestis e il B . tularense. Conc ludendo l'A. crede che la, << guE-rra batterica è scient.ificanwnte possibile ma i suo i effetti pratici in gt>ne rale sararu~o limitati. in ~peci ~> n<' i P a e:> i a c i,·iltà. superiore . In questi fin dal tempo di pace s i prov,·eùe al r o,·ganizzaziono ed attrezzamento di istituti scientifici civili e militari per la e:;attn dia gnosi clinica t.' pE• r la più perfetta profilassi dire tta e indiretta. d e lle più note malattie epidemi co~ont.tt~i ose» . Sba razzat.a cosi la ,-ia d a scettic is mi apriori~tici " da allarmi ing ius tilicati s i p uò d iscute re con 8erenità e prudenza. a,·va lorate d a lunga prt'para zione >lCient itic a, intorno alla {jUt>:>t ione d e lla •• Guerra microbica •· RElTASO.

A. MAGRONE primo capitano me dico. - In tema di guerra batteriologica (Eserc ito e Nazione -novem bre 1934.-Xlii). L'autore nel suo lavoro che è wto s tudio di a ggiorna mento su di \Ul mc:-zzo of!ensi:'o. intorno al quale ~t~~alm~nte tnn_~ o s i discute, prende lo sp.un!o dali~ recent1 nvelazioni d e l pubbhc1sta. mglese ISTEED sulla pretesa prepa1az1one dei


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RIVISTA DELLA STA.'IC.PA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

tedeschi n e i riguardi tle lltt guerra. batt.<'l'iologira. pt>r trattare a fondo la questione «se è N'n.l izzab le prat i<·anwnt.~ la gtwrra battt-riologica e qual i provn, dim enti sono attuabili per combatterln. • Dopo ave r accennato !tll t> J)N',.unt.e modnl tà. con cui tole mezzo offensivo ~<ar••hb<> RtA.to n.tt.nato dai r~•clr:<chi dnrnntf' In g'IH' rra PuropNt.. >:f>('rie nei confronti d oj:!li nnimnli (cnn1 lli t' bovi ui ) ed alla natnr~t d••gli f'>~perimt•Jlti ;:;volti, secondo le :<nucc••nntlt•· .-iv.·lazioui d ullo :::)T.EED, Jui t••ch·schi ste::;si in tHllUW città dd la Francia, sui m••rorl i l' nwzzi p1ì1 nÙt\t.ti lètd attt1aro la guerra microbica, pa:<.'itl in raw•gna le Vll.ril• muln t t i P clw enn maggioro pro ba bi li tù p otrebbero t>Rfl<'re d iffw::e a scopo oollico. E p···· ogni 111Hiattio. <Iii lo principali notizie c irca l'agf•ntf' patogeno, circa g li evcntua,li ospiti int.:-rmedi obbligati, ed intine sullo più importanti manifesta· zioni c liniche. l• s ul <:amt k ro epid··•niulogico. P >trtRndo poi dn.Jln nut tu·ttle premf'>;s.~ C'ho r••r d f' tl>rminare le malattie in· fottive OCCOl'roJJO ing•·nt i !JIIItlltità di microbi, l' eh ,• pN i comuni bisogni di pace p>;i!'<tnno n p punto <lt·gl i tLJ.IJ "'"iti gabinPtti d i mic•·obiologin. n niva all e conclusioni eh,• p•·r nll,·:<t irt' in tr1npo di ~ IC't'rA le quantità di cu ltur<• batteriche n ecessarie n. ,.,·ol![··•·•· nllH<:dti mier.,bi<· i. i d <' t! i In bun1 t ù l·i d i pacfl d t> h bH no tra.~formarsi in lnbnrHt<H'i d i !,"llt' l'J'>I , nnnlo~nm,• ntP 11 <tuant<> H\'v'if' lll' pC'r lP industri!' m e tallurgicht· ,. g li ,;tHbilinwnt i dtill1i c·i nt·i ri,((lllll'di tlt·ift· armi. n.tmizioni <>d aggressivi chimiri . .Pns."<tl iu "'"'l.!llito R tl'llt lHI'tl dt•llu modulitù dn >lt tHHI't:' nt•lla d iffuo;ione dei microbi putogt•ni. :<oft',•rm>mdo><i ;:;u llo• du(' principali vi.- di loro introduzione n<>l nostru orgs.mi:,uto, \"Hl t• a d i n• la viu l't'><Jii ratoria e la. via d igt>:>l iva. sui conseguenti tnezzi. at.ti a realizzurtJ tHit• d ffus' () n<'. cio<• <p tt' llo 1\Preo n. nwzzo di vel.vol i, e que llo mummie attravt?l'>'<l il dq>r>:>ito di cultnre mirr-obiehe nPi corsi d'acqua. n('i fìumi. ncllt• cist e •·ne. nt>ll•· ri:<t't'\ 't' <l'tte4uu. A qur:<to ptmto l'autorf•. andlf' nmn~t.>ssr~ com~> attnat.a t aie diffusione micro· b ica. t••nute prl',:enti lP ()(>no-;(·•·H'l-t' :<ulla. mi crobiologia. ed 4"pidemiologia, tenuto con t n dt•i fattori m~?t ('rcol~·gil' i. ><i domanda se il d etPrminare t'f'tettivame-nte gravi •'pid•·•nie à cosa prat ieofu,•ntt> mggitulgihil<' . Con argonwnti tl'indul.- :«:ic?ntilit·t' •. t·on i <hHi de ll'esperie-nza e pidemiologica. :;uggPt'itip:li dni 1·isultati tlflPHI'>'i ~;u puhbli<'t1zioni rec<'nti di illw;;tri scienziati, quali il );'ICOLLE. il LnEF'~'J.I::H, il J)A)I\'S'J: lo .Jt'HI'E:-<s, r~wtore, tc-nu~o eontQ che p er lo ;;viluppo di ogni <'pidt>min O<'<·o rrmlo oltre i microbi. specinJi favorevoli condizioni m•ll'tunbil•ntc• •' nf'll 'org(mismo uman o e:<posto a l contag~io, e eh <' pN molte malattie inft• ttive lli'C<':<.-<itano anche o:;piti iuturnwd i ol.Jbligt•ti . ft·n t>nd o pre!'Pnte c he n.llo ~<tato attu ai(' dt?llt• con oscenze nP!';.'<tmo i'<C'i•·nziato può vAntarsi di a.,·er e rt>uto tula nuoYa. rnalat ti a in (etti ,·a. che sfugga il Ile lq.!gi n t~.t 11 ntl i <'JlldPmiologicht>, ,;i riti Pne autor izznto a m•gare ht possibilitit di do·t•·•·•ninttrl' Il l't iliC'inlnwnte gravi <i' pid1·mi1·. :\"tmo><tante Je CO!l<•ht:<ivni 11!'$/;0tive, cui l'~luton• Ò p;:orvcnuto con la prima pnrto del ><IlO lo,voro che 1·igun rd n l'attunbilitì• o lllt'llO della guerra microbica, egli :;i d.l'iondt' <'gunlnwnte a trntttllV IH "'' cvndn qurstimw, che b tt lo scopo di far cono:><·•'•"<' le• pr~:~videnzt' da a t. t 1111 ··~. 11l'l' eombu tt<·t·t· il nuovo prestunibi le mezzo di oft••,;a, OPI la con,o;i<h·razionr C'!w. J'lll' con "''<li'"~'~ p•·ohnbi lit t\ rli succef'so. il nemico si s.•t'YH· •It·ll'•trmo. b>lt tPI'iologicH e ntgj!Ìilll!(a lo scopo di i11r sviluppa.re dPIIe epidem f". p,.,•tn..r t•• n t 11 lP ;.:copn d,, llt> nozioni sullo ,,.i luppo ed nndanwnto e pidemiologico tJ,·IIe princip11li 1nala t t i•·. S<>ftPrmnndo><i act illustmne quali ~ono le cause ambient-ali e quali qu<'llu ìndividuHii clw. minurnndo In r•·si st euzu orA:anica. influiscono, in particolarmodo, sull'attl'<'hinwnto., difnt -<i<•tw dt• ll<' ntalattJ•· inff'ttivn c ~·nlrapido 11vi . lnppo di tma. epidPmiu. •·· tnwndo r1uind i lt• pn1tich•· conc·lul:' im•i c it·ea le norme atte a Jwnt•·~llizztll'"' o •tnnnto lllt·n•>. nttPnnm·t• i p••ri!·<\li di una l'l"idcmin. T•·ottn ntìne d PllH mi:<urt• g\'rlt'ndi. lt· piì1 idouP•· Il pn·,·•·nir<' h· t>pidemit.', soff•• t·•nnndosi a far conosc• ·r,. <tw... lf• · t o t ttl it a•·ip n t t ll>lt<- dttllt· t~.utori t it re,;pon:<a.bi l i, e clw. orm H i >San zio. nnt<" dull'•·~<p<>ri•·nzH. mpprl'><entnno un'anna h< n \nl;dù con t ro In ,-yiJuppo E'pid•' mi<:o r(,.JI,. 1windpnli rntt.lntt ie infetti...-.·, qu.-11,• paJ·ticnlnri pt•r· o~mi -<ing:oln f01·ma. in(dt iva. ,.d >I.C(' l'lll mndo all~t siet·o e vucciJ IOJWufi ln,.;:-:i . n llc nuLi an ti~ttiche. Il lnvoro. eh<' tc•·mina -iiii.!'J.(<'I'C'nrlo le misuro pii• pn11 ir·hr •·d <"k·mcntari da attuarsi dai singoli indi,·idui in v1;.:t 11 d i tmn ('VI•nt1ml,· offt' SII microbjca, e p er premunirsi n e lla m'isura del pn,;:<ibiJ,. dni JWI'Ìcoli di '' "><Il. è n •dHt to in formn pinnA in modo da. ra.ggiung.. re lo !;'CO)JI• di ''"'"''~''' C{llll}JI'I'"'o uneh•· dui proftlni di i jlH'."<tioni e di termini scic-ntifici, e di tliffo11d•·r•· nozi11ni ut di •·d int•·•·•·:;><ltnt i 11n prubl .. ma di grande nt.tuali t ò.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA .E STRANIERA

M. R. ROUYILLOIS (in collaborazione con CRISTAU e LmoEors). - A proposito della diagnosi precoce della tubercolosi nell'ese rcito - (Bulletin de l ' Académi~ d e médecine- seduta del l 7luglio 1934- Vol. CXII, n. 27). Un problema d'importanza veram ente capitale, ne lla scelta del contingento di le va, è que llo de lla diagnosi precoce d ella tubercolosi polmonare sia ne ll'inte resse d e lla collettività militare che in que llo d e i s ingoli individui. P erò, ta le problema non può essere afimntato in modo scrupo loso che solo all'arri\"O d e lle re clute ai corpi, ove , s ia il maggior tempo disponibile che !"ambiente più fa,·orevole, possono conse ntire un esame accurato. c h(1 può ('Ssere compltltato da indagini radiologiche e di laboratorio. Allo scopo di rende re ancora più perfetta. quE:>st a ~' lezione a.i corpi, s i è pensato da un cer to tempo, e non solo in Francia, di praticare, indi· stintamente su tutte le reclute. l'esame radioscopico d el torace, in mod o da cer care di m ettf're in evidenza, anche in individui clinicamente n on sospetti , i primissimi segni d e ll' infezione tube rcolare. L 'A. si occupa d e lle q uestioni c he s i rife riscono a ll'attuazione su larga scala. di una s imilE> inchiesta ra.dioscopica, s ia pe-r l]Ul'l che rig lllu·da. le modalità di applicazione sia per la reale u~i l ità pratica d c i risultnt i. RicOJ·dn che ><in dal 1902, in Franc ia, fu fatto un e;;porimonto d ' inohii:'Ma radioscopica in un battaglionto" di cacciatori. e che, d opo la ~u<>na., son:> state 1·iprese in p•·opoi!ito rle ll~o• ric1• rc lw sistematiche, s pecie ne lla Svizzera, e>;tfmdendole anche lll'!!li ambien t i uni,·e rnit.ari, industriali e commerciali. Il p~-'rff'ziona.rnento raggiunt.o ne lla costruzioni' dE-gli apparecchi, e n~ lla tecnica d e ll 'esame radioscopico, ha invo!llÌJ\to ad estendere sempre più que:;te ricercho. Nel 1928, infatti . furono esaminnti radioscopica.mente 1500 individui ed iJ num<.' ro d e)!!i Mnminati è andato aumentando st'mpre più, ragg iungendo 23.000 reclute nell' aprile d e l 1933 e più di ~0.000 ne l non~mbre d olio stci<SO a nn o .

L'esame viene eseguito iu locali d elle s tesse caser me, attr0zzati con a ppa recchi autotro.c;portati, da pcrsnn d ,. :1 1l ' uopo !>p ciu l izzato. T utte le opernzioni che riguardano l' inchiesta radioscopicn. sono r<'golate, anche ne i d <.'ttagli, da apposite istmzioni in modo da e vitare ogni perdita di teu~po e da non intrn. lcil\l"e le ord inarie opera-zioni d e i corpi. Gl' individui esaminati radioscopicanwnte vengono distinti in: sani, m a.lat.i e sospetti. I re pe rti radioscopici di dubb ia interpretazione vengono rimandati ad ulte riori esami radiologici . L ' A. avverte pe rò che , se è vero cho una simile inchiesta rad ioscopica estosa a tutte le reclute può dare ottimi risultati prRtici, specie quanùo s ia esuguita da J>('rsonale verarnentf' s pecializzato, essa d' a ltra part<', non può nè deve sostituirsi al consuet,o esame clinico, ma d ev(' inte ndersi come im portant(' mezzo sussidiario. D'altra parte, i d at.i forniti dall'esame ra.dioscopico, per quanto concerne g li indi vid ui c he risultano malati o sospt%ti, dovranno smnpre ~~s!-ler-o precisati e ve rificati con l'e>a.me rariiografico e con qmdlo clinico. Qua.lor·a. i risul tati di questo invio in OSSOI"va.zione n0n po rtino al la nece.ssità im•nediata di una. e liminazione, s ia ternporaneu che d efinitiva, le r·eclute ritornano ai cor·pi, ma, pe r i primi mesi di servizio sono sott-oposti ad una sp~Jc ia.le sorveglianza sanitaria. Al termine di questo periodo. o anche prima se qualche fatto nuovo ne pone la nect!:=;.'> ità, queste reclute subif;cono un nuovo esame ~:adiolog ico di controllo, in ba&e a.l quale si prende la d ecisio ne de finitiva. L "A. riporta i dati statis tici c!elle inchi('ste radioscopiche ('SI'gui e nell'esercito francese dal maggio de l 1932 al novemb1-e d e l 1933, compiute per In. maggior parte su reclute che git\ avevano s ubito la. vis ita. di contro llo ai corpi. P a ragona ndo i ri· sultati d e lla visita normale d'incorporazione con que lli d egli esami radioscopic i suec ·ssivi, si trova che l • riforme consecutive a lla sola visita. raggiunsero il 19 °/oo. e che le r forme consecutive all'esame t·a dioscopico raggiunsero il 6 oj, 0 (rife rendosi sempre alla totalità d e l contingen te incorporato). È pe rciò c hiaro come l'inchiesra ra.dioscopica. abbia messo in evidenza un numero non inrlift'lrente d'individui d a riforma.re sfuggiti a lla prima. vis ita. Certo, nonostante tutte queste m isure, continue ranno a ma nifesta rni, dura nte il servizio, dei casi di tubercolos i, ma. è innegabile che la più accurata selezioni" iniziale, fatta a mezzo dell'esafJle radioscopico s istematico, avrà sempre appot·tato dei benefici non ctisprezzabili. PIAZZ A


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R!\"ISTA D ELLA STAMl'A MEDIO.\ ITA-LIANA E STRA...'ITERA

G. SCORTECCl. - Ofidi velenosi della Somalia Italiana - R.oma, I >:t ituto Poligrafico d~ llo Stuto - 1934-Xill. r'nn ln r nnn ::;.•mpr~ lamentata pt>r qultl\to rig uarda la n osografia d elle nostre colonie è quella d e liA- con oscenza <lt>llt~ specie di serpent-i che pre dominano in es.;e. Eppure per la t ern pin antiofìdi<'R ><pf'<'ifiea questa n ozione è e lemento fondamental e . )l'e è scgaito c.he tino nd o_ggi. non a \·t·udo:>i sie ri curativi espressamente preparati, :;i è dontt.o l'il'Ol'l'o>rt> u rtw·lli ""i"r.,nti per altt·c zone d t? l contint?nte africano .

.Fot·tuna: Atnt•nte il problema. non è per noi co:::ì g raxe come p<'r altre regioni equatoriali e tropic>~t.li, quali ad esempio l'India ..d il Brasile, do\·e ogni a.nno muoiono migliaia d'indh·idui in se~ruito a mot-,;tcattn·f! di serpenti, ma in ogni modo non è certo trn~c>nrabile, speci~t l mo•nte in vista tlell'opera di sfruttamento a~ricolo de lle coloni(• stcs'-'e. La mancanza di uno st.nJio s istematico d e lla fauna erpetologica d e lle nostre colonie ha dato pttre luo_L!o a \'i\·aci poJe mic he , anche in tempi a noi recenti, per chè alcune specie d e lle qwt li ~ra a:;;serita l 'esistt.'nza, s i è poi riscontrato ch e in realtà ma-ncavano. D 'altronde per la esatta classificazion e degli ofìdi occorre una particolare spec ia lizzazione, che solo pochi oggi pos.'<ono nmt.arc, come d el r.,sto avviene per altr~ c lassificazi <.ni zoolo)!iCh P. P e r consegut.'nzu. l' 0pe ra datRo alle sta mpt> da l prof. SroRTECCI, sott.o gli auspici dt-1 :\!inbwrv ùl'lh1- Colonie. t'eh~: !'ig-tm-nln gli 01fldi n•lt•twsi d e llu. Sornalit\ I tal ana non pote,·a _gitm~ere più pt·opizia. Ed è w ra.Jneu t,e pr~zio$ anch e pe rchè non ra.ppre.<:enta un'arida tr~•t-tozione sistematica. bensì una monografia completa, in quanto la descrizion e do•lle s ingole s pecie è preceduta da una trattazione generala d~> ll·a.rgomento . ri guardante specia,lmente le caratteristiche anatomiche degli ofidi. il modo di ri c_>on •scerli, i caratteri del Yeleno, nonchè il trattamt' nto terapeutico d e lle UIOI'>'i(·Ht Il l'P . Il pregio tldl' optna s ta nnchP n f'l fat t.o ch e es.o;;a., olt-re rifl.Pt te re la particola.re competenza in materia d ell'autore , è l:itat n, da lui r edlttta dopo un lungo sog· giorno in Somal ia nc llR. st~ione piì1 propizia, quindi è frutto di esperienza personale e n on opera di semplic>P compilazione . In ha.'Jc a lll' conosco:nz•· ch e i l laYoro dPI pro f. ScoRTECCI ci fornisce, oggi la via sarebbe a.pe•·tlt pPt' [fl, pt·cparazion e d e i ;:ieri a,ntiofidici specifici e vi è da. augurarsi che ciò ll\'Venga al pitl presto, a somiglianza di quanto è stato fatto per altre colonie afri<'ane. BR(J)fl.

H. :\IoosER, G. YARELA E H. PlLZ. - Esperienze sulla trasformazione di ceppi di virus del tifo esantematico. (Journal of ex-por. m ed.- YoL 59, n. 2 - 1934, pag. 137). Gli .-L-\. ricordano c be n" l :\lessico Pf'iston o d ue ceppi eli virus tifico: il primo, tipo mu1·ino, s i isola ùni ratt i selvatici in natura, da. casi endemici sporadici di t.ifo esantematico e da casi durante lo scoppio di epidemie; il secondo, tipo epid emico, s i isola n elle epidPmie ni lunga durot.a. Alcuni di questi ceppi epidemici corrispondono perìetta.mentl:' a!!li :<tipiti del tifo esant ematico storico del vecchio mondo. Vi sono inoltre altri stipiti che sperimentalmente si comportano com& t ipi inte rmelli tnl i due ~ipi clt·scriLti.

B r iuscito a).d i .-L-\. di trasionnare i c..-ppi del tifo epidemico dl'l Messico e del ,-ecchio mondo in N'ppi murini che apport Ano regolArment e lf'sioni scrotali n elle cavie e tma g raxe llltLiattiA nf'i ratti. Il m et.odo consiste n ella iniezione g ioma.liera endopcritoneo di sangue frr sco di c1wia, a ratti e cavie previamente inoculati col 'Y-i.rus tifico, ed è d erivato dall'o:>servazione che le rickettsie si moltiplicano solt.anto entro le cellule che vengono in co><t-ante o frequente contatto con sangu r fresco . Purtroppo non è possibile fare la pro\·a inver;;a., cioè la trasformazione del virus d el t ifo esantemat ico, tipo muri no, in ,·in1.-; della forma epidemica perchè occorrert-bbe materiale sperimentale


RiviSTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

umano. ì\I J OSER e collaboratori pervengono alla conclusione, important issima,. s pecie dal pnnto di vista. epidemiologico, che non esiste alctma differenza reale tra. il virus del tifo storico e il virus di origine murina del nuo,·o mondo, a. diffr renza di quanto sostiene CH. NxcoLLE. Entrambi gli stipiti sono da considera re ccm e di or ·g ·n" murina; il ceppo m ur ino rappresenta la forma. originale ùel virus tifico e i C..'ppi del tifo epidemrco si ott.cngc.no dopo lunga propagazione attraverso il c:clo uomo-pidocchio-uom o. Quest.e idee clE·gli autori american i, fondale su tsperit-nze di la horatorio e su dati epidemiologici e che spiegher-ebbero bene certi aspetti oscuri clell'epid«:>mio- . logia. del tifo esantemat :co, non sono ancora accettate dai clinici, che fanno tma . netta distinzione tra tifo endexnico benigno e tifo esantematico storico come se fossero due entità. morbose di diversa natura.. Occorreranno probabilmente altre prove · altre esperienze altri dati, prima che la verità ai faccia luce.

G. R.~1\IOY l ' M. DJOURICHITCR. - L' infezione mista strepto-dlfterlca - Ricerche spel"imenta.li. (Annali dell'I Mituto Pa.steur. T. LUI, n. 4, 1934). L 'importanza de lle associazioni micr·obiche n olla. difteriti' è noto da tempo. s ia . in via clinica che sperimentale. Si debbono a Roux E YERSIN le prime osservazioni ba.ttf:' riolog che al riguardo . ed i criteri di ricerca indispensabili per porre il diagnostico di vera associazionE' bat- . terica. nel valutare l'importanza. della fiora genoralml'nte associata al b. di L offier · in ogni caso di difterite. D.i poi numerosi clinici e batteriologi hanno indagato sull'importanza dei germi associati nell'infezione difterica, dal Cocco Brisou, cosidetto dal nome del bambino in cui fu ritrovato per la prima vol ta., allo stafilococco, allo . streptococco, al pneumococco, al b. coli e ad altri germi tra. cui a lcuni anaerobi. Gli AA. del presente studio si sono occupati in particola re dell'associazione st.repto-difterica riprendendo sperimentalmente ricerche già. svolte da a.lt.ri stu· diosi al fine di portare nn po' di luce sulle differenti ipotesi da quest.i emesse nell'in · terpretazione dei fatti osservati. Sperimentando sulle cavie, con tecnica. nuova in porte personale, gli AA. hanno condotto uno studio sistematico per vagliare l'import;anza di ogni s ingolo fattore nel determinare l'esaltazione del potere patogeno dovute. a.ll'assoc ·a zione strepto-difterica.. Hanno p ertanto ricercato l'influenza a;ercitata sul potere patogeno del b. difterico: da più ceppi di streptococco di di\·ersa. origine; da ceppi di sta.filococco; da prodotti stafìlococcici (filtrati di cultura); dall'iniezione simultanea. di una mescolanza dei due germi e dalla iniezione in d ue punti diversi dei due germi separati; da. successivi passaggi del b. di Loffler in presenza d i streptococco. I risultati ottenuti, pur confermando che il potere patogeno del b. di LOffler · esaltato dall'associazione con lo streptococco, banno dimostrato che t'guale in· fiuen.z& è esercitata dal filtrato di cultura streptococcica por cui l'azione stimolante non sarebbe legata all'attività vitale dello streptococco. Inoltre l'iniezione simultanea, ma. in due ptmti diversi, dello streptococco e del b. difterico non porta ad tm aumento d el potere pa.togeno di questo ultimo, per cui sarebbe necessaria. la coesisten.z& nello stesso ptmto dell'associazione strepto-difterica per lwersi tm aumento del potere patogeno del b. difterico. Infine i successivi passaggi, in presenza di strf>ptococco, non aumentano nè il potere patogeno nè quello tossigeno del b. di LOffi.e r oltre il limite di aumento ottenuto col primo passaggio nell'animale. Da. quanto sopra gli AA. sono tratti a concludere che il meccanismo della l't.imola.zione dell'azione patogena del b. difterico n ell'infezione mista strepto-dife· rica. n e ll'animale da. esperimento, non si esplica per nn' azione diretta dello streptococco s ul b. difterico, ma. attraverso una. modificazione del terreno locale al punto d'iniezione, con meccanismo analogo a. quello esercitato da. a.lctme sostanze (tapioca.) a.ggitmte all'emulsione difterica. Essi ritengono che, verosimilmente, lo stesso mecca.ni::;mo entri in giuoco n ell'infezione« strepto-difterica » dell'uomo rendendoci ragione d ella maggiore gravità dell'angina. difterica complrcata dall'infezione st.re- ptococcica. N.L'<NI.


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RIVISTA DELLA STAMPA llfF:DlCA ITALIANA E STRANIE R .-'.

MEDICINA l.EG4f E Prof. LEO~E L.\TTEil d •·lla R. Unive rsità. di P twia. - L'indiVIdualità del sancue nella blolotla, nella c:linlca e nella medicina legale (Vo l. di 366 pagine con 72 illustrazioni - ed . Treves Milano, 1934·XITI, lirf' 5ù).

Nel la be Ila. coiiPzioJH' di monografia e trattati di biolojlia e di medicina diretta dal prof. C A.RLO r,OÀ ~d rdita in e lr~ante VC'l:it,e rta.i Fra.t€'11i Treves di :Milano, il LATrES ha pubblicato questa nuova edizione i tali an a (d•• rivazione diretta di quella mglese rlel 1932) della sua indivùlualilà delaangue (onna.i alla qu inta edizione nelle varie lingue), che n e ll 'edizione de l 1923 fu ~~~ prima m ono!<( rafia completa, nella quale furono a."-;cstati e d inqut\d rati gli studi Ru i gruppi sanguip1i . L e ricerche sulla individualità biochimica del sangue s uscitarono l'interesse di numt• rosi~i mi riC(>r· catori, od è m~1·ito inùiscutibile d e ll'opera del LA'l.l'ES ave re stimolato questo inte · resse. L :> studio fu ati ·ontMo in S<'j:tuito da vari punti di \' i><tll. s icchè la fortunatis· sima. opera., nt•lle ><U<'Cossi\·e edizioni, ve nne fii \'Oita. in volt.a pre~entata. con le n ecessarie integrazioni. Quest'ultima. edizione Ml!lla, fino al mom<'nto attuale, un punto d'arrivo, s ia p er lo sviluppo della trattazi(lne ch e pC'r l'impo:;taziono t ooretica. e la. risolu~ione pratica. dei diversi problemi. Viene citA.tR una bibliografia aggiornatissima nella quale sono ripor;ati i lavori di circa 2000 tllLtOJ'i , a. prescinùer'e d a i va'!tissimi porsona.li contributi speri· mentali, metc><lologici e casistici d ello stesso LATTEs e de lla sua. scuola. L'A. n e lla introduzione d e ll'opera imposta il problerna della. individualità. biochimica. d e l sangu e e tratta della« indi\·idtta!i:s\ biochimica. costituzionale• alla quale s i sta giungendo con il coordinamento di'li<' ril'erc h E> sulle proprietà gruppospecifiche dPi din' r-;;i costitw•nti d e ll 'organismo umano, ri ct"rche che hanno portato Ormai a,l riCOJlOSC'Ìill''l'ltO Ui UllU indi\·idualità biochimica pt! i'SOnale , COstituzionale ed e reditaria. Successivamente l' A. tratta in modo difft.LSO d e lli' )'(•azioni indi\·iduali del sangue normale e doiiC' rola.tive tecniche, fornendo chiari schemi dci cla..ssici quattro gmppi sa.n~uigrti, d e i sottogruppi, e d egli immuno·ant igl:'ni di recl'ntc scoperti. sui quali l'A. stcs:so ha notevoli p ersonali rice rche. Arnpiam<'n te trattata è l'importaut.e questione lk•lln e reditarietà dell'indivi duabtà. del sangue: wn}'!ono discusse le diverse teorie (DVNGERS·HrnSZYELD, BERN· STEIN. FURI.iHATA, BAUER etc.), eù a conc lusione l' A. espone il proprio convinci mento nelle ~egt1ent i proposizion i: l o la. trasmis;;ione ereditaria d ei gr:uppi ~1111-{ttijlni è tm fatto dimostrato; 2o questa trasmif'Sione ha luogo secondo l<> lt·ggi di ~1E:>~DEL, e le proprietà isoagglutinanti A e B s i comportano come d ominan ti rnC'ndì'lici; 30 è da ritenersi definitivamente Stabilito CJlt' la t ru.\Hlli:;sione de) gruppo sanguigno ha luogo mediani;(;> due caratteri allelomorfi, l'uno eh(\ d eriva dal padre, l'altro dalla. madr·e; gli t~llelomorfi possibili sono tre (allelomorfi mult.ipli); la. loro combinazione in paia da luogo a. sei tipi genotipici di sangue . È put-e dimostrata la e reditarietà. secondo una norma mendE>Iica diversa da quèiiA. valevole p er le sostanze A e B, d egli immtmo·a.ntigeni M <:.• N di LANDSTElNER·LE\INE. D a.t.e q teste conclu~ioni ce1 te, r isulta dimostrato, come sost iene da tempo il LATTE!!. che in l ipen l entamen te dall'interesse biologico dello st.ndio, l'individua.. lità de l sangue gran 1Nnf'n!e interessa per l'uso pratico che se può fare n e i casi di ri<:erca della pa e rnita . 'Ed infatti l'A. tratta ma~istra.lmente qu!'sto asp<'tto del problema, esponendo le tecniche adatte ed i l'isultati acquisibili. Stando ancora in campo m edico-forense. l'A. espone le ricerche relat.i-.:e allo studio delle macchie di sangue e d egli escrd.i t' secreti organici, riportando in pro· posito la. cMi>:tica. nota. nPIIn Iettera.tura e la vas ta ed inteJ>essant e casistica p erso. naie s ua e d e i suoi collnboratori. L· A. tratta con minnzio~a. completezza i l ·C apitolo d e ll'individualità del ~>angue come carattel'e etno·antropo logico e pubblica vnste laborio8e tabelle della distr i· buzione etnolo):!ica ù t>i gruppi e d e lle proprietà M. N. P. A conclusione ne deriva il criterio ch e il g ruppo sanguigno è df:>Cil'<umente influPnznto dalla razza, sic-


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RIVlSTA DELLA STA111PA MEDICA ITALI ANA E STRANIERA

chè qualsiasi invostigazione statist.ica sui gruppi d eve tener conto de ll'origine etnologica degli individui esaminati: perchè solo le difierenzo t•aziali e non muta· zioni d 'ambien te o llli\lattie pos.<;ono spiegare le variazioni eU frequenzn. dei g ruppi sanguigni n e ll'uomo; anzi prendendo in considel·aziono il vastissimo materiale disponibile l' A. ritiene che l'esito de lle indagini compiute circa i rapport i fra condizioni costituzionali e morbose ed i gruppi sanguigni, sia stato del tutto no~~:ativo . Infine l'A. espon e le r ioerche e le applicazioni d ello sturlio della individualità del sangue in campo clinico; considera i danni delle trasfusioni e n e ricerca le cause, espone le diverse condizioni d e lle incompatibilità. di gruppo e quindi f'rmncia i criteri di scelta del donatore; ma in campo clinico l'A. dice che ancora molto vi è da fare p e rchè se le fondamentali incompatibiliti• trasfusionali sono da.) ptmto di vista pratico già definite, certe oscure d iv ergenze ed irregolarità. aspe ttano tuttora di esser e chiarite. Trattas i quindi di questioni in evoluzione di fronte allE> quali tuttavia la messa al punto d el L A'rl'ES ha il grande m erito di detf>l'minare o chiarire il momento attuale delle conoscenze, additando quanto ancora. vi è da fare, e suggerend o s pesso volte a.i rice rcatori la. v in t! a S<'g"irc. Il libro di L ATTES è n e ll'insiem e e ne i pa.rticolari una be lla opE>ra del'rna d e l nome d e l suo autore; e costituisce il trattttto di consultazione indispensabile pC'r chiunque voglia, oggi e domani, affrontare lo studio della individualità biochimica del sangue e voglia conoscerne i molteplici aspetti che tut.ti dal L ATTES sono stati sviluppati con la profon da eompet<>n.za unive rsalmente riconosciut.agli e con la chiarezza lineare di concezione ed esposizione che sono fra le doti più spiccate della. eminente personalità scientifica d ell'ìllustre autol't'.

V. D. B.

MEDICINA INTSRNA A. JoRES. - Alcune o.sservazlonl fondamentali per l'Indagine sugli onnonl lpofisarl (Klinische Wochenschrift, 8 settembre 1934. n. 36).

L 'indagine sperimentale, clinica. ed a.natomo-patologica sistematicamente condotta ha dimostrato che sindromi finora. ritenute dipendenti da disfunzione ipofi.c;ar ia vengono osservate anche in soggetti ad ipofisi indenne e che present.ano invece lesioni d e i centri del pavimento del quarto ventr icolo, p er cui attualmente si ammotte che l' ipofisi ed alcuni centri del tu ber e dell'ipotnlamo costituiscono un apparato unico (apparato neuro- ipofLSario ), le cui altHrazioni possono d eterminare sindromi prima ritenute come esclusivamente ghiandolari. Ancora. l'indagine metoùicnmente perseguita. in tale campo, se ha portato a reali progressi ne lle nos tre conoscenze, ha. reso p erò il problema ancora più complesso e non sempre di agevole interpretazion e . Ed anzitutto il numero degli or moni ipofìsari finora. isolui è cresciuto in misura- cospicua e tale che r ivela subito un acuto contra.,i.o, secondo l 'A, con la struttura relativamente semplice d ell'ipofìsi. Finora infatti sono stati ad essa riconosciuti 15 ormoni, pe r i quali, se attualmente non è dimostrata una diversità chimica, non sempre è discutibile quella biologica. Tale numero da alcuni è ritenuto ancora ba;;.~o, poichè è conosciuta tutta una serie di azioni biologich e di estratti d'ipofisi, quale l'azione sulla pressione sanguigna, l'abba::;samento del metabolismo basale, l' inna.lzamento d e lla glicemia, azioni che non sono rifer ìbi li a ne&:~uno d ei 15 ormoni conosciuti . , M olto complessa. e di diffici lf' soluzione è la questione del luogo di formazione di qu<.>sti ormoni, il quale d eve essere ricercato nel lobo antodore o posteriore de ll'ipofisi, in quanto nell'uomo il lobo m edio, secondo le ricerche di FoRES e GLoONEll, non ha importanza. n ella fol'I!'la.zione di ormoni come negli animali (ormono melanoforo). È conosciuto in v ero che le cellule embrionali pos.<;Ono a.ve1·e m olteplici attività, ma tale conoscenza non è applicabile all' ipofìs i. la quale è costituita da cellule ben differenziate e la cui funzione è ben or ientata in tma ùet-c•·mina.tn direzione. Le specie cellulari finora. dimostrate ne ll'ipofisi sono 3 e pertanto dovrebb(~ ~mmettersi che ognuna di esse sia in grado di pro~mre 5 ormoni di vei_'Si. Ciò p~ rò e ben senza esempio e sulla base delle nostre attuali conoscenze non è dm1ostrnb.lle. Pi~ probabile, per quanto non ancora d?cume~ta.t.a., è l'opinione che le c~lh~h· lur: mmo sostanze fondamentali elementari da cu1 secontlal'lamente ss.dd"ferf'n zalnu .' singoli ormoni, a seconda dell~ diverse condizioni in cui l'organismo v1ene a tl'O\"UI'$ 1. 6-

Giornals di medicina militare.


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RTVIST.-\ D ·:LL.A ST.\ \ciP.-\ )fE OI• ' A tTA LUSA E STR \=-t ERA

Cont.t·o tfl.l(' opinion ~ p ·r·ò sta. nn:.> o lt l 'i' eh' ric J rCht! chi!rn.iche, anche alcun.e ri cerche bio logicho: il C;)rnp:>r t.ame nto co-;tanl<f' di estrtl.tti g rflzzi d'ipofisi, il che è stato rtim::>-<1 rato rla GE ·\I ' RACFt e ::\l! o LATOR P''r l'orrnonP ettt.ocico Pd antidiuretico in e<tmtti comm<> rciali e l'A. ste.:;so, in bA.-<(' ~~ rict' rch~ pra.t.ica.t,fl nella c linica me· dica. di R::>~tock. ~otto lA. Ji,·ezione di CunS<'fl'~rA~~. h11. ('on.:;ta.tato che nei ratti durant-e la gnwid>l.nza.Rli·{~Urnr•nto d e ll'ormone eut.ocico va parallPlo quello dell'ormone an.t.idim·et.ico. · D 'alt•·fl. p~trt.e da rict>1'Cha sperimentRl i è ri,;ultnto sp<'cie per l'ormone melanofo•·o che la sua attività si esu.lta. in suguito a trattamt>nto con alcali o secondo che gl i ~n i mal i sono t enuti a ll A. luce o a.II'o~<'uro. Ciò è stato interpretato ammettendo o la clistru7.ione di sostanze ostacolanti o la tnt..,formaziono chimica dell'ormone oppure l'attinv:iono di un <' lt~mHnto primitin\mt•nte inattivo, cioè la trasformazione n t> lll.' dPttE' c irr.ostan:r.P di un proormone in ormone efficace. Qu("st'ultima. ipotesi, cho è quolla più ,!!<.'n••ralnwntc a ccettata. p•·rmPtte anche almeno come ipotesi di lavoro, di portn.re il problema dellR plnrnlità orrnonica. d e ll'ipofisi all'unità. In base ad essa si può u.mm~tte>re In produzion" d1t. parte dell'ipofìsi di una sostanza. Plem~·ntar-e, ttnll. ::;o;;tanza madrt' (.\111ltersub8t-<:tllz.) secondo l'A., da. cui sot.to l'inftunn;r.a eli stimoli dh·e..,.i (fi«ici, chimici o biologici) si differenzierebbero gli ?.rmoni attivi. Ulte1·iori im.ltt)lini in tu le senso potranno solo dimostrare l 'attendibilità di tale ipotesi e porttn·e nuo\·a luce in questo campo tuttora così oscuro e controvi"I'SO dl'll'emlocrinopatulogia. R. d'ALE'iS.hVDRO

S. K. SL\10:-<. - La diagnosi clinica dell'amebiasi (Journal of American l\led ical Associo.tion. 6 ottobre 1!134-XTI). Dal pLmto di vista clinico l'a-;petto pii• Ct.mUterist-ico d ella amebiasi è dato d11.lla grande variabilità d elle sue mani(estazioui oscillanti nei piit var-i gradi di inwnsità. che vanno da.Ile col.i ti acute fulminanti, come si sono verificate nell'epidemia. ùi Chicago d e l 1933, alle fQrrno medie e qua,;i tra.sctura.bi li di semplici disturbi del t.ubo ùige1·(:mte. La cau:-;a. di queste differenze nella gravità sintomatologica. e il cant.t,tcrc inco;:tante e i l'l'ego la •·e d e l quadro clinico può essere a.c;critto a vari fattori. l o La sRde d olle loc>tlizzazioni. In g~>nerale qunnto più sono interessati il re tto e il sigm~t tanto più ~no manifP~ti i s intomi intestinali. 2o La grande concentrazione numerica ùi cisti di entameba istolitica. nell'Rcqna. o negli tt.l im~>nti in[(ltti può spil'gare lo sprciale tipo di virulenza di una epidemia. Tali condizioni possono wrificarsi in reparti di truppa ma possono anche attuarsi in speciali condizioni d e lla \'Ìta cittadina, eorne è M"v<•nuto ne l già citato Ppisodio di Chicago. 3o La rl'azione ddl'ospite umano alla inva;;inne d("ll'ameha patogona come anche le vo.ria.zioni mol'fologiche d t>l pa,rlhsita dalla forma vegetfl.tiva mobile al lo stadio di incistamento. Colite amebiw tu;ut<t. - Ricerche su anima'li inferiori hanno dimostrato che nell'infe zione s pe rimentale del colon con l'entamc-bn istolitica i sintomi sono ben lunghi dall'in.sorg<'l'e con regolare costanza. Il pm·indo di incubnziom' ne ll'uomo rirnarw j)UJ'H tl.ssai incE'rto e dal p unto di \·ista clin.ico ptuì rnramPnt.c (';;,.:;or d etìnito con suflici<'nte esattt>zza. Risalgono al 1913 g li espe,·itnPnt i di VAT.KEil e SELLAltos che fecero ingerit·e a 20 prigionieri delle isole Filippino c ho si pro.'IMrono volontnriamente. d o! mate riale fecale contenente cisti di amebe patogt'ne. L'infrzione riuscì in 18 individui. Succl.'ssivam<-nt.e in t di que><ti soggetti (22,2 %1 si sviluppl~l·ono s int.omi clin ici evidenti di a.mebiasi.Il pe riodo di incubazioni' di essi si aggirò su 20, 57, Si, 95 giomi , una media quindi di 6! ~riorni. Non >lemb•'a che rice a·che di questo genere siano state ripetute. Nella epidemia di Chicago i sintomi !li sYiluppnrono in parecchi pazienti in un pe riodo di dne >~et·timA.ne d opo l'esposizione a lla sorg<"nte di contagio cbe risultò esser l'acquA. da. bere·, pie na di cisti amo biche. L a col ite nmouica acuta insorge eli solito in modo fulmineo, quaiC'he volta precedut.o. da un pt>riodo diarroico di pochi giorni. Nei casi fulminanti le evacuazioni ll.'ò$UJUono un A.Spetto muco ide ed emorragico, accoro- • pagnate da for·t e gmdo di t onismo. \"iolt·nti crampi addominali prl:'ceùono o accompagnano la fuoriuscita de lle fec i. Eviùente l'aspetto tossiemico fin dall'inizio:


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RIVI STA DELLA STAMPA )JEDJ <.:A ~ALIANA E STRANIE!tA

la pro$tt·a.zione fì.:>ica mat'Cata con lo stato ps· chicamente stuporoso compl€'tano il quaciro in cui evidentemente predomina il rapido assorbimento d e lle sost.anze tossichf' dalle superfici intestinali infiammat<' e in qmtkhe caso cangrena Lte. . . gwrnt. . . D urante l'..UlJZlO . . d e l peno . d o acuto pu ò a morte pu ò averst. ne1. pnm1 mancare il repert.o delle amebe malgmdo le più accurate ricc1'Che. Questa lacuna è aggravata dalla notevole rassomiglianza colle manifestazioni d e lla dissenteria bacillare acuta; non di rado, del resto, le due forme coesistono. Colite amebica cro1lica. - Nella. più parte dei cosi l'amebias i d e l colon ha il quadro di un processo infettivo a tipo cronico, di origine e sviluppo assai incerti . Una. analisi accurata tuttavia può far scoprire una lunga serie di disturbi a inizio intestinale. In un caso presentante Wl n.scesso epatico. l'A . riuscì a. rintrucciare l'iniezione a.mebica risalente a p iù di 30 anni prima. La forma morbo:>a. può a volte manifestarsi in forma. acuta dopo un lw1go periodo in cui l'obiettivih\ è stata quasi d e l tutto silente. A questo proposito è da notarsi che a volte la quiescenza sintomatica. è stata interpretata a. torto come nna completa guarigione. Oltre i disturbi intestinali si hanno a ltre manifest-azioni consistenti per Io più in nevrosi funzionali di vario genere, per lo più a tipo digestivo; anemia secondaria, perdita di peso. facile fatigabilità. e minorata res istenza organica. I pazienti si lagnano spesso di anoressia, eruttazioni acide, pirosi, a volte nausea. e vomito. Tutt<~ questo può essere as critto alla coesistente ostinata stitichezza che è molto ìrequente ne lle fasi meno attive di amebiasi. Le manifestazioni nevrotice sono presenti anche in altri organi oltre il tubo digerente e sono a.<>crivibili in gran parte all'assorbimen to di sosta nze tossiche dalle zone ulcerate lungo la parete intestinale. Stati gravi di anemia sono raramente presenti quantunque le perdite di sangue a. livello d elle ulcere in nnione alla tossiemia. pos.<;ano produrle. Sono rare le alterazioni nel numero e nella. formula leucocitaria. Quando è presente leucocitosi, ciò è inclizio di nna. complicazione come l'ascesso epatico, appendicit-e, peritonite locale o generalizzata. A m.ebia8i atipiche. - Sono abbastanza frequenti sì da esser giustificato t rattame in un grup po a parte. La principale ca.ratterist.ica. di que:;ti casi sta ne l fatto cnc:~ la conoscenza. d ell'iniezione amebica può di rado es.<si'H' ottenuta dalla storia clinica o dall'esame del paziente. Fra i s intomi di amebiasi atipica de l colon si hanno principu.lmente dolori a carattere non definito in varie parti dell'addome, sintomi riferibili all'appen· dice che non di rado conducono a nn'operazione non necessaria, dolori lombo>illCrali. Si hanno spesso lievi rialzi termici aecompa.gnati da prostrazione fis ica che richiamano l'attenzione sulla possibilità. di fenorneni tubercolari, diminuzione di peso, emorragie profuse d e ll' intestino, t\ttacchi di nausea e vomito a. <'ziologia ignota fìnchè non si arrivi alla. scoperta dell'ameba.. DiagrW8i differ&nziale. - Dal punto di vista puramente clinico la colite arnebica ba dlmque una. stretta rassomiglianza. con numerose altre malattie del trntto distale d ell'intestino. Nelle forme acute, può esser scambiata. facilmente colla dis.<>enteria bacillare e colle coliti ulcerative acute a eziologia varia. di natura infet~iva. e tossica. La diagnosi differenziale delle forme croniche può pure w·tarsi colla dissenteria bacillare cronica, colle coliti croniche ulcernte, do,-uw a fattori diversi, colla tubercolosi intestinale. coll'appendicit-e, non dimenticando le possibilità di forme di sprue, pellagra, ba.lantidiosi etc. Non è affatto raro di trovare pazienti già operati per emorroidi o per a ltri interventi rettali, aventi in ntto tipiche ulcerazioni da colite amebica. L'A. conclude il suo studio, basato su una larga. pratica. personale, coi dat i forniti dall'esame microscopico, prottoscopico e radiologico, insistendo sulla necessità di metter t u tto in opera per non misconoscere una. malattia la cui frequenza si rivela semp re più diffusa. anche in grandi centri urbani, dove può dilagare con notevole intensità, com'è stato ne l modo più evidente provato d all'epidemia del 1933 che p a.rtendosi danngrand~ albe!!So di Chicago, durante l'esposizione mondiale, si è propagata a numerosi statJ della confederazione.

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BERTOI,UCCI .


RIVISTA DELLA STAMP_. M EDI C A ITALI A N' A E STRAN'IERA

CHIRURGIA GENERALE

SARnOSTE. -

l tumori Isolati del ne rvi periferici. (Rf'VUI' de chirurg ie, ot,tob rc 1934).

L 'A. aff,•r·rna che i tumor i isolati d Pi nrrvi Jlf' rife rici sono pii.r frequf'nti di quanto n on ~ì c r·cda e cho vuolt• sohtrnc>nte consid,.radi sotto il dup lice aspetto c linico e chi r·ur·gico, poichè la moltc>plicità di'li<• ÌlrtC' rprC'trazioni patogenetiche lascia molto ince r tt-zze sul la possihilit>'r di w1u concezirwr unica. Comunque l'A. ammo>tMcbbe che o ltre ai tumori de'Ila ~Ztraina d i Schwnnn, i g liomi pC'riferici che costituiscono la gran maggiontnza. possono riscontra.rsi. conncttivomi, fibromi e lipom i con punto di parwnza du.l t t':;,;uto connettivo d e lla guaina neurale a llo stesso modo di quello c he s i verifica pe r· la guaina d e i vasi. T1d i tumori ::>ono spes..'lo si !!>oziosi. pa.'>s~tndo pPr questo inosservati ai mal a t i, d ato che non danno segni de lla loro ~ il'tenza se non quando hanno raggiunt-o un CC'r·to Yolume.

La otiologin, ne è oscum; l'esi!'>tenza. si constitta. casualmente o in occasione d i un Jpggoro traumatismo. ::ii ri IC'Vt:'rà a l IOJ"n lungo i l t.ronco rwrvoso (di preferenza. il nervo m ediano e i ne rvi :;ci1ttici), spC'cie vic·ino ad w1'artico lazione o ad un set,to

intcrmuscolare, la pro~wnza di lm turnorlo' di con. . . istenza dura, mobile nel senso tra..'lversa.le, d e lla grand<•ZZa chP può nr-riv~tr(' fìno n l vol umf' di un pugno di bambino. il c ui sin tomo pat-ognomonico è dat.o dal l1• in·udiazioni doloroso (tllg ie , pare· stesie. facile stimch<'zza) c he ne l territorio dt•l ne rvo provoca la pressione sul tumore. L a. evoluzione di questi twnori è ~enera l mente benigna., ma è possibile la trasfor· mazione maligna c he è ptlramente locale. Per la. diagnosi, data la. scarsa. frequenza dc~ll 'nflPziono, l'A. ne fa rilevare le difficoltà ed attira l'attenzione sulla d ia g nosi di.ff.Jt-enzin,le con gli altri tumori d ella pelle, d e l sottocutaneo, e delle ossa,, con le malattie d e i muc:;coli. con le cisti sinovia li e parll.':!inoviali, con le adenopatie croniche e con J!l i nnf'ur·i><mi. Dal punto di vista. tma.t.orno-patologico e dallo studio istologico completo ch e n e f tt. l' A. trae d e lle importanti conclusioni per la te mpaia, stabilendo c he il glioma pflrife r ico è una neoforrnazione sv iluppata a spf'se della glll'~>ina di Schwann, è di origine ectoder mica e pre.'lenta. una strotta parent.e la di natura con i twnori che s i svi luppano ne lla ne vr·oglia dei centri ner vosi. Stabilisce a ncora che il tumore è istologicarnen te benigno, pur potendo subire una trasformazione epiteloide; che non dà m a i meta.c;tMi; che la recidiva. locale è possibile d opo le asportazioni; che il t\Unore può cornpl'irncre e Jedore meccanicamente le fibre ne rvose a cui è a ttac· cato; che è circondato da una ca.p;;ula spC'ssa e distinta; eh~ è e nucleabile all'intemo di essa. Circa il trattamento consig lia la rf'.'l<Jzione del tun1ore e del tronco ne rvoso solo p er q ue i ne r vi per i qnali l' importanza ftmzionale ne i r iguardi d e lla sensibilità e d e lla rnotilità è tr~curabile ; per tutti gli al t ri casi sarà tentata la enuc leazione completa, rispt>ttand o al ma58imo la con tinuità nervosa. Il lucido e dC'ttngliato stud io su questi tumori è reso più interessante dall'aggiunt.n di nitid<• micm-fot,ografìe e dalla esposi7.ione di quattro osser vazioni cliniche con i risultati molto incoraggianti d e l t rattamento chirurgico proposto. FLORIDIA.

G. AaNULF. Stato attuale dello studio sulle parotltl post-operatorie. Messa a punto d e lla loro patogt•nesi . (Re vue de chiru rgie, novembre 1934). TralMciando le parotiti post-op<· ratorie , manifrstazione di uno stato settico piemico ~ quE!llo che sopravvengono in seguito ad op~;>razioni di vicinanza, di cui è ben chiara la patogenesi, l' A. fa oggPtto d e l suo studio le parotiti post-operatorie « propriament0 d et.te •, quol )(' c:oè eh t' sopravvE'ngono dopo un intef\·en to ed in assrnza. di O!Zf! i af'fuzione boccale o di vicinanza alla parotidt•, e per le quali il traumatiRmo operatori o à la sola caus1.1. determ inante apparente_ L 'A. si pone tre qn<>stioni che cerca di ril'oln•re: 1 o quale è la via per la q uale a.vvi<>n<' l'infezione della parotide; 2o quali sono i fattori elle svduno tale infezione;


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RIVIST .<\ D I!:LLA SPAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

3° quali i fattori predispone nti per c ni alcuni op <'rati prt"scntano t a le complicanza, altri no. Bisog na ritenere che per le parotiti propriamente d et te la via di inft>zione è que lla as c endente canalicolare. Vi è tutta. una. seri e di p1'0vn chP lo dimostrano: la n ega.tività d ell'emocultw·a, la mancanza. di le!<ioni l:lf' ttich!" vic ine, l' id<'n t ità d olla. fiora. boccale con quella d e lla parotide infinmmuto.• lo studi o c linico, lo st.udio sperimentale , l'anato mia. patologica. I fattori che pflrmE>ttono a.i microbi di segtlire la. via a SCPncknt<' canalicolare e di fissarsi sulla parotide, sono rappresentati dalle m odifir.azioni !l('Crl:!tori \· d e lla g hia ndola con::<ecut ive alla. ope razion e . T a li m odificazioni con,'> istono in un aumento iniziale d olla &>erezione , segtlito subito da. una. diminuzione nott"voie , s ino alla scomparsa di e~;sa . Le cause sono la dis idra.!azione che s i manifesta. sempre n~?gli operat i, l'a.ru'Ste!<ia, la morfina, l'as senza d e lla. ma.s ticazione , e sopratutto un rifif'SSO inibit,ore a. punto di partenza. addomin Ed e . P e r s piegare poi il nume ro relativamente poco elevato d e lle pal'Otiti post-ope rRtorie, in rapporto alla frequenza. di tutti i momenti pat.ologic i e lencati, vi sono i fat tori p redisponenti, rappresentati dalla. strettezza d e ll'orific io di s bocco de l dotto di Stenone o di tutto il dotto, da una più grande N'azione al riflesso inibiw re peritoneo-sa.livaro, da un miciJ>bismo boccale più abbondante e dalla cattiva ig1en e della bocca. Dal so pra d etto bisogna convenire che per raggruppa.1·e tutti i fattori n o~"U\ri all' infezione pa.rot idea pos t-operatoria, ci vuole un insiem e di coincidenze in verità. m o lto raramente r ealizzate . <.:ome corollar io torapeutico deriva che bisogna. prevenire lo. parotite postOPf'rato ria. con una buona idratazione d e ll'organismo, con una !<CmpoloF:a igien e della bocca, e con eccitanti d e lla secrezione salivare . Una ,-olta. manifcsta.tasi tale infiammazione, va tratt ata. precoce mente favorendo il d eflusso d ella saliva e ca.tett"rizza.ndo prudentem ente il dot.to ghiandolarE>. SALSANO.

TRAUMATOLOCIA R. REox. -

Le lesioni trattmatlche del ·rene e loro trattamento. (Joumal d'Uroiogie ,

settembre 1934). L:~. ques tione d ell' intervento chirurgico n e lle lesioni tra.umu.tic he d e l rene è ancora Clttl3a di discussione fra i va.rii .A.A., pe rò piuttosto che di ve ro e pro prio disacco rdo [ra. inter ventis ti ed ast,en >ionisti s i tratta di una. interpretazion e diff-:l · rcnte d e i chirurg i n e lle loro conclus ioni. N e Jie lesioni traumatiche d el ren e il quadro c linico e la. pr·ognosi sp es.<;o sono incerte : n on vi è mai rapporto fra l'intens ità d e l tnt llma e IC'sioni a.natomo -patologich c o questo ultime non corrispondon o quas i mai aJ quadr·o clinico locale e genera le presentato da l paziento. Ne lle lesioni d el ren e non si può esser e nè astensioniAti nè inte r ventisti, la particolarità d e l caso d eve g uiclurEI il c hintrgo e la grande difficoltà. consis te n e llo stabilire con esattezza la diagnosi ana.tomo-patolo~ica. d e lla. lesione . Il chirurgo di fron te ad un trauma.tizz~1.to d e l t·e11e d eve c<:rca re di st>~bilire queste varie e ventualità: l o frattura parenohimatosa senza lesione d ella capsula e dc i calici; 2 0 lf'sione paren chimat.osa che interessi i calici; 3 ° frattura d e l parenchima con lo:;ion e de lla. ca psula fibro;;11: 4 ° schiacc ia.mento de l r en e , lesione d e l peduncolo vasco la re , lesione d e ll'imbocco ure terale . All' infuori de i casi di frattura d e l r en e con lesione d e lla cnp;;uJa. fibroso, e di rottura de l peduncolo, in cui la. s i.ntoma.tologia può essere mo lto evide nte . n egli nl t ri cn.'li, in cui il solo esame clinico non può ba,o; t are, po>~>;Ono ess<'re adope rat i i va rii el!ami urolog ici. Il cateterismo d egli utet e t·i non può portare una ecc:t>ssi,-a. luce n e lla diagn osi e così anche le va ri e provo d e lla fw1zio_nalità r~nal e. Mo lt? ut!l~ è la pidugrufiu. a;;cendente quando esis tono unobe Iesioru d e l bac metto e d e t calie•. Un altro esame uti lissimo è la pie lografia discendente con Uroselectnn; quindi la pie logrufì n. a ,o;;ccn-


IU d ente e di soonrl~nte po~-;ono rivelare rlulle- par·ticolarità una tomo-p atologiche di gr·ande importanza P<' r Il\ diagnosi diffo' rc•nziak· Ut'lle lc·sioni. L e e;;pcril'!nzf· di SE\'Etn sugl i ani111ali 11!11UlO dimostrato che le les ioni t raumatiche del t'eLle d ctl.!rminru\O Ul!lla str·uttum istolo~o!ica dell'organo delle alterazion i tali che pormettono alla g-hiandola di funziouart> in capo a un corto period o di tempo al punto di pArmettl'l'f' di viwr·p n dP~Ii animali n<>frectomizzati dal lato opposto. Questi risu l t~tti s perimentali iueornggiano i l chir·urgo ad adottare, più sjw:,;so che :sia pn,.;sillile, un truttamt-nto C<•ll:<l'rYutor·P c: h f' de\·P P;;scre intPso sia comf' trattnmcuto inc nwnto che enwnto poJ<·h è in un n•np anchE' fort€'mente trau•natizznto vi può e;;sere la ricost ituziom·. Su l h~ bose di 5 cf\si pe ro;;ouali di '""ioni ,.u ,·it• tnnmrutiche d e l rene l'A . conclud•· die••ndo che lo. cono:sccnza 1!sutta ddla e \·oluziono anoton10 patologica d~llo fmtture d e l ren e, por cui i<' h•,.;ioni fncdmcnte hanno In possibilit-à di vo lgAre verso la !,"Utll' i ~tione con r-i t orno alla funzi onn lità r·Pnal t' qtiHSi normale, d~•ve rende r(• 111olto cauti ~li int~;:r·w•nt i,.;ti . L'ì',;amtl pi1•logr·alico e t•romoscopico dovono €'!<.-;e re considerati come molto import nltt.i per la ntluta7.ione esa tta dell e lesioni fdln quale tutti gli AA. si sforzano di arTinuc. Lrt nefrectomia. de,·e essere ri:<or·v•~tt~ ai c>~si di lesioni ~nl\· i d1•J r·ent> P d t: J pl' ritom:o, e il trattament o con!'Crnttor<' (n•sf'zio•w P>\rzialc) fii cn,.;i di pmnrnll.!ia pt•t"!<i><tPnt••, PmA t orua per icnp;;ulur!•, risc• n ·uudo il ùrcnogu:io iu tnrpal·t•n ehimt~l~· a qw·i cusi in cui esiston o lesioni captwi ùi inf,·tt:arsi r·ttpidu11wntt• o quando si può s JWrnrl' oh•· il proces.-:;o settico n·1<t.i limitato al solo n•m•. l\I. PLASTI::\A.

P. BA.l'Z:t:.'T P A . ELnn:r. - Alcune osservazioni sulle menlngo-encefalltl nelle fratture del cranio Interessanti Il seno front• le. (L a p,.f',.se l\'lécl ic·n le . n. 75, 19 setwrnbre 1934).

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L a. mf'niliF'<>·Pncdalitf' tnnJrna.tiNI. gran~ e frequenti' complica·ziorw d e i tra· wnatismi cra.Jlici, grande pericolo delle ferite p en et ranti dd cranio, è da lnngo t€'mpo conosciuta . L ' inte rvento chirurgico d'urgenza d ivenuto, io simili casi, un H'!ro comandamento dt.Jia moderna. chirurgia, protegge le lllC'ningi e l 'ic>ucefalo dtli fNrmi esterni e ùai microbi introdotti dall'agc•nt e vulnPrante settico, o p pn ·ennti n e l focolaio di f1·attura attraverso la fessura o~.:oea (ca p elli, sporci1.ie, ree.). Or·u g l i AA. dicono: tutto ciò a\'\·iene pc'I' l~ fl·atture esposte della volta; ma che cosa si verificherà se queste fratture oltre che avere comunicazioni con l'esterno ne hanno anche col sono frontal e? Dw1que e;.;isto in qut>ste evenienze un secondo focolaio infetth ·o non meno importRntl' d<'l primo e chi' !'pC:'ISO viene dimenticato: l e cavità. dE' l :;eno e d e lle fosse nasali che costituiscono una seconda via d ' infezione del Cl?n·e llo •' d c iii' ml'n ing i. L'o:<...;et·vuzione di d u e casi di meningo-encefaliti mortali con.<:ecutin> a frattul'l· e:spostf: d!"l (,·ontule, intl'rcssanti il seuo omonimo, hauno dato la prova agli A i\., grazie alla natura dc JI'agt' nte patogono (plll:\llllOCOC'CO), che il punto di pa.rt..'n'l.a d E? Jl ' infezione non e r·a la fe rita cutanea ma l'apertura de l seno n e ll' t>nrl oc m n io. I n una tcrzn ossot·vazionc cf>si hunno rilevato w1 Clll'O di frattura esposta d <" l fronLa lf' con td'fonrin.nwnto dul seno, apertw·a ddla dura madre. fuoriu.<<eita di rnu.teria le cun}brn.Je dalla fc•·ita cutant·a, che ha potuto guurire p~· rft,tto.n1C'nt.t> rnercè 1m .largo drenaggio. Dopo una ùi;;amina di'Ile varie forme di mC'ningo-onccfnliti tmurnatiche gli AA. r·itcngono che da-l punto di vista clinico, il' nH•niogo·e necfaliti streptococcichn e pncumococciche si diffurenziano poco l'w1a dall'altra e concludono n el modo >W~'ltente: In cusi di fratture ~?!'posto d E> I frontale no:1 è sufficiente pulire. rrgolari:z· zare <'ti n:sporture le sclwggo ed i C\)aguli, ma s'impone la verifica d d st•uu f ron tulo. VedP rc quindi so lo, sua par·ete po:;tcriorl? è infos.~ata e coll'asportazione d ell<" sch<'ggC' neces.o:;ita.. n e llo steHso tempo, pratican,! il dnmug!liO d e l ;.;pno con ga1·zu. Anzi è nect' >'!'H I'ÌO dN•na re tutte lE' fra t ttll'E' l"~po.ste de l front al€' che si acrom · pugnnno a fl'atturu lkl tl•ltu tl•·ll,• fos.-;<· lltì,.uli.


• RI\"ISTA DELLA STA~rPA ~lEDICA ITALIANA E

STHA::-flEI.tA

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Solamente agendo così si diminuiscono le probabili infezioni meningee sopratutto se vi è rot tw·a della dura madre. In conside razione di quanto sopra alcuni autori, come Patel di Lione, pensano che in casi d'infossamento ddla parete anteriore del seno, senza ferita cutanea, l'indicazione operatoria. può essere meno netta; non pertanto è meno necessaria perchè dei fenomeni d'infezione grave potrebbero sempre sopravvenire. In simili casi Patel consiglia l'asportazione della pare te anteriore del seno e l'applicazione di un drenagg io nell'angolo intPmo della fPrita. Ri tenendo questa norma del Patel troppo imperati\'a, g li AA. pensano che questi casi possono essere classificati in duo categorie : l o vi sono casi per i quali non si discute. Questi sono le fratture esposte o le g randi frattw·e chiuse con scolo del li<tuido cefalorachidiano attraverso il naso. Questo sintomo indica certamente un 'apertura d elle meningi ed una comunicazione con cavità settiche; esso costituisce un indice di grande graYità ecl impone l'inter\'ento. An:~~i non si discuterà per niente l'astensione di fronte ad una frat.tura benigna d e l frontale anche se vi è leggero infossamento all'in izio d ella parete anteriore del seno; 2o vi sono i casi di media entità in cui la discu.-.sione è ammessa: questi riguardano le fra.tt.w·~ chiuse di media importanza con lesioni dello scheletro clinicamente molto gra.vi. La decisione da prendere dipende dalla tendenza individuale del chirurgo. È necessario che l'inteiTento chirurgico s ia sopratut to preq>ntivo: una volta sviluppatasi la m eningo-encefalite traumatica non si riese<' piì1 ad arrestarla, la parte del chirurgo diventa se<:ondaria; tutte le terupie si dimostrano impotenti. I noltre, a titolo pren:-ntivo, è ottima cosa, comi' lo ha affermato ancho recentemente Lenormant, iniettare s istematicamente siero an tipneumococeico a tutti i f Pt•it.i affet.t i da una frattura del cranio nella regione frontale . Tale trattamento col siero prat.ìcato dagli autori non ha impedito lamorte al quarto giorno di malattia in due casi da essi cw·ati, in uno per via sottocutanea ed intra.1·achidea e nell'altro per via intrameningea. attraverso il focolaio di frattura. Ciò nonostante essi non Cl'Niono che i due ammala.ti avrebbero potuto salvarsi con iniezioni intrarachidee d'optochina o di permanganato di potassio, una laminectomia all'inizio della te rza e quarta vertebra lombare seguita da eire naggio d e l cui eli SRCCo durale, una trapanazione a.tloide-occìpìtale d' Odclj o il drenaggio continuo dello. grande ciste ma precon izzo.to da Dandj. · Al Ja,·om ><E'guono le tre oss\:'n·azi.oni fntte dagli A.A ., esposte in modo conciso ma con molta chiarezza.

NEUROPSICHIATRIA F. PI.AUT. - L'importanza diagr.ostica delle cu• ve paralitiche delle reazioni colloidali nel llquor JICr i processi non sililogenl del sistema r.ervoso centrale. (Zeitsch. f. d. ges. Neur. u. Psy, 18 settembre 1934). Era g ià stato osservato c he la cosidetta. Cut"\'a pa1·alitica delle reazioni col loidali (all'oro, al mastice, al benzoino colloidale) si può risconhare tah·olta in prOCPS.Cii morbosi cerebro-spinali che non hanno nulla in comnne con la sifilide. Fra questi fu specialmente incolpata la sclerosi multipla. L? ;;tatistiche dei divf"rsi autori /anc he d e l Pt.AUT) fanno sali re oggidi al 2-15 ~o la percentua!P di cu rve paralitiche ne lla sclE•ro~<i in placche. EceE'zionalmente lo stesso reperto fu pure o;;servato nella encefalite e pidemica. L 'A., convinto da. te mpo che pe r le reazioni colloidali non si t.rattn,.:-<e cii reazioni specifiche in maniera a.ssoluta per la sifilidt', è wnuto ne lla d<'tcrminuzionc di fare delle r icerche in serie su un mate riale sufficicntE'mente va><to di liquidi c. s. appartenenti a individui sicuranwutc imnnmi da sifilide. Su 7tiu0 c>1mpi~ni di liquido ha praticato le reazioni di L angP e di Emanue l, l<t'n:~a inte ressarsi ti i conoscere in anticipo la forma morbol<a d1 Sp<'ttanza dd hlJtudo !\tu· diato: In 69 casi (circa l'l %l ha ottenut~ ne i liquidi p:>ami~lati. w~a nelta _curYa paralitica; 11i t.ratta,·a per o ltn• due terz1 (qunrtmtasette) d1 cas1 d 1 sclcros1 mul-


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HIV!STA DELLA STAMPA

~H:OICA

ITALIANA E

STRANl:ERA

tipla, per un discre to numero (dif'ci ) di malati di tumori CPre bmli e per il rimanente di ca.:;i sporadici di po li neuritP, poliomielite, schizoft·enia, nefrite uremigena, ecc. Dati questi risultati l'A. fermu l~ ~>ua at.tenzione sulla frequenza relativa d e l repet·to sia ne l'a ;:e le ro < mn ltip lu che nPi tumori cranici. La possibilità. della presenza di curv•' pMulitic:he nri tumori cel'('brali rappresenta un serio p•.••·icolo pe r la tl'si dcll'csclusivit !\ dt>ll 'insorp:cnza della curva paralitica ne lla. sclerosi multipla. Le cur vfl p~~.ralitiehc s i trovano. è vero, molto raramen te ne i twnori cranic i come negli sclerotici, tuttavia n <'l materiale del PLAUT tale reperto fu osservato nel IO 0~ dei liquidi appartenenti ai tumori e senza preferenza della reazione per i rliversi tipi e lf.' rlin•I'S(' localizzazioni del tumore. P e r la diagnosi diff~ronz i ale urnorale fra t.umor cerebri e sclerosi multipla appare quindi nece~f'lnrio lo studio contemporaneo d egli altri caratteri del liquido. La. pleocitosi s i mantiene come è not o in limit.i mode t·ati tanto nei tumori che n e lla sclerosi multipla. e si hanno frcquentoml'l1te valori cellul!tri normali in entrambe le affC'zion i. P or ciò che concernP il qunntitativo dell'albumina tot.ale, in generale il valore dell'albumina ne i mo.Jati di tumori con curva paralitica ha. superato quello d egli Relerotici. Inratti il 60 % degli sclcwotici ('Saminati present avano un quantit.ativo di albumina oi\Cillnnte tr 1 , 2 e 66 mmgr. pe r cento; n essuno ha superato il valore di mrngr. 75. Nei dieci CASi di twnore due soli presPntavano un contenuto di albumina di mmgr. 50, gli altri present.avano cifre di 75. d i 100 e perfino di mmgr. 200 %· Perciò in tutti i casi di curve para litiche in cui entra. in questiono la diag·nosi d iffe renziale fra tumore cerebrale e .;clorosi multipla, i valori a.lti tle ll'albumina pnrla.no piuttosto per i l tumore, i valori normali per la sclerosi . Altro dato differenziale è rappresentato chi co 1f,f'••uto di colester ina ne l liquor d i malati di t.umoro che, second o recenti osser va.zioni, si presenterebbe a.um(•n tato, m entre ne lla scle rosi multipla. s i hanno pe1· la colesterina va)o,·i normali . L:~ a ltre maln.ttie in cui furono Of;servate curve paralitiche dPlle r Pazioni colloidali (ca,<si di poliomielite, polinrmitt>, ncfrite uremigena, schizofrenia, ecc.) mostrarono tale reperto in maniera affatto f'Cccziom't. le da riten Pre questo privo di tjualsiasi int.en•s,<;e. Accanto al lato positivo de i ri lievi ottenuti il PLAtiT considera, a giusto motivo. il lato n rgativo cost'tuito d a ll'assenza controlla.ta del tipo paralitico d e lle reazioni colloidali in quadri morbosi eh~ pos..,ono clinicamente prrsentare analogia con la sclerosi multipla e cioè la paralisi s pina le spMtica, i tumori spinn.li, la s iringomielia, la sclerosi latera le amiotrofica, ecc. L a prt>.senza di un tal.e mper to nei casi dubbi fa naturalmente propendere la diagnosi verso la sclerosi mul t ipla . SACCHETTI. RACOVEANO. - Paralisi facciali a frigore. (R<'lazbno al II Congresso interbnlcanico ORL, 1933- Annalos d'Oto- L nryng, n. i, 1934).

La rlf'nominazione orma i rndicntn per erC'ditarietà sussi!;tf?l ne lla terminologia mP<lica, ma dovrebbe p arlarsi di p,'u·alisi focciali da causa sconosciuta. (MACKENZIE). L'azione de l freddo intanto non è per nulla provata in queste parnlisi facciali pet· quanto DucHENNE ed ERB abbit~no nffc,·mato eh<· il nervo poteva rima· ner i;' :strozzuto ne llo stretto c1male osst'o pet· cong"'stione. È stata accampata una predisposizione netvosa familinre (NEU~tANN e CFTA.RCOT) che per l'A., potrebbe esser una ra." somiglianza tmntomica p etro-mastoidt•a. Po ichò la p. f. comp _u·o il più drlle volte dopo r~tffreddamento del volto, (FROMENT, R ov, ecc.), è st.1to faci lP attrib uirla ad esso, ness uno p erò ha dimostrato comt' ngisct• i l l'llfft·edd tmwnto. BEHARD nego al freddo In cop:tcità di pt·ocluJTe un ed ema del tronco nervoso; questo è il mrglio protf'tto (Smmu~AU) : il ft·c,ddo produrrebbe uno choc colloidoclasico con turbe dPI rnctnbol i.;mo dd C.l, che ftwo rire bbP ernorrngi~~ interstiziali (FAIREN O H.OCA T,Ql,ANO).

t

La p oliomie lite nnt. no sarebbP la cau;;a più spesso che non s i c r<"de (VEROER R ADOVIO N oaBCOUil'l'); l'irritazione d(·l t•·ig~:mino, p er lo strette conn<'ssioni pro-


tUVISl'A DELLA STA:IIl'A MEDICA JTALIANA E

STRANIERA

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durrebbe modificazioni r ifleR..<>e di vaseolarizza:r.ionP nf'l tronco df'l facC' iniP: infim1 SARGNON e BERTEIN seguendo le tendP-nze nttm~li di attribuire Il" p aralisi a ll:"sioni nuc lefu·i o t·adicolari, concludono che la p. f . a frigore non è di origine auricolare. L'A.. illustrando il caso cf_i p. f. a frigot-e senza alcun sintomo di otite, accomp~gnato da neuralgia del tri~emi110 t\ mastoidite primat·ia che fu nt:'C<'l'l.'lllrioop<-t-two, nel trurre la conclusione c he una p. f. può essf'r l' unico sf'gno di nn "otomRsto idite, quando nuU'altro la fare bbe sospettare, è p ortato a formulat·p l'ipotes i c he non si tratti anche di Uill\ simi,le natura i11 que llo cosi dette a ft-igore, tenendo presente ras.'*'rto di EscAT che non vi è rapporto diretto fra. grado di uffezione otica e p. f. In altri 5 casi di p. f. perife rica a frigorc in cui si notava solo uno st.ato di flogosi del rino-faringe e congestione della shrapnell n('lla membmna timpanica, le radiografie della mastoide sve larono opacità, velaturo periantrali o perifacciali. Infatti se il facciale è il nervo meglio protetto dalle influenze esteriori, è al contrario il più esposto e mal p rotetto in rapporto alle cavità ossee che è obbligt\to a contornare nel suo tragitto. Dunque è probabile che la gran maggioranza di p. f. cosi dette a frigore riconosce come meccanismo patogeno incip iente flogosi otica o una cellulite mastoidea perifacciale. I l fatto che una p. f. è notata più in caso di fìogosi minima E'd inizude delle cav:tà. osseP viciniori, anzicchè in S~'guito 11 s uppurazione oto-mastoidea est-esa trova spiegazione nAl fat,to che il canale di Falloppio può o meno comunicare con d ette cavità. Finora non si è portato una prova scientifica, clinica, sperimentale o anatomopatologica per sostenere l'eziologia a frigore a nzi questo dominio è considerevolmente diminuito in favore di alt-ri campi etio logici, e la d enominazione a frigo re fu seducente in tempi andati per gcappsre a problemi etio logici tt•oppo complicati per esser risolti con i mozzi di allora; ora. è più logico ricorrere ad ipotesi a favore e ne lla dirf•ziono di domini et.iologic i che s i son affor-tnati con tante prove, o la. denominazione andrebbe sostit.uita con quella « da causa sconosciuta •· RAFFONE.

O'J'O..RINO..LARlNGOLOGIA E. CIUAPPE. - Relazioni tra tonsilla faringea, palatlna e tiroide. (Areh. I t. di otologin 193.1-, n. 9). È ben not'l l'azione che la tiroide esercita anche sullo sviluppo somntico e pun> ben conosciuta è la proprietà che l'estratto di IQbo ant-eriore dell'ipofisi possied<> quale principio eccitante la fw1zione tiroidea. QuE>sta proprie h\ stimolatrice della preipofisi appare dimostrata dalla comparsa di m odificazioni regressive dPlla tiroide in seguito ad ipofisectomia, m entre il fatt.o inverso si pnò d eterminare mediante somministrazione di estratti preipofisari. Le modifiche ftmzionali dPila ghiandola tiroidea sono rilevab'li is ~ologicrunente dalla intensa vncuolizzazionè della colloide e dalla iportrofia d e ll'epitelio parietale (iperfunzione), modifiche che secondo precedenti ricerche di Agnoli e Chiappe possono esstwe prese come • test ~ nello s tudio della tiroide. Constatazioni di ordine clinico e sperimentale hanno fatto pensare a rapporti hmzional i tra tir-oide e anello d el vVuJdayer, ma l'interpretazione non può dirsi univoca. Infatti, mentre da una parte s i può vedere la scomparsa di iperfunzione tiroirlea (ipertiroidismo, Basedow, goz7<C) dopo tonsillectomia ed ndenoidectomia, d 'altra par~ appare strana la somiglianza esi!'ten te nt>ll'aspett.o somat.ico e psi· chico tra l'ipotiroicleo e l'adenoideo. Par-tendo dnl concetto che debbono esistf're rapporti tra ton~iUa palatina, vegetlV<~ioni adenoidi e tll-oide, ancho se non concordi risultano i reper ti pubblicati sin ora, l'A. ha voluto impostnrt' delle t·icerche ondo chiarire tale rapporto. Ha condotto gli esperimenti e diviso le pr·ovo in due serie <ii trp gruppi ciascuno. I rilievi riguardano il comportamento del peso corporeo e i reperti macro e microscopici della tiroide dt-gli animali non trattati affatto o tr~t·: tat.i por sei giorni con cc. uno di estratti acquosi di t-onsilla, di vf>getazioni nclPnoJd t di bambini ( 18 !'<erie), o con estratto di Ric ht.er O. T. l . A. cc. l di lobo antt'l"lore df'll'ipofisi, 11 ciascuna iniezione del quale estratto, risp ettiva mente nel I';('<'Onclo e t<>rzo gyuppo d<'lla seconda serie, faceva SE'guire n distanza di tre ore _altra nwzione d i cc. l di estratto tonsilla-re o di vogPtazione adenoiclc•. Gli nntma lt cosi trattati furono sacrificati dopo i sei giorni p or di'Ssanguamt>nto.


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111\"ISTA DEf. L A

STAMPA MEDI<'A

ri"ALIAKA F. l'iTH .< \-S"IERA

I risul tat·i ottenut.i e le con r·lusioni clH1 >'4' ne possono tnuTf' sono c he tanto l'estratto d<· li<" tonsillt• p ala t ine· c> h(' di v..-g<'ta:r.ioni ndrnoidi di bambini ('S('l"CÌtano w1'azio rw inibit ri<'e s ullu ti ro idi· tom f' s i rilt·vn tini n' pt-'rti microscopici ( tali 1:stratti pr·ovorHno p••rò unchf' diminuzio rH' eli p<.·w d el-di r. nimuli tr'flt t ll ti ). Questa azion"' tireo-inibitrice d L•,Idi est r·Atti ton;;illu l'i t•ò ad•·noid.., i r isulta pur be ne evident~ n egli unimnli trn t~tti nneht> con l'~<trat t,o eli pr~>ipotisi t> ton~"<illn o pre-ipofi.si e veg"'· taz;ioni adrnoidi poich è s i rit•sc(' non solo Ad annullare l' ip;>t'tiro idismo provocato dall'est.rntto O. T. I. A. 111a s i va ancom o ltre col produnt' un ipotimidismo a segttito dt•ll'mr.i onl' svoltn d u ll'• strntto tonsillm'<' o lidenoidt·o . Qu••sta azione tireoinibitricP puÒ rifpr·irsi uird l ll111l'llft' olia tiro ido oppure uiJ'OTlll011e t.in•otr opo d••Jia ipofJs i e p.•t· <' hisu·irt> qm•r;to punto l'A. ha in C'O J'SO a ltre rkc·)'('hf' . D a i dt~t i rifc· riti risulta clw n Si'gt1ito ch' lln ini..zion c d•·c:li est.rn tti t.onsilh1 ri pa lntini e farin~owi s i ha rwll o cuviu una diminuzion \! di ])C'SO: questo dato, ch e l'A. però nnn hn prew uffntto in c>o rc'<id ••rozi nn e . è 111 npC'rto conrrus to con i t'i8ultmi interprnt-~;~ tivi d•·l • tt>st • minor;copico ri,.:p.: tto cd la iun;-.ione tin1id"a poicbè m entre qm··$<t'ul t imo dirnostm un ipo tiro idismo. l'abbas..-.n nw nto di P<'SO gio1naliero sta n dimostrare invpce un'ir><·•·ftrn:r.inne ddla t.iroirle, es>:*·rHio riò'aputo che l'or· mm~c t iroidf'O ha wm n ettn funzioae eccito-<'nta bolica; di cow:!t't.rueJIUI il comport.fllf1!•nt.od..J p.·::;o p rol· cs.~·r in ucC'onlo coltisultato de l qt••st ~ mirrm;cnpico tioy.,,·a d u re qu11 lf• risnltu t.o un aumento del p..so corpo reo ne~Ji }m imn li tmttuti. 1'RoJ:s-A. DAVID-GALATZ.- Localizzazione del suono nella percezione cranJo-ossea. \ L ('s Au•.a les d'Ot.o -Lttr),1g, n. 6, 1 93~ ). Negli individui con appamto uditivo n ormale, la p!o'rCPZione per ,-ia o:<..:;ea. ha tre cu.ratt.,ristiche: intensit à : pt-rc·L'zione d e l suono a pii• ba;:sa tonalità. fino a confond~>r<• il limite infcrio rc con l'a.«sonzn di !'<tlono; dur!\t.a: le ,·ibrazioni di un dia.pii!;On son po•·ccp ite prr un t e mpo Re mp1·e <'guale, salvo li r vi,.::;imi scarti; localizzazione : la loca.lizzazir>Jll' d f' l s uon o è C(•ntr·td e . L 'A. in seguito a ri cer-ch e P<''TSC'gnite da anni è dol pa rl't'(' che la prova. di peror.zion~:.' por vio. ossea n on a.bbiu. ùu to il massimo 1·enùimento. P er c iò che concernP int Pn,..ità , bisO!-'lltt notu rt> che n e lla pe rct>zion e cranio ossea entra no d ue fatto r·i: conducibilità ossea, fnttore fusico; funzione cocleare: fattore biologico. Il fattore fuico ò sog.l.!etto allo stftto di conduzione ossea c he sarit. di n •rsa n e ll'ost eornu.lacia e ndl'osteop;;ati rosi; fra. i due estremi una gamma di ~n·ada­ zioni: conduzion P n pll'osso di bambino, cti rachitico, di YC('chio . .Ke lla pT-o,·a di conduzione o~-;t~u, in cui c hir·d iumo la ri::;posta all'apparat o cocleare, lo stato di con luz;io r•c ho. ben la s ua impo r ttll}za. E cco Jo,·e l'A. intende arl'ivare: ctiscern er e quanto spc tt.a a l fa t t o t·e fis ico, (conduzione ossea) da quant<> spetta al ftt t,t.or·f' biolog ico (potere uditivo ). In una lunga serie di osse-rvazioni su ammalati, l'A. a!Ti,·a, con un artificio rli t ocnica. a var·iarc In localizzazion e di percezione OS$('a o a. costatarne la fissità; a IUIO'zzo di quest a prova, di loctdizzazione d e l suono n e lla percezione ossea, l'A. s t a bilisce : a.) la per cezione fb;sa. d e l suono pe1· via ossea.; b) la percezione ntgunte d t• l suon o p (• r via ossea. La pa rte ori~ ina.J e d e l Ja,·oro consiste n e l provare c he possiamo Rrtiiìcialm entc provocare lo s postnrnc nto d e lla lo('ulizzazione osseu o cos tatarne la fissità. Es('({I H.llldo lt1. prova di \\.El:IER (diapaso11 128 v. d. , ·orticl:l) s i può t\ven' : locali,lzuziono del ;mono a l \'t•r· tice (\\·. indiffe rt•nte) o loca linttzione in un orecchio (\ \'. lo,tNal iz:r.at.o) qu.ando s i occlud(· WIO d e i condo t t i (GEr.U: ' ). I n sogl{utto con lc•s ion1· d e ll 'o,·ccchio t•stc m o , il suono. n e lla pt' J'Ct•z.ione per ,·ia Oil.'\Ca. è lntNa lizzato, ma s i s posta vcr!'<o l'orecehio sano se questo ..-ie n otturato. l n s•w;gutto con h·s ion e d e ll'<>r!•cchio medio, il s uono è latcmlizzat.o e fi>.:!o n C'II'o recrhio mnla.to, anc he d o po oit,urazione di es:>o o rkll' or rcchio !'!Ono. ln sogg!'tto con lesione bi la t e rale d t.'ll'orccchio m edio la localizza.zioue del s uono; p('r "ia ossea è fissa al v erti ce . quulun quc s ia il g rado di lf'sione t.i.mpanica. In soggPt.to con lt•s ione in(·ornpll'ta dd l'or C'cchio intl"l11l', il suono è late ra lizza t.o nl Ja to suno, o meno muluto, mo si s post a , ·ur.<o l'orecchio le$0 o piit klio l>(' occluso.


Hl\"!S T.-\ DJ::LLA

Sl'A~Il'A

Ml:;DICA

lTA f.lAi:\A E STl!AN IF.RA

In soggt'tto con lesioni complete d ell'orecchio intemo, il su on o è late rnlizznt o e fisso n ell'orecchio sano. In bre,re: la lesione dell'ort'cchio medio attira t> fi!'!'a il s uono nt>lla p t-•ree:z.ion e per via oss<>n; lo l esion e d ell'orecchio inte rn o re~piJ• ge il ~ucno o seconda d el grado d i lesione . L'A. spiC'ga il fatto con la. maggiore densità d ei tes~uti n ell'orecchio m C'dio affe tto, s ia. e::>::;a doYuta ad aumento di Yasco larizzazion e cl ell 'o!';,o o ad e burn e izzazione-. L 'importanza praticR di questa proYa consis t e n e lla p Msibilità d i pr<'Ci!'ar P la diagnos i con proced imento semplice, preciso, rapido a sensibile . I.'A. 8t'n t e pe rò il bisogno di a ggiungere che le conc-lusioni non d ebbono aver E- rig idità di dogma: il ja mai.9 et toujours, sari-1. anch e qui fallace com e altroYe, e la pi'O\·a deve esser inquadra ta u €'1 corteggio di nlt r i s imomi d t•lla l"Pmio logia otica . RAFFO:SE .

DEMOSIFILOCRAFIA

J. GATE ' e P. J. 1\II CBEL. - Del principi e del metOdo che debbono presiedere alla condotta razionale della diagnosi di una uleerazione genitale. (Le l\fonde )fù lic·al, n. 167. ottobre 1934}.

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In questi ultimi anni la diagnosi d ell(' u kc·ra zioni g<'nita li si è potuta largamente gi ovare d t>i nuovi metodi di in\'cstiga zione p resi tanto dalla battel'io lo gia, quan t o dalla biologia. In un buon numero di circostanze, cert am Pnte l 'e~am e clinico p ermette di giunge re m olto oltre la soluzione, e n e i ca si semplici e classici può C$Sere larga · nwnte s ufficientc-; esso nulla ha perduto d e l s uo valor e ed in tutti i campi rima ne la. prima fase di ricer ca a ssolutame nte indisp t'nsabile . Tuttavia l'eMme sistema t ico di nume rosi a m malati fa risaltar<" il numer o in sospet t a to di casi 1 tipici, di forme a~Fo ciate od ibridt', ch e fp <'sEO la clinica sola non avrebb(' neppure lascia t o intuiJ·e . Bioogna 10apeJ· riconoscere per ò ch e

la clinica ha i suoi limiti, nello stesso mcodo come in ogni altra disciplina, e ricorre r e, in funzi on e d e l caso di cui s i t.rntta, ad a lcune indagini semplici, cl1e, per lo pii1 molto rapidamente, permetteranno la diagn osi precisa. m:solutamente indis;een:;abile in tale campo. E qui g li AA. precisano che scopo d t>l lo ro laYOI'O è quello solo di fì »sa.r e la condotta d a -seguire innanzi alle divt-r;,e e\'t>ntualità. clw si p ossono prE>SPn· t a r e , e precisare i prù1cipì ed il m etodo c h e d C'bbono p1·esied ere alla condotta r azionale della. diag nosi. Il principio fondamen ta!(! è di saper e 8$<pettare e di non voler r ecare in questo campo alcuna fi·etta. Numt>~·osi s ifilog rati sost engono che non si ba i l diritto d i a ffermare u na diagnosi d i s ifilide, anch e se cli11icamentt> certil'::;ima, senza corrobora r la con la dimostrazione, secondo l 'epoca d ell' iudagine, d e i treponl"mi o d elle r eazioni sierologich e n ettamente positive . A cl cgn.i mod o. in q uolum1ue cas o soltanto sospe tto 110 11 bisogna. ostacolare o gli esa~ni dirt"tt.i o k riC'e1ch e biologich e di ordine g~>n erale. Pe r conseguenza possiamo dire ch e il1 presenza di qua lsiasi ulcer a:zion e genitale, anch e m inimamente sospetta, a ragion e appm1to d ella frequenza dei casi atipici , o di ca si misti, è n ecessario sRpersi circonda r i' di tut.t e le ga r~1 nzi e ch e il labonlt or·io è oggi capace di fornirci. N PIIn .!\t'conda pà rt e d e l laYOl'O gli AA. intt>ndono sch em a tizzare, i l p ii1 possibile chia ro, le dh·erse fasi d ella diagnosi, in presPuza d d le dh·erse e , ·pn . tualità ch e _la. clinica può offrire . ,. . . , . Innanzi tutto va conside rato o lmterrog ntorJO » d i'Il amma la t o ; es~o d ant in~ic~zioni ch e s i possono ulteriormt-nte S?ttoporre a d t~l1a c_ritica sewra , o di c u1 s t può anche essere indotti a. m e tter e 111 ~lubb1o la smcer1 ~ò . . • L'esam e clinico diretto », d ev e esser e J?1Intlz.l()::o e m et od1 co ~.~"'!za m a • t r A· sc-ur~re l'esame della regione anale . Al t ermme di quel:t o <·,.;urne ~hlllco, le E'YI'H · t~ahtà inna nzi alle quali ci s i può tro,·ar e p o:-;;.nno ><ch e matJcamen te t>ssere r1portate a quat tro:


7ti

Hl\"ISTA DE! .I. A STA:\IPo\

~H:IH C A

ITA L IANA

F: STRANIERA

l <> L 'ulcemzion<' pn:•st?nta cnJ·ntt Pri tipic i c l' inte rrogatol'io, come l'esame c linico impongono d i fnn· una dingnosi; in t a l cn><o !<Jl<'Cie !><' s i tratta di sifilide è b ,•n c n·11d Pr f' qtwsta diugrw, i pii• fondata (F<coper"ta dei t reponem i o r <>a · zio ne s ierologif'u . :'<l'Cond o l 't' ti\ d i'li n lr•simw ). 2 ° L a c linica hrt pn•mn;sa un 'tlllalisi g ià m o lto s<'rrata d!'i fatti; tuttaYia la coesi:sten1.a. di qu<•,;l u o di q ud l'alt ro sintomo p e rtlìt'tte serii s:oimamente di e nunzia r e l'ipot<•si di inff'zioni ns!'ocintf' . di cui po!>~ono variare all'infinito lE' condizioni, <·' di cui l'ulef' ra rni~ta primaria ùi J. R o lll't., st> nt> è l'espressione più c la;;,;icH, è bf'n !ungi daii'PI">'<<'rP la I"OI R. 3 ° Una tPrza t>\'f'ntna lit i\ nlln qual!' può ridu rni spP!>SO l'<'same clin ico m c>glio condllttO, è que llo chf' [a nrnnwttere l'<•:>i><tf'nzn di ulcernzioni atipich <'. ch e s i potrPI)bE'ro dirf' !lndH• pftnHl os~u li. 40 Un'ultima s itr1uzion e infu1C', innanzi alla quale· non è raro di troYansi è qu ella. c}w riguarda le u lc<'mzioni moditicnte da applicazioni intempestive, e che, p er quo•><t.O m ed Psimo fatto hanno p t>rduto qunl:<insi carnttl"r('. A compl c•mf'nto di qunnto è Ùf'tto anlllti, nrl lavoJ•o ROno esposti in modo conciso ma chiaro i diw'l'>'<i • proC' o •;;~< i di invcsf igazion c • in fmnion e della malat· tia c h e s i propongono di scoprire'. PN quanto riguanla lu ,;iJìlide sono rico rdnti soltanto g li el"ami dir<'tti; l'impr<'g uazione d e l t r eponf'mn. m ed iante la t eenica di Fontana-Tribondau, che rimmH' tulo dei mP:r.zi pii1 sc>rnpli ci p er tnl'tter<' iu evi<knza il treponema, senza dinwn ticar e l'altr·o non m eno prezioso ch t> è la ptmturn gru1glionare. L e inchieste s ierolugit'ht> sono di pratica corrente e non è il caso di accen· nare p er e!>><e a uulla di part.ic-o lure . Rito mnndo poi nll'c•><Hill!" dirc>tto E' al la sua i}:rnJ1clP importnnza gJj AA. ri cordano di ,·ict> r·ca.ro sempr e il bacillo di Ducr ey , l'intrad<'rmoreaz.i one d'I t.o-Rien~t.i erna, l' intr·a d ermof'u:t.ione di Frei p er .l a dit1gnosi biologica della malattia d i N icolas-Fa.vr<\ ecc. A tali indagini è n ecc~sa rio ricorrervi con cognizione d i- cau~a. in ragion t> delle questi0ni ch e la clinica solleva. e d elle a;:sociazioni che e:ssa p ermette d i ;.ospettarf'. Tutto l' in:'lie m c d el problema, d el resto è dominato, dal punt.o d i vis ta d ella g nwitr\, dal timor e cif·lla sifilicie, ed ogni qualvolta che questa apparirà come :;èrnplicem f'nte p ossibil(' , bi~;ogn <'rh 11011 istituire n e!'suna cura, e locale e gencro.le, che s ia capace d i Cl'<'arc \U1 ostacolo quo.le che sia alle investigazioni ulte d od. Proced c·rHio in tal gui.;a razi onaltnf'n te, m cf,odicamcnte, con buon senso s i p otre bbe dir·e . si progr f'd irà [orge sull11 via d f'lla dingn oF<i i11 modo più lento e m eno brillante ch e procPd endo per afff'rma zione affrrttata ed apparent.eme nf(' inspin1ta a ll n, più ser!'na nutoritr\, ma p er lo rnf;'no s i avrà. la. soddisfazione di r<~ca.re al proprio ammulnto, al momento oppo1-tuno, una diagnosi salda, che s i,;pirR nd una scit:'n:t.tì indisc·ut i bile>, <', cosa c he importa tu1cora di più, ad UJra coscienza che non tf•me dmprovt>ri. S. VITALE.

FARMACOLOGIA H. J. A LroQvlST

1!: J. "'· Orn·:;-;,;. Metodo semplificato di mic:rodeternilnazlone dello jodio relle uova. (l ndu,.;tri a l nnd Eng ineering Chemistry; Anal~·tica l Edition.- Vo l. V, n. 4, png. 254),

In q ueRt i ultimi anni, pre;..-;o vari<' lWZiOJii di Amc ricu e di Europa, t.alune azif'nd<' di poJ]j- e di ovo-eoltura - :;otto l'indirizzo d i biologi e di chimici s i so110 proposto il que,.,ito ddln pr·oduzion €' di uova medicamentose: jodiche, bromichP, ft'rrugino:-w, arscnieoli, ecc., n c JJ'int r nto di r ealizzare nuove forme d i t E'ropio. con prodotti orgunici na t ura li , qua li sono le uova di gallina, che d ovr<•bb,·ro co;.t it uirP lr-1 prE:>pamzimw piìr adatta e quindi razi onale per Ja sommini:st.ra:t.ione dd m~·di<·umento d Psiden\tu. Occupiamoci, p~· r ont, d f' lle uuva judiche facend o riserva di tornare- n ei pros1<irni num Pr·i - RH qtH•sto urgome11to e sott.o l'asp etto biologico, con altri cPnni elw pns,;m1o ri u:>rir e n t il i a quE>i l<'ttori eh c> n on conoscano la question <>, o ch o vi abbiano pHrtif'01Hl'l' int cr e;;s(•.


RIVISTA OELt.A STAMPA MJ::O ICA I T AI,.IA N"A E

!:;TKA ::\I l:~ HA

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Secondo gli studiosi succit.ati, il vantaggio d ella cura jodica a m ezzo dei nuovi prodotti ccstit·drebbe una notevole prerogativa. te rape utica, pe r il trattamento di quelle forme morbose più o m eno legate col ricambio dello jodio, in dipendenza del fatto che i prodotti organici jodati di natura complessa, con la loro graduale distruzione molecolare durante il chimismo biolog ico, libererebbero lentamente e costantem ente piccole quantità di jodio, a paragone degli altri analoghi composti, massimamente inorganici, di effetto immediato. In tali condizioni, il medicamento finirebbe con !"essere ammini-:trato in minime dosi continue e cioè nelle condizioni più razionali p er ottenere la s ua completa utilizzazione e, ciò che ugualment e importa, una fac ile tolle rabilità. Affinchè le galline producano d elle uova a tm tit.olo di jo<lio superiore, i :produttori usano aggiu:ngere . al normale nutrimento di esse, appropriatE- sostanze JOdate facilmente assimilabili. V en endo al procedimento analitico di det e-JminAzione dello jodio ne lle uova, vi è da rilevare che la difficoltà più grave ch e esso presenta è costituita dall'ope razione occorrente a distruggere una gnmde quantità di sostanza organica, st>nza poter evitare una perdita. talora appr~zzabile di jodio. Ciò si verifica anche col procedimento di Zahoranszhy modificato da Th. v. F ellenberg, consigliato da molti tecnici e adottato da taluni chimici italiani i quali hanno pariment.i riscontrato che esso fornisce risultati i11feriori al r eale, in conironto di quelli che s i ottengono col classico m etodo di Carius in tubo chiuso. O ra, ALMQUIST e GIVENS - dopo aver esaminato e con opporttmo acume critico, i vari sistemi più accreditati di microdosaggio dello jodio nelle sostanzE' biologiche - propongono un loro metodo che, alla semplicità delle operazioni, accoppia il vantaggio della precisione nel recupero di tutto lo jodio, senza causa di perdite, per essere poi determinato colorimetricament.e, come del resto è preferito anche da Lecco (ZeiUchr. f. analyt. Ohem.; XXXV, 318). La tecnica de lle operazioni è, in via schematica., così descritta. dagli AA.: in un pallone di ve tro. munito di refrigerante a ricadere, si introduce il contt>nuto liquido di un certo numero di uova., :ins ieme a un eguale volume di alcool etilico a 95° e a. gr. 10 di idrato potas..'iico. L a miscela si fa bollire dolcemPnte per 16-24 ore, m entre la. bollitura si ve rifica senza. schiuma nè sobbol-

Jimento del liquido. Di tale liquido se ne preleva una quantità equivalente a un uovo che si mette in crogiuolo di nichel da cc. 500. !asciandolo e vaporare fino a secco sopr·a. una. lamina riscal fata; il residuo s'incenedsce nel forno a muffola, tenendovelo per 4 ore a 600° C. ~ ceneri vengono riprese con cc. 50 di acqua calda; si filtra il liquido e si lava il residuo e il filtro. Il liquido otte nuto si tratta. allora cautamente con H ·'SO./N. fino a neutralizzazione - indicat.ore il rosso metile - addizionando in seguito gc. V in più de ll'acido. Alla soluzione s i aggiunge quindi de ll'acqua dj bromo satura, di cui l'eccesso viene eliminato con l'ebollizione, che si protrae ; anto da rid11rre q liquido a cc. 15; vi s i introduce poi un cristallo di joduro pota$ico o, passato in 1m picco~o imbuto sepa.ratore, si estrae lo jodio formatosi a mezzo de l tetracloruro di carbonio

puro, determinandolo infine al colorimetro di Bausch e Lomb col metodo com· parativo, servendosi di soluzioni-tipo di jodio. Gli AA. ritengono che, con la preventiva digestione de lle uova liquide ne lla. pota.-ssa alcoolica, si as:sicura un più complet.o recupero dello jodio il qua le, probabilmente, dallo stato di combinazione organica, s i trasforma in !!aie alo ide solulJile (Lcrwig) di tipo piu stabile Il ). Comunque, ottimi risultati e senza ostacoli coru;istenti, furono ottenuti per d e te rminazioni de ll'ordine di 3 a 1750 y, avvalorati da prove di controllo effettuate con l'agg iunta all'uovo liquido di un numero di composti inorganici e organici di jodio a noto cont<>nuto. ALMQUIST ·e GIVENS prevedono che il lor·o metodo poRSI\ estenderRi, con pari vantaggio, all'anaUsi di altri mate riali biologic i. A. P AONIELLO . ( 1) Ctr. : Il. Flt &n:xn.:s. _ 'l'raUé d'nnnt11se ddmiqrt r qrttwtitulit·e. -l; m l' i· eli t-. fl·.; ! . png. 013.


BIBLIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA ANDOLFATO ~lario e FEDBLT Allkrto, t c nt' nti m •>di <· i. Da billwr:iosi a .tfurz,uk e nP-Ua llofro. •< t;iorualc ita liano di nlìtl nttie l'>"O t idaP e tl"'picali ed igiene c•; lc; n ifdt• •, fn.~c . li, n o\'t• m lm· 19:14- X Il L B.~LSA111Er.r.r

Filippo, capitano m edi co. B ice,r('h e ,;1perime.ntali 811ll'a:ione degli :::>icro· ff'I'H j1it·o ~li larH'Sf' », fa,::(·. \ ' r, ginl-{110 l fi34-XJ1.

altli~;im.~ speà/id e<l Wifll'·cifif'i sul f!OIIIJ('Qccu . • B .•llt>tLino tlt-ll 'I:;tituto

R i<t81JW1l o. L 'A.. in ~t·guito t\ ri <:erdw ~p~;;rime nta l i. hn concluso: l o Ch t> il brodo anti\·iru:s stre ptu,;tafil ococcico può con,<iderarsi com e un

ott imo terrf' no c.Ji cu ltura. di isolarnenw e <.li depumzione per il g-onococco, che, in t al•• m ezzo nutrith·o. non subi!<<'t' modific-uzio ni morfologiche d egne di nota. 2 o Ch•' il gonococ<·o. in cu ltur·a pun'l, è patogt>no per il coniglio (inoculato nella cm-nem antc·rion' dt•ll 'ocdaio ha co,::to.nterot>nte pr·otloLta. panofta.l.rnit.e) e che, m entre tale patogcn ic itil non è m odificata. da~li anti,·irus SpE'Cifici (gono· coccici), viC'nEI invec e atl!·nuatn da!.(li nnti,·irus st.rcptostafilococf: ici ed 1umul· lata rH· IIc cultuw iu d f'tti brodi anti,·irtrs s pecifici . Bt:GL1Altr CiJ.t'Si'PIW R C'nRto. m aggio re m t--di co P )fAN<HV~"E dott. Gaetano. Sul tru/Pnneltto con i n /ìltmzione IWV(I(;(t in im de. i l mum.ati.m~i artiro/,a ri. " Minerva. .V.kdi('a a, u. 51, :22 di cPrnl>rC' Hl:l4-Xfll. pr-of. Be rlt'd etto, ffitl)(giore tnPdiro. La m ist~raz io11 e COt! l'audiometro della ac11ità udiri ta m'ftli m•iat.ori. ()ontril>ut() allo stud·io dP/Ie sordit<~ profu· .9iomdi. " Rnccoita di Pubblir·azioni Seientifiche d E'g li uffic iali m edici d egli I s t it.uti medi co-lf'~a l i p er I'Aerouaut.ica P rl l"i <'lllrlpi di ll\"'ÌRzionf' », vol. V, 1934- X I L

CASELLA

R iWJtrWIIO. L 'A. d npn a,·cr· d••scritL\> i vuntttgg i d eli'PStul\e acu.«tico pra· ticato con un nuo,·o apparecchiu chi1ullaw " amlion1<:> tro » col quale è possibile non solo produrre suoui, ma ottl•rw,·e le va riazio ni di intanl'< ità di f'"~i in un mp· porto e:sll.ttruneu tc cono;;ciuto e tar·ato in tmità di sensazioni. riìf'risce i risul t-ati d <:' l lo studio dt·gl i 11.111 1iog-nnnmi •·ica,·ati d Ili J'esa nw <1<•1 p ersoaJRI E' aeronaYigant.e

fin ora OS:O:C' I' \ '1\tO.

C: . D ario. capitano m ••di co c J''H A." CO ù o tt. :\I. Lo ~S viluppo m icrobico net terreai prepllrati per (liyt-~l ione p(mcre<tlini<:a della cw·,te. " Rivis t11 m en· sile diug nosticu. e tt:cnica ili lttbomtori o », fase. 4, apri le 1934-XII.

CASTELLI

R i(t8SUII/'J. Un terreno coltumlo•, allestito m ediante digestione pancreati· uica di'Ila cn rn e, è stat.o r ecentemente pt·oposto in sostituzione ct.·ll'agar e del hroclo orclinur·io. In qtwl'<ti e in qn,.lln Vf'ngono esaminat t> comparativame nte le moda lit1\ d··11o s\' iluppo mi cr r>bic·o . Se n r• 1·icM·.a chc> i comuni substrati sono anco ra t!a prd<'T'it·~ i. f0.N !' n c·flgionP d e lle sost~tnze di immPdia.ta d e rìvnzione prott.>i<:a (o. l b\llnuil<') i1wg ua lu1• •11te r·uppr!'srn tnt<• n C'i d n C' t C'rrPn i.

C'.-\})TJGLTOLA O rlando, rn lnnncllo D\Pd i<"o. « Sidi Jfcsttri ~ lermrde. Volurno di !15 pag ine . Edito re F. Cacopanlo . 'l'ripoli (prt>zzo L. 3). <.I '.ALESSASDRO Rnfftwle, magg io re m edico. Le pleuropatie neU'e.sercito.

(Relazione a l XL Cong t·esso d e lht :::>oc ictà. i!>Liiu.na di ruedi ci11a interna). Volume di 1213 pag in('. ~d i t.ore L ui g i P ozzi. R oma. (prezzo L. 18). V . autoriassunto i A.-<c . XI, l 934-.XIli di LjUPsto giornall•.

DE PAOLI P o.olo , prirno cupitnno nwdico. L e nuutijutazioni tubercolari pl6uropolmottari llllfjli amma/tlli di tuhercolo8i chirurgica. « Lotta contro la tuber· colosi », ÌMC. 2, fe bbraio HI3.J.-XII.


BIBT.{OQRA.f'U l!EDICA l\UI .JTA.lU; J'rAr. IA::s'A

i9

e dott. FROLA. E. Rapporti fra tubercolosi e m.enÌII{l!:ti acute siero-linjocita1·ie benigne. •< Difesa. antitubercolare », 1934-XII.

Riassunto. - Gli AA. descrivono due casi di tne-ningite sie•o-linfocitaria acuta benigna in soggetti allergici alla tubercolina e portatori di focolai latenti polmona.ri e riferiscono i risultati d e lle indagini batteriologiche, biologiche oo immunologiche praticate. D a ll'insieme delle ricerche si affaccia l'ip oU>si di even t ua li rapporti tra le sindromi m eningee osservate e l'infezione t.ubercolart>. Gli AA. però, data la mancanza di e lem<.>nti sicuramente probativi non s i sen ton o autorizzati a. riconoscere l'etiologia tu bercolat·C', per quanto essa s i possa pre._,< en tare suggestiva. prof. Giacinto, maggiore m edico. Loyisti.ca san·itaria. • EJ>ercito e Nazione •, fase. 8-9, agosto-settembre 1934-XII.

FELSAYI

GASPARRO Umberto, tenen te m~dico . Sulla penetra.zione nella cam43ra anteriore d~ll'occhio di alcuni ja1·maà institlati nel sacco congiuntivcùe. • Rassegna ita-

Jiona d'ottalmologia », fa-«c. 7-8, vol. III, 1934- XII. R iassunto. - L 'A. studia. s u cani e s u conigli la ve locità di penotnlzioue nella camera anteriore d ell'occhio, per applicazione corneo-congiuntivnJe , di alcuni farmaci in quelle stesse soluzioni comunem e n te impiegate per uso oftalmico - solfato neutro di atropina, salicilato di eserina., sciolti all' l % in acqua distillata. e cloridrato eli adrenalina « Clin », soluzion e 1 °/oo d el commercio - . Ha spt-rim!?nt.ato inoltre con soluzioni di nitrat-o di stricnina «Erba • all' l %L ' A. ha rilevat.o che: l'at ropina penetra r apirla.rnent.o n ella camE\ra anteri ore dell 'occhio, avendo notato midriasi dopo 3' da.IJ ' instillazione, l'f'serina pa.Fsa più lentamente n ell'umore a.cquoo d and o miosi dopo 1 5' e l'adrenalina pe netra a.ncor più lentam ente, iniziando midriasi dopo 25'. L a stricnina ha dimostrato m1 rapido pot"!re di penetrarione, essendo possibile rit.r ovarla nell'umore acqueo d opo IO' dall'applicazione. La presenza d ei farmaci nell'umore acqueo è stata chiar amente dimost.rata con reazioni biologiche. )JAGRONE Amed eo, primo capit-ano m edico. I n tema di guerm batteriologica. « Esercit-o e Nazione 1>, fase. 11, novembre 1934-XJII (Recensito in questo fa.~cicol o) .

-

e RoMAsr Alessandro, colonnello d e l Ge nio. Dei ricoveri adibiti a post·i di soccorso. "Croce R ossa n, fa.~c . 7, Juglio 193t-XII (R ecensito n el fase. l r, l 9:J4-XUI di questo giornale).

Filippo, primo capitano medico. Stu{ii sul potere batt~ricidct del sang·ue « in f.ot.o » nel corso della vaccinazione dell'uomo contro il ltifo e i paratifi. « Bul-

)JASSA

l et.tino d elle scienze m ediche», fase. III. 1934-XII. )lE~'"XOK::s'A

prof. G erardo, capitano m edico. S·r.ùla. biologia t/.i wna st?·eptotricea. • Bollettino d ell'I stit u to sieroterapico milanese», fase. VIII, agosto 1934-XII. R iassunto. - L'A. ha. seguito per sei m esi dal punto di vista colturale, morÌQ}Ogico e biologico una etrept;otricea. alba. isolata dalla saliva d i 1,1omo s~n o; n o òescriv e la. manier a a tipica di presentarsi in una f ase batte ricide e la. casuale evo· lozione verso la forma tipica. delle streptotricee arnbiellta li ; riesce a separare d alla. iase batterioide un germe str eptococcosimile, a sua volta capace di evolve re verso le st.r e pt-otricce tipiche ambientali. P ensando ad un quid legato a lla fase battorioidf' c on poter e batteriofagico o autofagico, o com unque lisante, stud ia l'azione del filtr ato delJa fase batterioide sulle streptotricee tipiche da esse derivate. e anch e l'azione del germe streptococco-simile S\llle forme steRSe, m ettendo in ('vide nza le analogie di comportamento fra. di essi sulla forma ben differenziata fii s tre p totricea, la quale sotto l'influenza di tali agenti subisce in brodo una pr oionda. disgregazion e, per la quale riassume, per l o m eno t emporaneamente, i ca · rntteri della forma. mutata. Differenzia i granulini accompagnanti la f ase batwri oide e c:ostituent.i il ge rme tto streptococcosimile dalle attinospore d elle streptotricee t.ip•che .amb11."n· tali; vede in quei granulini l 'espressione forse più e lementare della v,ta. delle


80

SlllLIOORAFIA MF:I)J C A MILfTA.RE ITALIANA

s t.rcptotriCC'<', delle quu li ò riu;;f'ito a di~'<tinguPrf' alm;>no t.rf' fasi: quella strepto· coccoide, quella batterioide, qudla tipica d<·lle streptotr·i cc~> . L 'autore' an•ic ina qul'sti n·pt·rt i a quC'IIi O>'Rf·n·nt.i da altri E' ritiene che la pluralità. cl<•ll<' Rpr·cie dd g•' nPrc· act·inomycPs dipf•ndano d a ll'ancora incompleti\ conoscenza d e l r·dativo c:iclo ,·itale l>ivlogi<·o. S1tl ('omport.amento del B. A ltthmris e di vrzn· baci/.li similcarbonddosi sl' l'agar malto. " Boll<'t.tino d <'ll'Ist i t uto sil•rot<•mpico m:laHc~ •, fase. XI. Hovem-

bte 1934--XIII. Ria.~sunto. L 'A. r·iferisce clw suli 'AJZnt· IlUllto leggermente acido i comuni similc:arbnnchiosi han u.li (Bb. atC'n·imus, carotanrm, figurans, lactis nige-r, megnth(>riw.;, me>:<••nh·ric·us niger, mjcoides, subt ilis . teres, thirotrix fìliformis) crescono abbastanza l>ene, roC'ntrP non vi crf'fWono o vi crf'l';cono a.~;;a i stf'ntamPntf' i Bb. similcarbo nchioRi più vicini al b. anthracis (Bb. pseudoanthracis, anthmcoirlt'8) e non vi cr.'C'SC<' il b. anthracis. Come q uesti ultimi si è comportato uno stipite di b. liodennos. L 'A. ritic- ne clw d e tto terreno poAAa ('ssere utilizzato n egli esami di orienta· m t• nto s ulla nntum. dt•gli sporigeni a\'robi. CA-rlo. capitano medico. Gontn:buto cli nico aUe forme nervo8e organicopsù;ogene a.~soc1'ate. "Giomale di psichiatria e di neuropatologia. ». l 934- XII.

PAN ARA

Riassunto. - L 'A. descrive tre casi di neurassite con a~<Hociazion<' psiconcvrotica.: uno da. infl'zione ID{•IiU>nse, gli altri due do. virus della Ence-falite e pid emica, e riporta le n~dute e le conclusioni d t> lla Scuola romana di Ne uropsic hia.tria sulle infe zioni acute d e l sistema. nervoso ne i lol'O rapporti con le malattie mentaH. Contributo alla conoscenza riRU'angiomatosi cerebrale. • Rivist-a di Neurologia. •• fn.sc. V, ott.obre 1934-Xlll. Riassunto. - L'A. riassume i principali dati clinici ed anatomo-patologici riguardant.i gli angiomi del s istema nf'rvoso. e d t"Scrive un caso di angioma d el polo occipitale destro con angiomatosi diffusa dell'encefalo, corrcda.t.o del JX>perto anatomo-pato logico cd isto.logico. • Mich e le-. capita no m edico. Alcune ric.erche sul procu.9o d'i 1-ipara::ione delle ferite iridee. Studio s p!'rimc ntale ed istologico. « Rassegna italiana di oftalmologia », n. l. 1934-XII.

PAPAGNO

-

Su un nuovo metodo di fissazione del globo oculare con un « blefar()-{)jta.Znwsta.J.o •. u Ra.ssc·gna italjana di oftulmologin u, n. 5-6, 1934-XII. primo capitano med ico. F r atturo o necrosi di un amtpio tratto della m<mdtibola da osteoim'elit.e di origine d-entaria. " Annali di clinica odont.oianica c cldi 'Ist ituto superi orc> • Ckorgc Eastman "• 1934-XII. R ee. fase. XI, 1934- XIII di questo ~ iorna le .

PICCABRETA FraucC'sco,

R.rcct Emanue-le. t.en<•ntf' m t•dico. NoRnqra(ia delle oa.~i di Gttfra (Girenair,a). • Archi\'io it a liano di sci.·nzc mediche coloni~:~.li "• fase. 6, 1934-;-XII. R ias!J'unto. - L'A. ne lla. nota rrC'Iiminare riporta not.izie ambientali, d emo grafiche e nosogrnfìc lw pa.rticnlarmt' ntc d€'i due princ ipali gruppi etnici (araboberberi e sudanes i) delle Oasi di (\rfra. Ricerche swi [J-r-ttpp1: sanyuiyni nei T ebu.. • Rivista di antropologia», vol. XXX, 1934. R iwJswrlo. - L'A. rifl'l'h;ce sui gr·uppi sangu igni di 140 Tebu del Tibestì; dall'esame d e i dat.i , ·ione alla conchL'Iione che i Td)u sono esponenti di una razza antica poco m<'sro luta P. pr·Ps••rHano un valore d<"ll'indico biochimico simile a queUo d e lle popolaziolli mcditc l'l'atii'C.


BIBLIOGRAFIA MEOlCA MlLlTARE lTALIANA

81

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SAR)IELLI prof. Tommaso, maggiore medico. Notizie preliminari B'lti riS'Idtati della

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1934-X II. (Ree. in questo giornale, fase. X l , 1934-XIII ).

-

.Sul primo CWIO di leiahnwni08i cutanea (bottone d'oriente) autoctono, dell'l tolicl untrale. « Archivio italiano di scienze m ediche coloniali •, fase. 9, 1934-X JI. Riassunto. - L 'A. che e bbe già. a pubblicare lo scorso anno il primo CH:;o di Bottone di Orient-e (palpe brale) autoct.ono, dell'I talia centrale, da luj dia~rno­ sticato nella persona di un giovane militare originario dell'Abruzzo, ma che av<:\'a anche risieduto in provincia di Roma, in questa seconda nota, dopo aver pr~ci­ ~<ati taluni dati cronistorici, nosogeografici e diagnostici, fornisce ragguagli sull u tt>rapia. da lui usat.a e che portb alla guarigione complet.a della malattia, senUL 1'('\iquati e senza recidive. - Prirni casi di • Latah" osaervati neU'alto Yemen (Arabia S. O.' . a Archi\·io italiano di scienze mediche coloniali ••, fase . l O, l 934-XII.

Ri<Uaunto. nell'alto Yemen .

L'A. descrive cinque dei primi casi d i Llitah da l ui osservati

STAGNITTI Francesco, capitano m edico. Un caso di ·morbo di Roger. «Cuore e cir-

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La t:accinoterapi.a dell'ulcera venerea e clelle sue complicanze. «Rassegna intert'la2ionale di cli.llica. e terapia M, fase. 12, 1934- XIII. R·i assunto. - L'A. d«:-scrive alcuni casi di aden ite inguinale da ulc~re vetH'· l'l'e trattate col vaooino di' Nicolle ambuJatorianwnte per via endomuscolar·e onenendo in tutti completa guarigione. TADDIA Leo, capitano medico. L'en tero--vioformio neUa cura e profi.lastti dell'ame-

biaai inte8tinale. «Rinnovamento rnE'dico •, fase. 7, 1934-Xll. \' [QLA prof. Domenico, prim o capitano mt•dico. s~ll ccmcetto medi-eo legal-e di ma-

lattia insanabile. u Giustizia pe nale - Parte l a - I presupposti del diritto e della procedura penale •, fase . X. 4 a serie, l 934- XIII.

,

Vr:u Gadano, maggiore chimico farmad~<t a e BRACALONl Lorenzo, primo capi tano chimico farmacista. laoterm e di eolubilit.à della lecitina. eU giallo d'uovo nell'alcool etilico di diveree concentrazioni. « Journal d e pharmacie et d e chi-

mie •, tomo XIX, luglio 1934-XII.

6 - Giorrtole di medtcina mtlitare.


COifEREIZE E OIMOSTRAlfDMI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

·~

ELENCO E S OM~1ARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal proemi verbali pervenuti alla Direzione tenerala di Sani!l militare nel drcembra 1984-XIII )

,. Primo capita no m •·dico A-w.rONIO PAVO~"E: Co11tributo cl-inico j u n· zionrlle allo .stlldio della tubercolosi i nte.sti nale e al s~w trattamento con pnetmwperitoneo.

i\)ICONA. -

L 'O., d opo ave r a cc e nna to a ll 'importanza assunta in qu,.;:;ti ulti1ni tem pi, n..J campo d e lle indag ì11i m Pdiche di laboratorio, dalla copro lo,~çiu, di oui prec ì~a i limi t i c gli scopi. es pone j:!;li s tudi fatti su Il casi di tubercolosi inft>stinale (p ort>! t ori di lesionr ulcer o ·C'tSet.se, senza o Cvn lie v i o tr-1nsit nrie turLe intestina li . pre\·ia d ieta di Schmidt e :-;rra><òur ger, con 4 eMi di controllo, ù e~cri\·pndonc d ett ag-lintanw nte i rilievi clinièi e fw1zi onali, prima e d o po il trattamento cott p neumoperit.oneo. D ttl complesso d elle varie l'icerche l 'O. ha. potuto d f'tf'nninnrP, n e i c::t .<<i s t\1diat.i, un quadro coprologico caratterizzato ùa ipermotilità. e da disfunzion<' assi mila i h ·n , specialmente a carico d ei gras.<;i, tal ora combinata a d isass imilazion<" pro t e ica o ami lo idea. . D opo l'institnzion c cie l pnC'umop eritoneo "i 111\' tton o in rilie vo mc)flifìcaz ioui n ot en l li a carico d ello. m otilità e d e ll'a:<so t·himcnt o che CO tTf'ggrmo i dife tti full· zionn li ritro\·ati in preccù cnz.a, con efi<'tto spc·sso così immediato do. far p Pnsa rf' n un'azione d el tutt o m C'f'canica esercitata dal tmtta.m<'nto con pneumoperit.onro d el qua le l 'O. espone la t ecnica, la condotta e il moc<'a.ni~o di azione .

Prendono la parola il t.(.'n entc colonnello m <•dico direttore pro f. CABELLA e il maggioro m edico PALU:\InO sul m eccani ><mo d 'uzio no d el tt·attamento pneumoperi· t on·•a le e s ulln t ecni r:a d d l'introduzion c del gns , fncf'nd o pre~>C>nt e che la intrnduzioue d e ll'nj:!;O a. p;l r eti int f'gt·e n d la Cflvità P<·ritoueale può oflr it·e d ,·g li incon v ... nienti, p ot t>nd o l'ngo incont.rare e perforare un 'a111=<a intPstina lc a d f.' t·pnte al p <'ritol W O pa riNa le e ch e p er la malattia s t eslla sp e;;-;o è t esa e t a h ·oltn nd Prf'nte. e pro· pongono p er ru ~ ì oni unat omichf' la puntura u.lta, !<ott o l 'app••ndiet· xifoiùf' . ovf' p f•t· la cordo. d i'i m usco li c d PII 'apon em·osi fìF:..-i ali~' coRtolc e a ll'n p pPndice xifoid(•. ~i st >thilisce fra la p a rf'te, che iu qu<'l punto è a,\·m;cola re , e lo st om tu·o , uno spnzio c he può d a r e affidamento di P•' n etrazion,.. inoffc• rMi\·a d C'II 'Ago n r l cavo p erit(l· rwale , s 'intende d o po a vN (i<• limitat o ben e l 'ala s iniRtra d e l ff·gato. B t~Ef'CTA. -

Sottot en en w roeùico

GIUSE PPE l30RGHI:.- L~

sindrome addominale

de.~tra.

L ·o. si propon e Ji esp orru lu p iit rucl·ut i vcdu w sulle aff,•zioni CY'Oilidtc d elr a ri;Jom e d estro c lo d eduzi oni t crapeuti clw ch e n e seat uriscono. D opo aver citato m .,Jte stll.ti ~ti che, ch e m ettono in eYidcnza la frequenza di'gli in:<ucc,•ssi o pe ratori in oues te fol'Ine cronic he , ri~al c alla CfiU~tl di t a li insuccessi o fa r ilevare che i p rimi a stabilire , che fra g li organi d P.IJ'addom c (kstro esist e litta. t eciproca influe nza (s ia n o rmale c he pato logica), una precisa in t<>rdipPml enza, sono stat.i g li ita lia ni e pr<>ci!<a!Df>n te il So lieri. Adden t randosi n ull'a rgom e nto, dice che accan t o alle form e pnramf'nte \'(•:;cico lt\ti d el classico d ottrinale , esiston o formP, associaz ioni p luri\-iscerali e che la loro e'!is t enza è orma i confennn ta da.ll 'o;:spn ·nzione c linica quotid iana . Tratta d e lla ;,intomato logia incerta di t a li forme. d clla fre qu enza d egli e rrori di diagnosi, proeNte a.d una rap ida. disamina di esse ed infù1e insiste sul rep erto anatomopatolog ico c<•:;tante a. carico d c"lt'appendice, esp on end o tutte le osservazioni cliniche ed a.natomic•h e, p er le quali il Leot.ta. è a rrivato allaco ncluRione ch e l'appendice cos tituisce il focolaio primitivo d elle lc!<ion i a..<:sociate .


l

CONFERENZE E DIMOS'l'RAZI01-i-"I CLINI CHE ECC.

Tratta infine d el trattamen to tera.peutico delle affezioni croniche addominali . della tE-cnica. operat.oria S<'guita dal L cotta (taglio laparatomico m ediano) 0 crmclude ins istendo ne l concetto d ell 'assoluta n eces.<:s ità del taglio ampio, p et·chè 1'<!-< plo•·azione parziale impedisce di domino,re lo, molt<'plicità d ell P , le,;ioni in atto. -

Ten ente m edico DOMEJ:n co P ASCElU: La cosltit!~zione e la sua concez·ione attuale.,

nei suoi rapptJrti COil la tubercolosi e col giudizio di dipendellza da cawm di servi.z·io. - Sottotenente m ed ico G ruSEPl'E V ETRI: La reazione di flocculazione microsco· piea. cf.i Jfeinicke nei sieri e nei liq1wri cefalo-rachidiani, confrontata con la reazione di rhiari(icazione (111 K R). L ' O., dopo aver riMSunto la tecnica 11sata, c he è quella. !luggerita dal )!ci nic ke stesso, accenna. ai risultati otten ut i prc>sso la. clinica. di Pnll'l"mo, in 815 s ie1'i *' in 39 liquid i ccfalo-ra.chidianj, nei qu a li ha potuto Of'SPrvare una maggioro s-pecificità e sensibilil<t in rapporto alla Klanmg, n Ila WR e in alctmi anche alla Kahn. D iscute i casi in cui ha notato tale~ maggiore sensibilità, in tutte 1e forme di sifilide, d a lle fo rme primarie in cui ri:=;ulta u.blm:-viato il peri od o prl·sier ologieo. a lle forme tardivo curato o non curate ;;.ufficicntl'mente, in cui il fattore cum ma.c;('hera Rempre la positività d e lle reazioni sif'rologiche, a.lle forme n ervose. Alt1·ettanti risultati lusinghieri ha n otato nei liquores o d escrive un caso di paralisi progres.c;iva inc ipient e in cui la s i11tomatologia vaga, dn sola, senza l'au.«i 1io d e lla microreazionc, non l 'avrebbe autorizza-to a farP una tali' dingn osi. Conclude riassumendo i pregi d ella reazion e mic· roscopica ù i Boceula7.io ne d i .\Ieinil'ke, che sono: l 0 ) maggiore sensibilità in confronto a lle altrP prove sicrologiche. :2 0) utilinazione di piccole quan t ità di sie ro, 30} rapidità. di esecuzione e di letwra, -l o) semplicità d ello, t ecnico,. L 'argomento ha d estato il vivo interf'ssan, cnto dci convem1ti . a lctmi dd qual i. in ultimo, sono intervenuti nella discussione, chied endo ulteri ori d elul'id~U:i<m i sul nltovo ed impor tante m e todo :;;ienr·d ingnosti co. A tutti ha ri1>po:;to ·~• ,r ientcmcnte i l confct·rn7.icn•. t'.~c:LTA.Rl. -

Primo capitano m ed ico CARLO BELLELLI : 1 'nn delle complican.ze l1K:cdi dell'otite media pu rule1Ua cronica: ,i l colesteatoma . L 'O. d opo M 'er· illustrato un cnso di otitc m edi a purul,·nta. <'I'<lnira t·ompl it·ata a gr osso colest.cn.t,oma d a lui op erato d ' urgenza, pct· g raù :-in tomi di comprl'><· "ione. accenna a lle fornw d i otorrea cronica cht· più facilml'nt c d ìumo questa t ipi<"a m;tniie~tu.zione . Diffusament-e poi parla ddla parogen<'si, anat omia pn.tologi<'a, -<intomatologia c tr-athun·-•nto d el colestC'I\lumu m ettt•ndo in rilir·,-o l ~> diilì.C'olih tuh·olta in.sonnontabili per w1a e~tta d iagnosi ed i danni g ravissimi chr per il ,..no polimorfismo può p rovocare in t.aluni casi. Alla fine, il t enente colonnello m edico L.-\..'>: ORIA Xl, d irettore di S>tn ità, r ia,:;ha. d etto e ribadisce il conc•·tt o clelln, importnnza di u nn esatta •· t em pPstiva. diagnosi d e lle malattiP auricola ri. cMnm enta11do b rp,·c·n11" nLt> l!li n •·ticuli d e ll'Ele n co infermi t à A e B 1·ela.ti, ·i a llt• uf'it.:l:ÌOU Ì i.u pu rolt't. ~'l.lffi<' quanto l'O.

- Sottot<·nPnto med ico CARLO "IAR<:HI: Nttote çont)sr,en;;e sull'importanza del 11mqnesio in biologia e in te-rap ia. L 'O. fa una mpida r aS.«I'goa. di t·eorie e d i riccrch t' sul 1nagnesio pt~•t i colm ­ m•·ntf' Pf'l' quanto riguard a la m edicina. D opo El.\'er riferit.o le ricer ch e di D elbet e ùi a ltri, esp one le 1)r oprie o~"I'IT>l · z.ioni l>tatisti<'he sull 'impo 1·t.anza d el magne*"io nc ll'alimf'uta.,iou e unu1na e In smt pi'ObabiJP infiucnza. ne l!l\ patogencsi d e i cancri; riferisce poi i ri:-ultilti df'i :>uoi Cl'-Jll'· riml!nt i che tlànno a.! la presenza del mag nesio n e lle ossa il sig n ifìcuto d i co..ili<:Ì<' llll' .J i d U t'(.' Z7.1l.. ConcludcacceJtnando aiJ 'jmpo rtn nza d el magnesio in tPmpin. ..:<lnlln >;tHt uz ionp su i vmi organi 0 s ifltcn'i second o le odiom o con osc ... nz:e .

.., l

.'


84

CONfERENZE E DDfO!;TRAZIONl CLlN'!C'HFl ECC.

CASERTA.

cronica.

Maggiore modico ANTONIO PrcAzto: Un CXIBO di mielosi leucernioo

L 'O., dopo aver(• ricordat-o, in rapida sintesi, nozioni di ematologia cd i carat.t.cri diffe renziali degli e lem<'nti norma.li e patologici, parla de l t.essuto eii\Opoietico. come unità. anatomica assolutamente inscindibile, cos tituito da elem enti differen· ziati ed indiffe re nziati: emocitoblasti ed emoistioblasti. Mostra i preparati e ne chiarisce l'inte rpret-azione e il significato, rilevando le differenze ematologiche ne lle mielosi leucemiche, acuta e cronica, e nelle linfo ade nosi. Accenna infine alla patogeuesi, sostenendo come le alt<'•·azioni istologiche d 1•lla. mielosi leucemica siano il risult-ato di una disarmonia, per cause endogene o esogene, della normale regolazione ormonica fnt cellule linfatiche e mieloidi, con conseguente predominio de l tessuto mie loide o linfoadenoide e relative duratw·f< iperplasie.

P r imo capitano medico EaNY-STO CABPINTERI: Ricerca dei carpi eatra· nei in faringe con la radiografi-<•, con s peciale riguardo al caso clinico qui di

GENOVA.

seguito illustrato dal primo capitano medico S.-\NDULLl. - Tenente colonnello m edico GAETANO CnrsciON'E: Stato atttwle dei reperti pneu:rnoeru;efalogra/ìci. Lo studio d ei ventricoli ce rebrali pf'r accertare la forma, posizione, simrnt-· tria, p erviet.à., ecc., ne lle varie malattie mentali (frenastenia, demenza precoci:', drmenza pantlitica, schizofre nia, epile~'<sia ecc.) è di grande attualit.à.; però i re perti finora avuti dalle numeroSfl indagini ben poco di uniforme, di tipico hanno accertato con la pneumoencefalografia. L 'O. dopo un rapido a ccenno alla tecnica, ricorda le varie statistiche e fa rilevare che per una ste!"sa malattia si sono avuti i più dive rsi reperti, cioè gli stessi vontricoli a volte si sorro r·iscontrati dilatati in tot-o, a volte in parte, a volte retratt i, a volte l'alterazione è stat.a a destra, o Il sinistra, o con asimmetrie iiTegolari e finalmente in ogni g<mere di ammalati vi furono anche dei risultati del tutto negn· tivi, cioè i reperti diedero immagini normali. Allo stato attuale, ritiene pPrciò che la pneumoenccfalografia c'illumina: l o) n e i casi di tumori cerebrali per lo spost.arnrnto delle immagini sull'a.'!-'*' orizzontale e verticale de llo stesso lato e anche di quello opposto; 20) nei casi d'impervietà de i ventricoli per occlusione del foro di Monro (tumori d ella fos.'>lt cranica posteriore, repl<>ziono del vcntricolo per tumore, idroce· falo ecc). L 'O. conclude 1·ile vando un altro m erito d ella pn., cioè que llo di allontanare gli accessi convulsivi negli epilettici, vantaggio dovuto forse alla diminuzione di pt·essione endocranica; però ritiene non sia il caso di abusare di essa come sistemn curativo p orchè, a p~trte i disturbi che provoca nell'infermo (ipertermia, vomito, surlore freddo, cefalea, sitofobia ecc.), non sempre si ottiene detta remissione degli accessi. i quali possono essere dis tanziati da numerosi ~farmaci di oui oggi disponiamo. .-;il ; ).Mi~ ,.Iii a . - Sot.totenente mP.dico l3ALOO PEnrsr: Roentgengrafw. encefalica con mBZzi di conlrrasto q1tale au.silic alla diagnosi delle sindrami epilettiche. :\Ies.«e in e,·id€·nza l'importanza e la necessità di isolare dalla sindrome epilet· tica i casi non soltanto di epilo.:s.'~Ìa sintomatica e di cerebropatie, in atto, ma di processi encefalici pregressi passibili di un intN·vento chirurgico, l 'O. accenna alla difficoltà. d <> Ila diagnosi. Riassunti i m etodi diagnost-ici che meglio servono a tal uopo (anamnesi, prove de ll'iperpnea spet·imentale. ipernict.itazione). ne dimostnl il valore precal'io e poco preciso. Pa•·la quindi d e l controllo roentgengrafico ence· falico e ne espone i metodi e le tecniche diverse. Precisa il valore diagnostico del· la encefalografia e de lla ,-C'ntri rolografia : la. prima ha per fine di studiare sui radio· grarmni 110n solo la morfologitt dei ventricoli cerebr·ali, ma anche la forma e la disposi:.done de llo ciste m e e degli spazi subn.t·acnoid<>i, m entre la ve ntricolografia


• CONfERENZE E Olli10STRAZI ONI CLINICHE E CC .

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pe'nuette soltant.o l'esplorazione dei vent1·icoli latm·ali; t', mentre la ,·entricolog:afìa viene usata specialmente per la diagnosi di tumor cerebr·i, l'encefalografia ha a.sstmt.o grande importanza quale ausilio diagnostico in que lle fonue di Ppilessia dovute o a pregres.">e cerebropatie (infantili) od a cause traumatiche i cui ~ iti cicatriziali alterano, oltrf' la oonfonnazione ventricolare, a.nch4? gli spazi F<ot,toaracnoidei (distensione, a llargamento con atrofia d<'lle circonvoluzioni, cisti). E spone poi brevemente i dati più corre nti di sem~:>iologia. pnf'umoencefalografìc!L ed accenna al suo discusso valore terapeutico. Conclude affermando l 'utilità d eli 'encefalografia come metodo di dia!UlOI'i p;•r accertare la natura. degli a.cces.'li convulsivi e precisare la localiz7-azione di. pro· CPS.'Si' ciatri ziali cerebro-meningei, ad irritazione corticale. suscettibil i di un int<'r· vo:nto chirurgico. -

P1·imo capitano medico PrErRo SA."DULLI: Corpo estrcmw in far inge. L'O. illustra un intc•·essant.e e raro caso c linico. Un bambino di 6 anni, figl io di un ma.resciallo, ingoia un coperchietto metallico di un tubo di F ormitTol, cht> poi non fu rinvenuto nelle feni, sistema.t.ICa.mente Psaminat.e per 20 g ior·ni, dopo li quale tempo il piccolo paziente è sottoposto all'f'som.e radiografico c he r·ivela la p~enza de l corpo f'!>traneo sulla punta superiorf' !': inist.ra. de l faringe. a livE>Ilo della fossa nasale, aderente come una cop}X'tt.a, Pf1r la parte concava, alla pwlta. L 'O. s'intratt.ieue stdla necessità, in tali Culii, d(')l"indagine radio lo,l!ica N:l .,;pont> la. tecnica da seguire per l'asportazione. Primo capitano medico DOMENICO LISTA: Un C<UJO clini~o di a8cesso periappendicolare comJecut·ivo ad infezione eberthiana. Opera,zione, considt•ra.zioni cliniche.

CiQRlZL\. -

-

::Uag,riore wed i co GIORQIO SAccoM&'il : Un caso di 1Justulc< al viso suspeua

carbonchiosa. Indugini cliniche microscopiche e cura.

LlvOR)IO. - Tenente colonnello medi co ALESSANDRO ABATE: Due confer E>nze su La guerra cli·i mica. -

Te n(lnte colonnello medico EN"RICO BERTELLI: Due conferenze sui Servizi d'igiene e profilassi presso l'esercito mobilit(tlo.

MESSINA. - Sottotenente medico prof. Fn.!PPo CuzzocnEA: A mtri(t renale. L 'O. riferisce, con rapida si11tesi, le varie causeeziopatogenetiche, ch e possono dr·t•>rmin 1re I'Muria rena.le: variazione della composizione del sangue, influ<'nzOde l llistema nervoso e altf'razioni epatich e. Discute, quindi, le anurie dipendenti: dag li avvelenamrnti, dalle scottature, dt\lle calcolosi, dal rene mobile, ccc. ecc., confortando questo studio con una ricca cu,-<istica. personale bene documentata dalle indagini radiologiche e di laboratorio. Tratta, infine, la tecnica operatoria ed i vari metodi chrurg ici, consigliati nella cura dell'anuria renale. Sott.otenente medico prof. F'EnDINA.'IDO TALlA: La cliagnostica d·i(fe1·enz·iale nei tumori della regione ileo-cecale. L 'O. fa rilevare l'importanza de llo studio radiologico nei tumori insorgenti nl'ila r egione ileo-cecale. D escrivo le modalità di insorgt>nza, di djffusion(• e le mug· giori probabilità di sede dei t umori maligni (carciiJOma, sarcoma}; di q uelli bPilÌ· gru (mioma, fibroma, poliposi, polipo solitario ecc.); dì que lli infiammat-ori sp ecifici (tubercoloma, iperplasie s ifilitich e) e di quelli aspecifici, ch e eccf'zionolnwntc ~i riscontrano nella pratica. Passa quindi in rapida rassegna le modifìcozioni icon_og r·afiche della regione ileo - cecale n elle insorgenze tumora ti ext/a - co,·itanc! documentando, con importanti e dimostrativi radiogrammi, le varie. ~1odi1ìcaz10111 anat.omo-patologich e e funzionali, che si riscontrano ll<'llf' moltephc1 mnnlfestnzioni tumorali con i n~~orgenza d a lla r('g ionE' ileO·Cf'calf'.


MILANO.

Sottotf'nent c m edico SAL''A'i'OHE BAZZA~O:

La cu.r a parentera/e

dell'·ulcera gastrica e duoden<tle. L ' O .. pro m t>:::so ch c la cerapia cla,;,;ica d e ll'ulcera gastrica e duod enale, pura · di ctn lui t<'a, k polw-ri alcalinizzanti e protet· t ive, gli an t Ì!-'f'M't ic i e gl i ano J_gesici , piì1 n o11 r ii'rpondc ali €' esigenze d e lla modE> ma r ,. ,·~~pin, pas.-:;u i11 rassegna le vui'Ìe cur,· pare ntemli sorte 111 questo ultimo sc.:or. cio di t e mpo . Esse si po,;:<ono suddivid r rc ÌJl: a) tentp ia pnrf.'lltt'falc di JHI t\ tl'B 01mono lP. l!l {jliH l<• è- bMata S\lllc iniezic Jti di in i'\ uliHn. sug li c•:<t ra tti pnnc r cn tici clisin ~uliuizzAti, f:ugli est t Atti pau1tin iù <."i e ,; ugli cs tl·a t t i <li lo bo p 0,..tl'J'Ìo r e d i ipofi."i; b) tempio ,·acciuico ,•d deroprotc·iJticu, con~ist Pntt- in prr p arnti inic ttabili d i lnttf', di p~"ps inn. di vHrr:ini strcp~ococPito e ti fico, compn·Hdc•ndo in quest o g•·uppo and w l'l'tll tot·motc' rupi n e le trasfu:-;ioni di ~U IIj!U e cldìbrinnto; lll6 11Le s inton•utologica, basatA su ll a

c) tw nopin ch i mi<:tl, l'W<titui t l\ da ini \·;oio ni di ntk io. di

bkurlJOtmtu "oliicn .

di amino ·acidi (t·rip tofflno t•d i;;Lidin n). di c•>:trutto tlt-min e ralizzato di e rbe \'e rd i (t·itroJilliHtt). di IIJ'Pil , d i tH·nzon t o di sodu. J~><)JOIH' pu:;cia i c·opisaklj dt·Ila t E•rapi11 LH'Il7.mll o :;odic·a : ini Pzio11i quotidia1w l'ndo\ "l'llCJ><<' di 2ct·. di ><OIIIzion E> di bc:-nzonto di ~<<1 da al 25 °.', s ino n. cornphll;n guari);(ione Po rt:;tnt!ltll c.:l inicam <·nt e e mdiolugicanoc u te, protrnelllltl la cm·n per tuo I.H' I'\ '(' ]J\'riodo undt• u;.sinn·unH' il pi E·no su c·c·e;.:~o. E cce t t unti i ca;:i in cui usi>'ta la miunc·cia di p •·•·fcJJ·azion<·. op}Jurc ga~trorragi e t>ci cu t erort·ll gif' diH'tt:<t·, la cura Yll ;.u,..,.,idi ntu co11 utnt ul inwntn~.ionc· p t t·:;lwccl t(• normale a. bnsl:' di miu cstJ'<' as('iutil' o in brodo. lntt e . nova, formRg,l!i dolci, Y<>rdnrf" eotte, fntttncot.ta e p tLne CfJn Psdus ioa o dci eiùi acidi o piccnllti. d egli a lcoolici P. soprA tutto del fumo . i'!: bt"11P Ahnr•no in \llt primo t\'111}>0 nhul i•·f• u11d1(• l 'u~<o dl'llA CllJne per non intrak·ian· g li e:-;fJ mi cop rolo~iri l'd aJwhc p Prt·h è, }W l' il c.Jimir uito p ot<'r t" protcoliti<o dd »ncco gu~t riro. !•>'sO. puù llrriYnt·t· no n cnmpl!'tnnwn t t" R<'Ì""a nPII'int t"stino e pro· ,·oca1·vi tw· llt" fnstid io;:c•. Il riposo , inteso come· nbbandcmo tkli P abitua li occupazirmi, è 1111 ott imo codfici C"nt ~> pl'l' un lwillnnt c S1.1CCP>;so. D u ro.11t.r ~~~ t<> rapit\ b Pnzonto sodi<•u posso11o i '~'<:<eJ·c ><omm ini~tl'ate p er via <Jmlr p olve ri protrtt.ivc c p rt·p n rAti mot i;;pastici, n o u p <'l'Ò :<o:-tnHzP o acque a lcaline p .•rchè n e fru:< tnmo in p a r w J'u~.i on t>. Analo!!H uziOJI P inibitriPc• ,;t"JH· r;;<·rcitata dnl fumo di taùucco p er il ~<uo a lto co nt<• nuto in nmmon iuca f' p er il Rolfociun u•·o pota >":::if'O ch e• tton\:< Ì a nm ehtto ri ,-,pl'tto n Ila n orma nf'!Ju :!o linl dt'i fumoto1·i. L e inif'zinni <> ndo\'<'1101'<' d i lwnzoAto di !'<ndn po~1'0llof'ssPrP prorrnttein<lefinitn nwntc <'i'lf::t" tHio p <> rfl'ltlLill C'n i C' ilon o<·uc- p er J'ol'jlmiÌ>rno fl- flOJ) csi;.trudo controindi('a:tio ni. L e fo t·me callo:-;1-1, q t~ P llC' in iniziai(' Ò• ·g•·H<'l'tl?.io n c >Hl <'ttO·Cnrcinomat o:<n, quPI! c :; t Pno,;mJt i e qu PII P C()tnpli<"at c da gntYi p rotPf'si od Ne nziuli pc•riYiH·t'l'it id d e bbono p-;sc re e:<t:lH;;e d nlla h•rapia m t·clic!'l nwn t m.ofl P:<~nHl o eli fpc ttnm~a chinngi<'fl. In btt~f' allu l'ic~rdll' d c i ,.,ll'i auto ri , u l bi'nznato d i ;:odu d ev e <'s;;c re ttttribuita uua Attivi ~t\ tt·mpc utiua spl'c·ilica : antinticr o biNt. ttlltit.o>'ì!-<Ìtn.. di,..intossitante, ant i c· n~.i mn t ic· a. I nt roclo t.t o p er v ia Pndon·•n•sn. nIla d of<C' ùi m<·zzo grAmmo dimit uisce l 'att.h; tì~ pt'Ol<!oliticn d c· l ><ucno )4<\>'t ri Po, a llmC"ntA la coag~tl abilità del sangu e, agisce come i potPn~i,•r), indHC P twl ,;~tngut' e n Pi t es!'\tl i uua tP IId cnza a llo stato acidot.ico, fa,·o· r• •,•olr c:ti proce:-;;;i eli <·i vati·iz.zn?. io n <> , uuml'nl'a ltl l'Ì >"crvo al <•o lino dc!l:!ongu c . Gl i cffct t i bPnC'IiC' i ;;m to n bbnf<tnnza mpidi. Pur sottoponendo gli ammAlati ad 11na al inw ntuzi otw normali' o qnn,..i, ne i cn!;i n on complicati le crisi dolorose si u t.t<>owono d CJpo 4 o 5 giorn i pt> r· ~co mparirl' in cnpo a lO o 12 g iorni cir·ca. Sqsue su hito dopo ltl :'lcomfHll'>:a d e l '!ltt.l!:n<' oc·C'ulto da ll e-• f<·ci ed infine a muggiore distanza ln ;;r-o mparsa d Pi ;wgn i rnd iolng ic i prop t·i de'Ila ma la ttia . La cura d eve el'sere s istematic-am<·nte dirdtn e C'ont ro llato dal sun iturio . Pu b bl iC'c1 ;r.ioni ormtti m •mPrO:<c> itn lì Anc c>d an ch e ester!' n e confermllllO il lu~i ng h i C l'O S \l('('f'S:-50 . Anch e in' C'Jtll"fl ' Osp('(lult' ftfiliture . oYc dn tNnpn è in uso la cura d e li <." ul cl'l'i gm;t riPilC' 1:1 du ocl<· tHJii colle- in if'zi o ui d i bc·nzont o cl i sodi o c·nd oY~n c· . sono o 1·ma i mtnwrose t'd as;;ai d i rno;:t rn t i \'l' le• jlllll J'ig ioll i o t tPnu t f'.


CONFERENZE E DDIOSTRAZI0:!!-'1 C'LTh'lC:BE ECC.

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NovA:RA. - Maggiore medico PlEBINo Gunoo: c·zce-r a gastro-d~wdet'l a[e con pm·· ticolare 'Y'iguardo alla a«a. diaqnosi differet'lziale.

P.WOVA. - Maggiore medico Gn;sEl'PE Bt:GLLUU: Presenta un caso di artrosin=Ue specifica del ginocchio sinistro, consecuf.it:a a trauma. Considerazioni cliniche e mrdico·l<gali.

-

Ernia inguinak strozzata re.cidiva. Appendicite perforata con perUonite. Dit~gnosi, prognosi ed indicnzioa.i t e1 a p eutiche . •Alaggiare medico FR.u;CESCO MIG.NEMl:

"Presenta tm caso di affezione 'Venerea nndtipla.: l'infe rmo ricoverò prrchè affetto da uretrite blenorragica complicata a cistite emorragica. A di8t.anza di riHa 40 giol'lli compar-.;ero ulceri multiple a l ~o leo bttlano-prepuziale d i SOf<pet ta natura luetica (sifìlomi). Guarito d t l proce::;so blenormgico e delle ulcNazioni, rf•!<iduè ~ O · luzion(;> di continuo ragaditol'mc cutanco-mu('O>'u all'apNtura dd prepuzio. Ripr tute v\'aHse rman sul siero di sangu<' rin!'cirono 11<'/lative. A circa 4 mesi cl n Ile man ifc~;t.azioni primarie compnrv<>t o caratteri~t ici condilcmi viatti. Solo alJout In r~azioue sierologica confermò g li indubbi fatti clinid. L 'O. prend e da ciò occasione perchè, a. s uo tn-viso, in tutti i casi a caratt('ri clinici indubbi non s i d ebba att('ndcre la. conft'rma della PJ'OYa di gabinetto per decidersi ad iniziare la cura. -

Presenta un infermo, sottHfficiale, del 9° reggimento artig lieria d'armat a. Ke l luglio corrente rumo in 3oa giornata da contatto sessua le con prostitur», nvtò vescicola all'involucro dell'asta, manifestazione chE> guari spontaneam ente in pochi giorni. Solo alla :fine di ottobre l'attenzione dell'infermo fu richiamata dalla compur..-a <.l.-Jie attuali maJtjfestazioni. Ricoverò in questo Of:pedale il giorno 8 novembre presentando ccmdilomi piatti numE- rosi ed addE>nm t i a Ila regione per·m~>na le, ra.ri allo scroto e alla cute del pene. D ella pa.pula residua piccola zona onda re d i d Ppigtnl"ntazione cutan€'a. contornata da alone bruno. L a. R. " . . confermò il giudizio di lue Se-CQ1'1dm·ia . Il caso riveste importanza ,per il t ipo non frequt-'nte (vescicola cutanea) del la manift>stRzione primaria. SottotenE>nte medico E:t-"'UCO R UB.AL'IELLI: Anello linfatico di WaldeyL1· e medicina generale. L'O. dopo aver accennato alle concezioni modi'J'nc in t E'ma di morfologia e li..io· plltologia d e i t essuti linfoidi delle prim<> vif· I'O pit a torie, pa~·!:'a a trattare del tessut o lu1fatico in rapporto alla tubE-rcolosi, alle ma lattie focn li ed alle varia:r.ioni ematologiche che le suo infìammazioni po;:~ono produn ('. T rattando d e l t essuto Jinfatico e tubeJcolosi, ~ i soffcrma particolmmente su questioni costituzionali, sulla lotta contro l'adenoidiemo. sul potere che qu rl<ti t-essuti hanno nella d~esa, contro le iniezioni in g n E-re, contro la tubercolosi in spt>eie. Trattando del tesRuto linfa t i co in rappvrto alle malattie focali parla d e ll!:' fc·b· bri c irptogenetiche, delle nefriti, del reumati! mo articolare a cuto, d ell e localizza· zioni cardiache, delle malattie oculari a partenza tonsillure . Trattando del t essuto linfatico e vtu·mazioni ematologicbe, parla d elle angine monocitiche e agranulociticbe. E spone infine le diret-tive mediche e chirurgiche da !i'eguirsi nellE> sindromi morbose (•sposto. PERt"GIA. - Primo capitano medico LOllENZO CASSANO: Ccmt?·ibulo clim'co allo studio deUe infezioni tm'sre. L 'O. ha messo in evid enza l'importanza delle associazioni microbidw e la fa .. cil.ità con cui si verificano; ha dimostrato che le infezioni pure I·apprcseutauo una eRigun minoranza di fronte al numero stragrande delle infezioni mist e; ha trattato


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CO:SFERE~l'. S

E DIMOST.RA7.10Xl CLINICHE E CC.

di queste ultime sia p rimMie ch t• secondarie, trattenenùosi in modo speciale s ulle prime e d ha concluso, illu~trando vari Ca!>i da lui curati, come l 'infezione mista primaria si verifichi più frl'qtwnte mente di quanto s i c r t>da e come es~a pos~n e;;sere facilme nt.e causa di una sl'COJJclaria. lnfiue t enendo conto di a lcun i c rite ri c linici sperimf'n tali ha dimost1·nto com~> ;;i po><AA a ICUJlf' vo lte MA bili re con cbiarezz11 . relativamente s ubi to, la di t,gno;;i (h·lllt inf<>zion(• mi;;tfl.

-

Ro:\tA. - Primo copita.n o m!'dico prof. ConRADlNO GIAt;OBBE: Nucleo chirurgico. T ompo neccssa1·io pe r l'impianto. )i€·zzi d 'impiego. E ventualità. di guena p er la <]m\lo è nece~sario il Nucleo Chirurgico. Atti operatori da compiere. Pe r,;onalo. Dotazione . L'O. d opo ave r brevem ente ricordat o g li "tudi s ulla fiMa rnic robica compiuti sui fe riti d t> ll 'ult ima g ue rra, fa rilevare l'impoi·t unzo d f' llu pn"COCL' st e rilizznzion (' prufilaLt ico. d e ll e ferit e , c he costituisce il pn•ct-tto fondnrnf'nt n lt> col qual t- ::;i ù~ve iniziare la cura dci fe riti e cui d eve rispondl're l'organizznzio nf' chirurgica da camp o. Accenua ino lt re ad un'altra nozione capitale rwllti chin.u·gia di guerra, alla d e,;talizione c ioè d e i te~~uti tl'flumat,izzati ch e> cont l'llflOno n b bondontementt' p rod o tti tossici, che s i a ssorbouo ni'IJ'org>Hlisrno fino a •.h·t(•r·miJJaro.> secondo Qu(·nu lo shock t raumatico. Da quest e uozioni fondumcnta li scatm'Ìsee l'importanza tutta della sollecita tl.H~; ist,f'nza chirurg ic:a a i fe riti, la qtmi P però è est remnmc·nte diffic·ile in pratica, a causa d t> Ile ci l'COstanze mut evoli d (·Jia gtu' l"l'!l. È superfluo ricordare chf' il caratte rf' cssf•nziale df'll(• Ol'l<wnizzazion i sanitarie di guerra, imposto dalla vnstitàdei bisogni e dagli imprevedibili spostamf'nti d e lla linea d o l fu oco, specie dallo eventualit.'1 di improvvisi arretramenti si deve uniformare alla norma di trul'!'e dni mezzi semplici gli st!'l"~i ris\_lltati ch e s i o ttengono n f' lle installAzioni ricche e negli osped ali chirurgici stabili. E p erhmto che n E> II ' ultimo conflitto non l'ispo8ero a l lo ro scopo l e complessi' Ambulanze Chimrgiche, )(' quali da. formazioni sanita rie mobili dh-ennero di n ecel'<sità. fil abili , perd e11do così ogni caratteristica spe<"ia le. l posti avanzati chinu-gici, p t-1 loro buon funzionamento, d E'vono avere una s icurezza non ~'<O io notur·ai E' ma anche morale, importare il m i nimo rischio pe l s uccc,;sivo trasferimento d e i fe riti, a.vere una organizzazion e c h P risponda - anche ri><tretta in campo modc;;to e ridotto - a ll'impo r tanza (legli intc,·vcnti di estn>ma. urgem.a pPr i ~oli intrn!'portabili. A quf'sr i dt>s idt•J"atn ris pon lerà hcne il t ipo di posto avanza t,o chirur·gico (studiato dalla Direzione Generale di Sanità. J.IilitAre ) c he sarà in condizioni di potersi (acilm €'nte sp o>tta r·e p er raffon:are , n d momPnti d i grande azione, l(• sezioni di Stlnit!\ corrispondenti a llf' tmppc magg iormente imp cg11ate nel combattime nto e pe r offrir loro il m t>zzo di c uro.re i fe riti più gra,;, qu <'lli c ioè la cni so1·tp dipl" ndc l'><du;;ivnmente <!all'inlmcdiato soccorso chirurgico. Il nuovo Nttcleo Cltinn·rJicO, opportunatamentP rive duto allegger ito e som<'ggiabile , potn\ I'S>'Pre ag<'YolmPnte trasportato a don;:o d i mulo e attra,vor·so qua lsias i sentiero pe r f'ss(;'re couvf'nit>nt('men te impiantato, anche a ridOSì'<O d elle più a lte vet.te d e i nostri monti d i confini' laddovf' sa1·cbbe imprt>:-a vera mente ardua, spesso impos:::ibile, tm;;porta.re i due ciclopic i co.mions df'l ,-pcchio nucleo c hirurg ico. Primo capitano m<•ùico GIOVANNI Gumo: L a chirurgia conservaliva in P le modPrn p nozioni scientifiche. L 'O. prosp etta, in rapida s int.Hsi, i Vltri indirizzi ch e dominarono in p assato s ullA. cura d e lle f. a f. mettendo in rilievo l'importnza assunta dall'agentE' \"Ulne· rante man mano ch e i rapporti numeric i fra. la ve rcentua le dell t> ferite d ei p roiettili "d i armi po1·tat.ili e da proif'ttili di a rtig li<"ria ID\Jtarono e si invertirono, con l'assoluta preponderru1za di qudle da proiettili di 1\.r t ig lif'ria. E spone i car·a_tt.eri an atorno-pa~ologici _di'Il(' f. a .f . in gum:ra e ne sc>gue l~ va:ie fasi ve1·so la guar1g10ne c vc r·:><l un evoluz10ne s favorevoli?, m rapporto ali entr~\ d e lla seps i in eAs~ in~~rgf'n te . . . . . Stabilisce qumdrrl concetto g enerale-, che, m ba"e a lle ncerche battt'nolog~ehe fatte durante ltL grand e guerra, anche Wltl semplice ferita trasfossa d elle parti molli d a pro ietti le non d e for!Tl1l.to di fucil e> rl!'VI' rit Pnersi p erlomPJJO so!'pt'tta d 'in· -

(/!ferr a, s econdo l'espori en?:fl. d e ll'u ltimA. g rAnd P jpJPrrn


• CO~EREN'.lE

.:

E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

quinamento, mentre una. ferita. da. scheggia d 'artiglieria deve ritenersi primitivamente contaminata.

Dimostra. quindi come nel oonfiitto mondiale, dopo un primo periodo di amnru

:.

•

e,perienza., avvenne un radicale cambiameuto d 'indirizzo: al concetto d elle infezioni seeonda.ri.e fu sostituito infatti quello d ell'inquinamento immC>diato dcii <: forite o dalla astensione sistematica s i passò all'intervent.o immediato, g iw1g<mdo, in tutti i casi possibili, p ersino a suture primarie o secondarie dPIIe fedte steR~<f' . L 'O espone anche gl'indirizzi de lla cura pre ventiva e conservativa n('i congelamenti, ne ll'infezione tetanica e n ella gangrena gassosa; t.rat-ta quimli l'impo rtante argomento de lle amput-azioni, mettendo in r ilie, ·o i progrel'<!>i raggiunti da lJu prtttica chirurgica nella. oinematizzazione d ei monconi, seconùo la tE'oria de l VanghPtti. L 'O. tratta infine della cura d elle ferite cavita.rie (cranio, torace ed addome ) unc he in rappol'to alle vario formazioni Sll.nit~;~.rie di Divisione, di Corpo cl'ArmahL, di Armata e Te rri toriali, atte a. pt·aticare g li opportuni intervr nti con p <'rsonale 1--pecializzato e mezzi idonei.

Primo capitano medico GEnnoso !ANNARONE: La terapia col vaccùw st.rep·

tobacillare CÙl Nicolle n&l'ulcera molle e nelle s-ue ccnnplicazioni. con prcsentn zionc d i casi clinici. L 'O. d opo avere descritto la etiologia., la sintomatologia. l'istogent:si d ell'ulcera molle, s i è intrattenuto :mila immuniti\, a.llet-gia <> sull t- reazioui sierologiche e immunitarie che possono essere determinate da talf' afl't•ziotH' . H a presf'ntato poi 12 cas di ulceri vene rei" complicate con bubboni, tr&ttati con iniezioni eudov<>uose Dme lcos, dimostrandone gli effetti rapidi e ve1·a.mEmte meravigliosi, ottenuti coo una m edia d i 3 iniezioni a distanza di due giomi in O.l!lli amma iRto. Neli.L descrizione particolareggiata dc Il 'applicazione di questo vacc ino, <>~li , pur t<'nPndo presente l'inconveniente delle forti reazioni (ft'bbre alta. mal t';:;><ere genera Il', ecc.) lta dimostrato che la via endovenosa è sC'uzn dubbio la più efficace. _ Circa l'azione terape utica di ques to vaccino, l'O. ri t iene che per ott.e11Cl't' buona risultati l'organ ismo devo presentare uno sta.t.o all<'a·gico accentut~to cd ascrive i rapidi risultati all'intervento degli anticorpi. In conclusione, l'O. rit iene> che la vaccinotorapia d ell' ulcera molle e de lle sue complicazioni consiste nella provocazione di fenomeni immunitari genera li determinati dall'apporto dell'antigE>no, oss ia d t>lla. prott>ina spPcifìca in un soggPtto infetto e divenuto sensibile di fronte a questo antigeno por cui si ha tma lotta tra antigono introdotto e antig<'no presente col fenomeno di ipersens ibilit.'t, alle volte attenuato alle volte violerlto. L 'O. inoltre fa notare che tale metodo di cm·a cho riduce in misw-a considere vole la durata d e lla II~&Iattia, è interessante po r noi medici militari p erchè ci permette il ricupe ro, in breve t empo, d i questi ammalati. Sull'argomento prendono la parola, in seguito, il direttore di Sanità colormello medico NAPOLlTANI e il maggiore medico MAIMONE, che confe rmano i brillanti risultati d ella. va.ccinetora.pia dell'ulcera molle col D melcos che però ritengono debba essere applicato solo nei casi complicati da bubboni, fagened ismo E'CC •

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Primo capitano medico TERESlO CARBONE: Un caso di rara localizza.. zione di oatecma alla t~t<>ide.

TORINO. -

Tenente m edico UM11ER'rO GA.Sl'ARRO: Un caso di m.elano~i unilaterale congenita deU'occhio in soggetto angiomaloao. L'O. interinalmente capo d el reparto oftalmici, illustra il ca;:;o di un militare di anni 21 che presenta anomalia. di colore ne ll'O. D. f!enza. a lterazioni funzionali. Tale anomalia. consistente in accentuata pigmenta.zione de lle p a lpe bre. colori to blù-a.rdesiaco della sclera., colorito ma.rron-scuro d ell'iride con stt~rficic> a.ntt•riore rugosa. e colorito grigio ardesiaco de l fon do, era aecompa.gnata da w1 a ttg iomn venoso alla. .regione la.tero·ce rvicale d estra, da. colorito blù delle membrane t!mpaniche, più a.ocentuato in quella d i destra., ed infine da w1a macchia. blua,..tra nella m1•t à d estra d el pa-lato.


C'OXPF.RF.J'ZE E JJIMOS'I'HA1.hl!>I CLINICHE ECC.

L'O. dopo AveJ' fatto la. diagnosi differ enziale con altre anomalie di color i' dE'l·

l'occhio, come la sclera blù che si ha nella sindrome di Vanden Hoeve e con la sc!C'r a blil degli e rcdo- le ut ici. vi i'IH:' a concludrrE' clw il s uo cas:o d eve ri<·JJ trare ne lle fo rm e di mC'Iml(lf<i conge-nite unilAtcnlli dPII'occhio e ch é l e altrc anorrolie di ('olore che s i notuno n el soggrtto, n on sono che a ltC'razioni d E'l sistema YenoEo, <>hc non llHnno alcun lll"f<f<O diretto con In pigmentav..ione anomala dl'll'occ·hio. -

rr imo CHpitano mcdic·o C'AffiOLI 'l'Al<Ql'I:SI : Cisti da cchi?tteCCCO del polmone

L'O. r·i<'ordAto il C'ic:lo vitale, lA f<t ruttura drlle CÌ!.t i dn r<'hinococto e rn fre· qnc·nza di e~;:~· n('i vari 0 1gnn i. e~pou<' lu l'<intoma1olngia d(')J'edlin occcco d(•) poi· rnon(', il d ppor·,;o e le complicnzicllli. Tr·atta quiud i la ditlgno,;i riconhmdo le r icerche ,.,,,,·ologidlt'. l'eo;;inofilia e l'ituportnltza dell'rHln•e rndiolc p:ic·o. !!]Jl'cie )J<' J' la dia1!110:-:i dii'ft·rL·nzial(• eoni tumori tiPI polrnone, le eiF>ti dPrmoidi f' lt· r aeeolt<.' intc> r)o . lntri. ec('. · 1·:-<pone i divt•r:::i lllt•todi di cu ra op('mtorin e l'indi<'llzionf• di ~·:::si. riif·vand one i pr~>gi •' gli t<\·antng-gi. Riti·•·ist-c qniudi su Wl co.~o di CÌ8(,Ì cenlrale dd f'Ol!mme Silli8f,ro operato con il ltlet.or/t) Va/doni di cu i ~·.-polle In t<'cni<·u dt·i du(· tNnpi . Jl militar·t· cht· era nfl' l'tto dn erhiHoc·oceo p r·e!'<t•i.anl buon(' condizioni gc n f' · l'ali: nll'c::nmf' dd tornC'e :;;i •·i~C'olltrn\'11. ur.a zoun di ipofonn-i C<•mpnHl f1a l'nngolo della :;c·t-~pnla !<Ìni,;tm. il mnrgin<" int ..Jno di C'Ha e la parnvr •·trh1alt·. eot fn nd1o ,·ocnle t.atL ÌI <· rid<•tto c mur·tnt•n• uflkvolito Hr ddta zc..mt. A~!'c;nzu di t'o:,:i u c..filia. Po..;itiva la introdt•rmon·a7.Ìonf• dc•/ Co><oni . L'r~nme l'IHliolqri<'o nf'll<• d h·er~··· proie· z ioni dava. un'ombra rotomll-ggin.nte a c·onto n•o nettu. C'Ìr<·(mc!ntn dn t ('H uto polntonare di nol'ln~o~le chiurt·z7.u l' na:-)JUl't·J ,za. Drcl'lr><o po:-:t ·o p<' rat o rk1 Jl0!'11lfll<' t' j.rlnuigi(!llf' mpidn.

rof!\"E. -

Tf'm•nt~ eulunll<'llo mc·dic·o 1-iA\':ERlO C''l.J'R C'JO : Sindrorne dolorifica adJ::-

11/ÙtlJ .,[,·Htru.

L 'O. J) l'P:<<•ntH 3 cnsi di militari (l sottuffi<·inlc• r 2 !<Oldati) inviati in cura p er s<•:Opetta u lc<· ra ga!-.( l'i c· a. H.in ~,;1m to lu ;,toJ·ia clinit-a d i dMcuno, espone i risulta ti d~lla i11dngi rH' rndio logict1 (' dl'll'e:;An•c oblJiet t iYo. !J1 tHtt i e tre i casi predon'Ù· Jlt1 vano d n loru bi l1 t i:t. epig1H<t J·ieu. stu t o ùi);p<·pt ico ('d tlll l'iHmtinw nto d olorifico irt tutto l'au1bito df·ll'addomt· de,.:tro. PrPnde neca.,ionr pvt· illustrare lP di ogno,;i diffcn·nzia li dcll'ulcrra. gastrica c• dnod••na. lc , tl•·lla colecistitf'. d··ll't1JIIWndieite;> c ronicn, clrlla colica r cnale, e dimostra come Ju. :-;Ìndromc presPntntu dog li inft·rm i può rapportarsi a nevrosi gastrica in s:.oggHtÌ 0-!<t<'IIÌC'Ì.

A eon((' r·mu, mo><tnl gli nttimi ri::.tdtat i ott.ennti dalla. cura medica adeguata e dnl l 1~ diutt·rmia, dt•i;èJ'ÌYeJldOJ•t' i (• modul itil. Esito in gum·igioue con riprii'tino eompldo d <.'lln funzionulità gastrica c inte· sti11ah- e ch·llo ;;tato g•·nernle c•on Rl lllh·nto dd peso. Pruno et\pitlll10 mctlico AN:t'ONIO FARAONE; {.,'11 caso di encefalite c..-ra1-u·ca

epidemica a jorma pm·kinscmoide. L ' O. Prl'~('Jltu un iscrit-to d i leva con man if<.'stazion i tardive (i }.lrt'grel;'~:a en· et•fa)i t(' l <'t n rgiea . D opo m·,·mo l'ilc\'ata la complc!<i<a sindrome n ('Hrologica, n e rin,_;;,umc il !>Ub· .. trato armtomoputolnp:ieo, ricordm•Ùo come Ù!•ll\,ncefalo le r egioni più colpit o !<ÌAno i l locus n ìgn·, i l paieos· ria'wn, la cnrtPccia cere bro-frontale, i nuclei cere be llari c qut>l· li vcgetnti\'i bulbari , i li UclP i dt'll'ipota lnmo c dd mel'\e;>ncefa lo (corpo di Luys, nu cleo rns!"O ). S i soffl'rma particola rm ('nte sulle turb<' psichiclw più imponenti ril evat e nel »oggetto: ir'l'cqttite7.za an:;io:,:u, facile initubilitit e spiccttttL insoJì er enza a.IJ 'ambieute . concretantesi in tm tt•nt ntivo di fugu pr<'C'Ìpitosa, b e>n p e r tempo frustJ·ato dalla \ -igi lan1.a d i n ·pnrto. Conclude uccf'nn~tnd CI al le differ r nti ,;iud r·omi d ella patologia m entaJe ~u$Cet· til.> ili di e.::;,;cr e> realizzate dalla letnl'go -cncefnlite: da turbt' isteriformi (T i11(•1 Sou · ques, Sicn •·d ) s ino ad impul;.i omidd i '(L t·igtw l- L nvnstine;>, G. P el'I'iu ).


CONFERENZE E

DI~WSTR AZ.l0"!\' 1

CU>i i CIIE ECC'.

91

Riliet!Ì di pBicopatologia forert$e: Un caso di esibi:::ionismo con a11f.oe1·otisruo

in freuasumico; r.: n caso di im enomania tipica con p arleiiO?Jiam·a in paraj1·enico. L'O. riferisce di avere studiato i du e CR&i risp ett iv11mente, i l plirr:o in s<!de d i perizi11 psichiatrica per incarico d ell'Autorità g iudiziaria, il ~·rcondo in sede- di osserYazione- osp edali na. Ke- ria~~ um P sinHtitorr.<·nh· i dilli Ctllarr.noti<·i, i ri,1rltnri degli esami antropologico, neurologico e psichico l:'d e~pone !(' conl'<idcrazioni epicritiche fornnrlatf>, con particolare rigu a t do a Ila nliut uzitrnt• m< dico-l gale·, r e lo t iYa ai singoli casi.

Ten('ute mnlieo GrrsETFE C":EBREliJ: P re!:f-ntllzicnE' di tm caso eli silus viscert.~m ù~rers-tt$ totali.s .

\ 'ERO:l'A . -

L'O. illm<tra il cn~o c conclud e, conçonl l:'ml'nlf• alla \'C•dute d e l Franchi, cl.e 11el soggrtt o in e~a nw l-'in appl ica bile l'a1t. l ElfliC'O Be n on l'a rt. iiJ Elc·nco .A. Sottotenente Jn Pùico ERMANNO GuusOYJ:N: Stt1dio slafi.~tico del rcpario ac. certmmmti dell'ospedale militm·e d-i lier011a, rimwrdanle i l !ric'lt'nio Hl30-3:! Printo capita uo medico ERXEttiO l\hLE'lTX; Pleur-iti traumatiche. L'O. prt>sen ta un ca>'O di fe rita ttu~fo-»H d 'anln da fuoco ddl\mih•J ac·e >'i· ru~;tro co11 intere,;!-'an wn t o d~·l polmonl· t> d emotornN' f-tll'C'Cl'!'Ì' am~n t !' inqttinato. tht-richit·~<l· in primo tPffi}Jll la p l<'uroH>min f d in fl<'CNt do t <'mpo 111 eo:<totc.n;ia .

L'O. tratta dc ii ~: pku1·iti tnn•matidw f'd illu!>trn l'uppliC'HZÌOll t' dc·l nwtcdo :\lor•·lli per IP::;ioni dC' l genC'l'C'. ·- Primo capitan o medico ENIH<.:O ?.lomNo: ,.·;ndnwe ricolntlziole e stenu~i mitral-ica -in un iscritto di la a.

. L'O., riu;;sunta bn·venwntc la patologia n eurO·TnW'<·ni~He ddlu la r inge. rifensct· su Wl caso di paralisi l'iCOTTl' llziale l'ill i ~tur iu 11n i>'el'Ìt (o 11/ft tto da "H'llO>-i mitralicn l:'d e::cponf' fA'ori!' che pv~'><ouo !>pit'gfl r{· l'iJ•~('H gcnz!\ di do •11 il ><inrh mìlf1' nel tlccc1t~o de'i Yi zi canlin!'i.

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NOTIZIE Ordinamento della Direzione generale di Sanità militare. L a circolar<' n. 1012 dd Uiornale militare t'tficiale d el 31 dicembre u. 10. riporta il decreto minist<'rialt> 22 tlit f'mhre J 934-XIII, riguardante lo SC'ompartimento tl eli'Amministnw.iorw cf>ntnllt• dt'llt~> guerr!l> in rami di >lervizio, dh·isi oni. :=;ezioni ed uflici e le r e iH t i ve attdbuzioni. La Direzione g<'u<·rall' tll"llll ::lanit>Ì militare comprt•nde l'ufficio d<>l Dirl-"ttore ,:(enerale, l'ufficio i:-;pt:7.Ìoni H.mrniuist.rativ<'. due di,·isi oni militari con tre :<ezioni ciascuna, una d iv i,iont' ammini:<tJ·ati,·a, l' ufficio t·e, ·i,,;ioue delle contabiliu'l ... l'uffi· cio d ùl colonrwllo chimico-i1u·macist u.

Avanzamento degli ufficiali del Corpo sanitario militare. A n orma ckgli >J.rticoli 20 P I l l tl t> lla l•·gl5P pN· l'avanzttnwnto d<·~li ulliciali d e l R . E:<croito, rwl ~~~c irco lare' n. J 002 Oiorn(lle militure uf!ìci.ale 1934- XIII, d i>'pe nsa 75 1' , :<ono detcrmirHtti i S<"J.W\'nti limiti d i am1 iunitil enti"O i quali sono comprMi gli ufficiali d t'l Co r-po so.nitar·io in"· p . e. pt>r In. form>lzionP d ei quad ri d i avo nzt~m tmto ttd anzin ui tà o a scf'lta ordiruuin, pN il 1!!35- 36. Ufjiciali merlici: colomwlli fino a C'ASTIGLIOLA Orlando, teuf'nt i colonnelli fino a GL\TI'I Dionig.i, ml\ggio ri fino a 8ARATI~4 An~·· lo, primi C>tpitan i finn a Lo VF.ccmo Gioacchino, tenomt.i fino a ::ÌANTAOATI Fruncesco. UUici{lli cb.imici- farm.c'OiRti: tf'n<"nti colomlf'll i fino a GnERA:RDINl Xaldo, mnggiori fino a VAr."E~TI Antonio, primi cnpita.ni fino a. DE :\fARCO Ct·~are. tPnenti fino a H.rocA:RDI GiuAC'pp•··

SPcondo dispos izioni conl t•nute n l'IlA. c ircola rf' n. 998 G·iornale mi.fil<l,re <ttfJìciale 1934-XIII, dispcusa 75"-, a Sf'll!>O d e U'art. Il O dPIIa legge sull'avanzanwnto, sono stati ammessi a fa,J" domandn di <"ssPn• collocati «fuori or~Znnico » nell'anno 1935, gli ufficittli d e l Corpo sanitario compriMi nf'i st'guenti limiti di anzianitò . C:lficùtli medici: t enenti colonnelli fino a PF:I.LEGRTh'l Fra.nce;;co. maggiori fino a PrVEm lt' ranef'sCo . Uf!iciali chimici~farmaci.9t.i: ten<mt i colorl!lf' lli fino a C:1IERA:RDP.n Naldo, maggiori fino a SlCCARDl Guido, primi cn pitani fin o a Rrzzo Gal'tano. Con c ircolan: n. 8 Gionwle militare tt{ficiale, <hspensa 18 c. a. sono stnt i fisMt i i segnonti limiti di anzianità p er la for·mazione d ei quadri d i avanzamento degJj ufficiali medici ·i n a. r. q., JWr il 1!~35-36: ColonneUi fino a SoPHA..'>:O Edoardo compn•so, tenenti colonnelli fino a MA· LAJ.'IGA D onato comJJreso.

Concorsi per tenenti In s. p. e. nel 1Corpo sanitario militare. Con decre ti ministeriali d el l Odicembre 1934-Xill, pubblicati nella Ga;;zetl.<~

ttflici.ale ùel 5 gennaio c. a., sono indetti due concor si, per titoli e per esami, uno p e r 35 posti di l.lmente medico, l'altro per due posti di tenente chimico-farmac-ista in servizio permnnente affettivo nel Corpo sanitnrio d el R. Esercito. A tuli concorsi potranno pat-tecipure g li ulficiali in s . p. e. e d i compl('mento, i sottufliciali u mil itar·i di tmppo. in servizio o in conged o, di qualsiasi a rma o corpo, n onchè i medici <', rispett.ivam t'nto, i chimici- fn.rmacisti civili i quali tutti non oltrn· ptlss ino il 320 a nno di ett\ all tt. dota d e i decreti. Per i concorrenti che abbiano pre;Jtato servizio militare durante la guerra 1915-18 Sf\rà tE'nuto cont<> del di~posto d e ll'art. 42 del R. decreto 30 settembre 1922, n. 1290, chtl c l<"va d i cinque ann i il limito d i eti\ stabilito nei va.ri <'oncorsi.


, 93

NOTIZIE

P er coloro che risultino regolarmente iscritti ai Fasci di com battimento senza. interruzione, da data anteriore al 28 ottobre 1922, il d etto limite è elevato di quattr o anni. I concorrenti dovranno far domanda in carta da. bollo da L. 5 al Ministero della guerra (Direzione generale p ersonale ufficiali), presentandola, non oltre 60 gionu dalla data. di pubblicazione dei decreti sulla Gazzella Utfìci.ale, al coma.ndo .del Distretto cui sono effettivi, oppure, se in servizio militare, al Comando d PI Corpo od ente dal quale d ipendono. Seguono, nei decreti, le dichiarazioni da fare nelle domande, i documenti da presentare, le norme d el concorso ed, a parte, i programmi d'P!'AmE".

Bollettino del Corpo sanitario milftare. J

Ufficiali medici. CoLONNELLI.

Bvccr.-L,"'TE Alfredo, ministero guerra.. -

In data Hl settembre 1934-XII

f collocato a d isposizion e, a dcmattda, continuando come sopra.

MAGGIORI. R'CGGERI Antonino, ospedale militare Messina in aspettath·a per infermità non provenienti dal servizio . - In data 3 giugno 1934- XII è collocato a riposo per infermità non provenienti da cause di servizio, ed inscritto nella risernt. TE'I\'"ENTl.

PISTILLI Giulio, 2 granatieri. 40 artiglieria division e fanteria. I zzo ~Arduino, R. C. T. C. CmENAl<CA. 41 fanteria, dal 2 1 dicembre 1934-Xlii.

DE Q UATTRO Nicola, id. id. id. id. Tripolitania. -

39 id., dal 26 novem-

bre 1934-XIII. CABERJ Leonardo, id. id. id. id., Tripolitania. - l granatieri, dal 27 non-mbre 1934-XITI. Dal Bollettino ufficiale, disp. 77 a, 7 dicembre l 934-XID. U !fìciali 1nedici. TE;t.."ENTI

COLOxr-.'"ELLI.

FoRTI Ig ino, ospedale militare Roma. - In data 13 ot.tobre l 934- XII è collocato in aspettativa p e r infermità temporanee provenienti da cause di servizio per m ·si dodici. TEl-!"ENTI. Gn.:STlZIERI Armando, 59 fanteria. In data l maggio 1934- X II è collocato fuori quadro quale disponibile pel ministero aerouautica . In data 7 luglio 1934- XII, cessa d i essere disponibile presso il ministero a e ronautica e dalla stessa data è trasferito R. C. T. C. Somalia, rimanendo fuori quadro. Dal Bolletlino ufficiale, disp. 78n, 14 dicembre 1934-XIII.

Ufficiali medici. CAPIT.\..o.'U.

BoRGHI L eonida, R. C. T. C. Cirt>naica. dal 14 tlice mbre 1934-XIII.

2 o art-iglieria div is ione celere

J


94

~OTIZIE

T El\""El'ITI.

J..iOPO Guido. 2 art ig]i,••·ia a rmnta. - R. C. T. ('. Tripolitan ia, d"<.wtor•1n. n o,·em hrl' •93-l-XIIl. T ROTTA Em·i<'o, 41 fa nte rio, R.( '. T. C'. Ciren a ica, d'au/.or·itd, dal 27 uovembrP 19:34- Xlii. D u l flt,l/euino ulfìcifl.le, disp . 80 8 , 2R di cembre 1 934- XIII.

ei A.) l i

C: f!ìci.ali medici. TE~"'E:STI CO J.O)<:O.' l':LU PROilfOSSJ COJ,QN:yELLI. < iiORD A-" 0

Ciu->epr c . direttore O»pcc.lole P ah• y·mo - CouH· contro . d ire ttore ospl"dnle XoYa ro. - C'ome contr o . direttore ospedale P e ru g ia . - Come cont•·o.

( :AIO"l'Tr:-<o Carlo, H l:-<AL DI Onofri o,

:'\f..\GOIOIH PROMOSSI TKNE~Tt COLONELLT. ARA Achille, osp<><la l<' Br·('~<' ia. ('ome contro . FF.RRA.RI G iovaw l i, di:sp o11 ihilt• minist e ro fìJtanze (f. q .). :.ra.....-ro:-rr 1Iich t>le min. gltPna (memb ro coli. mPd. lt•g.). -

Come cont•·u . Come contro.

Scelt(l EJpecialr. ( ;R tLLO Girola mo. ùir. saui th mi]. del la S icilia (;;t'gr.). Come contro. COùLIATI- D EzzA G ittseppe, Ol"p!"do lc Rmno. Com e crmho. J'Rl"MI CAPITANI PltOMOS~I ~! ACOIONJ.

B ERTor,IJCCI CliHO, ospo lale m ;lito.re Verf)na. - Come contro . Scelta apec:a/P. • ·.\.R:SELU T ommaso, legione CC. RR. Homa. Come contro. Cll::--"":rou.F: Ant.onino, ospt·dn lP Ctts~' rra. - Come eonti'o. ( :ertMA~O UiiL<>Cppe, ospedulc· T ori!l o . Com!' I'On t ro . ;:)l"AGNlìOLO-VIOOJtlTA N icolu, collegio lllilit are Xnpol i - Come contro; dichiarato promovibile a 8ce./ta ~tpeci.ale. :'IIA.Ssu ro Francesco, ospedale t · di11e. - , ('ome con tro . .<;celt a EJeeciale. :'IJOAURO Au r·c lio, 2 g ra 11Htic-r i. - Ospec hì'fe H ornn. C.·\.LIGARIS Carlo . 0 .-<p!'dAie L'diw•. Come contr·o. f:RA)U::<;NA. Giov>lnni, 3 A.lpin i. ~(" uola applicazio ne coxnllc ri a . l>F. PASQrJA GitiRPppe, l t>gione (.'(.'. HH. X .tpoli . - C(lmr con ì ro. lJl~ :'lf.4c'RDHS Aur·clio, dil'ezionP ><nn i ti~ n•ilitH J"C' ro rpo a.rma ta. B ologna . Ospl•tht l0 B ologna. UIJtARDI (Jiuscppf', o;;p ednl <> ::\l ilnno. -- C'onw <>on t rn. P~-:cO:RARIO HttiTLte le, usp~>dall' Firenzt•. O:<pr dn lt: Cnglim·i . :'ll o=-'l'I <:aeta.no, di ~'<pon i bilt• ministero tinanzf' (f. !). ). - Come cont·•·o. Cr::'>i"'rrxr:o Santi, o s pedale l?n lPr llJo. - Come contro .

Ll"CIASu-FuscA. Felice, osped ale Toriuo . TE:-:E~Tr

('oiiJ!' con tro.

Il\CAHICATI DEL GitADO DI C'APITASO .

C: r_-\ CALO:-<E ;)ilvio, i aréi!l;li••ria. di,·i::;ione fauf<'ria . Co11w contl·o. Tt;>;T.'\. Ugr.>, infe rnw ri tt pn·sid inl"iH, Bolznno. - C'ome contro . ;:i!:;TO E11gcnio, Cfi.VH·l lt •g~,,ri Al t!>òS!llld riu. Come eontro. PAJntEU.A A chille.• minist<•ro a<'l"<•nautic-a (f. q.). - Come contro. CYTRO~ L azza ro, 43 fante ria. ()ome cont ro . LEo Uiaco1110, Juin i>:'tt;w C0i\IIJÌO (f. q .). - Come con t ro. FwARI Alberto, mini ><t<TO arronouti cn (f. q . ). - Co m e contro . l:c.\ I.'IA ::)oln\ to re, miui..;tC' rO lini.IJJZC ( f. q.). Coll\e con t t·o . Y t::RTEC HY Uiu,·fumi, 8 uPr:-;l1glit•ri . Co utc contro. PAI.;\IISJELt.o Pa:-;quale , 2:3 fa.ntcria . Co m e contro. ('IERI Vincenzo, 2 minatori. l'o111e cont.r o. c..'A.RERJ L eonardo, 1 o g ranatif'ri. 2 gntnati ~> ri. • 'cl'//11 sp ec;r!ll'. P .-\..SSERA Ot tavio, 46 fante r ia . Come· cont J·o.


:SOTIZlE

FOTI Giovanni, l contraerei. - Come contro. D'ATTILIO Evandro, R . C. T. C. Tripolitania. (f. q.). -

Come contro. Scelta

$pPt:irtle .

.AN'DOLFATO Ma rio, R. C. T. C. T ripol itania (f. q .). -

Come contro. Come contro.

FRANCIA Adolfo, R. C. T. C! T ripoli tania (f. q.). ZAlìFilW Edoardo, ospedale Gorizia. Come contro.

LABELLARTI!I Orazio, R. C. T. C. Cirenaica (f. q.). RoztiA.<''W Camillo, 30 fanteria. - Come contro. ·

Come contro.

llARTOLOMUOCI Domenico, R. C. T . C. Cirenaica (f. q.). -

Come contro.

L A.P.t:NTA Innocenza, 68 fanteria. - Ospeda le Toriuo. OLIVERIO Alvise, R. C. T. C. Cirenaica (f. q.).- Come contro. I zzo Arduino, 41 fanteria. - Come contro.

l

f

(

TENENTI PROMOSSI CAPITANI. CoLOZZA Giovanni, ospedale Milano (assistente

militare). -

Come contro .

Scelta speciale. AccAB.DI Antonino, 41 fanteria. - Come contro. 8ceuu speciale. lMPALLOlllENI Rosario, R. C. T. C. Cirenaica (f. q.). -Come contro. Scel•a

specirdf'.. CARE&J L eonardo, inc. d el grado di capitano 2 g ranatieri.

-

Come contro.

Scelln speciale.

Ufficiali chimici farmacisti. TE?-.'ENTI COLON:-.'ELLI ÙORRAOt R e mo, o3padale Pa. erm~. e bromatologia applicata.

PROMOSSI COLONNELLI.

~ominato direttore laboratorio chimica

MAGGIORI PROJIWSSI TEJ\'ENTI COLONNELLI. Lo.\ 1BAROt ;\;Ianlio, ospedale Roma. Com~ contro. Scelta ordinaria di· chiarato promovibile a Scelta apP,ciale. GoRll.ETA Carlo, istituto chimico farmaceuti co militare. Come contro. Scelta o1·dinaria. d ichiarato promovibile a Scelta speciale. VITA Gae tano, istituto chimico farmaceutico militare. Come contro. Sul/,a speciale. :V[rCRELI T codorico, ospedale Ancona. - Come contro. PAttRI Valter, scuola appl. sanità mi!. (insegnante ). - Come contro a scelta ordina ria dichiarato promovibile a Scelta speciale.

PRno OA.PITANl PBOr>J:OSSI MAGGIORI. BRAGGW

Giovanni, 03pedale Pin.ce rtza. -

I stituto chimico farmaceu t ico

mili tare.

ZINI Giovanni, ospedale Savigliano. - Come contro. Scelta ord in a ria dichiarato promovibile a Scelln apeci.ale. GUGLIELMINETTI Silvio, servizio chimico milita1·e . Come contro. Scelta speciale . DI Tu:t.Llo Odorisio, ospedale Udine. - Ospedale Piacenza a scelta ordinaria dichiarato promovibile a Scelta speciale. T .ENEYl'l GoFFREOI

INCARICATI DF.:L ORADO DI CA.PITAXO .

E tt o re, istituto chimico fa.rm\t.:;eu t ico milita.I·e . -

O.spedale Ca-

tanzaro. ~·çeJta speciale, SPA.DAVECCitiA Domenico, inferme ria presidiaria Raverma. Come contro . Scelta s p eciale. LICATA Salvatore, infermeria presidinria Bolzano. - Come contro. SccUa

speciale. SEoRE

F e rnando, iniermeria prcsidiaria Sassari. -

Come contro.

l


96

NOTIZfE

[:ffìciali inralidi riassunti o richiamati in serrbo sedentario. PRDH CAPITANI 'MEDICI PROMOSSI MAGGIORI.

CIRILLO Giuseppe, distretto Napoli (presta servizio ministero interni). Come soprA. Avre bbe prC>ceduto rwl ruolo del S. P. E. il pari grado De Pasq·ua Giuseppe. TE~'ENTI MEDICI PROMOSSI CAPITANI.

1\fuLll: Augusto, distr. Firenze (presta servizio min. interni). - Come contro. Avre bbe >:l(•guito nel ruolo del S. P. E. il pari grodo Gent.ile Vitangelo.

Ufficiali collocati a disposizione TENENTI COLON'~iELLI .MEDICI.

ConCio Sa.verio, direttore ospedale Udine. -Comando corpo armata Napoli. l\UGGIORI CKUUCI

FARl\IA.ClSTI.

MA1HN1 Carlo, comit.ato mobilita.zione civile. -

Come contro.

,'jottQ la 8te$8a dat.(t prom0880 tenente colo11nello.

AccossATO Erment'lgildo, cornitato mobilitazione civile. -

Come contro.

S otto la 11leM a data promos8o tenente colonwllo.

Uffic-ia.li collocati f1wri organico. M:AG(;IOIU MEDIC I. VmorANo Alfredo, ospedale Udine. PERILLI Giovanni, ospedale Roma.. Ha dor;,andato. CoROlO.NI Corradino, ospedale Caserta. VtTOLO Eitm'lanuele, ospedale Bologna. SOGNO Armando, ospedale Torino. P.Rillfi CAPITANI MEDICI.

l

SILLETTI ~fich ele, 5 artìglie r·ia corpo armata. Dal Bollet#.no ufficiale, dis p. 81 S, 31 dicembr·e 1934-XIII. Ufficiali medici. CAPITA~I.

FILrDEK Giuseppe, ospedale militare Palermo. - I n data 8 novembre 1934XIII, collocato in a::.pcttativa pe r inft>rmità. provenienti da cause di senùio, per m esi dodici. Assegnato a tutti gli effetti distretto Roma I. TÉXENTI.

CoLOZZA Gio\·Hnni, R. C'. T. C. Tripolitania. - Ospeda.le militare 1\'Iila.no, dal15 dicembre 1934-XIII, è comandato pr<'sso la. clinica chirurgica della R. wù· ve rsità. di Milano in qualità di assist.ente militare per l'am10 accademico 1934-35.

Ufliciali ciii-miei farmacitJti. MAGGIORI GRlGNAt-ì: Eugenio, ospedale militare l\Iessina. -

Os pedale militare Pale rmo.

PRIJ\11 CAPlTANI.

CKIOFALO Biagio, ospedale militare Catanzaro. - Ospedale militare Messina. Dal Bollcllino 1!/Jìciale, disp. 1 n, 4 gennaio 1935-XIII.


::-.OTl7.fE

97

UOìciali medici. TENENTI COT.ONNELLI. lNG&AVALLE Alf redo, ospedale militare Napoli, in aspettativa per infermità. temporanee non provenienti un cau;,e di ser>i zio. - In duta 7 nonmbre 1934Xlll è ri chiamato in servizio effett i,·o e dest inato ccme sopra. CAPITANI. CALOGERO Vito ,, lancieri Aosta. - É comandato presso la clinica 1 culìst .ca della R. università di N apoli, in qua lità di nssi~ ter1te militme per l'tu· no accadenlico 1934-35. T ENENTI. T ESTA Ugo, infermeria prcsidiaria B olzano. - Ospedale 'l'orir1o. È ccmandato presso la clinica ocu:listica della R. università òi 'l'orino, in qualità di assistente mili t a re per l'anno accadtroico 1934-35. I sc:guenti tenenti, attualmente effettivi alla scu ola di appl ica:~,ìone di sanità. militare, sono destinati, dal 16 gem.oio 1935-XIli, al r·eps r to a JìoJJCO di O!,'ll UDO mdicnto. ln detto giorno. p erò, si presenteTanno a ll 'osp eda.le militare in sed e di corpo d'armata dal qua le il reparto dipende (all'ospedale militare di GenoYa quel li destinati a. r eparti d el corpo d'arn:ata di Alessa.n d ria) per "-<'/?J.IÌrvi i) prc-s(-ritto tirocinio p r atico della. dwata di quattro mesi, al te1mine del quale 1aggiunge· rn.nno lo sedi rispettivamente loro assegnate-: MAURO Binp;io. - 90 fanteria. CATALANO 1:\ ico<lemo. - 35 fnnterin.. CALIEl--""DO Gennaro. - 3 contraerei nul ocampale . STELO Gregorio . - 50 fanteria. TERal\10 Filomeno. 5 alpin i. DE LAURENZI Vincenzo. - 27 artiglieria divisione fan teriu. TATO~"E Antonio . 2 a r-tiglieria alvina. P lET.RONl Gino. - 65 fnnteria. Accnn-n: l\Iario. - 3 artiglieria di,·isione fanteria . StMONE RonERTI France~;co. - 8 bersaglieri. DE GIORGI i\lt~rio. - 6 artigl ieria corpo armata. SaVASTANO Giuseppe. - l minatori . .ArrA.,ASIO • Arnaldo. - Cavalleggeri Guide. CLRRINCIOKE :ì\larco. - 37 fanteria. GaLLETTO Giacomo. - 19 a.rt iglieria divisio11e fanteria. SESSA Vincenzo . - 93 fanteria. RlNALDI An tonio . - 8 fanteria. P ATlillNOSTKO Vincenzo. - l artiglieria. alpina. SrnECl Giuseppe. - L anc ieri Fi renze. CAROTEJ\"UTO Pasquale. - 7 artiglwia divisione fanteria. Cossu Flavio. - 45 fanteria. CAIAZZO Alfonso. - 74 fnnte 1·ia. ALLoATTI B enedetto. - 2 alpini. SAIJELLI Carl o . - 7 bersaglieri . .i\L\.."''GA..."UELLO Luigi. - lU fanteria. CrccHETrr Francesco. - 8 alpin i. ALLoccm Achille. - 2 alpini . D'ANGELO .M ario. - 9 a lpini. BRAcco Mario. - 4 artiglieria alpina. AME~"TA Audenzio. 27 fanteria . CELE~"TA.."fl Nicola. 14 artiglieria division e fanteria. D.ELOGU I vo. - Piemout.e R eale cavalleria. GEMELLI An ton in o. - l fanteria. FlsiCRELLA Piet!'o. 38 fanter ia. Vrc.uuo Celiare. - Carri l•tmati battaglione d i R oma. 7-

GiOTn ale di medicina milttarc.


98

NOTIZIE PARENTI Ugo. - 3 bersaglieri. MAsTROENI Giuseppe. - 11 artiglieria divisione fanteria; MATTEI F ederico. - 70 fanteria. CONTI Vin~enzo. - 10 artiglieria corpo armata. PALMAS Giuseppe. - 46 faute1·ia. U fficiaU chimici farmaC'iBti.

TENENTI. I seguenti t~nenti, :attualmente effdttivi alla scuola di applicazione di sanità. militare, sorto d 3stiua.ti, dal ; 16 gennaio 1935-XIII, all'ospedale a fianco di ognuno ind~cato: Goau. !Angelo. - Oapeùa.le militare di To rino. Vro.un Carmelo. - Oapedale militare di Pe rugia. GAMBINO Antonino. - Os pedale mi litare di Bari. BauNAMONTI Giorgio. - Ospedale militare di Milano. Co&BI D:~men ico.- Ospedale militare di Firenze. BATrAGLtA Giuseppe. - 0 3peda.le militare di Roma. AIELLO D omenico. - 0 3pednle militnre di Chieti. Mo&ONI Giuseppe. - Osp edale militare di Cagliari. SALTINC Pietro. - Ospedale militare di Br<'scia.. Cuaar Raffa.ele. - Ospedale militare di Udine. Da.l J.Bollettino U[fociale, disp. 33 , Il gennaio 1935-XIII. U (li ci.ali n'U'.dici

-

MAGGIORI. BrNAOHI Alberto, ospedale militare Trento. -In dat>t 30 ottobre 1934-Xill rientra n ei quadri avendo cessato di essot·e disponibile p er il Ministero finanze T.!liNENTI INCARICATI DEL GRADO DI C.Al'ITANO,

MmNNCLIO Francesco, R. C. T. C. Tripolitctnia (f. q.). - Come contro. CASSONE Antonio, ospedale Messina. - Come contro. P:aErrE Mario, reggimento carri armati. - Come contro. BoNEt.Lt Michele. R. C. T. C. Tripolitania (f. q.). - Come contro.

Uffìciali collocati fuori organico. U tficiali medici. PRIMI CAPITANI. SPE&APANI Elpidio, 3 granatieri. SABAT!NI Arturo, Ministero interni (f. q.). DE Numro Francesco, ospedale Trieste.

PrccoTTr Egidio, 37 fantria. Ca.'I.'TANBO Achille, 2 artiglieria alpina. PAClLLI Alfredo, 74 fanteria. QuEtROLO Emilio Ernesto, ospedale Genova. Booor Paolo, 5 genio. T~OMBA'l'ORE Vincenzo, 3 genio. BERETTA Giuseppe, 8 fante ria. VETOSCHI Pasquale, ospedale Bologna. Da.! BolleUino U ffu;iale, di;;p. 5"", 18 g.·nna io 1935-Xill.

Onorificenze P e r la ric:m·e nza. della. festa di S. Ma1u·izio, s u proposta di S. E. il Capo del G:>V<)rno e :'liinist.ro della guerra, il colonnello medico Onofrio RINALOI e il t e nonte colonnello m· ·d ico Ubaldo SIMULA s•Jn ') s t tti n om ln·•ti cavalieri nel l'Ordine dci SS. Maurizio o LazGa.ro in COIMiderazione di .speciali benetnerenze.


NOTIZIE

99

Titoli di studio. Abbiamo il piacere di partecipare che il maggiore medico Tommaso SAR· il primo c ~pi ~a.no medico Angelo ScARPA, nella sessione dello scorso dicembre, hanno sostenuto, con unanimc:> approvazione, gli esa.m.i di Libera. docenza., risp ·ttiva.ment.,, in .Patologia. ed igiene coloniale ì'cl in clinic,t dt·rrnositilop3-&ica.. Cordiali felioitaziom. NELLI, e

La « Rivista dei Carabinieri Reali ».

Ha. iniziato le sue pubblicazioni la. Ri1Ji.6k+ dei 0art;Jbi1i-'Wri Rea.li, editi\ dal Comando generale del! Arma.. Il primo fascicolo (novembr~cembre 1934XITI) si fregia di un indirizzo d.e l D uce, riportato in autografo, e contiene, dopo le. • Presentazione • di S. E. il generale di San Marzano, studi e a.rti~oli di gra.nde pregio con interessanti rubriche di notizie, di giurisprudenza. e di bibliografia.. Alla. nuova consorella, che nasce sotto cosi alti auspici, il nostro fervido sa.· luto augurale !

Studi sanitari aeronautici. Presieduto da S. E. il Generale Valle, nello scorso dicembre s'è riunito presso il Ministero d ell'Aeronautica il Comitato centrale di studi sanitari aeronautici, del quale fanno parte i direttori generali di sanità. dei Ministeri militari, tenenti generali medici Franchi, F also e colonnello medico Monaco, S.E. il prof,•ssor De Blasi, Accademico d'Italia, il prof. HerUit.ska, il prof. Padre Gemelli, il professore G. Bastianelli, i capi degli istutiti medico-legali per l'Aeronautica., colon· nelli medici Gargiulo, Balla., Porru e ten•'nt • cDlonndlo m('dico Ma.rulli, il maggiore medico Talenti. Era presente anche il prof. Bila.ncioni, del quale il Comitato r impiange la recente dolorosa perdita. Questa. riunione del Comitato centrale ha rivestito particolare importanza per la natura. degli argomenti discussi, fra i quali i problemi attinenti a i voli stratosferici e la det':!rminazione di provvedimenti atti a maggiormente generaliz· zare l'idoneità al volo dei candidati al pilotaggio, in relazione all'estensione sempre maggiore del!le possibilità. militari e civili dell'aviazione.

La morte del pror. Bitancioni. La Medicina ital iana ha perduto uno d ei suoi maestri piil insignì e geniali. TI prof. Guglielmo Bila.ncioni, direttore della R. clinica otoiatrica di Roma, medico umanista, filosofo e storico, è morto il 6 gennaio, nella pienezza della sua prodigiosa attività molteplice. Nato a Rimini il 2 luglio 1881, aveva percorso a Roma una brillantissima carriera di studi. Prima di salire sulla sua cattedra ufficiale e m già. docente di patologia generale e di storia. della. medicina., n é mai aveva trascurato di continuare a servire tali discipline con suoi scritti pregevolissimi, che uniti a. quelli della specialità. e d'altro ordine, costituiscono una produzione veramente eccezionale per il valore d ei tributi scientifici letterari ed artistici e per lo stesso loro numero di oltre trecento. D prof. Bila.ncioni fu non soltanto un grande medico, ma anche generoso filantropo e patriota. fervente. D urante la grande guerra, per ragioni di salute fu prima assegnato alla clinica otorinolaringoiatrica di Roma, ma egli volle p oi portarsi presso formazioni mobilitate e rimase lungamente in ospedali di tappa e da campo, conseguendo la nomina a lli!\cggiore medico della C. R . I. e prodi· ga.ndo ovunque le infinite risorse d ella sua alta dottrina e del suo gran cuore. Il nostro giornale lo ebbe a collaboratore onoratissimo e qui, in sua memoria, ricorda gli scritti ch'egli volle riserbargli. 1919 - La fonetica biologica di Leonardo da Vinci. l9l9 - La gerarchia degli organi dei sensi nel perutiero di L eonardo da Vinci. 1920 - Giovanni Maria Lanciai e lo studio degli organi dei sen.si. 1921 - Osservaeioni clù~iche sulla sifilide ignorata con localizzazioni a carico del naso, della faringe, della laringe e dell'orecchio. 1923 - Oor~trilruto clinico allo studio della tl~'>ercolosi polmonare. 1925 - Oolpo di calore, sintami attricolari.

..


100

NOTI.ZlE

Il Convegno per lo studio della tubercolosi osteo-artlcolare. Il 23- 24 fe bbraio 1935 si terrà a Cortina d'Ampt-zzo il 20 Convegno p er lostudio della tubercolosi osteo-a.rticolare, promosso dall'Istituto Elioterapico CodiVIlla, sotto il patronato d ella Federazione I taliana Nazionale Fascida per la lotta. contro la. tubercolosi. Questo convegno che segue, dopo non lungo intervallo, quello tenutosi con tanto successo a Cortina neJ 1933, vuole essere nuova aiferma.zione dell'impor tanza. dell'argomento che sarà preso in esam e e chiaro segno delJ'interesEe ch e , nell'atmosfera. del R egime Fascista, esso d es-ta ira i mt-dici italiani. . Il Convegno coinciderà colle più attraenti m anifestazicni dell'Jnvemo sportivo Cortinese. P er le adesioni rivolgersi al prof. Carlo Molon, Venezia, Campo Bandie ra e Moro n . 3611. La quota d'iscrizione è di L . 30 p er i congre€SiFti e di L. IO p er le signore che li accompagnano. Sono assicurate riduzioni fer roviarie del 50 <}" da qualsiasi stazione del R egno e prezzi di favore nei migliori alberghi.

Il nuovo presidente dell' «Associazione dei medk i militari » de.gli Stati Uniti dell'America del Nord. Nella 42 a assemblea annuale dell'« Associazione dei m edici mili tari » degli Stati Uniti dell'America del "Kord, testè t{nuta11i a CarlislE', è stnto nominato presidente dell'associazione il capitano medico della riserva navale "WiJJirun Seaman Bainbridge, il quale succede aJ maggiorP geneTalt· medico a riposo, dell'esercito, H. L . Gilcbrist, noto ai nostri lettori per claF.sici studi sulla guena chimica, da noi tiportati. Il dott. Ba.inbridge è una penonalità ben distinta nel c&mfo della m edicina militare internazionale. Ai numerosi titoli p10fee~icnali. accad~:mici ed ono1 itìci conquistati nel suo Paese, no aggiunge altri noteYoli attribuitigli preEEo molte nazioni d'Europa e d'America. È grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia ed è socio corrispondente straniero dell'Accademia medica di R oma. È membro, fin dalla fondazione, del Comitato permanente organ.iz.zatore dei Congres&i internazionali di m.e dicina e farmacia militare ed ba partecipato a tutti i congrel'si finora tenutisi a Bruxelles, Roma, Parigi, Varsavia, Londra, L 'Aia, Madrid, quale rappresentante ufficiaJe d egli Stati Uniti. Chirurgo di chiara. fama, dirige uno dei più importanti ospedali di New York ed è consulente di alt ri istituti di quella città. Fra le su e pregevoli pubblicazioni m erita particolare 1-ilievo il libro su ll problema del cancro, tradott<> in italiano ed in diverse altre lingue.

Avviso. La Presidenza dell'Istituto Cent.rale di Statistica del R egno d 'Italia, in Roma, fa. conoscere che dopo il controllo eseguito della collezione di questo Giornale, esistente nella dipendente b iblioteca, si è constatata. la mancanza dei numeri sottoindicati, che risultano esauriti anche presso la nostra Amministrazione. Si sarebbe grati ai lettori che volessero cedere all'Istituto i fascicoli mancanti, sia. contro pubblicazioni da esso direttamente edite, o sia pure contro modes to pagamento: u Giornale d;ì, Meclicin a Militare»: 1922: n. l; 3 1914: n. 3 + indice annuale 1923: n. l; 2 1915: n. l 1926: n. l; 2; 3. 1917: n. 9; Il; 12 1921: n. 4

Dinttvre rupon8abile: Dott. Redatt<n-e: Dott. prof. VIRGINIO (7104498) - ROMA ,

I F:a.ANcm, tenen te generale medico ARDINIS. tenente colonnello medico

c.


RIVISTE

~IEDICHE

MILITARI -----------0-----------

BF.LGIO : ARCHIVES MtoiCALES BELCES. - Dil·czione superi or~ dt•l l'<'rvizi o · <11 ~<om ità del· l'esercito belga (Redazione: Ospedale milit are di Llegi), Fase. VII , luolio-VTU, auosto-lX, settem-

bre-X, oltolrre-XI, •wvembre 1034.

·

Mae Artll11 : La cisticercosi come causa. di epilcs~<la (Fa...~. VII). - Plraux : De! metodi <li disinfezione. Alcune appll<'.azionl (Fa..-c. VII). - Goclln : Le idee at.tual! sul reumatismi (Fctscicr>lo Vlll). - PestiiWX : Paralisi infantile (Fase. IX). - Leclarte: V .> cl ora mino o loro lmpi<'A"O in chimica e iu tera.pto. (Fase. X). - De Landts-Heera: Il broncoRoopio come mr•zzo diagnostico e di curo. nello nfrozioni polmonarl (Fa-Ee. Xl). -Bollettino Internazionale (Fase. Vll- XT). FRA!'<CI A: ARCHJVES DE MtOICJNE ET PHARMAC!E MILITAIRIS. - Po.r! Q:I , Direzione do! servWo di sanità, 1\ftnlstero dello. (}1.'()J'l'1\, Parigi. Fase. V, no-.:embre, tomo, CI, !934. MHnsman : J.n gono·rcazione. T ecnico., JmporltiDZI\ ed lnlt'rc~~o prnlit'o. - Mayonade : La • Ca...n del feriti • ill1.ongpré-lcs·.Amiens ( J59i), primo ospedale dell'esercito, in Francia. Fase. V[, dicembre, torM Cf, 1934. olude e Labet: L'organizzazione clella lottn untitubc•rcolo.r<' negli Stntl del Levante sotto mlln· dat-o f.ranccse. - Lan&lola: Le contro-indi cazioni rlo~lla cura. idrom iooralo 3ll'ospodalo militare di ,-lcby. - Yalrol: L'lmport.nnzo. del man{rnnose secon<to le rioerobEI del biologi americani. - T&npJ : Stud io s ulla diffrazione cristallino. del raggi X . - Yellur: Cronaca di ch imico.. POLONIA: LEKARZ WOJSXOWY. - Orgo.no degli ufficiali del Servtzio sanitario. Centrum Wnzkolcm in; Saolt. Gòrnoelaska 45, Vo.rsavla, N. 7, 1 ottobre- ,v. s, 15 ottobre - N . 9, 1 '1101lembre 1934. Zfenklewlez : Lo torite del cranio durnnt.o la guerra (N. 7).- Sokolowlltl: Indicazioni opera· lorie in CllSO d! frattn<-o dintlaade a. spirnlo delle oss a lungbo (N. 7). - Kor=akowakl : DI'Ila n~ces· >ltà eli allargare 'lo indicttz!oni pot• la rhlnziouo o pct· la cura. operatoria. di alcuno fratture <N. i ). - Lewltt011x: Sulla cura. del pot.cre>coio nello Infermerie reggimento li (N. 7). - Sokolowakl: L'ol>()roziono dell'allnco valgo (N. 7). - Bal•akl: Igieno della marcia (N. 7 CQnLitmaziom) . - Poi: ORSCn-azlonl sulle modiftoazlonl dell'o.eutczzo. Tll'iva. del personale dJ navigazione aerea dal 1!127 al 1932 (N. 8). - Oyllowakl: Risultati eli corsi di akl per aviatori (N. 8). - Konopka: PilsndAki, dott.Qro • bonoris causa. • (N. 9).- Zembnukf : P or obò la Fc~t~ annuale della Scuola del Servizio l'anltario è coiehrat.a in novembre 1 (N. 9). - R esoconto ùol Centro d'Istruzione del Scrrlzlo Sanllar!o nell'anno scolnstloo 1933-84 (N. 9). ROMANIA : REVISTA SANITARA MU.ITARA. - Rcdo.zlono o Amministrazione : Ospc<lalo :\lllitare • Regina Elisabetta>. Ducnrcst, Fase. IX, setiemJjre 193~. Btltofano e Radulereo: R elazione della \Tori <Iella t• se-sionc òoll'Ufflcio lnternnz!onnlo eli <locu· m~ntazione medico-millt.aro. Nolea, Atama c Panutes~: ConRidcrazlonl sugli tiS<'•'ss! cC'robrall kllntinu.uihne e fine). - olurlst e Drqui81CO: Consiflerazionl su un on~o di llutoad<'nosi Jeuccmica n~Ula oon tumore mctlfaslinl<'o. Panea, Muttatza <' .hnesto: Duo ••a~;i di m~latt!a eli RoR"or. YaJo: La sp!PnO·I'()Imonlro tullei'C<>Inre. - vucoboln lt: Alcune con.•ldcrAr.l<n!l sul trattnmonto (l<'llo Iatture ùel collo c hirurgico dcll'omoro.- Dumftru o Aterlu; l'H in patologia. RUSSIA: VOENNO SANITARNOE DELO. Gosudo.rstwonnoo lsd- •vo, J\Iosco.. Faso 9. 193L Paclkow: Il vitto presso le mctt80 mUltar! di pt<~s idio, <la! punto 11! v ista <lel!o calnrio. - Sullktnit: La seleziono d<Jgll alli••vl <lt, llc p(•uolo militari. li compito del medici porcbè elett a ~elcz!ono sia oonUnuatl va <) completa dal la l n fu<ico ed lnlellelt-u alo.- K-lelenkl: La selez-ione degli allìcvl delle Muole militari <li aviMion~ . T/importanza. dell'a.ccertamento della prcs~l one òol sungue. F'lnk c KIDCnt'l'lzlrl: L'azione dello Aport sull'organismo. - Edel o amotnlkow: La dis in.rczione dci plro~cnfl nello regioni artiche. - MIW!ullow: Protesi dentaria. - Ak!lrolt: Apparecchio elett-I·! co traspOJ'· labile per la protesi dentario.. - Kalmlkow: La conscr,·aziono dPila carne sc·con<lo il metodo di \fa.sevitz. - Schmbcelewltz G hctclltow: Lo. convnlrs<'e uzn d e gli opr•rntl <l! appendi c· itc G eli orni!>. UJStcn: Curo fisiche POAt..,operatori•• per a ce<'l,. r•t•·o In g nnrl!!'i um' . - lsskow: L<'> Rfll\l't <li monta~~:nn Prt~so il sanatorio di l;:ot.zcl (Cnuc·n~o). Balc-ento 11 Kr81town lkow: O~scrvnzlonl <Ici snn!l.lwi che Parteciparono alln apediziono nel T c b ~ rda ( luglio-agosh) 11)33). Sf'Acn<A: REVISTA DE SANIDAD MILITAR. - Pnbblieaziono monsilo del C(lrpo sanitario mllit.arc. )Jadrid, Fase. X, ottobre - Xf, no~em.brc 1934. Ramol de Molina: Es<ercltazlouc <li tatt ica P.anitnrln (Fase. X) . - Del Outlllo: La ~iOI'Otcrapio. d•• Ilo. cancrena. gassosa. e dei procc:<•i to•si ·infet tivi r>rovocat.i do anaerobi (FMc. :S: e XI. continua· ~;,M e fine). - Sandullo: .Alcuno con><idornzionf sul trattamento dell'ii>Ortroflo. delle tonsìUo pah~t!no !li'a se. X. conlin'IUlzione e fìne). - Saiuar: T, n morte di Ramon ). Cajal (Fase. XI). - Yan-Baumllert hen: Cnjnl, m c di<Jo militare (F"ac. Xl). - 81er1'8: T,a. diaguost batteriologici> in chirurgia éU guerra. (Fn:$c. X(). BOLETIN DE FARMACIA MILITAR. - Redazione e Ammi nifJtrnzfone; Embajador·cs, 95, ~lnélrfd , E'aPe. 141, settembre- a2 ottobre - 143. 7Wt•embre 1934. Schmldt Hebbel: Idee at.tUS>ll sull o ~tudio dello vit-a m 'ne (Fase. 141 e 14 2) . - Mis J Gufndal: lrnpurozzo e fal~lftcaziool dei medicamenti ohtmlci CFase. Hl. conlinuetZione e fine). - Sanla Orur: Acidità, bBI!Ioità o tltolaulouo (F~tsc. l4S). - Riwu Goday: Pt·c~euto o nvveniro dell'Al'mu o uimi ct• ( Fase. Ha, ccntin~W). STATI UNITI: 111E MILITARY SURCEON. - Army Medicai )[useum and Librru-y, \\'ns bin· gton., l>'a!le. UI, settembre- IV, ottobre - V, novembre - Vol. LXXV, 1934. lalnlN'Id~t: Relazione dol VII congresso lotorno.zionalc di medi cina e ''"'mnr·io. milìtnrc (FMC. Ilt, IV e V). - Howard Lllieenthal: l,;na ~cbcggia metallic!tCstrnt.ta dopo J;) nn n i ( b't~:<!'. l l l ). Al!lttt Bowtn: Ra.diogramml 1>08t m.ortem (Fase. III).- F'oster H. Bowman: 'l'eoni ca della. i\'ll•ll't•t•t<Hl\::. subtot o.le.- Bllpham: D progre~;~o medico e la gul'lrra(Fasc. IV c V). - Dalferca P. Curry: TI lnnnn della di rez!one generale della •ani t/l del enna lo del Pr~oama clnrnnto '!Il ultimi c' uqne !Inni <"'""'· l Y ). - Hmnusy: L'importanza pratica. del tirocinio medico <t! (nl(• rrn nei r !r;rttnrd l del c .,,.,,o cklh• l'.''"! C· zione na:r.ionnlo (Fase. IV). - Kflne: Il m etorlo Stcwart n~ l trntl nmcnl" <lc!l" O$IC111111<'111 <' (Pose. lV). - Oox: Gli nutovnccll\1 nel trattamento •Ielle ~·nusiti ('ron'chc ( F tuw. \ ). - Kuh lmann: n· .,.orticolit~ d~l colon <Fase V). - Lufl : . nelaziono Aulla morbilit il o mori o 1ft n M ilo t ""PI•C <li~IO<'al c n'l'o~tcro (Fo>'c. \'). - Luppens: glnbll itil crnotivn ùoi glOVllni del Co rJ•O l'•~ •· la Jll'Otcz• ouo ttn:.d tiT\Ah'' clnpn 'lu..- mr-,;:i df COll\[H' (FtlSC . V).


Anno LXXXIII • Fase. II FEBBRAIO 1935 - XIII

GIORNALE · DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA

ROMA

PabbUCCJ%ione mensile


.. ' .

SOMMARIO CONQRU81 : H

Con~sso

ltuliauo di radlo -nouro-chirurgla (:llllano, 80-31 ottobre lOU- XIII ). -

CRJ::BPELLA"'I· F~:LSANl o CALCA0:-11

•..... .. .•.. ••... ••.••••

Pag.

101

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110 115 111!

LEZIONI 1: OOMFEREMZI::

Uflreduzzl. - ProgrcAI!I nella terapia dello fratture . . . . . . • . . . Blzroztro. - Dimost.razlonl olinlcbe. . • . . . . . . . . . . . . . . . Alessandrini. - l pid(lccbl nella proftlassi del tito esi\.Dtomatlc , . . . MEMORIE ORIQIIlALII Cut lla. - Pro..-o di orlenb\lncnto acustlc;o

• Pag.

123 137

Pag.

148

Lo Bianco. - I fondarncntl lstopntologlcl dell'allergia tubet-colnre . . . . . . . . . . . . Pag. De Lucia. - Ln piorron a.lvoolaro alla luce delle moderno intorprct.azionl ctiopatogenetic:be

159 165

6herardlnl. -

Del glutine nello paste da minestra

OA811TIOA CLINICA: Panacla. -

Osteoconddte deformante glovanilo o sub-lussazloue congenita dell'anca7.

RIVISTE IINTETICHE:

RIVIITA DELLA STAMPA MEDIOA ITALIANA 1: STRANIERA 1

B. del tito. R?I}T)f)Tti tra il'PQlcre t.Qssi.c<J, anl ioene e flocculq.•>ie r1ell"cnd<>te~ssina e dell'endtranaiossi na de t. - La waulnulont antltltoldea ntll'uor.. con l'endo- anatonlna . - On.o\IJ9ET Png. " Cyra bulgara .. Sulle• così dett" - del pa.rl.-i·n srmismo post-ence!aUiico. - PANEOftOiiBl . . Ernia (L') crurale prewascolare. - O. o H. J)ESBONNF..'Ti< . . • . . . • • • • • •• . • . • . . Gas di &uerra. lA le·m ]Jia r!ellfl deboleoza cnrtlif!CII ,u:u·ecùmw polmonare acuto tossico 7Jer

"""l'leruwumto da - llhl~TSCIJ. • . . . . . • . . . . . . . . • . . . . • Gas ( Il ) quale meno bellico. - liELJ:.EBitONTH . . . . • . . . • • . • . • . . . . Pato lo~la dentaria. Ewl<>crinn/()gia. ~nstituz:itm.{lle c 1'!'-Nr>f: . . . . . . . pH (Il) dcii"- una lre sc~e e conservate. - ll:ru1;sox. no nn:~<, ;\!A Il T IN c I 1\"SKO • • Poroadenll9 lngulnale (mahd tin di N"icoi:L"' .Ft'vi·c j . .Su eli utl crtso di pa r amc/rit e C<IIUIIIÌO

rlnl vints delLa - F"JIANC:JJI ~· •• • • . . . • , • • • • Sai•J te, tuoro della wita. - BELLl'C("I . . . • . . . . . . . • . Slitte- barelle. l\'O'-'itti in m,(Ltcrio. rl i - hii1JrfllltiJ~r,te. - (l 07. . Tampone di cerume. Si,ulrnme t:fl(l•tlr tùt - T OHRI:O: I (juuiltr·) . . . . . . Tattica sanitaria e logl!tiea. - Uu:CH c J. VNCH . . . . . . . • . . . . . . . . . Tito esantematico. Malflltie tlel !!'"''''" - 11c/. Su.tl Africa. - PJJI' EH e 0AIJ . . . . . . . . . Traumatlaml recenti del cranio. Utili~~ft~imU! rtr/L" 11rn t'tt di Builliurl n ellu diOO?l(J.~i di iper · f f t>Sirmr. n ui ClCralli<·" nf;i - . \I<N.\UI> e OUILLOT . • • • • • • • • • • . • • • • • • Una (Sulle) medicate. - 7\IAH .\x<;< •:<L . . . . • . . . . . . . . . • . . . • . . . . . . • . • Vaiuole>. llt.ln<·i one fra ulo.<lrim e - I•F" ( 'rNUA o TEIXt; mA - n~: BF.AUHEI'AIIl iO: AR.Hl.\0. Vie biliari extracpatlche. FiR il•flnl.,l~u in d eflc - I VY o IJ:RlWH . . . . . . . Vlrero aanl. - DELLA ,.:t7l'A • • • • . • . • • • • • • • • • • • •• • •• . •

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l !Sì 1R3 174 169 183 169 l7l;

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ODNFI:RENZE: E DIMOSTRAZIONI CLINICHE N!6LI OIPI:DALI MILITARI

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NOTIZIE • • • . • . . . . l 'NOSTRI MORTI . . • . .

)n.!J!}!l

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'abbonamento è annuo e decorre dal 1• gennaio al prez~o di L. 32 <E~tero 44), Per gli u lllclali modici o elliwiol-farm"l.cl~ti del H. Esercito, In sorvlzlo ed io congedo, Il prezzo dell'abbonamento è ridotto a L. :zc anticipate. Per l soli u lliolali medio! (dell'~oroì~o o della Ml\rlll&), la Q•Jaluaque posl~loae el troviao, è ammesso un abbonamento cumulativo a.l Gumw.l~ d' Medicina Militare ed agli 4 nnalt dt Medic1na Naoale e Coloniale ol pre1.zo di L. 4~ annuo. Il 1•re1.1.0 del •upplom ento oontonoote l Ruoli di anzianità clel corpo sanitario mtltlare è di L. 1S, rldott o a L. 8 por 1 soli abbonnti.

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ANNo LXXXIII-N. 2 GIORNALE DJ MEDICINA MILITARE FEBBRAIO 1935·XITI

CONGRESSI

Il CONGRESSO lTALIANO DI RADIO- NEURO- CHIRURGIA (Milano, 36-31 ottobre 1934-XIII) D a resoconti del tenente colonnello m edico C. Crespellanl, p er la parte radiologica, del m aggiore medico prof. G. Felsanl, per la parte neurologica. e del prim o capitano m edico A. calcagni, per la parte chirurgica

Sotto la presidenza dd prof. DONATl, che è stato il fondatore della Società. Radio-neuro-<!hirurgica, si è riunito nei giorni 30-31 ottobre u. s., a Milano, il 2° Congresso italiano di radio-neuro-chinugia. n discorso inaugurale, tenuto dallo stesso prof. DONATI nell'aula. ma.gna della R. Università, alla presenza di S. A. R. il D uca di Bergamo e delle più a lte autorità. cittadine, è stato una brillante esposizione dei principi che hanno i~pirato la collaborazione delle forze operanti dei radiologi, neurologi e chirurghi per giungere alla dia.gnosi precoce e quindi alla terapia efficace

delle affezioni del sist ema nervoso centrale. L e relazioni e le comunicazioni sono state svolte, poi, nell'aula. del padiglione Zonda della clinica chirurgica in via Lamarmora. n tema di relazione: <<Criteri d 'indagine nelle aJiezioni del nevrasse n, è stato trattato da tre relatori . Il prof. BERTOLOTTI della R. Università di T or ino ha svolto la parte radiologica parlando dei «metodi moderni d 'indagine radiologica del nevrasse, ila pneumoencefalografia r. Tali metodi pneumografìoi dell'encefalo origina.rono dagli studi del DANDY, tend enti a localizzare i punti di ostruzione del circolo del liquido cdalorachldiano nell'idrocefalo. Uno di tali metodi, l'encefalografia per via endorachidea si propone di rendere visibili simultaneamente i ventricoli cer ebrali e gli spazi subaracnoidei, mediante la sottrazione di una certa quantità di liquido c. r. con la puntura lombare e la sua sostituzione con .'{0-60 eme. di aria., dopo di che si prendono cinque pose radiografiche ortogonali. L 'orienta.mento attnale di tale procedimento t ecnico tende allo studio d elle forme cerebra.li post-traumatiche e degli stati convulsivi: epilefisia esfienziale ed epilessia traumatica. Si possono così vedere parziali ostruzioni degli spazi subaracnoidei, presPnza di idrocefalo interno unilat erale, di vcntricolo migrante. I processi cicatrizwli del CE'rvello consecutivi a traumi <livengoiJo O{!~d acce~sibili alla. rk\'rca nel vivo, mcn tre prima. era.nv solo riscontrati al tavolo anatomico. L 'al tro metodo, la ventricolografia, consiste nella puntura diretta dei singoli v<>ntri<'oli latNali ottraversando la t eca cran ica ed una zona quasi mnta dd lobo occipitale, per cui l'ago penetra nel corno pc8terior(' del v<-ntricclo latHa le.

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l i CONGRESSO

ITALIA.~O

DI BA.DI')-NECTRO- CRrRURGIA

D opo la fuoruscita di tutto il liq uor si insuffi,~ l'aria llf•ll'interno del vent ricolo, indi si ripete l'operazione per il ventricolo laterale dell'altro lato. Le prove radiografiche ortogonali ci dicono il grado di distensione dei ventricoli laterali e la conformazione loro nonchè quella del t erzo ventricolo; per quest'ultimo pC:'rò è più dimostrativa la radiografia laterale su soggetto in decubito dorsale ed avente la testa in estensione forzata. Olt re a questo m etodo di ventricologra.fia d.el DANDY vi è il metodo ita.liano del D OGLIOTTI che punge attraverso il tetto dell'orbita raggiungendo il corno anteriore di Ol?:ni ventricolo laterale. n relatore ba fatto una completa esposizione della t ecnica e dei risultati e dimostrato una serie importantissima di radiogrammi ottenuti, che banno destato grande interesse1 tanto più che i risultat i nella diagnosi e nella localizzazione dci tumori erano indicati come confermati o da.l reperto operatorio o da quello :ultoptico. C. 0RESPELLANI.

La parte chirurgica della relazione era affidata al senatore prof. BASTIANELLI di Roma. L 'illustre chirurgo iniziò il suo dire ricordando il contributo portato dalla chirurgia alla cura ed alla conoscenza delle affe>zioni del sistema nervoso. Egli rivendicando all'Italia il primato della chirurgia cerebrale, ricordò come il senatore prof. DURANTE. da pochi giorni 1·apito all'affetto dei suoi allievi, fin dal 1884 asportò il primo tumore cerebrale ottenendo la. guarigione del maln.to. Addentrandosi poi, nello svolgimento del tema, l'oratore rilevò la grande importanza diagnostica dello studio fisico del sistema ventricolare e suba.ra.cnoideo ottenuto con vari mezzi diretti a rendere questi visibili snllo schenno fluorescente e. quindi ad essere radiografati. Fra i mezzi più usati l'iniezione di aria. tiene il primo posto e poicbè può essere eseguita sia. mediante puntura. ventricolare, bia mediantE'\ puntura dello spazio subaracnoideo cosi si suol distinguere in pneumografia cerebrale o ventricolografia, e in pneumo· grafia spinale o encefalografia.

L'esperienza. ha dimostrato che infinite sono le variazioni e le altera· zioni dei ventricoU che la mcliogrn.fia può dimostrare, ma ~t poco a poco si f!. potuto riassumerne i particolari e giungere a stabilire alcuni tipi caratteristici sui quali si poggia questa nuova diagnostica. D'altra parte lo studio anatomioo di alcune lesioni e specialmente dei tumori endocranici, ba talme>nte approfondito le varietà di essi e il loro comportamento aillatomico e clinico che unendo l'esperienza cosi formatasi a quella che la ventricolografil'l. ha finora stabilito, si può giungere a perfezioni dia.gnostiche in sede e di natura dei tumori, qual~ finora era foUla sperare e contribuire cosl a risolvere quel problema d1 capitale importanza che è la diagnosi precoce di una lesione cerebrale, la sola che in molti casi può rendere efficace un intervento curativo. Le alterazioni dci ventricoli si manifestano con deformazione di essi, spostamento, difetti di riempimento, riduzione di volume e ciò in rapporto alla presenza di lesion i intracraniche che ne restringono o d eformano lo spaz{o ventric.olare. Per esempio, le.sioni situate dentro i ventricoli dovranno sopratutto dimostrarsi con difetti ùi riempimento, e quelle anche


II CONGRESSO ITALIANO DI RADIO-NEURO-CIURURGIA

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non neoplastiche che ostruiscono le vie di deflusso del liquido cerebrospinale, chiudendo o il forarne di Monro o il terzo ventricolo, o l'a-cquedotto, o il quarto ventricolo, ecc. detcrminera,nno distensione della porzione del sistema ventricol.are a monte dell'ostacolo. La ventricolografia e l'encefalografia. possono eseguirsi anche con iniezioni di liquidi di contrasto opachi ai raggi. · Dopo o.vcre esaurientemente e!>posto la tecnica, le indicazioni e controindicazioni del metodo l'O. mette in riliE-vo l'enorme progresso che quest{) metodo di indagine ha apportato non solo alla diagnosi delle ma-· lattie encefaliche, ma. anche alL'l terapia di esse: infatti anzitutto la ventricologra.fia indica il lato ove risiede la lesione, la r egione cerebrale che oooupa. e indirettamente la natm·a. del male; in secondo luogo essa può indicarci la via migliore per l'intervento chirurgico, e in terzo luogo, entro certi limiti, se la lesione è opentbile o no. n metodo può essere nsato con successo anche in casi di epilessia, di postumi di traumi cerebrali, ecc. In conclusione questo prezioso mezzo di indagine non deve ritenersi mezzo diagnostico per i tumori soltanto ma. deve assumere sempre, più un valore generale nella diagnosi delle malattie cerebrali sia da solo sia. in associazione all'indagine neurologica.. A. CALCAG~ T.

Il bilancio di questo interessante Congresso è presto fatto, malgrado il numero cospicuo e la. notevole importanza delle comunicazioni, in quanto esso potrebbe definirsi anche il Congresso della diagnostica e cura

dei tumori cer ebrali, mercè la pneumografia., e prevalentemente mercè la. ventricologra.fia. Non è possibile, data la natura di questo riassunto che si propone sopratutto di present.are in sintesi le conclusioni più salienti del Congresso ed i dibattiti cla. cui esse sono scaturiti, tentare una descrizione sia pure sommaria dei vari metodi, delle vare fma.lità, dei pericoli inerenti, a nche perchè alt.ri qui ne riferisce. Certo è che si va sempre più delineando, nella tecnica di indagine delle affezioni del nevrasse, e specialmente delle affezioni endocraniche, il contrasto tra h1 scelta dei mezzi meccanici in senso lato, in contrapposto a quelli neurologici puri, che sono tutti di osservn.zione e di logica. Gli sforzi considerevoli dei neuro--ehirurgi danno risultati ogni giorno migliori grazie al miglioramento delle tecniche, tra cui la. parte predominante è quelL'l. che spetta alla. visuaJ.izzazione del contenuto endocranico mediante i perfezionamenti della encefalografia e delL'l. ventricolografla, che costituiscono il metodo di indagine pneumografico per cosi dire primitivo, che può essere anche al'ricchito dalla opacizzazione del liquido cefalo rachidiano con iniezione di I1ipiodol o Thor otrast (visione per contrasto), od anche con la enccfaloartc-riogrn.fia , semplice o combinutn. con vcntricologra.fìa.. Questo complesso di tecniche, che concorrono allo studio fisico del sistema ventricola.re c subaracnoidale, se pur costituisce la parte predominant e, non esclude, rwzi ha. biaogno di essere integrato dallo studio fisico, chimico e biologico delliquor mediante puntura n~llo spazio subaracnoideo, sia con punt ura lombare che della cisterna, od anche dei ventricoli, per la. valutazione


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Il CO:s"ùRESSO ITALIANO DI RADIO- NEURO-CBIRURC:IA

della capadtà e d ella po::~izione dei ventricoli stessi, ed anche della pressione del liquor, onde sond~trne il rPp:ime idraulico (ventricolometria), poichè esso cons<:'nte lo studio non solo delle condizioni biologiche del Hqnor a vari livelli, ma il sondaggio della prrssione di esso a vari livelli ci permette, a seconda dell'guaglianza o d <'lla. eventuale differenzi~, di concludere se il Si!)tc•m<\ è p erv.io o chiuso, e clove. E cco ywrrhè sin dai primi h~nH'i d<'l Dandy, che rimontano a.l 1918 e da, quelli del Bin~el tutte le t(>cnicbe p1·oposte hanno tentato di perfezionare la puntura, dirett~• dei n •ntricoli C(>l'ebrali, per insuffiarvi aria a scopo radiodiagnostico, ra~rp: iungendoli con puntura sia occipitale ehe bregmatica, od auch(• orbitaria, trattandosi di manualità chirurgica senza pericolo nella grande maggioranza dei casi. Non parimenti innocua è la puntura della cistèrna e dello spazio subara-cnoideo lombare, per la pu eumografia . Comunque non è d ei pericoli, che pur ne presentano, che occorre occuparsi, pericoli che sono dati non tanto dalla puntura per se stessa, quanto da.lla iniezione d 'aria che produce irritazione dell'ependima, ed a >olte, in rapporto alla lentezza dell'assorbimento, può anche aumentare la ipertensione endocranica con le conseguenze relative specie per la compressione del bulbo. Grandi progressi sono stati raggiunti in rapporto a.lla tecnica. chirurgica, specie rispetto all'intervento sulla r egione ipofisaria. Ora, sebbene la indagine pneumcgrdìca cerebrale non può considerarsi limitata al solo studio dei tumori, se pur la frequenza di questi è tanto più notevole: ma va estel'!a anche ai traumi, era. inevitabile che l'argomento che ha occupato quasi tutto questo Congresso si limitasse alla diagnostica pneumografica dei soli tumori cerebrali ed alla loro ope· rabilità. Però è stato sentito il bisogno di rinviare lo studio combinato radio-neurochirurgico dei trauma.ti smi cranici al prossimo Congresso. L 'a,rgomento, assai suggestivo e di attualità, ha tenuta desta notevolmente l'a,ttenzione del Congresso, che e per l'efficacia oratoria. e polemica dei suoi migliori :paladini, c por la preziosa documcutazione radiografica pr(•sentata, ed anche per Ie statistiche di ncuro-chirurgia cranica, che in questi ultimi anni si sono not<'volmente arricchite, ba. diffuso nei congressisti il con ~rincimeoto della. bontà d el metodo e della necessitA.. di cimentaxlo sempre più l<trgamente. D el r esto era questo il programma p er cosl dire ~.rpiritualc dei suoi organizzatori, e ne f:1 f<'de la dichiarazi.one del Presidente illustre, pro(. DONATI, che di qu<'sto convegno è stato l'animatore, il quale bn. t.m l'a ltro affNmato cbe scopo precipuo della riunione era proprio quello di c~rearc uno stato di coscienza scientifica sull..'\ necesr; ità dell'intervento chirurgi<'o precoce nei tumori cerebrali, e quindi sulla necess ità di ricorrere precocemente a.Ua pnrumografia cerebrale, che deve \'SSerc valuta.ta più per i ..,·antnggi che nella quasi totalità d ei casi arrec.a, che non p<'r qualch e incer tezza di tecnica che v ia via si va perfer.ionando. U a i concetti esposti ristùtenl.nno cPrto più chiari rilerendoli brevemente con le osservazioni stesse dei pa,rtecipa.nti al diba.ttìto, ed innanzi tutto tenendo pr<>SE'nti le conclusioni dei Relatori. TI prof. Boscm, relatore per la parte nt•urologica, dopo un ampio rhw mnto critico di quanto può ebrei la ma.nomctria. cliagno.;tica. del liquido c<'falo-rachidiano, e rdati>:). fisiopa.tologia., nouchè l'esaro(• din·tto dell'ammalato e gli <'Sami di laboratorio, sopra.tutto in rapporto all'argomC'nto che più interessava il Cm•-


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gresso e cioè quello di tumori cerebrali, pur convenendo che i moderni mezzi radio-chirurgici e fotomeccanici debbano oggi essere considerati com e una necessità, carca di mettere in evidenza tutta la u tilità che all'indagine stessa può ancora. dare la. indagine neurologica pura . Cita una larg~L casistica, anche personale, dove la neurologia, ad onta di eccezionali povertà di sintomi e dì complicanze da provocar e l'equivoco, non aveva sentito affatto bisogno, agli effetti diagnostici, nonchè di pneumoradiografie, nemmeno di ra.diografie comuni. Conclude affermando che nella maggior parte delle contingenze, la indagine clinica ordinaria, la manometria cefalo-rachidiana, l'esame di laboratorio: può risolverle da se, ritenendo che a i mezzi di indagine neuro-chirurgici e radiologici in g,•nere si debba ricorrere soltanto in singoli casi, in modo su.ssidiario, sia pur prezioso il sussidio, o più frequentemente per tranquillizzare la coscienza diagnostica. Ad ogni modo ritiene che la maggiore o minore estensione di applicazione delle varie pratiche diagnostiche imperniate sulla radiologia deve essere in dipendenza della personalità del clinico, delle sue personali predilezioni e dalla m·l.ggiora o minore confidenza coi v~bri mezzi, per cui egli possa tra.rne maggiore o minore dovizia di ragguaglio. Ma ha interesse qui riportare anche il pensiero del prof. BASTIANELLI, relatore por la parto chirurgica., in quanto esso suscitò il più v-ivo dibattito, specie da parte dci ncurologi. Egli ha contestato alla mmrologia la po~s ibili tà di poter da sola, nella quasi totalità dei tumori cerebrali, fornire la. dia.gnolli prrcisa topografica e di natun1, e quindi una indicazione non soltanto approtisimativa per l'intervento chirurgico, perchè non di rado avvengno errori di localizzazione per la presenza di sindromi comuni a lesioni di sede diversa. :à!a. m ano mano che centri neurologici spt"cializzati hanno richiamato un maggior numero di malati, e che i chirurgi hanno potuto esi~miua.re, nell'interno del cranio come nell'addome, lesioni iniziali con interventi fondati sopratutto sulla ventricolografia., a.nche la. diagnostica neurologica pura. ha fatto notevoli progressi. Questi si sono svolti come gli anelli di una catena, e la diagnostica ha gua.dagna.to terreno. Prima. l'anello neurologico puro, poi esso insieme a. quello oftalmologico, e successivamente quello radiologico semplice ed infine quello radiologico pneumogra.fico e con mezzi di contrasto, ed i nfine l'esperienza mm1 mano accresciuta per operazioni chirurgiche con metodi nuovi costituiscono lma catena. inscindibile, che permette alla diagnosi di procedere in modo sistema.tico. A conferma del su.o asser to riporta cifre statistiche indubbiamente dismostrative. Ad ogni modo ritiene che, avendo la neurochirurgia e ventricolografia, che egli predilige alla encefalografia, in tanti casi dimostrata. la fallacia d ella diagnosi neurologica pura, avenrlo dimostrato al neurologo possibilità funzionali e reperti anatomo-pat.ologici prima da lui ignorati, la. ventricologr afia debba divenire un metodo di indagine abituale, PQichè un tale aiuto, se decisivo ed unico in casi dubbi e quindi indispent>abile, non dovrebbe essere mai trascurato specie di fronte alla deci-;ione o no di una cura chirurgica, possibile solo con uua diagnosi precoce ed una localizzazione di cert.ezza. Gli ha fatto eco in pieno il prof. DE MARTEL, di Parigi, che ha recato un cospicuo e vivace contributo sulla diagnostica radiologica dei t umori cerebrali, di cui egli da anni si occupa con tanta competenza, concludendo


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CO.t<GRJ::.-lSO l TALCANO DI RAl>l()-NEt,;RO- C lURl:RG L&.

che quando si propone il quesito rlell'ef.istpnza di un tumore cerebrale, in molti casi, soltanto l'esame >entricolc,grafi co può dare un'indicazior:e preci:>a stùla scelt.a e pos8ibilità. della cura, s'intende chinrrgica, s<.>nza che per questo si debba.no trasmu·are gli a-ltri m etodi di esame; ma. non bisogna avere eccessiva fede nel loro valore, f;Opnt.tutto nell'esam e new·ologico. Certi tumori possono raggiw1gcrc un volume enorme senza provocare alctm disturbo, come accade in particolare per i meniogiomi, che banno accrescimento assai lento . .Altra ragione di errore, a volere giudicare solo dal reperto neurologico, è che grandi zone cerebrali possono venir perturbate nelle loro funzi oni <la t mnori situati a distanza, ed infine vi sono affezioni cerebrali, che non hanno nulla di comune con un tumore e che prescnto.no t uttavia una sintomatologia molto analoga , èd iu questi casi può risolvere la. quest.ione solo la V"ent.ricologia. Molt i a mmalati ricoverati in manicomio e molti ciechi sono a.ffetti da tumori cerebrali non diagnosticati. Ha concluso ritenendo che non è lontano il giorno in cui la chirurgia cerebrale snrà una branca chirurgica come tutto le altre., in qu.11>nto, grazie alla. ventricolografìa, si è ora in condizioni di diagnosf i care e di localizzare il 98 % dei t umori cerebrali e di operarli precccemente. Della stessa opinione è il prof. BAR-R È , direttore. della Clinica Neurologica. di St rasburgo, che indubbia.mente è fra i neurologi di fama più soda e che ha largam ente contribuito alla identiiìcazione di tanti segni che restano preziosi in semeiolcgia neurologica. Occupandosi di questi, ha affermato che ormai son troppi, che confondono col loro numero e con il loro scar so valore 8egnaletico, anzichi\ illuminare la diagnosi. E per convalidare tale sua tesi, r.ita una vasta casi'ltica che dimostrò nll'indagine encefalografica od alla autopsia esistenr.a di notevoli sindromi anat·omo-patologiehe, m entre la indagine neurologica <'fa risultata negativa. E pertanto è del parere che non si possa oggi, in materia di diagnostica dei tumori cerebrali, ed anche di esit i di craniotraumati ~mo, prescindere dalla. indagine pneumografica ed arteriografica cerebrale. Non diversamente la pensa il prof. BESTA, che indubbiamente è colui ch e in Italia prima di ogni altro e più diffusamente si è occupato nel suo Istituto per craniolesi, di diagnostica enc<>falografica e ventricolog rafìca, con una messe di circa tremila osservazioni. Ha insistito Rul fatto che anche quando non manchino segni neurologici, pcchi o molti che siano, è da tener presente che la stessa sindrome neurologica può essere data da condizioni patologiehe encefaliche diverse. Egli ha osservato tre casi di tumore a sindrome omolaterale sinistra., identificati solo alla autopsia nella regione temporale sinist ra; un tumore della regione frontale destra con sintomatologia déstra. La encefalografia ha contribuito a ridurre notevolment-e la casistica della epilessia cosi detti\> essenzia.le, e con lo stesso mezzo egli ha pot uto m et t<'re in evidenza c l1e anche forme cliniche di apparente sclerosi a piast re erano in r apporto alla dilatazione dei ventricoli, e che infine un cn.so ili pn'sbiofrenia era. in rapporto ad ipert('n~;i one endocr anica. E sso induhbiam<'nte è il mPtodo più sicuro p<'r t estimoniare, nella maggioranza rl<' i C'a,!': i di sindromi encefalitiehe o psicopat iche, il fondo organico. D nuclc•o della qu<'R tione in ma.teria di tumori C('r(•bra.li eonsistc nella pre-


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.cocità della diagnosi, quando spesso nessun s<:gno nburologico è controllabile, precocità che è la sola che possa consentire di affidare l'infermo al chirm·go, quando l'opera tempestiva di qu~sti può ancora salvare la sitru1zione. Per questa ragione dìchia.ra preferibile la fncdalografia alla arteriografia., poìchè questa, quando i fatti di ipertensione endocranica e di compressione siano modesti, e cioè nella fase di esordio, non può dare immagini dimostrative. ll prof. .A.YALA, rispondendo sopratutto alle affermazioni del prof. BASTIANELLI, conviene nell'ammettere che h neurologia deve molto alla. neurochirurgia; che senza dì questa non saremmo stati illuminati su molti aspetti della fisiologia cerebrale; anzi è pur vero che il <'apitolo della fi. iologia. cerebrale è tutto da rivedere, in quanto ormai si conosce che H cervello può essere in molte paJ·ti amputato orl interrotto senza dauno funzionale apprezzabile, come già MUWA..ZZINI aveva. dimostrato che inalteterata resta la. personalità psicbica anche senza i lobi frontali, e che nesstm deficit funzionale può conseguire alla asportazione di tutto il corpo calloso. Ma affermare ciò, riconoscendo i vantaggi della. ventricolografia e le preziose documentazioni offerte dalla neurochirurgia., non significa. dichiarare bancarotta della semeiologia neurologica. Ed è perciò che si è 1lroposto già d<• t empo di sostituire alla ventricolografia l'esame, meno P<'ricoloso ed egualmente dimostrativo, del regime dei ventricoli cerebrali, <>he egli chiama ventricolometria. Non basta per autorizzare una diagnosi di tumore cerebrale e quindi di intervento chirurgico, aver constatato che i ventricoli sono dilatati, tenendo conto soltanto dell'indagine del radiologo, ma occorre innanzi tutto studiare il regime idraulico dei ventricoli cerebrali. Si sa che il liquor ventricolare si forma in sito, ma esso è diverso da quello subaracnoidale, quindi a volt.e occorre paragonare contemporaneamente il reperto che si ha dalla. puntura ventricola.re con quella cisternale e lombare. E solo quando si abbia. a riscontrare aumento della. preS$ione del liquido ventricolare, solo allora e dopo di allora è utile la ventricolografia, o encefalografia., secondo i casi e le preferenze. Egli predilige la puntura. dei ventricoli dalla. parte frontale e m.isura la pressione di entrambi, il che ritiene preferibile alla. ventricolografia, poichè i ventricoli possono essere dilatati senza che vi sia effettivo aumento del Liquor ventricolare. Non bisogna dimenticare che i tumori assai spest~o esercitano una azione a distanza, d eterminando edema o comunque intoppo nella. circolazione sanguigna. Di tali possibilità occorre tener conto non solo per determinare la sede del tumore, ma anche la direzione di crescita dello stesso, e tutte queste cause singolarmente o nel complesso possono turbare le immagine data dalla ventricolografia. n grado di dilatazione dei ventricoli non è sproporzionale al volume ed alla deformazione dei ventricoli stessi, in caso di tumori, che a. volte possono dilatarli, ma a volte anch e solo deformarli, come quelli della regione frontale. Conviene con il prof. BARRÈ che da quattro-<:inque anni a questa parte i criteri della diagnostica dei tumori parietali sono ,c apovolti; che ci sono degliattacchi a tipo jA>ksoniano la cui identità clini<'.a ben conosciamo, ma non sappiamo nncor a come si producono, come non c'è neurologo che possa fnre con sicurezza la diagnosi dei tumori della fossa cranica posteriore.


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Ciò induce naturalmente a far ritenere ne<:e~saria una revisione neurologica, poichè con vecchi metodi si riusciva a formulare diagnosi di tumore cerebrale solo quando esso era molto innanzi e perciò non più aggredibile chirurgicamente. Ma, pur affermando ciò, non si sente autorizzato a condividere la opinione drl BARRÉ, che cioè i sintomi neurologici sono anche troppi, poichè sopratutto quel che conta è di saperli mettere in evidenza ed interpretare, caso per caso. Quando è il neurologo a fornire un orientamento al radiologo, questi può 1n<•glio interpretare le imm!l,gini di una ventricolografìa, o di una encefalografia, anche percbè non in ogni caso di sospetto di tumore cerebrale si eseguono tali indagini radiologiche (in quanto possono anche costituire \m pericolo ed in ogni caso indurre disturbi molesti), ma e sse e~identemente si eseguono solo quando si presuma che il radiologo possa essere in grado di orientare la ricerca

grafica. Il prof. DE LISI rivendica anch'egli alla neurologia il diritto <> la possibilità di una diagnosi precoce, quando i segni di cui disponiamo, pur se siano troppi, vengono ricercati con diligenza, profondità e sia,no selezionn.ti. Non è gii\. la ricchezza di essi che guasti, quando sia bene impiegata, p erchè pur convenendo sulla notevole importanza della vcntricolografia., tanto che da anni la impiega coù vantaggio, non saprebbe o potrebbe rinunziare, innanzi tutto, alla luce cbe può derivare dalla dottrina e dalla indagine fisiologica e fisiopatologic-a del sist ema nervo~o . Dello stesso parere è il prof. DO!'\AGGIO il qua,le si mera>iglia. altresì che nella diagnostica dei tumori cercbra.li sia a-ncora trascurata la. sua reazione di. ostacolo che, come fu confermato da t ante parti, segna.la le alkrazio11i del tnrbamrnto d<'Jl'eqnilibJ·io colloidale dell'orgf!IIismo, constatazione che si va sempre più Hllargando fra, gli studiol)i. TI prof. ~lEDEA si a,ssocia all'AYALA, al DONAGGIO, al DE J,nu, ritenendo che i s<'gni nE'urologici non sono troppi, p<'rchè evidentemente ogni ammalato ne p resrn ta. b(•n pochi, o forse uno solo; e pereiò proprio la ricehezza d<'i srg-ni contribuisce alla preci<>ione St'mciologica. H a potuto per suo conto osseTvare che a ''Olt<~ piccoli tumori determinano una visto~a sindrome clinica, mentre grandi tumori si mascherano nella penombra di nn modesto complE'sso srm<>iologico. In ogni r aso non va. trascurato, nelle sindromi da twmor cerebri, anche il fattore tosRico che a volte da solo può rc>nrler conto di una, situazione sintomutologicn . E perciò il meglio in ogni (' a.~o sarà. di a"sociaTP i mezzi antichi a qu<'lli più r('crnti. n prof. DONATI dichiara rli essrrsi convinto che nella indagine in quistione vanno HfruLLa.ti tutti i segni neurologici, anche i più. modesti, poicbè tutti sono fallaci in senso assoluto. Qnrl che eonta sopratutto è la precocità dell'intervento, e su questo punto sono tutti d'accordo; e poichè ormai è risaputo che si può attraversare la massa encefalica in vari punti senza danno fun zionale, occorre intervenire e sopra.tutto precocemente intervenire, sia pure a solo scopo esplorativo. Egli è pur convinto della notevole importanza della indagine pneumografica, per le ra.gioni gi~ dette, t.ut.ta.via ha il convincimento che essa non possa troppo presto diffondersi nella prati<'a comune. Tra le comunicazioni non svolt~, per mancanza rli tempo, figurano anche quelle del capitano medico VENTURA, della Clinica del prof. AYALA

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(Si ena): u Vari aspetti dellil. siutomatologia nei tumori subtentoriali ))' e quella del capitano medico Dr MAoaro della Clinica del prof. BESTA (Milano): « Sìndrome di Little con idrocefalo dimostrato alla encefalografia 11, Per trarre qualche conclusione pratica da quanto venne dibattuto, a me pare che possa affermarsi che indubbiamente un gran passo ìnna11zi ha fatto la diagnost.ica dei tumori <:crebrali, ed anche la loro cura. l ccutrasti ai)parenti non intaccano tale concetto, nè ùimìnuh;cono la imp!,l'ta.nza dei metodi di pneumogmfia. radiologica perchè, anche tra. il contrasto d ei mezzi d 'ìndagine preferibili, à ta.le m etodo giustamente si è <!ttribuito e si attribuis<:e la prefert>nza dalla nnive1·salità, con la differenza. che il nt'urochirurgo ::;olo da esso si sente realmente garentito nella SC1•lta e nella ùetermina.zione del suo intervento opera.torio, n(Jn fi dandosi completam~nte delle indicazioni che il neurologo può fornirgli. Il prof. B ASTIANELLI, con la sua ironia cortese cd ovatt.a.ta, è stato ta.ssativo su questo argomento e tutto il campo chirurgico si è schiera.to con lui. Quel che è sintomat ico, è che anche i nemologi hanuo ronv<:nuto sulla predominanza pratica del metodo di indagine, e qualruno come il BARRÉ ed il BESTA sono stati asseveratiYi uon meno dei c hirurgi. Tutta.via è da regi1\tl'are che non m eno importanti sono state le argomf'nta.zioni dci DelU'Ologi che rivendicano alla semeiologia neurologica ancora. la possibilità di un contributo diagnostico, specialmf nte se integmto dalla indagine biologica del Liquor e da quella sul regime idraulico d<'i veotricoli. Gli è che non può disconoscersi che le remore dei meno entusiasti nou sono tanto motivate d:~>lla efficacia .iel m etodo VC'ntricologra.fico, che è fuori QiliCU.'Isi one, quanto evidf·ntemente da almmi insuccrssi o pericoli ùt: ll<~ tecoica, che, pur augttrandosi che possa in tl.D pros>;imo avve11ire p(·rfeziona.rsi, offre ancora legittimità tli riserve prndenziali. Queste preÒ\:<'Upazioui sono quelle che evident emente orient.a,no anccJra. parecchi sulhL postibilità c.be 1a inda.gine neUJ'Ologic:t, che SI:' è muta in parecchi ca;;i in tanti :Litri può fornire convinnenti indicn.zioni, po:;sa, integrata sempre meglio dall'indagin e collaterale, diretta cd indiretta, sul regime idratùi.;;o ventricolarc, migliorare le possibilità diagnostic·he per un interw•nto operat~rio precoce (questa è la ragione sostanziale del contrasto), riservando il concorso della pneumografb radiologica solo a quei casi nei qu:di o la negatività di ogni altro reperto lasci perplessi sull'eventuale presenza di tumore, od anche in quegli altri casi twi quali occorra soltanto nn;:. conferma di precisazione topografica all'opera del chirurgo, qmtNlo questa già s'imponga per i risultati probativi di precedenti ricerch ~. È evidente· che allo stato della tecnica, e d~lle polemiche che essa ancorn. suscita, non sarebbe opportuno trasportare tale metodo di ind~llgine in istituti clinici stata.H, come gli ospedali militari, dove non si può prescinderr, e non solo per riflessi di natura medico-legale, dal ricorrere quasi esclusiva.m ente a quei metodi dia.gnostici e terapeutici che siano già consolidati da vasta. ed antica. esperienza, e non importino quindi preoccupazioni di carattere social<'. G. FELSANI.


LEZIONI E CONFERENZE ISTITUTO DI CLINICA CHIRURGICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI TORINO

PROGRESSI NELLA TERAPIA DELLE FRATTURE Lezione del D ir ettore Prof. Ottorlno Uffreduzzi, agli ufficiali m edici del Presidio militar e di Torino (26 marzo ll934-Xll), r accolta. dal primo capitano medico P. GAGLIARDI

La terapia deUe frattu1·e è sempre argomento di grande attualità, benchè sia stata considuata e si C!Ynsideri tuttora da una gran parte dei chirurghi come la cenerentolct della (;hirurgia. 1'ale fenomeno è ff>rse un riflesso lkUo immenso progresso deU'a.tti'!,'ilà chirurgica in molte branclu! della chirurgi-a generale, che Mpo l'applicazi<nw dell'antisepsi e d.eU.a asepsi ha visto schiulkrsi orizzonti sempre più va.sti al s1t0 df>1ninio, dimenticando l'in~ptn"tanza smnma, specie dal punto di vista sociale, della ~mra dei fratturati. M a ben presto dalle co·nseg1wnze di tale trascuranza ~nata la n.ecessità di 1ma revisione dei concetti, che da Ippocrate avevano per secoli informai{) la terapia delle fratture.Così dall'u·nico c<nwetto della immob·ilizzazi<me e<n~ diversi m ezzi di contenzione~ preda ridu:zim~ clei jra1nmenti, si è giunti attraverso una gradu.ale evoluzim~ ai concetti moderni di terapia, che 1wi esporremo i11 questo breve lasso di tempo. Due fen<nneni, l'uno scientifico, l'altro sociale, hanno oontribuito a questa rc1:isione: l'introduzione della radiodiagnostica e la legislazi<me infortunistica. Da una parte la radiodiagoosi, permettendo di cmwscere m~nuta. m ente il focolaio di frattura , di seguime l' evoluzi<n1e, di controllare i difetti di ridttzione, di ric(}rl,oscere precocemente l'avvenuta saldatura, dall'altra le statistiche degli Isti tuti assicurativi , di1nostrando nella fredda, ma convincente enunciazwne di cifre, i risultati effettivi funzionali delle nostre cure, ham~o fm~itQ una prova della bontà o della ine{ficien.za dei vari metodi proposti. Ed è perciò Sf>rl4 da.lla Scienza madre - la Chirurgia - la nuova bmnca traumatologica, che ha per oggetto la terapia a~ne fratture e CM ha creato a sua volta speciali Sezioni ospedaliere o veri e propri I stituti apecializ::ati, i qttali possf>?w vantare sta.tistiche di guarigioni, mai pri·ma ottemde con i tradizwnali concetti invari abilmente applicati. Gli istit1tti specializzati hanno d4to infatti una prova tang·ibile di tali ri.suUati; co?~parand{) i risultati ottemtti in un Centro specializzato (Bochum) e un comune Centro ospedaliero (Oassel) si è rilevato quanw segue: le fratture cle.Ua spalla completa-mente guarite emM il 67 % Mpo 90 giorni nel primo ca.'Jo e il 2.2 % nel secondo: per fmtture di Colles il 71,4 % ed i l 2,9 %, le fra.ttu?·e di mallcolari il 47:4 % ed il 0,8 %· E ' importante seg11'ire la stor·ia dei p1·ogressi che hanno gra(lualmtm~ 1)()rta.to a.lla t"C'I:is?· f>?~e e alla. concezif>?~e ?Hwt·a del trattamento delle fratture. Una prima ?"f' adone a.i t·ecchi m etodi si ebbe già, verso la fi1~e del secolo scf>?·so 11e1· ?IU.'?"ifo di Lt1cas-Clwm7>ionniére, il qua.le forse cmne ttdti gli imlot·atm·i esagerò nell' azì1Jlica ::ione ilei metodi JJrcconizzati. Da lui fu iniziato il


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PROORE S:U NELLA TERAPIA DELLE

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tm.ttament.o funzion.ale d.elle fratture, che a·twor oggi con q·ual.che restrizione è eseg1tito dalla maggiqramza dei chiru·rgi per multe frattt~re, specialmtmte per le frattwre dell'omero. Bisogna cioè a.ver di mim n ella tera.pia -rwn solo i risultati imm.ediati della guarigione a-rwtomica, ma a?whe i 1-isultati fwnzional·i, realizzando tali ris1tltati con una m·i nor d1trata d.ella irnmobil·izzazione in bendaggi e con alcune particola.rità tecniche 1tella c&nfezione degli apparecchi di contenzimw. n r-isultato non sempre ideale clei trattamenti incru.enti portò al pri·ncipio del secolo attuale (1908-1910) verso nuovi concetti. S01·se così per riflesso dei successi ottenuti nella chirurgia generale con l'applicazi01~e dell'antisepsi e della asepsi la mtra cruenta delle frati1t1·e. E ·ra d'altra parte logico pensare che con 1iiM diretta visi<me del f~colaio di frattu·r a si potesse agire pÌ'Ìt facil'mente s1tlla riduzione e sulla contenzione dei f'ra·mmenti . Ven-nero così i metodi di La.mbotte, che per il primo prec&nizzò l'1L8o di apparecchi di protesi metallica a1ti m&neO?li (placche, viti di La1nbotte); e fu tale l'entusiasmo pr<YVocato dall' adoZÌOfle di questi ntetodi che le stesse Società assicu·rative dettero la loro piena adeamle ai nuovi m.dirizzi terapeutici. M a be?t presto gli ent1Lsias1ni del primo m01nento si apensero di fronte ai risultati ottenuti: la percentuale aia pure minima di mortalità dei fratturati, cruentemente trattati, ed i postumi anatomici e funzionali in tali operati, attraverso le statistiche degli stessi Istit1tti assicurativi, preparar01w il terreno ad una nuova revisi&ne. Infatti si dovette conatatare che nO?i sempre le placche 1netalliche e le viti erano ben aopportate dal t~ssuto osseo per quel processo di osteite rarejac-Wnte che si stabilisce in corrispondenza dei tess·u ti ossei a diretto contatto delle protesi, le quali perciò diventano ineflìcienti e falliscO?w allo scopo. E pO'ichè Of}'ni imwvaziO?W sci6ntifica porta sempre c&n aè vantaggi positivi, la cura cruenta fu riservata a pochi casi (frattura della rotula, frattura dell'olecrano, alcune fratture diafi,8arie, come quelle del femore o della tibia, le quali twn ai prestano per la WJtevole dislocazione dei f'rammenti ad una riduzwne perfetta). Si è giunti così attraverao le revisiO?li parziali menzionate al trattamento moderno deUe fratture, trattamento che potremmo chiamare ne<>-Classico, in quanto da una parte ai inspira ai tradizionali concetti, già enunciati da Ippocrate, di riduzi&ne incruenta e C&ntenziO?w dei frammenti e dall'altra si serve di mezzi più razionali neU'attuazione pratica. A. tale progresao ha gio'liato la branca che s'è ataocata dalla Scienza madre - la Chirurgia - per formare a sua 'Oolta una scienza a parte, la Ortopedia, la quale si vanta di iUu atri cultori (Oodivilla, Bohler, Steima.n, Della Vedova, Putti ecc.) Sopra tutti il Bohler ha groode merito, perchè ha sostituito agli apparecchi di trazio-ne fatti con chiodi (chiodo di Oodivilla) o con cerotti, una trazione, piil- efficace e meno dolorosa a mezzo di fili metallici, infissi attraverso le ossa e l-egati a staffe metallich~. Inoltre tale specie di traziO?w dà la visiO?~e delle articolazi01ti 1>icine al focolaio di frattura e ne permette il CO?ttrollo, evitando le n&iose rigidità articolari e vincendo facilmente la cootrattura m1l8colare col mettere i mttScoli in quella posizmw che il nostro Della Vedova ha chiamato acanlatica. Se qttesti sono i concetti generali, ai quali si ispira il m etodo moderno di terapia delle fratt1trc, esaminiamone brevemente i pa?·ticolari tecnic-i. Prima norma d.a, seguire è q1tella di adoperare la an,estesia, quanclo conllizicmi particolari (interve?bi() tardivo, notevole spostamento dei frammenti,


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PROGRESSI

Nli:LLA TERAPIA DELLE PRATrURE

eontrattut·a 1nu.scolare) non. permetto?~o di approfittare dello stupore muscolare, immed·iatatnente stwcessivo al trau.·ma, per agi·re facilmente st'i monconi di frattura. In un primo tem.po si era ricorso all'anestesia locale secondo Oomoay e L erda; ma tale metodo ebbe poca fortuna pe·r la naturale ·reticenza ad introd·urre nel focolaio di fratt1"a, t·icco d-i elementi a vitalità attenuata, sosta?~.ze est1·cmee che potrebbe·ro ulteriormente disturbare il processo dì guarigim1-e. Si preferì la rachi-anestesia o acldùilt1tra lct a.nestesia generale, la quale oggi si pu.ò otten.cre, oltre che col clontro di etile o con l'etere, cot~ m ed·i camenti nuovi come l'Evipan sadico, il quale dà una narcosi di bre·ve dura.ta, q11.an.to basta a ridurre i mon.coni di frattu.ra. Solo l'uso eli quest'1tlt·i mo medicamento deve essere limitato agli imlividui giovani o comunque non 'tarati da malattie cardio-vascolar-i o renali, essendo stc.ti già ·registrati n eUa pratica in~identi gravi per iniezione di E-vipan -~odico a dose alquanto inferiore a q·uella wmunemente usata per ottenere l' efletto ipnotico. Seconda norma d4 segtdre è quella di adopera.re il controllo radiografico durante la t·idttzùme, subito dopo e lZ1trante il proce.<Jso di formazione <lel callo. /3peeùtli a.ppareechi radiologici, applicat·i su tavoli di trwdello diverso, permettono unct fa.cile attuazione di tale norma e con~en!ono di mut-are gli a1>zmrecchi di tra;;ione e <li contenzione, aclattancloli alle e.<tigenze e alle tnodalità ?:a·t"Ìe del proce!lso di gua.rigione. T erza nor·m a da seguire è l'O;(lo::ione di sw•circ.U te'ai di trazione, che pe1·mettono eli dom:inare rlurante la rirl~tàone i monconi. i frattura (telaio a v·ite di Bohler, tela.·io a filo e pe.~i di Ettorre). Qu.arta norma: ctppliertre 11n apparecchio gr.ssftto non costru.ito, come si faee1•a nf'l pa,.qsa.t.o, con una cbbbonil.rtnte imbottitura d·i coton~, che esscnrlo com.prP.~sib-ile. dopo la <letumeffl.::ione elci tes:suti molli, !n.scia. 1m largo gioco all'apparecchio stesso. L 'rtJ>pa.recchio in gen"re non clet'e 1"t'·~ta.re piì~ di ·vent·i giorni, sa.l·vo a rinno-va.rlo q11ando occorra; non dev 'P..~sere tro]Jpo spesso ed è bene sùt .~ovra.1J1>o.qto ad 1m tessuto di 1na.glw,. per f't'itare l' a::i-one irritante rlel gesso s1tlla 1>elle; deve inoltre permPttere tm morlellctment.{) f(teile sui p1mti d'appoggio dello schelPtro. Ad ovviare a.ll'inconveniente della irritç,zione della pelle, si r·icorre molto oppo1·tunamente nll'u,so <li speciali bende Oello1la, o cl·i pomate (La$.qar, Unna.) o all'intet·posizione fra la pelle e l'apz>arecchio di vell11fo e di cerotto. Inoltre .yi 1tni.~coM a.ll' apparecckio fili di ferro per faeililitarnP, in caso di neces.sità, la ·rinwziono e la sostituzione. ·Altra nonna non meno importante da seguire è Q!tPlla di aclopcrare a.lla occorre·n za la tra.zione S'ullo scheletro con ehiocli (chiocl·i <li Codivilla) o co1~ filo e staffa o con chiorli e .rJiaffa secon(lo Bohler per vincere pi-ìt facilnunte la contratt1tra nwscolarl' e manten~1·e la ri(ltt.zione. Da alcuni (Delbet) si è fatt<> 1tSo di benda.ggi coNl detti ambulatori, i quali, mentre limita1w la presa sui tessuti molli allo stretto n~cessa·rio per matitenere la riduzione , lasciano libere le articolazioni prossi·me al focolaio di frattura, preve1tenrlo le rigidità articolari, e utilizzatw d'altra parte le forze Sl4tiche e dinamiche agenti sui monconi per la formazione e la c.omolid4z.Wne del callo. Sono eosì evita.te atwhe le al~razif>"ni de·i mu.scoli (accorciamento degenerativo per miosite sclerogena o degenerazione fibrosa) che pregiudicano irreparabilmente il ripristino f1tnzionale, q1tando sia stata ottenuta la guarigione anaton~ica.

Infine bisogna ricordare la trazione a pesi, la quale pttò essere otu:nuta o applicando la forza traente stùle parti trwlli COtl mezzi adesivi quali il cerotto,


YROGRESSI NELLA TERAPIA DELLE FRA'l'TURE

113

o applicando la trazione più effìcaoe·mentc sullo scheletro con chiodi (Oodivilla), co1~ fili 1netallici, con pinze di presa (Bohler). La trazione è t111nto pi1ì. efficace quanto piit è applicata vicino al focolaio di frattura, senza i?;teressarlo (cltiodi di Steimam~ al cond·ilo femorale invece del chiodo di Oodivilla al calcagno nelle fratture del femore); e inoltre l'effetto sarà pi1't sicuro qua1tto piìt l'm·to, sottoposto a tra.zione, è t-enuto in posizione di riposo e di rila-sciamento muscolare (posizimw acanuttica di Della ·vedova.). Ciò si ottiene invece che con la trazione rettilùwa seco·ndo Gilbert, W allace, V olkmann, Tillaux , meglio an com con la posiz.ione per esempio di semi flessione della coscia e del ginocchio nelle fratture clel fe·1nore seoonclo Zuppinger e Bardenha.uer. Il trattamento cruento d-elle fratture v·iene così riservato a ben pochi casi, quando cioè ad una difficoltà di bwna riduzione dei frammenti si associa la necessità di mantenere la riduzione in modo perfetto. Ad esempio nelle fratture della rotula, data la piccolezza del frammento superiore e data la potenz(t del quadricipite che lo domina non v'è dubbio sulla necessità del cerchiaggio metallico: altreU111nto può ritmwrsi necessar-io per le fratture dell' olecrano. N el distacco epifisario i1~feriore del femore è anche indicato l'intervento, mentre nelle fratture diafisarie la questione dell'inte1'Vento dev'essere esaminata in ogni si11{JOlo caso: tenendo conto di l'utti i fattori , non esclusi qu,elli sociali di ambiente, e vagliando da una parte i vantaggi di una buona guarigione, dall'altra i rischi dell'apertura di un focolaio traumatico e la difficoltà di trot:are umt p·rotesi efficace e ben tollerata. 1licrita un acoemw il problema della tecnica per la conten,zi.one cntenta. I -metodi di contet~ziooe con tutore esterno (fissatore di Lambatte) e i m ezzi di fissa.zio.ne amo-vibili sono stati presto abbandonati. Il dibattito allo stato attuale urte sulle protesi meta.lliche perdute e sugli imwsti ossei. Specie qttesti ultimi hanno trovato la loro indica~ione negli interventi tardivi e in queu-i per pseudartrosi e ritardi di cm~olidazione. Pe1· le fratture recenti il metodo più indicato è la fissazione con protesi meta.lliche o cm~ nastro di Putti, la, cui tollerabilità è stata sperimentalmente dimostrata per la scarsa reazio1w del tessuto osseo e la mancanza di fatti di osteite mrefaeiente intorno alle protesi. In casi speciali è indicato l'incaviglio.mento cent·rale (infibulan~ento) con stecche ossee introdotte nel camtle midollare o stecche di osso di bue fissato o di a.vorio. Sono im:ece scarsamente utili le gra1tdi 7Jlacclte con viti o i grossi chio(li o le grl1!ndi agrafes, che da1mo al nwmento 1t'11-lt btwna fissazione, ma p'·esto si mobilizzano per il rarefarsi llell'osso all'intorno e sono causa ili mobilità e spostamento dei fram11wnt·i. La c-u·ra mecca?wtcrapica, prima molto usata è stata oggi definitivamente a1Jbitndonata anche dagli ste.ssi istit1di eli cura specializzati. Se la terapia infatti si inspira ai concetti precedentemente espost·i, i postumi fttnzio·~~li sono eli·nLinati o 1-idotti al minimo e quittd·i imttile diventa ogni ulteriore t·rattamento meccanoterapico. Quando gli appwrecchi eli contenzione .~ono confezù>nati in modo la lascia1· libere le articolazim~i e b1tona parte dPi tess1tti molli prossilmi al focolaio lU frattttra, è consentita la contrazio-ne muscolare senza movimenti damwsi al mantenimento della riduzion.c clei frammenti in btwna posizione. ., . P er finire diremo brevemente della cur·a delle fratture esposte, 1mt trnport~nte an~ora ~ella t,erapia finora trattata, P_erchè con 1t.na mzi.on~~e applicaztone de1 vart. metolli proposti può ottene1·st 1tna completa rcs~tt1l ..u~w a.n~to ­ mica e funzionale . .A questa tera.pia è legata 1ma delle corUJ1tUJte pw. glm"'.ose


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PROGRES S I NELLA TERAPIA DELLE F"RATTt!RE

della chirurgia, chè per eRsa f1,r01~o clal Li11ter sperùnentati i primi tentativi. d·i. cura (/hi,tiscttic(~. R ·i monta al 1867 la prima pubblicMione dell'insigne chirurgo che traltalHl.f> con l'<mtise]>Si le fratt?,re esposte, gi1mse al risultato positivo di rùlt~rre la 1nortal ità dei fratturati all5 % contro le cifre più aUe clell'era preantisettica. Prime' norma da seguire è l'esciss ione dei ·margini contusi della ferita, poichè i c01nwni germi delle infezioni trovano una condizione ottima alloro 8'Vil1t.1>PO nella clin~<inuita tJi.ta.lità, degli elementi cellulari tra.umatiz::ati. Occorre inoltre librra.re il focola:io trm"matico dei resti di t(mmti cont?~i, esegttencl() l'intervento a -nnn eccessiw dist.<nt::a di te1npo dal trauma, secondo il Friedrich a non più di sci ore di distanza d4l trawna). È sottinteso che lo intervento det·e essere pmticrt.lo in a.mbiente <uùdto; e quincli acqt~ista speciale valore il rapido trasport() ilei frattttrati in istittt.ti eli Ct~ra , ove il trattmne?lto può essere attuato nel moclo più ra::ionale. Non è necessario che no·i ~i sofjermiamo sui mezzi eli tra-9porto. che a vo-i ttfjiriali m edi.ci son? famigliari, 1na è necessaf'io ricorda,re i mezzi prorvisori eli conten:ùme clei frammenti (/er1tle di Murray-Jones, stecca <li Thomas modificata) che er:itano per tutta la durata del trasporto l'ulteriore 81>ostamento dei frammenti. La 1-icltt::ione cl.ei frammenti delle fratt1tre esposte deve praticarsi clopo la piil. ampia ecl accurata disill~fezione. Quando nell'apprestare i primi .soccorsi a tali fratturati la dùtinfe::ionc non è possibile, è m f'glio r inunziare alla riduzione e limit.a.rsi (J,(l una m ed:icazione sernplice ed al mp·ido trasporto clello a'mmalato nel p·iù vicin() centro di cu.ra, ove in ambiente adatto p1tò procederai ai vari tempi dell'operazione. Somma i1nportanza. ha l'asp&rlct::ione dal focolaio di fratt1tra delle piccole .scheggie ossee che distu,rbano la formazione del callo, mentre debbono essere rispettate le grosse scheggie, che dànno sufficiente a fficlamento della loro vitalità. Bi p1tò così procedere con 11.na sorveglian::a. vigile ed acc1t.rata alla sutura in primo tempo clei tess1tti nwlli, accelera.ndo notevolmente la guarigione defmitiva. Se invece non si 1·itiene opportuna la 8'tttura in pr-i nw tempo si può ricorre?·e al trattamento anti-~ettico. sul quale tu,ttcwia regnfl, 11!1~ po' di scetticismo. L 'Orr consiglia la meclicazione del focola:io <li frattura con vaselina sterile, il Bipp con pa.sta di bis1n1do e iocloformio e il Payer con la sol1tzine di Ohlumpski fatta rla: Canfora grammi 30, Fenolo gra.mmi 15, Alcool assoluto grammi 10; e aJcuni ell-irurgi molto logicament.e a..s~oci~no alla meclicazione anti..~ettica la sieroterap·ia. Dopo questa rapùla ?"assegna balza chiaramente. l'importanza di una intelligente terapia delle fratt1tre, informata agli ultimi pt·ogressi scientifwi, sia pcl -tJn,.n,t<tggio che ricara l'in.divicl1t()1 sia pel vanta,ggio che r-icava la collettività socia.le. alla q1~ale possono essere ·rr.~tit. uit·i in piena efficienza lavorativa inclit"i(l'lli fi.~ica. numte minorati. E non 1iltimo vantfl.ggio ri.cava. l'E.9ercito al q1tale è sommamente 11.tile il rem~pero rli elt<mcnti preziosi che, per essere giovami~ nelle v n.rù1 rontingenze della vita militare sono facilmente esposti ai trau.mi delle OSS!t. Non vorremmo t11ttam"a lasciat·e l'imprn.~1:one che per una cura effica-ce delle ft·att1tre occorra a..~.<~olutamentr il rie.ot•e1·o degl'infortwnati in istittdi specia1iz.:af1.: solo ?tRssu?t ehirurgn rillo stato attuale pofrt{ fare a meno nel trattam e·l~to dei frattu.,-ati drlla 1'(Ulio<liagnrnri e cl.egli accorgimenti, consigliati d.all'espnirnza clini.ca di q1u.~t·i 1tftùni an-1~i, col fine 11-ltimo eli ottenere 1m" perfetta g1tm·igione anatomica e fu.n:ionrtle.


ISTITUTO DI CliNICA DERMOSIFILOPATICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI TORINO

DIMOSTRAZIONI CLINICHE tenute agli ufficiali medici del Presidio di Torino dal D ireaore pro f. Enzo Blzzozero

maggio 1934-XII

Caso I. - PRURIGO. -

Le lesioni elementari sono rappresentate da papu.Zo-p&mfi, talvolta sonnontat'i d4 Un4 vescicolina, che compaiono 'Ìn 1rrevalenza sulla superficie di estensione degli arti; ft·a'm miste stanno numeroso croste ematiche lineari, clO'vute a grattamento, sparse su tutto il corpo, compresi il cuoio capelluto ela faecia. La cura consiste in*anzitutto nel regolare la d:ieta e la funzionalità intestinale; nell'uso di pomate all'ittiolo (l %) o alla bromocolla (3 %) otnJero alla canfora (2 %) e nell'a1ttoemoterapia.

Caso Il. - FLI'ITENOSI REOIDIVANTE DELLE ESTREMITÀ. -

Dennatos-i rara, osservata in una donna di 34 anni: pustole sottoepidennirhe che e&mpaiono a gettate successive con osti1iatezza esasperamte, localizzate esclusivamente alla estren~ità distale delle dita. Tali lesioni, et lungo andare, pro'liocano non solo utia marcata atrofia della cute, cosi da fa1·la aderi·re al periostio, ma talvolta a;,whe alterazioni delle unghie sino alla cad1tta delle mule.sime, essendo gravemente oompr&messa la 1natrice. La comparsa delle pustole è favorita dai traumi e talora preced1tta da prurito, b?·uciore e dolore. wntenuto clelle bolle è sterile. L 'etiologia è sconoSCÌ1l-ta..

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Car;o Ill. - SPICCATA IPERSENSIBILITÀ ALL'JODURO DI POTASSIO IN U); OASO DI DERMATITE ERPETIFORME DI DUHRI~O. Una bambina di

8 anni, m bu&ne C0'1~izioni gene?·aU, da olt·re d1te anni presenta delle er1tzioni bollose a C0'1tt~nuto limpid.o, intensamente pru?·iginose, che ù~orgono m parte su cute nonnale in parte su chiazze e cerchi eritematosi, che rivesto1w in sostanza i tipici caratteri della de?·matite erpetifonne di D uhr·ing. Come è coruwetudine nella nostra Olmica è stata saggiata la ·reattività della piceina di f1·onte all'joduro di potassio, ma appunto vn C0'1~id~raz~ione della tenera età della pa:;siente, è stata fatta la sola lLpplicazione perc-utanea (s·u di un'aTea della g7·andezza di u11- f1·ancobollo) di 1tna pomata a,Z KI al 5 %, dinuzzando co11i a,,wora la dose minima che abitual·mente viene in~piegata. Il 1·isultato è .~tato ecceri<nwltn~nte positivn: già infatti dopo 24 ore in corrispor~enza del punto di applicazione della pomata si osse1·vava la formazione di 1m gntppo di grosse bolle sottoepidenniche, a 01~pola tesa, a contenuto prettament~ sic:roso; contempora'neamente nelle regioni ci?·costa:nti si è avuta la comparsa di altre bolle che rivestivMw gli stessi caratteri; a.ltre bolle ancora oomparveto a di11tanza, su.gli avambracci ed alla commessum labiale. Ntwve e ripetnte eMl :::ioni boUose si ebbero nei giO'rni successivi $U tutto il t·ronco e ,q~t gli a1-ti. Una seconda applicazimle di pomata ~ stata seguita da a:nalogo ?'tsultato.


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Dfli10STRA:7.IO:S1 CLINICHE

Tali ?·istdlat.i, in raJ,J.c-rto al[(~ 1iii1tiìna qtumlilà ài jodio as/iorbitu, ammoni/ice come Iii debba 1woeede-re cautammte nella prova al KI, nel senso di Cl$eguirla facendo snnp?"e precede·re all 'introduzione per via m-ale l"applica.zione pc·-rcuta.nea che già di per se può e:ssere causa dello scatenarsi di una intf•n:sa 1·ea.~ione.

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Caso lV. - LEt:CODERMA LUETICO DIFFUSO AL TROJSCO. - Il paziente -

tm giovinetto di 17 anni, luetico in stadio secondaria (il contl.tgio ?'isale

ad otto m esi) con co1Ulilomi piani 11erineali. e reazioni sierologiche fortement-e vositive p1·esenta un le~tcoderma co1~ diffusione veramente abnorme: cltiazze acromiche si ossl"I"'I:MW infatti su t1ltto il d01·so, s·i no in corrisponclenza della cintm·a, do·r e si arrestano b1'1t8camente lungo U?~a lin f a pres•~appoco m·izzO'Ittale. La 1·a.gione di questa pa1·ticolare este11~one 1·aggiun.ta dalle'UC()derma va con t·u.tta probubilità ?"icercata. nella lunga esposizione cti raggi solari subìta dal paziente clw·ante la. scm-sa estate; infatti le chiazze a.cromiche forse sec<n~­ da.?·ie al sìfiloderma maculoso,. che, 1n cMulizioni di nm-ntale pigmentazi<nte della cute, sm·ebbero con ogni p·robabilità passate inosservate, vengO"no, per contt·asto, rese pa1·ticolarmente evident·i a causa dell'ipe1·cromia della pelle delle zone limit1·oje. Ca<;o V. - MICOSI F't:~GOIDE. - Si t1·atta di un 1>azùmte di 43 anni che malgrado l'imponenza delle manifestazùmi e la lunga durata della ?nalattia., conse1·va 1m discreto stato gene?·ale. Il pe1·ioclo delle cosidette e-ritrodermie pre?ni.cosiche è complessit•amente du1·ata ben 15 anni. Infatti solo fla poco pii~ di u.n anno accanto ad aree eritematose diffuse, infìltmtive e desquamanti ed a chiazze a tipo di eczema 1l.mido sono cO'mpa1·se delle masse tumorali, di cui alcune spontl.l:n~amente ref!1·edite, di colorito 1·osso lù:ido, emisfer-iche, appiattite, pm-zialmrnte peduncolate, be1·noccolute, lobate, di consistenza ?nolliccia, qua e là ulcera.te. Tum efazioni ghiandala1-i in tutti i di.stretti, 7Ja.rticolarmente pe1·ò evidenti alle 1·egioni inguina-cnn·ali.. 1l1tlla di 1>articolm·e ha ·rivelat.o l'esame clel sangue. Etiologia ignota. La cum consiste n ella. sommini.~trazione di preparati arsenobensolici e nelltt ròt1gten-in·acliozione a dosi rejratte. N el pazi-ente la cura lra p1·oV(lcato una. lieve climinw~ione di t·ol11me delle masse turnomli. L a p1·ognosi resta però semp1·e infau.sta.

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C;lSO VI (• VII. - POROADE:'\ITR ThGUINALE o MALATTIA DI N ICOLAS E FAVRE. - Presenta due casi molto d·imostmtivi nei quali olt1·e ai soliti

dati clinici (su. C1(i ebbe altra t·olta occaiJione eli i-ntmttenersi durante 'za dimostNtzione di casi analoghi) è paTt-ieolannente evidente la t1tmLejazionc llelle linfoghiandole i.liache profonde. I?llmrlermoreazione di F1·ei positi·va (antigene di p1t8 di adenite ing'ltinale) . luglio 1934-XII

Ca t;O l. - SARCù:\fA IDIOPàTICO MULTIPLO EMORRAGICO DI KAPOSI. L e lesioni, p1·ec('(11tte da 1m trauma, ha·n·no a.1:1tfo inizio ci1·ca tre a.n ni or sona: s1tlla supe?·fìcie dorsale e sui maTgini la.fera.l i dei pie<U si osse~'Vano

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DIMOSTRAZIONI CLINICHE

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alC'ime chiazze bl'!UUtre i?tfiltrate, scarsamente prurigi1wse, a contorni leggermente sfu'mati o netti, che si sono sviluppate durante un pe-riodo di qualche mese~ rimanendo poi staziona1"ie per cù·ca un anno; CO?t la cura a1·senicale le lesioni SO?W notevolmente re{fl·edite. Sia le placche infiltmte, osservate nel paziente, che le for·mazioni nodulari talvolta pedicolate (rilevabili in staclio più avanzat<J della malattia) possrnw p1·ese'nta1·e delle 1·emissi01ti spontanee quasi complete ed anche di lunga du,·ata., senza pe1·ò aversi la guarigione definitiva del processo. L e lesioni possono este?tdersi anche ad altri dist·retti cutanei e quindi agli organi intern.i; l'evoluzione del processo è insidiosa, porta ad un grave .deperimento, cachessia e quindi an'exitus. n trattamento combinato con arsenobenzoli e riingterv-terapia ha dato .scarsi risultati. Caso Il. - ERITEMA POLIMORFO A TIPO EMORRAGICO. - Eruzirnte .acuti-ssima costituita da chiazze erite1nato-papulose con aspetto figurato, che si tra-sformano in secondo tempo in elementi bollosi. I singoli elmnenti progrediscono centrifugamente mentre regredisco?W a.l centro, cosicchè le lesioni M8u1nono una forma anulare. N el caso i?t esame ai fenomeni eritematosi si assoc:iano imponenti fatti emorragici. L 'eruzirnw ~ distribuita si·mmetric·a.111ente ed ha come sedi di p·redilezione le supe1·fici di estensione. N1tove lesioni compaiono per poussées subentranti accompagnate da p1"U1'ito e da bruciari. L 'etiolog·ia f è ignota. La cura con.siste nella S<tmmin·istmzi<Jne (li preparati s-alicilici per os o per vi.a 1·ettale associata ad a;utoe.moterapia. Caf'O III. - E s ANTEMA MEDICiì'\ALE. - Dermatosi irregolwre i c~ni caratter-i non sono sovrapponibili ad alcun ')tt-adro clinico noto: chiazze pigmmtarie e lesioni iperemichc che alla periferia presenta1w 1m vallo epùlermico contenente si&ros'ità. L 'eruzione si è ·ripetuta J)Ct ben tre volte ump1'(' nelle stesse secli (avambraccio e b1·accio sinistro e gamba sini,~tm) su.bito dopo la somm·inistrazione di bisolfato di chinino (il p. è malarico). Cttlireazioni praticate con 1111a .~oluzione al 3 % (li bisolfato di chinino hanno dato 1·eazione nettamente posit·iva. È stato altresì tenta.to con successo il tra.~porto passivo €lell'ipersensiMlità. da ttomo a(l uomo secondo il metodo di Frausnitz e Kuest1ne1· (iniezione int-radennica di siero allergico i?~ soggetto normale iniezi<tne eli antigene [bisolfato di ch:inino] = 1·eazione nettamente posit·iva).

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Ca.sj IV- V-VI. - ULCERA MOLLE - ERPETE PROGEl'>ITALE - SrFIP1·csenta insieme un paziente affetto cla 1tlcera molle ikl solco balanop1·epttziale1 uno <l.a sifìlotna inizia-le del foglietto interno <lel preptdo ed 'lm te?·zo da erpete p1·ogenitale. Mette in rilim:o i crLratteri essenziali dflle tre forme discutendo la diag1wsi differe?l.ziale. LOMA ll"< IZIALE. -

Cai'O VII. - l'ITIOSI E SIFILODEBMA IN VIA DI REGRESSIONE. - L e lesioni papulose tifìlitiche sono particola1·mente evidenti in cm·rispondenza del follicolo pilifero alterato: esiste infatti una tendenza alla localizzazi<Jne nei p111rtti di mi-nor resistenza. 2 -

GioT11ale di medicina milita'Te.


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I PIDOCCHI NEI,LA PROFILASSI ECC.

Caso VITI. - EOTIMA

VOLGARE

E

SIFILODERMA

LIOHENOID E.

Discute la diagnosi differenzi.cùe fra le forme d·i ectima volgare (croste poco spesse facilmeme dista.ccabili, senza ìnfiltrato; l''abbondamte .~uppurazioner con l'essic.arnento, dà luogo alla formazione di croste) e quelle di ectima Ftifilitioo (lesione iniziale nodula1·e, croste d·ure e ben aderenti, emorragiche, che 1·icoprono tessuti necrosati e che sono circondate da un vallo di infiltrazione).

Casi IX-X-XI-XII. - POROADENITE LOMATOSI

INGUINAT..E

SUBACUTA DI

INGUINALE O L TNFOGRANUNICOLAS E FAVRE. Presenta

q1wttro casi assai dimostrativi, con intradermoreazione di F1·ei intensame·ntepositiva. F. FRANCHI.

lSTITUTO DI PARASSITOLOCIA DELLA R. UNIVERSITA DI ROMA

I PIDOCCHI NELLA PROFILASSI DEL TIFO ESANTEMATICO Confer('nza. del Diret tor e prof. Giulio Alessandrini agli ufficiali m ed ici del Presidio di Roma (28 n ovembre 1934-Xlii)

L 'oratore si ferma dapprima a considerare l'i?nportanza degli studi di Krantz, Wilder, Ricketts, Prowazeck e di Nicolle i quali hanno m esso in. piena l'll.ce l 'irulisc1~tibile rapporto che esiste fra i p ediculini ed il tifo e81li1~­ tema.tico. Dopo questa scoperta una innumerevole serie di investigatori si sono dati allo studio di questo gruppo di parassiti, i qnali fino a poco tempo fa erano considerati semplicemente come insetti noiosi e come inc1.ice di grande sporcizia. Taz.i studi, condotti co·n 1·igore scientifico dal Bacot, H ut.chinson, lllii..llm·,. Widmann, Galli, Valerio, Nicolle e molti aUri p01·tarono alla conoscenza di par#colarità biologiche a~;sai importanti sebbene non tutte le concl1t.S'i oni concordino p&rfetttunente fra loto. Si ven ne per tal ·~nodo a conoscere q·uale sia il ·meccanismo della fecondazione, s·i seppe che la femmi na comincia a deporre le uova 2-4 giorn,i dopo· che essa fu fecondata, che il parto dura 6- 8 giorni, che le twva deposte sono cla 50 a 80, che in co1ulizioni sfavorevoli ili, temperatura ta femmina non depone le ttO?:a, che qtteste i1npiegano 5-8 giorni per schiudersi, che alla la·rva occorrono 10-15 giorni. per cliventare a!Zulta. Si venne anche a pre<:isa1·e che i pidocchi s'U.cchiano d.a 0,6 ad l milligrammo di sangue per ogni pwntw·a e che solo le sci1nmie ed i giovani maiali posso1w servire per l' alinMntazione artificiale d·i essi.


T l'IDOCOBI NELLA PB.Oli'ILASSI ECC.

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Si studiarono minutamente gli organi dei sensi, la circolazione: si fissò il tempo massimo deUa vita in 35-45 giorni, si vide che la resistenza al digiuno è 'm inima, che scarsa è quella alle temperature elevate, mentre resistono più a quelle basse, le quali inducono u1w stat.o di vita latente e che n~uiono rapidamente solo a temperature inferiori ai 15-20 gradi. Si spm•imentò la finezza deU'odorato, il loro c01nportamento sotto l'azio116 deUa luce solare e di luci colorate e si '!Jide che la deambulazione di essi è ostacolata sulle s·uperfìci levigate. Malgrado tutte queste cO?Wscenze e questa serie innumerevole di ricerche, condotte con grande rigore, in brevissimo volgere di tempo, durante la guerra europea, i pidocchi rappresentarono il nemico pi·ù terribile degli eserciti combatte-nti. Le statistiche ·hanno dimostrato che il numero dei morti per tifo esantematico, fu considerevolissimo ed in qualche regione giunse a decimare gli eserciti. Ed era logico ch-e ciò avvenisse date le condiziO?ti in cui i soldati 'Venivano a trovarsi per le nuove modalità della guerra, prevalentemente di posizio-ni e di trincee, per le difficoltà degli approvvigionamenti e sopratutto per l'impossibilità di attenersi alle norme igieniche data la deficienza degli indumenti, che assai di rado venivano cambiati o lavati. Di frO?~te a tali ostacoli, di fronte al pullulare di tali insetti tra i soldati, la preoccupazione maggiore fu quena di ricercare mezzi rapidi di distruzione di essi e eli protezione per i co1nbattenti. Si acle>però il calore secco ed umido, il fred.do, gli indumenti di seta e dicaoutchottc, le polveri sotto tutte le forme e le più svariate, zolfo, piretro, sabadiglia, stafìsagria, borace, solfato di zinco, acido borico, canfora, 'naftalina mentolo, najtolo, talco. V cnnero usate da sole o tnescolate f'ra loro, od unite ad altre sostan.ze ritenute parassiticide. Si usarO?W le materie organiche le più svariate, quali l'acido acetico, l'acetone, l'acido fenico, la benzina, l'etere, il g•uaiacolo, il nitr<r-benzolo, il petrolio, il solfuro di carbonio, il tetracloruro di ca·rbonio, il tricloroetilene, il tetmcloretano, il oloroform·io, lo x-ilolo. Si esper~mentarono le essfflZe q1ta.li l' anisolo, la tre1nentina, l'olio di berga1notto, il bal.samo clel Perù , l'essenza (li garofano, di eucaliptolo, di fìnooohio, di cat·rame e l'anctolo. Non ·mancò l'uso di mtmerose soluzioni acqu,ose, alcooliche, e gra~se.

Di fronte a tutta q1wsta serie di innnme·revoli tentatim, solo pochissimi ri1nedi corl'isposero, ma non t·ntti praticamente 1~tilizzabili. Q~~>ali le rag-ioni di tali insuccessi? Secondo l'O. esse <lebbO'no ricercarsi nella scarsa co1w.scenza che s·i aveva dei meccanismi di (lifesa, con i quali i pidocchi fa.n.n o fronte ai nostri mezzi di offesa, i quali più o •meno 1ni1·ano quMi e.~clu.~ivamentc a provoca,re l' a,.<;fìssia (legli i·nsctti o per a·nnegamento o anche per sempl.ice occl·usione ·rneccctnica delle aperture respirator-ie di essi. Perchè quindi una sostanza possa es.<Jere utile deve ?'aggiungere q1wsti scopi: avere ttn potere di penetrazione straordinario, paralizzare i mezzi che si op71ongono aUa pcnetrazione di essa, ed avere la facoltà di soiogliere la cera e le soRtanz:e grasse che si trova.n o a difesa degli stigmi e quindi a difesa della t7ita dPll'·insetto. Infatti nei pidocchi il sistema di difesa che si oppone all'asfìss·ia è dei p-iìt complicati. Essi ci presentano d1te grnppi di aperture respiratorie e di stigrni, un paio di stigmi toracici situati fra il primo ed il secondo paio di


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I l"'DOOCm NELLA PBOJ'ILASSI EOO.

zatnpe e sei paia di stigmi addominali situati ai tnargini dei segmenti dell'addome. Tanto i toracici, COJne gli addominali, oomunicano oon due tronchi ùmgitudinali di trachee, mw per lato, dai quali si partono numerosi rami che si distribui8corw it~ rete fittissima in t·utte le parti del oorpo. (/uindi quan4o il parassita vuole in~pedi1·e l'in{lresso di una qualsias-i sostanza a lui dantwsa, costri·nge i mu11coli radiali del per-itrema, ne ditninuisce od anche oblitera l'apertura, contrae i muscoli deUa camera stigmatica ' chiu4e l<J. membrana intenw pretracheale. In seguito a questa triplice chimura nessuna sostanza potrà penet·rare negli stigmi at~riori. Ugualmente difese sotw le aperture respiratorie aàdotnitwli. lt~o esse il peritrema è rigido, ma da questo fuoriesce una membratw imbutiforme sorretta da ispessimenti chitin-osi. M usooli radiali che si in~pianta?U> sulla cuticola vanno a terminare alla base deUa membrana. AZ peritrema segue utw lunga camera stigmatica che, dopo aver subito 1MW strozzamento si continua con le trachee. Dura~ la vita normale la metnbrana itnbutiforme resta fuori del peritrema, lasciatuW beante l'apertura che si trova nel ntezzo di essa. .Al yrinw stimolo prodotto da una sostanza che tninacci la vita del parassita, la comrazione dei muscoli prod1we l'invaginazi&n.e di questa membrana, la giusta posiziotW degLi ispessi?nenti chitinosi e la chiusura dell'apertura respiratoria. Dati questi apparati di difesa quali sosta.nze saranno capaci di uccidere rapidamente questi itUJetti'l Se si esclude il calore che senza d1tbbio li uccide facilmente, di tutte le altre quelle che agiranno ~ S'I.WCesso saranno l~ sostanze che avrattno ut!- potere paralizzante d~i muscoli e potranno penetrare facilmente all'interno. Ecco perchè le polveri ed i liquidi acquosi, le soluzioni alcooliche ed i grassi semplici o medicati non hanno dato i risultati eh~ si aspettavatw. L 'insetto al quale vengano chiuse le apertu·re respiratorie da queste sostanze che non hannn il potere di penetrare, resisteramw fino a che non saranno cottSumate le 1'isene <li aria che sono im1nagazzinate entro le nutnerose e gra~~uli trachee che costituilieotw il loro albero t·espiratorio . .M a 1m altro punto debole ci p1·esenta1w i pidocchi nella loro evoluzione ed è p1·ecisamente quello 1·app-resentato dal tnecca~~ti111no di ape-rtura dell'ucrvo, qttando si è g.viluppata nell'i·ntcrno la lan;a ul ~ pronta a<l uscirne. Piit volte vedend-O uscire dall''uovo la larva matu·ra, l'O. si è donLandato per qtlale meccanismo si rompesse il guscio, se cioè per virtù d'uno sforzo dovuto alla larva stessa, o per qualche altro meccani$nW indipe1ulente da essa. I n altre parole le larve matm·e n :sta.n o passive od attive? N ella rnaggioranza delle uova di insetti pet· tma pressione interna esercitata dalla giovane larva1 il guscio S1tùisce ttna spaccntu.ra senza ilire::ione definita. in altri casi però la 1·ottura avviene .'Jeeon<lo ttna linea determin.ata lotk git1tdinale o trasve·rsale, ocl a7!che in gtcisa che una calottlt di esso si stacca dal rintancnte. N ei pidocchi dell'uomo e degli animali si verifica qualche cosa eli piit complicato che tto1), era stato ancora n<Jtato e che vale la pena di descrivere, giaechè la conoscen~a (li q1wsto sistcnw di a.pcrtura ed il modo come si effettua l''U scita della la1-va, spiega JJcrcltè le 'Uova temtle in condizioni speciali, p11re a-vmdo raggi1mto il massimo di st•iluppo, non t·ieseono a schiudersi. Infatti più volte venne notato che se si tengono delle 1tova i?~ vetri1w da m·ologio itl 1m ambiente umido (ad es. in camere umicle <lcll6 quali il grado ili


l PIDOCCm NELLA PROEILASSI ECC.

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umidità 1·aggiunga la saturazione, ponendo nel fondo w1w st·rato di sabbia ba· gnata) e si con,frontano con altre tenute nell'ambiettte nat1trale, a·rnbedue alla stessa ten~peratura costante di 28-30 centigradi, mentre queste si schiudotw twrmalmente, quelle sottoposte aU'azione den'umidità n,on si schiudono che eocezionabnente e finiscono in un tempo pVù o nwn,o l·ungo per degenerare e nwrire mentre invece torna'1W ad aprirsi quando vengon,o a trovarsi in condizioni twrmali, quando cioè con l'evaporazione dell'acqua, cessa l'azione che impedisce lo schiudimento dell''U("')o, u•n'azione ·inibit·rice la quale è purame·nte ài natura fisica. Pe-r da1·ci una spiegazione esatta di tutto quanto detto, è necessm·io conoscere come si trova chiusa la larva entro l'uovo. Essa oltre che nell'involucro esterM (guscio) è chiusa entro la n~emb'rana amniotica, la q1tale, quando viene isolata, si prese-nta assai 1·esistente. Questa n,on viene attaccata come il guscio dagli alcali e q1tindi è da 1-itenersi sia di natura chitin,osa. S eguendo lo sviluppo dell'1tovo noi vediamo co?ne man ·mano che si viene a formare nell'interno il con,torno del corpo larvale e si inizia la fonnazione dei segmenti articola.r i, al polo superiore cZell'1tovo, entro llt membrana an~­ nioHca, si forma a·rwhe un apparecchio specia~e che d·ivien e pi ù appariscente e megUo definito quando la larva hct eompiuto il s1w sviluppo. In questo stadio noi lo v ediamo constituito di tre parti disti nte, un l1mgo ln-accio di leva leggermente arcuato che si biforca in due bra.twhe le qual:i si a1·ticola1w in U?i punto del margine laterale del cm·ion poco al diijotto dell'apertura del guscio, un elisco elissoi dale 11~unito di otto pun te rigide rivolte in a.Uo, il quale si trova all'e8tremità della leva, ecl u na membrana che racchi1tde e tiene i n basso questo <lisco. Quando la larva ha mggiunto il suo completo sviluppo la ·1nembrana si rom pe, il disco divenuto libero per la elasticit-à della letla si solleva con grande energia e mentre da Ul~ lato gli aculei lli c~~i è ·munito lacera1w la ·membrana amniotica, esso spinge it~ alto l'opercolo che qualche volta vù•ne anche proiettato atl una certa distanza. Or.a per quale in timo mecca·nismo t·iene a rompersi Za nwmbrana che trattiene i l d·isco prop1tlsore e laceratore? È da ri tenersi che, come nella maggior parte delle pia.nte, a·1whe nelle uova di vnsetti con lo sviltt1JPO d.el prorlotto della fecondazione si abbia 1tna dimi1wzione eU peso, e che tale di min11zione si debba alla climinu~iotw ed all'assorbi mento dell'acqua. Ci<> p1·emesso è logico ammettere che il m eccttnismo di apert·1u·a deU' uovo dei piclocchi sia la eonsegucn.::a di una varia:::ione nella proporzione d'acq1ta nelle varie parti che lo oo.~tit7tÌ.YCorto . Quelle che magg'iormente subiranrw ur~ essicca·mento saramw le m embrarw sottili. e cioè la membrana amniotica ul in ispecie la memb1·ana sottilissima che tiene il elisco p1·opulsore mentre la branca elastica che è assai 1·obusta e spe.,sa ne risentirà in modo p1·opm·zionalmen te minm·e. I-noltre l'essiccamento te·nderà a diminuire la coesione fra l'opercolo ed il guscio. Fi·1w a che le fon:e saranno equilibrate, la lera e il disco 1.aceratore rmutrranno t'ratten1tte in basso e no-n eserciterann,o nessuna p1·essio?W nè sulla nwmln-ana a·mniotica, nè sun'opercolo: ma, no'n appena vi sa1·à una spropO'rzione tra le due forze, di contenzione da 1m lato e di sollevamento dall'altro, con climin1tzione di quella, la leva si libererà dalla teca, le punte del elisco lacere?·amw la membrana


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PIDOCCHI NELLA PROFiLASSI ECC.

amniotica, il g1tscio sarà sollerato e la lana 1JOtrà venire liberamente all'aperto, e.~.Ycndosi rimu88i tutti gli osta.cr,{i che l(~ trultt neca1~0. Da q7wnto ho esposto ,·iintlta quindi che in pratica la distru.zione dei pid.occhi ed i.l modo di imprdirne la na~:~cita, non è poi così di.ffìcile come 1JO· trebbe sembl'a.re. Gli .~tudi sul mt·ccaniliMO d<'lla rt.~pim::ione e quelli ~:~tulo achiudimento cldlr 1loz:a porttmo ad una ii/JÌC{j(t~ione e ad una conclusione. La spiega.zione del come i pidocchi muoiono mpùltunente 11ulto l'azione dci derivati clorici dt·ll'etano e metano e sopratutlo del cloroformio in quanto che questi agendo sui musculi di chiltsu l'a degli stigm·i ne imp('("/iscono la difesa e pennettmw ltl penctra_;i.onr di'l loli:'lito wtro l'albcto respiratorio. Inoltre dato che lo schiwlimrnto tùll'uoro è basato piìt sopra u.n fatto fisico che wt fatto biologico, 11oi. pos&iamo impedire la n(t.~cita. di ess·i modificando lo stato fisico ddl'ambieutc. Baslct infatti determinare u1w stato eli wniditcl o uno stato di tli!licamrn lo pero/tè le 1wva si aprano prematuramente o restino chi1tlie una 'Volta. che si sia sviluppata la larva., la quale non tarderà a ?norire data l'imJJOicn::a di UliCire dall'uot·o medi(lnte le proprie forze. Altro metod.o pratico è quello basat.o sullo sriluppo dell'anidride aolforosa cot~ l'·uso della soluzione di iposol(ìto di .çoda e dell'acido solforico. Si bagnano clapp1·ima gl·i indumenti in una diluizione di acido solfnrico al 3 %. In seg1tito si aggiunge una soluzione eli iposol(ìto eli soda al 20 % e si chi'tule il reCÌ1Jiente. La ?'CazÙHM sa.rà la seguente:

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La conferen7.a v en ne illn:::tr;1ta :-on nnmt'r o;:e prGirzioni che tennero

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MEMORIE

ORIGINALI

ISTITUTO MEDICO- LEGALE PER L'AERONAUTICA « BENITO MUSSOLINI »- ROMA Direttore: tenente colonnello medico A. MARULLI

PROVE DI ORIENTAMENTO ACUSTICO(*) Prof. Benedetto Casella, maggiore medico

., .fr· 111~

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L 'orientamento acustico e cioè la. capacità che ha il nostro orecchio di percepire la direzione e la distanza della sorgente dei suoni che pervengono ad esso, è stato da molti anni oggetto di osservazioni e di studi da parte di specialisti e fisiologi senza però addivenire, almeno finora, a conclusioni . precise. Grande incertezza regna infatti tra gli autori sul modo come i suoni impressionano il nostro apparecchio uditivo e sugli organi specialmente deputati all'orientamento stesso, in quanto le esperienze fatte e le deduzioni ricavate, non sempre si sono mostrate convincenti per la esatta spiegazione dei fenomeni conosciuti. Il primo che si è occupato della questione in modo abbastanza esatto è stato un italiano G. B. Venturi, fisico di ~Iodena, il quale in una breve e lucida memoria pubblicata nel 1802 sostiene che i giudizi sulla direzione dei suoni si fondano principalmente sulla audizione biauricolare, illustrando la sua tesi con dati sperimentali. Successivamente Lussana Senior afferma che la percezione della direzione dei suoni non può mettersi in rapporto che con la direzione dei canali semicircolari, dottrina sostenuta anche da Preyer, da Cyon, da Hyrtl, da Lugaro e recentemente da Tullio come meglio vedremo in seguito. Chries ritornando alla teoria di Venturi cerca di dimostrare che i fatti segnaJati si possono benissimo spiegare con la diversa intensità delle sensazioni dei due orecchi. Block sostiene che il campo uditivo quando i due orecchi sono eccitati in eguale modo, è proiettato nel mezzo del capo, mentre se sono eccitati da due suoni di intensità differente è proiettato dal lato del suono più intenso. Bonnier ammette che l'orientamento acustico è dovuto esclusivamente alle varie incidenze con le quali i suoni colpiscono il nostro orecchio e ra.ffigurando i campi uditivi in una doppia sfera, i cui centri sono rispettivamente ai due meati, divide le sfere in tre settori: anteriore, medio e posteriore. Il settore medio accogliendo le incidenze a<~ustiche più direttamente, costituisce la regione migliore della percezione uditiva per quell'orecchio corrispondente, e quella peggiore per l'orecchio opposto, a causa della interposizione della massa cefalica. n settore anteriore permetterebbe un'audizione ottima, ma la vibrazione sonora non ca{].endo direttamente sul meato, subisce una riflessione sulla conca e poichè i due campi uditivi anter iori si sovrappongono, essi finiscono col confondersi anteriormente alla. faccia. Il settore posteriore comprende una piccola zona situata sul davanti ove per la riflessione sonora dal trago la percezione è ancora esat( ")Com unicazione fattn o l XXX Congresso dclla' Socicta Italiana di Larlngvlogla, otologh<, rlnologla, t.'•oltcsl a Padova il 6-7-8 settembre 103-t-Xli.


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PROVE DI ORIENTAMENTO ACUSTICO

ta, ma il resto, per la varia inclinazione del padiglione auricolare, è assolutamente inadattto alla percezione stessa. Buchanan, Kuss, Duval, Beauuis e Gellé attribuiscono grande importanza alla funzion e del padigioue auricolare che considerano uno schermo il quale, mentre riflette verso il condotto uditivo le onde sonore che gli pervengono dalla sua faccia anteriore, arresta quelle che gli pervengono dalla sua faccia posteriore. Esisterebbero dunque al di dietro dei due pa-diglioni una zona dello spazio le cui vibrazioni pervengono più difficilmente all'orecchio il che è utilizzato per distinguere se la sorgente dei suoni trovarsi al davanti od al di dietro del capo, concordando in ciò con le idee del Bonnier. Ponzo, avendo osservato in un certo numero di ciechi dei rapporti costanti tra stimoli sonori e movimenti oculari, ne deduce che le sensazioni muscolari dei movimenti dell'occhio possono essere una delle ragioni fondamentali dell'orientamento spaziale uditivo, cosi come lo sono di quello visivo. Finalmente Tullio dopo una serie di accuratissime ricerche e riprendendo la teoria di Cyon afferm~b che la percezione della direzione dei suoni, fenomeno tanto interessante per l'esistenza, è assicurata mediante un automatismo riflesso come avviene per t utti i riflessi di difesa. Tale automatismo è funzione specifica dei canali semicircolari e si produce mediante <<riflessi motori » provocati dal suono che persistono anche nell'animale narcotizzato. P erchè detti riflessi possano compiersi esattamente occorre che l'equilibrio del corpo sia integro e la posizione del ca.po normale presentando cosi una grande rassomiglianza con i meccanismi di orientazione sia visiva che t.attile. P artendo da questi concetti ed allo scopo di osservare quali suoni siano meglio percepiti ecl ubicati da nu orecchio normale, e se tale orientamento acustico subi::>ca eventuali modi ficazioni in seguito ad eccitamento labirintico, ho eseguito una serie di esperienze su oltre duecento soggetti del personale civile e miLitare della nostra aviaz ione e su undici aspirantipiloti i quali ult imi furono eliminati per labilità labirint ica. E poichè gli esperimenti stessi, i quali finor::~. non mi pare siano stati fatti d a altri,banno dato a mio avviso dei risultati che possono portare un modesto contributo alla «vexata qnaestio» mi è parso opportuno riierirne i risultati. P er le esperienze si è adottato un disposit ivo speciale consistente in una serie di tre suoni <<cicale)) situate ai quattro angoli di una camera di

otto metri di lato e comandate da una bott·oniera elettrica. Le tonalità. delle rispettive cicale corrispondono al fa grande ottava. per il tono basso, a l fa piccola ottava per il tono medio, ed al fa diesis prima ottava per il tono acuto. Dopo un esame obbiettivo e funziona le acustico accurato che escludesse eventuali affezioni otorinolaringolog iche, il soggetto bendat-o è situato in modo che il suo asse uditivo formasse con la sorgente sonora un angolo di 45 gradi, doveva indicare da quale parte proveniva il suono. L a prova era poi ripetuta immediatamente dopo l'eccitamento labirintico praticato a mezzo della rotazione sia per i canali semicircolari orizzontali~ sia per quelli verticali. Per bre1-·ità riassumo in tavole gli errori fatti dal personale sottoposto. a,d esame:

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PROVE DI ORIEN'l'AMEN'rO AOUBTICO

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PROVE DI ORIENTAMENTO ACUSTICO

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128

PROVE DI ORIENTAXENTO ACUS'l'IOO

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129

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130

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PBOVE DI ORIENT4XEN'.I.'O ACUSTICO

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132

PBOVE DI ORIENTAMENTO AOUS'l'IOO

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Media degli errori di Indicazione del personale aeronavlgante In servizio. E S A M I N A T I N. 207

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PROVE DI ORIE:"T Al:rE::>TO ACt '5TICO

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Esami nando i dati riferiti nelle varie tabelle risulta evidentissimn. [a, differenza esistente t ra gli errori commessi dal personale aeronavigante

in servizi«) e quindi con apparecchio vestibolare int<•gro e quelli degli undici aspiranti p iloti elim.iuati per labilità labirintica . Tra. i primi 1 t rentacinque soggetti (e precisamente i mtmcri l, 40. 50, 66, 68, 71: 72, 78, 84, 8'i, 90, 92, 96, 102, 10.J-. 109: 110, 12il, 138. 165, 167, 172, 173, 174, 183, 186, 187, 191, 194, 195, 198. 199, 208, 210. 212), non hanno mai comme .~so alcun errore di orientami'uto acustico sia prima ch e dopo l'eccitamento labirint ico cd altri 31 (numeri 4, 31, 32, 42, 43, 44, 47, 58, 59, 60, 75, 77, 85, 89, 100, 10~~. 117, 124, 132, 140, 145, 1-!6, 148, 150, 155, 156, 116, 182, 190, 197, 215) hanno commesso un solo errore oppure h~umo mostrato una. lieve incertezza nella localizzazione dei suoni. Sono quelli che nel quotidiano esercizio delht loro attivit.o\ di volo risultano i migliori ed infat ti quasi tutti appartengono a r epar ti specializzati e tre di essi hanno compiuto anche felicemente la traversata dell'Atlantico. Nel rimanente gli errori sono st ati varU, in misura crescente dai suoni bassi ai suoni acuti, ed in numero maggiore per i suoni che erano situat.i posteriormente. Inoltre l 'eccit amento labirintico ha accentuato in tutti il disorientamento aeustico atl eccezione dei numeri 6, 62, 64, 122, 183, 194, nei quali invece la indicazione è stata esatta dopo lo stimolo. P robabilmente in questi ultimi si è verificato q uello che era stato osservato da Bilancioni- Romag na-l\1anoht· e da Casella a proposito della « discrimazione tattile degli ogget l'i n. E cioè dopo la r otazione a testa flessa il tempo per il riconoscimento di un oggetto che si dava al candidato bendato era inferiore a quello da lui impiogato prima dell'eccitamento, forse in relazione con una maggiore irrorazione dei centri cereb rali che apportava una im mediata vivitìca· zioue della lucidità mentale, subito però 1·idotta dalle varie rc:tzioni secondarie. 3 -

Giornalt~

d i medicina m i li ta·re

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13~

:Scgli undici sog-getti eliminati per la.bilità labirintica gli errori sono :o;tat·i p(•r tut ti assolt~ ta m(• nte supc.>riori e non solo dopo lo stimolo rotatorio, ma prima (li esso >; icchè il disorientamento acustico è apparso realmente notevolP. La percentna.le dt•gli errori ~ i è manife8tata nella misura media del 36,3 % per i toni b assi; del 38 % pt·r i toni mcdi, del 54 % dei toni acuti, e ciò prima dell'eccitamento ed inolt re due soggetti non hanno localizzato esa ttamente n~>ppure nn tono. InutiiP dire che la prova rotatoria ha enormemente peggiorato le risposte ed in alcuni, malgrado l'esame fosse stato fatto quando le reazioni secondarie eran o qua si scomparse, il disorientamPnt.o acustico è p ersistito ancora p(>r lungo tempo. Ma come spiega.r e i risultati osserratif Da qua.léh(• t empo è stato dimostrato da Tullio com e in animali integri, eccitando ·con il suono i ea.nali semicircolari si abbiano movimenti degli occhi, df:'lla t esta, del tronco e degli arti simili a quelli provocat i da altri sperimentatori con una f.>ccitazione mecca.nica. Inoltre ledendo i varii cana.li semicircolari, il moviment.o provocato dal suono avviene sempre nel piano dei canali lesi in p erfetta ana.logia con le classiche esperienze del Flourens, sempre però quando il suono non sia molto fortt~ o quando il processo lesivo non abbia interessato tutto il labirinto, percbè in tali casi si h a una rotazione del capo intorno all'asse antero-posteriore portandosi il vertice verso il lato opposto dell'orecchio stimolato. Tali movimenti che Tullio chiama << riflessi sonori n sarebbero il substrat.o e la prova del fatto che i canali semicircolari servono anche a percepire la direzione dei suoni e però il meccanismo della percezione stessa consisterebbe in un complesso di «riflessi motori » i quali allo stato di riposo sarebbero equilibrati in modo antagonistico e perfetto mentre in seguito alla eccitazione stimolando gli uni o inibendo gli altri, si avrebbe quel dato movimento che volge o tende a volgere il capo verso la parte sonora. E poicbè i canali semicircolari disposti ad angolo :retto tra loro, permettono di dirigert> la t('sta verso una qualsiasi direzione dello spazio percependo così le varie direzioni del suono, si confermerebbe quello che già IIyr tl aveva affermato dopo le sue lunghe ricerche sullacostituzione anatomica del labirinto nei mammiferi e cioè << come un corpo può rotare verso qualsia~i dirf.>zione quando possa muoversi sopra t re angoli ortogonali fra loro, così nN.lStlDa direzione di onde sonore andrà perduta pf'r il ~e n so dell'udito quando vi siano disposizioni ca.Icola.te sopra tre direzioni del piano tra loro mutualment.c ad angolo retto ''· Ora a me pare che i risultati ottenuti circa le prove di orientamento acustico fatte sul personale in esame, si a.ccordino perfettamente con i ùM.i su esposti non solo pcrchè è risultato ampiamente dimostrato, come individui a labirint.o intf'gro abbiano bene localizzato i vari suoni nella loro proveni ~>nza, ma inolt re come a secondo del grado di !abilità vestibolare i suoni stessi sia.no stati ubicat.i più o meno male e ciò in relazione con r a.ltera.zione d ei riflessi motori per irregolare stimolo labirintico. E la riprova di ciò, a mio avviso, si ha n el fatto che dopo l'eccitanwnto dell'appfLrccchio vestibolare, l'orientamento acustico è risultato

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P.R:O~"E

DI ORIEYrAllfENTO ACUSTICO

135

quasi sempre più deficiente per l'azione asimmetrica dei labirinti sulla t onicit.à. e sulla statica dell'organismo, che alterando i riflessi motori da. essi dipartentisi ha certamente influito sulla errata localizzazione dei suoni ascoltati. Epperò pur non escludendo che tanto la varia intensità degli stimoli sonori, come il differente momento nel quale il suono stesso arriva ai due orecchi possa influire sul buon comportamento dell'orientament~ acustico, a me pare che dai risultati ottenuti sia lecito poter trarre le seguenti CONCLUSIONI. l 0 Le prove di orientamento a-custico eseguite su oltre 200 soggetti

del personale aeronavigante in servizio e su 11 aspiranti piloti eliminati per labilità labirintica, hanno mostrato come esso debba ritenersi in diretta dipendenza dell'integrità vestibolare, in quanto se questa risulta alterata anche l'orientamento st-esso appare menomato. Infatti mentre i piloti in servizio, e quindi con apparecchio vestibolare integro, o non hanno commesso alcun errore (32 %) oppure degli errori varii, ma sempre in misura piuttosto bassa, gli eliminati per deficienza Iabirintica hanno mostrato anche normalmente un maggiore disorientamento acustico, che appare evidentissimo dopo lo stimolo vestibolare. 2° Gli errori di orientamento acustico commessi tanto dal personale a&onantico, quanto dagli aspiranti eliminati, si sono manifestati con lieve prevalenza a carico dell'orecchio destro, in maggiore numero per i suoni provenienti dall'indietro dell'esaminando, ed in misura crescente dai suoni bassi a quelli M~nti. 3 o Nelle prove di orienta.mento acustico il suono meglio percepito ed ubicato è risultato il fa grande ottava, e però si riterrebbe opportuno che nelle segnalazioni acustiche venga prescelta tale tonalità come quella sulla. quale l'orecchio normale non solo si orienta meglio, ma anche perchè essendo di altezza bassa ed a timbro gradevole, potrebbe contribuire sensibilmente alla diminuzione del frastuono cittadino ta.nto deprecat~ e tanto dannoso. A UTORIASSUNTO. -Allo scopo di osservare quali suoni siano meglio percepiti ed ubica.ti da un orecchio normale, e se tale orientamento acustico subisca eventuali modificazioni in seguito ad eccitamento labirintico, l'A. ha esegtùto una serie di esperienze su oltre 200 piloti in servizio e su Il aspiranti piloti eliminati p er la· bilità labirintica. L e espe rienze furono fatte servendosi di un dispositivo speciale consistente in una serie di suoni «cicale• di varia tonalità e lo stimolo vestibolare fu praticato 8 mezzo della. rotazione. Dai risultati ottenuti l'A. crede poter trarre le seguenti conclusioni: l 0 l'orientamento acustico d eve .ritenersi in di retta dipendenza. dell'integrità vestibolare, in quanto se questa risulta alte rata., anche l'orientamento stesso appare menomato; 2 0 gli errori di orient.a.mento acustico si sono mostrati con lieve prevalenza 8 carico dell'orecchio destro, in maggior numero per i suoni provenienti dall'indietro dell'esaminando, ed in misura crescente dai suoni bassi a quelli acuti;


1'811\' E

D I (IRIJ:::\T,\)11-::\TO ALTSTICU

3° nelle pron• di o ri entamento acustico il s uono meglio p e rcepito ed ubi· cato è r isultato i l Fa gmnd e ottava, e pf•rò s i rite nebbp opport UJ'JO che nelle s.egnalaziooi acu:;;tiche -..·euj;;:;p pt·<' "<'Plta tn lc tonalità come quella sulla quale l'orec<:'hio normale s i orient.n nl<'gl in. BIBLIOGRAFIA. BEi\UNlS e GEr,d:, R.ilv>rtat i da Luciani - Fisioloyifl dell'ltOino, Vol. I V, S oc. Eclit. Libraria Milano, 1924. BrLANOIONI - Rornagna 1\Ianoia - Ricerche sullo stato cleli-a coscienza nell-a vertigine t·otatori.a. • Uiornalc di l\'leclicina Militare•, fase. I X, Roma 1918. Bn.A.NCIONI. - <e'Manuale di otorinolaringologia», Edit. L uigi Pozzi, Roma 1928. Br.oca - ZEt'l.'SCH.R - « (. Ohrenheilk "• B. 24, 1901. BONNIER PIERRE - •L' Auditiom, Octave Doin, Paris, 1901. BuoJLA.N&..,., K uss Du-..·AL. - Ripoit.at.i da L uciani - F~iologia d.ell'uomo, Vol. IV, ~1ilano 1924. CASELLA - Rilie.,·i e note sul servizio olorirwlm-ingologico di Aerl>na;utica cill Yal· salva», Ed. Luigi Pozzi, Homa, 1926. H YRTL I. - cVergleich•• - Anaf.. Unt.ersuchu.ngen iiber das inn. «Gehorgane c.ler· Mensch e r und der Saugethiere», P. 128 Prag. f. Ehrlich, 1845. KRms - ccZeitsch. f. Psyrh. u. Phys . d. Siml('rsogn. B. l. 1890. L uclANI - Fisiologia dell'umno, volume IV, Milnno, 192~. L uss&"A Fn.IPPO ti. - ~C:.,'wi crt11ali semicircolari - ricerche fisiopa/Qlogiche. « Ridsta periodica d ella R. Accademia Padova», 1871. P ONZO M. - Su·i riflessi oto-oculari di localizwzi~>ne dei su.oni. n.ei ciechi. « Archivio lta · l liano di Oto logiaJ>, fase. V., 1925. PREYER - Po'LroF:ns - «Ar cb., B. 40, 1887. TULLIO Pn."TRO - L'equilibrio, l'orientazione e lo. percezioue dei 1t110ni COIUJiderati come funzione del labirinto. <V\rch. Ita liano di Oto logi1u, fase. 11 e 12, 1925. VEto<TFRI G. B. - cc R e ils Arch.• B. V. 1802.

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OSPEDALE :MILITARE DI BOLOGNA

DEL GLUTINE NELLE PASTE DA MINESTRA D ott. Naldo Gberardioi, tenente colonnello chimico-fAnn,;c;sto.

Es.cluse forse poche eccezioni nessun privat-o pensa mai ad assicurarsi che la pasta che giornalmente consuma sia fatta di farina di frumento genuina. nè il piccolo consumat{)re e neppure, almeno nella mag~ gior parw dei casi, i consumatori all'ingrosso, collegi, alberghi, cooperative di consumo ecc., ecc., tutti accontentandosi di quant'o loro somministra o il bottegaio o il pastificio di fiducia. Nell'Esercito invece non si aequista la più piccola quantità di pasta se prima non è stata rigorosamente collaudata da apposite Commissioni e non è stata assoggettata all'analisi chimica per ~Wcertare che abbia tutti i requisiti richiesti nei contratti dalla Direzione genera.le di commissariato militare. Qmesta, nell'intento nobilissimo di assicurare al soldato alimenti genuini, sani, nutritivi, stabilisce annualmente, iuserendoli nei contratti, i requisiti di ciascuna derrata e, per i diversi componenti di ognuna, fissa i dati che in generale sono quelli delle migliori qualità commerciali. Altrettanto, naturalmente, vien fatto per le paste da minestra i cui dati fìssi per i singoli componenti si sono ormai stabilizzati nelle seguenti cifre: umidità non più del 13 %; acidità in acido lattico non più del 0.20 % su sostanza secca; ceneri non più del 0.90 % su sostanza secca; cellulosa non più del 0.35 %; su sostanza secca: sostanze proteicbe non meno del 13 %. su sostanza secca. .Ma, oltre a questi, vi è un altro componente il quale non presenta una costante stabilità, essendo annualmente e talora più volte all'anno, SOr!g-etto a qualche variazione. Tale componente è il glutine, la principale delle sostanze proteicbe della farina di frumento, costituendo da sola oltre i nove decimi dell'azoto del frumento stesso. Nei decorsi anni infatti talora si è stabilita la quantità del glutine da estrarsi dalle paste, talora invece si è trascurata la quantità pretendendosi una buona qualità ed una facile estraibilità. Nell'anno finanziario 1933-34 le variazioni sono state multiple: dapprima nei contratti era fatto obbligo che la percentuale del glutine secco fosse non meno del 12 % su sostanza tal quale e del 13,69 % su sostanza secca; poscia fu tollerata una quantità inferiore mantenendo però inalterati gli altri requisiti ed infine si è rinunciato addirittura. alla ricerca quantitativa del glutine. In seguito a tali variazioni contrattuali, susseguitesi in breve volgere di tempo, mi sono state rivolte da diversi ufficiaJi va.r ie domande su que$to m-utevole componente della pasta, sui suoi caratteri, sulla sua essenza, quantità, qualità., estraibilità. Tali domamle mi banno indotto

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DEL OIX1'l .SE ;-.-~:L T.E P .\ S'n : DA lll:>F;STR.\

a trattare l'argomento un po' es~samente, cosa che faccio ben volentieri anche perchè mi procura la possibilità di esporre in merito alcuni mi<-i concetti derivanti da una lunga pratica e da ripetute osservazioni. Secondo me la. qu~stioue da risolvere può essere inquadrata nelle due seguenti doma.ude : l 0 è necessario che da una pasta, perchè sia buona, si debba sempre estrarre un'alta percentuale di glut ine T 20 è mzionale pretendere, sotto pena di rifiuto., che la quantità di un ottimo glutine estraibile dalla pasta superi il 12 % su sostanza t al quale, oppure il13,69 % su sostanza secca' A queste domande fin da ora rispondo negativatuentc. Ma per giustificare tale risposta occorre diffondersi un po' sull'argomento, studiando bene quesl~~ sostanza ed imparando a conoscerne la natura, i C!llratteri, le proprietà. Il glutine è uno dei costituenti principa li del nucleo farinoso dt·l ch icco del frumento. Questo, come sappiamo, si può dividere in due parti, una esterna corticale, il pcricarpo, l'altra interna o endecarpo. La prima, in gran parte legnosa, forma la crusca, ma comprende anche l'embrione ed una cuticola di ceJiule speciali, detta assise aleuronica, che, secondo alcuni botanici, sarebbe il prolungamento dell'embrione stesso. Questa prhua. parte, pur contenendo una. piccola quant ità. di azoto, un decimo circa del totale, una quantità trascurabile di glut.ine ed importanti fermenti e vitamine, non int.ercssa il nostro argomento. La parte interna o cariosside o albume è rappresentata da un nucleo farinoso costituito oltrcchè da enzimi varii, - diastasi, oxidasi invisibili anche al microscopio, - da un fit to reticolato di sosta nze proteiche glutinogene, che idratate si trasformano in glutine, con le maglie ripiene di granuli rotondeggianti di amido. Il glutine, detto anche fibrina vegetale, scoper to nel 1745 da l medico bolognese B. B eccari, è alla sua volta costituito da una albumina vegetale, insolubile in alcool, detta dal Dumas e dal Ritthauscn glutine-caseina o glutenina e da una parte, solubile in alcool, formata da tre sostanze diverse e cioè la glutine-fibrina per il 70 %, insolubile in acqua, la gliadina, specie di gelatina vegetale, e la mucedina, entrambe poco solubili in acqua.. Queste tre sostanze si indicano comunemente col nome di gliadina. N elle farine normali la proporzione tra la glutenina, che è la parte che conferisce al glutine la tena• cità e l'elasticità, e la gliadina è all'incirca di l a 3. La sepal'azione del glutine dall'amido, che viene fatta industrialmente su vasta scala, per scopi analitici si esegue su gr. 25 di farina che s'impastano con poca acqua formando un pastoncino il quale viene lasciato in riposo per circa un'ora, sufficiente per la idratazione e trasformazione dei prot idi in glutine, e poscia viene sottoposto al lavaggio sotto un sottile filo d'acqua fino a completa scomparsa di amido. Il lavaggio ~ ahe dura circa un quarto d 'ora, deve essere fatto sopra un piccolo setaecio di seta onde poter ra-ccogliere le particelle di glutine che si staccano

dalla massa c può essere eseguito dirett.amente sulla mano o meglio entro un sacchett ino di t.ela. La quant ità trovata, moltiplicata per 4, dà la percentuale del glutine umido. Seccandola a lOOo_llO<O per 8 ore si ha· la. percentua.le clel glutine secco che è circa una, terza ;parte della precedente. La composizione centesimale del glutine è la segu<-nte: sostanze azotate 75, sostanze non a.zotate :.!:3, sost anze grasse 1.50, ceneri 1.50.


DJ::T, GLt"Tl:oiE =-ELLE PaSTE DA :\11!\EST R.'<

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Al fine che mi sono proposto mi necessita riporta re il pawre espre.s.-o su tale operazione da eminenti chimici. ll prof. Villa vecchia così si e:sprimt>: u Le determinazioni del glutine nelle farine, eseguite con cura e dopo avere fatto un po' di pratica danno dei risultati abbastanza concordanti fra lo1·o ''· Il prof. Ravenna scrive che l'estrazione del glut iM «è un 'operazione della massima, semplicità ma che dà dei risultati soltanto approssimativi». K ent-Jones dice : «Si constatò ben presto che iL lavaggio del glutine era una prova molto inesattan. Nel trattato del dott . .A. Luraschi leggesi: « Due operatori, pur agendo sulla stessa farina, possono ottenere risultati assai diversi. Infatti la coesione e le ca.ratt<>ristiche fisiche del glutine dipendono dai rapport i esterni. La t<>mpera.tura dell'acqua di lavaggio, le varie quantità dei sali dell'a-cqua, la. durata del lava~gio , il sistema di manipolazione, la scrupolosità di evit-a re qualsiasi diRpersione di particelle di g lutine, il metodo di impasto del campione, intluiscouo sul risultato finale )) . Si può concludere quindi, senza riportare consimili pareri di altri autori, che la ricerca del glutine in nna farina può dare delle indicazioni importantissime circa la qualità e la bontà delle farine in esame poichè è fuo ri dubbio che quando ùa una farina, o meglio ancora., come V('dremo in Sl\,rrnito, da tma pasta, si estrae un glutine abbondante, pa::;toso, elastico, di grato odore, si ha g ià la certezza di t rovarsi in presenza di un genere di ott ima qualità, ma circa la quantità che dovrebbe riscontra rsi bisogna essere molto cauti nello stabilirne, per qua.nto sopra si è detto, il limite massimo. Si potrà. magari pretendere un'alta percentuale di glutine estraibile nelle farine, ma escludo in modo assolut o che si possa fare altrettanto per le paste. E ciò non già perchè anche dalle })aste non si possa spesso, ed anzi nella maggior parte dei casi, estra rre un forte quantitativo di glutine quasi come nelle farine impiegate, ma perchè talora durante le operazioni di impast-o e di essiccamento si verificano dei fenomeni che modificano i caratteri chimici e fisici del glutine o togliendogli le proprietà agglutinanti o disgregandolo o fluidificandolo e quindi diminuendone la quant ità estraibile, ma senza alterare sostanzialmente, almeno in modo sensibile, la qualità della pasta e senza troppo menoma.rne la bontà ed il potere nutritivo. Quanto sopra sarebbe già sufficiente per g iustificare la risposta negativa ai due quesiti. Incidentalmente faccio notare çhe dalla qua.ntità di glutine estratto si può in modo molto semplice calcolare con molta approssimazione la quantità totale dell'azoto dividendo quella per 6.25 ed aumentando il quoziente di un decimo. È ovvio osservare che in tal caso l'esat tezza del risultato è subordinata alla precisione del met<ldo nonchè alla integrità della sostanza in esame. Ma andiamo oltre. Ancora, purtroppo, non possiamo renderei conto esatto del citato fenomeno, noto e constatato dai bromatologi, che cioè da farù1e ricchissime di glutine si ottengono ta-lora delle paste che ne sono povere e talora affatto prive. È vero che vi sono anche farine genuine che danno un glutine sca.rso, poco elastico, spugnoso, scuro e talvolta, anche di quelle che non ne danno affatto, come potei riscontrare la prima volta nel 1904 all'Ospeda le Militare di Bari in quattro campioni di farina , in nessuno dei qua li fu p OR!Iibilt• t•strarre

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14' 1

il glutint>. È evidc·nte che in questi casi ci troYiamo da,anti a farine a>ariate o dall"umidità o da muffe o da fermentazioni o da altre cause quali

il ri:;caldamento, l'inwcchiamento, l'in,asione di parassiti ecc. S 'intende <:be tal i farine non sono atte nè alla pau ificazione nè alla pa.stifica.zione. L . B orasio e .P . De .R.ege, che pure hanno constatato il fa.tto, nella. loro memoria cc li Pneumodinamometro » scriYono: cc Le farine mancanti di glutine o con glutine scadf·nte danno un pane pesante». Balland nèlle farine alterate pf>r invecchiamento trova che le sos.tmlJI;e albuminoidi a poeo a poco si disgregano senza diminuire: il glut inf> si modi ti ca nelle sue qualità,, perde la proprietà di riunirsi, s i fluidifica. cd è trafiportato dall'acqua di lan1.ggio. IL glutine avariato ha natura.lmente pt>rduto le sue proprif>t:ì. di coesione, di tenacità, di elastici tà: diventa solubile in quantità maggiore o minore secondo l'entità d ell'aYaria . .AlLtnalisi chim ica. si trova infatti un aumento proporzionale delle sostanze azotate solubili. Questo però solta nto per quanto riguarda le farine. Seala dimostrò che il glutine nelle farine si trasforma in corpi solubili e che il rapporto fra sostanze azot.at~> totali e sostanze azotate ;,;olubili Ya man mano decrescendo. Invece nelle paste a glutine modificato, rome ndn·uw più oltre, non vi è aumento di sostanze azota~ solubili. }{itornaodo in argonwuto notiamo cbe anche le paste possono subire le stes:,;e a\ari~> per le medesime cit-ate cause, cause però che sono facHmentl· riconoscibili da i soli caratteri organolettici. ~Ia nelle paste Yi è hen di più. La scomparsa parziale o totale del glutine si può verificare anche quando sono in buono stato di conservazione e per nulla avaria.te. .Son capita molto spesso d'imbattersi in paste a glutine in t utto o in parte modificato e dirò anzi che chi aves:;e necessità di avere del materiale idoneo da studiare, sia farina che paste, molto difficilmente riu. cirebbe a t.rovarne. :Nell'inverno scorso però ebbi l'incarico di ese.guire l'an<disi di tre campioni di paste a-limentari i quali tutt.i contenevano una quantità di glutine estraibile inferiore alla normale. È anzi interessante riportare i dati otten uti, come opprrso vedremo, sia come dimostrazione del fenomeno, sia per le varie considerazioni cui danno luogo. I primi due campioni proveni>ano da una st-e ssa partita ma erano stati presi in epoche differenti, il secondo a due mesi di distanza dal primo, in località molto lontana. e, relath·amente ai magazzini, in condizioni assai d ifferenti. All'analisi diedero i seguenti risultati: Conlplono 10

umidità .............. .. . . glutine umido . ... . . . . . . . . sosf anze azota t P • . • • • . . • . • acì!lit.à in acido lattico ... . t·ellulos:t .......... .. .... . C(-'nerJ .................. .

10.:10 % 9.11 >> . l:L 55 11 su O . 11 >> .sosta-nza o. 49 » \ sPcea l. :n »

l

11.55% 6 . 66 )) 1~.:33»

su

o.18 )) sostanza o. 49 » secca l. ;~ l ))

P re metto che quando mi trovo in presenza di ri:mlta.ti non conformi a qudli prescritti e che pertanto danno luogo a rifiuto della derrata ripeto più •olte le pl'OYe per avere l'assoluta certezza della loro esattezza e c iò pH on·ie ra.gioni!


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DEL GLuTINE SELLE PASTE DA ~~~~ STHA

I due ca.1upioni, relativamente ai dati orgànolettici, lasciavano alquanto a desiderare per il colore piuttosto scuro e per il sapore poco gradevole. La quantità delle sostanze azotate ci indica che la pasta è stata confezionata prevalentemente con farina di grano tenero. La qua,ntità del glutine però sia nel primo campione sia, e più specialmente, nel secondo, non è in proporzione alle sostanze azotate, ma molto inferiore. In quantità minore nel primo campione e maggiore nel secondo il glutine è andato disperso. Evidentemente il glutine aveva subito quelle modifìcazioni più sopra citate. Bisogna anzi dai dati dedurre che tale processo iniziato certamente durante l'essiccamento della pasta ha progredit<> col passar del tempo. Constatazione questa importante perchè, almeno per quanto mi consta, non accennata da alcuno. Si osservi che l'umidità e l'acidità sono aumentate nel secondo campione prelevato, ()()fie sopra si è detto, a distanza di tempo dal primo. L'aumento dell'umidità non deve meravigliare quando si pensi che la pasta fu fabbricata nel novembre o dicembre e che il primo campione è stato prelevato subito dopo l'essiccamento mentre il secondo fu prelevato dalla stN>Sa partita ma dopo che questa era stata trasportata molto lontano durante la stagione umida e in magazzini probabilmente umidi. L 'umidità ha favorito l'aumento dell'acidità e l'una e l'altra hanno contribuito a far progredire il deterioramento del glutine. La quantità della cellulosa, delle sostanze azotate e delle ceneri, che erano molto elevate per contenere dell'allume, erano rimaste naturalmente invariate. La qualità del1a pasta era in quest<> caso scadente e non fu ritenuta idonea all'alimenta.zione. A poca distanza di tempo dalla seconda analisi mi fu trasmesso un altro campione di pasta della stessa provenienza, coll'incarico di analizzarla. Questa pasta, che aveva buoni caratteri organolettici, diede all'analisi i seguenti risultati: umidità. . .... ................. . 12.25 ~~ 6.25 )) su sostanza secca glutine umido ................ . n sostanze azotate .............. . 16.03 ~ )l acidità in aeido lattico . ....... . 0.11 )) 0.33 l) cellulosa .. .. ................. . 1.02 )) ceneri ........................ . ))

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L"estrazione del glutine fu rip3tuta più volte ma sempre collo stesso risultato: l'estrazione era laboriosa ed il prodotto che si otteneva era di qua.lit.-1. piuttosto scadente e scarso, inferiore alla metà del normale. Anche in questo caso il glutine aveva subito un _processo di deteriorament-o ma la pasta era buona sotto ogni rapporto, il che sta a dimostrare che la qualità della pasta può essere indipendente da quella del glutine o per lo meno che la modificazione che subisce il glutine non sempre altera in modo notevole la qualità della pasta. P aste siffatte, stando ai capitolati, dovevano essere naturalmente ma talvolta immeritatamente rifiutate. E ciò non era giusto perchè si pretcnde-..;-a un forte quantita.tivo di glutine, che può non essere raggiunto, anche se le paste non siano menomate nelle loro migliori qualità. A suffragio di ciò sta. il fatto che in nessun trattato di bromatologia si t 1·ova


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indicata la pcrct' ntuale del glutine nelle past~. Pertanto se nelle p&Ste riusciamo aù estrarre un glutine ottimo ed abbondante noi possiamo essere certi di trovarci davanti ad un prodotto di buona qualità, indipendentemente da t.utti gli altri requisiti che non possono essere che soddisfacent.i: non possiamo viceversa affermare il contrario che cioè nn a pa11ta che dà un glutine quantitativamcnte scarso ma organoletticamente buono sia di catt.iva qualità. Sarebbe certo molto intere::;sante poter stabilire le cause di questa altf·razione che ogni tanto si veritica nel processo della pastificazione. .Ma indagini di que~to genere richiederebbero tempo e mezzi che difficilmente possono aversi disponibili. Prova ne sia che tutti gli studiosi del glutine~ dci quali ho letto interessanti memorie, hanno rivolto la loro attenzione ed i loro stud i su t.a le :sostanza in rapporto alla panificazione: pochissimi in rapporto alla past ificazionE'. Fra qut•sti chi ha studiato a fondo l'argoml"nto è stato il compianto dott. A. Cutolo, già direttore del Laboratorio Chimico Municipale di Napoli, il quale nel1917 fece una. int.eressa.ntissima comunicazione alla Società dci ~aturalisti di Na-poli nel cui Bollettino fu pubblicato col titolo aD g lutine nelle paste alimentari)). L 'Autore, allo scopo di rendersi conto del fatto 1 già notato da Balland, che nelle analisi delle paste la quantità del glutine non corrisponde mai alla sostanza azotata, essendone modificate le qualità, esegui parecchie analisi di paste con glutine modifica.to. Dai risultati di ben 27 analisi risulta: l o che l'azoto totaJe era normale in tutti i campioni, come pure normali erano l'ttmidità, le ceneri e l'acidità; zo che il glutine di 14 campioni variava da. 1.04- a 7.62 % ; 3 o che il glutine ùi 13 campioni era ridotto a zero; 4 o che la quantità delle sostanze azotate solubili era normale. A proposito ùi queste si osserva che, mentre nelle farine, come ho già notato, la loro qu<~ntità cresce col diminuire della quantità di glutine estraibile, nelle paste invece è stato constatato che ciò non avviene. Si può quindi stabilire che la quantità delle sostanze azotate solubili nelle paste è in relaziontl a quella degli sfarinati impiegati, dei quali è leggermente superiore. La modificazione che avviene nel glutine durante il processo di pastificazione non ha influenza sulla quantità delle sostanze azota.te solubili. Sostanziamente il glutine perde o in tutto o in parte le sue qualità caratteristiche agglutinanti e quindi la tenacità, l'elasticità, la forza di coesione ed in parte anche il potere assorbente. Noto incidentalmente che questo è certamente l'inconveniente maggiore perchè col diminuire del glutine diminuisce anche la quantità di acqua assorbita dalle paste durante la cott.ura per cui si ha una resa minore. Le paste con glutine normale a-ssorbono durante la cottura una quantità di aequa doppia di quella assorbita. dalle paste senza glutine. Si può quindi stabilire che la quantit·à di acqua a.s sorbita dalla pasta dm·ante la cottura è proporzionale alla quantità di glutine integro che la stessa cont.iene. Circa le cause che producono la modificazione del glutine si possono f:Lrc varie suppos izioni.


nEL CLUTL'\E ~ELLE PASTE t>A MI;\"f:STRA

Intanto, a parer mio, si debbono a priori escludere quelle cause cht· hanno un carattere continuativo e quindi non dobbiamo attribuire il f(·norneno alla quantità dell'acqua usata per l'impasto e neppure ai sali in essa contenuti perchè, in tal caso, si ripeterebbe sempre, mentre si produce molto saltuariamente. Dobbiamo quindi pensare a cause che soltanto <t volte possono verificarsi. Abbiamo già detto che nelle farine normali il glutine dovrebbe essere costituito da. tre pa.rti di gliadina ed una di glutl'nina. Senonchè tale rapporto non è sempre costante come fu dimostrato da Guthier (1896), dal Guess (1900), dal Snjedcr (1905), da Scala e da tanti altri. D prof. Katz di Amsterdam dedusse dalle sue esperienz(', scrive il Luraschi, che il rapporto tra glutenina e gliadina varia col tempo non solo nelle farine ma anche negli impasti col progredire dell" fermentazioni . Si può quindi pensare che una. delle cause principa.li del fenomeno sia da. attribuirsi al prevalere di uno dei due componenti sull'altro, più facilmente della gliadina sulla glutenina. Tale prevalenza può sm sistere nelle farine genuine ma con maggiore probabilità può avvenire durante il processo di pastificazione perchè si è constatato, come abbiamo già detto,chP da farine con glutine normale si ·sono avute paste con glutine scat·so. È no tu che in tale processo le farine vengono impastate con una. terza parte circa di acqlla molto calda e gli impasti vengono lavorati fino ad ottenere una massa. omogenf:'a che poi viene introdotta nei torchi da cui esce foggiata nei diversi formati. Le paste così ottenute, essendo ancora umide, vengono fatte seccaré o naturalmente, esponendole all'aria, oppure, nella maggior parte dei casi, mettendole in a.pposite camere essiccatrici nelle quali viene fatta circolar~ nna corrente di aria calda. n processo di essiccamento può durare dalle 24 alle 48 ore ed anche otto giorni se eseguito all'aria. Il tempo quindi durante il quale la farina resta a contatto con l'acqua di impasto non è snccessi>amente lungo, ma nemmeno molto breve e può essere sufficiente per modificare o il rapporto fra le due sostanze o qualche loro proprietà. È vero che nessun lievito viene aggiunto agli impasti ma è anche vero che ci troviamo in presenza di una sostanza ricchissima di fermenti vari ed attivi. Si può quindi prospettare l'ipotesi che nel processo di pastificazione o durante l'impasto o durante l'essiccamento uno dei tanti fermenti della farina svolga improvvisamente la sua, attivit·à, si sviluppi e prodt~ca tali fermentazioni da modificare le proprietà del glutine nel senso indicato e cioè alterandolo in quantità proporzionale alla durata della ferrnetazione. Altra causa saltuaria potrebbe riscontrarsi durante il periodo di essiccamento in una eventuale incostanza della temperatura o in un impro,·viso eccessivo riscaldamento oppure in un susseguirsi di aumenti e diminuzioni di calore. Tanto questa causa quanto la precedente sa,n>bbE>TO suliraga.te da questa mia considerazione che l'alterazione del glutine si deve verificare indubbiamente molto più spesso nelle paste fabbricate nell'Italia Meridionale, dove l'essiccamento viene di frequente fatto all'aria. aperta e quindi prolungato talora anche per una settimana e pii1 , che non dalle nostre parti dove l'essiccaruento viene fatto solo ad aria calda, in locali o.ppositamt'nt.e costruiti ed opportuname nte V('utilati Nl è


IH

p1·rta.nto multo più rapido. Ciò lo arguisco dal fatto che il Cutolo, quando

fa<:ent i suoi studi in proposito, aveva la r~a messe di campioni di paste con glutin(· modi ficato d <t (':>a mina re e doveva pt:rciò trova rne con somma fa<'ilità.. come dimostrano le nlmlerose analisi che egli ha potut<l fare, mentre da noi è un raso raris,.imo tro•arne qualcuno. ~o n è d a escludersi del rest,o che le due cause sia-no concomitanti e si intPgrioo a ·vicenda. Acl ogni modo quahmque essa sia, resta fuori di dubbio che la discussa modifi<:azione chimica e struttu rale dl:'l glut ine durante la pastifìcazione non diminuisce SPn:sibilnwute 1a quantità totale dell 'azoto e non altera natnralinente il valore nutritivo delle paste. Ora qui n! li , con rA~gio n Vt'dnta, possiamo confermare la risposta nega,ti,-a a,i dut> quesit i in principio formulati e cioè, quesit<l primo, non essere nf:'cessa rio, JPerchè una pasta sia di buona qua.Jità, che dia sempre un 'alta p('rcentuale di glutine e t.anto nwno, quesito Sf'Condo, si può pretendere che il glutine estraibile non )iia, inferiore ad una data quantità, specialmente poi quando quest~t quant it,à è sta.bilita in una cifra molt<l elevata. Bisogna quindi l a.~;ciare al criterio del chimico a,nalista, al suo buon senso, a.Ua sua pratica l'emet.tere dalla qualità e quantità del glutine es tra tto in rapport o agli altri dati analitici uu giudizio definitivo sulla maggiore o minon• bontà della pasta e stùla o non accettabilità. HPsta ora a vedere in quale momento della pastifìca.z ione avviene l'alterazione del glutine. A tale seopo il Cutolo, che poteva disporre di larghi mezzi, ha potuto st'guire t.utto il periodo di fabbri cazione delle paste esamina ndo i prodotti m·lle diverse fasi e cioè: farina, pastone, gramola, trafila; riposo; essiccatoio; pasta , ed ha constatato che (( la quantità di glutine estraibile climinuisce di poco fino al periodo di riposo, indi subisce una sensibile diminuzione durante l'asciugamento fino a fornire cifre ba ssis.sime ed a Silarire completamente». La mag-giore alterazione avviene quint. i duran t<~ il periodo dell'essiccame11to. È inter essa,nte nota re come da uno stesso impasto abbia in un oeaso ottt>nnto della pasta corta con 10.64 % di glutine e della pasta lunga col 2.60 % ed in un altro ca.so. e ciò per citare ~;;oltauto due esempi, da una stessa Sf'mola, ma in due preparazioni abbia ottenuto in una 11.10% e nell' a ltra zrro. Tali differenze vengono attribuite a l modo con cui viene com'lotto l·es:;i<'ca rnento e alla sua durat a. È importante constatare, come bo già osserva.to, che dai risultati ùelle mie due analisi in precedenza riportati si deduce che l'alterazione del glutine, quando naturalmen.t.e non è completa al termine della pastificazione, può non anesta rsi a questo punto ma proseguire a,ncora. Avrei cosi esaurito l'argomento se non mi premesse di esporre qualche a,ltra considerazione sulla quant ità del glutine e delle sostanze proteiche ~; i a nel!(• farine che nelle pa.rste. Prima però mi è necessario riportare una tabella. indica11tc la composizione media delle farine di grano tenero ed mùtlt ra,, quella dc•lle diverse qultlità di paste alimentari che, come è noto, ;;ono fat te generalmE'nt.e d i semolini di grani duri. La prima è riportata dal « ::\la nu al(' tltd medicamenti per gli O ~:>peda li )lilitari )) Vol. 2o e l'altr-a dal t rat1'a1o <d .. a, cll irnica, dP~tli alinwnt i >l del prof. G. Issoglio.


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Composizione delle farine di grani teneri

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Acqua ....... . .......................... .

12 .5ft

1:? .50

Ceneri .................................. .

O.til!

1.00

Acidità in ttc. lattico .................... .

0.05

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Azoto ..................... : ............. .

l. SlJ

:2.00

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Sostanze nzot11te . . . . . . . . . . . . . . ......... .

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11.19

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Cellullosa ................................ .

0.30

0.60

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Glut ine secco. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Composizione delle paste alimentari 1• Quolità

Il• QunUtù.

111• Qmdita

Acq ua .................... .

7.25-16.~0

7.02 - 10. 11

; . -;n - 11. 82

Ceneri .................... .

O. 30 -

l. Hl -

I.-t:!

2.23 -

2.32 \ ~

Proteine .................. .

7.61J - 13.1i4 1 14.31 - 15.50

16.Ufi -

18.50

l~

Grl:lSSÌ .•...... •. . .....•....

0.:28- 0.80

I. 31 -

l.-;~

l. i6 -

l. 90

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CeUulosn ................. .

o.:!1) -

0.35 . . 0.5ll

OA t-I -

O. 61) \

i5. iU - X.:?.60

7i.~2 - i~.80

Amido ................... .

O.i<4

0.40

i5.00 - ~i.30

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Normalmente le farine di grano tenero contengono dal 25 al 40 % di glutine umido (dal8 al13% di secco) ed una quantità maggiore quelli:' di grano duro. Nello stes.so nucleo f~trinoso la quantità. di glutine a nmeura dal centro alla periferia. Ho già detto che il glutine non rappresenta mai la tot·lliti'L delle :;o:> l aure azotate del frumento perchè una 1uinima parte di farina resta a•lerentt> alla. crusca e perchè, anche nelle farine normali, una parte delle sostanze azotate è solubile. Nella. prima tabella riportata osserviamo infatti che le c-ifre ùel ghu iue sono inferiori a. quelle delle sostanze proteiche. Ne r.onsegue, qtuudi. c·he la quantit~ di queste da. richiedersi dovra essere superiore a quella •l el glutine, ammesso ch e, per l'avvenire, se ne stabilisca nuovamente il quau Lita.t ivo. Teoricamente, ad es., al 13.69 % di glutine secco do n'ebbe corri,;pondcre


1-16

DEL f;LCTI:'>E );ELLE

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non g ià una qu<tntità inferiore di sostanze proteiche, ma, una quantità super iore e cioè i115.05 % . Se poi es:tminiamo gli altri componenti, sia delle farin e che delle paste, ci accorgiamo che tutti (eccettuato l'amido che si comporta al contrario) e cioè ceneri, acidità, protidi, grasso, cellulosa aumentano col peggiorare della qua,Jità. Nelle migliori abbiamo i quantitativi minimi, nelle più scadenti i m:t::;simi. Quindi anche per le sostanze prot-eiche si dovrebbe stabilire la -c ifra entro la quale dovrebbero essere contenute: la cifra cioè dovrebbe indica.re il massimo da non superare e non il minimo da raggiungere. Se, adesso, prendiamo come base la già citat-a percentuale dell3.69 di glutine secco come quantità minima succede che per poterla superare occorrerà jmpiegare semolini di seconda o di terza qualità, anzichè, come sarebbe prescritto, i migliori semolini provenienti dall'alta macinazione dei grani duri. Cosi facendo il fornitore pot rà correre il rischio, se esagererà nella quantità, di spallare negli altri dati ma, a tutto suo vantaggio, produrrà una pasta più scadente che però avrà la quantità di glutine richiesto, purchè, s'intende, non si verifichi il fenomeno di cui abbiamo paFlat<l. Se invece vorrà. attenersi alle condizioni imposte ed aooettate ed impiegherà semolini di prirJtissima qua lità, farà. una pasta indubbiamente ottima ma molto probabilmente con una quantità di glutine minore della contrattuale e quindi non accettabile. Bene quindi ha fatt<l la D. G. C. M. a sopprimere dai requisiti delle paste quello relativo alla quantità del glutine e lo scrivente ha maggiormente ragione di compiacersene essendo tale soppressione una conferma. ed un riconoscimento della esattezza dei concetti sopra esposti e che furono da lui già fatti presenti durant-e lo svolgimento di una pratica di ufficio con la citata Direzione fin dal 22 febbraio 1928. II glutine. !tt principtth• dollf' sostanz•· proteiche <.Iella. farina d.i frumento e dei suoi derivati, .il pane e le past-e, viene fatto conoscer e nei .suoi caratteri e ne li P. s u IO' proprietà.. Scopo della m E"moria è di fare noto un fenomeno speciale di questa sostanza la quale subisce talora modifica.zioni tali che non ne per· metton o più l'estrazioJW totalt' da lle paste, pur non a lterandone il valore nutritivo, ma sufficienti, fino a poco tempo fa, p e r farle rifiutare ai collaudi. Varie ipotesi vengono esposte p er spi egare il fcnomE"no. La memoria t ermina con alcune conside ra zioni sulla quantità. delle sostanze azot-ate riehiE>sta nei contrat ti in rapporto agli a ltri componenti d elle paste stesse. A t;TORIASSUNTO. -

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CASISTICA CLINICA OSPED ALE MILITARE DI KOVARA

D t \"ISIO~""E D EI.LA SFOIIZESCA

OSTEOCONDRITE DEFORMANTE GIOVANILE O SUB- LUSSAZIONE CONGENITA DELL'ANCA? Dott. Antonino Panagia, tenente colonn~ llo medico

Lo studio df>lla ost<•ortmdrite deformante gionnile dell'anca (o coxa plana) è relativamente recente: solo nel 1909 e 1910 cominciarono a comparire d.ei la,ori ùi diversi autori (Calvé, L egg, Perthes, Waldenstrom) che trattavano l'uno indipendentemente dall'altro di questa affezione, della quale però si può dire che, se per essa esiste accordo qua-Si completo nei riguardi della flintomatologia clioic.a e dell'aspetto radiografico, molto disparate sono le opinioni circa la et.iopatogenesi e non tali di certo da chia.ramt>ntf' individualizzarla. nel suo modo di essere, di formarsi e di svilupparsi. Ora io credo che così stando le cose, qualunque più modest-o contributo e l'illustrazione di nuovi casi, per quan,to gra.nde possa essere il numero di quelli già pubblicati, si debba sempre considera.r e come opera. utile, se anche ta,le opera possa costit uire una ben piccola pietra dell'edi· ficio che si vuoi costruire. Ta.le convinzione mi induce ad illustrare il caso di cui è oggetto la presente nota, caso che, se pur si riferisce a d affezione relat ivamente non molto rara, ci dà almeno occasione di fare una disamina, che però non vuole avere la. velleità di essere completa, delle diverse opinioni espresse dagli .AA. che se ne sono occupati nei riguardi dell'etiopatogenesi d<•ll'a.Jiezione stessa . .~. G., di mu1i 21: entra in ospC'dnle il 3 ottobre 1933. Padre e m a dre viventi e sani: un fm.t.ello e d nn sorrlJ P pure vivC'nti e S>mi; due frate lli morti in t en era. età per m a ln.tt ia impreC'isnt.u.. All'età di !SE'i anni il P. pa re che ha av,uto infra.zione a.Ua tibia sinis tra . IJ"I' cui portò pcx· due mesi tlppm·ecchio go::<.'>l.lto; d ella lesione p er·ò gwwl p nrfe t tamente, e d i11fatti a ll'c:<arnP mdio lo~i co nulla è stt,to riscontrato a ttua lmente a carico delle os"t\ d e lla _gamba S. che possa indicare una pregres."ì\. lesioM. Cinque noni addietro fu colpito da febbri piuttosto e levate che g ii dura· rono una di t'Cina di giorni t>d in SPJ.<tti to a llf' qnnli gli re!-liduarono d olori che d al ginocchio ::ì. s i innditn·ano su per la <'oscin. ii no all'articolazione coxo-femorale S. e che gli limitantno In lihora fnn?:ionnlità de ll'art-o. Fu sottoposto a d applica· zioni d itl.termiche prolungate cd in seguito a queste dopo circa tre m esi gu~nì qu[\.,'> i completam ente. P c>rò d a allo ra o_gni sforzo determina all'arto inferior<' S. doloro che i niziandosi U>\1 ~inocchio s i irrndia ti no all'Hnca. IncorpOnl.to in un R Pggim••nto d el prt•sidio il L9 settembre 1933 il giorno 3 ottobre succeF<!>iYo ,-i•mE' fntto r'ÌCO\"Prnre in Ol'pl'chtle perché da sei giorni ave\'a cominciato 1\d ll\Tet·tire d•>lori alrn.rticolaziont- coxo-fem orale S; d etti dolor·i si c•rtmo in i7.i~tti dnpo c hr> il P. era ;;:tato sottoposto ad nna m a rcia. Aveva a vu to nc;oi primi g iorni lieo,·e rialzù t t• rnlico (37.5): alvo semprl" regolRr't' e minzione nonnale.


OSTEOCONDltiTE DEFORM..U.'"TE GIOVANILE E CC .

.·

149

Il P. è individuo di costituzione piuttosto gracile, con colorito roseo della cute e mucose visibili. Presenta strabismo divergente dell'O. S. Torace a tipo astenico, con fossette sopra· e sottoclavt>ari roar'Cate, angolo del Louis evidente, scapole leggermente alate. Sistema liniog.la.ndolare: niente da. rilevare. Nulla di patologico all'esame degli organi della. cavità toracica. e dell'addominale. Sistema nervoso integro. All'esame degli arti inferiori si nota: ingmndimento della cresta iliaca a sinistrae dolorabìlità. precaria su ques ta a partire dalla spina iliaca anteriors uperiore. I mo\<;m enti sull'articolazione coxofemorale e sui femorali dei due lati sono d i aznpjezza. non:nale; però a sinistra il movimento di abduzione si arresta sot.to la contrattura degli adduttori. Imprimendo nll'tu·to inferiorfl di S. un movimento ùi spinta ve rso l'alto con la pr<'ssione sulla pianta del piede si provoca dolore in corrispondenza dell'a.r·ticolazione coxofemorale; tale dolore, del resto relativam ente lieve è più accentuato nei m ovimenti e spocialmente in quelli di Radiogramma A. - Anca normale. flessione e dì t•ota zione della coscia. L'arto inferiore sinistro è più corto di un centimetro rispetto al destro. La muscoJatura dell'arto inferiore sinistro è ipotonica, con piega glutea legger· mente abbaS'3ata e na tica appiattita; esiste poi ipotrofia di uno a due centimetri all'arto inf. S. a seconda i d iversi segm enti. L'esame neurologico è complet11-

Rad.logramma B. - Soldnto l\!. G.- A.nca !';,

Radlogrnmmn. C. - Soldato M. G.- Ancn D.

n:'ente;: negativo;( i rifl es.<Ji, portata speciale attenzione a q udii degli arti infenoti, sono normali e simmetrici in ambo i lati. Cutireazione: negativa. E same delle urine: negativo per la presenza di elementi morbosi: R. Wa~setrnann e Meinicke sul sa.ngue: negntive. Dosaggio del 4 · - Gi01"n-ale di medicina militaT6.


150

CH ic io n r l

OSTI::OCO ::\DIUTE DEFOJUIANTE O!OYANH.t;; F.CC. ~:<angHe

col m inom ,>todo

K nl rnC' r- Ti!<d>l l·nnn.e-r.

13,5 % (un

po'

~11mr>nfnt o).

L 'el'arne l'lH I iol!mfieo d{·Ira rt ieolnzion.~ eoxof\'tnOI'Al<' S 8 m<>t te in evidenza i segni di una ddormazione sub-lutemle ù e lln t cstu fpmorult! ch e incide con il caratt.eristico reperto d e lla ost.-oconùrit r di l'enhes. (Yedi Radiogr>lnuna. B).

La malatt.ia eli Pt>rlh('S o « osteocondrite d<>formante giovanile dell'anca » è, come già si disse, di illustra.zioue relativamente recente: il Pcrthes, da cui prende il nome, ne fece la, descrizione completa nell'ottobre del1910; ma già Legg nel giugn" 1909 e Calvé in luglio dello stesso anno avevano pubblicato delle osservazioni con radiogra,fie di una.« malattia nuova ed acquisita'' dell'anca, nel fanciullo, caratterizzata clinicamente da una passeggera zoppia e radiografìcamente da una deformazione, d "a.ltra parte molto variabile, della testa del femore. È conosciuta anche sotto il nome di coxa-plana, essendo stata in seguito con tale denominazione descritta dal Waldenstrom. A tale proposito, ed in tema di rivendi(~azioni italicbe, bisogna ricordare cht> già nel 1908 Galeazzi descriveva, «col nome di epii:ìsite distrutti·ya dell'infanzia un gruppo di lesioni che si svolgevano nei capi articolari infantili ancora costituiti essenzialmente da cartilagine, Còn prdt'réuza. per l 'articolazione dell'anca, e, trattando de'gli esiti di queste aiiezioni, dimostrava elle taluna volta, guarito il focolaio epifisario, la testa femora.l e o percbè sprovvista di rivestimento ca.rt.ilagineo diartroidale o per essere residuata nel tessuto dell'epifi.si femorale una grande plasticità. ed tma deficiente resistenza, il cappuccio cefalico si schiacciava e secondariamente il carico portava lentament-e, a distanza, al quadro clinico conosciuto col nome di osteoartrite deformante giovanile». Certamente a fare la descrizione estesa del vero e completo qua.dro clinico dell'affezione fu il Pertbes, il che giustifica che da detto autore l'affezione stessa prenda il nome. P er quanto riguarda il quadro clinico gli .A.A. p arlano quasi unanimemente di affezione abbasta.nza rara, ordinariamente unilaterale, qualche rara volta bilaterale, e che si manifesta per lo più fra i 5 e gli 8 anni (forma. inf;mtile), raramente prima,, o dopo (forma giovanile). I piccoli pazienti

com.incia.uo a poco a poco a zoppicare oppure a lagnaJ>si di dolori all'anca. All'esame obbiettivo può trovarsi un leggero allungamento dell'arto, clw in seguito è quasi sempre rimpiazzato da. lieve accorciamento. Si può riscontrare, ma non sempre, lieve ipotrofia muscolare, per 'atrofia del quadricipite, e dolore alla pressione della testa. femorale. E siste invece sempre limitazione dei movimenti, specialmente di quelli di abduzione e flessione: tale limitazione è da attribuirsi specialmente alla tensione muscolare, come banno dimostrato i >ari esami praticati in n arcosi (Micotti). Non vi !>ono attitudini viziose da contratt.ura. In casi eccezionali, specialmente di antica data, possono avvertirsi crepiti articolari. Stato generale ordinariamente buono. Si hanno insomma tutti i sintomi di una affezione articolare, che il più dell<' Yolte non si riesce a bene individualizzare e p er la qna.le si pone la diagnosi di coxalgia. È l'esame radiografico che, col suo aspetto carat.teristico, ci porta alla esatta diagnosi:anzi ta.Ivoltoa, mentre noi crediamo di t rovarci dinanzi ad una affezione unilaterale, ci fa, trovn.re tutte e due le anche ammalate, come pure incidentalmente ci dà la sorpresa di fa.rci constatare in un'anca un'affezione sviluppatasi per il resto a. de<:orso clinico C(lffilJleta.mente muto.


OSTEOCO~'"DRITE

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DEFORMANTE OlOV.A~E ECC.

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Il quadro radiografico, come si è detto, è caratteristico: si ha in principio un aspetto più o meno chiaro dell'epifisi del capo del femore con aumento di volume dello stesso, e la testa femorale è allontanata, disgiunta dal fondo del cotile e può essere abbassata; in seguito la testa si appiatt.isce a forma di focaccia presentando delle zone oscure e chiare alternativamente, fatto questo che si può constatare anche nella zona bulbare del collo, il quale si presenta allargato ed i.nllpessito ma senza alcun c.a.mbiamento nel suo asse di direzione; infine si può trovare il collo affondato nella testa femorale che si è appiattita su di lui e lo ricopre a guisa di un berretto basco sulla testa umana. n cotile sarebbe in genere int.atto o ben poco modificato e normali sarebbero i rapporti tra cotile e testa femorale: su ciò per6 torneremo diffusamente a parlare trattando della etiopatogenesi, essendo tali ultime constatazioni non concordemente ammesse da tutti gli AA. Per quanto riguarda l'etiopatogenesi le opinioni, come si è già avanti accennato, sono tutt'altro che concordi: da-gli .AA. che sostengono una origine esclusivamente traumatica si va a quelli che dicono di trattarsi di una forma infettiva o di una forma esclusivamente co~genita; ed ognuno ~ppoggia la propria opinione e sull'andamento clinico e sull'esame radiografico: si potrebbe pensaJ"e, come più ampiamente diremo in seguito, che tale disparità di vedute possa dipendere da un lato dl\1. fatto che varie possono essere le cause che possono portare al manifestarsi della malattia e dall'altro che i diversi .AA. abbiano avuto agio di studiare la malattia in fasi Qjverse del suo sviluppo e del suo

dooors.o. Legg, e cosi pure P erthes, appoggiati in seguito da altri AA. nella loro c<>ncezione, ritennero dapprima il trauma unico come causa deternrina.nte della malattia, avvalorando il loro giudizio sia dal fatto che il trauma stesso era testimoniato ed apportato dai famigliari del P. quale causa unica. dell'insorgere dell'affezione, sia dal fatto che l'a.fiezione medesima si manifestava molto spesso in segtùto alla riduzione di una lussazione congenita. Ma gli stessi suddetti AA., quando ebbero ad osserYa.re ca.si in cui assolutamente non esisteva nell'anamnesi alcun trauma e casi 1nsorti in anche non lussate, pur non :abbandonando l'idea dell'origine traumatica, pensarono che non si dovesse trattare di trauma unico ma di trauma, per quanto di lieve entità, agente in modo continuativo. Galeazzi pensa pure all'azione di piccoli traumi ripetuti che agiscano stilla cartilagine diartroidale della testa e del cotile, ma non esclude per qualche caso che l'affezione abbia trovato condizioni favorevoU al suo sviluppo in un :pregresso fatto infettivo svoltosi nell'articolazione. Il Waldenstrom ritenne in un primo tempo che si tratta.sse di affezione di origine tubercolare;. in seguito, per il ma-ggior numero di casi osservati, scar tò l'ipotesi suddetta e si orientò piuttosto verso la concezione di una prerosposizione ereditaria. Concezione questa per a.lcuni casi condivisa. da Cal-.é ed altri, compreso il Pm·thes, ed in Italia dal Delitala, in base al fatto di averla riscontrata in due membri della stessa famiglia (due fratelli, fratello e sorella, padre e figlio), come pure in un bambino nato da madre affetta da luasazione congenita o il cui padre era leggermente claudica.nte ed in bambini presentanti osteocondrite deformante da un lato e d~tll'al-


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tro lussazione congenita dt'll"auca. Delitala. e Wril ha,nno supposto che si tratti di alterazioni primordiali del nucleo epifisario, alterazioni che si vengono facenùo ma,uifeste con l'iuvolUtZione del nucleo stesso verso l'ossificazione, ma il cui punto di partenza debba venire ricercato in un vizio primitivo di essa, o acquisito nei primi tempi della vita embrionale, come si può supporre succeda, e con fondamento, per quelle alterazioni dell'anca che portano alla, lU13!$a,zione congenita (Micotti). La teoria suddetta ha però parecchi e forti oppositori, fra cui in Italia l'Uffreduzzi, sia per il fatto che essi l'hanno riscontrata in articolazioni che già esaminate radiologicamente in precedenza e:rauo state riconosciute del tutto normali, sia, per la mancanza di sintomi clinici che dovrebbero mauife. starsi fin dalla nascita od almeno fin dall'epoca dei primi passi del bambino. Altra teoria sostenuta è quelll:b che si tratti di una anormalità costituzionale del tessuto osseo di alcuni individui, tessuto il quale in presenza di fattori traumatici od infettivi vari reagirebbe in modo speciale dando il quadro morboso dell'a,ffczione di cui parliamo. .Accanto a questa è da citare la teoria dell'origine esclusivamente infettiva, fondata sul f atto che si era constatato l'insorgere della malattia in seguito a reumatismo, scarlattina, difterite, polmonite, influenza, ecc. E, tanto per essere completi il più possibile, a.ccennerò alla teoria della origine sifilitica., a quella trofoneu:rotica, a quella de1la secrezione interna e della rachitide, teorie tutte che se pure hanno avuto dei sostenitori non hanno potuto reggersi al vaglio di una serena critica, giacchè non poterono essere confermate nè da dati clinici o sperimentali nè dal

fattore terapeutico (Wassermann negativa, mancanza di manifestazioni di sifilide sia acquisita che ereditaria, risultato negativo della cura. opot erapica. od autisifUitica), e per quanto riguarda il rachitismo fu più facile ammettere, nei casi ad esso riferiti, che si t rattava più che altro di una coincidenza pura e semplice delle due affezioni. Allo stesso modo come è ammissibile che ci siano dei casi di osteocondrite dell'anca in pazienti eredo-sifìlitici o presentanti fatti di disendocrinismo o endocrinopatie vere e proprie, senza potere per altro da questi casi trarre un vero nesso clinico di causa ed effetto e andare quindi ad una affermazione etiopatogenetica d'indole generale. Diro in ultimo della teoria del Oalot e dei suoi seguaci, e ciò non perchè essa sia la meno importante, ma perchè è quella suUa quale più a, lungo voglio fermarmi. Giacchè, se anche non si può llegui:re l'Autore suddetto nella concezione la più rigida ed assoluta delle idee che egli da anni sostiene, è certo che la sua teoria off.re dei dati molto suggestivi, oltre ad essere basata su documentazioni statistiche (sia anatomiche che radiologiche) numerosissime e di indubbio valore. Il Oalot, appoggiato in seguito nelle sue idee da L enormaut, Murk Jansen, Ombrédanne, Laquerrière, Gourdon, Ou:rtillet e Tillier, Fouchet, Poisonnier, Ohevalier, ed altri ancora, in una serie di articoli, di cui il primo rimonta già al 1921 e l'ultimo fu pubblicato nel decorso 1933, va molto appassionatamente sostenendo che l'osteocondrite giovanile, come del resto anche il « morbus coxae senilis »1 le artriti croniche o deformanti, il reumatismo dell'anca, altro non sono che sub-lussazioni conge-


OSTEOCO:SDRliTE DEFOR~UNTE GIOVAXI[.E ECC.

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nite dell'anca non diagnosticate come tali. E dice ehe quando il Dupltytren descrisse la lussa.zione completa congenita dell'anca non v,ide che una parte, e per dippiù la JPiù piccola, della verità. Gia.cchè accanto alla lussazione, ma con frequenza di molto maggiore, esiste una sub-lussazione congenita. dell'anca, sublussazione che, in base ad uno studio anatomico di 1400 anche prese in blocco, studio i cui risultati vennero poi confermati da migliaia e migliaia di esami clinici e radiografici, egli calcola esista nel 3% dei soggetti di ogni età, venendo cosi a. rappresentare la malfoi·mazione congenita di gran lunga la più frequente dell'anca. Questa sublussazione ri.marrà in tale stadio per tutta la vita, non diverrà mai cioè una lussazione completa, ed avrà un decorso clinico completamente muto fino a tanto che una causa o fisiologica, come la gravidanza o la senilità, o traumatica, o patologica, come una malattia intercorrente o la diatesi artritica, non verranno a. romperne l'equilibrio. Ora evidentemente l'azione occasionale di dette cause non farebbe che esteriorizzare clinicamente la malformazione congenita fondamentale, la quale « è stata finora miscono&ciuta : 10 perchè può non manifestarsi clinicamente {con zoppia o dolore) che a 5 - 20 - 60 anni; 2o perchè il suo primo sintomo o il più evidente od anche il solo può essere, invece di zoppia, un dolore talvolta vivissimo, tanto da. inchiodare il malato sul posto o anche da farlo gridare. Ora la mentalità dei medici è tale che dinanzi a sintomi funzionali assai tardivi, o ad un dolore acuto, essi non pensano alla possibilità di una lesione congenita, e che se tale pensiero loro viene lo rigettano subito, automaticamente. (Calot) J). Nella sublussazione la testa femorale deborderebbe il cotile di un terzo o di un quarto non abbandonandolo · del tutto e, contrariamente a quel che si osserva nell'anca normale, in cui la forma della testa femorale e del cotile è rigorosamente sferica e l'incastro della testa è completo, sii trova. imperfezione di forma delle ossa che non sono più rigorosamente sferiche ed imperfezione di incastro della testa; mentre anatomicamente il cotile normale è regolarmente semicircolare, a forma di una mezza arancia, nella snblussazione è « ovalizzato n, a forma di un mezzo limone; la testa femorale infine è esteriorizzata. Radiografica.mente nell'anca normale l'immagine della volta coti-

loidea. è rappresentata da. una linea regolare e con direzione generale sen-

... < ,.

..-

sibilmente orizzontale; in quella sublussata si trova un cotile a volta obliqua. in alto ed in fuori e la testa non è in buona parte ricoperta dalla volta, mentre normalmente è per intero ricoperta; ment.re in un'anca normale la curva del fondo del cotile e quella della volta si continuano formando una sola curva, in quella sublussata detta continuità non esiste e vi ha nel loro punto di unione nno sbiettamento più o meno accentuato. Pa.tognomonico infine della lussazione congewta sarebbe il cosl detto • cotile a doppio fondo o cotile a doppio piano di Oalot n, formatosi per il fatto che la testa femorale, parzialmente lussata e dislocata. sia in fuori ed in alto quasi sempre, sia in fuori direttamente qualche volta, si crea nella anorma,Je sua nuova posizione un nuovo fondo , un secondo fondo, situato all'infuori del fondo normale, del primo fondo, e da questo


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OSTEOCONDRtTE DEFOR/vll\l>"'TE GIOV A!'lLE ECC.

più o meno lontano, a seconda il grado di spostamento in fuori della test-a ft' morale. Testa femorale la quale quindi 1 per l'a,normalità del cotile dà un lato ed in conseguenza del suo spostamento dall'altro, si troverà a lavorare in condizioni statiche difettose, venendo per tale motlivo alla fine a subire una deformazione che si può riportare a due forme principali: quella a berretto e quella. a fungo. Tale deformazione si avvera anche per il fatto che, come il Calot dice, «queste ossa delle sublussazioni congenitA> h:tnuo un trofismo speciale, tutto personale, caratterizzato da una straordinaria plasticità, da una fertilità ost(~ogenetica più straordinaria ancora (fertilità però ordinata e non erratica e più o meno a.narchica come quella che caratterizza il trofìsmo delle artropatie tabetiche ad esempio) e dal btto che sovente si osservano ineguaglianze di tinta radiografica della testa, del collo e del cotile in seguito a semplici ineguagliauze della ri-

partizione del calcio n. Si comprende facilmente come tali tre proprietà caratteristiche, esistenti allo stato virtuale in anche già maJ calibrate e ad equilibrio sempre più o meno instabile, messe in moto, esteriorizzat.(> in un dato momento in gradi variabili e sotto azioni anch'esse variabili per natura e potenza, possono dare forme e tipi morbosi diversi, che ad ogni modo non debbono considerarsi che come a,nelli intermedi della stessa catena, anelli rappresentati dalle artriti secche croniche o deformanti, dai reumatismi, dal morbus coxae senilis, dalla osteocondrite giovanile dell'anca, affezioni tutte nelle quali sempre e faeilmente si ritrova però il complesso anatomico e radiografico patognomonico d ella sublussazione congenita. E parlando specificatamente della. osteocondrite giovanile il Calot afferma, in ba-se ad un esame comparativo di fi. gure e radiografie dell'anca normale, di quella a,f fetta da sublussazione congenita e di quelle etichettate con la diagnosi di cc osteocondrite '' o di u co:x:a-plaua 11 che queste sono sempre delle sublussazioni congenite che nè Perthes, nè Legg, Waldenstrom e tutti gli altri pa1·tigia,ni delle loro idee avevan saputo riconoscere, concludendo col dire che « la pretesa malattia nuova ed acquisita di Legg-Perthes non esiste, è un errore di diagnosi, è un mito che la radiografia mal letta aveva creat{) e che la rad iografia ben letta dissipa ». E nei suoi articoli riproduce delle radiografie pubblicate da P erthes e Legg, in cui questi AA. parlavano di « cotile normale e di testa a posto n e dimostra facilmente che il cotile è a volta obliqua. e non orizzantale e che la testa in gran parte non è ricoperta dalla volta, oltre al fatto che l'incastro delle superficie articolari n,ou è perfetto; come pure per tre casi (di M:. Sorrel, 1\I. WaJdenstrom ed :M:. Carrel), per i quali gli si obbiettava che le r adiografie prese subito dopo il primo segno clinico non avevano ancora dimostrato alcuna lesione dell'anca, riporta le tre radiografie e dal loro esame comparativo con quella di anca normale effettivamente riesce a dimostrare in modo indubbio che le tre anche che i suddetti AA. avevano dato come normali non lo sono, e portano invece i segui, più o meno marcati, della sublussazione congenita. Ed infine in diversi congressi di Chirurgia ha potuto dimostrare in più di cento ra.diografl.e di casi di pretesa osteocondrit.e pubblicati da P erthes, Legg, Calvé, ecc. elementi patognomouici caratterist ici della sublussazione congenita. Il Oalot cita poi due particohnità caratterist.iche dell'affezione di


OSTEOCONDRITE DEFORMANTE GIOVANILE ECC.

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cui di discute e che per lui rappresentano due a-ltri argom<.'nti forti~;simi, se ancora ce ne fosse bisogno, a favore della origine congenita dell'atiezione stessa: l o la bilateralità frequentissima, pur << con gra.ndi variazioni di tipo e di grado ll1 delle lesioni ra-diografiche. Questa era ritenuta eccezionale, e forse tale appariva specialmente perchè con criterio del tutto errato si faceva il paragone con il cotile del lato presunto sano, il quale era malformato anch'esso, e si finiva talvolta col dichiararli normali tutti e due. Invece a gradi variabili, radiograficamente, e facendo con·ettamente il paragone con la radiografia di un'anca normale, si trovano in p iù della metà dei casi lesioni bilaterali, pur essendoci talvolta silenzio clinico da un lato; potendo anche succedere che l'anca silenziosa clinicamente è la più deformata radiograficamente; 2o tutte le prove di cultura e tutte le inoculazioni di pezzetti di sinoviale, cartilagine od osso prelevati da anche in cui era stata diagnosticata una << osteocond1:ite » diedero sempre risultato negativo. Ora. effettivamente è certo che il fatto della bilateralità della lesione escllude senz'altro una delle teorie specialmente accetta.t e, e cioè quella della origine traumatica: non si saprebbe immaginare che molto difficilmente, e quindi dovrebbe costituire l'eccezione e non la regola, un trauma ehe agisse contemporaneamente sulle due anche. Però è pure fuor di dubbio che ci sono, se anche rari, dei casi di affezione bilaterale in cui, esa.minate radiogra.ficamente tutte e due·le giunture in occasione della comparsa dei .segni clinici da un lato, l'articolazione clinicamente muta fu anche trovata radiograficamente normale; mentre in seguito comparve in questa la malattia. con i suoi segni tipici e contemporaneamente un nuovo esame radiografico diede anch'esso il reperto radiografico dell'osteocondrite (Riedel ed altri). Come pure esistono indubbiamente dei casi in cui in una articolazione, che in antecedenza e per altro fine osservata radiograficamente era stata trovata con testa femorale e cavità cotiloidea. normali, venne, ad un nuovo esame praticato dopo qualche tempo Iler il manifestarsi dei segni clinici, trovato anche il reperto radiografico d ell'osteocondrite (Delchef, 1\Iiiller, ecc.). Certo questi casi rappresentano una percentuale non dico trascurabile, ma sicuramente molto bassa in confronto delle cifre riportate nelle statistiche del Calot, tanto più quando si tiene conto del fatto che egli potè pure dimostrare come anche ritenute radiograficamente normali in effetti non lo erano. Ed allo stesso modo non possono di sicuro costituire base per affermazione di una teoria esclusivamente o precipuamente infettiva i casi -di Kidner, che potè coltivare lo stafilococco aureo tra.piantandolo dal collo femorale, di Phemister e Riedel, che con materiale ottenuto d;t scucchiaiamento della testa femorale non ebbero sviluppo di germi m:t S()lo un reperto istologico in base al quale " non credettero di potere senza altro rifiutare l'infezione 1,, e di qualche altro autore che credette di poteramme.ttere l'origine infettiva perchè i segni dell'affezione si erano ma.uiies~a.tl _dopo una foruncolosi, dopo lesioni tonsillari, dopo un reumatismo P?hart1cola.re: potrebbero queste affezioni costituire quelle t-a li causP dl rottura di equilibrio di cui il Calot parla, e non altro che questo. E se


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0!-\T.E:OCO~DltlTE DF.FOR~fA=-'TE

OIOV,\:--ILE EC C.

anche fo~<:;f'ro probati,Ti ta.li cn;;i costi t nir\"bb<:>ro pur sempre un reperto d'eccezione in paragone Mi moltissimi altri in cui si ebbe reperto completamente n<>gativo. Bisogna poi in proposito con:o;idernr(> anch(> il fatto che per quanto riguarda. l'in1lagine a.uatomo-patologica nei casi esaminati microscopicamt>ute i diversi AA. concoril.emente. affermano, ed anche in alterazioni gt:Lvi della test·a: c.he il rivestimenti() ca.r tila{!ineo fu sempre trovat-o intatto; ed in riguardo alle lesioni riscontra.te nello spazio subcondrale alcuni dicono di av<·r t.ro>ato delle isole di ncoformazione cartilagin<'a, altri dei rischiara m(>uli a foeola.i dell 'osso spongioso, interpre.tandoli alcuni come diMurbi di nutrizione ed alt ri come disturbi congeniti di sviluppo: pochi sono i casi in cui il reperto ana tomo-patologico può riferirsi ad una. infPzione. Si d eve t<•uer presente infine. per la esatt.a n~olutazione delle idee del Ca.lot, che gli a.sprtti radiografici della epifisi femor:tle dovuti ad una. irregolarità del meta.bolismo dE'l calcio e non ad un processo infiammatorio, quegli aspetti ca,ratterist.ici di << m:tcchiet.ta,t.ura o di frammentazione n che vennero descritti n~lla ost.eocondritE', erano stati già parecchi anni prima descritti da P . Bade nelle lussazioni conge.nit.e e si ritrovano perfettamente identici nelle sublussazioni. L a concezion(> del Calot, come giustamente l'A. fa osservare, dà infine ragione del p erchè si riscontrano nell'ostE'ocondrite infantile o giova.nile le'$ioni identiche a quelle del << morbu s coxae senilis n, come pure del pPrchè l'anca, mentre non è quasi mai presa nel reumatismo generalizzato, lo sar(>bbe invece con frequenza, da, un r(>umatismo parziale: non si tratta cioè di reumatismo, nè di altra ma.lattia acquisita, ma di una malformazione con.geuita che, pu.r non variando nei suoi carat.teri fondamentali, aRsume sfumat.ure diverse a seconda l'eta in cui si manifesta ed a seconda quindi il momento d el suo decorso in cui capita sotto la nostra osservazione.

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Il caso da me osservato credo possa inquadrarsi nella. concezione et.iopatogenetica del Calot. Il P. , presenta-tosi a visita in occasione della sua -venuta alle armi, riferl di non aver aV11to alcun disturbo fino a 5 anni prima, quando, in seguito a febbri elevate durate una diecina di giorni (influenza Y), gli residuarono dolori determina.ti da ogni più piccolo sforzo della. parte, ed inadiantisi dal ginocchio S0 su per la- c.oscia fino all'articolazione coxo-femorale sa. A pa,rte i segni clinici, che certa.mente da. soli non potevano portare a,d un giudizio dia.gnost.ico, l'esame radiografico dell'articolazione suddetta. ree(> ril<.>.-are il reperto che incjde con l'3f· fezione descritta come u ost.eocondrite giova.nile )). Ma se si osserva il ra· diogramma (B) dell'anca sa., para-gonandolo con quello (A) di un'anca normale, noi troviamo facilmente tutte le cara.tt.eristiche dal Calot de· scritte per la sublussazione congenita: test.a. esteriorizzata oltre che deformata, cotile a forma di mezzo limone invece eh(> a forma di mer.za. arancia, volta cotiloidea con direzionE' non orizzontale ma obliqua in alto erl in fuori, cun·a dE'l fondo il<'l co t ile non unita in modo continuati;o con quella della, Yolta, ma piuttosto in modo da formare nel punto di unione una saglienza angolare. Oltre a. ci6, avendo praticato l'esame ~·a.-


OSTl':OCOYDRITE DEFORMA'Io."'TE GIOVA::"'ILE E CC.

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diografìco dell'articolazione coxo-femora.le destra, clinicamente del tutto muta, giacchè il P . ripetutamente interrogato ha escluso di avere mai dal lato destro avvertito disturbo alcuno, si è trovato (ra-diogramm'a C) un r eperto radiografico del tutto simile a quello di sinistra, con in più il fatto che la testa femorale ha un aspetto ancora più irregolare. Gli altri esami di laboratorio praticati esclusero una infezione luetica, come ptue una diminuzionze del tasso del calcio nel sangue; la tubercolinoreazione di Prrquet n~aativa non deponeva per una forma t. b. c., già non confortata da alcun altro segno. Si può quindi ammettere nel caso in esame una sublussazione congenita bilaterale, esteriorizzatasi clinicamente a sinistra in seguito alla malattia (influenza Y) sofferta circa cinque anni fa. Il caso descritto darebbe cosi ragione ancora una volta al Calot. Certamente però, dallo studio che attraverso tutta la letteratura si può fare dell'affezione, ritengo che non si può accettare la concezione rigida da detto A. tenuta nell'affermazione della. sua teoria: la ma.ggior parte dei casi descritti come << osteocondrite » saranno indubbiamente delle sublnssazioni congenite n, ma casi esistono tuttavia in cui, come abbi~mo detto, di affezione congenita non si può parlare. Una esatta lettura della radiografia. ci potrà principalmente, e forse esclusivamente, illumina.re di volta in volta sulla etiopatogenesi. StabilÌl'e la quale è sommamente importante nei riguardi della. cura che, ammessa la diagnosi di sublussazi.one congenita, si deve indirizzare prima. alla costruzione di un piccolo apparecchio, dall'ombelico al ginocchio, articolat-o beninteso all'anca, e che quasi sempre è sufficiente a sopprimere le sofferenze od a renderle almeno sopportabili; e, non bastando ciò, ad un raddrizza.mento ortopedico o nella estrema ipotesi ad una osteotomia sottocntanea. Tale indirizzo terapentico dice il Oalot di aver seguito da anni in migliaia e migliaia di casi e sempre oon risultati del tutto soddisfacenti. L'A. illustra tm caso di cosi de tta • osteocondrite deformante giovanile dell'anca.». Dopo la d escrizione della sintomatologia presentata dal P., pa rla d el decorso clinico e della etiopa.togenesi dell'affezione in oggetto, soffermandosi specialmente e discutendo sulle idee in propos ito espresse dal Calot, che cioè tutti i casi di osteocondrite così de tta giovanile altro non siano che sublussa.zioni congenite dell'anca. In b ase poi a.) reperto radiografico conclude col c:lire che il caso da lui illustrato può rientrare appunto fra quelli cla!;sifica.ti dal Calot come sublussazione congenita dell'anca. RIASSUNTO. -

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OS TEOC'OXDRITE DEFO:KMA?-."'I'E

GJOVA~""ILE

ECC.

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RIVISTE SINTETICHE OSPEDALE MILITARE DI RO)L\ Direttore: tenente colonnello medico G. i\L'\SSERAN"O

l FONDAMENTI ISTOPATOLOGICI DELL'ALLERGIA TUBERCOLARE Dott. Domenico Lo Bianco, primo ca pitano medico

L 'estrema variabilità del decorso clinico ed anatomo-patologico delle. tbc. imprime a questa malattia una fisionomia sui generia, w1a speciale individualità ehe non trova d chiami in nessw1 'a.ltro tipo di processo acut.o o cronico. Tale variabilità. del quadro anatomo-clinioo e della sua evoluzione successi\·!~ è, iD.dubbiamente, in diretta dipendenza della influenza che esercitano sulla rea zione istiogena. d ei varii tessuti, le variazioni, nel tempo e negli individui, d e lle condizioni immuni tarie generali e locali. Le ricerche sul particolare andamento immunitario nella tbc., come del resto tutto l'attuale indirizzo degli studi su questa malattia, sono da riportarsi alle. geniale concezione di V. Behc"ring, il quale nel 1903 a Kassel, sostenne, in seguito alle sue esperienze sui bovini, che l 'origine della tbc. si do\·evariportarealla. prima fanciullezza e che di essa. era. responsabile la p enetrazione dell'agente per le vie cligerent.i. Se poi la sua. dottrina in parte dovette cedere specie per quel che riguat·da. i ropporti fra la tbc. bovina e quella wnana, tuttav;a essa. apportò un rivolgimento completo sulle idee e sui concetti allora dominanti. E mentre prima si credeva che anche per la tbc. come per le altre malattie infettive, si dovesse verificare la. malattia in seguito ad ogni contatto con i bacilli pntogeni, da allora invece si misero nel dovuto rilievo il decorso clinico della tbc. r la connessione che le gravi forme croniche dell'adult.o hanno con le infezioni acquisite nell'età infantile. L'ulteriore sviluppo degli studi condusse ai lavori di Ranke di cui è merito indiscusso avere stabilito sul fondamento di studi clinici ed auatomo-patologici, i rapporti fm gli stati allergici e le reazioni dei tessuti, e di avere segnata la via. per lo studio del complicato decorso della tbc. E se oggi, l'intimo meccanismo immunitario appa1·e ancora. oscuro, pure l'indiriZ<ZO di studio tracciato da Ran.ke ha. già portato alla revisione dell'istogeuesi della tbc. dando un sicuro fondamento istologico agli stati allergici nella. tbc. ed illwninand0ne così in alcuna parte il complicat.o decorso. ! STOC: ENESl GENERALE DELLA TBC.

Al vecchio concetto di considerare l'infiammazione tbc. come svolgente~<i in tre diverse forme, caratterizzate rispettivamente da un processo essudativo, neerotico, o produttivo, si sostituisce ormai il concetto che la tbc. è una irlfianunazione come tutte le altre e si considerano come stadi e fasi dello stes-<>o unico processo, quelli che furono considerati come tipi. Come in tutte le infiammazioni, anche qui, dopo le alterazion i del tessuto provocate dai bacilli si produce una reazione locale n e lla quale pos.-iamo distin-


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l FO~DA:I>IEXTT I STOPATOLO OICI ECC.

~ere una fase essudativa ed una fase produtti,·a, cosl come non esiste una fonna di foruncolo purulenta e una granulante: ma prPcisamt:>nt e, come in questo, si p11Ò parlare solo di stadi o fasi d e llo stesso processo. Il tubercolo d egli anat.omo-patologi . non si deve intendere come una forma.· zione autonoma, ma. come lo stadio produttiYo di un processo in cui il componente !'!<sudativo è fortemente rC'gredito. Questo predominare più o m eno del componente essudativo in tutte le fasi di sviluppo d el tubercolo varia d el resto, in rapporto all'organo dove l'infìa.mmazione si svolge. Così negli organi che hanno superfici libere ed offrono poca resistenza. mecca· nica, osserviamo il predominio d egli essudati, così nei polmoni, ove l'alterazione prima nella tbc. è una alveolite, come un'alveolite è la. lesione iniziale della polmo· nite da pneurnococco; m entre ne l fegato, ed in genere negli organi pretta.mente parenchimat.osi e compatti le formazioni essudati ve non hanno posto per la loro dif. fusione e colpisce perciò il prevalere d e l component-e proliferativo. L'infiammazione tbc. ha però, rispetto alle a ltre infìa.mma.zioni due ca.ratte· ristiche speciali che consistono: 1° nel processo di CCUJei{wazione connesso collo stadio essudativo; 2° n ella formazione di uno speciale tessuto di granulazione povero di vasi, cos tituito da cellule epitelioidi e da celhùe di Langhans. Esaminiamo queste due peculiarità.

LA CASE I FICAZIONE.

La caseificazione si definisce di solito come una necrosi da coagulazione, ma questa, più che u na spiegazione, dice Huebeschmann, è un paragone; l'essenza d el proce.c;so chimico-fisico ci resta ancora lontana. Essendo il processo una caratteri.;tica. speciale d ella tbc_ è logico pensare che essa derivi dall'azione dei prodotti di ricambio del bacillo, e probabilmente sono in giuoco .specialmente le sostanze grasse e lipoidi, e particolarment-e le cere che fanno parte del corpo bacillare. Essa consiste in un rigonfiamento più o m eno notevole sino a lla CO!llpleta fuf-!ione in una massa omogenea di tutti gli elementi del tessuto, tranne le fibre collagene ed elastiche e gli e lementi d el reticolo endotelio. Nei manuali di patologia si legge che in genere appare dapprima il tubercolo "'Pitelioide che eventualmente si fonde con altri "icini a formare noduli ed aggregati più o m eno voluminosi e poi segue la caseificazione, o come necrosi da. coagulazione in seguito a dife ttosa circolazione, o per effetto dell"a.z ione v enefica

d ei bacilli. Ora invece sembra accertato (Huebeschma.nn) che il tubercolo epitelioìde già formato non ha nulla a che fare con la d egenerazione caseosa e che la caseificazione di solito è indipendente e precede la proliferazione epitelioide, e che in ge nere si produce nello stadio essudativo. Leucociti, e fors'anche fibdna, dice Huebeschmann, sono condizioni necessarie per la caseificazione. LA FASE PRODUTTIVA E LA REAZI01o.'E CONNETTH"ALE.

Si è d etto che oltre alla caseificazione, altra caratteristica speciale dell'in· fiarnma.zione tbc. consiste ne lla formazione di uno speciale tessut.o di granulazione povero di vasi, costituito da cellule epitclioidi e da cellule di Langhans. Quest.a. fase

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FO}<"DA!IJE~'TI

ISTOPATOLOGICI E CC.

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di reazione proliferativa segue la fase cssudativa, sia o no l 'essudato pos.c;ato in caseificazione, ed è caratterizzata dalla comparsa della cellula epite l ioid•'· Queste grosse cellule con grande nucleo, con più corpuscoli nuck•ari. prendono ol'igine dagli endoteli dei capillari e si ordinano in maniera particolare. Nei focolai non caseosi la proliferaziQne cellulare procede s ia dalla periferia. che dal dominio stesso del focolaio dove gli endoteli sono rimasti conservati (insieme al reticolo) tra le cellule necrotiche. Nei focolai caseosi, le cellule endoteliali proliferano dalla periferia ed avanzano concentricamente formando dei mant-elli cellulari costituiti da parecchie serie di palizzate, ove si possono aggiungere accumuli di linfociti e cellule giganti. Queste si originano dalla. cellula. epitelioide per continuate divisioni amitotiche senza. divisione d el protoplasma e con contemporaneo aumento di volume. Questi mantelli cellulari circondano il focolaio caseoso e costituiscono cosi il tubercolo con caseosi centrale (che non va. dunque interpretato come« tubercolo epitolioide-caseificazione ~ ma bensi come • essudazione-caseificazione-reazione produttiva • ). Una vecchia. teoria, sempre ripetuta, sostiene che il tube rcolo e pitelioide è privo di vasi e che questa mancanza è la. causa d e lla caseificazione, intesa come necrosi del tubercolo epitelioide. A parte il fatto che la caseosi si svolge in relazione alla fase essudativa, re· ceuti ricerche portano all'affermazione che non si possa. parlare di mancanza di vasi, ma di povertà vasale a differenza del tessuto di granulazione ordinario che ne è ricco. Ed in ogni caso questa povertà di vasi, non può spiegare la caseificazione, perchà a nutrire la piccola massa delle cellule epitelioidi di un tubercolo, può essere sufficiente la solita corrente dei succhi intercellulari.

LA REAZIONE CO.too"NElllvAI.E.

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Se le cellule epitelioidi che hanno circondato ed in parte sostituito il focolaio ca.seoso non vengono in seguito coinvolte nello ste.~o processo di caseificazione, si può assistere, come in quei tubercoli senza necrosi, all'ulteriore fase di formazione di tessuto fibroso. Questa fase è strettamente connessa. con la presenza ed il comportamento delle fibre (collagene) d ei reticolo che come le fibre elastiche e gli endoteli oppongono enorme resistenza alla necrosi primaria ed al succes.<>ivo stadio di essudazione-caseificazione. Tali fibre al comparire delle prime reazioni prolifera.tive sembra che servano da vie di conduzione e direzione per le cellule epitelioidi che marciano verso l'interno del focolaio caseoso. Esse divengono sempre pià fitte ordinandosi in fasci concentrici!, nel mentre che le cellule epitelioidi di· vengono più piccole, più scarse e vanno perdendo le loro caratteristiche . D focolaio si raggrinza, verosimilmente per perdita d'acqua, e diviene come . un nodicino fibroso e di solito si ha poi deposizione di fosfato e carbonato di calcio con esito in caseificazione. A volte invece di costituirsi la fase produttiva, avviene un rammollimento dell'essudato e specie della sostanza caseosa con esito in fusione di tali focolai e formazione di ulceri e caverne. Probabilmente questa fusione d ella. sostanza caseosa dipende da fermenti proteolitici fabbricati, con verosimiglianza, dai leucociti stessi che compongono l'essudato ed anche in parte da una speciale, non ben precisata, azione dei bacilli

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I FO:"DA)tE::-:Tr lSTOPATOLOOlCI ECC.

che in tali procC'ssi si tro,·auo nmnerosi. Il processo di guarigione avviene allora, per un graduale ispessimento della capsula, sia ecct>ntrico, che concentrico, e per concomitante prOCI'SSO di raggrinzamento o, meglio, collasso delle pareti che porta alla obliterazione della t·a,ità. Alle volte, ipecie nr·lle piccole cavità, v'è guarigione per riempimento con tessuto di cicatrice. Da quanto ahbiamo dC'tto risulta che nello stadio essudath·o d ella. tbc. l'a· zione tos."ica dei bacilli è bi'I.Se fondamPntale che si esplica con disturbi di circolo tld essudazione, con risultato di darmo locale del teS!'<uto. Anche la necrosi dell'essudato deve essere considerata in dipendenza di que· ste azioni tossiche. )'fa t n li azioni tossiche non appaiono (sufficienti a spiegare lo stadio produttivo. :E: molto probatiYa l'ipotesi che il tubercolo rotondeggiant.e rappre;:;.;-nti una prolif,'razionc cellulnre iocludE'nte formazioni della specie dei corpi e~:trAnei, ed è molto probabile {HuebE'schmnnn 1928) che si tratti di componenti del bacillo ancora rimasti dopo la dE-molizione del corpo batterico, che agiscono da corpi estranei. Huebeschrnann pensa che t.ali componenti rt>siduati, possano esst're le sostanze ccree del corpo batterico. Con la colora.zione allo Ziehl e con altri m.etodi si osserva, tanto nella. sostanza cas~osa, che nei tubercoli e nelle cellule gigunti, una diffusa. colorazione che fa pensare a sostanze ceree disciolte; e talora si riesce con bacilli tbc. uccisi col calore e con cere di bacilli a produrre noduli epito:·lioidi con numerose cellule giganti tipo Langhans. Si può dunque affermare che l'azione dei bacilli tbc. si può distinguere in nna venefica ed in una da corpo estraneo, e questa non può sussistere se la prima non abbia già esercitata la sua influenza. :Nello stadio produttivo l'azione del corpo estraneo è la. base fondamentale. I VARU STATI ALLERGICI ED I QUADHI ANATO:\I!Cr COlUUSPONDEl\."TT.

Vediamo ora se E'd in che modo è possibile porre i Yarjj quadri anatomici che F<i hanno nella malattia tbc., in rapporto alle varie specie di reazioni de1le quali l'organismo può disporre. La differenza sostanziale nel decorso e nei quadri anatomici della tbc. è in •lipPndP.nza del modo di reagire dell'organismo. Tale reattività è legata allo stato allergico. :E: necessario intendere il significato di questa parola «allergia •· Con essa, è risaputo non s'intende parlare di resistenza maggiore o di immunità, ma solo di reazione diversa, che può essere tanto vantaggiosa quanto svantaggiosa. Noi conosciamo due specie di allergia. Una corrisponde apptmto alla immunità ed in rapporto a questa l'infezione è influenzata in modo che i sintomi reattivi, tanto locali che generali, sono miti, o mancano. Nell'altra che possiamo chiamare ipersensi bilità. si producono manifestazioni part.icolarmente gravi e violente. Questo fenomeno si dimostra colla mngL!iore evidenza, nell'anafilassi, ed il fenom eno di Artbus e quello di Koch ne fa1m0 testimonianza. :Nell'infezione tbc. dell'uomo, secondo lo schema. di Ra.nke si avrebbero tre periodi successivi nel tempo, ai quali corrisponderebbe un comportamento immu· nitario particolare, capace di influenzare il quadro ana.tomo-clinico della. malattia.


l FO:.'DAllENTI ISTOPATOLOCICI ECC.

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Alla prima invasione dell'organismo da part-e del gt'nne, nt?i periodi inizin.ii della vita, corrisponderebbe un.a. mancan.z a comple ta di immunità. È i l pericrlo ckllll anM"gia. In circostanze solit-e si produce rma reazione essudativa con caseificazione, ed in secondo stadio la reazione produttiva: la prima come espressione dell'azione d ei veleni, la seconda. influenzata dalla presenza dei bacilJi, come corpi estranei. :POS$ÌI.Ullo perciò dire che in condizioni di anergia. (normorrgia secondo Huebeschma.nn) si ha. rma. reazione neJla. quale i componenti E'S!<udativi e quelli produt tivi sono in certo modo equilibrati. Anatomicament-e abbiamo il cara.twrist.ico comples"o pri.ma.ro, e clinicamente dati, spesse volte insufficienti a porre la diagnosi. I l focolaio primario scrive J emma, è quasi sempre un reperto radiologico, in rari casi nn rep erto clinico. Il secondo stadio corrisponderebbe alla diffusione, sia nella immediata vicinanza che a distanza, d el focolaio tbc. primitivo, e siccome avviene per lo più dopo Wl certo tempo, trova un organismo più pat:ticola.rmente predisposto all'infezione: dal punto di vista immunitario siamo di fronte ad un organismo allergico, ad una •sensibilità-allergia. »secondo Ra.nke, meglio definita da TE>ndeloo, come • periodo anafilattico • d ella. tbc. (a.Hergia. negativa di Huebschmann). In questo stadio l'equilibrio tra componente essudativo e produttivo è disturbato a fa\·ore del primo. Anatomicamente abbiamo le comuni forme gravi e mortali della. tbc. infanti le (rneningite, polmonite, caseosa. tbc. milia.rica), oppure Iorme più leggere passibili di guarigione (tbc. ossea, ghiandolare). Quando questo non si verifica., allora la lunga sosta. di guarigione tempora.m·a. che dura decenni, viene ad immunizzare chiaramente l'organismo, talchè se una nuova infezione si impianta (reinfezione), o se la vecchia si ridest.a. (superinfezione ), le mutl\te condizioni immunitarie umorali ed istiogene, impartiscono alla nuova. riPil'Sa della. malattia un particolare decorso a tappe, -con remissioni piil o meno notevoli: è questo il quadro della tbc. polmonare nell'adulto, ove domina il quadro di • allergia immunitaria • ch e anatomicamente è rappresentato da w1a forre riduzione del component-e essudativo mentre quello produttivo diventa. fondamenta le (allergia positiva. di Huebsclunann). La. caratteristica del secondo stadio, cioè dell'allergia di sensibilità sarebbe m ppresentata da.Ua t endenza alla. reazione perifocale a carattere infiammatorio es.-;udativo, se si tratta. degli alveoli polmonari, e dalla facile e rapida n ecrosi caseosa e iusione, nonché dalla metastasi a distanza. Invece quel1a. del terzo stadio - cioè dell'allergia immunitaria - dal proçe<iire lento d el processo con netta tendenza alla diffusione pf'rifocale a caratu-re prevalentemente proliferativo: forma.zione del tuber-colo con scarsa tendenza nlla. caseificazione. Huebeschmann si pone la. questione sul come gli stadi allergici possano est•rcita.re la loro influenza. sull'infezione. É chiaro che solo sui bacilli tale influenza possa agire. Ora se si considera che l'infezione si sviluppa solo qna.ndo v'è demolizione dei bacilli con formazione di endotossina, si deve pensare che l'allergia consiste nel {:atto che quest& dem.olizione viene in qualche ro,odo modificata: sia che la demolizione dei corpi bacillari avvenga in modo più o meno tumultuario, sia che le endotossina derivare vengano più o m eno modifica.te fino a. prodot.ti iodiflerenti. In quest'ultimo caso il meccanismo è da riportarsi ai fenomeni ùmnunitad


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T F0::\DAJ\1EX'l'l ISTOPATOLOOICI ECC.

delle malattie infettive in genere. Nel caso di tumultuaria demolizione dei corpi batterici con formazione massiva. di endotossina poco o nulla. modificate, il me-ccanismo è da riportarsi a quello della anafilassi . Oltre a questi fatti immunitari di natura. umora.le e quindi a carattere generale, nello stabilirsi di una data allergia hanno importanza molti fattori non specifici. Cosi esistono differenze col Yariare dell'età, nella recettività vexso la infezion e di a lcuni organi o di parti deJlo stesso organo che noi ancora non sappiamo se attribuire a fatti di natura immunitaria (immunità istiogcna) o non piuttosto ad un complesso di fatti che hanno la loro origine in una variazione di struttura anatomica. Cosi la notevole diversità di recettività della localizzazione meningea nei bambini di fronte agli adulti; cosi la frequente localizzazione apicale nella reinfezione e nella superinfezione m entre non avviene mai nella prima infezione; così la maggiore grandezza dei tubercoli ntiliarici degli apici in confronto specialmente alle basi, nella tbc. miliare. Nè vi può esser dubbio che la cost.ituzione eserciti un'influenza. sulla origine e sullo sviluppo della. tbc. nel corpo umano. Ed è anche da ricordare l'influenza che sullo sviluppo della tbc. banno alcune altre forme morbose come il diabete, il morbillo, l'influenza. Secondo alcuni è da n overarsi fra le cause predisponenti il • locus minoris resistentiae • traurnat.ico. Infine un dato importante del fattore immunitario è posto dal comportamento d elle varie razze n ei confronti della t bc. e che fa pensare che l'uomo a lungo andare può immunizzarsi, se non completamente, almeno parzialmente contro l'infezione tbc. Infatti dalla assoluta anergia de!Ja razza nera, avvalorata dalle osservazioni fatte in Francia. sulle truppe di colore durante la guerra si arriva al paradosso bio· logico della razza. semitica, ove è minima la mortalità ed enorme la morbilità per per tbc. Questi fattori sia istiogeni che costituzionali e disposizionali concorrono in· dubbiamente, insieme alla quantità e tossicità della dose d'infezione, alla origine ed allo sviluppo della tbc., ma. è altresi vero che nell'impiantarsi della infezione tbc. e nel suo successivo decorso hanno precipuo caratteristico valore, le condizioni generali immunitarie e che il variare degli stati allergici regola il modificarsi della forma essudati va in proliferati va e l'avvento d ella caseosi o della sclerosi. AO'TORIASSUNTO. - L'A. dopo avere accennato al complicato decorso anatom.o· clinico d ella tbc. ed ai lavori di Behering e di Ranke si sofferma. a descrivere, secondo le più recenti vedute, l'istogenesi generale della tbc. Esaminale varie fasi del processo tbc. e le loro caratteristiche istopatologiche. Poscia. descrive i varii stati a llergici secondo lo schema. di Ranke e ne indica i corrispondenti quadri istopatologici. Conclude che lo stato allergico ha precipuo, caratteristico valore nel determinare e regolare il modificarsi di questi quadri.


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I XFERMERIA PRESIDIARIA D I ALBE~GA Direttere: tenente colonnello m edico E. CROsiGLIA

LA PIORREI lLYEOLIRE ALLI LUCE

DELLE IODEBNE INTERPRETIZIONI ETIOPATOGENETICHE Dottor Raftaele De Lucla, capitano m edico La ecUabormione ddZ'Odon4trial1'a e del Olinico nu<~;ec è irwlÌ<!ptmabiù per otienert la (lUari(lione della piorrea_ (C .u>MAB )-

Da quando mi sono d edicato allo studio della odontoiatria, la mia attenzione sì è fermata in partieola.r modo, sulla. piorrea alveolare che nelle collettività militari figura più di quanto non si creda, in special modo t ra le giovani r ecfnte. n mio lavoro non è un a rido resoconto statistico-elinico; esso tende, sulla scorta delle osservazioni da me fatte, nei casi pro o meno numerosi occorsimi, a mettere in giusto rilievo la fisionomia di questo importante capitolo della P atologia dentale, fisionomia che in questi ultimi anni è completamente mutata, l'orienta:· mento degli studii moderni avendole conferito nuove tinte e nuova luce. La pi01Tea alveolare fu sempre oggetto, anche in passato, di attento studio e di appassionate battaglj.e p&lemiche. L 'unico sintoma. della malattia, spiacevole più che doloroso, consiste nerla mobilità dei denti, dovuta. a deperimento defl'apparato dr sostegno del dente. Moitc() speseo, solo per questo, l'ammalato ricorre a-llo specialista. Più di rado, e solamente a malattia inoltrata, il paziente si accorge che alla pressione esercitata sulla gengiva fuoriesce del pus. Questa che ha. perduto n suo colorito rosa pallido ed b diventata rosea, rosso-bluastra., non aderiece più al dente ma f orma intorno ad esso la cosìdetta. saccoooia. piorroiea. In corri~ndenza di questa saccoccia ìl dente è ruvido e rieoperto da tartaro. B a.ttezzata col nome di • mordo di RiGG& »dall'autore ehe·se ne occupò primieramente, la malattia fu definita « pjorrhoea Alveolaris » da RERWINltEL, più tardi A c carieiJ alveolari~~" da. A:&KONY, • arlrite sintomatica • dal MAGI'l'O'R, • pericemen. ti te f agedenica » da BLAK , « odontoptosi • da RoBIN, « periodontite cronica ma-rginale purulenta • da R oMJm, • spiroohetoai piorroica » da KoLI.l'l. La Piorrea alveolare da pprima. ritenuta quale manifestazione di malattia locale; con cetto su cui ancora oggi alcuni ostma.tamente insistono, ebbe le più eva· riate interpretazicni patogenetich e. Tale concetto, essendo, come s'intende, molto c o modo, fu condiviE(\ da una numerosa Echiera. di studiosi detta dei Localisti. T r a i Localisti vi sono quelli che nel tartaro vedono una delle principali cause (RIOGS, QUJLLEN, ATXINSON, ARRINGTON, EGBERT). Altri (KAltoLI-1904) riconoscono nella. sovrapreesione la causa determinante, altri ancora videro la cau:>a della malattia in Wlll. infezione locale. Cosi GALIPPE isolò dal pus due specie di fun@hi che ritenne specifici. LEARY vide nel bacillo fusiforme la causa patogena della 6 -

Glor?lale di medicina militaTo.


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LA PIORH E A ALVEOLARE ALLA L UCE E CC.

piorrea, TYMOTJ nella spirocheta del VINCENT; KoLLE, nel 1917, nel pus rilevato dal fondo di una sa.ccoccia piorroica ot tenne una. cultura. pura. di spirochete giustificando cosl il t ermine di • s pirochetosi piorroica. • che egli dette poi alla. malattia. Nello s tesso anno NoGOUKI p otè coltivare dal pus piorroico una. cultura. di trepon ema. Anche interessante è la. t eoria. sull 'E n tanweba Buccali8 ritenuta erroneamen te p er m olti anni causa d ella malattia. e che fu d emolita n el 1914 dal CHIA.vARO allorchè questi sost enne che il p rotozoo, q uant unque sempre presente n ella. b occa di p ersone ammalate di pioH ea a lveolo-dentaria, non è sp ecifico di questa malattia e n emmeno p atogeno, ch e anzi l'enta.moeba. nutrendosi di ba.t t erii è da. considerarsi come un ausiliario d ell'auto-disinfezione d ella bocca. Ai L ocalis t i si cont rapposero quelli che la piorrea considerano come espression e di malattie generali o•·ganichc. F ra questi MAGITÒT, avendola osservata in due casi di diabete m ellito, giunse al punto da affermare che la piorrea è un sintoma patognomonico importante p er formulat'e la diagnosi di diabete stesso. Altr i misero la malattia in relazione con disturbi di acido urico, altri la. ricollegarono al morbo di BRIGHT, all'arteriosclerosi ecc. R EIMMOLLER a ttribui la. vera causa. d ella. ma.Iattia ad alterazioni del sistema. endocrino e trovò sempre la involuzione degli elementi strutturali specifici nei testi co.li e nel timo d ei piorroici. Questo concetto della dipendenza d ella piorrea da disendocrinìa. è ribadito da. PALAZZI il quale già al Congresso di Roma 1928 affermò che le turbe endocrine si connettono indiscutibilmente al proble ma. d ei processi pa.ra.dentosici n ei quali sta la piorrea. (l). Un'altra. schiera. di medici s tudiosi d ella. piorrea è quella. dei Fusionisti che

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mentre attribuirono la causa. della malattia e. turbe orge.niche generali ritennero altresì neces.cmrio il concorso di cause locali (otturazioni prominenti, ganci ed anelli di apparecchi di prostesi, mancata igiene orale ecc.). P er qualcuno dei fusionisti esisterebbe una. predisposizione la quale, durante alcune malattie, diminuisce la difesa. generale dei t essuti creando un locus minori8 re8Ì8Mentiae (tartaro, traumi. turbe di circolo per sovrapressione ecc.). Oggidi intorno alla. piorrea. alveolare non regna. più il confusionismo di una volta. In quest'ultimo decennio indagini ben architettate e precise, unite ad uno spirito di osservazione costantemente vigile ed acuto, hanno dato nuove cognizioni su quelle a lterazioni morbose già conosciute sotto il n ome di piorrea alveolare (P u uzx) totalmente mutando il quadro di questo d elicato capitolo della s tomatologia. L 'interrogatorio attento, rigoroso d ei militari affetti da. piorrea. alveolo d .Entaria mi h a sempre dimostrato che si ha da fare con soggetti la. cui salute, parlando in senso generico, lascia. molto a d esidera.re. Questa osservazione è convalidata dai casi altrettanto numerosi studiati nei gabinetti den tis tici privati ch e ho p otuto frequentare. Trattasi di soggetti discra.( l ) Lo po.ro.d<'n tolli, oss i!\ le tn!llat tlc ine rent i nl paradonzlo, termlne che s ignifica l'ins ieme del. tessu t i (gengiva, Ctltn Jnt.o ratlio) i~ro, por io ù oo to , al r eolo) fra !no o:10tlgui e ooo rdlo aU n ella funz ione dd la flssRr.l o ne del dente. si dh-lùo no In 2 g r u ppi princi pa li: 1° le a t r ofie t o tali In cui avvi ene una u nlh •·tn •l c dll!usa di struz io ne dei tt•ssu t i del paraden:.<l o; 2' l e at r ofie parziu ll coutra 1list into d tollA. •l istrur.lo uo non u oi r.,rmll del tos •uto osseo c delle part i molli, Queste tonno Kono aooompAAnl\te da proc<'ssl suppurntf\· i. Ln plo r rca rientrere bbe nel gruppo delle

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LA PIORREA ALVEOLARE ALLA L UCE ECC.

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cisi, neuroa.rtritici, affetti da. malattie costituzionali, distrofìche. Sotto l'influenza di stimoli nocivi più o meno silenziosi, o sotto l'influenza. di choc anafilattici, questi individui, affetti da. instabilità umorale, vanno incontro a turbe dello stato colloi· dale del sangue che possono poi esplicare la. loro azione dannosa in punti svaria t-i dell'organismo (Congresso stomatologico di Rabat- Marocco, marzo 1934). Queste succinte nozioni di Patologia generale fanno luce sul volto della piorrea alveolare. Esse stabiliscono che la piorrea non è né una malattia. locale e nemmeno una malattia specifica. Le alterazioni che si stabiliscono in questa regione sono causate da. disturbi di ordine generale. Nella zona gengivo-dentaria si dirigono, per così dire, quindi si fissano, esteriorizzandosi, delle flocculazioni, delle precipitazioni di colloidi umorali, di leucociti disfatti, distrutti e che provengono da. un sangue più o meno alterato. Senza dubbio i soggetti con discrasia sanguigna. non sono tutti dei piorroici ma tutti i piorroici sono affetti da. alterata crasi sanguigna. L'esame del sangue, praticato da. specialisti, dimostra che sempre in questa. malattia vi è una. diminuzione notevole della resistenza leucocitaria nonchè modificazioni più o meno impor~anti della crasi sanguigna., turba del metabolismo, alterazioni della formula leucocitaria e inoltre modifìcazioni quasi costanti dello stato fisico e chimico delle orine. l dentisti che lavorano n elle stazioni termali, già da tempo, hanno notato

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un aggravamento passeggiero di alterazioni d entali nel corso di una cura minerale, indipendentemente dal tipo di cura _stessa e dalla malattia che essi hanno curata. Si è stabilito di chiamare a reazione termale • l'aggravamento leggero delle affezioni dentali in atto o più o meno latenti. Questa riattivazione di malattia si manifesta in genere daUa settima alla. decima giornata dall'inizio d eUa cura e può durare t re, quattro e anche cinque settimàne; in seguito, senza alcuna cura, si stabilisce rapidamente un miglioramento, facile ad essere comprovato clinicamente e mediante l'esame del sangue. Come si spiega il fenomeno? L'acqua minerale presa in dosi sufficienti modifica. lo stato umora.le. n sangue per ii precipitare di colloidi alterati e di leucociti distrutti, effetto della leucolisi che l'acqua. minerale ha provocato, si viene a liberare dei suoi prodotti nocivi. Questa trasformazione influisce favorevolmente sul decorso delle affezioni dentarie. Le acque minerali insegnano tante cose in terapia.. Era questo il parere del prof. BouoHABo, uno dei, più grandi clinici della fine del XIX secolo e del principio del XX.

La chemioterapia ben condotta dà dei risultati altrettanto decisivi che l'acqua minerale. Noi possiamo modificare la crasi sanguigna e agire favorevolmente sul terreno locale (paradenzio) per mezzo di svariati prodotti come l'argento, l'oro, l'arsenico, il bismuto, il vanadio, il rame, nichel, cobalto, radio, ecc. somministrati per via orale o meglio per iniezioni. Le dosi saranno con vantaggio frazio · nate nei soggetti ipersensibili, in parecchie volte durante il giorno, eccettuati i casi in cui si pratica la cura per iniezioni. Cure accessorie possono aiutare molto la guarigione. Si deve favorire l 'evacuazione intestinale ricordando che la maggior parte dei piorroici sono degli epatici e dei pancreatici. Gli estratti ghiandolari bene scelti aiuteranno anch'essi l'organismo. A volte p er abbreviare la durata del trattamento la cura degli estratti ghiandolari si potrà associare all'autoemoterapia. II regime alimentare sarà ricco di legumi, di alimenti crudi, di frutta cruda.


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LA PIORREA ALVEOLARE ~LLA LUCE ECC.

Quanto al trattamento locale, cavallo di battaglia degli antichi stomatologi, -esso non deve essere bandito, anche se con i moderni concett.i etiopatogenetici la guarigione della piorrea è legata a una cura di ordine generale. Il trattamento locale dà il suo irtcliscutibile modesto contributo allt~ riparazione della lesione. Non bisogna. infatti dimenticare che i germi abitual i delta bocca si sviluppano rigogliosament-e nel pus contenuto n elle saccoccie piorroiche. n primo compito della cura locale è ancora oggi l'ablazione accurata del tartaro salivare ed ematico. L 'asportazione si compie con appositi strumenti, specie di raschiatoi di varia foggia con cui si p enetra nelle saccoccie gengivali distaccando ed abradendo le concrezioni depositate att.omo aiJa radice. P er facilitare l'ablazione meccanica del tartaro furono proposte anche alcune sostanze chimiche, in ispecie l'acido cloridrico e il cloruro d'ammonio. Sempre per la cura locale si possono sperimentare la disinfezione d elle saccoccie gengivali, la cauterizzazione delle stesse, il massaggio gengivale. Indubbiament-e questo, riattivando la circolazione dei tessuti ne accresce la vitalità e la resistenza agli agenti morbosi. Non a.cncenerò neppure agli innumerevoli altri metodi di cura locale usati. Si può dire che i metodi sono tanti quanti gli autori che la piorrea. hanno studiato. Naturalmente ognuno ha vantato successi con il medicamento da lui usat.o. Se e fino a qual ptmto possa giovare la vaccinoterapia, malgrado sia da molti anni argomento di studio e di indagini, è cosa su cui è difficile pronunziarsi, alcuni ritenendola efficace altri, all'opposto, assolutamente d eleteria. Cert.o il metodo è ancora ben !ungi dall'aver raggiunto con uniformità d'indirizzo, con sufficiente corredo di risultati inoppugnabili quella fase di assestamento e di fiduciosa attendi bilità che sarebbe necessaria p er farla entrare, senza contrasto, nell'ambito deUa pratica applicazione. Con il procedimento curativo descritto che non esclude, anzi reclama la coL laborazione del medico internista, la guarigione della piorrea deve essere assicurata. in uno spazio di tempo variabile secondo si tratta di individui con lesioni minime o di altri invece in non buone condizioni generali d i salute e recanti gravi lesioni locali. È pacifico che se una. radiografia dovesse stabilire l'atrofia più o meno marcata. d elle pareti alveolari e se d'altro canto i d enti fossero mossi al punto da emigrare dalle loro sedi o ingrann.re vicendevolmente come nei vecchi, la guarigione deJia. piorrea è irrealizzabile a meno di non ricorrere ad altri procedimenti (apparecchi di fissazione, sostituzione di denti mancanti) che esulano dal campo di pura spettanza m edica. L e moderne concezioni etiopa.togeniche squarciano le tenebre in cui per anni ed anni brancolò la figura della piorrea alveolare. Esse, smontando decrepite dottrine e dannosi concetti di terapia, segnano n el cammino ascensionale degli studi sulla malattia una luminosa tappa, l'ulti.zn.a. forse prima che la Scienza pronunzii il suo immancabile sicuro verdet.to. R I ASSUNTO. L 'autore dopo una rapida scorsa alle vecchie teorie patogenetiche, illustra le nuove dottrine costituzionalistiche della piorrea definita oggi malattia nè locale nè specifica. Accenna al b enefico effetto delle cure terma.Ii, d escrive i sistenù di terapia moderna che portano alla guarigione rapida durevole della malattia.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA SANITÀ MU.ITARE

L. Goz. - Novità in materia di slitte-barelle Improvvisate (Voenno Saniturnoe Delo, n. 12, dicembre 1934).

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L'A. riferendo chrca le novità in materia di slitte-barelle, presso gli e!lerciti stranieri, si interessa d ell'« attacco speciale pe r slitta-barella improvvisata)) id('ato dal primo capitano medico S. CuLTRO:NE e dal medesimo illustrato nel nostro Giornale {fascicolo III, mar-Lo 1934-XII). Fattane la minuta descrizione, L. Goz conclude che l'attacco speciale in parola non risponde perfettamente allo scopo, poichè comporta troppo dispendio di energie da parte dei guidatori e trascinator i della slitta-barella, in efficienza di carico. Ciò, in quanto i quattro manicotti nei quali ve ngono infilati e fissati i piedi della barella, sono innestati agli sci in punti non fulcri di equilibrio, e di conseguenza gli sci vengono a subire una inclinazione anormale che si risolve appunto in maggiore attrito ed in maggiore difficoltà. di t raino. L. Goz trova invece più semplice, più pratica. o più leggera, la slitta-barella. improvvista.ta, descritta dal francese PoURTIER nella. «Rivista internazionale della Croce Rossa n, n. 19, settembre 1934 e della. quale il generale MAROTTE, relatore alla. nona. Conferenza internazionale per la standardizzazione del materiale sanitario, mise in evidenza i pregi. Detta slitta-barella si ottiene avvitando a ciascuno dei due sci, tre asticelle metalliche terminanti in un anello (punto di fissaggio delle asticelle agli sci: due alle eatremità, una. al centro). Negli anelli, parallelamente agli sci, vengono infilati e fissati i bastoni-racchetta. ed a ~t:teeti vengono lega.ti, distesi, pure parallelamente agli sci, due teli-barella.. Ne risulta una slitta-barella, propria delle grandi altezze, perchè di facile e sicura improvvisazione e perchè leggera ed elastica. GIBELLINO. GusTA\"'US M. BLEOH e CluRLES LYNCH. - Tattica sanitaria e loglstlca (Editore Charles C. T homa-s·Springfield-TIIinois, U. S· A .). L ' Editore CaAR.LES THOMAS di Springfield-Illinois ha. testè pubblicato il volume • Medicai Tactics and Logistics » dei colonnelli medici nella riserva dell'Esercito degli Stati Un iti GusTAVUS M. BLEcH e CHA.RLEs LYNCH. Il volume aecompagnato ùa un giudizio introduttivo del maggior generale Ros&RT U. P ATrERSoN, generale m edico dell'ese rcito americano, si divide in tre parti: A) parto generale, che comprende la teoria, lo sviluppo ed i principi d ella guerra; B) parte speciale, relativa alle funzioni del servizio sanitario alla fronte; C) parte tecnica. che Tiguarda. le caratteristiche spooiali ed i principi del servizio sanitario in guerra. Diciamo subito ch e il contenuto del libro, per la. forma. chiara e persuasiva. e per la saggia. distribuzione della. materia che tratta le molte plici funzioni dell'ufficiale medico, costituisce un vero « Vademecum »per i giovani ufficiali del corpo sanitario, non solo ma dà una. nitida visione delle funzioni tattiche di tutti gli uifìciali medici in guerra. Iniziando con "Un battaglione dj sanità e progressivamente con l'impiego di tutto il corpo sanitario, il volume illustra in modo particolareggiato ogni attribuzione e dovere d egli ufficiali m edici nella guerra di attacco, difesa e ritirata; tanto nel battaglione di fante r ia che nei servizi divisionali e di armata. Seguendo la. parte generale destinata all'importanza, sviluppo E' natura di una moderna guerra eli movimento, gli AA. conducono il le ttore a.tt mverso .uno. suppos~a campagna di guerra. tra la P ensilvania e il llaryland, allo scopo eh mostrare m forma pre.~chè reale le vicissitudini della guerra.


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RIVISTA DELLA STAl!PA !IIEDICA TTAl.I tO.~A E STRAh'IERA

Dal modo come sono descritte le azioni, si vedono gli ufficiali medici nelle loro umanissime attribuzioni, impiantando a contatto immediato con le fant erie, posti di m edicazione. sezioni di sanità., ospedaletti da campo e centri d i smistamento, sotto difficoltà. ed emozionanti condizioni di battaglia. Nell'ultima parte. sono d escritte varie situazioni del servizio sanitario in reparti di cavalleria, allo scopo di potcrne d edurre l'intero problema del sen·izio sanitario nel teatro d'operazioni. Nulla. è tra.<:~curato in quest'opera che, oltre a mostrare la vita del m edico in guerra ne lle molteplic i importunti fasi in cui SYolge la sua alta missione, ha il privil<'p:io di essere st!tta scriHa in forma uan-atint r·iuscendo molto gradita. ed utile anche a l semplice cultore di co!;(' militari. Infatti tutte le situazioni tattiche descritte dagli A...<\... nella guerra di po;;izione, movimento, attacco, sono seguite da un corumPnto critico illustrativo. dul qunle è facil<) rilc,·are se nc llcdive rse contingenze tattico-sanitarie, le prrdisposizioni d e l servizio siano state giustomente organizzare· e tn1dottc in att.o. A partf' il fntto che il volumr aiuta molto ari istradare i giovani ufficiali mt"dici e preparare g li student-i in mNlicinn in uno spirito di patriottismo per il giorno in cui potmnno rendersi utili al Pat·se. anche ullìc iu Li medici anziani potrrumo troYare in alcuni capitoli di es.~o intPrC'ssante materia. tnt.tico-logistico-sanitaria. 'Gna buona idea degli AA. è Stflta quel la di far se(.!Uire il li bro da un dizionariett.o di tcr· minolo~in. militare e di guerra, note t ecniche, abbre,·ia.zioni più usate, ecc .. tali da m ctt~ere i novizi nelle condizioni di ottenere le volute basi p er le necessarie dettaglia.t.c is truzioni m<>dico-militari. Nulla da osservare, pC'r guanto riguarda la pnrt.e tattica logistica d e l servizio n oi tanti momenti della supposta guerra descritta nel libro: nostre impressiotù personali riguardanti spf'ciali situuzioni. contiug<"nze di forza, terreno e tempo, non intaccano i pr.-gi ~· l'int.('H'RSI' dd l ibro d!.'i colonnelli BLECH e LYNCH. Nitida ed uccurata !\•dizione.

A. BORR07.ZTNO. G. HELLEBRO:sTH -

Il gas quale mez.zo bellico (Prstcr Llojd - A. B. - B. L. -

Budapest 11 dicembre 193-!). L'autore dell'articolo, partendo dalla premE:'s.~a che fra tut.ti i presumibili mezzi offensivi di wm guerra ft1tum, l'aggressivo chimico è quello che fa più paura a causa d egli scarsi insegnumenti della passata gcrra su tale riguardo, e d el sC'grcto più rig{>roso, di cui ogni nazione si circonda circa tale mezzo offensivo, accenna (ti risultati ottenuti con gli aggt·essivi ch·i mici sui vari fronti nella guerra mondiale. E dalla1scnrsa etlicaciadi tali riRultati, dovuta, secondo l'autore, alla scarS<'Zza dei quantitativj di aggressivi chimici allora adoperati, oppure alla <>atti,·a. qwl.lità delle sostanze stess<~, forse dl'f.eriorat.e da cause non note, egli è indotto a ri tenere che anche oggi nel campo militare scarso assegnamento può farsi su di un inga><.«amento, p erchè le difficoltà per ingassare zone estese del campo di batt-a.gl ia, sono numerose.· Infatti il movimento dei gas comunque lanci ati, non può calcolarsi p reventivamento, ed una conente d'aria improvvisamente contraria a quella pre·vista . può spingnre i ga.'l contro le proprie truppe; d'altra parte l'emissione degli aggressivi chimici é anche difficoltosa, mentre essi presentano uno scarso grado di sicurezza. ed un alto grado di pericolosità per chi li impiega. Tali motivi che, afferma. l'autore, impedirono nella passata guerra un esteso impiego de i gas, lo limiteranno anche in una guerra futura, sia che si tratti di guerra di posizione, sia. che si t ratti di gu0rra di movimento, nel quale caso a mn.ggior ragione l'impiego degli aggressivi chimic i, sarà poco attuabile, a cat.L'la delle difficoltà di agire contro obbiettiv-i mobili e sempre mutevoli, ed ancht:: perchè m entre scarse quantità di gas risulteranno inefl1caci, le grandi quantità potranno mettr r,• in p~>ricolo, p er s opravvenuti mutamenti atmoserici e per motivi tattici, i r<•parti di ambedue i partiti in uguale misura. N è miglior succes.'!O s i può pt·evedt" re dall'impiego degli aggressivi chimici ad azione persistente lanciati sulle moderne fortifi'l:Azioni e sulle truppe che si trovano schiPrate in posizione, perchè le stesse truppe attaccanti, non potranno, senza

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RIVIS1'A DEL LA STAMPA MEDICA [TALIANA E STRANIERA

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loro pericolo, inoltrarsi su l ter reno intossicato, ed attraversarlo per sfruttare il successo con un energico movimento di avanzata. L'autore ritiene invece facile e redditizio l'impiego degli aggressivi chimici . sulle città a forte densità di abitanti, sin perchè l'aggressione è effettuabile a mezzo

dei velivoli con attacchi a gas in granne stile, sia perchè le città non possiedono ancora alcun sicuro mezzo difensivo. A tale riguardo l'autore, riportando i risultati di taluni esperimenti fatti con il lancio dai velivoli di yprite, risultati secondo i quali poche centinaia dj tonne l late di yprite sarebberò sufficienti ad intossicare estese regioni, e partendo dalla considerazione che fra le città, su cui il nemico a preferenza sferr('rebbe i suoi attacchi, è da mettersi in prima linea la capitale di uno Stato, riti('ne che il modo di sa.lva.r e tale città dagli attacchi nemici dovrebbe consist<-re nell'allontanare da essa la sede del Governo e tutti quegli altri organismi s tatali {industriali, finanziari e militari) che dirigono la vita de lla nazicne. 1\IAGRONE.

O. 1\fUNTSCEI. -

La terapia della debolezza cardiaca nell'Edema polmonare acuto p: r avvelenamento da gas di guerra. {Die Medizinische Welt, 1934, num ero 34).

tos~ico

L 'A. premette che la patologia de lle affezioni determinate dai gas di guerra ad azione soffocante (fosgene, difosgene, cloropicrin a) è ormai ben chiarita per quel che riguarda gli e ffetti dell'edema polmona.re sul cuore e sulla circolazione: la perdita. di plasma fa si che il sangue si ispessisce notevolmente per cui diYcnta. denso e coagula facilmente; ne consegue che il cuore deve fare w1o sforzo notevole per vincere i nuovi ostacoli frapposti alla circolazione, e quando questo sforzo è ecces· sivo finisce col cessare di funzionare. La terapia pertanto deve mirare ad evitare il pericolo di una pa.ralisi cardiaca. sia allrggerendo la circolazione con abbondanti salassi, sia colla somminist.razione di medicamenti che hanno azione sul cuore. In base alle esperienze di guerra, alle ricerche perscnalì e alla letteratura sull'argomento, l'A. si intrattiene sulla scelta. dei preparati ad azione sul cuore, e comincia col fissare che « dato il rapido d ecorso dell'edema polmonare i medicinali ad azione sul cuore possono agire solamente quando vengano impiegati precocem ente, in dosi elevate, usando la via di som· ministrazione endomuscolare, o meglio, endove nosa "· Le dosi da impiegare devono essere ma.'3Sive, onde ottenere un'azione intensa e duratura. Pa.'lSando in rassegna i vari preparati atti ad una terapia di tal g t nue l'A . si occup a anzituttJ ••et preparati d el gruppo c:ella. Digitale, ma ccnclude che per quanto l'uzi(, ne della digitale sul cuore e s ulh circGlazit no dovrebbe far pensare alla cura. digita.lica. come alla più adatta per combatt ere l'avvelenamento da gas di gue n·a, effettivamente, data la lentezza colla quale la digitale esplica la sua azione, essa dove esse re considerata di secondo ordine nella cura di queste affezioni; senza. contare che bisogna a.nche considerare l'eventuale p ericolo di un avve lenamento dovuto all'accumulo del prodotto. Un p reparato invece ad azione simile a quella de lla digitale, ma nello stesso tempo immediata, è rappresentato dalla Strojcmtina, che, in base a ricerche sperim entali d i BocK, avrebbe anche un'azione specifica antiedemat.osa. Va ri a u tori hanno usato la strofantina ne lla cura de ll"edema. pol.monnro da gn.s di gue r ra. L AQUEUR e MAGNUS affermano che la strofantina è molto adatta, e consigliano d ì iniettarla endovena alla dose di % di mgr. assai lentamente e contro! · lando il polso. Alle volte il polso migliora sensibilmente dmante l'esecuzione de lla. iruezione stessa, per cui si può interromper la; in caso contrario l'iniezione va ripetuta. d opo 4 ore, badando a non iniettare mai una dose superiore a 34 di mgr. ne lle 24 o r e. Esattamente come pel sa lasso, non si deve attendere che la multtt da abbia raggiunto il suo massimo e che sia insorta una netta d ebolezza carcltaca\; l 'iniezion e di strofantina va invece eseguita a scopo profilattico qunndo il cuor~ è ancora. in buone condizioni. MINKOWSKI consiglia la stessa te rap1 ~1. (L(' do;,; t r "portate si riferiscono alla stro.fantina di G-èsrnow, ma può essere w;uln anche la strofan tina. d i BoEBRJ...>iGE& raddoppiando le dosi p<':' rchè quest ' ultimo pr,.para to è per circa la m età. meno attivo). E indiscutibile, affet ma I"A. in bn»!.' oncht- tt ll~'


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RIVISTA DELLA STA:UPA MEDI CA ITALUSA E STRA..'f!ERA

di lui osservtuicmi di gue rra, che t a ter11 pitt :<trofantic\\, impiegata tempo e con le dovute cn.u tele , s i è dimostrata e>:~Sere la mig liore. In guerra è stato ancho constatato c he è utile associare alla prima iniezione endovenosa di s trofantina una iniezione di 2 c. c. di Olio canj&rato forte (al 20 %) p er via sottocuta nea, e a seconda delle condizioni d e l paziente l'iniezione di olio canforato può essere ripe tuta ad intervalli di qua lche o ra. La canfora m ercÈ' la sua azione analettica. e spasmolitica fa s i che la pressione sanguigna aumenta, come pure aumenta la fr<'q uc nza e l'inten;:;ità. d oi bnttiti card iac i, m entre nello stesso tempo la rexpirazione di,· iene piì:J pt·ofonda. Fra i prepn•·ati di canfora l' A. •·it:orda il Oanphogen-Ingel.lteìrn, soluzione acquosa che avrebbf' una. maggior attività t• nn 'azione più s icura. d e li 'olio canforato. La terapia. combina ta di stmfantinu e canfora può <~ssere considerata ad azione aRSOmmata ne l senso che 1\u ione imme-diata ch·lla. strofantina. viene avvalorata e mantenuta dalla sw:;se~uente azione d 0lla cnniot·a. • · Fra i pre parati d e rivati dalla canfor·a l'E.l:eton viene ritenuto dal FLURY assai utile in certi casi, data la sua azione stimolante centt·ale m olto forte ; ma siccomG l'azione esercitata sul cuore da. questo pre parato difficilmente può essere domata, ciò ostacola il suo uso. Recentemente sono stati consigliati preparati sostitutivi della canfora: il Oardiazol (pen t nmetilentetra:wl) e l~ Ooramiw piri:lin-P·diotilamin·acido carbonico). Anche l'azione di questi preparati sul cuore è secondaria, m entre sta in primo piano la loro azione farmacologica e clinica di eccitllzione centrale. Essi sono ottimj nelle coside tte intos.~icu.zioni n a rcotiche da gaa, nell'avve lenamento da CO, e negli avve lenamenti i.n genere. Il cardiazol è particolarmente adatto n egli stati d i collasso e nella debolezza. circolatoria di ogni genere; inoltre esso non presenta.l'incom·eniente di un eccessivo dosaggio, per cui può essere di smnm'l aiu w ne lle m !lni ùegl• infe rmieri. Può essere anche utile nell'avve lenamen to daga.<! di guerra, specialmente per la sua azione sulla circolazione. P e rò tL~ndo il cardiazoJ bisogna tener presente che la sua azione sul cuore è assai limitata, e che di conseguenza ne lle intoss ica.zioni da gas di guerra. esso non deve essere usato da solo ma associato a qualche altro prodotto che potrebbe essere la strofantina. Riguardo a.ll'mo della c oumin!\ negli avvehm~ment i d a gu; di g ·J err.>l e3iste qualche incertezza, poichè secondo RuDIN wta dose eccessiva di coramina può determinare un ed ema polmonare: ora dato chf" ne ll 'individuo afl'etto da av-velenamento da gas di guerra esiste g ià un ed e ma polmona1-e, ci troviamo di fronte al perir icolo di un pegg iorame nt{) dell'edema anche in seguito a lla. somministrazione di dos i m edie di coramina; si d eve p erciò consigliare almeno una grande prudenza nell'uso d ella. coramina.. Sono poi considerati i pre para.ti di Caffeina. S iccome la caffeina a.umPnta la forza d el cuore (rafforzamento della s istole, diminuzione d e lla diastole) pE-r cui sotto la sua azione un cuore inde bolito viene messo in grado di vincere notevoli res istenze nf' l c ircolo, essa. è particola.rmfc'n te indicata ndl'avvelen<~meuto cln g J!' di gue rm. Bisogna tener pr1~,;Pnte però cho d osi eccessive di caffeina possono d et e rmina.re unu diminuzione d i'Ila pressionf' sanguign n., mentre la dilatazione d e i vas i p eriff"t·ic i, che provoca la diminuzione di prPssione, può portare apa.rticola.ri complicazioni propri o n e ll'nvvel<:'nnmcn to d n. gas di guerra. La ca.f feina potrà qnin li O<:;ere asilta sol:t me nto curne ad i:1vnn ~e dell~ te rapin stroftl.n t ica e solo unitamente a questa. L'A. csnmina anche g li anakttici pe r il cuore ed i ,·asi dt' l gn~ppo efedrinico. Fra questi i l SytnpatJwl (parflrlJssifcniletnno lmctilamruina) è s imile, pe r azione, all'adrcno.lina, ma h a, ri,;petto a questa, una maggior azione sulla circolazione. Secondo HoLM il sympat ho l associato alla. strofantina può salvare la vita ai pazienti affetti da. edema polmona re; non s i ha nno p erò su questo prodott o os.'lOrvazioni di gue na. È acc('nnato infine al prodotto Scillaren c he a lla sua azione sul cuore associa anc he un 'azione !'; uJla diut·exi. E :,;so si diffenmz ia dalln. digitale pe-r la. sua più faci le oliminab ilìt.à e pe r la con;:;Pguen te minor a.ccumulazionP, e può pertanto sostituire complc t.a mente i pt·ì'pnrati di dig-itale ne lla. cm a d egli avvele namenti da gas di gue rra poichè por le sp t·c ial i condizioni be lliche i colpiti da gas cambiano spo:;so il medico curante, m entt·e l'uso d e lla dig itale richiede un dosaggio razionale e sor vegliato. ·


RIV ISTA DELLA STAMPA ltEDICA ITALIANA E STRru..,-lEHA

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Xc lla. convalescenza dell'avvelenamento da gns di g"tll'rnt inv<'cc, S\lpPrnto il peri colo mortale dell'edema poln1onare, l'uso de lla cli~itnk sarà molto opronuno per agi re sul cuore e sulla circolazione. L a !abilità CIH'dinçn, clw si mantiC'nC' p~"'r lungo t.empo, deve essere combattuta. con una cw·a regolari", di l<'ntl\. azione. e in ta.le stadio sarà molto efficace tm preparato di digito le somministrnto per via. orale. Concludendo le propt·ie vedute S\lll'uso dei p reparati cardiaci n!' lla cura dell'avvelenamento da gas di guerra. l'A. aff('rma eh<> 1WIIo f<tadio d c ll'cdf'ma polmonare l'iniezione enùovenosa di strofantiua \'a prdPrita ad o~ i alt ra cura; contemporaneamente si somministreranno dosi adatte, e ad int(•rvalli indicati, di: caffeina, cardiazol, canfora, scilla.ren, sympathol. in Rg~innta a lla prima som · ministrazione di strofantina. I buoni risultati ottPnuti in moltc migliaia di casi, durante la guerra mondiale, mediante questa curn combinata con strofa nti11a, dov-rebbero tenerci lontani dalla ricerca di nuovi prodotti atti ad agire Slll cuore, nella cura dell'edema. polmonare da gas di guerra. In quE>><to Sl·nso la pratica clinica ha stabilito chiaramente la via da S(>guire. Qut>Rta via portt>rà però allo scopo solamente quando si t,erranno sufficientemente prc·;;<·nti le variozioni individuali; sarebbe a"!soluta.mente fuori luogo voler stabilire uno schemn stretta· mente limitata.to sull'uso e dosaggio del medicamento, non tenendo cont.o della necessaria osservazione del singolo pnziente e delle particolari condizioni d e l medesimo. Nell'uso dei medicamenti cardiaci, come ha giù detto Fraenkcl, esisto una legalità ma. non delle leggi. FERRALORO

E. DELLA SETA. - Vivere sani. (Edito dell'I stituto N azionai~ delle Assicurazioni, Roma 1934-XTI). È il titolo del lavoro, col quale il dott. Eschilo DELLA SETA è riuscito vincitore del concorso bandito dall'Istituto Nazionale d e lle ARsicurazioni per uno. pubblicazione di igiene da destinare agli assicurati in forma o•·<.linnria, appartenenti in gran parte al ceto dei professionisti, impiegati e commercianti. L 'autore pone anzitutto in rilievo il bene ind ividunle e sociale di cui è fecondo il vasto e multiforme campo dell'igiene e mentre richiama la importantis."ima constatazione che per i soggetti da. 40 anni in su la mot·ta.lità non ha subito affatto quella decrescenza riscontrata nei gruppi di età prE'CI>dcmt.i, trat.trggia il grande valore del patrimonio umano, assai m eglio dif•·ndibile prevenendo che <!Urando. Si occupa quindi dell'igiene p reventiva: è un in;;ipmp eli norme pratiche precise, dettagliate, che mai peccano di esagerazione'. e <'he è tanto utile couo!lcere

ed attuare ne l cammino della vita ne ll'inte nto di prolungnrne il corso nel migliore stato d i sa.lute. Fa seguito la parte riguardante la medicina prf'vt•ntint. In fJII('StA. tratta· zione è fatto speciale riferimento alle malattie, sia comuni c he infPttive, che più frerJutmtemento colpiscono l'età ne lle quali si ricorre di solito alla prcvideuzn ~sicurativa, ed ai fatti morbosi che costituiscono S<'gnal i di allarme p<'r l'indiVIduo e che d ebbono perciò far lo correre agli opportmu ripari. . Anche la salute della donna è prt'sa in <.lebita con»idE>razione sotto il pecubare Mpetto d ella sua vita sessuale, de lle funzioni inc•rf>nt-i al la maternità, d e lla prev~;~nzione delle malattie ginecologiche, e di certe pratiche nocive sugget·i te spesso da11a moda. . Sono poi illustrati significati e vantaggi d e lla provvida visita medica prevrn tJva che l'Istituto delle assicura<tioni concede gratu.itamE>ntc ogni 2 anni a certe categorie di a ssicurati. . Qucsto libro d el dott. Della Seta, scritto in modo piano, spigliato ed accel'sibile, veramente diletta. a l tempo stesso che istruisce. ~GELJNI


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RiviSTA DELLA STA~MPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

O . BELLuccx. - Salute, t esoro della vita. (Edito dall'Istituto Nazionale delle A:;.sicnrazioni, Roma 1934-XII). Con qucstQ lavoro d 'igiene, per as.<sicurati in forma popolare, il prof. EEI.LUCCJ ha vinto il relati,·o concorso indetto dall'Istituto Naziox1ale delle Assicurazioni . La materia è presentat.u sotto forma di lett ere : lettere che un giovane lavo· rat.oro scrive al medico pPr manifestar~li dubbi ed esitazioni su cose di igif'ne e lettere di risposta del med ico al lavoratore per dissipare in lui i dubbi e le esi· tazioni e per inculcargli cognizioni giuste e p recise. CoF>Ì attravOJ'SO la F:c·ril' d<.>lle lettere d0l m edico, il lavoratore trova una messe di buone norme cui i11formare la proprit\ condotta di vita. Queste let.te1·e trattano dei g randi fattori igienici of'ferti da madre natura (aria - sole - luce), dPll"ig iene della respi1·azione e suoi rapporti col problema della tubnrcolosi, dl.:ll'aliruentazione, della nettezza personale, del sonno ripa· ratore, delle malattie rE"umatiche e ca.rdiachc, della prevenzione dei morbi infettivi, delrimportanza sociale del matrimonio e clell'igil'ne della casa, d ell'i· giE" ne del la.voro, dell'educazione fisica e sport, dell'igiene dello spirito, e delle finalità e valore degli esami medici periodici. L 'idea dell'autore di rirorrc re alla forma epistolare, che è riuscita chiara e porsuusiva, è s tata felici' ed il libro, ricco di nozioni di igie ne e di fisiologia. e di dati statistici a~><fli dimo:,;tnttid, desta molto intere~::;se c si legge volentieri A NCELINI.

E. GrtASSF.T. - Rapporti fra il potere tossico, antigene e ftocculante dell'endotossina e dell'endo-anatossina del b. del tifo - La vaccinazione antltlfoldea nell' uomo con l'endo-anatossina (C. R. di.' la Soc. de biologie; 1934, T. CXV.). Con queste due notf' l'A. - che già dal 1926 ha condotto una. serie sistema· tica di ricerche sui prodotti solubili d el b. del tifo e di altri microbi - porta a conoscenza i dati spE"rimc-nta li in base a.i quali ha potuto attuare l'impiego d el· l'endo-anatossina tifica n ella profilassi umana riferendone anche la t.ecnica d 'applicazione ed i risultati iniziali ottenuti. l. Tuttora discu~sa è la. natura de lle endoto:;.sine microbiche: alla concezione di una rea le specificità ant.igene (l\Iacfa.dyen, Besredka) si oppone quella di una aspecificità che riconosce in esse unicamente dei prodotti amililattizzanti (Vaughnn). In relazione a precedenti personali ricerche sui derivati solubili formoluti d el b. del tifo e di alt.ri microbi, l'A. è stato indotto a riprendere lo studio della questione sulla scorta delle recenti acquisizioni relative alle proprietà antigeni delle esotossine microbiche. A tale scopo ha studiato le proprietà t.ossi· clw, fisic~himiche e antigeni d'una serie di endoto:;.sine tifiche riferendone det.ta· g lia.tamente i risultati. Interessanti sopratutto sono i dati relativi alla sint oma· wlogia presentata dagli animali trattati con endoto:;.sina, al potere floccuJante delle miscele endotossina-siero antitifìco ed al rapporto fra il potere flocculante e quello tossico. L a sintomatologia, prcssochè identica nelle varie specie di animali sensibili è caratt.edzza.ta da uno stat.o generale di astenia, ottundimenw, con fenomeni ata~so-adinamici, dispnea, diarrea. spesso sanguinolenta. cui segue la morte del· l'a.nima.le in un periodo di tempo che è vario a seconda delle dosi e della via d'ino· culazioue. Queste condizioni influiscono anche sul periodo d 'incubazione che, come p or i veleni, n on è fisso ed è anche in rapporto col peso dell'animale. Dosi submortali, inoculate pe r più giorni, danno luogo ad una s indrome tifica caratteri· stica, che ricorda più da vicino certe forme to:;.siche di tifoide umana, differenzian· dos i nettamente dai ft>norneni anafilattici o di choc, quali si possono osservare con l'impiego di anafìlatossine in vario modo preparate da emulsioni di b. del t.ifo o di a ltri microbi. L a miscela in vitro di endotoS$ina e siero antitifoideo, in dosi opportune, da luogo al fenomeno dell'opa lescenza e succe:;.siva flocculazione, in modo del tutto simile a quello che s i ossen :a nella. titolazione del siero antidifterico col metodo di Ramon . L a 1·cgolaritl1 della reazione di !iocculazione è stata dall'A. controllata st~ggiando a più riprese il siero di 18 cavalli dall'inizio al termine dell'immuniz· znzione, att.uata con eudoto:;.sina formoln.ta. È risultato che la quantità di siero


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RIVHlTA DELLA STAMPA MEDICA I TALIANA E STRANIEBA

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necessaria per ottenere la flocculazione dimimùsce gradualmente col progredire d ell'immunizzazione, come pure si abbre via il tempo di flocculazione. La s pecific ità d e l fenomeno appare indiscussa es.<:~endo stat<· negatiYe le prove fatte sostituendo il siero antitifico con sieri normaJi o aspecifici e la endotossina tifìca con endotossina diverse. Lo studio del rapporto fra la tossic ità ed il powre flocc ulante d elle end.ot ossine ha dimos trato per alcune di esse una re lazione assai s tretta fra le due pro prietà, mentre per altre il potere flocculante è risultato relativamente più e levnto. Queste endotossina sottoposte all'azione combinata del formolo (5p. 1000) e d el calore (37° C. per 4-6 settimane) si tras formano in tm prodotto atossico, di e levato potere immunizzante, che conserva il pote re fl occulante ori~innrio: solo il t empo di flocculazione è un po' ritarda-to. In ana log ia con le anato;;~ine o tossoidi, ottenute dalle esotossine microbiche, qul'sti antigeni derivn.ti chtlle t>ndo tos:Sine d e l b. d el tifo e di altri microbi, contenent i in forma solubile g li c lementi antigeni specifici di tali microbi, vengono chia ma t i end<>--anat088'ine o endotossoidi. Dall'insieme d elle sue ricerche l'A. conclude c he se la tossicità può, en t ro certi limit i, informarci sul potere antigE>ne d e lle e ndotossina ti!iche, di recente preparate, è solo la flocc ulazion e che pe rme t te l'apprezza ment-o d e l potere a ntig(>ne in t·itro sia dell'endotossina che d e ll'endo-a.na tos.<;ina. Ed è su questo p rincipio ehe l'A. ha stabilito un m etodo di apprezzamento in '1;-itro d e l potere ant igene d e l b. del tifo e di altri microbi endo-antigeni. 2. Il nuovo tipo di vacc ino, allestito dall' A. è costitui to d a lla frazi one e ndotossica. antigene, specifica e solubile, estrat.ta dal b. d el tifo (t ipo S.), trasformata dnll'•e.zione combinata. d el for molo e del calore in un prodotto atoss ico" che conser va le proprietà. immunizzanti e floculanti d ella, endotos.«ina t.ifica originaria. Per il fatto stesso d e lla tecnica di preparazione ne con ~f'gue la po;:>;ibilitù di oHeuere d egli antigeni specifici di concentrazione notevolm(•nte più e levata di qut>lli usuali (corpi bacillari integri), rapidamente riassorbibili perchè solnbili e , in ra gione d e lla atossicità, impiegabili a concentrazione più e levat a senza l'inconve· niente di reazioni tossiche. L' innocttità di tale vaccino, g ià consta tuta p er le specie animali sensibili, è stata. confermata anche p er l'uomo con prove su ,·asta scala. Kon s i ha in genere alcuna re azione locale n è generale a pprezza bile , solo in qualche soggetto, con dosi elevate, si rileva una reazione passcg:~l'ra che l'A. ri tiene di nat ura. esclusivamente prote inica. Pe r l'u~o umano è stata. impil'g:ata una endo-anatossina che in c.c. l contenesse la quantità di endotossina estratta da l a 2 milligrammi di b. d e l tifo, ciò che corrisponde ad una concentrazione di proteina solubile circa I O volte superiore a que lla contenuta nell'emulsione bacillare dei vaccini generalmente usati. In un esperimento di profilassi assai vas to, praticato sopra 14000 minatori di ra.zza nera del Sud Africa, la vaccinazione è stata attuata con 2 iniezioni sottocutanee di 0,5 e J c.c. con 14 giorni d 'intervallo. I risultati riportati, non o:;tant-e la brevità d ell'osservazione appaiono hL~inghi eri, specie quelli otwnuti in due miniere, ne lle quali l'esperimento è stato condotto comparativamente con gruppi di minatori d e lle s t<.'i<Se miniere profìlassati con il vaccino T. A. B. e col mE>todo di Besredka. I nfine, par tendo da note osservazioni confermate anche nrlla p reparazione dell'endo-anatossina, l'A. ha di recente impiegato un nuovo tipo di vaccino ottenuto con l'aggiunta. di compll's.<Si proteinici a.ll'endotos.o:;ina tifìca prima d e lla formolizzazione, senza an•r no tato un aumento apprezzabile d!.'Ile reazioni. Na'NI.

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A. PIJPER e H. DAu . -

Malattie del gruppo tifo esantematico nel Sucf Africa.

(Zentr. fiir Bakt. B . 113-H . 1-2 1934 - pag. 7). Secondo P . e D. esistono nel sud Africa tre diffl'renti virus del gruppo t ifo esantematico, che sono causa di tre malattie dh·erse : l o F ebbre da zecche (Zecken . fiE>ber - in inglese : T ick-bite fever); 2o Tifo esantematico epidemico; 3 ° Tifo esantematico sporadico. L'eziologia della. Tic·kbite feyer era sconosciuta fino a qualche anno fa; Pijper e D au han dimostrato con preced enti J·icereho che <>~>sa appartiene alla famiglia d e lle malat-tie esantematiche, ed è tras:mesFa da la 1-ve di Ambliomma hebreum e, più raramente di Rhypiel'phalus a PJwnd iculat n~ o di


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RIVISTA DELLA STA)IPA ME DICA I T ALIANA E STRANIEHA

n oo philus d ccoloflltus , lib('l'<' in nn tura n ('lhl boscnglio.. ovo a gs._'t-ediscono l'uomo. G li A.A. dt·owri vono il qua dro c linico clf' lift mt~l a tt itt, SPmpT(' bE>nisrna, le ri cerche di laborntnri o e le prove :;pPrimpnta li s ug li a nima li. e cn•d ono di potf'r €' offc>rmare c ht' la • febbr'tO' d a I!'A-'CChc • di fl\· r i"ce d a tutte ]p a nt ri' forme mo rbo"" s imiluri tìn orlt con o~c iut P in divNs<' p 11 rt i dd m ond o ; con ln FdJhrP bottono~>~~ non avrebbe nulla a ch l· f tu·n (questa u fl'e rm azione c i S('lll bra tro ppo r>e<' isa). Il tifo <'sante mntico opidf'mi<'o, tras m cs:;o dnl pidocchio , clt•cor-rc epidPmio logicllln Pnte e c linicam r n te com o il tifo euro pM ma n e di B'<•ri:;c(' p t·r ttl h m c p ropl'iet à. sieroiEZiche e llntig!'m' . c he ll\' I'C bbe qu t·sto ,-irus sud Afrieml(). Il tifo c:;antt>matico s poradico, eh•• d t>co r re in forma bf'ni.(..rn n , a c he g li A.A. cred ono eh ~· non si possn ide ntificare d c•l tutto col m orlx> di Br·ill, n on sembra s ia stnto s tudiato da P . e D. a fondo. Si tmtta probabilmente di virus murino, onnni largamente conosciuto; quantw1que g li A.A. cre d >mo che no d ifTc ris<'a p i? r il comportamento s ierologico. L H ri cerc he di immuni tà. croc iata sullo cavie dare bbe ro questi risultati: l. C~tvi €1 ch e han sup<'l'uto la « F e bbre da Zl"CCh l'! • non sono immuni ne contro il v irns d <·l tifo ep id<' mico ne contro qu e llo d <'l tifo sporadico; II. Cttvio cho h a n n·s is t ito ttll' infl•zione da virus d el tifo sporadico» non risultano imm11ni né d en t ro il virus d e! • tifo epidemico» né contro que l!o d ella ":FdJbre da zecche • m. Cavie che han supe rato l'infezione di • tifo epidemico • risult.ano im· mtmi contro la forma sporadica di tifo esantematico e contro la" fonna da zecche •. Dal punto di vis ta si(•rolog ico, secondo gli A .A., si avr~;bbe : n e lla. febbre da zecch e agglutinazione pos itiYa pe r i ce ppi di P1-otf'US X ,9- X 2-XK; agglutina· ziono positiva per i tre ceppi anche n ella. fonna. epidemica (mentre n e l tifo europ eo sarebbe negativa p e r il ceppo XK), a~glutina.zione positiva p er i primi due ceppi n e lla forma sporadica. In tutte a tm titol o non molto e levato. Il virus d e lla forma epidemica Sud africana avre bbe tre fatt-ori antigen i, di cui due sono presenti nel virus d ella. forma sporadica; e di qu('sti due, soltanto uno è presente n e l virll$ d e lla •fe bbre da zecche». Tutto e tre le forme producono soltanto aggluti· nine di gruppo pe r i tre ce ppi di Proteo. L e pretese differenze s<J:stanziali tra. le tre forme e con altre forme similari d escritte in altre regioni, non ci sembrano cosl sicuramente stabilite, come gli A.A. cr edono, e non sono pertanto immuni da cri-tiche . se si tien e conto spooia l· m ente d e i più recenti studi su CJUPSto importante problema. REITANO.

A.l\1. DA. Cu NHA E J. T ELU:IRA.. Relazione fra alastrlm e valuolo. (C. R. Societé d e Biologie , n. 16 - 1934).

Gli A .A. con due se rie di esperi enze praticate inoculando il virus d e ll'ala· strim p f' r via endovenosa a eli:Ife scimmie (il!. rhesU$), d e lle quali alcune normali, altre vuccinate con il vaccino, ed a ltre ancora che già M·e vano supe rato l'alas trim sperimentale, chiariscono la. corre lazione immunita.ria che esiste fra i 'n lastrim ed il v accino. E ssi concludono che i'nlas trim s p erime ntale conferisce un grado di immunità, se bbene non comple to, v!'rso il vaccino antivaioloso tanto da p ermette re solo um\ mitissima infezion o vaccinica di innPs to allorquundo s i u s ino forti dos i di vaccino. Si os.'S<'rvr>rcbbe quindi quanto avvien e ftN jue ntc m enw n olle rivaccin a zioui umane : evoluzion e rap ida e r .•g rPssione prPCOC<' d e lla pu.<stola vaccinica.. Inoltre, il v accino confcri;;:co alla scimm ia una rnpida immunità v0rso l'alas trim, p oichè d e lle scimmie vaccinato prp,·en t i,·amen t.c co n vaccino antivaioloso cd inoculat.o in seguito con virus di a las trim si dim ostrarono re frat tarie alla malatt ia com n quelle che già avevano s ubito e supN·ato l'a.las trim. Q.uest e conclus ioni confe rmere bbero la e ti olog ia comune rle lle due malattie: Yniuo lo ed nlastrirn f' d hanno importam:a p <.'r la pro tilas.'J i d c ll'alastrim che si può prat icare con lo st esso vacc ino antivaioloso. DE ALEssr.

H. DE BEAU REI'AmE ARACAO . - Relazione fra alastrim e valuolo. (C. R. Socie til d e Biologie n. 18 - 1934). L ' A. riconferma. la possibilità d ella trMmis.~i ono d d l' nlastrim nl M. rhcs-u..g m t>dì twt.e inoculnziorH" p t>r via f'ntlo \·eu osa eù intra d ermica di virus cont€ nuto n e l pus d c·lle pust.o l!' d egli affet t i eia t u le m a la ttia. L a colo rnzi on e con il m e todo di


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L oeffier metterebbe in e videnza. nel virus stesso delle formazioni sferulari di 0,2 fA, chiamate dall'A. Oh.kimidozoon riba8i. Esaminando il pus delle pustole di un centinaio di cas i di alastrim l'A. constatò che fra. i batteri che infettano le pustole stesse, e vi allignano in concomitanza con il virus, nella. quasi tota.Htà dei casi si ritrova lo stafilococco aureo ed albo, m entre, nel pus delle pustole del vaiolo predomina. lo streptococco. Tale differente reperto di batteri satelliti del virus può servire come carattere differenziale delle due malattie eruttive e può spiegare la maggiore gravità del vaiolo in confronto dcll'alastrim per le più gravi complicanze che può causare lo st.l'('ptococco. DE ALESSI .

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MmiCINA INTERNA A. I vY E G. BERoH. - Fisiopatologia delle vfe biliari ntraepatlclte. (The J ournal Medicai Ass., 17 novembre 1934).

Dati i progressi nella. fisiologia e patologia. funzionale delle vie biliari extra· epatich e ottenuti nell'ultimo decennio non è inopportuno delinearne i tratti principali. Assorbimento, secrezione, motilità sono le tre principali caratteristiche della. colecisti. Nei riguardi del precesso d i assorbimento essa. ottiene una concentrazione della bile epatica da 4 a 10 volte. Sono principalmente riassorbiti l'aequa e i componenti salini inorganici. La bile poi da alcalina quando lascia il fegato viene leggermente acidificata. Se la mucosa della. cistifellea subisce un processo di in.fìa.mroa.zione perde il suo potere d i concentramento. Se però la. infiammazione è a chiazze, o è solamente localizzato. alla. sierosa e alla. muscolare può sussistere il potere di concentrazione. Cosl. pure negli stati infìa.mmatori viene perduto il potere evacuativo della cistifellea. L a colesterosi della colecisti (vescica a fragola) è caratterizzata da depositi di lipoidi sulla mucosa dell'organo. Non è ben conosciuta la pa.togenesi ma uno stato similare è stato ottenuto sperimentalmente in conigli in cui si è r iusciti a provocare una lenta. infiammazione delle pareti d~lla cistifellea. dando al tempo stesso un nutrimento ricco di colesterina. Questo stato peculiare nell'uomo non interferisco però col potere di concentramento a meno che non intervengo. una colecistite. Secrezione. L a cistifellea secerne normalmente un liquido mucoso fino a 20 cc. nelle 24 ore come si è potuto constatare in caso di ostruzione del cistico e contemporanea presenza di fist-ola. Si ottiene la. cosidetta. bile bianca ben nota. ai chirurgi quando il coledoco è ostruito da. più giorni e la. cistifellea è alterato.. L~ bile bianca o bile leggermente pigmentata. può aversi anche quando la secrezione del fegato si svolge sotto p ressione anormale essendo però pervie tutte le vie di deflusso, in caso di epatiti tossiche, in presenza di gravi infezioni ascen· denti ecc. At.tività motoria. L a. forza. di contrazione della vescicola biliare non è stat,a misurata nell'uomo, è stata vista direttamente quella. del cane che può eseroitars una pressione di 20-30 cm. È interessante l'osservazione più volte fatta di oa.looli già situati verso il fondo de lla vosoioa. che si sono vist i poi, dopo uno. ingestione di grassi, progredire incolonnati verso lo sbocco. Lo stimolo principale della contrazione sarebbe un ormone, la cosidet t a colooistochinina. Esso può essere estratto dalla mucosa duodenale e iniettato endovena causa. una contrazione più o meno prolungato.. Fra le sostanze capaci di attivare la produzione dell'ormone sono specialmente i grassi e il rosso d 'uovo. La colecistochinina è il più potente eccitante motore della muscolat ura. cistica; è privo di azione collaterale come la caduta. o l'elevazione della. pressione 1nteriosa. Sfìntere di Oddi. Esso può resistere a uno. pressione di 75 cm. di bile ment re la ma.'!Sima forza. espulsiva della colecisti non supera i 30 cm. per cui è possibile in caso di spasmo dello sfìntere di avere un impedimento allo svuotamen to della bile. È stato pure dimostrato che si può avere una colica biliare tipica eccitando la contrazione della vescica biliare quando lo sfìntere è spastico. Si ,rf'l11izza cosi la cosiddetta colepatia. spastica. o discinesia ipertonica di altri.


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Il fatto che lo sfintere di Oddi diventa insufficiente dopo l'ablazione della. cistifellea ne rende evident i i reciproci rapporti. Data. l'importanza. dello sfintere non è inopportuno sommarizzare i princip.. li punti di fisiologia e patologia ad esso pertinenti. Ogni procedimento che accresce il tono del duodeno inibisce il detiusso della bilo nel duodeno stessso e viceversa . Anche l'irritazione chimica. duvden11le ritar;ht lo scolo della bile. L'at ropina favori~oe, la pilocar pin!t inibisce il deflusso stes.w. L a morfina tende ad inibire il passaggio d ella bile per la sua. azione tonicizza.ntela mw;colatuxa.del duodeno: il solfato di magnesio, l'ossido di magnesio, il solfato di sodio favoriscono il deflusso biliare. Nei malati di colecistite, di ulce ra duodenale lo sfintere può es..;;ere ipertrofico. In animali infine in cui la cistifellea è asse nte la resistenza. dello sfintere è più debole. I dati della fisiopatologia e dell'untttomitt comparata stanno quindi a. dimostrare che la cistifellea e lo sfintere di Oddi costituiscono una specie di meccanismo coledoco- duodenale riassumente le at tribuzioni di una vera unità funzionale. Questo concetto intuit.o da Od d i "fino dall8l:S7 ha una intuitiva impor w nza nello studio delle alterazit ni delle vie biliari e conseguentemente nella terapia di esse.

Lo stu(lio delle a.ffez ioJti tlelle -vie biliari ext-raepatiche che a prima vista sembmno formare 1m gravoso preminente appannaggio llel sesso fennninile data l'interferenza degl·i stati graviclici nel 1·icambio colesterinico e la formazione di stati litiasici, costituiscono anche p&r l'u.omo 1m capitolo di patologia dei piit interessanti. Anche nell'ambiente militare chi ha pratica dei ·no.~tri reparti ospedalieri o ha occasio·ne eli esaminare racliologicamente i munet·osi soggetti inviati per d·i sturbi del t-uho digerente twn può mancare eli riscontrare guanto frequente sia la constatazione di affezioni delle vie biliari che hm~no dato una riperL'U8sione del fegato con aumen,to tlella consistenza e dolorabilità di esso. È certo che pure a-mmettendo la frequenza di in,fezùmi tnalariche pregresse con re~ativo risentirnento epatiC<J 'M'n si 1'ie8oe a spiegare la frequenza di q1teste, chiamiamole così, co-ngestioni del fegato, parlando, s'intende, di casi in C'ILi l'anatnnesi permette di escludere un precedente episodio a tipo itte1·ico. Sembra allo scrivente che abbia portato una notevole luce in argomento u·rw st'I.Mlio del Campanacci << colecistopatie m etapleuriche » com;parso in « Minerva Medica» del l 0 dicembre scorso. L 'A. dice di avere osservato spesso in individui a tat·a neurom'tritica tubercolare una sindrome neurodispeptica nella quale l'osservazio-ne clinica e radiologica rivelano una insufficienza anatomi{;a e funzionale della ci.Ytifellea, ·mentre l'anamnesi, l'esame setneiologico e radiologico mettO?w in luce la presenza di pregresse lesioni a carico dell'apparato respi:rat<rrio, per lo più pleurite secca destra. Cosi mentre frn dal tempo eli Grocco si parla/Va con tanta giusta insistenza di una pleurite metaepatica, secc»ulo il Campanacci si può arrivare allo stesso binomio con insorgenza cronologica inversa per cui si hanno soggetti che a dista;nza di mesi ed amni da, una pregressa pleurite o cortioo pleurite destra cominciano a soff·rire di -una sindrome dispeptica che Zi conduce dal 'medico e q1usti ~ coniiotto a di ag-nosticare una colecistopatia che può andare dalla semplice colecisto-atonia, attra,verso la colec·isto-stasi, la colecistite, la colecisti a fragola fino alla lit'i asi bìli a,re completa. L 'A. che afferma di aver osservato più di u·n centinwio di tali casi studiati sistematicamente e in modo completo coll'aiuto di autorevoli 1·a<l·iologi fo-rmUla i principt essm~ziali che possono po-rtar6 una luce patogenetica S1t tale associazione.

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La pleurite bMilare destra con l'intereasame·nte maggiore o minore dell'emidiaframma omologo con-duce in maniera più o meno completa alla soppressione di quello stimolo fisiologico che è m ppresentato ilai nwvimenti clel (liafra?nma, dond.e una tendenza alla coleci8t&-atonia. È noto poi omne una lesi<rne plewritica o certicopleuritica posa agit·e sttl s·i stema nervoso vegetaavo e poichè la cistifellea ha innervazione veget(dil:a· non è difficile iwoocare in questi eMi, alrneno allo inizio, una neV"rosi vegt:flttivlt, una àiscit1esia biliare Stt cui tanto insiste il v. Bergmann nella sua ultima opera« Funktio·nnelle Pathologie li (già r ecensite i•n q1testo giornale). Qualche volta po·i è d4 am·m ettersi che d.alla pleura il processo infia?nmat.orio pa88i al peritoneo sotto epatico in modo da realizzare una vera pcritonite plastica sotto epatica con pericolecistite (perif'renite degli aute1·i francesi}. GO?wum.qtte ciò avvenga e st1uli ttlteriari nO?~ mancheranno certo su qttesto argo1nente, a etti il Campanacci ha portato così interessanti riferimenti eli n ici, è 1)1 obabile che specie nei militari giovani la frequenza di affezion·i epatiche rioO?wsca in btwna parte la gmwsi sommariamente indicata. Oonu: corollario m edico legale, l'i ferendoci alla 1·ecente relazi{)7te di d'.AlessandTo al XL C01~gresso di M edici·n a intern.a S1tlle pleuropatie n.eU'esercite, non sembra illwp]JOiiu·no t·ichia·ma?·e, an~lie dal punte di vista surriferito, la necessità <li un giudizio rigoroso n.ei soggetti che hanno avuto una plew·opatia. Prescin<lendo dal fatto che la forma specifica domina regolarmente il quadro, anche le fonne cosiddette t·emnatiche, oltre che per la difficoltà di discri?ninazi<O'ne dalle precedenti, non SQ'7W certo da considera1·si con benign:ità data la possibile associaz-ione, anche a lunga scadenza, con forme morbose pure a.ssai gravi o comunqu.e per lun,go tempo in.abilitanti (n. d. ree.). BERTOJ,UCCI .

CHJRURCIA GENERALE G. e H. DESBOm."'ETS. L'ernia crurale prevascolare. (Journal de Chirurgi.e , novembre 1934). Gli AA., dopo avere accennato alle varietà più rare di ernia crurale, s'intrattengono a parlare dell'ernia crurale prevascolare come quella più documentata. nella letteratura medica. L 'ernia crurale preva.scolare o ernia crurale esterna o ernia della guaina dei vasi femorali è quella il cui sacco erniario passa. in avanti dei vasi fermorali e che, n ell'estrinsecarsi nel triangolo di Scarpa, si pone all'esterno del tragitto dell'ernia crurale comune. Le cause precise che favoriscono lo sviluppo dell'ernia crurale prevascolare sono difficili a stabilire. Secondo gli AA. le cause anatomiche predisponenti sono date p r incipalmente da una deficiente disposizione d ella fa.scia t ransversalis la quale, posta a guisa di diaframma fra la cavità addominale e la regione crurale, nonnalmente costituisce una barriera ben solida contro l 'invasion.e eventuale di un sacco erniario e da un'anomalia della guaina dei vasi femorali (maggiore ampiezza di essa in avanti o dilatazione anormale d.ell'orificio della guaina stessa). Le malattie lunghe e cacheti.zzanti con conseguente ipotrofia muscolare, il traumatismo provocato da~le manovre di r iduzione d1' 1la lussazione d e ll'anca, la statica viziosa del bacino vengono invocate invece come cause determinanti. In ogni caso l'ernia crurale prevascolare è una ernia da debolezza, spesso associata ad un'ernia inguinale dello stesso lato o ad un'ernia dell'altro lat o, mai un'ernia da sforzo o congenita. Il sacco è abitualmente voluminoso e a contenuto il più vario c:ome nelle altre varietà di ernie; l'orificio erniario è molto la rgo.


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lH\"ISTA DELLA STA:\ll'A MEDICA ITALIANA

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S TRA~IEltA

Circa In s intomnto lo~;: ia. i se,:rni funzionali (do.lori a livello d e lla reg ione cruralt- prPsenza di una tumdazione piccola facile a. strozzarsi) che n e ll'erni a cr·urale comw1e occupano il pr·irno posto, ne ll'ernia. crurale prevascolare sono nulli pe r la presf•nza di un odficio erniario di gnmdi dimens ioni e di t essuti e las tici cireos tanti eh<' ::;i lasciano facilmente dcpriml'rc. Per questi fatti all'ispezione ed alla p tdpazion e s i constaterà una tumdozione erniaria abitu.almente vo luminosa che è fac ilmPnte riducibile e si riproouce, al più piccolo sforzo, con la stessa fac ilità. Si constaterà. inoltre - sintomo di grande importanza p er la diagnos i - che la tumefazione erniaria s i t rova in avanti d ej vasi, a livello d el triango lo d i Scarpa e che il peduncolo è posto anteriormente all'arter ia femorale , come è conferml\to dalla netta percezione d e i battiti dell'arteria in quelppunto. ' · · ,. d 1' e r quanto n·gua.t·<l a 1'l t rattamento c h trurg1co, g 1·1 AA • constg!i1ano: u tilizzare la via in,:ruina.le che permetto la resezione alta del sacco; di eseguire, per questo, un' inc isione ampia lungo il margine superiore dell'arcata crurale; di chiudere l'oriflcio crurale con punti sta()()ati in catgut e passati attraverso il legamento di Cooper, la parete muscolo-aponevarotica e l'arcata crurale, la quale ultima, all'esterno, sarà anche fissata con qualche punto s taccato all'apone vrosi d e llo psoas . e vitando però di comprimere i vasi in un canale t roppo stretto. L ' interessante l't.udio sull'argomento è completato da un'osservazione personale e da quattro alt re osservazioni tratte dalla letteratura. FLORIDIA.

NEUROPSICHJATRIA

G. PANECROSSI. - Sulla così detta "cura bulgara, del parkfnsonlsmo post-«ncda lltlco (u Il Po lic linico», Sezione pratica, 14 gennaio 193&-Xill). Come è noto, pe r ge nerosa iruziativa di S. M . la Regina, a Roma , a T orino, a. Pi~>a e a Bologna sono sorti reparti specializzati per il trattamento con l a cosl detta "cura bulgara • degli infe rmi d i par kinsonismo post-encefalitico. L ' A. che du. oltre sei mesi dirige , al VI padig lione d e l Policlinico Umberto I in Roma, due cors ie gremite di tali pazienti, ora. ne rife risce in questa s ua nota preliminare, g ià comunicata a l XL Congresso d ella. Società italiana di medicina inte rna ne llo scorso ott obre. La cura va sotto il nomt- di « bulgara» perchè appunto ideata da. un ·bulgaro, certo Rae ff e pe rchè t>S.'3enzialmente consiste in Wla d ecozione di radic i di sola· nacee (prevale ntemente J:M>lladonna) provenienti dalla Bulgaria. Essa va. attuata. con opportuni accor g imenti e non può essere iniziata che io luoghi di cura, sotto la sor veglianza dire tta, a ssidua ed amorevole di un m edico che abbia larga espe ril'nza di questi ammalati, dovendo essere studiato ogni caso ed ogni sintomo prima di s tabilire la. variabile tolle ranza d e l medicamento e l'optimum d e lla sua d ose. Molt.a prudenza occorre quando coes istono fenomeni di eccitamento psichico, potendo questi essere esaltati dallo speciale tra.ttamento. I disturbi m entali e i gravi scadime nti delle condizioni generali costituiscono controindicazione e cosi anche, fino a tm certo punto, la ra ra eventuale persistenza., in modo particolarmente atth·o, d e l processo encefalitico causa d e l parkinsonismo. La rig1diti\ muscolare è fta. i sintomi che maggiormente si avva.ntàggiMo, insieme con tutti i fe nome ni che generalmen te l'accompagnano, come l'amimia., l o speciale atteggiamento d e l corpo e delle mani, la. bradikinesia ecc. Si sono visti riacquistare rapidament-e un'ampia libertà e relativa scioltezza di movimenti infermi che da gran tempo camminavano a. st ento od erano i mmobilizzati a letto ed hanno potuto subito provved ere direttamente alle loro occorrenze soggetti che non erano piit in grado di lavarsi, pettinarsi, vestirs i, che non potevano più mang iare da soli per gravi disturbi de lle. masti· ea.zione o d e lla d cglutizione. . I fenomuni ipereint•t ic i s i dimostrano influenzati in minor misura., ma pure i trcmori in gPnt're s i ~1ttcn uano e tendono a diveni re intermittenti con lunghe soste. L a. scialonea è s ubito influenza-ta dulia cura e può spari re completam onte e permanentemente , come s'è osservat o in una larga perce-ntua-le di casi.


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In confronto a. risultati così brillanti l'A. non ha mai avuto incidenti spja. éeVòli nellA sua numerosa casistica. Egli tuttavia. twverte e ripete che la • cura. bulgara~. diretta non contro l'encefalite epidemica ma contro il parkinsonismo pos~ncefalitico e specialmente contro alcuni suoi sintomi, non è una cura specifica ma. una cura. sintomatica « di ricupero "'• che - come tale - si dimostra la. piil efficace e la. meno pericolosa. di quant'altre ne siano state tentate.

Lo stesso autore ritiene probabile che potrebbero essere impiegate con 11guale profitto le radici deUa bellaàcm.na nata o coltivata in Italia. Ciò, naturalnlente, do'l>rebbe essere provato dall'esperimento. n fatto è che la droga agisce nel S'IW complesso con l'insieme dei suoi oom.ponenti, noti ed igtloti, nella naturale loro distribuzione e proporzione. Ciò non può trovare compiute imitazioni o sostituzioni di laboratorio: tanto è vero che gli alcaloidi, conosciuti e sperimentati, della bellaàomu~, del giusquiamo e di altre solanacee, come l'atropina o il S'UQ is<rmero l'iosciamina, la scopolami·l w, l'ioscina, ecc.,· hawn.o finora dato 1wlle loro molteplici applica.zi<mi risultati assai scarsi ed effimeri in CO?lfronto della cura Raeff. ])el resto si sa in quanta larga misura gli organismi vegetali siano influenz ati Mlla luro costituzione da fattori climatici e dal terreno nei diversi periodi ~Ua crescita, della fioritura e della maturazimw. n c011.tenuto in alcaloidi deUa droga neUe variabili condizioni imrinseche ed estrinseche, è praticanwmte inesplorabile ed inimitabile con quella precisa od approssimativa esattezza che può essere decisiva nei risultati terapeutici. La radice di belladonna raccolta in l'Uglio è i/Jyppiamente attiva di quella ricavata in marzo e ottobre. Le varietà selvatiche han-no di atropina quamitd superiori che in quelle coltivate e Z'alcaloiàe diminuisce oon l'età della radice e varia a seconda delle regioni. C'è da ritenere che parallelamente a queste note diversitd, ve ne siano ben altre più o meno imperscrutabili. Così arwhe in altri campi deUa farmacologia modenw s'è tornato con successo ad applicazioni dirette integrali delle droghe o prodotti estrattivi totali, ottenuti da piante di determinate località, come per esempio per la digitale deìla Sa1·degna, in luogo di taluno solo degli alcaloidi cui si era voluto riconoscere la esclusiva o prep01ukrante azione terapeutica. È questa una rivincita del vecchio empirismo, che ci ha ins·egnato l'impiego delle piante medicinali tanto tempo prima che ne potessero essere definiti e ricostituiti sinteticamente i principi attivi; di quell' empirismo che scevro dall'ardua pretesa di penetrare l'essenza dei più. riposti fenomeni vitali, ora tende a risorgere profittevolmente come un.a

sempUce scienza di osservazione. Nessuno, forse, saprà mai dire per quale intimo meccanismo terapeutico le radici deUe solonacee della cura bulgara non possono essere sostituite da

equivalen.ti chimici o forse neanche da aUre radici cresciute in altt·e contrade, sia pure raccolte alla stessa epoca ed ammannite con 1tguali m-etodi commerciali. Dunque, in conclusione, la virtù medicatrice incontestahile della cura bulgara risiede tutta neU'assortimento di radici che empiricmnente prepm·a il Racff.

Non certo possono ritenersi modi'fica1Jili le imponenti alterazioni delle cellule ttigriche o quelle del globus pallidus, del neostriato o, insomma, tutte le lesioni dim<>strate particolanne-nte a carico d-el sistema nervoso motore ttltrapiramidtùe. QueB'to però, èome è 1wto, ha stt·ette 1·ela.zioni col sil;tema 6 -

Giornal(' di medicina mili~rc.


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newro-vegetativo il q1tale a sua volta, specialmente 1~ella seziong parasin~­ patica, ha grande importanza nelle sindromi parki>~IJO>tial~e post-encefalit'iche, onde la favorevole azione delle solM~acee. Oh·i scrivi' ha avuto la ve nt~tra lli con~tatare personalmente ed a t1at' agi~ i risultati dello speciale trattamento, eiJ~endo al seg·1tito del direttore generale di sanità militare, tenente generale 1ne(lico Franchi, nell'occasione di una s·u a visita al VI padiglione lipecializza.to del PoUclinico di Roma. Era di guida cortese lo stesso prof. Panegrossi. Gran mtmero di amma.l ati furono pas.~ati in ra.<~sfgna e dci casi più impf)rtanti fu letta la storia clinica prima ·llegli esami diretti, somma1·i ma sufficienti a dar conto dell'insieme della fcnume>wlogia clinica. Tanto 1tella doaumentazione stol'ica corne nel rilievo dei segni fisici e psichici, vi era da parte del prof. Panegrossi sempre lo stesso sereM r·iserbo che egli ha adottato nella conwnicazione al · XL Congresso italiano lli medicina interna e 'nella sua nota prl'liminare S1t «Il Policlinico». Ness1tn preconcetto ottimismo, ma soltanto il controllo più rigoroso e l'osservazione spassionata· dei suoi infermi richiamavano l'illustre clinico ad tt·n a critica fin ttoppo severa dei risultati conseguiti. S etnbra·va q1tasi che si volessero raddoppictre le ca.1ttele contro possibili entu.~iasmi che non fossero materiali di fatti iruli.~mttibili. Jfa l'osservatore estraneo, cui d'un tratto si r·ivelava il portento di 1noàificazioni tanto favorevoli, ritenute jì1~m·a inspcrabili, ne rimaneva colpito e commosso. Questa tristissima malattia che anmdla'!>a inesorabilm.enter con un le?~tissimo i<ncalzat·e, tutto il patrimonio piit alto della vita di r·elazione, togliendo, fra i primi, al comando dello spirito i muscol·i del dolore e della gi,oia; q1wsto ina.u dito dram·m a vissuto in angosci.e senza espressio1~i, s'irmggia finalmente di una luce nuova che traspate dai volti degli infenni, Mn più attoniti ed immuta.bili. ma r·estituiti, nello sgu1J;1·cl? c n~ i lin gamen!i, alla J>ÌÙ fine funzione interpretativa dei movimenti dell' anim?. N es.suna ca.u sa umana poteva 1neglio rn~ritare il pattoci1~io ll~lla R ~ ­ galità ! (n. cl. rer..) . V. D. B. OFl'ALMOLOGlA

A . AR~AUD E P. GUILLOT. - utilizzazione della ·prova di Ballllart nella diagnos i di Ipertensione endocranica nel traumatismi rec!ntl d ~ l cranio. (Annales d 'ooulistique, settembre 1934, pag. 735). Gli AA. riferendosi a llo grandi difficoltà dia.guost.iche, sia cliniche che manometriche e p er quest-e ult.ime specialmente. di poter diagnosticare con certe~a. una ipe rte-nsione intracranica a decorso non acuto, consecutiva ad un traumatismo cranio-cerebrale, ondf' poter decidere un intervento d 'urgenza, intraprendono una serie di ricerche studiando l'ipertensione arteriosa cerebrale «solitaria» e cioè esplorano la tensione (~rteriosa. retinica, metodo non sufficientemente adoprato dal chinu·go. Tenendo presente il fatto che nello prime ore che seguono la commozione non sempre è evidente la papilla da sta.<>i, né sempre è possibile fare altri esami indaginosi, trattando~>i per lo più di comatosi, gli AA. sconsigliano la tonoscopia venosa., perchè infedele. e con<;ig liano la misurazione della. pressione arteriosa retinica col dinamometro di BATLL1A'R.T come mezzo sicuro per mettere in esatto rilievo una ipert.ensione crani~erebrale, specie nei traumatizzati. Dopo la descrizione eli alcuni casi ùi cranio-traumatizzati con e senza iperten-


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sione cerebrale rilevata con la suddetta prova, gli AA. concludono che le constata-

zioni oftalmologiche hanno però un gran valore, soltanto quando si prospetta. una possibilità d'ipertensione intracranica, né quest e escludono le r icerche c linich e e manometriche liquide. P APAGNO.

OTO..RINO..LARJNCOLOGIA

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G. T oRRINI (junior ). Sindrome vagale da tampone di cerume. (Archivio Italiano di Otologia; Rinologia e Laringologia, n. 5 1934-XII ). È noto che oltre all'ipoacusia il tampone di cerume del condotto udi tivo esterno può essere cau_sa di SYariati disturbi: a ccessi convulsivi epilett iformi, casi di nevrastenia, di p aralisi del ·facciale a t i po periferico, di scialorrea, di vertigine labirintica e di disturbi psich k i sono già. stati segnalati. All'osservazione d e ll'A. invece è capitato l'intex·es.<>ante caso di un individuo in cui de i tamponi di cerume erano res.p onsabili d ell'insorgere di una sindrome vagale. Si trattava di un uomo di 36 anni, il quale, senza p recedentj di sorta, una notte si svegliò avvertendo una cer ta difficoltà. respiratoria, estrema. debolezza, la sensazione che tutta la persona fosse diventata. un pezzo di ghiaccio, sudoraziene fredda, irrigidimento d egli arti e prurito alla regione sotto mentoniera. Tali sintomi si attenuavano e scomparivano facendo d e i m ovi menti, tanto che il paziente poté r itornare al suo lavoro abitua le. Essendosi però ripresentati i suddetti disturbi nei giorni seguenti e con maggiore frequenza, si fece . visi tare da un c linico medico, il quale a.ll'esame obbiettivo poté riscontrare una netta sindrome vagale {frequenza del polso 56, rallenta· mento d el ritmo respiratorio); non avendo trovato a lctmchè che giustificaS$e l'insorgenza di tale sindrome, e m esso in sospetto dal r ilievo di una ipoacusia., inYiò il paziente p er l'esame otoia.trico. Fu così possibile rilevare l 'esistenza. di tam poni di cerume che ostruivano bilateralmente il condotto uditivo e d estratti i quali i disturbi presentati diminuirono rapidamente sino a scomparire del tutto in meno di due giorni . L 'A. discute quindi le due vie che secondo diver-si autpri può seguire uno stimolo avente origine dal condotto udit ivo esterno p.:r arrivare a dare disturbi circolatori e respiratori di nat.ura vagale e c ioè la prima attraverso lA. catena degli ossicini, la finestra rotonda (mediante tm aumento di pressione e con il concorso di una stenosi tubarica) ed il nervo vestibolare sino ai centri r espi· ratori e circolatori bul ba ri; la seconda, che è la più semplice, per stimolazione diretta d e lle fibre vagali che d econono nelle pare ti stesse del con~otto uditivo esterno (ramo auricola.re d e l vago). Il T oRRINI nel caso in esame crede che lo s timolo provocato dal tampone di cerume abbia seguito questa seconda via per determinare la. sindrome vagale osservata e ciò perchè nel pazi('nte non s i ebbe ro a riscontrare segni di sofferenza labirintica., mentre d'altra. parte anche il senso di solletico avvertito dal malato e,lla regione sottom entoniera., e che s i può spiegare con una stimo· !azione d e l glossofaringeo, che -come è noto dall'anatomia- decorre ac~oll ato al ramo auricolare d e l vago al quale manda pul'e qualche .fìluzzo a.nastomot ico, sta pure in favore dell'ipotesi d e lla stimolazione diretta dei filetti vagn.li decorrenti nella. parete poster o-inferiore del c~·ndotto uditivo esterno e nelita. membrana timpanica. TROL'<A.

DERMOSIFll.OCRAFIA FRa...vcm F . - Su di un caso di parametrlte causata dal virus della poroadenlte lngulnale (malattia di Nicolas e Favre) - (Giornale I taliano di D ermatologia e Sifilologia, fase. VI, 1934-XIII). · L 'A., ben noto culto-re della specialità dermosifilopatica, si è già molto occupato dello studio d ella malattia di Nicolas e Favre e delle sue varie localizzazioni estraglandolari ed ha al suo attivo var ie pubblicazioni sull'argomento, frutto d elle sue ser ie ed interessanti rice rche. Alcune di esse sono state già riportate in b rev i

sunLi sul nostro Giornale (1934, pngg. 504 e 621 ).


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

È noto che la malattia di Nicolas e Favre ba ormai acquistato un'entità nosologica ben definita. nella patologia venerea. È infatti acquisito che il virus della poroanenite inguinale può dare, oltre al quadro clinico d escritto da Nicolas e Favre, altre speciali localizzazioni, con sintomatologia e decorso così diversi, da costituire tipi clinici nettamente differenzia· bili tra. loro. L'A. descrive un caso di parametri te, il quale è interessante non solo per i dati clinici, ma specialmente pe:r le r icerche biologiche sperimentali eseguite nella cHnica dermosifilopatica di Tor ino, portando cosi un contributo notevole alla casistica delle forme extra glandolari della malattia di Nicolas e Favre. Trattasi di una paziente di 28 anni, nella quale fu diagnosticata una lesione annessiale bilaterale, con prevalenza a carico della salpinge di sinistra, confermata all'atto operatorio eseguito presso l'ospedale di S. Giovanni, dove fu praticata l'ovai<H>alpingectomia sinistra., mentre fu lasciata in sito la salpinge di destra, riscontrata ugualmente tortuosa ed infiammata. Precedentemente all'atto operativo e ra stata riscontrata una positività netta e pe rsistente, a. pii:\ antigeni, della intradennoreazione di Frei, la quale aveva quindi già fatto nascere il dubbio, pur essendosi riscontrata assenza completa di tumefazioni glandolari in tutte le regioni, che si dovesse trattare di una forma di poroadenite inguinale latente. Pur essendovi nell'anamne11i una. sifilide di antica data, fu esclusa senz'altro la natura luetica della lesione, per l'assenza di qualsiasi fenomeno clinico e per la negatività delle reazionii sierologiche, essendosi la paziente curata a lungo e intensamente. Nei pezzi asportati durante l'at;to operativo fu constatata l'assenza di alterazioni istologiche specifiche. Fu esclusa anche una etiologia blenorragica, perchè, malgrado ricerche minuziose, sia nella secrezione cervicale, che nel lume della salpinge asportata,non fu rintracciato il gonococco, n è la sintomatologia clinica parlava per una salpingite blenorragica. Inoltre una te rapia antigonococcica specifica e aspecifica, malgrado l'insistenza e l'intensità con cui fu praticata, era fallita completamente. · L 'anamnesi e sopratutto la n egatività dd la intradermoreazione al Dmelcos fecero eliminare la possibilità di una infezione da strepto-bacillo di Ducrey. Fu esclusa una possibile forma tubercolare per l'assenza completa di antecedenti familiari e personali, per la mancanza di altre localizzazioni specifiche in atto e pregresse, e pe r la sintomatologia. clinica. · A confermare la primi tiva diagnosi fu impiegato, per la prova di Frei, un antigene preparato con l'estratto di parametrio, ottenendo reperti nettamente positivi, non solo nella datrice, ma anche in altri pazienti aff~ tti sicuramente da poroadenite inguinale. Tali repe rti positivi assumono un'importanza indiscutibile, superiore alle stesso prove di Frei, e costituiscono un dato di altissimo valore, sia come mezzo di indagine che di accertamento diagnostico, fornendo la dimostrazione indiscussa della presenza del virus della poroadenit.e inguinale nei tessuti malati presi in esame. La prova eseguita è senza precedenti in questo campo. Un trattamento intensivo a base di iniezioni endovenose di jodio, istituito dall'A ., ha provocato una netta reazione di focolaio, più intensa a destra, e successivamente miglioram ento e scomparsa di ogni disturbo. Non può sfuggire l'importanza del caso, poichè allarga sempre più il raggio di azione del virus della malattia di Nicolas e Favre, specialmente in quei casi clinici che non p ossono venire inquadrati fra le forme cliniche più comuni ad etiologia nota. CARLUCCl.

STOMATOLOCIA PENDE. ~ Endocrinol ogia costituzionale e

patalogia dentaria. (La Stomatologin, novembre 1934-XIII). TI Pe nde in twa c: nfe r;-·nz'l tenuta alla terza Riunione d.ell 'A. R. P. A. intRmazionale a Como il 2 agosto 1934, ha tracciato a gra.ndi linee, con quella acutezza di grande Mnest1·o quale Egli è, i rapport.i fra sistema dentario e sistema neuroormonico.


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JUVISTA DELLA STAMPA MEDICA I TAUANA E STRANIERA

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Il s istema d entario, Egli dice, come le appendici cutanee, capelli, peli, unghie, è uno d e i reattivi semeiologici più sensibili nel funzioname nto armonico del sistema neuroendocrino. Sono sopratutto la tiroide, la glandola genitale e il pancreas insulare le tre glandole endocrine che presentano i più evidenti rapporti col trotìsmo e con la patologia dell'apparato den tario. Mentre gli ormoni tiroidei ne favoriscono lo sviluppo e il trofismo, la glandola genitale, al contrario, agisce come mode ratrice. È infatti una delle caratteristiche più costanti del temperamento ipertiroideo l'ottima. dentatura, l'eruzione normale e la persistenza di quasi tutti i denti sino alla più tarda età. Ne l temperamento ipotiroideo al contrario, si ha e ruzione tardiva dei primi denti, muta tardiva, carie precoce, colorito giallastro, senile dei denti stessi, con logorio precoce e abbondanza di tartaro, facile e precoce caduta per gengivite espulsiva o per paradenziopatia. L'opposto si ha nei temperamenti ipogenitali e negli ipergenitali, in quanto nei primi i d enti, come i capelli e le unghie, sono ottimamente sviluppati e conformati, m entre negli ipergenitali si ha p redisposizione alla carie e alla caduta precoce dei d enti per paradentosi, pib raramente pe r paradentite. In quanto al pancreas, è notorio che l'insufficienza insulare e d il consecutivo disturbo d e l metabolismo intermedio, e cioè l'iperglicemia e la. chetonemia, trovano nel s ist-ema dentario un reattivo di diagnosi precoce; molto spesso, prima che la sindrome diabetica. si dichiari, si osserva il fenomeno d e llo scollamento dei denti, specie negli incisivi inferiori. Il meccanismo d'azione dell'insufficienza. insulare si esplica. appunto elettivamente a carico delle gengive e d egli organi di sostegno e connessione del dente, e non sulla dentina. o sullo smalto. Anche in altri stati acidosici all'infuori del diabete, come sono gli stati compresi nel dominio d e ll'artritismo, troviamo la stessa tendenza. alla. paradenziopatia. Pare dunque che negli stati acidosici, discrasia. caratteristica d e ll'insufficienza insulare e de ll'artritismo, si ha predisposizione alla paradenziopatia, mentre per la predisposizione alla carie ha importanza l'att-eggiamento alcalos.i co degli umori, così come avviene nei soggetti con insufficienza della tiroide, paratiroide e d e lla preipofìsi. Questi concetti ampiamente delucidati dall'A. e messi in re lazione con gli stati di vagotonismo e di ipersimpaticotonismo, devono raziionalmente orientare la terapia, la quale non può easere dominata ulteriormente dal preconcetto 11888.i diffuso della decalcificazione dentaria. e d e l rachitismo dentario e delle necessarie cure recalcificanti che lasciano il tempo che trovano, quando non sono addirittura dannose come nelle paradenziopatie. La. terapia deve invece orientarsi verso l'opoterapia plurigla.ndolare tiroidea, pa.ratiroidea, preipotìsaria ed insulare; e d 'altra parte agire con l'alimentazione accurata per non aumentare l'orientamento alcalosico nei predisposti alla carie, l'orientamento acidosico n ei predisposti alle paradenziopatie. Quindi nella carie e nei soggetti predisposti ad 6.."8&, limitare le diete alcalinizzanti, come sono quelle ricche di vegetali, dolci, farinacei, e invece nelle para.denziopatie prescrivere alimentazione e terapia alcalinizzanti ed a.nti-acidosiche che da secoli si consigliano nei diabetici e negli artritici. Non è chi non veda la grande importanza di questi concetti esposti dal Clinico di Genova ne l campo d ella profilassi e della. t erapia odontoiatrica., concetti che riportano, con indirizzo preciso, que.':!ta branca, che purtroppo corre serppre il rischio di restare o di cade re ne ll'empirismo, nel va.sto e luminoso campo della Clinica. PICCARRETA.

FARMACOLOGIA P. M.ARANOONI. - Sulle uova m~dlcah, (Giornale di Chimica industriale e d applicata; A. XV, n. 9, pag. 439). Rife rendoci al cenno fatto nel precedente fascicolo di questo « Giorna lt' », a pag. 76, e per fornire più ampie notizie bibliografiche che valgano a met:dio chiarire l' importante argomento nei suoi vari aspetti, diamo in sintt>si tUJ brPve ragguaglio d ella nota soprascritta e d e lla memoria di D'AMBROSXO {l) dalla quale l'A. ha preso le mosse. (l}

A. D 'A)tBROSIO. -

Sulle uoea jodicllc. - Glorn. Cb im. ind. appl.- A. XV, S, png.~31.


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RI\'ISTA DELLA STAl!PA )!EO!C'A ITALIASA E STRANIERA

Secondo la prof. Piera MARA..'\C:O~I, gli studi r·elatiYi alla produzione e al· l' impiego t era.peutico di " uo,-a m<>dicamentose • costituiscono una priorità italiana : Rxc<.-'1 {1897) s'interessò d e l pas;;aggio e della localizzazione nella ovaia di speciali medicamenti - arsenico, mercur·io - S<>n.za che tali studì stimolassero p erò applicazioni pratiche; GosiO {1906) condusse indagini sulla rapidità d e l p as· saggio dell'arsenico ne ll'uovo, in galliJle sottoposte a una particolare dieta arsenicale, ottenendo ris ultati positivi evidtmti che Io indussero a pensare alla eventualità d ' impiego in terapia; PAoLL....-x (1909) propose un metodo per la determinuzione d e llo jodio; BoNA.!\""YI (1912) ba compiuto esaurient-i ricerche sulle uo,-a jodate, succes.~ivamente proseguite da lui stes.<;o e dai suoi allievi; ten tativi più recenti si sono effettuati per awnentare il titolo di ferro nelle uova; Al\OELINl {1932) ba ,preconizzato le u uova ipervitaminiche )); D 'Ammosto (1933) ba ripetutamente analiz.z ato uova jodiche, di produzione italiana, r iscontrand ovi valori massimi di jodio, fÌllO a y 260,000 per uo,·o; P OLT, infine, oltrechè studiare la possibilità di real izzazione di una nuova ter·apia con altri tipi di uoYa m cdicamt>uto!Se- arsenicali, bromiche, jodio-bromiche , jodio-arsenicali etc. -sarebbe particolarmente riusc ito, applicando un s uo m etodo speciale, a ottenere la produzione di «uova jodiche • a tas'>o costante e titolo variabile, distinguendole in tipi di: I grado, con 5,000 -; (microgrammi) di jodio per uovo; II grado, con 20,000 y; III grado, con 50,000 y; I V grado, con oltre 50.000 y (e fino a 160,000 ). . Prove per la concreta attuazione d e ll'idea di ottent-re uova jodicbe, d a d estinarsi o. scopi terapeutici, sono state sistematicamente eseguite in questi ultimi anni soltanto e, massimamente, in America, nell'Inghilterra e in Germania. P er la produzione di uova di tal genere , ne lle due prime nazioni, venne speriroentato il nutrimento d e l polla-me con soroministrazioni di alghe marine jodn1 e; ma i risultati non furono confortanti. In Germania la ditta Rukota-We rk, Manneim-Kiifertal, ba messo da qualche t empo in commercio un mangime j odato - sotto il titolo di Rukota - che, all'esame analitico di D 'AMBROSIO, è apparso di composizione coruples.."B. e, in certo senso, razionale; mangime che, so=inistrato alle galline in dosi di gr. 3 al giorno, ha favorito la produzione di uova. contenenti y 60 di jodio ognuno, quando normalmente ne posseggono, in media, y 1-2. Accenniamo ne lla circostanza che, in Germania, il t entativo di sfruttare le varie proposte del genere pare che sia stato ora del tutto abbandonato. Anche in Ungheria si trova attualmente in commercio un alimento che favorisce la. deposizione di uova jodat-e le quali, nella produzione del 1931. risultarono al titolo di y 168,5 di jodio, e in que lla del 1933 raggiunsero il massimo di y 2,500. Per quanto riguarda la. localizzazione del metalloide nelle uova, D 'AMBROSIO ha rilevato che, m entre in quelle a basso titolo di jodio {fino a 10,000 y) si verifica il rapporto di l : IO fra lo jodio contenuto nell'albume e quello del torio, tale rapporto sale invece a circa l : l nelle «uova iper-jod iche ». Sembra quindi che lo jodio si localizzi prevalentem ente ne l torio, saturando i doppi legami degli acidi gra.~i non saturi della lecitina e che l'eccedenza p assi poi nell'albume. Lo· calizzazione che è confermata da apaloghe ricerche segnalate da autori stranieri (STRAUll; J ASCHIN e KJESELBACH). Senonchè la MARANGONI, riferendosi alle ricerche di BONANNI e d e lla sua scuola, richiama. l'attenzione d egli studiosi sul fatto - tutt'altro che trascurabile d ell ' influenza che banno i preparati jodici tanto sulla ovulazione, 1uant.o sulle complesse modifìcazioni rilevate negli stessi componenti normali d e ll uovo (uova non pi rado emesse sprovviste di guscio; nwnero delle d eposizioni, da 7 in media ogni sedici giorni, ridotto a 5; scarsezza ne l peso medio di ogni uovo; aumento ddl ' acido lattico; diminuzione d e l glucosio; perdita di circa il 2 %di lecitina), modifica.z ioni che inducono a considerare con prudente riserva la possibilità di somministrare allo go.llino d e i farmaci, destinati a pa-ssare e iìssa.rsi nelle uova, s0nza intluenza.r e la composizione di es:se e il loro valore alimentare. Notiamo inoltre c he BONAJ.'<-:1\"1 - trattando d ella cura jodica. con la ovote· rapia - con argomenti di indole biologica e a seguito d elle molteplici indagini chimiche e farmacologiche praticate, ritiene che non s ia possibile arrivare a ot· tenere tm costante contenuto in jodio per uovo, che permetta di classificarle iD sct·ie di tipo &'mpre crescente; comunque, non è d'avviso di sostituire,


RIVISTA DELLA STAMPA MEDI CA ITALIANA E S1BAN1ERA

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cure

a lle jodiche USUÒ.li e consacrate · dalla pratica, quella COn UOYà jodiche. Osserva inv ece che, se mai, le uova di pesce si prestereobero mirabilmente ad affiancare i preparati di jodio nelle svariate loro applicazioni terapeutiche. Ci corre L'obbliigo di segnalare altresì che D'.AMBnosro, con una annotazione polemica che segue fa memoria della prof. MARANGONI, Iru!ntJ•&t~nde a confutare talune argomentazioni dell'A., si ripromette d i esporre i risultati di studi e indagini che ha in corso, aventi per oggetto: Io stato di combinazione dello jodio nelle uova medicate e le modifìcazioni che l 'uovo subisce sotto l'influsso dei preparati jodici; risultati che, peraltro, non oi risultano ancora pubblicati. A. PAGNIELLO.

S. E. E:amsoN; R. E. BoYDEN; .J. H . MARTIN; W. M. lNsKO. - Il pH delle uova fresche e conservate. (Kentucky Agric. Exp. Sta. Bull.; n. 335, 339-394; Br. Chem. Abst.; 1934, 53, 553). . . · L a misurazione dell'esponente idrogeno, tanto nel torio quanto nell'albume delle uova, è reso possibile mercè la diluizione con acqua - a parti uguali ( l :l ) - delle sostame stesse. Ma, per ottenere risultati attendibili, è necessario che le osservazioni siano eseguite entro i p r imi trenta minuti, al massimo, dopo l'apertura. delle uova. Si. è accertato che nelle uova integre (non rotte ) - durante nove ore decorrenti dall'atto della loro deposizione - non si verifìcano variazioni notevoli nel valore pH. Nelle uova fresche, i cui indici medi furono di regola. di pH = 6,32 per il torio e pH = 7,92 per l'albume, le modificazioni accertate risultarono minime e, comunque, inferiori a 0,05 pH. Al contrario, n elle uova conservate - i cui corrispondenti valori pH vennero determinati in 6,98 e 8,90 - le oscillazi.oni rileYate si manifestarono n:ssai più sensibili, superiori cioè a 0,1 pH. A. p AG~LELLO.


CIIFEREIZE E DIIISTRAZIUI CLIIICHE l EGLI DSPEDlLI IILIT Ul ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI !Dal proc~i verbali pervenuti alà Direzione rcncralc eli Saoiti mlllare od r=lo 1935-XIII)

Primo capitano m edico EMANUELE CHIESA: Un caso di cardiospa$m.o con dil.aUuione cardiotonica dell'esofago.

ALEsSANDRIA. -

L'O. presenta. un caso di spasmo del cardias con dilatazione dell'esofago. Dopo aver diffusamente trattata l'etiologia, la patogenesi ed il meccanismo d'a~ione del cardiospasmo, si dilunga sulle controverse teorie sulla etiologia della dilatazion& cardiotonica dell'esofago, e nunciate dai vari autori. Completa l'argomento parlando delle disfunzioni del vago, delle quali il cardiospasmo è un'espressione; tratta dei criteri diagnostici differenziali fra il cardiospasmo, espressione di costituzione generale nevropatica, ed il cardiospasmo sintomo riflesso di alterazioni anatomiche o processi m orbosi dell'apparato digerente e di altri apparati. Si trattiene s ulla terapia seguita, dimostrando il giovamento ottenuto col presentare una. serie di radiografie eseguite a distanza di tempo. Conclude con considerazioni medico-legali del ca.<>a. ANCONA.- Tan·~n te colonnello medico GUIDo FELIOIANOELI: I gas da c<nnbattimento e loro azione patogena. Sgombro dei gassati e loro cura. Ut~ità sani· tarie adibite alla cura dei gassati. Mezzi protettivi contro i gas da combaUimento. Profilassi individuale e colleuiva antigas. CAGLIARI. -

Primo capitano medico Gtov. MuiA DETI'ORI: Sezione di sanità

per divisione di fanteria. - Sottotenente med ico CARLO MARCHI: E' la senil·ità un fenomeno fùriologico o un fatto patologico ? Suoi caratteri e s-ue catl$e. L 'O. discute se la vecchiaia sia un fatto fisiologico o patologico e conclude trattarsi di un fenomeno che non si può nettamente classificare nell'un modo piuttosto che ne ll'altro, porc~è ~al. fisiol~gi co si passa insensi~ilmente al pa.~olo­ gico, senza pote r fare una d•stmz10ne dJ quando e come fimsca la normalità e subentri la patologia. Pa.'>Sa in rassegna i caratte ri della vecchiaia dando speciale rilievo alle modificazioni anatomiche oltre che alle funzionali. E,.pone lo teorie e nunciate dai vari autori per spiegare le cause della senilità: l o caduta do! rapporto nucleo- plasmico (G. Bohn); 2o alterazione dei mitocondri (Guillermond); 3 o ciclizzazione delle molecole organiche (Bohn); 40 dis idratazione e modificazione del mezzo inte rno (Carrel); 50 autointossicazione e invas ione da parte del tessuto connettivo (:VIetchnikoff); 60 evoluzione ed usura dei colloidi (l\1arinesco, Lumière); 7o rottura d ell 'equilibrio tra l'indiv.iduo e il suo mezzo (Le Dantec); so differenziazione cellulare (Dc-lace) ; 9o int.ossicazione prote ica (Abde <aldt>-n); 10a dis fwJZioni endocrine (H ors ll"y e Vermehren, Simmonds, Aravandino, Lorand, Gly, Hanseman, K orsalkow, Steinach, W eissmann, Goet.te, Pt>nde ); Il o logorio (Scneca, R o tL'SS<"au, WPissmann, L otz-:\[agnus -Levy, Darwin, Lubar~ch);

120 insufficiente assimilazione (Bernstein, Loeb, Enriques);

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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CJ.INICHE ECC .

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13o difett{) di disassimilazione (Jickeli, Pende ); J4o modificazione dell'ambiente umora.le cellulare (Carrel); 150 influssi cosmici (VIale); Esamina quindi il problema se la longevità umana abbia subito dai te mpi pii:! remoti ad oggi considerevoli modificazioni e fa rile,·are come il limite medio massimo di essa sia rimasto, fino ad oggi, invariato. Conclude accennando all'igiene della vecchiaia e a quanto da. vari autori è stato proposto per prolungare la. vita, non riferendosi con ciò a.i me todi di rin-

giovanimento su cui si intratterrà in altra occasione. - Tenente medico OrrAVIO PANSERA: Diagno8i difjerenziale dei disturbi cardiaci senza vizi oolt:olari. L 'O. espone uno studio analitico sulle sintomatologie determinate da lesioni essenziali del miooa.rdio, trattenendosi pii:! particolarmente s u quelle di origine tossico-infettiva. e pone in rilievo le relative difficoltà diagnostiche. - Sottotenente m edico EuoENio SANNIA.: Ep<.Uolienografia col Tlwrotrast. La visibilità ra.diologica del fegato e d ella milza normalmente è limitata. Dopo espe rimenti di vario genere pe r poter rende re visibili allo schermo radiologico gli organi ipooondria.ci, Oka e Radt sono giunti alla scoperta del diossido di torio, che, iniettato in vena, si deposita nel s. r. e. del fegato e della milza. e rende questi organi praticamente opaehi ai raggi x. Me todo di iniezione di un preparato di dios.<>ido di torio, chiamato Thorotrast. Motivo per cui il Thorotrast si deposita specialmente nei due organi ipocondriaci. Tecnica. radiologica. Quantità da iniettare. Valore diagnostico del metodo. P ericoli, o meno, immediati dell'iniezione del preparato. P ericoli di lesività del Thorot.rast a distanza. di tempo nelle cellule in cui si desopita. P ericoli della sua radioattività. Blocco del s. r. e . Alt ri organi di deposito del materiale di contrasto oltre il fegato e la milza. P ermanenza del Thorotrast in seno a.i tessuti ed organi di eliminazione. CASERTA. - Primo capitano medico PASQUALE MusTo: Epi(UJit~ multi pla della crucenza. L'O. presenta un soldato affetto da epifisite multipla della crescenza, operato, in cui vi erano neoformazioni ossee a carico dei due pe roni, dei due femori e dell'omero destro. Illustra il caso clinico presentando anche radiografie delle ossa interessate, prima. e dopo l'intervento, e preparati istologici dei pezzi asportati; analizza. la patogenesi e la diagnos i diffe renziale con affezioni affini, sp ecie la cisti ossea Sottotenente medico AcRILLE MANARA: Sulla diagnoB'i radiologica deU'ulcera gastrica.

GENOVA. -

L'O. dopo aver riferito su numerosi casi di ulcera gastrica diagnosticata radiologicamente e non confermata dal chirurgo, spiega pe r quali ra-gioni ciò possa avvenire, e come possa succedere il contrario, cioè che ulceri gastriche sfuggano al radiologo. Espone le difficoltà che s'incontrano nel formulare detta.diagnos i, che dev'essere basata sopratutto sui segni radiologici diretti: quali il sintomo della nicchia, quf'llo precoce del chiavistello, il segno della disposizione ra.ggiata delle p liche della mucosa e sopra i sintomi morfologici indiretti (clessidra, onde semiferme, fat.ti p eriga· ~triei ecc.), mentre scarsa importanza. il radiologo d eve dare ai s intomi fw1zionali mdiretti, quali gli spasmi, il ritardo di svuotamento gastrico, la dolorabilitl\ccc. L'O. passa. quindi in rassegna tutte le diverse cause d'errore, g>lstrichc ed extra-gastriche, che pos8ono simulare il sintomo della nicchia e rif~>risce sui fat· tori che rendono pitl difficile la ricerca dell'ulcera, quali il tipo anatomo-ptttologico e la sede d ell' ulcera stessa.


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COY~·EHJ::XZE

E DDIOSl'RAZ.IONl CI.tNlCRE ECC.

E spone infine tutti i diversi artifici tecnici più moderni a cui oggi si deYe ricorre re pe~· l'<>sa me rnJiologico de llo stomaco e della sua mucosa; ed insiste sulla necessità che il radiologo esamini ripetutamente lo stomaco nelle varie posizioni e proiezioni, prima di formulare il reperto radiologico. Ritiene che i:!ÌI\ da me ttere in rapporto con la. mancanza. del tono gastrico il fatto che a volte l'ulcera gastrica non sia. confermata. nè dal repert-o operatorio, nè da que llo anatomit·o. Primo capitano m edico GIUSEPPE RIGm: Chirurgia di guerra. L'O. ha parlato dell'organizuzione del servizio chirurgico in guerra, e dello sgombero d ei feriti. Qtlindi è passato a trattare la. cura delle ferite di guerra dalla origine della chirurg ia di g uerra ai metodi adottati nella guerra europea. Ha insistito sul principio che non esiste una vera e propria chirurgia di guerra, ma che es is tono critel'Ì di chirurgia generali, che trovano la loro speciale applicazione nei traumi di guerra; c he l"aste nsionimo e l'interventismo precoce debbono e..«Sere giustificati da particolari condizioni di tempo e di luogo nelle quali si svolge l'opera de l chirurgo; che .se errori furono commessi nel t rattamento delle ferite n ella grande guc na, questi vanno sov1·at utto imputati non alla deficiente preparazione t ecnica, mu alla insufficie nte e'!perienza fornitaci dalle guerre precedenti, specialment-e al riguardo dei nuod m ezzi di offesa. L IVORNO . -

Tene nte medico L U IGI BARTO}.."E: La glicemia come introduzione allo studio della putogwesi del d iabt te. L 'O. iniziando l'argomento dalla dottrina di Claude Bernard dell'origine epatica del carico g lice mico, cita i vari lavori sperimentali eseguiti in questo campo e discut,o ampiamente i risultati. Si ferma sulla importanza. da. at.tribuire al glicogeno muscol~u·e nel meccanismo del carico glicemico, riportando i vari contributi biologici sull'origine diretta o indiretta di una quota di glucos io nel sangue, dal NAPOLI. -

m e tabolismo d ella fibra muscolare in funzione.

Tratta la po~ ibile origine del carico glicemico dalle proteine e dai grassi, sotiormandosi sugli aminoacidi riconosciuti atti alla neoglicogenesi. Discute l'importanza d el rapporto glicoazoturico per l'intet·pretazione della possibile trasformazione degli aminoacidi in glucosio. Nel trattare d ella neoglicogenesi dai grassi, si ferma sullo studio del quoziente respiratorio come indice della combustione di essi. Accenna alle varie azioni ormoniche e nervose, soffermandosi sull'insulina. Di questa, dopo un breve cenno storico, tratta il meccanismo di azione riport.ando le teorie più recenti, di cui discute sobriamente al lume dei dati sperimentali finora forniti dalla biologia medica. NovA.RA. - Ma,;rgiort' medico MARCELLINo BERTINETTI: CcmceUi moderni sulla cura della sifilide. L'O. inizia la conferenza mettendo in rilievo l'importanza. di procedere, prim~ di iniziare la cura, alt'accer tamento della diagnosi. Accenna. a.lle varie correnti scie ntifiche circa l'epoca dello inizio della stessa e la discute. Espone quindi la linea di condotta d ella cura. facendo i raffronti con le varie scuole (Germania, Francia, Italia., ecc.) - Illustra. poi i m ezzi integrativi e adiu· vanti nei casi di sifilide ribelli. Presenta. due casi di lue secondaria. P ADOYA. - Primo capitano m edico 'GIAom.to MAZZENOA : Un caso di artrite bknor?·agica del ginocchio e dell'art,·icolazione del piede D. a decorso eccezionalme11te l ento. Suo trattame nto te rapeutico con vaccino per via. endo,·enosa e con fn.sciatur.t elnstica alla Bier.

l


' CONFERENZE E DIMOSl'RAZI0:-<"1 CLINICHE E CC .

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Maggiore medico FIIANCESCO MrGNEMI: Un ca8o :ai flemmone delle fauci. Brigadiere della legione CC. RR. di P adova. ricoverato il 7 dicembre 1394. All'ingresso in ospedale presentava il quadro di una comune angina d. Il processo morboso però, con progressione tumultuosa, asstmse subito i caratteri del flemmone, invadendo la rt-gione mandibola.re, loggia parot.idea e regione sotto mandileolare D. Ai fatti locali si aggiunsero fenomeni di setticopiemia che trassero a morte il sottufficiale in 8 a giornata. Il caso riveste speciale importanza per la sua gravità, nonchè p er l'inefficacia, sia d el trattamento chirurgico, che fu tempestivo e generoso, sia deJle cure genet·a.li (sieri polivalenti, metalli oolloidali per via endovenosa ecc.). -

Primo capitano medico ARTUl!O NICASTRO: Contributo clinico alla etiologia e terapia dellupmt eritem.at()8o.

PA.LElmO. -

Tenente colonnello m edico SAVERIO SAVARINO: Ferite perforanti oculari ed oftal-

mia eimpatiro.

Dopo eli· aver passato rapidamente in rassegna i concetti dominanti nelle cuverse epoche sull'enucleazione preventiva per traumi oculari ed· accennato alla frequenza dell'oftalmia simpatica alla stregua delle varie statistiche, specialmente delle ultime guerre, l'O. tratta sommariamente delle ferite perforanti del globo e delle relative complicanze ed esiti, intrattenendosi in modo particolare sull'endoftal· mite plastica, quale causa più frequent-e dell'oftalmia simpatica. Ricorda come di questa forma di uveite si distinguano due forme : l'una simpatizzante e l'altra non simpatizzant-e che, del tutto identiche dal punto eli vista clinico, sono essenzialmente diverse da quello anatomo-patologico. Parlando della diagnosi differenziale, fa rilevare che, mentre quella anatomica dell'occhio enucleato non presenta alcuna difficoltà per le peculiarità istologiche deU'uveite simpatizzante, ricordante molto da vicino i caratteri del gram.ùoma tubercolare, la diagnosi clinica in vivo· è invece difficilissima e spesso impossibile, sia per il decorso della malattia, identico a quello delle comuni uveiti, sia per il fatto che non si è tuttora riuscito ad identificare il germe provocatore, nè a trovare reazioni specifiche di natura biologica, atte a sorprendere stati iniziali di oftalmia simpatizzante. . Discutendo delle varie ipotesi sulla patogenesi dell'oftalmia simpatica, ribadisce il concetto, ormai generalmente accettato, che la teoria di Elschnig-Kiimmel sull'anafilassi, malgrado l e non poche critiche che ad essa sono state mosse, è tuttora la sola che possa meglio spiegare la complessa nosologia del processo morboso. Prendendo infine occasione da un caso clinico, di ferita perforante del bulbo con conseguente endoftalmite plastica, occorso da recente in un ufficiale del 12° Centro automobilistico, in cui, a distanza di tre settimane dal trauma, erano già interv~nuti fatti preoccupanti di irritazione simpatica nell'altro occhio, rapidamente. dileguatisi dopo l'enucleazione di quello leso, accenna ai criteri generali ai quali deve essere informata la. condotta dell'oculista nel trattamento delle singole forme di ferite perforanti dell'occhio. Sottotenente medico DESIDERIO Go:ai: Sulla partecipaztone del 8Ì· Bte-ma reticolo endoteliale nella infezione blenorragica. A

PERUGIA. -

L'O. dopo una serie eli esperienze ed osservazioni personali ribatte l'opinione ammessa da altri, eli considerare alcune particolari cellule del pus blenorragico come elementi istio-monocit.a.ri; e pensa che, pur accettando aprioristicamente la partecipazione del sistema reticolo-endoteliale nell'infezione blenorragica, tali elementi siano da considerarsi come epiteli in via di degenerazione o non ancora venuti a maturazione a causa .del processo infiammatorio in atto. A tutto ciò non dà alcun valore diagnostico e prognostico.


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COYFEHENZE E DIMOSTRAZION'J CLTh"'CHE E CC.

RoMA. Primo capitano medico All'-TTON'IO SPEZZAFERRI: Due conferenze su LaSezionediDi8injezioneinpauein guerra· Personale· Materiale. Mezzi l mpi,ego · Risanamento del campo di battaglia · Le di8infestazioni mediante acido cianidrico.

SAviOLIANO. - Primo capitano medico GIUSEPPE BRUNETTI: Un caao di 08teoma post-traumatico del quadricipite jenwrale sinistro. L'O., addivenuto alla diagnosi per esclusione delle altre fonne morbose dei tessuti ossei e muscolari della regione, ha accennato alle diverse teorie di formazione degli osteomi, al trattamento, al provvedimento medico-legale, con speciale riguardo all'importanza, circa la dipendenza da causa di servizio, del fattore ost.eo· gtmico periost.ale.

TRIESTE. - Primo capitano medico SALVATORE ZINOALE: Risultato operat.i·vo in· sperato in un caso con C(ltaratta traumatica complica~ Ì?l ambo gli occhi. L'O. presenta. un soldato che era stato ricoverato nell'agosto u. s. per fe rita d'arma da fuoco al viso (colpo di mitragliatrice a. salve), riportata. durante le esercitazioni estive, che aveva prodotto cecità in ambo gli occhi per cataratta binoculare traumatica, complicata ad aderenze iridee e a persistenza di numerosi corpi estn1.nei endoeulari. L'O. indi riferisce che, dopo avere atteso due mesi perchè scomparissero tutti i fatti reattivi, sottopose il ferito ad estrazione lineare semplice della cataratta. all'O. D. e a discissione e sinechiotomia. dell'O. S. ottenendo visus di 10 /IO netti a ll'O. D. e di 1 /6 all'O. S. con len te di + 12 D. sf. Tale risultato, c he si può facilmente ottenere nella cataratta. da contusione, è da ritenersi insperabile quando la cataratta è accompagnata da sinechie dell'iride e ùa pf'rsistenza di corpi estranei endooculari. L 'O. e ntra quindi in merito al provvedimento medico-legale e dopo discussioni a cui hanno partecipato alcuni degli ufficiali natanti, si è del parere che il visus debba t>ssere calcolato al naturale, senza le nti correttive, le quali in questo caso, hanno sigtlificato di apparecchio di protes i, che sostituisce il cristallino.

Tenen te colonnello medico SAVERIO Conci o : Morbo di Dupujtrin. L 'O. presenta. un soldato inviato an osserva:zo.ione per retra,zione dei tendini della mano sinistra. All'e. o. si nota nella regione volare una briglia fibrosa che fa sporgenza dalla radice dell'anulare fino all'eminenza tenare e diviene più evidente allorchè si cerca. di estendere le dita. Tale alterazione, più accentuata a sinistra, si osserva anche alla mano destra, dando luogo ad un atteggiamento speciale di forzata flessione delle dita di ambo le UDINE. -

mani. Afferma trattarsi di una sindrome trofica sottocutanea a carico dell'aponevrosi, consistonte in un ispessimento e consecutiva rctrazione dell'aponevrosi palrnare e delJe sue t>spansioni digitali: tale alte razione induce flessione della prima falan~e sul metacarpo e delJa seconda sulla prima, mentre la tt?r7.a rimane quasi tn t'St\"ni;ione. Parla dt'Lia. patogenesi od espone le ultimo conc<>zioni dottrinarie circa le malattie di OTgani in dipendenza di altt"razioni d<>l sistRma nervoso vegetativo (simpatico e para~impatico) e di disfunzioni de l siste ma endocrino. Ln malattia.,in parola può t"ssere considemta como una trofonew-osi in rapporto ad alt-erazioni de i centri midollaTi del s impatico ct'rvicale. È a dl•corso lento o progr<'S,;ivo e poco si può sperare dalle cure. T c>ra.pia: mt>dicamentosa (iodio, io niu.uzionf' li tinica, culcio), fisica (diate rmia, mdi otempia profonda), opot1:'rapica (pnmtiro idina.), chirurgiea (aponevrotomia, aponevrectomiu }.


CONFEREN'L..E E Dl!llOSTR.-\ZlO!:U CLINICHE ECC.

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- Primo capitano medico ANTONIO FARAoNE: Un caso di frenosi sens()ria. L'O. presenta ed illustra un caso di delirio allucinatorio acuto, in cui il rilievo e l'analisi dei sintomi indu cono a ritenere la genesi « primitiva »dei disturbi psicosensoriali. Formula la diagnosi di frenosi sensoria, sintetizzando il concetto del Bianchi, e riassume la complessa psicopatologia della sfera sensoriale nei riguardi di ta.lune altre sindromi morbose (a.mentia, psicosi affettive, dementia pra.ecox pa.ranoide ecc.) nelle quali coesistono turbe sensoriali.

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Sottotenente medico GENNABO LUPo: Trattamento pro{ilattico delle paresi inle8tinali post-operatorie con iniezioni Ì'pe"rtoniche di cloruro di sodio.

VERONA. -

Pigliando lo spunto da un caso di paresi intestinale dopo appendicectomia in rachianestesia totocainica, capitat.o al reparto chirurgico dell'ospedale, ha ricor· daw tutte le modificazioni indotte nell'organismo sottoposto ad intervento chi· rurgico sull'addome, alle quali, in caso di paresi, si aggiungono alterazioni dell'equilibrio acido-basico, & della riserva alcalina del sangue verso l'acidità., e una disidratazione prodotta dai vomiti. Gli esperimenti wgli animali di laboratorio e nell'uomo dal 1928 ad oggi hanno dimostrato il benefico effetto della terapia roolorurizzante per via endovenosa. Tale trattamento può essere iniziato nel periodo di degenza pre·operatorio e continuato per le prime 48 ore dopo l'intervento. n meccanismo di azione di tale terapia si spiegherebbe con l'azione disintossicante del cloruro di sodio agente sulla funzione renale e biliare, e col ritorno al normale dell'equilibrio acido-basico turbato. Primo capitano medico SALVATORE MONASTRA: Un CCUIO di dacrio-adenite e artrite temporo-mascellare di natura gonococcica. Dopo avere accennato alla eccezionalità. del ca.ao, l'O. ha ricordato ampiamente diverse metaatasi gonococciche, soflermandosi sul reumatismo, sulle forme oculari (congiuntivite sierosa, irite, da.crio-adenite, tenonite, neurite ottica), sulla endocardite e sullasetticemia e infine sulle forme di otiti e di neuriti, parlando delle varie sintomatologie, decorso e t~ rapia.

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NOTIZIE Maggiori generali medici Ispettori C'on R. d <'rr<:>k> 17 diC'ombre 1934-XIII, n. 2133, riportato nella Circolare 34 (;iomale mil-itare dt>l 25 gPnnuio c. a., sono ddinitE> nei seguenti termini le attri· buzioni, la. di.p<>ndc·•1za e le ~t'di Ù<"i magf{iori genernli m edici ispettori. A Torino, con co•npito i!'>p<'t.tivo. nei riguardi dE>l servizio sanitario militare, sul territorio doi Corpi d'nnno.ta di Torino, Alessandria e Milano; a Verona. con uguale compito ispc ttivo, sul tf'tTitorio dei Corpi d'armata di Verona, l:dine, Tri<>stP e B ologna; a Roma., con u~nmk• compito ispottivo, sul t<>Tritorio dei Corpi d'a.rm.ata di Firenze. Roma e dt>lla Sardegna.; a Napoli con ugua l<• compito i::;pettivo, sul teiTitorio dei Corpi d'armata di Bari, Nttpoli e della l::)i<:ilia. . A cit\scuno degli uffici dei maggiori generali medici ispettori, sono a.ddt>tti, p er turni di congrua duruta.. un unicinlc superiore medieo ed un ufficiale infe riore medico, coman<iat i da dirPzioni o stabilimenti compresi n<'"O.a zona di competenza, ed inoltre tm sottufficilllt• <.li wnità, due scritturali e due ordinanze d'ufficio. I maggiori gi•Jwmli m•,dici ispettori dip<>ndono, dall&to t.ecnico-profesl>ionale-, dirett-amente dal MinistNo della jplt'rra (Direzione g('ncra.le di sanità militar€'); disciplinarmente, dal Comando del corpo d'armata ove hanno sede. In caso di urgenti necessità di servil'-io, i Comandi. eli corpn d'armata P'"'"( n 'l richiedere l'intervento dol maggior genemle medico ispettore, nella cui zona ispet· tiva sono compresi. Quanto alle attribuzioni i maggiori gt•n<'rn 1i m <'Cii ci ispettori : a) studiano, sulle di t-ettive ricevute dal ~linistet'O della guerra, le questioni di carattere tecnico che riguardano il funzi onamento del servizio sanitario nel tenitorio eli rispettiva. giuri;;dizione; b) si tengono al corrente degli st.udi e dolle prop oste dei direttori di sanità della zona, relativi alla mobilitazione dei servizi sanitari; c) studiano, ciascuno alle dipendenze di un generale di corpo d'annata de,;ignato d\tnnata, speciali quest ioni riguardtmti l'organizzazione e il funzio. namento do i ;;orvizi Ranit nri mobi!itni; d) espt·imono giudizi medico-legali sulle ferite, lesioni ed infermità. nei casi e nei modi previsti dalla. legge 11 marzo 1926, n. 416, e succa'!sive modificazioni, e dal relativo regolamento; e) si t engono al corrente dei la vori delle Comrni;;sicni medico-ospednliere della loro giurisdizione siH o ttrA verso i documenti che l ero pervengon o, sia con le ispezion i disposte dal Minister o al fine di C<' ntrollare l'attività e di coor din arne il funzion amen to tecnico in bosa alle dir ettive ministerioli; f) eseg~1ono ispezinni tecnico- profession ali sulle Direzioni di sanità e sugli St>lbilimentì sanitari, od olt ri enti della. zona di giurisdizione, solo quan do ne siono espressamente incar icnti dal Ministero dello. guerra (Direzione generale di sunità militnre); g) pr omuovono il perfeziono mento della ctllt.ura. tecnico-professionale degli ufficiali medici in servizio, dando. oppor tune diret.tive alle singole D irezioni di snnit!\ della propria zona; h) promunv:m o e coordinano l'op era dei direttori di san ità della zon a per ottenere e conser v11re il collegttmonto coi servizi s~tnihni delle altre F orze armnte dello St.nt o, con le offini ii<t ituzioni civili e con i centr i universit.ari e ospedal ieri; i) adempiono a. tutti quegli altri incarichi che il Ministero della. guerra ritenga. di afftdare loro.,

In rapporto alle attribuzione di cui alla lettera d}, secondo disposizioni emn·

nttte con circolare n. 93 Giornale milit<~re 8 febbraio c. a.., le pratiche che deb· bo no essere, comunque, giudicate in st·de d i appello - a. datare dal 3 febbraio l \J35 - anzichò alla Commissione di 2• istanza presso le direzioni d i sanità,


1!15

}.;0TIZIE

i

devono, dalle Commissioni mediche ospedaliere, essere trasmes!'{> a ll'ispettorato d i sa nit~ della rispettiva. giurisdizione, per il giudizio d i sua competenza. Le direzioni di sanità, porta-te a compimento con la mae:s ima sollecitudine le pra.t.ic he c he, alla. data sopra indicata, s iano loro ftià pPlTI' n ute. versano t utto l'incartamento riferentesi al funzionamento delle comm i s~ioni mediche di 2a istanza all'ispettorato della propria circoscrizione . " Le direzioni di sanità di Torino, Verona, Roma e Kapoli trasmettono inoltre tutte le circolari che concernono disposizioni med ico-legt~li, emanate dal :'lliniste ro, al relativo ispettorato.

Avanzamento degll ufficiali del Corpo sanitario militare. D alla circola re 109 GiornaLe m ilitm·e ufficiale 12 febbraio c. a . ripor tiamo i seguenti dati concernenti le località e i giorni stabilit i per gl i esami o per la valutazione dei titoli degli ufficiali dol Corpo sanitario militar<.', compresi ne i limiti per l'iscrizione sui quadri di avanzamento per l'anno 1035-36, ai termini del R. d ecreto 3 agosto 1934-XII n. 1374. E SAMI PER L'AVANZA:\iENTO A SCELTA SPEC'IALE.

: ;.

Uffi-eiali medic-i. l\Ie.ggior i: Io aprile, prove ora li e pratic-he (R oma, ospeù.lle militttr e). Cap itani : 8 marzo, prova scritta; 9 maggio, prove orali e pratiche (Roma, ospedale militare). TEmentt; 8 marzo, prova scritta (presso i rispettid comandi di Corpo di armata, dei Regi Corpi di truppe coloniali e de i presidi d el Dodecanneso); l o maggio, prove orali e pratiche (Roma, ospedale militare). Ufficiali chimici-farmacisti. Maggiori: 8 marzo, prova scritta (presso i rispettivi coma.ndi di Corpo di armata. o dei R egi Corpi di truppe colonia li), lO maggio, prove or ali (Roma ospedale mitare ). Capitani: 8 marzo, prova scritta (presso i rispettivi comandi di Corpo di armata e dei Regi Corpi d i truppe coloniali), l o maggio, prove orali e prati che (Romn. ospedale militare). Ten enti: }o a prile prove pratiche (Roma, ospeda le militarE'). ESAMI E VALUTAZIONE DEI 'l'l'l'OLI PER L'Ava.-.z~J:E~"TO

rio:. A SCELTA ORDINARIA E AD A~ZIA."'ITÀ .

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U{fr.ciali medici. Te nenti colonnelli: 8 marw, inizio valutazione titoli (Roma, direzione generale di sanità militare ). Capitani: 23 aprile, inizio prove orali, pratiche e scritte (Roma, ospedale militare). Tenenti: 9 aprile, inizio prove orali e pratiche (Roma. ospedale militare ). U{fr.ciali chimici farmaci8ti. Tene nti colonnelli: 8 ma1·zo, inizio valutazione titoli (Roma., direzione generale di sanità militare). Capitani; 23 aprile, inizio prove scritte, pratiche o ora li (R oma, ospedale militare). Te nenti: I O aprile, inizio prove pratiche ed orali (Roma., ospedale militare).

Corsi prepa~atori agli esami di avanzamento. Con c ircolare n. 75 Giornale militare del l o febbraio sono stuti ist.it.uiti anche quest'anno, presso la Scuola di applicazione eli sanità. militAre di FirPnze., corsi preparatori agli esami di avan1~mento p er i tent•nti e capitani medici e chimici farmacisti compresi nei limiti di anziani tà per l'iscri zion•.> sui qul\dri di avanzamento ad anzianità. e a scelta ordinaria per il HJ35- 36. È stata data facoltà agli ufficiali di rinunciare a fr equentRre i cors i preparatori. però senza la concessione di alcuna licenza straordinaria, oltre quella ordinaria. loro spettante per il biennio .


196

NOTIZIE

Sono stati f'sclusi dai corsi gli ufficiali in aspettativa e quelli che li hanno

g ià frequentato in preced enza.

I corsi preparatori hanno la durata di quaranta giorni e si svolgono per ciascun gruppo di ufficiali fra le seguenti date: tenenti m~ici: 27 febbraio - 7 aprile 1935; tenenti chimici-farmaci$ti: 28 fe bbraio - 8 aprile 1935; ca.pi.tani m~ici e citimicir-farnw.cisti: 13 marzo - 21 a prile 1935.

Nomina a sottotenente di complemento nel Corpo sanitario militare. Ai t ermini della circolare n. 136 Giornale militare ufficiale del 22 febbraio c. a. g li ufficiali inferior i di complemento, i sottufficiali ed i militari di t ruppa dellt> varie armi e corpi, che aspirano alla. nomina a sottotenentt> di complement.o nel Corpo sanit.ario (ruolo ufficiali medici e ruolo ufficiali chimici fannaeist.i) dovranno, p er il trami H' d e l rispettivo distretto, far pervenire alle competenti direzioni di snnità. di corpo d 'armata non oltre il 25 marzo p. v. a pposita dotQaDda {'adatta in carta da bollo da L . 6 indirizzata al Ministero d ella Guerra. Seguono ne lla c ircolare le indicazioni riguardanti i titoli di studio e gli aJ: ri documenti da proòurre nonchè gli esperimenti da sostenere e le nonne per la nomina.

Cure balneo- termali. Secondo dis posizioni contenute ne lla circolare 122 Giornale militare ufficiale 15 fe bbraio c.a., il 28 maggio p.v. si riapriranno gli stabilimenti balneo-termali militari di Acqui e di Ischia., che funzionorarmo per ufficiali e militari di truppe con turni di cura di quindici giorni ciascuno, in numero di sette presso lo stabi· limento di Acqui e di otto presso quello di Ischia.

Bollettino del Corpo sanitario militare. Ufficiali medici. TENENTI COLONNELLI. LANDRIA!'I R obf>rto, capo ufficio sanità militare corpo armata Sardegna e direttore ospedale Cngliari. - Dal l 0 novembre 1934-Xlll, nominat-o dil'('t· tore d i sanità mili.tar·c corpo armata Sa.rdegna.

Ufficiali chimici farmacisti. TENENTI. LICATA Salvatore. Nel provvedime nto che lo riguarda, pubblicato sul Bollettino ufficiale 31 dicembre 1934 - XIII, dispensa 81, anzichè: come contro, scelta speciale, leggasi: come contro. Dal Bollettino U Oiciale , disp. 8 n, 25 gennaio 1935-XIII.

Ufficiali medici.

Pnno CAPITANI. Rxzzo Carlo, ospedale militare Milano. - Ministero guerra (collegio medico legale). SACCRETT:t Nicola, scuola applicazione sanità militare. - Ospedale mili· tare Milano. TENE!s"TI. D I'l

ARAGONA Filippo, 20 fante ria. Dal 25 novembre 1934-XITI rientra quuclri pt>r<'hè ct·ssn di appnrff>nt>nro a l R. C. T. C. Somalia. GRIFO.l'o"l Osca r, R . C. T. C. Tripolitania. Nizza cavalleria.

...


1'97 U {ficiali chimici /aT?IUJCÙti. 0Al'ITA.Nl. ZA.<'I'ELLI Alberto, ospedale militare Gorizia. Ospedale militare Trieste. OaL.u."Do Teodoro, ospedale militare Trieste. - Ospedale militare Gorizia. D a l Bolletti7W Ufficiale, disp. 94 , l 0 febbraio 1935-XIII.

Ufficiali medici. TEJo.'ENTI COLO~'NELLI.

RITUccx CHINNI A~ostino, R. O. T . O. Somalia. s te, daU'S marzo 1935-XIII. ·

Ospedale militare Trie·

~UGGIORI.

CAJ~.rBAZZU Mario, scuola applicazione cavalleria.. - Ospedale mj}jtare Milan<>. T RANI Paolo, 39 fanteria.. - Ospedale militare Caserta.

PRIMI CAl'ITANI. VENDITri Emilio, infermeria presidiaria Sassari. 3 granatieri. LA BRUNA. Vittorino, 7 bersaglieri. - Ospedale militare Brescia. CoRDA Antonio, 4 genio. - Infermeria presidia.ria Sassari. FALCONE Raffaele, 9 bersaglieri. - 20 artiglieria del P iave. VnrERCATI Luigi, 93 fanteria. - 9 bersaglieri. Dx CASOLA Giuseppe, spolettificio R. esercito (sezione staccata. Torre Annun· ziata). - Lancieri Aosta.. ScKI.RRU Giuseppe, 152 fa.nteria. - 40 fanteria.. TANCREDI Urbani, 40· fanteria. - 39 fanteria. 0Al'ITANI.

FtsiCH:ELLA Giambattista, gruppo costa Messinl\. -

sina. GENTILE Vitangelo, 18 artiglieria del Gran Sa$50. cito (sezione sta~ca.ta T orre Annunziata.).

Ospedale militare Mes· Spolettifìcio R. eser·

TENENTI.

STISI Matteo, 57 fanteria. - 6 fanteria. LIBERI Federico, scuola centrale educazione fisica. - 2 granatieri. DI MARco Antonino, 75 fanteria. - 18 artiglieria del Gran Sasso. MALTESE Francesco, 4 fanteria. - 23 fanteria. PANTE' Domenico, 2 artiglieria del Metauro. - Gruppo costa Messina. Fu:amo Raffaele, 12 fanteria. - 152 fanteria. SPARANO Vincenzo, 3 artiglieria alpina. - 2 artiglieria alpina. TENENTI INCARICATI DEL GRADO DI CAl'l 'l'ANO.

PALMINIELLO Pasquale, 23 fanteria.. -

Ospedale militare Milano.

U tficiali chimici farmacisti.

CAPITANI CURATOLO Lorenzo, ospedale militare Firenze. - Ospedale militare Roma., coma.nd".lto per un anno pre~ il laboratorio c himico centrale delle dogane. Dal Bollettino Utficiaù, d isp. li•, 8 febbraio 1935-XIII.

Utficiali medici. COLONNELLI. C'lAURI Rosolino, direzione sanità Bari. - In da ta 9 febbraio c. a. è co11o· cato in a usiliaria. per età. 7-

Giòrn<lle di medicina m ilitare.


!98 TENENTI COLONNELLI. SINOLITICO Giuseppe, ospedale mi lit . Padova. - In data 4 dicembre 1934-XITI è collomtto in aspettativa p er infermità provenienti da cause di servizio, per mesi soi. JU.AGGIOJU. OONZALES Alfredo, ospedale milit. Padova. - In data 9 novembre 1~34-XIII è collocato in aspettativa per inJennità non provenienti da cause di servizio p Pr mesi sei. PRTMI CAPITANI. ARAcru Antonio, ospedale mllit . Firenzl:l. - In data 20 novembre 1934-Xlll è collocato in aspettativa per infermità proven 'enti da cau.~ di serviz:o, per mesi dodici. CAPITANI. PRIVITERA Benedetto, ospedale milit. Roma. -In data 8 set.tembre 1934-XII ò collocato fuori quadro perchè trasferito d'autorità R. C. T. C. Tripolitnnia. Dal Br>lleitino Ufflcia./.e, disp. 13", 15 febbraio 1935-Xlli.

Onorificenze. Con Regi decreti 27 dicembre 1934-XITI sono state concesse le seguenti onorificenze nell'Ordine Coloniale della Stella d 'Italia. Dr MOTo PRoPRIO Son1ANO. UOìcicile: pt·imi capitani medici Camillo DECINA (in occasione del viaggi& m Somalia di S. M. il R e) e Antonio SPEZZAYERRI. Cavaliere: colonnello medico Melchiorre NAPOLITANI, t.enenti colonnelli medici Pietro CAMORIANO, Alfredo GERMINO, maggiore m edico Vincenzo MoNTELEONE, primi capitani m edici Giuseppe DATTILO, Corradino GIACO.BBE, capitano m edico Agostino 1\L\ltCBES"E. Su PROPOSTA DI S. E. IL .MINISTRO DELLE COLONIE. Cavaliere: maggiore medico Arnaldo IPPOLITI, rnag~iore chimico farmacista Leonardo FoRTUN.uo, primi capitani m edici Enrico FALBo, Rosario LA MAB -:J:I'NA, U roberto P ACNOTTA, capitani medici Nicola ALEMAGNA, Giuseppe LORENZINI.

Congressi Internazionali di medicina e farmacia militare. L'VIII Congresso intem.azionak• di mcdic:ina.e farmacia militare che avrebbe dovuto t enersi a Bucarest nel {>\'Ossimo settembre, si adunerà invece a B ruxelles da.l27 giugno al 3 luglio c.a., in occasione dell'esposizione universale che ha. luogo in questa città. I temi di relazione e i paesi relatori rimangono quelli stessi che abbiamo riportato nel fascicolo dello scorso dicembre. Il IX Congresso sarà tenuto a Bucarer:.'t nel 1007.

Nel Sanatorio militare dl Anzio.

n 27 gennaio, dopo un anno rutlla inauguraz-ione dei gnmdioeo padigliono:> chirurgico e degli altri nuovi impianti, n el Sanatorio militare di Anzio si ~ svolta una sobria cerimollia con lo scoprim.ento di una lapide per ricordare le benemerenze dél suo fondatore, primo capitano medico ~rof. F ederigo Bocchetti, che dopo aver tenut,o por tre ltL'Stri la direzione del! Istituto, ora continua nella sua fervida attività scientifica e organizza.tiva quale Segretario g<'nerale deliA Federazione Naziouale Fascista per la lotta contro la tubercolosi t' f:ome direttore del SanatQrio di Porta Furba in Roma.


I NOSTRI MORTI

199

Nella lapide giustamente si ricorda che la Sanità militare è stata pioniera nella lotta. contro la tubercolosi. Questo vanto le è uruvel"f;ttlm<'nte riconosciuto per tutta la mirabile organizzazione antitubercolare che sorso al t<'mpo ci('lla guerra e che trova la sua ideale continuazione nf'i nostri • Centri di accnta· m e nto », e, specialmente, proprio nello Stabilimento di Anzio che per la wnacin e la fede del prof. Bacchetti seppe divenire non soltanto uno dei più belli f>. muniti istituti sa.natoriali, ma anche un vivo centro di cultura, ove già convennero insignì maestri a dettarvi il primo corso itulinno di Tisiologia e dove si avvicendarono in proficui tirocini nostri specialisti c medici civili.

La morte del generale m~dico Butoianu. Con vivo rammarico alla fine dello scorso gennaio abbiamo appresa. la morte del gen erale medico prof. Butoianu, ispettore generale del Corpo sanitario dell'esercito romeno, direttore della Rev-ista Sanitara militara, presidente del Comitato permanente dei Congressi internazionali di medicina e farmacia militare. L 'illustre scomparso era noto negli ambienti medici militari per la sua valentia chirurgica e per la considerevole pl"oduzione scientifica. Anche il nostro Giornale, nel fascicolo di gennaio 1934-XU, ebbe a presentare ai lettori un a.mpio riassunto di una dotta ed aggiornata conferenza su L"evoluzione deUa chirurgia di guerra da. lui tenuta al VII Congresso internazionale di m edicina militare.

Corso di perfezionamento in igiene e batteriologia nella R. Università di Bologna. Nella R. Università di Bologna, presso l'Istituto di igiono, si terrà dal primo aprile al 31 maggio il corso bimestrale di perfezionamento in igiene e batteriologia pe r aspiranti ufficia.lì sanitari, direttori di laboratorio micrografico, batteriologico ecc. Possono iscriversi i laureati in medicina, in zoojatria o in chimica e farmacia. Alla fine del corso verrà rilasciato apposito diploma. Per programmi e schiarimenti rivolgersi alla. direzione dell'Istituto d'igiE:>ne, o alla segreteria de ll' Università Via Zamboni, 33.

I

NOSTRI 1\II:ORTJ

Il tenente generale medico nella riserva comm. prof. Salvatore Sallnart è morto a Napoli il 3 febbraio. Nato a Montescaglioso (Matera) il 2 giugno 1860, dal 1884 era venuto a far parte del Corpo sanitario militare, percorrendo una carriera distintissima. e rend e ndo servizi eminenti in guerra e in pace. I l generale Salinari di fatti, per qualità militari e professionali, per la sua importante produzione scientifica e per elette v i rtù c iviche fu una delle p 3rsonalità più distinte della Sanità m ilitare. Prese parte alla campagna. d'Africa del 1896. Nel 1908 fu promosso maggiore m ed ico p er merito eccezionale. Inviato a Tripoli colla spedizione dell'ottobre l 91 l a capo di un ospedale da campo di 100 letti, dette prova di straordinaria atti· tudine organizzativa e confermò la sua grande riputazione di operatore espe~'· tis.o;imo, già affermatasi nei servizi di pace ed in privati severi tiroc.ini di stud1.0 che gli avevano guadagnato, nel 1910, la docenza in clinica. ch irurglC~l>. Succ~s.<;•: vame nte, come direttore di sanità. del corpo di occupazionA di R~d1 Or!fam:zzo egregiamente iJ servizio sanitario dell'isola. e si distinse nell'operaZlone d1 Ps1tct;~ del 1~17 maggio 1912.


200

l NOSTRI MORTt

Nell'ultima. campagna fu prima. capo ufficio di sanità di una. divisione di fanteria.. Incurante di disagi e di pericoli, si portava nei punti più avanzati d ella fronte p er riconoscere l.e condizioni igieniche delle truppe e si teneva in cQntinua diretta relazione con i posti d i soccorso per assicurarsi, specialmente in occasione dei più notevoli fatti d'armi, di tutte le necessità di sgombero e d i ricovero. Così avvenne che potette provvedere sempre con tempestive iniziative, durante i combattimenti, a. contingenze assai gravi p er il numero elevato delle perdite ed anche promuovere e dirigere effioa.ci operazioni di profilassi in occ~ione d i casi di colera vorificatisi n el suo settore. PeT l 'insieme di queste sue b enemerenze, a.l termine del 1915, fu promosso colonnello per merito di guerra.. Quindi imprese col nuovo grado, brillantemente raggiunto, le superiori ma.nsioni direttive presso comandi di corpo d'armata e intendenze. tìno a.l termine della campagna, quando fu nominato direttore di sanità a Napoli. Collocato in posizione ausiliaria p er età, il 28 maggio 1922, poco dopo fu richiamato in servizio ed ottenne la presiderlZa. della. Commissione medica per le pensioni di guerra. di Napoli. Con la. promozione a. maggior ganerale in p. a .., conseguita. nel 1926, fu chiamato alla Commissione medica superiore dando in tutti questi incarichi, fino al 1933, opera l oda.tissima per sapienza e saggezza. Per quanto sempre dedito col più fattivo zelo alle sue incombenze di servizio, il generale Salinari seppe seguire con inesausto entusiasmo la sua vocazione di studioso sagace ed infaticabile consegnando aUe stampe libri ed opuscoli che rimangono fra le più pregevoli produzioni del Corpo sanitario. Alcuni di essi furono editi dal nostro Giornale che qui vuole particolarmente ricordare tre classici volumi che baste rebbero da soli ad assicurare chiara estimazione al nome del c ompianto autore: Imegnam~nti ckll'tdtima guer-ra 8Ul trattamento delle feri.U o-tteo-articolari in l 0 e 2° tempo con prefazione del prof. R. Alessa.ndri; L'autole~ion~mo nelle sue varie forme e nei 81.wi esiti; La razione alimentare del soldato in pace ed in guerra. Il Corpo sanitario militare rende omaggio alla memoria del suo illustre gener ale, che tanto l'onorò con le sue opere ed i suoi servigi. Il 16 febbraio, all'età di 56 anni, è morto, a Roma., sua. città natale, il primo capitano medico di complemento cav. Giuseppe Placentlnl Rlnaldl, già aiuto chirurgo degli ospedali riuniti. L a dolorosa perdita. del distinto collega è stata. appresa con p rofondo cordoglio n ella. vasta. cerchia di conoscenze e di amicizie ch'egli aveva. nella Capitale e più specialmente pres.<Jo la direzione generale di sanità militare dove aveva prestato s arvizio lodevolissimo per oltre un d ecennio, fra il 1920 e il 1931, lasciando nei compagni di lavoro il più grato ricordo del suo signorile cameratismo, del versa-

tile ingegno, dell'eccezionale e varia cultura e della innata. nobiltà del suo animo. Anche dopo il congedo dal suo ufficio era rimasto nelle più cordiali relazioni con gli ambienti della nostra direzione generale e proprio nello scorso anno aveva voluto preparare per questo Giornale l'ultimo dei resoconti degli interventi chirurgici negli ospedali militari, che egli era. solito compilare con particolare competenza e con la. diligenza esemplare che sempre poneva nell'adempimento d'ogni mandato. I camerati militari hanno· partecipato alle esequie ed hanno deposto sulla bara. una corona. di fiori.

...,.,,__.,.,..ANCHI, tenente generale medico

NARDINIS, ttnmte colonnello medico. DELLO STATO- O. C. (COPIE

1618)


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RIVISTE 1\IIEDICHE MILITARI ' --~-----~---------

AHMALì DI MEDICINA NAVALE E COLONIALE- Direzione centrale della. sanlfà mUltare ma· r ittlma, ;\llnlstero dclla.l\Ia.rlna, Roma. Anno XL. Vol. 11. Fase. V-VI, -mbrt-dicembre 193"- XIII . Ollhlllllll e .t-ne: Forme ed aspetti Insoliti del Coccldloldcs Jmmltls •In vivo'· laltta• La concentrazione oemotioo. del sangue e dogli organi di animali cbo banno subito uef'reotomla unilaterale In seguito ad Iniezioni endovenose di soluzioni ipertonicbe. - Dorello: La deazotazlone nel palombaro. ARGENTINA: REVISTA DE LA SANIDAD Mn.ITAR. -

Tomo XXXlll, set te11&bre- ottobre 1934.

:Ministero della guerra, Buenos All'CII.

Galli t . Ontantda: Demogfflfta della tub&t-colosl nella Repubblica Argoutlna. - Dalltnea• • RIICII! I traumi nell'esercito argontlno: dat.l statistici. - Merlo Gomn: I pericoli delle Irradiazioni.Ooltane4a • Pas.uallnl: La prova della lperpuea nella diagnosi della epilessia. - DtiiiCCIII: Cont.ributl allo studio della vaccinazione preventiva antigrlppale.

GIAPPONE: CUN' IDAN-ZASSI. - Pubbllcaziono ufficiale Ilei Corpo sllJlÌtario deli'F.sorcito giapponese, Toklo, nn. 254-257, agosto-ottobre 1934. Oaakl e Nalto: Sul mal <U mare. Studi sperlmontaiJ solla profilass i e cura etei mal di mare dci Eoldatl • .._ Morlra .. a: Sul risultato di prove tunzlonaU del siatcmn cellulare reticolo-endoteliale fatt<> su oonlgll tonuti In M~olnto d fginno . - lnoee: I gruppi sanguigni o 1 r il'ultatl dell'addestra· mento militare. - Ya~t~apta: Su l modo di pre~tentarsi del pigmento mclanico in alcuni punti degli occhi. - lanada: Un caso di sezione òcl midollo spinale in s~guito a fratt ura della 5• vertebra ocr· vicale. - Mlura: S11gll t:tiotti t era.peut.i cl detle a e quo termali del lago Yama.,blt·o e su ll'essenza della cosl detta rea~iono balneare . - Kullota: E~r•erimeoto <'ompnraLlvO Rulla lgiono della ou~crnw. ner fanteria oo~truitn In legno, mattoni e cem ento armato . - Okumura: Sulla v~tccfnazi onc ant•· tiftca. - llefhbl e lbe: Su di una r oLiura dell'intesti no det erminata d& trauma da tr·rr<> 1U cavallo . ocata: Rloercbe spe rimentali eull'lnflueuza dt)l trauma sulla gli<wmla. - Tomlda: Su ca~>i <li opera· .tlt)ni d i gozzo . - Mataul: Su un caso di un ogiotna epong1oso sort o dal n<'MTO m cdilmu. - Neclshl e Yoshlda: S u due casi dl strozznmcnt.o dol di-vc •·tlcolo <H i\Icobel. - 8u&lta: Hi<X'l'ca ~<u no,-o di paras~iti cbc. In Ka'ncf (Corea), si rinvengono nella Yertlura.- Ocawa: U n caso <li v<?rme m a tnro della ti#lria sanuuinis, itHio-vato in un lin fadcnoma del ~raccio . PERÙ : REVlSTA DE SANIDAD MJI.lTAR. -

:1\linìstoro della guerl'~, l.ima. T om.o V l11

OMnaio· uiUUM 1934, ""· 23 e 24.

Monce: Un Callo ti J)ICo di tobbre PSantcmatioa. - Bamb~n: Cn•i di JlSiCOJmt<JIO(('!a o~~<·rvnt i ncu·csercltu. Eaa~J6Ho Fr-: ProftlAs~l della malurla nel dipl\.l'timeuto di l'lu•·o . - Vasquez: Studio su· nitario deUa zona di San nwnon, Pichls o Masi-. - a.-a Iglesias: lutlagini epldemìologicbo nt~lla n<llo d t Cbanchamayo. - G111man Barron: Vo.ccinazionc anlitulK'rcolare ncll'c~<·rcl to.- Hurlado o Guzman Barron: SturU antropometric i f.'U imU ~eni rmruvlnni ete i lliJlllrtimcnti del contro. - Melard Munor: l'MI u.l ntl tcor:co-Jmlt"oi <'be dt•bbono ispìrni'C la (utura kgi~<lu~i(Hl<' della invalidi h\ nel Petù. 8bannon: A.nu(eli dd l' Amazonla . RO:\lA:'oiiA: REVJSTA SANITARA MD.ITARA - R<·rlazinnc 11 nnaminl ~tr.azione: Ospedale )f:li tnrc • Regina l!~ lisnbctta • Bucal'Cst.. Fn!!l;. JO- tt ottobre-••ovemilrc J!JJI. Mlchalcseo e Dimlttcscu Popnlcl: G ra nuloma mali~o a locnlizzn?.ion<> erato-s pl(>nica. - Nolca e Lvpuleseo: Cònt~ibutl ttllo 8tudio cl imoo del mo\'imcntl involouttHt IJ<'St-cn<:cfalitici.- Btahuo, Popa e Pluaru: La racbi-antultcs'a eol! la 11er~ina : - Dragoa e Gallscfuc Borls: EmH:olcctumia s~guitn dt• iloo-eo lo-a.nostontoa!. - 8taneco Mlhall: Uo caso <li Mto csautema tico. Co n~idcmz!oni med ico-militari. - VIdor 8tetanesco: N ota sulla prc-parflzionc cll-J can rocnrbonato di hismutfo.- Saldac e Teodotlu: Considerazioni ctlologicba e cura dello ulccri vene•·èe ganl!"rcnosc>. - Panea, Muatatu e lonescu-Oralou : Alcune m a.n![cgtazi aof dc lltL malaria. - 8tamatlu: Un caso <li rottura di milza mala•· ca . - Vaje: Con· •i•IE·rozi ooJ su llo Jllcur itl sicro-ftbr nf'S<' . - Gaspar o Bacanu: Rign lfi c·ato bìvlogi(;O dtlic m icrocoloo le <tttA:n u lo n<>llc omocolture dei tubercolosi. - Adamesteano e Muntean o: Le tcriu: articolari eU gu~;rra.

RUSSIA: VOENNO SANITARNOE DELO.

no~mbre 1934.

Go~<utlnrstwcrmoe i~d-wfl . ~[osra, n••· 10- 11 uttobre-

M. Zlodas: Nella r :r..- rf'(lnza d<'l diciM<'ttc~<imn anniYCrsario del ~<c('v! zlo snniti<rlo militar<• l ::>ovlot.l. - G. Kotow: Y itt.o. vestio:rio . R.vvc•·tenzo igieniche, por gli sclnto •·i obo <1<-bbono a{· fr(l ntaro }ungb i percorsi.- P. Tlmaltfsky: Tros rorti sa nitari mili rari •o lia nc~c Cnmbulauzt· c ba· rellc ~u pattini). - R. Anchelefwltch : L'llnproYvisnzion<• di mezzi lll trft~JlOJ·to di fCI'ili, <'011 ~li ~Id . F. Bereskln: Le fratture eta fc•·ito d'anna da fuoctl; i!HPo•·lunza o1l llrgenzn d<'llc ]!l'imo c ure. N. zarkewltch: Lotalizzaz'ouc t>d es lrHziOJIO dei pro iHi ili nr gli c~pcdali da campo. - E. Margorino: Il g"bfnet.to ob irnrgiro rm:6idiario. - v. Pa.lenko: Il ~·nccb•·tfo di m (•dicazìonc.- èhenkln: F••r lti tra 11 por.wnalo dei carri a~mati in azione; siHttlma zi on<' nel entro; pr imo cure : esi ra.ziorw •10.1 carro . 111. Glee>hel: J,a seleziono lrf\ gli alli <?vi tlaracarlot isti. - V. Oornelw: Vimr>ortan?.a <h·l "auìtru·••' ntlln selezl<•ne degli allic,·l pnruca<luti.;t.J. - Q , Mlehelson o 8. Nlkolstr: AvY<·t·h'nzo per· evilnr•' li <lPt t· •·i w rament o Ilei mator aie dt~•·antc la <liaintcz' on<' con la fo rmalina o acl nlla l<'mP<'l'aturu . - l. Ma ksl· menko: Fi ltl"i por n~qun. - l Talanow: S istoma p~r taro ramlJ<Orllidil'C Jl pnne raftennu. - LidsluJ: r,n R<' lezione degli autis ti, dal lato dci difetti v iHivi. - Rosenberr e Turow: ],a "''IN< i un<• •••·gli t••tr isi i . l! a! lato de lia p rontezza n<'lla cuordìna7.iont: d<'i nwvill\enti'. - Dubrowln o Kurllandsky: C'a.< i •li lJrw ·.-llosJ a fo rma epitlt>mi<·a <'d a furn1a ~poradica nl'll'<·S~rci t o . - t. Pollakov e v. Pokrovsky: FM •·t·ir.i <li r ult ura Il~ i co. p er i UJb<·rcu\(11Ici. - F. Flllpow: L n c::ultn1·a fislat• nel snuat.o ri. v . Vengherov; v. Zortov c F. Flllpov: L'<'ffir·acfa tltll<• "UT~ dci faur,:hi o dd h~ m<ll<tl'Orapia nel cttBi di l<•mha<:'~i nf <' ~~ i !~l'l•i•\h~ie. o. Mebel o 8. Utkfn: L'c mcac•u ii C'll a. liU>ho-terapla nelle malattie dollo stomt~cu <: dl'l l > llt<·~L IJtO .

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Anno LXXXIII - Fase, III MARZO 1935 - XIII

GIORNALE · DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE Mil'fiBTBBO DELLA GoEKRA

ROMA

Pubblicazione mensile


SOMMA RIO LEZIONI E CONFERENZE :

La N lf'l\ clelle r hb1·L

ClluttT6. -

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Ufc<•ra g n" tr'<:u <> du <u1l'lluh .

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2111 2!:r.

2 11

MEMORIE ORIOIItALI:

C!N'; I. - S tato 1<1\llitnrin d •• ll t• 1: Il. trlll>['é f'nlr>utali nel 1\>:tl . . •• . • . • • . • • . . Olllendo. - :-;uth\ "<' m " ioti<'n d t• ll"ap porat(l Ycst:bo lar,· . . . . . . • . . • . . . . . . . .

l'Hjt.

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MEDICINA LEGALE MILITARE : C >hlm~a. -

L o sl rall '~mo ,. _.ucomlt an t<: dal punhl di >i~ta m~d' co-kgul<· . . • . . • . .

l 'ng.

245

Pt.g.

~54

Pog.

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Atcnalwl clllmlcl. Pr ote::ùme dei !tenui di t•e/toJ·auliomento dagli - Dtn!< . . . . • . . . • . Pag. Arma. (L') chimica e le auo ferile . - RÈnElll<Jc F: l sTrx . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 81enoraula. Osse~vrt~io)ni sulla retr ~i•>tle di de~in::itm.e rlel co mplenu11to n~lùt - Bo!' CIXE.LLI Coltchtotrafta (La) n el dlatetlcl . - ZAPPA1•.\ . . • . . . . • • • . • . . • . . . . . . • • Otpvraalone batterica. dcl:o a:que. Uiccr chc sttllrt - q conta /l o con tna.leriali cemetlli::i -

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CAIIITIOA CLIN ICA :

aattallll e Dt'le111. -

T . mnt.,·t <li curn omoslerot<rnp:ca in ammnlnti di m <n t t" . • • • •

RIYIITA SINTETICA:

lmpallomenl. -

li l<>ho JIIÙU:>Our.• IL<'cc•so r . o de lht YCna azygos (o di \\'rlsbergl cont·inua

RIYIITA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA:

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Fratture oella estramltl npçr.orJ del talto. l rùmlL<1ti lontani del irattamenlo delle- FosTAIXE e BAuF.n . . . . . . . . . . • • • . • . . . • • · · · • · · · · · · • • · · · · · ·

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lntoulcaalone (Sulr) cian idrica e aua cna. - W .\ LI. . . . . . . . . . . ...... . . . Laion l cornet-conclaallwall. C:ont1'ilntln IJimnicmsrnpico e spuime•ilale 1Llla. conoscenza delle in alt(! montagiUl. -

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lJ ,\I,T.E SO.~ . . . . • . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . .

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Lunzlone con~enlta Irri ducibile oella rlhla. 'l'rt~ttmnent.ro della- FI"YnE ., Dt:PUI!l . . . . . . Medici dell'antica e moder.1a Roma. / n.('rmtrn a JJwlapest dei - HF.JJA. . . . . . . • . . . . . No.tltnl di medicina locala militare. - \'JoJ.A • • . . • . . . . • . • • . . . • . • . . . . . . . l tltru.a (La) tarftlaceullca nel Concrosa l Internazionali di medicina e dltarmtcla m llltarc . - Tuf?MAlO.Itrepteeoeclll ed enteroeoetli l. - N; ;F. L . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Tut (ll) tonalllare in aoggettl tubercolosi. - Ht;HAt.TRLLt " •rno~tB'E'M'I . . . . . . . . . . . Tito oaantemall= . l.e malnllie del fl'tt1Yf" ' - che si osservano in l,'irenaicu - l\{SDIJLLA . Tifo eaantematlco. L'imMtmit•l ( f' im1111tnì:w c if~n~ contro i l - NICOLLE . . . . . . . Tonsilla tarlncea. F'orme tuiJu(·nhri della - 110n im:r~hda - )fA11SWLl • . . • . . . . . . . T•more malipto del cordone spermall!o. Un C(ISO tli - FREiiSAI$ e MocRET . . . . . . . . . Yacclnazlont antldllt.,lca a mezzo di due lnlotlonl di anatoaslna a walore anucene elewato. - Stm OONFERENZE E DIMOITRAIIONt CLINICHE NEOLI OSPEDALI MILITARI

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Falsa anclna di petto. - Rot.:n . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ftbllre. Contri/:Juto lilla rcnr>L'•: i<>nP <le/ 1·al..rt nella - LAS 7.1.o e \\'ACDSTElN . . . . • . . . Ferro e rame dell'uoYo. f-'c(Jct/r, tlcU" diet a flella uullùw sul ro•Liemdo i n - El.\'WJE.\1, K&ntt:ttER. H ai<T, (' H .,I.Pt:<

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ANNo LXXX.Ill -N. 3 GIORN ALE 01 MEDICINA MILITARE

LEZIONI

MARZO 1935·XIII

E CONFERENZE

OSPEDALE MILITARE DI PALERMO

LA CURA DELLE FEBBRI Riassunto della conferenza tenuta il 16 gennaio 19:>5-XTII dal Prof. Emerito Llborio Giuftrè

lùlla. conferenza del 23 dicembre 1933-XII insistei nel concetto, già prima da me esp1·esso, che la feblfre non è 1MUL reazione salutare, e qttùuli deve essere combattuta. Ora esso è accettato da molti, come è dimostrato dalle re.cens·ioni, che di quella mia conferenza sono state fatte in tante riviste, in Italia e fuori. Così 11-ella diffusissima Semaiue des hopitaux de Paris, ecl 'Ì11· a./cune in R<nnM~.ia. Di più il Masson ha pubblicato una breve monografia di A. WEIL dal titolo: doit-on ou non combattre la fièvre t E CH. RrCHEL, il celebre fisiologo, insiste sempre nel concetto: La fìèvre appelle la fìèvrc . Ora fa un anno, che vi parlai della cura della Febbre; tratterò oggi della cura delle F ebbri. Allora del sintomo, ora della malattia, e cioè delle febbri · dette, a cominciare da Galen{), essenziaJi, vale a. dire ùuli]len.rùmti da alc·una lesione locale. Pertanto esse si disti1~sero per il carattere della ipertermia o del principale sintorna concom·itante, o della. località, it~ febb·re sinoca, catarrale, tifoide, malarica, cast-rense, ecc. Più recentemente si d·issero febbri infettive, essendo d'ordinario dovute ad infezioni, opp~we, ma imp1·opriamente, autoto!isiche. Però q1ui nom·i rimasero, anzi altri analoghi se ne a.gg-iun,.sero, come 1>er esempio quello di febbre ondulante, dato, dopo dell"Humn:s, alla br1wello.~i, ?twlto im1Jroptiamente, poichè tale tipo certamente non è più comune degli altri dieci e più, che presenta tale vnfezione. Con q1teste premesse si co·rnprende appie-M la difleren:a che <l" è tra febbre e f<'bbri; e che se la cu1·a della febbre è quella dù·etta al s·intomo (ipertermia) questa deUe febbri lo è alla ca.148a. Q1(ella è iàwtica in t1ttte le febbri, questa varia da caso a caso, a seconda il variare dell'elemento ca?t,sale, dell"r·nrlogc?w e dell'esogeno. Occorre quindi prima di tutto stabilire bene la diagnosi: qui bt·n~:> dii!IIOscit bene medebit. Prima d:i t1ttto bisogna stabili1·e, .se c'è febbre. Gli elementi per qw3sto gi1tili::::io ci so1w dati: l o Dalla termometria. Comunemente si crede, che 1t1Wt temperatma superi{)Te ai 37°, è febbrile. Seco;ulo me, se la diffcrew:a tra. Jln e Jl.r nf'lle 24 ore non S1tpeta il graclo, n{)?t c"è febbre, anche se il _l[::c 11a ai 37 °,-! - :r; 0 ,5.


202

LA CURA DELLE FF.:BBRI

2 o Dai disturbi f?mzicmali: malessere, cefalea; se-nso di peso ai lombi,

frequenza d~l polso, ecc. Bisogna però tenere presente, che questi disturbi possono essere dovuti ad altra causa, ed anche ad auto-suggestione. 3 o Dai disturbi del metabolismo: aumento di q?tello basale, dima,. gramento. Con quello, I<.ABINO, di recente, potè posare la diagn.osi di febbre apirettica, già descritta dall'UGHETTI e da altri, ma di diagnosi prima moltopoco sioura. Diagnosticata l'esistenza di febbre, bisogna stabilire la causa e la natura. Per stabili·re qual'è quella esogena, abbiamo, i seguenti elementi di giudizio. 1 o I caratteri della curva termometrica e dei sintomi concomt'tami: febbre intermittente, ricorrente, tifoide, reuma.tica, ecc. 2 o Il criterio epidemiologico. 3o Gli esami di laboratorio: a) la formula leuoocitaria, ricerca di parassiti, emocultura; b) sier<ragglutinazione. Però bisogna accettarne i risultati eu m grano salis, specie nella brucellosi, (riserve giustissime di !zAR, oasi moltodimostrativi osservati da me e da altri); c) cutireazione: vaccini diagnostici. I n concl-usione, se concorrono tutti questi criteri, la diagnosi è ài certezza, se no, di probabilità o al più di probabiliorità. Per conseguenza, siccome spesso il responso del laboratorio è negativo, è necessario fare tm esame clinico accurato, rigoroso, da raccomandare specialmente ai giooani medici, educati al laboratorio. Con tale esame clinico si riuscirà, non raramente a stabilire anche la diagnosi di cert.ezza. (Potrei riferire in proposito casi molto interessanti). Sim·ilmente, in mòlti eMi di CòSidette fébbri nascoste ò criptogenetichesi ri?t.Scirti a dèpister, co'me dicono i francesi, il focolai{) morboso: pieliter tubercolosi latente, anemia e così via. Sopratutt.o bisogna pensare alla tubercolosi; però noo si raccomanMrà mai abbastanza di diffidare sopratutto dell'esame radi.ologico, per posare la diagnosi di forma attiva; poichè tante 'Ooltc si tratta di forme obsolete assolutamente spente. (Naturalmente è in tali casi che il pna; dti i miglio-ri risultati). Infone bisogna pure tenere presente la possibilità, di infezioni mit1te: molto i8tr1J-ttiva è i n p·roposito l'osservazione del SANARELLI sull'azione ·del colibacillon ell'infezione tifoide, e q1tella di tanti altri sui batteri così detti di sortita. Elemento causale endogeno. La S1ta importanza è dimostrata dalla grande varietà del quadro clinico~ da un inà·i viduo all'altro, come per es. nella polmonite, ecc. Elementi di g·iu,dizio: l o E same della costituzione, dal lato della f1~nzionaUtà: co-me si compiono il metabolismo organwo e le funzioni dei diversi apparecchi, specie del digerente, del sistema nervoso, delle glandole sanguigne, ecc. lnfatt·i tante volte si tratta (li distermie od anche di tJera ipertermia. dov1tta ad ipertiroidi.~mo, 'alla crescenza, ad anemia1 ad ipereccitabilitti deì sistema nervo.~o, a disturbi digestivi, ecc. 2o Ererlitarietà, malattie pregresse, ecc. Stabilita la diagnosi, veniamo alla cura. E.~.~a nat1tralmente deve essPre diretta ai (ltw elementi ca1(,<Jali, all'esog fl?W ed all'endogeno.


LA CURA DELLE FEBBRI

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A quello esogeno. In alcnme f(Ynne jebb1·ili, e precisarnente in quelle alimentari, leva.1ulo la causa, cessa immediatamet~te l'effetto. ' In altre di natura infettiva possediamo dei far?na.ci specifici: chinino, stibio, a1·senobenzoli; nel maggiw numero però facciamo uso di sieri e d·i vaccini. L 'uso di tali mezzi di ispirò originarianumte a JEN NE&, a PASTEUR, e poi agli stu(li di imm1wwl.ogia. Si do·mostrò che l'imm1tnità naturale, m·editaria, o di t·azza, o acqitisita dal sittgolo indi'Vi<lW, guat'ito di una inf-ezione, è dovuta alla facoltà che ha l'organismo di di.struggere il germe batterico o di neutralizzame le tossine. Nel siero ài sa-ngue ci sono sotltanze dotate dell'm~.a o dell'altra azione, o di tutte e due insienle. Da ciò l'mo a soopo profilattico o curativo àd fiero ài oo·nvalescenti o ài animali immunizzati. Sieri ad azione antibatterica sono principalmente l'antistreptococcico e Z'antimenirtgococcico; ad azione ant·itossiea l'antidifteric-O e l 'antitetani~. I risultati che si satw ottenuti nelle dette infeziOt~i, ed in q1ta.Zche altra sono splendidi, in altre invece nulli. Come si spiega questa àiversitaf A secondo che il siero esalti o twn i poteri difensim dell'organisnw (lavis med. naturae). N elle mfezioni c'è, come abbianw (letto nella conferenza scorsa, lotta tra cellula batterica e cellula at•gat~ica: A seconclo il grallo come questa reagisctJ al siero, si ha o twn imnrunit<i semplicemente passiva, di dumta più o meno breve o lunga; oppure, raramente, ut~.a attiva; se Mn. reagisce, nessUt~ imm-unità. Non aggittgno altro: solo questo, che il siero viene u.sato pure in applicazioni locali (nella risipola, nelle febbri puerpm·ali, e quello nom~ale anche nelle fanne emm·agiche). Vaccinotera.pia.. Per questa non è superfluo accennare alla varietà dei vaccini, .dovuta al grandissinw. numero dei metodi di preparazione, con bacilli vivi, o più comunemente c(Yi, morti; ed a seconà4 che il ceppo è ricavato dall'infermo stesso (v. autogeni) o da altri o da culture di laboratorio (v. ewrogenei o stock '!Ja.ccini). Di piit si distingwnw va&ini nwno e polivalenti, o ·m isti. Una speciale varietà. è quella p1·eparata c.on prodotti tossici del germe, resi atossici (anatossina àijterioa). Di più, varia·no a second4 il ter-reno ài cultura e della qualità àel veicolo del vaccino. (Una speciale vm·ietà è ·il lipo-vac. antitifico). Infine altrtJ varietà di vaccini a seconda che sono preparati coi metoc1.i commti o con. metodi speciali, per es. coi nucleo-proteidi (LUSTIG e GALEOTTI), o sensibilizzati con antisieri (BESREDKA), ilei quali è una varietà q'ttello lisizzato, usato dal nostro DI ORISTINA, e quelli lisati, ecc. Alcuni sono adoperati pure per applicaziotti topiche, come i filtrati batterici, contenenti antivi1'11.8 (BESREDKA). Come agiscono i vaccini? Un ttJmpo di a-mmetteva che ag·issero come i s·im··i (azione di stimolo), cwè eccitando fagocitosi e produzimw di anticorpi. Oggi, tralasciando altre spiegazioni, alc-uni sostengono che si tratta di un fenomeno, c'M rientra in quelli ài allergia: l'infezione sen.~ibilizza, e il vaccino àisensibilizza l'organismo.


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LA CC'RA DELLE FEBllRl

Su qutiJto concetto bi:>11gna fa n le più grandi ri:sti'Vt'. Jn,jatti la dNie11:>i· bili::.z cuione si otterrebbe dirasam,nte. che nei comuni. fenomeni ,u, allergia. E 1JOÌ sono cla chiarire i Ta}')Jorti, tanto 08,·wi, tra allt:rgia ed inununita, e tra allergia e febbre. Infatti qua,~to a. quest'ttltimo mpporto, si ammette, particohttmc·nte clal FER.RATA, cliP il ·wccino (?wlla brucellos•i) agisce solo se clato in tale. doNe, cla trroct1~rrtJ intM~>~a rea.:ionc febbrile; e che azione 11irogma ecl cmtigf',ta sia?tO 1Jarttllch•· il cltt è 1U'Uttfo reciscunente dal C'E~TA ~~I. JSi a.ggùmge e/te il FERRATA afjenna. (li non poter dare a.lcwta sp·iegazion.e dell'a.zion.e c?trativa, cla lui attrilmita alla intensa reazivne febbrile. Il che è be:n naturale, .~tando alla Cl'e<lf'lt::a ncll'a:::ione c-urativa della febbre, e all'attra, che la febbre (l'ip,.rlermia) ~ria. dm:uta ad ww .9peciale eccitMi01te tti particolari untri nervosi. Infatti, se la. febbre è ]JI'Odotla dall'a.:::ione del germ e su, quei centri, come può SfJiegarsi, che pOSiia eiiSere gttarita àa speciali prodotti vaccinici, clrllo stesso germ e., che agirebbero p1u·e ecl identicamente sugli .stessi centri.? Invece colla teat·ia biologica della febbre, &i spiega plausibilmente la genesi della t·eazione febbrile e l'azione Cttrati·Pa d el va-ccino. E c·ioè, 1~llo stesso modo, come il germe prod1tee la febbre per le reazioni esote1 miche, ch.e provoca nella lotllt t1·a e-S.~o e la cell7da organica, così pure il vacci·n o ne provoca altre ana.loghe; ta.h 7Jerò che valgono ad eNaurire il terreno o'·gwnico; atw alla riproduzioue dei batteri, e rendere quindi la cell1tla organica refrattaria, a parte dell'attivazione clella fagocitosi e d ella zn·oduzione di ant·icorpi. Questa m.ia rqJiegrt:ion.e è avvalora.ta da quella, che dell'azio·1~ topica (e q'lt'irtdi senza intervento di cPntri ner-vosi) dei vaccini, dà il B ESREDKA. .&econilo ltti, essi agisconJJ tanto su'i batteri, qua.si rome gli antisettici, quanto sulle cell~de organiche, stimolanclone i poteri (lifent~ivi (,~en::-a però p>'oduzione di anticorpi) . .Azione a.n.aloga awebbP-ro i vMcini somministrati r)er via orale (entero· vac(:ini), qur;llo anticli.~senterico (per il B. d·i iShiga) e l'a.ntitifico-paratifico. Però più c01nmHmunte usati sono q1telli 1>e1· v·i.a sottom~tcmea, endomuscolare o endovenosa: in quella. si ha ?"fa.:: ione loca.le e generale; nell'1ùti'H~.a la. reazione generale febb?·ile è 'molto intensa. e per lo p·iù si osS&rva la oon~parsa 7"a7Jida di a.nticorpi. P erò in alc1mi casi ciò non si verifica, 1~è durante il d ecorso (lell'infezione, nè d.opo.

Cura diretta contro la causa endogena. Come lw de.tt.o, sieri e vacc-ini hann.o azione ài stimolo sulle cellule orga· niche; azione, che S1>ette.rcbbe pn·rf' alle p1·ot13ine non .ypectfiche, in esse contenute. Ciò si ammise. dopo l'os.~erva::ionP., che il latte, la caseina ed altrt woteine po.s.~ie<lono 1m'azione analogfl a q1tella dei vaccini specifici. La flOJ)T>ia a.zione spetifìr:o-aNpl'ci{u.>.a eRrrciterebbero pure le stomosine del CE:-<TANNT. Q1te8t'a~1~one a.~pecifioo. sulle cellule organichP, pi~ì che sul germe intettù·o,

esrwciterebbero pU1·e alcuni forma ci. Oo.,ì. nel7e 1>ieliti l'nrotl'opina riesce cura·f:iva rnolfo meglio dei sif'ri e Vf!rcini SJ>f'cifìci. S?tperf/1~0 ra.mmentart'i. tutti i weparati (li PI'Oteino-teraJ>ia o colloidi organici e q1u:lli, n.i q1utli si atfr({huiscP analoga a::iM~P, d ei colloidi metallil'i ilal1' ro·gol al lantol. P erò il meccanismo. comr q1u'flli ml'~:i preci.~amente agisl'ono, ci è ignoto. Il BoERI 11el t('rmte congresRo di medicina interna riferendo su que.sto


LA OUl!.A DELLE FEBBRI

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argomento, co~ì. concludeva: <<c'è una ititerpretazione unica della origine e del meccanismc <lella terapia aspecifica, ricondotta a<l '!mica forza cu,rativa tlaturale, la difesa di tutti gli esseri vivet~ti »1 e<l aggju1~geva che questa interpretazione }~a rùtlzato la dignità <lella terapia aspecifica. E poi atw&ra: «cos'è la terapia aspecifica -t~ella scienza e nella biologia? << È il segreto stesso della 'Vita, strappato alla 'na.tura. È ·i l pritwip·io tlaturale fotulame·nta.le della difesa, della cot~ervazione, utiz.i:;zatò, dis~:iplit~to, , asservito al medico, a benefiz·io della salute )). In lingua povera, secondo me, si t·ratta di un'azione a~loga a quella s1idiletta., che il BESREDKA attribuisce all'applicazione top·ica dei vacoini. A zione a;t~loga spetta pure ad altri prepat·ati, ai fenolip&idi, all'enterolago, agli a,scessi d·i fissaziotVJ ed anche a<l alcuni <lei vecchi farmaci ad azione an.t ipirettica, e pat·ticolarmente al chinino, che diminuisce le ossidazioni organiche, ai salicUati, al benzoa.to di sodio, eco. /:Jono poi da raccomandare i rimedi, che tengono alto il tono del sistema nervoso: stricninici e valerianici. Sono stato dei primi ad occuparmi dell'influenza del sistema nervoso sull'infezione, con esperienze in collaborazione al collega FOLLACI. Poi molti altr·i , se ne sono occupati, e recentemente il ~lETALXIXOFF <lell"lstituto Pasteu,r. CO?~ questa infht.enza si spiega principa,ltnente l'1ttil·i tà del cambiamento d'arùt nel1e febbri protratte, giusta l'antico detto: fuge a.erem, in quo aegrotasti. Un'azione utile sull'organismo, e particolamente sul sistema nervoso, spetta pure (oltre di q1,ella fisica ant-ipirettica) a.ll'i<ltoterapi.a, e ptobabilmente pu,re a./le onlle corte, che con dubbi ·r isultati ora si sono usati nella cura della br1wellcsi e di qualche altra infezione. l n fine è da cot~igliare 1tna congrua d·ietetica, sottra.mulosi al pregiudi:::io di qttella eslusivatnente lattea. In conclusione: prima stabilire esattamente la diagnosi; poi per la cw·a sod<lisja1·e la do]Jpia. indicaz·ione causale. Usare prevalentemente dei me::.:i .~JJccifici, sieri e vaccini, ma n.('llo stesso tempo mwhe dei farmaci. Tra q1~ti preferire la chinina con o sen:::a l'aspi1·ina o l'antipirina. In r.aso d·i ù~1wce.Yso o di <liagnosi dttbbia, ricotrere ai mezzi aspecifici, proteino-tet·apia, culloidi metallici, fenolipoidi. N ei cr1..~i d·i ipm-tennia, utili i mezzi i<lroterapici. l n fine: cambiamento (l'aria. Q·uest·i i pl"incipi, a C1ti attenersi. La pratica octtlata d'ogni giorno. e qu.clla stazionale (dell-e antiche costituzioni m ed·iche) i?UJegnerà, c011w ·regol.arsi, ca~o per caso: u sns te plura dOC(·bit. N o n è po.~sibile ila.re con tutta preci.qione un jornwla1"Ì0 1 a cui attenersi caso per C<Mo , nell.a scelta. (lei me.:zi te1"a7Jeutici, e nel mo<lo come a<loperarli.


ISTITUTO D' ICIENE DELLA R. UNIVERSITA DI ROMA

ALLERGIA EMORRAGICA OFENOMENO DI SANARELU-SHWARTZIAN Conferenza del D irettore prof. sen. G. Sanarelll agli ufficiali m edici del P residio di Roma (19 gennaio(l 935-Xill) (Raccolta. e riassunta dal p rimo capitano medico D oMENI CO L EONABDI)

L'argcm~ento scelto dal proj . .Sana1·elli come te11ta di

queBta co-nferenza 110n poteva esse1·e, sotto ·molteplici p1mti di vista, più. interessante e più felice. In essa il òanarelli ha dato un quadro c~pleto della parte più interessante e più lunga d.ella sua att·ività. scientifica e nello stesso tempo ha pa1·lat{) di argomenti di grwnde attualità. 11-el campo della medicina spe1'imentale. È ormai noto come accanto ai classici e fo?tdamentali capitoli della immunità e della anafila.ssi - già compresi dal Von Pirqtwt sotto il nom.e comune di allergia - si sono venuti d·istinguend.o, in seg1tito, alcuni altri tipi di 1·eazioni immunitarie che, n.on potendo essere ÙUJ1tadrati nelle due rea· zioni su ricordate, ha:mw dato il 1wme a nuovi capitoli della immu·rwlogia. Di?·e che si sia chiarito l'01·izzonte delle 1wst1·e oo>wscMtz'e è a·ncora prematuro, ma dobbiamo, a 1wstro conforto, rilevwre che alcuni di questi nuo·ui fenomeni i1nmunitari·i han1w portato un notevole contributo all'interpretazione di molti punti oscuri dell'epidemiologia e patogenesi di alcune malattie infettive. F1·a le t·eazioni immJUnitarie più 1·ecentemente e dettagZ.iatamettte st1tdiate vi è quella della alle1·ght emorragica. Qtwsta speciale 1·eazione immunita·ria, osservata e studiata per la pt'ima volta da Sana.relli nelle s-ue classiche esperiertze sul colera sperimentale, è sta.to il p·un.to di paTtenza (li 1.ma serie nwnerosissinta di lavori che hanno contribuito a meglio definiTe questo nuovo qttadro i·1mnwnolog·ico CO'IW8~i1tto oggi anche sotto il ·JU>me di feno meno di Sanarelli-Sbwa.rtzman. Il proj. Sana·r elli inizia la sua confe?·enza riassunte1wo l.e sue 1·icerche sul 1neccanismo patogenetico delle co.sidilette infezioni intestina-li. Dopo ave1· ricordato le difficoltà ù u:ontmte da tutti gli a1Ltari elle si accinsero alla 1'Ìpt·od-!tzione sperimentale della febbre t:ifoide, del colera, del.la dissenteria e del ca1·bo1whio intest·ina.le, l'O. espone il suo concetto sulla patogenesi di q1uste malattie che egli per JJri?no considerò M?.~ come l'e.çpressùme di infezioni localizzate mll'apparato digerente, ma con-,e l'epilogo i?~te­ stinale di vere e p?'01>t·ie infezioni gene?·a.l i provocate d.all'ingresso dei germi attraverso l' anr'l.lo linfat·ico fat·i·t~geo di W aldeyer. L 'O. fa qttiluli la critica alla interpretazione di K och, G.atJky e Loeffkr sttl cat·bonchio spet·imentale degli erbi11m·i. a quella di Pfeiffer s1tlla perit.onite colerica sperimentale della cavia e 1·i.badisce il concetto della ittfezione gene· ralizzata in tutte l.e gastroenteriti i·nfetth•e, le cui localizzazioni m·l sistema


Ar.r EBQIA EMORRAOIOA ECO.

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4igtn·ente rappresffite'rebbero solo l() stato finale di reazione dell'orgtmis1no che si libe-ra dal virus attraverso l' en~untorio i-ntesti-nale. .A questa originale interpretazimw che il Sa'l'tarelli per primo ha dato della patogeMsi delle gastroenteriti infettive si deve, senza dlubbio alcuno, la pratioo. deU'emoooltura e della sierodiagnos·i che tanto successo hamw avuto .specialmen-te twlla febbre tifoide. L'O. passa poi a parlare pU" dettagliata'11tente delle sue ricerche sul colera speri1nentale, ricerche che sono tutte raccolte nella bella monogra{ta pubblicata nel 1931. ' Egli dice come u1w dei punti più oscuri da vnterpetra·re nelja i1~feziorw colerosa umana sia stato quello del periodo algido rappresentato rlalla triade .sintonw.tica dell'ipotermia, dell'ipotensione e dell'anuria. ..1 N elle sue esperiet~ze sul cole·r a speritJ~en.tale 801rtarelli l:iveva osservato che spesso dal torrente circolatorio delle cavie colerose si isolavMw dei ger•mi .di sortita, soprat1tlt{} il colibO!cillo. Incuriosito <la questo episodio apparentemente secondario della i-nfezione sperin~entale, egli pensò che esso pote8se rappresentare 'Un falt() tutt'altro che tra.scumbile e fu così che dopo ·vari tentativi riuscì a poter stabilire clw 88 neUa cavia, dopo la i·Mculazimw per via peritoneale di una dose submorta-l-e di vibrioni, si inietta nel sangue una piccola quantità, del tutto imwc:ua, di un fiUrato d·i coltura di colibO!cillo, l'01nimale cade tosto in profonda prostrazùme e 1nuore dopo aver presentato wn quadro del tutto simile a quello J.ello stato algido della mfezimw colerosa wmama . .AU'O!Utopsia d·i questi animali si ri8CO?Ura ga8tro-enterite desq·uanw.tiva acutissi1na, spesso e1norragica, con violenta congestimw dei visceri e -nefrite acuta. Sarwrelli dette a q·uesto quadro il tW?T~e di « epitallassi » che significa eaàu.ta degl·i epitelii. Questa esperienza, riprodotta anche ?Wl con'iglio, e confermata poi da aUri autori, fra 01ti, per primi, da Zrodowsky e Brenn, riproduce-va quindi ferlelmente il quad1·o morboso, sintomatologico ed a1·w tomico, del colera -umatw. Al ferwmeno dell'epitaUassi Zrodowsky e Brenn ham~o dato poi, in onore di ohi per prinw lo osservò e descrisse, il twnw di (( fenomeno di Sanarelli >>. L'O. passa poi ad i1tterpetmre, s~conào le sue vedute, il m eccanilnno patoge?wt-ico dell'attacco appendi~lare. L 'iot.us appendicolare acuto deve, secmtào 8MwreUi, riferirsi senz'altro (l.no stesso mecctmisnw descrilt() per la epitalla8si colerica. L'appendioe non è che 1UL O'rg01n0 linfatico e come tutti gli organi di questa natura p1tò essere in istato di flogosi per la presenza di gemLi che ad e.ysa pervengono dalla circolazione generale. Questo stato di flogosi cronico () .~ubacuto sensibilizza l'appendice ai veleni 1nicrobici in, gentn·ale. Se questi, per 1tna ragioM qualsiasi, si versano 'l'Wl to1·rente circolatorio, ecco che prodluc()no, a livello dell'appendice, wna reazioM ·violenta, emorragica, a volte necrotizz01nte, che si ricollega strettatnente al qu.adro della epit<tllassi descritta nel coleta e che altro non è che un ferwrneM di epitallassi localizzato all'appendice. 801nMeUi è ri1tscito infatti nel coniglio a t·ip7·od1t1·re il quadro dell'appen· dicite acuta, sensibilizzando le pareti dell'appendice con iniezioni di stafilo-


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ALLERGIA EM(,RRAOICA ECC.

cocco e 11oi inoculando all'anima.le, per via endovenosa, una coltut·a ster-ili::;zata di bacillo piocùmeo. Ecco dutUJ.ll,(l come anche l'ictus appendicolare si inquadra nel capitolo dell'allergia emorragica. Tutte q·ueste esperien::c, svolte da Sanarelli tlal1916 al 1924, trovarono il consenso di htft·i gli autori italiani e stranieri che le controllarono. N el 1928, un autore americano, lo Shwartzmcvn, vide che il fetwmenodi Sanarelli poteva ·riprodw·si anche nella cute e che ai bacilli vivi si poteva sostitu.ire, nella sensibilizzazione ddl'animale, 1m filtrato microbico. Quest'A . iniettando intracutaneamente nel coniglio dei filtrati di ger n~i e ripetendo d.opo 24 ore la iniezione dello stesso filtrato per via end<nìenosa~ osserva11a, dopo qua.ttro o cinq1w m·e, nella zona cutanea preparata, una reazione rtecroticrt> ed emorragica che non era affatto in relazione con la piccola quantità di filtrato ini.ettato localmente. Moltissimi au.t.ori dal1928 in poi si sono occu,pati, i·rt Italia ed all'esteroitena reazione descritta dallo Shwartzman e per opera sopratutto di Grafia e Linz .<Ji è ricontlotto il quadro sintomatologico ilrscritto da questo lfl!dore a quello già noto per le e.<?perienze di Sanarelli nel colera e quVndi oggi questi fenomeni vanno sotto il 1wn1-e comune di allergia emorragica o fe1wmeno di Sana.relli-Shwarlzm.a.n . Quindi per alln·gia emorragica si intende q1wl complesso di fe·n omcni per etti sensibiliz::ando in 1m animale un determinato orga1w con 1'n atl,tigenc, si può nelle succe.~sive 24 ore, per via endovenosa, con lo stesso o con. altro antigene, scatenare nf.ZZ'orga.n o sensibilizzato una reazione acuta a ca.rattere prevalentemrnte ernorragico. L 'allergia emon·agica. è stata t·iprollofta in quasi tutti gli organi, ad eccezione del frgato, del sistema nm-voso centmle e delle capsule surrenali. Dal punto eli vista delle applica.doni pratiche il fen.omeno (li ScuULrelli8hwartzma.n ha se1'Vito per la titola.zionc e preparazione lli al<mni sieri te'rapentici. È n.oto che per alcuni rli questi, e specialmente per qtwUo antime·ningococcico non si aveva un metodo sicw·o per la titolazione ilella capacità terapeut·ica: o·rbene Shwa1·tzman ha. pensa.to di ilosare il siero antimeningococcico inietta.nilolo per via end.ovenosa· insieme a.ll'antigcne e misurando la capacità, d·el siero stesso a impedire all'antigene la t'l'azione emo1·ragica l.ocale in conigli gùì preparctti, 24 ore prima, pe1· 'Cia sottoonta11.ea. con lo stesso antigene. Un'altra appliea.zione utile Shwartzma.n ha ottenuto nella fabb1·icazione rlei s·ieri antimr.ningococcici a più alto titolo neu.tt•alizzante. I noculando infatti oont,mpm·mu>ttmPnte i cavalli per via endovenosa con i germi e per ·v ia sottocnt.ant?a con fìltmti eli colture degli stessi germ·i, egli è ri1tscito a<l ottenere .<?ieri antimeningococcici pih attivi. In con<'l11.~ione il fen.omrno di Sananni-Shwartzman o rlclla allergia e1norragica s·i rlPtPnnina per l'azione su.cce.~siva di <7ue i1wculazioni, l'ttn'f. scnsib-ili::za.nte, l'altra scatenante come nl'lla anafilassi. Ma ·vi so1w profomle differenze frfl; qur,qto frnomenn e l'ana.fi.lrt8si. Nrlla. anafìla.~si la srn.sibili:;zazione richiede 1M tcn~po molto lungo; nena allergia em.Q1'/'(tgica essa aVI;iene in tempo bi'CVÌSSÌ mo, talora Ìl~ Cin,qu.e o sei ore soltanto.


ALLERGIA EMORRAGICA ECC.

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Nella anafìlass·i si esige la specificità, ossia la ùlentitcl fra antigene scnsibili=za.nte e q1wllo della inoculazione s(;atenante; nella allergia em-orragica invece, si può avere la 1·eazione anche adoperanil<J per la seconda in{)culazione un filtrato di specrie microbica diversa da quello usato per la prima ·inoculazione. Queste, in linea generale, sono le d·ifferenze principali che rendono imlipcndenti fra Loro il fenonunw della anafìla8si e quello della allergia emorragica o fenomeno di Sanarelli-Shwartzman. . È probabile che nwlti stati m01·bosi ad esplos·ione imp~·o-vvisa ell acuta possano essere riportati a fenomeni identici od analoghi a q1wllo dell'allergia emorragica sperim.entale. Così, oltre all'algidi-amo colerico e all'ictus appendicola1·e, si possono interpetrare C{)m6 dovuti allo ste,~so meccanismo patogenetico molti attacchi di coliche imprO'VV'i.se, la polmonite franca, la pancreatite emo-rragica, ecc. La parola del prof. Sanarelli f1t attentamente seguita dagli ufficiali del presidio di Roma intervenuti al completo alla conferenza. Essi ascoltarono con rara attenz·ione l'ill1tstre scienziato compiacenllosi infine per a<Ver trascorso m~'m·a in piena letizia i·ntellettuale. Sovratutto fu di grande soddisfazione constatare che i risultati d.elle gfn:iali esperienze del Swnarelli, ilhtminando oscm·i punti e risolvenllo dibattute questioni nel campo scientifico, oltre che d.are a ltti il giusto premio per il lungo e f etwce lav01·o, hamw contribuito ad affermare acncora 1ma volta la fama del genio italiano all'estero. medu~i

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CLINICA MEDICA CENERALE DELLA R. UNIVERSITA DI MILANO

ULCERA GASTRICA E DUODENALE Riassunto della ic2.ione tenuta il 2 febbraio 1935-Xlll dal prof. luigi Zoia, Dir< ttore della Clinica, egli dliciali mEdici de.l Fresidio di Milano

Riferisco la storia cl·i nica di un giovane di 2! anni, nato gemello, di d1te chilogrammi e sempre stato e~Sil~ e grac-ile, m a di sal1tte abbastanza fru,on.a. Dai 15 ai 17 anni, prima saltuariamente, poi per 10-15 giorni ogni treq1tattro 1ncsi, dopo tre o quattro &re dal pasto ha senso di ·natt.1ea e di pesante.:za all'epigastrio. Dai 17 ai :!~ anni questi periodi di sofferenza si aggravano per l'associarsi di stilJSi notevole, di dolenzia. molesta a fascia. N ell933, in dicenlbre, ha una grave crisi dolo1osa, Ì?l-80'rta tre &re dopo il pasto del pomeriggio, e durata JH:r due gi&mi. Il àolQre dall'ezJiga.~trio si irradia aU'ipocondrio dest·ro, alla 1·egione interscapolare d,e.ytra e..d alla spalla destra; è accompagnato da pù·osi inte·tl-8a 1 da acidità., cla nattSea e da pochi urti di vomito. N 01~ vi è febbre. La crisi viene a stento dominata da analgesici e da alcalini. .Afess& a dieta 1'igorosa e co1~ inie:::ioni di pep.~ina, dopo tm esame ?'adiologico che pa1·la di ulcera dtwdenale, la sintomatologia si attenua, pw· perdurando una certa doler~zia diff·u sa. Nuova erisi di qttalche ora nel gem~aio 1934. Segtu un pm·iodo eU cura con in·iezwni enc~ovenose ài benz&ato di soda t pepsina e di lecitina. Si ha la 8Comparsa q1t,asi co1npleta della sintomatologia dall'aprile all'ottobre. L'abbMwono delle 1·egole dietetiche è segu·ito da 1m periodo, che dura. t1ttt'ora. di crisi dolorose, che frequM~temm•te si sovra1JPOt11J01W alla permane·nte dolen::i.a clifiusa, sempre con irradiazione all'ipoconclrio e alla spalla destra. !?t q1testo periodo la più stretta osservanza della dieta e una complessa c1tm d·i carbonato di b·i snmto ad alte dosi, da solo e associato ad in·iezioni di pe7Jsina. e (li benzoato di so(la, risulta inefficace, e spesso si deve 1·icor·rere a it~ie.::ioni di analgesù;i. L 'esame obbiettivo, i dati di laboratorio, l'esame mdiologico depongono per la esisten.::a di 1m'ulcera della gran curva del bulbO' duodenale, probabilmente pe?wtra.nte ticl pwncreas. N ella grande maggim·anza dei ca.si, qua?~o il malato segua esatta.m ente le prescri:::wni, cioè p1t-r tenend.() 1ma clieta larga, l'a.ssoluta esclusion-e di C'ibi piccwnti, d·i sughi, salse, intingoli, fritti e f·ritture! di salumi, di acet&, di vino ecc. e a.bba.ndoni totalmente il fumo e quatulo egli diutumamente pe1· m.olti mesi (non meno di sei al pri·ncipio, poi, al ripresentarsi anche solta,nto per pochi giorni eU fenomeni gastrici, per a.ltri t1·e o q1~attro mesi) usi 10-15 grammi compless·i vi di carbQn,ato di bism·uto, da prMulersi sospeso it~ un po' d 'acqua (l1trante i pa.qti di cia.~c1m giomo, si ha ragwne delle for-me O'Tdinarie di 1dc<'1'a ga.qfrica d1w(/.enale a·1whe gravi. N el caso in discussimw è da porsi però il q·u e.~·ito se non com:cnga. 1J1'07JOrre l'intervento del chi·rurgo, dato ' instwceg.so di ogni cura medica. L 'interve·nto chirurgico è i1~dispensabile


ULCERA GASTRICA E DUODENALE

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ogni volta vi sia una ste"osi sta.bile del piloro o ilu{)detw; negli altri cas·i it~v~e àt-ve essere, a mio av-viso, attuata una esatta cura medica; soltanto quanilo questa sia risultata inefficace, come nel caso attu.ale, è gi1Lstifù:ato un atto operativo. Non è sutficie?~temente dimostrata la s1wcessione tnorbosa di un carcinoma ila Utl'ulcera gastrica o duodenale antica. Il carcin01na del duodeno è estremamente raro, n~entre sembra essere l'ulcera duodenale d·i gran lunga più frequente dell'ulcera gastrica. La storia dei carcin01natosi è soltanto in Ut& piccolissimo numero di casi quella dell'ulcera gastrica o duodenale. Per la lunga mia esperienza non posso ritenere ·valiila come indicaz·ione per un intervento chirurgico operativo quella così remota ed incerta del pericolo di un carcinoma che si possa svolgere dall'ulcera. Atwhe nel caso di ulcere callose, le quali, con le cure precocemente istituite e bene sorvegliate, co·n grande pt·obabilit4 saranno sempre metw frequenti, è dubbio clinicamente, che sia da ammettere un.a trasfor-mazione carcinomatosa, e sembra possib·ile ammettere piuttosto una a-ssociazione morbosa senza ?'a1Jporto n.etto e assoluto di causa ad effetto. Cito un ca.so, uno dei pochissi mi caduti sotto lg. mia osservazi01&e di esistenza di un CwnG?'O in 1~n ulceroso: 1'1ut donna d·i 40 anni, ila cinque anni aveva sofferto disturbi riferibili ad 1tlcera gastrica, e/te fu radiologican~ente stabilita nella ·regione antrale due anni dopo. La COn8tata.zi01M dell'esistenza di un carc.itwtna sviluppatos·i nella regione antrale, fu radiologica e all'atto operativo (1m'ampia ' t·esezione) il giudizio ebbe co-nferma. Si tratta:va di un. cancro gelat-i1wso. Anche nel caso che in un a'l'mna~at{) portatore di un'ulcera pilorica o del bulbo dtuodenale segua?w jenomet~i di stenosi pilO'rica è bene esser cauti prima d'intervenù·e. Bisogna di.stinguere :tra la lenta., graduale insorgenza di 1ma stetwsi dov1tta al processo di riduzion.e cicatriziale del lume, e il brusco co-mpa·rire di fer~omeni ài stenosi, a volte gra·vissimi pC?' la itnponenza dei sintomi ulcerosi e stenotici coesistenti. Qu.esti fmwmeni si devono ad una acuta. insorgenza di gastrite iperaciila, che tien dietro orilina1·iamente ad a.busi (lietetici. La tumefa.zimte della 1nucosa pilorica che è l'esp1·essione anatomica, può provocare la sintomatologia della stenosi, fO'rse anche con concorso di un piloro8pasmo, ma certo spec-ialmente per sè ste.~sa. Basta pt·ocedere a lavature caute con un litro di soluzione di nitrato d'argento al 0,20 %, seguito ila lavatura C(m, acqua se·mplice, perchè, spesso, anche dopo soltantrJ una o due di esse, si abbig. una mpida ài?ninuzione ilei feno•mewi stenotici ed una attmuaziotle di tutta la sintomatologia, anche di q1tella dov·uta alla 1-iacutizza.2i{)rM dei sintonli ulce-rosi. Le lavatut·e si faranno ogni giorno o a giorni alterni o diversamente distribuite, a seconda del caso o clei 7iS1tltati. Cito casi di ripetizione di questa sint01natologia per vari anni, rip·resentatasi og·ni anno e ogni anno dominata completa.?nente ila q1testi pmwedimet'lti, e mi soffermo specialmente su u1w ili questi casi, nel q1utle l'esa.me radiologico: dopo sette giO'mi di questa cura ha potuto constatare la seompa1·sa dena stenos·i con la quasi sco·mpa1·sa dell'immagi·ne màiolog·ica dell'<!tlcera del bulbo duodenale; e lo sv·uotamento co-mpleto del contenuto gastrico entro un'O'ra e q1Wra-n ta tninuti. Ricordo CO'me da varie pat·ti e anche per mia esperien::a s·i a gi1ulicata non rara la evenienza della scomparsa totale della immagine radiologica anche di ulcere di notevole ampiezza.


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ULCERA GASTRlOA E DUODENALE

Queste riserve all'intcrve1tto operativo nelle ulcere gastrieM e duode1~i basltte sugli ottimi risultati clelle cure medieM ottenut·i nella gra-nde maggio-ranza dei ca~i, son-o luu:hc legate alle rieerche recenti sui processi anemici a tipo <li anem·ie acltiliche, cita po:s8ono nwniff'starsi àopo resezioni gastriche, pur convcnen<lo non es:s~re sufficientemente ilocumentfl.ta la i·nsorgenza d·i una cmemia p&rniciosa, come su.cce.~sione morbosa delle resezioni gastriell.e. Come ho ileUo nr.l ccL..~o presentltto, l'intervento operativo ~ giustificato d-<tlla persisten::a della sùttom<ttologia a,(l onta clelle c1tre fatte. Una riserva si df•ve porre per 1·igu,ar<lo alla pos.~ibilità che coe:sistano fatti r·ifer·ibili alla coleoi.~ti, posNibilitl't che può MSf're su.ggerita <lalla irracliazione particolare del . dolore, i?Molita nelle 1ltlcere <llw<lenali. Si p1tò infa.tti pensa.re a pt·ocessi pericoleci.stUi<."i secondari a perid1wclenite; è da escl1ulere UM· eventuale pancreatite della. tc~;ta rlf.l pmwreas; che clarebbe la sùlt<nnatologia della stenosi o oedu:siotu~ (kl cole-doco, q·1~i completam<mte mancante (ittero, facile compartecipazione <lel Wirsunghianh, con le conseguew::c di q1Msta s1tlla digestione intcstina.le). bMiNto anche su.lla t~on graruk frequcn:a del fen<Y~netw febbricola nell'ulcera [Jflstri.ca, e duodenale, cita.·1ulo ca~-i di pe;·sonale n~ia osservazione, di particolare interesse. In molti casi ben certi di perid1wdenite e di periool6cistite anzi wm '!li è febbre nè febb·l'icola. L e cmulizioni dcJl ?Wstro malato in questi giomi, twn hanno cor~sentito l'acwrato esame racliologi.co clclla colecisti, che vel'rà fatto. La indica:~ione opcra.toria ne avr<ì probabilmet~te mwvo conforto. Rite-ngo, che at~lehe le com.plù;a.zioni pi-ìt temute delle ulcere gastr·iche e fluorlr.nali, qua.li le gastrorragia e le enterorrag·ie, e la perforazione sarann() p(tl" cliventarc sempre meno jreq1,enti.• qua.nto più, vigile sarà la diagnosi e pi·h diligrntemcnt.e sa.ranno seg1t.it-i <lall'ulceroso i consigli del medico. Da una inchiest<t fatta. pres.qo chirw·ghi parti.colannente chia.ntati ad intervenire per plirfo1'a.:::-ioni (la 1dcere gastriche e (luodenali sembra infatti ris1ùtctre ehf. ehi p1·cscnta pcrfora::iona da nleera sia o un trasc1trato o un uleeroso 1wn wufficientnnentr. t1•attato. Ri.~1tlta. da tutto ciò qu,anto im1Jort-i nel malato, oltre che la cum del p(tl"ioi/.o amtto, l'f.sflere bf'ne istrnito clcl suo obbligo di segui·re con costanza sen~pre 11.na gi1tsta alimr>ntazione e l'a.~trnsione d.a ogni CMt.~a capa.cc di da1·e riMutizzazione r1-el proce8.so -morbo.~o. Il mala.to q·1tmulo è in perioilo di sosta, periodo che può (ÌU.7(1,;1'e nti!SÌ, s11esso si 1·itienc CI'I'Onea.m ente g1w.7·ito; comilnci.a a dimenticm·e <'ùì che non dovrebbe nw.i i-nvece dime.ntica1'e che cioè è un 1ltlceroso. G-ibi incongnti non gli tlri?mo ,qubito <li.stw·bo, il f1tmare no·n è 81tbito scg11.ito da brnciorc eli stomaco o rla iperaciclità: la t1'asgressione ai COtl8igli medic-i si fa pi1ì, abit1wle. e maggiOI'e erl ecco una n1tOt'a m·isi. C'linica·mente q1testa segue con grmulr. frrq1tf'n~a una 1'Ì'fii'Mrt <li gastrite ipaacùla. L'ulceroso ileve sempre ricol'(larc la sua mrtlattia. A nrhc sr. clovcsse essere operato <leve sapere chr• queste prf'Scri::ioni ·igir.niche e dietrtiche sono da seg1ti1'e per t1lttta la vita.

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DIREZIONE GENERALE DI ~k'UTA MILITARE

D :>tt. Alfredo Co rsi, maggiore m •di(·o

N elle tabelle I-.A, I-B, I-0 e I-D i militari delle truppe coloniali ricoverati nei luoghi di cura, mort i o eliminati durante ill9:33 sono distinti in metropolitani e indigeni, classificati per mesi e messi in rapporto con la forza media presente. La morbosità per gli ufficiali fu di 106 per 1000 presenti neUa Tripolitania, di 64 nella Cirenaica, di 96 nella Somalia e di 28 nell'Eritrea, con un numero medio giornaliero di degenti di 3 o/00 nelle prime tre colonie, di l Of 00 nell'ultima. Per i sott ufficiali e militari di truppa metropoJitani la morbosità fu, sempre per 1000 presenti, di 345 nella Tripolitania, con un numero medio giorna.liero di degenti di 17; di 420 nella Cirenaica, con 13 degenti al giorno; di 385 nella Somalia, con 17; di 144 nell'Eritrea con 5. Per i militari di truppa. indigeni fu di 239 nella Tripolitania1 con un numero medio giornaliero di degenti di 9; di 331 nella Cirenaica, con 12 degenti al giorno; di 500 nella Somalia, con 20; di 139 nell' Eritrea, con 6. La mortalità. per gli ufficiali fu nulla nella Tripolitania e nell'Eritrea, raggiunse 3,19 Ofoo nella Cirenaica e 8, 70 nella Somalia; per i sottufficiali e militari di t ruppa metropolitani e per quelli indigeni fu rispettivamente di 2,63 e 4,88 nella Tripolitania, di 1,98 e 6,67 nella Cirenaica, di 16,48 e 16,68 nella Somalia, di 7,19 e 8,84 nell'Eritrea. Furono trasferiti in ospedali militari territoriali dalla Tripolitania 4,34 Ofoo ufficiali, 2,19 sottufficiali e militari di truppa metropolitani; dalla Cirenaica 15,98 ufficiali, 22,15 sottufficiali e milit.ari di truppa metropolitani, 0,18 indigeni; dalla Somalia e dalla Cirena ica nessuno. Furono eliminati temporaneamente sottuffìciali e militari di truppa metropolitani 0,88 °/00 dalla Tripolitania , 8,93 dalla Cirenaica; definitivamente dalla Tripolitania 2,17 ufficiali, 15,53 sottufficiali e militari di truppa metropolitani, 10,52 indigeni; dalla Cirenaica 3,19 ufficiali, 20,83 sottu.fficiali e militari di truppa metropolitani, 35,35 indigeni; dalla Somalia soltanto 13,34 indigeni; da ll'Eritrea 7,19 sottuffic.iali e militari di truppa metropolitani e 1,22 indigeni. Paragonando i dati della morbosità. nelle diverse colonie, limitatamente ai sottufficiali e milita.ri di truppa, si rileva che essa, come nell'anno precedente, fu più elevata nei metropolitani che negl'indigeni nella Tripolitania, nella Cirenaica e nell 'Eritrea, mentre r a.ggiuuse la proporzione più alta negl'indigeni nella Somalia {500 0 / 00 ). ·


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STATO SANlTAlUO DELLE RR. TRU!PPE €0LONIALt NEL 1933

Le malattie che causa,rono il ricovero sono indicate nella tabella 2, distintamente per ciascuna colonia. e per ufficiali, sottnfficiali e militari di truppa metropolitani e militari di t.ruppa indigeni. Per le singole cause morbose vi è indicato il numero dei morti avuti tra i ricoverati. Si crede opportuno mettere in rilievo alcuni da.ti per le malattie che meritano una maggiore considerazione o per la loro gra.'vità, o per la loro diffusione, o per il loro carattere endemico o epidemico. Leggeri stati di malessere generale e febbri infettit>e di In-e'Ve durata.

Dopo le affezioni morbose acute a carico degli apparecchi digerente e respiratorio, causarono il ma.ggior numero di ricoveri tra le truppe metropolitane e indigene della Tripolitania e della Cirenaica e tra le indigene della Somalia e dell 'Eritrea. Le febbri infettive di breve durata furono per la massima parte di natura reumatica.

-Itljé~ùme tifoidea e paratifoiàea. Ammalarono di infezione tifoidea 7 metropolitani (1 ,5 °/oo di forza. meòia) nella Tripolitania, 5 metropolitani (1,7 0/00 ) e 7 indigeni (1,3 °/00 ) nella Cirenaica; di infezione pa.ratifoidea l ufficiale nella Cirena-ica. Morirono 3, un metropolitano nei.Ia. prima colonia, due indigeni nella seconda. La vaccinazione per via parenterale eseguita nel mese di giugno nella. Tripolitania. diede così intensa reazione locale generale, che si credette opportuno continuarla per via orale. Demwtifo. Si verificarono 2 casi nella Cirenaica, uno tra i metropolitani a Bengasi, in febbraio, l'altro tra gl'indigeni in giugno. Febbre meZitense. Furono ricoverati per questa infezione 4 metropolitani nella Tripolitania e 3 metropolitani e l indigeno, che mori, nella. Cirenaica. Nessun caso di questa, come delle precedenti infezioni, nella Somalia e n eU 'Eritrea. Febbre ricorrente. Nella Cirenaica furono ricoverati 4 metropolitani, uno a gennaio e tre a novembre; nella Somalia 4 indigeni, in diversi

mesi. Vaiu,olo e vai1wloide. Si verificarono casi soltanto nella SomaJia, tra i militari indigeni, e cioè 7 (2,1 °/oo di forza media) di vaiuolo, dei quali tre nel presidio di Baidoa, con due morti, in settembre, e quattro nel presidio di Uegit, uno in novembre, con esito Iet,ale, e tre in dicembre, e l di vaiuoloide in questo secondo presidio, in novembre. Nella Somalia si ebbe in gennaio, a Mogadiscio, nella popolazione indigena una piccola epidemia di vaiuolo, che andò decrescendo in febbraio. L 'infe?.ione riprese nei mesi successivi in altri presidi e soltanto per l'opera assidua di vigilanza e di profilassi esplicata dagli ufficiali medici presso i vari reparti fu tenuta lontana dall'ambiente militare. A settembre si riversò da ogni parte della boscaglia a Baidoa la popolazione indigena, defatigata dalla carestia, in pessime condizioni igieniche, e l'epidemia si diffuse : tre ascari zaptiè, che erano stati vaccinati più volte con esito nrgati•o, ne furono colpiti, mentre erano addetti alla sorveglianza. dei lllalati isolati , e due, come si è detto, morirono. L'epidemia continuò


STATO SANITARIO DELLE RR. TRUPPE COLO:mALI NEL 1933

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ad avere ampia diffusione nella popolazione civile negli ultimi mesi, J

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specialmente nel presidio di Uegit, dove si contarono ben 200 casi, con nna mortalità del 50 %· Varicella. Come il vainolo, anche la v'aricella colpi la popolazione indigena della Somalia, specialmente del presidio di Baidoa, sviluppandosi però anche nelle truppe indigene, in episodi epidemici. Per essa furono ricoverati 87 militari (26, 4: 0 / 00 di forza media), in tutti i mesi, ma specialmente da] febbraio all'aprile (rispettivamente 10, 20 e 8) e dall'a,gosto al novembre (11-9-1~9). Nelle altre colonie si ebbero soltanto 2 casi: nno nella Tripolitania (Ga.rian) a novembre e l'altro nella Cirenaica (.Apollonia) in aprile. Morbillo. Si ebbero, nelle truppe indigene, 3 casi nell'Eritrea, in aprile, maggio e settembre, e 9 nella Somalia, dei quali due a febbraio, uno a marzo, cinque in agosto e uno a settembre. Nessun caso nelle truppe della. Tripolitania., benchè vi sia stata una lieve epidemia nel campo famiglia. di nn battaglione libico, e in quelle della Cirenaica. Influenza. Fu diffusa. in tutte e quattro le colonie, in prevalenza. nelle truppe indigene, in gran parte senza com.plica.zioni (Tripolitania: l ufficiale, 32 metropolitani, 83 indigeni - Cirenaica: 3 ufficiali, 52 metropolitani, 101 indigeni- Somalia: 4 metropolitani e 39 indigeni - Eritrea: 25 indigeni) ; in parte con complicazioni dell'apparato respiratorio (Tripolitania: 5 metropolitani e 48 indigeni - Cirenaica: 2 metropolitani e 1 indigeno - Somalia: 18 indigeni, con tre morti - Eritrea: 11 indigeni, con un morto); in. pochi casi con altre complicazioni (Cirenaica: l indigeno Somalia: 2 metropolitani,. dei quali uno mori con complicazioni nervose, e 10 indigeni, dei quali uno mori con complicazioni int~stinali). Nella. Tripolitania l'infezione fu maggiormente difiusa in gennaio, ma, mentre decorreva nella popolazione indigena di Ghat, che versava in precarie condizioni di salute per insufficiente e incongrua alimenta.zione, in forma grave, causando 92 morti, nei militari aveva un decorso affatto benigno. Egualmente senza complica.zioni decorse tra i rnilitarii nel mese di febbraio e ne colpi pochi nei mesi successivi; a. giugno nessuno, mentre a. Murzuk colpi ancora parecchi della popolazione indigena, con frequenti complicazioni a carico dell'apparato respiratorio; ebbe nelle truppe una accentuazione a settembre e più a novembre e a dicembre per le condizioni stagionali. Nella Cirenaica si verificarono casi in quasi tutti i mesi, ma più in aprile, maggio, giugno e agosto. Nella. Somalia. si ebbe una recrudescenza, specialmente nel presidio di Uegit, in aprile, nel tra.pa.sso dalla stagione calda. (« gilal»), che con 18. carestia aveva "avorito il debilitamento degli organismi, alla stagione piovosa (« gu» ), che con l'abbassamento della temperatura e con l'umidità favori lo sviluppo delle complicazioni polmonari. Nell'Eritrea si ebbe il maggior numero di casi a marzo e a. novembre. Meningite cerebr<r-spi-nale epidemica. Si verificarono 8 casi (2,4 Of oo di forza media), tutti nella Somalia, dei quali cinque con esito letale. Parotite epidemica. Fu più difiusa nella Tripolitania (ufficiali 2, metropolitani 6, indigeni 35) e nell'Eritrea (ufficiale 1, metropolitani 4, indigeni


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STA.TO SA!\lTARIO DELLE l{R. TRl'PPE C'OLONIAL[ NEL (933

15); molto meno nella Cirenaica (metropolitani 2, indigeni 5) e nella Somalia (indigeni 4). Kella Tripolitaoia si verificarono casi in quasi tutti i mesi, Spt,>cialmente nel presiùio di Garian, n(.'l campo famiglia di un battaglione libico, poi in quelli di Hon e di Tarhuna. Dissente?'ia. Kella Tripolitania fu ricoverato per dissenteria amebica un solo metropolitano, nell 'Eritrea. un solo indigeno, che morì; invece nella Cirenaica furono ricoverati complessivamente 47 e cioè 36 per la. d. amt>bica [3 ufficiali (9,6°/00 di forza. media), 23 metropolitani (7,6 °/00) , 10 indigeni (1,8 °/00 )], l (metropolitano) per la d. bacillare, 10 (indigeni) per la d. di origine non accertata; nella Somalia per la d. amebica l u.ffficiale (8,7 °/00} e 13 indigeni (3.9 0 / 00 ), dei quali tre morirono. A Murzuk in Tripolitauia si riscontl·ò la dissenteria a.mebica nèlla popolazione indigena in tutte le stagioni, con una esa<Jerbazione epidemica in agosto, ma fu possibile salvaguardarne la truppa, nella quale i provvedimenti profilattici potcttt>ro essere attuati molto più facilmente. Eresipela. Ne furono colpiti l militare indigeno nella Tripolitania con esito leta.le e 3 nella Somalia. Congiuntivite tracomatosa. Furono ricoverati 2 militari metropolitani e 21 indigeni (2.3 °/0 o) nella Tripolitania, 2 metropolitani e 22 indigeni ( 4,0 0/00 } nella Cirenaica; nessuno nelle altre due colonie. .IJ;falattie venereo-sifilitiche. Sopra t tutto la blenorragia, quindi la sifilide e l 'ulcera venerea, causarono un numero cospicuo di ricoveri, tra i militari metropolitani, in prevalenza, e tra quelli indigeni nella Tripolitania e nella Cirenaica; tra i militari indigeni nella Somalia e nell'Eritrea. Morirono per sifilide 3 milit.a.l'i indigeni nella Tripolitania e 1nell'Erit.rea. Nella Somalia si notò una recrudescenza delle mala.ttie veneree in marzo, in coincidenza del R.amadan, durante il quale gl'indigeni godono di maggiore libertà. Li?~fograwulomatosi inguinale subacuta. Furono segnalati 2 casi in militari indigeni, nell'Eritrea.

Teta;no. Si verificarono 3 casi nella Tripolitania, in militari indigeni, e l nella Somalia., in un militare indigeno che aveva riportato una ferita al piede di li~ve entità e non aveva chiesto assistenza. medica. Mala1ia. Predominò nella Somalia con 30 casi (9,1 0/00 di forza media) di prima manifestazione (soprattutto in giugno, novembre e dicembre) e 216 (65,5 °/00} di recidiva (in prevalenza in giugno e luglio e in gennaio, febbraio e dicembre) tra i militari indigeni, causando sette decessi, mentre si ebbero soltauto l caso di malaria primitiva in un ufficiale e 2 di recidiva tra i metropolitani. .Anche nell'Eritrea si verificarono 13 casi ( 4,1 o/00 ) di prima manifestazione (in aprile, giugno e da agosto a dicembre) e 45 (13, 7 0/00 } di recidiva (in prevalenza nei mesi di settembre, ottobre e novembre) tra gl'indigeni, di cui tlue con esito letale (un terzo caso di morte si ebbe fuori dd luoghi di cura), mentre si verificò nn solo caso di malaria primitiva tra. i metropolitani. N"ella Tripolitauia si ebbero 10 casi (1.1 0/00 ) di malaria primit.i'a e 108 (11.7 o/ 00 ) di recidiva. tra gl'indigeni,


STA·ro SA:"ITAR·lO DELLE RR. TRUPPE COLONIALI N E L

1933

217

19 ( 4,2 0 / 00 ) di recidiva noi metropolitani oon un decesso : i ca.si di malaria prirnit.iiva si ebbero dall'a.gosto al novembre, quelli di recidiva soprattutto in agost'() e settembre. Nella Cirenaica la malaria fu molto meno diffusa, avendo causato il ricovero di un solo militare metropolitano in ottobre per forma primitiva, di 9 metropolitani (3,0 0 / 00 ) e 7 indigeni (1,.'~ 0 / 00 ) per recidive (qualche caso in più in gennaio, aprile e ottobre, nessuno in marzo, settembre e novembre). Dovunque la bonifica fu alacremente praticata. Sodoku. Si constatò un solo caso nella Cirenaica, in un metropolit.ano, nel mese di febbraio. Reumatismo articolare acttto. Colpì nella Tripolitania. l ufficiale, 14 metropolit;a.nj (3,1 °/00 ) c 15 indigeni (1,6 °/00 ), causando la morte di un metropolitano e di un indigeno; 14 indigeill (4,2 0 / 00 ) nella Somalia; 4 metropolitani (1,3 o/ oo) e 6 indigen i (1,1 °/ool nella Cirenaica; l inrugeno nell'Eritrea. Il maggior numero dei colpiti si ebbe in febbraio e maggio nella Tripolitania, in aprile e giugno nella Somalia, in otwbre nella Cirenaica: l'unico caso dell'Eritrea si constatò in aprile. Tubercolosi. Fu più diffusa nella Tripolitania e nella Cil·enaica, tra gl'indigeni, molto meno nella Somalia e pochissimo nell'Eritrea. Nella Tripolitania furono ricoverati per tubercolosi dell'apparato respiratorio o generalizzata 15 metropolitani (3,3 0 / 00 di forza media) e 81 indigeni (S,8 o/ oo) e morirono un metropolitano o tredici indigeill (a questi bisogna aggiungere un altro morto fuori dei luoghi di cura); per tu· bercolosi di altri organi 5 metropolitani (1,1 °/oo) ·e 12 indigeni (1 ,3 °/oo) e morirono tre indigeni, uno per peritonite, due per morbo di Pott. Nella Cirenaica furono riooverat,i per tubercolosi dell'apparato respiratorio o generalizzata 6 metropolitaill (2,0 0 / 00) e 50 indigeni (9,0 Of00) e morù·ono un metropolitano e quindici indigeni; per tubercolosi di altri or)!nni 3 metropolitani (1,0 °/00 ) e 38 indigeni (6,9 °/00 ) e morirono due indigeni pt'r peritonite. Nella Somalia furono ricoverati soltanto 10 inrugeni, dei quali 4 (1,2 o/00 ) per tubercolosi dell'apparato respiratorio o generalizzata e morirono due, 6 (1,8 °/ oo) per tubercolosi di altri organ i; nell'Eritrea furono ricoverati 6 indigoill,rispettiva.mente 4 (1,2 °/00 ) e 2 (0,6 °/00 ), e morirono per tubercolosi polmonare due indigeni, dei quali uno in ospedale, l'altro fuori dei luoghi di cura. Anchilostomiasi. Causò il ricovero di l indigeno D<'lla Ciren aica, in marzo, e di 3 n.ella Somalia, in maggio, giugno e novembre. Bilharziosi. Ne fu curato in ospedale un solo militare indigeno, nella Cirenaica. Nella Tripolitania furono riscontrati nella popolazione indigena numerosi casi di bilbarziosi vescicale a Murzuk, altri a H ofra.

Malattie del sistema nervoso. Causarono un discreto numero di ricoveri soprattutto neHa Tripolitania, tra i metropolitani, quindi nella. Cirenaica e nella. Somalia. Predominarono le nevrosi e le nevra.lgie e ncvriti. 2-

GiOTnale di medicina m ilitare.


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STATO SANITARIO DELiiE RR. TRU PPE COLO~IALI NEL 1933

:.\Iorirono in luoghi di cura 3 militari indigeni, dei quali uno p er emorragia cerebrale e uno per meningite nell<~. Tripolitania, il terzo per encefalite nell'Eritrea; fuori dei luoghi di cura un ufficiale per emorragia cerebrale, nella Somalia. lJl<tlattie dell'occhio. Furono ricoverati 29 metropolitani (t.ì,3 0 / 00 di forZ<\ medi a) e 87 iml igeni (9,4 °/0 0 ) nella Tripolitania., l ufficiale (3,2 0 / 00 ), 27 sottuffi.ciali e milHari di truppa metropolitani (8,9 °/00 ) e 67 indigeni (12,1 0/00 ) nella Cirenaica, 16 indigeni (4,9 0/00 ) nella Somalia, 8 indigeni t2,4 °/00) nell'Eritrea. La maggior pn.rte erano affetti da congiuntiviti catarrali, delle quali si ebbe una recrudescenza nella Tripolitania in agosto, in ra.pporto, a quanto venne segnalato, con la stagione calda, in ot tobre e novembre, con il brusco abbassamento della temperatura. Malattie dell'orecchio, del na.ço e (lei seni. Si ebbe un discreto numero di ricoverati, specialmente per malattie dell'orecchio; l ufficiale, 20 sottufficiali e militari di truppa metropolitani e 23 indigeni nella Tripolitania, 16 metropolitani e 12 indigeni nella Cirenaica; 9 indigeni nella Somalia; l indigeno nell'Eritrea. .Malattie della bocca e delle fauci. Predominarono tra i metropolitani, nella Tripolitania e nella Cirenaica, con prevalenza delle affezioni dei denti, delle gengive e delle tonsillo-faringiti. Malattie del sistema circolatorio. Le nevrosi cardiache si constatarono in prevalenza tra i metropolitani, nella Cirenaica e nella Tripolitania., le linfoadcniti tra gl'indigeni, sopl'attutto nella Somalia. Si verificarono 4 casi di morte tra gl'indigeni: 2 tra i ricoveTati, dei quali uno nella Tripolitania per cardiopatia cou scompenso, l'altro nella Somalia per insufficienza mitralica, e 2 fuori dei luoghi di cura, dei quali uno nella Cirenaica per angina pectoris, l'altro nell'Eritrea per miocardite acuta di probabile origine luetica. Per paralisi cardiaca, causata da malattia non accertata, morirono altri 3 indigeni, due fuori dei luoghi di cura nella Tripolitania e nell'Eritrea, il tel'zo nella Cirenaica, nell'ospedale di Tobruk, il quale nella tabella 2 fiocrura sotto la voce di et altre malattie del cuore n. Malattie dell'apparato respiratorio. Predominarono le affezioni bronchiali acute, specia.lmento nei m.ilitari indigeni, causando il ricovero di 2 ufficia-li (4,3 o/oo di forza media.), 61 sottuffi.ciali e militari di truppa metropolitani (13,3 0 / 00 ) e 194 indigeni (21,0 °/00 ) nella Tripolitania, 44 metropolitani (14,5 °/oo) e 244 indigeni (4-i,O O/oo) nella Cirenaica, 3 metropolitani (16,5 °/oo) e 104 indigeni (31,5 Of0o) nella Somalia, 2 met.ropolitani (14,4 0 / 00 ) e 29 indigeni (8,8 0/00 ) nell'Eritrea.. Notevole. è, rehttivamente, il numero dei militari indigeni ricoverati nella Somalia per polm.oniti e broncopolmoniti, 96 (29,1 °/00 ), dei quali quindici morirono, e nell'Eritrea, 31 (9,5 0/00), dei quali dodici morirono. D elle stesse form.e morbose am.malarono nella Tripolitania 6 metropolita-ni (1,3 0 / 00 ) e 36 indjgcni (3,9 °/00 ) , dei quali cinque morirono; nella Cirenaica 2 ufficiali (6,4 0 / 0 0 ), 8 metropolita.n i (2,6 0 / 00 ) e 19 indigeni (3,4 °/00 ) e di essi morirono un uffi ch~I P., un rnntropo lit~mo e sntte indigeni. Morirono


STATO S AXITARIO DEJ,LE J~R. TRC.I'l'E COLON IALI NJ•: L ]!1:13

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inoltre fuori dei luoghi di cura due indigeni nella Tripolitania per broncopolmonite e uno nell'Eritrea per polmonite lobare. Pochi casi di pleurite si ehb<'ro nella Somalia (7-2,1 0/00 ) e nell 'Eritrea (4-1,2 0 / 00 ); 13 (2,8 0 / 00 ) tra i metropolitani e 60 (G,5 o/0 0 ) tra gl'i ndigeni nella Tripolitania, cou un dPcesso tra i primi e due t.ra i secondi; 5 (1, 7 0 / 00 ) tra i rnetropolitani e 29 (5,2 °/00 ) tra gl'indigeni nellaCirenaica. Le malattie dell'apparato r espiratorio furono più diffuse: n<'lla Tripolitania in a.prile, ottobre e novembre; nella. Oireua.ica in agosto, settembre e dicembre, a.nche in ottobre e novembre, m.a meno delle affezioni gastro<'nt eriche; nella Somalia in gennaio, marzo, aprile (spPcialmcnto nel presidio di Uegit per il trapasso dalla stagione calda alla piovosa) e luglio (nel presidio di Baidoa per cause perfrigeranti); nell'Eritrea in aprii<' e agoRto. Malattie dell'appamto digerente. I catarri gastroenterici furono molto diffusi, causando il ricovero di 3 ufficiali (6,5 °/00 òi forza media), 139 sottufficiali e militari di tmppa metropolitani (30,4 0/00 ) o 130 indigeni (14,1 °/ool nella, Tripolitania; 223 metropolitani (7.'3, 7 Ofoo) e 266 indigeni (48,0 °/oo) nella Cirenaica; 3 metropolitani (16,5 °/ 00 ) e 129 indigeni (39,1 °/00 ) nella Somalia; 3 metropolitani (21,6 °/00 ) e 24 indigeni (7,3 Of00) nell'Eritrea. Morirono un metropolitano nella Tripolitania per enterocolite acuta (oltre un indigeno i'uori dei luoghi di cura.), due indigeni nella Cil·enaica e dtte indigeni nella Somalia per enterite. Nella Tripolitania furono constatati in giugno casi di catarro gastroenterico tra i metropolitani, provocato da soverchia ingestione di acqua per l'eccessivo calore; casi più frequenti, per il caldo, furono constatati in luglio e più a.ncora in agosto, durante il quale nel campo fa.miglia di M:urzuk la malattia si sviluppò tra i bambini in una forma molto acuta e grave; frequenti anche in novembre per la bassa temperatura . Nella Cirenaica le affezioni intestinali furono più frequenti in ottobre e novembre, quindi in gennaio, dicembre, agosto e settembrf>; nell'Eritrea in giugno; nella Somalia in gennaio, febbraio (più nel pr€'sidio di Lugh per il caldo, che all'ombra raggiunse 46 °) e settembre (più nel presidio di Belet Uen, dove nell'ultima deca~e la malattia presP un cara,ttere epidemico, a causa della temperatura bassa, specialmente di notte, risolvendosi in circa tre giorni). Le appendiciti e periappendiciti colpirono 4 ufficiali, 38 sottufficiali e militari di truppa metropolitani e 19 indigeni nella Tripolitania; 14 metropolitani e 4 indigeni nella Cirenaica; 3 metropolitani e 3 indigeni nella Somalia. Morirono un metropolitano e un indigeno nella Tripolitania, un metropolitano nella Cirenaica e un indigeno nella Somalia. È stato notato, che le appendiciti, mentre sono frequenti nell 'elemento europeo, sono rare tra gl'indigeni sia militari che civili. Le malattie da pa.rassiti intestina.li si con statarono soprattutto nella Tripolitania, dove causarono il ricovero di 61 sottufficiali e militari di truppa metropolitani e 40 indigeni, mentre nella Cirena-ica soltanto di 9 nwtropolitani e di 1 indigeno e nella Somalia di l indigeno. Casi di ernia viscerale si constatarono sia nei metropolitani che n~·gl i indigeni. L e mala.ttie di fega.to e soprattutto l'itterizia causarono il ricovero di 38 metropolitani (8,3 Of00 ) e 15 indigeni (1,6 o/00 ) nella Tripolitania., ri-


220

STATO SA:\ITARIO Df:T.LF: KR. TRt"PPE .COLO:\IALl NEL

l9:J3

spettivamente di 20 (6,6 °/00 ) e 17 (3,1 0 / 00 ) nella Cir('naica~ di l ufficiale (8,7 oj00 ), 3 metropolitani (16,5 °/ooJ e 16 indigC'ni (4,9 °/ 00 ) nella Somalia, di 2 metropolitani (t4,4 0 / 00) e di 4 indigeni (1,2 °/00 ) nell 'Eritrea, e causarono la morte di due inrligcni per ittero, l'uno nella Tripolitania, l 'altro nella Somalia, c d i un incligcno pt.'r f>patite di probabile natura a mebica nella Ci r(>na ica. Malattia dell'appara.to urogenitale. Per ma.lattie degli organi urinari furono ricov(\rèLti 1 9 mPtropolitani e 19 indigeni nella Tripolitania., 1 :! metropolitani e 7 indigen i nt.'J ia Cirenaica, 6 indigeni nella Somalia e 1 ufficia.lC' e 7 indigeni ll<'li.EritTea. Morirono per nefrite acuta un indigeno nella Tripolitania., due nella Somalia e tre neli.Eritrca : di più, fuori dei luoghi di cura. per pielonefrit€' un indigeno nell 'Eritrea. Tra le malatti(• degli organi geni tali non veneree predominarono le fimosi e i varicoccli, in preval0nza nei metropolitani.

Mala.ttie della pelle. Furono più diffuse m'gl'indigeni, soprattutto le ulcerazioni e piaghe, gli as~ss i , i flemmoni e i forunooli. Complessivamente furono ricoverati 6 uffici~ù i ( 13,0 o/oo di forza merlia), 92 sottufficiali e militari di truppa metropoli tani (20,1 0 / 00) c 220 indigeni (23,!1 o/00 ) nella Tripo1itauia; 88 metropolitan i (29, 1 °/00 ) e 16 2 indigeni (29,2 0 / 00 ) nella Cin'naica; 5 metropolitan i (27,5 °/00 ) e 81 iurligeni (24,6 o/00 ) nella Soma lia; l metropolitano (7,2 °/oo) c 39 indig<·ni (11:9 °/ 00) nell'Eritrea. P er flemmone alle regione sopraioidea moTi un soldato metropolitano del genio nell'ospedale coloniale di Derna. L esioni violente e intossi.cazioni. Furono ricoverati 8 ufficiali, 135 sottufficiali e militari d i truppa nw·tropolit.ani c 230 indigeni nella Tripolitania: 4 ufficiali, 74 metropolitani e 131 indigeni nella Cirenaica; 3 metropolitani e 84 indigeni nella Somalia; 22 indigeni nell'Eritrea. In merito alle cause sono da segnalare soltanto due casi di avv(>lenamento acuto da bacche, non identificate, raccolte nella boscaglia della Somalia, con po:)tumi notevoli a, carico dPl sish·ma ner>oso periferico, cbe resero nt.'cessaria la riforma degli indigeni colpiti. Morirono per lesioni violente nei luoghi di cura 6 metropolitani e 4 indigeni, fuori dei luoghi di cura 5 metropolitani e 10 indigeni, cosl ripartiti: per sztieidio 7, dei quali 6 con arma da fuoco (un metropolita,oo e due indig0ni nella Tri polita uia! un metropolitano e un indigeno nella Cirenaica , un indig-eno neJJa. Somalia) e l per precipitaziont> dall'alto (metropolitano nella Tripolitania); per omicid·io 3. ·dei quali l con arma da fuoco (indigeno nelln Cirenaica) e 2 con arma da punta c tagl io (indigeni nella Tripolitania. e nelb Soma.lia); pe-r avvelena.mento acuto accidentale con medicameuto indigeno l (indìgcuo nell'Eritrea); per lc.9ioni prodotte da. scoppio ùi uu dPposito di polvere 4 (indigeni nella, Sormdia); per annegammto accidentale l (m<.·tropolitano nella Tripolitania ); per t·raumatismi da inciclenti aviutori :3 (un metropolitano nella Somalia c un indigeno rH·lla T ripolitania);

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STATO SA:s"ITAR.IO DELLE RR. TRUPPE COLO~IALI ~EL 1933

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per traumatis~ni da incidenti automobilistici 3 (metropolitani, dei quali uno nella Tripolitania, u no nella Somalia e uno nell'Eritrea); per t-raumatismo da cad·u.ta da un palo telefonico l (metropolitano nella Cirenaica}; per violenza eli animali 2 (indigeni, di cui uno nella Tripolitania e uno nell'EritrPa}; per commozione cerebrale da causa non specificata l (indigeno n('lla Cirenaica). Di questi, come di tutti i militari, a pa.rte i metropolitani dagli indig-eni, deceduti sia dentro, che fuori dei luoghi di cura, si dà nella tabella 3 il .raggruppamento secondo la causa della uwrte, la colonia, l'arma, il grado, il mese e il luogo dove morirono. Oltre quanto già si è detto sulle cause di morte, accennando alle singole malattie, si se.gnala, per i metropolitani, un graduato di truppa deceduto nella Tripolitania per tumore cerebrale, per gl'indigeni, un graduato deceduto nella Tripolitania per morbo di Addison e un ascari nella Somalia per anemia splenica. Le perdite, poi, che si ebbero per trasferimento in ospedali territoriali o per elimina.zione temporanea o definitiva, sono classificate nellt> tabelle 4, 5 e 6 secondo le malattie e secondo le colonie. Come nell'anno precedente, furono trasferiti in ospedali territoriali i soli metropolitani ed esclusivamente dalla Tripolitania (2 ufficiali, dei quali uno per catarro gastrico cronico e uno per postumi di reumatismo articolare, e 10 sottufficiali e militari di truppa, dei quali · sette per tubercolosi, uno per schizo1 renia, uno per stato amenziale e uno per postumi di lesione traumatica} e dalla Cirenaica (5 ufficiali, dei quali tre per dissenteria amebica, uno per psicoastrenia e uno per postumi

di lesione traumatica, e 67 sottufficiali e militari di t ruppa, per ma,l attie diverse, tra le quali si segnalano la tubercolosi, accertata o sospetta, le affezioni a carico dell'apparato respirat-orio e quelle nervose}. Dei miJita.ri indigeni fu trasferito uno solo dalla Cirenaica per alienazione mentale. I metropolitani eliminati appartenevano anch'essi a lle tn1ppe dl.'lla Tripolitania (l ufficiale defmitivamente per catarro bronchiale cronico e 75 sottnfficiali e militari di truppa, dei quali 4 temporaneamente e 71 definitivamente) e della Cirenaica (l ufficiale definitivamente per dispepsia gastrointestinale subacuta e 90 sottufficiali e militari di truppa, dei quali 27 temporaneamente e 63 definitivamente). Le cause più frequenti furono la debolezza di costituzione e il deperimento organico, le ma.l attie a carico dell'apparato digerente, il cat,arro bronchiale cronico, le nevrosi cardiache, la tubercolosi e la congiuntivite granulosa. Un solo militare di truppa dell'Eritrea fu eliminato definitivamente per t,onsillite ipe rtrofica e deperimento organico. I militari indigeni eliminati definitivamente furono 97 nella Tripolitania, 196 nella Cirenaica, 44 nella Somalia e 4 ncll'E1r:itrea. I.e principali cau:;e di riforma furono la tubercolosi (53 riformati nella Tripolitania, 76 nella Cirenaica, 10 nella Somalia e 3 nell'Eritrea, in massima parte pt>r lesioni dell'apparato respiratorio}, il catarro bronchiale acuto (13 ntlla. Tripolitania, 38 nella Cirenaica e 4 nella Somalia.) e la sifilide nella Cir<:naica (23 riformati}.


222

ST.\TO "\'-'IT.\RIO TH:LI. B HR . Tlll'l'l'J:: ('01,0'\J.\1, 1 l\EL

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TRIPOLITANIA. - Stato sanitarie

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STATO SA::-.-:ITABIO DELLE BR. TRC1'PE COL OXIALI =-EL 1933

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TADELLA 2.

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Hollllll•tlemo orLfoolare acuto .. ....... .. ..... 'l'uberoolosl doll'llppnm.to roaplrnt<>rlo o '1l'nA·

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TABELLA 3.

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STATO SA~lTAlUO DELLE BR. TBUPPE COT.O!\" '.ALI ::;."EL,

1933 TABELLA 4 .

Militari metropolitani trasferiti In stabilimenti sanitari territoriali. Tripolltanla

Cirenaica

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F e bbri <'.o il baci llari ..... ........... ..

21-a 34- b

Dissen t.C'r ia amc blca ...........•...... Diasc nl.t•rla di origine non acccrtutu Blcoo rrnJCin cura ta J)('r la 1• "\'Oitu ...

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Altre forme d i trcnopa·la c pslcopntiu

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Altre mnlnlll c doU'oethio ........... . Malattie d(•IJ'orcc~hlo m e<ll o . ....... . lr;:c rtroOn d elle tonsille . .... ... ..... ..

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Catarro bronchi ale cronico .... ..... . P lourJto olcrosn. e ol<>li'O llbrluoon ... .

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Catarro gastro-enter ico cronico ..... . Ulc!'ra d e llo stomaco o d el duod eno

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ApJX'ndl citl c sx·riappt'ndtcltl . ... .. . . Ernia ln!l"ulnnlc . ...... .............. . Calco losi r e naie e coliche r t·nn li .... .

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Nctrtt~ acuta ..... ... ...... .......... .

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Orcbltt ('d t'l'ldidimit i ((·sch•••· h· ~o· nococcichc c le tubercolari ) .. .. ... . FlommonJ. .......... ..... ........ .... •

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233 238

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P crtoatitl . . ............ .. .. . .. ...... . . Stnovltl c arlrosioo.-itl .. .....•..... . Pbstumt di malattiE' ..... .. .......... .

260

FrnttW'C ........................... . P ostumi di h·~looi "\'IOlt·nte (comt>ll· cru;ionl tardi .-c a r a ri co d cii<- o•:>a c artlootru:ionl) . . . .. . . . . . . . . . . . .. .

274-d

Altri postumi d i keionl vlolentf' ... . TOTAI.E • •.

2

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67

-

Somalia


STATO SA..."'IT.ARIO DELLE RR. TRUPPE COLONIALT NEL

1933

235

TABELLA 5.

Militari Indigeni eliminati per motivi di salute. TrlpolitanJa

Cirenaica

E ritrea

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lfA.LATTIE E DlPE RFEZIONI

2 3 7

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11 - bis

Debolezz a di costituzione .. .. . . . . .... .. . . DCJ>crimento organico .. . ... . . . .. .. . . .. .. . :Ualaria ............... . ... .. . ... . . . . . . ... . Si fllldo . ...... ... . , ............ . .. . ...... . . Scorbuto .. . . . . ... . .. ... ... ..... . ... . . . . . . . Tubercolosi polmonarc (forme accertate) Tubercolosi polmonare (forme s ospette) Tubercolosi extrapolmona.re (formu ac· c..rtate) ...... ....... .. . . ... .. .... .. .. . .. . Tubercolosi extrapolmonare (forme so·

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Anemia da anoblJostomlasl .. . ......... . L! poma cav o popUtco destro .. ... .... . .. . Uloeri croniche, fistole .......... . . .... .. . Cicatrici . . . . ....... . ..... .. .... . ....... .. . MeJattle cronlt:hc d t>Jie ossa e delle a rti· colazio ni ..... . ... .. .. . .............. .. . . Deformità ossee consecutive a traumi .. Lussaziont permanenti .............. . ... . l!alattle organiche del sistema nervoso Cerebropatie . ... ... ...................... . Nevrs.etcnta coatlluzionale e Ister ismo grave .. .. .... . ................... ...... .. Epilessia ... . .... .. ............. . .... .. .. .. llalattle m entali e sindromi psicosicho Imt)('rfezionl o esiti permanenti di ma· Jol.Ltic o traumi del globo oculare .. .. . . Cheratite ................. . .. ....... .. ... . . Collgiuntivite granu.l o~a •........ . ..... • . Otite media purulenta oronicn .......... . l poncust a bllatf'rale ... .. .. . .. . . ...... . .. . -~ll!De.nto dJ volume permanente della toroulo . .... .. ........................... . Cattlrro bronchiale ('ronloo . . . . ..... ... . . . Vizi organici del ouoro . .. . .......... .. . .. Dl stu.rb1 funzionali del cuore .. . . . ...... . lfnlattie d elle arterie .......... .. . . ..... . Varici degli arti illferiori . . .... . .. . .. ... . Vizi di co nformazione o malattie di un v iscere addominale . ... ... ... ... .. . . ... . Ragadl aneJi Jn aoii'II'Otto arteriosclerotico Ernie vls~rali ............. . ...... ... .... . Nefritl . . ....... . .................... . . ... . . Orchiepldidlmite cronica . ..... . ..... . .. . . Vizioso attaggiamcnto del piedi. .. . . .. . . Altre imperl~zlonJ o Infermità ..... . . .. . . T OTALE . ••

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236

STATO SA~l1'.\Rl0 DELLE RH. TRl"PPE COLOXIALI N~L 1933

Militari metropollta Trlpolltanlo. Tcmpora·

nenmeute M 11 l n t t l c

2 3 6 7

Deftni ti vamente

c· t m l• <' r t e t i o n l

Dcbo:<>zw d l costiluzior\e . ............... . ..... ......... . Dopc:rimcnto organico . . .... ... .................... .. .... . Es iti di tiroideotomia .................................. .. :\lalaria............................... .. ................. ..

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Slflllde ............. .... .......................... . ....... . 'Tubercolosi polmonnre ( f. sospette) . . .. . . ...... .. . .... . . l t bis·s Tubercolosi ext rapolmonar<' (f. sosrx,tte) .. .. .. ... . J2 Amebiasi. ....................................... ... .... . Dermatosi . .. .. . ... .. .. ...... . .. ........ .. . ]l) l/loerl croniche, liSLOie .. .. .. ...... . .... . .... . ........... . l6 Tenoslnovitl o borsiti croniche ............ ........... .. . 19 Deformità ossee consecutive a traumi. .. ............ .. . 22 Lussazi onl t>crmancnti .. .............. ..... ..... . ....... . )lalattle organiche del sistema nervoso .............. • . Cerebropatie ... .... ........ .... .......................... . Ncvra.st.cnla costituzionale c ist erismo grave . ...... .. .. . 28 EPìl<>ssla ............................. ... .. ............... . 29 i\!alatti<' menta li o s indromi pslcoslchc ............ .... .. 30 lmrc-rfczionl o esiti permanenti di ma.lntlle o trnumi de 1 34 globo oculare ... .. .. .. ........ . ........................ .. 3~ nc:-tinite... ......... . . . . ................... ........... . 37 Ipermctropla .... ........................... .. . ........ . 3~ A.nisomctropia... ................. . ..................... .. . Con~tiuntlvit<' granulosa . .. ... .. . ....................... . 46 Olite medio. purulc ntn cronica ... .......... . ........... . 50 nlnofarlngitc . ....................... .. ...... .. .... .. .... . M &9 :\Inncnnza c carie di d e nti. ......... . ....... .. .... .... .. . 6fì Ipc>rt.rotla d elle tonsille ... .............................. . Laringite ......... ...... .... ................. .. ........ .. . . 6!1 Catarro broncbill.lc cronico.............................. . 73

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Vario! d!' gli arti l nferiot•i .. .. .. .. .. .. .. .. ...... ....... .. Vizi di conformazione o m nlat tle <11 uu vlsO<'r o nolrlo·

83

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Enuresi. . ... .. .. .. . . .................. .. ... . . ... .......... . A.! tre imperfezioni o lnfl'rmltà..... ..... ...... .. ........ .

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STATO SA~TAR!O DELLE RR. TRUPPE COLONIALI ::O.'li:L

1933

237

TABELLA

6.

llmlnatl per motivi di salute

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CLINICA OTORINOLARINCOIATRICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI PADOVA Direttore inc. Prof. J. ARSL..L'\

SULLA SEMEIOTICA DELL'APPARATO VESTmOLARE Dot t. Michele Callendo, primo cnpitano med ico, assistente militare

L'apparato vestibolare, negli ultimi anni, è stato oggetto di nuovi studi, ricerche e proposte tendenti ad aumentare le noziQoni anatomofisiologiche già acquisite, a migliorar·e ed a standardizzare il più possibile i mezzi capaci di misurarne, a scopo semeiotico, la refiettività, a sfruttare questa refiettività pei bisogni della clinica. Purtroppo siamo ancora lungi dall'aver raggiunto completamente tali scopi: e però ancor oggi mentre, ad esempio, l'esplorazione dell'app. statolitico è ancora troppo incerto e basato su prove che non hanno una base fisiologica sufficientemente dimostrata, noi abbiamo la possibilità di esaminare con una certa esattezza la sensibilità dei canali semicircolari, i quali non sono che una parte, sia pure nell'uomo molto importante, di tutto il complesso app. vestibolare. A ciò si aggiunga che i mezzi dei quali abitualmente èi serviamo per il detto esame non sempre sono perfettamente rispondenti ai presupposti :fisiologici dell'app. che vogliamo interrogare, e che la tecnica con la quale di essi ci serviamo è troppo spesso lasciata alla scelta, per non dire all'arbitrio, dell'esaminatore; che infine l'interpretazione dei rifiess.i ottenuti non è sempre facile, sia perchè nell'uomo essi non sono sempre nettamente difierenziati, sia perchè spesso sono intralciati da interferenze dovute al sovrapporsi di riflessi di origine diversa, come ad es. cerebellare ed extrapiramidale. Riesce perciò difficile, ed a volte impossibile, una netta separazione fra quanto è dovuto a queste interferenze e quanto è dovuto al solo apparato vestibolare. Ne consegue che i risultati possono essere, per ovvie ragioni, molto imprecisi, incostanti e spesso addirittura contrastanti con quelli ottenuti da precedenti esami, specie se fatti da esaminatori diversi e qufndi con diversi mezzi e diversa tecnica. Talvolta infine i risultati dell'indagine vestibolare possono apparentemente contrastare anche con la diagnosi alla quale pure ci indirizzerebbero gli altri dati anamnestici e semiologici raccolti. La. poca uniformità e la variabilità di questi risultati, unita alla relativamente scarsa specificità delle sindromi vestibola.ri, è sembrata. a molti clinici, specie neurologi, un ottimo argomento per tenere sempre in minore considerazione il valore semiologico degli esami vestibola.ri, e spesso a considerarli superflui. Gli eccessi di questi, direi quasi, accaniti denigratori trovano d'altra. parte rispondenza nelle esagerazioni non. meno gravi di qualche otoiatra. per il quale ogni affezione endocranica comporta una più o meno caratteristica. sindrome vestibola.re. La realtà è che l'apparato vestibolare, come del resto qualsiasi altro apparato sensorial.e, se stimolato


SULLA SEMEIOTICA D ELL'APPARAT O VESTIBOLARE

239

adeguatamente, può darci reazioni obiettive di notevole importanza utilizzabili però soltanto per la misurazione della sua sensibilità: il valore di queste reazioni riesce conseguentemente molto utile ai fini diagnostici, a patto che noi ne valutiamo l'esàtta portata. n che, per noi medici militari, ha importanza non solo dal punto di vista clinico, ma anche, e direi sopratutto, dal punto di vista medicolegale, nell'accertamento cioè del grado di infermità., e quindi di menomazione fisica, di militari già infortunati e che allegano disturbi della sfera labirintico-vestibolare; accertamento nel quale molto spesso è necessario fare affidamento quasi unicamente su reazioni obiettive indipendent i dalla volontà del paziente, specie se questi è già bene edotto degli esami ai quali san\ sottoposto ed ha interesse a simulare od aggravare gli allegati disturbi. Chi ha pratica di tali visite ne conosce le notevoli difficoltà e sa quale valore relativo è necessario molto spesso dare ai dati anamnestici riferiti, alla presenza di un Romberg, ad una deviazione . ecc...' d1. marcia, La esatta misurazione della reflettività. vestibolare acquista poi uno speciaJe valore nel completare il giudizio di idoneità degli aspiranti all'arruolamento nell'Aeronautica: le statistiche degli accidenti aviatori ci dicono quale percentuale elevatissima di essi sia dovuta ai piloti, specie in passato, quando la selezione di questi era fatta con criteri meno rigidi e meno scientifici. La fisiologia, d'altra parte, ci insegna quale ruolo importantissimo giochi l'apparato vestibolare nell'uomo in volo, ruolo che san\ sempre più necessario tenere in maggiore considerazione a misura che aumenterà l'altezza alla quale sarà richiesto di volare. Fra le reazioni obiettive che può darci l'apparato vestibolare convenientemente stimolato, noi preferiamo il nistagmo oculare per il suo carattere nettamente riflesso, abbastanza indipendente da influssi della corteccia cerebraJe. P er ottenere questo nistagmo, e conseguentemente misurare la sensibilità dell'apparato vestibolare, noi ci serviamo, com'è noto, dello stimolo galvanico, dello stimolo termico, dello stimolo rotatorio. Per ciascun di essi esporrò qualche considerazione critica. PROVA GALVANICA.- Non ritengo necessario dilungarmi sulle moda-

lità., del resto ben note, di tale mezzo di stimolazione vestibolare. Basterà

ricordare che all'uopo occorre una corrente continua, applicando gli elettrodi, inumiditi in soluzione salina, in corrispondenza delle mastoidi (metodo bipolare) o, molto meglio, applicandone uno (quello a piastra) sullo sterno e l'altro successivamente sul trago o processo mastoideo di ciascun lato (metodo unipolare). In condizioni normali compare la deviazione della testa e contemporaneamente, o subito dopo, il nistagmo, con una corrente di 3-5 M-A. Ai fini medico-legali sono da. tenersi in considerazione due dati di fatto di una. certa importanza.: l o Che il n.istagmo galvanico si produce sempre, in condizione normale di rifiettività o patologica, diretto verso lo stesso lato del polo negativo: ne consegue che, se un paziente presenta. nistagmo dal lato ove allega i suoi disturbi, mentre il polo negativo è a. lato opposto, evidentemente ei troviamo di fronte ad un nista.gmo non di origine vestibolare;


2-lO

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Sl-"LLA SEMF.IOTICA DELL.A:PPARATO VES TIBOLARE

zo Che la deviazjone della testa, e quindi anche la fase lenta del

nistagmo, avviene sempre verso il lato positivo. In qualche caso rarissimo, oltre naturalmente i soggetti unilabirintici, è possibile il contrario: per sincerarsi di tale possibilit.à baste~, durante la deviazione, interrompere la corrente: il paziente, se sincero, di colpo dovrà deviare verso il lato opposto. La stimolazione galvanica è però in pratica poco usata, sia perchè essa, nelle persone molto sensibili, è a volte mal sopportata, sia soprattutto perchè essa, ai fini di un esame labirintico, ha un valore minore in confronto alle altre stimolazioni. E ciò perchè, stimolandosi con essa. nello stesso tempo sia il ramo vestibolare che le sue espansioni terminali nell'apparato vest.ibolare, si possono avere reazioni tipiche da stiro. galvanico anche in pazienti nei quali il labirinto è distrutto. Quando invece le altre prove, capaci appunto di stimolare il solo apparato periferico, daranno una arefl.essia più o meno evidente, sarà necessario ricorrere alla prova galvanica per accertare se la lesione ha interessato o no, anche il detto r. vestibola.re. La stirnolazione del labirinto per mezzo di una corrente di a{}qua. fredda o calda introdotta nel condotto uditivo, ideata dal Barany, è stata in seguito oggetto i varie modifiche e proposte. Cosi al metodo « qualitativo >> del Barany è succeduto il metodo '' quantitativo » di Bruning, poi il metodo delle eccitazioni minime di Kobrak ed ultimo, in ordine cronologico, il metodo di Veits. Accennerò alle ~odalità solo di quest 'ultimo perchè meno noto e perché, m(l,glio e più degli altri metodi, esso tiene conto di tutte quelle molteplici cause capaci di influenzare l 'onda termica prima che essa arrivi a destinazione, e di farle quindi perdere quel carattere di costanza e di uniformità che pure dovrebbe essere il suo elemento primo. Quali possono essere queste causeY Da una parte la durata del tempo di irrigazione, la quantità. e la temperatura dell'acqua irrigata, la diversità della zona timpanica colpita dal getto di acqua,; dall'altra parte la barriera anatomofisiologica costituita dalla membrana timpanica, dal tratto osseo <tntrotimpanico, dagli elementi vivi (sangue, ecc.} capaci di reagire e modificare le condizioni di trasmissione della variazione termica. Ora, se non è naturalmente possibile riferirsi a valori costanti nei riguardi di questa ibarriera, necessariamente varia nei vari individui ed a volte pure nello stesso individuo, bisogna. far si che lo stimolo, almeno prima di essere da essa influenzato, abbi un valore fisico costante. n che è raggiunto col metodo di Veits nel quale l'onda termica è costantemente costituita da 10 cc. di acqua a 20o (a 470 nella prova. calda) irrigati, sotto controllo otoscopico, sulla parete postero superiore del margine timpanico, nel tempo di 10". n Veits ha ritenuto di poter anche eliminare le cause di possibili errori, dovute alla suddetta barriera anatomofisiologica, facendo l'irrigazione non con la testa flessa indietro di 60o, posizione optima per eccitare il canale orizzontale (che è quello comunemente interrogato perchè più laterale ed in migliori condizioni di accessibilità per uno stimolo esterno), ma tenendo la testa del paziente flessa in avanti di 15o-2oo, per poi, dopo 1', portare la testa. nella detta posizione optima nel ~mpo di 2" : ne consegue la nècessità. di osservare il tempo di latenza per la comparsa del nistagmo non dopo l'irrigazione, ma PRovA TER:MICà. -


SULLA SEMEIOTICA DELL'APPARATO VESTIBOLARE

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dopo la retrofiessione della testa, perchè è solo allora che lo stimolo effettivamente agisce sull'endolinfa. In realtà a me parrebbe che lo scopo è raggiunto solo in parte pe1·chè se può esser vero che il tempo di l' che il Veits interpone fra l'irrigazione e la retroflessione del capo (tempo nel quale il canale laterale si troverebbe in un piano parallelo all'orizzontale e quindi in condizioni di ineccitabilità) è più che sufficiente a far si che l'onda termica abbia sicuramente già attraversata la detta barriera ed arrivi quindi alle pareti del canale per provocarvi una variazione nell'endolinfa in un tempo costantemente uguale (quello di 2" nel quale si fa la retroflessione del capo), è altrettanto vero che la variazione di temperatura provocata sarà sempre, a secondo della dispersione subita dall'onda termica prima di giungere a destinazione, di una intensità varia, e noi sappiamo che a variazioni di intensità di stimolo corrispondono sempre variazioni di potenza di risposta riflessa. Ad ogni modo è evidente però che trattasi, in questo caso, di una causa di errore di entità assolutamente trascurabile e che non può certo infìrmare la bontà del metodo e l'esattezza del risultato dell'esame con esso ottenuto. Qual'è il meccanismo d'azione dello stimolo nella prova termica~ Varie ipotesi sono state formulate. Mi soffermerò su quella che ancor oggi è la più accettata; l'ipotesi linfocinetica secondo la quale l'onda termicat giunta al canale semicircolare, per la variazione di temperatura, provocherebbe nella massa endolinfatica una modificazione di densit-à e conseguentemente, per un principio di fisica ben noto, una corrente paragonabile a quella dei comuni apparecchi di riscaldamento ad acqua calda. La stimolazione ampollare sarebbe qlùndi, in definitiva, dovuto allo stesso meccanismo al quale è dovuta nella prova rotatoria: la corrente, lo sposta.mento dell'endolinfa; e l'onda termica perciò non sarebbe che un equivalente almeno qualitativo della accelerazione angolare, ai fini dello spostamento endolinfatico da ambedue i fattori' provocato. In realtà però anche l'ipotesi linfocinetica, che pur in teoria è quella che meglio e più spiega la genesi del fenomeno riflesso, può non soddisfare completamente e può prestarsi a non poçhe obbiezioni e considerazioni. Anzitutto dalle prove sperimentali eseguite parrebbe che, interrompendo la corrente endolinfatica con la piombatura, la resezione o addirittura con l'asportazione dei canali semicircolari e dolle relative ampolle, la eccitabilità calorica persiste (Traina, Bartels): ne consegne la non assoluta necessità per essa del circolo endolinfatico e delle formazioni ampollari. D'altra parte è possibile, per chi pratica esami vestibolari, osservare casi patologici nei quali la prova rotatoria, che con le sue accelerazioni angolari provoca indubbiamente uno spostamento endolinfat ico ben maggiore di quello possibile con l'onda termica, è incapace ad eccitare un labirinto perfettamente eccitabile alla prova termica. Ora, se è possibile spiegare detta ineccitabilità. rotatoria con alterazioni nella densità dell'en dolinfat come si può poi ammettere che la stessa endolinfa sia suscettibili' di spostamenti per l'onda termica le cui possibilità dovrebbero necessariamente essere di gran lunga inferiori alle accelerazioni angola.ril È anche noto che, durante e dopo un'eccitazione caloricn., noi possiamo aumentare l'intensità del nistagmo di questa, modificarne la direzione o


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anche farlo cessare spostando la posizione del capo dell'esaminando. È possibile mettere t utto ciò in rapporto sempre e solamente con la mutata posizione del canale interrogato e quindi con le modificazioni che avvengono nella corrente endolinfatica di esso, senza pensare alla possibile compartecipazione di altri fa,ttori, compartecipazione tanto più ammissibile se si considera che tutte le formazioni membranose vestibolari giaooiono nello stesso mezzo idrostatico rappresentato dall'endolinfa, e che quindi non è possibile scindere in modo assoluto la funzione ampollare da quella macularet Si aggiunga che, per lo stesso principio di fisica su accennato, noi sappiamo che la corrente che si stabilisce in un vaso varia non solo a secondo della maggiore o minore densità del contenuto di esso, ma anche a secondo che le sue pareti saranno riscaldate o raffreddate: la corrente apparirà prima e sarà più celere nel primo caso, a.pparirà dopo e sarà più lenta nel secondo caso. Nella stimolazione termica noi ~ostatiamo invece il contrario e cioè che, ad eguale differenza di temperatura dal corpo, in genere l'apparato vestibolare reagisce prima e più intensamente col fr<'ddo che non col caldo. In qualche caso è possibile anche osservare un fenomeno che è paradosso e cioè che, iniettando nell'orecchio acqua alla stessa temperatura del corpo o di qualche grado superiore, l'apparato vestibolare reagisce come ad uno sthnolo freddo ed il nistagmo appare perciò diretto verso il lato opposto a qllello della stimolazione (De Kleyn e Stenders). Considerando poi che è sperimentalmente provato come la temperatura endolabirintica, in seguito a irrigazione termica nel condotto uditivo, subisca rapide variazioni; che non è possibile localizzare tali varia.zioni ad una sola zona labirintica; e che infine nn labirinto perfettamente eccitabile con onda termica normale può apparire ineccita.bile con onda termica la cui temperatura si differenzi troppo da quella del labirinto, e ciò per inibizione o paralisi temporanea delle terminazioni vestibolari (il che non dovrebbe essere se l'onda termica esplicasse la sua azione sempre e solo sull'endolinfa contenuta nel canale), si è indQtti a pensare alla possibilità che nella prova termica si eserciti anzitutto un'azione diretta sulle terminazioni vestibolari e che poi queste già eccitate o, forse meglio, sensibilizzate, diano la risposta riflessa obiettiva solo se intervengano altri fattori costituiti da spostamenti o variazioni nel sistema endolinfatico o statolitico, spostamenti e variazioni in rapporto soprattutto con le posizioni del capo e quindi di tutto l'apparato vestibolare. Il principio su cui si basa questa prova, che indubbiamente rappresenta per noi l'applicazione dell'unico stimolo adeguato dell'organo ampollare, è costituito dalla accellerazione angolare che nella rotazione provoca spostamenti dell'endolinfa e conseguente stimolazione della cresta ampolla.re. Il metodo abituale (Barany) consiste nel far compiere al paziente, seduto su di una sedia, 10 giri in 20" ed esaminare il nista.gmo che si manifesta all'arresto dopo iliO o giro. Ammesso che nei lO giri la velocità sia stata uniforme (il che, in pratica, con le comuni sedie girevoli a mano, è molto problematico ad ottenersi), vi sarà stata una accelerazione angola.re all'inizio della rotazione (accelerazione positiva) PROVA ROTATORIA. -


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ed una alla fine di essa (accelerazione negativa). Ma le due a~celerazioni' pur essendo due stimoli efficienti, sono di senso opposto e quindi ancht· le reazioni saranno tali: la prima sarà rappresentata da un nistagmo (perrotatorio) diretto nel senso della rotazione; la seconda da nistagmo (postrotatorio) diretto in opposta direzione. Ne consegue che il ristagmo post-rotatorio, che è quello che noi esaminiamo per sapere il grado di reflettività la.birintica, subisce inevitabilmente l'influsso del nistagmo pE'r rota torio, influsso che è stato dimostrato ancora presente dopo i 20", t' che sarà tanto più intenso e di maggior durata quanto maggiore sarà stata l'accelerazione angolare positiva: è questa l'obiezione fondamentale <'he aJ metodo Barany hanno fatto Buys, Fischer, Veits e K. Al·slan. Poichè d'altra. parte è anche dimostrato che questo influsso, questa interferenza, di cui le ri~erche sperimentali di K. Arslan hanno dato una documentazione precisa e quantitativa, ~ molto variabile nei vari individui, e non è quindi possibile darle un valore costante, ne consegue l'assoluta necessità di esaminare il nistagmo post-rotatorio quando il perrotatorio è sicuramente cessato. È possibile ottenere un nista,gmo post-rotatorio esente da interferenze o aumentando di molto il tempo che separa i due nistagmi, tempo che dovrebbe essere superiore ai 3' (mentre con le comuni sedie girevoli è di soli 20" !) o, molto meglio, eliminando il nistagmo per rotatorio. È merito del Buys e di Fischer l'aver pensato alla possibilità di avere 110 mezzo di rotazione capace di girare nelle due direzioni, con accelerazioni iniziali inferiori alla soglia di eccitabilità labirintica; di raggiungere col movimento Wliformemente accelerato e con accelerazioni angolari positive minime e graduali un~ data costante velocità. angolare; di arrestarsi in 1nodo uniforme e graduabile; di permettere infine la fissazione del capo del soggetto ruotato e la sua esatta inclinazione. Con tale apparecchio eli rotazione il nistagmo per rotatorio resta abolito, ed il nistagmo postrotatorio, ottenuto in seguito all'arresto della rotazione o al cambio della velocità angolare costante in movimento uniformemente ritardato, non avrà certamente subito alcuna interferenza e sarà l'esatta espressione delle reflettività vestibolare. Un modello di questo nuovo tipo di sedia rotatoria, costruito dall'ing. Tonnies di Berlino per la Clinica Otoiatrica di Pa<iova, è stato recentemente presentato nelle sue applica,zioni diagnostiche ed illustrato da K. Arsla.n, che nell'Istituto del Fischer aveva già. avuta la possibilità di sperimentare come con detto tipo di sedia fossero eliminate le cause di ('rrori possibili con i comuni altri mezzi di rotazione, e di iniziare poi interessanti ricerche sulla fisiopatologia dell'apparato vestibolare; ric('rclw che, su più larga scala, sono attualmente in corso presso la detta clinica. Due primi dati di fatto, di non lieve importanza, si rilevano stimolando il labirinto non acustico col detto modello di sedia rotatoria alla quale è stato applicato uno speciale dispositivo mercè il quale è anche possibile misurare la grandezza fisica della accelerazione angolare negativa: l 0 La presenza negli individui normali di Wl a 2 a fase eli nistag1110 post-rotatorio (corrispondènte al nistagmo inverso del Buys) con curatteri .di costanza e durata eguali a quelli della prima, fase, di origine C(•ntrale e che, pur ·potendosi interpretare come una manifestazione fa i-1 ira


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SULLA S'E :'IfEIOTICA DEf.L A PPAR.-\TO YESTIBOLARE

del nistagmo, analoga a'd altri fenomeni fisiologici, sembra però, da. ricerche attualmente in corso, assente in molti animali (cane, scimmia, ecc.);. zo L'assoluta mancanza, anche dopo rotazioni di parecchi minuti, di fenomeni secondari (vertigine, lipotimia, vomito ecc.) in pazienti che con altri tipi di seclia, ed anche con la semplice stin1olazione calorica, vi andavano soggetti; fenomeni che intralcierebbero ed a volte renderebbero impossibile un regolare esame del nistagmo e consPguentemente del grado di reflettività vestibolare. COSCLDSIOSI. Da quanto ho sintet icamente esposto si deduce : l o Che sebbene la fisiologia dell'a.pparMo vest.ibolare sia ancora oggf alquanto discorde, la clinica ci insegna che dalla reflettività di esso noi possiamo avere spesso dati non trascurabili ai fini diagnostici; 2 ° Che questa, reflett.ività può essere indirettament.e influenzata. dai mezzi usati nella. Rtirnolazione dell'apparato vestibola.re; 3 o Che conseguentemente è n<>cessario lmiformarsi il più possibile sull'uso di essi e fissarne le grandezze fisiche in una misura standard, dando uaturalmcnt.e la preferenza a quelli che a,llo sta.to attua.Je delle nostre conoscenze tengono maggior conto dei presupposti fisiolo~ici dell'a.ppa.rato che vogliamo stimolare; 4 o Che noi oggi disponiamo di mezzi che usati con giust.o criterio e discernimento ci permettono di saggiare la detta rcfiettività con molta esattezza. RIAS8U::"TO. - L 'A. espone alcune considNazioni critiche riguardru1ti l'applicazione d e i vari mezzi di st.imolazione dt>ll'apparato vestibolare, sofl'erma.ndosi sovratut,to a. discuterne il meccanis mo fisiologico di azione, le poss ibili cause di e rrol'i, la valutazione semeiotica dei riflessi Yestibolari, ecc. L 'A.. sulla base di considerazioni fisiologiche e semeiotiche, indica i metodi di Veits e di Buys-Fischer come i più indicati ed i più esatti risp ett.ivamente p er la stimolazione t ermica a per que lla rotatoria. BIBLIOGRAFIA ARsLL"' K. ARSLAY K. ARSLL"' K. -

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HALDENWEX. -


MEDICINA LEGALE MILITARE OSPEDALE MILITARE DI UDINE Direttore: tenente colonnello medico S. Cenc10

10 STRABISMO CONCOMITANTE DAL PUNTO DI VISTA MEDICO-LEGALE Dott. Nicolò Colomba, capitano medico, capo reparto oftalmici

La trattazione del prt>sente aJ>gomento mi viene suggerita dalla osRervazione di nwnerosi casi di strabismo concomitante inviati in questo -ospedale durante il periodo della chiamata alle Mmi. L'argomento dal punto di vista medico-legale presenta, a mio parere, una notevole importanza, e, sebbene di esso si sia pareécbi anni or sono occupato il collega .ARACRI, tuttavia ritengo non sia del tutto inutile ribadirne i concetti essenziali. Prima della guerra lo strabismo era valutato principalmente dal punto -di vista estetico: quando il margine corneale di un occhio deviava al punto da toccare l'angolo della commessura palpebrale, esso dava luogo alla riforma. In caso diverso, erano prese in eonsiderazione l'ambliopia o l'ametropia da cui era determinato, se funzionale, oppure i disturbi della visione, se da paralisi dei muscoli. Neli 'Elenco del 1917 non è fatto alcun cenno d~Uo

strabismo, in quello successivo invece è ripreso in considerazione

n~ll'a.rticolo 40 che dice «lo strabismo funzionale, sintomo di ametropia,

quando le imperfezioni che lo producono siano al grado voluto dall'arti·colo 35, o sintomo di ambliopia, qualora persista oltre il periodo della rivedibilità ». In quello vigente abbiamo l'articolo 39 che contempla i • disturbi motori di carattere permanente di uno o di entrambi gli occhi quando generino diplopia. ,, Ma questo articolo, a me sembra, riguarda solo lo strabismo paralitico e non quello funzionale. Come è noto, dello strabismo dobbiamo distinguere due specie: quello paralitico, che è conseguenza di un disturbo di motilità dell'occhio, dovuto ad una paresi o paralisi di uno o più muscoli estrinseci dell'occhio; e quello concomitante o funzionale, che rappresenta soltanto un'anomalia nella posizione del bulbo, ch.e conserva. intatti tutti i movimenti e dovuto secondo BUFFON ad una ineguaglia.nza della forza visiva nei due occhi, secondo DE GREFE e GrnAu TEULO~ ad una turba dei muscoli oculari, secondo Dol\'DERS ai vizi di refrazione, tenendo presente i rapporti tra. convergenza ed accomodazione, secondo PA.RINAUD ad un vizio di sviluppo dell'apparato dt' lla viilione binoculare, che impedisce la convergenza degli occhi su l'oggetto fis~;ato, e sec.ondo altri a turbe cerebrali, sifilide ereditaria, alcoolismo, cpilcsilia, isterismo ecc. Ora, mentre nello strabismo paralitico si manifesta, la diplopia, in quello concomitante invece per le ragioni che dir(>mo più avanti la diplopia. in genere manca. Quindi possiamo affermare elle negli attuali Elenchi A e B delle imperfezioni ed infermità non è contenuto alcun arti-colo che riguardi lo strabismo funzionale e noi oggi per la valut<tzir)lle


LO STRABISMO CONCOMITANTE E CC.

medico-legale di esso ~>iamo costretti a ricorrere agli articoli 34 E.A., prendendo solo in considerazione il grado di acutezza. visiva. Ora effettivamente negli strabici, in un gran nnmero di casi, si nota. una. notevole riduzione del visus nell'occhio deviato. La patogenesi di questa ambliopia è ancora discussa. Malgrado i numerosi e recenti lavori su questo argomento le opinioni sono le più divergenti: infatti mentre alcuni autori persistono a riconoscere per l'ambliopia una origine congenita,. la maggior parte degli autori invece ammette che essa sia consecutiva alla deviazione e quindi alla prolungata mancanza di funzione dell'occhi(} strabico. Fra queste due opinioni contrarie ve ne è una terza che cerca di conciliarle: l'ambliopia strabica riconoseerebbe, sì, una origine congenita, ma la deviazione stessa e la neutralizzazione visiva che ne è la. conseguenza. ne favorirebbero maggiormente lo sviluppo. Ma non possiamo disconoscere che accanto a questi soggetti con notevole riduzione di visus nell'occhio che strabizza, ve ne esistano altri, il cui visus in tale occhib non è ridotto a tal punto da rientrare nei limiti det.erminati dall'articolo sopradetto, Dal lavoro, infa.tti, di Alt.ACR.I si rileva che su 587 casi di strabismo alternante 106 soggetti presentavano Visus = l nell'occhio deviato dopo correzione; 157 Visus = 2 /3; 92 Visus = 1/2; 70 Visus = 1/3 ; 37 Visus = 1/4; 44 Visus = l /6; 21 Visus = 1 /8; 20 Visus = 1 /10; 23 Visus=1 /20; 17 Visus = 1 /30;. Su 339casi di strabismo permanente 4 soggetti presentavano dopo correzione nell'occhio deviato Visus = l ; 29 Visus = 2 /3; 42 Visus = 1/2; 44 Visus = 1/3; 48 Visus = 1/4; 47 Visus = 1 /6; 32 Visus = l /8; 44 Visus l /10; 70 Visus = l /20; 39 Visus = 1 /50. Da una statistica da me raccolta, sia dai registri esistenti presso questo·

ospedale e sia dalle osservazioni personali durante il periodo in cui io dirigo il reparto oculistico, risulta che su 298 casi di strabismo funzionale 12 soggetti presentavano nell'occhio deviat-o dopo correzione Visus = l; 18 Visus = 2 /3; 29 Visus = 1f2 ; 35 Visus = 1/3; 42 Visus = 1/4; 23 Visus = 1 /6; 19Visus = 1 /8; 16 Visus = 1 /10; 8 Visus = 1 /20; 101 Visus = 1 /50. Confrontando i valori ottenuti da .AB.ACRI con quelli da me trovati, si nota in quest'ultimi una maggiore percentuale di occhi con Visus inferiore ad l /20. Ciò si spiega col fatto che .A.:&ACRI ha preso in esame soggetti anche con età dai 5 ai 15 anni, mentre le mie osservazioni sono state poste su individui tutti sui 20 anni circa.. Ora è noto che nell'occhio strabico l'acutezza visiva va diminuendo con l'età. Ad ogni modo sia nell'una che nell'altra statistica il nnmero dei soggetti strabici con Visus nell'occhio deviato superiore ad l /20 è piuttosto rilevante. Ora, mentre per i casi con Visus inferiore ad 1 /ZO nell'articolo 34 E.A. delle imperfezioni ed infermità troviamo le norme come comportarci, per quelli invece con Visus superiore ad l /20 non abbiamo alcuna indicazione. Si dovrà allora giudicare idoneo al servizio incondizionato un soggetto strabico solo perchè presenta un Visus superiore a,d Yz in un occhio e ad 1 /20 nell'altro ' In altri termini si dovrà valutare lm occhio deviato alla stessa guisa di un occhio diritto, che abbia; lo stesso grado di a{}utezza >isiva 1 Ma l'occhio strabico partecipa alla visione binoculare e in qual modo e misura ~ Quantunque la visione binoculare sia. un fenomeno n,bba.sta.nzo. comples-

so ecl ancora non tanto ben conosciuto, si può ammettere che in condizioni


LO STRABISMO CONCOl\UTA..>n'E ECC.

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normali se noi fissiamo con entrambi gli occhi un punto, si formano nelle due fovee due immagini che si sovrappongono. Lo stesso avviene per punti situati all'infuori di quello di fissazione: si formano pure due immagini extra.foveali che si sovrappongono, se cadono su punti corrispondenti delle due retine. Si ha. allora la visione binoculare. L 'apparecchio della visione binoculare è costituito da uua parte sensoriale centripeta, che comprende le retine coi centri visivi dove si saldano le immagini impresse e quindi vengono esteriorizzate, ed una parte mortice centrifuga rappresentata dalla convergenza. Queste due parti sono connesse ed agiscono assieme a.lla accomodazione. «Gli occhi perciò formano dal punto di vista funzionale un organo unico. (PABJNAUD) ». Ma secondo J aval « non è la disposizione anatomica dei nervi ottici, del chiasma e dei centri che ha per effetto di fondere le sensazioni dei due occhi, ma esiste nel fanciullo fin dalla nascita una tendenza innata a dirigere gli occhi in maniera tale da compiere in una sola le due immagini ». Infatti se noi vedessimo 80n l'occhio destro un oggetto e lo stesso oggetto con l'occhio sinistro, verremmo ad avere due sensazioni visive identiche, cosa questa inutile ed anzi fastidiosa; ed allora per effetto di educazione ed utilitario noi sovrapponiamo, incastriamo cerebralmente le due immagini dell'oggetto in una percezione unica. Dopo un periodo di tempo di tali esercizi, la fusione delle immagini è talmente radicata ed automatica che riesce difficile romperla. Normalmente gli occhi si dirigono insieme in alto, in basso, a destra ed a sinistra e le linee visive convergono sempre sull'oggetto fissato sia a distanza infinita che a distanza finita (in quest'ultimo caso le pupille si restringono e le superfici delle lenti cristalline aumentano di convessità). Si ha. cioè associazione dei movimenti di direzione, convergenza e accomodazione; al contrario negli strabici gli assi visivi non sono concordanti e quindi essi non possono più convergere verso uno stesso oggetto e l'immagine si forma nella retina. dell'occhio deviato in un punt{) non corrispondente deU'altro occhio. Di conseguenza non si ha la fusione delle immagini ed il soggetto dovrebbe avere diplopia. Questo senza dubbio si avvera. all'inizio dello strabismo, ma poichè il difetto spesso incomincia nella prima infanzia., nulla di questo ci viene reso noto e quando il bambino è divenuto più grandicello da potere dare esatte indicazioni, ha già per un fenomeno, direi quasi, di difesa escluso psichicamente la visione dell'occhio strabico e la diplopia di conseguenza manca. Due però effettivamente sono le cause che portano alla scomparsa dell'immagine doppia.: l'esclusione e la formazione di una corrispondenza patologica della retina. L'esclusione sarebbe un atto psichico: l'occhio strabico vede bene, ma la sua percezione non risveglia l'attenzione, cosi come durant-e l'osservazione microscopica a taluni riesce di escludere la visione di un occhio tenuto aperto. Ma nello strabico non tutto è cosi semplice. Esperienze fatte da autorevolissimi studiosi hanno ad esempio dimostrato che l'occhio deviato non fa astrazione completa deUa sua immagine visiva, non sarebbe cioè in istato proprio di inattività funzionale, e l'esclusione non si presenta solo nell'occhio deviato, ma anche in qualche zona dell'occhio diritto. Cosi ScHWEIGGE& ha osservato che, se si proietta con un piccolo specchio oculare l'immagine di un oggetto luminoso Aulla mMula. dell'occh io deviato, questa immagine è percepita da tale occhio nello stesso tempo


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CONCOMlTA:!o.'"TE ECC.

d i quella percepita dallJocchio diritt-o, che fissa nel medesimo istante un altro oggetto. L'A. ha. pertanto arguito che le due macule possono funzio.nare contemporaneamente, pur guardando degli oggetti difierenti. LANDOLT ed ESPER.ON, applicando all'occhio deviato un vetro rosso od un prisma, hanno constatato nella maggioranza dei casi, l'insorgenza di una diplopia più o meno netta. Hanno q uindi pensato che fra i casi d i strabismo concomitante, nei quali si ha la soppressione totale, assoluta dell'immagine dell'occhio deviato, esistano delle categorie intermedie, nelle quali si ha semplicemente una esclusione regionale e che in quest.i casi, munendo l'occhio strabico di un prisma, si trova che la soppressione dell'immagine dell'occhio deviato è limitata ad una regione della retina, situata ira la fovea centrale e la zona di retina, con la quale coincide il punto di fissazione dell'occhio diritto. Generalmente la zona di esclusione è nel senso orizzontale più estesa che nel senso verticale. Anche GUILLEBJ ha fatto delle ricerche su occhi strabici, adoperando il cilindro di 1\fADDOX e1 tranne pochi casi, nei quali la visione dell'occhi~ strabico era considerevolmente abbassata, è riuscito a provocare diplopia, non appena posto il cilindro di 1\{ADDOX davanti all'occhio sano. SACHB, ponendo dinanzi ad un occhio deviato un vetro colorato, e facendo coll'altro occhio fissare un oggetto colorat-o posto su di un arco perimetrico, ha constatato che, spostando l'oggetto lungo il suddetto arco perimetrico nei vari meridiani, in una parte del ca,mpo visivo l'oggetto è percepito del suo colore naturale, in un'altra parte del campo visivo il suo colore è influenzato dal vetro colorato posto davanti all'occhio strabico. Ciò significa., secondo l'A., che nella prima parte l'oggetto è visto coll'occhio normale e nella seconda invece con l'occhio deviato. SACRS ha trovato che il territorio di visione dell'occhio strabico corrisponde alla regione maeulare di esso. GRAEFE ha fatto pure delle ricerche negli strabici e dai risultati ottenuti è venuto alle seguenti conclusioni: l o nella zona perimetrica corrispondente alla regione maculare dell'occhio strabico la visione si effettua solo con quest'ultima; zo la zona perimetrica dell'occhio diritto, che corrisponde alla. regione maeulare dell'occhio strabico viene esclusa dalla visione; · 3o tutta la periferia dell'occhio strabico è esclusa dalla visione. GRAEFE ha dato il nome di esclusione regionale a queste divisioni del campo visivo. Anologhe constatazioni ha fatto Go!'.'-rn. Recentemente anche Lo CASCIO ha fatto delle ricerche molto accurate sullo stato della visione negli strabici, servendosi per questo suo studio del cromatoscopio di SPECIALE-CmmcroNE. Egli ha riscontrato che tanto nello strabismo convergente che ia quello divergente, l'occhio strabico partecipa alla visione, che cioè nel campo visivo binoculare dei soggetti strabici vi! è una zona più o meno estesa nella quale la visione viene esercitata dall'occhio deviato. Nei casi di strabismo convergente questa zona di visione dell'occhio strabico è di aspetto per lo più reniforme qualche volta di forma semilunare. E ssa è limitata dal lato temporale da una linea curva con la concavità rivolta verso l'esterno, dal lato nasale invece da una linea curva con la concavità rivolta verso il centro di fissazione. Si estende di solito fra i 15 e 35 gradi lungo il meridiano orizzontale ed i 45 e 80 gradi lungo il meri-


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(!iano verticale. La. sua estensione varia da soggetto a soggetto, ma é sempre maggiore nel senso verticale che nel senso orizzontale. L 'A. spiega l'esistenza di questa zona di visione dell'occhio strabico, ammettendo che essa corrisponde alla regione maculare di questo occhio. Un oggetto posto ad esempio in questa zona di campo visivo verrà percepito con la visione diretta dell'occhio strabico e con la visione indiretta dell'occhio diritto. Ora è evidente che se l'acutezza visiva centrale e paracentrale dell'occhio strabico non è di molto abbassata, la visione maculare e perimaculare di tale occhio sarà certamente superiore a quella di una zona dell'occhio diritto situata perifericamente (a 25-a 30 gradi dalla regione maculare) e quindi si dovrà avere la prevalenza della visione dell'occhio strabico su quella dell'occhio diritto. Nei casi di strabismo divergente la zona di visione dell'occhio strabico ~ di lunga più estesa di quella che si riscontra nello str abismo convergente. Essa è situata nella metà del campo visivo binoculare corrispondente all'occhio. Ha un aspetto reniforme con la concavità rivolta verso il centro di fissazione dell'occhio diritto. La sua estensione è maggiore nel senso vert icale che in quello orizzontale; le differenze fra nn caso e l'altro sono piccole, molto più piccole che nei casi di strabismo !Convergente. L'estensione massima nel senso orizzontale si riscontra anche nello strabismo divergente allivello del meridiano orizzontale fra un minimò di 60° ed un massimo di circa. 80°. L 'estensione massima nel senso verticale si riscontra costantemente più vicino al meridiano verticale del campo visivo dell'occhio diritto. L 'A. spiega l'esistenza di questa zona di visione dell'occhio deviato nei casi di strabismo divergente, ammettendo quanto si è detto per lo strabismo convergente, che cioè nella. parte del campo visivo corrispondente al centro di fissazione dell'occhio strabico, la visione di quest'ultimo, tranne i casi in cui l 'acutezza visiva non sia notevolmente ridotta, ha. la prevalenza su quella dell'occhio diritto. Alcuni .A.A. hanno fatto delle ricerche anche sul comportamento del ca.!llpo vis ivo monoctùare negli occhi strabici ed hanno rilevato che in una buona parte di casi esso si presenta alterato. Così WErss ha riscontrato che nel 15 % circa dei casi il comportamento è anormale e più precisamente ha notato che: a) in casi di strabismo divergente vi é: restringimento concentrico nel 4 %; restringimento nasale nel 4 %; scotoma centrale nell'8 %. b) in casi di strabismo convergente: restringimento concentrico nel 7 %; restringimento nasale nel 7 %; restringimento temporale nel 2 %; scotoma centrale nel 4 %_ BLAGOB.VIESTSCHENIIT ha studiato pure il comportamento del campo visivo monoculare di 35 occhi strabici ed ha rilevato: 2 volte restringimento dal lato nasale (10-12 °) ; 4 volte restringimento dal lato temporale (10-30 °); 3 volte restringimento dal lato nasale e temporale (10-25 °); 2 volte restringimento concentrico (10-25 °). -l -

G iornole di medicitlCJ m ili taro.


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CONC'O~IJTAJ'-"TE

ECC.

PARINAUD ha fa.tto pure delle ricerche su occhi strabici ed ha constatato generalmente uno scotoma centrale relativo o assoluto ed in qualche caso restringimento della metà nasale del campo visivo. Lo CASCIO ba studiato llia il comportamento del campo visivo monoculare dell'occhio deviato elle dell'occhio diritto di soggetti strabici ed ha riscontrato che Mll'occhio diritt.o non si ha. :llrnna moù ifìcazione del campo visivo, rn€>ntre invN~ n<•g-li occhi devia.t.i si rilevano 1lelle modificazioni del ca.mpo visivo nl'l 50 % dei so::gPtti aHctti d~t strabismo convergente e nel 20 % dei soggetti afl\•tti da strabismo divergente; e più precisamente ha trovato: a) n(']]o strabismo eonn•rgPntP: rf':stringiuwnto lll'i li111iti tt·ntporali tl<'l ~3,3 ~ ~ : !:!COtenna. tPnt r,tle rc•lat h-o n(•l :..!7,:! 0 0 . TI rc>string-inwnto d('i limiti tl'IUpOrali dt>l (':tlllpO YiSiYO Sart•bh<' SOltantO per i colori, nud pc·•· il bia,nco, e gPnemlntc•ntl' più accentuato per il ros!:lo c h<· pi•r il YC'l'dt·; b) nello strabi:;mo di n•rgcnte ha. rilt•va t o che le tuodiflcazioni ùcl campo visivo conllilitono in ~dcuu i Calli in un lic•\·p rl'stringimeoto dei limiti nasali per i colori c n1·ll:L pn·seuza. ti i uno :s<:olollla. centrale rclat ivo. ,

Sono stètte fattr nt•gli strabici anehe d1•llt> ricerche sul comportamento del senso lnmiuoso e cl<•l senso croma tiro. BoLOJC, S<·rv<'ndosi del suo fotoptomPtric·o ba, €>Saminato le funzioni retinicbe dell'occhio diritto e di quello strabico fli una llignorina. di 26 anni ed ha riscontrato che non esistono notPvoli d iHcr€>nzp fra un occhio e l'altro. ~fMA':\'N ha sa.ggiato il senso luminoso di fllruni occhi strabici con un metodo da lui ideato, che consiste nel d<'tl'rrninar(' JH'r mezzo di tfLbelle murali prima l'a.rutczza visiva naturale c poi l'acuL~·r.z~t visiva ponendo davanti agli occhi del paziente un vetro fortt>nl.<'ut.<' ~1.JYumicato. Con questi esami l'A. ba trovato che mentre negli occhi diritti il r apporto (ra · visus alla luce e quello all'oscurità è di 1:0,3 - 0,5 negli occhi strabici sar ebbe 1:0,9-1. AlmA~~ per tanto ritit>ne che la caHRa deUa ambliopia non abbia sede nei coni fovea li, nò nd rispetti>i neuroni, ma cht> si tratti di un impedimento cerebrale, che si verificherebbf' p<•r gli Rtimoli luminosi di intensit.'\ ordinaria (luce del gioroo) per gli stimoli più lt>ggeri(luce scarsa) si manifesterebbe la sensibilità latente dPlla retina. Lo CASCIO studiando il s('nso croma.tit.o nP~I i st.ra.bici non ba riscontrato nel 66 % di C<Wi a lcumL <1ltcrazioni; n<•l :~:{ % invece ba notato che l'occhio strabico prc1wnta una. deficienza 11iìt o nwno accentnat.a del seuso cromatico. H a studiato a.ncora il senso luminoso 1wgli stmbici a mezzo del fotometro di Foerster c non ha rilevato aleuna. modificazione a carico di esso. Le sue ricerche quindi non confernwrcbb<'ro il risultat-o a cui è perYenuto Arumann, che cioè il senso luminoso sia. più elevato nell'occhio strabico che in quello diritto.


LO STRABISl\10 CONCOMITANTE ECC.

COXSIDER.AZIOSI E

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CONCLU SIO~I.

Da quanto abbiamo esposto risulta anzitutto che l'occhio strabico non fa ~tstraziono completa della visione, ehe esso cioè non è in istato proprio di inattività funzionale. D 'altro canto pt•rò abbiamo notato che la zona di campo visivo binoculare, nella quale l'occhio deYiato partecipa alla visione è piuttosto limitata. Er;sa corrispon<• alla regiom.• macularo e perimaculare dell'occhio strabico. Dallo esperienze di G.&AEFE e di Lo CASCIO si rive.la inoltre che in questa zona, in cui si ha la pr<'valenza della visione dell'occhio stra bico, l 'occhio diritto, pc>r quel fenomeno di difesa che abbiamo sopraccennaJo, esclude, JWl' t>vitare l'insorgenza della diplopia, psicbicamente la propria visione e quiodi si ha. la visione del solo occhio st.rabico. Di conseguenza in uno strabico un oggetto, sia quando pTe-ç-ale la visione ell'occhio diritto, sia qua.nclo preYalf' la visione dell'occhio deviato è sempre visto da un solo occhio, perchè nf.'l primo caso si ha in quella zona la :;oppressione della visione dclrocchio strabico; nel secondo caso si ha la soppressione della visione dcll'ocebio diritto. Si può affermare quindi che nei soggetti strabici la, Yisione binoculare manca in tutti i sett.ori. Con la mancanza della visione binoculnrt> si ha come conseguenza la. mancanza o qua::;i del senso stereoscopico, per cui l'individuo non ha più la possibilità. di caJcolare con una cm·ta esattezza la p rofond ità degli oggetti. Ma. si potrà obbiettare che anèhe il mono(:olo possa col tempo e coli 'esercizio acquistare il senso della visione stereoscopica, in quanto esso è prodotto oltre che dalla, visione binoculare anche dai SC'I!llenti fattori st>condari: variazione de Il 'accomodazione nect>ssaria per vedere chiaramente tratti più vicini o lonta.ni, diminuzione della grandezza delle immagini retiniche chC> va di pari passo con l'aumento della distanza, distribuzione della luce e delle ombre, parallasi (spostamento cioè apparente dei movimenti del capo), prospettiva aert>a od attenua.zione dei colori prodotta dall'intorbimento dell'aria. Ora questi fattori secondari ofirono ei!et.tivamente anche al monocolo una certa possibilità di rilievo della profondità; ma il rilievo della profondità basato su quE-sti soli fattori, sta molto lontano dalla vera visione stereoscopica, sia per fmezza che per rapidità di percezione. Siccbè si può affermare cho il senso stereo~:~copico, complesso fenomeno non ancora ben definito, non possa in un soggetto, in cui manchi la visione binoculare1 raggiungere quella p erfezione che è necessaria, perchè l'individuo possa oon rapidità e precision(' render:;i conto della distanza e della profondità degli oggetti. Dall'esame della letteratura si rileva ancora che il campo visivo monoculare, il senso cromatico ed in minima pa.rte il senso lunùnoso sono in un certo numero di occhi strabici alterati. Appare dunque evidente eh un occhio deviato è leso in molte delle sue funzioni retinicbe oltre a quella ùell.'acntezza vish-a. Ed a.Uora in quale posizione collocheremo lo strabico nella scala delle imperfezioni ~i~ive1 l>Quale sarà il giudizio medico-legalcY Certo se si vol esse essere hg1 al principio che ogni soggetto deve essere valutato per


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LO ST RAliiSt\10 CO:s"COt\HTANTF: E CC.

quello che dà. e non per quello che potrebbe dare, si dovrebbe considerare lo strabico alla stregua di un monocolo, monocolo nel senso funzionale della parola, intendendo con ciò definire chi può usufruire di un solo occhio. Potremo chiamare l'occhio strabico occhio di riserva, occhio temporaneamente inattivo, nel senso che nella eventuale perdita dell'occhio diritto, esso prende l'attitudine a vedere, ma non potremo mai anche lontanamente, metterlo alla stessa altezza eli un occhio diritto e v.alutarlo con gli stessi criteri. ·tMa io non voglio essere proprio assolutista e dire che tutti gli strabici debbono essere considerati alla stregua dei monocoli e come tali essere eliminati da.Ue file dell'Esercito, ma penso che il va.luta.rli, tenendo conto della sola acutezza visiva., come si pratic!l. oggi, sia un criterio errato. Esaminiamo infatti brevemente quale conseguenza può avere l'arruolamento di uomini affetti da strabismo funzionale in relazione alle esigenze del servizio militare. . È certo che la d eficienza del Visus costituisce una mi norazione assai importante per ogni uomo che sia. chiam!tto a lavorare e quindi a com-

battere. È evidente però che le conseguenze d annose dell'imperfezione saranno tanto più sentite, quanto più delicato e complesso sarà il lavoro richiesto e che i disturbi di cui tra.ttiamo rivastira.nno cara.tteri di particolare gra.vità se si m~uifesteranno in soggetti de~ tinati ad operare armi complesso e delicate, mezzi celeri e meccanici, nei quali, in virtù dei fattori - moto - velocità - distanza, la percezione dei pian.i in profondità appare una necessità assoluta. È noto infatti che per ottenere colle armi automatiche un tiro efficace è necessario calcolare con r elativa plecisione la distanza alla quale si trova l'obbiettivo del t iro ed è no~o com~ nel combattimento odierno tale compito sia spesso affidato al tiratore o al capo arma. Se allo stato di agitazione 'psichica, nella quale già si t rova il combattente e alle reali difficoltà di una stima a vista fatta sul campo di battaglia di obbiettivi lontani attraverso veli di nebbia o di gas si aggiunge la imperfezione del Visus che toglie all'osservatore la visione stereoscopica del terreno all'orizzonte, come potrà il tiratore di arma automatica percepire il piano di un obbiettivo in profondità, r egolare l'alzo sulla distanza calcolata ed esegltire finalmente un tiro efficace sull'obbiettivo stesso~ Se consideriamo che l'armamento della nostra fanteria è oggi più complesso e delicato che in passato, che il numero delle armi automatiche leggere e pesanti assegnate ai battaglioni di fanteria ed a.i gruppi di cavalleria è cousiderevohnente aumentato, che le armi stesse hanno bisogno dell'ausilio di istrumenti vari di precisione; se ci soffermiamo a considerare l'assoluta. importanza che il tiro sia mirato e giusto, appare evidente la necessità. che la. capacità visiva. del nostro soldato sia perfetta. M:a altre considerazioni si possono fare su tale argomento se si pensa al continuo sviluppo e all'adozione su larga scala. dei mezzi a motore negli eserciti moderni, se si considera il forte numero di uomini che dovranno essere abilitati a Condurre, all'atto della mobilitazione, automezzi, batterie motorizzate, carri veloci e comunque mezzi meccanici celeri.


LO STRABISMO CONCOMITANTE E CC.

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Anche in questo caso è evidente che il personale specializzato nel condurre dov:rà essere immune da imperfezioni del Visus. L 'impiego dei mezzi celeri richiede infatti la visione chiara del terreno da percorrere, nonchè la percezione rapida e netta der segnali e degli ostacoli. Come sarà possibile ad un conducente affetto da strabismo funzionale di condurre una macchina su strada o un carro veloce in combattimentoY Lo stesso dicasi per gli nomini che sono chiamati a muovere ed a combattere a cavallo, a superare, montati, ostacoli e asperità del terreno. Un cavaliere affetto da strabismo, mancando del senso della profondità dei piani, non potrà valutare la reale distanza che lo separa dall'ostacolo e non potrà quindi imprimere al quadrupede la propria volontà nel momento giusto, nè potrà andare col cavallo in perfetto equilibrio, come l'istruttore gli av:rà più volte detto e ripetuto, poichè egli non conduce il proprio cavallo, ma ne è trascinato. Ed ora concludendo, senza aver la pretesa di voler muovere delle critiche allegislat{)re, subordfnatamente mi permetterò di proporre che tutti i soggetti strabici, la cui acutezza visiva non raggiunge i limiti voluti dall'articolo 34 E . .A. delle imperfezioni ed infermità, venga,no, se non eliminati in modo assoluto dalle file dell'Esercito, assegnati ai soli servizi sedentari. Qualora tale tesi non dovesse essere accettata, proporrei che tutti i soggetti strabici venissero almeno esclusi dall'assegnazione nei reparti di linea e in certi corpi od armi (bersaglieri, cavalleggeri, truppe celeri in genere), in cui, per le ragioni su esposte rappresenta un requisito indispensabile l'avere integro il senso della visione stereoscopica. AUTORIASSUNTO. - L 'A. tratta dello strabismo conconiltanto dal punto di vista medico-legale. Con dati scientifici dimostra che nello strabico manca la visione binoculare e di COilS(>gufnza il sEnso della visicne stereosoopioa. Pl'op cnP p. rtanto che tutti i soggt tti strabici, la cui acu tuza visiva non roggiunge i limiti voluti dall'articolo 34 E . A., Vf ngano asSfgnati oi soli servi zi sedentari. BIBLIOGRAFIA Sehen der Amblyopen • Klin. Mon. Aug. ,. LXVII, 572. A:&ACRI. - Sull'etioW{/ia e l'ambliopia dello strabismo conco1m'tarne. • Giornale di Medicina Militare n, dicembre 1928. BLAGOWJETSCBENSXI. - Das Gemchtsjeld bei strabismus concomi tcms. " Moslmuu Augensrz. Gesell n, 20 jannar 1704. • Klin. Mon. Aug. ». 1906, II, p. 337. . DE WEEXER ET LANDOLT. - Traité complet d'ophtalmologie. III, p. 875, 1887. DONDERS. - Mamorie sur la pathogar«U du strabisme cc Ann. d'acui , , 1909. GUILLERY. - Ueber die Amblyopie der Schielenden • Aroh. f. Aug. », xxxm. p. 45, 1896. G.a.u:n:. - MotilitclBBtcrungen - « Gracfe-Saemisch's Hand , , VI, VIII. Lo CASCIO. - Contributo clinico alla conoscenza della visione negli occhi strabici. • Ann. di oftalmologia •, 1925, fase. I. PARINAUD. - Le Btrabisme et son lraitement. Poris, Octave D oin Edit. 1899. S AOHS. - Ueber das Sehen der Schielenden cc Grat·fe' s Arch », X VI, 1897, p. 597. fiCHWEIGGER.- KlinùJche Unterauchungen uber das Sohielen. Bcrlin 11!81. \\'EISS. - Ueher daa Verhalten dea Gesichtsfeldes der Schielmden. • Ophth. Gcs\'11sch. H eidclberg », 26 vers 1887. AMM.U<N. -


CASISTICA

CLINICA

OSPEDALE PSICHIATRICO PROVINCIALE DI CORIZIA Dtrt>ttore : Pro f. CES AR E

llELLAVITIS

TENTATIVI DI CURA OMOSIEROTERAPICA IN AMMALATI DI MENTE D ott. Michele Battaglia, capitttno mod ico, assist ente volontario e d o tt. VI rgilio Debeus, primur io Sf'~ ionc uo m ini

Il sangue umano in toto o il solo siero di sangue souo stati impiegati in terapia a -vari seoJ)i, e cioè:

per cou[N·ire una immunità. passiva ( ~> i fa nno, per esempio, iniezioni di siero di convsLIPRC(·uti o eli g uarit i di poliomi<'lite in b<unbini affetti 1la. paralisi infant ili'; iniPzioni di llangue di donne incinte norma,li giovano nelle tossiemie g m.v id it'h e): per sfruttare il potetl' del sangue e dt•l sit>ro s:tnguigno di stimolare gli organi e rnopo il't ici: iniezioni di sangue t.otale di'Ila madre fa voriscono l'a.ccrescimento di nMi prem<LttLri; p er L'Ccita re i meccanismi di difrsa organici col provoeare cambiamenti della cras i sanguig na e reazioni leucocitaric. L a t erapia col l'la.ng ue di conva lescenti è g ià stata pratica.ta da anni d<\ vari autori; d a noi, JW l' esempio, da Carlo CL·ni. R ccent.enw ntt: iii sono occupati nella pratica psichiatrica della omosieroterapia, ci.oò della cura con siero sang uigno di persone sane, G. D emay, Pierre Doussitw t , Elizabf' tll .Tacob e J . Tinel, che hanno riferito s ui risultat i ott enut i a lla società medico- psicolog ica di Parigi nella seduta dell'Il genna io 1934. I suindicati autori avrebbero riscontrato con una certa costanza buoni risultati con l'uso Ili sieri di individui sani; mentre invece il siero d i alienat i convalescenti (l clinicamente guariti sarebb e stato senza alcun utile effetto. Gli aut ori francesi pensano che il siero eterologo non agisca provocando solo una crisi emoclasica, ma ~tpportando anche nel torrente circolatorio degni alienati così trattati minimo qua nt ità di qua lche sostanza i mporta utc (forse a t ipo enzimatico e ad azione crttalizza.trice) di cui gli alienat i sa1·ebbero pri,·i. Gli a.utori citati si S('r vono di questa tecnica: I dona tori di l'la.nguc devono essere sani c senza t are ereditarie. Il piccolo sa.lc~s;so a i do u~to ri è prat icato alrnattiuo a d igiuno e a ripoS(l da qua l<:ht' ora . Il ~a ngue , a ptw na ra.ccolto in pl'ovetta. sterile, viene subito centrifuga to Nl il pla:srna <:he s i separa viene raccolto in fial e che si chiudono


TENTATIVI DI CUltA OMOSfEROTERAPlCA ECC.

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alla fiamma. TI plasma è sterilizzato con quattro tyndalizzazioni successive e si conserva in termostato a 370 per 24 ore. L'iniezione è fatta endovena l'indomani all'alienato che è in cura. Anche quantità relativamente grandi di siero (come 20 cc.) iniettate lentamente endovena non hanno causato il minimo inconveniente; solo di rado in qualche individuo, e specia,lmente per iniezioni fatte più rapidamente, si sono osservati fenomeni di choc (pallore, tremori) ed ipertermia. Preferibilmente si adopera sempre lo stPsso donatore per uno stesso ricevitore, e perciò il donatore si deve lasciar sottoporre a salassi ripetuti in epoca fissa. Per donne donatrici si evita il salasso nel periodo mestruale. Se il siero è stato conservato in termostato per più di 24 ore, può provocare anche violent,e crisi colloidoclasiche, e sembra aver perduto la sua azione integratrice sul sangue degli alienati. Si inett.ano di solito 6-8 fin 10 cc. di siero ogni quarto giorno in casi acuti; altrimenti si fanno iniezioni ad intervalli maggiori (una ogni settimana, una ogni 15 giorni). L'omosieroterapia è stata riscontrata efficace specialmente nelle forme circolari. Però maniaci hanno presentato esacerbazioni della sindrome se trattati col siero intero, ma hanno migliorato per iniezioni di siero diluito col liquido di Hayem, che impediva un violento choc emoclasico verso il quale i maniaci sarebbero ipersensibili, a quanto affermano J. Tinel c Sautenoise. Doussinet e J acob si sono serviti del siero di sangue anche come veicolo dello zolfo colloidale nel trattamento di maniaci ed ebefrenocatatonici. Le iniezioni endovenose di siero umano avrebbero, secondo gli A.A. tì·ancesi, anche influenza sui sintomi sonmtici, come sull'oliguria e l'iperazot-emia, stilla chetosi sanguigna, sui disturbi mestruali, sulla nutrizione gE•n(•rale e su varie funzioni organiche, perchè favorirebbero l 'appetito, il sonno, ecc. L'influenza sui sintomi psichici è dimostrata da attenuazioni fino a sparizione dei sintomi confusiona.Ii o onirici, da scompar sa del negativiamo, della sit<>fobia, del mutacismo. RitratTebbero giovamento dall"omosierotcrapia le sindromi confusionali, le sindromi melanconiche e maniache, e l'ebefreno-cataton ia. Gli stessi francesi riconoscono all'omosieroterapia puramente il valore di una semplice cura sintomatica, che attenua o fà sparire per qua,lshe tempo dei sintomi psichici, che tendono però a riaffiorare; in casi favorevoli, successive serie di iniezioni di siero umano })Ot.rebbero consolidare i risultati ottenuti tanto da garantire una guarigione clinica. Demay in particolare afferma che l'omosierotern.pia non è in grado di modificare il fondo mentale e che i veri dementi rest;.Lno dementi, ma. che si riesce in molti c~Lsi a calma.re ::;t.ati di agitazione, e a fll,r ::;pa.rire stn.ti di confusione m('ntale e di negativismo, e che si possono vincere ostinat.e sitofobie. Osservo a proposito del concetto di «demenza'» che bisogna. andar cauti prima di fàr diagnosi di vera demenza, per il pronostico infausto implicito in title diagnosi. La dPmenza, infa.tti, sia quella di un paralitico progressivo, <li un senile o di un epilettico in fase terminai<> o <li un prPcoce cronicizzato, si accompagna a lesioni cerebrali non pii1 riparnblli e diffi-


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TE!'<TATIVI DI CUR A O:\lOSIEROTERAPI CA ECC.

cilmente compensabili dalla. funzione vica.riante di altri elementi nervosi rimasti integri. Succede invece che certi arresti psichici ed .inibizioni psichi.che simulino la demenza, senza essere però irreparabili; si parla allora di << pseudodemenza·>>. È osservazione non molto rara che dementi precoci prima giudicati anche per anni di seguito privi di vita psichica e disignati come puri esseri vegetanti possano, in particolari condizioni, e specialmente in istati prea.gonici, dimostrare una pienezza di vita psichica insospettata. Lo stesso può succedere per l'affettività, che è spesso esasperata e non attenuata nei dementi precoci, come sembrerebbe a lla prima. È per la condanna implicita nella parola << demenza >> che gli psichiatri moderni preferiscono la dicitura « schizofrenia» al nome vecchio di « demenza precoce »1 riconoscendo che il processo distruttivo mentale spesso non arriva. alla vera demenza . Anche gli .AA. francesi si rendono conto della difficoltà di attribuire ad una data terapia la cessazione di sint-omi di agitazione o di depressione in distimici che, notoriamente, guariscono spontaneamente di ogni singcllo episodio maniaeo o melanconico; ed a ltrettanto difficile ritengono lo stabilire se una remissione in un demente precoce è stata spontanea, come non di rado avviene, o favorita da una data terapia. Come criteri potrebbero servire: la llrogressività dell'azione terapeutica e la brusca cessazione del migioramento e l'immediata ricaduta per sospensione della terapia in corso. Tali due evenienze gli .AA. francesi affermano di aver potuto constatare nei soggetti trattati con l'omosieroterapia. · Ci siamo proposto di applicare questo nuovo metodo curativo in alcuni dementi precoci, studiando anche (per un'ora, di 10 in 10 minuti), gli elementi morfologici del sangue e la sfigmomanometria al fine di individuare un eventuale choc colloidoclasico e l'entità dello stesso. Abbiamo usato non il plasma sanguigno, come preferiscono gli .AA.. francesi, ma il siero di individui sani (infermieri dell'Ospedale psichiatrico), a digiuno e a riposo da qualche ora, evitando cosi la centrifugazione e la. tynda.lizzazione. Il sangue, raccoltQ sterilmente con un grosso ago da. sala.sso, era posto a sierare in termostato per un })aio d'ore ; veniva poi dec antato in provetta sterile e conservato in ghiacciaia per 24 ore. L'iniezione endovenosa di siero non ci dette mai fenomeni spiacevoli né rialzi termici se non modesti, sia in giornata che nei giorni successivi. Abbiamo trattato con una certa continuità tre pazienti. Tale numero in verità è assai scarso; ma questo si spiega col fatto che occorre seguire le variazioni della. pressione sanguigna e studiare la formula leucocitaria di .10 in 10 minuti e per un'ora, e perchè non abbiamo avuto occasione di sperimentare in altri casi r ecf;'nti o comunqne a datti. Tratteggeremo in breve la storia e lo stato presente dei tre ammalati CAso l o - C. M. , di anni 57. Non ta.re famigliare. Stette bene fino a 36 anni, quando si ammalò di tifo complicatosi in m eningite. Subito dopo il tifo il paziente

divenne taciturno, depresso, solitario, soggetto ad allucinazioni uditive, con delirio mistico . Diagnosi: Distimico melanconico .


TENTATIVI DI CURA OMOSUEROTERAPICA ECC.

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Dal 1914 il paziente è stato ininterrottamente in ospedali psichiatrici; ha avuto nel passato lunghi periodi di lucidità e di operosità, però sempre con idee deliranti a fondo mistico. Da qualche tempo il C. ·è sempre sitofobo per suoi deliri mistici o di indegnità e -rovina. Nel febbraio di quest'anno è stato sottoposto alla. terapia di siero umano allo scopo di vincere la sua sitofobia, dopo avere giàsperimentatoinutilmenteiniezioni giornaliere di insulina. a piccole dosi (5-10 unità cliniche al giorno). Questo ammalato ricevette in tutto 24 cc. di siero umano in quattro volte, alla distanza di due o quattro giorni l'una dall'altra. CASo 2 o · S. L. di anni 22, schizofrenico ebefretùco. P adre ed una sorella morti di tisi polmonare; il paziente stesso ha abito a.o:;tenico e presenta residui di un 'antica affezione tbc. polmonare; ha. anche insufficienza mitralica. L 'inizio della attuale affezione mentale risale alla fine dell'anno scorso e cominciò con astenia, svogliatezza al lavoro, cefalea. e dolori agli arti ed a.! tronco, cambiamento della condotta (tentativi di fuggire di notte da casa senza scopo nè meta). Più tardi compa.n·ero allucinazioni visive terrifiche, il paziente divetme Mlitario, autista, negativista e mutacico. All'accoglimento il paziente era. confuso e depresso, però i suoi lamenti non si accompagnavano ad espressione dolorosa. del viso, ma erano monotoni, stereotipati e si accompagnavano a. negativiso, a catatonia e catalessia.. Fece dapprima piretotera.pia con neurovaccini e Mixogon endovenosi e poi calcio-terapia. Dopo un mese di riposo curativo il paziente ricevette 16 cc. d i si,e ro umano in quattro volte, alla. distanza di 15 giorni in media l'una dall'altra. Le sue condizioni psichiche non subirono nessuna. modificazione. Diagnosi: Schizofrenico ebefrenico. CASo 3° ·P. A. di a.uni 37, delirio di influenza.. Niente negli ascendenti. Sviluppo dell'attuale malattia mentale apparentemente improvvisa per grave patema di animo subìto nel gennaio di questo anno. Subito dopo questo, comptuve una sindrome confusionale con stato d'an.c;ia. e mutacismo. Solo da. qualche mese il paziente ha ripreso a parlare e non con tutti. L'omosieroterapia praticata nel

secondo mese di degenza del paziente (egli ricevette in tutto 12,5 cc. di siero umano in tre volte alla distanza di 7 e 15 giorni una dall'altra) non ha influito minimamente sul quadro psichico. Diagnosi: Schizofrenia paranoide.

In nessun dei tre casi si osservò il più piccolo miglioramento dei sin· tomi psichici. Nel caso primo non si potè vincere la sitofobia, che cessò invece spontaneamente dopo un mese circa. (Attualmente il paziente è ùi nuovo sitofobo ). Dopo l'iniezione non si ebbero in nessun paziente chiari reperti eli· nici di una crisi emoclasica, cioè nè evidente caduta della pressione nè diminiUZione forte dei globuli bianchi. La caduta della pressione è stata precoce {entro i primi 10 minuti dalla iniezione) di lieve entità e poco duratura. Questa caduta della pressione si è a~ompagnata a modica diminuzione del numero dei leucociti ed a tendenza mieloide della formllia leucocitaria, cioè aumento relativo dei neutrofili, a detrimento specialmente dei linfociti, e a riduzione degli eosinofili. I ris ultati finora ottenuti ci hanno scoraggiati, tanto che per il mo· mento abbiamo abbandonato questa indagine. Probabilmente l'omosieroterapia è solo in grado di dare quanto possono dare l'autoemoterapia e l'autourinoterapia, nella cura delle malattie mentali, terapie che pure hanno trovato i loro fautori entusiasti, ma che in realtà si limitano a vantaggi minimi. Altri tentativi di cura delle schizofrenie furono fatti con altre terapie di stimo~azione (e cito soltanto la piretoterapia), con l'epatoterapia, colle onre antitubercolari e coll'uso di sieri anticolibacillari.


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TENTATIVI DI CUltA OMOSTEROTERAP!CA ECC.

E sistono cer te psicopatie (come particolari forme di schizofrenia, psicosi di angoscia, ecc.) che alcuni vogliono ascrivere a disturbi del tubo gastroenterico (fiora int1~stinale abnorme, ed assorbimento intestinale abnorme); altre affezioni mentali, specialmente forme dissociative, sarebbero prodotte da tossine tbc. Secondo Baruk il bacteriun~ coli colle sue tossine avrebbe azione dannosa elettiva sul sistema nervoso. Vincent ba dimostrato che il bacterium. col·i proùuce tossine di due tipi: un'endotossina entero- cd epatotropa termostabile, e una esotossina.. neurotropa termolabile. Baruk ha inie t.t.ato in animali l'esotossina neurotropa del bacteriurn coli, preparata dal Vincent, ed ha potuto provocare sperimentalmente negli animali così trattati la comparsa ùi sintomi catatonici (negativismo, impulsi, catalessia, sonnolenza, torpon•). L'esotossina neurotropa coliba-eillare varia nella sua costanza e intensità di azione, a S·econda del t ipo di provenienza. Vincent ba preparato un siero anticolibacillare che finora non esiste in commercio, a titoli stabiliti, ma che Baruk ba. esperimentato con successo in forme dissociative a pat.ogenes i ent.erogena, orla complicazioni di una pielo-nefrite colibacillare. B aruk e Trubert d<~scrissero un caso di stato maniacale evidentemente in rapporto con una. piPio-neirite acuta da colibac illo, gua.rito con la scomparsa del focolaio set-t ico rt•nale. Lo stesso Ba.ruk e Deva ux ùescrissero una sindrome confusiona.Je e poi catatonica. in una donna affetta da pielonefrite ed appendicite colibadllari. Iniezioni sottocutanee e lava,ggi r enali con siero a nticolibad lla re ricondussero la. paziente a lla normalità psichica. Buon effetto hanno le cure antitubercolari (calcio endovenoso, sali d'oro ) in schizofrenici tbc. senza però gravi lesioni tbc. polmonari in atto, ma con lesioni lievi, cioè con forme prE'valentement.e t orpide, fibrose o con forme tbc. iniziali a t ipo batteriemico. (Con sa.ngne e liquor di schizofrenici si sono potute riprodurre, con buona costa.nza., ksioni t:bc. in cavie, ma molto più mramente si sono potuti coltivare bacilli tbc. dal sangue o dal Iiquor di schizofrenici). Il punto ùi part.t>nza dcll"a;u,tolU"inott'l'apia (A.. U. T.) degli schizofrenici è rappresentato dalle oSSI'n-azioni di De-Yong, chP dimostrò un potere catatonizzaute di estratti 1i'urina di dementi precoc i. Tinel e Eck, controllando le ricerche di De-Yong, confermarono l'es istenza. di toss ine neurotrope nello urine di dementi precoci e anche di normali, ch<', init>ttate in cavie, produssero stati catatonici. Iniezioni in dementi precoci della propria urina (da poche gocce fino a 6 cc.) potrebbero provocat·e fenomeni immunitari, cioè la comparsa di antitossine nPutnLlizzanti. L'.A. U. T. è si ata applicata dal 1927 nel tra.ttanwnto delle infezioni delle vie urinarie (Cimino). Più tardi si aggiunsero a ltre indicazioni come alcune dermatosi da auto-intossica,zione, to::;sicosi gravidiche, c da ultimo forme psichiatriche (Colella. usò l' A.. U. T. nella nc·Tiastenia). Noi st iamo sperim<"ntando al nostro Ospedale psichiatrico l'.A. U. T. nelle forme ùissocittl ive e amenziali; nta, come abbiamo detto, finora invoro con ben modesti risultati.


RIVISTA SINTETICA DffiEZIONB DI SANITÀ 1\HLITARE DELLA CIREN.UC:\ Direttore : ~nente colonno·llo m <'dico V. CrACCtO

Il lOBO POlMDniRE I[U~~ORIO DfLU VEnA AlYfiO~ (O DI WRI~BERfi) NOTE DI AN ATOMIA RAD IOG RAFICA Dottor Rosario lmpall omenl, capitano m ed ico

La conosct>n:-:a cldlu. Jobuzion e polmo nnre atipica lu~ acquistato reale importlmza pratica. oggi che l 'indagine t·adiologica ha pPl'llU' i<so il rilio\"O di var-ietà t>d anomalie anatomiche che prima non erano rilevn bili con i comuni mezzi cli11ici d'indagine. Fino a pochi anni or sono molte anomn.l i<~ erano curiosità da. snln incisor·in. O~i alcwH' eli esse si estrinsecano, all'f'snm<' del Yivf'ntt', con rilif'vi muiologici chl' è Jti'CCS.<;>lfio conosccn>, assieme u lk• anomuJie allt• quali si riferiscono, p<'r poternc dure l'o •~<Atta int<'prf'truzione-. Il polrn.onè d<'Stro è normahnent<' costituito di tre lo bi, s up<>t·ior e, nwdio E'd inf(•riol'(·. divisi da duE' sciSHure, inc is ure profonde clw dolila supPrficie polmoJJare arrivw10 qua;;i fino all'ilo, o che son o l'iv<'stite dnl fo~lii'Ho plf:'urico visce•·tde. Il polmone s inistro è costituito di due lobi, superiore t•d in[l'riore , ~cparuti t:,ra loro d11 una sola scis.«urtl. La sci&-<urn. principali:' di'stra pn•·te clodl'ilo, sal1' \'<'l'SO l'npico con d ecorso obliquo, tagliauuo a sette centimctl'i circa dnll'apico la pnrtc posteriore de'Ila faccia C<>l!tale del polmone, continua lat.crnlm<'nt.f' in avanti f'U in ba><so. rnggiungf' la bnse, incid e il margine inferiore approf'simativam<>nte suJI'I:'miclavrare, e risalendo la. faccia m ediastinieu raggiunl{f' quasi l'ilo . La l'Ci:-<suro. :"f:'rondaria, in corri· sponrlcnza de'Ile lince a!lct•llari e all'incirca sul quarto s pazio intercostalt>, p arta dalla grnnde scissura e con d ecorso fJilll!<i oriz?.ontuk inc id1· la pn11:e anteriore d c lln faccia costale d el polmone. il margi n e anteriore e In faccia ml'dinstinica fino fJilltSi all'ilo. La gmnde scissura di,·id<•, in alto ~·d in di t'tro, p0r brrvc tratto il lobo supt-· riore d a ll' inferiore, in bns.<>o cd in avanti il lobo m N lio <la l lobo infl'rior l'. L!l. scissura ori?.zontt"liO divide il lobo superiore dul mPdio, che rimane co~i dclemituto t m l~· due scissurc. L'unica scissura inte l'lobat•e sinistra ha, appro"'-"imuti\·Aml'nt<', lo strs.o:;o dl'· corso d e lla. grande scis.':!tu·a. d4'stra. Solo s i a,\'\riciua di un pnio d i Ct'nt imetri di più all'apice e a ll 'ango lo tra margine anteriore e margine inf(·rion• clel polrnonP. L'indi,·idualità. dei lobi non è p<>rÒ cont.rn:<.-<egnuta. soltanto tlalln di"i~ione dd parenchirnn d eterminata dalJo sciS:>un'. Cinscun lobo ha. una aun, pro1wiu clir·amnzionc dc>l tronco bronchiale, che è: p er il lobo s uperi o r<' (J\-Stro il bronco npicale, che è il primo ramo dorsale del grosso bronco, pc•r il lobo m edio il primo brouco QU<"ijtn rlvlstt• ù giunt.L in redu zione Il 211 r~go~to 1\131-XIl (11. cl. r. ).


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IL LOBO PODIONARE ACCESSORIO ECO.

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vcntrale, per il lobo inferiore il rimanente del tronco bronchiale con gli altri rami ventrali e dorsali. Al lobo superiore sinistro va il primo bronco ventrale che dà. qui il bronco apicale. Al lobo inieriore sinistro il resto del tronco bronchiale con tutti gli altri rami. Questa divisione in lobi deve però essere considerata. come la più frequente. Molte sono le va.rietà. che si possono riscontrare nella lobazione polmonare. Le anomalie di lobazione polmonare possono riferirsi a diminuzione oppure ad aumento delnwnero dei lobi. Un'anomalia di lobazione intermedia può essere l'inversione. Cioè: polmone d estro a due lobi, polmone sinistro a tre lobi. senza alcuna variazione n el nwnero totule dei lobi polmonari e nel decorso delle scissure. La diminuzione d el numero dei lobi non ha grande importanza. Rari sono gli arresti di sYiluppo dei lobi, rari i casi osservati di incompleto sviluppo di una scissura e di mancata lobazione. I casi noti di mancata lobazione sono stati anche molto discussi, in quAnto alcuni negano la mancanza delle scissure, che considerano obliterate per affezioni interlobari pregresse. )!aggiore importanza hal'awnento del nwnero dei lobi. I lobi anomali più noti sono: il lobo accessorio della vena Azygos, una varietà. del quale è stato descritto da Bàrsony e Koppenstein col nome di Lobo apicoclorsale; e il lobo retroca.rdiaco. Altri lobi anomali noti, ma meno frequenti, sono: il lobo modio posteriore e i looi di Rokitansky. Lobi di Rokitans!.-y: sono amma;;:>i aberranti di tessuto polmonare fetale. Essi possono essere un'emanazione del lobo inferiore, sia destro che sinistro, ma più frequentemente del sinistro. In tal caso si trovano tra base polmonare e superficie superiore d el diaframma, uniti da un bronco supplementare all'albero bronchiale. l\fa possono anche essere liberi in qualw1que punto delle due cavità, pleurica. e peritoneale, nelle quali si è differenziato il celoma embrionale. Nel quale celoma essi erano rimasti anormalmente liberi durante l'evoluzione embrionale dell'appa.recchio respiratorio. Questi sono veramente lobi soprannumerari. Mentre nelle altro forme di lobazione atipica di soprannumerario non c'è che le scissure, le quali, approfondendosi nei lobi normali, producono le anomalie. Lobo medio posteriore: è determinato da lla presenza. di una scissura soprannumera.ria che, a destra, partendo dalla grande scissura., all'altezza dell'interlobo orizzontale, si porta all'indietro, anch'essa orizzontalmente. Guardando cosi la. superficie costale del polmone le linee scissurali assUillono una disposizione ad X. Questo lobo anomalo può trovarsi anche a sinistra, per la. presenza. di una scissura soprannwne~aria. orizzonta!e posteriore. · Il tessuto polmonare che esso comprende è costituito dalla. parte superiore dello bo inferiore, sia a. destra che a sinistra. La forma dello bo è a cuneo, a ba-se posteriore, compreso tra la pala. superiore della grande scissura e la scis.•mra soprannumeraria. Fleischner ne ha dimostrato radiologicamente un caso. "" Lobo retrocardiaco: è anato1nicamente costituito dal tessuto polmonare aereato dal bronco retroca.rdia.co, diramazione perfettamente normale dell'albero bronchiale. Questo bronco si origina, a. destra, dove spesso si presenta più sviluppato, dal tronco bronchiale direttamente, poco a l disopra del secondo ramo ventrale, mentre a sinistra si origina. da questo stesso secondo ramo ventrale. A sinistra, quindi, non è un bronco primario, ma secondario. L'anomalia è generata, anche in questo caso da una scissura sopra.nnum.eraria. Il lobo retrocardia.co è


lL LOBO P OLMO:'<ARE A CCESSOIUO ECC.

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dunque, una parte dellobo inferiore che è st.ata separata, per m ezzo di una scissura anomala, dal!rimanente del lobo. La. posizione di questo lobo è paramediastiuica. Si trova più frequentemen te a d estra. Può trovarsi anche a sinistra. Può essere bilaterale.

Ha ~mohe esso forma a. cuneo, con apice all'ilo e ba.se a.l clia.fra.mma. La. scissura soprannumeraria ba decorso antero posteriore, obliquo, conver· gente verso il mediastiuo. É importante la nozione di questo decorso per il rilievo radiologico dell'interlobo, che, evidentemente, è maggiormente visibile in proie· zione obliqua anteriore, destra o sinistra, a seconda del lato nel quale l'anomalia si presenta. La scissura anomala può essere incompleta. Può, cioè, affondarsi per un tratto più o m eno breve nel parenchima pobnonare, rimanendo il fondo della scissura più o m eno lontano dall'ilo. Si comprende come in questi ca& il lobo retroce.rdia.co rimanga incompletamente separato dal rimanente loro inferiore. La grandezza è variabile, potendo la base del lobo anomalo costituire talvolta anche la metà di tutta la base polmonare. Ordinariamente la superficie della base. d el lobo retrocardiaco corrisponde ad un quinto, un ter.~;o della base polmonare. La. frequenza con la quale si presenta questa varietà. anatomica è notevo~e Gli anatomici danno il 45 %- Le nwnerose recenti osservazioni di lobo retrocat·· diaco nel vivente, tendono a.d avvicinare la frequenza del rilievo ra.diologico a quella anatomica. Degno di nota che, secondo qualche osservatore, quest<' lobo anomalo sare bbe omologo di una formazione normale n ei ~uadrupedi. LOBO A OOESSORlO DELLA VENA. AZYOOS.

Lo studio della Jobazioue pohnonare atipica. s'iniziò nel 1778 con il lavoro de l Wris berg, che in quell'anno pubblicò il suo caso di lobo anomalo apicale. L'anoma· lia era ibilaterale. Anomalo era il sistema venoso d ell 'Azygos, con duplice vena Azy· gos, destra e sinistra.. Tutte e due a decorso anomalo. Dalla seconda m età de l secolo scorso parecchie sono state le osservazioni anatomiche rese note che hanno portato ad una buona conoscenza di questa. anomalia. La. gran parte di queste osservazioni riguardono lobi accessori unilaterali. P ochissime osservazioni di bilateralità de ll'anomalia, dopo quelle. di Wrisberg. P ochissime sono state anche le osservazioni di lobi anomali dell'apice non dete1·· minati da. un anomalo decorso de lla vena Azygos. Questa. vena è a. ba.<>e dell'anomalia di lobazio ne nella m~~oS.9ima p arte dei casi conosciuti. Cosi s'è ;venuta creando l 'individualità di questo lobo polmonare accessorio della vena Azygos, denominazione proposta da Stibbc, appunto per indicare che questo lobo anomalo è formato dalla. vena Azygos. Ve lde ne l 1927 e B endick e Wessler nel 1928 furono i primi a riconoscere radio logicamente questa anomalia. Ma l'immagine radiografica. che noi oggi riferiamo al lobo di Wrisberg era giàstatadescrittanell925 da Wessler e Jaches, che non n e ave vano dato l'interpretrazione. In Italia i primi casi sono stati descritti dal R e · viglio e dal Lovisatti. In seguito num9rose osservazioni radiologiche si sono susse· guite, così che oggi il lobo accessorio della vena Azygos è accessibile alla diagnosi c o l mezzo radiologico, non solo nei casi normali, ma anche n e i patologici. Un notevole contributo alla conoscenza di questa anomalia è stata portata dalla. scuola. del Busi, alla quale appartiene Ottonello, che ha illustra to, documell· tato e divulgato le idee del maestro.


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IL LOBO POLa.IONARE ACCESSORIO E CC .

L'apice del polmone destro è anatomicamente costituito dalla parte pitl alta del lobo superiore, che viene aereata dalla diramazione media del bronco apicale destro o bronco epiarteriale, che è un bronco primario. A questa.dira.m.azione bronchiale si tmiscono i va-~i arteriosi e venosi, polmonari e bronchiali, e la rete vase.le linfatica, come in tutti i territori polrnonari. L'apice destro è ricoperto dalla pleura viscerale e vie ne a prender e rapporti con la parte più alta. d ella pleura parietale, conformata a cupola e fuoriuscent-e dalla gabbia toracica nella sua porzione più a lta, dove viene a prendere il nome di ple ura cervicale. Complessi sono i rapporti che la c upola. plem·ica assume, con gli orga.ni sopras ta.nti, cioè con il plesso nervoso brachiale, con i vasi s ucclavi, col tendine d el muscolo scaleno anteriore, col ganglio cervicale inferiore del simpatico, con l'origine dell'arteria mammaria interna, del'a. vertebra le, della intercostale suprema. La cupola. pleurica., oltre a.d appoggiarsi ed a modellarsi s ull'apice polmonare, è fissata allo scheletro circostante da un suo proprio apparecchio sospensore che è costituito: dal muscolo scalano minimo, il cui decorso va dai processi tra~versi dalla sesta. e settima vertebra cervicale, alla. prima costola, muscolo che è frequentissimo, ma che può essere sostituito da unfascio fibroso che allora prende il nome di Jiga.mento costo-pleuro-vertebrale; da espansioni d ella fascia preverte brale e della guaina viscerale che avvolge trachea ed esofago; talvolta può rendersi evidente uno speciale legamento vertebro-pleurale, che dalle ultimo vertebre cervicali at·riVit all'apice della cupola pleurica. Infine partecipa a lla formazione dell'apparecchio sospensore illigamento costo-pleu· 1·ale, che dal collo della prima costola va alla parte laterale d ella cupola. Quando si riscontra la prt'senza del lobo anomalo di Wris berg, si ha invece una diversa conformazione apicale, che varia a seconda dei tipi che l'anomalù1> può presentare. L 'anomalia consiste nella divisione del lobo superiore in due lobi. Il lobo anomalo interesse. l'apice. Esso è costitujto da un cono di t essuto polmonare, ad apice ilare, infisso in una corrispondente escavazione conica d el lobo superiore. Secondo Stibbe .i tipÌ pitt frequenti di lobo a.nomalo apicale sono t re: il primo è costituito da tutto l 'apice. n decorso della scissura è piì:l o meno orizzontale, taFig. t.- Schematlca dci tre tipi di Stlbbé dii. :p. n,. delll!. v.n. glia il l oho su{>E;lriore a. circa sette centimetri dall'apice sulla faccia costale e si dirige verso l'ilo, dal quale può rimanere a. varia distanza.. D secondo tipo interessa l'apice dividendolo a m età; la. metà media.le è il lobo accessorio dell'Azygos, la metà laterale appartiene al lobo polmonare superiore. La scissura anomala è


JL LO BO POLi\10::-lAitE: ACCE8SOR!O ECC.

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piuttosto verticale, parte dal culmen dell'apice e si dirig-e anch'<'ssa ve rao l 'ilo. Arriva generalmente a cit·ca due centimetri dall'ilo. Il terzo t.ipo è co;::tituito da una. l inguetta di tes:ruto polmonare, c he la scissura anomala hn distac<'ato dalla faccia. mediastinica dell'a.p ice. Poichè sia i vasi polmonari che bronchiali sPguono, il decor;:~o e lf' diramazioni bronchiali, noi considereremo soltanto l'albero b ronchiale nPllo st\tdio d e l paren chima polmonare dello bo accessorio dello, vena Azygos, perchè si può, dtllla conoscenza d e lla diram~zione bronchiale, risalire alla ramificazione vasale. Come è intuitivo, i bronchi d e l lobo anom!tlo non sono che dirn.m<~,zioni provenienti dal bronco m edio del bronco apicale, bronco medio che è qn('llo che va no•·malmente all'apice. Queste diramazioni bronchiali che vanno al lobo accel"sorio, nascono esternamente alla scissura, e per penetra n" nel lobo, debbono incurvarsi al eli sotto d e l m argine inferiore di essa. A questo li vdlo si possono fttcilment.c avere d{'] le stf'nosi. Ciò che spiega la facilità distasi vu.scolare o di atelectasitt. Le d irumnzioni bronchiali hanno nel lobo accf"ssorio d cll'Azygos' decorso ascPndt-nt.f' . Que-llo chE' è più int-eressante n ello studio di qnf>sto lobo. è la scissura. Il par-enehima del lobo è p arenchima normalmen te e~istcnte nello bo superiore. É la scis::;ura eh<' è anomala e che è la causa dell'anomalia. Essa, contraJ•ia.mcnl.<' a tntt<' le nltre scissure è costituita. dalla ple ura viscerale e dalla pkura pnri(•tulE' in.;irmc. La ple um vil"ccr11lo tapc-zza il po.•·enchima, su tutte e duE' l<' facce rlE.'Ila scisstmt. La plf'tll'tt pari(•tale si in..;inua nella pleura viscerale come una p :<'gft fa lcata che :o:cf"nde dalla cupola pleurica e n el suo rn!Lrgine libe ro cont.i<'nf" l n vena Azygol". Qu<'sta pit>ga falc iforme è stata variamente paragonata alla falco cerebrale, al lq !am<'nto sosp•·n>:<orio df"l f egato, al me!W•ltere. Il paragone che m eglio risponde e che ha avuto p iì.l fortuna è stato quest'ultimo, tanto cho quPSta piega falcata di p 'J C'ura pm·ietnlf', viene com11· numo nte chiamata col nome di m t'><o-Az,rgos. Esso è più o m eno coll\·cs~o lute raJmente, ed è costituito da una ripicgat\u·a d ella plcura costale SII se st<'s-<:a, nf"lll\ quale è contenuto d el tes.<suto conncttiv0 la<Jso con qualc he a•·t<'riola prove niente dalla prima intercostale e con qualche piccola vona. D c•gni di rili<'vo. n!' l me~o­ azygos, sono l'impianto sulla cupola e la conformazioni' del bordo libero. Ne lla porzione intermedia di m eso-Azygos i due fogli d ella ripiegat.um d clla plf'urn parietale, sono direttamente accollati . Io a lto quPsti tlue foglietti s i s<'parano impi~m­ tandosi sulla cupola ple ttrica, cosicchè una sezion<' a quPst.'a ltezza rileva un'immagine triangolare a base curvilinea sulla parete toracica. Il bordo libf"ro, invece, alla sezione mostra un'immagine ovalare che va restringe ndo><i gradn,t,ament,c verso l'atto, d ove si continua con i due foglietti ple urici accollati. Questa sprciale conformazione è dovuta al passaggio in questo margine libero della piega falcttta della v e na Azygos. Così la scissura è costituita da quattro strati pleurici, i due pitt esterni appartengono alla pleura viscerale e sono separati dai due interni che appartengono alla pleura parietale. Nel fondo, tra due foglietti pleurici da un lato e due dall'altro, d ecorre la grande vena Azygos. Come questa scissura soprannumeraria è la causa della formazione del lobo anomalo, cosi la vena Azygos è la catL'>a della costituzione di questa scis.<sura. Causa di tutta l 'anomalia è come vedremo questa varietà vas a.le , che è cof<tant.e, di d e corso e d i sede della vena grande Azygos e del suo arco. Sappiamo che normalmente la grande vena Azygos nasce davanti ai pila.<:tri del diaframma dalla vena lombare ascendente di d est.ra che ne costituisce la radice laterale, mentre la radice mediale è costituita da una vena anastomotica che proviene dalla vena cava inferiore, incostante però, e che nella maggior parte dei casi


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lL LOBO POLMOlS'ARE ACCESSORIO E CC.

è sostituita da vasellini più piccoli ai quali si possono aggiungere altri rami provenie nti dalle vene freniche inferiori, dalle vene surrenali, dalle vene renali. La vena grande Azygos passa poi insieme alla catena simpatica destra, tra pilastro mediale ed intermedio del diaframma, talvolta anche per il forame aortico, contraendo rapporti a sinistra con l'aorta e con il dotto toracico, in avanti con l'esofago ed il peduncolo polmona.re destro, a d estra. con la. faccia mediastinica del polmone, dove si scava un'impronta stretta e s uperficiale, a doccia, a. decorso verticale che sopra il peduncolo polmona.re s'incurva in avanti. Lungo il suo decorso, la vena grande Azygos ricoYe i s uoi affluenti. Ali 'altezza. d ella terza e quarta vertebra dorsale, essa s'incurva in avanti, in basso, ed un pò la.tet"a.lmente; passando a. cavallo del bronco destl"O, raggiunge la faccia posteriore della. vena cava superiore, quasi nel punto in cui questa si addentra nel pcrica.rdio. Quando invece si ba il lobo accessorio della vena Azygos il decorso di questa vena è anch'esso anom.alo .La vena grande Azygos non è più in posizione m.ediastinica., ma essa si trova spostata verso destra.. Ad un'altezza. va.r iabile 't ra la settima e la quinta vertebra toracica essa. si sposta portandosi verso la testa o il collo costale, talvolta contro la. catena simpatica, mentre riceve le vene intercostali superiori. Poi tra terza e quinta vertebra dorsale abbandona la parete toracica, assume direzione perpendicolare a quella che aveva preced entemente, e descrive un arco a raggio variabile e a concavità. in basso e all'interno tra parete toracica posteriore e vena cava discendente. Il suo calibro anche in questo decorso anomalo, è sempre di una certa importanza. e varia tra. 8-10 millimetri. - In questo decorso ad arco la vena. grande Azygos si troYa sul fondo della. scissura a quattro foglietti pleurici che abbiamo descritto, in quella formazione ovalare che è caratteristica del meso-Azygos. É degno di nota però che quando il decorso d ella vena. Azygos è anomalo, anomalo è anche il suo sbocco. Se sbocca nella vena cava discendente, sbocca. più in alto che nel normale e sulla sua faccia esterna, non sulla posteriore. .Ma sbocca. frequentem ente anche in vene più alte. Più comunemente sbocca alla. confluenza. dei due tronchi innominati; viene poi lo sbocco nella vena succla,ria e nella vena innomina.ta d estra. La. lontananza. dello sbocco anomalo da quello normale è in rapporto con le dimensioni del lobo accessorio. In concomitanza dell'anomalia della vena. grande Azygos, sono state riscontrate anomalie d elle vene emi-Azygos e delle vene mammarie interne. Per spiegarsi la genesi degli elementi che sono interessati nell'anomalia: polmone e scissura anomala. da. una. parte, vena. grande Azygos dall'altra. Lo sviluppo dell'apparecchio polmona.re, verso la fine della quarta settimana, s'inizia con la. formazione della. doccia laringo tracheale, che si distacca. ventra.lmente dal primitivo canale intestinale, andando dalla. faringe primitiva, all 'esofago, sin quasi allo stomaco, che a quell'età della vita embrionale si trova ancora. nella regione cervicale. Questa doccia gra.data.J.nente si allw1ga e presenta ca.udalmente tm rilievQ arrotondato, che è l'abbozzo impari d ei polmoni. Infine, la doccia laringo trachea.le si distacca. d efinitivamente dal tratto corriSJ)Ondente dell'int-estino, roent.re l 'abbozzo polmonare continua a rimanere p or poco tempo impari, ma poi compare da. cias cun lato, un sacchetto, costituito internamen te da entoderm.a, ed esterna· m ente rivestito da. tessuto m esenchimale. Da. qu esti sacchetti si originano gli abbozzi polmonari d estro e sinistro ch e sono sporgenti in quella. porzione di celoma che è il canale pleurale. Questo canale si t.ra.sforma poi nella cavità della pleura., che accoglie le due eminenze polmonari cho continuano a svilupparsi . Su queste si invagina quella. porzione di parete del canale pleurale che diverrà. la

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IL LOBO POLMONARE ACCESSORIO E CC.

pleura viscerale, e la rimanente pa.rte diverrà. la pleura parie tale. Intanto le eminenze polmonari si allungano, si peduncolano e danno origine a sempre nuovi germogli. Gli abbozzi polmonari diventano asimmetrici perchè il d estro si allunga più del s inistro. Alla quarta settimana della vitaembrionul<>, l'abbozzo del palrnone destro è costituito da tre gemme, quello del polmone sinistro di due. Alla fine del primo mese sono visibili i solchi interlobari. Nel terzo mese la forma. dei poi· moni è d efinitiva. Essa è influenzata dai rapporti dei polmoni con la gabbia toracica che essi hanno frattanto colmata, e con gli altri organi vicini, cuore e fegato. Importante è notare che le eminenze polmonari sono centrali rispetto alla cavità toracica che i loro germogli d ebbono colmare. I bottoni polmonari seguiranno quindi direzioni radialmente disposte ris petto al peduncolo polmonare . Le parti più alt-e di t essuto polmonare seguono quindi nella. loro evoluzione dellf' linee dirette in alto ed all'esterno. La parte media del tessuto polmonare lirwEdirett.rici che si portano verso l'esterno. La parte più bassa, linee dirette ,-erso il basso e l'esterno. La vena grande A:tygos s i origina dalla. vena cardina.le anteriore destra. Il sistem.a d e lle vene cardinali è costituito da quattro vene, le due vene cardinali anteriori e le due vene cardinali posteriori. Le vene cardinali di ciascun lato, s i uniscJno in un tronco unico, il dotto di Cuvier. I due dotti di Cuvier, scorrendo nelle pareti laterali della cavi tà pleuro-perica.rdica, sboccano nel seno delle vcne che è in comunicazione con · l'atrio primitivo del cuore. La vena cardinale an teriore destra, si s";luppa maggiorment.e della posteriore. Ciò è in connessione col fatto che dal dotto di Cuvier, e dalla porzione pt·ossim.ale della vena cardinale anteriore di destra, s i sviluppa la vena cava superiore. dalla porzione distale la vena anonima d estra. e la vena giugula.re interna. Mentre a sinistra il dotto di Cuvier si atrofizza, e di esso non rimane che il seno coronario. Si atrofizza. anche la porzione prossimale della vena cardinale anteriore sinistra fino ad tm va-so anastomotico trasversale che si era costituito t ra la cardinale anteriore sinistra. e quella d estra, vaso anastomatico che nell ' ultima evoluzione diventa la vena anonima sinistra, mentre il rimanente d ella cardinale anteriore sinistra diventa la vena giugulare interna d i questo lat.o. Le vene cardinali poste rio ri, all'alt ezza dei reni, mandano una anastomosi alla vena cava inferiorè cht> si è sviluppata dall'estremità cardiaca della vena o nfalomesenter-ica destra. Così il tratto s uperiore a questa anastomosi, si libera dal trat.to distale che va ad accrescere il s istema venoso della cava infe riore . Questa porzione prossimale della veua. cardinale posteriore acquista un calibro minore per la diminuita quantità di sangue che vi affluisce . Quella di destra diventa la vena grande Azygos, que Lla di sinistra la vena emi-A:tygos. Olt re questi processi di sviluppo, il dotto di Cuvit:r e la vena cardinale superiore di destra, per raggiungere la loro forma e sede definitiva, d ebbono seguire il movimento di disce, a d el cuore che dalla posizione cefalica dove si forma primitivamente il primo abbozzo del cuore si sposta per raggiungere la sua. posizione definitiva nella parte inferiore sinistra del torace. Cvsì, la primitiva vena cava superiore, seguendo il cuore, s i sposta verso sinistra an·icinandosi allo linea mediana, la. vena grande Azygos attratta in avanti e in ba,;:;o, d escrive un arco per sboccare alla. faccia. posterior€' della vena ca,-a. discl'ndtmto. (Oont inua)

f> -

Gt01'11ab di med tcina militare.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA SANITÀ MU.ITARE J. TaoMA~N. - La scienza farmaceutica nel Congressi internazionali di medicina e di farmacia militare. - (uJournal suisse de Phannacien; n. 7, 1935). In occasione d e l cinquantenario dplJ'I~<titut.o di Farmacia « A . G i l k i n e t " di Li pgi, il dott. J. TROMANN -colonnello chimico-farmueista capo n ell'Esercito fNl<>rnlo ::~vizwro - vi Wnf'va, i l 17 now•mbro 1934, una brillante conferenza, dallo stesso titolo sopruindit·at.o, con la quale int<>so dare uno sguardo di assit>mo all 'attività. costantf'mP.nte spie~o.ta dalla farmacia militare, come è facile dPsum Pre dai notevoli Tisultati raggiunti ne i «Congressi internazionali di medicina. n di fo.rmacia. militor·p •. Nt:'s.~• mo mPglio di Tno~rA:-.--~ m <>mbro autorevolE' lld • Comitato perm•lnrn!R" d ei Con):{n·ssi mNlPsimi o che a tutti qu<'lJi fin qui svoltisi ht\ preso attiva e fn.ttiva. part-o - pot<.'VA. pitr opportunamPnW sinwtizzare - con lo sviluppo proft:'ssiònale e sciPntifìco d E'l s~>rvizi o fa11naceutico militare e le relative ()Sigf'nze ognora. crescE-nti in roppurto all'evoluzione dci sistemi di guerra - la somma. dl>i l'<'f'{Uis iti. nonehò l'tunpit'zza e e levnt.•zzn. di cultura che attualmente si richied ono all'ufficiale chirnico- farmncista, affinchè pos!:i-11 d egnamente aso;olvere i suoi moltPplici compiti . Fatta in bn'vi Ct_•nni lo storia di ta li Congr••ssi, dalla loro nA."Wita - p er iniziot.iva d el Servizio sanitario militare bdga- fino allo stato at.tunll' . l'A. si soffprma. sugli in!RrPssnnti concrf'ti risultati ottenuti n<>l campo farmacc•utico milit a re, pns.<;ando al vaglio di una critica serena e poncl•' rnta le di;:cu;<sioni volto. a. volta avvenute sugli argomenti s<>gnat.i nei rt:'lativi ordini dd giorno. Nel primo Congr·esso (Bruxelles, 1 ~20 luglio 1921) la trattazione del tema chimico-fa1·mn.ccutico - La depurazione delle acque in campagna - in base alle N<pPri <'nze di'Ila gu<'rra. mondiale e nlle rice rch e efff't-tuat<~ dagli stessi or at.ori congressisti, o da altri farma-cisti militari, portò al riconosciment.o che, in linea p:corrale, il m etodo di sterilizzazione d ell'acqua. potabile col cloro è il pii't efficace P pratico. Nello stPSSO temp o V<'-niva rilevata la necessità di creare, o di perfezionare, l'orgn.nìzzazione d ei Sl.'rYizi chimici sa11itai'Ì pn•sso tutti g li Eserciti, t.('nPndo conto dPilè particolari compt>ten7R acquistatesi dai furmacisti militari (l). Questo conCPtto trovò la. sua affermazione nel successivo Congresso (Roma., 28 mag~io2 giugno 1923), dove v('nncro ampiamente discussi i pt~'g<'vo li lavori sulla organiz7.azione, scopo e ùo,·•' ri sp\'tt-a nti ai " Laboratori di chimica presso le Armate » c' no vt:'nnero approvn.te le relative conclusioni che s<>gna.rono la strada agli argomt:'ntì per le riunioni che si sussrguirono. E infatti, stabilita l'importanza d elle svariatissime ricerche chimiche nl:'cess~ri" p er i b 'sogni d(>lle Armate e t enuto oont.o d ella opportunità. di sc<'gliere i metodi più adatti per c-ompiere le indagin i, furono questi i capisaldi che si tt>nnero presenti JX'r fissare i sogge tti da trattare in s<'guito, come appare dalla ,.:(' "'\lente enwnerazione : o Congresso di P arigi (20-25 aprile 1925): Metodi di anali-Bi del materiale di

medicazione e di s-utura.

Congresso di Vnrsavia (30 maggio-4 giugno 1927): Gli arsenobenzoli; met-odi

di analisi e 1·iliev-i chimici.

Congr<'sso di Londra (6-ll maggio 1929): A1urli.9i fisica e chimica deUe vet-rerie e degli oggetti di caoutdwuc utilizzati per i ser-vizi di sanità. Cong resso dell' Aja ( 15-21 giugno 1931): Prepctrazione e coMervazione delle ampolle medicamentose in ~1so nel servizio di acmità delle Armate di terra e di mare. Congresso di l\Indrid (29 maggio-4 giugno 1!1:.!3): Gli alimenti coMervati che fcumo parte della. razione di riserva del soldato, tanto in tempo di pace come i1~ tempo di guerra; loro modo di prcpctrazione e analisi. - Il Scrti:in chimi ·o .<rmitnrio p re••'> r E.• crcito ilaliatr.o in Ca m· H <.nno.. G ,ornult- d ~h·<l · •·llltt. utilitnr~ • .lo'n <c . \ "l(. 1\U!I ; .\Jo<lricl. Holc lin d.- Fa-r macia 101htnr. ~- ;6, tu2J; 'fvr:11u, Giurn cd e ù i Cb i m ie '• ùi Fnrm H: ·n e di ::ic:e:u~c liiUui, Fa<o. d , 1U:t9. ( 1) C..:tr.: .-\. l' "::<rt:J,I.o.

JJ'I{11Vt. -


RIVISTA D E LLA STAMPA Ml!:DtOA I TALIANA E STRANIERA

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Congresso prossimo di Bmxelles (27 giugno-3 luglio 1935): Ricerche per u.n·i{t.eare i metodi di anal'i$i degli alimenti e delle bevande del soldato. Dalla s uccinta rassegna. fatta, l'A. tiene a. m ettere in rilievo la grande e specifica delicatezza. delle mansioni che, al presente, vengono affidate a l servizio chimico-fannaceut.ico militare e come il personale abbia tm campo di attività oltrem odo vasto nei confronti di quello che si presentava per l'addietro e che noi stessi, occasionalmente, già. dimostrammo in una precedent~ nota {l ). n farmacista militat·e dev'essere, sùnultanea.mente : ufficia-le, farmacista, chimico-analista, brom atologo, merceologo, igienista, tos::.icologo e capace, in pari tempo, r1i saper condurre ricerche scientifiche che trovino interessanti applicazioni pratiche. )la noi vi aggiungiamo ancora di più: poichè - come sicuramente d eve anche verifica.rsi presso le altre nazioni - gli ufficiali chimici-farmacisti in servizio attivo dell'Esercito italiano, per oltre un quarto del loro organico, INnno dei compiti ancora più elevati: industriali-tecnici, all'Istituto Chimico Farmaceutico Militare e in qualità. di Osservatori industriali alle dipendenze del • Comitato per la mobilitazione civile »; di alta cultura, quali insegnanti presso la Scuola di applicazione di Sanità. militare; senzA. contare quelli addetti al Laborat-orio di bromatologia e di chimica applicata del -r.Iiniste ro dt>IJa GuelTa, nonchè altri assegnati a servizi speciali. L'egregio A. coscienziosamente giudica - e noi ci associa.mo a lui pienamen te - che, per l'evoluzione scientifica del persona-le, occorrono però delle solide basi fondamentali sulle quali le altre nozioni possano far presa e s vilupparsi, ba.si che si t r aggono da~li Istituti chimico-farmaceutici universitari, verso i quali OPrtanto debbono essere rivolti i sensi più profondi di devota gratitudine. A. PAGNIELLO.

C. HÉDEBER E M. Isn:-l. - L'arma chimica e le sue ferite. {J. B. Bailliére e figli, Parigi, Rue Ha.utefeuille 19 - gennaio 1935). In questo ultimo periodo di tempo si è avut.o un pullulare di testi e di opu::;<'oli sull'• Anna chimica • specialmente per quanto riguarda la protezione e la fisiopatologia. È sembrato a molt i cosa facile affrontare i problemi sanitari della " guerra chimica» e ne ha.nno scritto e parlato un po' tutti, competenti ed incompetenti, con ii l risultato di non sempre chiare ed utili esposizioni nel campo pratico. F enomeno avvenuto anche in Italia, dove è facile trovare delle pubblicazioni, r;opratutto d:i non m edici, che si agitano e discutono di «fisiopatologia e terapia dei gassati », senza peraltro avere quella fondata esporipnza sull'argomento che può essere solo patrimonio di chi si è hmgamente occupato con metodo ed esperienza. Ecco perchè crediamo utile segnalare la pubblicazione di Héderer ed Istin, studio generale sui gas di gueiTa, reputandola l'opera più completa per quanto riguarda la • parte sanitaria» dell'anna chimica. L'opera si divide in tre parti: !\ella prima, interessantissima per la tossicologia militare, sono ampiamente illustrati i processi tossigeni ed i rapporti tra veleni e materia vivente, sicchè rirrume più facile, al lettore, rendersi conto del meccanismo di azione dei vari aggressivi chimici di guerra e, di conseguenza, dei provvediment.i di pronto soccorso e di terapia. ~ella seconda parte sono più largamente esposti i quadri morbosi, fisiopatologici, clinici e terapeutici dei tossici militari, preceduti da opportuni richiami sull'anatomia e fisiologia. dell'apparato respiratorio e sulla struttura istologica della pelle e dogli occhi, come gli organi più facilmente e frequentemente sede delle intossic112ioni. Questa parte è completata dal capitolo, molto interessante, della diagnosi delle intossica.zioni e da quello dei metodi generali di soccorso e d i terapia. a.i ga.ssa.ti. Non vi sono norme nuove o precetti tera.peutici da noi non conosciuti, ma è inte rPssante per la spiegazione ed interpretazione che viene data s1.tl meccanismo di azione e sugli effetti di ciascun m edicamento o mezzo di pronto soccorso. (l) Ctr.:

Giornale di )ledi clna militare: Roma, giur;uo 1\lS~. Fn '<c, YI, 1>1111g. 6~~·626 .


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lUVISTA DELLA

STAMP.~

MEDICA

ITALIAN.~

E STRANIERA

Non c i sembra fuori di luogo tornare ad ins istere s ul concetto, confermAt o da qu<>sti AA., c he la piccola bonifica dei v('scicati, iprite ed arsenical.i, spt>cialmente in St1d(' di pronto soccorso, vada limitat-a all'asportazione m eccanica del tossico od a lla spolverizzuzion e di polve ri assorl.x>nti e n eutralizzanti, a base di ipocloriti, i quali soddis fano. teo r icumente, al doppio principio d e lla idrolisi t> della ossidazion e (tipo mi~>c<•la " M •) e chn la grande bonifica è s ufficie ntement.• ga.rentita con le docciat.ure fatt.e con sapone nero o con liquido di Carrel-Dakin o con soluziono di bicarbonato di sodio al IO 0 / 00 • L a terza parte . infìn<', t.rntta d ei mezzi di impiego d egli aggressivi chimici , d e lla protc·zione in<Jividuale e collettiva e della dis infezione. Sopmtutto interessante, in qu<'sta u ltimo par·t.>. è la cl<>sc rizi one di un • Rico\'<'ro sanitario antigas modello » con post i fissi di ricovero ed istullnzionc di appi~r<'cchi per inalazimw di ossigono. A proposito dt' ll'ossig<'no-terapia p;li AA. insis tono s<>rnpl'(' sugli appa.rccchi ad oss ige no compresso e a. valvole di riduzio ne del tipo DrA.E'gf'r, D egea - Audos. Hédcre r, MasznE>, o suiJ'oRsig••no ott.c nuto dai perossidi. Non vi è a.lcuno accertno all' impiego ddl'ossigeno liquido e- crediamo ciò sia. dovut.o, malgr·ado i tentativi di perfc zio nam!'nti ultimanwnt~ apportati agli appa.rE>cchi e l'as.'*'rzione di qualcuno, allo difticolt.à ed a lla rw;.suna gaN>nzia. di stabi lit-à e di con $<'rvazione d e ll'ossig<'nO liquido . I l volume , pubblicat{) sotto il patronat.o d e l Ministero d t>lln Mtu·ina frnncese, è corredato di un grande nume ro di t~wole e di diagrammi. MA!'i'lER L

A. Drvrs: Protezione del generi di vettovagllamento dagli aggressivi chimici. ( qVoye nsk<' lntendancni Rozhl<>dy "• n. 23, 1934). Senza alcun dubbio in un futuro conflitto. indipendPntem<"nte dagli altri fattori d'indo le tatt.ica, grand<' importanza, ai fini de ll'andamento d ella gu<>rra, aVTantlO le mis ure d 'ordine lojlistico, e fra quest<' in modo p a rticolare quelle in teSE> ad assicumro in qual'liasi circoRt.anza. il rifornimf'nto cki generi di v <·tt.()vagliamento che doVTarmo giungE~re alle truppe in adegullta quantitll. e cons umabili senza preoccupazione che essr s.i ano sta t i intossicati da aggressivi c himici dm·nnte la loro sosta ne i magazzini e duranw il trasporto. P er a>;sieura rf.' tale importante servizio, l'A. rit.ien e nc>c('s.o;ario dedicare, in caso di gn0rra, alla protezione antiaer<'a dei gent'ri di v ('t.l'ovng linmf•nto, la Stf'SAA cura. che si ha ~r g li uomini e per i quadruP<'di, perchè l'<·flicil'nza df'gli esseri animati può venire fortemf'nte mt>nomata o la. loro vita me:<sa in pc>ricolo, s ia dal consumo df'i viveri intossicati, sia dalla distruzione, da pnrtf' df'gli aggres:~i.vi chimici, di ingenti scort(~ di generi di ve ttovagliamento. I viveri so no più facili a prot.eggersi che non g li uomini e gli animal.i, giacch è in g<·ner(' è sufficiente provv ed orli di involucri protetti vi a tenuta di gnR. L'A. vede una prima possibilità di prot<'zione accnntonando nt>lle zone rli · operazioni la minore quantità possibile di provvisu• t ) lasciando il rimanente n<>lh· r etrovie cd esamina quindi come si possono pr<'sei-vare dalle intossicazioni i singoli g('neri di consumo. l ° Carne . - Bcstiamf' da mace llo: data la diffi coltt\ di ot.ten('l'e la cnnet.icità delle s t-alle, gli a rùmali d e bbono (:'SS('re <Jis locat.i il più vicino po;;sibile ai mattatoi, o all'aperto cd in punti favorevol i de l tQrrcno (<:'h;vati, coperti all'osservazione dall'alto, (•cc.). OccorJ'(' irnmcdiat.an:l,('nte mncellare gli a.nimali che si fossero nutriti con foraggi od in pascoli intossicati, dissanguarnè molto le carni ed e vitare di consumnre le i n ter·iora. D ella carne fredda inquinato~.~, si d ebbono scioglier e i grassi mc•diante il calon' . La. carne cougelnta offre molt.a resistenza all'azione d ci gas, ma si guasta facilmente ne l di;<g<>lamcnto. Il mig lior m ezzo p er prowggere le carni durante i tmsporti è la fe rrovia. L t• carni, Sl"mprE• che non s i disponga di carr·i speciali, vanno suddivise in P<'Zzi dai 5 ai 10 chilogrammi, e quindi collocate in ca1sse o ceste rivestite di curta. P er la. cnrm· cotta sono indispensabili mar·mitt.econ coperchio a chjusw·u ermeti ca. P er lo st.rutto di maiale ocoorTono botti fode rate e coperte di carta ~·rgnmenat.a. P <"r le cnrni insaccnt e é s uffic ie nte un invo lucro di pe1·gam~·na .


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANI ERA

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2° Pane. - È neceSl;larià. una lievitazione più forte di que lla nol'lll81e i~ maniera da avere una crosta solida, spessa, liscia, atta ad offrire una prinìà. prO:. tezione. Va q uindi conservato in sacchi involti da copertoni. Il personale impiegato n e lla confezione deve essere abituato, dal tempo di pace, a lavorare con mmscherè antigas. ., · · ,. "l ao Cereali, legumi, verdure, legnami, ecc. - Farina: d eve essere conser· vata in d epositi pos.c;ibilmente senza finestre e colle fessure d egli accessi perfettam ente stagne. Sotto le tende il comples.c;o d ei sacchi deve essere avv(l)lto completamen te da copertoni impregnati di olio. È bene procedere sovente alla .ventila· zione. Nei trasporti, la farina deve conservarsi in sacchi doppi ed .a tessuto fitto, oppure in un involucro interno di carta ed in uno esterno di tessuto; H·tutto &V• volto completa.mente, ed in ogni caso, in un copertone o, in mancanza di questo, in uno stra.to di 10 centimetri di paglia. . · L'avena è protetta d alla sua scorza: la. ventilazione ed un sacco di 'juta sono sufficienti a preservarla. · n fieno deve essere pressato e coperto con copertoni o paglia. Cipolle e patate hanno naturale protezione nella loro buccia. •. Per le verdure dure, preservate d alla loro stessa superficie liscia, sono oppor· tuoi due involucri. "• • · '. n sale, sensibilissimo ai gas, deve essere deposto, avvolto in carte., ent~ apposite casse oppure in duplice sacco a. stretta maglia. ; i Anche lo zucchero, sensibile ai gas, va avvolto in cartlai solida. , Condimenti, tè, verdure secche, necessitano di forte protezione, ·che in genere è costituita dall'imballaggio di fabbrica. . · : n legname non necessita di protezione, però quello preso dali boschi .i ntossicati p uò usarsi solo dopo due mesi dall'ingassamento, e ne l caso si sia ()Ostretti a far legna in bosco ingassato, occorre abbandonare corteccia e rami• l· 1 l\1AG'RONE.

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J. W ALL. 1934}.

Sul1'fntossfcazione danidriea e sua eura, ( • Presse -Médioole », n. 21 '

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Non si può escludere che l'a.eido cianidrico ed i suoi d erivat i vt?ngano impièL gati in un futuro conflitto q uali aggressivi chimici. L'acido cianidrico, che a.ppa.r• tiene al gruppo degli aggressivi chimici ad a zione tos.c;ica generale, esercita detta. a-zione combinandosi con l'emoglobina, con cui forma la clànoemoglobina. Questa inibisce i processi ossidativi, cioè la respirazione dei tessuti,,i quali diventano cosi incapac i di assumere l'ossigeno circolant~ nel sangue, anohe quando esso vi si 1 trova in quantità. sufficiente. • · ' ' ' · • Come conseguenza diretta si ha inizialmente rapida stimolazione 'd l taltmi centri nervosi, e poi depressione e paralisi, cni segue, ra.pidamentf>, 1'81 morte se non si interviene con m ezzi terapeutici energici e razidnalL l Data la. gravit-à d e ll'i ntossicazione determinata da ta.H a.ggtessivi chimici-1 è giustificata la ricerca, da parte dei medici, di m1ovi m ezzi terapeutici che valt~ guno a scongiurare la morte di tali gassati. Diverse sostanze sono state usat~ contro questa temibile intossicazione fra cui il bleu d i 1 m ebilene; l'iposolfito •d J SQdio, il nitrito di amile. 1 ' :: • Secondo il Wallla cura migliore consiste · nell'iniettare il piu prPsto·possibile : a) un grammo e mezzo di nitrito di .sodio in soluzi<;>~e alll,l,.% (per un uomo di kg. 70}; .. " l b) spezzare davanti alle narici de l paziente una fiala' dit nitrito eli aJUÌ('l c) iniettare, endovena, una soluzione di bleu di met!len~ aU' l% 11 llsr dose di cc. 50. 1 ~ ' . Dopo tale intervento si continuerà, evcntun.lmcnt.e , cori l'ìpowlfi to, dw ha l'inconveniente di agire soltanto dopo mezz'ora, inicttanùone da cc. 5 a 20 di una soluzione al 20 %· · '

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, ,MAGRONE.


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RIYISTA DELLA STAMPA .IIIEDICA ITAUANA E STRA!'HER A

G. SEE. - Vaccinazione antidifterica a mezzo di due Iniezioni di anatossina a valore antigene elevato. (" R.f'vue d'hygiène et de m édecine préventive •, novembre 1934, n. 9}. Dieci anni di vaccinazione antidifterica con l'anatossina. di Ramon ne hanno dimostrato la innocuità ed efficacia; eppure non poche sono le ctitiche mosse da vari AA. e. questo me todo. Infatti, la necessità di 3 iniezioni di anatossina, fa.ttf' con tre settimane d'intervallo, le reazioni generali e locali, per quanto lievi e sempre benigne, che possono seguire ad ogni inieziont> vaccinale, preoccupano non solo i parenti, ma. anche i mAClici e contribuiscono, a volte.• a limitare la. diffus ione della vaccinazione antidifterica. A questi inconvenienti si deve anche aggiungere la difficoltà ?he .si P.uò incont~a;re ~r far tornare i .bambini a.~'amb~la­ tcOrio per tre volte ed m gwrru prestabt!ttJ. D altra parte, con tl ml:'todo dl vaccmazione per ora impiegatcO, vi è sempre 1m certo numero di fanciulli, dall'8 a l 10 % al massimo, che restano non protetti od insufficientemente protetti. n verificarsi ddla difterite nei vaccinati, fatto del resto previsto anche dagli stessi promotori del m etodo, non deve portare ad w1a mancanza. di fiducia nella anatossina, ma deve spingel'e a studiare le pos:;ibilitl\ di perfezionare il trattamento va.ccinale. I ten tat.ivi miranti ad attenuare od a. sopprimere lo reazioni post-vaccinali, impiegando come via d'introduzione dell'antig~ne quella nasale, o digestiva. 0 cutanea, diminuiscono ancora di più la percentuale dei successi . Le prove fatte, modificando in vario modo lo swsso antigene, ha1mo dimostrato che si finisce col diminuirne il valore. La purificazione dell'anatossina, tentata da. Schmodit, per mezzo dell'idrato di alluminio o del fosfato di sodio, introdotta nella pratica da. Jansen, non ha, dimostra.to dei rt>ali vantag~i sul metodo ordinar io ed. inoltre, occorrerebbe una enorme quantità di anatossina bruta per poter ottener~ quella pura.. Migliori risultati sembra che si poRAAno ottenere sottoponendo l'anatossina all'ultrnfiltrazione, come ha fatto Zaidel. Ramon, Debré e .Mozer, portando a 4 il numero delle iniezioni di anatossina., hanno ottenuto buoni risultati. Anche le vaccinazioni associate ant.itifo=para tifoantidìfteriche, fatto con 2 sole iniezioni, avr~bbero risposto lx-ne a Ramon, Rooller e Dopter . In compl('SSO, però, tutti i tentativi di modifica.z ione del m etodo originario hanno dato risultati poco utili n ella pratica., o perchè int>fficaci, o perchè aumentavano le reazioni vaccinali, o perchè aumentavano il numero delle iniezioni. Come poss ibile via. da tentare rimaneva solo quella di cercare di o t tenere una anatossina di elevato potere immunizzante, in quanto sembra. che l'efficacia della vaccinazione sia in rapporto più con la quantità delle unità antigf'ni iniettate che non col volume e col numero delle iniezioni, Ramon, perfezionando i m ezzi di cultura in brodo dei bacilli difterici, è riuscito ad ottenert> una tossina fortemente attiva e, quindi., una anatossina con valore antigene notevolmente elevato. L 'A. ha impiegato quest'ultima anatossina di Ramon nei dispensari di Parigi in fanciulli tra i 15 m<'si ed i 15 anni, praticando prima a tut.ti la Schick (il ch1· gli ha. permesso di constatare anche come il numE-ro dei fanciulli recettivi diminuisca a misura che aumenta l'età). I fanciulli con Schick positiva ricevett.ero solo 2 iniezioni di anatossina per via ipodermica nE'Ila n •gione sott{)~=;pinosa, a tre settimant> d'intervallo l' una dall'altra, inoculando prima cc. l e poi cc. 2. L·a.uatossina usata contenE-va in m edia 25 unità per cc., sicchè ogni fanciullo ricevette in m edia 75 unità anatossiche. Su 427 fanciulli, a Schick positiva plima dt·lla vaccinazione, 422 presentarono una reazione nogativa dopo le 2 iniezioni. In 5 fancitùli fu neccssat-io praticar<> una tf>rza iniezione che portò alla negativit.à della Schick. La reazione locale, sopravvcmtta n<'l 40 % dei vaccinat.i, fu leggera sempre; quella g1•nerale fu lie ve nel 10 % dei fanciulli, limitandosi solo a modico e t.ra.nsitorio rialzo t-ermico ed inappt>t1.'nza; solo in 11 t"anciulli la rea~ione ge nerale fu più int.eusa, tna non gravo; m entre in tm bambino di 9 anni la r<'nzione generale fu abbastanza gravo, soprututto [1<'1' lE' complicanze renali. Ma in quE-sto uttico caso si trattava di un bambino che aveva giù. subìto un'angina dilt<' rica di media gravità. Le reazioni, prat.icamf"·nte nullP, prima dei l! anni, sono frequC'nti ha i 2 e gli 8 anni: sono quasi abituali in quE>llt> di !•tà pitl avanzata. I n definitiva .questa nuov.a ana·


2il

1liVISTA DELLA STAMPA MED ICA ITALIANA E STRANIERA

tossina, sperimentata dall'A., permetterebbe di ottenere l'immunizzazione della quasi totalità. dei fanciulli trattati, col vantaggio del metodo pit1 semplice e senzn aumentare le reazioni vaccinali. PIAZZA.

G. Noi;iL. - Streptococ:chi ed enterocecchi. (C. R. Soc. Biol. nn. 19-31, 1934). In tema di classificazione degli streptococchi i pareri degli AA. sono discordi in quanto alcuni vonebbero attribuire ad una unica specie gli strepto-pneumoenterococchi, mentre altri vorrebbero crea-re varie specie di streptococchi adottando anche 'é6me criterio differenziale la s.i ngola provenienza. L'A. porta un contributo sperimentale a questo argom ento che starebbe a favore del criterio unicista. Dopo aver ricordato che di recente Beck e Braun riuscirono ad ottenere la trasformazione di strepto in enterococchi usando l'urina come m ezzo colturale e che fra gli streptococchi, quello emolitico, meglio si adatta ad acquis:ro i caratteri dell'enterococco, l'A. riferisce che, addizionando al brodo comune quantità progressivamente crescenti di orina st.erilizzata all'autoclave, avrebbe ottenuto, dopo una serie di dieci pa-ssaggi, Io sviluppo anche in orina sempUco di due ceppi di pneumo, due di strepto emolitico e due di viridans. Inoltre, di que»ti, uno strepto emolitico, dopo una sorie di quindici trapianti in orina, acquistò i caratteri biologici colturali che sono propri dell'ent.erococco e cioè fei'· mentava l'esculina, allignava in brodo bile ~ resistena a 56° p er mezza ora. Tale strept.ococco trasformato, allorquando fu rinseminato in b1·odo comune per t.anti passaggi quanti ne aveva subiti in orina, perse le proprietà cara.ttel"istiche dcll'enterococco. I n una seconda oomunicaz.iono l'A. afferma che la mutazione avvenuta nei ceppi tra.c;formabili in. streptococco emolitico per la coltivazione in orina non ()Onsisto sol~ente iq alcune modifìcazioni dei caratteri biologici colturali, ma anche in u.na modificazione della costituzione antigcna del microbo st.esso. A questa conclusione l'A. giunge per i risultati ottenuti con le prove di agglutinazione. Egli avrebbe infatti osservato che il siero antistrepto emolitico originale agglutina gli strepto autent-ici a titolo più elevato, a minore titolo gli strepto trasiormati e non ha azione alcuna sugli enterococchi; mentre il siero antistrepto emolitico trasformato agglutina a titolo pari gli strepto trasformati e gli autentici ed ancora a titolo minore gli enterococchi . Ai fini della classificazione viene cosi apportata una prova dell'esistenza di una stretta parentela biologica fra entero e streptococco tanto cho non v'è da mertwiglia.r si se alcuni AA. considerano gli e nt.erococchi come degli strcptococchi evoluti e v 'è pure da pon"Sa.re che alcune mutazioni avYenute in vitro, s iano fn·quentissime in natura, la quale possiede condizioni e materiale incomparabilmente più variato ed abbondante di quello di cui può dis porre il laboratorio. DE ALESSI.

L. GABBANO. - Ricerche sulla depurazione batterica delle acque a contatto con materiali e cementizi. (dgiene l\loderna" n. J, J 935-Xlll). L'A. ch e già ha riferito su questo tema al Congresso di igiene tcnutosi a- Bari nel sott,embre u. s., espone il quadro completo dello ricerche eseguite su due qulllità. di acqllO potabili fornite alla città di ~nova, inquinate artificialmente con b. coli e mant&nute a contatto per intervalli di tempo diversi con materiali di conglomerato di cemento e con matel"iali • Eterni t» di stagionatura varia . Da tali esperienze, ispirate dall'os.wrvazione compiuta dall'A. dcll"csistcnza di p1·ocessi di autodepurazione batterica nell'acqua raccolta nei doppifondi dd piroscafi e da lui messi in relazione con il rivestimento cementizio dd!(• pareti di tali depositi, risulta che hl. depurazione dell'acqua artificialmente inquitmta avviene in tempo minoro quanto più ampia è la superficie di contatto dcU'a,(·qua ste>'-«a con il rnat.eriale cementizio; che è favorita dal grado minimo di durezza e dnlln minore carica batterica dell'acqua. Un particola1·e dt'gno di nota, che pLlÒ an·re utili applicazioni nell.igiene edilizia, è l'osservazione del muggiore potere dcpu-


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rante ottenuto immergondo una lastra di Eternit (materiale da costruzione compost.o eli cemento ed amianto) nell'acqua che non contenendo l'acqua. in un reci-· pi~nte di eguale materialo pur conservando le proporzioni delle SUpE'rfici di contatto. L 'A. attribuisce questa azione depurante, per i risultati dei dosaggi chimici, nl passaggio nell'acqua d<"ll'idrato e dell'alluminato di calcio. D E ALESSI .

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE L'Immunità e l'Immunizzazione contro Il tifo esantematico - P osizione e st.at,o attuale df'Ua questione ·- ( « Revue d'Immunologie • tomo I, n . l , 1935).

CH. NicOLLE. -

Pr·esentata da un principe dell'immunologia, J. Bordet- che no illustra con chiara visione i compiti e le finalità, cioè facilitare il lavoro del la.boratorista e del m edico pratico in un campo n{ll quale ogni applicazione richiede tanto coscienza quanto scienza contro le sfrenate per quanto dannose suggestioni della réclame commerciale - la nuova "Rivista d'Immunologia • inizia la sua pubblicazione con tale carattere di fedeltà al programma. concepito dai suoi autorevoli collaborat,ori che non potrÀ. ma.ncarle la. più favolevole accoglienza da pa.rte del mondo sci~>ntifìco e medico. Ch. Nicolle apre la serie dei lavori con tma mPssa a punto magistrale del problema immunitario dE~l tifo esantematico. Esposizione sintetica ma completa, sìrondata. di dettagli bibliografici e di accenni a ricerche rimaste infruttuose, lucida e chiarificatrice di un problema che tuttora attende eli esser risolto ai fini pratici. Non è facile compito riassumere in breve il lavoro che pur nella sua. string:a.ta trattazione è impostato con concetto di completezza assommando una mole notevole di dati e, più, di interessanti considerazioni e indicazioni sulle difficoltà, Ja,cune e Rperanze incontrate e intraviste nelle varie tappe che hanno segnaro il travaglio scientifico di cosi ardua questione. Dalle considerazioni di ordine clinico, sperimentale ed e pidemiologiao relat.ive all'immunità natmale, speriment.ale ed eredita1·ia l'A. fa derivare la conSf!guente, logica, possibilità di una protezione vaccino.le contro il t.ifo esantematico. Accennato alla pluralità dei tifi a tipo esantemat.ico, eh€' oggi de bbono essere conRiderati non più come form':l ma com e malattie differenti, prende in considerazione quelli che possiamo osservare nei nostri paesi e in part icolare nelle regionii meelit.erranee, escludendo il gruppo delle fe bbri esantematiche le quali anche clinica· m ente non sono dci tifi: il tifo clcusìco che l'A. chiama storico perchè noto sin dall'antichità e il tifo murino, più benigno (Taban:lillo del Messico). Ricorda le t.re forme sotto le quali si può riscontrare l'agente causale del tiro esantematico: la f. ancestrale (b. b. protei) d'interesse unicamente diagnostico; la f. microbatteri.ca (rickettsia) ancora discussa ne lla sua coltivabilità su mezzi artificiali, è in. ogni modo quella che, coltivata su animali sensibili (cavie) o sull'agente trasmett.it.ore nonnale del virus classico, presenta interesso pratico dal p unto di vista della. immunizzazione; la f. ùwiaihile, la più importante dal punto di vista parogeno, nfJ discute la importanza e l'ttttitudine a scopo immunizzante, venendo alla conclusione che fino a. quando non si sarà ottenuta la coltivazione dell'agente patow·no del tifo esu.ntematico si dov'Tà. utilizzare il virus stesso, preso alle sorgenti naturali od ottenuto in abbondanza. con met.odi speciali, scelto tra. i diversi virus Psistf'nti ed impiegandoli vivi, attenuati od uccisi. Alla. pr-..messa. che l'inoculazione di tm virus p~r produrre l'immtmi tà, per quanto lieve, deve dar luogo ad una inff'zione e quindi essere impiegato vivo, fa. seguire una ra.ssogna di tutti i metodi d'immunizzazione attiva e pa.._«siva at· tua.ti dai vari ricercatori, riport.andone il principio cui si informano, la. tecnica. di prepa.razione del mt~teriale immunizzante ed i risultati ottenuti. Dall'insieme dei dati spf'riment.ali ottenuti e dalla valutazione di ess), fatta. dall'A., lo stato attuale del pr·oblema può così riassuroersi: l'irnpi(•go a. scopo va.ccina.lc di virus esantematici, classico o murino (data I'l"si;;tf'nza di una. immunità crociata fra. i due virus), vive nti, ::;mnplicemente diluiti, è p!'ricoloso, sp~>cie prr i l primo, e non potrà essere attuato che quando


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALI ANA E STRANIERA

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essi potranno essere ottenuti con carattere di virus fìs.<si (tipo virus rabido, vaiuoloso, della febbre giaiJa); le prove di vaccinazione di G. Blanc con vims murino (v. Casablanca), attenuato con la bile, danno a sperare in una possibile soluzione d el problema immlmitario se il virus ottenu to manterrà la sua fì.c;sitA nel dare una infezione inapparente o benigna, che è essenziale per la produzione ili uno stato immuniu~rio effettivo; l'impiego deiJa via digestiva per l'introduzione del vin1s t< le prove d ' immunizzazione n on specifica. non hanno dato che risultati inter<>s."lllnti dal solo punto di vista. scientifico; dei vaccini allestiti con virus uccis i. quello di Zinsser (con v. murino) attivo SpE'rimentalmente non ha ancora dato le prove del suo potere vaccinante nell'uomo, per contro quello di 'WAigl (con v. classico) ha dimos trato nell'uomo un potere immunizzante sicuro, seppure di non lunga durata e c'è da presumere non costante. Non osta.nte il m etodo di preparazione del vaccino di \o\.eigl sia complesso e non permetta. una produzione tale da es.">ere impiegat-o su larga scala, esso, unitamente all'impiego del siero dei convalescenti, r appresenta attualmente la migliore arma specifica. contro il tifo esantematico. Il problema d ella immunizzazione contro il t ifo esantematico non è dunque ancora risolto e nell'attesa occorre ricordare che la migliore difpsa contro tale malattia rt>sta. tuttora la lotta contro il pidocchio che, come os~rva l'A., s i coll<>ga con l'estensione de lla civiltà e dell' igien e . N ANNI:. Le malattie del gruppo tifo esantematico che si osservano In Cirenaica. ( • Archivio Italiano di scienze mediche coloniali •, gennaio 1935-XIII).

)lEDULLA. -

D a. una cinquantina di casi studiati, in 15 anni di vit.a. ospeda.liera coloniale , l'A. traccia un quadro d ' insiem e sulle malattie della. famiglia tifo esantematico, che, comunemE-nte, capita di os.c;crvare in Cirenaica. Eg li descrive quattro tipi clinjci, chE', pur avendo in comune un insieme di sintomi, quale il modo' brusco d ' i nsorw•rt>, il tipo continuo di fe bbre elevata, la comparsa de ll'esantema in 4L5 3 giornata di decorso, si distinguono ognuno p er carattt>ri c linici propri oone ~:wident,i, che riguardano la durata. della malattia, la sua gravezza, il tipo d ell'esantema, la compromissione d e l sistema nervoso. Il primo tipo è quello più benigno, presPnta la più breve durata, 11 giorni circa. ed esantema maculoso per tutto il periodo fe bbrile. Il S("condo tipo ha più lunga durata, 13- 15 ~oriorni , con esanwma bott.onoso, lX'rsistRnte dopo la caduta della. fE-bbre. In tutti e due i t.ipi l'emzione scompar e &•nl'.a d esquamazione. Caratteri importanti di quE-st.i due tipi sono che il sist~ma nE>rvOM rimane indenne e la We il-Felix è di !"E'gola negativa, pnr pot.E>ndo eccezionalmente essere positiva, a. basso titolo, verso la fine de l periodo febbrile. Questi Mno, invece, caratteri d e l 3° e 40 tipo. La partRc ipa.zione d e l sistema nervoso ~perialmentA. Chè, anzi, la mag(liore o minore compr·omiMione del Fli~tE>ma ne rvoso cost ituirebbe la caratteristica differenziale dei due tipi. ln t>ssi l'esante ma è maculo!!O, a. volte a tipo petecchial~>. L a grFwf'zza dAl d t>cor;.o è molto ltCCt>ntuata.. La mortalità e leva.t.a.. La \Veii- F e lix è q1.1!l.ili Sf'mpre positiva, anche a diluizione m o lto ~<pinta, già. dopo il quarto giorno nel quarto t ipo, dopo l'ottavo ~iorno nr>l terzo. 1'\ote vole che in n essun caso l' A. ha rilevato l'escara tlf'scritta in alcune forme f'l<B.ntematiche del Mediterra.neo. N e ll.indi\riduare quest.i quattro tipi di febbri f'AAntem~t.i rh<> df'Ua Cil'e-naica rA. Ii clas.c;ifica. con~idf'rando il l o tipo come f(>bbr't' <>santf'maticl~ d el li torale :\Iediwrra.nf'o. il 2° tipo come fe bbre bottonosa. il 3o como tifo eSil.nte matico f'ndemico benigno, il4° tipo come t ifo ('sanoomatico c la,«sico. Ma e~ti ~tN,~'O t>;oprirne una logica riserva per la clru.;;ificazione del 4 0 tipo, m ancando il carattNf' t>pidt>mico che distingue il tifo fracastoriano. Con c ludE-ndo, però, l' A. ritiene che si possano ridurre a dui'l lf' malat tie EI~<An­ wmatic he ~ella Cirenaica: una quella esan tern~ttica del l\kditerrnnPo nlltl quale si pos.<;<>no r1portare le formo del l o e 2 0 tipo sotto formn maculo:;a unu, bot.t o nosa.


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RIVISTA. DELLA

ST~IPA

1\tEOIC A ITALIANA E

STR~"IERA

l' altra; e l'altra il tifo eSflntematico <·ndt>mico. La frE'quenza di qut'Ste forme è maggiore in primawra, (•sta te , autunno, minima in inn•rno. Ciò forse in rapporto alla biologia d c i trasmettitori dt•l virus che rimnngono per ora sconosciuti. lMPALLOìU ENI.

MEDICINA LEGALE Prof. Do11tEYICO \'JOJ.A, primo C'apitano m edico. - Nozioni di medicina legale militare, con pxdnzione d <· l prof. L. LtttH·s. (S. Latles e C. Editori, Torino, volumo ùi pag. 522 in 16°. L. 15). L a nostra m edicina legai<' militare se da una parte è ricca di numerose m on o grafi(' eh<' n e h nnno illu;. tra to con rna~)l'Ì()re o minor<> amp iezza pu.rziali branc h e ,

ha, invece a.vuto p ochi tmttat isti c he abbia no saput,o l'inni ro e coordinare i precetti ai quali essa davo informaffii. Pochi ma ecc••llt-nti. E chi voglia ancora ogg-i consulta re i VE-cchi trattat i d f' l B uoNALUA!l e del Q lJ'INZlO e quello, più r ecent e , d el TROMDJ.:TTA può atting<•rvi una inesauriLile mc·.;se ùi notizie e di princ ipi fondamentali c he tronmo s<?mpre att uale app licazione . .ì\Ja dnll!l pubblicazio ne di e;.;si (l'ul t imo dd Trombetta. risalu al l 9U8) Iun~o tempo è trascorso; e più ed o lt re il wmpo, due !nterre immu.ni ed una ri,·oluzione si so no intnposte modificando r d innovando in ogni campo d f' lla vita socialE', d e lla giuri:>rnudPnza, r!l'lla r ..golnmentazione c ivilt· e militare, e quindi anche d ella medicina lq:ralt> militart•. Ben a proposito, dunque . giung-ono qurst.e •lYozioni di lll edicina L egale M ilitare • d e l primo capitano rn(•dico prof. Viola, eh (•, precrdute da una brillante prefazione del prof. L attes, hanno or è poco vi;;to la luce in nitida ed elegante edizione. Xe i dieci c apitoli di cui esso s i compone so no racrolte f'd esposte, con chiaro ed ordinata. dizio ne tutte quello a cqui:oizioni di m('dicina legale militare, la cui cono><cenztt cd int.('rprf'tazion e ~'<o no indispE>n Sflbili n J me<lico che deve eSE'rcitare la s ua opera così ddiNtta e difficile ne lla. grande comtmità d ell'Esercit.o. II commPnt,o e i<> annotnzioni a lle n onuo ll'gis la.tive so no impront-a.ti ad un indirizzo pratico equaiUt'Dt<' contemJ)(>rato a concetti e tesi d ottrinarif': onde hl esposizione di esso, tll'iùa p er St· sh•sst\, n e vien e non solo <:'hittrita ma avvivata; e p<'rde quel mono lono sch t"ma tiF<mo, proprio a s iffatti argomenti pe r diventare utile e piacevole k·ttura. l\forito quesro non ultimo d el prf'~n·vole v olume . II ri assunro d1•Ua d ottrina costituzionalistica, f:' lnborata con m olta comj)E'tenza ed accuratezza, in rapporto all'accertamento della. iduncit.à. al Sf'rvizio; lo studio d elle più impor·tunti funzioni p sichi che in rapporto alle peculiari carat.teris tic be d ella. vita mi lita re ; lo scht•ma ('d i CE'ruli sulla procedura e sui pro vvedimenti m <>dico-legnli , snlla idoneità a lavoro pro ficuo , sulltl. s imulazione coMi· tuiilcono altrettanti ca pi to li d (•i quali l' ufficiale m edico può valersi con grande utilità. e ris parmio di h:mpo e ù.i fttt.ica, n ella diuturnn sua op<'ra; anche perc hè al commento ed a lla E-Sp osizion i' si accoppiano precise indicazioni e riferime nti o. di s p osizi o ni s p a rsi'!\ rwi num,•rosi r f'!{o l>troen t i e n e lle annate, sp<·~so l'Clno t-c,

d el Giornale militare o d r lla Oozzetla tlfjìciale. Non è contcnut.o 11el manunle un comm o>nto clinico anlllitico tlt>ll'Eienco dt' ll"' infermità.: tutttwia molti fra i pi1a imvorta n t i articoli risultano illw>trat i e cruarifìcnti n ella truttnzionP. d f'i s ingoli argomf'nti sopra citat i. D 'altra pa.r te l'A. si ripromd .te di includere taio coromcnoo n e ll'ampliamento de ll'op era. che co nt i\ di !'S<·guire con una su ccessiva edizione. E ne ll'occasion e di s iffatta ristampa io ri ten go ch e Sltre bhc opportuno, emendatQ alcune piccoltJ - anzi minime in t>Sfl tt~:zze dt>l tesw, isn E>IJiro la, fo:rse, troppo diffusa classificazione d••lle Himuln zioni - e trattt•ggia re con brevi cenni le, pur non tanto rare dissimulazioni. ::;.,mbrereblw inol tn.• ~i ovevo lo }X'r la OJ·ganicità d ell'op er a, pol·ta l'f' in ultimo il capi w lo sulla ~nsioni,.tica di guetTa la cui appli · cazio ne eù i c ui orguni t:st-cuti\·i son o, com <' è not o, nlla dipt>ndenza dd Minist ero d elltJ fìnnuze.


RIVISTA DELLA STAMPA HEDICA ITALIANA E STRANIERA

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Il manuale del VIOLA comprende , infatti, anche un sobrio e quanto mai opportuno riassunto delle disposizioni che concernono le pensioni di guerra. spec:e di que lle piì'l recenti istitui tesi con la riforma tecnico-giuridica de l 1923. Benchè, come si è accennato, i pii! importanti provvedimen ti m edico-legali che si riferi scono alla guerra {pensioni dirette od indirette, assegni temporanei ) sieno di com petenza del Ministero d elle finanze, è chiaro che gli ufficia li medici devono averne perfetta conoscenza anche perchè essi possono essere chiamati a. far parte delle C. M. P. G. come presidenti o membri effettivi o, con maggiore frequenza. come m embri supplenti. Sono comprese in questo capitolo anche le disposizioni riferentisi alla concessione del distintivo d ei mutilati ed agli invalidi riassunti e mantenuti in servizio, coi relativi e lenchi. In proposito sarebbe stato bene citare anche il decreto ministeriale 5 fe bbraio 1926 (ciro. 134 Gi()1'11ale M il:itare 1926). Con grande senso di praticità, indice della perfetta conoscenza che egli ha del servizio, il VIOLA ha. fatto seguire al testo un'appendice nella quale ha. riprodotto i moduli regolamentari più in uso ed ha. raggruppato le tabelle e gli elenchi più importanti che l'ufficiale medico giornalmente, può dirsi, ha bisogno d i consultare nel proprio esercizio professionale. Nè fa d'uopo segnalare come t ale raccolta ed il susseguente accurato indice analitico riescono di pratica u tilità. Sarebbe stato bene specificare anche, per evitare equivoci, che la a Tabella d elle lesioni ed infermità che danno diritto a. pensione» (n . IV dell'Appendice) concerne le pensioni di guerra, ed aggiungervi la Tabella. per le pensioni privile giate ordinarie che non è stata inclusa. Nel complesso, questo pregevole libro del VIOLA merita. ogni elogio, ed i colleghi, che troveranno in esso un prezioso aiuto ed una facile guida, d evono essergli ricon oscen t i della non l ieve fa tica che egli si è assunta e che ha por tato a compimento con tanto a rdor e e tanta fede. G. DEI.OGU.

MFDICINA INTERNA.

D. LAszr.o e M. WAOHSTEIN. -

Contributo a11a regolazlone del calore nella febbre

(• Klinische Wochenshrift •, 3 novembre 1934, n. 44). Ques tion e d i fisiopatologia di cospicua importanza è s ta bilire il meccani:::mo di p roduzione e di regolazion e d el calore n ell'organismo dura n te i processi febbrili. questione che r esist e tuttor a ten acem ente a r icerche numerose c ondotte e d in genere ostacolate da gr avi e molteplici difficoltà, che, nonostante tutti gli accor g im enti della tecnica clinica e sperimentale, non sono state superate. Quindi i risul tat i finora ottenu ti son o stati spesso disparati e facilmente cr iticabili. Schematicam ente la regolazione del calore è stata così st.abilita: a) n ell'apiressia la formazione d el calore è uguale a lla eliminazione, la quale avviene attraverso un t ripli co meccan ismo cioè per la così detta perBpiratio Ì118ensibilis, per conduzion e , p er irradiazione; b) nell'ascesa febbrile la produzion e è più alta clw nella norma e supera l'eliminazione ; c) nella caduta febbrile invece, pur persistendo p iù alta la produzione di calore, resta però più bassa della eliminazione. Se attraverso questa bilancia può risultare fino ad un certo punto chiaro il m eccanismo d ella febbre , la discussione è sempre viva per quanto riguarda gli organi dove il calore è prodotto e sul modo come tale calore viene ripartito nell'organismo. Brum.ann recentemente eù a ltri a u tori causa di aumento della temperatura del corpo ritengono un aumento de l ricambio materiale, cui in p1·ima. linea partecipa il fegato ; altri, e t ra questi Allers ed H ochstadt ritengono che nei process i fe bbrili, fegato e muscoli producono maggiore quantità di cnlore. Come poi ques ta maggiore quan t ità di calore, comunque e dovunque prodotta, ve nga ripartita nell'orgunisroo, non è stato finora studiato con me todo esatto c la qu<~stione ri w·st<' particolar? importanza, in quanto si ricollega. a. quella ddl'emis,:ione di calor(• dall'orgamsmo. Non mancano però dati di orientamento. È noto che ncll'tlsCE'sa febbrile i vasi c:utanei sono ristretti. quindi la cute è meno in·orata, m(•ntre i~ a ume ntata _la C_ll'COlazione nel territorio dello splancnico, dat,o che trovtt unchl' conferzna. 1n n cerche speriment-ali portate da J..aszlo e Schlirmaj,•r m<·diantu l 'emodroroome tro di Rein.


27fl

RJ\lSTA DELLA STAMPA MEDIC.<\ ITALIANA E STRA!'IIERA

Acce nnl\to cosi alle:> quPstioni più importanti riguardanti tale interessante a r)lom"'nto di fisiopa tologia, ~li AA. con ri cercht> elinic he e spetimentali praticate n e lla prima clinica m edica di Vienna., sot to la direziont> di Eppinger, hanno cerc·ato di po rtare dei cont ribu t i, onde m<'glio orient.arci verso una migliore compMn;.ione di e::~so . Hanno C('rCA.to di stabilire dapprima il modo di comportarsi della curva oormi ca. in proc~ssi ft•bbrili provoca t i sia n e-lle vic inanze d el fegato, sia. nel retto. E ciò molto opportunamen w , poic hè già a.l fe gato era s tato pensato quale or~ano cent.ra.le d e l ricambio mat Clriale e com e importantissimo n ella produzione dr) calore e la tempera.tu•-a rottale era stata ritenuta come l'esponente della tem}:*' ra.tura interna de l corpo. Già tAle questio ne era stata studiata da Lé pine e Ito, ma la de ficienza. tec nica ne lle ri()('rche aveva fat to ritenere i risultati ottenuti poco pro ba tivi . Gli AA. hanno misurato ne ll'uo mo la temperatura rettale servendosi eli un termome tro rapido a. m e rcurio e que lla epatica a mt-zzo di e lemen t i termo.,Je ttrici portati ne l duodeno con la sonda. Einhorn e che, m ediante un filo di rame de llo spe~>.wre di mm. 0,3 portato dalla sonda s tessa oo innestato ad altri e lementi t Prmoele ttrici esterni , perme ttono la lettura d e lla tl>mpernturn duodenale o meglio de l territorio epatico. In l'<eguit.o ad iniezioni di miliardi 2.3 di IZe rmi di un vaccino stafilococcico in un malato di sclerosi multipla fu osservato c he m entre subito dopo la iniezione la. t.empara.tura duodenale c ominciava a. salire, quella. re ttale restava invariata per I ora e 40 m nu ti, anzi in primo tempo scendeva. alquanto e solo dopo tale peri odo di wmpo si aveva il brivido e cominciava a salire, senza. raggitmge re mai que lla duod~malo. che anc he ne l periodo d e ll'acm e de lla temperatura rettale rc•stava di 0,53 )lra<li più a lt a ; breve la tem peratura duodenale era più alta che lA. r(>t.ta.le ; n e lla fe bbre salivA. pFima, più rapida m en te e più fortemente. Tale tempemturn con molta verosimig lia.nza. riflet te la t.emporatnra. epatica e ciò gli autori hanno cercato di dimostmrc con ri cerche l:lpcrimentali in animali ne i quali la temp t>ratura re ttale e ra misurata ne l solito modo, m e ntre que lla epat ica m ediante l' immissione, previa a pertura d e ll'addome , ne l cole doco d i 1.u1 elem ento termo<'lettrico, spinto profon damen te fin contro l'ilo del fegato. D opo l 'addome era. chiuso. Fu in tali ricer ch e senza eccezione trovata la temperatura epatica più

l'levata della rettale e la differenza fu in media. di 1,54° nei conigli e di 0,9oo n ei gatti, non solo, ma anc he in rice t-che in cui m e diante narcosi s i fece cadere la temperatura rettale , quella epa tica restò costante . Da ciò d educesi che l'organo più caldo de ll'orgt11-nismo è il fegA t o , anc he più d ei musco li e in ciò si concorda con )., ricerche di Hirsc h, Muller e Rollj. Anc he in ri cerc he portate m ediant-e iniezioni di sostanze pirifN't' s i osservò nel periodo prodromic o che m entre la temperatura r t'tt.ale n on variava , a.nzi talora s i abbassava, que lla npat ica cominciava subito n salire e t.ra lo d u 9 vi ora una differe nza. di c irca 2 gradi. So lo dopo 33 minuti tht ll' init>zione cominc iava a salire la tempe rat.ura r e t.tale , ma più le ntame nte e sl'mpre più intPnsam ent.f' dnll'e pa.tica, che t·rsta.va. più alta per tutta la durata d PII'esperienza.. Anch P ne lla d e fcrvescenza. ltt tE'rnJ)(>rat.ura re t tale cadeva più mpi d a m en te d ell't-pa tica. Con l'impiPgo di antipirf'tici s i è potuto osservare c he m ont,ro In tempt>m t ura rfltta.lo cade va , quella e patica re~tava per pià ore costante. A risul tati A.naloghi conducon o le indagini ffl.tt<" m•Jla, fe bbre prococata da Brumann. D a llo ric<•rc hf' loro e d a quelle concordanti di altri e specie dall' os.c;f'lrvnzione c he la te mp<'I'A.tura e patica o del te rri to rio di t•sso (temperatura duodenale ) è già Humeo ta.ta m o lt.o primA e h~· s i m a nifesti il brivido e la t emper a tura rt-tmle cominci a salire . g li AA. cr('d ono di powr con buon fonda m €'nto d edurre l' importa nza C' h P S])('t ta a l ff'ga to com < ' organ o Cl'ntra le ciel me t a bo lismo organico o de lla prod uzio ni' di ealor('. d ' ALESSANDRO. l\I. RocH.- Falsa angina di petto. (L a Pres>~<' Médi M le . n. 84, 20 o ttobre 1934).

L 'A. inizia il suo dire con tma fra,~e d ecisiva: • N on vi sono false malattie, m a. v i sono en·at.e chu~osi ». Se> ciò appa re di una logica irrduta bilt•, il v oenbo lo «falso ~ per conseguen7.a. do H e bbE' essere bandito dal vocabola rio m edico. T a le aggettivo dovre bbe usarsi ..;oltHncnte ne i bisogni de lla. pratica pe r poter calma re g li a mma la ti che tanto si 1:1 vvantaggiano tH quest a p a ro la r a;;sicurunta .


RIVISTA DELLA. STAMPA MEDICA ITt\LfANA E STltANlEHA

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Quando noi diciamo ad un soffert>nte di crisi cardiache dolorose ed angosciose che egli non è affetto da una. vera angina. di petto. dirglielo e meglio ancora pt·ovl1!·· g lie lo, significa dargli già più che la guargione, o pPr lo meno servirà a migliorare i l suo stato morale. Tale trattamento toglie all'infermo l' incubo della.morte improvvisa ed il timore ansioso e permanentemente rattristante i s uoi migliori moment.i che rende particolarmente penosi, portando via alle crisi in tal modo \ID o lcment.o di t.fwribile ansietà e facendo si che esse siano m e no agoscianti e probabilmente anche meno f requenti e meno lunghe. L 'argomento ba avuto spunto dal caso clinico s<•guente: Si tratta di un uomo di 66 anni di età. che fornisce liD esempio concreto di quanto s'è df'tto avanti. Ne ll'infermo v'è da notare w1a moderata glicemia a 55 anni e ne l dicembr<' u . s. una banale forma influenzale seguita da imbarazzo gastrico; vomito e nau· sea molto accentuati, e ciò che più lo ha. praoccupttto, una sen<>~zione di a ngoscia preeordiale molto penosa a sopportare e che abba.t.teva molto l'ammalat-o. L'af· fezione di cui l'infermo si lamenta è caratterizzata da acct•ssi che sono cominciati poco dopo la. tracheite influenzale e che egli ritiene anginosi. Se noi analizziamo ora. con cura. questi disturbi troviamo quasi chiaramente che essi banno dei caratteri che a.llont.anano l'idea di un'angina di petto. I nnanzi tutto nè lo s forzo, nè il decubito favoriscono la loro comparsa; di poi le scnsanzioni ne ll'emitorace sinistro, ma anche nella regione addominale; e poi e!lli non prova alcuna irra·.! Ìazion e del d olore nel bruccio né alla rcgic.ne cervicale. I n quanto alla durat.a. d ella crisi essa è molto lunga; s i arriva al fatto che cominci! ndo al mattino l'aeeesso persiste durante una gran parte della giornata. Dopo l' influenza l'ammalato ha avuto eruttazioni frequenti, sonsazione di ballottamento e gonfiamento allo stomaco ehe precedevano e accompagnavano le crisi a.ugiformi.. All'esame obbiettivo dell'infermo si rilevano toni canliaci nt>tti, nè alcun segno di lesione valvolare; non vi è cianosi nè e d ema; pressione arterio:m. 169. L'infermo dopo una cura di trinitrina. (3 o 4 volte al giorno, 5 gocce di soluzione alcoolica all'l %) fatta pe r 15 giorni viene ricoverato in ospedale perchè non ha. avuto risultato soddisfacente. La. radiografia fa rilevare l'aorta. opaca, il cuore un po' gro:;so, vontricolo sinistro ipertrofico; niente di patologico fa rilevare l'elf'ttrocardiogramma. L'esame radioscopico d e llo stomaco infine ha risolto il problema diagnostico; difatti s i è pot.uto vedere la grossa t.uberosità dello stomuco ed una parte d(') ccrpo fa<Jenti ernia nel tcrn.ce attraverso l'iatus esofogeo e d occupanti la pnrte inferiore del mediastino tra la colonna vertebrale e il cuore. A questo punto l'A. ricostrui<ce, con l'aiuto della storia clinica, la p tl.togf'n Mi di tutte le al, erazic.ni viFcerali rilevate e per quanto riguarda la sindrome anginoide dice che essa può benissimo essere provocata da affezioni addominali . I l prodursi di queste crisi cardiache può essere dato dall'effetto di uno stimolo m t>ccanico diretto del cuore o, più verosimilmente, come sembra, da. un riflesso originatosi ne lle vie parasimpatiche. L'A. conclude dicendo che la. diagnosi non poteva esser fatta senza l'esnnw radioscop.i co e consiglia, qualora. ci si trovi di fronte ad ammalati gastro-cardia<Ji, di pensare all'ernia tra.nsdiaframmat.ica, che non è affatto un'affezione molto rara. che non è necessa.rio avere deforma.zioni toraciche per esserne affetti e che es.<;~t può essere molto differente nelle sue manifestazioni c liniche. L 'ammalrtto in esamr non potendo subire per la sua età tm intervento chirurgico farà la. cura. medica ed ig ienica per la sua. ernia transdiaframmatica in modo da evitare, il meglio possibile, i disturbi e le possibili e gravi complicazioni di essa. S. VrrA.LE.

CHIRURGIA GENERALE J". FAESNAlS e A. MoucHET. - Un caso di tumore maligno del cordone spermatico. ( « Journal d'urologie ,., settembre 1934). . ~ turo~ri ~ali.gni del cordone spcrmatieo sono re lativarne>nte rari r malr- conoscl\ltt e ~umdi .gh AA. credono opportuno di pubblicarne uno capitato alla loro osservaztont>. St tratta di un uomo di 63 anni che da tre anni prt>:;(•nta una tum<'-


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RIVISTA DELLA STAMP.~ lllEDICA ll'ALIANA E STR.U.'1ERA

fazione alla. r f'gione inguinale sinistra, insorta insidiosamente. L'esam e obiettivo fa rilevare l'esistenza di una. tumefazione inguina.le, allungata., dura., indolore, ,correvole, con polo supt>riore a live llo d e ll'orifizio inguinale profondo e polo inferiore poco al di sopra del testicolo da cui è perfettamente delimitato. Tel"tirolo ed e pididimo normali; non presenza di adenopatia, n egativo il resto dell'esame obiettivo. Praticato intervento c hirurgico ~l'via inguinale il tumore viene asportato ins iem e al cordon(> ~d al tAlst.icolo; non pmsenza di adenopatia. la.tero-aortica.; g-uarigione per prima. L 'amma.lato rivisto dopo 5 m esi è senza recidive nè m eta.,:;tasi. Macroscopicamente il tumore s i pn•senta. duro, di colorito biancastro, inglobnnw tutti gii elementi del funi colo c he non possono essere dissociati: il testi colo, l'epididimo e la vaginale no rma li. L'e.'Si\me microscopico praticato a livelli diff<lrroti dimostm: in alcuni punti un tessuto con cellule chiare di aspetto simile a quPIIEl di Sternbf1r~, in altri C(>llule con aspfltto epit{).liale ed infine un tessuto AArcom atoso con grande abbondan7.S. dello stl'Oma. TI defe ren te prelevato in pieno tumore a.ppa.re pC'rft't.tamPnto normale. Gli AA. in base al r eperto ist.olo)!ico fanno diagnosi di tumore maligno polimorfo a tipo prevalentemente di Linfosarcoma. Il primo lavom importante sui tumori maligni dt>l cordone spermatico risai"' rtl 1909 ed è quf'llo di P atel e ChaliPr; in tutta la lettcra.tura. gli AA. ne hanno mccolt,o 40 eMi. In tutt':l le osservazioni lo sttrdio anatomo-patologico dimostra. il polimorfìsmo d<'l twnore. Le forme Ppitdinli sono rarissime e provengono dalle porzioni del cor·po di Wolf; i tumori conne-ttivali (snrcomi) sono più frequenti f' sono costituit-i da cellule fus iformi con figure in mi tosi. Ma i sarcomi d el cordone harmo la caratterist.ica di t•sser e costituiti da una g rande varietà di e lementi celluhui (mixo-sarcomi, mixoliposarcomi e mixo-condro-sarcomi). Un ultimo gruppo più nottamf'nte individualizzato è quello dei sarcomi linfoblo ~tic i caratterizzato dalla proliferazione autonoma ed indefinita. di celhtle linfoidi. Fra. tutte le classificazioni d ei t.\tmori d el cordone la mig liore è que lln ba."Sata sul criterio clinico: t.umori benigni e maligni e questi ultimi in epiteliomi e sarcomi. Clinicamente qu1~sti tumori insorgono fra i 40 e i 70 anni, in genere la st:>de è a sinistra e colpiscono tanto la parte inguinale che la parto scrotale del cordone. Possono Pvolvcre in pari'cchi anni (l 0-11), ma in questi casi s i tratta. di tumori benigni c hE! d egen erano; le m etnstasi non sono fre quenti; il trattamento consiste nella Mportazione in blocco d el tumore e de l testicolo, asportazione che riesce facila prrchè in genere non aderiscono ai tRssuti vicini. M. P LASTINA . )Il. FEVlll:: e P . DtrPu rs . - Trattamento della lussazlone congenita Irriducibile della rotula. ( « Journal de Chirurgie •, dicembre 1934 ).

Dopo tw<'r brevHmente esposto le lesioni anatomo-patologiche della lussazione irr·iducibile della rotula spostata in fuori, lesioni a carico della. capsula arti colare del ginocchio, a carico del V>tsto esterno ed interno, a carico della. tibia ruotata al!'Pstf>rno e del femore ruotato all'interno, g li AA. espongono il procedimento opemtorio d e l Rou.x e quelli da esso derivati. Tale procedimento consiste nell'ins(•Iire la tuberositi\ anteriore della tibia, sezionata collo scalpello, in un punto più alto; nel ristabilire esattamente l'asse longitndinnlo di tr·azione del quadricipite ; nel tmttamento finale d ella breccia. ca.p;;;ulare interna, chiudr ndola con sutura, o, m eglio, colmand ola con una pla.<;tica.. Gli AA. passano quindi a d cscrivf'ro la tecnica operatoria da ossi seguita., t' che è la combinazione d Pi due m etodi di Ali Krogius e di Roux, consistente nl'l trapianto d ell'appa.rocchio esten!'ioro della rotula combinato con wr processo d i mio plastica. Ecco i tempi dell'intervento pr·opo!'ito: 1° T enl!po: incisione fino all'aponevrosi, dPIIa pdle e d elle pa.rti molli p••rinrt.icolari, ad U con la branca interna più lunga dPII'csterna e con l'apice dvU'U che pas!'la al di sotto della tuberosità. a.nh·riOl·e d l:'lla tibia. 2o Tempo: liberazione di tutto ra.ppa.rccchio rotulco, dopo aver sezionato con lo scalpe llo la tuberosità anteriol'(} Jdla tibia.


R I VISTA DELLA STAMPA lllEDlOA ITALIANA E

STRA~IERA

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3° Tempo: taglio, dal vasto interno, di un le mbo muscolare associato a l taglio di una lamina. di capsula. articolare, di dimensioni come la breccia. praticata esternamente nella. capsula stessa. 4° Ten~: fissazione della tuberosità anteriore della t ibia, avendo cura c h e sia ben regolato l'asse di t razione di tutto l'apparecchio estensore, e che il l ivello cui si deve fissare la tuberosità. anteriore della tibia permetta l'estensione e la flessione del ginocchio. :;o Tempo: plastica per scavalcamento, consistente n el far passare il lembo muscolo-capsulare al di sopra della. rotula, e innanzi al tendine del quadricipite, e nel fissare il lembo stesso in giusta posizione nella breccia esterna con una se1·ie di punti separati. 6° Ternpo: emostasi e chiusura degli strati superficiali con crine. Nella cura postopera.toria bisogna sorvegliare rigorosamente le condizioni della pelle e curare la. ripresa rapida dei movimenti, ad evitare la rigidità articolare e l'accentuazione della ipotrofia del quadricipite. Le indicazioni operatorie si fondano sul principio di intervenire nppena ffi manifestano turbe funzionali, senza attendere il sopmggiungere dell'artrite. Solo a quest.o patto i risultati dell'intervento descritto dagli AA. sono davvero eccellenti, permettendo il ripristino funzionale comple to. Alla fine sono riportate due osservazioni, corredate da belle e nitide radiografie o fo tografìe. :\lANIERI.

TRAUMATOLOG.I A R. FoNTAINE e R. BAtTER. - l risultati lontani del trattamento delle fratture della estremità superiore del radio. ( « J ournal de chirurgie "• febbraio 1935).

Le fratture dell'estremità superiore del radio sono abbastanza freque nti; s.i tratta sempre di fratture intrarticola.ri. Si possono avere tre varietà.: fratture iwlate della testa, fratture isolate del collo, fratture a-ssociat.e di'ila testa e del collo. I n ciascuna di queste varietà poi la frattura può O$Sere completa e incomplt>ta.. Due sono i sintomi caratteristici: la limitazione della su p inazione e pronazione, la squisita sensibilità dolorosa alla pressione della testa radiale. Questi due sintomi sono di per sè sufficienti a far porre la diagnosi clinica di frattura dell'estremità superiore del radio. D trattamento di tali fratture è stato a volte l'incruento, a volte il cruento. Nel t rattamento incruento bisogna distinguere le fessure dalle fratture comp!Pt.e. Per le fessure sono stati proposti dai vari AA. diversi prooodimonti: immobilizzazione, bagni caldi e mobilizzazione, faradizzazi one, ecc. Qualunque sia il trattamento, tutti sono d 'accordo che bisogna mobilizza-re molto precocemente. N<,lle fratture complete il trattamento è rappresentato dalla immobilizza.z ione in doccia gessata del gomito ad angolo retto, previa riduzione dei frammenti, Sfo vi è stato spostamento, con l'avambraccio in posizione intermedia tra la prona zione e la supinazione. Anche in questi ca-si la mobilizzazione deve essere precoce. I ristùtati del trattamento conservatore sono buoni nei ca-si di fessure semplici della testa, nelle fratture parcellari di essa senza grande spostamento, nelle fratture complete del collo o incuneate; invece tale trattamento è insufficiente nelle fnttture con spostamento dei frammenti, e in quelle a frammenti multipli. Trattamento cruento. Non tutti sono d 'a-ccordo s ulle precise indicazioni di questo trattamento. Alcuni propongono l'interven to immediato in tutte lo fratture complet-e della testa con spostamento, a ltri affermano che è opportuno provare prima il tratta mento incruento. E inte rvenendo, varie sono le incis ion i proposte dai V!~ri autori. Aperta la capstÙa articolare s i asporta il frammento o i irammenti staccati e spostati. Qualche autore preconizza la riduzione cruenta della t esta e la sua. fissazione con filo m etallico o di seta. Dopo l'intervento bisogna. immobilizzare in doccia g0:;sata.. Poi 1·isultati del trattamento cruento gli autori sono di nccordo nel 1·itenore buono il r ecupero funzionale, talvolta solo un poco dimim1i to ; rimune p(.!rÒ uu cc rt.o grado variabile di gomito valgo, e ciò sempro cho s'interviene pn~cocemente.


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Pfab aggiun~o che per evitare la compa.rsa di corpi liberi art icolari e di osteo· fiti, bisogna avvol,!Zere l'estmmo radiale nella fascia aponevn>tica antibrachialt'. P ersonalment.(' g li AA. seguendo le sopra enunciate indicazioni sono ri cor,.i con fede a ll'intervl"nto. praticando una incisione postero-estt>rna d i 5- 6 cm., ad uguale distanza tr·a cresta del cubito ed epicondilo, e asportando facilmente i fl'ammenti . Sono quindi riportate 7 osservazioni personali di casi, tutti trattati cruent.t>mente. D opo l'operazione, l'immobilizzazione non è stata prolungata al di là di 4, 8 giorni, indi è stata praticata la mobilizzazione, ma non il massaggio. In tutti i casi il risultat-o postoperatorio immediato è stato perfetto. i\Ia a distanza i risultati sono apparsi meno buoni. Per cui si può concludere che il trat· tam<•nto chirur,!Zico dell"' fn=tttm-e d<'ll'estremità s uperiore del radio non porta che raramente al recuper·o funzionale completo. Molto spesso persiste una limi. tazione. ed in certi casi un bloccaggio completo della pronazione e supinazione . L'estensione JX'I-siste generalmente normale, ma la flt>ssione è spesso un po' dimirmita. Non è ra1·o un cert.o grado di cubito val~ro. Anche l'a.rtxite cronica ddormante si è manifestata sull'articolazione traumatizzata. Ciononostante il trattamE-nto chirurgico cieli<> fra.ttw-e dell'estremità superiore dol radio non è da rigettare, in tutti i casi sopra indicati e ben spPcifìcati. BiSOIZOfl però più spesso, durante l'intervento cruE-nto, ct>rcare di ridurre i frammenti e ricostituire la superficie articolare radiale. Ne ll'inter·essante lavoro sono riportntE', ad illust.razionE', delle radiografiE> molto dimostrative. SALSANO.

RADIOLOGIA G. ZAPPAJ.À. -

La coleclstograna nel diabetici. " Il P oliclinico "• Seziona pl'atica,

28 genmtio 19:3::-XIII).

•

Un nuovo mf'todo di colfcistogra.fìa, oltre a quella g ià. applicato p e:> r la prin: a volta noi 1924 dal Graham Cole o> Copher è stato ideato da Antonucci e chiamato 6 Metodo della colecistografia rapidn •. Come è ormai noto, il m etodo Antonucci è intimam<>nte connesso nel suo meccanismo al rirambio deali idrati di ca1boni<'. Esso consiste nell'associare alle dosi usuali di wtraiodofenoftaleina sodica, una soluzione di f!lucosio . La scelta di quE-sta sostanza da aggiungere a lla T. I . F. non è st.ata fatta tt caso, ma con l'idea di trovare una sostanza, il glucosio, che verosimilmente s i caricasse della T. I. F. stessa e la portasse nel fegato e quindi nella cistife llt>a più rapidamente. Con l'associazione glucosio T. I . F., si ottenevano infa.tti n e i soggetti sani ddle ombre colecist.ografìch e dopo mezz'ora dalla iniPzione endovenosa. P er stabilire l'importanza della iperglicf'mia provocata nel mecca.nismo della colecistografia. rapida, l'A. pensò di iniziare uno 11tudio sul comportamento de!Ja. eliminazione della T. I. F. nei diabotici a glicemia a lta, e vide che in questi soggetti la semplice iniezione di T. I. F., come ne l metodo di Graham, produce una colecistografia rapida. L'A. riassume brevemE'nt.o la parte dello studio che riguarda i diabetici. A ciascuno di Pssi è stata fatta una iniezione endovenosa di T. I. F. e dopo è stato studiato il comporoomento de lla curva g licemica. H a cominciato con l'csrguire la colecistografia, in diabf'tici a glie< mia alta (2,50-3,50 %o ) e poi ha continuato le ricc•rche Sf'rvendosi di diabetici con gliCPmitl. relativamente bassa. D ai radiogra.mmi risulta ch e ai valori più alti de lla glicemia hanno corrisposto delle colecistografie rapi rio e precisamente alla seconda ora. Dt~!l e esperienz~· l'aut.ore crecie di potrr concluder e : l ) La. rapid:tà d ella colecisto~rnfia n e i diabetici dipende csclusivamt>nt<: do.lla iporgl cernia.; 2) 11 tasso gt:cemico m inimo p er otte ner e una colecistogrnfia rapida s i aggira intorno tll valore eli 1,80 %o ; 3) I cJiabPtici curati e portaLi a glicemia norma!C' si comportano rispftto alla col<'eistografia come sogg..t ti sani.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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La conoscmza dello speciale~ comportamento della colecistografia nei diabe. 1.ici, ha una. importanza~ afferma l'a utore, teorica e prat ica. Teorica perchè porta un notevole contributo alla spi('gazione del m eccanismo dt>lla colecistografia. aecondo il m etodo Antonucci, giacche il fattore fondamentale d ella rapidità è -rappn>S€ntato certamente dalla iperglicemia e non da alt·re speciali condizioni inerenti alla malattia. L 'importanza pratica poi si rileva ogni qual volta si voglia eseguire n ei diabetici una indagine colecistogra.fìa per svelare una colecistopa tia giacchè in detti soggetti nom1almente si constata il riempimento della cistifellea nt> Ile prime 3 ore dopo l'iniezione e non più dopo I O - 12 ore, come si è soliti avere per la colecistografia col metodo Grabam, evitando cosi·una possibile causa ·di Prrata intt'rpretazionP. DE .ANDREIS

OFTALMOLOGIA R. GALLENoA. - Contributo biomlcroscoplco e sperimentale alla conoscenza delle lesioni comeo-congluntlva11 in alta montagna. («Rassegna Italiana d'Oftalmologia ., settembrErOttobre 1934-XII).

L 'A. ha. voluto completare gli studi sulla oftalmia da neve e servendosi della lampada a fes.<rura ha studiato sui conigli le alterazioni della. cornea e della. congiun'tiva che sogliono seguire all'azione del vento, del freddo e del riverbero della neve, .sempre in alta montagna. I conigli furono privati della terza palpebra, perchè questa. non ostacolasse l'azione diretta delle suddette cause. Gli animali esposti al vento di alta monta. gna (m. 3400) per due ore presentano poco dopo replezione dei vasi venosi della congiuntiva sino ad una vera iperemia dopo 14-15 ore. con accenno di edema del bordo libero palpebra.le. Dopo 24 ore compare scarsa fotofobia, intensa !acri. mazione, forte edema palpebrale, chemosi congiuntivale e intorbidamento polverulento superficialissimo, uniforme e periferico della cornea. Tale quadro , clinico decresce dopo 5-6 ore e scompare dopo 42-46 ore, residuando appena lo. lo.crima-

zione, l'edema palpebrale e la cbemosi congiunti vale. In 4 giorni tutto torna normale. L'A . addita il lungo periodo di latenza (24 ore) in tale forma. morbosa, che al contrario è minore (8-14 ore) nella oftalmia da raggi ultravioletti (oftalmia da neve, da saldature elettriche o da arco voltaico o da riflettori cinematografici, ecc., ecc.). Inoltre l'A. spiega l'intorbidamento corneale periferico come reazione di adiacenza, e cioè pensa che si tratti di una reazione secondaria dell'epitelio corneale alla chemosi intensa della. congiuntiva, e non all'azione del vento sulla cornea, perchè questa. era protetta dalle palpebre chiuse. Gli animali esposti al freddo in alta montagna presentano dopo poco tempo la quasi com pleta abolizione dell'ammiccamento palpebrale, e quindi cessazione dell'azione protettiva dell'ammiccamento e della secrezione lacrimale con grande dispersione di calore da parte della. cornea, la quale presenta sfa.ldamenti e intorbidamenti epiteliali di vario grado con reazione congiuntivale e iniezione pericheratica. simile alla cornea sfaldata dopo ripetute istillazioni di cocaina (Colombo). Gli animali esposti al riverbero della neve in alta montagna mantengono gli occhi aperti, ammiccano regolarmente e dopo 11 ore di tale esposizione non presentano nulla di anormale, solo dopo 7 ore dalla fine dell'irradiazione presentano una cheratite attinica tipica, consistente in un intorbida.mento finissimo e polverulento degli strati più superficiali dell'epitelio, più intenso nelle zone centrali, int{)rbidamento interrotto da chiazzettine bianco-grigiastre. L'A. rileva che la cheratite attinica in alta montagna presenta un periodo di latenza. molto inferiore a quello delle lesioni corneali da vento forte. L'A. ha voluto studiare anche l'azione della luce riverberante della neve in pianura. (Torino) e, dopo i risultati negativi di questa sulla cornea, si esprime dello stesso parere di coloro che affermano che nelle radiazioni solari a livello del mare i raggi ultravioletti sono più scarsi d'inverno che nei mesi estivi. Infine all'A. sembra. che l'azione di tali raggi sulla cornea sia potenziata dal raffreddamento, e che l'applicazione di compresse calde durante il periodo di latenza dell'oftalmia. -da neve sembrerebbe ridurre di intensità. il quadro morboso successivo. l\1. p APAONO 6 -

Gio·T"nals di medicina mflita1'e.


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RIVISTA DELLA STA)fPA MEDICA ITAr,IA~A E

STR.<l~1ER.-\

.oro.RJNO..LARJNCOLOGIA

RUBALTELLI e DE T&oMBETT(. Il hst tonsilla re In soggetti tubercolosi ( uOtorinolaringologia italiana • , .settembre 1934-XIJ). Ricerche morfologiche, istopatologiche e cliniche fanno rilevare in alta percentuale tmo stato precoce di ipoplasia del tessuto linfoide delle prime vie respiratorie in soggetti tubercolosi. Tale fatto sarebbe ei<pres.sione più che di st.ato tossico, dovuto al bacillo tubercolare, di uno stato costituzionale perchè nei longitipi prevale il t essuto di sos top1o sui tos.<>uti plastici e viscerali. L ' involuzione naturale d el tessuto linfatico sarà. più o meno precoce a secondo i soggetti orientati verso il tipo brevilineo o longilineo: a. questo appartengono i più dei soggetti predis posti alla tubercolosi, ed in essi l'involuzione è più precoce grave e costante , favorita da. particolari modalità d'ontogenesi. Agli AA. tali criteri morfologici non sembrano del tutto sufficienti per nn giudizio preciso : pe r saggiare la funzione di tali tessuti hanno intraprese delle ricerche sperimentali. Il Ula..."Saggio m eccanico tonsillare produce variazioni del quadro ematologico (Vwoo l:iCH)IJ D T) a. seconda le tonsille son sane o ammalate. Una leucopenia in caso di disfunzione neuro-vegeta.tiva. (l30T'tUBA}; leucositosi in casi di presenza. nel sangue di sostanze chemioto.tLiche positive; immissione in circolo d i sostanze tossiche dopo massaggio rilevantesi con le ucocitosi n eutrofila (WORMS e LE M EE}. Il test tonsillare con l'aspirazione nei poliartritici reumatici (ÙUVE'lTI: MA.1.A....'<~} rivela. lcucopenia al 30'-45', cho raggiunge il massimo alla terza ora e ridiscende al notmale rapidamente. In 37 soggetti giovani, di cui 21 tubercolosi, con spiccata. ipoplasia tonsillare, 6 tubetcolosi pulmono.ri e laringei con sviluppo tonsillare normale, 6 immuni di affezioni tubercolari, a. normale sviluppo dell'anello di Waldeyer, e 5 soggetti tonsillectomizza.ti, que8ti due ultimi gruppi come controlli, gli AA. hanno rilevato che massaggio rollio, freddo, caldo, aspirazione applicati su le tonsille hanno mostrato: leucopenia. e liofopenia assolute nei soggetti a normale sviluppo tonsilla.re, siano tub. o immuni (I e m gruppo): ci rivelerebbero una condizione fisiologica normale nelle tonsille in rl\pporto a fatti flogis tici acuti o cronici locali. L 3 reazioni negative alle manovre su dette, si hanno nei soggetti a notevoli ipoplasie tonsillari, siano essi tbc. (I gruppo) o immuni (III gruppo). Secondo appunto ScHMIDT e BoTTURA la. assenza. di reazione lencopenica. è da ascriversi presumibilmente all' insufficienza follicolare nelle tonsille ipoplasiche. In detti sogge tti il t.ost tonsillare dà. SPmpre r ;suJta.w nl'gativo: la t.(•Ilsilla. non è capace di r eag:r (1 alla mo.novTa, met.tt-ndo in c:reo lo sostanze ormon :che (VIGG~CBMIDT}, le quali sono atte a pr odurre reazione leucopcn :ca, où influendo sul sistema. n euro-vr·getat.ivo \Bo·r-.ruRA). Dunque in conclusione detta. assenztt di r eazione è indica di alterazion e delle tonsille palMine, a.lt('razione a quant<l hanno provato gli AA., non a. tipo flogist:co, ma ipopla.sico, cioè, essi specificano, morfologico-str utturale-costituzionale. R AFFONE.

C. MA.RSWU, Fonne tubercolari della tonsilla faringea non Involuta. (ll Valsalva., XI, 1934- XIII).

In caso di mancata involuzione della. tonsilla fnringea, in adulti, il primo quesito che si impone è di chiarire quali fattori abbiano agito nell'impedire la. normale involuziono postpuberale : si de bbono prendere in considerazione, anche a.gli effetti terapeutici, le forme t ubercolari e le forme granulomatose, poichè è del tutto eccezionale che oltre il trentesimo anno di vita fatti flogistici banali inducano una ipertrofia persistente. Secondo la. statistica raccolta da Gradenigo il 70 % degli adenoidei è a l disotto dei quindici anni, il 26 % dai 16-30 anni; il 3-9 % ùai 30 ai 45 anni.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E

STRA~IERA

283

Brit>ger e Goerke ammettono una interdipendenza. tra att.ività del tessuto linfoide e iperplasia della tonsilla di Luscka: con l'avanzare dt>gli anni t>ssa diminuisce d'importanza. perchè l'organismo subisce varie infezioni e si immunizza n·rso i relativi agenti morbosi. Verrebbe ad ess<'re meno necessaria ht funzione difensiva del tessuto linfatico in genere, e quello dell'anello di Walde:vcr in specie. L 'A. ha avuto occasione di studiare due casi di mancata. involuzione di tonsilla faringea in adulti, con esami istologici; nel primo CHSO ha notato abbondanza di residui di elementi linfoblastici, espressione di noduli linfatici funzionanti, per mancata. involuzione, e non espr(·ssione di reazione alla invasione del bacillo tubt'rcolare. Nel secondo caso elementi endoteliali numerosissimi, ammas.'lati e ringonfì com o aggregati e;pit~lioidi e, sebbene non tipici noduli tubf'rcolari, denotanti una infezionE' tbc delle tonsille. P er Schoenemann la tonsilla faringea è la sentinella avanzata del complesso difensivo delle glandole cervicali; e, so essa ha un ritardo involutivo è presumibilissimo che questo è dovuto ad una funzione difensiva intensificata di fronte alla infezione tul>ercolare che non ha indotto distruzione e sostituzione al tessuto funzionante con tessuto gt·anulomntoso. n rilievo di persistenza. di tonsilla faringea. non involuta in tubercolotici, è in contrRSto con quanto è stato notato (Arslan, Argentina) che cioè in quelli si ha in genere ipoplnsia del t-essuto linfatico rinofaringco e atrofia delle mucose. La diagnosi istologica di tubercolosi nei casi osservati è indiscussa, per quanto n"gativa la ricerca del bac. tbc. Esclusn la manifc·stazione iperplast.ica tipo Hodg· kin, .l' A. tenderebbe ad annoverare i suoi casi fra quelli di «tbc. larvuta delle tonsille • di Lerrnoyez, ma la. forma polmona re silente non gli dà sufficienti dati JX>r ammettRre la infezione a~cendente. Parimenti non crede di prcndere in cons iderazione la via sanguigna; nè d'altra parte la via retrograda Unfa tica, che non è provata. L'ipotesi che la tonsilla faringea sia divenuta st>de di proc~;:;r<o tbc ..• pe r inoculazione ùiretta da inalazione, sembra più accettabile. L'iperplasia e la mancata involuzione in adulti rleve considerarsi come. cspressiono della lotta intrapr<'sa dall'organismo contro il bacillo di Koch che non ha superato le glandole linfatiche.

R.u-FONE

DERMOSIFILOCRAFIA

U . BoNCIXELLI. - Osservazioni sulla reazione di deviazione del complemento nella blenorragia ( • Il dermosifilografo », settembre 1934-XIII, n . 9). L e ricerche intens ive su questa indagine sierologica dimostrano chiaramente che la reazione, pur essendo valutata diversamente dai vari autori che l'hnnno s tudiata, va aSSllllDendo un'importanza notevole come metodo ausiliario, nella diagnosi delle affezioni gonococciche. Dal complesso delle ricerche finora note risulta che la gonodeviazione è parti· colarmente sensilbile nelle forme complicate acute, subacute e croniche. mentre è meno sensibile ·n elle forme acute semplici, recenti. Quasi tutti gli autori che si sono occupati di tale studio sono concordi n ell'attribuire alla gonorea.zione una specificità molto alta. Date le incertezze ancora esistenti sull'argomento, l'A. ha. iniziato presso la Clinica dermosifìJopatica della R. Università di Firenze degli studi in proposito e mentre le ricerche continuano, pubblica i primi risultati avuti su 243 sie ri appartenenti a. pazienti affetti da forme sicuramente gonococciche in a t t o o pregresse, da affezioni clinicamente gonococciche e da forme in cui fu esclusa la. blenor· ragia. Un gruppo a parte comprende individui affetti da sifilide s ierologicamente attiva o non, blenorragici e non blenorragici. Nel primo gruppo la gonoreazione è stata positiva. nel 77 %. con una percen· t uale di 56 % pe r le forme gonococciche semplici e di 89,7 % per le formo complicate. N e l secondo gruppo la gonoreazione è stata positiva nel 76 %· .Nel gruppo, in cui la blenorragia potè essere senz'altro esclusa, la gonor eazione ha dato risultati negativi, eccetto in 4 casi (5 %).


21H

RI'\ISTA DELLA STAMPA

~I EOlCA

I'tA'LIANA. E

STRA~ì:ERA

N el gruppo d e i lu3tici con rea.zion~ Wà.<;~arm!l.nn p ositiva o n egativa, blenorra.gici o n on, la g;m~ras.zion~ n~n ha m1.i d ato ris ultato p ositivo, quando la ble· norra~ia. era sicuramente assente. N ei eMi inve::a in cui e1isteva c:>:lt~rnp:>ran~am·mte sifilide e blenorragia la gJnoraazione è stata a:;~g.i più s pesso n egativa qu!l.ndo la R. Vv. era poc;itiva che non nel senso contrario. Q ue3te prima ricarchs dell'A. autorizzano a. ritenere che la. gonoreazione è m olto s:m<>ibile e sp3::ifica. e cha quindi ena p :>trà in d e terminati ca'!i essere applicata con successo alla. pratica. diagnostica.. CA'8LUCCt.

FARMACOLOCIA C. A. ELVEHJE~t; A. R. Ke\fME&Ea; E. B . HA&T; J. G. HALPrN. -

L'effetto della dieta della gallln1 sul c ttntenuto In ferro e ram ! d:ll' uovo. - (• .Tourn. Biol. Chem. • ; L XJL'IC.V, 89).

Un u ovo di m~ iia groBezz!l. contie ne cir:::a m -sr. 0,8·1 di fe rro e gli allevatori di p:>llams rivolgono la loro a ttenzione alla. rice rc a. di un metodo che faciliti l'aumento di tale qu'l.ntita.tivo, ne ll'intento di ottene re pulcini forti e robu<Jti. Per rag~iungere lo scop:> e>>i plrtono d a l c:>ncatto che, c on una. alimenta.· zione a. b1.<Je di rn'l.~~i ma c o:-1tenenta qu!l.ntità s upariori di ferro, vanga. ad accrescerai il titolo di ferro n ell' uovo. Gli AA. - n ell'e3porre le idee c ontro varae che si a~ita.no sul principio testè espo'lto - si o:Jcup':l.no d el sistem'l di nutrirn3nto d el pollame; inoltre , con-;iderando l ' utilità d e lla presenza d el r a m e - strattam::mte legato in<Jie me a.l fe rro ai pro:Jas:;i di fo rm~zi one d ell'e moglobina. - prendono altresì in esame la que>tione riu;u:~.rda.nte la. p~B ib ilità. di ottenere un maggior ta.<>so di questo secondo e lem9nto. L 'l ricerche sp ·~ rim;mta.li furouo eseguita s:>pra uova. provenie nti da. tre gruppi pra3sochè uniformi di galline, sottòp nte a.l ~>:Jguente regime di nutrizione: -.. gruppo I - fl-limentazione norrn'lle di bMe; g ruppo I I - la st9ssa alimentazione , più un supplemento - per gallina. e per ~iorno - di rn_gr. 50 di ferro (sot.to forma. di solfato, scio lt o ne l latte ); gt'Uppo III -l'id:m tica. dieta. d el grupéJ:> Il), con l'aggiunt!l. giornaliera, p er ogni ga.ltina, di m gr. 0,5 di rame 1(anche que~ to sotto forma di solfato). Tll.t ti gli a.nirn!l.li e ra.no irra.:iiat i p~r die:Ji minuti al g iorno. I campioni sottopo>ti agli esarn; erano uo va d eposte durante ìa 11 a, 12 a, 13• e 14• !Httim!l.na, a pa.rtir e dall'inizio dell'esperienza. Gli A!\.. espongono i m~todi a.rr'llitic i seguiti per la d eterminazione sia. d e l ferro che d el ram e, traendo le conclu>ioni che ria'!Surniarno qui di seguito. L <J. m 3dia del contenuto in ferro d e l torio d ' uovo di gaUina. è di 0,0143 %; la qu!l.ntità. di fe rro nel torio non può es3ere aumentata. nutrendo lf!. gallina. con l'alim9nta.zione normale cui s i a.g~iunga.no, giornalmente, mgr. 50 di fer ro, addizionato oppure no di m gr. 0,5 di rame. Il contenuto rn 'ldio di rame ne l giallo d ' uovo è di 0,00076 % e nel bianco di 0,00056 %: la q•nntità. di ram3 nel torio e n ell'albume non a.urn:mta. se si somministrano ogni ~iorno alla gallina., con la. norm'lle alimentazione, mgr. 50 di ferro, oppure mgr. 50 di ferro più mgr. 0,5 di rame.

A. P A.GNIELLO.

STORIA DEU.A MEDICINA P. H t .JJA, Incontro a Builape>t dei medici d ~lla antica e (« Il Valsa.lva », novembr~ 1934-XIII,n. X I).

mo!le rna Roma.

Al riu >citissi.m-:~ XX:X C.mgros3o d e lla. Società I taliana di O tologia, tenuto a. Budapest il l O S.'! tte mbro u. s ., il ca pitano m 3dico m':l.~~:iaro P. Hèjja fece una comunicazione in un italiano brillante sugli strum"3ntari m~dic i d!:}ll'epoca. di R')ma , trovati casualmont-e nel sottosuolo di Burlapest.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA I'I'.~LIANA E STRAJ!>1ERA

·L 'interes.'>!lnte argomento ci tocca in modo particola1·e perchè in esso ccme negli altri lavori brillò di viva luce il ricordo della. tradizionale armonia nelle scienze, nelle a1'ti, nella cultura umanistica, tra l'Italia e l'UnghE-ria e si ebbe un nuovo attestato dell'interesse che i colleghi magiari pongono alla ClÙtura. della. storia antica. d'Italia.. L'A., considE-rando la. sua professionE', ricorda. più particolrumente i medici militari, anche pE'rchè l'accampam{>nto di Aquincum, sopra il vecchio Danubio. ricordato dai vari monumenti rintracciati, e ra. la. gua1'nigione più distante dell'impe ro latino. Egli ci ricorda che dei 62 monumenti di m edici milital'i eli cui tiene conto la letteratura, otto si trovano in Ungheria e sono i seguenti: Tito Amelio Numerio; C. Nundinio Opertulo; Sa.trio Rufo; Emilio Decenùno; Timartio medico (medicus castrensis); Marco Ma.rcello; Q. Fufìcio Cornuto ed un altare acl Esculapio. Nota. preziosa è anche quella della. rievocazione storica della u Legge delle dodici tavole » nella. quale si trova la. base delle disposizioni sanitarie, che affidano ai • curatores »il controllo dei viveri, quello delle condutture dell'acqua, dei pozzi; e dal controllo dei venditori nelle piazze, alla bonjfìca. dei tnreni ed alla cura dei poveri. Inoltre si fa. menzione in alcune annotazioni della scuola medica., istituita. anche all'epoca della. repubblica. e dell'impero. P oco sicura. era a. quell'epoca., la. sorte del m edico, perchè Cornelio fa una legge che quel chirurgo, il quale o per colpa. oppure per mancanza di scienza. cagiona. la morte dell'ammalato, deve venire punito con la confisca dei beni, coll'esilio e perfino con la m orte. L'A., dopo di aver ricordato l'inizio e lo sviluppo del servizio medico dell'an· tica Roma ci dice ccm e ai m edici militari ccmptte,•nno divusi diritti: il • Ius restitution.is n disponeva di indennizzare le perdjte materiali subite al servizio militare; erano esonerati dal pagamEnto delle imposte, ecc. Il loro equipaggiamento consisteva nella tasca m edica di bronzo, D{>Da quale erano posti un cucchiaio acuto, una lima, una o due pinzette e spalmatoi, l'astuccio chirurgico con diversi coltdli s1.ù di cui manici spesEo si può tro,·are il bassorilievo di E sculapio; una scatola. di bronzo con copHchio divisa in diversi scompartimenti per le medicine e vasi per unguenti. Le fasce ed i maggiori strumenti chirurgici erano tenuti in una. scatola più grande. Di tutti questi strumenti se ne trova una ricca raccolta nelllhtEfO di Aquincum e nel Museo Nazionale. Dopo altri ricordi s torici inerenti all'argomento, il collega. magiaro chiude la sua. interessante conferenza rievocando l'eroi~mo e la. serena. opera prestata dai commilitoni nella grande guerra e ricorda. la solenne cerimonia dE'lla inaugurazione del monumento al «Medico Ignoto » a Firenze , ove fu detto ciò che ci piace ricordare sempre per i comp agni cne tutti diedero alla. Patria: • Essi non cinsero corona, ma nessun delirio di poeta, nessuna. gioia d'artefice possono adeguare la commozione dell'uomo che nella viva. carne recide il fiore del dolore e nel sangue caldo rinvien e il segreto della vita, conquistandosi lma. vittoria eh~ lo avvi nce alla natura e lo avvicina a Dio •· S. VITALE


COIFERUZE E DIMDSTRlliUI CLIIICHE IEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dai processi verbali pervenuti alla Direzione gcoeralt di Sanità militare nel febbraio 1935-XIll)

BOLOCNA.. -

T enente medico GIUSEPPE DE ANDREIS : Distopia superiore d~l ceco.

L 'O. illustra dal punto di vista c linico e radiologi co m ediante diversi radiogrammi, il caso di un militare già ricove rato a.ttre volte in ospedale ne l m ese di nprile c. a. con sindrome del! 'addome d estro. L 'indagine radiologica ho. dimostrato trattarsi l o di un ceco ectopico situato nella. regione sotto e patica, anomalia con~eni ta; 2 <>di un dolicosigma esteso prevalentemente ne lla fossn, iliaca d estra, la cui sede ed i fat.ti spastici riscontrati davano ragione della sindrome presentata dal pazien te. Dopo un breve cenno al m etodo di incla~ine de ll'apparato digere nte ed ai mezzi di contrasto impiegati per boccn e p er cl isma n onchè alla utilità. e a lla n ecessità della combinazione delle 2 indagini, l 'O. parla dell'origine embrio logica d elle anomalie del gmsso intestino e che precisamente la s ituazione alt.a nel ceco rappres<>nterebb:- n ell'adul to un rita rdo ed un arresto d i svi luppo nell 'evoluzione d ell'organo, mentre la situazione pelvica. o distopia del ceco inferiore, rappresenterebbe che la migrazione continuA. oltr·e il limite coru:meto. Infine accennA. alle p iù importanti e rare a nomalie d e ll'intestino quali il nUJsenterium comune, sittt.B viscerun~ invers1.18, megacolon o ma lattia di Hirschprw1g e dolicocolon.

Rotula tripartita. L 'O. presenta ed illu>tra. il ca.<>o di altro militare che all'!indaginP. ra.diologica. dimostra. uno. ro tula. bipartita bilo.t<•ralmente. Tale evenienza. molto rara ne lla letteraturA. e specie nel caso di tripartizione deve essere diffe-renziato d a una frattura parcello.re p er i seguenti caratteri propri dalla rotula. pa r tita o pluripartita: margini nett.i e paralleli, nessun accmmo a forma.z ione di callo calcificato, sede d el frammento all'angolo s upero-esterno d ella rotula., bilateralità. d el reperto. L 'anomalia è dovutn, al li~ presenza di uno o pii• nuclei accesso ri di ossificazione della rott1la non saldatisi poi al corpo della rotula stessa; !>econdo altri verre bbe ad appartenere al gruppo d e lle oste)condriti g iovanili. I l ten. colonne llo medico A. lAPOCE nel cui reparto il caso è stato studiato prende la parola per pruspettare l'impor tanza di d e tta anomalia schele.trica rispetto all'infortunistico. specie trattandosi di affezioni che vengono riconosciu te, con l'esame ra.dio logico per eventuali traumi del ginocchio. Si sofferma s u1l'importanza. dei traumi e tra. questi anche le brusche e rapide contrazioni, pe r s piegare la sintomato logia dolorosa eù al le volte il versam ento end oarticolare e la limitazione funzionale inquantochè i vari frammenti rotu le i in conseguenza del trauma., possono p erdere quei mezzi di fissazione fibrosi che li unisce al resto dell'osso e possono diastasarili e confricàre continuamen te s ulle pa r t i articolari sottostarl ti durante i movim.,nti e creare così la siatomatologia pred etta. N e consegue che in infortunistica, ammesso il trauma, questo deve essere ri ten uto come concausa aggrava n te una lesione congenita e quindi da. considerarsi risarcibile n e i casi in cui siano s ubent.rati segni c linici di affezione articolare. Infine in base alla sua personale ca'Sistica. clinica d e lle lesioni traumatiche d e lla rotula e d a q uelle di o.ltri autori. conferma la ra ri tà. delle fratturo r arcellari del quadrante supero·este mo della rottùa rispetto al la frl:lq uenza in detta sede delle nnomnlie osteo-gcm•tiche.


CONFERF:N7.E E DIMOSTRAZIONI CLINlCHE ECC.

Tenente medico GINO CAVAJ.IlffiF:: Su quaUro caf'i di reno-ureterali.

CAGLIARI. -

287 anomalie

L 'O. espone la classificazione più r ecente jn riguardo aJJa forma e grandezza d e lle anomalie reno-ureterali: l o iperplasia congenita; 20 ipoplasia congenita; 3 o rene fuso. Accenna alle varie specie di rene fuso e si sofferma sul rene a ferro di cavallo che ne è la specie più frequente. Fa rilevare come il rene a f. d. o: consider ato a hm go come anomalia rarissima, in questi ultimi anni- dato il progN>sso d ei m e todi d'indagine - non può pitt essere considerato come una rarità.. Tratta minutamente dello sviluppo embriologico del sistema urinario, dal primitivo prcn efros fino al rene definitivo, rilevando come durante tale sviluppo s i possa arrivare alla formazione d elle varie anomalie. Viene alla conclusione che dai caratteri anatomici del rene a f . d. c. s i deve arguire che la fusione d ei due r eni d ebba avvenire al più tardi all'inizio della rotazione d ei due abbozzi di r ene, cioè v erso la sa, sa, 7• settimana di sviluppo. . Parla d elle forme di r ene a f. d. c. e d e ll'istmo che è costituito quasi sempre da t cssu to perenchimatos o, raramente m embranoso. E spone minutamentei va.r i sin t omi su biettivi ed obbiettivi. Parla delle va1·ic complicazioni e della loro pa.togenesi. Espone le statistiche del rene a f. d. c. che è stato riscontrato dal 0,06 % al· 1' 1,6 % ne i reperti d'aut op>ia, m entre invece è stato riscont Tato n ell'l % n egli interventi sul r ene in gen ere, il ch e dimostra che la morbilità d el r en e a f. d. c. ~ più frequen te di quella. d el r en o normale . P a,<s.<;a poi a parlare d ella duplicità uretera.le, che può essere completa ed incompleta. Gli ureteri raddoppiati per tutta la loro lungh ezza dalle p elvi alla vescica s'incrociano al disotto della pelvi e a l disopra. della vesc:ica e qualche volta in tu t ti e due i punti. Gli ostii v escica.li d egli ureteri doppi, p er ragioni embriol ogiche, si rinvengono sempre dallo stesso Jato. L 'uretere soprannumera.rio può s boccare, sempre per ragioni embriologiche , in v escica come anche in punti for t~mente anomali. Nei casi di raddoppiamento incomple to, la biforcazione può avvenire a qualsiasi altezza. E spone le s tatistichc- d e lla duplicità ureterale, che però danno cifre disparate dall' J al l O 0 /0<1 · Parla. quindi d ell'ectopia renale, che distingue in unilaterale, bilaterale e crociata. In rapporto alla situazione del rene e dei reni ectopici, il r ene sarebbe s tato trovato in tutte le regioni d ell'addome, eccetto l'e pigas trio a gl'ipocondri. Al vizio di posizione si accoppia sempre il vizio di rotazione . In ultimo parla dei caratteri differenziali tra ectopia congenita ed acquisita ed espone le statistiche d ell'ectopia r enale che si riscontra nell' l ,l7°/ 00 • D escrive infine quattro casi di anomalie r eno-ureterali, osservati n el reparto c hirurgico d e ll'ospedale : <'!ne ca si di r ene a f. d. c. operati di n efrost omia. dal p rimo capitano medico Santoboni, uno per idronefrosi accompagna ta da feno· m eni dolorosi ed un altro per pionefrosi. Nell'uno e nell'altro cas o non si è pra ticata la. n efrec tomia, dato il volume del ponte di t essuto parenchimatoso c he univa i due emi. Ambedue guarit.i. Il terzo caso rigmnda un'ect opia. d el rene d est ro e l 'ultimo un caso did uplicità completa del bacinett.o ed uretere d est.ro con sbocchi ureterali in vpscica. Primo capitano medico Al-'TO:Z:.."'NO PIAZZA: Malattie dentarie e loro rapporti con la medicina. L 'O. p arla d elle malattie d entarie in r elazione agli organi d ell 'u d ito, d ella vis ta, d e ll'odorato, d ella. cute, m ettendo in evidenza i vari rapporti anatomici d e l trige roino con gli organi su accennat i: passa poi alla trattazion e di a lc une malattie sec ondarie ad infezioni orali quali le gastro-enteriti e la gastrit.i, fncendo anche osservare come in alcune malattie d e l ricambio e del sangue s i a bbia no alterazioni g engivali e d entarie che possono orientare circa la cura e la prognosi. T e r mina con l'~sposizione di alcuni concetti su le ma la t tic d e n tnrk c prok::;sio na li


288

COSFERES'lE E OOfOSTRAZlOS'l CLtS'!CRE ECC.

Capitano medico ETTORE ZA.MBRA.: Il cloruro di calcio nelle ple1,riti usudative. L '0. rifol'isce su sei c<.ui di p le urite essudati va. (sce lti tra. gli ammalati piò importanti" del re parto m edicina.) curati in primo tempo con cloruro di calcioper via. orale e con regime ipoclorura.to. Il cloruro di calcio come è stato dimostrato da diversi autori, agisce sulle pleuriti essudative : l 0 come diuretico in quanto l'ione • calcio • sostituendosi allo ione « sodio " d ell'organismo favorisce un abbondante el imiMzione di c loruro di sod io; 2o come a.ntitermico; ao come a.ntifl.og"istico. L'O. conclude: l o la. l;era.pia. cloruro-calcica. è un utile trattamento ne lle pleuriti essudativo e riesce poi molto e fficace quando a.d essa s i a.'lSocia la dieta ipoclorura.ta; 2° tale metodo di cura. evita gli esit:.i gravi de lle pleuriti e ne abbrevia il d (~Cor3o - il v<'r>am ~ nto si abb:l$SA. dop:> qua.lc ht• giorno - p er poi scomparire completamente verso la. ventesima giornata.. Così pure la fe bbre diminuiscee scompare in un tempo piuttosto brev6.

n ten. colonnello medico prof. R oMBY sostiene l'importanza e l'efficacia dei sali di calcio nelle forme pretubercolari e s i sofferma suU 'azione emostatica rica.lcifìcante e sull'azione che il calcio esercita sull'equilibrio de l sistema nervosovegetativo. I sottotenenti m edici SA.NNIA e M.o~.RCHI s i intrattengono sulle vie di somministrazione del calcio. CASE&T.o\.. - Primo capitano medico G[USEI:'PE Bf:RTOS'E : Etiologia e pa.togenesi del rewnati.a1no a·rticolare. L 'O. riporta. i concetti dei vari autori sul reumatismo tubercolare. Fa la. cronistoria degli studi eseguiti circa le re h1.zioni tra il reumatismo articolare e la. tubercolosi. Tratta diffusamente de lle rice1·che fatte MI 1930 da LoWENSTEN e R EttE&, i quali affermano decisamente la natura specifica del reumatismo articolare acuto, e infine ricorda le ultime con.clu.sioni s ugli studi eseguiti in Italia da. E. SoHIAvo, il quale accetta. con molta. ri:;crva la teoria de lla specificità. tubercolare nel reumatismo. Conclude che allo stato attua le de lle conoscenze il reumatismo articolare acuto, quasi sempre, non è di natura. tubercolare, come è provato dalla efficacia. dei preparati salicilici nelle forme reumatiche, e che non vi è reumatismo tubercolare che non sia associato a manifestazioni tubercolari visccrali. Maggiore medico ANr01no PlCAZ W: Su di un ca9o di cirrosi biliare. L'O. coglie l 'occMione da un CJ.SO di oirro;;i biliare per descrivere, in rapid~;~.. sintesi, le varie forme di ittero, ricordando !~;~. diversa patogenesi, la sintoma.tologia. clinica, nonchè le principali prove di laboratorio neces.<>arie per la. diagnosi differenziale delle sindromi itteriche. D escrive le alterazioni isto-patologiche d ella cirrosi biliare, il quadro clinicocosì vario e. mute vole, le forme di passaggio con a.'Scite, rile vando infine, come nel caso in esame, che il modico ver;;a.mento endoperitoneale, più che da. stasi portale. può t1dvolta essere di carattere infiammatorio. Acconnlt, in u ltimo, alla tcr11.pia. medicamentosa d ella malattia.

Pl'im? capitano chimico- f11.rma.cista SAVERIO )IL\.SSEO: Azione degli a.'J'JYellsivi chimici s1dl'acqtw e st,Jli alimenti. Boni{wa. Campionario degli aggressivi chimici.

CrUIH!. -


CONFERENZE E DThfOSl'RAZIO~'I CLINICHE ECC. FLRE~'"ZE. -

~bggiore

medico MARIO

MoRELLI:

289

Dimostrazione anatomo-palo·

logica.

Soldato Z. G. entrat<- in ospedale il 27 novembre 1934; deceduto nel reparto chirurgico il 25 gennaio 1935-Xill. Diag1l08i anatomica: Vasta ulcera.zione a fondo neoplastico della cute della regione toracica destra.. Infiltrazione neoplastica. dell'ascella destra.. Disseminazione meta.sta.tica alla. cute, alle pleure, a.! pericardio, alla radice del peritoneo. Pleurite essudativo. bilaterale e pericardite neopla.stica.. Camificazione del polmone destro. Degenerazioni pa.renchimali. Amiloidosi dei reni. Diagnosi microscopica da biopsia: Reticulo-sarcoma. Durante l'atto autoptico si dimostrano i preparati microscopici illustrando la diagnosi differenziale del reticulo-stucoma con altri tumori mesencbimato-;i. -

Go sgombro degli ammalati e feriti presso le grandi uni tà.

GENOVA. - Sottotenente medico Gumo P aussiA.: Sulla estrazione dentaria nelle infiammazioni acute. L'O., dopo aver passato in rapida rassegna. le ragioni che adducono sia gli interventisti, che in questi ultimi tempi rappresentano la maggioranza, sia. gli astensionisti, crede opportuno osservare come non vi può essere discussione là ove vi è una raccolta. purulent& bene delimitata, non così per i casi di fle mmoni, nei quali coll'estrazione si arreca un notevole trauma in tessuti in cui le resistenze organiche sono già grandemente minorate e si crea. una ferita in un campo settico quale la cavità orale. . La. pratica. mostra casi nei quali anche con interventi precoci il processo infiammatorio segue il suo corso ed -altri nei quali dopo l'estrazione si è avuto un aggravamento dei fenomeni locali generali, sì da. convalidare la. supposizione che l'intervento abbia. agito in senso sfavorevole. Conclude quindi che non si può essere nè con gli uni nè con gli altri, ma che l'operatore deve essere sempre guidato da quel senso clinico, che deve regolare ogni terapia. specie se cruenta. GoRIZIA. - Primo capitano medico EliANUELE D'ANGELO: Un caso mortale di flemmone (Jas80SO della. guancia destra. susseguito a.d estrazione del 3 o mola..re inferiore. - Un c~o di grave contusione del ginocchio sinistro con frattura trasversa completa deUa rotu.la senza spostamenti. Sintomi clinici e subiettivi. - Colonnello medico VITrORIO Gnosso: Un caso di insutfu;ien:a aortica in una recluta dei bersaglieri, senza. sintoma.tologia s ubiettiva.. Presentazione del caso, discussione clinica, eziologica. pronostica. Lrvo&1iO. -

Sottotenente m9dico GIORGIO DEL GuERRA: Orm?ni e vitamine.

Data. La. definizione dogli ormoni e delle vitamine e messa in evidenza. l'assoluta. necessità degli uni e delle altre, l'O., passando in rassegna. gli ormoni chimicamente noti e le vitamine lipo e idrosolubili, dimostra che tanto gli uni quanto le altre agiscono in quantità infinitamente piccole e che l'origine animale per i primi (gli ormoni) e l'origine vegetale per le seconde (le vitamine) non sono più scientificamente sosteoibili. Dopo aver confrontato l'azione di a.lcWli ormoni con quella. di alcune vita.mine, conclude e.fferma.ndo che gli uni diversificano dalle altre essenzialmente per una. diversa. rapidità di azione, da. mettersi in rapporto con l'innerva.zione vegeta.tiva. delle ghiandole endocrine.


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290

CONFERENZE E

DDIOSTRAZIONl CLINICHE E CC.

T enente colonnello m edico SAllo"Tl Bnwucuo: Cisti da echinococco del fegato.

MESSINA.

L'O. presenta un caso di tumor e patico m persona di una R. guardia di fi. nanza. In base ai preced E-nti anamnestici, all'inizio, al decorso ed ai rilievi obiet· tivi attuali, pone la diag:no~i diretta di cisti di echinococco del fegato . Discute successivamente la diagnosi differenziale, escludendo i tumori maligni e le varie in· fiamm.a zioni acute e croniche d ell'organo (ivi compresi l'ascesso, l 'amebiasi e la. lue ). L'csfiJTie radiologico confe nna. la dingnosi clinica, facendo rile,·are un re· p e rto riferibile a cisti d el fe~ato e - fatto molto importante per la diagnosi mettendo in eviclt>nza. due cisti voluminose dt>l lo bo s inistro del polmone, che e rano rimaste clinicamente mute, a causa d ella loro nbicazione centrale. L 'O. esibisce tre ru.diogrammi nettamente dimostrativi. NOVARA. - Tf'nr-nte colonrwllo m <'clic-o bete renale giova11ile.

Al!-"TO~"T)IO

PANACIA:

Un caso d i d ia..

Prendendo spunto d a l caso prel"E>ntA>to,l'O. tratta. dPilP divrorS(' forme di g licosuria, de lle nr-cN;.c;it il. di riccrclll-e F<empre i l tasso g licemico e la cm-va ~licemi ca alim ent.a.re. I n ultimo fa alcune con;;idt>n1zioni sulla alimentazione de i diabetici, specie ne i rapporti d <>,l!li idrocnrbonnti. soff<>rmandosi al fatto cht' n~>l C'M'O in ~>same si è potuto dare una die ta molto ricca Ji t.nli e lementi, utilizzando la frutta·, giacchè le urine non con tenevano lc vulosio . - Maggiore medico PIERINO Gu noo. - Un ca~o di lesione d el menisco da tratuna diretto,, con lesione d ei J.'gnmf'nt.i croc ia ti. Sintomato logia e cura. di tuli casi . - Magg iore medico :MARCELLINO BERTIKETTI. - Un caso di lue seco11daria con manifes tazioni mis te ro~woliche, papulosc ~>d ectimiformi. -

Primo capitano m edico BAn"J."OLOJIJEO SciALDONE: deUe fratture.

Tratlamento moderno

PADOVA. - Maggiore m rdico Gn;SEPl'E Buc uARr: I trmmti d el capo. Fratture chiuS<> ed esposte. Sc hoc. Commozione e compressione cerf'brale. Sintoma· tologia, diagnosi e cw·a.. -

Maggiore m edico Vu>rn~zo M o:Kn: r.EO~E: Due casi di parotite epidemica.

PERUGIA. - SottonC'ntc m{dico FILIPPO Luccrou: Sugli ormoni cardiaci. L'O. sinteticament-e rikrisce sulla nozione di ormone cardiaco, sulle acqui · sizioni sperime ntali circa tali ormoni, s ui ris uJtnti pratici con essi ottenuti n e l· l'uomo, specialmente nella terapia d ell"angina p ectoris, d egli spasmi arteriosi <', di conseguenza, sulle sindromi da essi dipendenti . Quindi illustrando il loro mec· canismo d'azione , riferisce sulle moçlificazioni apportate nell' uomo al tono d el S . N. V. o a vari c lem enti e proprietà nmatiche dalla somministraziono d e i cos i· d e tti o rmoni cardiaci, e conclude che le prede t.te sostanze d eterminano tutte, abbassamt~n to d e lla pressioue arteriosa e che il loro mcccani::< mo d 'azione è p re· cipnamente vnso- motorio e in parte anche riferibile a fattori più complessi chi· miei, chimico-lisici e nervos i. - l\Iaggiore medico NATALL>\0 TRA:KI: Sulla sùuh-omc e111orragica n ella, febbre tifoide. con. presen tazione di un ctt:so c linico.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

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Primo capitano m edico GrosEl'PE B RUNETTI: Conferenza con dirnost•razioni prat·iche 8Ulla mobilitazione in general<?..

SAVIGLIANO. -

UoTh"E. - Primo capitano medico ANTONIO FARAOn: Un caso di schizonoia (Codet-Laforgue). Paranoia non evoluti vt~, a carattere infantile, puerilismo m entale, arritration psychique, e sindromi differenziali; amentia del Meynert-Tanzi, confusione mentale primitiva, disnoia, ecc. -

L~ sindrom~ di Ootard e sua derivazione psicopatologica.

L 'O. dalla osservazione di un caso di lipema.nia in sindrome do! Cotard trae l'opportunità di riassum:~rne la classica triade delirante di immortalità, di enor m ità e di negazione, analizzandone genesi, decorso ed evoluzione cliujca..

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NOTIZIE AFRICA ORIENTALE. Alle Forze Armate che in questi giorni hanno raggiunto le nostre colonie dell'Africa Orientale e a quelle che già vi erano e che stanno per recarvisi, rivolgiamo il nostro fervido pensiero augurale, porgendo un particolare saluto ai camerati del Corpo sanitario, cui è commesso il grande compito di tutelare l'efficienza fisica delle animose gagliarde truppe poste a dife~a di quelle terre, sacre all'Italia per il valore dei suoi figli che le conquistarono e per la vivida luce di civiltà che essa vi di.lfonde. Corso accelerato di clinica tropicale. Il Senato re p1of. Aldo Castellani, direttt re della Clinica è elle malatiie tre pica.li della R. Università., al P cliclinico Umberto I, in R <ma, ha tenuto un cors<> accelerato eli Clinica trc p ica.le, particolarm€nt e ri Eervai o agli ufficiali medci dellttruppe e delle formazioni sanitarie destinate alle colcnie dell'Africa Orienta ie. Il corso si è svolto in due cicli di t r e gic rni ciaEcuno, dal 13 al 15 marzo e dal 21 al 23 dello stesso m ese, c< n lezioni tenute dal prof. Castellani, al m att ino dalle ore IO alle 12 e co n esercitazioni pratiche ptmeridiane dalle 16 alle 18 . durante le quali t u t t o il di~tintissimo p erse naie sanita rio della Clinica si è pr odigato p er r endere quanto p iù efficace l'insf gnemento. In ciascun t m n o i Y.a.rtecipanti al ccrso hanno avuto libero accesso aJle corsie, a.ll'ambulnt crio ed al labo rat ori in qualsiasi ora del gic rno. Le lezicni se no state frequent ate, s eccn do le p ossibilità. di servizio, anche d a ufficiali medici del presidio c i R ema o ccmunque pr esenti n ella Ca p itale. Ent rambi i cicli s< no stat1 inaugurati c<n una breve e sobria ccrimcnia nella quale il dù ettc re generale d i Sanità. militare, tenente generale medico Luigi F ra nchi, ha. presentato gli ufficiali all'insigne Maestre , purissima gloria italiana, che con le sue cpe1e e le sue ec<pm e s i è reso tan to benemerito della scienza e dell'umanità . Riportiamo il prcgramma del breve corso che, p er la sua imprcnta. eminent ement e pratica e per la m eraviglitsa < rganizza~i< ne diòattica della Clinica, è riuscito di s cmmo prcfìtto: 1° giorno - Mala ria ed altre malattie prc;tczcarie (tripancsc miesi, leishma.niosi, ecc.). D iagnosi e t.erapia. Presentazione di casi. 2° giorno - Coliti e dissenterie. Diogncsi e curo. Presentazicne di casi. 3° giorno - Ccmuni d ermatcsi trcpicali (elefantiasi, lebbra, ep ièerm<fìt u i. lichen trop icus ecc.). Diagnosi e cwa. F resentazicn e di casi.

Nonne di igiene per le truppe dell'Eritrea e della Somalia. La Direzione ~enera.le di Sanit à militare ha p ubblica to un fa.sc:cclo dal ti tolo: Norme di ig1-ene per le truppe dell'Eritrea e della S omalia, che è stato distribuito agli ufficiali medici e a tutti gli ufficiali ccmanda.nti di reparti destinat i ai n ostri p oSsedimenti dell'Africa Orientale. In q uesto fascicolo, di for ma tascabile, sono riuniti: i dati salienti sulla clima t ologia e nosografie.dell'Eritrea. e della Somalia, i{criteri generali circa il ves tia.ric, l'equipaggiamento e il ca rico pers cnale, n onchè ccnsiderazicni sull'epcca d 'arrivo delle t ruppe. Seguon o n orme prat iche che si riferi~ccno agli a ttenda m en ti e alle m arcie, &IJS\ net tezza p ersenaie del s cldato, alla alimentazicn e, a.ll'appr<. vv igic -


NOTIZIE

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narnent:> di a.~qua p Jt !Lbile. È p >i trat tata. la. part,e riflettente \a profilassi generale e sp 9Ciale c ontr:> le malattie infet tive più frequenti, le m orsicatura da animali velenos t e relativo trattamento terapeutico, la pr..> fìlassi delle malattie venereosifilitiche. La mate ria è st!l.ta sv:>lta in mod o sintetioo e piano, t anto da p ot,er riuscire utile n on s olo agli u!llcia.li medioi m a anohe alla generalità d ei lettori. Le. stessa Direzione ~enerale di Sanità militare ha pure pubblicato e distribuito a.d ufficiali, sottuffioiali e graduati di truppa, un foglio volante contenente un decalogo dal titolo: P er l'igiene dei militari a b()rdo, durante la fraver8ata.

Avanzamento degli uf6ciali del Corpo sanitario mUltare. Nella circolare 144 Giomrùe militare uffu;iale l 0 m n.r7.o c. o.. sono indicati i tenenti colonne lli in s. p. e. nel Corpo sanitario. compresi nei limiti per l'iscri zione sui q uadri d'avanzsmento per l'anno 1935-1936, ammc:>ssi a lla valuta.zionp d ei titoli p e r l'avanzamento a scelta ordinaria:

Medici. BRIGUGL10 S!!.nti, direttore osped!~le militare Messina. CASELT.A D;~,nte. direttore ospodalo mili taro Ancona. CRISCIO~E G,~ote.no, dirPttore ostx•d. militare Genova. AccotUN'TI Vincenzo, direttore osped. m ilitare Veront\. GIARRUSSO Gesualdo, m embro sost. coli. mcd. legale. Courri Silvio, direttore ospedale militare Bari. Be:RTELLI Enrico, direttore ospedale militare Livorno. De: PoacET.LINIS Carlo, dirett. ospod. mili t . Case rta. FABRIZI Nicola., d irettore ospedale m ilitare Chie ti . R oMBOT.A.' Antonio, direttore ospAdale militare Pado'"a. D 'A NNA Giuseppe, direttore ospedale militare Catanzaro. GATTI Dionigi, direttore ospedale militare ~avigliano. Chùnicir-jclrmacisti . Mozza..-.A. Carlo. direttore istituto chimico fa rmaceutico rnllitare. Ga:ERA.RDINr Na.ldo. ospedale militare Bologna. A mente de lla circolare 145 Giornale militare uffu;iale l 0 mar?.o c. a., i seguenti tenenti colonnelli medici entrano, nel 1935, in turno di anzianit-à per as;rnmere la. car ica. di direttore di ospedale: l NGRAVA.LLE Alfredo. C.uWRIANO Pietro. 8ALEM Alessandro. 0GGERO Cesare. DE BERNARDINIS Virginio. CRESPELLL~ Carlo. JAPoCE Antonio.

Bollettino del Corpo sanitario militare. U {ficiali medici.

MAGGIORI GENERALI MEDICI. . . RrzZ1JTI Giuseppe. - In data. 3 fe bbraio 1935-XIII, cc•ssa di essere df'Rt,inato m1ms tero guerra ed è nominato ispettore di sanità militare per la zona. di .Roma• . . VoLPE Ma.zzini. - In data 3 febbraio 1935-XIII , crssa di essere destinato m tmstero guerra ed è nominato ispettore di sn.nitt\ m ilitare per la 7.ona di Napoli.


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NOTIZlF: C'OLO!\"'""ELLI.

NArOLn'ANI ~lelc hi orrc.' . - È prom osso maggiore generale m edico con anzinnit1\ l gpnnaio 1935-XIII. cd è nominato ispettore di sanità militare por la zona di Veroott.. !ANNIZZOTTO Carmelo, direttore ospedale militare Milano. - In data l dicembre 1934-XUI cesSt\ Jalla carica di cui sopra ed è nominato direttore di sanità militare Fir~·m.e . TE.:q::~'l"I COLO~YELLI.

GEr.OHMIN"t L ttigi, osp<-Jdale militarf! Kapoli. mento bnln~>o-terrnulc I:::chia.

Come contro, p er stabiU-

)1AGGIORI. DE ~L\.RTINO H oberto, ospeJale rnilit.are Napoli, p e r stabi lime nto baln~~o­ termale Ischia. - Is!)<;.'ttora.to sanità militare ~apoli. Pnnn CAPITANI. ToRRE Salvntorc , 31 ftmteria. -

I s pettorato sanità. militare Napoli. TE!oo-K'\'TI .

LtNO Francesco, 9 al·tiglieria. armata. - In data 28 di cembre 1934-XIII rient.ra nei quaÙJi ave ndo ces;;ato di appnrtenore al R . corpo truppe coloniali Eritrett. L 'ordino di anzianità rdativn d<'i S<'gut>nti tl•m•nti nominati a tale gra.<io con anzianità a..'>SQluta. 16 lug lio 1934-Xll, è stabilita com e appresso: :MAURO Biagio. - ~O fa.ntoria. CA'fALANO Nicodemo. - 35 id. C.ALIE::-IDO Gennaro. - 3 contrnerC'i antocompale. DE LAURESZ ! Vincc,m:o. - 27 a rti glieria divisione fanteria. STELO Grflgoi·io. - 50 fanteria. 'l'ERA~ro }'ilomE"no. 5 alpini. PIETRONI Gino. - 65 fanteria. TATO~"E Antonio. 2 a.rtiglit·riu. alpina. AccrNNI l\Iario. - 3 artiglieria diYisione fante ria. DE Groltoi ;\lario. - 6 a.rtiglit:·ria. corpo a1·mnta.. RINALDI Antonio. - 8 fa.nt<·ria.. SAVAST~'<O Giuseppe. l minatori. PATERNos·rRO Vincenzo. - l artig lieria a lpina. GALLETTO Giacomo. - 19 artig lieria divis ione fanteria. M.A..'W&"fiELLO Luigi. - 10 fanteria. CmRINCION:E Marco. - 37 fanteria. SESSA Vince nzo. - 93 fanteria. AME:NTA Audenzio. - 27 fanteria. CAIAZzo Alfonso. - 74 fanteria. CICCHETl'I Francesco. - 8 a lpini. ATrA....,.ASIO Arnaldo. - Cavallegg<'ri Guide . D'ANGELO l\Iario. - 9 alpini. Cossu Flavio. - 45 fanteria. SIMOl<""E ROBERTI Francesco. - 8 bersaglieri. A.LLOCCHIO Achille . - 2 alpini. SABELLI Cttrlo. - 7 bersaglieri. ALLOA'ITI .Uonedetto. - 3 alpini. CAROTE.:>o\JTO P asquale. - 7 artiglieria divisione fant<oria. SIREci Giuseppe. - La.ncieri Firenze. P ALlfAS Giuseppe. - 46 fant<'ri n. BRAcco Mario. - 4 artiglieriR ulpina.


NOTIZIE

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GEMELLI Antonino. - l fanteria. PARENTI Ugo. - 3 bersaglieri. CELENT.A.NI Nicola. - 14 artiglieria divisione fanteria. VICARIO Cesare. - Carri armati battaglione Ròma. DELoou Ivo. - Piemonte Reale cavalleria. FisiCBELLA P ietro. 38 fanteria. 1'11ATTEI F ederico. - 70 fanteria. l\iASTROE:!-.'1 Giuseppe. - Il artiglieria. divis ione fanteria. Co~TI Vincenzo. IO artiglieria corpo armata.

Utficial'i chimici farmacisti. TENENTI. L'ordine di anzianità relativa d e i s~>guenti tenenti nominati a tale grado, con anzianità. assoluta 16 luglio 1934--XII è stabilita. come appresso: GoRI.A Angelo. - Ospedale militare Torino. VICARI Carmelo. - Ospedale milita re Perugia. GA-1\IBINO Antonino. - Ospedale militare Bari . AIELLo Domenico. - Ospeda.le militare Chieti. SALTD.'I Pietro. Ospedale militare Brescia. BATTAG:r..IA Giuseppe. - Ospedale militare Roma. CoRsi Domenico. - Ospedale militare FirenzE'~. BRUNAMONTI Giorgio. - Ospedale militare Milano. Cunei Raffaele. - Ospedale militare Udine. MORONI Giuseppe. - Ospedale militare Cagliari. D al Bolleuino ufficiale, disp. l4a, 22 febbraio 1935-XIII.

U tficiali medioi. MAGCIORI. F A..>aLLI Vita.ntonio, direzione ospedale militare Trento in aspettativa per infermità provenienti dal servizio. - In data 17 novembre 1934-Xlli, è col· locato a riposo per infermità provenienti dal servizio ed inscritto nella riserva. PRIMI CAPITANI.

GRILLI Mario, distretto Arezzo in aspettativa infermità.. - In data 7 gen· naio 1935-XIll è richiamato in ser vizio effettivo e destinato 2 art.. df. «Metauro». GA..'<ORA Romualdo, distretto Casale in aspettativa infermità. - In data 18 dicembre 1934--XIll è richiamato in servizio effettivo e destinato 29 font. MAUENGA Giacomo, ospedale militare Padova. - In data 14 gennaio 1935XIII è collocato in aspettativa. per infermità temporanee provenienti da. cause di servizio per m esi dodici. CA.PrUNI. l\iAIRA Cesare • Nizza». - In data 20 dicembre 1934--XIII è collocato in a.<>pettativa per infermità temporanee non provenienti da cause di servizio per mesi dodici.

TENENTI. BE.LLIA F rancesco, distretto Catania in aspettativa per infermità. - In data 17 dicembre 1934-XIII è richiamato in servizio effettivo e destinato scuola centrale genio.


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:KOTI7.IE

U[Jiciali chimici farma cisti,. TE~~~~I COLON~LU.

AccosSATO E1·menr~ildo, comitato mobilitazione c iYile . - Kominato osSI'rva.tore indus triale pres5o il comit.ato mobilitazione civile, dal 20 ottobre 1934-

XII.

Uffìciali m edic-i juori organico P .ntMl CA.PITA.NI.

I seguenti primi capitani, collocati fuori organico dal l gexmaio 1935-XIII, passano in forza all'ente a fianco di ognuno indicato : PrccoTTI Egidio di Vittorio, 37 funt. - D istre tto Alessandria. VETUSCIU Pas quale di Vincenzo, O!>pedale militare Bologna. - Distrett-o Bo logna. Dal Bollettino ufficiale, disp. 15a, 1 mano 1935-XIII. UQiciali medici :\L"'"OOIORI

CEI Isidvr o, ospeùolc milit ar e T c r:n o. - Jep l'tt<rato ennità milit a re Tcrino. GUERRA Vincenzo, ospedole militerc Rema.- Jsp C' t tcroto sanità militare R omfl. FIORE G<'re mia, ospedAle militarli' B olognA. - I spettor ato sanità militare Ver ono. TE!-l'E N'l'I P RESTILEO Vincenzo, R. corpo truppe coloniali Eritr('a. coloniali Cir enaica, dal IO febbraio 1935-X.Ill. Dul BolletUno ufficiale, disp. 16a, 8 marzo 1935-Xlll.

R. corpo truppE>

UQìoiali medici TENENTI COLONNELLI .PROMOSSI COLONNEI.Ll

Con anziani t~ l gennaio 1935-XI II: SIMULA L"'balùo direttor e ospedale m ilitare Trt' nto. -

Come contr o.

PRn.n cA.PrrANI GuouEL!IllNO Lucio, «Novara''· - 4 u lp. 3 alp.

MA..>i]"REDI Ort>ste, 4 alp. -

CAPITANI CozzOLINO F e d t>rico, R. corpo truppe coloniali Tripolitania. - •Novara » dnl 29 marzo 1935-XIII; si pres t: nter/1. il 14 aprile 1935-Xlli. AccA.RDI Antonino, 41 fant. - R.. corpo truppe co loniali Tripolitania, di auto?·ità, Jal 30 gennaio 1935-XIII.


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N OTIZIE TENE~l DTCAli.ICATl DEL GRADO DI C APITANO

Dal lO dicrmbrc 1934-XIII: DE ::'IlEo Enzo, d isponibile ministero a.uonaut ico . -

Ccmw contro. Prcct> -

Ù< rà ne l ruolo il pa ri grado Francia Adolfo. LONOO G iuseppe, 57 fa n t . - Come contro. Prl'oe clc rà n e> l ruo lo il p uri gr>tdo Mennillo Francesc0. Da l Bol/.P..Ltino ltQìci,ale, d isp. 17n, l;> ma rzo l 935-XTJJ.

Onorfficenze. S. E . il Presidl' nto d ella R epubblica Sp11gnolu. s 'è d egnato C<'nced ero a l tenente> g en erale m edico c<.mm. Luigi FRANCHI, d ir•·ttore g ene ra le di Sani tà militare c già capo dr· !la deh:·gazioue italiau n a l VII Congr1sso interua.zion ule d i medicina o fa rmacia mili to re tE nuicsi a. :Mad rid ù ul :29 maggio a l 4 giu gno 1933-XI, la Gran Crc cn del ~h· r ito mili tare con dist iut ivo biancu, in ce ns id c ra zione di s p ecia li Sl' rvizi. È ques ta la p iù a lt a cn orifìcu1za nel detto Ordi ne d w èsptcinlmt·n t.e ris• rvn1o p er b €'n<mr r cnze tecnich e e s<·i<• ntifich l'.

n !Cll ('Jl t<' g<'m ra.lc m edico d ì r iserva. S tl'fa no SANTUCCI è s ta to nom in ato di ::'\loto Proprio Sovrano gran de ufficink ndi'Ord ine della Corona d'Itulin. Su proposta. di S . E . il Capo d el Govf'rno e Ministro df'lla guen-a, i maggiori gen€'rali m E>dicì P asquale TEcCE e Melc hiorre N APor.ITAN I sono stati nominati commPnda tori ne ll'Ordine d ella. Coro na. d 'I talia..

VIII Congresso Internazionale di medicina e farmacia militare. ( Bnn.:J::LL I· ~,

2i

Gl t"QN0-3 LOQ T,!O

J9ai}-xrn)

Cuuw u bbia mo già a nnunc·i11to ne l prec< d ••n t l' fMcico lo di ft ·bbrnin, l'VIU Congr('sso inter nn ziona lo di m«:dici no. e far madn mili ta re !iÌ tcrrù a B rux(•lk s du l ·n giug no a l 3 luglio 1935, in occusi orH1 d f"ll'E sp osizicHw 1Jniv<'rst! lc cho n \·rà lu<.g n i n quella ci ttà. HiN rd iumo (·h e i t.emi di r dazionu ed i p ttt'SÌ r t'lat.ui son o i S• gtll' llt i: 1° Princ:ipt cl'orgonizznziono c• di funzionamento ù t'l S<'r vizio sani tn ri o rw lln guerra di m on tu gnu (H.nm unia -Ita li>1 ). :20 Det,<'rrninazionc dc-ll'a Ttitudin\' a li•· clivu sf:l spcciali1à. d elle· F orz(· .Armutc- di t< rro, di m a re e d l'll'ltrin (Rom a nio -Fru w•ia ). 3° I p nstumi clr·lll' f<'ri w d ell'ndd:)Tll(' (Rnm a niu-Stati Uniti d d l'Am!"ric·a d d ~ ord) . 4° Ricr rcho p r r unificare i w c todi di an u lisi ùc·gli >~ li munti e d c·llc be· vuroclt· d d soldnt o (Rom nnin-Ceco:>lovncchio ). oo Cure• bucuo-cle n t nric prf'sso le trup pe n va nza te (Rom un ia -Li tw w ia ). 6° 81udio e<.mpur taivo ùcllc• a ttribuzioni d c i !!Pr vizi nmmi ni!';tn rti vi M nit~~ri no:ll<" F erzo Armate di t~: rrn , di m ore e dell'ari A d ei di w rsi p n< s i (R omaIIÌR-Cil P). _Per la ~>Uil. coincidcnzn con le Giornate M ediche di Bruxe.lle8, il Cungx·p~so l"eahzu>r Ìl. p er In priroa volta una fattiva colla b/Jr a zion é d l'lla m ..d icina ~-i vi lo con la. medicina militare , dando a ques te a>.;,~isc· una coultid•·r PV<Jk• illlp or iMtzu . Sono unch o in prl'gra mma. a t tr aenti fcRte.ggium onti. . Tn~sa. d'isnizionfl : !25 franc hi b (')gi p<·r i congrr:ssisti o JOO fr nncld p r·r Ctascunn persona d elle loro ft~ rniglie • . ~q~retarinto gem·ralf' .d ('} Congrc•ss o : I nBpection yéné-rale dtt Service de S arùé, Mmtstere de la DèjenBe N at i on.ale , BruxPllf s. i -

Gion1ale d i medicina m ilita re.


·. 2118

NOTIZIE

La V Campagna nazionale antitubercolare e la

« Giornata

delle due Croci ,,

D op o un nmp io o J11'ofo ndo lav.H\1 pn·pttn~tor·io o organizza! ivo affi(l!tto alla F ndor.tziont• 'X fl.zio nnlo F,t-;c i~ta po•r la l•lt h t contro la t ubercolos i, il 14 ap ri le Stll'à ct· l <~ bmt.a. in t u tt.n. l t dia la Oiflrrv~t'l tl" lle D1~'!- Croci c hr., come e m og lio dell'anno s:~o r-.~o . ><•tr·à la l{f'l1;n:le o b:•n<•fi:m m l.ni[n$t!Lzione rmzionalu c.>m pr.m "lont..: insif'm:· h "G iorn•tta d !'l Fron o cl!·llt~. D ·lppia Cr ac t• • uni tam•mto ulltt ,, G ior:1ata d olili. CroC·l R os<>a » . L '> stc·'l~O giorno avri\ inizio ht V Camp<t~na m1.zionalo per il fran cobollo ~~nt.ituu .. r·eo l>uo, l>t qmt.l<' si chiudor it il 19 mttg~io. L " pn.r·oln. d 'ordino dd l•'!. V Uampn~ nn. ò p0rwtrunt~l o m ••<li ht.tiva: « PiìJ profondo è il solco p iLt alto è il d l.•.;tino •· ::>tm'> In p tt•olo c ho S. E. Bonito l\Ius!>olini dis:'le rl('lllt croaziono di Pontiniu. Or:f'nrre snpe1·are i risu ltati cldln IV C:un pltt:mt n•>lla quttll' è stA.tu. rtLccolto una som·nct di oltr'f'l 14 m ilio ni rli lir·o . E s ia no ancora di m:mito t.. p aro l<.• d()l Ducù: «:Si tratta di pt> rft·zionn r·<• l'opL'm, di coordi rm r·c• RPmpm m rglio g li ~:~foni, di ridurre al minim') o g ni dispcw,;io no di on<•rg iu in m :>do cho il male, affrontato sistem'tti<:am.ente. (vog lio sottcolineflr(' quosh1 parola) s ul terre no m odico e s u l tcrrono socialo, r.•trocrrtn. s ino 11-l po!<.si bi lo, li bomnclo il p opolo i t aliano da misorio e s vonturo n on ,;olto.nt.o fi'lic ho. m <t m orali • ·

IV Congresso internazionale degli ospedali. Sotto l'a llo pa· r·o"'nto di S. 8. il C_tpJ ù ol Uo v.•rno. dnl l9 al 26 tn!~ggio p. v. avrà luog0 a R ·1m'l. il Grm~ri'I8So int,('rnnzionnlr ri< ' gli osp<.'dn.li con unn Mostra. dogli ospoùa.li italiani, all t~ tttHil~' p,~rt,:o i p:>rà anch'l la :::>an it.à. militaro. Olt re i hwot·i <lr• ll() commissioni o s:>ttocommissioni di studio, sura rmo svolti in soduw plt·nnrir i temi sogu<'n t i: L 'ospeAale come p arte rtet sia'em'~ ddla Sw~ità P"bfJlim - L 'w·re,<larru:nU.1 e gli impùm!i tecnici tl~{Jli osp'Yi.~li - L~ a!tività (lell'o!lpeflale e la ttua protezione il~ 00$0 di pericoli - L ' ilnportan-;rt delle rliversz cateJO •i<J rlel personale degli ospel./.ali neUe loro relazioni esterne.

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P rima. d el Con g resso ò o rg-.t.nizzt~~o un viug~io tli :;tudio uttmverso lo g r:u.ndi cittù. italiane a n ord di Roma. D opo il Cong resso vi s .mtnno viag_gi di studio e d i piacnro noll'ltalia. a.l s ud di Roma, n ella. :Sicilia e in Tripolitnnia. L'uf-f icio di s:Jgr C!t,r ritl, clir<:tto tlal prof. Nicola Sforza, trovasi pr esso l'ospPàale di S. Spirito in Hornn.

Il Congresso internazionale di Stomatologia. Il 20 Congr<' s...;o intomazion~;~,lo d i Stomttto logia., organi zzt~ t,o dalla &1ziune italiuna. de lla A. :S. I. (.4.saociation Stomatolo;iqu,e lntemation-tle} sotto l'alto p a t ronato di S. M. il Re d ' Italia e la P reside nza d 'onoro di S. E. Be nito ~lussolini, si svolgerà a Bologna. riai 14 al 19 aprile con un importante progl'a.mma. di lavori, di festoggiamonti e di osposizioni d e lla. produzione libra l'ia e della indu.'3tria. stom atologica. e c himico-fannacouticn. I ~·mi di r olazionu son o i seguenti: Stoma~ologia pro(ì.laU.ica e sociale in rapporto alla patologia infrmtile - Problemi rlid<tttici d i stom.atologia - Le osteiti di origine d enl<de - Ntwvi metocli di protesi parziale - Terapi,a (t..~ica nella pratica pro/e88ionale storru:uoloyica. - I L 7Jroblema clinioo del granuloma apicale - La previdenza ùldivi<luale e colleuiva nella cura delle malattie dei denti - L'indirizzo biologico nella terapia ortodontica - I fattori C08tituzionali nella eziologia e terapia deUe ·malattie det paradenzio - I problemi del/,a diagt~OB~ radioLo!Jica dtmtaria D irettive per le future ricerche della u sepsi orale •. Tutte le sedute avranno luogo nella sede del Congresso all' Archiginnasio (piazza Galvani); le dimostl'azioni pratiche si terranno ne lla R. ù linica odontoiatrica (viu S. Vitale 5\J).

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NOTIZIE

299

Centro radio-medico internazionale. Per iniziativa dolla « R~s:;o~na Internazionale di Oto-Rino-La ringologia • ·dirct.t,a dal prof. Guido Guida s i è ·costituito in R~ma un cc O>ntro Internazionale di R!ldio-Comunicazioni Medich<• "· L:> scop:> di tale istituzione è i\ltam':)nte um'3.nita.l'io poichè sorve a dare qulli consigli opportuni e soccorsi sanitari a m ezw della tRlogmfia. senza fili a tutti i corn!lnda.nti di piroscafi in navigazione, sprovvisti eli m edico di bordo, in qualunque p arte rlel m?ndo stiano, che avendo ammalati o feriti gravi a bordo non saprebbero come comportarsi. A tale Centro potranno rivolwrsi anche navi di na zioni estere, che come l'Italia hanno apposita organizzazione radio-medica. Con tale istituzione che riuscirà veramente utile e sarò. di grande aiuto ai naviganti verrà attuato u n S9rvizio int::~rnazionale di soccorsi san itari c he m s ncava in I talia. S. E. Guglielmo Marconi si è degnato di accettare la Presidenza onoraria di questa nuova. istituzione a. carattere as.c;istonzia.le. TI Comitato direttivo è costituito dai profi.: A. Caswllani (Vice Presiucnto), Antonucci C., Caronia G., Dubiusky A. L!l. Direzione è stata affidata al professor G. Guida. D ate le finalità alta.m'3n te um'lnitarie di ~alo istituzione e data. la. possibilità. di poter riuscire vera.m0nte utile salvando vi te Utn!l.ne sperdute nell'immen.<Jità de~li oceani, alcuni direttori di clinica del Policlinico i Roma e primarii ospeda.lieri hanno accettato di essere i consulenti di tale Centro in modo da poter dare la loro sapiente e valente opera quando ne verranno richiesti. li Ministero delle Comunicazioni ha concesso tutte le facilitazioni accor· dando la franchigia per tale servizio assistenziale che servirà ancora una volta a. dimostrare come la grande scoperta dello Scienziato italiano possa. riuscire ve ramente utile.

Nel giornalismo medico. Abbiamo ricavuto il prim:> numero (gennaio 1935' della nuova rivis M. ml'nsile Boletin del HOBp'ital General del Ejército, org<tno scientifico d <·gli ufficia li del Cor p o sanitario delle F orze a rmato d ' lia R epubblica Cubana. Un altro per iodico medico, or iginale ed interessnute, h a vist.o la luco col nuovo anno: I Quaderni deU'Allergia., rivista bimestrale dir<>tta dal d ot t. Pier o Sa.ngiorgi (Milano, via G. Pneaccini, 14). Ai nuovi confratelli il nostr o cor diale augurio.


I

NOSTRI

JM:ORTJ

n t~nente colonnello m edico a ri poso, già in a. r. q., cav. Vlneenzo Sc:hlfani.nato a Cesarò (Messina) il 28 diC€mbre 1885, è m orto a Napoli il 22 febbraio . Aveva prestato ininterrotto servizio nel Corpo sanitario del 1909 al 1922, par· tecipando alla guerra italo-turca ed alla guerra. m ondiale con grande distinzione: una m edaglia d'argento ed una dj bronzo al valore, due croci dj guerra, una medaglia. di bronzo a l merito della salute pubbHca , due encomi avevano rimerita.to la. sua opera apprezzatissima. pe1· chiaro virtù m ilita ri e professionali, dimostrate sui campi dj battaglia,. nei luoghi d i cura ed in compi ti profìlattici. Aveva. contratto in guerra la sua malattia m ortale. n maggior e medico in s . p. e. cav. Federico Calvanl è m orto il 21 marzo· n ell'osp edale militar e di Tril'st t>, a l quale g ià. da qualche anno apparten eva. comf' segretar io. E r a. nato u R oma l' ll dicembr e 1888 e dal l 0 aprile 1914 aveva sempre prestat o inint<!l'l'Ot.to ser vizio n~>l Corpo sanitar io, partecipando, per tu tta la. sua durata, alla grand~> guerra. n ..!lla quale aveva guadagnato due cr oci al merito e una. al valore. Tutta. la vita m!litare del distinto collega è trascorsa n ella costant e osser vanza delle più chiare virtù solda.teeche, che già. txoyavano la migliore r ispondenza n ell'innata n obiltà del suo an:mo generoso, in una squisita signorilità ed anche n ella su a s t essa pr<>st anza fisica. Ond'egli era dovunque amato, come era stimato per il suo vivo intellett o, per le doti p rofl'ssionali, ppr · l'entu~ias~i ca dedizione a<l ogni suo uove.>rl:'. Il diret tore gener ale di Sanità milit.art> ha fatto porgere alla derelitta Consorte del compianto camer ata le esprPssion i di vivo cordoglio del Corpo san:tario. Con profonda tristezza partecipiamo la. morte del tenente m edico in s. p. e . Giuliano Musettlni, avvenuta nell'ospedale militare dj Roma il 26 febbraio. n giovanissim o collega, nato a P ietrasanta (Lucca) il 9 giugno 1905, a ppar· teneva al nostro Corpo dal luglio 1933. La sua. dipartita. ha lascia to il più com· mosso rimpianto n egli ambienti militari ove egli aveva servito guadagnando stima e simpatie per le promettenti sue doti e per innata bontà d'animo.

Direttore responsab-ile: Dott. L UI . · CHI, t enen te generalo medico R edattore: Dott . prof. VmGnno DE B • -~

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RIVISTE MEDICHE MILITARI ----------0---------OELG IO: ARCHIVES Mà>ICALES BELCES. -

Direzione

~u pcriot·c d€'1

«ervb:i o di sanit à

!l ·ll't'serclto belga (Redazione: Os pedale militare di Licgl ). Fascicolo XH, d icembre 1934.

CHM1: L 'apooncltcite acuta n ~ l ba mbino. - Otcand: L'inl!UIIna, mNllca m~nt.o elci oonvRlesct' nli , ed alc uno cons idcmzioni sull'ipogll comia. - Bollettino lntemulonatt.

FR"\NCIA: ARCHJVES DE MtDECINE ET PHARMACIE MU.ITAIRES. - Direzi one de l SC'rvizi o di sanità, Ministero della Guerra, Parigi . Fase. I , oemlaio, tomi) CII , lll!15. Gllltllltr: L o ps lcopatie nell'ambiente militare o lor o consegu enze mc·rt ·co- IE'!lll li. - Frlckttl La reazione di Scbik. Suoi rapporti con l'c pid<>m ia dlftèr·iCl\ In Fra.noiu. -- Vlelle: A JWOpo bit o di

un aneurf!lma d i guerra dell'arteria. Iliaca primi t iva sin istra.

Fase. Il, febbraio, tonl() C II, 1035. olllet: Stud' o anatom o- radlolog 'co <l ~ llo adczf onl t ubercolnri dell e )llcurc. dolio. l!'ran<lo ~avltà o delle sci~Rure n ormali c soprannumcr>Lr' " · - Mlcnet: Co lpo d'oc<:hi o ft•ico, tl;iologico o te ral)Cutl co Eulla gamma delle onde diatl'nul cho. - BaJdet: Larrey chirurt!'O (iella Grande Arma t~<. ARCHJVES DE MtDECINE ET PHARMACIE NAVALES. - Sen' l?.io cen t ra lo di s~tnltà. ltinls tero d•lla. )farina , Parigi. Fu8c. l V. ottobre-<ii cenll)re, tQ71l() CXX IY, 1034. BeJn• e Goatt: · J.:\'e nt nalità d l lnto,.Ric.a7.1onc larvata Ila oqsi<l lo <li c:nrbonlo a bordo del h·

c·:~rllnghc <Il ae rona,' i. - ToJJ~ c it à di a lcuni a t•pa.rt'CChl M tintori cl'inc • nd lo e !ltOIIIHIZi onc <' b'cssJ comtlortano ne l loro lm pt~go. - HUeru: r.a rcs pl~nzlone arti tl.cinlo (~tudlo criti c·o o ~periruentalc). ­

Nlrltre: O li e.•am\ radlologicl dcll 'n pna.rato l'leuro-)lolmonarc ul V D c·posi t o . - BoiMiet: E lem• nt l di ~t orla coloniale de l Cor po l!nn\tarlo tlolla ;l{arina . - Olarltt: ~ron ' ngil" <'crc bro-spln!>lo <la m lln ln· ~ro~ocobl con as~oo iazl o nc à't mblcle <Il Htr€'ntococchi: lmpicll:O elci Ki• ro di Y iucent. Atraur. Notn xu una m a lattia scono•ciuta.: :F'e bbro <Il T cbcntou. - Epl<lormomlcosl lntr>rrllgito-p lant aro. - Il •o Irato d.l r~me In wra.1>6ntica d'> rmatologica. - Solllllcoa: Lo LifU'hen trop icu.!. - Foerwter: Do~a ggi cl· ll'olls:do di tit.an!o nel • Krooos • e nelle vc rn!ol. - oleM: Metodo ra pido di •lo•ag-gl o del til nnl u.

POLONIA: LEK.ARZ WOJSJtOWY. - Organo dogi! nf!lc!all del Ser viz io sanitario. Cont rum Gornoslaska 4 5, Va.rs avla. N , 10. 15 Novembre - N. 11. 1° clicemhre - N . lt . lo rliccmbre J0 :4. Wr~zkolenla: Sa.nlt.

MWJnows 1: S todl r.ompnrntlv! su'l'azoto non proC't'co

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l'acid o ur·co (N. 10) . -

:r:em·

M.nttlri o a·n t :: C lro n l' in <J'·gnamc nttJ d é iJo. Rt o rio. della nte dio lnn e d o JJa prope d eut.fe"a. m o d!co. (lV. Hl). Krajetntl: La stomatologi>\ presso lo tnto po (.V . 10 ). - BuiWJkl: Iglcn<• de lla ma~·c' a (.\'. 11' e Il comlnuazim~e) . - Kawlnukl: IV &eduta ddi' Uffioio lnto:-rnazlo uale di dOC\tmentazl onr mc· <Ileo- militare (N . 10). - ltatnwshl : Sulla riforma. degli • tndl m ecllcl (N. Il ); - Kawlnslll: Tema di tatti ca Ranlta.rlo. (N . Il). - l•llolowskl: Il eomrJito del chirurgo durante la gu• rra (.'V . Il) . -

Macllnltwlcz: Non vi s ono troppo oport\ll:ionl per l'apt>endit·o vermicolarc 1 ( .\'. 11 ). - Krtewlnslll : Sull a pos•ibllltà cl<> lla lotta r.ontro l'ossid o di carbonio (N. 11). - Flamelt: Stat o di ~t\httc· rloi piloti cao· Cl";torl. d·•l piloti d i nou.c c di giorno (N. 12). - Ra:zynski- Wollnskl: L'intl.Ltl'nza della profo<s ioue di aY1atoro sul sist em a n• rvoso (N . t2). - Ma:ewl=a: Ris ul tnt,o degli esami Pdioo-tecni oi o r t alt à. (N. 12).

STATI UNI TI: THE Mli.ITARY SUR':;EON. - Ar iDl' l\led lcol Muacum ao d J~lbrnry, Wa•b lnll'tun .

Vol. l.XXV. dicembre 1934 N . 6.

11 noRtro nuov o Pres idente (dell'• Associ azione dei mecll~i militari dogli ~ t !\ti U111li •). -

~fesl'!'ICI!'fo <1()1 Presidente. - Verbali della adunanza aJmualc dell' • .'\;<~oc az;ou e tl el modi••! ml lltal'i d~li Stati Uniti· · - Lawrence: La ~ tcrilfz7..aziono degli strumenti rbirurgi<'i In campag na. - Kabn: Rcla~iooo fra immnnltà ed allergia. - Vokoltl: Llnfanglo ite r ;cor rento del terzo inferiore della gamba

C )l) relazi one

di tre CASI .

SVI?.Z.E RA.: V1ERTELJAHRSSCHRJFT FtiR SCHWEIZERISCHE SANITATSOFFIZIERE, - Uiv!Rtl\ t r 'rnost ralo clol Corpo sanitario militare s vlzzor o • Dasllen . N . 3 •tovenWrt 1934. Tbomann: Contribu to alla storia della fa nuac :o. militare nell'esercit o svizze ro . - Huc Cabot: Il t rattament o chirurgi co dci feriti grnvl In zona <Il co mbattime nto . T{; RC IIU: A'i 'ElU SIHH!YE MECMUASI. - Rivista t rimcstra.lo <Il sanit à. milita re doll 'esor· cito t urco . edil.a ùali''Is pcLtora.to di sanità. (Stamperia della so.oitil. mii!Luro, Costantinopoli ). FaifC. ottobre J034. Rlza Rtnzl : t motodl !a.;:lll di Idroterap ia cbc posso no a t tuarsi ovun que. - AIHI•Ikadlr Lllftl: BI occo completo d el cuoro d'orlglne rc umatioa - Diabete meUito o m orbo d i Bnscùow. Il pucurno· loro.oo in cllagn ostica . - R••ta H11117n: Pancrcatlto e dia bet e C'a nsati da un ost~o lo meccanico. Mab111wt llldlm: Duo ca.,l di p orporl\. - MuttatattJI: Alcune ossor vnzloni s ulla orc8 ipela. - Mnlut 1 small: Solcrosl la.ternlo amlotroftco.. Su un caso di ,JHWblmenlnglto itJer t rolka ~or\' i N>lo ~:be si m nll i · 1 esta ~on sint.onù clJ m & nlngo- mieli te . Un caso dl slringomiolia. cornpll catn da spina bifl<lol ccrv iclliC.KtMII Vt ll: Su una particn lnro s indrome tumornle. - aurreJJ• Baltattln: Un 1·a~o di Rifll i<le Y e~clcah! cbo g!'l!-ris'!O colla s oli\ cura nn t iluotica. - lltjat Rlza: .Lavaggio del polmon i. Zona d•'tl'orccr·hlo e Paraltijt !~Ialo. - M t~tar f'ald: Duo casi di a t r ofia del ne rvo ntt.ico l rnttat.i ''On 111 pìrco~ot<' rM•io.. ­ Kt111a1: Cura della sifilide della pollo con Il\ plre to tc rnpilt. U no s pccll>lo ca~o di ~i lllirlt• .- lh san: Uu C&So cll bo tto ne d'orie nte curato con tartaro stibinto.- Ralf Ktnan : O li odeml do! pu h nono.


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SUPPLEMENTO AL FASCICOLO III del GIORNALE DI MEDICINA. MILITARE -

(.ANNo Lxxxm-1935-XUIJ

MTh"'STERO DELLA GUERRA

RUOLI D'ANZIANITÀ DEL

CORPO SANI TARI OMILITARE (lfflDIU lfll[l ED Offl[llll lBIMI[I·fiRIA[ISTI 1ft URYillO PERMAftEftTf EffffiiVO)

\

ROMA ISTITUTO POLIGRAFICO DELLO STATO LmRERIA 1935- ANNo xrn


SUPPLEMENTO AL FASCICOLO III del GIORNALE DI MEDICIN A MILITARE -

(ANNo Lxxxm-1935-XIII)

l'tfiNISTERO DELLA GUERRA

RUOLI D'ANZIANITÀ DEL

CORPO SANITARIO MILITARE lUlfltiW IEDitl ED Offi[JIU tBII[I-fiiii[ISTIIft UIYIZIO PEUiftfJITE EffETTIVO) a11'.8

:M"ar.:r;o :1938 (XIII)

AVVERTENZA Gli abbonati, che riscontrassero nel presenti ruoli qualche errore od omissione per le Indicazioni che loro riguardano, sono pregati di dame sollecita comunlcazloRe alla Direzione del Giornale di medtdna militare - Ministero della Guerra- Roma, valendosi dell'apposito modulo che trovaal a pag. 3,

ROMA ISTITUTO P OLJGRAFICO DELLO STATO LIBRERIA 1935 - AI'(NO X III


( 71056i8) Roma, l !)3.1-X I II • l st itut<> Poli grafico dello Stato· G. C. · Copio :,o~


AGGIUNTE E VARIANTI al Ruoli dJ anzianità degli UfftcfalJ medici e degU Ufficiali chimici - farmaclatL

In servizio permanente effettivo

Pagina ....................................................................................................... _..........................................•.

Grado ·····················- ·························································································································· Casato e Nome . ........................ ............................................................................

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Data di nascita.................................................................................................................................. Luogo di nascita ············-·············································································································-·· Stato civile .......................................................................................................,..._._..,. __,.,,..4••··········. ·-Titoli accademici ·--·-·····--············-·············································-····················-··········--···Decorazioni e ricompense ··································································································-······-

Campagne ···-··········-············:............................................................................................................ . ...,.......... ............. ........................................................................................................................_.

- - ________

-···--·-···---. ........................................................................·-····· ............... ········· ··········................................................. 0-0-oooouoooo•Ooooonoooooooo oo.o •••••••••••••••• 000.00_.0 ._.,..,_0 , _o.o-o•••oonoou-o-O-OOo-oooO•OOOo••••••••o-oooo.oooooooooo.ooooooooooooooooooooooooooouoooooooooooooo-•••

Anzianità ............................................................................... _............................................................. - o o • - -• -• --o o - •o•o o o • • --• - • •·••·• ·••• o o u u - o o - - - • • - • • 0 • 000 ' ' ' ' 0000000 0000000" ' ' ' " ' ·' ' ' " ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' " ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' " ' ' ' ' •••••••••••• • ••••••••••••• • ·•

-

......... ..............................................................................-..........,_.,_ . . ...........................................................................

Posizione ·-....-...........................................................................................- ..................................... A - .................................... addì ........................................................... 19.. ..... .

L'UFFICIALE

------··..-·-····--···-··--·····--··--

.................................

SI prega ritagliare e spedire d'ufficio AL PIU' PRESTO U presente moiletlo, colle aggiunte e varianti, alla Direzione del GIORNALE DI MEDICINA MILITARE- Roma


SPIEGAZIONE DEI SEGNI INDICANTI LE DECORAZIONI E LE ABBREVIAZIONI JOl.

KediiCIJa maur1zlaDa.

e Oavallere del SS. Kaurlalo e Lazaaro. +

* GO

Id. Id.

GU

davanti al eegnt deUe d~raalonl eopra ltndloate

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della OoroDA d'Italia. oolonlale dellA Stella d'Italia. Gran Croce.

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Grande Umolale. Oommeodatore.

ume1ale.

Hllclaglla d'oro pel benemeriti della salate pubblica.

•

Id. pel benemeriti del terremoto 1908. Kedai!la d'argento al valor mWte.re. Id. al valor oiYIIe. Id. pel benemeriti deUa salute pubblica. ~ • Id. pel beoemt~rltl del terremoto del 1908. O Heda.glla di brouso al valor lllillte.re. O Id. al valor olvtJe. ~ Id.. al valor di marina.

o o

~

Id.

pel benemel'ltl dell& sal11te pubhlle&.

O Id. pel benemeriti del terremoto del 1908. €» Orooe dJ cuerra al valor militare.

+ Croce al merito dJ ~rUerra .

®

Medaglia commemoratlYa per le campagne .t'Atrloa (1), Id. per la campagna della Oloa (1). Id. pel beoe~nerltl del terremoto del 11108. rn Id. per la eampagna della Libia (1). «> Id. perlacampagnaltalo-austrlaoa 1916·18 (U ~ lnteraUeata della VIttoria. @) Id. @ Id. dell'Unità d'Italia. !§l HedagUa dJ benemerenza per l volontari di llrUerra 1916·18; Il! Medaglia n:>mmemoratiY& della ma.rola su Roma. crooe d 'oro oon ooroDA per anslanltA di serYI•Io . Id. per a!WanltA di eervtsio. di _ferita In guerra. Dlstltntlvo / Dwttntlvo del mutilati. x Promozione per meriti eooezloiiAI:I. w Promozione per merito di guerra.

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+

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Il) I llllXDerl tllponentllodioan:> le oamp&.lrlll.


Alflett. in/trlll. Aspettativa per Infermità. Jjspe#. mol. vriv. Aspettativa per motivi pri vati Sorp. 'm p. Sospeso Impiego. Disp. Min.. A disposizi one del Ministero. com. comandato. L. D. Libe ro docente uni versitario.

aes. mll. Dir. pn. san. mil. Dir. capo dlvls. lno. Capo sez. l no. Conslgl. lno. Coli. med. lcg. Dir. San.

Dlrett. san. O ep. Dir. osp. I nf. p !!'Ca. A.M.

Sez. d t sin!. Centro autom. So. di appl. san. mll.

tne. tlt. lns. a.u.

Iet. ch.l m. rarm. mll.

assistente mllltare. Direzione pnerale dJ sanltà mllitare. Direttore capo divisione !ucarlcato. Capo !K'zlonc incaricato. Oonelgli~re Incaricato. Collegio m ed leo legale. Direzione di sanJtà. Direttore di eanltà. Ospedale mllitare. Direttore dell'ospedale militare. Jorermerle. presidlarla. Alntante maggiore Sezione di dlslntezlone di corpo d'arm.a ta. Oootro e.utomobUistioo. ScuolA di e.ppllce.dooe di sanità mtlltart>. tnsegnante titolare. Insegnante antunto. I stituto oblmloo rarroaceutlco militare. Centro chimico milit-are. am.mogllato.

oentro chim. mll. a. c. celibe. v. vedo...~.


CENNI STORICI SUL CORPO SANITARIO MJLITARE

RUOLO DEGLI UFFIOIALI l\IEDICI Prima del 1831 non esisteva un vero Corpo so nltarlo nell'Es<~rclto: vi erano del sanitari, degli ospedali reggimentali, senza nnltà di Indirizzo. Re Carlo Alberto, con R. V. del 24 dicembre 1831,1nizlò Il riordinamento del s<~nriz1o sani· tarlo con In creazione degli oat>edall mUltar l dlvlalonall, In sostituzione di quelli reggimentali. Con successivo R. V. del 22 dloombre 1832, latltulll Oonslgllo superiore dJ sanità mUltare, cui venne affidata l'alta direzione del servizio, e con altro R. V. del 4 giugno 1833, emanò tutte le n orme ordinative e regolamentari relative al personale ed al s<~rvlzlo sanitario mUltare, con asslmllo.zlone al gradi mllltarl. Oon R. V. del 5 settembre 1843 furono apportati nuovi radicali or dinamenti, rendendo obbligatoria la doppia laurea In medicina ed In cblrnrgla. per l'ammissione nel Corpo, e con R. D. 30 ottobre 1850 si fusero le due categorie di medici e cblrurgblln quella. di medici mlll· tar!, dlatlntl In medici di divisione, dJ reggimento e di bat taglione. Con R. D. del13 ottobre 1851 turono soppresso le ln!ermerle regglmontrul e di preeldlo e sostituite dagli ospedali succursalJ, che tuDzlonarono rula. dlpende07.a di queUI rllvlslonall. Con R. D. del 10 ottobre 1855 tu stabilita una nuova. gerarcbla, <Con l'asslmllazlone ru gradi mllltart e tu creato Il grado dJ medico aggiunto. Con legge del 28 giugno 1865 avvenne la tu.slone del Corpo sanitario dell'Esercito Sardo con quelli delle altro provincie. Con legge del 30 sottembre 187 3 tu eonterlto Il grado el!ettlvo agli n1llclall del Corpo sanitario mllltare, ed U ConslgUo superiore di sanità tu sostituito dal Comitato dJ sanità mlll· taro, oh e col l • novembre 1887 tl89'\lnse la denominazione di Ispettorato disnnltà mlllwre. C<> n la steasa legge turono latltlllte 16 Direzioni dJ sanità mUltare ed altrettante compa.gnJe di sanità, una per ogru D1vla1one. Con IOQ'O del 22 marso 1877 le Direzioni di sanità mllltare e le compagnie di sanità furono portate a 20, e con legge del 22 giugno 1882 ridotte a 12, una per Corpo d'armata. Nel U23, con l'aboiJ.zione dii 3 Corpi d'armata e la creazione di nn nuovo Corpo a Trieste. ltl Direzioni dlll&nità tl dJpendtlntl comPllinitl turono rldotttl a l O. N tll 1926, col nuovo ordJ.namtlnto dell'Esercito, tu rtpriatlnata la. Direzione di sanità di Alessandria., con relativa compa.gnJa di aanttà. e tn Istituito nn ufficio di sanità a Cagliari con la 12• compagnia di sanità. Con R. D. del20 aprile 1920 l'Ispettorato dJ sanità tu eoppl'OS8o e aost:ltulto dalla Direzione centrale dt samtà mllltare. Con R. D. n. 1203 del6lugllo 1926, furono latltultl3 Japettoratldisan:ltàdi zona, con sede a lfilano, Ftrense e Napoli, diretti da ID8Ir&'lorl generaU medici. Con R. D. n. h21 del U ottobre 1926, vennero pl(l particolarmente determinate le attrlbnzlolll del maatort genera.U medici l.spettori e a.&tl l Corpi d'armata e l Comandi mllltart dJ loro cturlldlztone. Con R. D. n. 1926 del' no'fembre 1926, Il D1UD6ro dosll atabiUmemtt aanitarl tu ftasato come eecne: 11 ospedali mllttari prlnolpa.ll, 16 ospedali rnJlltarl secondari e 8 tntermerte presidiarie. Oon R. D. n . 1539 del 6 agosto 1927 Il numero delle direzioni di sanJtà m1lltare e quello delle compacnle dlean.ltà Yenne riapetti'VIUilente stabtuto In 1ll e In 13. Fu pertanto costltntta In Udine 1'11• comPacnJa di sanità e quelle della Slollia e della &rdea:na. preeero la nume· l'adone d1 12• e 13• • Con R. D. n. 327 del 23 febbraio 1928la. Direzione centrale di sa.nttà mllttare assunse la dmomtnutone dl Dl.rez1on6 lf\ioDèrale dJ I&D!tà militare.


8 Con o!roolaro n. 202 del 18 ma.rzo 1928 tu soppressa l'infermeria pro~ldlarl& di Rodi. Oon circolare n. '9! del19 luglio 1928 fu soppresso l'ospedale militare eooond&l'!o di Venezia. Conolroolaro n. 719 del1• nove01bro 1928 l'lnteriXIOr la presldla.rla di Livorno tu tra.stormata lo oeped.a.le IJllllt&re eooondarlo. Con R. D. n. 2195 del23 dloembro 1929 tnrono aboliti gli Ispettorati di a&nltà di sona. tu destl.nato un 11161nPor generale modloo alla direzione della Scuola di applJc&ldooe dl anltà

m.Wwro e d~~e turono mew1A d18pommone per etu<11 ed illpel:loal. Oon R. D. legge n. 2225 del 23 dicembre 1929 tu abolita la dlatl!Wone di o.pedall militari prlnolp&ll e 8eCOndarL Oon olroolaro n. 313 del 23 gl~o ta.t~ l'in:ormoria pr<o3idiaria di Gorlala tu trurormata In oçedale militare. Con olroolare n. 653 del 29 dloombro 1932 tu soppres>a l'Infer meria presldl&rta dt O&va del Tirreni e tu Im piantata l 'Lnrermerla prosldlarla di Albenga. Con oiro~lare n. 332 del lO mag6io 193{ · X II, il oamp:> sanat.orlalo clùnatlo:> mUltato di Anzio tu trasformato In luf<~rrncria presldiarla, oons~rvando la donomluaslone, le In· oombe nzo e gli orgaoioi. Con R. D. leggo n. 1723 dcll'll ottobre 1934. ·XII gli orgaulol dogli Ul!lolall medici sono stati stabiliti come segue e saranno raggiunti gradualmente aeoondo quanto b stat o disposto dalla legge per l'avauzam3nto degli ulllciall del R. esercito, 1 giugno 19U, n. 899: Tenente generale l , maggiori generali 6, colonneiU 31, tenenti colonnelli 102, maggiori 172, capii ani H O, subalternl 258. Per effetto dello stesso decreto-legge (art. 24), quattro del maggiori generali m edio l sono ispettori . Con R. D. n. 2183 del 17 dicembre 1934·Xlll sono state st.abUite le sodi (Torino, Vo· r ona, Roma, Napoli), lo attribuzioni e la dlp~ ndenza dci m~giorl generali m edici ispettori;

RUOLO DEGLI UFFICIALI CHIMICI-FARMACISTI Le origini della istituzione de;çli UllloiaU ohtm!ol·farmaolstl si possono far risal ire al 22 dicembre 1832, data del c Regio Vlglietto • col quale Re Carlo Alberto fondava U Consiglio Superiore di Sanità Mllit&r11 dell'armata Sarda, obe annoverava tra l suoi compouentl un chlm!o:.>-fannnoistn, in qualità di membro straordinario. Lo s«lsso Regio Viglietto contemplava la neoesaltà dl c ordinare, appena possibile, lo stabilimento di nn Labor atorio Centrale Chlm<co Farmaceutico •· Con R. Decreto 26 giugno 1853, veniva Istituito in Torino nn Deposito di Farmacia Militare, oon aur:esso c Laboratorio Centralo Chlmlco Farmaceutico Militare •, ave nte l'lnoa.rloo di preparare e distribuire tutti l medicinali e materiali oooorronti pe.r Il servizio sanitario e veterinario militare. Con c R. V. 24 dicembre 18~3 • tu prevista l'istituzione del farmacisti mUltar! e con R. Dooreto 28 novembre 1848 ·relativo all'• ordinamento del personale sanitario deU'Ar· mata di terra in oarnpagna • - l farmacisti anzidetti ini.z iarono Il servizio, In numero dJ 11, presso l'esercito operante, vestendo l'unilorme stabilita peJ Corpo sanitario, salvo Uevl mod ifiche. In tempo di pace però Il servizio farmaceutico continuava a essere amdato a farmacisti civili. La e1fettlva costituzione di nn Ruolo farmaceutioo mllltare tu compiuta oon R. D. del 26 giugno 1853, oon cui si stabilivano le norme relative al Personale del Farmacisti Militar i, l quali vennero asslmilatl di rango al gradi militari. L'organico comprendeva 29 farmltOisti, cosl distribuiti: l Ispettore farmacista obe faQOva parte del Conslcllo Su periore di Sanità Mtutare; 1 Direttore e 2 assistenti, non militari, addetti al Laboratorio Clllmioo Farmooeutloo C<lntrale di Torfao; un gruppo di Farmacisti, assimilAti Al gradi militari, destinati alle tarmnc ·e degli ospedali o distinti lu: Farr:nnolstl di 1• classe (011.· pltanl ), di 2& classe (tenenti) e di 30. classe (sotl-oto:Ientl). Al detti farmacisti tu Pl'e90rltta. una divisa uguale a quella del c orpo sanitari o.


9

I Farmao!stl mUitad, appena Istituiti, sopperlrono al bisogno del servizio, eia presao gll Ospedall nello Stato, sia presso Il Oorpo dJ Spedlslone In Oriente; e, peli' le be· nemerenll& acquistate appunto nella epedislone di Crimea (1854·1855), oousegulrono van· tagg1 nona gerarchia e ne611 asse6nl, mentre ano}le l' organico venne opportunamente aooreaoluto. Con la costituzione del Re6no d'Italia, Il numero del farmacisti mllltarl tu pro· gresslvamente aumentato tino a rasglungere, nel 1906, Il numero di 00. Con D. Leggo 8 lugllo 1906 si crearono poi l « Farmacisti militari di Oomple· mento li aaelmUatl al gradi mUltar! ; ma, oon R. Deoroto 28 marzo 1915, questa oategorla. veniva abolita, per essero sostituita da quella degli Ufll.olall FarmaolsU dJ Complemento. Dopo la guerra 1915·18, Il Personale farmaceutico mUltare ebbe un a880tto detlnltlvo; con la Legge 1 aprile 1921, n . 367, l'Istituzione del Farmacisti MUltar! - impiegati olvlll - fu de4o.lt!T&mente abrogata e 1n p81'1 tempo sorgeva quella degli « Uftlolall OhlmloiJ'annaclstl 1n S. P. E. li, appartenenti al 001 po sanitario militare, ma costituiti In ruolo a porte. L'organlco stabilito dall'Ordinamento del R. Eaerolto del 1926, contemplava il numero dJ 117 Ufll.olall ohlmlol-farm.aolatl, cosi ripartiti : 1 oolonncllo, • tenenti co·lonnelli, 26 maggiori, tl capitani, •s eubalternl. Con la Legge 23 aprile 1931, n. 539, l'organico tu ridotto al numero di 101 ufll.olaH. Con R. D.logge o. 1723 dell'Il ottobre 1934•Xll gli orga.olcl degli Ufll.claU chlmlcl·farma· cletleono statJ stabllitl come se;ruo e saranno ra1gluntl gradualmente secondo quanto è stato disposto dalla logge per l'avanzamento de_rll nftlclall del R. eeerolt~, 7 giugno 1934!, n. 899: Colonnelli 2, t-enenti colonnelli 12, masgiori 21, capitani 32, subaUernl 82. Quanto al c Laboratorio Oeotralo Ohlm!co Farmaceutico Militare li, esso o onservò tale denomlnaalone duo al 1884, anno In oul fu sostituita oon quella di c Farmaola Centrale Militare ». Con R. Decreto 1 gennaio 1923, n. 12, Il nome dJ « Farmacia Contrale lillilltare • fu dellnltlvameote mutato (art. 20) in quello di c Istituto Chlm!co Far:maceutico Militare •·

Con a Ordino dJ Servizio del Mlnletero della Guerra», In data 15 settembre 1931, esso veniva lntlne trasferito da Torino alla. nuova sede dello Stabilimento - eeprcseamonte wetrulto lll caatollo {Flrenzo) - dove iniziava il suo fwalouamento 11 28 ottobre 193l·X . L' lstltuto Chimico Farmaoeut!oo Militare è loa!gnHo di dieci « alte ooor!ftoenze • attribuitegli In altrettante Esposizioni generali, nazionali e estere.

SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITA MILITARE La Scuo!a dJ appUcaztooe dJ sanità mllltare fn letJtuJta 1n Firenze con R. D. Ul novembre 1882 per l mlUtarl dl t• categoria. laureati 1n medl<'lna e oh.lrutsla. a.eplra.ntl alla nomina a eottoteoeute di complemento. Dal 1800 In poi furono anohe svolti corsi Int egrativi e COl'BI speciali per ufll.olal l medici In S. P. E. Dal 1912 gli allle'1 furono ammeosl alla Scuola col grado dJ aottoteueote medJoo di oomplemente, preçio un corso t r!.m eetrale presso le direzioni dJ sanità mllltal'&. Do. rante la lfUOrra mondiale e dal 1920 al 192i, non si tennero oorsl di nl!lolall medloi dJ complemento. Nel 11122 Il. lnltlarono oorel someetrall per uftlclall modici e ohlmlcl tarmaclltl di complemento, aspiranti alla nomina In S. P . E. Con ctroolare 'f3 del G. M. 192• furono rtpristinatJ corsi trimestrall per gll aspiranti &lla nomina a sottoteoeotfl mtdlco di complemento, prevlo un corso di Istruzione militare di tre mesi, presso un realmente Jl fanteria. Dal 1925 furono aocoltl anche l laureati In c himica e farmacia, aaplrantl alla nomlna a eottownente di complemento nella speolalltà. Oon circolare 319 del G. M. 1126 tu abolito n COrtO trtmeetrale presso l reggimenti e Tonno ele...ata a olnque miMI la durata del corso presso la Scuola, rroqueotato da tutti 1 laureati 1n medicina e chirurgia e In chimica farmacia, ohe hanno superato l'eeamo dl abU!taslone aU'eeercbto profetBJonale e con obblllrhl dJ leva.


lO

RICOMPENSE AL CORPO SANITARIO MILITARE l.

MEDAGLB. D'ARGEJ:\TO AL VALOR MILiTARE • Per gll b nportantl servh i resi nella campagna di guerra In Libia 101!·12 , ove l'estr emo pericolo non fu IIJUite nella grande, umana opera pietosa •.- R. D. 19 omna{o 1913. MEDAOJ, IA D'ARG E .:\10 A.L VALOR MILITARE per la CIWlpngna d.l guerra 1915-18. • ln•ta.ncnbll c, mode.:to, ~;cr·cno, confortando dl cnre e dl a mor e l s anguinanti rr·atelll negli s tesSI <'!menu della battaglia o sotto le llnplacablll loutane o Hcs e nemiche, detto costante, mirabile es empio di ardore e di valore, di Sl>rezzo del pericolo e di d~vozlono al dovere (1915-18) '· R. n. 6 (Jiuono 19·l0.

II.

I II. -

.MEDAGLIA. D 'ORO per l'opera dRta nell'occasione del terremoto d el 28 di· c<'mbre 11108 In Cnlubr·Ja e S lcllln. R. D. 27 mao(Jio 1911,

rv. - MEDAGLIA. D'ORO al m erito della ~alute pubblica. -

R. D. 16 marzo 1922.

ORGANICO DEGLI UFFICIALI MEDICI E CHIMICI-FARMACISTI IN S. P . E . PER L' ANNO 1935 I. -

UFFICIALI MEDICI

Tenente generale l ; Magqlorl generali 6. ToTALF.: 7, Colonnelll 31 : Tenenti colo nnelli 103 : Maggiori 172 ; Capitani 440 ; Subalternl 222. TOTAJ.E : 968.

II. -

UFFICIALI CHIMICI-FARMACISTI

Colonnelli 2 ; Tenenti colonnelli 9; Maggiori 23: Capitani 32; Snbalternl 32 TOTA u:: 98.


UFFICIALI MEDICI :!!.

1:

LUOGO

.s

DI NABOITA

o

DATA

Al'ZLL'HTÀ CASATO E NOME POSIZIONE

d1

.3 00

DECORAZIONI E CAMPAGNE

ouolta

d1

d1

grado servl.zfo

TENENTE GENERALE MEDICO

a

DIRETTORE GENERALE DI S.A...'-:lTÀ MILITARE

l

Zogno mo)

'*'· Mlnlstero Guerra

(Berva· 1.10.10 Franchi Luigi, MM., ma.. o Q , Q, Q, ••• <D IU•l41 ~ tU~It•lJ~U, @. ©. ~.

31. 1.33 u. 6.96

e

MAGGIORI GENERALI MEDICI

dal n. l al n. 6 a

Panottiorl (Co- 22. 7.72 Rizzutl Oiu.se'[J1)~ •· O ~. -lf, ~.

senza)

è, •• <P liU.•li•U•U•LI, ~ t Uwl ...lt•JI,

lspettoro dl s an. mll. 16.4. 33 4.7.97

Roma

@. ©. e a

~ola <N&J)O!I) •

U2.77 tb Muzetti Lordo, •· C tj!i, O l.,

et>, ({) l iU•U•I!_..I...I I

@, ~.

1

~ tll•lt•JT•U

+. fil! L. D. lo igiene

1

@,

e GarDJ.81rDOla(To- 12.11.74" Marengo ~ •· O<§-, O. Q, Q, • •1 ~ 1 è, <%) tll•lt1 9 tU•JI• rlno)

Dltètt. ~c. appl. ean. 30. 7.SS 22. 8.03 mfi.

.Df.gp. Min.

Fin~mU

16. 8.33 '· 7.91

...... ®. ® EB

a Sala OonsWna (Pale!mo)

~·"·",

'*'· •••·", l SJJeltoro dJ snn. mll. l . 1.34 18. 9,911 Napoli

~ @, @, . . e, L. D. In

S. 7.72 "Volpe Maatin(, • · O otorlnolarlngolatrla

a A:nWno •••••• U. 9,72 Teoce Paaqu.ale, • · C ~.

....,•• ®. ® e

a

Oamp~no (N&·

pOU)

+. ....... Pres. CoU. med. legato 20.10.34 s. 7.98

8. 1.14 Napolltanl MekMo1Te, •· O ~····". ~ tU•U•If•ll, @J, @,

~

+. -&, +• Isp ettore dJ san. m li. e Verona

l. 1.35 18. 9.911


12

.. o

~

OOI.OXNI!:LLI MEDICI

LUOGO

DA.TA.

ANZIANITÀ CASATO E NOKE

s. DI NASOITA dJ DECORAZIONI E CAMPAGNE ... D880ita

POSIZIONE dJ

tO

dJ

srado servfz:lo

COLONNELLI MEDICI

dal n. l al n. 9. a TriOflfllmo (Udl· DO)

5. 8.75 Zannttlnt Primo, e, U cjo, 4;1 .,...., ~ .......... @, @. ~ • ••

+

a Voltnrara(Avel· 21.5.78 Pennettl CUQl'e, e, U cJ!> ,q)'"•~"'·"· lino) ..... ® . @. ••

+

a Sassari. . ......

t. 9.7~ C88!Jgllo1a Orlando, U e. C c!!>. ~. +. {J) tl.•l6•l . . U•'It·lt,

~·u ...

a•·u, @, @,

Dlrett. sanità p a

Bolo-

l . 1.10 18. IIJitl

Id.

Vero-

t. 2.8(1 18. 8.89

R.C.T.C. della Trlpo· litania.

2. 2.30 26. 7.99

Id.

na

0,/r,+ o Catania . . . .. .. ~7. 9.74 MartogiJo Ferdinando, •• UcJ!>, •• ~. Dlrett. sanità Udine 10.8,10 1.9.900 A, ~ tU•II, ®. @, /r,

+

w Bedel Ma1UUW, e. U cJ!>, (), ~.

Id.

2,10.74 x Santa-Marta .4lberlc, e. C cjo, ~. ~m-u, @, @, •• e, L. D. ln OCU· ll.etloa

Min.

Guerra (Dlrett. oapo dlvta. fnoar.)

1. ut

e.

.m.p. Min. F irwnu

5.10.81 1.9.900

+.

<.;oli. med. lep.le (sost. 18.12.18 LII.IMIO

a Forli . . . . . . . . 22. 3.75

a

No.poll.... .. ..

•• IIJ, q) tll-lt0 ~ W•IO•U, ®, @. e 84Ddrfa

a Lugo <Ravenna> 7. 7.75 (IJCasagrandl Gl4uco, UcJ!>.O.O.~ t11•11, <1>. ~ U.._l .....ll•U, @, @, •• e, /. L. D. ln ooulls tlca

a Casalbordino (Chieti)

~.

+, 4;1 •n· n, 2.76 Mollsanl.4l/rtdo, e, U ~. '"'"', @, @, L. D. fu otorl· nolarfngo1at.r1a

+.

a S. Stefano Ca- 28.12.75 Zamro .4nl<mino, •• U T·~. ~. ma.stra (Me&• 4:1 "''", ~ .......,..,., ®. @, slna)

+·

Id.

Ales·

1. 2.31 11.9.900

u.eoo

pres.)

+. Dlrett. sanltà Trieste 5. U12 8.10.01


(Segue) COLONIOI:LLI JBDICJ

T, UOGO

DATA

13

ANZIANIT À CASATO E NOME

di

DI NASCITA

nUCilta

POSIZIONE

di

DECORAZIONI E CAKPAGNlll

di

ll'l'ado serv1zlo

dal n. 10 al n. 19. a

U rbino (Pesaro) 10.11.76 Frlaonl Paolo, e. U tj>, Il) .... ,., ~"'

a

Caste l o erlolo 4. 8.76 Montanari .ii.UiliQ, U (Alessandria) Il) •u-n, ® .......,, @, @.

0

....... ®.@. •· e

e. +. ~. +,

+

Nalv1 (Sassari) 28. 7.76 Tedde Giu8qrpe, e. U tj>, +, Il) .....,. tta, 4;1, ~. ~ tu;· tt·n-u. @, @,

+

a Terllul

(Bari) 14. 3.76 Baril e Fd~. e. U tj>, ~. @, @. e

Dlrett. sanità Na poli

Id.

Parigi (Franola) 21.12. 76 Balla .4lbt:rlo, •• U <§o, •,

a

o

l\illnno

1.2. 33 22. s.os

tica

Napoli ....... S0.1L78 x Monaco .J.rltu-o, • · U tj>, -&. 0 , • • • • 00. Il) ....... ® ............. @. @, ffi (Pa· 13. 2.77 Q1 x Delogu Gino, • · u + .O. @, Il) .,..,•• ® ............. @, @,."e./

+, ~ n•-u-n+

11

,

• •••, . ' tlll'

Chiaramonte 18, 7.78 Iannitzotto Carmelo,., U+,4ì" ''11 , (Si racusa) ® ,...,......., @. @, >§-

+.

Id.

+, !IJ, Di8p, M in• .il.tronau· 16. 4.33 22. 3.03

<D 111•11, ~ t U•U•U•JI, @, @, e

Cagliari .... .. 30.12.78 Porru Pietro, • • U @). @, •• <D tlt.JJ..

26. 6.32 8.10,01

della Sicilia

a

Conselve dova)

1. 5,32 8,10,01

+, ® ....... Dlrett. sanità. C. A. 16.12.32 8.10.01

Triggiano (Bar i) 20. 6.77 Surdl D&menictJ, e. U tj>, O. O, !IJ. Id.

0

Torino

.J.speU. int~rm.

a

a

Id.

13.3.32 8.10.01

Id.

Id .

l d.

30. 7.33 18. 7.O t

(Dirett. 16. 8.33 19. s.o:. capo dlv1s.lncar.)

l\IIn. G uerra

Disp. Min. .il.eronau·

l. 1.34 21. 6,0,

t(CtJ

Dirctt. sanità. Fif('nzc

5. 1.34 26. 7.06


ISe(!UC) COLONNltLLI B TBNK~n COLON~ELLI li EDIOI

H

..

DATA

...

LUOGO

s ~

DI NASCITA

.::l

Q

ANZIANITÀ CASaTO E

~OME

di

fD

nn solw

POSIZlONE

di

DECORAZTONI E OA~ PAGNR

di

grn.do s..rvt.zlo

dal n. 20 al n. 26. a Caetronovo (Pn· !ermo>

o.

9.11.79 Alfonso Luiqi, •· Uot' !r,

[!], ~ .,,. .... •u~n, ~ ........... .,, @. ~ e, •. ~

Dlrott. osp. Plooonza

l. 2.3-l :!2. 8.0!

a

Assisi (Perugia l 27.10.77 Modcstlnll'Mio, •· U <!>. [!]. ~ .,,.,.. ® ....... @). @

l d. Id.

Bologna

l. 2.34 22. 8.04

a

Gottolengo 12. 9.77 Secchi Francesco, •• U :j=, <V tli•U t ~ tll·ll ·ll·ll, @, @. (Bresoln )

Id. Id.

Br.!6cla

20. 2.3-l 22. 8.04

a Torino .•...... 2,. 3.79 Oros.~o V iUorio, U cio. O. !!J, ~ ..,.,.· ~ ltU•U•U ... t, @), @. . , ffi, /

Id. id.

Gorala.

l. 5.84 22. 8.04

Id. id. Palermo

19. 11.34 22. 8,0,

•. *· +.

+

••

a. Lercara Friddi 1.5.10. 77 Giordano Giuteppe, • · + .O. [!] <J)tii·U' ~ t U·li·U ~~ <!)h e.L. D. (Palermo) ln oUnica oculistlca t

'*'· ,.,.,., ® ,,..... Id. Id. Novara

~ <T o· u. 6.77 Oaiottlno Carlo, I U•U @>, @

a

Barbani" r lno>

a

Nola (NapolU) 16. 6.78 Rlnaldi

••• +-

Ono/rio, • • + . ~ .,.....

~ ltU-•a·l?·lt, @, @, ••

+

Id. Id. Perugia.

. 20, ll.Si 22. 8.04

l.ll.Sl 22. 8.0,

TENENTI COLONNELLI MEDICI.

ùa.l n. l al n. 2. a

Vazzano (Co· U.U.71 Concintore Domenico, cjo, ~on-n, tonzaro) ~ .,..,. ..,..., @, @.

a SaRsarJ.. .. ....

+

•,+. '"·",

6. 6.79 Simula UballW, ~ ® .,,.,,. '""", @>, @, +, •lo, L . D. in medie. operatol"ia

.ds!HU. interm.

St. 3.24 27. 7.0,

Dl.r. osp. Trento

~1.

3.24 19. 8.05


(Seuue) TE:>ENTt COLO~~KLLI ~I EDWI

LUOGO

DATA

A.NzrANITÀ

OASATO E NOME

di DI NASCITA

nascita

15

POSIZIONE DECORAZIONI E CAMP AGNE

d1

d1

;;rado ser vizio

dal n. 3 al n. 12. a Pollenza

Ofa· Sl. 7.79 Lapponi Gtddo, •• U <§>, ID'" '"'" ,

oerata)

~

Dir. osp. Trieste

31. 8.24 l . 9.06

I n !. pres. Bolzano

30. 6.2{ l. 9.06

+. O. (!!. 4} .,,. Dir. osp. Napoli

so. 6.24. 21. 8.06

....,...., ~. ©> ••• +

c Capua (Napoli) 18.10.77 Fierrc Miclltle, :ji>, @ , ~. +, ~D"'·••, ~ ...._ .._,,_.., @), ©

a Palermo . ... .. 22.1t .80 Fiorenza Ionatlo, 4!1, u, ®

.l. .

l•·n·••, <2'·

Jt. €i), +', m

a Roma • • • . . • • . 17 6. 79 Monguzzl Umberto, • • :f., 4; """11 " 11 , • •• ® ............. @;, ~. ~.

Di~. Min. ~eronautica 30. 8.24 6. 1.06

8.10.79 Landrlani Roberto, U <fi', ®. ID 111 " " , ® ....,...,..., @), @. ofo

Dir~tt. aa.n. C.A. della 31.12.24 6. 4.06

+

a. Salò (Brescia)

a

+.

Nizz a SiciliA 9.10.79 BrlgugUoSant-i, ~-O, +, 4>"'"", ~ (Messina ) .... ,. ......, @), @, ofo

Sardegna

Dir. osp, Messina

a Parma •. .. . .. . 30. 6.79 CaAella Da""'-. +. J., O. ® . ~ ....... Id. Id. An cona tn· u , <J:>•n ·u·u-u ~u, ~.

+', (5ll. @.

81.12.24 l. 9.06

e. L. D. In patologia chlrurglcu

o Mezzoluso (Pa· 16, 11.'19 Orleolone Gaetano, :f., ID 011 " 11, !ermo) ®' ............, @>, @, ~ +

+'.

+.

a Pizzo (Ca t a n· 25, 7.79 .Accorlntl Vincenzo, •· U O, znro) •. ~ .o, rn.G•u-u.n-a•, ~ ·~·-~~-• '·n,

Id. Id. Genova

31.12.24 l. 9.011

Id. Id. Verona

31.12.24 19 7.06

CoU. me d. legn le

31.12.2<6 6. 3.07

@, @,+D. ®

a Catania

· · . . . . 25. 8.80 Giarrusso GUU4ldo, •·'*·~·4}'"· "·", ® .....,......., @, @,l). • • ofo, L . D. In clln. neuropsioh1atrka

(membro)


ISeQUe)

16

,!!

..

~

.s j

liEDICI

ANZIANITÀ

DATA

L UOOO

TENKNTI COLOSNELU

CASATO E NOME

di

DI NASCITA oa.sclta

m

P OSIZION E

!DECORAZIONI E CAMPAGNE

dal n. 13 al n. 23. a Campobasso .. 21. 2.80 C'olittl SUtrio, ...... @, @.

a Oarg-oano (D re· fJCia)

a

Napoli. . . . . .. .

o Caprarola terbol

+. +. Q)m·u, ~ ....... + +. +, • • *'

7. 1.81 DerteUI Enrico, O, O. 4:1 ' "'", ~ OU•U•II•I00 @,@. [!}

Dir. os p. Bari

SI. 3.25 29. 3.07

Id.

l d. Li;oroo

St . 3.25 20. 8.07

Id.

id.

Caserta

30. 6.25 20. 8.07

+. +. ~ '"• Id. id. Chieti

30. 6.25 20. 8.07

+•

8. 9.84 De Porcelllnis Carlo, U il> '"'",~. 9 ............ @, @. ~ • ••

CVI· 15.11.80 Fabrh:l Nicola, • · U O. ~ ........,..., @, @, ~. ~.

+

*·

~; EP

+• O. ~......, ~

Id.

Id.

Padova

30. 6.?5 20. 8.07

a Palermo ... . .. 16. (.80 D'Anna Giusep'M, • •ljjo, I!J. O.~.... tn•n·n, @, @, . ,, (J)•n·n·n,

Hl.

Id.

Catonznro

30. 6. 25 20. 8.07

a Susa (Torino).. 18, 3.8;) ()atti Dioni(li, • · Jj.J. ([.'"·". ~ .......

Ici.

Id. Savigliano

31.12.2-5 20. 8.07

Jd.

id. Torino

31. 12.25 22.12.0i

R.C'.'r. C. della Tripo· lifuuin

31.3.26 7. 7.10

a S. Calogoro (Cn· 16. 8.81 Rombolà A:nttmio, ....... @, @.+ tan:t.aro)

+

U•Jt,

a

{2), @ , ••, t!~ , '".k\r

+•

Moot.eforte (A- 27.12.81 x Forino Salvatcre, ~. +, <O ..,. VeJifOO) U•U ~ Ut•U•U•t.t, @, $ , .,}

o Roma ........ 17.11.81 lngravallc Alfredo, $, U•f1,0. 0. 0 . ~~ 4.) • n~u-u-u, ~ tt .. -rt-n-u, ~ . @,

+.+ a Torino ..•..... 25. 3.82 llfas.~crnno Giulio ft, U·h,

a

Verona... . . . .

+. O. @, Q) ..,_ Dir. osp. Roma

6. 6.26 20. 8.07

g. tU•l4•H•1f 1 @), @, ., e

l 4.83 PcUcgrinl Francuco, c!j., lP'"'" ~·"· ~.+'. @. @, ~. io L. D. Jn Stotla dcJia medicina

,....,...

Id. id.

k'lrell7.C

5. 6.26 10. 9.07

l


17

(Segue) 'l'.li:NENTI OOLONNl!:LLI ltF.DICI

ANZIANITÀ

DATA

CASATO E NOME

LUOGO di DI NASCITA

nascita

POSIZIONE dJ

DECORAZIONI E CA111P.-\Ol'E

di

grado servizio

dal n. 24 al n. 34. a

Tenda (Cuneo) 16.10.84 Perrier Sle/an{), e. U <§>, 1!>.0, 4ì"''", tu-ta ~ u:.-1•·n·111 @, @. 4

+t,

Scuola di guerra

6. 6.26 16, 8.08

o :r. osp. Ah'ssnuclria

6. 6.26 ·28.1 1.0•

Osp. }{omn

21. 6.26 30.11.07

L . D. in neurologia a

Montalto Mar· 19.12.81 Candldorl Et•rico, c§o. <!; "''", ~ , , .,.. obe (Aeooll P .) u·••, @, @. +

a

Rieti •. ...• . . 11. 6.79 Turilll..4nlonio, O. <t"''"'"·", @ •16•l6·P·If, @), @, . •!•

c

Ccrtoua(Arezzol 16 8.81 Urnni Nicola, tlf>,

+.

+.O.

~-

O. ~ ,,..,,.,..,., So. e.ppl. snn. mtl. (lns.

+'. 9 ,,..,...,..., @. @,+L. D,

l. 1.27 19. 7,0(

tlt.)

In !glene c

Moliterno (Potenzal

7.11.85 x Germino 41/redo, :§o, -&,O.~,,....... @ , @, +• ~ L. D. In patol. speo. medica

Osp. Napoli

16. 8.27 7. 7.10

a

Cagliari • .. .. .. 11. 5.82 Rom by Pao7o, t§:, 4:>"''", ~ .,,.,,..,.,., @,@. ~!>. ~. •h L. D. In Igiene

l d. Cagliari

l. 8.27 lG. 8.08

Id. Bari

6,1 1.27 28.11.07

Osp. Milano

13.12.27 ' 6. 8.08

.il.spett. in{erm.

18.12.2716. 4.08

DiSfJ. Min. Finanu

18.12.27 29. 7.08

Oap. Torino

18.12.2710. 8.09

e ..,.,.,

+· ·

+',

a Venosa(Poten7-a ) U. 1.80 r.ovaglio Rocco, <l!=. 4} 111 • 11· " · 11· " , ~ ............. @, @,

+

c

+.

S pt!zla ........ 29. 6.81 " Cnmortnno Piclro,l!l, -&. c§o, @ , ~ ""·"·"·", @, @, +,L. D. In pato· logln chirurgica

a. S errastretta 16. 7,80 SinglitlcoGi·t <$eppe.$.i:, ®"''"'"'", (Catanzaro) @. @. ~. 4;)'" '",

+·

a.

*·+

Palermo ••.... 24.12.78 Snlem ..4kssandro, <§>, ~ .,,....,, @, @. • • 4:>"''"'"• ~

v

Vllllltranca (A· 26. 8.82 Oggcro Cesare, 1§1, O. !IJ, <P "''" '", le<lsandrle.) ~ ......... , +, @, @ ,

+

2 -

Ruoli di anzumild del CorpO sanitario mililt&re.


(Seq~)

18

TB:S.KSTI OOLOSNELLI

:W"KDIOI

ANZIANITÀ

DATA

·c;

LUOGO

CASATO E 1\01\lE

E

DI NASCITA

di

s

rJl

nascita

POSIZIONE dJ

DECORAZI0:\"1 E C,DfPAGXE

dl

grado serviz io

dal n.' 35 al n. 45. a

Roma . ... ..... 16. 1.82 Bat.ti,.Unl Camillo. $ ,

+. ~- ~ ....... .4speU. ir1/erm.

13.12.27 16. 8.08

u a-u, • • ~ lt1•.~e.n. •t, ~. ~ · t!Jj

a

Avezzano qulla)

(A- 29. 3.84 Do Dormmlinis Viruinio, • • U

+·e Osp. Rllma (com. Min. 13.12.27 16. 8.08

................. ~- ~- ~. • •• o. [!]. ~-:­ ltll·U.

•u~••. ~. ~. @,

ffi, / L. D.

Guerra reda.tt. Olorn. med. m!l.)

In patologia. speciale m edica

a. Cagllnrl . ..•... Hl. 7.84 Crespclla.ni Carlo,+. O. ~. et>, <D'", ~ tU• II•U•II, @, @, • . i{-<

Id. Firenze

13.12.27 16. 8.08

a i.\lon tosa rohl o 9. 5.28 Ie.poce Antonio, • · <b.~ - O. @. lll.

Id. Bologna

l. 6.28 10. 8.09

R. C. T . C. della Clru· lln!ca

l. 6.28 16. 8. 08

12. 6.28 16. 8. 08

(Benevento)

n

[!j, ® .,,.,...,..., @ , @,

+. +

Sambuca Zabnt 23. 7.81 Cino<'.! o Vito, $, !!l!. U <§>, -/:, t;!),[!],

(Agrigento)

<O U1 •11•J I·U 1 ~ t U•It•l l•Ut @, @o,

+.lP / a

Palomharn Sn· 21. 6.81 Forti I~ino. +.O, ~. C!) '"""• 9 "''", bina (Uoma) ~ - fiè, (jj;,

As-~tt.

a

Santncroce Ca· 13. 4.83 Manga.naro Oarm~lo, <Ro. ~. @,C!)"'. mcrina (Si ro · •u-u, ~ tu-at-u·u, ~, ® cusn)

Se. a.ppl. san. (lns. tlt.)

o

Carbonara Seri· N. 2.83 Carbono J7i1lceneo, l!l, via. (Alosa.) ~ ........ @. @, >{•

+. +

+', +

interm.

m!l.

26. 7.28 16. 8. 08

+. +.®. !&"', Dir. San, Alessandria 16. 9.28 21. 6.08 (segretario)

a. Vitt.orin (Sirn- 29. 4.83 PnnUKi& Antc-nino, tj., C. O. €il.

+. Osp. Novara.

6.10.28 16. 8.08

+. +

Id. U dine

6.11.28 16. 8,(18

Id. Alessandria.

l. 1.29 16. 8.08

CU$8)

n Monroaie lermo)

a.

tPn · 26. 7.81 D' Accnrdo Salvatore, ~- B. ~. [!J, 4) eu ..u, ® "....... u-1•. @, QJ),

Sa.\'onn ...... 17.12.81 Cinrlo Silvio, Et. <b. ~

.......

~. ~

+. ®.<D,., ...,


(Se~) TENENTI OOLONNKLLT :r.D:DIOI

LUOGO

DATA

ANZIANITÀ

CASATO E .l\OME

di

DI NASOITA

naaolta

19

POSIZJONE

dl

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

grado servizio

dal n. 46 al n. 56. a

IL

San Remo <Im- 10. 2.84 Rarnpl Pidro, perlo) <YJ, @

+

~apoll

+. +, @, ~ ou-u-u-u, Int. prel. Parma +. +. 4:) •u-u, & +

____ • • 10.11.8' Abate .dùuandro, fU•li •U•ll ~~ @ 1

+.O. .......... +

Pltrelll Nicola. U ~ ~ ............. @. @, 4b • • •

a

Canna (Cosenza) 8.6.81

a

Andria (Bari). . 1, 1.81 "Slnlel Guido, •·

+. t!J, ~. +', ~ ' +, ®

11 -

•n, ~ ... ·1•-n·u, ~. @,

IL

Roma .. _..... 30. 8.84 " Lacci Amtri{lo, •· <§.. ~. <D..,_,._.,

l. 2-29 16. 9.08

Oep. Livorno

l. 2.29 16. 8.08

I•l. Chieti

7. 2.29 16. 8.08

Min. Guerra (Capo sez. t9. 4.29 10. 8,09

Jnoar.)

D~. JUn. Firnmze

.'i. 10.2U

1. 7.10

• • ~ ......._...... @) @

a

a

o. *· •.III. ~

Me!;!! l na • • • • . . 27. 6.80 De Domenico Francuco

+. ~ "'"", Osp. M casina

tU•It -11•11,

Lagonegro (Po• 26. 7.83 Gallo tU Oiotranni, •· <@: •n-u-u. 4:), ~. tenza)

Pontremoli (:\:las.'18. Carrarn)

13 11.29 16. 8.08

@, @. >{•

+•!Il· ® .,,.....,, ®, @ io

Dir. San. :SapoiJ (se· 17.11.29 10. 8.011 grctarlo)

2. 6.84 Savini Gualtiero, e, 9 •u-tt-u-u, +, @. @. cJ!o, O. III, 4} , ,. ....... +

0 ~1).

Genova.

2.12.29 10. 8.09

a

Sas•a rl .. _... _ 21.10.82 Costa Fomfo, •· <§o, /t.~. lfl. ®. ~ ~ @. (lj). ~ •

Dir. San.111Uano (lrfoulsta.)

17.12.2910. 8.09

a

Sosto (Cagllarl) 16. 2.83 Mereu Rosolino, ~.O. Q, <D 111'"'''"•

Du:'· Min. .d erunou/ka

l. 1.30 8. 7.O

o

Pian Ca.atagnalo 7. 6.82 B8831 Giu.feppe, •• * ·O. O. (Siena) ~ , .,.....,, @, ® <!) '"

....... +.

.......

® ............. 61> (\t. • • +

+. I!J, Min. Gutrra.

2. U!O 10. 8.09


(.'ìe(1lu:} TlUUI:NTI ('OLOXNJ!:LI..I b &lJICI

20

.

..

:l

Cl

g !l (1)

A!SZIA~ITÀ

DATA

LUOO O

CASATO E NOliE

di DI NASCITA

POSIZIONE

dl

DECOHAZIOXI E 0.\JifPAONE 01\&0lta

di

rrado !!ervtzlo

d al n. 57 al n . 67. a

Orsoctna (Chlotl) '

2.83 Tenn~ll" ~ tlt~ lt,

Oi11~t-P7Je,

tj!l.

O.

!!J, Osp . Milano

® tl··lt•U•It, ~. U~, ~• • ,

2. 2.!10 10,8 ,09

+. L. D. In otorinolf\riogolatrin o Catania..•.... 25. !1.86 )Iaugcrl Slet>ùl, *·0.0,1>. "'·"· •·", ®"''"'"'", @, ©· • • •l< 11

Mursala pani l

(Tra· 26. 6.81 Signori no Rosario, U ti>, @, ~,. , . ......... @, ();. +• o§o

'*·

e. +. q)"',® '"'

a

t'\apoli ........ 21. 6.86 Marulll Alberto, U• IO (!!', @ 0

a

Aclrealo (C'ata· 24 5.83 Jndcllcato OitUieppe, 0 .0. O. ~. nial ®. 1);)•1·••. 9 w·• t·ll·", 11).

+.

r,·.

+.+

u tinlorno . . • •.. J8. 4.8·1 nuoOOJlliOO Carlo, .;..o.~. ol;o ....... •}o, ~ '"·"·", :{;. @

Id.

Verona

2. 2.30 7. 7.10

Id.

Palermo

2. 11.30 10. 8.09

T>isp.ltlin . .A.eronaulico 10.6.30 7. 7.10

Osp.

lll~~iua

11.10.30 7. 7.10

1111n. Guerra (Capo scz. lncar.)

1 . 2.31 7. 7.10

Pellegrini Ore.<te. • • U o!>. <t "''", ® ....... @, -!])• • •

Osp. Roma

l. f .Sl 7. 7.1 0

a Rcoooatl {Muco· 16. 7.85 Fellclongell Guido, + . + . O. ,,.,.....,., rnt-Al ® "''", @,@,

Id. Ancona

6.1 0.31 7. 7.10

+.

8

8 MSOIIOdl:')ulrl 7. 2.82 (Homo l

+

+

a Catanzaro ..... 12. 4.83 Sorbl\r& Emilio, + . (p, Jt n.u, au, 0 l ~ " " ·" · " ·" · @, @

+, 4SPett. (n/erm.

*• U /t, U oj>, O. @. Df•P· M(ft. Oolt>raie ccu•.u. ~ • U•I••If•lt , (g, (Q). • • ~~ + (Umclo mllltare)

a

Cagliari .

.. 17. !1.85 Fadda Siro.

o

Regu1buto (Co- 27. 8.83 F l u m ot r e d d o J'incemo, r~, 0 .0 . t ani,.) ~. +. q> '" ·' '", ~ .,,.,.....,., @. @.+

Osp. Trieste

14.10.31 7. 7.10

16.12.31 7. 7. 10

16.12.31 7. 7.10


(.SeD'U) TENJt.'òTI COLOXNltl.LI An:DIOI

LUOGO

21

ANZIANITÀ

DA T A

CASATO E NOME POSIZ IONE

di

Dl NASCITA

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dJ

DUtiCitn

dJ

grado ser 1lz!o

! dal n. 68 al n . 78. n

Ruvo di Puglia 22. 6.84 Caldarola FranC'aCC, $, cfl, 0 . 0. 0 . (Dari l ®. ~ .,........... @, (6?, +. o§<

Osp. Rari

l. 2.32 7. 7·.10

a

An zuoo deglllr· U. 2.85 Rosai ..tntonio, :lf>. ~ ""• " " , ~. ® pini( Avclllno ) '"''·"·". ~. @,+

Id. Chl etl

13. 3.32 7. 7.10

ld. Catanzaro

16. 3.32 7. 7.LO

Id. Gono,·a

19. 3.32 7. 7.10

S. 2.83 Fll81 Pidro, •J!o, [!l, <!) ............, @ .... lf•H•l•, ~. @, • ••

Dir. S an. VeroDa (segretario)

l. 4.32 8, 7,09

o

Ac e renza (Po• 22. 6.84 Polosa Vincenzo <!'.O. O.~. ~....... tenz.a) @ ..,.,,.•.,..., @, ©. +.o§<

:\!In, Guerra (com. Corpo S. M.)

1. 6.32 7. 7.10

a

s ommatino (Cal· 1.11.86 cammarata Ci-ooonnt, ·~· ~ """"· tanlasetta) ·" "· +• ~ . ......., '"'""• @, (lì,+

Coll. med. lec. (ass,)

16. 6.32 1. 7.10

IX~1J. M(n . Finanze

16. 5.32 21, 6.08

Bra (Ovnto) •. 27. 2.82 Petltl PtUQualt, • · U +.O.~.,, ....,.. R. Accad. art. e cellio /t. <\) @ ............. ... fl>, @ ,

25. 6.32 l f. 6.09

o T ropea (Catan• zaro)

a

7. 6.85 LoJacono Antonio, <!-. ~ .........,

*· '"'·"·'•, ~

@, @,

+

+.

Vara llo (No•ara) 21. 12.84 B.aoohlalonl .ddol/o, cfl, O. +'~ .. ,..,. ••a-u, ~ •••·••·"·", ® , @,

o GaliW'.zo (Firenze>

+

+

a Craco (Potenza) 5. 1.81 .M:Jadonna .Anloni-o,

+. O. 4) ........., +

•• ~ ............. (0 • @.

a

+. .l '

a

*·

*· +- Osp. Bari

S. A1 olll nare 17. 3.82 ll{a.zzoccone Camillo, <§>, @ . III . <J;)tlt• U • 1• , g t•U•I•• U•U, @. @, . , Cl letino

16. 6.32 8· 7.09

(Cl •ctl)

e

P a l ermo . , . . . . 30.11.82 R iccò EUore, cfl, 0. !Tl. ~ ,.........., &,

Id. Bologon

l>

/\~}l) ~

~

,•

....

• '; • l

26. 6.32 8. 7.09


(StgiU) TEN"~N"TI OOLON":S~LLI JU:DICJ

22

~l o ..., 3

DATA LUOOO

di

III NASCITA

Cl}

ANZIANITÀ

CASATO E NOME DECORAZIONI E CUIPAONE

POSIZIONE

tlllSCII a

di

dJ

gTado

~crv lzlo

dal n. 79 a.l n. 89

+.

o

v....t.o (Chieti) •

o

Olldono (Ce.m· 14.12.84 Del VRst.o Gi~.U~eppt, • · tf!, 0.0. O. poba•!aol O- O, <t. 4> ....... 19 .,, ....,.,.

' o

Pomaro (Alt"s· sarldrlal

6. 4.84 Rltu cci -Chlnnl 4oostino, ~. -&. t. 1 Q>. 4) t n.u. t u.u 1 ~ •n·••, ® 1

+ ©. +

+, ~. •!t. +

1. 9.82 Vlgllaol Federico.:!=. Q, +, r'l'],4':1'"'", t ll•l.l, tll.. u. l h • U, I U•.U, t t..-'9 tl1•h @,

Osp. Trlestc

' · 3.33 1 . f.tO

Di8p. Min. .d:trcmau- 30. 7.33 7, 1.10

l!ca

Dir. Sao. Tor i no. 12.8.33 8. 7 .011 (fg!oolsta)

@. +

+.

a Jatsonvlllo-Fio· l . 2.86 Rizzo Corne/ù>, (j, O. O. O. O. rida (S. U. A.) q,.oo•-u-u-11, & .,..,......., ~. !),

a

+.+

+.

C o Il e l o n go 26. 8.83 De Ce.rls .Agostino, I!J, cD "''"'"• (Aquila) ~ .,..,......., @, @. ~.

+. +

+.

a Oabblonet.a (Cre· 28. l.IU Fiorini llfuzio·Ferruccù>, O. O. mona) ~ ,...,. ® ,,,.,..,... _@), @.

+,+

a Martina Franca \!7. 12.82 Basile .J:numìo, <!>.O. O. '~ . +,

('faranto)

i

:n ,,

~ • l!.,;tt:J'

.0

Ull•lt•U•lt

lfU·t••t1

Oep. Ll\·orno

16. 8.33 16. 7.11

Dlr. SanA Flren.te (se-

1.10.33 7. 7.10

~rretarlo)

Oep. Verona

*• D'-"· Min. Finanu

24.11.33 7. 7.10

31.12.33

s. i .09

f t. l"r.

t \.!' t

t \O t

@ o Atella (Potenza) 2, 8.82 Orazlola O"ardo,

+. (j, O. +• I!J,

Osp.

Roma

31.12.33 8. i .09

Id. U dJ ne (eegTetarlo)

l . 1.34 8. 7.09

<l)tlt•U·U, @ tn•U·•If•lllt ~o ~,_ij), ~t +

S. 9.8:1 Parente Ferdinando, oj!o. ~-~-(Q'"·" ~ ............. @, @. . ..

o

Montesa.rchJo ( Bcuovento)

a

Sarno (Salerno) 2-1. 2.81 Oterl

a

Trloltlt. (Cuneo)

+. /

Vi~nzo.

+. ~.cD"'"", +. ~ Inf. prea. Ravenna

............. @), @, +

7. 2.81 llluratorl Carlo-Felice. +.@, cD '"·"· " • ~ ............. @), @. +•

+

Dlr. San . Torino (segretarto)

l . 1.3. 4. 2.09

l. 1.34 7. 1.10


(.Segue) TB.NENTI OOLONNELLJ

LUO GO

DA.T A

~DICI

A.NZIA~ ITÀ

CASATO E NOME

dl DI NASCITA.

na.solta

POSIZIONE DEOORAZlONt E CAMPAGNE

di

d!

grado servizio

dal n. 90 al n. 100. a

Partinico

(Pa-

!ermo)

3, 1.86 Sa.varinoSaverio, c§o, • u·u~tat·u, ®. @,

+

+. O)tll·~>, ~-~ Osp, Palermo

o Ceglie .Meesaplco 18. 1.81 Suma Cosimo, o§o,. 4ì .,,....... ~ ..,. ......... @, @,

( L ecce)

a Saluzzo (Cuneo) '· 7.8! Bocca Tilc,

+. +

+. ® ..........,..... <!)"'""•

~ ....... @,@,

a

Monteca.tlnl Val d l Ce o l n a

+.+

6, 11.83 Vannoocl Qufntilio, t§>,Q,(!],<!)'"'"'"· ~ .. ,.,, •., ... , @, @

+. +

l. 1.34 7, 7.lO

Id. Torino

l. 1.34 7. 7.10

Id. Torino

1. 1.34 7. 7.10

Id. Firenze (segreta rio)

l. 1.3.& 8. 7.09

Id. Milano

5. 1.34 8. 7.09

(Pis a)

a

Cflrlentlnl (Slra- 19.11.82 Sesto .An1MLino, cjf,Q, Cusa)

t U·U, ~ltii•U..U·U.

+,®, I!J, 4ì

(21, @

(Ge- 22.10.83 Croslglla E~.

+. +,®, ~ .,,. Inr. pres. Albenga

a

Torriglia n ova)

v

Napoli ......•. 30.12·82 De .Angclls .Arduino, (Cl •u-n -n·u. [!1, ~ •u-u-u-u, @,@,+

a

Bcnc.•taro (Rcg· 1. 2.8:1 Percara Jtri.àoro, :§>, <!)"''"'""• ~ mgio Calabria) ........, (0, @.

Id. Alessandria

11. 4.34 7, 7.10

v

Tori n() ........ 12.11.8~ Valente GWacchino, $, c§o, Q, <!),

Id. Alessandria

l. 5.3! 7. 7.10

a

Ca.stolhtccio de' 10. 2.81 Gelormlul Lui~.+. C. Q,<!) m-u-u, Sauri (Foggia.) I!J, ~ , ..........., @, @,

Id. Napoll (com. sta b. 12. 6.34 8. 7.09 tl•rm. Ischia)

a

Casale rato

+• Q, ©, +. Osp. Napoli

+, +

©.+, e ........,...,®. @, {•

+

l'tlonler- 8. 1.S. Ara .dchille, o§o, O ,Q,

®. @ <!) .,,.,..,., +

+,e ............,

Id. B r('<Cia

l. 2.34 7. 7.10

l. 2.34 8. 7.09

2. 9.34 7. 7.10


(.S~g ue)

2!

T E :< E:-ITI COLO:< :<ELLI E MAOO IO RI W H> IC I

Al'\ZIA ~ l1.'À

DATA

CASA.TO E NO:U E

LUOGO

POSIZIONE

di

DI. NA SCI1'A

dJ

DEOO RA.ZI0:-11 E GA..'\! P.A Ol'\ E n asci t n

di

grado sen-tzlo

dal n. 101 a l n. 104. c

Aelogo(VIccnza) 16. 8.84 Ferra r i Giovan ni 4 urtll.o, <!:. 0 , ~. Q) tU•U & t U •U•I •·Jt, (2:, (Q;. • 1 0

a

:ll uros (Snssarl

+

12. 3.86 :llnnconl .llichel e. :!<. @ , +', b>"''"' u, ~ t u- u-u -u. ~. (~: ,

*·

~~,L. l).

V '-.<p. llfin. Fina>~~

19. 9.34 7. 7.10

C'o li. m <d. h g"lc (mem bro)

20. 9.34 15. 7.11

i o o torlno!o r l ngoin t r ia

o Racalmuto (Agri· 16.1!.82 Grillo Oi rotamu. :!o. ~. +- Q;)'"'", gcnto).

a

Roma ........ 18. 9.82 Cog-llnti · D~77.a Oiii"CP'Pt, GU :!>. -ft,

o.

• .. i!l. 1) "''", <S:. ~~-. + ~

Dir. San. C. A. dolili. l, 11.3l Sici lia (I!Ciretm·lo)

Osp. Romn

~ ............ _

7. 7.10

IO.J 2.3 l 15. "- (;9

l

MAGGIORI M EDICI.

dal n. l al n. 5. a

O•s<'rta(:s'aroll)

9. 2.82 PICAzlo <!IIIOIIiO, 91=- +, q;, •u-t:-u, ~ I II•JI•lT•II @, lit, 1

Oep. Caserta

17.ll.18 2i. 6.07

a

Pesolnn(Aqu!lal a. 8.83 Ippoliti Arnnldo, • • U tl!>. -/t, O.O.

MJn. Guerra

17.11.18 8. 7.CII

o

S. Gregorio dl 26. 2.83 ~llgncml Francesco, ~(!l, if,;"'""' Catania ttt·u-u, g •u-lt· u ·a,. ~ ~ @. +

Osp. Padova

17.11.18 8. 7.011

o

Onllarntc lano )

hl. T re:t t o

17.11.18 7. 7 .l O

a

Roma....... .

+

1!1. ®. <!;), ~ ............. @). @ • • • +

+.

*•

(i\11• 14.11.85 Blnaghl Alberto, :!>. O. O . ~-: ,,., . "', +, &? ,..,.., .,., @, @ , +

3.11.80 Rio aldl Pidro, !lt. <lì:. O.~ -.,,. ,.,. ...,

Disp.

Min. 4eronau- 15.12.18 8. 4.. 10


\Segm) MAOOIORI

LUOGO

:O ATA

MED ICI

CASATO E :-:Ol!E

di

DI NASCITA

di

DECOR.i7.l0Xl E CAMPA G:\E nascita

grndo servi zio

dal n. c llarclnnii!O (Nn· pQJi)

6 a l n . 16.

5. 2.83 A.dfnoltl i$ltlratore. o!jo, O. i!!. .P '"' U •ti•Ut ~ tU•U•U•U @, ti'::~ + 11

o Feltre (Belluno) 6. 6.83 Go~Nia Emilio, ~.O.

a

31. 3.~3 8. 7.09

+, +

+', .p

d i 22.11.86 Perrettl Cr-il<to/oro, oj:. O. 0, CalabtJ.a (Ca.. , .... •s·••·u. ® •u·u ·H·u, .. (t...f. •it.anzaro)

~lontcleone

~3

8. 7.1'9

grctnrio)

Simousa....... 13. 1.84 Bordone Cannelo, <H>, O. 'J) , .. . , . ..... , ~ , • u·U·li· a , ~. ~.

Oep. Trieste

*· :!'. ..!' , l).,,. Dir. !"an. Bolog-n11 lse- SI. 3.

"'", + .®"''", ~. !!t, •}o a

di

Se. contrale cc. R l:. 31. 3.'.?3 7. 7.10 Firenze

Lcg. nll. cora b. Roma

+. J)iBJ> • .lHn. Finan:e

a i'orra S. Brun o 26. 6.82 1'cdcsobl Giacomo, tl>. O. O. O, (Catnuznro l !9. (!), ~. ~ ........., 9 ,.,.,........ ~ .

31. 3.23 16. 7. 11

31. 3.23 l. 3.09

@, + o

Bari.......... 13. 7.84 De Liso Carlo, © · O. ·~. t U•U 1 tll•ll, ~~ ti1•U,

n T or ino . . . • • • . .

+. <~. ~) Osp. Bari

@ , •0, +

3. 4.84 Rattnzzl 7'ul1!o, ·~":. ~. ~. ,... .,.., ~

SI. 3.2;1 16. 7.11

JX4p. Min. F lnauu

31 3.23 LO. 8.10

Oep . Trleote

31. 3.23 IO, 8,10

.,•.•••.,.. ,•• ~-- @

a

Sa nta ma rina 3. , .84 Pellegrino l-orenzo, •§>.O.+,;J; "'·", (Salerno) •u·u •n .. u, u• .. u, • u·••. ~ ,,.... H .. u, ~.@, +

(\

c~gllnr1 . .....

a :'<apoli ....... .

~'

DUJ>. Min. ..<feronou- 31. 3.23 10. 3.12 tlca

5, 9.85 Mancini LuV'!, ~.O . 4} , , . .,....... ~, . ....... ...... @, ©. +,

+

Dir. San . Trle•le (se· 31 3.23 10.11.10 cretarto)

Arrcci res CDuo·/12.12.83 Gatti Oiu$eppe. ~. ~. +• <l), "''"'", lnt. pres. Sassn·r l no~ A yrcs) ® ........,..., @, (ij) •

+


(Seçu~l MAGGIORI ltEDICI

26

L UOGO

DATA

ANZIANITÀ CASATO E 1\Q)IE POSIZIONE

di

DI NASCITA

nascita

dJ

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

&T&do servizio

dal n. 17 al n. 27. c

Alessandria ... 13. 1.86 Tal.mtl Ct:J~are, e, ~.0. ~. +.4:> '"" ". ® ,, .,.., , @. ©· ~- L. D. In 6slol. appl. all'a' IMione

n

Pa lmi CR~io 20. 3.83 Lopr.;sU 4nl•mino, ~ Calabria ) .. ,.u . u-u, ~u,·a •·lf·u, @, @

a

+.

Veroolii .• ... .. 21• •. 85 BcrUuettl

+. lP Coll. mcd. !<>gale (se- 30. 6.24 16. a.u greta.rlo )

Jlfarc~llìno. Et. ~. ~. Q.

Osp. Novara

30. G.2t 16. 7.11

Id. Bologna

30. 6.21 16. '7.11

+. <D ,.,_,..,, ...,

Id. Caserta

30. 6 21 16. 7.11

Cesar~ . .,, +.,lP •u-n-u-u,

Id. (;enoYa

30. 6.U 16. 7.11

Id. Sa'l'lgllaoo

30. 6.24 16. 7.11

• • 4:) tlll•tl•la • II• U• U ·•U•U•U•fe•l l t

+

+.

a

Fano (P t'Saro). 19. i .85 Piccoli Oioranni, <j:, $'. lP .. ,. .,. ,......., ®"'' 11, @. ~tj). +. L. D. lo patologia speciale medica

a

Looola (Napoli) 30. 8.8l Tatarclll

L11i9i,

~ . ...... @. @.

a

·rorriglia (Geno- 21. 8.86 Imperlale va)

Disp. l!tin. 4cronau· 30. 6.24 16. 7.11 ti<'a

~ ....... ,. •

-1•

., ('l , ©

a 1\fondovl.(Cwleo) 6. 7.85 Uas6oGic" . lJallisla, ~. +.'V'"""'", ~ ti U •It•l ~·Il' 12"· !J)

a

Capannoli (Pisa ) 30.\2.84 Cionlnl Giulio, ~· C. O. +. ~ .,..,.. ll•ll, @, ti]). \1) tti •U•U• U •!_.. 1

Id. Firenze

30. 6.24 16. 7,li

a

Casalduni (Be- 30. 1.86 R o mauo Gennaro. =!!'. O. ~.

+. @ .

Id. Perugia

3Q. 6.24 15. 7.11

nc'l'ento)

a

Gio,•e (Pc·rm:iu :

6. 6.85 :>Inrinuc<"i Marino,$, 0!>. <t •.,.,.......,

® ....... .:s?J. ,g. • . et • /

e

)Ja?.za ra pani l

(Trù • 26. 6.86 C:nst~lli EI.JÌ/OIIÌO, ~. t n-u~u, ~

Di..< p.J.lin . .A.eronauJica SO. 6.24 15. 7.1.1

•

*. ~. ++, 4) Osp. Milano

at t:.-11-ll·lt, @, ~.

so. 6.24 16. 7.11


27

(Saoue) IUGGIORI MEDIO!

LUOGO

~ _,

DATA

A~ZIA:-<ITÀ

CASATO E NOME POSIZIONE

di

DI NABOITA

:n

nascita

di

DECORAZIONI E OAJIIPAGNE

di

dal n. 28 al n. 38. a

CMtel S. L orenzo (Saler•no)

2.10,84 Mafl'eo Luigi, ~. O. +• ~ ,,•.., ..., @, @, ~,., . .,_,._,..,., tf. L. D. LQ otorlnaJarlngolatl-ta

o Spezia ...... .. SO. S.l6 Sabatlnl Angelo,

+, -lr, :{) •u-u-,a-u+',

u-tt·o, ~ ttt·t:•lt, @, ~.

~

a Meduna di LI- 17. 9.S. Saccomlllll Oioruic.~.~·"·"·"·". @ . venza (Treviso) @ , ~ '"·'", m-u,

+. +

+.

Osp. Napoli

so. 6. 24 15. 7.11

Id . T orino rio)

(~egreta- 30. 6.24 15. 7.11

Id.

Gorizia

30. 6.24 15. 7.11

Id. Uarl (segretario)

30. 6.2-l 15. 7.11

I d . Ancona

so. 6.24 26.11.10

a Sambuca-Zabut ll.lO.U Camplsl Baldaurrrre, + . Q.Q.g ,,. (Oirgentl ) .,...,, @. @, ([) , .....,

Id. Mllauo

30. 6.24 15. 7.11

+. ......., ...,

Id. Napoli

30. 6.24 16. 2.12

Dir. San. C. .A.. della Sicilia {!stentata)

30. 6.2 1 15. 7,11

a

~.Q,

Proolda(Napoll) 28. 1.83 Costa811ola Anlcnio,

-

a :':of'Civo(Na poll)

~.

®, Cl;) t ll•U•I&•I t 1 ~ tlt •l1) ® , ©, +

7. s .82 Palumbo Giusep-pe, +.O.O.+ , ~m­ •u -u·~t,

@. @, tl) t12•U,

+

+

a

Accadia (Avei- 21. 8.83 Va89alll Giora>mi, '~• ~ Huo) (0, @_. ~ ·u·u. •u-u, .f..

a Catania . .. . ... 24. 7.811 Pivettl Fra11cesco,

+. Q , @, 0}, ~

I U•tl:•U•tt, ~t @, llJ IU ·U,

e, • . a[•

a Scblo <Vicenza) :u, 7.85 Dal Collo d~l<l, :e:. +. ~ @. l)) ,,.......,

+

...,_.,, ~. O$p, Yero11a

n S. Stefano Camo.· 21.11.86 Cerniglia Domeniro,<t, /t,+. ~ ,.,..,. stra (Messina)

a

Andria (Bari). 16. 1,84 Civita Ra(Jaele, :i:. Q, ®t @, tf) •:t•I1•U•U,

+

+. ~ ,,........

so. u~ 16. 1 u

Id. Palermo

30. 9.24 l. 4.12

Id . Bari

ao. 9.2! 15. 1 .u


28

(Segue ) MAOGlOlU )l &Dit'J

D~TA

C.~SA TO

L UOGO

~

m

E NOME POSIZIONE

di

DI NASCITA

di

DECORAZiòN I E Ct.MP.!GNB

di

na11oita

dal n. 39 al n. 49. a

a

F r n n ca v i Il n 23. 1.86 A rg~ntina Oi.or. Balli•ta *·~-+,<!.' . (Lt'CCe) U], g. • u · U· tt. V\ @.-, tj) •u · u, IU ·u, ~, + - L. U. in tlslo)l o~in

~tu,

a

tica

.f=, +· lb- ' " '", Osp.

Casamarcian o 10.10.85 Grnl'-inno Car mine (Napoli )

Di.• p. Min• .J.eronau- 31. 3.25 15 7. 11

.s:,. ~' ..}

~apo ll

(se zre-

31. 3.25 l5 7. 11

1ario)

l"almn

.\lontl'· l8. LJ . 85 l'a,jola. .V<t:::areno, ,;:, O. O.

chi n.ro

(Agri -

O. I d . P ia conza

SL. 3.25 15. 7.11

goot.ol

a Catania....... ll. I O.SJ D i Stefano Oiusc1>M. ;il, T , €:!'""' lll r. Snll. :amano (se- 31. 3.25 6. 9.08 "'''', ~- (jj;, @, + . <t' "'",+ grcUtrlo) Noci {Bari) .... 15, 8.84 Gallo 4rtltro, :i•. O. ® ....... , .,. ..., ~- @, ~ , ............

Id.

a

Bari. . . . . . . . . . 25. 6.81 Donadco Vittorio, 'Bo. ~. ® ,,,...., ..., ~. :!]:. Q)"''"• @', • •

O~p. Bari

a

Mezzana

v

+· {• +

(Pavia)

Bigli 27.10.83 Cci Isidoro, ti>. O .

® ,,_,._,_,._ @'.

(!,[, ~. • ·· ~ .......... ~ -

m, +

id.

Roma (se· 31. 3.25 15. 6,11

g,-~;tnrlo)

I sr>ettorat.o San. mi!. 31. 3.25 16.12.10 To rino {add.)

o. S. Giuseppe (Pa- 28. 8.85 Sunst•ri Giuseppe, '!J', +, @ .,.,..n, Osp. Palermo )e.r OlO) @;. ~ llJ t U•U•U·lf, + c Calice L l gu r e 12. 2.82 Scenavino Y.etnrin.o, ,§>, +, 1!), ~..,.,. {(leoova) &·.,,..,..., @), @,

Id. :Milano

o. Partinico (Pa- 12. 6.81 GinJloll)bardo Oresle, r.j!>, ~ ·, ~"'l ermo} ........, @), @, +, ~·u-••, "',

Id. B vlogn &

+

+

&

Colal>ritt<> (A · 10.11.81 Carlu<'cl R<r(Joe/e, T· O. '<'ellino) J " · " . iS;.. @. &! ...., .,., >{•

31, 3.25 15, i .11

31. 3.25 15. 6.U

30. 6.26 :H.12. 10

+ 4) "''" Min. Guerre. (Cons. :U. 8,26 l 11.11 lnoa.r.)


29

(Segue) MA.OOIORI MEDIC I

ANZIAl'HTA'

DAT .A CASATO E NOME

LUOGO

POSIZIONE

dJ

DI NASCITA

nascita

!o c:

dJ

D ECORAZIONI E CAMPAGNE

dJ

grado aervlzio

dal .n . 50 al n. 60. a Co.oalo (CUneo) U.12.83 Casetta CtJJare,

*•

~·,

+, v"''"'",

So. a ppl. art. e genio

:Jo. 9.25 l. 6.11

~ m-u- a:-u, ~• .W, +

L~) .

o

~[ootalcioo (Sfc·

na)

o Roset o Valforte (FOggia )

6. 1.87 acgcllol A11ton in,

*·+.o. O. O. •l~.

~··•·t•·u·u, @. @.

1;-'': ·n·u,

6, 2.85 De CC!'a re Vincenw, :§-,O. +, ~ . ~ lt:-u ~ UC •U•IJ (y: ©. •}1 1 1

a Sassari ..... ... 13. 6.8·1 aromaudo AnQelo. <b. +. ~, ...,..,..,. l t •f.,) J ~ tt U • lt

v T ermini Intere· se ( Pnlermo)

Mln.Guerra.(Capo sez. :11.1 2.25 10. 3.12 l ne.)

Se. al i, Uff. Bra

l.Jittp.

M i li. Finanze

31.12.25·15. 6.11

31.12.25 10. 6.11

@, ~' •}t

9, 8.88 Folenn UmiJerto, *· ®. <D "'·12 • 11 • 11 · " ' '"'"'",

+

a S .Eiin a P lanlsi 25.10.85 DI l'a l ma Vincenzo, :jf, ID"''" '", ~ (Càmpobussol ,.,..,...., s;. @. +• [!]

+.

Dir. Sn11 . .Firouze (!gie-- 31.12.25 l O. 6.11 nlsta)

Osp . .Bari

2~.

3.26 15. 7.11

a Si racusa •.....

8.11.86 Cassinis Uoo. tj:. 4) • u-u, •n-u., •u-u , ~ u •-a·l!·n, ~. ,i}), -{04, L. D. fn ftslo.logta applicata all'educazioc e fisica

1d . Ro:na (com. la· '.!9. 3.26 w. 3.12 bor. ll~lo l. bio!. tl.P. p licat a)

c

S IAAn <Pa•·tua) ..

7. 9.8:; Pcdrlnl Alllonio, '*.O·~·*· g •"·"·" , @. Jj, ID" ....,...

l.Ji.!p.

a

L on igo ( VIcenza) ~- 8 .85 Sel\lple ri Cesare. O. ID ....... u-:o-so, ~ tU-11-U•JI {)9, @, ·~

+·

+· 1

+

+

2.12.85 Bini Domenico, <jb, ~. ~· 10 • 10 • 11 . @i, @,

Min. Finanze

Osp. Verona

~!).

3.:?6 15. 6.11

Ace. mil. faut. e cavaiL

~9.

3.26 10. 3.12

a

Trani ( .Uarl)..

a

Tra pau l • • • • • • 26. 6.86 Otgllo Rocco, c!>. ~ ........,., , @1, -!t. Os p. P alermo

• • ®. ~P. ....... +

+'o+. ~OH• ll•l>•to, ~.

*

2!). 3.2fi 25.1!:!.10

29. s. 26 16. 6.11


30

{Seot<e) MAGGIORI :!dED!Ol

Al'ZLANIT À

DATA LUOGO

CASATO E l'\OME POSIZIONE

d! DECORAZIO~I

DI NASCITA

d!

E CAMPAGNE

naaclta

d!

grado serTizlo

dal n. 61 al n. 70. 11 Caluso {Tori no ) 11. 3.85 Pa$Sera 'l'ancredi, U <!>, ~- ~ ,,..,.,., @.·, ~ Q;l•ll•ll. tl~· .., • • ~}t

a

Assisi {Perugia) 21.12.87 Ma.lmoncDolloliM,<!=. ~ .,,.,..,.", @,

R. C. T. C. ùell' Eritrea 29. 3.26 15. 6.11

Osp. Roma

29. 3. 26 10. 3.12

•

(!"t. ~tlt•ll•ll, • • ~

c

Bari ......... 23.10.85 Cristi n l Alfredo, <B>. @ . ~. ~ ..........

o. •}

~- 1\J), •• ~ .............

n

28, 8.26 15. 6.11

Canl<'attiol (Si- 26.10.86 La Rocca Paolo, :t=.O. ~t-"•·"·11 , ~.,,. racustll "''"'", @. @, ~-

Dim. Mfn. Jtercmau-

I. L 27 1. {.17

S. Olu~eppe Ve- 21.10.84 Catapano Eduardo.=§:, ~., ,.,. ....,. @. su viano (Na· @, <t. "'·"·", +, ~poli)

Dtsp. Min. Finanze

8. 8.86 AogeliUo .lll/O'It8o, ~ tiH,·l~·l •, ~~

,.

"

(segre- 19. 7.2() 16. 2.1~

Disp . •'lHn. Finanz~

Nola (N&polll

~. O. (!;) '"·"·", "'Q), . , ~.

Id. Roma tarlo)

+',

c Partinico (Pa- 28. 8.87 Pas:Jalacqua Gioacchino. :jj:, 0. 4;>

ttca

13. 2.27 10. 3.19

• ..;tspett. inferm.

16, 3.27 t. 1.1S

!ermo)

a Sansevero (Fog- 7. 1.88 >< ~! alice gla)

.tlle$saru'iro, <5o, O. O. ~

..,.,....,....,.... @ , @ , • ·

c Cai\'ano (Napoli\ 30, 3.88 D'Ambroa!o Uiu~eppe, e•l:-t•·~~-~·,

a

-r.

:J!o, o. O,+.

cy;, ©, <J)••:·", +.

S iena. . . . . . . . . 30.11.88 Dinginl Oiot•a•mi, <#>, lt'"·", &....., .,._ tlt, @'. @, o, . , t-:.-.

Se. nppl. san. mll. (!ns. 3 1. 5.27 16. 1.13

t.lt.)

Osp. Napoli

l. 9.27 10. S.t2

Id.

6. l 1.2 7 28.12.13

Firenze


(Segue) MAOOIOBJ MEDI CI c

31

l

DATA

1:

o

LUOGO

..

DI NASCITA

.,o o!

CASATO E NOME di

ANZIANITà

POSIZIONE DECORAZIONI E CAMPAGNE

dJ

dJ

nascita

Vl

grado servizio-

dal n . 71 al n. 81. c Colletorto (Caro· 29. 3.88 ~IIU'trantonlo Vincenzo. :1!:, U -&. !&"'" R. C. 1. O. d~li'Eritrea 13.12.27 28.12.13 pobn>;.<o l ~>, ® "'"", @, ® +', ~.

+

+.

n Cas acalenda 11. 2.85 Com .A.lfredb. O , ~ ............. (Cnmpobaaso ) <C ............. @, ~. +. +.

:s».

+, ~

a Messlna

7.10.8j Bonaccorso Letkrio. <t, q; " ''"• Jl-11•11·1· t @. @, -.}t.

a L o n t1 n l

(SI- 23, 9.87 Bu~rllarello Ftdnicc. rjjo, O. <!;) m-u-a-

Min.

Guerra (Colll!.

13.12.27 10. 3.1!

lncar.)

Dlr. San. Udine (eegre- 13.12.27 IO. 8.12 tarlo)

Osp. Tri~stc

13.12.27 16. 1.13.

racusa)

a

Andria (Bari) •• li, 6.86 Pomo F elice. <f', ® '"·a·n-u, ~. @,

+· +

iU llt•l1·1t,

Id. Bologna (s egre- 13.12.27 10. 3,12

tarlo)

a Rocoadebaldl 26. {,85 Bruno Carlo, eg., ~. ~'", ® '"""'",

Id. Savigliano

13.12.27 10. 3.12

c Cagliari. .. . . . . 17. 6.86 Ca.roba.v.zn .~l1ar1-o. ~ ut-12•lt 1 •n,.u , ~ ....... @, @, • •

Id. Milano

1. 1.28 1. 4.U·

a Rlpacandld!• lS. 1.85 Fusco .A.nll6lO, + <C ..,..,....... u ......, (Potenza) ~ "', @, @, ©, +, o{•

Id. Torino

11. 4.2 10. 8.12

n Terranova :\far- 12. 7.88 De Castro luna..--io, t§>, ~....,.,•• ~"'" ghcrita (Tra· "• @, @, pani)

Dir. &in. Udine (Jglenlsta)

l. 6.28 28.12.13

Id.

l. 6.28 1. 4.12

(Cuneo)

@, @ +,

+

+. +

+, +

,. Cnnosa (Bari)

18. 1.8t Pesce Nicola, :!!--. ~ .,.. •, O,

+, ~

Id. Bari (segre-

tarlo

n Piatto (Xovara ) 30. 7.86 Ourgo Pierino, <§-,o.~,,..,., @ .,. u-n-u, @, @,

+

Osp, ::\ovnra

12. 6.28 l. (.12


(Secr«e) lolAOGIORl

32

DATA

LUOOO

M&0101

.A.~ZIANIT!

CASATO E NOME

di DI NASCITA

POSIZIONE D ECORAZIONI E CAMPAGNE

di

di

l grado servizio

nascita

dal n. 82 al n. 92.

*·

c

oft:, et> ....,..... Frignano Jlfag- 27. 1.88 M~llulo Alfonso, ~ ,,. ., ..,,.,., @ . @. + ', >§<. L. D. In giore (Napoli) patologia chirurgica

~

Comis o enea)

a

!:'perlonp:a (Ro ma l

a

26. 7.28 l. Ui

4. 6.84 Trf\nl P(lolh, ~. 4:) " '""'", ~ m-u· .,.,., @1, @ , +, >§<

ld. Caserta

20. 8.28 l. u s

Ourazznoo (Be- 24. 8.83 TelesE' P"in<'~nzo. :;r.. 4:; ' ", ~ . .......,..., nc.-ent o) @ , ©. 99, +,

Id. Firenze

7. 9.28 8.1010

Id. .Aleasandrta

15. 9.28 10. 3.1'!

As-petl. interm.

5.10.28 l. 4.1:

Centro chlm. mll.

16.11.28 6. 6.H

Oep. I.ivorno

l. 1.29 IO. 3 l!

n. C. T. C. de lla So·

l. 1.29 l. 4.1!

+

C.o~cn 1.a . . • . . .

""'

$. 5.88 Coriglì:mo Enrico. &. o!!>. O. <!) '"·".

9 ......., .... @ . @••• {•

*·

@ , <!;! '"·",

zo)

~"'-''. @, -W. +, •}

a Ca n n a senza)

(Co- 19. 8.87 Rago Giovanni, :jf>, O. <!;! .,_.,_,._,._,., 9 "''"'", @ , .Q>. +',

c

5. 7.28 28.12.13

Id. Genot'a

~-

.a Bibbi ena (Aroz- 1~. 9.90 F'errl Ouido, &. ti:. O.

a

Firenze

*· •..et> ©',..,.,........ +

(Stra - 25, 8.86 Sclllic rf Vincenzn, ~ .....,... , @. @,

e. Aoqua ! ormos a 10.10.85 Unono Dcmclrio, <jp, 4;: "''".+• S (Cosenza) """"", @, @, •}

a

Osp.

+

+.

Ferruzzano 12.2.85 MiattnnoG·i oMnni, 0. <!;1'"·"·"·"· (R. Calabria) ,,...,.,. ~ ,,........ ~. @), @, +, >§<

Bernezzo neo)

malia

CCu· 27. 2.87 Moio eri Luioi. <Jr, Q, + . <r. ''"·"·", ~ !Xsp. Min • .4et>on4U· IIJa•U•U, @, @, ·~ tica

.a Vieste (Foggia) 12. 1.84 Cassitto n ob. patrìtio di Ravello Osp. Bari

l. 2.29 16. 1.13

1. 2.20 1. u~


(Segue) JIAOOIOfll KIID!CI

LUOGO

ANZIANITÀ

DATA

OASATO E NOME

dl

DI NASOITA

naaclt&

33

POSIZIONE DECORAZIONI lll OAMPAGNE

dJ

dl

grado

~ervtzlo

dal n. 93 al n. 103. ci:, O,

v Sperlonga CRo· U.l2.8S T1'anl Nalallno,

ma)

®,,..,......., @). @. +', +

+.

v caldarola (Ma- 22. 1.88 Grtll Filippo, ~, oerata) ® '""'", @), @.

a

cD m-u. Osp. Peraa1a

CO ......, @,

+, +

Nlooela (Oa· 11.11.86 MaatroJanni .4ntonino, +,+,CO"'·", tanllll ®'"'"'""", @). @,

+

a Caat roTillarl 22.10.86 Cllssaneeo Otu.qrpe, +, ®"'·u, Il) (Coeenm) "'"'', ® '''"''"''• @), @,

+

a

Flre!lMI • . • • • • • 20. 3.88 Morelli .MMio, +.

+. ® ,,..,..,t-u,

7. 2.29 l, U2

I d. Varona

20. '-29 6. 6.1<&

.ùpett. lnterm.

9. 6.29 t. ,,13

Osp. Napoli

26. 6.29 1. U2

Id. FireiiJia

6. 7.29 28.12.13

@),@. + a

Man f redonia 11. SM Guerra (FO!Il!'lll)

Vi-,+.+, lr, il)"'''.."• Ispettorato Snn. mll. 23. 7.29 29. 2.12

®'"'"'"'"• @), @. ~. +

Roma (add.)

a

"'•voli. •.•• , •• 11.10.87 De Martino Roberlo, <!:, ®'"'"'", @, @, 4) .......... . .

Id. Napoli (add.)

26. 7.29 1. l.lS

a

TI&TO(Plaoenza) 1.10.87 ò Pednuzt .41'1'iQo,+, Q,

@ , 4)"'" 11 ,

Osp. Fir&IIJIO

6.10.29 l. us

a Castellammaro 10. 7.87 Plala Natale,:;§>, CO"''"• ®"''"'"'"'", (Trapani) @), @,

Id. Palermo

16•.10.29 16. 1.13

Id. Obletl

31.10.29 16. 1.11

14. Napoli

13.11.29 16. J.lS

+

® ............. @), @. ••

+

a

s. Paolo dJ Chi · 22. 7.86 Lomb6l'd1 Il)nrlco +, !Jjm·u-u-oo-n· tate (Fonia)

a

'"'"• +

NIl poli. • • • • • • 26. &.se Felsanl Giaanlc. u

*• u+.~. cD .......

0. ~ . ...,..,..,., ®, @. •• +•L. D.

ln olln. neuropelohlatrlca

3 -

RuoU d' an..-ianitd dtl Corpo tanftarlo militare.


LUOGO

DATA

ANZIANITÀ CASATO E NOME POSIZIONE

di

DI ~ASùl'l'A

nascita

dJ

DECòRAZlONl E è AMPAGNE

dJ

&TodO servi&io

dal n . 104 al n . 114. c

Savooa(Yessln a) 7.11.87 Toscano P'inUlUO, ~ O. IV"''.."· ~ . ............ @, @. ~. • ••

+

a Pellezzano (Sa· 18. 7.87 .Flore Guemia, <!=. lerno)

Osp. Udine

6.11.29 16, l,U

*• +, 4) ,.,, ....,••,., Ispettorat-o San. mil. 17.11.29 18.12.13

@ ,.,,., ..., @ , @

Verona (add.}

o. +', ~. ® +

c

S. Sofia di E piro 13.10.91 :Bugliar! GiU$ep1Jt, <jo, (Cosenza) ou-oloolt, 4), @, @,

Osp. P&do"a

2.12.29 1. 6.16

c

Ripatransone 28. 8.86 CelllnJ Luiui, cj!>, ~ .,..... ®' ""'''""", (Ascoli Piceno) @. @. +,

I d. Hrei!Clt\

17.12.29 110.1'

a

Belgirate (No• 22. ,,88 Oa.rbagnl Giu8t1Jpe. ot>, O.+, 4) "", •ara) ® .,,.......... @, (J;l;,

Id. Torina

11. 1.30 il. IS.U

a

Sperlonga. (Ro·

DfB'/l. Min. Finanu

2. i.SO 10. 1.12

+

+

Dlft}

a S. Giuseppe Ve-

suviano (Na· ?<>li)

t . 6.8t Sca.ltatl .dlberto. +, +, ®, ~ ,.,,......, ® ..,.... @, @,

+

1. 6.8f LangeUa FraMuco, et. O. O. ....... ~ tU•If•U•l ...JI'

@) , ©,

+, 4:> Se. app). san. mtl. 2. 2.30 16. l.lS

+

a S. Croce Ceme· 9. 6.89 FatUa Giovanni, <!>, 4:1 "'·", ® ""'" rio a (Siracusa l ""''• @, @, +, [!]

+,

a

Andria (Bari}.. ~6. 9.87 Cieco Gi<>Oanni , c!!>, O, ® .,.... @, :Y:,

+

*• +, 4:1 ,,..,....,

(A. M.)

Coli. mll. R oma

u. 3.30 28. 5.U

Osp. Torino

1. 5.!!0 28.12,13

a Roma......... 25.11.87 Massi Emilio, <!=. +, ~. @ '"'"'"'", D i.8p. Min. Finanu

@, ©. +

c

Barletta (Bari}

+,

'· 1.84 Battqlia Gioaccl1ino, @ , <!; " ''", ® ............. @, @, •••

+

Osp. Firen.H

:t. 6.80 28.12.13

11.10.30 18, 6.15

l


(&~) JUOOIOBJ ldEI>IC'l

.. = o

LUOGO

.i !!

Dl NA801TA

~

ANZIANITA

DATA

OASATO E :o;oKE POSIZIONE

di

111

na8CIIta

35

DECORAZIONI E O.un>AGNE

di

di

grado servizio

~n. 115 al n. 125

13. 1.86 Olol"'i (}(org(o. +. Q, +, cP "', ~

Osp. Roma

22. t.31 28.12.13

Samugbeo (Ca· 11. 6.88 Mura Salll~Jtqn 4.n(lelo, ~. +, cP ' "'", ~rlliarl) ®"' '""'", @, ® ~. +

Id. Trento

u . 4.31 28.12.1

t. 2.89 Lampll Ed.oardo, cj!o, +, cP "", ~ "'"''"".<Y),@,+ · L. D.lnooulbrtloa

Id. Verona

s. 6,31 1.10.1

a

Cento (Ferrara) 1L9.87 Comelll Umbet'UI, +,O. O. +, ttl ......, ~ . ......... @. @', +

Id. Bologna

1. 1.:n 28. 3.

a

Tcrrac:-lna (RO·

4.-pett. interm.

8. 9.31 28.12.13

Oep. Trento.

U.10.31 21. 6.18

o

Recanati~

raU)

a

a S no.larl Rllarll

(Ca·

n . 8.88 OonzaiCfl Alfrt.do, ~. O. O. +, cP "', ~

ma)

a

....... @, @', +

.... .... .. ~. (!t, +

lAOia dal Gran 10, 8.88 Tattonl Fileno, 1':118110 (Teramo)

+. ltl "'• ~. ® ,......

..,.... ~. @ • • • +

a )f o n tooe&lllloeo 12. 3.90 Caeella BenedtlU>, cf., O.ltl•·••, ~ •u· DUp,.MCn, .<ftf'tlnauiCca 26.11.31 1.10.1

'

, ..,..,., @), @. +', L . D. In otori· no lari Jl&'OI&trla

<Jl4ateral

.

o :\lont.epalclano (Siena)

6.10.89 Cblmentl Fn-d(nando, +. i-, +, ltl •••• , . . , . . , , ..... J . . . . .f\

Montepulciano l'- 1.89 Olannottl .Dino, +• +, ® .,,.,...., @, (Siena) @,+

a

Frattamaggiore lT. 1.88 Penali o LuW', (:::-:apoll) .......... 151;. @, +

o

Firenze

1t. U7 Tarcbl VirqfUo, ~. @. ••

+

'

'~. +

a

•••• o o

So. aiJ. uff. Moncalieri. 16.12.31 18.6,1

4tpelt. intem1.

l . 1.32 1.10.1

+.• •lt)t11•U·", ~ Reo!. mll. Gaeta

l. 1.32 28. 6.1

+, lf) "''"• ® .......,•• Oep. Bari (oom. p ree.

l. 1.32 28. 6.1

RodJl


(S~) HA.OGIORl HEDIOI

36

A.NZIL"ilTA

DATA

CASATO E NO l\! E

LUOGO

s s

POSI ZIONE

di

DI NASCITA.

DECORAZIO:-<I E CA.:UPA.GNE nascita

di

di

grado servizio

Cll

dal n. 126 al n. 136. .4cri8ic, :i>. O. ~ '"'·', 9 a Castiglion del 8. 8.91 BlancWnl ttl•tlt •lf-U @, @, . , ~ Lago (Perustia) t

6

Mammola. (Rog·- 26.10.87 Agostino Vincen:o. T• O, ~ , ...,.....,. gio Calabria.}

6

Saviano (Napol!} 14. 9.87 1\Iantredi .41/red.o, ~. ......, @ '", @ , © ,

a.

R.C.T.C. d('Ua Som· malia

1. 2.32 17. 6.U

Os p. Roma

111, 3.32 l,lO,U

Id. Padova

16. 5.32 28. 6.14

®, ©, +

+ '*'· *• +,

Dari .. .....•.. 27.10.87 Monteleone P'ilU'enzo, ~ ••• _.,_11, @>, @,

6

Nooora Inferiore 17. 4.89 D'Alessandro Raffaele ~. +. t!;\"'·", (Salerno} ® ....,......., ®, ® ,

6

Roma • • . . . . • • 11.12.88 Càlvanl Fedtrico. ~- @ , ••-u, @), @,

0

zio

Guerra (('npo sez. 16. 3.32 !8. 5.U *·+ +, :!:, ~ Mlo. iocar.)

Aiessandria • . . Ili. 8.89 Ferrari U(JO, <t>, O,® , +, ~ ........,..., 6

Cam po clim. san. An- 16. l .S2 l.IO.ll

+

+

Scuola appl. ean. mll. 16. 5.82 l.lO.U (!ns. tlt.).

+'. 9 ' 11'"' Osp. Trieste (segre• 25. 5.32 t. 4.U tarlo)

VIco Equense 30. 6.89 Dubbiosi Emilio, lt, ~ . @, © .,,.,..

R.C.T.C. dell'Eritrea 26. 6.32 6. 6.11

lt•U

(Napoli}

a Noto (Slracnsa} 6.111.90 Reitano Uno,oj!:,O. +.®.

+·

*· 19""...,..'•

@), ©· L. D. In batteriologia. ed Immunologia

6

6

Bari. . • • . . . • • • 14. 1.88 Pepe Ra(faeUo , +,O, © ..,..,..., ~ .... ......... @), @, • •

+

Tauro.al (A.velli- 18. 6.87 Santoll Pcuqualioo, =§o, DO)

u·tt·tt,

+

+. 4:> ,..,.....

Osp, Roma (com. lab. mloroblologico)

1.10.32 lH. 1.15

Id.

28,11.32 28. ~.H

Perugia.

I d. Udine

28.11.32 28.12.13


37

(SeQWI MJ.CIOJOR I J.IZDIC I

..'S•

LUOGO

3

DI NASCITA

:;::

A.'>'Z IANITÀ

DATA

CASATO E NOME POSIZIONE

di

Ul

nasolta

dJ

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dJ

grado eer.-tzlo

dal n. 137 al n . 147. o SAlerno ......

a Oalllooblo (Potenza)

a

9.1t.IO De Ceeare Ltrige, c;:••, ~ •u..u·u·••, @.@. L. D. lD radlol081a ed elet· troterapla

l. 1.87 Flore Mario

+, ~

Varzi (Pnla) •• 2j. 5.86 C&nepa Rcntolo, tl&•l t •U•II t

c

~. G

• +' Osp. Udble

+, +, 4)

~.

@, @, +

+

8. (.811 x Carvagllo Edoardo, ~. O. O. @. ~. ~ u .... &. @. •·· ~

so. 7.33 31. 1.15

l (Co

. . .... ~·i t•l1•1t•lf

Malori (Salerno) 16,1L90 x Confalone Ratl~. +, ~. ~. ~. ~ ,. ......., ~. @. +,

a Firenze .. . • • . .

Dilfl, Mitt. .Jer0fi4Vo

So. appJ. fant.

15. 8.33 28.12.13

2U1 33 1. 9.11

I>Uez. San. Bari (fele- :H.l2.33 2(, 6.16 nJeta).

Osp. Trieste

t . 1.3t L 6.16

.

Id. Torino

1. 1.34 1. 6.16

e, +,

Id. R oma

l. 1.34 21. 1.12

etublanco u. 1.88 Sen der! CXU«J>pe. c;:. Cl) .,...,. ~ • Kl(Cat&nla) .. .....• ®.@. •• + •

I d. Palermo (ecgre· tarlo)

l . 1.3( 11.11.11

a :Y:nddalon l <Na- 2. 9.88 Ra1fone .Jiton.o ot, 4) .,,.,..,...,..........

JX$f).

Mf11 • .Jre01141V

1. 1.34 28.12.13

m.

..., +

....,..

a TeiTII()ln&(Roma) 10. 3.88 Salvtnl Cuore,

+, +, ~

atii•Jt•lf•ll

@,@, + a

Sala CoMIIIna (8ah•rno)

S. ,,8, Cappelli .JI/redo, rfl, 0.0,0, ~ ....,......., @;, @,

+

~,...

J)Oll)

+

fka

(Sa· 17.11.18 Cavallo Euqenio, +. • Tnmtlnara •• Q';! .,., ® Osp.tarl o)Verona (seno - l. 1.3( 28.12.13 @, @ terno) tU•l.. at"Jt•

•.,..

c

+, 0 , +, @ , ~ ,...

FJn&lfl Emllla 26 U8 Ouaraldt CM"Io, (Mo•lena) ...... ®, ©, .l

Id. BolOIPIA

l . 1,3( 28.12.11


(S~) IUOG!ORI 1111':0101

38

LUOGO

DATA

ANZIANIT! OASATO E NOME POSIZIONE

di DI NASCITA

nascita

di

DECORA.ZIOXI E CAllPAGNE

di

crado servtzlo

d a l n . 148 a l n. 157.

*·O, + , 19 ..,....

a Palrlleta (CbloU) 26. 6.87 DI Nella Nicola, ...... ® . @ . o§<

a Mestre (Venezia) 26. 2.38 De Oarll Gustalro

*·

1) ,..,...,....,.,

+

a M od l ca (Sira· 23. 9.90 Barone Giovanni, ~. @ , ~ "'·", ~ CIIS&) ...... • @. @, • •

Osp. A.lessandrla (se· gretorlo)

l. 1.34 17. 9.U

Id. Udine

1. 2,34 1.10.11

Se. all. 111!. Luooa

l . 2.3! 1.10.14

a Perugia • • . • . • . H. 4.88 Caterinl Ft(Ùrico o§=, ~.,..,...,..,, @, Os p. Catanzaro @ • ••

a

O, +, ©"'

Id. Bresci a

20. 2.34 1.10.H

Monteo&lvo lr· 28.11.87 Fonzone LoreJlUJ, =!-. ~........., &"', plJlo(AvelllDO) @, @

Id. Gorizia

11. 4.34 1.10.14

tscbltella (Fog· 8. 2.88 De Cata Domenico, .rla)

a

+. /'

20. 2.34 15.10.14

~ .............

~.

®, ©, +

Milano (aegre· l . 5.34 1.10.1 <Caro· 5. i.89 De Bernardo Fran. .J.ntonio, ~- Id. • Colletorto ' @, ............. @, @, • •• + tarlo) poùaaao) ~

c

Capann o ri (Lnooa)

l . 8.90 Bertolnccl 0(no, i>. o . ••. ~.......

Id. Verona

12. 6.3-1 I S. 3.1l

Id. Piacenza

12. 6.34 1.10.1t

...... @, @

di 12.11.88 Severi • Monteleone Orvieto (Pe· @, +

Pompeo+. +, ~.,,.,.

....... @ ,

.

ragia)

a

Giugliano In Campania {Na · poli)

'- uo Saruelll T nmm<Uo, +. u -&, • • ®, ~'", ~ tu-u-n, (21,

@, o§o. L. D. In pntologln e d igiene coloniale

L~.

terr. 00. RR.

Roma

R. D. 17.12.3-l 14.1.1~ R. A .


(.Seqm} MAGGIORI

= ::,

.... l

;:

<:1

t ~

..• 3

LUOGO

DATA

lolltDII"l

39

ANZIANITÀ OASATO E NOME

dl

DI NASOITA

m

nascita

POSIZIONE DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

d1

grado servizio

dal n. 158 al n. 168. a

0all8lflove (Na- 30. 8.88 Centore ~nlon(no, :f:, ~ "'·"·"·", ~ polt) ..- . @), @, +

a

Gottaaeoca (Cu· 13. 7.87 Germano noo)

o. ..., ..·.ta, ®, @ , +

~U«ppe.

~

tjo,

R. D. Osp. Caserta (A. M.) 17.12.34 2,. l,U R. A. Id.

Torino

R. D . 17.12.3! H. 5.15

R. A.

~•u..~t-n••!'·n·

R. D.

a

C a et ropfauann lS. 3.89 Spaanuolo Vi.rortta Nfcola. +,O. (CamPObassO} @, +, ({;1 "''11 ' 11 , ~ ' " • @,@

Collegio mU. Napoli.

a

Cassano Irpino 29. 6.91 Massimo Fra~. +, @ "''"'"'", (Avellino) @), @, ~

Osp, Udine

R. D. 17.12.34 l. 6.16 R. A.

Id.

17.12.34 18. 3.15

17.12.34 H. 3,15 R. A.

R. D. a Poggio Sannita 18. 1.86 l\foauro ~welio +,<D, +.~ "''",@ , (Caropabasao) @.+

c

OenoT& .......

a. 6,87 eau.artaCarlo,+, +, e.,...,..,."/ ®.

Roma

R. A.

R. D. I d.

Udine

@, + a

Siena ......... i5.10.86 Graroegna ~aM(, :f:, +, il>'", @ U J-•lt•\!·11, @), @,

+

a Lanc iano (Chlett> IO. 6.84 Oe Pa&Qua OHI«ppe, :f:, O, :t!, ~ ,,...,.,n.u·", @), @, !m,+'•+

a

•

8. Valentino (Salerno)

Il. 6.85 De Marlnte .dvrelto, ~ ....... @. @, • •

+. +

a Teverola (Na· 18. ,,89 Pecorarlo Ra6aeu. poU )

R. A. R. D. Le«. terr. 00. RR. N a- 17,12.34 1. 6.16 poll R. A.

Os p. Bolocna

l. 5.18

Id. Mllano

R. D. 17.12.34 l. 5,16 R. A.

Id. Cag Uat l

R. D. 17.12.34 1. 6.18 R. A.

+

+. O.

17.12.3~

R. A.

*·

, 8'"·•••-u·u, (S?, @, +

tlt•tf•t -1

R. D. 17.12.34 17. 6.15

R. D. ~ tn·n·•~".

Torr-eorsaia(Sa· 12. 5.87 Girardi Giu.eppe, <!f, ~ '"• ~ ""''' terno) @, @, ••

"·"· *· *·

So. appl. ca-v.

17.12.34 11. 6.16 R. A.

~


(Segue) liAOGJORI lliWICI

.!!

;: "S

LUOGO

3

DI N .A.S0ITA

~

DATA

ANZIANITÀ O.A.SATO E NOKE

di

W)

naaolta

POSIZIONE

d1

DEOOR.A.ZIONI E O.A.KPAONE

dl

srad.o eervuto

dal n. 169 al n. 171. a He.Jegnaao (Hl· 29.10.80 Monti Oadano, o3:, ~ 11 '" 1 .., 1, ~. ~. • !ano) +

a Gangi (Palermo) 28. 1.00 Ccntlneo Scmù, +, Q,

®. @. • • +

tansaro)

R. D. 11.12.34 l . 6.1 R. A.

e .,,.,........ o.p. Palermo CA.

+. • , 4> .,.. " '", ~ .......... ®. @;, +, /

a Vazzano(Ca· J6.11.8Y Luolano-Fuscl Fel(u,

l>Up, JIW.. Firtt1Me

R. D. )l

17.12.34 l. 6.1 R. A.

R. D.

Id. Torino

17.12.34 l. 6. 1 R. A.


.. PBIIO OAPIT.A..l''ll HEDICI

..!!

;

o

LUOGO

DATA

.

CASATO E NOME

di ...o DI NA.SCITA naaclta DECORAZIONI E OAKPAGNE

POSIZIONE

~

ANZIANITÀ

di

d1

grado servWo

PRIMI CAPITANI MEDICI,

dal n. l al n. 11. a

0

Sommatino(Cal· 18.11.85 Vendra Salvatori~ ....,.•• ® .,..,.. ., tanlssetta) ®. @.

+

...... +'• /r,

29, 4.17 l.lO.H

+. O, @! , • · ~ Osp. Genova

ili. 8.17 17. 6.16

+

+,

o

Casale (Aiessan- 3, 4.90 Ganora Romualdo, @. ®"'""'"· drlal @, ®. @. ~ ,,,..,..., • ·

c

Avetllno...... . 12. 5.89 C> Sandulll Pietro, tU·M,

a

a

a

® tl ...ll•ll·U, @ , ©, +

.......... ®, ©

Distr. mU. Roma

28. 7.18 l. 5.16

R. C. T. C. della So· 28. 7.18 l. 5.16 malia

Caserta {Naw· 9.10.91 Sollo Santi, ~. O, •• Q) ,,...., ~

Osp. Padova (A. M.)

+

M on a sterolo (Cuneo)

c

29 fant.

S.VittoredeiLa· 13.12.89 Decina Camillo + , U /r, @, ~,...,.. zio (Frosinone) .,..., ••, ®, @ ,

li)

a

*· +

Roma •••••• ,. 15. 7.88 D'Amloo Gius,ppe, ~. O, @ , •• ~

Id.

4. 3.17 16. 9.13

ld .

S. Biagio Platan t 21. 9.89 Gaarnaocla Girolamo, :§>, :f) '""''""' (Agrigento)

.J.8pttl. interm.

.......... ,., ® , ©.

1. 2.86 Brunetti Gl'U#ppe

+

+, 0, • • ~

............. ® , @ , @, +

Id. Savigliano (A. M.) 28. 7.18 l. 5.16

C&!vano (Naw· 25.12.89 Lanna Lwnida, .;., /r, q;,,..,., +, 10 art. corpo arm. Il)

28. 7.18 l . 5.16

+, ®. ~ ............, ®. ©

22. 9.18 l. 5.16

a

Costelplanlo 27. 6.90 Rtooi .J.ntonio, <jl, @ , ~ .......".", (Anoona) ®, @ ,

Osp. Firenze

22. 9.18 l. 5.16

a

S. Giulian o MI· 2. 1.91 Cllrlmatl Giuseppe, ~, e>, ~,., .......,., Jao ese(lllllano) @>, @ ,

Dir. San. Milano

22. 9.18 l. 5.16

+. + +, +


• (St g!U) pRan CAPITA~! lWtDICI

42

LUOGO

DATA

.A.NZIANTr À. CASATO E NOME P OSIZIONE

di

DI NASCITA

dJ

DECORAZION I E CAMPAGNE fiR6CitR

di

gTndo eervlzio

dal n. 12 a l n. 22 a Rl'ggioCnlabria 13. 8.87 Ruraci Bruno, O, *• :!;,G:, ~ .,.., ...., @ , @• • •

Osp. :MUooo (A. ll.)

22. 9.18 l. 5.16

, Di~rp. Mi•. Fina?~U

22. 9.18 l . 5. 16

+

a

D e r uta

(Pe· 20. 7.00 l\lll!I"Dini

r ugia)

k. IU!(l.

w. ©

. :!;. . ,

~ tU·It·U

O,

Osp. Ud ine

13.10.18

+, 4> " .."""•

Id. R oma

13.10.18 l. 5.16

Id. Brescia

13.10.18 l . 5.16

Id. Verona (A. M.)

13.10.18

c

Sperone {Avei· 10. 5.90 R<>nlln Grvtano. <!->, ~ .,..,..,, lin<>) ~ · © .,.,......., +, @1, @ ,

c

loourso (Calan· zaro)

2.12.90 Dattilo OiUM;ppe, ~. -&, ® .,,.,...,..., @), @ ,

a

Diso (Lecce)...

2. 7.90 Buccl P08QUale, :!=. +, ~ .,..,..,, @),

+

+

@. +

a Saluzzo CCu.neo) 111. ?.90 1\lorlno E•lrico. c!!<, • • 19.,..,..,. ..., ~.

.

(~ <!')'""", ~.

+

a Bordighera (Por- 24. 8.92 Chiosa Emanuele c!!=. t.o Maurizio) """"", (\?, @

a Genova. . . . . . . 16.10.90 Solerl Oiocanni, @, .w. • •

+

a Aquila........

+.4> '""", ~ .,.. Id. Ahoandria

*· O.

~. ~.,.

7. 1.88 Propent-curtJ B~eddlo. tU·Jt, ~' tU •tat·•1·u, @, @

.....,.

Bonito (AVei· 27, 3.90 lltllcttt Ernesw, :fo, O, ©, + ,®'"· lino) " """". @). @ ,

a

Rlpaoandldn (Potenza )

+

4.12.89 Must.o P Mqua/e.:§>, (j. +, <lì,......, ~ ,.,..,..,,...,_ @ , @ ,

Osp.

1. 6.18

13.10.18 l . 5 .16

Pl-nsa

+, +, <lì d 81Jelt. interm.

a

+

Id.

1. 5. 16

verona

Id. C"a60rta

13.10. 18

l. 6.16

13.10.18

l. 6.15

13.10.18 1. 5.16


\&uu~l PIIDU OAP!TA~I )f1':01C!

.!!

...

Q

.s....,

A..'<ZIANITÀ

DATA

CASATO E NOME

LUOGO

POS IZIONE

dl

DI NASCITA

DECORAZIONI E CAMPAGNE naectta

Q}

-

di

di

grado servizio

dal n. 23 al n. 33 a Corato (Bari) •• 19. 3.90 Plooarreta Franc~sco, o!>,

9 ............, @). @, o§<

o. +, ~.

c Monteleone (C&· 11. 8.90 Froggto Francuco, ~. +, (1;) llt•tO•U, ~ IU•Jt•ll•t•-u • @:, © tanzaro)

Osp. Roma

13.10.18 l. 5.16

! art. corpo arm.

13.10.18 l. 6.16

18 fant.

13.10.18 l. 6.16

24 art. dlv. fant.

27.10.18 l. 6.18

Oep. Palermo

27,10.18 l. 6,16

3 art. div. fo.nt.

27.10.18 l. 6.18

.

. a S. Marco.A.rg'en· 16. 6.89 '_Manfredi Arnaldo, T, ..~~ tlt•U•tl tano(CoseDJ:a)

a

@ tU-•U•ll·ll, ($? , ©

'

s. Stefano di C&· 27.11.89 Zaftiro GW!umni, +,@,+', ®,~ '"·", mastm (Mil6· ~ ····... @. @, + Mina)

8

+,

O.~ .....,. Gangi (Palermo) u. 6.89 Lo Vecchio GWacchino, ....... @). @, • • ~ .........;

+

c Solarino (Sira· 6. 2.91 D'Agostino AUOBiino, + , ®, ~ ......, ~

cusa)

....... @). @. + . +

+, *• ~,...,......., Dletr. mll. Slracnea

8

Sortino (SI ra. 15. 4.90 Ca8SoneGiuaep,u, cuaa) @ , @, ~ .... . . +

a

Guardia Santra· mondi (Bene· vento)

a

Ntoosla (C8ta· t'l. 6.88 Salomone Qiuuppe, nla) ....... @). @, +.+

a

Milano

r

Osilo (Sassari)

. . .... o

T, O. ~ tlt•ll•tr•tl ...... @),@,+.+

3., 2.90 De 1li84Jio at.Wo,

21.10.18 1. 6.16

L eg. t err • ·cc. RR. 27.10.18 1. 6.1G Trieste

+, *· ~ ....... A spat. 'nterm.

1.11.86 Cipollina Ul'-", :lfo,O, +,® "''""""", 12 ber-s.

27.10.18 l. 6.18

27.10.18 l. 6.1 8

®,@

10.10.91 Dottori Oiot1. Maria,+. ~ ........., ~ na-u.-u-u • @, @, +,+

Oep. Caglia rl

27.10.18 l. 6 .16


( Segue) !ROO CAPIT.L"'J

MEDIC'l

A.NZIANITÀ

DATA

L U OOO

~

.,

CASATO E NOME di

DI NASCITA

In

nuolta

POSIZIONE DECORAZIONI E OAMPAONE

di

di

grado aervtzlo

dlll n. 34 al n . 44

.,,.

3 gran.

17.10.18 l. Uf

......' ® '",

225 fant.

97.10.18 l . f.lf

a Sora ( FrosillODe) 2j, 2.U Vendltti Emilw. +,O. @ , +.~ ......... @, @.

+

c Torrloella Slcura (Teramo )

6. 3.86 ~erlln1 CamWo, <!=, ~ """"", ~. @, ~

+.

a S. Gennaro CNa- 18. 6.89 D e Bernardo F rancw:o, cf:, +, ®, 10 art. di'r. fan t. poli)

~ "', ~ ....... @, @,

+

17.10.18 1. Mf

"

Flgllne(Firenze) 11.10.87 Rlghl Giuaeppe, .;,, O. ltl. ®. ~ "'" O. p . Ll'rorno ....... @, @,

!7.10.18 l. Uf

a

Monte San Pie- 28. t-87 ::\llgnanl liUQrio, ~. +, ~ ........, tro (Bologna) ...... @,@

27.10.18 l . 6.18

+.+

+

o Bitonto (Bari) ••

a

2.11.87 Ambrosl Luigi, +, •••·n·u, @, @.

.4,ul. ' "'- .

O. 4;"'"", ~ Le. terr.

00.

RR. 11. 3.21 6. 3J7

+. ~ ..,......, So. oentr. tant.

st. s.u 6. s.n

+

Bari

Olola Tauro 13.12.86 Olannetti Btrmrrdo, (:Re81r. Calabria) @), @, +. 4; .,,.,.......

o oastro ftllppo 11. 2,89 Meselna .4ngelo, ~. 0, ~.,, ..,, ~. @), (Girgentl) @,

+

Dir. San. Udine (capo 31. a.u 6, s. n - · diatnf,)

a Pisa • •• •••••• 29. , ,88 De Hleronymle Ruuoao, +, ~ · ,+' Osp. Livorno (A. M.) 11. 3,23 6. 3.1T

19 ............. ®. @ , +

a Oualdo Tadino 111. t-90 Nannl Carlo, (Perugia).

~.

............. ~. @,

c Saviano <NaPOli) 6, 8.90 Allocca .4ntonw. tU•U, ~' @. ·~

*•

~

+, +

® So. appl. 1an. mu. (lns. St. a.za 5, s. n

aa.>

+. .O "'-''"", ~ 18 tant. +

s1. s.u 5. s. n

l


(SeotU) PRIIO 04J'IT.t.!\, :!U:DICI

LUOGO

ANZIANI TÀ

DATA

OASATO E NOJO: P OSIZIONE

di

DI NASOITA

nascita

di

D ECORAZIONI E O.A H PAGNE

di

gra do servizio

dal n. 45 al n. 56

+,

a Serra S. Bruno 10. J_gc) TedlliCbl Ntcow. (Catansaro) @,

+. +

a

OnslnAU (Avei· Uno>

~·u·u·n·u, @,

Int. pres. Pa rma

l. 1.87 VItale N~la. +.~"'. ~ "''"'",@, © Osp. Torino

SI. 3,23 6. 3.17

31. 3.23 5. 3.17

.. Mantova. . • . • . 8.10.88 Urtoler Fernando,+,+.~ "''"'",@ 21 art. div. fan t.

31. 3.23 6. 3.17

a Catania • . • . . • . 20. 2.92 LI pani Antonino,~. ~.,, ....... S!), @, ®. €) . • •

lllln. Guerra

21. 3.23 6. 3.17

a

Prtooca d'Alba 9.J2,gc) Carbone Teruto, :So, ~ .......... ~ (CUneo) .,........... @>, @.

Osp. Torino

31. 3.23 5. 3.17

o

Al-ndrfa .. .. 13. 1.90 Gatti Gfol>annt,

+, ~ ....,..'"'' @ , 1 art.arm.

SI. 3.23 6. 3.17

a

M o o te v i de o 28,10,89 Bora«no

GimepJJe Evarl.•to, (j, ~ . Regg. eenlo ferr.

SI, 3.23 6. 3.17

@, +

+

+, +

@.+

(Uraguay) •

~ .,,_,. ..,... , @>, @,

+

S a n Mi n i a to 12. 7.90 Froslnl Dino, O. +, ®,~ .,,.,...,..., 6 bere. (J'Irena) <S/), @, +, /

a Molfetta (Bar i) 13. 6.112 Ma,srone A~. +, ~"'. ~"''"'", <S/), @,

o

+

Baaelloe (Bene- U. 8.112 Lepore Francuco, vento)

Min. Guerra

31. 3.2S 5. U 7

Sl, 3.23 5. 3.17

+. ~. ~. ~ .,..,.. ~.Min. A et"OIImllfca 31. 3,23 18.12,17 +

........, @), @. +,

o

Al v t t o (Fro.l· 21. 2.93 Mazzenga Giacomo, +', @,~. ~ .,,. DOIM) """, @ , @ ,

.J.SPetl. inferni.

st. s .23 6. a. n

•

Caaalo ermell l so. 6.10 Boldl T-'o.+. Q. ~.®. e.,......... .. CAleeaandrla) <S/), @, @,

3art. div. celere

SI. 11.23 6. 1.17

+

+. +


46

t ~e(ltle )

:!!

DATA

-s

LUOGO

E .! C/2

DI :SASCITA

PRIM I

C APITA:-.!

MI--DICI

ANZIANITÀ CASATO E ~().liE

d1

POSIZIONE d1

DECORAZIONI E CL\I P AGNE naactta

di

grado servl%lo

dal n. 57 al n. 68. a

T uri (:Ba ri) ..•. '· 2.91 Cllstl'l lunet a f ' im:enzo, + , ©"'.,., ~ tu·n·u,

n Nola

®, @

(l\apull ) 4. 4.91 Scala Enrico, +, S', Q;, ~ " ...,.,., ~

Osp. Geno'l'a

31. 3.23 16.12.11

Disp . .1/ill.•.deronauUca 31. 3.23 f>. 3Jl

@, + a

Paoln (Cose nza ) U. 1.91 Cioda ro J?aJ/ M IIo, ~-O, S , ~ . @ ' ,

<O • lt• lt•ll, ~ ' tl ~· l •.. •':•l• @). @ , + , +

Osp. X a poli (A. M.)

o F oggia •...... 28.11.91 Pooore llf\ Giovanni, 'li', ;9 ..,..,..., +, Id. Na poli

31. 3.23 5. 3.11

31. 3.23 5. 3.11

@, @, +. /

® .,..,......., (2),

Id. Ancona (A. M.)

31. 3.23 6. 3.1

a Minturno (Ne.- 12.11.87 F edele Pasquale, O. ::>. ~"''", @). (jJ: poli)

Di:<p. Min. Finonu

31. 8.23 6. !.Il

~sptlt. intenn.

Sl. 3.23 6. 3.11

n

Roma. • • • • • • • 8. 3.92 P etttbon Lodovioo,

@. +

8

a

Corleone lerwol

(P a· 17. 1.89 Gennaro Luciano, t16•J7-l•, @; . Q;, L. D. in ol hùoa ocullstlca

··~

+·

Gtolov. Ionica 10. 8.89 Rodino .\'icolamonio, ~. ~ "''"• @. (R. Calabria) @, +.+·L. D. In !glene

n Ficarra (Messi nn ) 14.2.92 FcrTalo ro GitUiePJM, ~ .......... ~ . @.

+

a

S

Dir . S an. Verona 31. 3.23 &. S.l (igienista)

*• +',_© '" '", Centro cbim. mll.

Gio.,.annl In 21.10.89 Loria Gio~anni. <!>. O,@,<t-•",® .,,.,.. Min. Guerra Flore•(Cosenza) ,.. .,, @;, @, ®

a S. Prt:aoo (N~ 12. 8.91 DI Monaco Paride, ®, +, ~ "'"",@. 7 alp. poli) c

Cerllrtlola (Foggla)

©. +

2. 2.90 D'Eugenio ~ntonio. O. ~ ......., ...,

@;. @.

+

4 art. arm.

31. 3.23 6. S.ll

31. 3.23 6. S.l

Sl. 3.23 6. S.t

31. 3.2S 6. S.l


(S~l l'Riloll C~PITANI IIU!DIOI

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.. o

LUOGO

~

DI NA.SOITA

Cl

;;

..

ANZIANITÀ

DATA

CASATO E NOME POSIZIONE

di

w

naeclta

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

di

grado servizio

dal n. 69 al n. 80. a .Monopoli (Bari)

a

Napoli. • . • • • •

8.12.88 Barnaba L.!.oMrdo, ® .,,_.,_,., @ , ®. @, @,

+

+. Dir. San. Barl (capo 31. 3.23 6. 3.17 eez. dlslnf.)

3. 8.89 Paguotta Umbuto, ~.*· !t"' ...,.~ •n- GS !aut.

......... @,@, ••

+

Vlllamontercbi 10.10.85 Alberti Ettore, O,~. ® '"""'"· @,

a

(ArezzO)

c

31. U 3 5, 3.17

@, .

Portici (Napoli). 8. ~.90 Torre Sah/atorc, U <!>• .!>, ''"""", @, @, +,

+

"' s. Remo (lmpe-

17 art. div. rant.

31. s.2s 6. s.n

Napoli (add.)

~.

Sosp. imp.

30. 11.24 16.12.17

c

S . Giuseppe Ve- 18. 9.91 Oola FrQ1UJe81J(), O. ~.......,.,€?! ,.,..,. suviano (N a,..... @, @, +, poli).

Osp. Udine

so. 6.U 16,111.17

•

Siena ......... 26. 2.9'2 Masea Filippo, O, • •• ~. e •u·U·U·I&·

Id. Bologna

30. 6.24. 16.12.1 T

*·O. @, Id. Palermo

30. 6.24 l. 3.18

rla)

2. 1,90 Deru:a Ra(ftuù, ~. €1 •u-n, @. @,

® ,..... Ispettorato San. mil. 30. 6.24 5. 3.11

~ .........,

+. +

+

...... @) , @,+

+.,

o

Cefalll (Palermo) 20,ll,llj <O La Martina Ro//(lrio, :j!>, ~. ~ ..., ® ............ &;. @, • •

a

Chia ram onte 2$, 1.113 Iannlzzotto .dntonio, ®, ®'" '"'",@, Gulfi (Slracosa) @,

Id. Catanzaro (A M,) 30. 6.2~ 16.12.17

a

Terni ......... 28. 7.111 Parlai Ennio, O,+. ®, ®'"·""", @,

8 art. corpo arm.

30. 6.U 1. 9.20

Osp. Firenze. (A. M.)

so. 6.24 1. 9.20

+

©,+ 8. 5.9'2 Bellsario Giulw, ~. ® "'• @, @ ...

a

Bari· · ·......

a.

Vlcarl(Palermo; 13,10.92 LIUDendola Fil(ppo,

+, ® "', @) , @ 67 tant.


(8

(Segtw!) PRI.lll CAPIT Al<l Ml-:DI CI

LUOGO

A NZIANITÀ

DATA

OAS·ATO E NOME POSIZIO NE

di

DI NASOITA

nascita

dl

DECORAZIONI E ClliPAGNE

di

grado servi ~rlo

dal n. 81 al n. 92.

+, ~ "'·", @, @

8.12.9S F!schettl Gime'f)1)e,

a

Taranto . . . • • .

a

Nardò {Leoce). ll.l2.92 FilogrAna Pasquale, +,!P,@"'"",@,~ Dir. San. Firenze @

SO, 6,24 3, 8,19

a

Gioia del Marsi 23. 2.93 Gl aunautoni Mario, @ ,+, 4), ~ ,,._ Dlstr. mil. Perugia

SO. 9.24 l. 8.21

(Aquila)

0

U•IO ,

111 fant.

@), ©

Badolato {C>t· 27. 4..9J Pultrone Ra(!aele, tanse.ro) ©,

+

+, ~. ~m-u, @, R.C.T.C. dell'Eritrea

Osp. Napoli

30, 9.24 l, 8,21

a

r-iapoll. · · · · · · 18. ll.9S t"avanlglia dl/rtdo,&..,,@, :ID, :t'"'"

30, 9,24 1. 8.21

a

Roma · · · · · · · • 26, 9.92 Slnl baldi GuoUelmo, ~ . ...... @, ;W, Campo oli m. san. An- SO. 9.24 l . 8. 21 zio

+

o Ma gliano d el Marsi {Aqulla)

2. 11.91 DI Lorenzo Odoardo, + , e '""",@, @

52 faot. (bntt. scuola) 30. 9.24 l. 8 .19

a Rossano Calabro 16. 7.95 Guido Giova-nni, -lr, +,@.. ........ Oap. Roma.

so. 9.24 l . 8 .21

(R. Cala bria)

a

Squlllace

(Ca- 17. 6.96 Squ!llaclotl Ratlaele,

+, ~..,...,®,@ Id. Napoll

SO. 9 .24 L 8.1U

tauzaro)

a

Portici (Napol!) 8, 1.95 Gagllouo .Antonio, @,~'""""""'',@,@ So. ttro art.

so. 9 .24 l. 8.21

(SI· 11. 11.94 Astuto Giuseppe, +',4)"',~"'·"·"·", @,@

Osp. Milano

so. 9.24 1. 8.21

3 bere.

so. 9 .24 l . 8.21

o Sorti no racuaa)

a

Sa;\S&rl. , • • • . .

S. 8.94 1\Iurru Giacomo, +• ~m-u-n, @, ©


.!

~ <l

LUOOO

3

DI NASOITA

~

ANZIANITA.

DATA

CASATO E NOJOC POSIZIONB

DECORAZIONI • CAKPAGNJI clf

l

dJ

erado eervt.afo

dal n. 93 al n. l k a M !~~~~~Dr.... . . . . t& 6.11 v

*

~omo Glrifo,

@.@

il'· ~ 1. Ut

+.~.s·-~~, s r.-.

a Gro Uatemr.t& l. 1.92 Tappi ~mo. Q , 69 "', (g , @,

+ Dletr. mlllt. PaTia

80. 9.24 L 8.21

(ass. mll.)

(Rom&)

+.11) " ' , ~ .,...,..., Dt.a tr. mJI. Milano

a

Napoll .. . • . • . 14. 8."' Palmlerl .41tredo, @,@,+

o

:-iola (Napoli).

1.10.94 Tu!ano RtJtiiUle, ~. @,@

•

ParUnlco (Pa · lenno)

2. 2.96 A..ellone OcJdcmo, 0 , +-.~. ~ @, @

+. ~. ~ .,.., ..., 70 tant.

SO, 9,24 lo 8,lll

so. 9.24 1. 8.11

..,... 0 81), Cbl.U

so. 8.24 L Ul

o Car1entlnf (81· t. tM Nlla &ù!HIIcn, +, ~. 11), @ .......,... 8 art. arm.

so. 8.24 l. 8..91

_

a

,

Bonorn. (S.· D. 6."

@, @

Nvra .4ntonfo, @, @ '", @l, @ • • • •

4 tant.

ao. IU4 1. 8.21

Oap. SaT1cUano

so. 9.24 t . 8,21

Mrl)

a Torino • .••.•• 26. 9.96 R osei Mario, +, ~. @, ~ ...., .......,

®.®. +,/ a

Boeoo_,nao ll.llJIO DeKlobeii4Corrado,+,«P,~'"·"·"·", R.C.T.C. della TriPoll· (Al~drtal @, @, taata

so. 9.14 t. 8.Sl

*• ®,

so. 9.24 l. 8.11

o CaTa del Tirreni S0.10.96 l'errl .dftloMo, (8a&enllo) @. •

6

a

~ 111 '11' 1 '"11, @,

*· +,

CUneo •• . •.•.• M. 4.1le Breut OWNfttd, «)...., ...' (0. @

~tuolt•u,

Parttnleo (P~ 2e. 8..9«1 PMss'lllc~~Q&RGI7'Gik, +, ~. ~ ·-•·

l ermo)

4 -

u , 611, @, /

RuoU d( anrlGnitd dd CO!'fJO eanitarlo militare.

23 art. div. tant.

I>Up.

M(n. .4t~ SO. 9.24 1. 8.11

"""

1S art. dlT. ta.nt.


(.St~)

50

L UOGO

PRUO 04l'fr.UIJ MBDIOI

ANZIANITÀ

DATA

CASATO E NOME POSIZIONE

dJ DI NASCITA

nascita

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dJ

dJ

crado servUio

dal n. 105 al n. JJ 6. a Secood lallaoo t2. 6.111 Doosaow .4~o .~. ~,. ......,.,........, So. a1L sott. N ooera IO. 11.2' 1. 8.21

Il

Vittoria (Stra· 111. 11.84 Cultrooe Saloolort, ~. ~ ,.,.,..,...,

IX8p. Mt~t. FCII4lve.

IO. II.U l. 8.21

Id.

SO. II.U L 8.2.1

+, ~ ·...- . ~. :g

ousa)

a

Interiore

@. @ . • • o§o

(Napoli)

AUgUs ta (Stra· 112. 11.113 Pattavioa DMMntco. @> ,

........, @, ©

ouaa)

+', ~ ..,.

+,e•u.......,.,@, @

o Venafro (Cam· pobaaeo)

S.12.96 A.loozo Rugotero,

a Catanla. ......

S.lO Oli Ma.snmr.rra NtcoM, @ , !P, ~ m·a,

ld.

id.

Sa voia cavall.

SO, II.U 1. 8.21

01p. Barl

@, @ a Napoli • • • • . . • iA. , ,0. l'lume Guqlùlmo. ~ "'' " '", @,@ • •

Dt:. San. Bot~

SO. II.U 1. U1

(lgtenlsta)

a S. Gregorio lda· 111. 8.96 Go1rrcdl Luio(, ~ - +, lP, ~ '"'" , goo (Salerno>

o

,

@, ©

Acerra (Napoll) 18..10.11.5 Butttgllooe Mf<'hek,

@, @

+, ~. ®"'·"'", t• art. div. fa nt.

a Sa l e m l (Tro.- 2S.11.94 Patti Oituep pe, ~. Q,~ ,.,.,, ......,@ , pani)

94 t&Dt. (batt. 801lola) SO, II.U

@, •• ~ ..... .

a Vita (Trapani) 17. 8.811 Perricone G'u.eppe, ~ ,.,.....,..., @,

1. 8.~1

30. 8.14 l. 8.21

Dir. San. Verona (capo ee1. dJ.alnt.)

so. 11.24 l. 8.21

Oç• .M-"la

30, II.U

J, lUI

Id. Bari (A. X .)

SO, 9.24

1. Ul

so. 9.24

l. 8.111

©. + a ea-no nl JODIO 17. 4.80 Diana E'ugeftCo, +, ~ '"'"'"'", ~. @ (Ooeenza)

o Sc&llDo (Aquila) l'l. 8.114 Del Fattore Gu11lWmo, +', ~,.,..,..., Id, NapolJ @, @


(SetnU) PBIKJ OAPITA.NI XBDIOI

.! ...:

o

..•

s

ANZIANITÀ

DATA

LUOGO

CASATO E NOME POSIZIONE

d1

DI NASCITA

m

51

dJ

DEOORAZIONI E CAMPAGNE nascita

d1

grado servUto

dal n. 117 e.l n. 128. c Formicola (Na- 17. IJ.Di Glnllano Cdu«no,+, @ ,~ ou .......~. ~Ul @,@

c S. Apollinare ti. 6.!11 HaDozzl4meriqo,

+, otl,®'", @ , ©

Pirotecn. R. E. Capua 30, 9.24 1. 8.11

l genio pontierl

so. 9.24 l. 8.21

Osp. NapoU

30, 9.24 l. 8.tt

(Na~ll)

a Castelgrande 8. 2.96 Gasparrlol Nicola, E), . . ~. (Potenaa)

~ "'•

@. @

+• O, @ , ~ ........,..., l granat.

31. 3.26 6. 3.17

+', @, ~·u 10 bers.

SI. 5.26 16.12.17

a

Fasano (Brln· 12. 1.89 P otenza Lufqt. dle1) @, @

a

Barrafranca 16. 3.90 Pam.nJ.nlo .<fngd;), ~. ~. (Ca.ltan.I.Beetta) ......... @, @, +

&

.Naro (Agrlg eD• 6, 4.91 C&stronovo Gaela1w, +,® , ~. ~,.,.. to)

76 fant.

31. 3,26 l, 9,20

Osp. Gorisla (A. M.)

31. 3.26 1. 8.21

........... (2!, @

a Cas&lvellno Ma- 2. 4.96 Lista Domen,ao, +, @'""""'', @), @ rlna (Salerno) a

Portola.ndolfo 16, 7.91 Rlnaldl Oraao, +, oD, ~'", @), @ (Beuevento)

Id. Caserta

31. 3.26 1. 9,20

a

Acl.renle (Cata- 21. 9.92 Foti 4l{lo, ~ ,,..,......., @, @,

+·.

Id. Palermo

SI. 3.26 1. 9.20

Id. Pero.gia (A. M.)

31. 3.26 1, 8.21

(A.· 31. 8.96 Glaoobbe O'orradino,+,-lr.~"•·"·",+, ~. @), @. L. D. l n patologia ohJrnr.

Id. Roma

30, 11,26 1. 4,H

Salento (Saler- il. 1.97 Scarpa 411QioHno +. ~"•, @). @, ~ DO) L. D. In patologia e cllnloa dermo· sl1llopatlca

Id. Trieste

30, 6.26 1. 4.H

Dia)

a

S. Severo (Fog· 23, 4.91 Cassano~.~.~,,. .... ,,~.@, gla)

c

Paaautca

@, +,+

qulla)

a


(StQtU) P1I.Illi CAI'tt'A.MI KEDIOI

52

.t

-.:

o 3

~

ANZIANITA

DATA

CASATO E NOME

LUOGO

POSIZIONE

di

DI NASCI TA

DECORAZIONI E CAMPAGNE nascita

l

17. 8.98 Treploolonl Bmanvde,@, !P. ~"'"', @, @, L. D. ill tlslologia

• Noto (Slraousa) 1.8.81 AvoUo Caro Otndc, y

di

,.rado eel"Vklo

dal n 129. al n . 140. c Andria (Bari)

4J

~ .•••.. ..• .

Xormaono (Oo- 30. 3.97 Pandoltl Bdcardo, ~ ·"· ®.@ ....

Osp. Bolotrna

so. ua l. f.H

Id. Palermo

so. 8.24 L C.22

l d. B&rl

so. 8.:!5 1. 4.22

~enza)

a

Palermo

..... 18. 1),1)6 Lo Bianoo n-eco, <t>, ~. • · ~ @, @

Id. Roma

o

so. 6.25 1. f.2t

t l t .-tf•U,

9

t i ) .. U-•U,

@,

Id. Firenze

so. 6.15 1. (,2t

~ tt•·U•lt,

(21,

I d. Bari

30. 6.26 L 4.St

Id. Torlno

so. 6.26 l. f.H

12• • •ge Belleill c~w, -&, ~ •••. , ..., ~. @, ®

I d. Oacllarl

30. 8.26 l. U2

a VlttoTia (Stra- so. &.86 Paollllo Sta~. 4). ~ - · - .@,

Id. KJlano

SO. U6 1'. 4.22

Id. Palermo.

so. 6.liS 1. t.ft

SoUoa appL an. mU.

30.8.25 1. 4 .22

a Roma ....... H. 7.92 Gelan&è

c~, !P.

@••

a Ostunl (Brllldl.sf) 12.6.96 Sa.otorsola ~nfco, @.q), .

a

Pesclna (AqoJiaJ 6. 6.96 TarquJni Ca(roM, + ', ~. !lì, @"''',.

a

Buoolno terno)

.,..., ®. © , +

(88·

ouaa)

®. +

a Palormo

..... l'l. 6,91 P avone

~-ppe, @,

~ ....Jt•JO,

®.

@. (Jì, • ·

a Nard6 (Leooe)

20o10.90 Manlerl _.llierfO, ~ "''", @, @ .... o

(lns. an.)

o. Nleoloal (O'ata• ' · 4.98 LODir() Dolllei!Cco ~-"11, ®. @ • •• !%). Osp. Roma nla)

so. e.u t. f.H


•

• o=

LUOGO

3

DI NASCITA

..•

ANZIANtTÀ

DATA CASATO JD NOHJi: POSIZIONE

di

di

DECORAZIONI E CA){PAGNE n&IOfta

171

di

grado eerYiafo

dal n. 141 al n. 152. a

Palermo

... ... e.uM La Rocca .RoNrlo +, <D, e •u-u, @, Lee t.err. 00. RR.

a Romallo L omlJardo (Beraa· m o).

a. 9.90 Mori Ann(bale, • ,

~, ,,.,. .,.u,

@,+

®. Oep. J'!Men y ~ K.) • IO.U5 1. Ul

e

Oae,ella baw 11, t.N Matarauo Lucio, ~. ~ ,,,.,.,,.)1, ®, (Salerno) @

a

Aqull& .•... •.

l.~

Sandrettl Ernedo, ~. ~ "", @), @.

(Pa·

a

a

l. l.N PernJoe V,ftCe/UIO,

®: @

lormo)

(Si• ta.lO.ill ~ Ellnrf, 'l),

so. e.u LUI

Ari. R. J:, Torlno.

SII. 6,26 t. C.H

SII, Ull

+, +, 'l),

so. 6.26 1. Ul

~ ..,...,

Vairano (Na· 16. 7.97 .zantaaua RkcGrdo ®. e·"· @). @. poli) Vlt~o!'la

Id. Roma

+. ~ •u, @. ® Min. Guerra

a Teano (Napoli) C.U6 Clprtano 8oJt>alore

a Oe taltl

so. 6.25 1. Ul

Livorno

@

e"', ®. © ...

12 art. oorpo arm.

t . Ul

Dir. Sau Napoli (lgle· IO, 8.211 1. Ul nlata)

Osp. Bolosna

IO.S.U 1. C.SI

Id. Verona

so. us 1. ' ·"

Id. li!Jiano

SO, U6 l. U2

A.,etl. (~tfe-rm.

so. e.u 1. Ul

Dir. S&u. Trlceto (lgle· n lata)

so. 6.16

racuea)

a

Palermo •••.•

1.6.ll8 Monaatnl &alcalore,

@. • · a

8e~tlnglano

ceaanaro>

a Napoll • •••.••

26, l,t6 VirgiliO 8-"o, @, @

~ ........u.

®,

•. .......... ~. ~

7.ll.liO Palmera U(IO, ~ "'"''"''"", ®. @. . .

• Napoli ....... 17. 3.9'1 De®,O..re @

Ofalm4M,

+, 4:l, @ ......,

1. " "


(.S~) PR!lll OA.P!T4NJ MEDICI

.! LUOGO

..

DI N ASCIT .A.

Cl

o ~

ANZIANITÀ

DATA

;

CASATO E NOME

dl

POSIZIONE d1

DECORAZIONI E CAMPAGNE

naso! t a

Ul

dl

lfl'&do &erv'l&lo

dal n . 153 al n . 164. o Ariano di Puglia (Avelllno)

o

2. 1.117 Purcuo ~-~. ®. ~

+', Q';l, ~

lll•U,

Petrizzi (Catan· Ul. 8.96 Amerl .J.nlonlo, +, ®.,...,.,.,., ® , zaro) ~

o S. Stefano Q ui· 18, 9.93 Cacciatore squlna (.\ari· @, @.

3t fant.

so. e .u

.J.speU. interm.

SO. 6.26 1. U2

1. u1

Dlr. San. Alessandria so. 8.16 1. U1 (capo sez. d isJnf,)

~rento).

a

O al vi Risorta (Caeerta)

8,12.911 Zona .lXmdrlo, ~. ~ .... @, @. ....

a

Caser t a (Na-

3, 8.97 !aselli Mario, U/t,

~U)

Dir. San. Napoli (capo SO. 8.26 L Ul soz. dJsluf.)

+. ©, ~ "', Osp. Rolll& (A. H.).

SO. 8.U

1. 4,22

@, ~

a Roma .• • • • • , 21. 6.88 Alesalo Paolo, @ .,,.,, • . • • . • . . • •

~.

M~

.4ef"OIIGito

9.11.26 9.11 2$

tica

a Catania •.••.• 26.10.89 Hidulla Oarmdo, U·~, ~ .... , ...,

@ , ~.

+

+, 4/ .,..,..

Osp.

R oma , (com. O. N.Balllla).

9.1l.U 9.ll.26

+, @"'·••·

/X8p. M'~ .J.erOftQu-

9.11.26 e .ll.ts

o S. Giuseppe I ato 22.11.82 Terr&Dova SalfiGt.c>re, '~• (Palermo) , ..., @ , @

tica

a Taranto ..•.

U. 4..97 Oludloe CmnUlo, @ ,

+, Q';l ••• •••

H tant.

31. 3.26 1. Ut

o

9,111,07 Solaldono Barlolo7tUJ<J,

+,4.}, @.,,_,,,

Oep, Novar a (A. M .)

Sl. 8.118 1. Ut

Vitulano

(Be-

nevento)

@,@.

o Taverna(Ca- 13, 8.96 PasPanle Carm,ne, O, ~.+, @"'·••, 88 fant. tau.aro) a Torino • • . • . • • l L 6.86

S1, 3,26 L Ut

@, ~

ruuo Carlo,+, Q,~.~""''"'"'",@, CoU. med. legale

+. +·

1. 7.26 1.• 7.23

@. L. D. In clinica nearo· pslohlatrlca

l

.l

l

l


(Segue) PBlXl OA.PlT.Uri llmDlOI

LUOGO

ANZIANITÀ

DATA.

CASATO lll NOMlll POSIZIONE

di

~

DI NASCITA

..,

00

oaeolta

DECORAZIONI lll CAMPAGNE

dl

dl

grado

serv~lo

dal n. 165 al n. 176. a

VIterbo ••.••• 17. 1.97 Maua.ronl OWcomo,+,+• ~.~ n•,@, Min. Guerra

l. 7.28 l. 7.2S

@

a

Ariano dJ Po· 31. 8.96 caJoacnl Amalo, <P ~ m, @), @. • •

Osp. Milano

l. 7.28 1. 7.:U

l art. alp.

l. 7.26 l. 7.21

Oap. Trento (A. M.)

l. 7.26 t. 7.21

elia (.A velllno) a

Alee&a~:~drla • . •

27. 9.9S

~ooatlgbe

Carlo. -A:,+.~. @,~....

......... @), @,

+

a

Bitonto (Bari) 23. 6.118 Perrlnt .I.'AQdo, ep•••..•, +, ~ .,...., @), @

o

Gera.oe MariDa u. 8.95 Glurleo MicMù, (Rea'lflo Cù.) @), @

a

Palena (Ohlett)

a

A..ldone (Calta- 26. 1.91. Plaua Anlorlmo, +, ~ .....,, @, @.

+, ~ ........,.,.. 8 genio

S. 3.98 Campana AnlorlCo, -/r. (l;), @). @

~ ...... ,

Le. terr. 00. RJ1. o.. 1. 7.18 1. 7.21

Gioia del Colle 25. 8.95 Pavone AnlorlCo,

+,+', @ ,(l;), ~ .,.. Osp. Ancona

......... ®. ©, +. r

<Bart>

Camleo

(SI!rao

n. 7.97 Bertona ~~. +, ~..,.,., @), @

l. 7.26 l. 7.21

l . 7 26 t. 7.23

o Caltaglro:ne SO.f.900 Nloastro A!iwo,+.(f;)"''" ....... (Catania) a

l. 7 26 1. 7.21

sii ari

nlssetta) a

Oep. Bologna

L 7.26 l, 7.23

16 fant. (battagl. ali.)

l. 7.26 1. 7.23

Dir. San. Trieste (oapo sez. dlstn!.)

l , 7.26 1. 7.23

ouaa)

c

Modena....... 6. l.wt Adamt Felice, (f;l, ~·~~. @), @.

a

NapoU........ 11. 5.97 Trlftlettl l(ICno, @

+..

+, ~ .,..,..., ..., @), Leg. terr. OC. RR. l. 7.16 l. 7.23 Messina


(&:o eu) PBD0 CAPir.Al(J JIIDJCJ

-o.. j;

I..UOQO

3

DI NASOITA

!! CII

DATA

ANZIANITÀ O&SA TO E NOlf:E

41

n.uolta

POSIZIONE cl1

DECORAZIONI E OA.MPAONE

di

srado BerTtiJo

l

dal n. 177 al n. 189.

..

Chl 08ft Sol&tani (Palermo)

7. UT Lombardi Sal~. ~ '"• ~. @ ••

o Montano Antllla 28. 1.117 Del Senno Giooonni, ~ "', @, @ . (Salorno)

..

c.p. c..rUarl (A. M .) l. 7.18

1. ue l. us

fan t.

l

1. U3

Sortino (Sire.ou· Il~. U9 Astuto Girolamo, •.&, + , ~ 111 ,(0, @ 6 art. arm. sal

1.

ue 1, M3

a

AIOOU Ploeno.

u. 6.97 Se.oohettl Nicola, ~, ~ '", @, @ ..

Os p. MUlinO

l. '7 .26 l. 7.21

o

Ca.stelbottaoolo (CamPOb&aRO)

6. 8.t7 De Lisio ~i. @ "''", @, @ .•

2 senJo POntlerl

1. 7.28 1. 7.21

.

Oatanla ••••••

2. 1.96 AJeUo OCtUrrePPt, ~, cg ,,..,., g ,....n.,,

Osp. Cagliari

l. 6.27

..

Fano (Peearo).

Id. Roma

l. 6.27 1. e.u

®.©

a Montepulola c o (SieUA)

a

6.10.98 Ripari Enrico, ® .... (2}, ® . ....

M t"tu. 8.118 Muoooo Ltl.ig(, <C, 9 '"'", ~. @. ... ])(.q. ti ca

Oenova . ....• 8. 7.801 De Paoll Paolo •...••....••..•..

o Bleoetrllo (Ba.rl) 28. '-87 Ba.rblera Mawangelo, @ ....... (2}, @

.. Sak>rno •••••• ao. ua .. ..

Na~lll~Aqull&)

Nlt&le SalMiort, ilj, ® '"'11, @', @.+'

u. 6.88 Piooiol1 Errnelleqlldo, ~ .... ®. @••

~

Osp. GeDOTI\ (aee.lmtJ.)

~p!. ean. mll. (!ne. Aft,)

So.

l d. Id. Id. (lns. agg,)

Oç. Chieti

Teramo .••••. 13. 6.93 Dazio~. +. +. 0 , ~ """'", " @,@,

tant.

Id.

1. ""

1. IJIT 1. e.u

t. 6.27

l.~~~

l. 6.27 l. 6.24

1. 6.27 l. 8.21

l. 6.27 1. 8.i4

1. 6.27 l. 6.24

J


(~) ..PJUXl O.&J'lTA-'n

~

-s

;

o

... c

liiiU>ICI

A.NZIANITA

DATA

OASATO E NOKE

LUOGO

PO SIZIO~E

dJ

DI NASCITA

IIJ

naaclta

DECORAZlO.NI .E O.AMPAGNE

dJ

dJ

&TadO

seHlzto

dal Il· 190 al Il. 202• o

G1bell1Da (Tra·

3.3JIG .Palermo Ccaa•lllo, 9 m, @).@ ••••

Os p. A.Jesaauclria

l. 8.27 l, 6,U

Id. Cagllad

l. 837 l. 6,U

pani) v~. ~

....... @, @

a

P leDa (Siena) J.ll.t7 s.ntoboziJ

a

Palermo

a

Cetona (Siena) 13. 8.98 OortloeW M-. ~"'"''"''"",@, @,

..... 26, 3.811 Viola .Do!RMb, . . . . ~ .... (il). a aen l o ( b()ttaaL @, +. L . D. In medJolna leple scuola)

•.

l. 837 l. 6.U

DUp. JJ(n. Finati.U

L 8.27 l, 6.U

40 fant.

l . 6.17 1. 6.U

Os p. Cagliar i

l. 0.27 l, 6,24

@> ,

li art, div. fnnt.

L 8.27 l, 8.24

6.6.811 Maarlo PU:tn>, ~ ....... @. © ....

l bere. (ass. m!L)

L 8.27 l. 8.

/'

o, ~ "'"", @ , @

a

Oacllarl ••.•••

8. 8.8'7 Schlrru ~.

o

SolaQoa <.A8rl· cento)

t. 1M kblcra Q(~, U /c, ~. <P,+ ..

a

S trlano(Napoll) lll.ll.ll5 Gatti Arturo, • • ~. @

a

Aooettura (Po·

e

rU•lt·H·U,

tell.l&)

a

Noto (Siracusa) 20. (.96 O&rplnteri Erttulc,

o, ~ ....... ®. Osp. G ODO'\"& (A. li.)

l. 6.27 1. 6.U

©. + o

BelJ>a680

(Ca-

IO. 8.18 OollliW &b~. ~ .... . . ®. @ •

Id. lll.lano

L 637 l. tU4

Dlstr, m.U. Torino

l. 6.27 l. e.t

Id •

l. 6.27 l , 6.24

tan1&)

• Trio&rloo (Po· 11.7.100 GacUard.l

~ ..... . .........

tenzo)

• Potc.11.U ...•.. 38. , . . Salv&U a

Palermo •.....

Q(~

e .... @,@ .. ••

l . 2.96 Mauella Q(UNPJ~~, ~ '", @, @ ••

id. NaPOli

Osp. Trento

t. ti.H l •••24


(S~) PB.IlO OUITAXl ldDICI

58

Cl

';

o .,o

.. .e

DATA

LUOGO

CASATO E NOME dJ

DI N ASCITA

ANZIANIT1

POSIZIONE

dJ

DECORAZIONI E OA.KPA<JNE DA8clta

Cl)

d1

ara do aenU1o

dal n. 203 al n. 216. 9.10.99 Ptoorclla Mariano, @ , ~ ......, @ , @

o

Palermo .••...

o

Bclpasao (Ca· 13.11.98 GugUelmfno Lwlo, @; ® "', @, @ tanla)

a Lloata (~eD· 11. 2.96 to) a

T r opea (Catan· u.ro)

a

o

SOIJJ). imp.

l. 6.21 l. 8.U

Lane. d1 Novara

l. UT 1. u•

D'Angelo Emaftude, ~,,....,, ~. @, @ Oap. Gorl.ala

9. 6.88 Carola G(meppe, ~ " ''", @. @. • ·

l. 6.!7

t. e.u

20 faut.

l . 11.27 t. 6.U

Molfetta (Bari) 16. 9.89 Spaauolettl Galfko .. • ••••••• .••.•

Oap. Trlolte ( A. lrl.)

l. 6.t7 t. e.

Trani (Bari)... 15.11.000 Spnza.terrl .tlllolrio, U -&, ID ......

Dir. San. Roma (oapo

l. 6.t7 l. u

eez. dJalnf.). o Oet'&r6 <Meeallla) 23.9.900 Zlng&lo Baltra~Me, ~ • • • ~ .... @),

Osp. Trleete

1. 6.!7 l , W

7.9.900 Solor tlno Sal~ @ •...•......

Id. Verona

l. 8.21 l. u

6. 11.98 Fenga Edqanlo, ~ ......, @>, @ ...•

Id. F ireiUIO (asa. mll.)

1. 6.27 1. 8.!

o Oastolla b a to 22. M7 Oammarano v~. • · ~ ....... (Salerno) @, @

R.C.T.C. d ella TrlpaU· tanta

l. 6.27 l , 6.2

o

P ad n Il (Bene· 16. 7.98 Falbo Enrioo, ,\-, ~ 11 N1 @,@, • .. vento)

Lano. di Vltt. Em. II

1. 6.27 LU

a

Mola di (Bari) 29, 1.9« Gigante DonatQ, @, ~ na·u·n, @,@. Cav. dJ Sa tuuo

1. 1.i8 1. e.

a

Torino ... .. .. 2-l. 6.92 Sansonl Carlo, • • ~·u·••, @"'·••·", ®. @ .

.J..,.U.

,,.,,,,.m,

l. 1.28 l. 6.

a

Partlnloo (Pa- 22. 8.97 Cannl.uo s~-. ®, ~. ~"'·", (lermo ®,@

lll fant.

®· a Bagheria <Pa· l ermo) a CatanJa .......

••

l. 1 .28 1. e.


(8eum) PIIJlO CA.PITA.Nl

..- l ~

o

LUOGO

...~

DI NA..80ITA.

DATA

ANZIANITÀ O.&SATO E NOHE

eli

m

naaolta

59

KllDIOI

POSIZIONE di

DECORAZIONI E OAMPA.GNE

di

grado s ervizio

dal n. 217 al n. 229. a Palermo •. .....

8. 9.98 Cal'veUo SaltHllore, ® ·-

........ 6 fan t. (battagl. sono la)

o Pal ermo....... 16. 8.96 Intanttno SfmM&e, ~ •••, @), @ ..•.

a

Caserta (Napoli) 21. t.97 OJpla Mario, @>,@

+. O. ~.

~ tlf•lt-ll '

a Avellino • • ...• 18. 8.96 Labruna VUtoriM, ®,Q#"',~'""""",

l. 1.28 l. 6.2.

l poto

l. 1.28 l. 6.24

62 fant.

l. 1.28 l . 6.2&

Oap. Bresola (A. M.)

1, 1.28 ), 6.24

10 fant. (ass. mll.)

t. 1.28 l. 6.24

Osp. Genova

l. 1.28 l. 6.2'

®.@. + a Altamura (Bari) 28.10.96 Sardone .&n~(o. ~m,@,@.....

o Gragnano CNa·

l. 1.98 Dello Iolo Giooann( .•.... ....•...

poli)

a

Trequanda st.\0.94 Terzi Federico, ~ (Siena) @,@

..........". o.•. Le.r. terr. CO. RR.

l. 1.28 l. 6.24

Flreru:e

a

Bari .........

6. 8.96 Ceputl ~ne, ~"'. @, @, ® ...

Oep. Bari

l, 1.28 ), 6.2.

•

Vestignè (Tori·

so. 8.95 ~ Manfredi Orute, +.~. •· ~,...,..

' alp,

6. 6.28 26. 7.15

c

CMerta (Napoli) U2.87 Pap& Gennaro

no)

...... ®. 'Jl;. r

~IU•U· U·II · lf•l:·t•·1t t

+ Le.r. terr. co. RR.

6. 6.28 22. 7.12

Bol cena a

Mogbemo (l'a- t8. a.oa Fortunati .Pfdro, +, e "'·"·"·", @ , via) @

• Calaeolbetta 7. 9.89 Vlt& Gvfdo, +, @

91

'·"·",

@, @ ,

(Cal~)

+

Osp. Piacenza

6. 6.28 l. 6.16

Id.

6. 6.28 6. 6.2111

Verona

Ella a Pia- 29.11.89 Oolalann1 ...., @ , IX•p, M(n. .&eronau· 6. 5.28 6.. 6.28 • S . nlsl @. L. D. in olinloa ooullstlca tica m~.

(o.mpo-

baaso)

~,.......,.,


60

LUOGO

ANZIANITÀ

DATA

CASATO E NOJOl POSIZIONE

dJ

DI NASClT.A.

DE<lOlU.ZIONI J: O.AUPA.GNE

di

di

gr&do SolrVWo

dal n. 230 al n. 242,

+. +. 4ì Oo. Udine (A. M.)

a Bra (Quneo) •• • 18. 8.80 Luooa Qut.hbert OUQUdmo, •n·u, ~a u-lt-4t.ts.u·n, @, @

a Trani (Bari) • • 20. 6.88 Laurora Carlo, ~ ......., .,., + .O, 4>, Dir. San. Mllano (capo

®, @,+

*·

a Cas te l n no v o 26. 8.86 D'Ettorres Giu.eP'pe, ~ ,.,....,,..., Donnino CB'og®, @ gla)

a Mlranda (Cam·

w basso) a Glarre(CatanJa)

8. 6.28 6. 5.28

eez. dtslnf.

a Cortona a Mare SO. 8.88 Orooe Guido, tf>, @ .,..,..., ......, (Chletl) @), ®

a Roma .•..•••• 31. 8.84 Mezaettt Ghrido,

8. 6.28 •• 6.28

+. Osp. ChJetl. CA. M.)

6. 6.28 6. 5.28

+ Leg, terr. CC. RR.

6. 6.28 6. 5.28

Torlno

+. ....,•..,...,@),@ Oap. Roma ~

a. 6.90 Oontt Get"QQ'(fQ, @ t U - U•U , @ , @ 6. 6.83 Nlootra SalfiOlcre,

®

6. 6.28 6. 6.28

Spolettlf. R. E. Roma

6. 6.28 8. 5.26

+, @ .....,..., @) , !Xsp. Ml~a. .4ti"'ftau·

8. 6.28 6. 5.28

fica

c Elena (Napoll) 26. 6.81 Lecoese .A-fttonio, O, @, 4) "''"• ~

R.C.T.C. Trlpolltanla

6. 6.28 6, 5.28

Int . pres. Sassari

6. 6.28 6. 6.28

Osp. Udine

6. UB 6. 6.28

a Portfoo S. Bene· 11.10.88 Bone!U .4urello, +• @, @ .....,..., @, detto (Forli) @

Dir. San. Firenze (oapo

8 6.28 6. 5.28

a .A.vola(Slraousa) 28. ,,84 Calvo .4ttu.lo, O. 4;1, ~ ........,..., +, @) , @

Osp. Alessandria (A.

....... ®. @

a Sassari.. .....

7. , .91 Oorda .4tatotdo, +, @"''"'", @ , @

a Mottola ('l'aran· 8. 8.88 Faraone .4tdottlo, to) . ~ .......... @. @

+. + ~

ees. dlsln.f.)

M.)

a •Mot ta s. Lucia 81. 6.88 Notar1an.nl v~. +, ~......., ..., 81 t&Dt. (Catanzaro)

@> , @

s. 6.J8 e. 6.28


(8ertue)" PBDn O.I.IPt'f,UU JIUDIOI

61

~

C>

;

Q

• ~

s

.t m

LUOOO

ANZIANITÀ

DATA

C.&SATO E NOME POSIZIONE

di

DI NASCITA

nascita

di

DECORAZIONI~ CA.MPA G NE

di

grado sel'Vfzlo

dal n . 243 a l n. 255. 1.

Lt'o900 IWsa f1tA4o •• • • . . . • • . • • . • . . • • . • •

Oep. Firenze (ass. ml!.) U. 6.28 u . 6.:11

o

Roma •• •.•• • • 28.6.1100 Plaetlna Mario, ©·.... . ... . . . . . .

I d . Roma (aae. mll.) 26. 6.118 26. 6.25

a

capua (NapoU) 23.1.1100 Soar• ..ffMdto, ® . . . . . . . . . . . . . . .

I d. Roma (ass. mll.) U . 6.28 25. 8.25

a

Gela (Calt&n18· 9.7.900 Faloone Ba6tule, /r, @ • • • • • • • • • •

110 art. div. fsnt.

a

\'altata (AlveY.. Uno)

l.

l•

25. 6.28 25. 8.25

Mtt&)

o

Solopaca (Be- t8.11,g(JO Leonardl Domell4eo, +, (,\>, Il) • • • • •

..

a

Corleone

(Pa- 13.5.900 Lipari Domm(Co • . • • . • • • • . • • • • • •

!ermo)

.. •· l;

a

!lifot ta d'AJIBr• u. 7.97 F iuma ra ..fnlofttfw, mo (Meaalna) ", @, @, .

IXItp. M(n, tka

Atf'Oilau· 25. 6,28 25. 6.26

+. Q. ~. ~ "'" 1\lln. Ouetra

o la 29. 7.98 carrara N(Col6 ..fddmo, ~ " ' · @. 9 sento • S J)lna.zs (Bvletta) @. •

~ tlf•Ut

@,

25. 6.28 25. 6.25

26. 6.28 25. 6.15

&

Gat*tltU wrrl- '· 8.88 Contl'iDO F trdill( lndO, @, ••• © . ... ., 1118Dto)

e

A81ra(Cat&nla) 23.3.1100 Troina Frcmcuc:o, +, © .... . . . .. .

OS'p.Firent:e(ass. mll.) 25. 8.2825. &.U

e

l'fapolt ..... .. tT.ll.llfl Cat1en4o M ichele, ~ . ~ "'"" ,@,(!p.

Id. PadOT&faN.mll.) 2&. 8.28 25. 8,25

L·

L·

Dir . San. Roma (lgie- 26. 6.28 25. 8.15 n iato)

~~Pento)

•

Mln. Guerra

25. 6.28 245. 6.15

a SU1ari •.. . ... 1!.1.900 Bua ~ ....... .. . . ... • • • . •

I d . Al-drla

245. 8.28 25. 6.25

a

9 bere.

25. 6.28 25. 6.U

Bra! •. . . . .. . .. 12. 8.98 VJ.meroatl L u(g( . .. . . . . . • .. • . . • •


(S~)

62

::::,.."' c;

LUOGO

.s

DI NASCITA

~

PRllfl O.&.PIT,UU H&DIOl

ANZLA.NITÀ

DATA

CASATO E NOME POSIZIONE

di

(/)

DECORAZIONI E CAMPAGNE nascita

d1

d1

grado

Serrt%10

dal n. 256 al n. 268. c

Paupisi (Bene· 21. 7.99 Bianco Oiotl. BatJista, vento) @, +, ~

a Noto (S iracma)

5. 6.99 Cultrera Francuco,

~ '",

@,

Dir. San. Torino (capo 25. 6.28 25. 6.25 sez. dJBinf.)

+. ~ "', ®, © 11 art. corpo fll'Dl .

25. 6.28 25. 6.26

a

For i no (Avei· lino)

1. 1.99 Sant uocl Oiuseppe, ~ .... ® . @. + ·

Oap . Napoll

o

T.ortorella (Sa· lerno)

S.l.OOO Tanoredl Urbano, ~. Q, ~.+.4)0"·11 •

39 fa n t. ( b n t ta g l. 25. 6.28 25. 6.26 scuola)

c

Sassuolo <Mo· d cna)

2~.10.99

2 art. dJ v. fnnt.

a Roma . • . . • . . .

a

Grilli Mano . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

'· 8.98 Bolla Luigi, ~ ..,.... @, @.......

Cautano (B e· 25. ,.99 M&tarazzo Se,-aflno, + , ~ "·",@, @ n evento)

o ' ùrumo Appula (Bari)

6. ,.98 Cicclmarra Gaetano, +, ~ ..,..., @, li))

a

Riposto (Cll· 8.10.900 Vasta GiUUPJH,-&,4) ............ tanla)

a

Part.lnico (Pa· l ermo)

a

Mea&iDa . . • . . . 11. 2.98 Cali Dvmenico, ~ ' "'"· @.), @. • . . .

9. 1.97 Lodato Gaapare,

25. 6.28 25. 6.26

26. 6.28 25. 6.25

Campo clim. san . An· 26. 6.28 25. 6.25 zio ])($p.

Mtn. F(nanee

25. 6.28 25. 6.25

Osp. Bari

26. 6.28 25. 6.25

Di8p.Min . .Finanze

26. 6.i8 25. 6.26

+• ~"'· , @, @. 4) ...fgpett. intmn. 11

25. 6.28 25. 6 .25

Letr. terr. 00. RR. MI· 25. 6.28 25. 6.25 l ano

a Farnese (Vl• terbo) a

6. S.97 Brigantl...fntonio, q),~,. .....,.,@. @,

11 fant.

25. 6.28 26. 6.25

+

Paollsl (Bene • 23. 6.97 Btfano ...fuqu8W, vento)

+. +, ~ "'. @, @ lWn. Guerra

25. 6.28 25. 6.25


(S~)

l

J.lll!n

.!

o• 6 l

ANZIANITÀ

DATA

LUOGO

63

PRDU CAl'lTANI B O.t..PlTANl HEI>ICI

CASATO E NOME POSIZIONE

dJ

sa DI NASCITA DECORAZIONI E CAMPAGNE 11880lta

dJ

di

grado servizio

ID

dal n. 269 al n. 27 4. a Napoli • • •.. • . 2!. 9.99 Bava .drluro •••..............•.

13 fant. (ba.ttagl. ali.) 26. 6.28 25. 6.26

a Molfetta (Bari) 28.8.900 Fontana N(eoltJ, ~ ..............

9 art. corpo a.rm.

6. 7.28 26. 6.26

Lano. dJ Aosta.

9. 7.28 26. 6.26

16lla.nt.

16. 7.28 26. 6.26

Id.

l. 1.29 26. 6.26

c Napoli .......

l. Ull DI Ce.eola <XUHPPe, @ , •• ~ ' ",

(0, @

o Sciacca (Agri-

l. 1.98 Magllentl Frtm«Soo,

+. lbl . •.. . •

geoto)

a .Agira (Catania) 2M.900 Colombrlta FUiwo, ® . ...... . . .

36

a NapoU • ••..••

R. C.T. C. della Clre· nalca.

l. 1.29 26. 6.26

61 tant.

9. 7.29 9. 7.26

Dlstr. mil. Pa.vla (asa. mil.)

9. 7.29 9. 7.26

GiliOO.. .... ... ......... So. appl. san. mll. (lne.

9. 7.29 9, 7.28

7.2.900 D'Aiesaandro .dnlimo . ...... . . . .•

CAPITANI MEDICI.

dal n. l al n. 5. a M o l a z z a n a 13,11.98 Magnanl .dbde .••..•• . ••••..•. (M.P sa) o NJoo ala (Ca· taDia) a

3.3.901 Mastrolannl D«M, @ . •.••••••••

Palermo ...... 16.9.801 Plana

~

~.)

c Cazzano di Tr&· 6.6.ll01 Caetelll ~ista, @ •••••••• mJa-Da

(Ve-

Dir. San . Alesaandrla (Jgienleta)

9. 7.29 9. 7.26

g fan t.

9. 7.29 9. 7.2t

rona) a

P e tr o n a\ (Oa· ta11.1:aro)

6.1.801 Carpino Rodol!o,·@ . . . . . .. . . . . ..


64

LUOGO

DATA

ANZIANITÀ:

CASATO E NOME POSIZIONE

DI NASCITA

nascita

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

eU

lrf&do aervt&to

dal n. 6 al n. 19. c Bacheria (P&· !ermo) o

1,1.901 Caputo B~,

!P . . . . . . . . . . . . . . Osp. Torino (aa. mil.) 11. T.2V f. T.26

Barl . . . . . . . . . 13.11.000 TagUa.llerro Armando, +, !lì . . . . .

c Bellossuardo 21.12'.93 Morrone IAI(ql, ~. (Salerno) @J, @

Int. pres. PIU'Illa

e"...,.,..,., •. ..4..-pett. ltrlenr&.

o S. Stef. Qutsqu.t· 16.3.901 Aronloa Ferdinando, @.... . . . . . . na (A.grtgea·

J)($f1.

Mfn. Ftram&u

Il.

uv t. 7.28

9, 7.29 Il. T.26

9. 7.29

t. 7.28

to)

a

Ragnsa (Slra • 17,9,901 Blundo Lu(ql. . . . . . . . . . . . . . . . . . cusa)

a Analo (IWJna).

4.3.901 Flllbeck Gituepp'-, @.......... . .

ZX.,. M(". ..4enlllGU·

9, T.29 9. '7'.26

t(ea .AB'J)ett. (nferm.

9, 7.29 9. 7.26

a

Arpino (Frosl- 21.2,901 Panara Carlo, @. .............. none)

Osp. Roma

9, 7.19 9. 7.26

a

Palermo . • . • . 12.11.1>01 Zurettl SaltxW>re, @ , +, ~. . . . . .

So. all. u1!. Bassano Veneto

9. 7.29 9. 7,16

a Rizzlconi(Reg- 5.10.900 Stagnlttl Francesco, +, ~.. . . . . . . Osp. Padova (aee.Inll.)

9, 7.!9 9, 7.16

gto Calabria) o Cervinara (A· velllno)

5.6.901 Fuoclo G1oNtud,

+. ,\, @,..... .. R.C.T.C. dell'Eritrea.

o Livorno .••... 29.1,901 Cel Filiberto, !P. ............ . ..

o Pollloa (Sa· 11. 2.113 Galdf FloriaM. lerno)

~,. ..., ...,

@), @..

o Giuliana (Pa· 7.12.901 Bella Vf~&a~nzo, @ . . . . • . . . . • . . . . l ermo) a

Aloam o (Tra· p an!>

5.4..901 Gregorlnl Pi.etro,

9, 7,29 9. 7,26

Oentro cblm. mJL

9, 7.29 9. 7.26

53 fant.•

9, 7.28 9, U d

Osp. Milano (aes. mtL)

9. T,ISI 9, 7,26

@......... ... . . 71 tant.


DATA LUOGO

A.NZIANITA

CASATO E NOME POSIZIONE

<ti

DI NASCITA

DECORAZIONI E OA.MPAONE nascita

di

di

grado eervlzlo

dal n. 20 al n. 33. 6,1,902 logrl,. LortnAo,

@..... .. ....... 12 gan;o

a

Palermo'.. ....

0

Palumo ...... 11.~.901 Tomaselll ..dnloftino,

+, 0) ..... ..

c C a e tellam,.re 19,9,901 Colomba Nitol6, @.. . . . ........ Golfo (Tr apani)

a

Trani (Bari)..

9. 9.99 Papagno MU:.hele . ............ . .

c Lercara (J>aler· 10.10.1101 Batt.aglla M1cl&tle, mo)

9, 1.29 9, 7.20

Dir. San. C. A. della Sicilta (capo sezione dlslo:fez.) Oep. Udine

9. 7'.29 9. 7.26

Id. Roma

9. 7.29 9. 7,26

+ .. .. . . .. .. . 8 art.. div. fant.

9, 7.29 9. 7.26

9. 7.29 9. U 6

a

Paletmo ......

8,10.99 Manglonc GiuUWt, +. ®"''",@!,@ Dlstr. mll. Reggio Cn· labrla.

9, 7.29 9. 7.2.8

a

VIggiano (Potenza)

S. ll.98 DI Rago Pros'jXro, ~"', @, @. @

Se. an . utr. Potenza

9. 7.29 9. 7.26

c

Galazzo (Na· 11, 9,99 AJ:.narumma Ermanno, ~"',@,@. 9 art. div. fant.

9. 7.29 9, 7.26

poli) a

Laurito (Saler·

1.6.901 Pnnzut.o FUippo <t,

~.

+, cD . ... 15 Id. Id.

Id.

DO)

a

9. 7.29 9. 7.26

•

Pozzuoli

(N a-

7. 2.99 Mirabella ClutAdio, ~.+,cD...... Oap. Trleate

9. 7.29 9. 7.26

poli)

a

San Oion.nn.l a 16.1.900 Croceo Git.~seppe • . . . • • . . . . . . . • . I'1ro (Salerno)

o

A:plce <Be p e· 22. 3,99 Paragona Pietro, ®"''"• +. fil), @. 10 art. arm.

40 tant. (nas. mll.)

9. 7.29 9. 7.26

9. 7.29 9. 7.28

Yento)

c

Castiglione di 20.12.91 Morgantl Paolo, 0), ~·"·". +• fil),@

5 alp.

9. 7.29 9. 7.28

Lane. di Aosta (nss.

l. l.SO 9. 7.26

Garfagnana (Ma,saa)

c

Svlnauola(Ba· rl)

~

-

7.8.900 Calogero Yilo,

+.~.

+, ~. @ • .. •

Rwli eli an,zian(tà del Corpo sa11itario militare.

mll.)


Gli

(Segru:) 06.PJT.t.m JoOtDICI

..!

't:

o

.s

~ lf)

LUOGO

ANZIANITÀ

DATA

CASATO E NOME POSIZIONE

dj

DI NASCITA

dj

DECORAZIO}<'"I E CAMPAGNE nascita

di

crado servtno

l

dal n. 34 al n. 47,

l

a Sas811rl ...•... 8.2.901 IdJnJ Frandko, ~ - • • .•••••••••• "

Ll.30 Il. 7.2ll

f&Dt.

a Salvitelle (Sa · 23. 2.96 Imbrenda MaiiUJ, +, em·n·u, ~.@ Jerno)

Disp. Min. ~M~Ue

t. 1,30 9, 7.26

c Torino . .... • • 21.10.99' De Ales~l Ellasi.o, + ............

66fant.

l. 1.30 Il. 7.211

a

(N a-

3.1.900 Montone 4Crturo •••• • ••••• • ••••

Disp. Mir~c. ~-

1. 1.80 9. 7.28

a Ramaoca (Ca· tanta)

7.7.900 Ftslchella OlambaUista, @ , +,Cl)"'·••

Osp. MesaiJla

l. L80 9. 7.211

o Gela (Caltanls- 19. 6.98 Milana Oadano,+, e"'. ~. @, IO"'· setta)

11 art. div. fant .

L l.SO 9. 7.26

a Buccino {Saler- 2'-1.900 De Lucia R.affaek. ® . .. .. . .....

In!. prea. Albenga

l. 1.80 Il. 7.26

27 fant.

L l.SO 9. 7.26

2 art. c~rpo arm.

l. 1.80 9. 7.t6

4.8.900 Chiara Gftl.8eppe, ® .•......•.. . .

So. appl. san. mll. (ius. agg.)

l . 1.80 9. 7.26

6.1.900 Campagna Gaspare, ©, + .. .....

6 fant.

l. 1.30 9. 7.25

Sanano poli}

DO)

a Centuripe (Ca- 16. 2.97 Drago Calogero, O, O, ~m-u, ~.@,

tanta)

c

•

•· +

Viagrande <Ca- 9.10.900 Nicolosi 4fn/qnio • •••.• • ••• • • • •• tanla)

c PaternO (Cata-

nla) à

Messina ......

a Roma.,. .••••• ~- 8.93 Pedroll GltUtfJt>t,

+. 9 ........,..., @, OJP. Roma

l. 1.30 t. 7.26

© c Sora(Froatnone) 11.11.99 Bruni Brur~co, @ ..., @ ••••••••••

n

Napoli. . •..• .

6.9.900 Ciampollllo Pasquaù, © .. ... .. ..

l. 1.80 11. 7 sa

IX8p. Min. 4feroncui(Co

• bers.

l

1. l.SO 9. T.26


<Seoue> <l&PJ'r.AlQ KBD101

LUOOO

DATA

67

ANZIANIT.l CASATO E NOME POSIZIONE

d1

DI NASOITA

naaclta

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dl

dl

grado

~~ervldo

dal n. 48 al n. 61. Roma . • . • • • • • 8. 1.91 N orJengbj .Alberto • • • • • • • • • • • • • •

a

a

l

Bergamo . • • • • 21.11.89 Rodrlgnes

Fel~,

+, 0. 0, +.

~ ............. 4)'"• @,@,

*· +

e. VIttoria (R&- 30.11.95 Carf! ..ttllotlCo, 0, ~.e"'·", @ ,@

Dir. Se.n. Bologna( capo aez. dlalnt.)

L 1.30 9. 7 M

IXtp. M(n. Atroftau·

l. 1.$0 9. 7.18

t(ca.

Id.

Id.

Id.

1.• t.so 9. 7.t6

gusa)

e,....,..,..., @

Osp. Roma

J. 1.30 9. 7.26

c Torre .Annnn- ! .10.98 Manzo ~' • • • • . • . • . • • . . • zlata (NapoU)

2 oont.r aerel

l. 1.30 9. 7.26

a Piana del Greci 25. 7.99 Ooccla FrtmCUco, fi!/", @, @ • , • •

lnf, pre>~. Ravenna

l. 1.30 9. 7.26

o .Muro Lucano 19.10<.900 MennOJma Ger<JNc, ®. L. D. !n hat· (Potenza) terlologfa e Immunologia

Osp. Napoli

9. 6.30 9. 6. 27

(0..· 9.12.1101 Sa.ntoro N~ino, ~ • • • • • • • • • . .

8 contraerei

9. 6.30 9. 8.27

a Jlonte S. Savino 16. 2 .93 FaenJ:l .Aldo, +, ~. (-Ue.zzo).

(Palermo)

a

Nicastro tanzaro)

•

Sp a c c aforn o

'· 9.99 FJorldla Francuco,

+.4;, ~ ,@, @ So. appl. san. mll. (!ns. ii. 6.30 o. 8.27 111

agg.)

(Ragusa)

a

Salemi ('l'rapa·

,,7.901 Calla S~fano. ~. +, !P...•. , . . .

'9 fant.

9. 6.30 9. 6.27

DI)

o

San Ca t a l d o 9.9.901 Mafra Cuar e •• ••••• • . ••• , •••

9. 8.30 9. 8.27

(Oalt.anisetta)

o

Oantoatt\ (Agri· U.t.901 Granata Saltllltof'e .... , • • , •.•• ,

19 art. div. fant.

9. 6.30 9. 8.27

R. C. T. C. dell'Eritrea.

9. 6.30 9. 8.27

Osp. Napoli

9. 6.30 9. 6.2f

sento)

o

Grles

(Trento) 27. 3.99 Tan.zer Francuco • • ••• • • , • • • • • •

a.

Rlp nc andlda 13.10.900 Musto Michele . , •• • ,., ••• , . ,, , (Potenza)


(Seom) OAPITAlfl MEDICI

68

ANZIAN ITÀ

DATA L UOGO

CASATO E NOME P OSIZION E

dJ DI NASCITA

nascita

di

D ECO RAZION I E CAMPAGNE

dJ

grado sernzio

dal n. 62 al n. 75. a Tusa (Messina> 12.8.901 DI Moggio Francucn, @ ,

+.... .. Osv. Milano (ass. mll.) 9. 6.!10 9. 6.l!7

o Li c ata (Agri· 21. 7.98 Bonelll .Arturo,@, +,~"',<!) ..••

S art. c orp. nrm.

9. 6.SO 9. 6.i7

c No<:era Inferlo· 23.9.901 Bol'2elll G(u1>(l•m(, +, <!) • • • • • • • • re (Salerno l

84 tant.

9. 8.30 9. 6.27

a Ariano di Pu· 18.(.90! I onnarone GtnerC>ao, ® . • • • • • • . . glia (Avellino)

2 bers.

9. 6.30 9. 6.27

@...........

33 rant.

9. 6.30 9. 6.27

gento)

Pletramonte- 27.9.900 Torella mut~ann(, m assimo (Fogg ia) c Anarl (Salerno) 21.2.901 De Vho <Xulirt,

n

+ . . . . . . . . . . . . .Ars. R. E. Napoli

a

c

·n

S. Bartolomeo 7.4.900 Cam panello. .:trrloo, In Galdo (Ben evento) Manfr o d o n l a 27.6.ll01 Garzi a J,Of'tll«J, (Foggia)

+. <!) • • • • • • • 3 art. arm.

+ . .. . .. .. .. . . 58 fan t.

R egnlbuto (Cat ania)

a Leonforte (En-

8.3.900 ()asten a V'ncenzo • • . • • . • . • • . . •

8.7.900 Lanerl GW!>areh1110,

n a)

li'

Id.

+. ... ..... . 22 art. div. fan t.

c Bis acquino (Pa- 6.1.900 Marino Salvatore, @,

+....... ..

9. 6.30 9. 8.27

9. 6. 30 9. 6.27

10. 6.30 9. 6.l!7

16. 6.30 9. 6 .27

l G. 9.30 9. 6 .27

6 al p.

1. 4.31 9. 7.26

91 fant.

16.12.31 9. 7.26

l ermo)

c Cai vano (Napoli ) 19,10.97 D' Ambroslo .:tk«wndro, @ . . . . . . .

a

Ccfall:l

(Paler·

2. 2.98 Pri'O'Itera Btn«ùtlc.............

roo

a

Rloola (Campo- 28. 8.98 Masclo. G1u.eppt, <D, bll880)

R.('. T.('. della Tripo - 16.12.31 9. 7.26 litania

e ....... @>, @ 2 genio

29.12.31 9. 7..J8


69

( $ f91U) C... PITJ..lfl lolEDlCI

L UOG O

ANZIA NITÀ

DATA

CASATO E NOME

dl DI NASCITA

oa.;clta

POSIZIONE DECORAZI ONI E CAMPAGNE

dJ

di

grado aervisfo

dal n . 76 al n . 89 o B!saquiJio (Pa· 3. 1.99 Spatafora

(}(u~4Jpe,

+

~U2.S1

22 fant.

9. 8.27

!ermo)

o

a

c

$altari •...... 24. 6.88 ~ Franob.ID1 OW1>1mni, .;,, Q, ~ . ~ ,.,.,......., @, @, +'

Leonfor te (Ca· 10.7.903 Ventura VC/hJrlo Emcmuele, tAnta) Chc ren

Diep. M 'n. 481'0Mu· 26. 8.3i 1, . 1.21 t ica

+.<ti .. Dlatl'. mlt. Siena (Ma. 16. 7.32 9. 6.27

(Eri· tO. 1.~ Nutaal 4111or•Cno, U-&, <l).. . • . • . •

m ll .) R.C.T .C.

Tn.POUtanJa 16. 7.32 6. 5.2S

trea) c

Pl8a ••••.••• 18. t.IIS Sottlni oeo.ur~t•i, ..\, + ,<l). . • . • . •

a

DlovoU (Cfttan· ft. 7.81 Proooplo .Bdlarmift01 Z&I'O)

() ... ,

16 art. div. fant.

IS. 8.32 8 US

*• T , Q, @ , Lcg.dovat<'rr. GC'. RR. P a· 3.11.32 8. 6.28

+, ~ ............, @> , @

*• Q, +. 4), ~ 47 t ant.

a

PartlnJoo (Pa· lenno)

a

Matera • • . • • • 15. t.llt Paladlno P aolo, EJ», ® ,........, @ , @

8 genlo

28.11.32 6 6.28

a

G anci (Paler- 30. 8.113 Purpura Oiooan1d, 0.+·. ~ ·,..,.,.,,.,., mo) <D.@, @

22 tant. (nss. mll.)

7.12.32 6 6.i8

c

Oauci

1. ' ·"

Karobeee 41/08lino, '"""• @) , @

(Paler· 211.10.1!00 Bal8&1118UI F Cli ppo,

+. . . . .. . . . . Dl.str. mU. PaTla (aas.

m~

3.U.Si 8. 6.28

l. 1.33 9. 6.27

mUJ

c

Pa.Jenno .•• •• 11. 11.117 PernJoe VCtiCI.'IVQ, + , 16ì, ~"·11,@ , @

Lee.terr. CC. R R. Pa- 16. 2.33 6. 6.23 Jermo

c

Petralla Sopra- "· 8.118 Llo OitUeppc, +, @, 9 ..,.,, @ , @

o alp.

6. 3.33 6. 6.28

na (Palermo)

c

..

Bolano (Campo- t . 3.91 Cola<lCS FrartCUCO, O, +, ®. ®,..... 3 art. alp. 'ballo) ....., ®, @

T orre S. Suaan· na ( Lecloe)

' · 7.115 Proto .4ft/olMo, O,~.®.,.., ......., @ ,

@

15. '-33

s. U8

l>Wp. Mifl. 4ercmau· 15. '33 8. 6.t8

tica


• (St~) OUIT.UO JIEDIOI

70

ANZIANITÀ.

DATA LUOGO .

CASATO E NOME POSIZIONE

dJ

DI NASCI'rA

DECORAZIONI E CAMPAGNE nasotta

dJ

dJ

~rrado

eerTisio

dal n. 90 al n. 103. l- 2.118 Zlcoh1ert L~, ®, ~ " '·", @ , @

59 fant.

1. 5 33 6. 6.t8

Tb1eel (Sassari) 19. 11.116 Serra Giu.eerme, @ , ~ ,... .,... @), @

Centro chlm. mU.

16. 5.33 8. 6.28

o C&ltanlssetta •• 12. 7.116 GenUil Spinola .d:lalondr'(l, +, @, ~ tu~ n ·••, @ , @

28 art. div. rant.

2i. 6.83 ti. 6.tS

c PSetrabbondan· 111. 6.98 V8.811olo .J.ntcmìo, +, ~. ~ "', @ , @ te (Campobasso) r. s. Valentino To- 11. ,.98 VllBtola Mario, @,®, ~" '· ,..,.....,.,,, rto ISalerno) @, @

1 gen io

10. 7.33 6. 538

10 Id.

10. 7.33 ti. 6.t8

Oep. Torino (A. M.)

30. 7.33 6. 6.28

•

S perlonga (Roma)

a

o Calabritto

(A·

7.i.IIOO Hegsro Mieluk, ® • . • . . . • . • . • .

(l'r.-

2.1!.911 Baudo .dniOA~,

velllno)

o liOIIlmert !ermo) a

*• @ , +-. ...... 86 faot.

s. M1ol&to (Fi· 28. 6.117 PelUolnJ Fef'f'Oftlt, +, ~. ~ "'·••, @ , renze)

15. 8.33 ti. 6.28

16. 8.33 8. 6.11

83 id.

@

T O I TltaTeoobia n.u.n Borabl Uloltfda, (j, +, ®, ~ ,,..,..., (Roma) @ , @, /

2 art. div. celere

+, ~.,,..,, @ ,

Sez. epolett. R. E. 2•. 8.33 6. 6.tS Torre Annnnzlata

a Belloeauardo 8. 1.1100 Marmo ...tch{lle, ® ........ ... .. . (Salerno)

Osp. Roma (oom. !ab. 16. 9.33 28. S.tl m lcroblologloo)

a

Oarlnola(N• ts. tl.ll6 GenWe poll) @, /

YUof~Qdo,

o euttone Vero- 10. 1.002 Lorenzlnl ~. neee <Verona)

*• +, ~- . . .. R . C. T. C. dell'Eritrea 26. 9.33 28. S.tl

o Amantea (O o• 21. 2.1108 Florto Ugo, @, +, ~-...... . .. ..

Campecllm.snn.A.nsio

, ,11.33 ~8. a.a

.ellA)

o Roma • •

• 00. 11.902 Martottl·Blanobi Gttqlfdmo, 4ì . . • .

IXrp. Mirt. tica

.4:-- 8.11.33 28. S.ft


71

(Segue) OA.Pf!'.UU IOIWOI

=•... Q

DATA

LUOGO

ANZIANITÀ

CASATO. E NOHE POSIZIONE

d! DI NASOI'll'A

nascita

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dJ

di

grado servlzto

dal n. 104 al n. 117. c Ce4rllar1 • • • 2.8. 8.1102 Leo <X~. @ • • • • • • • • • • • • • •

R. C. T. C'. dell' Erìtrea. 2,.11.33 2S. 3.29

+, ~ -.............

A.co. mll. fant. e cav. 16.12.33 28. 3.29

13.11.003 Ma: ala .Mario, @ • • • • • . • . • • • • • •

R. C. T. C'. deii'Er:trea 31.12.33 28. 3.211

c PleTe dJ Cento H. 7.001 Taddla Leo, (Bolotrna) c Susart. . .

a

Parma . • • • !3. 8.1103 Negri PUJro,

+. . . . . . . . . . . . . . . . 92 fan t.

c Mellto dJ N,. lO. 2.g()2 Couollno Federico, ~ • • • . . . • . • • poU (Napoli)

c

a

l. 1.34 28. 3.29

R.C.T .C. della Tripoll·

l. 1.34 28. 3.2!1

t&nla

Valrnarnera a 3.001 Lo Monaco Croce Tomm410, -&,ID • • (eutrocloTan· ni) VIttoria (Slr .. 12. 7.001 · La Marna (X~ ••••••..••••

D\sp, .i \fin. .4eroMuUca

l. 1.34 28. 3.29

66 tant.

l. 1.34 28. 3. 29

CUA)

a

Catania • • •

l. 1.001 Sq iùllacl <XU6eppe, ~ •••••••••••

1)\sp. Min.

.4t1"0114U·

l. 1.34 28. 3.29

tka

i·

c villafranca Sl· ll. ll.g()2 A.rcabaseo GiU6eppe, ~ . • • . • • • . • . ouJa (Url~Jen· to) c Monte Marano :6. 5.1103 Martrllano GWMnnl, (A.nWno) a

11 renlo

l. 1.3.1 28. 3.29

+. .. . . .. .. Osp. Messina (A.. M.)

l. 1.34 28. 3.29

campi BleeJizlo 10. 8.1101 Tardncct Mario, ~ .. • • . . . . . . . . .

(Firense) • • 18.11808 Cerntrtlaro Mkltele,

a.

Trapani

a

Nocara (Cesen·

-> o

•

R. C. T. C. della Q;re · na!ca

-&. ID • • . . . • 51 fant.

a S,g()2 A.rcurl NfoolG, ~... . . . . . • • • • • .

Baronl881 (Sa· 9. UOl ..Uemaana NfcoUI, ® . -&, . ....... lerno)

I. 1.34 28. 3.29

1. 1.34 28. 3.211

5 art. div. tant.

1. 1.34 28. 3.29

R.('.T.C. dell'Eritrea

1. 2.34 28. 3.29


(Segue) OAP!TANI MEDICI

ANZIANITÀ

DATA LUOGO di

DI NASCITA

nascita

CASATO E NOME

POSIZIONE

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

dJ

grado servizio

dal n. 118 al n. 129. c S. Marco dei Ca- 2. 1.003 Asslo1 Qiule'IJPt, VOti (Bono· ve n t o)

~ .. . . . . . . . . . .

J)Up. Min. Finanu

20. 2.34 28. 3.29

c Petronà (Catan· 10. 2 002 Scalzi Carmine, ® . . • . . • . . . . . . . zaro)

Id.

Id.

11. 4.34 28. 3.29

c Oeraol S 1 o ul o JU0.001 Paruta GWI>ann.( • • • • • • • • . • . . . . •

l art.. d iv. oolere

11. 4.34 28. 3.2.9

40 art. div. fant.

11. Ut 28. 3.29

78 fant.

11. 4.34 28. 3 .29

a Altamura(Barl) 17. 6.001 Luoente PalqUah......... . • • • • •

10 id.

11. 4.34 28. 3.29

c Ponte Valtelll· 2. 1.001 Olullao1 ..4leandro, ~ ••• , . • • • . • na (Sondrio)

l art. div. fant.

11. 4.34 28. s. 29

n OalaUna (Leooe) 22 8.001 Llllf!la I»ru:J:o, ® . . . . • . . . . . . . . •

6 bers.

12. 6.34 28. 3.29

Id.

<Palermo)

n Cb leU

• • 12. 1.000 Zambra E ttore • • • . . . • • • • • • . . . • .

a Vi.zzlni (Oata- 3.12002 Curiale P'Uo, 4) . • • • • • • . . • • . . • . • nla)

o S. Martino In 18. 4.920 Colozza Glotxmlli, ~ • • . • • • • . • • Osp. Milano (asa. mll.) 15.11.34 31. 1. 30 Pan.s llls (Cam· pobasso) o Mantova • • • • •

6.11.005 Aocardl ..4ntonio

+ . . . . . . . .. . . . R. C. T. C. della Trlpo·

9.12.34 31 . 1.30

litania c M ti a.zzo (Mee- 81. 6.002 IJnpaUomeo1 1W1ario Bina)

c

+, 4) • • • • • •

N ll l>nU ..... .. 24. 5,g04 Car erl Leonardo . . .. . ............

I d. Id. Id. Cirenaica 9 .12.3\l 31. ].Se

2 gra n.

15.12.34 1 5.12.30


73

TE!I':&.'•ITI HEDIOI INOA.RICATI DEL OB..A.DO DJ CAPITANO MEOIOO

o

~

o

LUOGO

...e

DI :-.-ASCITA

.,o

A.NZIA~IT!

DATA CASATO E :-<OME POSIZIONE

dJ

nascita

t/)

di

DEOORAZIONI E CAM.PAONE

di

grado servizi~

TENENTI MEDICI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO MEDI<.,O

dal n. 1 al n. 12. c .llnrsala (Trapa- 17. lt.OOS Olacalone SUrio • • • • • • . . • • • • • • •

7 art. div. fant.

28. 3.29 28. 3.2G

DI)

,.1

a Nola (Napoli) •• 16. 2G08 Teeta Ugo, lr,

Il)..............

Osp. Torino (a88. mi!.) 28. 3.29 28. 3.29·

,,.t

a caas&no Murce 11. 2.1102 Sl8t.o Et!Qen(o,

+, Q;l .. • • • • • • • • • •

Ca'V. di Ale88aodrla

28. 3.29 28. 3.~

(B Vi)

a Bene"Veoto • • 25. 8.800 ParreiJa 4cMlu.. . • • • • • . • • • • • • •

lX'f!. Min. 4eronau· 28. 3.29 28. 3.29·

Ifeo a ' !

Lrekovo (War- 16. LIKM uYtron .~Aucro, + ... .. ... . .... . se.'Via)

c San Vito N or- 211.10.1102 Leo Gi.Gcomo, Q;l . • • • • • . . • • • • . • • . me.nn.l) Brln·

•3 faot.

28. 3.29 28. 3.2~

R.C. T.C. della Trlpo- 28. 3.29 28. 3.21t Utanla

dlsl) 0 Saesarl . •

• •

G. 8GOI i'ilrarl 4Zberlo,

@...............

Di$p.

Mi11 • .deronat'· 211. 3.29 28. 3,28-

tlro

Disp. Min. Finanze

28. 3.29 28. 3.28-

8 bers.

28. 3.29 28. S.it-

8. UOO Palmlnlello PtU(IUGle, Q;l ........

Osp. Mtlano

28. 3.29 28. 3.2~

2&. li.G02 aeri VCn«mm, Q;l • • • • • • • • • • • • • •

2 1'8nlo mio.

28. 3.29 28. 3.ii

46 fant.

28. 3.29 28. 3.29

a

Lecce • • • •

4 7.G01 OemJM &ùt:Gtore.. • . • • • . . • . • • • •

a

CUsino (Froti· 12. 8 .G02 Vertechy ~nnC, Q;l • • • • • • • • • •

none) a

Mondra~one

(Napoll)

.....

c

Aatra (Enna)

a

S. Glonnnt In· lt lJIOl Palleera O.tarlo. . • • • • • . . . .. . . . . . oartco (Jì'rolll·

none)


(Segue) Tlr.NZ!> TI KltDICI INCAIUC.t.TI DEL OU!>O DI O.t.f'JT.t.XO IIKDIOO

,

LUOGO

i

D I N .A.SCITA

~

DATA

ANZIANITÀ CASATO E NOME POSIZIONE

dl

(/}

naeolta

dl

DE<..JORA.ZIONI E CAMPAGNE

41

crac! o eerYtllo

dal n. 13 &l n. ?:1. o B o T a (Re~Kfo 8. O.OOS Foti OWcanni • • . . • . • • • • • • • • • • • calabria) o

Buo o blanfoo 3.9.90$ D'Attillo Et-andro . ••.• . .•• •• •• (Cbletf)

l oout.raerel

H . S.2$ 28. U t

R .C.T.C. della Trlpo· 29.10.31 tUOJl llt&!lla

o Roma • • • , • • • 18. 2.~ A ndolfa to M urlo. . • . • • • • • • • • • •

Id. Id. Id. Id.

31. t.3o st. uo

Il. 8.1103 J'raoola .ldolJo, 4ì • • • • • • • • • • • •

I d. Id. Id. Id.

31. 1.SO 31. UO

s. Teresa di Rf· 8. 2.D04 Zatflro E6oor6o, 4ì • • • • • • • • • • • •

Osp. Oonma

31. 1.30 31. 1.30

o Ceva (Cuueo)..

a

Ta (Messina)

a Gioia del Colle ' · 2.802 Labellarte Oro.fo, (Jì, • • • , • • • • • R. C. T.C. della Clr&- :n. 1.30 31. 1.30 Dllfoa

( Bari)

o Roma.· • • · · · · 28. 7.DOS R omano CamUlo, 4ì • • • • • • • • • •

SO faot.

o Pastena (Roma) 11. U 03 Bartolomuool .l)onunico, •

R.C.T.C. della natca

, ••• , •

o Pietrapertosa 25. 11.D02 La-pen ta Imtocemo, •·., . . . , ...

31. 1.SO SL 1.30

ClJ'e-

Oap. Tor ino

31. t.SO St. 1.30

(Potansa)

,. C&at latlone ~·lo- 28. l.D03 OUver lo .llrist , • • 4ì""'" • ••••••.

reo. (Areno)

R.O.T .C. della

n . 1.30 St. U l

C1re- 11. U O 3L U O

Daloa

e Bari •• • • • • · ·•• 1. 8.1106 Melll111lo Francaoo • • • . • • • • • • • • R. C.T.C. della Trlpo. 31. 1.30 31. U l Utanta

o ca! TI (Napoli) 10. 8.1108 IJI1o .lrduino, 4ì . . . . • . . . . . . . . . u fant.

31. 1.SO 31. 1.30

o Cannftello (R. 22. 4DOS Caaaone AftiOftio. • • • . . • . • • . • • • • Oep. X-ua&

:u. 1.80 31. U l

Oalabrla) o

Altamura (Bari) 10. 1.002 Prelte M orio, -& .. . . • . . . . . • • • . • . Ren'. carri armati

e

s. Grecodo dl 13. 9-DOS Bonelll M V.kels , •• •••• , •• , • • • • Ippaoa (0.. t aoaaro)

31. 1.80 31. 1.$0

R. C. T.C. della Trlpo- 31. 1.30 31. U O Utaofa


15

.!

-;

DATA

o

LUOGO

i

DI NASCITA

A..~ZU."l!T.!

OASATO E NOKE POSIZIONE

dJ

lll

DMOttl

dJ

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

srado eervtzto

TENENTI MEDICI

dal n. t al n. 13. c Palermo .

l& &802 Scacflone FriSIICUCO •••••• • ••• • • •

Lec. terr. CC. Roma

a

~rdla.na

8. UOl Maala.-Seoobl f!,forit>. . • • • • • • • • • •

Com. scuole centraU 28. 3.29 28. 3.211 mll.

a

o=- n o HUJ'8e 81. 8.802 LMoaro ~l!rtdo, lP . . . . . . . . . . . .

(0 a · 1111 a r Il

RR. t8. 3.29 28. 3.211

2 OOII't . arm.

\!8. 3.29 28. 3.29

Osp. Calrll&r l

1!8. 3.211 28. 3.29

(Bari)

c

~ore

8. ._ GO Canclello Francuoo, lP, + . . . . . . . .

(Napoll)

o Pisa ... . ..... 27. 5.1106 De Meo E ~W>. • • • • • • • • • • • • • • • • •

a. s.g()3 Longo <Rweppa . • • • • . . . • • . • • • .

57 taot.

31. 1.30 31. 1.30

s.2.g()3 Gomer; De Arala ~"IJIUIO •••. ••• 90 fant.

31. 1.30 31. 1.30

o

Rutino terno)

o

S eoondlaUano (Napoll)

o

Roma .•...... 11. uoo Aleandrt Oi~, ® • . . • . . • . • .

0

a Joamo lerulo)

o

(S •

Diw. Milt.~tronauttca 31. 1.30 S1. 1.30

{P a- 21. &.901 Pasettl FmHnmtdo, lP... . . . . . . .

~aee.art ... .... 211. ~ Medaa M or i<>

R.C. T.C. dcUa Somalla 31. 1.30 31. 1.30

\!6 rant .

31. 1.30 31. 1.30

R .C' .T.<.'. della Trlpo. 31. 1.30 31. l.SO

litania •

Roma· · • • · · · · 22 .1.1102 Horet tl Glot~ann( ••.. . ••.. .. . ..

Id.

Id,

hL

Clre- 31. 1.30 31. l.SO

Id.

Id.

oaloa

c

F rett•m•a'ore lUUOS Giordano <Rweppa ••••••• • ••••

Id.

a

R o ma • • • • • • • L 6.801 Roal V"Ulorlo .. • • • • • • • • • • • • • • •

Id. Id. Id. Trlpo- 31. 1.30 31. 1.30 litania.

(Napoli)

Id.

31. 1.30 31. 1.30


76

(SeQIU) TENENTI MEDICI

L UOGO

ANZIANITÀ

DATA

CASATO E NOME P O:>IZIONE

dJ

~

DI NASvlTA

~

(/)

nascita

dl

DECORAZIONI E CAl\IPAGN E

d1

gl'ado sel"VW o

dal n. 14 al n. 27. a Tufo (A..-eU!no)

6. 1.902 StJsJ M atleo, ~ ,.,.,. ••••••.• .•• •

c Catania • • • . . 16. 10.95 BcUia Francuco, ~ 1010 ' 11 "10, @;, @,

a

+ S<moln ccntr. geuio

Limbadi (Catan· 2 8.. 9."2 Me.ssara GaetaJW • • . • • • • • • • • . • • zaro)

o S. Stefano d'A· s pramonte R. Calabria)

31. 1.30 SI. 1.30

6 fant.

27.2.902 7oooalt F ortunato . • • • • • • • • • • • • •

c MarAno d'AP· 18.10.902 De Quat tro .Vkola. . .. . • • • . • • . pio (Napoli)

R.C.T.C. della

at. 1.so SL t .3tl

Cire- 31. 1.80 3 1. 1.3o

na.loa Id. id . Id. Utanla

Trlpo- Sl. 1.30 31. 1.30 ~

39 fant.

:n. 1.30 31. l .SO

c Canna(Coeenza) 1. s. 98 Tarsia Gtu.up,. ..fntOttio, +, ~ "'·", R.C.T.C. ddl'Erltrea 31. 1 .30 31. 1.30

®. @

c Ca stelbuono 28.11.901 M.auola Vinc~M<>,+ . .. ....... .. (Saler no)

c Sesea .lurunoa 2. 5.902 Orella

lltanla

c Ancona.. • .. . . 18. 3.902 Zoppi Zdio • • • • • . • • • • • • • • .. • •

Cefalb

(Paler·

31. 1.30 31. 1.30

Ernato........ .. ... ... R.C.T.C. della Trlpo· S l. 1.80 :n. 1.30

(Napoli)

0

1 art. arm .

5. 1.90S Splno~a GtUIIe~. . . • • • • • • • • • • .

I d.

l d.

Jd.

i<l.

31. l.SO 3 1. 1.30

4 genio

31. 1.30 SI . 1.30

7 art. corpo armata

31. l .SO :n. 1.30

2 fa o t.

St. 1.30 31. 1.3U

m o)

0

Torrltto (Bnrl) 20. 7.904 Mercurio Rocco, ~ • • • • • . . . • . • •

c Ma ;. salubrense 8.11.901 De Oreeorlo Gaelan.o. • • • • • . • • • • (Napoll) 0

~essina ..••... 25. • .904 R uggerl Tullio................

R.C.T.C. d<>lla Trlpoll· 16.12 so 1s.t2.SO tanta

0

VIlla S. Glov. CR. Calabria)

20 fnnt .

6. 5.91)3 Aragona Filippo. . . . • • . . . . • • • •

15.12.80 15.1~ .30


77

(Segue) HIN&NTl UEDlCl

AN ZIA NIT À.

DATA L U OGO

CASATO E NOME

POSIZIONE

di

DI NASCITA

JlAS()Ita

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

di

~rrado

servizio

dal n. 28 al n. 41. o Firenze••••••• 11. 6.904 Rlcol

Emanuele.. . . . .... .. . . ..

RC.T.C. n alca

della

Cire· 15.12.3015.12.30

c

Luras (Sassari). 18.12.005 Pala JficMli TU>. . .. . .. .. .......

Id. Id . Id.

o

VJggi&Do ( P o · 14. 1.004 De Lorenzo uonarM. . • • • • • • • • • ten.za.)

Id. Id. l d.

o

Carinola (N a • s . 8.905 Lino Fr!lncesco.. . . . • • • • . • • • • • • poli)

9 art. arm.

15.12..80 15.12. 80

c

R a p o n e (P ot enza)

3 a lp.

16.12:.3015.12.30

c

N apoli ........ 81. 4.008 Andreot tl 08!'1lr . ..............

e. 3.008 Cristiani Michelangelo . . • • • • • . • •

S omalia. 15.12..30 15.12.80

Id.

15.12..30 1.5.12.30

R.C.T.C. d ella Trlpoli· 15.12:.3015.12.30

tania c

Cardinale (Ca- a. 7.904 Cirillo GW!Iann.i. • • • . . • • . . . . • • . . tanzaro)

c

O simo (Ancona) 16.11.003 Fedeli

Alberto,.. .. ........ . ...

15.12:.30 15.12.30

40 fan t.

O:tr:clna autom. R. E. 1!>.12.30 16.12.30

B ologua

c

Sor a

( Frosl· 29. 5.908 Lauri Gi u lio.. • • • • • • • . . • . • • . • •

34 fa ut.

16.12.80 5.12.30

R.C.T.C. nalca

della. Clre- 15.12.30 15.12.30

none)

o

Navoli... . ...

s. 8.902 Bcrardlnone Enrico . ...... . ....

a

Ca.etigUone Fio- 22.1U01 Grifoni OIK'ar. • • • • . • • • . . • • • • • • r e ntino (Arez-

15.12.30 15.12.30

Nizza oav.

zo )

c

Raxnacca ( C 8.· 5. 9.9011 Sa.nta~ratl Fra11cesco.. • • . . . • . • • • • t.a.nia)

R. C.T.C, nalca

•

Bova.Uno <Retr- l. &.908 Clllnè llfar io ... , • • • . . . . • • . • • • •

26 art. div. fant.

15.12.30 15.12.30

c

Trani

Osp. ratermo

15.12.30 15.12.30

glo C.)

(Bari) • . 27.8 .905 L arovere ..,..!Ujcpp ru e • • •••• •••••• •

de lla Cire- 15.12.30 15.12.30


78

t Segue) rmoDTJ JIIU)JCll

J: ~

ANZIA.."HTÀ

DATA

o

LUOGO

~ !Xl

DI NASCITA

CASATO E NOME

di

POSIZIONE DECO RAZIONI E CAMPAGNE

nascita

dJ

dJ

8Tad0 servizio

dal n. 42 al n. 55. c Frignano (Ca· \4. 2.90' Cassandra Luigi • .. •••••••••• • •

R. C. T. C. deJJa Ciro- 16.12.80 15.12.80

se.rta)

n alca

a Montoro Su p . 18. 4.908 Parrella Tullio • • • ••• .• . ••.. • .. <ATllllino)

Id. id. naica

t d.

C'ire· 15.12.80 15.12.80

o Castiglione (Ca· 8. 6.908 Reggio

Id. id. Id. polltanla

Tri· 16.12.80 15.12.8o

id. Id. na.ica

Clre- 15.12.80 15.12.80

Micl~le .•• •••. •• ••••••

tanla)

c Apice (Bene- 25. 7.904 De Llpsls Forlu'IUJIO ..•• •• •••••. vento)

c Messina ••• • ••

a. 1.908 Gasparro Umberto.. ••.•• • ••••. .

Id .

28 art. div. tant.

15.12.80 15.12.80

e NapolJ ... . ... 12. 7.905 Del Perclo S i/rio ••.•..•• • . •• ..

R. C. T. C. della Tripo· 16.12.80 15.12.80

a Palermo ... . .. 21. 8.906 Palle reni D i M • ••

7 fant.

o

•

•

o

•• o

o

o

o

••

o

c LMcari (Paler- u;. 1.002 N apolltanJ Enrico • .•• • ••••. • ••• m o)

litania 15.12.80 16.12.80

R. C. T. C. della Clre· 15.12.80 15.12.80 nalca

••• o

o

16.3.905 Scaduto l'asquale •.••••..• • . • ..

Id. id. id. polltanla

Trl· 29.10.31 29.10.31

•

o

20.1.905 Giudice Ferdinando .•.••••••.•.

l d. id. Id . politaula

Trl· 29.10.31 29.10.31

a

Napoli .• • ~· . 19.1.907 Barlle Tommaso • •. ..••. ••.•••••

Id. id. id. politanla

Tri· 29.10.31 29.10.31

c

Pesaro •.•.•.. 16.9.903 Glu.stl .dldo • ............ . ........

Id. id.

id. S omalia. 29.10.31 29.10.31

()

Sturno lino)

Id. Id.

id. Cirenaica 29.10.31 29.10.31

()

Chieti ...... . .

Cl

Palermo

o Palermo

o

•

o

(Avei· 29.5.906 Plserchla Nal41e

•••

o

•

o

o

•

o

•

o •••

7.7.906 Ferrajoll Fer-ruccio, 1iJ ••••.•••.•

Id.

id. id.

Eritrea 29.10.31 29.10.31


79

(Segue) TJL'IJI:NTJ IIEDIOI

e

... o

L UOGO

!

DI NASCITA

::l

DATA

.L'l ZIA}\ IT À

CASATO E NOlllE

eU

w

POSIZIONE ·DECORAZIONI E Cl.UIPAG NE

naiiClta

eU

di

~rrado

~nl.Jo

dal n. t6 al n. 70. c

s. Marla C. v. U.$.907 SanUllo Tom~o . .. .. . . . . ... . . (Napoli)

R.C.T.C. d è !la politania

Trl· 29.10.31 29.10.31

c

Gallii>oll(Lecce)

1.1.905 FraDlch Emilio •... • ... . ... . ... •

Id. Id.

o

Oentallo neo)

'-6.904 Bottaaao Giulio • ................

Se. centr. mfl. alpi· 29.10. 31 29.10.31 nismo

c

s. Prlaco (Na- 27.3.904 DI Monaco Mkhele .•• . .••.••.. ..

R. C. T. C. della Trl· 29.10.31 29.10.3 ) polilania

(Cu·

poll)

CPo- 28.6.906 Paasarella Fabrlrio • •...• .•.•. ..

c

Trivigno tezu:a)

a

catania ••••• • 2U.905 calabri> Sal~ore . . ..•• . . .••.••..

Id. Somalia 29.10.31 29.10.31

Id. l d. Id. litania

Trlpo· 1!9.10.31 29.10.31

29.10. 31 29.10.:11

66fllllt.

Fratello<Mes· 1.2.905 PrestUeo 17inceMo •• •.• .. .• ••.•. R.C.T.C. della Cl re· 29.10.31 29.1(1.:11 • S. ama) n alca

o

Roma . . ...... 8.111.906 AllifUBU Mario • •••••••..••.•••.

Id. Id. Id. llt.anla

c

I.eernla <Cam· 23.4.904 BuoolaTOSBl Nirola ...•••• .....• • pobasso)

Id.

o

Deeo (Savona) 2L 8.905 Pepe Oi weppe • • ••••••••••••••••

Id. Id. Id. litania

Trlpo· 29.10.31 29.t o.:n

c

Sclol2e (Torino) 1D.7.905 Lupe Gtrido ....................

Id.

Trlpn· 29.10.31 29.10.31

Id .

l d.

Trlpo- 29.10.31 29.10 .31

Id. Somalia 29.10.31 29.10.31

Id.

JitanJa

c

(Tra.

Marsala

6.9.906 Fartn& ~ino .... .• ... • .. ... •

pani)

o

Sapri (Salerno) 26.9.906 CalDDW'ano J1Ho

c

Calabrltto veJJ.illo)

o

Paternò Dla)

o

........

.

.

o

••

•

(A· 20.7.906 De Chiara .ll'ed*· . •.•.•.... ...•.

(eata- 19.8.904

ImpeJlomenJ Sebasliano , •.•.... •

Id. Id. naica

Id.

Ciro· 29.10.31 29.10.31

l centro esper. artJaL Nettuno

29.10.31 29.10.31

R. C. T. C. dell'Erlt.rca 29.10.31 29.10.81 4 art. ar m.

29.10.31 ll9.10.31


{St~) TENJ!~TI llEDICl

80

LUOGO

DA'fA

ANZIA.NIT À CASATO E NOME

di DI NASCITA

nascita

POSIZIONE DECOllAZION I E CAMPAGNE

di

d1

dal n. 71 al n. 85. 1.1.904 De Rogatls .Antonio • . • • • . . • • • • •

c

Caposelle (A ve!· lino)

c

Palermo • • • • • 20.9.905 Montaina Gui<W • • • • • • • • • • • • • • • • •

a

Campi Salen· 15.1.2.004 Zecca Cosimo • • • • • • . • • . • • • • • • • • tlna (Lecce)

9 fant.

29.10.31 29.10 ..31

R. C. T. C. dell'Eritrea 29.10.31 29.10.31

'7 fant.

29.10.31 29.10.:31

o Castro\fillarl • . 21.1.90( Ameruso Umbem. .. . ...........

AIJI}tU. tnterm.

29.10.31 29.10.:31

~

R. C. T. C. dell'Eritrea 29.10.31 29.10. 31

c

Castellamare di 26.10.904 DI Martino FerdiMndo • . • • . . . . Stabia (Na. poll) Messina ..... 24~.90' Pellegrino Francuco,...... • • • .

-a Napoli • .. • . ..

a

6.8.903 Mlrenghl UflO .. • • • • • • • • . • • • • • .

Cuardla Pertl· 12.1.902 Caporale Giuseppe • • • • • . . . • • • . .

Id.

Id.

Id.

Eritr<-a 29.10.31 29.10.31

13. fant.

29.10.31 29.10.31

11 art. corpo arm.

29. 10.31 29.10. 31

cara( Potenza)

1.1. 98 Federico Vincen&O ~ ' """• @, @

.a

BoBOotrecase. . (Napoll)

-c

s. Martino di 23.4.905 Oargta Giomnni • • • • • • . • • • • . • • • • Agri (Potenza)

Centro rUorn. qnadr. 29.10.31 29.10.31 Persano 2 fant.

29.10 31 29.10.31

o Corato (Bari) .. 14.6.903 Cannlllo Cataldo . . • • • . • • • • . • • . • .

Batt.mlsto genio della 29.10.31 29.10.31 Sardea-na

Napoli ••••••• 12.11.905 Trotta Enrico • • • • • • . • . • • • • • • • • •

R. O. T. C. della Cize· 29.10.31 29.10.31

o

na!ca 1)

Terni (Perugia)

4.7.901 Cancellottl Enrico • • • • • • • • • • • • • •

08J). Peru&ia

o

Sassari

26.3.904 Slmola Mario • • • • • • • • • • • • • • • • • •

DCstl. MU.. .<leronau. 29.10.31 29.10.31

·~

Roooalvcoce (VI· 16.9.905 Burla :Nto •••• •• •• • • • ••• •• •• • •• terbo)

29.10.31 29.10.31

t'!ca Regg. carri arm. (batt. 29.10.31 29.10-Sl Roma)


(8~) ~J:NTJ KJ:DJOI

81

ANZfANITÀ

DATA L UOOO

CASATO E NOHE POSIZI ONE

dJ

D! NASCITA

nascita

di

DECO R 4.ZlòNl E OAJdPAGNE

di

grado servblo

dal n. 86 al n. 99. o

Avellino . . . . . . 30.10.006 Salsano Pietro . . • . . • . . . . . • • . . . . .

2 al p.

22. 7.32 22. 7.32

o

s. Angelo Fasa· 21.7.906 Zollo Oiusem>e..................

4 art. alp.

22. 7.32 22. 7.32

neDa (S alerno)

o Tropea (Catan· 23.4.906 Catuli Frcmcuco ••..••••....••• ·l 7 genio

22. 7.32 22. 7.32

zaro) 1.7.9~ C~nasso

Giuseppe . . . . • . • • . . . . . . 5 alp.

o

BoSSolasco (Ca· neo)

o

Partanna (Tra· 25.3.907 DI Giorgi Pidro.. . • • • . . • • • . • • . •

22. 7.32 22. 7.3t

2 art. o lp.

22. 7.32 22. 7.32

pani) o

Arlcola (Roma) 18.4.906 MILZzoll Fernando... .. ...........

3 alp.

22. 7.32 22. 7.32

c

Cb1eU . . • • • • . . 15.1.907 Mandò .dl/redo

l2 fant•

22. 7.32 22. 7.32

a

Alatri (FroSI· 22.5.901 Tagllaterrl Enrico .. . . . • • • • . . • . . . none}

38 Id.

22. 7.32 22. 7.32

o Pietravairano

•

•

•

•

•

•

•

•

•

•

o

o

o

•

o

••

0.11.906 Iadevala. Francuoo

(NàPolt)

Leg. CC. RR. del La· 22. 7.32 22. 7.32 zio

o

NaJ)OU.. • • . . . . 14.9.9@6 Iascone Ma~rllerl Giuseppe • • . . . . .

Lane. dJ Flrenze

o

C&st.elfocognano sU0.006 Teonl Qi,aio.................... (Arezzo)

So. ceutr. Jnll. alpi· 22. 7.32 22. 7.32 nlsmo

o

Roma . . • • . • • • 17.1.905 Aug! Guglklmo • • . . . • • . . . . . . • . . .

3 ~renlo

22. 7..32 22. 7.32

a

Flrenae .. • , •• 24.3.90' L iberi Federi~ , • . . . • . • . . . . . . . . .

2 gran.

22. 7.32 22. 7.32

o Corleone l ermo)

6 -

(Pa- 25.7.905 Ottaviano

Fau•lo. . ............. 21 art. div. tant.

Ruoli dl an.""lanità cù:l Corpo sanitario miWare.

22. 7.32 22. 7.32

22. 7.32 22. 7.32


82

(Segu~) TENENTI JOW I O I

LUOGO

DATA

ANZIA.NI'l'À CASATO E NOME

dJ DI NASCITA

nMClta

POSIZION.d: di

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

crodo se.rv1zlo

dal n. 100 al n . ll3. o Bava (R. Cala- 17.3.906 Siria uni Car~lo . . . . . . . . . . . . . . . . brla)

l gen. mJn.

o Maddaloni (Ca· 6.4.906 Rossi Boni/oo1c • . . . • • . • • • • . • • • . .

R.C.T.C. della Trlpo· 22. 7.32 22. 7.3-Z litania

serta)

22. 7.32 22. 7.32

o Cori (Roma) . . 16.11.905 Pistilli Giulio • . . . • . . . . . . . . • . . . . .

40 a rt. div. t ant.

22. 7.32 22. 7.32

o Filadeltla (Ca· 22.11.006 DMtoli Domenico • • • • • . • • • • • • • • .

O sp. Padova

22. 7.32 22. 7.32

Id. Catanzaro

22. '1'.32 22. 7.32

Id. Oaglla.rl

22. 7.32 22. 7.32

tanzaro)

c Argusto (Catan· 30.1.906 Gorl Gi01:anni........... . . . . . . . . :tarO)

o Cittanova (R. 21.4.90S Cavaliere Girw • . . . . . . . . . . . . . . . . Calabria)

o Meeslna. ... . • . 17.!1..90l Z&gaml .dnlonfno................ So. centr. genio

22. 7.32 22. 7.32

o Ganci (Palermo) 4.1.905 Salerno .dl/0118().. • . . . • • • . . . • • • . .

25 art. div. faut.

22. 7.32 22. 7.32

o A o u t o (Frosl- 2.10.906 Ana&'nl Mario . . . . . . . . . . . • . . . . . . none)

56 fant.

22. 7.32 22. '1'.32

o Calitri (Avei- 16.2.901 Toglia Canio ........... .. . .• .. ..

Cav. Guide

22. 7.32 22. 7.32

Uno)

o Roma. .... .... 20.1.906 Ellael Carlo........ . .. .... .... . .

6

art. corpo arm. 22. 7.32 22. 7.3i

(ass. mll.) o Ferentino (li'ro- U.l.905 De Andreis Gfuseppe .. • • . • • • . • • . al nono)

S art. nrm.

22. 7.32 22. 7.32

o Canneto {Bari) 30.9.90S Modugno Franct~~eo • . . . . . . . . . . • •

1 alp.

22. 7.32 22. 7.3:?

l

l bers.

22. 7. 32 22. 7.32

6

Casalnuovo 16.5.906 Iaccarlno Giusepp~ •............. (NaPoli)


83

(Segue) TBNm."TT Jn:DICJ

LUOGO

DATA

ANZIANITÀ CASATO E NOME

POSIZIONE

df

DI NASCITA

DA8C1ta

dJ

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dJ

dal n . t14 al n. 127. 18 fan t.

22. 7.32 22. 7.32

6.1.906 Grande P~. • • • . . . . . . . . • . . .

71

l d.

22. 7. 32 22. 7.32

o

N apell • • • • .. • 1.11.903 Mellllo M ano . . .. . . . . . . . . . . . . . . .

89

Id.

22. 7.32 22. 7.32

o

NaPQII • . • • • • .

o

B e l v e d e re 28.9.905 Zambelll ..4fllonio

o

Palermo ••.••• 21.6.906 lUbaudo ..4ntomno. .. • • . . • • . . . . • •

o Sparanise (Napell)

3.7.906 Mareaca C'«f'ado . . . • • • . • . • • • • . . .

Plem. Reale C&'l'ali.

22. 7.32 22. 7.32

9 bere.

22. 7 32 22. 7.32

Ostrenlle (An·

cona)

o

S. Ba.sUJo (Ca· 27.11.00. Maxla COlrimo. ... ........ .. ..... glliU'l)

16 art. div. fo.nt.

22. 7.32 22. 7.32

a

Comltlnl (Agri· 4.1.905 Terrana s•a~ore . . . . . . . . . . . . . . . gento)

5 art. nrm.

22. 7.32 22. 7.!2

o

Napell ....... 23.1.907 De Rell.818 Emilio .. • .. • • .. • .. • ..

' al p.

22. 7. 32 22. 7.32

c Napolf • •• ..• • 28.1L907 Rebdat Giulio • • • . • . . • . . . • • . . . .

Osp. Trento

o Paganloa(Aqu1- 20. 2.00. Vleent1n1 ..4nltmio • . • . . • . • • . . . . • •

6 alp.

22. 7.32 22. 7.32

22. 7.32 22. 7.32

la) o

Tr1gsiano(Bar1)

L1.90' Lombardi Mario . . • . . . . . • • . . . . . .

85 fan t.

o

Corleone (Paler- 29.11.1104 Creeolm&IIlllo B e r"!14f'do • •••• ••..•.

Gruppo

m o)

o

SoriAno Calab.

auton. art. 22. 7.32 22. 7.!1 costa Spezia

t. 1.908 Bartone Lu(gi • . . . . . . . . . . . . . • •

31 fo.nt.

l. 7.33 l . 7.33

1. 1.909 Savino Luigi. . . . . . . . . . . . . . . . • .

10 bers.

l. 7.3:l l. 7.33

(Catanzaro) a

Glbelllno (Trapani


(Segue) 'l'BNl!INTI liiOIDIOI

84

LUOGO

DATA

CASATO E NOME POSIZIONE

dJ

DI NASCI TA

dJ

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

dal n . 128 al n . 141. o l esi (Ancona). 17. a.007 Alvlsl Elmo • . . . . . . . . . . . . . • • • .

63 fnnt.

l. 7.33 l . 7.33

c Ct\DDitello (Reg- 16.11.908 Cancer L-uigi. . . . . . . . . • . . . . . . . . glo Cnlabrln)

29 art. div. fant.

l. 7.33 l .

o Serro (Salerno) 26. 5.006 D'Alesalo Gio". Baltia~ • . . • • • • •

15 faDtl.

l. 7.33 l. 7.33

o Casalnoceto (A· l :i. 6.909 Cebrelll Gim:ef)f)e • • • . . • • • • • • . • • lesaandrla)

8 art. di'l". faDt.

l. 7.33 l . 7 .33

o A.rol&no (Posa- 10. 2.007 Grl.tnaldl J7al entino . • . • • . • . • • . . ro

55 fnnt.

l. 7.33

l . 7 .33

o Corlgnota (Fog- 23. 3.00~ Ruocco .llle.safldr o • • • • • • . . . . . . .

157 Id.

l . 7 .33

1. 7.33

Id.

l. 7 .33

1. 7.33

o TermoU ( Cam· 8. 0.007 Ragni G-uido • • • • • . . . . • • • • . • . • . ))O bassO)

Genova w v.

l . 7.33

1 . 7.33

o VIbo Valentia 9. 5.006 Nusdeo P'incen:o.. . . . . . . . . . . . . . (Catanzaro)

24 art. div. fant.

l . 7.33

1. 7.33

l . 7.33

l . 7 .33

7 .~

gla

o Barano d'Ischia (Ntwoll)

c

Ct\rbonara (Barl)

s. 1.009 Napoleone .J.ndrea .•...• •••.•.• .• 17

o. 6.006 Albergo Vito. • . • • . • . • • • • . . • • • .

4

id.

Id.

ltl.

o Picinisco (Fro- SI. s.oos Arear! GtUtano • • • • • • • . • • • • • • . . slnone)

11 bors.

l. 7.33

l . 7 .3S

o Tortorici (Mcs· 24. s.oos DI Maroo .Jntonino . . • . . • . . . . . . alno.)

15 fant.

l . 7.33

l . 7 .33

o Napoli . . . . . . . 23.10.007 Percopo J7i ncenw • . • • • • . . . . • • • .

Cav. Monferrato

l . 7.33

l . 7 .33

o Alcamo (Trapa- LO. 2.907 Mal teso Francuco. . . . . . . . . . . . . .

4 fan t.

l. 7.33

l. 7 .$3

DI


LUOGO

DATA

ANZIANITÀ CASATO E NOME POSIZIONE

dl

DI NASCITA

DECORAZIONI E CAMPAGNE naeclta

dl

dl

grado aervislo

dal n. 142 al n. 154. c V enez!a • . • • . .

e

s. 8.906 Sabatino Riccardo. • . . • • • . . . • • • •

Vacoortuo Al- 14. 2.908 Mendlclnl OiUU'Pfle.. . . . . • . . • . . . banese (Cosenza)

232 fan t.

l. 7.33 l. 7.33

H

1. 7.33 1. 7.S3

Id.

c Palermo • , •••• 28 . l.009 Oardnool ..trkmis!o ..tdclto.. . . . . .

Gruppo

1. 7.83 l, 7.SS

o Oomitlnl (Agri-

Scuola tiro art.

1. 7.33 l. 7.33

7 Cant.

1. 7.33 1. 7.31

Gruppo autcn. art. costa Messina

l. 7.33 l. 7.31

1. 4.900 Lupo .Amo<leo • • • • • • • • • • • • • • • • •

auton. art. costa Venezia

gento) o Grumo Appula 11. s.oos Salvatore Franct8CO . . . . . . • • • • . . (Bari) c

S. Pier Niceto 10. 8.008 Pantè Domenico... . • . . . . . . . . • . .

(Messina)

o Catanzaro.. • • • u. 8.005 Fnrlno Ro.t!cul~. . . . . . . . . . . . . . . . 152 fant.

t. 7.33 l, 7.83

o Catania ....... 20. 3.907 Pittari Emuto .. .. .. . .. .. .. .. .

l . 7.33 l. 7.38

52

Id.

o

Capistrano (Ca- 20. 7.907 Paeoerl Domenico . . . • . . . . . . • . . . tanzaro)

30 art. div. fant.

l. 7.33 '1. 7.33

o

Napoli ..••.•.• 15. 6.007 Ferrigno OìmeJ)pe. , • . . . . • • • • • . .

79 fant.

l. 7.33 l. 7.33

c

Mletorb lanco 26. 8.1104 RUBBO Seba.slio:M • • . . . • . . • . . . . .

9 alp.

1. 7.33 1. 7.33

(Catania) c

Orvieto (Terni) 12. 2.006 Molalonl Vincemo....... . . . . . . .

Se. eentr. art.

l. 7.33 l. 7.38

c

Barano d'Ischia 15. S.""" ·"· • • • • • • • • • • • • • • • ""' DI 1or1o .a..,, r<><W

.. contraerei

1. 7.33 l. 7.33

(Napoli)


(Seg1U) TS!Bin'l Mm!IOI

86

• E o

LUOGO

DATA

ANZIANITÀ

CASATO E NOME POSIZIONE

di DI NASCITA

dJ

DECORAZIONI E CAMPAGNE

QT&do

l rrrlzio dJ

dal n. 155 al n. 168. o VIterbo. • • • . . . 12. 7.007 li anelo! Ofqo. Ballista • • . . . . • • • .

1 &lp.

l. 7.33 l. 7.13

o Mola (Bari) .•. 20. 6.907 Tauro Frarn:uoo • . . • • . . • • • • . . . •

8 Id.

l. 7.33 1. 7.33

o Aloara Il Fual 15. s.OOS Morelli OaeW.no. . . • . • . . . . . . • • . .

5 contraerei

l. 7.33 l. 7.33

7 al p .

1. 7.S3 l. 7.33

73 fant.

l. 7.33 l. 7.33

U

Id.

l. 7.33 1. 7.33

231

Id.

1. 7.33 l. 7.33

o Eboli (Salerno) 18. s.007 Sparano P'incetUO • • • • • • . . . . • • • .

2 art. al p.

l. 7.33 1 . 7.33

o Sannloola (Leo- 4. 6.906 Giustizieri ..frtllaftdo . ...........

R.C.T.C. della Soma·

1. 7.33 1. 7.33

o Leooe .. .. .. .. 2Q. 7.005 LojodJce Cataldo.. .. .. .. .. .. .. .

2 al p.

l. 7.33 1. 7.33

o Carini (Palermo) 28.11.00'1 Muuro Biagio............... . . .. .

90 fan t.

16. 7.34 16. 7.34

o Mammola (R. 1. 1.900 Cnl-alan o Nicodemo...... . .. . • • • . Cnln br la)

35

Id.

10. 7.34 16. 7.34

3 contraerei

16. 7.3( 16. 7.31

27 art. div. fant.

16. 7 .s. 16. 7.34

(Messina) o Oueano M u tr l 10. 4.005 Mouglllo .M ichele • . . . . . • . • . • • • .

(Benevento) o Oornoglovlne 19.8.007 Fedeli Carlo..................

(Milano) o Ottati (B al er- 13. 8.005 Bamonte Enw.. . . . . . . . . . . . . . . . DO

o

Ottati (8 al er- 29.11.905 Bamonte Nioola • • • . . . . . . . . . . . .

no

~

o Massa lubrense <Napoli)

17.4.006 CnHondo Gennaro.......... . .....

o P o n t o n o (Ca- 28.10.89$ De Laurenzl Vinoenzo..... . . . . . . . taozaro)

~~


(Seque) TE!fENTI MEDIOI

i DI

ANZIANITÀ

DATA

LUOGO

87

CASATO E NOME

eU NASCITA

al

DAllO! t&

POSI ZIO :s'E

eU

DEOORAZIONI E CAMPAGNE

d1

i'flldo f>Or~wo

dal n. 169 al n. 182. c NapoU. • . • • .. • 23. 5.907 Stelo Orwtwio •• • • . • . • • • • • • • . • •

50 fant.

16. 7.34 16. 7.34

5 alp,

IO. 7.34 16. 7.34

('FI- 25.11 .906 l 'letronl Gino. , • . . . . . • • . . . . . . . .

65 fan t.

10. 7.34 16. 7.34

(P&- 13. 6.907 Tatone ..4ntonio.. ..............

2 art. al p.

16. 7.34 IO. 7.34

3 art. div. fant.

16. 7.34 16. 7.34

Lecco......... 11.10.907 Do Giorgi Mari<~ .. .. .. .. .. .. .. 6 art. corpo ann.

16. 7.34 16. 7.34

c YapoU........

4. 7.909 Rlnaldl ..4ntonio . .... , . .. . . .. .. .

8 tant.

16. 7.34 16. 7.34

o N'aJ)<Ill........

S. 1.910 &vaatano CXuseppe •.••• :. • • • • .

l geo. min.

16. 7.34 16. 7.34

o Genova. . ... . .

9. 7.908 Paternoetro J7inaneo. • • • • • • • . • . •

l art. alp,

16. 7.34 16. 7.3{

c

G~nova. • • • • • .

11. 6.908 Galletto Glacumo , • • • • • • • • • • • • •

19 art. div. fant.

10. 7.34 16. 7.3(

o

Adriano di Pu· gUa (AvelUno)

9.10.908 HanganleUo Luig(................

l'O fant.

10. 7.M 16. 7.34

o

Scmta Fl&Tia (Pale.rmo)

1.10.907 Clrrlnolone Maroo • .. .. .. .. .. .. •

37

Id.

16. 7.34 16. 7.34

o

Roma........

3. 9.909 8e83ll Jl'(nc:mt.eo .. . . . . .. . . • .. .. •

93

Id.

16. 7.3~ 16. 7.3-l

o

Palermo • • • • • •

24. 3.910 Amenta

dudenno............. .. . 27 Id.

16. 7.34 16. 7.3.

o Roma • • • • • • • •

o Cerrtaltlo

16. 4.908 Teramo Filomeno •.•...•• , • • • • •

renze)

e Mosen!o

scara) o Napoli....... .

c

19. 2.907 Accln.nl Mario • , • • • • • . • • • • • • • •


(Segue) TENE!Io"TI MEDIOI

88

-o.... ~

..,

LUOGO

DATA

ANZIANITÀ

CASATO E .KOME

di Dt NASC l'l'A

00

nascita

POSIZIONE di

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dl

grado ser ..-izio

dal n. 183 a l n. 196.

o Mel'CI\tc• S. Se'l'e· 10.11.907 Caiazzo .4.1/oMo... . . . . . . • . • . . . . . . r ioo (Saleruo)

74 fnnt.

'16. 7.34 16. 7.34

c

8 al p.

16. 7.34 1 6. 7.34

c Napoli.. ... ... 14. 7.908 Attan.a.~lo .4rnalào • • • . • . . • . • . • • •

<.:a v. guide

16. 7 34 16. 7 .3-l

c Roma........

9. 2.908 D'Angolo Mario .. . .. .. .. . • .. • ..

9 alp.

16. 7.34 16. 7.34

c

Dorga)I (Nuoro)

17. 3.909 Cvssu FlatJio ... ........ ..... . . .

45 fant.

16. 7.34 16. 7.34

c Marzano Appio

2. 5.906 Simolle Robertl Fran«sco. . . . • . . .

8 bers.

16. 7.34 16. 7.3!

c Milano. . . • • . .

15. 4.908 Allocchi o .J.cltilk • . • . . . . . . • • • . . . .

2 a lp.

16. 7.34 16. 7.34

Avellino . . . . .

2.12.908 Sabelli Carlo... .. ...... . . . . . . . . .

7 bers.

16. 7.3-l 16. i .3!

c Fenestrelle (TI)· 20. 3.907 Alloa.tti Benedetto. . . . . . . . . . . . . . . .

3 al p.

16. 7.34 16. 7.34

S. Marco la Co· tola (Foggia)

2. 8.907 Cicchetti Francuco . • • • • • • • • . . . . .

(Napoli)

c

rino)

c Napoli. . . . • . .

!. 8.909 Carotenuto Fa..qquale • • . • • • • • • • • •

7 art. div. fant.

16. 7.34 16. 7 .3-l

c Caltavuturo (Palermo)

12. 9.908 Sirccl Oiuuppe . .. .. .. .. .. .. .. .

Lane. F irenze

16. 7.34- tG. 7 .3·

46 fa ut.

16. i .34 tG. i .3

4 art. a l p.

16. 7.34 16. 7.3~

l fant.

16. 7.34 16. 7.34

a Douorl (Cagliari) 22. 3.906 Palmas Giuseppe . • . . • . . . . . . . . .

c

Torre

Annuo· 18. 6.910 Bracco Mario • • . . • . . . . . . . . . . . . .

ziatn (Napoli)

c Mazzarino (Cal· tn.nissettn)

6. 1.908 Gemelli .J.ntonino . . . • . . • . . • . . . •


tSecnu) TE~ESTI 3n:DTCI

89

= DATA LUOGO dJ

.'S 3 00

DI NASCITA

na >clta

A:-iZlANlTÀ

CASAT O E

l\OMF~

POSIZIONE

DECORAZI0:\1 E CAMPAG~E

di

di

grado ser,·tzlo

dal n. 197 al n. 204. c Napoli • . . . . .

11.11.909 Parenti Uflo .. ..• , .• .. •. • •..• ,

3 bers.

16. 7.3! Hl. 7.34

c Foggia . . . . . .

11. S.!iOG Celentani Nioola.. . . . . . . . . . . . . .

H art. div, fnnt.

Ili. 7.3.llG. i.3l

c Oesua l d o (Avellino}

21. 6.905 Vicario Oesare . .•.•. . ..••..•.• ,

Regg. carri arm. (btg. 16. 7.34 16. 7.34. Romn)

c

Oristano gllarl)

(Ca·

20. 9.906 De1ogu lro...... . . . . . . . . . . . . . .

Piemonte Reu.le Ct\V, 16. 7.34 16. 7.34

c

Biancavilla (Catania.)

24. 7.907 Fislchella Pietro......... . .....

38 !ant.

16. 7.34 16. 7.34

c

Napòll . • • • . •

7.10.907 Matte! Fe4rico.. . . . • . . . . . . . . . . .

70

id.

16. 7.3-l 16. 7.34

c

Roccalumera (Measina)

14. 2.904 Ma.atroenl Giuseppe ............ ,.

11 art. div. fant.

16. i.:l! 16. 7.34

c

Napoli .• , . . .

5.10 905 Conti Piw.:enzo.................

10 1\l't. corpo arm.

16. 7.34 16. 7.3-l


UFFICIALI CHIMICI-FARMACISTI .!l

l:

o

LUOGO

8 .! m

DI NASCITA

ANZIANITÀ

DATA CASATO E NOME

di nascita

POSIZIONE di

DEOORAZIONI E CAMPAGNE

di

a;rado servt&fo

COLONNELLI CHIMICI-FARMACISTI

dal n. l al n. 2. a

llfelft {Potenza). S1. 8.77 PagnleUo dott. prof. .J.llrtdo, e,.C'*'· +, L. D. lo ohlm. brom.

o Palermo • • • • . . 19. 11,79 Corradl &mD, +.!Il, +. ... ... ....

Isp . serv. tarm. liOD. 26. 6.32 16. 11.01 guerra

Dir. lab. di ohlm. e 10<.12.34 15. II.Oll bromat. e.ppl.

TENENTI OOLONNELLI CHIMICI-FARMACISTI

dal n. l al n. 8. a

Galatina CLocce) 8. 8,78 Regard dott. l'idro. U

+, +·... ..

A Bologpa. , , , , , , 2~. 1.84 AlonaDa do~t. Carlo, 'lfo,

Oap. Napoli

'-12.26 12. 6.0'

+ ,, , ,,, Dir- )lt, cblm, tarm. 2~. ll.30 2. 6,0ll mll.

a

Bologna .• .... l,, 6,78 G herardlnl dott. Nuldo, ~ .......... @). @.+

+.10 ...'

11 ,

a Roma . . • . . . • . 16. 6.82 Lombardi dott. Maftl{o, +. IO "''", ~

a

Nizza Mooferra· to {Aiossaodrla)

........... ®. @, +

6.11.83 Gorreta dott. Carlo, +. ~ ,., •.,...,

26. 5.32 28.12.0ll

Id.

10.12.34 30, ,,08

+ Ist.

Rvm11

ohlmioo

tarm. 10.12.34 2. 6..09

mll.

a Vizzlni(Catanla) 1.12.81 Vita dott. Gaetano, <io. IO ..,..,,

+

2.10,82 Michell 'l'l!l>dcrico, <fo, IT], IO'", ~ .,,. ....... ®. @, . .

a

Anoooa . . . . . . .

a

Mercatello (Pe· 14. 3.86 Parrl dott. W alter,

saro

Osp . Bologna

+

+. IO

1111 11 ' • • ••

Id.

Id.

id.

Osp. Aocox.a

Id.

10.12.34 27, 2.13 10.12.34 27. 2.13

So. appl. san. m il. {l.ns. 10.12.34 27. 2.13 ttt.)


91

~0010&1 OBDliOl·I'AIUoU.OlBTl

Cl

~

LUOGO

3

DI NASClTA

ANZIANiTÀ

DATA CASATO E NOME

POSIZIONE

dJ

Cl)

naeolta

dJ

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dJ

grado servizi o

MAGGIORI CHUUCI- FARMAOISTI.

dal n. l al n. 9. a Monteoattnl 1Ll1.89 Cappelli dott. prof. Gi~ •· <§>, Val dl Cee!· na (Pisa)

q} OU•ll0 ~· • •,

+,

Ist. ob.lmtco tarm. mll.

l. '1,22 30.11.09

Osp. Bari

SI. S.U 27. 2.18

~. ~ OU•I0 0 @ ,

@. L. D. In ohlm. brom.

+, ~ ......, + ... ...

a

B i tonto (Bari) 20. 4.115 :3avino Pila,

a

Pettinengo (No· 18. 9.115 Mt1.880 Enrico,

+. +. ~ ......... .. Ist. chb.nlco farm. mll. 31. 3.24 24.11.18

vara)

o

Bronte (Catania) 8. 4.89 Isola Emilio, ~ ,.,.,,.,..,..,..,..,,, c§:,

Osp. Trieste

~"', @,@. +

&

Menfi (A&rlgento) 16. 5.8li V alfmtl Antonino, .jp,

+

Id.• Torino

81. 8. 24 20. 9,14

a

CorneUano d'Al· 17.11.86 Stccard! Guido, .jp, +, ~ .....,....,....

Id. Udine

31, S. 26 27. 2.IS

SI. 3.26 20. 9.14

ba (Cuneo)

,,..,......,

~ .........,

+

a

G&rblllrlla(Ales· 24.12.82 Aivtgini dott. Giorqio, .jp, ~ .... .., a andria) ~ ..,., .. ., ... , @. @,

Id. Alessandria

c

Napoli . ... .... 26. 4.90 Cortassa dott. S ilvio, .jp, +, ~ '"'""

I~t. cWmlco fann. mll. SI. 3.26 I, 6.14

a

S. Egidio (Tera· 17. 4.M Farina F~tce. m o) @,@.+

+

+. 4:)"''u

~ .,....... ,

Osp. Flreose

31, 3. 26 27. 2,18


92

( Segu;:) )IA.00IORI OBWICI-f' .UUU.OlSTI

ANZIANITÀ

DATA L UOGO

CASATO E NOM.E

POS IZIONE

dJ

DI

N~CITA

nascita

D ECORAZIONI E CAMPAGNE

dJ

eU

grado serv:tafo

do.l n. 10 al n. 20. a

o

Gltl'onl Valle Plana (Salerno)

1. l.S. Fortunato l&mardo. +. io, ~,., ......, ~ ,., ....... @, @,

+

Alla (P aler mo) 13. 1.85 Qr-lgnanl li!uqenio, +, ®

Osp. Geno,·a

l. 1.27 1411.13

Id. Palermo

l. 1.2 7 24..11.13

1,1. Verona

l. 1.27 24..11.13

Id.

Novara

l. 1.27 l. 6.1C

Id. Padova

L 1.27 l. 6.15

Ist chimico farm. mll.

1. 8.29 l, 8.22

Osp. Cagliari

31. 3.30 16. 2.23

~ ...... o{•

+• ~ ........,..., ~

a

R o v l t o (Co· 21. 6.88 .Marr-a Gi1l<Je:r>P<, eenza> ......, @, @ ,

11

Poi rlno (To· 20. 2.83 Ar-pino PWro. ~ rlno) ~ @, ©

+

+.

..,...,

+. .....,.........,...,...,

a Co.sulbordlno 27. 3.88 Mollsanldott. Riociardo, o!-.4)'"'".,.. (Chieti)

a

S. l\l!lrla C!lpua 11. 1,96 Palmlerl dott. Mario, Vetere (Ne.""''• @, @, liiiì

+• +• ~

111 11 ' '

poll)

a

Sassari . . . • . . 18, 1.99 La y dott. Dino, ~. +, ~ ..., @ , @

o

Fossa (Aqu1la)

a

Stra..te:Ja (Pa· 19.11.92 Giorgi dot t . Gwrgio, tj!l, ~ ........, ..., via) ~ ,,......, @, @,

11

V a c rl (Cbletf) 18. 6.93 D '.Aies~andro dott. Ltdqi,

4.9.900 Placidi dott. EUore,

+. +

~ tl··lt• l ':• ll'

a

+·........... Centro cbhnlco mll.

®, @

<!!:, +,

Racconigi (Cu- 12. 7.98 IOOvclll dott. Gioacchino, :§> ~ .......

- >

®.e +

31. 3.30 16. 2.2l

I st. chlmfco farm. mll. 25. 9.30 16. 2 .23

Osp. Milano

16. 6.31 16. 2.23

Osservatore Industria· 26. 5.32 16. 2.23 1e


(~) UAOOtOilt E

93

PlltMt CAPIT.L'fl CH1MICI-FA.R!U.Cl8TI

= o

... o

L UOGO

3

DI N ASCITA

:::1

.s

ANZIANITÀ

DATA CASATO> E NOME dl

POSIZIONE DECOltAZIONl E CAMPAGNE

nascltn

<1)

di

di

srado S(lrvizio

dal n. 21 al n. 24.

!H·-- ...

8

Bel'1!'11 masco(A- 10.12.900 Bragglo dott. G101lanni, lesl'&lldrla)

a

So s a (Torino)

a

Torino .... ... •!6. 1.99 Gogllelmlllettl dott. Siltrlo, 9 ,.,_,,,

3. 3.93 Zlnl dott. Giotlaftni, ~ "''·" , @, ®

@. @ O. +

a

I st. cbfm. tarm. mll. 10.11!.3 4 16. 2.23

Osp. Savigliano

10.12.:}4 16. 2.23

Cen tro c.blmJoo mill· 10.12.3 4 16.11.23

tare

Alvito (FrO!ll· 6. 2,901 l> l Talllo dott. Otlori8W, @ •••••• none)

Osp . T>facenza

10.12.3 ! 16.11.23

PRIMI CAPl TA..NI ORIMICI-FARMA.OlSTL

dal n . 1 al n. 5. o

Io"ironze .. . . . . . 10.!1.901 Bracaloni d ott. Lorenf70...... .. ..

1st. ch!m. tarm. mlL

16.11.26 16.11.23

c

S . A-nlo (Sa· 11. 6.93 Pessolano dott . .Ang~lo, 9 ,.,........., lerno) @. @, O)

Id.

16. tl.26 16.11.23

Trop ea (Ca· 31.10.94 Adllardi patmlo di Ttopea dott. tanzaro) OiuJw, 9 """"'"• @, @

Osp. R oma. (com. la· 16.11.26 16,11.23

..

+•

+

ld.

ld.

ld.

bor. ohtm. bromat. applJoata)

Ltriui,+, 9 "''",@.@

a

Alvito (Frosl- 21,10.97 Fantoul dott. none;

a

S eminat-a (Re.;-

6. t .90 Masseo 8~ ci', 0, 0,

lido Calabria)

••·"·", @ , ®

+, ~ ....

I d. Caserta

16.11.21.i l G.ll. 23

Id. Chieti

6. 6.28 6 6.28


a.t.Ptt.urt OIIDIIC'I·I'AtiiUOiftl

(Seqau) I'RIMT OAPITA.NI •

C>

= o

LUOGO

~ m

DI NASCITA

l>

A.NZlA.NIT.À.

DA.TA CASATO E NOME

POSIZIONE

d1

DECORAZIONI E CAMPAGNE DA8<llta

di

eU

&T&dO

servizio

dal n. 6 al n. 14. 2. 8.88 De Palma dott. FUippo, !l;) '", ~ .,,. '"'", @ , @

Osp. Napoli

6. 6.28 6. 6.28

Id. Roma

6.6.28 6. 618

Id.

Roma

6. 6.28 6. 6.18

·~ @ llt•l••IT)

Id.

Verona

6. 6.28 6. 6.28

a Roma . ••...• 28. 9.89 Ocrradl Pielr11, 69 tl l -)f•lt, @) , @ ..

Id.

Roma

6. 6.28 6. 6.28

n Bnalcò(lrle.• s!Da) 13. 2.84 Ohtofalo 8(aq{o, ~ ........., @ , @ .•

Id.

Messina

6. 6.28 6. 6.28

6. 3.84 Treves .A.r-Utide, ~ ..........,, @ , @

Id. Livorno

6. 6.28 6. 2.58

a Calliano Mon· 26. 1.90 MtUIDo dott. Domenicc, ~ tU·t•·n, ferrato (Ales· @>, @ ll&lldrla)

Id. Trento

6. 6.28 6. 6.28

6. 8.89 Ferraris Saloalme, • . -~ .,,.,._ ", @,

Id. Torino

6. 6.28 6. 6.28

o. Gravina (Ba.rt)

o Luszl (Cosen7.a) 20.12.85 De Marco OU4re, <!o,

+, @

t1&-ll·n,

@, @.+

s. 3.88 RtJo;ro Gaela~to, +, +, ~ .,..,•..,, @ , @,+

Il

Piazza Armerina (Caltants. etta)

Il

Bitonto (Bari) • 10. 9.86 Oarofalo dott. V(l-),

@, @

a Ivrea (Aosta) •

a Lignana (Novara)

©

CAPI TANI CHIMlCI-FAR.MACISTI.

dal n. 1 al n. 2.

o Firenze......

7.7.902 Nooentlnl dott. D(oo.. ........ ..

Oep. Perugia

9. 6.33 9. 6. 27

o Napoli • . . . . .

5.7.90~ ~ttl

Souola appL 11&11. mU. (IDa. an-.)

9. 6.33 9. 6.27

dott. G(uacppe. ..........


95

(Segue) CAPITANI OIJDIICI-P.UUMCISTI

o

= .. o

LUOGO

i

DI NASCITA

ANZIANITÀ

DATA CASATO E NOME

dl

tll

naeclta

POSIZIONE d1

DEOOR.UIONI E CAMPAGNE

d1

grado servizio

dal n. 3 al n. 12. n &18811M •

.. . . {. 7.99 Snnna dott• .J.lada:ndnJ, ~ '" , • .

e

..... 4.6.902 Zodda dott. .J.lclQ, ~ •••..••••••

081). Mlln.no

9. 6.33 9. 15.27

R. C. T. C. della T r lPolltanfa

9. 6.33 9, 8.27

Osp.

Brescia

6. /1.34 6. 6.28

I d. Bologna

6. 11.34 6. /1.28

Roma (com. !ab. chim. centr. delle dogane)

6. 11.34 8 6.28

Id. Napoli

6. 11.34 6. 6.2 8

Id. Bari

6. 11.34 6 11.28

.. . .... 21. 2.98 Zan elll dott. .J.lbcr'o •••••• • •••••

I d. Trieste

6. 6.34· 6 6.2

c

Patti (Messlna). 17. 2.900 Orlando Teodoro, <D . .. .. .. ....

Id. Gorizia

6. 6.34 8. 6.2

e

R J bera (Agri 10. 6.000 Frlscla Pfdro .. • • • • • • • • • • • • - ••

I d. Palermo

8. 6.34 6. 6.2Il

M OMina

c Monglas sano 111. /1.96 Dattllo .J.nuWlm~, (Cosell7A)

+.

~ tU·U·ll,

@,

@

o. l Guardi a g re! e l!. 3.97 Palmerlo Pidr o, ~ " " , @, ~ .... (CbJetl)

a Bari •....•..•

l . 1.96 Ourotolo Loreruo, ~

®, <lb a Roma ........

•. ....... ~

2. 8.96 FocbJ d ott. Roberto, ~ UU•Jf•U, •

,.,

•

@, @, / a

Bari •........

8.11.99 De Benedlotls dott. Rai!<Uk, ~ "',

®. ©

a

Parma

gento)


96

T~::<E:>TT l' IITMTt ' l ·f'AIU!.H' ISTI 1:>\'AHICATI DEL OfiADO D I CA I-IJ'A.-'10 E TE:<E:<Tt CBIMICI·FARMAC ISTI

..

1: o o

...'::l

ANZIANI TÀ

DATA LUOGO

CASATO E NOME P OSIZIONE

d1

DI NASCTT.A. nllll()!ta

<Il

eu

d1

DECORAZIONI E CAMPAGNE

g rado s ervizio

TENE.N TI CHIMICI-FARMACISTJ DEL GRADO DI CAPI'rANO CHIMICO -FARMACI ST A

INCARICATI

l

dal n. l al n. 4.

c

812.002 S. Gregorio Ma· Goffredl d ott. Ettore.. . . . . . . . • . • gno (Salerno)

Osp. catanzaro

28. 3.29 28. 3 29

a

4. 7.004 M.olfètta (Bari)

Spad&vecchl& dott. Domt11fco. • • • •

Inl. pree. Rat'enna

28. 3.29 28. 3.29

Ar~ona

Llca.ta dott. Salrolore.. . • . . . . • . •

Id.

id_.

Bolzano

28. 3.29 28. 3.29

Segre dott. F~.. ... . .....

Id.

Id.

Sossarl

28. S.29 28. 3.29

c 23. 1.001

(Agri·

l

sento)

c 12.10.001 Siena •

TENENTI CHIMICI-FARMACISTI

dal n. l al n. 5 o 16.11.000 svezia . , • • • • •

.~bl;j;ZI\ti

dlott. Davide . • • • • • • • • •

o 17. s . 99 Frosolone (Gam- Prfcolo dott. .4.1/0MO, pobasso) @,

+

~ "'', @,

dSPeU. interm.

8. 6.2

Osp. Caserta

28. 3.29 28. 3 .29

8. 5.28

(N a-

Pozzuoli dott. Francesco ....... .

Campo cUm. san. An· 28. 3.29 28. 3.29 zlo

c 20. 8. 98 Grotte (A g ri· wento)

Naacè dott.. Francuco Paolo, \151 o ' ' ",

@. @

R.C.T.C. della Trlpo· 28. 3.29 28. 3.29 lirania

a 17.1 0.901 Torino ••

Rolfo dott. Fetùrico. . • • . • . . . . . .

Oap. N ovara

a

6. 9 001 VItulazio poli)

28. 5.29 28. 3.29


97

ANZIANITÀ

DATA LUOGO

CASATO E NOME POS IZIONE

dJ DI NASCITA

nascita

di

DECORAZIO NI E CAMPAGNE

di

grado servlzJo

dal n. 6 al n. 18. o

MontevatohJ.

7. 8.903 BernJul dott. Fo:Jro. . • . • • • • • • • • •

1st. eh! m. rarm. mll.

14. 2.30 14 2.30

Oap. Firenze

H . 2.80 I• . 2.30

R.C.T.C. dell'Eritrea

H. 2.30 U. 2.30

Os p. Palermo

14. 2.30 l4. 2 30

(Ar67.ZO)

a

Pl ~a.

28.10.903 Rlparbelll dott. Roberta.. . . . . . • .

a

:-\ew .Tork (S.

4. 8.904

t.'reete dott. Baldo......... ....

U. A)

o A l ossa n dr o 24. <&.904 Carl1~1 dott. Ferdimmdo..... . • • •

Rocca <Acri· gen to) o Castellaneta (I<>- 12. 7.003 Mazzaraoolllo dott. Bernardino . . . . n.lo)

t. 2.903 Rlooardi dott. Gtme'JYM. • • • . . . . .

a

Cllnonloa (M6iìalna)

a

Creccblo (Chieti) 2,.9.907 Santonsanlo dott. Jlario.. . .... .

o Salopl&()a(Beno- 27.6.003 TanoredJ dott. Oal,riele......... .

R. C. T. C.

della T rl· 14.. 2.30 H .2 .30

polltanla

Oep. Messina

14. 2.30 u. 2 30

l nf. pre&. Pa rma

U . 7.32 14. 7.SS

lat. ohim. farm. mU. 14. 7.32 u. 7.32

vento)

o Adeltla (Bari)

21.8.905 Colella dott. VittorlaM ....•.•.. .

Id.

Id.

Id.

Id.

14. 7.32 14. 7.32

a .S888uolo l Mode· 27.2.005 RottegUa dott. Emo •...........

Id.

Id.

Id.

Id.

14. 7.32 14. 7.32

Da)

o S erre (Cuneo)

15.6.904. Melohlonna dott. Ettore • • . • . • . . .

Osp. V eroDa

14. 7.32 14. 7.32

a Salsomaggiore

6. 5.901 GambarlnJJ dott. Gimeppe • . . . , • .

Int. pre!l. Albenga

u. 7.32 a. 7.32

22. 9.96 Longo dott. Fuh>fo • . . . . • . . . . . . .

Osp. Livorno

14. 7.32 14. 7.82

(P&l'IDa)

a iRoma


(Segut) TE.SENTI OHlMIOl-J'ARMI\OII!TI

98

..

:l

•

LUOGO

.s

DI NASCI TA

Cl ~

DATA

ANZIANITÀ CASATO E NOWE POSIZIONE

di nascita

DECORAZIONI E CAlU'AONE

di

di

lr1'&CiO llf!l'VbiO

tQ

dal n. 19 al n . 36. o Salorno

t. 1.905 Portclll dott. Giu.o;tpp e • • • • • . • • • .

Osp. Roma.

o Cesena (For ll)

14.6.906 Bocclunl dott. Frattcuco .....••.

Id. Bolotrna

14. 1.32 a . ut

o Genovll

20.6.906 Audlslo dott. Giulio .• • ....... .. .

I d. Aleeeandrl&

a . 7.32 u. ut

a Foggia

6 .•.90! Sevcrl nl dott. GitUJtP/X • ...••• .•.

Id. Anoona

14. 7.32 14. ?.St

o Pozzallo (Raau· 11.10.903 Terranova dott. Saloalore ..... .. sa)

Id. Trento

a . 1.s2 u. ?.St

1.10.906 Sani dott. Carlo .. ............ ..

I d. Padova

14. 7.32 u. 7.32

o Ce.malor e (L UO· 21.9.902 Vecoll dott. Noròerto ... .......•.

Id. Genova

a. 7.32 a. u2

Id. Palermo

14. 7.32 u . 7.32

19 7.908 Gorla do tt. Angelo. . • . • • • . • . • • . .

Id. Torin o

16. 7.34 16. 7.3,

Carm~lo . . . . . . . . . . • •

Id. Perugia.

16. 7.34 18. 7.31

o

F errara

ca)

o Sutera (Calta· 26.1.903 E: ala dott.. Mario ................ nlesetta) 0

Torino

o Lercara

(Pa· 29.1.909 VIcari d ott.

l~rmo)

c Palermo

8. 9.90~ Gambloo dott. .J.nlonitw. .. . . . . . .

Id. Bari

16. 7.34 16. 7.3,

c Napoli

5. 6.90$ Afelio do t t. Vomenfro

Id. ChleU

16. 7 .3~ 16. i .31

o Flrtoze

20.3.909 Sal tinl dott. Pietro •. • • . . . . • . • . .

I d. BI'Cf!Cia

16. 7.34. 16. 7.31

a

30.6.901 Battaglia dott. Oiuuppt . •

Id. Roma

16. i .3. 16. 7.34

30.6.906 Corbl d ott. Dom~nico . . • . • . . . • . •

Id. Flrcnse

16. 7.34 16. 7.31

11.11.907 Brunamontl dott. Giorgio ••..••• •

I d. Milano

16. 7 .3l 16. i.S-1

G. 1.909 Curcl dott. Ra//atlt • . • . . . • • . . . .

Id. Udine

16. 7.31 16. /.3~

Id. CogUari

16. 7.34 16. 7.!1-1

Campobasso

o Siena c

Ploc~oza

o Aquila c

Volterra (Pisn) 13.7.904 Moronl dolt. Giuseppe . . . . . . . . . .


UFFICIALI A DISPOSIZ~ONE Ufficiali medici

.. o

ANZIANITÀ

C)

:l

r.uooo

DATA

CASATO E !\OME POSIZION E

dJ

.s

DI NASCITA

~ tn

naiiCita

DEOORA.ZIONI E CAHPAGNE

dJ

d1

grado eel'VtzJo

COLONNEJ,Ll MEDICI

e.

o. Ministero Guerra

l'oeea oeal a 27.6.80 ~Bueclaotc 4llrM4, • · C~. (Chieti) ~.~ ..,., .. .,." @ , @, ~ . ~ .+,L. D. In ocullet lca

T ENENTI COLONNELLI MEDICI

a

l Polla (Salerno) 127.11.79

>C

Curclo Sat'erlo, •• ~. erJ. ~........ ~

........,.... (2), @,o. +.•

,1)(-r>. Min. Filla!IU

16. 3.27 l. 9.05


100

Ufficiali chimici farmacisti

., ...

LUOGO

...~o

DI NASOITA

o

ANZIANITÀ

DATA

:::;

CASATO E NOME POSIZIONE

di

1/1

n ascita

di

DECO RAZIONI E CAllPAG!\E

di

grado lllll"V'i zl Q

TE NENTI COLONNELLI OHIHICI FARM.A.CISTI a

Perugia . . . . .

t 7. 7.81 Marini dott. Carlo, ~

a

..... ® . @ . +

Ferrere (Ales. 11.12.83 Accoseato dott. &andria) Qì,

+

+. Qì

E~.

Comtt. mob. olv.

t§:,

I d.

Id .

Id .

(osserv. lnduatr.)

10.12.3. l. 2.02

10.12.34

l. 2.3 4


UFFICIALI FUORI ORGANICO Ufficiali medici

.s

;;

-a

LUOGO

.s.s IX!

Dl NASOlTA

ANZIANITÀ

DATA

CASATO E NOME POSIZIONE

di naaolta

di

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

g.ado serTlzlo

MAGGIORI MED1Cl

dal n. l a l n. 5

+, 4)"'·••, Oap. UdiDe

a

T o rre.oa (Sa· 2.10.84 Vialrfe.no .Alfredo, •K •, [!!, lerno) 19"'""·"·", ®, @,

a

S. Plotro Avei· 7.11.83 Perllll Giooannt, ~. !Il, O, O, lana Ce.mpo· m, 4)"'"", @), @ , basso

a

MAddaloni (Na· 28. 7.85 Corotonl Cornad(no, +,

+ ........ .

a

" ·",

Id. Roma

l7.U.l8 8. 1.09

+, ®. ~ ·"· @), @, + .............. .

Id. Caaerta

17.11.18 7. 7.10

Id. Bologna

31. 3.23 8. 1.09

Id. Torino

31. 3.23 l. 2.09

+,

Nocera Inferiore 11. 1.82 Vltolo lt.?nanuele, +, (!j, 4)"'· (Salerno) ..... .n .o. + •

12.11.18 8. 7.09

+, + ....

e "',

poU)

l

.c............. ~

-

\l'l •

~~

o

o

••

a ùanl&Qdona (No· 29. 1.82 Sogno ..tnncmdo, +, ~~~··", +, @' "·" vara) ®, @ ,

+·...... .. ... . .. ... .


102

(Segu<:) OFFIOIA.Ll F UORI OBGAlfiOO -

~

LUOGO

o"'

PRIIU O.u>ITUfl IQDI~

ANZIANITÀ

DATA

CASATO E NOME

dJ

s

DI NASOITA

.5

m

nascita

POSIZIONE

DF;CORAZIOXI E ù AMPAONE

di

dJ

pado aerv l zl o

P R I MI CAPITANI KEDICl

dal o. l a l n . 12. a Plstiooi (Poteoza) 25. 2.89 SìleLt; M i r hcu,

~

............, @ , @

5 art

oorpo arm.

29. U7 1.10. 14

a

Or oLte tUCastro 25. 6.19 Spernrani Elr>id io, ~. ~ . • · ~ " ', (Ro m a) ~ ....... ,., (0 , @ ,

3 granat.

29. U7 l.lO. lf,

a

G'lro(Cau~nzaro)

Di.8'P· M'"· lf!Umo

29. ( .17 1. 10. 14

+

"' R.odl Ga.l'l!"anloo (Foggia)

4. 6.89 Saba.tiu i ..trturo, U ;!:, O,* ·®,~ • u~u ·•'·••, @ , @ , . ,L. o. ìn aulro· po logi a

3. 1.89 Oe N unzio

Fran··u co, tt', ~ . ~. Osp. T r leet e

M. o n t e oastollr• 10. 3.90 Piooot t i Eoidio, (Aieesaudrla) @, @ , ~ .

a

+

<!o, • · ~ ............,

P ont e S. t>let ro 28.10.89 C&usuoo 4 cllilu , ~. O, O,~ ........, ~ .,, ........., ®, @ , • · (Bergamo)

8

23. 8.17 2t . 1 .15

~ " ''", @l, @

+

v Sannt oandro 25. 5.88 Paoi 111 .Altrtdl>, •!!:, O, • • ~ '"'"'", Garganico @,@, + (Foggia)

Dlstr. mlL Alessandria 23. 8.17 U. 1.15

2 a r t. a l p.

23. 8.17 24. 1.15

74 f ant.

23. 8.1 7 18. 3. 15

a. Mooooesl (Ge · 12. 2.87 Q uei rolo Emil io 1---,.,~-t~~to, U T, O, . . Osp. <leno-va nova) Q:) •1', ~ •n·t•·n·u, @.@

ss. 8.1 7 28.12.1 3

a Ouardla.Jflera 22.1.89 B uool Paolo, :ft>, . , @ " .."'"'", ®, 5 geul.o

23. 8.17 30 . 5.1 5

+,

(Campobasso) a

@, +

Slr aotu!&.. . . • • 19.10.90 •rrt)mba.to re Viru:e·nzQ, IC· U·l'l,

Voghera (Ales· saodria

n

'* · /t,

~ ....

Id.

23. 8.1 7 2t. 6.1 5

• 8 rant.

28. 7.18 l . 5.16

5. 5.87 Bore ua Gi useppe, •1!', 4ì ,t 4• U •It •ll•IJ

® , @, +

o T oramo .. . • .. 12. 5. 91 Vetusobi PCI$QtUI!e, ~. • · -1, ~ "''",

l

3

® , @ , • •t ~' +

® . @, +

Dlstr. mll. Bolog'lla

28. 7.18 l. 5.1 6


=

UFFICIALI DI RISERVA RIASSUNTI IN SERVIZIO QUALI INVALIDI DI GUERRA Ufficiali medici

:

~

l!

LUOGO

i DI NASCITA.

Il)

DATA

Anzi a·

CASATO E NOME POSIZIONE

dJ

di

DECORAZIONI lll CAMPAGNE

nuolta

nlt& ll'rtldo

l>ata di nomlaa

a 110ttotenente

COLONNELLI MEDIOl a

s. Giorgio Mor- l!O. 11.76 • pto (R. Cal6-

Graaal txu.e-ppe, •• U <§o, Q, + , (1;) ......, ~ ,....,..,,, (Y), @,

+. /

~- Corpo 4rm.. Na-

l •••112 8.10.07

VOI' (oom. Dir. San.

b rfa)

NapoU)

lUGGIORI MEDICI

dal n . 1 al n. 2.

e Tonelll Camillo, o!=, e ,.,...,..., @, Ll!lr. terr. 00. RR. G&- 1, 1.34 10. 8.15

a Sarsana (SPo· Il. f.88

@, /

aia)

a

DO\"&

l:I08COre&le (N81> 13.12.87 Olrlllo GitiUilJJt, c§!, • · ® ........., ®. ~v. Min. Inltlrno

poli)

9.12.84 30. 6. 15

@ PRIMI CAPITA.NI MEDICI

dal n. 1 al n. 4. a

Co.lro (Egitto)

l . 1.110 Q! Montlnl Olm7<mnt, ~. +. ~·~ 11 ·", Osp, Trieste

21.10.18 lG. 11.16

@). @, +, /

a

Cetrano

e Laino R~ario, '*'·+. ~ .,,..,...,@, Dir, S an, Roma

(C o· Il. 8.110

8ellll6) a

VIterbo.... . .

27.10.18 l . 6.18

@. / 1. 6,8Q Paoloocl 4/berlo, U+.

+, @"'·", @, Di• P· M tn. lftUrnO

31. 3.23 l. 5.18

@. a

e Pecllll4ftlcmfo, + . ~"'-",@.@,/ Sea. plr . R. E.Bologn• 81. 3.2318. 6.16

Ccrchlo(Aqnlla) 17. 7.87

CAPITANI MEDICI

dal n. 1 al n. 2. a

LaveUo (P o· 24. 11.81 Provvldensa Salrlwo, @

+, ~ ..,..., @ , Dùp. Min. Educ-~e 30. G.U l. 3.18

tensa) o

Alia (Palermo)

3. 2.96 Qt MuWI..Cuowto, ~ m,+. (Y), @, / l

Na.ton~

DiiJ). Min. Tntemo

24. 8.33 1. 1.21


10f

(St g.U:) OP'I'IOI.\Ll

1)1

KISERVA. RIA880NTI IN SERVIZIO QUALI INVALIDI DJ OOJI)RR•

Ufficiali Chimici Farmacisti J1

j;

DA'fA

u

L UOGO

s.,

DI NASCITA

.. rf)

CAE'ATO E NOME di

nascita

Data.

AlulaPOS IZlONE

D ECOfiAZIONI E CAMPAO:'\E

di uomina

altA

a

d1 grado

sotto-

te nente

' MAOOIOfil CHIMICI J>'ARM.ACISTI

a

V !Ila m a lrtlB 25. 6.83 Bat.tagUnl Ovid<l, le , U !f', Q) .,, ......, {Chieti) ~ ............ .

D i• .J· MiK. OoloftU 15. 1.27 15. 6.11 1.er incarico ci~ (Trl ooUtanla)


RIPARTO DEGLI UFFICIALI MEDICI E CHIMICI-FARMACISTI IN S. P . E. FRA I DIVERSI COMANDI, CORPI ED UFFICI

MINISTERO DELLA GUERRA Direzione generale di sanità militare. T.G.M.

Fran~hl

Luiqi (direttore aeuerale).

M.G.M. Tocco Pa.sqtuJle (presldtmte). C0 J.M. Mollso.nl Alfredu (sost. JJre3.).

CoLM. Santa Maria .<f ll>erto (capo dlvlelonelnc.>

T.C.M. Giarrusso Gesual<lo (mcnlbro).

ser-

T.C.M. C.:amwarata Gioronnì (ass.).

Col. C. F. Pagnlello Alfredo (Ispettore del vizio farmaoeutloo)

T.C.M. Me.nconl Midld~ (membro). Coi.M. Delogu Gino (capo divisione !Do.) M.M. T.C.M. De BernardiniB Jlirq(nio (com.-redatt. Glorn. med. mll.)

Loprestl Antonino (SegretArio).

t•C.M. Rizzo Carlo

T.C.M. Slnlsl Guido (capo eezlone !Do.) T.C.M. BB881 Giuseppe T .O.M.

l!uonopane Carlo {capO sezione !Do.)

M.JIL

Ippoliti Arnaldo.

M.M.

Carluocl IW.Jtael~ (oona~ere !no.)

Laboratorio di fisiologia e biologia applicata M.M.

Ce.ssiDJ~

Uoo (com.)

Laboratorio di chimica e bromatologia applicata.

lLM. Angellnl Antonio (capo ee:done !no.).

Col. C. F. CJrradi Uemo (dir.).

M.M.

Corsi Alfredo (coll81gllere !Dc.)

t•C.O.F. A.dll&rdl Giulio (com.).

M.M.

Manfredi .41/reiMJ (capco sezione iuc.).

t•C.M.

Llpanl Afttoltino

100.!4.

Magrone Amedeo

Laboratorio di mlcroblologia. M. M .

Reitano Ugo (com.).

C. M.

:Marmo .dc/lill~ (com.).

l "C.M.

Cipriano 8ulvatore

Ispettorati di sanità militare.

l'O.X.

Mauaronl Gi<Ulomo

I S PETTORATO CON SEDE IN TORINO M.G.M. N. N. (Ispettore)

1-<J.M.

Contrlno Ferdinando

M.M.

Ce! Isidoro (addetto)

le().M.

Blfano AUDlUto.

C.M.

N. N.

dblifoet~iancnd.. -

ld.

T.G.M.: tenente generale medloo: M.G.l\1.: magi or generale medico: C<ll.l\1.: oolonnello medloo; T.C.lll.: teneoLe colonnello medloo; M.M.: mawiore medico; l"'C.M.: primo capitano med!co: O.M.: capitano medloo; T.l\1.: tenente medloo: Col.C.F.: oolonnello obimlco·farmacista; T.C.O.F.; tenente oolonneUo ohlmlco.farmaolsta; lii.C.F.: m~lore oblmioo-rarme.cista: 1•c.C.F.: primo capitano cblmJco-farmaclsta C.C.F.: capitano chlm loo·farmaolsta; T.C.F.: teneute chlmico·farmaoleta.


106

(Seoue) RIPARTO DI!OLI O II'P'IC'IALt MJ:DIOJ & OBDrJO•·II',UUUCJBrl ECC.

ISPET'rORATO COl\" S EDE J:>: YERONA

Istituto chlmlco-fannaceutlco militare di Ffrenu.

M.O.M. Napolltanl Melchiorre (Ispett ore)

lUI.

Fiore Geremia (addrtto)

a.M.

N. N.

T.O.a.to•. Monaoa Oarlo (direttore). T.O.O.I.ì', Oorret& Oarlo.

Id.

T .O.O.Io'. V i ta GMkmo. lSI'ETT,JRATO C ON SEOE IN R O MA

M.C.F.

Cappelli CXtuteppe

M.G.M. Rluutl 0(tUtpp.. (lspoUorc)

M.C.F.

MW!80 Enrico.

H .M.

Guerra Pirn:eru:o (add<-lto)

H.C.F.

Cortasea .SUt>to.

a.M.

N. N.

llf.O.F.

P&lmler l Mario.

llf .C.F.

Giorgi Gtorvio.

Id.

ISPETTORATO CO N SEOE lX NAPOLI

M.O.F. Braggio Giocanni. M J...I\1.

VOIIJC Mnz-"'ini (iSJl<'UOrc)

H .:ltl.

Do ~1artlno Roberto (ad detto)

JOC.M .

T orre Saloatore

id.

Scuola di applicazione di sanità militare.

lOO.O.F.

Bracaloni Loremo.

lOC.O.F.

Peesolaoo ..fnoelo.

T.C.F.

Bernini Fotco,

'1'.0.11'.

T&DOrcd! Gabriele.

T.O.P.

Colella J1ttlorlano.

T.O.F. Rotteglla Enzo, M.G.M. Mazzettl Loreto (direttore).

(lns.

tit.).

T.O.M. Manganaro Oarmelo (Id.

Id. ).

M.lt.

llfulloe A lusandro

Id .).

M .Y.

Lanplla Frartcesco (A . !11.).

T.C.M. Bruni Nicola

(Id.

Comando Corpo Stato Macllore. T .C.IIf.

Polosa YinceiUO

Scuola di guerra. T.C.M.

l'errier /)le/ano.

M .M. D'Alessandro Ral/aele (lne. tlt.)

l•C.M.

Na nnJ O<Vlo (In.•. Rgff.)

t•C.M.

Manlerl Alberto (Id. Id.).

t•C.lli.

Ba.rblora ./Jfauranoelo. (Id. Id.).

lOC.M.

VI tale Salt'atore (Id. Id.).

O.M.

Plana GuWo (Id. Id.)

O.M.

Oblura. (}&...,PJ14 (Id. ld.J.

O.M.

Fl oridia Fran<'UCQ (Id. Id.).

T.O.O.to'. Parrl Wc,uer (!ne. tlt.). o.c.to·. Soottl Gi11<~emv: (!ns. ~.).

Scuola d'appl. di fanteria. M.M.

Canepa Romclo.

Scuola d'appl. di cavalleria. M.M.

Oramegoa Giooanni.

Scuola d'appl. d'artiglieria e genio. M.M.

Casetta Ou-..

Accad. mll. di fanteria e cavalleria. M.H.

Bini Donlcliro,

O.M.

TaddJa Leo

;,

"'


l•~eOtv.l RIPA !n'O OY.OLI IJFJ'lOIALI 11111 0101 Il: OBDIIOI-P'ARIU OIST I

Ac:C*I. mll. d'artiglieria e genio. T.O.H. PeUtt P~

Scuola A . U . Bawmo

O.H.

Collegi militari. )(.)(.

J'allla OWecm"'- (ROma)

lU4.

Spagnuolo Vlaortta N(cola (NapOli)

Ere.

107

V~neto.

Znret.tt Solttalore.

Seuolo A . U. Pavia (3 oenio). l "(),JI:L

Viola Domenico Scuola A . U • .f'olenza.

Conwldo scuole centr. mlllt.

O.JI. DI Rago Protpero.

Kuala-Seoobi Maffi/.

T.JJI.

Scuola A. U. Lucca.

Scuola centrale di fanteriL 1OC.K.

JJLM. Barone Giooan"i

0 1t.nnettl B eNUJrdo. Scuola .A.. U. Fano (9' fanl.).

Scuola centrale mll. di alpinismo. T.K .

Bot.tasso mww.

T.K .

Te01:ri GivUo.

t OO.M. Ooftredi Luioi. Scuola A . U. S poleto (62 tanl.).

100.11. DI Lorenzo OdoardJ)

Scuola centrale di artfglleriL T.K .

Scuola A. U. SaleJ'T!-) (SO falli. ).

Kolalonl V i - .

1 OQ, M, T uocrcd l UrbanQ

Scuola centrale del genio.

Sruola A . u. Palernw (6 tant.).

T .K . Bellla FNifl«tco. T.K. Zagami A1Won(no.

tOO.M. Calvello Bal valOO'I'e.

Scuole allievi sottumclali.

Se-.ola centrale delle trupPe c:elerf.

8CVQla .A..

Scuola di tiro d'artiglieria. l OC.M.

G114rUone Anlon(o.

T .M.

LupO Am.cltÙO

lOC.H.

Jrl.K .

BaTa Anuro. SCUQia A. S. Ca.'lerta. ( 16 tanl .)

too.M. Bertone Giuteppe.

Scuole allievi utnclall di complemento. 8ctlol4 A . U. B ro..

s. Aquila ( 13 t anl.).

SCUQia A. S. Noura

lnt~lore.

lOC.M. DollBallto Am«Jto.

Do 0e11a1-e ViiiCen:o.

Centro c:hlmlc:o militare. Seuolo A. U. Mo11col~ri

M.M..

CWmenti Ferdonando,

M.M.

Ferri Gtddo.

l OO.M. Ferraloro Gitueppe.


(Seq~) RJP.utTO DEOLI UJ'PICLU.l lllaDICI & CBIMICI- ·AJUIAC UITI &CC.

108

Cel Filiberto

C.M.

Mogsr o .ltichde (A.M.)

c. ~.

Serra Oituepr>e

T.M.

L npenta. JniiOQeNIO (lno. grado oapl t .).

M.C.F.

Pl acidi Ettore.

X.C.F. VAlenti ..dnlonino.

M.C.F.

GugUelminettl SIIW>.

l 'C.C. F.

!<'errarle SalTJalore.

T .O. F. Gor la ..dnqelo.

StabllJmentl militari di ~na . TlecltWWio militare. M.M.

Col.lf.

Gaiottlno Carto (direttore).

T .C.M..

P&nacla. ..dnlcmino.

H.M.

B«ttnettl MarcdUno.

M.M.

01Uil'O Pierlno

Dffit;ZJONK DI SANITÀ

l OCM.

Sclaldono Bartolom«J (A. M.).

DEL COBPQ D 'ARMATA DI TOR INO.

1\LC.F.

Arpino PU/ro.

Pezzullo Lu(q(.

Direzioni di sanità di Corpo d'armata e stabilimenti sanitari.

l;ol.M.

Montanari .d.ttUw (dl rettore).

T.O.I-'. R ollo Fe&ri.ro.

T.C•.M. VigUan1 Ji'ederlco (llr!en1ata). DrR&ZJONlt DI

T.O.M.. Huratorl Cat'to F t Uce (segretario).

UBlTJ.

DIU. OOBPQ D'.LBMA.T.A. DI A..L&8i'.A.HDBU..

I O<.'.M.

Bianco Gioo. /Jatffela (capo ~cz. dlsinl.). Col.M. O•p~

miWore d i Torino.

T .C.M. Forino S alealore (direttore). T.C.M.

O~mero

Ouare.

Bedel Maurizio (direttore).

T.C.M. Carbone Vinceuo (aetrretarlo). 100.1!1. Ouoclatore D omenico (capo eos. dJelnf.). C.M.

Castelli OiamlxrtU.Ca (lg1enlllt6).

T.C.M. Bocca Ti!o. T .C.M. Suma C08imo M.. H.

SabatlnJ AIIDCto (1181JretArlo).

T .C.M. Candldor l Enrico (direttore).

M.M.

B'asco ..dnqtlo.

T .O. M. Ciarlo Sileio.

lf.M..

Garb-.rui Givse1JV4

T .C.M. Poroara I lridtml.

M.M..

Ciooo Oiol>onn(.

T .C.M. Valente Gioc.tthino.

H. M.

Salvln.l OU4re

M.M.

Buono ~metrio.

M.M.

Germano GiweiJ'Pe

H .H .

DI Nella Nicola (eogretarlo)

M.M.

Luolano·FW!Cà FeUce.

tOC.M, Chiesa Emcmuele.

l'C.M. Vlt&le N icola.

lOC.M. P al er mo Carmelo

l•C.M. Carbone T eresio

lOC.M. Calvo Attilio (A. M.).

l "C.M.

TarquJnl Co(roH

l "C.M. Bu Oiweppe


109

(StUIU) RIPAtn'O DEGLI URIOU.Lt II&DIOI & OBnllCI·FAtufA OISTr E CC.

K.C.F.

Alvfgin! {}t()1'(1io.

T.C.F.

AudJalo ~X•lw

T.O.M.

Osved4le militare di Milano. (direttore).

01pedak milUan d( lkr1.011a.

T.O.M.

Camorlano Pietro.

Crlaclone Gattano (direttore).

T.O.M.

Tenaglia Giuseppe.

T .C.M. Savlnl G11alltero.

T.O.M. Sesto Antonino.

T.C.M. BaoohlaJonl Adolfo.

:.l.M.

C&etelll ETJ(tanio.

M.M.

Imperlale Ouare.

M.M.

Camplsi Baldas8<lrc.

M.M.

So1111ert P'inoemo

.\1.M.

Scanavlno Ze/tlrbto.

1 o.c.M. Sandulll Pl~ro.

M.M.

Cambnzzu Mario.

1o.c.M. Castellaneta P'i11Ceuo

M. M. De Bernardo F'ra11C. Amonw (segretario)

1o.o.M. 01t.l'plnterl Er'MSto. (A. M.).

M

1o.c.M. Dello Iolo Gwoanni M.C.F. FortUDAto Leonardo. T.C.F.

Veooll Robtrlo. O~

militare di Sa'lriuliano.

M. Girardi Gimewe.

jOC.M. S uracl Bruno (A. M.). 1°C.M. Astuto Gimeppe. lOC.M. Paollllo Slanisl® 100 .M.

V'lrglllo S~o. •

T.O.M.

Gatti .Di&nia' (direttore)

1°C.M. CaJeagni Amalo

M.M.

B&880 OW!l. BaUutll.

l"'..M.

M.M.

Bruno Carlo

1°C.M. Comee Sebastiano

1°.C.M. Bmnetti Givuppe (A. M.). l O.O.M. Ro88t Mario.

M. O. F.

Zfnl GioNnni.

Sacobet t l Nicolo.

T.M.

P almln1ello Pasauole (loc. grado. oaplt.

.U .C.F.

D'Alessandro Lui~.

O C. F.

Sauna Alu80nàro.

T.C.F. Brunamontl Qioruio T.C.M. Croelarlla EMristo.

O.M.

De Lucia Raffaele

T.C.F. Gambarlnl Gimeppe Col.M. Altooso L-uiai (Cllrettore). DIBI!ZtONB DI 8ANITJ. DEL CORPO D'AR.\lAT.&. DI MILANO.

Oou.t. Surdl Domenico (direttore). T.O•.M. Costa 11'a1.18to (Igienista). M.M.

l!.M.

VaJola Nauarerw.

M.M. Severi Pompeo

lOC.M.

Soleri Giotmnn(.

lOC.M.

Mori Annibale (A.M.).

Dt Stefano Gi•IMfJ'Pe (sesret&l'lo).

1o.c.M. Carlmatl GiW~eppe.

lOO.M. Fortunati Pietro

1o. o.M. Laurora 0Mio {capo 116Z. dlslnt.)

lal.C.F.

Dl Tulllo OdlYrt8io


(Se~)

110

BIPARTO D&OU O'JTIOU.U Ml&DIOI

a OB1KlCl•J'AIUU.0 18Tl ace.

T O. M. Rampl Pietro

Ool. K.. Seoohl Frcmct8Co (diret-tore;.

100.)(. Tedesobi Nicola

T.O..M.

Ara .dchflle.

O.K. Tagliuferro .<trmando

M.M.

Celllnl L!Agi.

T.O.J'.

Af.JL

De Cat& Domenico.

SanteUianlo Mario

lOC.M. Bucol Pa.(ltUJie 0(REZIONR DI SANITÀ DEL CORPO n'A i l.\IATA DI VEI\ONA.

l-c.M. Labruna ViUorino (A. .M.). 0.0.11".

DattUo .<tnaioiU!o,

T.O.F. SaltiDI Pietro. Ool. H. Pennet1l Cuar e (direttore). T.<.J •.M. Fusi P ietro (segretario). 100.M. Rodlnò N icolantonw (lglenJeVIJ. 100..M. Patti Gitu<eppc (08po sez. dl lllnf.).

T.C.M. Simula Ubàldo (dl.rcttore) M.M. Bina&hi 4lberto.

M.M.

Mura 8al110tor. 4t&Qdo.

Ottpedote mUiton. d~ Jl'erona.

M.M.

Ta ttonl F(law.

•

l OC.M.

P err.lnl 4110elo• (A. M.)

T. O.M. Accorlntl Vi ncenw (di rlltWI e • T.O.M. Maugerl Nicold T.o.M.

Florlnl Jl!uno Ferruccf.o.

M.M.

Dal Collo .<tuou.tto.

M.M.

S carplerl Ct8arc.

M.M.

Orifi Ftl\ !)!lO·

M.M.

Lampls Edoardo.

K.M.

Ca-çallo Kuamio (~Segretario).

lOC.M.

Man~:ella

T.M.

Rebu1rat Giuli o

Giuseppe

l"'.<.J.F.

MlllJno Domenico.

T .O.F.

Tt:rranov& 8al'&Gtore.

T.O.M. Fierro Mf.clu~ T.C.J..'.

Lloat.a Saleatore (lno. grado oaplt.). DUUtZtONB DI SANITÀ

M.M. Bertoluocl Gino

DE L CORPO D ' AIUlATA. DI TBI&STL

100,),{. Morino EnrU:o (A . M.) }0(;.~1 .

Mlletti E r-n&to.

lOO.M.

Monnstra S al'IXli<lre

Ool. M. Zat1l.rO .<tmomno (direttore).

M.M. lOO.M. Soiortino S al!XJtore l OO.M.

Manoln1 Lwiai <eecretarlo).

1oo.M. De Ce&t.re Gi.ann(no (laien18t&) 100.M. AdamJ FtlU:e (oapo, -

· diatnt.).

VIta Guido.

M.O.J'. Marra GiUKepl)e.

ltQ.O.F.

Garof&lo Jl\ to.

T .O.F.

Meloblonna Ettore.

T.O.H. Lappoll.l Gvido (dJretton). T .O.M. Fiumefreddo

JI'~IICtniO.


(S~) IUP.A.RTO DIIIOLJ URIOU.U ll&DICI & ClRDoiiCI·PARMACISTI

T.<.'.M. Rltuool Cbl nnl ..d(IOIIino.

ECC.

111

lOO.M. Trepioclonl Emanuele.

}{.)(.

.A.dboW SGlt1Giore.

lOO.M. Sa tmè Ettore

)UL

Pl!Uearfno Lort:rVK>.

tOC.M. Campana Antonio

M.M.

B1l&llarello Fedmco.

T . O.O.I'. Gbec-&rd.tnJ NaldQ.

)UL

Oalvanl Fedtrico (eesretario ).

C.C.F.

PalJ:uorlo Pfelro.

M.M.

C&rvagllo Kàoardo

T.O.J',

Boocblnl Fro.nct:$Co.

T.O.M.

Caeella DanU (direttore).

T .C.M.

Felici augell Guido.

:M.M.

Palumbo Giuseppe.

lOC.M. Montinl G~ot>anni (tnT. cuerra). lOO.M. Scarpa AnQ(ol(wo. 100,)4. SpapoletU Galiko (A. 14.)

loo.M.. ZlD&al.e Sal~e. C.M..

M..trabella Ola1idio

lri.O.F. uola Emilw. O.O.F.

Zanellt Albtrto

lOO.K. Petltbon Luùomco (A. M.). l OO.M. Pavone A nlonio.

T.C.C.F. M.Joh.ell Teodorico. T.C.F. Beverini Qi~ppe. D~ON& DI IUJfiT!

D&L COR.\'0

n•4.1ULI.T4 DI ll0LOON4.

Intermerio. vruWi4ria di Ravenna.

lloUl .

ZanuttJni Prlmo (direttore).

T.O.M. Oterl J'(1lce=o.

M.M.

Oaata Emilio <•ecretarlo).

C.M. Cuocia France.co.

l OC.JL Fiume GugiUiMO (llrleniata).

T.C.F. Spadaveocbla .Domnl(co (lno. crado oaplt.).

C.M. Norleugbl Alberto (capo sez. dialnt.) DIRII:ZIONE Dl SA.NlT!

DIU. CORPO D'IJ.UU.T.A. DI FIR&SZJI:,

OSlledak milUGre clt BoLou-.

Coi.M. Coi.M.

lrfodeztinl Paolo (direttore).

T .O..M..

Iapooe Anlonio,

lnn.n lzzotto Cannelo (direttore).

T.O.lM. De <.;aria AUoatino (sea-retario). M.M.. Folena Umberto (l gieniata.). T.Q.M. Riooò Etlore. lOO.M. I'Uocran& PG81,lUGÙ.

M.M.

Ploooll GWoann(

M .M.

Olallombardo Orestt.

M.M.

Pom.o Felb (eeeretarlo).

:M.M.

Oom.eW Umbuto

T.C.M.

PeUocrinl Fran!:UCO (direttore).

Guaraldl C~lo

T.o.M.

Creepellanl CarLo.

lOC.K.

BoneUI .Aurelio (capo. aez. dlalnl.). On>edale mattare di Firenu.

M.M. De Hari.Di8 ..durelW

T.O..M. Vannoocl Q11intU(o (segretario).

}OC.H. 14aaaa Fili'PPQ

M.lll.

Cloni n1 O i~ lo.


(.'ie~ue)

112

R!I'IRTO DP.Ot.l r; FFIOIA.LI

IOtDIOI E OBI)UC!•F,IRM,\ C ISTI &CC.

T.O.M.

De Bernardinls V"'crlmo (Com. Wp. Guerra- redatt. Glorn. med. mll.).

T .O.M.

Pellegrini Oreste.

T.C.M.

Gra.zlola Gerat"tù>.

T.C. M.

Coglla.ti·Deu:a. Gluse~ .

M.M.

Casslnls Uoo (com. labor. tlsl<>l. blol· appUoata.),

}OC.M. Ricci .J.nlonio.

M.M.

Maimone Dooalino.

tOQ.M. Bolìsarìo Giulio (A.• M.).

M.M.

Crlstlnl Al!rn!o Ceetrretarlo).

t oC.M. Gelanzò Cel esti>><>.

MM.

Giorgi . GlQr(lio.

M.M.

Bìa.glnl Gicvanni.

M.M.

Magllulo .J.I/on_,,

M.M.

Telese VincenM.

M.M.

Morelli Ma.rio.

M. !\I.

Pedrazzl .J.rriqo.

M.M.

Battaglia Giaocchino.

M.C.F.

Farina l'elice

M.M.

Ferrari U uo

T.O.F.

Rlpa.rbel11 Uooerto.

M.M.

Reitano Uoo (com. la.b. mlorob.).

T.C.F.

Corbl D<mumico.

M.M.

Cappelli .Al!rtdo.

M.M.

Moau l'O Aurelio.

100.1.1.

Dattilo Giuseppe.

01/Jeànla militate ài Litmrllll. T .0.1>1. Bertelll Enrico (dlrettore).

lOC.M. Plccarreta Francuoo.

T.C.M. Abate .J.lessamlr;>.

toc.M. Guido Giovanni. T.C.?>!. Rizzo Cornelio. lOC.M.

Giacobbe OorraàiM.

lOC.M. Lo Bianco Domettico. l OC.M. Longo ~tco. lOC.M. De Iiìeronymis Ruuoero (A. M.). l OC.M. Ma.ta.ra.zzo Lucio. t•O.c.F.

Treve1 Arutide IOC.M. la.eelU Mario (A. M.).

T.C.F.

Longo Ful~>io

DIREZIONE DI SANITÀ Diti. CORPO D'AIUtATA DI ROliA,

(direttore).

Col. M. M.M.

Ga..Uo Arturo (segretario).

tOC.M. Laino Ros11rio (lnv. suerra.).

lOO.JI·L

MJdulla Carmelo (com. O. N. Baillla).

IOC.M.

Ripari Enrico

1oc.M. Mezzettl Qu(do.

C.M.

Panaro. Carlo

C.M.

Pa.pagno Michele.

o.M.

Pedroll Giuseppe.

C.M.

Faenzl Alilo.

C.M.

Marmo AchUle (com. !ab. mlcrob.).

toc.M. Speua.rerrl Antonio (oapo. sez. dlelnt.). t OC.M. Loona.rdl Domenico (Igienista).

Ospedale militare di Roma. T.C.M.

Masserano Giulio (direttore).

T.C.M.

Turilli .J.nlonio.

T.C.C.F. Lomb""'dl Manlio.

toc.C.F. AdUa.rdJ Giulio ( oom.lab. chim. bromat. applicata).


(Sf!TUe) RIPA!n'O DEOLI OFFI(]t~ LJ M:II:DICI B CIJillll(]t·FAIUI\CISn ECC.

lOC.C.F. De Mo.roo C' aart:100.0.~'.

T.C.M. Caldarola F raru:uco

R!Jzo GaLlono.

T.C.M. Mauocoono Comil/J:I. M.M.

Do Liso Carlo.

Curatolo l-orenzo (com. hl b. cbim. c~utr, dt·Uc dogftnc}.

M.M.

Costagl. ola ~nlt>11 io (segretario).

.M.:\1.

C• v 1ta lf«ll """-·

T.C.F

Portelli Giuseppe.

M .M.

Donadoo T'tt/J)riiJ.

T .C.F.

Battaglio. Uiuseppe.

M.M.

DI P alma f'incen:o.

M.M.

Cas:<ttto Fra11cr<co.

M.:\L

Tarchl Virgùio (com . pro,;. Rodl) •

t oc.M.

Mlllll111ll\rra .Vicolo.

1°C.C.F. Corradl Pidro. C.C.F.

O~ole militare di P~rugi4.

Col. M.

113

Rloaldl Ono/rio (d •ro:tt ore).

•

M .M.

Romano Gennaro.

l OC.M.

Diana Euqt11io (A. M.).

M .M.

Trani Natali rw.

J OC.:\I.

P a.ndol li t.'dtJardn.

M.M.

Pooo llal/aello

1°0.:\l.

SantoJ'HO II\ /)011lC71ico

1°.C.M. t'Ujjllaoo Lorenzo (A. M.).

lOC.M.

Cnputl Giot:anni.

T.M.

Caocellolti b. nrico

l oc.M.

Clcclmnrra Catlano.

C.C. F.

NOQOollol I.Jino

M.C.F.

Sa vino l ' ilv.

T.C.F.

Vu:uri Carmdo.

C.C. F.

Do Benedlctu Ila/laele.

T.l'. Jo'.

Onmbioo .Aillm>auo.

Campo clbna/ico .anatonale di ~n.t{o. Ospeda l~

(Infermeria pruidiaria).

uoililore di Chieti.

M.:\1.

T.C.M.

Fabrlzl fl'icola (iliret t ore).

l o t,;. M. ::ilD ib aldl Uuolielmv.

T.C.:Il.

P itrelll 1Yìcola.

l oc.~t .

B o lla L«i(Ji.

T .o.M.

n ossi .1nto11ìo.

C.M.

Florlo Ugo.

:11.:\1.

r.omhurdl Etlrica

T.C.F.

Ponnoll Francesco.

l oo.:u.

Avcllon" ( inclono

l OC.:\1.

Plcololl Errurnrgilt1o.

1°C M.

Croco Ou!do (.\.M).

Dmt:z•os E

DI SA);ITJ.

Dl!l. CO IU'O D'AIUIAT,\ DI BARI.

l oc.e. F. llfa•~eo Sat:eri••·

Aie llo Ooruelli• o.

T.C.F. Col.:lf.

. . . . . . . . . . . . . . (d irettore).

:M. :\1.

Pesce 1\'icv/q (SO:iei"Cturia).

M.M.

Confulonc no/laele. (lgicnLst.•.).

l oc.M.

BarouiJa Le.onw rk> (capo. eez. dlelnf.).

Ol'prdale mi/ilare di Bari.

Dmt:ZIOSF: o r S A!';ITJ. DF:L COilPO O ' Ait.,UTA DI NAPOLI.

Coi.?.J.

F risonl l >oolo (direttore).

Col.:\1.

Or~~>~• l Oiu>tpJ.C (lo,· . di guerra) (com.).

T.C .. :\1.

0 111 ot ll Oo'-.t· ••· Ili (scgrotarlo).

T.C. M. Colittl .8il~:io (dlrcttor;,).

1°C'.:\1.

:lnnr•• gnu. l:k((IN/o (•IC•t'lli~li\).

T. C.:\1.

t OC,:\1.

Zona lhmelrio (CnJJo scz. disin f.}.

8 -

LovagUo kfJIXo.

r.uo/1 di on...,.a.ni/à dd Corpo .•aniJario mWiart.


(SeOU'-) RIPARTO D&OLJ OFnctALI K F.OIC! E OBJJooltO•PAIUUC!Sn ECc.

114 OsJXdale

Ospedale militan di Oala?Uarn.

militar" di Sa pt>li.

T .C.:\t.

FLoren7.a lonaz:in (dir ettore).

T.C. M. D ' A.una Giu.•eppe (dlrtlttoreJ.

'l'.G.M.

Germino ~1 / rrdo.

T.C.M.

LO)BI·ono d ntcmio.

T.O.~ .

De Ange li& .dràu i.ttll.

M.:\1.

Cntcrini Federit o.

T.C. M.

<Jelorrolnl Lutat. (com. 111ab. t C'r m.

l OC.:\1,

Jannlzzotto Antonio (A. M .).

beh hl )

T.M.

Oorl Oiot·anni

M.M.

Matreo LuirJi .

T.f'.F

Gofl'redi J:..'Uore (!ne. grndo Cl\J>it.).

M.M.

\ assaìli Gioronni.

M.M.

Graziano Carmin~ (Bcllretarfo) .

DIRF..ZIONE DI S.L'ilTÀ DEL CORPO D'.UUUTA DI UDJ:S E.

M .M.

D' Ambro~io Giu•e1mr.

M.M.

Cnssanese GiWJ~TI'P'·

Ool.M.

i\lartogllo Ferdinando (direttore )

M.M.

Felsani Giacinto.

M .M.

Bonl\0001'80 Lellerio (setrrotarlo).

to:::.M.

Ciodaro Ra!1a•lto (A. M:.).

H .M.

De Castro Ignazio (llf(eutsta).

l ".C.M. Messina .dngelo (capo. ~~. dls lnf.).

tOC.:\r. Pecorella GilJ'<lamai.

t oc.:u. Cavanlglla .dl/rt(lo.

Ospedale militare d( Udf~.

J OC.M. SqulDaclotl Ral/atle.

• • • • • • • . • • • • • • (direttore l.

JOO. M. Del Fattoro Guolidmo.

T .C . :U.

JOC.M. Ga.sparrlnl NiccHa.

T .C.M.

J..) '~ccardo Solt:atore.

Parente FenlU.ando <&e«ret.arlo).

l OC.l\L

Santuccl Oiutet>ve.

:\f.M.

Toscano Jl'iftCenZo,

c.M.

Mennonnn Ge ·ardo.

M.M.

Santoll P ollflUQli,.o.

Musto Mi<-he!e.

M.M.

Flore Mario.

T .C.C.F. Regard Pietro.

M.H.

D e Carll GustmKJ.

]OC.C.F.

M.M.

Maselmo Frarw:uco.

:ll.M.

Callg&li& Oaf'lo.

l OC.M.

Rooga Oaela>to.

l OC.M.

Cola Francaco.

lOO.M

Lucca CUthbert Gugll<lmo (A. M .).

t:.M.

c.c. F.

De Palma FilipJJO.

Fochi Roberto.

Ospedaù mililn,.e di CGMrla. T.C.M. De Porcellinle Oarlo (direttore).

lOC.M.' :Faraone Antcmio.

~nton io.

M.M.

Picazìo

M.M.

Tatarelli Luigi.

M.M.

Trani Paolo.

M.M.

Centere ~1ùoniM (A. M.).

lOC.M

Ynsto Ptuquale.

tOf'.M .

Rim•ldi Orazio.

lOC.C.F.

F&ntoul LuCoi

T.C. F.

Prlcolo .41/0WIO.

-

C.M.

Colomba Nicol6.

M.C.F.

Slcoardl Guido.

'l'.C.F. ~Cure! J?alfaele. Ospedale naU!tare d( P~.

T.o.u. Romboltl .4nf<mw (dlrottoro), M.:'II.

•

Mlgnetnl Francesco.


(SCC/Ue} RIPARTO D t ;OLI UFFICIALI ~ E DiC I E C'B l ~IIC'l -YA R!>IA CISTJ ECC', M.M.

Bugllarl GiusePPG.

M.M.

:Mont eleone Vinc1mzo.

lO.C.M. Soflo San/i (A. M.).

Daotoll Dom~nico.

T.l\!.

1\!.C. F. l!oli sani Ricciariw . Saui Carlo.

T.C.F.

lOC.M.

La Mart ina Rosa rio.

I OC.M.

Foti .Alfio.

l o,::.:M.

AvoUo Caro Guido.

l OC.M.

P avone Giu.se JJ)e.

T.M .

Larovere Giuseppe.

llS

M.C. F. Grignani Eugenio. OspWale mili«Jre di Gorizia. Col. M.

Grosso V ittorio (direttore).

C.C. F. Friscla Pietro. T.C.F. Carl isi Ferdinando. T.C.F. Saia Jlar;o.

M.M.

Saccomanl GWrf}to.

M.ll.

F onzvne Lorenzo.

lOC.:.\1.

Lista Domenico. (A.::\1.).

O~pcdale militure di

t oc.JIL D 'Angelo Emanuele

Musina.

T.C.:M. Brlgugllo Santi (direttore).

T.ll.

Zaffiro Edoardo (! ne. grado capit.).

C.C.F.

Orlando Teodoro.

T.C.::\1. De Domenico Francesco. T.C.M. Indelicato Giuseppe. l OC.M. Perr icone G'iuse,,pe.

DIREZIO:SE DJ

BA:SITÀ

D EL

CORPO

D' .UUU.TA.

DELLA SJOILlA.

C.M.

F isicbelln Giambattista.

C.M. Marigliano Oitmam~i (A. M. ).

0>1.:11.

Barile Feli ce (direttore). T.M.

T.C.M. Grillo Girolamo (segretario). M M.

Pfv et U Fraru;esco (jgjenista).

C. M.

T omaselll .4nlonino (capo. sez. dleinf.J.

Cassone .:tnJonto (inc. grado cnpit.).

JOC.C.F. Cbiofalo BiQC~io T.C.F.

Rlccardl Giuuppe.

D!REZ!O);E D I SA:SIT.\ DEL CoRPO D'ARMATA

OSJ)edale mUi/{lre di Palermo.

CoU.M. Giordano Giuseppe (diret t ore). T.C.M. Signori no Rosaric. T .C.M. Savarino S~erio

D ELLA S ARDEGNA..

T.C.M. Landrianl Roberto (direttQre).

··················································································· -····-············································································

M.M.

Cerniglia Donwtnico.

M.M.

Su n s eri G(useppe.

.M.M.

Giglio Rocce .

··················································································

M.M.

PlaJa Na~ale.

T.C.M. Romby Paolo.

H.Jd.

Scuderi Giuseppe (segretario)

Ospedale milit4t'e di 0QC~Iic.r(.

M·M. Pecorario Ra!ltuJle. JOC.M. Dettorl 0!0'11. Mana.

M.M. l OC.M.

Cent loeo S ante (A. M . ). Lo Veccb:o Gioacchino.

lOC.M. Bellelli Carlo.

1oc.:M. L ombard i .Saleatore (A. M.).


116

( St!]tV) RIP\RTO OZOLI

Ui!'PICI.U.I MEDICI Z CIII )I(C I-I'AR\1\C'I ~TI K<'C.

100.M. Aiello Giuseppe. l DC. M. Santobonl C.:>nber«<.

tOC.M. Br•rbiera Giuseppe T.M.

Canoiollo Francesco.

T .M .

Ca<"aliere Gino.

Firenu.

toO. M. Terzi F edulco.

.M.O.F. Lay Dino.

GerLOt>a.

T.C. F. Morooi Oirueppe.

M.M.

IntermcrCa J)J'ttidiarl4 dC S~rl.

M.M.

T ooelll Oomilto (iov. guerra). IAuio (Ro>na).

T .M . I adevaia Fra7V'UCO.

Gatti Giuseppe.

1oc.M . <"orda A ntonio.

Lf~tn'M.

T.C.F. Segre Fer>wnlJo (lnc. g r11 d0 captt.).

t oc. M. La Rooca l?oberw.

Scuola centrale CC. RR. firenze. l OO. M. Trlfllel tl l oi M.

M.M. Bordone Cartmlo.

Legione Allievi CC. RR. M.M.

Milano. l oo. M. Ca1l Domen(co.

Perrettì Crlsioftn'o. Napali.

Legioni territoriali del Carabinieri ReaU. A.les~a ndrla.

M.M. De PMqaa Oiuse'()1X. P adora

C. M.. Proco pio Bellar>nino

-..

... ·······---· - -

·······-- -------~--- -- ---·-·-

IJari.

l OC.lL Am broel Lui41L

C.M. Pernice l"tncenzo. Roma.

M .M. SarneiU Tomnla80.

T.ll. ScnQ"llone Franusco.

Botouna. l OC.M. Papa Ot nnuro.

T orino

Bolz<mo.

T r iesCe. l OC. M. De Blaslo OuiM.

Cauliari.

l OC.M. Piazza A.nlonino.

Verona.


(.'lt flllC ) RIPARTO D&OL: UFFJOULJ llll!DICI E C"lllM ICI•FAR.'\lACI!lTI F.CC.

Reggimenti granatieri e fanteria di linea. 1 o grariMUrl.

90 /Il nkrla. C.M. Carpino Rodolfo. T.M. De Rogatls A ntonia.

IOC.J\1. Potenza Luigi.

l 0° fanteria.

zo graMtf.tri. C.M. Lucente Pa8QU4le. C.M. Carer) Leonardo.

T.M. Manganiello Lui/li.

T . M. L lbcsl Fed.:r ico. l1° fa~a. 30 praMttm.

1 oc.M. Brll'&nll .4nJonia. t oC.M. Vendlttl Emidio. IZ0 fa~a. I o tonteria.

T.M. Mandò o.lfrwo.

toc.M. D el Senno Gi01111 nn!. T.:M. Gemelli AnJO/Ii tw.

ZO 1anterla. T.:M. De Gregorio Gadau(J.

130 fanteria.

t o.c.M. Bava .&rturo (battagl. ali .). T .M. MJrengbl U/10.

T.M. Gt.rila Gi(}eanni. 30 Janttrl.a.

H 0 fa nJtrl.a.

t OC.M. Giudice Camillo.

t oC.lll. Mastrogiacomo U uid o.

•o

fanteria.

I OC.:If. N o rra Antonio

T.M.

Mal tese France<~co.

, ao tankrio. C. M. Caulp~ Garpare. 6° fanteria. JOC.M. Calvello Salr.alore (ba ltagl. scuola).

T .M. ~li Mi .llaJVo.

150 fanteria.

to.c.M. Bert.one GiWJeppe 1battagl. oU.).

T .M.

D'A.I&elo G ioo. Ballist<J JGO fanteri a.

t o.c.M . Manfredi .&N141do. 1;o fanteria

T.M. J'apoloone 4ndrea. JSO fant. ria.

T.M. R lbaudo .Jn!cni110. 70 fanteria.

T.M. P~t llcroni Dino. T .M . S alvatore Francesco

so fanteria. T .M. Rlne.Jdl .&n ton io

1110 }arueria.

lOC.:M. Jl'l8chettl Gi~UeJ> 1 e. 2 1)0 [ IIIUeria.

tOQ,M, Cooola G~~Utppe , T.M. Arago na Filippo.

117


118

(Seyu<:) RIPARTO OEOL! IJJ'rtCIALl H&O!Ot E C EIJ"HIOI·FARMACISTI 1!:00.

2 1ò ta>tleria.

JOC.M. Cannlzzo Sebastiano. 220 janleria.

C.M. Spa.: a t ora GiWJeppe. 230 Jartleria.

360 ja1uuia.

JOC.:.L Purcaro Giusw~ s;o tanleria. T.M. C'irriu<'ione Jlfareo. 88• fant eria. T .M. 'fa.glil\ferrl enrico. T.!\1. Fisiche!la. P ietro.

240

T.M.

ja>ateria.

Ba.monte Enzo.

390 fanteria. !OC.ll. TnoC'red i L.'rbano (bA.ttagl. scuol!i.),

2GO j anleria,

T.M.

Pasettl F'erdinando.

zro Jwileria. O.M.

Drago CaiiY.}ero.

T.M. Amenta .4tulen:io

zso fanteria. toc.M. Allocoa .dn/QrliQ,

zgo fanle ria. l oc.M.

Gnnora Romttaldo. 300 fanleria.

T.M.

Romano Camillo ((ne. QTndo caplt.)

'f.M. De Qunttro ll'it ola.

o

4 o tanleria.

l OC.:\1. Schirru Gius1ppe. T.:\1. Cirillo Gwranni. 41 o tanleY"" a.

T.M. lzzo .4·r àuino (i ne. grado capi t.). 420 Janurla. l oc.ll. Dazio France. co. ,130 /alaleria.

T .M. Cytron Lar24ro (l ne. grado capi t .). H 0 fanteria.

T.M. Mend'c ln i Giuseppe. 31 o tanleria. T.M. Bartone Luiui.

4 so fanteria.

C .M. Idlnl Francuoo. 330 fanleri a.

T .M. Cosso Flario

C.M. Torella GiOtJanni.

(so fanteria. S4" Janleria.

T.M. Lauri Giulio.

T .M. Pa.naera. Ollafrio (inc. gra do ca.pit .). T.M. Palmas Giuseppt.

350 fanteria.

l oc.M. Colombrlta F i l ippo.

C. M. Mare base 4.//0slino.

T.M. C'a.ta. lano Nicodemt>.

T.M. Zeoce Cosimo


(SeCTtt~) RIPARTO DEGLI UFFICL\LI MEOICI E C l;ll~lfCI-FA RliA C ISTI t:CC.

490 /Onuria.

C. M. Calia Sletan.o.

soo JanJeria T.M. Stelo Greuorio. 51 o tanJ.eria.

l".M. Cer nigliano Michele.

620 f anteria.

l OC,l\1. Clgala Mario. 630 !anUria. T.M.. Alvlsl Elmo.

650 fa nteria.

T.M. Calabrò Salvatore. T .M. PietrOILI Gino.

620 /anUria. lO( • .M.

Di Lorenzo Odoardo (battagl. scuola)·

T. M. Pittari Emes{(). 530 tanJeria

C.M. Galdi Floriano. 540 !anUria.

<:.M. Castana Vi-ncenzo. 66° tanl.eria.

T.M. Grimaldi Jlalt?rUrw. 560 tanterla.

O.M. De A.lessl Ectl<rio.

660 fa11ieria.

C.M. La Magna Giuseppe. 6 70 fanteria.

lOC.M. LaruendoiA Fili.p,,o. 680 tauteria.

lOO, M. P~gnotta Utnbuto. 1 oo /anuria.

Loc.M. Turano Raffaele.

•r.M. Mattei Federico. 71 • fameria.

T.M. Grande Pasquale.

T..M. Anagul Mario. 73° ta>lierla. 570 /OilUria,

T.M. Fedeli Carw.

T •..M. Lo~ Gi'IIM"p1Je.

740 fanteria. 68-> tanlerla.

T .M. Ct~lazzo .dltonso.

C.M. Garda Loremo. 1 so tankria.

611° !anUria. O.M.. ztochlerl Uo1le 6Q'l Fanferi!l

l oc.M. Castronovo Gaetano.

T.M. Di Marco .&n~Qnina. 770 Ja,.tma.

C.M. Gregorlnl Pietro. 6lo /anluia.

C.M. Map&Dl .dbde.

7 so /anUria.

O.M. <:-'u rlate f'"(to.

119


120

( S'tOI>t) RIPARTO DBOLI UFFICIALI ){80101 B CIJI!UOI•l'ARMA C I8TJ ECO .

790 Janttrio.

T.M. Ferrigno Oiuuppe.

J520 fanteria.

T.M. Furlno Ra//ade.

S 1o f<lllltrio.

l OC.M. Notarlann.l l"i tU:em:o.

T.M. Ruooco

~14sandro.

22 5o /anuria.

830 Janln-io..

C.M. Pelllclni Ferrante. s~ o

C.M.

l OC li. Merli DJ

231o /anuria.

fanu rio..

Borzelll Owoaun i .

Camillo.

T.M.

Bamonto Nicola. 2a2o Janlcria.

850 fanteria.

T.:U. Snbatlno Ji1ccardo.

C.M. Bnudo ~ntonLrto. T.M. Lombardi Jlarlo.

Reggimenti di bersaglieri ciclisti.

sso Ja nterio.. t oc.M. Passante Carmirte.

1o bersaglieri.

T.M. Iaocarlno Giu.•crme. 20 bersaol ieri.

soo tonterio.. T.~. Molìllo

.Mari o.

C.M. Iannarone Gent.ro<o. 30 bcr>ag /ierl.

90° tankrl4. T.M. Gomoz Do Ayala ~UC1U$io.

l <>C.ll Morru Giacomo. T.ll.

Parenti Uoo.

T.M . Maorù JJiaoio.

40 bmaolurl. 9t• hnkria.

C.M. C!ampo!Jilo Pa,quale.

C.M. O' Ambrosia ~lcssandro.

ao bersagl itri. 920 fanteria.

l OC.M. Fr08lnl Dl110.

O.M. Negri Pielro.

oo bersaolleri. 930 fanteria.

C.M. L88'na Donato.

T.M. Sessa Yincemo.

7o ~crsoollcr l. 040 tartlcria.

T.M. St\tJelll Carlo.

t OO,M. GoUredl Luigi. (battagl. scuol~ ' .

so bu.•aullcrl. tsto tanterio.. 10C.M. MagUentl Fram·e~c.,.

T.M. Vert.echy O:orann i (luc . grado CRJIIt. ).

T.M, Simon c·Rol,crtl Francu .-o.


(Stgu;-) RIP.\RTO l>I:Gt.t lrJI'I'IC'lALl MEI>tcr E C'BtMICH"AR.!I!AC''"Tl I':('C'.

90 ~rsaulùri.

GO alpini.

l'C.M. VImercati Lui(ri.

C.M. Marino Saloatore

T.M.

T .M. VlcfiDUOI 4 nùmw.

Zambelll Anltmio.

70 alpini

l o• ~rsaulieri.

IOC.M. Paraninfo .<fngdo.

T.M.

Savino Luigi.

JOC.M. DI Monaco P ari.de.

T .M.

go alpini.

110 ber-'0:71ùri.

T.M. Ucari Gtulano.

Mongi llo .11 ichclr.

T.:l.f. Tauro Fraru:uco. T.M. Cicchetti Frartctsro.

120 bersaolùri. 90 ol p b1L.

lOC.M. C Jpolllna Uli4se.

Reggimenti alpini.

C.M. L lo Gi tu~cppe. T .M. RUBBo Seb0$ltano

T.M. D'An~lo Mario.

10 alp ini .

Reggi menti di artiglieria alpina

T.M Modusno Frant:u~o. T.M. Mat~ clnl Gio~. Batt'.to.

20 olpim. T.M. Saleano Pietro.

10 art. alpina

JOC.M. Mocallghe Carlo. T.M.

T. M. L ojodloe CltlaJdo. T.M • .AIIooohlo .4.ct.ille. 30 alpini.

P aternootro Jlinreneo. ~o

art. alpino

T.M. Di Olorl'i Pietro. T.M. S parallo Firu:tnz'>. T.M.

Tatone .4.1llanio.

T.M. CriFtianl Michelangelo. 30 ari. alpi1UJ

T .M. Maz.soll Ftr'1141klo.

T.M. Alloatt i JJenuùtlo.

C.~

,oalpini.

Colaool Francesoo. 40 ar i . alpitaa

JOC.M. Manlrecll Ort, te.

T .M.

Zoilo GiU$'JJPt!.

T.M. De Renele Emilio.

T. M .

Draoco Mario.

50 alpini.

Reggimenti di cavalleria.

C.M. Morgautl Paolo. T M. C~o Giuuppe.

T.lltl. Teramo Filammo.

Nttea Caroltma.

T.M. Ori!onJ 04car.

12 1


l·l·l

P~unt~

Rwle <.·al>tlllerta.

Reggimenti di artiglieria di d ivisione fanter ia.

T .)f. Marcsca Cvrrado. T.11. Dologu Ivo.

10 arl. dii". fanter ia.

C.M. Gaullnni Ll.lealldro

Sm>aia l.: amller ia.

20 art. d iti. fanll!ria. l oc.M. AlollZO Ruuoie,..>. J O(",:\[.

(;rllll .11ario.

Oenm:a Ca~alle ria. 30 art. di~:. t ataleria.

T .li. RagnJ Ou irlo

l OC.:\1. n·Agostl no .dg08ffM. Lancieri di S urar••

T.:\1. Aooiunl .lfario.

t oc .:\1. GuglielmJ no l.IJCUJ. (O

T.:ll.

Alùt-r~o

art. diD. fan teria.

l'ilo.

1oo.l\I. DI Casola Oiw;ezn>e. 50 art. d iD. lanleria. L ancier i di Firenu.

C. :-.r. A rcu rl /'\ tcvla.

T.M. Iascooe :llagUerl Oiu.tp~. 60 art.

·r.:'>I. Si recl GìU$tp~.

di~>.

fanteria.

C.M. Battaglia Micltde. L ane ieri d( V 1ttorio 1:. manuet. 11. 70 art.

1o.c.:u Fa lbo Enrico.

di~:. fanl~ria.

T.M. Giacalone Si/trio (•ne. grodo caplt.). Cavallcooerì d ( Saluzw.

T.ll.

<.:nroteuu to Pasquale.

JOC. M . Gigante Do11alo.

so art. di11. fa•tleria. Caoollt ooert di M on ferrato. T.M. Pe rcopo

T.M. Cebrelll Giuseppe.

Vill<tii:O.

go art.

Cal?alltooer t di .d.le.•NJ ndna. T.~l.

c.:u.

div. tant~ria.

Aonarumma Ermam10.

Sl.t.o Eugenio (inc. grudo capit.). 100 art. d ir. fanteria.

Cavalleooeri Ouitk.

JOC.M. De Bernardo F raf!Ctsco. T.M. T oglia Canio. T.M. Attanas io .drnaldo. Cmtro r iforni mento quadrupedt /Jonorw.

11o a r t. ditJ. /allleri.a.

O.M. Mll&na Oa!UJno. T.M.

Cmro nfornirtunto quailrupvU P uBGfiD. T.M. l"ede rico Vincen:o.

M~troooi Giu~~.

120 art. dill. JanUM4. 1OC.M. Gntu .J.rtvro.


(Seque ) RIPARTO DEGLI OFJ!'IOU.LI l\I&DIOI E OBL\UOI-FArutAOISTl ECO.

240 art. di-e. /anl.eria.

130 art. div. / a nteria.

t oc.M. Zaffiro Giot:unn·i.

10C.M . .Passalacqua Ra{fatle.

T.M.

u o art. di11. /anleria. T.M.

Celentaoi Ni<.ola. 150 art. llh>. fankria.

Nusdeo Vincel\%0. 2r,o art. dit~. /a11ter!a.

10<.: M. Buttlgllvno JUchde. T.:ltl.

123

Salerno Al/onso. liGO ari. div. fanteria .

• T.M.

Chinè M arto.

C.M. Pa.nzuto Filippo. 270 art. di1t. tanleria. 160 art. div. fanteria.

C.:\1.

Bottini Gioeanni .

T .M.

Ottaviano Fausto.

T.M.

De Laurcozi Vincenzo.

T .lf. Ma:da Cosimo.

110 arl. dit~. fanteria.

280 art. div. funlericr.

C.ll. Gentlli·Spioola .dlesscrndro. T .M. Gasparro U mberto.

l OC.M. Alberti Ettore. 290 art. di"· fcrnlaia, 180 art. di". f anteria.

T .M..

C'nocer Luioi. 300 art. di". fanteria.

T.M. Pascer! Domeuico. 190 a1't. di". /anUria.

o

4 o art. div. fanteria.

C.M. Gr anata Sal.,aloM. T.M.

Oallctto Giacorno.

200 art. di". fankria. 10C,M. Falcone &ffaek.

210 ari. dit~. fanteria.

lOC.M. Urtoler FeMIGIIdo.

C.M.

Znmbrn J<.:Uore.

T.M.

P istilli Giulio.

Regghr.entl di artiglieria dì corpo armat.a . 10 a1't. corpO armala.

lOC.M. Cultrera Francesco.

20 ari. corpo armala. C.M. Nicolosi .dnl071!o.

220 a,-l. di". f u.uria.

C.M.

3° a1't. carpO armala.

Lnneri Gioa«hino. C.M. Bonelll .d rtwo. 230 ari. di 11. fanteria.

l OC.M. Ferri .flllonio·.

(O

art. COT"f)O armai<~.

1•C.M. Frogglo Francesco.


(Segue) RIPARTO DEOLI tlFl'ICI ALI

124

:I&JtDI OI & CBIMICI ·P'ARMA C ISTI EOC.

so a rt. r orpo armala. ....... .. ......... ... . ........ ....... ..

50 art. a r mata.

T.M.

GO arl. cOrpo a r mata. T.M.

De Oiorl:"i .llario.

se ari. armala. JOC.M. Astuto Girolamo.

70 arl. cor w armata.

T .M.

Mercurio 0

/?(JC('O .

Terraoa Sal~>alore .

TO art. armtda. T.M. M~~j~zol& Piucerw>.

ari. corpo annata.

so art. a r mala.

JOC.M . P&r ì~l J.: nnio.

JOC.:If. Fail! a Sat11ator e. 90

arl. cor PO armala.

go art. armata.

JOC.M. Fontana N~ol6. T.M.

Lino Franctfi('O.

10° a rt. corPO amrata. JQO a rt. armala.

JOC.M. L ano& I.eonida.

T .M.

C'o n ti Pin•enzo. 11 0 arl. rorPO armala.

C.M. l'aragona P~tro.

Gruppi a utono ni di artiglieria da costa.

T.M. Caporale Oiu.~t!Yfle. 120 art. corpo armata.

qruiJ]JO SrJetia

T.:M. Cresclmanno Btr11a rtlo.

l oc .M. Pt· rn ìct• l' iwenzo. (JriiPIJO Vtne..>ia.

Reggimenti di artiglieria di armata.

T .M. Carducci .Arlnu i ttio A d olfo .

l o art. armala

l OC. M. Gatti Gi neanni.

gruuvo M eslrina

T.l\1. Pantè Domenico.

:JO art . armala.

gruppo della S ardegna.

T.M. L •rsco ro .Alf redo.

so art. annata. C.M. Cnmpanolla .Arrigo,

Reggimenti di artiglieria di divisione celere. 1o arti(Jlieria clit>i.<ione relue.

T .M. De A nrt r~ls Oit~<ep).>e.

C.M. Paruta Oi oeanni. 40 ari. armata.

l OC.:\f.

D'Eu~reoio

to artiolicr in d i ei,.ioltl! ,•elue.

AntoniO.

T.M. lmpallomeol SebastiatW.

C.M.

Bor~hl

Leonida.


(Stqtl<:) RIPARTO l.)f~O LI ITFICI~Ll }ti'.I>JC:

30 artiglier ia dimwne celere.

1; 1 I!I~IC'I· F.U!lJ A CISTI ECC.

125

Laboratorio r-rt c(si,)nt' R.E. RV77U:I.

1oo.M . BoM t Teruio.

Reggimenti controaerei. l o controaerri.

P olverlficio R. e . Fontana Liri LnterU>re.

- -- ----····--······--·········-·-····--·-·--·· S poleiHfìt(o R.E. R <mla.

T.M. F oti Oiomnni (luc. grndo caplt.).

l OO.M. Conti Gerardo. 2° controac.rei Pir otecnico R.E. Cavua.

C.:\1. ?alaw:;o Oiovanni .

so controaerri. O.M. Santor o Nicolino. T .M. Cnllcndo Gennaro.

l oc.M. Olnllano Ctk$tino.

Su. spoletl . R.E. Torre .4 nnu nziala. C.M. Gentile J7itangelo. JO cenlr o esp. art. Nettuno.

40 controaerel.

T.M. D1 l<Orlo 41/redo.

T.M. Cammarano Vito zo centr o esp. ar t. Ckto!.

60 controaerei. T ..Y. .Mor&UI Gael4no. OnlJ>po ronlroaerei della Sardegna.

OOidna aulomob. R .E. Bo]Qgng.. T . M . F cdoli LJ.lberto.

Centr i a utomobilistici.

Stabilimenti d'Artiglieria. .4rsenole R.E. NaP<Jli..

10 cenlro aulomobiliiltko •

C.)t. De VIvo OhdU>• ..lrsrnate lì.E. T orino.

zo ce,.tr o a:ulonwbi!i.;Uco.

1°0.M. Sandrettl Emulo. 4rsena le R.E. Piacenza .

3~

c<:>dr o a ulmnobtlistico.

(O

centr o a1Jiomobil tstit·o.

-·-·····------·-·-·-·-·--------··- -----·-----·--· Sezione pirotecnico R.E. B ologn a.

1°C.M:. Peollll .<lntonio (lnv. di guerra). Fabbrica d'Armi R. E . T em ( .

so centro t:Ju!omobilistico. ~--·•- •• ~•~·•·••u • •• • •••••••• ••• • • ••• • o • oo • •• • •••••• ••• • •••••• •• • ••- ' ''"" , ......,


ISruw-1 Rll' 1 RTO DF.GLI CYFICIA L l YEDICl E CR UIICt ·F Ht.\IAC 1STI !;CC.

1:!6

60 ~tro uulllmobilv tiro.

·········-·····-·················..···-·--

T.~.

70 centro aulqmoiJìlis tU"o.

SplntJsa Ginuppe. 50 reqq. genio•

............................ ,...................................... ········· go ctntro automol>ilì81ico.

----··-·-·····················-·····-···------··

so regq. genio. C.lf. Palndlno Paolo.

go centro au/Qm obili&lito. 70 reuu. aenio.

100 centro lwlomobili•t i<'o.

C.M. Vassoio .Antonio.

T.M. Outull Frencuco.

so regq. qenio.

110 centro aulmnobili~tico.

IOC,l\1. Glu.rleo :lli.chele.

120 centro ouJQmobili&tico.

90 reqg. genio.

130 centro automobil uti<'o. 100 regg. genio.

C.lL Vutola Mario.

Reggimento Carri Armati. T.l\1. Prl'lte !!lar io (lno. (!'N dO coplt .).

11o reqg, genio, O.M. Arcob8.88o Gimeppe,

T .l\1. Burla Tito (btg. Roml\), T .l\1. Vicario Cesare (Id. Id.).

120 reqg. genio,

C.M. Ingria Lornuo.

Reggimenti del genio. l o reqg, Qtnio pont(eri.

l o reuu. genio.

l oc.M Infantino Sim.one.

JOC.l\1. Mallozzl .Amerigo.

zo reuu. uenlo.

O.M. 1\lascla Giuseppe. 3 o regg. genio.

lOC.ll. VIola D o11U'11,CO (bnttngl. 6CUOIU), T.l\1.

Augi Gugliel17W.

2° r~flfl· uenw ponHeri.

I OC.M.

De LJsl o GiotuJJ&ni.

l o r eQ(I. qenlo m(n4tor(.

T .ll. S lrlannl Cann.elo. T.M. Sav~slllno Giuseppe.


{S~quc)

RII'ARTO DEGLI t7FFICIA1.1 M:EDIC'I E

:!O ~eoo. ornio minatori.

C'BJ MJ C' I•I",O.R~I,O.C'!STI

ECC'.

127

Bari.

T.:\1. Cierl Vincenzo t iuc. grado capi t. ). Rr gq. oen i o Je,.r<Wìerì.

1oc.M.

Boragno Gìus. EoC11"Ut<J.

Benevento. BaUaolione misto oenio della SardeqruJ.

T.M..

Cannlllo Calal(lo.

Ber(lamo.

Stabilimenti del Genio. O!JU:(n<J d i eoslr u..-iqni oenw mf lU. (Paina).

0!/iciM R.7'. C'd E . (Roma).

Distretti militari.

b'oloona.

B olzano.

Hre..ocia •

.4Vri9rni<J.

CaoiW.ri.

_____ _ ...

--·-···-·····················..·········•·················································

_.....

.41lCOna.

-- --························· ..............................................

--------··-·-·················-·--·-·-·····-·······-·

Ca m pobas~o.

Casnlt.

c~~ta. _ _ . , , • •_ . , _ o o o o • • • • • • • oo o ooo oo o oooo ooooO oooooooono o oO Ooo.oooo oo • • • • • • • • • • • • • • • • • • • ••

Cata,.~aro .

.• o---........... ·••··•··················•····•··•••·•········ ..................•...• C atania. ~--·-·--········ -· ----·······-····-·---·

--- ....... ----·---·-·--..·---·-··- - -

------·--..... Bar ldt4.

Chi casso.

- - -·- ------·--··--·-- ·-


128

(.S~f}1U) RIPARTO DP.OLI OP"t!'IOIALI MEDIC I lt OB IM!CI·F.\RMAC'ISTI E CO.

Como.

Lodi.

Luaa

(;r~mona.

eu~.

Maetraia.

Mankroa.

F~rrara.

.1-"ir~nu.

............................................ ...... .... + .....................

JJl euina•

F'ooum. .Milano. (l e 11). F'orlL.

l cc. M. Palmlerl A ltredo.

Mvdena.

Oueta.

O oMCQ.

Napeli. Gorizia.

............... ............. ......... ...... .. ·················· ·················· ... Gros.do.

100.M. S&lvati Giuseppe•

"ola.

l~r~.

Lecct:.

Oriotarw.


(Segue) RIPARTO D&OLI UJ'PlOlA.LI Mm>lOI K OBDOOl-PARMAOISTI KOO.

O~to.

12\l

R eoO'W Calabria.. C.M. M&Qg!one Giuseppe.

Pa<l01lll.

Reooio Emilw.

Palernw .

Ronw (l e Il). 100M.

D 'Amico Gi'll.li~pp~•

........................................................................................... Pa!M.

Sacik.

Perugia. 1 oo.M.. Glanna.ntoni Mario. S<Jssari.

Pesaro. -~ - -

-- ... -..........................................................................

--.. -.... - .. -- ·········-·······················-----·················· S~na.

J>(mrolo.

--· --- -·--·-···········'"···················-------·························-·· S iracusa.

PUa.

.. ... .--- ......................................................................... . -.. --.... -... ---..........··-.............-.-. ------...........-- ....

1OC.M. CUaone Giust)Jpe•

- .-···---------·- - ----····-··-------···-·-Bpoldo•

.....,. .... ----····································································-

·- - -···---······--·-··--·--···-- ·-·--·-S ulmona.

,._.

·······-·······································································T af'lmto.

-·- ---·..........----············...···--···········---·····-·········-······· ····-

·-------------·-----·-

~.

·---·-···--- - -

- - · - - --

···- - -- ·····--·- ...··--··--


1SO

Segue) RIPARTO DIWLI OPJnOU.LI M.EDIOI g OO IMTO T·I"AR!IlA.CUJTI E CO.

UFFlCIALI MEDICI E CHIMICI-PARMACISTI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELLE COLONIE. Tqr~

I. -

Ufficio militare.

T.O.M. Fadda Siro. Trapani.

II. -

Trlpolltanfa.

Trento.

Col. M. C&~~tlgllola Orlaftdo.

---··-·---·······-····-···---·----

T.C.M. Ingravnllo .d.llrtdo. JOO.M. De Mlohells Corrodo.

·············· ........................................................................... . l oc.M. Looooeo AJ&Jonio. 7'r'e~Mc).

O.M.

Prlvltcra Be~.

O.M.

Naat881 Antoni no.

O.M.

Ooaollno F~.

C.M.

AocardJ Antonio.

T.M.

Leo Oiacom.o (lnc. grndo oaplt.).

T.M.

D 'Attillo E~lldro (lno. grado oaplt.).

T.M.

Andoltato Mario (loo. grado oapit.)

T.M.

F r a.nol& Adolfo (lnc. grado oaplt.).

T.M.

MenniUo Fra1ICMOO (l no. grado oaplt. ).

T .M.

Bonelll MkAek (lno. grado oapit.).

T.M.

Meda& Mario.

T.M.

R061 Vittorio.

T .M.

Zocoall Fortunato

T .H.

Orell& Enw-to.

T.M.

Zoppi Zdio.

T .M.

Ruggerl Tullio.

T.M.

Andreottl o_..

- -···---··-···----·-- -----

T.M.

Reggio M(çheù.

J7Cier0q,

T.M.

Del Perolo Sil!M.

T.M.

Scaduto PM(l'llak.

- - ··-·---·······----------·------------··--·- - ·····- - ···-- ··-·······-----Udirn:.

- - -···- - -···-----····----···------


131

T.H.

Giudice B'erdinaAào.

T .M.

Plsercb l a Natale.

T.M.

Barile Tom!ll480.

T.M.

Prestlloo P'i11<,e11.ZO.

T.M.

Santillo Tommaeo.

T.M.

Ftl.l'ln&

T.M.

DI K onaoo M(chele.

T.M.

Trotta Enrico.

T.M.

Passarolla Fabrlelo.

T.M.

ÀllgU8tl Mario.

T.H.

Pepe QfVWIYPfJ.

T.M.

Lupo Oufdo.

T.H.

ROM! Bonftodo.

IV. -

H.O..J', Battagllnl Guido (lnv. di guerra). 0.0..11', Zodda .4.ldo. T.O.F. Naeoè F r - Poolo. T.O.F. :Huzaraooblo Berttanl«AO.

m. -

.4.nlonino.

Clreaalca.

T.O.:H. Cllaoolo YUo.

Eritrea.

M.M.

P888era Tancre.cli.

M.M.

Maatrantonlo P'incenzo.

M.M.

Dubbiosi Emili o.

1oc.M. Pultrono RGJ!acle.

C.M.

Fuoolo Giovanni.

O. M.

Tanzer France•co.

O.M.

Lorell$1nl Gi'I.WlprJC.

O.M.

Maaala Mario.

O.M.

A.lemacna Nicolo.

T.M.

Tarsia Giu.s~ .4.nlonfo.

T .M.

FerrajoJJ Ferruccio.

T.M.

De Oblara. Fedcle.

T.M.

K ontalna. Guìdo.

T.M.

DI Martino Ferdinmldc.

Pellegrino Francuco.

10())(.

D'Al-dro .4.tiHmO.o

C.M.

TardliOOi Morio.

O.H.

lmpallom.enl &.~.

T.H.

Labellut.e Ol'ario(lno. grado oaplt, ).

T.lrl.

Bartolomuooi.Dommioo(lnc. grndoooplt.)

T.H.

Ollverlo ...cltMe (lno. grado oaplt.).

T.M.

T.H.

:Horettl GWooa•i.

T.O.F. Creste Baldo.

T.H.

Giordano CXwewe.

v. - Sopalla.

T.H. llaaaara mutmto. T.M.

RJool E,_uele,

M.M.

T.M.

Berardfnoue .li:ftl'foo.

IIUL

T.M,

Sant&cat! 8'rancuoo

1o.o.M. Deolna OamUlo.

T.X.

Cueandra !Miqi.

T.X.

Alea.ndrl Ol4como.

T.M.

Panella Tullio,

T.M.

Pala MkAeltno.

T.M,

De Llpela Forluftalo.

T.M.

De Lorelll!:o Loottardo.

T.X.

Napolltanl Enrieo.

T.X.

OlnsU .dldo.

M18ftano 04oNM'~o

Pinceneo.


1S2 T.M..

Franiob EmUw.

T.M.

Buoo.lgTOssl Nicola.

10C.M. Vn~~tu Oi~.

T.M.

Giustizieri .Armando.

O.M.

AronJoa Ferd\IIOMo.

C.M.

Imbreud& M.Ueo.

UFFICIALI FI{EDJCI A QJSPOSIZIONE DEL MINISTERO DELLE FINANZE

O.M.Montooe Anuro.

M.O.M. Mare11110 IAreJUf/0. T.M. OoUt.

Gomma Sa~tJatqre (lno. gr&4o Ct\plt.).

CasacrandJ OlaiU:O.

T.O.M. Salom .tflu8oftdro. T.O.M. Luool Amertao.

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL'AERONAUTICA

T.C.M. :Miadonna ..fnlo"fo.

cot.M. Balla

T .O.M. Basile ..ftt/OJtfo,

Coi.M. Monaco Arluro.

T.O.K. Ferrari O~ .A~lio·

CoUL Porru ~.

...uwto.

M.M.

TedMObl ~.

T.O.M. K OD1rUSsi Umberfo.

Y:.K.

Rattaal 2JtllUo.

T.O.K. Kereu ~i~

M.M.

A.romando ...Cnqtlo.

T.C.M. Marulll ...Ciberlo.

M.K.

PedrlnJ ...C!Witio.

T .O.M, Del Vasto ~.

M.M.

~10 ..fl/O'MO.

M.M.

Rinaldl Pietro.

IUL

Catapano Eduranfo.

M.M.

Sealtatl Au-to.

M.M.

Talenti CUK:Jre.

M.M.

Massi Emili-o.

K.M.

Marlnuooi Mariao.

M.M.

A.rpntlna OWD. ~-

M.M.

La Roooa PGDlo,

1oo.M. Fedele PCJ8QUaN.

)I(.K.

Molnerl lM""-

100.K. Cultrone 8alecdore.

:M.M.

Cuella Baeedello.

K.:M.

De Cesare Lviq(.

1OO.M. Nlcutro .drluro.

K.M.

Rdone Al/éUò.

100.M. Oortloelll M011ro.

100.1(.

I.ei>oN ~.


•

(~) RJPA.RTO DEGLI OFFIOU.Ll MEDICI •

133

CIIDI'IOI•FAIUlAOJSTI E OO.

l OC.M. Scala Ellrlco.

O.K.

Lo Monaoo Cr0':-5 2'omi!IGIO.

l oo.M. Breal ~llf.

o.H.

SqaWaol Gt143eppe.

1 OC.M. Ale.Jo PttOlo.

T .K.

Parrella .bllflle (in o. grado capi t.).

l OO.M. Terrancm~ SahotoN.

T.)(,

Figari 4lberfo (l ne. grado oaplt.).

T .M.

De H eo lt1&ZO.

T .M.

Simola Mano.

1 OQ.J4. Nlootra Salcatore.

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL'INTERNO.

C.M.

BlllDdo LvSqf.

J.t.H .

C.M.

Brunt Bruno

l OC.H. Paoluool 4lberfo

C.M.

Rodrl4ruez F•lfc4alto.

C.M.

Oarft 4nlotdo.

C .li.

Franohlnl Oiotlat\n1.

C.M.

Proto 4ttloMo.

C.M.

Harlottl Bl&nohl Qvglidmo.

Cirillo GivBq~pe

(lnv. dJ i'\l&ITa). (Id.

Id.

Id.)

(Id.

14.

Id.)

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL'EDUCAZIONE NAZIONALE.


INDICE ALFABETLCO

A

71 AroUl'i Nicola AI'Kentlna Gi~. Bat·

28 A.romando Anodo 29 t~ta

Abate Aleuandro 19 72 &.coardl .Anlonio Aoolnnl Mario 87 &ccorlntl l'"inceneo 15 ac~ossato Ermme· afldc 100 AdamiJ.I'~ 65 A.dJla.rdl GiuHo 93 Adi nolA Saltlal;wt 25 Agostino Vincemo SG AleiiB Do7ne?Pco 98 Gius~ 66 Albel"gg 84 {7 Albertl Ettore A.lbiaatt Daultk 00 Aleandrl Gw CJU7111J 75 Alemagna Nicolc. 7l Aleea1o Paolo M

.UOnlca Ferdinandc 6i Arpino Pidro 92 Assini Gi1Ueppe 72 Astuto Oirolamo 56 Git~MJYp8 48 AUanaelo ~ 88 Au dlslo Oiulio 98 81 Aua1 Gug!Wmo A114r118tl Mario 79 A ve lione Gaetano •o A. volio Oaro <hddo 52

vuo

A.JfOtuO Luigi

14

Alloattl Benetktw 88 Allocca A.nlonw H A.J.Iooohio .tl.chlllc 88 A.lonso Ruq()itro 60 Al vlg:iol GWr(lio 91 A.l v1B1 Elmo 84 Ambrosi Luigi 44 Ame •1l& .Audt11Zio 87 Amell'nSo Vmberlo 80 Anaa:ni M aria 82 Andollato M <lrW H AndJI'IIottl Oscor 77 Angellllo .d.l/OMO 30 Angellnl Antonio 29 Annarumma Er· monno 65 Arn .Achilù 23 Araorl .Anlonto 54 Aratrona Fil(f>SIO 76 A.roabiii!I>O Gi161tppe 71 .&.roarl Godano 8~

B BaccWalonl .Adelfo 21 Balla .J.lberw 13 Balsumel11 Fil(ppo 69 Bamonte E1Ul0 86 N iool4

86

Barbiera Giuseppe 67 Mauranqelo 56 Barile Felice 13 78 Tomma' o Barnaba Leonardc 47 Barone Gio1>anni 3ll BartolomuccJ D omNIÌCO 74 Bartone ~ 83 22 Basile A.nWnio B888l Giuseppe 19 n-o Buttilllt• 26 Batt83'lla Gioacchino 34 9S Gi'U8e11Pt 65 Michele 13atte.gllnl Guf® 104 Battlstlnl Camillo 18

awo.

Baudo .Anlonw 70 B ava Arturo 63 12 Bedei Maurì.eio 47 BcUeario Giulw 64 Bella Vincenzo B eUeUI Carlo 52 Belli& Francesco i6 Berardinone Enrico 77 Ucrulni Fosco 97 Beretta Gimeppt 102 BertelU Enrico 16 Bertlucttl Marcel· lino 26 Bertoluecl Gino 38 Bertone Oi'Uiieppe 55 Bi83'in1 Giovanni 30 B ianco Giot~.Battisla62 Blancbinl .tl.critlio 36 Bllano .Auousto 62 Bluaghi Alberto 2·1 Bini Domenico 29 Bllmdo Luigi 64 Bocca Tito 23 Bocchini FranceiiC~ 9i! Boidl Ter<.8w 45 B olla Luigi 62 Bonaccorso Letterio 31 Bonclll Arturo 68 .Auffiw 60 Mieli~ le 74 Boragno Gius. Ero · risto 45 Bordone Carmelo 25 Borghi Lconida 70 Uorze 111 Gi<wanni 68 Dottaaso Giulio 79 1)3 Bracaloni Lorenro Braooo M arW 88 Braggio Gicvmnli 9:l Brezzi GWvanni 49 Brlgant.l Antonio 62 Brlgugllo Sami 15 Brouamont l Oiartli~ 98

Brunetti Oit•seppe Bruni Brw10 66 Nicola 17 Bruno Carlo 31 Bua Gimeppe 61 Bucoiantc .11/rcdo 99 Buccl Paow 102 Pasquale 42 nuccigrossl Nicolc. 7!) Dugliarollo Federico 31 Bugliari Oi'U8eppe 34 nuouo Df:lntlrW 32 Duonopnne Oarlo 20 Burla Tito 80 Buttlgliooe lllichelc 60

~··

c Cncointoro Do me· nico 54 Cagnneso Oiu«tVIJe 81 Cninzzo .tJ1/0 IISO 88 Cruabrò Salmtore 79 Cnlc83'DI .Amaw 55 Cnldnroll\ li'rmtetl!CO 21 Call Domenico ù2 Cnlln S letarw 67 Callendo Gemaaro R6 Michele 61 CalignriA Carlo 39 Calogero Vito 65 C&lvaui Federico 36 Cal vello Solvatore 59 Calvo .Al/ilio 60 Cnmbazr.u ~f<1rio • 31 Oammara.no Vito 79 Cammarat a Gio· 21 vanni Camoriono Pietro 17 Campagna Ga81J<lre 66 C'..&Dlpana .AnWnw 56


136

(Senue) INDIOK A LP' A Bf:rJèO

Cnmi)IUIC!Ia ~rrl011 68 Cam pisl BaldlUisare 21 Cancellottl Enrico 80 Canoor Lui(li 84 Cnnolollo FrancescO' 75 Caudldorl Enrico 17 Canepn J?omo/.o 37 Cnnu.lllo Oalaldo SO Cau.ulzzo Sebusti<mo 58 Caporale Giuseppe: ~~~ Cappelli .&1/r<!dd 37 Giuseppe 9'1 0aputl Gùnlann'l 59 Co.pulo Biagio 6·1 Co.rbonc Vince11~ 18 Tercs'lo 15 Carducci .&rlcmisio Adolfo 85 Careri Leonardo 72 <;arti

~nlonio

6ì

Carlrnutl UiustiiPt 41 Cat·Usl Ferditw?UW 97 Carluoci R aOactc 28 Caroteonto Pasqualc88 Carpluo Rodollo 63 Curplutorl Emulo 67 Carrara N {.col~ A· deimo 61 Curvaglio Edoardo 37 Caaagraudl Glauco 12 Casella BenedeUo 35 Dante 15 Casetta Ot..are 29 cassandra Luigi. 78 Ou.ssancae Giuseppe 33 Cu.~.;ano Lvrenzo 51 Cassiuls U(Jo 29 CMsltto Francesco 82 Caasone ~t1lonw 74 GitUJC(Jpt

43

Oastaua Jlincm$o 68 Ca~tellauE:ta Jl' i n· cemo .JG CaatellJ Epi/anio 2ti Giambattista 63 Castigliolu Orla1ido 12 Castl·ouovo GaeJ. 61 Catalano Nicodcmo 86 Catnpano Bdtutrdo 30 Ctlterlnl F(dCrico 38 Cnltauco Acltillc 102 Cttvallere Gino 82 Cavallo E<t!Jcll'ia 37 Cavanll!'llt\ .J.ltrcdo 48 Cebrelll Gimeppc 84 28 Cel Isidoro Ftliberlo M Coleutanl Nicola S9

Calli n i lAti{li 3·1 Ccntiueo Smtte 10 Cantore Antonino 39 Cerniglia Domenico 27 Qernlgllnro M icltt.ù il Chiara Giuscp)~ 66 Chiosa Emanuele 42 Cb i m e n ti Ji'erà.i · nattdo 35 Chinè Mario 11 Chloralo Biavio 9<l Clnccio Vita 18 Ciampollllo Pa· 8QUal.e 66 Ciarlo Silvio 18 Oicchol ti Franr esco 88 Ci<:Cilttllrra Gaeta nu 62 Cieco Oioranni 31 Cleri Vincemo 73 Clgala Mario 5() Clodaro RcrOadlo 46 Cioninl Giulio 2li Cipollina Ulisse 43 Cipriano .Salvatore 63 Clrlllo Giovanni 77 Giu$cppe 103 Cirrir:o!one Marco 87 Civita llaOaele 27 Cocchi Giuseppe ~8 Cogli a ti·Dezza Giu· seppe 24 Cola Francesco 47 Cola<)cl F rancuco 69 Colalnnnl Giuseppe 59 Colelll\ VUtoriano 97 Collttl S il!JU• 16 Colomba NwoliJ 65 Colvmbritn F'il'i1)fXJ 63 Colozza Oi.•t:ann\ 72 Comclll Umbffto 35 Comcs Sebastiano 67 Conciatore D o file· n{.co H CortCnlone RoO<rr.le 37 Conti Gerarilc 60 Vinccmo 89 Con tri u o Ferdi· nando 61 Co rbi .Oome,~ù:o 98 C'o•·clon i Co"adino 101 Corda ~n:onio 60 Co rigliano EnrLco 32 Oorradi Pietro 94 lle11~0

Corsi ~/Jredo Corta11sn Siltio Col'tlociU Mauro Cosau Flaf!io

90 31

91 57 88

Costa FaU8to 19 Costagliola 4:n~mio 21 Oozzollno Federico 71 Creacilllanno Ber· nardo 83 Crespcllaoi Carlo 18 Creste Bu14o 97 Criscione Gaetano 15 Cristiani MiciJela~· oelo 77 Crlstlni Alfredo 30 Cro<X',o Giuseppe 65 Croce Guido 60 Cro~i;::lia Evaristo 23 Cucola l ?m·M UC" 61 Cnltrc;a Francesco 62 Coltrone Salmtore 50 Cnratolo Lorenzo 05 t'urci Ralfacle 98 C'lucio Sa11erio 99 Curiale Vi t o 72 Cutnll F rancesco 8 1 C}·tron Lazzaro 73

De

Bernardinle

V'ru'nw cuco

D'Accardo Salva· lore 18 D'Agostino ~oo· sl'ino 43 Dal Collo .4 t&Omlo 27 D'~\lo,sandro ~t~i·

mo LuW(

63 92

Raffaele 36 D'Alessio Gi:JtJ. Bat· tista 8~ n·Awbroslo Giuseppe .&lcs8aridro

30 68

D'Amico Giuseppe t1 D'Angelo Em.atltuk 58 Mario 88 D'Anna Giuseppe 16 Dastoll Domenico 82 Dattilo O i useppe 42 .<fngwlino 95 D 'Attui o Eoondro 74 Dazio Fran.u.sco 5G De Alessl E"as'lo 66 De AndrelB Gtusep· fie 82 De Angells ~ ràuino 23 De Benedtct[S Rat· /Ml~

95

44

Fra-·~n·

ionio 38 De Blaeio Guido 43 De Garle ~ooslino 22 De Carll Ouslaoo 38 Do Castro Ignazio 31 De Cata Domenico 38 De Cesare Giann'no 63 37 Luiai Vinceneo 29 De Cblara Fedele 79 Decina Camillo 41 De Domenico Fran• ~ 19 De Gior:;i Mario 87 De Gregorio G<utano 76 D e H ieron;y mis Ruooero 44 Oel Fattore Gugliel· 1110

D

18

De Demardo Fran·

6()

De La urensi Vincen· w 86 De L1pa1B Fortunato 78 De Lisio Giolmm' 56 De Liso Carlo 25 De Lore.1so L«r tUJrdo 77 Dello Iolo Giooanni 59 Delogu Gino 13 !fiO 89 De Lucia Ra(Jaclc 66 Del Peroio Silt~io 78 Del Senno Giovann' 56 Del Vasto Giuseppe 22 De Maroo Cuare 94 Do l\Iarl.nla A.urelio 39 De l\IarUno Roberto 33 De Meo E neo 76 UcMiohellgOorrado 49 De Nunzio Ff'an· cuco t 02 Dcnza RaOade 47 De Palma FU'JlPCI 94 Do Paoll Paolo 56 De Pn.s q u a Giu· •eppe 39 De Poroelllnle Oar/.o 16 Do Quattro N{.cola 16 De Renais Emilio 83 De RogatlB ~nlonto so D'Et torres Giv.· MJ[I'jn 60

Dottori G~. Mari.a 43


(Seqm)

D'Eugenio .J.nlon1o 46 De Vh·o G(ulio 68 Diana Euqenw 50 DI Oaso.l a Oiu&eppe 63 DI Giorgi l'ietro 81 DJ l orlo .J.lfredo 85 DI Lorenzo Octoardo 4.8 DI M:amrlo Fran· Ce8CO 68 DI Marco ..dnlonitw 81 DJ Martino Ji'erdi· '"'"'lo 80 DI Mone.oo Paritù. 46 MU:Aele 79 D! Nelle. .Niccla a8 DJ Palma l"in·

Di Re.go Pr08JX•ro DI Stefano Giu· seppe Dl Tullio OdoNsio Done.doo V tuorlo Donsanto .J.f~WÙ{} Drago CalO(Iero Dubl.Jioal Emilio

29 65

82

F Fal.Jrlzl NU:ola Fadda Siro i'aell&l .J.tdo Faille. Giotanni Sal~e

Falcone lùJtfcuk Falbo BnrU:o li'antozzl LuWi ll'araone ..dlltotrio Fari n a Felice

Forre.loro Giu· 1eppe

46

Ferrari Gioti.Attrelio 24 uao :u; Ferraris 8alt;al.<n-e 94 Ferri .J.nlonio <19 GuidQ 32 Ferrigno Giuseppe 86 Flerro A:Hclielc l:; 1!1prl .J.Iberlo 73 Filii..E:k Uiuscpve 64 Fllog•·aD•• fJasq ,wle 48 Flore G'-remia 34 Mario 3i Fiorenza I anaeio 15 J..-iorlnl loluzio F er -

rucciu 22 Flsohcttl Oiusewc <IS Fi!dobella Oiam balti8ta

28 93 28 60 66 36

E EUsel Ca,-lo

INOIC"~ -~IJAIJE'l'ICO

16 20 67

Si t9 61 68 93

60 91 ....tftlon{ftO 79 Fedele Pa8qt.tale 46 Fedeli .J.iberfo 77 Oarlo 86 li'ederloo V i - 80 Fellolanaell ffiliclo 20 Felean.l Qlaeinlo 33 .i'enga Edl/lll'dA> 58 Jr01'l"~OJ1$~ 78

66 89 h'iUllla.r.. Antonino Gl Fiwue Oualielrno 50 Fiumefreddo Pin· ccnzo 20 l•'lortd.la F'r a!_l<:C<ico 67. l•lorlo Uao 70 .Foohl l~but.> ùa Folena Umherl{) 29 l!'outa.na Nicold t.a Fonzono Loremo 38 Forino 8al11aiore 16 Forti IqiM 18 Jl'ortu.nat.l Pietro 59 lf' ortUJlato Leonard.! 92 Foti <1 ltio sl G(01)(11U).' 74 Franobl Luiqi 11 Franoblnl Oio" ''" 'ti 69 FranoJa .A.dl>Z/o 74 ll'ranlcb En.aio 79 l<'l18oJa Pietro 95 .lìrlsonl Paolo 13 Jkotnflo France&eo 43 Froe1Di DiM t (; Fuoolo G~ 6\1. F,urino Rall~ 85 Fusco Angelo 31 F.usl l 'idro 21

Pletro

Oaldl l<'loriaM G·l Galletto Giacomo 87 Gallo Arturo 28 Gallo t ti Giovarm ì l 9 Gambarlnl Glus&P· 1JC

97

Gnmbiuo Ar1loni1w 98 Gammarauo Vinr.e.IZO 5ll Ganor" Rom ualdo 41 Garl>ugui GiuscrJ})c 3i Gargla Giovwmt l>O Garolalo Vito 9~ O arzla Lorenzo (;!) QagJ1nrri nl Nico/<1 51 Go.s,,n rro U mbertu i l:l Oatti Arturo :;7 I>ionioi tG Giovanni ·15 OiU&em>e 25 Golanzè Cf. l<dillo 52 Oelcrll.llni Luio i 23 Gem elli A nlcmino 88 Gemma Salvalore 73 Gennaro Luciano 46 Gentile Vitan gel{) 70 Gentlli-Spinola A · le88anàro 10 Germano GiWieppe 39 Germino .J.l!redo 17 Gberardlnl Naldo 90 O.ta.oaloue Siltrlo 73 Gie.coiJ he Corwd(no 51 Glnlloml.Jurdo O resi e 28 Glannuntoni Murio 48 Glanuottl Bernardo H Ola.nnottl Dlno 35 Giarrusso Gesuald.! lo Gigante Donalo 58 Giglio Rocco 29 Olorùano Giuseppe 14 GiUUJnJ41 75 Olorgl Gioroio m. 35 Gioraio t. 92 Girardi Glusem>e 39 Giudico CamUio 5·1 Ferdinando i8 Glullanl .J. Ieandro 72 O~u!iano Oelutino 51 Glurleo llfi.ch.ele 55 Giusti .Aldo 78 olusttzlerl .<lrmando86 GoJiredi Eltcwe 96 Luitri

Gaggia Emilio 25 Gagliardi Pasquale 57 Oagllone .J.nlcmio 48 OtL!ottlllo Carlo 14.

137

.<t·uqustv

Grassi Uiusepve

103

Ota«lnuo Carmi11e 28 Gra.ziola Ocl'arùo 2:& O regor inl l'ir.tro G4 Grella J.;r, e&to 76 Urio l ' ilippo 33 Grifoni Oscar 77 C riguuul J!.'uve11 io 92 Gri lli Mal"io li2 Grillo Girol<tmo 21 Grlmalùl Valenti11.0 S~ OrOSdo Y.ittoriu H Ou.. raldi Ut~rlo 37 Ouarnaccln Oirola·

n.o

41

O ucrra Vinccnzc. 33 OuglielnuneLtl 8\llrio 03 G ugliohulno Lw-io 5l! Guido GiotJcmni 48 Gurgo Pierino :u

!açcarino G (userme 82 Iaclevaia France<~co 81 launaroue Ud11-erosu 68 l .a u nlzr.o t to CJ4'1"· fllelo 13 ~t,.tonio

41

Iapaoo Antonio 18 l~jjieone Magli eri Giuseppe 81 li'Selll M aria 54 ldirù Ji'ranc.eJ<co GG Imbreode. 11-IaUeo 66 hnpallomenl Rofla· rio 72 ~ebastimw

79

Imperlale Ouare .(~:~deUce.to .

26

Giwsev-

75 35

pe 20 lntantlno Sinwm ;.9 I nsravalle 4 1/redo 16 Ingria Ù)re1IZO 65 IppaUtl ArnalPo 2-l Isolo. E milio 91

98

x.,o .d.ràu~

50

Gome. De A:yala Gonze.les <1 ljre<lo Gorin ..!111/clo

Oorl Giol'anni 82 Gorruta Carlo 1.10 Grcuncgun fliovwmi :J\1 Grande J>aRQuale S:l O•·nnilla Sal•,atvrr. 67

H


($epu,) fNDICE AI.JI!ABE1'1CO

138

L. Labcllarto Or.IZW i4 J~.. urunu. JliUuritw 59 Lngna D<maJo 12

Lucci .ll.nlerigo 19 r-noiano-Jj'Ut!oà Felice 40 );UJ)O ~modw 85 Ouiùo 79

Mancini (li0'/1. B all ista 86 Luigi. 25

Ma.sslmo Francesco 39 MMtran tonlo P"in· cenzo 31 l\1astroeu.l GitUie'PVt 89 Mo.st r oglacomo 011i· do 49 Maetro}auul .dnlonino 33 MELBtroiannl I>ecW 63 lllatat azzo L•~ 53 ~era{ino 62 Mat.tei 8'«Jerù>o 89 i\lauguri Nic•1/6 20 Jllo.uro B\QQiO 86 l\ttuia Cosimo 83 Jllazzaraocblo Bernardino 9i l\1at:zao·ou1 GiacOfiW li5 J\1 azzenga Giacomt> 46 i\lo.zzt>ttl Loreto 11 Mt.Ezola P"incefiiiO 76 M&uoU Fer1l41ftdo 81 Ma zzoccouo Oa-

lltanoon l :M icllele ì\!tuu.lò .iJ l/ rulo

24

1nillo

81 30 43 59

Medae Mario

L4 Magna GiU$eppe 11

J,alno Rosario l 0:3 La ~tartina J">sariu 4i ùuaeudola Fili111JO 47 J~aulpis F:dortrd(l 35 J,ll.udrlu.ul Roberto 15 L&uerl Giot:acehino 68 L&ngelhl Franctl!l'o 31 J,~tntla Lwnicln 41 Lar>eota I nnocer~~~o 74 Lappolll C'rttido l5 Lll. Roooa Paoto ao Uoberlo 63 La.rovere Giuse'TJ'P(: 77 Ltl.l!caro A.l!redo 7f> Lmtri Gi ttlio 77 Laurora Oarlo GO lA•· llino

92

Leccese 4nlonio Leo Giacmrw

GO 73

(Xvuppt

7} Loonardl Dcm~nico 61 Lopo ro Francesco 46

l.lberl Ftderll)() 8t Uou t a Salvatore 90 Lino Francuco 77 Llo GiUSOTI pt 69 Lipanl .d.ll-IO><ino 45 Li )>ari Domenico 61 L ieta Domenico 61 Lo .Blanoo Dom~nico 52 Lodato Gaspare 02 Lfljll('.Ono Anltnlù> 21 Loioùloo Calaltio 86 Lom bardJ .liftricO 33 Mct11lio 90 Mario 83 Scuvatort 66 l.o-Monaoo Croce 7'omm11810 71 Lougo Douu.nv.o 62 Fulvio 97 76 26 70 Loria. OWvanni 46 ·Lovo.gUo Rocco 17 Lo Voooblo Gioae·

chino

43

Luooa-oathbert G11(rlklmo

60

LaoenteP~

72

M .\!all'co l-1ti(li Mugg lo Pidro

27

57

Mo.glienti Francucu 63 Ma gli n lo A l/OIISO 32 MugnanJ A bele 63 Ma.guiul Etltll 42 ì\lngrono A medeo 46 Jllai>no uo l>t~J(I/i"o 30 Mnlra C esare 61 l\ l all eo A les«mdro 30 lltl\llou l 4meri(lo 61 llltù te6o F rancesco 84

:Mtmfredl Al/re<lo A rnalclo

Oreslc M a nga no. r () Ca.r-

melo 18 MtwganieUo Lv(Q( 87 Manglone Gitt8eppe 65 Maulerl 41/~e•-to 52 Mnnzella Git<t~e1>·pe 67 MMzo OWvarmi 67 Marohese A qJstino 69 Mat·cngo Lor~nw 11 Maresoa Corrado 83 Mruiglllllto G!oronnt 71 lii;Lrlnl Carlo 100 Marino Salvatore 68 Mo\rluuccl J"f arino 26 Martottl·Bian• ohi GttofWmo 70 Marmo A cliille 70 Marocco Luigi 66 Marra Gi"IU!ePTJe 92 Ma rt og llo Ftrdi· nando 12 Ma rulli 4lherto 20 Maa&la Ma:rlo

71

lliaeal a-Seoobl Mario 75 Mascla Giuseppe

lliMsa Filippo Maesar& GU<lano Ma.e.seo 8aoerlo MMsoro.uo Giul\o Massi Emilio

68 41 16 93 16 84

Megaro M ichele

Mongillo Michele ~!oogu zzl

86

Umberto 15

Montalna Guido 80 Monta uari A Uilio 1:l :"IIonteleone Jlincenao 36 ~Iontl Godano 40 ~l ontlnJ GWt>mmi 103 Mo n tone Arturo 60 :iltorelll GGdano 8G Mario 33 Morettl (](~i 15 Mo rgantl Paolo 65 M ori 4nnibale

53

Morino E~<rico Mor o nJ ~

42 98

Morron.., !Miqi Mezzana Carlo

64

90 Mnlè A~ 103 Mura Salvatore Anq. 35 Muratori Carlo F'e-

lice Murru Giacomo

22 48

2t

Muaao En'"""o

91

75 70

Musto Pa•qnaù 42 Michde 67 l\lusumurra Nioo/6 50

Jlluì neri .ùui!Ji 32 llfelo.b.lonD& Ettore 97 l\Jellllo Marw 83 l\lundlclnl Gimeppe 85

Meuuillo Fraru.;uoo 74 Mcnuonon Gerardo 07 Mercurio Rocoo 76 i\ l orou Rosolino 19 i\l or\lul Cmt~illo (t l\ l I"SS!un A n{lelo 44 Meuettl Gwido 60 Miadomm .:fntonio 21 Micboll Twdorico 90 Mldulla Canneto 54 Migunul JliUurio 44 llligueml Francesco 24 Mllana GaeJano 66 Milettl Ern~sto 42 Milllno DomeM<:o 94 Mirabella Claudio 65 Mlrengbl U110 80 Misltano Gior)(lllni 32 Jlloa uro 4nrelio 39 Mo08flgbe Carlo 56 Modostiol Paolo 14 Modugno Fraftc e· 8CO 82 Molalonl YiftCeMO 85 ~follsanl 4lfr e<lo 12 J&ciarclo 92 Mnuaoo 4riuro 13 llionastra Solrolortl 63

N Nannl Carlo U Napoleoue .&tldr ea 84 J:\apolltan1 Enrico 78 M dchiorrc 11 Ka.eoll France•co Paolo 06 No.stAsJ. AnloniftO Negri Pielro

69 71

Nlcastro 4.rturo 55 N iooloet Anl<mio 66 Nlootra 8aù>alore 60 Nooenttn l Dino 94 Norlengbl 41berlo 61 Nota.rlaunJ Pinceneo 60 Nurm .dnlonio 49 Nu~deo Yf84

o Oggero Ouart Ollverto ..41tMI Orlando Te<.doro O tori Pince.u:o

17 74 95 22

Ott..nuo rouaeo 81


(Segue) I NDICE ALI"ABI!:l'IOO

Pacilli 4.1/redo 102 Pagulello Altre:/(> 90 l't<Knotta Umberto 47 P ala JfidtO!ino 77 Paladino PMlo 69 Palermo Curm.elo 51 Pa.llero n1 D in.J 7S Palmas GiUllllppe 88 Palmel'a Ugo 53 Palmerlo PWro 95 P1llmlcri d 1/redo 49 Mq.ri<J 92 Palmln1ello Pasquale73 p,.luml>O Giuseppe 21 Panagia A n lo >li no 18 Panara Carlo 6·1 Pe.udoltl &roardo 52 Pansera O:lattio 73 Pantè D(m~en~o 85 Pan~:uto llilitn?O 65 Pe.ollllo Sl<mislao 52 Paoloccl ..tl~rto 103 Papa Genn~ro 59 Papaguo ilfi.eliele 65 P aragona P iet ro 65 Paraninfo .&11.qelo 51 Parente Ferà ·i · nando 22 P !U'euti Uoo 89 Parls l Ennio 47 Parcella A cliille 73 Tullio 78 Parri Walter 90 Paruta G!oMnni 12 Pa.soerl DomeniCo 85 Pa.sotti Ferdlt~a•lào 15 Pass ulaoq o a Gioac· chino 30 Ra!Jaele 49 Pa<~:sante Carmine 54 Paasarolla Faln'i~o 79 Passera Tanereài 30 Patta v! na Domenico 50 Patoroostro Yineenzo81 Patti Giuseppe 50 Pavone Anton(o 55 Oluseppc 52 Peollll .dntonio 103 Peoorarle Ra(ftule 39 Pacorolla Giotlanno 46 Marinno 58 Pedraztl A rritJO 33 Podrlnl 4nltm(o 29 Pedroll GIVMJ~pe 66

Pellegrìu i Francesco 16 Oreste 20 Pellegrino [,orenzo 25 Francesco 80 Peutc1n1 Ferrante 10 Puuoettl Cc•art 12 Pepe Un(Jue/lo 36 Giuseppe 79 Percara r.,woro 23 Peroopo Vincenzo 8! Porilli 0-i()vatuti 10 1 Po~ nice Vi11Cct<zo 53

V<ncen.z<> P orrctti Cristo/oro Per riooue Giuseppe Porrler Stc/atlO Porrlnl All!lelo Pesco N i<;() l a Pes_<olano A nuelo Poti t b o n f,•>dodco Petiti P usq•uùe PPzzullo Luigi Plazz" Antot<ino Guià~

P wa zio ~ nli>nw Plocarret'L Fra •ce · 8CO

93 46 21 35 53 63 2-l 4.3

l'icoìoll Enncneoil· do

56

Ploooli Giot~anni 26 Plooottl Egid.i o 102 Pletroni Gitw 87 Plssrohla Natale 78 Pistilli Giulio 82 Pltrelll Nicola 19 Pltt&rl Ernesto 85 P l vetti Francese() 21 Placidi Ettore 92 Plala Natale 33 Plastlna M<Lrio 61 Polosa. V(nctnzo 21 Pomo Fd>ce 31 Porro Pietro 13 Portelll OIU<~eppe 98 Potenza Lui{J1 51 Pozzuoli Francuco 96 Preite M ario 14 Prestlleo VinceMO 79 Prloolo Al!o•..o 96 Prlvltera Bene· àelto 68 Procopi o Bell4rm'M

69

Proporzi·Cnrtl Be· neàeUo Proto AftloftW

I'ron·iden >.a S u.oi·

no

103 Poltrone fla(Juelt 48 Purcaro GOuse]l~ M Putpure. Giouannt 6!1

42 69

Rottcglla E11Z0 !17 ltuggori Tullio 76 RllOCOO Alessaw:lro S l Ru.>oo Seba.s tiano 85

s

Q Quoirolo l':milio·l>r· msto 102

69 25

50 11 55 31

139

R ltullono .·1/f.. n~o Ragni Guido Rago Giovatuti Rampi Pietro Rattazzi T~tlli<>

37 84 3:t 19

Rebultat Giulio Rcgnrd J:>ielro

83 90

25

78 Reitano UrJo 36 Rcvom Gwacellino 92

ReJgio Michele

Ribaudo Antonino 83 IUcco.rdJ G i uscm>e 97 Ricci A.nl<>nio 41 Emrmmle 77 RiccO Ettore 21 Rhthi Gi11,seppe 44 Rl naldi Antonio 81 O•wfrio Orazio

H

51 2·1

Pietro Rlparbelli Roberto· 97 Rlpllt'l Enrico 56 Hitucci · Chi n n i ,[. ooslino 22 Rizzo Carlo 5·1 C<Wt~r.Ho

Gaetano Rizzutl GOusevve RodinO Nicola"" wnw no

11ic0

52

22 94

Santucci GiuSCTJIM 62 Sardouo Anl<>"io 59

11

SA.rnulll TonuiUlso 38 Savarlno Saverio 23 Sa -vnstan o GOU8eppe 87 Savlnl Gua.ltierç 19 Savino Luigi 83

46

Rodrlguoz Felitia· Rolfo Ft<krico Romano Gennaro CruniUo Romby Paolo RomboiÀ Anto"lo Ronga Gaeta•to Rosa Guido Rosi Yittori~ Rossi .dnton>o

Sabatnti .d tt(Jelu 2i A rluro 102 Sabatlno l?iccardo 85 Sabelli Carlo 88 Sacchetti Nicola 56 Saccomaul Uioraio 27 Sala Mq.rio 98 Su.lem Alesacmdro 17 ::;aJerno Alfonso 82 S a !mè Ettore 53 Salomone f't-iuseppe 43 Salsano Pietro 81 Snltin i P"ictro 98 Sal\·nti Giuseppe 5i Salvatore Francuco 85 81~1 vini Cesare 37 Sau(l rett l Erncslo 5:! Sauclttlli Pietro 41 Sani Carlo 98 Sauna A le83anàro 95 Sausoul Carlo 58 Santngatl Francesco 77 Santa ·Maria di· berlo 12 Santousanlo Jllar>o 97 Snntlllo Tommaso 79 Santobool Umberto 57 Santoli Pas.,uali"o 36 S antoro NiculiM 6i S antorsoln Dome·

67 96

26 74 17 16

42 61 75

Bonifacio

21 82

Mario

49

Vito

91

Scaduto l'asquale 78 SO!L!è Anleàeo 61 Scaglione Franct800 15 Scala Enrieo 46 Scattati ~Iberi<> 34 ScaW Carmine 72 Scanavino ZeOlrino 28 Sonrra .J.n{Jiol(no 51 Scmrpierl Cesare 29 Sohlrru GOw.eppe 57


l -10

(.';e()t«!) t:'(Dt0 Y. , \I.F A BK'l't CO

Sola.ldone Rnrto· torneo Scllli<:ri Vincer>~() :l2 Solort.ino Sulvutor~ &8 Scotti Giu$r MM 91 Scuù.;wl ()iuseppe :n Socch i Francese() H Scgre F~nando 96 iO Serra (/ittsr·pt;e Sessa Yiw·en~ro 87 se~to A n tonino 23 Severi Pom p co 38 Severi nJ Oi·useppe 9R Slcctll·ùi Guido 91 !;ig-norino Uosurin 20 Silctti M ·it-hele lll2 S lmola Mario 60 Simone It ubo rti Frarv·es<'o 88

Si mu la Ulwltlo 14 Sl ugli tico OittSt'P]lf 17 Si nlbai<l i OuoUelmo 48 Slnlsi (11tido 19 Sircci Oittseppe SS

Si rio. o ni Carmelo Sisto Euoe-~tio

i\2 73

Solio Santi

41

SOI\'OO

Armando

Sokrl Gi•n;anni Sor httrn. E•nilw Sottlnl Oiot:anni Spo.davecohla Do· men1co

101 42 20 69 96

S pagnoletU Ga/Ueo 58 Spagnuolo Vtgorltn .Vicolo 39 Sparano J7 incen.zo 86

Spatntora Giuseppe 69 SJJe r·nr•an l El·pidio 102 Spcz.,;o.ferrl .4ntonio 58 RplnoRf\ OiuRet >JJe 76 !>quJIIacl Giuseppe 71

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35

Tauro Fram·e.o~o 86 T occo Pasquale 11 TO<lde Giuseppe 13 Tedeschi Giacomo 25 N1cola 45 Telese Vincenzo 32 Tenaglia Gi,<SC1J7Jt 20 Teonf Giulio 81 T e ramo li'ilnmeno 87 T erro n a S a/valore E3

Terranova Salrato· re M. .S4 Sc•l"VaJore F. !). Ter zi Frù~rico 511 Testa Uoo 73 Toglla Oanio 82 Tomaselll .tlnttmino 65 Tonclli Cam;llo 103 Torellu Oit•vonni 68 Torro .Sa/valor e 47 Toscano Vincenzo =~·l Trft nl NaluliriO :):l Puoln :.12 TreplcoJonl E ma· >mele 52 T rc,·es A t islidc !14 Trllllctl i l !lino 55 Troina Frcmcesco 61 Trombatorc V in· cenen 102 Trotta Enrico SO Tnlan () RaOneld 49 Turllll Antonio l7

u Urtoler Fn"nando

J5

v Vajola Nauflreno 28 Valente Gioaccltino 23 Valenti .dntonino 91 Vannoccl Quintmo 23 Vassalll Gioçanni 21 Vassoio .4ntonio 70 Vastola Mario 70 Va.~to. Gimeppe 62

Veutu•·a J7itt. Ema· nuele 69 Verte~by Giovanni 73 V<:tuschi Pos'lua/e 102 Vicari Oarmew 98 Vicario Cesare 89 Vloontlnl Antonio 8 3 VIggiano A /Jredh 101 Vlgllnnl Fe1erico 22 VImercati T..ui{Ji. 61 Vloln D omeMco 57 Vlrgil 'o Suverio 53 VIta Gatlano 90 Guido 69 Vitale ,\"ieola 45 Sol.,atore 56 Vltolo Entan1lele 101 Volpe ,"l'f anini 11

z 7-nftl ro .d nlonino Edoardo Giovanni Zagaml .4ntontno Zambelll Anton io Zam1Jra El/ore

12 74 43

82 83 72

ZanellJ .41Mrto 95 Zanfagna l&cordo 53 Zanuttlnl Primo 12 Zecca Cosimo SO ZlccbJerl u O'M

Zlngnle Sal"Votorc Zlni Oio~:mn( Zocoall FortuMw Zodda 4/do Zollo Glmeppt Zona Demetrio

70 58

93 76 95 81 54

Vecoll Norb~rto Vendi ttl Emilfo

98 44

Zop p l Zelio

76

?:uddllA Siltri.o

25

Vendra Sal.,atore

41

Z n retti Salf!Okre

64


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I.STJTUTO POLIGRAFIOO DltLLO STAltl - G. C. • ROMA, 1935· XIII


Anno LXXXIII- Fase. IV APRILE 1935 - XIII

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE l

MufJSTEBO DELLA GUEIUU

ROMA

•


SOMMARIO

.. l

8. E. Il mente centrale lllt dlco Luicl Ferrera di Cnallerleonc .

'Pa.g.

301

LEZIONI E CONFERENZE : C ••ra g mer itit• d ·Ile h•~ urt:c••lllrl ll'>tU1JlllliOh <'. . . . . . . . . . . . . • Ron:ato. - H ·o~nti O<> II<Jiti~l•' s u i toorl~nu•nti ohi111ici d ui proo ..ssi osslda.ti Vi ncgl.l orga·

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305

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MEMORIE ORIGINALI l Pl:coll. - Ou1tt~ri antr'lpC>pcLrici ù··l milittu-..· i t !ttl n uu d •!ll'et:ll. di 21 /Ulnl (tipo medio) . taare. - Sulla. IHO; .•uzn <l.:i b wlili dJ H.lnti•JU 811111+ anportlolc d i' IlA outo d ei lebbMSi

Pag.

CAlli TI CA CLINICA: 'R'\1'0 o \SO ò l r :1 •nzi"'"' d l gt'"$<11 1:-Cb ..ggiu rud.allioa u ella. b aae d olio. lln~tua P•.m.. c Cllonntii D. - Un ctsn d i rnttuno d••l tr>urr> prl nci l'~l· · d "IIA m<•u lngcn media.

Pag.

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RIVISTE SINTETICHE: Ylrzlllo. - L a p ~ ric>rd i t c tubercoh•n· ... . .. .. , . .. , . . . . . . . . . . . Pa.g. lra)lllomenl. - U lobo polmJuur.- nccossorio della vena. azygos (o di Wrlsb,.rgl cmt.Hn. c th&e

357 3t\l)

RIVISTA DELLA 8TAIIIPA MEDICA ITALIANA E 8TRANIERA;

Aerosol!. S •st'L>t>e ..,spese nei o ·ts. - s,.rt r prep "'"':.-ione, qu-zlit:t, prese~t.za ed. uso·l!i nebbia,

1JOiuere e fumo. - \\'r:o;K F.L e .TAsu~:n • . • . •• . . . • . . . . . . . . . • . • . Pag. un. l 1tU>)Vfl r e •=in ·te crom,tic1 tlcl!r• - delllt c/r.i niàina e <iella crtpreina e 8Ua nvTJii.c't::'ÌOnc al M87tMn./.Q tif!/111 cltiniwt. - !3 \N'CIIEZ. . . . . . . . .. . ... . Der.11alo!l. !:iull' ·rziotM clr.ll'es/r.rllo COti.C•'IIlr do di mi/ :•• in. nlcune- (pri,.cip<~lm.ente eczema. e orlinriu) e nell'asn~~- - P.\:<rr:un, V ,\LI .>.LtY, RM>Ul' e lJI.utOUTI~;R.

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Pllnllal difterica. Ri.r:crrhe sull't - 8perintentate. - ilUEJ,L~; • . • . . . . PII&JI, f!l 1. Sullft - M >RO t: K~~LL~~R . . . . . . . . . . . . . , . . . . . . Piloti. Sltlo d i nlule àe.i - d 1 c ·JCcin. pilflli nn/turni e piloti diurni. - FIOM I;:L •

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Pr~te:hno a,11la~reL L'eotc"?~ion.c rlci mt~l•rti ncll<~ - ::>n: ISI·:R

lpe :Ialiti 111111 :l ~all . L'induslriCI ituli·ll><t delle -

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387

TetApla 11tlntlltlln. Un!l mJ.OD<t - Il cnrbone endovenoso. - TOURA.I.NE e MI::XETREL . . • . Ya:c.naz llne. Stwli sul potere b~ltericidrt del Balt.Oae • in. toto • nel corso rlelln - dllll'1wmo contro il li/o r i v .1 r ati{i. - M \~SA . . . . . . . . . . . . . . . .

38S • 375

Pa.g . 390

OOIIF'ERENZE E DIMOITRAIIOIII CLINICHE NEGLI 08PEDALI MILITARI IIOTIIIE • . . . •.

396

l NOITIII MOilTI .

414

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. 'L'abbonamento è o.uouo e dooorre dal 1• gennaio al prezzo di L . S2 (ll:c,tero 44). Per ~~~ urft•:lall m 9dlol o ohlmicl- farm ~ol~tl dol R . .E3erolto, lo servl.alo ectln oou,ee do,ll preuo doll'abboll.tlomento tl ridotto a. L. u autlolpate. Por l soli utllolal' ID 3<1lol (d~ll'l!:io rolto o doli& M'\r lna), In q·a.. lnnque p osizione al trovino, è ammasso un &bbona.m~nto cumulativo a.! QiorMle à' ,l{edictM MI!Uare ed agli ..f nJkJL( dt Medit:iM Narnle e Oolo"iale al preuo <il L. 45 anone. 11 urezzo do l •npolotDOoto oontouoate l Ru,l( eli :anzV:lllUd •Id CO~M mHUare è d l L . IS, ridotto a T". 8 per l aoll a.bboDAtl.

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ANNO LXXXIII-N. 4

GIORNALE DI MEDICINA MILITARE

APRILE 1935-XIIÌ

S. E. IL TENENTE GENERALE MEDICO

LUIGI FERRERO DI CAVALLERLEONE

La Sanità. 1\tfilitare segna uno dei suoi lutti più gravi l! profondamente sentiti, per la morte di S . E. il tenenle generale medico Luigi F errero eli Cavallerleone, avvenuttc a Roma il 17 aprile. I l compianto generale, nato a Torino il 6 giugno 1853, aveva sortito itmate .doti elettissime d'ani1!lo e d'ingegno, e la distinzione del suo illttstre ·casato ~ di antica nobi ltrì, s'era connaturata in lui in una incot~fondibile aristocràticct finezzcc che trasparit'a fascinosa. dal suo volto e dal portamento,


302

come da ogni gesto cd azione. La sua lunga vita inUJrnerata ed operosa f!~ tutta spesa in una istintiva im:ondi zionata dedizione ai p iii alti ideali che mai possano ill~tminare l'umano cammino, con fede incorruttibile ed indomito ardore, sempre, in ogni condizione e circostan::a, fino all'estremo compimento del .~uo destino terreno, _ Laureatosi il24luglin 1873 , appena ventenne, nell' Università di Torino, il 21 llicembre dello stesso atmo veniva nomina.to medico eli battaglione di 2& classe, qualifica dopo pochi giorni cambiata per le{!,ge in quella di Uinent€ medico. Prestando encomiabile servizio in reparti di truppa, in ospedali e direzion i di sanità, c sosUinendo brillanti prove d'esame, ill2 settembre 1879 e il 6 settembre 1890, rispettivamente, conseguì la promozione a capitano ed a maggiore, u scelta. Con quest'u.lti mo grado .fu, addetto, per diversi p eriodi . alla Scuola di applicazione di sanità militare, come insegnante di traumawlogia di guerra , e agli ospedali di Firenze e di Torino,fino al20 marzo 1896, quando partì per l'Africa con fun;:;ioni di direttore di sanità. Colà rifulsero le srre qualità professionali, direttive e organizzatrici, definite « superiori ad ogni elogio n dal grande Condottiero allora comandante del Corpo di spedizione. F~trono particolarmente redditizie ed apprez· zate le srte prestazioni chirurgiche di operatore espertissimo e, fra l'altro, gli si fece giu$tameru.e merito di aver riamputato co" pieno successo, duecento ascari fatti mutilare brutalmente da Menelik dopo la battaglia di A.dua. Il 18 ottobre 1896 tornò in Italia, c, promosso tenente colonnello, dopo at~er diretto per alccmi mesi l'ospedale militare tli Saviglian.o, ebbe per oltre cirupte a.nni la direzione dell'ospedale di Roma, ove, nei vecchi ambienti medici, artcora si ricorda con quanto lustro, competP.nza e decoro egli tenne la sua carica nel nostro maggiore istituto che allora primeggiava nella Capitak per modernità di costruzione e di impianti. Dall'agosto del1902, da colonnello medico, fu direttore di sanità impa· reg_~iabile, successivamente del 20 e del l o Corpo d'armata, e il 28 marzo 1907 raggiunse il grado di maggiore generale medico ispettore. Dal 29 dicembre 1908 al16 f ebbraio 1909 fu comandato a Messina quale direttore dei servizi sanitari nei luoghi devastati dal terremoto e in quelle condi:ioni straordinarie e difficilissime ebbe ancora modo di dimostrare le sue virtù militari, mediche e cit•iche, guadagnando alti encomi e la medaglia d'oro dei benemeriti. Il 3 f ebbraio 191 O venne degnamente nominato tenente 'generale medico isp ettore capo della Sanità militare, con rango, in seguito, di generak di Corpo d'armata. Le vicende sanitarie della guerra itala-turca e delle cam pagne di J,il,ia trovarono il più perspicace governo rwlla sua alta mente dircuir•a. Il Corpo sanitario militare p er l'insieme delle opere compiute con la sua illuminata guida, ottenne la prima medaglia d'a.rxento al valore militare.


303

A.ffrontò infine le ardue prove della grande guerra, al suo pri1~cipio, e il 25 l'U8lio 191 5 lasciò i l servizio attivo.

Anch.e dopo esser tornato alla quiete della sua casa e dei suoi sttuli, ·-conservò una devozione in.estinguibile per il Corpo nel qttale aveva così -crttusiasticamente militato e volle elargire una cospicua somma per costi;tuire, a ricordo dei medici caduti nella guerra 1915-18, una Fondazione che portu il suo nome, destinata a premiare p eriodicamente gli ujJìciali medici che più si distinguono p er la loro produzione scientifica, specialmente in materia medica militare. l,a carriera dell'illustre scomparso Jtt tutta costellata di onorificenze -cavalleresche, ottenute, per merito,~nei diversi gradi e cubninate con le nomine a Cavaliere di Gran Croce decorato del Gran Cordone nell'Ordine della Corona 4' Italia, conferitagli <l itt cottsiderazione di particolari benemerenze acquistate .durante la campagna di guerra italo-turca 1911- 12 >>, ed a Cavaliere di Gran Croce decorato del Gran Cordone nell' Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, concessagli di .Moto proprio Sovrano con tlecreto dellB febbraio 1926, sempre per titolo di « speciali benemerettze >>. La sua attività scientifica fu anch'essa vasta e varia e di molto inte· resse, come comportava il suo versatile ingegno, l'estesissima cultura t!d il pregio del suo stile. Era socio ordinario dell'Accademia Medica di Torino e di Roma. Il nostro Giomale accolse alcuni suoi scritti che qui piace ricordare: La scoperta di Rontgen in rapporto alla medicù1a e chirurgia (1896) • . R elazione sui. mutilati curati n elle infermerie di Asmara e di <:heren (1896). Contributo allo studio sul modo di trasmissione e sulla profilassi della malaria (1901). Note e considerazioni statistiche sugli infortuni del lavoro verifi~atisi negli stabilimenti militari italiani durante il quinquennio 1904-

1908 (1910). Alessandro Riberi. Discorso commemorativo (19ll). La vaccinazione antitifìca nt!ll'Esercito e in Libia (1914). Norme per gli ufficiali medici durante la campagna (1915).

Sono anche notevoli altre sue monografie come il Contributo alla chi· - rurgia di guerra e sull'azione dei nuovi proiettili di piccolo calibro (Torino, · 1874) e I. . a recherche des hlessés sur ler; champs de hataille, e Les moyens de transport des hlessés, pubblicate negli Atti del Congresso medico internazionale di Mosca dell902, ovefu autorevole inviato del Ministero t/ella gnerra (:he egli, conoscitore di più lingue , rappresentò anche in numerosi altri congresst in Italia e all'estero, suscitando lusinghiem considera::ione per sè


304

e per il Corpo sanitario con la. sua dottrina e la sua oratoria forbita esmagliante. Egli inoltre fu all'avangzwrdia in decisive applicazioni alla colletti· vità militare dei progressi nell'arte medica verificatisi a suo tempo. Tenacemente volle e ottenne che, quando artcora se ne discuteva, fosse eseguita la vaccina•ione antitifica. nelle tntppe e tutti sanno quali ottimi risu,/tati dette questo provvedimento nella guerra. di Libia, che servì. alla su.a definitiva .a_ffermazione. Quando la ratliologia era ancora ai primordi, egli seppe ideare un appa· recchio portatile quanto mai pratico e ingegnoso dw, perfettamente costruito, col suo nome, da rma ditta italiana, permise la imrnediata applicazion-e del nuovo prezioso mezzo d'indagine anche nelle forma:;ioni campali. Per questi fatti, che qui citia.mo con le rappe più notez•oli della szta nobilissima carriera e per tutte le sue opere, la memoria dell'illustre generale· .rimane affidata, onoratissima, alle migliori tradizioni del Corpo sanitario, da lui per tanto tempo servito e grtidato con infinito amore nell'esempiodelle sue virtii e nella forzll del srw caratt11re. Alle solenni esequie sr;oltesi nel rito fascista, co11 le rappresentanze dell'Esercito, le autorità civili e politiche e una folla di estimatori ed anLici; ha partecipato il direttore generale di Sanità militare a capo di un denso gruppo di ufficiali medici, che hanno seguito in devoto raccoglimento il feretro sul quale era una sola corona di fiori: quella del Corpo sanitario, clw fu dell'estinto, la srcond~ e più grancle Famiglia. S. M. il Re, le LL. AA. RR. il Principe Ereditario, i Duchi di Genova, di Bergamo, di Pistoia, la Duchessa di Aosta Niadre, i Conti Calvi di Bergolo hanno int•iaro ai congiunti, telegrammi di condogliatue e così le LL. EE. il Sottosegretario di Stato per la guerra, generale Baistrocchi, anche in nome del Ministro, il Presidente del Senato, il Comandante del Corpo d'armata, il Comandante di divisione, il direttore generale della Sanità pubblica, e tante altre personalità del più alto ceto. Il tenente genera.le rrwdico Franchi aveva subito telegrafato alla Con· sorte il sf'gzwnte. indirizzo: « Tri~> tiss ima notizia morte Eccellenza generale medico Ferrero di Cavallerleone. suo adorato consorte, mi add olora profondamente e costituisce gravissimo lutto per il Corpo sanitario militare. Nel p orgere a Lei e familiari espressioni commosse di p ro· fondo cordoglio, mie prrsonali e Corpi) sanitario militarr, rievoco mestamente nobiliss ima figura E s tinto C'b e, Capo <i<.•lla Sanità militare per luu[!hi anni, d edicò o p era fattiva e f<'concle rnrrgic •· biaris~imo intelletto ali"Escrcito c al Paese da lni intmsamcntc amati ron profonda devozione di italiano e di soldato "·


LEZIONI

E CONFERENZE

CURA GENERALE DELLE LESIO NI ARTICOLARI TRAUMATICHE Confert>nza del prof. Luigi Bobbio, docente nella R. Università e chirurgo primario df'l1'0spcdale Maggiore agli ufficiali medici del Presidio militare di Torin u (5·2-1935-XIIJ), raccolta dal primo capitano mt•dico PASQUALE GaoUARDI

La t1·aumatologia in genere ha tratto ognora notevole incre1nento di nuove conoscenze dell'esperie?~za delle guerre: si può dire che ogni guerra segna una tappa nella stm·ia della T1·a14-m.atologia: ma dall'ulti-ma in modo speciale, in particola.re poi la chirurgia a1·ticola·re, come ben asseri11ce LECÈNE, ha t1·atto 1m gmn(le benefic-io. Difatti la terapia delle lesioni articola·r i traumatiche si è avviata v~n·so nuove conq?liste, poichè la m1tll-iforme vat·ietà delle lesio1~i, detcnnina.te dai nu·merosi 1nezzi bellici di offesa, e la maggi01·e gra't:ità di esse - in confronto delle lesion·i della camm~e pratica del tempo lli pace - hanno imposto nuovi p1·oblem·i t~n·ape·utici e t?·asformato radicalmente molt·i C?··iteri, che avevano semp1·e ·indi1·izzato ·i chi-rurghi fino ai primi del secolo a.ttuale. Infatti fino allo scoppio della guerra e1iropea (1914) aveva dmninato la condotta astensionista ·nel trattamento della maggio1· pa.1·te delle lesioni articola1·i tmumatiche, benchè già LARBEY, PEHCY e G'IJTHRIE dumnte le gu.er1·e na.poleoniche, e LANGEBECK e OLLIER p·i ù ta1·di avess~n·o esegu:ito alcuni inte1"Venti sulle articolazioni e €lisciplinato, specie 9.uesti due ulti?ni a1dori, la tecnica delle resezioni articola1·i, e benchè successivamente un grande chi?·u1·go italiano - il D URAN'l'E - avesse già con intuito profetico p1·oclamata la necessità dell'intm·vento p1·ecoce nelle lesioni a1·ticola1i aperte. Siamo difaUi partiti pGr la gu~n·ra c01~ p1·ogramma astensionista e ne siamo usciti intcrvt ntisti convinti; principio che domina ora anche la chir'la·gia articolare di pace. P et· svolgere s1wcintamente il tema. p1·opostomi in b1·e·ve lasso di tempo, di?:id erò le lesioni articola1·i in lesioni chiuse e lesioni atH.!l'te. Queste ultime nat1l1'almente sono più gravi e più imp01·tanti dal nost1·o punto di ?J'ista, sia pe1· la difficile attuazione di una terapia efficace nelle pa1·ticolari condizioni, nelle 9.ua.U deve svolge1·si l'opera del clli1'U?'YO in p1·oss·i·mità ddla zona di combattimento, sia ancora pm· la difficoltà - speci e nella guerra di movimento - di un 1·apido sg01nbe1·o dei fe?·iti VC1'8o f01·ma.z ioni sa·n ita·r ie specializzate, ovll ]Jossano esse1·e p·raticati precocemente q1wgli inte·r venti ope1·ativi, utili alla vita del fe?·ito e alla più perfetta gua1·igione an atomica e jwnzionale dell'articolazione, intm·essata dal trauma. L e lesioni articolari chiuse .~ono rappresentate dalle distorsioni, con tusioni, lussazioni, e fratture intraarticolari; ma, trala.sciando la trattazione delle l1~ssazioni e frattu?·e intraarticola1·i, che formano m·gomento molto va.sto e non suscettibile d'essere anche 1-iassunto nel gi·ro d'una 1• -

(;iOT?tale di medicina mtlita.-c.


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CURA OENERALE DELLE LESIONI ARTI COLARI TRAUMAT!CKE

conferenza, accennerò sommariamente al trattamento delle contusioni e · d elle distorsim~i. Se si tien presente che nelle contt,sioni e àistorsi&ni i sintomi più evidenti smo l'emartro, il dolor~· e la lesa funzione, si comprende che una 11.0rma terapeutica da a.pplieare precocemente ~ lo svuotamen~ dello st·ravaso sang1tigno, segttìto da immobilizzazione dell'articolaziot~e in bendaggio gessato. Il sangue è un pabulum per i germi e un agente d'irritazione infiammatoria per la cavità sinoviale, in ot'i può dar luogo alla formazione di cotenne, che pregittdioano irrimediabilmente il r·isultato finale, anatomico e fw~zi.onale della giuntura. Per le articolazioni della spalla, del gomito e del ginocr.hio ~ facile la pttntum evacuativa: ma per l'articolazime clell'anca si può asso&iarc al riposo la trazione a pesi, che att.me1ltando - per la distensione clella capsula - la capaC'ità articolare, fa vorisce il riassorbimento del sangue stravasato. L 'immobilizzazione non deve dm·are oltre i 10-12 giorni al massimo, se si voglùmo p1·evenire le rigidità articolari e le iJ>otrofie muscolari; e se, trascorso tale te1'mine e rimosso il bendaggio gP..~sato, persi8te la sintolnatologia dolorosa con l'impotenza ftmzionale pitl o meno marcata, bisogna pengare a lesioni più complicate e istituire le ricerche opportune (esami radiografici) per precisa-re la diagnosi. R ·icordel'l) difatti in 1>roposit.o come le contusioni e r1isto1'sioni dalla .~palla si associno sovente a fratture parcclla1'i della testa, llelle tuberosità e llclla ca.rtilagine glenoicle ; e come le contttSioni e distorsioni del ginocchio siano talora complicate da lesione dci men.isohi o dei legamenti crociati. La patologia del men·isco è una conquista rela.tivamente recente, 1nessa in luce da.Ua Traumatologia dello Sport. In genere è più f?·eqttente la frattttra del nwnisoo interno per condizioni a1~ato1niche e fisiologiche speciali, che ne fa voriscono la lesione in speciali· movimenti di fle.~l!ione e eli torsione. La sintmnatologia può rivestire dne fonne cliniche, quella cioè più. frequente del blocco a1·tico!are interm.ittente, accompagnato da rttpido idrarto e da impotenz-a funzionale con dolorabilità nettamente localizzata all'inserzione sulla tibia clelmenisco stesso (mentre nella disto1·8ion!J sempl·ice la localizzazione dolorosa ~ più f1'equente all'inserzione llel legamento su' cor1-dilo fenwralc). Nelllt seconda fonna, la lesione del menisco si palesa per una dolenzia continua a1·ticola1·e, specie nel can~mino, che si accentt~a nel movimento di tiStmsione, per la limitazione pressochè costante di tale ntovimento e per Za sensazione subbiett.iva del paziente di non poterai valere in modo regola.re del suo ginocchio. A nlttonw-patologicamente si hanno frattt"e longituclinali, tras~:ersali, complesse, a ·manico di secchio, talora fmttureltt.ssazioni; più. t-ardì in certi casi si producono, oltre ai comwt-i fatti flogistici (menisciti), delle lesioni degenerative (cist·i}. Per sf.a,bilire la diagnosi, oltre all'anamnesi e alla sintomatologilt, l'1t.na e l'altra quasi sernpre 'llcttf!, ~ di aiuto molte volte l'esame radiografico, sem71lìce o associato a pnoumartro. La sola CU1'ft efficace ~ la menìscectomia dopo a·rtrotomia eseguita con tecniche diverse, im7Jrontate al concetto (li contemperare l'esigMm di una visione chiara rlrUa cavità articolare con la necessità di non ledere eccessivamente - ai fi;ni degli esiti lontani llclla cu.ra- l'appar·ecchio legamentoso artù:ola.re. Di sfu.ggita accennerò che la prim.a meni.sccct.mnia in ltali.a fu qu.clltt del .MARGARr, che la cscgn1 nel 1881, per 1tt~ caso diligentemente


CURA ùENERALE DELLE .L ESluNI ARTICOLARI TRAU~tATI CHF.

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studiato e àiagm>sticato e p1dJblicato nel Giornale della. R. A.ccadPmia di Medicina nel 1882. .Altra complicanza della disto1·sione del ginocchio è la rottu,ra dei legamenti crociati, di-agnosticabile - oltre che per i fatti oggettivi e funzionali ogMTa rilevati - per il sintomo cosidetto del ti1·etto (mobilità abn01•me del ginocchio in senso anteroposteriore). La ricostruzione dei legamenti, eseguita con diversi mezzi (plastiche tendinee e aponeurotiche), fili grossi di seta, tendini di canguro, ecc.), può ristabilire la funzional-ità articolm·e. Non sempre però può essere necessario ricorrere all'inter-vento: i1~ alcuni casi si può avere la guarigione Ì'ncruentemente. Nella distorsi01te della spalla 1'ÌC01'de1'Ò due complicanze, la paresi del n. circonflesso con consegum~te i'mpotenza funzionale del deltoide e la periartrite. Questa p1tò essere data o dalla infiammazione cronica con o senz-a calcificazione della borsa sierosa sottodeltoidea. (DUPLAY) o da molteplici altre lesioni, fra le quali la più imp01-ta,nte è quella della lesione trau1nat·ica con consecuti·va miosite, seguita talora da calcificaziO?ti diffuse, dei muscoli rot-atori esterni dell'articolazione scapolo-omerale (specie del muscolo sottospilnoso). È importa11.te questa distinzione, perchè mentre nella prima forma è indicato l'inte?'Vento chinu·gico (asportazione della borsa sottodeltoùlea infiammata), nella sec01~da forma si possoM attuare le cure fisiche (tenno, fm~goterapia, massoterapia, ecc.) con ottimo risultato anche j11.nzionale. L e complicanze lontane delle contusioni a distorsioni articola1·i possono essere date dall'insorgenza di artrosinoviti CToniche iperpla.stiche, talora a carattere deformante progressivo, come pu1·e dall'insediat·si d:i fatti specifici o di tumori maligni. Tale 1·apporto fra tra1tma e insorgenza di artriti o tumor.i è da tener presente, specialmente dal punto di vista medico-legale. Ricordarsi poi che in certi casi di lesioni tmumatiche del gomito, che possono parere contusioni o distorsioni, se la tumefazione è notevole e se la funzione e molto ostacolata, lta particolare importanza l'esame radiografico onde accertare l 'ev&~Ltuale presenza di fratture o di z,ussazioni specie incomplete o di un solo osso dell'ava'mbraccio, che possono sfuggi?·e all'esame clinico e che meritano di essere subito adeguata·mente trattate. Voglio 1·a·mmentare infine l'anestesia periarticolare, praticata con iniezioni di solu.zione di novocaina al 10 % . Tale anestesia, a.nmtll<~ndo la dolorab~1ità periarticolare, che è la cattsa spesso di rigiclità ribelli e a httt'oggi non spiegabili interammlte pe1· la insufficiente conoscenza della innervaz-ione del legamenti pe?'iat·ticolari, riesce utile non solo nella riduzione delle lussazioni, in &ui sostituisce con ug1tale vantaggio la narcosi generale, ma anche per la risoluzi01M delle 1·igidità pcriarticolari dov1tte a contratt11.re dei leg(lmenti, vere anchilosi periat·ticola1·i, secO?ldo un metodo cons·igliato dal LEBJ:CHE con risultati che a volte sembrano 1niracolosi. Tali iniezioni ripetute riescono talora a sbloccm·e le giunture irrigidite. Ed ora passia1no al trattamento delle lesioni articolari aperte, trattamento che si è arricchito nell'ultima guerra di mla larga espe?'ienza. Come dianzi ho ricordato, ad eccezione di pochi interventi s11.lle articolazioni praticati nel secolo scorso da insig1Li chirurghi (LARREY, PEROY - GUTHRIE, LANGEBEK, ÙLLIER, ecc.) 8i era a<tottata sempre una terapia incruenta nella cm·a della 1naggi01· parte d~ tali lr8iowi articolari. 1•• -

GitlrHale di naed.idna militare.


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<T RA C '!o;N"EHALEl DET.LJ> LESfO~I ARTICOLARI TRAUMATICHE

Tale condotta astensionista dominò perfino nel P"rimo periodo della guerra mondiale: solo n el1917, per opera di chirurgi esteri e da noi per opera di .ALESSANDRI, DOMINICI, ZERI, DONATI, CAMERA, CACCIA, ecc. andò rapidamente facen,dosi strada il metodo dell'intervento sistematico, perchè i ris·ultati dell'astensionismo apparivano ad<lirittttra detestabili (SALINARI). M a quando e come bisogna. intervenire? Ecco la n ecessità di distinguere. N elle fe-rite d'armi bianche, ferite da pu.n ta e taglio a margini n etti, ovvero nelle ferite tra·nsfosse aa proiettili di fucile che colpiscano da grande dista·nza - da una distanza cioè superiore a quella che possa determinare etfett<J esplosivo (al disop1·a dei .'J00-500 metri) - miglior pratica è quella di astenersi in pri·m o tempo da ogni inte-rvento, tratta?~do le ferite come ferite asettiche. N atttralmente bisogna associare a tale condotta una oculata sorveglianza per tm periodo che all'inci·rca si pttò calcolare di 10 gio-rni, i?nmobilizzando però l'arto. Se nel frattempo si ha rialzo tennico e aumentaM i dolori articolari, e i fatti oggettivi d·imostra?w tumefazione della giunt1t1"a - pre-via puntttra esplora.t·;'l:a ed esame del liquido - è all'artroto-mia cke bisogna ricorrere. · Invece le ferite articolari con ritenzione di pro-iettile o di corpi estranei, che ha,nno già in sè le condizim~i di una quasi certa infezione (ferite da scheggie di bomba, di ri·mbalzo, di proiettili deformati, ecc.), associate o no a fratture dei compo-ne-nti articola1·i, impogono un i1~tervento precoce, in un periodo che al massimo no-n deve superare le 24 ore, ma che è utile no-n superi la 12 a o 14 a m·a dopo il t?·attma, perchè entro taù periodo la cavità articolare può ritenersi inquinata, ma non ancora infetta. Da ciò q1~indi scaturisce la somma importanza del rapido sgombero dei feriti dal campo di battaglia verso i luoghi di cura, ove gl'interventi debbo-no essere possibilmente praticati da chirurghi specializzati, poichè tale terapia, per alcu,ni dettagli di tecni,ca, è una delle più delicate della chirurgia. Qual' è l'intervento ideale in tali casir Esso deve consistere nell'apertura ampia dell'articolazione, nell'asportazione dei tesst~ti co-ntusi e dei corpi estranei, nell'allontanamento delle piccole scheggie ossee ohe no-n possono distttrbare il successivo 'J}rocesso di guarigione anatomica c funzimwle, ?~ella detersio-ne a secco della cavità articolare, nella chiusura senza drenaggio. n drenaggio, secondo già ammoniva DURANTE, non fa buo-n governo dei tessuti, è più di (lanno che di vantaggio disturbando il processo di guarigione; d'altra parte la cavità articolare si difende assai meglio con i naturali mezzi di reazio-ne alle cause d'i1tquinamento, alla stessa guisa che il peritoneo Bi difen(le dai gm-mi senza drenaggio ., quando occorra intervenire con laparot&mia d'urgenza per ulcera gastrica perforata o per appendicite acuta. Dopo l'intervento occorre immobilizzare l'articolazione per un p~ breve; ed il miglior mezzo d'immobilizzazione resta pur sempre il bendaggio gessato fenestrato, che ottempera al duplice scopo d'immobilizzare e di àar6 un'ampia visione della regione sottoposta all'intervento. Come già dice-vo, tale co-ndotta terapeutica è quella ideale; ma se lo sgombero ritarda e il ferito articolare gim~ge al chirurgo, quando la cavit4 è non solo inquinata, ma certamente anche infetta, è necessario come prima norma praticare un'artrotomia ancora più. ampia, avendo di guida il criterio clinico, che per ogni ferito sttggerisce le modalità piu opportune d'intervento al triplice fine di salvare la vita del ferito,l'inttJgrità anatomica della parte e la funzione dell'articolazio-ne. L'artroto-mia va eseguita, segueft.ào


CUlt.A. c.;ENERA l ..E DELJ..:t: LEStO~ l ARTI('OL.4.RI '.rRAU.\fATlC'H~:

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teut.iche diverse per quel che riguar<la la sedr e l'ampiezza delle ·i ncisioni, c cercando, con incisioni Zongihtdinali parallele al n~aggior asse dell'arto, fra gl'interstizi 1nuscolari, di non prcgi1tdicare la sta.bilità dci legamenti pariarticolari e di non ledere formazioni anatomiche importanti (nervi e vasi). S<nw d.a mettere it~ l1tce i·ll ta.le terapia due punti importanti, che dettero già lttogo a disc-ussioni durante il periodo bellico (Congresso Italiano di Chirurgia di Bologna d~l 19 77); intendo riferirrni al lavaggio e al drena-ggio. Di massi·rna tutti i chirurghi S<nW contrat·i al lavaggio, che fallisce allo scopo, rwn potendo interessare tutt·i i recessi art·icolari e poten<lo anzi ditfotldere il processo infetti·vo: numtre per qttel che rigztarda il drenaggio si ritiene che, mentre s<nto da esclu<lcre assolutamente i drenaggi tramccrrrenti, .«atw prejcribili i piccoli ittbi ai grossi tttbi, anche pe1·chè ttn autodrenaggio sufficiente è rappresentato dalle st~sse i ncisicrni at·trotomiche, se Mnpie e bene applicate. Solo il lavaggio contùmo, bene sisten~atizzato, che richiede però appa1·ccchi s7>eciali e speciale sorveglianza., può esse1·e ·utilmente adope-

rato (lNGIANl'\11 ~CBlASSI).

Necessario inoltre è a?Whe in tal caso la inunobilizzazione in be1ldaggio f&nestrato, il qttale eli·mina il dol<n·e e mette in co·mpleto riposo l'articolazione lesa. É opporttmo ricm·dm·e solo che la i1nmobilizzazione ·no·n deve dt,rare a lungo; il Wn..LEMS c<nl-Bigl.iò persino la mobilizzaz·icrne p1·ecoce n elle artriti pwntlente del gomito e del giMcohio, mobilizzazione precoce che evita il ristagno del ptts e previene le rigidità e le ipotrofie ·m1t.scola1·i e può rida1·e la q1tasi nol'male funzio-ne alla giuntura; m entre altri ehirtt.rghi - fm essi il LE" ÈNE - sono nettamente contm1··i a tale pmtica, la qttale poi è in generale di assai ditfì&ile att·uazim~e in pratica. Se anche l'artrotcmia, pmticata secondo le twrme sopra ricordate, fallisce allo scopo, si può ricorre1·e alla dislocazicrne dei capi a1·ticolari ( m etoclo di L ERDA 19 l 6) che l1tssanilo e mettendo allo scoperte i capi artioolari con Mnpie incision-i artrot{)miclte, ·mette in luce pe1· un 1nigliore drenaggio naturale tutti i recessi articola1·i e p1tò wt pochi giorni debellare i pi1i gravi processi art·r iti&i (BOBBIO, LONGO, SERAFThr, ODASSO). Domata l '·infe- zimw, la giuttt1tra t•i ene ri'messt~ a posto; la g·u arigione p1tò at'e?'Si CO'n anchilOB'I.. Altro presidio terapeutioo è la ?'esezicrne a.rticolc,re, la quale p1tò esse1·e praticata in primo tempo - resezi<nte pri1na1·ia - quando si presume che p er l'entità delle lesioni ( sopratutto ossee) ogni aUra condotta sarebbe intttilc e fm·ae damwsa ; ovvero può ess&re praticata in sec<n~ tempo (resezione secondaria): questa però è me1w consigli abile pe1·ch.è può maggiormente di ffondere l'infezione. La resezione prùnaria ù~olt1·e p1J-Ò essere tipica e completa, aeconilo alcuni, cmne LER.ICHE, ment·re secon(lo alt1·i ch·i ntrghi pttò essere atnohe parziale, variando a seconda dell'entità delle lesioni, cercanrlo cioè di conservare anche le scheggie ossee che sembrano ancora vitali. N crn posso fermanni sulla te&nica di quest·i interventi : om~i però essi sono così clisciplinati sotto l'aspetto anatomicq e tecnico ch.e non è il caso <li pa;rlm-ne. Essi anzi appa.rtengo1w a qt,ella operativa di anjìteat1·o, che era una volta - più, che erra - p-raticata st~ la·rga scala. Ricor<lerò solo che l 'a1·t1·otomia clell'anca, nei casi di a1·tritc suppw·ativa., esige - oltre all'incisicrne ant-eriore fm il te-nsore llclla fascia lata. e il saTf.orio - la controapertura_ posteriore col sacrifizin del ciglio cotiloilleo e lli pa.rte della testa- a scopo d t drenaggio e in eert·i casi con la tota.k decr~pitazione rld jcmrm: ;


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CURA GENERALE DET, LE LESIONI .,!.RTICOLART ·~&it.G:\IATICRE

che quella del ginocchio, la piu praticamente importante, può essere ueguita o coi tagli laterali pararotttlei, a etti si possorw poi aggiungere due inciBi<mi posteriori poplitee, laterale l't~n.a all'indentro del tendine del bicipite, 1nediale l'altra fra il tendine del semitendinoso e quella del retto inter·no, oppure con ttna vasta incisione arcuata soUorotulea. Fu in occasione del Oongresso di Bologna del 1917 che sorse la discussione fra T .ANZINI (favorevole alla prima maniera) e DURANTE (favorevole alla seco·nda). Infine in al-cu.n i casi non resta che l'amputazione dell'arto come ultima ratio, nel trattamento delle lesioni articolari aperte - amputazione che a 11oZte s'impone in primo tempo o per salvare la vita dell'ammalatO> o per evita1·e una ltmga degenza, spesso inutile e dannosa e sempre inutilmente dispendiosa - quando si tratta di piedi con artrosinoviti diffuse o con gangrena rl.a congelament·i, la Ctti conservazione costa sofferenza, tempo, denari al solo scopo di avere poi, dopo tanti mesi di ctt.1·e e di clolori, piedi o parti di piedi doloranti, anchilotici, edematosi. Questi feriti ritor·nano poi dopo ta1~ti anni con recidive o con disturbi tali da obbligare il chirurgo a quell'amputazione che era molto meglio praticare prima, a salvagttardia del valore fisico, morale e sociale dei fm-iti stessi. E se si tien conto che tali dolorosi esiti - lli cui abbiamo avuto tanti esemplari nella grande gum-ra per le nostre m4'nie ingiustificate di conservazione - sono di gran lunga inferior·i alla guarigione C0>1~ un buon m0>1W0>1~e d' a·mputazione, adatto all'applicazione di un apparecchio di protesi, non v'è dubbio suUa scelta della terapia. A questo riguardo la guerra ci ha indttbbiamente ammcstrati; conservatori il pit't possibile per l'arto Sttperiore, largamente demolitori per le gravi lesioni dell'arto infmore. Ricorderò infine che il malato articolare- quale che sia la lesi0>1M- è tm malato difficile da curare, per cui non sarà mai abbastanza ra-ccomandato di badare nelle cure anche a·i dettagli di tecnica. Sono appunto q1testi partico· lari che eliminano il sintomo, piu deletmo alla tmnquillità dell'ammalato e indirettamente alla guarigione, intendo il sintomo dolore, il q~tale viene a volta eliminato non solo dalla rimozione di 1~n bendaggio troppo stretto, ma anche dalla semplice correzione d'una cattiva posizimM dell'arto> e del pazie1lte nel letto, d1~rante la degenza. Ric<rrdatevi che il fmto articolare cl~e si lantenta ha il pUt, delle volte le sue bu0>1~e ragiwti; occorre quindi prO>Vvedere. Dopo quanto si ~ detto si pttò concludere che i criteri fondamentali, ai quali deve informarsi una terapia razionale delle lesioni articolari traumatiche, sono i seguenti: l o nelle lesi&ni art-i.cola·r i chiuse (contusioni e distot·a,ioni smnplioi, senza le8ioni ossee, cartilaginee o legan~entose) bisogna attuare la terapia ineruenta c011..3vuotamente dell'emat·t.ro, in~mobilizzazione breve. Ricordare nei casi che stenta?lO a guarire la possibilità di lesioni concO>mitanti più. gravi: 2 o tlelle lesioni aperte, se si traUa di ferite da punta e taglio o di fm·ite transfosse da proiettili di fucile, senza ritenzione di c01-pi utramei. il trattam.ento incr1t-ento pttò essere atw0>1·a att1tato con una vigile scrrveglian:;o per intervenire a tem.7)0 in caso di man,ifestazione di processi infettivi; 3 o in t1ttte le aUre lesioni aperte, lasciandosi gttidare dal critm·io eli· nico, occorre esegttù·e o il tt·aUamento modm·no radicale che si applica a tutte le lesioni aperte nelle p1·i·mc m·c del tratvtna o Z'atrotomia semplice o l'a1·trot0>mia autpia con dislocazione dei capi a,rticolari, la resezione parziale o totale, primat·ia o seconda.ria, c, CO>me ultima ratio~ l'cvrnpttfa:tio-ne dell'arto.


OSPEDALE MILITARE DI PADOVA

RECENTI CONQUISTE SUI FONDAMENTI CHIMICI DEI PROCESSI OSSIDATIVI NEGLI ORGANISMI Lezione tenuta dal pt·of. A. Roneato, direttore dello Istituto di Chimica Bi<•logica della R. Unive t-sità di P adova ( 19 fe bbraio 19:35--XIIi)

Tutte le funzWni degli organismi sotw in ultima am,ali8i delle eatrinsecazi<Jni ooergetwhe; e poichè la legge della oonse1vazione dell'energia vige inoondizionata tm<Jhe per gli organis,rni, le diverse f<mne dt energia che essi lt.bttratw durante lo stato funzionale, non possono deriva1e che da altra emrgia opportuna,mente trasformata. É compito fondamentale del biologo di studiare come avvengono queste trasformazioni energetiche. Noi intanto siamo siouri di u .t fattt>, che gli organismi a-nimali dispongono di una sola forma di energia prim,itiva: l'energia chimica contern~ta negli alimenti. É evidente che noi nOto potremo conoscere completamente t~t•a funzione se non quando avremo potuto conoscere tu.;,ti gli avvenimenti che intercorrotw tra l'energia chimica e q1teUa forma di energia che è la specifica estrinsecazione d i una detet<minata funzione. Ad esempw, p61' conoscere co1npletamente la furtziOtte cardiaca non basta la conoscenza delle più. sottili particolarità morfologiche della miofìbl"'i'lla, tum basta cotwscere le variazioni spaziali e fisiche che si manifestano nel !mOre durante la sua rivoluzione, ma è necessario conoscere come il cuore riesce ad mufrz,ire dell'energia chimica del glucosio, ohe è a sua disposizione, per .t ramutarla in energia di movimento. I processi chimici rer i quali l'energia chimica viene tnessa a disposizione degli· organismi si riducono fondamen talmente a due tipi: processi di idrolisi e processi di ossiòazione. I primi conduCOtw ad una semplificawme delle complesse molecole costituenti i princip'i alimenta1i (proteidi, ghtcid", lipidi) e p1·eparano i materiali (mcnosaccaridi, aminoacidi, acidi grasBi, eco.) su cui successivatnente dovranno svolgersi i process-, ossidativi. ]}fa, mentre nei processi ùlrol~tici solo una piccola frazione di emrgia chimica viene liberata, net processi osstdativi i materiali o·r iginart vengono completamente esaurifti del loro contenuto energetico e trasf<mnati in sostanze -vuote d" e1lergia come l'H20, 0 02 , NB 3 • Oiò prMnesso, è ovvio cOtne siano i processi ossidativi quelli che ~t noi 11Ul{Jgiormoote interessatw, come qt~elli che dal p1mto di vista energetico SOtlO -i più redditizi. I processi ~drolitici t1t-ttavia non possoM essere tras01trati, perchè rappresentano anelli necessari nella complessità dei fen01neni biochi1nici. I processi idrolitici sono esuberantemente prevalMlti, se non cscltc.~ivi, negli organis1ni inferwri dove la piccola quantità di energia tnessa a loro


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RECE).'Tl CONQUISTE S lJI FONDAMI-JNTL CHIMICI E CC.

disposizione àa tali processi è compensata dalla elabora,zione di masse enormi di materiale 'Mttritioo (fermentazione). I n q1testa breve lezione noi ci occuperemo solo de-i processi ossiàatiTJi1 tent<Uul.o di penetra·re nel meccanismo con cui essi Bi 8'Volgotw nell'ambite cellulare. Verremo in tal modo ad addentrarci u~ quel processo che si riaasum~ col nome di respirazione cellulare. Fino a poco te-mpo fa. si am.metteva., segue-ndo i criteri ir.iziati àa La'DoiBier, che i processi ossidativi negli organismi avvenissero per apporto di ossigen.o ai 'materiali da ossidare. Gli organismi er1111w paragonati a delle fiantme ohe bruciano con le stesse modalità wn mti lwucia un pezzo ài legno, 001l f<»"mazione di acq1ta e anid'Mile carbonica. Questo semplice paragone, però, per essere applicato in tutta la sua est&nsione incont·rava delle ilif!ìoolt<t. I materiali su oui deve svolgersi la con!hustione (gllucosio, 1111ninoaoidi ecc.) sono resistenti all'ossidazione. La constatazione invece che questi ?nateriali negl~ otgan.smi si ossid<UW con una rapidit.à quaai esplosiva, come p. es. presuppone la Uberaz·ione di energia mocco.nica durante ?t?W sfo·rzo m?tscolare e quale i-Il realtà aV"viene, e la constatazione che tali o.~sidazioni cos1 e-nergiche si compiorw aà una temperatura relativamente bassa, come è queUa intern-a àegli lYrganismi, eà in assetlza di mezzi ossidanti energici rappresentavatw fatti osouri e non interpretabili con tanto sempiicisnw. La prima ipotes~ diretta a spiegare te ossida.zùmi negli organismi, aoctJttabite per la sua logica costruzione, fu avanzata àa Bach e Choàat.. Questi AA. pensarono ohe la molecola ài ossigeno biatomica quale twi respi· riamo e che si dimostra incapace ài per se stessa dt. attuare le ossidazumi oon quella rapidità, quale es~ono le f1tn.zioni àegZi organi, fesse attivata mediante libe-razione ài ossigeno atornico, ài oui è nota la grande potenza ossidati'Da. Questa attivazione si sarebbe dovuta attuare attraverso la scomposizione tli perossidi, che si formerebbe-ro dalla co'lnbina.zione àell'ossigeno respirator-io con ipotetiche sostanze presettti t~i tessuti e facilmente autoossidabili. Da guesti perossidi si sarebbe poi liberato l'ossigeno atomioo attraverso un processo catalitico àeterminato dalle perossidasi. I fatti principali su cui si è appoggiata la teoria ài B. e C. erano i seguenU: La chirnica Ì?l.{}rganica ci offre es&mpi di autoformaziorle ài perossiài, i quali ri-escono ad ossidare sostanze refrattarie all'ossigeno atmosferico. n perossido di cerio, pe-r es., che si ottiene facilmente sbattendo -una sol~e d~ un sale ceroso all'aria, riesce ad ossidare il glucosio fino alla farmazwne di acqua eà 1111~iàride cm·bonica, così come avviene negli organismi. N elle cellu.le esistono particolari localizzazioni ttelle quali alcune sostanze ridotte (leucobasi, adrenalina ecc.) 1Je'ngono rapidamente ossidate, come lo dinwstra il loro cambiamento ili colore. I tessuti eà il sattgue stesso contengcmo sostan.ze capaci di libe-rare ossigeno atomico da pe-tossid'l. aggiwnti (acqua os~nge­ nata, essenza (li tremen.t·i na invecchiata) e questo ind1tce 1tna rapida ossi· dazione di alcuM sostanze (Reazione pe1 t'iconoscere il pigmfflto sanguigno neUe feci ). La tem·ia ili B. e C. clw in un pr~~mo mmnento aveva fatto sorger~ la speranza di essC?·e mcini aJ.la risoluzione di uM dei piit fotlàamemali problemi della biologia, ha successivamente, perd1tto terreno. Essa in ogni modo è stata l'incentivo per ~1ttensifica1·e gli studi s1'i processi ossidatwi, e se le nume-


R.J-;C\:1'<- ri CONQt"I S T E SLI F O:s-DAM E :o..- rl C' K!MI Cl F.('C.

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rose osservazioni fatte non 8t)mpre hanno pot·uto servi·re a convalidarla, il suo oorred.o d.ottriMle non è però del tt~tto da rigetta.re. Il punt{) pi•Ìf. deficenf,e - deficetbZa a dir V~ro SOStanziale - della teoria di B. e O. consim principalmente nel fa.tto che fonora tton è stato posssbile àim<Jstrare negli organismi quelle sostattze autoossidabili e trasformabili, su cui questa teoria basa t1~tte le sue illazwni. D'altra parte, se nell'organ~ s1no fosse facile la formazione di perossiài, non si C07nprenderebbe la resist6fl.za all' ossidazione di alc!me sosta11•ze (fosforo , m·sC<nico ecc. ) che viceversa son<J ossidate tant<J facilmente già dall'ossigeno nwlecolare. Bisognerebbe allora ammettere nelle cellule UM parti colare facoltà selettiva, da permettere aà esse di ossidare alc-une sostat~ze, resistenti all'ossidaziotte, quali sono i principi alimefltari,· e di rimMtere inattive di fronte a sostanze faciltnente ossiilabili. S1' questo arà1'0 problema delle ossidari<Jni e:r:traorganiohe una vera ri·vol1uW'M ttelle nostre idee, ed un clamoroso progresso nelle twstre conoscenze venivano apportate in quesh ultimi tempi dal W ieland. È noto che la chimica, per ragioni che qui non posso sviluppare, considera egualmente co1ne processi di ossiàa.z ione, ta.ttto quelli che mn:engotw per app()rto dì ossigeno aà un determinato substrato, quanto quelli che avvengono per sottrari<Jne di iilrog8M dallo stesso substrato. Non potm~S'I-, come abbiamo visto, interpretare soddisfacentemente le ossiàazioni negli organismi mediante un apporto diretto di ossigeno ato1nico e tanto m~ molecolare, il W i ela.tld tentò di vedere se queste oss'Uiazioni avvenissero ttvmttualmente per sottrazi()?le di idrog8M. In base a questa ipotesi l'ossigeno respiratorio avrebbe dovuto servire, non per una diretta ossigenaz iom, ma per accetta.re l'·idrogeno liberatosi dai materiali tmtritivi. Il W ielanà dimostrò innanzi tutto che il meccanismo di molte ossiàa.zùmi della c1limica. inorgo,nioa e più ancora della. chimica Mgo;nica possOM nwlto piit. agevolmente e razwnalmente essere interpretate mediante processi di deidrogenazione, preceduti o no da processi di idratazwne, anzichè mediante processi di ossigenazio~, come fi;nora sì era fatto. Successivamente si p()tè attuare una delle più classiche ossidazioni, quella della trasformaziornJ del· l'alcool etilico in acido acetico, in assenza completa di ossigeno, purohè qu.uto fosse sostituito, con una sostanza (chi-noni) capace di fissare l'iàrogBM liberatosi dall'alcool, e purch~ si attivasse questa liberazione mediante tm cataliz.atore inorganico (nero di pallaàio). Le vedute del W ielattd ~lle loro applicabilità ai processi biochimici, trov~ r<m'i la loro prima sanzione nella dimostrazione che l'alcool etilico poteva essere tf'asformato in acido acetico, s01npre in assenza di ossigeno, ed in presenza di un accettore di idrogeno, sostituendo il nero di pallaàio con a Micoderma. aceti, o con il suo pressaw. Questa esperienza dimostrava per la prima volta in organismi la presenza di una sostanza aà azione deidrogenante iWdrogenaBiJ ad azio-ne quindi analoga a quella esercitata dal nero ài pa.lladic. L'importanza dei pf'ocessì deidrogenativi nei fetWmeni d1- ossiàazioM biologica era ormai dimostrata. Le ricerche o~ rapidamente si susseguir()?w non fecero che convalidare pi1ì largamente qtUBta teM'ia, cimentandola diretta,mente mi processi metabolici degli organismi. Si ~ dimostrata la pr88enza di deidrogenasi nel fegaw, ~i muscoli, nel latU «JC. e ri operarono, in presenza di acc#tori di idrogeno diversi dall'os~ti-


314

RF:C E:!'>"t'l CO I'<Q OI'.!Tfo: S t:l

.I" O :"<OA~! F; NTI

g~, proce~tsi ossiàativi in stretta relazione con

GHIMICI EC'C.

jenon,eni che si verificatw

anche nella complessità del metabolismo. n metabolismo stesso dei diversi principt alimentari, argom,e?,to irto di ài:ffiooltà e pieno d<t lacune, si è presentate, alla luce àdla teoria àel Wielanà, piit accessibile e molte questwm poterono essere, se "on oompletamente spiegate, alme?W largamente interpretate. · La convalida piìt apparisCe?,te della teoria ài Wielanà è st~ta data dalla poss~bilità di intratt-enere la respirazione di tessuti uolati senza ossigeno, sostit,uendolo con il m.etadittitrofenolo, sostanza capace ili accettare idrogeno. Se à1111Kjue, secondo quanto abbtamo esposto, i processi ossiàativl negli organismi aVVe?l{!Otw, per lo meno it" prevalenza, per deidrogenazione, e se l'ossige?W moleoolare che respiriamo se1'Ve a -Msare l'iàrogetw atomioo Zibe-

ratosi, si doveva nell'orgatn.ismo poter oonstatare1ma certa quantità di pm·oarido d'idrogeno, genera.to dalla reazione: 2 H + 02

= H2 02

L'assenza ài acqtta ossigenata negli orgMlismi e la sua grande tossicità, che certamente ?W?~ sarebbe sfttggita all'osservazione, semb,·arono, in .un primo te?npo, in ape·rta contrQ-(llloizione con le ammissioni del Wieland. Dobbiamo però notare che ttttti i tessttti co"te?~gono 1111~ fermento, la catalasi, capa~e ài trasformare rapiàissimamente l'acqua ostige.nata i-l• acqua e oasige?w molecolare. · 2 H 2 0 2 = 2 H2 O

+0

2

Queste fermento, ubiquitat·io nei tessuti e nei liquidi àell'organumo, tli oui non si wmp1'M'Iileva il significato·, trova-va adunque n~lla teoria del W ielanilla sua precisa interpretazione. È opportuno ricordare che gli orgamismi che vivono di vita 01naerobica, vale a dire in assm~aa eli ossigeno, aie?w questi rappresentati da microorganisrni o da organismi superiori (.Asoari8 megakoopha'la1, non pres~mtatw catalasi. Dot•e, adunque, non vi è possibilità di produzione di H 2 0 2 e perciò ?Wn è mi?lacciata l'integn,tà chimica dei 1Jrotoplasmi, là ·,ma1wa il fermento capace di trasformare il perossiào d'idrogen.o in sostanu innot•ue. Troppo mi àil~herei se volessi esporre, anche succintam.&nte le numerose ricerche sulla catalasi, condotte sotto i più divmsi punti ài ttista. I fatti che ne risultarono sono tutt~ però in accordo con la funziotM che a questo fet'mento fu att1-ibuita dalla teana ili wieland, la quale ne vi-ene quindi mdirettamente avvalOrata. · Oonsideranào l'ossigeno respiratorio oome accettore di iiJroge?W e tencnà,o conto <lella succeRsiva a.ziotLe della catalasi sul perossiào di iil1 oge?tO formato1Ji, ,-vu,soia11tO a renderei ragione del tneocam,is,no di for~mazione dell'acqua, CM sicuramente rappresenta. uno dei piìt, importa-nti prodotti ultitni delle ossiàazwnt. degli org<111tÌ81ni. llfa tra questi prodotti figura largamente anche l'anidride carbonica. Ora, evià&ntemente, neUa sua produzione, non possiamo invocare direttam®to i processi <li deidrogenazione. · Q1wsti 7Jcrò Mn sono estrami nella form~ del 0 2 0 2 • D"ratlte i processi deidrogenativi, associati a processi d'idratazione, si fornta,to WU1Mt·osi


RECENTI CONQUISTE SUI

FONDAME~TI

CHIMICI ECO.

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gruppi carbossilici {-C O O H), dalla cui la decarbossilizzazione si libererebbe il O 0 2 • Dobbiamo tenere presente che decarbossilizzazwne è u1~ processo ~he gli organismi san?W compiere ·molto più facilmente ài quello, che non ci è dato ài compie-re coi mezzi dei nostri laboratori, ed è interessante che questo processo può essere accelerato da un speciale fermento, la carbossilasi, scop orto da prima nel lievito· di birra e poi dimostrato anche nei tessuti di orga-nismi superiori. Non v'ha dubbio che il mecca-nismo di produzione di O 0 2 per distacco .dai gruppi carbossilici, i quali rappresentano, 001ne abbiamo detto, un aggruppamento atomico conseguente a processi à·i ossiàa.zione deiàrogenativa, è molto più conforme al moào particolare con cui negli organismi si svolgono i vrocessi biochimici, àove è esch~a l 'aziot~e di reattivi e"ergioi e di alte temperature. Una ossidazione diretta del O con fol·mazione di O 0 2 rappresenta11a 'Wil meccanismo che, prima della teoria di Wielanà era ammesso senza però persuadere, tanto pih che nessun fatto poteva essere addotto in suo appoggio. Non è a credere che la teoria della àetd1ogenazione riesca a spiegare completamente tutti i processi ossiàativi; è certo in ogni moào che coll' acct~m~t­ Jarsi dei fatti osse-rvati, essa tende sempre pt.it a consolidarsi, e le obbiezio·n.i, che aà essa furono fatto, più che ail intaccarla nella sua essMtza, ci m ettotw nell'avviso di non voler essere eccessivamente esclusivisti. I processi biochimici, qua-ndo si riferi.~cono a fenomeni così' C(m~ples.,i ~ oos! fondamentali come quellt. della respirazwt~e cellulare, difficilmente si compio-no attraverso una sola via, per cui la possibilità di ossiàaziO?~i per apporto diretto di ossigeno non deve essere rigettata senz'altro. Non dobbiamo dimenticare che il W a:rburg, cercando di tnettere in relazione le traocie di ferro - che it~ipenàent01nente àal 1>igmento sangutgno, .<JMW sempre presenti in tutti gli ele1nenti cellulari con la possibilità di formazione di perossiài, ha risollevato la teoria di Bach e Ooàaeh, aen;a intaccare però la te<11'ia di Wielanà. Queste oscillazioni e q1teste contese nel campo àelle teorie .·w no Utt fenomeno ft equente nelle sci81t.ze. Quando es.~e non siena condotte con preconcetto sono utili a mat~tenere viva la passione della ricerca, ed a poco a poco, att1·aver>10 il vaglio della critica esse riescono ad orizzontaroi nella cornplessità, meral'igliosamente coordinata, dci ferunneni della vita.


MEMORIE

ORIGINALI

OSPEDALE .MILITAR E DI BOLOGNA Direttore: colonnello medico PAOLO MODESTINI

CARATTERI ANTROPOMETRICI DEL MILITARE ITALIANO· DELL'ETÀ DI 21 ANNI (TIPO MEDIO) Prof. Giovanni Plceoll, maggior e medico

È me1·ito della clinica italiana (Baccelli, Cardarelli, Murri, D e Gio-

vanni) quello di aver posto un argine al travolgente eziologismo eeterno che ci veniva specialmente dalla Germania, per cui tutte le ricerche erano rivolte esclusivamente allo studio dei fatt-ori esterni di malatt ia, e di t endere invece ad occupa.rsi principalmente dell'ammalato e rimettere in onore l'importanza del terreno organico nello sviluppo de1le infermità., e a porre in valore lo studio dell'individualità del malato, della sua costituzione. Ma fu specialmente il De Giovanni quegli che sollevòe impostò per primo questo nuovo problema dell'indirizzo clinico individualistico, e che lo affrontò mediante un proprio metodo morfologico e funzionale con tecnica propria, e che cercò di applicarlo anche pra.ticamente all'ammalato. Tale metodo e t ale tecnica vennero poi maggiormente sviluppati e perfezionati dalla sua scuola per opera massimamente del Viola. L'edificio dello studio costituzionalistico individuale, è imperniato. su alcuni principii assiomatici logicamente evidenti, fondati in parte sulla esperienza universale degli uomini, in parte su cognizioni scientifiche esatte. 1 principii direttivi su enunciati sono i seguenti: l'indagine morfologica esterna del corpo è condizione necessaria per lo studio pratico dell'individualità; l'antropometria clinica essendo fondata sul principio della corrispondenza fra form a e funzione, l'uomo medio normale morfologico deve idealmente coincidere con l'uomo medio normale fisiologico; la determinazione dei caratteri medio normali, -è condizione indispensabile quale termine di confronto per rilevare il giudizio di gravità delle deviazioni morfologiche, delle varianti individuali. Ogni <1eVJaz10ne morfologica sia in eccesso che in difetto, è fonte di morbilità, e parimenti deve ritenersi come stimmata di morbilità sia ogni iperevolut ismo che ogni ipoevolutismo filetico. Altro fondamento dell'edificio costituzionalistico morfologico è costituito da alcune leggi generali che dominano e governano i fenomeni quantitativi e l'individualità quali la legge degli errori (Gauss-Quetelet), la legge delle antitesi nota fiuo dai più remoti tempi, le leggi di correlazione, .


CARATTERI A.NT.ROFOMETRICI DEt. MII.ITA.RE ITALIANO ECO.

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la legge dell'antagonismo fra accrescimento ponderale e sviluppo morfologico. Sulla guida dei principii assiomatici, e con l'aiuto delle leggi fondamentali su enunciate, si è potuto dimostrare che esistono in ogni gruppo etnico omogeneo in base alle proporzioni corporee, due soli tipi fondamen· tali di variazioni individuali in antitesi t ra di loro: le variazioni superiori al normale, e quelle inferiori al normale. Coi valori normali, tre quindi sarebbero in definitiva i tipi fondamen· tali individuali, e cioè il tipo medio normale o normot ipo, il br:aehitipo e il longitipo.

Criterio seguito per la determinazione del tipo normale. È merito del belga Quetelet l'avere fatto verso ill870 la meravigliosa

scoperta che << i fenomeni del mondo biologico, nelle loro infinite e apparentem ente caotiche varia.zioni, ubbiscono ad una legge ordinatrice » che corrisponde perfettamente alla nota legge degli errori a.ccidentali formulata verso il 1810 da due insignì matematici, Laplace e Gauss, e sottoposta al calcolo delle probabilità. Legge che, secondo il Viola , è la chiave di volta dello studio sistematico della individualità. I matematici avevano osservato che gli errori subiettivi d i osservazione che si commettono nell'eseguire ad esempio una dat: misurazione, non sono caotici come potrebbe sembrare, ma classificati secondo la loro intensità di frequenza, si dist,ribuiscono con matematica regolarità che diverrà sempre più perfetta, assoluta, quanto più aumenta il numero delle misurazioni. Se si esegue la misurazione di una data grandezza per un numero cospicuo di volte, per una serie di cause accidentali inerenti alla personalità del misuratore ed anche esteriori, egli si scosta molte volte da vero. .Alla fine di queste innumerevoli misurazioni, si nota ch'egli ha commesso errori, cioè deviazioni positive o negat ive rispetto alla vera grand ezza. Ma tanto gli errori positivi quanto gli errori negativi, si presen· tano con la stessa frequenza. E tale regolarità di distribuzione è sempre più perfetta quanto più grande è il numero di dette misurazioni. Ma si nota anche che, mentre gli errori estremi sia di massima che di minima sono scarsi, diventano sempre più numerose le misurazioni che si avvicinano al vero, e il numero maggiore preponderante di esse è costituito dalla misurazione giusta, r eale. . Tale constatazione può essere resa graficamente segnando su di un ascissa la scala degli errori, e in corrispondenza di ogni grado della scala elevando un'ordinata la cui altezza è data dal numero degli errori corrispondenti ad ogni grado. Se si congiungono i vertici delle varie ordinate che hanno, come si è detto, altezze proporzionali alle frequenze degli errori, si ottiene una curva simmetrica, detta <c C'!t1'Va di frequenza >> di Gauss o «curva binomiale >> del Quetelet, il cui vertice è costituito dall'ordinata massima che corrisponde al massimo numero di misurazione ed é centrale, equidistante dal minimo e dal massimo e dividente il campo in due metà esatte, nell'una delle quali è segnata la frequenza degli errori positivi, nell'altra la medesima frequenza di quelli negativi. 2 -

Giornale di medicina militare.


•!H8

CARATTERI ANTit'.>POMETRICI DEL MILITARE ITAL IANO ECC .

Si osserva inolt re che le lunghezze delle ordinate sono tanto minori qua nto più si allont<~na,n o dalla ord inata massima cent rale, il che sta a dimostrare che l'errore è tanto più ra.ro quan to più si allontana da ll'ordinata massima mediana e consegucntomente si avvicina a i valori estremi. Il grande merit,o del Quetelet è quello di aver riconosciuto, dimost,rato, che nei fatti natura li, n ei fenomeni b iologici, domina la stessa legge binomia le degli errori accidentali di osservazione. Se si misura ad esempio l'altezza di un certo numero di individui, s i osserva una curva binomiale in cui l'ordina,ta ma:ssim<L centrale c he pre:senta il }'llaggior numero di individui è equidistante dagli estremi, e divide il campo in due metà uguali, ciascuna delle qua li comprende lo st<)sso numero di individui eccedenti gli Wli, deficient i gli altri nel valore rispetto alla mis ura m edia esattamente cent rale, clte si ripete, è data dal maggior nu mero d 'individui. S i p uò giungere a.l la cono:scenza del valore medio o med iante il ca lcolo della 1n e,dia a1'Ìtmetica, o col riliPvo dell'ord inata massima (ntedia seriale), o col rilievo del modulo contrale equidistante dagli estremi d ella scala scria,le, o di quel modulo sulla, cui ordinata cade il dato individua le che divide in due metà la totalità dei casi (mediana) . Ogni fenomeno biologico qm1.ntitativo, secondo il concetto del Quetelct, è da considerarsi effetto di date cause~ per cui, riman endo ~ostanti queste, re.>terà, costante anche la intensitl\ delle loro manifestazioni. Ma spesso alle cause costanti si associano come Mgli errori di osservazione, delle cause accidentali, le quali faranno va.ria re In intensità di un dato carattere, per cui in dati individui nei quali si associano tali cau se, l 'intonsità di alcuni caratteri qua nt itativi sarà. differente da quella che si riscont ra in alt ri individui. Le cause costanti sono quelle che in n atura spingono l 'individuo a svilupparsi per forza ereditaria secondo i caratteri della specie, p er cui se esistessero solo queste, gli individui tenderebbero ad uguagliarsi, a rassomiglia rsi perfettamente: ma esistono delle cause accidentali che t urbano il normale ideale svolgimento degli organismi, la ragione quin di delle va riazioni dei singoli individui. Ma queste cause accidentali n on sono tanto i.ntense da avere la forza di soprafiaro, d i elidere completamente l 'azione dei fattori p rimit ivi costant i, e sono tanto più rare quanto più sono intense, cosi si spiega come siano rare le deviazioni dei v alori quant itativi dal tipo ideale normale. Non è qui il caso, esula ndo dallo scopo del presente lavoro, di rimettere in discussione la teoria dell'uomo medio normale. u Il calcolo statistico, ha scrit to il Viola, sul fondamen to della legge degli errori, ci costringe a formare l'uomo medio in b~;tse a precisi valori quantitativi per ogni suo carattere ... Come per opera della legge degli errori si creano una « norma » e due ali simmetriche di « varia nt i ))' cosl per virtù della stessa legge costante di deformazione del tipo etnico cent ralo normale si creano i due abit.i, a-ntitetici in tutti i loro caratteri come tipi o meglio ectipi governati da ragioni opposte di correlazione morf.olog ica funzionale. N on si può più p arlare di una pura creazione fantastica e assurda, quando esistono in natura indi vidui che in sé raccolgono g ra.n p arte dei valori del tipo longilineo astratto o del brevilineo. La tendenza. di natura a formare questi individu i non risulta solo da un calcolo obbiettivo dei singoli v alori e


CARATTEJU ANTROPOMETRI CI DEL MJLITARE ITALIANO ECC.

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da una arbitraria combinazione in sistema dei singoli valori proprii delle tre categorie, ma questa tendenza rii.Hùta evidente nella realtà concreta individuale che è poi l'unica realtà "· E ciò in base alla legge naturale di deformazione del tipo etnico per il primo illustrata da detto Autore. Ogni gruppo etnico si scinde perciò in questi tre t.ipi fondamentali, frutto della legge morfogenetica universale dianzi accenna.ta, e ogni individualità. sarà costituita qttindi o d a caratteri metlio nonnali, o dl1i caratteri l<rngilinei, o da caratteri brevil·inei; o da. caratteri m.isti, in cui saranno prevalenti o gli uni o gli a.ltri ca.ratteri.

l due sistemi fondamentali dell'organismo umano, e le misure necessarie per la loro delimitazione. Secondo il Viola, l'organismo umano Ya diviso in due sist.emi fondamentali: !"apparato della vita vPgt>tativa che comprende tutti i visceri dell'economia e che si trovano racchiusi nel tronco, e l 'apparato della vita di relazione che è rappresentato nella maggior pa.rte dagli art.i. E ciò in base alla fondamentale « legge dell 'a.ntagonismo morfologicO-}JOnderale)), fulcro della dottrina morfologica costituzionale del Viola il quale l'ha cosi enunciata: «L 'evoluzione ontogenetica ponderale o accrescimento di massa e l 'evoluzione morfologica o sviluppo di forma, sono fra di loro in rapporto inverso:· quanto più un organismo evolve ponderalmente, tanto meno evo! ve morfologicamente e viceversa ». Le misure q11indi fondamentali devono essere quelle che servono a delimitare le dimensioni di questi due apparati, vale a dire a darci un'idea precisa del valore del tronco e degli arti. Per questo, seguendo il metodo del Viola, si dovranno determinare p er ciascuna cavità i tre diametri di lunghezza, larghezza e profondità: così ad esempio, per la cavità toracica si delimiteranno l'altezza dello sterno, il diametro trasverso toracico e il diametro antero-posteriore tor acico. P er l'addome superiore, la lunghezza. xifo-epigastrica, il diametro tras'verso ipocondriaco e il diametro antero-posteriore ipocondriaco. Per l'addome inferiore, la lunghezza epigastro-pubica, il diametro trasverso del ba~ino, e il diametro ant.ero posteriore ipocondria~o. Se si moltiplicano or a i t re diametri di ogni cavità, ne risulteranno tre prodotti che vengono assunti non come reale valore cubico, ma come valore indice della eavità. Sommando i due valori indici dell'a-ddome superiore e di quello infer iore, si avrà il valore dell'a-ddome totale, e sommando il valore dell'addome totale con il valore del torace, si avrà il valore stù tronco. Questo infine ristùta costituito da otto misure che ci daranno sufficiente garanzia dell'esattezza delle cavità da esse delimitate. Per il sistema di relazione, è sufficiente ùeLt>rmiua.te la. lunghe:tz:o~. degli arti, la cui somma trattandosi di dimensioni lineari, ci darà l 'indice d el valore degli arti stessi. Esiste tuttora come in passato, una tendenza fra i cultori dell'antropometria s ia a scopo antropologico che costituzionalistico, di Jloter definire le in dividualità con pochissime misure, per solito le tradizion?>li misure


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CARATTE RI ANTROPOMETRICI DEL MILITARE ITALIANO ECC.

corporee quali la statura, il perimetro toracico, il peso: e le misure rilevate, elaborate in una formula unica matematica, in nn indice antropometrico che dovrebbe rappresentare in modo esauriente il carattere di ogni individualità morfologica. Ciò è certamente seducente, poichè semplice, pratico, e rilevato con grandissimo risparmio di tempo e di fatica: ma è illusorio. (( La individualità morfologica., ha scritto il Viola, è tra le più difficili cose che la scienza possa definire coi numeri, sebbene sia. cosi facile coll'ispezione e la intuizione diretta, averla in immediatQ pQSsesso del nostro intelletto... ~fa il corpo umano non è tma forma geometrica semplice: le leggi di correlazione sono elastiche e consentono, dent ro i confini della loro elasticità lo svolgimento d i un ampio campo di variazione individuale accidentale ed è con questa accidentale realtà individuale, eternamente variabile nella quantità assoluta e nella sua forma complicatissima, che noi ci affatichiamo per chiuderla dentro uno schema numerico. E questo schema non può essere tanto semplice, perchè l'obbietto che esso deve rappresentare è invece molto complesso e deve essere fatalmente tridimensionale, perehè il corpo umano è t ridimensionale, e non può limitarsi a determinare solo una parte del corpo, supponendo le altre in stretta correlazione con essa, perchè questa esatta correlazione non esiste mai e tutte le parti vanno determinate direttamente e c.on precisione nell'individuo 11. Inoltre certe formule costituzionali, certi indici ricavati da somme , sottrazioni, moltipliche e divisioni delle più diverse funzioni, queste formule che dovrebbero essere l'indice di qualche cosa di concreto, non lo sono invece, poichè ((le singole funzioni sono quantità eterogenee: cosi pure le misure different i o gruppi di misure in quanto sono indici morfologici di fun~ioni differenti e quindi anch'esse eterogenee, non si possono mescolare insieme in nessuna formula la quale per volere dar troppo non darà più nulla. ,, (Viola) .

Scopo delle nostre ricerche. Volendo intraprendere delle ricerche antropometriche a scopo costituzionalistico su militari ammalati, per vedere se in alcune malattie predominanti nell'esercito, esista eventualmente una predisposizione individuale morfologica costituzionale, era necessario innanzi tutto intraprendere delle ricerche antropometriche sui militari sani per rilevarne il tipo medio normale, da servire quale termine di confronto con i militari affetti da certe infermità. oggetto del nostro studio: in un mio lavoro da. qualche tempo pubblicato in « Endocrinologia e Patologia costituzionale» eseguii delle indagini antropometriche su trecento militari già affetti da reumatismo articolare acuto per rilevare il tipo morfologico costituzionale predominante nei predisposti a tale malattia, e quale termine di riferimento normale per il g iudizio costituzionale delle varie ectipie morfologiehe riscontrate nei vari individui, furono i dati riferentisi al tipo medio normale adul to emiliano ricercati dal Zìsa. Uno studio simile su l'uomo adulto fu fatto in Italia per la prima volta dal prof. Viola su la popolazione veneta, e per la donna adulta dal Fìci. Questi dati servirono ad alcuni patologi


CARATTERI ANTI.tOPOllETRI OI DEL MILITARE lTALlA~O ECC.

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per lo studio antropometrico di individui appartenenti a regioni diverse. Ad ogni modo poichè esistono delle disparità tra i valori medi delle diverse regioni, cosl. si sono intraprese delle ricerche antropometriche regionali. Ma non esistono differenze importanti fra regione e regione nel tipo italiano, ad eccezione di qualche nucleo etnico ben circoscritto. Esistono invece differenze notevoli nelle forme esteriori tra gl'individui di qua lsiasi regione o gruppo etnico a seconda dell'età. Forme esteriori diverse per le diverse età, che implicano anche diversi caratteri funzionali e predisposizioni morbose, quindi generali a quelle età. Non si possono dunque prendere come punti di riferimento se si vogliono avere risultati esatti, i valori medi dell'uomo adulto per i militari, trattandosi di giovani dell'età di 21 anni. La necessità quindi di conoscere le dimensioni del tipo medio normale del militare di leva, sul quale confrontare i dati antropometrici dei militari affetti da certe malattie predominanti nell'esercito, per vedere se esista.no eventualmente in essi delle anomalie morfologiche alle quali corrispondono anoma!ie funzionali che possiamo ritenere predisponenti a contrarre più facilmente dette infennità. Criteri generali seguiti per la cernita del materiale statistico.

La. destinazione alle varie armi o corpi e ai vari servizi degli inscritti a i Consigli di leva e delle reclute presso i Distretti militari, è regolata come è noto, da certi requisiti corporei, per cui i soggetti ass<·gnati ad esempio ai lanceri, per essere di statura più elevata. della media, poco pesanti, snelli, hanno i caratteri .fisici tendenti alla longitipia; e i soggetti invece assegnati alla fanteria e specialmente ai bersaglieri in cui si richiede la massima robustezza, muscolatura bene sviluppata, perimetro toracico b ene efficiente, statura non elevata sulla media, hanno i caratteri morfologici opposti ai primi e una certa tendenza piuttosto alla brachitipia. Ebbene, se si fosse ricorso per il materiale statistico antropometrico a questi elementi già selezionati per dati requisiti corporei esterni, i valori medi ricavati da questo materiale umano non avrebbero certamente rappresentato i valori del tipo medio normale della totalità dei militari sotto le armi, si sarebbe quindi frustrato lo scopo de1le nostre ricerche. Per raggiungere l'intento, avrei dovuto prendere in esame gl'inscritti fatti già idonei ai Consigli di leva o le reclute appena giunte ai Distretti militari non ancora selezionate per l'assegnazione ai diversi corpi o servizi. Ma chi conosce in che modo necessariamente affrettato si compiono le operazioni di reclutamento e di aSsf\gnazione ai corpi presso i risp<.'ttivi Consigli di leva, Commissioni mobili, Distretti, e sa inoltre il tempo necessario che occorre per eseguire un solo esame antropometrico, a prescindere da tante altre ragioni, comprende subito come sia cosa impossibile, irreaJizzabile l'eseguire tali ricerche sugli inscritti di leva, e sulle reclute. Per risolvere il problema, sono ricorso allora al personale appartenente a quelle armi, corpi, servizi, il cui criterio di assegnazione è dato non da speciali requisiti fisici, bensì dal fatto di esercitare certi mestieri o di possedere una data patente. Così mi sono rivolto ai ·militari del Centro automobilistico a. cui sono assegnati solo quegli individui muniti del certificato di autista o di meccanico delle industrie automobilistiche; ai militari d ella compagnia di sussistenza ove vengono assegnati solo coloro che


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C'ARA't'TE:Rf A'!)I'TllOPO~IETRICT D EL ltiLITARE ITALIANO ECC.

nella vita civile esercitavano il mestiere di fornaio , di panettiere,mugnaio, ma~ellaio, esercente; a i militari dell'Anna del genio ove a secondo delle varie specialità sono asseg-nati solamente t.elegrafisti, ferrovieri, conducenti di caldaie a vapore, muratori, falegnami, carpentieri, terrazzieri... Mi sono rivolto inoltre a quell'aliquota del personale della Compagnia. di sanità (port.aferit.i) costituita essenzialmente da contadini in perfetta efficienza fi sica. Cosiechè in queste armi, corpi, servizi su menzionati, possono essere assegnati tant-o individui apparentemente molto robusti, quanto individui appa.rentementc mc :~ o robusti, nel limite s'intende dell'idoneità al servizio militare, ta.nto persone di alta statura quanto quelle di bassa statura, tanto g li individui di corporatura leggera, snella, quanto quelli di corporatura pesante, tozza. In questo modo ho ottenuto che i militari che ho esa.minato per l'indagine antropometrica, rappresent ino effettivamente ed integralmente il complesso materiale umano di cui è costituito il nostro esercito, materiale selezionato per l'idoneit.à, al servizio militare, ma non scleziona.to in base ai requisiti fisici per l'assegnazione ai Corpi, ed identico perciò a quello che avrei trovat-o presso i Consigli d i leva e presso i Distretti militari all'epoca del reclutamento.

lstrumento e tecnica adoperati per la misurazione. L 'istrumentario adoperato è"stato quello del Viola, cost.ituit-o cioè dall'antropometro a bilancere, dal compasso di spessoTe e da due nastri metrici. La tecnica è quella descritta dall'Autore. L'antropometria a seopo clinico, ha. bisogno sì di uno str wnentario semplice e di fa<~ile appliea.zìone, ma deve essere preciso ed esatt-o nelle misurazioni, dovendo mctt.ere in evidenza differenze anche minime tra individuo e individuo; è da. rit.euersi perciò grave errore l'adozione d i ist.rnmenti grossolani e l'adozione di una tecnica troppo semplicistica, mediante la quale le misnre vengono rilevate a mano libera senza immobilizzazione del soggetto. « Gli errori di misurazione, ha scritt.o il Viola, sono sorprendenti a.uche misurando una statua con istrumenti di precisione, sono impress ionanti rn.isurando un organismo vivo e sempre mobile e cedevole nei suoi tessuti. I met,odi e gli istrumenti troppo semplificati creano dunque errori gravi e lasciano sfuggire gran parte dell'individualità )). Nel mio lavoro di antropometria già. cita.to, scrivevo che il metodo del Viola presenta quanto di più completo e più ragionevole esista. oggi, in quanto che le ntisure fondamentali e i loro rapporti che egli prende iu considerazione, logicamente scelti per il loro significato morfologico e funziona.Ie, ci rlanuo un' idea esatta del grado di sviluppo raggiunto dai due principaH siStl'mi organiri, cioè della vita veget a.ti-ç·a e della vita di relazione e del rapporto che intercede fra di loro. IL Viola si fonda per il rilievo metrico su punti di rf'perc ossei, facili a riscontrarsi e neUo stesso tempo costanti, nou soggetti cioè a lli> oscillazioni dello stato di nuh·izione. Aggiungevo inoltre che altro gra.nde merito del Viola consiste nell 'avere ideato una tahclla, dei gradi di deformazione del tipo medio normale, clw semplifica il nwtodo d1>i ronfront.i, permettendo eli escludere i numeri ingornbt·a.nti dei valori reali, so ~t i tneudoli con dei simboli (gradi), che nello stesso tempo rendono bene appa.risrentc il valore quantitativo assoluto.


CARATTERI AN'l'B.OPOì\1ETRICl DEL MlLI'I'ARJ;: ITALIANO ECC.

Misure rilevate. Le misure rilevate sono state le seguenti: Mi-8ure lineari fondamentali : l altezza sterno; 2 altezza xifo-epigastrica; 3 altezza epigastro-pubica; 4 altezza addominale totale; 5 altezza jugulo-pubica; 6 diametro trasverso toracico i 7 diametro trasvcrso ipocondriaco; 8 diametro trasverso del bacino i 9 diametro antero-posteriore toracicoi 10 diametro antero-posteriore ipocondriaco; 11 lunghezza arto superiore; 12 lunghezza arto inferiore; 13 statura,. .Misure CO'tnplementari: 14 altezza del cra.uio; 15 diametro trasverso del cranio; 16 diametro antero-posteriore del cranio; 17 indice cefalico; 18 altezza faccia; 19 lunghezza collo; 20 lunghezza xifo-ombellicale; 21 lunghezza ombellico-pubica; 22 lunghezza braccio; 23 lunghezza avambraccio; 24 lunghezza mano; 25 larghezza mano; 26 lunghezza coscia; 27 lunghezza gamba; 28 altezza piede; 29 lunghezza piede; 30 larghezza piede; 31 diametro biacromiale; 32 diametro antero-posteriore apertura toracica superiore. Misure composte: 33 lunghezza addominale totale; 34 lunghezza totale del tronco o jugulo-pubica. V almi sintetici: 35 valore del tronco; 36 valore degli arti; 37 valore del torace; 38 valore dell'addome superiore; 39 valore dell'addome inferiore; 40 valore dell'addome totale.

323


324

CARATTElU ANTROPO~IETRWI D~;L MILITARE ITALIANO ECC.

le singole dimensioni del tipo medio normale del militare italfano aU'età di 21 anni. Abbiamo già detto che si può giungere alla conoscenza del valore medio o a mezzo del calcolo della ·meclia at·itmetica, o con il rilievo della media seriale, o con la ricerca della mediana. D metodo della seriaz iono, che ci dà il valore della massima densità, è quello che offre il valore normale più attendibile e di esso furono caldi propugnatori il Bertillon, il Le B on, il Morselli, il R.autmann ed altri. Ma poicihè il v~~lore di densità massima e la media aritmetica si corrispondono abbastanz~~> fedelmente, cost gli st.atistici in genere e anche diversi autori di studi antropometrici, hanno adottato la media aritmetica rappresentando questa un metodo più s·emplice e pit't sbrigativo. Il Zisa ed il Lorinil infatti, per consiglio del prof. Viola hanno ricorso nelle rispettive ricerche stùl"uomo adulto emiliano e sui bambini bolognesi alla media aritmetica. Il Viola però nel suo studio antropometrico sui veneti ha adottato il metodo seriale. Noi abbiamo di proposito applicato ambedue i metodi per uno studio comparativo, e come si può vedere dalla Tab. l a. esiste una fedele, perfetta, meravigliosa corrispondenza per la maggior parte dei caratteri. Difatti su nn totale di 20 dimeos]oni, 15 sono risultate di valori identici, e nelle altre cinque le dii!erenze oscillano tra 2 e 4 millimetri. Da ciò si può concludere che dalla prova della seriazioue il nostro materiale statistico risulta omogeneo, che è in numero sufficiente e che le cause accidentali non riuscirono a, turbare l'azione di quelle normali e costanti e che ubbidirono alla legge degli errori. Nei casi però in cui il materiale studiato non è omogeneo, e eiò può accadere per cause le più svariate e la seriazione quindi è asimmetrica, per cui il numero dei casi sopra la norma non è uguale al numero dei casi sotto la norma, e la media aritmetica. quindi come pure la mediana non corrispondono con la media seriate, in questi oasi si deve preferire la media seriate che rappresenta, per usare la frase del Morselli, il valore sotto cui si ricava il più gran numero d'indiv:idtti. Anche il Viola ha scritto, che << quando la media di densità non coincida con la mediana e colla media. aritmetica, lo stato normale quantitativo del fenomeno è espresso dalla media di densità, e delle tre medie si deve scegliere quest'nltima ». Per semplificare ancor più la ricerca dei valori medi, il Viola ha. escogitato un nuovo metodo pratico, che stando alle osservazioni fatte, avrebbe corrisposto in modo soddisfacente e consisterebbe nello scegliere a caso una ventina di individui aventi tutti una statura. uguale alla statura media del gruppo che si vuole studiare, e calcolare poi la media aritmetic.a delle varie dimensioni corporee. Ciò dipende dal fatto che il gruppo d'individui aventi una statura media, presenta nelle varie dimensioni corporee, orrori morfologici lievi e uguali sia al disopra che al disotto della norma, e che si neutralizzano tra di loro.


32.'1

CARATTERI A.'<TROPO!ItETRICI DEL MILITARE ITALIANO ECC. TABELLA

I.

Le dimensioni del tipo medio del militare Italiano dell'età di 21 anni. MISURE

:Mcdin. nriLllletica

~edl o. serlnle

Va-lore Tronco .... . . . .. . .............. . .... . .

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:?6, 9

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134,0

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19,4

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Valore Atldome infer iore ................... .

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Sterno ......... .. ....... ........... ........ .

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15, o

TràsYerso tora.cico ... ...................... .

28, l

28, l

Antero-posteriore toraci co .................. .

19, o

19,0

Xifo-opiga.strica ....... . .... . ........ ...... .

15, 7

15,7

Trasve1·so ipocoudriaco ..................... .

::!7, l

27, l

An taro-posteriore ipocouùrinco . ........... . .

18,9

18, 9

Epignstro-pubtca-......... . .. ... .. .......... .

20,5

20.9

Trasverso bacino ............... .... ........ .

:28,8

:28.8

Arto superiore al polso ....... : ............. .

56,8

56, 8

Arto infe riore al malleolo in terno .......... . .

77,2

J ugulo-p ubica . ... ..... ............ .. .... ... .

50,9

00,9

Altezza addome totale ...................... .

36, 2

36,2

Statura .... . . . ... ....... ............ .. ..... .

167,2

167,2

P eso . ..... ... ................ ..... ..... .. .. .

63, 2

63,2

....

77,2

Valutazione degli errori in gradi del militare italiano di a~ni 21.

QuADRO DE I GRADI. - P er valutare gli errori morfologici somatici sia in eccesso che in difetto rispetto alla norma, era necessario prima d i tutto stabilire i valori normali delle singole dimensioni. Quest-o studio fu già espletato come si è veduto col mezzo statistico delle curve binomiali, e i risultati dei valori medi normali delle 11 misure fondamentali sono trascritti nella Tabella l a. Mediante questi valori e con l'aggiunta di altre misure complementari già ricercate, si potrebbe costruire graficamente la figura del t ipo medio normale del militare italiano di anni 21. In base ai valori medi da noi calcolati, si è costntito il quadro dei gradi, ossia il quadro dei gradi di deformazione dal tipo medio normale che, come già scrivevo nel mio lavoro già citato costituisce un altro grande merito del Viola per avere ideato questa geniale e felice innovazione che


326

CARATTERI ANTROPt ?.li'.'TlUCI DEL MILJTAB E ITALIANO ECC.

Scala del cradi

lfl :"L'H F.

o

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Tronco Arti . .................. .......... .

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A d dome t o t n lo ......... .. .... . . ,

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Sterno ........................... .

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post~rinre

El>ign-<tro

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327

CARATTERI ANTROPOl\lE TlHC l D EL MILITARE ITALIANO ECC.

TAVOL A I .

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328

CA.RA'l"l'ERI ANTROPOMETRICI DEL MILITARE ITALIANO ECC.

Scala del gradi

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Tronoo ...........................

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24,8

Arti .. ... ......... . ...............

134,0 132,6 131,3 130,0 128,6 127,3 126,0 124,6 123,2 121,9 120,6 119,2 117, g

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Addome totale . .................

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13,1

Addome superiore ..............

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6,4

Addome Inferiore . . .............

11.3

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Trasverso toraclco .. ........ ... .

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25,0

24, i

Antera posteriore toraci co .. ... .

19,0

18, 8

18, 6

18, 4

18, 2

18,0

17,9

17,7

17,5

17,3

17, 1

16,9

16,7

' Xilo-e_plgastrlca .... .............

15, 7

15,&

15, 4

15,2

15, l

14,9

14,7

14.,6

~~. 4

14,3

U,1

H, O

13,8

Trasverso ipocondrlaco ........

27, l

26, 8

26,5

:!6, 3

26,0

25,7

25,5

26,2

24,9

24,7

24-,4

24,1

23,8

tero posteriore lpocondrlaco

18,9

18, 7

18,:;

18,3

18, l

17, o

17, 8

17,6

17, 4

17,2

17,0

16,8

16,61

Eplgastro-publca ................

20,9

20,7

20.:.

20,3

20, l

19,8

19, 6

19,4

19,2

19,0

18,8

18,6

18, 4

T rasversalo bacino ..............

28,8

28,5

28,2

27,9

27,6

27,4

27,1

26,8

26,5

26,2

21>, o 25,6

25,3

rto superiora al polso .........

56,8

66,2

56,7

65, l

54.5

54,0

53,4

52,8

52,2

51,7

61,1

50, 5

50,0

rto Interiore al maUeolo . . .. ..

77,:!

76, 4

75,6

74,9

7-J, l

73,3

72,6

71 ,8

71,0

70,2

60 5

68. i

67,9

J ugulo-publca ............ . . . . ....

51,6

S!. O

50.6

50,0

49,6

48,0

48,4

47,0

47,4

46,9

46,4

41>, 9

45,4

A ltezza addome totale ..........

86,6

36,2

35,0

35,5

35,2

34,7

34,3

3! ,0

33,6

33,3

32,9

82,6

32,2

sta.tura ..........................

167,2 165, 5 163,8 16!!,2 160,5 158,8 157,2 155, & 158,8 152, l 150,5 148,8 147, l

p eso

63,2

•

•• •

• ,

•• •• •••• l

•••• •• ••••••••

61 , l

59.3

57, 5

55,7

!H, O 52,3 50,0

~9,0

47, 4

~4.31 42,6

45,8

l

'


329

CARA'l"l'E1U ANTROPOMETRICI DEL lUILlTA.RE ITALIANO ECC.

TA.v. Il. delle medie serlall

- 13 -

14 -Hl -

l l

16 -

17 -18 -IO -20 - 21 -22

l

l

-23 - 24 -25 -26 -27 - 28 -29 -30

l

1:!. 41 l 1.11

11, s

11,0

10,8

IO, l

9,6

0,2

116,6 116,2 llS. o 112.5 111,2 109,9 108. 5 107,2 105,8 l<U. 5 103,1 101, 11

100,5

09,1

117. 8

96,5

o;;. 1

114,8

17,0

17,8

111,7

IG,2

16,6

15,0

U.4

13,0

13,3

12,8

5,!

6,0

4,8

4, 7

4.5

4, 4

4.2

4,1

s,o

3, 7

3,6

3,4

3,3

3,2

8,1

2,9

2.8

2, 7

12.7

12,3

ll,P

l l, li

11,0

10,8

10,2

9,8

0,4

9,1 '

8,8

s.e.

8,2

7, 8

7,5

7,2

6,8

o, a

5,3

5, l

4, 0

4, 8

4, 8

••4

4,2

4, l

s. o

s.s

3, 7

:1, u

3, 4

3,2

3, l

3, 0

2,8

2, 7

7, 4

7,2

7,0

8, 7

8, 4

6,2

6,0

5,7

5.6

6.3

5, l

U,O

4.8

4.6

4,4

4, 2

4,0

3,8

13.0

J2, 9

12,7

12,6

12,4

12,3

12. l

12,0

11,8

11. ;

11.6

11,"

ll. 2

11, l

10,9

10,8

10,6

10, 5

24.4

2.1, 2

23,11

2S,8

23,3

23,0

22,8

22,6

22.2

21,0

21,6

21,3

21. l

20,<;

20,$

20,2

10,0

10,7

IG. S

16,3

111, 1

16,0

15, 8

16,6

15.4

15,2

16, 0

14, 8

14,6

14, 4

14,2

U,1

13, o

13, 7

13,5

13,3

13,6

13,5

13,3

13,2

13,0

12,0

12. 7

12,6

12,-1

12,2

1!!,1

11,9

Il, 8

Il, 6

11,5

11,3

Il ,l

ll,O

23,6

23.3

23,0

22,8

22,5

22,2

21, o

21.7

!!1, 4

21, 1

20. 9

20,6

20,3

20,0

10,8

19, 5

10,2

IO, O

18.4

16,!!

16,1

16, 9

15,7

15,5

16,3

15,1

14,9

14,7

14,5

14, 4

14,2

14,0

13,8

13, G

13,4

13, 2

18.!

18, o

17,8

17,5

17,3

17,1

16,0

16,7

lG, 6

18, 3

16,1

15, 9

lG, 7

15,5

15,2

15,0

U ,8

14,8

25.0

24.8

24,5

!4,2

23,9

23, 6

23,3

23,0

22, 7

22, 5

22.2

21,9

21,6

21,3

21 , 0

20.7

20,-1

20.2

49,4

48,8

48,3

47,7

47,1

46,8

48, 0

45,4

44,8

H ,3

43,7

43.2

42, 6

42,0

4. 1,:;

40,9

40,3

30,8

07,2

60, 4

65, 6

6-', 8

64, l

63,3

62,5

61,8

01,0

60,!!

59, 4

58, 7

67,9

67, l

56,3

55,6

54,8

54, o

44,8 H,4

43,8

4S, 8

42,7

42,3

41,7

41 ,3

40,7

40,2

39, 7

39,2

38, 7

38,2

37, 6

s;, 1

36,G

36. l

31.8 31,5

31, l

30,7

so,s

30,0

20,6

2\l, 8

28,9

28.5

28.2

27,8

27,6

27, t

26, 7

!!6, 3

25,0

25,6

145, 5 U3, 8 U!,l 140,4 138, 8 137, l

185,4 138,8 132.1 130, 4 128, 7 127. l

125.4

123,7

122,0

120, 4

118,7

117,0

H, 4 40,0 38,6

33,6

27,8

!!6, 7

25,8

24 , 6

23,6

2!,6

21. 7

)

l

37,2

35,9

lU,Il

32.4

SI. 2

30, 0

28.9


330

OARATTEI{l AN'.rllOPO ~t ET&I Cl DEI. MILITARE ITALIANO J::CC.

semplifica il metodo dei confr·onti permettendo di escludere i numeri ingombranti dei va lori reali, sostituendoli con dci simboli (grad i) che nello stesso tempo rendono bene ~•p pariscente il valore quantitativo assoluto. TI qmtdro d ei gradi è diviso in due parti ncll 'un<1 delle quali (Tav. I) sono segnate le misure s uperiori alnorm.<tle, e nell'altra (Tav. II) sono indicate le misure inferiori a l norma le. Il quadro è costituito in modo che i valori del tipo medio norma.!e da noi ricercati, sono situati nella prima colonna che corrispoud(~ al numero O. D etti valori vengono di colonna in colonna prog-ressivamente ing randiti verso destra in quella parte del quadro (Tav. I) elle contempla le mi:ntre superiori al normale e progressivamente impicoioliti V('I'So destra in quell'altra parte del quadro (Tav. II) elle riguarda le misure inferiori al normale: e r aumento o la diminuzione per ognuno di d etti T"alori è di un grado che corrisponde ad un centesimo (1/ 100) d1·l valore medio uorma.lc inizht le. In quc..,to modo, in ogni colonna vertica.le sono ra ppresentati i valori del tipo medio normale proporzionalmentG ingranditi o proporzionalmente impiccioliti a seconda che la colonna appartiene alla p arte del quadro riguardante le misure superiori o a quella che cont<'mpla le mis ure inferiori al normale I va.lori in<lici delle cavità sono calcolat i in b<tse alle dimensioni elementari che concorrono a formarle. L 'intero quadro comprende 30 gradi positivi o d 'ingrandimento (Tav. I) e 30 gmdi negativi o di rimpicciolimento (Tav. Il). Il quadro può venire ampliato a volontà qualora risultino in qualche individuo dei caratteri notevolmente abenanti dalla norma, servendosi . . d'lVI'd ua1e, de11a f ormul a: x = i - m. 1000 d ove t. rappresen t a la nusura m n~

m quella media corrispondente e x il grado che si vuol determinare. In quanto ai valori cavitari, bisogna s'intende, determinare il grado snlla base delle singole dimensioni che concorrono a costituire l'indice eavitario.

Gli errori di misurazione e il circuito della norma. \

Nel rilevare le dieci misure fondamentali, nonostante gli istrmnenti perfetti e l'abilità dell'operante, si commettono sempre degli enori dovuti a molteplici cause, come ad esempio i punti di repere non b ene precisati su la cute, il non essere stato p erfettamente collocato in corrispondenza di essi, l'indice di misurazione, la mobilità del soggetto che si misura 1 un certo cambiamento di forma e volume dell'epigastrio a seconda che l'individuo che si misura è a stomaco pieno o vuoto, qualche errore di lettura snll'asta mctrata e cosi via dicendo. È importante stabilire l'entità di questo errore. P er ottenere ciò, bisognerebbe rilevare le dieci misure fondamentali cento volte sullo stesso individuo: ma poichè per esperimenti fatti fare dal Viola si è potuto constatare che «le m edie aritmetiche rimangono quasi inalterate se le ripetizioni delle misure da cento vengono ridotte anche solo a dieci »1 cosi anche noi ci siamo limitati a rilevare per dieci giorni consecutivi le misure fondamentali di uno stesso individuo per stabilire i limiti dell'errore personale. I risultati sono riportati nello specchio seguente (Tab. II).


331

CARATTERI A:-o'TROP.Yo'II ETRICI D E L liiLITAR E !TALIA~O ~:Cc.

TAs. n.

Tabella dell'errore medio percentuale del valori fondamentali (Lo stesso soggetto mist~rat? 10 volte i n ogni sua cli.mensione)

)(ediCL

:11i $ ure

:l[nssimo :Ili olmo

F.r-rore

J.~ rrnro P t'J'Ct..'O·

m t><Uo

t un l e

.. o

l.

:2R,03

:!8, 8

27, l

0,85

3,03

Valore arti. ..... ... ... ....... ... cm.

131, 64

13:2, 4

131 , o

o, 70

0, 53

Tronco ........... ...... ..... · ... Torncr ............. . ............

l.

8, jl)

9, 3

8, l

0, 60

o, 68

Valoro aridorninale totale .... ... .

" "

19,21

20, o

18,8

0,60

o, 31

8,84

9,2

8,5

0,35

0,39

•

10,37

11, 3

10,0

0,65

0, 63

Sterno .......................... cm.

15, 77

16, 3

16, 3

0,50

3, 17

•

29,00

29,9

28, 9

0,50

l, 69

• Xifo epigastrica .. .... .......... . •

18,93

19,4

IB, l

0,65

3, 43

18, 25

H!, 9

17, l

0,90

4. 93

T rasvrrso tpJcon · d. n aco ..........

..

27,23

27,6

26,7

0, 45

l, 65

An!Rro-posteriore ipocondrioco ..

»

17, 91

18, 6

17,4

0,60

3, 35

Epi gastro pu b'•ca ................

~

20,84

21' 6

20,2

o, 70

3,36

.

•

•

))

•

s upe-riori' .... inferiore . ...

Trasv<'rso toraci co .............. Antero post.eriore toracico .......

'

Trasvcrso bacino ................

"

28,00

28,6

27,0

0, 80

2,89

Arto superiore al polso ..........

»

56,01

56,5

55, 7

0, 40

"

75,63

76,3

75, 2

0,55

o, 71 o, 73

Jugulo-pubica ...................

»

54, 86

55, 7

54,2

o, 75

] , 37

Altezza addome totalr- ...........

/)

39.09

39,7

38, 6

0,55

l , 43

Statura .........................

))

-

-

-

-

-

Arto inferiore al malleolo ........

Ora, se procedendo alle misurazioni di un individuo a scopo di studio morfologico costituzionale, troviamo le singole misure fondamentali <l?m~rese dentro i limiti massimo e minimo del quadro su riportato, ci6 Significa che dett-e misure sono comprese <t nel circolo della normalità, ~r meglio dire, nel circolo degli errori della norma creata dagli errori di mum:azione per ogni misura che si supponga originariamente normal<', cons•dera.rla perciò come normale» (Viola). Ma se si tratta della media d~ d~eci o più misurazioni di uno stesso individuo, oppure della media di diect o più singoli misurazioni di altrettanti soggetti diversi, ovvero nel caso di ricerca di alcuni indici come ad. es. quello del valore del tronco,


332

C":ARAT'l'ERl ANTROPOMETIUCI DEL MILITARE ITALIANO ECC.

del valore somatìco, dell'errore generico, per cui sì devono calcolare dieci o più misurazioni rilevate una sol volta sullo stesso individuo, in tali casi dato che nella media si con pensano gli errori positivi con gli errori negativi, ne consegue che per dette medie viene soppresso il circolo di norrualità. Le misure semplici assolute invece, come pure i rapporti tra due misure sono compresi nel circolo degli errori della norma creato, si ripete, dagli errori di misurazione di cui è mestiere tenernc conto : ma poichè cio importerebbe delle complica.zioni dì calcolo, così per semplicità si è convenuto di adottare il circolo della normaHtà compreso fra + 2,999 s (gt·andi centesimali), per cui già con:+: 3 s si inizia quella entità di scarto dalla norma non imputabile agli errori di misurazione, bensì a deviazioni morfologiche della media normale. Si ottengono snnza. dnhbio con qnesto circolo dtllla ?lhnnal-ità cosi convenuto, dei vanta.g-gi pratici: il primo dei quali si è q1~ello di stabilire entro certi confìni sia pure arbitrari i limiti dei valori normali, mediante una zona parmwnnale; secondariamente sì evita dì dare peso ai minimi scarti dalla media che possono essere fadb'nente inquinati dalle cause di errore personale, poichè, scrive giustamente il Viola tenendo Egli sempre presente il criterio clinico, << non si può nè si deve tener calcolo di minime dificrenze morfologiche: solo le grandi aUerazioni morfologiche ha.nno un valore funzionale sicuro )). r

Umiti del campo normale. È stato molto discusso tra i costituzionalisti, se l'uomo medio normale

statistico rappresenta anche il tipo dell'uomo clinicamente normale, cioè sano, fisicamente perfetto ossia senza difetti, senza anomalie. Per molti e tra questi Quetelet, D e Giovanni, Viola ed altri, non vi sarebbe dubbio, altri lo negano. Teoricamente l'uomo medio statistico doVl'ebbe coincidere coll'uomo perfettamente sano : manca per6 una dimostrazione assoluta di questo asserto. Praticamente si deve ritenere il campo del normale assai prossimo ai valori medi statistici. «Non conoscendo il tipo dell'uomo sano attuale, scrive il Boldrini, ben fecero i clinici morfologìci assimilandolo all'uomo medio, pur riconoscendo tuttavia che certe moderate divergenze dal tipo dell'uomo sano non osservate, ma semplicemente presenti (uomo medio) non debbono essere riguardate per forza e solo in omaggio ad uno schema teorico, come malformazioni, come caratteristiche predisponenti alle forme morbose proprie delle ectipie più accentuate ». P er Bauer «normale significa medio; normale è lo sviluppo di un segno 1 particolare o di un carattere se esso corrisponde al valore medio ,della ourva di variazione o almeno gli sta vicino )). Ad ogni modo, per non restringere tanto il campo del normale, la scuola. costituzionalistica del Viola a scopo eminentemente pratico, giustamente non dà valore, come si è già detto, alle deviazioni lievi delle medie, alle deviazioni cioè paranormali. Al fine di determinare in modo obbiettivo i limiti della normalità, alcuni autori precipuamente tedeschi, hanno assegnato a questa dei limiti


CARATTERI A!'ITROPOl\IETlt lCI DEL MILITARE ITALI..O.NO ECC.

333

fondati sul criterio essenzialmente statistico, applicando dei procedimenti matematici utilizzando i cosidetti parametri della curva di variabilità dei singoli caratteri per esprimere la deviazione media di essi. E mentre alcuni (Bauer, Rautmann, Borcha.rdt) hanno proposto il sigma (a), altri invece (Giinther) hanno proposto il quartile: altri ancora (Frassettb ), il sestile (+ a s). Seguendo le direttive del Viola, abbiamo voluto anche noi ricercare il sigma (a) delle misure e dei valori fondamentali. P er sigma s'intende lo spostamento quadratico medio trovato calcolando dalla classe media lo spostamento dei casi, moltiplicando il quadrato di essi per la frequenza, sommandoli, e(j. estraendo la radice quadrata della somma divisa per il munero totale dei soggetti. Esso risponde a lla formula a = + V E P a 2 in cui:

n a è lo scostamento quadratico di ogni classe da lla media seriale: P è il numero degli individui appartenenti ad ognuna delle classi dell'ordinamento seriale; E è la somma di tutti i quadrati delle deviazioni; n è il numero totale degli scostamenti individuali. Secondo Rautmann dovrebbero ritenersi normali solo quei carat.teri compresi tra M + l a, per cui solo il 68,3 % degli individui sa.rebbero normali. Secondo Bauer devono considerarsi normali i caratteri situati tra ~f + 2 a, cosichè entro questi limiti il 95,5 % degli individui rispettivamente ad un dat.o cara ttere sarebbero normali, e il 4,5 % anormali o patologici. Nel seguente specchio (Tab. sa), sono riportate nella P colonna i sigma (a) delle misure e dei valori fondamentali medii del t ipo militare di 21 anni da noi studiato. Sono trascritti inoltre nella 2a. colonna le percentuali di variabilità che rappresentano i sigmi calcolati in percentuale rispett.o al valore delle misure cui si riferiscono. Nella 3a colonna infine sono segnate le cifre dell'errore medio che rappresenta il sigma diYiso per la radicè quadrata del numero totale dei casi. Valutazione delle misure e dei rapporti.

La valutazione delle misure e dei rapporti è la operazione finale con la quale ci rendiamo conto in modo preciso della gravità degli errori di un dato individuo. Tale va lutazione si compie come abbiamo già veduto, mediante l.a Tavola dei gradi centesimali, indicando per una data misura ìl grado o scostamento (s) dal valore normale proceduto o dal segno + oppure - .a seconda che è eccedente o deficiente. Pero con la valutazione in gradi centesimali, noi possediamo r>olo H valore assoluto del distanziamento di una data dimensione dal valore della media normale, ma non siamo in grado di precisare la gravità relativa, comparativa delle relative eccedenze o deficienze di dette dimensioni rispettQ a quella normale. a-

Giornale di medi çi11a miHf4f'4.


334

CARA'ITERI ANTROPO METRI CI DEL MILITARE ITALU.NO ECC.

Allo sc.opo di tradurre in forma matematica tale valutazione comparativa allo studio della costituzione, alcuni autori (Rantmann, Martin) proposero di ricorrere alla scala sigmatica. Si stabilisce la media di tutti gli scostamenti elevati al quadrato di ogni singolo valore individuale positivo o negativo dal valore medio norTABELLA II[.

Sigml - Percentuale di varlablllta - Errore medio.

Sigmi

~lisure

Perocnt u alc

Errore

\""fll'ial>illtA

m <'dio

di

l

l

Valore t ronco .. ........................... .

3,05

12,200 l

o, li7

Valore arti ............................... .

6,:26

4, 666 l

0,362

Valore torace ............................. .

1,08

13, 500

0,06:2

Va lore a ddome totale ..................... .

2,12

10,984

o, 123

Va.l ore addome s uper iore .................. .

1,04

13, 000

0,060

Valore a ddo me inferiore ................... .

1,50

13,2il

0,087

Alte zza sterno .. .......................... .

l , 33

8. 866

0,0-;6

Diametro trasverso toracico .... ........... .

l , 24

4,4 12

0,072

D iametro antera-posteriore toracico ....... .

l' l 8

6,210

Alt.ezza xifo-ep'gnstrica ................... .

1,43

9,108

0, o68 0,083

Diametro trasverso ipocondriaco ........... .

1,34

4, 94!

0,077

Diametro antera-posteriore ipocondriaco ... .

l , 31

6, 931

0, 076

Altezza epigastro-pubica .................. .

l , 68

8,038

0, 097

Diametro trasverso bacino .... .... ....... . . .

l , 38

4, 791

o, oso

Arto superiore al polso . .............. ..... .

2, 70

4, 753

o, 157

Arto inrer iore al malleolo ....... ....... ... .

3,R3

4,961

0,22 1

,\)tezza j ugulo-pub:ca ..................... .

2,04

4,008

O, IIS

Altezza addominale tota le ................ . .

1,92

5, 304

o, 111

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O, 33 1-'

2, 143

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Peso •............................. ..........

6, 13

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male. Un solo scostament,Q quadratico sopra e sotto la media normale, comprende il 68 % dei casi misurati; due scostamenti quadratici comprende il 9.5,5 % dei casi misurati; tre scostamenti quadratici comprende il 99,7 % dei oosi misurati; quattro scostamenti comprende il 99,9 % dei casi misurati. . ·.s . ..•.

J ...


CARATTERI <U<'TROPO~ET:RICl DEL JIIILlTAltE ITALIA:SO ECC.

335

Il Viola, allo scopo dello studio costituzionalistico, ha adottato in modo convenzionale gli estremi di tre scostamenti sopra e sotto la media normale (Md + 30 d). «Il primo scostamento sopra e sotto la media seriate, scrive il Viola, comprende i casi che la mente colloca nei limiti di detta media. Col primo scostamento si inizia quel gruppo di casi che la mente definisce ordinariamente coll'aggettivo comparativo. Questa categoria si estende fino al secondo scosta.mento (escluso). Con qu est'ultimo si inizia l' ultima categoria che corrisponde agli aggettivi di grado superlativo. Col terzo scostamento si inizia la categoria ultra, sia dei minimi che dei massimi valori, vale a dire quei valori morfologici e funzionali che non sono compresi nel 99,1 dei

casi misurati, che possono sempre esistel'e, ma che vanno esaminati indi· vidualmente con ogni cura per vedere se non siano dovuti ad errori o a fattori patologici >l.

Confronto fra le dimensioni medie normali del militare italiano di 21 anni e quelle del giovane di 19-25 anni, dell'uomo. adulto emilfano, e dell'uomo adulto veneto. . . Volendo fare un esame comparativo sia pure s uccinto ma completo nello stesso tempo, fra le dimensioni del militare da noi rilevate, e quelle del giovane italiano di 19-25 anni ricercate dal Benedetti e quelle dell'uomo adulto emiliano riscontrate dal Zisa' e quelle dell'uomo adulto veneto rilevate dal Viola, è necessario e n ello stesso tempo sufficiente mettere a raffronto i valori del tronco e degli arti, cioè i valori dei due fonda· mentali sistemi della vita vegetativa e di quella di relazione. Dallo specchio della T ab. 4 a. emerge subito ;come i valori n1edi dei due sistemi sul militare da noi studiato, siano inferiori a quelli deU'uomo adulto veneto e dell'uomo adulto emilia.no. Cio si spiega logicamente con l 'età. A 21 anni non si è sviluppati completamente negli arti e tanto meno nel torace e nell'addome. Cio è frutto dell'osservazione er:Q.pirica. Dall'anatomia poi sappiamo che l'a(lcrescimento ~n l unghezza delle os·s a lunghe nell'uomo si verifica fino all'età di 25 adni, termine ultimo ,per la saldatura delle epifisi (Testut). Per quanto riguarda poi la gabbia toracica, questa, scrive il Testut, «considerata nella sua evoluzione generale, subisce neJJe differenti età della vita delle modificazioni morfologiche importanti. All'epoca della pubertà, la cavità toracica aumenta ancora, a misura che la funzione respìrat<>ria diventa più importante; tale accrescimento prosegue d 'ordinario fino all'età di 21 anni a i 25 nella donna, di 30 ai 35 nell'uomo )) (Testut). In quanto jlli visceri dell'addome, il fegato e la milza presentano a seoonda degli individui, delle varia.zioni di volume e di peso. Ma è certo che crescono d i volume e di peso .fino all'età adulta, dopo di che "i verifica una. grad uale riduzione di .tali visceri che si atrofizzano quindi nella vecchiaia. · · ·· . Secondo le antiche ricerche del Gay riportate dal Testut, alla nascita il peso della milza rappresenterebbe la 1/350. parte circa del peso totale del oorpo, e tale pròJ?orzione si manterrebbe senza grande variazione,

. '


IV. \

TAB.

Confronto fra l' uomo medio adulto veneto (VIOLA), l' uomo medio adulto emUlano (ZISA), Il giovane Italiano tra 19 e 25 anni (B.&NEDBTTI), e Il militare Italiano di 21 anni (Pxccou ).

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28,4 135,5 8, 6 19,8 8,2 Il. 4 15 (l 27, 7 20,0 15,4 26.5 20.0 19,8 2!l, o

G6,5

i9, o tH .O 35,4 168,0

30, 3 134.3 9, 7 20,6 8, G 12, o

24.9 135, 5 7,8 17. l 7, l 10.0

15, (i

14,!1

29, 8 20,9 15, 4 27, l

20, 6 19,8 29,6 002 78, l 50.8 35,2 168, o

28.8 18. 4 Ili, 2 26.3 18.0 19,3 29.0 1)6, 3 79, l li0. 3 35,.2 168, 6 G9,3

26.9 134.0 8. o 19, 4 8,0 1 1. 3 15. o

28, l 19, o l fi, 7 27, l 18.9 20,9 28,8 56, $ 77,2 00, 9 36,2 167,2 63, 2

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CARATTERI ANTROPOMETRICI DEL MTLlTARI:: ITALIA~O ECC.

337

fino all'età adulta; a partir~ dai 50 anni, il peso ddla milza diminuisce gradatamente e si atrofizza nella vecchiaia. Da.lle ricerche di .Assmann è ristùtato inolt re, che la ghiandola pn.ncn·at.ica aumenta gradatamente di volume fi no a qua rant.'anni, poi diminuisee in seguito a partire dai 50 anni e subisce più o mt-no rapidamente !"atrofia senile. Non s i possono quindi prendere come tRrmine di confronto i valori dell'uomo medio adulto sia emiliano che ven<•to, sia. di altra regione, per ricercare gli errori morfologici dei giovani di 21 anni. .Ma anche dal confronto tra le dimensioni del nostro militare di 21 anni e quelle del giovane tra 19-25 anni ricercate dal BPneùetti, esistono delle differenze. Che n ell'adolescenza e nt>lla gioventù il soma dell'individuo sia in contint10 sviluppo, è di cognizione comune, che si può facilmente rilevare anche alla semplice ispezione. Le dimensioni del corpo in tale periodo della vita variano di anno in anno, per cui occorrerebbe per l'esattezza di'gli studii antropometrici, ricercare il tipo mPclio per ogno anno di età., la ragione, quindi delle diversità. dei valori di alcuni c~LI·atteri tra il nostro tipo e quello del Benedetti. Ma vi è un'alt.ra causa importantissima per la quale le dimensioni del nostro militare, non possono essere ident iche a quelle degli altri giovani :;ia.no pure della st.essa nazionalità italiana ed anche della stessa età.: la causa è dovuta al fatto che il nostro mmtare è 1m tipo già selezionato attraverso le visite mediche dei Consigli di Leva prima, dei Distretti poi, dei Corpi e dE'gli Ospedali Militari infine, selezione per la quale i deboli di costituzione, i non sufficientemente robusti, i deficienti del perimetro toracico in rispetto alla statura, vengono eliminati: così si spiega perchè nPi caratteri del nostro militare prevalgono rispetto al giova.ne studiato dal Benecl·etti i caratteri della brachitipia su quelli clelia lougitipia. n t ipo medio da noi ricercato, può, anzi deve servire soltanto p er il raifronto con altri militari della stessa età. Le principali dimensioni del tipo medio normale confrontate

con quelle della statuaria antica. Conformemente a quanto ha fatto il Viola, seguito poi dal Zisa, abbiamo anche noi cercato eli confrontare le medie da noi rilevate sul militare di 21 anni, e così pure quelle del giovane tra 19-25 anni, con la sta.tuaria greca antica (Tab. 5&), e ci siamo serviti degli stessi dati metrici raceolti dal Viola sulle celebri stat.ue dell'Apollo del Belvedere e dello Antinoo situate in Roma. Nello specchio riportato nella Tab. 5 8 abbiamo inolt re messo a confronto con le dette statue, le medie dell 'uomo adulto venet-o (Viola) e quelle dell'uomo adulto emiliano (Zisa). Dal confronto emerge come la differenza con le statue greche tanto celebrate per la loro perfetta bellezza corporea, è minima, il che fa dedurre che vi è una corrispondenza perfetta t ra il concetto estetico dell'euritmia delle forme del corpo umano, e il tipo medio seriale ricavato da un dato gruppo etnico. Del resto il Quet.el~;~t aveva già riscontrato la perfetta coincidt•nza tra le diml' USioni


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CARATTERI A~""TROPOMETRICl DEL MILlTARE IT.U IA."O ECC.

:339

medie da lui calcolate e le due su citate statue gr('Che tanto celebrate per la bellezza e perfezione delle forme, e il Viola aveva pure dimostrato che . con i dati delle dimensioni dell'uomo medio veneto, si costruisce un tipo di stra-ordinaria bellezza corporea e non un tipo nè bello nè brutto come opinava il Bertillon, e tanto meno un mostro come ritene,ano ne doveS:3(' risultare altri avversari della teoria e del concetto dell'uomo medio del Quetelet: ne consegue quindi che l'uomo medio come rappresenta iu linea generica l'ideale di sanità., rappresenta anche l'ideale di bellezza, o per meglio dire, « il sentimento estetico per le proporzioni del corpo umano non è altro che un apprezzamento sintetico di medianità »(Viola). Criteri per la classi~cazione degli abiti. Allo scopo di definire e cla-ssificare gli abiti, il Viola tra i numerosi rapporti antropometrici ne scelse nove che l'esperienza aveva dimostrato essere fondamentali e cioè: l 0 rapporto del tronco agli arti; 2° rapporto del torace all'addome; 3o rapporto del diametro trasverso toracico al diametro antero.posteriore toracico; 4. 0 rapporto del diametro trasverso ipocondriaco al diametro antero- posteriore ipocondriaco; 6° rapporto del diametro trasverso toracico al diametro tras""e~o ipocondriaco; Go rapporto del diametro antéro-post ~ riore tora~ico al diametro antero-posteri<re ipocondriaco; 7 ° rapporto dell'altezza sternale all'altezza addominale; so rapporto dell'arto inferiore all'arto superiore; 9o rapporto dell'arto inferiore alla jugulo-pubica. Per poter classificare un dato individuo, il Viola aveva stabilito che almeno sette dei rapporti fondamentali compreso sempre il 'primo (rapporto tronco-arti), dovevano appartenere o ad un tipo o ad un altro. Ma ne venne che il 50 % e anche più dei casi risultavano non classificabili e venivano compresi nel gruppo dei misti. Furono aggiunti allora altri cinque rapporti riguardanti il tronco che s-ono i seguenti: 10° rapporto della jugulo-pubica al diametro trasverso toradco; 11° rapporto della jugulo-pubica al diametro antero-posteriore t-oracico; 12° rapporto della jugulo-pubica al diametro trasverso ipocond.riaco; 13 ° rapporto della jugulo-pubica al diamt>tro antero-posteriore ipocondriaco; 14 ° rapporto della jngulo-pubica al diametro trasverso bacino. Questi nuovi rapporti consentivano di classificare un maggior nun1ero di individui. Ultimamente il Viola ha elaborato un nuovo metodo di cla;;sificazione antropometrica che ho già succintamente descritto ('d applicato


340

CARATTERL -~N'l'ROPOMETRlCI DEL MU.l TARE ITALIANO ECC.

nel mio lavoro antropometrico sui predisposti al rouma.tismo articolare acuto, molto più st?mplice e più completo nello stesso tempo, e che consente di classificare nn maggior numero di individui riducendo il numero dei misti. Questa classificazione contempla la determinazione del Tipo morfologico, del Valore somatico, dell'Errore specifico e dell'Errore generico. Riporto integralmente dal mio lavoro già citato, questo nuovo procedimento di classificazione. Il tipo m,orfologico (T. M.) viene determinato medhwte il calcolo dei cosl detti rapporti fondamental i (rapporti per dillerenza) che sono quattro, cia,scuno cont rasst'gnato dalla sigla a fianco indicata: l o rapporto tronco-arti (trart.); 20 rapporto tronco-jugulo-pubica (trjup); 3o rapporto diametrale (antrs); 4 o rapporto addome-tora.oo (adtor). Ciascun rapporto si calcola sottraendo a lgebricamente il secondo termine dal primo. Riguardo al rappm·to diametrale, bisogna tener presente che esso è dato dalla media aritmetica dei diametri trasversi (trs) e dei diametri antero- posteriori del tronco (an). Ciascuna media si ottiene sommando algebricamente i singoli diametri espressi in gradi. A seconda che il primo termine è uguale ( = ), maggiore (+ ) o minore (-) del secondo, il rapporto di cui si tratta presenterà rispettivamente carattere normotipico, brachitipico, longit.ipico. Vengono considerati pertanto, normotipi puri, bt-achitipi puri, longitipi pu1·i (VI categoria) tutti quegli individui che presentano tutti i rapporti (4) con carattere r ispettivamente di mormotipia ( = ), di brachit ipia ( +) di longi ti pia (-). Oltre a questi tipi puri, vengono considerati ancora rispettivamente normotipi, brachit·i11i, longitipi, quegji individui che presen tano tre dei quat.tro r apporti fondamentali coi caratteri della normotipia, brachitipia, longitipia (II, III, IV categoria). Vengono inoltre classificati rispettivamente normo, brachi, e long itipi tutti coloro che presentano i caratteri rispettivamente della normobrachi-longitipia nei primi due ra.pporti fondamentali, ossia nel rapporto trart e trju.p (V ca-tegoria). Jj l<AC'JI ITII'l

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341

CARA'ITE:Rl ANTROPOMETRICI DEL M.lLITA.R.E lTAr.IANO ECO. l

n Viola inoltre classifica tra. i nonnot ipi t utti i soggetti con rapporti fondamentali rispettivamente eccedenti ( +) o deficienti (-) il cui valore non superi gradi 2,9, avendo stabilito in seguito all'esperienza., che debbano rientrare nei limiti dell'errore tecnico di misurazione le deficienze e le eccedenze inferiori a. gradi 3. Il 'Valore somatico (V. S.) dal quale possiamo apprezzare il valore quantitativo dei due grandi sistemi della vita vegetat.iva (tronco), e della vi ta di relazione (arti), ci consente di classificare gli individui in: N or mosomiei, M egalosomici, M icrosornici. . . . f S va1• tronco + arti Esso s1 d etermma m basé al1a ormu1a: V . . = 9

...

essendo i due valori espressi in gradi. L'errore specifico (Esp) si determina calcolando la media aritmetica di quei rapporti fondamentali che sono stati assunti per la definizione del t ipo morfologico nel caso dell'individuo in esame: esso equivale, ip altri t.ermini, alla media delle eccedenze, rispettivamente alla media delle deficienze di quei rapporti fondamentali che caratterizzano il bra{}bitipo, rispettivamente il longitipo (Viola). Verro,·e generico (Ege) rappresenta la media dei gradi s di scostamento dalle 10 misure fondamentali dal valore del tronco assunto come misura , basale di riferimento. Si ottiene facendo la somma aritmetica di questi 10 scostamenti senza tener conto del segno + o del segno-, e l!!> si divide per 10. Si stabilisce in questo modo la deformazione media generica delle 10 misure fondamentali di nn dato individuo, non importa se in senso positivo o in senso negativo rispetto al valore d-el tronco. !Risultati della classificazione del militari di 21 anni. Dal.la classifica secondo le tabelle delle medie seriali, i soggetti risultarono così ripartiti nei s ingoli tipi:

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49

16, 39

30

10,03

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31,77

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100,00

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342

CARA'ITERI AN'rHOPOMETR.ICI D E L ltiLlTARE ITALIANO ECC .

E più precisam~.>n te ogni tip'J venne cosi suddiviso nelle singole categorie: Categoda

T t P (l

Brachitipi . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Id.

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Longitipi. . . . . .. . . . . . . .. .. . . . . .. . . . . . .

Id. Id. Id. Id. Id.

.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. .. . . . . . . .. . . .. . . . . . . . . . . . . l . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

' Normo t ipi .. . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . .

..... . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . .. .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . .... .. . . . . . . . . . . . . . . . .... .. . . . . . . .. . .. . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. Mis t i. . . . . .. . . . . . . . . . . .. . . . . . ... .. Id. Id. Id. Id. I d.

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Peroootuulo

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211

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-

3,68 l, 34.

3,68 4, 69 l , 00 0,67 1, 67 l, 00 4, 68 0, 67 l , 34

5

aa

2,00

Il

5, 36 2,00 6,35 6, 70 7,69 3,68

126

41, 81

Valore somatfco. Nel seguente specchio sono riportati i dati del valore somatico nei vari gruppi (tipi): Numero

T 1P o

del casi

Media

v.s.

l llfassfmo l ~Hoimo ,~.s.

•.s.

-

7, q

30

- 0, 8 + 7,5 + o, 5 + 6,0

-

7.5

Normoripi ....... . ... ...... .......... ..

95

- O, 6

..l..

11. 2

- 9,0

1\tis t.i ............................. . ....

126

-

0.• 3

+ 9, 5

- 6, 5

300

-

o. 4 + I l , 2

Brachitipi

•••

••••

Lc ngitipi .....

.

••

o

o

•••••••• o

•••••

•

o

••• o

.......

.

....

49

••••

o

••••

•

•

T OTA.I.E • ••

-

9,0


:343

CARAITERl A~ROPOJIIETRICI DEL MILIT.'\RE ITALIA!'OO EC'C.

Como si vede, la. media più alta. del V. S. è quella dd longi t i p i: nello stt•sso tempo questi sono i soggetti che pr~:;eutano ma);simi e minimi meno d iscosti dalla media. n ralore somatico minore è quello dei brachitipi. I normotipi sono quelli che presentano spostamonti più notevoli dal valore nw(liO. Nel seguente specchio, viene esaminato il comportaml'nto dei :;ingoli {!ruppi dispetto al t•alore 1101n<ttico.

Ttrn

+ 7J• + 3,0 29 -0,:! + :!,S - 2.:; u - '·~ - s - ;,.:; ,, . Lnngìtlpl. .. . .. .. ......... 8 + 4 , 7 + e. o + 3,5 17 - o, :l - :!. -' - ., .. 5 - ;,,5 - 3 - ." Normotl pl .. ······ ....... 16 + 4, 3 + 11, 2 + 3,0 54 -O.!! + 2. 7- ;. :!:t - ... ~ - 3 - ~!. o )ll~tl ...................... 30 + 1,6 + 0.5+3.0 77 -0,1 +~.:.-:!,;. 10 :- 4,2-3 -1:,:; Br~ <'blllpl. .. .. .. .........

6 + 4,9

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L 'e rro.., &peoltlco pifl alto &l verlftca nel brnc hitl pi.

Ertore generico (Ege). T I I' O

.Br,lchitipi

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. . .. . . .. .... ~ormotipi ........ .. .. . . .. .. . . . . . . . .. ~fisti. . . .. .... . . . . .. ....... . . . . . . . . . . .

Longi ti p i .... . . .... .... ..

l

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J::. Sp. poSitivo <>~

4,S

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~l <'dln

~lnsRimo

49

5.2

9.2

2.6

30 95

5.3

10. 2

3.-!

3.8

8.8

). ;)

4.6

IO. a

2. 3

. 126

llllnimo


C'.o\RATT~:R r

AXTH:OPOM ETRI CI DBL lllLIT.o\RE I'TALIAXO EC('.

Ra!Pporto peso-valore somatico. Il rapporto pe.~o: valore sonw.tico fu considerato in 284 casi. E sso ri:mltò come f.wg ue:

ll

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Media

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9

6

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27

X oJm•Jt ipi .. .........

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0, 4

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7, 2

47

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34

:\Iisti

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12!1

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..L

7

-

5, 5

52

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Tuta le . ..

:H.t

+ o, 2 -L• 7

-

9, 5

142

20

122

•

o

•

••••

o

o

••

o

••

Per ql\anto lo scos.t:ttnento sia liev, , nei brachitipi il r.tpporto P:V. S. si mantiene s uperiore alla. media, mentre n ei longitipi esso è inferiore alla media . n massimo scostamento dalla media si è avuto nei lon~ritipi e nei brac},itipi, ma anche i normotipi e i misti presentano notevoli oscillazioni del detto rapporto. Dei brachitipi, il numero dei soggetti a. rap porto negativo è il più grande. Nei normotipi i soggetti a. rapport o posit ivo sono io lieve eccedenza su quelli a rapporto negativo, nèi misti i due gruppi sono rappresentati in pressochè uguale misura.

Rapporto peso : statura. Il rapporto peso: stat1wa fu considerato in 284 casi. I risultati sono trascritti nel seguente specchio.

TIP l

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R&pportl Rapporti Rapporti po ~ itl'<'i nulli n cgntivi

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47

+ 3, 3

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-

7

43

o

4

L ongi tipi

.. .... ... ..

2i

- 3,6

+ 3

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2

2

23

N ormot.ipi

..........

90

+ O, l

-L l

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7

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15

31

Misti'................

120

-

l, 9

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-

7

50

Il

59 ·

TOTALE ...

:?84

+ o, i

+ 8

-

9

139

:28

11 7


('AJCA.TI'ERI A.NTROFO!ItETRICI Dli.:L MILITARE ITAf.IANO ECC.

34~

Il rapporto peso: statura è positivo nei brachitipi, ncgatiYo nei longitipi, si aggira intorno ai valori normali nei normotipi e nei misti. I brachitipi presentano valore positivo massimo, uguale ai normotipi e ai misti. I longitipi presentano valore negativo minimo, inferiore agli altri t ipi, e valore massimo di molto inferiore agli altri gruppi. Inoltre il numero dei ca.~i a valore positivo e n rgativo è riportato in misura pressochè uguale nei normotipi e nei misti; nei brachitipi invece prevalgono nettamente casi a valore positivo e nei longitipi i casi a valore nt>g<ltivo. RIASS~TO.

L'A. allo scopo di applicare nell'ambiente militare lo studio morfologico costi· z.ionale secondo la classica scuola italiana del D e Giovanni e d el Viola, ha proceduto alla misurazione di 300 soldati di 21 anni scelti con opportuni criteri, usando l'istrumentario e la tecnica del Viola, p er conoscere le dimensioni del tipo medio normale. Espone i risultati delle medie aritmetiche e d elle medie seriali delle miSUJ·e fondamentali rilevate, e riporta in 2 appositi quadri la. scala dei gradi centesimali dei valori proporzionalmente ox·escenti e di quelli proporzionalmente decrescenti dal valore medio normale. Riferisce quindi sui risultati della classificazione degli abiti secondo il m etodo del Viola (l o ripartizione dei soggetti nei 4 lipi morfologici lbrachitipi, longitipi, normotipi, misti); 2o ricerca del valore somatioo, dell'errore speci{u;o, dell'errore generico nei vari tipi);e sui dati dei rap,P<!rti fondamenta.li:Peso: Valore somcdioo e Peso:Stat<Ura riscontrati nei vari gruppt. Mette a confronto poi p er le opportune osservazioni e considerazioni le dimensioni antropometriche medio normali d el militare italiano da. lui rilevate, con quelle dell'uomo adulto veneto rilevate dal Viola, con quelle dell'uomo adulto emiliano riscontrate dal Zisa e con quelle del giovane italiano di 19-25 atmi ricercate dal Benedetti. Confronta inoltre le principali dimensioni del tipo medio normale con quelle della classica statua.ria greca antica, venendo come conclusione a. confermare l'opinione del Viola che « il sentimento estetico per le proporzioni del corpo umano, non è altro che un apprezzamento sintetico di medianità )), BIBLIOGRAFIA. Ao:t."ELLO V. - Le dime1U1ioni del-l'uomo medio adulto siciliano (in collab. con V. Fici « Endocrin e Patol. Costit. "• vol. VII (n. s.), fase. 3, 1932. AGNELLO V. - La costituzione morjologica nella valutaz·ione (ì8ica mili.tare « Endo· orine Patol. Costit. n, vol. VII (n. s.), fase. 3, 1932. ALBERTI L. B . - Della Pittura e della Stama (Soc. Tip. d ei Classici italiani, 1804, rtlilano). ALESTRA L. -La donna media emiliana metricamente determinata « Endocr. e P atol. Costit. •, Vol. VI n. s., 1931. BENEDETTI P. - Caratteri a:ntropometrici morjologici e funzionali di 300 individui sani di sesso maschile, in ad di 19-25 anni (Atti Soc. It. Anatomia. IV Conv. 16-19 ottobre 1932 X pubbl. in « Monitore Zoologico !tal. », 1933 Firenze ). BAUER I. - Die Konstitu~ioneUe Dispo8Uion zu inneren Krankheiten (Spinger, Berlin 1921) BENEKE F. W. - Die anatomischen Grundlagen der Konlltitutionsanomalien des Menschen (Marburg. Elwert 1878). BENEKE F. W. - Konstitution und KonstìJut1'onelles Kranksein des Menscllen (Marbug, Elwert 1881). BERTILLON A. - De la méthode en anthropologie « Bull. de la Soc. d'Anthrop. n, Tom. IV, 1863. BoLDRINI M. - Biomdrica (Padova, Ca&\ Ed. Milani 1927). Bo.aciiA.RD'r L. - Die Anthr~rie in Dien.ste der Klinicl!er Konsti~uti01U~jor. schu11{! • D eutsoh. med. Wochenschr. », 1924 S. 1318). BREITMANN M. J. - Uber die Gesetzm68sigkeit d~ Proportionen de8 menschlichen Ki5rperB. c Zeitschr. f. Konstitutionslehre "• X. Bd, 1924 H 4 S. 44i).


346

C'ARA'ITERl A:-<TROPOl\IETJHCI DEL MILITARE ITALIAXO El'C.

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..

l


DIREZIONE DI SANITÀ MILITARE DEL CORPO D'ARMATA DI TRIESTE Direttore: colonello medico ANTONINO ZAFFIRO

SULLA PRESENZA DEI BACILLI DI HANSEN SULLA SUPERFICIE DELLA CUTE DEI LEBBROSI (l) D ott. Giannino de Cesare, p•imo Capituno medico

La cute è, gene:ralmente, considerata nella lebb1·a, una delle vie di penetrazione del germe, attraverso lesioni, sia pure minime dell'epidernùde. Interessa stabilire se, con la desquamazione degli elementi eruttivi e con le cellule dello strato corneo, che normalmente si staccano, possono essere versati all'esterno, anche bacilli. I reperti istologici rilevati su biopsie praticate su noduli leprosi dimostrano la presenza dei bacilli di Hansen sempre al di sopra dello strato corneo, come i più eminenti leprologi hanno potuto finora confermare. Serra di Cagliari, che ha dedicato un trentennio allo studio della lebbra ed ha. sottoposto ad esame tutte le secrezioni del corpo umano, dopo rigorosi esami e controlli, non ha potuto mettere in evidenza con sicurezza bacilli di Hansen, negli strati superficiali dell'epidermide. Le rooenti ricerche di Muir e Chatterjee a Calcutta, su alcuni lebbrosi, tenderebbero a dimostrare la presenza del bacillo di Hansen nello strato corneo. Successivamente, Conzemius, nel Congo belga, spinto dalla nota dei suddetti AA., ha fatto identiche ricerche sull'epidermide dei noduli dell'orecchio di un lebbroso, mediante raschiamento, ricerche che, secondo lui, aV?ebbero dato esito positivo. Data la notevole importanza che la presenza del bacillo di :S:anscn nell'epidermide, potrebbe portare a chiarimento dell'ancora oscru·o problema della contagiosità della lebbra, e delle conseguenti regole profùattiche che dovrebbero essere adottate, ho condotto, sistematiche ricerche de1 bacillo di Hansen, sugli strati epidermici della cute dei lebbrosi, degenti nella clinica dermosilopatica della R. Università di Pisa, matm:iale messo cortesemente a mia disposizione dal Direttore della clinica stessa. Tecnica. - Praticavo un leggero grattamento dell'epidermide, con una spatolina a taglio smusso, sterile (vaccino-stile individuale) e raecoglievo le scagliette e le fini squame cosi ottenute, su 5-6 vetrini portaroggetti, sui quali versavo qualche goccia di acido acetico puro; con un ago di acciaio .sterilizzato, sminuzzavo le squame, fino a ridurle ad esili frammenti.· Dopo essiccamento a temperatura ambiente, il materiale, ~be aderiva fortemente ai vetrini, veniva sottoposto alla colorazione. • (l ) Le ricerche vennElro eset;\lite, pl\rte n e.ll'Istit uto <l'igiene, pnrte nella clinica d~rmfl· sitllopatlca della R, l"nl.-ergltà di Pisa. • ·


343

SULLA PRESE:s"ZA DEI BACILU DI HANSEN ECC,

Metoài ili cowrazione. - Ho applicato in primo tempo il metodo proposto da .AI·ning e Lewandowsky, cioè il metodo di colorazione di Gram, prolungato per 24-48 ore, a temperatura ambiente, ma non ho ottenuto in pratica risultati soddisfacenti. Ho adottato successivamente il metodo di Ziehl-Neelsen, a freddo, prolungato, seguito a nche da Conzemius nelle sue ricerche, metodo che ho poi abb andonato, per l a difficoltà di ottenere una buona. ed uniforme decolorazione dellt• cellule cornee, che presenta.no, come è noto, una notevole a,cido-resistrnza. N è migliori risultati ho an1to col metodo di von Baumgarten. Ho pure provato il metodo che il Luisi ha ideato per la colorazione dei bac'lli acidoresistenti, senza manifeste qualità preferenziali. Sono quindi tornato al metodo di Ziebl a caldo, per 1-2 minuti, facendo seguire una rapida decolorazione, con una miscela di alcool a 70°, parti cento, acido cloridrico puro, parti 1: ho ottenuto, in pratica, rapidità ed uniformità di risultati, vantaggi apprezzabili, specie in una ricerca condotta. su di un ingente numero di preparati.

Ho condotto ricerche batteriologiche sugli strati epidermici ottenuti con raschiamento, complessivamente su n. 11 lebbrosi, rappresentati secondo il sesso, da sette uomini e da quattro donne; secondo la forma clinica invece, cosi suddivisi: otto casi di lepra mista (sette uomini, una donna), due casi di lepra modulare (due donne), un caso di lepra maculosa (una donna). La ricerca fu rivolta, da principio, alle scagliette cutanee, che si rinvengono al mattino nel letto dei pazienti, per desquamazione fisiologica, ma avendo dato, detta ricerca, esito costantemente negativo, fu praticata la desquamazione cutanea, meccanicamente provocata, secondo le modalità precedentemente esposte. I prelevamenti a mezzo di leggero rarscbiamento, furono eseguiti sia su zone di cute clinicamente sana, sia su zone cutanee immediatamente contigue ai noduli; su zone anestetiche, su cute atrofica, su noduli dei lobuli dell'orecchio, del viso, della fronte, delle labbra, del tronco; sul dorso delle mani, sulle regioni estensorie e flessorie degli arti, sia superiori che inferiori ; accanto a nei pigmentari, ecc. La ricerca del bacillo di Hansen dette esito costantemente negativo; non furono mai rinvenuti bacilli leprosi nelle cellule poligonali dello strato corneo, nè al di fuori dì esse, nè furono mai osservati germi isolati od a gruppetti od associati ad altri. La costante assenza del badllo di Hansen negli strati epidermici, mi hà indotto a ricercare in quale strato della cute fosse possibile svelarne la presenza; ho adottato quindi, l'allestimento, dalla medesima zona di cu.te, di vetrini, in serie. Vennero ripetute le ricerche su tutti i pazienti, in modo da avete dalla stessa zona di cut e, prescelta per l'esame, materiale per l'allestimento di quattro e persino di cinque preparati, secondo il seguente ordine: Col 1 o leggero raschiamento: l'asportazione di squame dello strato corneo, col 2o, elementi degli strati, granuloso e spinoso, col 3°, e tal·


SULLA PRESE NZA DI!:I BACILU D T HANSEN E CC.

volta. col 4°, secondo che lo stato delle lesioni o della. cute lo permetteva, elementi del derma. papillare. Nelle lesioni non sempre è stato possibile seguire la successione indicata, ciò per il grado d 'infiltrazione dei tessuti; dopo un primo prepal'ato, nel quale erano chiaramente visibili le tipiche cellule dello strato corneo, si aveva nel secondo la. presenza di qualche leucocito e di bacilli, più o meno scarsi, isolati o riuniti tipicamente a u ma.zzo di sigari n, secondo il grado evolutivo delle lesioni. A conferma. delle ricerche da me condotte, furono eseguite nella clinica. dermosilopatica, contemporaneamente, e sugli stessi pazienti da me esaminati, varie biopsie, biopsie· praticate in tratti di cute, contigui alle zone da me esaminate: i reperti istologici concordarono sempre con l'esito da me ottenuto. Le rarissime volte ch e in qualche pl'eparato istologico venne rilevata la presenza. <li quaJche bacillo isolato, lo si è dovuto attribuire al trasporto meccanico dell:;~. lama del microtomo, durante la sezione delle fette. Qualche raro bacillo fu rinvenuto nei dotti escretori di glandole sebacee e in qualche follicolo P.ilifero, ciò c:he mi ha spinto a ricercare nel contenuto dei comedoni e sul demodex jolliculorum, il bacillo di Hansen, ma senza la possibilità di metterlo in evidenza.

Consideraziofli sui risultati. - È · bene tener presente nella lettura dei preparati, che. si può eSEt're tratti in inganno, e condotti ad errori di valutazione, sia da lembi di squame giacenti accoppiate per i margini, sia da frustoli di sostanza. cornea, più intensamente colorati; aono pure causa di errore, piccoli frammenti di p eli ed i ·granuli di cheratojalina. L 'esame microscopico dello strato corneo per la ricerca del bacillo di · Hansen è · sempre negativo, il bacillo, però, ·è facilment~ presente, &l di là. del confine derma-epidemico; non si può, quindi, parlare di eliminazione di bacilli, a mezzo della desquamazione cutanea. Si è indotti da ciò a ritenere che i bacilli della lebbra, prima di giungere agli strati epidermici, vengano distrutti o si trasformino in forme granulari, attualmente non svelabili, con i mezzi ottici a nostra disposizione. Hofimann, che ha compiuto uno studio su 200 casi di lebbra, ritiene che le forme granulari, che si osservano nel ciclo evolutivo del bacillo di Hansen, siano dovute, i.J1 piccola parte, alle sostanze immunizzanti elaborate dall'organismo umano, in massima parte, all'azione dei medicamenti (olio di Cbaulmoogra, specialmente). La natura. di tali forme granulari non è stata ancora studiata e potrebbe portare luce alla soluzione di quest'importante problema . CONCLUSIONI. Dalle mie ricerche ritengo di poter trarre le seguenti conclusioni: l. La ricerca del bacillo di Hansen neiio strato corneo è costantemente negativa. 2. La presenza di detto bacillo è rilevabile al ùi sotto del limite d ermo-epidermico. 4 -

Giorno!~ di med icina m i l i'<l,c.


SULLA PRESE!o!Z.\ DEl BACILLI DI HA~SEN ECC.

3. Allo stato attuale delle ricerche, non si può parlare di una eliminazione di mbt. della lebbra, a mezzo di desquamazione cutanea fisiologica, almeno nella forma bacillare. RIASSUNTO. - L'A. ha condotto sistema.tiche ricerche, a mezzo di raschiamenti, sulla cute sana e sui noduli di undici lebbrosi, per mettere in evidenza il bacillo di Hansen. La ricerca ha dato esito costantemente negativo. BIBLIOGRAFB.. ARNING E LEWANDOWSKY. - Ueber derl Nachweiss n~h Ziehl nicht farbaren Lepr~aciUen durch A.uswendungen der prolongierten Gram-.fàrbung nach Much. • Deutsche Med. Woch », n. 29, 1909. CoNZEMIUS E. - L'élimination de mycobacterium leprae par duqu.amation cutanee physiologique. Annales de la Société Belg. de Médec. - Tropic. n. l, 1933, tome XIII. HOFFMA.."iN W. H. - L e .fonne granulari <lel bacillo della lebbra. • Kra.nkeits-for· schung ~. vol. 2°, 1929. JEANSELME El - La Upre. « Doin "• Paris 1934. Lmsx A. - l metodi di colorazione del bacillo tubercolare in rapporto ad un nuovo metodo. • Boll. Ist. Sier. Mil. *• fase. l 0 , pag. 9, giugno 1923. Mum E. E CKATTER.TEE. - • Indian Journal of Med. Research »1 vol. XIX, n. 4, Calcutta. SERRA A. - Lepra e demodex folliculorum. a Pathologica •, pag. 361, ll921. SERRA A. - Trent'anni di lotta antileprosa i-n Sardegna. Cagliari, s. d. SoHLOSSMA!-IN K. - Ueber im.ri.sible Formen der Lepra-bacillen. a Contralbla.tt f iir Haut und Gesch. Band •, 39, pa.g. 275, 1932. S CHMORL G. - l metodi di esanJe nella indagine iato-patologica. U. T. E. T., 1930. KLmGMULLER V. - La lebbra. • Derma.tol. Zeitschr. », tomo 66, fase. 6°, pag. 339, giugno 1926 .

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CASISTICA CLINICA CLINICA OTORINOLARINCOIATRICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI PADOVA Dirett;.:)l·e !ne.: P1·of. Y. AJtSLA~

RARO CASO DI RITENZIONE DI GROSSA SCHEGGIA METALLICA NELLA BASE DELLA LINGUA D ott. Michele Callemlo, prim') O!l.pita.no medico, assistente militare

Durante l'ultima grande guerra europea la letteratUl·a medica, specie delle nazioni che ad essa avevano partecipato, si è anicchita di numerose osservazioni di casi nei quali proiettili vari per natura, forma e volume, dopo aver fatto tragitti più o meno capricciosi, finivano per arrestarsi in organi anche importanti, senza compromettere la vita del ferito e spesso senza neppure dare rilevabili disturbi funzionali, espressione della loro presenza. Cosi è stato possibile osservare non solo casi nei quali il proiettile si era arrestato nelle masse muscolari più o meno voluminose, nelle ossa, nelle articolazioni; ma anche in ol'ga.ni considerati vitali quali il polmone, il fegato, il rene. Tutt'altro che unici sono persino i casi nei quali il proiettile era rimasto, ben tollerato, nella parete o in una cavità del cuore, nell'encefalo, nei grossi vasi! Queste osservazioni, in verità piuttosto numerose, hanno fatto si che fossero completate o modificate molte nozioni che in merito, e sulla base di qualche rarissimo caso precedentemente osservato, erano già acquisite. In seguito è stato anche possibile accertare che questa tolleranza da parte dell'organismo alla presenza. in esso di proiettili a volte restava. inalterata, altre volte era sostituita dall'apparizione, a distanza di tempo, di condizioni l disturbi funzionali più o meno gravi e tali da mettere in pericolo la vita del paziente o da rendere necessario un intervento operativo. .Argomento di questa mia. nota non sarà quello di esporre perchè un proiettile possa, colpendo la superficie del corpo umano, subire nel suo ulteriore tragitto deviazioni più o meno capricciose, nè il come possa restare per un periodo di tempo breve o lungo in un organo vitale senza dar segni noiosi o pericolosi della sua presenza: tutto ciò è sta.to abbondantemente già detto nelle numerose pubblicazioni apparse in quest'ultimo ventennio e suifragate d'a una casistica non meno numerosa. Io desidero invece qui esporre un caso certamente assai raro e che si presta a. qualche considerazione: trattasi di una grossa scheggia di bomba rimasta per quasi venti anni silenziosa, ignorata nella base della lingua di un paziente già. ferito di guerra e venuto r ecentemente in visita ambu)atoria. presso questa Clinica Otorinolaringoiatrica. '


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RA.RO CASO DI RITEN7.10l'o"E ECC.

M. P., da Chiesanuova (Padova). - Anamnesi fami:Ziare: padre morto a 58 anni di carcinoma allo stomaco; madre morte. a 60 anni di affezione broncopolmonare acuta; due fratelli in buona salute. Anam1~eai perarmak: di anni 49, operaio, non fumatore, modico bevitore. Non ricorda. di aver sofferto malattie degne di nota. Nega lues e le altre · malattie veneroo. Ammogliatosi a 25 anni con dofiba sana che ha avuto due aborti e sette figli viventi e sani. D 21 ottobre 1915, in combattimento sul Monte Capuccio, rimase ferito a.l collo da scheggia. di bomba a mano. Rimasto prigioniero nello stesso fatto d 'arme fu successivamente trasferito e curato in tre ospedali austriaci: dopo circa tre mesi era guarito. Rife risce che subito dopo il ferimento ebbe dalla de tte. ferite. al collo abbondante emorragia e notò subito notevole difficoltà n ei movimenti della lingua. Nei giorni successivi, per l'avvenuto notevole ingrossamento della lingua, non poteva parlare nè deglutire, mentre la respirazione era poco ostacolata. Dopo \ma quindicina di giorni la lingua si ridusse di volume e ai detti disturbi residuò solo deviazione della lingua a sinistra nello sporgerla in fuori. Rimpatriato subl visita medica collegiale nel 1919 e gli fu assegnata la nona categoria di pensione per tre anni, scaduti i quali, in altra visita collegiale, non otteime altro indennizzo. In seguito, a parte la d etta. deviazione della lingua, che del resto non gli dava più alcun fastidio, non ha avuto disturbi di sorta fino a circa due m esi fa quando cominciò ad avvertire difficoltà dolorosa nel deglutire. Pe r il persistere e l'acuirsi di tale fatto viene in visita. ambulatoria. A richiesta riferisce che non ritiene che la scheggia di bomba che lo colpì al collo possa essere rimasta in sito essendo ciò escluso anche dai medici che a suo tempo lo curarono e che pertanto non ritennero mai necessario sottoporlo ad indagini radiologiche. E . 0 .: individuo a sviluppo scheletrico regolare, in buone condizioni di nutrizione e sanguificazione. Alla regione anteriore del collo notasi a circa cm. 3 a destra della linea mediana, quasi al livello dell'osso ioide, una cica· trice rotondeggiante, ben consolidata, poco appariscente, della gra.n dezza di un chicco di caffè, non aderente. La palpazione in sito non è dolente nè fa notare alcuna irregolarità; si provoca invece dolorabilità e si apprezza una certa resi· stenza nel palpare profondamente a sinistra della linea mediana, poco a.l di sopra dell'osso ioide ed alla regione sottomandibolare sinistra. Polia.denia laterocervicale sinistra: lingoghiandole di medio volume, mobili un po' dolenti. Nulla di notevole agli organi tora.co- addominali ed agli arti. Ororinofa.ringe: paralisi della metà sinistra della. lingua che appare note· volmente atrofica e con la punta deviata. a. sinistra.; sensibilità non alterata.. Istmo delle fauci normale . Lievi note catarrali al rinofl\ringe.

Laringoscopia. (indiretta): alla. base della. lingua notasi una tumefazione c he occupa tutta la me tà. sinistra. e parte di quella. destra. della fossa glossoepiglottica, a. bordi irregolari ma. non vegetanti, a. superficie ispessita, iperplastica, di consistenza piuttosto dura, di colorito rosso-vivo. Non si rileva. alcuna tùcera.zione nè presenza. di essudato. Nulla all'epiglottide ed al laringe. L'anamnesi rife rita. dal paziente e l'esame obbiettivo fanno subito diagnos ticare la natura. traumatica della paralisi della m età sinistra della. lingua, avvenuta certa.mente all'atto della ferita e dovut,a, a lesione dell'ipoglosso sinistro, verosimilmente in quel tratto del suo decorso terminale in cui il nervo da orizzontale diventa ascendente per decorrere sulla faccia inferiore della lingua, al di sotto del nervo linguale e del dotto di Wa.rton. Ma se da una parte fanno sorgere il dubbio che le lesioni riscontrate in atto alla base della lingua ed i conseguenti recenti allegati disturbi possono essere m essi in rapporto con un eventuale ignorata ritenzione della scheggia che tanti anni fa ha ferito il paziente, d'altra parte inducono a pensare anche ad altre possibilità fra le quali quella. che possa trattarsi di un processo neoplastico maligno impiantatosi sul tessuto di cicatrizza. zione .della pregressa. remota ferita., appare specialmente degna. di essere p resa i n considerazione, t e nuto anche presente la. sede della lesione ed i dati anamnesticofamiliari riferitì. Consegue ntemente, poichè il paziente non può essere trattenuto nè può subito essere sottoposto ad esame radiologico, mentre lo si invita ·a tor-


RARO CASO DI RITENZIONE ECC.

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nare appena ciò gli è possibile, per gli ulteriori e.ccerte.menti, allo scopo di guadagnare tempo si preleva. con adatte. pinza dalla. descritta tumefazione alla base dell& lingua il necessario per un esame istologico. Questo, praticato presso il locale Istituto di Anatomia Patologica dà il seguente reperto: • focolaio di glossit ::~ nodul&re a base di linfociti e leucociti neutrofìli agglomerati a follicolo, con poche cellule del reticolo endotelio interposte. L'epitelio non partecipa minimamente al processo •· Non rispondendo gli elementi riscontrati ai caratteri di atipio. della cellula tumorale, il reperto istologico esclude evidentemente lo. possibilità che possa trattarsi di neople.sia e conseguentemente fa ritenere fondato il suddetto dubbio che cioè il tutto sia legato alla ignorate. presenza della scheggia nella. base della lingua.. Quattro giorni dopo la sublte. visite. ambulatoria il paziente ritorna e riferisce che la notte precedente, durante il sonno, si era improvvisamente svegliato perchè colto da accessi di tosse e cii soffooa.zione, causati dalla presenza. di qualche cosa. di estraneo che dopo non pochi conati di vomito riusciva ad emettere e che è ben lieto di mostrarmi. Tratta.si di una. grossa scheggia. mete.Hica. (fig. l ), del peso di circa gr. 4, rotondeggiante, del diametro di quasi cm. 3, spessa. ed a. superficie irregolare nella. porzione centrale, assottigliata verso i margini ch e sono frastagliati e taglienti. Ripetuto l'esame della base della. lingua. nota.si la scomparsa. della. tumefazione rilevata quattro Fig. L giorni prima ed a l suo posto una modica infiltrazione a superficie pianeggiante. Scomparsi sono del tutto i disturbi subbie ttivi allegati ed apparsi circa due mesi prima.

Il fatto che una. scheggia. metallica., delle dette voluminose dimensioni, sia rimasta. per tanti anni, senza da.r segni molesti della. sua. presenza, in un organo dotato della. sensibilità e mobilità della. lingua., nelle immediate vicinanze di organi e vasi di non lieve importanza, è di per sè troppo eloquente a. dimostrare la. tolleranza, in molti casi, dell'organismo per corpi estranei metallici accidentalmente in esso penetrati. Volendo ora. ricostruire il come alla detta scheggia sia. stato possibile restare in sito e dare poi segni della. sua. presenza dopo tanti anni si può pensare: l o che evidentemente la scheggia. a.l momento della ferita, pur senza essere sterile, portava. con sè germi di scarso potere morbigeno; 2° che l'anfrattuoso tragitto della ferita. (destra-sinistra, avanti-indietro, basso in alto) e la presenza nella. regione di fibre muscolari disposte su diversi piani sovra.pposti e diversamente diretti abbiano da una parte impedito alla. scheggia di fuoriuscire rifacendo in senso inverso il tragitto fatto e dall'altro abbiano favorito l'emostasi; 3o che conseguentemente siasi formato attorno al proiettile un'ematoma certamente non lieve, data. la ricca vascolarizza.zione della regione, ematoma col quale è possibile met~re in ra.pporfio almeno una parte del grande aumento di volume verificatosi nella. lingua del paziente dopo la. ferita; 4 o che il detto ematoma., organizzandosi, abbia da una parte finito con l'incista.re completamente la scheggia in un robusto guscio di tessuto fibroso, rendendone in tal modo impossibile· ogni ulteriore movimento, e dall'alt.ra. abbia. costituito pei tessuti viciniori una ottima. barriera protettrice contro i germi scarsamente virulenti eventualmente penetrati colla scheggia.;


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UN CASO DI ROTTURA DEL TRONCO PRL"<ClPALE ECC.

5° che i germi anch'essi in tal modo inglobati, sia pure dopo tanti anni, per causa occasionale possano aver r iacquistato la loro virulenza e provocato un nuovo processo flogistico del quale la scheggia ba approfittato pe.r spostarsi e fare poi la sua apparizione in superficie, in ciò favorita naturalmente un po' anche dalla praticata asportazione di tessuto per l'esame istologico. · AuTORIASSUNTO. L'A., dopo aver accennato alla. frequenza. con la quale durante e dopo l'ultima guerra europea sono stati osservati casi nei quali proiettili vari per natura., forma e dimensioni, dopo tragitti più o meno capricciosi, restavano perfettamente tollerati in organi anche vitali, riferisce di un raro caso di grossa scheggia di bomba rimasta ignorata per quasi vent'anni nella base della lingua di un paziente capitato recentemente alla. sua. osservazione e formula . ipotesi per spiegare come la detta scht>ggia sia stata tollerata e dopo tanti anni abbia poi dati segni mole>sti della stia presenza.

OSPEDALE MILITARE DI UDINE

UN CASO DI ROTTURA DEL TRONCO PRINCIPALE DELLA MENINOEA MEDIA D ott. ferdinando Parente, tenente colonnello medico e dott. Francesco Colonnello, sottotenente medico.

Il caso che descriviamo ci è apparso degno di segnalazione per le note cliniche da esso presentate e per le modalità. che banno determinato il grave accidente endrocranico, le une e le altre inusitate nelle lesioni della fattispecie. Si tratta. di una guardia di finanza, B . A., della V Legione, brigata di S. Giorgio di Nogaro, il quale viene accolto in questo ospedale alle ore 18 del 28 ott<>bre 1934, o vi muore mezz'ora dopo. Notlizie anamne8tiche e cliniche: Alle ore 14 del 28 ottobre, mentre transita\'& in motocicletta p er diporto in S. Giorgio di Nogaro, cade battendo la regione tem porale sinistra e la spalla sinistra. Trasportato d 'urgenza a questo ospedale, si rileva. il seguente quadro: pallore notevole, cute ricoperta d'abbondante sudore freddo, polso piccolo, frequente, molle; ipocinesia cardiaca; qualche conato di vomito; sensorio discretamente conservato; nessun altro sintomo importante. Il quadro clinico rapidamente accentuandosi porta a morte il paziente con la sintoma.tologia del collasso cardiaco, dopo circa mezz'ora dall'ingresso. Esarne necrosoopi.co autoptico: cadavere di uomo dell'apparente età di anni 23, giacente in decubito dorsale, rigidità cadaverica assoluta agli arti ed alla m.a.ndi· boia.. Macchie iposta.tiche al dorso, regioni glutee e faccia posteriore delle coscie e gamba. Colorito della cute per il resto, pallido. Nessun rep<•rto notevole a carico del· l'apparato linfoglnndolare, muscolare ed osseo.


uN CASO DI ROTTURA DEL TRONCO PRINCIPALE ECC.

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Capo: cuoio capelluto e tegumenti facciali integri, calotta cranica a superficie regolare, liscia, con linee di sutura ben saldate. Apertura della scatola cranica: vitree. senza. alterazioni apprezzabili, bene sviluppate le impronte delle granulazioni del Paccbioni lungo la sutura sagittale; spessore osseo normale. L& dura meninge a sinistra è largamente scollata nella regione occipito-frontale: e precisamente lo scollamento arriva. in avanti all'apofisi clinodea. anteriore, indietro alla protuberanza. occipitale interna, in basso al contorno del forame occipitale, in alto sino al solco longitudinale. La zona scollata è occupata da una grande quantità di sangue coagulato a forma di focaccia ripro· ducente lo stampo della cavità che occupa. La dura meninge è liscia, lucente, regolare. L'apertura del seno-longitudinale non mostra alcuna particolarità. La massa encefalica è asimmetrica per la compressione esercitata dall'ematoma su di essa; le circonvoluzioni cerebrali di sinistra sono infatti spianate, ~argate, con solchi ravvicinati. La sostanza nervosa è integra; così pure i seni della.base.Aspor· tando gradatamente l'ematoma, si rende evidente il punto della emorragia inizi.a le: esso è presso il foro spinoso, là ove l'arteria meningea media, ancora indivisa, entra nel cranio. L'esame accurato delle pareti ossee circostanti non la~cia scorgere alcuna infrazione. La maggior quantità di sangue si è raccolta intorno al forarne occipitale, ove ba compresso visibilmente la sezione bulbare del nevrasse. Torace: nulla a carico del cuore e dei grossi vasi. Aderenze pleuro costali api· cali ed interlobari del polmone destro ; al taglio esso mostra una piccola. caverna sottoapicale e note di edema diffuso acuto. Nel polmone s inistro edema acuto diiiuso e focolai broncopolmonari basilari. Addome: esiti di appendicectomia e di peritifl.ite destra. Nessun alt.ro reperto degno di nota a carico dei visceri endo addominali e degli organi genitali. Diagnolri anatomica: esiti fibroadesivi di corticopleurite ed interlobite destra; esiti di appendicectomia e peritiftite destra; ematoma extradurale sinistro da rottura del ramo principale dell'arteria meningea media; edema acuto dei polmoni e broncopolmonite terminale. Causa della nwrkl: paralisi da compressione dei centri circolatorio e respiratorio bulbari.

Cmsid6razioni epi&riticke: Il caso è singolare per due particolari rilievi: primo, l'autopsia ha messo in luce delle lesioni cerebrali le quali non ebbero in vita una corrispondente sintomatologia clinica; secondo, le modalità traumatiche che determinarono la rottura della meningea media sono differenti da quelle che comunemente vengono ritenute necessarie per la rottura delle arterie endrocraniche. In relazione al primo rilievo, noi sappiamo che n~i traumatismi cranici per lo più i sintomi delJ.g; rottura vasai& cominciano a farsi palesi dopo un lucido intervallo, chè varia da poche ore sino a qualche giorno e sono rappresentati da parestesie, ipercinesie, sonnolenza, ed in ultimo da fenomeni progressivi che svelano l'aumentata pressione endocranica. Più la sindrome evolve lentamente, a distanza di molte ore, tanto meno gravi sono di solito le lesioni del vaso, nel senso che questo è solo parzialmente interrotto: l'emorragia avviene subdolamente, a stillicidio e dà modo di porre con più facilità la diagnosi. N el caso nostro era lacerato in toto il tronco principale della roeningea sinistra all'ingresso nel cranio; infatti la sintomatologia presentata dal paziente è stata principalmente qu~lla di una grave emorragia interna (pallore, sudore freddo, polso frequente, ecc.); ma null'altro, tranne qualche conato di vomito, poteva far sospettare la sede dell'emorragia stessa ed orientare eventualmente il clinico per una lesione del sistema nervoso.


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UN CAS O DI ROTTURA DEL TRONCO Pl!.INOIPA.LE ECC.

L'apparente contra.sto tra. la. sintom1tologia. del collasso presentata in vita ed i fatti di compressione encefalica. riscontrati a.l tavolo anatomico è da attribuire unicamente alla rapidità ed alla sede del fatto emorragico, in quanto che il sangue, raccoltosi tumultuosamente ed in" maggior copia alla base cranica, ha esercitato la compressione letale su i centri vitali del bulbo prima. che si stabilisse la sindrome psicomotoria, e in tal modo non ha prodotto il comune quadro clinico delle compressioni cerebrali. Quanto al secondo rilievo, mancavano lesioni vascolari pregresse (lue, arteriosclerosi) o incrinature del tavolato osseo, che potessero spiegare la. rottura del va,so. E allora come spiegare il meccanismo della rottura stessat Quello di una compressione sull'arteria prodotta dalla riduzione del diametro bitempor~le non regge, perchè il paziente cadde battendo il lato sinistro, senza. che la regione temporale destra venisse contemporaneamente schiacciata; neppure soddisfa la teoria del contraccolpo, perchè questa a mala. pena spiega le piccole emorragie della sostanza nervosa. Piuttosto si potrebbe pensare ad alterazioni congenite della parete arteriale, dello stesso tipo di quelle che si riscontrano nella. rottura spontanea dell'aorta, e che consistono essenzialmente in aplasia. grave delle strutture elastiche, contingenza questa in cui il fattore traumatico ha un valore puramente occasionale. Sicchè nel caso nostro, « l'onda traumatica » trasmessasi lungo il margine della grande ala dello sfenoide potrebbe avere inciso su una arteria. congenitamente malformata. (aplasica). L'ipotesi ci vien suggerita. da recenti studi su tutto il sistema. vasale periferico, i quali dimostrano ehe quadri simili a quello dell'aorta. si riscontrano anche nei vasi periferici.


RIVISTE SINTETICHE

LA PERICARDITE TUBERCOLARE Dott; Saverlo VIrgilio, primo ca.pit:m:> m 'ldico, aasi':!tente volontario

nell'Istituto di A:~atomia. P..t.t :>logica della R. Unive~ità di :Milano

La perica.rdite tubercolare fu segnalata. nella prima. metà. del secolo passato, e le prime descrizioni sono dovute a.l Corvisart e a.l Laennec. I dati ooi vari autori sulla. frequenza della. localizzazione tubercolare nel perica.rdio presentano notevoli diflerenze: Willigh ha riscontrato, su 1317 autopsie di cadaveri tubercolotici, 11 volte la. pericardite della. stessa natura; Meisel, nel 1914, avrebbe trovato il 3% della localizzazione in bambini t ubercolotici; Vaquez 8 perioarditi tbc. su 15 sinfìsi p ericardiche, Orlandi l'ha trovata. 37 volte su 1663 cadaveri di tubercolotici, Norris infine l'avrebbe trovata. 82 volte su 1780 sezioni . . , n D e R ~nzi, nell'Istituto di anatomia patologica di Milano, su 9970 cadaveri provenienti dagli Istituti clinici ed ospeda.lieri della. stessa. città, in 1203 forme tubercolari attive ha trovato 44 p erica.rditi tubercolari; cioè il 3,66% !mi tubercolotici e il O,«% sulla. totalità dei cadaveri. Sulla. frequenza di questa lesione nelle diverse età, esistono varie statistiche di autori per la maggior parte stranieri. Schelesinger ha trovato su 1800 cadaveri di vecchi 5 casi di perica.rdite tubercolare; Meisel ha riscontrato il 3% della lesione nei bambini tubercolotici; il Sa.bhatini, su 170 individui al disopra dei 60 anni, ha trovato I l casi di pericardite tubercolare (6,5%): nella forma fibrino4:1morragica. e fibro-adesiva. E, mentre per M3isel, R :>lly, Cha.ffrè, Bianche e J a.ccoud ed altri AA. la lesione sarebbe più freqnante nella. giovinezza, per altri appare più frequente nelle V..'cchia.ia. De Renzi rileva il notevole aumento, della. perica.rdite tubercolare negli individui adulti fino a raggiungere nell'età più avanzata il 10%, con leggero aumento d ai 40 ai 50 anni rispetto ai due decenni vicini. P er spiegare questa maggior frequenza della malattia nella vecchiaia, alcuni autori misero in causa modifica.zioni anatomiche, che subentrerebbero nell'età più avanzata., m a avvenendo questo p er tutti gli organi, la. maggior frequenza della localizzazione non apparirebbe spiegata; piutt osto De Renzi dà importanza allungo sussistere di una infezione tubercolare non grave ma cronica nel vecchio, che addizionandosi a stati tossici anche essi non gravi ma di lunga durata, di cui questi quasi sempre soffre, potrebbe essere una detenninante della pericardite tubercolare. n Va.nzetti descrive due fonne di perica.rdite tubercolare: tubercolosi nodulare del perioardio acuta e cronica (per lo più ematogena), e perica.rdite essudativa e produttiva.; il Vaquez descrive invece tre forme: la perioardite secca. a decorso acuto con tubercoli miliari e senza essudato (che Hubschmann n ega), la subacuta con estrodato, e la sinfisi perica.rdica. esito della. precedente; il Marie distingue una pericardite tubercolare miliare acuta, acuta e subacuta. essudativa, sinfìsi; il Kauffmann considera. la. miliare a piccoli nodi più rara e a decorso acuto. e la· essudativo. a decorso cronico; secondo. Orth, la pericardite con soli tubercoli o

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LA PERICARDITE TUBERCOLARE

rappresenta lo siato inizialisaimo della. lesione, o la diffusione nel !lacco pericardico di una miliare durante il periodo agonico; Monkeberg distingue uno stadio acuto in cui la pericardHe tubercolare è sierosa., sierofì.brinoea, fibrin~morragica, e suppurativa. II bacillo tubercolare può giungere nella sacca sierosa. perica.rdica per via linfatica, per via ematica, e per propagazione diretta da un processo tubercolare degli organi vicini. I vari autori non sono concordi nello attribuire alla via ematica una eguale importanza, e da alcuni verrebbe ritenuta responsabile della genesi di quelle forme di pericardite, che venivano credute primitive; certamente la metastasi per via sanguigna si ha nelle forme gravi miliariche, e, secondo De Renzi S ., è più frequente nei giovani che nei vecchi. La via linfatica è quella che pii! spesso si ritiene venga seguita dai germi; generalmente questi partono dalle linfoghiandole della. biforcazione tracheale o da quelle degli ili polmonari e, bat.tendo la via retrograda facilitata dalla stasi linfatica detetminatasi Fer le steese lesioni linfoghiandolari raggiungono il pericardio. Secondo Rainer l'infezione si stabilirebbe anzitutto in due gangli linfatici sotto-epicardici, dai quali potrebbe invadere in un dato tempo il pericardio. Rara è la propagazione dell'infezione da organi vicini, nè si può accettare l'ipotesi dell'Hubschmann che darebbe notevole importanza alla propagazione dal miocardio, perchè questo per condizioni anatomiche o fun. zionali, come del resto gli altri muscoli, è in genere indenne da tubercolosi, e le sue rare infiammazioni specifiche sono per lo più SE>condarie alla perica.rdite; qualche volta l'affezione è data dall'usura eli una linfoghiandola tubercolare, che si apre nel pericardio. n vecchio concetto della pericardite primitiva di cui già è stata dimostrata la. inverosimiglianza (Or th, Mocckeberg, Battaglia) è decaduto completamente, e pertanto la localizzazione pericardica. dell'infezione t.ubt>rcolare appare come il risultato o di una t.ubercolosi che agisce fer hmgo tempo in modo lieve e conti• nuo su un organo già minorato per cause varie, caratteristiche prevalenti della infezione nell'età. avanzata, oppure come il risultato di una. tubercolosi di breve durata ma. di grave intensità. e generalizzazione, come accade nelle forme giovanili . l\folta importanza nel passato è stata data da varii autori alle eventuali pregresse infezioni reumatiche del pericardio, come concausa. per la. localizzazione tubercolare; questa. ipotesi non appare molto plausibile, e Pepere ne esclude la. validità.. Grande importanza deve essere data alle infezioni renali (Pepere, T eissier, De Renzi S.) ed infatti in molti ca.si .si trovano degenerazioni rena.li od infiammazioni; va richiamata anche l'attenzione sulla sifilide, arteriosclerosi ed etilismo ' (casi di De Renzi); questi processi morbosi, che comportano una tossicosi cronica dell'organismo, possono agevolare l'attecchimento del bacillo di Koch nella aierosa del pericardio. E forse la maggioro frequenza della pericardite tubercolare nei vecchi è dovuta oltre che alla cronicità dell'infezione tubercolare anche alla. maggiore frequenza, in questa età, di stati tossici per condizioni anatomiche varie, per dimim1ita. attività metal:olica, pE'r minore funzionalità degli organi emtmtori. La pericardite tubercolare viene difficilmente diagnosticata in vita. Senza volere entrare in merito alle difficoltà diagnostiche non lievi d ella. pericardite in genere, è certo che la diagnostica di quella tubercolare m eriterebbe di essere più attentamente curata sia per i tenta~ivi teurapeutici, che per la prognosi; specialmente tent>ndo presente la anamnesi, l'os..<>ervazione dello essudato, che appare spt>sso abbondnnte ed fmatico, ricco in albumina, con Rivalta positiva e con fiocchi


LA f'ERlCARDITE TUBERCOLARE

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di fibrina, con un sedimento costituito eminentemente da linfociti, s pesso con ba· cilli di Koch, la prova biologica eseguita· con l'inoculazione dell'« essudato ne lle cavie (qualche volta questa prova è fallita), il decorso de lla malattia, (durata di 2 o 3 mesi ~i giovani, cronico nei vecchi, aggravantesi rapidamente nei primi, torpido nei secondi). Nei riguardi della prognosi, se il paragone che fanno Blatt e Greenga.rd della pericardite con la m eningite tubercolare ed il decorso fatale che le attribuiscono Audiberd e Olmer, ::ono esatti nei bambini e nei giovani, è anche vero che, nell'età avanzata, si hanno forme sempre più benigne, sia perchè non si associan~ a tubercolosi generaliuata, sia perchè la malattia evolve lentamente ed il cuore stesso finisce con l'adattarsi ai danneggiamenti meccanici. Al tavolo anatomico m :croscopicamente l'aspetto del pericardio, ne lla ~ri· cardite tubercola.re,- nqn si differenzia molto dalle pericarditi di altra. natura, si può. mettere in rilievo un maggior spessore dello s trato infiaiDJI18.torio (in qualche caso circa 2 cm.), il quale appare più compatto ed uniformemente presente su tutta la superficie della sierosa cardiaca; le villosità spesso sono meno numerose, meno uniformemente sparse, più corte e me no ben formate di quelle che si notano nella affezione reumatica; quando si determinano sinecchie, queste sono più deboli. Certo che salvo che non si trovi materiale caseoso, raschiando l'essudato, o tipici tubercoli o anche presenza di tessuto granulomatoso in parte caseificato nello spessore della parete pericardica, negli altri casi la diagnosi al tavolo anatomico si dovrà fare con riguardo e solo in segtùto a un ragionamento·basato sui reperti collaterali di autopsia, dato che, delle volte erroneamente si potrebbe sup· porre una natura tubercolare. Istologicamente, nel giovane si tratterebbe di un processo prevalentemente essudativo, con tessuto granulomatoso atipico e con scarsità di tubercoli elementari epitelioidi e di cellule giganti. Nel vecchio invece la forma flogistica sarebbe contemporaneamente essudativa e produttiva con presenza di abbondanti tubercoli elementari epite lioidi ricchi di grosse cellule giganti tipo La.nghana. · Va messo in evidenza che non bisogna considerare i vari aspetti nelle diverse età come esponenti di una maggiore o minore durata del processo, ma anche come una diversa reazione all'infezione degli organismi nelle varie e tà. La presenza di tessuto granulomatoso tipico (secondo Metcrùkoff, Redaelli, ecc. la cellula gigante è espressione di refra.ttarietà e resistenza alla tubercolosi), lo p seudo incapsulamento fibroso dei tubercoli, la minore compartecipazione del tessuto areolare e del tessuto miocardico, la presenza di bacilli di Koch in scarsa quantità, sono indici di una m.a ggiore resistenza all'infezione. Si potrebbe anche dedurre che la pericardite t ubercolare del giovane è espressione di un notevole stat.o anergico, e di una notevolissima debolezza della difesa dell'organismo all'infezione tubercolare, mentre nel vecchio essa rappresenta, per lo pià, il risultato di una tubercolosi primitiva in altri organi, non grave, ma a decorso notevolmente cronico (e che per la sua durata e per la resiste nza di questi individui ba dato luogo ad un notevole stato allergico), che ha inciso sul pericardio non solo forse con la infezione bacillare, ma anche con un lento e non grave stato tossico tubercolare, coadiuvato da stati tQI:sici ùi altra natura (S. De Benzi). , Nella istogenesi del tessuto granulomatoso del pericardio viscerale, i vari autori hanno dato grande importanza ai tessuti epicardici ; que llo parietale proviene dalla tonaca propria del pericardio; è notevole il contributo che danno sempre gli element i giovani del connettivo alla formazione del tessuto infiammato rio.


DIREZIONE DI SANITA MILI TARE DELLA CIRENAICA Dire tt<Jre: tenente colonnello m edico V. CIACCIO

Il lOBO POliOftiRE l[[fUORIO Dflll VfftlllY60~ {O DI WRI!BER6) NOTE DI ANATOMIA RADIOGRAFICA

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Dottor Rosario Jrnpallomenl, capitano medico (Continuazione e fin~) .

Importante è notare, come la primitiva vena cardinale posteriore e il d otto di C'uvior , si trovano disposti piuttosto lontani dalla linea mediana e che d ebbono seguire un movimento di traslazione per raggiungere la loro d efinitiva sede mediastinica. Importante è anche notare che in un d eterminato periodo d ello sviluppo embrionale, le. vena Azygos, riposando suJJa. cupola pleurica d estra quando ancora il cuore non è completamente disceso verso sinistra, lascia una lieve impronta. su di essa, fino a quando, seguendo il m ovimento di discesa. d el cuore, non ha abban· donato la sed e apicale, scivolando dietro la pleura. parietale per raggiungere il mediastino. Premesse queste essenziali nozioni di embriologia, ci si può clùedere quale sarà il m eccanismo di produzione di questa anomalia. Le Bourdellès e Jalet, passano in rassegna. le diverse teorie prima di loro em esse ed a.fia.ccia.no una nuova ipotesi embriologica. Riporto le ipotesi em esse prima. di questi autori, allo scop o di avere u n quadro completo d ell'evoluzione d el concetto embriologico riguardante la formazione di questa. anomalia. Motti riferì alla brevit-à d e l bronco d estro la formazione d el lobo accessorio. A parte il fatto che questa brevità del tronco bronchiale di destra è incostante, è facile intuire che questa brevità non è la causa., ma. l 'efietto dell~bo anomalo d ella vena Azygos. Successiv·amente il Cleland avanzò due ipotesi. La prima che ritenne piil verosimile, è ch e in un tempo m'olto precoce d ella vita. embrionale si stabilisca una )eggera aderenza tra polmone e p arete toracica. L 'altra ipotesi che egli ritenne meno probabile, è che precocemente si stabilisca una. cur vatura atipica d e ll'embrione . In tutti e due i casi, avverre bbe che la vena Azygos, carnbia.ndo la sua primitiva dire~ione, si pieghi ad angolo retto. Essendo ext.re. pleurica, essa. farebbe a.llo ra. scendere di forza una piega d ella. pleura. parieta.le , incidendo profonda.mente il p :>lmone, invece di scivolare, come dovrebbe fare norm~lmente dietro la pleura. Queste sono ipotesi artificiose. non essendoci nessuna prova anatomica di questa aderenza p olm:mo.re alla p arete toracica e d e lla supposta. curvatura .atipica. dello embrione. Venne poi il D evé. il quale ri tenne che l'a.noma.la forma.zione di questo lobo apicale dovesse essere riferita acl una precoce deviazione embrionale del decorso d ella vena Azygos. Quosta vena s uccessivam::mte, costretta. a seguire il m ovim;mto di dis cesa d el cu:>re, e n on p :>tenùo p er la sua p o3izione laterale scivolare v erso i


IL LOBO POLMONARE ACCESSORIO E CC.

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mediasti no, lungo la parete toracica, è costretta a. seguire questo movimento per la. via più breve, quindi attraverso il polmone, che rimane così profondamente e verticalmente inciso. Ne risulta così separata dalla ID8Ssa principale del parenchima. polmonare del lobo superiore la porzione di tessuto che si trova a costituire il lobo accessorio. D evé ha concepito la. sua ipotesi dopo la. dissezzione di tre embrioni, di tre mesi circa, nei quali aveva. notato questa. la.tera.lizzazione della vena. Azygos. Secondo il Bliintschli, il motivo della lateralizzazione della. vena. Azygos sarebbe questo: nella vena. cardinale posteriore, sboccano le vene dell'arto superiore, vena marginale cubitale posteriore e t:ena marginale radiale. Normalmente al momento in cui s'inizia. la. discesa del cuore, e quindi quello di medializzazione della vena Azygos, la vena. cubitale marginale posteriore è scomparsa perchè è atrofìzzata., ~a marginale radiale è sottile. Queste vene, quindi, non esercitano nessuna trazione sulla cardinale posteriore quando questa segue il movimento di traslazione del cuore. Ma. se questa atrofia della. vena marginale del cuore non è avvenuta, questa vena ostacolerà il movimento di tra.slazione della. vena Azygos e ne creerà.·cosl la lateralizzazione con la. consecutiva formazione d ell'arco anomalo della. vena., e in definitiva del lobo polmonare accessorio. Poichè all'ipotesi che l'anomalo decorso dell'Azygos incidesse il parenchima. polmonare, ai era. obbiettato che l'arco anomalo dell'Azygos si sviluppa nel primo mese di vita embrionale, mentre il lobo superiore si sviluppa visibilmente, nel secondo, H ertwig sostenne che non fosse l'arco dell'Azygos ad incidere il lobo superiore, ma fosse questo lobo che sviluppandosi fino a colmare la parte più alta. della cavità. torac ica si incidesse sull'arco della vena Azygos che, già. formato, in·

contrane} suo cammino. Altri autori hanno variamente considerato le possibilità. secondo le quali il polrilOne, sviluppandosi e riempiendo la cavità toracica. possa con varii meccanismi incontrare l'arco anomalo dell'Azygos e determinare l'anomalia di lobazione. Stibbe sostiene che se nello sviluppo embrionale viene a mancare la s inergia. tra lo sviluppo della vena. cardinale posteriore e i germogli polmona.ri, è inevita.· bile che questi vengano ad urtare ed inciderai contro la falce costituita dal meso Azygos, perchè l'arco della vena Azygos s i t rova anormalmente latera.lizzato e non può scomparire. Le Bourdellèe e Jalet hanno avanzato recentemente la loro teoria dell'inser· zione alta. dt)Il'Azygos. Essi partono dall'osservazione fatta in quasi t utti i ca,si che la vena Azygos sbocca. in un punto più alto ch e n ormalmente, sia nella ,·eua cava discendente che nelle vene più alte che convergono a questa. Essi s uppongono allora una evoluzione perfettamente normale, del sistema venoso embrionale ed ammettono come sola an01nalia questa inserzi~ne alta dell'Azygos. Secondo questi osservatori, non essendo più l 'Azygos adagiata sul bronco destro come normalmente avviene, tra. queste due formazioni deve rimanere uno spazio libero sopra al quale la pleura parietale passa come fragile cortina. In questo punto di minore resistenza s'insinuano ben· presto i bottoni· polmonari accrescendosi, e spingendo la pleura parietale, incappucciandosi dentro questa . Così il tessuto polmonare spingerà un suo prolungamento tra. arco dell'Azygos e bronco destro, prolungmuento che pro· gredirà nell'interstizio esistente t ra tubo intestinale, colonna ,·ertebrale e pleura. parietale situata al disopra dell 'arco A2ygos. Più alta sarà }"inserzione della vena Azygos, più grande sarà il lo bo accessot·io che si determinerà. Questa ipotesi c he


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n. L OBO POLMO~ARE ACCESSORIO E CO.

è sembrata così seducente agli stessi autori da ritenere che essa risponda a tutti

i quesiti che ci si può porre davanti a questa anorna1ia, a mio parere va soggetta a tutte le critiche che loro stessi hanno mosso alle ipotesi di altri autori, specialmente del D evé. Essi suppongono, p er spiegare la concavità del mezo.Azygos, e il decorso curvilineo della vena, che i bottoni polrnonari piglino appoggio sul tubo intestinale e sulla colonna vertebrale, e, sviluppando la loro spinta verso l'esterno, possano dare una forma siero conica alla formazione falcata che costituisce il m esoAzygos, ed agiscano sul decorso dell'Azygos rendendolo curvilineo. Questa è una supposizione che potrebbe paragonarsi a quella del Cleland, dell'aderenza pariatale e della curvatura atipica. dell'embrione. Contrariamente a quanto asseriscono i due autori francesi, la loro ipotesi non esplica affatto il ruolo dell'inserzione alta d ell'Azygos e la sua inserzione esterna. Loro mettono anzi a. base della loro ipotesi questa inserzione anomala dell'Azygos. E poi dichiarano che la loro ipotesi lascia evidentemente sussistere il problema del determinismo delle anomalie va.c;colari, problema del quale non pretendono affatto di trovare la soluzione. Un'altra obiezione importante è come mai si potrà. applicare la t eoria. dell'inserzione alta dell'Azygos nei casi di lobo accessorio, n ei quali lo sbocco dell'Azygos avviene all'altezza. normale, nella vena cava discendente poco prima. che questa penetri n el pericardio. A mio parere allo stato attuale delle nostre conoscenze è l'ipotesi del Devé della. lateralizza.zione anomala della vena. Azygos quella. che ci può esplicare tutti i casi noti. Questa. lateralizzazione è anatomicamente provata. L 'ipotesi è semplicissima e non ha. nulla di artificioso. Non mi pare sia. obiezione tanto grave il fatto che la falce dell'arco anomalo dell'Azygos è già in sito prima che si sia. sviluppato il tessuto polm.ona.re che viene ad occupare la cupola. pleurica. L'effetto è sempre identico, sia nel caso che la piega. pleurale scendendo attivamente intagli il parenchima. del lobo polrnonare superiore, sia nel caso che questo lobo sviluppandosi incontri la falce del meso·Azygos, ed urtandovi contro s'incida. In tutti e due i casi è il tessuto polmonare che deve cedere, perchè tessuto molle. Basti considerare come esso cede nelle impronte che subisce degli organi vicini, specie media.stinici, che norme.hnente si incontrano sulle superfici polrnonari. Una obiezione che i due autori suddetti muovono alla teoria di Devé è come mai l'Azygos per raggiungere la vena cava. discendente per la via. più breve lo faccia. per una linea. curva. e non per una. linea retta. Mi sembra quasi i~possibile che si sia. potuto avanzare una obiezione simile. l<; naturale pensare che se l'arco dell'Azygos si fosse stabilito attraverso un corpo consistente come l'aria avrebbe potuto assumere decorso rettilineo. Ma esso ha inciso un organo, che è costituito da un tessuto che per ~olle che sia. ha sempre una certa consi.s tenza. È semplice , quindi supporre che nel cammino opposto che seguono queste due formazioni, vena. Azygos e polmone, per l'energia contrapposta che li sospinge, abbiano ariportare ciascuno l'impronta dell'altro. Nel polmone sarà la. formazione della. scissura anomala., nell'Azygos la formazione dell'arco. Quest'arco dovrà. di necessità, avere convessità in alto ed all'esterno. Lo sviluppo dei bottoni polrnonari, abbiamo detto prima, avviene dalla. primitiva eminenza polrnonare, seguendo delle linee direttive che si allontanano dalla. linea. mediana, dove ill~ro sviluppo inçontra la. resiswnza dt:gli organi media.c;tinici. Queste linee si potrebbero considerare come


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raggi pa.rteqti da un centro: il peduncolo dell'eminenza polrnonare. Il lobo superiore quindi segl,li.rà nella sua evoluzione una linea che partendo dal peduncolo polmonare !iÌ dirigerà in alto ed all'esterno, allontanandosi dalla linea med iana. Allora. avverrà che nell'incontrare l'arco della vena Azygos, il lobo superiore sarà animato da un impulso diretto in alto e all'esterno, ed agendo in questa direzione sul detto arco è naturale che ne determini una curvatura in questo senso. Altra obiezione che si potrebbe muovere ancora alla ipotesi di D avé è che essa non dà ragione della inserzione ~lta dell'Azygos. Ed a questo proposito si può rispondere che non è ancora. possibile risolvere il problema. del determ.inisxno dellè anomalie vasco lari. La teoria. di Bliintschli che vuoi spiegare il meccanismo della lateralizzazione, lo spiega con un'altra anolllBlia. va.scolare: la mancata. atrofia. della vena marginale cubital~ posteriore. Quindi nulla si può finora. dire al riguardo del determinismo di queste anomalie Ci si deve almeno per ora accontentare della loro constatazione e della valoriz.za.zìone della loro presenza per comprendere il meccanismo di produzione di altre anomalie. Nel aostro caso il lobo anomalo apicale. Allora quali conclusioni si possono trarre dalle attuali conoscenze sull'embriologia. del lobo anomalo dì Wrisberg? Io direi che per avere un'ip::~tesì soddisfacente, bisogna considerare insieme le ipotesi di BH.intschli, di Devé e di H ertwìg. Bisognerà allora supporre che il ritardo dell'a.trofh della. vena marginale cubit.a.le estern.a esercitando trazione sulla. vena Azygos embrionale, impedisce che essa. scivoli dietro la pleura parietale, seguendo il m ovimento di discesa del cuore verso il mediastino; e ne produce la lateralizzazione. Così l'Azygos è costretta a seguire la. discesa del cuore attraversando a ponte la cavità toracica., e trascinando con sè una piega della ·pleura parietale d ella cupola.. Stabilitosi questa formazione nel primo mese d i vi$1\ embrionale, quando nel secondo mese la. parte superiore del torace viene colm&ta dal tessuto polrnonare embrionale, questo si incide, battendo contro questo ponte venoso che sotto questa pressione assumerà un decorso arcuato a convessità in alto ed all'esterno perchè in questo senso era diretta la. spinta di cui erano animati i germogli polrnonari che vengono a costituire il lobo polmonare superiore. Nulla possiamo dire sulla causa dell'inserzione alta dell'Azygos, come nulla. ci han detto Le B:>urdell~ e Jalet. Attendiamo che ulteriori ricerche dì embriologia chiariscano il determinismo d elle anomalie vascola.ri. L'immagine radiografica del lobo accessorio d ella vena Azygos, riproduce gli elementi costitutivi della anomalia, cioè: il pa.renchima del lobo, la scissura sopra.nnumeraria., l'arco dell'Azygos in sede anomala. Del parenchima. p::~lmonare che costituisce il lobo anomalo, si avranno immagini radiografiche diverse, a seconda della sua aereazione. Vi si rileverà il normale disegno polmonare se il lobo accessorio è normalmente aereato, come il rimanente parenchima. dei lobi normali del polmone. Abbiamo però detto che è facile riscontrare sul lobo accessorio, per ragioni anatomiche, dei fatti di sta.si e di atelectasia. Si vedrà allora più marcato il disegno nel primo caso, variamente diminuito di trasparenza nel secondo caso. Fatti patologici si possono riscontrare nel parenchima. del lobo anom~lo, che può venire colpito da solo. Ciò dimostra che il lobo accessorio d ell'Azygos ha una propria individualità, pur essendo un lobo supplementare. La scissura sopra.nnumeraria si rivela radiologicamente con una linea subca.pillare. Questa linea interessa l 'apice polmonare, dal quale s'inizia con una forma•


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IL LOBO POLMON ABE ACCESSORIO ECC.

zione triangolare, e scende con deeorso arcuato, terminando approssimativamente sull'ombra della porzione posteriore della quinta costola con un rigonfiamento opaco a margini netti. La Hnea subcapillare riproduce la scissura anoinala compresa tra la sua inserzione parietale ed il suo fondo, nel quale decorre l'arco della vena Azygos. In questo tratto la sciesura è visibile per il suo decorso e per 1a 'sua costituzione. Il suo decorso è quasi parallello a quello del fascio radiante, che così attraversa a tutto spessore se non tutto, almeno un trattO degli elementi costituitivi della scissura. Questi elementi, come abbiamo visto, sono costituiti da quattro foglietti pleurioi, due esterni della pleura viscerale,' due interni della pleura

Fig. 2. -

RadJogrnfto. d! !.!.a. de lla v. a.. del l• tipo d1 Stlbbe.

parietale. E in m ezzo a questi, elementi connettivali lassi 4?0n piccoli vasi sanguigni. Questa linea subcapillare che riproduce la scissura s'inizia con una speciale forma.zione triangolare, m essa in evidenza per p rimo de.l LoviM.tti, Questa formazione si presenta ordinariamente con l'a.sP.etto di un tria!fgolo equilatero a base parietale curYilinea a convessità. esterna. Esso riproduce l'impianto parieta.le del m eso-Azygos là dove i due foglietti pleurici parietali si allontanano per tappezzare d a un lato e dall'altro la parete tora<Jica. Talvolta questa forma.zione può non essere visibile sia perchè nascosta dall'ombra di una costola, sia da velature di origine pleurica o parenchima.le. Le dimensioni dei lat i di' questo triangolo non sono fisse, ma variano da mezzo a uno o due centimetri. La sua sede d 'impianto varia col tipo che l'anomalia presenta. Riferendoci ai tre tipi di Stibbe, si troverà che nel . primo tipo il triangolo avrà sede al di fuori dell'apice. Sarà al culmine dell'apice


IL LOBO POLMONARE ACCESSORIO ECC.

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nel secondo tipo. Nel terzo tipo si troverà tra l'apice e l'ilo.ln questa ultima varietà questa formazione tria.ngolare sarà difficilmente visibile perchè può essere facil-mente coperta dall'ombra d ella vena cava discendente. Col variare del tipo anatomico dell'anomalia, varia il decorso della linea sub·capillare. Nel primo gruppo si troverà. una linea a decorso piuttosto trasversale -che parte dal triangolo parietale esterno all'apice e si dirige verso il rigonfiamento terminale che ora descriveremo. Questa linea sarà più alta esternamente ed avrà. -una concavità rivolta verso l'alto ed un pò medialmente. Essa dividerà. dal rimanente lobo superiore, l'apice, che sarà tutto preso n el lobo anomalo. Nel secondo .gruppo la linea subcapilJare avrà il suo triangolo d'inserzione nel punto più alto ·dell'apice che sarà cosi diviso in due parti -uguali. Si avrà come l& form.azione di due .apici uno laterale appartenente allobo superiore, uno mediale ~ppart~nente al lobo accessor io. Il decorso della linea subcapilla.re sarà rettilineo con una leggera concavità mediate e scenderà. longitudinalmente verso l'ombra soprailare. Nel terzo gruppo, dalla inserzione al triangolo parietale, che si trova al di sotto e mediai· mente all'apice, la linea subcapillaro segue un decorso a concavità mediale, più pronun· ziata che negli altri tipi, verso l'ombra terFig. 3. - Radiografia di l. l. a. della v. a.. del 2• tipo di Stl bbe. minale. É degno di nota .che la curvatura della linea subcapillare s'accentua. quanto più l'inserzione parietale della scissura s'allontana. dal culmine dell'apice, sia lateralmente che medialmente. L'ultimo elemento che bisogna considerare nel quadro radiografico del lobo accessorio, è il rigonfiamento opaco a margini netti con il quale la linea subcapil . l are termina nell'angolo formato tra la clavicola e il mediastino. Quest'ombra ha forma approssimativamente ovalare, disposta ordinariamente coll'asse maggiore rivolta dall'alto in basso e dall'esterno all'interno. L'estremità inferiore rist1lta arrotondata, l'estremità. superiore affilata. La sua speciale conformazione le ha fatto dare diversi nomi: a racchetta, a lagrima, a goccia, a virgola rovesciata. Io trovo che è più appropriata l'espressione pittorica con la quale l'ho sentita ,descrivere dal Prof. Busi: ombra a fiamma. Quest'oJllbra è visibile in proie-


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IL LOBO POLMOMARE ACCESSORIO ECO.

zione frontale. Nelle altre proiezioni essa facilmente scompare, inglobata. dalla. ombra median.a . Quest'ombra a fìa.mma è data. dall'arco della vena Azygos nel suo punto piix alto di convessità. La sua sede si trova approssimativamente in corrispondenza dell'ombra della porzione posteriore d ella quinta. costola. Ma questa. sede pu& variare, a. seconda d el punto di sbocco della vena Azygos, che come abbiamo vistopuò essere molto vario. Quest'ombra. può essere separata. dall'ombra mediana da uno spazio di campo polmonare normalmente trasparente, oppure può essere unita all'ombra mediana da una striscia poco trasparente che potrebbe riferirsi al decorso ulteriore della. vena. Azygos tra l'arco e la vena cava discendente.

Fig. 4. -

Ra.dlografta dJ l. l. a.. della v. a. del s• tipo di Stlbbe.

]l} facile comprendere che in presenza di un lobo accessorio dell'Azygos e di questa. imm!l.gine a fia.mm!l. non sarà visibile nell'angolo tracheo bronchiale destro l 'ombra di Busi-Ottonello. Ciò è naturale perchè l 'ombra a virgola capovolta o a nota. di musica come la chia.mg,no Le Bourdellès e Jalet, è l'immagine dell'arco normale dell'Azygos che passa a cavallo del bronco destro e non può !esistere quando si ha la presenza del lobo accessorio perchè l'arco dell'Azygos è latera.lizzato ed in pieno parenchima. polmonare e si estrinseca con l'ombra a. fiamma di cui ci occupiamo. È stato notato anche che l'ombra a. fiamma d el lobo accessorio è sempre p iù piccola dell'ombra di Busi-Ottonello. Una ipotesi accettabile è che ciò sia prodotto dalla. diminuzione di calibro della vena. dovuto allo stira.mento al quale la vena è stata. sottoposta. a causa. del suo decorso anormg,le. La grandezza di quest'ombra


lL LOB,O POL?>tONARE ACCl!:SSORlO ECC.

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a fiamma dipende anche dalle condizioni del circolo venoso e dai movim.enti del respiro. L 'ombra. a fia.mma s'allargherà maggiormente quanto più grande sarà la replezione della vena. I nvece si avrà un 'assottigliament.o di essa nella espirazione forzata. Nel prim.o caso si avrà un ingrandimento dell'ombra per il maggior contenut.o di sangue della vena; nell'espirazione, invece, elevandosi la pressìone endot oracica le vene contenute nel torace rimangono compresse e ne diminuisce la replezione sa.nguigna. Concludendo, la diagnosi radiologica di lobo accessorio della vena Azygos si potrà porre quando si m etterà in evidenza una linea subca.pillare dell'apice destro con il decorso che abbiamo descritto, con inserzione parietale triangolare e con la presenza nella regione soprailare della caratteristica ombra a fiamma.. Queste sono le espressioni radiografiche degli elementi costitutivi principali dell'anomalia. Prima di chiudere queste brevi notizie sul lobo accessorio della vena Azygos, mi piace a~cennare alla possibilità del rilievo di tale anomalia bilateralmente oppure soltanto a sinistra, p er inversione del sistema venoso dell'Azygos. Tali possibilità sono anatomicamente provate. Non conosco osservazioni radiologiche veramente dimostrative. I due casi riportati da Le Boude llès e J a let presentano iiJl.IllQgini radiografiche dell'apice sinistro che sono diverse da quelle che siamo abituati a vedere sull'apice destro. E a mio parere non ci sono motivi che giustifichino una diversità d 'immagine, quando questa iiJl.IllQgine deve essere espressione di una identica anomalia. Barsony e Koppenstein hanno riferito su alcuni casi nei quali avevano tro~·ato nell'apice destro una stria opaca, quasi orizzontale allargata a triangolo verso l e due estremità, mediale e laterale, le quale terminavano nell'ombra mediana e nella parete toracica laterale. In proiezione laterale degli apici essi banno visto che permaneva questa stria opaca dell'apice destro. E ssa decorreva dall'a lto e dall'avanti verso il basso e l'indietro, formando con la colonna vertebrale un'angolo di 45o. Il decorso posteriore della st.ria s i poteva seguire fino alla parete toracica posteriore, ed in un caso si allargava a triangolo in questa sede. Gli autori dicono di non poter dare una spiegazione del tutto sicura dei loro reperti. Ritengono che si tratti probabilmente di un lobo soprannumera.rio e che la stria da loro descritta sia da riferirsi ad una scissura interlobare anomala. Questa speciale anomalia di lobazione essi chiamano col nome di Lobo Apicodorsale e ritengono che si tratti con molta probabilità di un lobo accessorio della vena Azygos a sede atipica con corrispondente meso-Azygos. A quest-e conclusioni essi giungono per avere O> servato nella stria opaca un ispes.<:imento circoscritto che dovrebbe corrispondere alla vena Azygos. Sulla frequenza colla quale si presenta il lobo Azygos i dati dei vari autori sono molti discordi. Da 0,013% di Mather e Coope, al 20 % di Mayers. Busi e Paolucci hanno trovato il 5 %· Io credo che questa anomalia di Jobazione sia più frequente di quello che si possa cre?ere e che la standardizzazione d ella tecnica radiografica del torace ci porterà ad ottenere dei ùati più precisi sulla sua frequenza. AUTORIASSU:li.'TO. - L'A., riporta i dati di anatomia descrittiva del lobo polmonare accessorio della vena Azygos, d escrivendo gli aspetti radiologici di questa anomalia di lobazione polmonare, e sintetizzando le ipotesi finora emesse per spiegarne il determinismo embriologico.


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BIBLIOGRAFIA.

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A.R~O~&. -

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s·rt:~·HA..'II

TREPIOOIONt. -

A p roposilo dell'inww(line r adio/O(lica clella 11t'.na A::voos in J)08izioM normale.

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l iii!.


RIVISTA DILLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA SANITÀ MILITARE A. WINKEL e G. JANDE.8. - Sostanze sMpese nel gas. Aerosoll. Sulla preparazione, qualità, presenza ed uso di nebbia, polvere e fumo. (Schwobstoffe in Gase n. Aerosoli etc. - Verla.g Enke, Stuttgart 1934).

1::

quosta. una. monografia., che si occupa. dello studio pratico e dottrinale degli .Ae-r0$oli o 80$tanze in. sospensione, sostanze che hanno in comune la proprietà. di trovarsi n oi gM, quali mezzi di dispersione solidi o liquidi, in uno stato colloidale. A qul'-sto sistema. colloidale appartengono le ne bbie, le polveri, il fumo, e le nubi. Come è noto le n ebbie e le polveri hanno una notevole importanza nelle industrie , anche pe rchè esse sono causa. di accidenti gravi e di esplosioni, e destano parimenti nn grande interesse per l'impiego che ess<:> trovarono durante la guerra. mondiale sulle diverse fronti. Winke l e .Jander trattano ampiamente n ella loro pubblicazione diversi problemi scientifici sul sist.ema a.el-ocolloida.le, ric6rda.no le proprietà fisic~himiche degli aerosoli n ei ga~, la, loro presenza in natura ed infine considerano le n ebbie e le polveri che furono usate o si possono · impiega.re in guerra. Ed è di questo ultimo Capitolo che si vuole qui riferire il contenuto. Gli autori dì questo volumetto, che appartengono al Kaiser-Wilhelm.- lnstitut per la fisica chimica di B erlin.o-Dahlem., ci ramment&no che è stato solamente dur&nte la. gnarra. mondiale che l'armo. chimica. ha trovato un largo impiego. Nelle precedenti guerre si era fatto talvolta. u so dell'azione di sostanze chimiche nel corso d e lle azioni be llic he, ma solo nella ultima guerra ne v enne fatto uso s istematicamente d& parte di tutte le nazioni b elligeranti . Durante i primi tent.a.tivi la massima importanza veniva data alla maggiore tos.~ici tà. possibile del composto. Si fece uso particolarmente delle sostanze cosidette <t croce verde n cloro, fosgene e perstoff (difosgene ). D ata la loro elevata. pressione queste sostanze assumono generalmente la. forma. di ga~ mentre solo il peratoff può venir anche prodott.o in forma. di cortine di nebbia. Una volta. che la tossicità dfllle sostanze • croce verde» fu notoria, si ricer· ca.rono mezzi atti a. proteggere efficacemente contro di esse. I filtri r espiratori, composti solitamente in massima parte di carbone adsorbente, r iuscivano ad e liminare completamente dall'aria respirabile le sostanze tossiche presenti in forma di gas - e ciò anche quando la. rapidità della r espirazione era notevole. Essi possedevano una. buona. faeoltà di adsorbimento p er cui il passaggio dello sostanze tossiche poteva. avvenire solamente ad e levate concentrazioni ed impossibili aq ottenersi al campo. P er r end ere inutili queste forma di protezione, si p repara.1·ono in un secondo tempo delle sostanze di tipo a erosolico. Nel capitolo sulla adsorbibilità d elle sostanze sospese n e i gas g li aut.ori hanno tratt ato diffusamente della., grave difficoltà che s i presenta quando si voglia ottenere il completo ad.~ol'bimento d egli aerosoli. N e lla guerra è stata utitizzato appunto tale facolt.à. di p anetrazione attraverso ai filtri posseduta dalle sostanze di tipo aerosolico. Il gruppo d elle sostanze dette «croce azzurra • vione utilizzat1l> in forma a.eroocolloida.le. Appartengono anzitutto a detto gruppo le a logenoa.rsine aromatiche ed i composti cianarsinici. Fra queste sostan ze la p iil nota sarebbo il c loruro di difenilarsina, che nei testi viene d enominato. in g~nere «Clark" (veggtlsi L ustig e collaboratori; Effetti d e i gas dì guerra, ecc. 2 a ed iziono, 1\fi lano, p er cura dell' I stituto sieroterapico, 1934, XII). Questa specie di sostanze attraversa i fìltri a carbone e dannC'ggia grav<' m ente i portatori di maschere. Si fu quindi costretti durante la guer-ra di aggiungere al filtro uno strato di cellulosa, onde prot~ggere i soldati dnll'nzione ùi queste s ost,anze. I filtri a.erosolici usati durante la g nerra non erano p l•rò sufficienti e non riuscivano ad impedire che una. p arte d elle sostanze tossiche esplicasse la propria. azione .


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Queste sostanze, - dicono i due tedeschi - non sono però molto t.ossiche, esse si limitano ad esercitare una azione irritante fortemente le mucose del naso, d e lla gola e degli occhi. I ne mici vengono resi in tal guisa inabili al combattimento, e costretti di tog liersi la masche ra in quanto t"<lmono di soffocare. In tal guisa essi rimangono esposti all'azione de lle sostanze a croce verde, emesse contemporaneamen~e.

Se l'azione tossica generale d e lle sostanze di tipo «croce azzurra • non è molto rile nmte, enorme è invece la loro azione irritante. La seguente tabella che gli auto ri tolsero dal Flury e Ze rnik indica la. concentrazione d e lla sostanza in qu~>stione che è necessaria per rendere impossibile la respirazione dopo un minuto Dicloruro di manofenilarsina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2 mg/mcb. Cloruro di difenilarsina. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1-2 mg/mcb. Cianuro di dife nilarsina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 0,25 mg/mcb. w Cloroacet.onfenone . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 0,3 mg/mcb. Questi sono semplicemente dati orientativi: i singoli individui reagiscono con notevoli differenze alle varie sostanze irritanti. Le quantità necessarie pe r determinare una azione sufficiente sono però molto piccole; da ciò si può dedurre l'azione esplicata da una cortina di sostanza tossica di tipo «croce azzurra •, in concentrazione elevata, entro bre ve lasso di tempo. La dispersione d elle sostanze di tipo • croce azzurra • avvenne secondo vari procedimenti. Durante la guerra si utilizzava specialmente la dispersione a mezzo proietti. Al momento dello scoppio una parte della sost.anza veniva vaporizzata e susseguentemente e liminata sotto forma di sospensione. Naturalmente w1a parte d e l complesso si disperde e può anche non dare l'azione voluta mentre un'altra parte viene combusta. La dispersione può ave r luogo altresì m ediante t<Orce fumogene. Secondo. Hanslian dette torce vennero usate sia dagli ingles i che dagli americani. Questo A. descrive l'azione esplicata da queste torce nonchè il loro met.odo di fabbricazione. La combustione d e lla torcia producendo calore vaporizza la. sostanza contenuta in un recipiente di stagno e se ne ottiene la dispersione nell'aria. L 'uso d egli a.erosoli come sostanze tossiche ed irritanti non d eve far dimenticare la loro utilizzazione nella produzione di cortine di nebbia. Gli autori ci raccontano, cosa del resto ben conosciuta da t.utti che durante la guerra è soven te necessario di togliere al nemico la visibilità sul proprio fronte. La marina è stata la prima che ha u tilizzata la nebbia per sottrarre al fuoco nemico le proprie unità od anche per preparare un attacco sotto la protezione di una cortina di nebbia. Sul mare sarà sempre facile di otte nere la produzione di una cort.ina u tilizzabile in quanto l'aria è quasi sempre satura di vapor acqueo e non sarà difficile di aiutare la naturale formazione d e lla nebbia. In terra ferma esistono eguali possibilità. La protezione di punti militarmente importanti come d epositi di munizioni, stazioni di smistament.o, ecc. può ve nir facilmente raggiunta; può essere anche neces.<;ario di costituire w1a parete di protezione che permetta di avvicinarsi al n emico senza che esso se ne accorga. La nebbia assume una notevole importanza. anche per la protezione della popolazione civile, anzi essa rappresenta il miglior m ezzo di protezione delle città dalle incursioni a.eree nemiche. Le cortine di ne bbia possono venir preparate secondo svariati procedimenti. Coloro che si occup ano dell'argomento differenziano it~ genere le cvrtine di t1ebbia dalle cortine di fumo. Il fumo è costituito in genere dagli aerosoli prodotti da una misce la di polvere metallica sottilmente polverizzat-a e di una sostanza produttrice di cloro. Misce le di tal genere sono assai note e la le tteratura è ricca di indicazioni d e l genere. La miscela che va sotto il nome di Berger ha all'incirca la seguente composizione: polvere di zinco 34,6 %, carbonato di magnesio, 8,3 %, tetracloruro di carbonio 40,8 %. clorato di sodio 9,3 %, cloruro d'ammonio 7,8 %Mediante la scomposizione della polvere di zinco col tetracloruro di carbonio si ha la produzione di polvere di cloruro di zinco che può d eterminare la produzione di una cortina di polvere abbastanza buona. Contemporaneamente s i avrà l 'insorgenza di cloruro d 'ammonio, di magnesio ed acido muriatico, sotto forma di a e rosoli. Il clorato di sodio viene aggiunto alla miscela per facilitarne l'accensione. Ne lla produzione di una cortina d e nsa di ne bbia ha parte importante, naturalmente, il va.por acqueo dell'aria. Tanto maggiore è l'umidità relativa, tanto


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più facilmente si otterrà la produzione di una cortina di nebbia. ~rofficientemente -densa. D'altro canto quando l'umidità de ll'aria è eccessiva le partice lle eh miche rimangono eccessivamente grandi, sedimentano e la ri<mltante nuvola di eostanze sospese nell'aria non raggiunge l'estensione dt!siderata. La produzione di nebbia <>ttenuta con sostanze chimiche dipende dal cont.enuto in vapor acqueo dell'aria ~he ne altera lo spessore o l'intensità. Tutto ciò vale sia p er le cortinE> di nebbia che per quelle di fumo. Il miglior produttore di cortine di nebbia è il fosforo bianco. Comburendo il fosforo si ottiene una produzione di nebbia che è superiore per quantità e den· .sità a quella determinata da ogni altra sostanza us.ata, in relazione al quanti· tativo utilizzato. Ripetutamente è stato fatto uso di una miscela di fosforo bianco e fosforo rosso. In Germania durante la lunga guerra, per mancanza di fosforo, si fece uso ~pecialmente di trios..~ido di zolfo ed anche di acido solforico fumante. La preparazione della miscela. ha luogo nei cosidetti recipi~nti da nebbia. .Calce spenta viene bagnata con acido solforico fumante. La reazione cosi pro· dotta determina. un notevole riscaldamento per cui la massima parte dell'acido .solforico evapora e passa nell'atmosfera. Il triossido di zolfo venne usato anche per mezzo di proietti. Oltre ad esso venne usato anche l'acido clorsulfonico. La den.<~ità. e restensione delle cortine di nebbia prodotte dall'acido solforico ·dipendono in mas.'lima parte dal contenuto in vapor acqueo d ell'aria. Quando la -tensione è molto e levata quPste nebbie sono utiliZ?.abilissime mentre invece quando l'aria è asciutta e quando la temperatura è molto has..~ non riescono in nessun modo. Un altro gruppo di sostanze producenti cortine nebbiose appartiene ai cloruri. Si tratta di sostanze facilmente idrolizzabili: tetracloruro di silicio, tetracloruro di stagno, titaotetracloruro, pentacloruro di antimonio. Fra di esse quella di più ia.cile utilizza7.ionc è il tita.ntetracloruro in quanto idrolizza facilmente e rapida· mente. La produzione di nebbia da titantetracloruro per opera d egli areoplani, viene facilmente riconosciuta. in quant-o le goccioline cadenti si traggono dietro una .scia di'fumo, per cui a. tutta prima la cortil1a di nebbia ba l'aspetto di un tendone sfrangia.to. Il tetrooloruro di stagno idrolizza con minore facilità.: in genere quando se ne fa uso si emette contemporaneamente ne ll'aria dell'ammoniaca. La nebbia .prodotta dalla semplice idrolisi del tetraeloruro di si l icio è relativamente l~ggera e di poca diffusione per cui si rende u eces.~ria l'emissione contemporanP-a di gaoS ammo· nia.cali onde affrettare la scomposizione. La scissione idrolitica. di tutte queste sostanze facilmente diffusibili dà la produzione di legami basici in un primo t empo e .conseguentemente deg1i ossidi ed os.'lidrati corrispondenti, vale a dire: biossido di silicio, biossido titanico, biossidrato di stagno; usando contemporaneamente del· l 'ammoniaca insorge però anche acido muria.tico e conseguentemente densi aero· .soli di cloruro d'ammonio. Le singole cortine di nebbia hanno facoltà colatrici assai differenti. Nella Jetteratura sono riferiti d e i dat.i ohe servono per il rafiront.o delle cortine sulla base di questa qualità.. I dati in questiono si allontanano molto gli uni dagli altri, fatto questo facilmente comprensibile in quanto il potere colatore dipende dalla grandezza d ello particelle. Gli autori in un capitolo precedente banno trattato -diffusamente della dipendenza della riflessione e refrazione d ella luce dalla gran· -dozza delle particelle. La. grandezza di queste varierà naturalmente in modo non indifferente, a seconda delle condizioni d e l momento, per l'adRorbimento di acqua. Fries e Wost forniscono alcuni dati raffrontativi del potere colatore deJie singole nebbie. È stato stabilito quanti piedi cubici di nebbia possano venir prodotti da una libbm americana (435 gr.) delle singole sostanze in esame, ciò con un potere colatore tale da far scomparire il raggio luminoso di una lampada di 40 ·watt posta alla distanza di un piede. La cifra in questione viene d efinita dagli americani c t<>tal obscuring power • ed abbreviata T. O. P. Fosforo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 4600 Cloruro d'ammonio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2500 Tetracloruro di silicio + ammoniaca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1590 Miscela di Berg (vedi sopra) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1250 Tetracloruro di stagno + ammoniaca. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 900 Triossido di zolfo+ ammoniaca................ . .......... ::175


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RrVISTA DELLA STAMPA MEDICA rfALIANA E STR ANIER A

Watson e Kibk•r in un lavoro molt.o esteso, hanno ricercata la. relazione fra. potere ca lat.orc e grandezza d olle pitnicf'll<:. VPnne misurata la lontananza necessaria por far scomparire nn disco bia nco. I l pot.ct·e ccla.t,ore venne d efinito sulla. base de l rapporto d e l potere celatOI'O R , pe r· mo:zzo d e lla f<l'guonte equazione :

R = rr. D 1 • X. \'f4 Ne ll'equazione D rnppr<':<t•nta il diametro d e lle p articelle d ella sostanza sospcstt, N il nume r·o delle pMt.ice lle prc:sente in ogni eme., V la lontananza d e l disco dall'o~t·rvature (in crn .l. Il powrt.> cch~tore a.w11enta dunque col quadrato del din.motro d e lle part.icellt'. 'Ne consegue che tanto più e levato sarà. la cifraR, mant<:nendosi <·guaii gl i a ltri comporwnti l'equn.z.iono, tanto migliore sarà. l'azione celauice della. ne bbia . AmmettPndo che per· far scomparire il disco si d ebba. avere davnnti ad ef<SO uno S$mto di partice ll.-, avremo il vHlore R = 1,35 pe r le particolle ave n ti un diametro D = 5.111· 1 cm .• un valore dunque che viene ad e.'!Sere n1•ll'ordin1m1cnto di gramh'zzu. d e lla lunglwzza. d 'onda drlla. luce. P or la nebbia. biRncu si è st.abili to spc;r·imt·ntu.lmt>nte un vn.Jore di R = 1,27 c m . E s iste quindi una buona concordanza. Le nt'bbio prodotto dal fosforo bianco hanno però un va lo re superiore, vA-le a. dirP .R = 3.S6. E vidC'ntomcntc in questo caso esistono condizioni di r ifiessione par·Licohtrmel!te ftwore\",, lr. A tale riguardo è- a.<>sai inte l'l?f<Mntfl l'os.«orvazione fatta che- le pA-rti cc Ile d i grandezza d e lla. lunghezza d 'onda dulia luco hanno il vnlo n• R in dip0ndenza qmtdruta dal diame tro D. Lo mi ~>ura­ zioni di \Vhytlaw-Gray indichr rc bbero piuttosto una. dipendenza dalla terza. potenza. Le cor·tine di nc bbin. possono;; •r vi r·e anche ''grC'giamente como sogna! i. Me dia n to colornzio.ne a.rtilirin lr dd In .ne bbia. con so~tanzo coloranti. s i può ottenere una varitlzione ùc i scl!nttii . Gli Autori ricordano che \IV. E . Gibbs (Ciouds a.nd Smokos, L ondon 192+) d à a lcuni dati circa In. composizione d e lle cortine di nebbia. e doi coloranti a tal ttopo u t ilizznbili. in quanto rcststono alla elevata. temperatura. senza. andar distrutt.i. Si tru.tta. ù i compo;:ti contenonti oh re alla sostanza colorante rmchr lt\t.tosio e clora.Lo di potassio. La i!Osta.nzacolorante viene evaporata per opE~ra d e l calore pro,lotto da lla combust.ione d e l la.ttosio e d e l c lorato di potassio per cui viene eliminata una nubo <'olo!'ata.. La produzione di nebbie colorate ha grande impol'tsnza por l'artiszlieria in q•rrmto permetto il riconoscimento del punto colpito per l'insorgenza d e lla nuue color·a.ta.. Abbiamo riprodotto que)<ti dati, forse un pò troppo estesamente, non essendo essi d'or~line sanitario, ma l'abbiamo fatto con la convinzione che la. conoscenza. di quest.i fatti ed imp:eg!li bellic i po'!Sa.no riuscir·e graditi ed utili 11.i medici militari. A. L USTIG . G. STEIKER. - L'evacuazione d ~l malati nella protezione antiaerea . (« Gasschut~ und L urt.;chu tz u, nov. 1934). Uno ch1i provv.)Jim" nti più im por tanti da. attuare nella protezione collettiva d e lla popolazione civile contro le incurs ioni a e ree in te mpo di guerra è lo sfollamento. T ale provvedim(•rtto. già di par sè ste;:;so di ùilficoltosa. attuazione ne i confronti d c i citt.n.dini che si trovt>no in normali condizioni di salute , assume maggiore importa.nza quando si tratta. di allonta.naro, d ti centri più suscettibili d1 essere oggetto di incursioni at•r··~f,, i mq,lati, siano ossi d t•g;onti in ospadali, che nelle loro abitazioni . Il ~oneralt:> ·m edico St.cinor. intereSSf\ndo:'li a.ppunt.o del proble ma d e ll'evacua.zionA <lei m A.la.ti , mentre amm~ttR c he tma ce r·ta. parte di degenti potrebbe essere trn.sportata ne lle can ti ne ricove ro, evenliun lmente già esistenti ed attrezzate nei rispettivi ospedal i, a. cond izione p.:-rò c he si tmtti di ammt>lati ai quali non possa nuocor·o la po rm:~.ncnzt~ in t!\li cant.ine, ritiene che gra n numero di ammalati d o vrà essere t.ra'!fel'lto t~ l trovc e di ossi la mag~iore parte in posizione coricata.. Ma, ciò promes:;o, si domanda. come si pot.rà a w re.~ una. a<ieguata disponibilità. di aùa.tt.i moz7.i di tra-<por to p~r tali a.mma.h\ti, con;.idl' ra.to che le vettur~ speciali di quals iasi t ipo pt;r i l trasporto, csiste nt i pPr i bisogni normali del tompo di pace~


RlVlSTA DELLA B'l'..ut:l'A MEDICA ITALIANA E STRAl-'lERA

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n on sarebbero mai sufficienti. Bisognerà. allora J•icorrere ad altri mezzi di ripiego, impie.~ando cioè autocarri e vet.ture di qualsiasi tipo. su cui, ad ovviare le inevita-

bili sofferenze che t ali mezzi di trasport{) indurrebbero nei mf~lat.i a. c~ione d e lle scosse"' degli urti, è indispensabile applicare ~peciali dispositivi fomiti di molle che consen tano il trasporto d ei malati su bare lle . Fra le dlver:se condizion i escogitat e per tale scopo, lo Steiner illustra gli appll.recchi d el generale m edico Francesco T intner. coll.'~istent.i in tubi d i acciaio s"'uza. giunture, i quali provvisti di gr appe por la loro fis.-;a.ziono alle pare ti laterali d egli autocarri, e di sempU!!i molle, con.~entono l'adattamento di due o più barelle su cui i malati vengono trasportati senza urti e scossoni. I detti apparecchi possono essere messi anche su piedi, cosicchè es.<>i sono u!'abili altrettanto ben e con mezzi d i trasporto sfornit.i d i pareti lutorali, e sono utilizzabili su vagoni ferroviari, bll.ttelli, areop.nni, mentr<1 il loro montaggio è S(•mplice e rapido. Sono infine poco costosi e poco inp;ombra nti, tal eh è è facik i !lo ro trasporto. L o Steiner, facendo rilevar"' come tali dispositivi poAAono es.;~ro ut.ili anche per il servizio san itario e di pronto soccorso n ei riglla.rdi d e lla prot-:-zione antiaerea, ritiene che i malati d a sfollare, eosl tra.sponati, una volta giunti ndlle località loro d estinate, potranno adoperare come letti provisori le stesse barel le su cui e~<.'!i saranno stati trasportati, ovvillndosi così al!'eventua.le momentanea mancanza di letti sul posto. Nell'evacuazione degli ammalati dai centri u r bani, so)!getti ad incursioni aeree, bisognn infine provved e re a quanto riflette la Lor·o alim..:nt.azione ed a t utto quanto riguarda la loro assistenza. MAGRONE.

L. v. KREHL. 1934, ll ).

Sopra le malattie Infettive ln guerra. ( • 1\·I unch. mcdiz. Wschr, »

Le più importanti malattie inf1•ttivo in guP.rrn sono in primo luogo il colc l'(t. e il tifo esantematico. J~· A. insiste giustamente sull' impor·tanza ch e ha l'accertam ento p recoce di que.<>te due malattie; tanto pii1 che, essendo assai rare ad osse rvarsi in G3rmania in t e mpi ordinari, la più g1·an p arte dei medici non possiede una sufficient-e ('Onoscenza eli quoste infezioni. Ma fino a tanto cho vi saranno rnadici, i quali han vissuto la gl'ande gucn a , non potrà sussister e il timore che queste malattie vengo.no misconosciutt•. Una notevole import.anza h anno a nche le fe bbri tifoidi e p!tr·atifoidi e la di.sscnt.cr·ia bacillare, che han d ominato la patologia di g u erra, pnrticolarmente ne l se~tore occidentale . Di n otevole interesse è la conoscenza dr.llo forme atipiche d e l quadro morboso, specialmente d e lle forme lievi di tifo addominale. L 'A, m etto m evidenza i multiformi ~'!petti ddl p a ra.tifo B ; e, poichè dur11nte la grande guerra le con oscenze sui vari tipi di bacilli paratifici non erano co!'Ì progredite come lo sono ora., rimasero indecise l~ q uest.ioni relative o.l valore de ll'agente eziologico. delle particolari condizioni do! malato e di qu,..lle ne ll t'l quu..li e ra col;tretto a vi,·ere, che avre bb<>ro potuto spiegare le molteplici varietà. d e l quadro morboso. REITANO.

A. F ruMEL. - Stato di salute del piloti da caccia, piloti notturni e piloti d.l uml. (« P olski przeglad m edycyny loniczej » Biul. 4-1934. Vnrsavia). L ' A . magg. m ed . del centro aeronautico di Varsavia. è anche redottore della Rivista P olacca di Meclicina d e ll'aviazione . P er spiegare la rapidità. di comparsa di al tera:r.ioni morbose presso il personale aeronaviganw, in ciascuna catogol'ia di aviatori h a fatto un'analisi stfltistica m inuta d e llo stato di salute dei piloti da caccia., d e i piloti diurni e dei piloti notturni. H a diviso il materiale in duo gruppi : sogge tti na..ti da. l 1900 al 1904 e soggotti nati dal 1905 al 1914 ed ha. preso in <'Onsidera.ziono so lo p i loti con cffo:>tt i ,.e 300 ore di volo. N e l g ruppo ]piloti da caccia, fra a ltri sint.omi morbos i, Pgli m ette iu prima linea. le turbe del sistema n ervoso e del sistema circolatorio. In ta l gruppo i piloti


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RIVISTA DELLA STAMPA lllED IOA ITALIANA E STRANIERA

più anziani hanno mostrato pel 28 % alterazioni patologiche, mentre quelli più giovani raggiungevano il 5 1 %. Le alterazioni morbose ~i verificavano nei più anziani già dopo un anno di servizio, fra i piloti più giovani nel corso del 2 ° e 3° a.nno. Nel gruppo piloti diurni si ha un ritardo nell'apparizione dei sintomi morbosi a carico de l sist~ma circolatorio e nervoso e solo in un terzo dei soggetti presi in considerazione. Dunrpte differenze sensibili sia. per quanto riguarcla. in ~rgere di ciascuno stato morboso sia per quanto riguarda il grado di progressione di esso. In base al mate rit~le stati.;tico citato l'A . arriva alle seguenti conclusioni: l ) i piloti da caccia ed i piloti notturni si esaurisconc più rapidamente che non i diurni; 2) manifestazioni morbose appaiono nei piloti da caccia e notturni già dopo un anno di attività, in quelli diurni anche dopo 4 anni ed. in minor grado; 3) alterazioni circolatorie e nervose occupano un posto preminente nella sintomatologia morbosa; 4) i giovani mostrano più attitudine al servizio di caccia; 5) i più anziani, per il pilotaggio notturno; 6) si dovrebbe limitare la durata del servizio dei piloti da caccia e notturni; 7) ad essi dovrebbe concedersi maggior riposo. L 'A. si augura una regolamentazione dell'attività e del riposo dell'aviatore in genere; propone che si faccia una propaganda per l'educazione fisica e 'lportiva fra il peN!Onale aeronavigante, che si combattano cattive abitudini, che si volgarizzino principi di i~Ziene individunJe e di volo. che si tenga maggior conto delle condizioni fisiologiche del pilota nella costruzione degli apparecchi. RAFFONE.

P . MAcEwmcz. - Risultati degli esami pslcotec:nic:l e realtà. c P olski pnegla.d, medycyny lotni<.'zej •· Biul. IV 1934) Varsavia. L'A. neil'intento di verificare so confrontano le decisioni psicotecniche del· l'esame dei candidat-i al pilotaggio d 'aerei, con l'apprez7..amento dei singoli allievi che ogni istruttore può formulare nel corso dell'istruzione di p'iloto.ggio, ha proceduto a rilievi stati'lt.ici su tali dati per alcune centinaia di allievi. Da tali dati si rileva: I) la valutazione di ogni allievo da parte dell'istruttore è più indulgente che non quella degli esami psicotecnici; II) nel confronto fra valutazione psicotecnica e scolara di ciascun allievo si ha eguag.ianze. nel 78% e discrepanza nel 22%; III) del numero degli allievi valutati ottimi dall'istruzione, solo il 40% era stato giudicato tale nell'esame psicotecnico; così di quelli stimati buoni dall'istruttore, 1'83% rimase tale al vaglio psicotecnico; dei mediocri per l'istruttore il 99% era tale per l'esame psicotecnico ed infine degli inadatti o insufficienti per l'istruttore, 1'88% aveva avuta. le. stessa menzione nell'esame psicotecnico. Detto esame era stato sempre fatto prima dell'ammissione dei candidati alla sc•1ola. di pilotaggio. Ere. stata ricercata: a) la fa.cilità. di lavoro intellettuale ; b) prontezza di reazione a stimoli ott.ici; c) trasmissione e diversibilità dell'attenzione; d) memoria visiva; e) regolarità e padronanze. degli atti motori. Si adoprano tests apparecchi provati (pendolo d' Arsonva.l, Tavola di Poppel· reuter. aparecchio Re;d etc.) L 'A. rileva ancora che 50 piloti riconosciuti buoni dall'istruttore hanno provocato incidenti di volo: si è constatato che per quei 50 piloti erano stati giudicati insufficienti 32, mediocri 13 e solamente 5 buoni. Questi casi cosi spiccati di disparità di valutazione da parte di psicotecnici e di iiltruttori deve seriamente far riflettere e si potrebbe render necessario l'applicazione di altri esperimenti negli esami psicotecnici e rivedere i me!.odi a•.tuali. RAFFONE.


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lGlENE F. MAssA, primo capitano m edico - Stud1 sul potere battericida del sangue « In toto ,. nd corso della vaccinazione dell'uomo contro Il tifo e l paratlll (et Bullettino delle Scienze Mediclw • F ase. lli, 1934 - Comtmicazione fatta alla Società. Medica Chirurgica di Bologna nella seduta del 29 maggio 1934). Si pensa og~i da non pochi studiosi che nel meccanismo dell'immunità ematica verso il b. di Eberth intervengano oltre alle proprietà antibatteriche specifiche del siero - oramai ampiamente discusso per quanto ne riguarda. l 'effettivo valore difensivo. - altri fattori forse più importanti. Si è così proposto di valutare il potere tificida del sangue intero senza alcuna diluizione o frazionam.ento dei suoi componenti; v'è anzi oramai una vasta letteratura. sulla battericidia fisiologica del sangue. Ben pochi AA. - Lusena sopratutto - hanno invece ricerca.tt\ tale azione quando è insc·diata nell'organismo la tifoide o si sonò prefissi (solo in via spf>rimentnle su animali da laboratorio) di accertare se nell'immunità. apportata artificialmente tale potere viene stimolato da nuove proprietà. acquisite dal sangue. Le presenti ricerche hanno av.uto apptmto lo scopo di determinare quali sono nell'uomo le variazioni del potere battericida normale del sangue nel corso di una i=unizzazione preventiva. antitifo-paratifi A- B con vaccino di riconosciuta efficacia studiando parallelamente il comportamento delle reazioni s ierologich e (agglutinine somatiche O, fiagellari H e batteriolisina). L 'esperimento di vaccinazione (vaccino T. A. B. f01mola.to a. dose unica.) fu esteso a 20 uomini e disposto in maniera da potere stud iare contemporaneamente e nelle medesime condizioni i fenomeni che interessava indagare a. tempi vari (prima e 15, 30, 60, 90 giorni dopo la inoculazione immunizzante). L 'A. descrive d ettagliatamente la tecnica seguita ne lle varie indagini soffermandos i sopratutto ad illustrare il metodo prescE'Ito - dopo numerose prove preliminari - per la. valutazione del potere battericida del sangue « in toto n. Con l'intento di chiarire il p iù possibile il meccanismo della ba.ttericidia del sangue a in vitro • ha anche cercato di distinguere l'influenza esercitata dai fattori umora.li e da quelli cellulari studiando comparativamente l'azione tificida del sangue i n toto, pla.<:~ma, e lementi corpuscolari, siero, soli globuli rossi, sola. emoglobina., emoglobina.+ stromi, soli stromi, qui pure s ia nel fenomeno quale appare fisiologicamente che nelle variazioni in cui queste attività normali possono andare !'oggetto con l'introduzione nell'organismo dell'antigiene vaccinico. Sono stati infìJJe particolarmente studiati - con esperienze su animali da laboratorio - i rapporti esistenti fra. batte ricidia. del sangue intero e grado d i resistenza. all'infezione e l'importante questione della« fase negativa» che, per ovvie ragioni, nella vaccinazione a dose elevata. unica merita. anco r più attenzione dell'ordinario. Ampiamente discussi sono dal Massa. gli interessanti risultati ottenuti çbe gli permettono di d edurre le seguenti conclusioni: l o il sangue umano, non diluito nè frazionato nei suoi elementi compositivi, presenta normalmente - nello studio • in vistro • - un potere batteri cida elevato verso i bacilli del tifo e del paratifo A, basso o nullo verso il bacillo del para.tifo B; 2° l'introduzione n ell'organismo - via parenterale - di dosi appropriate di un vaccino efficace a dose unica. apporta. spesso come prima e n on breve conseguenza. - nei rapporti dei bacilli del tifo e paratifo A - una. cadt1ta parziale, ben raramente completa, di tale potere battericida normale. A questa prima fase nella. quale le d ifese naturali del sangue appaiono diminuite succede però un nuovo stato in cui il sangue viene a. pos.<>edere, verso tal i germi, un valore protettivo molto elevato, sempre superiore a q uello osservato inizialmente; ao nessuna modificazione sembra invece subire il potere battericida del sangue verso il bacillo del paratifo B in seguito alla vaccinazione con ouesto germe; 4 ° lo studio contemporaneo d elle reazioni sierologiche (agglutinine H, O, batteriolisina) ha. messo in evidenza., in quasi tutte le prove fatte a diversi intervalli di tempo, un netto contrasto fra forza battericida del sangue e ricchl'zza di


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anticorpi ne l siero, che soltanto a 60 giorni dalla vaccinazione presentano spesso - ve rso i bac illi de l tifo e del paratifo A - un chiaro para llelismo (fortissima. batte ricidia. de l sangue, ele vato tasso di agglutinine e batteriolisina n el siero); 50 esistono diffe renze iudividunli abbastan7..a note,·oli n ella risposta immunit-aria a lla vacc inaziont>, s ia nel comportamento del sangue intero che in quello d PI solo siero; 60 rice rch e csC'gui te con i l bacillo de l tifo contemporaneamente sul sangue tt in toto • e sui s uoi e lementi compo::;itivi per chja.rìre il più possibile il meccanismo intimo ddla battl'ricidia ham1o a.cce l"tato che la maggiore azione tificida. vil'ne c;;pletata dai globuli rossi integri, pure restando non trascurabile quella. d ol ..;ic ro; 70 alcune prove condotte s u conigli vacci11ati con diverse dosi contro il tifo e il paro.tifo B ed inf,.,ttati con lo. dose minima mortale dopo l, 3, 5, giorni da ll'ù10c ulazionc immuniz7..ante, hanno dimostrato come in tali animali non vi s ia st ato indizio di fa se n egativa. Ciò la.scia s upporre c hP anchl' nt-ll'uon: o -che presenta dopo la vacc inazione lo ste,;sc variazioni iniziali del potere batt.e ricida del sanf_,.ue osservata. n e i conigli - l' immunizzazione contro il tifo e paratifi A, B eseguita (via parentera.le) con germi uccis i in appropriata doso non possa, in genere, apportare all'inizio una vera fase di iper-rccc ttività; so ricerche praticate ancora su conigli usando i bacilli d<'l tifo e del paratifo B hanno perme~-<sO di osservare come non sia difficile constatare la. mancanza di re lazione fra forza battericida del s angue intero e grado di resistenza all'infezione. Sembra cioè che dallt\to protettivo si possono muovere a lle proprietà difensive de l sangue intero (quali risultat i dallo studio« in vitro »)le s t.f'f<se obbiezioni e gli stessi dubbi già sollevati datanti AA. verso gl i an t icorpi del siero.

Ricerche sulla paralisi difterica sperimentale. (<< Annales de l'Institut Paste ur », vol. 54, n. 2, fo•bbra.io 1935).

R UELt-E G. -

Le oss<>r vazioni che possono dimost rare in modo s icuro la comparsa spon tanea di antitossi na. ne i soggetti colpiti da paralisi difteriche sono ancora in numero t1·oppo limitato, essE•ndo rari i casi d e!'icritti n e lla lett e ratura, nei quali si è consta.tato come le paralis i post-e! ftcriche tardive e d'evoluzione lenta si possano accompagnare n ell'uomo alla produzione di antitossina. L 'A. s i è proposto di studiare la produzione de ll'antitossina n cll 'animule colpito da purulisi difterica sperimentalment-e provocata. Tal i ricerche sono s tate rese possibili solo da circa un anno, p er merit.o d egli stud i di Ramon, Debré e Uhry, i quali sono riusciti a trovare il mezzo

per :;tudiare sperimentalmente, in modo facile e completo, i problemi inerenti a lla paralis i difterica. E ssi hanno proposto l 'uso di una tossina addizionata di formolo al 4,35"/oo e t<'lluta a 37o solo p er 22 ore. Un ottavo di cc. di tale tossina ucc ide la cavia di 280 grnmmi in 4-5 giorni. Dalle loro ricerche risulta. che, iniettando ne i muscoli <.iella zampa post eriore destra di un lotto di cavie un ventesimo di cc. di questa tossina, si oss<'rvano, in alcuni animali verso il quindicesimo giorno f'tl in altri ve rso il V<>ntesimo o ve ntic inquesimo giorno, i primi s intomi della pa.ralis i dell'arto a liv<•llo df'l punt.o in cui s i è fatta l'inie zione. Questa paralisi, allo inizio locale , s i estendo progressivamente e si generalizza in modo tale ch e la cavia resta pre~to dis tesa su un fianco e la morte sopravvie ne per "Ìncope o asfissia tra il 350 o il 40° giorno. Pe r m ezzo di una tossina fornitagli da Ramon, l'A. ha potuto provocare facilm ente la paralisi n elle cavie ed ha ricercato se la dose de lla tossina iniettata esercita qualche influenza s ul tempo che occorre p er lo stabilirsi della paralisi, l sulla intensità di questa, e sul tasso di antitossina presente n el sangue a.l momento de lla comparsa de i disturbi paralitici. Impiegando dosi di tossina comprese tra. 1 1/ 5 ed / 2., di cc. la compm·sn d ei sintomi paralitici si osserva dopo lo stesso t-empo. Con dosi comprl?S(' tra 'h e 1 /w; di cc. le cavie soccombono in w1 tempo pre:;s'a poso ident ico; me ntre con dos i tra 'la ed '!211 di cc. si ha la sopravvivenza d egli animali. L P. dosi di t os.c:;ina infe riori ad 1 / 2,1 di cc. producono in genere para lis i poco marcate e eli evoluziou e bre ve. L 'A., impiegando 1 / 10 di cc. di tossi-


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na, ha potuto notare che s i hanno dei fenomeni netti dopo un periodo di 13 g iorni e che le conseguenze dell'iniezione di questa dose possono essere paragonate a lla s ind rome clinica ch e si osserva ne l bambino. Non solo si può avere la sopravvi· ve nza dell'animale, ma anche il ritorno d e lla motilità normale dell'arto paralizzato in un periodo che va da un mese ad un mese e mezzo. P er quanto riguarda il dosaggio dell'antitossina ne l s iero delle cavie, sia prima che dopo la comparsa delle paralisi, l 'A. s i è servito d ella. nota tecnica proposta da Romer, m odificata in seguito d a Glenny e Allen. Tale tec nico. permette di d eterminare il conté uuto del siero in antitossina u t ilizzando il metodo dalle iniezioni i ntra d ermicho alle ca.vie, e consiste essenzialmente nel paragonare la. reazione provocata con delle miscele diverse d i tossina difterica e siero in esame alla reazione provocata con delle miscele contenenti le stesse quantità di tossina e di siero campione. In parecchi animali, l ' A. ha trovato che l'antitossina può essere messa in evid enza. anche prima d e lla compa rsa d e i fa nomeni para litici. La fissazione sul s iAtema nervoso di una parte della tossina. inil'ttata si produrrebbe assai rapidament-E> P sarebbe ante riore alla comparsa dell'a.ntit.os.':lina nel s iero. D 'altra parte la produzione di questa non arresta l'evoluzione de lla pa ralisi. L'A. ha m<'sso in evidenza l 'antitossina ne l siero sia subito dopo lo stabilirsi della paralisi, s ia poco tempo dopo; l'antitos.~ ina scompare quando ancoro. persistono i fenomeni paralitici. Queste con~lusioni trovano confermtl ne>lle osservazioni di certi autori, i quali in alcuni soggetti colpiti da paralis i di natttfa. sospetta difterica, hanno potuto m ettere in evid enza nel siero dei pazil'n t i quanti tà anormalmen te alte di ant it o::<s irta.; ciò ha reso evidente l'orig ine difterica dd t'affezione osservata. PIAZZA.

H. Ho&:NUNO . -

Un'epidemia di febbre tlfolde di origine Idrica nella Foresta Nera.

(« Archiv. f. Hyg »,

B.

113 -H. 3 - 193 <!).

L'esatta conoscenza delle epidemie di febbre tifo id(' d i origine idrica è semprE> utile ai fini d ell'epidemiologia di questa ·.infezione, che spesso rimane oscura. L 'A. descrive dettagliatamente un'epidemia d el ge nere, che ebbe origine il giorn o della Pentecoste 1934 in Wl albergo, s ito nei pr<'s.'<i d i un lagh!'t.to della ForE'~ta Nera; un'accurata inchiesta. dimostrò che la causa d e li 'infezione era da attribuire a ll'inquinamento d ella fonte di acqua da bere, di cui s i f'('rviva l'alber go, a mezzo di acque di rifiuto, provenienti dA. un albergo situato più a mon ~ . Per l'uso di quest'acqua, p resa a lle diverse bocche di erogazione della conduttura che si dimostrò guasta, ammalarono di fe bbre tifoide 33 persone, qua>"i tutte in giovane età, dal 2 a l 22 maggio, dopo un periodo di incubazione d i circa 17 giomi (minimo Il giorni massimo 23 giorni); 3 vennero a morte. L a più llran parte di questi malati, e anche un gn1ppo di p rrsone c he non contrasse la febhr·t' tifoid e, manifestarono, un giorno dopo aver benrto l'acqua incriminata, sintomi di gastro-enterite acuta, la così d etta « Malattia da acqua» (Wasserkrankheit) la -quale è stata spesso osservata all'inizio di un'esplosizione di epidemia idrica. Gli ammalati provenivano d a 22 diverse località del sudovest della Germania; ma poichè tutti eran convenu ti a llo s tesso sito d e lla F oresta Nera per trascorrere la festa, fu possibile scoprire l'origine comune dell'infezione. . L'insuinamento d ell'acqua d e ll'albergo, sito presso il laghetto, probabilmente durava da molto tempo; parecchie persone, che avevano frequentato anch~ in inverno la locanda, s'erano lamen tate di disturbi intestinali acuti, che attribuivano al cambi,lunento di clima, ma che invece è da presumere fossero cuusuti d all'acqua, inquinata con materiale fecale . L'autore fa. la. supposizione che alla vigilia d ella P entecoste o il mattino d e lla F esta, un qualche portatore di bacilli f osse capitato all'albergo, sito piil a m onte d el laghetto, ed abbia fatto uso d e l gabinetto di decenza. L 'A. insiste infine sulla. necessità che anche gli alberghi di campagna e in gen~re i luoghi meta di gite specialmente in montagna, s iano sottoposti a un sif<tematiC? controllo igienico, p er quanto riguarda l'approvig ionamcnto idrico e lo .sma.lt1men to dei materiali di rifiuto. R EITAKO.


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RIVI STA DELLA STAMPA MEDI OA ITALIANA E STRANIERA

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE

P. MuRLENS. -

Pratici risultati nel trattamento chemioterapico e nella lotta contro le Infezioni tropicali. ( « Settimana scientifica di Francoforte. Problemi di Batteriologia, I mmunologia e Terapia. sperimentale •. Vol. III, pag. 217- Editore G. Thiem e - Lipsia, 1935).

Dopo avere brevemente ricordato la. storia e lo svilu ppo della ch emioterapia, alla. quale sono legati i nomi di P. Uhlenhuth, P . Ehrlich, Kolle, M iihlens, M. Mayer, L everan e Mesnil, l'A. inizia la sua. esposizione trattaJtdo d ella Plasmochina. Q uesto pr eparato sin t etico, scoper·to nel 1924 rl.a. Scbnlo:?mann, Sch ònh ofer , Wingler e Roebl, è come si sa, un derh·ato della. chi nolina e si dimostrò molto attivo n ella malaria degli uccelli. E s iste ormai una ricchissima. letteratura sulla Pla.smoch ina, che ha messo in evidenza i seguenti vantaggi : Attività contro i gameti della terzan a t ropica, r esistenti a.l chinino. Sopportabilitit nei casi di cbininoidiosincrasia e n e i candidati alla febbre emoglobinurica. Azione elettiva, senza che si verifichino recidive, nella quartana. Sua preparazione sintetica. La Plasmochina.-<:omposta e la Cbinoplasmina, per il loro contenuto in chinino, non vanno mai somministrato ai candidati alla febbre emoglobinurica, cicè ai mala.rici cronici con anamnesi positiva p e1· la fc:b bn· emoglobinurica e con alterazioni epatiche e renali, per il pericolo di provocare un attacco d i em oglobinuria. P oich è la Plasmochina è inattiva. contro gli schizonti d ella tcrzana tropicn, è s tato ricercato 'l.tn altro preparato efficace . i\1eitzsch e Mauss prcparaTono l'Atcbrin, un d erivato d eli 'Acridina, ch e fu provato p er primo da Kiku t h nel 1929-30 sulla. malaria degli ucc..,]Ji. Dali \~>SJ.ll:'ricuzii> ti i M ulllt'll>S "' da quuu Lo 1·i,;ull a dull"' ricca Jetteno\hu·a di questi ultimi q ua ttro anni, si può affermare: l 'Atebrin è il miglior rimedio contro gli schizonti, specie d ella malaria tropica, oggi conosciuto. n numero dei casi di recidiva, nonostante un esatto trattamento con Atcbrin, è di gran lU11ga inferiore a quello che si h a con la cura chininica. Come la chiniila, l 'At.ebrin ha scarsa efficacia sui gameti d ella terzana t ropica. P ertanto è necessario per distrugger e i gameti di somministrare, dopo un trattamento di 7 giorni con I'Atebrin (atebrin: gr. 0,1 t r e volte al dl) Plasmochina: gr. 0,01 t.r(' volte al gion1o p er 3 g iorni consecutivi. I pretesi inconvenienti d ell'atebri n si possono spiegare con un errato trattamento (dosi troppo forti o contemporanea somministrazion e dipla~mochina). n colore giallo della cute non è dovuto a lesioni epatiche ma al d eposit.o della sostanza colorante dell'acridina. Secondo il Miihlens, il trattamento- Atebrin e s uccessivem(nf C' Plasmochina - nella terzana tropica è op~i il più c!'lt>re e il più s iC'uro d e i rimedi ; come pure la cura di tutte e tre le f01·me di malaria con la Chinoplasmù1a (21 giorni, tre volte a l giorno un confetto) sarebbe la. più radicale. P er quanto riguarda la profilassi causale, il 1\Hihlens afferma. che ancor a. oggi n on esiste un farmaco che proviene in mani era sicura l'infezione malarica; la profilassi che si può fare è indirebta, cioè bi!'ogna tendere alla bonifica individuale risanando i ga.metiferi con la PlasmochiJla e interrompe11do così J'anelJo « uoroo-anophelcs-uomo •. Ottimi r i!>ultati avrebbero ottenu to in Sardegna con questo procedimento l\1issiroli e collab. Dopo le prime ricerche di Laveran c Mrsn il (1903) ccn g li acidi ar~enicali. Thomas e Breinl (1904) confermarono l'azione triparticidn dell'Atoxil, e Ayres K opk e e R. Koch lo introdussero nella terapia della «malattia del sonno ». Ma il suo uso in pratica è stato in seguito quMi d l"l tutto abbandonato a camm della. sua t ossicità. e dei d isturbi che ne cons<'guono; anch e il tartaro stibiato, ch e pure aveva. azione tripru1icida, è stato trascurato. Altri prt'para ti ben più at.tiYi e sen za. gli effetti tossici dell'Atoxil, sono stati allest.ti dagli arsenicali: la Tryparsamid (sale sodico d ell'acido N-fenil-glicin- amido-p. arsinico), preparata per via sint etica. nel 1919 da Jacobs (' H e ide lberger , e studiata spcrim•tl'l!llmente da Luisa P earce : la Germanin (Bayer 205) dalla formala chimica molto compl<'ssa; J'Orsanin (Fourneau 270-sale sodico d ell'acido a(:etil- p. amino-o. o siff'nilarsinico). Il rimedio più usato oggi, specialmente Jiel pJ'imo ~;t ad io d ella malnttia, è la Gcrmauin (per via sottocutanea o endovenosa-sol. 10%. dosi gr. 0,5-1 fino a I O iniezioni). Si è potuto stabilire che la Germanin h a a11cora azione preventiva con-


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tro l'infezione da tripanosomi. Lyndhurst Dnke, direttore dell'Istituto per ri· cerche sulla. Tripanosomiasi in Uga.nda, ha dimostrato, servendosi di indigeni volontari, che gr. l di Germanin è sufficiente per proteggere, dw·a.nte un periodo di 113 giorni, l'uomo dall'infezione da Tripanosoma rodes. In seguito ad altre ricerche, L. Duke ha. confermato che la profilassi contro la Tripan. in zone di endem.ia, si compie bene mediante iniezioni endoven ose di gr. 1- 1,5- ripetute ogn.i tre mesi. Sarebbe necessario che questa pratica fosse estesa ! in tutte le regioni dell'Africa, ove vivono individui minaeciati di contrarre l'infezione. L 'Antimonio, dopo la scoperta. della sua azione tripanicida, fu impiegato n ella terapia. della Leishmaniosi (Viana, Di Cristina e Caronia, Rogers, ecc.) del qranuloma venereo (Viana.) e della Bilarziosi (Mc. Donagh, Christopherson). Oggi i due preparati più usa.ti sono il N eostibosan (composto di antimonio penta.valente) ed il Neoa.ntimosan, d etto anche Fuadin (sol. al 6.30% di anti· mon-piroca.techin-çHsulfonato sodico, contenente il 0,85 % di antimonio t riva· lente). Secondo il Napier, il Neostibosan, somministrato per via endovenosa o intramuscolare, è il più potente rimedio contro il Ka.la-Azar in India. La Fua.din ha. dato anche ottimi risultati nel trattamento della Bilarziosi in Egitto. Per la cw·a. di questa. malattia si usa anche il Sd t. 386B. (un preparato di arsenico ed antimonio). Sono in corso ricerche per assodare la reale efficacia curativa del Sdt. 386B. nel Bottone d 'oriente e nel Linfogranuloma inguinale. Nella cura della dis.<>enteria amebica il rimedio più efficace è stato considerato 'E!n etina (alcaloide delle radici di ipecacuana) introdotto dal Rogers nel 1912; a causa d ei disturbi che però può dare l'uso prolungato di questo preparato, si sono sperimentati altri rimedi; la terapia con lo Yatren (derivato iodato della ortossichinolina) f u iniziata da Miihlens e Menk nel 1921. Essa è particolarmente indicata nei casi cronicissimi di amebiasi, in cui il trattamento prolungato con l'emetina (fino a 200 iniezioni) non dà il risultato sperato. Nella Clinica delle malattie tropicali di Amburgo, il Miihlens, in questi ultimi 13 anni, ha trattato quasi tutti i casi di amebiasi con lo Yatren. Soltanto nelle complicazioni epatiche ha aggiunto le iniezioni endovenose di emetina, che, in queste condizioni, rap· p resenta il rimedio di elezione. L 'A. non può dare un sicuro giudizio su altri pre parati usati nel trattamento dell'amebiasi (Rivanol, Stovarsol, Spirocid e diversi composti analoghi allo Yatren). Il Miihlens accenna infine alla terapia arsenobenzolica nelle malattie da spirochete (sifilide, framboesia, sodoku, febbri ricorrenti; ulcera tropicale) Jar. gamente conosciuta e sperimentata ov-w1que con successo. REITANO.

E . GoURVIL. - L'endemicità amarllllca negli Indigeni del Sudan. (« Bull. Société Path. exot. » T. XXVIII, n . l, 1935}. Le osservazioni fatte durante le recenti epidemie nel Sudan dimostrano che il virus amarillico è molto diffuso nel mondo indigeno. Lo sviluppo delle vie di comunicazione e dei mezzi di trasporto non sono estranei a questo stato di cose. Prima dell'apparizione dell'epidemia di Sikasso, la febbre gialla non era mai stata segnalata in quella località nè in regioni limitrof<'. Poichè tutte le ric,erche fatte per scoprire la provenienza del virus restarono n egative, era neces· sario ammettere l'esistenza del virus sul posto tra gli indigeni; questa ipotesi ebbe una documentazione sperimentale nelle ricerche di Stefanopoulo, il quale dimostrò che il 20 % degli indigeni pos.<>edeva nel siero di sm1gue anticorpi protettori contro il virus amarillico. Nell'ottobre del 1931, due europei su tre che vivevano a Kayo si ammalarono e morirono di tipica febbre gialla; daU'inchiesta fatta, risultò che nessuno degli europei aveva lasciato Kayo da oltre un m ese e che nel medesimo periodo di tempo non avevano ricevuto a.Icuna visita. Alc tmi giorni prima. dell'insorgere della malattia però avevano assistito a una festa in· digena nella fattoria. Gli indigeni dunque, che n on manifestn,rono alcun segno di malattia, erano portatori del virus. Ma durante l'epidemia di Kayes del 1932 la popolazione indigena fu parti· colarmente colpita.; il quadro morboso nelle forme mortali era p erfe ttamente sovrapponibile a quello che si osserva negli Europei.


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RI\'ISTA DELLA STAMPA MEDI CA ITALIANA E STRANIERA

L'A. cred e necessario estende re le ricerche sierologiche, mediante il • test• di protezione , allo scopo di stabilire con sufficiente esatte zza l'indice dell'ende.mia amarillica. In attesa. che sia realizzata una larga. ed efficace vaccinazione contro la febbre gialla, ed a prescindere dalla lotta contro le stegomye, sempre efficace , è necessario che si pratichi una netta separazione tra l'ambiente indigen o e que llo e uropeo. Questa divisione fu fatta con successo a Sikasso e p oi a Kayes. REITANO.

R. JonGE. - Osservazioni epidemiologiche sulla lebbre gialla. ( « B ullt::t.i n Office Int. Hygiène Publique n, 1934, n. 12).

N e l bolle ttino d ell'Office interna.tional d'hygiène 'fYUblique del dicembre u. s. sono raccolte numerose re lazioni sulla f. g. Di particolare interesse, percbè condotta con un mi!';urato equilibrio di gh1dizio ed un fine senso critico, è quella dovuta al prof. R. Jorge. Riassumendo quanto ci è noto a.llo stato attuale , sembra che la f. g. non sia. trn.smesRa che da casi umani ne i primi tre g iorni di malattia; che il periodo d i incubazione non si indug i oltre i Sèi giorni; che l'agente t rasmettitore sia una. zanzara domestica (Aedcs aegypti ) che vive n e!le abitazioni dove si nutre, o ne lle immediate vic inanze-; che l'insetto, nutritosi su di un caso infettante , deve sopra.vvivere almeno J 2 giorni prima di esSt're contagiante. Quali prove diagnostiche, il laboratorio dispone delmouse-tut, prova di prot ezione s ul t opo, introdo tta. da Theiler e resa più sens ibile da Sawyer e Lloyd e n e i casi leta li, d e Ll 'esame microscopico ana.tomo-patologico (epatite di Councilman ) d e l fcguto che è reso più age vole nella tecnica di autopsia con il viscerotomo di So por. Ne lla pratica profilattica è da segnalare la vaccinazione con vaccini costi· tuiti di un vi1-us neurotropo vivo fissato sul topo con l'addizione eli un immuno siero oppure secondo il me todo di Laigret usando esclusivamente del vin1S fisso a. diversi stadi di a.t.tenuazione. L'A., pur guardando ammirato alla larga messe di recenti hwori scientifici i ntorno alla f. g. cd alle sicure vittorie riport.ate dalla profilassi antistegomica. sulla malattia, quando, specie al Brmsile, aveva posto le sue capitali nei porti e p er questo creduta una malattia costiera, considera che t.anto in America quanto in Africa, ancorchè siano stati soppressi i focolai di irradia.mento d el vims a.marillico, il contagio sussiste in forma di ondemia sporadica con casi isolati .e poco numerosi senza continuità nè cronologica, nè topografica fra. popolazioni di scar sissima d ens ità. Que~;to modo particolare di d ecorrere d ell'endemia rende ancora oscura la conoscenza della sede d e lla riserva del virus. L'applicazione della prova. sierologica (11wu.se-test) che permane positiva per tutta la vita nei soggetti che hanno superata la f. g. anche se a d ecorso mitissimo, ha permesso di compilare, conside rando l'età dei portatori di immunis ine di tma data regione, una statistica. cronologica d elle epide mie e , calcolando il per cento di positività, di sta.b ilire una ancarillometria. Si d enominano sile.nt areas le zone in cui il siero d egli abitanti manifesta una azione protettiva sul topo inoculato con virus amarillico au.corchè non esistano in atto casi di f. g . e si propone di considerare zone amarilliche quelle in cui il nwuse-test è positivo nel 10 %- All'A. pare eccessivamente severo ·questo criterio che c omporta severe restrizioni di isolamento di alctme zone quando per altro, si osserva, come avviene nel Sudan, che degli europei, reoettivi alla malattia vivono fra popolazione a. mouse-test positivo anche n ella. proporzione del vO per conto da vario te mpo senza avere contratta la f. g. e senza che il loro sie ro possegga proprietà protetti ve. La f. g. è malattia che talvolta può presentarsi sotto un aspetto proteiforme: allorquando d ecorre in forma. benigna ed attenuata può assumere una forma simile all'influenza e cosi alla loro volta. possono simulare la f. g.la malaria e tutti gli itteri infettivi che sono molto frequent.i, specie nei paesi caldi. Ne consegue che l'insorgenza di ca.<>i di it tero febbrile in zone dichiarate amarilliche per il reperto p ositivo d ella prova sicrologica, può suscitare d egli allarmi ingiustificati. L ' A. si soffe rma inoltre sulla questione d ell'origine e d ell'avvenire g eografico della. f. g. e con una sottile analisi di argomenti storici e biologici conclude che, èontra-


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riamente alle idee correnti, che attribuiscono il focolaio primitivo all'Africa, si debba invece ritenere che la. f, g . abbia. avuto origine in America e che da questo continent.e si sia. diffusa nel ~assato gitmgendo fino ai porti atlantici e mediter· ranei della Spagna. Intanto l esperienza acquisita durante le epidemie t rascorse, insegna che pur riuscendo la f. g. a. sorpassare lo stretto d i Gibilterra, ancorchè esistano nel bacino del Mediterraneo e n ell'Asia meridionale tutte le condizioni favorevoli alla diffusione della malattia (abitanti di razze recettive e presenza della stegomia) questa. non si è estesa come invece è avvenuto per la f. dengue che è veicolata dalla medesima. stegomia ed il cui virus è parimenti infettante solo nei primi t.re giorni di malattia. Bisogna convenire ch e esiste una evidente immunità reg ionale la cui causa è per ora inspiegabile. Anche questa con.<>tata· zione, unitamente alla certezza di possedere ormai le armi profilattiche efficaci a combattere la f. g., ai m ezzi di diagnosi, al controllo igienico sullE' grandi linee dr navigazione aerea che sorvolano zone sospette, all'esiguo n umero dei casi denun· zia.ti dalle statistiche recenti, do"'l'ebbero essere fattori sufficienti a corr eggere alcune previsioni di allarme pessimistico che finora appare ,·eramente ingiusti· iicato. DE ALESSI.

MEDICINA INTERNA E. Mo&o e W. KELLER. 5 gennaio 1935).

Sulla parallergla. (« Klinische Wochenschrift • n. l,

Nel 1926 Moro e Keller sulla. base di osservazioni climche pr('cisarono un particola.re stato biologico deJl'orga.nismo, che definirono parallergin. L e osservazioni numerose, che successivamente furono fatte in proposito nel campo eli· nico e sperimentale, se da una. parte valsero a confermare il nuovo concetto, dall 'altra, ed è questa. di solito la conseguenza di ogni nuova acqu isizione nel campo scientifico, portarono a far perdere ad esso in parte il suo preciso significato. Perciò gli AA., ad evitare comunque deformazioni, hanno ritenuto necE-ssario, in base a.d osservazioni personali e di altri autori più particolarmente dimostrative, meglio precisare ciò che per fenomeno pa.rallergico deve essere inteso. Riporto alcune delle loro osservazioni. Se a bam.bini tubercolino-nega.tivi s'inietta li nfa vaccinica, quando la rea· zione vaccinale è all'acme, cioè quando l'allergia vacoinale comincia a svilupparsi, compare una t ransitoria. sensibilità. alla tubercolina e che in genere dm·a da parecchi giorni fino a settimane. Comportamento analogo si oSlierva. nelle stesse condizioni in seguito ad iniezioni di si~ro di cavallo. Tale fenomeno fu da essi interpretato come collaterale e concomitante allo sviluppo di una specifica sensi· bilità ed immunità (allergia), per cui si ha aumentata reattività infiammatoria d ell'organismo verso le sostanze eccitanti più varie e diverse da quelle specifiche allergizza.nti: esso costituisce la pa.1·allergia. L'angina vaccinale, che d i solito compare al 9 °-l Oo giorno dall'iniezione e propriamente nel periodo critico d e lla formazione d ell'area, durante l'evoluzione dell'allergia, va interpretata come un'aumentata. capacità infiammatoria. delle tonsìlle verso microbi e prodotti di essi e che, come la tubercolina sulla cute, hanno funzione di sostanza stimolante aspecifica.. Anzi tale angina. costituisce il caso scolastico della. malattia pa.ra.llergica. Non concorde è l'interpretazione patoge · netica. dell'encefalite vaccinale, che appare anche durante lo sviluppo dell'allergia. vacoinica, poich è mentre per essa. alcuni ammettono la fissazione sul cervello e sulle meningi d i un virus p resente allo stato latente ed in un caso d egli AA. fu constatato il b. coli, altri ritengono che d ebba. essere chiamato in causa lo stesso virus vaccinico, ipotesi quest'ultima. però non sufficientemente dimostrata, non osta.nte gli studi molto interessanti di Eokstein e della. sua. scuola.. Solo ult-eriori ricerche potranno stab ilire se qui trattasi di Wla s pecifica complica.zione e non di una malattia. pa.raUorgica., anche se la sua comparsa. coincide con lo sviluppo d el· l 'allergia.. Grande analogia con l 'allergia. vaccinale ha quella morbillosa, solo in quest'ul· tim.a, per ben comprendere aloWli fenomeni m orbosi, bisogna. distinguere due fusi: la. p rima. corrispondente allo stadio prodromico e terminante con l'apparizione 6 -

Gi01'1'14ls di modicin4 militcu·•·


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDIOA ITALIANA E STRANIERA

dell'esantema, la seconda corrispondente al periodo eruttivo e re.ggiungente il suo acme verso il 7 o_g o giorno dopo lo sfebbra.mento. P er la reazione tubercolinica. durante l& prima fase si ha. ipersensibilità., mentre solo nella seconda. appare la. nota anergia. tubercolinica, e tanto l'iperergia prodromale quanto l'a.nergia consecutiva sono, secondo Urbacb, da considerare come fenomeni parallergici. Non diversamente vanno considerate l'angina e l'encefalomielite morbi!Josa., la quale ultima ha. diverso decorso: tumultuoso se appare nel periodo preesa.ntematico o fase iperergica, lento e potratto nel periodo postesantematico o fase ipoergica o anergica. Rili.evi particolari ci permette fare la malattia tubercolare, la quale per la sua lunga. durata presenta di solito oscilla.zioni dello stato allergico. Frequente è in essa l'osservazione dell'eritema nodoso e tanto nel periodo di allergia, come nelle oscillazioni produttive di questa. P er quanto la causa determinante finora. non sia dimostrata, esso va considerato secondo W allgren espressamente come fenomeno pa.rallergico, in quanto in corrispondenza dei nodi non sono stati finora osservati nè anatomicamente nè batteriologicamente reperti specifici e durante il periodo di eruzione si rileva un'aumentata sensibilità cutanea di fronte anche a.d altri stimoli: soluzione di cloruro di sodio, prodotti di distruzione delle proteine d el tipo peptone. Ancora durante tale periodo la reazione cutanea a.!la tubercolina mostrai! tipo vescicolare, come riconosciamo negli stati di a.ument.ata sensibilità cutanea para.lle rgica.. Occorre rilevare infine che, per quanto frequentemente l'eritema. nodoso sia. legato all'allergia tubercolare, esso compare anche in altre infezioni e Joa.nnsen l'ha. osservato 3 volt.e dopo inazione di linfa vaccinica (10°-11 o...go giorno)e gli AA. stessi una volta al 16° giorno di un'infezione scarlat.tinosa.. Appare quindi giusto sulla base di tali osservazioni ritornare alla vecchia concezione del! 'eritema nodoso, quale espressione di una particolare reazione cutanea; più ch e legato ad un determinato germe (ta.luni hanno chiamato in causa il virus reumatico), è in rapporto ad una particolare fase immunobiologica dell'organismo. Ancora è da considerare l'eruzione flittenulare in rapporto allo stato allergico tubercolare ed alle oscillazioni di esso. Mentre alcuni ritengono la flittena manife. stazione specifica. di uno stato allergico, in quanto si può provocare anche conl'iniezione di tubercolina, pure diverso osservazioni mostrano la natura parallergica del processo. Ciò anzitt.utto perchè la tubercolina non è identificabile con la tossina tubercolare, ma consiste anche in sostanze concomitanti non specifiche la cui azione non può essere trascurata; per la compan;a di flittene in sogget.ti tubercolotici in seguito ad iniezioni di tossine stafilococciche ed infine per la comparsa di esse in malattie non tubercolari. Sempre in riguardo alla malattia tubercolare gli AA. riportano le recenti ricerche di Bieling (1934), il quale a conigli trattati con bacilli tubercolari a virulenti• dopo tre settimane, quindi in periodo di ipersensibilità fa(!eva aspirare gernli viventi, l'elativamente non offensivi (b. coli). Questi mentre altre volte determinavano lesioni pomonari pas.~eggere, qui provocavano processi di fusione con consecutiva. fol'mazione di caverne. Quindi n ell'animale ipersensibile le misure di difesa sono modificate e come concentrate verso un 'unica direzione, cioè verso la prima infezione, restando così indebolite o del tutto abolite verso stimoli morbosi successivi, onde manifestazioni pa.rallergicbe. Nei fenomeni para.llergici K<>nigsbcrger fa. rientrare quell'angina concomitante a molto malattie da. infezione, che, analogamente all'angina vaccinale, in dipendenza dello stato di allergia, per cui le tonsille sono attaccate da germi, che di solito su di esse dimorano inoffensivi. Ciò non solo nell'infezioni, ma dagli AA. è stato recentemente osservat-o in un coreico, nel quale a l 13° giorno da.lla somministra.zione di luminal comparve un esantema morbilliforme, febbre alta. leucopenia. (la nota malat.tia da luminal) e a giorni prima. dell'infezione .cioè al 10° giorno dalla somministrazione, un'angina lacunare, con tipico rivestimento giallo-verdastro. Dopo tali osservazioni ed in base ad esse gli AA. cercano di ben definire e precisare il concetto di parallergia, per cui designano « un'alterazione della reazione organica indotta dali 'allergia specifica. di fronte a sostanze stimolanti non specifiche, viventi o morte, diverse dall'allergene primario.!!: uno stato conco· mitante, facoltativo dell'allergia., estrinsecantesi per lo più con aumenta.ta. rara.·


R I VISTA DELLA STAMFA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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mente con a bbassata capacità infìa.mmatoria., transitoriamente è molto Mcentua.to durante lo sviluppo e nei periodi di oscillazione dell'aiJergia, può, però comparire anche nel periodo stazionario ». Gli AA. riconoscono che tale definizione può non essere definitiva. in considerazione della. molteplicità dei fenomeni osservati, però essi hanno cercato di ben definire il concetto attuale di pa.ra.Jlergia, in quanto il pericolo pib grave per esso, che si è dimostrato così prezioso in patologia, è che perda il suo preciso, specifico contenuto.

R. d'ALESSANDRO. A. ToUR.AINE e B. MENETB.EL. - Una nuova terapia antlnfettiva: il carbone endovenoso. («La P resse :Medica.le », n . 99. dicembre 1934).

A b revissima. distanza di un lavoro pubblicat.o sullo stesso giornale e riguardante la. terapia endovenosa. col carbone animale nella parotite, compare ora. un'altra. pubblicazione su di una nuova. terapia. contro molte malattie infettive mercè il trattamento con carbone per via. endovenosa. Gli AA. contemporaneamente alle rice rche sperimentali hanno trattato differenti affezioni cutanee con i seguenti risultati. Il trattamento di differenti infezioni con una sospensione al 2 % ha fatto ottenere buonissimi risultati; le iniezioni di carbone animale sono molto bene tollerate; le serie da. 10 a. 15 iniezioni non provocano alcuna reazionE', nè locale, nè generale. I ncoraggiati da questi risultati gli AA. si sono domandati se non era possibile usare un carbone più attivo che non fosse quello nero di animale. È così hanno pensato di adoperarne uno che non viene estratto dal legno e che ha. nello stesso tempo un potere a.bsorbente ed adsorbente considerevole che può essere anche aumentato con preparazioni industriali. Esso possiede inoltre una carica elettrica ed anche un raggio gamma che ha. potuto essere fotografato. In tal modo si è potuto avere un carbone attivato, tutto preparato in un modo speciale in vista di questa "-uova. utilizzazione. Questo carbone calcinato ad altissime temperature a contatto di va.pori metallici, è stato minuziosa.mente neutralizzato, polverizzato, stacciato e con il residua.to si sono fatte sospensioni in siero fisiologico al 2 %. Il grano fondamentale di questo carbone non sorpassa. i 2 o 3 fJ. e ciò è stato verificato al microscopio. Ora gli AA. hanno cercato di paragonare l'azione di questo carbone a. quella. del carbone animale, e questi esperimenti sono stati fatti prima sul coniglio e p<>i sull'uomo. Da ciò si è potuto dedurre che il carbone attivato sembra meglio toller ate di que llo animale; alcune preparazioni di quest'ultimo sembrerebbe che possedessero un'azione tossica molto considerevole perchè una sola iniezione ammazza il coniglio istantaneamente alla dose d i 4 cc. iniettata in sessanta secondi; al contrario la dose di 18 cc. di carbone attivato ha potuto essere iniettata in 45 secondi senza inconvenienti. In quanto a spiegare l'azione antinfettiva ed antitermica del cerbone, il Coghlin e M. SaintrJ"acques hanno notato« che i polinucleati aumentano rapidamente dopo l'iniezione endovenosa e si mettono a fagocitare il carbone e contemporaneamente i batteri •. Gli AA. pensano che probabilmente il carbone agisca. con un meccanismo del tutto differente, e senza dubbio pib efficace, grazie alle sue proprietà absorbente ed absorbente considerevoli. Si può ammettere che il carbone fissi e neutralizzi le tossine ed in pib può essere intra.nvista un'azione elettrica. Si può ammettere inoltre ch e questo carbone stimoli una. reazione di difesa. dell'organiEmo, reazione che sarebbe confermata dall'iperleucocitosi segnalata da Saint-.Tacques e che si accorderebbe con la diminuzione del carbone nel tessuto reticolo endot• Jiale. Dalle osservazioni fatte gli AA. concludono che è da. preferirai l'uso del carbone attivato d'origine vegetale, perchè questo nel corso d i una serie di 240 iniezioni non ha mai dato la minima. reazione, e ciò al contrario di qUll.Dto si è verificato col carbone animale. Da. quanto espongono gli speriment.a.tori pare che il carbone endovena realizzi una terapia molto attiva e per niente molesta, e si può \Jtilizza.re in tutti i casi di infezione.


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RIVIS'l'A DELLA ST.Ufi>A MEDI CA ITALIANA· E S'l!RA..NU!RA

L e indicazioni di queRto trattame nto possono esser e le s indromi infettive acu te, le d ~rrnawsi acute o suppurate (strep tococe ie cutanee, pioderm.iti, impetigo, foruucolosi, e resipe la , eczPm a a c uto , ecc. ), le linfang ioiti,il reumatismo infettivo, L'e rit-ema po lirnorfo, le orcbie pidid imiti e le salpiugoovariti, e si possono aggiungere anche le setticemie . Con m olto buon sen so gli AA. dicono ch e i ril:Sul t ati n on sono costanti ed essi stessi h a nno avuto d <:'gli insucc(•,;si , ma in nwne rosi&liJni cas i hanno ottenuto la guarig ion e rapida e complet a . ln conclusio ne il trat tamento col carbone end ovena è d ' impiego facile e di un'innocuit.à assolut a a n ch e n e i ba mbini; el"so è un m et-odo di cura molto interesf:lante e m t>rita di essere es per·imt>nta t o su la rga sc·a la. Questa nuova arma si può aggiungere ai vaccini ed ai s ieri nl'i cusi in cui q u esti si dimostra110 inefficaci. Ad og ni modo qut'sto ml'toòo di cura così com e s i presPnta ora è pieno di promesse, p o ichè le osservazioni giom a lil'rc a rig1.1ardo fam1o p en sare che il carbone endov €'n a p otrà m o lto n·ntlc ro ndln terapia au t i nf('t t h ·a .

s. VITALE. CHIRURGIA GENERALE J. BARANGER. -

Un metodo di chiusura della parete dopo laparatomla mediana sotto-ombelicale (tecnica di Wilki r ). (• R en1e d e Chirurgie», gr nnaio 1935).

N elle operazioni sul pia no supel'iore d C'IJ'addom e, il Wiikìe , p t'r evitare gli sventramenti, utilizza n ella maggioranza d t> i c as i lr inc is ioni paramt>diane destra o sinis tra. Tuttavia quest-e inc is ioni non sempre poss ono convenire; per esempio, p er una larga ga.<>trectomia. Ulla la.para.tomia. m edi ata s ' impone . In questo caso il problo mu. è di creart' unu. cict>t.ri ct' s pe,.a;a e s ulidu e l'A., con lu. sua int-eressante pubblicazione , indica la. tecnica di Wilkie come quella che p ermette al chirurgo eli arrivare a questo risultato. Ma prima di d escriveda, fa, stùla. scorta d ei poco buoni rìsultati lontani (37-40 % di sventramenti) ottenuti n elle uJtime 25 la.paratomie mediane sott-oombellicali eseguite prima che avE-sse adottat-a la tec nica di Wilkie, alcw1e brevi considerilzioni suUa fre quenza e sulle cause di'g li sve ntramenti. Da esse l 'A. d educe che la. v era ca.usa degli sventramenti mediani dell'addome è di ordine anatomico. La linea alba al disopra d e ll 'ombellico è molto larga: è un. nastro più che una linea. Al disotto dell'arcata di Doug las , l 'aponevrosi d'inser· zione d el tras vers o pa-1'-<>a diet.ro i grandi r etti e non aderisce al peritoneo. P er la retrazione di questa aponevrosi, è assai raro che al t:ermil1e dì tma laparatomia sotto-ombellicale si possa comprenderla n ell'ago da stJtura. P e rciò n e risulta che la linea alba s arà ricostituita dal solo e poco sp esso fog lietto anteriore della guaina dei retti. La liuea alba p erò può essere rinJorzata da duo linguette aponevrotiche prese a spese d e Ua guaina d e i r e t t i. E quest.a è la tecnica di Wilkie , il cui principio sta appunto n el liberare, p er m ezzo di due inc isioni verticali paramediane a oiroa 2 cm. dalla linea mediana, sulla. guaina di ciascun muscolo retto due lembi di aponevrosi che p ermetteranno di rinforzare la linea alba. Tale t ecn.ica, usata d ell'A., è dall'A. stesso ampiamente d escritta nei suoi vari tempi, dopo i qual i l'A., n el chiuder e la parete, se un drenaggio è n ecessario (gastrectomia., intervento sulle vie biliari), applica un drenaggio laterale al di fuori della guaina d e i r etti p er evitare l'infezione delle suture . Dopo tale d escrizione l'A. conclude affermando che la chiusura abit.uale della pare te dopo laparatomia mediana sotto ombellica.le ba per conseguenza. frequente lo sventrame nto e che, quando una laparat-omia paramediana. non è possibile, le t ecnica di Wilkie è la più adatta p er rinforzare la. linea alba e per diminuire il rischio d egli sventramenti. L'inte ressante lavoro è corredato da cinque chiare e nitide figure assai dimo. st rative e da sette osservazioni con gli ottimi risultati ottenuti che si ma.nten· gono tali a distanza di tempo dall'intervento. FLoRIDIA.


.RI VISTA DELL A STAMPA MEDICA 1TAJ4ANA E STRANIERA

M.

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Anatomia c:blrurglc:a det labirinto etmoidale. Tumori maligni dell'etmoide. Chirurgia per via esterna de1le flogosi etmoidali. (Relazione a l XXX Congresso d ella Soc. It. di Laringologia, Otologia e Rinologia - Padova,

SILVAGNI. -

settemb1·e 1934-XIII). L 'A., assist.ente e docente ptE>sso la. R. clinica. otoiatrica di Roma, con la. sua i mportante relazione al Congresso di O. R. L. di Padova fa prima uno studio inte· ressantissino sullo sviluppo, suU'anatomia descrit.tiva e sui rapporti topografici d e l labirinto t'tmoidale, portando un pa.r ticolare cont.ributo e traendo notevoli conclusioni su a.lcune questioni connesse con la chirurgia d ell'etmoide. Molto curato e completo n e è lo studio a.nat~mico che è illustra.to e documentato da pregevoli e rare figure. La. relazione tratta poi, in un lungo e d ettagliato capitolo, dei tumori ma.Jigni d e ll'etmoide, che sono studiati in modo completo dal ptmto di vista etiologico, ana.tomo-patologico, clinico e t.erapeutico. Per la cura., quali mezzi capaci d ' influen· zare questi tumori maligni etmoido-mascellari, l'A. indica la chirurgica, Ja diatermica.le radiazioni o le loro associazioni. Di ciascuna di esse d escrive le indicazioni, i limiti e la. tecnica, e nel parlare d ella terapia chirurgica, si sofierma ad accennare ai m etodi operatori delle varie Scuole e a quello d ella Clinica di Roma nella quale, d i norma, si esegue la. rinotomia. pa.ralatero-nusale, modificata di frequente n ei st!Oi vari tempi, a seconda le necessità imposte dall'estensione d el tumort'. In ogni caso, secondo l'A.,_p er questo g enere di tumori le resozioni temporanf'e d ebbono essere abbandonate, l'atto chirurgico deve essere generoso, il metodo da preferire ora. è la. radiumchirurgia:, in attesa della diffusione d ella diatermo-curictcrapia come metodo di elezione. La re lazione infine richiama l'attenzione sulla chirurgia per via estema. d Plle flogosi etmoidali come quella che p ermette di dominare completamente la patologia d ella regione ed offre la possibilità di conservare l'integrità ru1atonùcn e ftmzionale del turbinato medio, quando non sia coinvolto nel processo flogistico. Per i buoni risultati operatori ed estetici raggiunti m•lla Scuola di Roma, l'A. consiglia la chirurgia esterna come m etodo d i scelta e ne fis.c;a le indicazioni: nelle flogosi acute dell'etmoide con segni di invasione orbitaria o con stato generale grave; n elle infiammazioni croniche con lesioni profonde o quando il trat tamento endo· nasale abbia. fallit.o. Circa la tecnica., l'A. negli interventi stùl'etmoide o stù gruppo etmoido-sfenoidale dà la. preferenza alla via orbitaria; per aggred ire contempor aneamente l 'etmoide, il seno frontale cd eventua.lmente il seno sfenoidale consiglia uno d e i met.odi di resezioni fronto-naso-orbitarie; nelle flogosi • a s:=Jociato maxillo-etmoido-sfenoidali dà la preferenza..alla Yia transmascellare. I vari, preg evoli ed interes.-.anti argomenti trattati sono corredati da una vas ta e ricca bibliografia. . FLORIDIA.

DERMOSIFILOCRAFIA

F. - Comportamento delle papule di siDioderma Jlchenolde e di llc:hen planus di fronte al « grattage méthodique • («<l d ermosifilografo ''• n. l , gen-

F.RANCHI

naio 1935-Xffi).

Spetta a Brocq il m erito di ave r preconizzato ed introdot to nella prat ica c linica il " grattage méthodique • come flrocedimento diagnostico, allo scopo di m ett e re in evidenza certi caratteri che la sE>mplice osservazione non può svelar-e. Brocq ha sottoposto al « grattage méthodique » le lesioni di svariate d ermatosi e n e ha. messo in rilievo vari caratteri, precisabili solo con l'esam e microscopico. Dai r isultati ottenuti egl i ha creduto di poter afit>rmare che t.a.le metodo p erm e tt-e di basare la d iagnosi su dati s icuri e consente di difierenzinre tra loro varie lesioni cutanee. Altri autori hanno confe rmat.o le indagini di Brocq, cont ro lla ndo in a lcuni casi is tologicamente i risultati os~'<t>rvati c linicamC'nte.


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RIVISTA D ELLA STAMPA MEDICA I'l'ALlANA E STRANIERA

Sono s tate cosi m esse a confronto fra. loro numerose dermatosi, quali peoriasi e papule ps oriasiformi d ella sifilide, della t.ubercolosi e d ella lebbra; lichenifìcazioni e lichen planus; parapsodasi e para.cheratosi psoriasiformi ; eczema secco, pityrias rosea, lupus erythematodes fisso, ecc. Bizzozero ritiene che tale metodo sia veramente meritevole di essere valoriz· zato come mezzo di indagine. Nel corso d elle sue ricerche ha. osservato che la papula del lichen planus, sottopos ta al « grattege méthodique a, presenta una. particolarità che costituisce un sintomo evidf'nte e cos tante, che può ne i casi dubbi facilitare la diagnosi. Essa di fatti, d o po pochi colpi di curette, s i ricopre di una vescicola a contenuto siero e matico, dovuta alla. particolare frag ilità d e i vasi sanguigni. L'A., avendo avuto occas ione di osservare presso la. c linica. d e rmosifilopatica di T orino casi e videnti di s ifiloderma lichcm oidc , i cui e lementi si avvicinano molto agli elemen t i d e l lichen planus, ha voluto s tudiare lt- modificazioni d ella lesione elementa.r e in seguito al • grat tagc méthodique •, paragonandole a quelle che si verificano nello papule d el lichen planus con lo stesso procedimento. Dopo pochi colpi ha. rile vato l'ins org<'nza di un lieYe turgore della papula., seguito immediatamente dalla. comparsa di uno o più punticini emorragici , appena visibili, che, dapprima distinti, s i sono poi lentamente estesi, fino a ravvioinarsi e a confluire. D ette modificazioni diffe riscono esat.tamente da que lle ottenute da B :zzozero nel lichen planus, che cons istono in una turgl>scenza della papula, rapidamente seguita dalla comparsa di una emorragia, la quale , anzichè essere puutiforme, trasforma immediatamente la papula in una papulo-vcscicoletta s iero emorragica, rilevata.. Questo differente comportamento costituisce Wl crit-erio diagtl t stico diffen n· ziale importante e trova la sua. spiegazione ne i risultati d egli esami istologici. CARLUCCI.

PABTEun VALLERY-RADo-.r o P. BLA.MoUTn:a. -

Sull'azione dell'es1ratto concentrato di milza In alcune dermatosi (principalmente eezema e orticaria) e nell'asma. (« Paris Médioal », n. 49, 8 dicembre 1934).

Dopo che Mayr e M:oncorps hanno nel 1927 riferito sui risultati favorevoli ottenuti con l'estratto di milza nel trattamento di alcune dermatosi, continue e interessanti ricerche sono state condotte su ta le argoment.o. T homas M. Paul nel 1929 in America richiamò l'attenzione sull'effetto immediato e veramente s traordinario ottenuto con l 'estratto di milza in alcuni casi di eczema e di orticaria.. Gli autori già nel 1930 rife rirono sui risultati d e i primi esperimenti condotti in 18 ammalati affetti da orticaria recidivante, eczema acuto e cronico e psoriasi ed ora espongono d ettagliatamente i r isultati ottenuti con la splcnote rapia in 106 an::unalati, dei quali 49 affetti da eczema, 38 da orticaria e da. edema di Quincke, uno da. prurito vulvare, uno da prurigine e 17 da asma. Hanno trattato la maggior parte d ei malati con iniezioni quotidiane di estratto disalbuminato acquoso di milza fresca di maiale, corrispondente a circa 50 gr. di organo, ma in alcuni hanno adop erato anche tma quantità di estratto superiore, corrisponden te a 100 e 150 grammi, ottf'ncndo vantaggi che con dosi infer iori non avevano ottenuto. Le inie zioni, praticate ordinariamente in corrisponde-nza d ella regione este rna d e lla coscia o di quella retrotrocanterica, non hanno dato luogo a fatti reattivi locali e generali d egni di rilievo, salvo in tre casi soltanto, ne i quali, dopo la prima iniezione , si sono avuti disturbi da choc leggerissimo, caratterizzati da lievi verti· gini, ùa. un po ' di pallore, t achicardia non m olto accentuat a. e ùa qualche brivido, che però non s i rinnovarono dopo le iniezioni s uccessive. Ne i cas i di l'Czcma g li auto ri hanno avuto ven t uno guarig ioni e 12 mig liora· menti notev.•li. Ne i 3 1 cas i d i orticaria hanno avuto otto guarig ioni e 7 miglioramenti, ma soltanto temporanei. In tre Cll...c;i di e d ema di Quiucke il risult.llto è stato completamente negativo m entre ne i due ammalati, affetti u no da prurit.o vulvare e !"altro da. pntri gine , risulta.ti s ono s tati piuttos to soddisfa ccu t i, ma non ne ttumf'nh• fa vo re vo li.


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RIVISTA DELLA ST..ut:..PA MEDI CA I TALrA.N"A E STRÀcNlERA

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Negli ammalati di asma si è avuto qualche lieve vantaggio soltanto in quattro ~asi. In base alle ricerche fatte e ai risultati ottenuti gli autori ritengono che la splenoterapia non a bbia quell'azione spiccata e quasi specifica ch e altri studiosi le attribuiscono, :ma. pensano che essa possa dare dei risultati ve1·amente apprezzabili in quei casi nei quali siano riusciti vani tutti gli altri trattamenti ,speci<' nell'ecze:ma. cronico, in cui la splenoterapia trova la sua applica.zione più intE-ressante. CARLUCOI.

FARMACOLOGIA C. MoLINARI. - L'Industria Italiana delle specialità medicinali. (Soc. An. Tipografica Castaldi; Roma, 1935-XITI. L . 5,00). La « F ederazione Nazionale Fascista degli Industriali dei Prodotti Chimici • ha avuto la geniale idea d i integrare le sue normali pubblicazioni periodiche: a titolo scientifico-tecnico (La Chimica e l'IndWJtria) e commerciale-finanziario (Bollettino d'info-rroozioni della «Federazione Nazionale Fascista degli Indu8triaU dei Prodotti Chimici • ), con una collana di monografia sulle varie industrie chimiche italiane. Tali monografia - previste per ora in numero di dieci - oltre lo scopo di illustrare particolari quesiti di ordine generale, tendono anche alla finalità sommamente utile di fornire ampie notizie e dati completi aggiornati, frutto di pazienti r icerche e di serie consultazioni, di evidente interesse pratico: tecnico, economico, politico, da servire di sicura guida per seguire la evoluzione subita dalle industrie chimiche nazionali. Il primo di questi lavor i si deve al chiaro e competente studio~o <n. òottor CEsARE MoLINA.RI il quale, nella sua pregevole nitida monografia, tratta l'interessante argomento propostosi ripartendo la materia in due capitoli fondamentali. Nel primo: Le specialità medicinali attraverso i secoli, fornisce precisi e sintetici cenni storici, percorrendo il lungo cammino che ha come punto di partenza l'empirismo dei popoli primitivi, per ghmgere fino a i tempi attuali. P osto, infe-tti, che la culla dell'u:ma.nità ebbe sede nell' I ndia, è qui - di conseguenza - che trovò il primo germe embrionale la farmacoterapia. E l'A. - segnatamente allo scopo di ricercare le iniziali formule complesse medicamentose (quelle che ora, in linguaggio corrente, vanno sotto il titolo, per la massima parte non meritato, di «specialità medicinali •) - ci porta, attraverso l'evoluzione dell'umanità, a considerare con lo sviluppo della civiltà. anche quello delle conoscenze farmacologiche nelle diverse epoche storiche e presso i nuclei di popoli più progrediti: Fenici, Babilonesi, Ebrei, Greci, Romani, Arabi e che, intorno al X secolo, culminarono con quel luminoso faro di gloria m edica puramente italiana: la « SCtWla Salemitana •. In seguito, l'A. trova larga materia di investigazioni nel fecondo per quanto tormentato periodo dell'« alchimia», per giungere poi a quello della • jatrochi· mica" (chimica medica) -fondato da PARACELSO (1493-1541) -che precedette immediatamente l'epoca della «teoria del flogisto •, la quale aprila via alla« Rivoluzione chimica» operata. da LaVOISIER. Ora, è appunto alla • jatroebimica » che :M:oLINARI assegna il merito d ell'impulso dato alla farmacoterapia e, necessariament{l, alle specialità. medicinali, come oggi s'intendono, per le quali egli passa in rassegna - massimamente per l'Italia - l'abbondante messe offerta dagli sviluppi medioevali, fino ai t empi nostri. N è tace d elle continue controversie che hanno sempre accompagnato la vita delle specialità suindicate, ma che non sono mai riuscite a frenarne la produzione, la quale oggi dilaga, addirittura, in tutte le nazioni. E cliiude questa interessante parte storica del lavoro con la fiducia che, col progredire delle conquiste d ella chimica e d ella biologia - che trova.rono, rispettivamente, le fondamenta basilari n elle geniali concezioni e negli assidui studi e ricerche di LAVOISIER e di SPALLANZANI - debellato radicalmente l'empirismo, sarà possibile giungere all'auspicato perfezionamento su basi scientifiche d ei preparati medicamentosi, quali si desiderano pe r la reale efficienza fu-ica, o per il miglioramento, di quel sommo bene che è la salute u:ma.na. Il secondo capitolo: L'indWJtria odierna itaUana delle specialità medicinali, è dedicato alle iniziative nazionali ragguagliate, per ov,·ie ragioni, particolarmente


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RlVJSTA DE LLA STAMP.-\. MEDICA lTALIA..XA E: STRANIERA

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a quest'ultimo sessnnt.ennio delle nost.re industrie. L'esposizione è condotta ma.gistralmente, attraverso numerosi dati s tatistici, considerazioni, esemplificazioni. sotto i vari punti di vista: tecnico, produttivo, economico e non manca neppure di vedute politiche e d ci cenni indispensabili sulla parte legislativa, riflettente la protezione della salute umana, imperniata dalla Direzione Generale della Sanità. Pubblica. L'A., dai necessari confronti fra la produzione italiana e quella straniera. nonchè dagli evidenti rilievi sui notevoli squilibri degli scambi, viene all'amara. constatazione d el declino delle nostre esportazioni, declino che attribuisce di massima, alla deficienza organizzativa. d ei sistemi di penetrazione nei mercati esteri. All'uopo, fornisce utili suggerimenti e espone considerazioni di ordinE\ pratico t endenti a stimolare una maggiore attività nel campo commerciale, che ci è c_ontlo'SO dallo alt1·e nazioni - pax1icolarmente dalla Francia e dalla Germania p er solo dife:to di prepara.zi<ne e mancanza di finezza nei metodi che alletiano l 'acquisto. Chiuùe il lavoro uno s pecchio riasswltivo, completo e aggiornato, riguardante la ripa.rt izione. n<'lle d i\·crse provincie del R egno, delle officine che producono specia lità. medicinuli, prodotti opotet·apioi. sieri, vaccini e altri preparati consimili. Oome s i vede, l'nrgomf'nto è stato brillantemente svolto dal dott. MOLINABr nel campo strettamente politico e corpora tivistico che gli è proprio, senza varca.me me nomame nto i confini . l\'la il problema prospettato, sotto l'aspe.tto più_ ampio d ei riflessi generali che involge, è oltremodo arduo per l'influenza dei non lievi !at,tori che incidono Stilla discussione in favore o cont.ro le specialità medicinali. È questa, senza dubbio, la ragione che ha trattenuto l'A. sopra un punto di vista naturalment.e unilaterale. Noi ·r ispettiamo questo indirizzo; m a ci sia lecito rilevare che Jo spingere i produttori a un maggiore incremento e le stesse specialità. a una più·eatesa diffusione, quando la parte piì.l note vole di esse non rappresenta il frutto di seria. elaborazione scient.ifica. se può in defmitiva recare un sicuro e proficuo va.nt.aggio economico, non rappresenta per lo più un'affermazione per la scienza e me no ancora un beneficio reale pe1· la salute del prossimo. Da un lato si sterilisce la Farmacia - che pure ha una storia e una tradizione non merit.evoli di es.orere s '>ffocate - dall'altro, si crea un lusso superttuo, senza bene spesso il contrappeso del tornaconto, e che non è giusto far gravare anche sulle classi meno abbienti e cioè la più grande percentuale dell'uman.ità. Qui, s 'intende, è fuori discussione l'autentica specialità s u basi scient.ifìche: frutto dei perfezionati studi biologici, o dei progrediti sistemi della sintesi ispirata al concetto fondamental e d lo'i rapporti correnti fra struttura. chimica e valore terapeutico del nuovo m edicinale c he, in molteplici casi, ha. vinto in attività. quelli analoghi che la. stessa natw·a con tanta. larghezza ci prodiga. Ma. l'egregio A ., come abbiamo già. detto, evita abilmente gli scogli del genere che lo trascinerebbero necessariamente in altri campi i quali - per ragioni di ufficio, o di elezione - non sono esat.tam ente quelli da lui coltivati . MOLINARI è un professionista dotato della più alta rettitudine di coscienza; e noi stimiamo e apprezziamo il suo studio per lf1 lodevoli finalità dalle quali è stato guidato: nell'interesse cioè dello Industrie chimiche nazionali e col miraggio della maggiore grandezza della Patria. A. P AGNIELLO •

J. A. SANCREZ. -

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DI una nuova reazione cromatica della chinina, della chlnldlna e della cupre ina e sua applicazione al dosamento della chinina. (« Joumal do Pharmacie et de Chimie •. - N. l; l o gennaio 1935-Xill).

Questa interessante m emoria del prof. SANCREZ è stata oggetto di comw1icazione nella seduta del 4 ott.obre 1934 della Societ-à. di Farmacia di Parigi. Dopo avere sc:.lrso in esame ; principali fra. i numerosi e differenti metodi proposti p er t'estrazione - e successiva separa.zione per il dosamento - dE-lla chinina dalla corteccia di china, l'A. rileva la difficoltà delle operazioni relatin• e l'imprt>cisione dei risultati analitici. Giunge co1<ì al p c co lusinghiero rilievo che il problema delln. separazione rigorosamente quantit.ativa della chinina - con tutti i trf'nta e pit1 procedimenti propo::<t.i - non è stato finora 1·isolto, confermando


RIVISTA DELLA STAMPA MEDlOA ITALIANA E

STRA~IEHA

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il giudizio di BARn.AL sulle difficoltà della. titolazione della chinina nf'lla cortecc ia di china e sul grave appunto che nessuno dei metodi in uso permett e ùi arrivare, con se mplicità. e sicurezza, a. risultati esatti, massimamente allorchè si voglia dosare la chinina chimicamente pura. L'A. - prendendo di mira la struttura molecolare dell'alcaloide - è riuscito a risolvere brillantemente il quesito con la nuova e originai €' reazione cromatica che propone, basata sul principio seguente: posto che la chinina è l'etere m etilico di un alcaloider-jenolo (cupreina), si comprende di Jeggicri come .sia possibile, dopo averla dernetilata, di copularla con w1 prodotto d iazoico, ottent>ndosi così una mate ria colorante . La t t>cnica d ell'operazione è descritt.a in questo modo: in un tubo da l:!aggio si riscalda per cinque minuti a: 180 °, in un bagno di glicerina, qualche milligrammo d i chin.ina basica, o salifìcata, addizionata di gc. III di itc ido solforico l : 3; tolto il tubo dal bagno, vi si aggiungono cc. 2 di acqua e cc. l del reattivo diazoico di p. nitroanilina (che s i ottiene a mezzo di prt>parazione estemporanea con : cc. IO di soluzione satura di p. nitroanili11a in acqua eontenentc• l'l % di acido solforico, a cui si aggiunge gc. I di soluzione al 10 % di nitrito soùico) e si a~ita.. 11 liquido viene in seguito alcalinizzato con gc. X di idrato sodico al 30 Yo e, nfìne, acidulato con gc. X di acido solforico l : 3. In mpporto alla quantità di chinina presente nel saggio, si ott.iene allora una colorazione o un precipitato ros. 1so-ara.ncio molto stabile; il precipitato è facilmente solubile nell'alcool a 95o. . La sensibilità di questa reazione è dell'ordine di un dec imilligrammo; essa, nelle stesse condizioni, è altresì prodotta dalla chinidina (isomero della chinina.) e, direttamente, cioè senza demetilizzazione, dalla cuprcina poichè nella loro formula di costituzione figura il nucleo parCir-Ossichinolini oo. Al contrario, la detta reazione non si manifesta. con la cinconina, la c inconidina. e la cinconamiila, p erchè esse derivano dal nucleo chinolinico il quale, tlOn possedendo la funzione fenolica, non può copularsi coi composti dia.zoici. Nel caso che si operi con delle soluzioni di chinina , bisognerà innanzi tutto evaporare il solvente, quindi addizionare gc. III di acido al residuo e seguitare poi secondo il procedimento sopradeFcrit to. Questa reazione è altresì sfruttata dall'A. per la d t>terminazione 9-,uantitativa della chinina, tanto nelle cortecce di china e tanto nella tintura e ne!l Pst,ratt.o fluido di china, di cui descrive dettagliatamente i metodi di estrazione t> le modalità. inerenti alla raccolta del saggio analitico. in un tubo per colorimetri&, nel quale fa avvenire la. reazione cromatica, che sottopone infine alla prova comparativa di una scala espressamente apprcntata. I tubi-campioni della scala colorimetrica si preparano partendo da. una soluzione tipo di gr. 0,145 di solfato acido di chinina, chimicamente puro, in acqua distillata, sino a complt>tare cc. 100. Questa soluzione equivale a gr. 0, 100 di chinina basica con tre molecole di acqua. di cristallizzazione della ic rmula [C18 H~ 0 (OH) (OCH3 ) N 2, 3H20), di cui cc. l corris ponde a gr. 0,001 di chinina. In dieci tubi per colorimetri& s i versano rispettivamente: cc. 0, 1; 0,2; 0,3 ecc. e sino a cc. l , della soluzione titolata di chinina; si aggiungono, in ciascun tubo : go. III di acido solforico l : 3 e si completa il cc. con acqua distillata. I tubi si mettono in un bagno di glicerina a 120° fino a evaporazione de ll'ac qua; si e leva. in seguito la. temperatura a lSOo, lasciando i tubi nel bagno p er cinque minuti; quindi si ritirano, si lasciano raffreddare e, in ognrmo di t>ssi, si completano le stes.'le reazioni indicate n ella prova qua.lita.tiva. descritta avanti. Da ultimo, si versano cc. 2 di alcool a 95° in ogni tubo; si agitano ancora e si lasciano in riposo. Si ottiene così una gamma cromatica. di un colore aranciato, alla qualt> si porta in comparazione il tubo del campione di analisi. In luogo della scala cromatica, si può impiega.re il colorimetro: in questo caso è sufficiente preparare un solo tubo contenente cc. l della soluzione tìpo - a gr. 0,100 di chinina% - e un tubo che abbia, ugualmente, cc. l ddla soluzione in esame. A. p AGNJ'FIT.LO.


COIFUEIZE E DIIDSTRAZIDII CLIIICIE IULI OSPEDALI IILITUI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTA TI {Dal processi verbali pervenuti aiia Direzione generale di Sallità mJiltare nel marzo 1935-XIII)

CAGLIARI. - Sottotenente medico ANDREA FALQUI: Sui rapporti fra traumi e tumori del aistema nervoso centrale. Dopo aver accermato alla letteratura. riguardante l'argomento, l 'O. stabilisce alcuni punti in:iisp;mS!I.bili per poter a mmetrere un nesso fra t raunia. e tumore. Essi riguardano l'ent.ità del trauma., il quale può agire sia per azione diretta. che per contraccolpo; il tempo intercorso fra azione traumatica. ed insorgenza delle prime manifestazioni cliniche tumorali; la. sede del neoplasma; l'inizio e il decorso della

malattia; i cara.ttéri istologici del neopla.sma stesso. Considera inoltre il trauma quale causa determinante un locua mirwria re.ai8tentiae: facilitante l'impianto di. parassiti presenti in circolo (echinococco, ecc.). A questo propos ito ricorda un caso osservato da lui nella clinica delle malattie nervose e mentali di Cagliari, di cisti da echinococco nella regione fronto-parieta.le destra in un ragazzo che qualche mese prima. aveva riportato un trauma in d etta regione. Ricorda infine come, per quanto nulla di certo possa dirsi ancora circa l'eziologia dei tumori, anche il Fichera ammette che un trauma. violento unico sia capace di determinare, attraverso speciali meccanismi, l 'insorgenza. di un tumore. -

Sottotenente medico LUIGI Poaou: Un caso di artralgia toaaica simulante una recidiva ài reumati8mo articolare.

Un soggetto che quattro a.tmi prima aveva. sofferto attacco tipico di reumatismo articolare acuto. ammala nuovamente ed improvvisamente con febbre alta accompagnatà da donori vivissimi alle articolazioni delle ginooéhià, tìbio-ast.ragaliche, d ei gomiti e dei polsi. L'esame dei vari organi ed apparati non fa scoprire a.lcWla. alterazione capace di spiegare lo stato morboso del paziente. P er tale fatto, e per i precedenti anamnestici, si fa la. diagnosi di recidiva di reumatismo articolare. Le cure saliciliche e chemioterapiche restano senza risul.tato. A distanza i dieci giorni dall'inizio d ella malattia compare nelle feci un nastro di proglottidi di tenia aolium. Sospesa pertanto la sommini.strazione dei precedenti medicamenti e prescritto un tenifugo a base di felce maschio, si riesce, due giorni dopo, ad espellere il parassita. intestinale e si ba la completa guarigione dei feno· m eni articolari. Tale guarigione, consecutiva all'emissione della tenia, è cosi rapida e completa da. non fa.r più dubitare della correlazione fra dolori artralgici, disturbi generali del paziente e parassita. intestinale, cosi che ciò che si credeva una recidiva di reu. m.atismo articolare acuto, era invece una. tossiemiacon manifestazioni artralgiche da elmitiasi intestinale. -

Tenente colozmello medico prof. PAOLO RoMBY: R ilievi eulla epidemiologia

deUa malaria in Sardegna.

L'O. dopo una sintetica. revisione sull'importante argomento della. disposizione e della. resistenza. degli organismi verso l'infezione palustre, espone i risultati di osservazioni compiute durante gli anni 1933 e 1934 sulla diffusione della malaria. fra. te truppe e i corpi armati deiJa Sardegna. L'O. pone in rilievo con diligenti dati statistici: l o che il maggior numero dei casi di malaria. è stato fra i milita.ri originari dai comw1i delle provincie sctt.entrionali della penisola; 2° che nri med esimi soggetti l'infezione ha avuto w1 decorso notevolmente grave.


OONJ'EBENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECO •

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.Per questi fatti porta a considerare l'opportunità di costituire reparti di mi· litari originari dai comuni dell'Isola, per i presidi in zone notoriamente malariche. L'O. riferisce inoltre sulle sintomatologie osservate in numero cospicuo di malarici ricoverati presso l'ospedale militare di Cagliari. Nei soggetti originari dai comuni delle provincie settentrionali della penisola, con forme di subterzana primitiva, sono stati notati i seguenti fenomeni: l o accentuata angioipotonia, che persiste a lungo, dopo la caduta della febbre; , 20 turbamento profondo alla reazione adrenalinica; 3° comparsa precoce di tumore di milza di notevole entità; 4o sensibili modificazioni nel colorito del viso e della pelle in genere. n trattamento terapeutico specifico intensivo, integrato da iniezioni di adrenalina e dalla son:uninistrazione di un preparato totale di surreni, ha fatto apprezzare sensibili benefici, allontanando in breve i fenomeni di angioipotonia, e promuovendo una pronta regres.'!ione del twnore splenico e delle modificazioni ero· matiche del viso e della pelle in genere, caratteristiche dell'infezione palustre

Cm:ETI. - Maggiore medico tubercolosi nei militari.

ENRICO

LoMBARDI:

DiagnoBi pruintomatica della

L'O. dopo essersi intrattenuto ampiamente circa la concezione della scuola di 'Ma.ragliano sulla diagnosi pre!intomatica delle malattie in genere e della tubercolosi in particolare, entra nell'essenza dei vari fenomeni reattivi, che vengono elaborati dall'organismo, per mezzo degli elementi del reticolo endoteliale per combattere la insorgenza della malattia tubercolare. E così egli spiega l'intimo meccanismo su cui si basa l'enzimoreazione, proposta per la diagnosi presintomatica delle varie malattie e della tubercolosi. Dimostra poi come l'enzimoreazione sia non solo utile ai fini della diagnosi precocissima, ma anche alla diagnosi di attività di un processo tubercolare, e ciò specie ai fini di decidere l'allontanamento dal servizio di un militare di carriera che presenta un processo clinicamente silente. L 'O., dopo aver passata in ra.~segna critica i vari metodi immunologici e bio· logici proposti allo scopo (reazioni tubercoliniche; velocità di sedimentazione dei globuli rossi, reazione di flocculazione, deviazione del complement~ ), conclude in favore dell'enzimoreazione, con cui si provvede al cosi detto ricambio di lusso mediante il quale si può realmente e sicuramente giudicare se un processo sia o meno in fase attiva. Propone pertanto che detto metodo venga praticato sistematicamente in tutti i militari sospetti portatori di qualsiasi forma di processo t\lhorcolare o per lo meno che esso venga applicato a tutti coloro che aspirano a far parte della carriera militare. GQRIZIA. - Maggio re medico GIORGIO SAcco.r.!ANI: Un caso ~di les1:oni luetiche

terziarie, in soggetto affetto da sifilide ignorata. Trattasi di una guardia carceraria M. Fortunato, di anni 40, congiw1to dall'età di 17 anni, il quale nega precedenti luetici, affermando però di aver avuto contatti extraconiugali durante il servizio milita.re (1914-1919). Tre mesi addietro, in pieno benessere, si manifestò tumefazione all'ernieci·oto sinistro; due mesi dopo, comparve al labbro inferiore una nodosità che ben presto si fuse, dando esito spontaneo a liquido denso verdastro. È stato perciò ospedalizzato. In condizioni generali scadute, presentava una va!"ta soluzione di continuo alla metà sin. del labbro inferiore, coi caratteri della gomma luetica uJcerata e ingrossamento del testicolo sin. a carico del didimo e dell'epididimo, quintuplo d el normale, !igneo, indolente. Pleiade gangliare latero-eervicale, epitroclea !'(:•, biinguinaIl'. Sie ro-reazione di ' ·V assermann: + + + .


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CONFERENZE l!: DIMOSl'RAZIO'SI CLINICHE ECO.

La cura miRta. (Bs. As.) ha. fatto risentire ben presto i s uoi benefici effetti. Dopo 28 giorni, all'atto d ella. sua. dimissione, l'uJcerarione era già cicatrizzata, il t e,.t,icolo sinistro prcssochè normale, ottime le cond izioni gt'nerali ·di nutrizione e di sanguificazione. LivORNO. - Sottot<>nl'nto medi('O GAETANO ~fANOIONE: cti trawnatis11~i art.icolm·i chiusi.

Vecchio e nuovo in tema

Primo cn.pitano m edico Gn-SEJ'I'E SALVATI: Il si.9tema reticolo iatiocitario.

);'APOLI. -

L'O. ha fatto una ra:;se~na schematica. ed aggiornata at ri la entità anatomica, funzionai<>, e sulle malattie d e l S. R. I. Ha Sf'guita, passo pru;so, la rapida evoluzione dei concetti, notando come, gra· zie t\lle colorazioni vitali con colori addì che si accumulano solo negli elementi d el !<ist ema., s i sia potuto pMsare in poco piìl di un ventennio dalla conoscenza dello "t roma o connettivo intc rstizialc, a. quella d el S. R . E. di Achoff e Scuola, a quella infinl" del S. R. I. di Volte rra. Ha ins istito sul concetto che tale sistema non è e non d ev'e::;s('re considerato come tuu~ e ntitt\ o costruzi one anatomica chiusa, ma piuttosto como un complesso cellulare, le cui caratteristiche sono l'uniti!. ftmzionale prolificatric<', fagocitaria. irarnagazzinatricc e protettiva, che sono espres!>ioni di aumentate attività. locali e g enerali d el ricambio. Passando a parlare d <'llo funzioni accertato s icuramente od ammesse ormai da tutti gli autori e cioè d e lla fagocitosi, d oll'emoca.ter t>si, d ell'emopoiesi e della difesa o!.'llula.re, ha. ricordat-o le ipotesi pih recenti sulla origine d ello cellule ematich e ed i concetti pih mode rni sulle malattie dovute alla. p ervertita. od esagl'rata funzio ne emocateratica Jel s~o·ttore epatosplcnico d el sistema, ed i ten tativi di sistema.tizza.zione d elle splenom egalic d1' 1Je epatiti e della cirrosi epa t ica. Ha. infine a ccennato alle ma.la.ttie a cute d e l sistema. ~d all'importanza che potrebbe avere l'esame ematologico sistema..ico in tutto l e affl·zioni da virus reticoloendotdio tropo, p er giudicare del grado di reazione o d i difesa d el S. R . I . allo malattie croniche ed a quelle sistcma.t.ich c riportando due clasruìcazioni di AA. italiani; classi ficazioni cho certam en te andranno soggette a rcvi~ione quando g li studi ed i con tributi sul S. R. I. saranno p ih n umerosi. l\I uggiorP medico GIOVANNI VAssALL!: La terapia fisica del diabete. L'O. riassume i tentativi di t.erapia fisica d f'l diabete, classificandoli in cio· que periodi secondo il mezzo terapeutico usato. Primo perùxlo: Applicazioni di corrente continua praticate per la prima. volta da Erb e Leftl"l It CI 1878 continuate dn Ldort, Clubbe, Cavttllo, Robertson Gauthier e Laraet. Secon.d-o periodo: Applicazioni di a lta frrqucnza fatto p<'r lo. prima volta da D'Arsonval nf'l 1896 o contimtat.e da Ch~:wrin, Vigouroux, Apostoli, Guill<'lnlltot Nogier e Berbioz. Terzo p eriodo: Diatermia upplicatu pe r la prima \"Olta da. Ghilar ducci, nel 1911, o poi sperimrntnta da 1\foyar, Cruisank, Rotembach, Barlocco, Zocchi e reccntissimamente da Rausch Smolinskj e Robecchi. Qua.rto periodo: Rnggi ultravioletti spC'rimC'ntat.i per la prima volta da Bach ne l 1914 poi du Lampu o Al1dorsen o reccntissimamente da PuJCusscn, Tothmann, Saidrnann e Dufest.e l. Qninto periodo: Rontgentempia Ìll uso òu. pochissimo tempo p er la cura del diabeti' e praticata primA. da Strauss e R oter poi do. Orndorff Farrell, l vi Tumidos ki, Capoca<:cin, Vallebona, Vespiguani, ·Marino, Sthcphan, Dresel, Hoep ner, Balli ,, Af!azzotti. Descri\'e di ogni p1·riodo ~ li esperimenti pit1 importanti e i l modo di azione dc-i mezzi impiPgnti c i nwtoJ.i c- lo woric diYNS<'.


CONFERE!"ZE E DIMOSTRAZIONI CLI!\iìCBE ECC .

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Insiste specialmente sulla diatermia e sulla R otgenterapia che, secondo lui, sono i due mezzi che potranno dare i migliori risultati nolla cura d el diabete, ne spiega l'azione, s ia nelle applicazioni dirette sul pancrl"as sia indirette 1\U altri organi che influiscono sul ricambio degli idrat-i di carbonio (fegato, st1rreni. tiroidf', ipofisi, ovaie). Conclude che dati i risultati favorevoli ottenuti da sperimf'ntatori e maestri degni di fede, gli effett.i della diatermia e della Rotgenterapia sul ricambio degli idrati di carbonio, e sul diabete, meritino di essere ulteriormente studiati f' tentati. NovARA.. - Tenente colonnello medico ANTON:WO PAl'AGIA: Reticuloma maligtw. L 'O. parla. di tm caso di tumori del sistema reticolo-endoteliale non ancora bene classificati e che dalla maggioranza degli AA. sono denominati reticulomi maligni, discutéudone la diagnosi difl:erenziale col granuloma maligno. Prende ptmto di partenza da questo caso per a.ccennare al sistema reticolo-istiocitario ed a.lla sua fisio-patologia. PADOV.<~.. - Maggiore medico FRANCESCO l\fiGNEMl: P•·esenta. un infermo, guar· di:a di finanza, affetto da gonoartrite blenorragica de8tra in v ia di risoluziont•, terzo caso del genere riscontrato e curato nell' uJt.imo st>mest.re. L 'O. oltre a far presente la non raritll. di simili complicanze nt•lla blenonagia, segn!l>la i soddisfacenti risultati ottenuti associando il t.rattamento vacciuico (per via endovenosa o endomuscolare) colla st.asi alla Bier gradualmente protratta.

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Maggiore medico VINCENZO MoNTELEONE: Un caso grave di coma diabet:ico. Maggiore m edico RAFFAELLO PEFE: Val'ie/4 e caratteri delle cirrosi epaticM: loro ditferenzazion,e dall'epatiti croniche, con riferimento ad tm caso clinico.

PERUGIA, -

Mag~iore medico GENNARO RoMANO: La tubercolosi didimo-epù:lidim.m·ia nei sucn. Mpetti anatomici e clinici. L'oratore dopo di aver rilevata l'importanza delle gonadi, specie per l'eugen etica, riferisce sui suoi studi anatomo-istologici del testicolo tubercoloso, facen done rma classifica in 4 varietà (diffusa., miliare, a grossi nodi, caseosa e necrotica, fìbro-sclerosante), che descrive minutamente. Parla delle vie di diffusione e delle varietà. cliniche: acuta e cronica, distinguendo quest'ultima. nell'evolutiva e torpida. Dopo di aver parlato anche delle ricerche pa.raeliniche, tratta della diagnosi e della prognosi e cura, concludendo che questa deve, di massima, essere conservativa, riservando le demolizioni chirurgiche ai soli casi di fallimento delle altre cure, e a quelli gravi che implicano pericolo per l'organismo.

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RoMA.. - Maggiore medico ALFREDO CRISTINI: Criteri tecnico-logi,9lici per il rWo· vero, la cura ed il recwpero dei feriti e malati nelle unitd di l a e 2 a linea. Organizzazione e funzionamento del servitio sanitario territori~J,e in pace ed in gtrerra. Capitano medico GENERoso lANNARONE: Due casi clinici :di linfogra11-ulomatosi inguiinale. L 'O. presenta due ca.si clinici di linfogranulomatosi inguinale, la cui diagnosi clinica fu oonvalidata dalla positività della reazione iutracutanea d el Frei, mezzo biologico ritenuto ormai indispensabile per la sicura diagnosi di linfogranulomatosi

inguinale.


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIO!a CLI.NJ ORl!: ECC.

L'antigene impiegato fu allestit-o nei gabinetti scientifici dell'ospedale. Nella descri?.ione dei due casi clinici (uomini di 27-32 anni), si sofferma sui fatti generali (debolezza, dimagramento, anoressia) che accompagnano l'adenite inguinale e pa.rticolannente sul più giovane in cui rilevò anche febbre, oircostaza. questa che ricon{ermà il carattere generale della ma.lat.tia. La terapia antimoniale, p er via endovenosa a mezzo d ello stibiona.Z ZambeUettt ha dimost rato di esplicare att.ività a carat.terf\ specifico sulle lesio11i chf' si sono modificate dopo le prime iniezioni. Infatti i gangli inguinali s i sono subito riassorbiti. Con uguale rapidi~ è avvenuto il ristabilimento df'llo stato generale e la fe bbre fu presto domata. La guarigione ottenuta nei due casi studiati, oon la terapia antimoniah'l, è tale da pe rmettere di concludere che l'impiego dei sali di antimonio sia preferibile a<i alt.r i metodi usati nella linfogranulomatos i inguinale, sopratutto a quello chirurgico per i danni che ne possono conseguire, e più sic w'O della Roentgenterapia che è efficace solamente se intrapresa all'inizio. La terapia a.ntimoniale è scevra di periooli, se fatta con cautela, e può essere praticata anche a.mbtllatoriamente. -

Primo capitano medico DOMENICO LEONABDI: Igien e e profilassi delle

Wu;ppe in guerra. Stazioni e ca:mpi d·i risana:mento contumaciali. Servizio antima-

larico. Servizio anticeltico. SeT'1.n'zio antitubercclare. Laboratori chi'1111ici·batteriologici presso le grandi umtà.

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Primo capitano medico DoMENICO L{} BIANco: Servizio presso i corpi di tnvppa nelle soste e nei periodi di rz:poso: organizz:azione e criteri tecnici da 8egt,ire nel pronto soccorso, opera del rnedico del Corpo n.eUa trincea e quando le truppe sono in 2 " L·i nea. Capitano medico CARLO PANARA: Un ·caso di afasia motoria.

L'O. presenta un allievo df'lla R. G. di finanza. di anni 26 il quale nel noYerobre 1934 fu ricoverato in ospedale per gravi s.i ntomi generali di tossinfezione. L 'emocultura. fu positiva per il paratifo B. · Lo stato generale andò migliorando rapidan1ente e la. febbre cadde in quinta giornata; ma nello stesso tempo ~<i ma.nifestò lma afasia motoria, con paresi del faccial e destro inferiore, senza altri segni n eurologici. La pa.resi d el facciale scomparve gradatamente, ma l'afasia motoria pE~rma.ne tuttora. sebbene lievemente attenuata. Dopo aver a.ccennato alla costituzione della. via motoria del linguaggio, se-

condo il Mingazzini, ed alle probabili sede e patogenesi dell'affezione (occlusionG embolica del ramo inferiore dell'arteria frontale sinistra), l'O. esprime il parere che vi s ia scarsa possibilità, nt>l ca.<;o in esame, data anche la lunga dw·ata dell'afasia, di un ripristino della funzione del linguaggio m ediante la funzione vicariant.e dell'emisfero cerebrale di destra attraverso le vie da esso ~riginantisi. Tratta infine dal provve.dimento medico- legale da adottare. Sul caso hanno interloquito il direttore dell'ospeda lP., tenente col. med. ?YIABSERANO ed il ten. col. med. PELLEGRINI. -

Capitano medico MICHELE PAPAGNO: Un ca.so di cor01'dite disseminata tubercolare unilaterale.

L'O. presenta un caso raro di coroidite disseminata tubercolare centrale in un giovane soggetto, clinicamente esente da altre manifestazioni tubercolari. Dopo aver descritto ampiamente i caratteri della affezione coroideale e della papillite consecutiva, passa a. trattare dei caratteri d ell'altre po!'sibili lesioni della coroide ghmgendo così alla eziologia tossico-tubercolare propria. della. coroidite disseminata t ubercolare, confermata. dall'ingo:rgo delle ghiandole perioculari, UI!ico reperto fra tut.ti gli esami praticati.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE EOC.

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Inoltre addita tutta. l'importanza di un simile rilievo eziologico della affezione coroideale per la diagnosi generale di tubercolosi latente, tanto frequente nei sogget.ti con apEarente stato di benessere generale. Infine l O. riferisce sugli ottimi risultati ottenuti con la terapia calcica, e consistenti in un notevole miglioramento del visus già alquanto ridotto. UDINE. - Maggiore medico FRANCEsco ~lAssuw: Ci11ti di echinococco del fegato e ~razioni BUò-jreniche. L 'O. avendo operato una grossa cisti di echinococco suppurata del fegato presenta il caso, discute le diagnosi differenziali delle varie affezioni che si riscontrano nell'ipocondrio destro, ricordandone la varia sintomatologia. Fa notare le ricerch e di laboratorio eseguite per arrivare alla diagnosi. D escrive i vari metodi di trattamento delle cisti di P-chinococco, specialmente quello da lui usato della ma.rsupializzazione, formolizza.zione e svuotamento in un solo tempo. VERONA. - Primo capitano medio SALVATORE SCIORTINO: Su òi un caso di congiunti•.Jite dift.erica.

L'O. presP-nta un caso di difterite della conghmtiva, forma mista, accertata. mediante cultura e guarita senza esiti. Ne ba. illustra.t o la sintoroatologia soffermandosi a lungo sulla diagnosi differenziale e sulla terapia. -

Tenente medico ANTONIO TATONE: Su di \m caso a. decorso insolìt.o di morbo di Sohoenlein H enoch. ·

L'O. presenta un soldato entrato in ospedale li 2Q-12-l 934-XITI con diagnosi di pleurite essuda.tiva sinistra. Con adatte cure questa affezione t.ende al miglioramento, compaiono sintomi addominali che fanno sospettare una perit.onit.e della. stessa natura. dell'affezione pleurica, nel contempo l'esame dell'urina fa rilevare i segni di una nefrite emorragica. Mentre anche questo secondo a.spetto del male tende alla risoluzione compaiono formazioni emorragiche cutanee ed articolari del tipo Schoeniein Henoch. L'O. discute la. ipotesi di una eventuale natura tubercolare d ella sindrome pleuro-eddominale, ma, e il modo d'insorgenza dei tre quadri dell'affezione, e il loro decorso, e jlli esami di laboratorio, fanno concludere per una. origine unica delle tre forme e la malattia viene inquadrata nel morbo di Scboenlein H enoch. Passa infine a discutere della prognosi, tera.pia e provvedimento medicolegale d el caso.


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NOTIZIE Avanzamento degli ufficiali delle coloni~ dell'Africa Orientale. , Con R. dl-'cn•to IP,flgO 28 febb raio 1933- X III n. 226, riportato n ella circolare n. 225 Giornale militare ufficiale 5 ap rile c. a., sono sancite le seguenti norme p er l'ava.nza.merlto degli uluciali del R . esercito in servizio nelle colonie d ell'Africa Orientale o ass!'~nuti a tl'uppe o srn;zi mobilitati da inviarsi nelle dette colonie Articolo unico. Agli ufficiali del R egio èsercito, compresi nei limiti di anzianità p er l'iscrizione nei qrJad ri di avanzamento, che, pe r trovarsi nelle colonie d ell'Africa Orientale o p er essere assegnati a. truppe o ser\'izi mobilitati da inviarsi n elle Colonie st esse, non possono, a g iudizio insinda.cabile d el Mi.ni:;tro p er la guerra, troyars i in Patria nell'epoca in cui hanno luogo gli esperimenti od esami p or l'avanzamento, si applicano le disposizioni segue nti: a) i d etti ufficiali non saratmo sottoposti. ad espet'imenti od esami, n ei casi in c ui quest i siano richiesti o bbligatoriamente dalla legge i giugno 1934, n. 899, me ntre saranno classificati, a norma d t)ll'iwt. 17 d ella legge ste:;sa, in quei gradi p ei quali la classifica è prescritta; b) gli esami p er l'avanzamento a nticipato, per la scelta speciale e per l'am · missione alla scuola d i guerra sono sospesi, senza pregiudizio dei diritti d i coloro che siano stati o che sa.ra.tmo d esignati; c) non si richiedono ai detti ufficiali i periodi minimi di comando o di servizio di cui al l'art. 32 delia legge predetta, mentre si richiedono quelli di p ermanenza minima n el grado di cui agli articoli 33 e 185 della m edesima. legge; . d) r imangono salvaguardati i diritti già. acquisiti all'avanzamento anticipato, alla scelta. sp eciale e quelli degli ttfficiali di stato maggiore.

Avanzamento degli umdall In congedo del Corpo sanitario militare. A norma degli articoli 20 o 114 d ella legge 7 g iugno 1934, n. 899, con circo· Iare n. 204 Giornale militare uffu;i.ale 22 marzo c. a. è stato stabilito al 26 luglio 1929 il nuovo limite di anzianità. entro il quale sono compresi i sottotenenti m ed ici e chimici farmacisti d i complemento ch e de bbono essere presi in esame p er l'iscrizione sui quadri di avanzamento 1934-35. Con ci rcolare n. 215 Giornale militare uffu;iale 29 marzo c. a ., a norma dell'art icolo 114 della legge p er l'avanzamento, sono stati determinati i seguenti limiti di anzianità. entro i quali sono compresi gli ufficiali del Corpo sa1ùtario militare in ausiliaria, della riserva. e del ruolo speciale, che de bbono essere presi in esame per l'iscrizione sui quadri di avanzamento 1935-36, ad anzianità e a scelta ordinaria. U tficiali medici . Colonnelli: 2 febbraio 1930 - tenenti colonnelli: 30 dicembre 1925- maggiori: 29 giugno 1924 - primi capitani e capiw.ni: 26 ottobre 1918 - primi tene nti e t enenti: 14 dicembre 1930 - sottotenenti: 31 dicembre 1931. Ufficiali chimici farmacisti . Tenenti colonnelli: 25 settembre 1930 maggiori: 31 marzo 1924 primi capitani e capitani: 5 maggio 1928 - primi tenenti e te nenti: 14 febbraio 1930 - sottotonenti: 31 dicembre 1931.


~OTIZIE

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Vaccinazione · antitlflca. - ll Ministero de lla gue rra .(direzione g•'nernle d i Sanità militare) è venuto nella determinazione di abbandonare il lipovaccino fin qui usato por la vaccinazione antitifìca dei militari e ha disposto che d'ora in avanti sia invece adottato presso tutti gli Enti d ell'Esercito l'idrovaccino Iormolato antitifo-paratifico (T. A. B.), prescrivendo precise normt: d'impiego.

Pratiche medic()-legali. Dal Foglio di ordini del :i\Iinistero della Guerra, di10pensa 12a, 25 marzo 1935Xlli (n. 109~- Direzione generale d i Sanità militare e D irezione generale dei Servizi a.mmin istrativi ). È occorso di rilevare nell'espletamento di pratiche med ico-legali una certa. lentezza non compatibile con la doverosa sollt'cita cura. che deve essere posta. a che gli infortunati e le loro famiglie possano ottenere quanto giustamente chiedono. Per ovviare a. tale inconveniente, sì da rendere più spedito lo svolgimento degli atti medico-legali, intendo che: l o i comandanti di corpo: a) procedano senza indugio, appena ricevuta la domanda, all'acquisizione dei documenti istruttoriali ed esprimano sollecitamente i pareri di loro co~­ petenza tra$mettendo subito la intera pratica alla Commissione medico-ospedalie ra. de lla propria giurisdizione; b) diano svolgimento di ufficio alle pratiche in tutti quei casi in cui la. legge lo consente; . c) esort.ino i propri dipendenti a produrre tempestivamente le domande; d) provvedano a che il p ersouale aùdeLLo ulle isl,rui,LOt·ie d e lle pn~>tic!J<:!

medico-legali sia bene istruito; e) si att.engano scrupolosamente alle norme relative all'istruttoria delle domande di pens ioni privilegiate ordinarie, in modo da evitare che pervengauo al Ministero pratiche incomplete e-documenti inesatti o irregolari; 2o le Commissioni medico-ospedaliere: a) diano immediato corso alle pratiche m·genti, specie ne i casi di morte, anzichè svolgerle a seconda dell'ordine cronologico di arrivo; b) trasmettano subito le pratiche espletate a chi di ragione; 3 o le D irezioni di ospedali, allorchè abbiano in cura feriti, lcsionati o malati per i quali si possa presunere, a guarigione clinica avvenuta, la inabilità, ne informino i rispettivi com andi di co rpo p<'r l'inizio d e lle pmtiche di dipendema da causa di servizio.

Pubblicazioni sanitarie militari . A cura del Ministero della guerra (dirt>zione generale di Sanità militare) è stato pubblicato il Manuale sanitario per la r;uerm chimica, edizione 1935-XIII. Ai termini della. circolare n. 258 Giornale milùare ufjìciale dd 12 aprile c. a .• la pubblicazione deve essere insorta nell'e lenco delle pubblicazioni in vig<n·e p0r il R. c~'<crc ito, parte ll, servizio sanitario militare, pagina 146, numero categorico 2642, prezzo lire 4,60. L'ufficio pubblicazioni militari ne curerà. anche la vcndit.n agli enti cd agli ufficiali che ne facciano richie~'<ta, concendendo a questi ultimi lo sconto del 35% . Il tenente colonnello modico Ca.rmclo .l\1ANGA.NARO ha dato alle st!Unpe, per i tipi della. Casa Editrice poligrafica uni,·ersitnria del dot.t . Cnrlo C'ya in Firenze, un elegante volume di circa. 300 pagine su Il servizio sanitario rnilitm·e in guerra (L. 20). Di entrambe le suddette pubblicazioni daremo prossimamente estese recensioni. 7 -

Giornale di medicin(!. militare.


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NOTIZiE

Conferenze di medicina militare presso il Sindacato Medico Fascista di Roma. A R oma, nd S>\lone dt•lla ConfPdorazione Industriali (piazza Venezia, 11 ), previ accordi d e l Commisso.rio del SinrltlCa t o .M:rdico Fascista, on. p rof. Giovan· ni Perez con la Direzion e generai~· di Sanità militare e con la. debita autorizzazione ministeriale, si va svolgendo un ciclo di CoHferflnz(' tenut.e da ufficiali m edici su argomenti di mt>dicina militar(', s<>condo il programma seguent e. La prima confen•nza hn avuto luogo il 15 aprile alle ore 18,30, alla prt•senza. di un numeroso ed at.tonto ud itori o che ha corciialmente nppl11udito l'oratore. H anno preceduto, in un vivo fon·ore di consensi, due brevi discorsi inaugurali d e l prof. P eroz e del tenent.e goneralP mrciico Franchi che hanno m esso in ri l iovo l'impor tA.nza d e lla più fattiva c ollr1borazione di tutte le F orze Sanitar ie d el P ae"(', noi quadro d e lla Nazione Militare. St"Condo i dettami del Regim!'l e le tradizioni d e lla Classe Medina italiar1a. Le RltrP conferenze, arguiranno periodl·camentt", con inviti personali a tutti g li iscritti al Siudacato, fino alla m età di giugMno. . e med'1co R E:lTANO pr·o f . U go: .L''l-1lCOfllllla . j_,_ guerra rmcr . ob't.ca. o.gg10r u.-eu<• Mt\ggioro m edico Gwnot d ott. Giorgio: L 'az-iune biologica de.gli aggreJJsivi chimici e la sintomatolO{Jia dei colp-iti. Mllggìor e modieo CASSINIS prof. Ugo: La medicirut dello sport e la preparazione militare della Nazione. T ononte colonn<>llo medico PELLEGRINI dott. Or<'ste: il pronto socccrso e la terapia. dei colpiti da aggrusiv·i chimici. Maggiore m edico BlANOHINI dott. Acrisio: L'Esercito e la l-otta contro la tubercolosi. Maggiore m t>dico FERRI dott. Guido: I mezzi di di/Ma individuale e collettiva in (JL~erra chimi.ca. Cenni sulla organi::zazione del servizio sanitari-o in rapporto alla (!Uerra chimica. Maggioro medico SARNELLI prof. Tornmaso: il compito coloniale d.el medico mil·ita.re. T en . colonnello nwdico BASSI dott.. Giuseppe: Quale dovrà usere la nostra organizzazione sanif.aria in guerra più ri.spmulente a.lle prevedibil-i necusità.

Chirurgia di guerra. U 12 aprile, nell'aula della clinica chirurgica della R. Un iversità di Milano, la Società Lombarda di Chirurgia ha tenuto una seduta in comune con la Società consorella Emiliano-Romagnola p er t rattare due tomi, dei quali uno su Le splenopatie chirurgiche e l'altro sul Come tmtteremmo le fraUure in una eventuale guerra. Su questo secondo tema il t(mente colonnello mf>dico prof. Pietro CAJIJOlUANO, rappresentante della Sanità mili tat·e. ha fatta una. comunicazione svolgendo il trattamento delle ferite-fra.ttw·e di gut'rra. . principa.lmt'nte dal punto di v ista della. organizzazione sanitaria militare. Alla discussione sono int-ervenuti i proff. Donati Putti, Ettorre e Ca.mc•ra.

Facilitazioni per cure salsolodlche nelle RR. terme di Salsomaggiore. Come in passato, anche per l'atmo corrente sono state concordate con le R R. terme di Salsomaggiore facilitazioni per il pt'rsonale dell'Amministrazione d e lla guerra, negli alberghi termali «Edoardo P o r ro • e • Giovanni Valentini •, a. turni fissi d i quindici giorni ciascuno, a comincia re dal l 0 aprile. fino al 30 novembre. Le condizioni convenut<' sono riportute nella ci.rcolnr c n. 202 (direzione generale di Sanità militare) Giornale mi.litare utficù.zle 22 marzo c . a.

111 Congresso internazionale dell'Aviazione sanitaria. Con il seguente programma di lavori. dell' li al 16 giugno p. v., oganizzato dal R eale Aero Club del B e lgio, avrà luogo a Bruxelles il III congresso internazionale dell'Aviazione Sanitaria. L 'I talia sarà rappresentata dal Capo dell'ufficio


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NOTIZIE

centrale di Sanità d e l Ministe ro dt>ll'Af'ronautica, colonnello medico Arturo MoNACO che sarà relatore d e l 3° tema. TEMA l o; Utilizzazione delL'A viazione privata o COtiU1terciale ai fini sanitari in pae.9e e nelle colonie. Paesi re latori: B elgio, Inghilterra, Spagna., Francia. TEMA 2o: Collaò<n-azioM dei se'r"vizi ptWblici e delle organizzazioni pri·"-ate per l'utilizzazione della Aviazione sanitaria in ten~po d i pace. Pae.si relatori: Belgio, Germania, Repubblica. Argtmtinli. TEMA 3o: Organi=ione e funzionatnen.to dei primi soccorri nei trasporti aerei civili. Paesi relatori: B elgio, Italia. Svezia. TEMA 40: Conc<n-so dell'Aviaziorw in periodi di calamità pubbliche. Paesi relatori: Be lgio, Stati Uniti d ' America. Polonìa.

Bollettino del Corpo sanitario militare. Uf!ìci~li

t~te<lici

)IAGOTORI RoMANO Gennaro, ospedale militare Perugia. - Ospedale militare Ancona. Dal Bollettino Utfwiale, disp. JSa, 22 marzo 1935-Xlll. Utficiali medici. TENENTI INCARICATI DEL ORA DO D I CAPITAN O

BARTOLOMUCOI Domenico, R. corpo truppe coloniali Cirenaica. -

l!! m t. di v.

fan t . TENENTI .

MASTROENI Giuseppe, Il a~-t. div. fant . -

23 fanteria.

A. disposizione CoLONNELLI BucoiANTE Alfredo. - È promo.~so maggior·e generale m<•dico, con anZia· nità 19 settembre 1934-XII, ed è destinato a l mhlistero gue1-ra pe r· incarichi speciali. Dal Bollettino. Ufficiale, disp. 2·1 •, 29 marzo 1935-XDI.

U fficùili medici. TENENTI COLONNELLI.

I seguenti tenenti colonnelli sono nominati direttori d e ll'ospedale militare a fianco di ciascuno indicato, dal 16 marzo 1935-XIII: Gutmusso Gesualdo, ospedale militare Bologna (membro sostituto collt>gio medico legale ) - Milano. TURILLI Antonio, id. id., Roma.. Udine. RoMBY Paolo, I d. id. Cagliari. - Caglitni. PRIMI CAPITANI.

PAPA Gennaro, legione CC. RR. Bologna.. - 5 a1·t. corpo arnhtt•~ ­ Dr MoNACO Pa.ride, 7 alpini. - 3 gra.natit•ri. TE!)o"ENTI

CRtSTrANt Michelangelo, 3 alpini l alpini. GASPARRO Umberto, 28 artiglie ria dh·isione f11ntt'ria. GAROIA G"ova.nni, 2 fa.nteria. 18 fantt>ria .

91 f~tnte da.


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NOTIZIE

TooLIA Canio, • Guide~. - 5 arti~tlieria armnta. CATALANO l\icodemo, 35 fanteria. - 71 fant er iA. CALIENDO G Pnnaro, 3 art ig liPr·ia cont.ra e r·ea. - 213 fa.nt<'ria . TATONE Antonio, 2 artigtinria alpina. - 127 fanteria. A corNNr Mario. 3 artiglie ria divisione fanteria. - 89 fanteria. PATERNOSTRO Vincenzo, l artiglie ria alpina. - 5 gPnio. AMENTA Audonzio, 27 fanteria. 63 fante ria. ALLOCCIUO Achille, 2 alpini. - 25 artiglie ria divisione fanteria. CAROTENUTO Pasquale, 7 artiglieria divisione fanteria. - 6 artiglieria divisione fante ria. D'ANGELO i\fario, 9 alpini. - 5 be r·saglieri. GEMELLI Antonino. l fante ria. - 12 fanteria. CELENTANI · Nicola, 14 artiglie ria divisione fanteria. 9 artiglieria div isione f:a.nteria. FisiOHELLA Piet ro, 38 fanteria. - . 53 fanteria. D o.I Bollet/i!U) Utfiàale, dil:!p. 22", 5 aprile l 935-Xlli. Ufficiali medici.

M AGO IORI. P ASSALACQUA Gioacchino, dist.re tto Palermo, in aspc ttati,·a. per infc·rroità prove nienti da cause d i ser·vizio. - I n data l 4 fPbbraio 1935-XIll richiamato in servizio cffe t tivo e destinat.o ospedalP militnrf' Palermo. PRII'>H CAPITAJ:<"l. SINIBA.LDI Guglielmo, ospedale militare R oma (comandato campo climat.ico sana.toriale Anzio). - In dat.a l mtuzo 1935-XJII collocato io aspct.tati va per motivi privati, pe r m t>s i dodic i. CAPITaNI. CARER-I Leonardo, 2 granatieri. - Os p P.dale militare Milano. Dal Bollettino U(fwi ale, dis p. 25 6 , 12 aprile 1935-XIII. Ufficiali ?IJRdici.

T ENENTI COLONNELLI PROMOSSI COLONNELLI. Con anzianità 9 feblna:io 1935-XIII:

L APPONI Guido, direttore ospedale militare Trif'ste . -

Come contr o.

MAGGIORI PROMOSSI TE:I<'ENTI COLONNELLI. PrccoLJ Giovanni, ospedale militare Bologna PrcAZIO Antonio, ospedale militare Caserta. -

Come cont.r o, (scclt.o. speciale ). Come contro.

PRIMI CAPITANI PROMOSSI 1\fAGGIORI. Sono Santi, ospedale milit.are Pado,·a. - Ospedale militare Napoli. FILOORANA Pasquale , dir ezione s anità mi litnre corpo armata Firenze . - Ospe · dale militare 1'riest e . (s('Pltn sp~·cialt•) . D'Aureo Giuseppe , distn' tto Rorna l. - Osp t'dal c mili tnre Rom11 . DE Ht:ERO.N'YMIS Ruggero, O>'pl'dnle militare Lh·orn o . - In data 14 febbraio 1935XIU è collocato in as pc>ttat.iva ]W l' infE'r·mità non provenienti da cause di se rvizio, pPr mesi dodic i. Tr:NENTI IN'OAIHCATI Of:L OR.>\00 DI CAPITANO. ALEANDRI Giacomo, R. corpo t.ruppl' colonia li Somalia. n e l ruolo i l pari gru d o .Bonelli i\liclw lt>.

Come cont.ro . Seguir à


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TENEl'i'TI. DE GRECORIO Gaetano, 2 fanteria. - In data 16 ottobre 1934-XIT rif'ntra DE>i ,.,. quàdri avendo cca.':!&t.o di essere disponibile pd ministl!rO affuri esteri. SmiAN'l'<"I Carmelo, l genio minat<>ri. - R. corpo truppe coloniali Tripolitania, d'cndcrità, cla.l 2 marzo J 935-XIII. GRANDE Pasquale, 71 fant.+"lria. - R. corpo truppe coloniali Tripolitania. d'autorità, dal 2 marzo 1935-XID. MAZZOLI F ernando, 3 alpini. R. corpo truppe coloniali Tripolitania , d'a·uto rità, dal 2 marzo 1935-XIII.

Ufficiali chimic1: ja·rmacist. TENENTI PROMOSSI CAPITANI. GoFFREDI Ettore, incaricato, a. scelta specia le. del

grado di capit.ano ospedale militare Catanzaro. - Com<' contro (sce lta speciale·). SPADAVECCHIA Domenico, incaricato. a scelta speciale, del grado di capitano infe rmeria presidiaria Ravenna. - Come contro (scelta speciale).

A disposizione. Ufficiali med·ici. TE!'<"ENTI COLONNELU.

CtJ'RC!o Saverio, commissione medica pl"r le pensioni di gu<' JTu Kapoli (f. q.). É promosso colonnello, con anzianità 9 febbraio 1935-XIII. Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Lapponi Guido. Dal Bollettino Ufficùùe, disp. 27•, 19 aprile 1935-XIU.

Onorificenze. Con Regio d ecreto 27 dicembre 1934-XIII il primo capitano nwdico Leonida è stato nominato ufficiale nell'Ordine colonialE- d t- lla Stella d 'Ita lia, di Moto Proprio Sovrano. LANNA

Benemerenza della C. R. l. Il Comitato contrale d ella Croce Rossa Italiana ha conf<'rito al tenente colonne llo medico Roberto L ANDRIANl', direttore di sanità. militare• d Plht Sardegna, la medaglia d'o ro di benemerenza «per l'att.ività. ferdda e proficua svolta a favore dell'in~egnamonto d e lle infermiere d ella C. R. del Comitato di Cagliari "·

Corso accelerato di Medicina Tropicale per medici coloniali civili. (Direttore: Sena.tore prof. Sir Aldo Castellani). Dal 4 al 6 aprile s'è svolto, con il seguente pro,gramma , un corso ncel'lcra.to di Medicina Tropicale, per medici coloniali civili. prl"sso la R . Clini('a dPile mulattie

tropicali e sub-tropicali della R. Università di Roma. GzovF.Dt 4 apri lo ore 9- 10: Profì,la$a-i dell<~ pute; prof. Maggiora. • 1 0-:; ~ l : (Clinica Tropicale) F ebbri tropicCili, con pn·:<l•ntmr.ione di c:asi Sen. prof. S1r Aldo Castellani.


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ore ll - 12: M alauie esante.matiche : pt·of. )!ontelE>one. ~ 12- 13 : Chirurgia rl·i urgenza; prof. Asco.l i. • 15-16: Esercitazioni pratiche per la diagnosi della peste; prof. Vivaldi. • 16-17: Nozioni pratiche di oculistica; :Sen. prof. O vio. • 17- 18: Nozioni praticAe di o!lontoiatria; On. prof. P f'rna. VF.NF.RDI 5 aprile ore 9-10: Profilassi (le/, colua; pro f. Pe rgo la. n 10-11 : (ClinicA. TropicA.le) D i88(wteria e coliti, con pr~>S<'ntazione di cas i: St>tl. prof. S i•· Aldo CMt<'lluni. ore 11- 12 : Profilassi del tifo esantematico; prof. IlvE>nto. , 12-13 : Chirurgia d i urgenza; pro f. Ascoli. » 15- 16: Esercitazioni pratiche per la diagnosi del colera; p•·of. Russo. n 16-17: Nozioni pratiche di oculistù;a: :::Ìt>r1. prof. Ovio. • 17- 18 : Nozioni pratiche <ti o<lontoiatria; On. prof. P c ma. 6 A.p rile ore 9- 10 : Profilassi rlel 'IJrtinolo; T. colonne llo m edico d ot t . Fadda . " 10-11: (Clinica TropicalE') Dernwtosi tropicali, con prest>n tazioni di casi: Sen. prof. Sir Aldo Caste llani. ore 11- 12 : Soccorsi medici di urgenza; prof. Monteleone. , 12-13: Chirttrgia di urgenza; prof. Ascoli . • 15-16: Dimostrazioni pratiche dei principali ospiti trn1J1neUi tori di malattie i11jeUiue; prof. Penso. ore 16-17: Nozioni pratiche di oculiatica; Sen. prof. Ovio. • 17-18: N ozioni pratiche di odon~oiatr ia; On. prof. Pe ml\. • 18- 19: Nozioni di geogra(w medica: prof. Pullé. SABATO

La V Campagna antitubercolare e la giornata delle due Croci. Nel mese di aprile hanno av·u to si~;wmnt.ico svolgimento le manifestazioni nazionali antitubercolRri, secondo il complesso gt'niale programma e laborato e d attuato con inesausta lena e con' la più efficace p reparazione d e lla Federazione Nazionale Fascista per la lotta contro la tubercolosi. Tutto il p at'se è stato chiamato a parteciparvi. La R eggia, il Duce, ogni o t·d ine di ge rarchia, i cittadini , Je scolaresche hanno d ato impuls i ed op t>re c lw t rovano w1a sola d enominazione, que lla. d e lla difeSf\ nppasì'< ionata e vigor·o>;a de lla salute della ~ti rpe, posta da l Rl:'gime fra gl i obbiettivi fomlanumtali della sua at.tività. Il Duce ha ricevut.o i l l 0 aprile m·l salone d e lle Ba t.taglit> di Palazzo Venezia l 'on. prof. Raffaele Paolucci, presidentfl d e lle Fed erazione, il st>n. prof. Edoardo Maraglia..no, l'on prof. Eugenio More lli, il prof. Arcangelo Ilvento, il prof. F ed e rigo Bacchetti segretario gene1·a le cle lia Fed~>•·azione, il t>en. Filippo Crem onesi p resid en te generale d t> lla C. R. I., i Cons igli drt·tti\·i, i preside nti e i d e legati d e lle sezioni rep;ionnl i. D opo un e le \·ato discorso d e ll'o n. Paolucci il Duct• ha procedu to a.lla. conSt'gna. di premi MfH'gnati ai quarantasei Consorzi pt·ovincia li che più s i sono distinti n~:>lla. campagna. antitube rcolare d ello scorso anno ed ha. dato quindi le direttive p e r la nuova campagna. La ><olenne cerimonia inauguralo ha avuto luogo a lle ort> 10,30 d e l giorno 2, ne l R eale T eatro d t>ll'Opera, all'Augusta presenza d i S. A. R. la. Priocipes.;a di Piemonte, con l 'intervento delle Al te Cariche d e llo Stato, d e lle Gerarchie d e l Partito, e di un pubblico el~>tt issimo chf' gremiva il teatro in ogn i ordine ù i posti. L 'On. De :Vlars ico ha pronunciato un 'Rffal$cinante ornzione, e, sotto la di rezione d e l Maestro Serafin, si è svolto uno scelto programma musicale. Dal 7 a l 14 aprile c'è stat.a la Prim a setti mana 'italiana della diagno8i precoce, di.-etta principalmente a diffondere con stampe e conferenzf', in mod o piano ed flCCP.Ssibi le a l popolo. c hia re id l't- suJla guaribilità d ella tu bercolosi, quando s ia identificata nel StiO primo subdolo inizio. La '' G ioranata, d e lle due Croci • c he, come avevamo già annunciato, inde tta. pe l 14 apdle, comprendeva ins it>me le man ift>stazioni popolari a beneficio della Croce Rossa e d e lla lotta contro la tubE' t'culosi, è st ata caratterizzat-a d a mol topli-


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ci iniziative che hanno trovato e ntusiastica rillpond(>nza prl'sso ogni ceto della po· polazione , in tutta I talia. Sono state raccolte ovunque offerte conside re voli per oggetti di propaganda svariatissimi allestiti con fine se nso d 'arte , e s 'è iniziata la v endita d e l « francobo.llo antitubercolare chiudilettera » che continuerà fino al 19 maggio.

Conferenza, al Quirinale, sulla « Cura Raetf >> Il 7 aprile, alle ore 17, nel grande salone da ballo d e lla. R eggia. d e l Quirinale, all'Augusta presenza d elle LL. M.M. il R e e la Regina., d elle LL. AA. RR. i Principi di Piemonte, Principessa. Maria. di Savoia, Principi Conrad di Baviera e Principessa. Maria Adelaide di Savoia.- Ge nova e d e ll'ex R e di Spagna. Alfonso di Borbone, i professori Panegrossi di Roma., Negro di Torino e Besta. di Milano hanno tenuto confe renze sul trattamento d oli 'encefal ite letargica. con la «Cura.Raeff »che , come è a. tutti noto e come a bbiamo a.mpliamen te riferito nel 2o fascicolo c. a . di questo Giornale, per generosa. iniziativa e d assiduo interessamento di S. M. la Regina., ha avuto, con il più hmsinghiero successo, largo espe rimento d 'impiego in isti· tuti ospeda.lieri di molte città italiane. Il salone era gremito di llll pubblico elettissimo, cos tituito da. alte Cariche d e llo Stato, dalle maggiori autorità. sanitarie e da clinici fra i più illustri di Roma e di tutta I ta.Jia. Per primo ha ovuto la parola. il prof. Pa.negrossi, presentato dal medico d e l R e , conte Quirico. E g li ha fatto tma efficace rassegna. d e i 258 cas i di encefalite le ta.rgica. curati, nE'l corso di un anno, ne l padig lione specia-lizzato al Policlinico Umberto I di Roma ed è stato proiettato un film «Luce» di impressionante valore documentario. Sono stati anche presentati molti ammalati clinicamente guariti o assai miglilorati. Uno di essi ha offerto, fra la. commozione d egli astanti, un fascio di fiori all'Augusta. Sovrana. · Il prof. Negro, a sua. volta., ha. fatta. una estesa re lazione, anch'essa. illustrata da. proiezioni cine matografiche, d e i casi ournti n oll'ospcdalo .Cottole ngo» di Tori·

no ed infine il prof, Besta ha riferito di numerosi altri casi da lui trattati, sempre c on risultati ritenuti insperabili con i numerosi altri metodi di cura. finora tentati e seguiti.

Centro per la diagnosi istologfca dei tumori maligni.

n Regio Istituto « Regina. Elena. » per lo studio e la cura. d ei tumori, vial.e R egina Margherita n. 291 (direttore g enerale , on. sen. prof. R. Bas tia.nelli) ricorda ai s igg. medici eh~' presso la. sezione anatomo-patologica. d ell'Istituto, funziona un Ce ntro pe r la. diagnos i istologica d ei tumori maligni. Si raccomanda di inviare i pe zzi fissati preferibilmente in formalina al 10% od, in mancanza di questa, in alcool allungato (circa con un terzo d'acqua) e di accompagnarli con not.izie cliniche. Le risposte saranno date entro il più bre ve te mpo. n Centro funziona gratuitament.e pe r i malati poveri e con le tariffe d el Sindacato Medico-Chirurgico per gli abbienti. Congressi medici e mostre scientifiche a Bologna.

n Podestà. di Bologna., on. M:anaresi, ha d edicato le s ue pih appassionate cure a.ffinchè, nel prossimo mese di ottobre , si svolgano in quella. città, in coincid enza con la Mos tra Inte rnazionale del Libro di Medicina ant ico e moderno e con la Mostra del Materiale Sanitario, vari congressi d elle scienze m ediche, d estinati a suscitare il più vivo int eressame nto d egli studiosi e d egli scienziati. In relazione a ciò hanno già inviata. l'adesione , sc~?g li endo Bologna come sedE' d ei rispettivi Congressi, le presidenze d ella Socie tà italil)na di Medicina inte rna, di Chirurgia., di Ortopedia, di Urologia., di Otorinolaringologia., di Os tetricia e Gine · cologia, di Medicina sportiva., di Ra.diobiologia.; mentre sono nel contempo a ssi-


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l N OSTRI MORTI

curati il cong rasso d e lla As:;ociazione Nnt.ionale Fa..c ista p er l 'Igiene ed i convegni inte maziona.li di Pediatria, di Radiologia Medica ed altri. N ello stesso mese di ottobre, aii'Archiguma..io, antica. sede dello Studio Bolognese - dove av1·anno luogo le sedute inaugu rali e l.o ;;volgirnento d ei lavori dei congressi - till>!'à allestita una imponente Mostra Internazionale de l Libro di :\lcdicina antico e moderno. L a >Sezione d el Libro antico, comprenderà le opore di medicina e scienze affini, d a lle origini, a tutto il secolo xvu. Di grandis-simo inte resse per gli studiosi della. swria d e lla. m edic ina, questa parte d ella esposizione adunerà opere di eccezionale valore bibliografico, fra le quali si note ranno anche molte di quelle curiosità, che costituiscono una co>~ì grattde attrattiva pe t· g li sp ecialisti e p er i bibliofili in ge nere. · In altra sezio ne sarà ordiunta la :\{ostra I nternazioun.le de l Libro ì\lodemo, la prima d e l genere che ch.iami a mcco ltala produzione editoriale in questo campo. Poichè i continui progressi d e lle discipline m~?diche avrebbero t·eso difficile >;tabilire un criterio pe r la de~erminazione de i limiti a cui d ebbono essere estese le rice rc he, il Comit.fl.to ordinatoro ha st-abilito cht> a questa Mostra possano parteci· pare tutte le ope re di carattere sciontifko pubblica.to dal l919 ad oggi. L 'idea è stata accolta dalle più e ntus iastiche adesioni: centodieci Case editrici di ogni parte del mondo parteciperanno alla grandiosa dimostrazione soien· tifi0a, espon~ndo o poro dovute a.i più illustri cultori di S!Jecialit.à m edich e. Affinohè la :\lo;;tra costituisca una completa raS-'leg na d e lle vive forze editQriali e scientifich e di ogni pa.e,;e, i volumi saranno ordinati per nazioni, oosicchè lo studio11o potl·à a.ve•·e dina nzi agli occhi un vero e proprio panorama della produzione culturale di ogni paese. L:1. m\l.te ria sa.l'l\ ordinata secondo i cdteri rigo rosamente sistematici; cia .~ :;una. speciA.lit•\ raccoglie rà le ope•·e ad ossa 1·iferentesi. L a Mo:;tra di Bo logna costituirà un'occa-<>ione eccezionale, p er le Case editrici di tutto il m ondo. di rnost•·are la propria produzione ai medici italiani e s tranieri ch e converranno a Bolog na in occasione dei congressi. A complemento d elle predette manifestazioni vorrà organizzata una Mostra d P.l l\{ateria.le Sanitario, alla. quale parteciperanno le Case di prodotti modici.nt\li, materiale chirurgico e di arredamento ospedalie ro.

I

NOSTRI

:M:ORTJ

Abbiamo il dolore di partecipare la morte del tenente medico in s. p. e. Valentino Grimaldi, perito, a 28 anni, ill5 aprile, a. T reviso, in uno scontro automobilistico. Il co:npianto camerata apparteneva da due anni a.! Corpo sanitario, al quale egli donava con e ntusiasmo le sue fresche eneil'gie, già distinguendosi egregiamente n.l principio de lla s ua promettente cruTiera, cosl triste mente troncata .

·~·'' CHI, t enen te generale medico _,,.. ARDINIS, tenente colonnello medico.

DireUore responBabile: Do tt. L R edattore: Dott. prof. Vmonno DE

(7l0SJ:18) - ROMA, l 935·Xlli- IS'.C. Pq~~ DELLO STATO- G. C. (COPIE 1718) .{·f~ ., ,

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RIVISTE

MILITARI - - - - - - o -- -

A RGENTINA.; REVJSTA DE LA SANIDAD MILITAR. -

Tomo X XXI II, oCtolwe-norembre !034.

:\:lln i~t,• r·o dcii" gn t•rr<t., !.lucnos Aires.

O. Vadla: L 'epld'> rmomloosl uc ll' c•~crcil u . - IIICiplupo : D ·tc.•rtninuzi oue e importn nzo. dci groppi s anguig ni.- Dononn: L A o:>mpUo:tzio nl nrtioo lnri d ella bteuorru g ;~.- OntllMdl e R6ttler : Lo. pleurlt~ siero -flbr lnoBo. n·.-uo eto.dio s ub-primnl'io dolio. tbo. - Ontane4e. ROttler o P-.qullnl: L o forme ollnlcbe della t bo. n el sold!!.to argentino.

BEL·GIO: ARCHIVES MtDICALES BELC'ES. - D' rczion~ • u periore di'l servizio dJ 8&Dltà delJ'csoroito b Jiga ( lttldazlone: Oep.,dalc m i li taro di Li cg i) . F as cicolo I, gennaio 1935. Vti'l'lirat: Ortra d ' ll'nlo' ra serpiginosa dr lln corn ea iu rrnUcn corrente. - ilmar: (lgicn(' delle 048UDJ.e. - Bolllttlne lnltmiJionlle. CF:COSLOVACCH[A.: VOJENSICÈ ZDRAVONTICICÈ USTY. •· f) r-gllUO sct enti tlco de i rucdioi, vot-o· rlnal e t arrnaoistl militari O(•oos lov.rc:cbi. l! .· d uzlu nc : Prnhu. Jl uhcii'·O, :M:-0. - Zdrov. odd61cni E'IJIIC. 4, 1934-. v

lurlna o Relner: Contr ibuto nllo stucliu ùellnj grl p!Je cnwrrolc dci on>tùll; ouro. Mo J'urot rov v plna.• - Kl'tl ..:h: Contributo alla oasìsli<:n dc·lla nrn latliu di H oc.lg kiug. - ~k: l suioidJ oell't·scroito dal 1n2:; al 1932 •

..

CUBA: BOLETIN DEL ROSPJTAL CENERAL DEL EftRCJTO. - ()rguno eoicnt!ftM del Corpo sa· n.ltario dcll'<!B~ro.to oubano. M..ll'ianuu-Cr. bu. Fase. I, nn oo l, oe•111<>io 1!1~5. • Nostro aalut<J • · - No ti zie su l ~2· Con;::r<'SSO c.J•·Ila Socidà dC'i m edJci mi litari uord- umeri· cani. - Notizie d :gll OSP!:dall d"ll'~saci tu nnrd -u rn erican o. FRANCI A: AR - HIVES DE M~DECINE ET PHARMAC!E MJ!LJTAIRES. - Dire zione del servizio di sanità, M onletcro doli a Guerra. l 'aJ·igt. Fase. Ill. mc r;.o, tonw (;II, J935. 8: hnel!ler, AltlftllJer r:: Kleln: Il e: rv 'zl o S<tinlttr io d ?gll esJroitl nell a guerra dJ movimento. Qallthlet: L a. s indrorno c moti..-o. nnsiosa d i guerra <' di pa O<'. - Jlame o AuJaleu: L e febbri tl to-~sa.ote · mAtlob~ o Rioketsioel. POLONIA: LE'<ARZ WOJSKOWY. - Orgau r> degli ufflo' n'li del Se r•,·lzio san itario. Centrnm Wyszkolenla.; Sanlt. Gornoslaska 45, VIU'snvla. X. 1, 1° ucnnaio - N. 2, l~ gennaio- N. s. l • feb· braio !935.

Ot Daltld: Eduo1zlone fh' o~ t. li'll'>rt (N. 1). - Ll ntt: Epfd •mi t~ di morb illo ne lla guA.ro igi ono d i Pozn <tn (N. l).- W>Jn l:r-81an,.:lcl: CIM•)n ior ln'l, fosg •no o s olturo BB' di olorocti lo (N. 1) . IUiken: Pa:oopatlo neU'~sr. rolto (N. 1) . - Palle- : Vit'lo iut> ne l o ··trloli enlnti (N. 1 ). - KraJtwlkl: T <lnla nann ('N. I). - Bvlan ltl: lgi~u o d 1iln marcia <N. l e 3 conlinuazi~) . - KorctJntkl: S u notori per pltZi\lntl di a.tt: z\oni o'ro >lator\o (N. \?). - OTitwio:z: Lo sgo" •bro o l ri f.> roimcnti dt• llc grandi unità (N. 2 e 3). - Dee : Il sar,·izio. nn ltnrlo d )ll'èS.'rcito rnm<'un (N . 2). - Ztmbrzu1kl : l\a ryrmr nt W Mzklcw!cz (N . 2). - Fn ter : Rio ·rob1 sui renorueu 1 d'eccitazio ne o di iuib:zio rle d" l rcsrit·o du· mnt ~ l'i.rr :t~~~Zione oblmioa. dolio vie r ·epirat•l r ie super iori o lnf,• riori (N. 3). - Ankudowlr:z : Compii· oazl onl di intta.mmg,zionl acuto t> oro n•cb' d ~ll~ t onsille un 1.1 linu (N. 3). - Olanclltl'l : Lo colonno. ver tebrlllo e le attez lon.l reumatlcbo (N. 3J. ROMANIA : REVISTA S4NJTARJ\ MILIT.ARA. - R •>d 'lzinnc <' nmmlnistrnzione: Ospedale Mili-

tare • Regina EliMb "tta •, Duoareet. Fa8C. :X. Il, d icemlwt 1034.

l1~awan1: l m odici militari nella rrn1l\asgi del tifo PS u tornatioo io B Pssarnbln . - Nolca e L11PII8KO: L a rigid ità m11800lare e:rrstra·pirnmlda.Jo oorno segn•' di l es ione dci cen t ri di~ nocto.io·mesenvv oet Ailol. - BIIIntuu, Zlm ~re D~lllltftiCI·Popo•lcl: L a funziono motr'o ·' del tubo d i g~rentc noi tub<'rooloei. - Dln111ac., Ontlne..:u c Hllan:a: Du<> casi d i v.1rioi orb ' tnri P. - T•llo e Vlctor Emanuet: E aMtosl J)Crlo· atltiobe oburne·zzn.te doll6o ruand1b >la l' tl<'l Moto. - Adamuteano e Munteano: Le• tori w articolnrl di guerr a (ccmli·ntUJZioM). 4

Fase .. I, gennaio 1935. v v Oonltantlnttcl e Mal\~: Aneurismi oui•Oiiforrni rnultivli dell'norta. - lllllllletetl, Gupar c TIOlle, ..n• : Un c !\llo d i raum'\t'smo tbc.- lrlllltlcv: St·r~i o oe idro·ru ine r a lo d i Dài lo Heroulan<: (B nnotn). Dlmllretci·Popnlcl e Vlntld: L'int,Jz iooo coli-bacillare. - Adamelleano o Munteano: J.,u ferite a.rt.ioolarl di g uerra. (contin.~ne). RU SSIA.: VOENNO SANITARNOE DELO, Oosudarslwe nuoe. lsd· ,..o , Moson, n. 12, dicembre1934t Orlatc'n e Landa: L e lesioni t.ra un:ratlobo propri e d ello sport Inverna le. - Ktmelman: Ln prcpn.· ziono metod!oa nell'atletica, al flui di evltur ll le les ioni traumatlobo. - Gorodtni i(J: I.a colt.uro fls ioo razionale nell'esercito. - lohlafzn: L'lnftu,• nza. doll'lprite sul oomuni lndioatvrl dl'll!' qunUtà fgie· nlobe dell'aoqua. - Gorotol·lcMaltln: Lo r•·Azlonl c be lo emo?.ioni d<' Ila d iso ·an. pr..,voO>lno nei pu.raoa.dutistl. - Gapon: I sistemi di ottltura. fisìoa ndottntl DI'l samltorlo d i E:;a• ntuekl. - Zepulln: L e es ig m.?.c oul d ~vo r ispondere una maach ·ro. contro i gas da usa1'8i dal ebirurghi costretti 11 d ln t!'r· Yeotì obir urgloi ncll'nmb lonto O.V'vc lcuatn d al g'ls. - Neni(J: Cure contro I'C'OCC't<s vo RudMO di.'J p (P.dl. - llaar. Rlperou881onl sulla olrcoinzlone delsnngue e sul f unzionamento d•·l r • nl, nei r ig ua rdi dllll'f qulppgg!o do! carri armati, - Macan: L a oura d<'lh• scnbbla. - ..mouchln: L'u t il,zzazlono, come d ielnfcsto.nte, dell'olio ob J è già sto.to nanto Cl)lllC hrbriftoant.,. - IErllleman: Conservazione ig ienica degli aaoiugamanl. • S PAGNA.: REVJSTA DE SAJIIIDAD MJÌ.ÌTAR. - Pubblicazione mensile del Corpo • nnltario miU · tare, Mad.ridl. FaMI. XII, di«mbre, Hl3t - I, u~nnaio, - II, tebbra(O, - III, marzo, 1036. Al'f-1 Pem: A lcune ossorvnzloul tm ll~ 'o::oft\IEe e' n evralgi e d'origine n nsalo (Fa.c. l). - VII· llitolld: VItamine ed avitnmlnosl (Fa8c. Xli , I e· II). - Cllro flore1: Pro'VV't di menti BHniU,lri ne lla 2• d v :elone (E'a f e. l ). - tlll Rio; Emorragia gas trton ed ent-'1 rorr ogrn. Emntom<sl emt•lenacFasc. t). - 0111: I pi()O()Il oaRI (F aMI. l). - Alon1o: T delitti o la reaponsnblllta del t ossicomnnl (Fa8C. Il). rtraan_Cia ZU.IrrOII: Treoi Mnitnrl (F a3C. I II).

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Anno LXXXIII - Fase. V MAGGIO 1935 - XIII ·,

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE . ..

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DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MrNISTERO DELLA GoERJU

ROMA

Pubblicazione mensile


SOMMARIO OONGREI81: H Convegno p or lo st• tdlo dclln. tn bcrcolosl ost eo-nrtioolnrc (Cortina cl' Ampezzo, 23- 24 Ceb ·

bt·a.io 193s-Xlll). - BL\:\CIIll\1 . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Pa.g. 405

LEZIONI E CONFERENZE: 8uerrlnl. - G~uppo sa.ngul~no o mnlat t la . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 412 Verrottl . :- L 'a<llìttibilit:\ lll'lln pelle allo ' ' icc udc• morbo~u ta(·l 'a fnn?.lonc di difesa del1 Vll{aU i tiJUO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Brml. - Otorinol:<rlngolùgio. c Jnfc:t ioni l oc·u li. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Falco. - Ch-..ssi(lco.zlono c governo <lol <lcliuQucntl in raJ•po rto al nuovo codice penale. MEMORIE ORISINALI : Ottolenclll, Qlonnardl o M3ua. - Yaccina zioni an t iho.Ltcrk bo o mlorobi~mo latente . Morolll. - Sulla ous.i uofilia. <I ci \"co·.umouti Jtleno·i<>l. ... . .. . ..•. .. . ..

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4211

Pag. 421\ 434

MEDICINA LEGALE MILITARE: Panacla. - TI c onoctto ,.,,lut.!ttivo di i <mhllìt•\ a JH•ofic no ln.-oro In modlcl na legale militare. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . PAg. 451 CAIISTIOA CLINICA: 8ar4one. S u due Cl'•si cll campi OC<>nnia.

Png. 465

RIVI8TA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA lE ITRAJIIIERA:

a. coli. Alcu tti rilievi e ricerclle inlomo (lll' isowmento ed ,z sion.f/lc rt<> del- ,u;n'flcqrHI. C~:RROT I. .

. . . . . . . . . . . . . . . .

. . .. . . .... . ......... .

Pag. -ISO

a. enterltldlc a'àrtner. Ricen·hc cout1)1rr<tli11e Bt< eli u•• ccpJw cii - e CCIJPi si11tili che hmmo

pro·vocolo tttk< epidemilt <li callie. - Sn m .• zu . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ctrlonepltelloma mallg11o ouenato In un militare. Co usiderw-;ioni roentgondiagnostiche e roent· gontcmpiche. - Cnes P"LLANtJ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • Caore. SttU'i1Jertrotv• conccntricn. ciel - e l'i1JCrft)nùr l o.çl!fiOCIUI. - P .\1 •. . . . . . . . . . . Equlpacclamento sanitario In &uerra. Recenti proorcssi nell' - 1\10. R tX l\'R~ • . . • . . • • . Frenicectomla. T tenie<• deliA< - con rict rche d el /ren iro ucccsdorio e del ne-rvo del 8ttc· cL-nH.(). - FnuCUAUD e THAUtJ>tMJ•;n . . . . . . . . . . . . . • • • • . • . Lobectllmla. 1.'ecnicfl della- in un t emp<>. - .Moxon e DF;.\lmLF..\0 . . . . . . . . Malaria. P ossono liCC~:rttt rsi ancora ooui i postutni di - in oru;r rt< 1 - MÙ~tLE l'<S . . . . . . Oftesa llntterlologlca. L.; possi/ti.ltlà d'un' - in orterrrt. - PuN·roxt . . . . . . . . . . . . . Parallal difteriche . (Sulle) . - HA.\JON, D~-:nRI': e UftnV . . . . . . . . . . . . . . . ... . Paratlfo 8 . Contributo 11 l/At co•wscenza rLel quudro morboso dcll'inferione da - SF:tNO e NrRHolll't'.\ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Plll'otlte epidemica. La prodll:irtnfl .'<'perimenhlc della - nelle scimmie. - Ft:-<DLAT c CL,\ RKE. Parotltl acute. Il tro ttmlletl/Q clcJle - con it~ic::i•mi endoveno8e eli cflr/;one llnimulc. JA CQUHS • . . . •

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Protezione giuridica delt. popolulonl ciYIII In cuerra. - D~~L Vt;CCBJO • . . . . . . • . • . . . . lerYizlo (Il) sanitario mllltart In perra. - !>lANO.\X,,no . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . T Ilo esantematico. Sulla vacciwL::-ionc tL?IWW< contro i l - col 11Ulodo tU Q . JJùwc. - GA un . TIJo tropicale. Le zccclic elci r oditori c i loro ni4i, e la scopertu. cke il Rhipicephnltts sanouineus è i l 11eUore del- nel K en11"· - BrmTF.S . . . . . . . . . Tamorl corebrall. Sull4 sintom••tol ooiil 1JsicldCfl dei - C.utPANA . . . . . . OONFIERIENXIE E DIMOITRAliONI CLINICHE NEGLI OIPEDAU MILITARI NOTiZIE . . . . . . .

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ANNo LXXXIII-N. 5 GIORNALE DI MEDICINA MILITARE

MAOOIO 1935-XIII

CONGRESSI

DCONVEGNO fER LO STUDIO DELLA TUBERCOLOSI OSTEO-ARTICOLARE (Cortina d' Ampezzo 23-24 febbraio 1935-XIII)

Relazione del maggiore medico Acrlslo Blanchinl

Nel suggestivo cerchio delle D olomiti, in quella gemma climatica alpina che è C-ortina d'Ampezzo, la Sezione Veneta della Federazione Italiana Nazionale Fai;ci~ta per la lotta contro la tubercolosi ha organizzato nel modo più brillante questo secondo Convegno per lo studio della tubercolosi osteo~articolare. n convegno che era stato promosso dall'Istituto Elioterapico « Cudivilla >>sotto il patrocinio della Federazione stessa, si è svolto tra il più ampio consenso e ha ottenuto il più largo successo. Fra i moltissimi congressif.ti, oltre trecento, convenuti da ogni regione d'Italia, erano molte personalità scientifiche nonchè i rappresentanti dei più importanti Enti italiani nel campo della lotta eontro la tubercolosi. .Alla cerimonia inaugura.le, svoltasi nel saJone del teatro Eden con solenne semplicità, erano presenti, oltre alle autorità locali, il segretario generale d ella Federa.zione per la lotta contro la tubercolosi prof. Bocchetti, il presidente della Sezione Veneta della F ederazione, prof. Gasbarrini, il prof. Giannini medico capo dei servizi sanitari dell'Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale, il prof. Donat i della Clinica Chìru.rgica di Milano, il prof. Ravenna e il prof. Sisto di Modena, il prof. Herlit.zka di Torino, il prof. D 'Agata di Messina, il prof. Delitala di Venezia, il prof. Puccinelli di Roma, ecc. La direzione generale di Sanità militare era rappresenta.ta dal maggiore medico Bianchini, direttore del Sanatorio Militare di Anzio. La presidenza del Convegno è assunta dal prof. Vittorio Putti, vie~ presidente è il prof. Antouio Gasbarrini; segretari il prof. Carlo Molon, attivissimo organizzatore, e il prof. Sanzio Vacchclli. Dopo il saluto port.o ai congressisti dal prof. Vacchelli nella sua veste di Podestà della magnifica comunità di Cortina d'Ampezzo, dopo il discorso del seoo-retario del Faf:cio di Cortina e del medico provinciale in nome di S. E. il Prefetto di Belluno, il prof. Gasbarrini rileva il comune desiderio di sviluppare e illuminare con tenace studio e profondo amore il problema della. tubercolosi osteo-articolare che assurge sempre più a grande importanza scientifico sociale. Parla quindi il prof. Putti che, dopo una lucida. sintesi delle tappe raggiunte e sorpassate in questo campo di studi, dopo aver ancora una volta messe "in evidenza le possibilità curative offerte da tante regioni


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n CONVEGNO PF.R LO STUDIO E CC.

italiane in confronto a quelle ricercate all'estero, traccia le direttive del convegno, augUl'andosi che resti caro al ricordo dei colleghi e sia degno delle finalità che lo ispirano. Nella prima sed~tta del congresso svoltasi aJ mattino del 23 fabbraio e presieduta da.l prof. Putti, il prof. GINO FRONTALI d i Pa-dova ha esposto il primo tema di relazione: Localizzazioni Interne nella tubercolosi osteo-articolare nel bambino. Le osteo-artropatie del ba10bino non son dovute a.I baeillo tubercolare bovino come da molti è creduto e sostenuto, ma circa nell'84% dei casi è il baeillo tubercolare umano che causa tali lesioni. Dopo aver messo in evidenza con dati obbiettivi, di fatto, tale evenienza e dopo aver mostrato come le prime localizzazioni del germe si svolgano solitamente a carico dell'apparato respiratorio, il Frontali, basandosi su ampie e vagliate statistiche, mette in rilievo la frequenza altissima di lesioni polmonari e delle ghiandole mediastiniche che si aecompagnano con le affezioni osteoarticolari. Nei bambini portatori di lesioni osLeo-articolari l'infezione tubercolare dà notevole numero di manifestazioni a carico dell'apparato respiratorio: questo egli pnò co.n fermare attraverso numerosissime osservazioni personali e lo illustra con una serie di interessantissime diapositive oltremodo dimostrative. n virus tubercolare, egli dimostra, si diffonde, per via ematica, da focolai interni (intratoraeici, quasi sempre) e assistiamo spesso a localizza,zioni anche cutanee (tuberculidi, scrofulodermi) che sono assai frequenti nei piccoli infermi osteo-articolari. Molti ritengono non contagianti i piccoli pazienti di forme osteo-articolari, invece essi devono essere accuratamente sorvegliati a causa delle localizzazioni respiratorie specifiche che li rendono capaei di spargere contagio nelle comunità infantili. D 'altra parte deve esser messo in evidenza il fatto che l'esito della cura ortopedica in molti casi viene notevolmente influenzato dall'andamento della lesione polmonare. TI conce.tt<> di Marfan, che la tubercolosi osteo-art icolare costituisca una ragione di maggior resistenza all'infezione polmonare tubercolare, non regge all'indagine critica, chè anzi in molti casi (p. es. in certe spondiliti tubercolari) l'evoluzione di quest'ultima forma ne viene favorit.a. D ai concetti esposti e documentati ri.s alta in modo evidente che sempre pitt ci dobbiamo appoggiare ad una concezione unicista della, malatt.ia tubercolare nel bambino: la forma osteoarticolare è un episodio della malattia generale. Concludendo la sua magnifica rela.zione il prof. Frontali si augura che in località adatte sorgano, ancor più numerosi, appropriati luoghi di cura per i piccoli osteo-articolari. :Ma in questi istituti esista, come in tutti i reparti ove tali infermi vengono accolti, intima una collaborazione fra chirurgo ortopedico c pedia.tra, a.ffinchè il piccolo tubercoloso possa eRsere curato nel modo più completo. Dopo la relazione del prof. Frontali hanno preso la parola successivamente il prof. BRU:\I di Bologna richiamando l'attenzione sull'importanza delle cellule granulo-pessicbe Mlla dif~;>sa autogena dell'organismo contro i bacilli t. b.c.; il prof. CA.SAGRANDI di Padova sulla cosidetta « reazione dissociata , della tubercolosi osteo-articolare, la quale reazione può rivelare uno stato d'infezione in cui non è anco11a capace di


U CONVEGNO PER LO 8Tl1Dl0 ECC.

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manifestarsi la reazione della tubercolina. RINONA.POLI di Pietraligure in uno studio su 2300 malati di lesioni osteo-articola.ri, mentre nel 43,52 % ha riscontrato la coesistenza di affezione specifica nell'apparato respiratorio, conclude che aecurati esami radiologici di tali infermi metterebbero in eviden za in un gran numero di essi processi respiratori pregressi o, talora, in atto, sfuggenti ad una prima indagine. G.A.nnssr di Savona, confermando tali dati, r iferisce cht> in una sua statistica la concomitanza di lesioni polmonari ed osteo-a,r ticolari si ha nell'SO% dei casi. Lo stesso RINONA.POLI riferisce poi su di una aggiunta da farsi alle ca,rtelle cliniche dei tubercolosi osteo-articolari in cui su appositi schemi si possano registrare tutte le cure p raticate al paziente. VERDIN.A di Torino presenta i risultati ottenuti nel campo siero diagnostico della tubercolosi con la nuova reazione di chiarificazione di lfeinicke, la quale potrà dar un buon aiuto in tisiologia. Sulle opportunità cliniche del drenaggio permanente nel cavo pleurico negli empiemi tubercolari infettanti e sui criteri di preparazione a successivi interventi demolitori del tor~We, parla ENRICO di .Arco, le cui idee favorevoli aJ metodo sono confermate da ANZILLOTTI di Livorno. Sugli intimi rapporti della tubercolosi chirurgica e polmonare, esponendo pensieri concordanti con quelli del relatore ufficiale, parlano anche BATTIGELLI e CBILETTI. Riassunte le varie comunicazioni da parte del relatore prof. Frontali, prende la parola per concludere il prof. Putti, rilevando i pregi della relazione ed insistendo nella necessità di attuare le proposte in essa avanzate. La seduta pomttridiana del 23 febbraio, si è iniziata con la conferenza del prof. AMEDEO HERLITZKA sui Nuovi indirizzi della fisiologia dell'alta montagna. E stato sopra tutto lo sviluppo della navigazione aerea che ha dato nuova importanza alla fisiologia delle altitudini. Mentre un tempo si considerava solo la diminuzione della pressione atmosferica ora si è visto che umidità, irradiazione calorica, ventilazione, stato elettrico della atmosfera ecc: agiscono ampiame.nte sull'organ ismo. Negli uomini, che dal piano si recano al monte si stabiliscono fatti di acclimatazione con modificazioni di attività fisiòlogich<', acclimatazione inveco che non si verifica nel volo, anche ad alta quota, per la rapidità degli spostamenti in senso verticale e per le brevi permant>nze aUe grandi altezze. Per quanto anche in questi ca.si qualche modico adattamento si possa verificare, i fenomeni di adattamento più marca.ti si hanno solo ne~ soggiorni prolungati, in cui peraltro i fenomeni stessi possono anche oltrepassare la misura utile. È da rilevare che mentre con l'au mentare della quota raggiunta l'acclimatazione acquista un'importanza maggiore, contemporaneamente la sua efficienza va. diminuendo. L'O. fa a.nche rilevare un fenomeno che deriva dai fatti esposti e cioè che, mentre nei montanari che scendono a valle, pur avendosi certamNlte delle modifi.cazioni funzionali, non si riscontra diminuzione di efficienza lavorativa, nel caso contrario, di uomini del piano che salgano verso le alt.e quote, la capacità lavorativa. diminuisce in rapporto all'altezza raggiunta. Esaminando successivamente con occhio di fisiologo la regione Alpina I taliana l'ora.tore divide tale regione in due zone: quella sopra i 2000 metri riservata agli cc alpinisti 111 quella


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n CONVEGNO Pl!:R LO STUDIO ECO.

sotto i 2000, meta degli abitanti del piano desiderosi di rinvigorire il proprio organismo. Dopo di aver accennato a.i problemi fisiologici che interessano la zona più alta nonchè ai vari fattori che influiscono sulle diverse reazioni organiche in tale zona, dimostra come nella bassa montagna pur essendo presenti molti dei caratteri fisiologici dell'alta montag'na, essi siano attenuat i ed in parte modificati : illustra in proposito l'importanza del bosco. Tra i vari fenomeni prei'ii in considerazione l'oratore mette in rilievo le modi:ficazioni indotte dalla anossi<>mia e dalla acapnia, ricorda di aver osservato in alcune esperienze iperadrenalinemia ed accenna anche ai rapporti eventuali tra gozzo e diminuita proporzione di iodio in alta montagna. Per ciò che riguarda il sangue si ba iperglobulia dovuta non soltanto ad immissione in circolo di globuli prcformati ma anche ad accelerata loro nE>oformazione. Dopo aver illustrato altri aspetti di questo interessante studio l'O. termina il suo dire ricordando che l'Istituto <' Codivilla >> di Cortina d'Ampezzo situàto in una zona propizia è stato fra i primi a dedicarsi a studi di fi siologia di alta montagna. Alla magnifica confE'renz;a tennero seguito molte interessanti comunicazioni tra cui quelle del prof. DELITALA su alcune modalità di tecnica per rendere più sicuri gli interventi nella tubercolosi ossea; di SOJmoor di Bologna, su alcuni interventi chirurgici nella tubercolosi medio-tarsica; del TOMASSINI che, studiando gli esiti delle resezioni del gomito per lesioni specifiche, ritiene sia utile favorire la guarigione con mobilità nei casi meno gravi, ment re è da ricerca.rsi l'anchilosi nei casi gravi, complicati, senza tendenza al miglioramento. H anno seguito FlLIPPI di Bologna illustrando alcuni casi di tubercolosi metafisaria inferiore femorale, MARcmNr di Recanati ricordando il metodo curativo con trattamento chiuso nella tubercolosi o.a. aperta, secondo il sistema usato dal Solieri, il quale riprendendo il metodo del Magatti lo ha. esteso alla tubercolosi chirurgica. Si tratta. quindi di un metodo italiano, come fanno anche rilevare Solieri e Putti, non di applicazione in Italia di metodi creati oltre Alpe. Su alcuni aspetti radiografici della sacro-coxalgia ba parlato CA.Suocro di Bologna, mettendo in rilievo come la zoppia debba considerarsi importantissimo segno patogno· monico. Lo stesso CAsucoro descrive poi uno speciale termometro articolare concludendo sulla necessità di raccogliere ed annotare le variazioni della temperatura locale negli ost.eo-articolari. DE GmoNCOLI di Venezia richiama. l'attenzione sulla frequenza delle manifestazioni specifiche delle vie urinarie negli osteo-articolari. A lui si associa DoNATI di Milano ribadendo il concetto della unit..?t morbosa della tubercolosi. Una comunicazione di MANCINI di Cortina sui buoni esiti riscontrati a distanza in « pottici » trattati con cure sanatoriali ed elio-climatiche, chiude questa secon· da ed interessante seduta. Nella seduta antimeridiana del 24 febbraio sono continuate le comunicazioni. GAIBISSI di Sa·vona ha mostrato ancora altri casi di alterazioni morfologiche della diafisi o della epifisi superiore del femore nel corso dell'osteo·sinovite t. b. c. del ginocchio. LAGROSCINO di Bologna in merito alla diagnosi precoce di tubercolosi cotiloidea descrive un caso in cui soltanto l'esame autopsico giovò a precisare la diagnosi e in una successiva. comunicazione in merito alla tubercolosi dell'epifisi femorale nota esser le sedi

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II CONVEGNO PER LO STUDIO ECC.

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elettive delle lesioni in corrispondenza ai tratt.i più vascolarizzati e che le lesioni stesse possono acquistare aspetti diversi speciaJmeute in rapporto all'età dei malati. A proposito del metodo di Finikoff nella cura delle forme di tubercolosi chirurgica,, ruet.odo che in fondo uon è altro che il vecchio metodo d i D urante, parla i l CHIAROLANZA di Napoli concludendo, auche dopo le osRervazioni di vari congressisti, che tale metodo deve ormai ritenersi sorpassato. PucCINELLI di Roma riferisce sul buon esito ottenuto in nJcuni casi curati con una speciale sostanza radiante (radiazioni secondal'ie di lnminescenza) preparata dal P .AIS di Roma; ma per un giudizio definitivo sulla effettiva azione terapeutica di tale sostanza occorreranno, come è emerso dalla discussione della comunicazione, ulteriori studi ed esperienze. OTTOLENGIU di B uenos Aires, ricordando con quanta frequenza esista u na reazione dei gangli satelliti della reg ione ammalata, propone di estendere nei casi di difficile diagnosi la biopsia ganglionare, mezzo che da sue numerose ricerche appare facilmeute attuabile e di grande valore pratico. Chiude la comunicazi9ne illustrando la tecnica da seguire e le indagini da p ratica.re. Prende quindi la parola il prof. RAFFAELE ZANOLI di Pietraligure, per esporre la sua relazione sul secondo tema del convegno: Radio diagnostica della tubercolosi osteo-articolare. È un'ampia rassegna critica di ciò che la radio-diagnostica può dare, di ciò che a<l essa si può chiedere, n elle forme osteo-articola.ri. Mentre l'indagine radiologica ha i meriti più grandi nell'illuminare i clinici in numerosi problemi diagnostici, negli esami fatti per lesioni osteo-articolari talora poco aiuto può darci a sciog liere i dubbi. Difficile è che tale indagine riesca a dirci p er esempio se un r isentimento gono-articolare dipeuda da semplice a.rtrite post-traumat ica o sia manifestazione di incipiente tubercolosi. Anche i fa.tti di atrofia. ossea non sono purtroppo un repertQ nè costante nè caratteristico nella forma. t. b. c. Ancora si deve considerare l'importante ruolo dell'età nel c.ostituirsi dei quadri patologici: con l 'avanzarsi dell'età meno diffusi e meno dist ruttivi sono i processi tubercolari, e, mentre nel b ambino sono ampi e f requenti i fatti distruttivi, scarsi e spesso assenti sono nel vecchio. Una difficoltà diagnostica è data anche dalla localizzazione morbosa; spesso si riesce ad avere un ra<liogramma positivo di una regione cervicale solo quando già la lesione è in via di giarigione; nelle sacro-coxalgie il reperto è chiaro solo se le lesioni sono estese. P er ciò che riguarda il ginocchio e piede dobbiamo ricordare che mentre i fat,ti di decalcificazione non banno valore al'lsoluto, l'osservazioue dei nuclei di erosione e di d istruzione è molto tardiva. A proposito di forme tubercolari dell'arto inferiore l'O. pone il problema del per·chè si abbiano fenomeni distruttivi più facilmente all'anca che nelle altre articolazioni, del ginoccllio e <lel piede : sono particolari condizioni r egionali cbe origiuano questa d iversità di reazione' Ricorda anche quanto debba i.JJfl.uil'e s ull'indagi ne la nat urale ripercussione sullo stato dolio scheletro di fattori costi tur.ionali endocrini. Un'altra questione non va dimenticata: è che la maggior· p a.rte degli ascessi non dà un 'immagine radiologica e che un focolaio cascoso è visibile solo se è di dimeusioni non inferiori ad un chicco di caJtè. L 'esame compa-rato dei vari referti radiologici pur non illuminandoci in modo per-


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n CONVEGNO PER LO STUDIO ECO.

fettissimo sul grado di guarigione raggiunto o sull'ottenuta guarigione, rappresenta però un mezzo prezioso di studio dello evolversi della forma morbosa. Ricorda pure l'O. le difficoltà di una diagnosi differenziale radiologica fra lesioni osteo-articolari tubercolari, luetiche, esteomielitiche. La radiologia dunque è ottimo sussidio diagnostico ma è sopratutto clinicament.e che si deYe studiare il malato. Nella seduta pomeridiana del 24 sono stato pre.s entate e discusse numerose altre comunicazioni. BoNOLA di Firenze attraverso lo studio di un centinaio di para.plegie « pottiche 11 riterrebbe che pressochè la totalità di tali complicanze sia dovuta a compressioni di ascessi endo-rachidei, che a volte possono essere clinicamente inosservabili. Nella discussione che segue viene messa in evidenza l'importanza, della formazione di «edemi 11 nello stabilirsi di fatti compressivi, mentre più raro apparirebbe che si dovesse ricerca.re una causa ossea della paraplegia. V ACCHEI.r.r, in tema di radio-diagnosi della coxalgia espone tre casi in cui i radiogrammi mostravano lesioni con caratteristiche del tutto simili a quelle di nat.ura tubercolare mentre invece l'aoourata indagine clinica ha dimostrato trattarsi due volte di lesioni gonococcicbe e nell'altro caso di infezione melitense. SCAGLIETTI di Bologna illustrando due casi di spondilit i addensanti dimostra le difficolfà di una diagnosi differenziale con altre affezioni (nei due casi in esame: tumore primitivo) di tali forme morbose. Una deformazione da compressione per ascesso ossiftuente prodottasi in un bacinetto renale viene presentata dal MENEGHETTI di Venezia. Con un'interessante serie di radiografie di lesioni tubercolari delle va.rie ossa e articolazioni del bacino, MARCONI di Venezia illumina il problema della diagnosi radiologica differenziale delle affezioni dello scheletro del bacino stesso; in sede di discussione il prof. PUTTI fa rilevare che la lesione della. sacro-iliaca è assai più frequente di quanto si cr-eda. A proposito dei reperti radi()gra.fìci scostantisi dalla norma, FALDINI e BocCBI illustrano alcune lesioni della colonna vertebrale interessanti per la atipia dei reperti. D'AMATO del <<Santa Corona >> illustra alcuni quesiti inerenti alla diagnostica radioilogica della spondilite tubercolare: diagnosi precoce, forme abortive, quadri atipici, giudizio di guarigione. DE CANDIA dello stesso istituto insiste sulla facilità di confusione diagnostica. fra lesione tubercolare e luetica. PAS<lUALI di Bologna ritiene che le strie metafisarie anzichè essere messe in rapporto con la tubercolosi debbano ritenersi derivanti da manifestazioni dell'accrescimento osseo. Uno studio molto interessante, eseguito per incarico del C. A. I., nell'osservatorio meteorologico del << Codivilla ))' allo scopo di esaminare l'andamento giornaliero della mdiazione solare e stabilire un giudizio sulla insolazione a Cortina d'Ampezzo nei diversi giorni e nelle diverse stagioni viene riferito dal GruLoTTo, il quale ha pure con grande accuratezza ricercato dati per stabilire la costante solare e praticate indagini sull'ultravioletto per aver dati utili 1)er la elio-terapia. Il direttore del Sanatorio Militare di Anzio maggiore medico BIANCHINI illustra la statistica delle forme di tubercolosi osteo-articolare curate in quel Sanatorio negli ultimi otto anni, esaminando i metodi terapeutici usati e dimostrando i buoni risultati ottenuti. Rileva il valore clinico e


II CONVEGNO PER LO STUDIO ECC.

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morale dell'ergo-terapia praticata fra i ricoverati del sanatorio e conclude ripetendo che la ormai non più breve esperienza. consiglia di battere serenamente una strada che è e resta sempr~ tendenzialmente conservatrice. Altre comunicazioni interessanti sono state quelle del MEZZARI di Valdoltra su un caso di morbo di Ca.lvè, del MORRONI di Roma Isul suo metodo di cura. delle forme osteo-articola.ri tubercolari, del CABRAS di Venezia sulla concomitanza di lesioni tubercolari dei genitali maschili con altre lesioni spooifiche osteo-articolari. Numerose casi di esiti favorevoli osservati a distanza nella. artrodesi extra-articolare nella tubercolosi del piede vengono riferiti dal NovAic di Pietraligure il quale conferma ohe in simili casi l'intervento è sempre stato eseguito a processo sicuramente spento. Termina le comunicazioni Dr PR..ufPERO di Bologna riferendo un caso di tubercolosi della metafisi omerale superiore presentante un quadro radiografico non comune. Si inizia quindi la discussione sul secondo tema di relazione e, attraverso gli apporti del prof. Putti, del Gasbarrini, del Vespignani e del Mezzati vengono messi in rilievo sia la fondatezza delle osservazioni del relatore che l'importanza che l'indagine radiologica ba anche in questo campo di studi, nonostante la impossibilità di tutto ottenere dal radiogramma. Risponde a tutti lo Zanoli concludendo col riconoscimento del gran valore che ha la radiografia che ci dà ottima guida ·non solo nella diagnosi ma anche per ciò che attiene alla cura della tubercolosi osteo-articolare. Dopo un brillante riassunto dei lavori compiuti, fatto dal presidente prof. PuTTI, il Congresso si chiude con una splendida orazione del prof. GIANNINI medico capo dei Servizi Sanitari dell'Istituto Na.zionale Fascista di Previdenza Sociale il quale mentre si compiace della messe di studi portati al congresso st-esso, traccia le grandi linee direttive della assistenza ai tubercolotici auspicando un domani, prossimo, in cui sia dato di vedere i frutti di tanta buona semenza. Durante il convegno svoltosi, come dicemmo, nel più simpatico ambi~n­ te e organizzato con grande signorilità si sono anche avute attraenti riunioni sciistiche a cui hanno partecipato vari congressisti; sono stati visitati il magnifico Istituto elioterapico « Codivilla >> sotto la guida del suo diretotre prof. Sa.nzio Vacchelli al quale i congressisti hanno espresso sensi di viva ammirazione, nonchè la bella colonia-preventorio di .A.cqua.bona. .Alla colazione che ha avuto luogo il 23 al Grand Hotel Savoia e alla quale hanno. preso parte tutte le autorità e tutti i partecipanti al convegno parlò il prof. BoccHETTI segretario della Federazione Nazionale Fascista per la lotta contro la tubercolosi il quale sciolse un inno all'opera previdente e gagliarda c:OO il Regime Fascista conduce con fede incrollabile per potenziare la lotta contro il malo morbo allo scopo di rinsaldare sempre più la vigoria e la sanità del popolo italiano. Le parole di questo « animatore >> suscitarono il più vivo entusiasmo manifestatosi poi in un triplice alalà al Duce.


LEZIONI E CONFERENZE OSPEDALB MlLlLARE DI P AD0VA

GRUPPO SANGUIGNO E MALATTIA Conferenza de l prof. Guido Guerrhl, dirett,re dell'Istituto di Patologia generale de lla R. Università di Padova.

Su che si basi - dice l'O. -la dottrina dei grupp·i sanguigni non mette conto di ripetere. Se si combinano tra di loro, in condizioni determinate, i globuli rossi di un indiviil1to CO/l il siero di sa:ngue di 'lf'n altro, può s1wcedere, o non succedere, che i globuli roBsi del primo indi·viduo siano, o non siano, aggl1ttinati d.al siero di sang1te (lel secondo e in base a questo e tenuto conto di t1l.tte 'J1'ante le combinazioni che si posso1w veri(icMe, il sangue è stato distinto in gruppi che il L andsteiner fissò a tt·e ed il J anski allargò a fJit.attro, classificandoli a questo modo: Siot·o di sangue

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Al a su quest-a dassificazione non tutti sono stati d'accordo. Il Afossa, per esmn·p io, ha. segnato I il I V gruppo dello J a:nski e conseguentemente I V il I ed altri ha seg1tito, od ha proposto, aU1·i criteri o innovazioni, sicchè in pratica ne SMW seguite incertezze e CO'nf1tsioni. La '' Com.ntissione per la standardizzazione dei sieri n del Con~itato dell'Igiene della Società delle Nazioni, ha, quindi proposto un mtovo metodo che 1·isponde meglio al fine. L 'agglutin,ct.zione dei glob1~li t'ossi entra nel qUfl.(lro generale delle reazioni immwnitarie. Perchè avt,enga ~ n ecessar·i a la presenza di aggl1ttinogeni, attrib1'to del globulo rog.~o, e la presenza di aggl1ttinine, att·ribuUJ del siel'o di sangue. Segnati i prim.i con A e con 13 e le seconde con n o con fJ e presi a carattere del gruppo ?'i,~pett·ivamcnte quelli e q·1"este, la Oom·m.issione acccnna.ta llianzi, confl·rma/.i i gruppi llello Janski, li ha dist'inti a questo •modo: gr np po O: gl ob1tli rossi p1·ivi lli entrambi gl i aggl·u tinogeni; siero con entrambe le agglutinine, grup po A: glolntli rossi con il solo agglutinogeno A; si01·o con la sola. agglut·i ni 1la {3; grup po B: globuli rossi con il. solo ag{fl1ttinogeno B; si01·o con la sola agglutinintt a


GRUl'PO SANGUIGNO E MALATTIA

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gruppo AB: globuli rossi con &ntrambi gli aggl1ttinogeni; sif:ro privo di agglutinine. Tale la questione riassunta nelle sue linee schematiche. In realtà però le cose sono ntolto meno semplici. I q1tattro gruppi s&no stati distinti in 1m certo num,ero di combinazioni e a.gli agglutinogeni A e B e alle agglutininine a e {3 v'è chi ha aggiunto un terzo a.gglutùwgeno ed una terza aggl•utinina contraddistinti con i simboli rispetti·vamentc di O e di Y. Ma su di questo l'O. di p1·oposito non si ferma per non ripetere cose note e per nO'n 1tScire llai Confini dell'argomento che si era prefisso. n (j1tale è quell{) dei rappm·ti fra gruppo sanguigno e malattia.

• * *

Dalla dottrina dei gruppi sanguigni si è già tratt{) - <licc l'O. - o 8i è tentato, o sperato, di tran·e un corpo di 1ttili lleduzioni in alt1i cantpi dell-a Medicina. N cl campo etnico-antropologico valga quello che $Ì è conchiuso nei rapporti con la razza: 50 %di gruppo O nelle t·azze di Europa e d'Africa e 20 % i-n quelle d'Asia; prevale1~za del gruppo O nelle razze 1·imaste pu·re (90 % nei Lapponi; 100 %, seC01ulo l'Arce La1Tcta, negli Indiani del Peru) ; prevalenza del gruppo A in confronto del g7·uppo B nelle razze occidentali con diminuzione del gruppo A ed aumento del gruppo B a mano a ·n~ano che si p?·ocede verso levante e mezzogiorno; possibilità di tradm-re in fonnule (« Inàice ltiockintico " dell'Hirszfeld) il gruppo ntedio di tma razza. N el campo medico legale valga quello che è stato fatto per tentare di risolvere due problemi fondamentali: il problema della filiazio?le e il proble~ d~lla diagnosi individuale delle ~cchie di sangue. Per il problema della filiazio?le si dà, infatti, per positivo: che dato il gruppo dei genitm-i sia possibile eli dedurre quale sia, o quali siano, i gruppi possiltili nei figli. Da d1u genit{)r'Ì del gruppo O non potrebbero de1ivm·e che figli anch'essi del g7·uppo O e mai figli del gruppo A, del gruppo B, del gruppo AB. Da due genitm-i del gruppo A non pot1·ebbero deriva1·e che figli dei gruppi O o A e ·mai figli del fP'uppo B e neppure del gruppo AB. Da genitori rispettivamente del gruppo O e del gruppo A ?Wn potrebbero d~rivare che figli dei gruppi O o A e mai figli del gruppo B e neppu.re del gruppo AB e così via clicenào; che data una coppi-a costituita da d1te coniugi che a.ppm·tengano: l'uno, il n~a?ito, al gruppo O; l'altro, la m.oglie, al gntppo B, se il figlio è dei gntppi O o B v'è ragione per presumere che tlia nato da:Ua coppia, chè se, invece, è clel gntppo A, v'è ragione pe1· escluderlo in n~aniera positiva; che data una. madre del grU1)PO O ecl un pad1·e del gruppo A, se il figlio è del gruppo O o A, v'è ragimw per sttpp01Te che egli sia della ntadTe; che data una mad1·e del gr1tppo A ecl un figlio del gruppo A, se quegli che viene supposto il padre è dei gr1tppi O o A pot?·ebbe essere il padre vero, ma non è detto che ·i n 81ta vece 'wn possa esserto 1tn aUro individ:tw del medesimo gruppo sa·nguigno. Solo nel caso che il padre s·upposto, sia, invece, del gruppo B la risposta è conchiusiva perchè allm·a si può escludere che egli sia veramente padre del figlio che gl'i è attrib1tito. Per il problema della diagJwsi individ11ale delle maccll·ie di sm1.gue, basti dire che è stato impostato come quello clell(t filiazione.


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GRUPPO SA.'fGUIGNO E MALATTIA

1.· el ca·mpo cl·i nico, invece, si tratta di applicazi<mi che disciplinan.o la trasfusione massiva del sangue da un individuo ad un altro. Quale sia stata la l1mga istoria di questa prat·ica. preziosa e quali i da·r~~~~i e gli in.successi, l'O. accenna in b1·eve p ~r soffermarsi più specialmente sovra i pericoli che sorgonc da 1ma mancata compatibilità j1·a il gruppo sanguigno del c'latore c il gr·u ppo sallU'ltigno del riccttore, il che può essere tanto più grave qua?~do è il sie1·o del 1·icettore che dctennina l'agglutinazione dei globuli rossi del datore ed ha valso a stabilire, come norma indispensabile, la determinazione del gruppo sangwigno del datore e del ricettore prima di procedere all.a t1·a~jusione. n che - a.ggiunge l'O. p1tò essere fatto tenendo conto di alcune 11orme fondament,a,Zi, che poi sono le seguenti: che gli indi1--idu.i del gruppo AB sono ri{)ettori 1miversali e datori solamente per gli indi·v idui del gruppo AB; che gli indit,id ui del gr1tppo O dono datori uni·versali e ricettori solamente pe1· gli individui del gruppo O; che gli indit·idui del f!1'U1JPO A sono datori per gli individui del gruppo A e del gruppo AB e 1·icettori p er gli i1ulit>idui del gr·uppo O e del gruppo A; che gli individui del grup1>o B sono datori per gli individ1ti del gruppo B e del 9''1'ppo AB e ricettori pC?· gli indit·idui del gruppo O e del gruppo B, onde il noto schema del Sandford: AB --.__

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* * * N el campo della Patologia il problema dei gruppi sanguigni non ha ancora applicazioni che i nteressino la pratiea. Anzi, forse, in qu.esto ca·mpo il problema è piit lonta.no dalla .<ma sol.uziotle. Siamo ancora n ella fase degli studi prelimina·r i. M a il proble·m a è eli tale importanza e eosì denso di speranze e cos-ì ricco di pron~esse che veramente 'mette conto di fermarsi a con.siderarlo. n che può essere fatto in d:ue ·modi: richiamando- dice l'O.- ciò cke si riferisce alle due questioni che compongono il problema: prima questione : se la malattia influisca sul gruppo sang1tignc; secon-da q1testione: se il gruppo sanguigno rappresenti una condizione che predisponga ad 1tna mal.attia. Alla pri-ma delle due questioni la risposta è stata data e sollecita e precisa. lion v'è sorta eli malattia che sia tale da ·mutare il gruppo sangttigno dell'i1'dirid1w. Questo v ale, innanzi tutto, per le infezioni bacillari. Jlfa valea.nchenei confronti delle intossicazioni da chinino, da mot·fima, da digitale, da 1llercurio, d.a at·senico, da arsenobenzoli, da Mlicilati, da etere, da cloroformio; nella so1mninistrazione di proteine, come è stato rilevato nella protei,n oterapia, nella vaccinoterapia, nella sieroterapia; o di anticoaguùvnti, o di emocoagulanti, come è stato 1·ilevato in gran numero (li casi. E lo stesso non influisc01w gli i·nterve-nti fisioterapici: radio e Rongtenterapia. E 1~epp1tre condizioni che put·e agiscono su diverse manifestazioni della vita: alimenta.zione, gravidanza, pa.rto, tu·rbe mestr·uali. E neppu1·e tmsfw1ioni fatte col sangue di un altro


GRUPPO SANGUIGNO E MALA'rl'IA

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grt~ppo che non sia incompatibile, anche se il numero delle trast1~ioni è st.ato

molto rilevante. Il 11!ayo cita a questo proposito un 1-icettore del gruppo AB (ricettore wniversale) che aveva s1~bìto senza ·mutare le carattP.ristiche del pt·oprio gruppo 75 trasfusioni con sa;ngue di t·utti e quaitlro i gmppi. Solo la età può manifest4re wna infhtenza in questo senso: che mentre i d1~e aggl·utin<>geni sono presenti fino dalla nascita, invece le due agglutinine compaimw setnpre un po' più tardi. Nei bambi-ni da l a 3 mesi sono sate t1·ovate presenti nel 22,7 % dei CM'i; 1~ei bambini da 4 a 6 mesi, nel 31,8 % dei casi; n ei bambini da 6 a 12 mesi, nel 69,7 % dei casi; nei bambini al di sopra di un anno, itt tutti i casi, come negli adulti. Alla seconda delle questioni la 1-isposta è anCO'ra da dare. Ci sono i com;it~ti; ci s01w gli increduli; ci sono quelli che nm~ si pronunciano, come sempre, in ogni caso. Ma se molte affermazioni attet~dono di essere confer·mate e molte altre probabilmente dovranmo cedere al controllo di una critica pi·ù sevet·a, certo, è per alt1·o, che ci sm~o numerose acquisizioni che se atWO'Ta non decido1w, pur tuttavia fanno pensare che un rappO'Tto fra gruppo sanguigrw e predisposizione ad ammalare debba esserci davvero. Valga il caso - dice l'O. - per esempio, dei tu·nwri. L 'Alex ander che per primo si è occupato del problema, avrebbe trovato che essi oolpi$Cono con maggiO'Te frequenza di oasi gli individui del gruppo B e gli individ·ui d-el gruppo AB. Altri: il Joh.anse1~, lo Schwarzmann, il Flamm-Friedrich direbbero, invece, predi8posti gli individui del gruppo A e gli ·imdividni del gruppo AB. Il Bendlen, il Weitzner, il Breitner, il Mitra darebbero come re8istenti gli individui del gruppo O e gli individui del gruppo A e confermerebbero predisposti gli inditlf.dui del gruppo AB. Conclusione: che se esistono divergenze di vedute per gli individui del gruppo A, ci sarebbe, invece, acCO'Tdo per gli intli'l!-idui del gruppo AB, i quaU f.larebbero i pii(. predisposti a.d. essere colpiti da un twmO'Te. Questo però se si consid&rano i tumm"i presi in blocco. Se si scend.e a un caso sùtgolo: esempio quello dei carcinon~i, i' risultati mnterebbero. Gli individui d.el gruppo AB sarebbero i meno pred·isposti. Piit predisposti sarebbero, invece, gli i?wividui del gruppo O, secondo le statistiche del Dossena, del Cwi1-lro-Godicki, del Kossovitch e gli individui del gruppo B, secondo le statistiche del Dujarric. Per le malattie contagiose valga il caso del tifo ad.(lominale, del vaiu.olo1 della pertosse, che secO?Wo il Raskin e il M irO"tteSco colpirebbero a p?·efere-nza gli individui del gruppo A e gli individui del gruppo AB e della scarlatti·n.a che 1ec&ndo il K i8s colpirebbe a prefer·enza gli individui del gruppo O. La tubercolosi che pure ha for?lito allo studio del proble?na il maggiO'T numero di casi (1300 studiati dal Searle; 1600 st1tdiati dal Wilckens) nM ha dato risultati chiaramente probativi. M Mttre alcuni, come il KotlC'r, SO"tW prop81nsi a considerare predisposto il gruppo O, altri, invece, e sono i più: l' Alpàrin, lo Sunder-Kon, il Mancevicz, il Pantchen.kotf, il Zidislaw, il Dt~ Paoli, il Flannm, considerane, invece, predisposti gli in4ividui del fJY'U·PPO A e gli individui del grttppo AB e a conclusioni che conjerm1·ebbero 'la maggiore predisposìzione degli individui del gruppo O e degli individ1~i del grutJpo .A sarebbe giunto, in Russia, il R·ubashl.."in che sulla scorta dell'esame di 3000 e più malati ha calcolato le seg1tenti p·ropO'Tzioni percerttuali: 36,8 per il gruppo A; 28,4 per il gruppo O: 25,4 per il gr.uppo B; 9,4 per il gr1~ppo AB.


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GRUPPO SANGUIGNO E MALATTIA

Migli.or accordo esiste, invece, nei confrO'I-,ti della malaria per' ~mi è 1/tata stabilita la maggiore t·esistenza degli indi-vidui del gntppo O e la mag·

giore predisposizione degli indiv·i dui del gruppo A e degli individui del grz,ppo AB. Stabil·ita la propQ1'zione dei malat·ici e dei non malarici fra gli individui dello stesso gruppo, gli autO'I'i russi: il !Jfoldmoskaya, il Ljako· we.tzk-y, il L-ie.,ennann, il Pew.<mer, il GO'rdon, il Lifschitz, il Minkie· 1llicz, sulla base di un maff'1'iale di oltre 5000 casi, smw giunti alla conclu· sione elle fra gli inclivid:ni del gmp710 AB i malarici superavano i non ma· larici <l.P.l 4,5 %; fra gli i1ldividlt·i del gruppo B i 1nalarici su.peravano i twt~ 1nala·rici (lell'1,5 %; fra gli in<livid1ti del gt·uppo A i malarici ed i nm tnar 1ari.ci erano n ella stes,,a proporzione: fra gli inAi1Jid·u i del gruppo O i n<Jn mala1'ici superavano i malarici del 6 %. E aUre ricerche so'IW sta.te fatte nei ronfronti della rachitide, della polu,rtrite1 della nPft·ite, delle d6Tmatosi, deU'i1u:rtirO'idis?no, del tr(W{)ma, del gl<wwmna, dell'otosclet·osi, della d·ifterite, della lepra, della poliomielite, o·" i sa.rebbero t·efrat.tm'i gli in4iviilui. del gruppo B e nel catnpo delle malattie ner1lOSe, nei confrO'IJti ·rispett·it·amente della paraUsi progressiva, che il Wilczko· wsky am·ebbe t1·ovat<0 pih spesso negli individui del gruppo AB e il lfu'IUlel Ì'lb quelli del gnt1JPO B ed in quelli del gruppo .AB; della schizofrenia che il Wurz e il Pc>tmacchi non avrebbero mai tr(}Vato negli in4i1Jidui del gn,ppo O; nelle psicosi 1/la?~·iacodep?'essive che per il M ayer preva?'Tebbero negli in.dividtti cle1. gru.ppo B e per il Rosenthal e il Karna1whowa prevarrebbero negli individ1ti del gruppo .A e clel gr1tppo B ; nella epiles8ia che per il Rosetltha.l prevarrebbe negli indi1Jidtti del gr·u ppo B ; per le ma;n,ifestazimi difettive in genere (!h e a pm·ere di molti atttori preva1'Tebòero in larga misura negli i-ndividui del gru.ppo B e mancherebbero quasi del tlttto negli individui d.e~ gru,ppo O. Al che, in {ìM, si p1tò aggitl-ngere queU<J che sarebbe stato visto a pro· posito della sifilide: nessutw diversa p1·edisposiziO'ne col diverso gruppo sa11· g?ligno, 1na tma diversa soUecitucline dell'i1ulividuo a guarir e, CO'n differenze singola.ri eli <nti an,cQ1'a ttO'It è stata d-efinita la ragione, fra i casi studiati in E •u ropa dal Wiechtna:nn, dal Gunilcl, dal L everin.chaus, dallo S traszi1tsky e in cas·i 1·accolti in Giappone dal Naito, dall'Jham, da Kmnagai per cui si sarebbero otten·u ti q1testi da.ti in <lisaccO'rdo: in Eut·opa; più. lesti a guarire gli itulividui clel gntppo O e pih lenti e talMa difficili, gli indivi.clui del gruppo AB, ·i n Gia11pone 71iù. lesti a. guarire gli inclividtti del gmppo B e pii' lenti, e talora d·i/fìcili, gli individui <lel g1·u1'PO O. ~tale, in b·reve, la questùm,e.

* * *

Ma dato ttn t·appMto - dice l'O. - fra gruppo sa'nguig·~w e tnalattia, come, poi, se ne potrebbero interpTetare le ragioni? Il gmppo sanguigno ~ pt·obabilmente tttl segM tlella costituzione. Oo1~~ t<'le ~ stato st1tcliato in 1·elazione a un certo numaro di carattet'i am.ttopologle~ e fli tipi costituz·ionali e la messe già raccolta. ù~ p·1·oposito ~ parecchia. . Per~ caratteri a.ntropologici valga il caso de·i diamet·r i <lel cranio e dell'•~~: flice cefal·ico, per i qu.ali si ~ conckiuso che i soggetti clolicocefal'i soM P 11~ j1·eguenti nel gruppo B di quello che non s·ia-no nel gruppo A, c del eolQ1'e d~ cnpelli, per ·il qu,ale si ~ co·1whiuso che tra gli inclivid1ti clcl gruppo A i brum


GRUPPO SANGUIGNO E à-IALA.Tl'IA

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superino i biondi e i bio-ndi supm"ino i CMtani; che tra gli individui del gruppo B i CMtani superino i biondi e i biondi superi•no i bruni; che tra gli indi'Vid1ti del gruppo AB i bruni supe?"ino i castani e i castani superino i bio·ndi; che tra gli individ1ti del gru.ppo O i castani S1tperino i bio•ndi e i biondi superino i bruni. Per i tipi costituzionali valga .,1 caso degli astenici fra cui prevarrebbero, dir-e il Grunfeld, gli individui del gr·nppo O, dei muscolari tra cui prevarrebbero,, dice lo Schwarztnann gli it1di·v idui del gruppo A e del gruppo B, dei toracici fra mti prevarrebbero gli indiviil1ti del gruppo AB ed altri dati che Bi riferiscono alla freq1tenza dei quattt·o gruppi in rapporto all'equilibrio simpaticotonico e vagotonico, a:lla colesterinemia, alle impt·onte digitali, alla mestruazione ritardata, che sarebbe, secondo il Tuzi, più frequente nelle donne del gruppo A e del gruppo B. M a costituzione ~ predisposizione, quale che sia, poi, il concetto: m.orfologioo, f7mzionale, endocrino, nmtrochimico, che di q1wlla si possa avere. La tubercolosi, colpisce, ~ noto, a preferenza gli incli1.1id1ti àella seconda e&mbina.zione marfologica del D e Giovanni, o i lcmgilinei del Viol.a e sclerotizza pi1ì facilmente nei soggetti macrosplancnici; l'a1'tritismo, la gotta, la acrofola, iZ diabete, l'obesità sono pi1tttosto d{!i macrosplancnici e le dispepsie e l'ulcera gastrica e l'm-nia e l'uluet·a cluedenale sono piuttosto dei microsplancnici; gli schizofnmioi s01w piuttosto individui di tipo a-stenico e i ·maniacodepre88Ì sono piutt.osto macrosplan<mici e nel ca•mpo delle infezioni si sa oome predisponga a contrarre la malatti.a un turbamento CM si verifichi nel ricatnbio dei carboidrati, n ell'equilibrio acido-base e nel tasso colesterinioo. Se gruppo sanguigno è costituzione e costituzione ~ preàisposizione, ~ dunque, logico supparre che ci sia- dice l'O. -1tnrapporto fra questa e q1tello. N~ si tratta dice l'O. - sol.amente di u1w. ipotesi. v·~ una p1'ova già fatta dall'Hirszfeld che ha valore decisivo. È noto oome sia possibile con reazioni immunitari.e, con~e la pro·va dello Shick, di stabilire se un indi'Vi4uo è recettivo o refrattario a 1tna data m.alattia. L'Hirllzfeld ha fatto quest.a prova su. varie coppie di genitori e 81ti figli rispettivi ed ha visto che 11el caso in cui u1w dei genitori era recettivo c l'aUro no, i figli potevano risultat·e recettivi o refrattari, ma C01l questo, e in ciò c01'1J8iste il valore della prova: che i figli recettivi avevano tutti il medesitnw gruppo sanguigno del genitore recetti1'0 ed i figli 1'efrattm··i il medesimo gruppo sanguigno del genitore refrattario. L e pt·ove dell'Hirszfcld sono f/tate fatte nei canfranti della difte?"ite, ma lo stesso risultato ~ stato ottenuto per la scarlattina e per altre malattie.

* * * La dott1·ina dei gruppi sanguigni am ~ gi~mta a questo punto. CM twn ~ un punto d' arri·vo. M a che ~ 1m punto di partenza. Ocoorre raccagliere molti aUri dati con acuto discm·nimento. Solanwnte 1t.n nw.teriale che permetta di compilare quadri statistici ad alte quote p~t6 valm·e a rischiarare molti punti ancora osmtri. La M edic:ina militat·e che p11.6 compiere le propt-ie indagini sop1·a 1nasse di individui così folte e cbsì varie può portare in questo studio un prezioso contributo. Benemerita in tanti aUri campi, easa è q1Mlla che potrà di1·e la pa·rola decisiva.


CLINICA DERMOSIFILOPATICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI '

L'ADAITABHJTA DELLA PELLE ALLE VICENDE MORBOSE NELLA FUNZIONE DI DIFESA DELL'ORGANISMO (SENSIBILIZZAZIONE. FUNZIO.NE EMUNTORIALE, FUNZIONE PIGMENTOGENA). Conferenza del direttore pr of. Giuseppe Verrottl, agli ufficiali medici del Presidio militare di Napoli

La pelle, che è posta a delimitazione della periferia del corpo, cui dà form4 e consistenza, raggiunge, secondo alcuni rice·rcatori, la superficie di circa 2 mq. È in superficie, e non già in 1nassa che si svolge l'attività funzionale, molteplice e varia, di questo organo speciale, che ha l'aspetto di un semplice involum-o oontentivo dell'organismo, rivestito, a sua volta, di elementi cornei morti, che se ne distaccano incessantemente quale prodotto inutile e inutil.izzabile. Se ciò è nelle appa;renze. la pelle, ·ricca da tma parte di elementi poliblasUci come la mucosa intestinale, e prov-vista, dall'altra, di elementi parenchi•mali specializzati più o meno altmnente evoluti - 1Ju·r restando un organo autonomo - per mezzo della estesa rete vascolare e n&rvosa che la tnette in st1·etta e ·reciproca connessione funzionale con tutti gli orga·t~i int&rni (sistema nervoso centrale, gmn s·impatico, app. endoarino, tubo gastro-intestinale, fegato ecc.), 6 pe·r le ripe1'C1,8Sion·i scamb·ievoli che ha con essi, assurge ad O'rgano che Bi p1tò ben dire lo specchio delle cmuliziot~i interne. JJ.I a è a;nche la affilinella vigile, avanzatct, dcll'O'rganismo, che pt·otmede alla sua protezione; sia. nel senso che t1~tti gli stimoli esterni, di fronte alle due barriere difensive o dermofilattiche, esterna e interna, tnercè le proprietà fisiche e mwtO'mo-fisiologiche e ·n~ercè la prodt,zione (].i sostan.ze miaro&rgiche (fermenti, anticO'rpi, amino-acicli ecc.), sono flrasmessi come filtrati all'interno; sia nel senso che tutti gli stimoli interni (nervosi, onnonici, tossici, parassitari) t'l'C'Vano ir~ quelle stesse ba.·rriere di difesa la possibilità di tnodifica;t·si, anml-llarsi, e allonta.-nare la tnalattia. La quale sorge quanclo i mezzi di difesa risultano insufficienti. e l'agente morboso prencle il sopravvento, per modo che essa rapp·l·esenta il danno subìto cl.alla pelle per l'azime dello stimolo tnorboso e la reatti·vità dell'O'rgatw che ne CO'nsegM, ment·re la ma.lattia abmita significa che è stata es1tberan te la serie cki mezzi di difesa sì che non è stato per·messo allo stimolo di svolgere a pieno la sua azione morbosa. La pelle costit1tisce anatomica.met~te ttna unità organica, giacchè, se si p~·escinde da talun.e pemtliari q~~alità che appariscono in alettoni territori per condizioni loca.li - region·i paltna1··i e plantari, regioni flessO'rie ed utensO'rie, regioni ricche (li peli, di a1>parecchi glandolM·i - le sue qualità fondamentali di struttttra 1·estano sempre ?tgnali in t?~tte le zone delia superficie.


L'ADA'l"rABILITÀ. DELLA PELLE ALLE VICENDE EOC. ·

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M a funzionalmente essa deve essere intesa di·vislt in tanti parzù&U organi quante sono le segm entazi<mi metameriche o dermomeri, di cui è costituita sin dalla sua formazione embriogenetica, e che sono i·n rapporto di corrispondenza con gli <>rgani in,terni, dei qttali le alterazioni s·t ripercttotono alla periferia sui terri~ cutanei segmentali: il che nell'adttlto è i·n forma assai ·rneno evide·nte che nel fanciullo, a causa del concentramento e della sovmpposizione di essi, che aV'viene con lo sviluppo somatico. La st·r uttum m ~tam~rica della cute, stabilizzata mMjologica:mente in alcuni animali inferiori, è pa.lese p er rapparto alla pìgmentazione in un tnmnmiferro, cioè nella zebra. I . Premesse queste nozioni generali, e volendo studiare i meccanismi di difesa esercitati dalla pelle a vcmtaggio dell'organismo in condizioni patologiche, dirò innanzi tutto della sensibilizzazione cutanea, che è la p·r ima fase del processo immunitario in seguito all'az·ione di un antigeno, è essenzial·men.te specifica, e precede la fase stwcessiva che completa il processo auto-difensivo, cioè quella della immunità propriamente detta. Ci sono al riguardo esperienze interessanti, che io vi riferisco: l. - Un paziente, sensibile alla farina di grano per via orale, ha un eczema sul braccio; si strofina la farina sttlla cttte dell'antibraccio e del collo senza che si produca reazione alcuna; due settimane dopo, tnangiando fa·r ina di grano, compaiono delle chiazze di eczema nella zona strofinata. 2. - Un paziente prende l' antipi;l"i.na, e va soggetto ad una placca di eritema looali:zzato in ttn dete·r minato t·ratto di cute; ritornata questa in C<>ndizioni ·normali, si procede all'ablazione del lembo Cutaneo, e di quello svmm etrico del lato opposto, e si invért.ono di posto i dtte le1nbi, clei quali uno aveva reagito all'antipirina; si somtninistra mwva'mente q1testo medicamento; la reazione e1'itematica si dete-rmina nel letnbo, che fu malato la p·r i·ma volta, e riapplicato nel lato opposto (Naegeli, Querrain, de Stctnde·r). 3. - Se in ttna soluzione (li antipirin~a si pone il frammento cut(tn.eo prelevato dalla regione, in cui si era a·v~tta la reaz-ione a questo antigeno, dopo che è ritornato in condizioni 1wnnali, si consta.ta ttna viva reazio?te istologicamente in quel lembo cutaneo, e solo in q·uello. 4. - Se si ha una reazione in seguito alla iniezione intramuscolare di flricofitina in un detenninato terri.~o cutaneo; d&po tnolto tempo, in seguito a d una nuova iniezione della stessa trioofitinUJ, fatta in ttn punto diverso dalla primitiva iniezione, si è vista riapparire la reazione nel tratto cutaneo, che fu la prima sede della stessa reazione. L a fissità della regione cutanea interessata dimostra: a.) che l4 pelle resta sensibile ai dive·rsi antigeni, che possono nuocerle; b) che la reazione si riproduce per effetto del determinato antigeno sempre nella medesima regione dell.a cttte, la quale ha conse·rvato la detenninata speciale sensibili:zzazione; c) che una rea.zione cutanea fatta, in ttn solo distretto c~ttaneo non clowebbe aut<>rizzare alcuna concl~taione, progno.~tica o diagnostica, di oa•ratte.re totalitario, essendo essa - 1·igorosamcnte parl,(117Ulo - e.qpressione della rcazi~ del dete·rminato territmo ctdaneo, i?t cui essa è avven1tta; d ) che, accumulancl.osi in un determinato f.C'rritm·io le divet·se sensibilizzazioni, che la pelle ha acquisito in rapparto a dilversi antigen·i, resta in esso la loro traccia in potenza, come per tllna memoria cellulare, seoond.o la esp·res-


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L ' ADATTABlLITÀ Dl!I.LA Jl!I.LE .AI.I.E Vl Cl!NDE ECC.

sione di 111 etalnikov, la qual cmsa di·mostra l'attività vitale del processo i?nmunitwrio, che non esclude, per alfJro, la possibilità di interferenze, alterazioni, somm.az·io1ti d·i m·dine fisico-chùnico dello stesso processo; e) che, se l'u·nit(ì a·natomo-biologica deUa pelle va considerata la papula vasc~~lo-nervolla con il sovrastante ·r ivestimento epiclermico e la sottosta'nte impalcatwra ·m esenchimale e gli ~t~nori ci1·colant·i, si può bene inwavede-re 1wlle singole ~tnità anc,tomo-biologichc della cute o nei gmppi di esse - sotto l'~~1ti­ formità della stn,ttura anatomica - una specializzazioruJ di atti·vità funzio?tali, in ?"aP1JOrto o alla peou.liarità 'ldla sccle cutanea o degli orga·n i intemi corrispondenti, in condizioni 1wrmali e patologiche.

Jl[a, a lat.o di qur·ste che sono le deduzioni, che si devono trarre dalle ?'icordatc esperienze clella sensibilizzazione - continuando ad ocouparci del mecca·nimso di difesa esercitato dall<~ pelle sull'organismo, ·n•a no7l< nel swso di 1ma circosorizione a. detennùtat·i territori della cute, sì be1te nel se·JMO clella estensione all<~ s1ta totalitd o alla q1~~i sua totalitci - l'esperien-za clinica ci ammonisce che nelle malattie esante·11tatiche (sca·rlatl!ina, rnorbillo, V(tiuolo ecc.), se la c?,te è ft:trtemente compromessa, è più forte e duratura la i·mrnun·ità, che consegue. Ed è lo stesso p(:r le infezioni cron·ichc. N ella tubercolosi, se la cu.te è e~tesa mente interessata., gli organi interni sono t·ispar·rniati owero non sono gravemente attacca.ti. Larghe cste·nsioni di lu,pus volgare ?'Ìsparmiano il 7;u.lnwne il<t.ll' attecchimeM del bacillo di E.och. N ella sifilide la pratica ci insegna che, qua.ndo i sifilodenni sono profusi nel pl'/riodo recente, migliore è il pro1~ost·ico tJer l'avvenire della irl-fezione, mentre, se pooo è interessata la cute nel petiodo della maggiore virulen:::a della ir~fezione, più facili so·no le localizzazioni della sifilide tard-it>a, specialmente della ·n utasi.filide. · Se in questa deduzione clinica ci è ·in tnassirna l'accordo tra gli st~uliosi, io debbo richiamare la vostra atter~::ione principalmente sopra a.ltri due meccanismi di difesa, i quali appal"iscono in oond·izioni di tnorbosità, ma, mM~­ cando il confJ?·ollo della sperirnenta.zione, ·twn sono bene conoscit~ti e valutati. Dico clella funzione eliminatrice o emuntoriale della pelle c della funzione pigmentogena.

II. I n riguardo alla prima funzione di difesa, se nelle malattie ac1~te prevalgot·w i meccanisrni protettivi che SOM alla dipendenza del reticolo istiocitario del de·rma e dell'epitelio ntalpighia1w, entrambi specializzati pet· la p·roduzione di sost<mze microet·g·iche, in alcune dermatosi croniche si è detto da lungo tempo che la ess?t.d.azione e la desquantaz-ior~e possO?w concorrer·e ad 1ttw funzione eliminatrice disintossicante in C01"relaziO??.e special•mente con la funzione <rMtale, ma anche a supplente?l<to di alwe funz·i oni o-rgooiohe. L e dermatosi, nelle qttali q1wsta concezione è stata principalmente a·mmessa, sono la psoriasi volgare e l'eczema, cioè la dennatos-i che sono il prototipo del processo desquamativo ed essuclante della 01~te . H anno da.t.o valO?·e a q1wsta co?wezimte va·rie considerazioni di ordine clinico: a) la possibilità c1ella sco-mparsa, all'apparire di esse, di disturbi pt·ima esistenti, eomc cefalea., dolori articolat·i col ntigli&ramento anche de'Ua nutrizione generale. DO?~de l.a. detuYminazione data dagli an:ti()hi alla psoriasi di « mala.t.ti.a dei forti n;


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b) la possibilità delle alt·&manze di quadri morbosi con quei process-i ~n~tanei; alter'/Wfl~ze,

per es. nello stesso indù)icl1t0 di attacchi di eczema cm' C?·isi del sistema neuro-psichico come forme ossessive a carattere impulsivo, cri$i di angoscia, conmtlsioni epilettiche, crisi di psicastenia (Lortat-Jacob ). Ricordo una, si g·twra, obesa, che soffriva d~ molti anni di dolori Qlt'ticol<J.>ri; sopravvenne la, psoriasi volgare, c'he con i dolo·r i si alternù, ed ella desiderava più l'attacco di psoriasi anzichè l'attacco articolare. L e due forme morbose in lei si dqveva.no mette1·e in rapp&rto con wn disturbo del ·ricambio. c) Altre volte, si è 1>otuto a.nche constatare che la soppressione di quri due processi cttta nei , o spont(lnea o mercé il tratfmMJnto est~>-nw - comt• potei constatare io stesso in indagini sperimentali fatte in passato - ha detenninato l'accent·ua.zione clel prOCCSSO Cutaneo, OVVtWO l'aggravamenf.{) .ilell'enfiçema, della nef'rite, di ~ma malattia •mentale con deliri,o, della brMlohite, specialmente nc·i 1:er,chi , n ei bambini, oioè n elle due età ùt cui è pii~ diflìC'ile che si stabili scano le S'l.~ppleme elùninat·ri ci. d) Gli antichi, i?~ omaggio alla teoria rlclle flu ssioni, e all'altra, a noi più vicina, difesa. da Gaucher, Brocq, delle meta,'> tnsi cliniche, erano <~.rrit·ati, troppo generalizzando, ad assegnare 1ma finalità disintossicatrice di carattere generale alle stesse lesioni elementari della ct,te, in q1~anto che a·vevano concepito la iperemia conw la combustione di sostanze toss·iche 1)e·rvcnute di l<Ontano; l'edema, la vescicola~ione, la fl'ittenalizzazùme come la diluizione o la ·neutmlizzaziMu~ di esse;. la dnquama::iMte come la loro eli'lltùwzione. Per quanto .~i sia oggi poco -propen,qi a,d amntf.ttere 1tn •mrr.cani.~ mo ili -difesa, in cui e-ntre·rebbe in gi1wco l'organo cutaneo ammalato, spe,<Jialmente al confronto con i nwccanisrni di difesa umorali e te8surali di carattere biologico, che oggi so-n.o più largamente accettati, 1m fondo d·i vC>rità cleve ricono-Scerri nei fatti osservati. Nei quali si deve vedere non una necessaria attività disintossicatrice legata alla malattia cutanea, -m a solo la possibilità che, i n casi particolari rnorbosi, la pelle ammalata concorre alla disirtf,ossioazio/l.e .dell'organismo p er un processo o essud<,tivo o desquama,ti·vo. con~e allorquando, per es., v-i è una disfunzione organica che non è sempre dimost<rabile clvnicamente, e molto meno sperimer~almente. I n altri te1·mini, per i rapporti .che ha con gli organi interni, la pelle si adatterebbe, per veni?·e in llifesa dell'organismo, all'ufficio di emuntorio organico, che n~n è il suo 1tffùJio abit1tale .,o strettamente fisiologico. Anche nelle stesse infezioni acute, dove i meccanismi eli difesa tesswr(Jli ' .e mnorali a base di sostanze mù:roergiche sono più a1nmessi, 1·isalta il valore d elle correlazioni organiche a va;ntaggio della disintossicazione, per qu.anto -in modo dive-rso, cioè non vn fwma di ntanifeste supplenze funzional·i., sì bene di dissociazione dei fenomeni biologici. Prendiamo la funzione sudorale, che oggi si -rnette i ·l l stretto ed esclusivo rapporto con la termo-regolazione, e quindi aon le osoilla.zioni della te mpcrat1~ra ambiente e individ1~ale. Non si riconosce ad essa dalla 1naggioranza dei fisiologi alcuna a.ttività emuntoriaZe, per q1tanto A:rloing ritenga che il s1~ore sterilizzato dell'uomo possegga proprietà tossiche, giacchè, iniettato ·"nella dose di 10-75 cc. per chilo di peso del corpo nelle vene dei cani, li a mmazza nello spa.zio di 15-34 ore. 2 -

Gi~rnals

di medicina militare.


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Ebbene, era stato osservato dai m.edici antichi - ciò che si r-iosserva. d4 t11.t ti oggi - che nel tifo, e~>n la elevata tcmperatum (400-4l o ()), la, pelle, pure essendo ecceso;il:amrnte ca.l<la, non ernette una goccia di sudore. La 81tdom;;ione intervie-ne a.bbund{1n,te più tardi, quando - è ciò che possil~mo dire oggi so1w avvenute in. seno ltÌ tessuti e agli umori le nwdificazioni immunitarie della infezione, alle quct.li twn è estranea la stessa ele·mta temperatura. La dissociazione della ·i peremia cutanea e della mancata funzio·n e sudorale, se ci appare come 1m fetwmeno, che sorprende pe.rchè in contrasto con una legge fisico-fisiologica, che, cioè, il sudore aumenta con la tempe-ratnra aumentata del corpo, è, invece, in diretto rapporto con l'alta finaliuì della disintos:,;ica::·ione organica che si stabilisce nell'organismo per effetto della infezì&ne. La qual cosa sta a dimostrare il potere di adattabilità alle vicende morbose della funzione di difesa da essa ese·rcitata, che si anno· nizza con le peculiari esigenze della ecotwmia. Si com·i ncia oggi a non essere più, rectisi n el t~gare le supplenze e le alternanze funzionali, gùwchè sotto la denominazione di iperpessia cutanea si ammette l'attitudine della peUe a fis8are in modo esagerato e prolungato le proteù~, successivarne11te alla. d'i minuita funzione pessica del fegato, dei fermenti digerenti, alle mocz.ifica.::ioni dell'equilibrio acido-basico o del tonQ vag~>-sirnpat'ico (Pasteur, Vallery, Radot); donde il brusco passaggio dell'antigeno dagli organi disfmtzionanti alll' pelle. Il che vuol d·ire, in sosf4n::a, ammettere il concetto genPrale degli antichi osse-rvat.ori, avvalorato da qtu,lche d.etcrmina::ione patogenetica o dalla parvenza eli utuz. cletrrminazione patog.enl'tica, che qt~elli non pot.evano fa.re perohè avevmw a loro disposizione solo Z'osserva.zione clinica. Da qt~e11tc o.ySJena.zioni rwulta che $i deve intendere il meccanismo eli dife8a dell'organismo da parte della pelle, ?Wrh circuscritto alla stretta, unica forma zione di sostatt::e rnicroergiche, ma esteso ad un complesso rormonico, forse integrale di fun::ioni organiche. Si tratta di val1,tare, cioè, i fenomeni biologici con occhio di clinico piìt che di puro patologn. III. L'altra. qw•stiotte eli difesa organica, che clinica.mente pu.ò essere valu.t.ata, si ·riferi.Yce a.Ua pigmeutogenesi, che negli animali inferiori MSt,rge a mezzo di protezione per la propria esistenza come nel ·mimctismo, a mc;;:;o di conconenza per la funzione IIC881t<,le come nell'abbigliamento nuziale: alta f1tn::ione auto-protett-iva, esercitata dall(' pelle, che è avvalomta dall'essere gli eleme'llti 1Jigment.ogcn-i in diretto rapport.o anatomico con la innen;a::ione periferica e centrale. Nell'uomo, invece, l'ufficio del pigmento pare ridotto a qttl'llo eli prott'ggere le cell·ule parenchimatose e1jitelùdi da.i mggi actinici, ed il cowrito dell.(l. razza nera spiega la ref?·atta·rietà di essa alle denna.tosi solari. Ci sono fatti, però, che hanno bi8ogno di int.e.rpret<tzione ancora, e nO?~< consentono di considerare la pigmentazione nell'?tomo l-i mitata a q?testa uniaa funzione p rotcttiva. A pa·rte che ci soM regioni c~'tanee, neU.e quali vi è fisiologicamente la iperp1~gmcntazione (regioni ascellari, genitali, areolari), e in an,imali albini la pelle s·i mostm pigmenta-ta nel muso, t~i dintorni peri-anali e n ei genitali - la qual cosa deve avere la sua ragione particolare patologicamente si osservano q1testi fat.ti:


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Le più diverse ca.use pos11otw (Zar lu.ogo a iperpigmentazione, sia. di ordine esterno che int~Prno, cause ·meccaniche, fis·iche, ch·irniche, parassitarie, infettive, n~rvose, e·,~clocriniche, epa.tiohe ecc. 2. - Ci sono processi infiam·matori nei quali non res·idua la pigmenta.zione, a malattia esau1·ìta, e attiri ttei q1~ali, invece, residua . .Nell'eritema, nell'&rtiea-ria, nelle der·matiti pemfigoidi non si h-a la pigmentaziotw secondaria., se non eccezionalmente per condizioni ind·ividttali: cos-ì. nel l7tpus e1·iternatoso si è visto in qualche caso permane-re lcwghe chiazze pigmentate, che abitual·mente manca-ne (Verrotti). Invece, in alt·ri processi infiammatori cu.twnei permane la pig·mentazione secondaria, co·me nel pemfigo, nel prttrigo, nel lichen, nel lupus volgare, ·nella sifilide ta·rdiva, tant.o che essa si utilizza per una diagncsi retrospettiva. N O'tt vedia·mo nel lupus volgare chiazze cicailriziali con ipe·rpigmentazione, che persiste per lungo tempo? Non vedia1no nella sifilide tardiva chiazze cicailriziali a·ntiehe con la iperpigme-ntazicne alla periferia, ohe per?nane per anni, quasi fosse una barriera che circoscrive il fooolaio morboso pregrisso, a dife-sa della cute sana vicina? Se, in talmti casi, si può bene spiegare alla periferia clella chiazza cicatriziale per la p·resenza ancora del ilrepon.~ma pallid1~m, la oui attività tossincgena può arrivare ad annullare la pigmentogenesi determinando la depigmentazione, o favorirla detenninando la ipercromia, a secotula della dw&rsa intensità di vi?"7l-lenza o del raggio ài a;;ione della sua esplicazione che de've essere più, breve nel primo caso, più l·unga ?Wl secondo caso - resta clinicamente nO'tt spiegato il comportarsi deUa pig7ncntazione secondaria in modo divC~rso secondo la qualità dei prol. -

cessi infiammatori, o scconclo lo particola-ri condizioni in.dividtuùi. Nè resta

:Jpiegata la facile p·rodu.zione del pigmento per le più diverse cause. Se a tt,tto ciò si aggiungr la diretta dipenclenza dena pigrnentogencsi daU'apparecchio nervoso e endocrinico, vi è cla dubita1·e fortemente che al pigmento cutaneo, specialmente in condi-zioni mo-rbose, non debba essere annessa tma significazione più co11~plessa nell'ttamo stes:Jo, non limitata a quella che è rilevata fisiologicam,ente, cioè alle~ difesa clel parenchima cu.taneo dai mggi actinici. Piit si studia l'orga'no cutaneo, piit le q1testioni di patogenesi si complicano, in patologia assai più che in fisiolog·ia. E' anc&ra alla clinicc,, ohe si cleve fwre <'pprllo, come a qttella che mette in rilievo le Stte risorse, sia di orga.no autonomo, che di &rgano legato alla funzione e alla disfunzione clegli organi i-nterni.


CLINICA OTORINOLARINCOIATRICA DEllA R. UHI'JERSITÀ 01 NAPOLI

OTORINOLARINGOLOGIA E INFEZIONI FOCALI Confol'enl.a del dit·ettore prof. Bruno Bruzzi, agli ufficiali m edici d e l Presidio militare di Napoli

Richiamato il principio fonda.mtmlalc dei rapporti che inte-rcorrono fra jo(olaio i ·n fìam matorio e una rnan·ije~tazicme 7n(}rbosa a di,stanza (infezic-ni focali eli Billit~g ), l'O. ricorda gli studi del Rosenow per i quali la causa di dette malattie foc«li ·ra attribuita al comportamento dei germi o di tos.sine che dal focus per una. lo·ro elt:ttit'ità II]Je<:-ifica prm·ocano in 1t.n dato organo una alterazione inji(Pnmato-ria.. Per ·meglio preeùi(U·e la concezio-ne delle in fezioni focal·i bisogna te1ter prestmti alouni punti capitali e oìoè particola.l·e frcgwmza di tletenninatc lesioni in da.ti gmppi di 1nalatt·ie; i <r·isultat·i della ·r imozione del -toc118; la ·ric&~·ca dei germi nei tl'ssuti della. parte lo--nta.na sofferente; le caratte-r-istiohe sierologiche; la wcalizzazio-ne elettiva spe1'imentale. Rosenow, Schoen, Piissle-r han·no sostenuto che le conseguenze cliniche e anatomiche clell'it~fezione focale streptococcica dipendono sopratutto dal modo di reagire dell'o-rganùrm..o la ct'i reatl'i·v ità è per w più alterata agli stimoli miorobi<n. I recenti stuiti sul sistema reticolo endoteliale e sulle s1~e m..odalità di r eazio-ne han·no portato wta. nu(}Va aoq~d~izione 81,lle complesse reazioni irnmmtita·r ie e costit~'iscono secondo Ziru1~i gli aspetti tnnorali e tissurali di ipe-r-'recettività. Secondo P ende la caratte·r istica clini~a di queste fo-rme morbose dovute a foci infettivi ~ la lentezza e ricO'rrenza... La wcalizzazione dei d.i·versi fooì è quella che più può interessa1·e in quanto essi risiedcnw prevalentemente nelle prime vie aeree; 9·egio-ni che n ella nostra disoìplina ().R.L. rappresentano 101. territor-io elettivo di st1,di e di osservazioni. A parte i denti che rapp1·esentano una frequente sede lli infezione focale, a noi spetta in particolar nwdo di considerare le tonsille palatine come sede del focolaio 1Jiit. discusso e studiato perch~ sappia.mo quanta i·mp(}rtanza abbiatW questi organi per quanto 1·igttarda la faoìle recettività alle infezioni in gentlf'e, e C(}?ne per le loro facili altet·azioni biologiche rap]Jresentino u ·it punto più frequente di clczi<me 7Jcr la locttlizzaziono del focus ?tollo 8'Varìatc nt.anifcs~ioni ~liniche delle cosidctte infezioni focali. P er qu-anto ?'Ìgua;Nla la patogenesi delle tonsilliti aoute ai può dvre che esistmw ancora incrt·tezze per quanto due teo-rie esogena ed endogena si contendono il campo per spiega;re un nesso causale tra ang·i ne ed alterazioni a distanza. Se le tonsilliti aoute hanno importanza per la patogetlteS'i di alcune infezioni secondM'ie generali e locali, possiamo dire che la tonsiUite cro-ni.ca è q1'ella che ha maggio-r peso nella costit?,zione del focus settico dal quale ha ()1'igine la cosidetta infezione focale. I nfatti la t(}nsill<ite cronica rappresenta m~ processo infettivo a.ppwrentemente spe1~to, che Mn dà segno di reazio-ne in sito ma che acq1tista m~a a:;ione patogena qu.ando la difesa (}rganica venga a 'll'n


OTORINOLA.RINGOLOGIA. E INFEZIONI FOCALI

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1na.nclltre. Sec<rndo alomte s!atistiche i tonsilUtici cro-ni.ci ·ra.ppresenterebbero il 50 %nell'esercito. Bùwgna anc<rra considemre i foci di origine sinusale. .Anche in q1teste ·infezio-ni parwnasali bisogna C<rll,8'ide·m re sopratutto le fonne jntSte, cioè qttelle che rimang<rno ignorate per molto tempo, quali cause di complù:anze inaspettate ed a cara.t te?·e netto di infezione focale . .Anche l'orecchio nwdio può essere sede di un focus se si tiene presente la insidiosità, di quella form.a clinica oggi ~·iconosciuta con la terminologia di ot-itc late1tte. Ricordato lo schema riassuntivo stabilito da P en<le, venendo a tratta1·e delle diverse sinàrotn·i, è necessario soflermarsi particolannente su q~ttllc che hanno it~ modo indiscusso il loro focu s infettivo nelle prime vie aeree. Innanzi tutto, se bi-sogna ricordlltre le cosidctte febbri ariptogenetiche, quello che tnaggiormente nw-ita somma con.Yidera::iO?te è il gmppo delle n~a­ lattie ·r eumatiche e specie di quelle articola.t·i le qnali è universalmente ammesso siano dovute a germi che si trovano nrlle tonsille. I rapporti fra tons·ille e forme reumatiche sorw stati ben ditrwst·m ti dalle diverse prove cl·in·iche e batteriologiche sopratutto dalla sm~ola italiana per 1nerito di Lusena e Oh:ini. A neh e il ·rapporto fra tonsille e reni è oramai rico?Wsciuto, basta ricorda1·e gli stttdi del Ferrata sttlle emat1tric. Dall'insieme delle ricerche si può ritene·re come, indipendentemente da qm pwrticolare tropismo, "n focus specialntente tonsillare impone a.l rene un certo lavoro al quale è po.~sibile attribuu·e qualità, patogene. Certo che le tonsilliti croniche ccn le loro f1·equenti riacuti.zzazioni danno, pii1 facilmente delle tonsilliti acute, sviluppo di nefmpalie ad am.damento crortwo. Il rapporto fm lesioni oculari e lesioni dei srni e sorn·atutto per quanto riguarllaM le neuriti retrobulbari e JJinusit-i, oggi ht~ sttperato lo .~cetticismo di alcuni anni O'r sono, dopo gli stud·i lli Onodi ed i progres.~i dell'i?ulag·ine ra{liologica. Oltre a qtMste è bene t·icorda-re che le siu·u si.t i possono mpp·rese·n tm·e llei foci infettivi p er complicanze anche a clistan::a., specie clell'apparato r espiratorio, come pure di cornplicanze renali, articolari, ecc. Anche l'm·ecchio medio c<rme ho accennato, può essere consiclemto 1m foCltS infettit·o, in quanto può pr<rvocare aspetti clinici piit lliversi sia che essi assu?n(tno i caratte·ri di una infezi<rne generale sia di infezione localizzata ai dive·rsi apparati. N ella forma a ca;rattere di infezione gene·r ale la febbre è il sint01no costante, m entre si ha un notevole deperimento dello stato generale con appa·rizione ituercorrente lli qualche lieve complicazione nei divet·si appwrati. Si ha pttre 1ma forma con predominio di sin.t omi a CMico drll'appara.to digerente e cioè v<rmiti e lliarree C01ttinue. Altra forma con predominio polmona1·e. In c01wlusione si pu,ò dù·e che l'otite latente p1tò dare delle complica.zioni a distanze le pUt vm·ie con recettività, eli speciali apparati e cioè complicazioni renali, polm~ri, osteomielitiche, gast·r o-intestinali, oltre a settice?nie genera.lizzate. Certo (the è oramai dimostrato che in tutte le m.alattie che si presentano associate a lesioni foca.li se esi.~te un nl'sso causn.le spetta alla mal,(tttifl, la. qualifica d·i effetto e twn di causa. Per quanto r-igua.rda le direttive da scgwirsi di fronte alle infezioni focali bisogna innanzi tutto riconoscere in moclo qt~si a.ssoluto la, lesione focale pn .<Jtabilire la intmlipendenza patologica frn 1nal.attia e focus.


426

CLASSIFIC'AZIONE E GOVERNO ECC.

j)folte 'rolte le clivergen:e .<wrgrnw qt1nndo si trratta lli stabilire il momento Circa le modalità non è il caso di ptorndere in considerazione tutte le mamovre terapeutoiclw ma solamentr i metod·i oflirurgiti complrti. Oggi la t&nsill,ectom.ia 17resenta un metvdo t·azionale fio·ichè a.~portrr, in toto l'organo malato, c<msa di ma.lattia . .A ne h c 1)1'r i foci sinu.~ali il tmttam,.nto è pu·ra.mente ckit'1trgieo, colii 7mre il focus otitico p·u ò eso~f're ayyrNlito sirt e&n semplici interventi (pMacentr>si timpMtic<t) sia con i1tten•t•nti 7Ji1't mdicali guaonclo il foc?«t è locali:zato più ]Jrofondctmente nl'lle carità dt•ll'oreccllio m edio. Dall'insiPme dr>gli studi .~ull'inff':::ione focale, nei quali anche la scuola italia.na. ha 7Jortato 1m 1'aloro&o eont,r ibuto, si pttò afff';rmare come si sia dimoStHtla sempre 71iù necessaria. la collaborazione fra 'llted-ico internista e szJecialista, a1Jzmnto 71e·r il progrPI:iUJ delle nostre cognizioni sulla interdi·pendc n;::a fra lP dirr·r,qp pmii (lel-no8tro organi.~mo. 1)ÌÌt oppcrrt1mo per la terapia twnch~ la modalita del trattamento.

ISTITUTO DI MEDICINA LEGALE DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI

CLASSIFICAZIONE E OOVERNO DEI DELINQUENTI IN RAPPORTO AL NUOVO CODICE PENALE Conferenza del direttore prof. Giuseppe Falco, agl i ufficiali medici d e l Presidio militare di Napoli.

L 'oratore com,inoia col prospettare le vt~rie ola.~sifica;:;ioni dci delin'Jue.nti, da quella clel Gall (1825) ad oggi, fermandosi pa.rticolctrmente ad illustt·are le più 'recenti classifica,;;ioni, q1ta.z.i q~telle del Lombroso-Fen·i (1878), dell'A ngiolella (1900), dr>ll'Ingegneros (1907), del Perran.do (1921), del Saporito {1928), dcll'Ottolenghi (1907), ecl infine quella del Codice p enale v ige'nte. Si ferma poi a, de8mi1:e·re i ·va.r i tipi di clelinquenti che possono inc<Yntrarsi nel sc·rvizio m-ilitat·e, e, prenflendo a base la clas.~·ifica.zione tlel Codice pena.l e, esponf la seguente ola~tsifica dei clelinq1wnti militm'i : di ~ Rilevati nel servizio militare l. I nff'rrni ment e / Non conosciuti .. o

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CLASSIFICAZlONE E GOVER.."'<O ECC.

427

Passa, qtdndi, a tnttteggiare la 1>ersonalità 1js·icologica dci più not·i delinquenti militari degli ttlt'irni tempi: .J lisdea., Radice, Seglletti, Tambw·r·ini, fermandosi particolarmente sulla pet·so•nalità. di .:l lùsdea, dél quale espone e commenta la genealogia. Pone in rilievo la nec·essità. della p1·ojonda conoscen~a somatica, 1>Sichica e biografica del delinqtt-ente; e - illttsilrando i ·vantaggi della <:artella biografica pe1· la conoscenza, ilei delinquPnti - prop•ugna la ù;titn.:ione <li una cartella militare, anzi <li tma cattella del citta<lino. Questa trove·rebbe facUe applicabilità. oggi, in c1ti lo Stato totalitario accomp(I.(J11a il cittadino dctlla nascita. alla mo-rte, con le Vtu'Ù' ·istitu.:iowi sorte dal -regime fascist.a; e cioè : la maternità ed injatlzia., l'Opem Balilla. la. scuola,, l'aranguardiSino, i Fasci Giovanili, l'ecl1teazio-ne 1n·etnilitare, l'Esercito. ecc. Tale cartella costituirebbe ·una base per un'opera eli selez·ione degli incapaci fisi.ci e psichici e clegli incZegni; ed a·rrive·rebbe ad 1w'opera di educazione dei Sl'lezionati pe-r la m ·ìgliore preparazione del cittadino, che dae essere un soldato llalltt n<U1cita alla morte. · In tal modo la leva avrebbe solo mw scopo ammin·istratÌI'o per la ut-ilizzazione razioncz.le e nazionale delle singole cap<wità ed attitu.d:ini. Si ferma poi alquant.o S?tlle compa.gnie di disciplina. delle qttali, a suo av·viso, prospetta la inutilità, swcie dopo u.na simile selezione c preparazione del cittadino. Pone termine al suo dire con la 8ùm.re:::za che simili C'ittculini sorgeranno come 1m sol 1tO?M all'appello della Patria, e che l'Italia del Re soldato, sotto la guida. clel Duce, sorgerà grande nel mo'ndo, come il sole 80'rge sulle sue Alpi, santa del suo ma11.Ì1'io, bella del suo passato, bella anoo1·a pUt dell'infinito suo avvenire.


MEMORIE

ORIGINALI

I RTITl"TO D " WIENE DELLA R. rNIVERSITA DI BOLOG~A

VACCINAZIONI ANTIBATTERICHE EMICROBISMO LATENTE Prof. D. Ottolenghl. d irettore, prof. A. Giovanardl. aiuto e dott. F. Massa. primo capitano medico, assistente militare

PrPced('nti f>RperienZ(' nostre sul microbisino latente (l) in conigli vaooinat.i verso il bacillo del paratifo B, hanno dimostrato, anaJogamente a quanto altri osservarono in particolare col B. tifico, che, malgrado lostato di immunità, un certo numero di animali, dopo l'infezione con la dose minima morta.Je, e anche con dosi notevolmenl;{>inferiori, pur sopravvivendo, resta portatore. L 'immunità ott enuta con i metodi di vaccinazione usati da noi, per quanto potente, non è dunque perfetta, anche se difende l'anima1e dall'iniezione mortale; dei bacilli paratifici persistono~ specialmente nella cistifellea, anche se - l 'abbiamo detto - la dose inoculata era ben sotto alla dose mortale. Nè si può suppoJTe che i germi sopravissuti fossero individui più resistenti e che da questa loro ma.ggiore resistenza derivi la persistenza nell'animale vaooina.to: più v9lte, iinvero~ abbiamo isolato dal porta.tore stipiti di B. paratifìco con virulenza inferiore a quella. d<\llO stipitP usato per l'infezione. Confrontando poi il comportamento dci conigli vaccinati e di quelli normali all'infezione, abbiamo dovuto riconoscere cbC'· fra i due non vi sono che differenze qnantitative di reazione all'infezione: dinanzi alla pose submortale gli uni e gli altri, ora restano indenni e ora diventano port.a,tori; è solo la maggiore frequenza del microbismo che sembra differenziare i sani dai vaccinati. In quelle nostro medesime esperienze avevamo incominciato a indagare l'effetto di due successive infezioni submortali, con questo risultato, che gli animali, vaccinati o sani e già riavutisi di una prima infezione, possono nuovamente diventare portatori in seguito a una seconda infezione. Ci è parso che nuovi esperimenti in questo senso potessero riuscire interessanti, e abbiamo appunto studiato, nelle ricerche che riferiamo ora, il comportamento dei conigli assoggettati a diverse iniezioni, submortali o piccolissime, come si potrebbe verificare in un focolaio endemico, paragonando fra loro animali normali e animali vaccinati. Una serie di conigli fu inoculata nelle vene con eme. 0,005-0,1-0,5 di coltura in brodo di bacilli del paratifo B, la cui dose minima mortale era di cm.c 1,1-1,2. Dopo 30 giorni quelli, tra essi, che non eliminavan() bacilli paratifici con le feci, vennero sottoposti ad una 2 a infezione con dosi uguali alle precedenti, ma variamente distribuite nei singoli animali. L 'esito di questa 2 8 infezione (v. tabella l) fu che i conigli precedenwmente vaccinati diventarono portatori se inoculati con dose alta (eme. 0,5), mentre lo diventarono assai raramente se inoculati con dose piccola ( l ) D . 0TTOL&~(OIII, .-\. 010VA~ARDI. F . MASSA - Le v<Ucinazioni anJ.iballtriclre in relazÌQIJ$ al prob/em4

d.; porlalor i (Bui!. :;c. )led .. Bologna, uoaa).


VACCfNA7.10NI ANTIBATTERICHE ECC.

42~

(eme. 0,1) o piccolissima (eme. 0,005). I conigli MrmaU divennero regolarmente portatori se inoculati con dose piccola, non lo diventarono con la dose piccolissima (eme. 0,005). Questo risultato messo a raffronto con quello osservato nella l a infezione, prova che quest'liltima non era b asta.ta a modificare la recettività. dell'animale in quanto si manifesta con lo stato di portatore. Alla 3 a. iniezione (riservata anch'essa a conigli non portatori o non più portatori), i corugli va.ccinati si dimostrarono solo eccezionalmente portatori, anche se l 'infezione era stata fatta con dose poco inferiore alla mortale (eme. 1). I normali ritornarono ancora portatori se trattati eou dosi medie, non però con le dosi piccole o piccolissime. Si ba cosi l'impressione che, logicamente, le ripetute infezioni, anche se tra loro lontane nel tempo, determinano uno stato immunitario che si aggiunge a quello cons<'guito con la va.ccinazione, e che si manifesta pure, sebbene in grado minore, negli animali non preceùentem<'nte vaccinati. .Alla 4& infezione, eseguita a notevole distanza di tempo dalla 3 6 (120-300 giorni), alcuni animali ricevettero una dose elevata di coltura onde poter saggiare in pieno la resistenza acquista.ta dopo i passati trattamenti. Si usò all'uopo uno :;tipite di bacilli del paratifo B diverso da quello u sato fin qui, per constatare se l'inu:Uunità era generale o di ceppo. La dose minima mortale era in questo caso di eme. 1-1,1. I conigli vaccinati sono sopravvissuti quasi tutti senza diventare portatori fecali, pur se infettati con una dose un po' superiore alla niinima. mortale (eme. 1,2). I conigli non V<tecinati, invece, sono morti per setticernia o, se hanno resistito, sono divenuti portatori fecali. Non abbiamo mancato d.i csamina,re gli stipiti di B. paratifico isolati in vari momenti dai conigli trattati nel modo anzidetto e divenuti portatori; cd è interessante notare che, mentre all'esame culturale, non si è riscontrata che raramente qualche differenza fra gE.>rme inoculato e germe isolato, invece si è avuta spesso una diminuzione di virulenza (tabella 2), dimostrata dalla sopravvivenza dei conigli inoculati con quantità di coltura uguale o leggermente superiore a quella che, nel caso del germe d'<.'ntrata, dava sicuramente la morte. Resta dunque confermata la pos!libilità - nelle condizioni delle nostre esperienze- di un'attenuazione del germe in seguito alla sua permanenza nell'ospite. Questa possibilità costituisce una limitazione del pericolo rappresentato dai portatori; sta però il fatto che la vaccinazione non evita l'in.fezione latente e che quando questa si è estinta, una nuova infezione può stabilirsi nel va.ccinato. Se tali infezioni submortali o lievissime si ripetono piil volte può anche segui.rn e un rafforzamento dello stato d'immunità; t' questo fenomeno si verifica pure negli animali nonnali, i quali tendono appunto a divenire progressivamente un po' meno sensibili alle nuove infezioni. Ma la vaccinazione in generale assicura - entro i limiti di tempo in cui persiste la resistenza creata da essa -la sopravvivenza all'infezione a dose mortale; mentre negli animali normali ciò deve richieù(>re, S(' pure è possibile, una lunga sequela di infezioni lievi. P er la difesa individu ale quindi la vaccinazione riesce certamente utile; non cosi può dirsi senz'altro per la diffusione del virus in una collettività. É logico pensare iof~~tti che i vaccinati, resistendo facilmente alle infezioni, possono diven


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O. F. - VRCcinazione orale con vaccino formola.to (60 miliardi). S. F. 3 - Vuccinazione suttocutan~M con vaccino formolato (3 iniezioni = 6 miliardi). S. F. l - Vaccinazione sottocutone!l con vaccino formo 1ato (l iniezione= 3 miliardi). O. l. - Vaccinuzione orale con idrovacc ino (60 miliardi). S. I. 3 - Vaccinazione sottc cutanea con idr.:>vaccino (3 iniezioni = 6 milinrdi). S. I. l - Vaccina.zione sottocutanoa. con idrovaccino (l iniezione= 3 miliardi). m. = mcrto spontaneamente (il numero indica dopo quanti giorni dall'infezione) . (a) Ucciso dopo 120 gic rni: + (bile). (b) Ucciso dopo 60 giorni: (c) Ucciso dodo 90 giorni: (d) Ucc iso dopo 60 gior ni: (e) Ucciso dopo 60 giorni: (/) Uceiso dopo 30 giorni: (g) Ucciso dopo 180 giorni: + (bile). (h) Ucciso dopo 60 giomi: (i) Ucciso dopo 30 giorni: + (bilo, frgat o, intestino ). (l) Ucciso dopo 60 giorni: (m) Ucciso dop o 120 giorni: + (bile). Nelle c ·•lonne l, 3, 6, 9 sono ind icate le dosi ù i coltura in brc do di B. del paratifo B inoculate per le vene. Ne lle colonne 2, 5, 8 è indicato, in giorni, il tempo t rascorso dalla l " infezione, intendendosi cho ciascuna infezione è stata ~eguita. su animale non p or tatore, o non piit p ortatore, fecale. Nelle colonne 4, 7, IO è segnato se, 30 gior ni dopo l'infezione, l'ani· male è stato ricon osciuto p ·,rtatore ( +) eppure n o (- ).

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432

V ACOlNAZIONl ANTtBATl'EBI CHE E CC.

tare in una certa proporzione, portatori ignorati e ridiventarlo dopo essersi depurati. Invece gli animali non artificialmente protetti ammalano e soccombono più facilmente, e però divengono più raramente portatori, o almeno portatori ignorati. Le esperienze riferite qui hanno valore per il caso speciale preso in considerazione; e, d'altra parte, ci rendiamo perfettamente conto che, per un giudizio preciso dei fenomeni osservati, occorrerebbero esperimenti più numerosi. Ancora è da tener presente, per tale giudizio, la possibile attenuazione del germe durante la permanenza nell'organismo del portatore, sebbene· non si verifichi sempre, come abbiamo visto. Ciò che però interesserebbe soprattutto di sapere è se nell'uomo e, per esempio, nella vaccinazione antitifìca, si verificano fatti analoghi; chè anche le ricerche sulla eventuale attenuazione dei germi nei portatori sono ancora troppe scarse. TABELLA 2.

Tra ttamento &-ublto dall'aDimale Conigli vaccinati

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O. F. VùCOino form olato per via orale. !>. F. 3 Vacci no f ormolato sottoc.• s lniez. s. F. 1 Vnooino formolato eottuo., 1 lnl ez. 1. O. ldrovaooino per vii\ orale .

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S. T. a Idrovacoino snttoc., S inlez. s. I. l ldrovaootno eottoo., 1 intez.

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(l) •r emno tri\SC\lrso dall'in!e~iono. cui segui lo stato di portatore. all' Isolamento dello stiTiilb, di cni si C$CirtliSOO la prova di virulenza. (F): portato1•e fecalo : (B ): presenza del bacillo nella bile. (2) La dose ò estJr<!SBa in ome. d i coltura In brodo.


VACCINAZIONI ANT!BAT'l'ERICRE ECC .

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Non è inutile ricordare frattanto le recenti osservazioni di Dudley, Ma.y e O'Flynn (l) intorno alla vaccinazione antidifterica e ai portatori di bacillo difterico. La conclusione generale, cui giungono pure questi A.A.., è che mentre la vaccinazione protegge l'individuo, non impedisce ~he questo diventi un pericolo potenziale per i r ecettivi. D agli studi, proseguiti per molti anni sugli allievi della Greenwich Hospital School, risultò infatti che la proporzione dei portatori di bacilli difterici tossici divenne, dopo l'introduzione della vaccinazione, circa il doppio di prima. Sebbene questi risultati non abbiano forse valore generale, poichè altrove la vaccinazione sarebbe stata seguita da diminuzione dei portatori e degli stipiti virulenti, tuttavia ne è chiara l'importanza e l'analogia con le nostre esp erienze. É bensì vero che, nel caso della difterite, essendo la vaccinazione essenzialmente antitossica, è naturale che l'immunità successiva sia essa pure antitossica, o quasi solo antitossica, e possa quindi coesistere con il microbismo latente. Ma anche nella vaccinazione antiparatifica, e antitifica, non è da escludersi - per le ragioni accennate nella precedente nostra Nota- che si consegua una r esistenza antitossica forse ancor più ~he antibatterica, sebbene, nei va-ecinati, compaiano nel sangue in gran copia anticorpi battericidi e agglutinanti. Lasciando però lo studio di tale questione ad ulteriori indagini, gioverebbe intanto - ripetiamo - eseguire ricerche sistematiche nell'uomo per scoprire la frequenza del microbismo latente nei vaccinati contro il tifo. Ciò dovrebbe potersi fare con la maggiore facilità e utilità nelle truppe che sono attualmente, tra noi, i gruppi più numerosi sottoposti regolarmente alla vaccinazione. E converrebbe che la ricerca si compiesse specialmente durante le esercitazioni estive; perchè allora. vi può essere una più ampia esposizione alla infezione tifica, e inoltre si ha il richiamo di gruppi di individui probabilmente recettivi perchè non più vàccinati da alcuni anni. CONCLUSIONI l o. Nei conigli fortemente immunizzati verso il B. del paratifo B, le infezioni, anche lievi, con questo germe, possono determina,r e, analogamente a quanto succede negli animali non vaccinati, ma qui con maggior frequenza, lo stabilirsi di un microbismo latente di varia durata, con eliminazione dol germe nelle feci. 2o. Ripetute infezioni submortali rendono più raro il successivo stabilirsi del microbismo latente. 3°. Gli stipiti di B. del paratifo B isolati dai portatori presentano, non raramente, diminuita virulenza. Ciò si verifica tanto negli animali vacci~ nati, come in quelli non vaccinati prima dell'iniezione. 4°. La vaccinazione, nei casi studiati, non esclude pertanto la formazione di portatori. Sarebbe quindi desiderabile che, con opportuni stndi, ad esempio, nei vaccinati contro il tifo si ricerchi se lo stesso fenomeno si verifica nell'uomo e con che intensità e con quali conseguenze d 'ordine epidemiologico. Questi studl potrebbero compiersi con grande precisione e con molto vantaggio nelle truppe. (l) A~"" immunù..tion agai111l diphteria (Med. Re•. Counc., Spee. J~ep. Sor., N. 195, !113t ).


OSPEDALE MILITARE DI FIRENZE Direttore: tenente colonnello medico prof. F. PELLEGRINI

SULLA EOSINOFILIA DEI VERSAMENTI PLEURICI Dott. Mario MoreiJI, maggiore medico, capo reparto medicina.

La eosinofilia pleurica desta ancora notevole interesse, in quanto ad essa sono legate questioni più dottrinarie che pratiche, che, nonostante un'abbondante letteratura, non sono ancora state risolte. Di fronte al gran numero di pleuriti con i soliti reperti citologici quelle con eosinofilia sono piuttosto rare. Perchè e come si trovino queste cellule negli essudati e che significato possono avere, è nn fatto alquanto enigmatico e che ha dato luogo a. discussioni non pera.nco sopite. n raro fenomeno non è legato ad una speciale forma. morbosa., perchè se più spesso lo si riscontra in pleuriti tubercolari, lo si è pure riscontrato nelle pleuriti consecutive a pneumotorMe terapeutico, in emotoraci traumatici, in versamenti consecutivi ad infarti polmona.ri, in pleuriti neopla.stiche, in flogosi pleuriche consecutive a polmoniti broncopolmoniti e bronchiti catarrali acute ed influenzali. Ma perchè solo in alcuni casi di queste malattie si realizzi questo fenomeno, occorre che un fattore comune si determini, ed è ciò che gli autori hanno ricercato, ora in fatti individuali e costituzionali, ora in fenomeni anafilattici ora in particolari forme di degenerazione e di moltiplicazione cellulare. Se la presenza di eosinofìli negli essudati è più facilmente concepibile laddove questi concomitinç> o siano complicazione di malattie che di per sè danno eosinofilia locale ed ematica, come nelle cisti da echinococco, o prevalentemente locale come nei neoplasmi, più difficile è spiegare perchè la pleurite essudativa tubercolare debba talora assumere formula citologica. con alta percentualità di eosinofìli. D'ALESSANDRO dagli esami sistematici del contenuto istologico di 37 essudati pleurici, non riscontrò in alcun caso esinofìlia. Poichè solo in rari casi alla eosinofilia pleurica si associa eosinofilia sanguigna, qualche volta copiosissima (OMODEI-ZORINI), nella maggior parte dei casi il sangue non presenta alcuna modificazione e solo una modicissima eosinofilia, lo speciale coruportamento citologico del liquido essudatizio sarebbe imputabile ad oscuri fattori locali, ora interpretati come fenomeni biochimici, ora di moltiplicazione locale degli eosinofili. Non è eccezionale che qualche eosinofilo lo si riscontri negli essudati pleurici, ma quando essi superino il 5 od il 10 %, può parlarsi di eosinofilia degli essudati stessi, c in taluni casi questi elementi rappresentarono la. quasi totalità del contenuto citologico dell'essudato. (PETZETAKis, CRISTIANI).


• SULLA EOSINOFILIA DEl VERSAMENTI PLEURICl

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Fenomeno comune di questi versamenti con eosinofilia, è che sono molto corpuscola.ti, sì da ra,ppreseutar e quasi dei liquidi puriformi (PE'l'ZETAIITS) sicchè ad un esame affrettato potrebbero essere scambiati per forme iniziali di empicma. Invece è un elemento assolutamente necessario alla loro costitu21ione che essi si mantengano asettici, anzi è stato constatato (PETZETAKIS,. OMODEI-ZORINI) che quando uno di tali versamenti si infetta, l'eosinofilia rapidamente sparisce. Inoltre questi versamenti sono a contenuto più o meno emorragico, tanto che numerosi autori hanno ammesso che i globuli rossi stessi dessero origine alla eosinofilia sia in via chimica per sostanze prodotte dalla loro distruzione in pleura (SABRAZÈS), sia per degenerazione granulare dei globuli rossi fagocitati dai leucociti. ' L 'elemento globuli rossi sembra però un fatto accessorio e non sufficiente allo sviluppo del fenomeno. PISAi'lfi, infatti, aggiungendo globuli rossi all'essudato di a lcuni pleuritici non ottenne produzione di eosinofilia,. ciò ch e viene a contrastare la già citata ipotesi di SABRAZÈS. Circa la patogenesi della eosinofilia, le opinioni sono discordi. L 'eosinofilia sarebbe dovuta a fenomeni di chemiotassi attiva sugli eosinofili del sangue determinate da ignote sostanze contenute nell'essudato. Ho già citato l'opinione di SABRAZÈS che attribuisce una tale azione chimica alle proteine derivate da.lla. distruzione dei glob1ùi rossi, ciò che spiegherebbe l'Ea. degli emotoraci traumatici. Altri attribuiscono questa azione a proteine abnormi, od a. disint-egrazioni abnormi di prot-eine normali (PISANI~ JnfENES AsUA) contro le quali agirebbero come mezzi di difesa. Ad una tale opinione si a.ccosta anche 01\fODEI-ZORINI nel cui caso l'Ea. pleurica. a.ccompagnata da intensa ed insolita Ea. sanguigna, constatata in un caso di tumore endotoracico, sarebbe stata prodotta dalle proteine derivate dalla disintegrazione delle cellul e neoplastiche, proteine aventi azione chemiotattica positiva sugli eosinofili, e che avrebbero azione stimolante anche sul midollo osseo. L 'Ea. sanguigna era tanto intensa (54 %> che l'A. si domanda, per escluderlo, se si fosse trattato di leucemia eosinofila. Anche le tossine batteriche potrebbero agire in tal senso. Dopo Ìlliezioni di tubercolina è stata constatata Ea. ematica (D'.A..'\1ATO, PoNTICACCIA). A tossine tubercolari liberate dal pneumotorace tera.p eutico sarebbe dovuta l 'eosinofilia locale ed ematica che a questo segue (OmNr, AVEzzù e BOGGIAN MONTÙ, PONTICACCIA), e il contenuto eosinofìlo delle pleuriti. da pnx. Per alcuni tale eosinofilia sarebbe espressione di un fenomeno a.ua.filattico, perchè le tossine tbc. che si liberano dal polmone collassato a.ggirebbero su un terreno già sensibilizzato (AVEzzù e BoGGIAN). P er altri l'Ea. postpneumotoracica deriverebbe da stimolazione del vago determinata dall'introduzione del gas e quindi sarebbe espressione di simpaticotonia (HEPPINGER, FALTA). L 'Ea. del pneumotorace, sia locale che ematica sarebbe dovuta, secondo PESCATORI, dai reperti dei suoi esperimenti sugli animali, a fenomeni asfittici, che determinerebbero uuo stimolo slli midollo osseo con produzione di eosinofìli i qua~i darebbero origine agli aocumtùi penòronchiali e all'aumento di quelli sanguigni. Circa il meccanismo di azione del pnx. è contraddetto da ANTONIAZZI il quale non crede che il pneumotorace dell'uomo possa determinare il fenomeno


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SULLA EOSINOFILU. DJI:I VERSAMENTI PLEURIOI

asfittico almeno paragonabile a quello prodotto negli animali, nè che l'Ea. sia dovuta all'asfissia, ma vengono confermati i reperti di Ea.. peribronchia.le descritti anche da CHINI, A VEZZU, PONTICACCIA, ecc. Che sostanze chimiche possono indurre l 'Ea. paragonabile a ~uella. delle pleuriti lo provano le osservazioni di Rizzo che riscontrò intensa, precoce e a lungo persistente Ea. nel liquido cefalo-rachidiano con una sola iniezione locale di lipiodol (olio di papavero combinato a iodio). L 'Ea.. è dovut.a nolla constatazione di Rrzzo all'azione chemiotattica positiva. del prodotto, diversa quindi dall'Ba. provoca-ta da ripetute iniezioni di siero di ca>allo intrarachidee (CORROL, lzA.R.D) in cui si può invocare una. azione ana.tìlattica. Anche queste, come per lo più quelle pleuriche, sono E c. limitate alliquor. Anche l'Ea. nella cisticercosi cerebrale che può ritenersi indotta da. pr·odotti del metabolismo del parassita, se non concomita una contemporanea cisticercosi di altri organi, rimane solamente locale, e spesso imponente (intorno al 50 % dei leucociti), come ha dimostrato Rrzzo e che è da cou.osiderare elemento essenziale per la diagnosi della cisticercosi cerebrale stessa, anche se qualche volta può mancare (P A'l'RA -;sr). La medesirna questione sulla genesi della Ea. pleurica. interessa tutte le forme ove si riscontra E a. tissura.le ed in primo luogo l 'asma bronchiale, nella quale nei tessuti di tutte le vie aeree sono stati riscontrati accumuli di eosinofili, la genesi dei quali con alterna vicenda si attribuisce a moltiplicazione degli Ei. dei tessuti, o ad accumtùo per fenomeni chemiotattici su quelli del sangue. REINECKE e DEUTSCHMANN con a{}Curati conteggi avrebbero dimostrato l'origine sanguigna degli Ei. accumulati nelle vie aeree, constatando una diminuzione degli Ei. del sangue, diminuzione capace di spiegare il gran numero di detti elementi nei tessuti. CORRADINI e PEGORARO nell'asma bronchiale non credono dimostrata l'origine locale degli Ei. perchè non trovarono segni della loro moltiplicazione nei tessuti e videro che gli elementi mononucleari erano per la maggior parte solo apparentemente tali; l'Ea. è considerata come l'espressione di uno stato allergico. BEl'I'"EDETTI in un'ampia rassegna sull'Ea. notando egli pure, questo individualismo di reazioni, per cui alla medesima causa solo qualche soggetto reagisce con una Ea., pensa che questa. speciale risposta sia. legata a fattori costituzionali attraverso modificazioni intervenute nel sistema mesenchimale che avrebbe importanti attività granulopessiche, trasformando in granulazioni le sostanze elettronegative. BASTAI ammette vi sia una Ea. costituzionale che avrebbe in alcuni casi carattere familiare e per la quale i membri della stessa famiglia. possono presentare aumento più o meno notevole del tasso degli Ei. n DE BENEDETTI in un soggetto che presentava una complessa sindrome disendocrina con ipertiroidismo, riscontrò nel sangue cifre elevatissime di Ei. fino all'82% che ritenne imputabili probabilmente a n.no s~uili­ brio colloidale. Anche OJ\IODEI ZoRINI ammette che la intensa eosinofilia riscontrata nel suo caso avesse alcunchè di predisposto, di latente nella. costituzione del soggetto per la constatazione di una contemporanea Ea. dei famigliari dell'amma.latu.


SrLLA EOSINOFILIA DF; ( VERSAMENTI l'LEt.RICI

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È sottinteso che per ammettere queste forme familiari debba essere

escluso una infestione familiare da parassiti intestinali, i qunJi possono ùare intensa Ea. ed in ispecie la fasciola epatica che può dare cifre enormi di Ea. nel sangue (52 % LuNEDEI e RoSSELLI, 68 % OwE.x). Secondo un altro gruppo di interpretazioni, gli Ei. subirebbero una. moltiplicazione in situ. P er 1\fOSNY, SAINT Gmo~, PoRTOKALts, gli Ei. sarebbero una trasformazione dei neu trofili ed i basofili sarebbero lo stato più vecchio delle granulazioni ecidofile. P er PETZETAKI<, gli Ei. ed i basofili sarebbero una di'generazione granulosa speciale in condizioni di asetticità; sarebbe la morte naturale di quelle cellule. ACHARD e FEUEILLÉ sperimentalmente in liquido ipotonico hanno descritto una trasformazione dei neutrofìli in E '. LEVADITI ritenne che le granulazioni acidofile fossero frammenti di nuclei. Vari Autori (GREGOIRE e Cot.-ncoux, LAURE'l' e GAVE"ET etc.) ritengono provato che gli Ei. derivino invece dai globuli rossi fagocitati in elementi mono e polinucleati. Per PISAXI, solo alcuni degli Ei. deriverebbero dalla degenerazione granulare dei globuli rossi fagocitati dalle cellule mononucleate grandi, dalle forme di passaggio e dalle cellule endoteliali. Questi sarebbero perciò dei pseudoeosinofili, non degli eosino·fili veri. Altre forme, come gli Ei. pscudolinfocitici rappresentano forme involutive di Ei. mono e polinucleari normali, ciò che può dare ad a.lcuni l'illusione di trasformazione di linfociti in Ei. (WIDAL e FAURE BEU'LIEU). Questi concetti di PISANI sono avvalorati dagli esperimenti, perchè trasfonnazioni simili constatò anche in materiale inietta,to in animali. Constatò anche la mat urazione di elementi mielocitici eosinofili in polinucleati. Quanto all'origine dei m ielociti e dei polinucleati Ei. veri, PrSAl'\I non può affermare se essi abbiano un' origine emocitolastica od un'origine emoistioblastica, in quanto le ricerche istologiche da lui istituite nou dettero luogo ad alcun reperto dimostrante l'origine locale di questi elementi. Però l'A. stesso afferma che gli esami istologici dei tessuti furono eseguiti quando l'Ea. era quasi o del tutto scomparsa. Se si scorre la. letteratura, nessun elemento del sangue e degli essudati va. esente da essergli attribuita la paternità d(~gli Ei. A parte queste trasformazioni, la possibilità che gli Ei. abbiano un'origine locale non è teoricamente contraddetta, dagli studi moderni di ematologia. La conoscenza che abbiamo della. funzione em9blastica delle cellule del connettivo, la proprietà che gli elementi fissi del connettivo, le cellule avventiziali, hanno di mobilizzarsi e trasformarsi in elementi che riacquistano proprietà di ct'llule embrionali, dando origine anche a cellule (emoistioblasti) capaci di produrre in definitiva elementi della serie bianca e rossa del sangt\e, avvalora tale possibilità. È evidente che emoistioblasti del connettivo pleurico potrebbero dare origine agli E i. ed in t.al senso parla SA BRAZÈS. Anche CARBONI afferma che in ogni liquido pleurico, s ia, essudato che trasudato, t rovansi emoistioblasti capaci di dare origine in sito alla leucocitopoiesi. Bisognerebbe però spiegare ancora quale è la causa della preferenziale moltipli3 -

Giornale di medicina militare


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cazione proprio di questi ele:.uenti eosinofili e non degli altri e SABRAZÈS ritiene che lo stimolo pa.rta dai prodotti di disintPgrazione dei globuli rossi. Ma la diulOstra.zione dell'origine tot~Llita,ria emoistioblastica degli essudati pleurici, come degli a ltri prodotti patologici, non può ritenersi dimostrata almeno integralmente, mentre sussiste la possibilità di un accumulo degli Ei. del sangue. Infatti CATTA~Eo in base a ricerche sperimentali sulla Ea. provocata con processi infiammatori asèttici, aJierma non esservi nessun dat-o per sost,enere una moltiplicazioue locale degli elementi Ei. esistenti nei tessuti . .Alla stessa conclusione arriva LE~ATI coi suoi esperimenti. Ross.r nei granulomi ritiene che gli Ei. siano emigrati dal sangue non a,ssistcndo a fenomeni di moltiplicaz ione loca>ie. In questa r~1sscgna sono stato il più succinto possibile, riassumendo solo i termini della questione n10lto dibattuta. Data la complessità dei problemi che l'Ea. locale in genere e l'Ba. pleurica in ispecie implica, ritengo di dover render noto un caso da me studiato che presenta delle particolarità eli comportamento che ritengo interessanti. RtASSUNTO DELLA STORIA CLINICA. Soldato R. D., del gemo ferrovi e ri, di anni 22. Ana·m neai eredi/,aria: madre mo rt.a per tumore allo stomaco, padre vivente e sano. Una sorella morta n el 192S, pa re per m ening ite tubercolare. L 'anamnPsi è muta circa possibili altre fonti d i contagio familiare. · Anamne.~i persoiUile: morbillo a 4 anni; a 15 febbre cosiddetta. intestinal e. Alle armi dal 4 aprile 1933. Dall'aprile d el 1934 iniziarono dolori adtlomino li localizzati al quadrante infe riore d ef;tro, per cui fu ricoverato All'infermeria r<·ggimtmta lo e poi all'Ospedale Militare eli Bologna p er colite, Ul:'Ccndone con alquant.i giorni di riposo. P er gli st<>ssi clist.urbi ebbe una licf'n'l.a. di convalescenza durnnte la quale fu riccverato il 23 giugno 1934 a ll 'OspNlale di Livorno con sintomi di a-ppendicite. I fenomeni dolorosi l'Ìfe ribili t'tll'appendicito ebbero a lt erne Yicende, fu1ch è, raffreddatosi il processo, fu trasferito all'O;;pedale di Firenze per l'atto operatorio il 2 agosto 1934. Il 27 agosto fu eseguita l'a.ppcmlicectomia e fu asportata un'appendice grossa, turgida, di forma clavata con aderenze pe ritoneali. · _ Durante l'att.o operativo fu con!'ltata la fuoruscita di alquap.to liquido sieroso citrino limpido, m ent.re il tenue e parte del colon si riscontrarono seminati di piccoli tubercoli. Il decorso post-operatorio fu bnono, la guarigione per prima. In seguito però si manifestò mcteorismo, segni di modico versamento addominale e fori'IUlziono di essuda,t i plastici a. pia,.,.tmne, espressione di peritonite tubercolare fibroadesiva,. n 23 settembre, essendo guarito dell'affezione chirurgica., ed essendosi constatato, oltre che un modico v e rsamento addominale, anche versamento pleurico a destra, fu trasferito al r eparto m edicina., e p erciò cadde sotto la. nostra osser· vazione. R iass-unto dell'esame obbiettivo. - Il soggetto e ra fo rtemente depe rito ed anemizzato. Il tora-e e, piatto, mag ro con fos!';e sopra e sottoclavicolari accentna.te. Si constatò segni di cospicuo versamento pleurico a destra, arrivando l'ottusità posteriormente all'angolo d ella scapola. Anche la. base di sinistra dimostrò una modestissima ipofonesi e qualche sfregamento pleurico, lieve dimi· nuzione d el respiro. L 'addome assai met eorico presentava. nelle parti d eclivi una zona di ottus ità, ed era. molto dolente alla pressione; in d iverse z-o ne si constatavano d elle masse piuttosto resistenti, espressione di essudati plastici .

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Sl.."LLA EOSINOFILIA D.IH Y.ERSA.\li>:~TI l'LEURICI

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Il versamento del cavo pleurico di d estra rimase stazionario fin cir·cn il 20 ottobre, epoca. in cui si constatò un leggero aumento, mentre che l'e;;sudnto peritoneale andava organizzandosiSi eseguì una toracentesi, dal cavo pleurico di destra, estraendo 250 cm3 ùi liquido torbiccio di colorito giallo rossastro piuttosto intenso. P rova. di Rivalta. intensamente positiva. Albumina 12 %- L 'esame d el ,Prodotto d!ella centrifugazione fece rilevare la seguente formula: Neutrofili 6 ~0 , Eosinofili 38 %, Basofili 10 ~ 0 , Mononucleati grandi e forme di passnggio 13; linfociti 24; cellule pleuriche 9. Moltissimi globuli rossi ben conserva.t.i. ì\'lolti elementi cellulari souo in via di disfa.~imento, ma riportabilì a cellule pleuriche; molti nuclei liberi dolio stes~o aspettoGli eosinofili banno l'aspetto, il volume, la. tingibilità. di quelli del sangue, e così pure i basofili. Pochissimi granuli fagocitati dagli elementi mononucleati e neutrotili; non fagocitosi e ritrocitica. Il soggetto era molto aneroizzato. L'esame del sangue, dette iJ seguente risultato: emoglobina. 39 %, globuli r ossi 4.288.000, globuli bianchi 5000, valore globulare 0,46. Formula leucocitaria: neutrofili 61, eosinofili 2, basofili 2, mononucleati e forme di passaggio 14, linfociti 21. Una puntura esplorat iva eseguita il 25 ottobre nel cavo pleurico di sinistra al IX spazio intorcostale, ove si apprezzava. una striscia di ottusità. resistente dette esito a cm·• 10 di liquido s ieroematico torbiccio. Prova del RivaH.a posith-a. L 'esame citologico di questo liquido dà. il seguente risuJtato: Neutrofili 16, eosinofili O, mononucleati grandi e forme di passaggio 9,50, basofili O, linfociti 44, celltùe p leuriche 30,50. Le cellule pleuriche nu.merosissi.me, foli>:cce a contorno circolare o poliedrico, alcune isolate, altre riunite in larghe lamine come i frammenti di un mosaico, con nucleo reticolare, modicamente colorito, con protoplasma leggermente oxi.filo, con qualche raro granulo basofilo che sembra fagocitato. Numerosi gli eJ:itrociti solo in parte b en conservati. Gli elementi alterati in v ia. di disfacimento sono in minor numero di quelli constatati nell'essudato di d estra. Dopo la prima puntura esplorativa dal cavo pleurico d i sinistra, l'essudato andò ria.ssorbendosi quasi completamente, sicchè non pl'ocedemmo ad altre pmlt ure esplorative. Constatato così che l'essudato pleul'ico di destra presentava una netta eosinofilia associata ad una. discreta basofilia, mentre l'essudato pleurico di sinistra non presentava tali caratteri, avremmo voluto const-atare il comportamento del liquido addominale, ma questo ci risultò molto scarso, preval('ntemente plastico, associato a notevole meteorismo, pex· Clli non credetti prudente procedere a tale intervento. Una toracentesi eseguita il 4 ottobre dalia cavità pleurica destra dette esito a. eme. 250 di essudato con gli stessi caratteri. La formula citologica dette: Neutrofili 12, eosinotili 52, mononucleati grandi e forme di passaggio IO <}0 , basofili O %. linfociti 20 %. cellule pleuriche 6 ~i(, . Sempre notevole quantità di globuli rossi. Si nota perciò un netto aumento degli eosinofili su i cui caratteri dovrò intrnttcnermi ancora.. Null'altro di invariato risp etto ai precedenti reperti citologici, salvo la scomparsa dei basofili quasi totale. Occorsero a ltre t re tora.centesi dalla p leura di destra di cui si dà notizie in altra. parte del presente lavoro. Si praticarono due iniezioni a. mò d ella. pratica nutosieroterapioa che non dette luogo a. rialzi termici o ad altri fenomeni imporh'mti, salvo lo sviluppo d i Ea.. nel sangue di cui si dà. notizia più appresso- Esse parvero avere un risultato benefico. L 'addome s i fece alquanto più trattabile, meno meteorico, meno dolente, pur presentando sintomi polpatori di essudati plastici. L 'essudato a s inistra non si ripresentò in quantità. const.atabile, ed il polmone corrispondente "i andò espandendo. L 'essudato pleurico di destm d iminuì di quantità, pur presentando per lungo tempo l'Ea., senza contemporanea bnsoillia.


HO Nouo:;tante il fa\·ore, ·ole nnùarnPnto th•g li "'""udat i pleurici. lt> condizioni grnnmli <f,,fl'arnmalato andnmno P<'!!giorando. Qunlehe vomito, qu a lch e nccf'~so di Ct·ì11ka li'Ont a lc ci d •'ltO? il so!<pt•tto cht' cont•••npo rauE'nm ent e alla flogosi delle l<Ì(' J'Osi p lt•tu· ich E' e ad d ominali s i il<t itui ,:;~;p, 1111 l<>nto pr·of'Psso di fk·gosi m pningen dt•lla s tt•><:>ll natura. Put· non c:<:-;(•nd oYi chia ri :-wg:n i nw nhtgitiei, In puntura Iom bui'() d otte luogo tl ftwriusciUt ùi li4 u ido ccfalo- rad1 idia uo Il . goccie molto riavvicinat.<> e d.i colo rito I Pg~c· ris;:imtt m t•ntc opnlino . I l liquor dopo a lcw1e ore fornì un camtt PI·istico r~ticol o d r l ::IIya . L 'P:<Ittne citologif'o dd liquor non rni:;c in ovid <•nzn Ea., ma l<'ggcra polinuclrosi e abb ondan ti linfocit i. I s inLomi m t•ningt>i .;i mantf'ntwro p <'r qui gio rni scarsis;;imi costit\1iti da li <:>v<:> rigid itÌ\ nucah•, d t·rm ogntfi.<:mo ro:o::-;o pt>N<i"'t<'niP. n on tt lternzione evid t>nte d<·lla nw ti lità d e i 1wn·i c rani d, ccfnlea intcn:>is:-;imn. Successivamente sonnolenza, att(•'"gin m cnto d t>g li nrt i iufPri ori a camw di fucilt>. g nwe d cp erimt>uto, nuovi accc::;si di vomit.o, diplopia sogj!ettiva, h' gge ro strabis mo diverg<'n t e dell 'occ hio s iui,.,t l'O. Il 19 novombre s i martifo•sturono fenom eni connd;:iyi ~=:egui ti poi da coma dura nte il qunle ckccd (·, ·a ulla ore 0, 10 d e l 20 novombr e 1934. Ni<>nt<:> a Parico di'I la colotta e cle lia teca . Abbondante liquido opn lino scola all'apt•rt.ura di'I la pura.. Sulle regioni pa ri e tttli e d oc·c ipit~tli d Pi òut> i"lni;:tt>ri ccr t> bmli, vi cino nlht::;cissura i11terC'rnisferica, placch(• g rig iastro di lubPrcoli congomerati. Alla ba:sc un tt'llUC:l essutht.to bittneo-grigin;:tro involge come un velatnento i 1w rvi cnrnici e s i f'!'tPndf' a tuttf' lt> formnzion i hn~<i lari f'<i into rno a l C<'r· v ('ll etto ed a l bulbo. Lungo la scissnra di Silvio q uAlc he nodul ino minutissimo b in nca::;tr·o. 1\f.rtssa cerebrale ed ematosn. Lien • aumento d f'l liquido dei v pntricoli di colo r it.o g ia llastro torbiccio. Qwtk:h o tubercolo n<•lln tt>h.1 cor oidea. P ericarrlw: lieve a ume nto d f' l liq uido limpido e a carattere trasudatizio. S upe rficie lucente sia n e lla laminn visce rale che parietale. Cuore: miocardi o di colo rito U O I'IDHIP. Va l,·o lo in tPg:re; a.orta angu sta. Ga.vitd 7Jlenrirhe rl('8tm tld OJ'Pnze basilnri o postNiori facilmc>nte distaccabili. La p loura parietalo è notovolmcute a.rro~;:w.ta o cop(•rta d i nume rose formu.z ioni nodulari g rig io-gialln.;;t.r o conftu('nti in lnrgho plaec}1f•, p iì1 mrmPr o:::e e ril(lvat e , ulla parto diaframmatica. Qualche emorragia sottopleurica. SPno costodiafram. atico in inc ipiPnte obl i tera~i utH' e con es;;udnti tib1·inos i. Pteu.ra s in istra: lit've opacamente btt:;ilar(' o ve il polmo n e aderisce las$il· m onto. Qualc he raro e piccolo nodulo tnbcrc la re r ecente s ulla pleura diaframmatica e sulla parte costale . Par~iale obliter azione d el seno costofrenico. Polnwni: ipostasi bnsi la d e d enfisema d ei margini e d Pgli apici bilateralm ente . Parenchìrua tota lmente aereat{). Polm<me destro: opacam ente d<'lla pleura viscet·al c specie in basso e postt>riormente coperta d i es~;uùati fibrinosi; larg h e emorragie sottopleurich e ; obliteruzione parzia le e aderenze m a rgi.nali d('(l(' scissure intrrlobari. Qualch e granulo biancastro piccoli!'!simo circondo.to da un a lon e emorragico t raspttre al disotto d e lla pleura n el pn.r cne:hima. Altri piccoli n oduli s imili n e ll'interno d e l pttrenchima si riscon tmno al taglio . Pol:nwne ..i nil/.ro: liove opacamento bas ilare d e lla pleura viscerale. AJ taglio qualche rarissimo nodulino miliarico. Addmne: le anse intestinnli ch e h anno super-ficie tempestata di tuberoo li grigio-giallas tri spesso riuniti in largh e placche sono strettamente unite le un e a lle altre ed ader enti alla supE'Ificie p e riton P.ale, s ia anteriore e laterale che p os teriore come agli a ltri organi addominali ch e formano un'unica massa cogli intestini tra le anse diffici.lment.e distaccabili ed a pareti friabili, qualche raccolta. di essudato fibrinoso e caseoso. Essudati s imili circondano anch e la superficie d egli a ltri organi addominali. L 'ome nto è fortcruent.e r etratto e ing lobato da essudato e d a formnzioni nodulari forma massa con gli altri organi addominali. L'intestino n e lla s uperficie int-en1a, in quei tratti che si riescono a liberare non presenta a lteraz ioni t.ubercolari. Ghiandole d e l m esente r e ingrossat i.' e in parte caseìficate. RRPF:ltTJ ANATOMo-PA·ror.ootcr. -


Sl' L L A E OS L'IOFILI A D EI \"1-:RS.-\ :IlF.XT l P L EI'RH ' l

44L

F cgat.o: a ùp r·en te supt>rio rnw nt c a l. dinìn umna <' iu ì<' rio rn at'Ht l' a lli' a nse in tei't;iuali d a cui si s t enta a libern r·e . E di vo lw nE> lt>J.!gcrnw Ht<' llllllWntn to, di cons ist <·nza flaecidtl, di colo rito r o,;;.;o g in llastro Rmcn·to . Yie ~>pnt idH' lihe r('. ,lJiha: piccola, g rinzoi'a con poco succo. Reni: p iccvli, flaccidi, ('OJ1icolc n on aunw n ta t n, pul lidu, bl'll d isti n t a d a lla mido lla r e . capsul l' b en e s ,·olg ibili. Surrc ni piccoli flaccidi con co rticol(' rid ott a . mjd o ll u.r e ><<·a r·;:n c· d <'l iqu<'><cent e . DIAG :'>'OSI A~A'l'O:IfiOA. Me ning ito t ub(' r·coiAr·c•. Tubi·rcolo:;i dt'lla pleure (t:st esa a d estro,. limit ut.a e r e<:t!n te ~~ s inil:òtl'tl ). P k uri tt· ti briuo!'il biluter a le più c:o;t<.'sa a d estra in inc ipien te t m sformnzion e tìbro!'a. 'fldw r colo:;i milian.> r!'C('nt e con sctus i n oduli, sp ecie n e l polmone d es tro e lungo la sih·i nnn. P e 1·ito ni tE• fibro caseosa diffusa con puriviscerite •otal e d l'g li o rgani nddomimt li. Lin{oa d l·nit e caseosa d f'lle ghiandoiP m ef"en teridr ('. E s iti cicatrhd tl li d 'inte rvt'nt o op er a t ori o p f' r a ppC'n di cf•ct mi a . CO:-<Srt>ERAZIO~l E PICRITICHE. Il processo tubf' r<:o ln re h a 1\\'tl t O iniz io in cavit.à addo minnle 0\·e le- lt>s io ni sono pii• amich e (' pii• gnl\·i, mf'u t r e i p olmoni non prN;Pntftvano lt?::;ioni t uber cola ri, st' n on un a m od <':<ta disseminn zion f' e matogena miliarica d CII tutto r ecen te. L'o rig ine d C' I pr·ocf':-:so p <'ritonenlc appare s ia sw t a d n ll{' g hia nd o le d l.'l m !'sen ter e , alcune d e lle qu a li s i pre:wntanlno con fen ome11i di cns€·osi P di p E' ri fHl e nite caseus1t e t.utte n ot eYo lmf•ntt' ing ro!':<a t ('. In qtw::;t o p ro<·C'ilso i;t-mbra e:">:E' rsi impiantato primitivamf'nte, o almen o Sl'nza lascian• snllu mll(·osn intestina le lesioni attua lme nte ril evabili. Il processo s ierositico sembra aver preso p e r clifl'oll(i t' rs i nlla pi E'uru la via transiafra mmatica. p t>r l e vie linf~ttich e . I fooo m eni essudfttizi ple uri ci conw riJ C',·avasi c linicam ('ut r C' rau o, ;;in a d f'stra. che a s inistra ridotti a ft.> nom E-ni plastici con t f'n cknza a lla t ras formazion e fibrosa, m ent1·e sulla. pleura di d estra esi!'t P\'ano fen onw n i di tubC' rcolosi pletll'ica. di c ui ò f'Spressiou e que lla la rg a m esse d i tubncoli vo luminosi e lo plooch e conglome rate di t ube rcoli ril eva ti ch e assomig liano a lln tubPr colosi p erlacea. I n ultimo s i ò d e t e rminata una sca.r:::a d i;;sl'minnzioHf' Pmntog ena r h o ha prodotto l e lesioni m eningE'e, m t"n t r E' prt•t'sist f'\ 'Ano a ca rico <klll" m ening i d E'Ila vo lta, fe nom eni pitr antichi 0011 forma zioni di cong lornrrat i tubNcola ri ch f• pos sono s piegare i fe no m eni convuls ivi.

ESAME MICHOSCOPICO. - P leu.ra parietale di d e,9f.ra. - Il ri\'C8time nto (' udo t f'liale è p er lo piìr cadut,o; cellul E' a caratte rf' i!ltio<'i tn•·io ::;i n ffolla no al la s uperficie ple ura.le, disp on e nrlosi a pAlizza t a come un !'pi tt'l io . Al di!<otto di ques t,o s trato nume rosi ed a mpi ca pilla l'i sn nguif(lli turg hli, ch e in ,-ari i punti harmo prodotto d elle em o rragie ch i' infilt nm o il t essuto plf'uri('o . S.:gu e un o s trato di tc:<s uto g ranulom a t oso tu bl• rcola rc qual' i co ntinu o fo rmato da. tube rco.li conflu<>n t i 1\mo di segui to a ll' n lt.r·o . O li i• I(•Hw n t i dd t nb t>r colo sono i soliti; vi è ricch('zza di cellule g igan t i colo><snli cnmtt•·ristich E'. 11 t essuto g ra nulomatoso presen t.n scar s i fen om {mi di caseificaziont'. <.;lm·st o t l'!':sut o infiltra lo st,rnt.o fibro;;o ÒC'lla. ploura, m a specin lmC'n tP n ' r ><C> In fnc<'in in h• rn n, m f'n o verso l't>sterno OVf' è un'altra zona occ upAta d a g •·nndi ca p illnri rìpi (>n i di M ltgu e e con qualche emorr·agia. Ne l t.essuto d ' infiltrazion e s i risco nt rano vari eosinoJili con mwl f'o b ilobato e simili a quelli d d snng u c . Non mic lociti eosinofili~ n on ::!l'gni di m o lt.iplicuzion e istiocit,aria d r-gli r•os inofìli s t.c;;si. Pleura viscerale dest.ra. - L 'end o t e lio ò ca.du t.o. I fllf;C Ì fibrosi sono m olt o i!'< p t>s !liti ed in filtrati d i leu coc iti e di cellule istiocitari e . l\lolt is><iroi vnsi ipl•r emid ampi forma no d e lle lacune em a tich e . Immfldi a t-arnl"nte al d iso tto d e lla p leura. lur~a infiltrazione di le ucocit i anclte eosinofili coi soli t i cn r·a t te ri. L eucocit.i in g ra n nume ro son o con te nut i in ampi vas i linfntic i sottople>11rid t'n o rm eml·Hte dilu t nti. Al disott.o di qu e>f:lti ve rso il tf'l'ISut.o p o lmon a r e nn infiltra.t o colltinuo di cd lule istiocita.rie di aspet to f'pitelioide ch e st>mbnmo pron•nirc dai setti i11H•rAlveolari e dall' interno d egli s t essi alveoli. I se t t i in t.e r·alvf'olnri sono aunw ntuti d i s p essore, infiltrati di lcucocit i e di c <:llule istiocit ari e con va~<i tmg idi. :1\<•gli nlv"'oli


ptù prossimi alla pleur·a. ak~olite dc-;;qua.mat iva e fl'noml'ni di incipi('nte carn eiftc·a7.ion l'. ~l'l fogl il'tto \'iscl'r'fll (' non apprtiono tub~rcoli . Qualc-he tuberco lo in vece s i ri sco ntra r11-ll'imrrno clc·l tN<f<uto polmonarc:. Xon s<'gni di mol ti plic·nzicm<> fot·n l·· d0g li eo;;inofì li. Pleum ]Ktrietale sild.st.m. - L '<' n<.lotdio è solo in alcun i punti caduto, in altri prt>ndc ivrrua cubica. l fa~l·i co nne tti va li prop r·i dd la pleuru non nppaiono is p e-;;sit i e dimostmno m~no infiltrazione. l\on e-,-:i~t<' quf'l ln ricca infiltrazione linfocitaria Sl)ttopll'm·ica. Pc•r larghi tratt i esami.11at i 11011 e:;:iste iJJfilt razione g ramrl· mllto:<n. l .>teunt viscerClle. - Scal·sa infiltrazione l ~ucoc it.aria !ll disotto d ell'endot e lio che è Ìll gran pnr·to conservato . l\on t>si,:;te ingoq!O dt>i ,·a:;i linfatici. l\on esiste od è Rcn r:<is,-ima J'in ti ltrazione d i ct>llul e ist. ioci t.l.Hi~ . L\•::,:;wluto p••rir cmeale non dimost rò p r·csl'nza di eosinofìl i. Il 111irlof!t~ o:.;.yeo non ha di rno:-;trnto variazion i dai reperti t'l.Ol'mali. D ISCL'SSlOl'E DEI REPERTI CLDICI SI'F.R.Dl:E~TALI. Analizziamo prima gli csa.mi pmtica.ti durante lo svol:rersi della malattia e successivamente i reperti anMom ici. Un primo rilievo importante è il fatto che il nostro soggetto portatore di una. pleurite essudativa bilaterale, a destr11 con Pssud~tto copioso e ch e aveva presentato un rapido incremento, si consta.tò una cospicua eosinofilia accompagnat;a da una discret.a basofilia, mentre ncll'cssudat.o di sinistra prodotto di una flogosi pleurica di poco più recente, ma meno estesa non si sono t rovat i eos inofili. Fatto questo notevole, ma non eccezionale, se si tien conto che PISA NI in una pleurite in un soggetto portatore di un sarcoma globocellulare trovò una sacca pleurica a contenuto eosinofìlo e nell'altra sacca d ella medesima pleura senza eosinofilia. Nel liquido pleurico sinistro senza eosinofili si riscontrano numerose e ben couserv;tte grandi cellule poligonali spesso riunite fra loro a mosaico come prodotto di desqmbmazionc del rivesti{llento pleurico; nell'alt ro queste cellule sono rare nella loro integrità, mentre una gran quantità di cellule in citolisi con nuclei in cariolisi fa certi che tali elementi un tempo esistenti in gran numero hanno subit-O profonde modifica.zioni. l Tale diverso comportanwnto <.li questi elementi deve presumibilmente esser legato a tlifl0rente contnnuto di f<~rmon ti proteolitici fra i due essudati. PN quanto coneerne gli eosinofili contenut.i nell'essudato pleurico posso aff<>rmare che non ho trovato formo attribuibili a una moltiplicazione locaJe, non mobilitazione di cmoisl.iobL':Lsti, non mielociti, non fenomeni carioc inet.ici o di divisione. Kon ho riscontrato fenomeni di degenerazione gt·anulosa di eritrocit i fagocitati descritta da PISANI; i fenomeni fa.:rocit ici che furono piut.t.osto ~cars i, fu rono limitati a granuli spesso cosinofili, bt.a ltro basofili nc·i mononuclrati e nelle forme el i passa~?gio.

Gli Ei. e il loro volwue per la I01·Ìua e tingibilità del nucleo, per la forma, il numero e la gros~wzza, dd granuli, non era.no differenziabili da i comuni eosinofili ùd s;tugue. Quanto al colore delle granulazioni, talora essi acquistavano colorito bruno, gmnulazioni che spiccavano sulle altre rosse. Rrzzo nella Ea. provoc<tta nel liquido cefalo-rachidiano con iniezioni di lipio1lol, ha ris('o ntrnto granulazion i n Nt' cnrbone rd ha attribuito


St'LLA EOSl:-!OYlLIA DEf YERSA)fENTI PLEl' RtCI

443

tali fatti ad alterazioni tosskhe dr~t'llt't'a ti ve ca.paci d i pmnruowre nelle sostanze pmteiche deUa grAnulazioni cosinofile, una erista.llizzazione. Altri riseont.rarooo iu detti t>IPtll€'uti granu lazioni m('lanoiòi (BE'rACÈS, ~L~TTIOLI).

Formazioni g-mmrlari con colorazivni ano111alp l'ho riscontrate anche m•g-li eosinoflli rlel sang ue provocati come piìt t:ndi vedremo, ma banno

neU'('ssudato altra tingibilità.. Rite.ngo con Rizzo che tale divl'rsa tiu,~ibilità ùt:i ~ranuli sia ~LLtri­ buibile ad alterazioni biochimiche, per quanto le granulazioni da, m<~ riscontrato non siano pe.~·fettamente identificabili, spt:c ie pel colore assunto, con quelle riscontmte da detto A. D el resto granulazioni estranee possono ef'Sére atnib't~itl' nPgli eosinofilia fenomeni di fagocitosi che souo chiaramente riconosciuti da Rizzo come assai attivi, di fron~ alla negazione assoluta o all'ammì:lsioue di una scarsissima. attività fagocitica ammessa da. aUri AA. Concludendo, per quanto concerne gli eosinofili dt•ll'essudato pleurico io ritengo che provengano dal sangue e che essi ltbbiano la stessa origine mielocitica; e che i prodotti di disintegrazione cellulare in ispecie delle cellule pleuriche e prodotti tossici e tossinici siauo quelli che determinano il richiamo di essi nell'essudato pleurico. Partendo dal presupposto ipot-etico ammesso da molti autori, c pure da me ammesso, che nel liquido pleurico con manifesta Ea. vi siano sostanze che abbiano un potere eosinofilotattico positivo, ho voluto sperimentare quale fosse il comportamento del sangue dopo iniezioni di liquido pleurico per via parenterale. Tale pratica largamente un tempo usata come autosieroterapia mi risultava già a priori, se non utile terapPuticamente, come un tempo si vantava, certamente innocua. A tal uopo estratto durante la toracentesi in modo usPttico del liquido pleurico e sottopostolo }\.rigorosa e lunga centrifugazione per essere sicuro di non iniettare anche clt"menti che cventualm~>nte immessi in circolo av rebbero di per sè alterato la formula leucocitaria, lo iniettai sottocute nella dose di 20 eme. Eseguivo l'opera.zione costautemente la mattina prima del pasto. Constatavo la formula leucocitaria prima dell'operazione e poi mezzora· 2 ore- 8 ore dopo la iniezione. L't"same del liquido centrifugato mi risultò privo di elementi citologici. l a esperienza:

Formula citologica del liquiclo estratto che viene iniettato dopo la centrifugazione: Neutrofili 12 %, eosinofili 53 %, basofili l %, mononuclcati grandi e forme di passaggio 8 %, linfociti 20 %. cellule pleuriche 6. L 'esi!udato contiene poi cellule notevolmente alterate in citolisi. Numerosi globuli rossi. I r isultati degli esami d<'l saug11e dopo la suddt•tta iniezione th•lla parte sierosa nel liquido plcurico sono riuniti ndla. pn'SPute tabolla:


444

SCLLA EOSI);OFILlA

0~:1

\ 'E itSA;IU O: :STl PLJ::r RI CI

TABELLA N.

l.

formula leucoclta rla del fangu e. . ..•

p r •ma d,· Jrin h·zi• n· ... n 1•-'zz'nr a

dop:> .. . ...... hw 0 1'•' dop'· ..... . ... •t t 'l or e d op :> .........

6 1 o~

53 °o M o<>

-o -~ 0 /

13 ()o 9 o. o•

530~

2 0/ ,o

14 %

l)

15 ~<> 17 %

o

1-l o (l•

20% 13 ~o

17 ~o

l

15 ~.~

20 %

L'init-zione pa.nmtemk di liquido pleurico ha inùotto nel sangue un netto a umento degli eosinotili che da 2 % sono saluti a 17 %, mezz 'ora dopo l'init>zione. L'Ea. è stata rapida, ma tendeva tosto a der.rescere dopo due ore dall 'espt•rinwnt-o. I nfatti dopo t re giorn i, la formula Jeucoci taria nel sangue è cosi moclifiea.t.a : oeurtofili 59 %, eoilinotili 3 %, mononucleati e forme di passa.ggio 26 %, linfociti 12 %- In tanto il liquido pleurico andava diminuendo. Il riassorbimeuto era iniziato dop o la prima iniezione autosieroterapica. Una qnarta torac~ntes i dà esito a 150 eme. eli liquido coi soliti caratteri. L 'esame citologico ùà il seguente reperto: neut ro:fìli 12 %, eosinofili 54 %, b asofili O, rnononucleat i e form 3 di passaggio 8 %, linfociti 18 %, cellu le pleurichc 8. Gli altri ca.ra.tteri sono simili a quelli rilevati nella precedente t oracen t~s i. 2 a E sp~ricnza. Si proceùe dopo alcuni giorni ad un secondo esperimento colle s t~;>sse modalità. del primo. La formula leucocita.ric1 del sangue dimostra prima dell'esperimento una m•tta Ea. (16 %)Si est.ra.ggono 60 crnc. eli liquido rossa.st ro torbiccio di cui 20 eme. si inif'ttano nel tessuto sottocutaneo ùi una coscia. L 'esame del prodotto del centrifugato dà il seguente risultato: non è possibile un conteggio preciso, p erchè gli elementi sono molto alterati ed irriconoscibili ; si intra\endono resirlui di polinucleati neutrofili e d i poche cellule pleuriche; sca.rsi, ma d iscretamente conservati i linfoci ti; pochi gli erit rociti conserYati. Gli eosinot:ìli sono in gran numero, ma anch 'essi in via eli dissoluzione, ma r elaLiv11meute molto me-gl io conservati di tutti gli alt.ri el.ementi. Si riscontrano a.nche molti grupp etti di granuli oo:;inolili prodotti da l disfa.cimento dogli Ei. Il risultat.o del secondo esperimento è riassunto nella prc:>cnte tabella : TA BELLA N.

2.

f ormula leucocita ri a del sangue.

l :\ ' utnofìli l F ~inoMi i l .. t:

Pr :m\ d o• II' oti ic·ziC\IW ... nwzz' or ~dopo . ... ... .. du -• or ,· tl c•p ) ... . . ..... ott ) or .' d op? ....... ..

4·> - o•o 5!1 00 6'100 61 o. o

~u

16%

:26 00 15 "'o 13 °~

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-

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SULLA EOSINOFILIA DEl YERSAMENTI PLE l;HICl

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Nonostante il tasso piuttosto elevato di Ea. del san~ue const:1tato prima dell'esperimento (16 %), l'iniezione di liquido pleurico induce un aumento degli Ei (come nel primo esperimento) con un tasso di 26 % dopo mezz 'ora. Gli eosinofili apparsi nel sangue dopo l'ioiezion ' di liquido pleurico h anno per la maggior parte speciali cara.tteri: essi appaiono più piccoli per minore quantità di protoplasma, il nucleo è invece grosso e lohato, ma chiaro e piuttosto simile a quello dei basofili; le granulazioni sono a m u tuo contatto e ricoprono in gran parte in nucleo. Queste granulazioni spesso acquistano col ~fay-Griinwald-Giemsa un colore azzurrotìlo, alt re un colore rameico. Altri Ei. sono del tutto normali (naturalmente queste differenze si riscontrano sui medes imi preparati e non sono quindi alterazioni accidentali della colorazione). Questi Ei. per la spe.ciale colorazione possono assomigliare talvolta ai basofili e se sono riscontrati nel liquido pleurico posson far pensare a trasformazione degli Ei. in basofili, che qualche autore vorrebbe ammettere. Gli Ei. con le granulazioni azzurrofile erano numerosi nel sangue esaminato dopo mezz'ora, più scarsi rispetto ~li 'E i. normali nel sangue esaminato dopo 8 ore, come se essi fossero andati soggetti a<l un processo di maturaZlone. Dai risultati di questi esperimenti, ritengo quindi dimostrato che l'iniezione sottocutanea di liquido pleurico induce nel sangue rapidamente una discreta Ea. che ha poca durata e che è in via ùi regresso già dopo due ore. Questo reperto è tanto più appariscente in quanto il sangue del soggetto prima del primo esperimento non presentava Ea., ma è evidente anche nel secondo, quando esisteva Ea. nel sangue. Ne deduco che l'essudato pleurico messo in cir co ~ o contiene efl'fettivamente de 1le sostanze capaci di esercitare una chemiotassi positiva sugli Ei; e che indirett;a.111ente gli Ei. sono richiamati in pleura da queste sostanze. Per il carattere speciale degli Ei. riscontrati nel sangue dopo l'iniezione, credo di poter ammettere che le stesse sostanze che hanno proprietà eosinofilitassiche positive stimolino anche la produzione di questi elementi ' nel midollo osseo che dopo l'iniezione lascia entrare in circolo forme giovani di Ei. differenti da quelli contenuti nella pleura. Infatti alle granulazioni azzurrofìle si attribuisce il significato di immaturità d('gli elementi (FERRATA-VOLTERRA). VIGNOLo:pALOMBELLA

nelle sue ricerche sistematiche su svariati liquidi pleurici e peritoneali non si imbattè in casi di grande Ea. come quelli degli altri autori e come il caso in esame, ma vide apparire gli Ei. solo alla fine dei processi morbosi che hanno dato luogo al prodotto patologico, e nella fase regressiva ùegli essudati tubercolari, quando il processo volgeva a guarigione; di morro che dall'apr)arire degli Ei. potrebbe trarsi un significato prognostico. Questo fatto non lo posso confermare per il caso mio: l'Ea. ha duraJo a lungo quando la pleurite era in pieno svolgimento, è mancata a sinistra quando l'essudato era in via di rapido regresso, è andata diminuendo a nche a destra quando l'essudato era in via di riassorbimento; solo posso


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!>T"LLA EOSINOFILIA DET \' h:RSAliE:-\Tf PJ, F.CR ICl

a.ffermaee che quan<lo g li altri elementi unll'essudato erano in completa citolisi, gli Ei., pur essi in via, di di~soluzione erano ancora meglio consen·ati, specie per qua.nto concPrne per le granulazioni specifiche, ma :pur essi in Yia d i degcncrazion<?, sì da potersi aff<'rmare che per la maggior J1a.rt.e non fossero elementi g iun ti in pleura di recent.e. Questa maggior l'esistenza. degli EL alle aH<>mzioni eitoliti~lJe l'ho notata in tutti quanti ,g-li altri protlot.t i patologici come ndl"a.sma bronchiale nel periodo che s<•gue l'accesso. P er i casi di grande E a . pleuri<:a non posso confermare che l'apparizione d egli E i. ahbia un pronostico favorevole, n è che essi giungano ndl'essuda.to alla, fine del processo uwrboso, perchè io lì ho constatati anche qu~Lndo il liquido tend~'•a ad aumentare.

Per quanto conccmc il COtnlJOrlamento del sangue messo a raffronto con l'essudato pl<>urico, io ho coustata,to assenza d i Ei. nel sangue per nn lungo periodo dopo rinsorg<>nza del processo pleurico; apparizione di una discreta Ea. quando l'Ea. dell'essudato era in regresso e questi si disgrcga\"ano. L 'Ea. del sangue f u secondaria alla prima iniezione di liquido pleurico per via parentcrale, ma non riterrei doverla a ciò attribuire, perchè l'Ea. indotta da,ll'ini('zione è precoce, ma fugace. FAURE e BEAULrEU atiennarono che l'Ea. (cui danno un'origine linfocitaria) passano successivamente dalla pleura nell'essudato e dall'essudato nel sangue. Io pure ho visto aumentare gli Ei. del sangue dopo un periodo di assenza, ma se po11go in raffronto questo fatto col resultato degli esperimenti , l'interpretazione del comportamento del sangue è diversa: finchè la flogosi pleurica determina prevalentemente una corrente centripeta, le sostanze chemiotattiche positive per gli Ei. agiscono richiamando dal sangue in plcura questi elementi sì che il sangue ne rimane povero; quando invece l'essudato è in via di riassorbimento, quando gli scambi tra pleura e sangue si fauno pit\ attivi, le sostanze stesse passando nel sangue, agiscono da stimolo sul midollo osseo per la produzione di Ei. ed allora si ha E a . nel sangue. Così spit>gberei il diverso comportamento della Ea. sanguigna che talora si riscontra, talaltra è più spesso no. Anc;he in questo caso essa fu alquanto passeggera, pcrchè quando i fenomeni mcningei si r esero manifest.i non si presentò più, era peraltro finito il riassorbimento del liquido plcurico como è risultato dalla necroscopia. Poca, attenzione è sta. La porht f<:t ad un altro elemento che si trova nell'essudato pleurico insieme a)!li Ei., i basofili. L'hanno riscontrati molt i degli ~li. che hanno tratt<tto rargoment.o delle pleuriti eosinofili; P if)A.NI li ha constatati solo n<•l secondo ca11o in modiche proporzioni (2 o 3 %), anche prima chB si iniziasse l'Ea. del liquido pleurico. PESCATO&! 1i ha visti a.urn<>ntare nel sa ngue nel pneumotorace sperimenta le; CAPPELLINI nel suo caso in pleurite eosiuofìla dice ((in molti campi microscopici Ya,ri elementi a g1·anulazioni basofile e poi successivi esami «aumento d ei basofili n sen za pera ltro riscon trare una corrispondente basofilia nel sangue. )fa pochi osservcttori hanno preso in considera,zione questi element i se non pt'l' rill ~·sso degli Ei. PETZETAiaS che vide raggiungere ai basotìli anche 1'11 % in essmlati pleurici, afferma che la pleurite


SVT,LA EOSINOFILIA DEI VERSA)!E~Tl PLJ•:rRl CI

eosioofila con basofilia è molto frNJUt:nt e ndle reazioni pleurirLc ùella. bronchite acuta, pleuriti c·he !.'gli cl t i ama pa.ntbronchìt iell e. La basofilia a\rebb e, . secondo questo 1..\., aumentando verso la fine del processo pkuritico. Ho già accennato in altra parh' del lavoro che questo .A. fa drrivare i basofili da trasform~tzione d(·t!li Ei. A parte queste s prciali trasformazioni che io non ho visto compiPre agli eh~ment.i dell 'essudn.to, non posso confermare l'asserto di PETZBTAKIS, Jlercbè la, basofilia nel caso da me studiato era assente ncll '•'~ s udato plPuricJ eU sinistra qll ando il processo era alla tìne; era pn·scnte alla prima puntura esplorati-va a destra nelle proporzioni dellO % quanùo il processo era in pieno svolgimento luugi dal suo riassorbimento. Corrispondentemente alla b asofila nrlla pleura, non ho visto aumentare in modo deciso quPili del sangue (2 %). Essi sparirono dopo la prima puntura esplorativa senza più ri<'omparire, mentre gli Ei. aumentava.no di quantità. La loro sparizione non si associò ad e>-identi altre modifica.zioni del liquido pleurico. Non ho constatato forme mielocitiche b asofile nè figure di passaggio da altri elementi. Essi avevano l'aspetto, il volume, la tingibilità, il numero e la disposizione delle granulazioni dei comuni basofili del sangue dai quali ritengo derivino direttamente quelli del1a plmlra, niente autorizzandomi ad ammettere una loro origine locale. Accanto a eosinofilia di questi essudati è da considerare anche~ la. basofilia che se non raggiunge la cifra d egli eosinofìli, pure, rispetto al loro numero nel sangue normale, è assai rilevant-e. La basofilia che nel mio caso è stata così fugace, meriterebbo_più attente indagini di quelle che sono state fatte finora. DI:,;CUS:<IONE <;UI REPERTI ANA'J'OMQ-!'ATOLOGICI. - Occorre adesso esaminare se i reperti anatomo-pa tologici posson far luce sul comportamento diverso dei due essudati pleUl'ici rispetto al contenuto in Ei. Per quanto questi si siano potuti esegiii:re qua.ndo l'Ea. e1·a ormai in regresso, i reperti fra le due pleure sono notevolmente differenti e di grande rilievo. Nella pleura di destra, ove si è manifestata l'Ea., si è svolto un processo non di semplice pleurite essudativa, ma di ve1·a e p ropria tubercolosi della pleura rappresentata da quegli infiltrati tubercolari un po' rilevati specialmente sulla pleura diaframmatica quasi da assomigliare alla tubercolosi perlacea, e che tappezzano largamente la pleura costale. Nella pleura sinistra il processo pleurico è stato modesto clinicamente ed anche alla necroscopia non abbiamo riscontrato se non qualche tubercolo recente e di piccolo volume. Se passiamo ad esaminare i reperti microscopici, troviamo a destra sulla pleura diaframmatica e costale un infìltrato granulomatoso t.ubercolare quasi continuo in tutto il tessuto proprio della pleura e completa. disepitelizzazione della superficie plcurica. Dal lato della plcura viscerale è da porre in evidenza che la. ricca infiltrazione leucocitaria che in-vade il tessuto della. pleura ispessita, mentre i vasi linfa,t ici sono ripieni di lf'ucociti in parte eosinofili e lo strato sottopleurico è tappezzato ed in1iltrato di quelle cellule istiocitarie epiteliodi che sembrano accorse ad uno stimolo tossico quasi a difendere il parenchima polmonare dal processo


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St:LLA EOSISOF'!LlA DEI n::RSA)Jl'::NTl l'LEURICI

flogistico cbe localizzato sul foglietto pa.r ietale riversava nel liquido essudatizio i prodotti della flogosi. A sin istra i n,p<>rt i microscopici sono molto modesti. L'endotelio è, per lo più conserva,to, i fenomeni intilt ratid s ia nel foglietto parietale che viscerale sono scarsi quali si riscontrano nelle semplici pleurit i sierose alla tine del processo flogistico. P erciò grave ed estesa tubercolosi pleurica dal lato destro dove si è riscontrata eosinotilia, modesta flogosi plcurica a sinistra con solo qual' che norlnlo tuhercolare rt>cente. Questo d iverso comportamento anatomo-patologico come il diverso comportamento citologico dell'essudato esaminato ,in vita, specie nei riguardi della citolisi delle cellule pleuriche, deve spiegare anche il diverso comportament-o degli eosinofili. Dei reperti clinici ed anatomo-patologici possiamo t rarre le seguent i conclusioni: dal lato dove si è prodotta l'eosinofilia è logico p ensare che il grave processo granulomatoso riversasse in pleura prodotti tossici e tossinici e che si fossero istituiti processi autolitici che determinavano quelle alterazioni delle cellule pleuriche desquamate già notato negli esami del liquido pleurico. Dal lato sinistro invece il processo pleurico si è svolto come uua. comune pleurite essuda.tiva di modiche proporzioni ed è logico che minori fossero i prodotti tossinici e quelli autolitici sulle cellule pleuriche. Questi prodotti tossinici e i prodotti dell'autolisi cellulare nella pleura di destra ritengo abbia no agito da stimolo chemiotattico positivo sugli Ei. del sangue, nella stessa maniera che i prodotti autolitici di cert i tumori che determinavano Ea. pleurica e che abbiamo riferiti n ella letteratura dell'argomento. Ciò è confermato dai reperti d egli esperimenti eseguiti col liquido pleurico che hanno comprovato l 'esistenza di prodotti acl azione chemiotattica positiva sugli Ei. L 'esame nlicroscopico non ha. potuto mettere in evidenza fenomeni <li moltiplicazione locale degli E i., ma solo la presenza di Ei. nell'infiltrato leucocitario della pleura. viscerale e parietale, ma specialmente nella prima; parrebbe p erciò che gli Ei. passassero nell'essudato prevalentemente attraverso la pleura viscerale. L 'E a. ha perciò origine da acctunulo in pleura di questi elementi dal sangue. Per ..i cara.twri di immaturità dt>gli Ei. riscontrati in circolo dopo l' iniezione, debbo ritenere che le stesse sostanze agiscano come stimolo sulla produzione di essi nel midollo osseo. Con i concetti sopra espressi è d a rigettarsi l'ipotesi che l 'E a . sanguigna quando si verifichi, sia secondaria. a quella dell'essudato nel senso che gli Ei. dalla pleura passino nel sangue, ma tale fenomeno è solo secondario n el tempo. L 'Ea. ematica è legata al passaggio di proteine con proprietà cbemiotat;tiche positive dall 'essudato pleurico nel circolo generale; finché ciò non si verifichi si ha solo Ea,. dell'essuda,to e povertà di Ei. ematici pel richiamo di questi nell'essudato. · L 'Ea. si accompagna SJlesso a basofilia che è p erò fuga.ce e senza uno speciale rapporto coll'andamento del processo st,esso. Anche i Bi. derivano da quelli del sangue di cui hanno tutti i caratteri.


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RIASS1n-70. - In un p olis i1rositic" è s t ·.lta consMta t a I' E •.t. plt urica (54% ch·gli e iC'm enti cdlulur i) so lo n ell't>ssutlato di una p!Pura, non ne ll'..-ssudato coutrolatera le, né nell\•ssudato mt•njngitico né in qu•·llo pcritonPah-. I r•'Pt rti nccroscopici e microscopici hanno posto in evidfnza che l'Ea. si pr•'St n t u va. cl n L lato destro, ov o esis t<·va un'est t•sa tubt•rcolosi ph•uricu, mt ntrl' scarsissimi <•r nno i rl'pli'rti infiammatori riscontrati a sinistra. L 'A. ritiene gli Ei. di origine sanguigna, non avt ndo riscontruto f, nomf.·ni di rooltiplicazion ,-. lccnle ùc•gli stessi elt>mPnti. Que;;ti verrebbero attira ti in pleura da sostanze• a ch••miot nssi positiva tos~ich e e tossinic h<' t' der ivnte dallo. citolisi degli Pkmt nti d C'l l'ts.o;;udato e "'prcialnwnw Jt'l!P cl'llule plettrich••, cito· lis i che non si munifC'st!lva nella ph·ura S. A comprova di ciò 1\ssudnto piPurico ini(•ttato Sl conùo il mt•toùo auto· sieroterapico per via p nronlr'rale cll·t .·r minnva eosinofilia songuigna.

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MEDICINA LEGALE MILITARE

1

OSPEDALE MILITARE DI NOVARA

IL CONCETTO VALUTATIVO DI INABILITA A PROFICUO LAVORO IN MEDICINA LEGALE MILITARE D ott. Antonino Panagia, tenente colonnello medi co

Il giudizio di inabilità a proficuo lavoro dei congiunti degli inscritti ùi leva, allo scopo di considerarli come non esistenti in famiglia e di far quindi luogo a titolo p er l'assegnazione a ferma minore degli inscritti stessi, è certamente, se non il più difficile, uno dei più delicati e complessi che vengono richiesti agli ufficiali medici, siano essi direttori di ospedali in sede di osservazione, siano periti presso i Consigli. di Lev-a e le Commissioni mobili o facciano parte delle Commissioni di appello presso gli ospedali militari. Le disposizioni che lo regolano non solo appaiono tutt'altro che tassative, e tali del resto non potrebbero esi>eTe in un argomento del genere, ma si prestano ad interpretazioni che talvolta finiscono con l'essere personali ed anche del tutto arbitrarie. · Malgrado ciò, e per quanto in fondo b en poco le disposizioni stesse abbiano subito variazioni dal1895 ad oggi, è solo negli ultimi anni che si è cominciato a veder pubblicato da parte di ufficiali medici particolarmente competenti e studiosi della medicina legale militare qualche lavoro il quale, trattando l'argomento ed aprendo la via ad una. serena, discussione, potrà fare in modo che si raggiunga una unità di indirizzo n('lle vedute fondamentali, e, quel che sarebbe augurabile, che ne derivi una revisione delle disposizioni stesse, acciocchè esse siano almeno improntate a maggiore chiarezza nello stabilire in proposito i punti per così dire cardinali della Legge, che sono poi quelli in fondo sui quali unicamente si discute. Io ritengo che ciò sia avvenuto non perchè l'argomento stesso non abbia attirato l'attenzione o non sia parso degno di studio prirua di ora, ma perchè oggi più. di prima gli ufficiali medici sono stati portati ad occuparsi, come del resto è avvenuto per tutti quasi i medici italiani, della speciale branca costituita dalla medicina sociale, dato il grande sviluppo ed il grande valore che essa ha preso nella vita della Nazione. E pertanto mi sono indotto a portare sull'argomento il modesto contributo delle mie idee, ritonendomi già fin d 'ora pago del fatto che esse possano anche solo servire a provocarne altre che rueglio delle mie portino chiarezza nella intepretazione delle disposlzioni vigenti e possano indurre anche indirettamente alla emanazione delle disposizioni future, che maggiormente vengano p ermeate dello spirito dell'odierna medicina sociale. Nel m,omento di vita intensa dalla Nazione vissuta per trova.r e in tutti i campi la Tia giusta da percorrere onde raggiungere la rueta cui si aspin~o,


IL ( 'O:STt:TTO \'ALt'T.~TtVO DI l::-oAJ)JLIT1 J::CC.

può pPr o~nuno ùi noi, qualunqul' s ia l'a rg-onwnto ecl il maggiore o m inore intt•res:;e che PSso può destan·, eostituin• motivo di soddisfa zione espritm·n• l(' propi'ÌP icl1•1' antlw 1\olo Jll'l' farn~> satritìziu eompiPto a l taglio d ella <·ritiea, l!'UllHio i'p!·ra f' sa ehf' dalla Jialllma di questo ::m<·rifizio p uò >enire la lucl' tksidet·ata l'che a tut t i unicanu-ntP 8ta a euor~:>. Vediamo i nnanzi t utto qmtli sono Le di spo:< izioni r<•golam<>ntari in mat e ria. Pt>r la parte <·he st rl·t tanwnt<• ci riguarcla noi possiamo riferirei alla circ·olart> u o 260 Uiornnle Jfil itare ['fficiale 1931, che contil•ne le norme 1wr la prima applicazione dl'lla L(·gl!e 8 g<·mmio 19:n, e che nei pa.ragr a.fi 68 e 75, che appunto tratta-no Jdl'inabilità a laYoro proficuo, non fa altro che ripPt('re cu li <~ stP. ila di(·itura quaut<> ris ulta in proposito in tutte le dis po:s izi0n i <'d iRtruzioui attua lmt'ntc in vigore. CrNio perciò utilr riportare intl·gntlliH'nte gl i acc-Pn Hati d u 1~ paragrafi dt•Lla eire. N° 260 Gior.nale .J1 il ilare C/Jiciale 1931: (( P aragrafo 68 : Allo sco po d i costituire il titulo alla ferma minore debbono cons id<•rarsi com(• iuC'sistt'nti in f:1miglia a i s~::u:;i dell·art. 12 della L Pgge : l o gli aiTt·tti da infermità IJPrmanl•nti ed insanabili, impe rfezioni o (lifdt i fi sici, <:he Ii n•n<lano imthili a L:n·oro proficuo; :?O

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(<P aragrafo 75: Inahili a l:n-oro profìeuo, <Li S<•usi dell'art. 12, n o l clPlla Ll•gg,•, 1lt-hbono iut <•n(h•r:si coloro l'lw, ind ipenden temente d alle condizion i economi<·ho de lla loro fam iglia., non possono per iniermità p e rmanenti ed insanabili, impt·rf<·zioni o d ifett i fi:;ici, attendere in modo costante e co ntinuo ad una qual:si\·og-Lia pro~ìcua occupa zione. PN Le infprmità cht> non sono d i pt•r sè stcs:se causa asso1uta di ina bili tà a Lavoro proficuo, a s<•nso del comm;t prc·cedente, ma solo relativa, il Consiglio di L~::nt. o la Comnlissionr ~fobil~;>, ove lo ritenga opportuno, pnò, prima di enwttere il proprio giudizio, a.,;sumC'n~ quelle informazioni che ~.:rPde JWCC';>sa,rif', al lo scopo di ac·c<.'rhtre se l'inùiYiùuo attenda in modo costante ~> continuo aù una q ualsivoglia proficua occupazione)) . Ora se noi facciamo un raffronto f ra il testo della dispos izione quale attualmente ri-;ulta nel sopr acitat.o par agr. 68 e quello in vigore fino al 1907, e c he in detto anno con ln.. Legge n ° 763 del H> dicembre venne sostituito con l'a lt ro sino ad of!gi rimasto invariato, notiamo che unica modificazione apportata in questa part.e delle disposizioni fu la soppressione dell'avverbio (( assolutamente n precedente la dicit ura « inabili a lavoro proficuo >> i mentre invariata è rimasta la definizione dell'individuo inabile a lavoro proficuo quale attualmente risulta nel successivo paragr. 75. Vedremo in seguito quale valore può e deve dars i alla soppressione suddetta; per intanto resta stabilito il fatto che nessuna modifica è stata apportata dal 1895 ad oggi alle dicit ure sulle qua.li principalmente vertono le incertezze e le conseguenti discussioni, e che sono le sottoelencate: a) inf(>rmità p ermanenti ed insanabili; b) modo costan te e continuo; c) quals ivoglia proficua occupazione. Quanto sopra detto va, beninteso, riferito al fatto che io mi voglio occupa re solo del concetto generico di inabilit-à a lavoro proficuo, trala-


• IL CONCETTO VALL"TA'l'IVO DI rNABILITÀ. E CC.

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sciando quindi le cause di inabilità singolarmente specificate quali epilessia, deficienze psichiche, lesa funzionalità visiva, ernia ecc. Ora, se è amrnissibile che le suddette espressioni sono alquanto vaghe ed astratte, è certo anche che non Io sono, a mio parere, fino al punto da prestarsi ad interpretazioni restrittive assolutamente contrarie allo spirito sia umanitario che sociale della Legge da un lato o dall'altro a criteri di larghezza che potrebbero falsare lo spirito suddetto; se è certo che tal· volta un perit{) coscienzioso ed onesto può trovarsi dinanzi a casi in cui l'incertezza della Legge mette a prova il suo ]>atrimonio sia scientifico che umanitario, non bisogna nemmeno dimenticare che la Legge, pcrchè tale, va applicata, e che se è giustificabile che gli a.pprezzamenti medico-lelegali individuali risentano dei crit.eri personali che al perito derivano dalla sua cultura tecnica più o meno specializzata, dai suoi sentimenti umanitari, dal suo indirizzo mentale nei rapporti della vita sociale, non è pos· sibile ammettere il principio che tali fattori pN·sonali possano sull'cstrinst•cazione del giudizio incidere al punto da giustificare anche ed addirittura delle idee diametralmente opposte nella valutazione di una stessa imperfezione od infermità. . È assolutamente indispensabile quindi fare in modo che con una serena discussione ed espressione di idee si venga al più presto a quella desiderabile e desiderata uniformità di indirizzo nell'applicazione della Legge che, pur essendo uua meta ancora da raggiungere, non può però e non deve considerarsi come un simbolico mito; lmiformità che, facendo sparire t:~nte disparità di giudizio fra un perito ed un'altro, fra una Commissione Ospe· daliera ed un'altra, elimini anche l'impressione, poco confortevole, per non dire altro, sia dal lato famigliare che da quello sociale, che il giudizio stesso sia lascia.to completa,mente alla volontà del perito, per non dire al suo arbitrio, e dia invece quella dell'applicazione scrupolosa e giusta della Legge da parte dei periti tutti, che sola può fare agli interessati accettare serenamente, so pure a malincuore, anche una decisione ad essi sfavorevole. Secondo me bisogna da un lato riferirsi allo scopo che si prefigge la Legge, all'origine di essa per la sua finalità nei confronti sia dell'individuo e della famiglia che della Nazione, e dall'altro cercare dei punti di raffronto, di riferimento che possano giudarci nell'interpreta.zione ed applicazione delle disposizioni. Lo scopo che la Legge si prefigge è evidente ed indiscusso e si compendia nel volere del legislatore che quando in una famiglia sia l'inscritto colui che col frutto del proprio lavoro provvede al sostentamento della famiglia stessa, perchè gli altri membri-padre o fratelli- non sono in grado di fa1 lo per inabilità fisica o psichica, la famiglia non sia privata di chi viene a dover esseTe considerato in fondo come il suo capo effettivo, dMo che non può più far conto su quello naturale, di colui insomma sul quale è veunto ad incombere il dovere di provvedere alla sua vita sia materiale che morale, procacciando col suo lavoro i mezzi di sussistenza almeno strettamente necessa,ri c mantenendo con la sua presc>nza la compagine spirituale della famiglia ~ tessa. Ma se quanto sopra si è detto è indiscusso non vi ha l'ombra del minimo dubbio anche che il legislatore non può volerE' in modo assoluto che alcun 4 -

Giornale di medicina milita'l'o.

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IL CONCETTO VALPTATI \ ' 0 DI INABILITA ECC.

cittadino nella Nazione si sottragga ad uno dei suoi doYeri fondamentali, direi al più sacro dci suoi doveri, senza che effettivamente ce ne sia il bisogno, la nE>cessità anzi, per ragion i sociali s uperiori. Ora, come prima di me altri AA.. han fatto notare, questo scopo !llltamente um!llnit.ario e sociale di protezione dell'individuo in qualsiasi modo minorato e della s ua compagine familiare combacia completamente con quello che si prefigge una delle nostre più belle leggi di previdenza sociale, la « Legge Slllla assicurazione obbligatoria per la invalidità e vecchiaia'll. Questa però precisa la percentuale di validità che l'individuo dovrebbe aver p erduto per poter essere considerato come inabile al lavoro mettendo la validità residua in rapporto con un minimo di guadagno ch'egli dovrebbe ritrarre dal suo lavoro e al di sotto del quale usufruirebbe del beneficio assicurativo, determina in cifre insomma la riduzione del guadagno che l'invalido deve raggiungere perchè gli venga concessa 181 pensione, .come subito appresso vedremo. Essa, d'altra parte, ha altri punti di contatto con le disposizioni della Legge sul Reclutamento (equipara.zione dello stato di invalidità col raggiungimento dei 65 anni di età, ad es.) e, nella sua applicazione, ha dato e dà ancora luogo circa la definizione della « inabilità a lavoro ))' quale dal legislatore è voluta, a discussioni del tutto analoghe a quelle che nel campo militare s:i fanno circa la « inabilità a proficuo lavoro)), Può e deve quindi costituire per noi ottimo campo di raffronto e di guida, tanto più , come giustamente dice il Filograna, in quanto «non s i comprende perchè uno stesso individuo sia diversamente valutato, nei riguardi della sua capacità lavorativa, a, se.conda che debba esser giudicato da questo o quell'Ent,e, che in effetti fan parte deLlo Stato medesimo ))' essendo, ripetiamo, medesimi i fin i umanitari e sociali che le due Leggi si propongo no. Del resto il pensiero che la Legge sulla assicurazione obbligatoria per la invalidità .e vecchiaia possa per noi costit.uire utilissima guida e raffronto nella interpretazione del concetto di « inabilità a proficuo lavoron è confortato dal fatto che uno dei nostri l\faestri di Medicina sociale e legale il Biondi, ha detto, riferendosi alla Legge sul Reclut.amento, che «stando alla lettera della L egge, chi uon può attendere in modo costante e continuo ad una qualsivoglia proficua occupazione è l'inva.Iido nel senso della Legge di invalidità,'11. In considerazione di quanto sopra dotto ritengo opportuno ricordare un pò dettagliatamente quali sono le disposizioni che regolano la definizione di inabilità a lavoro nella Legge sulla assicurazione obbligatoria della invalidità e vecchiaia, e le discussioni interpretative cui esse han dato luogo, potendo queste ultime quasi integralmente essere riportate nel campo della Medicina legale militare allo scopo di orientarci su qualcuno dei punti controversi delle nostre dispos izioni legislative. La Legge sulla assicurazione obbligatoria contro la invalidità e v ecchiaia, a parte le norme speciali riguardanti il versamento dei contributi obbligatori, stabilisce all'art. 7 il riconoscimento a diritto a pensione « all'età di 65 anni compiuti» ed<< a qualunque età, quando sia riconosciuta. la inabilità permanente al lavoro lli specifica quindi che secondo la legge


n. CONCETTO \"ALUTATIVO DI INABIT..ITÀ ECC.

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<< è inabile l'assicurato, la cui capacità di guadagno è ridotta a meno di un

terzo del guadagno abituale normale delle persone che esercitano lo stesso mestiere nella stessa località »; ammette infine che per «sopravvenuto miglioramento nelle condizioni del pensionato», riferendosi evidPntemente con tale dicitura ad un miglioramento nella capacità al lavoro del pensionato stesso (Biondi), si possa far luogo ad una revisione della pensione. D alle suddette disposizioni a,ppare evidente che la Legge mette alla pari la vecchiaia alta. invalidità da una parte, così come fa la Legge sul Reclutamento, e dall'altra come il concetto della invalidità, ai danni della quale essa deve ovviare, derivi da un dato di fatto economico, dalla riduzione, cioè, '' della capacità di guadagno », causa della quale è «la inabilità od incapacità al lavoro» derivante dalle infermità od imperfezioni riscontrate. - In altri termini c'è nella Legge come una fusione del concetto valutativo della inabilità al lavoro in quello della incapacità di guadagno. La definizione della cc inabilità a lavoro >> ha dato e dà ancora luogo, a torto secondo me, a discussioni circa il criterio da seguire nello stabilire la capacità di guad~O'Uo, se questa deve essere riferita cioè esclusivamente, specificatamente al mestiere che l'invalido esercitava prima di divenir tale, o se non debba riferirsi invece all'attitudine generica che l'invalido, per le energie sia fisiche che psichiche che gli sono residnate, possiede ancora a dedicarsi ad un qualsiasi lavoro che gli dia la possibilità di procurarsi un determinato guadagno. Ora a me sembra che la miglior fonte alla quale noi possiamo in proposit.o richiamarci sia costituita dai verbali e dallerelazionidellaCommissione Consultiva Medica per l'accertamento, la prevenzione e la cura della invalidità. Questa Commissione, la quale aveva ricevuto dal Consiglio di Amministrazione della Cassa Nazionale Assicurazioni Sociali l'incarico di studiare e suggerire i criteri tecnici e le principali norme direttive che la Cassa avrebbe dovuto seguire nella attuazione dei compiti che la Legge ed il Regolamento le avevano assegnato, nella sua seduta del 30 /11 /1922, dopo discussione cui presero parte principalmente il dott. Falciani, che doveva considerarsi come un sicuro interprete della Legge giacchè l'aveva prepa~ rata nella sua qualità di direttore generale della previdenza al Ministero dell'Industria, ed i proff. Biondi e Romanelli, non solo fu unanime nell'esprimere il parere che la invalidit.à contemp1'tta nell'art. 7 della Legge fosse quella generica per qualsiasi lavoro e non quella specifica per quel dato mestiere che l'invalido esercitava prima di divenir tale, ma propose addirittura, come chiarimento, la seguente formula: cc Si considera inabile al lavoro l'assicurato la cui capacità di guadagno nel proprio mestiere od in qualsiasi altra occupazione, confaciente alle attitudini ed abitudini di lui, sia ridotta a meno di un terzo del guadagno abituale normale delle persone che esercitano nella stessa località lo stesso mestiere che l'assicurat.o esercitava quando divenne invalido >>. Ed avendo i proff. Loriga e Devoto nelL't successiva seduta dell'll/2 /1923 riaperta la discussione per volere, per ragioni umanitarie, una interpretazione dell'art. 7 meno restrittiva di quella soprariportata, venne loro fatto notare come non si poteva prescindere dalla base e dalla struttura economica di una Legge, che è di assicurazione e non di assistenza,. Ed il prof. Biondi, cui fu affidato l'incarico di redigere in proposito la relazione, concludeva questa dicendo: ((, .. se si


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IL CONCE'.l"rO VALUTATIVO DI INABILITÀ ECC.

desse all'art. 7 una intepretazione diversa.. . si sposterebbero le basi statistiche della nostra Legge, compromettendone gravemente la struttura economica e finanzhuia ..... L 'interprete della Legge può desiderare che essa sia mj)dificata o perfezionata, ma non può forzare ai suoi intendimenti la parola e lo spirito della norma giuridica. E tanto meno gli è lecito, nella applicazione di una legge, che è di previdenza e non di assistenza, e che ha una determinata base economico-finanziaria, di esorbitare da quei limiti, che soli possono assicurarne la esecuzione senza far correre il rischio che un giorno vengano a mancn.re i mezzi per proseguire nel pagamento delle pensioni )). Non bisogna diment.icare infatti che la Legge italiana è impostata quasi in ogni sua parte, ed in modo speciale per la sua struttura economicofinanziaria, su quella tedesca, come appare chiaramente dalla Relazione al Disegno di Legge presentato alla Camera dei Deputati qua ndo vi è detto che per il concetto di invalidità «la definizione adottata è quella che vige presso alctme legisla.zioni estere, quali ad esempio la germanica ...• ll 1 e che nei calcoli attuariali non avendo a disposizione statistiche italiane riguardanti la frequenza della invalidità e la mortalità degli invalidi s i fece ricorso alle statistiche tedesche costituenti il «materiale più ricco e più attendibile che si abbia a disposizione )). Così stando le cose è t roppo logico dedurne che il concetto che si doveva e si intendeva seguire per definire lo sta,to di inabilità a la.voro, se pure espresso con una diversa o più concisa dizione che, può anche ammetterai, solo apparentemente però, da l'impressione di essere poco efficace ed esatta, non può essere che quello derivante dalle statistiche tedesche, le quali danno elementi in base al criterio della capacità al guadagno generico e non al lavoro specifico. E ciò è tanto vero che nella Legge tedesca a ssicurazioni (R. V. O. 1911) il concetto della invalidità, all'art. 1255, è così formulato : «è invalido colui che non è più in condizione, con una attività che corrisponda alle sue forze ed alla sua capacità e che possa essergli richiesta con un'equa valutazione della sua cultura e del suo precedente mestiere, di guadagnare un t erzo di ciò che possono guadagnare nello stesso luogo le persone sane di corpo e di mente della stessa condizione e di sin1ile cultura. )). Concetto questo che fondamentalmente era stato seguito anche dalle leggi norvegese, danese, austria{}a, ungherese, ecc., venendo così a rappresentare in fondo il diritto vigente in materia in tutti i paesi che avevano preceduto l'Italia nel ramo speciale della legislazione assicurativa. n Biondi poi aggiunge in proposito che l'ufficio imperiale tedesco delle assicurazioni in numerose decisioni ebbe a confermare « che si può parlare di invalidità nel senso della legge soltanto quando la capacità generica al gua.dagno, non la capacità al guadagno con quel dato mestiere, è ridotta a meno di un terzo n. Ed il concetto della inabilità al lavoro generico, e non a quello specifico, è quello seguito da,lle leggi di a ssicurazione invalidità tu tte attualmente in vigore nel mondo e fu adottato alla XVII sessione della Conferenza internazionale del Lavoro (1933); in I talia è stato sempre propugnato e dettato dai nostri più eminenti cultori di medicina sociale, ·ed ancora r ecentemente sostenuto con dovizia di validi argomenti, se pur ce ne fosse stato bisogno, dal prof. Giannini, direttore del servizio sanitario dell'I stituto Nazionale F ascista di Previdenza Sociale (già O. N. A. S.), che è l'organo dc.> lla as~i<' uraz ione iuva.lidità e vecchiaia.


IL CONCETTO VALUTATI VO DI INABILITÀ ECC.

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Oltre ai criteri esposti antecedentemente, che potrebbero chiamarsi d'ordine storico-giuridico, ed a quelli d'ordine matematico-finanziario, i quali farebbero facilmente prevedere che essendo stato il rischio medio calcolato sulle statistiche tedesche di invalidità ove noi ci allontanassimo con criterio di larghezza da quello che è il concetto di invalidità secondo la legge tedesca mineremmo la possibilità di estrinsecazione pratica della Legge nel tempo, poichè sposteremmo a svantaggio il calcolo dei mezzi destinati a coprire i rischi, altri argomenti militano a favore del concetto propugnato. Come giustamente fa osservare il Giannini, e tanto più oggi con l'ordinamento corporativo che cc concepisce il lavoro come un dovere i5ociale, che solo a questo titolo è tutelato dallo Stato )) (1), non è ammissibile, per ragioni profonde di ordine sociale, che i fondi dalla grande massa degli assicurati creati con i cont.ributi obbligatori allo scopo di dare a coloro fra di essi, cui per ragioni di salute venga a mancare la possibilità di procacciarsi col proprio lavoro quel minimo di guadagno necessario ed indispensabile alle esigenze della vita, i mezzi fmanziari per le esigenze suddette veng..t no anche in minima parte distolti da t.ale fine a ltamente umanitario per essere destinati a chi abbia ancora la possibilità di utilizzare delle energie lavorative, anche a l di fuori del mestiere precedentemente esercitato, che gli consentano quella capacità di guadagno prevista dalla Legge per non poterlo ancora considerare come invalido. « Si creerebbe evidentemente una vastissima categoria di supposti invalidi che economicamente costituirebbe lo sfmttamento della previdenza a danno della massa degli assicurati (Giannini) ''·

Resta quindi pacifica la conclusione che il criterio che la Legge di .Assicw·azione Invalidità e Vecchiaia vuole venga seguito è quello del r iferimento al lavoro generico. Ma per dare a tale interpretazione il valore di umanità e di equità di cui tutta ta Legge stessa è permeata bisogna, come appare dalla formula di chiarimento proposta dalla Commissione Consultativa più avanti citata e come è stn.to sostenuto da tutti unanimamente gli A...l\.. che si sono occupati dell'argomento, riferirsi sempre alle possibilità al soggetto residuate, e ciò sia in reta.zionc al lato tecnico che a quello culturale e sociale, acciocchè il laYoro non riesca improprio alle forze fisiche e psiehiche di cui il lavoratore può ancora disporre : concetto questo anch'esso derivante dalla definizione della invalidità quale abbiamo visto esiste nella legge tedesca. Insomma non debbono andar disperse delle energie lavorative che pur non potendo svolgersi nel mestiere già prima esercitato dall'operaio posllono però utilmente dirigersi in campi affini od anche diversi; ma non si può e non si deve, ad es., pretendere che un facchino ad un dato momento si metta a fa.re il sarto o un falegname si metta a fare il calzolaio, specialmente se in età piuttosto avanzata; come pure non si può ad un insegnante far fare il cuoco o a~ una insegnante la lavandaia; a i primi per le loro a.ttitudini, agli altri per una equa consider~~zione della professione prima esercitata. Più rigorosi invece possiamo essere con il contadino al quale, non essendo egli un operaio qualificato, può venire richiesta quasi ogni occupaziont:l. E nei riguardi di quella correlazione che in base alla Legge deve sussistere tra limitazione della capacità di lavoro e conseguente limitazione (l) -

Dlcbinra?.i<me II della curLa ùel La\'oro.


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IL CONCE~O VALUTATIVO DI L.'<ABILITÀ E CC.

della capacità di guadagno, nel senso che la seconda dovrebbe sempre essere prol)Ot'zionata alla prima, bisogna tener presenti i ca.si di lesioni deturpanti o di ma lattie repug nant i (lupus, ozena, ecc.) in cui il giudizio di invalidità ai sens i della Lrgge, pur secondo il concetto espresso, viene pienan1eute raggiunto anche sussistendo la ca.pacità di lavoro in quant<> tale capa<:ità non può essere utilizza.ta sul mercato del lavoro e quindi viene a mancare la capacità di gua{lagno. Come pure può considerars i raggiunto il giudizio di invalidità in casi nei quali l'inchiesta economicofin anziaria accerti un guacla.gno superiore a quello previsto dalla Legge come minimo p~r il giudizio di inabilità a lavoro, quando il lavoratore presenta condizioni patologiche anatom.o-funzionali tali da far chiaramente vedere come in lui « la capacità di guadagno non è manifestazione di una idoneità a lavoro, ma espress ione di una attività usura.nte assolutamente incompat ibile con le caratteristiche morbose constatate (Giannini) n. È questo il caso, ad es., dei tubercolotici, degli aneurismatici ecc., che segtùtano a dedicarsi al lavoro con ininterrotta alacrità illudendosi forse sulle loro condizioni di salute o di queste non avendo la completa coscienza. Ho voluto alquanto dettagliatamente esporre i concetti riguardanti la definizione della <<inabilità a lavoro 11 nei rapporti della Legge AssicUl'azione Invalidità e Vecchiaia, giacchè, come avanti ho detto, questi concetti si possono e debbono integralmente applicare alla d.efinizione della «inabilità a lavoro proficuo 11 in medicina legale militare. Qualche A. infatti ha voluto sostenere che il concetto di << inabilità a lavoro proficuo 11 si deve riferire al lavoro specifico e non a quello generico, qualche altro che per l'applicazione della Legge non la ca.pacità lucrativa deve essere esaminata ma solo quella lavorativa. 1\Ia è proprio la dicit ura usata dalle nostre disposizion i regolamentari, a mio parere, quella che non lascia alcun dubbio di una fusione del concetto va lutativo della inabilità al lavoro generico, e non specifico, in quello della capacità di guadagno. I nfatti la Legge usa la dicitura <( inabilità a lavoro proficuo 11. Ora proficuo significa <<utile, giovevole»; quindi lavoro utile, giovevole. Ma a che cosa deve essere utile. questo lavoro ! Evidentemente alla finalità che la Legge si propone, cioò di dare alla famiglia i mezzi per il suo sostentamento, mezzi finanziari perciò, derivanti dalla capacità di guadagno del soggetto in rapporto alla sua ma.ggiore o minore idoneità a lavoro. Che quest.a sia la interpretazioneda dare Io prova anche la lettura completa e comparativa dei parafrafi 68 e 75 della Circolare 260 Giornale Militare Ufficiale 1931 già riportat i, i quali chiaramente ci dicono come a lavoro generico dobbiamo riferirei e non a lavoro specifico e come la inabilità del soggetto deve fondersi con la diminuita capacità di gua.dagno. Ricordiamo infatti che antecedentemente al 1907 la dizione era quella, di << assolutamente ina.bili a lavoro proficuo »1 e che con la Legge n. 763 del 15 dicembre 1907 venne soppresso l'avverbio « assolutamente 11. Alcuni credono di vedere in tale fatto il volere del legislatore di dare una maggior larghezza interpreta.tiva a l concetto di « inabilit.à a la.voro pro· ficuo "· A me non pare, ed io credo elle le cose siano rimaste al punto di prirna. Infatti in medicina legale-militare noi parliamo di « inabilità» e di <c inaùilità relativa. '' al ~>e r viz io militare, intendendo per la prima la


IL CON<'E'l'TO VALlJTATIVO DI INABILITÀ E('<.'.

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inabilità a qualsiasi servizio militare e per la seconda la inabilità a determinati servizi. Se vogliamo prendere il campo che è più affine, per il paragone che vogliamo fare, a quello che ci interessa, quello cioò della. medicina sociale, -.ediamo che per (( inabilità assoluta)> si intende quella che si -riferisrc a qualsiasi occupazione diversa anche dalla consueta, e p<>r « inabilità rt'lativa )l quella che si riferisce ad un determinato mestiere od anche al mercato del lavoro. E nella relazione ministeriale, allegata al Disegno di LE>,!!g(' sulla As!'! icurazione obbligatoria Invalidità e Vecchiaia, quando si parla dell'art. 7 si dice che si considera come inabilità assoluta. quella che riduce a meno di un terzo il guadagno abituale, normale delle persone che csercit,ano lo stesso mestiere nella stessa località (Biondi) ,, mentre nel testo d('Ll'art. 7 si parla solo della. 11 inabilità. a lavoron, venendo così i due termini ad intt•ndersi equiparati. Si vede quindi facilmf'nte come il significa to di «inabilità a ssoluta » e qu<>llo di «inabilità a proficuo lavoro " siano del tutto id('ntici e come quindi superfluo doveva considerarsi il fa,r precedere l'avverbio «assolutamente )l alla dicitura << inabili a lavoro proficuo "i per tal motivo a mio parere venne soppresso. E ciò è tanto vero che nel 2° alinf>a del paragrafo 75 della più volte citata circolare 260, con riferimento alla « inabilità e proficuo lavoro » di cui tratta il l 0 alinea, si parla. di << infermità che non sono di per sè stesse causa assolut.a di inabilità a lavoro proficuo, ma solo relativa llj per queste ultime è data poi facoltà al Consiglio di Leva cd alla Commissione Mobile di assumere, prima di emettere il p roprio giudizio, «quelle informazioni che crede necessarie, allo scopo di accertare se l'individuo attende in modo costante e continuo ad una qualsivoglia proficua occupazione n, informazioni che evidentemente non potranno che accertare il potere di lucro in rapporto al lavoro che al presunto invalido è ancora consentito dalle sue forze fisiche e psichiche. Del resto, se tutto quanto si è avanti detto non fosse sufficiente, ricordiamo ancora che il Carnelutti, sulla cui competenza. grandissima. nella branca della medicina sociale non si può discutere, nella sua relazione al progetto di Leyl!e per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni, ebbe a d ire: «n punto della giustizia è questo: che l'operaio non sia ritenuto inutile quando l'infortunio gli lascia capacit.à di guadagnare, se pur non col mestiere di prima, con un altro mestiere al quale non gli manch i nelle concrete circostanze la idoneità. - questo è il concetto che molte volte si è voluto arrentuare parlando di capacità al guadagno auzichè di capaeità al lavoro, e che io stesso cercai di esprimere con precisione sostituendo alla formula del lavoro specifico l'altra delZctt•oro pro(!C'IlO n. E la F ederazione Italiana dci Medici Infortunistici, in un suo memorhtle presentato a l Ministero d(>l Lavoro, proponeva per togliere qualsiasi motivo di indecisione e di discussione in un gran numero di casi, che la. dizione 11 attitudine al lavoro 11 venisse compl<>tata urli'« attitudine al lavoro proficuo )l, Mi sembra quindi che non ci debba, più esser dubbio sulla interpretazione da dare alla formula << inabilità a lavoro profi<•uo » in medicina legale militare, quando (•SRa. è d('ttata e proposta. da insignì cultori di infortunistica e medicina sociale qualt• definiziom.·, pt>r trom·are qualsiasi indecisione e discussione, nttn, ad esprimere il c:onet>tto di inabili t:\ art. un lavoro generico, c non specifico, rt>lativa a,lla calHWilà di guach11!1lO ali 'individuo consentita dalle cuPrgit• fisiche e psirhielw a In i n• t< id ua l e.


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IL COSCETTO VALt:TATlVO Dl I NABILITÀ ECC.

Ammesso il quale concetto, che è poi quello seguìto anche dal Tromb etta, il grande e geniale Maestro di Medicinar-legale militare che delle sue idee e della sua c1ùtura ba. plasmato la mente ed il cuore di tante generazioni di ufficiali medici, dobbiamo ad esso applicare, nel formulare il nostro giudizio e come già abbiamo visto per la Legge Assicurazione Invalidità e Vecchiaia, tutte quelle idee umanitarie e sociali riguardanti le malattie deturpanti e ripugnanti, quelle del lavoro detto usurante dal Giannini; dobbiamo tener calcolo dell'età del soggetto, della sua cultura ed intelligenza, per l!iudicare se e fino a qual punto egli può adattarsi e dedicarsi a questo o quel mestiere, alla ta.le o tal'altra professione diver:sa da. quella. per lo innanzi e. ercitata. Tralasciando addirittura. di confutare l'idea di chi ha potuto pensare a giudicare come « proficuo lavoro )) il mestiere dell'accattone o simili, trattandosi di mentalità ormai, fortunatamente per la dignità umana e per la bellezza del lavoro, sorpassat€', credo bene portare l'attenzione su due eventualità. che in pratica spesso a noi si presentano : l 0 quella di individui gravemente infortunati od infermi e che dal senso di fr}tternità. c carità umana sono stati messi e tenuti a qualche 1M-oro che dia un guadagno tale da permettere loro di v ivere (paralitici, ampnta.ti di uno o due arti superiori od inferiori, ecc.); 2o quella. di soggetti che fìn dalla nascita o dalla prima infanzia portano una grave deformità od infermità (cifosi, esiti gravi dì poliomielite, ecc.) e che spinti dalla lotta per la. quotidiana esistenza si sono alla meglio adattati ad un mestiere per trarre dallo stesso i mezzi necessari alla >ita. In questi casi, a mio parere, il nostro giudizio de>e prescindere dal potere lncrativo attuale del soggetto, trattandosi di un potere fittizio, non basato su un potere lavoratico; allo stesso modo come nel caso dell'individuo affetto da un lupus facciale dobbiamo prescindere dal potere lavorativot che può pure esist<•re in grado notevole, ma a cui non corrisponde un potere lucrativo; dobbiamo invece sempre pensa.rc alle energie fisiche e psichiche realmente esistenti nel soggetto rnettendole in relazione alla possibilità del loro impi<'go e quindi al potNe lncrativo che esse possono avere sul mercato del la.voro. E dobbiamo pensare anche, per gli affetti da una grave deformità od infermità datante dalla prima infanzia, che se i compensi e gli a-dattamenti han potuto p ermettere un la.Yoro anche lucrativo, in questi soggetti «delle condizioni morbose che in un sano sarebbero ben lontane dal costituire causa di invalidità, e lo stesso graduale decadere fisiologico o precoce in rapporto con l'età, possono costituire l'elemento fisico che, con valore concausale, determina il crollo finale delle energie lavorative (Francioni) ,,, Ed infine bisogna tener presenti in ogni caso tutte quelle caratteristiche fisiche e psichiche individuali (sesso, età, costituzione, intelligenza, cultura) che tanto contribuiscono, in senso positivo o negativo, al compenso ed all'adattamento. D efinito quanto più chiara.mt-nte possibile, ed in modo che a me sembra. nou debbano e non possano restare dubbi sull'argomento, quali sono i concetti cui dobbin.tuo iuformarci per la valutazione della dicitura «inab ilità a lavoro proficuo ,,, passiamo ad occupare i del valore della espressione: '' infermità punn"'.ueuti ed insanabili 11. Son sn.rebbe il caso di sp endere molte p arole pr r ch iat·ire il significato <:hc illt>gislatore vuoi dare ad


IL CONC"ET'l'O VALUTATIVO DI IXABILITÀ EC'C.

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essa: tale significato è indubbio per l'uso chE' dei due aggettiv-i '' permanente , ed «insanabile u vien fatto sia in medicina l<'gal(' militare che in infort unistica ed in medicina sociale in genere; sia p<'r il significato che gli stessi aggettivi per sè stessi hanno. Infatti « pE:'rm~tnE'nte 11 significa ''stabile, durevole, fisso 11 ed « insanabile n significa << ingnaribil<', incurabile 11. Ora qualche Ufficiale medico perito e qualche A., ed io fra ncamente non arrivo a comprendere come il pensiero possa din•nir<' eosl clastico da sv-alutare completamente il significato delle parole, vogliono n•stringere ii concetto di« permanenza ed insanabilità ,, fino acl applic·arlo e contenerlo entro il periodo della ferma militare delrinseritto. Ciò è assolutamente contrario al concett{) del legislator<', il quale inh•nde abbracciare tutto il periodo della vita lav-orativa dE'l congiunto. t' non rifer irsi a quello della v-ita militare dell'inscritto. Ripetiamo col Biondi rh(• '' l'interprete della Lc(!ge può desiderare che essa sia modificata o pt'rf<'zionata, ma non può forzare ai suoi int-endimenti la pa.rola e lo spirito della norma giuridica n, anche se questi intendimPnt i sono guidati da un SPnso alta,mente umanitario. A parte ogni discussione, del resto, che il conc('tto di "infermità permanente ed insanabile » sia quello da me sostenuto è stato sancito dal Ministero della Guerra (Dir<'zione Generale Lev-a Sottufficiali e TruppaD ivisione Leva Sez. 3 3 ) a proposito di un caso wrificatosi presso il Con!'liglio di Leva di ~ovara.. In una seduta d i detto Consiglio d<'l marzo 1928 l'Ufficiale medico perito dichiarò un congiunto di iscritto «inabile a lav-oro proficuo per almeno dodici mesi, in modo assoluto. cost.ante e continuo 11. Il Consiglio di Leva in bMe a tale giudizio considerò a ma~gioranza di voti come non esistente in famiglia il congiunto e quindi ammise l'inscritto, con ferma di mesi 12, a riduzione di dett,a ferma. Il Commissario di Leva 1 dissenzi('nte, prospettò il caso al Ministero per le sue dPcisioni, esprimendo il suo parere che '' il conc(•tto d'infer mità perman{•nte <'d insanabile abbra<>cia l'intero periodo della vita del familiare dell'inscriLto e non deTe riferirsi alla durata del servizio militare dell'inscritto stN;so »1 cd il Ministero suddetto «senti t{) il parere della Commission<' istituita in conformi tà dell'art. 36 del T. U. della legge sul Reclutamento 5 agosto 1937, n. 1437, ,·isto che il Consiglio di Le-ça di Nov-ara ammis(' alla f<'rma minima il militare considerando inabile a lavoro proficuo il padre ed il fratello di lui, a nome Ezio; visto che, pc l n. l dell'art. 85 del T. U. suddett.o debbono considerarsi inesist~nti in famiglia solo coloro che sono affetti da infermità permanenti ed insanabili , mentre l'Ezio nella visita non fu riconosciut{) permanentemente inabile, ma solo per la durata di dodici mesi; considerando che, per tale circostanza, non si verifica a fa:vore del militare il titolo previsto dagli art. 83, n. l ed 85 n. l del citato T. U. n, revocant la decisione già presa dal Consiglio di Leva di ~ovara a tutti gli etietti conseguenti nei riguardi deUa forma dell'inscritto. Dopo aver detto quale è la lettera. non solo ma lo spi rito anche della legge è doveroso che io agghmga. d i essere perf(•ttam<>ntP d 'accordo con coloro che pensano, come il Filograna, che seguendo il crit<>rio sopraenunciato, il quale, ripetiamo, è l' unico che a.Ua Legge. qual<' è attnalm<'nte. può darsi, l'obbiettivo che la. leggo stessa si prefì~ge è completamente fru strato. Ma stando le cose come sono a noi non rimane che, anche nostro


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IL CONCETTO \"ALtJTATf\0 DI INABlUTÀ ECC.

ma.!gratlo, appli<·fHC le disposizioni, pur invocando contemporaneamente cl1e <'il~w wngano modifir.ate. Si potrebbe, a mio parere, nel caso di conginni i rieono::;ciuti solo tl'mporanea,m<'nte, e per un periodo di almeno un anno, ina bili a pmfkuo lavoro ammettt•re gli inscritti a l ritardo del ser,-izio m ilit:Ht'. San·hbe questo, io credo, il tt•mJwranwnto idoneo a. rimanere entro il giuxto lirnitP p<·r la finalità clHJ la Legge si propone, senza a nivare alla conues:-;ione riservata. in caso di malattie permanenti ed insamal>ili; dO\'PIHlosi pur t-e •wr conto dd fatto che in questo secondo caso i lwnefìei elle la L1·gge concede riguardano non solo il periodo degli obblighi ordinari dt>l St'n- izio d i ll•va, ma au<'he l'ttltt:riore eveut ua.le vita militare dell'iscritto, }Wl' obblighi ùi servizio cl1e in S<!guito dovesilero verificarsi (richiamo per istruzione o mobilitazione). C0rto una tale disposizione farehhe aumentare il numero, già ecc(>Ssivo, dL•i cong-iunti eli inscritti che chiedono di essere sottoposti a visita sia pres:>o i consigli di Leva o le Commissioni .llobili sia presso gli ospedali militari in sede si appello. Ad evitare l'abuso, e nella considerazione che i congiunti <li inscritti vengono in fondo visitati, oltre che a loro richiesta, nel loro esclusivo interesse, si potrcbue all'atto di ogni richiesta di visita pretendere da e:>si il pagamento di una determinata somma a titolo d i diritto di Yisita ed a benellcio totale ed esclmlivo dell'Erario. In tal modo io penso che le richieste di visita non avverrebbero così facilmente como oggi, quando i richiedenti Sltnno di nulla poter rimettere e forse principa.lmentP p!'r tal motivo seguitano a chiedere ostinatamente tutte le visite che possono, creando un lavoro superfluo ~•i Consigli di Leva e molto più l'lgli ospedali militari, presso i quali nel numero dei visitat,i la percentuale dei riconosciuti inabili si aggira all'incirca attorno al 20 % al massimo. E >eniamo infine a parlare della espressione « in modo costante e continuo ''• per completare lo studio propostoci. Secondo alcuni AA., e fra questi il Trombetta, essa è strettamente legata alla precedente nel senso eh.e al concetto di permanenza ed insanabilità della malattia, e da questo derivaul'e, si aggiunge il concetto che l'impotenZ<l al lavoro deve essere costante, deve quindi sempre agire con la stessa intensità, e deve essere continua., cioè inct>ssante nel tempo. In altri termini come la infermità od imperfezione deve essere non solo permant-nte ma anche insanabile, eosì la sua a.zione non solo si deve esplicare, nel ridurre la capacità lavorativa e lucra.ti>a del soggetto, in modo incessante nel tempo, per tutta la. sua vita lavorativa, ma deve anch~ agire sempre con la stes::la intensità. Il criterio quindi della continuità e co~;tanza non dovrebbe riferirsi direttamente al lavoro che l'individuo compie, bensl alla azione che nel ridurre il di lui potere lucrativo compiono lo canse di inabilità fisica o psichica che <·gli presenta . Ora a me sembra che così ntgionando si spostino, almeno in parte, i termini della Legge a detriment-o di chi della stessa deve beneficiare•. Vero è che nel ~Manua le di Medicina. IJegale del Trombetta la fra:>e " i11 modo continuo e co:>tantc ,, è mossa tra due virgole, o questo a.ccorg irnento ortografico potrebbe giust iiìcare anche una discussione. ::Ua in tutte ll• di::!posizioni utflciali attualnwute in >igore le due Yirgole manca.uo. t'cl ~tllora . come giustamente h<tu sostenuto il Lampis ed il Viola, l'espressione in dil!cu"sione non può rifc rir~; i {'}te a.l cc lavoro proficuo))' e deve quindi


IL CONCETTO \"AJX"fATI\"0 DI J NAOILll'." E('('.

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intendersi nel senso che il modo con cui l'invalido esplica. il nuovo lavoro cui è stato costretto a dedicarsi si1L incessa,nt.e nel tempo e di intensità sempre uguale; in altri termini non può considt>rarsi lavoro proficuo quello di colui che dal lavoro sia molto spesso cost.r<>tt-o ad asscnt.ar~ i per r agioni di malattia e,che al lavoro stesso non possa sempre d.;>dicarsi con la stessa intf'n sità ed -alacrità e quindi con lo stesso rendinwnto Lucra.t ivo. Questa mi sembra sia la interpretazione più giusta e corretta. che si possa dare all'espressione« in modo co;~ta nte e continuo )). E che così sia lo prova anche il testo del zo alinea paragrafo 75 Circolare 260 Giornale l\Iilit;are Ufficiale 1931 quando dice che i Consigli di Lt•va possono assumere informazioni « allo scopo di accerta1·e se l'indh·ifluo attenda in modo costante e continuo acl una qualsivogl ia proficua oec upazione »:qui\. mi parf' che dubbi non possano pii1 esistere. Se ora, a conclusione di quanto abbiamo avanti dPtto, vogliamo fissare in una formula più esplicativa la definizione della. inabilità a la.voro proficuo quale risulta dalle disposizioni in vigore, io credo potremmo così esprimerci: cc Inabili a lavoro proficuo, a i sensi dell'art. 12 n . l della Lt•gge, debbono intendersi coloro che, indipendentemente dalle condizioni econ omiche della loro famiglia, non possono, per imperfezioni o difetti fi sici, infermità permanenti, stabili ed inguaribili rispetto al p eriodo della v ita lavorativa del familiare dell'inscritto e non con riferimento alla durata del servizio militare dell'inscritto stesso, attendere in modo inccssa.nte nel tempo, e sempre con eguale intensità ed alacrità, alloro ordinario lavoro od a qualsiasi altra occupazione coniacien e alle loro residue possibilità fi siche e psichiche, tanto da poterne ritrarre il guadagno necessario alle più elementari esigenze della vita per sè e per la famiglia che eventualmente fo sse a loro carico, relativamente alla loro condizione sociale ». Il Filograna ha proposto, anche per fissare tale guadagno, eli t.rasferire nel T. U. delle Leggi sul Reclutamento la dizione dell'art. 7 della Legge sulla Assicurazione Obbligatoria Invalidità e Vecchiaia, e certo tale soluzione preciserebbe un punto di massima importanza. Io credo però che ·a cio non si possa, almeno p er ora, acldiveni.J:e, pur dovendo noi tenere, come abbiamo visto, la definizione ed il concetto di « inabilità a lavoro» della Legge Associazione Invalidità e Vecchia ia quale guida e norma d'indole valutativa generale. Infatti bisogna pensa.re che l'applicazione dello art. 7 sopracitato implica non solo il concetto tecnico del perit·o medico, il quale, come n ella leg islazione militare, dà un parere solo consultivo, ma anche un concetto economico-sociale che s i comp<>ndia come parere finale nel giudizio del Direttore della Sede Provincia le dell'I stituto Naz ionale Fascista della Previdenza Sociale. A tale scopo l'I stituto ha tutta una attrezzatura che a noi manca e che non sarebbe facile il creare, senza conta re il fatto che i direttori delle sedi provinciali hanno un corredo di studi legislativi ed economico-sociali che per l'applicazione della proposta del Filograna noi dovremmo pretendere nei Commissa.ri di Leva. Certo se tutto ciò fosse possibile nou potrebbe che avvantag;.!iarsene la Legge nella s ua applicazionE> e molt'o ci a vvicineremmo a lla soluzione d el problema. )fa, non illudiamoci ch e s ia con la più a m pia ddinizionc esplicativa da me accennata., sia con la proposta dd Filugrana, noi non ci tro-


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IL CONCETTO YALU TATIVO DI INABILITÀ E CC .

veremo SE'mpre dinanzi a casi in cui difficile sara il giudizio. Ed allora « si procuri di essere non semplicemente medici legali, ma altresì medici psicologi; e con quello sguardo indagatore che non s'arresta alla superficie del corpo, ma scende nella. profondità della psiche, si scruti l'energie superstite delle fac: oltà volitive ed intellettuali c-9e sono la gran molla. dell'organismo; e si vej!ga se qllel resto di energia permetta ancora a.ll'individllO di persiste1·e nella lotta per l'esistenza con armi che - si noti bene - non saran più quelle che ha impugnato fino allora; ma armi nuove, le quali gli sembreranno più massiccie e pesanti, e gli fa.ran tremare i polsi, e g li renderanno più a,<;pra C' più perieolOtia la battaglia. E d opo quest"insieme di indagini fisiche e psichicbe, il perito interroghi la sua coscienza e pronund serenamente il Sl\O gitHlizio (Trombetta)». RIAssu~-ro . L ' A. tra.tttt e discute del concetto valnta.th·o di «inabilità a lavoro proficuo • in medicina legale-militare. Raffronta e riporta. d etto concetto a quello d e lla ~ inabi l ità a lavoro • Recondo la L e>j:tge A ss. Obb. Inv . e Vecchiaia, essendo egm1li l e finaliti• umanitarie e socia li delle due disposizioni l egislative. Aff~rma. di doversi trattare ùi la\'oro genedc-o e non specifico, re lativo aUa capacità. di guadagno che detto Ja ...·oro può dare. Sostiene che il concetto di « infermità pe rmn,nente ed insanabile" de.,·ePssere riferito all'intero periodo della v ita del congiunto dell'inscritto e non alla durata del servìzio militare dell'inscritto stesso, e che l'attributo di «coRI'Illlza e continuità »Ya applicato a l lavoro ch e l'individuo è ancora nella pos:;ibi1iti1. di fa re e n on a lla impotenza al la\·oro dei'i\·a:nte dalle sue minorate condizioni tìsicl1e e psichiche.

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CASISTICA CLINICA CLINICA DELLE MALATTIE NERVOSE E MENTALI DELLA R. UNIVERSITÀ DI BARI Direttore: Prof. S. D' A:to.'"TO~A

SU DUE CASI DI CAMPTOCORMIA D ott. Antonio Sardone, primo capitano medico

Il ricovero in clinica eli due infortunati affetti da camptocormia, mi ha spinto a rimettere in luce qut'sta sindrome morbosa tanto frequente durante l'ultima guerra e che, con lo sviluppo attuale clell'iufortunistica, può essere sempre oggetto di studio e considerazione pratica. È ai giovani colleghi ufficiali medici, cht' non hanno prE-so parte attiva all'ultima guerra, che io mi rivolgo specialmente, per richiamare la loro attenzione su casi i quali o possono esser presi per casi di simulazione volgare o, viceversa, essere considerati come gravi aii<.>zioni organiche; mentre in realtà non si t ratta nè eli una cosa nè dell'altra! Ca:;i che al medico militare non si presentano solo in guerra., insieme a casi eli vera. simulazione più o meno a,bilc. Ricordo, per incide·n,s, il caso venuto a.Jla mia o~servazione tre anni fa, mentre ero in servizio presso il 10° reggim?nto fanteria <<Regina n, in qualità di dirigente il Servizio sanitario. All'atto della chiam!tta della classe 1911, mi si presentò a visita un militare, roma.gnolo {1), con il piede destro torto in posizione varo-equina. I caratteri esteriori delia defonnità {edema in corrispondenza del mallcolo esterno, cianosi del piede, mancanza di callo sul bordo esterno del piede, ecc.), mi fe~ro venire subito il • sospetto che si trat tasse di un'attitudine artificialmente coatta; tanto più che, m~ ntrc il militare mi assicurava di éSsere nato col piede torto, non sapevo darmi ragione com e tale evidente deformità fosse sfùggita alle visite precedenti presso il Oonf': iglio di leva ed il DistrPtto militare. Presi gli ordini dal Comandante del reggimento, cui a,ffacciai i miei sospetti, a rapporto, ricoverai il militare all'infermeria reggimenbtle ed applicai una fasciatura gessata col piede in abduzione forzata.. Contemporaneamente feci domandare informazioni ai RR.. C'C. del paese dell' individuo. Dopo circa dieci giorni, rimosso l'apparec<'hio J:{t'ssa.to, troYai il piede raddrizzato, sgonfto e eli colorito normale, ed il militare, minacciato di demmzia al Tribunale militare, camminò normalmente. C'ontemporaneamnnte giunsero le informazioni dei RR. CC'. eh<' conft-rmava.no essere il militare nato col piecl<· destro t orto ! I1a bontà clPl signor colonnello coma.ndante non volle denunziato il militari' eh~·, (l'altronclc, divenne il miglior fant.e del reggimento. (l) H o sottollncllfa la. llOtoln ROll.l.Cl!iOLO p!>r-;hò fl l'cri, nPI l. c. !'hi:unll il Pilldll torto • morbo fnentino '• dato <:h<: avova r Jicvato , durnnto la gt,<:'rl'<\, che il rocoh\io di origiuo erot da. ricercnr~i n~J Faentino.


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SU DL"E CASI DI CAid PTOCOIUUA

Ho voluto ricordare tale (•pi:sodio 1wr dimostrar·e, ripeto, ai giovani colleghi che autoll'sionisti e simulatori 11ossouo capitare all'osservazione del mL·dico mi l il <tre anch(• in t(·mpo di paee. La campt ocormia o cifosi i:;terit:a, od obwsite rlei france:;i è una sindronc nevrosica descritta per prima ùai frallCl'Si durante l'ult ima guerra. E t:u propriamente il Souqtw~ che, essendo direttore di un centro neurologico per i traumatizza.ti eli guerra, nel1916, impressionato dall'aum entato numero di qul'st.i << gobbi <li guerra'' clw si present~"Lvano alla sua osservazione, p(:'nsò poter::;i trattarf' di una sindrome istero-nPvro:;ica, tanto più che dall'anamnPsi di tali infenni risultava quasi sempre che: questo viziato at,teggiamento dd tronco si era presentato o dopo un sotterramento per scoppio di grossi proiett ili o dopo un Sl·mplice proiettamento a terra in segttito a forte spostamento di aria per scoppio d i grossi proiettili a breve distanza, senza lel:!ioni esterne di qualche ent.ità.. Allora cominciò a studiare più attentami:' n te tali tra,umat.izzati, e dovette convincersi che la maggior parte, se non la totalità, di tali viziati atteggiamenti del tronco era ,, sine materia >>, perchè m etodicamente tutti gli esami sussi<liaril oltre quello neurologico accurato, davano risultato negativo. Secondo Souques i pt·incipali caratteri clinici cl<~lla camptocormia sono i segue n ti: 1 o incurvamento in avanti del rachide, sia nella stazione eretta che seduta, con impossibilità della estenl:!ione del tronco, mentre i movim enti di flessione e di latPmlità sono normali o quasi; 2 o modificazioni morfologiche in corrispondenza dei lombi, del dorso, del wntre e delle natiche, simili a quelle che determina la flessione fisiologica del radtide in un soggetto normale; 3o estl'n:;ione del capo, per cui, m entre l'individuo normale che flct,te il tronco, fit..•t.tt· contemporaneampute il ea.p o, allunga.ndo il collo e rendendo più prominente la VII vertt..•bra. cervicale, il ca.mptocormico estende la test a per poter guarlia.r(' in a ,·an ti, raccorcia cosi il collo sul quali? compaiono nttmerose rughe tra:;verl:!ali, m entre la. sporgenza della vertt'bra, prominent<' si attt:nua. È questo uno dei lati più caratteristici dell'atteggiamento cl("i camptocormi<:i: 4o <•st.t>nsione del tronco nel decubito orizzontale su un piano resistentt', fa.tto che di solito si riesce ad ottenere con un poeo di insistenza; 5o dolore dorso-lombare, che col t<~mpo finisce per scomparire, m entre l'atteggiamento viziato persiste; 6 o assenza di l<!Sioni orga.niche eroniche d<·l rMhide e del sistema nervoso sia centrale che periferico, Sf>I1Za escludere che all'inizio si possono riscontrare alterazioni transitorie dei muscoli, delle vertebre, del liquido cefa.J<~-rachidiano. L a. genesi ddla sin<lrome è da Sonques messa in rapporto con due fattori: in primo tempo il dolore, che fa assumere al paziente l'atteggiamento in fll'ssione pl:'r calmare il dolore lombare; in secondo tempo, anche a dolore cessato, l'atteggiamento persiste o p<'r la paura di risvegliare il dolore o per fat.ti snggt•stivi puri e semplici che realizza;no una sindrome isterica. Xon di rado si aggiunge una simulazione più o m eno completa sotto forma di perseverazione o d 'esagerazione.


SU D I:E CAST DI CAMPTOCOHJ\I IA

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In sostanz~ , si tratterebbe pt>r Souques di un at tt•ggiamento primitivamente antalgico che Yi<>tw a fh;s<U:Ji per un meccaui::;rno ist<~r ico. Quf'sta concezione <li Souqut>s è sUtta. comba.ttuta da. Léri, il quale sost.f;'rule che la grandissima maggiot·anz~L ùPi casi di C<lm ptoC'ormia erano dovut i a << lombartria "• forma clinica speciale di reumat i:.;rno <'ronic•o rigorosamente localizzato alla. colouua lombare; secondo Léri. il trauma al dorso che compare come mom?nto <'tiologico nella. gra.ndi.%im-a maggioranza delle camptocorrnil' non agirt>bbe se non da.ndo la ~;pinta. ad un processo eli artrite lombare prima latente. Pm Ticonoscendoxi che alcuni casi di camptocormia fossero ùa riportare ad utm lomba.rtria, la tesi ùi L éri incontrò poco favore, perchè l'sa mi aecura.ti, anche t'<ldiogmtìci, di molti camptocormici non rivelarono S<'gni di alterazioni vertebrali da riportare ad un reurn!lthnno cronico, e il fatto che la maggioram;a (li questi malati guariva rapidamente con la semplice psicotera.p ia, co~;tittùva la riprova più convincente della natura funzionale, nPVI'osica del disturbo. Tuttavia vi sono casi nei quali l'atteggiameu to camptorormico è associat.o a fatti organici, i quali se pur non sono tali da r<'nder conto del disturbo funzional e, non vanno trascurati, costituendo essi la c< spina ,, che contribuisce a m !l.ntenere l'atteggiamento vizioso t:'- che ostacola il processo di guarigion~ per via puramr nte psicoterapica, I due casi a.i quali ho accennato in principio, appartengono appunto a questa categoria e su di essi ho. creduto ovportuno rifGri re p<• re· h è sono quelli di più delicata valutazione medico-l<'gale. I r,aso: S. C. di N, N .• di anni 37, da T arant-o, muratorE'. Nulla di notevol<-' n e ll'am\mnesi remota sia fam:ig liare che perl'!Ontdf'. Dal S<'tt<'mbre 1915 al giugno 1911.\ fu al fronte dove, in spguito a ~copp io vicino di una granata, ebbE> otorrngia. bilaterale ch e gli produsS<', in &~guito. una n otevole dirninuzi on<:> d t'll' ndito, per cui, dopo vari i m esi di ricov!O'ro in Os)X'dali militn.ri, alla fìnt' dd l!H6. fu inviato in congedo p<>rcho'l rifonna t.o . Il 13 dicembrf' 1933, m e>ntre soliPvavl\ un grO!'."O JX'Z7.o di tuf0, cncl(l<' daliA. alt<>?.za di un met1·o e mezzo circa, bRttE'nrlo fortementE' con la pm·te infc·riore d<' l dor:;;o (regione l ombosncmle) su a lt1·i per.zi di tufo che eran o snl suolo, menti'!' que llo ch e aveva fra le m ani gli cadde sull'acldomo; dimodochò vennf' a tro\-m'Si come compresso fra due masSf• dure. Avve1·tì subito un fort() dolore al la regione lombo-sacrale, eh<• gli impedì di mcldrizzan• il tro nco non appE•nfl. con l'aiuto dei compagni, potè sollcvaJ-,:;i eia terra. Fu mC'clicato dell<:> lioYi <>~corillzioni pro· dottesi al dorso e accompagnato a Cui"n con una carrozzn, n on pen·hè non po tcs.-re muovere gli arti infNiori, ma solo j)('l' il vivo dolore alla regione tJ'>I\Itn>ltizzat.a. Da. allora il paziente affl'rma di non aver più potuto camminare dritto, non per d ebolezza agli arti infex·iori che hanno s<>mpre consorva,ta la loro motilitil normnlo ed una forza muscolare p~'l' mùla. diminuita, ma pt"l' il dolore grnvfltivo dw avvertiva alla regione lombo-sacrale, tanto da costringNlo a SC'rvirsi dl'l bustone P<'J' poter camminare. Mai vi sono sta.ti disturbi a carico d<:>gli sfintcri. L'ammalato entra in clinica il 26 aprile 1934. E . O. Individuo eU originaria buona. costituzione 6->ica, ben nutrito e Sllngnificato con cute e mucose visibili rosee. La cute si p1·esonta coperta di nunw·osi kltuamJi. Qualche glandola. dura. alle regioni inguinali . Nulla a. carico d egli organi toraco-addomina.li. n paziente si presenta con il tronco semifiesso in avanti, mo. t(, nPmlo il c11po eretto (fig. l). La rogion e lombare è lievemente spianata, ma non d<·formnta come non è de formata il r esto della. colonna. v{'rtobrale . l muscoli tJ,,Jla mns~n lombare non presentano una ipertonia apprezzabile. La. percussio1w s ulla colonna vertebra.le viene accusata, con una. certa ostentazione, dolorosa quando cade n t'( tratto lombo-sacra.le. La flessione de l tronco in avanti viene compiuta nonna!·


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S U Dt:E CAS t DI CAMPTOCORllflA

m ente anc he senza fles.<>ione contemporanea delle ginocchia: nel ~ovimento, la C? lonn_a ve rte bra le _assume la c urvatura fisiologica.. Il raddrizzamento del tronco vtene mvecc comptuto le nta m t>nte con smorfie dolorose e non riesce ad ottenere c~:te s i faccia ?Omple tamente : ai t~ntativi di es tendere passivamente il tronco, l' tnfe nno reagtsce VIVament<>. a ccusando dolore. I movimenti di la.teralità. sono no~ali. Messo sdraiato su un piano duro, il tronco si raddrizza, ma invitando il pR.ztcntc a pas sare dalla s tazione s raiata alla seduta, egli assel'isce di non essere capace: fa sforzi infruttuosi congestionandosi in viso, e riesce a mettersi seduto solo aiutandosi con gli arti superiori. n cammino si fa mantenendo il tronco nella- pos izione suddescritta. e con l 'aiuto, più che altro illusorio, di un bastone : il cazn. mino è per altro spedito, senza alcun segno di deficienza a carico degli arti inferiori, i quali. anche all'esam e de lla motilità segmentaria si comportano normal· mente. La forza degli arti è conservata: il trofismo ed il tono muscolare sono normali, così pure la eccitabilità ~Jettrica. Nulla si osserva ·a carico delle. motilità. degli arti superiori e della faccia. Riflessi tendinei degli arti superiori presenti; di regolare vivacità, simmetrici. Riflessi patel.Ltt.ri piuttosto vivaci, con prevalenza del destro sul sinistro: i riflessi achilleo e medio -piantare sono invece deboli, a sinistra più che a destra. Normali i riflessi cutanei. Nessun disturbo obbiettivo delle varie forme di sensibilità generale. L'esame otoiatrico ha messo Fig . 1. in evidenza. esiti di Jabirintite traumatica bilaterale con sordità. quasi completa a sinistra, ipoacusia notevo le a d estra. Gli esami di laboratorio hanno dato risultato negativo; solo s i è no tato un ritardo de lla emolisi n ella reazione di Wassermann sul siero. La puntm·a lomba re ò st.at-a. rifiutata dal paziente che era stato inviato in clinica in osservazione p~r m otivi inforturustici. Alla rad.iogra.fin, d ella colonna. verte brale è risultata l'esistenza di una spina bifida occulta a carico di L. V_ e S. I., con sacra lizznzionP. d t)lla L. V. Nessun segno artitrico. Psichicamcntt> il pnzient~ a ppare individuo poco evoluto sia dal lato intell<!ttua le cho morah: : è piuttosto chiuso ed irritabile e, per quanto egli affermi il contrario, è eviden temen te influenzato dall'idea dell'indennizzo, onde cerca di va lorizzare i disturbi che egli attribtùsce al trauma subit.o. II caBo : C. F. eli G. di a nni 48 <:la Taranto, m eccanico. Nulla nell'ana~nnesi remota sia fa mig lia re che personale. Da.l 1914 ha prestato inintenotto servizio, ~n q1tali t à. di m eccanjco, ne lla polveriera dt>l R. arsenale eli Taranto. n 25 magg10 1932, mentre t>ra intento nl s uo ordina,rio lavoro, in seguito a scoppio di bossolo di


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un proiettile da 150, fu investito in pieno da fiammate e ~beggie, che gli produSsero scottature di l 0 , 2° e 3° grado e numerose ferite su tutta la. superficie corpo· rea. del lato sinistro, riportando anche la frattura della scapola sinistra per l'azione lesiva di una scheggia più g rossa. de lle altre, s9nza fe rite dei comuni tegumenti. Il pazhmte perdette la conoscenza e fu trasportato di urgenza all'ospedale militare marittimo per le cure del ca.so. Per circa. un mese versò in gravi condizioni e, a dire dei famigliari, non pàrlava. Fu all'ospedale per circa quattro mesi, dove subinumerosiinterventiope· ratorii per estrazion i di scheggie. Dopo fu trasferito in famiglia, dove tenne il let~ ancora per circa cinque meRl. Dopo 9-10 m esi dall'infortunio cominciò a lasciare il letto ed i famigliari notarono che il paziente cam· minava. con il tronco fortemente incurvato in avanti e con l'appoggio di un ba· atone a destra e di una per· sona a Rinistra.. Durante il gecorso d e lla malattia non vi sono mai stati disturbi a carico d egli sfinte ri. Durante la degenza a casa i famigliari si accorsero che, tma mattina. il paziente aveva la bocca. stirata verso il lato destro. L'ammalato entra. in eli· nica il21 maggio 1934, a due anni di distanza dall'infor· tunio subito. E. 0.: Individuo di co· stituzione scheletrica normale. La cute è ricoperta in più tratti da cicatrici, d elle quali le più ampie interes· sano la regione sinist.ra. del tronco, la. regione laterale della coscia sinistra e que lla inguinale dello stesso lato, la regione posteriore del bracFig. 2. cio dello stesso lato. Le cicatrici sono ben consolidate e non aderenti ai tessuti sottostanti. Si nota la persistenza di piccole scheggia metalli· che ne l tessuto sottocutaneo d elle regioni suddette. II malato tiene la stazione eretta. solo con l'aiuto di un bastone sul quale poggia entrambe le mani: il tronco è fortemente flesso in avanti, gli arti inferiori in semi-flessione, specie il sinistro che poggia al suolo con la punta del piede. La curvatura del rachide ha caratteri fisiologici. I l capo è in estensione, nell'atteggiamento caratteristico (fig. 2). Ne l cammino, l'atteggiamento del tronco resta fisso ed il paziente avanza. con l'aiuto del bastone a pas.~i piccoli, saltellanti che dànno l'impressione dell'artificio. Nella posizione sdraiata asserisce di non poter stare supino perchè la. posizione gli è incomoda: d ecombe infatti abiltualmen te di fianco, mantenendo il tronco e l'arto inferiore sinistro semifiessi. Passivamente non si riesce a raddrizzare il tronco nè ad estendere completamente l'arto inferiore sinistro, nel quale effettivamente esiste una. certa retra.zione fibro-tendinea alla articolazione del ginocchio. Attivamente la motilità del tronco è limitata, specie nella estensione, n e l compiere la. quale il paziente solleva dal suolo l'arto sinistro mantenuto in semifiessione. 6

Giornale di medicina milttan.

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Sr DUE CASI DI ('A:ItPTOCORMIA

A carico della fA.Ccia. si nota l'esistenza di una paralisi periferica. sinistra., che non ha per noi inton,sse, essendo sopravvenuta. in secondo tempo, sembra in eeguito ad un colpo d'aria. La motilit.à. segmentaria att.iva d E.'gli arti di destra. è nonnale. A carico dell'arto superiore sinistro si nota. deficit motorio abbastanza grave per quanto riguarda l'articolazione de lla spalla, esito d ella riportata. frattura d e lla. scapola all'atto de ll"infortunio; gli altri movimt>nti sono normali. Ne ll'arto inferiore sinistro la mot.ilità d<'lle articolazioni <lt·ll'anca. e d E'l ginocchio sembrerebbe notevolmente limitata., ma no n si tt·at.tn di un d eficit n•a\e parchè con l'insistenza si ottiene che il malato compia movimenti prima. dichiarati impossibili. Fles~stensione del piede e d e lle dita. normale. Forza dino.momet.rica: M. D. 27; M. S. 9. Il trofìsmo muscolare è solo alterato ne l senso di una ipotrofia semplice in corrisponde nza d ell'arto inferiore sinistro, che misura. cm. 4 e mezzo in meno dell'altro lato nella coscia e cm. 1,8 in meno nella gamba. L 'esame dei riflessi tendinei dà i seguenti risultati: arti Bt.Vpef'Ì<Iri: ra.dioftessori presenti e simm~trici; radio e cubito-pronatori leggermente prevalenti a sinistra.; tricipita.li presenti e simmetrici; omoplata. inde bolito a smistra.. Arti inferiori: rotulei prevalenti a. destra; A.Chillei e medio-pla.nta.ri presenti e simmetrici. Il riflesso cutaneo pla.nta.re è alquanto debole a. sinistra. e vivace a. destra: in ambo le parti in flessione pla.nta.re; crema.sterici presenti e simmetrici; addominali p resenti con leggera. prevalenza. a sinistra. L'esame delle sensibilità ha. messo in e videnza soltanto ipoestesia ta.ttile ter· mica e dolorifica sul t erritorio di distribuzione de l nervo ulnare di sinistra.. Esame delle urine negativo. Le. W. R. non si è potuta. praticare perchè il malato si è rifiutato per il preleva.mento del sangue. All'esame radiografico non si nota. alcuna. alterazione a carico delle vertebre del tratto lombo-se.crale. Psichica.mente il malato si mostra querulo, facilmente emozionabile; afferma di non esser più idoneo al lavoro, di aver quindi diritto ad un forte indennizzo ed è chiaro che egli non ha n essuna volontà di seguire i consigli che gli si dànno per migliorare le di lui condizioni: anzi in una dt1lle conversazioni con lui avut.e ha. esplicitamente dichiarato che non ~i sarebbe sottoposto a nessuna cura. se prima non fosse risolta. la pratica infortunistica.

Come si è visto, siamo di fronte a due casi nei quali, in seguito ad un tra.uma, si è m anifestato un atteggiamento vizioso del tronco con incurvamento in avanti, che non trova una sufficiente giustificazione nelle condizioni obbiettive dei soggetti. Nel primo dei casi ritroviamo il classico tratlma al dorso; nel secondo manca il trauma locale, ma abbiamo 1ma esplosione violenta che oltre a ustioni e ferite multiple determinò un gra.vc shock generale, una di quelle condizioni, cioè, alle quali in guerra si è 'isto Sl'guire la sindrom e cn.mptocorrnica. In entrambi i casi esiste, poi, H particola.re st,ato mentale degli istero-traumatici: convincimento più o meno sincero di aver riportato un danno superiore al reale; adat.tamP.nto passivo alla loro infermit·à. senza alcuna volontà di guarigione; tendenza a valorizzare i loro disturbi in vista di un fine da coUB~ouire: quel che in guerra faceva il desiderio di sottrarsi a fatiche e pericoli, nella pratica. infortunistica di pace fa l'appetizione dell'indennizzo. Sarebbero dunque realizzati nei nostri inff'rmi quei fattori che. secondo Souqn(;'s, condizionnno la comparsa della camptocormin: in primo tempo un d~nno fisico reale che determina l'atteggiamento antalgico del tronco; in secondo tempo intervento di un fattore autosuggèstivo che, insieme ad una esa· gcra.zione volontaria più o meno chiara e tenace, porta alla fissa.z ione di


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un atteggiamento non più ginstificl:l.to dallo stato reale degli iniormi. Nel nostro primo caso, l'incurvam,mto del tronco in avanti è racilmente comprensibile quando si tenga ,prtsente che il trauma che colpì il tronco deve aver dato luogo a dolori non trascurabili; nel secondo ca:;o è verosimile che l'attitudine curva sia stata a ssnnta durante la lt1oga permanenza a letto per evitare lo stiram,mto delle vaste cicatrici cutanee del tronco e dell'arto inferiore sinistro: ma qnando gli infermi si sono presentati a noi non si sono riscontrate alterazioni scheletriche, paralisi, contratture, retrazioni fibrose, ecc., cho rendessero conto del persistere dell'atteggiamento, e n.emm.mo è risultata attendibile l'esistenza di dolori ai quali riferire l'incurvam~nto antalgico del tronco. Tuttavia, pur riconos~ndo che i disturbi funzionali presentati dai n ostri infortunati, siano essenzialmente psicogeni, esiste in essi qualche fatto che non consente di considerarli come captocormici puri, come isteric.i che nella concezione di Babinski sono parenti prossimi dei simulatori e che quindi non m Jritano nè riforma nè gratificazione. Nelle sue linee generali, il quadro prts~ntato dai pazienti corrisponde a quello della camptocormia di Souqu, s, con l'incurvamento del rachide a tipo fisiologico, la caratteristica posizione eretta del capo, la scomparsa della cifosi n el decubito supino; m .~. in essi si riscontra qualche fatto organico che nel camptocormico puro non dovrebbe esiste1·e. Nel primo caso già all'esame clinico abbiamo trovato un'asimmetria dei riflessi tendinei, la quale all'esame radiografico è risultata rifcribilc ad nna coodizjone anormale del tratto inferiore della colonna lombare consistente in una schisi con sacralizza.zione della L. V.; nell'altro caso dobbiamo tener cont.o delle numerose cicatrici e della persistenza di schcggie che, se pur non causano deficienze motorie reali, sono indubbiamente fonte ·di eccitamenti riflessi che si fanno ris Jntin~ sulla tonicità. muscolare e di sensazioni anormali che contribuiscono a render persistente nel soggetto l' idea di malattia. ~otiamo inoltre, in qut>sto secondo infermo, delle asimmetrie dei riflessi tendinei e cutanei eh~ stanno ad indicare una componentè organica nella sintomatologia da lui presentata. P er l'esistenza di questi sia pnr lievii. indizi di organicità, la. sindrome presentata dai due infortnnati può t•ss~re riavviciuata a quella categoria di disturbi motori che Babinski chi~mò d 'ordine riflesso o fisiopatici e che a tante discussioni diedero luogo nella letteratura di guerra., an che in Italia (Catola, Mendicini, Pellicani, Gatt.i, eco.). Sotto questa qualifica Babinski raccols ' casi di contratture e di p ara.1isi consecutive a ferite ed a traum~ttismi varii, nelle quali si avevano disturbi funzionali ed atteggiam ·nti sp1sso bizzarri o paradoss~tli che potevano fa,r pensare a isterismo o simulazion<>: ma Babinski mise in evidenza che alle man.ifestazionj motoric si a.ccompagnavano fatti organ.ici obbicttivi (disturbi vasomotorii e trofici, modifìca.zioni dei riflessi tendinei) che facevano escludere l'isterismo e dimostravano la nat ura fìsiologiea delle manifestazioni. Le qnali, S"condo Babinski, erano riavvicinabili alle contratture e alle paralisi dette rifl<>sse già ben studiate da Cbarcot e d~~ Vulpian specialmE>nte in casi di artropatil"; il carattere. paradotisalc assunto dalle manifestazionj motorie sarebbe stato spi<>gato dalla tendenza dello stimolo rifl«>sso a scaricarsi anche fuori del t PrTitorio nerveo-


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muscolare interessato. In un lWuto studio dedicato all'argomento di questi ,, disturbi motori d'ordine riflesso Il, Fragnito venne a preciaare c he in realtà essi risultavano di un doppio ordine di elementi associati ma distinti: di disturbi riflessi vasomotori e troftci di origine indubbiamente organica e di disturbi motori (paralisi, contratture, atteggiamenti viziosi) i quali non possono essere riferiti che ad un meccanismo isterico: la particolare resistenza che tali disturbi presentano alla psicoterapia, è dovuta alla coesistenza di fatti organici sui quali la psicoterapia è inefficace e che agiscono da « spina '' che intrattiene un disordine funzionale sproporzionato alla entità delle lesioni fisiche. Ad una interpretazione del genere possiamo riportare i nostri due casi: non si tratta in essi di uua camptocormia pura, essenzialmente psicogena,, ma di una cam.ptocoi1llia nella quale un f~~>ttore organico di per sè di lieve entità, ma ingigantito a,ttraverso il particolare orientamento psicologico degli infermi, determina la persistenza dei disturbi. È ovvio che questi casi dovranno considerarsi con criterii terapeutici e medico-legali differenti dai casi di campt,ocormia pura. Per questa, in primo tempo SouquC's consigliò come trattamento l'applicazione del corsetto gessa,to, ma in segttito si ricorse con risultati anche migliori alla elettroterapia, preceduta da qualche seduta di psico-terapia, sotto forma di forti scariche elettriche portate sul dorso. «Nessuno, scrive Neri, fra le tante diecine di carnptocormici incappati nel centro neurologico di Bologna, ha resistito all'efficacia persuasiva di 2U-25 M. A. scaricate generosamente sul groppone>>. Ma se un trattamento del genere si applicasse a camptocormici nei quali esiste un qualche fatto organico, l'effetto nou sarebbe lo stesso, chè anzi potrebbe aversi un aggravamento delle sofferenze fisiche e quindi peggioramento della sindrome. Questi infermi vanno, sì, trattati con la psicoterapia persuasiva sia semplice che armata, ma vanno anche curati al fine di rimuovere ove sia possibile, la spina organica che intrattiene la sintomatologia nevrosica. Così per quel che riguarda le misure medico-legali, se per i camptocormici puri può valere la norma data da Souques « nè riforma nè gratificazione "• per le camptocormie associate a lesioni organiche m eglio sarebbe procedere a riforma, perchè anche quando la lesione organica non è grave, la guarigione si ottiene con difficoltà ed anche una volta guariti facilmente i malati ricadono. In ogni caso, di massima utilità sarebbe, come in tutte le neurosi trattmatiche, sia pure associate a fatti organici, la pronta espletazione della pratica medico-legale, con indennizzo precoce anche se minimo, per la infortunistica in tempo di pace; e per i tra.umatizzati di guerra (Souques, Marie, Meige, ecc.) l'avviamento immediato di tali infermi in centri specializzati senza farli va.gare inutilmente di ospedale in osped•~le. RL-\SSUNTO. L'A. prendendo lo spunto da due casi di camptoconnia capi · tati in Clinica., torna sti questa sindrome tanto comune nell'ultima guerra e cbe, spesso, si può presentare all'osservazione del medico in tempo di pace, in materia iniortunistica.


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RIVISTA DlLLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA SANITÀMn.ITARE C. MANO A~ARO. - Il servizio san1ta rio m illhre In guerra (Casa Editrice poligrafica univen;it.aria, Fire nze 1935-XIII - L. 20). _ Compito non ag<'vole è stabilire le n orme c le modalità secondo le quali un servizio ne ll'esercito di've esplicarsi, cioè quali nwzzi vanno forniti e come vanno utilizzati per as:>icurttre l'esisten7..a e l'efficienza d egli individui componenti quella grande collettività. Le difficoltà si sommano quando l'esercito passa sul pie de di guerra; non solo è aumentato di numero e sono quindi aumentati i bisogni, ma A.nc he p er l' intervento di fattori particolar i e numerosi. Il dovere che si impone ai servizi è preciso : tutt.o d ev"es.'iere preordinato ed e ffe ttuato a che nulla abbia a mancare a q ue lla colle ttività e letta e lo scopo d cw'ei'Sere raggiunto. Ancora piCI de licato e ~travoso è il còmpito del servizio sanita rio, il quale, oltre ad assicurat-e l'esistenza del soldato, ha un alto contenuto m orale. L 'adeguata preparazione, la 12;iusta .coordinazione e la precisa esecuzione di tale senrizio richiede qualità organiz. zatric i !'lpiccate n<"i di rigPnti. spirito eiC',·ato di disciplina ed anche talora intelli gent-e iniziati\·a contenuta però entro certi limiti, negli organi esecutivi. Taie servi· zio, forse più di ogni altro, va incontro aù incognite numerose e non sempreprevedibili, onde anche la più pe rfetta organiz:zuzione e pre parazione può in d etet·minate contingenze dirnost.r·(u-si non adeguata e p ertanto fa llire nllo scopo. UnA. tr·attnzionf' quinrli d e l sen ·izio sanitario militare in guerra impqrta oltre alla pc rff'tta conoscenza d E'i regolamen ti all'uopo dalle competenti autori t à compilati, dt'il'organizzazionc di essa negli organi direttivi ed ef!ecutivi, d e l materiale d 'impiego, importa anche la conoscenza eli quant.o l'esperienza delle pas..."-tlt.e guerre e d e ll'ultimo grand ~ conflitto ci ha insegnato e dall'insieme di tutta questa messe di cognizioni, con sereno spirito critico rilevarf' eventuali d eficienze e proporre lo modalità onde n, queste si pos.<;a ov,·iare. Tali requisiti in modo cospicuo posseduti dal t.en. col. roPdico Manganaro harmo fatto sì che abbia potuto asso!· vere al còmpito non fac ile in modo brillante. Dopo alctme nozioni gene rali sui servi zi in guerrA e la suddivisione loro, con particolare r·iguurdo al sen ·izio snllitario. l'autor'l' eh-dica un capitolo a " La prote· ziono d e i malati e fe rit-i "· In esso com~ndia dimostrando profonda conosce nZS\ dC'IlP fonti storirhe, quel c he pot.t-erumo chiamare la • storia di una idea •, <'he prima s i affaccia timida tnt le nazioni in conflitt.o e c he poi lentamente, progressivamente e con insiste nza s i afferma. Dal fe ri to o malato martoriato o addirittura trucidato dal nemico Yinc itore . le ntamen te, talora con inte rruzioni, ma progre>sivamente per opera di filant.ropi s i fa strada e si afferma l' idea c he il ferito o il malato dell'esercito nemico d ev'C1ssere curato, assistito come quello del proprio esercito, che il personale , c he, là dove m ezzi be llici sempre più perfetti e micidiali portano lo st-erminio e la rovina, cerca con e levato ,;pirito di sacrifizio di portare soccorso o riaccendere la vita, in tale sua nobile mi!".'!ione è al di sopru. di ogni lotta e sorpassa i confini d olle nazioni. E!!SO, col materiale sanit.ario, va rispettato e restituito alla nazione cui appartie rw. E si giunse coaì alla convenzione di Ginevra ratificata nel l 864 e s •.lCcessivame nte nel 1906 e nel 1929 modificata. Il testo della convenzione ratificata nel 1929 è integralmente riportato. Ne l servizio sanitario in guerra sono considerati gli orgaru diret.t ivi, di ognuno d e i quali sono preci ~ati i còrnpit i e g li organ.i esecut.ivi. Il servizio sanitario pres.<;O i corpi è svolto in due capitoli: sono dettagliata· m en te descritt-i le mansioni deW•ufficiaJe medico, inoltre l'autore in base all'espe rit:'nza d e lla passata guerra P.d a dati statistici opportunamente prospetta le difficoltà. gravi in cui t'S~o s i s volge, pe r c iò c he rigua rda raccolta e cura dei fe riti, in rapporto al pe r-sonale e materiale a ssegna to, nelle diverse fas i d e l combattimento, ne lla gue rrt~~ di posiziorte e di movimento, ne i reggiment-i di fanteria e nelle truppe alpine. Con larghezZt\ e d cttagliatanrentl' sono esposti i còmpiti P. le funzioni d e lla f'e · ziono eli sanitù. Ciò apparo hen giustilìc~lto qua lum s i consideri l'importonza di


RIVlS'l'A. DELLA STAJIPA MEDI CA ITALIANA E STRANIERA

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tale formazione sanitaria, anzi r,i può s icuramente affermare chP dal suo buon funzionamento dipende la sorte di molti malat i " ferit.i. ERSS. nelle diverse unh.à. combattenti cui viene assegnata ha compit i complf>sai e delicat.i, dall'A. minutamente analizzati in sosta, in combat.timl'nto. in a q mzata e in ritirata e che si po!!Sono compendiare: sgombero d e i posti di medicazione, soccorso dei malat i e fe riti che ne hanno bisogno, smistam c·nto e sgom bero ve rso le unitA. sanitarie di ricovero e cura. Còmpit i tutti ardui , ch e richi t'd ono grande c a· pacitò. tecnica, spirito di organi7.7.azione, di coor·clinazione e d 'iniziflt.iva . f::pecie lo smistamento richiede negli ufficiali m edici • spiccate qualit à p rofessiona li, re· sistenza. a l lavoro, alto senso di res ponsabilità, sana eneJ1!ia ' · D opo succinte notizie st.oriche sulla. loro istituzione l' cl e ,·oluzione, l'A. passa. a cons ide rare g li stabilimenti di ri coYero e cura in campa ~na. Qui !wmpre sullo s tesso indirizzo is pirato alle norme regolamentari, a.ll 'effic iPnza d e l per>rona le e mat eriale e pi.it all'esperienza, specie de ll ' ultima ~ rnnde gue rra. sono accura ta ment-e indicate in rappo rto all 'assegnazione di es:~ i (Corpo d'Armata o At·mata), q uale dev'esser.~ la loro d il'! locazione, quali:\ l'attività d1l. esplicare e in quali limiti e;:;M va contenuta, le norme cui d evono ispirarsi i rispettivi dire ttori e le supe riori autorità sa nitarie, da C\Ù tali stabilimenti dipendono, circa il ricovero, lo smis tamento !' lo S~?;ombero dei malati e feriti , onde assicurare da una parte il mig liore andamento della lesione e dall'altra far sì che es.':li s iano sempre capaci di r i<'overo ai fe rit i ed a mmalati, che ~iun~ono in rappot'to ad ope razioni bellich e particola rmente cruenti o ad aumenta ta morbili tà . Ed anGora qui viene mes.<;o giustamente in rilievo che, pur dovendos i is pirare a linee dire t t ive di massima unichP, la condotta ne ll'o:<pedalizzazione e lo sgombe ro negli ospedali d ella zona del Corpo d 'armata dovràvariare secondo che s i sarà in gue rra di movimen to o di posizion e e secondo le e8ig:enze imperativo d e)lli eve nti be llic i, esigenze non sempre in precedenza esattamente valutabili, onde tutti i calcoli e le previs ioni possono risultare fa llaci: bn·ve , an che qui non i rig idi pre<!et t i, ma il giusto, inte lligente spirito d 'inizia tiva , di adatta · mento alle imnwdiate necessità d e l comba t timento d eve, pe r quAnto coordinata· mente, predominare e guidare . Tra le unità. sani tarie varie di Corpo d 'armata è con siderato molto d e ttagliamen te il nucleo chirurgico ne lle sue mans ioni ed impit:'go. Qui però con squisito senso pratico l'A. mett.e in rilievo che l' impiego di esso p re;;so le sezioni di sani tà, com'è prescritto, no n è opport uno, in quan to la nccessal'ia non tra>'<portabilità. di parecchi fe rit i gra.d d opo un interv~nto di gra nde import anza viene ad ostacolare ed intralciare iÌ regolare funzionamento de lla sezione, formazi one squis itamente mobile e che d ev'essere sempre pront.a. a dis impegnarsi e front eggiare tutte le esigen ze previste o meno d e ll'operazioni be lliche. Quindi più opportuno ò che il nucleo chirurg ico sia appoggiato ad un ospe da le da campo, formazione più stabile, d otato di mezzi di ricovero adeguati e che, entro certi limiti, può ritenersi non immediatamente legato alle oscillanti vicende d e lle operazioni . Ciò apparirà p iù g iust.o qualora venga predisposto che ne l lavo ro di smis tamento pre!!SO la sezione, i feriti abbisogne vo!i d 'import.ant i interventi da parte del nucleo chirurg ico veng ann avviati tutti ad u n solo ospedale, cui è appoggiato il nuc leo, cosi in caso di a.vaza.ta o ritirata di una unità sola. verrebbe ostacolata la mobilità.. ' .J\.ncht' l'ospedalizza.zione nella zona d e ll'armata è co nsid€' r·at.a in base a pre cise direttive ed esigenze pratiche , poichè, pur potendosi qui e ffettuare un maggiore ampliamento de lle unità ;;anitarie e le loro specializzazioni, onde renòt> r(' possibile una. più lungA d egenZà ed il mag~ior ricupero di malati e feriti dà restituire aUe unità. combattenti, tiene sempre l'A. presen te la necessità d e llo sgombero ordinat.o siste matico, onde in qualunque tempo rispondere ad improYvise esigenze di w1 maggior afflusso di fe riti ed ammalati in conseguenza di episodi l.>f'llic i, eli ricors i epidemici e di tut ta quella serie di fat tori mot·bigeni numerosi ed intens i, lega ti alle disa g iate condizioni di vita de ll'esercito in campagna. Quindi non rigidismo, ma comportamento sempre i:«pirato alle mutab il i esigenze d elle truppe d e lle linee a vanzate, fattori a i quali g li organi dirigenti de,·ono sempre intonare la loro condotta e d~~.re le conseguenti dis posizioni. Un servizio molto d e licato e d importan te è quello d e llo sgom bero ch'i m a lati A fe riti: esso costituisce il cardine de l se1·v izio sani t ario e da l mod o com 'è di,;impe· gna.to dipendo l'uteriore esito d e i malati e d e i feriti, il buon funzionamen to d f' l ;;er v izi? n~lle unità. sani t arie ed il recupe ro di molti uom ini ue llu zona stessa d e lle o pe raz10m.


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B I VlSTA DELLA STAM PA H l!lDI CA ITALIANA E S"l'll.ANNEBA

Accanto e al di sopra de lle norme regolamentari, le direttive emanate rlai dirigent.i d el servizio di sgombero devono adattarsi al carattere de lla. guerra e talora all'esigenza del momento. Anche in tale argomento il ten. col. Manganaro, dopo brevi notizie storiche dimostranti il continuo Pf!rfezionamento dei mezzi, consiçlera ed opportunamente commenta le modalità. di 11gombero dal posto di medicazione, a ttrave rso le diverse tmità sanitarie, fino nel territor io nazionale. Il còmpito difficile, s:pecie nelle linee avanzate, dove al pericolo del fuoco nemico, che talora può imporre l'interruzione del servizio, si aggiungano le difficoltR del t.erritorio, la. non sempre sufficienza. dei mezzi. è poi reso pitl a gevole a misura che c i si allont.a.na dalla lin ea. dPI fuoco, per il largo impiego di auto-ambulanze e di altri mf>zzi sussidiari e poi i comodi e capaci treni ospedali ed attrezzati e navi ospedali. In tale servizio capacità. e sagacia di organi direttivi e d esecutivi sono me!!si spesso a. dura prova, non vi sono norme o formo le rigide cui intona N\ la propria condotta: bisogna saper comprender ti le esigenze del momento e provvedere in <'On!!e· guen1.a. e rapidamente. In un ultimo parag rafo viene trattata l'aviazione stt.nitaria,lacui importanza. vien messa in giusti e pi"@Cisi limiti. ' Il servizio igienico profilattico e d il risanamento del campo di battaglia sono con c ura esposti in rapporto al personale, ai mezzi, alla modalità ed alle finalità che si devono proporre ed anche in tale argomento lo spirito critico ed eminentemente pratico <'he informa tutta la trattazione, al disopra di ogni st.erileelucubrazione teorica., fa sì che ch i legge comprende chiaramente quanto con tali mezzi si possA. raggiungere in qutX'>to important.e còmpito del servizi o sanitario in guerra. Chiude il volume un capitolo sulle associazioni d i soccorso delle quali se n ben precisati i còmpiti jn zona. di guerra e in territorio per la Croce Rossa italiana, in rapporto ad incursioni nemiche con aggressivi chimici. Il libro, che si legge con grande utilità per sistematica e c hiarA. esposizione di ogni argomento o con dilett.o per agilità. di stile, c ho compensa e supera le difficoltà e talora l'aridità. d ella materia da t.ratt.are, risponde ad una vera necessità. di specifica cultura degli ufficiali medici e di quanti s'in teressanC\ del servizio sanitario in guerra. Il t rattato pregevole del compianto col. medico VI.LI..ASANTA arrestato al 1928, non rispondeva allo scopo per Ie numerose innovazioni e modifiche portate ne{lli organici e ne l materiale dell'unità. sanitarie da campagna. Era. quindi da tutti sentito vivo il bisogno di un tratt.a.to a.ggiomato di servizio sanitario. A tale l'>isogno con profonda cultura, con solida p repara.zione è venuto incontro il ten. col. medico MA.NOANARO, espon endo con stile elegant.e e sobrio in un volume, in bella veste t ipografica, il servizio sanitario in guerra. Di tanto gli ufficiali m edici tutti gli sono sentitamente e particolarmente grati.

R.

D ' ALESSA."'DRO.

V. Pu:N'rom. - Le po;slbllltà di un'offesa batteriologica In guerra. («Croce Rossa » Rivista sanitaria mensile, febbraio 1935, XIII). Ne~li ambienti militari e scientifici viene da qualche t.empo discussa la possibilità di una. g11erra. batteriologiCA, da. pra.tical1li m ediàhte colture di microbi pa.togeni, con lo scopo di determinare epidemie o pandemie così gravi, da pot.er menomare l'efficienza degli eserciti o paralizzare l'attività d elle popolazioni . E poichè il problema, considerato dai profani di questioni batteriologiche, desta. in es.'li paurose e misteriose apprensioni, favorite daUe fatastiche e talvolta as.<surde, se pure apparentemente document-ate, rive lazioni dj redattori di quotidiani politici, qualunque articolo sull'argomento. redatto da persone competenti, m eri ta di essere cono;;cuto, div·ulgnto, approfondito. Tanto più pregevole e pieno di ut.ili insegnamenti, riesce poi l'articolo, se esso è dovuto ad un ·cultore di batte riologia, qual' è il chiariR<sirno prof. PuN·.rom, che già alcuni anni fa ebbe occa.<:;ione di far una conf~renza s;uU'argomento, e che ora nella R ivista Sanita.r ia O rorA Rossct ha svolto da par suo il problema de lle •< Possibilità di una offesa bat-te rio logica in guerra ' . L 'illustre autore, pt·endendo lo spunto dalle note rivelazioni de llo Steed sulla ri vista ingleseNineteenth. Oenturi del luglio 1934, e dalle confutazioni del prot"essor


JUVlSTA DELLA STAMPA KEDIOA ITALIANA E STRANIERA

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J uRGEN"' sulla. rivista. tedesca. Ga11schutz. und Luft·u schut? de l dice mbre stesso anno, espone le sue convinzioni sull'argomento avendo speciale riguardo alle condizioni di un paese s anit.ariamente molto attrezzato. R possibile, egli dice, riprodurre artificialmente tal une malattie infettive sia a mezzo di mate ria l i patologici, sia con colture di Laboratorio; è, a suo pare re, invece discutibile se una guerm battt>rio· logica possa. raggiungere effett i micidiali, e possa essere effettuata con quella disciplina e s icurezza neceRSarie per operare ai 80li dani de l nemico, giacchè altra cosa è la pos3ibilità di riprodurre artific:.ialrnente dei casi di malattia. altra. cosa è la. po;;o;ibilità di ingenera.re una dilagazione epidemica, la ~ola che potrebbe avere importanza.. Le modalità di trasmissione d ei germi patogeni, siano que lle aeree, siano queiJe attuate a. m ezzo di individui, costituiscono e lemento secondario di fronte ad altri elementi di ordine ambientale e biologico che esplicano il loro gioco nel determinis mo di una epidemia. Né bisogna dimenticare che le misure profilattiche, di cui disponiamo (l'iso· lamento, le disinfezioni, le dis i.nf.?stazioni, le vaccinazioni colle tt.ive, gli accer· tamenti batte riologici), costituiscon o un ostacolo pode rosissimo contro il dila· gare di epidemie di origine artificiale. Il PuNTONI passa poi ad analizzare le varie malattie che potrebbero essere diffuse artificialmente. Ed, eliminando da queste la malaria e le tripanosomiasi pe rchè legate all'ambiente ed alla distribuzione dell'auofelismo e d alle condizioni entomologiche, la tubercolosi , la difterite, la pe rtosse, la meningite, la polmonite, malattie tutte legate a predisposizione, all'età e d a particolari caratteri epidemiologici, si sofferma. a. parlare della peste, del colera, de l t ifo esantematico, della fe bbre gialla, del tifo addominale, de lle febbri ondulanti, de lle dissenterie batteriche descrivendone i mezzi di trasmissione, i caratteri clinici ed epide miologici. Svilupp!~.ndo infine il concetto che l'introduzione nell'organismo dei microbi delle pre dette malattie è ben !ungi dal significare infezione dell'organismo stetoso, conside rando che in ogni caso, se una de lle parti belligerant i riuscisse ad ingenerare artificialmente una pandemia di p este o di tifo esantematico ne lle file nemiche uno spettro minaccioso s i ergerebbe contro gli « un tori » stessi e cioè l'• offesa di ritorno •, t enuto conto che non è stata fatta finora alcuna scoperta di microbi; c he presentino uno specifico carattere di aggressività e contro i quali non esistano né resistenze organiche naturali, né mezzi di difesa artificiale, p erviene alle seguenti conclusioni: l. - che casi singoli, o piccoli focolai, pot rebbe ro con verosiroiglianza. e3sere provocati artificialmente con i microbi di parecchie malattie infettive, ancorchè s ia. da conside rare che l'artificiale int roduzione di microbi nell'organismo non s ia e quivalente all'infezione di esso; ma che tali casi, se non dilaga no, rappre · sentano un danno trascurabile rispetto ad altri mezzi di offesa mode1na e non aggravano sensibilmente le naturali condizioni sanitarie ; 2. - che gli isolamenti, le disinfezioni-dis.i niestazioni, le vaccinazioni collettivo e la sorveglianza s ull'acqua. e sugli alimenti, dè.nno affidamento di poter circoscrivere gli e ventuali casi di malattie artificialmente provocati, con maggior facilità dei casi di malattie n aturali; ' 3. - che la. possibilità di originare artificialmente delle paudemie e di causare ingenti danni nonostante la difesa igienica-sanitaria, d eve essere con· s iderata con molto scetticismo, stante che le pande mie si verificano soltanto se favo rite da condizio ni ambie ntali e biologiche particolari e poco note, che formano il così d etto • genio epidemico n; 4. - che quando il • genio epidemico • esiste o s i crea p er effetto degli s t e nti di gue rra, le pande mie esplodono spontaneamE-nt e, senza. bisogno di provocazione artificinle; 5. - ch e qualora una pandemia d elle rrutlattie note p otesse essere provocata. malgrado buone condizioni gene rali ed a dispetto di tutte le difese igienicosanitarie, sarebbe inevitabile un'« offesa d i rito rno .. sulla parte provocatrice; 6. - che l'eventuale scoperta di virus diffusibilissimi finora ignorat i, tale da c t·ea.re una condizione eccezionale, nel senso di mettere di fronte ad un a.g.sre'i.i!Ore difeso, un aggredito privo di protezione, è del t utto improbabile. 'MAORO 'I<"'E.


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RIVISTA DELLA

STA~1PA

MEDICA ITALIANA E STRANIERA

H.. DEL VEccmo. -

Protezione giuridica delle popolaz:onl eivlll lo guerra (• Corriere Adriatico », 31 gennaio 1935-XIII).

Il 28 gennaio u. s. in Ancona, n ella sala de ll'Unione Provinciale Professionisti ed Artisti, per invito di questa e dell'Istituto Fascista di Cultura e per iniziativa d el Sindacato Chimici d elle Marche, il dott. Roberto Del Vecchio eli quella città. tenne una conferen:r.a. sulla. • protezione giuridica delle popolazioni civili in guerra. •: argomento già da lui a ltra volta trattato, come a suo tempo fu reso noto ai nostri lottori (fase. l 2, 1933 ). Fra la più viva atte nzione delle Autorità presl:'nti e di un pubblico scelto e nume roso l'O. in un breve esordio dichiarò come il suo intento «potrebb e dirsi quollo dul l'igienista. che addita le vie dir·ette a pre\'eiùre od a circoscrivere il male », mnntre sarà s<>rbat.o ad altri « quello d~>l medico che prescrive la cura •· Tale è il còmpito allirlatogli d tl chi gli ha rh-olto il lusinghiero invito, e tale è anche il pens ie ro espresso d n S. E. il gt~norale di divisione Rovere, presidente del Comitato Centrale !nte rministeriale p er la ProtC'zÌUiltl Antiaerea, in una lettera, della quale l'O. diodo lettura ed in cui. prc::;a nozione d1~l primo discorso pubblicato a beneficio della Croce Rossa, l'illustre generale gli ri,·olse plauso e ringraziamenti p er la u cordiale collaborazione». Unanimi mnnifestazioni di con;;enso coronarono la fine del discoil'SO, del quale ci pif.lCe ria.>sume re, corue più particolarmente interessante, Wla parte storica, intosa a dimostmre in rapidi t.ucchi come u le primO:! radici e lo s,·iiuppo de l proble ma c! H } ci intercsstt si confondano con que lli d e l diritto intemazionale "· Dopo aver citato, traducendo li, val'i frammenti del De Officiis di Cicerone, dai quali o.ppar·e come a.l tempo d el grnncle oratore della. R e pubblica si avessero abbastanza chiare idee di quol jU8 gent·i um ch'era nato con le L eggi Fezia.li di Tullo 0 .5tilio e di Anco Marzio. acc•.mnò a. quanti uol volger dei secoli precorsero Alberico Gentili, che fece a,;surgPre, prima. dt>ll'olandese Crozio, il diritto internazionale a. dignità vera di :sciL·nza, par·ticolarmc nte in ciò che concerne le leggi di gucna. « E a voi non ispiaccia - proseguì ro. - C'he, attt:ntmdoci strettamente al t ema nostro. ci sofformiarno ancora un istante per ricordare como il Gentili ne~asse il diritto, anche ndk· guerre di difesa, d'inquinarP li:! acque p erchè oùre i belligeranti re.,tano offe.~i anche gli innocui, come donne e fanciulli ; per ri.cordare come egli nc~us;::e il diritto di ;;en·ir·si, quali arnesi di guerra, di animali che, sfrenatamente coz::a.nrlo. a.zzannando o mordendo. sor~o atti a dilaniare ed ucciden~, 8enza distin::ione tra i nemici combattenti e (Il i ùmocu:i; pe1· ricordare com 'egli procla.· masse che donne e fan.cittlli non possouo esser trattati qtwli {!Uerreggianti. essendovi p er natwra ùwdatti e che anche ·i vecchi, quando TP.fli inetl i alle arm,:, ed 1' pazzi non po88ono essere trattati quali guerreggianti, e cosi pure il prete, etti t p-roibito il guerreggiare, p erchè la guerra si ha solo nella effettiva contesa co11 armi; pe r ricordare infine come debbano, a suo giudizio, venire rispettati i temtpli, i monumenti, i cimiteri e simil i. «Il diritto delle genti, codesto a lbcr·o secolare, nato da. seme romano e nutrito su fertile tona italica. e picena, att.e ndo propizia stagione e tenace volontà <li coltivatori per largire nuovi frutti, più belli e succosi forse di quanti ne largi finora. Accost.iamoci ad esso con serena energia roma.na., con tPnacia picena, con la fede fascista, che gli ostacoli abbatte o travalica t> dalle micidiali paludi fa sorgere la bionda spica per la. nostra gioia, p er la nostra ricchezza, per la. gloria nostra., perchè - il Duce lo ha detto - è questa la guerra che 11oi preferiamo •·

C. L . .Mc. KrNNEY. - Recenti progressi nell'equipaggiamento"aanltario in guerra. («The ?.!ilitary Surgeon • , fase. l, gennaio 1935). L 'A. colonnello modico ne ll'esercito degli Stati Uniti s i occupa in questo suo interessante articolo dei recenti progressi nel materiale sanitario. Sotto l a sua direzione, ne lla caserma di Carlis le, lLU comitato di tecnici ha condotto una lunga serie di esperienze che vanno dal ;::(ltnplicc, ma quanto mai importante, pacche tto di medicazione, alla C'omplota a.ttrC'zzatum sanitaria di un ospedale da ca111po. Nolie prime esporiom:e s i sono ~;t.udiati pi'Oble mi sull'adozione e rifornimento del pat::chi'tto di nw dicazione e della staudanlizzazione del materiale di meJica-


RI VISTA DELLA STAJoi.:PA MEDICA ITALIANA E STRANI E R A

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?.ione per larghe ferite da schegge di granata. a disposizione delle unità ::anitarie della divisione di fanteria, esaminando il probiPma anche dal punto di vista del trasporto, così che il materiale stesso possa. affiuiro st-nza intralci agli o><pcdali do. campo, piccoli e grandi. L'articol ista. riferisce che l 'equipaggiamento sanitario per cavalleria n egli ultimi tre anni è stato modernizza.to e !a più parte degli esperimenti sono stati rivolti su taluni mode lli di barelle approntati fin dal I 9:l2 sotto la direzione del colonnello m e dico L a.rry B. Mc. Afee, e che con un semplice sistema di ap:ganciam onto permettono al momento opportuno di utilizzare camion!" Ford e Chevrolet con facili adattamenti. Queste ambulanze a.ttrozzat.e, sono rispondenti a. quasi tutte le esigenze del t e rreno, eccezione fatta. per que i t erreru dove il trasporto animale non può esser e addirittura. sostituito da quello motorizzato. Alcuni esperimenti in corap:gianti, per quanto si rifer isce all'impiego d e llo ambulanze motorizzate su terreru aequitrinosi e scoscesi, sono stati eseguiti eon ambulanze ~ Cunninga.m » portanti 3 barelle. Questi m ezzi possono sviluppare una. velocità di 30 mi~lia su strada camionabile e 15 miglia su terreno scosceso od acquitrinoso. S i tratta di ambulanza a ruote larghe, del peso di kg. 2750 con un carico di kg. 1400, che per quanto abbiano dato soddisfacenti risultati, non sono completam ento rispondenti alle esigenze di una gueiTa moderna, per cui la. compa~nia costruttrice ne va approntando un tipo nuovo, più legge ro, che non eccederà i kg. 2000. P e r la cavalle ria ò stato inoltre ideato anche un nuovo tipo di ambulanza trainata a cavalli del peso di kg. 400, ~~olto m. 1,60 c irca, facilmente occultabile a.L nemico, così che una pariglia di cavalli possa seguire tma colonna di cavalleria p er diverse settimane. L 'ambulanza. è a ruote pneumaticha e p er 18 mesi è statt\ in espl'riment.o alla l " divisione di cavalleria americnmt. Si sp era eli adottare quest'ultimo tipo per tutta L'arma d ella cavalleria. P er l'equipaggiam€nto sanitario del battaglione, si sono studiati trasporti piti leggeri e meno ingombranti di quelli finora in uso ed alcune prove sono state fatte con l'impiego di un carro d ol peso di kg. 144, con un carico di kg. 248, trainato da mulo. Da.l 1933 fu st,udiato un grandP progetto concernente la modernizzazione del l'ospedale chirurgico mobile da campo, ma solo una unità. da 100 lett.i è stata approvata. È risultato evidente che l'elettrici.tà possa u;~arsi negli ospedali da campo. Sono stati costrniti, ed ora l"perimentati con buoni risultati : a) un generatore di 25 kilovatt., montato su cam ion; b) 2 sterilizzatori gemelli a pression e, con acqua fr e dda e ,calda sterilizzata e d un distillatore; c) una ma<'china radiologica autott:'a..<~portata; cl) tre tipi di macchino per riscaldamenti e lettrici autotrasportati. P er tali tipi di riscaldamento, allorcbè l a temperatura esterna è sotto zero, si sopperisce con stufe supplementari collocate all'esterno e dalle quali l'ari.a calda viene immessa nelle tende. Un nuovo t.ipo di cofano di sanità. ti-asportabile su sella « Philips » è stato t rovato soùdisfaoente tanto p el sen·izio medico che veterinario, assicurando il rifornimento a colonne di truppe a cavallo. Una n u ova barella piegh evole e legger a di alluminio è stata sperimentata, con soddisfazione, dalla l ~' brigata d i cavalleria. I nfine ~Wno !3ta.ti sperLmentati ed app rontati tre laboratori d'analisi da campo. L 'ultima parte dell'articolo del colonnello L. G. Mc. Kinncy si rife risce al tipo d i barella che più risponde ai requisiti voluti. Essa è in duralluminio a canue vuote, pieghevoli, ed elimina tutti i difetti che presentava il vecchio tipo il quale, q uantunque pieghevole come quello ora accettato, era più p esante, m eno pratico e più grande. Ulteriori esperimenti sono stati fu.tt.i per l'adozione di un nuovo gabinetto dent~~tico da campo, per l'illuminazione e lettrica nelle sale operttti\'e e per l'uEo degh 1m pacchi termogeru elettrici, nonch è studi su tal uni attacchi per l'aggancia· men t.o a sospen.<~ione d elle barelle n egli ospedali da campo e sul miglioramento delle barelle a ruote già in uso . A. BonnozZINo.


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C. F. CERRUTl: Alcuni rilievi e ricerche Intorno all'Isolamento ed al slgnlftc:ato del B. coli nell'acqua. ( • Bollettino d e ll'istituto sieroterapico milanese». Volwne XIV, ma.rto 1935-XIII , fase. III). Il c a rdine d e ll'analis i batteriologi ca di un'acqua a scopo igienico profìlattico è rappre.o;;on tato, oggi, dalla ricerca d e l B. co li la cui presenza è da tutti ritenuta come l'indice piò s icuro di contaminazione d a parte di diezioni umane ed animali. Anco ra, però, non è stato raggitmto tm completo accordo BtÙ me todo migliore di rice rca d e l B . coli nè tanto m eno sull'interpretazione d e i risultati otte nuti. I m etodi di ricerche sono numerosi e quasi tutti si basano fondamentalmente sul fa.t.to che tutte le specie e varie tà d e l gruppo coli sono capaci di decomporre il lattosio con produzione di acidi e gas. E sis te , pe rò, tutta una serie di fattori c he possono ostacolare la ricerca n ell'acqua d e i batte ri i a.ppartenent.i al gruppo coli. Note vole influenza ha la composizione c himica d e ll'a cqua da e.'!rul1inar~ potendo il maggiore o minore in contenuto in sali, sostanze <;! rjl:anic he , ecc., rende re un 'acqua non solo piil o m eno a.datt.a alla moltiplicazione ed alla sopravvivenza di d eterminate specie batte riche, ma influire anche sulle proprietà culturali d e l terreno col quale l'acqua sarà semina ta. Grande importam-a, ne i riguardi della ricerca d el B. coli, ha la presenze. dei nitrati ne ll'acqua pe rchè ess i possono ostacolare la formazione di gas dal lattosio d ei t erreni di cultura in cui l'acqua in esame è stata seminata. Ciò sarebbe dovuto secondo Gròtschel, essenzialmente alla presenze. di notevoli quantità di nitrat i che mascherano la fermentazione d e l lattosio utilizzando l'idrogeno che viene man mano svolgendosi, per tra.~formarsi in nmtriti (Na N08 + H 1 = Na N0 2 H 1 0) . L'A. dai risultati di una serie di interessanti ricerche, condotte al riguardo, ha potuto stabilire che una quantità. di nitrati pari a gr. 0,005 di N 1 0 1 per cento (e quivalen te a gr. 0,093 di KN0 3 ) è ancora sufficiente ad impedire la m anife. stazione d e i gas che si producono durante i l processo di fermentazione dellattosio. Altri fattori che possono influire ne lla ricerca d e l B. coli in un'acqua da esaminare sono le Msociazioni batte riche poichè può capitare che due specie batte· riche , che da. sole sono incapac i di fermentare con p roduzione di gas un dete r· minato idrato di carbonio, riunite insieme lo· possono attaccare con formazione di acidi e gas purchè una di esse sia capace di produrre acidi con questo carboi· drato e l'altra, per quanto completamente inattiva con esso, sia capace di produrre gas dal glucos io. Questo fatto, sp e rimentalmente dimost rato da Caste llani e T aylor, e cono· sciuto col nome di • fenomeno di fermentazion e simbiotica • spiegherebbe il man· cato isolame nto d e l B. coli da tubi che pur presentano evidente sviluppo di gas. Molto istruttivi ed interessanti sono i dati raccolti dall'A. nel corso d e lle ricerche fatte per stabilire la frequenza e d il t ipo d e i germi coli- aerogenes eventual· m ente presenti sui semi di cereali. In 142 tubi di brodo lattosato, seminati con grani di frumento, be n 56 presentarono formazione evidente di gas in capo o h. 24, ma soltanto da 7 tubi fu possibile isolare su piast re d i agar tornasolato e la t tosato, colonie viranti appartenenti al g ruppo co li-a.erogenes e più prec isa· mente a l tipo acrogenes. Dalle os:'!ervazioni e dalle ricerche d ell'A. emerge chiaro come i riBttltati d ella prova di orientamen t o, ne lla ricerca d e l B. coli, possono essere infumati da fatti diversi per cui la probabile presenza di ge rmi d e l gruppo coli, demmciata dallo s viluppo di gas e d e ll'acidificazione d el mezzo, d e ve essere sempre confermata. clal s uccessivo isolamento. Non è possibile pe rò st abilire tma formula di t erreno

+

adat to a tut te le qualità d 'acqua. ed occorre. piuttosto, ricorrere per ogni tipo d 'acqua p re.<>Celto, ad un metodo di rice rca d el coli appropriato ad esso tipo flseguendolo sistemat icamente e p a1·alle lamen te al me todo base d e ll'arricchimento p relimina re in brodo lat tosa to. L'A. p assa in rassegna a ncora al t ri fattori di cui bisogno. tener conto quando s i r icerca il B. coli; fattori ra.ppr!"senta t-i d a i fenomeni d1 lisi, dall'azione battel'i· c ida de ll 'acqua , d a ll'influenza de lle 11tagioni.


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L 'A. si occupa. poi dei caratteri distintivi e d e l significato sanitario delJP specie batteriche appartenenti al gruppo coli, di cui i tipi che particolarmente interessano a.i fini del giudizio igienico di un'acqua., sono: Escherichia coli. E sch erich (Sin.: B. Coli commune) e Aerobacter a.erogenes, Kruse (Sin.: B. lac tis aerogencs). Nel m entre il primo tipo predomina n e lle feci de ll' uomo e dPg li animali a. sangue caldo, il secondo è più diffuso n el terreno. La. loro presenza, pe rciò, avrebbe un diverso s ignificato sanit ario, in quanto E. coli riveste il carattere di indice d e lla possibile p resenza di germi patogeni intestinali, m entre A. ae rogenes p er la sua. rarità n e lle d e iezioni d ell'uomo e d egli animali e la sua rel A.tiva. pt·e · senza in terreni ed acque non contaminate, indicherebbe, ne ll' ipotesi più sfavore vole, un inquinamento remoto e p erciò un pericolo Ot'Jllai ridotto . L 9 ricer ch e d e ll'A. intorno alla frequenza. re lativa di coli e di A. ae rogenes n e l mate riale fecale , ne lle acque . n el latte e nei semi di cereali banno confermato la diversa distribuzione di questi due t ipi di germi . Non si può affermare c he essa dipenda !)Sclusivamente dalla differt>nza di origine. forse è da. ricondursi semplicemente a.Ua diversa. resistf'nza d e l coli e d ell'aerogenes all'ambiente esterno, ma si d eve ammettere che e::osa. ha una reale importanza dal punto di vista sanitario. · L 'esclusiva. presenza in un'acqua di A. aerogf'ne!', e. diffe renza di quella di E. coli, rivela una contaminazione, sia pure di origine fecale, di d ata così re mota da. far siouramente escludere l'eventualitÀ de lla sopravvivenza di genni pat.ogeni intestinali che fos ero contempora.·1eamente presenti ne l mate riale contaminant e. Non si può tuttavia basare il giudizio di potabilità di un'acqua sul risultato della sola riceroa di E. coli, né bisogna dimenticare c he in d et.erminate circostanze, la rice rca di altre specie batteriche pure di origine fecale, quali lo s trept. faecalis, e il Cl. we lchii, può prestarsi m eglio a svelare la presenza di pericolose contumina:zioni. D. L. RA7tiON G., DEBRÈ R. o UHRY P. dica.le •, dicembre 1934, n. lO l).

Sulle paralisi difteriche. (« La Presse mé·

Gli AA. si sono proposti di prospettare, in quest.o lavoro, i fatti di acquisì· zione recente in m erito alle paralisi dift-eriche e di m ettere in evidenza sotto quali aspetti si presentino oggi i vari problemi che ad esse si riferiscono. È noto come tali paralisi siano d eterminate, secondo l'opinione d ella maggior parte d egli AA., da.ll'a.z:ione svolta. dalla tossina. difterica, alla. quale però da taluui ricercatori viene attribuita solo una azione patogenetica. parzial.e, in conside razione soprattutto d elle differenze c he si notano tra l'evoluzione d e lle paralisi n elle osservazioni cliniche ed in quelle sperimentali. Dopo un richiamo sintetico alle teorie di Ehrlich sulla costituzione complessa della. tossina difterica, essi riferiscono le esperienze di Ra.mon, le quali dimostrano che , sia. che si inoculi a.ll'a.nima.le la. tossina. dift-erica. pura., o insufficiente mente neutralizzata con antitossina, o modificata con aggiunta di formolo, i fenoi:I\eni che si constatano sono identici, tanto come manifest azioni locali e generali, che come paralis i localizzate o generalizzate. Quello che ha. grande importanza nella. produzione d ei fenomeni tossici è la dose inoculata.. Inoculando una tossina filtrata da. poco basterà. una. quantità Ininim l per provocare la comparsa. d e lle paralisi. le quali però possono manifestarsi in cert,i animali e mancare in altri. E!!istono infatti difieren2.e individuali tra gli animali in esperimento, ~d anche d e lle differenze nel modo di disseminarsi d ella tos.coina.. Se si inietta. una. dose minima di tossina, il t eilsuto n ervow non n e trattiene per !?UO conto che poco o nulla.. Impiegando tma. to•, ina. addizionata di formolo o parzialmente neutralizzata con antitossina, occorrono dosi p "ù alte per provocare le paralisi, le quali però sono più costanti nella loro comparsa.. Gli effetti rliversi, che si ottengono con tossine variantente alt-erat-e, sarebbero in rapporto con una persietenza. più o meno grande di tossicità. conservata. da ogni molec la.. Le par~>Jisi dift-eriche sonodetermina.tedalla. tos'3ina contenut,a in t utte le culture difteriche, le quali possono essere più o meno ricche in tossina; e per lot,ta.re contro le paralisi ste(;se vale solo l'antitossina, purchè arrivi a neutraliz1.are la. tos"'ina prima che avvenga la fissazione di quest'tùtima. sui centri nervosi. Nell'animale, come nell'uomo, dopo un periodo di incuba~ione , sempre relativamente lungo, ma


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che appare più breve ne i casi gravi, si man ifesta. una pa ralisi dei muscoli della regione che è stata la sed e inizia le d e l ma le. l n segui~o la !JS.ralisi si generalizza. e colpisce alcuni gruppi ben ùefmiti ne ll'uomo, e s i diffond" ai q11att.ro arti nelle c~tvie . Le localizzazioni iniziali farebbe ro pensare ad una imbi bizione d e i n ervi perife rici immorsi ne i tes:su ti impregnati di tossina, e lesi da. questa in tm punto d el !oro trag itto troncu la re o d e lla loro origine. N e l coniJ:!Iio, però, la paralis i locale spesso m a nca, mentre è costa.nte ne lla cavia e nel <'ane. Pare che s ia anche necessaria, pe r la produzione d e lla paralis i, rm a part icolare affinità d e l n ervo o de l suo nucleo p-3r la tossina. difterica, come n e l ca,;o dei nervi motori del velo palatino nel l'uomo. Men t re la paralis i locale iniziale sarebbe dovuta. all'impregnazione di un n ervo sensibile a lla to$$int~ le para lisi più tardive, limitate o generalizzate, indiche rebbero la loca.liZ?.azione part.icolare della t ossina, la qualo, per mezzo d e l t orrente circolatorio, raggiungerebbe regioni ben definite d e l sistema n ervoso. N egli animali le lesioni ne rvose sono apprezzabili quindjci giorni dopo l'iniezione d e lla tossina, men t re le lesioni muscolari sono certamente posteriori. Gli AA. s i occupano anche d e lla questione riguardante !e zone d ei centri nervosi nelle quali si fissa la tos~ina; questi.on'l che ancora <>u.c;cita vivo ditattito tra i AOstenitori d e ll'origine centrale e que lli de ll'origine periferica delle paralisi difteri che. Dall'esame d e i preparati sia umani che sperimentah sembrebbe che le minime les ioni midollari constatate dipende~sero da una d egenera:r.ione ~econdaria alle lesioni d ei ne rvi Quanto all'ence fali te, quando si constata una alterazione istologica, essa è essenzia lmente legata ad una VllSOdilatazione , p iù o meno marcata, che arriva talvolta fino alla pro duzione di soffusioni emorragiche. In base alla loro r icerche, gli AA. ritengono che la fi.'l!'azione d ella tossina sui coott·i nervosi d ell'ence fa lo s ia a ncora da dimostrare e che la lesione essenziale, se non unica dE-lle parali~i diJted che s ia una polinevrite dovuta alla fissazione d e l veleno prima sui nerv i d e lla regione malato. e, in secondo luogo, su ce rti nervi ben d efiniti, varia bili secondo le specie animali e cha hanno un'affinitù. e lettiva per il veleno difterico. il quale arri va ad e<>Si, per la via sanguigna. Gli AA. s i occupano quindi d elle quest.ioni che riguardano le complica.n7.e delle paraliRi difte riche o s tudiar10 in particolar modo il pro blema d e lla miocarclite difterica. Chiudono il lavoro affermando che lo studio delle paralis i d.i ftericbe offre ancora t.roppi lati oscuri. P er esplorarli o<·corre a«sociarc al m etodo anatomo-clinico le esperienze sugl i animali. riproducendo in essi una ma lattia del tutto sim ile a quella umana. Que llo che più int-eressa in tali ric-erche è lo s tudio d elle fini alterazioni che si stabiliscono lentamente pe r la penet.razione di quantità relativamente piccole di tossina . PIAZZA. SEINO e Nm:ISHITA. -

Contributo alla conoscenza del quadro morboso dell'Infezione da paratlfo B. (• Gun'idan - Zass i •, n. 261, fobbrn.io 1935).

Allorchè ne ll'agosto 1933 scoppiò improvvisamente tm'epidemia di p a ratifo B nella guarnigione di Chiba (Giappone) i due autori erano incaricati d e l tratta· mento di 23 casi gravi di paratifo e d inoltre di l l ammalati di di:>S<'n teria bacìllare per cui si offrlloro l 'accasione di registra.re d c·g li specia li e lement i di ossen·azione, che sono brevemente qui di seguito ricapitolat i: l o U n pazien te di paratifo soffrì, nello stadio di d ecremento, di frequenti

vollliti per cuj ht costretto ad astenersi dal cibo. Guarì in seguito al tra,ttamento insulina-glucosio. Una q ujnwcina di g iorni d opo la caduta d ella febbre, e al · l' indomani dalla cessazione d el vomito, era da rilevare in lui una ipcrglicemia aliment-are, causata dal tmttament.o col g lucosio. In confronto con gli a ltri casi, egualmf'nte trattati, l 'ipergliccmja era sorpren· dentcmen te alta, ma. ne l cor;;o di 20 giorni ritomò alla norma. Il quadro ematologico si cambiò d el tutto in seguito all'influsso del trattam en to insulina-glucosio. Aumentò tanto il nume ro d ei leucociti che d e i linfocit.i ed i neutrofiii poLinucleat i perd et.tcso i loro granuli tossici. 2. In gone rn.le nel quadro em ntologico non fu os.<>ervata eosinofilia. I granuli tossici comparvero n ella s~:conda settimana d e lla malattia, in periodo febbrile, a llorchè g ià. d imi.nuivAnO i noutrofidi polinuclf'n.ti. Es.<>i scomparh·ano nel periodo di remissione febbrile. I granuli erano g rossi e numerosi, tanto da esser facilmente

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identificati. Anche negli infermi di dissente ria bacillare si trovavano tali granuli ed inoltre negli arnrnalati gravi di dissenteria allo volte comparivano nei neutrofili polinucleati anche i cosiddetti corpuscoli di Dohl. 3. L e sudamine miliari cristailina massivamcnte comp>lrivano al più presto in terza sct.timan~t. estendentisi nella parte anteriore df'l petto sino all'epigastrio, e quanto più chiaramente si manifestavano tanto piìt favorevole era la prognosi. E per tanto, se la ricerca batteriologica dei bacilli de l p~trat ifo. nei casi leggeri spesso fallisce. può tale mnnife.stazione cutanea essere ch1amata in aiuto quale !'egno diagnostico. 4. NeU'urina degli ammalati di disenteria, fu trovata. positiva la diazorea.zione. Al contrario che per gli amala t i di paratifo, non fu osservato alctm gorgoglio nella. regione ileo-cecale dei dissenterici . 5. - Il contenuto in agglutinine del sangue dei dissentor:ici, i quali avevano sofferto di parat.ifo B, non dimostrò alcuna differenza da quello presente nel sangue d egli am.r nalati semplicemente di dissenteria. BuoNOPANE. SHIMAZU. - Rlcen:he comparative su di un ceppo di • B. enterHidls Girtner • e ceppi simili che han 1o provocato una epidemia di cavie. (•Gun'idan-Zassi •, n. 261, febbraio 1935).

In occasione di esami di feci per tifo-paratifo, fu per caso scoperto che un soldato era. portatore di B. di Gartner, senza aver mai sofferto di para.tifo Be senza che avesse dato luogo ad inconvenienti in rapporto ad inquinamento di sostanze alimentari. D'altra part-e. in due anni succes.~ivi ( 1 92~1926) nello ste.bulario dell'Accademia di medicina militare giapponese, dmante le stagioni fredde, erano scoppiate due grandi e pidemie , giudicate da infezione da B. di Gìirtner. Il nume ro d elle cavie colpite fu di 100-200. Nel sangue del cuore degli animali colpiti furono dimostrati numerosi bacmi e se ne ricavarono culture pure. Durante le due epidemie i ceppi isolati furono giudicati molto affini al B. d ello Schottrni.iller, a quello d el tifo dei topi ed al G:trtner. Sierologicamento tuttavia. tali ceppi erano de l tutto identici al Gartner e pertanto la loro sicura. differenzazi one dallo Scott· miiller e dal bacillo del tifo dei topi e ra. in tal riguardo molto semplice. Sebbene questa differenziazione sierologica non si constatasse con le abituali prove di agglu· tinazione , la. identificazione dei tipi esaminati si aveva del tutto chiaramente col p rocesso di satmazione de Castellani. La virulenza del ceppo isolato dagli AA., era. così a lta che 0 ,0005 mg. della. massa batterica per iniezione intraperitoneale, uccise i topi in 7 giorni e le cavie in 2 giorni. N'elle somministrazioni con gli alimenti risultò c he con una dose di 0,002 mg. i topi ammalavano e morivano in 9 giorni, mentre occorreva \ma maggiore quantità di cultma viva per rendere ammalate con esito mortale cavie di media grandezza. La tos.c;ina del ceppo isolato, si è dimostrata molto stabile. B uoNOPANE. F INDLAY G. :M. e CLA&KE L. P . - la pro1uzlole sperime1tale della parotlte epidemica nelle scimmie. (" Brit. Journ. Exp. Pa.th. •· 1934, vol. 15). Gli AA., sono riusciti a riprodurre· nelle scimmie (Mac. rh<'sns), mE>ditmte inoculazione nel canale di Stenone di saliva, filtrata, di un caso umano di pa1·otite epidemica. tmnt,fa.ziono della g:hiandol • parotite con febbre e l(~ucopt•nia. Le ttlte· razioni istologiche nella g hiandola infiammata erano simili a qut'U!:' chP si OR'l<'l'· vano nella malattia dell'uomo. La malattia si può trasmr-ttc re da animale ad animale, sempre per lo. medesimo. via del canale di Stenoml, medianto init>zioni di estratti della glandola parotite di animale infetto. Ne i pa.~.:;aggi in seri<', su 9 scimmie, 7 volte fu ottenuto lo sviluppo ùella caratteristica malattif~; il periodo medio d i incubazione fu d i 8 giorni. Gli estratti erano assolu t.amontc privi di bMtnri e eli qualsiasi for ma di spirochetacee. Il vims si conserva attivo in w1a soluzione di g liceri na al 50 % per almeno c inque settimane; se inoculM.o nulla tunica vnginale delle scimmie vi pro<luce un'orchite non suppw:t\tivt~r,


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Nei topini, nei ratti, nene cavie, anche se inoculati per via endocerebrale, il . virus si mostra inattivo. Questi risultati confermano quelli antecedentemente ottenuti in America da J ohnson e Goodpasture, e dllnno ancora una documentazione sperimentale della filtrabilità del virus della parotite epidemica. REITANO.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE J . r. ROBERTS (dal Labo rato rio di ricerche mediche di Nairobi). - Le zecche del roditori e i loro nidi e la scoperta che Il Rhlplcephalus ~angulneus è Il vettore del « tifo tropicale • nel Kenya. ( • J ournal or Hygiene » vol. 35, 1935). Nella prima parte del lavoro l'A. , tratta delle zecche, che frequentemente si trovano nella colonia inglese del E.enya, e particolarmente nei dintorni di Nairobi, su div€'rsi roditori selvatici, sul grosso best-iame, in nidi sotterranei, nelle baracche. nelle comuni abitazioni tropicali sono stati osservati: R bipicephalus simus, R. pulcheJJus, R . sanguineus, H aemaphysalis leachi, Ambliomma. variegatum. Ogni specio eli zecca ha in genere un suo ospite preferito e anche un suo n ido preferito; in particolari circostanze s i può pe1·ò ritrovare presso altri ospiti. NeJla seconda. parte il Robe rts rifedsce stùle ricerche che han dimostrato come il Rip. sang. sia il vettore del u. Tifo tropicale» nel K enya.. Gli AA., che precedentemente si erano occupati di'Ile s indromi del gruppo "Tifo esan tematico • nell'Africa orientale inglese (Gilks, Anderson, YewE>Il e Oormack, Tonking, Symes) non erano riusciti a trovare un sicuro nesso eziologico ed epidemiologico nei casi di u Tropica.l Typhus ». Le accurate indagini del Robert.<> fatte a Momba.sa, a Nairobi. e a Naivasha, hanno messo in evidenza che, ovunque si erano verificati casi di • Tifo tropicale», il R. sanguineus e ra presente, annidato anche nei si ti più in.'>Ospett.a.ti delle abitazioni, ache in quelle tenute con la massima pulizia; la st;oria de i. malati faceva risaltare come fossero stati in precedenza. punti da. zecche. Sul corpo di taluni pazienti furono ritrovati esemplari di R. sanguineus. La. presenza di tali zecche e ra quasi sempre da. mettersi in relazione con la presenza. di cani, loro ospiti a bi t uali . I periodi dell'anno in cui il R. sanguineus si trova più facilmente nelle abitazioni sono quelli freddi e piovosi, in quanto che la zecca va a rifugia.mi in luoghi relativamente asciutti e caldi per deporre le uova. Le ricerche di laboratorio hanno confermato i dat-i epidemiologici. Cavie maschi, inoculati con tritati di zecche, raccol te nelle a b itazioni, in cui si erano verificati casi di «Tifo tropicale », hanno reagito col tipico quadro mor· boso (febbre, edema scrotale). Nei successivi passaggi in serie le reazioni s i son o mantenute costanti. Le misure profilattiche adottate dall'ispettore sanitario Dick, e che han fatto diminuire notevolmente i. casi di tifo tropicale tra gli impiegati delle ferrovie del K e nya e dell'Uganda, riguardano: la propaganda, con cui si dimostra il p ericolo d i tenere ca ni infestati di zecche, l'accurata e metodica disinfezione delle case con mezzi fisici e chimici (lampada da saldare, impiego dell'acido cianidrico, fatto agire pe r 4 ore, soluzioni disinfettanti saponose per pavimenti e pareti).

L 'epidemiologia del «Tifo tropicale)) nell'Africa. orientale i·nglese si sovrappone quasi esattamlmte a quella della « Febbre bottonosa », oon la quale si può identificare; v'è soltan.to la differenza stagionale, d.ovuta a ragioni climatiche ed ambientali. N el bacino del Nediterraneo i casi di « Febbre bottonosa )) (Febbre di ]farsiglia, F ebbre esantematica mediterranea, F ebbre erruttiva del Oa1·ducci) sono più frequenti nella sta.gim~e estiva. La sintomatologia, qnantunque i dati for-niti dal Roberta siano a.ssai scarsi, è pt·esso a poco uguale a quella d-ella cc F ebbre bottonosa n. Non si ha notizia di ca.si di cc Tifo tropicale)) o ''Febbre ~santematica. da zecche» nelle nostre Colonie dell'Africa onentale. N on è improbabik che qualche caso si sia verificato e che non sia stato diagnosticato ; tuttavù~


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non semb1·a che tale malatt'ia possa es~?ere molto freq·uente, se si pensa. al fatto che i cani, serbatoi ab-ituali del virus, so11o rarissimi in 8oma1ia e rari i1t Eritrea e in Abis.9·i nia. Com·unque è sempre bttona nonna igienica tenere lontano tal' animali da.lle abit.az-. oni , dai baraccamenti e llagli attendam enti, o quanto ·meno curare che siano sempre diligentemente disinfestati e che le zecche tolte siano bnwiate. REITANO,

M. GAt.'D . - Sulla vaccinazione umana contro il tifo esantematico col metodo di G. Blanc. (« Office Iote r. d'Rygiène Pub1ique "• T. X..'\.YII. o. 3; 1935). È noto come una vasta sperimentazione di laboratorio e qualche rilievo fatt.o ne i tentativi di vaccinazim1E' umana, abbiano ormai convinto i più autorevoli stu· diosi del problema della profilassi immunitaria del tifo esantematico della n eces· s ità di impiegare un virus attenuato p er l'uomo sotto la forma di virus vaccino, come quello unicamente ritenuto capace di conferire all'uomo una immtmità. realE> e duratura. Ai vaccini al losti ti con virus uccis i non viene riconosciuta un'azione immuniz· zante costante e durattu·a, quantunque s i ammetta che allo stato attuale il vaccino di V\'eigl, unitame nte al s ie ro di convalescente, rapJ)resenti il m e zzo di provenzione più valido e sictll'amente im1ocuo. Fra i vari tentativi per ottenere un virus esantematico fisso di scarso potere patogeno per l'uomo, sembra che que llo da tempo perseguito da G. Blanc con un ceppo di virus del tifo m=ino (c!"ppo Casablanca) sia stato coronato da successo. Infatti ai risultati favorevoli, ottenuti con una lw1ga e minuziosa sperimf'ntazione sugli animali e con alcuni saggi sull' uomo, dal Blnnc comunicati a più riprese, si Rggiungono i nuovi consensi por·tn.ti dall'A. della presente nota sulla base di una più severa e d estesa sperime ntazione nel campo umano. Il Oaud, rite nendo chr il metodo di vaccinazione del Blanc fosse sufficiente· m ento a punto per pa.«sare dal labon~torio alla pratica, ha vaccinato 723 detenuti d e l penite nziario agricolo de ll'Adir, con il virus vaccino biliato di Blanc allestito dall'Istituto P asteur di Casablanca, procedendo quindi a lla inoculazion e di prova c·on virus puro di tifo murino (T. M. C.) in 15 detenuti presi a caso fra i vaccinati. Senza riportare in dettaglio le condizioni di esperimento attuate dell'A., con dosi varie di virus vaccino e sopra vaccinati una volta sola e rivaccinati, diremo come la sovera prova s perimentale, condotta anche con opportuni controlli dell'attività. del ,rirus inoculato (dementi inocuJat i a scopo pirctot.erapico), abbia dimostrato che la vaccinazione con due iniezioni di virus vaccino biliato di Blanc, alla dose di c.c_ l di una diluizione di l %0 , conferisca una immuinità. assoluta verso il tifo murino classico. L'A., in base l \i risultAti ottAnuti , ritiene di poter affAt'Jl\Are t'!he il procedimento di vaccinazione di Blanc rappresenta un metodo: pratico, per la tecnica facile ed il poco costo; inoffensivo, per l'estrema benignità de lle rt:azioni; effica ce, perchè n elle più severe condizioni d'esperimento ha conferito l'immunità al 100 % dei vaccinati. Pur facendo una riserva nei riguardi di quella che potrà essere la durata d e lla immunjtà cosi conferita, egli non esita a riconoscere che nel m etodo di vac · c ioazione di Blanc possediamo oggi un'arma profilatt ica ve ramen te preziosa che, i n caso di epidemia, ci permette di proteggere efficacemente i l personale ed i medic i. T ale beneficio potrà essere esteso agevolment~ alle colle ttività anche per la grande praticità di applicazione del metodo, dato che con un solo animale (cavia) s i possono preparare 1000 dosi vaccinali. N ANNI.

MEDICINA LEGALE !'. MuHLENS. - Possono accertarsi ancora oggi l postumi di malaria di guerra? ( « Rivista di malariologia », fase. 6 bis, 1934- XIII). L'A., !ungi dall'idea di volere misconoscere un eventuale diritto ad ex combattenti che contrassero forme morbose che possono con cer tezza o con grande verosomiglianza essere dimostrate quali postumi di gul'rra, ritiene che le presunte 6 -

Giornal<l di medicina militaTe.


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I'rALIA~A

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STR A~IERA

recidive t'cl i postumi di ma laria b t' llic a d e bba no giudi car~ i a ttualment.e con nn c ri te rio piuttosto sove ro t>d esatto di acct• rtnm <>nto . A questa conside razion e l' A. è indotto d a l risultato t! i frt>qut> nt i m;sc•r vazio ni clinich e che g li p ermisero di constatare c he sva ria te affezioni ad andam f'n to c r'Onico di <'tiologia dive rsa, sono diagnosticate soven te come postumi di ma la ria e fra l'altro c ita il caso di un p ensionato p er sple no mt>go.lia m a larica s imulata da una c isti rena.le s inistra, e che inoltre nell'ospedale di Amburgo, dura n te g li ul t imi 6- 8 anni non riuscì mai, nemme no 1L'3a.ndo procedimen ti p r·ovocativi, a rc perire d e i parassit i malarici in esami em.atologici. Questa ultima asserzione è in contrnsto con i risultati di alcuni laborato ri che affe rmano di a vere osservati pa rassit.i ma.la ric i anche tlopo 14- 18 anni dalla prima infezione : m entre s i accorda con le conc lusioni d e i medici t ro picaisti ted eschi espos te al Convegno d e l 1929, e c ioè, che in Ge rmanitl. una iniezione malarica contrat ta all'este ro g iw~e genera lmente a gua rig io ne d opo qualche anno e c he l e recidivo do po 5-6 anni sono ecc~:~ziona.li. L'A., a l fine di dirimere questa importa nte questione di interesse scien t ific o ('d infort unistico, rivo lgo invito a lle c lassi m ediche ted esche e s t ranie re di rac<'oglie re osservazioni ifl pro posito (specie accer ta ndo con esami ematolog ic i le sosp t>tte recidive c he insorsero oltre i 6 a.11ni da llu. fi oe d e lla g ue rra) e di comunicarle a l Tropeninstitut di Ambu rgo. DE ALBsSI.

MEDICINA INTERNA

F. PAL. - Sull'lpertrofta conce:~trlca del cuo·e e l'lpertonla tossogena. (« Klinische Wochenscrhift "• 2 g enna io 1935, n. 4). L ' A. affronta in uno studio c ritico condotto essenzia lmente in base a nume rose osserva 7.ioni P'n~om1.li, In. <)11P$<tinne, d e ll' ipl'r t i'O fin. conc(ln t ri cn d e l onorA, qne,.; t in n A

la c ui im.por t!\nza in pa to log ia ;;i dimost r·a sempre più g rande a misura c he l e nos t re cono!'lconzo si amplia no e mcglio s i p r·ecisano od i nostri mez7.i d 'indag ine sulla funzi one cardiaca s i perfezionano. Accenna anzitutto a lle va rie forme d e ll'ipcrt.rofia concentrica. clol cuore . qua li sono rilevate dall'anatomo-pato logo e dal ru.diologo, ipertrofìa. secondaria ad aume ntate resistenze c ircolatorie da. a lteraz ioni lim itate alla sezione vasale a.r teriosa por processi di a rte rioscle r·osi e secondo l'autore più pTecisam onte di inti moscl<'rosi o a lesioni re na li st>condo la clt~ssi ca d ott r ina di Trau be e Conbe im, dottrina non confe rmata poi nè dall'esp~rimento, nè dall'osservazione clinica., la. quale tuttora p erò ha d ei sosteni to ri. Prosp t't.ta q uindi una pa rt,icolare forma. d ' ipe rtrofìa concentrica da ipert.o nia d'origi ne tossica, d et t.a. quindi tossogena, ipe rtonia. intort:>ssant.c co ntem poraneam en te e primitivamente il cuore e tutte le s ingole sezioni vasali: arterie , vene, capilla ri e vas i linfnt ici, cui solo s econdariam ente , e non costante mente , s i a ccompagna no lesioni rena.li. Ricorda di aver cons tatata ta.le ipertonia. tossogena in malattie diverse, di origine tossica, con accessi d el tutto ana loghi e precisamente nell'avvelenamento da piombo, n ell'ecla m psia gravidica e ndla così d etta uromia acuta. In tutte s i nota iper t rofta. concen t rica d el cuore , arterie ipert.oniche , s tre t te, indipendent{'m ente dalla coesistenza di una nefrite , vasi venos i ris tretti, con ipcrtonia. delle pareti, onde in soggetti mag ri, non ed ematos i, le vene sono palpabili co me co rdicelle. La. quantità di sangue circolante , a causa. d ella ristre t tezza d el letto vascolare , è re lat ivamente scarsa. Impor tante è il rilievo c he in questa s indrome m an cano i segni di carico d el cuore, q uindi l' ipertro fia concen t rica che si osserva non è riferibile a.d adattamento d el c uo re , a.d eccitazione d ella sna funzione c inetica, ma alla stimolazione d el tono cardiaco, onde ipe rtonia., c ui segue ipcr t rofia. d el muscolo, e la prima è condizione essenziale d ella sE'conda. Ancora tale ipert.onia è con temporanea e paralle la. s ul cuore e su tut to il s istema. vasale , pe r essa. si ha un'alterazione n ello stato d e i m tL<;coli d egli org ani c ircolatorii sotto l'azione di una tossina eccitante il tono muscohue , onde un'infezione , c he non d à. tale tossina, non causa. ipertonia, neanche se porta ad una o efrito. La quale non è base d ell'ipertonia tossogena, in quanto nume •·oso osservazioni dimostrano l'esistenza di quest ' ultima. senza nota di lesione re nale , anche se talot·a sono s tat.e messe in evide nza ja.linizza.zione d elle arterie


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renali e scle.rosi artt•riolari, anzi t.alnno osservazioni, molto interessanti, hanno m~?sso in evidenza fenomeni mot•bosi r~.>nali, senza però che una vera n t>frite siA. stata dimostrata. L e sostanze tossiche d et-e rminanti lo stato d 'ipertonia cardiovascolaro non sono da identificare con le sostanze da. ritenzione, ad azione irritante , qun.li s i hanno nella glomerulonofrite in conseguenza di insufficienza rcnale. Si tratta evidentemente nell'ipertonia t<>ssogena di sostanze ad azionA angiospastica, le quali giungono nel sangue e scatenano ipertonia cardiovascolare ed ascesa. d ella pressione sanguigna. Certamente per la piò esatta comprensione di questa particolare forma mor· bosa sarebbe di grande imp<>rta.nza una migliore conoscenza d ella tossina che è in causa. Difatt i nell'avvelenamento da piombo noi sappiamo che la sostanza tossica agisce att-accando i nervi p erife1ici, e solo in via di ipotesi si può ammettere c he la tossina di altri tipi abbia lo stesso punto di attacco. E c iò è essenziale, oltre che per l'interpretazione etiopatogenetica d ella. sindrome morbosa., anche per la terapia, in quanto la. precoce diagnos i, prima.' che le lesioni si siano stabilizzate, permette di impiegare un'adatta. terapia., la. quale può p<>rtare alla guarigione. C<>mpito precipuo del trattamento è l'allontanamento o la neutra.Iizza.zione della causa determinante l'iper tonia. Ben si comprende che l' ipe rtensione acuta, ch e talora può osservarsi, con fenomeni cerebrali gravi richied e rà la cura. sintomatica. conispond9nte. n quadro morboso trncciato dal clinico viennese, alla cui conoscenza ha. p<>rtato larghi e pre ziosi contributi, caratte rizzato da ipertonia cardio- vascolare, con iper· trofia. concentrica d~;~l cuore, d eterminato do. una tossina eccitante il tono muscolare cardiaco e degli elementi contrattili d e i vasi, indipendentemente d n. una lesione re na.le, la cui coesistenza può, come è agevolmente comprensibile, solo aggra.' a.re la. s indrome, mentre arricchisce le nostre conoscenze in questo capitolo tuttora oscuro e controverso d ella patologia cardiaca, lascia. d 'altra parte c hiaramente trapelare le d eficienze di una concezione patogenetica. esauriente e le difficoltà di un'esatta. discriminazione nosografica. e quindi diagnostica.. Le une e le altre ci indicano che il problema d eve essere a ncora. allo studio ed aspetta chiarificazione e precisa.zioni da. tùte riori, ben condotf,e ricerche cliniche e sperimentai i.

R. n'ALEssANDRO. E. Sr. J ACQUES -

Il trattamento delle parotltl acute con le Iniezioni endovenoRe di carbone animale. (La Presse Médicale, n. 95, 28 novembre 1934-XIII).

La. pubblicazione d el Jacques ha preso spunto da un articolo sulla tesi del Lar·oohe sul «Trattamento delle parotiti acute» ove l'A. segnalava come tratta mento di scelta l'attivazione abbondante d ella salivazione, la disinfezione boccale come adiuvante ed anche l'aiuto possibile d ei vaecini. Ora il Jacques dice che esiste un trattamento nuovo, le iniezioni endovenose di carbone animale, c he agisce immediatamente in modo benefico senza reazione generale e con la. cessazinone immediata d el dolort>. L'A. pubblica cinque casi da. lui curati con tale metodo, e dalla storia. c linica di ognuno si rile va che la cura. attuata ho. dato d ei risultati veramente sorprendenti I n questi casi d i parotite acuta. trattati col carbone animale per via endovenosa, ~compare per primo il dolore al quale segue s ubito la t emperatura febbrile ed infi{lt> anche lo stato congestivo d ella parotide. I stituendo il trattamento col carbone animale endovena l'infiammazione d e lla parotide è arrestata e si evita l 'evoluzione verso la suppura.zione. Dunque in questi diversi casi di parotiti acuta il carbone si è dimostrato rapi~amente curativo ed ha fatto scomparire il dolore in un p eriodo di te mpo assa1 breve. Da ciò sembrerebbe che il carbone e ndovena esercitasse un effetto particolare, e cioè un effetto sedativo sul dolore. . _D_i q~esto effetto l'A. ne è rimasto sorpreso anch e in casi di prostatiti ed fll:ndidll~lltt acute gonococciche; come pure ugualmente l'ha osservato in 4 casi d1 cole::1stite a cuta, l caso di r eumat ismo articolore acuto, l caso d 'irite reumatica e d jn casi di flebiti.


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Dalla espe rir.mza pfH'>!Oiltile de ll 'A., ai;o;uiLa che il carbone animale endove na è non solo un sedativo rapido dul do lo re nclltl f~mmcolo~i cmn ica a fasi rccidivant i, rn.a. è un c urativo porrnuuente contro questa a fl'eziono così te nace. Il rimedio in 61!1i ltl6 s i ot.tiene in un mudo molto sumplice, pre parando una so.ipl'nSionc al2 ·~~ in acqua dist illata di carboni' a11irnale ; e qui l'A. ci tione a. dire a rù male e non vcgpt.a le. Ta le trattamunto è stato usato in più di 150 casi pmticnndo oltre 300 inie zioni endovenose con risultati molto irH.'OI'il!!gianti e ,:pc•sso ins p erati. Con quest.a. cura non s i o~sc ,·va brivido, uè cefalea, n è choc emoclasico; a..ssolutam(~n te alcun dis turbo; poichè quest.a propantzione colloidale è completamento inoffensi\•a e d indo lore . o c iò al contrario de lle iniezio1ù d'alcool. Facilme nte s i preparano d t> lle fiale da cc. 5 a 10 in modo sollecito e sterilizzate . Una precauzione impor tfU1t.e per il buono impio'go de llo iniezioni è la. se guente : paratfiuare la siringa e l'ago per iropPdi n: che le pai·ticc lle di carbone ostruiscano la siringa.

s. VITALE.

CHIRURGIA GENERALE R. MONOD E DEMI1U.EAU . - Tecnica della lobectomla In un tempo. (• J ournal de chin1rgie •, m a no 1935). Gli AA. e lencano le indicazio ni de lla lob!'ctomia, che fondamentalmente sono le bronchiettasie ri belli, gli usccssi invct.cmti <.Ici polmone, i cancri di esso precoce mente diagnosticati ; quinùi fissano le condizioni indi!<pPnsabili cui d eve ris pondt-r E' tale intervento. Bisogna conoscere la sede csat.ta e la precisa estensione delle lesioni, con l 'aiulo di buone radiografie ; formars i un concetto esatto de lla resistenza del malat-o, in 1·apport.o ap l)Cia.hnenle ftlle condi zion i dell'apparato card i ~vascolare. Import.nn te è la p1·opa,·azione d el pazieme a ll'atto operato rio: essa consiste nel diminuire l'espettorazione abbondante, m·ll 'attenuare o far scomparire la fetiditA. deU'eRpettorato, ucl prat,ica rc broncouspirazioni, e, se possibile, il pneumoto race preoperatorio. Due giorni prima de ll'intervento si somministrino 15 gocce di digitalinu., e si faccia una trasfus ione di 200, 400 grammi di sangue, se trattasi di individuo anemico e debole. Come anestesia generale gli AA. consigliano di ricorrere alla narcosi col protos s ido di àzoto, da som.ministrarsi con un npparecchio d{.simutrico, derivato da. quello di Mac K esson e che permet.te d i rrgolttrc il regime di pressione conveniente e dà la sicurezza assoluta per m ezzo di un t ubo intratrachea.le. Gli AA. descrivono minutamente t utto l 'intervento, ch e si inizia con l'apertura del torace al 7 0 spazio intercostale, aperturn della. pleura senza ledere il polmone sottostante, che deve rimanere accollato alla parete toracica, ingrandimento d ella breccia tora.copleurica, e identificazione del Jobo polmonare o d ei lobi malati. Grandi precauzioni s i richiedono n ella rimozione delle aderenze quasi sempre pre senti. Se queste sono fibrose, t enaci, bisogna rinunciare alla lobectomia, e chiudere subito la breccia aperta nel torace. Quando il lobo malato è giudicato a.<>portabile, nell'isolarlo, è necessario evitare le lesioni del diaframma, le lesioni della pleura dell'altro lato e quelle de ll'esofago in corrispondenza della doccia vertebrale, le lesioni del lobo sano in corrispondenza della scissura. interlobare. . Il momento più difficile dellac lobectomia è rappresentato dalla peduncolizzazione del lobo malato, che sola permette il trattamento razionale, definitivo di esso peduncolo cho rimane. P er ese~re bene questo t empo dell'operazione gli AA. applicano due serranodi dopo aver liberato il lobo, a livello del peduncolo, e ottengono cosi l 'emostasi provvisoria di questo e un ottimo punto di appoggio durante la sezione, che si fa con le forbici curve, e mantenendos i ad una certa distanza dal serranodo pross imale. La sezione vien fa.t.ta in pie no par·enchima polmona.re, a due cm. dal peduncolo ed è seguita subito dnlla sutura de l moncone (procedimento di Bruno), sutura a


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sopraggitto di tutta la zona centrale. Quando è possibile si pratica un secondo sopraggitto, suturando i due bordi d el purPnchima polmonare. Assicuratici della p erfetta chiusura. d el moncone, della sua completa impervietà, si a 'lontanano i serrnnodi e si fa la toilt>tte <.Ie lla pleura. Indi ~i applictl. un drenaggio tubulare al go spazio intercostalt', sull 'ascellare media. Prima di chiudere il torace bisogna ass icurarsi che nulla impedisce la li b<•ra espnnsione del lobo o d ei lobi p Jlmonari l'imasti. Seguto ln chiusum del t.orace, quindi la sutura a sopraggit.to dei muscoli co11 ca.tgut ordinario, e infine Stttura d e lla pelle con crino. Nella medicat.urn è pr<'ieribile adope rare il leucoplas te nl bendaggio, che ostacola i movimenti d e l torace. Negli operati il polso è in genere aum~'ntato di frequenza, ma ritmico, così pw·e il respiro. Nel trattamento postoperatorio, oltre alle cun• ordinarie, è indispensabile applicare al drenaggio un tubo di caoutehouc con all'altra estremità. uno d i vetro d i circa 20 cm., pescante in un rec~ipiente grad uato che contiene un lit.ro di Da.kin. È necessario sorvegliare costantemente e con mol ta attt>nzione il modo di funzionare di questo dispositivo. Nella prima giornata due complicanze possono sopraggiung e re : lo shock operatorio e l'emorragia. T rascorse le prime 24 ore, la. sorveglianza può farsi meno severa. Dopo 20 giorni si può rimuovere il drenaggio, ma per otten e re la guarigione completa, bisogna attendere circa due m esi. · Come complicanze postoperatorie sono da ra.m.ment.are i versamf'nti pleurici circoscritti, le fistole bronchiali, a decorso benigx10, e che guariscono in una quindicina di giorni. Complicanza grave invece è la polmonite postoperatoria del lobo rimasto o d el polmone dell'altro Jato, quasi sempre mortale. Rara è l'emorragia secondaria: se si manifesta richiede un secondo intervento. L'empiema totale, la setticemia pleurica, non si ha più; ed anche raro è l'ascesso cerebrale da embolia. Lo stato del pazieute, a guarigione avvenuta, è da mette11si in rapporto con le indicazioni operatorie: se la malattia era localizzata al lobo asportato, la re8itu.ti? è perfetta. S ALSA NO.

H . FRUOHAUD e M. THnHEtMEa - Tecnica della frenicectomla con ricercl1e del frenico accessorio e del nervo del succlavio. (uJ o urna! de chirurgien, aprile 1935). La causa per cui non sempre la sezione del nervo frenico, a livello del collo, ùà la paralisi completa e d efuùt.iva d el diaframma, ò rappresentata dalla esistenza di anastomosi, contenenti fibre motrici, che il n ervo riceve spesso a:J di sotto ùPlla sezione. cioè il frenico accessorio e il nervo del succlavio. Bisogna dunqu e ricercare con cura ed asportare questi elementi nervosi, nffincbè si raggiunga quel che il tisiologo chiede al chirurgo. Gli AA., premesse alcune inte t·essanti nozioni sulle radici essenziali del n. fre nico (dn.lla 3", 4", 5 11 cervicale ), sulle anas tomosi di esso con il frt'u ico acces· sorio propriame nte d etto (proveniente in g enere dnl 5° n. cervicale, ma t.a!volta dal 40 o dal 3°), e con il n . del succJa,·io (avente origine dalla porzione estrascale nica della V radice cervicale), parlano dei rapporti auatomo-chirurgici di questi n ervi accessori del frenico e d e l tronco stesso del nervo. Essi distinguono rapporti gene rali e rapporti specioli, e parlano di un vero « grilla.ge >> va.<scolare, formato, nella parte bassa dc·l collo, dalle ve ne annesse al tronco delle arterie c ervicale tra,<;versa, scapola.re posteriore, soprascapolare e tiroidee, che, per così dire, sbarrano la via a.l n . fre1ùco in quel tratto. Donde il corollario pratico che bisogna. ricercare il tronco nervoso molto in a.lt.o, in modo da pa->sare al di sopra d ell'omoplatajoidco e d e l "gril lagc » vascolare d escritto. Ricordano poi che il n. fre nico si trova a d ecorrere s ullo scalcno anteriore, ricoperto dalla sua guaina e precisano che il punto di orig ine do! n . del succlavio si trova compreso in uno spazio triangolare, costituito, in dentro, dal bordo esterno dello scalano anteriore, in fuori, dal tronco d e l V cervicale, in bu.o<so dall'omojo!deo e da.i va,-:~i cervicali tra.sversi. La V rndico è dunque il punto di repere tmportante dei rami accessori d el frenico. . ~el riportare in ultimo la tecnica opera.torin. della frC~nicectornia e dell'alcoohzza.zlone d el frenico, gli AA. fissano che l'incisione operatoria ove essoro trasver" le, lunga 3, 4 cm. e tracciata due dita trasve rse al di sopra della cltwicola .


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È importo.nt~ esplo r·a.r e aecumtalllt' nte la faccia anteriore dello l>Caleno p e r riconoscf're il n. frenico e il suo aCN's<>o rio, d econ entP un po' all'esterno di e&So; indi esplorare lu. brt\ncn ventrale d e l V ce n·icule , p Pr la ricerca d el n. d el s ucclavi o , che, riconosciuto , si a :sporta. Solo in qu..:sto momento si incide la guaina. dello sca.leno ante rion· L', r epr•r'tatu i l tron co th·l n. frl.'uico, lo s i i!;ola p er tre o quattro c entimetri In ulti n'lo s i procf'dP a li 'iMp ort a zione o all'alcoolizzazione di esso, a st·conda d·· lle indicazio ni nwdieJJe . L 'a.sportn7.iom' ~i fa con una. piuza ùi K och er, a\'\·olgendo il n ervo progressivamente e lf' ntam(•nt<' attorno od f';;sa., dopo a\'erlo sezionato subito al di sopra. L 'alcoolizzuzione s i fa CO li una s irin~u ri f· mpit,a di alcool a 90°, 85°, e mtmita di finis:<imo 1\g'O introdm·mico, c h e s i introduce n ello spessore d el nervo, in du e o tre punti, avtmùo etlra di n on p••rfnrnrlo. Prima di s uturar<• o chiuòere In ff' rita operatoria e n ecessaTio a ssicurarsi che non s ia rim a-;t.a q ualche altra rnd l(•<· frt•nica accessoria, ad es. que lla che può prove nire dalla bran<'a ventr a le dd VI cervicalE'. A rend ~ rP più c hiar-a l'os pos izioue sono iutt> rcalate, n e l t esto, 19 figure molto dimos tr·11.t i ve .

A.

MANIERI

RADIOLOGIA. C. CnESPELLANl, t en . colonnt-llo medico. - Corlonepltelloma maligno osservato In un militare. Con:<ide razioui roe ntge ndiagnosticbe e roentgenterapiche. (Comunicazioni alla XX riupiont! del Gruppo radiologico toscano - Pi~a. 6 aprilo 1935-Xlii). Un soldt\to di 2 1 anni, che non a\·eva precedenti anamnestici d ' importanza v ··nne ricov era.to alla fin e d el novembr<· dello scorso anno per colica, ritenuta dapprima di origine r e nal e . Ma le indagini cliniche e radiologiche fecero esclude i' e

la calcolosi re nate . Il dolore s i ripresentò saltuariamente con ipertermia p er olt1 e 3 settimane accompagnandosi con lievi segni di v enamento pleurico alla base di d estra.. L a pw1tura esplorativa e bbe esito n egath·o, ma l'esame radiografico mise in evidenza, o ltre ad tma zona d i diminuita traspare nza alla base del campo polmonare di destra, nume rose formazioni compatte intrapolmonari tondeggianti di varia grande zza. L a. reazione di Casoni fu n P.gativa p er la. cisti di echinococco; non eoPinofilia n e l sangue . Si rittlun e trattars i d i n eoplasma, d e l qual•' non si potè comprend e r e la natura fino a quando, manifcstatesi delle iperplasie gla.ndolari liJ1fatiche n e lla sopraclaveare di sinis tra, non s i addh·enn e ad tma biopsia. Questa fece constatare la presenza di Cl'llull' s ineizia li accanto a cellule del Langhans, e lactme vasali conten enti gli elementi del S>l llé,'U O, ma senza rivestimeuto endoteliale. Un att,e nto esam e d e l soggetto ri,·olto a rict>rcare quale fosse la. possibile origine d e l tumore, fece constata n• a carico d t> l test icolo d estro la presenza di due nodi n t>op las tici duri d e l <.lidimo, tmo a l p olo supE>riore, l'altro nella sua parte mediana., m entre l'epididimo l'T'a a ffatto normale . Yeru1e p erciò eseguita l'ernicastra.zione chirurg ica.. L'e:'lame istologico del testicolo d estro a sportato confermò il r eperto d ella biopsia e condusse a lla diagnosi di corion l'pite lioma maligno. Solo allora, ai primj di fe bbraio, s i potè intruprend<> re la roentgenterapia irradiando il collo, l'emitorace destro, I'E> mitorace s inist ro e l 'addome n el quale già si palpavano nodi m etastatici profondi. 1\Ia m e nti'P d a un lato si notò una certa riduzione n e lle masso n eoplastiche alla base d e ll 'cmjtora ce di destra, si vide d all'al.tro produrs i una en ormE' diffus ioni' di noduli m e tastat.ici di nuova formazione n e l rimanente campo p o lmon a.re . D opo 20 applicazioni di roen t genterapia si dove t.t e sosp ende w il trat.tt'unento p erch t'l una cachessia estr ema., con edemi agli arti infe dori p e r trombos i d e lle femora li cond u sse a. m orte il soggetto 1'8 marzo ultimo scor.:·o. L a f!ncossione d egli event.i si è presentata in modo da rendere assai difficile wu1. diag nos i s icura; quando quf'sta. potè C»S<' r e fatta era ormai troppo tardi p e x· sperare in un qualche successo r oont.gf'nt.empico p erchè il soggetto era defedato, le sue soffer enze non gli con sen t iva n o di star e s ul letto roentgenterapico ~e non per· w1 t empo limitato ed appena. s ufnciente p e r p ot ergli somministrare r. 200-250 per volta e tali applicazioni furono limitate p~> r n ecessità.


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L'autopsia dìn1ostrò una enorme diffusione di metashtsi. Lrn1go l'ao rta addo-

minale poi esistev[~ l)n ammasso neopla.stico che faceYa corpo con le vene iliache e la cava as cendente e che stenosava in notevole grado la "tessa aorta. La cava ascendente e le iliache erano trombizzate. Il tumore ebbe rapida diffu11ione sì che ben poco e solo in zone circoseritte fu modificato dalla roentgenterapia. La rarità de l corionepit.elioma e le difficoltà diagnostiche di casi consimili ci rendono irnpos::;ibilitati ad intraprendere in tempo utile w1a terapia roentgen che sia efficace, ed è a.pptmto la rapidità del l 'evoluzione del tumore quella che ci fa ritenere in pratica come radioresistenti d ei tumori, i quali per fatalità di eventi debbono essere poi abbandonati a l loro triste destino.

NEUROPSICHIATRIA A. CAllPANA, primo capitano medico. Sulla slntomatologia pslchlca del tumori cerebrali ( • Riv. di Patologia nerv. e ment. >1, vol. XLV, pag.~87, gennaio 1935-XUI). In ba..;;e all'accurato studio clinico ed anatomo-patologico di numerose osservazioni di tumori cerebrali, l'A. riprende l'interessantissimo a rgomento de l rapporto fra. tumori encefalici e disordini psichici, discutendo le tes i prospettate in proposito dai ricercatori prcccdent.i ed illust rando taluui punti meno noti de l problema. Trattasi di 42 ua~:~i, di ciascuno d ei qua-li viene ::mcuìntamente riferita. la sintomatologia, il decorso e il reperto a.utopsico. Questa casistica comprende 16 tumori d e lla. base, l tumore del corpo calloso, 9 tumori d ei lobi frontnli, 3 dci lobi parieta.li, 3 dei lobi temporali, 2 dei lobi occipitali, 7 del cervelletto e del fusto encefalico, l cisticercosi disseminata in tutto il cervello. Tra i molti rilievi messi in luce dall'A. sono particolarmente interesennti i segueTnti. . . .. . ( d . d' . . utt1 1 tumon m quest10ne a eccez10ne 1 rm so1o - concernente una clBh 6 del piede d ella 3 circonvoluzione frontale sinistra- ch e in vita aveva presentato unicamente manifestazioni epilettiche) si erano accompagnati a disturbi m entali p iil o meno g ravi. La. sintorna.tologia fu esclusivamente psichica. in 8 casi che è conveniente menzionare: una cisti del pavimento de 3° ventricolo, un glioblastoma. d ella. base che si estendeva. sin quasi al polo frontale s in., un tumore della base dien· cefalica immediatamente preipofisario, una cisti della. J a ed una della 2a ciJ·convoluzione frontale sin., una c1sti della. l " circonvoluzione parietale siu., un fibroma della duramadre in corrispondenza. del lobo parietale destro, ed un glioma del lobo occipita.le destro. Delle rimanenti 33 osservazioni - a. sintoma.tologia mista, n ervosa e mentale - in 8 i segni neurops ichici compar vero pressochè contemporaneamente, in 4 e rano preceduti i segni a carico della psiche, ed in 2 erano preceduti . quelli nevrologici. Nella sintoma.tologia mentale prevalsero nettamente due quadri d istinti: il ralle ntamento dci vari processi p siohioi con apatia, torpore, sonnolenza (13 oasi); la confusione mentale a....sociata. a periodi di agitazione psicomotoria (12 casi). Furono osservati anche dei quadri di sindromi psicopatiche tipiche- in molti dei quali, appunto per la tipicità e la prevalenza della sindrome m entale non fu possibile diagnosticare il tumore in v)ta - 6 stati depressivi, 3 sindromi di demenza paralitica, una demenza. senile ed una demenza. precoce. Volendo istituire un confronto fra la sede tumorale e la sintoma.tologia psi chica. delle osservazioni in esame (il che ha una grande importanza, e non solamente dottrinale), appare evidente che neJla maggioranza dci casi (quasi il 60 %l prevalse una. sindrome dì globale indebolimento psichico o di confusione mentale: sindrome che non risulta. legata ad una speciale sede del tumore, ma fa parte del noto corteo caratteristico dei tumori cerebrali in genere, che l'A. attribuisce più all'azione tossica dei neoplasmi che non al fattore ipertensione. Neanche i t.umori dei lobi frontali si distinguerebbero con una particolare sindrome psiclùca da qutJlli aventi altra sede. Dal che si conclude- riportando una frase dell'autore di questo studio obiettivo e sereno - "che la sintoma.tologia. p sichica non può fornire elementi diagnostici attendibili per la localizzazione del tumore». CARLO RlZ7.0.

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CONFERENZE E DIMOSTRlliOit CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DE~Ll ARGOMENTI TRATI ATI (Dai processi verbali pervenuti alla Direzione ge~erale di Sanità milìlare nell'aprile 1935-XIIJ)

CAOLL<\RC. - P rimo capita11o mrdico CARr-o BELLELLI: Febbre e c.L8m.a da fieno . L 'O., ùopo swe1· ptulato dPlla Pziologia e dei vari quadri morbosi sotto cui può pre,;<mttLr,.i la febbrt~ o a_,.rnu da fieno, passa in rassegna le di\'E'rRe teorie iJ1vocato dagli AA., pL•r spirgur e la complcs~a prHogen(•si. L 'O. ritir•n<>. e dimostra, che la teoria anttfilaLtica, a manifestazione paro::~­ si;;tica na.-;ulo (choc anafilattico), m l'glio di qun lunquP a ltra, sr•bb~'nf' non d el tutto , sia più rispondrntc a l modo di evolversi . a,.sai cnra.ttcristico, della malattia. Accenna alla prognosi eli e;;pone iutine dìtJusurnente i nume•·osi recenti metodi terapeutici dt\ adottarsi a st:conrla della particolare forma morboAA.

FIRENZ~;. -

:\{agg io re m~dico GIULIO C10NIN1: L'organizzazione ckl Servizio sanitario in guerra <li posizione e di movimento, con speciale riguardo agli sgomberi.

Maggio re med ico prof. ALFONSO :\[AOLIULO: Su di un caso di retù;olo-sa rconLa. <iella. regione ascellare. L'O. pi'E'SP.nt.a un cstso di t.umorc mn libmo della ''''!liOnP A-"Cf' JIRrP in un milita1·e di atmi 2 1, in cui la grave forma morbosa apparsa inizialmente COil lieve ingoqw g landolare, in brevi~,:;imo tempo, e cioè in poco più d i un m ese, assumeva i caratt e ri di una mQl:lsa irrrgo lare intiltrativa da s imulare per i caratteri clinici una forma infianunatoria acuta a. tipo flemmonoso . All'esame istologico di una biopsia localt~ risultava invece trattarsi di un t Pss uto tumorale invaden te gli strati muscolari con aspetto r eticolo-sarcomatoso_ L 'O., dopo una esposizion e d ell' eYoluzione e decorso d e lla grave forma morbo;::a ed una minuziosa diagnosi diffe renziale, tratta in particolare modo la questione d e lla facili ti\ con cui all'inizio i caratteri anatomo-clinici di tale t ipo di blastoma po!<;;ono dis,:;imulare una for ma adeno-flemmonosa con invM ion e del cellulare che s'infiltri,\ ra.pidamente a.;sumcndo la caratteristica di una cellul ite acuta chè ingloba e ma.<;chera l' ingorf.to gland o lare . Circa la sed(• iniziale de l t umore, l'O. ri t irme qnale punto di part.enza il connettivo d e lle glandole a.<:cellari, mentre tutto il corteo clinico e la ma:::sa Ìllfilnativa rappn'lsont,a un11 diffusione d e l ncplasma, ch e n ei giovani di,·enta più in,·ad ente o piit gnwe d a l lato prognostico. . Data. l'e:=;ten;.;ione e la malignit,iJ. del t umore, esclude ogni probabi"lità di guari g ione, sia con un tentativo chirurgico ch e con la radioterapia. -

Maggiore medico MARIO :\IORELLI: Un caso fli " coriott epitelioma maligno • .

In occasione dr•lla necroscopia viene trnttat.o delle difficoltà diagnostiche e del d ecorso clinico di un caso di tumore primitivo del t{'Sticolo diagnosticato a m ezzo di biopsia e succes!>ivA. orchiectomia, come un corion epitr liorna. maligno. Il settore m ostra la diffusione d e lle mptas tasi ai polmoni che furono quelle ch e prima s i riJ e,·arono clinicaml'nte e racliolo~icamrnte alle ghiandole lomboaortiche, a l fegnto, ricordand o com e esse si d eterminino in questi tumori p er via. venosa ed a pro,·a di ciò dirnost,ra la estE'sa trombosi neoplnsti<:a. de lla cava Ùlf<' riore, mentre il tumore primit.ivo ciP! t·<'Rt icolo e ra r appresentato da un piccolo nodulo che si accompagnava ttd atrolia d e ll'orj:!ano, s icchè e ra stato induttivamente rintracciato e diagnosticato solo dopo il r epe•·to microscopico d e lla biopsia, non


CO~H"EREN7.E

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DIMO STRAZIO~I

CLI~'lCRE

ECC.

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avendo esso gli attributi cornuni del tumor~ ~d in specie l'aumento d i massa dell'organo, ma una diminuzione, talchè poteva apparire piuttosto tm piccolo nodulo t ube r·colare . L'O. espon e le t eo rie circa l'origin.e e la patogenesi di questo tumore proprio d ella donna. Infine al t e rmine dell'esame n ocrosc.,opif'o vit·ne mostrato il reperto microscopico ottenuto dalla biop'S ia e dal t esticolo secondn,riamente aspor tato.

Ltvo&~o. -

Sottotenente m e>dico ANGELO ALRERT!NI: F i.stole mucose e cutanee di origine dentaria.

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Sottotonente m edico GAETANO MANGIONE: FisiopatoLogia delle arteriti.

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Tenente colonnello medico CoJn<El.IO R rzzo: Sen•izio sanita:rio in guerra. Organi direttivi .ed, esecutivi. Loro funzionamento. (ln tr·e conferenze).

NovARA. - Maggiore chimico fa t·macista. P n:·rno ARPINO: L 'oppio, come stupefacente, attraver<JO Le leggi npressive internazionali. L ' O., dopo di avere parlato del contt·abb1mdo scmpr.e v istoso d egli stupefacenti in genere e d e lla diffusione di essi a scopo voluttuar io nelle diverse pat·ti d el mondo, si sofferma sull'oppio considerandolo come il decano d egli stupefacenti. Dopo una breve genesi storica acccmna alla scoperta d e lla morfina, fatta nel 1816 p er opera del Seguin, ed alla diffusione di essa nella. guerra del 1870, specialmente p e t· opera dei m edici militari tedeschi. Viene a considerare in seguito le leggi r epressi ve a-dott.ate dalle diverse nazioni soffPrmandosi su quelle emanate dal Governo Italinno dal 1923 in poi, e termina concludendo che la l otta contro gli st-upefacenti va pii1 che altro considerata come un problema di educa.zione sociale.

PALER:'\!0. - Maggiore medico DO:IfENICO CERNIGLIA: Un caso eli « poUct.rcnia rubra • (m?rbo cl el Jlclqttez) . L'O., dopo aver accennato alla costituzione del sangue normale ed ai tessuti, che n e ll'embrione e n ell'adulto pr·csiedono alla. formazione e al continuo rinnovo degli e le m enti sanguigni. ricorda le moderne importanti indagini eseg uite sul conn ettivo, in rapporto alla funzione emopoietica colle iniezioni in travitali di sostanze coloranti, indagini ch e hanno 90ndotto alla scoperta del tessuto reticolo-endot e liale di Achoff, dotato di molteplici funzioni, tra le quali quella ematopoietica., e aUa scoperta d ella cellula staminale vasale multipotente, capace di evolversi in direzione mieloide, linfat.ica e mooocitica. P arla poscia della differenza, che corre fra le eritrocitosi e le eritremie, e d e lle diver se forme di eritrocitosi , suddividendole in primitive o es.senzinli (tipo Vaqucz, tipo Mosse, tipo Gaisboch) e in secondarie o sintomatiche, che si riscontrano nelle cardiopatie congenite o acquisite, nelle a lterazioni croniche d ell'apparecchio respiratorio e n ella tubetcolosi o cisti di echinococco d ella milza. Espone quindi un caso di policitemia rubra, osservato r ecentemente nl'll'o!<pedale militare di P a le rmo, in un soggl"tto braditrofìeo ed obeso, carat.terizzato da cefalea, sonnolenza, apiressia, cianosi intPnsa alla faccia e alle dita, ectasia delle vene facciali, ecchimosi sottocongiuntivale bulbare destra, dispnea inten sa, sia a riposo che dopo lievi sfor7.i, stasi polmonare con tosse ed espet.torato sanguigno; c uore n ei limiti, con toni normali; polso frequ ente; assenza di tumore di milza, asse nza di alterazioni epatiche; lieve ipert-ensione. L'O. discute ed analizza la sindrome presentata dall 'inft>rmo e, sia p er via diretta. che differenziale, p ervien e alla diagnosi di poliglobulia cianotica primit iva d e l Vaquez o mielosi globale iperplastioa semplice del Ferrat-a, non osta.nte l'assenza d el tumore di milza e il lieve sta.t o ipertensivo, riscontrato nell'infer mo.

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CO:->~·EnE=-ZE

E DIMOSTRAZIONI CLL.'i iCHE

ECC.

Afi'c rma clll' la fJI'Ognosi di ta le affezione è sempre riservata , e quindi tratta d ella t.c rapia, rifercud o ch e . !'<C p er Ja cnra di t.aJe affezion <' possono riuscire utili le sommi.uistrl\;r.ioni di fo rti do:;i di ars('njco , le inalazioni di ossigeno, le iniezioni e ndovenose di Torium X e la cant.a sommiuistr·azione di cloruro di fenilidrazina, tutt.avia J'a us i li o tcn.lp!'ltt ico più <' ffiCtiCC è rapprcst:>ntato dalla irradiazione cou raggi Hoe ntgcn d e l midollo Ùf·Jit· ossa lttnglre .

PERUGIA. -

Capitano rnNlico MICHELE CERNIGLIARO: Efficacia. della va.ccino-

l<lrapicL nell'ulcera venerea.

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Maggiore medico RAn'AELLO PEPF.: L a dipendenza da c.ausa di servizio deiJe feri te, lesioni ed it1jennità nella 7;ratica medico-legale militare e nell' infortu· nistica c1:vae.

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Unità sanitorie mobi/?'tate.

Ro:r.u. - l'rimo capitano medico DoMENICO LoNoo: Sgo·ml>ero dei feriti, dei malati e <U;.i gassati . Me.zzi a di.JJposizione e loro in1tpiego. Criteri e modalità neUo sgombero a seconda delle vari<l fonn.e di malattie e jerif.e.

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E-,,oejalite acuta.

L'O., presenta un ammalato che sette giorni p rima dell'ingresso in ospedale, cominciò a uotare fcbure, cefalea, diplopia; aveva avuto un accesso di ipertonia generalizzato durato qualche minuto, ed a.llucina.rioni. L'esame cliruco face\'a rilevare ; ptosi palpe b1ale sinistra, lie ve paresi del rett.o esterno di sinistra, an isocoria, r 1:1azione pupillare alla luce e all'accomodazione, torpida, ipocinesia del fae· cia.le inferiore destro, transitoria sonnolenza n ei primi giorni di d egenza. La pllD· tura lombare diede esito a Jiquor limpido, a bassa pressione con e;:ami del tutto nf'gativi. La R. W . oltre che nelliquor e ra anche n egativa nel sangue. L'esame delle urine dava presenza di albumina, di emazie, dì cilindri. La pres · s ione arteriosa era 120-75, l'azotemia 0.42. La sieroagglutinazione e l'emocul· tura negative. L 'O., tratta d e lla diagnosi differenziale con le varie forme di meningiti, di tumore, colla pseudouremìa ecla.n1ptica e propf'nde p er una forma di encefalite acuta probabilmente Jetargica. Tratta infine d e H'a.pplicazìone medico-legale militare.

SAVIOUANO. - Magg iore m edico CARLO BRUNO: M eningit.e cerebro- spinaleepi-

demica. L '0., presP-ntando un ammalato g ià ricoverato per meningite cerebro-~pinal e e pidemica, di cui sono r esiduati, come post.umi, un certo grado di rigidità lombare e d w1 modico aumento d e i rifles!.'i rotul ei , ri corda la storia di altri cinque militari curati e guariti, della stessa malattia, la estate scorsa, con il trattamento sierot e rapico specifìco. Solo in tre casi ~>i ebbero postumi: in uno. la paralisi dell'abducente di destra., insorta durante la malattia, e ch e persisteva attenuata, nella convalescenza; negli altri due, rachialgia lombo-sacrale radicolare, in~orta durante la convalescenza e guarita dopo circa a ltri due mesi d i cura. Traccia il quadro eli· nico d ella malattia e iusil'te fl u.lla n ecessità eli una diagnosi precoce per il buon successo t empe utico. -

Primo capitano m edico l\1A..RIO Rossr: Igiene e profilasiJ'i in g-uerra .

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CONYEREXZE E DTMOSTRA'l.JONI CLINICHE EC'C. 'l'RENTO. -

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Primo capitflllo medico GrrSEPPE ì\fA.o.'<ZELLA: La raccolto dell'anam-

nesi n~i gCUJt1·opatici. Uon.-E. - Primo capitano m edico ANTONIO FARAONE: Un caso di « paralisi bulbare prO!Jressiva n .

L 'O. illustra il ca so in un ex militare invalido di guerra, affetto da paralil'i glosso-faringo-labica progressiva. Ne rileva la tipica di Fartria (favella bulbare ) e la jacies bulbari8, con espressione mimica compiuta eH:lusivam(nt c u ella metà Ruperiore d ella faccia. per la libe ra motilità d Pgli oculo-motori e d e l facciale sup~c<· rio re non compreso n ella paralisi; de~cri ve i distut bi di trofu:'mo e di motilità d ella lingua, molle, spugnosa, con avvallamenti e solchi, con difficoltà di protrusione ed intensi tremiti fibrillari. Accenna al substrato anatomo-patolog ico deIl 'affezicne: ab c fìa degenerat iva d ello cellule gangliari d ei nucle i m otori del 12°, 7o, 9 0, ll o, e talora anche d e l 5°. -

Maggiore medico FRANCESCO MASSilllO: idronefrosi.

L 'A. presenta un operaio, che presentava w1a grossa sacca idronefrotica, f'd al quale ha praticata la nefrectomia, avendo rinvenuto atrofia quasi completa d el parenchima renate. Discute le vade teorie sulla etiologia, i sintomi e la diagnosi differen:r.ialt-, trattenendosi sulle indagini praticate e sl>ecialmente sulla cistoscopia, il catf·t( · rismo degli uret.e ri e la pielografia discend ente.

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Ferite del torace e loro trattamento.

L 'O., illustrando un caeo di ferita da pallottola a mitragli!\ al torace, si intratt iene a descrivere le varie ferite d el torace, la loro sintomat ologia e fisio- patologia. Infine parla del t rattamento di tali ferite, in rappo1to alle modern e wdute, d erivate specialmente dall'esperienza della guerra. -

La tubercololl'i deU'apparato genito-urinario.

L '0. presenta un caso di tubercoloei r enalt-, in cui h a eseguito la n efrectcmia,

c presen ta il pezzo anatomico in cui ;;i osse rva. la fonna ulcero-ca ro:eosa , con forxr.a·

zione di cav erne. Ricorda le varie teorie circa la patogenesi della tubercolosi dei vari tra t t i dell'apparecchio urinario e di quello genitale, ne il'ucmo, e n e d escrh·e la r;intomat.ologia, ed i var i esami che occorre praticare per arrivare alla dia g n o~:i sicura. D escrive sp ecialmente la tecnica d ella cistoEcopia. Infine parla della cuta e d et:cri ve la tecnica. dell"a.tto operativo, nefre<•tcmia, che è l'operazio :e di scelta.


NOTIZIE La Sanità Militarè ali'Espoilzione degli Ospedali italiani. Per tniziflt.h·a clt•l Comitato Gl-neral(\ ch o ha pr·ovn•Juto alla organizzazione del TV Con~re><so Intm·w1zi cmul~> degli Osr<·tlo li, ><i ò inaugurata. il 22 corr. ad ore 16, n e l P oliclinico Umlwrto l. h1 J\lo8tra degli O.<rpedali ]t(lliaai con annessa Wla espo· s izione di mM<:r·inli snnitol'i v~~>ri, di fabbricazione nazionale , comprende>nte, in g(>n€'re, tutta la prou uziono ch o ha attinenza con le rr C'CE'~:~Sità a ssistenziali e di nrrodamento t.ecnico-osrwdnlie r·o. La « .Mostra • è :;tatn allestita sotto la intclli~onte <'diligente direttiva del prof. Nicola Sforza C'd ospit.nta nd nuovo gnr.ndo C'difirio tcl:!tè costrutto a sede dell'Is tituto di Rlldio logia Ù<'lla R. Università ed in due E'leganti padiglioni antistanti, innalzati e, lx·n s i può dire, geninlmen te improvviAAti, su disegni del prof. Conti. Mentre n eU'e<lificio princi pale hanno s<'d e le mostre che rievocano iJ glorioso passato ed il fcn·iclo presente d ei ma~iori o più antichi ospedali italiani, n ei padig lioni espon~ono l'L-;tituto Nazionule di Pr,·vide rna Sociale e la Dire zione Generalr di Sanità Militflr'C c he> ha radunato n e ll'nmpia sala quanto può dimostrare l'inint('l'r·otto ovolwrsi d elle n ostre fox·mazioni &mitarie militari territoriali, specie d opo l'nvvento d f'l Govemo Nazionale fasc i ~<to., con grafici, planimct ric. prospettive e fotogmfie , inquadrate fra una Aobria d ecorazione a fa-sci littori, e plastici di alcune fra le più significative costntzioni ospf'daliere militari. Merita fra essi di essere r icordato que llo riproducente iJ nuovissimo ospedale di 1\lilano, costruito cd attrezzato in modo da rispondt•re alle più mode rne esigenze sanitarie, quello d oll'ospodale di Roma e d el Sanatorio ~Iilitare di Anzio. Di particolare int('rcsse, p er la storia retrospcttiva d elle formazioni sanitarie militari. è il pln,;tico riproducente le infermerie baraccato n ella gue rra di Crimea (Balaclava). Eù anco ra di n o t.eYole valore st ori<·o sono due calchi in gesso, di epi· sodi i.storiati sulla colonna di Traiano, uno raffigurante un posto di soccorso ove si apprestano curo ai fori ti e l'altr·o che riproduco la scena di sevizie infiitte da donne n emiche a prigionieri romani, k gat i e ustionati con fac i ardenti. I grafici dimostrl\no lo atti.,.;tà svolte cll\~li ospt•dnli militari sia nel campo assistcnzialf' f' s in in qu01lo laborioso e cliflicil<'. <le lla medicina legale-militaN-. Una granùo Cttrta d ' Italia, dipinta ad acqunr·cllo rappresenta la distribuzione n el territorio d(•gli st.o.bilimcnti militari di l'icoV('ro (ospedali, inferme r·ie , stabi· LimPnt.i bah1<'o-wrmnli occ.). Figurano anche ndln. Mos tra una seri e di dipinti riproducenti le uniformi de>gli ufficiali modi ci dal 1700 ad oggi ed un prezioso cimelio: il "Re.gio Vigliotto • eli S. M. il R e Carlo Alberto col quale viene. noi 1836, costituito l' ospedale milirore eli Cn!llia ri. Infine è ospo><h\ la raccolta completa di qu(l;;to C:iornale che. io un artistiro scaffale , figura con le >iliO 84 annate e con la serio di pubblicazioni scientifiche da esso e di t<'. All'ordiname-nto d <'l nostro p acliglionc ha att0so <'On infaticabile z elo e con encomiabile spirito d'iniziativa il colonnt•llo m edico GINo DELOGU, d e lla. Din'· zione Generalo di l;anità Militartl, la qm~l<' ha nncbe cm·nto, pt>r la circo>otanzfl. la pubblicazione di un <'lq:;nntc opuscolo illrr><tra.to, con n otizie e ragguagli sulla orga.nizznziou(• a><;;;i><t('nziule ospeùalie>ra n e l R. Esercito. La nostra Mostra, rlclla quaiP n c>l prossimo fasl'i<·olo daremo un più ampio t·esoconto con riproduzione di num··rose fotogrof-ie , ò stata visitata con m o lto interesse d a lle C(•ntinRia U.i congressisti convenuti du quarm1ta nazioni e da un folto pnbblico di rnt·clie i, di ing<·gn cri, di dsl.mo inf<•rmicre, di filtmtropi , di st u· denti e d i cittadini d 'ogni das,;e.

Bollettino del Corpo sanitario militare. Ufficiali medici l\ÙGC IORI.

Al b ' rto. c lmmi-;.>ione m 3di ca. p ..:r lo p en sioni di guerra Livorno In d'l.tU 7 m ~r.G) 1113'>-X[[l c:Jlloca.to in a '!pettativa p er infermità tero· p.>ra.nP9 n"J:r p r,,v.•'l i •:1ti da cfm .;e di s ~rvizio, p er mes i dodici. S CALFATX

( f. q .). -


NO'l'IZI!i:

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PltiMI C.-\PITA..'ll.

CACCIATORE DomAnÌ<)O, dir·1•ziom' sanit.l\ miiita re corpo a n nata Alessan· dria. - In data 25 febbraio 1935- XIII, collocato in aspE•ttatin\ p0r infermità te mporanee provenienti da cause di SOJ'\'izio, per mc•si dodici. ZAFFlRO Giova~mi, 24 a~:t. di\·. fant. - 52 art. di\'. fan t . C~PITANT.

PAVONE Giuseppe , o:>pedale militnro Palei1TIO. - L'anzittnità a.'l.'>oluta ne l t(ra· di capitano è portata dal 30 giugno 1925 al 31 marzo 1923. Seguirà nel ruolo il pari grado BAHNABA Leonardo. Dal Bollettino ufficiale, disp. zsa, 26 aprile 1935-XIII . Ufficiali medic i.

COLONNELLI. GROsso Vitto1·io, direttore ospedale militare Gorizia. - In data l 0 aprii P 1935-XIII cessa dalla carica di cui sopra ed è nominato direttore di sanità mili· ta.re corpo armata Udine. T ENENTI COLONNEf..:LI, SORBABA Emilio, distretto Catanzaro, in a spettativa pe r infe1mità.temporanee provenienti da cause di servizio.- In data 20 marzo 1935-XIII è richiamato in servizio effettivo e d estinato ospedale militarE' Cat.anzaro. MAGGIORI. GONZALES Alfredo, distretto R.oma I. - L'aspe ttativa per infe rmità tempo· ranee non provenienti da cause di sof\·izio, dal 9 nove mb1·e 1934- XIII, è commutata in aspettativa Pf'r i1lfe rmità tempora nee provenienti da cause di servizio. D al Bollettino ~~Uìciale., disp. 32 a, 6 maggio 1935- XIII.

Utficic~li medici. PRIMI CAPITANI. SA.."<TORSOLA Dome nico, ospedale militare Bari. - In data 30 marzo 1935 collocato in aspettativa p er infermità t omporanet' non provcnil'nti da cause di ser vizio per mesi dodici. Dal Bollettitw utfi.ci ale, disp. 33a, IO maggio 1935-XIII. Ufficiali medici.

COLONNELLI. P ENNETTI Cesare, ospedale militare Verona. -In data 21 maggio 1935-XIII è collocato in ausiliaria, pex· età, col tra.ttam~>.nto economico previsto dall'ar-

ticolo 9 della legge 8 gennaio 1931-IX. n. 29. PRIMI CAPITANI .

DE HIERON.TMIS Ruggero, distretto Pif a (~<ezione staccata Livorno). - L 'a~<pet­ tativa per infermità temporanee non provenienti da <ause di servizio d a l 14 febbraio 1935-XIII (decre to ministeriale 13 marzo 1935-Xlll), è commutata in aspettativa. per infe rmità temporanee provenienti d~ cause di servizio. TENENTI. .ANDREOTTI Oscar, R. corpo truppe coloniali Tripolitania. - 23 art. div. fant . dal 29 maggio 1935-XIII. Rrcc r Emanuele, R. corpo truppe coloniali C;rcnaica. - Il g <>nio, dal 9 marzo l935·XIII.


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NOTlZJ!E

Ufficiali chimici farmacisti. TENENTI. 1'\ASCÈ Fra.nCP:<Co Paolo, R. corpo ·truppe coloniali Tripolitania. m iHMP CAtanzArO dal 3 ma.ggio 193;)-XfiL Dal Bollettino 1.1-ffìciale, di:<p. 3!8, 17 magg'o 1935-XIII.

Ospedale

Onorificenze. N ella. dcorrenza. del Natale di Roma (21 aprile 1935-XIII), su proposta di S. E. i l Capo d el Gove rno. sono state concesse le seguenti onorificenze neli'Orùine de lla Corona. d'Italia, in con11iderazioni di particolari benemere1~u. U(fu:iale: colonnelli medici: GtuSEPPE GIORDA:-<0, CARLO G ..UOTTfNO; tenenti colonne lli medici NICOLA B RUNI, CARl1.ELO ~1ANGANaRO, NICOLA MAUGJ!UU, CARLO BuoNOPAl'iE; maggiore m edico C&tsTOFARO PERRl:TTI. Cavaliere: maggiori chimici farmacisti: GI0\1 ANNI BRAGGIO, GIOVA..'<NI ZINI, SILVIO GuOLIELMJNETTI, ODERrsro Dr T vLt.IO; m aggiori m edici CESARE SCARPIERI, MARIANO CusANI; primi capitani medici GxovAID<'I GATTI, ETTORE Ar..BERTI, ENNIO P ARISI, GIULIO BELISARIO, RAl-'F AELE SQUILLACIOTI, PRIMO TAPPI, ALBl!:RTO MANIERI , RAFFAELLO P ASSA.LAOQUA, CAIROLI TARQUINI,

GIUSEPPE

PAVO:to."E, CARLO L AURORA.

Titoli di studio. Con d ecre to d!'l )linist~ro d e ii'E:Jucaziono Nazionn,l" d <-1 25 ma.rzo 1935-XIII, il tenente colonn(lllo medico prof. PAOLO RoMllY, direttori} d!'ll'ospeda.le militara titi Cagliari, ha ottonuto la confe rma d efinitiva p er l'abilitazione alla libera doc enza in I giene e Polizia. MeqirA. prrsso le Un i ver~; ità e g li l 'S tituti superiori.

Regolamento di servizio interno delta Scuola di applicazione di Sanità militare Con circola.ro ministe riale (Dire?.ione gene•-ulc di Sanità militare ) n. 340 Giorrnùe militm·e ·u(Jìmale d o! IO mttggio c. a ., dis pe nsa 23, è annunciata la pubblicazione d el Regolamento di servizio int-erno della Scuota di applùxuione di Sanità militare, e di?.ione 1935-XIII. Eo;so deve essete inserto ne ll"e lenco d e lle pubblicazioni militari in vigore per il R. esercit.o a pagina 169, numero categorico 2784, p rezzo lire 2,00. L 'ufficio pubblicazioni militari ne curerà. anche la vendit,a agli enti ed agli ufficiali che ne facciano richiesta. concedendo a questi ult.imi lo sconto del 35 %,sltabilito dalla circolare 98 d e l giornale •militare 1928.

Conferenze universitarie atla Scuo1a di applicazione di Sanità militare.

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Durante il volgente anno accademico, come negli anni pas~t.i, presso la S cuola di applicazione di Sanità. militare a F irenz<', si è svolto, secondo il seguen te programma, un importante ciclo di confe renze cliniche e di scienze mediche, t.enut,e da. insignì direttori di istituti un.iversita.ri. 27 febbraio. - On. prof. F RA...'<CESCO PENTULALU, Ordin'ario della Cattedra. di P atologia Generale della R. Unive rsità di Firenze : Fattori realizzanti lo sviluppo del cancro. 21 marzo. - Prof. PIETRO SrsTo, Ordinario d e lla. Cattedra. di C'linica. Medica. della R. Università di Modena: L a prùogenea-i della iperten&ione 68Benziale.


NOTIZIE 30 marzo. - Prof. ALBERTO PEPERE. Direttore de ii' Tst.ituto di Anatomia Patologica della R. Università di Milano: Per ww claMi(vctzione ttnalomo- cUnica delle cirrosi epatiche. 6 aprile. - Sen. prof. GrusEP.PE SA~ARELLt, Direttore dell'Istituto d'Igie ne della R. Unive rsit.à. di Roma: P cW>genesi elette enteropatie inje1t1:ve. 13 aprile. - Prof. L crmt Toa!tACA, D irettore de lla Clinica Chirurgica della R. Università. di N a p oli: Complicanze polmrmari postr-operat-orie. 17 aprile. - Prof. Pro BASTAI, Ordina rio d ella Cattedra di Patologia Medica della R. Univenlità di Firenze : Origine ed evoluzi-one dell'infiltrato precoce tubercolare. 27 aprile. - Prof. CESARE FauGONI, D irl.l ttore della,Clinica Medica della R. Università. di Roma: Allergia ed artropatie. 6 maggio. - Prof. L ::>RmNZO BARoF:r,LI, Dirett-ore della Clinica Oculistica della R. Università. di Firenze: Sptmti di chi rurgia sociale.

Società Medica Coloniale della LfbiaJ• È stata costittùta in Tripoli una « Società Medica Coloniale della Libia • allo scopo di promuovere lo s tudio della patologia della colonia. con discussioni scianti· fiche, dimostrazioni di casi clinici e confer<'nze. Si è inteso creare un ve ro e proprio centro culturnle di propaganda m edica, il quale, mediant-e la attiva collaborazione di tuttf' le classi dei m edici e dei dottori in zooiatria. e chimica e farmacia. residenti nella Libia, pot-esse tendere alla migliore conoscenza della patolog ia. locale ed allo studio dci problemi ad essa legat.i. Si pubblichet·à un bollettino con i lavori dei soci.

VIII Congresso Internazionale di medicina e farmacia militare. Sua Maestà la Ragina ElisabE'tta, le LL. ~n:L il R e e la. R egina dei Belgi s i sono degnati concedere il loro alto patronato 1\ll'Vlll Congresso internazionale di medicina e farmacia militat-e. Con questo gesto i Sovrani belgi hanno voluto dimostrare quanto s i interessino alle questioni medico- militari, seguendo l'esempio de l magnanimo Re Albe t·t.o che pre.~ iedette personalmente la seduta inaugurale dal l ° Congres;;o organizzato a Bruxelles p er iniziativa della Sanit.à militare be lgi} e continuando la tradizione che fece della R::~g ina Eli;~abet.ta. la figllra s imbolica de lla carità, ne lla grande g uerra. come lo fu Fiorenza. Nightingale ne lla guerra di Cl'imea. Ne l 1935, durante l'esposizione internazionale, il Be lgio può dirsi sia la sede di convegno dell'intellettualità. mondiale, ond'e ra naturale che queste grandi assisi internazionali, succedutesi in crescente successo, con ritmo biennale, a Roma, Parigi, Varsavia, Londra, l'Aia, Madrid, tornassero in questa occasione, dopo quattordici anni, nella stessa capitale ove erano state create. Abbiamo già riportato più volte l'interessante programma dei lavori. Il t e· n ente colonnello medico Giuseppe Ba.•>si, sarà relatoro de l primo tema, affidA.to al Corpo Sanitario militare italiano: Principii di organizzazi one e di funzionamento del servizio sani tario nella guerra di montagna.

l Congresso internazionale della trasfusione del sangue. Nel mese di settembre 1935-XIII sarà. convocato in R oma, ad iniziativa. rlella Associazione Volonta.l'i Italia ni del Sangue, il l 0 Congresso internazionale della tr~f~ione del san~e. a l quale hanno già aderito altissime personalità scientifiche de1 .dive rsi Paesi. Ne i principali St-ati si sono istituiti uffici nazionali di organizzaziOne. Pe r iniorroazionj rivolgersi alla Segreteria del Congrs.<;o in Milano, Via P alerrno, l.


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~OT!ZIE

Costituzione del nucleo di talassoradiobiologia. Il nuel<'o eli Tlt lns!'Or!lrliobio logio. allt- dipt•ndcnz•• del Gruppo Italiano d ella. Società IntPITII\Zionale di Ra.diobio logia eli Venezia si e riunito per la prima volta presso la Stnzione Zoologi<'a di Kapoli. Il prei<idl'nte prof. S. R mnzi ha illustrato ali"As.<:emblea. il compito del Nucleo. D prof. F. P. )fnzza ha PI'O!>pr>ttato i principali pmblemi eli Talassoradiobiologia: Penetmzione delle 1·adiazioni lumùw.~e e cosmicli.e r~elle acque marine. Azione di queste radiazi.oni 8'1tgli organisnti vit•etlli a diverse projond·ità ed in particoLare sulla matut·ilà. ses81.wle e .w/lo wilttppo embrionale. Importanza biologica dei fenomeni di fltwrescenza e dei pigntenti deyli. organismi marini in rapporto alle radiazioni esistent·i alle diverse projomlità. Fosforescenza degli (~11.i1nali marini. Applicazioni degli stess·i problemi all'ambiente lacu.gtre e fluvùtle. Gli intervenut.i lumno lungamente discusso int,orno a questa relazione.

Il Congresso internazionale di neurologia. Come è stato recente mente annwlZiato dal Comitato nazionale italiano (presieduto dal prof. Ottorino Ros.'li), il 2° Congresso internazionale di Neurologia avrà. luogo a Londra dal 29 luglio o.l 2 agosto 1935, nelle aule di quell'Università, sotto la presidenza del Gorùon Holmes. n programma delle sedute scientifiche comprende i seguenti t,emi generali di r elazione: l. Le epilessie. Lo1·o eziologia, pai.Oftenesi e cura. 2. L a (!.8iotogia e la patol.og·i a del Uq·u-ido cerebro-8pinale. 3. Le f'unzioni dei lobi frontali. 4. L'ipotaLanw e la rawresentazione centrale del sistema autonomo. Della. lista provvisoria dei R elatori fanno part~ due studiosi it.a.lianj: il prof. V . M. Buscaino (Catania) che rifel'irà sulla eziologia speciale d ell'epilessia ed il prof. A. D onaggio (.Modena) che parlerà. sulle re lazioni dei lobi frontali col sistema extra-piramidale. Il Congresso terminerà con una Lettura tenuta dal prof. O. Foerster (Eresiavia) in memoria di H . .Jackson di cui ricorre quest'anno il primo centenario della n a.':!cita.

Direttore respomabile: Dott. Lumi fiANCHI, tenen te generale medico Redattore: Dott. prof. VI&onno DE BERNARDINIS, tenente colonnello medico. (7108847) - ROMA, 1935-:\."'U- IST. POLIGR. DELLO STATO- G . C. (COPIE 1668)


RIVISTE 1\'IEDICHE MILITARI ----------0---------ANNALI DI MEDICINA NAVALE E COLONlALE - Direzione centrale de lla sa.nlth militar<' ma· rlt.tlma, Ministero delia Marina., Roma, .Anno XLL Vol. l. lt"o~~. 1- 11, oennttio-/e!Jiw<ti" !Ua:, Xl ti. ola-..no: ORsorvn~loni sul Trlpa.nosoml e propo ~ta di una nuova cln~siflca. - Mltttl : St.udl ;.ulla. faso • R,, del bo.ttorl del gruppo tifo- pamtiO. H i cere bo inununolngichc. - zacatue : Parati· roldl ed ipoftsi. - Marsicll : Rilievi craniomet eloi sugli adenoidoi. - Ruuo : Ricerche sull'azioue battericida di alou.n e sostanze tluorcgccmi. - Pera : Cons iderazi oni su di un caso dl otmoidlto con comollcazlon e orbltarla io ammnlnto di ot,[te media. pun1icnl1\ a cuta. con parca! del taccla.lc. La Tena: rt rat-prootlug dello naYI. - Basile : Hili.,vl di noaogrnfta In t e rritorio abissino. BRASILE: REVISTA DE MEDICINA MILITAR. - Dircetlll'io. do Salido da Guerra. Rua i.\Ion· corvo Fllho 34, ruo de Janotro. Fase. 1, ucmwi()-JIII«r::o 1935. Port.: Sn due casi di Cratture mul t iPlo delhi mandibola trattati col metodo di BobJcr. l'eiuto : Invagina.zlone cronica <Ici c.llginno. - Mlflllliel : Vaccinazione ant.itnbcrcolnre. - Telat lra: U bbriachezzn. patologica . - Da Roza: A prop os ito del tras porLi di sgombero. - oamule: Pro· getto della Convenzione di Mom\co. Bruur : Preparato lniet.tabilo di Iodio o bismuto con lipoldl e >ita.mlne. FRANCIA: ARCHJVES DE MtDECIHE ET PHARMA.CIE MILITAIRES. - Direzione de l servlv.lo di sa nità, 111inistcro della. Guerra, Parigi . F11sc. lV, nprilc, tomo Cll, 1935. rerrùo•c : Sa~lo d l rassegna. generale d(!! la sllliidc- ne~, l! eserciti o sua prollln•st. - Hauen· hrder; St'Udio dJ un c~U~o di Upomatosl s immetrica uon dolorosa, mullJvla, clrco~crittn o meso~o matlca. GIAPPONE: CUN' IDAN-ZASSI. - PublJiicnt.ion<' utlictn.lc del 'Jorpo litmltnrlo doli' Esercito giapponese. Toklo. n. 26 1. tebl>raio t 9:.1:i. lblmtn•: Ricetche comparati,·o !IU un <'.i'llJlO di b. • G11rtne•·• proveniente da un portatol'c sano e su uguali coppi che hanno provocato nnu epidemia ne llo oo.vic. - Kawathlma: Alcuni Atn<ll Rnerlmentalì su lla diAiofezionc con la. funnai<l('ide. - lelno e Nlshltb lta : Coni ributo nllt\ conos<·cnzt~ d el quadro morboso del pnra.tU:o H. - Yamashlta: SuJ Q.undro cmlltologico delle ope raio lmplcp;,.te alla produzione della polvere da sparo e sulle v••riazioni desii elementi dolio Oflno che soprt1VYcn· rcono In esso. - Kasa1111: L'Importanza di va~·i Infusi e decotti conocntratlller la. proronrazionc <11 nnovl m edio!nn li. - Salto: Su di un caso di calcolo vescioa.le che M·cva com<• nucleo una ca urlo· lotta europea. - Millt.lda: La nolo di mu.tcrialì di soccoN~o sanit o.rio dai trasp orti aerei. JUGOSLAVIA : VOJNO SA.NITETSKI CLASNlK. - Rivi~ta trimcstralc di medicina, farmacia " otor lnarla deU'eserciio jugos hvo , edita da lla Virczione del ~01'\' i?.io di Sanità (Ro<lt•ziono od um m.inistrazione: 0SJ>oda ie militare di D('lgra<io) .Y. a. l 'vl. Y , t ù:U. Ralltsnljnltch : n trattamento della J•lourirl· ;.icro tlbrinoka. - Rouwldltch: Untlicl anni di lt>voro n el r op<>rto delle rut>lattic Interne doll'ospcduto mJUtaro J)rlnoil>nlo di l.lolgrndo. Qeorcovltch Contributo al metodi batteriologici Jler In cousta tnzlone <Ie ll a presenza <lei <:olibaoiUI n cJJ'acqun. Dnldnltcll: SuJJe fratt•ll'e o lo lussnzloni dol bncl11o. - Yoakchltch: Ln rcazfnne di tloccu lrur.ionc di Renry nel corso della malaria.. - Ohahovltcll : U n caso di sarcomn. •Jclla lingua - Su un cuao c.lt sarcoma del fegato. - Maxlmow: ProgrcR~< i della rndiologia rolwonarc. - Katchatnltch: D clh1 freq·•en~a tlollo malattie i nfettive nell'ese~·cilo jugo~iavo nel 1932 . SPAGNA: BOLE11N DE FARMACIA MILITAR. - Roda?. i ono c ammini~trazionc : Embajn· rlores , 95 - Madrid. Fase. lH; dicembre 1934 - 145, U007Wio - H6, t c/Jbraio 111!15. ranlo: Vaccinazione o prevenzione cbimlca (Fnsc. lH). - Rtwas Goday : V!1SP<•citlcità nel ri· dnt.tori (Fase. !H) - Presente e a.VYentre dell'Arma oblml cl\ (Fase. H4, 145. 146 cQnti1wo ). - Plwas Goday o Àlwaru CalatayiiCI: Dctcrmlnazioue crnma.to- >olumotricn d()! i<Oifa.ti (Fuse . 144). - santa Cru : Del eH c pH delle fiOinzloni (Fase. 145 e 146). - lanla : Note «n !la glicerina. (Fa~c. H 5 e 146). Aranda ver.rara : La. t!ora batterica n ell o roril.e di guerra (Fase. H6) . STATI U NITi,; THE MILITARY SURCEON. - Arm}' Moc\if·ul :\lu~omn and Librnry, WM b!ns.tton. t 'ol. LXXVI, N . t, ge!\:lwio- N. 2, febbraio- N. :l, •m t r~o - N.~. oprilc 11135. McKinMy: Reol ntl progressi noll <'Q nlpa!ll!'ianvmto sanil•wlo In guerra. (:V. 1). - Grilhllll'l Welurou: Rottura di un ll.ncnris mo. dcll·no•·•" n l. n ''" '"' cava ~n(Jer·iooc (N . t). - Sheppe : Cura <h Jl'a,·velen6mcnto da tenolo con il bkn <Il mctilouc I.V. l) . - Hankwltz: As~icm"azioni coutrCI lo m o· lnttio In O ·rmanla (N. 1). - Goddvd: La forzu d'arro~to dei proictLill (;V. 2). - Whlle: Il nw totlo rapido di Sablu 1•cr la rloe•·cto dci (mcumo(:Occo n<H picooU o~pcda.ll (N. 2). - ~onu: Uno ~Kil tJ.rdo n l passato (.V. 2). - Ovow: Addestramento (Ici m ~<lici della risc rvn ne~la cl inlc•~ )fnyo In Roch,•Ht<. r (N. 2). - Mercer : Esami fisici dci gi<H't>lli <lei Co r110 della Cl unr<lla. Civile (N. 2). - ljamas o Matz: L'assistenza sanitaria del v et erani (1\'. :1). - Coburn, Forreat c Glllosple : Fehb re t.I Coidc nel ' 'tl(l{'fuuti (.V. 3). - Horrocks : La. nri\Lica mcdi<'tl In ll:nm bon ngn (N. 3) . - Roddh : La. ba t taglia del Golfo eli Manila (N. 3). - Tolley : La mi3sln nt del CorJ)o •ani tnri o in 1-<- IDPO di guc rm ( .V. 4). - Mlchle: Il ('urc>o della. Guardia CliVilt• com o è ,· !sto cl'•l!:li i ~p\'ltorl sanitari (.V. 4). - McBrtde : Il compito dt'i modici ci>lll n elle e''e ni ••nzc mi:it.ari uo.ziont•:i (X. 4). - Platt : Il l atto In poi ve ro D< i ~c r·,·i y, i di campagna (N. 4). - Yokovn : U n nuovo appar"ccbio ;l!'r lnlJoratorl di nnali ~l (.V. -l) . TURCHtA: ASKERJ SIHHIYE MECMUASl. - Hlvlsta tri mcst.m le tli Rnnilll militare- dt•li'cscr · cito turco. edita dall'Ispettorato di s a.nltil. (>'tanl!lcria della ~anità mili tt\r 1 , Co.,; to.nLinopoll ) (l•'usc. 1·11135). M. lrtlll : Elcttrocar<liogrnfio., ergometria e s t>iromclr'n: IMo ll l>nlknz ionl nsao<:iot • in cii.

nlt'.a. - Rtl&l Ali: Il ~coso <lolf'ndorni o . - Ekrem lad!: L'e ffe! t n tle i regi me <lcelvrur!\to " "1ft• pioghc sulla. tbo oblrurgica. - Rlra: D 10 m•sl di Mn·, no•·rco prtmiti>l\.- Needott: r,c frl\l t nr<' dcllamnn· dlboln. - Eutt: J loncocfti od il loro valore oliuiuo. - lfdal Recai : J:luflnmma~hHll'" l r•l.!<ll'i x.Jhtan Halit : J,~> cl\lhta dt>i cnpo lll n ogll nomini adulti. - Kemal Osman : Cause c cu•·n <lclln morfino mania. - HJIIII Hann: l mlcrol>i poaso1l'l ifl\'<·n it u uu·unnn <li l!'ll <:rra l 0


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Anno LXXXIII· Fase. VI GIUGNO 1935 - XIII

GIORNALE DI

MEDICINA

·~

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuEllRA.

ROMA

Pubblicazione mensile


SOMMARIO La lallltt Militare all' Eapoalrtone degli oapedall Italiani .

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501

LEZIONI E CONFERENZE: (,o lesion i ocuinl'i dll A.~~o:rcss i\• 1 cbi no icl. Lu tral1 ure i s.,htl e d<' i cnq•i vert<.lbrnii • . . . •

ll11glianettt. l&.eotta. -

catamida. -

ti1H't1. obiru rgicu, dotlu uliti 111ctlil· tlu r ulent<l

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5 17

620 523

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MEMORIE ORIGIIIALia

M•mo. - Sn 1\lo•Juo robhri in f.<•..;~in ••ii po.:o ""to rwl lo ll'htro o~lllnio deii'Atrlo!l. Orlontate. i,'lndioo al<'oolarc (li Ulot'!;'i nei cardiuci . . . . . . . . . . . • . . . . . . . .

Arcutell. -

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527 5H

CASISTICA CLINICA : BacchlaJonl e cm,tcllmncta. - rt PllCnulo f<u·noo spontaneo ne llo affezio ni acuto del polmone. Pag. 560 Panara. - Oon ~iùc mzluni patogouutiubo ~~~ nn casu di u!rlllia ruow r ia oonsi'Otttlva a pa569 rati!o .13 • • . . • • • . . . . • • • . • . • • • • • • • · · · • • • • • • • · • • • · • RIVIITA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA:

Adenoidei. S ul/·, (lr 11Ule import • ltz ' rl'IIC n /ler ' : i,mi iPOfi.•·~rie negli - Cn·~:Lr.t. .. . . . . Cisticercosi gcncralluataln un er militare re3Jce di c1erra. lmportiLnZ~Lato djc )-iegale do l caso . ORI·:~J) ..;I.I~ \:\ l

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Dissenteria. I ·mm>LniN c .,.,,·cin·,zi(lnt contro l a - U •:·rso11 . . , , , , . , . . . . . , , .. , Dlwertìcoli farlngo - esotagei. 'ft'a\.1«"'" "'0 c " n la re~·zi,.ne In uu tempo . - lJILL~:T . . . . . Epidemie [/l di/eSI de/L'eser cito geril~ ,,.,,·o du lle- dtmmle Vl ouerr.t nu:mdla le 19H- HH8. J,U,.'I"I(l . . . , . . • . , • . • , . . • . , . . . . • • . • . . . • • . . . . . • . • , .

Flatola esofago trachcale di orl ~be slfilltlca. - H IZ\' e C'HF-Nt; , • . • . • • • . • . • • • . • . Fratturo ILe! Isolate ch l~se delle apofirl traner.e lombari. - OuAv,,:-;:-;AZ e P~:RP.NN:EO • • . • llilu. Stdl·• CdiiC'I ZÌOit.e <ùi ri•·cl•d/lri dt:i -- :'\mJ.SI: :o:, • . • • • . • , , . , . . • . • . . . • lmmuniiA antitossica. Riccrcllc >mll' - C'i rcn i'a~ione tus~oion et!. ìrHutunizzanLe della tOY· ~I n .- lii!tel'iM

nppli<':>tn 1.ull:l I'O IIe. -

H .l .\lCJN o D JOUJtJcn ·rx;R

. .•• .• . .•.

lnlluensa hr .'ltl~çil•ilitu dd topi ni 11 / virus de/L' - ""' '' w• e d{)U' inlltten:;(A dei suini. Ax nJu .wt-:s, r_,,to•~'"' u S'I lTH . . . •. •• . • . . . . • • . . • . . . . • . . . . lns~llielenza cardiaca. Oonsùfem::iolli tJcncr tli b'Ul/' I_;J,J :n o , . . . . . •. •. • . . . . . • Polmoniti dlpl•cocciche. L•• r<~di"IU!fi•• 11.Cl/e - D 1\' IE>", Hollc:so:.o e 'VHtJ,BY•. . . • . . . . Ricovero protettivo ermetico. Su di wt opp 1r eechio <li vcntilot::ioM ud ossioeno in un U ONJO. ' ' . . ' . ' . . . . . . . • ' . . . • . . ' . ' ' . . ' • ' . . ' .• ' ' . . Rlt!tul nasali Rit·errhf. stllbt ~l'ibdlili/r) ùti - per tt!rione ,fc/lo s/.imow idric~ e del el&ro/or · m.io In .<f (ltti/ Q " li" climinttil·• (·oncentr, zinne (l.cl c lido jone nel

Sertlzio (/ / ) s~nltario nella guerra futura. -

''"'v.J1U· - B ALZANO .

t ; \l'l' L \ , • . • • • . , • . . . . • . . . . . . • 8ifillllcl. Le imlimeioni teruperdit•he tl."lc d •rll't..•"me del LiQaido cc/nw rocl•iàiamo n.cL S~::t. IIW

• .. .. . . . . . • . • •.. , • , . , •. , , ,

Tifo esantematico In u , anda. -

l'h:~:-<t'SS P.\' •.

.. ... . . . . . JIL\:<CA :-11 e D t iGXO:< .

UltrOI- suonl (IIF) e loro azione biologica. lllltamina C (1$UU1). - 1'.\C>XII'.:f. . . . . . . . . . . . . . . . . . .

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI NOTlZIE . . . . . . . . . . . ,

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CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'ab houl\mento è au :1uo e •leoo rre 'tal 1• gennaio al prozzo d l L. S2 (Es tero 44). Por gli u lllo}iall m odici o ohi rn!oi- Cannl•ciqti dol R • .Edorolto, In servizio ed In cougedo, U prezzo dell't•bbouarnento è rl•lotto a '" · 24 ••uticilltl.te. Per i so li urOcial! roe.lioi (d••Lt 'g;orcito o deli a :l(~>ri n l\) , io q •u~lunque posi7.!oue al t rovino, e amrne~<10 un a hbona•nouto ou rnuiath·o ai Gi.ornalt di ,l:Ccd!clr&a .lHUlare eù agli .J:n~~H di Medicina N u TJa le e Oolor•iale nl p rozzo di 1, . 45 nnnue. Il prc-.zo d e l t<n p pic m c nto ormtononte l R troU di rmzittn itd del corpo santt-lrio militare è dJ L. 15, ridotto a L . a por i soli aùùonuLl.

NORME PER l COLLABOR4TORJ. Le opinioni tn nn if<:<tfll.c rltt~ll ant.nr i non impegnano la responsabilità del perlodJoo. Agli o.ut,uri RtlllO oiT••rti gntll itsune nte 60 o~tratti con <)Qportlua atompata. rrootesplzto,lmpagìna,.

tura e numor>tziooo spooialo. <Hl o,;trat Li ricbì(•ijt i in numhrt> m n.ggioro so no addebitati a. prezzo dloosto.

Per diapo;iz ionl ùci Oon•it:dio nn.>:ionnle delle riocrobe a OIMoun lavoro uovo essere unito un breve autorlnssunto (non Più ,u IO r lgbo). Le spe~o por le tavole lltogradcbo, fotograOobo, ooc., obo aooompagnaaaero le pubblicazio ni sono a oartco degli Autori. l manoscritti non s i r oslitu!sco no.


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LA SANITÀ MILITARE ALL'ESPOSIZIONE DEGLI OSPEDALI ITALIANI Come abbiamo già anm~nl'iato nPl prrred(:'nte fascicolo di maggio, la Sa.niìtà Milita1·e ha preso parte, con una proprht 1\Iostra., all'Esposizione <legli ospedali italiani, organizzMa in occasione del IV Congresso interna· ziona,le d<'gli ospedali, tenutosi a Roma dal 19 al 26 maggio. L'Esposizione, inal\g"W'at.a il giorno 22, alla presenza di alte autorità e eli personalità del mondo medic.o roma.no e con la partecipazione delle centinaia di congressisti convenuti da qua.rant:t nazioni, ha trovata adatta sede nel nuovo grandioso edificio del R. I stituto Uoiv<'rsitario di Radio· logia e in due padiglioni improvvisati antistanti, al viale RE' gina 1\Iarghc· rita, nell'ambito del Policlinico Umberto I. Con plastici, gra,fìci, quadri, documenti storici, diagrammi e con altro matcl'iale dimostrativo d'ogni sorta, il Comitato organizzcttore è rit1,scito a. realizzare, con fine senso d'ar te, una rassegna efficacissima delle gloriose tradizioni umanitarie e tecniche degli istituti di ricovero italiani e sopra tutto dell'impuho vivificatore impresso dal Regime a tutte le opere assistenziali, nella nuova civiltà fascista. Il piitlusinghiero successo ha a.rriso a. questa felice iniziativa e, per un mt'Se, uua folla di visitatori ha testimoniato del vivo interesse e dei calorosi consensi da parte dei competenti e degli studiosi dei problen1i ospedalieri, come d'ogni ceto della cittadinanza. Non meno importnnte si è dimostrata l'E sposizione, fatta nei medesimi locali, di materiali sanitari diversi, di fabbric~udone nazionale, attinenti all'arrcda.mento e all'istr\lmentario dci h\oghi di cura, essendosi raggiunta la più confortevole doct1.mentazione dei progre~;si e della perfcttibiliU~ delle nostre industrio in qt\esto vn,s to campo di operosHà, fluo a J>oco te~po innanzi troppo invaso dalla produ,zione straniera. Ora., sulla scorta delle fotografie che riproduciamo in qut>ste pagine, desideriamo offrire ai lettori che non h am1o potuto visitarla, lma parti· colareggiata illustrazione della nostra Sezione·, allogata nel paùiglione a. destm di chi accede a.ll'Istituto Radiologico. Come si vede nella figura 1, sulla parete di prospetto C'amp('ggiano due ritratti in acquerello di S. M. il Re e del D l\CC in dhi ~a di gueiTa. Nel mezzo, u.na grande carta d'ItaUa a colori con la rn.ppr<·Rt>ntazione grafica di tutte le formazioni sanitarie militari, dagli ospcdnli al sanatorio,


Fig. 1. - P \lll(lt.an:o;t: OY.I.t..\ S.\litl'.\ :lfn.n·.\Rt: Al. t.\ )lo·nR.\ ot:or.t <lst•t:nALI (~ngolo t\ destra <loll'il11'Ct·et~,o).

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LA SANITÀ ?tULITA.RE ECO.

505

alle infermerie prc·sidia.rie e speciali, agli stabilim<'nti balneo-termali. Lateralmente una serie di riproduzioni acl acq\\el·cJlo delle divise dc.'gli ufficiaJi del Corpo sanita.rio nelle diverse epocbe. Dopo quella del 1793, rimasta esclusa dal campo fotogra.fico, si scorgono successivamenté le \\lliformi dal 1844, fino al grigio-verde. S<'gue un _b,ltimo q'ua dro della · divisa attuale, anch'esso rimasto fu()ri della figura. Più sotto si iniziano le serie di fotografie dei diversi stabHimenti che inquadrate fra stemmi e fasci littori, si continuano s ulle altre pan·t i mettendo in mostra gli aspetti più importanti e significativi d('gli edifici, de~li interni dei reparti, dei gabinetti d ' analisi, dei pii1 diversi impianti, delle cucine, servizi ecc. In basso, sotto la ca.rta d'Italia, si scorg·ono due calchi in gesso di altorilievi della colonna Traiana. In quello a destra è riprodotta la scena di un posto di soccorso, ove un medico lascia l'arto inferiore, destro di un ferito, mentre lW altro ferito, amorevolm('nte sorr~>tt o , att('nde il suo turno; sullo sfondo maschie figure di legionari. Nell 'altro calco si osservano donne della Dacia che sottopongono prigionieri romani a torture con fa ci ardenti. Vel"So destra, in un arth;tico mobile, la mceolta complPta del nostro Giorna.le, dal primo fascicolo dt' ll.itnno 1851 fino agli ultimi numeri, insieme con le pubblicazioni Hdite dallo ste!lso periodico. In primo piano, nel m ezzo, un plastico panoramico d(>ll"ospedale di Milano e la.teraltnente, a sinistra , la lavanderia. c a destra t\n padiglione dello stei\So o.s pedale. La figtua 2 rip1·odn.<'e la fot.ografia della pàrete di sinil:;tra. In primo piano, a sinistra., si vede di scorcio parte di un gra.nde plastico, in custodia di vetro, del Sanatorio di Anzio; a d<'stra ricompaiono particolari dei pla,· stici dell'ospl•dale di Milano. Nella parte mediana della parete, continua la serie delle fotografie . .A. sinistra il plast ico dell'ospedale da campo di Bataclava n ella guerra d i Crimea, che vedremo con maggiore evidenza in una su ccessiva fotografia. In a.Ito cinque grafici. Quello centrale, a canne d'organo, dimostra il movimento dei ricoverati nelle diviO'rse unit,à r-anitarie durante il 1934, con la, indicazione d ei degenti in ciascuno stabilimento, di quelli accolt i in repart i di accertamenti), dei mQrti, delle g iornate di degenza e d-ella forza. media. g iornaliE-ra. Dei clt1e grafici di sinistra , il su,pc· riore dà conto delle rassegne effettuate dal 1921 in poi e l"inf.criore, del lavoro compiuto per cinque anni, fino al 1934, dalle Commi':i~ioni mediche ospedaliere, con u.n rapido inerem('nto , sì da, t'ssere quasi raddo-ppiato fra gli estremi di ta.le limite di tempo. n grafico di destra dimostrlli le molte· plici attività del funzionamento di un or-pedale militare : dal ce-rc-hio centrale della direzione, dira.mano a. raggera. le indicazioni dl'i singoli reparti, uffi(:i, servizi tecnici, amministrativi, medico- legali ecc. La pare t e di dest.ra è ritra,tta nt·Ua figura, 3. In b a:o;so, pal'ti di pla.stici già des cr·itti. e più in alto, aneora la serit• dell<' fotogra!iC' . Il primo grafico a sinistra rigua rda lo sta.to sanitario delle trupJ>€: coloniali n!'gli


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LA S.\~IT-~ .!.(lLI'rAHE ECC.

anni 1933-3!, con la indicaziour degli ospccla.lizzati, dei trasferiti in ospedali territoria,Ji, ù t"gli eliminati , dE>i morti. In mezzo, la. prospE>ttiva del progettato nuovo reparto per t.ubercolotici polmonari nel Sanat01·io di Anzio. A. desh·a un grafico dimostrante la. progr<>;;;;iva. diminuzione della tubercolosi ncll'E :wrcito, dal 1921 al 19:32. L 'angolo a d(•stm dell'ingreiiSO del padiglione (figura 4) accoglie un plastico dt•ll'ospE>dale militare di Roma. Nella zona delle fotogrn.fie, a. dest-ra, si scorge un documento di particolare intere~;se stoTico: il R.~Viglietto col quale. Re Carlo Alberto , D(ll 1836, cost itniv~1 l'ospedale di Cagliari. In alto la prospetti\a c la planim<.'tria del nuovo ospedale di Bari che è già in fase ~tvanzata nella. sua costruzione. Infine, nell 'angolo di sin istra (figura 5) si a.mmi ra il plastico degli ospedali b:uaccH.t i presso Bataclava. (Crimea), dell'eroico E>sercito piemontese clte come si coprì di gloria in quelle lontane regioni, a.Ua Cernaia, così d ette prova della migliore organizza.zione sanitaria. fra i contingenti alleati. In alto a ~.;ini st ra., la picmht e una veduta prospettiea, d el p rogetto del nuovo ospedale d i Alessanclria-. Nella occasione d ella ·Mostr a, la Dit·ezione genera.)(' di Sanità militare ha dato alle stampe un nitido opuscolo illustrato di circa 80 pagine, Gli stab'ilimenti sanitari m,ilU<,ri in Ital·ia, distribuito alle maggiori aut orità militari, a.Ile il.irezioni di sa.uità e dei nostri istitl\ti, a i congressisti, alla. stampa medica, e politica e alle p(•rsonalità che hanno Yi::<itato l'ESJ)OSizione. Qu<•sta elegrm.te e u.t.ile pubblicazionE> che ha a;vut.o le migliori accoglienze, è stata redatta. cla.l colonnello medico d ella stessa Direzione, Gino Delogn, organizzatore zelante e ·fattivo della, nostra, Mostra.. Dopo cenni storici introduttivi, ove s i rica.pitolauo brewmente le ncende d ei nostri .c;tabilimPnti tino <~gl'incalzanti progressi dell'Era. Fal:lcist,a,segu.ono capitoli dPdicati alla costituzione e all'ordinamento dt>gli ospedali, delle infermerie eli presidio, del Ca.m-po sanatoriale climatico , dei convalescenziari, d egli stabilimenti balneo-termali e colonie marine, delle infermerie di corpo e sìtle di profilassi ant.ice1tica, delle infennerie speciali e dell'Istituto chimico-f:~mnaceut.ico. Succe~;s ivamen te è data lma breve descrizioo(~ di cia.Rclmo dei nostri stabilinwnt-i ed infine in una apposita a.ppendice sono riprodotte le tabelle dieteticht• , l'elenco delle malattie da curarsi nelle inf{•rmerie eli corpo, la classificazione delle opere delle biiblioteche. Diamo ai nostri lettori snggi delle illustrazioni, fra. quelle pii1 note,-oli, atte a din10st1·are la bellezza e il va.lore monu,mcn tale di ~\.lcuni \ecchi istit.uti, h~ imponentn mole dPi nuoYi ~tn,ib ilime n ti costntiti secondo le pii1 moderne nonne dt•lht edilizia. sa.nitaria e la. propri<•tà> degli a.rredamenti tecnicose i~·utit1ei e d<•gli impianti igienici.


Fig. 6. - J'ADIO t.I OXF. Dl!l.t..\ SM<JTÀ ) {UJTAJ\E AI.LA ){OS TRA DEGLI OSPEDALI (~ngolo a &folslrlldCIJ'Iogreaso),


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L E z' l ·o N. l . E C O N F E R E N z· E

OSPEDALE .M ILITARE DJ TORINO

LE LESIONI OCULARI DA AfifiRESSIVI . CHIMICI Conf-eren~a. del prof. Luigi Gugllanettl, <lir<Jttortl · della Clinica ocuUstica. d ella. R . Università. di Torino, raccolta. dall'assistente militare Uao TESTA tenente medico incaricato del gra.do di capitano

L o stuàio deUç lesioni oculari da aggressivi chimici assu;me imp()rianza non lieve perchè alcuni prodotti mirano specialmente ~ledere l'Mgarw deUa vista fì'n dal primo momento d'uso. Gli aggressi1-vi chimici prO'Vocano lesioni all'apparato visivo per contatto diretto e per intossicazione. Parlando delle alterazioni da contatto diretto occorre anzitutto accennare ai gas lagriroogeni. Questi gas fur(}nQ i primi impiegati in guerra per opera dei tedeschi nel 1914. Trattasi sopratutto di prodotti appartenenti alla serie dei derivati del benzolo e cioè il bromuro ed il clln'wro di benzile, il bromociam~ro di ben~ile, il bromuro, il clln'uro di xilene, l'acroleina, la papite Mi Francesi. I composti contenenti iodo hanno un'azione lagrimogena più intensa. La rapidità deUa lln'O azione è in rappo-rto sopratutto alla velocità di scomposizione della sostanza. Cosi alcuni prodotti hanno azio-ne· immediata con un massimo di intensità, alt-ri invece hanrw lenta azione progr.essi·va, con un breve periodo di latenza. n bromuro di benzile, è 1~ dei gas lagrimogeni più potenti; ·di esso bastano .tre milligrammi in ùn metro cubo di aria per determina-re..motevoli effetti lagrimogeni persistenti. Questi gas provodano nell'occhio ~·· senso di punttwa che ·obbliga alla chiusura delle palpebre (blefarospasmo)" !fon Corutecutiva abbondante secrezione di lagrime, SÌCChè il colpito, per q~cfi,e tempo, a causa della ostinata fotofobia, rimane vmpossibilitato a qtuùsiasi azio-ne. · Ecqo le concenU"azioni. comparative di aletmi composti chimici espressi in gr. perm. 3 d' aria, suffìcien_ti a provocwre lacri1nazio-ne (.lit~tig) : bro-mocianuro di b6tr!-zile: 0,0003; clln'oacetofetume: 0,0003; brotnometiletilchetone: 0,0011; bro-moaçeto-ne: 0,0015; bromuro di xih1e: 0,0018; bromuro di benzile: 0,004; cloroacetone: _0,018; cwropicr-ina: 0,019. . Oltre alla lagrimazione e la fotofobi.a, qtMst(gas determinano una m.odi; ca iperemf,a. deUa c~gitt·ntiva bulban-e e dei fln'nici ed una lieve tum~fazione ed arro.ssamento dei bln'di liberi. Di regola i sintomi oculari ·hanno br.eve durata che non va olU"e 1tna giornfita. Q1~lche volta però fu ·rwtato, in tem,po ulterim'e,là compan-sa di una congiuntivite a ftipo ·cronico che può dttrare.qualche mese. Eoaezionali sono le lesioni ben manifeste e durat1we della·cln'·nea. ·Tuttavia è probabile la compan-sa, nei p·r imi tempi d.el trauma chimico, di fugaci alterazioni dell'epitelio cln'neale simili a quelle che si osservano presso gli 2 -

Gio!'n'rù dì medtcinll militare.


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LE LESIONI OCULARI ECO.

operai delle inàust'l'ie nelle cherat<HJongiuntiviti da idrrogeno solforato, da 8olfuro di ccwboniQ e da altri gas e nelle ojtalrnie elettrich~; per arione dei raggi ulttravioletti. Ad ogni modo pochi8simi, sono i casi conosciuti di gravi alterazioni corneali petsi8tenti. Il B ellav-ia st1uJiò sp1wimentalmente sui conigli e sulle cavie l'azione del brontacetone, del bronHvro e i.od1vro di benzile, e ftrovò che il bronwcetone e•ra il più energico, ed a di8tanza di tempo si manifesto;rono alterazioni corneali che nei casi leggeri s-i limitarono ad una cheratite sup6'T"{ùyiale, e nei casi g-ra·~ri invece si otte?M-t'ano processi ulcerativ-i fitw a giungere alla perforazione della membrana. L 'azione dei gas lagrimogeni è di regola te·mporanea e lieve, e oiò spiega perchè i gas Jni·ramente lagrimogeni se ftwono i primi ad essere usati ft,rono anche i primi ad essere abbandonati e si diede la preferenza ad altri

gas, che all'a.zion.e Zag1·imogena associavano a1whe quella Mfi,ssiante o vescicatoria, come la cl01·opwrina ed i chetoni bromati. I gas ad azione vescicatoria provocano -nell'occhio, per az·ione diretta ta, alte'razioni più gravi dei gas lacrimogeni, e tra essi il gas bellico che durante l'ultima gt~terra causò le più frequenti lesioni oculari fu la così detta « ipr-ite ,, (solfoclo·ru.ro di etilene). I casi apparvero per la prima volta sulla ·nostra fronte la notte dal 23 al 24 novembre 1917, presso le ftruppe combattenti nella zona dell'Altipiano di Asiago. Gli effetti dell'iprite non erano immediati, esordivavo dopo un per-iodo di incubazione che variava da 2 a 12 ore, con brtwiore intenso agli occhi, lagrimazione abbondante e fotofobia, p·rorito e b-moiore alla ett.te delle parti del corpo non protette dagli indu·menti, senso di soffocazi.one, senso di nausea, dolori intestinali. Nei casi leggeri la reazione octtlare consisteva in un eritema della cute palpebrale con edema poco it~t.enso ed in una iperemia della c<mgiuntiva, che era per lo più limitata ttella zona corrispon;dente all'apertura della rima palpebrale. Sopratutto intensi erano i sintomi soggettivi, caratterizzati da fot.ofob-ia e senso molesto di bruciore agli occhi. La guarigione sopraggiungeva con~pleta in pochi giorni, al massimo poco oltre una settimana. Nei casi gravi l' edetna delle palpebre, specie della 81tperiore, in.sorgeva impOt~ente, e sulla ettte che prima era fortemente Mrossata, cO?nparivano spesso lesioni simili alle ustioni di l o e 2o grado, con bolle di liquido sieroso. La congi1mtiva pal.peb-rale era edematosa e forte1nente iperemica, e la bulbare tnanifestava una chemosi prO?ninente con emorragie sottocongiuntivali in taluni casi; i1wlttre assieme alla lagrimazionc si notava una sccwsasccrezione catarrale. La cornea nella maggioranza dei casi era risp01rmiata, e solo in pochi infe'l'mi si 'I'Ì8Cont'T'MOnO 1tlcerazioni S1tperfioiali, infilitrati puntiformi, lievi intorbidamenti di{f1tsi del p01renchima. N elle forme gravi em quasi sempre presente 1m 1'Ì8entimento flogi8tico dell'iride, talora con qualche sinecchia posteriore. Fu anche notata in qt~~alche caso una f-ugace e leggera iperemia della papilla, con tort11-osità poco tn01rcata dei vasi venosi retinici. I si·ntomi offilari persistevano grav-i per pochi giorni, poi lentamente regredivano senza lasoi01re complicanze, e le manifestazioni oculari regredivano e giungevano a guarigione in tempo molto più breve di quelle deU'appMato respiratorio e della cute. Come post1tmo di queste congiuntiviti fu rilevata in qualche caso la persistenza di vasi B'anguigni dilatati della c<mgiuntiva bulbcwe.


LE LESIONI OCùLA.RI ECO.

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Oltre alle lesioni di contratte sulla cute palpeb-rale, sulla congi1~ntiva e sulla cornea, i gas bellici provocano anche nell'oqjano visivo, benchè raramente, alterazioni indirette da intossicazione. Queste ultime derivano specialme-nte dai gas a.sfissianti e soffocanti, quali il fosgene (ossiclorwro di carbonio o clorwro di catrbonile), il cloro, la cloropicrina, ·il cloroformiato di metile tricloruro o difosgene, i cheroni bromati. Le alterazioni oO?~lari da int-ossicazione dei gas bellici consistono prevalentemente in distwrb-i di natura fJasale. Già abbiamo accennato alla iperemia della papilla con la tortuosità dei vasi venosi retinici osservata negli ipritici. Egttalmente Beauvieux constatò dilatazione <lei vasi ve!)'l,os·i retinici e coroideali e iperemia venosa papillare, simulante una nevrite, che attribuisce ad intossicazione dei centri bulb(}midollari simpatici. Inoltre furono osservate le segttenti alterazioni: emor· ragie retiniche; trombosi della vena centrale della retina; il qt~o oftalmcscopico della embolia dell'arteria centrale della retina che Oswalà atilribuùtoe ad un ,processo di trombosi agevolato à.a u.n restringimento elevato dei vari per la· stimolazione del centro vasomotorio; neuroretiniti con tinta ardesiaca della retina circostante alla papilla, descritte da Tettlières e V alois; atrofia del nervo oUi.()o, secondo Szyli e Stellar-Gangi riferita a disturbi circolatori determinati da congestione vasale; emeralop·ia, che persisteva anche dopo la guarigion,e dell'i·ntossicazione generale; diminuzione dell'acutezza visiva senza alterazioni del fondo oculare; emianopsie; paralisi de·i mttscoli estrinseci dell'occhio; ed infone va ricordato che Stellar-Gangi descrisse un caso di glaucoma, insorto a distanza c01~ movente eziologico attrib7~ito all'azione deletC'ria dei gas di g7terra. Saup ritiene che i distwrbi circolatori delle membrane oculari profonde dipendano dal rallentame-nto della circolazi<>ne sang1~igna per l'aumento delia viscosità del sangue e dalle lesioni dell'endotelio vasale, mentre per Eppestein la causa risiede nella stasi ge-nerale del piccolo circolo, come conseguenza delle affezioni polmonari. Teulières e Valois spieg(1,!)1,Q le alterazioni neur(}-Tetiniche ammettend-o che il gas venefico inalate attraverso le cavità nasali passi nei seni, e, forse attraverso la lamina cribrosa dell'etmoide, gi'll!)1,ga alle meningi e poi al nervo ottico. Quante alla cu-ra è be-ne anzitutto ricordare che bisogna allontanare al più presto gli infermi dall'ambiente in cui flrovasi il gas ed e-vitatre che i colpiti agli occhi yrendano sonno. Le lacrime stesse g-iovano a rendere meno pericoloso l'aggressivo chimico diluendolo e allontanandolo dall'occhio. N elle lesioni oheraW-congiuntivali sono utili i lavaggi oc1~lari con una soluzione di b-icarbonato di -soda al 2 %, con soluzione acquosa satura di solfato di sodio, c~ soluzione di dicloramina T al 0,5 %· Dannosi sono il bendaggio occluSlvo e le instillazioni di cocaina, che favoriscono le abra8i01~i epitel·i ali. Le pomate a base di grassi e di vaselina sono controindicate.


OSPEDALE :\IILITARE D I PALERMO

LE FRA TIURE ISOLATE DEI CORPI VERTEBRA LI Conferenza del p rof. Nicola Leotta, direttore della Clinica chirurgica .della R. Università. di P alermo

L 'O. pretnette ch'egli limiterà la sua esposizione alle fratture isolate dei corpi verte&rali, tralasciando, per o'V'Vi tnotivi, di considerare le fratture asso· ciate aà altre lesioni traumatiche delle vertebre. n meccanismo patogenetico di queste fratture è da riporsi a traumi, che agiscono indirettamente sulla vertebra o sulle vetebre, che vengono a fratturarsi con il meccanismo della compressione, accompagnata generalmente atwhe aà un movime·nto di flessione, per cui si determina lo schiacoiamen.to dei corpi vertebrali. La lesione si riscontra con. la massima freq1Mnza al passaggio della curva cifotica dorsale alla lordosi lombare, cioè nel segmento compreso tra XI dorsale e II lombare, ove considerevole è l'altezza dei corpi vertebrali. Tra tutte, la vertebra che sta aa'apice della freq1Mnza è la lombare. nlu.stra le ragiont 01natomiche, per le quali in questo segmento è p·i ù faeilment e vinto dalla compressione l'indice di elasticità, oltre il quale avviene lo schiacciamtmto. È irnportante il rilievo che, non solta;nto grO!ndi traumi, ma anche triltumi di entità relativa, possono provocare la frattura allorchè esista una conàizwne che, come l'età avanzata, renda meno resistente la vertebra; e cita, a dimostrazione, dei ca.si del genere assai tipici. L a frattura p1~ò presentarsi con lesioni anatomiche di due tipi distinti: o come schiacciamento del corpo, che a1,menta il suo diametro tra8'0erso, con riduzione del diametro verticale, o con il distacco eU uno o am.che piiì. frammenti, che cotnprendono una parte più o meno estesa della spongiosa della por;;ione anteriore del corpo, e che sogliono spostarsi in avanti. I n ogni caso, sia nello schiacciam.ento, che nella frammentazione, poichè l'arto posteriore della vertebra lesa è rimasto intatto, il corpo fratturato viene a ridursi ad un. cuneo ad apice anteriore, tra la vertebra soprastante e la soUostante. Ma è importante ai fi;n,i della cura, questa distinzione, in schiacoiamento e frammentazione del corpo, poichè n ell'ulti·ma evenien.za riesce pi·ù agevole la riduzione. E la àistinzwne è sempre passibile e facile, a mezzo dell'esame radiografico. L·o. illt~tra con proiezioni alcuni casi di frattura dei corpi, limitata ad uno solo o estesa a due corpi vertebrali, ml quale caso non manca m ai la lesione del disco. Q1~inài tratteggia il q1t-aàro clinico, analizzando i sintomi subiettivi ed ob-iettivi della lesione, tra i qttali mette in particolare rilievo la caratteristica divaricazione, facilmente rilevabile, esistente tra ap.cfisi spinosa della vertebra fratturata ed apofisi spinosa della vertebra soprastante, che esiste in ogni caso, OIIWhe di lieve entità; m entre nei c~ p1.ù gravi, specie se sono lesi dtJ.e corpi, si ptt-ò avere un vero gibbns. A questi dati ob-iettivi


LE FRATTURE ISOLATE DEI CORPI VERTEliRALI

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scmo da aggiungere: la difficoltà della stazione eretta, il cambia1nento di att6f!giamento, la contrattura muscolare, il dolore, oltre ai Bintorni riferibili alle lesioni del midollo, il quale per solito presenta fenomeni ili C01n'mozione, senza l alterazioni anatomiche nei casi lievi; oppure disturbi da compressione, per e1natoma sotto-durale, o fatti ili ematomielia. Rara,mente i dist1trbi miàollari, che danno delle sindromi speciali e caratteristiche in rapporto al segmento interessato, sono dovuti a comprusione, esercitata direttamente dalla deformazione ossea, il che tuttavia è possibt1e, ma solo in casi di gravi frtJ.tture di al1nmo due corpi vertebrali. La diagnosi, dato l'insieme dei sintomi, è facile; ed essa si basa specialmet~te sulla presenza della contratt1tra dei muscoli delle àoccie vertcbrali, sulla defortnazione del rachiàe e soprattutto sull'allontanamento delle apofisi spin<Jse, ben evidente sempre, anche nelle fratture minime, ed i disturbi nervosi, oltre agli altri Bintomi, se esistono. La diagnosi p11-ò e deve farsi sempre, anche nei cas'i lievi, sui quali l'O. particolarmente si fer-ma; casi che, per la lieve entità del trauma o per la scarsa appariscenza dei segni sem&iologici possono sfuggire e sfuggono purtroppo assai spr.sso alla diagnosi con conseguenze molto dannose. Perciò l'O. vnsiste sul valo-re di quei piccoli dati, che debbono ingenerare il sospetto della lesione osRea, CO'me la ricerca, con oppo-rtuni acco-rgimenti, della contrattura, a'nche limitata, e l'aumento dello spazio interspinoso soprastante alla vertebra int&ressata. E se anche non si potesse arrivare alla diagnosi, basta prospettarsi la possibilità della fratt1tra, chè poi con un buon esa1ne raàiologico si arriverà alla diagnosi (li ce-rtezza. La q1t-ale è d'importanza masBima per gli esiti della lesione, perchè il trascurare 1tna frattu.ra anche minima, di 1m corpo vertebrale, espo1~e ad alterazioni notevoli, che cul?ninano nel quaà·ro della spondilite trawnatica, la q1cale è comunemente nota come morbo di V emeuil-K wrnmel, e che ~ certamente l'esito il·i una tratt1tra cla comp1·essione vertebrale non curata a.ffa.tt{), o 1na.Z mtrata. R ·icorda le varie teorie form1~late per spiegare la mala~ia del corpo vertebrale, che rappresenta l'essenza del mo1·bo di V ernMtil-K ummel. P1w non esistendo, al riguardo, un accordo fra gli osservatori, son però tutti d'acc01·do nel ritenere la lesione come coseg1cenza di un incongruo trattamento, che non ha messo il corpo vertebrale n elle conclizioni necessarie per la guarigione. M a elit·erse sono le interpretazioni s1clla natura e genesi della n~alacia ossea, che è progresswa, determinando, ma.n mano, deformità, impotenza funzionale e dist1trbi clolorosi d'int ensità e gravità progressiva. L'O. ritiene che le divergenze eli opiniowi Mn avrebbero ragione (li esistere, bastando le comuni classiche nozioni di pa.tologia a spirgare il morbo di V erneui.Z-K1tmmel. Si sa infatti che l' evol1tzione clel callo è lenta e cleficiente in tutte le ossa sp1cgnose, e tanto pih lo è nei corpi w~rtebrali, elci q?tali è noto lo scarso potere ostcogenetico del periostio e degli elementi osteogencl'ici degli spazi miclollari. Pertanto, se la r·id1czione e la in~mobilizza.zio1M non sono sta~e sntfieienti, si cletermina 1tn callo fibroso, privo di q1tal1tnq1te resistenza al carico; cosicchè qu.esto esercite-r(Ì un'a.zione trawnatizzante Sttlla vertebra lesa, determinanclo in essa, col noto m eccanismo della osteUe mrefacente, la morte prima delle eell1tle osMe e q?tindi, di conseguenza, il riasRorbinw~to dei sali d'i calcio delle rispettive lamelle, che porterà ineritabilmente alla malacia 'Vertebra.le, con ripcnru11sioni gnw·issùne s1~ll<t 'fllCCcunica., statù;a e fu.nz·ione del rachide, donde il tipico qttad?·o clinico del rnorbo di V eme?til-K wnmel.


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LE FRATTURE I SOLATE DEI CORPI VERTEBRALI

A dimostrazwne di quanto ha 68posto, l'O. pr68enta un caso molto tipico. Un individuo cioè, che in segt,ito a riba'Ltamm.to di un auto, fu ricoverato in un ospedale, ove fu curato ptr oommcwione cerebrale e frattura <kl braccio destro, senza 68sere stata rilevata una grave frattura, da schiacciamento, Mlla l a e 2 a vertebra lombare. Dimesso perciò dall'ospedale dopo aver tenuto il riposo a letto per circa 1m 1nese, nta senza aver ricevuto alcuna cura per le lesioni verteltraU, l'infermo cominciò a presentare diaturlri rwtevoli <klla <kambula.zione, 'Che lo spinsero a cercar ricovero nella clinica chirurgica ài Palenno. Quivi f1~ accertata la frattura delle dtl,e prime vertebre lombari, bet~ evidente e 001~ notevole sehiacciamento, nelle radiografi.e che l'O. proietta, e fu a.pplieato 1m lettino di Lorenz. llfa dopo meno di due mesi l'it~fermo, Mt~ avvertendo più alcun disturbo, si illuse di essere già guarito, e volle abbanclonare, nonostante gli fosse stato 'l>ivamente scon.sigliato, la cura immobilizzmnte. Quello che gli era stato predetto, non mancò ili avverarsi: torn,arorw i disturbi dolorosi, che awla·rono progressivamente aggravandosi fino a che, dopo sei mesi, il paziente, non potendone più, fu costretto a chiedere ·nwvamente asilo in Clinica. Qui fu constatato lo stato di gravità. di t•utti i il.isturbi, cM si accompagnavano aà una e'L·iàente scolwsi. L' esan~e radiografico mise in evidenza un'intensa decalcificazione nel corpo della P• e za lombare. L 'antica frattura, non curata convenientem.ente, era ormai un tipico morbo di K14-mmel. Per ultimo l'O. entra tMl problema della C1l,ra; sia della frattura recente, che nel morbo di K ummel, a~cenando ai criteri, che dominano al riguardo nelle varie scwle. N elle fratture recenti, sulla base àeUa propria esperienza, l'O. ritiene ifuli{Jato un trattamento diverso, a seconda che si tratti di fratture vertebrali cot~ schiacciamento, e quinili notevole àef01'mazione del corpo, oppure di fratture con framn~entazi01~. N elle prime preferisce il lettino di Lor6nz, modellato in iperesten,sione esagerata (tnercè il sollevamento del corpo e testa, o, viceversa, mercè il sollevan~ento degli a.r ti ~nferiori e bacino), 6 mantetewuto per non metw di sei mesi; nelle seconde, quelle cioè oon uno o più frammenti, nelle quali si può oontare su 1ma perfetta rid·uziot~, preferisce il busto gessato, applicato sempre in esagerata iperestetlzione e con lo stesso sollevametuo del corpo e testa, o del tre?w posteriore, si àa immoltilizzare la colot~na nella posizione di accentuata lordosi. n busto deve prendere solido p1ulto di appoggio anteriormmite sullo stertw e sul pube 6 posteriormente s1'l sacro. E poichè si ha la perfetta 1·iduzwne e contenzione àella frattura, basta tnantcn~we l'apparecchio gessato per due mesi, facendo però· in questo periodo esercitare l'infermo, come consiglia il Bohler, a p01'tare forti pesi s1tl capo, per mantenere il totw dei 1nuscoli della colonna vertebrale. L 'O. illust1·a con proiezioni le tnoilalità tecniche di qu68ti vari ·metodi di riduziOtw, e presenta un caso ili tratt1u·a della 2 $ lo·mbare, trattato con Uile procedim ento: nel quale si pttò constatare, attrat•erso le radiografie, fatte pri1na e iU>po il trattan~ento, la perfetta correzione raggi1mta cOtJ la rid·uzione. N el morbo di Kmnmel in atto, 68sendo già passato molto tem·po dal trauma che ha <letermiM.t.o la fratt1t·ra, twn si p1'ò pi1ì contare S1tlla perfetta riduzione. In simili casi si suole ricorrere o all'a.ppareechio gessato, o meglio al lettino di Lorenz, che porò, co1nunque, devono essere mantenuti pit'i a lungo,


CURA CHIRUltOIOA D ELLE OTITI MFDIE PURULENTE

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che nella frattura; ma secondo l'O. l'osteosintesi alla .Albee trova in queste circostanze la pU~ precisa indicazione, ancora di più che nella spondilite di P ott, perchè non esiBtoM, nel Kummel, i motivi prospettati dagli avversari della .Albee nella tubercolosi vertebrale, cosicchè tutto il probltnna curativo ~ ridotto alla duplice esigenza della immobilizzazi011-e e dello scarico del corpo vertebrale malacico. L 'O. presenta tm. infel'mo, operato da ltti con tal metodo nel gennaio del 1933, e presenta le relative raàù>gra{ie, eseguite a distanza di il~l-e mesi e di 11m. anno dall'intervento, le quali ?nostrano il trapianto os.<1eo al livello di quattro apofisi spiMse, cioè: le d1te corrispondenti ai corpi vertebrali lesi, oltre alla sopra ed alla sottostll'llte. n paziente, due mesi dopo l'oporazione potè abba?~àonare ogni apparecchio t1J..tore e rito-rnare alle occupazioni abituali in condizioni di stabile guarigione, che si mantiene sempre perfetta dopo due anni.

CLINICA OTORINOLARINCOIATRICA"DELLA R. UNIVERSITÀ DI MILANO

CURA CHIRURGICA DELLE OTITI MEDIE PURULENTE Conferenza tenuta dal dir('ttore prof. Umberto Calamlda, agli ufficiali medici del Presidio militare di Milano, con dimostra,zioni su figure e su pezzi anatomici

Il trattan~ento chirurgico delle forme pttrulente croniche dell'orecchio rappresenta certamente uno dei capitoli più interessanti della specialità otorinolaringoiatrica, sia per l'importanza vitale come per queUa sociale. Esso può anche rappresentare 11m. mezzo profilattico allo scopo di evitare numerose complicanze cerebrali molte volte mortali. Il trattamento medico unitamente alle cu.re genera.l i possono arwhe infl1l-ire favorevolmente su molte forme inveterate a patto però che non esistano lesioni cariose a carico o delle ossicine o delle pareti della cassa. Quando q1~este esistono al trattamento medico è d'uopo fare subentrare quello chirurgico. N el caso che la carie sia limitata agli ossicini si potrà intervenire con l'ossilectomia, cioè con l'asportazione llel martello e dell'incudine mediante appositi interventi e con le delicate mll'ltualità del caso. Questo intervento, che rappresenta una via di mezzo fra le cure suddette ed il trattamento chintrgico più radicale, ha il vantaggio di svu~tare l'attico da tutti quei tessuti granulanti e degenerati che l'occupll'IW permetter~do di do·minarlo poi con event-uali raschiamenti e lavacri sempre per la via del condotto. Q1J..alora fosse compartecipe al processo carioso il muro della loggetta, questo per la stessa via può con apposite pinze ossivore venire demolito. Così con questi semplici mezzi chirurgici, quando siaM presenti le condizioni adatte, Bi può ottenere una guarigione anatomica della lesione ohe aveva resistito al trattamento medico. Ma nei casi di colesteatoma o quando il p·rooesso carioso norl sia

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CURA CKffiUROICA DELLE OTITI :\lEDm PURULENTZ

litnitato alla cassa, anora bisogn.a r·icorrere alla così detta operazione radicale la quale con vari metodi ottempera al problema di Cotnbinare la mastoidectomia con lo svuotamento e pulizia della cassa tirnpanica. I molti metodi operatori ideati da Kitster, Bergmann, Sta~ke, Zaufal, Janaen, ecc. che portarono modificazioni varie alla tecnica dell'operazione, si possono ridttrre scola-sticamente .a tre tipi. Il método di Stacke che consiste in una demolizione di tutta Za parete aupero--poster-ior·e del condotto ttditivo cot~ apertura dell'attico e dell'antro, è un intervento che tr·ova indicazioni specialissi•me e che perciò oggi è uaato rammente. L'operazione di Schtvartze-Sta-cke è una combinazione della antrotomia sempli.ce (Schwartze) col metodo di Stacli.e. Si in-comincia ad aprir6 l' ant·ro, si dem.oli.sce il ponte dell' aditua e la par·ete esterna dell'attico, trasformando così in una tmica cavità la cassa timpanica e la regione antrale, e Bi smwtMw le due cavità. ll metodo di Zaufalr-Stacke si differenzia dal precedente in questo: che l'an~lro non viene aperto prinlitivamente man matw che la demolizione dell'osso pmcede da.ll'indietr·o in ava.n ti per raggiungere la ca.ssa tirnpanica. In questi interventi le cavità ao-n.o svu.otate e ampiamente com.ttnieatw fra di loro 1nercè una plast·ica fatta a spese del condotto u.ditivo membratWso. Il processo di guar·igione avviene poi per epitelizzazio-n.e della cavità operatoria. Se qttesta operazimw è atata accolta favorevolmente da tutti i chirurghi perohè ottempera qua.si sempr·e allo scopo di eli·minare le suppurazio-ni e le carie così pericolose per la vita, ha però il gmve incom;eniente di essere mutilante e(l aggressivo, d·i t-ispetlm·e poco o null(' la f7mzimlalità acttstica nei ca.si in etti q1(.esta sia buona. Così da. più. pat'ti si sfu(liarono e si misero in pratica differenti modalità di intervettti le quali a1;ovwno lo scopo di rispetta1·o quando era possibile il timpatw o i suoi residui e le ossicine quando ·eratw sane. 11-~ tal tnodo sorse q1tella che fu chiamata la « 1·ad·icale con-servativa ,,, Di fatto co-n varie moélificazio-n.i di tecnica U Winckler, i f'ratelli Thiea, Heath, Heermam~ att1tarono sco-per't1tre ampie dell'attico e dell'antro per la via del con(lotto uditivo, con o senza plastica del cmtdotto uditivo, asporta1Ulo le m.asse colesteatomatose e le ossicine se caTiate; OO?t Tispctto di esse ae buO?le. Bdrdny (1921) portò 1tn'i-lnp011a.n te innovazio-ne ttella tecnica operatoria; essa consiste nell'abolizione del lembo plastico in modo che la breccia masio-idea e la cassa timpanica rimangatw sepa?·ate fm di loro; quena si lascia ricoprit·e di tessuto fib·roso co-me nella 1nastoideetomia e la ca.saa timpanica si fa guarit·e col solito trattamento mellico delle otiti suppurati-ve. Tale metodo ha il vantaggio di semplificare la tecn·ica e di render·e più semplici le succes.~ive muliçazio-n.i, mgio?Le 1Jel' cui fu pt·eferita negli interventi praticati sui bambini. Ottemper·a inoltre arl un cloppio scopo, cioè alla soppressione della supp11:razione ed alla c~ser-vazione di una b1wna fu?tzio-nal-ità acust·ica. Il Len~pmi (19~8) adottò una tecnica operativa da lui chia1nata « mastoidectomia semplice sottocor·ticale )>, la quale consiste in uno smtota?nento della nw.stoide att1·at•erso una b1·eccia pra.ticata nella pa1·te poster<r-s1tper-iore del cowlotto uditivo mem.branoso. Per qu.esta via cot~ adatti trapani, ap1·e l'antro e l'adit'l/8 1 clcm.olisce la 1m1·ete laterale dell'attico eseg1Mndo per ultimo la pulizia della cassa. Con q1,esto metodo l'at~oto1·e assù:ura di avere ottent(.tO ~ma statistica di b1·illanti ca.si gua1·iti d.alla SU1JTJtt1'azione e con miglior·ametlto clella lM,z·ional itit acu.stica.

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CURA CHIB.URGICA DELLE OTlTI l\fl!IDtE PURULENTE

Sourdille (1929) ha ideato pM' le stesse finalità tre opM'azioni sull'orecchio le quali trovano ùr, loro applicazione a seconda delle varie indicazioni. Esse sono: l o la mastoidect.omia allargata, cio~ apflf'tura dell'antro e dell' aditus con resezione della parete posteriore del condotto uditivo osseo e membranoso; 2o atticotomia transmatoidea, cio~ apertura dell'antro, dell'aditua e dell'attico esterno con resezione pure del condotto uditivo osseo e me-mbra.noso; go attico-timpanotornia transmastoidea con o senza plastica interna. Così le mastoiditi croniche con fistola trovmw la loro indicazione nella mastoidectomia allargata, le suprntrazioni pure della membrana di Shrappnel devono essf!T'e trattate preferibilmente con l' atticotomia transmastoidea, mentre per la grande massa delle suppurazioni. croniche riesce meglio il metodo àell'attico-timpanotomia transmastoidea. Quest'ultimo inte-rvento ha il grande vantaggio di permettf!T'e l'esame 'minuzioso ed il trattamento di tutte le cavità dell'orecchio medio senza altf!T'are alcun orgmw essenziale dell'apparecchio di trasmissione. Meritano infine una speciale menzione i due recenti metodi di Beyflf' e di V oss che hmtno portato una vf!T'a rivoluzione nel campo chirurgico auricolare. Qttesti metodi hmmo il merito di avere richiamato l'atte-nzione sulle lesioni dell'attico che vengono drenate direttamente e di avf!T'e mwhe allargato le indicaaùmi chint.rgiche a svariate complicanze. La tecnica di Beyflf', che fu modificata parecchie volte con denominazioni diverse, consiste nell'ap·r i,re l'antro e poscia con speciali accorgimenti l'attico previa demolizione delle cell·ztle zigO?natiche, poscia nel pmticare la reseziO?Le della radice zigO?natica inferiore e per ulti·ma la derrwlizione della pare-te latf!T'a.le della cavità epitimpanica e di una porzione della parete posteriore del cO?Ldotto uditivo. Così vengo1w nwsse allo scopf/T'to l'attico e il tegmtm, la testa del martello ed il corpo dell'inettdine. In questo tempo estremamente delicato ~ necessa1·io di rispettare le ossicine pM' non compromettere fatalmente l'esito clell'operazione. Infine con speciali lembi, mod·ificati a seconda dei bisogni, viene eseguita la plastica. Questa tecnica ha subito divf!T'sc 11LOdificazioni le quali corrispondono a concezi.oni tecniche diverse in ?'apporto a speciali altemzioni, sia nelle forme acute che nelle croniche con interessamento dell'epitimp111no. La modificazione proposta da V oss da qttesto lato si p1·esenta più logica e razionale pM'chè essa si adatta tanto alle fonne acute che alle croniche, alle lesioni attico-timpaniche noncl!è a molteplici alt1·e complicanze (petrositi, labirintiti, 1neningiti pttrttlente e sierose, tmumi aUa base cran·ica con interessamento dell'attico, ecc.). La tecnica del Voss si ditfm·enz-ia in molti punt·i da qttella di Beyflf'. N elle for-rne croniche rispetta gli ossicini e si li11~ita CO'I?te nei casi acuti a 81norza1·e la comice ossea. Dopo avere allm·gato il più possibile l'attico, lo svuota dei 81toi prodotti patologici e pmtica tm lavaèro antisettico dalla via del condotto uditivo e clella ferita posteriore. Qu.esto la·vaggio 1-iesce ad assicu·rare U'na larga i1tdispensabile comunicazione tra la cavità epitimpanica e il condotto uditivo. Int1·oduce qu.i ndi nell'attico, attraversatndo l'angolo inferiore della ferita, un d1·e-naggio di ga·rza iodoformizzata. Richittsa la ferita est~;rna fino al suo angolo i1~fM'iore, il condotto uditi·vo ~ 1·iempito eU garza. In questa tecnica tanto nei casi cronici che in qu.elli acttli ~ eli1ninata


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CURA OHIRURGtCA DELLE OTITI MEDIE PURULENTE

costantemente ogni sorta di plastica. Con questi metodi l'epitimpOtnO vien~ · attaccato e drenato direttmmente, e, n.on esige'Yiik alcuna plastica. ha in con· fronto alla radicale classica il n.otevole vantaggio di una guarigione moUo pUt. rapida e di 1m esito fun~ioruùe ac'lUJtico ltt.8inghiero. . Questi recenti 'metodi trovano la loro speciale indicazione nelle pure forme di lesioni epitimpaniche con o senza pcrfora'tione e con fu-n'tione acustica più o m.eno perfetta. Purtroppo essi sono legati a modalità di conforma-zione dell'attico, così a seconda dell'ampiezza sua riesce pUt o meno facile l'intervento, qtt,QIIUÙJ esso sat·à a.bnormemente ristretto l'esecuzione dell'atto chirrt.rgico 1um sm·à. possibik Con q1testi metodi tanto il Beyer quanto il Voss assicuro-no di <Were ottenttto, oltre che dal punto di vista vitale anche dei risttltati soddisfacenti dal lato ftmzimw,le, risultati che fu.rono anche conter-1nati da molti autori. M a condizione essenziale per ottenere un soddisfacente risuUato è di operat·e precoce-m ente quando non esistono ancora lesioni a carico delle ossicine e delle pareti dell'attico, qtuvnik la. ftt.nzifmalità acustica ~ ancora otti1na o bUO?M,. SoltQII~to a queste condizioni l'antrotomia epitimpanale sarà coronata da felici successi. Le statistiche dci risultati compat·ativi esegttiti da diversi autori hM~no dinwstt·ato che in seg1tito all'intervento radicale classico l'udito è q1tasi sempre compromesso mentre dopo l'atti..co-antrotomi-a la funzione uditiva ~ eccezio. nalmente diminuita. Per tutti questi vantaggi il met,odo di antrotomia epitinnptmale è destitlato ad avere piit. am.pie applicazioni perchè esso rappreset~ta 'lmaMroviJ conquista n ella chirurgia aut-icola·re.


MEMORIE

ORIGINALI

CLINICA DELLE MALATTIE TROPICALI E SUBTROPICALI DELLA R. UNIVERSITÀ DI ROMA Diret.t ore: Sen. prof. Sir ALDo CASTELLANI

SU ALCUNE FEBBRI INTESTINALI POCO NOTE NELLE NOSTRE COLONIE DELL'AFRICA ORIENTALE Dott. Achille Marmo, capitano medico

Mi occuperò in questa nota di alcune febbri int-estinali, le quali si presentano o sporadicamente o in forma epidemica e non sono affatto rare ai tropici. Alludo cioè alle sindromi metadissentericbe e alle feb~ri paratifoidosimiU (o febbri intestinali del Castellani). METADISSENTERIA.

Seguendo il parere di Castellani le dissent-erie batteriche vanno cosl classificate: l. Dissenteria, sensu strictu; 2. Pa.radissenteria.; 3. Metadissenteria. La dissenteria, sensu strictu, è dovuta al b. dyssenteria.e Shiga-Kruse; la. paradissenteria ai bb di Flexr.er, Hiss-Russel, Strong; la metadissenteria ai bb. metadissenterici. Con la. parola metadissenteria si intendono un gruppo speciale di coliti, a. volte dissenteriche't più spesso non dissentericM., dovute ai bacilli metadissenterici (b. ceylonensis A, b. ceylonensis B, b. m qdampensis, ecc.), a quei bacilli cioè che al pari dei veri bacilli dissenterici non producono gaz in nessun idrato di carbonio, ma che contrariamente ai bacilli dissenterici producono acidità nel lattosio e di regola. coagulano il latte. I bacilli ceylonensis A e B furono trovati da Castellani a Ceylon nel 1904 e nel1905 e descritti dettagliatamente dallo stesso Autore nel1907; uno stipite invero fu isolato dal Castellani nel 1901. Castellani isolò poi nel 1904 il b. metadysentericus e nell910 il b. madampensis. DISTB.IBUZIONE GEOGRAFICA.

La metadissenteria è una malattia cosmopolita, diffusa in tutti i climi. Sono stati S~O'Ilalati numerosi casi a Ceylon, in India, in Italia, nei Balcani, in Spagna, in Francia, in Germania, Stati Uniti, Inghilterra, in Egitto e nelle nostre colonie. BACILLI M.ETADISSENTERICI PATOGENI.

I bacilli metadissenterici formano un grande gruppo di bacilli, dei quali alcuni sono patogeni, altri probabilmente non patogeni. Quelli definitivamente riconosciuti patogeni sono: i bacilli ceylonensis A e ceylo-


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SU ALCUNE FEBBRI mTESTINALI ECC.

nensis B, il b. madampensis, il b. pseudo-dyssen~riae E di Kru.se e il b. paradysen~riae gruppo III di Sonno. Questi due ultimi ba.cilli vanno identificati, sia per i carat~ri biochimici, sia per quelli sierologici, nel b. ceylonensis A di Castellani. Il b. ceylonensis B sembra sia causa delle forme benigne, ad andamento cronico, della metadissen~ria. n b. ceylonensis A ha. maggiore po~re tossico. Il b. madampeosis sembrava non fosso dotato di azione patogena per l'uomo. I dati esposti dal Oa.\!tellani, da Jacono, da Peru.zzi, da Giunta. e d'Amico autorizzano a. ri~nere dimostrato che anche il b. madampensis è capace di sicura azione patogena. Nella letteratura troviamo pochi dati circa le lesioni ana.tomo-patologiche della metadissenteria nell'uomo. Meritano rilievo i reperti sigmoidoscopici osservati da Jacono nei suoi casi, reperti che consistono in rossore ed edema della mucosa del sigma, la quale si presenta ricoperta di muco e fibrina, con piccoli punti emorragici, a volte con erosioni e anche con ulcerazioni. Più ricca è la letteratura circa. le lesioni a.natomo-patologiche sperimentali da b. metadissenterici (Olivi, De Muro, Oerruti, Jacono, Peruzzi, Giunta e d'Amico, ecc.). ' SINTO.MATOLOOIA.

La metadissenteria può esordire in forma acuta, con sintoini analoghi a quelli deterininati dai bacilli dissenterici e paradissen~rici e passare poi allo stato cronico, oppure iniziarsi subdolamente e passare subdolamen~ allo stato cronico. Di regola nella metadissen~ria acuta si possono distinguere 4 stadi o periodi: l o periodo di incubazione, che è più o meno lungo, con sintomi vagl.ti di malessere generale; 2° periodo di invasione, che decorre con fenomeni di dispepsia, lieve diarrea bruna o giallastra o anche dissen~ria, Inista a muco e residui alimentari, talora con sangue, dolentia addominale, modica t-emperatura reinittente o intermittente; 3 ° periodo di st.ato, che dura da uno a dieci giorni, che nei casi gravi decorre con ~;,rrande prostrazione di forze, dolori intensi addominali, voinito, dissenteria, tenesmo e che nei casi meno gravi decorre con fenomeni molto più lievi, nei quali la diarrea manca e l'alvo resta stitico; 40 periodo di risoluzione, nel quale se la malat tia volge a guarigione diminuiscono gradatamente i sintoini. Ma per lo più la malattia passa allo stato cronico. Nella roetadissenteria cronica si ha attenuazione di tutti i fenomeni acut.i, ma persistono attà.cchi ricorrent.i di din.rrea. Nell'intervallo fra gli attacchi, il paziente può avvertire un benessere completo, ma. per lo più ha cattiva digestione, presenta flatulenza., lingua impatinata, profonda astenia p sichica. e muscolare, malessere generale, fatti di oligoemia. (senza. eosinofilia): l'addome può essere dolente, a volt-e nella regione appendicolare, a volte nella regione della cistifellea, più spesso in quella del sigma; l'alvo è generalmente st-itico, ma t a-l ora diarroico con feci contenenti muco e qualche volta anche sangue. In prosicguo di tompo detti sintoini si attenuano o addirittura scompaiono per ricomparire d opo un periodo più o meno lungo, senza una


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causa apparente, talora in seguito a cambiamento del clima o ad eccesso dietetico. Se il male dura a lungo si stabilisce uno stato di anemia, di deperi· . mento e di nevrastenia, che rende il paziente incapace al lavoro, depresso psichicamente, ansioso e insonne. La metadissenteria cronica può però iniziarsi subdolamente come tale. Non di rado sorge il sospetto che si tratti di intossicazione intestinale, di colite mucosa, di un attacco di appendicite acuta o di colecistite, di appendicite cronica, di colecistite cronica, di nevrastenia addominale, ovvero di parassitosi intestinale, ovvero di neoplasmi, di uno stato sifilitico o di uno stato tubercolare. In queste ultime evenienze è molto alterato lo stato generale: il paziente presenta malumore, facile esauribilità. e ipereccitabilità, anoressia, aspetto sofferente, pallore, difficoltà di digestione, dimagramento e talora ta.chicardia, stato ipotensivo e astenia. Alcuni di questi pazienti conducono una vita compassionevole e sono di peso per sò e per la famiglia, pnr avendo tentato inutilmente ogni specie di medicamento (irrigazioni intestinali, vaccini enterococcicci, eco.). Come dianzi si è detto, la sintomatologia spesso fa pensare ad una colecistite atipica ovvero ad una appendicite atipica, per la quale si ricorre all'intervento chirurgico. Peruzzi riferisce infatti di una paziente, che presentava una sintoma.tologia assai oscura, complicata da un lieve grado di ipertiroidismo: i dieturbi viscera.li, accompagnati ta.lora da ele-vazione tennica, a-ve-vano orientato la diagnosi clinica ora verso una lesione appendicolare, ora verso una lesione delle vie biliari e anche suggerito la possibilità o meglio la necessità di un intervento chirurgico. La paziente non aveva avuto ' attacchi evidenti di diarrea e le deiezioni emesse per l'esame batteriologico erano soltanto leggermente diarroiche. Peruzzi spiega tutto il quadro clinico del suo interessante cacSo ammettendo uno stato d'intossicazione di origine enterica, dovuto all'azione specifica del batterio isolat o, che, alle prove biologiche, risultò dotato di una notevole tossicità. Nella forma a tipo intestinale i fatti a carico dell'intestino possono essere del tutto trascurabili. Ma i bacilli metadissenterici, come si è detto, sono stati trovati anche in affezioni senza sintomi intestinali. Le forme cliniche della metadissenteria potrebbero essere riunite nel seguente specchietto: A) Metaàiuenteria acuta:

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' diarree (simulanti dispepsie, intosaicnzioni, ecc.) . pure l 0 F orme clin.tc h e con d'tssont.ertc . n ell'etiologia , . . sintomi intestinali ~ m1ste nell ettologta tifo-simili o p a.ra.tifo-simili . pure o miste nell'e· tiologia.

l

2° Forme cliniche senza. sintomi intestinali o con sintomi intestinali lievi&· simi (cistiti, forme a.ppendicitiche, forme colecistit.iche, ecc.).


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SU ALCUNE FEBBRI INTESTINALI ECO.

B) Metadi.'lsenteria cronica:

1° Forme cliniche ad etiologia pura

diarree recidiva.nti alternate a etipsi dissenterie recidivanti forme colecistitiche forme appP.ndicitiche forma pseudo-tubercolare forma pseudo-luetico. forma psE\udo-cancerigna forma. p erivisceritico. forma decorrent.e con stato astenico cistiti

2° Forme cliniche ad etiologia m ista (metadissrnteria associa~ a pe.rassitosi intestinale),

Nella metadissenteria può conseguire una periviscerite di varia entità, cosi come può accadere in altre malattie {tubercolosi, sifilide e tumori). Non deve pertanto meravigliare se la sindrome clinica della metadissenteria può presentare ora la sintomatologia di una vera e propria dissenteria, ora la sintomatologia di una semplice diarrea, ora la sintomatologia. di una colite ed ora infine la sintomatologia di una forma morbosa senza sintomi intestinali. Anche il più tossico dei bb. dissenterici, quello di Shiga., - osserva Cerroti - può essere causa della caratteristica sindrome dissenterica, ma anche di lievi enterocoliti e può talora essere eliminato con le feci da individui completamente sani. Castellani (1907) ha segnalato anche casi di cistite da bb. metadissenterici, cistiti che dal lato clinico difficilmente si differenziano da quelle prodotte dal b. coli. Accanto a forme acute di cistiti, sono state descritte forme croniche e subacute. Il paziente avverte dolore nella minzione e nella regione soprapubica, emette urina ·a reazione prima acida, poi alcalina, contenente numerosi corpuscoli purulenti e talora emazie. Può esservi febbre; la quale non assume un decorso tipico. DIAGNOSI OLINIOA. Nella metadissenteria non si osservano i cosidetti sputi intestinali propri della dissenteria bacillare sensu stricw e della amebiasi intestinale, non si osservano febbri elevate come nel decorso della citata dissenteria bacillare. Ma non vi sono segni clinici sicuri per la diagnosi. Il medico, che non conosce questa sindrome, emette talora, a seconda dei casi, diagnosi di infezione intestinale, nevrosi addominale, appendicite cronica atipica, colite, colite mucosa, amebiasi, tubercolosi, cancro, lues, ecc. Anche le ciHtiti da bb. metadissenterici non sono differenziabili da quelle prodotte da b. coli. Nelle forme cliniche della metadissenteria a tipo enterocolitico recidivante, in cui la sintomatologia è tale da far sospettare una tubercolosi intestinale, per l'esattezza della diagnosi, non solo conviene ricercare l'eventuale presenza di bb. metadissenterici, ma escludere nelle scariche


SU ALCUNE FEBBlU INTESTINALI ECC.

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la presenza dei bb. di Koch (a meno che questi non provengano da una. concm;nitante tubercolosi polmonale). La diagnosi di metadissenteria. deve essere pronunziata solo in seguito alla presenza di agglutinine specifiche nel sangue e in seguito a ripetuta ed accurata ricerca dei bacilli metadissenterici nelle deiezioni. Braunn, Baake, Cerruti, Elkeles danno valori specifici e probativi anche ai tassi 1/50-1/100. PROGNOSI.

La prognosi è fausta q1wad vita1n, sebbene nei paesi caldi si possano avere dei casi gravi e persino mortali. La prognosi quoad valetudintm deve essere sempre riservat a . Le forme acute se non curate scrupolosamente diventano croniche; le forme croniche conducono quasi sempre ad una grave anemia., perchè l'a metadissenteria in generale non ha. alcuna tendenza alla guarigione spontanea. Occorre molta prudenza nel dichiarare la guarigione definitiva perchè nella metadissenteria le recidive sono frequenti. TERAPIA.

Prima di iniziare la cura è bene dare un purgante. L'infermo anche se non è in gravi condizioni va tenuto a letto in riposo assoluto e a dieta lattea nei nostri climi; nei climi tropicali e subtropicali la dieta lattea è raramente tollerata ed allora si daranno minestrine, ·gelatine, riso. Migl~orando le condizioni generali e intestinali, si potranno aggiungere uova, pollo e grissini ; non alcoolici, non salse, nè scatolami, nè cru:ne di maiale, ecc. La terapia causale è essenzialmente va.ccinica con i diversi stipiti di laboratorio; possibilmente autovaecinica, con gli stipiti isolati dalle feci e dal sangue. n vaccino va somministrato a piccole dosi (tre volte la settimana) per un periodo di circa due mesi e, dopo un intervallo più o meno lungo (2-4 mesi), per un altro periodo di circa sei settimane (Castellani, Jaeono). Contro i dolori addominali, pomate a base di belladonna, antiphlogistine, ecc. La terapia profilattica consiste nella somministrazione per via orale di anatossina integrale, preparata, secondo Russo, con emulsione bacillare di 9 stipiti diversi, da colture su agar di 24-48 ore. Tale emulsione in soluzione fisiologica formolata al 4 %o viene mantenuta a 37° per 4 settimane. DIAGNOSI BATTERIOLOGICA.

Per inquadrare sistematicamente i bacilli metadissenterici nel grande gruppo dei bacilli intestinali mi atterrò alla classificazione introdotta ~ Castellani e Ohalmers. Tali bacilli appartengono alla. tribù Eberth'e::e, 0100 a quel grande gruppo di bacilli intestinali che sono aeroli, spesso


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SU ALCUNE FEBBRI INTESTINALI E CC .

anaeroli facoltativi, asporigeni., sprovvisti di capsula, gram-negativi, che non liquefanno la gelatina, nè il siero e non producono pigmento. Questa tribù cont iene i microrganisxni che usualmente vanno sotto i nomi di bacilli tifosi, pa.ratifosi, dissenterici, a.lk.a.ligenes, coligruppo. La tribù Eberthere può essere suddivisa in due sottotribù: l'una comprende quei microrganismi che non pr oducono ga.z nel glucosio e in nessun altro idrato di carbonio (sottotribù Ebertho-anaerogenere), l'altra comprende quei microrga.nismi che producono ga.z nel glucosio e generalmente anche in altri zuccheri (sottotribù Ebertho-aerogenere). TAB ELLA.

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Trfbil EBERTHEAE. - • Baclllacee cbe si sviluppano bene nel comuni terreni di coltura, non formano endospore, aeroble e 1pesso a.naeroble facoltative; non ftuoreseentl; Incapaci di liquefare la gelatina e di produrre pl&mento; ~provviste dJ capsula e di colorazione bipolare; gram-negatlve •.

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Mediante i terreni zuccherati al glucosio, lattosio e mediante il latte è possibile differenziare questi generi. I bacilli metadissenterici appartengono al genus Castellanus Cerrnti. La. ricerca dei bb. metadissenterici nelle feci è non solo delicata, ma alquanto difficile e laboriosa, sopratutto perchè l'esame batteriologico delle


533

SU ALCUNE FEBBRI J:N'l'ESTINALJ ECC.

feci può riuscire nmnerose volte negativo, prima di avere la possibilità di isolarli. Necessaria avvertenza è quella di volgere l'esame su feci freschissime, servendosi di opportuni terreni di coltura. All'uopo si prelevano dalle feci dei fìocchettini di muco, con i quali dopo lavaggi in soluzione fisiologica sterile o acqua peptonata. si inquinano delle capsule di Mac Conkey o di altri terreni colora.ti (Drigalski, agareosinato al bleu di metilene, Endo, ecc.). Su a.gar Mac Conkey, le colonie dei bacilli metadissenterici appaiono da prima bianche, translucide, piuttosto piccole (0,5-2,5 mm. di diametro), splendenti, ma. poi diventano rosee e rosse, perohè i bb. met.adissenterici acidificano più o meno lentamente il lattosio. Alle volte l'esame batteriologico risulta negativo, ma quando il siero del paziente presenta agglutinine per qualcuna delle specie del genus Castellanus ad un titolo 1/80 occorre ripetere accuratamente l'esa.me delle feci per riuscire ad isolare qualche stipite del gruppo metadissenterico. Le colonie prescelte vengono esaminate batterioscopicamente e quindi insemenzate in agar semplice, latte tornasolato, glucosio, lattosio, ma.ltosio, mannitolo, saecarosio e in acqua peptonata semplice; successivamente vengono esaminate negli altri terreni zuccherati. Ad evitare cause d'errore è consiglia,bile adoperare sempre, nella confezione dei terreni, liquidi zuccherat.i, acqua peptonata e non brodo, che abitualmente contiene piccole quantità di glucosio; anche per i terreni solidi zuccherati sarà bene avvalersi dell'acqua peptonata e non del brodo, per le stesse ragioni. Per gli esami correnti s;1.rà utile attenersi alla, seguente classifìca.zione pratica dei bacilli dissenterici. I bacilli dissent~rici, intesi nel senso largo della parola, appartengono, come abbiamo detto nella classificazione scientifica., al sub-genus Shigella Castellani e Obalmers 1918 e al genus Castellanus Cerruti della sottotribù Ebertlw0/YI,M;1'ogeneae. Ma Ca{ltellani, dal punto di .vista pratico, da più anni, ba cosi diviso i bacilli dissenterici sensu lat1t: l o BaciUi dissenterici st,rcttamente parlando (B. di Sbigar-Kruse): nessuna fermentazione del lattosio (O); assenza di coagulazione del latte (O); nessuna fermentazione del mannitolo (0) . zo Bacilli paradissenterici (B. B. di Flexner, Hiss-Russel, Strong). Nessuna fermentazione del lattosio (0); non coagulazione del Iatt~ lO); acidificazione del mannitolo (0). 3 ° Bacilli raetad·issente-rici (B. B. ceylonensis A, ceylonensis B, meta.dysentericus, madampensis, ecc.); acidifìca.zione (senza produzione di gaz) del lattosio (A); coagulazione frequente del latte (C). Castellani suggerl pure la seguente chiave per la identificazione dei

bacilli dissenterici intesi in senso largo. l o Lattosio O, la t te O . . .

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Giornale di medicina militaTe.


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10. B. karthonmensls (Chal· mers e Mac Donald 1916)

11. B. focoa!Ja alkallgenes (Petrusky 1896) em. (Ca· steUanl e Chalm 1918)

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535

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536

!'lt; ALCFNE FEBBIH lSTESTlNALl E CC .

Da quanto si è detto i bb. metadissenterici si differenziano dai bb. dissenterici propriamente detti (B di Shiga-Kl·use), dai bb. paradissentt'rici (B. di Flexner, Hiss- Russel, Strong) perchè a{}idificano più o meno rapidamente (talora in 14 giorni) il latte, perchè coagula.no lo stesso terreno (tra il12o e il 21o giorno d'incubazione) e perchè fermentano parzialmente il lattosio (produzionE> di soli acidi), oltre che per i caratteri sierologici. Nella tabella 2 riunisco i principali caratteri differenziali dei bacilli dÙ!senterici senau atrictu, paradissenterici e metadissenterici. TABELLA 2.

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Anche il terreno P etrusky può .essere utilizzato come criterio discriminativo, a-ddizionale per distinguere i metadissenterici dagli altri bacilli della dissenteria (che non arrossano H·terrcno o producono soltanto decolorazione: la reazione controllata al tornasole è alca.Una). Nello stesso terreno il B. ceylonensis B arrossa precocemente (24-48 ore), il B. ceylonensis A e il B. madampensis arrossano più lentamente. F EBBRI PARATIFOIDOStMILI O FEBBRI I NTESTINALI DEL CASTELLANI.

Consultando le statistiche delle nostre colonie, quello che risalta è la negatività grande degli esami di laboratorio per tifo e paratifi. Le cifre, come dianzi si è detto, non sorpassano il 15-20 % degli esami praticati. Eppure molti di questi esami, negativi per tifo o para.tifo A, B e C, negativi agli eventuali esami parassitologici, sono clinicamente casi sospetti di febbre tifoide. Varierà l'intensità dei sintomi, ma tutti q uesti casi presentano effettivamente una sintomatologia addominale, coscienza più o meno obnubilata, f ebbre continua o remitteute, polso poco frequente non proporzionato alla temperatura,. Archiba.ld (1919) nel Sudan segnala simili febbri intestinali e le riferisce a microrganismi del genere Wesembergns.


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537

ECC.

In Egitto Khaled (1924) a-}>porta un a.mpio contributo allo studio di queste febbri pamtifoidosimili, che trova presenti nella percentuale dellO% dei casi di infezione intestinale. Casi di febbre columbensis vengono a.ncora segnalati da De Mello in India, da Jacono e Conte a Napoli, cb }! anno in Eritrea. P~ruzzi (1932) in Egitto segnala aUre infezioni parenteriche· da b. asiaticus e da b. columbensis. Simili infezioni vengono trovate da Jorda.n e ::UcBrom (1934) a Porto Rico e nella zona del Canale di Panama. Sa.rnelli nello Yem('n, Barbuto a ::\fa.ssaua segnalano osservazioni cliniche, le quali probabilmente sono da riferire a casi di febbre columbensis o febbre asiatica tifosimile. FEBBRE COLU~IBE~SIS.

Si distinguono in quest:affezione due forme di tipi febbrili, corrispondenti a due va.r ietà clini<:he della, malattia, l' una quasi del tutto simile a quella delle comuni infezioni tifose (fo·rma tijoide), l'altra caratt€rizzat a da una serie di accessi febbrili con pa,use di apiressia e di benessere (forma cronica Qn<l11lantP.). La seconda varietà viene scambiata clinicamente con la febbre maltese o con la febbre ricorrente o con la mala,r ia. Forma tifoide. - La malattia generalmente ha inizio graduale, di rado tumultuoso, con una sintomatologia vaga, costituita da cefalea, inappetenza, astenia, lingua impatinata, malessere generale e addominale, febbre, gorgoglio ileo-eecale, rueteorismo addominale e tumore di milza. Non sono stati segnalati eRanterni ed emorragie inte8l·ina.li. Dopo una o quattro settimane, 4'1 malattia cede ordinariamente per lisi. Forma ondulante o cronica. - .Alcune volte, mentre l'ammalato è già convalescente, ritorna la febbre e la malattia assume un andamento cronico. Sono frequenti le complicazioni urimnie specialmente cistiti ed uretriti. La prognosi è favorevole. La diagnosi è difficile dal ptmto di vista clinico, perchè le affezioni tifoidi e paratifoidi si rassomigliano molto. La diagnosi batte1·iologica nei primi giorni della malattia può essere fatta con la emocultura, dopo la prima settimana dall'inizio dell'affezione con la siero-agglutinazione, eventuaJmentc con la prova di assorbimento del Castellani e successivamente con l'esame batteriologico ripetuto delle feci. Tutte le volte che con i ceppi di laboratorio si ha un'agglutinazione 1/80 (controllata microscopicamente), procedere ad esami ripetuti delle feci per cercare di isolare il germe ili cui vanno ben vagliati i caratteri colturali e seriologicì. \ O - + gmppo ::\[org~ n

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538

SU ALCUNE F E BBill L.'<TESTINALI E CC.

La terapia della. febbre oolumbensis è sintomatica (degenza. a. letto, dieta. liquida, urotropina specialmente nei casi con complicazioni urinarie, salolo e benzonaftolo) e proteinica. o vaccinica (latte sterile, preparati proteinicf, eterovaccini od autovaccini). Riguardo alla 'Pf'Ofilassi, Castellani usò a Ceylon un vaccino misto (b. columbense + b. tifoso b. paratifosi A e B) allo scopo di prevenire non solo la febbre columbeusis, ma anche la febbre tifoide e le febbri paratifoidi.

+

FEBBRE DI ARomBALD.

Archibald (1912) lavorando nel Sudau ·descrisse una particolare forma di febbre intestinale dovuta ad un bacillo cbe lo stesso Autore classificò nel gruppo b. cloacae. Castellani però è del parere cbe tale germe appartiene al genere Salmonella della sua classificazione. Certa.ment,e ha rapporti molto stretti ool b. columbense, del quale for~e va considerato come una varietà. Si ntomawlogia. - È difficile distinguere la sintomatologia della febbre di Archibald, dalla febbre columbensis sensu strictu. 'Anche qui possiamo distinguere due tipi clinici; la forma tifoide, la forma ondulante.. I sintomi sono quelli della febbre tifoide, alla seconda settimana : lingua impatinata e a sciutta, febbre alta, sonnolenza, talora delirio, assenza di timpa.nismo e di scariche diarroiche. Vi può essere t umore di milza.. Tal volta la t..emperatura scende alla norma dopo una settimana e, dopo una pausa di apiressia, la febbre prende tm decorso remitt~nt,e. Altre volt~ la temperatura ha un decorso remittente sin da.U'iuizio. La terapia è quella ùella febbre columbenr;is. F E BBRE KARTiiOUME~SIS.

L'agente etiologico è il b. kar tlloumeosis, che a.ppartiene al genere Enteroides Ca.stellani e Chalmer.s. Fu isolato da Chn,lmers e 1\fa.c Douald nel Sudau Anglo-Egiziano ed ha rapporti mol to stretti col b. eutericus Castellani 1911 e col b. para-entericus Castellani 19H. 8intomatologia. - Dopo un periodo di in \'aBÌ(Hle (che dw·a uno o tre giorni), durante il quale il paziente avverte cefalea, malessere generale, avversione al lavoro mentale o fisico e presenta modica elevazione febbrile, si ha il periodo in cui i sintomi precedenti gradatamente si acuiscono. Non sono stati segnalat i esanterni, nè splenompg,1lia. Il sist-ema. nervoso si mant iene integro. La temperat w·a, che gradualmente ha raggiunto i 3$ 0 -40o C., si abbassa r apidamente e in circa tre giorni scende alla norma, mentre si ha scomparsn di tutti gli altri sint omi. Alcune Yolte l'ammala.to presenta una ricaduta ed a.llor<t si ha di nuovo ricompar:-;a dei precedenti sintomi: eefalt>a., staucllezza e febbre, la quale presenta que$ta volta tm decori'o irregolare e proluuga.to.


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FEBBRI INTESTINALI E CC.

539

Diagnosi. - È difficile fare una. diagnosi clinica differenziale con la febbre columben.sis. La febbre karthonmensis è una febbre tifoide nella quale non vi è roseola, nè tumore di milza. La prognosi è favorevole. La te.-apia è sintomat ica e vaccinica. FEBBRE ASIATICA.

Questa febbre fu differenziata a Ceylon, dal Castellani il quale ne isolò per primo il germe specifico daJ sangue e dalle feci. Vi sono due varietà di b. asiatico: il b. asiaticus l e il b. asiaticus 2. CoUuralmente sono identici, ma differiscono sierologicamente. Sintomatologia. - La malattia incomincia con malessere generale: cefalea e febbre, la quale s' innaJza di ~-l grado la sera. Durante i primi giorni l'ammalato continua le sue occupazioni. La lingua è impaniata. Vi sono dolori addominali e vi è timpanismo all'addome. Non tumore di milza. Nella prima sett.imana la temperatura oscilla fra 37,5 e 39o C. alla sera e la norma al mattino. .All'inizio della seconda sett.imana la febbre assume un decorso rem.ittente, ma in qualche caso continua nel decorso intermittente della prima settimana. Altre volte la febbre è molto irregolare. D polso è piccolo e frequente. L'obnubilazione della coscienza è lieve: per lo più non vi è delirio. La durata della malattia varia da 15 giorni, a 3 settimane e, talora, a 9 settim:1ne. Diagnosi. - I sintomi principali sono t impanismo, assenza di splenomegalia, piressia prolungata, condizioni generali dell'ammaJato non scadute. La diagnosi è es~<enzialmente basata sui reperti di laboratorio. P1·ogr10si.- La prognosi è generalmente favorevole. Le complicazioni sono rare. T erapia. - Il trattamento più conveniente è quello autivaccinico. FEBBRE ALICALIGENES.

L'agente etiologico è il b. fooca1is alkaligenes, che appartiene al genu8 Alkaligenes Castellani

Sintomatologia. - La malattia. ba il decorso di lma lieve febbre tifoide ed ha generalmente la durata di 12 o 15 giorni; ma sono stati segnalati ca"'i a decorso più prolungato. La febbre talora ha un decorso molto irregolare. Sono stati registrati casi in cui la febbre aveva un decorso intermittente o una periodicità come nella febbre terzana; ma forse in questi casi, l'etiologia era· mista. Non vi è splenomegalia, nè roseola, non vi sono emorrogie intestinali. La diagnosi si basa sull'isolamento del b. foocalis alkaligenes dal s~ngue o dalle feci oppure sulla, ric.erca di agglutinine specifiche nel • 8t('ro di sa.ngne del paziente.


540

SU ALC'l~E FEBBRl I:s-TESTC<ALl ECO .

La progrwst e favorevole. La. terapia è sintomatira ed autovaccinic-a. DIAGN O.~I BATTERIOLOGICA DELLE FE'l RRI PARATIFOtDO.' \Hir LI.

La diagnosi <li iniezione pa.ratifoidosimile. si può porre già in seguito

alla presenza di agglutinine specifiche nel sangue, prendendo in consi· derazione i tassi 1/100, purchè vengano controllati microscopicamente i risultat.i delle prove di reazione e delle prove di controllo. P er la ricerca, l'isolamento e identificazione del germe valgono come norma gli stessi criteri che per il gruppo tifo-coli. P er l'isolanwnto batteriologico dai sangue, oltre i terreni alla bile si potrà anche adottare il m.etodo di dilttizione, il metodo cioè della semina del sangue (2-10 cc.) in palloni contenenti ciascuno grancli quantità del mezzo nutritivo (300, 400 cc.). terapia della metadissenteria e delle febbri paratifoidosimili, nelle nostro Colonie. AUTORI.ASSU!<"'l'O. -

L'A. r iferisce c ·rea l'etiologia, sintomatologia. e


OSPEDALE :MILITARE DI RO:\B. Direttore : tenente colonnello mf'dico GIULIO )!AS SERA~O (Gabinetù:J di chimica e microscopia clillica)

L'INDICE ALVEOLARE DI GIORGI NEI CARDIACI D ott. Gerardo Arcangeli, sot;totenente medico assistente

E ben 'noto come per <l tensione alveolare dell'anidride carbonica» debba intendersi la. pressi9ne che le molecole di CO' libera del sangue esercitano nell'uniti\ di t empo sull'aria nlYeolar·e attra,·eJ•so le pareti degli alveoli. E pure noto come vi sia un continuo scambio fra i gas liberi del sangue e quelli che si trovano 110gli ah·eoli e come tali scambi costituiscano la cosi detta « respir:1zione estenut » in contrapposto alla « l'('· spirazione interna >> che consiste negli scambi cbe av~·engono tra. gas dei tessuti e gas del sangue. Gli scambi che si effettuano a lh·ello dei polmoni, e che costituiscono la respirazione esterna, vengono a cessare qualora la tensione del CO' libero dal sangue \·enga ad ('SSere controbilanciata. dalla tensione del co· contenuto negli ah·eo1i. Tutti quei fattori che facilitano la liberazione del CO' dalle combinazioni sangmigne ne fanno aumentare la. tensione e ne facilitano qufndi il passaggio nell'a.ria alveolare; così ad es. quanto più o· pe· netra negli alveoli, e cioè quanto più O' viene a contatto con la ma ssa circolante, tanto più CO' viene liberato dal sangue facendone aumentare la tensione alveolare. I n quanto poi al meccanismo d('gli scambi gas~osi cbe si effettuano a. lh·ello degli alveoli polmonari, la maggior parte degli AA., seguendo la «teoria secretoria », aanmette che ciò a>Yenga per una secrezioue este1·ua degli aln•oli (studi di l:loHH ('d nllie\'i) in contrapposto alla (l teoria fisica » secondo la quale sembra· che ciò avvenga per differenza di pressione, secondo le note leggi dell'osmosi. l pr-incipa.li fattori che intlniscl;no ,ml mec<'anismo secondo il quale si effettuano gli scambi ga~sosi del co· frll sangue ed aria alveolare, .sono : l ) Ph sanguigno; 2) ventilazione polmonare ; 3) circolazione sanguigna.

La tensione ah·eolare del CO' è intimamente legata a questi tre fattori, per cui i quattro ,-alori: teusione alreolare del CO', Ph sa·nguigno, velocità di circolazione del sangne. yentilazione polmonare, sono dipendenti l'uno dall'altro, tanto che le modifieazioni di uno di es!Si influenzano gli altri.


L ' rYDICE ALVEOLARE DI GIORGI NEI CARDIACI

Senza entra.re nel complesso problema dell'equilibrio acido-basico dell'organismo a cui ci porterebbe lo studio dei vari fattori che agiscono sul meccanismo della respirazione. tratteremo· un po' più diffusamente dell'indice alveMare carbonico nell'apnf.a volo11taria creato e così chiamato da (; IORG I che. per breYità, chiameremo: <<·indice alt•eolare di Gicwgi ». Ciò è nel'ei<sario per compreudere lo scopo delle presenti ricerche. Ci r-iporti:lHtO ni la,·ori di GroRGI, il quale iniziò i :suoi studi cercawl(l <li sta.ùilire i rappurti C'lte e.«istuno tra la tensirmf. dell'anidride carbonica 'Il e/l'aria al1:eula re d et 1flla pa.rte e l' apnea volon uwi~ dal l 'altm. Egli in un prbw tempfJ fissò i n1lori tlclla, tPnsione alveola.re del

CO' nella respirazione normale e poi, durante i tempi successivamente crescenti di 10'' in 10" di ap'nca ,-olontaria fino al limite massimo di

essa; e. segnando sull'asse delle ordinate i valori della tensione alveo· lare del CO' espt't!>:si in mm. di Hg. , e sull'asse delle ascisse il tempo della ùumt1t dèll'apnea in secoudi, ottenne delle curve con andamento ascendente. P rese a considerare quattro cun·e : l) la. curva della tensione alveolare del 00' nell'ap·nea, 1·espirawria dle viene iuiziaia dopo una espirazione norutale; 2) la cun·a dell'apnea inspi1·atoria dopo una· inspiraz. di GOO cc. ; 3) dopo una inspira.zione di 1100 cc.; 4) dopo una inspirazione che si avvicina molto alla massima e che rappresenta· l.'optimwn pet• la durata dell'~tpnea . Egli ciJiamò quest'ultima: « Uurva della tensione alveola1·e del co• 1~ell'apnea volontaria >> e p1·ese a studiarne i caratteri principali, cioè : la fonna- l ' altezz·a - l 'ampiezza. a ) la forma è quella di nna linea progressivamente ascendente, spesso abuastanza regolar~; b) l'altezza ,-a distinta in« assoluta» ed in <l I'elativa, u. f,'altr::.:..zu us.~oluta <~ l'ilPJH'e~eet:.tta da.l valore più alto di tensione ah·eolare che si raggiunge nel m:tssimo dell'apnea. L' alte:·.~·a 1·clativa è la differenza fra la tensione massima dell'apnea. e quella. clJe si ùa nell'eupnea. Questa differenza venne chia.mata da GtoRGI : « tcnsi{)l~e alveolare carbonica dil)'e·r enziale » ed è l'aumento che snbisee la tensione alveolare del CO' per effetto della. durata massima tlell'cl.puea ,·uloutal'ia. Eg'li tto,·ò elle faum e11to ddla te11.~ione alc(;;Ol([re r.:I1'ÙI)nica per effetto della. apnea ma.~sima è .<~quisitamente individuale . Nei soggetti normali o~c.illa f ra !),3 e 13,6 espre:o.:si in mm. di Hg. ; c ) F rt tll flit1::-~a. è in mpptll'tO c0n la dm·ata de LI 'apnea. 1Jai la v ol'i tli Gronca risulta c.l1e nei òire1·si i11dividPi normali le oscULa?.ioni della tem;ione al vcolare d el CO ' nel l 'eupuen si aggirano fra llll minimo di 3:3.4 ed uu massimo di 43.ti mm. di Hg. I soggetti dediti allo sp01·t Juwn o la tetno:ioue alveolare nell'eupnen mt pt•' più elevata. Mentre l'ampiezza della cnl'\·a può subire delle oscillazioni nello !'tesso inJi\'iduo (di pendenti ant·be tlall'allen<l>mento), l'nJtezza massima si mantiene pressochè co. tante.


L'INDICE ALVEOLARE DI GIORGI NEI CERDIACI

543

Nello stesso soggetto a n che la tensione a.Jveolare carbonica di Ife re nziale non subisce variazioni molto importanti , mentre nei vari sog-getti vi sono oscilla-zioni da un minimo di 9.3 a-d un massimo di 13.6 e>ìpressi sempre .in 1111m. di Hg. Esaminando diversi soggetti normali. GronGr ha potuto vedere che nei va-ri individui non 'lfi è m!Aformità di comportarne'n to fra dm·ata ma.ssima dell'<l/frnea e tensione alveolare cat·òonica diffe-renziale; così ad es. mentre un individuo con 90" di apnea ha presentato una tensione alveolare ca.rbonic<"t differenr.iale di 10,7, un altro. ~empre c-on !JIJ" fli apnea, ha presentato una tensione alveola.re carbonica differenziale di 15.5. La. cifra che i'ndica la tension'e alveolare ca.rbonica differenziale non ci dà quindi nessun ragguaglio esatto sulla durata dell'apnea. Le o~-;cilln.zioui !':nddPtte nPi so~getti non ammalati. secon•lo Gror.Gr, possono mettersi in rapporto sia con lo stato costituziona-l e individuale, coone pure pot rebbero rappresenta-re un i'nd ke dello stato dell'equiHbrio acido-basico dell'individuo. Lo stesso A. >Oiendo esprime1·e con una cifra qnesto dive1·so comportamento individuale dei due valori ha istituit a un'eqnazione i1 cui risultato dipende dai dne fattori: dwrata, dell'apnea. e tension e a71Jeolare oarbonioa differenziale e precisam ent~ : •< J,a d1trata delf.'apnea. _qfrt alltt t P.n..qinn.e 11lVcfJ7ar e differenziale t'nme que!ita .~ta rul X: d•we X r appresenta quello che GIORGI ha chiamato : <t Tndi oe alveo l-ar e cm·boni.co dell'apnea volo-ntaria» e che noi per brevità abbiamo chiam ato : « Tndi.re alveolat·e di Giorgi ». Così: X = Tensione alveolare carbonica differenziale 2 d'Ur a.ta dell'apnea

Nei ~og-getti normali Gror.cr lm t ro>at o dei ,-a lm·i rh e ,-anno da un un mini111o di l. cun u n valore meéli o di 2,1. Si comprende facilmente come tm inilice ba"so indichi un aumento nella ten sione alveolare carbonica ÙU!'ISO ris petto alla ifnrnta deJl 'apne::t, mentre 110 indice alto sta a d indicare cl1e l'amnento della tensione al· veohwe del CO', pPr· effetto dell 'apnea mnF;"ima . è note,·ole ri~petto ulla durata dell'apnea stessa. Però nella valuta,zione dell'indice alveola-re è n eces"a rio tener conto ancora una volta della durata dell'apnea, percl1,è 1m indice alto ed 1bn m::t~simo di 4.5 ad

indice basso ham.no 'l.lln diverso significato a.- !leoonrla, ell e la d11mta del· l'apnea è alt4. metiia o ba-~sa•.

• • * GIORGI e LEGA (1930) banno studiato come si comportano la curra della tensione alveolare e l'indi ce alveolare carbonico 'nella tnber<'olo:-i polmona-re; essi hanno p.o tuto vedere che mentre nell'eupnea non >i sono variazioni sensibili della tenF;io'ne alveolare del co·' nel mnssimo dell'apnea essa. è nn po' infer iore di quella che si ha neg-li individui nol'mali. La durata dell'apnea i'> sem p1·e inferiore e l'inclire ah'eolare è SH periore alla, norma.


L ' L>.: DJ CE .AL\'EOL AR€ DI GIORGI NEl I:ARDIACI

l due .\A. suùdetti pcusauo <:Le l"iuùicc pos~;:l. l"<tpprescntat·e un mczzu di inclagtue pE>r l"t>:saUJe f unzionale ùell'àJ•Jlarato r~s piratot·io e l'vl"llirc c lementi eli guidizio ::;ull"es teusione e sulla gnwità del processo polmvnare. l ul'arti una, diminuzione della su pedicie t·e:spirante porta a cl un a u11u~ ll to dell ' indice rtl reùlarc e ciò si spiega pensando c he q.Jalm·a diminni ~c-n la superti<;ib r espiratoria, la massa sang-uigna Yiene a. contatto con un:t minor qua.'u tità di aria e quindi una p;trte del co: non ,·iene lil>erara dal sangme. Se :::i im·ertissero i fattol"i e cioè se normale restasse la quantità. di aria che riene a contatto con la massa circola.nte, ma diminuisce im·ere la. IJUantitìì, ùi sau~ tie cbe <:it·cola n ei Yasi polmonat·i nell' unità. di tempo, se in altre paJ·ole si a,·esse una ::;tasi poln10nare, si donebbe ugualmente giungere ad una insufficiente azione depuratrice dell' aria sul sangue ,·enoso. ::;e si pensa inoltre che appunto per questa cattiYa. ossigcnazioue del sangue gli atti respiratori debbono farsi più fi'NJUenti, si capisce come la durata dell'apnea. deve el:isere minore che nel normale. Questi fattol'i (diminuzione di durata della apnea e catti\'a depurazione del sangue) debbono neeessariamente portare ad un aumento dell'indice alveolare carbonico n ell'apnea \' Olontaria.. ll:A:\CA ba studiato la cu r\'a della tensione aheolare del CO' nell'apnea \'Olontaria e l'inrlice di Gi01·gi nell'enfisema· polmonare e nell' asma bt·onchiale ed ha trO\'ato che l' indice si nta.ntiene nei li.r uiti pressocllè normali nell' asma , mentre è nettamente superiore alla media normale ne n· entisemn..

E:sa111iuate le conclusioni a c ui sono venuti OIOIWJ e LI:.:GA nei riguardi dell' indice alYeohue nella tubercolu!Si polmonare ed i risultati delle r icerche ùi J\I.....scA n ell' enfisema polmonare, ho 1·itenuto clJe le alterazioni del circolo prodotte dai vizi va-lvolari potes:scro determinare, a nelle in indi'dd ui con apparato Tespira torio in teg-l'O, delle modi ticazioni ùell'indicc alveo lare di Giorgi. Lo studio di tal i m9diticazioni, che rappresenta il fine immediato di q neste ricerche, oltre che alle alterazioni del circolo che si hanno nei cardia ci, :si l'icollega am:he alle ,·ariazioni dell 'equilibrio aciùo·b&sico ùeU' organismo, complesso problema che per brevità. abbiamo tralasciato di tratta.re, ma che indubbiamente può intluire sui valori dell'indice ah·eolare. TEC.' \ICA

l :.Jl'JEGAH.

H aldane e Priestlcy (19il.">) rurono i prirni a nlisurare la t.ension e a11·colare d el CO' nell'ana alveolar e sen ·enolosi ùi un t ubo ùi go mruu. del diametro di l·rn. 2 e d ella lungh ezza 1 i ur. l,Z>. Tale tubo e ra monno, ad un'estremità. di una bocchcruola. Dopo aver raccolta l'ullln ra parte di a ri a d• una forzata t:"spiraz ione q Ul'::.ta 1·cn int a nn l izzata m ~ d ia ute l'appa r t>cr:ll io di H a Ida ne oucne ndo cosi la percentuale Cll' del l '• a r ia all'eolare apcna • . l du e AA. ra cendv la m etl ra d ei nsultati ottenuti analizzanùu l'aria etnt>ssa con una profonda espirazione, prN·eduta da una n o rm a le inspiraz rone e Lia quella emessa pure con u na profo11<1a e~pirazrone, tna pro~:~rlma da 1111a e::.pi r azione no rm ale, ottenenutO l'• aria u!l·eorar·e 111eù ia • . Essi l l'OI'<l runo ..:he la le ii,ÌIJile d el C01


L'INDICE ALVEOLARE DI CIOROI NEI CARDIACI

54.>

p resenta delle 1liff~:renze indh·idnali. 111 11. ttua ce,rtu rost&nz:t nella. stessa p er· sona. Al mewùo Haldane furono ptu tarùi apport<~te delle mudificazioni. Plesch (1909) impiegò una dtv ersu tetnica, ft•ce c ioè r e::.pirare l'tndivilluu iu un sacco di gom ma (atta alveolare chiusa). Con questo metodo tro,·ò un'aria più ri cca di CO' e più pu,·era ùi O ùi quello elle 11011 ~ia r;~ria al\·,•ulare u onn ale. Egli 111 101 '''odo 1''-'""o di Otli:II CJ'C la tcnsiuml ah·colarc Jcl suugue \'P.tw:;o. . . . . .. Frtd(•rida (19i!t) ideò un II UQ\'0 dtspuSlll\'0 pe r la UP.ternunaZIOnC del co· uell'aria. ah·eolare. L'apvareccltJO (·onsta tli un 1ubo :li ,·eu·o piegato atl U e fornito di due rubineu i. uno superiore Situato alla cslemità el i uno rtei due bracci e l' altro inferiore a ùue ne situato al cent••o del tratto orizzontale. 11 braccio con1preso fra i due ruuiuetti ha in alto un rigonfiamento ampollar~ eù in basso è graduato in c' t•d in dt'CÌ!Ill di c'. T ale braccio ha U!la capacità di 100 c•. t'\ell'appareccllio origiuale la bt·aJtr·a nuu graditala ternJin:t COli un lrano orizzontale rit" olto Yet·so l'estt·r11u; 1nll t o CJ UC~to c l11' Jlltl JH.:a ncgl i a pparecclt 1 oggi in uso. Co111e rupparec·chio cust an che l a tecui ca intpif'gata lta subitO tlclle lnOdificnzioni. Occorre iuoltrc pr·o,·,·t·d.:r:,i ùi tllt c ilillllto ò t n:tro alto -~O cm. e elci diametro di ~O cm., rli u n tubo eli VPtro munito di una pera di gomma. rH unn secouda p era d i g0111 11tu a pareti SJ'•'SSC, di una cv p;; ula d i porcellana, dì una· soluzione ui idruto pow;;~ico al :!0 % e <IJ tJJm suluziune satu ra di a cido l'o· rico ('• %). n cilindro di YCI ro ll .. ,·e essere pieno di lh·qua alla· tcntperatura ambiente. Prima di iniziare l'c:;perìmentu l'apparecclnu ,·a lavato co11 Ja soluztonH borica c poi con a cqua dtslillata Pil iufuu~ m•nr a;;l'iugato. Fredcricia. nellrJ tJ,·, t.: rizionc tll'l suo nppareccltìo e dPl suo metodo. fa iniziare respirazione alla ftue di • una norntnle esvirazione • . T ermln(lfél. l'es pirazione, si chJUcle subito il tlrbmrtlo supe ri ore e si Jn1JJlergP l'apparecchio per 5 m' n el cilinrlro co niPuentr J'acqua alla temperatura ambie'IIIC avendo CHI'a che l'nr.qua s 1cs:<a giunga a coprir€' il rubinetto super !Me. r-;,•1 frattempo, con il tubo di ,·etro ntunito rlella pera di gomma si insnffia del· l'aria nell'acqua d el cilindro in wodo da agiLarla beue. T olto l'nprn rPr·chio rtall'ac:qua. ~i ra ;;ub11·e al mbmctto irtfl'riore un IJilarto di giro in modo che la brant:a n on gradua ta comnnit'lti con l'es terno eia n el suo tratto super iore, ove. è sromita di rubinello, s ia u ~ l tratto inferi ore attra·verso il ru hin etto stesso. Durnnte il mon1 ilnto in cui sì è ratta penetrare l'aria. dell'espirazion e il rubinetto inreriorr. s·i trova in una posi.zione tale che le du e branche com un ica \'ll.UO fra lorc;. l mmer~endc) l 'eslt'Pillilà del r 11bìnrr1o inferiori' n ~;>lla cap;;nla rli porcellnnn. contenente la ~oluzt one ili ~orla , si a~pirn la solnzio11e StPssa mNliante la p era. di gomma a pareti s pesse. che si è a,·uto c11ra di innrstarc all'est remo tlella branca non gr-arlnata. in modo cile qurstn si r iernpiP tulln rt i ~<ol11zione. Si togli e quindi la pera ò i gomma e s i fa compiere al rubinPtto un q uar10 di giro in modo che l e due branche possano COJJlllll ira re fra (li loro. Parte rlclla solu7.ione renetra cosi nt>lla IJranrn graduata. Si chinlle di n uo,·o il rub inetto e si vrrsa In soluzione restnta nella branca non graduata. Si a·g- i1a lwnr. l'appar ecchio in morlo che tutta l'ani;JrirlP cnrhonica ven g:l assorbila e lo Si immer::;e di nuo,·o nr!l\lrqua del f'il ìndro; quindi questa si fa penrtrarc n el la branca non gra<lunta g irand o il rubin rtto. Facen d o allora rare al rubinetto un mezzo giro. si lascia fl11irl' l'acq ua nella br?nca gmcluata iu llllldo che v:~da ad orcupare 11 posro lasciato litlPro dall'alli· dndc_ ca_rhl)ni ca chr è stata assorh ita rlnllil soluzione di soda. Si lascia J'appa· r.eccht o mHn~;>rso per 5 m· rtopo !li chr lo si solleva in modo rhe il mrnisr0 rl•'l· l arqmL conten111a nel cilindro coincida con qu.•lla dell'arqua con tenuta nrlln b;anca· grarl n:~t a e si esegue rapirhJn ,cnte la lettu ra. 11 num ero cl 1è corrispondi aJ due rnentschì ci dà la percentuale d i co• co nt enuto n ell'aria alveolare. .Frl'derir.in ha ottenuto con questo metodo clri valori che in !'Og,:!t'tt i norlllali osctllano rr:~ :35 e 45 mm. eli Hg .


L'INDICE ALVEOLARE DI GIORGI NEI CARDIACI

Descritto il metodo originale d.i Fredericia, accennerò alle modificazioni che successivamente sono state ad esso apportate semplificandone e mìgliorandone la tecnica. Arnoldi (19'24) apportò all'apparecchio di Fredericia delle moditicaz.wni; in questo apparecchio modificato il lume dei rubinetti ha un calibro maggiore che non nel Fredericìa originale. La gradazione giunge al 10 % (mentre nell'originale solo fino al 7 %). La- dilatazione ampollare è più corta e più ampia, infine la branca non graduata porta nl suo estremo libero una dilatazione ad imbuto ed una derivazione a baglionetta. Nelle mie esperienze ho ailoperatO l'apparecchio modificato da Arnoldi ed ho seguita la tecnica consigliala da Giorgi, secondo la quale è bene saggiare la temperatura dell'acqua del ci.lindro mediante un termometl'O prima di cominciare l'esperienza poichè ogni grado di differenza nella- temperatura d ell'acqua porta un errore di 0,4. Si può rare a meno di usare come agitatore il tubo di vetro con la pera di gomma, basta spostare qualche volta l'intero apparecchio dentro l'acqua. Giorgi consiglia inoltre di praticare gli esami. la 111attina a digiuno. Ecco il procedimento da me SC'gnito: Dopo una rapida espira7.ione torzata, effettuata dentro l'apparecchio, si chiude il rubinetto superiore (1) lasciando l'inferiore in modo che le due branche comunichino tra di loro. S'immerge subito l'apparecchio nell'acqua del cilindro mantenendovelo per 5'. Indi si versa attraverso la branca non graduata 10 cc. di soluzione di sodaal 20 % parte della quale penetra nella branca graduata. Immergendo la- mano nell'acqua st chiude il rubinetto inferiore in modo che le due branche non comunichino più nè tra di loro, nè con l'acqua del cilindro. Si toglie l'apparecchio dall'acqua e lo si agita un po' in modo che la soluzione che è penetrata n ell<t branca graduata assorba una parte dell'anidride carbonica dell'aria di espirazione• contenutavi, lasciando così il posto per altra soluzione che si fa passare tornando a far comunicare fra loro le due branche. Quindi si fa comunicare la branca non graduata con l'esterno per vuotarla dalla soluzione rimastavL Dopo aver agitato di nuovo l'apparecchio in modo che tutta l'anidride carbonica venga assorbit.a, lo si immerge eli nuovo nel cilindro la cui acqua s·ate lungo la. branca non graduata riempiedola. Infine si. fa compiere al rubinetto un mezzo giro in modo che la hranca graduata comunichi con l'acqua del cilindro andando ad occupa-re il posto lasciato libero dall'anidride carbonica assorbita dalla soluzione di soda; l'apparecchio va lasciato immerso per 5 m', quindi, sollevatolo rapidamente in modo che il menisco dell'acqua contenuta nella branca· graduata coincida con qu ello dell'acqua del cilindro, non resta che eseguire la. lettura nel punto ove i du ~ menischi coincidono. Il numero che si ottiene ci indica la percentuale dell 'anidride carbOnica contenuta nell'aria al\"eolare. Volendo esprimere i risultati in tensione di mm. di Hg. non resta che moltiplicare il numero letto sulla scala graduata per la pressione barometrica (760) alla quale è stato detratto il numero 46,6 che corrisponde alla tensione massima del vapor di arqua alla temperatura del corpo, e ciò va- fatto perchè l'aria alveolare è satura di vapor d'acqua. Dividendo il numero cosi ottenuto per 100 si avrà la tensione alveolare del co• espressa in mm. di Hg. Cosi ad es. se il numero letto sull a scala graduata è 5,2 si avrà: (760-46,6)x5,2 · d' . = 3 7,09 = TensiOne Alveola.re m rom. 1 Hg. 100

Giorgi consiglia delle modificazioni all'apparecchio già modificato da Ar· uoldi, e cioè : La dilatazione a-mpollare dovrebbe avere il piano inferiore più inclinato verso i.l lume del tubo graduato per evitare che vi si soffermi un po' di liquido, Consiglia inoltre di munire la branca non graduata di un terzo rubinetto per evitare che immergendo l'apparecchio nell'acqua. subendo l'aria contenutavi (l) Il ru bln11tto superiore deve re.stare cb i uso por tutta la durata dell'esperienza.

t


1

L I:!ol'DICE ALVEOLARE DI GIORGI NEI CARDL<\CI

54i

una diminuzione di volume per la diminuita temperatura. possa penetrare dell'aria atmosferica nella camera· graduata. La gradazione fino a 10 si è mostrata talvolla insufficiente per cui è consigliabile di portarla fino al 12 %Infine sarebbe bene che le due branche fossero riunìte a-n ('he in alto da un tratto orizzontale onde evitare le facili rotture dell'apparecchio st e~so. RI SULTATI OTTE::-. Ul'I.

Ho esaminato 14 malati, 7 mitralici e 7 aortici; alcuni compensati ed altri in periodo di scompenso. MITRALICI. 1o CASO: insufficienza mi.traLica in perioùo di scompenso.

c. A. a. 19. Nulla nel gentìlizio e n ell'anamnesi remota. Tre anni addietro contrasse malaria. Da- un anno soffre di cefalee, senso di stanchezza, dispnea da sforzo. Di notte non può sopportare il decuoito supino. Es~endo sopraggiunt'l una forte febbre ha chiesto di essere ricoverato. Febbre a carattere malarico. Ali 'ingresso Il malato è fortemente dispnoico. Edemi agli arti inferiori, reticolo ve n oso <.tddomina le. Cuore a·umentato in toto; più ingrandito il ventricolo S. e l'atrio D. Alla punta rumore di va e vieni che si percepisce anche alla base. l• DF:IERMJN.~ZIO'I\E.

Capacità vitale 3000 cc. Tensione alveolare del co• nell'eupnea . . . . Tensione a-lveolare del CO' dopo 30'' di apnea Tensione differenziale . 13.56. Indice alveolare . . . . . . . . . 6.1.

32,10 mm. di Hs:;. 45,66 mm. di Hg.

2• DETERMINAZIONE.

Dopo 25 giorni di opportuno trattamento, scompnr~i glì edemi, diminuito l'affanno, condizioni generali migliorate. Tensione alveolare del C0 2 nell'eupnea 31,38. 43,51. Tensione alveolare del CO' dopo 30" di apnea . . . . Tensione alveolare differenziale 12.13. Indice alveolare 4,9. 2o CASO: fnsuff·i cienza mttmltca in periodo di scompenso.

C. G. a. 42. Nulla del gentìlizio e nell'anamnesi personale fino a pochi mesi fa quando. a suo dire, in seguito ad ina lazion~ dei prodotti di combustione eli

un motore a scoppio notò torti dolori precordiali, ambascia, dispnea. L'infermo è in preda ad affanno, cian o~i. edemi ::~gli arti inferiori. Cuore ingrandito specie a cariro del ventri.-:olo S. Soffi intenst su tutti. i rocolaf. l• DETERMINAZIONE.

~opo cirCil' 10 giorni di degenza all'ospedale: diminuiti la cianosi, la dispnea e gh edemi. Capacità vitale: 1900 cc. Tensione alveolare del co• nell'eupnea . . . . . . 29,9G mm. di Hg. :ren sione alveolare del co• dopo 25" di apnea .. 42,09 mm . d t Hg. fE'nsione alveolare ditr~renziale . . . . . . . 12,13 Indice aheolare . . . . . . 5,8. ·


548

L'rKDICE AL\' EOLARE D I GIORGI NEI CARDIA.Cl.

Dopo 20 g iorni in (H.:riou u di co mrleu:;o, soffio nc ttatuen te sistoli<:o, rinforzo dd Il p olmusJ a re. T enss on e al\·cula re d èl C0 2 Jl è ll' t-U!JliE'i.l . . . . . 23,32 mm. di H g. Tens ione nl'.'èvlare J el CU 0 d~.·po -~0' ' di apnea . . 40,66 llllll. di Hg. T en s ione al\·cvlare d i rr~nmz ialc . . . . . . lJ.84. Intltce ah·cula r e . . . . . . . . 4,uì. 3•

IJETJ::'I~li~.\Z IO:\ E.

Dopo altri 10 g iorni. Te ns ione ah·colare d el C0 2 n cll ' eupu eu . . . . T en s ione a lveolare d el CO' d opo 31!" dt apn ea T eu!>ioue ah·èula t·e d irfcr t> llzial e . . . . !J.9<J. lntlice alveulare . . . . :-s.!>. 3<> CASO :

/JtSil{{icL~nzcL mitra l ica

29.96 mm. di Hg. B9.95 111111. dJ Hg.

lu peri odo t! i scompensu. .

t-

P . G. a. 50, pittor e. l\ulln tl i n otevole n el gen tilizio. A 15 anni ul cera venerea. R. \V. !'E'tllprc n P)za tiva . Tre ,-olte bronco poltu onite. Da poco tempo soffre ùi a ffa nno dunune g li s forzi: ora l'affa nno è per s istente .

.Presenta c ianosi e d is put' U. l\on edcllli. Area cardiaca ùehorda due dita a d es tra. Fremito s is tolico alla punta. ll tono .alla punta a ccompa.g-nnto da soffio con il m assi mo tli int,>nsilà al ce ntrum. Il ton o sdoppiato su tutti i focolai. DE1ER~I INAZIO:'\f..

Capac ità vitaTe !!100 T ensione all·eolnre del CO' ne ll'eupn ea . . . . Tensione all·eolnre dt:> l CO' d opo 2.)' ' Ili a pnea

41 ,3i mrn. di Hg . di Hg.

5~,93 mm.

Temione a\ \'(~olare d•fierenziale . . . . 13,;.>6. Ind ice alveolare

. . 7,3.

4o CASO: Stenv si ed insufficienza mitralica lieve. P . s. a. 29. A J!. 3Jtni l)Olmoni te. Da due anni soffre di r eumatismo articolare a c uto. In quesLi nlti111i armi affanno, edemi fugaci, tosse ed ~~spcttorazio:lll Ili LI COSa.

All'E. O. presenta : lie ve cia n osi, rantoli spa rs i al torace specie " destra. Cuore aum enta to di vo lume P\nHa a l 5° spa zio un po' all' e~te ruo d r ll'emiclaveare. Il mar~tin e d es tro deb<•t·da un po·. Lie ,·e fremito pn•s i ~t nliro alla punta che si propa ~n ull 'a sc ~lla. S ':>ffio presistolico. Il polmo nare t•inforzato e cos1 pure il 11 a ll n ha$e. DETF:rnr 1:-IAZ fON E.

Ca pac ità v ila le 2900. Te nsi one ah·enla ee (lCI CO' n ell'eupt:ea . . . . T ensione a!l·eolare d el C()' d opo 30" d i a pnea T ens ione al\•enlare differ enziale . . . . 12,7'•· Indice alv eolare . . 5,34

32.20.

44,!>4.

5° c.~so: .<;tenos l ed in :> llfll ti m :a mitra/ir a in p eriodo di scompenso. Fibn l /a: ione auricolare.

A. G. a. 30. ag riroll ore :'\ull a ne l gentilizio. A ~1 e 28 anni proba-bile r euma tis mo arti colnre a c·utn. Ott circa un anno senso di oppre:.sione, pulsazione all 'epi,:mstrio, ede mi a gli urti infe l'iori. All'E. O. nrcu biiO srmio rt o pnoico. pulsazioni evid~;~nti al collo. Emitorace d estr o lile no m ohile. :'<Iod ica ottuo>.it ìì nlla basd clcst ra d el t ':lra t:e.


L ' INDICE ALVEOLARE DI GIORGI NEI CARDIACI

649

Lieve bozza precordiale, itto diffuso e rientrante, aritmico. Punta al &> spa. zio all'interno dell'ascellare anteriore. Margine destro deborda di circ:a due cm. All'ascoltazione : azione aritmica; t o tono coperto da un soffio che si propaga all'ascella. 11 fascio vase:olare deborda a destra di cm. 2,5 ~>d a sinistra di 2 cm. Ascite. Fegato deborda tre dita dall'arco costale; in alto al 5° spazio a superficie liscia, duro di consistenza. Polso epatico, presente. Milza deborda un dìto dall'arco costale; molle. All'elettrocardiogr~mma: t1brillazione anricolare. l• IJETtRM INA:I'IONE.

Capacità< vita·le 3000. Tensione alveolare del CO' uell'eupnea Tensione alveolare del CO' dopo 3(1" di apnea Tensione differenziale . 14,27. Indice alveolare . . . . 6,7.

3:{,52. 47,79.

"2• DETERMINAZIONE.

Dopo una cura digitalinica e dopo un notevole miglioramento dell'edema e .dell'ascite. Tensione alveolare del CO' nell'eupnea· . . . . . 35,67. Tensione aJveolare dtll CO' dopo ~5" di apnea . . . . 47,79. Tensione alveolare differenziale . . . . 12,1Z. Indice alveolare . . . . t2. 6• CASO: Stenost ed. t nsuffl.ctenza mitra!ica, leggero scompenso.

P. L. a. 18. Polmonite a 12 anni. Da 4 anni cardiopalmo ed accessi irregolari. E. O. Cianosi. Breve fremito sistolico. Lieve debordamento della marglno-àternale destra in corrispondenza del 30 spazio. All'ascoltazione 1° tono forte, preceduto ed accompagnato da rumore rude. Azione cardiaca frequentissima ed aritmica. Pressione bassa. D ETERMINAZIONE.

Capacità vitale 3'200. Tensione alveolare del CO• nell'eupnea . . . . . T~nsione alveolare del co• dopo 20" di apnea . Tensione alveolare differenziale . . . . 11,31. Indice alveolare • . . . 6,4. 7<> CASO: I nsufttctenza mttraltca in

S2,20. 43,51.

periodo di scompenso. Ftbrtllaztone auri·

-colare.

P . M. a. 41. A 16 anni pleurite essudativo. bilaterale. A 17 anni reumatismo articolare acuto. A 18 febbre tifolde. Da 7 anni va soggetto in modo accessua·le .a. dispnea da sforzo. Ai primi del corrente anno ru colto da dispnea a riposo, edemi agli arti interiori, diuresi diminuita. E. O. Decubito semiseduto. Cianosi alle la·b bra e al pomelli. Polso piccolo, .aritmico, di frequenza aumentata. Edemi agli arti interiori. Sfregamentt alle basi; rochi e sibili diffusi. Giugulari turgide. Reticolo ~e­ naso alla regione precordlale. Alla punta soffio slstolico. Al centro rumore presistollco. Il polmonare rin~orzato. Azione cardiaca ar.itmica. All'elettrocardiogramma: f\llibrazione. Fega·to 1ngrandlto. 1• DITFll~'lJN.~ZIONE.

E stata eseguita quanrto io r.ondfzi c.nl generali erano alquanto migliorate pur persìstenrlo 1 segni dello srompenso. Tensione alveol:lre del C01 nell'eupnea .. . 35,67. 4-

GioT1lale d! med!elna mllftcwe.


550

L 'INDI CE ALVEOLARE Dl GIORGI NEl CARDIACI

Tensione alveolare del co• dopo 3C" di apnea . . . . . 49,93. Tensione alveolare differ enziale . . . . 14,:2&. Indice alveolare 6,77. 2• DElER~ INAZIO:>E.

Dopo circa 5 giorni. Te nsione a lveolare del co• neU'cupnca . . . . . Tensione alveolare ùel co• dopo zs·• di apn ua . Tensione alveolare differtmztale . . . • 12,84. Indice alveolare . . . . 6.43.

3.?.67. 4S,f>l.

3" DETER~li NAZIOl\li:.

Dopo 10 giorni, scomparsi i segni dello scompenso. . . . . . Tensione alveolare del CO' dopo 35" ùi apnea . Tensione a lveolare differenziale . . . . . 9,26. Indice alveolare . . . . . 2,4-i. Ten~i o ne alveolare del CO' nell'eupnea·

39,23. 48.49.

AORTICI.

so CASO: Insunicienza aortica compensa.ta. S. G. a. 51. A '•0 anni lues che curò irrazionalmente R. W. Da· un anno dolore prccordiale. affanno nel riposare SJpino. Dispn ea da sforzo. Itto r111forzato al 4° spazio all'esterno della mann11 illare. Pulsazione ~elle ca rotidi a destrw. Il ventricolo sinistro appa re ingrandito. Soffio diastolico aspro sul focolaio a ortico che si propaga alla punta o,·e però è meno intenso. Capacità vitale 2400. Tensione alveolare del CO' nell'eupnea . . . . . 32,81. Tens ione alveolaJ'e del CO' dopo 25'' eli apnea . . . . . 40.66. Tensione alveolaTe differenziale . . . . . 7,85. Indice alveolare . . • . . 2,5. go CASO: Ins1tnt.cienza aortica compen1ata. P. N. a. 62. A 22 anni blenorragia. A )U lues. A 42 fu operato di ascesso urinoso. A 47 broncopolmonite. A 60 malaria. Nulla accusa a· carico del cuore. Entra in ospedale per accesso malarico. E. O. P olso ritmico, duro. celere. l tto al Go spa7.iO un dito all'esterno dell'em icla\'earc. Pulsazioni visibili al giugulo ed alle carotidi. Sul fo colaio aort ico ed alla punta doppio soffio. Fegato un dito dall'arco costale. l• DETERMINAZIONE.

Capacità vitale 2800. Tensione al\·eolare del co• nell'eupnea . . . . . Tensione alveolare del CO' dopo 30" di apnea . Tensione alveolare d iffcren ziale . . . . . 6.42. Jn (li c c olvcolaro . . . . . 1.3.

37,81. 44,23.

2A DETER~IINAZIONE,

Dopo 40 g'iorni di cura (cardiocinetici, chinino, m e rcurio)~ T ensione alveolare del CO' nell'eltpnea. . . . . . 37.81. Tensione alveolare del CO' dopo 30" di apn r a . . . . ' 44,94. Te nsione alveolare ditrer emial e . . . . . 7,13. Indice alveOlare . . . . . 1,7.


L 'INDI CE .ALVEOLARE DI GIORGI NEI CARDIACI

551

100 CASO: I nsufficienza aortica mìtrrtlizzata, in periodo di scompenso.

F. E. a. 76. A 25 anni lues. A 73 unui broncopolmonite cui. residuò astenia, dispnea, dolori anginoidi, senso di cosLrtzione preo::ordw.le. Per tre volte ha avuto veri fatti di scompenso. E. o. Decubito ortopnoico, aispnea, edemi agli arti inferiori. Fatti accentuati di enfisema polmonare. Polso aritmico, punta al 3<> spazio sull'ascellare anteriore. A destra il cuore deborda dì un dito trasverso dalla margìnosternale. All'ascollazione si avve:rtono pulsazioni aritmiche con extrasistoli. Toni alla base lontani. Soffio sistolico alla punta. sorno diastolico sul focolaio aortico. R. W.+++ ~ DETERMl~AZJONE.

Le nostre ricerche sono iniziate dopo 15 gior11i dall'ingresso del pazìent,1 in ospedale. Era già stata iniziata· una. cura con cardiocineuci e Neosalvarsan. Al momento in cui iniziamo le n ostre ricerctle lo scompenso persiste tuttora. Capacità vitale 2000 cc. . 32,20. Tensione alveolare del co• nell'eupnea . . . . . . Tensione alveolare del CO' rlopo 2v" di apnea . . 47,75. Tensione alveolare ditrerenziale . . . . . 15,59. Indice a-lveolare . . . . . 12,L

no CASO: 'Jns u{fwien:.a aortica in periodo di sco mpenso. M. G. a. 32. Tre anni !a ebbe malaria cui sì aggiunse affanno e palpitazione. NulJ'altro nell'anamnesi. E. O. Decubito ortopnoico. Polso 108, respiro 30. Pulsazioni evidenti alle arterie superficiali. Sull'ambito pol monare, qualche rantolo specie alle basì. Itto al Go spazio all'interno dell'ascellare antertore. Il cuore a destra deborda dì un cm. Soffio dolce sis!tolico alla punta accompa·gnato da un soffio diastolico aspirato. Sul focolaio aortico rumore di va e vieni. Alcune extrasistoli. Fegato due dita dall'arco costale.

l • DETERMINAZIONE.

Un primo esame venne eseguito dopo qualche giorno dall'ingresso e quando già lo stato di scompenso era- quasi scomparso tn seguito ad opportuno tra\-

tamento. Capacità vitale 3100. Tensione alveolare del co• nell'eupnea . . . . Tensione alveolare del co• dopo 20" di apnea Tensione alveolare differenzinle . . . . . 9,26. Indice alveolare . . . 4,29. ·

33,54. 42,80.

2" DETERMINAZIONE,

Dopo circa due mesi di degenza, le conclizioni che erano molto migliora-te. Si sono alquanto aggravate manifestandosi uno stato di scompenso. Tensione alveolare del co• nell 'eupnea . . . . . . . . . 35,67. Tensione alveolare del co• dopo 20" di apnea . . . . . 46,37. Tensione alveolare dirterenziale . . . . _ 10, 7. Indice alveolare . . . . . 5,7. 12• CASO: Insufficienza aortica mitralizzara. in periodo di &compenso. F. P. anni 52. A 20 amù ebbe blenorrag ia; otto mesi fa fattosi visHare per de! disturbi, gli fu diagnosticato un vizio cardiaco. Da allora si è scompensato due volte. , E. O. 11 cuore deborda di un cm. a D. Punta al 4o spazio all'esterno dell_emlclaveare. Hto scuotente, pulsazione al collo ed al giugolo. Al focolaio aortico sorno Slstolico dolce e diastolico intensamente metallico che si propagaagli altri focolai. Fegato all'ombelicale trasversa, edemi agli arti inferiori. R. w. + + +


L'INDICE ALVEOLARE DI GIORGI NEI CAB.DL\01 OKrEltMINAZIONE,

capacità vitale 2100. Tensione alveolare del co• nell'eupnea . • . . • 33,52. Tensione alveolare del CO' dopo 15" di apnea . 42,80. Tensione alveolare differenziale . . . . . 9,38. Indice alveolare . . . . . 5,84. 130 CASO: Insuffictenza aortica compensata.. L. M. a. 22, donna di casa. 11 anni pleurite. A 17 anni reumatismo articolare acuto. A 18 anni broncopolmonite cui si è aggiunto af!anno da sforzo, palpitazione anche a riposo. Da due anni, a più riprese è stata I'icoverata in ospedale. E. o. Hto alla punta spostato in basso ed a sinistra. Fremito diastolico. Rumore diastolico ~tl focolaio acetico. l• DET.EII~HNAZIONE.

E stata praticata alcuni mesi dopo 1l suo ultimo ingresso in ospedale. Non tatti di scompenso. Tensione alveolare del co• nell'eupnea • . . . . . . 38,73. Tensione alveolare del co• dopo 30" di apnea . . . . . ,9,39. Tensione alveolare differenziale . . • . . 10,66. Indice alveola·re . . . . . 3,73. 2• DIITEIIM INAZIONE.

Dopo 5 giorni. Tensione alveolare del co• nell'eupnea . . . . . Tensione alveolare del co• dopo 30" di apnea . Tensione alveolare differenziale . . . . • 10.66 Indice alveolare . . . . . 3,73. 3& DETEIIMINAZJONE.

Dopo altri 5 giorni. Tensione alveolare del co• nell'eupnea . . . . . Tensione alveolare del CO' dopo 30" di apnea- . Tensione alveolare dif!erenziale . . . . . 7.80. Indice alveolare . . . . . 2.

38,52. 46,32.

,. DETERM INAZIONE.

Dopo altri 5 giorni. Tensione alveolare del co• nell'eupnea . . . . . Tensione alveolare del CO• dopo 30" di apnea . Tensione alveolare di.f!erenziale . . . . . 7,85, Indice alveolaTe . . . . . 2.

34,90. 4.2,80.

no CASO: Insuf(tctenza aorttca mttraltzzata, leggermente scompensata. T. B. a. 48. A 20 anni malaria. Nel 1903 ulcera luetica al labbro superiore. Un paio di mesi fa ebbe tosse, febbre, espettorato sanguigno; fu curnto per broncopolmonite. ma non accennando a guarire, fu ricoverato. E. O. Cianosi alle labbra ed ai pomelli. Itto alla 7• costola all'esterno del· l'emiclaveare. Il margine D. dell'aia dl ottuosità cardiaca a un cm. dalla marginosternale. Il margine s. al 30 spazio all'esterno dell'emlclaveare. Toni deboli. Rumore di sot!io al 20 aortico ed al 1° all9 punta. Fegato palpabile. ta DE'I.EIIMINAZIONE. Capa-cità vitale 1200. Tensione alveolare del CO' nell'eupnea . . . . . 30.67. Tensione alveolare del CO• dopo 12" di apnea . 39,23. Tensione alveolare differenziale . . . . . 6.56. Indice alveolare . . . . . 6,1. 2" DE'I.EIIM INAZIONE,

Dopo 10 giorni dl opportuno trattamento. Tensione alveolare del CO' nell'eupnea . . Tensione alveolare del CO' dopo 12" di apnea . ·· Tensione alveolare dltrerenz!ale . . . . . 6,,3. Jndtce alveolare . . . . . 3,41.

30,67. 37,10.


553

L 'INDICE A.LVEOLA.BE DI GIOBGI NBI OABDIA.CI

Speeehlo rlasluatlvo MHrallel.

..,

~"

2

Insuffi.oienza Mitralioa

l

o•

8~ .,g -.. ..

g~., nella .s~~ Lo d Q Q. " ao'Gl enpnea a pnllt\ s~ ~ mm. m.m. ,g'O GS e;..'t1

OASI

l

Ttosioto Ur. (ar~.

!g nella

l

Hg.

Bg.

l• 32, 10 46,66 30"

~.!:

.4NNOT.4ZIONI

"

13, 56 6, l

Soompenso

l 2•

31,38 43,51 30"

12, 13 4,9

Miglioramento

)a

29,96 42, 09 25"

12, 13 5,8

Scompenso

Insufficienza Mitralioa } 2& 28,82 40,66 30"

f 3• 29,96 39,95 30"

11,84 4, 67 Ricompensata 9,99 3, 9

Dop o 10 giorni

3

Insufficienza Mitralica

l • 41, 37 54, 93 25"

13, 56 7, 3 Scompenso

4

Stenosi e Insuffio:enza Mitralica

I• 32,20 4-i, 94 30"

12, 7-t 5,34 Lieve scompenso

6

\ l a 33,52 47, 79 30" Stenosi e Insufficienza ) 2• 35,67 47,79 35" Mitralica

14,27 6, 7

Scom penso

12, 12 4, 2

Dopo oura e miglio·

ramento

6

Stenosi e Insufficienza Mitralica

,.

32, 20 43, 51 20"

l•

35,67 49, 93 30" 14, 26 6,77 Scompenso e fibrilla·

11 , 31 6, 4

Leggero scompenso

ziono auricol are

7

Insufficienza Mitralica

2• 35,67 48, 51 25"

12,84 6,43 Scompcnso e fibrillazione auricolare

sa 39,23 48,49 35''

9, 26 2, 44 R icomp<m~<ata


554

L'INDICE ALVEOLARE DI GIOBOI NEI CA.BDUCI

Specchio riassuntivo Aortici ' ..:. ., Tu!iou !lr. far~. OA SI

l

.,. ::= .,_ ..

gJ

d=; E~ Mll& nella ~-=~ .,.,:: .s!f~ ~"N eupnoa apnea ~~.:! :a :: .,.g

eco

A"'

mm. Hg.

..

mm. Hg.

.; "' "' E:-<"'

ANNOTAZIONI

.... ~.

Cl!

8 Insufficienza Aor tica.

32, 81 40,66 25"

7,85 2,3

Compensata

t I• 37,81 44,23 30"

6,42 l , 3

Compensata

9 Insufficienza. Aor tica.

2• 37,81 44, 94 30"

7, 13 l, 7

Compensata

32,20 47,75 20"

15,59 12,1

Scompenso

lO Insufficienza Aor tica ed Enfisema

11 · Insufficienza Aor tico.

~ l a 33,54 42,80 20"

9, 26 4,29 Scompenso

2• 35., 67 46,37 20"

IO, 7 5, 7

12 Insufficienza A ortica mitralizzata

33,53 42,80 15"

9,38 5,84 Scompenso

38,73 49, 39 30"

10, 66 3, 73 Alcuni mesi l'ingresso

2B 38, 78 49,39 30"

10, 66 3, 73 D op o 5 gior ni

\,. 13 Insufficienza Aor tica

Aggravamento

38, 52 46,32 30" 13• 4• 34,95 42,80 30"

14 Insufficienza Aol'tica. ~ }8 m itralizzata

30,67 39,23 12"

2B 30,67 37, lO 12"

7,80 2 -

dop o

Dopo altri 5 giorn i

7, 85 2 - Dopo altri 5 giorni

8,56 6, l

Leggermente p ensata

sco m-

6,43 3,44 Dopo lO giom.i di cura. in stato d i compenso

•


L'INDIOE ALVEOLARE DI GIORGI NEI CARDIAOI

DISCUSSIO~El DEI RISULTATI IYl'TE:O..lJ'l'l.

Lo studio dell'indice alveolare di Giot·gi, come abbiamo visto, permette di esaminare il comportamento dei seguenti valori: . l) la tensione alveolare del co· nella respirazione normale ; 2) la tensione alveolare del co· che si raggiunge nel massimo dell'apnea; 3) l'aumento della tensione alveolare che si ma.nifesta in ogni soggetto per effetto dell'apnea volontaria massima (tensione alveolare differenzia.le di Giorgi) ; 4) la durata massima dell'apnea; 5) il rapporto fra la tensione alveolare differenziale espressa in mm. di Hg. elevata al quadrato e la durata massima dell'apnea espressa. in secondi (indice alveolare di Giorgi). Tralasciando di occuparci della tensione alveolare nell'eupnea e della durata dell'apnea presa isolatamente, che ha.nno già formato oggetto di ricerea ad altri AA., dobbiamo considerare i seguenti valori: a) la tensione alveolare del oo• che si raggiunge nel ma-ssimo dell'apnea volontaria; . b) l'aumento della tensione alveolare del oo• che si manifesta per effetto dell'apnea massima (tensione alveolare differenziale) ;

c) l'indice alveolare di Gim·gi. E' bene ricordare come GzonOI, esaminando 20 individui normali, ba. trovato una tensione ahwlare differenziale che oscilla entro limiti abbastanza ampi e precisamente fra 9,3 e 22,6 IIWill. di Hg. ed un indice clw oscilla fra l e 4, (con una media di 2,1) ed una durata di apnea che va da 40" a 155". Prendiamo ad esaminare il primo gruppo ili 7 malati, cioè i mitralici. Nei nostri casi troviamo una tensione alveolare differenziale che si mantiene nei limiti normali, pur accostandosi qua-si sempre al valore massimo: (1° caso = 13,56, 2° caso = 12,13, 3° caso = 13,56, 4° caso = 12,74). La durata dell'apnea è però in tutti i casi inferiore al normale oscillando fra i 12" ed i 35" (l). In quanto all'indice abbiamo delle cifre che in genere superano il limite massin10 normale. In tutti i casi in cni è stato possibile esegmire più determinazioni si è visto che quando l'a.mmalato è in scompenso l'indice è nettamente superiore al normale, mentre si abbassa. quando l'itorna il compenso; cosi, 1° caso scompensato indice = 6,1; 2° caso scompensa.to, indice 5,8; (ricompensato = 3,9) ; 3° ca.so, scoropensato indice = 7,3; 5° caso, scompensato indice = 6,7 (4,2 dopo il miglioramento); 6° caso 6,4 ; 7° caso 6,77 (2,44 dopo toruato il compen~>o). Per interpretare questi risultati è necessario considerare i valori che compongono l'indice a h·eolare. GIORGI avverte che l'ù1dice va considerato se1n7Jre in ·rapporto alla d1trata dell'apnea massillna, percbè un indice alto o basso o che anche oscilli nei limiti normali, ha significato diverso a seconda della tliversa durata dell'apnea. Oosl un indice alto con una durata di a1mea bassa (l) E' considerata normale un'apnea che si ogglrn tra l SO" e l 00".


656

L'INDICE ALVEOLARE DI OIO.BGI NEI CARDIACI

significa che il sangue venoso dei capillari degli alveoli polmona.ri cede all'aria alveolare, nell'unità di tempo, uno, quantità di anidride carbonica maggiore ed assorbe quindi una maggior quantità. di ossigeno che nell'individuo normale. In altri termini gli scambi gassosi fra l'aria alveolare ed i capillari degli alveoli polmonari si compiono pit\ velocemente. Un indi-Ce alveolare alto ed una d1,rata di apnea elevata può considerarsi un evento normale, mentre un indice basso con un'apnea elevata stanno ad indicare che gli scambi gassosi fra aria a lveolare e capillari polmonari si compiono lentamente. Un indice ed ttna dtwata di apnea bassi sta'Imo a~ indicare che, pur compiendosi con ritmo normale gli scambi gassosi, l'organismo non tollera un aecumulo eccessivo di oo• nel sangue venoso. Riferendoci ai primi 7 cardiaci esamina,ti, abbiamo veduto come tutti presentano un indice elevato ed una bassa durata di apnea. Si deduce da ciò che m questi pazienti gli sccvmbi gassosi polmonMi sono più attivi che nei soggetti normali. La fisiopatologia insegna che nella insufficienza mitralica, durante la contrazione ventricolare, una certa quantità di sangue rigurgita dal ventricolo sinistro nell'atrio sinistro, e questa quantità varia col variare della forma e della grandezza del difetto valvolare. Dall'entità del difetto va.lvolare dipendono il comportamento dell'atrio sinistro, la pressione che in esso ai detei•minn, In tensione della snn parete, la pl•essione nei vasi polmonari e la staai sanguigna, con conseguente aumento della percentuale di co· nel sangue veuoso, nonchè il contegno del ventricolo destro sottoposto ad un maggior lavoro a causa della stasi polmonare. Nella stenosi motralica il flusso del sangue dall'atrio al ventricolo sinistro è ostacolato. La pressione .nell'atrio dipende da-l rapporto fra la sua capacità di dila:r.,ione e la qualità di sangue che in esso si trova: se ambedue si mantengono in equilibrio la pressione aumenta poco o niente. Ciò avviene quando il grado di stenosi è leggero così che la circolazione polmonare non viene modifica.ta; ma ciò è raro. Nella maggioranza dei casi l'accumulo del sangue prima dell'ostacolo dilata l'atrio sinistro ed a.umenta la pressione del sangue nelle vene polmonari per cui il deflusso del sangue dai polmoni avviene co'n difficoltà tanto più pronuncia.ta, quanto più stretto è l'ostio mitralico e maggiore è la resistenza che l'atrio oppone alla distensione. Il ventricolo destro risente di questa difficoltà di scarico dell'atrio ; infatt i la p1·essione elevata si diffonde dalle vene polmonari ai capillari e da questi ai rami dell'artel'ia polmonare con c-onseguente ipertrofia. del ventricolo destro. Le modificazioni dell'indice alveolare di Giorgi sono la conseguenza. logica delle alterazioni del circolo polmonare che si ha id questi ammalati. Per la atasi polmonare l'aria alveolare si trova a contatto con una maggiore quantità di sangue e con un sangue venoso più ricco di CO' di CJueHo elle non sia nei soggetti normali. Durante l'apnea volontaria ad onta che il contatto dell'aria alveolare con i capillari polmonali abbia una durata minore per effetto della. diminuzione dell'apnea volontaria massima che ai ba in questi malati, il passaggio dell'anidride carbonica dal sa.ugne venoso verso l'aria al-


L'INDICE ALVEOLARE DI GIORGI NEI CARDIACI

b57

veolare si fa più attivo e ciò è dimostrato dalla tens·i one alveolare differenziale che non diminuisce in modo proporzionale alla diminuzione della durata dell'apnea volontal"ia massima. Quindi l'indice alveola1·e di Gio1·gi, sempre considerato in rapporto alla durata dell'apnea volontaria, fornisce nelle lesioni anitraliche un elemento -di importanza non tra.scurabHe per stabilire il grado della lesione e principalmente il grado di compenso. Q1tanto pi1ì alto è Z'i11.dice alveolare e quanto più è bas.~a la dm·ata dell'apnea, tanto più è grave la lesione mitralica e lo stato di scompenso j cosi che si può seguire il miglioramento od il pegbrioramento di nn vizio mitralico attraverso lo studio dell'indice alveolare come risulta dalle nostre esperienze ove si vede come, in soggetti scompensati, l'indice aumenta e la durata dell'apnea diminuisce mentre, nelle determinazioni successive, man mano che gli stessi pazienti vanno ricompensandosi, l'indice si abbassa e la durata dell'apnea in genere aumenta (ca-si 1•, 2", 5• e 7•).

• ••

Ne~i aortici l'indice alveolare si comporta in modo un po' diverso.

Nell'insufficienza aortica il ventricolo sinistro si riempie oltre che dall'orecchietta sinistr:l·. attraverso la valvola mitrale, anche dall'aorta, a cansa dell'ostio aortico che non chiude ermeticamente dm·nnte la -diastole; si ha così che il ve'ntricolo deve in un primo tempo ipertrofizzarsi per vincere l'aumentata pressione, ed in un secondo tempo giunge perfino a dilatà1·si. Nei casi di media gravità il ventrkolo sinistro non si vuota. completamente come nell'individuo sano, ma il volume sistolico è tuttavia elevato perchè il ventricolo riesce a compiere nn lavoro maggiore ipertrotìzza.ndosi, mentre esiste contemporaneamente una dilatazione in rapporto alla grandezza del vizio valvolare. In questi casi nell'aorta viene spinto un maggior volume di sangue e con~t7Uentemente la pressione arteriosa tJnassima aumenta rapidamente per cadere poi in modo brusco quando, per l'insufficienza dell'ostio aortico, il sangue durante la diastole, co:p.trariamente a quanto avviene nel normale, coonincia a definire dall'a<>rta nel ventricolo, dando il cosl detto « polso scoccante ». Fino a che il passaggio del sangue dall'atrio al ventricolo sinistro non viene ostacolato, il processo si svolge essenzialmente fra il ventricolo sinistro e le grandi arterie e ciò si ha precis81mente quando la qua.ntità di sangue r efluente dall'a<>rta e la ùilata.zione diastolica del ventricolo, si mantengono in equilibrio. Nei casi gravi invece, diminuendo il volume dell'ondata, sistolica, si stabiliscono ostacoli per il passaggio del sangue (provenie'nte dalle vene polmonari) dall'atrio al ventricolo sinistro. Allora la circolctzione polmonare viene ad essere modificata come nei vizi mitrali.ci. Quando poi, per effetto della dilatazione del ventricolo sinistro, si determina un'insufficienza della mitra.le, la stasi nel piccolo circolo diviene ancora più accentuata (vedi caso 14•). Nella stenosi aortica il ventricolo sinistro incontra una certa difficoltà a vuotarsi. La pressione sistolica in esso cresce causando una ipertrofia della sna parete mnsr.olare che succPssinlmentc Ylli incontro ad una dilatazione.


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L 'n<DICE AL~EOLABE DI CIO BOI NEI CARDIACI

Fino a che l'aumento della pressione nel ventricolo sinistro, la dilatazione della sua parete e l'aumento rlel s~tngue residuo, non ostacolano il deflusso del sangue proveniente ~all'orecchietta attra.verso l'ostio mitralico e fino a che questo rimane sufficiente, noh si manifestano alterazioni sensibili nella circolazione polmonare; quando però queste condizioni si manifestano, anche la circolazione polmonare viene interessata. Anche nelle lesioni aortiche il comport.'liDlento dell'indice alveolare risponde, secondo i concetti fisio-patologici, alle alterate condizioni del circolo in relazione all'entità della lesione vah·olare. Esa-minando infatti il gruppo degli aortici troviamo tre casi di in suffieienza. in istato di compenso (caso so, 9° e 13°} e tre casi di insufficienza in per·iodo di scompenso (casi 100, 11° e 14°). In tutte le determinazioni dei tre casi compensati si è notato un indice alveolare che, pur mantenendosi entro i limiti norma-l i, si è dimostrato un po' basso, con una durata di apnea pure bassa. Nei tre casi scompensati si è notato che: il 10° complicato ad enfisema polmonare, ba dato un inilice di 12,1 con una durata di apnea di 20". Il caso 11°, esaminato in un primo tempo in periodo di discreto compenso, ha. dato un indice di 4,3 con una durata. di apnea ili 20", ~neutre successh·amente in periodo di netto scompenso, l'indice alveo lare è salito a 5,7 pur mantenendosi costa nte la durata dell'apnea volontaria (20''). Il caso 14°, affetto da insufficienza a.<>rtica leggermente scompensata, ha dato un indice alveolare di 6,1 eon una. durata di apnea di 12", mentre dopo dieci giorni, ristabilitosi il compenso, si è a.vuto un indice di 3,-H rimanendo invariata la durata dell'apnea. Riporta.ndoci ai bi'C\'i richiami ~i fisiopatologia. delle lesioni valvolari aortiche si può dedurre che nei vizi aortici, fino a che la lesione è di media o lieve entità, quando cioè 'non viene ostacolato il deflusso del sangue dall'orecchietta al ventricolo sinistro attraverso l'ostio mitralico, la tensione alveolare differenziale è in rela-zione alla diminui ta. durata dell'apnea volontal'ia e quindi l'indice alveol41·e si mantiene nei limiti fisiologici, con una. durata dell'apnea volontaria più bassa del normale. Quando in,·ece la lesione valvolare è grave e si stabiliscono ostacoli per lo scarico del sa-ngue delle vene polmona.ri nel '\'entricolo sinistro, sia per l'aumentata pressione che in esso si ba, sia per la dilatazione delle sue pareti che l1anno determinata un'insu fficienza della mitrale, la circolazione polmonare viene ad essere modificata come nei vizi mitralici. In tal caso l' indice alveolat·c si comporta come nei mitralici e cioè è più alto del novmale con una bassa durata. dell'apnea volontaria. Come si vede, dunque, nei Yizi ùelle mlvole aortiche è molto importante la ricerca dell'i1Hlice alvcol.are, corrispondendo un aumento di esso all'aggra,·arsi dell'affezione, e p recisam~nte si ha un aume'nto dell'indice quando il processo tende ad alterare 11 deflusso del sangue dalle arterie polmonari al cuore, mentre l'indice si mantiene normale e tende anzi L<tlora a mantenet·si un po' hnsso risrwtto alla durata dell'apnea volontaria nei casi leggeri o di media gra\'itù,, quando cioè il processo si s,·olge soltanto fra il ventricolo sini stro e le grandi arterie.


L'INDICE ALVEOLA~RE DI OIORGI NEI CA.RDIA.Cl

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COKCLUSIONI l) L'indice alveolare di Giorgi, considerato in relazione alla durata

massima. dell'apnea ,·otontn~J'Ì<l.. pel'mette di poter ntlutn.re nei vizi organici di cuore l'entità. della lesione vah·olare e lo stato di compenso. 2) Nelle lesioni mitra.Uche, anche in quelle ben compensate, l'indice alveolare eU G·i<n·gi è superiore ai valori normali con una durata di apnea volontaria massima inferiol'e al norma;le. Tanto l'aumento dell'indice alveolare che la diminuzione della durata dell'a;pnea, sono più o meno accentuati a seconda dell'entità della lesione vavolare e dello stato di compenso. " 3) nelle lesioni aortiche, fino a che l'alterazione valvolare è di lieve e media gravità, l'indice alveolat·e si .m antiene entro i limiti normali co'n una durata dell'apnea volontaria massima inferiore a quella normale. Quando invece la. lesione valvolare è grave si ba un indice alveolare più alto del normale, mentre diminuisce il tempo di durata della apnea volontaria massima. AUTORIASSUNro. - L'A. dopo aver ricordato brevemmte cosa s'intende per tensione alveolare del CO' e per indice alveolare di. Giorgi, passa a descrìvere la tecnica impiegata per la- valuLazione dellu. tensione alveolare carbonica ·e per la ricerca dell'indice alveolare di Giorgi. Esamina 7 aortici e 7 mitralici, alcuni compensati, altri scompensati. in relazione all'indice alveolare di Giorgi, mettendo in rapporto tali risultati con la fisiopatologia de lle cardiopatie. Infine conclude: . 1) La determinaztone dell'• indice alveolare di Giorgt • ha importanza per ,·alutare l'entità di un vizio cardiaco e lo stato di compenso: 2) Nei mitralici l'indice alveolare di Gioroi è superiore al normale, accompagnato da una durata dell'apnea volon ta ria inferiore a quella degli individui normali; 3) Negli aortici di lieve e media gravità l'indice aliJeOim·e dt Giorgi si mantiene ne i limiti normali con una durata dell 'apnea volonta ria un po' inferiore al normale~ Nei casi più gravi l'indice alveolare di Giorgi aumenta, mentre diminuisce la du rala dell"apnea volontaria. BIBLIOGRAFIA~

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CASISTICA

CLINICA

OSPEDALE MILITARE DI GENOVA Direttore: tenente colonnello medico GAETANO CRISCIONE

IL PNEUMOTORACE SPONTANEO NELLE AFFEZIONI ACUTE POLMONARI Dott. Adolfo Bacchlaloni, t enente colonnello medico e dott. Vl.ncenzo Castellaneta, primo capitano m edico ~

Non è certo frequente l'osservazione di un pneumotorace spontaneo, che insorga durante il corso di affezioni acute, aspecifiche, dell'appamt.o respiratorio. Tenendo conto anzi della grandissima frequenza con cui si verificano, in pratica, tali aff1 • 'lni (polmoniti e bronco-polmoniti), si può senz'altro affermare che ben raramente esse si complicano con un pneumotorace spontaneo. Non sono pochi i medici, anche anziani, che, durante la loro lunga carriera professionale, pur avendo curato un gran numero di polmonitici e bronco-polmonitici, mai hanno potuto assistere all'insorgere della suddetta complicanza nel corso della malattia. Di essa si fa menzione solo in pubblicazioni sporadiche di giornali ed in qualche monografia spechtle, od in comunicazioni ai congressi medici, ma i comuni trattati di Patologia sorvolano o tacciono del tutto sull'argomento. Riteniamo pertanto di fare cosa utile comunicando un caso ca.pitato alla nostra osservazione, che, per essere stato seguito fino al tavolo anatomico, oltre che per alcune sue particolarità degne di rilievo, presenta notevole interesse. L'opportuno controllo anatomo-patologico permise, infatti, la diretta constatazione delle alterazioni in esso esistenti, fra. le quali nessuna fu riscontrata che potesse essere riferita ad una. concomitante affezione tubercolare, in atto o pregressa. Ciò ha la. sua importanza, in quanto la tubercolosi viene di regola quasi sempre sospettata, allorchè ci si imbatte in un pneumotorace sponta neo, anche apparentemente dovuto ad altre cause. Tale tendenza a ritenere responsabile di ogni pneumotorace spontaneo la tubercolosi polmonare, sia pure talvolta clinicamente muta, non trova alcuna giustificazione nella realtà dd fatti, prrchè sappiano ormai che il pneumotorace spontaneo può stabilirsi nel corso delle più svariate affezioni pleuro-polmonari, pur concedendo, tra queste, il primo posto alla tubercolosi. Le statistiche dei vari .A..A.. (PAU!ER e TOFT, 1\fisz, WEST, BACH, BERRI, KEDSAJEWUCI, CtANOWSKA, LE~z , ecc.) ci dicono senza dubbio che l'etiologia tubercolare è la più fr<'qn ente, e ciò facilmente si spiega. considerando il tipo anatomo-patologico delle lesioni, che il bacillo di Koch suole determinare nel parenchima polmonare. Tale etiologia sarebbe presente nel 90-70 % dei casi, nPgli adulti, e nel 50-40 % di quelli che si verificano nei bambini; ma da qu este stesse statistiche si rileva che un


IL PNEUMOTORACE SPONTANEO EOC.

certo numero, più o meno notevole, a seconda dei vari AA. di pneumotoraci spontanei avrebbe altra origine e sarebbe in rapporto con altre afl:e- 1 zioni dell'apparato respiratorio. Sono da, ricordare a tale proposito i pneumotora<~i che insorgono nelle forme a<~ute e loro successioni morbose (polmoniti e bronco-polmoniti) ; quelli che si hanno in seguito ad infarti, ad ascessi, a gangrena, ad asma, ad enfisema ed a bronchiectasie; quelli dovuti a rottura nella cavità pleurica di cisti di echinococco del polmone, a lesioni sifilitich e di quest'organo, a pneumoconiosi; e quelli infine che si verificano nelle pleuriti purulente, in cui talvolta. può aversi erosione della pleura viscerale e conseguente provocazione di una vomica e di un piopneumotora<~e consensualt'. Un cenno a parte, va fatto per il pneum. cosidetto «idiopatico» che insorge in soggetti apparentemente sani, e la cui etiologia e patogenesi sono tuttora molto discusse. É vero che talvolta, anche in casi del genere, si è pensato da qualche A. ad una tubercolosi pregressa e guarita, o ad una tubercolosi incipiente ed ancora semeiologicamente muta, ma è anche vero che altre volte, pure col concosso di esami accurati, non si è riusciti a mettere in evidenza alcuna lesione di tal natura (NIKOL"'KI, DORENDORF, FRIESDORF, KABIN, F USSELL E RIESMANN 1 PRAccm,

P AGE cc.). In qualche caso l'esistenza supposta di si.ffatte lesioni fu potuta escludere anche al tavolo anatomico (RANKING, HAYAsm, FISCBER). Dopo la tubercolosi, fra le malattie sopra menzionate, capaci di provocare un pneumotora<~e spontaneo, notevole importanza va attribuita. alle forme acute polmonari. Secondo la statistica di STOLOFF, circa il 38 % dei casi sarebbe patogeneticamente legato alla polmonite e broncopolmonite, e numerose sono nella letteratura le osservazioni di pneumotorace, insorto nel corso di queste malattie {1t1ENETRIER e PASCANO, HANN, STRAUSS1 DE ELIZALDE, WEBER1 J,EREBOULLET, ZACOHIA, VITETTI ecc.). Data però la grande frequenza delle affezioni n.cute dell'apparato respiratorio, tale complicanza, come si è detto, è da ritenersi sempre relativamente molto rara. Nei bambini è più frequente che negli adulti, ed è stata osservata anche in lattanti, ancora immuni da tubercolosi. Un b el caso fu comunicato da LEREBOULLET1 l;ELONG E CHABRUN, riguardante un bambino di 17 mesi, affetto da polmonite del lobo superiore sinistro; il bambino guarl insieme della polmonite e del pneumotororace, ma dopo 15 giorni quest'ultimo fece una seconda apparizione, forse pel riaprirsi della fistola pleuropolmonare non del tutto cicatrizzata. n piccolo paziente guarl p erò anche del secondo atta<lco. In g,enere si ritiene che il pneumotora<le spontaneo, in corso di affezioni acute polmonari, sia più frequente n ei bambini, che negli adulti, a causa di speciali condizioni dell'organismo infantile. Tali condizioni consisterebbero, secondo gli uni (LUCIANI), nella sproporzione esistente, nei bambini, tra volume polmonare e capa<lità tora.cica, ciò che darebbe luogo ad una maggiore tensione elastica endo-alveolare; secondo altri (SOHOCHEICH), nella minore resistenza, cbe presentl'rebbe la parete alveolare e plcurica del polmone infantile. Il VITETTI p erò osserva giustamente che l'opinione la quale asst•gna ai bambini una percentuale maggiore


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U. PNEt:MOTORACE SPONTANEO E CC.

d ei poeumotoraci non tub ercolosi è d a intender si in sen so relativo, ed è forse dovuta a.d. una erronea interpretazione d ei dati statist ici. Stante l a r arità della tuber colosi polmonare cavernu lare nei b ambini, in confronto d egli adulti, n ei qua1i tale malattia è predominante, non d ev e stupirei il fatt.o che n elle p ercentuali di frequenza del pneumotorace in gen er e prenda il sopravven to, nei bambini, la forma di esso legata a m:~.Iattie acute broncopolmonari.

Ciò p r emesso p assiamo a d esporre succintamente il caso da noi o sservato, il quale ci d arà. occasione di fare qualche breve consider azione in merito alla patogenesi, prognosi e cura d el pneumotora.ee spontaneo in corso di polmonite o bronco-polmonite. P. G., soldat-o del 41 ° regg. fa.nteria, classe 912. Ricoverato· in ospedale la sera del 25 ma.•·zo 1933, porchè da quattro giorni nmma.lato con dolori al torace tosse, dispnen, febbre. Anamneai famiqliare e personale remota: negativa.. Ha sempre prestato regolare se•·vizio fino all'insorgere della a.ttua.le malattia. Esc:rr~-e obbiet.tivo: (praticato al mattino dol 26 marzo 1933). Soggetto di regolare costituzione scheletrica, longilineo, ben nutrito e con masse muscolari toniche e tt·ofìche; colorito rosso acceso de l viso; mucose visibili subcia.notiche; faringe arrossata. Il pazicntf) ha tosse molesta e stizzosa, con escreato m uco-purulento, febb•·e 38,8 (39,4 n.lla sera), P . 90, R. 30. L'esame clinico dei vari orga.ni ed apparati mette in rilievo alterazioni notevoli a carico dell'apparato respiratorio, con;~istenti in: ipofonesi all'cmitorace destro, posteriormente e prevalentemente alla base; ove si notano, all'ascolttl>'7.ione, respiro aspro diffuso, e, qua e là., numerosi rantoli e. medie e piccole bolle. A sini'ltra fatti catarra.li bronchiali diffusi. senza segni netti di compartecipazione flogistica del pa.renchima polmonare . Cuore nei limiti, toni netti; azione concitata. Addome t rattabile, indolente. F egato e milza normali, sensorio integro. Esam,e urine: P. Sp. 1018. Albumina e zucchero assenti. Cloruri 4 o/oc Nulla di put"()logico nel sedimento. Alla visita. antimeridiana del giorno successivo (27 marzo), mentre pressoch& invariate persistevano lo condizioni generali e la. dispnea (T. 37 ,2. P. 95. R. 32), i dati semoiologici relativi all'apparato respiratorio si riscontravano notevolmente modificati. All'esame dell'emitora.ce destro posteriormente, a livello d el lobo medio ed inferiore si riscontrò, alla percussione, suono timpanico iperfonetico, ed all'ascoltazione, respiro anforico, con numerosi ra.ntoli e. fini e medie bolle, a carattere nettamente metallico. A sinistra, oltre i fatti bronchiali sopra notati, lieve smorzamcnto del suono plessico e del respiro vescicolare alla base , dovo si potevano ascoltare anche scarsi rantoli crepitanti; l'espettorato si era. fatto int.anto nettamente rugginoso. Qt• este condizioni si mantennero stazionarie fino alle 14,30 dello stesso giorno, ora in cui, il paziente fu colto improvvisamente da dolore intenso all'eroitorac e de.'ltro, con senso di sbarra al petto e di soffocazione, con aumento della cianosie delln. dispnea, e rapida caduta del polso, che si fece subit.o piccolo e frequente (T. 39,5. - P. 120 - R. 48). L 'ufficiale medico di guardia, già opportunamente informato sul caso dal capo reparto, ed accorso, in assenza di quest'ultimo, presso il letto dell'ammaJato. notò, dopo un rapiclo e!':stme ohhiAtt.ivo (qnale potevano consentirlo le gmvi condizioni del paziente), che l'emitorace destro appariva notevolmente più espanso, ma. meno mobile del sinistro, e che alla percu.S.'!ione si a.v~va,. su di esso, suono a lto, fortemente timpanico, come di scatola, con spostamento in basso del normale limite superiore di ottusità epatica.. Assen ze., all'ascoltazione, su detto emitorace di ogni rumore respiratorio. Aia cardiaca debordante alquanto verso sinistra dai normali confini, ment re il limite destro era difficilmente determinabile sulla para.'>ternale sinistra; toni cardiaci deboli, oscuri su 'tutti i focolai, ritmici, ma frequentissimi.


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IL PNEU MOTORACE Sl'ONTANEO E CC.

Nulla a ca rico d ell'addome all'infuori del rilievo di un notevole sposromento in busso del fegato, il cui margine si palpava a quattro dita circa dall'arcata costale sull'emiclaveare. Il medico di gurudia credè d apprima. di potere dominare il quadro sintoma.tologico grave ricorrendo ai comuni soccorsi di urgenza (inalazioni di ossigeno, cardiocinetici, ecc.), ma osservando che esso si faceva rapidamente sempre più allarmante, decise di fare un tenta tivo di decompressione, con la puntura d e lla pleura parieta le a mezzo di un tre quarti, visto che i sintomi rilevati d eponevano

sempre più nettamente per un pneumotorace d. spontaneo, acuto, iperteso. Purtroppo, non ostante tale intervento, subito prat.icato, lo stato d e l p aziente si aggravò ancora, con imprevedibile rapidità; appena dopo l'infi"sione d eJ trequart i nella. parete torac ica, con conseg\lente fuoriuscita attraverso lo st eSJ>o di una ce rta quantità dì aria, il paziente e bbe una fugace impressione di sollievo, in rapporto al dolore toracico, ma le condizioni d e l cuore non ne riti'Msero alcun bene ficio e continuarono rapidamen te a precipitare. L 'obitus sopravvenne a circa m ezz'ora di distanza dall'inizio dal fulmine o accidente. AUTOPSIA - All'esame esterno del cadavere si rileva che l 'emitorace dest.ro è più espanso d e l sinis tro e la sua parete. anteriore s i presenta come sollevata, rispetto a quella del lato opposto. Gli spazi intercostali sono a. d estra· più ampi e spianati. Oranio: nulla di patologico si osserva a. carico d el ce rvello e d ei suoi involucri. Addome: praticato il taglio mento-xifo-pubico si esplora anzit.utto la cavit à, addominale e gli orga.ni in essa contenuti. Tale esplorazione fa ~>ubito rile vare che il fegato d eborda. di circa cinque centime tri dall'arcata costale. Quest o sp ostamento in basso non è dovuto ad aumento di volume de ll'orE!ano, ma allo spianomt>nto della. cupola dia.frammatica d estra, spinta anche cs;:a verso il cavo addominale. In questo non vi è liquido, e la sie rosa p eritoneale si presenta ovnnque liscia, lucen te, senza traccia di essudato. Assenza. di aderenze, antiche e recenti, d ei vari organi fra loro o d egli stessi alle pare ti addominali cd al diaframma. Gli altri organi endo- addominali sono in sed e normale e non presentm:J.O parti-

colari alterazioni, nè all'esame esterno, n& al t aglio.

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Torace: prima. di proced ere all'aper t ura d e l torace s i pratica la p1ova d c:> ll'acqua, bilateralmente, per accertare la presenza di gos ne l cavo pleurico, p1 ova che risulta positiva a d estra e nettamente negativa a sinistla. Mentre si esegue l'apertura d el torace si avverte. a l momento d el](1 di!!articolazione d e lla clavicola d est.ra dallo ste rno, un rumore di s ibilo, ccme di g as che sfugga attraverso l'apertura, rumore che s i rende p iù acC(>ntuato pnrnendo sulla parete t.oracica. d estra. Sollevato il piastrone sterna1c, si nota. che il m f'd ia"t ir.o con gli orge ni in esso contenuti è alquanto sposta.to verEo sinistra t anto ch e la p un t a d d CllOH ' si spinge all'esterno della mammillare, n onostante che l'organo appaia di voh rr e normale. Il cavo pleurico di destra, con1e anche que llo di sinistra, non ccntilr.e liquido, e si mostra pii:l ampio di que llo d e l lato opposto, a cau"a d ello spial'a-mento della cupola diaframmatica e d e lla maggiore ampiezza a s!'tmta in e"Fo dag li spazi intercostali. Non esistono ade renze. nè ant iche nè recenti, tra i polmoni e la parete toracica. Il polmone d estro si mostra impicciolito in modo considerevole e caratteristicamente tutto rannicchiato intorno aJ suo ilo, e com e schiacciato contro la doccia costovertebrale. Dopo averlo estratto con ogni precauzione s i osserva che la pleura. è , specie in corrispondenza de l lobo inferiore , alquanto opacata e ricoperta qua. e là da un sottile strato di d eposiziotw fìbrino~ a. chP si la~;cia facilmente as portare passandovj sopra la. lama d e l coltello. La sua con sistenza è aum entata., e più n el lobo inferiore , ma non in modo uniform e, poichè, insieme con zone di evjdente addensamento, si a pprezzano al tatto anche zon e di conl'<istenza. mit;~ore. Prima di procedere al tag lio, s i cerca attentamente Stllla !!Uper· ficie este rna d el polmone l'esistenza di 11r1a eventuale rottura d e lla. plcu ra Yil'ce· rale, attraverso la quale l'a.r ia posa essers i fatta strada ne l cavo p!(' urico. QueMa ricerca, fatta attentissimamente, dopo ave re liberata la superfici~? po lmonare da tutte le d eposizioni fibrinoso summenzionate , porta infatt.i a lla fCoperta di due piccole lacera.zioni d ella pleura, vicinissime l'una all'altra, nella sci~sura interlobare ,


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IL PNEUMOTORA<'E SPONTANEO ECC.

che divide il lobo s uperiore dal medio. Attrnverso queste rotture penetra appena. la punta di un piccolo specillo; in corrispondenza di esse la sierosa appare scollata, per bre ve tratto, dal p a re nchim.a. polmonare sottostante, e fra. quella e questo si vedono per tra.sparen~r.a delle bollic:ine di gas, che alla. pressione sfuggono dalle rotture suddette. Fatta. questa. constatazione si procede al taglio de l pol mone, dopo ave rne esaminato l' ilo. L~ linfogla.ndolE' ilari si presentano aumentate di volume, s ucculente ed arrossat-e. L~ mucosa. bronchiale è iperemica, edematosa, ricoperta da essudato muco- pltrulento. Al taglio il parenchima polmonare al mostra come sple nizza.to, privo del tutto di aria. (a.tele tta.<;;ico), e nelle zone in cui maggiore è l'aumento della. s ua consistenza. la superficie di taglio si presenta. dì Mpetto granuloso, intensamente iperemica, ed alla. spremitura s i ricopre di un lìquame muco-puruleuto ematico, non areato. In queste zone di maggiore addensamento polmonare, più nume rose e confluenti n el lobo inferiore, il parenchima. mostra una p'l.rt icola.re fragilità, che non si riscontra nelle altre parti del viscere, caratte rizzate anch'esse da a.wnenta.ta. c.Qnsistenza per atelettasia, e da asst:nza. di crepitazione e di liquido areato. Il polmone sinistro, a diffe renza del destro, è a.wnentato di volume, per enfisema vicariQ, e presenta anch'essQ sulla. sua. superficie deposizioni fibr:inose recenti. L~ sua consistenza. è qua. e la. aumentata f:lia. a carico del lobo superiore che del lobo infe.riore. Alla. superficie di taglio si osservano anche qui focolai di a.dden"'a.ment<> polmona.re, isolati o confluenti, simili a quelli sopra descritti, con edema notevole di tutto il pa.renchima., il quale nelle zone non partecipi del processo infiamma.t.Qrio acuto bronco-polmonare, è abbondantemente areato. Anche qui le stesse 11.lte razioni, espressione di fatti flogistici acuti, a carico delle linfo~la.ndole ilari e della mucosa. bronchiale. Ne3Suna. lesione di natura. tub9rcolare (tubercQli, nodi caseosi, focolai sclerocic!l.trizia.li, nè in sede apicale nè altrove , cave rne o ca.vernule, linfogbia.ndole c'l.lcifì:la.te o ca<Jeifìca.te, aderenze pleuriche , ecc.) benché attentamente ricercata, fu p :H9ibile mettere in evidenza. nei due polmoni. Così anche nessuna particolare alte razione, ma.croscopicameute rileva.bile, si potè notare nel pa.renchima. polmona.re in corris pondenza della zona di rottura pleurica. sopra. descritta.. L 'e>a.m e dogli altri organi ed apparati non fece rilevare alcuncbè di anatomopat.Qlogicamente importante. Solo il cuore presentava, a.l taglio, una mQdica dilatazione della cavità. destra. DIAGNOSI ANATOMo-PA.TOLOGICA; broncopolmonite a tipo Ìn.fluenzale, con pleur-ite reattiva fìbrin.oaa e pneumotorace acuto D. di. alto grfldo (in soggetto esente da. lesioni tubercolari dijll'a.ppa ra.to respiratorio Q di altri organi, roacroscopice.mente apprezzabili)•

• TI caso sopra riferito offre, come vedesi, un esempio tipico di pneumotorace spontaneo insorto in fonna gravissima e mortale come complicanza del processo acuto polmonare, ed in dipendenza soltanto di questo. Di lesioni tubercolari, casualmente associate, antiche o recenti, non fu constatata traccia alcuna, al tavolo anatomico, nè a carico della plelll'a, nè a carico delle linfoghiandole ilari e parailari, nè a carico del pa.renchima. polmonare. Nulla si trovò all'autopsia che potesse fare ammettere nel nostro paziente l'esistenza di una affezione tubercolare, in atto o pregressa, sia pure di lieve entità, dell'a.ppa.r ato respiratorio. .Anche gli altri organi del resto erano immuni da tubercolosi. Esso ci insegna che il pneumotora.ce, in corso di flogosi acute broncopolmonari, si può stabilire precocemente, nei primi giorni di malattia., prima cioè che questa abbia dato luogo, come talora accade, a lesioni ana.tomo-patologiche a carattere distruttivo (ascessi, focolai necrotici o gangrenosi). Il meccanismo patogenetico, infatti, mediante il quale si stabilisce il pneumotorace in casi del genere, è da riportare essenzialmente a. due cause;


IL P~ELTJ\IOTORACE SPONTANEO E CC.

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a) alla rottura di un asct'ssolino sottopleurico o di qualche focolaio necrotico, che insediandosi nella parte corticale del polmone può facilmente provocare l'nsura o la rottura della sierosa ed il consf'guentc passaggio dell'aria nf'l cavo di essa; b) od alla rottura di una bolla o vescicola d'enfisema vicariante, enfisema che, come è noto facilmente si produce nel corso delle affezioni acute polmoua.ri. In assenza di altre cause, dobbiamo pensare che anche nel nostro paziente il pncumotorace si sia avuto in seguito alla probabile Tottura di una bolla di enfisema vicàJ·io, stante anche il particolare aspetto ·che detta rottura in esso presen tava.. .a tale proposito pero è bene osse1·vare che, se tale !osse in realtà l'importanza patogenetica di si.ffatte formazioni enfisematose nel pneurnotorace spontaneo, questo· dovrebbe ess(•rc molto più frequ ente di quello che in realtà non è. Evidentemente esiste il concorso di qualche altro fattore, che noi possiamo presuntivament.e riconoscere (analogamente a quanto si ammette anche per la tubercolosi) od in qualche lesione degenerativa tossinica o distrofica, per cattiva iiTorazione e nutrizione locale del tessuto (FRUGO~'!), oppure in una particolare condizione morbosa per cui in un dato distretto alveolare l'espirazione viene a risultare notevolmente difficoltata, in rapporto alla inspirazione. Ne consrgue, in tal modo, una progressiva dilata,zione di a.Jveoli, che di là da un certo limite, porta poi in definitiva alla rottura della vescicola enfisematosa, così costituitasi. È "facile comprendere poi come tale rottura possa essere favorita ed anche determinata da cause occasiouali, coadiuvanti, che nl:'lla fattiS})eCie sono rappresentate spesse volte dagli sforzi del tossire. Taluni AA. danno molta importanza al fa.ttore « sforzo ,, nella pato·genesi dei pneumotoraci spontanei in gcna:e, al punto d'ammettere che la rottura pleurica possa avvenire in seguito ad uno sforzo, anche se la sierosa è immune da lesioni che ne menomino la resistenza. Questa opinione però è contradetta dai risultati sperimentali ottenuti da qualche A. (WEST) ·che insuffiando polmoni di cadaveri ha constatato che la pleura può resistere anche a pressioni elevate (mm. 200 e piÌl), pressione che in vita non è mai possibile raggiungere. D'altra parte il fa,tto innegabile che non pochi pneumotorad insorgono in pieno riposo, e talvolta pure nel sonno, ànduce a ritenere che maggiore importanza, nella patogenesi in parola, ·debba attribuirsi a qualche « locus minoris resistentiae »1 anche minimo -della pleura. Insistiamo sulla entità anche minima della lesione pleUiica, perchè è opinione falsa quella che ritiene l'insorgrre di un pneumotorace 1egato costantemente alla esistenza di lesioni gravi, a carattere distruttivo, pleuro-polmonari, che mancano spesso anche nei pneumotora.ci tubercol ari, e fanno sempr·e difetto in quelli che si stabiliscono in persone apparentemente sane. É da rilevare, nel nostro caso, la sede insolita della lace1·aziione pleurica, in quanto gli esami anatomo-patologici avrebbero dimostrato che luogo particolare di elezione per queste rotture è il lobo infc>riore (NoBE90u.&T), e secondo STRUMPELL più ancora nel polmone di S. che in .quello di D. Nella tubercolosi altra sede di predilezione è rappresentata ·dagli apici. Questa lacerazione si appai esa in genere , come anche noi abbiamo visto, a mo' di un piccolo orifico, non più ampio di una. testa. di spillo, •

6-

Gf&rnalo di medicina militare.


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IL l")<EIJMOTORACE SPONTANEO ECC.

la cui conformazione ed il cui vario comportamento determinano le tre ben note forme di pneumotorace: chiuso, aperto, ed a valvola. Nessun dubbio che nel nostro caso si sia. trattato di nn pnenmotora.oe a. valvola, acutissimo e soffocante, divenuto tale dopo alcune ore di decorso non minaccioso ed insorto da principio subdolamente, forse per scarsi autorifornimenti iniziali. Non è da escludere però l'ipotesi che inizialmente possa anche essersi trattato di pn~;>umotorace chiuso, trasformatosi poi di improvviso in un pneumotorace a valvo'a, acuto, iperteso, per il riaprirsi ed il modificarsi della piccola lacerazione pleurica, che in un primo tempo poteva avere collabito, cosi da impedire, per alcune ore, che nuova aria penetrasse nel cavo pleurico. L'insorgere di un pneumotorace nel corso di affezioni acute polmona.ri ne aggrava certo notevolmente la prognosi. Quand'anche esso non determini la morte rapida del paziente, come nel nostro caso, o non dia luogo ad altre complicanze (enfisema sottocutaneo, mediastinico, pneumopericardio), esso è sempre pericoloso, e per lo stabilir si di una infezione secondaria della pleura, e per l'accentuarsi dello stato asfittico e di insufficienza cardio-respiratoria, che nelle affezioni acute polmonari facilmente si determina, specie nei ca.si di lesioni bilaterali. Tuttavia va anche osservato, a tale proposito, che se il pneumotorace spontaneo rimane secco,. e si comporta come un pneumotorace chiuso o quasi, la prognosi è più favorevole e si può anche avere la guarigione. Non pochi sono infatti i casi di guarigione segnalati nella letteratura, ciò che ba fatto pensare a. qualche A. che il pne.umotorace crea forse, analogamente a quanto si verifica nella tubercolosi, una condizione di cose sfavorevole alla diiinsione del processo pneumonico o bronco-pnenmonico e coadiuvante alla sua. risoluzione. A questo concetto sono inspirati i moderni tentativi di cura della polmonite e bronco-polmonite mediante il pneumotorace artificiale, cura. proposta da JAHR e NrmuN ed attuata per primo da un altro pediatra, il BERNABD, con esito favorevole, in nn caso di broncopolmonite post-morbillosa. Vennero poi i tentativi, più o meno fortunati, di CoGBLAN e di PERLORTH (1932), i quali attribuiscono al metodo i seguenti vantaggi: a) separare le superfici pleuricbe infiammate, facendo diminuire il dolore e facilitando la respirazione; b) mettere il polmone ammalato a riposo; c) limitare l'afflusso di sangue al medesirpo, rendendo meno grave l'anossiemia ed ostacolando il passaggio delle tossine nel circolo generale. I risultati ottenuti però recentemente in Italia, dal LIVERANI e dal }fAT ARESE, non autorizzano tanto ottimismo. Il LIVERAl'<l anzi, che ba condotto i suoi esperimenti nella Clinica del FRuaoNI, afferma l'inopportunità della istituzione di un pneurnotora.ce nella cura delle polmoniti. Secondo tale A.. questo intervento non trova appoggio nè nella concezione fisiopatologica polmonare di Forlanini, nè nei risultati pratici, e neanche può considerarsi completamente innocuo per il malato ». Se dunque non scevro da, pericoli deve considerarsi il pnenm. terapcutico nelle malattie acute del polmone, maggiormente pericoloso deve ritenersi quello spontaneo, che non è certo, come il primo, dosabile, controllabile, ed asettico.


' n. PNEUMOTORAOE SPONTANEO ECC.

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In quanto alla cura del pneumotorace spontaneo in corso di polmonite o bronco-polmonite ci devono guidare gli stessi criteri terapentici che valgono per tutti i pnenmot., dando larga parte alla terapia sedativa della tosse, percbè sappiamo che il colpo di tosse facilita gli autorifornimenti, nella profonda ispirazione che lo precede. Inoltro bisogna guardarsi, come ben dice il FnucoNI, dnl togliere sempre l'aria pl'esente nel cavo pleurico; « perchè una tale manovra non farebbe che richiamare altra aria dall'albero bronchia.le; permettendo la riespansione del polmone e disturbando cosi il naturale processo di gua· rigione de11a ferita pleuro-polmonare ». Si procederà. alla decompressione, invece, solo se la pressione enòopleurica è alta e l'infermo si sente soffocare, o soffre molto per il tormentoso, atroce, dolore, che l'aumento progressivo della pressione nella cavità pleurica può provocare. Quando la pressione endoplellrica, nonostante il pneumotorace, si mantiene negativa o leggemente positiva, lungi dal sottrarre aria, come si è detto, converrebbe, secondo il MoRELLI, di introdurne altra, media.n te un pneumotora{!e terapeutico, per portare e ma.ntenere la pressione ad nn grado di positivit.à sufficiente per assicurare il collabire delle pareti della lacerazione e favorirn e cosi la cicatrizzazione. P erò occorre osservare che nelle affezioni acute pleuro-polmonari tale intervento, preconizzato da.l MoRELLI per la cura del pneumotorace tubercolare, non può che trovare in pratica scarsa possibilità di applicazione, per le stesse ragioni per cui il LIVERANI sopracitato ritiene inopportuna. la cura pneumotoracica dei polmonitici, e date le condizioni generali gravi di questi pazienti, che male si prestano ad un intervento del genere. Per concludere queste brevi note, possiamo dunque dire che il pneumotorace spontaneo in corso di affezioni acute dell'apparato respiratorio è invero complicanza rara, ma tuttavia sempre possibile e da tet enere ben presente, durante la cura delle suddette malattie. Occorre essere preparati all'eventualità di un soccorso di urgenza nel quale può essere riposta talvolta, l'unica possibilità di salvezza per il paziente. Contro l'insorgere infatti di nn pneumotorace spontaneo acutissimo e soffocante, altro presidio terapeutico non v'è all'infuori di una tempestiva. d ecompressione, che solo può allontanare un imminente pericolo di morte. È ovvio quindi, che in ammala.t i del genere si renda indispensabile un ra· pido ed esatto orientamento diagnostico, allo scopo di non f:rappore indugi nell'apprestare quelle improrogabili cure che la rninacciosità del caso richiede. A ta.le proposito, però, conviene ricordare che tavolta anche il sudd etto intervento, pur tempestivamente eseguito, può riuscire vano, come si è verificato nel nostro paziente, e ciò per diverse ragioni, non s€mpre facilmente valutabili nei singoli casi. La gravità dello n choc pleut·ico », dovuto al pneumotorace, cui può fa.r seguito un vero stato sincopale, non facilmente dominabile; le condizioni di accentua.t a anossit>mia e la mancata. riespansione del polmone, gravemente co1Iassato e già estesamente alterato dal processo flogistico (specie quando coesiste insufficienza respiratoria. di quello controlaterale, anch'esso interessato dal processo suddetto, e quindi impossibilitato a compiere la sua funzione vical'iante, come pare


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lL PNEUMOTORACE SPO:!'.'T.L"iEO ECC.

sia avvenuto nel nostro caso); il mancato ripristino infine di una sufficiente funzion e del miocitr1lio, in precedenza compromessa dallo stesso processo pneumonico; tali sono le ragioni che possono spiegare l'insuccesso di una. decompres!'ìione, eseguita anche subito dopo l'insorgere di questa parti· colare e gl.'avissima forma di pneumotorace, iperacuto e soffocante. AUTORLAS'lU :--'TO. Prendendo occasione da un caso cii pneu.motora.ce a cuto, iniorto in utt hnn·n-p:>lm:>nitico, e controllato anche al tavolo anatomico ~l i AA. s i s:>l Jt'tn:mo a tl' J.~ ~'\ra brav ..Hn e nte di questo. rara complicanza. in col'So di affezioni MU Le. IHj) .L~iEbln , d 1ll'>.t??l.r."\to r:np i n~to rio . discutendone la. pato• genesi, la. prognosi e lo. cnra..

Btn LIOGitAfi'fA

CoOFtLLL"l'. - T he L :m eet, 93:2. DE ELtZALoe . - CJm. S :>::. P &d . 1929. FRO'GOlH. -

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OSrEDALE MlLlTARR DI Rm.JA Direttore: tenente colonnello rr.edico G1ruo ~JassERAJSO

CONSIDERAZIONI PATOGENETICHE SU UN CASO DI AFASIA MOTORIA CONSECUTIVA A PARATIFO B Dott. Carlo Panara, cupitano[medico

L'afasia con~ecufiya al tifo non è, tra le complicazioni di questa. maJattia, molto frEquente: Kuhn rac-eol(e dalla letteratura medica, 28 osservazioni, di cui 25 in bambin i, Bohn 57 cal'i di cni 50 pure in bambini. Perciò ritengo intereHante nn rafo di afaEia motoria incorw in un giovane soggetto afl"ctto òa paratifo c capitato alla, mia. os~ervazione nel Reparto infettivi dell'Ospe dale militare di B ema. STORIA CTI~IC'A: Al lieYO gullldin di fìr: er. 2o ~J' . Num io, di n. ~5. celil::e. Frequentò le clru:!:'i e lementari , e prima dell'mJuolsn:o1to t~oci tan1 il n:estie1e d i giardiniere. Negativa l'oiJamnesi famiglim e e qm•lla fOHnnle HtrGta; r.o1 fl:ma\cie, nè bevitore, nega lue cd altre mnlattie nr.nrc•. Ver~o la fine dell'ottobre 1934 cominciò a lamenhnEi di rral di tr::tn e dolori addominnli diffuli'i, cui si aggiun>ero febbre alta, ecmo di d ebolezza ed inappetfnza, stitichezza, modica tosse con scaHo e~petto1ato.':K o1ò inolt1e che rurir:a na t orbida ed arros!:"ata. P er tali di~ttnbi fu ricove1ato in c~~H; alf· i l 31 - JC.-24. Status all'ingreHo: J ndiviòtiO in buono condi7ic ni di m1irizicr:o e fengui fìcazione; cute e mucose visibili ro~ee , mes~e m\l~co l nri Ylllide. L ingua H a a imp aniatn. Aia cardiaca nei l imiti, toni nett.i nt tutti i focolai, ro lw faqutr.tc, n: clJe, ritmico. Apparato respiratorio: torace bene espansi bile ; f. v. t. noJml\ JJr,fllte trasmesso, su ono di per cufsione chiaro su tutto l'ambito, basi n~o bili, qualche ~fregamento pleurico n ella regione intcrFcapolo- ' 'f?J teb1 alt>. A d t! c rr f? :rr.oll~· 1I a ttabila indolente, fegato n e i limit.i. La m 1lza a ma1gine liH'io. di ccnsi! to: 211 r: ormale, si palpa ad un dito trasvcreo al difotto d el l'aJCo C:<'~ta l e nelk pcfcr. de inspir azioni. Esame nwrotogico: Oculomozicno no1male ; nulla a carico dd facciale c dell'ipoglosFo, integr<> la fon azione, In mastirozicne e la df gh1t zicnc.>. Collo, tronco, arti wperiori rd infrrimi r.OJrrali pr tJdÌi rr c . ntt tgg itzrmto, m otilit à e forza muscolare, r iflee:si r otulei ed achillei bfn ccmeiYati c<.n:e :!!li altri rHiessi profondi e superficiali e lo. sensibilitò. Note psiehiche: Soggetto luci è o, cri( n t n t o, cc r:f srn olr della n: a malattia, non manifesta a lterazioni dell'attfnzicr e, clf•lln }:EH( z;c r<' e delln IT.(n:orin, r. on rivela. idee abn01mi nè disturbi _psico-Hmoriali, r.è def.cit della Jcgicn e d e lla. critica. I deazione adegltnta al HIO {!Tado ~cc:alc c cultmnle. DIARIO OLINtco. 31 ottobre 1934: Accusa cefalea intensa. l 0 novembre: T empC'ratura: ore 8 : 40; 5-vre 16: 40,4 . . 2 novembre 1934 : T emperaturo.: ore 8 : 3fl,7 - ore 16: 38,4. Polso 80. Il pazten~~ accusa. astenia lieve cefa.Jca. Alvo stitico. Aspetto stuporo!<o; liugu a arida. Impama.ta. arr ossata. ai margini. Si somministrano cardioc·ineri ci c ghiaccio.


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CONSIDERAZIONI PATOGENETICHE ECO.

3 novembre 1934: Temperatura. ore 8: 37,6 -ore 16: 37. Il paziente dice d i !!entirsi moglio però accusa ancora cefalea. ed appare lievemente intontito. Si prat ica. un clistere eva.cuativo di glicerina.. 4 novembre 1934: Temperatura. ore 8 : 36,8: ore 16: 36,4. Questa. mattina improvvisam•mtA il pa.zient.e chiamato a. nome risponde con un mormorio indecifrabile. All'esame obbiettivo pres.,nta: netta p arosi del facciale infe riore destro. r-om prende g li ordini e li esegue : ma non è in grado di pronunziare a.lmtna. parola. Nulla a carico dogli a rt i; rifles;:i rotulei, achillei e cutanei ben conservati; non B.~.binc;ki, nor1 Oppanheirn, nè Kernig. Riflesso faringeo abolito. Riferiscono gli altri amtn•\lati ch!'l il P. durante la nott-e cantava. pronunziando dist.intamente le p9orolo, a llorchè ha cessato improvvisamente eli parlare. 5 novembre 1934. L \!mocultlll'a pel tifo e p ara.t ifo è positiva, per i1 pa.ra.tifo B. Il p~t.,.iente è confn:;o; invi tato a scrivere il nome di oggetti e di p ersone che lo circondano, si o~ti na. a. scl'i.vere cr Carissimi genitori • ed A.ltre frasi indooifra.bili. P ol rn'!tO condizioni invariate. 6 nov.)mbt•e 1934: Si pratica la. P. L. che dò. esito a.liquor limpido ch e fuoriesce a pre<;.<:;ione aumentata. 7 novnmbre l Y34. Condi?. ioni immutate. Il paziente alle domande Tisponde con c-enni affermando di sontir;;i bene. È apirettico. Nei g iorni su~C'essi vi il sensorio tornò ra.pida.m"nte lucido e lo stato ge n erale d el paziente andò lentamente ma. sicuramente migliorando tanto che il 23 novembre 1934 la parosi del facciale era. pressochè scomparsa.. L'esa me neurologico dette i seguenti risultati: O:mlomniono norm!\le bi lateralmente ; lievissima ipocinesia. del fMcia.le infe riore l'b3tro; nnlla. a. carico del dodicesimo paio, della. ma.sticazione, fonazione e dJ~Iutizione . N orm3.1i gli arti superiori ed inferiori per trofisrno, atteggiament.o, m :>tivit!\ p:t.niva ed attiva; non se~ni di a.<;tenia, non a.rlia.dococinesi non atassia.. L • d irl'l>U')m~tria. d::~gli a rt i supal'iori dava una media. di kg. 26,8 a. des tra .e 27,8 a ;;inistra. R.ifl::> ni rotulei ed a::hilloi presenti ed uguali bilateralmente, come gli osteot ) tl l in'}i S:J.p:>riori, i Ctlta.nei ed i mucosi. l ntegra la sensibilità obbiottiva nelle su'3 \'arie forru3. sup ~rl:hia.le o profonda.. Subhiettivamonte, liev.i parestesie (form ic:>lio) n ):{li arti di d 'Htra.. Stazione e retta ed and atura ben conservate. _ _ _ E~at'M dellingu.arni.o: Il pazie nte comprende ed esegue sia. i comandi elementari, sia. qu ;~lli più complessi; de nomina. gli oggetti, ma presentando talora il fenom J:ù d ~ l l'afa'iio. amnestica, e ripete le parole suggeritegli, ma., sia nella. denomimHione, ch3 n )lla rip3tizione, si notano evidenti para.fasie silla.ba.ri. Il linguaggio sp:>nta.Mo, a l lorchè i l sog!!;otto riferisce la. sua. storia o esprime dei desideri è quasi in int :~ lli <:; ibi lo, con tv~rarnm!l.tismi benchè egli si sforzi di pa.rlart-~ più correttamente p :>nibile, talora a.iira.ndosi eli non riuscirvi. D el pari stentatamente è eseguita la 13ttm·<:\ a:l al~a voc3: p3rchè il paziente scambia. facilmente una consonante p 3r l'al tra, tanto che il discorso è infarcito di para.fasie littera.li e silla.ba.ri che lo r.~n:ion·> in::o:npr~n'libile come il linguaggio spontaneo. Esegue correttamente gti odini szr.itti, d imostrando integra. la lettura. mentale. D el pari è in grado di indicar~. num:>ra.ndole con le dita., le Rillabe d i cui è composta. una parola., segno che il lingua!{gio interiore non è perduto. L a scrittura. spontanea. e quella sotto d ettato sono eseguit 1, ma. si notano pa.ra.gra.fio ed elisioni di sillabe com1~ n el brano st•guente: o la. lesio cono esseN tossica oppure cuò essere traumatica.... • (La hsione può c>sat·e tos3ica oppure può essere traumatica.... ). B3n con~9rvata è invece la facoltà. di copiare gli scritti (non si osserva la. sc r·it~ura. s:Jrvile di D eje rino) e le cifr-e stampate ; però il soggetto non è in grado di es3~ uira correttamente per iscritto una. operazione a ritmetica. elementare, p :.>r::hè comm:>tt3 e n·ori g rossolani. N n 'li n ) t \\ infi 1:) alcun dist.urbo d ella. mimica. sia. intenzionale, (cenni di a"f>~.nnio :n o Q)~il.~ione co l capo, con la m ano) siaemoziona.le (risoepianto). Nole p9ichkhe: Ad ecc..ltione del breve periodo confusionale notato n ei primi giorni di degenza, concomita.nto a llo stabilirsi dei fenomeni afasici, nulla è stato dato rilevare p~r tu~t.a la protratt.a d ò'gc nza: il paziente si è sempre dimostrato orientato, lucido. corretto nel comportamento, affettivo, disciplinato, coadiuvando il personale di assistenza. nello sue mansioni; non ha. manifestato idee deli-


CONSIDERAZIONI PA'l'OGENETICR:€ ECC.

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ranti nè disturbi sensoria.li. Si è sottoposto sempre volentieri a tutti gli e!'srni, dimostrandosi cosciente del suo disturbo e vivamente desideroso di curars~ per guarire. RICERCHE DI LABORATORIO:

Eaan..e urine densità 1019, albumina tracce minime, rare emazie non scolorate, inrlaca.no leggennente aumAntato. Emor.oUura per tifo e paratifo: positiva pe t· il bacillo del paratifo B. R. W. nel sangue negativa anche dopo la riattiva.zione, eseguita mediante iniezione di 6 ct.gr. di bijoduro di Hg. EaamtJ del l. c. r.; limpido, a.')seoza di reti· ~olo dopo sedimeotazione. Qualche raro linfocito, assen:m di forme parassitarie. Albumina. 0,15 °/()11; reaz. Nonne, Boveri, Pandy, Weichbrodt, negative; TakatarAra: reazione di liquor normale Mast.ice: 1100000000 R. W. negativa. Negativo l'esa.me oftalmoscopico e quello radiografico del cranio. E'lame elettrico d egli arti di dnstra: sensibilità. farado--cutanea ben conservata. In entrambi gli arti lievissima diminuzione generale della eccita.bilità f. g. in confronto de i punti motori analoghi di sinistra. D.urant 1 tutta la degenza, malgrado le cure ricducative eseguite, l'alterazione del linguaggio rimase quA.Si invariata in quanto il sogge tto fu in grado di pronunciare correttamente solo il suo nome e cognome e qualche nome dai più comuni: (ad o~empio dei mosi dell'anno, di qualche oggetto dei più U.'mali). In tale condizione fu dimesso dopo quattro mesi dall'ingresso, e cioè il 5 marzo 1935 ~l provvedimento di proscioglimento della ferma contratta.

Riassumendo, si tratta di un soggetto giovane il quale, affetto da infezione paratifica, con febbre elevata, nel periodo della defervcscenza fu colpito improvvisamente da perdita della parola, con paresi del facciale inferiore destro, e lievissimi fenomeni di astenia degli ar ti dello stesso lato rilevati solo dalla prova dinamometrica per quelli superiori. L 'afasia si accompagnò a fenomeni confusionali di breve durata. Si tratta di un fenomeno di natma organica, o di natura funzionale (iste.rica) 'f Non credo che sia il caso di indugiarsi a lungo su questa diagnosi differenziale: infat ti la insorgenza nel corso di una infezione, e la concomitanza di segni organici ben manifesti, quali il deficit motorio del facciale, e l'astenia degli arti di destra, depongono a sufficienza per la natma organica dell'afasia, convalidata anche dai disturbi della scrittura che non si osservano nell'afasia isterica, o se vi sono, colpiscono tutte 1e modalità di essa, e non, come nel caso in esame la sola scrittma sotto -dettato. Nella forma isterica, frequente in seguito ad emozioni nella grandissima maggioranza dei casi, il soggetto rimane muto completamente o parla con voce afona o emette amala pena qualche sillaba, supplendo largamente con la mimica gesticolare alla deficienza della parola, il che non si verifica nell'afasia organica (Oppenbeim) . .Afasia dunque organica: ma di che tipo, e di quale origine 'f Al primo quesito, non è difficile rispondere esaminando i sintomi constatati nel paziente. Infatti questo presentava: all'inizio, la perdita completa della facoltà di parlare spontaneament~, di ripetere le parole, e di scrivere spontaneamente e sotto dettato, pur comprendendo le parole altrui. In seguito, il deficit funzionale del linguaggio è andato attenuandosi sino al punto che si è ripristinata la scrittura spontanea e sotto dettato, sia pure limitatamente e con paragrafie, ed il pazient~ ha potuto pronun~iare qualche parola.


L'VKSID ErtAZlO.NI

PATOGENETIClHJ ECC.

Si è avuto perciò il quadro di una afasia motoria cor ticale che man mano è andata al Lenuandosi e trasfonuandosi, come nota D ejerine, nel" complesso, (non però genuino, dala la assenza di una vera anartria) della. afasia pura o sottocortic·ale. Questo, Jlcr qtmnto riguarda il tiJ)O dell'a.fa.sia., ma il problema si presenta assai arduo Re si Yuolc indagarnc l'origine, e, più ancora , la patog<'ncsi. D ata la gio>an c età del soggetto, sarebbe stato facile incriminare la lue, ma, esclusa questa in base alla. negaJività. dell'anamn esi e d<'i ri:-;ullati d<'gli esami biolog-ici eseguiti (R. W. sangue e liquor), ed eliminata la possibilità di una forma un•mica, per la assenza d i altera.zioni l'C'Dali rileYabili all'esame delle urine, non rc!<ta.,"a che l'ipotesi più pro babile, avva.Iorata anche dai dati della connme esperienza clinica, che cioè la causa ddl"afasia fosse da ricercare nella stessa infezione paratifiea concomita.nte. Ciò posto, resta. oscura la. pa.togcne.si, e cioè in qual maniera il bacillo dd paratifo B. abbia, potuto pro,o<·are una lesione ner vosa così grave, qu ~tle la perdita della parola, e circoscritta se si accetta la teoria della loca.lizzazione - ad nn territorio così esiguo quale il piede della terza circonYoluzione fron1ale sinistra.. Non m i pare che si possa invocare una meuingo encefalite tifica circoscrit.ta e tanto meno diffusa la quale si snrebbe riYel<\>ta. elinica.mcnte con alterazioni funzionaliglobali, soprat.utto ps ic-hicl~e; e Yolendo anche ammettere queRta. forma morbosa,. sarebbe sta.to piuttosto stran o che nello spegnersi, avesse lasciato, quale e>dto, una alterazione tanto limitata. Non rimane cbe invocare un'altra Yia attraYcrso la qua.le l'infezione può aver agito e cioè quella vasale : ammet tere cioò, data l'insorgenza brn!<ca dell'afasia, che questa sia stata. prodotta da una alterazione circ.olatoria della circonvoluzione di Broca. Con ciò, però non si fa che spostare il problema patogenetico senza risolverlo: i11f.atti a quale causa riferire l'al tentzione anzidetta' L'ipotesi più verosimile, e <'ioè quella di una embolin. non mi sembra accettabile considerando che il cuore era sano, e che non v'era alcun focolaio settic o . o fiebitico. N on rC'sta, in manca.n za dd reperto anatomo patologico che ammet.tere la posxibililà di una genesi tossi- infet,tiva . A questo proposito. mi sia consentito di ricordare un altro caso di a-fasia motoria. osservato dal prof. Fmn ce~>f•o Bonfìglio primario dell'Ospedale P sichia trico Prov . di R-oma , alla cui cortesia dt•Yo il permesso di citarlo in questo lavoro: Una donna di media età nel corso di un empiema con febbre improvvisamente presentò disturbi del linguaggio, elle, progressivament e aumentando culminarono in una. aJ:asia motoria senza altro fenomeno nevrologico, accompa.gmttà- d~b uno staJ o psichico ansioso derivante, come spesso accade negli a.fasici, dalla coscienza della incapacità di esprimere il proprio pensiero con la parola. Nulla di isterico. Perdurando tale condizione, si pensav~L logicamente alla insorgen za di un ascesso cerebrale,. ed alla po;;;sibilità di un inter\cnto chirurgico cbe però fu dovut o escludere per la. nega.ti\"ità dPll'csame del liquor e del fondo ocula.re, allorcllè, la malata riacqnistò gradatamente l'uso della parola nè ebbe più alcun disturbo sino alla. guarigione dell'cmpiema. Quale altra spiegazione invocare anche in questo ca.so se non una altentzione circolatoria probabilmente tossica'


CO':-ISIDERAZIONI

P ATOOENETICH E E CC.

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Ciò malgrado resta inspiegabile la elettività. della. les.one del lin· guaggio, nel completo silenzio di qualsiasi altra manifestazione morbosa a carico di altri segmenti dell'encefalo, la qt1ale, amm ~ttcn do un a causa tossi-infettiva e quindi generalizzata nei due casi, non avTebbe dovuto mancare. Forse la spiegazione si trova in ciò che il prof. S. De Sa.nctis scriveva a proposito dell'orieutamento diagnostico verso la sede dei tumori cere· brali. «Che ogni manif~sta.zione neurologiea, umorale e psicbica ricbiegga. il funzionamento armonico di pa.rti più o meno estese dell'encefalo, nes· suno ha mai dubitato, da.ll 'antiehità. a d oggi. Il dnbbio però ò palese quando si voglia precisare: a) l'autonomia. di ta.le funzionamento assegnandolo a segmenti anatomici limitati, b) quando h~ disfunzione pro· vocata da un fattore patologico voglia attribuirsi a,d una, aHerazione in un punto o segmento precisato; o) quando, infine, si pretenda che ad ogni alterazione di funzione debba corrispondere un 'alterazione nervosa strutturale (istologica) nel suddetto S<'gmento ner-.oso già indicato come sede della funzione stessa. Dove si vede che « la possibilità di una alterazione del circolo sanguigno e specialmente dei c~tp illari , oppure della. permeabilità della barriera, emato-encefa1ica, oppure anche l'effet.t(} tossico di altre altera.zioni più o meno lontane, sono condizioni che vengono poste in sceonda o terza lin('a o almen o amme.sS<> per cortese concessione ''· Ed è facile pensare che probabilmente la fa.l:ilità con eui la, funzione del linguagg io è a lterata in simili casi va rife ri ta, oltre che a d una })O.r ·

ticolare predisposizione, al fatto che essendo essa l'ultima l\cquisita, nello sviluppo ontogenetico, e filogenetico, è anehe la prima ad essere lesa, analogamente a quanto avviene, per aUre ftmzioni p~ ich iche più elevatet in taluni processi demenziali. RtA~BO"N'l'O. D Y>:}rizione di un ca>O di àfa'S ia. motoria consecutiva a pa · r a.t1io B, la cui patogenesi, e.>clusa. clinicamente l'origine embolica, emorragica. " m anin go-en cefalitice., ò da ritenere ve ros imilmente, tossi- infettiva..

BIBLIOGRAFIA. CBOONI A. -

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA SANITÀ MILlT ARE

Prof. F. CAcciA, genera le medico in p. a. - Il servizio !anltarlo nella guerra futura. Conff'renza agli ufficiali, in servizio e in congedo, del Presidio di Roma. (• Le Forze Sanitarie», n.n. 11- 12, 2Q-30 aprile 1935, A. XIII). L 'O. prende lo spunto da una recente conferenza di S. E. il generale Cors elli, p er dare uno sguardo per~picace alle p ossibilità di una guerra avvenire n e i riflessi del Se rvizio sanitario. I perfezionamenti tecnici, la meecanizzazione, la. motorizzazione fanno prevalente mente prevedere guerre di movimento. L'aeronautica vi spiegherà una parte assai importante, senza limiti di spazio, ed associata alla guerra chimica e incendiaria e forse anche a ll'offesa batteriologica, porte1·à la strage e lo sterminio in tutto il territorio d e i paesi be ll igeranti. Di qui la necessità di un vasto piano proordinato e coordinato per quanto concerne le p•·ovvidenze sanitarie che l'O. e;:;a.mina particolarmente in successivi capitoli, sulla scorta della larga sua e&-perienza vissuta ne lla grande guerra, con richiami a questioni trattate nei Congressi intomaziona.li di medicina e farmac ia militare e con efficaci citazioni di illustri studiosi di problemi militari e sanitari. Il Servizio sanitu.rio in g uerra, adattandosi e armonizzandosi con le finalità strategich e, mira precipua.mente alla conservazione degli effettivi, preserva.ndoli con l'azione profilattioa e rieuperandoli con l'azione terapeutica. Una. d elle basi fondamentali d ella profilassi è que lla di avere elementi validi e perciò m eno soggetti a malattia. Questo còmpito primordiale è ora. enormem onte facilitato dalle istituzioni d el R egime p er la preparazione pre-milita.re e posti-militare d ella Nazione. Nella. difesa dalle malattie infettive necessita fondere rapidamente le forze sanitarie civili e militari d el Paese per fronteggiare l'insidioso e te rribile nemico: le epidemie. In primo luogo vanno considerate le vaccinazioni profilattiche c h e tanto vantaggio hanno arrecato ne lla grande guerra e c he, in ragione dei continui progressi scientifici, avranno certamente maggiore sviluppo in avvenire. L 'or.ga.nizzazione igienica degli e>:erciti in campo ha già capovolta. la triste proporzione per cui prima erano di gran lunga superiori le perdite causate da. malatt ie rispetto a quelle prodotte dai mezzi di offesa: nella guerra d i Crimea, ad esempio, si ebbero cinque morti p er malattia in rapporto a ciascun ucciso, mentre nella guerra. mondiale si sono avuti otto morti per ferite rispetto ad un morto per malattia.. L'azione terapeutica, in guerra, è funzione a ssai complessa e comprende tre fas i b en di;:;tinte : preparazione, sgombero, ospedalizzazione. Sono particolarmente notevoli le ultime a c quisizioni in fatto di patologia delle ferite di guerra -che n el confi.itto delle nazioni portarono al trattamento profilattico chirurgico, il quale non appare suscettibile d'innovamenti, mentre possono dischiudersi nuovi orizzonti pe r quanto riguarda la profilassi e il trattamento delle infezioni. P er lo sgombero e l'ospedalizza.zione occorre informarsi ai criteri dell'urgenza d ella cura.. Il criterio della trasportabilità può cambiare a seconda dei mezzi a disposizione ed infatti molti feriti che un tempo si ritenevano iutrasportabili, in più rP-conti azioni sono stati trasportati con l'aeroplano anche a. grandi distanze e sono stati salvati. Iu quanto alle perdite (malati, feriti, gassati) è molto difficile fare delle previsioni e speci11.lmente p er i gassati le medie percentuali rilevate nell'ultima ~erra possono subire sensibili spostamenti. Come s'è accennato, l'arma chimica usata dall'aviazione, può cambiare la fisionomia della guerra estendend ola a tut.to il territorio, onde si affacciano for midabili problemi d'ordine s anitario per far fronte a qualsiasi evenienza. Come già si pratica in P olonia e in Germania., tutti i medici dovrebbero avere a questi riguardi una sufficiente e organica preparazione da compiersi obbligatoriamente nei corsi w1iversit.ari. P er la difesa in ct~so di attacco, occor re una organizzazione t erritoriale analoga a quella d el Servizio sanitario in campagna, con personale


RIVISTA DELLA STAMPA :MEDICA ITALIANA E STilANIERA

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ausiliario capace di prestare un primo soccorso ed adeguati m ezzi di tra~'porto p er la ospedalizzazione. In ogni città, a. seconda. dell'importanza, necl"ssitano posti di pronto soccorso e centri di cura.. Per le località poco o punto provviste di mezzi, servirebbero nuclei curativi motorizzati che trasportino rapidftmcnte medici, personale, materiale, ove il bisogno lo reclami. L 'O. t~atta diffusamente della guerra batteriologica con un esame critico d ella letteratura in argomento, fino agli studi recentissimi d e l Sestini e d el Pun· toni, sui quali abbia.m:> largamente ragguagliato i nostri lettori negli ult.imi fa· soicoli di ques to Giomale. Le presumibìli modalità d ella guerra sulla fronte esigono unità. sanitarie leggere , m:>torizz!lt e, fornite d e ll'indispensabile , agevolmente impitmtabili e ripiegabili, nonchè intercambiabili nelle singole parti. Il soccorso t erapeutico presso le linee d eve limitarsi alla cura dei casi assolutamente urgenti e quindi il S ervizio sanitat·io, alla fronte, ba essenzia lmente un còmpito di smistamento e di trasporto, p er cui occorrono, possibilmente, in vicinanza d elle prime linee, ambulanze leggere e meglio ancora autolettighe blindate, riducendo al minimo i trasporti a braccia; ne lla guerra di montagna si rendono indispensabili mezzi slittanti e teleferiche. Il fattore tempo, p er quanto ri gtlarda la cura ra.zionale, ha interesse capitale. Infatti alcune lesioni (addome, ferit.i gravi dell'arto infe · riore, specialmente della coscia, toracici) richiedono un trasporto molto confor· tevole e relativamente breve (non più di 8-10 ore), altri invece {cranici, osteoarticolari, spinali, ecc.) sopportano un trasporto più lungo fino a 24- 30 ore dal momento del trauma. Donde la necessità di disporre di mezzi molteplici, svariati (autoambulanze , treni ferroviari, auto-treni, mezzi 1l.uviali, ecc.), Corto p er i ~asi più urgenti che costituiscono una percentuale ba!;:sa (15 %), sarebbero neccs· sari aeroplani attrezzati a tale scopo. Il modello Ca 80, st.udiato in It.alia da una speciale commissione ministeriale, sembra che corri<ponda b ene allo scopo. L '0. verso il tormine della sua confere11za affronta più particolarmente il t ema della ospedalizzazione e quello d e lla protezione degli ospedali, ricordando il voto adottato al VII Congresso internazionale di m edicina e farmacia militare (Madrid 1933) per la formazion e di città e villaggi sanitari, da porre al riparo d'ogni offesa, mercè intese internazionali. Insiste sulla preparazione dei medici, dei quali solo alcuni (nella proporzione di circa YJ), dopo g li studi universitari, passano alla Scuola di applicazione di sanità militare, onde egli propone di rendere obbligatorio, nell'istruzione pre·mÌ· litare e post-militare, anche l'insegnamento c irca la modalità del pronto soc· -corso in guerra. La conferenza, della quale non abbiamo che accennato i principali punti di svolgimento, s i conclude con il richiamo alla necessità ch e tutti i cittadini si interessino a ciò che sarà la guerra d ell'avvenire perchè tutti dmr~ranno diret· tamente combatterla ed il Servizio sanitario do~TJ·à seguire, sin dal tempo di pace, i progressi e l 'evoluzione tanto d ell'al te militare come della t ecnica E::anitaria, p e r adattarsi a tutte le svariate contingenze be lliche. I nfir1e l'O. e leva il pensiero a lla memoria dei medici caduti in guerra, rileg· gendo le magiche parole che il Poeta. Soldato scrisse per la con~;acrazione d el monumento d i Firenze.

A. LusTio. - La dlfe•a cfell· e·erc:lto germanico dalle epidemie durante la guerra mondiale 1914-1918. (• Bollettino dell'Istituto Sieroterapico Milane~:E' », vol. XIV, gennaio 1935-XIII, fase. I ). L e malattie infettive, per le epidemie che possono d erivarne. gravano enor· memente sulla efficienza degli eserciti belligeranti ed è noto come in tutte le grandi guerre d e l passato le morti per morbi epidemici superarono sensibilmente quelle p er ferite d'armi. Presso l'esercito tedesco, durante .)a guerra m ondiale 1914- 1918, le cause di morte p er malattia hanno rappresentato soltanto un d ecimo d e l totale e di questo decimo la maggior parte fu dovuta ai morbi da infezione. Se l'esercito tedesco non subì sensibili p erdite p er epidemie, malgrado gli spostamenti che lo misero a contatto anche con germi non endemici ne ll'Eumpa


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RIVI~TA

DELLA STAMPA MEDICA ll'ALIANA E STl'tAl'HERA

centrale, il merito va ascritto alla efficace profilassi ed alla po~sibiHtà di una diagnosi battcriolo~ica rapida. precoce·, dt•i primi eMi di morbi infettivi. Tra le nùsnre di protila8si i vnccini ed i s ie ri furono largamente adopçra,tj ed i risul tati che ne scguirvuo, ampiamente documentuti da una ricca statistica.. furono vernm<'ntc' ottimi. Secondo Kor.LE cd HEl'SCH, i duo ben noti e valentissimi batteriologi, le masse di soldati df'bbono la loro salvezza alle vaccinazioni immunitarie. Per la vtH;c;innzione nntitifica venne prE'><celto dni tedeschi il mewdo di PFEIFFER e Kor.u:; come il pitt sci entifitomt>ntc provato ed esatto, adoperando per la prE'pit rtw.ionP del vacemo gE'J mi pl oveni( n t i da sei parti del fronteJ:IE"IIico situato a ~rundi distnnze l'una dall'altra. Ogni soldato riceveva tre iniezioni., ad una settimana d'int.en ·nllo l'una dall'altra, di m ezzo c. c. la prima ed un c. c. le Alt re due. I d~tti ,;tati::;tici della Sanità t l'd C'> ca dimostrano come la m01 bilità ti fica durante la g uPno. non sia s tata s upl"riore a quella del periodo prebe llico. Gli effetti bcncfie:i doYuti alla vaccb•azionP prE-sto l'esercito, furono confeimati ancbe dal fatto che le popolu'l.ioni civili delle zone dove s i trovavano i soldati, vennero spcs~'<o colpile da grnYi forme della malattia mentre t1a la tiupfa si manifestnrono a l mas:-imo k~Zgcre forme atipiche. Casi di tifo s i maniìestnrono anche fra i Yuccinati poic·hè è not.o come esistano indi\·idui clte o non dànno produzione di anticorpi o la dànno in grado limitat-o. D ef_TJIO di rili(·Yu è il fat.to, però, clJE~ n egl 'individui ammalatis i malg1ado la Yaceinazione, il quadro de'Ila malattia fu aseai beniguo, la durata del periodo febbl'ile più breve, la con\'ales:ceuza o t t ima e rapida. Cont.ro la. di;:::<<"nteria, furono m·ati a pref<'t('n?.a vaccini polivalfnt i Ira! la azione di essi fu meno soddisfacl:'nte di qudl~t dd vaccini antitifici. Ciò fu dovuto,. in massima parte, a Ila difficoltà di , tu bi l in' diagitof!i batt<:r io logiche preci• e nei riguard i d<'ll'eziolof!ia della ma lottiu C'd alla varietn dei tipi di bacilli repe1tati. Il vacc:ino più usato fu quello di BOEHNCKE-DYSBAKTA, composto di una. miscela di ba<'illi tos,.;ici ed 1\tos:sici de'Ila di~>~·(ntcria uceiFi, e di to~l?ina. ed antitossinn dis:::C'utcriche. Ottimi furono . iuvrce, i ri1mltati dt:-lla Yaccinazione anticoleiica s.ulla cui: efficacia. !'E'condo la lorgu. l":<pt>rienza di KolLE ed BETSCH, non vi è 01 mai più dubbio akuno. L a vacciuaziono run icoleJ'Ì('a può e~sere inh,iata anche precocemente. appena esiste il pericolo di umt infezione colerira, HI'Iza atttndere Jol Ecoppio dell'cpidemiu. poirhè il timore d(•Jia fa~E' negativa si è dimostrato ingiustificato. L 'immunìz7.nzione passiYa, mediante l ' uso di s ie ri specifici, fu adoperata contro vo.rie mt\lattiE' ma di valore vernme11te inestin:abile fu eoprattutto qm' lla contro il tetano. All'inizio ddla guerra i tf'dC'schi rcgistra1ono u11 numero straordinariamente rilevante di caRi di t<'tano poi('hè non ef'isteva un sufficiente quantitativo di siero antitetanico e dato l'ei10J"IUe numero di feriti non fu pos~:;ibile iniettare ad ognunodi ~ssi una dose di s iero 8ntitetanieo. N on appc>na il sie ro fu p ronto in quantità. sutìicicnte per ogni eveutualità, i casi di te t uno scemarono fino al punto da. cost.ituire una rarità. Meno faYorevoli eh €' per il tetano, secondo KoLLE ed RETscx, furono le conclb:ioni per la gnngr·ena gaflf:osa poiehè soltanto durante l'ultimo periodo d ella guerra è stato po:<;::ibile prE>pnrare sieri ontignngrE.>nol!i attivi in bMe alle conoscenze nuove sull'eziologia dt'l la malattia. K oLLE ed BE'fSCH notano che la norme. più impor·tante nella pl·eparazione di sieri attivi contro la gangnna gaFI"OFa è di avere to:<~ine strflìcientC'mente attive. In que~>ti ultimi anni del dopogul?rra si sono fatti molt.i progre:<si in questo senso e si f<pera. che in avvenire i risultati po><sano essere ancora migliori. Presso l 'eRercito tPdE'~co si Yerificarono anche casi di tifo petecchiale specialmE'nte sul fronte orit>ntale. La profìln~;l"i contro questa malattia si impe1niò essc>nzialmcmte ><t d ia lotta contro i pidocchi e le vaccinazioni pofilattiche venn ero usate solamente como coadiuvante. specialmente nei me dici, infe1mieri e truppe addette alla disinfezione e diRinfeHazione. La sostanza vaccinante era cost.ituitn. da sangue di individui affetti da dermotifo, prelevato durante lo stadio febbrile o nd primi quattro giorni dopo lo efebbiamento, d efibrina.t o e d inatt ivato a bagnomaria a 6uo pl"r mezz'ora.


RIVISTA DELLA S TA:w!PA .YEDIC AIIT A LL"' N A E STRA ~ JEl!.A

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Queste vaccina zioni non conle1·irono una p rotezione M~ol u ta però i ,·acci· .nati diedero w 111. mo r talità notevolmente inferiore dei non Yncciua t i. Contro Il\ f ebbre di t rincea, che s i man ifestò sul fronte occiden ta le non -consta ch e siano s t.at.i s pe1·imentati metodi di vaccinazione rreventiva . KoLLE ed H ETSCli l'icordu.no la vaccina zio ne con t ro la ma lu.ttitl. di \\'eil e d UHLE:-l'UT H e i!'ROlUIE o qualche a lt;•·o medico militare t ed esco, ha nno usato a sco po te ra pe ut ico il !';angue dd cmwAicscf>nti ed un siero ottc·n uto dall'nnill"a le ·(montoni, capre , cavalli ed a nche coHig li), IUedian te UJl tu1 tta n ·~ nto prevtn t i,·o ·COn cultura d ello. spirocheta icteroj!t-na. Vi fumno ino ltre presso l 'esercit o ted esco piccoli focola i di mening iteccre· bro-spinale e focoh~i di fe bbre ricorrc·nte. Quest ' ult ima ma lattia fu efficacemen te -combattuta co n le solite misure di p rofilMsi e cioè lo s pidocchiamen to radicale pe riodico d e lle truppe o, ove e ra. po:ssibilc , la. distruzione d elle c imici e d elle pulci. L ' influenza non ris parmiò, ne l l 9 18, l 'rsercito tt>drt=iCO ch e ne fu colpito ln r· ga.roente in tu t ti i settori m n. no n gntvcme nte , s icch è i combatten t i ripresero i loro posti dopo pochi g io mi. L 'au tore t~ rmi na. l ' into t·o:;~:~n.ntil>s ima rasseg na ricordu ndo come KoLLE ed KE C.iOH m .Jttano in pMt.icolat·e evido nza il murito che s pet ta a lla Direzione d i .S a nitit. m ilita re t;odt~sca la q ut\le snp pe utilizza re tutte lr nozioni ri,::ul ta.nti d a lla moderna lotta ccmtro i m.>rbi in fotti v i e tutte le nozioni sulle ù i:;in(czio ni e disin· f esta7.ÌOui 1101lChÒ i r Ì,;uJtat i nella SCi(•nza spCI'imon tale. L 'applioazio no :;a~i\Co. ([.} p u.r te d ol Cor po sanitario, di tutte queste mis ure d ot te i più brilla n ti a·isul tati e permi:;o di conseguire c iò che n onen J.:'ltato poss ibile ot.tonot·e nollo g ull t're preced en t i, o;;sia la s icura protezione d ell'eserc ito e d e lla patria. t ed esca contro i morbi epidemici. D . LEONA.RJ)I. Sulla cdwcazlone del rivelatori )dei ga>. (« Ga-;,;chutz und Luftschutz •, 1935, n. 2).

NIELSEN. -

Questo lavoro co~tituisce un insie me di direttive basate s ull'esercizio prat ico ·e utilizza.bili come s chema di istruzione. L 'A. s i rifo •·isce alle istruzio ni te d esche pe r la protezione a erea d ella popo· !azione civile , secondo lo quali il personale addetto alla rivelazione d ei ga s ha .il c ompito: di acce rtare se e d ove venne lanciato il gas da combattimento, di stabilit•e possibilmente la sos tanza chimica impiegat a., di d e limitare la zona col· pita, e, in ba..;se alla d i rezione d e l ven to, le zone e ve ntualme nte pericolose le quali d e vono essere cosparse di segna.la zioni g ialle. Contemporaneamente d evono esse re pre levati d ei campioni da invia re al servizio chimico e d eve essere fatto un rapporto al dirigen te d e lla zona. Tale personale d eve anche provved e re alla prima assistenza. d egli individui colpiti. Secondo l'A. p ot'tanto l'educazione d el persona le addetto alla rive lazione .dei gas d eve comprende re : l. Nozioni ge nerali sulle sosta nze chimiche e ve ntualmente utilizzabili. 2. Nozioni gene rali s ul loro rico noscimen to e sulla. loro rive la zione . 3. Azione fisiolog ica. d e lle Vtuie sostanze e pronto socco rso. 4. Equipag gio.mento e rnctot!c di lavoro. 5. Eserciti pratici.

I. N oz ior~ i sulle sostame chimiche ut·ilizzabili in guerra. Il r ivelatore dei gas d e ve anzitutto conoscere accuratamente le sos tanze ·chimiche eve ntualmente utili.zzabili, i m etodi di diffusione e le loro proprietà. Non è necessaria una esatta conoscenza chimica. Va invece t rattata minutamente la ques t ione della. s uddivis ione d e lle sostanze utilizza.bili pe r la guerra chimica. Le sostanze chimiche a~gressive possono agire sotto forma di gn.s, di va pori, ·di particelle sospese .nell'aria, di liquidi e di sostanze solide. Il pe,::o d ei gas non ha importanza. per quel ohe riguarda la. protezione antiae re a. L e so~tanze pununente ga.ssogene e quelle molto evaporabili non sono da t e mere negli a tta-cchi a e rei; specialmente se il clima. d ella. regione è piuttosto ventoso, la dur a ta d e ll'azione -di simili nubi tossiche è assai breve. Sono da t e mere invece le sosta nze pesanti


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RIViSTA DELLA STAMPA MEDI CA ITALJANA E STRANIERA

che possiedono WlS. limitata. volatilità. La guerra. mondiale ci ha. insegnato inoltre il pe1·icolo che possono costituire le torcia formatrici di nebbia. e i proiettili esplosivi caricati a. gas. Gli aeroplani p ossono rive rsare bombe ga.ssogene, oppure di.fTondere le sostanze chimiche sotto forma di pioggia od altro. Non è naturalmente possibile preveder-e quale sarà il mezzo impiegato dal n emico: bisogna tener sempre c.aJcolo del fattore sorpreBa. Le sostanze chimiche belliche possono essere suddivise in: l 0 sol'tanze volati l i; 2° sostanze pesant.i; 3 o sostanze irritanti di potere tossico limitato; 4 o sostanze tossiche con limitato potere irritante; 5o sostanze cosidette fetide ad azione puramente panica; 6° sostanze fraudolenti çbe debbono simulare un attacco con gas p esanti. 2. Riconoscimento e rivelazione. Vengono utilizzati mezzi di rivelazione soggettivi ed obbiettivi: ai prinù appartengono la visione e l'odorato. P er il riconoscimento d ei gas tossici la visione ha un'importanza asrai mag giore d ell'odorato, fatto questo dimostrato ripetuta.mente dagli esercizi pratici. I gas vo.l atili non sono più presenti, in genere, qunndo giunge il rivelatore. Le sostanze p esanti invece hanno sovente un odore d e bolissimo, ragione per cui i rivelatori devono fare a.llidamento, durante la. loro istruzione sui gas peeanti, più sui loro occhi che sul loro naso. Essi d evono tener presente in modo particolare il potere d i diffusiol!e dei gas pesMti n ei riguardi degli oggetti più svariati. I rivelatori debbono inolt r·e essere istruiti sull'aspetto che assumono le sostanze chimiche belliche quando cadono s u terreni umidi, sull'aqua, sulle foglie, s ui rami de lle piante, quando vengono assorbi te dai mattoni, dal legno, dai tessuti, daUa gomma, dalla carta., ecc. Il rivelatore dei gas deve poasedere un ottimo potere visivo anche p erchè solo col suo aiuto potrà determinare il purlto migliore p er prelevare i campioni opportuni. L'educazione dell'odorato viene spesso, a torto, assai trascurata. Comun emente si distinguono cinque gradi di sensibilità. dell'odorato, e cioè: l 0 potere olfa.ttivo, 2 o potere di ditierenziazione olfattiva, 3 o memoria olfattiva., 4 o potere di suddivisione, 50 potere di localizzazione. Il potere olfattivo è qua!'<i sempre presente, mentre i gradi ruperiori si acquistano solo con l'esercizio. IL potere di percezione delle sostanze chimiche belliche per mezzo dell'odorato ba limiti più ristretti di quanto comunemente si crede: oiò dipende anzitutto dalla differente intensità. eli odo1·e delJe singole sostanze, nonchè dalla differente sensibilità dei singoli rivelatori di gas ai vari odori. Spesso esi!;tono disturbi d el potere olfattivo anche perchè certe sostanze possono. alterare l'odorato anch e dopo un brevissimo periodo di azione. Bisogna anche ammettere la possibilità. che a causa di un esagerato senso di responsabilità o di paura. talvolta si sente ciò cho non c'è o non si sente ciò che invece realmente esiste. I rivelatori debbono riferire essenzialmente a loro semazione, spetta poi al chimico, in base alle sue conoscenze, di stabilire di quale sostanza real::Ilente si tratta... In ogni modo il potere olfattivo deve essere accuratamente educato m ediante nume rosi esorci11.i pratici. I metodi obbiettivi di determinazione sono costituiti da. carte reattive od altro. n rivelatore d ei gas d• v e av. re anzi1ut o a sua disposizion• la. ca.r a Sudan che serve a differenziare oltre la cosidetta iprite (solfuro di etile biclorurato) anche i gas cosidetti «croce azzurra • e "croce verde •. La carta al Sudan serve per d eterminare il t erritorio intossicato, ma non s i deve dare un eccessivo valore alla. eolorazione che prende la cart.a. pcrcbè altre sostanze possono dare le stesse coloraziono che dà. l'iprite. . L 'apparecchio D. S. (Driiger-Schroter) serve in modo pa.rtico)a.re per le sostanze pesanti: il rivolatore deve imparare a servirsene in modo perfetto. Però non è sempre molto facile il fare agire l'apparecchio D. S. essendo muniti di masche ra antigas. La ditta. u Hanseatisch e Appa.ratebau-Gesellscha.ft • ba costruito un apparecchio ch e serve per la. dimostrazione di piccole quantità di sostanze chimiche-


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belliche. L'apparecchio è chi.ame.to • Injektor-Sauggerii.t • ed è stato costruito secondo le indicazioni di Kolliker. Per quanto riguarda il prelievo dei campioJÙ bisogna che i rivelatori acqui· stino una certa pratica in merito, in modo che i campioni prelevati contengano realmente la sostanza in questione.

3. Azione {WJiologica e prollto soccorso. n rivelatore di gas deve e.;;sere particolarmente edotto dei sintomi tipici della intossicazione da. gas e delle prime misure di pronto soccorso. Bisogna. fargli pre· sente l 'esistenza di sostanze irritanti di limitata tossicità o di sostanze poco i rri· tanti e molto tossiche. V anno diffe renziati i toS:>ici polmona.ri ed i tossici cutanei. Per i tossici polmonari: Fosgene. Pe riodo di latenza, limitata azione irritante, appare nte bsnessere, insorgenza. di edema polmonare. • P er i tossici cut<mei: lprite. All'inizio nessuna azione irritante. Arrossamento. Vesciche. Necrosi cellulare. Secondariamente formazione di pus . Nel primo caso sarà necessario riposo, calore, ossigeno. N el secondo, se è possibile, immediata applicazione d i clon1ro di calce; in seguito taio impiego ò inutile. Togliere g li abiti, {aro un bo.gno caldo con aapona.tura. Bicarbonato di sodio. Pomata. per gli occhi.

....

4. Equipaggiamento e metodo di lavoro.

L 'equipaggiamento del rivela.tore dei gas è stabilito nelle istuzioni ufficiali e consta di: una maschera. antigas con filtro, un vestito antigas con stivali e g uanti, una bicicletta con portapacchi, una lampada a mano (con lllllSchex·atore verso l'alto), n. 10 sognala.tori gialli. I r ivelatori non appena è stato comunicato un caso di intossicazione da gas bellici, si portano sul posto, prendono nota della località, della direzione del vento, eco., e stabiliscono, con i mezzi a loro disposizione, la presenza d el gas. Per servirsi d ell'odorato essi lasciano aperta. la maschera pronti a chiuderla al primo accenno d i odore sospetto. Per far ciò i rivelatori debbono mfttPrs l poss b lmente contro v ento, in modo da svelare facilmente la presenza d elle sostanze tossiche le quali, se sono assai diffusibili, seguono la direzione d el vento e riescono invisibili. Il rivelatore dei gas deve evitare di spingersi sotto cespugli oq alberi per non esporsi inutilmente all'azione delle goccioline di tossico. Prelevato il campione di aria tossica si dovrà curarne l'im=edio.to invio al posto stabilito. Il territorio colpito va segnalato in modo evidente mediante bandjerine o str·acci gia.Ui. Termi· nato il loro compito i rivelatori raggiungono il parco di disintossicazione. 5. Esercizi pratici. Per quanto riguarda le prove olfa.ttive esse possono venire eseguite mediante alcuni schemi di R emy e dell'A. (vedi il lavoro originale). Seguiranno prove con sostanze chimiche belliche. Da. ultimo si faranno esercizi al campo. I rivelatori debbono abituarsi a. portare i vestiti antigas nonchè la. maschera., debbono esercitarsi ad andare in bicicletta in p erfetto equipaggiamento antigas. Durante gli esercizi al campo si farà in modo da produrre, il più naturalmente possibile, lo scoppio di una bomba a gas: ciò può esse re otte nuto facendo scoppiare circa 8 litri di vecchio olio da. automobile, chiuso in un recipiente, mediante polvere nera. n recipiente contenente l'olio viene sotterrato a. circa 30 cm. e lasciato aperto nella parte superiore; all'olio viene aggiunta una sostanza odorante. Appt>na a.vve· nuto lo scoppio i rivelatori agiranno come se si trovassero alla presenza. di una v era bomba a gas, facendo tutte le prove neoessarie ed il prelievo dei campioni n onchè la. delimitazione della zona colpita. FERRALORO .


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RIYISTA DELLA STA~PA lllEDl CA ITAI.TANA E ' STRANIERA

W. Ko.mo. - Su di un apparecchio di ventilazione ad ossigeno In un ricovero protettivo t nnetico (« Gu.sschutz und Luitschutz »,luglio 1934). Senza dubbio uno dci problc mi più importanti da ri~ol v() e m i J Ìf U81 di dei Ticoveri contro gli uggrc.>ssivi c·himici o le bombe esplosive è l'aEsicurare nei ricove ri ster<si qu el d etcrminttto grado di purf'zza ddl'aria intcma p er la quale la respirazione s i compia in condizioni prc•:.:Roc}Jè nonnali. E l'accerta re quanto t empo l'atmosfera di Wl ricove ro, di ordinaria costruzione ed ermctizzato cont.ro i gas. può co ns iùe rar~i r cf'pilabilc senza che sorga p e ricolo per la salute degli occupanti, è una. quest ione ch e negli ultimi tempi è stata molto trattat.a d a lla letteratura competente. È noto che la ventilazione artific iale ù ei ricoveri fil~ranti si attua quasi esclusivamente con apparecchi, sia a v eruilatoro che a •notore, s ia e lPttrici che a mano,cbe immettono nel ricovero l'aria. esterna, purifico.11Ùola con ultri; m entr e n e i ricoveri ermetici la rigenerazione d e l l 'aria s i otticnt• con apparecchi generatori d 'ossigeno e con soluzioni sodate p e r l'assorbimento d cll'aniùride car bonica. Ciò prl;lmt\sr<o, l'autore fa notare che, non potendo farsi sempre assegnamento sulla corrente elettrica si d eve ricorre re agli apparecchi manuali, cosa che comporta. un note vole lavoro mt1teriale, motivo. a sua volta, di un maggiore consumo d'ossigeno e di um1. ma~~iore produzione di anidride carbonica. D'altra parte tutti gli S.J)parecchi di vc ntila.7.ione non rioscono aù a lirninu,re l'anidride carbonica espirata dai ricove rati, nè a tale inconveniente è ovviato dalla soprapressione prodotta nel ricovero. Non è trascur·ahilo infine il fattore Pconomico legato all'elevato costo d egli apparecchi di vt•ntilazione. Mo:;:;o da tali con:;iùerazioni, l'autore ha ideato e costruito nella fabbri ca. di ossigeno di B e rlino " Es::;of »un apparecchio per la rigenerazione dell'aria nei ricov e ri 0rme tici mcrcè la v e ntilazione ad ossigeno, apparecchio che, provvedendo al rinno vame nto d e ll\tria del ricovero stesso, avr e bbe dato, secondo le esperienze fatte in un ricovero tipo, coRtituito da parecchi ambienti intercomunicanti, buoni risultati. Sarebbe stato infatti possibile occupare il ricovero con un numero di p erso ne maggiore di quanto non avesse comportato il s uo volume in m 3 ; la spesa. & notevolmente modosta. sia n e i riguardi d el COf;to d e ll'impianto sia. per il consumo d e ll'o,sigeno; col s iste ma di ventilazione ad O!';Sigeno «Esser » sarebbe stato possibile, uqando una s peciale conformazione dell 'iniettore, di portare la sua capacità di aspirazione a. 25 volte il Yolume della corrente di gas erogato, in modo che che con un deflusso di 20 litri di ossigeno sarebbe stato rimescolato mezzo m 3 di aria, r·a.ggiungendo cosi i ris ultati eguali a que lli di un piccolo ventilatore. L 'apparecchio a.v r·ebbe durata illimitata; la manovra., semplice, potrebbe essere fatta da qualsiasi individuo senza sciupio di forze; non presenterebbe pericoli di sorta.. L'apparecchio, la cui caratte ristica è data dalla sua indipendenza dall'aria esterna al ricovero, si compone essenzialmente di: l) una bombola. della capacitò. di rn3 6 d'ossigeno, che può esse~ éompre><so sino a. 150 atmosfere; 2) un riduttore di pressione per ridurre il valore della. pressione d ell'ossigeno d ella bombola a quello di esercizio di 5 ad 8 atmosfere; 3) un iniettore doppio il quale fa d efluire, nella. misura voluta, l'ossigeno contenuto nella bombola; 4} quMcro serbatoi, contenenti ciascuno un cilindro di potassa. caustica, attraverso i quali l'iniettore aspira l'aria ambiente, depurandola dall'anidride carbonica e dall'umidità. Tali serbatoi sono uniti fra loro a mezzo tubi di gonuna di ~O mm. di diametro. Il quantitativo dei sei· metri cubi di ossigeno contenuto nella bombola sono sufficienti per la respirazione di IO uomini por l O ore, oppw·e di 20 uomini per 5 ore. Al sognate di cossato pericolo l'apparecchio, che costerebbe un migliaio di lire al cambio attuale, viene chiuso, ed è senz'altro pronto per un eventuale attacco successivo. I n concreto si tratta. di un apparecchio atto a bonificare, attraverso l'erogazione, sia pure razionalmente effettuata, di ossigeno e l 'assorbimento dell'anidride carbonica e d ell'umidità, l'aria. di un ricovero ermetico; apparecchio che sostitui.rebbe quei mezzi più comuni e di pratica attuazione finora previsti per il rinnova.-

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I\lVlS'rA DELLA STAMPA llfEOlOA ITALIANA E STRANI ERA

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mento dell'aria d i un ricovero e rmetico, ma che non può certo cons ide rarsi alla atessa stregua de ll'apparecchiatura (ventilat ori, filtri) d estinata. ai ricoveri filtranti, cosi oome sembrava doversi attende re dalla pre messa dell'autore. L 'a.w.arecchio Essef che, per essere fabbricato ali 'estero, non può da noi avere vasta applicazione è uno dei più perfezionati tra quelli finora studiati per la rigene· razione dell'aria nei ricoveri ermeii ci, ed è inoltre di semplice manovra e non presen ta pericoli di sorta. MA GRONE.

IGIENE e DJoumcHTClL - RlceRhe sull'immunJti antltosska. Circa l'azione tossica ed immunizzante de lla tossina difte rica applicata sulla pelle. (« Anna· les de l'Institut Pa.steur •, vol. 54, gennaio 1935 n. l ).

RAMON G.

Gli AA. si sono serviti, in 9.ueste loro ricerch e, di conigli d el peso tra kg. 2 e k g. 2,500, opportunamente depilati nelle regioni de i fianchi per una zona di circa I O cm~. Hanno usato una tossina difte rica stabilizzata che presentava un titolo di 20 unità. antigene p er eme. e eh~. al momento stesso dell'impi.-go, era capace di .uccidere in 4 giomi la cavia di 250 gr. alla dose di 1/ 1000 di eme. ed il coniglio alla d ose di 1/80 di eme. • P er l'applicazione sulla pe lle, questa tossina veniva incOJ·porata, in dosi variabili, in una pomata composta di 2 parti d i Janolina ed una parte di vaselina, La superficie della cute, dopo la frizione con la p omata, era ricope rta per 24 ore con una medicatura. Le numerose espe rienze eseguite dagli AA. hanno dimostrato che il veleno difterico, applicato sotto forma di pomata, e11ercita sulla pelle, d epilata o rasata immediatamente prima, w1a evidente azione tosflica che s i manifesta con la comparsa, s ul t.ro.tt.o di cute così trattato, d i ull ctkma infiamrrmtorio, c, quindi

,

di piccole escare caratteristiche . La depilazione o la rasatura, e:seguita prima d e ll'applicazione d ella pomata, favoriscono la p ent>trazione della tossina, verosimilmente a causa delle piccole lt•;;ioni cut,a neo prO\'O<'AtP dal rasoio o da lla stessa d epilazione. Col c icatrizzarsi di CI,u este minime lesioni scompare lo Rtato di recet · tività, così artificialmente e tran::;ttoriamen te creato. La pelle. non rasata e perfettamente integra, oppone una barriera sufficiente mente solida per la penet razione d e lla tossina. Impiegando come eccipiente la g ticerh1a, s i provoca q uasi sempre la morte d ell'animale per intossicazione difterica gene rale più o meno acuta. Non solo la glicerina favorisce l'azione t ossica s ulla pelle rasat.o. o d<'pilata per l'irritazione ch e produce, ma esRa favorisce anche l'assorbimf'nto d el vel eno in maggiore quantità, provocando quindi l 'intossicazione gene rale de!l'01·ganismo. Per quanto riguarda l'a.z ione immunizzante d ella tossina dift.erica applicata sulla pelle, le esprienze degli AA. haJUlO dimostrato come, in un certo numero di conigli, ne.lo stesso tempo in cui si nota la scomparsa d ci feno meni infiammatori e di necrosi locali al punto di applicazione d el veleno difterico, è pogs ibile svelare nel siero l'antitossina specifica. in proporzione re lativament e alta. I nvece, in a lt ri animali, nei quali gli AA. notavano la p ers istenza de ll'azione necrotizzante de l veleno difterico, non era possibile mettere in evidenza n el siero l'antitossina spe· oifica, oppure la si riscontrava in quantità addiri ttura minime. L 'assenza d eli 'unti· tossina rende va possibile l'intoss icazione generale degli animali. Dalle esperienze stesse risulta come il t asso di antitossina umorale de bba raggiwtg<'re pe r lo meno l / 10 di unità antitos.'Sica. p er eme. di s ie ro, per potere impedire l'azione necro· tizzante del veleno difterico applicato sulla pelle. D 'altra parte, un tasso di antitos· sina sufficiente p er ostacolare l'e ffetto tossico locale del veleno difterico contenuto in una pomata a base di lanolina o di vaselina, non ris ulte t·ebbe pitl sufficiente quando l'eccipiente della tossina è la glicerina. Per quanto riguarda il m eccanismo de ll'azione immunizzante d ella tossina applicata sulla pelle dell'animale, gli AA. ritengono obe i fenomeni infiammatori pr_o~ocati localmente dalla stessa tossina, avrebbero una spiccata azione sul deter. mamsmo d ello stato immunitario. Citano in proposito le esperienze di Nélis, le quali hanno dimostrato come, frizionando la pe lle rasata dei conigli con una po·


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R I VISTA D ELLA STAMPA MEDIOA ITALIANA E STRANIERA

mata contenente anatossina, si determina uno stato immw1itario notevolmente inferiore a. quello che si ottiene quando la frizione si fa con pomata a base di toss ina. Ora, è noto ohe l'anatossina non è capace di produrre nel tessuto cutaneo e sotto cutaneo quei fenomeni di reazione intensa che invece produce la tossina. Queste considenl>zioni potre bbero a.n che applicarsi ai casi di immunità acquisita dai bambini in seguito ad una difterite, in quanto, anche in essi l'immw1ità consecutiva alla p enetrazione dell'antigene tossico nell'organismo sarebbe fortemente accresciuta dai fenomeni di reazione intensa che il veleno elaborato sul posto dal germe difterico provoca a carico della mucosa e d ei sottostanti tessuti. A tali conclusioni sono state mosse varie critiche da Besredka (fase. 3 o degli stessi Annales). Egli, fra l'altro, nota. come gli AA. non abbiano seguit.o la. sua. t ecnica., in quanto, nelle loro ricerche, radevano la cute dei due fianchi del coniglio contemporaneamente, e non con un intervallo di alcuni giorni. Inoltre, ritiene che gli AA. stessi abbiano usato dosi troppo forti di tossina, passando, direttamente e non per fas i progres~>ive, dalle dosi deboli a quelle troppo alte e che, perciò, non abbiano potuto osservare la fase di immunità locale cutanea. Ricorda poi le interessanti rice rche compiute da Urbain,le quali avrebbero dimostrato come un lieve traumatismo sulla mucosa vaginale avrebbe per effetto di rinforzare l'immunità naturale locale in molti animali, e ciò per un meccanismo rton ben precisato. Prospetta, infine la possibilità di un trattamento della gola, a. base di frizioni, nei bamb~i in epoca di epidemia di difterite, per rinforzare l'immunità naturale locale. Ramon, nello stesso fascicolo, controbatte efficacemente le varie critiche mos· segli da Besredka, ritenendole ingiustificato e dimostrando, fra l 'altro, come, in. nn certo numero di conigli, egli abbia seguito la. tecnica. dello stesso B. ed abbia. usato le medesime alte dosi di tossina. PuzzA ANDRWEVEs C. H ., LA.IDLAW P. P., s~nTH \V. -

la sensibilità del toplni al virus dell'influenza umana e dell'lnfiuenza dei suini (« La.ncet », 1934, pag. 859).

Notevoli progressi nello studio sperimentale dell'eziologia dell'influenza sono stati fatti in questi ultimi tempi. Gli AA. ricordano le rice rche positive sulla infezione del furetto con un virus isolato da ca.s i di influenza umana e con un virus di provenienza suina. Nella presente comunicazione riferiscono intorno a una serie di ricerche che dimostrano l a possibilità. di infettare i topini, mediante instilla.zione intranasale di ciascuno di questi due virus, producendo loro le caratteristiche alterazioni anatomopatologiche del polmone. Il virus dell'influenza umana, che era st,at.o passato 98 volte a.ttrave1·so il furet.t.o, é trasmesso in serie per Il volte sui topini, dimostrandosi ancora infettante per il furetto. TI virus dell'influenza suina, che era sta: o pa!>~<a,to per 22 volte s u furetto dopo 14 passaggi sul topino mantiene del pari la sua. infettabiJità. per il furetto. La sostituzione d el topino al furetto, dal punto di vista sperimentale, è un sensibile progresso, come facilmente s 'intende, pe r la grande facilità con cui si possono ottenere e mantenere i topini e quindi p er una più vasta possibilità d i sperimentazione, E così gli AA. hanno confermato ed esteso molte d elle r icerche fatte precedentemente sui furetti infetti e specialmente quelle riguardantil'immunizzazione passiva: han potuto dimostrare che il virus d ell'influenza suina, saggiato sul topino, è neuralizzato dal siero dei furetti iperirnmunizzati contro l'influenza suina e che il virus dell'influenza umana è neutralizzato dal siero di cava.J.In, che è già stato immunizzato con questo virus passato sul furett.o. È da. notare che gli AA. non sono riusciti ad infettare i topini per via. sottocutanea, intra.peritoneale ed intracerebrale , e che gli animali cosi inoculati non risultavano immuni a susseguenti infezioni, praticate a mezzo di instilla.zioni intra.nasali sotto anestesia. È r iuscita. invece l'infezione del topino rnediant~ iniezione del virus direttamente nel parenchima polmona.re. RErrANo. Pu. PAGNIEZ. -

Sulla vitamina C. (« P resse medicale »n. 40, 1935).

L 'A. in una rapida, completa, sintesi riassume le principali cognizioni sulla. costituzione chimica., azione fisiologica, utilizzazioni terapeutiche attuali ed ancora. possibili della. vitamina. C. Q.uesta. vitamina, identificata come acido ascor b ico, è


RJVlSTA DELLA STAMPA MEDI CA ITALIANA E STRANIERA

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contenuta in alcnni vegetali freschi; la sua carenza provoca nell'uomo adulto l'insorgere dello scorbuto, nel lattante la malattia di Barlow con distrofie ossee e .sintomi emorragici, in alcW1i animali sensibili quali la cavia, la scimmia, il cane, causa dimagrimento, artriti dolorose, lesioni ossee, emorragie e la morte verso il 30° giorno. Il topo ed il colombo si dimostrano invece refrattari al regime carenzato di vitamina C poiohè possono realizzare la sintesi della vitamina mancante, anche dagli elementi di una alimentazione in cui difetta. Sembra che di taJe sintesi sia capace anche il ba.mbino solamente però nei primi mesi di vita. La sostanza antiscorbutica. classificata nel 1914 da Fw1k fra le vitamine, è contenuta in notevole quantità. nel cavolo, limone, pomodoro, mentre è assente nella carne muEcolaie, .nei grassi, nelle farine, nell'uovo, è idrosolubile e di facile ossidazione. Berssonoff e Zilva ot~ennero degli estratt.i e d egli sciroppi molto ricchi in vitamina C ma., l'identificazione esatta di questo. vitamina di c ui è attualmente nota anche le formul a. chimica, si deve principalmente a Szent Gyorgyi che studiando la funzione di ossidazione biologica nei succhi vegetali ricchi di perossidaai riconobbe

che nei t·essuti vegetali esistono due fermenti, l'uno ossidante e l'altro riducente che permettono ali 'ossigeno atmosferico di combinarsi con l 'idrogeno dei tcesuti e che la reazione è di natura revé rsibile. L 'elemento riducentE> è contenuto in quantità. superiore, fra le molteplici sostanze vegetali ed animali analizzate, nel tessuto corticale della ghiandola. surreno.le e per la sua affinità agli zuccheri venne denomimato da Szent Gyorgyi acido e":uronico, riuscendo in seguito ad isolarlo pure dal succo di arancia. e dal cavolo. E poichè si ritrova ancora in tutti quei vegetali che possiedono una azione antiscorbutica fu detto acido ascorbico. Questo acido somministrato a delle cavie, nutrite con una dieta. ca.renzata, n ella dose quotidiana. di W1 millgr. evita. lo scorbuto e per ottenere una uguale azione protett.iva. occorrono l cc e % di succo di limone. L'azione antiscorbutica è rigorosamente parallela e proporzionale alla quantità. di acido ascorbico somministrato. Per ottenere 20 gr. di acido di origine animanle occorrono migliaia di k g. di gh. surrenale e per estrarlo dai vegetali più di 2000 kr. di papr· ca.. Per sintesi è stato ottenuto da Reichstf in e Baird-Hawrth. Il dosa.g~io si può praticare con metodi chimici e biologici serveudosi anche di tecniche fini e rapide q uale quella proposta. da H ojer con l'esame delle sezioni microscopiche delle radici dei denti. L 'acido ascorbico è privo di tossicità. e può essere somministrato a dosi elevat.e senza che provochi dei fenomeni di ipervita.minosi. Scbulter e Bauke che lo usarono anche per via endo·venosa in soggetti a ffetti da scorbuto a dosi quotidiane di 40 e 100 millgr., ottennero dei miglioram enti rapidissimi. · Circa il modo di azione, pare che l'acido ascorbico normalizzi i processi di ossidazione e d i riduzione nell'interno dei tessuti, contribuisca a mantenere integra la funzione dei ca.pill_ari; sicuramente agisca sull'ossificazione, sulla dentizione, sul midollo osseo regolando l'equilibrio degli elementi ematici e del chimismo umorale. La presenza dell'acido ascorbico nella corticale della gh. surrenale, nel lobo posteriore dell' pofisi e nel cristallino, induce l'A. a pensare che la vitamine. C possa influire, oltre che sullo scorbuto, anche su d i altre manifestazioni morbose ca.u· sate d~ lesioni di quegli organi in cui l'analisi ne ha rivelata la presenza. Inoltre, le recenti ricerche d i Giroud. che segnalano l'esistenza di W1 pa.rallelìsmo nei vege· tali fra il contenuto in clorofilla e quello in acido ascorbico, aprono W1 campo nuovo a.Ue ricerche e stabiliscono delle correlazioni biologiche dì grande inter esse. Dm ALEBBI.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE H . - HETscu. - Immunità e vaccinazione eontro la dissenteria. (u Settima.na. scientifica. d i Francoforte •, vol. TI!, Problemi di batteriologia immlmologia e terapia sperimentale. Edit. G. Thieme Lipsia 1935). È noto come l'immunizzazione specifica contro la. dissenteria bacillare rappresenta tuttora. W1 problema grave e pieno di difficoltà.. Neanche l'esperienza d ella grande guerra, durante la <J.Ua.le tale infezione si diffuse in proporzioni .maggiori o minori su tutti i front1, riusci a fornire risultati pratici e sicuri. I


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RIVIS TA DELLA STAliP., 'MEDICA ITALIANA E STRANIERA

laboratori, s pecio.lmcntt• in te mpo di guerra, non s empre possono fornire dati esatti sui vari t ipi di bacilli di~Ronte rici, a.genti eziologici d ell'epidemia; la. percentuale d ei risultati positivi varia e normemente, da O a 90% , secondo Boehncke. In ,tal uni focolai è s tato osservato soltanto il gruppo dol Flexner, in altri lo ShigaKruse, in altri ancora la mescolanza di bacilli di!:!!!Onte rici tossici e atossici, di vari tipi, e infine in molte circostanze la precisa natura dell'agente eziologico è rimasta sconosciuta. Si spiega quindi la di!'lparit;à di giudizi sul reale valore profilattioo dei vaccini impiegati. Perchè la vaccinazione possa riuscireefficaco, è necessario che il va.ocino conte nga tut;ti i dive rs i antigeni corrispondenti agli agenti eziologici delJa forma morbosa; e tanto più etncace sarà il vaccino quanto più la quota di antigene. corrispondente al tipo di germe predominante, sarà alta. Poichè le manifestazioni più gravi sono causate in ge nere dal bacillo di Shiga-Kruse, tossigcno, i t e ntativi di vaccinazione furono rivolti dapprima contro questo ge rme ; e l'A. descrive il cos ide tto c metodo s imultaneo di Shiga • quello c dei bacilli s ensibilizzati di Besredka •, guello di Busson della • miscela tossina.ntitossina •· Durante la grande guerra 1 t edeschi adoperarono su vasta. scala il • Dysbakta • d i Boehncke, il quale p erò non conteneva i tipi dissenterici di Schmitz e di Kruse-Sonne. Furono vantati buoni r is ultati da. alcuni, mentre da altri il c Dysbakta » fu giudicato di scarso valore profilattico. In questi ultimi anni, per la vaccinazione contro la disse nte ria da Shiga.--Kruse, due metodi sono stati particolarmente oggetto d i studio d ì controlli di applicazioni pratiche: l 0 l'impiego d elformol- tossoide (anatossina) - 2° vaccini per v ia orale. P erl'allestimento dell'anatossina, bisogna partire da. ceppi altamente to.;sici di Shiga.--Kruse in appropriati te rreni d i cultura, ai quali si aggiunge il 0,5- I - 1,1 °~ d i formolo. Il t empo di permanenza in termos tato a 39o non si può fissare a priori, potendo variare da 7 a 27 settimane. Questo vaccino p erò ancora non è stato impiegato cosi largamente sulJ'uomo p orohè si poi!San dire d el tutto risolti i quesiti relativi a.Ua sua reale efficacia, al suo dosaggio, al nume ro delle iniezioni necessario, alle reazioni che produce e alla durata dell'immunità che conferisce. L a vaccinazione pe r via orale con vaccini contenenti bacilli di Shiga,.-Kruse uccis i e resi atossici mediante l'impiego del formolo e del calore, e bacilli del gruppo Flexner-Y, impiegata. largamente da Shiga in Giappone, da. Alivisatos nell'America d el Sud e da molti altri in Europa, Rembra che abbia dato buoni risultati. Il vaccino per via ora le ha poi il vantaggio di non produrre apprezzabili reazioni, il che facilita. il suo impiego su larga scala. anche tra la popolazione civile. L 'effioa.oia. è semp re subordinata, oltre che all'accurata preparazione del vaccino stesso, al suo esatto dosaggio, alle precise norme di somministra.zione e alla conoscenza del tipo di bacillo dissente rico predominante in una data r egione o meglio in una. data zona di epidemia. Si ribadisce quindi la. necessità d el rapido accertamento batteriologico delle forme di dissenteria che si vogliono combattere e dei tipi di bacilli che le sostengono. La vaccinazione contro le forme dissente riche, dovute a germi atossici, offre senza. dubbio minori difficoltà; ma bisogna tene re sempre presente che la vaccinazione contro un dato tipo d i bacill: non immunizza. contro altri tipi simila.ri. Quando il vaccino impiegato contiene i tipi di bacilli che soo causa di una epid e mia, non v'ha dubbio che la va.ocinazione riesce efficace; e si son viste epidemie di dissenteria, io campi di prigionieri, in reparti d i truppa, in asili di alienati eco. nettamente arro!:ltate e d ebellate dalla profilassi irnmunit.aria . L 'A. conclude dicendo che· la questione dell'immunizzazione attiva contro la d issenteria da Shiga.--Krus e ha notevolmente progredito in questi ultimi anni, grazie all'uso dei vaccini formolati (anatossina dissenterica.) e che una pii:!. vasta esperienza sull'uomo potrà s tabilire se sia più efficace la. vaccinazione p er via pa.renterale o quella p er via e nterica. REITANO. H.E:.-mESSEY. -

Tifo esantematico In Uganda. (• Eas t Africa.n 1\led. J ourn • vol. II;

n. 2, 1934). La. malattia apparve pe r la prima volta in Kabale n el 1932, e fu confermata. anche dalla prova s ierologica.. Sono riportati in tutto 83 casi di cui 36 occorsi in un dormitorio di una stazione missionaria. Quantunque l'infezione, dal punto


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di vista epidemiologico, fosse strettamente legata alla presenza. di pidocchi e presentasse quindi i caratteri del tifo esante matico storico, la mortalità fu nulla. Ma altri caratteri fanno diffe renziare questo tifo d ell'Uganda dal tifo esa.nt. e_Ul'Q· :eeo: la siero reazione di Weil- Felix, saggiata col Proteus OXI9 non superò mai d tasso di l: 1600. Nelle prove biologiche poi il virus si comportò come quello di provenienza murina: sangue di pazienti inoculato a cavie produsse febbre e un lieve ed ema. scrotale e nell'essudato ge latinoso furono messe in evidenza numerose Rickett s ie. Cori un'emuls ione di pidocchi, raccolti sugli ammalati e !lUi convalescenti, s i provocò alla cavia febbre ed ed ema scrotale; ne l c ervello d elle cavie infette si notarono le caratteristiche alterazioni istopatologiche , ma con minore intensità di quelle proprie d el virus esa.nt. classico e tuttavia a ssai più mai'Cate di quelle che si ottengono col virus d el tifo endemico. In sotanza. si avrebbe da fa.re con una forma. di tifo petecchiale intermedia. tra il t ifo storico, c lassico, quale s i è abituati ad osservare nelle epidemie europee, ed il tifo endemico a cara.ttc>r e benigno, originato dal virus murino. REITANO.

MEDICINA INTERNA A. CLERC. - Considerazioni generali aq l'lnsumclenza cardiaca. (• La. Presse M:edicale », 10 aprile 1935 n. 29). Nella pratica medica di tutti i giorni la diagnosi di insufficienza. cardiaca facilmente, forse troppo frequentemente , si pone: l'ammalato è ansioso, dispnoico, cianotico; le giugulari sono pulsanti, il polso è piccolo, aritmico, si notano edemi agli arti inferiori, versamenti cavita.ri: il cuore è in causa. Le difficoltà p e rò si presentano e non sempre sono s uperabili, qUAndo d ello stato morboso si vuole d eterminare il m eccanismo patogenetico e ciò appare d'importanza. pratica COSJ.>iCUa., pe rchè indica la terapia e il giudizio prognostico. TI disaccordo SÌ inizia g1à nella denominazione della. sindrome, onde si parla. di as istolia, d'iposistolia., d'insufficienza, di mancamento (dèfailla.nce) cardiaco, come preferisce Va.quez. Il clinico d e lla Pitiè affronta in uno studio dettagliato, sistematicamente la questione e per una. migliore compren sione di essa esamina i fattori d el normale funzionamento cardiaco. Considera. l 'elemento nobile, contrattile e le cavità d e l cuore. L'integrità del primo dipende dalla sua. buona. nutrizione, senza attribuire, p e rohè tuttora discusse, particolare importanza alle speciali ,;;ostanze attive di Moor e Rijlant, agli ormoni cardiaci di Haberla.nd ed alle autoroa.tine di Zwaard ema.ker, breve a tutto quanto costituisce la regolazione umora.le d ella funzione cardia.ca. Mette opportunamente in rilievo non solo la normalità d ella circolazione coronaria, ma anche quella d elle cave, il cui ostacolat o scarico è dannoso quanto la soppressione della circolazione in estesi t erritori arteriosi, come la clinica. e l'espe rim ento dimostrano. Per le cavità. oltre ai ve ntricoli va giustamente valuta.ta. la funzione d egli atri nel riempimento diastolico di quelli, la pressione d el sa.ngue nelle vene che n egli atri sboccano, questa ultima finora. ben studiata e con vantaggio solo per le vene ca.ve. Accanto ai fattori intrinseci sono da considerare quelli estrinseci: il sacco pericardico,la circolazione periferica propriamente detta., la quale subisce l'influenza. di variazioni chimiche , di ormoni e di proprietà fisiche d el sangue (viscositA, velocità, pressione ), d e llo stato delle pareti vaeali, della. rete capillare, S61 batoio est<' n· sibila quasi illimitatamente, costituente un coefficiente di sicurezza, e d el sistema n e uro-vegetativo. Numerose sono le condizioni che importano variazioni in tutti questi fattori, onde il funzionamento d e l cuore è necesea.ria.mente condizionato a continui adattamenti, i quali sono possibili solo in quanto l'organo pO!I!'iede en<'r · gia. di riserva. ed integrità d ei meccanismi regolatori della sua funzione. Nel giuoco di r egolazione grande importanza spetta anche all'equilibrio di circolazione di parte nza. e di arrivo, onde l'equilibrio tra i due cuori, ed all'integrità d e l cuore d estro, ove risiede il nodo del seno: il contatore , il primum movens dell'attività cardiaca.


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Questi essendo' i fattor i del normale funzionamento cardiaco, va anzitutto considerato come questo dovrà modificarsi in conseguenza. di alterazioni di quelli. La fibra. m,iocardica. può esser lesa pex· disturbato circolo delle coronarie come per ostacolato afflusso di sangue dalla. periferia. al cuore, non che per fattori tossici ed infettivi, per inanizione e pe r eccesso di lavoro, p e r cui il normale metabolismo viene turbato. Ancora re;;tringime nto degli orifizi cardiaci ed incontinenza. degli apparati valvola.ri turbera nno, come è di facile comprensione, il normale funzionamento d elle cavità cardiache. Tra i fattori e.>trinseci son da. conside rare le lesioni del p erica.rdio: versamenti liquidi o ga 3sosi, le aderenze, ostacolant i il libero giuoco del muscolo cardiaco. I vasi sanguigni con le a lterazioni dell'elast,icità delle loro pareti, come l'ipertensione . determinano un sovraccarico del lavoro cardiaco, un aumento dell'energia espulsiva.. Effetti non meno gravi ha l'ipotensione, in quanto può menare, secondo l'e spressione ormai cltl.ssica, ad un salasso del cuore verso la periferia, come s'osserva nelle paralisi della rete capillare pe riferica n egli s tati di choc, con consecutiva. diminuzione della. quant ità di sangue di rit'>ruo al cuore ·ed ipotensione venosa. A tali alte razioni il c uore reagisce impegnando la sua. forza di riserva ed anche a costo di lavorare in p erdita, come not a. felicemente Eppinge r , lotta fino all'ultimo istante e tra le reazioni. che così si crean(l, non sempre agevole è discriminare quelle sp ettanti al compenso, che viene a stabilirsi, da q uelle indicanti l'insuffifJ.cienza. Tali reazioni per la loro giusta comprensione · vanno esalllÙ)ate al centro ed alla. periferia. · Il cuore impegna meccanismi di compenso analoghi a quello d el cuore normale: aumenta il numero e la forza. delle s istoli, il che p erò è condizionato ad un 'adeguata nutrizione di esso, che a ssicuri w1 buono stato della fibra miocardica, le cui alte razioni non sempre rile vabili all'esame clinico, sono invece mef!se in evidenza da anomalie del complesso elettrico, ch e indie~ anomalie nella qualità della contra· zio ne. Sono qui ancora da. rile vare le modifìcazioni a carico delle cavità cardiache, che nei processi morbosi a lento d ecorso, ispessendo le proprie pareti (aneuris ma attivo di Corvisart) riescono a stabilire il compenso, non così n elle dilatazioni improvvise (ane uris ma. passivo di Corvisa.rt), cui segue ins ufficienza funzionale d egli apparati valvola.ri e fuga retrograda. del sangue, che viene quindi a d eterminare pe rturba.menti talora gravi nel grande o piccolo circolo, a. seconda d ella m età del cuore interessata. Ancora il ris tagno del sangue nelle cavità potrà portare a lla formazione di coaguli, che, proiettati alia perife ria, det e rmine ranno embolie, le cui cons<'guenze saranno dive rse secondo l'organo interessato. In rapporto alla circolazione periferica, alla d e bolezza. delle contrazioni cardiache seguirà un rallentamento della corre nte a.rteriol!a, capillare e quindi anche ve nosa, il cui scarico nel cuore destro può essere anch e O!>tacolato dalle alte rate condizioni del circolo polmonal'e consecutive ad ins ufficienza del cuore sinistro . Si ha quindi stasi epatica, re nate ed in gene re in tutti gli organi, oliguria. versam enti sierosi, edemi, fe nome11i quest'ultimi molto complessi, nel quali il fattore essudativo non è solo in causa. Analogamente l'ostacolo nel piccolo ci rcolo può essere causa di molteplici alte razioni a carico dei polmoni fino all'ed ema acuto. Monto studiate souo state le modifica.zioni chimich e del sangue: è stato osservato n ell'in s ufficie nza un accumulo di acido lattico, la cui t rasformazione in glicogeno è ostacolata a livello d ei muscoli da. deficiente ossidazione, acido lattico che agire bbe dannosamente sul miocardio: una diminu:~:ione d el glucosio, onde Wla Ìll3ulficiente nutri:~:ione delle fibre cardiache ; infine in conseguenza. d el ristagno un accumolo di acido carbonico, fissa.~ o sotto forma di carbonati, onde un'alcalosi del sangue arterioso. Tali ricerche, molto importanti e delicate, non sono p erò anco ra a pw1to, specie pe rchè non sempre potute praticare n ell'uomo in piena. a sistolia. Da tali considerazioni l'autore conclude che nel determinismo dell 'insufficienza. cardica sono da. valutare giustame nte sia le alterazioni del cuore , fibrra miocardica e ca vità., sia quelle dei vasi e della cix·colazione pe riferica. Una te rapia ben condotta quindi se d eve mirare a migliorare le condizioni d ella funzione mioca.rdica, non può prescindere dal rimuove re gli ostacoli periferici, altrimenti risclùe re bbe dì rima nere int•fficace.


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Infine è da considerare t ra i fattori più important i dell'insufficienza la alterata armonia fw1zionale tra cuore destro e sinistro, poichè, se l'insufficienza ventricolare sinistra ha la sua precisa individualità, non può tuttavia evolvere senza l'intervento dell'insufficienza d el ventricolo destro: questo, come allo stato normale, anche in condizioni patologiche, rappresenta per tutto l'organo il regolatore d ella sua nutrizione e della sua frmzione.

R. d'ALESSANDRO.

CHIRURGIA GENERALE H . R. BlLLl!lT. Diverticoli farlng~sofagel. Trattamento con la resezione m t e mpo. (• Journal de chirurgie», maggio 1935).

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La. chirurgia d ei diverticoli dell'esofago si è iniziata circa un secolo addietro. Al momento attuale la. resezione in un sol tempo è l'ideale d ei trattamenti ed è b ene che torni ad acquistare il favore d ei chirw·ghi. L e indicaz·ioni s i possono riassumere in questa proposizione: devono essere ope rati tutti i dive rticoli che provocano turbe f=ionali importati con risentim ento sullo stato generale. Quindi la disfagia grave che può arrivare sino a l « blocage » dell'esofago, e il dimagramento coi segni di dis idratazione d ell'organismo, sono le principali indicazioni. Le controindicazioni operatorie possono essere di ordine generale e locale; l:e prime sono rappresentate dall'età. molto avanzata, in soggetti indeboliti e dimagnti da uno stato di inanizione prolrmgata.. In questi casi la gastrostomia preliminare è giustificata pienamente, e p ermette di risollevare in alcune settimane la resistenza organica l'ie l paziente, preparandolo all'intervento radicale e defìni· tivo. Le cont roindicazioni locali sono rappresentate dalla cancerizzazione d el divert icolo, riconoscibile con l'esofa.goscopia; dalla infiammazione de lle pareti di esso, che abbia causato aderenze importanti della sacca dive rticolare con gli organi vicini. T ecnica operatoria. Importante è, nella preparazione del paziente, procedere alla disinfezione preliminare d el diverticolo. Si può ricorrere all'anestesia generale ò regionale. La posizione de ll'operando è quella per la legatura della carotide. S i .pratica una incisione lrmgo il bordo anteriore dello st ernocleidomastoideo, dal lato corrispondente al diverticolo, e di lrmghezza proporzionale al volume di questo. lndi ci si fa strada tra il fascio vascolon ervoso del collo che si sposta indietro, e la trachea e il corpo tiroide che si spingono in avanti. Nel fondo del campo operatorio si trova l 'esofago ricoperto dalla guaina viscerale, e, n ella maggior parte de i oasi, si è sicuri d i veder comparire il diverticolo, posto contro la parete posteriore d e ll 'esofago. P er estl.'riorizzarlo biRogna dilace rare la. guaina visC<'ral" , isola.tolo eon cura insieme al suo pedrmcolo, se ne effettuala resezione; a m ezzo di compresse si assicura la protezione del campo operatorio. La sezione del pedtmcolo si pratica tra due pinze, ad evitare la fuoriuscita ai mucos ità. e di residui alimentari settici. Segue la sutura in due piani: Il primo con oatgut fine, comprendente le t uniche d el p eduncolo in toto; il secondo a pm1ti staccati, con filo di lino, comprendente la tunica connettivo-elastica e che s e rve ad infossare la prima serie di punti. E seguito così il tempo essenziale de ll'operazione, si applica un drenaggio e si ricostruiscono i piani supe rficiali del collo. Rùndtati. Il giorno successivo all'intervento, somministrazione di a cqua zuccherata sterile; al terzo giorno si può aggiungere latte bollito; dal sesto al quattordicesimo giorno, alimentazione semiliquida. Al quindicesimo giorno s i può permet . tere l'alimentazione normale. Solo in certi casi possono ve rificarsi piccoli incidenti locali, come lieve suppurazione a livello della ferita, fuoriuscita da questa di briciole alimentari, eccezionalmente fistola esofagea persistente .· Nei primi due casi bisogna tornare pe r q!Jalch e giorno all'alimentazione liquida, ne l terzo caso è necessaria l'applicazione d r una sonda esofàgea per l'alimentazione. Come ultimo incidente sono da ricordare le. complicanze broncopolmonari. · I rrs_u~tati a dis tanza della cura radicale così eseguita, sono incoraggianti: · la d eglut rz10ne avviene age volmente, l'alimentazione normalt> è ripres a al quin'di-


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cesimo giorno, e permette di riacquistare rapidamente il p roprio peso, e riprendere il g enere di vita. norm<:Lle. Gli esami radioscopici d egli operati dimostrano, oltre la scomparsa d e l diverticolo, il pa.,.~aggio normale degli alimenti attraverso l'esofago. All'A. la rosezione in un te mpo ha dato il IlO% di guarigioni lontane, ed egli ritiene ch e n.e,;surl altro m atodo po.;.'Sa.donare ri.s ulta.ti a distanza altrettanto buoni. (SALSANO.

L . !BAZY e P. CRENE. Fistola esofago-tracbeale di origine slfllltlca. (« J ournal de chirurgie», marzo 1935). Gli autori hanno osservato un caso di fistola tracheale in una donna di anni 4 7, che un anno prima. si era pt·esenta.tà alla. loro osse rvazione pe r. dolore a.ll'ipocondrio des tro, fegato grosso, accessi febbrili 39°-40°, e subittero nella defervescenza.. Accertata la. dit~gnosi di e patite lue~ica., si e ra. curata l'a.Illill&lata con bis muto e cianuro mercurio. E ssa. si e ra. avvantaggiata molto d ella cura.. Trascorso un anno l'ammalata è ritornata alla loro osservazione per perdita di forza e disturbi d ella d eglutizione, tosse e cianosi intensa ad ogni ingestione di alimenti. All'espettorato erano commiste particelle alimentari. Tale sintomatologia fece sorgere il dubbio ch e s i potesse trattare di una fistola esofago-tracheale, e la ra.diogra.fi.a. e seguita dopo aver fatto inge rire alla ammalata un pasto opaco, ne confermò la diagnos i. Con la tracheo e d esofagoscopia. fu messa in evidenza una esofagite netta e l'aspil·azione d e lla mucosa. esofagea nella trachea. ad ogni inspirazione. Dato lo stato di d enutrizione della paziente, si inte1·viene praticando una. gastro· stomia.. Si rimette poi l'ammalata. alla. cura. con cianuro di mercurio e bismu to. Essa si r imette rapidamente, tanto da poter riprend ere dopo due mesi l'alimenta· zione per os. R ivista. d opo un anno, non accusa più disturbo alcuno. Gli AA. confrontano questo caso con uno simile osservato da. Ma.nga.beira e d escritto sugli • Anna.les d 'otorhinologie 1933 •· . Si trattava di una ragazza di 22 anni, nella quale si era. fatta facilmente diag nosi di lue congenita. E ssa. presentava. e levazioni terlniche alla sera, e come nel caso precedente, tosse ribelle, cianosi e vomito ad ogni ingestione di alimenti, espettorat o commisto a particelle alimentari. Con la radiografia si acce rta la diagnosi di fistola esofago-tracheale, e con la esofagoscopia si mette in evidenza una ulce razione a bordi elevati e granulosi a. 25 cm. dall'arcata. Si pratica. la gastrostomia, dopo di che s i inizia. la cura specifica bismuto-arsenicale. M:a alla fine del trattamento un piccolo tramite fistoloso persisteva ancora.. Dopo qualche t e mpo l'ammalata. ritorna p er una piccola emottisi, che presto si ripete cos ì abbondante che essa d eced e. L'autopsia rivela: tubercolosi Inilia.re generalizzata; persistenza. di una. piccola. ftst.ola esofago-trachea! e. GLi AA. cosi spiegano il diverso risultato d ei due casi, nei quali si trattava ugualmente di lesioni luetiche terziarie. Nel caso di 1\'Ianga.beira esisteva. una ampia lesione trachea.le, che si e ra. ridotta. ma. non s i era. chiusa. malgrado le opportune cure. L'ammalata quindi dovette alimentarsi a lungo con la. gastrostoinia. Il valore dell'alimentazione per tale via. è spesso precario, ed è p er conseguenza. facile l'insorgenza. d ella. tubercolos i. Nell'altro caso si trattava di una esofagite netta, con trachea integra, e quindi l'amma.la.ta. era ben più suscettibile di guarigione. Riguardo al trattamento t erapeutico, gli autori in ge nere sono d'accordo nel mettere a riposo la parte d ove è la lesione, e quindi eseguire la. gastrostolnia , e intraprende re la cura specifica. SAVINO.

TRAUMATOLOCIA J. C HAVA.NNAZ e R. .T. L. PERRNNEO. Le fratture hohte cbluse delle apotls l trasverje lombari. ( « R 3vue d 3 chirurgie • , aprile 19:15). Le fratture isolate delle apofisi tra.sverse lombari sono ora b en conosciute e gli AA., !lulla scort."" di numerose osservazioni, vi portano il loro contributo person!\ile, arric~hendo di nuove utili cognizioni l'inte ressante argomento. Lo studio è (atto in m 'do completo e m erita di essere seguito nelle sue linee pr incipali.

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Gli AA., dopo avere accennato alla relativa frequenza di queste fratture e alla maggiore facili~à. nel riconoscerle, passano a. parlare dell'eziologia. A quesoproposito affermano che le fratture isolate delle apofisi trasverse lombari predominano nel sesso maschile, si veriticano nell'età fra i 16 e i 60 anni, con un mas· simo di frequenza tra i 20 e i 35 anni e sono prodotte da cause accidentali varie, quali: incidenti automobilistici, riba.ltanemto di ve tture, di tram, cadute d all'alto, cadute da. un'amaca, da colpo diretto, nel caso di una partita di rugby, durante un tuffo, durante esercizi ginnastici, o infine nel discendere un piano in· clina.to. Circa il meccanismo di produzione, la teoria ammessa è quella. da. causa indi· retta., tuttavia il trauma.tismo, se ha azione circoscritta. e violenta., può agi re diret· tamente. In ogni caso il traumatismo è una condizione favorevole per la produzione della frattura. A volte è il quadrato dei lombi che, facendo forza sul bacino, pro· voca questa; a volte è L'azione del psoas, il quale, p er un movimento forzato del tronco, può distaccare un 'apofisi; altre volte infine la frattura da strappamen• to delle apofisi trasverse è consecutiva all'azione di questi due muscoli, o alla contrazione violent-a e brusca dei muscoli lombari. Dal punto di' vis ta. dell'SJÌatomia patologicà, gli AA. hanno trovato ché il lato destro è più frequentemente colpito, che la frattura ha sede ordinariamente sulla terza ve rtebra lombare, subito seguita per la freq}lenza dalla seconda e quarta, che può essere unica e talvolta anche bilaterale e che durante la sua evoluzione si può produrre un callo osseo, esteso, sì eta formare uu vero ponte osseo tra due o più vertebre. Per la sintoma.tologia gli AA. d 'stinguono delle forme gravi, m edie e fruste I sintomi principali sono: il dolore sotto i colpi di tosse, in mancanza di una frattura di costole; la sofferenza respiratoria che permette di localizzare la sede della frattura in corrispondenj!:a della. prima o s econda lombare, che sole danno inserzione al legamento di H enle, il quale, fissato alla 12" costola, tende a trascinare il frammento fratturato nei movimenti respiratori; la. crepitazione, però non sem· p re apprezzabile, e infine i disturbi della sensibilità (pa.restesie, ipo<:'stesie, dolori). La. diagnosi è difficile, ed errori se ne possono commettere: la frattura può infatti esse re sca.mbiata con una miosite reumatica. o con una. lombaggine traumatica; a volte può essere misconosciuta perchè mascherata. da. lesioni traumatiche multiple; altre volte invece può passare inosservata di front~ ad una sinto· ma.tologia .frusta.. Pertanto ha grande importanza ed è di grande aiuto la radio· grafia. La progosi nella maggioranza d ci ca.si sembra favorevole ; tuttavia l'incapacità permanente parziale oscilla tra il lO e il 25 %· n t rattamento è quasi se mpre ortopE'd ico. . : Il lavoro, davvero interessante e bene aggiornato, è completato dall'aggiunta di 27 osservazioni cliniche, di cui 5 personali. FLORIDIA.

RADIOLOGIA. C. CREsPELLANI, tenente colonnello medico. - Cisticercosi generalizzata In un ex militare reduce di guerra - Importanza medico legale del caso. (XX Riunione del Gruppo Radiologico Toscano, P isa, 6 aprile 1936-Xlll ). Un ex militare d i anni 40, reduce di guerra, contadino, domiciliato a. Mon· summa.no, presenta una piccola cicatrice nummulare al ginocchio d estro, res i· d uata. a ferita. da. scheggia di granata., riportata. nel 1916, nella quale circostanza egli cadde a terra. travolto dallo scoppio battendo il capo. Dopo qualche anno sarebb ero insorti fenomeni convulsivi epilettici, con perdita. della coscienza, bava sanguinolenta. alla bocca. Chiede pertanto provvedimenti di pensione. · n reperto radiografico è stato normale per il ginocchio: non residui di fram· menti metallici, non alterazioni scheletriche. Ma essendosi notata la presenza d i taluni corpicciuoli allungati semiopachi intra.muscolari si è voluto estendere l 'e· same a.U_e regioni vicine e lontane del corpo e si è potuto riscontrare il quadro ra.diolog10~ della cristicercosi generalizzata. . Alcum di questi corpicciuoli nodula.ri appariscono n el cranio. È molto· dif. fic1le portare la dimostrazione di essi nel cranio con la radiografia, anche perchè


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la. calcifica.ziont> di essi non è molto spinta. Ad ogni modo l'estensione d e l processo e la. r.ossibilità di localizzazioni cerebrali d e l cisticerco ci autorizzano a ritenere ehc l insorgenza dell'epilessia s ia da attribuire alla stessa cristiceroo!'i. Tauto più che non troviamo nel cranio r eliquati di ll"sioni traumatiche, le quali oi facciano ammettere la possibilità d i alterazioni d ella zona corticomotrice, nè dall'anamnesi risulta. il ricovero p er alte razioni del c ranio in tempo di guerra . . Il caso esposto è intereSSI\nte ùal punt<> di vista medico legale in quanto ci dimostra che per mezzo d e lla radiografia si è potuto p enetrare nella vera origine d ei disturbi, che non possono essere attribuiti ad eventi di guerra e quindi non possono dare adito ad un provvedimento di pensione. Il soggetto non ricorda di avere avuto mai disturbi attribuibili all'invasione rapida dell'organismo quali sono riportati dai vari autori, per cui non si può stabilire l'epoca in cui avvenne la p enetrazione dei cisticerchi. Questi banno ora le caratteristiche dj diffusione, di distribuzione già d escritte dai vari AA., come pure caratteri morfologici ora ben noti. DAviEs, HoDGSON e WHILBY.- La ràdlologla nelle polmoniti dlplococckbe. (« The

Lancet », 20 aprile 1935). · Le alterazioni radiologich e dei polmoni in seguito a infiammazioni acute non sono certo così not.e come quelle dovute a forme croniche in part.e per difficolt.à di tecnica in parte p er le condizioni di gravità dei malati che impongono esami rapidi e non nocivi. · Gli autori che si erano già occupati d ello studio clinico e batteriologico della polmonite Jobare, con g1·a.nde larghezza di mezzi. sotto l'aiuto e il controllo del Reale Collegio Medico di Londra, vengono a parlare di 119 casi di polmonite esaminati radiologicamente e completi anche dal punto di vista clinico e batteriologico. Furono eseguiti per osservare gradatamente lo sviluppo della malattia circa 1600 radiogra.mmi. Veniva usato un apparecchio tetravalve capace d i erogare ~00 mA a 85 KV; il tubo posto sotto illetto a una distanza dallo chassis di m. 2 circa. Con tale apparecchio le esposizioni variavano da 2 centesimi di secondo per un bambino a 1 decimo di secondo o poco più per l'adulto. I lt>tti a ruote venivano portati sotto il tubo Roentgen e così i radiogrammi e rano eseguiti col minimo di disturbo per i pazienti: incidenza ventridorsale con fuoco a live llo della 3" cartilagine costale. · Per l'esatto apprezzamento d e lle alterazioni d e lla polmonite lobare si d e bbono naturalmente tener sempre presenti le direzioni delle scissure interlobari tanto anteriormente che posteriormente. È ben noto il fatto che l'addensamento della polmonite lobare si effettua con grande rapidità; infatti le alterazioni caratteristiche sono già. marcate neU 'intero lobo d entro 24 ore dall'insorgenza della. malattia.. La opa.cità del lobo polmonitico v isto nella proiezione antere-posteriore non è omogenea eccettuato quando l'addensamento è così intenso da non p e rmette re n essuna differenziazione radiografica. della. densità.. · . La ragione di ciò è ovvia quando s i t.t•ngano presenti i comuni diagrammi dei polmoni con le loro suddiv,isioni scissurali; il lobo ha infatti la forma di un cuneo e la densità d e ll 'ombra diminuisce quindi verso l'o.pice . Se non si ha presente questo importante rilievo si possono commettere rilevanti errori di interpretazione. Per esempio in una polmonite localizzata al lobo infe riore sinistro si ,PUÒ p ensare sia coinvolta anche la base del lobo superiore; in questo caso sono d 1 grande importanza. le proiezioni late rali che ci dè.nno l'esatto decorso dell'area affetta. L 'adden.osa.mento dello bo superiore d estro ci mostra il bordo inferiore net.tamente d elimitl\to e per la stessa ragione fotografica un addesamento del lobo medio avrà il margine superiore nettamente distinto. LQueBti fatti sono già stati largamente rilevati nella cosiddetta lobite s-uperiore destra, lobite media di natura tubercolare, specialmente da parte di autori francesi ). L'opacità d el lobo medio è facilmente rileva.bile nei ra.diogrammi late rali, lo è invece assai meno n ella proiezione a.nteroposteriore per l'aerazione dell'angolo costo frenico a meno che non sia pure coinvolto il lobo inferiore. L'opa{)ità del lobo inferiore d estro si estende posteriormente fino al 3 o spazio intercostale pe r cui solo nel radiogra.m.ma late rale si potrà evitare di ritene re coinvolto il lobo m edio e la parte bassa dello bo superiore. A sinist.ra l'opa-


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oità riferibile al lobo inferiore sarà eguale come a d estra, invece quella del fobo superiore non avrà un margine n etto, ma con ombra sfumata. Primi stadi della polmonite: 9 ammalati furono esaminati nelle prime 48 ore; 16 in tel'Z& giornata. Nel più dei casi le prime alterazioni er8.Ilo un aumento d ella. d ensità e del.l& estensione delle ombre ilari d el lato affetto. Dall'ilo la opacità si propagava rapidamente verso la periferia. Anche nelle prime 24 ore dali 'iz1sorgenza del brivido iniziale si può osservare l 'opacizzazione d i un intero lobo. In coincidenza colla produzione dell opacità si hanno altre alterazioni; è difficile però dire quale di essa si svolga per la prima o se esse avvengono contemporaneamente: l. - Il diaframma del lato affetto si itmalza di uno e anche di due spazi intercostali, non importa se sia p r eso un lobo superiore o inferiore. · 2. - Si ha restringimPnto d egli spazi intercosta.li. 3. - · Si ve rifica-uno spostamento d ell'ombra cardio mediastmica. verso il Iato affetto specialmente quando il processo si sviluppa con molta rapidità. Qualche volta il quadro radiologico è interarnP.nte differente, specialmente nel gruppo 3° e 4° della polmonite [Com'è noto, gli autori ingle8i e specialmente americani di(Jerenziano alritualmente le polmoniti diplococciche in 4 tipi, a seconda dell'agente ezwlogico differenziato per lo più per mezzo dell'agglutinazione]. Allora il segno radiologico iniziale può essere una opacità d el lobo affetto in modo che per questa zona opaca e l'ilo si nota un'area di t es.«uto polmonare normale senza alcun segno radiologico di malattia. Sono così due modi d'inizio e di diffus ione centrale e peri· ferica, corrispondenti a diversi tipi della polmonite che hanno un aspetto nettamente differenziato. Questo rilievo d egli autori inglesi è molto interessante e per ora non molto noto ne lla letteratura radiologica. Nei bambini sembra però ch e sia assai più freqùehte la fortna. periferica di diffusione e in essi infatti è assai rara la. polmonite del tipo l e 2. L'opacità. aumenta di d ensità e di solito raggiunge il suo massimo fra il 4° e 7° giorno. T e rrei e altri in uno studio sperimentale della polmonite ne l cane trovarono opacità. avanzata. già al primo giorno e contemporaneo innalza.mento d el diaframma.. Il riconoscere per m ezzo della radiografia una tale rapidità nella produzione d e ll'addensamento polmonare ci può dar qualche luce sul meccanismo di produzione di esso. Vi sono due possibilità: si può avere il diffondersi dell'infezione dall'ilo attraverso il tessuto inte rstiziale lungo le arborizzazioni vascola.ri e bronchiali oppure si ha un collasso lobare su cui s i propaga l'infe zione. In appoggio di questa ultima e ventualità. può esser citata l'elevazione del dia· fra.mma. dal lato affetto ins ie me col rc$tri11gimento degli spazi iutercof<tali sopracitati. Coryllos e Bimba.um ·nei 1929 rivolsero la loro attenzione all'analogia tra t•a.telettasia e la polmonite lobare ammettendo che le due forme fossero secondarie all'ostruzione di un grosso bronco. Essi poterono confermarE' le loro vedute con l'osservazione broncoscopica. Secondo alt.ri autori r ecenti specia lment e n el campo della patologia sperimentale queste vedute me ritano conferma: comunque può ammetterai che sp ecie in casi in cui si è avuto un addensamento loba.re molto rapido ciò può esser dovuto a una atelettasia da bloccaggio di un grosso bronco; quando invece la opacizzazioue s i è svolta lentamente, il processo può essere puramente di natura infiammatoria. Gli Autori al loro inte ressante, document.ato e faticoso lavoro accludono una ricca tavola contenente numerose, ottime riproduzioni dei radiogram:mi più di· m ostrati vi. BERTOLUCOI .

OTO.RINO.LARINGOLOGIA S. CITELLI. -Sulla grande Importanza delle alterazioni lpoffsarfe negli adenoidei. u Minerva M~ica • , n o., 4, 27 gennaio 1935-Xlll).j

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Al Convegno Ìtalo Unghe rese di Otorinolaringologia, tenuto a Budapest il 9 settembre 1934, il prof. Citelli ha messo ancora una volta in rilievo la grande importanza sociale che spetta allo studio d e ll'adenoidismo e conseguenziali alte· razioni ipofìsa.rie, nonchè l'int.eressP scientifico di tali alterazioni e per lo specialista ~ per il medico generico.


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R I VISTA D ELLA STAMPA

:M EDIC.~

I TALIANA E STRANIERA

Egli in questa conferenza ha ripreso a svolgere lo stesso argomento ch e aveva appena iniziato 25 anni avanti nella stessa città. e che al momento attuale è stato svolto e completato come un edifizio compiuto. L'O. nel ri cordare il contributo personale apportato allo studio de ll'argomento in esame osserva che se i concett.i da lui concepiti, illustrati e d iffusi sono stati sempre più rafforzati e completati, tuttavia essi non ancora hanno ottenuto quella larga diffusione e considerazione che realment.e meritano, per cui Egli insiste sulla portata clinica, assai supetriore a quanto si creda, d i queste n uove cognizioni. · I rapporti locali d i causa ed effetti tra vegetazioni adenoidi e lesi oni i pofisari e sono dovuti anche essi come quelli ben noti con le fosse nasali e con l'orecchio medio alla speciale ubicazione della tonsilla faringea che da tempo l'O. ha creduto più esatto chiamarla epifa.ringea. Ma. questi rapporti erano e sono ass~i meno evidenti di q uelli con le fosse nasali e con l'orecchio medio, eq inoltre ri~ardano una delle più impo.r tanti ghiandole endocrine con le quali gli otorinolaringologi allora non avevano dimestichezza. E cosl in base ad accurati studi fu stabilito il principio che le vegetazioni adeno.i di e anche numerose altre malattie di lunga durata della volta faringea e dei seni sfenoidali potevano provocare alterazioni e malatt ie ipofi.sarie. , L'O. ha continuato le sue ricerch e pe r trovare e studiare negli adenoidei quei sintomi che dovevano essere causati da lesioni ipofisal"ie e quelle malattie che notor iamepte dovute a lesioni ipofu>arie potevano avere come causa in tutto o in p arte le vegetazioni adenoidi. Tali studi fecero conoscere i seguenti fatti: l 0 ) una nuova sindrome psichica che completa o frusta possono presentare gli adenoidei.. ..... . ..... •. .. ; 2o) i disturbi di sviluppo somaticè n egli adenoidei, .. . . . . . .... . . ;

3°) alterazioni citologiche del lobo anteriore dell'ipofìsi centrale o sellare e quindi si parlò di probabili rapporti vicarianti tra ipofisi faringea e lobo anteriore dell'ipofìsi centrale. Queste osservazioni furono confermate in seguito da a ltri importanti lavori sperimentali sui conigli e da casi clinici di interesse non comune. n prof. Citelli nella. breve sintesi deU'opera sua esposta su questo argomento, dimostra e mette in luce l'edifizio che resterà e ch e offre un vasto'campo di studi e di ricerche le quali potranno ulteriorme nte ingrandirlo e approfondirlo. Questa nuova corrente di idee, ad onta dei suoi sforzi tenaci e delle sue pubblicazioni comparse in numerose riviste italiane ed este re, ancora è poco conosciuta e assai poco sfruttata. e valorizzata. • Tuttavia, dice l'O., esistono già numerose conferme alle d iverse idee da me sostenute ed ormai dimostrate che cos~ituiscono i. pilastri fondamentali dell'edifizio med esimo "· L'O. tiene a ricordare che, contrariamente a quanto afferma qualche altro a utore, non è esatto che l'asportazione delle vegetazioni adenoidi non migliora i disturbi sessuali se non associata ad un'adatta cura opoterapica pluriglandolare. Egli insiste sul fatto che numerosi adenoidei con ritardo di sviluppo degli organi genitali, migliorano o guariscono con la sola asport-azione delle adenoidi, altri specie quando l'arresto di svi.luppo è più grave, hanno bisogno anche della eura opoterapica e sopratutto di preipofisi, perchè ]a disfunzione tiroidea, quando c'è, è secondaria e conseguenza de lla disfunzione ipofu>a.ria. Concludendo l'O. dice che ciò che egli nel 1909 sospettò come una dottrina o teoria, "altera'Zioni ipofìsarie negli adenoi dei », oggi è un fatto sicuro, una nuova acquisizione clhe acquista grandissima importanza sociale poichè la conoscenza di essa da parte dei m edici generici e dei pediatri, potrà da.re un inestimabile utile all'avvenire fisico e spirituale d€'lla società..

S. VITALE, I. B.u.zu o. Ricerche sulla ec:cHablllti ciel riftessi · nasali per azione dello stimolo idrico e del clorofonulo In seguito alla diminuita concentrazione de l calcio jone nel sangue. (• n Valsa.va », ma.rzo 1935-Xill).

Le funzioni del calcio ne ll'organismo son o dovute tutte, o quasi t utte, al Ca biologicamente att.ivo, come hanno esaurientemente dimostrato Kraus e Za.ndek ; i quali hanno potuto st.n.bilire che i processi d'eccitabilità.~ base della vita cellulare~ sono l€'gat i ad assorbimento att.raverso la membrana celullare di Ca e K joni.


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. Molto importanti sono gli esperimenti rivolti a indagare l'azione che le 'variazioni del contenuto in calcio d el sangue possono avere sulla funzione di alcuni nervi, e più particolarmente sulle azioni nervose simpatiche e parasimpatiche. Basandosi su questi concetti l'A. ha voluto ricercare se la diminuita concen t razione di calcio jone nel sangue agisce sulla eccitazione e sulla esplicazione dei riflessi nasali, riflessi scatenati sia con stimolo idrico che con il cloroformio. L'importanza di questa ricerca è evidente quando si pensi che i riflessi nasali, ai quali, specialmente negli ultimi tempi, si attribuisce enorme importanza. nella pa.togenesi di certi accidenti gravi come la morte improvvisa. per inalazione di minime quantità. di gas (es. cloroformio) o per il contatto repentino con una massa d i acqua fredda., non sempre riescono a chiarirci le cause che in certe speciali circostanze riescono a produrre effetti così gravi, o meglio non sempre ci illuminano sulla conoscenza delle particolari condizioni d ell'organismo che, in determinate circostanze, vengono a costituire la suscettibilità patologica necessaria a che tali accidenti si verifichino. Il tenore di calcio d el sangue in tali contingenze potrebbe a.vere la. sua importanze. ne lla spiegazione d elle cause che hanno potuto contribuire a. d eterminare l'obitus, che quasi sempre rimane inespicabile. Per le ricerche sperimentali l'A. si è servito d el cane; per scatenare i riflessi nasal i ha adoperato come stimolo una corrente d'acqua a 18° che veniva spinta in una narice, sotto pressione, con una siringa a tre aneli i; come stimolo chimico ha Sdoperato il cloroformio; per l'eccitamento ha scelto 2 forme diverse per vedere se esse si comportassero ugualmente o no nelle stesse condizioni di concentrazioni d i calcio jone nel sangue. Per ridurre la quantità di calcio jone circolante l'A. ha iniettato per via endovenova. una soluzione di ossalato di sodio e la dose adoperata è stata d i l cc. di una soluzione al 4% di C2 04 Na2 per kg. di peso dell'animale. Per aumentare la quantità di calcio JOne nel sangue egli ha iniettato per via endovenosa. del cloruro di calcio in soluzione al 4% , in quantità uguale all'ossa.lato di sodio adoperato. Per la. ricerca del Ca. nel sangue è stato adoperato il metodo di Kramer e Ti· sdall. Il tracciato della pressione veniva raccolto per mezzo di un emodinamometro del tipo Ludwig, innestato nel moncone centrale della carotide, e scrivente sulla carta affumicata di un poligrafo. I risultati ottenuti da tali esperimenti sono dall'A. ampiamente discussi e confrontati con quelli d egli altri autori, e dalla completo. disamina di quanto possa riguardare l'argomento studiato egli v iene alle seguenti conclu.sioni: l. In seguito a. diminuita concentrazione d el calcio jone nel sangue l'eccitabilità dei riflessi nasali viene ad essere sensibilmente modificata, risultando quasi sospesa l'azione cardio inibitrice d el vago. 2. Detta. azione ca.rdio inibitrice viene a ripristinarsi immediatamente in seguito all'immissione in circolo di quantità. sufficiente di Ca Cl2. 3. La bradicardia non viene ad essere sensibilmente influenzata dal calcio. 4. Lo stimolo idrico ed il cloroformio, adoperati a scatenare i riflessi nasali in seguito a diminuita concentrazione di Ca jone ne l sa.ngue, agiscono allo stesso m odo: la loro azione varia solo per intensità, risultando i fenomeni prodotti dallo sti molo idrico più intensi e dimostrativi. 5. I risultati degli esperimenti sono una chiara conferma. che il Ca jone ha un'azione p revalentemente vagale, contrariamente all'ipotesi emessa da. Kra.us e Zandek, secondo i quali, il Ca jone avrebbe azione esclusivamente simpatica.

s. VITALE .

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E. e H. BIANOANI e DooNoN. Gli ultra suoni e loro azl()ne biologica. (« Journ. de P hysiol. et de P atholog .•• gen. dic. 19341). Le onde ultra sonore, pur essendo dello stesso ordine di vibrazioni delle onde sonore, per la. frequenza, superiore al limite di a.udibilità umana, non sono da noi percepibili con l'organo uditivo. Si possono produrre per vibrazioni di vene li~uide nelle sirene o con fenomeni elettromagnetici nel campo di un solenoide, ma l energia ultrasonora prodotta. è m olto debole per usi pratici. La.ngevin sfruttando le qualità piezo-elettriche del quarzo ha dato w1a soluzione pratica. e i generatori ult.r a.sonori sono in uso nella marina. per ritrovamenti in fon do al mare, o per sondaggi.


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Gli effetti di tali onde sul mezzo in cui son generate, liquido, solidi inanimati, organismi mono e pluricelJula.ri, hanno attirata l'attenzione dei fisici, degli ingegneri navali, dei biologi. Ricordo l'azione della così d etta « cavitation "· per cui effetti meccanici, noti agli ingegn eri navali, si oaservano su le eliche, caratterizzati da erosioni, e si pl.lò arriv~~<re (!. polveriz~ion(' di solidi o di liquidi colpiti dalle vibra· zioni ultrasonore. Lo. grande moria di pesci., in seguito a inqubbi segni di paralisi labirintica, come vedremo, che erano stati influenzati dalla onde ult.rasonore dei generatori di ultrasuoni, ha indotto a studiare gli effetti biologici di essi. Le onde u. s. hanno anche effetti termici, studiati su vari liquidi, sol, gel,lipoidi etc.; effetti chimici, come deflagrazione di fulminato d i mercurio, joduro d'azoto, annerimento di la.'ltre fotosensibili, modifìcazioni di stati colloidali, precipitazioni di sali etc. I primi effetti biologici sono stati osservati nel laboratorio di marina di Tolone dove il La.ngevin, quale effetto di vibrazioni ultrasonore, su esseri pluricellulari aveva notata la moria. di pe.'3ci su ricordata.. In seguito molti AA. americani hanno precisato questo fenomeno, osservando una distruzione brutale di cellule e di sistemi cellulari. I nostri AA. hanno allora. istituite ricerche in laboratori a l"Hotel-Dieu; fanno notare che le enormi difficoltà. incontrate a spiegare fat,ti già noti e quelli nuovi osservati, non uascondono loro la fragilità delle ipotesi che formul eranno. Gli esperimenti con onde ultrasonore su protozoari li hanno messo in grado di osservare lo scoppio cellulare di fronte all'azione di onde di lunghezza di 6 rom. e. m1'ntre t" ro&"ie in sospensione sono emolizzate in qualche secondo, cellule epatiche sopportano minuti di vibrazioni u. s. La. soglia di concentrazione d elle sospensioni è estremamente precisa, per cui al di là non si osservano più i movimenti vorticosi nel liquido di sospensione, osservati al microscopio, durante l'influsso della placca di quarzo vibrante onde ultrasonore, mentre si nota l'ammassarsi di emazie in modo e figure eguali e in piani equidistinti. Le cause di tali variazioni non sono ancora spiegate. I fe nomeni intracellul.ri osservati n elle amebe si riducono a moto vorticoso d el protoplasma. Su organismi pluricellulari. artropodi, vermi, lombrici, batraci. pesci, i fenomeni son molto p iò vivi: stadio iniziale di violenta. eccitazione, teta.uia che si arresta appena cessa l'influenza d elle vibrazioni; ma segue una fase di inibizione totale, anche reversibile se l'influsso fu di breve durata. Piccoli crostacei d'acqua. dolce (Daphnie) influenzati per alcuni sFlcondi hanno presentato distruzione totale del complesso cellulare molle e svuotamento del guscio che si è sciolto dopo. I pesci perdono subito l'equilibrio (azione su gli otoliti), si mettono di taglio• v entre in alto, incapaci a riprendere la pos izione per nuotare, che ritrovano bruscamente col cessare dell'influsso delle onde u. s.; se questo è durato pochissimo nessun danno apparente. . L 'azione lesiva. su le cellule s i eseroitere bbft con nn o squilibrio idrico sul proto. plasma, aumento di v isoosità, coesione, variazione di pr•'Ssione nei gas disciolti. Ora per effetto della ricordata uca.vitation•, seconrlo altri AA. si modifica. lo stato colloidale. Qm•sta ipotesi è respinta dai Biancani e da Dognon che non hanno mai sorpreso nell'osservazione microscopica. e n ella cinematog rafia veloce, delle cellule inflm nza.te, la formazione intra.cellule.re di bolle gassose, iutill1& essenza. della "cavitation11. Florisson, noto ·spe<:ialista della tecnica delle onde ultrasonore, paragona l'azione di queste sulle cellule, all"a.zione di una. torpedine chf' scoppia in prossimità. di un sottomarino; non è nè la. torperlino, nè lo scoppio di essa a svc·ntra.re il sottomarino, ma l' «onda esplosiva» eh<> accompagna lo scoppio. In pross imità delle ceUule si forma una. bolla. sotto l'influenza delle onde ultrasonore, di dimensioni ultra.microscopiche, che fa scoppiare la parete cellulare per gli enormi gradienti di pressione che produce. Su gli organismi pluricellulari di verifica. una sommo. di tali azioni. Cost, perdita di equilibrio dei pesci, inibizione di movimento, son dovuti a perturbazioni d f'lle cellule dell'orecchio intorno, organi dell'eqtùlibrio e a. variazioni termiche nel sistema n ervoso centrale. Infatti i lipoidi, influenzati da onde ultrasonore acquistano temperature elevate (lO gradi per 2 eme.), la !abilità. particolare del tessuto muscolare striato ,non è ancora. spiegata dagli AA. che si ripromettono di conti· nua.re tali interessanti esperienze. RA:rFONE.

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DERMOSIFILOCRAFIA Le lndlea.zlonl terapeutlche date dall'esame del liquido cefalo rachldlano nel slftlltlcl. (La Presse :Médicale. no 85; 24 ottobre 1934).

A. SEZABJ. -

L'analisi del liquido cefalo ra.chidiano sembra oggi indispensabile se si vuole applicare nei sifilitici un trattamento razionale. Infatti nè l'esame clinico, nè le reazioni sanguigne possono sostituirlo. Il liquido può essere anormale nei malati nei quali lo stato sornatico e le reazioni sanguigne sono normali. Al contrario un soggetto che è stato affetto da neuro-sifilide può conservare dei reliquati della sua affezione. facendo pensare che egli non sia guarito. Ora se questi reliqua.ti sono permanenti, essi sono dovuti a distruzione definit iva del tessuto nervoso, e queste sono delle vere cicatrici che non si accompagnano più con alcuna modificazione del liquid o cefalorachidiano. L 'esame di quest'ultimo è dunqu e necessario per rilevare che le lesioni non sono più in fase evolutiva. Se l'ammalato guarisce senza reliquati, è necessario assicurarsi che la guarigione è ben completa, per evitare le recidive che si produrrebbero n el caso contrario. In questi casi appunto il solo esame del liquido è capace di chiarire la situazione. Nel trattamento della sifilide nervosa confermata l'esame del liquido cefalo r achidiano è una guida imp01·t.ante; ma che si tratti però di una forma che int~ressi le m eningi, sia primitivamente (meningo mielite, meningite cerebrale o spinale) sia secondariamente (tab(l, paralisi generale). I nfatti si osserva che è solamente la scomparsa. totale o definitiva delle anomalie delliqujdo ch e prova tma guarigione completa. L'esperienza ha dimostrato in proposito che le leucocitosi dette residuali da Sicard, che possiamo vedere persistere dopo una guarigione clinica, sono dovute in realtà a. focolai sifilitici non spenti. che possono più tardi risvegliarsi e provocare nuovamente dei disturbi nervosi. Nei casi di tabe o di paralisi generale influenzati beneficamente dalla terapia , le anomalie del liquido non regrediscono che tardivamente. Per quanto riguarda La durata della cura, l'A. giustamente ritiene che non bi. sogna smettere il trattamento appena. che si constata la scomparsa d(' Ile anomalie del liquido. poichè la pratica ha dimostrato che questa scomparsa spesso è solo temporanea. Dunque bisogna istituire un tratt.amento di consolidazione della stessa natura di quello dal quale si è ottenuto efficacia curativa; trattamento int.ensivo però e della durata di più anni e tanto piài lungo pe r quanto l'affezione si sarà mostrata più a lungo resistente. L'esame delliqttido cefalorachidiano dà ancora preziosi insegnamenti nello. sifilide senza complicazioni nervose apparenti; ed è b('ne ricordare che la neuro sifilide latente deve essere l'oggetto di preoccupazioni di tutti i m edici che curano un sifilitico. Lo scopo deve essere sopratutto quello di evitare queste gravi complicazioni tardive, faaendo scomparire le lesioni precoci che le precedono e dalle quali esse d erivano. Da ciò si comprende quale necesità noi troviamo nell'esplorare il liquido cefalo rachidiano per scoprire le sue anomalie e verificare se il trattamento le ha fatte scomparire. L 'A. a questo proposito dice che egli personalmente crede che nel trattamento misto arseno bismuto, iniziato nel primo mese dell 'infezione, si ha un m ezzo radicale di prevenire la neuro sifilide. Circa l'opportunità della rachicentesi egli dice di non poterla fissare con una formula assoluta, dovendo sempre osservare le condizioni cliniche o umorali di ciascun caso, essendo essa variabile sopratutto se si tratta di una sifilide recente o antica. Nella sifilide recente la rachicentesi è necessaria allorchè la sterilizzazione app arente del malato è raggiunta e confermata. Questo momento è quello in cui si è disposti a sospendere il trattamento intensivo, necessario all'inizio d i tutte le sifilid i fino alla sterilizzazione apparente, ed a sostituirlo con un trattamento meno attivo, detto di consolidazione. Nella sifilide antica latente il t rattamento sembra impossibile a condurre in pratica se non si conosce lo stato del liquido. Se il liquido è normale basta applicare le regole comuni; se è anormale, la quistione si basa sul trattamento preventivo della. neuro sifilide, quistione complessa già trattata dall'autore in altro lavoro precedente. s. VITALE.


COIFEREIZE E OIJJDSTRAZIUI CLIIICHE IEBLI OSPEDALI MILITARI ELENCO ·E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal processi verbalt puvwuti alla Direzione g-enerale di Sanità miliare nd marglo 1935: XIm

Primo capitano medico EMANUELE D'ANGELO: Presenta diversi cas i di frattura d<3Ua clavicola d ei quali uno curato in modo cruento.

GoRIZIA. -

- Mnggiore m edico GxonoiO SACCOMANI: Presenta due militari affe tti da si(ùide (un caso di lue primaria. e uno di lue terziaria). Curati per oltre due mesi con Neo I . C. I. e Bisiacol scomparvero l.e manifes tazioni cutanee in atto; la siero reazione di W assermann p ero ha p ersistito, per quanto la cura sia stata piuttosto intens iva.. Una. serie di iniezioni endomuscolari di calomelano ha. fatto scomparire la. positività della reazione. - Presenta un caso di artrite della apaUa 8in. di natura gonococcica., curato coi vaccini polivalenti dell'I. S. M. Il t rattamento, coadiuvato da massaggi e da movim enti attivi e passivi istituiti precocemente, ba dato ottimo risultato. LIVORNO. - Sottotenente medico FltA..NCESCO DELLA FioR: Su di un cas o di lussazione del8emilunare ridotta i ncruentemente. L 'O. dopo un breve cenno della costituzione anatomica dell'articolazion e radi~arpica, illustra. un caso di lussazione del scmilw1a.re accompagnata da. frattura. del piramida.le, occorsa nel marzo u. se. in un soldato del Presidio, in segui to a. contra.colpo da manovella di avviamento, e ne espone il trattamento incruento di riduzione attuato con esito in guarigione anatomica e funzionale, discutendo il m e todo cruento. Accenna. infine ai postumi ch e possono residuare ed alla. possibilità di recidi va.. Primo capitano medico prof. ANGELO SCARPA: Sulla guarigione ddla 8i/ilide. L 'O. premesso che l'argomento è cosi vasto e complesso e s1 connette a tali e tante questioni collaterali da. non poterne fare una. trattazione esauriente e d ettagliata. in una breve conve rsazione, prospetta un quadro generale d 'insieme d ella vexata quaestio. Anzitutto espon e quale d ebba. essere il concetto della. guarigione d ella. sifilide, nel senso che essa. non s i potrà. pretendere assoluta dal punto di vista a.na.tomo patologico e biologico, isto logico ed umorale, ma che ci si debba. accontentare d ' una guarigione etiologica., cioè la constatazione della. sterilizzazione dell'organismo dall'agente nocivo. Ma anche così concepito, non è facile pervenire al responso di una. diagnosi siffatta, per la p ossibilità. dei periodi di la.tenza. nel d ecorso d ella malattia o l'impossibilità di giurare che finanche l'ultimo treponema. s ia. scomparso o non resti invece qualcuno allo stato di parassita sonnecchiante o saprofita. Sì dilun~Sa sulle moderne t eorie che t entano di risolvere l'arduo problema delle la.tenze, nel :;ens o di darne una spiegazione esauriente. In base a. tutto ciò, giunge all'affermazione che la. diagnosi d i guarigione sarà. ancora. una. diagnosi di grandissima probabilità, poiché è possibile soltanto constatare la scomparsa dell'attività del trcponema. Quindi non diagnosi di g uarigione esatta. e mate matica dal lato rigorosamente scientifico, ma di probabilità (che del resto è oggi ritenuta sufficiente dal punto di vista pratico e sociale). E samina. poi i vari crite ri a nostra. disposizione che ci consentono una diagnosi di gua rigione cosi intesa: a ) c riteri clinici (et à della. s ifilide, cure s ubite, decorso, assenza di sintomi subiettivi ed obiettivi sospetti). Richiama. l'attenzione dell'importanza speciale d ell'esame d elliquor, s ul quale espone vedute, ipotesi e r eazioni relath·e ; TRIESTE. -


CONJ'ERENZE E DTMOS TRAZIONl CLINICHE ECO.

697

"' ~ .b) criteri sierologici (specie R. W. e reazioni di flocculazione, analizzandone l'importanza relativa). c) criteri immunitari: premesse le odierne vedute sull'immunità. nella sifilide, analizza la reinfezione, la s uperinfezioue e la pseudoreinfe:z.i.one, poi m ette in evidenza il discreto valore sulle ricerche alle rgiche (intrad ermoreazione). Conclude con il riaffermare che se tutti q uesti cr•t••ri sono adoperati e sfrut· tati sistematicamente, possiamo spesso pe rvenire ad rma. diagnosi di guarigione sufficiente dal lato pratico e sociale.

UDINE. - Primo capitano medico ANTON IO FARAONE: Un caso di lipomat-oai muscolar& lusmreggiante primi ti -va di H eUer-ò'eidel. L'O. presenta ed iUustra. il caso in un fratello di iscritto di leva, affetto da amiotrofia miopa.tica. a. tipo pseudoipertrofìco del Duchenne, inviato in osserva· zione ospedaliera. per la valutazione di idoneità. a proficuo lavoro. Polineuf"itide siBtematizzata motrice amiotrofica in ex militare. Rilievi neurologici, elettrodiagnosi e diagnostica differenziale con la poliomie· ltus anterior. -

- Polimurite spinale mùta alcoolica in e x militare, e. ta.ra eredo-a.lcoolica e personale (facies potatorum), col riscontro dell'azione perfrigera.nte quale cause. occasiona.le (frequente nella genesi della. polineurite, l'associazione alcool-ra.ffred· damento). Spiccata paraperesi spastica con steppage incompleto; atassia. statica; turbe di sensibilità obbiettiva (anestesia tattile, ipoalgesia) alle parti distali degli arti inferiori; reflettivitè. cutaneee e specialmen te t endinee indebollite; .disturbi v8o80motori, secretori e trofici.

7 -

Gior-n ale d i 111edici-na mil•tare.


NOTIZIE La festa del Corpo sanitario militare. Jl J g-iugno hL Sanità )filitar<• h<b conunt•mm·a.to nt'.i suoi st;,tbililnenl i con rac·c:oltc :-;11brit• (Wrimonic, l'a.nn i vN~ar i u dt'lla !\Ua fondazione che fin

/

dalhnuw l;('or:;o, JIN d .i ~po~ i ziont:> m inil'it «•ri:tl(•, fu st abilito conw giorno 1!1olla Fl·~ta dt•l Corvo, in luogo d ,•lla ri«·orr<'ma della. data di conces!'iion\> <lt• ll <~ SP(·.oruht nwdagl ia ù 'a rgPu t o coll«•t t i va a l Yalore militare, dccretat a il 5 gi ugno 1!1:!0 P"'' il CoNicwte, mirabile e.~e mpio di a?'dO're, di valm·e, di sprr::::o r/('l 1Jerieolo e di dl'vozione al dovere, ti imo ~trato nella grande guer ra.. A Homa, a lk on· 8, nc:lla. ~:;nggt•:;tiva cripta. della chie~;a di Santa Ou.terina. a ::\Iagtt:Lna.poli, è shlt~~ Ct>lebra ta una Messa in suffragio <lt· i uost ri c:ttlul i. DaliP ore 17, Ul'll'u:;pedale militare, alla presenza di S. E. il Sotto:;pgr«'l :uio di SI ato JH'r h gu(•rra., gt•rwra le Baistroccbi, di a.lte autorità . ntililari, (·h·ili, :;anitariP e ac<·atlcrnidH•, di g<'r::trchie di'l R egime, d t•llt> r;qiJH'<':;<•ntanz~· ùi tut t<• lP l~o rzP AJmate c ddle &sociazioni oombat1.Pnt.i~tidH·, si è in-o lto il ritualt· programma. ùt•i fet~t<'ggiamcnti, con larg<~­ parlt•<·ipaz io nc ù~· llc famigli l' dt·gli \.lfi1dali. La Compagnia, di sanità h a reso omaggio aJhL hLpidt·, che ndl\ttrio, ricorda i soldati di sanità m orti in guerra t' S tLll~L quale è st.uta, depost~b una corona di fiori. Quindi, n <'i giardini di'i reparti <li •illa F onsc<·a, il ùin~ttor(' di sanità del Corpo d 'aJ·ln<t l a ha pt·omweinto il discorso commf'lnora tivo. Hanno fatto seguito vihl';l.t<' fra:o:i di S. B . il ~ottol't'gretario, che ha. sottolineate le b enemer enzP P il saer itit·io dd Uorpo sanitario comb;i.t tente, il quale n ell'ultima cam pagna st·g-uì illlliH'ti in t a m t· n te la Fan tcria nel numero proporzionale delle 1wrdite. Dopo i disconi, s i è proceduto a lla premiazione d<'i migliori soldati in f<·rmicri con la signifìtativa elargizione d <'i proventi delle ricompenl'e a.l va,Jon', a.RsPgnah· :d Oorpo . .Al t t·rminc della cerimonia, la Compagnia di !la n il à, è >; fìl ai~L in parai :L e s i è prollotta in saggi ginnico-sportivo, d ando <Ltntnira.ta. provtt ùi 1H·rfl'l't.1. preparazione e di prestanza militar t>. È st ato i nfine st•rvit o uu ~ignmilt- rinfresco. ~<'Ila c:.irC'ol'> t·anz<t un p.trl icolarn saluto augura le è stato rivolto d n l Dir'l'tfol'<' g<'ll<·ralt' di San ità militare agli uffidali e a l per sonale di sanità <1<-lle eolon iP dt·ll '.Africa Orit•ntal<', con tdt>gra.mmi alle dirE-zioni di ..Asmara. c d i i)Iog:Hlis(·.io . .A 'i\Diano hl l"l'fll.a ò ,:;ta.ta onorntu. de.lla presenza di S. A. R . il Duca 11 i B•·r<":tlUO. A Ut•nova In. S. :M:I'ssa ò sta t a celebrata. da S. E m . il Cardi '"' nak An:iVPKuovo. 0 Ytlllqne, nelle f1lt rP noRire sedi ospeda.Iiere, la cerim onias·è svolta. fra i J1ÌÌL fcrvitli con;;ellsi e con l'intervento d ell(> maggiori autor i t ii. eil.tadinP. !In, Rom n. è F<tal o r a1l io-fl in'n:-;o il ;;pgm •ntf' mN;saggio:


NO'f'IZI11:

l)!)!)

Of]gi, 4 gingno, ricorre ln Fr:.<?t(~ amulf1le rlPlla Sanitlr. ilfififflrr, prr il cente.~inw secr»ulo annirrTsario drllfl. .<:urr. fnnilnzinnr, . n. Corpo .~anita1·io ebbe, di falli, ·il su,o primo oryrr.nir.o i 11 r{'lfllli'rr. ?twnto nPll'eroiro FJserrit.o piemrmtr.<~P.1 ron R. ViyNrtto rltl ·l ffÌ II [I IIO 1~33 , rnl q1mle il Re Mrr.gnanimo lo ronr1u,.•se a mol!f'nlo ordiHrrmNl lo , tmrndolo rla nna conilizioM primm·ili olr>. Da allora 1.a San'itlt Militarr>, pm·te intrgrflntc cii i-wwi11dif1ih! dr·ll'Esercito naziona.le, ha a11aneiata la sna, sl!lrirt· rnn qurl!n drllr Armi, nf'll'rpopea del Rùw·tgimento, n.rlle guMrf'. roloniali l' nf'lla più granrlr· rmnpagna, nonr.hè in or.r.asione di. epide-mie e <ldlr calamità ('(r/a.•!l rnfìr.hn cht> j1me.<:tanmo il Pat>se. O·r a pùì che ma·i, n el utld.() cli111·a dnl Fasrismo e nrlla i11jrrw!Jibilc rmn.pa{Jinc della. Na.zione ]}Jilita.re, p Mslll/.0 NISf'l'fl n•altati tutti. i ntlori r7i potrmzùtmt>nto clella efficienza fisica e moralr r7rali ar·mat-i (r Ttalia . Ai gravi doveri nhe le spettano nei Ml~ti rampi r7r77rt .c-;rtn atlil'itù, fa, Sarlità llfilita:re ha già rlhnost1·a.to di sapn·r far fronte nrlla p'irì srwqrrinosa gnerra che mai sia stata combatt1(.ta fra gli uomini, rarroglin11lo t, inqna.d mndo le rism·se .~a.nitm·ù~ dt>lla iYazio·ne in uwt t·o·l!scr·prrof.e <lisr·iplina.fa de.dizione, rhe mai ronobbe limiti, per il fmtrrno Rorrorso ai M?nbattf'nti sngH stc.~si campi drlla. lotta., per la sapiPnte a8sigf en::a r1ri frriti e malati nelle formaz·i oni campali e di'l territm·io, pala ('IJIII.plessa. 1'/}iraN· organizzazione di llifesa dalle malattie d iff IU'Iibil i. /) if'iot.trnnila 'III.Nl iri i'Y!do.~samno il. grigio- verrle, M i canm·ati dnl n 11dro prnn twrrl/.r'. 7>r•r 1'('!;/.i tui?·r. all''FJ.c;e:rcito e alla Patria (lne milioni quattrooentvtrcnt flm ila u••mi?ti, .<;anati dalle loro cure. JJi q·u.esta i-mmensa opera, valga, per t·r1tti, ilsoltnne riro·noSI'ÌIIII'IIto dr.l Du.ee n el Rno mnnorabile disro·n w in Gampùloylio, ai JIN7h·i ri' ltalirt: ccTutti qu(•Jl i che hanno fatto la g-11Nra xnnn o con quant a ahlll'!!azione, con quanto spirito di sacrifirio, con qnanto eor;lgg io i )!Pcli<·i a bhia no nx:oo1to il loro compito ... . . »

n [71'ande tributo 1'f'!W al deci.~h·o fattorr 1//ll(ln(/ drlla V ·itfllrÌII ì· !ìlalo ron.<wf'1'a.to ilall'olorausto (li più che .~rtte cen turie. di 11/Jir~ia l i ·mNli,;i /m·volti (lalle anni nemiche o pe-riti per t'mltagi . Con queste 81te gloriose pe·r dite, ·il GO?'JJO Sanitar-io hn il rmllo d i una m.CI1-lt!Jlia eli argent.o, rolletti1Ja , a7 va.lore militare, aygi untaNi rrll'altrrt. yuailagn.(tta nella guen·a italo-tm'l!a e (t dur mNfa{llill d'oro JH'I' b t nt' llll'·rrmze na.zùm.ali. L e Tieornpmvw inrlirid/(ali nl ralon• s11prnwo ·il '1/lllll(:ro d ·i d·u.em·ilaoinqu.vv<mtu. Richiamo alle armf, per mobilitazione, di ufficiali del Corpo sanitario delle categorie in congedo. S oco ndo rli>~pof<iz ioni cont<'nlltC' n(') R. clt-(' o·t·to 12 (l' bhrnio Jfl:{i5- .XTTT (<· ir·Ctlln.t·e n . 374, Giornale mili/(,re u(!ìcinle JHa5 -X JIT. di;;pC' n ~a 2:ia), ~nn n r idoinmnti a llo o.rmi, p e r mobilitazione, i ~nbnl t f'rn i di r.ompll'm{'nto d dln C'In:<='<' l!IO!i c i c;apitani d l Corpo sanitario in auRilin.-i n e di C'Otllplcmcnto ùell{' var i<• <:la!<:<i. t'f'Sidenti n el R f'gno. d eRt.ina t.i ai Cl'ntri di moh ilitm:ionc dl'i corpi d 'ttrmotn di Milnno, Bologna, Firenze, NntJoli , B tHi e clt-IIH Sic ilia .


600

NO'l'I ZIE

Assistenti mOftari presso le cllnfclte chlrurgiclte universitarie:del Regno. Dal «Giomale militare t~fficiale• 1935-XIII, dispensa. 28~>, 7 giugno, circolare

n. 419 ( Dirot.iuue gentlrt~,(e ù i sa.u.ità milita.1·e);

Determino che per il prossimo anno accademico 10 ufficiali m edici in s. p . e. siano inviati alle cliniche :chirurgiche universitarie del Regno, quali assistenti militari. P otranno aspirare all'assegnazione di che tra.ttasi, i primi capitani, i capitani ed i t enenti m edici in s. p. e. Per questi ultimi limitatamente e. quelli irvscritti sul qu!l.d ro di avanzamento. Potranno concorrPre tutti gli ufficiali che si trovino nelle sopra.indicate condizioni di grado e di anzianità., purchè possano d imostrare di possedere nella specialità. chirurgica una buona. p reparazione. Saranno esclusi qu"lli comunque in a<;petta.tiva. e quelli che si trovano in servizio nelle colonie dell'Africa Orientale. Gli ufficiali che i ntendono concorrere all' assegnazione dovranno, p er trnmite d elle rispettive direzioni di sanità. di corpo d 'armata, fame doma.nrla al mini!ltero - direzion e generale di sanità militare - unendo, eventualmente, quei titoli e documenti, che eroderanno opportuni per dimostrare il posse!;SO di a.ttitupine generica e specifica alla t<pecialitò, I direttori di sanità. d ei corpi d'a.rma.ta faranno pervenire direttament.e a questo ministero - direzione generale di sanit à. militare - non oltre il 31 luglio p. v ., le domanda ed i documenti annessi, accompagnando ciascuna domanda con una. breve relazione, la quale ponga in evidenza non solo i titoli dei candidati, ma anche la loro attitudine e la loro preparazione nella specialità. Nelle domande non dovrà. esser fatto cenno di sede gradita, riserba.ndo><i il ministero di fare l'assegnazione a lla clinica universitaria di sua scelta.

il Sotwsegretario di Stato: BAIST&OCOHI.

Colonie sanitarie marine. Seoond:> disposizioni cont·mute nel nFo(llio di orclini• del Ministero ùvlla gue rra, dispensa 22a, 3 giugno 1935-XIII, n . 194 (Direzione gt>nerale di Sanità milital'C), analogamente a quanto V('nno praticato negli anni docor.-i, funziona anche quest'anno ad Anzio, n.lla d ipendenza della direzione dì quel Campo climatico sa.natoria.le, una Oolonia. sanitaria marina. p er militari in servizio. Le. Colonia si svolge in due turni: Jo) dal }o al 30 luglio; e vi sono accolti 70 militari d i truppa e IO ,;ottuffidali del Corpo cl'armata di Roma; 52 militari di t ruppa e 3 sottufficiali di ciascuno dei Corpi d 'armata di Bologna, Firenze, Bari e Napoli; 2o) dal l o a l 30 agosto; vi saranno accolti 47 militari di truppa e 3 sottufficiali di cia.'3cuno dei Corpi rl'armat.a di Tor·ino, Alessandria, Milano. Trieste e Udine. Ad ogni turno, inoltro, possono essere ammessi 10 agenti di P. S.

Per la scelta dei soggetti, le modalità ò 'ammissione, il trattamento ecc. sono osservate le prerorizioni di cui ai n. 62, 63, 64, 65, 66, 67 delle •Norme per il servizio balneario militare - edizione 1928-\" I n. Alla particolare organizzn.zione e sistemazione della Colonia provvedo, como di consueto, il Corpo d'armata di R oma. I comandi di Corpo rl'1wmata della Sicilia e llella Sardegna provvedono a far funzionare, nei !'Uùotti periodi, una Coloniu. marina di pr oporzioni ridotte.


601

NOTI ZIE

Bollettino del Corpo sanitario militare. Ufjiciali me<lici COLONNELLr

I sog~tonti colonnelli in data l o a prile 1935- XIII cessano dalla carica di dirot.to r·o di ospedale e dalla. stessa data sono nomina.ti direttori di sanità militaredC'I corpo a.rrnatFt a fianco di ognuno indicato: MooEST!NT Paolo, direttore o;;pedale militare Bologna. - Direttore san i ii~ militare corpo armata R oma. SECCHI l'' rancesco, direttore ospedale militHre Brol'<<'Ìn . Direttore sanitiL m ilitare corpo armata Ba.ri. GAIO'l'TINO Cn,rlo, direttore ol'<pedale m iliitaro Novara. Direttore sauith militare corpo armata Trieste. TE!'iENTI COLONNELLI.

I seguenti tenenti colonne lli in data l o aprile 1935- Xl II sono no mina.ti rtirettori de ll'ospeda le milita re a fianco di ogrmno indicato: GER~IDIO

Alfredo, ospP,dnle militn.re Napoli. -

Direttor~ ospcdulo militare

Bologna. LOVAOLIO Rocco Roberto, ospedale militare Bari. militare Br<'scia.

Diretto re O!'<pC'dale

CAPrrANI.

AROAB ASSo Giuseppe, 11 genio. -

Ospedale militar<.' P adova..

T ENENTI. RoBERTI Francesco, 8 bers. - R. corpo truppe coloniu.Ji Tripol i tt~nia., d'a·utorità. MAURO Ria.gio, 90 fa.nt. R . corpo truppe eoloninli Tripolitania, d'autoritò . D a l B ollettino Ufficiale, disp. 37 "• 25 rnaggio 1935-XIII. Sr~toN'E

Ufficiali medici.

T I!:NENTI COLONNELLI PROMOSSI COLONNELLI. Con anzianit<l. 21 maggio 1935-XTII: FrERl~O :\fichele, diretto re infermeria. presidia.ria Bolzano. -

Corue cont.ro.

l\{AGGIOJU PROMOSSI TENENTI COLONNELLI .

Con anzùtnità 21 magyio 1!'135-XIII: IPPOL!T! Arnt~ldo, Ministero Guerr-n. (Corna.ndo Corpo St.ato Mn.ggiore.) -· Come sopra.. PttlMI CAPITANI.

PrtOl'lllRill-CURTI Benedetto, distretto Roma r, in ai<pC'ttativa. per infermità tn rnporanoe non provenienti dfl. causo di i<er v i:r.io . - In data 24 t\prile 1935XIII è richiamato in servizio effettivo e df'stiua.t o rlistr<'t.to noma. I. CAPITANI.

GA.LDI Floriano, 53 fant. -

225 fant.

TENENTI. Fra ncosco, legioue CC . RR. R oma. - Iu datr~ l rn ngg u.> HJ:l5XIII, collocato in a~pettat.iva. per motivi privA.ti, per nwsi dodici. SoAor~ION'E

U {fu:,irùi ohim ici farmacisti. CAPil'ANJ.

. P ~LM~mro, Piotro, oilpNla k• militare Bologu11. - R. corpo truppe •·nlouitdi Trtpolrtnma. d nmtoritt), Dal Bollettino U {fu:,iale, disp. 38 a, 3l maggio l !J35-X ! Il.


• 602

NO'rl 7. 1 F.

T~<:~F.NT(.

t ' (I'('IH:'.rT f l?r HIICf-Jì<<'"• 'i ulp. T.rgi <I<H' C('. R R. Bo lzauo. D ul JJollrUi110 ( 'UiriaiP, <.li >-p. -111a. i gi11guo l !1:\:"i-:X li l.

Onorificenze. Nr ·!l'Orrline dei 88 . .lfn•tri::io e .l.fl::.ruo. 1 (1.1'(~/ieri: ·~ol nun..tlo rhirn i(·n fnt 'lflllèÌ:<(tt H•• rtto C111tH \ O I , cui<HI Jh.:ll v :.Vli.c l11 J,· Fu:mto, t•·u•·uL,· coll)illldlo H\•·di<:o A lfr··do G~> tult:\L) . 1

u1

d ieo

Nell'Ordi 11e della Coro, a tl' Italia. f.'QtJl./ll ''ll'laton:: colo111w ll i m dici P rittìo Z A:\l'1'1'fN I . C:N<nr.· T'ENNI-:'J'TJ. F · ·n.l in a u do i\lAR'C0RLJ O , Mmtriz.i<t BI:J>I·:r ·· t: lau<·n C'AtiAU.R\NDI. ('(Ji•·ia/i: ma~g i n ri nll'd ic·i Viu(WII:/.11 :\1 .\STilANTONI<l 'n EJui lill 0 !' 1l lll<l1-;J nrz;l'(l.li<>.ri: p r i r11i cup i t.an i mt•dici l{afTu· l·· Pul!m<>x~: •· Conndo D E ~II<:Rl~L rs, Cfipi tu u o m • dico Anton ino .l\ASTA,.;t.

Titoli di studio. Cnn f! , t ·r1nin u.z iow· d ·l :) g i u~no l !l:!.1- X Il [ il :\l itt ist..·ro d • Il' E ti tH ·a% i<Hw h n d r• lih •t·at o d i Coli.( : ·dN·a n l ma.:~ri<H' · u wdico in ll. p . •·. H H tl'u~·l· · CA I{ Ll i \'CI il ri cotJoSCÌ il U:Into J ·Ila I!IIHlifieti. di sp ·ciu l i"LI' ili U<' t'IIJo:s ifi l.,pnt in .

~az. i o u ult•

La medaglia d'oro a1 merito della Croce Ro ;sa Italiana a S. E. il Generale Baistrocchi. A S.E. il 1-ht.t.<J'iOl.(l'll i·H. rio eli ::ÌL1~to P"f ~ ~~ g rlù !Tll . g<'llf'I'H IC llah;t. I'OC't" hi, ,; slut n <:olf ft• ri ta la mt•dtt.~lio. d'llr<• al ll1<'J'i to d .:lltt CmcP Rus:;u ltnl i a llt ~ eon ht :s<~gu cnl ,. m o t.inw:io n e . "::>uttoso~t·otario

cii Stato ~.~ol Min istero dr lla G nmorn, in 1nomonti d i par t i r il i<wo e di a lti-<s imn. r us po11,;;a bilit.t\ a.fTrontnt i con an i mo fr rmo €' ><f'r o 110 n C•>ll altissimo s<>n,;o tiP I dovr•ro qnni<' ;.;, ,J dnto agl i ordin i rJ,,J D u<"C - sco r j!oVt\ ,,d a.pprcz.zava la it nporhtnza riP i compiti rl<'ilu C. R . J . nPI qundro gf'ncrico d<· ll c· op~ 1·o di gue tTa o d i pnco, d i most.rundo vrr!'O l' A:<R<winzio rw n l t i ~'<cnt,i mrn t i d i no bi lo co m p ,·•.msio n o (J•' t' i qua li l' flll.ituzionc vuolt• t<-~'< l ÌJ1,ouitll·gli la sua g ro t tt. coh~n·

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Or e Il -12 : J1[al(ll/ie esantematiche: prof. :.\lo::•i'J'.E: J, F.OSE. Ore 1 2 - l :l : Ohino·r1irl di 11J'!len:a : prol'. 1\ScOLl. Ore 1.1 · l G: J>rofi{a.~si !fl•{/(t Iii l'li Ìli[JÌ il' C?lÌt/1'11/ÌCII : J>l'Cl f. :\l OK'n;LJ-;t)N IG . Ore l ti -17: ._Vozi.o·J•i 1"'1tliche rli ot:u/i.~tic!L: :-<c·n . prof. 0\' to . O.re 17- 11; : Nozioni pratiche di odontoiat ria : on . prnf. l'ERXA.

'


NOTI 7. ll~

L wredì 20 maggio.

Ore 9-10: Profilas:si del colera : prof. PERGOLA. Ore 10- 11: (Ciiuic:•t t i'Op it·ult") 1Jis.w:oute1·ia e coliti. con pro< ntu~ iOlH · di cn><i: pr<' · f<•s;o;•lrn Ki r Aldo CA!STKLLAJSI. Ore 11 - 12: Nozioni di igiew~ colm!'iale: pruf. JT.YF.N'l'O. Ore 12-13: Uhiruryia di wry~;uza : prvi. AscoLI . Or·e 15-16: J!J.w<1'CÌta::ioni prutic:lw diayt,o.•i cnlera: pr·of. H t:sso. Ore 16-17: l\'ozùmi 7Jntl iche di oc1~li.~tica : su1. proì. Ono. Ort• 17- 18 · Xo:::ivni 1Jratichc· eli o<lontoiatria : 01 1. prof. PEnNA. .llHrted~ 21

?tutgy io . Or·o 9- JO: .tl t.clinwlamento: T . colo tu ot•llo nwdic·o dott. FADOA. Or·o IO-li: (Cl iu ieu Lropit;<~.lt·) Der~twlo:J•i tH,pirali t o li )JI'<'>'!:' Il i t • :t.i<>tu· d i c nH : pt'tlf••:-:,;on· ò'ii •. A Id o L'AS'l'Jo;r.LAJ.''H Oro LJ - 12: , 'occorsi medici di uryenza : pro f. i\loNTEl.EOl"t : . Ore• 12- 1:3: 0/t.il'tn·yia di ·wrq1mza: prof. A scoLI. Or·o 15-16 : JJimostm;:.iulli pl'(ttid,e dci prùwi7mli ospiti l taS?I,Util01i di n.ololli'· infe.ttiu~ :

pro(. ljE~SO .

Ore 16-17: Nozioni pmtir.he di or.>di.çtica.: ;.:r•n. prof. Ovw. Ore 17- 18 : ,Vt>::ioni pratiche di. odontointria : <Jll . p ruf. PJo:n;).',\. Oro 18- 1\1: N <>zi,mi di y~;uyrrrfilt meclicu: prof. J'u r.LF:. Mel'!·oled~ :!·!

maggio. Ore 9-10: P rofì,.'assi d·lla J•e.ste: pr·of. 1\LH:oron ro:. Ore JJ - 1:! : Nozi,mi eli i[tilme coloniale: p rn f. fLn~N1.'0. Or· · H-1:3: ['rofilas.qi dd/a ma!aria: pt'•>f. Mr»sJHo r.I. (JrP l.'\- ](j: H.~rr<:t/rt:io,l'i /'ratirhe ,flaynosi dd/a prslfJ:

pt·of. V I\-A LOI.

On· Hl- lt!: J:;sercitaziowi p 1uticlte l'ico"oscime.N IO delle aonfeli e din{/"'' si della ma-

lw ·ia: prof. l\liSSIROLI.

Congresso Nazionale di Medicina Sportiva. Ne l prossimo ott.obr••. dura oato la ì\ro,.. t.ra Jnt,·rnnzionnl•• d <l Libro, snrà. t • nu to n. Bologntt il secondo l'o11gr. !'SO n uzionn l•· di mcdicin11 ;;p ortiva. eh• surh anc lw unu pr·· p11n1zior to n. qu. Ilo ill tO t'naziu nnl•· cl t•· u.v rùluogo u B• l'lino dunmt•· J,l Olimpia di et. l l\J:l6.

XLI l Congresso Italiano di Chirurgia. A Bologna., d>~l 21 ~ti 2+ ottoiJt'e p. v., nv r,·~ luog0, n C\i local i d e lla R. Clinica Chil'llrg ic11, il XLU Cong resso d d l t~ Soci"ti~ Halinuu di Chirurg iH. Il Co mitato or'< linatoro d el Congresso è pr·esi11Ùttto d a li 'ou. p rof. Rnffo e l•• Pa.olncci . I temi eli rolaziono c he sar a nno d iscw~si n f• ll <' seduto d e l ùon gr <'!!'SO s<nio i segu enti: l ) Cisti e tumori d e l polmone ; 2) T rombosi ed embolie ; :{) Media~tin.it.i (te rnn in comune con In Sol'iclà di ME-ni c inn Jnt (l}ln ) .

l Congresso della trasfusione del sangue. La P•·e;;i,[nn zA. d e l Con:-:ig lio d oi :\Tinistri ha a u to rizzato lo svolg imento d t>l l ° Congresso Inter·nJ~7.i Onttl l' dd la tr·asfu ;r.ione d e l sn.ng uC', da tnn cr s i in R oma dul 26 al 29 settcmbr·e 193:)- X UJ. Al Co ng re:-;><o hu.nu o g i.'t. nd lwif n emiucuf.i studiosi itu lian i ed estc r·i e gi>'~ s i prevedo ch e e~~n riu:-:ciri\ di oiOtflvolll itoportall7.n por g li 11.rgnnof'nti ch e vi sar·Anno


604

NO'I'IZTE

trattati e per lo scambio di idee c he !=!ulla materia, che oggi investe problemi scie ntifici e suciali intoressantìf';; imi, avranno modo d i fare i partecipant i. Saranno J'elatioi'Ì: il prof. G. M. Do~liotti di Torino s u: l problemi biologici e cli·nici inerenti alle indicu.eioni recenti della tra8/t~-Sione di sangue; il dott. A. Tze.nck d i Parigi su: Lu tra.~/1~-Sione sa.ng"igna nelle malattie infettive; il prof. Ste.h l di B res lavia su: La trafusione del srmgue come vwzzo terapeutico per l'equilibrio ormonico; il proL Heo-~se <li Lc:rùngrado su: La natum e il trattamento degli choca emolitici dopo ln lr,t-'/ltsiune; il pro f. Ritter d i ì\liinsterlinge n !'U: La tra.aju.tione di aarv;ue l'leflli eserciti.

Le comunicazioni sui temi di r elazione potranno essere annunciate, corredate Via Palermo, l - prima d ul 15 agosto 1935. La tassa. di isc1·izione con diritto al volumt> d egli Atti è Ji L. 60. Il programma definitivo dolio svolgimento dei lavori e delle rnanif<Htazioni va.ri11 verrÌl. inviato ~~ quanti vorranno richiederlo dirottament.t) allo seg rE'tNia Ruri cl t.t.a. · di u:l b1.rgo ria~.:;unto, alla. segr0terìa del Congresso in Milano -

Dire#Qre reBpOM abile: Dott. Lum i l'ìu.NOHI, tenen te gener-ale medico Redattore: Dott. prof. Vm onno DE BERNABDINIS, t t n ente colonnello medico.

(7109ìfi6) - R OMA , 1935-XIII - 1ST. Pf)LIGR. DELLO ST ATO- Q . C . (COPIE 1668 )


R.IVISTE MEDICHE MILITARI ----------0--------ANNALI DI MEOICII'fl\ Nl\VALE E COLONIALE - Direzione oontr·a.te della. sanità militare ma.·

Ministero della. Mat'ina., Roma., .4nno XLf. Vol. r. F <tBc. HI- IV, ,.,, ,.z~•Prile 1935-XUI. Rlcercllo sullo. sa.ro:>sporidio~l . - za: arese : Intlnon~.a della narcosi eterea sal poteri im "llunì tu.ri degli t.m hu'\,i trntWJ.I.i Ci)n tb"r·otra.st. - Acanlora: A7.ione di alcuno radiazioni sullo S\"ilnpp o di un gruppo di •ni..ol.i. - Qelo,, esl; Pr,•llla.~~ i antit.uberoolaro noll ':un bionte 11lllitaro ma· rìtti11lo e SitO i rapporti oon h\ pr JUiassi sociale. - Alfano: Il pne LllUot.ocace artltlcìale nella cura della polmonite. . flll:I.GIO: ARCHIVES Mt:OICI\LES BELC ES. - Dir,•zionc ~ureri oro dol scr\"lz io eli sanità clell'oscroit() bJigo. (ftudazlone: 03i"' ualc militar() eli I.icgi). Fflsc. 2, 3, 4 o r., [ehiJrlliO, tllltN<O,aprile, l'ì~tima,

va~nl :

sa

o m '<lllliO 1935.

Bodart : Lo affezioni ner ...ose e mentali noll'<lie•·ciro llol:;:a (N. 2).- Rlnni: Ricerche slste•natiche Sltll 'ilnpiego llelle vitamine [>Or \"ia O~\crna ( .V. 3) . - Yoncken: La :S::V Conferenza interna· zionale <l eli:' Uroco ltosst~ (N. ~). - Mol: nicet'C<\ o do~<~l:">:io ciel oalcir> (N. 4 ) . - Podewyn: VesLra.z ione ru-eoooe do l dente do l h~ scw.rozza (.V. 5) . - TA iela~l•: l)oll'ilnportnnza. delta tora.pla paraspe oif\on In oft•lliOOiogiu (.V. '>). Bollottl ., o lnternatlonale (N. 2 H 5). CU:COSLOV A.CCfHA.: VOJEN5Kt ZO~I\VONnCià: LISTY. - O~ano sol~nti:flco d n; medici, veto · r inar l o f,ltlll>tc:s~i tuilitari oco.>sh>v<~ocbi , H.c•d •zinne: Pr" ll a, Bu bon•' C, :U::>:O. - Zdr<l\". oddé leoi . F (tac. 1, l\1~5. Haaa: Lo sport. e l'eserollo. - Mutulay: lleazione psir:hioa. !Ulo rmale con specìu.le considera· v zlone di oasi osser...n.ti noll'oseroito . - Sobri : ValuLnzi ane ololle mo•lidonioni s&nguigno nell'anernln. in!ot ti va. do i ca ,·a.llf. FRA.:-<'CfA: ARCHIVES DE MÈOECIN E E T PHI\RM>\CIE MILITAIRES. - D irezione del SOI'\"i7.iO dì !!ll'l iln. M:io istcro dcii .. Guerra. Parigi. Ff/SC. v. 1Wt(lf/ÌO, lOfTVI crr. 1935. Roulln: fte>tHifltisuto acuto e rubercoh>s!.- Ba ·•~et : li o;ie ro salato ipertonico nell 'occlusione in testin ale. - tleaanut: Le perdite t.o:loscho uumnLC !11 g .tOI'ra L91t-l8, secondo ht stat.istica di guerra tedesca. ARCHIVES DE MÈOECINE ET PHARMACIE NAVALES. - Sor,·izio contr:~!e dì san ità, ,\Unislero clolla. ~Iarìn.u.. Powij:ì F.,sc. !, OCM>!tio-m>rzo. tomo l'X'( V , Hl~5 . Le M'!hnt!: Un) '!<"Orn l'llOO' o io n;· •oHll ll li•• <nn In. lttbsiono frnnco•o <loil'nnno poiltre. · BUel>,: Tra.t&a'lten t.O chir nrc:-ico <lollt• t ·•borQ:>!tt·sr pni,.•o n·•ro. - Barie : ti doli l'io nelle umlattie l n · ret t i ve A.C 1te. - Barrai : Tc·a.tca•nout.o •l ·!lo ~ ' pwwv.ion ' br,nco-polntona.rì. - Guéguon o Belot: !m· mo 1no-tc·.• ~lusiono nel o·,rso di un•• sottice.nìo. •li •>rigino <H i tioa. - Malie In e Maudot: Un caso di e pito<iOilJilo primitivo ciel t'nlm'>ue Cll t\ ul iOo-<i n~•<IOiM,\. - Plrot: N'ota. stlil'lmt>iego dei terreni alla. golnt in'l. fl>tida 110r la con'lOI' Vnz lmto dei succh i IOiCI'Obici.- Jean: :\ota su l dosfìggio dotl'a.rsenloo negli e :ottroliti di ncc·wu tln.ltli'Ì do l IJI)Iiolllit.-ln l. POI..ONIA: LEKARZ WOJSKOWY. - Ùt'gl\ltO oioJ1.'1i u!Do!t\li del Scn·izio ~nnit<~rì o. :centrnm Wnzkolonio.; Sa.!llt. Oornosln.sku ~5. \' ai',M"ia . •V . .J , L5 fcl,lm,io - .v. 5, l m ·mzc W3,';. 8ellllllnr-Stenga lewlct: tinll•• rom·~ ·nno olol fO.(i\lo o s••l tratt:.mento dolio malattie dì questa. ghi t\nt\ola. enrlrr>cr inn (.V . ~ ) . - M1Harskl: f/.-Y.i•Htc dc.:-li <HOt'Cìzi !bici ~H ilO rru·n•o corporeo ( N. ·~).­ Fe ~ler: H.icercho sui rono ·neni tl'eccita'-:one o ui iu:tJi-.iono <lol •·owiro du r·anto i'il't'iluziuno chi111i0a clello vie •·031>ir,,Lorlo SII JlCI'io ri o lnfo rl<~rt (.V. ·l ctmlint<>:ionc e fitte) . - Lukaslewlcz : ~lotoùo ,,or la detormlnazì·o nc rpwnlilatlva. dei «:di bil iari nel lo nr,no (.V. ·1). - Ryll Nardzewskl : L'aziono nnMVO· norca d1tl nnnt o tli ,.;.,tc• delia :'innità. 1uiUtare ( N . 1}. - Fì•mel : Funzir>nl ed obb!iC"hl del me<! leo neii'I\VÌI\ziono rnilirar·e (.V. 5 ) . Ha1~tb: Sìnroul i cieli<~ C.1tic•l negli ll\"i>lltJrl e mezzi 11er ,·incorll (N. 5).- .Janas: ltilio•i concernenti l'oquir>u.gl!iutnen•o clell'u\·iatoro (N. 5). Letowt : Ll\ t>roter.ione dell'a.vln.tore ~ontro il trertdo ( N. 5) . - Fiume!: :-;ullo stnto di salute doi conoononli al con .-cgno sporti'<"o-àOteo !n tornnzioua.lo • Cba.l!onge lD3l. • (N. 5) . ltOM.A.~!A.: REVISTA SI\NITARA MILITARI\. - RNl•r.innc c• amm lnistrnziono: Ostl:-d 11e Mll l taro • Regina E lis·tbcttll •• Buo:lrcst. F(L8C. I r. te"''rll·io 1\)Jj, Marimosco: [,a I!IIOI'ra t •ltn ra. o il sOr\"ÌT.io •nnita.rio . - Balttnesco: Sommlnistraziono r\i YI\COino B . C . G., por via omlo, nd uomini a•l ulri ILIIC ~<:i•'i in buono ~t nto •li fiiLI••te Od a. ~ubo•-coloti oi poi· !1\0ll.l\l'l. - Olnllueo, Nestiano o Parllpan: Un ctt•o •li ~IUioum c •n~iunti\'1\lo.- Btrolan: l'ot•t•òrn. emorragica nella tos•ie~1i11 ~,,,·eptoo~ccica..- Ste1a1~<eo: l':s 11110 mcliolugico doll'nnpon tlìco. - A~amesteaao e MJnteano: Lo Co•·ito 11rt icolari ùll( •el'ra (•·o<Uilm~:io,~e) . - Popesco Buteu: :-<'ute ,;u ll'o~plo mzlone funzionale elci rene- Sn l s<•lfo uli noralo.- Nic ole JtO : Cuntrl-buitì slalistlol rJguat•dnuti lo llltl.lnttìe sociali nell'a.mbionto militare. R USSIA: VOENNO SANITARNOE DELO. G•,Kudnr3lwc•onoc, iscl·wo. Mosca, n. 1, oemv•in 1035 . Baranow: n rnlg!iorCLmouto olell'url(~<nl7.7.:tt. lnnc del ~e:·<"iZil> ~anitnrio milirvre in ro::;imo co mnnlsta. - llanaltls : Prima. me<lico.zinnc <101 for1ti o Jqrc> ~l(. nubro ùt\llu l inea di f11oco. - Pratovlk o Popow: L'ol!i,.noi'l. del siero 1\nti~omcroo•>.il) . - Kra1noxorow: cento orot·n:<ioui ..,biru!'lfìciJo in un ospc•laletto da. cf•n•tH>. - Tomarcow: J.'n t·ilizza-.' ono olol cr:no di cnvallo uclla.lin l nrn •IOIIO ferito.llulba: L'uso del collodio nel t.·atU\rnent.J rlollo ro,·ito. - Los inskl : Circa t·,q,g>li•·nr.lono Ilei lacc io aglì n~~~ ùa. 1\'llilHtare. - Mullntukl: Re <n(' >n tu •Lo l o •nz ro•~o <lei cbintrghi roSsi. - Abramow : Il sorvi;o:ill sanitario nell'e~ercito trnnc(>•e noi In g••o•·ra LUt~-191S. - Kalm lkow : t.o "'a.scboro f\01' i voli a gmndì al tozzo. - Kotow : Lo Ccbb~i JìtLlllil ri. - Pancenkow : Corno ~i •·h.-oht in vo!" o ne lla. manovra <Il alterrnt::>ci<> la. st.. nchO)(Y.I.\ tlell'cwil~t.<II'O . - Maslow : Pro!lh~ssi dolio 111alauio clelln pollo.Oholln.: L'analisi do;>: li 1~1irnenti conser vati in ~<::•t.ula.. - Makatow : Cow;i<lerar.ionl dogl.i l~pev.or·i <lel so~vizlo degli approv...-igionament i. SP,-\<iN'A; REVISTA DE SANIDAD MU.ITI\R. - Pubblicazione 1110n~i le del Curpo ~11nitarlo mUìtare, :IInd~ì<l. Fase. IV, aprile- V, mnooio 1035. Oiea ·: A.ppun~i per uno st urllv lònll'onit·i~lllO ( li'asr . IV ). - Del Rio : Alcune ì•leo ~11 dl.-orsl prob!O IUi della gnslrOilBto logia (FII.•C. I\). - Atnirn: r (oriti I)()IIIILI'i ncg-11 $\\'\'Ofllmcnli dolio .\st.urie (Fase. V).- Conde Lopb: l:tisultati t erapoutioì c>no;O&,'ll it i cryn il IH'ilhq ~llh"llr<nn SJH\gu" lc• noll t\ OUI'a clelia slllllcle (F«BC. V) .


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~. l41.J.

LUGLIO 1935 - XIII

DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA. GuERRA

ROMA

Pubblicazione mensile


·sOMMARIO LEZIONI E CONFERENZE : ceni. -

Sni N'Otri regoln torl olrllu viln H'C<'lltli>n . • . • . . . . . . . . . . . . . . . . .

l'ru:. Gu:.

MEMORIE ORIGINALI l Fadda. - Prnriln••i d <li va in ln n<'i J>h<'•i eu ld i P&d:roll. - ·E..,~•ln<i o~i<'n·~('tll'ti~h<· mnlt il'le uuntmuo tmlùlo .~;kh t·) . . . . . . . .

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CASISTICA OLI Nl CA: cawallere. - Su C)lla.tlr" rtl<l eli noomnli<' r<·no 111CII'ra li . Ollworlo. - :\ <>sngi'lllìn clcllo nn~l <U lòialo . . . . . . . .

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA: Aglfi'CSSIYI ehlmitf ((.'li).- )r A~ IF.I.I, , Ber l ..berl. - rontri!ìrtf() t•Uu.it'fJ t o n ll#JIIlO • JJ 1/0 lii(IÌ.f'f ) uUr

tl('iar in ~1Jl'TÌWt'1doit• . - l '.H'\Io i\ t • J-: ~l \ l (( IH~M-.:0: 1

Cherato~on&l untlwlle flittenulare. -

1W11li/N•{tl~lc>-ni

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Sull• l rr'•1>Ì •J p.->lil'il ,,;,;,., t/di·• - f' .I P .\ H:o>U

Emopoiesi. Doti ,.,,.nit·i .~ull'tt dt,.,o· tit'/llt tiroide Rtdl"- H<·Rf' ~ E ( ' Z O Xi< 'Z.h H . Febbre ricorrente. Rerc11ll '(lrn(lrr~f!i urllfl .•l wlj,, rl• 1/11 - H •~hl.Jo: . . . • . . • . . G:tl tossici l\.l'ttiruU~=a::~·(,Ur tic i - t : t·rlurifll rfl TJrt ,•·:.<W(I!JÌo ,Jdt'or iu in.t.-ptrnln. - D \l"rRt-:Jl \ ~lll·: Manuale sanitario per In guerra chim ica. - )lt:<J><TEJ<O u.:t.l.\ nn:nu \ (Dir<'zione J!Cilerolc tli

tinnllil miHt t,rC) . . . . .

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MetOdo di rlanlmazlone eon Inalazioni di ossiP.eno ed ncldOo carhn lco. C'n11lrilu/o aZ - TFJIJ;l. Ptlttaeoal 7JiugnoBi r l i - 'lrll'ur.mo 11rr u,r::n tli iur'c:.tntu' tb' ~Juta 11t l /rYJ)hl n crl'·ifll). ~-

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Trapon azlone precoce dolio mastll~c . Tlulirt~:in ll i 11,-JI, - At' IU<.t Tumori onel d lsgenetlc l del lO no ftontalc. 8/11<lio m> ' ' """' -rli11 ;,.,, ti d - l ' Il ' ><"?: Uft:rawirus erpetieo r--irnlr n:n di'Il' - ~ouuui u i .... lr· '" 1Ur J'itt 1111~( ,." lll(;n t i rn. ) h. . r•.-·r ni!-1110 d C' II a

-..un IU' H1'hJll't1 hh ..iliH•IIIfil t'1u, -

1.1 . \ .\JH'l' I.JI~t<~ n-t l ' l f \ lH. I t

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BIBLIOQRAFIA MEDIOA MILITARE ITALIANA . . . . • . . . . OONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICH E NEGLI O'SPEOALt MI LI lARI NOTIZIE . . . . . . . . . . . .

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'nbboonmento è annuo e <lccnrro dal 1• ~teoni\IO al p rezzn d i 1.. 32 (l~storo 44' . Por gli u fllclali m edici e oblmlci- fnrmnrl•ti dol l'l. Esercito, l•t se rvizio ed In congedo, Il prozr.o clell'abbonnmento è r i.totto a L. 24 n.nt ic ipnlc. Por l so li uUl oln.li roeclic l (dnii" F~•nrcìto o della ' ftlrin a ), In q•tnluo'lDO rosl•ione si t r ovin o . i.' a•ume;;so un a bbonamento cumulat ivo al Oiornale di Medici11a Mi/il 11re od agli .4.-nn·lli dt Medicina N n tJrr/e e Col<miale al 11r ezzo ù l L. 45 annue. Tl prezzo del su pplomento conte non te l Rllo!i di mi.Zirrnità del corpo srmit11 rio militartl ò d 1 J,. 15, rldo t.to a r •. 8 per l soli abbonati .

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LEZIONI E CONFERENZE

CLINICA DELLE MALATTIE NERVOSE E MENTALI DELLA R. UNIVERSITÀ DI BOLOCNA

SUI CENTRI REGOLATORI DELLA VITA VEGETATIVA Conferenza dd Dir. ttore prof. Carlo Ceni agli ufficiali m ! dici d 1 l Pr• si dio militare di Bologna

Il problerna piti. importante e più oscwro tm quelli che si riferiscono aUo st1ulio delle varie funzioni del sistema nervoso vegetativo è quello rig~ta1·­ d ante l'esistenza dei suoi centri superiori regolatori. Non n{Jsconào la cornplessità della questione che s'impernia, su quella non meno osmtra delle r eazioni antagoniste del sistema, fte!!t,ro-vegetativo. Tutti gli enàocriMlogi sono oggi à 'accorào nell'ammettere che, accanto alle correlazioni umorali di armonia e ài contrasto che legano tra lm·o le diverse ghiandole endocrine, esistono le correlazioni nervose le qual·i, mentn formerebbero 1m tutt'UM colle correlazioni umora.li, avrebbe1·o il compito di regolarle provocando reazioni antitetiche che si esplicano con processi anabolici e catabolici. A spiegare il misterioso fenomeno parve dapprima che bastasse la teoria di EPPINGER ed HEss (1909), basata sulla divisione anatomo- fi$iologica del sistema neuro-vegetativo in sezione simpatica eccitante(catabolica) ed in sezione parasimpatica inibente (a.nabolica), la quale in un primo tempo si prestò alla facile vnte1·pretazione di non pochi p1·oblemi del metabolismo organico sia nel campo della fisiologia, che della patologia. Però questa divisione schematica delle reazioni antagoniste a bilancia, per la quale quando uno dei due si.ste'm i è in f1tnzione l'altro tace, an-dò pe1·àenào ben presto terreno dato che l'analisi llei singoli fenomeni ha àirnost·rato l'inesistenza di reazioni antitetiche pm·e in q,ua.nto in massima pa·rte gli orgwni sono innervati tanto dal simpa.tico che àa.l para_simpatico. Un tJo' di luM fu fatta sul meccanisrno delle reazioni antitetiche dalle ricerche del LowY. Questi ha dimostrato s1tl C1(ore isolato che le sostan:::e farmaco-dinamiehe agiscono provocanlto le stesse reazioni a,ntUetiche dell'eccitazione del vago e del simpa.tico attra.verso la sol1tzione del liquido n~ttri­ tivo. Per questo egli ammette che la 1·ea.:::ione dei nervi su.ll'organisrno p&rifcrico avviene probabilmente per mezzo di sostanze che si sprigionano sotto l'azi.one stessa dell'eccitament.o dei nm"vi. Queste sostanze, secondo il LoWY, sarebbero di natura organica (or-monica) ed aprebbero 1m'azione eminentemenu locale.


606

SUl

CE~TR.l

BEOOLATORl DELLA YITA VEOETATIYA

l ris!'ltati di Lowv furoM confermati dagli autori o'M sperimentarono sia s1d O'UQre di rana (NAVB.A.TIL, PLATTNER., KA.HN, ecc.), sia sul O'UQre di tnamm,iferi (Duscm, e WrNDHOLz, BRL"'flì:MANN e v. VELDE, ZUNZ, ecc.).

Così si ,,eppe che gli imp11,l.~i tra.m~essi dal vago sul cuore portatlO alla liberazio1w, da pa1ie dei te.~suti inMrvati, della così detta sostanza vagale, la qua.le esplica ìa sua az·ione sul protoplMma degli stessi tessuti (reattori cellulari). S ·iccome però la sostat~za vagale viene presto fì,8sata o distnttta 1~el soogue e nel1niocanlio stesso, appan·e p·rovato come minimo sia i.l campo sul q·u,ale agisce ogni terminazione nervosa. Con ciò si szJiegherebbero anche i t'ÌS1tltati negativi sulla t?'Mmissibilità mnoralc clcll'a::iono dci n or·vi oard·il'loi ott<Jnuti da EUDERLEN e BoH.""E-"· I0UIP e da PATRIZT, che S]Jerimentarono su·i cuori incrociati dei man~miferi. In seguito si sarebbe dimostrato come la SMtanza vagale si possa iden· tificare con una sostanza pnrasim.1Ja.tico-mimetica isolata dal sangue, dalla linfa e clal liquiclo cefalo-rachidiGtJ~o (BOT'l'AZ:r.r, VIALE). Recentemente acca.nto alla produziMW di q1testa «sostanza vagale •> il LO'IVY ha d-imostrato l'esistenza anche cl'-u na sostanza che in maniera analoga, si sviluppa per stimolazione del simpatico. CANNON, BACQ e BROHNA hanno poi messo in rilievo che la sostanza s·impat-icotropa (simpatina) si produce alla perif&ria anche per la stimola:::ione. di qu,alsiasi fibra simpatica postgangliare e che passa nel sa?~gue agendo s1~l cuore <lenervato. Così oggi si vietw dlla de(luzione che tooto le condizioni ù~trinse.che, f.J?Iantn quelle 6Strinseche alle q?taz.i è subordina.to il ritmo card·iaco, siano di nat1tra umorale (armonica) . Le condizioni intrinseche, q11elle che armonizza.t w colle 1'arie fasi della rivoluzione cardiaca Msicm·anào la successione dell'onda contrattile, sarebbero rappresentate da sostanze elaborate dal sistema twàale e clotate d 'a::i09l6 puramente locale (FoÀ). Le condizioni estrinseche, destinate a regolare la forza e il ritmo d6l cuore, sarebbero invece rappresen.ta.te da sostanze specifiche elaborate dai nervi moderatori ed acceleratori e che si sprigionano pure nel sito oove debbono agire. Oggi .n tende anche a spiegare il meccanismo delle reazioni antitetiche coUa teoria di ZONDEK, che sarebbe bMata su variazioni ioniehe negli elementi cellulari, twl senso che l'azione del potassio verrebbe assimilata a quella del vago; mentre l'azione del calcio a quella del sitnpatico. Seco'ndt> LOWY però la teoria del Zol'<-nEK spiegherebbe l'effetto secondario e non la cau.sa dell'eccitamento. Qual1mque sia l'intimo rapporto d'azione dei nervi antagonisti ·s·u i vari orgooi, le correla.zioni tra i due siRtemi vegetativi antitetici in condizioni normali oggi vantw intese, secondo HERING e · SHERRINGTON, come regolate da.lla legge generale, estensibile Gtnche all'innervazione antagonistica dei muscoli striati: l' ecoitaziona di 1mo dei centri paralizza il siste1na antagonista. Così p. es. a.ll'eccitmnento del centro cardiaco del vago 8i associa la paralisi àel centro acceleratore (l3RUCTCE 1 HERRIXG); come all'eccitamento del· l'in·ibitore sussegue l'elevamento del tono dei va.go-(lilatatori e nello stesso tempo l'abbMsamento del tono dei vaso-costr·ittori (ASHER). :MAJER ka poi dimostrato che la stessa legge vale anche per le sostaw::e farmaco-di-namiche, p.

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SU)' CENTRI RECOLATORI DET,LA YlTA VEGETATJV.A

607

es. la m&rfin,a che abba.ssa l'eccitaz-ione simpatwa e attmenta quella para.s~m­ pa:twa (miosi, &rachioardia). Secondo SCHATElQfiKOFF e FRIEDEJ'\THAL, HATSGREK, KoLoN e PINK anche alla periferia aii>Ver-rebbero (lei recip1·oci tra.sferimenti dell'eccita&ilità da un sistema all'altro. Le condizioni normali o patologiche dell'organo periferico av·rebbero per questo una grande import(mza 81tl suo modo di reagire all'eccitazione di uno dei d1te sistemi vegetativi. Accenno infine alla teoria delllt duplice 1·eattività dei dtw sistemi vegetativi, nel senso che tanto l'uno che l'altro siste·rna sieno capa{}i di agire in<lifrentemente eccitando o inibendo gli 01·gani e i tessuti da lo1·o innervati (SPADOLINI), e che ambedue i sistemi concon·ono pertanto egual·mcnte a ma-n te1~cre l'equilibrio della vita vegetativa. Bttlla dtt.plù:e maniera di reagire dei due sistemi è ba.sata anche la teoria eU SHER.RINGTON sull'innm-vazione reciproca, la sola che possa spieganJ. come colla so1>pressione dello stimolo simpatico 8ttl tono clei vasi. si ottengano effetti 07Jposti da qttelli che si hanno a.ssocianào l'azione inibitrice elci cent1·i vaso-costr-itt01·i con quella i·rritativa dei va.so d-ilatatori. · Ammessa la duplice 1·eattività, di tma stessa via vegetativa, nel campo speci[i{}o don'ùvnervazione della pupilla, nella quale le reazioni antagonistiche si esplicano per eccitazione esercitata su apparecchi 1nttscolari d·iversi, rappresentati dal 1n. rlilatat&re e dallo sfin,tere, MV't emmo quindi pure ammettere che tanto la 1mosi, quanto la tnidriasi si possono rispettivamente avere sia per eccita:done o per inibizione llel centro para.si1npatieo dello sfintere, sia per inibizione o per eccitamento del centro ttmpatieo del tn. dilatatore. Oomc e quando lo stesso sistema vegetativo, entri itt gioco colla sua azione eccitatrice opput·e coll'azione ù~ibitrice non lo sapp·i amo; così che rimane sempre un mistero se nell'equilibrio &rgawico l'intervento dell'uno o dell'aUro sistema dipenda p . es. dalla natut·a degli stimoli esterni o interni che pr&Vocano la reazione, o se invece dipenda dalla natura dci ce·ntri s1t. cui agiscono gli stimoli stessi. I risultati di alcune mie t·icerche sulla costituzione del sist&ma neurovegetativo, delle quali dirò nel capitolo segttente, hanno dimostrato che nella serie animale la reattività pupillarc alle sostww::e fannaco--dinamiche è in proporzione diretta col grado di e·voluzione àella specie, ma costante nella forma. Ciò dimostrerebbe che lo stimolo nella provocazi~ne del fenomeno n.ot~ ha che un val01·e relatvvo e secondario, ma che tutto dipende invece dai centri stti quali lo stimolo agisce. Si tratta qttindi di vere proprietà funzionali specifiche Mi centri del sistema nervoso vegetativo, d"' energie preformate, già ben definite O!Mlte negli esseri meno evoluti e dalle quali soltanto dipende la forma delle reazioni antitetiche dell'organismo .

I. -

Centri regolatori delle funzioni psichiche e delle funzioni vegetatlve. Personalità corticale e personalità sub-corticale.

N ella cmnplessa questione delle reaz-ioni antagoniste del sistmna neuro'IJegetativo hanno indubbiame.tlte un'importanza capitale i centri regolatori delle funzioni vegetative.


608

SLI CE~RI REGOLATORl DELLA VITA VEOETATIVA.

È nota la grande influenza che i processi psichici esercitano su qttclli

veget«tivi; in moào chft in. fisiologia oggi Mn ~ piìt. possibile tar6 U114 nettq distinzione tre' la. t'ita animale e la vita vegetativa. l rapporti tra il sistema vegetativo rappresentato dal simpatico e parasimpatico 6 quello cerebroS1)irwle àcstinato a.lla 1;ita di rr.lazione, rimangoM tuttavia sempre O/V'Volti nel più oscuro mistero. Generalmente si cerca di spiegare il ftmameno con ipotetiche correlazioni dirette tra i centri psichici corticali e i centri regolat.ori del m ('taboUsmo, Mn ancora ben definiti, ma universalmente riten·uti localizzati 11-Ci gangli della ba.se àel cervello, sopratutto nello striato 6 piit ancora nel mesencefa.lo, sit·uati intorno al pat-imento del III ventricolo. Per spiegare l'inf11tenza che la corteccia. esercita nello stesso tempo sul sistema simpatico e parasimpatico DANIELOPOLU attribuisce a questi centr-i vegeta.tivi 81tbcorticali 1vn carattere anfotropo, come anfotropo è il fattore periferico o wmorale che agisce sul simpatico e parasimpatico. Secondo quest'a1.dore, i rappMti tra i centri psichi~;'Ì e quelli vegetativi subcorticali si effett1wrebbero in via indiretta coll'intermediario della zona cm·ticale sensitivo-1notrice, la q1tale riceverebbe i vari stimoli sensoriali in genere e li trasmetterebbe a.i centri anfotropi sottosta.nti. DA1--'IELOPOLU non ammette che n ella corteccia esistanw dei centri che agiscoM su ciascuna j1mzi.<m,e vegetativa; sempre secondo quest'A., la. corteccia eserciterebbe un'infi-u.enza generale su tutto l'asse cerebro-spinale. rendendo piìt eccitabili i cen-tri vegetativi. I n tal maniera, si spiegherebbe come, sotto l'i7~flumtza della corteccia, soM eccita,t i nello stesso tempo piìt centri vegetativi. n MuLum, che condit•ide il concetto di FR. K RAUS, ne-ga pure e in modo assol1do la presenza ài q1talsiasi centro regolatQre della vita 't'egeta.tiva nella corteccia cerebrale. «In questa avrebbero seàe esclt~ivamente i centr-i S1t.periori che servono a regolm·e le funzioni piìt elevate della. vita animale. T1ttte le percezioni che giungono a Mi dal mondo estertw p81' mezzo degli O'rgani di se-nso cntraM a far parte della personalità corticale (Oorticalperson) che ha per base la rnem01·ia e si trasformaM in àetermina.ti nwcimenti. D ella personalità corticale fa.n M parte anche le funzioni del pensiero, tJaJe a dire i processi che servono a val11,tare le varie impressioni del mondo esterno e che da.n M o1'igine agli atti volitivi ». «L'intera cosl'it1tzione della vita vegetativa, scrive il MULLER, sarebbe invece 1·appresentata dalla personalità subcortica.Ie (Tiefenperson), che sa1·ebbe il nucleo della pe:rsona.li tà per eccellctLZa. Q1testa è costituita dal sist<>ma extrapirarnidal~ , dal sistema vegetativo compresi i rispettivi argani periferici e in modo speciale le ghiandole endocrine. Gli apparati regola.tori centrali di queste f1tnzioni han1w la lMo sede filogenetica nella parte piìt a.nti.ca del cervello, n el paTlùl1t1n e nelle parti basali del meseneefaw. Le f'!mzioni regolatrici lega,te a qu.esta pMte àel cervello servono a governare l'intera vita primitiva fa.tta di irn p1r.lsi , sentirne?lti, affetti eà istinti, come p?tre ài t1ttti i processi del ricambio m ateriale che sono in stretto rapporto cogli ormoni n. «Le funzioni regolatrici ehe si 1·iassurnono n ella personalità subcorticalc (Tiefenpetson) hanno l'importa.nza più granàe nella costitu.zione della. personalità. Esse sono an~che le basi della costituzione smnatica e psicki.ca deU'inilivià1w e da esse di pende perciò il modo di reagire agli stimo'U esterni».

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Sl:l CE.o.VTRI REGOLATORI DELLA Yl'IA YE(;ETATI\A

609

N oi non possiamo accettare la schematica distinzione di una personalità corticaJe o personalità subcortioale dei sucldetti .A.A . che negano alla cortec&ia cerebrale q1~alsiasi intervento negli imp?dsi, sentimer~ti, affetti e qualsiasi partecipazione alla vita 'l.'egetativa, perchè in pie'M contrasto coi ris1tltati delle nost1·e esperienze eseguite s1' va.rie specie d' aninutli. Anzi tutto, come abbiamo pot1tto di1nostra1·e pm· gli istinti superiori i1~ genere (·istinto sess1~e, istinto della socievolezza e della p1tlizia) e in modo speeia.le per l'istinto materno, questi coll'et:oluzione, nei vertebrati pih 61'0luti d.ai ctnt1·i subcm·ticali sa.lgono nella corteccia cerebmle localiz:mndosi in mo<l.o speciale nel lobo prefrontale. Frmno eccezione gl·i t'ccelli nei quali gli istinti superiori hanno sede nello striatum, che 1·iassume le funzion·i (lella corte<!cia. localizzandosi pure 1tel suo polo anteriore. Per q1testo la chioccia 91H~tilata <lel polo cerebrale antm··iore ll'ambo i lati, abba.ndona la nidiata e la cr.tgna m ·utilata clel lobo prefrontale si cl·isinteressa <lei propri cuctJioli e si r-ifittia clecisa.mcnte di allm;a.rl·i, scacciamloz.i e 91Lardendoli eà wnche 1wciàeniWli qtlo&ndo ess·i cercano eli poppare a.lle sue mammelle ancor ?'icolm.e <li latte. Così non possiamo accettare la schema.tica <Zivisione di pm·sonalità corticale e S1tbcorticale di FR. KRAUS e ::\JL~um che l·i mita al pa.Hidnm e al mesencefalo i centri rcgola.tO?·i del ricambio, pm·ohè le esper·ienze 11tie e quelle dei miei allievi hanno clirnostrat.o che wnche i centri regola.to·r i delle funzioni vegetative, in modo speciale delle ghiao~uZole en<locrine, che sono in correlazione col mondo esterno, coll'evoluzione <lei cc.ntl'i <la.Uabaseclel cervello pa.ssano nella corteccia cerebrale fondcnclos·i co·i centr'i elci processi ·psichici. Come dirò qu.i ap7H·esso, ai r.et~tr·i snhcnrt-ir.ali rimr1.1tgono le f1tnzioni brute, le fwnzioni au.tomatiche, filogeneticamente le pih antiche, (lestinate ai ,~ingoli organi perifcri{}i. Anche q1~i fanno però eccedo-ne gli uccelli nei quali i centri vegetat·iv·i S1tpm·iori hMIIIW sule nello stria tu m.

II. -

Centri vegetati vi superiori o centri neo· vegetati vi e centri vegetativi inferiori o centri paleo-vegetatlvi.

L 'esistenza eli centri superior·i destina.fi a regolare le funzio?ti vegetative e in particolar moiW le ghianclole en(locrinc, climost·rat<i da me e dai miei allievi (DE Lrsr, ToooE, DEsoGus, Cu.:s ATTI, DE NIGRIS. JEDLOWSKI) , n elle va1'ie spec·ie d 'animali, è ogg'i ammessa ik~ CoLI:i, KLIPPEL, FOSTE&, ScHuLz, FERRARINI, F AL'I'A.1 VIOLA, K ULIABCO e· altri, q1utli eleme-1~ti indispensabili per real·i:::zare le intime correlazioni u·a la vita psichica e la vita organica. Riasst~mo b-revemente i ?'isu,ltati delle espcrie.n::e che depongono per l'esistenza di centri vegetatim s1tpe1'iori localizzati nel telencefalo degli esser-i pih evoluti: I ris?tltati <lelle esperienze escgtt.·ite colle nwtilazio?~i cereb-rali hanno d·imostrat~ anzi t1~tto che nei vertcbmti inferiori, com1Jresi qtMlli che già presentano i primi abbozzi della corteccùt cerebra.le (testugine, cavia, conigH.o) non esiste alcu;na n etta correla.zoione flm::ionalc tra qttesta e l vari organi periferici. Q1~esti esseri ài soUto, tanto rnaschi che femmine, in seguito alla mut.i lazione dei dzte emisferi cerebrali 1Wn presentwno, ·i nfatti, alcuna moclifica-


610

WJ I

CE~l,U

REGOLAT O RI DELLA VCTA VEOETA1'IVA

zione apprezzabile. nè immediata nè ta.rdiva delle ghianilole sessuali, deUa tiroide e dei swTen·i. }; egli 1wcelli e più ancora -nei mammiferi superiori a cortec<;ia et:oluta invece esistono cmTelazioni d·i indubbio valore tta il cervello (striatum dei pri·m i e corteccia de-i E~l. di) e i 'Vari m·ga;ni per·iferici. Le mutilazioni cerebrali, infatti, eseguite nel pollo e nel ca.ne d'ambo i sessi, luvnno costantemente dato l1wgo ·ad alterazioni funzi.onali im:mediate e tardive n elle varie ghiandole endocrine, le q1wli sono state ù~ pro1JI'Yrzione diretta si{l. colla gravità del t1·a•wma, sia MUJ&ra .col grailo di evoluzione (lell'anim.ale. I reperti si possono così riMsumere: arresto immediato e tum·ultuoso delle ghiandole sessuali e dellapineale ed iperf1tnzi.<me della. tiro·ide, paratiroi<li, surreni ed ipofìsi. Col tempo le varie ghiattulole terulono a r·i11rendere il loro equilibr·io fmtzionale, ma sempre in modo i1W0m1Jleto e<l imperfetto; così che il tramna si ri1Jercuote rUJtevolmente sulla potenzialità procreatrice degli an·imaU cerebro-tr·wwma.tizzati e persino 81ti prod.otti di concepimento. Gli stessi ·ri~1tlta.ti si harano negli animali a cervello integro e sottoposti a traurm p.çico-smsoriali mediante l'arcPcamento ed assordamento con lesione de-i ·rispettil:i orgmti di senso pm·iferici (1) . I trautn·~ cerebrali e i traumi psichici si rip&rcu.otono quindi .w.llc ghiMulole e1w.ocrine cogli stessi fenomeni i?nmc<liati e taNli-ci. I risultati ottenuti ooi t·raumi cerebrali e coi t?'(I!IHni p.,ico- scn8oria.li nei vertelJrati s~tperiori (pollo e canP.) hanno pPrnH'RSO di trt~1·re le seg1wnti deduzioni: a)• rwl cervello clei vertebmti superiori. e lJiÌl pre.cisamente nello stria· turo degli ttecelU e n ella corteccia c·erebmle dei rnammiferi più evol1lti esistono àif111Si ?~ella m.a.ssa nervosa i centri regolatori del metabolismo i quali costi.t'/.t.iscono l'a.nello di 11nione tra vita tJsi.chica e vita orga.nica. Q1testi centri vegetati'IJ'Ì s'Uper·iori o centri neo-vertetativi, gli ulti·mi a comparire ncll'et•oluzione filogenetica, non possono essere confn!li coi centri paleo-vegetati vi dei segmenti sottostanti clell'asse cerebro-spina.le, già facilmente dùnostrabili ne•i vertebrati inferiori, perr.hè d.otati di. funzioni 1Jrop1·ie e ben definite. Essi sono 1·appresentati da cl11e tipi di u.nità 01'f)attti.che omogenee, f1·ammiste tra di loro e à.otate rispetti'IXLmente di energie ben d·istinte ed opposte le quali, unitamente ai centri vegetati·vi sottostanti, agisco1w ·rma come eccitante e l'altra come inibente llelle ghiandole sessuali e llelle varie ghiatulole a secrezione interna. b) la prima energia, l'eccita.nt(), serve a spinyel'e a.U'aziorM il sistema neu?·o-ghia11.d.ola.1·e che p1·ende parte pii1 diretta alla rip1·oàuzione della specie. Q·u.esto sistema neu·ro-vi,~cera.le è ·rapprese1~tato dalle g7tiandole sess1ta.li e dalla pineale coi rispe.tt·ivi cent.r i e vie nervose e provvede ai processi a nabolici. Senza que.sta. energia. le ghiandole S1tddette entrano in stato di ipofunzione, a tutto vantaggio delle ghianclole clte provvedoM ai processi cata.bolioi. Anche (1) li J ED I.<m 'sro ~oll .. pon ' >Hlo rtll'i nlt• ~~ iou<· <lì llr·o iùo ùcll<· ••ln k <'< rcbr·o-tra.nmntizznrc quando ~:li t'l!<'! ti d t• l trrHrma t· r~nto s<·nrnparsi " glì o.uimnli Si presuntavano <St< rio rm< nic so ni ,. sirnili ai nol'llutli <· u.vc .-nno !l.n<·h c rÌil<'QUiaruto Jl )leso inizio!<', be. notato in qu~sti

Ch<' tolkrauo uO-<l (![ liro i ù c U~~ll i tnilHH<' tl<•i <:Outrolll.

P•·r di pih iu qu ·s~i nnilll:tli ~~ B•>nO ri s<'ontrM<' modift<'n.zlonl d c Uc tiroidi(' d el t<-stl~oli molto annlogbo sciJb<'ll <' nw no gnwi n Qttdk cb<: si hnuuo mgll ~sserl più evoluti solamente cerebro-II'Si. Ciu pro.-er ' bb" ~he già ne i n ·r t<•bto.ll fn.ftriori eqlstono l ])rimi abbozzi di centri vcR'O' tnti'' i corli•·ali 1 tt unll ,·,· nr.:-ou o m •;;si in "''iu ·nz a. do ltnuto sommando l'azioUl· catabolica del trauma n q u :·l la ddl'ipcrtit•oiùf>'ruo ><PI'I'im~ ulalt·.

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St:I CE!\"rRI REGOWTORI DELLA VITA VEOETATlVA

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' il timo fa.r ebbe parte del gruppo ghiandolare Che vive sotto lo stimolo dei cent1-i corticali (0IA.BATTI). L a see<mila energia, l 'inibitrice, è destinata invece a ma?~ttmere entro certi limiti funzUma,li il gruppo neuro-ghiarulolare rappresentato dalle paratiroidi, surreni, ipofi,8i e più special1ntmte della tiroide (gruppo antisessuale) che coi rispettivi centri e vie pr01,."'Ved.orw ai processi catabolici. Senza questa energia le singole ghia.ndole M~trano in uno sta.to di iperfunzione a danno soprattutto delle ghiandole sessuali. .Anche la f1~nzione delle ghianrlole a secrezione esterna, viwebbe sotto l'infi'uenza eccitatrice ed inibitrice del cervello. Per questo la secreziOne lattea della ghia~la 'mamma.ria, tt-ei tra1tmi cerebrali, è compromessa sopratutto quantitativamente, e il fegato perde la sua furv::;ione ematopoietica nei traumi cerebrali (CENI) . R icerche sperimentali in 001·so di esecuziat~e nella 1nia Oz.inica, permettono poi sin d'ora di affermMe che il cel"'!Jello presiede anche alla regolazione del ricambio azotato, giacchè ai trau·n~i cerebra.li seg1M pressochè costantemente un aumento considerevole dell'azotemia (JEDLOWSKI).

III. -

Omogeneità funzionale dei centri neo-vegetativi.

L'azione che i cent·r i vegetati"'-i superiori o neo--vegetativi esercitano sulle reazioni viscemli va intesa anzi t1ttto nel senso p·revalentemC?bte quantitativo, nel senso cioè che essa, ment1·e non esercita alcuna notevole infliumza diretta s1tlla natura specifica delle s·ingole reazioni viscerali, invece indnce modifìca.zioni funzionali, piit. o meno accentuate, transitorie e perenni, nel grado e nella durata delle me-<lesime. Oiò devesi al camttere dei cent1·i viscerali sup&riori, che sono rappresentati da 1mità omogenee diffuse Ùl tutta la. massa cerebmle e sono dotate di j1tnzioni generiche, dalla di C1ti s01nma soltanto ris1tUa la loro efficienza nat1wale, come è risultato dalle varie m1ttilaziatli del cervello. Per questo le deficienze e gli squilibri ne1t.ro-ghiancloZari sia quelle immediate, sia e piit. ancora quelle residuali, tanto negli animali cerebro-traumatizzati, quanto in quelli psico traumatizzati sono in proporzione diretta col grado del t1·a1tma. Oosì si spiega co-me mentre la gallina m1ttilata dei d-ue emisferi cerebrali cessa per semp1·e di deporre le uova a?u;he qu-ando sopraii>Vive a lungo; invece la gallina mutilata di un solo emisfe?·o, che può vivere in ottime condizioni gen.erali 1-2 a,nni, depone, amcora le uova, •ma il numero annua:le di questa difficilmente raggiunge la metà della media normale. F enomeni analoghi si oss&rva?W nei mammiferi superiori: il cano scerebrato di GoLz come quello di BOTBMANN, vissuti rispettivamente 18 mesi e 3 anni, non cliedero mai segni di erotismo. Invece lo due cagne del ZELIONI mutilate solo della parte convessa della corteccia cerebrale e vissute l'una 4 anni e mezzo e l'altra 11 'mesi, presentarono ancora delle reazioni erotiche per quanto scarse e poco marcate. I nvece due cagne da me sottoposte alla demolizione della parte convessa della corteccia ce1·ebrale d'ambo i lati e sopra'Vissute 6-7 mesi non diedero mai segno ili erotismo e preset1-tarorw ·una scarsa attit>ità delle ghiandole sessuali. L 'influenza dei tra1tmi cerebrali S1tlla ghiandola mammaria è pure dimostrativa. N ella ca.gna sottoposta pochi giorni dopo il pa1-to alla de?rioli-


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SCI CE.'\"TRX REOOLATORI DELLA VITA \"EQETATIVA.

::ione della parte convessa dnlla corteccia cercbraZe d'ambo gli emisferi cessa la secrezione lattea c per sempre. Nella cagn,a invece sottoposta arla demolizio·ne corticale di un sol lato la secrc:ione la!tea divie?le scarsa e dura so!.o per un 7Jeriodo di 30 giorni circa, anche qu,a,nào l'animale si rimette cornpletamente. (CENI:« Cervello e fun.z ioni 'materne » Latte.y -Torino, 1922). I V. -

Correlazioni tra l vari centri vegetatlvi.

Dopo i faUi stt accennati n?n cred? rzui1ldi che ·vi po~sa tmer du,bbio s1d ca.rattere omogeneo della duplice a~ione eccitatrice ed inibitrice chs la ma3sa cerebrale esercita stti vari organi e tMsuti. Rimane ora a dife delle correla· ritmi fun.zionali tra i du,e sistemi di centri vegetativi antitetici s1tperiori (cent·r i neo-vegetati·vi), nonckè delle correla.zioni che q1Msti cent·r i superiori hamm,o coi centri sottostanti (centri paleo-vegetativi) e che già n ei vertebrati mMw evoluti appaiono nettnmente CJostituiti, come i neo-vegetativi, da due sistemi antitetici, l'uno eccitafhre e l'altro inibitore, rappresentati dal simpatico e daltJaras·impatico. Specia.le importanza acquista1w evidentemente le correla~ioni tra i centri vegetat.ivi corti-cali e i Mntri lo·caliz~at·i nel pallidum e nel mesencefalo che rappresenterebbero i centri regolatori più a;ntichi del m-etabolismo.

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COR.RELAZIO~I TR.A I CE:'<TRI NEO- VEGETATrvi.

..Anzit1ttto non possiamo negare ai dtte sistemi neo-vegetativi, eccita'ore e inibitore una certa autonomia f1tnzionale che sotto l'azione di defqrminati stimoli esterni possa permettere all'uno ili prevalere sull'altro. Oosì solo si può spiegare p. es. come il sistema ecc-itatore, più sensibile a stimoli piacevoli, di solito p1·eva.lga su q·1tello inibitore. Viceversa dicasi del sistema inibitore il quale, co'me è d·imostrato, agisce sotto l'azione di sti?noli dolorosi prevalendo s1tl s·istema eccitatore. L'a1ttonomia dei (Zue sistem·i neo-vegetativi non può esser tuttavia che relativa, giacchè ili regola i d1u~ sistemi entrano in giuoco contemporaneamente e solo si tratta di prevalenza dell'uno o dell'altro. P&r questo dobbiamo ammettere anche delle intime correlazioni tra i centri rappresentanti delle dUB energ-ie corticali anhteti.che, correlazioni che li rendono pressoohè inscindibiH e che sono effett1tate da vie associative intra ed interemisferiche. E sistono a ogni modo llei casi che fanno eccezione alla regola, n ei quali l'autonomia dei due sistemi si può considerare presso che assoluta; ili modo che un sistema reagisce allo stimolo senza che l'altro intervenga a creare apprezzabili rca:::ioni ll-i contrasto. Così dicasi p. es. dell'influenza degli stimoli ester·11.i sulla pupilla, i q1tali, di q1talsiasi t~atura essi siano, piacevoU o dolorosi, agiscono sempre e soltanto sul sistema eccitatore con reazioni m iilriatiche (V celi P. II). Possiamo q1ti1uli ritenere che i centri ne<r-vegetativi vivono di vita propria e rappresentmw due tipi d'i e1Mrgie preformate: 1ma eccitante e l'altra inibente, le quali di solito agiscor1.0 in modo indipendente. CORRELAZIO:'il TRA I OE'iTI!.I NEO-VEGETATIVI E I OENTRI PALEOVEGETATIVI.

Che debbano e.~i.~tere <lelle vie associat·ive che 1miscono i dt'c sistemi neo c pa lco-vegetatiYi è intu·itivo; quali sieno q'UIJSte vie non è però facile dimostral·lo , S olo in ba.~c ai risttltati sperimentali i rzu.aZi provano CM le 1'ea -

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SUI CE~"'TRl RF.OOLATORI DELLA VITA '\E GETA TI\· A

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zioni agli stimoli esterni, tanto fisici che psichici sono immediate, ra1Jide e tumultuose, dobbiamo ritenere ohe 1e correlazioni tra i due sistemi s·ieno pi·ù i-ntime di quanto si possa credere e servano ad unire tra di loro i rispettivi centri eccitatori ed ilnibitori ·nel modo pih Clnnplesso. Dobbiamo ammettere ancO'ra ad ogt•i modo che tali correlazioni sieno effettt~ate tanto ·1nediante vùJ ot>Wnime, quanto mediante vie eteronime, nel senso che oia.9cnn sistema neQ-1Jegetativo sia in correlazione col 8istetna paleo-1Jegetativo ornoni?no e col sistema an~tagonistico sottostante. Solo così si può spiegare come tm determinato stimolo esterno possa provoca·re contemporanea.m.e1~te reazioni periferiche tanto nel campo del simpat·ico che del paras·impatico. Per quanto non sia dimostrabile dove avvengono le CO'rrelazioni tra i centri '1,60-1Jegetativi e queni paleQ-1Jegetativi è presttpponibile che esse si compiano a,ttraverso i centri pih anltichi che servono a regolare il 1netabolìsmo, vale lt dire, come abbiamo visto, atftraverso i centri sottocorticali, localizza.ti soprattttto nel pallidum e nel m('sencefa.Jo. È meno ammissibile a ogni modo che tali correlazioni si Pf!ettltino per ·mezzo di segm(mti inferiori che rappresentano la sede della reattiv.Uà bmta e del troftamo elci àwe,-si organi periferici. V. -

Meccanismo d'azione degli stimoli esterni (pslchici) coscienti e Incoscienti nelle reazioni organiche.

Pw· ammettendo m~ 'ilnt·ima correlaz·ionc t1·a i centri nez~r~vcgetativi e q1telli pt~leo-t,egetativi, l'azione com1>lessa degli stimoli egteJ•ni sulle var·ie reazioni 1>-iscerali non p·ztò an~zi tt~tto e.~ser interpretata che con una certa autonomia llei due sistemi sopra detti, i1t modo <ln poter assic1trare a questi ultimi anche una funzione wdi11etldente clai pri·mi. Deporrebbe per ·u.na atttonomia, sia pm· relati·va, del sistema paleo-vegetativo, SO]Jra tutto il fatto che, mentre esso fO'Nna un ttdt'uno, co·me si atnmette <lai piit, colle correlazioni inter- ed i1ttm-ghianulolari, vnvece il sistema neo-vegelcttwo a.gtsce tndtpendentemente e al dt sop·ra dt ogni correlazione 1ttnoraèe pm·iferica. Le reazioni antitetiche di at·ig-ine centrale, provocate d4 stimoli esterni, p(tre avvengano infatti attra'verso il sottostante sistema paleQ-1Jegetativo, si con~p·iot~o sempre l! in modo affatto irnlipendente e cott una formula e con un grado costatnt.i at~che quanulo si interrompano i vari rapporti itlter- erl intra-ghiarulolari. Oiò è stato dimostrato ·in animali (pollo e cane) castrati e in seguito Ce1·ebrotrawtnatizzati quando erano ce.~.<Jati gli effetti della castrazione. In questi casi si riscont1·a semJ>re 1~n'esagerata attit:ità clella tiroide e de't stt?·reni (CENI, DE Lr~r); tnM~tre l'ipofisi presenta ·i ca.ratteri di un'eccezionale stato di ipoattirvità (Deliogtts) . Lo sqttilibrio plurigh-ia1Ulolare in questi antimali non può essel'e qu·Ln(li ili 01·igine cerebrale. Il sistema neQ-1Jegetativo p1~ò esser consiclerato come l'elemento pii'~ nobile che colle sue energie eccitanti etl inibenti regola e govenb(~ il metabolisnw attraverso il sistema paleQ-1Jegetati·vo, plasmanrlo la vita orga1L·ica alle esigenze dell'ambiente esterno. Per ciò l'attività del sistema 1·egolatore cerebrale è subO"rdinata solo agli stimoli esterni, e solo alla loro natu.ra e al loro grado si deve l'intervento e il p1'eL·alere delle due energie: eccitcmte e inibente, di cui es.~o dispone. Gli stimol·i e.gtemi, i quali possono essere valt,tati solo clal pt.mto di vista strettamenttJ biologico e per q·uesto gitulic<~ti soltanto seconilo il principio dell'n tilità per la vita org~ica , vanno così divisi in positivi e negativi a seconda se agiscono in armonia o no col bene rlell'organismo, a


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SUl

CE~TRI

RECOT.ATORI DELLA VI'T'A V.EC ETATIVA

seconda, cioè, se agiscono in difesa o it~ danno della vita vegetativa e in particolar modo dei processi della. p?'Oareazione. Sono quindi positivi t1ttti gli sti1Mli che sono rappresentati da immagini belle, piacevoli, gradevoli ecc., le sole che sono capaci di far azionare il sistema ne<H:egetativo 8 qu.i tuli e{Jcitare t1~tti quei processi viscerali att.a-bolici che corrispondono all'interesse d ell'indi1:id1w quale mpp1'esentante la speci6 e di inibire quelli dannosi. Sono invece U('gativi tutti gli stimoli che s<>tw t·appresentati da immagini b1·11tte, sgra.devoli, dolorose ecc., ù quali sono incompatib1.li con qualsiasi processo di llifesa (processi anabolici) 8 perciò inca.paci di far azionare i centri ,·egolatori, &ioè i centri corticali. Questi st·i moli al contt·ari.o agiscono sempre in danno dell'organis1M, esagerandoi pYocessi catabolici; il che si p1tò inte-rpretare come l'effetto di un'aziotte paralizzante dei centri S1tJ)(triori o dt à1,jesa. Sop7Jressi in tal modo gl~ st·tmoli regola.tm·i corticali eccitanti ed it~ibenti, am..che i rispetti1Ji cent·ri regolatmi omonimi sottostanti (mesC?~cefalici) vert·cbbero ridotti al silenzio; di modo che i due sistemi neuro-ghian.dolari. a.n titetici: il sess1~ale e l'aniisessuale, pr-ivati degli imp16lsi di origine centmle, eccitatori cd intbitori, sotto i g?,a(·i vivono, il p1'imo cessa di f1tnzionare, tnentt·e il secondo ent·ra i1L uno stato di iperattività insoltta. In altri terntini, eliminato il sistema neo-vegeta.ti!;o, al di cui inte1vento sarebbe ri.servata .sop·ra t11tto la f·u.n:::ione n :golatrice e cooràina.trice dei p1·occssi ana.boliei, l'01·ganismo sarebbe in balia di centri e di ener~e brute, autoctone, del sistema n euro-ghhmrlola:t e sottostante che tendono per natura a sorpassare i limit·i compa.tib-ili col benessere àell'i?uli-vicluo, favore?Ldo i processi catabolici. Così solo credo che si possano interpretare anzi tutto gli effetti disastrosi immediat·i e a carattere catabolico del trauma cereb·rale e del trauma psichico . s~t.gli organi Jlerijcric·i , i qua.li solo col tentpo e lentame-nte tendono a ripre1ulere il loro equilibrio fmtziona.lc sotto l'e.~clusiva azione a1~tmnatica dei cM~tri

?'egolatori mescnccfa.Um, ma senza mai raggiungere a.l'meno· nei traumi gravi, la pe-rfezione di quell'eqtt-ilibrio pl1tri-ghiandola1·c fìswlogico che spetta ai centri regolato1i superiori. Gli effetti resùluali dci traumi organici e psichici non si JJOSSMW interpretare diversamente. A quali centt·i e a qttali te.~sttti siano legate le misteriose energie atttoctono alle qu.a li obbedisce il 1-itmo m.eta.bolico dei due gruppi ghia.?Ldolari antitetici che, libe-rati dal controllo centrale, gli 1mi si arrestano mentre gli altri entra-no in uno stato di ipc-rattività, non lo sa.ppiamo. Evidentemente si tratta qui di yuei complessi meccanismi metavolici-t'itali autoctoni a base di energie ecc-ita-nti ed inibenti, che regola.no il ritmico nwvimento metabolico de-i siti{loli organ·i e tessuti dell 'intero o1·ganismo, attra.verso il siste-ma ?tervoso, ma che suno a noi anco?·a, si può <li?·e, completa.mente ignoti. Una parte importa..ntissim.a a'!Jrebbe a ogni mocl.o in q11.est.e f1mz·ioni autoctone il sistema ne·?~ro­ vcgetati'!J'O periferico, i di cui gamgli SMW i primi e i soli a rùrentire, imiem6 alle rispettive ghùvrulole, gli effetti disa-strosi della soppressione dci cMtt.ri rrgolatori cm·tica,1i, come avbia.mo visto nei trautni cerebrali e psichici. Il ritmo m etabolico sat ebbe qumdi legato a funzioni essenzialm&?Jk autoctone dc•gli organi e t.t>ssuti periferici e non dovuto a. influenze unioomeute del sistC'ma simpatico e parasimpatico, come si p1'etende di spiegare colla dottrina dell'antagonismo a bilancia di EPPINGER ed HEss. Al sistema ne1~rO--'I.lfgetat·iw, $0p1'a t1~ttn quello centrale, spetterebbe essenzialmente la

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St!I CENTRI REOOLATORI DELLA nTA VEOETATI\"A

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ftmzione co01·dinatrice e regolat1·ice dei movimenti metabolici, la q1tale colla fìloguusi e ontogenesi si sposta progressivamente nella corteccia cereìrale. Dall'intervento delle dit·erse ghiand.ole e più ancora dal l01·o diverso gradAJ di attività dipenderebbero i processi anabolici e ca.taboZici: di 1noào che non è neppur possibile una netta distinzione di ghiandole anaboliche o parasi'mpaticotrope (sessuali) e ghw.nilole catalwliche o simpaticot·rope (tiroice eco.f che possa rispondere all'aTbitraria tli,·isione nem·o-regetativa di EPPINGER ED HE<i'". Le mie esperienze an·ebbero infatti dimostrato come le singole ghiandole sieno capa-ci di esCTcitare una doppia azione: anabolica e cata.boliea, a seconda del loro grado di attit·ità. Infatti le sostanze delle stesse ghia.ndole genitali, mentre in dosi minime stimolano le ghiandole omonime viventi e il metabolismo in toto con conseguente accum1tlo di gra.sso, invece in dosi elevate agisco1w in senso 07Jposto inibendo le ghiandole omonime viventi e jav01·end.o così l'eliminazione delle sostanze di risen•a. Ancor pih dimostrativa è la doppia azione delle ghianilole a?ttisessuali: tiroide, suTrC1~ri, ecc., le di c1ti sostanze elaborate, a seconda della dose, provoca-n o egnalmente processi anabolici o catabol·id. Lo stesso fatto che nn determinato stimolo esterno può eg1talmente prot•ocare p1·ocessi ana.bolici e catabolici, vuol di1·e del1·esto che non esiste una netta dilitinzione anatomica di 1m sistema neuro- endoC?·ino anabolico e catabolico, si-mpatico e pamsin~pa.tico; ma clim.ostm che tanto l'uno che l'altro sistema sono ca.pcwi di una duplice azione. Le figu·re schematiche q1ti amtcsse (Fig. l e 2) 1·iass1tmono il mecowLismo d 'azione degli stimoli esterni su·i due gruppi ghiandola.1·i ant·itetici; sess1wle ed a.ntisessuale desunto clai ris1tltati delle 1·icerche cseg11ite coi tra1tmi cerebmli e coi tm11mi psichici speri1nentali. Lo sti·molo positivo eccitatore ( +) nei due sistemi regolat01·i neo-t·egetati'l:i ( + e-) sotn?nandosi colle funzioni eccitat1·ici e inibitrici ( + e - ) dei d1te sistemi regolatori paleQ-JVegetatit·i, t·a1JP1'esentati 1"ispetti'l:a?n ente da ce1~tri mesencefalici simpatici e parasimpatici, le esa.lta ent1·ambe eccitando per conseguenza il gruppo ghiandolare ses81tale ed i1Libend.o il gt11.ppo antiscssuale. Al contrat·io lo stimolo negativo inibitore (- ) p01·al1zzando i d1te sistemi neQ-JVegetativi ( e-) sopp1·ime ai d1tc sistemi 1'aleo-'regctati'l:i 1·app1·esentati da centri mcsencefalici sim.patici e 1'm·asimpatici, l'C1l&rgia che li spinge all'azione provoca1lrdo l'ipofunzione del gn17Jpo ghiatulolm·e scss?talc e l'iperfunzione del gruppo ghiandola-re

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anti,~essuale.

Risulta così che il sistema p al eo-t·egetati1:o eccitatQ1·e (simpatico), cont?·ariamente a quanto si dO'V·I'ebbe ammettere colla teoria di EPPINGER ed BEss, è il. responsabile pl·ittcipale dci processi anabolici; mentt·e il sistema inibitore (pam-simpatico) sa1·ebbe il respO?IrSabile dei processi catabolici. Una volta atwora dobbiamo pCTtanto ammettere che ciasmm sistema paleovegetati'I:O sia dota.to di un'azione eccita.t?'Ìce e inibitrice nell.o stesso tempo. I centri e01·ticali neo-t,egetativi! regolatm·i del rnetabol·isrno, starebbe?"o, in breve, ai centri paleQ-JVegetati?.,-i, a un dipresso come i centri c&rticali eccitatori e inibit01·i dei riflessi p?·ofonéli e S1tp&rfi.ciali stwmo ai cet~tri reflettogeni bulbo-spinali. Eliminati i centri corticali, i primi si esaltan{) e i secondi si affi.evoliscoM.


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Sl:I CE::\TIU REGOLATORI DELLA VITA VEO.ETATIVA

Lo stimolo estcrrw può agire aome fattore positivo o negativo non solo aome elemento qualitativo, ma anche come elemento quantitativo, vale a (lire, ~so può 011u:he agire eccitando o pCilralizzando i due sistemi neo-'cegetativi a seconda, àella sua intensità e d1tmta, indipenàentemente dalla J;,;,u:;!o .e.r!)t:t.u/i;o_ s·u a natura. Così p. es., 1m'em.o.Eccztan!e. zi.one piacevole, che di règola ML'rebbe agire in senso positivo facendo preva.lere i processi 011wbolici del gruppo ghiOIItMlare sessuale su quelli catabolici, se invece e.~?sa è eccessiva o troppo t·ipetuta p7tò trasjormatsi in stimolo negati1:o e agi,.e, come l'emozione spiacevole e àol01·osa, facendo 1Jre-,;alcre i processi catabolici rkl g1·uppo ghi<mdolare 0//'l,tis es suale. Notasi Ì1lfì.tM che esiste un fattore interno potentissimo, capace di infittire sugli stimoli esterni, imp1"imenào loro profonde moàificazioni fin() a trasformare quelli positivi in t~e­ gativi e viceversa. Questo fa.ttore enclogeno sarebbe rappresentato dall'intelligenza cosciente, variabile per eccell01'1iza da soggetto a soggetto, da m.omento a momento e legato perciò a t1ttti quelli elementi aostit1ttivi che fO?·marw la personalità psichica dell'individuo .

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Si aomprenile quindi aome essendo va·rii nell'uomo i fatt~ri che possono mod·ificare fimo a im:ert.i re il valo1·e primitivo di uno stimolo ester·no, a.n,che le ?'eazioni cerebro-viscerali possono presentare nei diversi sogFig. 1. - )[I'C<'antsmo d'azfon(' d<•ll o stimolo c~t.,rno positivo o er.c:ltmue ( + ) , l<ttrnn·r~o l ccntrl r egola· getti delle va·r ianti di forma Il tori cccitnntl ( + ) o inilknti (-) dC'! slst•:ma D l'Ov,·gd,alivo, ch'· ngiscono a loro v ol to. esnlt.ando l di grado così complesse o così centri ••ccitnnti (+J e inil>~ntl (-) d(•l s ist<' llltì regolo.· svm·iate da rendere presso che t orc palco-vcgctnt ivo, ra vort·ndo i processi o.nab oli <:l. impossibile la loro singola valu.tazione. l à1J-e sistenti di centri vegetali l/i corticali, 1mitamente ai centri pischici, si possono così considerare come elementi costituzionali oh~ sm·vono da veri trasformatori degli st·imoli esterni in energie otganiche eecUa,nti o inibenti, le quali assumerebbero la proprietà <li provocare ?'el~zioni antitetiche pasSOIILdo attraverso il à1tplice

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SUI CENTRI REOOLATORI DELLA VITA VEOETATI\'A

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sistema '!J-iscerale 1nesetwetalo- b1dba-spinale, conservando però sempre un carattere generico ed impersonale. I centri subcorticali fungerebbero a?Jzi t~ttto c&me stazione di .~mistamento che distribttisce gli imp1tl.si provenienti dal cervello ai diversi organi periferici. Il sistema .J"!;m101/o e.JI:nty'cr//;~ paleo-vegctativo sottostante sel'J n ltJP/lée _ t'Ìrebbe come stazione di transito e nello stesso tempo stazione di rij&rnimento e di raffo1·zo dello stimolo esterno positivo, il ~ quale nelle singole stazioni di ~ r arrivo, rappresentato dal sistet ma gangliare periferico, ver~t rebbe ad assumere un carattere , specifico, rispetto al viscere a ~ cui è destinato. Così si spie~ gherebbe come nei tra1tmi cere- ~ brali e n ei traumi psico- seruo- ~ riali, VnSÌeme alle gra,vi e ttL· 1nult~wsc alterazioni dei singoli ~-isceri, si t·iscontrano sempre cmche altera~ioni pw·e tipiche e grat'i dei rispettivi gangli perifet·ici, mentre centri vegetativimesencefalici - bulbo- spinali si oonserva?w inalterati (CE:-.'1,

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...

o-

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DESOGUS 1 CIABATTI) (1).

VI. -

Meccanismo d'azione degli stimoli interni (umorali) nelle reazioni organiche e loro analogie cogli stimoli esterni (psichici).

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Anche nel meccanismo d i _gt6. S(?S.J. azione degli stimoli int~tmi, Ij:;fim :t. rappresentati dagli ormoni ela'---------~~ borati daJ.l e singole ghianMle che vicono sotto il controllo dci (a/adolt'.JJtzo. centri co1·ticali (centri 1'1-CO--'Vcgetativi), non possiamo an::it·utto Fig. 2. - :"ltN·cn n i~mo d'aziono d~Jio s timolo esterno escludere l'intervento del cer- neootiuo, dt primenle (-) c he parnlillzando l C<'nt ri rt·gola t o ri •·ccitanti ( .t. } c in ìbt•ntl (- } n<'l s fsk ma vello, nell'eccitare e n ell'inibire D~O- VPgo• !ntfvn, J) !\Tfl l!zzfl l C~ DI rl ~C'C l t ant i ( + ) O Lì (-)d<' l s ist<·ma r<'l:ro>latorc palco- veg<'tatlvo . i vari sistem·i newr<i-ghiMulo- l.niben (nv nr endo l proct·ssi eut abullc ì. lari; l'esperimento ha dimost?·ato che csi8to7W delle sostanze elaborate dalle ghiandole endocrine le quali: qualora venga1w messe in circolo artificialmente, sia sotto j&rma di innesti, sia sotto forma di estratti, i n

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(l). - Rima ndo allo pubbllcnzfonl •Psiche e vita organica• o •Ct-rvello e lncreti>, per maggiori dettagli snl meccanjsmo degli s tJmoll cs~rni.


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Sl"I CENTRI REGOLATORI Dr:LLA VITA VEGE TATIVA

animali cerebro-traumatizzati, rin,angono inattive e i·ncapaci di eccit4re c inibire i vari sistemi ghiandolari Tali sarebbero le sostat~ze elaborate dane ghiamilole sessuali le quali, introdotte anche in eccesso m at~imali cere~ro-le.~i, perdono la proprietà cl-i eccita1"e le ghiandole sessuali omonime e di inibire le ghiatulole eteronime (tiroide, s1,rrene ed ipofisi) che esplicano invece negli a.nimaU a cervello integro (CE:-U: Cervello e increti) . .Al contrario si comportmw le sostan.ze elaborate dal sistema ghiandolare a.ntises.malc e speciabnente dalla tiroide, che messe in circolo, anche ·in piccole (losi, in animali cerebro-trattmatizzati esaltan~o la fwnzione delle ghian4.ule omonime, già iperfunzionanl'i in oattsa del tra·" ma cerebrale, provocando la 1n.orte rapida dell"animale. Esi.sto1w q1Lindi anche tle.gli stimoli int&rni che s1t.bordinanw la loro proprietà mw.bolica e catabolica alle cotulizioni del cervello. Così come gli stimoli esttJmi, anche q·ttelli intemi possono essere egual·mente distinti itl st·imoli positivi o ana boliri la <li 01ti azione richie-de l'intr.grità del cerl"('llo e in stimoli n egathi o catabolici che sono favm·iti invece dagli squ-iliPr-i ju1'" zion(,u o les·i oni (lel cervello. In ùret·e , gli schemi prececlenti, che servono pel n~eccanismo degli stimoli psichici, possono esser aJiplicati anc1te agli stimoli mnorali. Anche Jìer gli stùnoli mnorali non esiste tutta·via 1ma netta divi..~ione itl a.nabolici e cataboz.iC'i, giacchè la loro azione d-ipende dalla dose che viMB messa in circolo. Come ho già accennato a proposito degl·i stimoli psichici, a.nche gli stimoli 1trnorali hantw una d~tplice azione: una ecc'ita1~te e tma deprinte9tte domtte ris1ìettivamente alle dosi minime e 1nassime. È interessmtte i?tfine far notare come anche per gli stimoli 1tmorali wm esista 'l'1ta speC'ificità assoluta sopra tutto rispetto alla specie e al sesso del· l'animale. Su qtteslo carattere gener·ico delle sostanze elaborate dalle singo!e ghiand<Jl(! è basata l'9pot(!rapia odierna che tien cont<> rn>n d(!Ua specie ikl· l'animale fornitore clel rnateriale più o meno affine all'uomo, ma dell'attività dell'organw. Le stesse so.~tanze elaborate dalle ghi~le sessuali e sfruttate in opoterapia non posseggono alcuna propriet.à spe&ifica ben dimostrata, ma si equival.goM; essendo provato che tanto gli estratti testicolari che ovarici possorw indijferefl,temente agire Sttll'uno o sull'altro sesso (Ceni). L'azione specifwa degli stimoli urnorali, almeno per quelli che, introdotti artificialmente ncll'organisnw, non dinwstrano al0'1tna proprietà sostitutiva (estratto di ghi~le genitali) dipende dall'organo periferico su cui agiscoM, 1tè più nè meno come avviene per gli stimoli psichici. VI.·- Riassunto e conclusione . Riasstwtenr7o, le reazioni v-i.gceraz.i an~titetiche di ong~ne esterna negli esseri evolut.i vamw intese come processi organtiei irttimamm~t.e subordinati all'aziotte regolatrice dci centri viscerali regolatori corticali (centri neo-vege· tatit'i) che sm·vono a eccitare il sistema ghiantdolare sessuale (ghi<.mdole ses· suali e pineale) e inibire il sistema m~l:isessttale (tiroide, ipofisi, surreni) attraverso il sistema nettro-vegetativo sottocortica!e (centri paleo-vegeta!i.vi). Qttesti centri sono azionati àagli stimoli esterni i qt,ali, in rapporto à'Ua loro natura e grado vanno distinti in stimoli po3itivi e nega.tivi a seconda se agiscotw esaltando o deprime1Hlo i sttddetti centri r_egolatori cort·icali om•

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SUl CENTRI REGCLATORI DELLA VITA VEGETATI'\' A

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rip&rcu,ssioni div&rse ed opposte sui cent·r i eccitatori ecl inibitori rnesmMejalobulbo-spinali (cent·r i paleo--vegetativi). Gli stimoli esterni positivi eccitano i due sistemi neo--vegetati·vi provocando iperj1tnzione del sistema neuro-ghianilolare sess·uale ed ipofun~ione del sistema neuro-ghiandolare amtisessuale fa·vorendo i processi anabolici. Gli stimoli esterni negativi invece paralizz()JIUJ i centri corticali e ·mettotUJ i centri sottocorticali nell'imposs·ibil'ità cli agire. Essi lasciano così libera azione al s·istmna tWl~>ro-ghianilolare sotto.sta.nte provocanilo l'ipofunzione del sistema ghiandolare sessuale e l'iperf·unzione del sistema ()Jntise.sstt<l>le a vanta.gg·io escl1tsivo dei processi catabolici. . .Anche nel m eccanismo d'azione degl·i stimoli interni (unwr<tli) non posSMW infine ess&r esc.lu.si i centri t·isoera.z.i cort-icali regolatori del nMtabolismo, la di cui soppressione viene sempre in da.nno del s•i.~tcn~a ghianclolare sessu.ale (lllnabolico) e a ·va.ntaggio llcl siRtema antisessuale (catabol·ieo). L'azione specifica degli st·imo7i psichici e in gran parte anche <kgli stimoli u.morali dipetule dagli organi e tessuti periferici s1t c·ui agiscono. Siamo quin<Zi di fro1tle a leggi prefonnate, legate sia alla parte pih evoluta del sistema nervoso, dalla, qua.le dipenfle l'eqttilibrio organico sopratutto ne-i rapporti coll'arnbtente esterno, sta ancora aglt O'rgani e tess1'ti pel'ij&rici. Q?Mste leggi, le quali si esplicano CO?~ u:1~ complesso di reazioni ®tagonistiohe v·iscerali e n~otorie di armonia e di contrasto, rappresenterebbero così la base, se non unica, c&rto la piìt irnport01nte di quell'eq1,ilibrio organi-CO che alcuni voU&ro ria,ssumere in un caot·ico e rnist&rioso sinergisrno (GALDI), altri in un'aNnonia funzionale non nLe1W misteriosa (OASTELLI:'{O) la q·uale seconilo MULLER sarebbe legata alla corn1ma.n.za dei centri mestYiwefalici e all'identità delle cellule d&i nu.cl&i del vago e del simpatico, che però attend,ono una dimostrazione.


MEMORIE

ORIGINALI

CLINICA DELLE MALATTIE TROPICALI E SUB·TROPICALI DELLA R. UNIVERSITÀ DI ROMA Direttore: Svnatore pro!. Sir ALDO CA.sl'ELLA.lli"'I

PROFILASSI DEL VAIOLO NEI PAESI CALDI Conferenza. del tenente colonnello medico Siro Fadda à.l Corso accelerato di :'.fedioina Tropicale per m edici coloniali civili (~ aprile 1935-Xlll)

Il vaiolo fu in ogni tempo ed in tutti i pa.esi t.emuto, non tanto per le vittime che largamente mieteva, quanto per le gravi alt-erazioni della cosmesi, e qualche volta ripugnanti deformità del viso, che ad esso conseguono, e per la cecità cLe talora ne deriva. Essa fu la prima malattia per la quale s'inventò un metodo di immunizzazione:~

a) la vaiolizza,zione, metodo asiatico multisecolare, che consiste nella inoculazione alle persone sane, del pus di un vaioloso; b) la vaccina:t:ionc, meloùo europeo, scoperto dagli allevatori del Glocester (Scozia,) nel 177 4, e precisamente da un fattore, Beniamino I esty, cbe aveva notato che i suoi conta,d ini affetti dal Cow-pox, o vaiolo dci boviui, rimanevano indenni dal vaiolo umano cbe imperversava in quell'epoca, nella regione. Forte di questa osserva,zione egli ebbe il coraggio di inoculare alla moglie ed ai figlioli la linfa del cow-pox, col preciso scopo di preservarli daHa infezione. Ben a r agione quindi lo Iesty può essere considerato come un pre· cursore dello Jenner, il quale solament-e più tardi volgarizzava la pratica di questo allevatore, inoculando, cioè, all'uomo la malattia della vacca. - il cox- pox - , operando dopo successivi trapianti da braccio a. braccio. L'animale dette il suo nome al metodo, che fu poi perfezionat.o da studiosi ita.liani'(Kcgri) e francesi (Chambon e Depaul). È a loro sopra.tutto che è do...-uto il metodo del va,ccino preso sulla giovenca ed inoculato all ' uomo. Vaccinazione di...-enne sinonimo d'immunizzazione. Se però in Italia e nei paesi civilizzati è facile procedere alla va.ccinazionc e rivaccinazione d 'int.ere masse di popolazione, non altrettanto può dirsi per i lonta.n i paesi d 'oltremare, in Africa, Asia, Oceania., ecc., ove tuttora regnano temibili focola,i della millcna.r ia malattia, che costituiscono altrettanti serbatoi di virus, donde periodicamente scattano per le ne del mare ondate di violenti epidemie, non sempre facilment-e dominabili a tra...-crso l'immensità paurosa di regioni st-erminate, prive di strade, di mezzi, di risorse. La lotta cont ro il vaiolo nelle colonie è sopratutto una questione eli metodo, so vogliamo riuscire a preservare l'indigeno contro il terribile flagello. Prendere il dominio d'una colonia vuoi dire contrarre l'obbligo

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morale d'importarvi j benefici della civiltà. I postulati elementari dell'economia politica dimostrano l'interesse èhe noi abbiamo a favorire lo sviluppo demografico della popolazione indigena. Nostro dovere pert.anto è di diffondere la vaccinazione con tutti i mezzi in nostro potere. Per assicura.re nei paesi caldi il successo costante della vaccinazione e mettere una regione completamente a riparo dall'epidemia vaiolosa, due condizioni sono rigorosamente necessarie: l o l'una t.ecnica, l'impiego cioè di un prodotto vaccinale sicuramente attivo; 2o l'altra di ordine amministrativo, il concentramento cioè in determinati punti, opportunamE'nte scelti di facile accesso, della collettività e delle popolazioni da va-ccinare. N è l'una, nè l'altra di queste condizioni sano facilmente realizzabili nelle colonie orientali e tutte e due riportabili alla stessa causa : le gmndi distanze da varca.re, la mancanza di strade o eomunque di vie di comunicazione rapide e sicure. Le altre condizioni sono accessorie e si riferiscono ad una buona tecnica esecutiva dell'innesto, il che è comune a tutte le latitudini, ed a taluni accor.gimenti durante le operazioni di vaccinazione, che sono più propri delle regioni intertropicali in cui dovrete svolgere la vostra attività. Ma se la prima delle condizioni or ora esposte è sempre rigorosamente -osservata, gli individui innestati sono imm\J.nizzati e non restano esposti al vaiolo che i refrattari; se essa non è osservata, noi avremo perduto tempo, denaro e prestigio e tutti correranno il rischio di contrarre l'infezione. Non è facile trasportare vaccino fresco e conserva.rlo nell'immensità. dei territori dell'Africa, nella vallata del N ogal della ]'djgiurtinia, nelle ria.rsc marine di Bender-Cassim, o nelle piane della D an calla e dei Cunama! Se si beneficia talvolta d 'un trasporto in automobile, dalla stazione vaccinogena o dall'ospedale ove il vaccino è tenuto in frigorifero, sino al punto iniziale d'utilizzazione, occorre in seguito effettua.re con mezzi più modesti e primitivi, come il muletto, e talora anche a piedi, dei percorsi m piena boscaglia da un villaggio all'altro. È naturale che sottoposto ad un tale regime di trasporto, specie se prolungato per qualche giorno, evidentemente meno facile che nelle nostre provincie italiane o nei territori del nord della Libia, il vaccino debba subire un deterioramento ed un invecchiamento precoci. Avendo avuto da lotta.re contro il vaiolo in Somalia nel1928 e da vaccinare in grande stile numerose cabile del Benadir e delJa Migiurtinia, bo avuto occasione di studiare da vicino, il problema tecnico della vaccinazione e delle difficoltà. gravi ma non insormontabili, che simile pratica profilattica presenta nelle regioni africane, quando lo si voglia o lo si debba esegu:i.re con la polpa vaccinica glicerinata. E comincio col TRASPORTO DEL VACCINO.

I tubetti contenenti la polpa vaccinica ritirati dal frigorifero al momento della partenza in automezzo, vengono racchiusi dentro un thermos, -e cosi trasportati fin dove è possibile con la macchina. Da questo punto 2 -

Giornat~

di med;cina militare.


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il thermos viene, a sua volt.a, messo dentro un sacchetto di tela. robusta

da ghirba, ba.gnato, ed affidato ad un infermiere indigeno sino a l luogo di raduna.ta..

Qnando non si dispon~a di un thermos si può ricorrere a d un ingegnoso procedimento: si prende un tronco di banano di fresco reciso e vi si affonda, pcrpf'udjcolanneuto al suo asse, una scatola cilindrica di metallo bianco df'l diametro di circa 6-7 centimetri, alta circa 15 cent imetri. Questa SC<.l.tola st<tglia un cilindro di midollo che riempie perfettamente la cavità della. scatola,. Si ta.glia questo cilin<lro a livello del bordo della sca.tola, poi si affondano in questa massa polposa i tubetti di vaccino. Si chiude la scatola con un coperchio a perfetta tenuta, senza. saldare. Questa confer.ione, facile ad eseguire nelle nostre colonie dei t ropici dove abbondano le banane, presenta un doppio vantaggio : quello di preservare i tubetti da eventuali rotture, e di mantenere il vaccino a d una temperahu·a sufficientemente costante, inferiore certament~ a quella dell 'aria. ambien t~, grazie al midollo della banana che resta sempre umido e fresco. Tale mezzo è stato da me utilizzato talvolta ed è di n so corrente nelle I ndie 1:\f'erlandesi e nel Congo. Un altro mezzo di trasporto può essere utilizzato tenendo i tubetti di vaccino immersi nell'acqua contenuta in una gorgoletta porosa, portata da un iniermiere che resta incaricato di rinnovare l'acqua. fresca. Con questo sistema son però facili le rotture. OPERAZIONI

DI

VACCINAZIONE.

Conmnque, arrivati sul luogo di raduna.ta., che dev'essere stato scelto con particolare attenzione, d 'a.ccordo col Residente locale, si procede senza altro agl'innesti nella regione delt.oidea. con le usuali norme di tecnica e di aSCJ1SÌ. Le vaccinazioni debbono essere p·raticate all'o mlrra, ed è per questo mot ivo che bo accennato dianzi alla necessit.à. di una scelta accurata della località, la quale d('ve presentare una rigogliosa vegetazione arborea, tale da ofirire la possibilità di tenero all'ombra i vaccinatori ed i sogg;.> tti, i Cf1'az.i ultimi, pm· 1wssuna ragione devono stare esposti ai raggi ardenti deJ. sole tropicale, almeno JJe.r 1m certo tempo dopo s1,b!te le scarificttzioni vacci· nali (non meno di mezz'orn,).

Trascorso questo tempo, cioè tanto quanto basta per essere sicuri che l'inocul.:'l.zioue è a\venuta, ha preso come si dice, il vaccinat.o è messo in libertà.. Ciò è assoluta.mente neces!'ario se si vogliono evitare degli insuccessi, cioè a dire, delle forti percentuali di esiti negativi. Ho sufficiente esperienza in materia, per poter aD'crma.re la rigorosa indispensa.bilità di una. tale precauzione che il più delle vol te viene trascurata. Pensate che basta l 'esposizione a. temperatura superiore ai 35 gradi, perchè il vaccino subisca tali irrepara.bili alterazioni da menomarne gra,ement~ ed anche distruggerne del tutto ogni atthità.. Ho condotto qualche interessante esperienza sull'argomento, e per parte mia sono convinto che una gran parte degli insucces!:ii delle vaccinazioni nelle regioni calde sia dovuto a. tale inconveniente, anche percbè i vaccim1ti tendono ad esporre il braccio ai raggi

Il


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solar i per provocare un r apido essiccamento dellalinfas11lle e~>ra.rificazioni. E il sole t ropicale h a temperature ben superiori a quella che ho det.to. D a tale constatazione deriva anche 1m 'altra logica necessità che la v accinazione va eseguita dal medico e solamente dal medico, il quale ha il dovere di sorvegli are, con oppor! une predisposizioni, i m omenti successi vi alla operazione. Le va.ccin a.zioni affidate, per risparmio di personale modico, o 11er guada.gnare del tempo, ad infermieri indigeni, anche se bene istruiti, eq1ùvalgono a.d uno spreco di tempo e di dena.ro, entrambi preziosi per diverse cause, e rappresen tano degli elementi decisamente a.vversi al buon risultato delle operazioni di promassi. Asepsi molto incerta., va<'-cino-stili non sterilizzati e malamente adoperati, scarifìcazioni sanguinanti, quantità esagerate di vaccino od il cont rario, sono le note predominanti in questo genere di vaccinazioni perpetrate da indigeni i qua li hanno una facilità sorprendente a dimenticare le raccomandazioni e le istruzioni avute. Oltre a ciò la cosa può presentare inconvenienti di alt ra nat ura come le prevaricazioni ed il commercio, da cui talvolta gli infermieri indigeni si lasciano tentare. Concludendo su tale argomento, i vaccinatori indigeni sono da escludere. E ssi, al contrario, possono essere bene u tilizzati per le operazioni accessorie, che una razionale organizzazione delJa vaccinazione di grandi m asse richiede. Quando questo sia ben fatto, con una saggia divisione dci diversi tempi, fra diversi infermieri, un buon medico v accin atore che abbia, come si dice, il « colpo di mano », può vaccinare oltre cento individui all'ora. Ma una necessità indispensabile in paesi dove il vaiolo è endemico o può esflervi facilmente importato, è l'istituzione di Istituti vaccinogcni. Noi abbiamo all'Asmara, in Eritrea, nn ben attrezzato I stituto sierovaccinogeno, che produce anche un ott imo vaccino antivaioloso, che olt re a rifornire le nostre colonie, viene largamente esportato in Abissinia, n ella Somalia francese e sul1a costa araba del 11Iar Rosso. I n Somalia, a Merca,, abbiamo un altro I stituto vaccinogeno, dove n el 1928, organizza.i rapidamente, sotto l'assillo dell'epidemia che minacciava di dilagare, e con mezzi, clirei così, di forttma, un reparto per la produzione del vaceino antivaioloso, che in brevissimo periodo veniva preparato con la cadenza di 5000 dosi settimanali. A quest.o proposito giova notare come osservazioni concordi di molti medici coloniali abbia,no rile>ato il fatto che l'attitudine a produrre un vaccino attivo ebe conferisca una durevole immunità, sembra meno pronunziata nelle magre vacche indige.ne di quello che non lo sia nelle r obuste e ben nutrite vacche dell a metropoli. La durata media di 1 0 anni, sembrerebbe ridotta a meno della metà. La breve dura.ta dell'immunità data dai vaccini locali è certo tm inconveniente, percbè non è facile radunare frequentemente grandi masse di popolazione, in gran pa.rte nomadi, ma anche ciò ammesso, la presenza di centri vaecinogeni per la produzione in sito del vaccino è di una immensa utilità e necessità nella lotta a fondo contro il v aiolo. Comunque sia, è certo che se in ogni più lontano cen tro della colonia fosse possibile avere sotto mano una scorta di vaccino sempre attivo,


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da impiegare immediatamente, al primo scoppio di un caso di vaiolo, in modo da- poler creare attorno ad exso una barriera fitta di vaccinazioni, la dillul!ioue df'lla malattia non sarebbe più possibile, o quanto meno diventerebbe estrrmam<>n te difficile. Fu con qtwsto intento che cer<·ai con ogni mezzo di t rovare una via che, mentre mi gara.ntisse una sicura immunizza,zione contro il vaiolo. consentisse la J1iù larga, rapida e simultanea applicazione, alle popolazioni iudigl'ne più lonta,ne dai nostri c<>ntri organizzati, di talepraticaprofilattica. Volevo ottenere in al1ri tern1ini un vaccino preparato in tal jnlisa da poter esst>re te11uto nelle località più eccentriche sempre pronto ed attivo p('r lunghi pf'riodi, senza bisogno di speciaH metodi ed apparecchi di eonaervazione impossibili a realizzare nella boscaglia africana (frigoriferighiaccio). Ta.le vaccino inoltre doveva costar poco. Condizioni, come si vede, diRcrrtamentc~ difficili da rea.lizzare. :Ma le difficoltà trovate durante le vaccinazioni pel trasporto del vacc)no fresco, le deboli percentuali di esiti positivi seguiti all'mso di alcune ((partite )) di vaccino deterioratosi durante i lunghi t rasporti, nonostante le prerauzioni uRat.e, Nano tali da stimolarmi a tentare una soluzione, p<'r quan to dispE>rata, mi a.ppaJ"isse l'impresa . Per la quale mi riattaccai a vari esperimenti sull'immunizzazione dell'uomo e degli a.n imali con linfa. vaccinica uccisa. Senza dilungarmi più oltre su tale a.r gomento espongo i risultati ottenuti: 1 o Il formolo nelle ptOJ10rzioni usate per la preparazione delle anawssine, la. eRpo"izioue a.i raggi 8olari diretti, il risca1ùa.mE"nto a 60o, la pasteurizzazione, Rono tutti elementi capaci di trasformare la linfa "accinica attiva in vaccin o morto. 2 o Questo vacri no morto, inoculato sotto cute all'uomo ,non solo non conferisce a questi !l lruna immunità attiva, ma sembra anzi auroE>ntare la sensi bilità dell'organi~mo verso il virus vaioloso. 3o Allo stato at tuale delle cose il vaccino secco deve ritenersi la migliore drlle solnzioni - scpTmre costosa - del grave problema. della vaccinazione an tivaioloRa nei paesi caldi. Il vaccino s<•cco, ùappt·rtutto ove è sta.to u sato n<>ll'Africa tropicale, nel :MadagaRcar e altrove, ha dato magnifici risultati. Nel Niger fra.ncese si è ott.f'nu to un indice vaccinate positivo del 90 %- Esso si prepara m escola.ndo della gomma a.ra.bica con polpa vaccinica, diRseccando nel vuoto in presenza di acido fosforico. Il vaccinatore che deve percorrere i sen tieri difficili delle boscaglie, non è asl'ilhto più dalla. continua preoccupazione di conservare, con mille precauzioni, un vaccino fresco fragile, egli porta solo i tubetti di vaccino secco in tasca, con le bottiglie di glicerina, per trasformarlo al moment.o delle operazioni di vaccinazione, con una b aechetta, di vetro, in un prodotto fresco attivissimo. Non è pa.raf1ossa.le affermare che un vacci'IW in oons&rva nei tropici può essere più attivo di un vaccino fresco. Abbiamo dei fatti analoghi in un dominio ph\ importa.ot.e, l'allattamentq artificiale dei b ambini europei in colonia,, ove le varie specie di la.tte in conserva,condensat,o o in polvere, offrono più garanl'lia. del latte fff•sco , alter abile, difficile da trasportare, e sovente di minor valore nutrit.ivo.

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Dato il costo abbastanza alt.o del vaccino seccò, che resta compensato , tuttavia, almeno in pa,rte, dalla ma{!giore p ercentuale di esit i positivi, è consigliabile allo scopo di risparmiarlo, di praticare le scari.Dcazioni con uno spillo ordinario che carica la, metà di quello che carica il vaccino :;tilo, e realizza perciò un'economia del 50 % pur dando lo stesso numero di risultati positivi. Di proposito non ho accennato alle altre misure eli profilassi clw rientrano nel quadro ordinario delle misure da adottarsi per qualsiasi altra form a epidemico-contagiosa: isolamento inuneùiato del malato, dei congiunti e di tutti gli aJtri contatti, praticato nel modo più largo possibile, disinfezione rigorosa di tutto ciò che è stato a contatto del vaioloso, ed eventualmente, distruzione col fuoco. Ma mi interessa di fissare alcuni punti: l 0 L'immunità, com'è noto, non compare imm.ediatamente dopo la vaccinazione, ma è completa soltanto verso il lO 0 giorno. Anzi la vaccinazione provoca in un primo momento la fase ?Jegativa in cui si ha un abbassamento dei poteri di difesa. Ho constatato infatti, durante la ricordata epidemia di vaiolo in Somalia dell928, lo scoppio di manifestazioni v aiolose in un ricoverato pochi giorni dopo il suo ingresso in ospedale, all'atto nel qua1e era stato sottoposto alla vaccinazione. Indubbiamen te il vaiolo esisteva già allo st.ato di incubazione. 2° Oo?~;tagi.o indùetto. - L 'attendente di nn ufficiale medico nell'ospedale di Mogadiscio, addetto ad un reparto ove qualche t-empo addietro si erano rivela.ti i primi ca,si di va.iolo, veniva improvvisamente colpito di vaiolo e decedeva. L'ascaro in questione mai aveva avvicinato l'ospedale od ammalati, e d 'alt ra parte era il primo militare contagia,tosi di tutto il Presidio di Mogadiscio. È prefiumibile quh1di che egli abbia contratto l'infezione in via ind.iretta nel ripulire gli indum(·nti c lt' calzature dell'ufficiale, o da nn qualsiasi contatto occasiona.le con oggetti da lui maneggiati. E mi spiego con un esempio: un v aioloso insudicia il proprio corpo, la biancheria, le lenzuola, le comuni stoviglie. Se non isolato, chi lo assiste o lo visita, s'infetta a su a volta almeno le mani, sia maneggiando la biancheria del pa.ziente, sia aiutandolo o toccandolo. .Avvicinando un vaioloso non ancora accertato e quindi senza le comuni precauzioni, non è raro poi mettere i piedi, soprat utto nPi reparti ospedalieri indigeni ove la pulizia non è da tutti i ricoverati rigorosamente rispettat a, sopra sputi ed oggetti caduti dal letto dell'ammalato. È una via tortuosa, ma si può comprendere come l'a~>caro possa essersi infettato indirettamente p er mezzo del s uo ufficiale addetto all'ospedale. Nello stesso tempo contraeva una forma gra.ve d i vaiolo una suora dell'ospedale addetta alla lavanderia (caso unico fra i metropolitani, seguito da guarigione). Qua la via di conta(!iO è ancora più semplice. Basti accennare ai contatti con lenzuola, coperte di ammalati, vest.it.i, camici di medici, tutto mat.eriale capace senza dubbio di trasmettere la malattia. Queste osservazioni mostrano come siano gravi le conseguenze di un ricovero, specie se accidentale, di vaiolosi in ospedale se non si dispone di un buon reparto d'isolamento. Vi è sempre qualcuno che costituisce l 'elem(•n to involontario ma sufficiente di diffusione della ma.l attia.


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3 o Diagnosi preMce. - Come in tutte le malattie epidemico-contagiose, ma qui forse più che mai, dato il caratt,ere estremamente diftusivo, la diagnosi precoce del vaiolo ha una importanza capitale. L'indi,\reno è nomade (> da l pit>rle svelto. n malato stesso, quando si tratti di forme leggpre iniziali, e gli aruici del malat,o, son g<'nte che fanno tranquillamente 50 chilom<'tri a.l giorno, attraversando villa~gi e regioni, e tttta~cando di~corso con tu t t i. Ricorda.tt- solo questo: cht> l'eruzione vaiolosa nel periodo iniziale, si confonde facilissimamente con l '<~ ruzione dello stesso periodo della variC('lla specie sulla pelle bruna dei neri, anche per questo fatto che, al contrario di quello che avviene nei bianchi nei quali le macule della varicella quasi mai si trasformano in papule, e passano direttamente allo stato di vesci· cola, negli indigeni molto spesso si hanno tutt~ e tre le fasi (macula, pa pula, . vescicola) precisamente come n(•l vaiolo. È vero che le vescicole della varicella non sono per lo più ombelicate, ma ho constat,a,to in realtà che esse, anche in questa malattia, possono esserlo più di quello che non si creda, specie quando hanno raggiunt.o una certa grandezza. La confusione quindi fra le due affezioni - per le identità morfo· logiche che presentano gli elementi della en1zione cutanea - in quest{) periodo è possibilissima. n vero cara.ttere patognomonico che differenzia il vaiolo dalla vari· cella, è che nel primo (verso il 9o giorno) si ha sempre la trasforma· zione delle vescicole in pustole nettamente ombelicate, caratteristich_e, mentre nella varicella si passa addirittura dalle vescicole alla fase di essi· ca·mento e di desqttamazione. Altro carattere importante è che nella vari· cella l'eruzione non si completa con la rapidità del vaiolo: anche quando siano formate le vescicole, si ha la comparsa di nuove macule cui susseguono nuove vescicole, sicchè l'eruzione si completa nel giro di parecchj giorni. Ad ogni buon conto, siccome in nove giorni si può fare molta stra~Ia, l'isolamento rigorosissiimo del malato e dei contatti s'impone assoluta-mente, tanto più che se anche si trattasse di varicella dovete prendere le stesse misure. Ma intanto non perdete tempo e tenete a portata di mano il vaccino per l'immediata vaccinazione. Insomma qualunque eruzione cutanea a carattere esantematico., esplosa acutamente, a~ompagnata. da alto movimento febbrile e di cui lì per ll non possiate farvi una chiara idea, trattatela come se fosse un vaiolo per le immediate misure di profilassi che dovete. prendere. Una capanna distante dall'abitato, quando non disponiate d'un luogo d'isolamento già organizzato, dove l'infermo sarà assistito da infermieri che siano stati di recente vaccinati od abbiano sofferto il vaiolo in precedenza, un'altra o più capanne per i contumaciati, sorvegliati da guardie o da za.ptiè che domanderete all'autorità locale, costituiranno il miglior lazza.retto di fortuna. A Uarsceik, un villal!gio !t circa 60 chilometri da Mogadiscio, ove le nos1.re autorità sono ra,ppresentate da pochi zaptiè, comandati da poclti graduati irHlig<•ni, l'ra no seoppia.ti dei casi di vaiolo. n sanitario inviato sul posto irnowùia1amente, ebbe la Rorpresa di trovare un lazzaret to

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rudimentale, improvvisato senza alcun aiuto, dallo stesso graduato indigeno. Sulla duna, a qualche centinaio di metri dal villaggio, in una capanna. improvvisata, era.no stati isolati tm vaioloso e la famiglia. A poca distanza dalla capanna, ed in una fossa ricoperta di calce era stato sepolto un secondo indigeno deceduto di vaiolo. Due zaptiè armati erano incaricati della sorveglianza del malato e dei contumaci, con l'ordine piuttosto draconiano di sparare su chiunque tentasse di fuggire. Non è dunque difficile ottenere dagli i.ndigeni l'osservanza delle nostre norme profilattiche, unicamente coi provvedimenti, che essi, attraverso le dure esperienze del passato, hanno imparato ad apprezzare, e che talvolta applicano anche senza. l'ordine del medico. Concludendo, diagnosi precoce, isolamento dei casi anche lontanamente sospetti, contumacia dei contatti, disinfezioni accurate, vaccinazioni periodiche delle popolazioni, ed a caso conclamato un reticolato di rivaccinazioni eseguit-e, con vaccino attivo a. tecnica esatta. nel paese e nella regione dove il caso è insorto - dànno sempre i migliori e più efficaci risultati perchè-di fronte al dilagare di una epidemia di vaiolo - si può esser certi che in qualcuno di questi anelli della catena di difesa, vi è stata una lacuna, di cu.'i la colpa è fatta. risalire sempre ~ noi medici.


MINISTERO DELLA GUERRA - DIREZIONE GENERALE SANITA MILITARE COLLF:GIO MEDICO-LE(; ALE

ESOSTOSI OSTEO-GENETICHE MULTIPLE CARTiLAGINEE BORSATE (Ricerche cliniche e anatomo-patologiche) D ott.or Glu~eppe Pedroli, cttp :tano medico

N on è argomento nUIJVO scrivere delle esost.osi osteo-genetiche-, però, per le molteplici controversie che a queste si ricollegano, è sempre utile illustrarne alcuni casi clinici che pos:;ono essere caduti sotto l'osservazione, specialmente quando questo rigardino la varietà abbastanza rara delle eso11tosi borsate. DEFINIZIOl\"E. - Già fin da.i tt>.ml)i dì Galeno si designa van o col nome <li esostosi i tumori ossei in generale. Verdnc divise le esostosi in sifìlit-iche e gottose; Leclerc aggiunse le scorbutiche e le scrofolose. J . L. Petit notò il fatto cl1e alcune dì queste si t rovavano vicino alle epifisi. Bisogna però giungere a Webcr, Virchow, Volkmann (1865), Roux, Chail'siguac, per vedere m essa in luce l'importanza della. ca.rti1,gine di coniu· ga7.ione e dell'adolescenza nello sviluppo delle esostosi idiopatiche. Astley Cooper (1820) fu il primo che fece notare la presenza nelle ossa dì t umori cartilaginei ed ossei che chiamò esostosi cartilaginee comprendendovi tanto gli encondromi quanto quelli che si sviluppano alla super· ficie delle ossa: exostQsis cartilagine induta sive cartilaginea. Questi ultimi furono studiati dal Lobstein (1833) e chiamati osteofiti. Crnveilhi er (183~) chiamò tali produzioni osteocondrofiti, n-vendo notata la contemporanea presenza in esse di tessuto reticolare e di uno strato cartilagineo. Dopo furono chiamate in modo diverso dai vari autori: Ossific Diathesis; Ossific discrasia di Paget; displasia cartilaginea; exostosen displasien di Kienbock ; esostosi dì sviluppo e dì crescenza di Soulier; esostosi epifisarie dì Boerbaa.ve; encondrumi ossifìcanti dì Virchov; esostN;i osteogenetiche di Nélaton; esostosi cartilaginee dì Volk:mann; aclasia diafisaria dì Keith. (1). Per il Poncet la malattia sarebbe una produzione ossea dello scheletro nel periodo dell'accrescimento senza tendenza ad aumentar~ dopo che lo scheletro stesso ha compiuto il suo sviluppo; sarebbero quasi sempre ereditarie ed istologicamente costituite da tessuto osseo simile all'osso normale sviluppato a spese dì una cartilagine che gli è propria. L'Ombrédanne (12) nel suo tra.t.tato parla di una tnala.ttia osteogene· tìca, comprendendo in questa i due tipi di esostosi: 1miche o solitarie, (l) KF.ITR. 'l'fte true 1l' ll1trr ot multiple exoslose. Pl{'cl. Presse, London 11119, cv IU. (:!) O~l llllÉDAXXF. . Prl!cis cliniQu.e et opùa.toir e tk Cllirurqìe intantik (Masson 1923) .

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ESOSTOSI OST EQ-GE:SETICHE Ml-"LTIPLE ECC.

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multi ple. P er il Grignani (1) però tale denomina.zione sarebbe da limitare solo alle esostosi multiple perchè, come anche per molti altri autori, l'esostosi uni(\a avrebbe una genesi diversa e costituirebbe un qua.dro completamente separato. ANATOMIA PATOLOGICA. - :à-Iolti autori ponevano le esostosi mu ltiple tra gli osteomi, come Ehrhardt., che però riteneva che potessero rientrare nei vari tpmori solo le esostosi cartilaginee, la cui sede è tanta parte illustrativa della loro provenienza, mentre tutte le a.ltre forme non esclud evano l'intervento di un processo flogistico. Beduschi mostra che le esostosi multiple p ossono rientrare t ra le espressioni di un processo teratologico senza escludere l'influenza del fatt.ore d egenerazione, già manHesto ed ammesso in tante altre malattie ereditarie. TI Barbacci (2) però giustamente ritiene che tali forme iperplastir.he ed ipertrofiche delia ossificazione non debbano essere con questi tumori confuse soprntutto per il loro carattere di arrestarsi nello sviluppo ad una data epoca. Le esostosi sono di forma assai varia; piatte, emisferiche, acuminate, dendritiche; dalle dimensioni di tm bottone, vanno fino a quella di una testa di feto. C. O. Weber (1756) le divide io quattro forme: a spina, o pettine; pedoncolate; a spillo: fungn ; grappol0; a larga base; con transizioni' ad i p erost-o si. La, loro superficie alcune v olte è liscia, a,ltre volte rugosa., altre V{llt.o ancora rassomiglia a una spugna. Hannno sede per lo più nelle ossa lunghe: femore, tibia, omero, clavicola, radio, cubito, in ordine di frequenza. Rono state pnre osservate, p erò assai di rado, ane.he in altre parti d ello scheletro, come nel rachide, alla base del cranio, nell'articolazione sacro-iliaca, alla fn.ccia posteriore del pube. Invece per Hackembroch (3), che ha raccolto 126 casi, la distribuzione p er frequen;r,a sarebbe fatta in tal modo: mano, osf'a. del piede, tibia, omero, omoplata e coste, femore, mascellare superiore, rachide. bacino, clavicola, frontale. :Mauclaire (4.) riporta un caso di esostosi a livello deU'emineMa ileopettinea. Auvray (5) cita due casi di esostosi cmnich<>, di origino certamente non sifilitica: ciò che è assai raro. Derivano quasi sempre dalla cartilagine di coniugazione delle ossa lunghe che vengno spesso alterate nel loro accres0imento. La loro sede è quella delle epifisi di accrescimento che, come è noto nell'M'to superiore stanno alle est reinità ossee più lontane dall'articol:1-

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(l l GRtONANt. La malattia ostecoenetica. Exoslosi$ carlilaqinea muutp~ (Boli. Soc. Med. Cblr., Pavia, 1926). ' (2 ) BA.RBAOOI. I tumori (Vallar<li 1915}. (3) HAOR:Ii:~BROOR. Dist"rbi eli ossil/.cn.~ione d i OUi.er; "on:lrorn1tosi clello 8cheletro (Arcb. t. Orth. und Uutall~blrurgie, t. XXI. 2• rase. 1922). (-! ) :dAIJOLA[RE. Trois cas d' Exostose de croi.s8an.ce. (Bull. et Mém. de la So o. Anat. de Paria, LXXXIX, 1919). (5) A.UVIU.Y. Du.e cm dl enstosi clella /a<'cia i.ntcma del crani". ( Bull. et Mém. de la Soc. do Cbir. de Parla, Tome LIV, n. 30. Seduta. del 6 giugno 1928 , pag. 853).


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ESOSTOSi[ OS"l'E:O- t: E~l-: TICHE M I.: LTIPLE F. CC.

zione del gomito e in quello inferiore in quelle più vicine all'articolazione del ginocclùo. l)i presentano quasi sempre in forma multipla in varie oRsa contemporaneamente con ilisposir.ione tipicamente simmetric-a: Pie ne riporta 194 nello stesso soggetto; Hngier 65; C'hiari 1000; Reclus 274; Auvray e Guillain 150; Oche~Jener e Rothstein 108 (1l. Dalle ricerche di l'Tey e Wahl risulterebbe però che tali esostosi avrebbero una certa predilezione per la metà destra del corpo. Il Bonome (2), parlando dei a Disturbi progressivi delle ossa e delle articolazioni ,~ pone le esostosi tra le neoformazioni ossee non rigenerative: queste vann0 distinte da.i veri tumori di sostanza ossea oltre per le condizioni eti•1logiche e i caratteri istologici, a,nche per la loro es~ensione sistematica. Egli tra queste neoformn.zion.i pone oltre alle esostosi, che banno limiti a.bbastanza ben definiti P nelle quali non è realmente dimostrabile un'azione loca,le irritativa, le masse osteofitiche, di forma in genere acuminata e qualche volta, ancl1e non di rado, addenRate fittamente le une sulle altre, stiliformi, osservate sopratutto sul tavolato interno della calotta ~-ranica e elle riconoscono come causa predominant-e o l'alcoolismo, () di· sturbi della gravidanza.; e le iperostosi e l'osteosclerosi, ispeRsimenti diffusi ad intere ossa. Divide poi le sporgenze a limit.i ben definiti in eso$lo8i se sono snperficinli, sottoperiostee, eii enostosi, se profond<>, estrinse-eantesi entro il lume di 1m canale midollare o nella cavità. cranica. La loro direzione di accrescimento è in genere verso la diafisi. Per i loro rapporti con l'osso che le porta, le esostosi si possono dividere in continue, e clisoontinue: continue quelle che sono strettamente legate a.U'osso; discontinue quelle che dall'osso si allont.anano più o meno, sping<>ndosi fra le parti molli vicine. All'inizio si present.ano come una semplice sporgenza. cartilagineA ~he si continua per mezzo della sua base con la cartilagine diaepifisruia. La parte centrale di questa sporgenza si ossifìca prest-o, passando alla. forma di tessuto osseo spongi('lso, che si c-ontinua col tessuto analot=!O delle ~pifisi.

Giunte alla loro completa c-ostituzione il rivestimento cartilagineo scompare, la loro forma e il loro volume non debbono più modificarsi, e la .sosta.nza compatta della diafisi si continua per lo più come un cuneo tra il tessuto midollare dell'esostosi e quello dell'osso. Per la loro costituzione le esostosi si disting11ono in: a) eburnee, se wno costituite quasi completamente da tessuto osseo com patto; b) spong-iose, quando sono formate essenzialmente ila tessuto osseo spongioso; c) 1nid.ollari, q uando presentano un vero canale midollare comunieante con quello dell'osso da cui originano; d) cartilaginee, quando la loro superficie libera è- rivestita da uno strat-o di cartilagine. (l) 0CHSF.~>E'R a.. R OTDSTF.l~ . • Annal• of Surgt·ry, 1907 •.

'(2 ) Oo..;o~tt:. A1mrrrafo /r,comol or e. In : Foò . • 'rrnttnto rli Anlltomio Patologica •. P arte Il Vol. VL ( U t ct 1922 , 'l'Ot'iuo) .

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F.SOS'rOSI OSTF.O-GENETI CHE ?tiULTIPLE ECC.

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Le esostosi sono ril'estite da. un periostio ispessito, che si arresta. a .colletto interno allo l'ltrn.to eartilagineo. Nelle esostosi osteo-genetiche i canali di H~wers hanno direzione parallela all'asse dell'osso da cui si originano, mentre in altre neoformazioui ossee, ad. es., in quelle di origine infìflmmatoria, i canali di Havers banno una direzione perpP.ndiC'.(1lare. Il Dalla Vedova (l ) di vide le esostosi in: conne~ti·va.li, che si svolgono per un procnsso di ossmcazioue a tipo metaplastico (esostosi periostali, tendine, ecc.); e in cartila.ginee, in cui il tessuto osseo si sviluppa per ossificazione ueoplastica o a tipo encondrale. In alcune esostosi cart.ila.ginee si può osservare la sommità rivestita <la un sacco sinoviale: exostosis bursata di Wolkrnaun. Però l'attem~ione su questa particolarità di alcune ewstosi cartilaginee era. già stata in verità richiamata dall'Hawkins, che aveva fatto notare come queste spingessero il loro estremo rivestito di cartilagine in una cavità. limitata da una capsula di eounettivo compatto a superficie liscia, a contenuto liquido, coi caratteri della sinovia. Tali forme non SI>DO molto frequenti: Weber (1866), ne raoooglieva 3 casi; Orlow (1891) 14; Riet.buR (1903) 17; Dalla Vedova (1905) 4; Putzu (2) (1906) ne illustra l caso; E ttorre (1927) (3) riporta un caso di esostosi osteo-<'.artilaginea dell'estremo superiore del radio rivestit.a da una capsula e un altro ne illustra n el 1928 (4) e ritiene che in C\irca 1/5 dei casi l'esostosi da crescenza ~ia ricoperta da. una capsula. Egli dalle ricerche bibliografiche stabilisce che fino al 1928 i casi pubblicati sarebbero stati 23. Se a questi se ne aggilmgono a;Itri due pubblicati dal Finucci (1931) (4:) si può stabilire che, finora, i casi noti siano complessivamente 25, esclusi i 2 illustrati da me. Da queste ricerche si può dedurre d 'accordo col Freund (2) (1926) ehe la percentuale di'Ile esostosi borsate sia del 16,1 %. La borsa di tali esostosi ha una costituzione istologica uguale a quella delle sa.cche sinoviali o di scorrimento e rappresenta una cavità scavata nei tessuti che stanno a cvntatto con l'ewRtosi. La sacca che si inserisce al tessuto di rivestiment-o dell'estremo lihero dell'ewstosi è a superficie interna liscia, lucente, talora con fini vegetazioni a forma villosa, contenente nn liquido simile alla sinovia in crnantità varia. Alcune volte si sono viste nell'interno della sacca piccole formazione iMntiche ai corpi liberi artioolari, che, come Ettorre ebbe a notare in un caso capitato alla sua osservazione, sarebbero originati dallo s'·iluppo e t.raaformazione in tessuto cartilagineo dei "'illi inserti sulla superficie interna della capsula; però sarebbero assai rari perchl>, a quanto mi ri!mlta, fino al 1927 ne furono descritti solo 7 casi. Non è ra.r a l'associazione di encondromi con le esostosi. Questi si (l) DALLA VEPOVA. PerlautnesickU'u08to8iborsata • P oliclinico •,sez. cbfr.1905,tasc. l-2. Riporta la bibliogralla fluo al l ~li S. {2) Punu. So1Jra tm COllO di uosttu~i borsata • Gozz. Osp. e Clin. •, 1906, n . 106. (3) ETTo~. SuUe es011tosi borsate con corpi liberi (:X.Vlll Congr. Soc. I t. di Ortopedia. 16-17 ottobre 1927). (4) ETJ.'ORRE. Fonnasione di corpi. estranei liberi nelle uostosi incapsulate. • Zeit. !. Orth Chlrtl.l'gie • , vol. IV, (asc. 1, 1928. (5) FJNUCCI. JJuecosidiesoslosibor~ata. • MineTT!> M< dica •, n. 3, g<nnnio 1931. (6) FREU;o;n . Rontoenbeftmde bei ExostoJ:en • Mcd. Klin. Il~;rlin ., J9JU, Xli .


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El:lOSTùRI OS'l.'E()-(lENl-:TIOHH MlJLTIPLE ECC.

osservano Sfll'i!SO a livello delle grandi e:;osto~i , a forma di fnngo . Hanno per sede di predilezione le esostosi met.apodiali. specie i meta.carpi e le falangi delle mani. Le esostosi osteogenetiche possono subire alcune volte una. degenera?.ione: in un c.aso di Oriffith una esostosi era degenerata in nn voluminoso encondr'oma; in un altro di ('hiari un sarcoma si era sviluppato a livello di un 'esostosi. Le c~ostosi influiscono anche non la loro presenza sul notevole ingrandimento di volume di tutto il tratto epifisario e di tutta la. diafisi dell'osso portatore . Alcune volte t ali formazioni produeuno devia?.ioni e deformità. ossee che furono ben studiate dal Besse! Ragen. Tancredi (1927) (l) illustra un c:aso nel quale oltr,e alle altre esostosi osservate ve ne era una diafisaria nell'avambraccio sinistro, che: accrescendosi verso l'alto, si andava progres· sivamente scavando una nicchia nella, continuità dell'osso in cui era sorta, producendo contempcJrancamente un graduale escurvamento dell'ulna. Ricciuti (1030) (2) ne riferisce un altro da lui studiato ed operato, di eso· stosi del 3 o inferiore d ella tibia con deforrna.zione del pero ne che si presentava iucmTato e quasi stirato dalla compressione dell'esostosi stessa.. Bessel H agen formult', da lle sue ricerche una legge dalla. quale appare che <t l'osso perde in lunghezza quello che egli elabora sott oforma di esostosi ed iperostosi ,; tale legge, però, anche dalle ricerche di Ricciut i, non appare completamente vera. Da questa, conseguen1.a importante è che i soggetti eso~tosic i sarebbero di statura inferiore alla normale, per la brevità delle ossa lunghe degli arti, se il raccorcia.mento ha luogo in modo ngua.le e simnwtrit,o. Nei segmPnh ~ul ot:sa accoppiate la diminuizione di lunghezza di un osso ha un'azione riflessa anche su ll'alt.ro. La. pregcnza delle esostosi può avere anche influenza su alterazioni locali sia dei muscoli, Ria dei vasi, sia dei nervi. Mauclaire aveva notato nel caso di esostosi pubica una lieve compressione del nervo crurale; Tavernier (31 ne ha illustrato uno in cui per la presenza di esostosi sotto calcaneari si avevano crisi asitai forti di talalgia bilaterale; Nicaise riferisce sulla. compressione del fascio nerveo- vascolare del braccio dovuto ad eso· StJ()Si dell 'estremo superiore dell'omero; Disjacques (4) illustra la lacerazione dell'a.rteria femorale in un bambino di 11 anni e 1/ 2 per opera di un'csostosi osteo-genetica. Altro caso simile Nové-Josserand (5), che rammenta che nella letem.tura se ne riscontrano altri 11 casi uguali. Olt re che sugli organi periferici le esostosi possono far r isen tire la. loro influenza sn quelli centrali: J. V. Santos (6) riferisce il caso di un (l) 'r ANOH>:or , f:•nsto•ic > . rtih(linea del e u~ ilo a soUuppo P:lr~ialln.~me imra1ia$f' "lo • .Arob . di Ort. •. vol. XVII, fase. ·!, 1927. ("l) H.rcorVTr. Esoslosi osteouetld.i.che c de/ormil.d ossee. • La Cblrurgln degli Organi dl movl· mento •, XIV, 1930. (3) 1'AVER:<t ER. Tal'llgia cd uost osisoUocalcanean·, • Soo. dc Chlr. de Lyon. Séance do 13 no>. 19:q ; Lyon C hirulìi:IM I t<>rne XXII. n. 1, 1!125 •. (4) D>; !UACQUP.S. L e mUtue arterio<t p r.r opera ttelle esostosi o't~ouendiche. • Revne d'Ortb . et Chir. dc l'Ai>r>slrci l rn••l.<'u•· •. •~nno XXX \' , tomo XV, g.::nn. liJt:\. (5) N'o,••;-.Jo~SEIIA ~>"D . lloUttro dell'a. /euwrale '(Jer opera di tm'esostosi osteouemlica •, (Lyon Chinu-glcat •, tomo XXJ , ., n. 2, 19~7.

(6) SA:>."ro!l. I·:R•>stosi n.•lr o <:arlllrrui•~e muUipte con sindrome neurolouica associata. • Tbe

J ouroo.l or Uooc an d Joint ::>urger; •, .-o t. Xl. n. 2, aprile l 929.

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F:SOSTOSI OSTEQ-GF.N"ETICHE MULTIPLE EOC.

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malato portatore di esostosi multiple, in cui una con sede a livello della 6 11 7" vertebra dorrsale nel fianco sinist.ro produceva segni netti di compressione midollare. Del Rio (l) riferisce di una ragazza di 18 anni, che presentava esost.osi osteogeneticbe multiple associato ad istero-epilessia; ciò che potrebbe spiegarsi, come più innanzi diremo, coi rapport.i genetici che possono esistere fra E>sostosi ed isterv-epilessia, potendo questa come quelle dipendere da disturbi trofici del sistema nervoso o da disfunzioni endocrine. ETIOWGIA. Le esostosi osteo-genetiche costituiscono una malattia. che appare nel primo anno di vita, nell'adolescenza e nella pubertà, e si arresta nella sua evoluzione alle fine di questa., all'incirca. verso i 30 anni, sebbene siano stati o~servati casi dai 40 ai 50 anni. Lericbe e Policard (2) ne hanno descritto un caso in un bambino di 9 anni; Hartglasse in un bimbo di 5 anni e 1/ 2 • La regressione delle esostosi oe.teogeneticbe dopo quest'epoc-a, mentre è negata da parecchi autori, come Braune, "BesselH agen, Drescher, è considerata assai rara da Weber. Per Volkmann, Fischer Rubinstein, Stark invece sarebbe possibile. Hartamnn (3) a tale proposito riporta il caso di un suo malato, portatore di esostoRi, nel quale, esaminato e fotografato una seconda volta a 20 anni di distanza dal primo esame, molte delle esostosi notate la prima volta erano scomparse. Nei riguardi del sesso sarebbero più frequenti nell'uomo che nella donna, forse per la. vita più attiva elle l' uomo conduce, Cf)me aveva dimostrato con un caratt eristico albero genealogico il Maynard (4). È spesso una. malattia familiare ed ercclita.ria., come consta.tarono il Cotes, Reinicke, Poncet, &haefer e Lewen. J;angenskiold (5), esaminando 4 famigliP di 19 membri affetti da esostosi, avrebbe osservato che i portatori di esostosi procre~Y ano con persone sane sia bambini sani sia bambini portatori di esostosi; ehe i bambini sani e i fratelli e le sorelle portatori di <'Sostosi pr·ocreavano, divenuti aclnlti, solo bambini sani. I >ari casi pubblicati, e che sembrano fare eccezione a questa regola·, possono spiegarsi o con l'insufficiente esame o c.on l'influenza di fattori indipendenti dalla dù:posizione patologica. n numero dei bambini, nella cui famiglia uno dei parenti era. affetto da esostosi, era di 38: 19 di questi bambini erano portatori di esost.osi: 50 %. Esaminando le osservazioni riportate nella letteratura e concernenti 26 famiglie, il Langenskiold ha trovato che la proporzione va dal 48 % al 50,3 %. Questi risultati permetterebbero di concludere che l'affezione caratterizzata dall'esistenza di esostosi multiple subisce la legge di Mendel. All'eredità è attribuita grande importanza. nelle genesi delle esostosi; in molti casi l'eredità è diretta; sarebbe quasi una roala,tt.ia familiare, come avevano già notato il Ma.ynard e il Langenskiold. Casi simili avevano os-

(l) DEL Rxo, Esostosi osteogerutiche nttdl iple ed ister o-rpilessia. • Cio•·n. di cUn. med. •, n nn o V, facSc. Jl, 1924. (2) LERICBE ET POLIOARD. Sugqestions 81lr le probUme d e la cr oissancc sa·ue/etriQ11r Joumirs par l'examen d'une cxo8tose ost.!ooénirwe. • PreFsc :ll!édknl •, 1923. (3) HARTMANN. Concou rs Mt!dù:al, 1929.

(4) MAYNARD AND ScOTT. Hereditarv mullitJlc cartilaqin01tst!T.o~lot u • J. A. M. A. •, v olume

7G, 1921.

(5) LANGENf!KlOt.D. Sulla vatouenesi delle tsostolri muUiple • .Acta Chirurgica Scandlna· vica •, LVUI, 1924.


ESOSTOlòl OSTEO-GENE!' I CHE MULTIPL E ECC.

scn·ato il Reinick<' in 36 frbmi~li~· ; Baycr: R Pbelle, Stanley, Cruveilher, Nast, Gibney, Griftith, Pa,tria.rche. Teissil.'r e Dénk hau (1). Frattin (2) aveva riscon trato nelll.' famiglie d<'i pazi!'uti note di malattie costituzio· nali come la tubercolo~>i. il r..whitismo, la sifilide. Un a,Jt.ro modo delll'iutluire ùcU'eredit.nietà pare debba. ricercarsi nella. consanguineità dei genit~tri ()Ia,:n·r). In altri numerosi casi invece non si riesce a meUere in evidenza. il cara,tt,ere eredita,r io nè diretto nè indi· retto (Frattin, Del Rio, Garnier, Block, ecc.). PATOGENE8I. - La patogenesi delle esostosi è per certo il punto più oscuro di questa roal<tttia. Numerose souo le teorie ammesse per spiegare tale affezione, che sembra essere collegata aJ problema tuttora controverso della crescenza. Ri· tengo perciò utile raggruppare queste V<trie teorie secondo gli autori che hanno studiato qu<'sta speciale forma morbosa. Aievoli (1903) (3), pur non portando alcun contributo prop rio alla patogenesi, ricorda come Von Bergmann, a proposito di qualche osservazione di esostosi nel femore, ammette con Rindfieisch che tali esostosi p roven· gano da aberrazioni, da gettoni accessori della superficie car tilaginea nella prima formazione dell'epifisi femorale superiore. Rammenta. che Bessel-Hagen, pnr a.mnH~ttendo esostosi congenite e non con genite, tende ad escludere il f~tttore rechit ide ammesso da Tillmanns, Vix, Volkma.nn, Lannelongue, Roger e a riconoscere un'originaria deficienza di evoluzioni' plastica dello scheletro, mentre Pels-Leusden crede che tanto le esostosi quanto i disturbi di lunghezza e di posizione delle ossa siano indipendenti tra di loro, ma si trovino uniti io una comunanza causale. Cita il P oncct, che, definita l'esostosi osteo- genetica una produzione ossea impiantata sullo scheletro al momento della crescenza., quasi sempre ereditaria~ istulogicamcnte costituita da tessuto osseo simile a quello normale, svilupp<tta a spese della cartilagine che gli appartiene, elimina tutte le altre cosidette csostosi e stabilisce la loro genesi in un disturbo tera.tologico quasi sempre ereditario e familiare, la cui causa è assai oscura, Dello stesso parere si mostrano Auvray e Guillain (4). Marro (1903) (5) ritiene che si possa, per spiegare la loro patogenesi. escludere l'intervento della sifilide, nè si possano mettere in rapporto con alterazioni del sistema, nervoso centrale. Fa osservare come il B raune in molti casi di esostosi avrebbe rilevato la tubercolosi ereditaria o faroi· liare, e il Laoneloni!Ue l'osteomielite di accrescimento del padre. Secondo il Testut l'esostosi sarebbe un r itorno ad una disposizione atavica; per il Delbet (6) le esostosi sarebbero formazioni analoghe agli angiomi. (l) TI-:18-'' IER <'t D EXECIIAU. Un cas d' E.costoses osléou~niQUe.s multiplu. • Bnll. Soc. M érl. dt•s HOJI. •, l'n ri s , 1 91~. (t) 1<'1<.\.I'TI:-.". I•:M$Iosi Mttltif)le • Rivista >onctn di Scirnz<' llledic he • t. 49. fnsc. l, J9(1$. (3) Ar~:VOLI . B~osto.~i solitaria episi{oze del pube e dell"iscM.o (Eso~t.osi ost.oogenetica di s\-ll uppo) . • Ar•cbfdo ùi Orl<>p\>ùin •, l !10:1 . pug. :l:! S. (4 ) AUVf<.-\Y ~<'r tlnLr..ux. l·:rnsfi)~•R 'I' '""O~IIitfiiPfl • Arcl.1. gl'n . do Med. •, 1901. ([>) ~1AJIRO. COIUribtdo ull<i conosct1~a dcUe csoslosi epi/isarie n•ulliplt. • ArcWvlo d1 Orto·

pcdln •, 1 ou:l.

(6) DELB&"l" RT LE DENTU. • Nouvcau 'fru.it.6 dc Cblr~le •, vol.

Pnrls, 19l 3).

V e XXXIII (Ballllère,


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ESOSTOSI OSTEQ-GENETIC'BE lllULTIPLE ECC.

635-

La tesi di Fohleisen, che fa derivare le esostosi da frammentazioni del germe articolare, che evoluzionerebbo per proprio conto, per modo che queste rientre.rebbero nel grande quadro delle produzioni neoplasticho secondo il concetto di Dumntc-Oohnheim, non è stata da molti accettata, principalmente per il fatto della loro molteplicità e della loro simmetria. Da.lla Vedova (1905) ricorda come per il Virchow le osostosi provengano da nn'abnorme trash>rmazione ed ossifica7iione della cart.ilagine di accrescimento: nuclei aberranti, proliferando e ossificandosi ulteriormente verrebbero a formare la esostosi; oppure proliferando senza modi. ficare la loro struttura~ diventerebbero encondromi. Per il Wirchow· quindi tanto le esostosi quanto gli encondromi si originerebbero da germi della stessa natura che poi si avvilupperebbero in direzioni differenti: ciò fu anche notK'tto dal V. Recklingausen, Richtel', Weber, i quali notarono che tanto le esostosi quanto gli encondromi si possono presentare nello stesRo soggetto. Dello stesso parere del Dalla Vedova è il Putzu (1906), che accetta la teoria del V. Recklingausen secondo la quale la genesi delle esostosi cartiIa.ginee deve ricercarsi nella cartilagine di accrescimento e non in quella articolare permanente. Leriche e Policard (1923) ritengono che la neo produzione cartilaginea sia la conseguenza di un processo umorale interstiziaJe: la sostanza fondamentale si riprodurrebbe un po' come il plasma sanguigno. Per questi autori, i quali hanno notato che, togliendo la cuffia cartilaginea ad un'esostosi in via di accrescimento, il suo sviluppo si arresta, il problema dell'evoluzione di queste esostosi cartilaginee sarebbe cartilagineo e non osseo; di tale problema però non si conosce ancora la soluzione. Il sistema nervoso e quello vascolare non hanno alcuna azione diretta. Tali autori, avendo anche notato che lo sviluppo delle esostosi si arresta contemporaneamente allo sviluppo dell'osso, ritengono che esso debba dipendere da un fattore generale e bisogna vedere se debba essere riportato a una secrezione int.erna. Del Rio (1924), avendo illustrato un c.aso di una ra.gazza di 18 anni, in cui si presentavano esostosi ostegenetiche multiple associate ad istcroepilessia, giunge alla conclusione che il fattore ereditario non si debba ritenere l'unica causa o quella di maggior importanza nella genesi produttrice delle esostosi, e, avendo notato che l'istero-epilessia ebbe a manifestarsi nell'inferma durante il periodo di maggior sviluppo dell'esostosi, che debba ritenere possibile l'esistenza di qualche rapporto genetico fra esostosi ed istero-epilessia, potendo queste come quella dipendere da disturbi trotìci del sistema nervoso (Tordens) o da disfunzioni endocrine (Flinker, Ritter). Secondo Rorive (1925) (l) l'apparizione delle esostosi osteo-genctiche sarebbe provocata da una disfunzione della ghiandola tiroide. D Crigna.ni (1926) riporta per esteso tutte le varie teorie emesse per spiegare tale forma morbosa: ritiene che la teoria endocrina sia Ja più attendibile. Non si può dire se l'affezione debba riferirsi ad una o più ghiandole endocrine. Si può però rilevare che le relazioni accertate tra (l) RoRIVE. Un ca~~o di uostosi Oltcoqenetica multipla. • Al'cb. Med. Bclgcs •, 1925.


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ESOSX:OSI OSTEO-CENETl CHE MULTIPLE ECC.

alcune malattie delle ossa (acromegalia, gigantismo, nanismo, osteomalacia) e altre ghia.ndole endocrine (ipofisi, testicolo, ovaia) fanno più pensa.re ad una causa pluriglandolare o per lo meno che qualche altra ghiandola oltre la tiroide, come era stato ammesso dal Rorive e dal Ritter, possa essere legata aHo sviluppo dellE! forme morbose in esame (Marsiglia). Ritiene col Marsiglia (l) che ~<i tratti di una vera malattia con speciale entità perfett.amente definita~ e che le esostosi non siano un semplice prodotto di alterazione loca,Je della cartilagine interdiafìsaria, epifìsaria, ma siano un sintomo di uno stato morboso generale, che spesso è a<lcompagnato da aJtra anomalia, per cui la causa della malattia deve essere neccssa.riaroente unica e non multipla. Tancrcdi (1923) ammette col Dalla Vedova l'ipotesi dtl Virchow, secondo la qua.l e lo sviluppo delle esostosi sarebbe da mettere in rapporto con una particolare anoma.Iia, cvnsistente in una inclusione in pieno tessuto osseo di piccoli nuclei cartila.ginei distaccati fin dai primi stati della ostcogenesi dalla cartilagine di coniugazione ma completamente distinti. da essa. Capecchi (1929) (3) ammette la teoria del Grignani. P er Simonini (1930) (3), che riporta un caso di esostosi mtùtiple ostoogcnPtiche in un bambino di 5 anni, la produzione delle esostosi sarebbe dovuta a un disturbo endocrino, spesso tiroideo. Ricciuti (1930) r itiene che tale forma morbosa si spieghi più facilmente con la teoria di Recklingausen dell'anormale sviluppo della, cartilagine fetale, che con quella di Virchow dell'abnorme ossifìcazione rachitica eli tratti isolati di cartilagini. . Zagaroi (1930) (·1) dallo studio anatomo-{llinico di un caso di esostosi osteo-genet.iche multiple, dopo aver enumera.to le varie- teorie patogenetiche, dimostra la grande importanza delle ghiandole endocrine nel normale sviluppo e trofismo dello scheletro e aderisce in fine a quest~ ultima teoria. Finucci (1931) riporta le varie teorie emesse per spiegare la genesi delle esostosi e ricorda come il Dor abbia potuto sperimentalmente ripro· durre un'csostosi iniettando il bacillus cereus citreus proveniente da un aseesso periosteo, però non mostra chiaramente verso quale di queste teorie voglia orientarsi per spiegare la patogenesi di questa forma morbosa. Rimane ora a parlare della genesi della borsa in quella speciale varietà di esostosi, che è l'esostosi borsata.. D alla Vedova (1905), che nel suo lavoro illustra 4 casi di esostosi borsate, divide le teorie che spiegano la genesi della borsa in due gruppi. n primo gruppo sostenuto dal Snchardt, H a"·kins, Weber, Volkmann, V. Recklingausen, Cohnlein, n.everdin, Fischer, Orlow, riterrebbe che questa borsa pseudo-articolare chc riveste alcune esostosi, si svilupperebbe secondo le solite leggi per (l l MARSIGLIA . Srùl'etiAJlouia ~ palooenesi delle esostotri. cartiùzuinee multiple. • La Rltorma

lllod!ca •. 1920. . (2) CAPJ::ccm. Oottiributo ano studio deUe tsostosi osleouendiclte. • Il PollclinJco •. sez. chlr xxx.vr, n. 11. 15 nov. 1929. (3 ) SI~IONt:-:1. Contritmto allo studio dell'uostotri. multiple osleooemliche ndl'infanew. • La

Pedit\lriu. pn1lfCU. •. ruarzo !!l!jO.

(4) ZAUAMt. SttUe esoslosi oskooenel'iche multiple. • PoUoUnloo, sez. ohJr. XXXVII,I9SO,

n. 8.

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ESQSTOSI OSTEO-CE:O.<:TIC RE )IULTIPLE ECC.

637

~ui

si formano sacche sinoviali normali o accidentati. P er il secondo gruppo ammesso dal Rindfldsch l'esostosi nascerebbe da una prolifcrazione laterale della cartilagine articolare, che trascinerebbe con sè e a vanti a sè una estroflessione della sinoYale, ccstituendo una sacca sierosa. Qùest'ultinla ipotesi fu sol'!tenuta anche dal V. Bergmann, Bornhaupt, F elùeisen. il quale ultimo spiegherebbe la genesi delle esost.osi b orsate, ammettendo che nel periodo dello sviluppo nn gruppo di elementi si separino d a l germe articola,re periosteo s-.;-ilnppandosi in segu ito e riproducendo tutti gli elementi (cartilagine e si erosa) propri dell'aiticolazione. n Dalla Vedova ritiene che la sacca sinovale non possa essere considerata come un'est.roflessione della capsula. articolare (Rindfteisch) o come una specie di sinovialc articolare ectopizzata nello sviluppo (FI:'hldsen) ma come una borsa accidentale e secondaria., tanto Jliù avendo trovato nell'esame. istologico della borsa di uno dei suoi quattro casi l'esi.stenza di un cordoncino nella cavità della. borsa stessa. cordoncino nel <J.Uale era evidente la primitiva struttura muscolare. n liquido coHtenuto in essa sarebbe don1to alla fluidificazi n e del connett ivo iperplà stico, fluidificazione ischemica ed atrofia determinate dalla traumatizzazione riporta,ta ad ogni mo>imento dell 'arto e dalla compressione sempre pii1 energica dei tessuti da parte delle esostosi. · E ttorre (19~8) (1) riporta il caso di una esostosi impiantata nella metà interna della tuberosità bicipita le rivestita da una borsa mucosa .a p ar•·ti spesse contenente liquido sino,·iale C( D corpiccioli liberi e -.p iega tale borsa come dovuta alla. trasformazione e a ll'adattamento della normale borsa mucosa sottobicipitale. Egli ricorda come nelle capsule di origine reat tiva non siano mai state trovate formazioni affini ai corpiccioli condromatosi, nelle estroflessioni invece e cui di sacco juxta-articolari tali formazioni si trovano come pme nelle esost.osi borsate, nelle quali la borsa. preesiste alla comparf:a dell'esostosì stes~a. Ritiene in genere non giusta l'ipotesi accettata dal Fehleisen, il quale per sostenere l'origine articolare, afferma che la prest.•nza della borsa. non sia mai in rapporto con la sede e p er spiegar e come tali borse drbbano e~>sere ritenute preesistenti e non r eattive, dà alcuni caratteri distintivi tra. le due specie -di borse. SINTOMATOLOG IA. Le esostosi ostec-gcnetiche son owpratutt.o ·caratterizzate dalla sede, dalla molteplicità, dalla simmetria. Sono per lo piil nascoste in mezzo alle parti molli. Alla palpazione si presentano come masse ciure a superficie in·egolare, qualche volta peduncolate, che fanno corpo con l'osso wttostante. In genere la pelle che le ricopre è mobile su di esse ed è solo di rado intatta. Alcune >olte su di <'Sse si SE'nte un crepitio osseo, uno scroscio, che per i più è dovuto alle borse sierose sovrastanti le esostosi stesse, conte"Denti i corpiccioli liberi articolari. L'e~~ame radiografico ha una grande importanza n<'l precisare la forma, le dimensioni, la superficie, la direzione e i rapporti di'ile eso,;tosi, (l ) ETTORR~ • .SuUa /orllta::ione rlrlla capsula ~~~Ile tsosto8i ~olilarie carlilouinte. • Archivio odi Ortopedia· ' • 19t8.

3 -

Giornale ài m edicina m ilitare.


EilO:'iT OSI OSTE O-G'E :-< ETI CHE lf t:LTIPLE ECC.

Secondo .Ititter (l) uno dei segni morfologici speciali ai portatori d i !'snxt.osi S<ll'C'bhe la pres<'nza di capelli di un biondo rossiccio. r,<~ esostosi in g(mere, se picc:ole e in numero esiguo, non danno fenom llll i fu nr.ionali evidenti. In altri casi in gHncre e per la loro sed e e per la loro forma. po;o;sono provocare dolore e distttrbi fnnziQnali più o meno notPvnli. Taveroier ritn il caso di un giovane di 25 anni che soffriva di talalgie bilatPra.li asHai intense e la cui radiografi a del piede sinistro mostrò esof:to!li sottocalcanea,ri: SE'condo l'autore il dolore della talalgie sarebbe da ripttrtar::;i a qu<'llo dcll'epieondilite. Seconrlo B (•Ssel-Ba~cn, Buckmann (2), Aievoli ed altri la presenza ò1·1le esostosi porta a un 'irwgnaglianzH d i sviluppo nelle ossa d ei portat<,ri. pér cui si possono avNe alterazioni olt re che negli arti (cubito va.lgo, gt•nu va.Jgo, piPdc equino) anehe n<'lla. conforma.zione normale del bacino, ciò che può causare di:sturhi s•Jprat utto nelle donne <lura.nt.e il parto. Santos ripor ta il ca!lo di nn ma.lato, portatore di es,,stosi multiple"' in cui una. con sede a li v(•!lo della ua 7a vertebra dorsale nel fianco si nist.ro, p roduceva segni diretti di compressione midollare. Altri casi quasi identici riportano Bruns, W('ber, 7;ll lm, Ochsner. P er la ~rrande vicinanza delle articolazioni te esost.osi possono osta· colare l a funzionalità dPgli arti e per la loro forte sporgenza a mo' di pnnt:t sotto i tegume.nt~ possono, oltre a produrre lesioni negli organi ad essi vicini (arterie, vene, nervi, ossa, ecc.) determinare anche irritazioni, ulcerazioni cutanee. DIAGNOSI. -

È in genere facile, sopra.tutto se si tiene conto della.

molteplicità delle tumefazioni, della loro consist-enza ossea., della loro simmf'tria, d<'lla loro sede. Bisogna innanzi tutto dist.inguere le esostosi dal callo osseo : nell'a.(1u1to ciò è ahbast~Lnza facile, pensando all'a.namnesi, dccol'So e sviluppo progre~sivo della lesione e a qualche possibile deviazione dell'osso colpito. Le deformazioni rachitiche sono cosi bene evidenti che è impossibile confonderle con quelle esostosiche. L e esostosi lu etiche sono asimmetriche, per lo più uniche, interes· sa.no solo il periostio: si pensi in queste o}t.re all'anamnesi propria e familiare, al dolore sopratutto notturno. In ogni caso ricorrere sempre alle prove biologiche tanto per la sifilide quanto per la tubPrcolosi. Altra cliagnosi di.ffC:' rcnziale da farsi &'l>rà quella con i sarcomi pe-riostei: (!1Wflti 1ùtirni però hanno un'evoluzione più o meno rapida, sono accomp<tgn:'l.ti da dolori sordi, con elevazione di temperatura locale. qualche volta. ~cner<tle. JJe esostnsi si potrebbero confondere con gli encondrorni; questi ultimi però, pnr avendo qualche ca.ra.t tere identico a.lle esostosi, si pre( I l HtTTF:R. Uwtr clie s,·~it~ttn!J :. eisch.~n nv~l/ipl'-n ~.coJtos~ll tmà ScHl lrus en • Jllod

Klin . . 1!111~.

l~) Bl'cH~lAX:o<. Utbtr m•tltifllt l<<rrti/auin.'Irt E.r.ostosen • Zeit. t. Ortb. Cbir. •Bd.X.LVIL

ftiSI'. J. l !1~5 .


ESOSTOSI OSTEO- \.Eè'<ETJ('Ji.J:: :\1 t "LT IPLE ECC'.

639

sent-a no come tumefazioni bernoccolute locali, cJn una c:m sist enza non tntta ugua,le sn tutta la superficie, e con uno svilnpp:> anche dopo il periodo della crescenza., mentre lo sviluppo df'lle esostosi si arresta c :m l'arrestarsi dello sviluppo dello scheletro. nell'infanzia, progredisc::mo durante 1'<1-ccrcscimento normale dell'individuo e si arrestano qnandu questo accrt>ilciment-J termina. PROG NOSI. -

È in genere benig-na. Le esostosi evolvono

CURA. Deve essere chirurgica SJprat.utto o<'lle esostosi solitarie accessibili allo sca.lpello, oltre che per le alt.~~ r.ui o ni sugli organi circostanti anche per la loro p ossibil<' trasforrna.zione maligna. e deve consistere nella escissione alla loro base, dopo aver attentamente is1lato il · periostio. Si può per il Grignani sperimentare la terapia plurighiandolare, sopratutto qua,ndo la rn'' latt i::t. viene osservat;·~ nf•i suoi stati iniziali.

I due casi che hanno formato l'oggetto della presente no ta e che riferisco in esteso, sono occorsi nell'anno 1930 nel II Reparto chirurgico dell'Ospedale militare di Roma, reparto allora, direttA) dal t.en. colonnello medico prof. Dant.e Casella, che qui sento il dovere di ringraziare oltre che per aver permesso che io li pubblicassi anche per essermi stato largo eli aiuti e di consigli. l - Carabiniere S. Giuseppe. - L t•gio ne CC. R.R. Romu.. Cln.«.c;e l 907. Na,to a Liscia no Yicconc (Perug ia). Fig lio di Giuseppe e di Mai·chese Rosa. Entra in r<'parto il 30 SC'ttt'mbre 1930. Padre e madre viveut i e sani. Frate lli viventi e in buona salute senza. evid enti a.lt€' razioni morbosP l'redit~uiP. Nessuna maln.tt.ia d Pgna di nota. Nega lues e malattie veneree. Da m olti anni ha notato in corri,.pondenza d e i due femori un po' a.l di sopra. d el g inocchio la pres<'nza. di t.ro pt·otuberanze dure, non spost;a.bili, d el volume di una noce, che g li procuravano lievi disturbi ne lla d eambulazione ma. sopratut.to n el piegamPnto d el ginocchio. Per tale ragione chiese di essere ricoverato all'ospedale p er sottoporsi a cura adatta. Esame obbiettivo: I ndividuo di buona nutrizione e costituzione. Cute e mucose visibili ro:;ee. Pannicolo adiposo ben evid e nte. Sistema ga.nglionare linfat.ico superficiale non evidf'n te ; non ghiando le epitrocleari. Lingua umida, lievemente impaniata. ~essun d Pfìcit a carico d P!Zi i o r·gnni a sccrt'zione interna. Organi po lmonari normal i. Cuore nei limiti, toni nett i. Addome trattabile, indolente ; fegato e milza. nPi limiti. Nulla s i oS~>erva. allr,~. pl't lpnziono a.ccw·ata s ul cranio e lw1go la colonna v ertebntle. In conispondenza d el 1/J inf(~riore d el femore d estro, 2 d ita al disopra d e i con d ili si Of!.'w rv:ano due protuberanzu, di cons istenza duro-<>ssea., non aderenti nè alla c ute nè a.i muscoli, i qu!!.l i e nt.ra.mbi sembrano scivola,r(l su di esso, di forma a llungata. ad apici s mus.,;i e a ba ~e s lar·gt\tn, a direzione dall'nlto al basso e clal fnmore verso l'esterno, facenb cot-po col tessuto osseo. Altra protubernnza avente g li stessi carat.tcri e la s tess1\ formA> d elle due pr·occd enti si no ta. sul fomoro s inistro, 2 dita. al di sopra il condilo fc mor~l e f'St,erno. I movimc-nt i d ell'art.icola zio nc d e i due ~tinocchi sono tutti po!;sibili e non dolorosi. L'esplorazione sis te matica di tutto l'apparato sche l<· trico lascia osservare la presenza di due piccole protuberlli1Zt' Aimili a l 11:J supl'ri ore d e lla faccia postet·iore d elle due t ibie ..1\ lt ra piccola d ella ~ramlezza di una mc•zzo, nocciola s i riscont ra al '1,1 superiore pnrtt' int~r·na o mero s ini::stt•o. E6ame radiogra(u;o: Cranio, colonua V<'r t.cbrale , bnciuo; a,.<;,-;;onza. di alterazion i o::;sce e di pt·esenza di t:,;osto::si.


ESOSTOSI OSTEQ-Ot'INETICHE MULTIPLE E CC.

Arto s uperiore destro: condensamento e iilgrossamento della tuberosità <leltoidea dell'omer o (v. radiografia n. l ). Arto supe1·iore s inistro: prese1w.a di esostosi dell'omero sinistro al 7'3 superiore <v. radiografia n. 2).

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Flg. l

Fig. 2

Arti inferio ri: due esostosi al di sopra d ei condili del femore destro e<1 una al di sopra del condilo esterno del sinistro. E sostosi del % medio E'd inferiore della faccia posteriore d elle due tibie. (v. radiografie nn. 3, 4, 5). Cutireazione di Von Piroquet: negativa. Reazione di W asserma.nn: negativa. Esame delle urine: negative per possibili alterazioni renali. I>iagrwsi: Esostosi osteo-genetiche multiple. Poichà le esostosi più grandi, p iù percepibili e più modest,e per il pazientE' sono quelle a carico dei due femori, si decide l'intervento. Operazione: (te n. col. med. Casella prof. Dante). 7 ottobre 1930. Anestesia regionale morfio-novocainica. l ) Femore destro: I ncisione longitudinale lunga cm. IO col suo punto d i m ezzo a livello del mezzo dell'esostosi, sul Jato interno del femore destro. Si giunge s ul· l'esostosi, essa è sepRrata dai muscoli per m ezzo di u no. capsula, che la circonda quasi d el tutto tranne verso la. sua base. Tale capsula non hn. a lcuna. comunicazione con la. capsula. articolare. Si incide tale ca psula: fueriescono circa cc. 10 di liquido fi lante, giallo-citl'ino, limpido. L'esost.osi è assai voluminosa , b a la ]un.


ESOSTOSI OSTEo-GENETICBE MULTIPLE ECC.

641

ghezza di una falange di un dito; ha l'apice irr~>golarmcntE> arrotondato e con la base slargata e continuantesi col tessuto osseo del femore. Tale esostosi è rivestita da. cartilagine ialina, di colore biancast.ro. Si scolla alla bru;e col periosto· tomo e con lo se 1.l pello si a."port.a completamente. Sutura profonda in catgut a strati dopo aver fatto un'emost.asi da compressione. Sutura cutanE-a con a.gra.phes di Mitchel. L'i~enti?a in~isione si pratica. sul lat? es~erno ÙE>_I femore destro. Anche qui , l esostos1 è J•Jvestlta da. una. capsula. É p1ù p1ccola. d1 quella. d el lato interno, a. ba.st'l 8Jlche qucst.a. sla.rgat.a ed na l'aspetto di un fungo. Si asporta. con lo scalpello. Sutura profonda catgut a stra t i; sutura cutanea con a.gra.phes di ~l i tchel. 2) Femore si.TliBtro; Incisione longitudinale lunga circa cm. 10 s ul lato interno del femore sinis tro, col suo punto d i m ezzo a. livello del mezzo dell'esostosi, la quale come le due precedenti è sempre provvista di capsula pro· pria. É piì1 piccola di quelle del femore d e!ltro, è a bru;e assai stret· ta, ad apice lievement.e slargMo. Asportazione con lo scalpello. Suturn. profonda a strati; sutura cutanea con agrnphes di Mitchel. Decorso post-operatorio nor· male. Guarigione per prima inteu· zione. In 12• giornata dall'opera· zione si alza e il 2 novembre l 930 in 26• giornata dall'intervento viene dimesso dull'ospedale guarito chirurgicamente. Esame bat.t-eriologico delle esostosi asportate : Le esostosi asportate si raccolgono in pezze sterili e dopo l'intervento se ne asportano in modo sterile piccolissimi frammentini per le culture in brodo e per i successivi Flg. passaggi in piastra, in agar per infissione e in gelat-ina. Risul· tato negativo su tutti i t erreni di cultura p<'r lo sviluppo di germi aerob ed anaerobi. Esame del liquido contenuto nella sacca delle esostosi; Il liquido è simile a. s inovia. filante con qualche corpicciolo di a;;;~·tto lucent-e e di consiswnza duro lignea. della grossezza. di un grano di miglio. L 'esame microscopico mostra in questo la presenza di molte cellule piatte con nucleo gros.«o centrale, alcune g ià in via d i disfacimento. Esame macroscopico deUa sacca e rkUe esosto11i; La s up"r6cie e<;terna della sacca è liscia, lucente od à aderente ma nssai lassamente a i tessuti circostanti; l'internA. è rugosa e ricoperta da. numerosi ,·illi. Le esostosi che sono rivestite dn car t ilagine ialina sono costituite, s u una. sezione condotta in modo pPrpendicolare ad esse e pa.'!Sfi.nt<> per il loro ce ntro, da un piccolo strato di tessuto os..<oeo compat.to che ingloba il tessut.o osseo s pugnoso che dal femore entra nelle esostosi a. m o' di cuneo. Esame istologico della sacca; La sacca è c:n tituita da numerosi fMci di connettico adulto, con numerosi vasi sangui~ni i quali presentano soprat utto per le art.erie una netta. ipertrofia della tonaca media. Scarse fibre elar.tiche tozze e frammentat.e. Il connettivo verso la parte interna è rivestito ds, uno strat.o co ntinuo


642

ESOSTOSI OSTEO-G ENETICHE MU LTI PLE ECC.

Fig. 4

tatf' da esili sepimenti, vuote , che ricordano la. coc;tit uzion <> d e lle areole midollari d e l t-es· suto spugnoso. In quest,i campi si rile vano qua e là pure de i vasPIIini sanguigni con tonache piuttosto omogt·nce e o.ppnrentemen t.e isp~·ssite. senza p eraltro alcun segno rl i i nfi ltrazione perivasale. R.it.otn nndo ai blocchi t' a lle propaggini di tcs.;;uto cornpatto p.:r la suu costit.uzione lftmf'llnrf' e pf't' la p resenza. in campi circosct·itti d i piccole ea,·ità. ri cordant.e h.' i.mpron te di corpuscoli ro,.;.~ i , è da rilcYarc la s c a r s n differenziazione verso i colori della tecnica. Tn cer ti t.ratti. 11<'1la compagine st<"AAa di qtwste propagg ini, o punti ossPi, si notano focolai di ctiraclamf'nto q uns i prP.Iud io Ad un ri M· sorbimento. ch t> in altri trntti si pn~SI' nt.a a.nch~:> piì1 prog redito (fìgg. 6-7).

unico di cellule appiattite con ~o nuc leo e con scarsissima. sostanza Jntrace llulare, strato che tappezza anche la s uperficie d e i vili i, i qual i risultano costit.uiti d a llo stesso connett.ivo dell'identica co~;tit.uzione istologica eli quella della sacca e contengono nel loro interno vasi sanguign i. Esame ?etologico delle eaostosi: A parte hwinie di com1ettivo pitt o m eno d e nso d ascicolato ed areolato, che riveste la superficie del tessuto osseo ~;ottostant.e, a carico d i quest.o è da. rilevo.rcsolt.anto una costituz ione areolare irr~>goltu·mente interr•otta da sepimenti p iù o meno lunghi ora retti · Jinei, ora incurvati, ora an<'he serpiginosi. ~ ancora da blocchi eome isole d i t m te.sut.o compatto, con intensa affinità ematossilinica, nel quale qua e là si possono ancora distinguere i caratteri d el tessuto o.;seo. Però è da soggiung~:>rc che q uesto tPssuto è notevolmente modificato per ln rghe estensioni in quantio che appare omog•meo, ~;:enza particolari strutture morfo logche, c ioè, o t.utt'al più con aspetto lumellare. Questo tPssut.o intenompe, come si è l'i\evato, i larghi campi inter posti, for mati da areole per lo più p oligona.H. limi-

Fl.g. 6


ESOSTOSI OSTEO-GE!ofETIC_HE MULTIPLE ECC.

643

2) Soldato N. Lorenzo. - 2° regg. bersaglieri, Roma, Classe 19~9. Nato , a Civitella. del Tronto (Te ramo). Figlio di Antonio c di G. C. Entra in reparto il 14 novembre 1930. Genitori viventi e sani. 5 fratelli e l sorella. viventi e sani, Non segni di rachitismo o di altra malattia del sistema osseo n ella sua famiglia. n paziente è primogenito, nato a termin~ di parto regolare. Non sa dire a quale

età cominciò la deambulazione e la dentizione; riferisce di essere stato neJllin·

..

~·

fa.nzia. lungamente malato, ma non sa precisare la natur~ d e lla malattia. Ne l 1916 broncopolmonite inftuc-nzalc-, durata circa tm paio di m eRi. Nel 1928 pare ne fr·ite durat a circa tre mesi (malattia febbri le, con leggeri ed emi, urine rossastre); . da allora il pazie nte rìff'risce di es· sersi a ccorto di una piccola tumefazione alla parte internn del ginocchio sinistro, d o l e n t e spontaneam ente e durante Ia deambulazione : era dol e nt e anch e sotto il ginocchio si n i s t r o. La. tumefazione non é andata. aumentando d i volume e d i grossezza. dall 'epoca in cui se n 'era accorto fino ad oggi. Nega lues e malattie vener ee. Modico b evitort>, fumatore.

E.9ame obbi e tt ivo : Condizioni generali di nutrizione discreta. Muscolatura, pannicolo adiposo normali. Nessun d eficit a carico degli organi a se· crezione interna. N o n s i apprezzano segni evidenti d i anomalie di sviluppo a. c a ,. i c o d el sistema osseo

gen e ral e ; la mandibolaè notevolmente sporgente; l 'arcata dentaria. inferiore sopravanza la. s upe riore. Torace ; ali' i:>pezione Fig. 6 - Stl'ato esterno dell'esostosl - Emmallume-eoslna della f a c c i a poste riore s i {0bb.~-Oc.2c.) nota una diffe re nza di gr:a.n<iezza tra i d uP emitoraci. in quanto che quello d estro è più granòe di quello sinistro. Buon a espansibilità, n ei'sun rt>pl:' rt o (JPI'· cussorio e ascolt.ator·io d egno di nota. Cuore n e i limiti. toni netti. Addome: trattabile, n on meteoric o, leggc- rmcnt(' d olcntt· alla ral1·azione lassailiaca. sinistra. Nulla a cari('O d f' l s ist<•ma nt'rvoso CPntrah· f' p<! I'i'ft•rico. I n corri!'pondenza d e lla faccia intc ma d ell't-pifis i tibiale pros-~im ale d~::;tra. a 2 dita tra~vE'rse al d i sotto d ella. linea a rticola.r e, s i nota tumefazione <iella grandezza. di una nocciolA. di consistrnza ùw-o-OI(.<;ett a superficie li:scia. n<ltm•nte al piano osseo sot.tostant•' . ses.'lile, ricopE> rta da cute normali', d o lente Jegg:t>rmeut e alla palpazione e !<pontnneamente.


l

I!:SOSTOSI OSTEO-<l E'NETlCHE lii iJLTJPLE E CC.

Fig. 7 - :;trato m<·dlan o dell'e•o~tosl - Ema lhlm"-eo .. lna (Obb. :; - Oc. 2 C.)

Esame radiografico: Cranio, colonna vertebra· lP. bacino, a rti superiori e inferiore sinistro; assenza d i alterazioni osseo e di pre· senza di esostosi. Ginocchio <' gamba destrn: Esostosi ddla tube· rooità della tu hia con ad· densamPnto d Plla corticale sotto6tante (v. rad. n. 8). Cutireazione di \'on Pircquet negativa. R-eaziont> di W asser· mann n<'p:ativa. Esame d elle urine ne· gaUvo per possibili e<l evi(lenti alterazioni renali. Diagno8i: E sostosi epi· fisi tibialt> destra. Operazione: (cap. med. Pedroli dott. Cinseppe); 17 novembre 1930. Aue· stcsia regionale morfio-no· vocainica. Incisione longitudina· le di circa cm. IO sul lato esterno dell'epifisi tibiale destra. Si giunge sull'es<>· s tosi e se ne apre la capsula

propria che la ricopre. Fuoriescono drCl\ cc. 15 di liquido limpido, fionte, s imile a sinovia. La capsula non ha alcuna comunicazione evidente con l'articolazione de l gin occhio. L'PI'ostosi ba la forma e la. grandezza di una grossa nocciola. Aspor· t.a:zione c.on lo scalpello. Ricostruzione clri pinni in catgut. Cute agraphes. Decorso postoperatorio normale. Guarigione per prima intenzione. I n 10 11 Jliornata dall'operazione si alza e il :IO novembre 1930 viene dimes.<>o dnll'ospt•dale guarito. E sume batteriologico deJJ 'esostosi nsportata: Con lo stesso sistema e con lfl si.<'!<SO precauzioni usate nel caso precedente, si seminan() frammentini del· l'esostosi. Si ha risult.ato negativo per la prc•R(IJl Za di germi nerobi ed anaerobi . .Esame del liquido cont'=lnuto neJJa 81\CCA dcll'esostosi. ][l liquido che ha gli stessi spetti de lla, s inovia non pre· s<>nta alcuna ptuticolarità degna. eli nota. E~mc macroscopico della sacca "'

d ell'el!ostosi: La superficie esterna della. capsula è lucente. lievemente rugo!<B, assai va"colarizzatA e as<;ai acierente ai tessuti circostanti; la. superficie interna è lieve'mente opaca, assai più r ugosa dell'esterna non numerosi \'illi. alcuni abbastanza lunghi.

Fie. s


ESOSTOSI OSTEO- OENETIOHE MULTIPLE ECO.

645

L'esostosi, che è rivestita. da cartilagine ialina, che si continua almeno apparentem ente con quella della tubia, ha. la. forma di una grossa n0eciola, abbas tanza. regolare. S costituita in sezione da. uno strato di tessuto compatto ali'Pstcrno, e da t essuto os.<>eo spugnoso all'interno. Esame istologico della sacca e della esostosi. l Al. sacca ha l'aspetto e la costituzione istologica di quella del caso preced ente.

Fig. 9 - Esostosl - Strato del tessuto osseo compatto . Ema.Uume-ooalna - (Obb. 5 - Oo. 2 o.)

J..a. stessa costituzione istologica si riscontra nell'esostosi quasi come fosse • ricalcata sullo stesso stampo. Solo si può osservare nella parte di tessuto osseo compatto un maggior numero di quelle piccole cavità che ricordano le impronte di corpuscoli rossi (fig. 9).

CONSIDE R .!:\..ZIONI. ~on è compito delle mie ricerche studiare la gen<>si delle esostosi o steo-genetiche bensi quello di spiegare il modo di formazione della capsula nella varietà. abbastanza rara delle esostosi borsate. Però mi sembra utile porre prim:t alcune constatazioni sulla malattia fondamentale. Dall'esame della. letteratura e dallo studio dei due miei casi appare innanzi tutto come le esostosi siano proprie dell'età gio'\"a.nile e come si presentino a preferenza oltre che negli individui di sesso maschile anche in quelli che non hanno superato i trent'anni.


646

E~u~TO:<I

OS.TF.O-(: E:SF.TIC BE MUL'l'IPLE ECC.

~on mi è po s~ ibil e precisare però, e~c, come si ritiene, le esostosi abbia no tendenza alla n ·grN;.;ione d opo l'epoca d ello sviluppo; ed inoltre non nu è riuseito in uPs:<uuo dei dtte cn::;i rli troYa.re la presenza del fattore eredit<trio. in qu;tntn ehE' nt•ssuno dei familiari dei soggetti in esame, a.ppari,·ano dalla a u:.~mn esi pnrtator i di tumefazioni, che per la loro sede c per la loro fiJrrua potessero riportar:;i ad csostosi. 1\ essuna relazione bo uonlto tra la presenza di questi tumori e la tuben·olosi e la siJili,le, iu quanto che le ricerche sierologiche eseguite iu tutt.i i due ca.-;i sono state negative, come pure è stata negativa l'anamnesi personale e familiare nE•i rig-uardi delle due malattie. Xet;suua malattht ereditaria dE'bilitante ho riscontrat.o nei due casi, in modo tal<• che la prodttzinnc delle esostosi pott>sse mettersi in corre· lazio ne con quPsta: ~;n lo nf"l secondo caso appare che l' infermo nell'infanzia fu lungamrnte afretto da malattia, che p otrebbe far pensare al ra~hi­ tismo, per quanto :<t'g"ni eddenti di questo non vi siano, e che solo nel 1928, dopo una nt•frite !;olì'rrta, si sarebbhe accorto della presenza del tumore alla faccia iutema ch,lla epifisi tibiale prossimale destra. Rit0n~w col Virchow e col Dalla Vedova che le esostosi anche per la loro posiziont•. ~ pe~<so indipendt>nte dalle articolazioni, provengano da. una tra!;formazione a normale e da una a,bnorme o s~ifica,zione della cartilagine di accrescimento di cui piccoli nuclri si sarebbero di~taccati fin dai primi tempi dell'ostegenefli. Però il problema della loro evoluzione si presenta tuttora oscuro: tutto al più, poichè sembra che le esostosi si fermin() nel loro sYiluppo al termine del periodo dell'a-ccresci-

m ento corpor eo, si potrebbero porre in correlazione a disturbi generali

trofici o a dis[unzioni l"ndocrine. Si potrebbe anche pt'th;are che la cartilagine di coniugazione sia per disturbi os!;ei genNali iRnlntament e, sia contempvraneamente per quelli provenienti dal pcw corporeo che le ossa lunghe debbono sopportare (e ciò soprMntto n egli art i inferiori) venga spremuta fuori per piccoussinù tratti dalla su<~ nnrmale situa;:ionc, pur seguitando a far corpo C>1U la parte di csfla rima;;ta in sede anatomica. Questo ultimo fatto proverebbe la ragione per cui come la cartilagine di coniug-azinn(' ;nH:Ite le esost·osi seguano di quest.a la evolnziorw sìa. nell'acc·re~cim <.. ntn, sia nell'a.r resto, sia, nella regressione. Quello che è imp<,rtante però p er le mie ricerche è studia.re la geuesi della borsa w'll a vn rietà,: esostosi borsate. Queste sono ahhastanza rare. se dai easi rle:::critt.i nella lE'tterat ur:l e dalle mie ùnP os.<<•rvazioui raggiungono solo il numero di 2i . Dallo studio eli Cl,ll<.'sti ri!'lnlta <:hiaru come non sia. possibile ammet· terr l'ipot<•si so:>teuur<t dal Fe ltl<· i ~en per il quale la sacca sarebhe uua sperie di sinoviale ectopizzata n ello sviluppo ~ dal Rindfl.eisch, per cui don·rhbe cnnsiclPntr,;i come un·estrofic>ssionc della capsula art icolar<>. ma piuttosto come debba rih•IH~rsi giu t\ta la teoria del Dalla Vedo>a, secontlo il quale la :;nc<·a s<~ n·l ; he una horsa accidenta.Je. R che tale ~;ia appa.re cl.ùaramente oltr<· elw pPr il fatto eh<' è st.ata trovata iu <>sostl):lÌ che erano ffi(>lto lonta 1w <l:ti eapi<ll'tir.olari. an(•lw per la prt>seuza in questà. all'esaro<> i:;tolngieo. ùi n·,.;t i di tt•:<sutn nnr s<~o larc (Dalla VedOYà ). Dall0 studio ist.ologico dl'lln S<ttea Jh'i mi<•i dtw ra~i risulta. chiaramente come questa sia co:;tituitn ;t spes"' dd tessuto muscola.re circondante l'esostosi. tessuto. che p er la prt>,.;~i o nE' t, p<'r lo sfrf'gament.o continui a cui è sotto·


ì l

ESOSTOSt

!JSTEO-{;E~ETH.' HE

&lt"l.TIPLE ECC .

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posto, ~:.i tra:-;formrrebbc a poco a puco in t e~:<n to c•mnettivo compatto con scarse fibre elastiche. Circa la presenza e la formazione del liquido d(>Jla b orsa, quN;to sa-rebbe non vera sinovia ma un liqu ido rNtttivo . L9. presenza di qualche corpiccinolo libero coud t·omatoso si spit'g<'t col fatto che la superficie delle esostosi è ricoperta da cartilagine. la quale può subire anche per piccolissimi traumi alterazioni e l~>sioni cht' portano alla formazione di questi corpiccinoli. Spiegata in tal m0rlo la gcne::;i della. capsula. drl liqu ido e dl'i corpi liberi endoca-psulari, è m•c,•~:saJ'ÌO ricordare come in gmrre sia SC<lr:~a la sintomatologia di tali formazioni esostosiche c come qu<>sta sia snlo evid ente, quando le esostosi provochino dolori e disturbi funzionali piit o mf.'nn notevoli per la loro sede e per la loro forma . . Le esostosi sono di diagnosi io gf.'nere facil e. La prognosi è in rapporto alle possibili lesioni degli organi circostanti, alla non frequente loro t rasforma.z ione maligna . La loro cura è chinugica sopratutto se sono solitarie e se danno alterazioni sugli organi circostanti. Negli altri casi, ricordando il loro modo di accrescimento e la loro possibile genesi endocrina, deve:;i SJH'rim entare sempre (Grignani) la terapia pluriglandolare. CO:YCLUSIO~I. l 0 Le esostosi sono proprie dell'età giovanile e si riscontrano con

grande preferenza nel sesso maschile. 20 Non è sempre possibile mettere in evidenza in esse il fattore ereditario, come non è sempre facile t rovare rapporti tra e::;se e la. sifilide, la tubercolosi, malattie organiche generali (rachitismo). 3 ° C'.ol Dalla Vedova può ritenersi che le esostosi proYengono d<L una trasformazione anormale e da un'abnorme ossificaziooe dt>lla cartilagine di accrescimento. La loro evoluzione sarebbe in correlazione a disturbi generali trofici o a disfunzioni endocrine. 40 Varietà abbastanza rara delle esostosi sono Je e:-ostosi borsate che raggiungono, insieme ai due <'~s i form ant i oggetto dt•lle prPi'~:nti ricerche, il numero di 27 . 50 La sacca di tali esostosi borsette sarebbe una sac<.;a acciùeut.tle; cioè dovuta a.l tessuto circostante, il quale, per l'irritazione <'he w rrehbe continuamente a subire, si trasformerebbe a poco a poco in tessuto connettivo compatto. 6 o La sintomatologia e la diagnosi delle esostosi offrono pucbe rlif· ficoltà . 7o La cura è p er lo più chirurgica; pE>rò questa solo quando le e:;ostosi sia no ;.;olitarie e diano altera.zioni sugli organi circostant i.

i

Au'XORIASSt7NTO. - · L'Mltmo, ricor·d uto. ampiamente tutta la patol()gia chirurgica cielle esostosi. ricordt~to comP nua vnr·ietà a b bastanza T'H I'Il ~'<ia qtwllll d elle esostosi borsate c he dall 'esame della Jetterattu·a r ag-giungono i l numero oh 25, illustrata la genesi della capsuln e dei corpi e liquido in essa COJrtenuti :;econù•> le moderne teorif', illust.n'l due casi di esostosi borsat e, le qua li in t al modo m!?giuugono il numero di 27; e di esse ri porta radiografie e microfoto):!l'tlt:o·•. C:iu uge alla conclusione che la sacca d i ta.J i Pso;;tosi non s ia un 'estrofl essione d t• Ila >"ino,·it\le articolare mn una bor-s>"t acciùenta lf' .


CASISTICA CLINICA OSPEDALE ~1ILITARE DI CAGLB.RI Dirt-ttore : t ene nte colonnenlo m e.l ico RoBERTO LA~-n nr.-~. Nr

SU QUATTRO CASI DI ANOMALIE RENO-URETERALI Dott. Gino Cavaliere, tenente medico

I l capitolo rhe trat.ta delle malformazioni del sist(>ma urinario è tra. i più importanti della patologia urologica, poichè S(>nza una cono scenza 1':!\atta, d ('il e anomalie renali è impossibile praticare la chirurgia urinaria I Yizi di conform azione del f (>Oe ed uretere in primo luogo e della nrPtra in secondo luogo sono molto frequenti. Oggi, con l'enorme pro,:..rrPs:,;o dei m('todi d 'indagine, è facilitata di molto la possibilità d i una Ùiagnosi esatta in nYo e prima di qualsiasi intervento chirurgico, dimodo("hè il capitolo d~:ll e anomalie renali è abbastanza ben conosciuto, le pubblicazioni su tali argomenti si sono in qu esti ultimi anni moltip·lieate (' la maggioranza dd casi non è d a considrra.r si più come una. rarità. A comprendere f:'Sattamente la etio-patogenesi, la fisiologia e la. patologia di qu esti vizi di conform itzione, è necessaria una conoscenza. d ello s'iluppo embriologico d el sistPma urinario dall'iniziale pront"fros a Ila costituzione completa rli tutto il sistema stesso. 1\la se si c.onosce b <'D<' l 'em briologia normalE>, non può di.l·si lo stesso deli 'embriologia. patologica., la quale, se nel maggior numero dei casi spiega il meC<'anismo di formazione cl c· Ile ma l formazioni, non può però apprezzaTne la cau sa prima. Io non intendo fare una completa ela.ssifìcazion e di tutte l e possibili anomalie d~>l sist ema urinal'io, n è dilungarmi in un' arida p artieola.reggiata esposizione della parte embriologica, ma int endo solta nto di rifc•rire quattro casi di anoma.lic· ll'c•na.li l'apita te a.Ila nostl·a osservazione n €'1 reparto cllirurgico dl'lrOt;p('(l ale ~fili1are di Cagliari dura.nte gl anni 1932 1 1933 1 1934 r portare· così un modesto contribu to a lla casistica su tale> argomento.

Rene a ferro di cavallo. P er qua.nto riguarda la .forma e la gTandezza ùcl rene, possia.me> p a.rlare delle seguenti anoma li<·: l o I perpla sia. eongC'nit a; 2o I popla sia cong(•nita; 3 o Rene fu so. Trala.scia ndo di parl al'C' clf·lle prime a nomalie, mi soffermerò sulla. t-erza .


' SU QUATTRO CASI DI AN0)1ALIE RF.NO-URETERALI

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n ren e fuso può essere diviso in: a) rene a ferro di cavallo, del qua l(' parlerò fra poco; b) rene sigmoide: quando i due reni sono saldati medialmeute da ~n istmo che congiunge rispettivament e il polo inferiore dell'uno col polo superiore dell 'altro, avendo gl'ili rivolt i generalmente all'intPrno ed i bacinetti a diversa altezza. Anomalia rarissima; c) sinfìsi renale unilaterale; cioè un rene si salda a quello del lato ()pposto. Nella maggioranza dei casi questa fu sione avviene in senso verticale; il polo inferiore dell'uno si unisce al polo superiore dell'altro e i due organi sono situati dallo st esso lato. ,Altre volte un rene è nella ~ua. sede laterale quasi normale, m entre l'altro viene a saldarsi al polo inferiore del primo con una d elle sue estremità, generalmente l 'inferiore, ed assume una posizione ad cc L ''· È una anomalia ugualmente frequ ente al lat o destro come al sinistro, nell'uomo come nella donna . Quasi sempre la massa renale è ptosica ed il numero delle arterie è aumentato. La forma e la disposizione dei bacinetti è assai variabile; esistono sempre due uret eri che .stanno a dimostrare la duplicità primitiva dell'organo in sinfisi e che sboccano l'uno vicino all'alt1·o; generalmente l'uret ere del rene superiore sbocca in vescica dallo st esso lato della sinfisi; d) rene a forma di gallet.t a; i reni sono saldati per tutto il decorso del margine intierno, dando origine ad una massa unica, di aspe.tto simile a quello di una focaccia, situata mediahneute sia davanti alla colonna v ertebrale, sia davanti al sacro. Fra le anomalie renali che vanno sotto il nome di rene fuso, quella di rene a ferro di cavallo è la più frequente ed è preceduta, sotto quPsto punto di vista, soltanto dalla duplicità della pelvi e degli ureteri. Nel rene a ferro di cavallo i due reni sono uniti per una delle estremità omologhe, generalmente l'inferiore, raramente la superiore, dando luogo ad una figura del tutto simile a quella di un ferro di cavallo, con l a concavità rivolta generalmente verso l'alto, con le due branche later ali addossate ai Iati e la parte centrale o istmo a cavaliere della colonna v ertebrale. Il r ene a ferro di cavallo è stato a lungo considerato come una anom a lia rarissima. In questi ultimi anni, per il progresso costante dei metodi d'indagine, si ottenne che tale forma venisse considerata non più 1.1 n a rarità.. Secondo Legueu e P apin si osserva un caso di ren e a ferro di cavallo s u 5-600 i ndividui; Naumann su 10.177 autopsie trovò 17 reni a ferro di cavallo ossia un sol caso su 598, cioè 0,16 %; 1\Iorris su 14.310 autopsie trovò un caso su 1590, cioè 0,06 %; Guizzetti e Pariset ne trovarono uno su 1333 autopsie e Kraft e Shell uno su 580. Come fu Berengario da Carpi che nel 1552 segnalò per primo la possibile esistenza nell'uomo di t ale anomalia d el rene, co!'!i Rowsing fu il primo che n e mise in evidenza i sintomi clinici e dimostrò possibile una terapia chirurgica. In questi ultimi venti anni le comunicazioni si sono venute moltiplicando. È dal lavoro di Rowsing prima e d alle comunicazioni di Brougersma poi, comparse rispettivamente nel 1910 e nel1914, che si presero le mosse cliniche e chirurgiche. Già prima però erano stati segnalati dei casi cliuici


6.'\0

H' QI'ATTRO CAS I Pl ANO?IIALIE

~ENO-URETERALI

da. I sra.t:l, Bru·t, Byron, Ma.r ion, f'Cc., s<>guitE' dalle monografiE' di Gerard, • Legtwu, Papin , E'CC. Lo sviluppo f'm brìog<'netico d f' l rene a fNro di caTa.llo non è ancora ben

pn•eisa.to nè si <'onosc·ono le cause cbe favoriscono la saldatura dei du e bottoni rt:>nali primitivi. D ai <'ara tteri anatomici di questa, anomalia si deve a.rguiJ·e (Pi:;ani) che l a fusion<• debba avvPnirc· al più tardi all'iniziodella. rotazion<' dei du€' abbozzi di rem•, cioè Terso la quinta, sesta o settima settimamt di sviluppo. Anatomiramente esistono, come dicevo, due varie-tà di rPni a ft>n·o di rand lo la Tàrit•tà a concavit,à superiore <~h<• è di gran lunga la pill b-E>quPnt<', <· la vari<>tà a. concavità inferiore che è c•stremamente rara, tant.o che Papin aff('rma. rli essere venuto a conoscenza di soli 13 casi. Quella parte di'l retH' a f<'no di <'avallo che nnisct> i due poli si chi ama istmo Pd è costituito da tessuto parenchimatoso, raramentP membra.noso. Raro (1 an(~h<> 11 raso d<·l passaggio ins<>nsibile da, una metà. all'altra. In lin<•a di massima, i due r<>ni si presentano qua-si uguali per volume, con un <'onsidereYolP amnento fli peso sulla ma$Sa del parencbima renale normale; soltanto qualche volta il peso è dùninuito. Il rene a ferro di <'aYallo è modiranwnte pto$i<'o tanto da raggiungue la 4a. o 5a. vertebra lombare e l'iiìtmo con~sponcte in genere all'ombelieo. I due reni banno una obliquità div<·rsa dal normale in qua.nto che il loro asse longitudinale d<·rorr<> o parallelo alla colonna o più o meno obliquo dall'alto a1 basso e dall'esterno all'interno. Il renf' a feJTO di cavallo è più a.vvicinato alla linea mediana, in modo quasi da sovrapporsi su i lati della colonna, è piil fisso ed ha gli uret,eri :Riù c·orti del rene normale. I reni a ft•no di ca.vallo hanno due pelvi di grand<>zza, forma e posizione va.ria . La pelvi conserva ancora il suo orientamento anteriore fetale , non ave·ndo potuto girare medialmente per l a presE-nza del tratto intPrmPdio. Gli ureteri si originano quasi sempre dalle superfici anteriori delle pelvi, passano dinnanzi all'istmo e decorrono in ve~dca; a questo speciale comportamento d egli ureteri sono da attribuire gli spesso laml.'ntati disturbi di canalizzazione urinaria. La vascolarizzazion P d el r ene a fen·o di cavallo è sempre assai ricca e molteplice. Su diversi casi studiati, Papin ha trova.to: un'arteria una volta; due arterie 26 volte; t.re arterie 40 volte; quattro arterie 25 volte; cinque arterie 20 volte; sei arterie 9 voltP; sette arterie 2 volte; otto arterie 2 volte; dieci arterie 2 volt(•. In genere nascono dall'aorta, ma anche dalle ilia~be. Sono più piccole di quelle solite c si gettano nell 'organo a diversa a.ltezza e soparata mentf', inerociando speRso gli ure-teri e le diramazioni dei calici. Le vene non presentano particolarità speciali. · L'importanza di tale disposizione del peduncolo vasale si rileva subito St' si tiene conto di tutti i disturbi e perturbamenti che possono derivarne al df>ftu sso urinario (idro e pionefrosi). ~el qu::tdro r::tdiologico del r ene a. ferro di cavallo riesce quasi sempre possibile (Po$snti) vedproe l'estremità superiore. L'asse loogitudlina.le decorre parallPio alla, colonna, vertebrale o più o meno obliquo dala'alto al bn.!iso e dall'estf'rno ali 'inte.rno. Analoga direzione hanno i margini E'Rtc·rno (•d intrrno df•lle ombre renali, la cui estremità interna è tutta sul muscolo psoas, addossata alla colonna vertebrale. Non si riesce ad osservare il limite infrriol'e. In ottimi radiogrammi si può rilevare che le linee


SU 'QUATTRO CASI DI

A~O;\IALlE

RE:-:0-CRr:TER,,Ll

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chi:' conispondono ai margini interni dei due reni si uniscono a livello del margine inferiori:' del corpo della. seconda lombart', (•onw purE> che le linee che dt>limitano i margini esterni si riu nisc·ono in bai'!' O, sulla linE>a me- · diana a li\ello rlE>l margio(' superiore della quarta lombar e. Come conrwgucnr.a dei r apport i assunti dalle due metà del rene fu so ris]wtto alla eolonna, l e pelvi ris pet.tivE>, rif·mpite di soluzione 011af'a ai raggi X, ci appariranno come ruotatc, disposte cioè su rllH' piani obliqui dalLdto al basso, da dietro in avanti e conwrgrnti su lla linea mediana c·on angolo aperto indit-tro e in aHo, quei calic·i <"tH· nd renf> in sed e normale a-.;·eyano -direzione dorsale o ventrale saranno qui diretti rii:pettiYament e media.lmente o lateralmente alla pehi: quelli c·he <-ra.no diretti Yerso l'esterno potranno essE're ora colpiti dai raggi X normalmente al loro decorso e dare immagini intensamente opache c·lw si proiettano sul'ombra della. pelvi; quelli diretti verso i'' alto pos!;ono a:o;sumne l'aspetto di un prolungamento dl'lla pelvi verso l'a.lto,qut'lli fina lnwnte che erano diretti verso il b asso potranno trovarsi al davanti della colonna vertebrale, medialmente a llo sbocco della p elvi nell 'uret<·re (chE> nel ren e a. feiTo di ca.vallo è sempre anteriore a ll'istmo, mE'ntre i grossi vasi sono situ ati posH·riormentc). L a prima diagnosi radioscopica rli rene a fprro rli ca-.;-allo fu emessa da Yoorhot>ve di Amsterdam. Il rene a f<'rro di cavallo può non da,re a.lc-u n disturbo, ma. in g<>nerale dà dolori studiati e descritti minutamente da. Rowsing. Sono dolori persist enti, ma pi\I accentuati nella stazione eretta. Un c<•rto numero di questi ammalati presenta una speciale attitudine nella. d<'a.mbulazione: si tengono piegati in avanti in modo d a conservare alla colonna vertebrale una Cf'rta. concavit.à anteriore. I dolori che presentano questi ammalati vengono spesso esacE'rbati da circostanze speciali, come- il raddrizzamento del tronco e più ancora l'iperestensione della colonna. vE>rtebrale, lo sforzo fatto p er portare un oggetto pesante o per levare le bra-ccia in a lto. Sono anche esaeerb ati dalle funzioni digestive, p er cui spNHIO i pazienti avvertono vivi dolori dopo i pasti ed un senso di stiramt-nto che part.endo dal l'angolo E'pigasmco si irradia verso le regioni r<'na li. In Cf'rti amma.Jati si osservano dE'lle vere crisi gastriche con vomito, dian ea, ecc. Tali dolori sarebbero dovuti, S<'Condo Rowsing, alla compressione d el t.ratto intPrmedio sui nervi peria-ort.ici sottostanti. Quest.a supposizione sarebbe avvalorata dall'esito felice della sep arazione delle due metà, proposta da,llo stesso Rowsing ed eseguita circa, una decina di volte per via transperitonealf'. Ma la patogencsi di tali disturbi non è aondivisa dal Fedoroff, il quale ascrive i dolori alla mobilità dell'organo. P isani pensa che i disturbi siano legati all'ostacolato dt>fln sso dell'orina, cagion ato dall'anormale incrociamento dell'uretere con i vasi. }!a il quadro descritto da Rowsing è molto raro. In genere il rene a fetto di cavallo è silente finchè non sopravvengono complicazioni. Il rene a ferro di cavallo si palpa. I srael fu uno d(~Ì primi che descrisse un reperto palpatorio t ale da far sorgere il sospl:'tto fondat o d i ta.le anomAlia . n sintoma consiste nella p alpa.zionr di un tumorE> endoaddorninale della forma di una. semiluna con conca-vità rivolta in a.Jto, mediano. Ma. qtH·sto reperto è eccezionale. Più spesso si palJia una resistenza situata


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SU Q C" A.TTRO CASI DI ANOMALIE RENQ-URE'l'ERALI

più in basso del rene norma le, mediana, liscia, che invece di an-estarsi bruscamente in ba sso, ~>i continua invece in basso ed all'interno, priva quasi del tutto della sua mobilità. Ma la diagnosi clinica di tale anomalia è difficilissima senza l'aiuto della radiografia e sopratu tto de Ila pielografìa.. La morbilità dPl rene a ferro di cavallo è più frequente di quella del rene normale. Ciò risu lta anche dalle statistiche; difatti mentre tale anomalia si riscontra nella proporzione da 0,06 a 0,2 % su tutte le autopsie in genere, .-iceversa J udd la trovò una volta su 143 interventi sul rene in genere, Braasch e Sehool una volta su· 142, Fedoro.ti cinque su 560, I srael cinquE> su 800, 'Mayo otto su 643, Lasio otto su 561. In media l %· In ordine di frequenza esso è colpito da idronefrosi, pionefrosi, calcolosi, tubercolosi e tumori. Essendo i sistema vascolari delle due metà distinti, le a.!Iezioni di una di esse possono non coinvolgere a.tiatto l'altra. Alcuni sostengono che l'ostacolo al deflusso dell'orina sia costituito essenzial· mente dalht presenza dell'istmo, sul quale l'uretere si ripiega come sopra un cavalletto. )la già Pa.pin ·e Lancereau x hanno dimostrato come questa spiegazione sia en-a.ta, percllè l'Ul·etere decorre sulla faccia anteriore del rene e, rispetto al rene normale, le cose si comportano come se i reni fossero rivoltati e cambiati di posto, come se le facce anteriori fossero divenute posteriori. Per cui la ca.usa patogenetica dev'essere ricercata più giusta· mente (Pisani) in una malformazione congenita concomitante e precisamente nel fatto che la disposizione nel senso frontale del bacinetto favorisce molto la. ritcnzione, perchè l'uretere se è inserito in alto, cade davanti al bacinetto come un filo a piombo in luogo di descrivere una dolce curva e la pressione intestinale ve Jo applica fortemente contro, in modo che facilmente si forma alla sua inserzione un angolo acuto . .Alcuni, come Rowsing, Kassekr, Papin, distinguono una sindrome clinica del rene a ferro di caYallo come entità morbosa a sè ed una sindrome clinica del rene a feiTO di cavallo patologico. Altri, come Pisani, sostengono che il rene a ferro di cavallo sano non dia mai alcun segno di sè e che i disturbi accusati dall'individuo, anche quando il rene è apparentemente sano, siano dovuti a fatti di ostacolato deflu sso dell'orina. Sebbene, scon-endo la letteratura di questi ultimi anni ~ i abbia modo di rileva.r e cbe la diagnosi e gl'interventi sui reni a ferro di cavallo si sono andati facendo sempre più frequenti, credo ciò non osta.nte opportuno riferire su due casi capitati lo scorso anno nel reparto chirurgico dell'Ospedale Milita.re di Cagliari, per portare un contributo alla casistica sull'argomento. l 0 caso: V. V., carabiniere, nato a S. Vito (Brindisi) il 28 marzo 1903. Arruolato nei RR. CC. il 27 luglio 1927. Entrato n<.'l reparto il 19 aprile 1934. Nulla eli notevole nell'anamnesi familiare e personale remota. Riferisce che .all'età di venti anni contrn.sse blenorragia che non curò e che passò poi nllo stato cronico. Nega lues. Riferisce che da circa quattro mesi l'orina. è molto torbida . .Accusa lievi dolori continui alla r<'gione renale destra. Obbiettivament~ si tratta di un individuo di sana e robusta costituzione fisica. Nulla di notevole a. carico dell'apparato cardio- vascolare, respiratorio e digerente. I reni non si palpano, nè esistono punti ùoknti c.Ia attribuirsi ui reni ed, ureteri. Prostata leggermente ingros.«ntn . L'<'samf' d·· lrorina, pmticato il giorno dopo l'injZ'res.<;o, rivelava la prPsenzu ùi scorsa a lbumina, ùi mu<'o- pus c di sangue. Kel sediment.o: abbondant-i


SlJ QU ATTRO CAS I DI ANOMALIF. RENO-URET:F.RALl

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cellule di sfaldamento, cellule di pus cd eri t rociti. Urea 23 %- Azotemia 0,20 %o.· Alla cistoscopia si rileva: capac ità vescicale normale. Mucosà. vescicale leggerment-e iporemica con numerose chiazze emoiTagiche specialmente nel fondo ed intorno agli sbocchi uretrali. Questi wno in sede normale. Al cateterismo degli uretQ.ri, i ca teteri n. 5 salirono per cm. 22 senza ostacoli. Da.ll'uretere destro si ottiene subito fuoriuscita. di orina torbida. con ritmo normale. La. radiografia. delle regioni renali, degli ut·ete ri e della vescicà, me ntre non fa riscon~rnre nulla di anormal~ ·agli uretori ed alla vescica, mostra due piccole ombre soVI·apposte 1 ella 1·egione re nale destra. L'urografia endovenosa (uroselectan B) (fig. l e 2) fa rilevare che

Fig. l.

le ombre s u descritte si trovano immediatamente al disopra del calice superiore di destra; il bacinetto dello stesso lato appam ingrandito e sformato, quasi rotondo; m e ntre quello sinistro è alquanto allungato. Ambedue i lbacinetti sono diretti in basso ed all'indietro e mostrano qualche calice diretto v erso l'interno. Non è riconoscibile un vero e proprio polo inferiore nè a destra nè a sinistra. L'ombra dsi due reni semBra fondarsi in basso con quella della colonna v ertebrale. Con la pielografm asce ndente si confermano i dati rilevati con la ttrografia.. Alla cromocistoscopia (indaco-carminio gr. 0,01 in eme. o di acqua. bidistillata.) si osservano eiaculazioni colorate quas i contemporaneamente dai due lati, all'ottavo minuto. A sinistra, eiaculazioni di volume ed intensità. di colorazione normale; a. destra eiaculazioni di volume minore che a sinistra. e m eno int-ensamente colorate. Si fa diagnosi di pionefrosi destra in re ne a ferro di cavallo. L'intervent-o fu praticat-o 1'8 maggio 1934 in narcosi avortinica (primo capitano medico Sa.ntoboni). Incisione lombare obliqua destra. La lussazione del rene, malgrado la resozione della 12 8 costola, riesce difficile per una larga e tenace aderenza del polo superiore con la. capsula adiposa e perchè il polo inferiore è fissato dalla sua continuità. per mezzo di un tratto paronchimatoso col t·cne dell'altro latrO. Una. puntura. esplorativa in conispondenza, del polo superiore dà esito a 4 -

Oior11ale di medi cina militare.


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SU QUATTRO CASI DI A."lOMALIE R ENO-\;RETERALI

circa. eme. 15_di pus denso. La. raccolta. si trova. ad una. profondità di circa. mm. 3 dalla. superficte del rene. Considerata. la. difficoltà ed il pericolo di una. nefrectomia. si pratica. una. nefrostomia. ' L'esame del liquido estratto dal rene dà numerosissime cellule di pus e qualche rara. fonna. diplococcica. . n decorso po~trl>pe_ra.torio è s~to non;na.le. n cavo rena.le si è progressivamente ndotto fino a obhteraz10ne. Non st è mru avuta. filtrazione di urina. dalla. ferita., malgrado che la. comunicazione della cavità con la. via escretrice del rene si sia potuta accertare con l'introduzione in e8Sa di sostanze coloranti comparse poi nell'urina.. Al contrario non si sono ma.i trovate nell'essudato tracce di iniezioni colorate spinte attraverso il catetere ureterale nel bacinetto. n paziente fu dimesso guarito il 4 luglio 1934. i

2° ca80: U. G., soldato della 13• compagnia di B&nità. Nato a Thiesi (Sassari) l'li novembre HH3. Arruolato 1'8 apri· le 1934. Contadino. Entrato nel reparto il 17 luglio 1934. Nulla di notevole nell'anamnesi familiare. A cinque anni softerse di morbillo. Fin dall'età di 12 anni coxninciò ad avvertire doiori che dal testicolo destro si irradiavano in alto, allo stesso lato. Questi accessi si succedevano ogni dieci giorni circa. e duravano due o tre giorni. Durante gli accessi non a.veva. vomito, non sangue nelle Fig. 2. urine. Il giorno 14 luglio ebbe un altro accesso più doloroso dei precedenti, per cui fu rico· verato all'ospedale. Obbiettiva.mente si tratta. di un individuo di normale costituzione fisica. Nulla. di notevole all'apparato ca.rdio-va.scola.rl', respiratorio e digerente. I reni non sono P.alpabili. Alla pa.lpazione profonda. dell'addome destro il paziente accusa dolore dtftuso, che si inizia nella fossa. ileocecale, sale in alto e posteriormente e si arresta. alla base della gabbia toracica. All'esame delle urine si rileva albumina presen~. sangue e leucociti. Azotexnia 0,24 o/0 0 • La. urografì.a discendente (vedi fig. 3) con l'uroselecta.n B dà IO minuti dopo l'iniezione: l'ombra rena.Je destra. appare evidente ed ingrandita., diretta. quasi perpendicolarmente alla colonna. vertebrale. Il polo inferiore arriva e. cm. 2 circa dalla. cresta iliaca.. Inscritte in questa ombra si vedono delle ombre opache in numero di 6 o 7, disposte per lungo, quasi parallele alla. colonna vertebrale. La. superiore di tali ombre trovasi a livello dell'ombra dell'ultima costola. destra e l'inferiore e. livello del processo trasverso di destra della 4• vertebra. lombare. Inscritta nell'ombra del processo trasv:erso di destra della 4• vertebra lombare esiste un'ombra opaca di forma ovoidale, della grandezza di un seme di susina, diretta dall'alto al basso e dall'esterno all'interno; altra ombra. quasi della stessa grandezza e della. stessa forma. esiste un po' al di sopra dell'ombra del 5° processo trasverso lombare destro. Queste due ombre sembrano unite per formare u.n ferro di cavallo irregolare, aperto in alto ed a destra. Non si nota. l'ombra renale di sinistra; si nota. invece l'ombra della porzione inferiore dell'uretere sinistro che si

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~sta verso destra. 20 minuti dopo l iniezione, le ombre opache appaiono molto più evidenti. Dopo 50 minuti e dopo 5 ore si riscontrano gli stessi fatti notati nei preoede nti radiogrammi. La. cistoscopia fa rilevare: capacità vescica.le normale; mucosa. vescica.le di aspetto normale; due sbocchi ureterali all'estremo destro e sinistro de lla plica. interureterica.. t 'eliminazione dell' indaco-<:arminio comincia. a. sinistra dopo cinque minuti, m entre dallo sbocco urewra.le di destra non si osserva ancora e liminazione de l colore d o· po ve nti minuti dall'inie zione. La. pielogra.fia. ascendente eseguita sepa.ra.ta.me nte pei due lati, conferma i dati dell' urografia.. Un ra.diogra.rnma. (ve di fig. 4) eseguito dopo introduzione di un catetere opaco nell'urewre sinistro fa. riscontrare che il catetere dopo la normale curva pelvica. si porta verso la. colonna vert-ebra.le, raggiunge la linea. m ediana in corriepondenza del corpo della quarta vertebra lombare e termina. sul lato d.estro dell'apofisi spinosa. della. terza lombare.

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Si fa. diagnosi d ' idronefrosi destra. in rene parzialmente fuso con quello dell'altro lat.o. L'intervento fu praticato il 30 agosto 1934 in anestesia. gene rale eterea (primo cap. m ed. Santoboni). Incisione lombare obliqua destra. La. esteriorizzazione del re ne riesce difficile ed incompleta perchè il rene s tesso è uni to allo ade lfo da. Wl ponte di tessuto renaie che si dis tacca. dal re ne d estro alquanto all'interno del po o inferiore. n rene non è mo lto aumentato di vollliDe ; ha pe rò consistenza molle per la. presenza di numerose sacche idronefrotiche. Nefrostomia. Dopo l'operazione la sinto· matologia dolorosa è scomparsa e l'urina a. poco a. poco ha riacqui· st1 to caratteri no rmali. Dopo tre mesi la fistola. renale si è chiusa.

I casi sn riferiti si prestano a qualche considerazione pratica. Essi dimostrano come la diagnosi di rene a ferro di cavallo non si possa_basare sol-


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t anto sul complesso sintomatico di Rowsing. D ei nostri due pazienti il primo non ebbe mai dolori ed il secondo ebbe dolori non caratteristici. L'esame obbiettivo da solo non poteva permettere una diagnosi che invece fu sospettata, se non del tutto accertata, con gli esami radiologici e facendo u so dei mezzi di contrasto. Duplicità ureterale. Ricordi di embriologia (Bacigalupi). Nell'ontogenesi e filogenesi dei vertebrati si hanno successivamente tre organi escretori: il pronefros, il mesonefros o corpo di Wolfi, il rene definitivo. Tutti e tre sono di origine mesodermica e provengono dalla corda nefrogena. Prima che l 'embrione abbia r aggiunto la lunghezza di mm. 5, il pronefros va incontro ad atrofia ed il suo dotto, trasformandosi in dotto escretore del mesone~ fros, assume il nome di dotto di Wolff. Negli embrioni di mm. 42 i dotti di 11Volff decorrono in direzione c.ranio-caudale parallelamente allacolonna vertebrale, all'interno della plica uro-genitale fino alla cloa.ca, ove si aprono. . Nell'uomo il rene definitivo si origina dal metaneb·os. Nello embrione dl. quattro settimane, verso l'estremità inferiore del dotto di Wolff, :po.co prima del suo sbocco nel S(>no urogenitale, dorso-medialmente compare un'estroflessione a forma di bottone che si db:ige in alt o e che continuando a. svilupparsi si dilata in corrispondenza del suo estremo superiore fino a che a livello del 290/31o segmento primitivo viene incappucciato dal tessuto renale. Tale estroflessione del condotto di Wolff e la sua porzione su periore dilata.ta ra.ppresentano rispettivamente l'uretere e la pelvi; da quest a poi si originano i calici ed i canali coHettori del rene. Col proseguire dello sviluppo lo sbocco del dotto di Wolff si abbassa ed i due ureteri si approfondano sempr e più nel seno.urogenitale e si ottiene così una netta e completa. separazione dei due dotti. La mn.ssa cellulare del seno urogenitale che viene a trovarsi tra lo sbocco del dotto di Wolff e quello dell'uretere darà luogo: nell'uomo, al trigono e all'uretra prosta.tica; nella donna al vestibolo della vagina ed aU'uretra. Nella donna il resto deldottodi Wolff va. incontro ad atrofia, mentre dal dotto di Muller derivano l'utero, la vagina e le trombe. Nell'uomo invece il corpo di WoHi dà origine alla r ete testis ed il dotto al deferente, vescichetta e dotto eiaculatore, mentre che il dotto di Muller atrofizzandosi formerà l'otricolo prostatico. La separazione del dott o di Wolff da.ll'uretere ha luogo verso la sesta settimana.. Se a questo periodo non è avvenuta la completa separazione, ma un abbozzo di uret ere r imane ancora in connessione col dotto presso il suo sbocco, l'uretere finirà per aprirsi in sede ectopica. Inoltre può accadere che invece di un solo abbozzo ureterale se ne formino due dal dotto di Wolff. Se di uno di essi o di tutti e due non avverrà la separazione dal dotto di Wol:ff, si produrrà una duplicazione uretPrale con o senza. sbocco extravescicall.'. Se l'abbozzo ureterale è unico, ma, si biforca precocemente, abbiamo gli ureteri bifidi. La duplicità ureterale in passato era solo un reperto anatomopa,tologico accidentale; oggi, d ati i mezzi d'inda.gine, è una constatazione fre-


SU QUATTRO CASI DI ANOMALIE RENO-URE:I'ERALl

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quente. I lavori sono numerosi: Weigert, Felix, Meyer, Wimmer, Suter, Braa.sch e Schooll, Pa.pin, MuUer, Legueu, Lasio. II rene con due ureteri macroscopicamente unico, oltre a possedere due pelvi distinte e separate, avrebbe anche due sistemi vasali differenti ed autonomi. Si ha quindi da un lato, indipendentemente dall'altro, l'abbozzo embriologico, cioè un tentativo, di due reni distinti, dualismo che però si arresta ad un terzo momento dell'evoluzione embriologica per dar luogo in definitiva ad un solo rene con due pelvi e due ureteri. Le pelvi di questi reni si comportano in modo speciale. Per lo più esistono due pelvi complete e divise nettamente l'una dall'altra. Isra.el parla di raddoppiamento vero della pelvi, se due sistemi di calici, di un n nico rene, divisi fra di loro, conducono a due ureteri distinti. Generalmente la pelvi superiore è più piccola e cou calici appena abbozzati. Le due pelvi possono presentarsi distanziate o molto ravvicinate. Raramente si verifica una comunicazione fra di loro. In casi speciali si può avere una sola pelvi con due ureteri; in tal caso l'uretere soprannmerario si apre in qualche calice al di fuori della pelvi. n raddopiamento dell'uretere può essere completo o incompleto (Bianchini): l o. Gli ureteri raddoppiati per tutta la loro lunghezza dalla pelvi alla vescica s'incrociano al disotto della pelvi o al disopra della vescica; qualche volta in tutti e due i punti. Alle volte si presentano torti su loro stessi o decorrenti in un'unica guaina. Gli osti voscicali degli ureteri doppi, provenendo da du e gemme del canale di Wolff disposte una sopra l'altra rispetto all'asse longitudinale del corpo, si rinvengono sempre dallo stesso lato. L'uretere superiore sopranumerario, sviluppatosi verso la pelvi superiore che è relativamente più piccola, può sboccare per ragioni anch'esse embriologiche in punti fortemente anomali; cosi nell'uomo: nel collo vescicale, nell'uretra prostatica, nel dotto eiaculatore, nelle vescichette seminali; e nella donna: nell'uretm e nella vagina. Rarissin1amente (Bianehini) in queste condizioni di raddoppiamento della pelvi e di duplicità degli ureteri, questi si aprono in vescica con un solo sbocco ureterale. Lo sbocco ureterale del rene, diciamo cosl, superiore è posto inferiormente rispetto a quello del rene inferiore. È la legge di Weigert. In moltì casi questa legge non si riscontra (1\'Iac Kinney; Boekel, Franck). 2°. Nei casi di raddoppiamento incompleto (come uretere bipartito) la duplicità è limitata alla regione superiore dell'organo e i due abbozzi si riuniscono sempre tra rene e vescica. In casi eccezionalissimi (Israel) possono provenire da una pelvi unica. Questa biforcazione può avvenire a qualsiasi altezza (raddoppiamento incompleto di I srael). Nel raddoppiamento, è la pelvi renale che comincia a dividersi in una branca craniale ed in una caudale prima dell'arrivo al blastema renale. Queste branche vengono considerate equivalenti anatomici dei calici e la piccola pelvi ehe è fuori dell'ilo manda propaggini o branche che vanno verso il rene (conformazione a fiore) . Da qualche autore è stata ammessa una prevalenza dell'anomalia del lato sinistro. Dallo studio bibliografico sembra invece il contrario. Bilateralmente, anche la semplice duplicazione non è frequente. S::Jcondo Braasch rappresenterebbe il 6 % delle anomalie delle vie urinarie superiori. Secondo Harpster iliO %· Altri autori, come il Mertz, danno cifre


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$(1 Ql"ATTRO l:ASl 01 ANOMALIE RENO-t.!"RETF.RAL[

più elevatE>. Certo è molto piil rara ddla duplicazione monolaterale. D a una statistica della clinica di 1\faJO risu lta come su 144 casi di pluralit~ degli ureteri, solo in nove casi l'anomalia era bilaterale e di questi in uno solo esistevano quattro sbocehi, nu' ntre negli altri otto casi si aveva da un lato un semplice uretere bifido. Furniss ha. visto n ella sua pratica 30 am· ma.lati con tre ur<>teri ed uno solo con quattro. W alter in un articolo pubbli· ca.to nel1925 a proposito di un'ossPrvazioue di duplicazione bilaterale a

lui occorsa, scrive che i rasi simili riferiti n ella letteratura sommano a. 51. Ascoli nel 1925 e 1926 ne ha trovato altri 4 casi. Papin ha riferito 36 ossf'rva,zioni di eu i tre per8onali ed A le;;sandri un caso. Braasch e Schooll su 144 anomalie di ureteri ris<>ontrarono 135 (94 %) di duplicità unilaterale e 9 di bilaterale . Brown e D elchcr nd 1922 su 382 casi di ureteri sopranumerari trovarono solo 40 casi di duplicità bilaterale. Va.n Gelderen su 8500 autopsie praticate sino al 1927 nell'Istituto di anatomia patologica di Amsterdam trovò solo tre oasi di duplici~ bilaterale. Circa la frequenza della duplicità. d cll'uretere, i pareri sono qua.nto m ai discordi: secondo Poirier si ha il 4 %o, secondo Weigert il 10 o/00 secondo Bostron il 3 %o , secondo Kl·ause l'l o il 2 %o. Brewer su 150 soggetti ha t rovato sette cas_i di duplicità.. Papin su 150 autopsie ha trovato tre casi di duplicità e su 80 fanciulli un sol caso. Secondo Papin l'uretere bifido unilaterale è la forma più frequente. Egli ne ha raccolto 58 casi di cui sei personali. Circa H lato, afferma avere una leggiera prevalenza il sinistro. Circa la sede, la biforcazione è più frequente nel 3° superiore. Ciascun uretere ha il suo bacinetto, ma i bacinetti non sono uguali, spesso il sup eriore è più piccolo, spesso anzi non si può parlare di baci· netto superiore p ercbè l'uretere superiore riceve direttamente due o tre calici. È stato spesso notato che l'uretere inferiore risponde ai tre quarti inferiori del rene ed il superiore solament e all'altro quarto. E ccezionalmente i due ureteri si dividono ugualmente il rene. È raro vedere il bacinetto superiore più grande che l'inferiore, come in un caso descritto da Robinson. Il rene è talvolta allungato, talvolta diviso da un solco; più spesso è normale. Ransf'm<1nn descrive un ca!':o in cui vi era dUplicità. completa del rene. P er quanto riguarda la vascolarizzazione, Papin nei suoi cinque casi ha t rovato tre volte un 'ar~ria, d'Ile volte due arterie, una volta tre arterie. Rigua.rdo alle ven e, ne ha vi8to una volta tre e quattro volte du e. Questa anomalia può restare spesso sconosciuta. Fanno eccezione i casi con sbocchi ectopici, quando danno luogo ad incontinenza. La dia· gnosi si fa con la cistoscopia, pielografìa e radiografia. Anche questa anomalia, come le altre, predispone l'organo alle ma· lattie. Secondo Braasch e Schooll i reni con sdoppiamento dell 'uretere si ammalano nel 37,5 % secondo Mertz nel 30 %, secondo Haslinger nel· 1'88 % e secondo Hollstraen nel 100 %Caso clinù;o: G. G., da La Maddalena, na.t{) il 27 luglio 1888 . .Arruolato il 5 ottobre 1908. Impiegat{) di Stato presso il Comando ~ona Fari di Napoli. Entra in reparto il 2 aprile 1934. Anamnesi familia re e personale rem ota negativa. Nel settembre 1933 per un brusco movimento del corpo, avverti un dolore localizzabile alla regione renalt> des t-ra che durò per due giorni ad a.cce:;si . Il 21 marzo fu colto da violenti dolori


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alla regione renale destra che si esplicarono come nell'episodio precedente. Fu fatta diagnosi di colica renale e ricoverato in ospedale . Obbiettivamente si tratta di un individuo di normale costituzione fisica. Nulla di notevole all'apparato cardio-vascolare, respiratorio e digerente. I reni non si palpano perchè l'addome è contratto, nè sono dolenti alla pressione. Non esistono punti dolenti lungo gli ureteri. All'esame dell'urina non si riscontra nulla di anormale. La. radiografia diretta delle regioni renali, ureteri e vescica, non dà alcun risultato. Quella eseguita dopo iniezione endovenosa di uroselectan (vedi fig. 5 e 6) mostra il rene sinistro normale }>E'l' setle, forma e volume e quello di destra pure nor· male per sede e forma, ma con due ureteri, uno in sede normale partente dal bacinetto e l'altro che parte da un piccolo bacinetto al polo superiore. L 'ombra dei due urt•teri ò però piil sottile del normale. Alla cistoscopia si ha: capacità vescicale normale. Mucosa vesoicale di aspetto normale. A sini. stra, sbocco ut'E'terale unico, fessu-

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Fig. 6.

F!g. 5.

riforme, in sede normale. A destra, al davanti ed all'indietro dell'apice della papilla ureterale (che trovasi in sede normale) s i vedono due sbocchi ureterali,, l'anteriore (esterno) più grande, ed il posteriore (int-erno) più piccolo, in forma di fessure dirette in basso ed all'interno. Alla cromo-()istoscopia (indacocarminio gr. 0,01 in eme. 5 di acqua · bidistillata) l'eliminazione avviene quasi contemporaneamente a destra ed a sinistra ve rso il sesto minuto d~ Ila fine dell'iniezione. A destra si osservano eiaculazioni colorate da ambedue gli sbocchi. n volume del l'eiaculazione è maggiore dallo sbocco anteriore che dal posteriore. Ambedue sono di volume inferiore a quello del lato sinistro. La frequenza dell'eiaculazione a destra è maggiore dallo sbocco anteriore che dal posteriore. Pielografia retograda: si assume un radiogramma dopo aver iniettato una soluzione opaca nello sbocco ureterale laterale (anteriore) ed un altro dopo l'iniezione di soluzione opaca nello sbocco ureterale mediate


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(posteriore). Si può così docume ntare che lo sbocco anteriore (esterno) corrisponde alla pelvi inferiore, mentre il posteriore (interno) corrisponde alla pelvi superiore. La polvi inferiore ha configurazione e volume normali (tre calici) ed uretere di volume e forma. normale. La pelvi sUperiore presenta solo due calici e l'uretere che le corrisponde presenta all'altezza del m enisco, tra le. seconda e la. terza ve rtebra lombare, un marcato inginocchia.mento. li tratto di uretere che gli sovrasta è alquanto più dilatato rispetto e. quello situato al disotto dell'inginoc· c.bia.mento st.esso. I due ureteri s'incrociano due vol te. Viene dimesso il6 aprile 1934.

Ectopla renate iliaca. È un'anomalia che !)Ì presenta con una certa frequenza, e che, pur potendo evolvere perfettamente silente, predispone però- come tutte le altre malformazioni - ad una morbilità maggiore. Si distinguono tre forme di distopia: · l o. Distopia unilaterale, in cui un rene solo è distopico; 2o. Distopia bilaterale, in cui ambedue i reni sono distopici; 3°. Distopia crociata, quando uno dei due reni è spostato dalla parte opposta, generalmente sotto al rene in posizione normale ed il suo uretere incrocia là linRa mediana. In rapporto alla situazione del rene ·o dei reni ectopici, la distopia può essere: l 0 • Lombare o lombare bassa, quando il rene occupa lo spazio tra l'ultima costa e la cresta iliaca; 2o. Iliaca, quando è posto nella fossa iliaca; 3o. Pelvica, quando è posta o nell'entrat.a del piccolo bacino o nella cavità pelvica. L'organo sarebbe stato ritrovato in tutte le regioni dell'addome, . eccetto l'epigastrio e gli ipocondri. Al vizio di posizione si accoppia sempre il vizio di rotazione per oui si può avere: l 0 • Rotazione insufficiente, cioè il rene ha la sua faccia convessa posteriormente e l'ilo anteriormente; 20 Rotazione esagerata, cioè la faccia convessa anteriormente. Nei casi di ectopia renale congenita, l'arteria renale nasce, secondo Labadie, all'estremità dell'aorta o dell'iliaca primitiva. La vena si getta. nelle iliache o all'origine della · cava inferiore.. Lo sviluppo embrionale dell'organo spiega queste varie sedi. Il rene si sviluppa dal primitivo canale di Wolfi con una gemma cava allargata all'estremità, che appare provvista d'un breve peduncolo: da queste ·tre porzioni della primitiva gemma renale prenderanno origine le tre parti dell'apparato escretorio; rene, bacinetto, uretere. La comparsa di tale gemmazione ~vviene a spese della. parete posteriore del canale di ~olfi, a livello del segmento addominale che corrisponderà alla cintura pelvica, quindi notevolmente più in bassQdi quella che sarà la sua sede definitiva. Di più, poichè la gemma si sviluppa dall'avanti all'indietro, ne segue che le tre porzioni che la compongono sono orientate nel senso sagittale, avendosi nel piano più anterior~ l 'abbozzo ureterale, quindi l'abbozzo pielico, e nel piano più profondo l'abbozzo r enale. Si ha quindi primitivamente una distopia ed un'anomali8j d'orientazione dell'organo che viene in seguito a correggersi durante l~

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sviluppo. La gemmazione infatti a poco a poco n sale verso l'alto, mentre

il suo segmento p osterior.e compie nello stesso t empo una rotazione dall'interno all'esterno, sicchè quando è raggiunta la sede alta d efinitiva, l'asse della gemmazione è orientato in senso trasversale e leggermente dall'avanti all'indietro. Un arresto di sviluppo può fissare il rene in un punto intermedio del suo tragitt o ascensionale ed ecco verificarsi una distopia che sempre si accompagn a ad un difetto più o meno marcato di orientazione assia1e. dell'organo. Un particolare importante in questi casi di distopia è la posizione sempre normale delle capsule surrenali che hanno origine embriologica di versa. Nella seconda metà del secolo scorso, dopo i 32 casi raccolti d a Wenzel e Gr,1ber , comparve.ro i lavori di Struber, Eu strom, Munde, Antonelli P em ssia, Addison , ecc. Più recenti sono i lavori di Cadoré, Baggio, Chiau.dano, Cassanello, Carelli, ecc. . Circa la frequenza di questa anomalia, Neumann n e ha riscontrato 21 casi su 10.187 autopsie, Morris 4 su 6536 autopsie, Guizzetti e P ariset 128 su 20 mila autopsie. Dorland nel 1911 rinnl 121 casi clinici. Judd e Harrington 'raccolsero ;11e11919 diciannove casi tolti dalla clinica di Majo'. Il ren e ectopico congenito si distingue dall'acquisito (rene mobile) . . d ai seguenti caratteri: I vasi sono inseriti più in basso; l'ilo si trova sp esso sulla faccia ante:. riore ; l'uretere è generalmente corto. Fa eccezione a questi caratteri l'ecto~ pia alta, ma questa anomalia non trova (~{arsella) che due osservazioni in tutta la lett eratura. Il rene ectopico congenito è fisso. La distopia r enale più frequente è quella unilaterale, e questo sembra che si verifica più spesso a sinistra. D ei 74 casi di Cadoré, ch e sono in maggior part e reperti di autopsia, fu trovata 13 volte a destra e 29 volte a sinistra e tre d'ambo i lati, mentre n egli altri non è precisato il lato. Straet er nei suoi 57 casi trovò l'ectopia 34 volte a sinistra , 19 a destr a , due d'ambo i lati e due in rene soprannumer ario. Kundmt crede che l'ectopia sia più frequente a destra e che quando l'ectopia colpisce il rene sinistro lo spostamento sia molto pronunciato. Secondo Rizzi della Clinica Urologica <li Milano, le anomalie del sistema urinario sono più frequenti n ella donna che nell'uomo, più a destra che a sini stra. Il r ene ectopico può essere morfologicarnente normale, ma p iù spesso presenta malformazioni, come le lobulazioni fetali, b acinetto bifido, vasi anomali. Può essere causa di disturbi urinari semplicemente per la sua posizione, come anche per l 'associa.zione con altri vizi di conformazione. Può provoca.re disturbi p er compressione sugli organi vicini. CatJo clinico: E. G .• da Mandas (Cagliari). Nato il 10 novembre 1898. Arrtto· lato nei RR. CC. nel 1919. Appuntato nel1:1. D ivisione RR. CC. di Tripoli. Entrato in &part.o il 10 settembre 1932. Anamnesi familiare o personale r~mota negativa. N ell'a.pl'ile 1932, nel corso di un'affoziono febbrile di breve durata, gli fu casualmente riscontrata dal sanitario curanw un'intumescenza. addominale, d~lla. quale il paziente non aveva mai sospettato l't>sistenza e che non gli aveva mai procurato disturbi. Dopo 70 giornj di degenza. all'ospedale militare di Napoli fu inviato in l icenza di convalescenza, a llo scadere della quale si presenta all'ospedale militare di Cagliari pe r la. visita di controllo. Non accusa alcun <listurbo. Obiettivamente si tratta <li un giovane di buona costituzione, ben nutrito. Nulla di patologico a. carico del sistema cardio- vascolare, respiratorio e digerente. Al quadrante infe·


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SU QUATTRO CAS I DI ANOMALIE RSNO-URETERALI

Fig. 7.

evide nte sino a non t-ssere più raggiungibile rla.lla mano. Il suono nlla JJe"I-cussìonE' in corr-i· spondenza. dì essa è netta.m~n­ te tiropanìco. All'esame radio· scopìco dell'apparat-o dìgt'rente sì nota c hP. la tume fazione non ha a.lcun rapporto col tubo in· testinale. Cromocistoscopia (inda cocarminio g•·· 0,01 in em e. 5 di acqua bidistillata): Elìmìnazio· ne cont e mporanea d a i due sbocchi Ut-cterali dopo c inque minuti. Il ritmo di e iaculazione è normale dai du·~ lati. n ge tto è meno voluminoso e meno intensame nte colorat-o a. destra che a sinistra. Pie lografia retrograda D (vedi fig. 7 e 8): L'ombra d e l bacinetto si proietta in corri· spondenza d e ll'articolazione sacro-iliaca destra. Sì fa diagnoi!i di ecwpia iliaca d el rene destro . Il pazie n· te vie ne dimesso il . 17 l'lettembre 1932. idoneo al sP.rvìzio incondizionat-o.

riore destro dell'addome si percepisca una tumefazione allungata in senso longitudina.le, a superficie liscia, di cons.i stenza parenohimat-osa., il cui polo su~riore, arrot-ondat-o, trova.si un dit-o tra.sve rso al disott-o della ombelicale trasversa. ed il cui polo inferiore è delimitabile a quattro dita. al disopra d e l pube. ID margine esterno corrisponde approssimativamente al margi. ne esterno del retro dell'addome, il margine interno corri· sponde alla linea mediana. Tale tumefazione è indolente alla palpazione, si sposta in basso durante la inspirazione eçl è su· scettibile di limitati sposta.men· ti ~ivi verso l'alt-o, !'esterno o l interno. L 'escursione in alro, però, non giunge fino alla loggia renale. n rene dest ro ricercato n e lla sua sede normale non si palpa. Del rene sinistro è pal· pabile il polo infe riore. Con la contrazione d ei 1nuscoli della parete addominale la tumefazione non è più rilevabile. Con la insuffia~ione di aria ne l colon sì rende progressivame n te me no

Ftg.. 8.


SU QU ATTRO CASI DI ANOMALIE

RENO-VRETERALI

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Come si rileva dalle. storie. il paziente non he. mai avvertito alcun disturbo de. attribuirsi al rene ectopico, del quale egli ignorava l'esistenza. AUTORIASSUNTO. - L'autore descrive quattro casi di anomalie renali, osservati nel Reparto chirurgia dell'Ospedale ?vlilitare di Cagliari, e, dopo aver accen· nato all'embriologia dell'apparato urine.rio, tratta dell'etiologia, patogenesi, diagnosi e complicazioni di tali anomalie.

~"TONUCCI &

•

BIBLIOGRAFIA

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DIREZIONE DI SANITA MILITARE DELLA CIRENAICA Direttore: tenente colonnello medico VITo CIACCIO

NOSOGRAFIA DELLE OASI DI GIALO D ott. Alvise Oliverio, tenente m edico

La permanenza di oltre due anni a Gialo ed il fatto che nessuno abbia ancora comunicato qualche dato nosografico su queste oasi mi inducono ad esporre in sintesi i risultati di quelle che sono state le mie osservazioni sulle condizioni igieniche e sanitarie delle popolazioni che abitano le oasi di Gialo. Queste oasi sono raggruppat~ in tre nuclei principali che prendono il nome dai centri abitati maggiori di Gialo, Augila e Gicherra. Esse sono ricche di vegetazione, di palme, di acqua che si trova dovunque in pozzi che hanno una profondità che va da un minimo di tre met ri ad un massimo di diciassette. La ricchezza delle oasi è costituita da piil di 100,000 palme che danno una produzione note-vole di dat teri di ottima qualità sui quali principalmente è fondata l'economia delle oasi. Con questo è già detto quale possa essere l'occupa;.;ione degli abitanti o almeno della maggior part~ di essi; la coltivazione delle palme e dei giardini che sono numerosi e ben tenuti, e quel tanto di movimento carovaniero sufficiente allo scambio dei datteri con altri prodotti di prima necessità con le popolazioni della costa In ognuna delle tre oasi vive un gruppo etnico ben distint o, pe:r razza., per usi e costumi, per abitudini di vita. RIPARTIZIONE DELLA l'QPOLAZIONE.

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GIA.Lo

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AuaiLA

A.bitanti n. 1391 GIOHl!:RRA

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7

Abitanti n. 398

A .Qialo la popolazione è costituita dai 1\-Iegiabra, arabo berberi come gli Zueia abitanti di Gicherra, nei quali è più facile ritrovare ogni tanto quaJche elemento che ne ricorda le origini berbere. .Ad .Augila. la popola-


NOSOORAFIA DELLE OASI D I OIALO

665

zione è costituita dagli Augila che sa.rebbero gli unici discendenti superstiti degli antichi abitatori delle oa.si, che conservano oltre al dialetto anche le caratteristiche somatiche dei berberi sebbene queste ultime abbiano subito n icerto modo l'influsso degli inevitabili incroci con gli altri popoli. Gli .A.ugila sono tipicamente rurali, attaccati alla loro terra che sfruttano da millenni e che costituisce l'unica fonte di vita. Gli abitanti di ·Gialo sono piuttosto dediti al commercio e, sebbene in proporzioui ridotte rispetto al passato, esercita.no un attivo scambio con i mercati del Sudan da ove impo1·tano avorio, penne di struzzo, pellami. Un nucleo di circa 400 negri originari del Sudan, del Tibesti e del Fezza.n e dedito al lavoro dei giardini testimonia ancora. una delle attività del commercio più redditizio del passato, quello degli schiavi. Oltre i eentri abitati principali ve ne sono degli altri più piccoli come Lebba, Scerruff e Rasceda. nell'oasi di Gialo e Suani Sciuascenain quella di Augila, che accolgono la parte della popolazione dedita. all"agricoltura.. L'abitante delle oasi osserva e giudica. l'operato del medico con interessamento tutto pa,rticolare. L'esito felice di una cura, l'estraziione difficile di una spina, un intervento chirurgico dei più semplici, la guarigione di una frattura, e perfino talvolta l'azione di un vermifugo sono occasione di lunghi discorsi e di commenti fra la popolazione che, quando ha cominciato a conoscere il medico, ricorre a lui fiduciosa senza soggezione o falsi pregiudizi. Uno degli elementi maggiori di successo è certamente la conoscenza dell'arabo. Al medico cui si possa parlare senza la interposta persona dell'interprete o dell'infermiere indigeno sono più facili le confidenze e siriricon e più volentieri. Alcune anamnesi scabrose, specie in casi di affezioni leutiche o veneree, coniugali ed extra coniugali, sono facilmente raccolte dal medico solo, mentre sarebbe addirittura impossibile ottenere lo stesso rislùtato a mezzo di interprete. Il medico che capisce l'arabo ispira più fiducia. e ne guadagna in prestigio. L'interprete a disposizione del medico, che è in genere lo stesso infermiere, per quanto pratico preciso ed accorto, non è mai sufficientement.e adatto e non riesce sempre ad afferra.re la vera. esRenza di una domanda o di un discorso. Se entra poi in gioco quella specie di gelosia di mestiere frequente negli infermieri che non sempre sanno rinunciare ai loro metodi indigeni di cura, o peggio, la loro pericolosa presunzione la quale fa si che spesso non si limitino alle loro mansioni, ma si permettano dei consigli e delle prescrizioni che contrastano talvolta con quelle suggerite dal medico, appare evidente la necessità, per il medico che deve esercita.re le sue mansioni in paesi lontani, della conoscenza oltre che delle abitudini e delle credenze dei .suoi malati, anche di quella della loro lingua. Il clima è a carattere tipicamente desertico. I~e pioggie sono rare e limitate a pochi mm. e qualche anno a poche goccie ed è rarissima la nebbia. La temperatura è {!nella caratteristica delle zone desertiche con notevoli s-balzi fra il giorno e la notte. Si sono avute temperature basse nel gennaio-febbraio 1934 fino a oo,5; le più alte nel giugno 1933 fino a 53 o,s, all'ombra.


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NOSOORA.FIA DELLE OASI DI GlALO

Gli europei tollerano assai bene il clima di Gialo anche nel periodo estivo che con le sue temperature alte come in nessun centro della colonia mette a dura prova le resistenze individuali. · Ho riscontrato invece, molto comune fra gli europei, anche in quelli cbe risiedono da molti anni in colonia, delle vere metereopatie nei periodi in cui soffia il ghibli. Si hanno in quei giorni sensazioni di spossate.zza, cefalee, inappetenza, insonnia, facili epistassi, e limit.a.zione di attività per diminuita resistenza al lavoro. Alcuni individui hanno la possibilità di predire il ghibli anche 24 ore prima cbe esso cominci a. spirare, apptmto per una. autovalutazione di questi sintomi che possono pre<".edere anche l'inizio del vento. N on è da. escludere che la eziologia di questi disturbi sia dovuta oltre che al mutar delle pressioni barometriche a fattori elet trici atmosferici. Lo STAHELIN a.ttribuiva. infatti una notevole importanza alle osci.IJ.a.. zioni delle elettricità atmosferiche e spiegava i fenomeni di eccitabilità o di ipofunziona.lità. muscolari e sensoriali con la preva.lenza di elettricità negativa durante i venti sciroccali e le perturbazioni atmosferiche (1). I venti predomina.nti sono quelli dei quadra.nti di sud in inverno e primavera, dei quadrant i di nord con prevalenza del vento di nord-est in in estate. Temperature mensili di Glalo D urante l'anno 1933

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T emp. massima assoluta 24.3 31. 5 32.Jl 0.8 42.2 53.8 42.0 41.5 42.0 39.4 38.0 34.3 Temp. minima a.<Jsoluta l. O 6.5 6 .0 8.3 12.0 16.0 18 .5 15. 5 14 .0 12.6 7.1 1.1 Temp. media. ma.~sima 19.2 23.2 24.6 29.4 34.7 42.3 37.3 38.1 35.4 32.1 32.1 23.4 Temper. media minima 5.0 9.6 8.7 11 . 8 18.8·24.4 21.5 20. 1 18.2 15.1 15.5 8.1 E scurs ioni medie diurne 14.213 .6 15.9 17.6 16.7119.7 15.8 18.0 17.2 17.0 16.6 15.3

Temperature mensili di Glalo Durante l'atmo 1934 o

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NOSOGRAFIA DELLE OASJ DI OlALO

Nello specchio seguente ho riporta.t.o il numero dei malat.i assistiti negli ambulatori di Gia.lo e di Augila. dura.nt.e gli anni 1933-34 ed ho segnato il numero delle prestazioni'. In queste ult.ime non sono comprese però tutte le medicazioni a seopo curativo e profila.ttico, pra.ticat.e per malattie ooulari e tigna, nei baro bi n i della scuola. ed in gran parte di tignosi e tracoma.tosi cronici cbe frequentavano assiduament.e l'ambulat.orio, così che il numero dell~ prestazioni appare dallo spec<>.hio not.evolmente inferiore a.1 reale. Numero dei malati euratl e delle prestazioni negli anni 1933-34 Nnn1ero

Numero <Ielle 'PN)Rta zl onl

Mediche ................ .. . . ' . . . .. . . . . . . . . ' ' ..... .. Chirurgiche .. . . . . '. . . . . . . .. . . . . . . . . Veneree e sifili tiche .. . . .. Cutanee .. Oculari ..................... . . . . . . .. . . .

2.293 567 161 788

7.679 6.294 1.882 568 2. 158

Totala . . .

4.023

18.581

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214

Nelle malattie mediche sono state compresi anche diversi casi di eredo1nes e sifilide organica, cause di deperimenti, di ostea.lgie, di cardiopatie. Con le malattie chirurgiche ho compreso anche qualche prest.a.zione ost.etrica. in parti distocici e numerosi interventi per circoncisioni in bambini mussulmani che venivano accompagnati dai genitori perchè l'int.ervento fosse praticato lege arlis nell'ambulatorio. Esaminando ora in breve la casistica. risulta che, se si eccettuano il t racoma e la tigna., le condizioni dell'oasi sono veramente previlegiat.e, per quanto riguarda. malattie infettive. Bisogna ammettere che abbia gran giuoco il potere sterilizzatore del sole poichè nelle scarse condizioni igieniche in cui vive la popolazione delle oasi le malattie infettive a cara.tt.ere diffusivo dovrebbero essere molto più frequenti anche in considerazione degli scambi commerciali con il 8udan e la cost,a. Nel l933 e '34 non mi è stato dato di conRtat.are un solo caso di malattie infet.tive a tipo epidemico, ad eccezione di 1m piccolo focolaio di varicella., circoscritto all'abitato di Gicberra. Nessun caso di forma infettiva del gruppo tifico, nessun caso di dissent.eria bacillare o di amebiasi autoctone, nessun caso di febbre ricorrente, di forme esantRmaticbe, ad eccezione flei già citati casi di varicella. L'ultima. epidemia di vaiuolo risalirehbe al 1924 e la. pert,osse avrebbe fatto numerose vittime nel 1928, anno della nostra, occupazione, forse perchè ha trovato t.erreni non immunizzati da precedenti epidemie di pertosse. Non sono rare piccole epidemie influenzali con andamento benigno. La tubercolosi polmonare è stata constatata in cinque casi di cui due in persone della st.essa famiglia. In due ragazzi ho riscontrato peri-


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NOSOGRAFlA DELLE OASI DI CIA.f,O

toni te tubercolare. ~essun caso di tubercolosi ossea, pochi di tubercolosi glandolare. A carico dell'apparato respiratorio, specie con i primi freddi, compaiono degli stati catarrali che banno larga diffusione specialmente fra i bambini. Non sono mai capitati sotto la mia osservazione casi di polmonite, uno solo di broncopolmonite, due di pleurite essudativa. A carico dell'apparato cardiovascolare, un caso di angina e due di aortite leutica. Una buona part-e delle aJiezioni a carico dell'apparato digerente, che per il r esto non diversificano da quelle delle altre regioni, è data dalla straordinaria diJTusione della elmintiasi. In seguito a somministrazi'cne di pochi centif!Tammi di sa.ntouina, farmaco cbe riscuote una grande fiducia, si banno spesso emissioni di enormi quantità. di ascaridi. Una ragar.za em ise in 1ma sola volta, con grandi sforzi e violenti dolori a tipo colico, una specie di grosso gomitolo costituito da una trentina. di venni; un 'altra donna emise in un giorno più di settanta vermi. · Ol tre a.i disturbi a carico dell'apparato digerente questi parassiti danno . talYolh~ una sintomatologia preoccupante a carico del sistema nervoso. In due casi, un bambino ed un adulto, si presentò oltre a perdita di coscienza, stato soporoso ed apatico, polso raro, trisma e contrattura dei muscoli della nuca,. La sindrome morbosa si modificò rapidamente in seguito ad emissione di numerosi ascaridi. È evidente che si sia trattato di gra:ve tostliemia, con sintomi a carico specialmente del sistema nervoso centra1e, da elmintiasi intestinale. Un itt-ero da ritenzione, in un ragazzo affetto da ascll!ridosi, scomparve facilmente in seguito a somministrazone dj. un vermifugo. In tm esame sistematico delle feci praticato su seJ>sant.a bambini delle scuole di Gialo riscontrai uova da elminti in 48. Dico, poichè mi ci trovo, che l'esame microscopico delle feci degli abitanti delle oasi è piuttosto ostacolato dal (a.tto che le feci contengono numerosi granelli di sabbia che non consentono una perfetta aderenza tra il vetrino porta oggetti e copri oggetti. Per una buona os::;ervazione al microscopio è necessario perciò separare la sabbia dalle feci facendo sedimentare una emulsione in soluzione ftsiolog-ica, delle ma.terie fecali. N on è ra.ro riscon tra.re la fuoriuscita di vermi dalla bocca dei cadaveri come fenomeno postmortale. A carico dell'apparato dentario sono frequenti le alterazioni dellQ smalto con pigmentazione bruna, talora notevolmente deturpante, degli incisivi ; diffusa Ja, carie anche nell'infanzia. A carico del sistema nervoso centrale un solo caso di demenza paralitica. Tra le afr~zioni chirurgiche, che, non banno anch'esse, come le mediche, una particolare fi sionomia, dobbiamo annoverare qualche caso di t ubercolosi gldandolare, di adeniti inguinali in piccoli bambini, diversi flemmoni, paterecci, ascessi dentarii, un caso di periostite della tibia. di natura tubercolaJ'e. Nmncrose le ufìtioni in bambini che si scottano ordinariament-e rovesciandosi addosso il contenuto della teiera.


NOSOORAI'l.A DELLE OASI DI OIALO

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Sono frequenti le lesioni traumatiche per caduta dall'alto sia nei pozzi che dalle palme. In due anni ho riscontrato 12 fratture varie a carico degli arti, una, frattura del bacino, una.lussazione della spalla sinistra oltre ad una serie di contusioni più o meno gravi. ·'· Una lesione che richiede frequentissimo l 'intervento del chirurgo e che impegna tutta la sua pazienza e la sua abilità è data. dalla penetrazione di grosse spine di palma nello spessore dei tessuti. Poicbè in genere gli indigeni si fericono nel saltare una siepe o per caduta, avviene sempre che la spina, specie qua.ndo sia secca, si rompa e rimanga nella ferita.. Data la loro forma a piramide triangolare le spine si comportano come vere punte di freccia e devono essere est.ratt-e per la estremità. più acuta; la loro ricerca ed estrazione sono oltremo<kl laboriose sia per la difficoltà di individuare la spina che spesso è assai profonda, sia per il fatto che questa, specie quando è secca, si imbibisce in breve di sierosità e rigonfiandosi, oltre a contrarre ma,ggiore aderenza con i tessuti, diventa più fragile. In una donna una spina lunga circa dodici centimetri penetrata nella regione anteriore della gamba destra attraversava lo spazio interosseo e si affacciava con la punta medialmente la tendine di Achille. Un indigeno ricorse all'opera del medico, venendo da un oasi lontana, dopo aver marciato per più di trenta chilometri con una lunga spina perduta nello spessore della massa glutea di destra. Prima della nostra occupazione, in casi analoghi i feriti venivano lalasciati a riposo senza cure fino a che la notevole suppurazione consecutiva alla rit-enzione della spina ne provocasse la spontanea eliminazione. Oggi l'estrazione praticata precocemente con tutte le regole dell'asepsi, consente in genere la sutura immediata e la guarigione per prima. I nterminabili processi suppurativi seguono invece immancabilmente . ai morsi di cammello che si riscontrano piuttosto di frequente e che non si limitano a interessare le sole parti molli ma sono spesso complicati da fratture comminute delle ossa. Ho riscontrato tre casi di ernia inguinale, due di ernia epigastrica, due di ernia ombellicale, tre idroceli, un ematocele traumatico. In qualche vecchio ernioso, ho riscontrato, in corrispondenza della tumefazione erniaria cicatrici lineari da focatura che era il metodo di cura in uso nel passato A carico dell'orecchio sono frequenti i corpi estranei del condotto uditivo, trattasi in genere di voluminose concrezioni di consistenza lapidea costituite da granelli di sabbia impastati con cerume, detriti epiteliali, peli. Almeno il 70 % dei bambini delle scuole e una quantità notevole degli uomini di Gialo banno ricorso all'ambulatorio per questa affezione che, con le sue complicazioni, cost.ittùsee la patologia predominante dell'orecchio. Una lesione non frequente ma degna di nota e che mi riservo di deacrivere a parte è data dai morsi di un ra,gno che gli indigeni chiamano « rtelea » e che ho ritenuto di identificare nel la.throilect1t8 pallid?(.S itmnaculatuB, riconosciuto a Gialo dal prof. Dr CAPORIACCO dell'Università di Firenze. Il morso di tali ragni provoca una speciale sintomotologia nervosa ed è causa inoltre del comparire, sul luogo del morso, di lesioni necrotiche 6 ·- Giofflale di medicina militare.


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NOSOORAFIA DELLE OASI DI GIALO

che danno ongme ad una piaga più o meno vasta che richiede non meno di trenta o quaranta giorni perchè avvenga la riparazione dei t~ssuti. Vero e proprio aracneismo, dunque, che fa riscontro a quello descrit.to dal TES'l'I nel caso di Cirene (1). Frequentissime in esta~ le punture da scorpioni che abbondano nelle case ed hanno abitudini notturne. La puntura, cbe è dolorosissima, non provoca la morte neanche nei piccoli bambini come avverrebbe invece, in qualche caso a Cufra (2). Degli impacchi di permanganato d i potassio, preceduti da una serie di leggere incisioni parallele praticate stùla regione della puntura, possono, se applicati tempestivamente, modificare notevolmente il decorso della lesione e limitare a poche ore il dolore che dura in genere diversi giorni. Ho curato cinque casi di ofidismo in indigeni morsi da ceraatea vipera. L'andamento, in seguito a sieroterapia e a cura Vasta le•lone necro tica a carlt'O della coscia Slllistra per morso locale è stato regolare di 'UJl.~ro:lectW~ pallidus in un ragn.zz > qu :n Ucenne. e si è avuta la guarigio-

ne in sei o sette giorni. A carico dell'organo della vista sia nei bambini visitati a scopo statist.ico e di cura, sia negli adulti si è trovato una percentuale di tracoma del cento per cento. Nessuno sfugge all'infezione; neanche quegli abitanti di . razza sudanese che vengono, a torto, ritenuti quasi immuni rispetto all'infezione tracomatosa, solo percbè presentano forme più lievi. Nume1·osi sono i casi con esiti gravi e le cecità. mono e bioculari si devono fare risalire a questi esiti. Su una popolazione di 4400 abitanti si (l) F. 'l'r:!<TI! Un CfJ80 di ar meism o osser~trto in Oirewli-c:r e rehti~e co118ì.der~zioni: lll Olor· naie di medicllla militare 19tH . • (2) E. RICCI: Nosoon/la delle o'tSi d i Ca/n: in A.rcb ivio Ilalian? d.i scienze medlco-oolo· niall a. l!Y.H.


~OSOGR.H'lA

DELLE OASI DI GlA.LO

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conta,no 124 cecità bioculari consegnent.i a complicanze tracomatose con una frequenza prossima al 3 %· Ancora più numerose sono le cecità monocnlari. Sei bambini si trovano, frequentis~imi, anclle nei primi anni, processi tracomatosi cicatriziali il che sta, ad indicare come in essi si sta.bilisca assai precocemente il processo g1·anuloso. Anche nei bambini di pochi giorni bo notato quasi costantemente una affezione congiuntivale caratterizzata ùa iperemia, leggera iper trofia !!pecie a carico dei fornici e secrezione muco purulenta. Degna di nota una vera epidemia di congiuntivite acuta da bacillo di Koch-Weeks che colpi nella primavera del1933 i due terzi dci ba.mbini eli Gialo. Congiuntiviti acute sono frequenti nella stagione autunnale. È convinzione degli indigen i che queste a.fiezioni siano causate da emanazioni provenienti dai datteri maturi; la vera causa della diffusione deve risiedere piuttosto nelle mosche le quali appunto nel periodo della maturazione dei datteri sono più numerose e particolarmente aggressive, e dal fatto che t ali insetti ostinata.roente si attacca.no ai bordi palpebrali. L 'europeo che porta gli occhiali ed ha quindi gli occhi protetti dall'as~alto delle mosche non è infatti soggetto al contagio. I,e forme cutanee sono lirojtate alle tigne favose e tricofìticbe assai diffuse e favorite probabilmente dall'uso dello speciale copricapo « tagbia" usato d a.gli arabi. Qualche caso di erpete, d i piodennite, di scabbia, di vitiligine. Tra le affezioni veneree e sifilitiche, poco frequenti le ulcere veneree e le lesioni lueticbe primarie, nel periodo terziario rare le forme viscerali ed a carico del sistema nervoso centrale, più comuni le forme cutanee, mucose, le ossee; forme nevralgiche ostinate a carico degli arti inferiori banno ceduto facilmente ad una cura arsenobenzolica. Tra gli abitanti di .Augila che appaiono più resistenti di quelli di Gialo a.lle altre affezioni morbose, la sifilide appare più d.ifiusa e più frequenti sono le lesioni terziarie che accade di osservare. Questa malattia veniva curata nel passato oltre che con molti sistemi empirici ed ineffcaci con infusi o decotti di salsapariglia importata dall'Egitto e che è considerata tuttora come una panacea per molti mali. Altro ottimo rimedio antiluetico era considerata la carne di cane. La. blenorragia non capita di frequente all'osservazione del medico e, se dovesse farsi una statistica sui casi curati, si dovrebbe dedurre che essa sia poco diffusa. Accade inveee in realtà che essa sfugga all'osservazione del medico percbè, sebbene piuttosto comune, è curata dagli stessi pazient~ con metodi locali a.ssai più spicci dei no::;tri e con risultati, se non duraturt almeno, per loro, più convincenti ! È un po' la stessa mentaJità dci bl(•norragici di tutti i paesi che ri~ pongono più fiducia nei sistemi di cura più va.r i e nei preparati miracolosi decantati dai giornali piuttosto che nelle eme coscienziose e scientifiche di uno specialista.. Per la uretrite blenorragica masch ile sono usati dei decotti vari di prezzemolo, di coloquintide e di altre erbe, e _quando non si ottengono risultat~ con questi sistemi si ricorre a d un decotto o infuso preparato con i fl·utt1 di una acacia locale << grada ))' i qnali contengono una notevole quantità di


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NOSOGllAHA DELLE OASI DI (<IAL)

acido tannico. L 'infermo, senza ricorrere a siringhe o schizzetti. uretrali, dopo essersi riempito la bocca di tale infuso lo spinge con violenza n e lruretra. attraverso una paglia d 'orzo. L 'infuso esercita una fort-e azione astringente sulla mucosa uretrale e in pochi giorni la secrezione non è p iù

tanto abbondant-e e non preoccupa più l'infermo che si ritiene guarito. La blenorragia fe mminile non è aft'atto curata nè presa in consider azione e dai più non è ammessa neanche la sua esistenza. RiRulta da quanto bo esposto, che la no:-ografìa delle oasi di Gialo è come accennavo in prin<'Ìl)io, simile a quella di ogni altro paese dell'Africa del nord, con il vantaggio per queste oasi dell'assenza di forme morbose assai diffuse altrove come l 'amebiasi, la bilarziosi, la malaria, la febbre ricorrente, ecc. Le due affezioni più diftuse, il tracoma e la tigna sono assiduament-e curate e si è riusciti a scuotere anche in questo campo la innata apatia degli indigeni che frequentano in gran copia. e con fiducia l'ambulatorio medico. Non vi è dubbio che la propaganda igienica, i contatti con le popolazioni più progredit~, ma sopratutto l'opera assidua ed appassionata d e i medici serviranno in avvenire a ridurre il numero dei tra.comatosi é a migliorare le condizioni igieniche degli abitanti delle oa::;i.


RIVISTA. DILLA STAIPA IKDICA ITALIANA ESTRANIERA SANITÀ MD.ITARE ~1rNISTERO DELJ.A GUERRA- (D irezione Generale di Sanità militare). - Manuale

sanitario per la guena cblmlea. (Roma, l <st.ituto P oligra.fico dello Stato, 1935· Anno Xlii; Prezzo L. 4.60). La cosidetta " guerra scient.ifica" (chimica, microbica, ...... .. fisica) durante l'e poca d el conflitto mond iale e, ancora. più, dopo - ha suscitato tale univet"Sale interesse, grande e giustifica.to d 'altt·onùe, da indurre non solo i competenti (scienziati, militari, l':'g i~'<lnt.ori, uomini politici) a occttparsene, ma anche scrittore ll i d i bassa o superficia.le cult.ura. i C) Ila! i si sono sentiti autoriz1.ati a trattare lo scabroso argomen to, abbassandolo pern.ltro allo stesso live llo di una quals ias i e..c;eroitazione le t teraria quA.ndo, ciò che è peggio, non l'hanno prospettato eome paurosa manifestazione di "scienze occulte ''· Si è, per tal modo, manifestata una spiega.bile confusione e ta.lora. una esagerata preoccupazione nella mentalità almeno d el grosso pubblico al quale gli scritt.i - nell'intento d ella volgarizzazione - erano d estinati. Non ci sembra fuor di luogo indicare alt resì che non è mancato neppure qualcuno- d ella seconda categoria, s'intende - dimostratosi più audace o semplicista, il quale ha voluto avvent.urarsi un tantino ancora più oltre e cioè fino a manipolare addirittura. per quanto incautam('nte, d egli aggressivi chimici, con la finalità di tentarne lo studio o le prove pratiche e nel miraggio di nuove scope rte, !asciandovi naturalmen te la vit.a. per assolu ta imperizia. Tutti gli scrittol'i seri e rc-almf'nte conoscitori della materia, hanno sempre lament.ato e tut tora lamentano questa invns io ne di intrusi i quali, in definitiva, non r·aggiungono altro scopo- d eplort-vole scopo- di aumentare smisw·atamt>nte, senza congruo profitto, la lettRratura in oggetto e, il più d elle volte, di d et erminare ttn indeciso stato d'animo. ma&~imameut.l• nt>lle persone ignare : vuoi instilland o in ('s.«e una soverohia e angosciooa preocc,upnzione sulle p ossibilità d ella « guerra scientifica " e vuoi che - a l contrario e con esagerato scetticismo -ne sminuiscano enormemen te J'import.anza. YalgA. a questo proposito, il ponderato, preciso e autorevole giudizio espresso da S. E. l'on. BATSTROCCBI, nella relazione presentata alla Camera dei Deputati, in occa sione dell'esame generale del Bilancio di previs ione del Ministero d ella guerra per l 'eserci zio finanziario J 931-1932 : " La Giunta d e l Bilancio riti<>ne opportuno fa.r pres<'n tA che, SPll7-8. la.'!ciarsi trascinare da esagera zioni incomposte e fant.ast.iche. a lla guorra chimica bisogna - sin dal tempo di pace - essere tutti preparati (popolazione militare e civile ); occorre conoscere perfettamente mezzi e procedimr-nt.i in uso p<.'r prote ggerai e per ritorcere , se occorre, offese di tal ge nere, non consent.ite dai t rat.tati; errore è i l soprnvvalutarlc'; errore più grave lo svalutarla ». Vi è ragione, dunque, di snluta re - con nn senso di legittimo sollievo - l'E'· dizione d e l «Manuale sanitario pl:'r' la Guerra chimica» - .. allestito a cura d el Ministero della Gue rra. (Direzione Gen~>rn lf' di Sanità militare) - che costituisce il ~m ufficiale nel campo d ella difesa sanitaria antigas. Il Ministero stesso ne annunzia la pubblicazione con Circolari:' n. 258 (G. M. 1935-Xlll, disp . 17"'), c o n la quale s'informa. altresi che il fa.<scicolo è cata logato al n. c. 2642 ed è m t>sso in vendita al prezzo di L . 4.60 su cui, ont.i e ufficiali che lo richied a no, godritnno lo sconto d e l 35 %, stabilito dallu. CircolarE' n. 98 (G. M. 1928-Vl). Già l'.. Istruzione sulla difesa. contro gli AggrE>ssivi chimici • - Ediz. 1930Anno VIII -prevede va, nella sua PrernesBa, la successiva. pubblicnzione di altre raccolte d i • Norme particolari •· integrat ive di tutto il siste-ma difens ivo, fra cui le a Norme speciali per il funzionam('nto d o! servizio sanitario in gnl:'rra chimica »; e il li bro su cui ci intratteniamo - a giusto titolo d i'nominato « Manunle" - è appunto q uello ora indicnto.


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RIVISTA D ELLA STAllPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Diciamo subito che l'opera comprende una succinta e sobria " Introduzione • n<'lla quah·, in modo limpido e s .·ultorio, sono tracciati i c<·nni generali - sia sto l'ici e s ia delle possibilità future - sul ciclo evolutivo dell'anna chimi t a. Succes· sivamente, si avvicendano le varie parti i di cui soggetti, distinti in tanti singoli capitoli, sono condotti tutti in forma organica - ordinata, sistematica - e, ciò che più importa, con adeguato s,·iluppo, secondo lo schema segu· nte. Parte I. - L'OFFESA I'HIM IC'A: Cap. l o. - Classi(t.eazione clel-le sosta11ze aggressive. - Cap. 2o. - I me~~i d'impiego- Le concause àeU'aggressione chimica. Parte Il. - P ATOT.OGIA E CLil'\ICA DEI COLPITI DA AGGRESSIVI CIIIMIC'I: Cap. l o. - Patogenesi. -Cap. 2o. - l soffocanti. -Cap. 3o. - I vescicaiari. Cap. 4o.- Gli irrit<~nti (a= Lacrimogmi; b = Starnutatori). -Cap. 5o. - l tossici. P ARTE III. - LA DIFESA Al><"TIGAS: CAP. l o. - La protezione umana (A = Protezione individuale; B = Protrzione coi!Pttiva). - CAP. 2°. - Protezione degli ammali. - CA:P. 3°. - Protezione d.egt-i aUmenti. PARTE IV. - lL ~ERVIZIO SANITARIO IN GUEIIRA CHIMICA. Non è possibile attardarsi a riassumere, specificatamente, tutti i vari quf'>'llt svolti i quali, com'è facil e intendere- data l'abbondan7.a e la complessità della materia, per dippiù dedicata a w1a particohue categoria di tecnici - s i trovrutO prospettati in forma neces.<>ariaroenti' succinta. Tuttavia, mettiamo in rilievo in linea. generale - che, per quanto in sintesi, riescono .oltremodo utili e pratici i cenni precisi e sopratutto chiMi d i anatomia patologica, siutomatologia, diagnosi e prognosi, terapia, descritti per ogni gruppo di aggressivi.e talora, isolatamente, per quulcuno di essi di specifica azione; como. ove il caso lo richiedeva., è altresì indicato quanto si attiene a event.unli: complicanze e decorso, postumi, h01ùfica, pronto soccorso e :<uccessi\·a cw·a, in modo che ogni patte ha. il suo normale svol· gimt~nto contenuto ne lle giusto e al'moniche proporzioni - per i vari soggetti con.~iderati .

Con sicura competenza s i tro,·ano elaborati i principi scientifici sui q1111li r iposano le induzioni diagnostiche e s intomntologiche, non limitate - come ta· luni autot•i, anche di grido, cost.mnano - ai da.ti empirici di riconoscimento prt· ventivo degli aggrl;'s.-;ivi chimici per mezzo del loro odore o eli altt·ecaratteristiche fisiche che, hone spesso, possono indurre in errore; ciò che avviene, ad esempio, alLorchè, con espedienti di canum[lage, si teut.a di di:>Simulare la pr6S('nza degli ag· gre.<;.':livi veri, o fondamentali. In quanto allo sviluppo prl;'dominunte impresso 111111 tossicologia dell'o$sido di carbonio, n' i confronti di quolla dell'acido cianidrico e dell'idrogeno arsenicale, esso può rite ne rs i giu.<;tificato dalle ma-ggiori pos;;ibilitit di avvelenamenti - pr•r lo più occasionali - a mezzo del primo. che non dei se· condi di dimimùto impiego pratico diretto, Degna di segnalazione èaltresi la parte terza. per le notevoli e minute considet·Azioni esposte sulla maschera antigas e i problemi fis iologici ch e u.d e~<>a si connettono, magistralmente svolti con as.<;olut.a padronanza del tema. Indicnzioni interf'S.<;ant.i. t.nttochè limi tt~te. si riscontrano altresì nei capitoli riguardanti la. protezione degli animali e la protezione degli alimenti; senonchè è utile far qui prcst:nte che, mentre il primo ùi tali quc-siti ha, trovato molti stud io-'li che se ne sono occupati, di pari pas.«o dPllu protezione umana, per il secondo inw<'l' tutta la lette ratura in gcnerP non offr·e ampiezza di lavori e studì approfonditi, ma solo scaTSe constatazioni. circoscritti' quasi esclusi,·ame nte ai s istemi protl't· tivi delle d errate alimentari. A quest.o pr·oposito, ci sia con.<;entita. w1a brew di· gressione: il problema -com'è facile intendere -non è dei più semplici poiché, tanto ai fini logistici, quanto economici e t.ecnici, inv('Ste interessi considen>voli. :Esso, pe r tanto, va posato sui seg111:'nti cardini: o manca la possibilità di bon.ifìca~ • le derrate a limentari inquinate l' allora si r·ende indispensabile ricorrere a sist.emi preventivi di protezione- analoghi "quelli escogitati per la rlifesa uma na - con adatti ricoveri per l'imrnngazziuaml'nto, o copertoni impermeabili d i riparo, (nonchè mezzi specia li rli t.ras pOJto) l'est<>nsione d'impiego dei quali è facil e i.mma· ginare; oppure vi è modo di con&t~uire un.a tale bonifica, nella. qua.le ipotesi occorre studiare sul Sf'I'ÌO (caso per· caso, tanto per gli alimenti qunnto pE>r gli aggre.'l.<;ivi. o per g ruppi Affini di essi) e col conforto di sapieut.i ricerclw òCÌt'nti· fiC'he assidui;', m E't.icolose, accumte. i met.odi più convenienti per l'utilizzazione, S('I\Za nocume uto, ddle ~ostanzt' a lirn<'nta r·i rigerwratE'.

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RIVISTA DELLA STAMPA

MEDI C~

ITALIANA E STRAN IERA

Rifacciamoci con esempi che p r.::.l:<Ono ritenersi Bl;::>ai pros.~imi (l): le radici, ,·olllminoilc e carnose, d ella Jatropha J\lfani hot cont(•ngono, com'è noto, sostanze c ianoge netiche e 1..Ul principio attiYo di mH ura n•ne tica, la tucmihotossina. Ora, sottopon~ndo a un particolare trattumf•nto tecnico le radic i suddette, come a ltre piume affini ricche anch"e:-:se di sostanze cianogctlctiche, si prepara esattamente que lla speciale farina alimentare , denominata tupiora, che fin da lungo t empo è utilm ente impiegata m•lla nutrizione umana. t:gualnw nte : t alune varietà di Phaseol~ lutwt1l8, e massimamt:>nte i fag iuoli d i Oiavtt. sono ricchi di glucoside cianogenetico (icu;t:olunatina ) òi >'piccato, azione tO:'flica . Il chimico frances~ GurCNARD, occu pandosi di quest.11 d errata dal punto di Yista economico - dato il prezzo bass issimo ùel p rodotto e l' impiE-go oltrt'lllorlo est e:':o eh <> potre bbe ricevere n ella nutrizione, se n on altro, de l bc~tiame - lo ha sottop ost.o a ripetuti saggi, pro~ e, indagi11i, arrivando alla concl11sioue che ii,PI'Ìncipio attivo, a. m ezzo di appropriati processi idrolit ici, m ett<• in libe rtìt l'nc ido cianidrico nhc• può venire agevolmente eliminato. Certo, è questo il capitolo che - o l&re all'avere una ragguardevole importanza- presenta le maggiori d iflicoltà , a lle c1uali s i d eve appunto se tutti gli autori lo schivano volC'ntieri, p C'r mancanza di precise conoscenze in m erito e, più an cora, per poca compiutezza di ricerche, esami, s tudi; oltremodo complessi, d'altronde. La parte quarta, e cioè l'ultima. è particolarmente d edicata aUa organi:t.zazione e allo s volgimento del Sf'rvizio ~an it ari o in guena chimica; è i l nucleo conclusivo- teorico e pra tico - ddle u otme s11nitar ie e, come tale, e la.borat.o con perfetto senso 01·ganizzat.ivo. Qui, massimamente, oltrecbè n cll' introdu?.ioue , abbiamo avuto il piacere di rilevare che, taluni dei concetti espressi, confermano l'indirizzo di nostri preced enti studi (2 ) i quali p E>rtanto, se pw·e parzialmente, sono st.ati così acco lt i e autorevolmpntc ribaditi. Pe r molti que:;iti tt-cnici, o di indolt• g.•ne~·a le, rig<tardanti la difesa in gen ere ; la bonifica de l t e::rreno, d e i ricoveri, uflici, matt>riali, ecc., il volume rimandacom'è naturale e per e\'iture supettlui duplicati - alla « I struzione sulla dif~sa contro gli Aggressivi chimic i "· Questa raccolta di u N o1m e " - dat o lo sviluppo assl.Ulto da ogni argomento e l'ordine sistematico d ella E>sp osiziotle - P. ~tata opportw1ament-e qvalificata pe1· " Manuale • e ,' c iò s tante , t>sso non si p resema at·ido o stilizzato, come di regolo è la consueta forma di t.utte le « I struzi oni "• ma è ricco di preziose riflessioni e utili richiRmi. eh .;> ri escono di grande aiuto a ch i è giil pratico d ella materia e a ltamente is truttivi p er coloro ch e n e posseggano una nozione sommaria, o superficialfl, soltanto. Ri levante ntlore ha il fat.to c ht:' l'o pera- compilata evidentem ente da sttldi osi bPn prepa1·ati, a p iPna conoscenza ùel t cm a e padroni sicuri d ei dati scientifici - ba ricev\tto la d efinitiva lns inghit'ra sanzione d elta massima autorità sanitaria militare . A. PAGNIELLO .

E. MAMELI. Gli aggressivi chimici. (•· Rivista Artiglieria e Genio », g<>nnaio 1935Anuo XIII ). Qualsiasi studio che contribuisca alla migliore eonOl;Cenza di quei probiPrni che hanno una capitale impo rtanza p er la difesa del Paese, è d egno di essere m enzionato, an ch e p crcbè sen ·e a ri chiamare l 'atttmzione di quanti sono preposti all'apprestamento d ei m ezzi p e r tale difcea. L o studio dEl J=rd. l\[, meli sugli aggressivi chimici apparso nella Rivista di Artiglieria e Genio d e l gennaio c. a .. pm· non rivelando, come lo s tes.<>o autore afferma., cose nuove, è import ante in quanto che ill\tstra i rapporti fra la ricerca chimica, l ' industria chimica di pace e l'industria chimica di guerra. riuscendo a dimostrare c h e la chimica be llica s i nppoggia sostanzialm ente sul trinomio: ricerca scientifica, sviluppo industriale, preparazione militan' . ( l ) Cfr. : A . PAG~JU.LO. - L"Acidf! c-ionidr·i co e P•-rt-icol<,rnunle la 81Ut junzio?le nelle BinleB"i orgo1~iche noturoli e'· rtif/ciali. \er e>; a , Prem:at a Ti l ogr a f.a-Libt eria Emll!ar a: 1912. P1 e-a o L. ~o . (!!) A. PAOSIELLO. - Ohimica d i uuerro. - Pofto di soccorso sonUario a ntiqos, - Rorua,

• fla~segoa di Clini ca , Terapia e So:enze affini •. F&s<'. ~· , l liSa; Roma, • L 'lnilustria C'blmJca •; nn . 8 e 9, 1933: Roma , • La Cblmh& · ; nn. 4, 5 e 6, 1935,


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B.IVISTA DELLA STAl!IPA :MEDI CA l"lALLLVA E

STilA~

L 'A .. pr~-rn•·twnd o eh.,., po.:r la maty!lf)r Pf!ME' gi, attressi,; ch1miei. ado~rati ad Ul!lJ bo-lhc•.~ nf.:ll'ult1 ma !nJ•·rra.. f'r&no no ti !.rH\ pa~h1 o t-empo pnma d ella guerra. !>t-'Wi, f'd P.rano st ati '-'tudHHI a ~~Copo puram .. nt" SCIE!ntlfì<'o. e poi a.dop<>rati n elle ve.ne i odu.~t r"·· n <·l •l •mc-"'trare com~: c~:: rU:' St.IO:Stanze ch inH<·bt>, u..< ate ndl' industria. d~>1 lli,Jc,ri. f>O""'&OO ru;.~-urn"I"P, in ~"'2llito ad opp')rtUllP m <Vi•rìcaz•oni nella loro roSttttLZIOm: m t)!<-colart", e pt'r iu ti'Q'Inzionf' di ;;p--etali ~ruppt iunztonali. cd anchf' per Jl(:mphct rnodt ficaztom n<·l hs poslztone di d E-UJ ~rn•ppi . uo ,·a lor·e l:'nltnE'nt<·m enre v-•co si da pov- r ,...,.,.rP aJop'!rau poi com t> al!!l"r~i,-i di flUE'rra, aff,.rma chi' il prim() punw, da cui f!i u ti zih la clumica 1><-llica è u ua ricPrca di :-cienz.a pu.ra. Il l'f'<JQndo pnnto è lo sviluppo teentco. in "; nù d e l quale è ~">i bile ad u.ns nazionr: ave r, fin dal tl: mpo di pace, imptantt aiatti a dare gmndis<:ima quantità. ÙJ qu"ll<> ~t.ao7.e chun1chf' che, opportunamente mod ificate. sono poi CApac i di flW•rc itar0"1 azio ne dannO!'la aull' organismo e ili ~re qutndi ad.,p<>rate com e aggres!!Ìvi chimic i. li pa>!RaJt:gio dalle prime due pri'Ced(·nt i fa.«i a quPila d ell'applic-~zione bt>ll ica. dr·gli a~w-; ivi chimici è breve . ciò ch e spi ...ga come la Germania. naz.ione potf>nte m ,mt.e attn:nats prima d el 1914 in tutto qua nto r iftetuo•va ind tl"tria chimica. pot-è pr:r prima e p iO di tutt P lP alt n> nazion i. p<'r tutta la dunna d PIIa gueTra. m!'<'liante la stn; tta coll,.borazion(j tra sci(:nza, indu.,:;rna ed t>s.:rciro . adoperare le sostanze chimtche ai fini belltc•, riW<Cencìo ad iniziare la guerra ch imica in grandP stile, prOSPSSU.Pndola ed into::n.'<ificandola, e lanc tando po i ogni ta nto nuo,-e sostanze a.ggr,"Siji ve. I l ~tllrn f'l i. pas.<;ando poi ad ilht'-'trart' com e si succ('(lt>ttt>ro cronolo)!icarnent~ le priuci(Jali sostanze agl?rt;ssi~·e n•' lla guerrR e quali erano le mat.Prie prime e le pmparazioni ind tt.c:triali. s ia n PI campo tRÙt>;;eo che in qnPllO ci t>gl i all.-ati ((:be drwettero, ROtto lo stunolo d PIIa n ect':'l.'!ith, impron·isan>. affiatare c•· n'ndere produttivo le loro poche e dPfìcPnti o r-ganizu\7.Ìoni sciPntifìrh e. indu1striali e militari . nei confronti d e llf' wstanz.e chimichf'). aQ"gi•m~e . bene a ralrionP, come anche ~r q tw.nto ri,rsuarda i l probl"rna. d r· Ila d i fesa anti~a.<;, è i ndi!>p..' nAA hilf' c h e vi sia uno stretto ra pporto fra quest.'ultima e lo s,-iluppo indu<:t-rialr , cht> d f've es.'<ere all"nlWZ7.1l. (lPIIn fli tuazione . aì d a poter in qual!'ia.-;i momt>nto disporre di so10tanze pt>r la. fabbri<:t\zione di nuove m a.o.;ch Pre . trovf\re materie prime . rnaest.ranze adatte, offici nf' avvialA'. (.!Qndnd Prulo rht> R\>ilt 1ppo sc-if' ntifico P R\'ilnppo inrltt.'<trinle sono fp bas i di unn razionalr: prepa.rnzirme militare, aff•· rmn che gli org:an·i n eces..c:nri ad una ~u••rra modl' rna si trovano ne i progrP!<.<;i sciPnt ifici e t ecnici. nellc industrie più ri'lprJnd,·n~i a.i hi!lOI[ni. 1\lla ricf'hPzza. allo S\"Ìiupp""l Pc! nlln c ivilti\ di un pat'S"' in t.érnpo di parf'.

L. DAI,.-, rREHA."'DE. Neutrallzzazione del gas tossici e velocità di passaggio dell'aria Inspirata (« Gsz de comb11t ~. m ttgg io 1935). Il Daut.rn handc, di r.ui è b -'n n ot ct l'a.•ttorità scientifica n el camp:> sp?rimentale

e pratico d c llft chimicn di gur{rra h1t. co:1 la co!lnb~1razionc di due tec nici d e l suo L abomt:orio riPi f~iiS rli comhttttimento, ann os.'lo nii'Io;titut<O di terapen•ica sp~>ri­ m~:ntnlc d ell'Università di Lic·,lli, E\SCJ~uito una serie di espt>rienze inte-se a d e tcrminarP l'infltHW?.a cif'lln. vf'loc ith rl r>l pas.'!a,llgio dell'aria tossica s ulle capacit.à n elltralizzanti d c i filtri d· ·lle rnllRC'h t•rl•. Pr<' rnPR«O che la volor: iti~ d Pl p .J.<;-;g,g~ i o d e ll'aria inspirata alla fine dell'ilt.'>])ìt·azione costituisco nno elci fattori più importanti del problema, non solamente' dal ptmto di vista fio;iologico, mi\ anche d11, q1.wllo chimico; eh<> nello studio d elle ma~ohf' re antign,q la. nozionP cla.'<c;iGtt cif'l tPmpo di C'Ontatto fra il tossico f'd il carbone d ove essere rife ri to no n già. a lle vat·ia zioui d e l quantita.ti,·o globale d<>ll'a.ria espi· ratn., ma. soconùo lt' più recenti a.cqnisizioni lhio logiche. alle caratteristiche ù e l fllL<~-'!0 momentaneo m •t.'l.'limo d e ll'ar·ia inspirata alla fine d e ll'inspirAzione, afferma. che l'a.ccn~c imento tiPIIa v olocità. d<' l pa..<><>a.ggio dell'aria. influisce ~<ulla. capacità. di neutro,!izzmr.ione in d ne m od i: a) a.bba.<;sando la sog liu d'efficacia; b ) abbreviando la. duratu d ella scn.tola- fi ltm. Ripo rta quindi i r•s ulta.ti di nurnl'rose espori(•nze. fatte in Labora~rio, su filtd con un rletermiuato contenuto di ma.s.'!a n eutt·alizzante, sot.topostJ, per la


RIVISTA DBLLA. ST.A!ILPA MEDICA ITALIANA E STRAN IERA

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medesima concentrazione di tossico, al pas..~io dell'aria intos..;;icata a velocità diversa, e dall'insieme di tali "risultati è autorizzato a trarre le seguenti conc•hl sioni: l . Nei soli limiti fisiologici di variazioni del fabbisogno respiratorio, il t.empo di contatto del tossico con il carbone at.ti\'0 e eon la sostanza granulare alcalina costituisce uno dei fattori più import-anti dE'Ila neut.rAiizzazione dei gas tossici; 2- Se, nei limiti fisiologici, aumenta la velocità di passaggio dell 'aria inspirata. attraverso la massa neutralizzante. viene abba>SSata la soglia d'effic8.<'ia dei dispositivi filtranti e se ne abbrevia la durat.a; s. Un sistema filtrante effcace a 1500 Iitr·i-ora di arin. pe r· una concentrazione e levata di fosgene divie ne inefficace per unR. concent,razione 4 o 5 volte minore se la velocità dipas.•m,ggio è aumentata ne lla medesima propor-zione e raggi\Uige così i fabbisogno istantaneo massimo dell'ins pirazione durante uno ~;forzo di 500 kilogrammi per minuto; 4. Al contrario, se, durante uno sforzo musc:olare. che porti il bisogno d'aria istantaneo massimo alla fine dell'ispirazione a 7000 litri-ora, o piir, un soggetto con la rna.schera percepisce l'odon~ di fosgene, egli trarrÀ. vantaggio dall'immobilità, anche se tale posizione lo pone in una atmosfera più to$-Sica; 5. Siccome la resistenza alla respirazione, e la fatica aumentano la velocit.à di passaggio dell'aria inspirata, sar·à più utile ridurre il più possibil<• la qua.lità della carica ùe i dispos itivi filtranti sia dal ptmto di vista <if.-Jia n Putrnlizzt~zione ehimica, che dal punto di vista fisiologico. ~ f.-\ GRONE .

Contributo al metodo dl rlanlmazlone eon inalazioni di os~igeno ed addo carbonico (« Med. K linik. •. dicembre 1934).

THIEL. -

Per le peculiari sue caratte1·ist.iche fisico-chimiche l'o;;.c:ido di carbonio. che per la sua leggere zza e rllrpicl~ diffwsibi!ità s i presnme sarà raramente impiegato m•gli Attacchi aereo-chimic i, mentre lo potrà essere più frequ~ntement e a mezzo rli pro ietti di artiglieria, è un gns di tO$-SiCità molto e levata ~ ad azionE' est.remamente i nsidiosa. I ndipendentemente da cause di guerra però, inwssicazioni per ossido d 7 carbonio si verificano con una certa frequenza in altre c ircostanzt·, come avviene p er la fuga di gas illuminante, per imp<'rfetta combll$tione nel lr !>tufe, negli incendi che scoppiano in locali chiusi, ecc. E poichè il presidio t.erapeutico più sicuro nel tentativo di rianimare individui colpiti da. tal.e potente veleno del sangue, è quello delle inalazioni prolungate e razionali di ossigeno. è OYvio che quAlsiasi altra ntodificazione, apportata al m ot.odo classico. capace ùi far r·ag~iungere risultati più brillanti, è degna di essere considerata e tenuta pres<.'nte. Ta li' è il sitcma della inalazione di acido carbonico m ist.o ad ossigeno, eh~. introdotto p er la prima volta da H enderaon ed H oggard. è ormai adottato s u vasta scala. s ia per rianimare ind ividui colpiti da os..;;ido di carbonio, ~ia intossicati ùa altrè SO~'<ta.nzE' venefiche. Il Thiel, infatti. ritenendo indicata la ina lazione mista in tntt(• quelle intossicazioni, in cui predomina una paralisi primaria del centro respiraf.oriQ e vasomotorio, adotta tale sistema nella rianimazione di individui avvelenatisi cou sostanze ipnotiche e stupefacenti, od intossicati da narcotici per inalazione. poichè, egli sostiene, in t.ali casi, che pur primeggiando il perturbamento della respirazione, ètnttaviasempre colpito anche il centro vasomotorio. Il Thiel, cui sembra im·ece dubbia la utilit.à rlolla inalazione mista nei casi di annegamento e soffocazione per impiccagionE' o seppellimento sotto materiali crollati, per la sua. lunga e,spflrienza in mat.eria di infortunistica, si ritiene autorizzato ad affermare che la inalazione di m1amiscela di a c id o ca.t·bonico ed ossigeno (il primo nella proporzione del 6-8 %) rappresenta un mezzo e nergico, forse il pii:l energico attualmente noto, pE1r stimolare il centro res piratorio e quello vasomotorio. ES$a è indicata in tntti i casi in cui, a call$a di avvelenamento, la respirazione (e il circolo perifer·ico) è gravem ente compromeS$o. com e avviene nell'avvelenamento da CO, da rimedi na rcotici ad azione centrale (morfina), ipnotici e narcotici per inalazioni. ) I.A ORONE.


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RIVISTA D ELLA STAMPA )(EDI CA ITALIANA E STRANI ERA

IGIENE L EVADITl C., Horuoos G. e IIABER P . -

Violenza dell'ultravfrus erpetico somministrato per via ttafale e digestiva. Meccanl>mo della sua neuroprobasia centripeta (« Annale.<> d e l'lnst itut P asteur •, vol. 54, aprile 1935, n. 4).

Come è noto dai prec,•denti lavori del Levaditi, col termine « n<~uropr·obtl.<;Ìa • que><to A. ha chiamato il fenomeno d P. Jia propagazione d egli ult ravir·ul:l rw umtropi lungo le conneRsioni JH~ r·vose . Lo i:ltndio d e l meccanismo che presied e A. lla pcnctrazione di certi vints w.;tu·utl'ùpi, 111 p,u·ticolnre qudlo della poliomie lite , attra\'01'80 le mucose d elle vie aeree superiori e d el tubo digere nte, è all'ordine d el giorn o. Alc u r1i AA. amer·icani ham10 me>:so in evidenza la pa~-te prepondenmte delle connessioni uervo.;e per la diffusiOllt' d el virus poliomielit,ico uell'organismo reoettivo. Già da. tempo lo stesso Lev11>diti, in collaborazione con Landsteiner, Pastia, e Danulscu, ha apportato J.m ·zio:;i contr·ibuti a lla soluzioue d el problema. Ora, gli AA. h anno intraprt'SO lo studio di tale qut~<;t ione nel campo d ell'herpes sperÌtn f.'nta le. Infatti, l'infc7.ione e rpetica dd coniglio, d ella cavia. e d el sorcio, offre più di w1a a.n.-d ogia con la poli (Jmli~>ite d e lle scimmie; i due virus , quello d e ll'h(' rpes e q uello d ell1t paralisi iniantile , eutra mbr new·otl'Opi, non si differonziano cho per l'affinità d ermotropa t·e ramC'n tr s piccata c he ha i l primo. T a li cons iJcrazioni e Lu po!'tc;ibilità. di s perirnentare ;:;u piccoli animali di laborA.torio ha nno s pinto gli AA. a queste ricerche. Essi t.r·acciano, anzit utt o, una chia ra sintesi sui risultati d egli s tud i fu1o ad ora compiuti in questo campo e quindi passauo ad esporre le lo r·o ricerche sperimentali che s i rife riscono: l o al m,:cca.nis mo di diffu<>ion c dc> l virus e rpe tico nPII'organismo, dopo di e:~..:;ere penetrato attran·rso la. mucosa naso-faringea. 2o a llo studio d ella recE'tti\rità. d el coniglio, ne i riguardi d e llo :;to~::;;::o virus, somminist.rato per la ,·ia digest iva. Por qu 9.nt.o r·ig un.rda la. via naso- fa ringea, è s tato dimostl'ato che l'animalt' è, p er così dir<!, cost.antcmento reoet.t ivo, se si ha cura di istillarc il ge rme ne lle fosse nasali (acl u na o più riprese). qualunque sia In ricchezza d c U'emuls ione in virus ed i c eppi e rpt-tioi utilizzat i. L'ultravÌI'llS d e ll'herpes s i localizza ncì la mucosa na.c;ale, O\ 'O provoca (Ie lle alteruzioni infiammat.orie e d cgenc rntive. Queste alterazioni menomano la r·esis tcnza d e l ri vestimento mucoso e df'Jle secrezioni che es.«o elabora. Si cost itui;:;ce. in tal modo, un focolaio infett ivo locale (chancre d'inoculation) che presenta più d'una a na logia c on la che rat ite e rpetica e da cui il ge rme s i clistn,c ca per diriget·si ve rso il neuras~e . Por raggiunge re i centri nervosi ed ivi provocare l'encofal opat.ia e rp<'tica, il virus segue le connessioni nervose della mucosa naso-faringea, in particolar·e l'a ppa rato o lfattivo . il trige mi no ed il s impat ico cervicale (neuroprobus ia centripot.ù). Delle prove di controllo hanno dimos trato. poi, che la via t racheo- polmona re non inte rvi!'ne ne lla dispers ione d el virus, in seguito alla. istillaziono nelle ca\·ità nasali. P er qu:.•l c he ~iguurda la via digestiva, gli AA. hanno potuto provnrf' che il coniglio è fac ilmente infet tato qua ndo il virus è somminist.rato per hocca e con inoculazione ne lla c!wità. gastrica. Invece, sembre rebbe diffinile, se non imposs ibi le, g enerare l'infezione e r'{>Ctica. d el neurasse introducendo il germe in w1n ansa del l'intestino te rme. In questo caso bisogna forse p ensare ch e intervenga il pPrri;:taltismo del tenue, il quale. cacciando il virus verso il colon, ne rende pit1 difficil(' l'assorbime nto; o anche si può pensare che inte1·vengano le renzioni d e i succhi intesti· nali. l'azione vit·ulicida d ella bile e l'influenza d e lla flora microbica d e ll'intestino. I nsomma. g li AA. ri te ngono che vi sono ancora t,o.nti problemi ch r le rict-rche fut.un• permettera nno d i ri;:;oh·ere. PIAZZA.

TH. M. Rx,-ERS e C. P. BERR\'. -

Diagnosi di pslttacosl nell'uomo per mez.zo dl Iniezioni di sputo nel toplno albino (« .Journ. exp. m ed. •, vol. 6 1- u. 2- l935). Da lla pandemia di Ps ittacosi d el 1929-30 a oggi si sono avuti numero;;i casi uma ni a s«ociat i a q uelli d f' i pappagalli e di a.lt,ri uccelli; frequen teme nte però è stata os.'!e r·vata la maluttia u.•ll 'uomo senza concomitante e pizoozia d e i pappagal li, e si ><ono a vuti anche molti casi in cui era a.~i difficile s tabilire la diag nosi cl inica.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIA:SA E STRANIERA

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Dopo che Bedson e Collnb. dimostmrono nel 1930 la presenza d el vi r·us d e lla. P::;ittacosi nel sangue di individui, sospetti di tale malattia, modiantt> iniezioni di cam· pioni di detto sangue in diversi ucce lli dt>lla famig lia d elle psittacine, gli Autori si son dati alla. ricerca di altri n.nirnali recettivi, più maneggevoli e m eno peri colosi per glì sperirnenta.tori. Conoscendo, dalle esperienze di Krumwiede, chP il topino bianco è sensibile alla. Psittaco~i. e sospettando d'altra. parte che il virus potesse essere anche presente ne llo sputo d e i ma.lati - dato che la malattia evolve cornt> una polmonite- gli A. A. iniettarono piccole quantità di sputo ne lla. cavità pe ritoncale di topini. Il risultato è il medesimo sia adoperando sputo filtrato, s ia servendosi di sputo non filtrato. Rivers e Berry, dopo aver d escritto la tecnica, indicano quali sono i criteri che permettono di stabilire l'avvenu ta infezione nel topi no: J o morte dell'a.nima.le entro un periodo di 5-14 giorni; 2° as.<;;cnza. di infPzioni batteriche ; 30 presenza. nel fegato ·e nt> lla milza d e l caratteristico quadro anatomo p~ltologico (alterazioni noorotiche a focolaio): 4° presenza d e i «Corpi di Lewinthal • nt>gli strisci d ella milza. e anche del fegato, colorati col metodo di Castaneda, modificato da R ivers; 50 possibilità di passaggi in set·ie della malattia; 6° la dimostrazione di un'immunità attiva nei topini che event.ltahncnte ri<'scono a superare la malattia. Non sempre tutti questi fatti si trovano iru~ieme riuniti, ma basta la presenza. di alcuni di essi per stabilire la diagnosi. Con questo s istema. gli AA. sono riusc iti ad accertare finora la malattia in l 7 persone; in altre Il sospette la prova fu negativa e l'andnmento clinico escluse poi che si potesse trattare di Psittacosi. La. virulenza per il topino d egli s t.ipiti d'i "irus, provenienti dallo sputo, non è inferiore a. quella d egli stipiti ricavati dagli ucce lli. Ne i passaggi in serie n e i topiui l'iniezione si rende sempre più grave, purchè s ia stato precedentemt>ut.e :accertato che quella d et-erminata razza di topini s ia molto sensibile al virus umano. Concludendo : adoperando i topini albini come reattivo biolop:ico sembra che s i sia. realizzato un notevole progresso ne lla d iagnosi dPila Psit tacos i. REITANO.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE Recenti progressi nello studio della febbre ricorrente (• Tropi('nl Deseases Bulletins » vol. 32, n. 5-1935).

HlNDLE E. -

Questa rivista sintetica di H indle sulla febbre ricorrente ,:,i riferisce ullt> os servazioni e a lle ricerche più importanti compiute dt11 J 930 al '35 ne i diver~i paesi, e rapprE>Senta una " messa a punto ,. d e lla questione, eh <• tanta importanw ha specialmente in epidemiolog ia e patologia colonia.lf'. Epidemiologia. In questi ultimi tempi s'è notata una notevole diminuizione nel numero dei casi di fe bbre ricorr( n t e in Europa e ne l Nord Africu. N e ll'Africa equator·iale invece s'è avuta una. vasta e gra,·e ondata epidemica, c h P e bbe inizio rwl 1921 ne lla Guinea superiore. Secondo Lasnet (1930) ne l Sudan frnnCI'Se e in Nige · ria, la f. r. da pidocchi uccise circa 100.000 persone tra il J92J e il 1922. Nd 1925 l'epidemia invase La regione del lago C'iad e si propagò alla Nigeria del Ne rd; p t>rsis tette fino al 1929 nell'Africa nord··OIJUatoriale e s i calcola ch t> il IO % d e lla popo· !azione soccombette a ll'infezione. R aggiunse ne l 1926 Dur·fur ed in un solo distretto causò 10.000 mor·ti su 1ma. popolazione di 45.000 anime. A prescindere <.la questa grande epidemia. un gran nume ro di focolai e pidemici minori souo ricordut.i in altre pati.i d e l mondo. trasmes."i da zecche. Pe r !imitarci soltanto ai focolai africani. s i fa. cenno a quelli del Marocco, d ell'Algeria. d e lla Tunisia., d eUa Cirenaica (Franchini e 'l'addia- Medulla) d ell'Eritrea (De P ao li), di Dakar e altre località d e l Senegal ('Mathis e Durieux- Dubois-Advie r--Aiain e Ri ou ). A nimali aerbatoi di ll'pirochete. Nicolle e Ande!'l"on per primi affermmrono che diversi roditoi'Ì selvatici e altri piccoli mammiferi potevano es..:;ere in natum portatori di Spirochete pa.togene per l' uomo; olt.re a ciò si osservò che anche le zl!cche, ritrovate n e lle tane di questi animali. potevano PSSC're infette . L'e8ame d i un gran numero di animali selvatici, fatto da De luno<· ( 1931 ) in Marocco, r·ivdò eh <> l' infezione da S . hispanica-var. marocana, è largamente diffuM in nat.ma. Nel :Senegai, Ma.this e Durieux (1934) fecero analoghe o~sen·azion i. e poterono dimostrun' che nume rosi animali {partico lar. roditori selnlt. ) l'l't\llò portatori d el ceppo locale di Spiroch e te .


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITAI.l.o\csA E STR ANIERA

Tra8tnissione. In n a.tura. tut-te le varie tà. conosciute di febbre ricorrente sono t r>l.o;m98Se p er il tramite di pidocchi o di zecche (specialm. del genere Ornithod.), poca importanza. hanno pt·atica.m~nte le cimici (Kleine e Krause-1934 ). Molte s pecie di Ornithodoru.'l sono state trovate naturalmente infe tte di Spir. patogene per l 'uomo. Nicolle e Anùe rson han compiuto numerose esperienze per dimostrare che qualunque s1~ci e di Ornith. può tras mettere ceppi diver-si di Spir., normalmente trasmesse da singole specie. Nel Senegal, Durieux ( 1932) scopri che I'Ornith, erraticus può essere infetto da ceppi diversi di Spir. ; zecche, naturalmente infette, sono state trovate nelle tane delle volpi, d el porcos pino e ùi piccoli roditori selvatici. Sorvoliamo per bre vità. su altre specie di Ornith. che trasm4?ttono l'infezione in Asia e n ell'America centrale (Ornith. papillipes-0. turicata-0. venezuelen.sis-0. talaye ). Secondo SEl rgont. il Rhipicephalus SanguineW> può t rasmettere la Spir. hispa.nica. Legge ( 1933), in California, trovò soltanto Ixodt-s naturalmente infette con un ce ppo di Spir. n proble ma del destino d elle Spir. una volta ingerite dall'ospite vettore, è dive nuto ancora più ince rto dopo le più r<'leenti pubblicazioni di K eine e Kraw;e, Moskwin, Hatt, .Marchoux e Chorine ; sembra tuttavia che la Spir., nel corpo dell'ospite vettore, pas si per diversi stadi. di visibilità e di invis ibilità, e che anche nello s tadio invis ibile sia rea.lment<l infettante. Sulla durata del potere infettante. i pareri sono discordi. Ohem·ioterapia. Le febbri ricorrenti sono generalmente trattate con iniezioni di derivati del Salva.rsa.n; ma non tutti i ceppi di Spir. sono sensibil a questi preparati. La manie ra di somministrare i farmaco è di notevole import-anza., poichè dosi irregolari o insufficienti di arse nobem:oli, anzichè guarire la malattia, prolungano il periodo febbri le. Nel trattamento della febbre ricorr. da zecche, Todd, nel Nyassaland, raccomanda le iniezioni intramW>colari di tartrato doppio di bismuto (gr. 0,2 in cm.3 2 di acqua distillata in due giorni consecutivi). Lo Stibosan H. 4 71 è stato trovato molto efficace nella cura della febbre ricorr. da zecche nell'Asia centrale. In prove sperimentali sono stati studiati il Sulfom·isolo (Cuboni).l'Allocrisina (Howard), il Triphal (Baskin) ed altri diversi composti d'oro, di cui il Solganol sembra abbia dato i migliori risultati (Toda-1931}. Sulle modalità di azione d ella chemioterapia, nella fabbro ricorrente non vi è completo aocor<1o tra i d.ive~i .A\\Wri. Moretti so!>tiene che la splen.ocwmia. o il blocco del s. r. e. riducono di mol to s e non aboliscono del tutto l'effe tto d ei preparati arsenicali, pe r cui l'integrità d el s. r. e. è considerata come condizione essenziale per il successo della chemioterapia. Hasskò pensa che il farmaco è assorbito dapprima. dalle Spir. e quindi de positato nei tessuti insieme ad esse. St.ernborg e Pines credono che nel cas o dello Stibo::;an, il farmaco agisca direttamE>nt.e sulle Spir. e non per il tramite dei tessuti dell'ospite. Singe r, Kotrba e Fischi (1934) s on d'avviso che l'azione ch4?miotera.pica sia dovuta ad un complesso fenomeno, che comprendo tr,• fasi: 1° adsorbimento d el fru:maco da par; e delle Spir. 2° cambiamento della sostanza. adsorbita in seguito ad attività vitale dello cellule, da cui n e r isulta un vdono attuale . 30 comple tamento dell'azione curativa da parte di sostanze immuniz.:anti, prodotte dall'o1·ga nismo dell'ospite. Secondo Feldt (1934) il Salvarsa.n ed il Solganol non agiscono direttamente sui paras.'liti, ma a ttraverso i naturali meccanismi di difesa d ell'animale, e la resis t.c>nza delle Spir. dipende d E1lle funzi oni di difesa dell'orga nismo dell'ospitt>. Patologia generale. Alterazioni istologiche della milza in 15 ca.'li mortali di f. r., nella Costa d'Oro sono state descritt.e da Ru.<;sel: esse consistono in lesioni miliari. congestioni e infiltrazione cellulare att.orno ai follicoli di Malpighi. Muratet e Le Gac hanno studinto la fo r·mula lcucocitaria: il numero dei Jinfociti è diminuito m entr·e è aumentat.o quello d ei monocit i, la formula di Arneth è deviata a s inistra. Van den Branden, Dumont e ~eli s (1930) in cavie, infette da S. hisp. hanno osservato che la glicemia ris uHa inaltc>rata; nell'urina e nell'umore acqueo s i può ritrovare la Spir. Nel coniglio Igersheimer e Bodenheimer h anno constatato che la. Spir·. può restare nella cornea , dopo molto tempo che è scomparsa dttlle altre parti d el corpo. lmmttnità. - La &:op:.!rta di sostanze s olubili specifiche nelle spirochete (Hinùle e Bruce White-193-f) ha introdotto un nuo vo me todo nello studio rlell'immun.ità nella f. r .. L'isolamento di queste sostanze. con procedimento chimico, ha dimost rato che esse son prive di proteine e sono da considerare come dei carboidrati; es-;e reo.giscono, ad al te dilnizio ni, cc;>n gli ant is ieri omologhi produce ndo una


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zona. di precipitazione al punto di contatto fra l'estratto e l'antisicro omologo. Pare che si abbia a che fare con degli apteni. Nella. f. r. lo studio dell' immunità è complicato dal fatto che le spirochete dei successivi attacchi differiscono nelle loro proprietà s ierologiche. Belezki e Uma.nskaya pensano che gli a nticorpi-spirochotolisine rivestano la parte più importante nella protezione contro le spirochete; la fagocitosi vi prende parte ma in maniera. subordinata. Di questo pare re sono anche K ritsèhewski e Rubinstein, i quali hanno osservato che la splenectomia e il blocco del s. 1·. e . .non aboliscono l'immunità aequisita contro lu, S. Duttoni. Levacliti, Ma rie e Lépine affermano che la produzione dell'immunità è ROtto il con trollo del s istema nervoso, in quanto che essa non si ottiene se i centri nervosi sono lesi funzionalmente o anatomicamente da. wl'infezione locale. D 'altra parte Plaut e Grabow, in dettagliate ricerche, hanno osservato che la cessazione di ogni singolo attacco di f. r. é indipendente dalla produzione d i anticorpi; e l'improvvisa morte delle spirochete è da loro considerata come dovuta a. fatt ori non ancora conosciuti. Il sangue di corti animali sembra che possieda propritjtà spirocheticide contro la S. Dut.toni; Cuboni trovò infatti che il siero fresco di pecora o di capra uccide le spirochete in 1-2 ore a 37°. Questa proprietà scompart> se il s iero è inattivato col riscaldamento. Infezioni cerebrali reMdue. - La. scoperta cho le spiroclu~te della f. r. posson o persistere p er lungo tempo nel cervello di ~;~.ni wu li , tlvpv !'H.ppanmte guarigione, ha portato un notevole impulso nello studio dei serbatoi della Spir. ricor., in quantochè l'inocula.zione di tessuto cerebrale è ora divenuto un procedimento abituale in queste ricerche. I fattori che determinano tali infezioni residue, che non sono però sempre costanti, sono stati oggetto di molte discussioni. Secondo Kritchewski e Brussin (1931) le differenti mzzc di spirochete m ostra no diversi gradi di neurotropismo e somatropismo; i ceppi africani sono in generale neurotropi, i ceppi russi-trasmessi da pidocchi-somatropi. Kolle, P1·igge e Rotbermundt, (1931) credono invece che la. permanenza cleJJe Spir. nel cervello dipenda essenzialmente dalla scarsa. virulenza e dallo scarso sviluppo di anticorpi. Ma H iroki, lavorando con ceppi mancesi e con ceppi africa ni, non ha potuto confermare questo modo di vedere. Mathis e Durieux trova.no che le infezioni cerebrali residue sono costanti nel topino, inoculato col ceppo Crocid w·ae della S. Dutt.oni, e vi possono persistere per 235 giorni, dopo la. primitiva inoculazione. Cuboni dimostrò infezioni cerebrali residue in giovani cavie infette con S. Duttoni, dopo 44 giorni dalla scomparsa. delle Spir. dalla circolazione. Pampana ha ritrovato la S. hispan, nel cervello di cavie dopo 100 giorni dall'inoculazione. Velu, Balozet e Zottner, a seguito d elle loro ricerche, credob.o che le Spir. persistono nel cervello a causa. dello scarso potere di difesa. di quest'organo. Sotto quale forma le Spir . persistono n el cervello? Levaditi-Anderson-Selbie e Schoen-Remlinger e Bailly son sempre d'avviso che esiste uno stadio invisibile, Beunders o van Thiel, pur ammet tendo la possibilità. di uno stadio ultra:miorosoopioo credono che le Spir. rimangano n el cervello tali e quali, ma che son così rare d a sfuggire all'indagine microscopica. I nfezioni miate. - Le ricerche di Vassiliadis e J adin, di Kawamura, di Grillo e Krumzich, confermano che l'inoculazione simultanea di Tripan, e di Spir, in un animale recettivo prolunga. il corso dell'infezione. Impiego terapeutico. - Alcuni Autori raecomandano l'uso della. f. r., invece della malaria., a scopo terapeutico nella paralisi progressiva. Mas de Ayala (1931) ha avuto risultati del tutto soddisfacent1 con la. S. hispan . in 230 casi . Remlinger e Bailly richiamano l'attenzione sui vantaggi che presenta l'impiego delle. S. his. perchè si può facilmente mantenere in vita nelle cavie. Culture. - Un terreno all'uovo, senza alcuna. aggiunta di siero, è stato proposto da Li Yuan-Po (1933) che mantenne in questo mezzo ceppi di S. ricorr. per 38 generazioni senza. che perdessero la. virulenza per il topino. Eberson e Mossman raccomandano l'uso del brodo ormone, contenente pappa di cervello. Melodi di colorazione. - É descritto il metodo di Pampana. (1931) al bleu d i metilene, formolo e acido aeetico, quello di Du (1931 ) alla fucsina fenicata, e q uello di van den Berghe (1931) a.l bleu Vittoria. R E ITANO.


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RI VISTA DELLA STA:\U'A MEDI CA ITAL IAN A E STRANIERA

MEDICINA INTERNA

Da ti clinici su lP azione della tiro1de suJI• emopoiesi (•Kiinische Wocbeuschrift•, 20-4-1935 n . 16).

J. V. Bo&os e G. CzoNIOZER. -

Mentre b en note sono le sindromi morbose legate ad ipe.r- od ipoftmzione tir·oid ea, sindromi che, anche attrnve1-so le numerose divisioni, nelle forme fondam entali conte ngono un nosogra6smo abbastanza preciso, non bene chiarite t-u ttora, s<'bb<'ne già parecchie siano le osservazioni contenute nella le.tteratura, sono le alterazioni d e ll'emopoiesi. che negli stati ipor· ed ipotiroidoi si os.<~ervano. Le ricerche di MA.~SFELD, di ASCHER e d ella sua scuola tendono a dimostrare che l'ormone tiroideo promuova l'e.ritropoiesi: poliglobulia e microcitosi di vario grado in basodowiani, l'una e l'alt ra espN•ssione .. di esalatata attività midollare Ancora le indagini condotte sotto la direzione di NAGEII .stanno a dimostrare che s u 22 mixerlcmatosi, in 16 vi e ra spiccata anemia, ed ane mia nel maggior numero rloi cnsi a tipo macrocitario; infine la combinazione del mixodema con t.ipica anemia p !·rniciosa è st.ata ril <',·nta. con una freque.nza, che non può essere interpre tata. come pur·a casuale coincidenza e richiRma qui n d i ad uno studio più accurato ddla.questione. Gli autori pertanto su lht b a><<' di tali ossP.rvazioni hanno ritenuto non privo d ' interesse studiarE\ in m·ld n co mplctn dal punto di vist,a. t motolc gico J2 casi tipici di mixed ema ri coverati nC'gli ult,imi 5 anni ne lla clinica medica di Budapest.. in fi non hanno riscontrat-a vera anemia (!'ritroclti non al di !!Ot.to di 4.000.000}; in 5 em <>.Vi d ente l'anomia a tipo macrocit.ario, con val or~ glob\llare superiore all'unità e, per quanto simile all'anemia perniciosa, pw· si differenziava per l'assenza di ovolociti e per la scarsezza e l'assenza di normo e m egaloblasti; in uno era cospicua anemia a t ipo normocit.ario ed in un caso infine accanto .alla sindrome mixedematosa classica era la più tipica anemia perniciosa. In quest<l ultimo caso importante è il rilievo che ognuna d elle due forme morbose fu singolarmente influenzata dalla terapia propria e precisamente il mixedema dalla terapia tiroidea e l'anemia pe rniciosa da. quella epatica e quindi tale os.<>ervazione tenderebbe a dimostrare tma cot"sistenza casuale di esse. Però le rioe rohe istologiche di l\h:NDERSHAUSEN , le quali hanno mes.<;o in evid enza nel mag~ior numero di mol·ti per anemia p nrn iciosa gravi alterazioni atrofiche d ella tiroide. l'esa m!' c l in ico, che rileva come negli anemici perniciosi siano frequenti sintomi propri d t> l mixt"d ema: cute secca, cadu ta dei peli e d e i denti, canizie precoce, m <>ntre nel mixedema è frequ t'nte l'acloridria; infine alcune anemie perniciose resistenti all'epatoterapia e che migliorano qualora a questa si accoppi la. somministrazione di pr·eparati tiroidei, sono tutti fatti i quali provano che nella malattia di BTERMER la tiroide non solo è frequentement<• interessa-ta, ma an.che l'importanza di ess1\ ne ll'emopoiesi. D'altra. parte le ricerche di CunsciDIANN e di altri hanno dimostrat.o che di soli · to ne ll'anemia p erniciosa si ha aumento del metabolismo basale. che è abbassato n egli stati ipotiroicle i, anzi di tali stati questo abba..«samento è la manifestazione più cla....'lica e precisa. A tali ricerche però è stato obbiettato che se nell'anemia. di BmJUIER il metabolismo basale si d et e.rmina in fase di remissione, esso si può trovare normale ed anche ahbassato. D .r'at. i le rice rche di .ì\foRAWITZ e d ella sua scuola h anno dimostrato che il cons umo di ossigeno da parte di eritrociti immaturi è notevole e quindi sfl s i tiene cont,o d e ll'aumeut.o cospicuo di tali forme durante la cri~i r·eticolocitor·ia ed anche nei perioùi di t-regua, ben si comprende come in tali p eriodi il m etabolismo basale sia a umon utto. E sso va invece d e t.ermina.to durante i pPriodi di completa remissione d e lla. malattia ed a llora frequentemente si otterranno va lori s ubn01·mali: tal i risul tttti sono confermati dalle ricerche praticate dagli antori su anemic i per-niciosi da loro studiati. Pertanto In. const~tt,azione in mi.xedematosi (in più del 50 %) di sintomi evid e nti ed a volta cospicui di anemia a tipo prevalente macrocitaria e talora di vera arlemia di BlER:\IER e la coesistenza in ammnlu.ti di quest'ultima ferma di sintomi propl"i d e l mixedoma stanno a dimostrare rapporti non cnsuali t.ra le due ma· ln.ttie ; per lo me no tali osservazioni devono richiamare l'attenzione nostra onde con indttgini sistomatiche su più estesa ca$istica possano l'esistenza e la natura di tali rapporti es.-;ore mrglio dimostrate ed interpretate. l R . D'ALESSANDRO.


R lVIST A D ELLA 8TA.Ml'A HEDI CA I'l' ALIANA E S TRA.N IERA

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OFrALMOLOClA M. P.APAGNO. capitano medico, in collaborazione col dott. E . :\l4RCJU;SJN1 (Clinica. Oculistica. della. R. Università di Genova). - Contributo clinico e anatomopatologico alle manifestazioni oculari nel beri·beri aviario sperimentale («Annali di ottalmologia. e clinica. oculistica. », fase. 2, 1935-Xlll). Gli AA. si propongono di indagare sulla sintoma.tologia oculare e su li<> altera· zioni is tologiche d ei vari tessuti oculari n el ueri-ber·i aviario spt>rimentale a llo scopo di apportare un contri buto alla forma. umana, la quale SCI'I.N~I•ggia di cognizioni p er quanto riguarda. specialme nte l'anatomia patologica octtlnre. Dopo aver riferito brevem en te sui sintomi oculari n el b eri-beri um a no gli AA. pa.<;::;ano a ricordare il quarlro clinico gen erale e a n a.tom o·pRtologico del b•·ri·b!'ri ;;perime otale e le scarse conoscenze anatomo-patologich e sul n ervo ot.t ico. Il R iquier non avreb be riscontrato ne l n. ottico alte razio ni di !"orta; inv('CC' il Barletta n ei co· lombi sottoposti a ripetuti attacchi di beri-beri ha rilevato t ortuosità, tumPÌilzion i e varicosi tè. de i cilindrassi d e i nervi ottici e del chia!Oma, fatti r·iscontrati anche rtt•i contro lli normali, o interruzioni d e lle gut1ine mi<-liniche , as.c.a.i più numPrO~e nei ,..,,n t rolli. Constatate le lacune tuttora esistenti ne l quadro cliui<·o ed anatomo-patolnp:ico dell'organo v is ivo n el b eri-beri sperimentale gli AA. sottopongou o d ci piccioni di te ncm e tà. a. regime di carenza be riberica coll'alimc·ntazione òi solo ri~o br·illato, ri IP,·a ndo quanto segue. Il quadro c linico oculare è carattoriz7.nto d~tll a diminuzion e e tnlora f<<'omparsa d t>lla mot ilità estrinsf'ca, mios i n e i periodi iniziali e di aggravament o, midri nsi .n e l fl"riodo terminale . diminuzione d e lla sen sibilità dl'lla cornt-a e dclln congmntn·a . I l s intomo pil! costante e più graYe è l' ipoest esia dd la cornN:t e d ella congiuntiYa, i l ch e st a re bbe a dimostrare ch e il be ri -beri intet·es.'la con maggiore predil<'zione le fibre s(>nsitive d el trigcmino, m entre t-ale affini tà è minore p er le fìbr<- m otoriC'. Gli A.A. ~<piegano la. m iosi doi p eriodi iniziali e di aggravamE'nto com e fcnomE>no itTitativo-><paAtico clf>ll e fihre int.P.rnA riPil'oculomnt.orP.. A la m iriHsi com A cons!'gu<'nza d e i fe nomeni paralitici generali. I fenomeni parai it ici rld ln mttscolntura estrinseca sarebbero analoghi a quelli rilevati n el be ri-beri wnano a co rico Ò('] fRccia lc, d e l pne umogastrico, del vago e d e llo spinale. fl quadro anatomo-pa.toJogico ha m e8SO in rilievo fatti ben piit impo rtnnti, consistenti in un proceSRo di d egon era.zione granulo-gra;,:sa nbbnstanza intenso d ella guaina mielinica. e di liev e grado e carico d e i cilindrltf<~<i ne l ner vo ottico e n el chiMma. Da questo reperto gli AA. d educono ch e il proc(>S.-.;O d (,!gen!'ra tivo si <'strin· seca quas i esclusivamente a carico d <'gli e le menti par<-nchirnato;;i d e l n. ott-ico e d el chiasma, non presentando gli elem enti interstiziali al cun segno di cointeres· sa.mento , tali' da pot< r far pensare ad una loro p a rt.ecipa.zion(• secondaria. anch t· se lievissima. Ciò vione spiegato col d ecorso acuto d ella sindrome beri -beri sp!'r·imen· tale, la qua le , decorrendo ed esaurendosi in breve la sso di tempo, permette lo svol· georsi d elle lesioni pare nchimatose principali e primariP, m entre non dà t empo ch e un processo reattivo interstiziale socon,la rio po!;.c;a stabili r~i. Secondo gli AA. i cilindrassi offrirebbet·o ma;zgiore r <'sistcnza e le lor o n lterarazioni sare bbero d eterminate diret tamente oppure sar ebber o secoudarie o. quelle d ella loro guaina mielinica, la quale cosi alterata d et e rminere bbe d isturbi di nutl"i· zione e protezione . Tali al terazioni d egen erative a carico del n. ottico e d el chia><ma. sono di tipo a.<>ee ndente e progressivo fino al chinsma, oltre il quale ndl'avvicinarsi ni centri n ervos i si esauriscono costantem ente con una certa rapidil<\; ciò in analogia a lJe corntmi n eurit i re trobulbari di orig ine t os.'licn genem le . ~ella retina gli AA. hanno constatato fenomeni patologici soltanto a carico di due d ei suoi strati, c ioè lievi alterazioni strutturali n ello strato del lo cellule nPrvose e scarsa. discesa d el pigmento dello strato pigmentato tra i coni e i bastonce lli sotto l'azion e d ella luce . Infine gli AA. considerando la grande analogia <-'Sist-ente tra quad ro clinico SJX·rimentale e quadro clinico umano, concludono che uno st.retto rappo1·to pot~ebbe e.-:;istere .anch e da.l pur1~0 di vista a.natomo-patolog ico, e che le lesioni istolo· grche da lo ro rtscontrate spenmentalmente potrebbero trovare un notevole riscontro anch e n ella s indrome umana.


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Rl\' ISTA DELLA STAMPA MEDIOA. ITALIAN A E 8'l'RANIE.RA

\ .\f. PA PA<: ~o. c.tpit nno ml'diro - (R. Clinica Oculistica di Genova). Sulla terapia pollvitamlnica della c:herato-c ongluntivite nlttenulare. (• Annali di Ot.talm o logia e Clinica Oculistica •, fase. 4, 1935-Xlli). L 'A. dopo un b revù accenno sul comples.<>o problema. eziologico e patogenctic:o della. cherato-oongiuntivite flittenulare, si !lOffC'rma sul l'orientamento ch e tale problema h a pre<;o in quosLi ult1mi anni, e cioè sulla eziologia scrofoloticn e tubc r colard nonchò s ui distUI·bi do lio. nu t rizione sotto forma. e di autointossicazioni in t ~.>· stina li e d i disturbi di curcmm. Ciò premes.'!o l' A. ò indotto a tentare u na. terapia pollvitaminica della. ch cratocongiuntivite ilittenulare in couside•·a.z ione d ella. grande importanza che oggi si dà ai rapport.i t.ra. tub orc:olo-;i e uvitami nosi e io conl$idt•ruziona di una eventuale carc!Yt;a. vita.minica oho può accompagnarsi ai disturbi generali di nutrizione, specie n elle a.utointo~ •cazioui intt•stiuuli, tanto frequenti nella giovinezza. L'A. ispirato a quc..;to principio pratica in 42 casi di ch crato-congiuntivite flitteuulare una. terapia generale polivitaminica, serv(•ndosi delle vitamine estratte d e l Lorenzini p t•r vil\ o wlc, non tralasciando p erò i soliti medicamenti locali. Inoltre inrlaga sull'ez i olo,~::itl dPII'nffPzione oculare in parola praticando per ogni inferm o la rudioscopia. polmouare e la e utireazione' Pir quet per quanto riguarda una. ev entuale tubercolosi, e ricPrcando l' inda.cano n e lle urine p or w1n. ev entuale intossicazione intestina le . I risultnti di tn li ,•sami autorizzano l'A. ad ammettere nell'eziologia. d ella. ch e r a.to-congiunth·ite flittenulnre un fattore t ossico generale, e più specialmente il fattore tossico int.:.~tina le da solo e m olto spesso a ccompagnato alla scrofolosi e allu tubc•-colosi i n o t t o. Le. r.era.piu poli,·it l\minica. ha. dato ottimi risultati portando alla guarigione l'aff.•zione oculare nel gir·o d i p ochi giorni con notevole btme.ficio anche delle condizioni generali. D opo tali a.ffermuzioni J'A. pn~ a trattare d ulia :>pil"gazione d e i benefici effett i d ella s uddett a wra.pia a.dditnndo la frequete ÌIU!Or-gcnza di una disvitaminosi frusta in m olte mo.nifc;;tazioni morbose della giovin<'zza. o più specialmente n oi disturbi gastro-intR:>tinali c m•gli stati tubercolotos.c;ici, !)('Condo le moderne ricerch e d el Lore nzini. accNtutc ad unami nità da tutti gli AA. F.: infine l'A. conclude affermando che la terapin g<:ncmlo polivitamiuica trova n C'Ila oberato-congiuntivite flittenularl' una c:;atta indicn7.ionl", sia per l'azione stimolatrice d elle dift::sc orga.nil·h e natura li s ia pel' soppcl'i re ad o,·en tunli d eficienze di v.i ta.minosi . le quali iucriminerebbt>t·o il fattore to;;sico g··neru le nt'lle a.utointos.o:;icazioni intestinali, n ella. sorofolosi e n e lla tube rcolosi. OTO.RJNO.LARINGOLOGIA

S. CAUSSÉ. -

Studio anatomo-<:llnlc:o del tumorf ossei dfsgendkl del seno frontale.

(« ks Annales d'Oto-L aryng • nov. 1934).

Neoformazioni o.c;.qee, in genere unich e, aventi punto di partenza. in un sono benigne, che hanno sviluppo eccentrico, lento, continuo, che non contraggono aderenze, ma usurano le par eti della. cavità, non infiltrano, non dhnno m cttlstasi nè reoidivano dopo l'ablazione, son distinte con la denomintnione di t umo l'i « disgcnotici • a distinguerle da produzioni iperostos ich<.', d'ol'ig ine infiammatoria o irritativn. E liminati i tumori maligni (osteosa.rcomia carat.ter istica. istologica di m ostruosità. cellulare); ~li ostnofiti, multipli, di origine periostea.; le iperostosi diffuse, ipertrotia totale d i pareti ossee, senza tumore propriamente d etto (leontiasis os.<>l'lt): l'l iminate la asostol!i. superproduzione localizzata. di lamelle ossee dal periostio, a larga ba...;e. ~l i osteomi delle cavità accessorie del naso, formano una. varietà degli osteomi muscolari, e pi6i<a ri, viscerali. L'A. n e studia i caratte ri ana.tomo-pa.tologici, etiogenia, clinica. e trattamento in modo eSAuri<'ntc. Gli osteomi del sPno frontale di durezza ed aspetto eburneo, biancastri, lisci si modellano n t:' l l ~>nto '!Viluppo su la cavi tè. in c ui sor,Rono, mai salda.ndosi alle pnr('ti se non p t-r p1ccolo ptmto d'impianto, ma inesorabilmente nel crescere ucrurano le pareti e innulono campi contigui, end orbita , endocra.nio. Possono raggiungere difrontal~.>, istologicam ente


RIVI STA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E S'l'RANIERA

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menl~ioni considerevoli (587 g . nel caso di CARREDAS·ARAco; 281 g. e 8 cm. cii circonferenza nel caso di vVEINLECirnER; gros:;;ezza o (•! pugno, Vv ALTON) con interessamento d elle due orbite e d e ll'endocranio. Jstolog icam eute r·ip1·oduco no diverse vari età di tessuto OS.<Jt'O: ost eomi compatt.i,spongiosi a corti e-u le E> buml"a, misti, e btu·nei. D elle varie tc-oriP patogonctich e van ri cordate: quc-lla. d i DOLBEAU, origine dalla os,;ific-oziono dt:lla membrana di riYest.imf>IHO della c·avità in cui insorgono: indipendPnza dallo scheletro, fucile ablazione chirur·gi<'a. Qm•Jia di Vrncnow : svilttppo dal la cliploe; un 'Pnostosi ad esrani'i on e progrf'S><iva. Qtwlla ùi ATL'<OLD: origine dai r c;-sti cartilt1ginl"i dPII'Ptmoide: un encondroma OS.<>ilicnto. Qm•lla di }'àrssoF: dagli o~<t ~>obiAsti <ici p eriol'ltio. I-e cause d('(Ia formazione di un o:::teoma dd SN10 fronta le non ~ chiar·a, e l'A. t i·rca di darne una spiegazione soddisfacent e . Si w •rifictt in sop-gm t.i g iovani per lo più e !:<Ì accompagna a infiammazione suhucuta. d e lla mucosa s inn;;alt•. L'idNl. <ii considerarli tumor i di sgcnet.ici, l'A. la fomln sul fa tto ch e insorgono Ìll JZiovane età. e che il ~<'no fronta le non è nlt.ro ch C' una collul>t de ll'ctrnoirle, che ai ~ estrinsecata in alto inYaclendo il ft·ontnle e poi s i è cotnpk' ta mcll tc ~'<l'parata d a ll'etmoide : oraqu(•st'os.~o è d 'originecnrt.ilngin ea . La.ricornmza per il 70 ·~;, in (Jrganismi clur·antP lo sviluppo «dwletrico e l'orig ine cm-tilng inea ddle pnrt-t.i dc·l ;;<··no frontale fanno nl \'Yic ina n~ d tl Il' A. JZl i osteomi d i cui r<i occupa alle noo fonnt~'l.i oni oSS<·e epifì:5ar·io a. pumo di purtpnzn d a lle cart.ilag ini juxtaepifisarie ch·IIP os.~a lunghe in pieua atti,· ità ne ll'ad o lt':;cenza. Lo ,;tuù io cl inico fa distin~uere : un pct·iodo, chP l'A. dice suhbit·ttivo. sove11te inavve t·tiw allo ;;:tc~"o pnzicmt.e, in cui t.rannc q\Jalcho twtu·nlg ia a t.utt'alt.re c·a·uso rapp01·tatn, nullo 1\tt ira l'nttc:nzione ~<ul seno front n le . ::ic'guo il pr·riodo obb ictt.ivo, in cni il tumore d i,·i•·n mnnifPsto: ftttto importante l 'e~oitulmo . obliquo, in bas.<>o e in fuori, p~edllto da diplopia, sintoma primitivo f' i11quie tant e p PI p aziPnte . Il terzo ~·riodo è carntte rizzato dall'c><pa.nsionu e invasion e d c i campi vic ini con i segni d i comprPs:;ione 1-'ndorbitm·i ac-centuati o endocranici. QuP!'te inval'lion i a len to rna continuo sYiluppo po rtAno disturbi di circolo nell 'occhio. ::;e l'esptln>:ione endorbitaria p o ne, f' presto. iu pr·•ricolo l'occhio, quella endocr·auica, ('On ustu·n clclla pat·e te c raniNt cl <> l ~~> no front a lP minaccia la vita. non t.anto pN·Ia compr<'R«io ne d•• lobo frontale , cht' si h1os tra come è noto, indulgf'ntis.-,imo \"C't'SO l'a umt' nt o di p r·t•s.«ione lento e co11tinuo . ma p er la qnosi certa init'zioue ch e s i propago n. lk· mt' ning i ùa un seno fro ntale iuf,•tt o . E n ecf"ssarinmento tal e in grandis:<ima maf!giortmza di cnsi va. considerato un :;eno in cui lo sviluppo d i tm ost eoma h n. p rcCOt"t'men te occluso il cnn a le naso-frontale, <·h e con In. COill}H'essione d elle pareti hu T'f'Sa la mucosa susce tti hile di non resi::<tC're all'nzione di germi che in cavità. chiusa atunen h tno di ' 'ir·ulon:r.o. su t essuti mortifionti. Infatti la invns ione crani<-u ha p oco tia te m c ro dulia compre><· l'ione, tut.to invece dall 'in.fezione, che scatena a ccidenti ner vosi brutali, gr a vi, fuJ . minei, sovente irrimediabilrnente mortali. Not-o che di pari paf:SO alla. l<'ntezza di evoluzione YU la prog r·essività. inevitabile d el tumore, a marcia inesorabi le d ice l'A., vi è una. F<ola n •go ln t Prupcutica che s i impone : ablazione appena diagnosticato, i11 ogni m odo prima dd pl·riodo esten · s ivo. prima <ldl'inft'zione. L ' intervento, in CfiSO d i osteoma ancora intrasinusale , può compiPrs i con \Uta O;:rston-Luc; nei cas i di invasione endorbitarianeccssita tma 1\'l oure ,se_c.ruitad a ll'ope razione di Lothrop-Se b ilea\t, di r ese:r.ione d ell' etmoide ; l'invo:::ion e d ell'endocranio richi ede cran iorP&•7.ione o:::tcoplast.ica. B Puignità di int ervento prC'(·oco, as:::<.'n za di fa tti post-opcratori gravi, risulta ti di cosrne~<i e funzionali eccdiPnti e soprattutto sopprcssion c dd pronostico f>ttnl e d t•l tumore abbandonato a se stc>"RO, gius t.ifìcnno app it'rlO la r egola eli opl' r<He precocem ente un ' ablazione totale d i ogni osteoma del seno frontale .

M. Au.sR.r. Indicazioni della trapanazlonP precoce della mastoide. (• La. Presso 1\<Iedicalc "• n. 87, 31 ot.tobre 1934-XIII). L'A. ch iama inten·ento precoce tutte le mastoidcctomie d'fettuate avanti la fine d ella. prima settimana. d ell'otite acuta. Egli, avendo avuto occasione di vedere d e i malat.i operati pl'ecocemente cho presentavano dei seguiti operatori i gravi, fa una domtwda: Que:<ti accidenti postooperatori i sono essi dovuti ad un'otite graYiSJ:~ima, o ad w1 iuterVfnto pxecoco ? 6 -

G iorna l e <li medici na militare.


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RfVISTA D ELLA. STA llPA ME.D I CA

ITALIA ~A

E S'l'RANI ERA

A ciò l'A. cerca di risp::>ntlero stu lianùo succ,.~..;ivamo•Hto gli a rgome nt i ia.vorovoli al trattam.mto chirurgico pro•cocc o poi qu •Ili favorevoli al tratt.amento consorv>l.tivo; o tll\ll'irlsieml' cer-ch ·rà di tmr-rt· d .:llt• concltL'!ioni pratiche. Pe r l'int('rvl)nto pi'\.'COCO gh ars;om •nti tn fAvore -;ono di duo spC'Cio: a) Yi sono meno rischi aJ operarù che n. ve.h::r compuire piit t.nnli unu. complicazione; b ) un'otite con inizio grave molto facilment<' ha complic11:t.ioni. Lo indicnzioni operatorie poi sono lo scguunt i: la febbre elcv,u.a. co:;tit•u-;cc il :-~antomo princ ipale : il vivo rlolore ullo. prcs.~ione della mMtoiùù chu non CU<Iu agl'irnpncchi urutdt; l'c.~nmo radiologico positivo; l'esame batteriologico positivo J><.'r unu strt·ptococco o per lo pnctunococco e specie poi ~t:l si tratta del pncumococco II L l sostenitori di un intorvento meno p r·c\JOCO discutono le indicazioni operatorio e gli argotnt'nti proposti. l o Discussione dulie indicazioni operatorie. a) La persistcnza d ella febbre devo essere discussa, p oichè esSa può es.so,·e sostenuta sia dall'otite stessa in atto che da una malattia causale (grippo, malatt-ie infettive, ccc.); b) la presenza del doloro alla pressione è discutibile; p oichò e.<>so è infatti classico nei primi giorni di un'oti to la più banale, specie poi se vi è mMtoditisrno (AJoxandor); c) la radiografia. non ha più valo re in questo stadio, poichè mostra in generalo una semplice sfuma.t.ura, un. volo, senza scomparsa dei sopirncnt i intorocllulari; d) l'esame batteriologico in qu~ti casi n on è che un a.rgomonto p:>cudo scientifico. 2o D iscussione degli argomenti dl'gli interventisti. Questi sostengono che l'interve nto è b enigno così al terzo giorno ch e alla terza settimana, ma ciò non è u.ffatt.o esatto pe1· lo seguenti mgioni: l 0 • La ma.-;toidectomia p,·ecoce deve es.')ore totale, cioè bi.'!ogna el'<plorare i differenti gruppi cellulari. 2 °. Questa esplorazione "pcsso arreca danno al sono ed alle moningi che vengono scoperto. 30, Questa operazione fatta in ~ i ena. fa...~ acuta, data l 'enorme qunnt itù. di tos:;ine, facilita l'ipsemenzamento por vra sangwgna. t In realtà poi i timori di complicazioni p recoci sono ~ià. definiti ; alcune di esse non s i verificano mai all'inizio dell'otite, alt re sono molto meno d a temere nella prima. settimana che in quelle seguenti. Le com plicazioni che si possono verificare nella prima settimana sono le seguenti : la labirinti te, la sotticemia e la. meningite. Alla fine della sua rapida. o concisa disamina. dC'll'argomonto-, l'A. pone le seguenti conclusioni: l 0 Un interve nto troppo precoce può C'SSCro dannoso e rischia di produrre per via. vnscolnre inse menzameuti n distnnztlO in vicinnnzo (formazi oni di sequestri). 20 T ulo intorveJltO può essere ancora nocivo p e r l'a.-<sorbiulc!lto mtLssivo di tossine, specie se si tratta di un lattante. 3° Perfino all'infuori di complica;-ioni, non è Yer·o il dire che si guadagna del tempo intRn·cncndo più preo,to; al contrario, p iù un a.')cf'sso è matu ro e per coru:oguonza più lo ò um~ mo.stoidito e più rapidamente e facilmente si verifica In guargione. 40 Ne risulta cho por operare è necessario attendere il periodo di maturità che, nei casi precoci, non comincia. che n.llo. fine della prima settimana.; que;.ta attc.'<a permetto spt'~'lo nd ltlcuno mm;toidit,i dj guarire senza intervento. 5° Alla d omanda so una. mnstoidito non clo,·e essore operata prima dell'ottavo giorno, dobbiamo d ire che quPst n formulo. è troppo ns.<;ol utn p.~r le due circost.n.nzo 1;;oguenti: la minaccia di complicazioni; lu. mastoidito acutis.'Sima con stnto gcnemlo alhtrmante. Quo.<;to oircost.tmze restn.no l'ecceziono o in definitiva osso si compendiano nol timore clùl lo. m e ningite . In presenza di um\ taio minnccin. lo. punturll. lombare pormetterà spo,;.-;o di evit-are un'oporazioo10 sup,'rll ua od t\lcuno volte lhumosa. S. VITALE.

FARMACOLOGIA A. PAOI:flELLO. - Analisi tecnica rapida del saponi. - (« Rivi>~tn. italia na delle Es.'IQnzo, dc i P rofumi e dello Pinnto officinali•. - A. XVII, n. 7: )filano, 1935-Xlll; e c Nuova. Rivista. Olii vegetali e Sapon i • . - A. XX..'{V, fnseicoli del 15 l uglio, 1° ngolto e 15 ngos·o; Miln.no, 19'35-XIII) . n colonnello chirnico-fa,rmacista Prof. A. PAONT~LLO, pre ndendo lo spunto da una roconte mouogra.fia ( l ) dolla. quale si occupò in una nota biblio~rafica apparsa in questo stesso • Gioma.le" - A. 1934-XIII, F tl.Sc. XI, pag. 1170 - indica un (l) C. A. ROJ'ADN und .Jos u lh uoo . -Feti -, Oel-, un.l 8'ell6dure1Julimmung durch 4 tU· wclmw:l;ung mUtd.a W <tch$ odu Oerui n. - • A potbokor :.Wilung •. :-l r. 77; De rUn , 11'33.


RIVISTA DELLA STAlllPA MEDICA ITALIANA PJ STRil.NIE'RA

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procedimento rapido di analisi tecnica dei saponi, da. lui largamente sperimentato fin da quando - venticinque anni a.ddiotro - era addetto, in qualit,à. di subalterno, al «Laboratorio di Analisi chimiche • dell'Istituto Chimico F a rmaceutico Militare. IJ metodo analitico proposto - p or quanto limitato al dosament.o dei costituenti di maggiore interesse dei saponi: acqua, acidi grassi, n.lcalì combinati, alcali liberi - può vantaggiosamente adattarsi: a.gli esami somrna.ri di coll!mdo per forniture; per ottenere giudizi rapidi negli scambi commerciali; come pure per saggi ùi prova, allo scopo di seguire l'andamento deJle lavorazioni durante la fabbz·icazione dei prodotti; in tutti i casi, insomma, nei quali non sia richiesta un'analisi strettamente scientifica, condotta con rigoz·e di esattezza, o non vi sia ragione di contestazioni commerciali. La grande speditezza e semplicità dei dosamenti, il risparmio di tempo doriv~lnte dall'evitare operazioni delicate - ta1ora noiose e lunghe - e l'approssimazione llL'; inghiera doi risultati, sono indici oltremodo favorevoli per consigliarne l'applicazione. TECNICA DEL PROCEDIMENTO DI ANALISI

a) Determinazione dell'acqua. - Scelto dalla massa un pezzo di sapone e di questo, in giusta proporzione, la pa1·te più omogenea, fra quella esterna e quella. interna, si riduce - con un coltello bene affilato - in sottilissimi esili strati, dei quali se ne pesano rapidamente circa gr. 5 in scatola di vetro con coperchio, preventivamente seccata e tarata. Si scalda poi in stufa a 11 O0 por 6-7 ore e, comunque, fino a peso costante. L a diminuzione di peso rappresenta la. quantità di acqua che era contenuta nel campione saggiato, quantità che, col calcolo, si riporta a. p. 100 del sapone in esame. b) Determinazione degli acidi grassi. - Il campione così seccato viene passato, totalmente. in un becher stretto e alto da cc. 150; vi si aggiungono cc. 75-80 di acqua distillata e bollita, scaldando p oi a m odc.-ato calore, al bagnomaria, fino a. completa soluzione. Se questa risultasse torbida, per presenza di sostanze estranee - minerali e organiche - aggiunte, allora si filtra a caldo in altro identico bccher, per filtro seccato e tarato, o in crogiuolo di Gooch, e si hwa il filtro con acqua calda, raccogliendo le acque di lavag!Sio nello stes.<;o t·ecipiente. Il filtro - seccato poi a 105o si pesa (sostanze insolubili in totale); pe r calcinazione, si otterrà. la quantità insolulYi.le minerale. Nel liquido tuttora caldo, a mezzo d i una. bmett-a graduat.a, s i versa. della soluzione normale di acido solforico, nella precisa quantità di cc. 20. Si scalda quindi la soluzione, portandoln a. leggera ebollizione o mescolando con una bacchettina di vetz·o con la testa schiacciata a bottone ; gli acidi gra;:si si sPparaoo e s i raccolgono in uno strato liquido galleggiante, limpido. Nel becher si melte allora deHa paraffina solida, pura, P. F. 68°-72° (l) in quantità, esattamente pesata, di gr. 2-3 e, sempre agitando con la baccht'ltta, s i scaldt\ ancom, a b.m. per evita re che l'ebollizione fa.ccia spruzza.ro il liquido, fino a che g li aci d i grassi e la paraffina si sin no completamente m escolati, raccogliendosi ltlla superficie, mentre il liquido sottostante diventa limpido. Si ritira il becher, lo si copro con un disco di carta e s i abbandona a riposo, in luogo fresco, !asciandovi dentt·o anche la bacchettino. capovolta. Dopo il rafireddamt'nto - a mezzo dello. bncchet.ta di vet1·o - si rileva la focaccetta solida. ga.lleggiant<>, Etiutandosi altrcsl con una spatolina per recupemre tutte le piccole p01·zioni rimasto eventualmente attaccate alle pareti del vetro, si lava bene con acqua. distillata - che si fa scolare ne'Ilo stes.~o bcchcr - si asciuga accuratamente fra carta da filtro e s i p esa. Sottraendo dal peso trovato quello della paraffina impiegata, si ottiene la quantità degli acidi grassi contenuti nel campione saggiato e che, col calcolo, s i porta a p. 100 del sapone in esame. Oppure: la focaccetta, bon lavata e asciugata, viene messa in un ~;econdo bech er asciutto e tarato e si porta a fusione a b.m., o meglio in stufa a uoo, maute(l) - La presenm dJ talunl compo5tl- massimament e nel d l organici liberi - fra 1 norma l i cMtitnentl della cera, può Influire sulla esattezza delle dotormiouzlonl successive. Per QHO•tl\ ragione l'A.. d i\ la preferonza., nel sag~lo ln<Ucato, all'impiego della paraffina. solida, risultando e~sa escltllllvamente composta dJ Idrocarburi. Nulla toqlle peraltro che, ee l'e$1Ltne del saponi dovos.<o limitarsi alla determinazione cle$!li acidi grasel soltanto, si possa l'icorrere alla cera (Gna.reschi); oppure alla core>lna, o a. un mi~cu­ glio • parti uguali di cer& e di ceresna. (Hojuhn e Haugg}.


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RIVJSTA D ELLA STA:UPA MEDICA ITALIANA E STRANIER A

Jlt'ndoYela fusa fino a che sia dinmtata perfl'ttamcntc limpida e abbia perduto qul'llc trncce di ac·qua che. eventualmente, tWt'\'U potuto trattenere. D opo raffred· da mento in essiccar ore, si pesa. Der rsll'ndo il JX'"O del b<·chcr, si conoscerà q u eUo d i'Ila focacc•·tta; dal quale, sottr1wndo qut>llu ddlu punlffina adoperata, r iSl.lter à il p<'!IO degli acidi graRSi che. col calcolo, si ripor ta a p. 100 del sopone in esame. c) Detnntinazione àcll'alralinità totale. - l\t•l liquido cont!'nuto nel primo lxoc·h!'r si titola or·a l'ccc~-sso •·imast ovi ùi suluzioJU' normali' d i acido solforico quPIIo cioò che non ha p•·eso pnrt<' n Ila •·c·nziono - a mpzzo della !IO!uzione normale d i idrato sotl ico. i ndicatoro gc. x d i :<oluziouc alcoolica d 1 f<•nolftalcina. Sottraendo clni cc. :W eli H~:-iO, 1\ ot·ig:iuari quf'lli t'iRultunti in t•cct·sf<u dall'attuale titolazione, si ottt·rrò la quantir~ di H~S04 1:N occor:<o p<'r salifìcnro tonto p:li alNtli lib,ri (al· cali caustici{' c•u·bonati) - St' evt"ntuuhn(•JJte p•·cS<•nti - quanto quelli che eran o comhinfll i n gli Hcidi gra.<;;<i. 1/uiC'nlinità totuli• si esprimt• poi in os.<;idc) di ~odio. o in O><.~ido di pota."~io (t s••coudu di'l tipo di saponf' in prova conn;..<·<·rulo che l C'C. di H~S0/1\ corriRpondC' o gr·. 0.031 di ::\n P e a gr. 0.04 7 di K .O. La quantità t roYat a si riporta, i n fino, col eu leo lo, a p. 100 del &t pone in est~ ma. d) Df'lcrminaziorte degli alcali contbi11ati. - Sulla. focnrcotta contenuta n<'l Rt•C'ondo bl'Ch (11' Ri ù etRr mina l'acidità li<-gli ucidi j:!t'us.o.;i. A tal finE', mnntf'nE'n do la mn~'<a fuso flu i b.m ., la si scioglie in cc. 50 di uno mi:;c·Pio a volumi l'gua ii, m •utrn o tlf' Utralizzata. di n. Jpool u 950 t' clor·ofonnio; Yi :-:si Oj!!?Ìuugono go. x di soluz ione alcoo lica eli fcnolftnl!'ina e si titt,Jn, mC'nt re è ancoro cnlcln. ron Roluziono normalt> di idrato soclico. Dal numcro doi crntinwt r i cubi di NnOH /N occorsi p er f'nturart> g li ncidi grns.<<i dl'lla focnccPtta Ri d<~umPt·n lo qunntitàdt•gli alcali combinati, ripo•·tnndoli a os.'lido disodio, o tt O><.'lido di potos.-<io- o secondo del tipo c'li !IO pone - sapendo che l cc. di NnOH/N corrif•pondli' a g r. 0.031 di Xn~O e a g r. 0,047 di K~O. La quantità trontla pel saggio di proYa si riporta poi, col calcolo, a p . 100 del sopone in esame. o) Detmnìnazio11e degli alcali liberi. (Idrati alcalini e carbonali). - La dif. ft•rC'nzn fmlc> quantità troYnt t' di nl<·nli totuli r di alcali rombinati rappH'H' nta ralcnlinith lib1•ra (dm·uta. complt~-<inuncntc•, nl!li alcali caustici l' cmbonnti) •·spres:::a c~•unhnc>n tl' in o~ido di !<odio, o in o!..... ido di poht!..... iO, o st•concln ddla r1tu1lità di ><a pone che> s i t>snmina. e per p. 100 cld cumpioJH' in prm·a.

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Al procc·dimento foll(lnnwntalt.' così dt·scritto, l'A. fa sr,mtin.', sotto forma di nnnotnzioui. tulune consid,·rnzioni di d .. ttuglio. tt-ntlt' nti a COJtM'I!ILirr tUJn maggiore st>mplicith di'Ile OJ)('ruzioni. 110n muncnmlo inolh·€1 di occnpnr~i dE'l tipo <;p<'Ciale d i prodotto clw, sotto il noml' di • sapon<• da bucato •, è pn•;;critto per i<' la\'anderie dl'l R.Esrreito italiano P nwsso in distnbuzionc per In pulizia p<'11';0nolf' di'Ila t.ntpp a . Tu lP !<llpono, nc>i laboratori chimici dl•!!li Ospcdnli militari, è solitumc•nte <' frequen tenwnt.- as~ogg•·ttato ~td onali>li d i <·ollnudo, r·ol parti olan· inh·nto eli idt•ntificor,• anche l'ovc>ntuale prcscn:w cl i r<·sina l' dosnrnc In qunnt itÀ, per nccC'rtam ch e essa non stqwri - sc>condo lt• pr<'scrizioni cll'i cnpit('lli d'oppult.o - il limite fissato nel l O% cJ,•gli acid i grassi. Il ln,·oro si chiude co11 a ltre oppo rtuno o~CrYmdon i P r il icovi concc>r ueuti le ricer1'110 complcrn<'ntari che ta lora pos.qono rcn dc-l'f'i Jt l'CP8Slll'ic• pr•r <'R<' Itu ire u n 'annliRi. p iù complc>ta e, ì ntìne, con una convi nc~'nte tn lwl lo. cl imostm ti va dei riRultat i analitici ottonuti spt'r·inwntuudo Ntmpion i d i !'<aponi \'Ori Rottoposti ad esamE> coi met odi !'<Ci<mtifìci c las.c;ici, di confronto col procl'dimcnt o somnaurio rnpido indirato dall'A. APE .

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BIBLIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA ----- - - - ABATE Aleo:;... and•·o,

tenente colonne-llo m.,tlico. Un rn'!n rli pseado-errn.ajrotlitisnw . • R ivklta Sì'l>nitaria sici l ianR. •, n. l O, vol. XX TU l H35-X [Il.

R icLSsunto. L 'A. d escrivo un caso di orma.fmriitismo (pRNttiO·Prmafroditisruo androgino esterno) avuto fm. 1,, rL'Ciut.e ddla clas.'-'t: 1914. J':"P">nn con<'Ìst~· m ' nt.e le attuai i veduti" sull'errnafrod i t ismo none h~ l'imp~rl anzu eh•' el".<O riveste dal punto di vista ffi 3~lic o -1Pg ·de e sociale . BAL~AliELr.r

Filippo, capit.A.no m l)d ico. Ricerche di t•n ''Venturd e batteriofago rlel

pnllWWJcocrA>. • Giornal<' di b.:~.tt·•l'iologia e immuno loJÌa "· \'OI. XIV, n. l , g en·

uaio l 935-XIII. RiM·1WIIO. L 'A. dimostr·a cho il pn eumnc">c~o è un g.·rm(' ba tt•·riofagoresist;mtt· e che> in bro~lo-cultura SO;S~iace Ìa'.!ilmortte all'<tiiL •lisi, cht> p erò non è tra;;m ilil!ibile i n S•' t·ie. Proprietà imm1mi::zanti e ternp~tt!.iche d P.' lli anti vir~~~ specifici Nl Mpecifu;i n rll'ipopi.on gonococcico .,perim~nt.r~u! rt•·l <;?niql i o. " B·lll<'ttino d··ll'I,;Lituto sicrotNapico m ilunese », \'Ol. XIV - fase. III, m tu·zo 19:1:1-XIII. R i<LS9Wifo.- L 'A. in b>t'<e a. r·ic.-rch <> ;;p'rÌtnf'nt.n li ha condw;o ch" gli ~tnti­ virus gonococcici »ono molto t ossici e non pt·ot('g~l) no abbt\strtnza contro l'iufp. zione gonococeica. che quc·Jli strept.o-stafilo, pnr· Jll'•"'''ntnndo sctu-sa to;;,.icità, non spiega no azinne immlmizzante contro la d N t H i n it·zione mrnt m gl i arlt i\·i l'lL<i·po lival,•nt.i st n •pto-stafìlo-gonococcici. ottPnuti rwl modo dali 'aut or<' in d ic>Ho, poss(•g. gono ottimE> qu-~,lità antigPne contt"o l'iHt<·ziorw gon.ococ:eicn SfJl!I'Ì mt.:nt.ale dd COlli· glio (ipopion) e trascurabile pott>•·e tossico ondt> In u~ilitit tli espl' rimcnti c linici con d e tti anti,·i •·u~ l'lia p.~r la profilas...;;i ch e p.'r In cLn·a. d;olln ble normgin.

R ir:erche .s puiment.aU at~ l'antiiJirtH svtfìt:>~:nr:r ico. « B lJI,, t.t.ino d<·lla st.•ziOIIt' itu-

liuna df:'Jla. S~cirtà inte rnazi on,tle eli mic mbitolog itt •. f,l:;C. l\', nprilu 1!)35 -

XIII. Riauunto. Gli n.ntiviru..<; h anno •'>""t·e itato, 111'1 co•-;;o d PIIe <:;.:pPri•·nzr d t'll'A.. un'azione immw1izzante gi' nf'raiE\ e locn.le specifìca; C[Ut'Sta. RJ>t'<.:iliciiil. si rife · riscf' n l tipo (lei j!<'rmP e n on già a c- insc-un cr ppo IW•'-"'O indi,·idnl\lnwnte. Un ceppo di iltafìlococco vintll'ntissimo nnn s 'è dimost r·nt.o in modo part.icolnre produttore di antivi rus. L 'anti,·inl:< pre parat.<> par·te n:lo da pil! cPppi di stniilococchi di diff•·•·t-nti fnsi - « R », • S "• e misti - h n. f':'h't·c itato 1wl cOt"so d<'llo inf<·zioni st.t\nlococc iche sp.'rim ent,ali ne i conigli, un'nzione pitt effica ce di C!tll'lla ckll'ant.ivit·us pn'p•nato con 1111 ;;olo ceppo vimlentissimo. L 'antivirus stafilococcico impi(>gAto nd cor·so di sett iN' mi(' ;;tnfìlococc i<'ha dic·hinr·a e, non ha dimostrato alcun ntlot·r t f'rnpt'ut ico qullndo f- l"tftto ino<'ulnto pt·r via intravcno><.q; mentre s i è potuto con:stnttll'<.' la ,;u•l d'ti. :nc ia impiq~andolo a titolo preventivo .

Antnnio. primo cn.pitano mt>• li ro. Ci·r ca il t•alnrc .lrl comportanvonto clel tr iptofnno nel siero di sall(ftV' rli malrui. nU>Illrtfi " Ri,·i.<t>t tli pato logia n (·n·osn. e m entale o, fn.<;c. l, g enna io-febbraio 1935-XIU.

CA.'11l'ANA

Riasszmto. - Allo sropo eli sn.g_:tiltt'f\ l 'pqni l ibrio prot<'ico i n nkun i J!l'llppi cl i mnln.t.tio m c ntn,li, l'A. ha praticato i l d osnggio d d t.riptnfuno n <'i l"it•t·o di !lnngul' il cni comportanit•nto co«titnisc<) un indici!- indiret.to d t•l nlpporto ulbumine -_globt1line. ~l'gl i amPnti l' llOpratntto nl'i p!lralitici hn tm\'n tn I!Uttsi ~:ostantf:'m(•llfp una triptofanemia. e l(wata cltE>, n ei rif..'Utu•di di qtw;;ti ultimi. <:t"t' d P di pot t'r t•if,·rin' a tm particolare stato di !abilità. dell'eqnilibrio dt' Ì costittlt'nti la nwlt.:colt~ protPica d e l sit•ro. L'aumento d e l tas.<;o di triptofano non è in rnpporto con lo !'<tnto di gnl'·ità d·~llll ionna morbosa e n e1nmcno del qun.dt·o conlu.sinale che l'ut•compngna.


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BlDLlOG RAnA 1\ll·:DJCA MIUT ARF. ITALI A::-:A

Anche ne i dementi senili. specie se colpiti do artcrio:oelcrosi cero:brale o diffusa si notn una co<>picua tripto fanemia. K •·1.di altri gruppi ùi animali (dt·nwnti p,;·,·o<·i, epiJPttici, cerebropatici alcoolil<ti, ecc.) i vnlm·i triptof>tnici !<i mant~>njlono nm·mnl i o suhi!'cono oscillazioni che riPutruno nella curva triptofurwmica (fl.gli indi\'rdui sani.

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Sulla .rinlomalologia psichira cki /umori cerebrali • Rivi!<tu di patologia nervosa e mentale •. fa!<c. l , grnnn io.fcbhroio 1935·X lli. (H t•COl!<ito n.:-1 fase. Y, maggio c. a., di qut>;,t.o Giornule).

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prof. l:go. maggiore medico. l fowlat~IC?ili della fisiologia cklw sport. • La. ric,·l"('a !'cicnt itica f'rl il pro~re~:<so tf'cnico m•ll'ccononua nazionale •, vo l. l, nun)l•ro 5, 15 ma •·z:o 1935-X JII.

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Rìa.~.~unto. L 'A., rieordate le dottrine fì l'iolnurh r riflettenti il Ja,·oro muscolnr'f', ltt renziono d1•ll 'npparnto rcspin1torio e c it·culutorio nl'i divef8i sport., mette in ri li1•vo l' importnuza dPgl i !'t~rd i Jd lo. scuoln CO!' ti t uzionnl iRtica·morfolop:ica italiann o la HUa. appl ic·azione m· l campo dello fisiiJlogiu d e llo s por·t così per la te nden za sporth·a. che p(lr i l giutl izio di r·cs.ist e u w nllu fat.i<.:a o conclude a cct•nnnndo ali 'orga. n iz1.0.zione d ci medici d egli s port.ivi in R1'gimo F ascista . .

capitann m e d icn. La guerra m icrobica. • 1\fine n ·a Medica • , n . 2 1, 26 maggio IU3ò-X lll.

D E ('F:SARE Giaru1ino. p rimo

0AOLIARDr Pasquale, primo cnpitnno mHiico. P srttdolttmore t'IUI ·CI;(:ah (gramdoma aspecifico) di probabile origine trauma lica (Conlributo cli?1 iro). • Bolle ttino e m em o•·io di'Ila Società piemontese di chitu rg iu », for<c. 2, RC'd uta del 26 gen· naio 1935-Xill. -

e ò o tt. OIANNO'l'TI Mario. Sui tratcmatiJ;n,i d'at:ia:.iom•. • Jnfo rtunistica e traumatologia dèl lavoro •, vol. I , fase. I II-I V.

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Conclusioni. - l) Le contt18ioni craniche pre~ntano come complicanza una percentuale molto elcYata di commozioni cel ebrali (1/3 ); 2) nei traumatiRnl i d'a\'iazione la frattura piiJ frl'qucnte è quella d e lle ossa nasali ( 17); 3) le fratture dell'arto inferiore nl'l lor o complesso RUp<>rano quelle d elle aJtre part i del corpo con una preponderanza d elle leaioui d i'li n r l'jlione t ibio -astragaJica (fratture bima lleolari e fratture dell'astragalo) e d el ginocchio (fratture della r ot ula, fr·a.tturo delle tuberosit.à tibiuli ); 4) tm le fra tture dell'orto superior·(' prl'\'nlgono qut'llo d ell 'avambraccio 5) non è ecc!'zionale la molt<!plicità delle frnlttu·c d <gli arti e tra queste in alcuni casi la bilateralità d e llo les ioni in segm enti omologhi d1•i due arti (trlna e radio, epifisi superiore d ella tibia.).

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GuconnE prof. CorTadino, primo capi t ono ml'dii"O. La prora di Aldrich e

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Mac Clure t1elle flebiti post·operatorie. bro 1934-Xlli.

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R i(IJJsunto. - L 'aut.ore hn ricerento lo provo di Aldric·h C" Mac C'lurc ne lle flebiti post-opcrntoriP. Egli petll"ll che tnl<' pro,·a pr' t nw t te di ct>lltrollme la !'eompill'sa d oi fenomcui infiammntori nel COI'l'O d i d l'tt e flr ·hit i c rnpptl'!<enta in!iicme con gli nltri ;;ogni cl inici un elt'Jllt' nto non troscumbill· per·dt•eidi'IP l'opportuJiità o m eno d i mobilizznre i mnla.ti.

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GIORDANO prof. !II. e KASTASI Anton i11o, ca pir ono ml'dico. La lt·bbre rsantw1aJ~a del L itorale. .llediterraneo i11 Tripnlilania • Ard1i\'io italinno di :>Citnze IT'ed ichl' coloninli •, fa~c. 3, 1935-Xlli.

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Riassu11to. - Gli AA. h nnno st udinlo In diffusiouc della fl·hb• e e!"'lnt(matica. d i'l litomle mcclit l'rroneo in T1·ipoliton iu . facendo ddlc intC'r(•l'."nnti O>'!'<'r\'nzioni epiJNniologiehe, sicrologichc c lNapt•utielw c sui divc1si artropodi \'ettori.

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BIBLIOORAYIA MEDICA

~nLITAR}~

ITALIANA

691

R osario, capitano m edico. Il patassitisrno intestinale in Cirenaica. • Giornale italia.no di malattie esotiche e tropicali ed igieniche coloniale», n. 5, maggio 1935·Xill. Ria8sunto. - L'A. traccia il quadro d l."l parassiti!imo intestinale in Cirenaica, de$W1to da 4216 esami coprologici eseguit i n el laboratorio bat t eriologico d ella Sanità pubblica in B en gasi. in poco più di t.re anni, facendo delle considera?,ioni comparativo t ra i risultati d e i ,·ari anni. ho>ALLOlltENI

Lolt:BARDI Enrico, maggiore medico. L e pleurocorticaliti. • L a Verità. Medica •, n. 4, aprile 1935-Xlii.

-

La diagno8i p1·eaintotr.atica della t1/tercolosi net milita1i. « La. Verità Medica •, n. 5, maggio 1935-XIH.

Contribttto allo studio delle lesioni anatomiche della micosi polm07lare primiti1·a. (Actinomicosi). u Rivis ta di clinica medica •, Anno XXXVI, n. 3-4, 1935- Xill. Ri08tmnto. - J!aut.ore illust ra un ca~o di actinomicosi primitiva d el polmone n.- descrive le lesioni anatomo-patologiche. E~"Fe consiste'>a11o in fenomeni bron· chitici e peribronchiti con altemzioni gravi del la stmttum della parete bronchiale, formazione di minuti ascessolini e trag itti fistolosi che avevano determinato aprE-ndosi in plP.ura piopm·umotorace ; organizzazione granulomatosa in seno al polmone. Le h:•sioni anatomo-patologichE' l'< ia. macro che microscopiche avevano a Munto l'aspetto l!imi!fl se non in gran pat·te identico a quello d ello alt-erazioni d ella sifilide polmonare ed in ispecie delht polmonite alba da cui si potevano solo distù1guerP. coll'esame dell'intima costituzione d el te~suto granulomatoso di cui viene m essa in evidl.'nzn la differenza. Vien e discussa quindi !a genesi del le formazioni ~eudo-adenomatose d el t es' suto polmonare che l'A. rit-ieue derivino spec.ialmente dai t e ntativi di rigenerazione d eH'epite lio alveolare. MORELLI Mario, maggiore medico.

NASTASI Antonino, capitano mt>dico. l tipi di

Eberthella typhiin Trilpol·i . «Archivio italiano di scienze m ediche coloniali », faEC. 3, 1935-XIII. Ria.sstmto. - L'A. ha studiato, s iFL dal lato s icrologico ch e patogeno, i diversi tipi di bacilli di Eberth in Tripolitania. NI<'ASTRO Arturo, primo capitano medico. C08o di luptt.s eritematoso d·ifjWJo del capo e facci a lrlil18P{l'Uente a endocardite cronica da reumatismo articolare acuto ati pico. "Jl d erruosifìlografo »,n. 2, febbraio 1935-XIII. Ria.ssunto. - Caso di lupus eritematoso di:ffu.c;o d el capo e fa ccia suE:scgncnte ad endocardite da renmati:>mo articolare acuto atipico. L'A. descrive un inter~sante e non frequente caso di reumatismo articolare a cuto atipico senza, o quasi, manifestazioni articolari ma. che ha determinato gravi lesioni cardio-v asali (lesioni mitraliche, de lle vaJyoJe aortiche ed a.now·isrna d ell'aorta). Molto verosimilmente l'endocardit e reumfttica rimasta latente ma non spenta ba deteminao il lupus eritematoso (le cui particolari lesioni lo avvicinano n.ll'eritema centrifugo d E'l Biett) ch e è scomparso rapidamente con W1a intensa cura salicilica. prof. D onato e MASSA Filippo, primo capitano m~>dico. M etodi di t:acci11azione. C'cmunicazion e al IX C'ongreF"!W di I giene - Bnri, F:et tcmbre

0rrOLENOHI

1934-XII.

PAOLILLO Stanislao, primo capitano medico. Azimle terapeutica della curoin i, a negli

i ttcri da assorb1:mento. " Minen ·a mc-dica », v ol. I- n. 5. 3 febbraio 1935-Xlli. R i assuntQ. - É r eso n oto un altro gruppo di esperienze clinich e c ircn l'azione colagoga o coleretica ùclla. • ùurcinia »negli itteri da assorbimento in conf•·o••to con un altro gruppo trattato con i comW1i farmaci ad azione annloga. É messa iu rilievo


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la s uperioritÀ. d ella« cu rc inia • il rmi uso è d esti nftt.o a sostit ui1·e altri far·maci o pPr lo m ono a COitÌtuire il t.rR.tl.i\Jnl'nto di e lezione ù cllc disfunzi oni e patobiliari in ge· n ora e d egli itteri da a,.<;,~orbimrnt.o in is pecie.

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VENTUHA Vit tor io Em•lnt;,.Je , enpitano rnPdico. Contrib1d0 allo .otw[:,J rkll.e sin1lrou~i talamo-rapsnlari. • Rn..,~eglltl- di ::;tu.li p~ichiu,trici • , fttsc. 6, n on·rnbre-dict>lll· bre 1!:134-XUI.

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Rias~w~to . D op:> aver p1·o;:;p etta.to l11 va•·ic qno,;t.io ui ri~uarJanti la inte rprc t.nzion e o la clMi ìficA.zi o n~ delle s indromi talamidw. l'A. si sofft·r·mA s ulle v edute d e l F oi x e cl : Ilo. su9. scu ')lu. e piì1 sp:;,cinl ru.:nte sulltt fi"<ionomia olinic11. d e lle siùdromi cap:;u.lo-tR.Imnichr, t raendo occu.sio ne da. t re cn.."i. cupit.nri ,;otto lo. sua. os:wr· va7.ionC', ne i q•Nii . o ltr·e a i nnm"roi ~intorui pr·opr·i d r llc )P";ioni talamich e, <"rnno p m!'l"nti s into mi oli int<lros-;~rnPnto dv! IP vie pir·ami.Jali. D')p:> fw.~r cl i:<cu~-<0 nmpiA.mon te i va ri s intom i m otori . !>CI1!>it i,·i e VMomotol'i c h o hanno o ri o•ntu to V<'rso In d in_gno.'< i, applica. ni casi studia t i i criteri d elle sin d rc•m i Vtto;colari fì-<~e dùl Foix <!concl ude ch e d ett.i criteri sono applicabili solo alle le:<io11i va.;coltwi di n11tura. mnJa.cica c non n qnrlle di nnt.ura E-morragica.

Vro LA prof. D omf'nico. primo cnpitano m Pdi co. 81tlla 1·istrette;;;n rlel ri8chio proll'lfo daJl'assir,ura?ùme generale nudattie e st~Ua IU'CesBità eli un'assicumzione inteqral~". « At·chivio di ant.mp:>lo-;ia criruim•lo, p ; ichiatr·ia e m e· tieina l·~gale "• vo l. LY, 1935. XIII, fMc. supplomentat·e . VITA Gi\!'t.:~.no. t <ln Pn te colnn nnllo chimico ft\rm ac ixta e BRACALO:-< t Lo r·Pn:>.o. primo

c ttpit.ano chimii'O farrmtci..;tn. Comp?si: irm.i rJ.i clivrrsi i(j(l? 1>i.~mnu!li di chi11i1m prep'lra'i SI!C~nrlo il metorl? <li Ji'ra·l;;?i.9 e Se-;t,~n. uJ rmrnf\1 .[.• d1 imie d de ph 1r· mac ie "• Lo dict"mhre 11)34-XIII. ZrNClALE S,dvatorr . prim0 cn p i t a no m ed i<:o. Sullo stato i pt>rpla 9l i co della congiWl · ti11a clrt. vizi eli refrM ione . « Ras.'ll'gnn itn.!itma d ' Ofta lmologin ·•, n. J -2, \'OI. l V, l 935-XIII.

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Su d i un leu.cocytozoon del B t~bo b"bo bubo. cAr-chiv io itoJiano di ::;cietlze m C'd iche coloniali •, fase. a - mt:tr7.o 1935-XIU.

TAR.Qtn:-"1 Cairoli. primo l'api t an o modico. Cisti dr1 ech inocoC'rO rlel polnwne operata col m etO<lo Val<lon i . • Bo llct.t.ino e m cmorif' d c·lla Società pi•·montese di cl•irurgia n, fusC' . l , SPduta d PI l:! g<·nn a io 1935-X III.

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R ir1-S8tu1to. - L'A. riferi>;cf' i dnti d a lui r accolti sul po:<to sulla Jiffu..,ionC' end•·· mica d l:'lla Bilhttr/.i O<'l i vescicn.le m· llo Ycm en P n e trap alr11nP c·o rL..,idPrllzioni ~;uJ" I. gif'ne o la Profila.<;,;i tL,•IIe nostro C:>lon ie, e quella intercoloniale e intercontirwntnl t>.

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prof. T ommaso, m aggio re m odico. La BillwrzioBi ve.scicale nello Y cntl'n e nelle 1w~tre c?lonic. « Arc h ivio ital iano di sci.mz(· m udich e colo niali •, fase. 2, fe bbraio 19:!5-XI TI.

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BIBLIOGRAFL-\ MEDICA ~ULITARE ITALIA.~A

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R ia.ssw11o. - L ' A. d escrivo le modifica.zioni dd la congiun t i,·a che accompa· gna.no i vizi di r·f' fraz ionC' 11 srgno p ositivo e li d l•finif'ce comC' • :<tuto ipcrpln<:rìco d Plln congiunt i va dA. vizio di refr·11 zione non correi ~o •. "XP fn In d ingnosi difk rf'n· ziale con il t.racorna inc ipi r nt-e e con le con~iunt. i\'it i croni<'h f' . Rit ieno che <'S.'<€1 non Co><tit.ttisco no un'entitÀ. no,;ologicA. cn.p11ce di limitar·f' l'idone ità al !"ervizio militare e propo ne ch e di c iò vengn. fatUl. me>nziom' m•ll'F.len co IufPrrniU\ milit-are. I n fine no pros p0tta l'imp::.rhlll'l !l d~o·lla din.gno<:i diffl' rr nzinle con il tracoma inc ipiente ntli bambini d ello sc uole , negli opC' r'a.i d e ll<' officinf', l'CC .

ZoonA Aldo . Cllpil jtno chimico fa.r·mnc i;;ta.. Analisi chimica e {tSico chimica ddl'c~,Cqu,a termo-sol(v lrica d i Sidi .'11essri (Tripalil. Edit.ore F. Cacopardo, T ripoli.


COIFEHEIZE E DIMOSTRAZIONI CLIIICHE UGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTi TRATTATI (Dal processi vu ball per venuti alla Direzione generale di Sanità militare nel giugno 1 ~35-XIII)

A~CON.-\. -

T enente colonnello meclico proi. DA~TE perforaJ,a,.

CASELJ,A:

Ulcera gMtrica

L'O. prc.<>onta il vie<' br·ig,tdi<>ro di Fin~tnzu. E. A. ricoveruto cl'urg,•nza pr.rsint.omi g ravi di a.Jfezione addome alto. Pn'"'•'rlttwn. all'ingr<'s;oo all'osp•·unle la sintom!.ttOlogia. caratteristica dci p;-r·ìontti acnti: dolo r.) improvvif>O conw ta)lpo d i pu· gnale allo stom!'l.co, difesa m\~.:;co l ttn> , scompltri;~t ch•ll'aia ··patica. Su questi sintomi, p er qn1.nto l'anamn<·si fosse muta, in quanto il p. en1 stato sempre b e ne e non aveva avnto che nna lieve cl'isi ga.o;;tricn nlla qlUtie non U\'è\'ì~ dato alcun pPsO n el diccmbrll 1!)3l, s 'intP.n·cnne . La biop.~ io. dimostr·ò la p erforazione punt.iform(• c€'ntrnle di ltn 'ulcera ('I'OlliC'a d ella forma di una moneta cl a urut l i m, a t essuto spc.-;so c con ad,·r·•·nzc p cr·ivi,;ce rnl i d e lla piccola curvu iw>tapi l01·ica. P e r le aderenze e per il fnt.to che il clnod'•no ('ra poco m obile . si prot:Pdt>tte all'a.ffondamPnto clell\tlcera con tripli<.:!:' ,:;trato ui sut um c plastica epiploica o gustrotligiunostomia transmesocolicn vt•rti<·a l(' post~1·iore. Il decorso fu qna.n.r.o mai !Jcu i ~no od il paziente usc in\ clall'osp•Jd~dc in pieno benessere con 90 giol'lli di licf~llz!l. di con\•ak<:t·enza. L'O . m ette in r ilievo la s irttomatologia oosì <.:arntterist ien ù ,·i p erforati acuti c.Ia porre la diag11osi irnmedinta. Sull'intervonto dichiaro. chG hn nvnto ot.t.imo risu ltato sompro con In t.<'cn i n

d cscritt.a, e ritiene la. rcsczione gustriea. int••rvento piì1 grave c tale Ja compromettere in alcuni cas.i anche l'csistt'uza del paziente. T e nente colotlnello medico Gumo FELICIA.'H:F:LI: Un caso <li asce<~.so poluwnare Bin istro post-pneumonico Wa.tta.to con l'alcool-tera.pia.

L'O. presenta il S<ll'ge nte maggiore di fanwria B. G. rico,·,·mto in ospcdnle il 28 marzo 1935 e tut.tom d egente . n paziente. ricoverato con sindrome pleuro-polmona.ro. che in primo t empo m entì la comune pleuro-polmonite influcnznle, prei'<'ntÒ cndutR quasi completa d ella temperatura in 14 a giornata. Dopo quale h,• giomo <'"S(:nùo ri appn a·sa tPmporaturtl. e levata con ottw; ità di tutto l'ambito :-;inistro e ,:;oftio bronchiuiP. si pratica una puntura esplorativa con <'~it.o npgn t h·o. rn entr<' 1\•sam(' r~tdiogrufìc-o mostra opaca.monto diffuso a sinistm, Rl'nzn loc~tlizzuzi(mi rw ttc. P el'l'listondo la ternpcra.t.ura ii'l'\'golnn• sPnza carattPri snppurati,·i ma. con abbondanti sudori od e~enclo costnntPmt•nte rwt<:lltivfl In riN•n·fl d1•l b. d i Koch e delle fibre c lastiche p olmona.ri, si cbif>de nuovo ('sa rne radiol!rafico al'fncci11 ndo l'ipo~si di un'a.<;;ccsso polmomu·e od interlobnrc e ;:i a·i<>"C" a locn.li7.zn a•e unu zon>t di opacità abbastanza limitn.tu rotondo·ggintttf' tr·H l'em i,.;cupo ltH"0 c la purr~,·c·rlt•brnle, fra la 5" e la. 7 a cos~olR-. S'iniziAno i n it•z io n i giomnl ien• Pndo,·eraose cl i 15 cc. d i alcool etilico al 25 % e p ersistt>nclo la f<> bhrf', !'<l' bh('nC nttf'nnr~tn, si pmtiNJ. uml puntura esplorat.iva con grosso al); o, i n profoml it!i , est ra n do c i re n l ù cc. d i pus dn1so verdastro. non fetido. Ne i gior·ni ;:ucCI?i'~"ivi l'infnrmu che tl\'P\'11. SPmpre n.vuto espettorat-o SCR-I'SO, non fetido. emettf', con t o,:;.~r stizzosa, ahbondn n te r,;ppttnnt t o muco-pnrulento vPrdtUHl'O ;:pnza cattivo o<kll"•': l'illft'r·mo ha praticnto 10 ini,•zion i endovenose d i alcool: la t f'mpera t ur·a è co,r luta (' i l suo stn t o gcrw ra lf' è nrlt <'\'OI· mento migliorato. Prt>SOntato il paziente , l' O . pnl'l11. dd le di<tplO><Ì diff<'r(' nziali che durante la malattia, specie all'inizio si sono poste c dcll"<·tncn(·i>t d,,f]n t erapia l.'ndovenosa alcoolica. n elle affezioni dcii"A.ppnrnto rc>spimtorio.


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- Primo capitano medico ANTONTO P AVONE: Un IXUJO di tubercolo.n miliare acuta.

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L 'O. riferisce su un caso di tubercolosi mi)jare acuta in un militare del 2o reggimento artiglieria divisione di fanteria, ricoverato con diagnosi di febbre inte· stina.le. L'infermo di anni 22, seuza precedenti morbosi ereditari p ereonali d<•gni d i nota, ghmto alle armi il l O aprile l 934, aYeva sempre goduto buona saluto fino ai p o·imi di aprile l 935, epoca in cui cominciò 11 notare un insolit.o pallore, debolezza generale, cefalea mattutina, dolori vaghi all'addome e agli arti, inappetenza.. Queste condizioni si protras.sPro fino al 25 aprile, giorno i11 cui comparve febbre elevata a carattere continuo remitt.entt', con Wl massimo di 39°, 4 e un minimo cii 380. Fu ricoverato alr infermeria del corpo por 8 giomi ma, persistendo la febbre elevata, fu inviato in ospedale. Al momento de l ricovero l'esame fisico non faceva rilevare a lcun segno morboso a carico del poimone, sul quale venne concentrata l'attenzione, tranne una leggera ipofonesi sulla sottospinosa sinistra.. L'aspetto del cavo orale era quello tifoide : però, mentre i denti erano piuttosto secchi e le· gengive un po' screpolate, la lingua era rossa, lucida. con poca patina. Lieve gorgoglio nella fossa ileo cecale; fegato palpabile e dolente ; milza non ingrossata; lieve albuminuria; scnsorio integro; polso piuttosto frequente, in costante dissociazione colla temperatura che presentava oscillazioni quotidiane fra 390 e 38°. Praticata la sierodiagnosi, questa risultò negativa per tifo e paratifo. TI decorso successivo non segnalò cambiamenti apprezzabili, oltre un dimagramento progres"sivo e la. comparsa di una leggera dispnea..con cianosi deUe labbra. Qualche raro colpo di tos.«e precedeva de i conati di vomito; alla nott.e insonnia e a volte lieve sudorazione. La ricerca del bacillo di Koch nell'espettorato risultò negativa; la cutireazione positiva. Un successivo esa.roe rlell'apparato respirat.or io fece rilevare una riduv.ione generale del murmune vescicolarl'. specie sull'emitorace sinistro ovo si apprezwva qualche crepitio. Praticato un esame radiografico, q\testo mise in evidenza la presen7.a di ombre mimttissime in entrambi i campi polmonari, specie a sinist.ra., ove si notava un lieve velo uniforme di tutto il campo. Ciò permise di stabilire la diagnosi di tubercolosi miliare acuta e il pa-ziento fu tra5fcrito al reparto infettivi. L'O. trattiene. l'uditorio sui principali problemi anatomo-patologici relativi alla t. h . c. miliare acuta di cui descr ive le varie forme: l a Forma tipica - Granulia di Empis - 2 " Miliare con prevalent.e localizzazione al perit.oneo - 3• Miliare a inizio pleuritico - 4" Miliare in malati portatori di forme osteo-articolari e ghiandolari - 5a Milia.re in pneumo-toracizzati - 6 11 Miliari asfittiche - Tipo di Graves - 7" Miliare ad esponente ematico - 8 11 Miliare ad andamento prolungatis::;imo. De.'lcrive poi le tubercolosi miliari fredde e le fonne di transizione (le gre.nulie come epifenomeno della tubercolosi cronica; la mig ratrice di Bard) o tratta infine della dia.g nosi differenziale e t·adiologica. BBASOJA. - Tenente colonn~llo medico Rocco RoBEBTO LOVAQLIO: Stenosi 1rvitraUche faùJe o anorganicll-6.

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Si tratta di un militaTe inviato in oFservazione, che presentava una st.enosi mitralica complicata, o malattia mitrnlicn, a sintomatolugia plew·ica. La radiografia mostrò aumento dell 'ombra de ll'oreccbit>.tta e del ventricolo destro. Poichè l'anamnesi personale è muta, il conferenziere mette in relazione tale forma con le stenosi false o stenosi anorganiche, di cui ebbe a descrivere tempo fa un r.aso il prof. Ceconi, il quale riferisce che tale osservazione finì con tutta la sindrome di una cardiopatia scompensata, m entre all'autopsia, pur riscontrando la ipcrtrofìa e la dilatazione dell'orecchietta e del ventncolo destro, trovò integro l'orficio mìtralico. Accenna alla patogenesi di queste forme che sono frequenti nei giovani a fondo neurotico·istRrico. Spiega come lo spasmo possa durare tanto che s i svolgano nel cuore le fasi nutritive, dilatazione e ipertrofìo., che anche n elle false stenosi spesso s'incon-


CONFERENZE E DIMOSTRAZ.ION1 CLINICHE ECC,

695

~rano, simili a quelle delle cardiopatie organiche; e la difficoltà cre,.ce ancora w pib se con il solo spasmo si deve giungere ad intenderE'. con il Ceconi, lo sviluppo di tutto il treno fenomenico dello scompenso arrivato fino alla morte dell'infenno. Parla delle complicazioni frequenti, quali cong<'stioni dE'gli organi interni, (fegato, polmoni, pleura); infatti nell'infermo in parola si notava anche epatome-

galia. Ed infine accenna al decor!<o sempre prOgT<'ssivo e alla prognosi infausta del!'affezione.

FmENZE. -

Sottotenente medico GIOVANNI ANCELJm: Un caso di stnngomielia

ceroico-dorsale emilaterale s.

--.

L'O. illustra il caso di un soldato, che alcuni anni prima aveva dimostrato insensibilità al dolore ed al calore deJJa mano s., in epoca più recente fatti di deficenza motoria. dell'art<> sup. s., parcstesia e dolori dello stesso. L'esame dimostra anestesia termica e dolorifica deU'arto superiore s., m età superiore s. del tronco, metà. s. del collo e dell'occipite; conservata con lievi alterazioni, la sensibilità tattile, indenni le sensibilità profonde. I noltre paresi dell'arto superiore s., a carattere flaccido, con contrazioni fa.scicolo-fìbrillari, accenni a reazione elettrica degenerativa, scomparsa dei riflessi dell'arto superiore s. Infine deviazione della colonna vertebrale, ipoidrosi alla mano e a~cella s., disturbi circolatori. Discussione e giustificazione della diagnosi propost.a. -

Un .CtUJo di incontinenza uri n aria abituale con di.9turbi della seru;ibilità, di natura

wterica.

Il cn-so riguarda un soldato enw·ctico abituale dall'infanzia, con tara isterica famigliare, nel quale l'esame neurologico dimostrava t:n'anestesia a ferro di cavallo dei genitali, perineo, lato interno della coscia, gambe e piedi, simmetricamente nelle due metà: anestesia simulante per ciò in apparenza una lesione del midollo sacrale ed invece, per molti caratteri rivelatori, manifestamente di natura funzio· naie. Accenni a problemi medico-legali connessi con l'osservazione discussa. - Sottotenente medico Gumo BASSI: Un CtUJO di in8'Ufficienza acqui8ita della polmonare. Go:arzlA. - Primo capitano medico EMANUELE D'ANCET.O :Un caso di a.scesso ret.rosigmoideo. Diagnosi, intervento chirurgico, progno~i. - Un ca.so di meningite cerebro-spinale epidEmica batteriologicamente accertata e seguita da morte.

- Maggiore medico LORENZO FoNZONE: Alcuni casi di broncopolmonite i71flu.enzale nel periodo d'istruzione delle reclute. Influenza dei fattori climatologici nello sviluppo della morbilità. Norme igieniche e profìlattirhe da adottarsi durante il periodo di acclimatazione delle reclute. - Primo capitano medico Do:MENICO LTsT,\ : Un caso d·i etilismo cronico, in soggetto luetico. Diagnos i differenziale, prognosi, CW'a. - Un ca.so eU ulceri veneree muUiple d el pH•pl.tzio con fìmos i congenita. Cura radicale mediante l'asportazione chirurgica del !'acco prepuziale (circoncisione).

LIVORNO. - Tenente medico LUIGI BECHERUCCI: Triade dì Die1llafoy e fenomeni concomitanti, aU'irtizio eli un'infezione tifosa.


1;96

CO}.TER&Nl.E E DUf OSTJUzlt)SI CLINICHE ECC.

l'lt.EsstNA. - Capitano m01l1CO Gxov.o."NI BA'l'TlSTA F t SICIIELLA: eli steno.in~ffrcùn~ delle mlvole mitraliclte.

Utl COBO

clinico

L 'O. prc-<l"nta un caso .:hnico ùi stflno.insuilbien.z.adeUe vah·flle mitralich•), con scompeu.so circolawrio. ~tratta i concetti moderni di tt"rapi~tnl'i cardiopatici. Con sp ~cilll<' riguardo .,.j or-cup•L d"lle cure m'l·l,.me d••ll'in<rulina. rift•ren•lone i VBiltaggi e gli inconvenienti. Accenna infino alle rocunti cure el~ltrichl' (diatal'tnia), ancora allo ~turlio IJJ)eoialmente in America. :\{a~tgiore m~>dico GrusEPPE BooLl.AlU:

Rijrattura tkU4 rolul '· Sinto· crutlnta. Dimostrazione detrint.ervf'nto con cerchi~io m•J.liante mat:•riale inossidabile.

PADOVA. -

matologia.

Diagno~i. T~•rnpia

- Due cati fli ul~ra qastrioa perforata, opdmti d'urgenza con su.tu.ra ed nflon· damento de li 'ul ·era t1 gMtroJigiunostomia. wrLicalo transmf'!IOColica po!iteriore. suturati per prinVJ'» s mu ù ermggio (pre<~~ntazìone degli amm,\Jati). - CangretUJ dello garnba per etn~olia el•U'ilWJca estemll eli d. in sog~~;~tto afhtto da broncopl)lroor\iu· bilat<•rt\le od empicma dt•itro (pres~ntaziont> dell'ammalato). DiSCU$Sione 1m Ila p ttog"nel!i, Aint.oml\tologia e terapia. Dimo~tra7.ioue d••ll'intervellto d'urgenza pdr ca.ngnma. -

Maggiore medico FRANOESOO M:IONE~rr: Un particolare ca'o eli 11i/llide pri-

maria.

Un sottuffiJial'! del 30 rd~~imoonto arti~tlieria alpina all'atto del rico,·ero (2S fubbraio u. a.) presentavo. piccola ul·eraziono al solco balano prepu.ziale. poco in· filtrata, cicatrizzatosi in p.,chi giorni. Inte~'!llnt.o fin cln.U inizil'l l'ingorgo dello stazioni glandoln.ri biinguinnli t• S{>doialmente dollt' fo~(l iliacho. Taio fatto morboso fece 110"pl'ttnre trattnr·i di Lin· fogrBilulomat.oill " ru anch" prt•ticata la reazione di FN'1, che ebbe e,;ito mcert~ . A scopo di.MI;no,.t ICO venne init.il\ta contf"mporanea.mente cura nrseno·benzolica a si praticò la R. Wa.s.c;erman, ch e riuscì positiva completa. Una interusiva cura di art~eno·benzolo, alternata a preparati di bismuto, t>bbe ragione del procos.<~o morboso. ll 08.'10 hiL offlrto inter0$'10 por gli imponenti fenomeni g)andoJari, Uttribniti, oltre obe alli\ virulenza dell'infezione, fll fondo linfatioo del soggetto. - llaggioro modico VL'lOEszo :\lo~T.EOSE: La calcio·~rapia mUe afft!Ziorl&c polm?nari sp&;if~Ui,e e 808P"IU.

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Accidenti da sùro: norme preventive e curative.

Tt>nente tn'l·lico E~too CA.~CELLOT'l'I: Servi:io ~~anitario 611 auerra ml1e jorma:ioni di priu~nlintll.

PERuOIA. -


NOTIZIE VIII CONGRESSO INTERNAZIONALE DI MEDICINA E FARMACIA MILITARE ( Bruxelles, 27 giugno· 3 luglio 1935-XID)

Dal :37 giugno al 3 luglio c. a. s'è tenuto a Bmxelles l'VIII Congresso internazionale di medicina e brmacia milit ~Lre, sotto l'alto patronato delle LL. ~fM., la Regina Elisabetta, il Re e la Regina del Belgio. eon l'intervento di 116 delegc\.ti di 33 nazioni e di numerosi altri congressisti. L 'Italia era raJ>JWesentata da.l proprio membro 1lel Comitato PermaJwnte e dal tenente colonn<'llo mC'dico Giuseppe Bassi, relatore del primo tema.. Al mattino del '27 giugno ha aYnto luogo ht ~olt-nnc cer(monia, ina ugurale, sotto la presidenza. del ).[inistro dt•lla difesa, nazionale, al l'ala.is des .Acculémics. :Kelle ore pomt>rilliane d.-Ilo stesso giorno e n<>i giorni suecessiYi. i hwori del Congresso si sono ~n·olt i nel pacliglioue dell 'A.rt~ an tic a, all'Esposizione mondiale, che, come ò noto, s'è ~d'ferma t a fra le l)iù grandiose ehe ma,i si ri cordino. Sulla tomba del Soldato I gnoto dell 'es<'l'cito bel~a è stata dPposta una ghiTlanda eli fiori! dal corteo deiJe delegazioni c-he ha o>w•rYato un minuto di silenzio in posizione di saluto. I Sona n i hanno <'tccolto alla Reggia, l 'omaggio di'i ra.pi delle delegazioni e del Comitato Perma1wnte e sono inten<•nuti ad una imponente seduta in comune con i c1inici parteeipa.nti all;~ Ha scs::;ione delle uGiom ate :\[edirhc di Bruxelles,,, il ]lOm<'rig-gio d(•l 29 giup:no al Salone dalle feRte deli'EsJlOSiziono. Ai congre:;sisti sono state rise n· a te le più distinte ac·coglienze con rice,imenti del Miuistro clelh't difesa nazion;tle e del Collegio ùei Borgoma:stri, una serata di gala al Tf'atro Reale, un m era \·iglioso concerto Riofonico del nostro grande Victor de Sabata. ed altri feste-ggia menti. ~ella sala u Claude Bernard ,,, all"Esposizione, si sono tt:'nute conferenze su argomenti varii di sanità militare e si sono fatte Yisite '<Lll'ospeclale militare, all'Istituto militare di educazione lÌ :>ica e al h't caserma del 6o reggimento artiglieria. I par tecipa.nti al Congresso e alle «Giornate mcdic~he >> la Rl'ra del 29 giugno si sono riuniti all'Hotel Metropolf' ad un banchetto di 600 coperti, al quale erano convitate aHe autorità goYernative e c·ittadine. Si sono pronunciati brevi calorosi discorsi per ringraziare dd la squisita ospitalità belga e per inneggiare alla s uperiore solidarietà uman<~> e scientifica che ispirava i due simultanei conYcgni. Al termine dei lavori, nella seduta ultima di clliufinra., ~ono stati appro\~at i i seguenti voti conclusivi sui di versi temi posti all ·onUn<~ del g-iorno del Congresso.


698 I) Principii di organi::za::i<me e di fu,~zionammw del Servizio sani-

tario nella guerra di montagna. Relatori: Italia, Romania. Il Congresso, approvando le conclusioni dei relatori e prendendo atto delle difficoltà considerevoli che presenta. il tema, emette i seo"Uenti voti: a) che il Servizio sanitario delle tn1ppe di montagna sia. dota.to di organizzazioni agili, leggere, mobili, ca.pa.ci di segtùrle in tutte le loro

evoluzioni e di adatta,rsi a tut.t.e le situazioni della guerra; b) che il capitale problema dei trasporti in montagna continui a. formare l'oggetto di attenti studi da parte dei Servizi sanitari interessati, allo scopo di ricercare lutti i procedimenti più. rapidi, più. confort~voli e più. efficaci; c) che, parallela.ment~, la questione del trattamento e dell'ospe-

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da.lizzazione in montagna. sia oggetto dei medesimi sforzi. II) Determi11azione dell'attitudine alle diverse specialità delle Forze arm.atc di terra, di mare e dell'aria. Rela.tori: Francia, Romania. Il Congresso, approvando tutte le conclusioni dei relatori, ritiene

indispensabile nn esame pa.rt.icolare dei candidati alle diverse specialità. militari che•tendono a divenire sempre più numerose e va.rie. L'esame deve portarsi a volto. a voUa sulle condizioni fisiche, tìsiologiche, biologiche e psichiche. Per determinare tali condizioni si può ricorrere a prove diverse, mettendo in gioco vari tuta che conviene scegliere e interpretare con discernimento. A questo riguardo i nuovi metodi degli studi costituzionalistici dell'uomo sano, di cui attualmente la biotipologia rappresenta il termine più compiuto, hanno nn sicuro int~resse per gli eserciti. Fino a. quando questi metodi non abbiano da.ta la piena misura del loro valore, le diverse indicazioni che essi forniscono non devono ancora. essere considerate che a titolo di elementi informativi, rimanendo la clinica e l'esperienza. alla base delle decisioni da. prendere sopra tutto nei casi controversi e difficili.

m Esiti deUe ferite dcll'lld<lome. Relatori: Stati Uniti, Rom..ania. D Congresso, approvando le conclusioni dei relatori, prendendo atto delle considerevoli diffirolt~ che presenta. il tema, ritiene: a) Un ferilo dell'addome deve sempre essere considerato come suscettibile di un.a complh~lzione immediata o tardi-va, quale che sia lo stato in cui egli si trova al momento dell'esame. b) Le aderenze con tutte le loro conseguenze, sono le complicazioni più frequenti. o) La terapia. degli esiti delle ferite dell'addome de-ve sopra tutto essere preventiva.. Per questo scopo si deve lottare contro l'infezione e mirare all'intervento precoce. Queste condizioni implicano una organizzazioni.' tattica sanitaria. perfetta che occorre ricercare sistematicamente in tutte le circostanze permesse dalla situazione militare; d) L'ospeda.lizzazione J>OStr-operatoria ò una condizione tim gua n<>n. del trattamento in ragione della, sua decisiva influenza sul risultato finale.

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NOTIZIE

699

IV. Ricerche per l'unificazione dei ·metodi <li analisi degli alimenti e delle beva·rule destinati all'alimentazi-one del solclato. R elatori: Oeco:slovacchia, Romania. Il Congresso, approvando le conclusioni dei relatori, emette il seguente voto: che studi approfonditi dei metodi d"a.nalisi delle derrate alimentari siano intrapresi in vista della loro ulteriore unificazione, tendendo a.ll'eguaglianza degli arredamenti di laboratorio, in modo da rendere indiscutibile il confronto dei diversi risultati di analisi.

V. Cure buoca-dentarie n elle zone avanzate. R elatori: Lituania. Romania. Il Congresso, approvando tutte le conclusioni dei relatori, depone i seguenti voti: a) che, data l'importanza crescente e riconosciuta dell'odontostomatologia sarebbe augurabile di vedere organizzare negli eserciti di tutt i i paesi, dei servizi odonto-stomat ologici, affidati a specialisti quaJ.ificati, incaricati specialmente dell'esame bucco-dentario dei militari, dal loro arruolamento, durante il servizio; b) che questi specialisti ricevano un insegnamento che dia loro la capacità necessaria per essere utilizzati nei repar ti dei feriti max.illofacciali; c) che negli eserciti in campagna, le cure bncco-dentarie siano apprestate da specialisti qualificati nei reparti avanzati; d) che gli apparecchi di protesi sin.no di preferenza. applicati nella stessa zona delle armate; e) che i feriti ma:tillo-facciali siano affitlati a specialisti qualificati in t utte le formazioni sanitarie e nelle stesse condizioni degli altri feriti (*). VI. St?Ldio comparativo delle attrib1tzioni de·i serv·i zi amminist·rativi santia1·i nelle Fo1·ze armate di term, lli nw1·e e clell'aria. Rchttori: Chili. Romania. Il Congresso, approvando le conclusioni dei rela.tori, emctte il seguente voto. Dagli studi comparativi. sul Servizio sanitario militare dei diver:>i paesi, risulta chiaramente una tendenza alLoutonomia tecnica e ammini- • strati'a sempre più accentuata con un quadro di personale specia.Jiz;r,ato e più distinto. Il buon funziona.mento del Servizio sanit ario in tempo di pa.co come in tempo di guerra esige una direzione uni<:a, ta.nto amministra.tiva che tecnica, la quale non può essere che una direzione sn.nitaria.. Un buon funzionamento amministrativo non può essere assicurato che d a specialisti qualificati, appartenenti in proprio al Sen izio s~tni­ tario e per esso preparati. Il reclutamento degli ufficiali di amministrazione del Senizio sanitario deve farsi esclusivamente fin dall'inizio e nelle stesse condizioni che valgono per gli altri corpi di ufficiali. ( ") Qntuti v oti evidentemente s i rifcriRcono ai mol ti eserciti obo banno uno s peciale Corpo

d! dentisM. nei t~aesl nel quali l' odon toiMria non è, com o i.n (talia , e , oJusivaJnonte rbervata ai

m !dlol, ma è prote>~S&ta da esercenti diplomati.


700

NOTIZIE

Il Congrt'sso ha infinP n<'<'lamato il colonnello medico Voncken, segreturio benemerito del Comitato Perman<-n te, infaticabile organizzatore P animatore eli qu«.>slt> riunioni intermtzionuli fin dalle loro prime manifestazioni ed il cnpitano nwdico Cambrellit>r che, quale segretario del Congn•llKo, a'"E.''a dato OJWr:t quanto mai fatti' a ed encomiabilis~ima. La rt•laziout' d<'l lt·m·utl' <'olonnello m<'di<:o Bassi su] primo tema, cl1~ t'ar~ iu h•Jtralmenlt• ]mbblicata nei pro~simi fascicoli di questo giornale, ha ot l(•nuto il pii1 lusin~hiero ~>n<'N~ sso, suscitando gli applausi e il eonNl'rHiO in<'ondiziooato dt·ll·as!-;emblea. Il t(•nente colonnello medico Yirgiuio De Bernanli11iK è iutc•r,enuto alla cliK('USAione del secondo tema. ed l1a. nnnmwinta mu1 c·onHmiraziooe ].1<'1" lH"ORpetta.re in ra]>ida sintesi i portai i clt·lla $!loriosa Sc·nola costituzionaliRlicu. italiana ed i contributi della Hanità militare alla nuova Scienza ùt>llc costituzioni, elle proprio in Italia ha Nl ha ~n~uto i piit geniali iunonttori e cultori. La clt•lpg-azione italianu inoltre ha pn•S('lltate note sul ao, 40 e 60 tema, riRJlt>fth·ament<' ch•l maggiore mediro Alessandro )fo.lic·e, del tenente t•olonnello chimico farmacista Walt<'r Pnrri e del maggiore di amministrazion<' Franel'st>o f'alifano, nonrhè nnu apprezzata <·omunicazione del c·olonndlo C'himi<'o farmtH'iRta .:.\lft·e<lo Paguiello !lull'.Analisi tecnica rapida dei saponi. Il pro~simo C'ongre:sso a,·r~ luogo a Burnrci>t nel193i con il seguente programma: I. Orga11i::::azione r full::ionamento del Scrdzio sanitario nelle ope-

ra::io,ti com bi 1taft delle Forzr armait> di terra c di mare. I l. Trasporto, Ollpedali:;a::ione e traltamr·nto dd feriti gassati. 11 I. Organizzazim1c e j1wzionamento d t> l 8< rvizio chimrgico nelle truppe motoriz~air.

IV. Clili:za:ionc f7ri mrtodi to1.orimetrici lli nnali<~i nri laboratori medico-m iliiliri. Y. rm sdentati negli l'.'Jcrciti. Drfi11izio11C, trattamento, protesi. Uti·

li::::a:io11r militare in trmpo di Jlacr e in tn,tpo di guer-ra. \l. Studio comparati1·11 tlt'll"apptot•rigiouamcnto in viuri e dell'<ilimettfazione dd malati r dei feriti i11 trmpo di pace e in. tem.po di guerra•

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11 1 CONGRESSO INTERNAZIONALE DI AVIAZIONE SANITARIA (Bruxelles, 10-15 giugno 1935-XII t)

Sotto !"alto }>atronalo di S. )f. la Regina Elisabetta. delle LL. :lG.L i Sovrani <lei Belgio e del Presidente delht Repubblica. Francese, il Congresso internazionale di Aviazione Ranitaria si èrhlnito a. Bruxelles dal 10 ol 15 giugno u. s. con la parleri}mziooe di delegati ufficiali di 21 uuzioui e di diversf' Mbociazioui. L'ltaHa era rappreRentata dal colonnello medico Arturo Monaco, c:1po 1lPll'Ufficio centrale di Sanità del )linh>tero dell".\.eronautica e relatore del 3 o tema. ~t·l pomt.•ri~gio dellO giugno, in un snlone dc.>l Palais dc8 Académies è stl\tn ttmutn. la ~('dutu intt'l\g1ll'ale, presieduta dal tenente generale medico :r.r. Durré.

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NOTIJr.IE

701

N elle sedute ordinarie dei giorni successiYi, dalrll al 15, sono stati discu ssi i seguenti temi: I. Utilizzazione dell'Aviazione privata o co·mmerciale ai fin·i 'sanita?·i, nei territori nazionali e n elle colonie. R ebtori : Belgio, Francia , I nghilterra, Spagna. II. La collaborazione dei servizi 1J'Ubbliei e degli &rganismi privati per l'·hnpifgo dell'Aviazione sanitaria in tempo di pace. Rdntori : Arg(•ntina, Belgio. III. Organizza.zione e funzionamento dei primi soccorsi nei tra.~1)()rti p1tbblici aerei. Relatori: Belgio, ItaJia, Sv('zia. IV. n concorso deU'Aviaz·ione in perio(li di calamità. R ehttori: Belgio, Polonia, Stati Unit i. I lavori del Congresso si sono svolt i in un'atmosfera di cordia1e cameratismo, intercalati da feste, t>scursioni , ricevimenti, manifestazioni de Ila signorile ospitalità belga. I congressisti, in commosso raccoglimento, deposero una corona di fiori ai piedi del monumento commemomtivo di M arche les Dam es ove p eri sì tragicamente il R <' Alber to l. Notevole una visita all'Aerodromo di Evére ove un~L squadriglia dell'AeTonautica militare fece evohlZioni ed esercizi di acrobazia, m('ntre sul campo erano in mostr a alcuni apparecchi tra.sformabili in aeroplani sanitari. N ella seduta di chiusura, presieduta dal cont(• d'Out.remont., fm·ono emessi i seguenti voti: l o n Congresso, approvando le raccomaudazioni dd Comitato lntl'rnazionale di studi dell'Aviazione sanitaria sulla importauza della coordinazione degli sforzi e dell'impit•go di una collabora.zione pNmanente tra gli organismi aeronau.tici e gli organismi sanitari comp<'tcnti, constatando l'unanimità. di voti pronunciati in. qUt:>Sto senso d~gli <~>utori d i rt>lazioni o di comunicazioni in propo sito, <:mette il voto che questa collaborazione sia stabilita in tutti i paesi e che i felici risultu.ti di questa linea di condotta siano portati a conoscenza dei Comit ati Na.zionn.li dell'Aviazione Sanitaria a mezzo del Comitato lntPrna.zionalP di studi dell'.Aviazione Sanitaria. 2 ° Per facilitare l 'organizza.zione ed il funzion amento dei soccorsi, specie in ciò che concerne i casi d 'urgenza e ndlt• regioni medi<H'n·nH:nte dotate di mezzi di comunicazione rapida, com<' anche in ciò cb" concerne le grandi calamità, si fa voto che uu sist.t>ma di colleganwnto bilate1·ale pratico e sicuro , tra l'aeronave ed a terra, formi l'oggf'tto di convenzioni intt'rnazionali universalmente ammcsse. 3° Che tutte le disposizioni utili siano pn•se per a.s~icurare al 11ersonale trasportato in aeronave le cm·e medich<' n<'Ce!'sarie d'lmlllte il volo ed a terra, da.ndo istruzione · lll·Ci:tlt• a.l p<·r);onnk navigante o non navigante, organizzando i soccorsi vermanl•ntemente sui campi di aviazione, pubblici e privati. 4° n III Congresso rinnova il voto già rmrRSO da.! I Congn·sso, Il i v<·~er da.re alle aeronavi che compiono una missione sanitaria , le più !?'ra.nd1 facilitazioni di circola.zione int<'rnn?.ionnk , sp<'<'Ì<' in riò che con7 - Giornale di medicina mrlitare.


702

NOTIZIE

cerne i oarnets ili passaggio di dogana, l'esenzione eli tasse e la priorità di atterraggio . 5° Che un segno distintivo internazionale speciale, amovibile. sia stabilito 1>t>r uso csclu.sivo di aeronavi che compiono u,na missione sanitaria, allorchè non siano autorizzat<> a portare il segno della Croce Rossa. Pubblicheremo nel prossimo fascicolo la relazione del colonnello medit>o Monaco sul 3o tema. Suno stati approvati i segu,enti temi da. pon-e all'ordine del giorno del IV Conl!resso chE> si adunerà fra non meno di tre anni, in sede non ancora stabilita: a) Dottrina dell'utilizzazione dell'Aviazione FJanitaria nelle Colonie. b) n problema della sicu-rezza a bordo delle Aeronavi sa-nitarie. c) Missione ·rispettiva del personale dell'Aeronautica e del personale .9anita1·io nei trasporti aerei.

Stato degli UJfficlall. Nel Giornale militare del 28 giugno c. a. (circolare 469) è riportata la legge 16 giugno 1935-Xill, n. 1026, sullo stato degli ufficiali del R. esercito.

Richiamo alle armi df ufficiali delle categorie in congedo. Hiportiamo i seguenti a1·ticoli del R.dect-eto l 3 maggio 1935-Xill, che autorizza il Ministro per la guerra a richiamare élle armi ufficiali delle categorie in congedo (Circolare n. 437 - Direzione generale personale ufficiali - GV:mwl$ militare t~tfìciale 1935-Xill. disp. 29 6 ). Art. l. - Pe r· l'inquadramento dei corpi, l'(.>parti ~servizi del Regio esercito mobilitati per l'invio nelle colonie dell'Africa Orientale e per quello dei reparti. comandi e s~rvizi mobilitati dci Regi corpi truppe coloniali, nonohè per alt.re esigenze di detti Regi corpi, il .Ministro per la guen·n è autorizzato a richiamare a domanda. od anche rli autol'ità, ufficiali fuori organico, in a..<~pett.a.tivl\ per riduzione d i quadri, io ausilial'ia. e del complemento. Art. 2. - Per la ricostituziono in Patria. delle unit-à inviate nelle colonito dell'Africa Orientale, noncbè per complt>tare l'inquadrament.o dei comandi, corpi, e &-rvizi, presso i quali si siano determinat.e o si determinemnno dcficielv.e organiche in connessione con l'invio delle unità di cui sopra, Pd infine per la sostitu· zionc, presso uffici militat·i, di ufficialj in senrizio permanente effettivo inviati nelle colonie anzidette o destinati allf' truppe per la ricostituzione o l'inquadramento aopraindicati, il Ministro per la guerra è autorizzato a. richiamare, a domanda o d'autorità, nella. misw-a necessaria, ufficiali d ello categorie d i cui al precedente articolo. Art. 3. - Per i bi.'!ogni di cui ai preced.enti articoli, il Ministro per la guerr&. è autorizzato a richiamare, a. domanda, anche ufficiali in congedo provvisorio, nella risPrva. o del l'UO lo speciale.

Nomina a sottotenente df compJem~nto nel Corpo sanftarJo. Secondo disposizioni contenute nella ch'COlare n. 514 Giornale Militare del 5 luglio c.a.., dispensa. 34 6 , gli ufficiali inferiori di complemento, i sottufficiali o i milital'i di truppa. in congedo illimitato di tutte le armi e corpi, banno fMoltà di presentare istanza. per com~eguù-e la nomina. a sottotenento di complemento n~>l Corpo sanitario, alle condi-doni previsto nella circolare n. 136 dello stes-so Gùmwlr Militare 1935. La datA. ultima. della presentazione della domanda è stabilita al 1o agosto c. a.


\ ~OTIZIE

703

Avanzamento a scelta speciale. I seguenti ufficial i del Cot·po sanihu·io hanno sost!'nuto con <·sito iavo r€'vole le prove p rPscritte per l'a.vanznme nto a scelto. speciulc (circolu re 482 {Jivrnaw 1llilitare d el 28 gi ugno c . a ., dispensn 32"). Pr:mi capitani m ed ici T cr e:<io CA.RDO:"'E e Cn iro li T AI{Ql."L'fl; h 'n<'nti m edici Giuse ppe LA.ROVERE, Tomma!'O BARILE, T ommn$0 :-iAXTII..LO e Vito CA~DIARA!'O; tenente chimico farmAcista, inca ricato dd f! l'lldo di cnpitano SaiYatorc LICATA.

Maschere antigas. N d Giornale Militare d el 28 giugno c . a .. di;:pt>ui'n 32 a (circolare n. 4 70). è ri por tato il R egolamento p er J' ei>!•cuzionE' dPIIa lc·ggf' 6 aprile 1933, n. 284, s ulit' normr p er la distribuzione d elle mascht>rc ant.igns , approvato con R. Decreto n. 919 .del l S a prile 1935-XIII.

Manualetto di fisiopatologia e di terapia delle lesioni da aggressivi chimici. Con circolare n. 5 13 Oi~rnaw jlfililare 5 h•g lio c .a.. dispPnHn 34 o, è annnncia.t a ht pubblicazione di un m anualetto di tio;iopntologia e di terapia ùe llc lrsion i da age:re><sivi chimici, ad uso d e i m edici (Comitato central e interminist crial c di protezione antiaerea, J o capitano medico 1\IAOHO~'F. dott. Am pdeo). A cura d ell'ufficio pubblicazioni d e tto manunlt'tto \'l'rn\ dist r·i huito gratuitamPntP ai comita-t i provinciali di protl:')lionc ant.ia.crPa pN· gli u ffìc ioJi wnitari dei singoli comuni, ne l numem di copi" che VL'rl'Ì\ stabilito 11. pnrtc>. La. pubblicazione non l'!ttrà inilerita ne ll'dE'neo d Pilc pubblicazioni militori in vigorr n e l R. esercito, ma potn\ esser·e ll.{'((Uistatl\ d a chiunque prc>sso l' utlicio pubhlicozioni militttri (pa.g in<' 43. numero categorico 27i9, ediziorH' 1935. prezzo L . 1,50 ).

Bollettino del Corpo sanitario militare. U{fr-Cia.li medici J'I1AOOIORI. )lURA Salvatore, ospedale militare di Tren to. -

O;;pl•dale milit.ll!'e Cagliari .

PRDII CAPITANI .• C AP OTI Giova nni, ospcdu le militn r·<' Ba ri. In dnta 22 t~p ril c Hl35·XIII è collocato in uspotttiva por infermi tà temporanee pt'OVl'llÌ("nt i da cnu..sc di ;;çorviz io, per mi'S i SC' i. l stogwmti primi capitMi medici Cf'~sano di cs.•wr·t• comam.lati qnali a~q ist~nti mil itari a llP clinich e cd i;;tit uti scien t ific-i dl'll t' R. uni\·,·r-sità sot toindi<'n t o dal 30 giuj:!:no 1935-XIII e, d a lla st.•i<&l data, so no tmsf,.lr iti 1tll\mtc a fianco d i ognuno ind ic·aw: DE PAOLI P aolo, ospedtl>IE\ mili ta.rt' Gt'novu. a&'> Ì'ltl•nt.t' c linica m edi ca R. U ni-versità Genova . Ospcclale mili taro T orino. SAR.DOSE Antonio , 10 fnnt. assistPntu c linil'a n <'uropsichiatricu, R . uni\'t>I-siti't. Bari - Com€• sopr·a.. PLASTNA Ml\rio. o!'lpednlo mili tar(' Roma. nss i;;t('tlll' clinica chir·urgiea. R egia UnivC'rsità R oma . Os pedale m ilitnre B u ri. TROiNA Francesco, ospP.dale mili tari' Fi•·••nzl'. ~l:<:<i1'tt•ntc clinicll otorino la rin · goiatrica. R. U nive rs itÀ. Firenze · n~p<'dtti P rnilitat·c· 1-'in·uze. CAJ.TEN DO Mich t·le , ospPrl nle mi lita.t'!', Pntlon:t. a:<sistt·nt.· cl iuicu otorinola rin)!oiatricu R. U uivt•t"><ità 1:'1 1dont - Os)lt'dalt: milit>~n· UolC>!!na.


NOTlZJE

CAPJTA..'qJ,

I seguenti caprtani medici cessano ùi l'Sl<ere comandati quali assistenti militari aUe cliniche cd istituti scientifici drllc R. Università sottoind.icate dal 30 gi~o 1935-XIII e, dalla stessa data, sono trasferiti all'ente a flanco di ognuno indicato: DI MAooto FrancE'SCo, ospedale nulitaro Milano, assistente clinica neuropeichiatrica R. Università Milano. - Ospedale militare Palermo. BALSAMELTJ Filippo, ùrstretto Pnvra, assistente istituto igiene R. Uni'\.'el"8ità. di Pavia. - Dir<>zione sanrtA. militare corpo armata Bari. '.I'ENI!:NTI. CALABBÒ Salvatore, 65 fant. )fìnìlltero guerra. ZECCA. Co>limo, 47 fant. - Ospedall• militare Bari. Dal Bolleltino u!fìcillle, disp. 42•, 14 ~ìugno 1935-XIIJ. (T!Jicinli medici. TENEN'.rL

ALVISI Elmo, 03 fan t . - R. corpo truppe coloniali Libia (Cirenaica). d.'atltorilà. lliNOINI G. Battista, l alpini. - R. corpo truppe coloniali Libia (Tripoli·

tania), d'aut&rità. Dal Bolkttino ufficiale, disp. 4S•, 21 giugno 1335-XIU.

Utficiali medici. CoLoNNELLI. CA.S&.GB..&.NDl Glauco, commissione medica superiore. Dal l 0 aprile 1935-XIlli nominato direttore di sanità militare del corpo armata di Alessandria. MAOGIORl.

PEDBAZZI Arrigo, ospedale militare Firenze.. In data 16 maggio 1935-XID collocato fuori quadro. quale disponibile per il ministero aeronautica. PBnu CA.lTl'A.NI. FOTr Alfio, ospédale militare Palermo. Scuola applicazione sanità militare.

~

(Ufficiali chimici fantwei4ti). •

CAPIT.U."l.

ZoDDA. Aldo, R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). Ministero guerra dal 13 luglio 1935-Xill. Dal BolleUitw ulficial.e, disp. 4 7 a, 12 lu~lio 1935·Xill.

Onorlcenze. Nelle. forma del Moto Provrio Sovtnno sono state conce~e le ~eguentì onorificenze nell'Ordine Coloniale della Stella d 'Italia. Commendatore: tenente colonnello medico Siro FADDA. Cavaliere: tenente colonnello medico Giulio MA.Ss~o. maggiore medico Benedetto CA.BLLA.

Direttore f'Ul'Omabile: Dott. Luxor F&.ANCBI, tenente generale me<.lioo Redauore: Dott. prof. VmoiNio D

(7110741) - BOXA, 1935-xm- I8

N'A.BDINIS,

t. o"ntc oolonndlo mt.'<.lioo.

. DE:LLO S'l'Aro -G. O. (OOPDI l6tl8)


RIVISTE

~IEDIC· HE

MILITARI

- -----o----·-· FRA:-<OI.:\: ARCHIVES DE ~DECINE ET PHARMACIE MJLITAIRES. - Dire?. ione ùcl servi z io di ~a lllt.à, M in istero della. Guerra., l'ao·hd. Fase. V1, uiu!)IIO, tomo Clf, 1.935. Culedoat: r~·oo'l(nn'r.zazione o il rnn7. ion'lmenlo •lei •or..-izio <n nitarin In 11110 ~hrii'CO di viva iona.- r~a. ~redizlonc del Dardanelli.- Cilleuls . Sabri6 e Kerny: Aknni lino i Jec-en;,i 1·olativ l nll'or~anlz•azi"nc e al h tnzionomonoo d e l SPJ·vizio S•mitll rìo no ~ il <>'~rdo i <tranill J'i. Malre c Blo ch : A propn•ito dt tro cawi ù i uoouilll:ito linforiJno·ia a r uta b~n ·gun. P OLON' CA : LEKARZ WOJSKOWY. - Organo iiOJ:rl! uffioin.li •lol :;.·n·izio • ani tnl'io. Centrum Wydzk olen1a; Sanlt. Gornosla.skl\ 45, Vno·•«vilt. N . 6, 15 m 1r:o lt~35. 8t)wins'tl: JJe onintoni m,.. lorn'~ ~•ttlt> t\ffr-r.'oni t"<'UII\1\.t i.•IH', - Dl'a~: Ln. lèrapia fhdcn nol trat·•nmc n to <Ici rcn mntismo. -- Mlll~k : H.iliO\'i ..., ll'otlliforuw mi lilnrc dnl pn nto di \'i>ta lioll'is ono. l~larskl : Igiene dello. mn..l't· io (f•f•ntilHt o :io m ·).

,v, 7, t ''1Jril.e J(>j:\, Sokolowsld: Sulln. torn1•'n. ch i 1·ur,::i'n nello llrlll:ltt• dt·~l i in <ort i noi 18n~-r..J. - Relehcr : ;:;ut ''31oro tcrnpcut.ico dogli oscrcir.i ft•l ci nei t!i\"oo-.i t'C rin<li •lc·llu vii n. - f egler: F :aiologitt del re~pi ro roo la ma•ctJom. - IIJiarskl : lgicuo doli a mt~r<;it\ (toiLlilttHt:inllc c /ili•').

R<niA.'l'I A: R'EVISTA SANITAR \ MtLITARI\.. - R·rltzionc o ammlnistrnzlonc: Ospe tblo Mlli taro • Rogllla Elis:.b~tta ' • Dnoa rc.st. Fnsc. li[, twcr~o t!):;~. · Marlneaco: Prin ci pi d i orl(anl'"""'one e rl i fnn zion <tmen !o ilei <('1'\'izio "" nitnrio pre«o le trupJ'O Popesco e Poposco flliltll: t lo cn;o raro di tJOrktu·dile 1. b . c:. <n h-n.c:ura con '\"Cn;amonto J>Uriformc b1·usro. - 81e!anesco: Flemmono peri norri l"ico, «'n vom i•·n. ron<o ~ul i no. d l natura ~: ouo­ ci)C('icn.. - Adamesteano o Muntean~: l,o ferite artirol!lri di ~n erra (I'Ottliwtte zione e fin,).- lgna : C'oD· tributi n.l ettl to di E<cula.plo e d l l~:ca nclltt Dada (Dar-ia 1'mi"'"')· - lliuco: Vn nuovo nppnrel'fb.io per il vneumo-tora~'O.

tli montngon . -

Fnsc. IV, aprile !93;;. Ve'en o: l principi eli bn-.•o <le i funzion am<?oto rlel Son>ir,io f'<anitario nelle picrole e g randi unitn. - Bratesco, Bratasano, Arama e Parwulesco: Comi•lcrn•ioni 8ull'n•fc•-o rerehrale il'origl ne o ti t i ca. Ytla: Considerazioni 5\l iluo casi cl i In ls i t ulJorcolot i t; i. - Trandafircsco: Con~ributo allo si udlo cbimico del l'acqun. ùel 'Milr r-<ero, doll'noqua e del limo •lei lugo d i Tokirglliol. i'<PA(;'\'A : BOLETIN DE FARMACIA MIUTAR. ~ dnrC<. O:;- :\(ad l'id. Fasr . IH . 111fiT.10 103;.,

l~c<lazlonc

"'· Martinet C1•t llla : fl >nlore nntriii'\"o •Ici J'Cptoni ÌJHht"lr inli . •l od io della l\lo-eh ioni col.

c

aumtini~trnzionc:

F.mbajn·

J , M~ s Gulndal : Dot i per lo

F"sc. 148, 1171ri/t. !ll!l;.. c . Sàcz F. Casarlego : t'nn incl:wint' porn freqn cnl<' nl'i lnl:oril lfiJ'i. .. J. J. Rlns Goday : La •olorn~ione dclt~:~ soluzion i fi i sailri llll<> c hi ra•·honato dì ""'lio.- J . Santa Crut: Del eU o p H dello '<>hnioui (conti nn 1oivne).

Fas.-. 14\1, 11VI(IUiO 1U3:•• o . Aranda Vergara: Ln. clio.~n,..•i di IAhorntflrio ""'la pornli•i illfno lil~:~. - M. Mnrtlnez Castllla e Rlvu Goday: Oontri buto nllo ~ltHlio fi• i<·o-thi "';'" e I•Hn>a.centl<;•> •l et hleu tli mel i lene. !'.'l'ATI lJ:-;' fTT : THE MlLITARY SURCEON. -

rol. LXX v· r. N . 5, 1w<uoio 193~.

Arm~· :l[edioal )[useum nutl L ib1·ary, W3shington.

Patte rson: Lo s'\"ols::imento elci slstemlltiro pro~v·nmma di fHl<iest ramcnto rl<'~:li ufficiali dci Corpo Llne B. Kllne: Lu mt•rln.lilll op<h'nlol'ia uoll'nppondi cilo ll<'Ul>J . Vonchen: t:na nuovn. crociatn. - Haneli C. Maxwel: Di si ttreo delln ro~ì na. - Cornei e Roy M. Recve: \'n •cm o> liro metodo l'Cl' riproduzioni a stn;npu. - McBrldc : 11 compito ùci medici civili nelle oYcn:enzo militm·t nazionali ( ro;J.Ciusioni).

•~nitorio do l l'c•orcito. -

Tt: RCHtA: ASVERI SIHHIYE MECMUASf. - Ri..-i•tn. ll'im<'•tr:t!t' rli <n n it ~ militnre clc ll't•sor•ito lur•:o, oditu doll'Ispottorato di !anllÌI (:Sul mpcrif• del ln ~u n . ! il. mi litare, Costuntinnpoli), z,·ns('. Il - 1035. Mustafa Fepl : ('hi n 1na. e pla>mochioiL nclli.\ r.nrn <!<"Ila mnlarl n. Surrcyya Bahacdd ln: t'n cn"' di ra!coJo tlella YCScica curtot o N)!U(l hleno nngil\ J'OI' uue nnni. - Esa d: [ l<'ttNJrit ì o l or(> '1"':\loro cliniro noi lo stat, normale c D Cf:! li •tat i pa tollgici. - Cevad : l': nrlonroNilr· o bill crnnl o c $ÌO\pt1!C~• o mi:~. lomboaarrnle. - M. lrfan: Phll'molltum ovale. - A pr"Jl03ilo rlP IIn t11ra o dt'll:o Jll'otllln•~i tlCII~ m:>lnrlu. Burhan Kunt: L'impor t!>nla ,folh1 dioJ<nO~i o dcllt~ rhra deli'<'~ZI)t111\ ùt'l lnttnntc. - Semsettln Nuarct: l'Il cn.'l() itliOl'()!ISRnto (li dente ritenuto noi mnsccllnrc inferiore. - Murat: Lo ~$:On>b<'t'O dei rorlt.l o ~"Miatl In teror.o el i guerra.. - Mazlum Boysan: Le ('tll'o ~>i ~u•-;;lli.


•

,


-,

--

l

Anno LXXXIII- F asc. V III AGOSTO 1935 - XIII

DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA

ROMA

~bbliCQ%ione mensile •

l

-


SOMMARIO '

OONGIIEIII : III Con<rre<•o Internazionale dcll'aviMlono Ranltaria (Brnxellcs, HH5 giugno 1936-XIl!).

Organizzazione e tunzionamentò dci primi soccorsi nel trasporti aerei clv1ll. Mm:.,co . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . • . . Pag. 705

LEZIONI E CONFERENZE:

Oalna. - Cura dolio g randi terlte-fratture d 'arma da fnoco della mandibola (c;mtinU<J.) Ornerl. - Medicina coloniale o nosog ratla oolonlalc Italiana • . . . . . . . . • . . . . .

713 728

MEMORIE ORIGINALI l

Blllllchlnl. - Rilievi ~tatlstici ~111 casi dl tnberc:llos l ostco-articolare curati presso U Sana.. to ri•1 militare di Anzio . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . VItale. - Ric'.e••c he spe rlm!:n tali ~'llll'a~Jto,·accinoprotllassl,l'autovaccinoterapia,la protelnotorapia a•po,.ìll ca n cll!: otit.l medie di natura strcptococoica. c sulla vaccinazione loeale nelle riniti purulcn te . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . .

736

740

RIVISTA BINTETIOA: Butont. -

Sulla etiologia c patogoncsi del reumatismo tubercolare • . . . . . . . . • .

771

RIVISTA DELLA ITAMPA MEOIOA ITALIANA E ITRANIERA c Choc anaflllttlco. Art~riourofi<r •lel corso cùllo - cùl coniulio. G im, RUOli e C.\ LOtmO:-.'

RADOT, LEOABD, HAMBUR. . . . . • • . • • . • . • . • • • • • • • • • • • • • • •

Cl•tl dentarie. Sul trtlt/,(lme1lJI) delle - con 11arlicolure ri{JU(L1'do a quelle d~l masceUal'e superiore. - Hoccl.\ . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . • . . . . . . . . Commozione cerebrale. il qu,.rdro em·1t iN1 nelv• - PuoA . . . . . . . . . . . . . . . • • . . • Oo•tltuzlone motorla. Comrilmto allo stud io delùr - M .HIIl\'ESOO e KRE l:-IDLErt • • . • • • • Endemia dl~lca. La nazione di Sl'k irk in ,.e/azione li lla- in Franci.a. - FRICKE!\ • • • Endoscopia O.<r) perorate delle wl e respiratorie. - LASAG:"" • • • • • . . • . . . . • . • . • • Euenza di bergamotto. Sull'uso dei <lcr iwdi cùll' - in chif'Urqw . - CA ROSSr.n . • . • • • • Febbre cllllla. Immuni~z" ~ione contro l<t- a m.ez::o di ~irus neurotropo t>ivente e d'immun~~

eterologo. -

Fl:<l>L.' \Y • . . . • • • . . • • • • • . . • • . • . . • • • . • • • . • •

Qlomervlonelrlte diffusa. S uUrt p·ttone11e9i d,elltt - oome m•ùa.tti rt allergioo cùl rene. - MASUGI tntonlculone aaturnlna da acqua potabile. - P&LI.~ e A.ont,;l:l • • • • • • • • • • • • • • • • • Medicamenti marocchlnl. F rtrm·wounosia e terapeulica musulmana.,eb,.Ciica. - .JOAQUIN Mls

778 787 784 783 776 785 788 779 781 777

v Go r:-;OA.L . • • • . . • • . . . • • • . • • • • • . • . • • • . • • • . • . • • • • •

791

Profumi sintetici. L"indrt sl.rir• itali•m-t dei - e tlei costituenti. Ili essenze. - RoVESTr • . • . Sindromi (Le) monlerlclle u~ndo MJglnd e Dederdlnr. - A uonv . . . . . . . . . . . . . . . Tubercolo.l . n valore proonostico della re•tzione di f/,ss1uione cùl complemento nella - SATrA

788 786

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . • . . • . . . . .. . •

i76

Ulcera rotonda dello •tomace e del duodono. Sulla patouenesi dell' - H.Ess e FALTITSCREK

e B uoNo&nNT

780

OONFEIIENU E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEiiiLI OIPEDAU MILITARI

794

NOTIZIE • . • . • . • . • . . .

798

. • . . •

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO• L'abbonamento è annuo e decorre dal 1• gennaio al preuo dl L. at (Estero 44), Per gli umcla.ll medlol e chimlol-farmaoisti del R. Esercito, In servtslo ed 1n coupdo, n prezzo dell'abbonamento è ridotto a L. 24 antloip&te. Per l soli nmelall medici (dell'Esercito e della Marina) , ln qualunque posldone el trovin o, è ammesso un abbonamento ewnalatlvo al (Jiom<Jle di Medlcma M t~ ed agli .4nnali .di Med(.cfna Nawle e Coloniale al prezzo di L. 45 annue. li prezzo dei supplemento contenente l Ruoli di aM(anilà del COJ'PO IanUario mUUars è di L. tll, ridotto a L . 1 per l eoli abbonati.

NORME PER l COLLABORATORI. Le opinioni manltestate dagli autori non Impegnano la reeponsabUità del periodico.

Agli autori sono otfertl gratnltamente 60 estratti con copertina stampata, frontespWo,impaglnatura e numerazione speola.le. Gli estratti ricblestlln numero maggiore sono addebitati a prezzo d1 costo. Per dlllposizlonl del Oon.slgllo nazlenaJe delle rloorcbe a olaaoun la.voro deve - r e UDito un bren autoriaasnnto (non pltl. di 10 rlgbe). Le speee per le tavole lltograftohe, totograftobe, eoo., obe aooompaguaaaero le pu bblloazlonl aono a oarioo degU Autori. t man<>eorlttl non el rO&tltuiaoono.


''· ANNo LXXXID -N. 8 GIORNALE DI MEDICINA MILITARE

CONGRESSI

111 CONCRESSO INTERNAZIONALE DEll'AVIAZIONE SANITARIA BRUXELLES,

10-15 GIUGNO 1935-X!Il

ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEl PRIMI SOCCORSI NEl TRASPORTI AEREI CIVILI Relazione d el delegato per l'I talia dott. Arturo Monaco, colonnello medico Capo dell'Ufficio Centrale di Sanità d~! 1\Hnistero deli'At·ronautica

L 'argomento della presente relazione è di per sè povero e non si presta ad una trattazione brillaute, senza invadere il campo degli a.ltri argomenti messi all'ordine del giorno del III Congresso Internazionale dell'Aviazione Sanitaria. Sarò pertanto breve. La necessit-à del funzionamento dei primi soccorsi nei trasporti aerei civili è ormai, già da tempo, generalmente riconosciuta. Essa è tanto più avvertita in quanto maggiormente è prolungata la durata del viaggio, ed è, per ciascuno di essi, aumentato il numero dei viaggiatori. Sono frequenti i via-ggi di più di 4 ore e di più viaggiatori. L'esperienza di tutti i giorni, che assume tutta la sua, grande importanza per il crescente incremento delle linee di navigazione aerea, ùim.ostra, in modo evidente, l'esiguità delle controindicazioni d'indole sanita.ria all'uso dell'aeroplano quale mezzo di trasporto per passeggeri. Anzi il tipo dei moderni apparecchi, il oonfort di cui sono dotati, la regolarità e la speditezza del servizio, rendono i viaggi aerei, sotto molti ptmti di vista, preferìbili a quelli terrestri, non solo per i soggetti in perfette condizioni di equilibrio fisiologico, ma altresì per molti di quelli che di tale equilibrio non godono, o che, comunque, siano in grado di minorata resistenza organica per affezioni morbose varie. P er tali passeggeri la rapidità del dislocamento, La tranquillità e la uniformità del moto, l'assenza di fattori nocivi clerivanti dall'agglomeramento di persone, come si veritìca. specie nelle ferrovie, sono tutte condizioni vanta.g:giosc e de~iderabili. Vi sono però delle limitazioni da tenere presente. La diminuita pressione atmosferica, a.nche che sia graùuale, le sollecitazioni di inerzia per effetto delle manovre brusclte, -rentour, ccc., riuscirebbero, presumibilmente, dannoso e pericolose a.i soggctt.i tara.t i da .alcune sp eciali affezioni morbose.


706

IIJ CONGRESSO D'TEJU'I AZ10NAL E DELL' A \ ' lAZIONE S ANITARJA E CC .

È bene che quest~ siano precisate ai fini dei primi soccorsi. Le malattie per le quali il volo non è consigliabile possono riassumerai m : 1 o malattie circolatorie. Le cardiopatie organiche facili a scompensarsi e specialmente quelle cardio aortiche. L 'arteriosclerosi grave e l'ipertensione arteriosa di notevole grado. Oi stati marcatamente ipotensivi. Le n evrosi cardia<:he di qualsi:tsi genere (forme anginoidi, tachisistolia) quando presentano già abitualmente facilità di crisi. Le gravi malattie del sangue quando gli individui presentino facilmente aJianno; 2 o 'malattie respiratorie. La tubercolosi e le broncopneumatie con pericolo di emottisi. L'enfisema polmonare e le forme asmatiche con facilità di crisi. Gli esiti di gravi affezioni del polmone e della pleura quando la funzionalità r espiratoria è compromessa al punto da dare facilmente affanno; 3o gli esiti di gravi affezioni del sistema nervoso e delle m eningi. L'epilessia e le altre nevrosi convulsivanti. Oli stati depressivi con facilità' di deliquio. Oli stati angosciosi; 4 o le intossicazioni di qualsiasi genere ed in particola.r modo quelle dipendenti da compromessa funzione del fegato o del rene (intossicazioni diabetiche, azotemia, ecc.). 5o le malattie dell'orecchio medio con facilità di congestione; 6 o gli stati vertiginosi di qualsiasi genere e di quasiasi origine; 7 o le malattie delle glandole a secrezione interna in grado avanzat-o ed in particolare modo il morbo di Addisson ed il morbo di Basedow; so lo stato timico-linfatico; 90 il parziale distacco retinico, le a.ffezioni glauoomatose.

P er prevenire e limitare il più possibile il numero dei oasi di intoller anza al volo, che potrebbero a volte anche essere letali, sarebbe opportuno impedire o quanto meno evitare che individui, affetti da una delle malattie sopra elencate, siano amìnessi tra i viaggiatori. L'obbligo di una visita medica., per l'idoneità come passeggero su aeromobili, prima di acquistare il biglietto di viaggio, riuscirebbe dannoso e di osta<:olo alla speditezza del mezzo aereo prescelto, farebbe desistere molti dal proposito di viaggiare per via aerea, arresterebbe l'incremento dell'aviazione civile e commerciale. Quindi detto obbligo è da escludere come non pratico ed inattuabile. Però nulla vieta di rendere edotto il pubblico dei pericoli del volo in alcuni casi di malattie. Ciascuno, coscientemente, a suo rischio e })ericolo, vi si sottoporrebbe. Questo intento si può ottenere facilmente a.pponendo, nei luoghi di vendita dei biglietti di viaggio aereo e negli aeromobili stessi, manifesti, ben visibili, con elencate le malattie che controindicano il viaggio a~reo. Alcuni pensano che l'esporre al pubblico una Hsta di affezioni morbose incompatibili con il volo sarebbe nocivo allo sviluppo dei trasporti aerei. In Polonia, con apposita disposizione regolamentare (§ 10 delle pre· scrizioni di sanità del decreto 13 ottobre 1928, n. 842), è prescritto appunto l'apposizione, nelle biglietterie dei viaggi aerei, di ma.uifesti indicanti le malattie per le quali non è consigliabile il volo.


lll CONCRESSO l~TER~AZIO~ALE DELL.A\"Lo\ZlO~E SA ~lTARIA ECC.

707

I rappresentanti di detta Nazione potranno dire se tale disposizione esercita azione nociva allo sviluppo dell'aviazione civile. E se la. risposta fosse negativa., l'esperienza. sarebbe fatta., e l'esempio potrebbe essere anche seguito senza esitanza. Nello stesso manifesto potrebbero ut ilmente includerai le principali norme per la preparazione del passe.,nogero al volo. Nel caso di attuazione propongo le seguenti: l o evitare le cause tossiche di origine int€rna con alimentazione sobria, e costituita di cibi facilmente digeribili, evitando sostanze eccitanti (pepe, droghe, ecc.); 2 o evitare le intossicazioni prodotte dall'abuso di alcoolici, tabacco, ecc.; 3 o evitare di partire a st-omaco molto pieno, specie per coloro che già eventualmente vanno soggetti a disturbi gastrici di qualsiasi specie; 4 o evitare ogni ragione di sunnenage o strapazzo fisico eccessivo nel giorno della. partenza., curando che il corpo sia tranquillamente riposato; 5o praticare colluttori e gargarismi, specie per coloro che vanno soggetti a. malattie della gola e dell'orecchio; 6 ° coprire il corpo convenientemente durante il volo per evit are dannose dispersioni di calore; 1 o rimanere, durante il volo, nella massima tranquillità, specie nei passaggi a quote piuttosto elevate per non provocare un dannoso aggravio respiratorio; 8 o è bene compiere spesso atti di deglutizione nei passaggi di quota per evitare molestie auricolari. Circa coloro che durante il viaggio possono divenire pericolosi oltrechè per sè per gli a.ltri, tutti sono d'accordo di non ammetterli al volo. E ciascuna nazione fa. obbligo a.lle sooietà gerenti linee aeree di non accettare fra i viaggiatori quelli sotto l'influenza di alcool, stupefacenti od altri narcotici, gli alienati, gli affetti da malattie conta.giose o che per qualsiasi motivo possono disturbare gli altri viaggiatori. In Italia. l'art. 2 del R. D. 28 settembre 1933, n. 1732, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, dispensa. 10, 1934, si esprime così: et n vettore, senza. speciale permesso dell'autorità sanitaria e l'osservanza. delle cautele da essa imposte, non può imbarcare viaggiatori manifestamente affetti da. malattie gravi o contagiose o manifestamente pericolose per l'ordui.e e la sicurezza della navigazione ». Ammessa pertanto l'esclusione dai viaggi aerei di quest'ultima classe di soggetti, e di gran parte di quelli affetti da infermità. che controindicano il volo, la. necessità dei primi soccorsi nei trasporti aerei civili pem1ane invariata. Molteplici sono le cause che possono dar luogo al bisogno di un primo soccorso. Esse possono ridursi ai sinistri od incidenti aviatori, ad intolleranza permanenti o transitorie ai voli, ai malori improvvisi ed ai traumi comuni.


70S

Ifl CO~OHESSO l:O:T~:RNA.ZIONALE DELL A\'IA.ZIONJ:: SA1'<"1TABIA ECC. 1

I dati statistici degli incidenti aviat-ori, esistenti presso gli uffici competenti dell'Aviazione Civile e Traffico Aereo in Italia, possono riaslmmersi nel seguente prospetto: :\lorti AD IlO

U:'\EE AEREE

Incidenti

Feriti

PaJ!8?8'~ EqulpagPB&i<'8'· l Equlpaggt>rt g10 glo ~··ri

1926

Tutte ...... _. _............ _. nessuuJ

-

-

-

1927

Tutto ....................... nessuno

-

--

-

1928

Brindisi-Costantinopoli ......

l

-

-

-

-

1929

Brindisi-Costantinop()li ......

2

-

-

l

1929

Romn.- Cagliari. ........... ...

l

l

1930

Trio;:;to-Anconn ..............

3

4

1930

Roma.-Barcellona ............

l

3

1931

Tutw ---------- .. -------- -·. nessuno

1932

Roma-G('llO\'Il ...............

l

l

2

l

)

1933

Roma-Barcl'llona ....... _....

l

l

2

l

l

1933

Br'nd!s!-Rodi ............ ...

l

2

4

1934

Romn-TI'ipc)li ...............

2

l

-

2

l

1934

B Png,u;i- Tobruk .............

l

-

-

l

1934

Romft- Salonicco .............

2

-

--

-

-

TOTALI .••

16

13

21

15

14

JIIedie rmnue .. .

1, 7i

1.44

2, -3-1

1,06

l , .) .j

7

-

l

-

7

2

3

8

5

-

-

~

-

-

-

-

Si ha quindi una media annua di incidenti di 1, 77, di morti 1,44, e di feriti 1,66 fra i passeggeri ; di morti 2,33 e di feriti 1,55 fra l' equipaggio. Cifre veramente esigue in rapport.o al numero dei Km. volati 29.787.148 ed al numero di ore di volo 187.216 con mE'die annue rispcttivamt' nte d i chilometri 3.309. 684,22, cd ore 20.801,07 come ris ulta rla l Sf'guente qunaro :


III CO.S GRESSO L'lTEUNAZJONALE D ELL'AVIAZIONE S AN I TARIA ECC.

709

Attività delle linee aeru dviii Italiane dal 1926 al 1934.

Km \"Oittti

A n n o

Ore di \"o lo

l

192ò . ... . . . . .. . . .. .. .. . . . . 192i . ... .. .. .... . ..... .. 1928 .. .. . . . . . . . . .. . . . . . .

.523.122

3.524

••• o

l . 327. (Ì.)ti

9.979

• ••••••••••• • o

l. 99 1. StJ9

13.200

3 . oos .!J(j;)

19.433

4.43S. 9 12

28. 13g

4 .3!l8.8il

27.970

4 .930.90!)

31. 1!)3

4 .763 .863

28.8136

4.403.041

24. 913

2!) .787 .148

187.21()

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. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ...... llJ3U .... .. .. .. .. .. .. 1931.. .. . . . . . . JfJ32 .. . . .. . . . . .. .. . . 1933 .. . . •• •. .. o. . . . ... .. l !)3-1 .. . . ..... . .. . . .. .. .. Hl~9 .. . .

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I ca~ i di occasione di primi soccorsi per i ntolleranza ai voli, per improvvis i malori e traumi oomuni sfuggono aJ controllo, non risnlta,ndo esservi r..:-soconti statistici, forse per la poca frequenza e scarsa importanza. Tuttavia ciascu.no Stato, compreso della m·c<>ssità dei primi soccorsi nei trasporti a(~rei civili, vi ha provveduto con apposite leggi e d isposizioni regolamentari, che essenzialmente si rias~ um ono: l o ogni aeromobile deve essere p.rovYisto di una cassetta di pronto socoorso; 2 ° ogni aeroport<> ap<•rto al 1mbblico dc>c avere, f tmziona n te in pl.:'rmanenza, un servizio sanitario; 3o il direttore dell 'aeroporto deve coordinare e discipliuar<• il servizio sanitario. La Commissione Internazionale di Navigazione .Aerea pubblicò un regolament<> concernente. le scatole mediche di soccorso a bordo di aeronavi di cui raccomandò l'adozione agli Stati parti contraenti alia convenzione aerea del 13 ottobre 1919. Il contenuto di queste scatole mediche, a tutti noto, potn:hbc considerarsi sufficiente per dare le cure a due persone. Propongo agghmgere: l o uno o due pezzi di sapone per il lava).{gio Ù(•lle ma.ni ai ch i ò destinato a. praticare una medicatura; 2o gr. 500 di alcool dena.turato, invece <1<,lla, solu zione eli f;uh lillla.to corrosivo, per la disinfezione rleUe mani st.c::;sp e per pul ire e di sin1\•11are i poch i ferri necessari per medicare, nwdiante la bm<:iatura. o la intm<>r.-iont>; 3o gr. 500 di benzina per sgrass:trc e dct('rgere il contorno dl•llf' lesioni di continuo;


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III CONGRESSO I~TER~AZIONALE DELL.A\'1.-\ZIO~~ S ANITARIA. E CC.

40 due fial<·tte di olio canforato;

5° una }Ji<:Cola b<lCinella di ferro Smaltato; 6 o due pin ze anatomiche, ut ili per pinzettarc il materiale di mtdica.ttll'a, evitando di toccarlo oon le mani. L a stessa Com mi~sion e I nternazionale di Navigazione Aerea nella tornatfL d<'l novembre scorso dcllH. Sottocommissione medica, segnala\a la opportunità dC'll'u so Ili ossigeno a bordo di aeromobili. Il dot tor Gars<•aux, con la competenza che gli è propria, dimostrò la necf'ssità di dotarf' g li aeropla ni di trasporto pubblico d'un apparecch io di distribuzione di os:>ig-eno a disposizione di ciascun passeggero. Egli g iustamente notava che a volte gli aeroplanj sono obbligati a raggiungère quote sui 3000 metri e più, quote che se sono facilmente tollerate dal personale eli bordo, particolarmente seleziona.t o, non Jo sono ugualmen te d a t utti i pa.sst?ggeri, d ai quali non si possono esigere attitudini speciali. Molti passeggeri si lamentano di fa-cili dispnee, di palpita,zioni, di cefalea e di nausee, in tali casi una semplice inalazione di ossigeno, qualunque ne sia la canfla patologica,, basta a fare sparire la più parte dei disturbi ed anche ad evitare incidenti f,1'J'avi. QuaJC'he Società adopera g ià l'ossigeno a bordo di trasporti a~ rt> i civili; nta reputo necessario che tra il materiale di soccorso non ma.nchi mai il qnantìtativo d i oss igeno proporzionato ai prevedibili bisogni dei pa!': seggeri. La sorgente dell'ossigeno potrebbe essere unica, con tante prese, munite di rubinetto, quante sono le persone viaggiant i. La somministrazione sotto un unico comando. Si richia ma l'attenzion<' sui parMadute. Come nelle navi vi sono i mezzi di salvataggio costituiti da imbarcazioni e da salvagente cosi su ogni acroJnobile vi devono essere i paracadute, uno per ciascun viagghttorc, persoua.le di bordo e passeggeri. L 'uso dd paracadute dovrebbe oro;sere autorizzato dal comandante d<·ll'aeronave, in caso di evidente pericolo e d i indicazioni nette di salvatag-gio. Il comandante stesso dovrebbe dar modo di usarne, con le modalità prevcntivamente stabilite. Con il paracadute va ricoTda ta la opportunità. di fornire ogni viaggiatore d i un sa lvagente negli idrovolanti o comunque quando si sorvoli il mare o i laghi. In ciascun a<·romobile non dovrE'bbe mancare uno o più estintori d'incendio. I nfme ricordo, p er la decenza e l'igieni', che cia~cun posto per viaggiatore a bbia un paio di sarcbt'tti di carta. iiiiJlel'm<'abile per uso di coloro che soffrono il mal di marP. Nou tutti gli Stat,i usa.no in pratica tutte le provvidenze sopra esposte, o se le ructtuno in attuazione, bhiogua ricouosct>rc che Psse non sono ftssa te da tassa ti ve norme regola,men tari, ma affidate alle inizia tive priva t (•, Sarebbe opportuno clw tm unico n•golamento, comprendente tutt a la materia riflut t~:nte i pri111i soc(:orsi, sia prOJ)usto a tutti gli Stati per l'adozione. Se è vt•ro chf' n<'l rPgolamento, conC<'l'IH'llte le scatole mediche d i soccorso a bordo di at•ronnYi, vropo~to dalla Commis::<iooe Internazionale di


Ill CONGRESSO I~T.E&.'OAZIO:s"ALE DELL'AVIAZIONE SA~ITARL\ E CC.

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Kavigazione Aerea, dell'ottobre 1919, vi è un accenno sul modo d 'uso del materiale di soccor>io e sulle indicazioni generali sulle cure da dare agli accidentati, e che detto regolamento è contenuto in ciascuna scatola, è pure vero che le scatole sono aperte nel solo caso di bisogno, e che, praticamente, è ben raro trovare tra il personale di bordo, come tra i passeggeri, chi conoi!ca, anche in modo approssimativo, il contenuto d elle scatole, e chi sappia. adoperarlo, convenientemente, o ne abbia le attitudini. Se si dispone di materiale di soccorso deve esservi a.nche il personale adatto, e convenientemente istruito per adopf'rarlo. Se n egli aeroplani sa nitari viaggia, con i malati od i traurnatizzati, anche il personale sanitario idoneo ad apprestare i soccorsi opportuni, nei trasporti aerei civili tale personale non deve nè può manca.re. P arrt>bbe non proporzionato, nè di soluzione pratica, proporre che esso sia costituito da un personale sa.nitario vero e proprio, e specia·lizzato. Una soluzione pratica ne verrebbe dall'istruire, per lo scopo, il personale di bordo ste~so, il quale dovrebbe prendere conoscenza del contenuto della scatola medica di soccorso, ricevere istruzioni pratiche sulle indicazioni delle cure da pre~< tare agli accidentati e sul modo d 'uso dei materiali di soccorso e dei medicamenti me:;si a disposizione dell'aeronave. Dei brevi corsi pratici di primi soccorsi potrebbero essere tennti presso i principali a-eroporti dai medici di servizio, sotto la responsabilità dei rispettivi direttori, che non dovrebbero amnwttere tra il personale di servizio di bordo se non coloro che avessero seguito con profitto detti corsi pratici. Per finire, percbè i benefizi dei primi soccorsi anche bene orgnnizza.ti e regolarmente funzionanti, non siano frust.rati ed abbiano la loro efficacia , è necessario che essi siano collegati e coordinati con il servizio sanitario degli aeroporti, nel senso di garantire la continuazione del soccorso medico ed il rapido trasport.o n ei luoghi adatti di cura. Come ho aooennato da principio l'argomento trattato è di per sè arido, che non dà possibilità a concPzioni nuove od a proposte di innovazioni d ' importanza. Peni'io che non vi sia alcun motivo che l'organizzazione ed· il funzionamento dei primi soccorsi nei trasporti aerei civili di1Ierisca fra Nazione e Sazione. Le circostanze e le cause d'infortuni o di malori sono identiche e comuni per tutte, ed a tutti indistintamente è doveroso assicurare il primo soccorso nel miglior modo possibile. Stabilito questo esso deve essere seguito uniformemente in tutti gli Sta.ti. Ulteriori modifiche, consigliate dai progressi della scienza. e delle industrie, potrebbero essere apportate di comune accordo. Sulla base di quanto ho esposto e di quanto è detto dagli illustri colleghi del Belgio e della Svezia, rela.tori dello stesso argomento, si potrà da apposita Commissione compilare un regola.rnento concernente i primi soccor,;i nPi trasporti aerei civili da proporre per l'aflozione ai va ri Stati. L'O. prende in esnme, dal punto di vista sartita rio, coloro che potrebbero, eventualmente, nvere bisogno di primi soccorsi nei trasporti aerei civili. Fa cenno del modo come si potrebbero eliminare o diminuire, ol massimo grnrlo, le possibilità del verifica rs i di casi Ji intolleranza gmvi al volo, e precisa le norme p rofiJattiohe adatte a prevenire, nel passeggero, il più possibile, l'insorgere RrASSDITO. -


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III CONGRES$0 l~TBR:qAziO~ALE DELL'AVlAZJ OJ);E S.~NIT.ARU ECC.

di malori o di so"ferenze che reclamerebbero i soccorsi in condizioni, inevitabilmente, malagevoti, e con risultn to spesso incer to. Esamina le occnsioni di primi soccorsi e quale ne sia la organizzazione ed i• funzionamento presso i va ri Stati. Si sofferma brevemente nell'esame critico del materiale di soccorso e d e l p ersonale da impiegare per la esecuzione. Rileva che non esiste una regolamentazione unica o a lmeno uniforme per tuttele Nnzioni e che molto sia affidato alle iniziative private. Il servizio di tra.pot·ti aerei civili avendo carattere internazionale, le ocCI\Sioni di soccorsi essendo uguali per tutti e ciappertutto, anche l'organizzazione ed it funzionamento dei primi soccorsi devono conservare caratteri internazionnli e l'indirizzo e l'esecuzione devono essere uniformi. Propone che, s ulla scot·ta. di quanto é e.;;po:>to sull'argomento dai relatori designati e delle risultnn·-.e delle discussioni, sia compilato un regolamento da adottare dai vari Sta t i.


LEZIONI E CONFERENZE OSP EDALE ) fiLJTARE DI BOLOG~ A

CURA DELLE GRANDI FERITE-FRATTURE D'ARMA DA FUOCO DELLA MANDIBOLA Conferenz a te nuta rlal Dot t. Cesare Cavina, Professore di Odontoiatria nella R. Università di P adov a- lnse~ante d i Chir ur gia de! la Bocca n ella Scuola di Orlon• toiatrill della R. Universit à di Bologna - P rimario della Sezione Cbi rur;rira de ll'I stit u to Clinico p er le Malattie dell a Bocca in Bol ogn~ - Capitan o medico d i complemento

L a guerra mondiale recente co-n la iln~nane Ca$ixtica (li ferite della man-· dibola, ricca (ti tzttto le varietà possibili di lesioni dello scheletro e doLle J>aTti molli di ·rivestime-nto, dalle pi·ù lievi alle pi·ù impre.~.9ionanti 1Jer vastit(Ì e· gra17ità, ha valso a po-rta;rne a CO'mpimento il piano terapetttico, che, abbo;;zato d(' I ppocrate, ampliato dai chintrghi (lel Rùnascimento e tecnicamente ~vi­ Zuppato dagli stomatologi dell'immediato a;nteguerra, ora- rimasto t1dtama n:.lo stato di esperimento 1Htr la scarsa applicazione dei ·me~d escogit(tti. Oggi 1)UÒ dirsi che tanto lli fronte ad una. fmttura semplice, q1tanto di /Tonte ad 1loltrt profonda mutil(Ui,one d-6lla mandiboLa, lo stomat,ologo non ha più incerte:;:;e e trova ?tei metodi ormai classici di uso corrente tl'tte lo provviden.ze at/F; a ga1'CI!ntire la reintegra.zi01~ delle pa1·ti rli r-i!Jestimentf) e il rip1'Ì8tino della contiml/ità dello scheletro. A realizza1·e ta·nto progrosso hwmw contrilmito molteplici f(Utori, e precisamente ~'impiego sistematico iki 1·aggi X ncllf) .~ttW.io ilollo .~l<tlo e della evol1~zione del focolaio t-ratunatico, la lotta eontTo la infozioM, i pe1·jezionati mozzi della o-rtognazia e della O?ioclort.:::ia, i progrc.~fli rlr.tlrt ehimrgia plastica e hLSo costante rli tmttamenti integrativi. Gra;ndissima influe,n.za ha esercitato sull'itJ·uliti;;;;o cu.mtivo (lel/.e solnzioni (li continuo iklla mandibola la cone(•zione fi~;iopttto l ogiu;t moderna della frattur a., pqr la q1~ltle q1«>sta vieM considorata 1~na 1mit(~ pa.tologica cornples.~a, non essenclo ossa soltanto imternt~imw pu.ra e SCinplice clella contim~ità. dnUa leva ossea con le.~i,oni JJiù o meno e.qtese e prnfon.<le rloi te.~.~nti circost(mti, 3i beM ·rottura contemporanea clcll'eqttilibrio rlogli organi atlivi di e.ç.~'t. detPrminante a sua volta alterazioni secm1ilarie rm>7Wrzionltte alle 1nutate condizioni statwhe e dinamiche. In base a qw:sff!, nuova il.oN.rina rmnai lm·gamente cl.ifl·u.</a il trattamento delle fra.ttu.re mn:nd ibo/,r~J'i è cU1·etto non solo a cura1·e le les·ioni tra1wudiche stabilitosi nell'ox.'lo e nelle TJMti molli. ·pr.r ottetterne la, ~Jicatt· izzazione nelle miglim·i conrli~ioni, ma promww altresì con aikguati cotnpensi ad annullare le inevitabil'i alterazioni rwom~1tle nei tes.ntti vicini per lo sq1tilibrio statico e d;~nan~<i-co ini.zi.rr.lr,, 1nassinu.J IJIUtntlo i f1·rtm.meJ~ti lU frattura sono stati fatti eon-Mli<lMe Sf•om po.'lfi.. Ben curata si dirà Wlt.a frattura ilella m.a.nrlibola soll.anto 11e, ritH·i.~tinala la conti-nuità, ossea, essa viene »wrfologicf~numte o fwn:;ionalmente 1·eintograta. N on dovrà, cioè, attenersi dal tmttamento u.ntt gnMigionc clinica, r.om])ati-


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(TRA DELLE GRA~Ol Fl::RITE·~·RATTL"RE ECC.

bilo con una funzione SIL//icienle, ir~ virtù eli una correzione approssimativa cZelle deviaz·ioni dei frammenti, 1na àovrcm·1~o mancare dislocazioni a·nche m,i.nime t·ospon..sahi~i sempre <li defici.enze funzionctli non cau.sate dalla lesione. ma irn?mt.abili a difettosa evolu::ione di essa. ::Jiflatto concot.to di « frattura ~ venuto portctnto ad ampliare il pia;no terapeutico delle lesioni os.~eo clolla mandibola, creando un incUrizzo curativo em ~t'/.M'I,temonte biologico, che S1tlla guida della nostra esperien.za p?tò inqu,a.· dra1-.~i nelle segucnt·i li.nce fondanMnlali: 10 profilassi della. infezione e lotta contro la infezione in atto: 2o riJuzione o contenzione dei frammenti; ao ripa.razion.e delle perdite di sostam:a; 40 tmttam<•nt.i inte!!mt'ivi. )>

l. - La steril·izza:::ione chirurgica delle ferite forma uno dei cap·i.saldi d.e7la tra?tmntologia mode-ma e costituisce il fattore precipuo della profilassi

d<' Ila. inft•zione.

Nell'epoca amtecedente alla gtterra mondiale 1ùt.ima, q1tanào tra i chi1'urgh·i ancora non 8i era. fatta strada la pratica t•accoma.nd{J,ta dai migliori dl;lfo sbrigliamento an~pio dolle ferite o della t-oilette accurata dei focolai d i frattura, con schf'ggectomia, eaonomica o generosa ?Wn importa, ma p1'r setnpre betw inte.~a. e non era stata applicata su larga scala la sutura pl'imitiw delle ferito dopo steri.lizza:::·ione chimrgica di esse, la maggior pat·te delle frattttre aporte si complicava con processi di osteita, per lo pi·ù fistoUzzati, i1w.~t inguibili. Q1wsta n1.wva CO·tulotta ctUiva ha 1>reso anche nelle fratture deUa mandibola ilsopravvento sulla vecchia condotta passiva, la q1Hùo affida,va ~a gu,a,··igione al tempo: e Mn ~ q1ti nece.çsario far rilevare qu,aJ.e vantaggio abbia t·ecato nella evoluzione e qurtnto abbia influito st,gli esiti delle ft·atture st88se, che, por essere 1wlla maggioran.za esposte, so'IW soggette a tutti ·i risch-i e a tutte le conseg1tenze della n.~t~i.te i;nterframmentaria supp1"ativa. È risaputo ch11 le jrattu,re cloll.a m andibola, ad ecce~im~e delle rar6 fratture incomplete e (l.elle fmtturo 1·otrodii'ntali che conseg1,ono a traumi comuni lC(Jflieri, o attmver.qo la bocca. o attraverso i tegzunenti comuni.()ano con l' arn,biente esterno. L'inje:::in1ut del focolaio di frattw·a è quindi l'evenien~a più freqnente. Ammt~s.~o il rapporto <liretto tra violenza esterna e gravità della lesiot~,B scheletricct, e pe-r coruu:gucn~a fra tramna erl espo8izione rleUa fratt ·!'ra, possiamo aggi·unge.re anche che le frrr.tturc d' a.nna da fuoco sono sempte aperte, qualle da agenti traumctlici com1u~i tanto piì' frequentemente, quOtnto maggiore è 7rr. loro forzrr. viM. L 'es perien~({. (li q1testi ultimi anni, dtu·a,.nte i quali le lesioni tm·u lnat·ir·he rl.ella vwmilibola sono srùite a cifre vuti 1·egistrate nella storia ilella chiru.rgin, ha. confnrmafo q1testo drr.to eli fatto. Di più. si è ?Jisto che, mentre la infezione che si svilu7Jpa nel focola:i.o lli frnttum per c01nunica~ione con la bfJcca, ad esempio ?Wlle fra.tture sempliC'i o ctnr·hr' a gra·ncli frammenti. qtutli sogliano osservar.si nella 1>ratioa civile 7>er cafl'i. di cat'all.o, per crrd~tte, 1>er r:olpi di corpi contundenti. 'nei bo:tfl~trs. ere .. lì a nn rlecorRo m ile e non complica granrlemeMe il decorso cl.eUa frati ura, guolfn in11cce che .~ i impiantn ?l'li focolni tmnmatici com.mimtti prodotti da proietti. cl'lt/'11111 da fu oco. come ~ nella. wrrticn chincrgicn di glt81'1'CL, ha


Cl"RA Df:!.LE OR.\:\'01 n:Hl'rf:-FHATTCRE E ('C.

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carattere eli maggior gra~ità e complica profonthunente la evulu.:;ione clinh·a della fratl tmt, pregiudicandone spc~;so gli esiti. La lunga e ·vastissima C.:iJMrien~a fa.tta in tranmalolvgia eli g1terrct ha estu~rientemct~le (limo8tl'(~to che l' infe:::ione <ll!lle ferite si imperUsce solta nlo con 10'1. interve·nto chin~rgico precoce e raJionalo. ):)c nol poriurlo di contaminazùme n di sidem.zirme, in qur.l 11eriorl>(> ciot} in Citi le ferite sonn 1wltronto in:md·iciat.IJ, 1nct scn:::a TIN~>zion.e, si Oflern 1tna puJi:::ia acct~rata del focolaio tra u ma:tico, si pttò ,·adicalmente modificare la 1tlleriore evolttzione clella ferita strx.-:a. L 'intervento a~ve consi~t.erB nello sòrigliamento ampio, nell'allontanam•·nto clei coaguli o dei corpi ostranoi., nella escission~ n~etodica d<Ji tessuti contusi, pesti, 1nal m~>t1·iti e neUa 1'imo.:::ione dtlle .~chertgo o.~see libere. Così facendo, si 1'eali:::za 1ma sterilizzazione chin~rgica vera e 1Jropria della ferit(t mercè un'omtisepsi meccanic,t. in q1tnnto, fino a che i genni sono in superficie, la escissione llei tes!Juti 8 l'a.sporl(tzione di tutti i corpi infettanti varrc~ acl allontarutrc p!tl' e.'1.~i, so non i·n totalità, per lo m.eno in 1nassima pto·te. La ferita così pnlita potrà contenere amcora microorganism.i patogM·i, ma v ione messa dal chiru.rgo nello conil~ioni migliori perchè i poteri ili dife.<ta dell'organismo limitino o vincano l'azione dannosa. di qu.elli. Perciò, ('ome i1n chiru.rgia ortlinaria. lft pr()/ila.~si dallrt i?tfezìone nello ferile 07ieratorie sta nell'asepsi che ~i realizza con l'antiscJ>.~i jì:?ica e ohitnica, {'osi wnche in tra11.matol.ogia mawlibola1·e l'ideale prevenz·ione d~lla sttppttrazione nelle fra.tture aperte, tutte poten:::ict~mente ·infetto, con.~iste nella asepsi. ottenuta medio;nte E'amùJep!li ·mecc&nica cl!i.ntrgica sopra descritta. Con qltestn peraltro r:he gl-i sb-rigliamcnti a·mpi e com71leti consentii i per il cranio. 71er il tronco o per gli arti non sono Rcm pro permr:ssi nella fnccia, (love troppi orgtmi sono ila ?'ÌSpet/ar~i in ispazi l'i.<trett·i e cl.ove la sopm~:!'il'IJ nza di 1tn ltllnbo cutaneo anche 1ninimo ha la m.M.<rima imJJorla1tZa. Per Citi, a diffet·cn~rr, che in quelli, si, dovrà e.~sere nol/a. frr,ecia por ~e le.sioni nei tcgumenl i più economici (lell'o.scidere to.ssut-i, Jntr ponend{) la mrt.<lRima ililigonJa a chP la. ·rùnozio1te clei corpi c.~tranei e la tnilette .sia;no complete. e per il focolaio eli frati u.m ci .~i dovrà limitare nUrr. snla aspo1tn~ione dei tmm.1nonti ol?.~ei libe1·i. eMendo co.~i per la m'lnflibola 7,i ~ttfn~to corMcrvatori ron:;ichè partigiani dalla scheggectomia la rga.. Che aWantisep<Ji mecca-nica co·ncenqa ar1ghmgere l'r.tnli.~cp.qi chimica o non, che ln. .~terili.::zazione primaria rl.r,bbrt r..~.~ere soqnita da f:hiwmm immerliata o rl(t ridw:::irme Recnndaria., che alla ferita sirt inilicnto im•rH'e il trattame~tto aperto Remplù:e. ecc. sono qu.e.~tinni sul111 rtuali m.anca l'cwcorrlo (lei chirw·yhi.. per quanto sia lecito affcrma.re f'hfl tU fronte all'intOl'l)(m.ln pr11r.oee eumpleto il metodo di tl'll.ttam.llnto con.serntivo ha itn])l)rtanza .~ccondr~ria. anzi. come tu.tto in medicina. non (lm:e e,qJ?ere si.~temati -:;al n. m.(t t•ariarn rl.a Clt.~o a raso. D ·i intiJres.~e affatto 8{Mciale per la 7n·o{ìla.~.~i r11ll7a osteite n~~lle fel-itejr,rrtlttre <lell" ma;nilibnla è U trattamento precof'l' rlei dt•nti che htflltM rrtppotto cnn il /llcolaio t1·aumafil'o. L 'opCI'(t. ohirurqil'fl. fli ~tnfi!l!!p.Qi mi!Ocrw.icn Ra?'Ò <'Mnpleta solo nel caso in c1ti .~fmo l'im,o.Q.q·i t!~ffi, i denti inlerpmdi 1m i. frrrll~­ menti d·i frattwra. dei •'lenti pl·os.~timi al for.o/rr.io rli frlltt.nrtt !!ÙW"' ~;limilt l!li Bubito quelli che i·n segnitn nl traunw .~ono dicenu.ti moiJil i o nrlnirillura liberi ''"i loro r~lveoli, e dei rl1mti da quqll() 11ih o m.Min lontani. e !'/~~ si h(t moti vo di ritcner6 losi per etf!J/10 rl!Jl ll'fll/.11lfl mr.r1A<~ìmo .'li fnrrifl. 1111 ({t/lmto IIRrnno. pronti a devitalizzarli .~r. .~nn mnrli e ·'~'~n ;n Regni tli flt)qo.'li ]>flrrrrlenlnle, ad Clltrll.rli qurmdn si mrmifPRiiw> inlìnmmn::inni prr)'(ldtln/rrTi ]>ltrulM!fiJ. \


7ltl

L'attuazione pratica eli siffatto trattamento pro/ilattico generale tJa subordirutta al tipo (li, fr(!ltum della mt.~tndibola. l?~ linea generale quanilo la ferita-frattura è rl'cente, ta?~to da rendere possibile la preren:;ione della i·nfezione, se la frattw·a è semplice, sottopcriostea o a gran<li frammenti multipli e comu·nicantc soltanto oo·n la cav-itti orale, la co1ulotta chi.rurgica si ria.~111une nella ostrrr:ione irnmecliat.a elci denti le cui rculic-i pesca:no nei focolai rli frath~r(l., a1whe se sono sa.ni, pcrchè, l<Mciati in 11itlt, ~et loro polpa fatalmente nccrosttta dtJf.ermincrebbe llu.ccess'il;antentt> 1l?Ut o.qi!Jite interfmmmentaria, estrazione seguita dAl ra.schiam-ento e rlctl drenctggio clegli alreoli. J:Jr. la frattlH'rt ~ comminutct a non vi sono lesi,oni elci tcgltmenti, la profila.~:Ji è garanlitrt rla 1u1. intervento attivo immediato, il quale elevo CO?UJi.~tcre nella accu·rata toilette clel focolain tmwnatwo per via orale macliwnte rimo:;ione flei fnnnmenti o!l.~ei conJ.pleta rnente liberi, elci framnwnf.i eli clen.ti o dc-gli eventuali corpi Mtmnci, nella avulsione di tutti i denti l/J cui radici sot~o in conw.ni.cazi,on/J dirett.a CO'I~ osso, nolla e.qci ~-~ioiw rlellc parti eli nwcco.-:a r;a<lute itt i.sfacelo, nella introilu:::ione eli uno zaffo <li gar::;a come llrcnaggio oin qMlthr, p1mto ll'i riavvicin<~mento rlei lembi muccosi regolarizzati. In gnnere la fmtturn cvol~;e regolm-mente, e, sotto una b7LOna immobili;;;:;a.zioue. la consoli<lrtzione nvvùme nei Lindti <li tempo normali. So n è tetro pcmltro cedere stabilir.~ i 1Ml focolaio rli frattura 1uta leggiera, osteite a decor.~o cronico. 7;er la qualn 11i 1·M~d6 11.6tcs.~ario il trattnmM1to proprio <li Gssa. Un'ltltra evenicn:;a pnò <l<trsi a frcqtt-enJe: e cioè eh~ il focolaio di frattura, oltre ('/te ·twlln bocca, sia e.~posto andtc all'e.~tanw, per wut concomitante ferita rfai tcgumenti. fiJhbeao, .~a le ferite tO{flHnentarie sotw delle piccole pe1·/ora;ioni o dollf piccola lrwera:;iotti e la frattura è somplice, <t gra1ult franuncnti mullipli o commi-nnliva. è suffìtientc to<:care la ferita c.~terna con la tintl.t ra di jod,o e me<lir:arla, a.<JBtticanumte e tmttare il focolaio lm!WUttico osseo per t'ia omle come nr,i ca.~i -~opra dr..~critti . Se l1t feritt~ e8terna è ttti.a ferita lttNNt piìt an~pia, m.a n:golare, c la frattura è semplice o a gnl!ndi frammenti , que.~tet va traUal(t come 111~ frattura comzvnù:ante soltanto con la bocr·a e per quella vanno e.~ci.s.~i i mctrgini contusi, regolarizzati e 81tturati parz·ia.lmcnte e talt-olta anche totrtluw nte. Sn la, ferita dellt pnrti llt(Jlli è pit1 gmcc e il/o<:olaio eU frallum è ron11nimcto, è ·i·nd.icato nn intcroent() immediato /J ÌÌI lrtrgo e profonde per l6 une o per l 'altro. Per le parti molli si rlet:e cerr:M"Il di reetliz.::aro l' anti.<6[)Si chirurgica ?nllccanica secondo le 1wrnw iù:lla ·più mocler·1~ traumatologia mediante lo sbrigliamcnto ampio, l<t esri.~t.qione dei tess!tt·i de vitalizzati, l'ablaziono dci corpi f-.~tmnei, la emosta.~·i ru:<·lu·nta e la 1"i para.: ione imme(lìa.ta o ritarditla. l n tal maniora .qo]tanto è rlrtto di ottetwt·o la prnfìln.<;.~i sicm·a della infe::ione o lft resta?tmzio,~e anl~tomit·rt prer:oce rlellrt fcrita.lnfa.tti il bist·uri, sia. cJwcsciila in blocco tutta ln fnrila a, gui.~~~ di un tnmore, 8i<.t inveco che 1H"OC6tla alla c.r.erc.~i proffi"CIJ::~il'tt di e8ga 6 t{p,i te.~.çttti contw~i., liberand,o. il campo dctlle 1)(trti molli t'mal nutrite 6 tl((i ('of}li c11trnnei nocivi r in.qiome con essi dai g1mni patogeni, ?'eMlo la fr.ri l't prnt ira mento wwttica e qu.i n<1i at.ta a à essere 1·iparata con la Rtdu.rn primìtira. I ri.~ultati liono voramento IIW{Jt~ifìci, perchè por la piìc gran parte le fr.rile to~<~ì lr11Urcto guarisr·ono mpidMnonte per prima intrn~iono . <'01116 le fr.rilt: r:hirurgicho asettirhe.


CURA DELLE

CRA~'l>I

FERITE·FRATTl;RE E CC .

717

P er la lesione ossea la condotta da tmf'nsi non è 1mica. Se la frattu,ra {; sernplice o a piit frammenti grandi e le SU7Jerfici loro sono state e.yposte attraverso la ferita cut-anea, sarà sufficiente _il ra.~ehiantellto fZ.Ì q·ueste e 1>oi si proncclerà. alla riduzione e alla contenzione di quelli. Se la fmtt·u ra. è comminutiva, occ&rre aspO'rlare i frarwment-i os.~ei completant-etlte liberi, 1 frammenti di denti e i corpi estranei, sbriglim·e tutte le anfrattuosità accesl!ibili per esplorarle e p1~lirle, e regolarizza.re le supe·rfìci ossee gravemente contu.s e. Giova far rilevare che non vanno affatto rimos.~i q1tei fra?nrrumti che hanno mantenuto aderenze con il periostio e co1~ i tess·u t·i molli, perchè po~;smw at•er con8eruato ta1~ta vit-alità da consolidarsi insieme cot• gli altri pitì grandi della 1nandibola frattu:rata. Se infi'lle la frattura è con pe·rclita di .~ostama. m,olto estesa, si cet·cherà di regolarizzare i capi te·r minali dei framn~enti e si pmTà la m.a.ssima cura nella restaurazimte anatomica delle pwrti molli. N ctt·u mlmente in t1ttti questi casi si adotterà nei · ?'igna.rdi dei denti l-o stesso criterio fondamentale più. sopra espresso, va.lf: a dire si estrarranno q1~elli le cui radici sono demtdate sugli estremi liberi rlei fra.lnmenti e qurlli liberi nello spazio tra essi interposto. Compito difficile e c01nplesso sempre è la lotta contro la infezione, 1ma 1:0lta che quPsta si sia stabilita nel fooola.i o tmunw.tico. A gli P.ffetti d.ella pratica noi distinguiamo delle jratt1a e infette che non sono ·mai state operate e delle fratture invece che già hamw subito uno o più interventi. P er le prime, se la lesione i,n teressa solo lo scheletro ed evolve COil tutti i tat·atteri della fù>gosi acuta., l'intervento deve esse1·e immedia,to e può farsi 1>er 'eia boccale: apcrt1tra del focolaio di frattu·ra., 1·i moz·i one dei scq1test1'i, est·r a.zionP- dei d-enti in esso pescanti o liberi, drena.ggio con garza jocloform·i::zata. Se la fe-rita interessa anche le parti molli, la disinjez·ione opemtor·ia del focolaio t·r aumatico deve essere completa, la ferita drlle parti molli sbrigliata o escissa lcge artis, la ferita ossea. pu.Zita, e i <lent·i con que.9tct in rapporto immed·iat.o vatmo estratti. La oz1em~irme non è agerole e 1·-ichiede gran de esperienza. È impossibile dire in linea di massima quanto bisogrw fare e fin dove bisognct a1-riva:re. li1tel elle è ce·rto si è che l'o.9so infetto nm deve essere sottoposto a tra:ioni 1:iolente o a tnaltrattame1lt<> di sarta.. L 'operazi01te è sempre delle più delicate. Sr ,qi debba <lrenar? la. fcr·i ta cosi tmttata o medicarla a piatto o irrigm·la in maniera, co·1ltin1ta seconr1o il 11u todo di Oarrel; se si possa snt·urarla i-mmecliatarnente o medicar/a. 1)('1' alemti giorni e poi fa·re la sutu.ra co.~ì detta primitiva 1·ita.n la.ta ovrero ·ricorret·e alla s1ttura secondm·ia, o non piuttottto ta.~ciare che la chiu.çura Ri compia sponta-neamente, è soltanto q1te1>tione di se.n.~o chirnrgiro e cl'rsprrimza in(Ut'irluale. Noi diciamo che 1wn vi 80/W regole /ì8-'>e. ()osì noi abbiamo ottemtto talvolta S1>lendi<li rist~ltati con la sutu.ra imm('(liata, ma non oseremmo eleva.rla a metodo. D el petri p~'-r conto nostro mai abbiamo 7t.~a.to la irriga.zione continua col liq11ido di D akin o con liqu·i di simili, J>arcncloci pi1ì che . buona p·ratica la semplice m eclicazione asettica. N elle frattu·re già opemte la infezione Ri manifesta di solito rml il quatl-ro tipico della OSteitO cronica , il cui trattCHM?LfO per 1-iU8CÌ1'e rnieacc dere essere cau.sale, diretto cioè a t·imuorc.re la C(t1t.~n . È ri.11aputo che la osteite interjrammentaria cronica. è sostenuta cla 1m triplice ordi1•e di fctttori: a) condizioni ins it(' nPL fnr-olaio <li frattura: proielli e .~ch Pgge ih Jtroietti, proietti seoonda.ri (sclll'gge di sa ~so), fili metallici d.i S1ttltra, corpi


718

Ct"llA DELLE GHA:SDI F"ERITE·FlUTT ll RF. E ( ' C.

e11tranei di natura organica (sequestri ossei, de·nti e fra.mm.rnti <li d<mti, peli), c<wità otdcitielw di varia origine (traumatica, scavate cioè da.{[o stesso 1iroietto, e cMn(,rgica in, seg·uito a ra.'Jcltia.menti ?twl. fatti), eburneizzazione ddle pareti del focolaio osteitico coMeg?tente all'osteite con(lensante; b) comunicazione df'l focolaio di frattura. con la. bocca, attmverso llt q1wlr. si fa strada e si mantiene in esso la infezione; c) infezione ùi origine ùcntaJe. <;ue.st'1tltùna è oggi conosciuta in t?ttta la sua importanza, come perfettamente cotwsciuto è il meccanismo per cui i denti provocano e sostengono la osteite cronica È la i1~fiammazione del loro paradenzio che determina la flogosi dell'osso circostante. I denti che hanno sede in corrisponc1enza d.el territorio traumatico o in vicinanza eli esso possono 81tbire danni nella polpa sino alla degenerazione e alla necrosi s·ia per 1-isentimento <liretto da parte del trauma, sia per frattu1·e raàiMla·r i; come pure per prov1lidcnze terapwtiche malproprie (legature interdentali, apparecchi di ,-iduzione e di contenzione mal congegnati e male applicati) può essere leso il pa.radenzio marginale Nell'un caso e nell'altro la paraclentite che consegue insorge con 1m q1(,adro identico a ·q1tello tlella con~une paraclentite acuta, subacuta e crot~ùJa di origine clentale e paradentale e, trasmettendosi all'osso, dà .9viluppo alla osteite d~i frammenti di frattura. La mt,r a chirurgica è la sola cum razionale della osteit.e interframmentaria. Ed è sem.pli.ce e b·reve, quand() è ca1(,8ata (la 1m sequestro superficiale, da un 001-po est1·aneo bene i1Hlividualizzato e da un dente con polpa uwrta o a.ftetto da paradentite apicale o marginale pur·nlenta: può invece essere lunga e difficile se dipe1~de da focolai osteitici cliff1tsi e profondi, d.a sequ~­ stri non del tutto liberi e da tragitti fist()/osi i·n comunicazione C(m la ca:vità boccale. D i regola il focolaio osteitico va aperto, accuratantente esplora(() e ~yuotaf(); e, t1ttte le volte elle· si ha la p·resunzi<me di ave?· operato bene, la fe1·ita. può essere chi?tlla, lÙtrimenti è parzialmente riparata e d1·tmata. N elle osteiti im.,ece di m·igine puramente dentale e paradentale la estrazione dei denti causali costituisce la cura di elezione. Quootlo si 'Doglia essere più COtlServa.tori, si potranno a volte tentare la rimozione della pol1Ja morta e la cura e la otturazione dei canali, ma non dimenticando che la cw·a non garantisce da e·ventuali 1·ecidive. Infine nei casi fa:vorevoli l'amp·utazion,e dt:gli apici d.ei denti i?~fetti può trovm·e utile inàicaz·ione.

2. - La riduzione e la contenzione dci frammenti costit1tÌ8C01lO i due tempi essenziali del trattamento ortognatico delle fratture della mandibola. Con la riduzione si ottiene il ritot··no dei frantmenti alla loro se(te ·nor71/.ale, con la contenzione si mantengono i frammenti nella posizione noYmale cosi. ristab-il·i ta per tutta la durat(r, necessaria all.a loro oo1~solidazione . In ogni epoca si è attribuito loro il tnassimo valore, perehè è da esse che dipetulono gli esiti ooatomici. Soltooto una perfetta eontenriQ1be dopo una perfetta rid1tzione p 1~ò ga.rantiTe il 1-i prist-ino della forma dell'osso , mentre ogni e·rrote di tecnica determina esit-i anonnali, talvolta lievi, talvol/(L gravissim.i , sì da 1·ich-iedere i1~ secondo tempo interventi riparatorì non se1n1JI'C ISempUc..i e agewli. Poche frati ure non esigono la. 1·icomposiz-ione cle·i fmn}11Wnfli, perchè mrmca in f!.8Se og1~i clisloca::ione. Sono q1uste le fra.ttw·e ·i ncomplet-e, le fratture xnttop('}'ioslee e semplici, talune fratture con inCiliMa.mento dei fram,-


Cv"RA DELLE GRA:SDI FERITE·FRATTl'RE E CC.

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menti. P er la maggim· parte im:ece presentano drria~ ioni. dd fram mcati più o meno 1'ilet·a.n ti, che è necessario semJo·e corrfygrre ai fì-'llÌ di 1m. razionale t·rattamento delle fratture. E ' risa.puto che, una volta interrotta la conlin uit(ì di un osso, i frammenti in c1~i questo è stato diviso, a meno eh~ no·r~ sùmo tratten·u ti da ponti pe-riostei o legamentosi o impediti da incunutmenti reciproci, S1t.bisconod('gli spostamenti per effetto di azioni molteplid, quali la gravità, la forza propria MU'agente vul-nerante e l'i-nerzia in primo tempo (s postament'i primitivi), la retrazion~ ela.stica delle parti molli e la contrazione mu.scolare· in secondo tempo (spostamenti secondari). Di q1teste varie azioni è l'attivad.one muscolare consectttiva al trauma la più potente, e, come tale, quella che offre il. ma.ggior osta,colo alla. ricomposizione dei fram;rnenti e all.a loro successi·va i m mobilizza.zim~e. E s.ça si inizia non appena cessato lo stato di stupore determinatosi nei m1Mcoli per effetto dell.a violenza esterna e si fa progressimmente piìt marcata pe1·chè· alla din~imtzione della ten.sione pri1nitiva delle Stte fibre si aggiunge lo sti· molo prodotto S1Wcessit·amente nel focolaio traumatico. Siffatta attivazione muscolare imieme con la retrazione elastica degli stessi 1nu.scoli e dei loro· tendi-ni, delle fa~u;ie, dei va$i, <lei 1~rt'i e della pelle che c-irconllano la mandibola S1tbito ma.nifestata.si al cessare della resiste·n za ossea, pt'Olluec la dislo· C<fzione dei frammenti e questa a sua volta. l'acCO?·ciam.ellto dei ntuscoli aventi rapporlo col focolaio di frattura. A questo accorciamento che viene dettocompensativo, in quanto compema l'ac.corciamento scheletrico, si aggiunge· di poi l'a.ccorciamento causat{) dalla degenerazione fì.brosa elle subentra n el mu.scolo sottoposto ad 1m'attivazione cost p1·ol1mga.t a (accorciamento dege· nerativo). Orbene razionale è da co-nsi<lerarsi soltanto quella 1·iduzione dei fmmmenti la quale mim ad impeclit·e che si formino sùnili accorciamenti mu· scolari, riconducendo i frammenti in sede no1·mal.e e 1-illonctndo per tal modo ai m1~coli la loro p-rimitiva lunghezza e ter~sione. Ora, se si tiene conto che l'a.ccorciament• del mmscolo si effett·ua. e .~·i stallilisce nei primi giomi s·uccessitli al tm1tma, n e deri·ra logica·mente che la riduzione sarà ta.nt.o più facile e p erfetta quanto più precocemente sarà eseguita, facilissima poi se immediata, quando cioè i muscoli in istatolli stupore sono del tutto rilassa.t i. V lt notato anche che lo spostamento dei fra.m menti, se non tlie1~e corretto in tempo, è ca·u sa di alterazion·i fut~zionali e anatomiche da pressione, da trazione e da torsione delle parti molli circostlmti, le qnali a lor t·olta infl·uiscono sulla intensità, sulla estensione e sull.a llura.tlt de·i fmomeni 1·eattitli del focola.io di frattura. Di guisa che la precocità. di riduzi.one toma benefica per attem~are le prime e ind·irettamente 1'iene ad esm·citare 11na dec-isa in{l1tenza sulla evol1tzione della lesione scheletrica. Passand.o a lli·re della scelta dei mezzi tecnici :Ltti ~L ricomporre nelh\ sed e anatomica primitiva i frammenti d i fra.t t ura, dobbiamo premettere anzitutto che essi ha11no raggiunto semplicità e perff::·ione sia per l' all!-stimc1lfo sia. per l'applicazione e risponclo·no alle esigcn::c rich·ieste. D1w forme di rid1lzione si possono adottare per la m(l.nilibola: la rùltt· ~onc immediata, cstcmpora·nca, c la 1-iduzio~~o l'ilar<l(l.ta., lenta, progressiva. Alla p1··i ma tien S?(,bito diet·ro la conten::ionf. perchè si deve evit(l.re che i frammenti ricomposti subiscano nuori 8J)'OSt<tm enti; nel s~;con<lo ca.so in-


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(TRA DELLE CRAYDl FELUTE-FRA'l'TURE ECC.

vece tra l'una fase e l'altm del trattamento ortog1~atico decorre 1m it~tervallo eli tem110 più o meno lungo a seconda dello sforZ<J che si richiecle per corregge1·e le anormal·i duia:ioni dei fm mnumti stessi. La riduzione imnw1liata è di regoln manuale e affidata alla sola fo-r::a dl"lle dita. - in tal?tni ca.si a·iu.tata dalla trazione melliante fili di seta o d·i rnetallo legati intorno acl alcuni denti rlei singoli frammenti, ovvero, se i denti sono pochi e vacilla-nti, a ferule o a piccole docce cementa.te su di essi ed è indicata t~elle fr<Llture recenti, semplici e con lieve accavallarnet'to dei fm•mmcnti e •nelle frattur·e con vasta perdita di sostanza nelle q·uali i mOilconi lnt1Je1'8fiti sono estremamente mobili il~ tutti i sensi. Si danno casi il~ cui i denti, frammenti di ller~ti, corp·i estrar~·i, pezzi di protesi inetH~eati tra i framme·n ti si 07Jpongono alla ·ricluzionr.. Ebbene la loro rimoz·ione è qui immediatamente in(licata, ladllove è controinclioata la re.~ezione d·i parti ossee e la estra:ione di (tltri (lenti allo scopo di faciWare la riduziofle medes·i ma, giacchè la loro oonserva::ione è sotto ogni rappo-rto ?ttile. La riduzione lrnta è escl1uivamente meccanica, in quanto cht esige l'applicazio-ne di SJ>eciali ap1)arecchi e trova la sua indica.z·ione n elle fratt?u·e antiche in via ili co-nsolidazione e nelle fratture COil forte accavallamento dei fmmm enti, 'nelle quali occorre vincere gradaJamente le d-ifficoltà miogene (i7>ertono r1w.~coletre, accorciamento compen.9ativo e d.egeneratiro), le retra::ioni cicatriz-iali, il callo incipiente, la disorie·Ma.zione delle arti. cola.~ioni t emporo-manclibolari e il modificato contatto dei denti. Puù esfwre incnumta e cruenta. Prr ricondurre ù~ modo 1Hogressi·vo incruento alla loro normale posi::ione fuumnmli deviati nelle tr·e direzioni fondamentali, trasversale, vert·icale e sagitt(~le, o r·uotati intorno ad uno dei loro assi, si utilizzan o mez.::i ca7Jaci di sviluppare una forza contù~ua., quali gli elastici e gli archi elastici, o intennittPnte, quali le legature, le viti, le leve, i piani inclinati e i C?mei. 1.'·ulti questi mezzi, a/lìnchè eserciti1~0 la loro forza d·i trazione o di pressione Htti denti e, atttat'l' rso questi, sui fr·alnrnenti, debbono essere ancorati, come 801>Ta si è detto, <la un lato su questi stessi det~ti e dall'altro su u.n punto fi.~so, che p7tò essere raJJpreM'l~tato dai denti della mandibola (apparecchi monom.and·ibola.r·i), dai denti della mascella (apparecchi ir•termasccllari) e dal cranio (appetrecchi cra·nio-mandibola·ri). L'ancora.ggio d.entale vien fatto d·irettamente stti clcnti a tne.::o di legat1tre co1o fili mcta71ici o d:i seta ovvero S1t a.nt>lli, capsltle, fer·ule e docce fi.~sate ai denti con legature o cementate sui clenti o strette intorno ai de nti medicmte ·vit·i. L'ancoragg·io sul cra.nio è conliegu-ito media.nte ca.lotte e casc·hi co.~truiti con 'malcria.l i t·m·i: cuoio, gesso, rneta.llo, e seco1~do modelli .3variati1 · confezionati per ogni singolo ferito, Ìl& quM&to che esigo-no u·n pe1·fetto a.da.t· tame·nto allrL testa per evitare i facili spostamenti c1ti inevitabilmente vmmo soggetti. Sulla calotta e sul casco prende inserzione la forza clestinata a.d C.<N!rcilarc la t·razionc .~ui frammmti rnandibolari. A quesitl tre categol'ie eli dispo!iitil•i meccanici in 1tso per la ridu::·io?udellc frattur·e della manr7ibola, ?nononwr&dibola.ri, intermascellari e cral~io­ mandiholl/d .~i po8smw r·icon.durre i numerosissimi tipi rli appa.1·ecchi proposti da i vari A111ori. Orbene gli npparc·C·<"lti mononul mlibolari a forza conti1lua sono in . li1~ea. gcnl'ralt: inrlic(lli qua.nclo si vuole ottenere w>'espcmsiolle dell'arco


CURA DELLE GRANDI FERI'l'E·FRATTURE ECO.

72l

mafldibolare. b~ tal modo si correggono facilmet~te gli spostamenti in dentro -e gli accavalla•menti ()TÌZZO?ltali e verticali che determinano un impiccoli-

mento dell'arco 111a-ndibolare, no-nchè le rotazi()ni S7tll'a.sse longitudi-nale. Essi valg()OO a-nche a rid1trre spostamenti in basso, per quanto per questi giovi di più la trazione i?ltermascellare. Gli apparecchi intermascellari a forza continua, che realizza1~o ut~a .tr(l$io-ne mediamte elastici tesi fra la rnandibola e la mascella, costituiscono i mezzi ideali valevoli per la riduzio-ne si ptt.ò d·ire di tutte le dislocazioni d~i frammenti mandibolari. Infatti in virtù loro si riport.ano all'e.~terno frammenti deviati medialmente, si uguagliano dislivelli verticali, si tira·M in m'anti frammenti spostati all'indiet·ro e viceversa e si correggono rotazioni dei frammenti. Si tratta qui soltanto di 1:ariare la d·irez-ione della forza tra.ente e la sede dei punti di a-ncoraggio. Gli apparecchi cranio-mandibolari so1w q?telli che meno bene rispon· dono n ella pratica per e11sere p·iù ·i.nilaginosi dei precedenti, perchè non. damw sempre una riduzione corretta e perchè sono in gc 1~ere mal tollera.t·i dai feriti. Più che i dispositivi infMmati al principio di esercitare una trazione sui frammenti con elastici, con molle o co·n viti fissate s?t. u·n tutore esterno appeso ad una calotta o ad un casco (a p parecchi di Ma.r tin, Wieting, Stenzel, Dclair, Cbiavaro, ecc.) s·i preferisco?W ancor oggi le fascie elastiche avvolgenti il ?nento e il cranio, le fionde elastiche attaccate a caschi o calotte e mentoniere di metallo o di vulcan'ite, sia per ridurre direttamente frammenti spostati in basso, parti.colarment.e allorchè i frammenti sono edentuli, sia per coadiuvare la traziorle intem•ascellare. Da ?J.n punto di vista generale noi riteniamo adunque che tutte le volte ·che esistono de•,•ti in numero suffu-'iente sulla mamdibola e 81tlla mascella .riano da preferirai gli apparecchi mononLandibolari e intermascellari. n vawre dei denti è intuitivo agli effetti della riduzio·ne, 7na va t?tttat>ia posto qui itl giu.sto rilievo. Ed è du plice: in prinw luogo come valido mezzo per la stessa riduzione, in secondo luogo come controllo dell'avvemtta riduzione. l?lfatti quanto maggiMe è il nu·m ero dci denti, tanto più agevole e sicura è la rid1tzione, perchè propMzio·nate al munero dei denti sono le proba.bilità che i singoli frammenti siano pro·vv·isti di clenti. Qulmto più numerosi e meglio asseriati sono i denti, tanto più toma facile dedurre l'ottetluta ricomposizione dei f?·ammenti in base al 1·istabilim.ento del contatto gengivo-alveolo-dentale. Vi S()OO casi nei quali per la fMma speciale dei frl~mmenti e più particolarmente per la assenza di denti manca la possibilità di un a»C()raggio esterno alle /Mze Tegolntrici. In simili conrlizioni, informancloci al concetto geniale di Codivilla, si può applicare la trazione direttamente allo scheletro, cercando un p1mto di presa S1tll'osso stesso, mediante unci·namento dei frammenti o mediante la infìssione di chiodi o d-i viti. Que-st'ultirno metodo di tmzionc mediante il chiodo o la "ite, a.pplicato per la pri•ma volta dal Ma.rshall e in qttc~>ti u.ltimi tempi largcunente esperimentato dal Bnilin, dal Lind(·mauu, dallo Schròdcr, dal Ma::;soiJrio, dal SC'raftni e da altri i-n nutnerosi casi di fmtt-u?·e mediante altri mezzi irri-ducib~'li, è semplice e consiNte essenzialmente 11el fissaTe u·tla tobusta vite o un chiodo portante una placchetta di mctctllo sul frammento o s1ti frammenti da rid1trre, in modo asettico, denuclando l'osso con una ì1~cisione .esterna, senza aprire la bocca. La vite o il chiodo sporgenti attraverso i te2-

Gio1'ft4t. d~ medfcino milita....


722

C:Ull.'\ DELLE Crtt\:-;Dl FERITE·FR.\'f' I'I' UJ::

E~CC'.

gu1nenti offrono un ottimtJ pu·nto di prc.~a ])l' t' Il/W fut::rt r·mt ùt q11ale .'li ·voglia e.~ercìtare una lrrdm~P- in 1ma qnrtlsiasi rfil'l·: iont• merlùmle elaiJticì omedùtnte prt~i. ()ttP.~to mt•ioùn di fra:::ion11 aJ/(t Codi,·illa non ~~ dr sfinato a CQstitu·ire un mrif,Qdu di appli1:a:::ionr. corrl'nle, ma dot•rtì l's.w·n· imJ,Ì~'gato in ca.si d.etcrminat·i, con gitt.~te imlirwzioni in ra1l]IOJ'Io tdln .w·d~ . trlla forma, al n ·u -

mero dri frcunmcn.li e all" 71rf','fC11:::a di dmlli ""f'ra di 1·.~.~i . X i' .~i d{'.ve di?nenticare. che t '4 f'.'lf'{JIIito 1·on tutte lP. norml' 1il·lla ?•i ì1 -~l'l'rra rh intrgia.

per

evif,r.tre il~fr>zioni drll'o,'lfW. Ji).s80 M.~tit·uillrr 1 a lto-~lm (ll'l'i.~:n. 1m mr;zo Ru periore al tra;ftaml'nto ('/'1/l 'nio prim.i tivo () ritcm/((/0 nt·lfr. fmlturr rrilt lt1'a.tl· zate, nelle quali ?~rm lnnu>rebbe ag<•1·olP. 1'iNmtf11J/'rr i frrr nw11·nt i, tm('he uJla

volta -'~CO).II'Ito il focolaio tr(1umatù;o. l'a qui ar1'mnato aflrrsì alla po8-~iliilitcì, di . l·ùlurrr aceavallnnu>11ti di fmmm en fi cdent11li nlt'rlùmle l 'appfi('w:ioiW df'lftt for:rt traente .yu ronbed1te con la trazion<• h i pula n·, gra::ie alla qualr .~i possono i.n>ilwpparc cmwgie diNtra.l:nti cont-innc progtes.~i;pc , ot'!Jfro mcdia1t1e l'allJ)li<·ar.ion.e <li t n tori 1-'Stf'rni C011 tlUptice f!'I U'II/'(I!JfjiO fi'U lln .~r,hr•[f'tro 1 sui q1udi. si frl/lmO agire forze

in te m l ittPn t i. JJifficilmrnte una tm::ionr P una prt','<sirmr bUH' aJ'l!liC'afc 1um rù·sr·o1w a COI'I'tggere la di8loca~im~e d1:i frammcl•fi. mn 1·i .~ono ('((,<:·i i1~ cui c.~.m è impotente, alla strsila yuùa. r/11' è ùn]>t,(Pnte o qufl.vi nl'llc ·i-rriducibilità. .ww1ndm··i e, cau.M.te drllfrt rrtrn:ione ?YI;u.seolnrr, drdlr,. orqrwiz-:a.::ione CÌI'rllrizifl{f!. df'llt{ infiltrrr:imbi rmntù!/t(j pros.<~ilm' al f11Ct•/11io trruwwtico e d~tlla, ·m.nrlijil'llfn forma, rll'fJl'i r'.~lrr.m.i l.·iberi dci fmmmenli l"'i' or!faniz::a.:::iont ri.i coag·u l·i e nri caiJi in cui è già i·rw1:minl'iato il .~(1/rfrow t~lo d1•i {rammenti a contatto. · In i 'ulte quNile f'()ndiz-ioni è inu.tilc ins-ù;trre llf'l lmttantellto m('(·canico , mn occorrr 1H'Oet>dere a.d 11n flUo 011l'l'<tliro (olltl·t,fumie, sr:ri.ono eli bri-

glie ci.catri::ia.li, rr'Cl·nta.::ione cle·i fmmmenti) p er rr',ldr re. t.illl'ri i framm f'l~l i e riclurl·i 1Joi, comr>. se si tratta.o;.~e di 1ma. fmlt ztro f'PCt ttff' . Ebbene in · tal·i itltèJ'l.ltliN, se f(tlt·i a. d·i,qtrw:;a dall'an:en1tla ftattura, si risco1.trano .t?cmprll altcm::ior~i 11m·ie e 71iù o ml'nn Nfliccatr nello scheletro p, nelle parti mo7li: le prirne consegurnti. a.i mod i jiNt.l·i rapporti de'i frammenti, a neoform(t.::'i oni o acl atrofie ossee, dipmd(jnti le Reooncle da cicatrir:i, drt acnorcia.numli com.pr.nMtlivi e dl·gcnemli1ri iltlle 11({1'/.i mo//>i, e llri ?11.11-IJeoli e rlall'atro(trt ([(~ inrrzia di questi. Ke11s·u n inlt l'llf'!lfo. m w he il 1neglio f'.~e ­ guito è in gmdo di 1··i]11Jrtarf. nllo stato normale l e 71m·ti n/O/l'i sc{(;)'otiche, tu·r·oreictfe e ntrnfidw, rna solfrmto trattamenti ·iJ~ttgrntiri. .~ucces;~ivi tJroflmff'tli rar)'(mno a influm::arle hMu•jieamrnte e a stal!ili rr eumpPnsi ad<'gua.ti (l/la fu n::,ionr. P n·t o ntr1 1•a rlt llrtlo rome bnona 'l'l'gola clw il t l'al t. a mi:'n t.o <:l'Il t'Il to 11011 dr>\'1' 1"1><• ' 1'<' l[<•c•i:;o l r·o ppo {a t'eli, 11N'f'/l(l 1Jiìt è (lifjerito c rnrtgyiori Nmlo 7t, rtfft'l'u:irmi dr·llr Jlm·ti molli e dello sl'llf'll'iro, ma_qgiuri le diJJicollà. ope-

,.,1,,-it·. ,,;,', grrrn; l'u(jr.m n.i l1ssuli, e quitMli m i,~ori le 1"'·~·~·il;ilitrì di I.LIIa n·i 1~/t gro: ÌIJitl' l/llll'jultiiJÌI'ft c fi/Jt:inu,tfe.

('11111/d!•to

(Continuo).


MEDICINA COLONIALE E NOSOGRAFIA COLONIALE ITALIANA Coni• l'<' rll.>.t J.:l p ro i . Paolo Croveri, incndcn~o di Pato logia F:'lo tic:u 1: Colonia l·• n •·il.;tR .l:niv. J·-.it >t di :'llc•<simt, adi Fllkin.ii nwdit·i .J, .J .Pt·••sidio milili'tl'P di 'f•>r·inn. J'IWN>Iht •hol JWitn<l c:>tpi : a n o nH'Ùico PAsQI ' AJ.r: C:.\< : LTARDI

L 'a;,·gol~tMto che. traltM·ò oggi, per f]Mtile e gradito i·1~cito llello·ro Direttore eli Swnità, è troppo rasto per essere comp·iltll~mente Sl'olto in una confere-nza ; m.i lirniterò qu.inlli a fì..~-~(tre i termini entro i quafi 1le11' e11sere compreso il concetto eli J[ cdicintt Coloniale e s twcmtSil1(tuwnttl 1Hulerò in ·modo liintetico d elle *>~tre Colonie Africane dal punto di viNta nt>sogl·afico. Il nvm.e ili Jfeclù;ina Colonirtle, ·meglio ancora clel nmne di Patologia e-~otica o tropic:ctle, è pil't com.prc n.~ioo, poichP. si rife·risr.e non solo alla Patologia, rna anche alllt l giwc, alla Pm·a.~-sitoloftia. e (tlla Rfl.tteriolorria, (~Jlplicate alle mfllallic coloniali. l limiti di e-~-~a .wno tli/fìeifi a 1$/abilir.~·i: e lo ~te~~u P ATRTCK J\f.\~SoN, nno dri fonrlato1·i dell(t Jl1·di<'itta Coloniale, li C'l' i l'l' va : S e p&r malattie tropi(:a.li .~i inteJUlCi5Fi i;I'O ~>ola. mt'nle qnrlle per.nliari e r.. nfi,Mtle nei paesi cropirali, -un tmtlttto di malrtllie trn]JÙHtli dovrebbe e:w:re ridutlo a ben Jiut:hc pagine. J( a se noi ·intentliam.o sotto tal nome IILl/t: le malattie che Ni trovano ai tropici, il lnWI'() dol;rtlbbe inclurlere qvasi tutti i capitoli 1lrlln JINli<:ina ''· X oi possiamo clire che la J{rdic·ina Colonia./ e contime t1clte le noz·i oni 11 ('t:t;~>sarie a rliagnol5licare, Cltrctre e prevenire le »Htl(tttie, che MitO proprie tlt lle regioni troz1icali o v i p?·<:don~in.mo, e che, nelltt grande ma.ggioranza, aJlllM'lengono al let Palo log ia para.~.s itm· ia. ì:; n ecesntrio .~olo aggiu ngn-e che - cla.to -il ]Jerfezionftlltt'ltto continuo ilei mC>zzi. ili cowunic:a::ione e il conNC(Jwmte increnwnto d•:f]li scambi rapidi fnt un, CO't1tinente e l'tJ.ltro - le sin(J•,le tJatolugie dci vari p(l.e.~i tenclono a perd&re la fìsiMv,mia tnflct spl'ciale l•he 1JOievano a:t,ere, z.w· a,.y.sumerne ttna oom1me, 1'C!ifrmdo fi-~-~ r in < :erte lot•alilà solo le m<Lluttie ll'a:<mcsse da, SJ!PC'iali agenti. rhe non trolifl..no aUrore le conrlizir,ni n ece.çsarie per la loro t ill,, ad esempio la l}lalattia del sonno, li m itallt a.lle. regi, ni af'ricane ovr. r>iPo·no le glo.~.1·i-ne tm81Mttil ri<:i. Inoltre appnnlo ])('/' llt facil ilà rlei r(tp]1orti frc1, le va1·ie ·r r.girmi del glnbo, la tJo~>~ibilitrì tll:llu -~cambio elci morbi sarà a u mm~tata; e f[ltitu.li lct .M.er~·ioina Uolonitt!e f( r.n(' f!~>ltmr7m·.çi a ne h n in sztpffrficie ~~ aompre1ubwe lo .~nu!io tli malattie e/w si l'rcdono r~sr~llf.~ive di z,,,.l.llm: regiuni, cvme la iichi<!~o.~tomin.~·i artcro-reno.m dd lonta.no Orienlt:, la tripa.nosl)miasi am.t:ric<.m a da i:kl!i:.:ut ryp.llllllll <Wn :r. i, ecc. Tnfine 1~ 1Lfile eh~; il medico - pm· t:.splira.r e bene la. .gna attit:itrì. nelle: Coz,,,~ie cono~>ca, &irt pure a yrmuU tratti, le 1Jrinr.<JHtli malattie d egli animali, specialmente i" l'(tPJIOI'to Gtlla (liagno~>i e ai proJ•vcrlimenti prof(


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lllF.OIC lXA COL O XIA J..E E NOSOGRAFIA COLON IALE JTA.LJ.u;.4.

filattici, ed anche allo scopo di poter riconot~cere eventuali serbatoi naturali di parassiti, agenti di molto rnalattio tropicali dogli uomini o dci· mammiferi utili. Questi serbatoi nat1,rali di parassiti sono rappresentati da vari animali, che poco o nulla risentono della presenza dei parassiti intesi in senso lato - comprendenti cioè anche i batteri - e che so1w le fonti inesauribili (lalle quali gli artropodi ematoja.ghi at.ti11{1ono gli age1~ti patogeni drllP. malattie per i-MC14,larli ad altri organismi sup&riori - uomo e ·mantraiferi - che assalgo·n,o p&r nutrirsi. Cito ad esempio i piccoli roditori, quali ospiti ~ntcrmedi dei Trepot,en~i delle febbri ricorrenti, i ratti quali serbato·i secondo rece1~tist~imi studi- della Rirkett>:ie del tifo pctecchiale. Q1testo non sarebbe che una modi ficaziotl.e del tifo murino o benigno o endemico, quando le Rickettsie che in que.~t'1tltima forma sono inoculate dalle pulci, si adatt-ano all'organismo del pùlocchio esclusi·vo parassita umano, che inucula il germe direttam ente da 1Lom.o a uomo senza l'intermediario ratto, ttcn.t~nando le epidemie ili grave tifo esat&tematico. Per i t·r ipatwsomi patogeni e11iste certam et~le 1m serbatoio all'infuori dell'uomo e dei mammiferi utùi, probabilm ente rappresentato da ani1nali selvaggi in istato di. premunizione, dal t;1tale le Glossine o i Taba-nidi o gli Emitteri lo traggono; così probabi.l ntMte l' .4. rn~adillo ~ il serba.toio dello Schizotrypattmn cruzi , inooulato all'uo1no dalla Triat.oma megista. Per la gra.nile famiglia dei Tripanosomi africa11i Mtl. abbiamo nozioni sicure, benchè casi di tripa·nosomiasi cnntratti in luoghi, da lungo tempo disabitati da uomini ed animali u tili, ci di mostri·no l'esistenza di questi serbatoi di virus, che sarebbe sommamente u tile conoscere. Per la Tripanosomiasi, trasmessa dalla Glossina morsitana e sostettuta dal Trypanosoma rhodesiense, dopo che WENYON sostemte c'M tale 1'rypa?wsoma non è altro che una varietà del Try. Brucei, agente della N agana dei Mammiferi domestici, potrebbe emettersi l'ipotesi che i bo-vini ed equini ammalati di N agana possatw rappresentare nn' eventttale fontB d'infezione dell'uomo. E per tern~inare aceeanerò alla relaziotte fra L eishmaniosi umana e nanina, argomento d'·importanza ecceziu,.ale non ancora risolto, che nterita uno studio condotto contemporaneameute nelle regioni dvve ~ endemica la malattia. Si può a buotl. diritto concludere q1tindi che anche n el campo della .llf eàicina Coloniale es·islono intime relazioni fra la 11fedit:ina mna·1ta e quella comparata, alla stessa gttisa che esf.stono uguali relazioni n el campo della M eilicina dei paesi te·mperati (carbonchi o, tubercolosi, mal rossino, 1naltese, ecc.) e s nb-tropioali. Ed ora consùleriamo le nostre Colonie dal punto di vista nosografico. Bisogna premettere che esse, oltre a,l valore politico, ne hamw uno econontieo, che se pu.re non ~ para.gonabile a quello di altn possedimenti africani, è B1tscettibile di contin·ui migl·i&rant~mti: n-osogrufìcamente so1w pi1ì salubri clelle altre colunie1 1nt.tn<;ando in esse alc1me maVr-ttic gravi in forma endetnic.a (m.a1a,f.ti a del sonno, jehbre gialla) e potendo co.~tituire anzi, come ail e.~Nii pio, l'J<;ritrea, delle Na::ioni cli11~atiche p er i ricchi coloni dei possedim.enti finitimi. P er la Li bia poi si sa da t7ttli che il clima ha caratteristiche pressochè ugual·i a lJ1'clle della Sicilia. l.,a salubrità d elle nostre Colonie è da intendersi tuttavia sempre in

senso relativo; e il colono potrà viv&re bene, solo se saprà adattare la sua


:\Ct;DlOL:-<A t:ULO.S LA I.E K NOSOUKA~'IA COLONIALE lTALIA:-lA

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'Vita all'ambiente e se saprà difendersi dalle malattie, che mitla?W - più che m patria - la propria salute. La salubrità relativa ~ d<nJuta alla loro posizio·ne geografica, ohe le lascia at di fuori della barriera delle febbri mortali (febb-re gialla, tripanoso•miasi), accompagnate dalle diJ?stJnterie, dalle anemie mala1·iche e vermù~ose . ,Mentre all'o·vest questa cintura nosografica tocca il ·mare, ad est e.~sa ·twn raggiunge la s1ur. co1npleta efficienza chiJ ad occidente di quella grande linea di fratt•nra che comprende i grandi laghi equatoriali e la regione occicle,,ttale dell'altipia•no abissiwico. Le reyioni comprei?e a oriente di tale linea fino all'Oceano Indiano, come ad esempio l'Eritrea e la S omali a, hanno t:l·ilma JJÌÙ temperato, per condizioni orografìehe e per l'effetto de·i J?lOnsoni, e una twsografia, propria, meno grave, speoialmMlte 8f' con.~iderata in rapporto ai bùuwhi immigrati, per cui possono dirsi privilegiate da un punto d·i v·ista igienico; pri·vilegio che va co-nsiderato - ripetiamo - non in senso assoluto, m.a co-mparativamente alle condizio·ni sanita·rie delle a.Ure colonie africane della zona cavla. Alcuni dati statistici bastano a dimost·rare la verità di tale tUsert<>. statistwhe des1mte da .~t1uZi di BE&ENGER-FARAUD dà cifre impressionanti d·i. mortalità dei bianchi per malattie tropicali: allo Ospedale San Luigi del Senegal su 100 1norti se ne hairvrw 13 per perniciosa malarica, 4 per febbre biliosa emogZ.obinurica, 37 per dissetlteria ed aJ?cesso epatico. N elle regioni dei grMw·i piani equator·iali la statistic~ mellia dà, su 100 m,orti bianchi, 40 per permeiosa malariea, 45 per biliosa emoglobinuri,;a, 4 per dissenteria ed ascesso del fegato. U1ut mortalità non dissimile si riscontra nelle colonie delle zone calde a1nericane ed asiatiche, dove fattore costante di tale mortalità è la malaria o la disse·nteria, con fattori propri rappresentati dal colera per l'.Asia, dalla febbre gialla per l'.A nterica. N elle 1wstre colonie dell' .Afr·ica orientale 1wn abbia?1lo cifre simili, anche se consid~riamo la mo-rbilità. e la mortalità nelle 'nQStre truppe duroote le co-nquiste colo·n iali, comparativamente a quelle avute dagli eserciti delle altre N azioni colonizzatrici. Dopo questo quadro nosografico d'insieme, consideria11lO dal nostro punto di vista medico, e sempre a grandi tratti, cias>cuna Colonia. LE DANTEC i1~

LIBIA. - La Libia è una vasta colonia ben delimitata geograficamente solamente a nord dal Mediterraneo, con 1l-na super{ieie di circa 900.000 chilometri quadrati. I s·uoi confì;ni ad oriente con l'Egitto e ad octriàent6 con la Tunisia SCinO deli·mitati 1l6lla parte meridionale da una linea convenzionale, C01l{i-nante co1~ la fasuia desertica del Sahara. Essa è divisa in d1.l-e regioni, ta Tripolitania e la Cire·naica, divise a loro voUa dal golfo della Gran Sirte. Le due regioni ·n on differiscono molto dal punto di vista climatologico, orografìco ed iilrografìco, pur essendo la Cirenaica più mo-ntuosa per il suo altipiamo più vasto e più prossimo alla costa, dotata di acque per&nni l'correnti alla superficie (l'Uadi Derna) e possede-ndo essa la vasta regione llalubre di Cirene, già celebre per la mitezza del clima e per la fertilità. La Tripolitania - 1·ispetto al cli·m a - può suddi?tidersi m 5 zone: la marittima, uon~prettàente la failcùt litoranr.a con le oasi costiere, la quale


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~1 -F.OJt'l~A C'OL()NL\LP. ·~:: :S~>:<OC-ItAF I A ('OI.OXlALE fTALlA~A

dalla. zo11a litorrmea dr:lln •'lidlia (' dl'i/'IIulia J[el'idiunaJ.e solo pm· l'injluJmza dPl l'<''I·IO drser!iro - il .'!hihli - r•ltr ri (!/'/'Orla le ·m agg-iori temJ• ~'mlun· ({t·ttO a. -17° o//',mbra) . A Ttifwh la. lt' lli·J'erutu~·a media, an?~Uale i; di 19.9 0 1 rmnidità l'l,[ fili va. media (l/'l fii) \J• ('!l$('.'ti.rlO ]JÌIÌ. (L/fn d'Mtttte citi! <rin.l;t·rno. L v piogyl·..~alro SJWrn.dich•l apparizi,mi neyli a/In, 71/ (':si, sono limilrt/ P. al .~euu's/re 111/0hrr-marzo C()'lt '1171 111a ,~.~imo a àù·embre.. N r17a zono cosl i•·ra Ri lta quindi ·u ,~ clima regolare e agciutto. Krlt({ srconda zona climttli(:ct1 Tlt ;;trppi f'a, .~i ha una ten(lenza alla crwattrrù~tiea l'onti·nenl al<: con ]>Oolti sbalzi, fm kmf~t' ra.l?IJ'a, nolt11rna e dinr·na . .Yrlln terza zona (a li !OIJI UO-"à - 111ft• caralleri~tica Si <tCl'f'nf lta, r•oichè /'t~ffi . t1ulinP wm f. t al/l da 1tWtlt:rrc.re la mag{!ÌfJ1'f. tnnpera/ura rlor uta alltt latitwhne p ·i ù rw:ridiona fc: si Jw, quindi 1111 clima che può ch-iama·r.~i IIIOI!e1'1tfo t r.nclente ttl calrlo n ei mesi tJ.s/iri. differi.~ce

}.' f'llr. d IIP. ultime zonfl, vrNI•· ~(·rtint e dt ·~l:'rt i<·a, si ha 1W climu f'o/1· ti nenia/e etti do. La C b·t·lla ·ic(~ clc~l p u·;,to di d.~/(f, oli nwto/t,qico , è mo/!f) .~imilr M/o. Tripoli tania.: ne differisce Rolo JH'r la 8Jtti0iale conformazione rlell' nlto1'iano, che fl(l oriente di B engosi .~i afl(tccia al Mnlitenaneo e nou /w la zona sle7J1Ji<;a, che nella 1 'ripolitcmia separa la ~01w litoranea da Q1tdfa montuo.~a. A.')olo il S1'rl BfJI/tgas'Ìno, vm·so il Golfo della Gran Sirte, ha u·n clima clw - a.l1ontananclo.~i dal mrtre - a.~S1Wlf\ la ca?·at;tcris!i.ca rlf•ll" zona stepJJica . Il Oebel Ciretlctico 1·app1·esenl!t la zoona. r.limatiea ?niplifJrP come è dùnostmto clalla città di C·irene che era {i&cmtis:;ima cume st.a~iru~e climat,ica all'l'pO<'a· romanct, con 1ma. tr.mperat1wa ·media a.nnua.le di Hi 0 J, r1 cente un masNimo di 21 ° 4 e 1ut minimo di Il (J fi. N rllct n osografìtt della Libifl - Pscluàendo il pm·iodo bellico dt!l{{, prima otwnpa::ione in cui ~>i r.bbt·ro lt~ malat.tie solite che. aecornpag-nrmo le tr1tp7>e in Campagna. (malattie inlP.sfin(tl'i, ti,fo. pan"l·i fo, <lerm.ot.ifo e rNssenterie va.1·ie) - troviamo poche mrdatt·ie t1·o1,icali allo 11tato att.ualc. Lct •malaria è p1·esente in T ·r ipol-itrmia, benchè tnolto dùnù~?dta risprtto al periodo 1n·c-bellico \SFO RZA ) f set·peggia nelle località orr l'a.cq-~ta s·uperficiale pN·mette lo tfviluppo degli Anofeli. }<;giste in pat'ecchie oasi del F czzrm 1JJODATO) : 1Ji pred~mina il Pl. vivax , ·ma a Ta1:urga. (REGAZ7.I ) f u CMlstatata la JH'f.Se nza soltanto dr.l Pl. ,falr.ipM·mn. Nella ()irenaica pare che non 'Vi .sia mala1•ia a·ttlO<!Wna per l'as.senm quasi llSSoluta di Anofeli (Z AVATTARI) e che i pochi casi riscontrati sia·1w d 'importazione. Il Pla~modium pred&minan te semlrrerebbe il vivax, ment?·e sarebbero molto ra?"Ì il falciparum e il m:JJariae. Tuttavia una ricerca sciet~tifì.ca 1·igor(lsa sulla pt·esenza delle zanzare malarige.ne e cle·i plasmodi non è stata eseguita in tutta la zono.: ad e.~Mnpio pl.tre che 1Mll'estt·emo orientale del F ezzan, dove .Q'Io diCP. ell e ·t~on. vi sia mala1·ia, esista 1t·n'oasi chiamata U~O-('n-Namus che signifka conca delle zanzare; ciò non vcn·rebbe dire presenza dell.a mala.t·ia, poivhè non bast<t la zanz(t1·a a pr·odurla, tna il fatt.o potrebbe as.~umcre importanza 1JCr l'itnmi gmziorH: €l'ind·i vidui malat·iei, che creerebbero le condizioni, atte a p1·orlt~rre la ·malattia. La, Leisllmanio.9i~ 'Y•Clle due foTm.e, vi.'fceral fl e cutanea, esiste, ma t~on è frequente. Negata da GABBI e PATANÈ, mnm t•ssa da alt·r i, è defì.r~il'iva­ mente oggi amm eJ?sa. sulla 1JCo1·ta di ricm·olle r·igO'I·ose: cl'altro·nile la Lei8h·


)ll·lDICL:-. .1 I'OL'I'-"1~ 1 .1·: ~' '\'11!<0(;1< 1 11.1 \'1)1 0:-1 1.1 1.1·! I'I' .H. I.I:O.A

m w> in:;i è t•ntfr'Jtl Ìt'll .S1ta U8s, ·u::o.

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727

.ll nlit•·n ·a rl f'o e xlrt p i rr>!•[)e la

dnlo'•r /,ibiu.

], a Fr(III/Utlrsi a. yiri x•yMilnt~r. tln ClA TTl c ~A t: J::t.LA tlr.l lHIJ. è .stata dichiarn.ta rr,.~.~l'ltl•· d11 lla f'irr naicrr (Jfm l' PAT .\ :-;~;J t' am,le.<~.<w, da 'rEot~:-;c m che n e lta dt•scrillu n.ktuti r·f!.~i . _\'1'/fn Tripolitania. in S(~fj'l.tit<> a77e rir·erclw di 0NOR .\ 'L'O c C.\~0'\1 pro·r: r·lt r lcr malnUia xirt. .'(/ttllt cunfu.ya. a 11ol/r: con la..~i.filitlf'. ]lfJi('/ti '~on si i: ditti •J.vtrn/a. 1'r1xl. t'tll:llltfir,...,o. t:omc nl'lle al!rfl 'l't'{liuni: JJilSfÙMfiO ammt!ltr·r•· !'''l' fa/.; ctl l'lclfl'l'f! 1'1/IJ es.~tt r1/J f,ia. w;su.nlo una fonnn

atipica. fl t'Jvllo/.-n l) la IJJ'Oil('Ù i:r C III IJI'I'(IIjÙ:tl d ti lt't flfri<P1Ua bt'OILC:ftitt{(' 1/0n pm:soao consùlemrsi lll.ttluttit· l1'11(Jir:ali C1tdr.niehc ((,·([a Libia, poù:/tl· alcuni crt.~i j1a·o·rto deseriti i anche in ltal ia. D el grulJPo d elle fcòb?·i rì,·m-renti è JII'MI'·•tle l<~ fe.b&t;e 1·i<:ol'rente CONiiiOpolita., (Jhe - .~ e ?Wn CIW«hr. vene - a$.SIH/Ul '/W a·u.damf'nto urave .~pecial­ mente n t:gli JiJu.rope·i. Sulla zm'SMII(~ int:ett; dr/la frbbre l'ii!OI'I'e·nt.~ rlu 'I'rP)JOlll'lU<b dutl-on i non .si è rl 'a.ccordo. 7JA\' ATT.\R[ ne n ega la, li.Sisf.e,bza, •Ji.fJil al"l' llllr, moi risconlralrt l<t [JI'csew::rt d ef/'Oii]lite inlermed·io, nwntre St:t·ondo reN'J~t i.~XÌIÌIII rit•t·rf'it l' ,y,tn•MJf: .~f(tlct ri.~t'tln tra./a. la. vre.~enza dl'lla

O rnil ho.J,,rus JIJo!lhala . , [,.;oru.a r: l!'u.\:-; ( 'iiL:'\l l'a mm t>tloll tl, benchè f<t rif, ·nya l'•lm.: (L f{l! eslo JII'OJ1118ilo or:eorre r'icortl((re couuJ da studi di ~ ll'OLL t; , ;\;... LJJ-;1{,.;0' o ( 'Oh\ Rto:T,( ' OPR ri.~ullel't:bbo l'lte. a!cuwi -microm(l·1ft lt1if,ri ( .11 •·ri tlltf's .~ft,,,·it. ( 'tt'liOdadyln.~ .fJ llltrli 1 ecc.) .~(1}1-fJ o.<'fJ·i t·i abit1u11i tli lreponn11i trrtsmrx,, i fltt dirPrsP. spl'riP. tli zr·ct·hc (oi.tro c/; r. r!rcll' O. y~t.l's(ultimo

·mu1tu(lla ), 1"l1' cui la/i.

ro.•i·''!lllli P"lrc; 11br l'll

,.,~_.,,.,.c .~CI'bfl.loi

r1i l'in<.~ per

l' uumo. F urono ri8cnntra f.i r· tft•scril!i in JA!tin casi di (;nmu./oJtlf~ ulcer080 d elle 1)u.r1eurle, ulct'l'n f audt• Jn-ÌI'a. r. tro ,,if·alf, bu!JIJIJnl' clùnatif·n, norlosità

i u.tta-articolw-i. Lr1. Scltisto!wmiasi vrs!'icrrlt? da Sehistosolll:t lnl <'liJ<LI ohinn1 è cerf.a,m ente prc.~Pnte ·in Lib·i a: è .~ta.t{b ·ri.~contra.ta la prr:.~t· n.:a, anche dell'o8p·ite ùtt&rmedio, il Bullinul': con tori us, mentre ·n on è sii! lO (te.~criUo fìn'&l'a 1~es~un caso <li Sc.hi.~tosomia.~i iutr.:;tinale. 8rmo :;ta.ti rlescri!ti ccMi i.~olat~ rli Pamgorl'iasi (O~ORATO) e di Boltioeofrdo:si; ma f((li ca.~i clebbo1w <:onRiderarsi cas·i d'impm·tazione, mrutea.ndu in Libia gli ospil·t intennctli di tali malattte. L'A. nchilostontiab~i è ?noUo mm. Non si ha'nno notiz·i e p1·ecise .~?tlla 1n·e.~onzft o meno della F'ilariosi lla W uchererùt ba·n arofti. N ci riguardi delle malattie hattetif'lw. trala.~citwdo t(1Wlle cosmopolite, possiamo dire che il colera a.~iaticu r il oaiuolo, prP.•ent·i all'atto (lella nostra oc!J~tpazicme, ?lon hanno fatto più C01n]Ja?·sa in fo·r ma epidemica; mentre la leflbra, abbasta·n za frP.q·ulmte in Uirenaù:a, è pressochè asse11-te rilJ.lla Tripolita.nia; e la p e.~te b?tuboniolt si à maniff'.~ta.ta semp r e in forma .sporad·ica, sì da fa1' 8U1J]Jon·e tJite i · casi clesc,·itt·i pmvenivano con t1ttta pro.bab·ilità dall'esterno. Per tern~inare gM.~Ia l'a]nda ·ra.~segna a.ccen1~erb alla d·isscnt&ria la quale si manifeste) in for-m a e]Jiclernica dm·anlo il perio(lo llella nost·m -occupazione: secondo CRrxo.r-:r 1'80 % fu 1'a11P1'l'-se-ntato drtlle fornte di dissenteria amebica, e l'altro 20 % (lal.la jm·ma. bacillare. L 'ep·idemia fu pre-8to domata e in seguito ·nor~ se ne ebbero aUro manifestazioni, quintli si


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ME DIC INA COLO :-IiaLl': E NOSO C RAFI.~ COLONIALE lTALL~NA

può dichiarare - a tnalgrado dei pareri d-isJcot·di di alcufl.i medid cheessa è presente come in tutti gli altri paesi llel ·mondo senza peculiari carattm·isti~Jhe epidemiologiche. ERl'l..'REA.. - L'Eritrea , la primogen-ita dello n-ostre Ool~nic, con una superfi&ie di 118.609 chilometr-i qtw.rlrati, costUt~i.~ce i~na tJonti·nuazione dell'Altipiano etiopico che ne forma la nerbatura centrale e precipita a<l e.qt, per mezzo di 1t·n erto costone, StLlla fascia di pianura sabbiosa· di vada lunghezza (da km. 8 a 70), bagnata dal Mar Ro.Yso, e degrada a nord e ad ot•e.~t vm-.~o la pia·nura sudancse. L'altipiano, che imprime ad essa la camtteristica geografica, è co.~tituito da una superficie pianeggia-r-..teondulata, intersecata da profonde spaccature e st~.olla q.uale si eleoa1w le caratteristiche ambe, aventi un'altezza media di 2300 metri e u1~a massima di 3013 (Embà.). Tale altipiano di·vide i due bacini del Mar H.o11so e del Nilo; il primo ha un solo fiwme importante - il Barca - che nasce nella Colonia e la percorre pe-r i due terzi circa ilet suo corso, entrand.o poi nel S1J..dan; il secondo invece h.a il Setit e. il Gasch. Nell'Eritrea pos.Mmo co·nsiderare 3 zone climatiche di1•erse: la zona della pian·ura sabbiosa orientale, che si estende dal M ar Rosso alle prime pendio-i dell'altipiatw, ha un cli11~a caldissimo, umido, uniforme con pioggie invernali (intendendosi per inverno il periodo che da noi è inve-rnale}; la zona dell'altipiano propriamente detto con un clima l'aldo di giorrw, ma se11~pre fre!lco e a volte fredd.o di notte, clima che diventa piu caldo sulle pendici occidentali dell'altopiano (Oheren) con un regime massimo di pioggie estive (maggio-settembre) a caratte-re tropicale, cio~ a dire pioggieviolente, di breve durata e generalmente po71leridiane; e infine 1t.na zona della pianura nord-oacidentale della Colonia (Valle del Barca, Ago-rdat, .Tessen,ei) con un clima t'aldo, secco~ a tipo cm~t·inentale, con abbassamenti nott1trni di temperatura e con un reg·ime di pioggie estive, aventi an-che il' carattere tropicale, accent1t.ato for,qe da una maggio-re violenza e da una pi-u l·wnga d1trata nelle ore pomeridiane. Con quest.e favorevoli condizioni di precipitazioni piovose il suolo Eritreo appare povero di fiumi scorrenti alla superficie: tale fenomerw èdovuto al fatto che le acque, dopo essersi incanalate negli alvei dei fiumi e dei torrenti, penetrano facilmente nel terreno p()1'oso e costituiscono delle correnti sotterranee, man muno che si avvicinano allo sbocco nelle pianttre. Esse alintentano ilei pozzi, n~olto importanti dal punto di vista igienico e utili all' appr01'vigionamento dell' acq1~a potabile. Dal punto di t>ista nosografitJo b·isogna d·ist·inguere anche per l'Eritrea il periodo bellico dell'oco1tpazione~ i.,a m~i pred01nì-narono i colpi lli sole e di calore, l'ileo- tifo, le di ssenterie varie e le malattie gastro-intestinali d'altra natura, e il periodo post-bell·ico, in·iziatClsi col trattato italo-abitrs-i?lO, periodo fe.:ondo di studi da parte specialmente degli Ufficiali ·medici. È merito del Corpo Sanitario l'aver creato - come del resto nelle altrecolonie afri~a;ne - '!.m'organizzazione ospedaliera 8 igienico-profilattica con Centri bene att1·ez~ati (O$pedali di MMsaw,, Asmara, Agortlat, Infermeri e var·i e, Laboratori batteriologici 8 chimici, btituto Siero- V aocinogenQdi Asmara ) ·pfir la. prcpara-<ione rli .'Jieri e vaccini per lo .<ttudio delle malatti~ infettive e 1Jttr<I S8ita.r ù: tlel bestittm e.


MEDICJ~A C OLONIALE E

NO!'IOflR.o\FIA COLO:-;IAL~ ITALIANA

729-

Le malattie domina.nt.i dell'Eritrea sono due: la lue e la malaria. La prima n egli indigeni non produce gravi f(mne nervose (pamlisi progressit,a, tabe dor:~ale) nè, come affermò GABBI, forme vascolari o aborti. 'l'ale dato nosologico pot·rebbe essere spiegato piu dalla coesistenza negli stessi inrl-igeni dell'infezione malarina che non da un diminuito ne1,rutrupisrno del virus Bifilitico: nei bianchi infatti il Treponema pallidum ha lo stesso potere patogeno che ha nell'Europa. La malaria ~ la malattia più frequente fra le parassitarie dell' Er·itrea: essa ·n on ha uguale diffuaione i?~ tutte le zone, benchè al rigt~ardo esistano pareri discordi, neganrlone alcuni la p1·escnza sull'altopiano (dai 1000-1500 < rnetri it& poi) (RITUCCI-CHTNr\I ), ammettendola altri (DI CAST&O) anehe a 1 800 m etri. A dirimere la questione occorrerebbe l'osservazione esatf.a per determinare se nell'altipiarw vit•cv1~o gli anofeli maù&rigeni; p-robabilmente si può dire che, allo st-ato attuale delle nostre ricerche, manca nell'altopiano la malaria a1ttoctona. 1-1~ merito alle forme di malaria, se pure possono esservi pareri discordi s1tlla predomitumza di questa o dell'altr a forma, bi.c;ogna co?wludqre che tu tti i tre tipi

di Plasmodi sono presenti. L'.Amebiasi non es·isterebbe, secondo affermò GABBI, nel bassopiano ocmdentale, mentre esiste neU'altopicvno per ragioni non fa<..ili a spiegar.•·i . Probabilmente l'affermazione ài G A.BBI va pre.9a con beneficio d 'in1JCJ~tario, iùJto t"l carattere cosmopolita della malattia. La Leishmaniosi, ·nene due forme viscerale c outa·nea., tlon è stata accertata in modo siet~.ro e tem·ieamente la sua TIL(m.Janza potrebbe essere messa in relazione coU'assenza àei Flel>otomi, constatata da ZAVATTA.RI, bencM non sia dcfi·nitivament.e risolta lll questione del rapporto fra Flebotomi e L &ishmanioRi: comunque G&IXONI aff1!1'ma che nei Commissariati àeZ Nord e àea'Ovest sono atati osserva.ti rari casi della nw-latt'ia. Si aggiunga, itwltre, che CONTI desarisse Za Leishmaniosi canina che Msì strette relazioni ha coll'umana. In modo sporadico esistono la Frambo esia (GABBI ne descrisse 4 casi nel bassopiano occidentale), il tifo petecchiale, l'Anchilostumiasi, la Elefantiasi da Wuchereria bancrofti e la Filariosi da .Dracurt()ltl1tS tnedinensis. La Rioorrento oai8to 8iouramontc, o.<1.9cndono 8tati descritti aZou·ni oru~i.

Rieordo solo a tal proposito un'impm·tante com1tt1icazione ili CoSTA su una epidemia di ricorrente ma!igna (·mortalità superante il 30 o/o), os.~er1Jat~.J dopo la Guerra Europea nella regione di Adua e A.ru1n (T igrai settentrionale). Esiste inoltre Z'age·nte trasmettente, l'Ornit hodorus moobata. (FRANCR1NI 1 COS'l'A).

Le •Schistot1omiasi non sono state mai ossenate: 1nolto cmnu·~~i Ìln'Veoe sono le Teniasi e le Elmintiasi. Nm esi.~te la T ·r ipanosomwsi; d'altra parte le Glossine trasmettitrici (palpa.lis e mor~ita.n:;) non potrebbero trovare nell'Eritrea le condizioni ambientali per vivere. È presente la lebbra.

Fra le 11~lattie àegli animali 1·icorderò la peste bovitw, import.ata dall'Abissinia; contro tale malattia si usanQ le s·iero-1Jaccinazioni oon. sieri preparati dall'Istituto Siertr-V acoinogeno di A.9mara. SoM inoltre presenti alcune Piroplasmosi (Babebiosi cla Babesia bigemina), ~a ]l'ebbre àeUa Costa àa Theileria. p arva e le Tripanosi. le q1tali ultime tuttavia. non as8umoM la gravità delle Tripa·no11i somalo.


Si p·uò TJt>:tri.l, C'ondu1ff'l't' r·hr· f'Erit-n·a MJftO L'a .~pl'llu climntiru e igirnico è molto salulwr, ri~> prllo arl altri possedilllntl i afric•tn i. ()ursta 'l'it·i.~lrt nosoyrn/ìl'fl critrr:n dor !'//fJ e.s:<rl'f! c.om]'lelata da ·uno ~Studio r<ulla nosologia. dl'll'Etiopif{ , ht IJ111tle ,·rm l'J:;ritrea /t(t laltfe ttf{cnità geo-clr. m ografì('he. I n rerilrì. ma·nt·(l- al 1·ìr;uardu t111rr li•fff'rahtra mcdù·a. ul.'e ~> i eccett1ti tJ?ialr-/IP monogrnfia. i.~oiata, inll'ressa~lle fGA:'-OHA Ar<:lt . Ita.l. eli Scipnzt> ì\TPrl. P ('ol., lu{llio l 0:3;~ - ,. !l· oli<:if' .~ullrt f'/inWfiJh:gia c IUJWgm{ì.a della. l~liopia o/·r·ùlrn/rr/(' e 811/l(t lorale rli/Jusione t:~trra7ìict della lcbbm >> ). "e conrUzio,~,i orogra.fir·he. irlru!!l'llfiehe e climaloloyiahe no;L differiscono •molte rltt fJUPlle dd {' l~'l'ilrNt, .~p ,•cirtlmentP. pfl· qnrcnlt• 1·iguard((, la. z•ma d.cll'altopùwo: lrt tM/If' PI'fllill'a II!Nlil! ,i a{mir u .<ui 1 ~ 0 , la. massimr.t ~tti 30o con 1m regimr. di piO(I'fÌI' nfti m!i.~i es ti l'i ( .nrtggio-.~ettcmln·e). J!Jsisto·M tttltavia a nelle i terrerti ba.q,qi .caldi, n"i qvali. dnuti,ta la malaria. GANORA ha osservrdo, oltre alla mn!aTia, la di~>sentcritt nn11 bica ~ ltl Ieislwtam.iosi C1i.tanea. l(' Ji'ilariosi da Dmctmculns medinen!Ji8 r la Sr·hi.~tosom.ia8i e gu.clla speciale fanna t/i Sz;lenom.rgaliCI, di'Ifa t>gizil!na . la. f[ltal e pare in<li1JMulenle da mala?'·ia e lZct Ka.la-Azrt1'. R·i 11ono ossc--;Tate mnltr· ,.pidemie d·i Dermuti_fu (enrlr·· mico n ell'Eg·itto e nl'l 8 ·udan), di 1'ÌCm'l'cntt:, d'inflnenza; frrqur.nte è /(~ t1cbncolMi polmonon~ e eh inn·f!ù;a . .1/a la malrtctia, C.ltll nell'Hiiopia raJIJJt'('81'1otr{ il f/flgPllo 71 iù gmnrlt>. i; ùt T. l'bbrn !.tini rnwn - il gran mo1·bo). lrr qu.a/1' ]nt ò r{i:r.~i c·tulriiiÙ:tt di gur l la regione. Ol'indi grni credono c.lt e la malati-in sict 1I~'OJn·ia rlel clima freddo " twmw·?·ato dell'altirliano c che gua:risca. nri climi torridi wn cure di 80I'fJNtt'i termal i e con 1m'a.tirne·nlazùnu: esdu~>Ù'/1. di pule11ta eli semi di lino. Jt'a<::ione di talr nlinw,~ta. ·dun ~ polrrhf,r ~>l'irgm·si. come prr i preparati et lwse <li olin rli ohaulJILOO{Jra rt7 a!tri oli ·u.sati n ella r1tm anti/l'pbrosa, con ·u.n aumen to r];·l potm·r· lipolit-ieo del .~.;uz.g1w, (/gente s·ulle (!(I,Jl.~ttlr ccreog?"M!.WSt; (l el barif/, di H an8en. :sn.MADIA.- Ha. ?lna SUJjerfìcie rli ril·ca. 600.000 chilomei?'Ì quat7mt·i t· I'OII{inct rl.(l est CMb l'Orea?~u lndian.;.. a not·tl anche ,·un l'Oceano lnrlia;rw l' 110n la .Somalia Rritan'flica, nel tratlo di costa tlompl'eso jm Bentlm· Ziabc e il ()a.po Gua?·da.fui, r.t ovest con l'Etiopia e a surl -col K.enia, al di là rl.i quel tratto rli tm·ritorio - il G·iubalanil - cednto clall' lnghiltena all'llctlia. Con. tale •:es8ivne l'ltalirt è ptUlruna delle d11e spontlc del ma$8im.o fium.e equ.atm·iale dell'A jrica Orientttle: il Gittba. La Somalia rmù (lit:ùliJ?·si in 3 zone: la Somalia settentr-ionale, la R01nalitt meridi.onalc o R cnrtdir, e l 'Oltregi1t.ba. La prima zma~ numt.u osa, arida, poco abitata, povm·a di risorse, è scaT8anumte abitata e poco conosci·uta 11otto l'aspetto clim.a.tologieo e ·nosografìco; ?nenf?'C l'Oltregittha, ceduto da poco all'Italia, si puil d'ire che abbia le caratteristiche t~osografiche delta Somalia meridionale. o Benallir, di cui cli·rò p1·esto. Soltanto s·i deve ?Wi.are, 1~ei rigulmli dell'Olt1·egiuba, che esso è C<Jn{inat~te con le colm~ie i?lglesi del Kenia e dell' Ugtt·nda, m;o f. endemica. l.a .1'1·ipanosomi~si wma1ta; e poicltè esiste wna caminna.bile, già costruita dt,ra·nte la Guerra Europea, fra. l 'Oltn•giuba e il K e·nia, pfff le facilìta.te commlù:a.zioni, r.as·i di 1nalat..tia del. sonno 710t1·ebberu essere irnp&rtati ne/. nr>8tro tm-ritorio, dove ?lOn esi.stuno .le glo.~sine palpali>; e IIIOrsit.~LII~. ma la palliciipf'l'>, rhe fu d imostrato poter trasmellere i tri11ann.~omi r>atogcni per l'110m o.


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7'l"l" tW i~ B <•rtadir (11'/TCt di ·p orti) '/llli,·ht:. a, C/11/.~a 1/i wut ~;<·oyiÌI!rtt afjinranlc « pnch1! rcnl i nflia eli m t'lri rlafi1t .~pioyyio, 111/IL ~~ sl•tlo 'l tlfti po.•8ibi!,• l'IJ!>lmi·l't: 'Ili~ Jllli'to lungo I1Jita lt1. co:~lrt i/,z U !1hitt e /Ui>ùnnio. Il r;~t·llale limiIalo da tult barra è int·rcn ottimo fi'Jrlo Jll·r i sal.thw;hi incligr' lli. Il Hc IWdir è la, zona. più j ertilfl e Jd.ù rh·1·,r di ri.<orsr d l'lll/. Nom((lia, allo. cui ricchez~rt 1' l P[fitlo il 7WIIH' rU ltil. L'rin,·i(J(l ,'~·dut~Uio il ])ur·ct dr!Jii ,lbru zzi - , il qunlc. ·t;rro pi,,uie-re dr·lln culouiz::~t~Ì<·nc· bianca. in qul'/frt lonlnnct ?"C· giu,~o~:, ho. dttfo nuoro impulso rclrofll'/'ft. già 11Cl'.~t[Jnila ifct •cllr·i. noiJfri 1'11/tll.a.:: i o w li i.

1

Il J3, Mulir, bagnato rla. dur gratuli fÌ 1Wti. l' l"cl1i ~c·r'brli r• i( Giu.bn. areni i lo xt c.~.Yo ·r egim.e di pirne del .\' ilo, /w wta c;tJ.~la ariclrt t'O/~ una dM1w. .vti!Mo.-<a. r./w lr~ dù:iclc - .~I?CMtclu wta lwryhczza variwnfll dn ]'ul·hi dd{.rJmt·ln <L :m l'hilom,;fl'Ì al nur.~siuto rlrt U1,tt immcu.o;rL pionnn:t l'c' ,·rll'<fl· yirwtc ·nrl('t~J'ot·ct piorosa . ricca di 'l't'gl'ia::ionr.. 1l climn c<tlrio è lc'tiiJill'a/r, da//'a;:;Ùl/Hl r{.('Ì rl !l (' 1111)'/HI/)/.Ì 1 r{i, .yYt/-01'/'Xf ~· t{i IWI'rf~r.sf, l:ipÌ.rr!llff' il Jlrilll'l da n•af}~tio a xr!/('lnbrr e il .~ffUtJ.do fl,j, ol/obrr. ad aJirilt'. lif'JIIn·a t i r· ,t frtii~<Jri da. dne pNiodi <li calo1n df'lti btll.! !':tllhili. [,(' slti!JÌI; ni. 8ouwlr.. rld••noinll(t• doll'l'l::i•ntr rlt·i d i" ' lt1liiiSOni r d11flo 8N1rù·arsi di qtt ttlCa.urllo ?t.w ;o/uxo t·l:e '~'{III C l'ap},arntle ?•ir•~J(ftO rl1•l .wJ/t; rlrt' 'r'lfiÌf'O rld ( 'ltnr·ro t! guf'/lo r1rl ('apr ir·l/n~.< •, .~o no tjllf/.ttl'fl: 111ut slaqione .~J!-(:1:(( ...a. rldto. Uii al r·omprr,sa fra dirrllnbrc c febbnciu; [,c slayionr dell" ymndi piOrJffÙ' - dl'li<t il (;n - (/(t marzn a git'{/no : n:w slayinnt', l·om1Jr('.~fl fra lU!Jlio e scitf•mbtc e dmvnnin1r/a. .\t!:t:o, in eui cMI,>rto Jlicrulc: e :a·at'.•'l' JIÌOf!(Jrf. i·f7 dip rnrfC''ftZtt dd 1111/16.~nnr r/i !1/t.cl-Ot'f'.~t, C l'nUi mn .~/rt!JÌMir', il Dt·r, rh'' ra da scttemùrr! a ri il'f'Jttl!rt· . cw·nltt·l''iz::ntu tl/lllrt .;athtla, di ]JÙ;ggi" J•Ì.1Ì ((bbonclanti. pn· etti xi P'th t'Onsitlrr•r.re la. sc'l'lmdrt ,,frcyiorw pwrw;a :;onw/1~. L r: contli::ioni ,[i v 111irli/J.c ttninrli rro'iMw a. s(('ititrla. d cf/e .J<ta!)itllt:i r• rt•n,[cmo la •'~nmn.lia ·rC'lntiramr·;~lt• Mtlnbo'. tJ1t·ntre nt·lle c·rdnnill

Ol"e l'umidiuì è 71iù estrsrt e r•iù dlll'''''o[t' ,~1'[/'onno - ~i l lelennin((no le condiziuwi nl~r:cs.wtric pe1· f' infirrirr cunl-itwo e l'agg,·ac•a r-~i delle mal(tftù·. tl'flsii/UISC a/.l'·u(lmo da a·,·trorwili igrotil·i (malMin l' f('ùhe gi.allct) o da parassiti elle ndl'ttmbirnte estf'rno di'/Jbon1, pt.n:on·r;n: ·un~~ faMe drlta loro vita (cowhiloslomiagi) . Alcuno di qnr.çte m.alo.ttir rsù,tono arwfle

etfttrrlm·iali -

in , 'onwlia., m.a NOnv limita.te ·nel tcm.po (JlCriodl) dt•llc pù,ggir.) o n ello ·'Pfl·· zio (atlnrno CLi fi.ttmi) . .Atl esempio la t.:o.~trt oc~anica drlln Hu·malia è i,,~dt! t/IW .(la malaria. La nosQgrafirt drlht Sonwl.ia., in spccialmr).(lo del Bnuurir. è; !tbba.stn,!::a cono11Ci·uta. JU .~i 71ennr.tta 8olv ch'io TÙ'ortli como i primi .~tutli sulla patologia somala f'vrono iniziati ·nell'Tslifuto drt me diretto a Mrrca., dotato .dei mozzi necessari rli rir,l'rf'!tP, e r·hr tali sttul.i furono poi Jl1'0S~<fj11ili rlagli Ufficiali medici e dai mcd it'i <'ivil i, .~1wccil 11 tix i in qu.c>lla. coloni(l. Srmì, la ?nia., una r·ivi8ta sintetica come qnclla gil;. juff((. JliJr le altre colonie. co.~~ da poter ef/sere conte·Mtla ·nei limiti ÙltJlO.~fimi clrtt.lct bred.tà tl1•l tt<lri.JIO L'ileo tifo, ch'io pc1·sonalmrntr. ?Wn ho potuto crm::;tatare durante le permanenzc in Somalia, è stato inrcN: cl a rtUri (:\ i\lJH.l: zr.r. C l IUETTl ) d·iagno!lt.icat<J non .~olo eli n icumr•ntf> . m a a ru,hl' 8im·ol(Jg•itll mt'?ttf<. A rl ogni modo e.~so si (! ·ma.ni{t1~Jiato in fonna .~J,oradie<b e cl1'1/fi81>C~I'r. ?'·itr?wlo rm·o, per assenza. di condizioni fa'l:orevvli alf'ntt.crl'hl:m('n/o ciP.l bacillo rli l!Jbr:rfh : ·nnn .~i potr·ebbo .'tlJirgarc dù,c?-.~rmlrnlr la ntritr't rh/la. ma!rtflia, tzuwndo si


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)!1':0['' 1:\A OOLO:\ l ALE E :\OSOGRAF'IA COLO~IA.LE ITALIANA

pensi alle abitud·i n·i poco igieniche della. P'Jpolaz·ione indigena nei riguardi dei cibi, de~le bevande e del modo di coabitazione. :N ci riguardi della tubercolosi ù~ Somalia abbiamo oggi delle conoscenze abbastanza preci~~e, dopo il rapporto sanitario indetto a Mogadiscio dal Direttore dei Servizi San·itari prof. TEDEscm nell'anno 1933. RiMtlta da tale rapporto che la malattia ~ quasi !lco nosci~tta a LughFerratuli (SORTINO): L ugh e Dolo si trovano all'estrem.o S. O. s01nalo ai confini CM~ l'Abissinia e ivi i contatti degl'i1uìigeni con i bialtwhi sono poco frequenti: fattv questo che potrebbe spiegare la rarità della malattia in tal.e zona. N ella regione di El Bur, con centro BuZo-Burti a cavallo dell' U ebi St:ebeli, confinante a sud con lo Scidl~ e la regione del M edio Uebi Bccbeli, la tubercolosi risultante dalle statistiche di quell'amb1tlato1-io costituisve: l % dei casi per la tubercolosi polmonar• grave; 3 % per le forme polmonari iniziali; 1 % per la forma glandulare (TEDESCHI e TaRTORANO). Nel Villaggio Duca degli Abmzzi ·in una statistica pre.~ent.ata da MATTEI p&r il periodo di U'lt anno (luglio '31- giugno '32) si riscontrano 110 casi di tbc. complessivamente fra gl'ind·igeni coloni e i liberi (82 di tbo. polm01~are, 2 della forma ossea, H della forma glanàolare, 12 della forma c1ttanea e sottooutanea). L 'aumento dei cas·i in tale regione ~ sensibil·issirrw; e la malattia assume nella general·i tà tm decorso molto grave. Non ho dati Stt Mogadiscio e Merca. A Brava BARTOLUOOI trova che il 40 % dei c:osi <li tuberc:ulosi è rappresentato dalla forma polmona1·e. N ella regione di Obbia la tbc. ~ presente (IMPASTATO) sotto ttLtte le forme co-n preiùnninanza della fonna glandolare, speC"ie nei bambini. N ella M igiurtina la tbo. è 'motto diffusa, fatto probabilmento spiegabile con la corrente emigratoria e i1mnigratoria degli i?ldigeni dell.a regione, i quali, non potendo trarre dal suolo le ri.qorse di vita, cercano al ài fuori del loro paese i mezzi di su,~sistenza. Molti di essi si arruolano come ascari Hbici e però hanno frequenti contatti con le fonti di contagio (TORTORANO e BARTOLUCCI). Molto rara in ttttta la Ool(mia è la tubercolosi bovina. Tali dati esposti confermano che la tbc. nell'Africa equatoriale r,ome in altri possedimenti africani - deve considerarsi u11- morbo d'importazione da parte dei bianchi e ohe la malattia ha trovato negl'màigeni un terreno propizio per dif!O'nclersi e svil1tpparsi. Se passiamo a-lla sifilide, riseontria1no ch'essa è 'fllolto diffusa, importata probabil'Tnente dai bia·nchi. Come nell'Eritrea, si n~anifesta più freq1tentemente nella forma v·utanea; manc~o le forme nervose e vascolari. La diffusione ~ diversa nelle varie regioni: meM nella Migiurtina, più nel Benadir, più ancora ad Obbia. La framboesia è prese1~te in Somalia in forma sporadica, tmehe se si vttol ammettere che aZctmi casi possano essere ,<ltati clinicame·nte scambiati con casi di sifilide framboesiforme. H a la caratteristica di non essere moltvcontagiosa c:o·me la F ·m mboesia asiatica, ma t·uttavia dev'essore tmergicamentfl combatt1tta. La L eish-lnaniosi, nelle due fonno c1Ltanea e viscerale, ~ stata riscontrata con pochi ca8·i n el M edio Uebi Scebeli. P.iu diflu.~a è la lebbra, cosl nome in tutta l' Afrù:a, freqnentissim.a l' U!cC?·a fagedenica tropicale, rare le FilariMi rla W ·ttcherm·ia ban!Jrujti e da clra.ounculus n~edinensis.


MEDICINA COLONTALE E NO!:òOGRAHA COLONIALE l'l'AUANA

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La feblwe ricorrente ' africana da zecche ~ specialmente diffusa in certi ambienti (prigi<mi, ca.R&rme, posti di guardia, ecc.), o·ve l' artropodo ema-

tojago (Ornithodorus moubat.a) trova le condizioni adatte di sviluppo. Nel 1915 da ·me per il pri1no fu segnalata la S1ta presenza; e successivattWtte. la mal.attia ebbe scoppi epide·miCJi (nel 1917 ft(, descritta da me una epidemia manifestatMi nelle prigioni di Merca; e nel 1924 fu descritta da REITA;o<I un'aUra epi.de·mia manifestatasi fra gli ascari del Presidio di Mogadiscio). La Bilarziosi vescicale è ·molto diffusa; 9/.0n risulta sia presente la Bilarziosi intestinale da Schisost01na llfansuni; esiste i·MJe.ce la Bilarziosi boWn.a. da Sch. crassmn. Sono anche molto frequenti le Parassitosi intestinali da Ascaridi e le Teniasi da T. saginata e da H ymenolepis nana. Qualche parola di più debbo spendere per l'Anchilostomiasi: assente da L ugh e Dolo (SORTINO), come da El Bur e Bulo Burti (TEDESCHI e TORTORAl'ì O), è presente invece nell'Alto Scebeli cm~ molti casi (39 % sec<mdo BASILE, t>O % secondo Ml:B.B.A), nel Villaggio Duca degli Ab-ruzzi MA.TTEI ha trovato t1 30 % di esa.mi di feci positivi. N el basso UebiScebeli VENERONI dà 1.1 34 % di esami positi11i; BARTOLUCCI la dice dif· fusissima, altrettanto affet'ma DALRT per Gena.le. BACCHELLI su 32150 esami di feci praticati a Mogadiscio dà il t1 38.15 %di pnsitività, TAI.AMONTI a Uerca, e Genale dà il 55 % di Anchilostoma e il 16 % di Necator. Nel basso Giuba secondo GruNTA il 10 % deUa popolazione è affetta da Anchilostomia.<~i. Si può concludere che la Anchilo~tom,iasi in Somalia è frequente nelle z&ne agricole a cultura irrigua dove l'umidità del terreno favorisce lo s-t,iluppo delle larve; dò spiega la frequenza crescente della malattia delle zone setttmtrionali al Basso Giuha. Per la frequenza della malattia ?lelle citta costr.ere, costru1,te S1t terreni aridi, il fatto può essere spiegato se si pensa che le sorgenti d'intestazione sono rappresentate dalle case in 1nuratwra e dalle capanne di ramaglie degli indig(}'ni, i quali usano buttare sui pavimenti delle abitazioni acque di rifiuto: qtteste insieme alle deiezioni dei bambini creano l'ambiente adatto alla moltiplicazione delle larve. L 'amebiasi in Somalia è presente, ma no·n assume q1tclle caratteristiche di grOIVità (metastasi epatiche, gravi forme dissenteriche) che la fanno considerare U*a grave endemia dei paesi caldi : d·iffusa ltmgo i fiumi , ra.r a alla costa, as.~ente dalla Somalia settentrionale. N ei bianchi se ne t-ncontrano pochi casi: la rarità della malattia St spiega per l'uso ch'essi fanno di acqua minerale, a preferenza dell'acqua comune, e di verdura cotta a preferenza di verdure crude. Molto ?'ari poi sono i c;asi di ascesso "'Patico. La malaria in Somalia è assente lungo tutta la costa ed è in·veoe presente all'interno nelle tre forme, 1na con diversa perr.ent-uale clei tre Plasmodi. Fra gl'indige·ni dell'interno sono colpiti special?nente i bambini; se ne veclono molti con addome t·ltmido per spleno?nP-gal·ia. Gli organ·ismi che riescono a vinc&re la malattia e raggiungono lo stato adulto, ar.quistano una relativa resistenza all'azione patogena del Plasmodium, ohe possiamo chiamare tli prem·u·ni:ttone. S i forma cioè - come nei bovini per la Pi1·oplasmosi urw stato di relativa resistenza fra organitmo e ·m·icro1·ganis1no che dura


fino (t qutwt{, ,.,w .~,. fii(JriJin< r-r~lllhit·ultt{i o it~jlftinr /'1)1/t/IOnO q~t t•llo slnl'J, JWn ntllentlo lo .~,·rtlt'IUtrsi tli·II'II'::ÌI/111' fll l fl'{ft n•t dtl 1 '/~t.~ mortilun. f ntiiH' IlO/lO tla. r imrrlnrr .•mila ltttl.lttrirt il~ .'it~mrrl irt rlur d n ti mollo importrwti: t'rHirrma. mrità. per non t/in• a>~.~l'lb~ll - dt'/lrt f• hill'l' hilio.>Jo-r.m oqlobinul'ira 6 Ut nta ,~ift:.~la::ion<• 1/rt r•Htla lrr. mrrlt~llin, tli fonnt: 1mlnwna ri jJerniriO!t6 lfltllar i.l'ltr, t·lll' cnl ono j(u·ilrnt' /111' olia f•ltrn 1·hill.inif:a•. P oww i n 111 rri/11 1' it:artlrr ra IIJ/.ft O»Jil'l'l'rtzi onr JHtnon(Ll r, <l L 'llttt for m tt m rtf rtr ira. (1 l orni i~::a: iun ~> poi m "IliO'l ' IWII}J l' Ùtl n l'O n (!l~rla ~~~~· n lo l' p id mu i,(' O . i" una Tl'ihri 'l'ru,ti n/'{ 1!H l. !<O.~}If'l/aln ,,r,,·lt· JIOlmoJUtn; e l'i1u a CO Il la xmn11Lini~tra::innc

tli ( '/ti,Jino.

F ti'IJIII'IIIt: i) il p i •dt· di lfatlut~1: 1'~'~'81111,· il //t',·i,...brri .~peci4lmen 1 P )tt·ll't

J liyi1U'(ÌIIÌ(I, f l'f(ii!IIP

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f tl'fJIII!nfi CIO'f'.~lil' ari f!griroltU1'(4 1'Ìfiof·

l i··~ima.

l l lhtl[lllt' 1\ .'i/111" [II'•W'IIIC in pa.•·.~11lu i1~ /111'1/olt t'Tiirluainc· IH•g/i ulliut& anni n t uL ab/,itrmo w•8.'1 1U~ ll''l'l' llltll ndlt• nla::io,li .•uwitarit• di tali 1' /IÌtltwtic. J>rc.~Pnlc il 1't1iofo, la lt•blim. l.r~ ftl.vft' lmhbolli('rr. jPCP. d i·t•n.~e app1triZÌiiltÌ ·'ilt/. :lf r;,l,io il t'Ili 8N·bt•li, l'll·fJi :ltlllll'll.'r ,Qoffor nlf•. .l rr·enno Jll'l' nlli111o a rhw I( IU:Htioni iult'!'I'H.~tn~ti: lr A ltl'lflir, Trofiir:al i l' / 1· UliroN?tl'io traii8Ìforir . •Vri riyua.rdi " ' "'' /li' ime .~i d t'V I! dire r:llfl moltu rtltl mie, <hllt: tropif:ttli, furo,uJ poi rifono.w·iui1· Hl'tOnll11ril: a nLtl lll ria o ftllt·hiJll'r'll l ·o . \ " ';r.; 1 ,,·r~·hltr o..~·''l'rrato ddir r1nrmù: ÌJII•rromil'lto 1!1111 attrilnnbili a r·rtu.~r ]trtm.~Niltlrit·n "'l altra m·ipi11r. ·']t<'f'irtlllll' ltll' frNf/111/fi 111 i lmmh;ni 1: lti'/IP do~nur· (t·i,.,·n il UO 0 {,) . Y'tarilf• ron rttlallt~ t'IO'P. rico.,lillu·,di. l•'orxr• tnli tl/ll'loil· .,; jJIJ~"'~'~o riNmdun·r a quPl/IJ formt• t! i .l nnu ;,. i f111t·rom i t'l' l'Oli al'l1ilin ~t,,lio ft· tl•tl \ l t l'li P. LI: Mlldlllftllt' il /Jrfl· IJII'Infl, non t' rtiU'rlrfl riso/lo . .1\. 'r.i 1'Ì{]Itardi rlt•llf' ylir:oxurie lmn.~itorit · . l'llitLIIWir drrl Tt-:rn:~cr n " lmrms1·ho .~impftfÙ•Iu: coloniali ''· JI'LI'C r·hr; t•s~ t· .'IÌIIIIO dt:lami·nftte da squ.ilibri nwlot:rini dt•/1,· fthùmrlolf· 111'1'//().'<tr al IIWIIIIJII!ismo di''JI.i ·i drati rli rarbnnio e r{tJV1tli rr fai/ori lllllliir·nfttli. l'm· tali sq•lt:liliri, illlfllt/(lflili a 11ubtl dr:/ .~i.~ll'lll ll· 1U'I'/'().'II/ l'f'fll'iii i'ÌI>fl t' ·'l fii'I'ÌOlrlll'/1((' (l .~/Ìulofi (/,[ .'IÌIIIJIIlh'l), /r• f'll.Jl.9U/(' .~/11'1'/' ltfl/i rt't'l't'bln·ro 11 lor11 1'11/lr~ .'1/illtll/lllt P. d,utrlo [1/llrfll rt ·'~Ntri•·he atlrt' llrrlinir·IIP, ftl'llt'f/1'/J r.n·IJIH ' '" l•· !t'it·ti!JI'IIOiisi. T t no i w'r') lflll' 'il(( llot fili l'fl.~.w !Jilfl '''"" l/Il l'li p id i s.~ imo ru·t·c tliW 111/c >nrllt~llir· !1'11/tÌI'flli dd b1·.~litwu• wfltt Sti/llltli't. {,n fllsll' /Jnrina, imporlalrt daii'AbiRxi,tifl ~~ rliminnita r'c"' /(( l"'((fÌNt dt/lt• .'lirnr-rtll'tinazioni antìJwi!IO.~•l al/n 1\oi/P l' 'l'ta'/II'T, 1'1!1'guif1· pt t· la tu'llllfl. rolta mr.rri' l'opt'l'fl tlt-11 ' l.'ltit uln Sirro-rrrt•t·inoffi'IW da mP. dirtll/o in Snnwlin. 1l risultato è tanrtilti!(} ù~ cifrr : contro 111111 morl~tl'i/ti. il•·/ fiO 0 ;, /l l'l' Jll'~ le fto,·itu' nP/[fl nuou1re ?itm t'IU't'Ìna.lr NÌ· ,·. ,'o(f'IWi llll' l % tll wmt ili' Ira /r. l'ltr'OÌIUtlr~ . Uerlr. cabile hmmo fJ/1(1{/J'II}Ilif'a/n itl· /1111'/ti. 11n11i il loro IJ, ·.~Iilllll(' . ~·1 nl'!tr lr· 'l'riJiiflto.wwtio~i ymri di'i bo1·ini x111W frwzurnti . Slit'rialmrnle 111 i /'""'l'fili 1·ir·iui o i jcumi. nn• le l;lnH8ÌIIt', ll'tlsml'/titril'i r{,•i flrr!JI'llati , !t111WO f,· l'outli~i"IIÌ llllul/1' all!l Iom rila l ' al /ori} !<rilupfiO. J.u fl/'(,~1 11::11 tl•lla lril'"ll''"'outirlsi d~·uli attinwli è fallo imporlanlr da 1'1/ll!>iduun· Jn·r i riflt.vsi f·ft·,.~WI ]lllfrddw lll't/'1' lii'Ì rÌ{fiiM'fli del/n tripant)· N(JfiiÙtxi IWIIIII!t. l t~ Stllll!t[ir( wm r•.,isfr• lrt Ulossirm Jllll palis, tna r.vi.'fltl l< t ( :lo!<::ina pallidi pt•<, lrrt'llll rllitril'e ttl bvsliamc di 1w Try pa.nosoma del tipo IJr·utt• i. Om, come giti ho acccn,wto JlrimtL1 per gli stud·i d : VEN Y O ~ /li!>l•llnirt.~i. flltimamt•;tlt•


pare eh~ il Trypa.nu~oma, rhode•liPII>'t>, paWffCJW it~ awrfo più f!l'a ve tlel ;nunbieu.'l(' per l'uomo, non sm·e.bbr. 11lt.ro che 1m a<latt<r,mento all'1wmo del Trypanosoma ln-ucei, agente clella N aga'lt<t nei bt,vilti. Ecco perchè la profila~nti cont1·o la malattia negli a'ltin~a.li cwq1,ista nn'importar~za eccezionale:

fatto questo che ancora una volta llimu11tra come in tenta di Itiulici:n.a Oolonialt non si può fare ?telta di8tinzioM fra Patologia 1:ma-1ta e Patologia cnmparata. A concl1~ione ultima .~i ·puri cl1r~ che la Somalia iWve COtl,$iclerat·lli, a di{fr>renza lltlle alt1·e ?wstre r.olonie africane, come 1tnlt Oolo1~ia di sfrutt<r,me~tl~ e non d'immigrazione rli nut;Sse lttvoratri<ri .li biltnchi: htttav·ia l() stuclio nosografico di essa i: ugualmente impo1·ta1tte, perohi': mira a proteggere la salute e l'efficùmza llella popr,lrtzione i·n<Zi gm11t, Trt 'JtUtle p1tò valm·i~­ zare tuttr. le riilor.~e del fiiWl~ a ben.r:/i-Cif) rl~lla .lfr1Are Pttlria.


MEMORIE

ORIGINALI

SANATORIO MfLITARE D I ANZIO

1ULIEVI STATISTICI SUl CASI DI TUBERCOLOSI OSTEO-ARTICOLARE

CURATI PRESSO IL SANATORIO MILITARE DI ANZIO D ott. Acrlsio Bianchlnl, mnggiore medico, direttore

Colla entrata in piena funzione del nuovo grande padiglione (destinato ad infermi affetti da forme tbc cbirurgiclle), capace di circa 150 posti e costruito nella più suggestiva cornice estetica, secondo i modernissimi criteri di tecnica e ingegneria sanatoriale, il Sanatorio militare di Anzio ba ancor più perfezionato ed ampliato i propri mezzi e le proprie possibilità. Le grandi camere-veranda a quattro e sei letti, la magnifica sala operatoria coi perfetti annessi, i modernissimi impianti per attino- e Roentgenterapia, e per radiodiagnostica, le ricche dotazioni dei laboratori scient.ifìci, h anno altamente potenziato tali possibil~tà sia nel campo diagnostico che curativo. Il mirabile clima auziate che presenta tutti i vantaggi del clima marino in un litorale di classica rinomanza, accoppiato alla azione moderatrice e modificatrice della grande e folta pineta, è apportatore di stimoli attivi e propizi nella più gra.n parte delle forme tubercolari. Le manifcst.azioni osteo-articolari se ne avvantaggiano mirabilmente, ma una pratica ormai quasi ventennale ci ha dimostrato che anche i malati del maggior numero delle forme polmonari ne traggono profitto grandissimo. I corollari che possono desumersi dallo studio dei dati statistici relativi ai va1i gruppi dei malati O!'\Scrvati sono tutti di notevole import auza. Nel can1po della tbc o-a la statistica che ora presentiamo può assumere anche uno speciale valore ove si consideri che essa ci permette di raffrontare i resultati che, a parità di condizioni ambientali, clima,tiche e metodologiche si possono ottenere e si ottengono da un lato in forme di tbc o-a precocemente diagnosticate e sottoposte all'opportuno trattamento, dnJl'altro in forme di antica data che banno in precedenza subito trattamenti sva.riati, e cùe, anche, sono state per lunghi periodi trattate ambnla.toriamente e in modo più o meno completo. Come è noto infatti la Sanità Militare accoglie nel suo Sanatorio, fra il trionfale azzurro del cielo e del mare di Roma e la odorante verde quiete della monumentale pineta, militari alle armi (di leva ed in servizio continua,tivo) e, accanto a questi, invalidi della Grande Guerra, per conto e su proposta della O. N . I. G. I dati statistici relativi a forme di tbc o-a, in parte già. conosciuti, ·Ora aggiornati e completati, sono stati, mgiona.tamente, divisi in rapporto,


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RILIEVI STATISTIOI SUI CASI DI TUBERCOLOSI ECO.

' proprio, alla provenienza degli infermi e l'esame delle cifre assolute e percentuali farà scaturire come diretta deduzione, a ncora una volta, ed anche in questo settore delle forme tubercolari, l'importanza della dia-gnosi e delle cure precoci. Più chiaramente ci apparirà questo fatto attraverso lo st,udio delle singole lesioni curate. Preme però subito rilevare- per ciò che riguarda il metodismo curativo - che noi possiamo e dobbiamo coniermare aneora elle i resultati ottenuti ci coniortano a proseguire in Ulla linea di condotta, che, pur non essendo aprioristicamente conservativa, suole intervenire cruentemente solo in specialissime condizioni e, ad ogni modo, sempre in periodo di quiescenza e dopo aver tentato i metodi conservativi. Non si può d'altra parte, io ritengo, dettare norme categoriche e formul are schemi assolutisticamente rigidi perchè non devesi scordare che le lesioni osteo-articolari tubet'colari hanno un aspetto così multiforme e complesso in rapporto a svariati fattori (età, tipo somatico del soggetto, sede, estensione, complicazioni della forma, lesioni viscerali concomit.anti, ecc). che ogni caso quasi può essere considerato una forma a sè. La statistica rigual'da gli ultimi otto anni di vit.a sanatoriale, da quando cioè il diminuito numero degli invalidi curati e l'aumenta,to apporto di casi «vergini "• provenienti dai reparti di accertamento diagnostico degli ospedali militari, ha permesso, da un lato, di poter registrare tm numero ancor più brillante di giova.ni energie restituite alla vita ed al lavoro, e dall'altro ha concesso di stilare statist-iche più aderenti alla veriti\. Il numero dei ricoverat.i, dura-nte il detto }Jeriodo, per tubercolosi o-a risulta dalla seguente tabella: TABELLA l.

Invalidi ricoverati p er tbc osteo-articolnre ...... .. .... . . . . N . 218 l\filitari ricoverati p t>r tbc osteo-articolare . . . . . . . . . . . . . . . . » 413 T OTALE ricovf.'rati p er tbc o-a ... N. 631

Nello stesso periodo erano stati ricoverati per forme di tubercolosi chirurgica 1105 a.mmalati cosi divisi: TABELLA II.

l '1-Iilltnri l Iu,·afidl l T OTAI.f:

Specie della torma. morbosa

Tbc osteo-articolare ..... ......... . ............. Tbc ghia.ndola.re . . ....................... , . . ... . Tbc delle s i erose ..................... .. .. . ..... Tbc d e ll'apparato uro-genitale ..... . . ...... ..... Tbc cutanea e d ei muscoli ................. . ... T oTALI ...

3 -

Gior-nale di merlici-na militare.

413

226 105

o:n

218 6 14

2:1:2

24

109

85 14

-

843

262

119

14

l

1.105


738

RILIEVI STATISTICI S Ol CASI DI T t;BER COLOSI ECC.

Le 631 forme di tbc o-a presentavano le seguenti localizzazioni: TABELLA III.

l

SP<'Ci<' della lesi on e

Coxite ..... . ..... . .. .. . ... ..................... . Tbc d el ginocchio ............................. . Osteiti ed osteo-artriti d el piede e del collo del piede ............... ... · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · Osteo-artriti d ella spalla, gomito e polso . . .... . l\iorbo di Pot t .......... . . . . . . ... . . . .... ...... . Sacro-coxalgic ................................. . Oste?-:artriti ed osteiti multiple . ..... . . .. .. . .. . Oste1tl .. ... . ................... .... . . ....... .. . . T OTALI .••

Militari

l

lnTa.lldl

47 85

61 111

16 60

34 23 190

68 34

94 112

218

631

18

23 130

-

6

-

413

l

T OTALE

14

26

26 78

l

6

METODI CURATIVI.

È ozioso, io ritengo, ripetere che fondament o della cura sono state tutte le provvidenze relative al Iniglioramento del complesso organico individuale ed alla esaltazione delle resistenze del soggetto. Così come ormai è nozione fondamentalmente accettata: la tubercolosi scheletrica essere manifestazione secondaria di infezione viscerale e più specialmente polmonare, altrettanto è cer to che è al ((inalato» che noi dobbiamo badare e non solament.e alla manifestazione più apparente del male. Nè va dimenticato che tubercolosi polmonare ed extra-polmonare si manifestano, specie nell'adlulto, con un notevole indice di concomitanza. Elioterapia locale e generale giudiziosamente usat.e adattando alle singole resistenze e possibilità. organiche (nonchè alle variazioni climatiche stagionali) {l) i classici schemi ; regime dietetico sorvegliato in modo da non cadere negli eccessi notoriamente deprecabili; cure medicamentose calciche (per ciò che possono dare), di preparati aurici (sul valore dei quali in linea generale non possiamo ancor dire una parola definitivah jodoarsenicali ed, in genere, di tutti quei preparati che gli sperimentatori designano come favorevoli modificatori; utilizzazione ad mawimum delle provvidenze tutte che ci fornisce (in definitiva) il regime sanatoriale climatico marino: questo è ciò che può farsi e si fa in linea di cure generali. Debbo accenna,r e a d un procedimento curativo fisico-psichico in uso ad Anzio : l'ergoterapia. Organizzata dal mio predecessore, il prof. Rocchetti (alla cui genialità ed alla cui fede tenace si deve la creazione e la. valorizzazione del Sanatorio), seguendo le direttive di grandi scuole cliniche (Rollier), è in pieno funzionamento una fabbrica di ceramiche alla quale i malati, suscettibili di essere sottoposti al regime ergoterapico, attendono con entusiasmo nei periodi che le altre esigenze curative ed il prudente progressivo dosamento lasciano a questo scopo a loro disposizione. (l) In alon•1i p~t"lodl . apeclalm<Jn~ estivi, lndlvldnl già bene adattati alla oura andavano incontro a disturbi molteplici, anzi cb& ri trar vantaggio dallo appllca.zloni ollotor&IJiohe: la sosti· tuzionc alla elioterapia del • bagno di aria • sotto la pineta ba permesso d1 rloonqutst&re l e j)OIIJiiOnl perdute.


739

RILIEVI STATISTICI SUI CASI DI TUBERCOLOSI ECO.

Come cure locali: lo scarico e la immobilizzazione della parte malata (seguiti, quando possibile, in secondo tempo, da prudenti mobilizzazioui secondo un indirizzo conservativo-funzionale, da a1>plicarsi sempre dopo cessata l.a fase florida); svuotamento per« punzione ,, degli ascessi freddi; piccoli interventi per toletta di focolai superficiali o per eventuali sequestrotomie: rari i trattamenti, cosiddetti ra.dicali, rh;ervati, come dicemmo, ai casi refrattari alle cure conservative. Si d eve anche accennare ad un fattore ehe, purtroppo, n<'i tempi andati ha dovuto guidare i chirnrgbi-tisiologi nello sta.bilire il metodo curat.ivo. Esso scaturiva dalla speciale « pi\iche n di quest-i militari ed i.rrvalidi , ricoverati, che spesso erano mossi da un utilitarismo tutt'altro che lungimirante, e nei quali anche la più attiva op<'ra di persuasione difficilmente riusciva. a far breccia. Oggi la mentalit<1 dei tempi nuo>i ha pressochò cancellato tali aberrazioni e più liberamente pol'lsiamo adonare i metodi di scelta, fino ad ottenere i resultati anatomo-funzionalmentc migliori. RESULTATI OTTE~"GTI.

L._ Nelle tabelle che seguono e divisi per gruppo di forn,1e morbose sono stati esposti i resultati ottenuti. Come dicemmo in principio si sono tenute distinte le cifre riguardanti gli invalidi di guerra da quelle relative a militari alle armi: le percentuali dei risultati ottenuti sono di per se stesse altamente significative. Per ogni gruppo preso in considerazione viene inoltre dato un breve cenno dei particolari accorgimenti curativi che ,sono sta.ti messi in opera. TABEJ..LA IV. ){ l t. l T .\ R l

l_!;

Coxiti .... .... .. . .... Goniliti 0-A. del tede e del collo de piede .... Id. dell'atto superiore ~Iorbo di Pott . ..... Sa.cr~-:coxalgie . ..... Oste1t1 .. .. ... , .. . ... Fonne con localizza· zioni multiple .... . ••••••

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31 40

18 23 130

10 56

6

2

78

66

26

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8 16

3 8

6

22 l

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5

5

2 14 <}{o 10 38,5%

16

8

2

10 62, 5 o/o

-

- - - 60 13 26 39 65 34

lO 38, 5 <}{

68

60 2791 6-'· 5O/ /c

218

2

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39183 o/J 56 65, 5 <}{

- - -- -- - 413 219

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6

12

18 28,5 °/o

51

45!

96 44

- - -- --

o/co

COXITI.

I ricoverati per tale forma sono stati 61 di cui 47 militari 14 invalidi. Tra essi 34 casi erano con lesione a destra, 25 a sinistra, 2 bilaterali; 8 casi in militari e 2 fra gli invalidi fnrono complica.ti da fistole ed ascessi.


740

RILIEVI STATISTICI SOI CASI DI TUBERCOL OSI ECC. TABELLA

Risu l tati

Mllftari

. . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . Gua riti . . . . . . . . .. Mig lio rati . . ... . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Stazion~~cri ... . . . . . o. .. . . . . . . . . .. . . .. . . .. . . . . . . Peggiorati ... . . ........ .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . D eceduti .............. .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . .. 'l'utton• in cura .. . . . . . . . . o

•••

o

31

o

2

•

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-

47

TCTALl ...

T OTALlll

2

33

2 -

3 3

•

Jn validl

- 10

8

o

o

l

v.

l

14

8 12

3 2

3 61

Riservando l'uso dell'apparecchio gessato a i pochi casi present.a tisi con intensi dolori e con estesi fatti distruttivi e con tendenza a spostament o facile dei capi articolari, si è sempre cercato di ottenere scarico e riposo dell'ar ticolazione con appa.recchio a t razione continua applicato sull"ammalato tenuto a letto e mantenendo l'arto esteso ed abdotto. Il tipo di apparecchio usato era secondo il modello Rollier. I decessi furono riscontrati in soggetti giunti al sanatorio in gravi condizioni di defedamento. I tre casi in cura vanno continuamente migliorando. GONILITI.

Fm·ono ricoverati 85 militari e 26 invalidi, in totale 111 a mmalati. Si riscont rarono 59 fonne a destra, 48 a sinistra, 4 bilaterali. Nei militari si ebbero fistole e asc.essi nel 35 % dei casi, concomitarono lesioni pleuropolmonari nel 16 % dei casi. Fra gli invalidi tali valori presentarono una inversione: di fronte al38% di concotnitanze pleuro-polmonari, solo il15 % presentò fistole ed ascessi. Come trattamento sì è sc-elto sempre quello conservativo: riposo in letto con a.ppare<:chio a trazione (o apparecchio gessato) nel per.iiodo attivo; << tutori , in sostanze varie nella convalescenza. Come appare dalla seguente tabella, specialmente nei militari si ebbe un'alta percentuale di guariti e migliorati. TABELLA

J{fsult a ti

. . . . . . . . .. . . . . .. .. . . . . . . . .. . Guariti l\figliorati . . . . . . .. .. . . . . . . . . .. Stuzionru·i . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . P eggio ra t.i. .. . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . .. . . . . .. . . . . . . . . . . . . .. . . . . .. . . . . . . . . . . D eceùut,i . . .. In cura .... . . . . . . . . .. . . .. .. .. . . .. . . . . . . . . . . . . . . . • •

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45 21

18

12

30

3 2

2 2

5

-

6

85

l

4 6

26

lll


741

RILIEVI STATISTICI SUI CASI DI TUBERCOLOSI ECC.

È interessante notare che uno dei morti preS<'ntò una forma miliare con meningite. l1. proposito delle goniliti ricorderemo che dall'esame delle

storie cliniche dei pazienti, in molte forme di tubercolosi ost~o-articolari (circa nel 50 %) ma più specialmente nelle goniliti appare come il manifestarsi della lesione tubercolare venga posto in ravporto da. pa.r te dell'interessato (e gli accertamenti medico-legali eseguiti ha.nno confermato la, interdipendenza dei fatti e del male) con un trauma., in genere anrl1e non grave, che avrebbe agito come causa determinante localizzatrice o capace d:i risvegliare un focolaio la.t.ente. 0 STEO-AR'l'RITI TBC DEL PIEDE E DEL COLLO DEL PIEDE:

Furonc osserva.ti 16 invalidi e 18 militari che nel complesso presentarono 20 loealizzazioni a destra e 14 a sinistra. Mentre si ebbe concomita.nza di lesioni pleuro-polmonari manifeste in meno della metà dei casi osservati in militari alle a1·mi, il 100 % degli invaJidi curati presentava tale concomitanza. La localizzazione più frequente (50 %) fu la tibioastragalica con prevalenza (radiologica) di lesioni astragaliche. Essi ven· nero curati con trattamento ortopedico: scarico ed immobilizzazione in ferule gessate. Un solo caso che present.ava ampia fìstolizzazioue richiese un intervento cruento (disarticolazione dell'alluce e del metata.rso). Il prospetto che segue riassume i risultati ottenuti; si osserva che i quattro tuttora in cura dato il favorevole decorso potrebbero esser compresi fra i migliorati. T ....UELLA VII.

l

Risultati

)li!ìtarl

l

Invalidi

l

Totali

Guariti ........................................ .

6

8

14

:Mligliorati ................................. . . .. .

3

2

5

Stazionari .. . .......... ...... .................. .

3

6

9

Peggiorati. . . . ....... ....... ................... .

l

l

In cura. .................... · · .. · · · · · · · · · · · · · · · ·

4

4

:\forti .......................................... .

l

l

TOTALI. .•

18

16

34

0STEO-ARTRITI TBO A CARICO DELL'A RTO SUPERIORE.

Non si sono oSElervati casi di tali localizzazioni in invalidi di guerra, drobabilmente perchè gran parte di tali forme permettono di a.t.t.endere, sia pure con qualche limitazione, alle proprie occupa.zion i, così da far pre-


742

RILIEVI STATISTICI SUI CASI DI TCDERCOLOSI ECC.

ferire le cure ambulatorie. I 23 casi osservati in militari riguardavano: 12 l'articolazione scapolo-omerale, 7 il gomito, 4 il polso. Nell 'SO % dei casi si ebbero fistole ed ascessi. Si riscontrarono 10 guariti ed 8 migliorati; 4 casi restarono stazionari, uno solo peggiorò. È stat.o usato, nelle lesioni della spalla, ed è ben sopportato dai pazienti, l'apparecchio tipo Rollier in duralluminio con appoggio toracico che permette di regolare l'abduzione del braccio e di applicare una trazione continua. MORBO DI POTT.

130 militari e 60 invalidi, in totale 190 infernù, furono curati per manifestazioni di morbo di Pott. Dalla tabella che segue appa,re subit"o la elevata

percentuale di localizzazioni lombari nei militari, mentre negli invalidi t-engono il primo posto le localizzazioni dorsali. Ancora una volta rileviamo come le forme dorsali sono quelle che presentano un maggior coefficiente di gravità e una minore tendenza ad una. qualsiasi risoluzione. Anche dopo molti anni gli infermi sentono il bisogno di ricorrere alla terapia sanatoriale per mantenere la lesione, almeno, in limiti di tollerabilità. Nei giovani con maggior frequenza, dicemmo, si riscontrano forme lombari; crediamo che si possa pensare a una maggiore esposizione di tale segmento della colonna alle forze traumatizzanti esterne. TABELLA VIII.

Locallz.~:azi o n l

Spondiliti cervicali

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12

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dorsali .................. . ... .. .... . ..

31

40

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dorso-lombari . .

IO

8

18

lombari . . ........................... .

59

9

68

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lombo- sacrali

12

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sacrali ... .. ............ ....... .......

6

posteriori ...... ..... ..... ........ .....

2

TOTALE ...

130

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12 l

7

l

2 60

l

190

Presentarono ascessi e fistole 82 casi con prevalenza (55 %l di spondilit.i lombari. Nella quasi totalità tali complicanze si rilevarono in militari alle armi poichè, come era logico attendersi, trattandosi negli invalidi di forme in fase avanzata di stabilizzazione, in essi tali complicanze devono esRere più rare.


743

RILIEVI STATJSTIOI SUl CASI DI TUBERCOLOSI E CC.

Complicanze a carico del sistema nervoso (esclusi i casi presentanti solo esagerazione dei riflessi con clono del piede) non sono stati molto frequenti: 16 casi in tutto, con pari frequenza. in militari ed invalidi, ma per la quasi totalità esistenti nelle forme dorsali. Anche nel morbo di Pott la concomitanza di lesioni polmonari e plenriche è stata notevole: rispettivament~ 49 militari su 130 Pottici e 25 inva.lidi su 60. Le concomitanze suddette si sono verificat~ con non dissimile frequenza nelle spondili ti dei vari segmenti della colonna. Durante la fase attiva del morbo di Pott trattamen to di elezione è stato il ri}lOBO e la immobilizzazione in letto. Per le spondiliti sacrali, lombari e dorsali inferiori si è ricorsi ad una posizione di reclinazione orizzontale prona; mentre invece per le loca_lizzazioni dorsali superiori si sono tenuti i pazienti in reclinazione supina. L'apparecchio Rollier con calotta di cuoio scorrevole su guida e con trazione continua ba dato ottimi risultati nelle spondiliti cervicali anche perchè permette l'elioterapia e non dà eccessivo disturbo ai pazienti. Iniziata la convalescenza gli ammalati sono rimessi in piedi e, aiutandoli con «tutori» gessati, si fa loro riprendere con prudenza il cammino! in secondo tempo al corsetto gessato sostituiamo un busto amovibile e, quando l'ind8.gine clinica e radiologica, dandoci una certezza di assoluto silenzio, ce lo permettono, tentiamo, nei casi più propizi, un prudente ritorno funziona.le. I risultati ottenuti, quali appaiono nelle seguen ti tabelle, sono soddisfacenti e confortano nell'applicazione del sistema curativo. TABELLA lX.

MILITARI.

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Spondiliti cervicali

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dorso-lombari- ................

2

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12

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posteriori ......................

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TOTALI. ..

2 - 2 - - - -- - - - - -- - - -- - -

25

56

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22

-

5

130


744

RILIE\'l STATISTICI S Ul CASI DI T U BERCOLOSI ECC. TABELLA

X.

l .'IV ALIDI.

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Spondiliti ce rvicali

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l

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3

l

-

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-

-

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3

40

- - -- - - ---- -- --

5

-

-

-

-

13

26

12

-

-

3

60

SACRO-CO XALGIE.

Lesioni isolate della articolazione sacro-ilia'c a sono state riscontrate in una percentuale di casi assa.i bassa e solamente in soggetti giovani (militari in servizio). Si tratta di soli sei casi di cui due tuttora in cura. Degli altri quattro, in due casi (pur presentanti ascessi e fistole) si giunse a guarigione completa, uno usci a.ssa.i migliorato ed uno, per sopravvenute complicanze (concomitanza di lesione polmonare cavitaria), fu passato ad altro repa.rto del Sanatorio. Nel complesso si ebbe un 50 % di esiti favorevoli sul totale di tali casi curati, ma deve essere notato che i due casi tuttora in cura vanno progressivamente e nettamente migliorando. Dalle cartelle cliniche di questi infermi un sintoma certo e precoce emerge sempre ed è la n zoppia n. Non si è mai ricorsi a cure (( chirurgiche n, ma. i risultati ott.enuti sono dovuti a cure conserva.t.ive. O STEITI.

112 casi di osteiti sono st.ati curati al Sanatorio. Di essi 78 ~ran o milit.axi in servizio e 34 invalidi di guerra. Dalla seguente tabella risultano le forme curat.e e le complicanze più frequentemente riscontrate.


7+5

RILIEVI STATISTI CI St:l CASI Dl TUBEltCOLOSl ECC . TABELL A

l

C o n t p l i c· a n z ,. )lillltlri

l

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Fi~lole , ns•·~ssi

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l Os te i t i tbc d elle piccole o s~ a )un· ght> (màno ~> pied·· )..... ........• Os r.eit i t.b c ch' Ila piccole ossa cort e (ischio. calcagno) . .. ...... ....... Oste il i t be d e lle pic-cole ossa piatre (coste, ileo) Tubercolosi de i masl'ella ri .........

Xl.

-18

4

12

l

2 4

4

8

16

-

-

-

14

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l

34

l

-.,

-8

Sequestrotomie, raschiamenti, resezioni costali sono stati messi m opera quando ve ne è stato bisogno, ma l'elioterapia e le cure generali hanno in questo settore acquistato un sempre maggior vaJore, assoeiate se occorreva allo scarico della parte colpita. Come pure è apparso dalla precedente tabella, IV, 1'85 % dei militari curati ba riacquistato la primitiva vigoria (siamo sempre di fronte a lesioni più recenti e meglio aggredibili), ment re solo il 50 % degli invalidi (lesioni più antiche) può essere bene curato e con buoni resultati. Deve anche essere messo in evidenza che più della m<~tà degli invalidi presen tava con comitanze pleuro-polmonari (100 % nelle forme a carico delle coste). LOCALIZZAZIONI TUBERCOLARI 1\fULTIPLE OSTEO- ARTICOLARI.

Per ciò che riguarda affezioni osteo-articolari present.anti localizzazioni multiple, devesi subito distinguere il gruppo dei militari dal gruppo degli invalidi. Ed è logico, infatti, che nelle forme precocemente prese in cnra, come avviene nei militari, difficilmente Ri h·ovino manifeRtazioni primitive contemporaneamente in più sedi; men tre invece fra gli invalidi, in cui le lesioni datano da un tempo maggiore, la presenza di loc~~lizz azioni multiple ha da essere messa in rapporto a formazione di focolai seconda.ri. Sono st ati di fatto curati 68 invalidi e 26 militari, per tali forme. Si rileva subito che mentre il 31 % del totale degli invalidi cmati presentava localizzaztoni multiple, nei militari alle anni tale concomitanza si aveva solamente nel 16 %· Anche la percentuale dei casi con esito favorevole è notevolmente più bassa che nella media dei casi osservati. Il 38,5 % nei militari e solo i 28,5 % negli invalidi. Questo ultimo dato è da riferirsi nat ura,lmente al fatto che si è già messo in evidenza: t.rattarsi di complicanze dovute, in fondo, ad aggravamento. Nel maggior numero di casi si tra,ttava infatti di forme molto gravi e tuttora, attive ed evolutive, per quanto datant i da molti anni; alta e1·a tra essi la percentuale di ascessi e fi stole e di concomitanze attive a carico dell'apparato respiratorio.


746

RILIEVI STATISTICI St1 C' ASI DI Tl"BERCOLOSI ECC. TABELLA XII.

INVALIDI.

lesioni :-.-umr ro Con asoossf Con ·x>ol· e fistole pleuro monarl

dd oa si

Morbo di Pott e Coxite .......... . ........ . .... Morbo di Pott e Goniliti ....................... Morbo di Pott e ost..o-artrite del gomito ....... Morbo di Pott e osteo-arttite d el pied,· ......... Morbo di Pott e carie cos tale ....... . ........... Morbo di Pott e p rritonite t bc .................. Gonilite e tbc. costale • •........................ Coxit o; e ost('o-artrite del gomito .. . . . .... .. . . . . Osteo-artriw multiple e tbc. rl'nal.· . .. . ..... . ... Ost,·o-artrito del gomito 1:' spalla.......... .. . ... Oonllite e o;;te-o- artrit» tibio- astr. .. ...........

24

lO

12 4 6 4 2

4

2

-

-

TOT.~U ...

68

27

37

2 2

2

2 l 4

4

2 6 2

14 8 2 4 2 2 2 l 2

-

Il M . di Pott è la forma che più frequent~mente troviamo associata ad altre manifestazioni specifiche, circa. nei tre quar ti dei casi osservati; nel 35 % di questi il M. di P ott è unito a Coxite. Si può forse pensar e a qualche interdipendenza di origine statico-traumatica fra quest-e due forme 1 È un problema che, data, l'alta percentuale di tale comunione, merita di essere studiato. T ABELLA XIII.

M ILITARI.

Num~ro

del <'as i

Ostei ti e o. A. piede e man o ........... ....... o. A. Gomito e ginocchio .. . .... . .... . ......... o. A. Gomito e piede . ......................... M. di P ott e adenite cer v. .... ..... ............ Coxite ed ep ididimite tbc . . .......... . .... . .... Sacro-coxalg ia e epididimite tbc .......... . .... Goniliti e car ie costali . . ..... . . ...... . ..... .... . Troca.nter it.e e scrofuloderma ...................

4 4 4 4 2 2 4 2

TOTALI .••

26

lesioni [cnno tislole .,~M• Con pleuro · p oi· monarì

2

l 2

2 l 2

2 2 l

2 2 2

-

2

-

15

2

l

10


RILIEVI STATISTICI SUI CASI DI 'ruBEBCOLOSI ECC.

747

Le cure elioterapiche naturali ed artificiali associate alle provvidenze atte a migliorare lo stato generale di quest.i pazienti, utilizzando (fino al limite della loro tollera.nza) il riposo e la immobilizzazione della parte malata, ci hanno dato resultati soddisfacenti, per qua.nto nel totale, in rapporto alla complessità stessa delle forme osservate, sia assai elevata la cifra degli stazionari in confronto a quella dei migliorati e guariti, e ciò specialmente fra gli invalidi. TABELLA XIY.

Risultati

Guariti. ... .. . . .. .. . ' Migliorati

.. . .. . . . . .. .. . . . . . . . .

.

o •

Peggiorat.i. .. . . .. .. . . Mort.i .....

•

•

In cura . . . ..

•

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•

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•

•

•

•

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14

12

2

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6

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6

6

12

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2

2

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Stazionari .

)fil ilari

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•

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o

o.

o

o.

o

...

••••••

TOTALI

-

l

26

l

94

.

Dall'esame delle tabelle e dei dati sin qui esposti possono essere dedotte alcune conclusioni e possono essere formulate alcune altre considerazioni, oltre a quelle volta a volt.a segnate. Quattro fattori vengono considerati ordinariamente per valutare iresultati che si ottengono nel trattamento conservativo dei casi di tubercolosi oste&-a.rticolari: l o precocità della dia.c,onosi; 2o immediatezza della cura; 3o età del paziente; 4o sistematica curativa (comprendendo in ciò la possibilit-à di curare questi malati in istituti sanatoriali specializzati in cui, sia il trattamento ortopedico-chirurgico, che le cure generali e climatiche possano esplicarsi per un periodo sufficiente). In base a questi concetti, le cifre dei result.ati ottenuti negli invalidi e nei militari, come già' accennammo in principio, ci fanno rilevare subito che effettivamente quando, come avviene nei militari, concorrano assieme le quattro condizioni suddette, i resultati sono di gran lunga superiori. Di fronte al 67,5 % di migliorati e guariti riscont.rati nel complesso dei militari, sta il 44 % avuto negli invalidi. Queste percentuali in tahme forme ancor più si distanziano fra loro (sempre a vanta~gio dei giovani); nelle coxiti ad esempio di fronte all'83 % si ha il H %; nelle osteiti di fronte all'85,5 %si ba un 50 %·


748

RILIE\"1 STATI STICI S UI CASI DI TUBERCOLOSI ECC.

Non si 1mò d'altro canto dimenticare che fra gli invalidi la concomitanza di lesioni pleuro-polrnonari ad altissimo indice (oltre il60 o/o) ha contribuito in modo notevoli:;simo a ma.ntenere scadute le condizioni generali di queMi vecchi tubercolotki e qllindi ba reso meno efficienti i presidi terapeutici. Considerando le singole forme morbose, possiamo rilevare la raJ:ità. (almeno nei nostri ricoverati) di forme isolate dell'articolazione sacroiliaca. e la S<'arsez:r,a delle osteo-artriti tbc dell'arto superiore, di cui non si sono a>uti ammalati fra ;.rli invalidi ri<'ovcrati, per le ragioni precedentemente espo~te. Le forme rbe meno hanno benefkiato delle cure sono state naturalmente q nelle a loealiz7.azioni multiple in rapporto al fatto che (a parte l 'essere sta.te riscontrate prev~ùentemente fra invalidi) appunto la loro moltepHcità, ma).!giormente agiYa sulle condizioni generali del soggetto e quindi sulla possibilit à. di cura. È intf'ressa.n te anc·he rilevaTe l'al t a frequen za di lesioni pleuricbe (100 % negli inva.Iidi) nelle osteiti costal i. Devesi forse ritenere che la lesione costale sia. se<'ondaria alla lesione pleuriea in queste forme in cui l'origine dell'ascesso si potrebbe determinare nelle condizioni pleuriche, a nzicbò in quelle (successive) ossee' Fra le forme che meno beneficiarono deJle cure ricorderemo le o--a del piede e collo del piede, in rapport·o forse alla stessa costituzione anatomica. della r egione colpita . Un altro rilievo, concordante con le osservazioni di molti autori, è la grandissima frequenza di fistole nelle lesioni che colpiscono le articolazioni più superficiaJi (JJer esempio: gomito). Da,J lato medico-legale si può osservare che, quasi nella metà dei casi, il manifestarsi delle lesioni tubercolari viene posto dall'infermo in rapporto con un trauma, in genere anche non grave, che avrebbe a-gito come causa determinante localizzatrice o ca.pace di svegliare il focolaio latente, altrimenti muto. Gli accertamenti medico-legali suce..essivamente eseguiti dalle C. M. O. hanno confermato quasi sempre la interdipendenza della lesione e del t.rallma. I resultati ottenuti lascia.no nel complesso soddisfat ti e confortano nel concetto che quanto più precocemente si può intervenire con cure approp riate, tanto maggiori sono le })OSsibilità e le probabilità di buon successo; anche ci persua.dono che il metodismo curativo u sato al Sanatorio, in cui si segue una strada che è e resta sempre tendenzialmente conservatrice, seguendo le più recent.i dottrine, risponde nel modo migliore agli scopi prefissi. RIASSUNTO. Viene illustrata la statistica delle forme osteo-a.rticoja.ri tubercolari, curate nel Sanatorio militare di Anzio negli ultimi ott.o anni, esa.D;~i ­ nando i m e todi terapeutìci usati e dim n::~trando i buoni resultati 01 tenuti specialmente nei militari, in cui ad una diagnosi precoce e ra seguita una cura imm ediata. ed appropriata. Viene rile vato anche il valore clinico e morale della ergo-terapia prat icata fra. i ricoverati de l sanai orio. Si conclude ripe tendo che la ormai non più breve esp erienza cons idin di battc>re una strada che è, e re~ ta, sempre, ten· denzialmente conservatrice.


CLINICA OTORINOLARINCOLOCICA DELLA R. UNIVERSITA DI FIRENZE Direttore : prof. U. L. T oRRINI

SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITA MILITARE · LABORATORIO DI MEDICINA LEOALE Direttore d e l labo ra tori o : magg ior e medico R. d 'ALESSANDRO

RICERCHE SPERIMENTAU SULL'AUTOVACCINOPROFILASSI, L'AUTOVACCINOTERAPIA, LA PROTEINOTERAPIA ASPECIFICA NELLE OTITI MEDIE DI NATURA STREPTOCOCCICA E SULLA VACCINAZIONE LOCALE NELLE RINITI PURULENTE Dott. Salvatore Vitale, primo capitauo medico

Il trattamento delle otiti medie pnrulente e specie di quelle acute è un problema che è stato sempre affrontato dagli otologi e lo è purt roppo tuttora., poichò oggi non ancora si è trovata una terapia che possa dare risultati pienamente soddisfacenti in questa afTczione. Sono stati sperimentati ed u sa.ti tutti i mezzi che la scienza medica ba potuto raggiungere e realizzare, e senza andare in tempi lontani possiamo ricordare le dilTerenti medicature, asciutte o umide ; i lavaggi dell'orecchio; le polverizzazioni di medicam enti vaJ'ii; le radiazioni luminose; la sieroterapia; la vaccino-terapia, l'au tovaccinoterapia, locale e generale; la vaccinoprofilassi a riguardo delle complicanze più comuni e tutte le altre cure generali che non sono poch e. Come dicevo dianzi i ristù tati di tutti questi diversi mezzi curativi diretti ad estinguere l'otite media purulenta in modo che non diventi cronica o non provochi complicazioni , non solo non hanno raggiunto a fondo lo scopo, a lmeno per il maggior numero dei ca:;i, ma. hanno fatto sì che non ancora si è perfettamente orientati su quale metodo di cura deve cadere la preferenza per combattere la malattia st(>s:>a . · Da quanto ho potuto riscontr:ne nella l<>tteratura mi sono fatto il giudizio che poco è stato sperimentato per ciò che riguarda l'autovaccinoterapia n elle suppuraz ioni dell'orecchio medio, prr cui mi sono proposto di effettuare alcune ricerche spcrimc:'ntalì p<'r n'dc:'r<' quando e come debba essere usata l'autovaccinoterapia m·lle otiti medie purulPn t<' a<·ute. I noltre mi sono proposto di indagare se quc:'sta affezione, ch e in un gran numero di casi è di origine nasale, può essNe eYitata mediante l'applicaz ifl ne di V<lC· cino sulla lesione iniziale del naso .

Flora batterica dell'orecchio e del naso. D a lungo tempo i batteriologi banno studiato la flora microhica dell'orecchio infetto e gli studii dei diver::;i a.utori hnnno dimostrato che lo streptococco emolit ico è il primo pér ordine di (n'q nenza ; dopo vrngono lo stafi.lococco e lo pneumococco.


750

RICERC'HE SPERDIE~'TALI SULL'AUTO\"ACCINOPROFILASSI, ECC.

Sembra che nella maggioranza dei casi i microbi che provocano le infezioni dell'orecchio medio pervengono a questo attraverso la t uba dal naso e dal nasofaringe. È stato d iscusso se nelle otiti acute predomina il monomicrobismo od il polimicrobismo e si è finito col propendere in linea di massima per il primo. Tonini prima e poi Caliceti inclinano a. credere che le infezioni acute sia.no di solito monomicrobiche e, quando sono polimicrobiche, le complicazioni di esse siano dovute ad un solo germe. Inoltre ai germi coltivati dal p us proveniente dalla cassa o dalla mastoide fu dato vario valore nelle diverse epoche: con il progredire della tecnica batteriologica. si venne a poco a poco a stabilire il potere patogeno legato ad ognuno di essi e si vennero a differenziare dagli altri alcuni tipi cho risultarono essere i più temibili. R oward e Parkins nel 1901 e Schottmuller poi nel 1903 rivolsero la loro attenzione su di una ent ità microbica che doveva divenire in otologia. assai importante: «lo streptococco muco so». Negli anni seguenti le ricerche sulla batterifJlogia dell'orecchio si moltiplicarono e part icolare contribut-o ne viene dalla scuola di Vienna e dagli Stati Uniti. Withmaak, N eumann, Ruttin e la scuola Viennese, Park e William dell'I stituto Rokfeller, in America, hanno pubblicato interessanti lavori e statistiche. Neufeld, .Averj e Dochcz intanto riescono, a mezzo di sieri agglutinanti specifici, a dividere i pneumococchi in quattro tipi: il terzo di questi quattro t ipi viene perciò meglio chiamato pneumococco terzo; è questo il germe che in otologia era già stato riconosciuto come agente infettante di alto grado e di particolare tenacia e gravità. Nel 1917, Citelli per primo, richiama l'attenzione sulla importanza part icolare nel campo otologico di un'altra specie batterica : l'enterococco. Questo è il germe che dà le complicazioni più gravi e più frequenti; esso è st ato molto studiato in Italia. N el campo della otologia fino ad ora. non esistono che 19 casi puri, in gran parte seguiti da complicazioni più o meno . rapide, gravi e spesso mortali (mortalità 42 %). Ad esso segue subito dopo per la gravità di decorso che conferisce alle suppurazioni della cassa il pneumococco terzo (Barwich e Raardt 15 % Kummel, Ma.rk 17 %, Denker 13,8 %, .Albert 16,4 %, .Alberti 3,850 %, Wirth 20 %, Eckert, :Mohius 18 %, R esse 16,7 %, Richter 38,2 %, Vogel 18,2 %, Bonnahon 7,6 %, Lemaitre, Levj, Bruhl, Aubin 9,4 %Le complicazioni dovute a pneumococco mucoso sono assai più frequenti che per la gran parte degli altri germi. Richter riporta 86 casi di otiti da pneumococco terzo con 49 complicazioni (58 %) e 6 morti (7 %). Altri numerosi germi sono stati dimostrati quali agenti dell'infezione della cassa, talora soli, altre volte associati fra di loro. I più frequenti sono gli streptococchi nelle loro varietà: « emolitica » (44 % Wirth, 44,2 % R esse, 51 % Vogel) << anemolitica )) (Fioretti: l caso di setticemia; 1,8 % Wirth, ecc). Stafilococchi: nel 5,8 % dei suoi casi R esse trovò la varietà bianca. B.coli: 0,3 % Vogel, Calamida lo coltivò 2 volte in cultura pura dal seno laterale e dall'emocultura; Rejnix dall'orecchio e dal liquido cefalorachidiano in un caso complicato ; Haslauer lo t rovò 2 volte iil 54 casi;


RICERCHE SPERIME..VTA.Ll SULL 'AUTO\.ACCI~OPROFli.ASSI, E CC.

75}

Ba.rwich e Haardt l volta su 262 casi; Brunetti 2 volte su 19 casi trovò un batterio colisimile. B. di Loffier: Hague 5 % di complicazioni otitiche nei difterici, P elfost 4 su 168 casi, Chrisiansen 32 su 66 casi, Kupac su 450 casi di difteria non trovò mai il bacillo nelle oti ti che intercorrevano con questa affezione. Sono state dimostrate e descritte localizzazioni da b. difterici in tuttiisegroentidell'orecchio. B. pseudo-difterici: gruppo,creato da Hofmann e b. di Belfanti, perfettamente ident ico al difterico ma atossico; sono state descritte otiti dovute anche a questo germe, ma le forme pure sono rare (Carrari l, Appard 1). Sono più frequenti invece le associazioni: (Bonnabon l su 84 casi, Brunetti 2 su 19 casi, ecc.) ed acquistano carattere di benignità o di malignità a seconda della specie associata. Pneumococco, l o, 2 °, 4 °, più frequenti particolarmente nei bambini: Bonnahon 14 su 184- casi, Resse su 276 casi 8, Wirtll 43 su 230 casi, nei neonati (Prejsing) 92,05 %, R-izzi in ricerche sull 'o tite media della prima infanzia in 2 casi trovò pneumococco puro, in 25 misto ad a Itri germi. Micr. tetrageno: fu descritto isolatamente nelle otit-i da Gafki, Piroddu, Ma.ffeo, Hudson, Zanfal, Germano: citati da Krepnska; Galdare e Pinaroli, Auriti, Caliceti: citat i da Calamida. Piociane.o: Fallas 2 casi in cultura pUl'a; altri casi sono stati descritti da: Citelli, Calamida, Pes, Gradenigo, i casi puri sono assai rari. Pseudomeningococchi: b. di Friedlander (2 Ha:sse, 2 Zane; è considerato particolarmente maligno), b. dell'influenza; (furono trovati delleotiti acute e descritti: Proteus (8 su 288 casi, Vogel; l su 276 casi, Resse; quest'ultimo A. vorrebbe, insieme con Wirth e Kummel, non assegnare a questo germe alcuna importanza nelle otit.i acute, ma ciò è a.ncora da definire. B. del tifo ed altri ancora si trovano in descrizioni S!)Qradiche ed in ogni modo eccezionali. B. fusiformi e spirochete la cui presenza nelle otit i fu ritenuta dal Busaooa non troppo rara. Bellucci ha notato pure un'otite purulenta acuta da un miceta lo • S"terigmatocjstis ochracea » miceta che vive come saprofita in vegetali in putrefazione e che non era stato trovato ancora patogeno nell'uomo. Pellegrini ha rilevato che esistono forme di otorrea cronica che riconoscono quali agenti etiologici i fuso-spirilli, forme piuttosto rare. Di tutte le specie batteriche aUe quali abbia.mo accennato il responsabile della maggior parte delle suppurazioni auriculari ed in particolar modo delle loro complicazioni mastoidee, intracraniche e sctticemiche è precisamente la spooie streptococco. Di questi si considerano in genere, d'accordo con Ropkins e Lang, i più severamente patogeni gli emolitici e gradualmente meno grave va considerata. l'infezione da viridans. La varietà emolitica ha dato a R esse ben llS % di complicazioni intra.craniche e 2,4 % di mortalità; dunque indubbiamente meno gravi, quoad valetudinem, dell'enterococco e del mucosus; le complicanze possono dividersi in due categorie: a) quelle che si caratterizzano con lesioni ossee, come la mastoidite, che acqu.ista quando ò dovuta. a questo germe, carattere acutissimo, e le forme diffuse invadenti le ossa del cranio, studiate da Panujt;


752

RIC'ERCRE SPERDfENTALl !'>t'LL'AI'TO\'ACCTNOPUOFILASSI, ECC.

b) quelle che si prO})agano pPr via venosa (studiate preceden· temente da Chatellier). La varietà ancmolitica aRsai m eno p atogena, ma.ncava assolutamente nelle complicanze studiate da Hesse; ciò non toglie che anche questa specie possa darne, ma è sicmamente cosa più rara che le otomastoiditi e le otiti legate a questo germe assumano andamento grave. Infine, il vh·idans, che per Rosf'nau dà più spesso forme croniche, o subacute, è poco maligno. Cosi dice ancbe il Fioretti, il quale insiste sull'errore nel quale generalmente si cade quando si considera il viridans come un germe le cui affer.ioni devono essere ritenute a progn.osi riservata; p ercbè se la prognosi è riservata quando questo germe s'impianta nell'endo· cardio, ciò non dipende dal germe bensi da.lJ'organo leso. Circa le associazioni batteriche è ormai riconosciuto generalmente il monomicrobismo d<'llc infezioni acute; ma ciò non bisogna intenderlo in modo assoluto p oichè sono state descritte delle otiti sicuramente acute, dovute a. piil germi: quPst'associazione secondo alcuni A...A. pare che con ferisca va.lore di benignità o malignità al morbo a. seconda delle specie associate. Sulle otiti da influenza, si può dire chE> in alcune epidemie e soprattutto nei bambini, il b. di Pfailer sia effettivamente reperibile nell'orecchio medio: su questo punto gli AA. non sono d'accordo e dai pochi dati esistenti in letteratura si arguisce facilmente come l'otite metainflucnzale sia dovuta nella gran pa.rte dei casi ai g<'rmi comuni della snppura.zione a.uriculare.

La terapia vaccinica nelle suppurazioni auriculari e ne11e complicazioni de11'otlte media purulenta. Dopo di avere esposto in modo sintetico gli studi fatti sulla flora batterica delle suppurazioni dell'orecchio ne scaturisce subito il concetto che la conoscenza, dell'agente, solo o associato, che cagionò l'infezione otitica porta ad indicazioni terapeutiche di alto ed indiscusso valore. In tal modo, quando l'Otoiatra. sia perfettamente a. conoscenza del germe, senza indugio e senza la n ecessità, assoluta di altri dati può indirizzarsi verso la terapia. più adat.ta al caso in esame. Noi sappiamo che è proprio contro le complicazioni endocraniche, settico-piemicbe che bisogna rivolgere attualmente ogni nostro sforzo, pE'rchè queste sono le prime I'el';ponsabili degl'insuccessi e delle mortalità. Cosi è facile comprendere come la determinazione precoce del germe e la sua identificazione, rispct,to a i germi saprofiti associati, acquisti sempre maggior valore. , Tale individuazione acquista importanza appunto per la tPndcnza che Ya delineandosi verso la vaccinoterapia e la, siero-terapia; infatti qne:st.'arma, aggiunta alla chirurgia bene indicata e bene eseguit.a, dovrà. })Ortare elementi nuovi cd ancora più efficaci di quelli att.uali nella lotta contro l'infezion('. Finora, i tentativi diretti contro il germe con terapia. specifica. od aspecifica. sono ancora troppo poco ditl'usi ed i risultati non se.mpre incoraggin.nti: ciò nonost.ante vi è qualche A. che ritiene molto utile tale trattamento nelle affezioni in parola .

•


RICERCHE SPERD1Er>~ALI SULL'AUTOYACCtNOPROFILASSX, E CC.

753

La tempia immunitaria parrebbe che nel passato avesse fatto brii· lanti conquiste per la superiorità che essa presenta di fronte alla terapia sintomatica, per cui è necessario che gli specialisti rivolgano la loro attenzione sull'importanza cbe può avere l'immunoterapia nelle gravi infezioni di origine otitica. Di questo argomento così importante mi pare che poco se ne siano occupati gli otologi. N el 1907 Belogolovoff di Riga in un suo lavoro dice che con un trattamento medico con siero antistreptococcico e con collargolo, parallelamente a quello chirurgico, aveva avuto buoni risultati nella trombosi dei seni e piemia settica di origine otitica. In tal modo l'A. si limita a raccomandare la sieroterapia solo contro la comune pioemia, ed inoltre consiglia una sieroterapia irrazionale, perchè senza l'esame dei germi vorrebbe che si adoperasse sempre il siero antistreptococcico. Arslan nel 1908-09, in base a due suoi casi clinici, insiste sull'efficacia delle iniezioni di siero antistreptococcico nella pioemia da streptococco, sia per evitare in casi simili il completamento di atti operativi incompleti sul focolaio causale, o addirittura per risparmiare qualsiasi intervento chirurgico. La terapia con siero antistreptoc<ccico fu pure raccomandata assieme alla cura chirurgica da Chmourlo (1909) nella pioemia e setticemia di origine otitica. Gradenigo nello stesso anno accenna ad un caso di trombosi infettiva del seno sigmoide, nel quale ottenne la guarigione con ripetuti interventi operativi ed il siero a.ntistreptococcico. Non dice però se il germe era lo streptococco. Urbantschltsch in un caso di setticemia otitica da streptococco, conseguì un miglioramento evidente dello stato generale con due iniezioni sottocutanee di siero antistreptococcico. Wild invece dice che non ottenne risultati soddisfacenti coll'iniezione di siero antistreptococcico, dopo l'operazione sul seno, in qualche caso di comune pioemia. Onhacher, Logan Turner, Voss, Lang insistono anch'essi sulla siero terapia come complemento della. cura. chirurgica, ed il Lang vanta pure l'azione dell'elettrargolo. D Randal dopo di avere insistito sulla cura vaccinica nelle suppura.zioni timpa.niche semplici specie croniche, parla pure dell'utilità dell'autovaccinazione complementare degl'interventi chirurgici, in quelle mastoiditi e loro complicanze in cui la cura si protrae. Stodda.rt Barr insiste sull'autovaccinoterapia, e riporta un caso di ascesso cerebellare terminato con la guarigione, in cui oltre la cura chirurgica razionale praticò ogni otto giorni iniezioni di autovaccino a dosi crescenti. Logan Tnrner esperimentò pure con buoni risultati oltre la siero terapia anche la vaccinoterapia, e riporta qu&ttro casi di trombosi del seno (di cui due associati a meningite) trattati con l'operazione e con l'autovaccino terapia, dei quali tre guarixono ed uno morì. Braeslin nel 1913 dice che l'impiego dei vaccini autogeni in alcuni casi di mastoiditi complicate, sembra dare risultati convincenti. • -

Gio·rnal.e cii 1rwàicina nt.ititare .


75-!

1

RlCJ::RCJiE SPERIMENTALI SU"LL AVTOVACCINOPROF1LASSI, ECC.

~<>l 1918 il Citelli si occupò

dell'argomento in modo più diffuso d

quello degli altri autori. Egli, dopo di avere esposto l'indirizzo da lui seguito nelle gravi complicanze otitiche, e messo in rilievo i preziosi risultati ottenuti in varii casi (tra i qua.li uno assai raro di setticopioemia otitica da enterococco) insiste principalmente sul fatto che la immunotera.pia merita di essere adoperata sistematicamente e ra.zionalmente; di solito come complemento della cura chirurgica radicale, in cui questa da sola non riesce a vincere le complicanze gravi di un' infezione otitica. Caliceti in un caso di trombofiebite settica del seno sigmoide e della giugulare con l'uso dell'autovaccinoterapia, oltre che arrestare il processo sett.ico-piemico, ha impedito la formazione e lo svolgersi di focolai metastatici, traendone la conclusione che rautovaccinoterapia come complemento della cura chirurgica completa può spiegare un alto valore curativo. Tassi riporta brillanti risultati e consiglia la, vaccino terapia anche nella meningite otogena. Torrini raccomanda la proteinoterapia pur dando maggiore importanza all'autovaccino-terapia, dicendo che essa dovrà tenere il campo n ella cura della piemia e setticemia, ove deve essere impiegata al più presto per ottenere maggiore efficacia. Fra gli s~nieri che hanno lavorato su questo argomento possiamo ricordare Baldenwek, Jacob, Moulonguet. La terapia aspecifica e la chemioterapia hanno pure da.to risultati rliscordanti: Calamida. ne riferl a.lla Societas latina, considerando tale mez1.0 tera.pentico ottimo e talvolta prezioso coadiuvante della cura chirtll'!rica. Vanno infine ricordati anche i vaccini per a pplicazioni locali che di solito sono costituiti da auto o da stok-vaccini filtrati secondo le indicazioni di Besredka. Il Fiscber ha praticato la vaccinoterapia nasale e dice che questa non solo gli ha permesso di ottenere la guarigione rapida della suppurazione oltremodo persistente, ma se essa viene applicata precocemente, si possono evitare le complica.nze per propagazione, (sinusite, otite, ecc.). Da pocbi anni anche Resse ha usato i vaccini per applicazione locale, ed ba avuto risultati mediocri nelle forme medie da streptococco e da mucosus; buone nelle forme esterne specie se dovute a stafilococco, germe che sembra. più sensibile degli altri alla vaccinazione. Dei Rossi dice di avere usato la siero e la vaccino terapia nei casi più gravi, con risultati abbastanza incoraggianti: un'ammalata operata di mastoidotomia risenti benefico effetto dalla terapia specifica vaccinica, J)Oicbè solo cosi si ottenne l'abbassamento della curva termica, il che non si era mai ottenuto con altre terapie sperimenta,te. Molti aut-ori hanno trattato le o. m. p. c. con vaccinoterapia alla Wright con insuccessi; altri (Caotes, Lukow, Utejenkow, ecc.) d<'lnno un percento alto di guarigioni in contrasto con quelli (Uffenordo, Daiches) che di tal metodo hanno ragione di dimostrarsi scettici, e limitano la vaccinoterapia al solo trattamento della foruncolosi. Daiches attuando la sua nuova idea ha t ratta.to le o. m. p. c. produCclldo immunizzazione locale secondo le vedute di Besredka: <<se speciali


RICE itCBE S t'EIUME::-òTAU S tJT.L '.-\1;T0\'A CI 'l~OPH0FJL.-\ ;o;ST, ECC.

755

forme microbicbte mostrano un'affinità. sp ecifica per alcune cellule di certi organi 9 tessuti, si può in questi indurre lo sviluppo di una arecettività specifica ». In tal modo Daiches vide scomparire (1925) l'otorrea e la cassa rico prirsi di epidermide in breve tempo , in 31 casi su 36 di o. m. p. c. Ma egli stesso ha potuto constatare in seguito ad ulter.iori nsservazioni che tale metodo non vale per tutti i casi. Il trattamento profilattico con siero, antitossine o vaccini, usato da Kolmer ha d ato risultati varii accertati clinicamente e sperimentalmente. I vaccini avrebbero dat-o immunizzazione n ei conigli dal 50 al 100 %·

Bonnahon, Arione, ecc. considerano buona la siero-terapia pa,rticolarmente contro il pneumococco. Contro lo streptococco il siero antistreptococcico è stato oggetto di numerose ricerche tra le qua.li quelle di Sedaillon il quale, soprat tutto nelle forme franca,mente setticemiche e nelle gravi tossiemie, ha ottenuto ottimi risultati. Ora prima di addentrarmi nell'esposizione delle ricerche delle quali mi sono interessa.t o, devo pure ricordare che al Ficher in cinque casi di otite media gli fu possibile paragonare la flora batterica dell'orecchio e quella della gola . In ciascuna osservazione, i microbi isolati dall'orecchio medio furono rit rovati in proporzioni importanti nella cult.um delle mucosità faringee. Questa constatazione batt.eriologica è d'altra. parte in rapporto con il fatto clinico, poichè su 46 ammalati, 43 di essi avevano o a vevano avuto, poco prima segni d'infezione delle prime vie respiratorie (rinite a~ute, sinusite o angine). Il predetto autore per i suoi esperimenti si è servito del coniglio, il quale presenta molto facilmente queste complicazioni. Egli facilitava la fìssazione dei germi con l'ausilio di una lesion e precedente della mucosa nasale ed ha constatat-o : su 15 conigli così inoculati che I l di essi morirono ed in ciasc1mo dei casi ha rilevato la. presenza di una sinusite purulenta e di 1ma otite media acuta.. In tutte queste lesioni egli ha t rovato un microbo simile a quello che era stato inocul at-o per via nasale. Come lesioni associate egli ha trovato tanto una pleurite acuta come un'empiema, una polmonite lobare, un ascesso polmonare, una p ericardite acuta o una setticemia; e tutte queste alterazioni erano prodotte dal microbo inietta.to nella infezione sp erimen tale. Tutte le precauzioni di controllo erano state prese per poter prova.re che era stato unicamente il microbo d'inoculazione nasale causa. degli accidenti locali e generali. Questa serie di esperienze riassunte in modo sommario hanno per noi grande interesse perchè da esse risultano, dal punto di vista pratico, un certo numero di considerazioni interessanti p er la terapia. In sostanza esse Vf'>ngono a confermaTe tutto quello che già sappiamo ::ulla, importanza che ha lo streptococco, lo stafilococco e lo pneumococco per la provocazione dell'otite media acuta. Inolt re questi esperimenti provano che l'infezione dell'orecchio medio non avviene, nella quasi totalità dei casi, per via sanguigna. come ammettono alcuni AA. ma che essa avviene piuttosto per propagazione dalla ,·icinanza di una infezione delle prime vie aeree.


756

RICE R( BE S'PEBJ)JEJST,\U Sl"LL.A'CTOYACCJNOl'R OPII.ASF l, E CC.

Il ripetersi, a volte frequente, di otiti nei pota-tori di adeLoièi, che vanno soggett e a fatti infiammatori acuti, è una conferma della g€nesi naso-faringea delle otiti. Da tutto questo ne scaturisce in modo evidente che dal punto di vista terapcutico la vaccinoterapia potrà dare risultati importanti nelle infezioni otitiche mediante la m€dicazione preventiva naso-faringea. .A questo proposito il Grain ba fatto molt.o bene notare come il cc trattamento vaccinoterapir.o n metodo rapido, sicuro ed inoffensivo, permette di ottenere in qualche gicrno la sccmparsa della suppm azione nasale, tenace e resistente per degli anni a tutti i mezzi antisett ici. RICERCHE PER::::O:-<ALJ

P er controllare q,uanto appare dalle nostre ccnoscP.nze bo intrapreso questa serie di ricerche sperimenta.li ripart ite cc mc segue: Come animale da esperimento ho scelto il coniglio, come quell'animale che meglio risponde alle esigenze tecniche di sperimentazione. Come germi infettanti mi sono servito dello streptococco emolit ico e dello streptoc.occo viridans, germi questi riscontrati con abbastanza frequ enza da alcuni autori nelle complicazioni da otite media purulenta. I n una prima serie di tsperienze bo provocat.o la otite m. p. e poi ho fatto l'autovaccinoterapia con un vaccino preparato con germi dello stesso ceppo di quelli inoculati. In una seconda serie di esperienze ho provocato l'o. m. p. e contemporaneament.e ho fatto l'autovaccinoterapia con vaccino preparato come nella prima esperienza. In una terza serie di esperienze ho provocato la infezione auricolare nella ident.ica maniera ed ho praticato la proteinoterapia aspecifica con latte sterile. In una quarta serie di esperienze ho inoculato il germe per via nasale (a.ttra.verso una lesicne provocata sulla mucosa) e contemporaneamente ho applicato localmente un vaccino antipiogeno polivalente: ciò allo sccpo di vedere se tale terapia evita le complicanze della otite media di origine naso-faringea, sinusite, ecc. per questa prima serit- di Cf'perimenti mi sono servi to di u. lO conigli d e l peso mctlio di kg. 2,500; culture purE• in brodo di 24 ore di sviluppo per la inocula zionf" di s t.rt-ptococro viridans r ù (molitico; il vMcino è stato prPparato con germi d ello stC>sso ceppo; cul tura di 24-36 ore di agar-siero tenuto per un'ora a bagno mA.ria t\ 6uo C. e dosate coll'opacime t.ro di Wellcomt'. Questa serio di animali, t utti in buone condizioni g<:nerali, l'ho divisa in due g ruppi di cinque : in un g ruppo ho inoculato lo s trep tocorco viridans e ne ll'a ltro lo streptococco em olitir o. ESI'ERIENZA 1 11 :


757

RICERCHE SPE.RDfE:-<TALI SULL.AC T O\ACCù<OPROFU.ASSI, E CC. SPECCHIO N

1• Serle di esperienze (Streptococco Vlridans). :;;

Animali

~- l

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Q.C è

- b ::s

o

o

O"

:;; o

:2

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Durnta. della malattia,

giorni 40

l.

1° gruppo.

CompliC'tlz loni

causa d <'Ila morte

mastoi<lite trombo-flenite ::;.

o

Autovnooiuo iniettato

Iniezioni n. 15

t.

• 2

o

o

=

•

» 3

o

o

o

o

+

giorni 57

mastoidite meningite purulenta

Iniezioni n. 17

o

o

•

o

+

giorni 60

i<l.

Iniezioni n. ·17

o

o

-

" 4 Controllo

o

o

o

o

•

o

o

o

o

o

o

o

o

o

o

L'inoculli.zione l'ho praticata nel solo orecchio sinistro previo accertamento della sua. integrità. e pulizia quasi completa ottenuta con lavaggi fatti con acqua. ossigenata, praticando una miringotomia ed applicando subito sulle. membrana stessa. un batuffolo imbevuto di cultura in brodo di 24 ore di sviluppo del genne da inoculare. Tale batuffolo l'ho lasciato in sito in media una diecina di ore; indi l'ho sostituito con cotone idrofilo sterile,dopo di aver rilevato che le. membrana. era. perforata ed arrossata. Dopo quattro giorni dalla inoculazione si osserva. che dalla perforazione della membrana fuoriesce una secrezione siero purulent.a, che esaminata al microscopio fa rilevare la presenza del germe inoculato. Tale secrezione nel periodo di venti giorni è andata aumentando lentament~ assumendo un aspetto cremoso. Gli animali sono diminuiti alquanto di peso ed il padiglione dell'orecchio malato è tenuto abbe.ssa.to al contrario di quello del lato sano. Al 22° giorno dalle. infezione ho iniziato la. a.utovaccinotera.pia, per le. quale, non avendo rilevato dati precisi dalla letteratura., ho dovuto procedere per tentativi. Ad ogni modo iniziai le iniezioni sotto la cute di un cc. con 500 mila. germi in quattro degli animali del gruppo lasciando il quinto come controllo. Le iniezioni furono continuate quasi sempre a giorni alternati fino e.d arrivare a. 2200 milioni di germi nella. dodicesima. iniezione. Le prime due iniezioni sono state tollerate molto bene e gli animali non hanno

presentato alcun disturbo; il padiglione dell'orecchio malato però si presenta sempre abbassato e la secrezione auricolare non accenna a diminuire. Dopo quaranta giorni dalla inoculazione è morto il coniglio n.· l; alla sezione ho riscontrato: me.stoide infarcita. di pus; tromboflebite del seno trasverso; cuore apparentemente sano; animale molto denutrito; uno striscio della secrezione della. mastoide fa rilevare la. presenza. del germe inoculato senza associazione di altri. In seguito negli altri animali la. secrezione auricolare assume un aspetto nettamente cremoso ed accenna lentamente a diminuire. Dopo le. iniezione con 16 milioni di germi in un cc. gli a.n.ima.li sembrano migliorare nelle condizioni generali e la secrezione va sempre diminuendo tanto che in un animale tende a scomparire. Dopo 57 giorni dalla inoculazione è morto il conigHo n. 3, il giorno avanti gli avevo praticato un'iniezione con 150 milioni di germi; alla sezione ho riscontrato : condotto uditivo pieno di pus cremoso, ma.stoiue infat'Cita. ùi pus e m eningite


758

RICERCHE SPERll\JEN'l' ALI Sl:LL ' AUTOVACClNOPROFILASSI, ECC.

purulenta, animale molto dimagrito, la secrezione esaminata al microscopio ha fatto rilevare un repert.o uguale al precedente. L'init>zione anzidetta, negli animali sopravvissuti, è s tata ripetuta prima di passare ai 100 milioni di germi. La secrezione auricolare a questo punt.o è ancora presen~ e solo nell'animale controllo, che non ha avuto autovaccino, ma il solo trattamento delle medicature asciutt.e, la secrezione è ridotta ad una piccola goccia ad ogni medicazione (giorni alterni). Dopo due m esi dall'inoculazione è morto il coniglio n . 4; alla. sezione si nota: condotto uditivo pieno di pus cremoso; mastoide infar<'ita di pus; menengite purule nta. Un preparato microscopico della secrezione ha fatto rilevare lo stesso reperto dei precedenti. A distanza di tre mesi dall'inoculazione i conigli n. 2 e quello di controllo presentano ancora secrt>zione atu·icolare e le loro condizioni generali sono oltremodo scadute . SPECCHIO N.

l a Serie di esperienze (St.reptococto emolitico). -

Animali

::; J:

g,~

~

ON

d

c

N

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::;

2.

~o gruppo.

Compl!cazloul

Autovaccino ioJettato

...."'o

Durata de lla mala ti la

-.

giorni 95

..

Tniezioni n . 12

.."'"' ""

'-'

CO.U-"0.

della morte

» 2

..

.. ..

+

giorni 41

mastoiclite meningite purulenta

Iniezicni n. 6

• 4

id.

Iniezioni n. IO

giorni 40

id.

Iniezioni n. 5

Controllo

..

.. + .. +

giorni 55

» 5

.. ..

..

giorni 120

..

..

N. l

= {l)

=

li) Iu questo coso bo ussoci a.to la curo chlrUI·g:co. per soprnvvcuuta mn~toi dilc dl

Eezold.

Numero cinque coni~li di cui unò controllo e del peso medio di kg. 2,500, in buone condizioni ~enerah; inoculazione di streptococco emolitico come nel prt'Cedente gruppo nell orecchio sinistro. n decorso della infezione ha fatto rilevare una maggiore virulenza del germe di fron~ a quello del gruppo preceden~; la secrezione si è manifestata prima. ed è stata più abbondan~; le condizioni generali degli animali ne hanno subito risentito ed il coniglio n. 2 dopo circa. trenta giorni dalla inoculazione ha presentato segni manifesti di labirintite: l'animale tiene il capo inclinato dal lato malato e a volte compie giri attorno a se stesso. L'autovacinoterapia è stata praticata con le stesse modalità usate nell'alt-ro gruppo, ottenendo gli stessi risultati. Dopo quaranta giorni dalla inoctùazione e dopo cinque iniezioni di vaccino e mort.o il conoglio n. 5; alla sezione ho riscontrato : condotto uditivo pieno di pus cremoso; distruzione della membrana ed ossicine; orecchio mEdio e la mastoide, tranne che alla punta, ripieni di pus; ascesso cerebellare; nessuna J.-sione cardiaca manifesta; condizioni generali molto scadenti, esame batterioscopi<o pcsiti,·o per il germe inoculato. Dopo 41 giorni dalla inoculazione e dopo sei iniezioni di vaccino e dopo dieci giorni dalle prime manifestazioni di labirintite è morto il coniglio n. 2; alla sezione ho riscontrato: orecchio m edio ed interno pieno di pus; meningite puntlenta. L'esame microscopico della SE'CrezionE> ha fatto rilevare la pl~I!E'nza del germe come avanti.


759

RICERCHE SPERDfENl'ALI St"LL ' At"TOVACCL"W I'ROFTLA SSI, E ('C ,

Dopo circa due m~si dalla inoculazione e d opo la d <cima iniE'zic. ne di vaccino con l 50 milioni di germi è morto il coniglio n. 4; alla sezio n(' ho riscontrato : mas toide infarcita di pus; meningit,e purulenta; animai<• molto dimog rito : 1'<-:oo m(' batto·io logico d e l pus ha fatto rilevare il ge rme inoculato non Msociato e nelle sut' pit>n E' caratt-eristiche. Il 3 marzo 1934 il co niglio n. l ha. prt'sentato masto id it<' di E e:zold. L'q:e ra zione ha dato esito ad abbondante pus cremoso che si era raccolto lungo il collo. L'intervento chirurgico e l'aut.ovacc inotE'rapia hanno sollevato abbastanza le -condizioni generali dell'arumale che era molto de perito. Dopo alcuni giorni si nota fort-e diminuzione d e lla secre zione purulenta ne ll'orecchio malato e rapido avviamento alla guarigione della mastoidite. In seguito, allo stesso animale si è manifestata una ruccolta p urulenta alla radice del ponte zigomatico, che, incisa, ha da.to esito a pus cremoso come nE'Ila precedente mastoidit.e. n 18 de llo stesso mese l'animale è guarito della. seconda ferita chirurgica e dal meato uditivo non fuoriesce secrezione in quantità apprezzabile. n 5 giugno 934 allo st-esso animale viene praticata una iruezion e di quattro cc. con 2200 milioru di germi e le condizioni generali vanno S(>rnpre migliorando. D 22 dello s~sso mese l' animale è completamenw guarito dell 'o. m. p . e dei due interventi chirurgici subiti. · L'animale controllo di questo gruppo, curato con le medica.ture comuni, presenta ancora qualche goccia di pus dopo circa quattro mesi dalla provocata infezione. SPECCHI O N. 3.

2• Serle di esperienze (Streptocoec:o Vlrfdans). -

Auimali

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l o gruppo .

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Durata della. malat t ia

Complicazioni causa. della morte

Autoraccino iniettato

..

..

..

..

.L

g iorni 14

mastoidìte m eningite purulenta

Iniezioni n . 6

..

..

giorni 32

mastoidite m eningite purulr nta

Inietioni n . 12

..

.

'

• 3 • 5

.. ..

.. .. +

Con trollo

..

=

=

..

•

o

o •

.

_ Si pr?voca l'infezione auricolare e contemporaneamente si pratico l'autovac· csnowrapm. Numero 5 conigli di cui uno controllo, nelle s tesse condizioni d e i gruppi prec-ede nti. Inoculazione del germe con le stesse modalità PspostE• nell'esp<'ri<:' uza P il 23 giugno 1934 nell'orecchio sinistro. . II 24 giugno 1934 si toglie il batuffolo di cotone applicato sulla membrAna ttmpanica precedentem E-nte forata ed il25 giugno 1934 s i o sserva nf'gli animali c he la membrana timpanica è perforata, arrossata e con i caratteri infiummntorii che proludono alla suppurazione . Ne llo stesso giorno dcll'inoculazione d el gC"xme inizio l'nutovnccinoterap ia c o~ autovaccino pre parato e d osato con gli stessi m ezzi c lo s tesso mr todo d t'Jla sene precedente.


RICERCRll SPERlME~"TALI S ULL'AU T O VACCOI'O PROFILASSI, E CC.

760

Questa volte. però, edotto della. tollera.bilità dell'autovaccino da parte dei conigli, ho iniziato la cura con dosi molto più forti delle precedenti (630 milioni di germi) che somministra. te con proporzionati aumenti a. giorno alterni hanno rag· giunto la cifra di oltre due miliardi di germi per ciascuna. dose. Il 28 giugno 1934 si è manifestata la secrezione auriculare che a l microscopio ha fatto rilevare il germe inoculato. Nei giorni seguenti la secrezione è andata sempre aumentando fino ad a ssumere l'aspetto cremoso; le condizioni generali degli animali si presentaoo meno buone, quantunque le dosi di un miliardo di germi fossero ben tollerate. n d ecorso della infezione auricolare ha avuto quasi gli stessi caratteri del gruppo dello stesso germe della prima esperienza e con i risultati specifici che

segun~:luglio 1934 è morto il coniglio n . 2, che il 5 luglio 1934 aveva avuto una iniezione d 'autovaccino di 19 15 milioni di germi. Alla. sezione presentava: mastoide sinistra. infa.rcita di pus; m eningite purulenta e polmonite lo bare; reperto microscopico del pus positivo per il germe inul!ulato. Il 2lluglio l934la. secrezione auricolare negli animali è in lieve diminuzione, tuttavia. essi si presentano molto deperiti. Il 25luglio 1934 è morto il coniglio n. 5 che alla sezione presentava: mastoidite e meningite purulenta; reperto microscopico d el pus come il precedente. In seguito la. secrezione auricolare è andata sempre diminuendo, ma l'infezione è in uno stadio di cronicità,, tanto che dopo tre mesi dell'inoc)llazione è sempre presente negli animali, ancora viventi, la secrezione, che si rileva pure nell'animale controllo curato con le comuni medicature. SPE CCBlO ~. 4.

2" Serle di esperlenu (Streptoeoc:co emolitico). -

., iloo

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2° gruppo.

Comt)lJCMionl

Durata

della malattia

causa

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della morte

Iniettato

mastoidite

Iniezioni n. !l

'

X. J

giorni 2 '

~cesso

l

cerebrale

•2

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3

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4

Controllo

.. ..

+

giorni 5

..

+

gior ni li

=

.. ..

giorni 90

Iniezion i n. 2

mastoidite meningite purulenta

Iniezioni n. 1:>

.. ..

..

ma.~idite

.

-

setticemia

giorni 90

..

Numero cinque conigli di cui uno controllo e con gli stessi requisiti dei prece denti animali esperimentati. Infezione dell'orecchio, trattamento autov&eeinico uguale e contemporaneo al precedente gruppo. D ico subito che qu esto germe ha. provocato una rapidissima infezione con i caratteri di un'acce.n tuata malignità e con facili complicanze mastoidee e meningee, fiaccando in modo assai rapido la resistenza organica degli a:nimali che subito si sono presentati deperiti, denutriti ed in preda a fatti di tossiemia.


761

.B.IOERCHE SPE.B.L'd'E:!<""TALI SULL'AUTOVACCI::-<OP.B.OFILASSI, ECC.

Ciò è dimostrato dalla morte de l coniglio n. 2 a. soli cinque giorni di distanza. dsll'inoculazione del germe e con un reperto alla sezione che è il seguente: mastoide del lato malato infaroita di pus; meningite purulente. e fenomeni generali di setti· oomia. Esaminato il pus al microscopio si è rilevato lo • streptococco emolitico " non associato ad altri germi. Il coniglio n. 3 è morto dopo 17 giorni dalla inoculazione ed alla. sezione pre· sentava anch'esso la mastoide infarcita di pus e meningite pumlenta; il pus esaminato al microscopio ha. dato un reperto uguale al precedente. Dopo un mese dall'infezione è morto il coniglio n. l ; in esso alla sezione ho riscontrato: mastoidite purulenta. ed ascesso cerebrale; reperto mic roscopico come quelli avanti. Dopo 31 giorni dalla inoculazione gli animali viventi (n. 3) sono molto deperiti e presentano ancora la secrezione mrricolare. Dopo tre mesi di decorso dell'otite media. purulenta i due conigli ancora. viventi presentano l'infezione allo stato cronico con accentuato risentimento delle condizioni generali. SPE CCHIO N . 5. 3a Serle di esperlmze. (Protefnoterapla a ;pedDca deiiO. M.P .A.). :;;

..

o-

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Gruppo S. Emolitico.

o

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Durata dell a mnlo ttia

Complicazioni oauso. de1lnmorte

Protoinc>-ternpio (latte st erile)

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o

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..

giorni 90

..

..

• 2

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+

giorni 9

setticimia.

30 c. c. Jl:l 3 iniezioni

• 3

..

-

..

gior ni 90

..

..

» 4

..

..

+

giorni 9

setticimia

30 c. c. in 3 iniezioni

» 5

..

=

..

giorni 90

..

..

6

..

..

+

giorni 20

me.stoidite meningite purulenta

60 c. o. in 6 iniezioni

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giorni 90

-

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Controllo 2

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Controllo l

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An imali

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Orientatomi subito sugli esiti avuti dalla autove.ccinoterapia sia a malattia sviluppata che allo inizio stesso dell'infezione ho voluto provare quali risultati Ini avrebbe dato la proteino-terapia. aspecifica (iniezione di latte sterile) nell'otite media purulenta acuta. Di un gruppo di 10 conigli della. stessa taglia dei prece· denti ed infettati con streptococco emolitico ne ho trattati otto, appena si è mani· testata l'affezione dell'orecchio medio, con latte sterilizzato col metodo della tinda.lizzazione, e cominciando ad iniettare dosi di 10 ec . a giorni alternati fino ad arri· vare ad un massin;lO di 15 cc. p er via parenterale. Gli animali hanno sopportato bene l'inocula.zione del genne (streptococco emo· litico) e la cura si è dimostrata benefica. dal punto di vista. ùf'lle I"&re complicazioni mastoidee-meningee che si sono verificate.


R t ('ERC" HE SPF. RDIE !':TALl S lL.L'Atì TO \'A f"Cl~! tl'ROf'lLA!':$1, E CC.

762

Di qut-sto g mppo ><ono morti 2 C'Onig li con f€'no mPni !'f'tticemici generali ed uno por ma:; to idir e f" m PnPngite punll~:>nta: re 1w rto mic roscopico del pus positivo p er il jll'rmt• inoculato >~ Il o s t n to put'O. l rimtJ. ne n t i ~t te a nima li hanno pre><t>n ta to un d <'eo rso abbastanza buono d e lla o ti te, in condizioni gen erali quas i. n ormali; mu solamente due di e ssi hanno ro.ggiunto la guarig ion(', ~li altri, d opo aleuni mt's i dAlla infezione presentano I'ot ite m edia purulenta. con i cnratteri propii d('lla C'ronicità. IV S ERIE DI E S PERLENZE. lnit>tta ta. la mt>t<·osa nasale attraverso una lesione ÙtllltL s tessa , prece(lente mente cnusata, s i applica contt>mporaneamente in loco u n vaccino a n ti piogeno po li va ll?nte . Per questa espe rif•nza ho prc-!'lQ n . lO conigli in buone condizioni generali e d e l t:x>so m E'dio di kg. 2,500; li ho divisi in due gruppi di c inque ognuno e di ogni gruppo ne ho lasciuto uno {X'r il contro llo. Assicuratomi c he gli animali avevano la. rnucosa nasale integra., ho pulito lo ro l~ naric i con acqua ossigenata cercando da rende re il campo il più possibile a settico. Indi co n un bist.urino ho provocato la lesione della mucosa di una na.t·ice e su di essa ho applicato un batuffolo di cotone imbt' vuto di cultura. in brodo di recente preparazione (24 ore di s viluppo} del g<'rme da inoculare (accertandomi ne llo stesso momento de lla sua vit-alità al microscopio} e !asc iandolo in sito per circa 12 ore. SPECCHIO N. 6.

4• Serie di esperienze (Streptoeoeeo emolitico). -

An itnuli

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::::!

Durata della malo t ti a

1° gruppo.

Compli cazi oni CRUllA

dello m orto

A.pvlìcazionJ locali T"llCClno

.. +

giorni 22

..

N. IO

..

.. ..

gior ni 12

rin ito polmonite mac;toidite

N. 5

,, 5

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..

+

giorni 13

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N. !l

N. 4

-

..

giorni 22

..

N. IO

C ontrollo

..

.. ..

+

gior ni 19

hl.

..

N. l

-

• 2

Nltnl<l ro cinqu(' conig li di cui uno di controllo. I nocula.zio n.;· dd gl' l"me il 25 giugno 1934. Il g iorno s ucc(•ssivo si tog lie il batuffolo infe tt-o e s i ossNva g ià una fort~ infì.a mmazione d E'Ila mu co~a nasale con tendE'nza alla ll'ttppw·azion€'. Lo stel'<so giorno inizio l'applicM.iom' locali' de l vaccino. instillanrlolo con molta c au tc hl ndl <t naric·· inff'tta p erchè cnrl es~<,. e rima t•E'f'Sl' s ul foce la.io purulent<>; indi coprivo con gnr za sh:• rile imbevuta ancora di vaccino . Questa p ratica pe rò d ella garza l'ho do vttt.a s ubito abolir(' JX>rchè tamponava la S(ICre zione in m od o c he questa n on avf'va il li bf,ro e nc•('('Ssario drt"'naggio o pE>r m oglio dire scolo a ll"esterno. L<' nw ùicaturc ed a pplicAzio ni di vaccino sono state· fatte a giomi nlt.e ini e la quanti! t\ di questo ultimo wuia va d a m ezzo ad un c .. ntimetro ('ubico pe r coniglio. Gli anima li pt"PSf'nt Ano d opo una St)ttimana buono s tato g(•nc rale quantunque la. secr<'zio ne purulentu nasale fo!<><f' alquanto abbon<lnnte. D o po uouic i g io rni ÙHil'inft;"ZÌOllE' è m o rto il coniglio n. 2; alla sezione presentava : rini te e sinus itf• pm·ult> nta l'inis tra; mnst o i<lite purulenta. bilaterale; pericard ite ; po lmonite lobnre ; re1x· rto micro;;copico po~>itivo pt·r il gt>rmc inoculato S(>nza. a ppttl't'nte associuz ione.


763

lUCE ltC RE SPE[UMENTALI SULL ' AUTO\'ACCINOPROFlLA SS I, ECC'.

Il giorno successivo è morto il coniglio n. 5; alla !l(>Zione pn->'cn t a va: rinite f' s inus ite purulenta sinistra; mastoidite; polmonit(' lobarC' sinistra. Al di ciannovesimo giomo dall'iniEo•zione è morto il coni gl io n. 3, controllo: a lla S<:zione presentava: rinito e sin us ite purulf'nta bilatemle con prevalt•nza a s inistra : mastoidite bilaterale ; polmonite lobarc; pe t'Ìt{)nite; reperto microscopico u guale 111 precec\ent~. Dato il reperto de lla. polmonite in tutte e tre gli animali morti, ho pr<'lc.> vato con una pipetta Pasteur, sterile. sangue dall'emloca.rdio e praticando ('('mocultura. di esso ho ri le vato che questtt è stata positiva per lo strc ptococco emolitico: ciò dimostra. che l'animale era stato invaso in tutto il suo organismo dal gC'rme inocuJatogli nella m ucosa nasale (migrazione d el germe per via sanguigna). D opo 22 giorni di cura gli altri 2 animali de l gmppo, sempre cu rati col vaccino, SO!l{) guariti S··nza alctma com plicazione e la mucosa nasale non presenta segni dcll'afft· · zione subita. SPECCBlO N. 7.

4a Serle di esperienze (Streptoeooeo Virldans). -

.. ~ ~ o o.. :;:;

Animali

;::

0-_., Co:

c:..:

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Durati\ della malutt fa

c

2° gruppo .

Co mpllcttzionl C8U88

della morte

AJ>J)Iica·r.i<mi lt,coli va<'c ino

..

giorni 26

..

N. IO

..

.. ..

+

giorni 15

rinite polmonite

N. 6

=

..

..

giorni 26

..

N. IO

..

..

+

giorni IO

N. 5

=

..

..

polmonite miocarclite '

gior ni 2B

..

.-

N. l

=

-2 • !{ • 4 Contr ollo

In questo gruppo tutto è stato preparato ('d attuato com <' in que llo prece<l~·nte , varia solo il germe inoculato che è lo • s trf'ptococco Virirlans ~. germe che

come è risaputo è molto più mite di fronte all'emolitico, per cui il decorso de ll' infez ione. come pe r l'otite, è stato più benigno, e si sono ves·ifìcate t m minor numero di complicazioni . Dopo lO giorni dall'infezione è morto il coniglio n . 4. Alla. sezion e presentava : rinite pumJt•nta sinistra senza in terr!'~mrnto ddl'f'tmoide; lobo polmonan• SUPf'· riore sinistro epatizza.to ed infarcito di pus; cuore grosso; reperto mic roscopico dr· l pus positivo per il germe inoculato a llo stato puro. A 15 gion1i di dis tanza dalla inoculazione de l germ e è morto il coniglio n. 2. AJln seziono presentava: rinite e s inusite pm1.llenta sinistra; polmonite lobarf'; il r·epcr·to mic roscopico d ella sccn·ziono ptll-ulenta del polmon e ha fatto rileYar(' un gl'rme m o lto s imile a qudlo ino culat.o; l'emocul t ura p1·aticata su sangut> pr<>le vato dal cuor'(' asctticamt•ntr· è s t Ria pos it iva. p<>r lo streptococco virid.ans . Gli animali viventi. in numero ùi trt> compreso que llo di cont.rollo, sono andati progr·essivamente mig liorando iìno a r·agfcitm gere la guarigione SC'nza avl-'1' subito nes.':'un a complicnziom• fiJ1o a l venti&'Csimo g io rno dalla inft•zione sperimentale .


i6-!

RICERCHE SPERBrE:-\TALI SULL'A'GTOVACOINOPROFIL..\SSJ, ECC.

COSSIDER.AZIO~I

Le rir.Nche che mi condussero a studiare ed a sperimentare l'autoTaccino nelle otit.i medie purulente acute, sia come terapia vera e propria, cbe eome profilassi intesa in senso lato, sono basate sul modo di comportarsi di tale mezzo terapeutico nelle predette affezioni, in cui esso non era stato sufficientemente sperimentato da solo e senza cura accessori e, richle"te o a-ccidentali (interventi chirurgici). La quasi totalità degli osservatori più at1wrevoli sooo concordi nell'attribuire abbastanza fiducia n.ll'autovaccinotera.pia, ma la. maggioranza. di essi l'ha praticata in associazione alla cura, chirurgica delle varie complicazioni dell'o. m. p. a. e cronica, e quindi non si aveva un giudizio esatto di esperimenti eseguiti o di casi clinici curat i esclusivamente con la terapia medica (autova-ccinoterapia) e senza alcun sussidio chirurgico. Dal giorno che gli otologi sperimenta.rono la. siero e la vaccinoterapia sia a scopo preventivo che curativo, dovettero ben presto consta.tare che i risultati pratici ottenuti non furono quelli che speravano, sicchè si può dire che la vaccinoterapla. dell'orecchio dimostra di essere un mezzo di efficacia dubbia. ed incostante. r.a ragione di questo insuccesso è dovuta. al fatto che dal punto di vista immunità le lesioni infiammatorie dell'orecchio sembrano partecipare debolmente alle reazioni che presiedono all'elaborazione degli anticorpi, e non risentano quiudi dei benefici dell'immunità locale, la quale r esta limitata ai tessuti influenzati direttamente da.l contatto del virus. Le mie esperienze personali mi hanno conferma.tQ quest'assenza di correlazione, da una parte fra gli anticorpi del sangue e quelli degli umori dell'orecchio e del naso, e d'altra parte fra questi organi e gli anticorpi del sangue circolante. Avendo avuto le mie esperienze esito quasi completamente negativo con l'autovaccinoterapia generale e l'aut.ovaccinoprofHassi nell'otit€' media punùenta acut.a, ed esito buono (50 % di guarigioni) nelle a-ffezioni purolente della mucosa nasale con l'applicazione locnJ.e di vaccino, credo che l'un'ca immunit.à che si possa provocare nell'orecchio e nel naso sia un'immunità loc.ale. Nell'applicare la vaccjnazione locale bisogna. tener conto delle leggi e dei fenomeni biologici che si verificano in questa vaccinazione locale, come nella vaecinazione generale, sia pure sotto altrn formn. clinica. Praticamente bisogna. evitare di indebolire la difesa dell'organismo, volendo ottenere l'immunità ; cioè bisogna aiutare i poteri di difesa dell'organismo invece di paralit:zarli, usando uno stimolo vaccinico troppo forte, stimolo che, nel decorso della cnra, può da,r luogn ad incidenti di notevole import.anza. Fra i fenomeni comuni che poss0no verificarsi d1t.1rant-e la t.era.pia vaccinica, ricordiamo le r ea.t:ioni vaccinicbe locali, che sono provoca.te da fenomeni di intolleranza o di ipersensibilità individua le o da fenomeni di anafilassi: le reazioni vaccinicbe locali possono manifestarsi nella misura del 10 al 15 % dei casi curati. Esse appaiono di solito durante i primi giorni della cura sotto forma di iperemia ed aumento della secrezione.


RIOBRC'RE S PERD!:&NTALI SCLL ' AUTOVACCINOPR OFILASSI, E CC.

765

Questi fenomeni scompAiono in due, t.re giorni, se si ha cura. di interrompere immediatamente la vaccinazione fin dall'inizio delle manifestazioni; al contra.rio se si insiste nf>lla vaccinazione, quando la reazione si sia dichiarata, questa diviene sempre più marcata ed intensa, e può giungere a provoca.re anche delle complicazioni degli organi vicini. Questa reazione vaccinica non è che la manifestazione clinica di uno stato allergico dei tessuti: allergia o intolleranza individuale non sono altro che unA. reazione esagerata degH elementi cellulari di fronte ad una stimolazione troppo forte, vale a dire ad una ipervaccinazione. Durante questo stato allergico, l'infezione batter;ca preesistente prende il sopravvento, riat.tivando i sintcmi infta.mmatori. Quanto bo esposto precedentemente serve di conforto alla efficacia della vaccinazio.n e locale che messa in relazione con la vaccinazione genera1e ne risulta di buona ed utile attuazione prat.ica. L 'autovaccinoterapia e l'autovaccinoprofìlassi nf>llc mie esperienze 1-ì ull'otite media purulenta acuta da streptococco emolitico e viridans, germi fra i più frequenti ed anche ph\ virulenti di queste suppurnzioni, si è ancorlt mostrata inefficace per quant.o riguarda. la guarigione completa dell'affezione, pur dando un'attenua.zione temporanea al decorso della malattia. I casi inoculati con <• streptococco emolitico » fln da principio hanno presentato fenomeni imponenti: dimagrimento ra.pido, suppurazione auriculare abbondante e risentiment.o mastoideo; fenomeni che sot.to l'azione dell'autova.ccino si sono subito a.ttenua+-i, però non in modo tale da evitare le facili complicazioni della mastoidite. Inoltre si è potuto osserva.r e, sebbene temporaneamente, sotto la azione della cura, il rinvigorimenro dell 1organismo e la. diminuzione progressiva ed anche abbastanza rapida della secrezione auriculare, la quale però non è scomparsa del tutto passando poi allo stato cronico. I casi inoculati con lo streptococco viridans banno presentato un decorso più mite, ma con gli stessi risultati dei precedenti. l casi che per complicazioni manifeste ho operato, mastoidite, banno raggiunta la guarigione. Ciò viene cosi a dimost.rare ancora una volta che l'autovaccinoterapia associata alla cura chirugica può essere di grande aiuto e va usata senza indugio come già molti autori hanno dimostrato nella pratica clinica. Dalle mie esperienze risulterebbe che la proteinoterapia aspecifica risponderebbe altrettanto bene ed anzi meglio sulla stimolazione dei poteri immunitari de1l'organismo. I vaccini possono rendere grandi servigi in otologia, sopratutto nelle otiti esterne come molti osservatori hanno affermato; ma nelle otiti medie purulente acute bisogna fare molt~ riserve sull'esit.o che noi ci proponiamo. La vaccinazione ipodermica richiede la massima prudenza per molteplici ragioni e sopratutto perchò essa può determinare una violenta reazione locale mastoidea da richiedere un intervent.o di urgenza. Circa l'uso di St.ok-vaccini o di auto-vaccini, alcuni autori consigliano di preferenza uno stok-vaccino polimicrobico composto di pneumococco, stafilococco, streptococco, catarrale e da impiegarlo immediatamente; mentre consigliano di usare l'autovaccino quando il primo aVl'à già espletato la sua azione e quando esso è di germe di eccezione, come il

pneUinOCOCCO DlttCOSO.


766

RICERCHE SPERBt E :n'A L I f'\iLL. AUTOVACCTNOPfiOFILASSl, E CC.

Nelle mie esperiPnze per::;onali, pur trattandosi di altri germi e senza avere usato precedentemente nn altro vaccino si sono verificati gli stessi benefici che ho e:>posto avanti pur usando nu autovaooino. "Sella, rinite purulcnta la VfH'Cinazione locale con vaccino antipiogeno polivalentl' ha dato buoni risultati: 50 % di guarigioni, che sarebbero anche di più se in pl'incipio delle PSperie-~lzf' non avessi tamponato con garza inZUl)pata, di vaccino la nàrice infetta, in modo che il tampone mi ostacolava lo scolo del pus. Tale incidente ha provocato la morte di tre animali per broncopolmonite certamente di origine rinogcna, perchè il pus trovato nel polmone ha dato al microscopio un reperto positivo per il germe inoctùato. In queste riniti si À verificat.o che, a l contrario degli antisettici che ledono gli t>lementi cellulari e gli stessi genill, l 'nntivirus ha agito sui germi della suppurazione sia alla superfìcie che nella profondit,à della mucosa St>nza traumatizzarla a.ffatto. Anzi l'auto-vaccino ho. fftvorito per la sua azione decongestionante e sterilizzante la, rigenerazione degli elementi cellulari e, proteggendo le cellule vitali, ha circoscritto l'infezione e l'ha rapidamente dominata permettendo ancora di evitare le facili complicazioni (sinusiti, otiti, bronchiti, polmoniti, ee.<'. ). P er quanto riguarda il gruppo di animali affetti da otite media purulenta acuta provocata con gli stessi germi delle altre esperienze e curati, con la protenot('rarlia aspecifica (latte st.erile), devo dire che sono stato spinto a fare questo esperim('nto parn llelamente all'autovaccinoterapia per constatarne i rislùtati con più fa.cilità t'Olia identica affezione. Da quanto bo rilPvato posso affermare che non ho notato differenza sostanziale nei ri11nlta.ri, per qua.nto quelli da me ottenuti siano stati semsibilroente migliori con tule trattamento anzichè con l'autovaccino. E ciò sia per qua.nto riguarda l'influenza benefica stù decorso della malattia. che per la scomparsa della secrezione e le complicazioni verificatesi; per cui possiamo pensare, sin pure con dati limi t ati e per la lunga esperienza che si ha nella clinica, cbe in tùtima analisi l'autovareinoterapia e la proteinaterapia. aspecifica ('Splicano nell'organismo quasi la identica reazione difensiva di fronto alle suppurazioni auricola.r i. Le dosi di autovaccino u:>atc da principio in minime proporzioni che Jtanno raggiunto poi la cifra di oltre due milioni di germi per iniezione sono state tolle.rate molto bene dagli animali del peso medio di kg. 2,500. La vaccinazione locale nelle riniti purulente è stata fatta, con applicazioni di dosi abbondanti di vaccino antipiogeno polivalente senza inconvenienti di sorta. J.1e iniezioni di latte sterile a giorni alterni di 10 e 15 oo. pra.ticate sotto la cute dell'addome, pur d'stanziandole tra loro, banno dato luogo ad indurimenti locali di varia grandezza (da un cece ad una grossa nocciuola). R.iportandomi ora, alla fine deliP considc>razioni sul mio lavoro, a quant.o ho detto in principio di esso, possiamo dire cb~ i progressi apportati al t.rattamento delle snppurazioni dell'oreC'chio medio sono stati assai lenti; benchè la sit.uazione sia meno cattiYa di venti anni or sono, essa lascia. sempre a desiderare.


RICERCHE s PEH L\U~:-ITA Ll St;LL. A t; T\)\" A<'C~O PHO FILAS >Sl, E CC".

767

CO~CLUSIONI

L'autovaccino-ter<ì pia e l 'a utovaccino-prolÌh1 ssi m>Ila nt i t t• mE><l ia purulenta a-cuta esperimentata su di un numero di venti conigli non mi ha fatto ottenere alctm caso di guarigione completa, risultato che si è ottenuto solo in quegli animali in cui sono intervenuto chirurgicamente per complicazioni mastoidee. Tale mezzo profìlatt.ico e tt>rapeutico ba. però espletato 1:1. sua azione in modo benefico sul decorso della malattia stessa, attenuandone temporaneamente la gra:ve sintomatologia. Nei casi in cui io ho esegttito la. mastoidectomia l'autovaccinoterapia generale a ssociata alla cura chirurgica ba quasi certamente facilitato la guarigione completa che si é ragghmta abbreviando il decorso post-operatorio. La proteinoterapia :aspecifica nelle otiti medie purulente acute, praticata su dieci conigli (iniezione di latte sterile) non ha presenta.to alcuno

elemento spN:iale da farla preferire all'autovaccinoterapia, essendosi avuti ristùtat.i quasi identici all'altra terapia; tranne che duran te il trattamento di quest'ultima gJi anima,Ji si presentavano più vispi ed in migliori condizioni generali di quelli trattati con l'autova.ccino . L'applicazion e locale di vaccino antipiogeno poli,'a l('nte nelle riniti purulnnte da strf>ptoc<:c('.o viridans ed (•m<liti<·o usa t o si<~ ('Omf> nwzzo tera.peutico nella malat.tia conclama.ta che comt> mPzzo profilattico (inizio delle applicazioni nel giorno st<'sso dell'infezione dell' animale), ha dato buoni risult.ati: 50 % di casi guariti perfet.taroente f'd in periodo di tempo non superiore ai ventidue giorni. Questa terapia, come em da prevedersi si è dimostrata più benefica quanto più precocemente è stata attuata sia nel raggiungere la. guarigione e sia nello evitare le facili complicazioni, sinusa.li, auriculari, broncopolmonari, ecc. In tutte le complicazioni riscontra.te si è rilevata, l'eRir;tenza. dello stesso microbo che avevo inoculato per via nasale. La serie di esperienze eseguite, sia sull'otite media purulenta acuta che sulle riniti purulent.e, si è dimostrata assai inter.essante, perohè da esse risulta, dal ptmto di vista pratico, un interesse considerevole per la terapia di tali maJattie. Esse vengono a confermare ciò che già si conosceva, e cioè l'importanza dello streptococco viridans e sopratutto emolitico per la provocazione delle otiti medie purulente a.cute. Inoltre con tali esperienze si conferma che l'infezione dell'orecchio medio non avviene che eccezionalmt>nte p er via sangnigna comf' vorrebbero ammettere taluni autori, ma che essa avYif'ne piuttosto per propagazione di vicinanza di un'infezione delle prime vie aet'e<'. Sento il dovere di ringra7,iare vivamente il T. colonnello medico 11rof. Hruni, che, ac(',ogl iendomi ne.I Laboratorio d'Igiene da lui diretto, mi bu, facilitato assai lo svolgimento della parte ba,tteriologica rjguardante il lavoro.


768

1UCER( JIE SPERDlENTALI &'CLL 'AUTOYACCINOPROFJLASS J, ECC.

AUTORIASSUNTO. L 'A. dopo una rivista di quanto riguarda le otiti medie purulente acut~. sotto i vari aspetti, etiologico, batteriologico e terapeutico, espone le sue esperi pnze eseguite nel modo scguent.e sui conigli: }a Serie: provocare l'o.m.p.a. con streptococco viridans ed emolitico e poi fare l'autovaccinot'erapia con vaccino prepar·ato con germi dello st esso ceppo di quelli inocula ti; 2" Ser·ie: provocare l'infezione come avanti e contemporaneamente fare l'autovaccinot<>rapia; 3" Sor·i c: provocare l'infezione auricolare udla identica maniera e praticare la proteinotorapia aspecifica con latte &tcrilc ; 43 &·rie: proYocare l 'inf<~zione ddla mucosa n 'sale sempre con gli stessi gormi att-ra,·crso w ta lesione J ella stessa, precedentemeute provocata, e contempo· mncamente farf' la vaccinoterapia locale con uu vaccino antipiogeuo polivaleute. Dal complesso di queste esperienz.e egli ha ottenuto i rit.ulta.ti segueuti: L'autovacciuotempia, l'auto\·acciuo-profilassi e la proteinoterapia aspecifica nolle o.m.p.a. non hanno dato alcuu caso di guarigione perfetta, ma hanno influito in modo benefico tcmporaJJcamente sul decorso della malattia, atte nuandone i si nt-omi ed evittmdo lo complicazioni in nlcuni casi . , La vaccinazione loculc n e lle riuiti puruleutc ha dato il 50 % dci casi di perfetta. guarigion<>. facondo scompar·ir-e in pochi giorni la suppw·azione ed evitando nella maggior parte d('g)i animali le complicazioni vario e frequentissim e delle infezioni suppw·ati \'tl dul n aso.

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RICERCHE SPERIME~'rA LI SULL ' AU'l'OYA.CCINOPROFILARS I , EèC.

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• Arcbi..-io ltallauo d i O. R. L. •, 19:11 .


RIVISTA SINTETICA

SULL A ETIOLOGIA E PATOGENESI DEL REUMATISMO TUBERCOLARE Dott. Giuseppe Bertone, primo capitano medico

Il re umatismo articolare acuto che ha formato sempre l'oggetto d'importanti studi da parte dei patologi, in questi ultimi r.empi ha assunto particolarissima importanza nei riguardi delle que-stioni ine renti nlla sua etiologia. Con particolare riguardo è la e tiologia tubercolare quella verso la quale stu· diosi contemporanei si vanno orientando. Le ipotesi che fino a qualche anno fa tenevano il campo, hanno subito rcce.n· tis.;1 mamente qualche scossa per opem del Lowenstcin, R eitter, ed altri, i quali affermano che il reumatismo articolare a~uto «è \ma manifestazione acut.a, articolare della tubercolosi». Su questa linea sono state indirizzate motte indagini batteriologiche ma. i risultati non sono stati concordi. Credo utile raccogliere qualche idea sopra il reumatismo t.ubercolare e la etiologia gen e rale del reumatismo articolare acuto. Sotto il nome di reumatismo tubercolare, dice il Morea.u, si devono agg r·uppare l"in.<;iem e delle manifestazioni articolari infiammatorie che sj producono nel corso della tubercolosi. Tali disturbi possono evolvere in maniera. acuta; subacuta. e cronica, e corrispondono a lesioni articolari puram ::~nte infiammatorie. Vanno distinte essenzialmente dalle artriti tubercolnri, dal le s ino viti bacillari che son. caratterizzate dalla esistenza di lesioni tubercolari r.i piche, evolventi verso la fusione caseosa. e te rminanti con fungo;:;ità,suppurazioni, fisr-olizza.zioni e anchilosi.,

U:l relazioni che uniscono la tubercolosi col reumatismo sono state accennate da poco più di un settantennio. Fu nel 1860:cho Fiiller segnalò la. frequenza nei sog· gett;i colpiti da reumatismo cronico, di antecedenti tubercolari . Trousseau, P eter, Guenea.u e D e Mus.<>y,s segnalarono a nch'essi la frequenza di dette coincidenze ma. non stabilirono rapporti di causalità tra tubercololos i e reumat ismo. Anche Cha.rcot ne! suo studio sul reumatismo cronico deformante fece le stesse osservazioni. Nel 1874 Giibler e Powoll, studiarono poliartrit.i acute ad anela· mento reumatico che talvolta si trasformarono in tubercolosi cavitaria. Ptu· riconoscendo L'a<>senza. di lesioni a.natomjche specifiche, di marùfesta.zjoni tube rcolari, fnron:> i primi ad indicare l'origine tubercolare di tali manifestazioni articolari. )l'el 1892 il Grocco cominciò a. parlare di reumatismo tubercolare e ne definl il conce tto clinico ed il q uadl"O morboso. Nelle sue vedute il Grocco fu seguito cinque anni dopo da. Poncet, L:~ richo, ed altri i quali avanzarono e sostennero il principio della s p 3cifìcità. della causa, dicendo che le manifes tazioni infiammatorie acute erano da. imputarsi a fatti tossici tubercolari escludendo di aver trovato manifesta· zioni anatomiche o germi tubercolari noi processi infiammatori. Anche Giibler se· grta.lò l'Msenza di lesioni speoifiohe nei tessuti articolari e periarticolari.Tale Autore p'\rteado dalla osservazione clinica. dimostra l'a<>Sociazione col reumBtismo di altre manife<>ta.zioni di tubercolosi viscerali concomitanti o di attacchi reumatici nel corso d e lla tube rcolosi polmona.re o di altri organi . Egli ehbo l'impressione ehe


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Sl"L"LA E1'HlL00lA 'E PNrOca: :SEST ECC.

u na sola e medesima causa prt'sie ùcsso a Ila c \·oluzion€' di tubercolosi polmonari fibrose, di tubercolosi rcuali o peritoneali e re wnatisrni . Si tratta di pura coincid anzfl. o di una dualità etiologica? Egli concluse che la tubercolosi soltanto può produrre tali r Nunut ismi, non pe rò la tubercolosi tipica, mfl. una tubercolosi atipica, n on follicola.re, che egli chiama • tubercolosi infiammatoria"Ripotutarnenté Poncet solo, prima, e poi insieme con Leriche, appoggiato s u fatti clinici si sforzò di hue accettare la. concezione nuova della tubercolosi infiammatoria e del re umatismo articolare. In b1·cve t empo si accese una polemica a r d ente intorno alla tubL'rcolosi infiammator ia. I fautori ddla tubercolcsi infiammatoria furono indubbiame nte esagerati. Pe r semplice analogia essi descrissero a lato del reumatismo articolare un reumatismo extra articolare, ricco di manifestazioni cardiache, pleuriche, n ervose, muscolari, e quasi come invasati dalla loro idea, non -esitarono a fare entrare n el quadro della. tubercolosi infì.a.mma.toria tutte le manifestazioni sclerotiche, le perivisceriti, l'osteomalacia, la retrazione della aponevro::~i palmare, la deformazione delle dita, ecc. L e esa.gera.zioni dei partigiani della tubercolosi infiammatoria dh·ennero prest.o bersaglio di avversari. Il reumatismo articolare era discusso e purtroppo non poteva essore difeso appoggiandosi su fatti clinici chiari, risultati sperimentali, e <limostrazioni anatomiche. L'as!\enza di lesioni tubercolari t ipiche n el reumatismo poteva essere giustificata. con la nozione dì tubercolosi infiammatoria se questa non fosse discreditata d alle eccessve pretese di Poncet e suoi allievi. Alla nozione clinica soiida si sostituiva. una idea patogenica che non sembrava altro se non rma ipotesi fragile . L'assenza di lesioni follicolari, di bacilli di Koch, la negatività. delle provo biologiche, fecero rigottare completamente le descrizioni nosologiche del reumat.ismo articolare e della tubercolosi infiammatoria. Intanto, in q11cl med esimo periodo di tempo si a.mmetteva. con non tanta esi t tl.zione, l'e--sistenza del reumatismo tiroideo, psoriasico, sifilitico, fondandosi semplicemente su dati clinici. In quello stesso tempo non si discuteva piil del reumatismo bl<>norragico, benchè n on si era mai riuscito a svelaJ:e il gonococco nelle lesioni articolari o n el liquido sinovia.le. In una parola la origine d el re\unatismo acuto, s ubacuto e c ronico, poteva attribuirsi quasi a tutte le infezioni, ad eccezione d ella t ubercolosi. P assarono così, come afferma il Moreau, 25 anni senza che si fosse mai parlato di reumatismo articolare. Durante un quarto di secolo il passato tempestoso del reumat ismo tubercolare fu obliato e le polemiche si spensero. Mentre Poncet era in vita, dice il :1\oloreau, gli si domandavano prove diverse da quelle che offre la c.iuica e che possono essere sempre oggetto d'interpretazione. Oggi molte osservazioni cliniche sono state accltlnulate, gli esperimenti si sono arricchiti di fatti nuovi i quali sembrano proba.tivi, lo studio del liquido articolare ha. dimostrato la presenza. del bacillo dì K och e principalmente le inoculazioni nella cavia. hanno permesso di svelare il b~illo di Koch e di precisare il suo ufficio nel corso dei reumrt-tismi la cui etiologia tuborcolt\re sembra. essere dimostrata. In questi ultimi anni inoltre i progressi della tecnica. battériologica hanno fatto sl che siano st.ate messe in rilievo forme atipiche di baeilli tubercolari e lo studio della tubercolosi della cavia. ha dimostrato cbe la tubercolosi sperimentale c lassica non è l'unica che si riscontra. Queste nozioni ultime alle quali i lavori di Paissoau e Ouma.ns try, comparsi nel 1929, hanno aperto la strada,permettono di sve la.ro più facilmente e piìt s pesso la tubercolosi, e sembra ohe oggi si possa, a proposito di certi reumatis mi articolari, da1·la prova della loro natura tubercolare c:- h o gli antichi critici rigorìsti reclamavano da Poncet.


SULLA ETIOLOGIA E PATOGE:-.'ESI E CC.

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Il Low.'nst.~in ti>pp licando il suo m etodo pel' lo studio d t>lla bacillemia ne lla tuberco losi, affe rma di avere isolato il bacillo di K och in m olt issimi casi. L e ri cerche iniziate dal L '}·.v,mst e in nel 1930 sono state cond ott e con m et.od ica. partico lare e con un suo sp3cia lo t f!rreno a b~se di fosfato monopotassico, citra to di magnesio, asparag ina. gl icerina, fecola. di patata e u ova. I risultati pubblicati ne l 1932 sono veram3nte impt·essionanti poichè pR.I'iano d i una positività uguale al 75 o/0 nelle forme tub3rcola.ri d e ll'occhio, d e l 65 % in que lle IA.ringee, d el 60 %in quelle remtli , d e l 55 % in quelle cutanee, d el 50 % in quelle ossee, del 40 % n e lla tubercolosi p olmonare . Dopo i casi di fanne tubl:}t·cola..ri n ette il L owenstein est.ese il su o metodo a d altre malattie ed affermo. di M'ere avuto emoculture positin1 in 17 casi su 40 d i S;)lorosi a placche , in 9 ca:>i su 24 di demenza precoce, in 4 su 6 di n eurite retrobulb..tre, in 5 su 9 di b:~.llo di S . Vi to. I n casi di schizofre mia, di a:-1ma bronchiale , ùi eritem a no:ioso e di reum!l.t is mo articolar~ acuto, egli avrebbe ot-te nut.o ri><ul· tat i analoghi ai precodenti. Anzi n el reumatismo articol~tre acuto L owPn st.e in e R ~ i tte r so pra. 82 O.iS.)rvt~zion i compless ivo avrebbero otte nuto 56 e moculture p ositive, corrispondenti cioè t'l>d una percentuale dell'83 % - Autori itnliani, principal· mento, r·ip~ tendo le ricerche d el L owenstcin e sua scuola non hanno p otut o confer· mara j ris ultati e ciò non solo n e l reumatismo articola re a cuto, ma qnel che più conta n o ppu.re in individui sicuramente tube rcolotic i. Do~ li Au tori ita liani che più determinA.tam.onte s i sono occupttti nel controllare lt~ d ottt·ina d e l L 5wanst!lin sulla. etio lo~i tl. t ubor·cola rc del reu.matismo a r ticolare acuto c itiamo solamente le ricerche di E. Schinvo. e>;l'~tite nell' I stituto SC'rioterapico milanese su malati d ell' Ospedale l\.lRggiore . pubblicate ne l maggio 1933 . :\'Iai l'Autore ebba risultato positivo, nei 49 cas i ùa lui studinti, così divi,:;i: 41 casi di reum'\t ismo art-icolare acuto; 4 di coreA. rcumn.t ica.; 2 d i pseudo reumat.ismo tubercola re , t ipo Grocco-Pon cet; l di porpora reumn.tica e l di eritema n odoso . Fra. i 41 casi di r eumatismo a r t icolare acuto, S pt·csentavano rr umntismo a r ticolar& cronico riacutizzato e ricorrente, 4 rem natismo art icolarf' acuto in soggE-tti portatori di lesioni tubercolar i polmona.ri, 5 poliartritc r eumatica con endnca rditr. :::-ie l commentare le sue l'ict•rch e Schi two dico ch e • a llo ~ta.to at.tuale d egli studi e d e lle ricerche non è possibile acce ttare senza ri:>el've le i<IE'e di L owcnstein e R eitter. L:~. schematica r a.ssogna d ella bibliogrnfìa sull'argomC>nto è t est imonc ch e ancora molto lavoro dovrà. essere svolto p erchè tale ipotesi possa essere in tutto o in parw accolta •· Se le rice rche condotte secondo il m e todo d (•! L owenstcin JWn pcrm E't.tono di affermare una bacille rnia tubercola re n e l reumatismo articol a re acuto, ciò non autorizza senz'altro a n egare etilogia tube rcolare a l detto reumatismo. Pl'r>l>abil· mente il re umatismo articolare a cuto, almeno n el.la maggior par·te dei ca:;i, non è d i n atura tubercolare, e a c iò induce a creder e nnclw l'acuta osservazione di Sehiaso nei rigu!l.rdi d ella utilità d ei preparat i snlic ilici, n e llo formo r eumatiche, pre parati so.licilic i che n e lle forme tubercola.ri in g<•ner e ri escono danno:;i; ma n on possiamo senz'altro dire c he qua lche volta le ttrtri ti acute possono es:set·c provocate dalla infezione tube rcolare . Pn.'l_.;ando alla p a togenesi d e lle f.orme tub!Tcoluri d t>l rt>umati:smo \' i<>nc fat.to di domandarci se la. lesione s ia prodotta d t'l. un'azi<mP locnh• svolto d a l microbo o dall'azion e a d istanza. d e lle sue tossine diffusibili. S(•nzu penlc·rci in ipotesi e in ra.gionam<!nti basati Sll di esse dobbiamo d oro i l giusto valore alle ricerc he di Zetulle , B ezancon e suoi allievi i quuli hanno conlitatato la pres<:nza di bacilli


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SCLLA ETlOLOGIA E PATOGE::-."1!:51 ECC.

isolati noi focolaio infìamruatorio. P are da queste ricerche che le lesioni del rewnatismo tubercolare si>tno dovute non ai ,·eleni diffusibili del bacillo, sibbene aLl'azione locale dc l baci Ilo st.rsso. E il fatto c be il reumatismo articolare acuto tubercolari) sia stato potuto riprodLtrre mediante inoculazione negli animali di tubercolina non Lnfìrma la. detta veduta patogenetica. L a tubercolina infatti, in realtà, non è un vdeno costituito unicamente dalla t.ossina d ifhllsihile del bacillo. Le condizioni della sua preparazione spesso fa.n sì che essa. contenga.. dei corpi microbici, che, per la. loro prv,;;unz~l., aggiungono alla tossima diffus ibile dei veleni aderenti, agenti della scle r-osi. Al tn')tns nto attuale si conviene che il reumatismo tubercolare appare come una mo~ln,lità clinica reale ma rara, dovuta al bacillo di Koch agente direttamente noll'inturno dell'articolazione. Ls cellule microbiche sono poco numerose, di vir·nl('nza attenuata, e la forma clinica può assumere aspetti atipici. Il bacillo determina nelle articolazioni invasf' lesioni infinmmatorie nodu lari non follicolari , le qwtli possono restare atipiche indf'finitnmf'ntc " solo in qualche coso modificarsi in lesioni fo llicolari tipichl'. S i po::;::;ono a ''ere forme acute che possouo e w> l vere in forma sub-acuta. e anche cr·onica; ciò è cttratt.E>I'Ìo;tico di certe forme di htbcrcolo,;i.'l\Ia può trattarsi a lcune volte di o.ntiche forme rettmatiche non tubercolari, che, in condizione di riacutizzazione, diventano tubercolari. P ossono anche verificat'$i forme croniche e defor· manti. Qualunque siu l'andamento evolutivo dd reumatismo tubercolare esso quasi sempre è associato con manifestazioni tubercola ri viscerali. Queste potranno essere scarse, poco rilevaùili, difficilmente svelabili, ma quasi sempre, per non dire sempre, presenti nelle ossa, nel periost.io, nella sinovia, o nel peritoneo, o nelle glandole, o nelle pleure, o nèi polmoni. Abbiamo creduto utile formare la nostra attenzione sul dibat.tuto argomento d el reumatismo articolare tubercolare. Non di rado, nella vita del soldato si verifì· oano condizioni p er cui il medico rost.a pe rplesso davanti a l la esplosione cl i unu formg, ar~ritica nelle reclute od anche in soldati anziani. I n ,-a.no si va alla rice rca di momenti patogvnotici classici, quali i traumi delle forme più varie; im-ano :si riesce ad individuare una forma tonsillare o un semplice raffreddore, invano si investiga. su eventuali infezioni gonococciche. Invano si cerca di individuare pregressc o concomitanti lesioni cutanee. In C}uesti casi siamo obbligati ad essere molt o guardinghi, e, so non a ltro, dobbiamo sospettare la nat.ura tubercolare della lesione . RIASSU:-iTO . L 'A. riporta i concetti sul reumatismo tubercolare dei vari autori. Fa la cronbtoria dc•gli studi c>soguiti c irca le relazioni tra il reumatismo articolare e la tubercolo;;i. Tratta diffusamcntP lA ricl'rche eseguite nel 1930 da L oweilstein e R eittor i quali nffe!'mano clecisa.menH· la natura !$pecifica del reuma tismo articolare acuto e infine riporta le ultime decisioni sugli studi eseguiti in [ tal ia da Schiavo i l quale accetta con moltn ra:>en·a la teoria della specifici ti\ tube rcolare nel re umatismo.

Conclude che o.llo stiLto attuale delle conoscenze, il reumatismo articohu·e acuto, quasi sempre, non è di natura tubercolare, come prova l'efficacia dei propr3pat·at.i salicilici nelle formi'! rt'U!U<'l.ticho, e c he non vi è reumatismo tubercoh\rcho non sitt a.:;;ot'illto a manifl•stazioni tubl'rcolnri d scNali.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA l GlENE E. o Bt"o~o;~n~I G. - Il valore prognostico d~lla r eazione di fis~azlone del complemento nella t ubercolosi. (• Bollettino dell'Istituto sieroterapico milanese », fMc. V, maggio 1935-XIII).

SATTA

Gli AA. ricordano come, in Sf'guito ai risultati discordanti ottenuti dai \·ari ricercatori ch e p er primi impit' garono la fissazione del complemento per la diagnosi della tubercolosi, numerosi !ltudi siano stati condotti allo scopo n on solo di ricercare un antigene ch e possedesse la n ecessaria Sl"nsibilità e specificità, ma anch e di perfezionare la tecnica della r eazione. Enun1erano, così. i vari antigeni integrali, cioè contenenti tutti i costituenti del B. K., f'd anch e quc!Ji parziali, n ei quali cioè sono rappresentat i partigeni d el corpo bacillare ; mettendo in e,·idenza come le critiche mosse ai primi si riassumano cs.«l"nzialmf•nte n ella scarsa specificità, n ella breve durata d elle sospensioni e nella difficoltà di ott.enc>re emulsioni omogen ee e stabili (difficoltà. quest'ultima <·h o però è stata superata d i recente dnl P etragnani con un metodo facile e sollecito). Per quelli parziali è stnta obbiettata la scarsa conservabilità degli estratti acquosi. la incostante composizione <i<- l peptone P• T l'antig. 11c di Calm• ttt> ... 1\lassol, la insufficiente sensibilità p er g li estratti etili ci cd il contrario per quelli m etilici; ~s i poi avrebbero un p otere antigene specifico minore di quelli integrali. Gli AA. ricordano anche gli studi interessant.i d i Mazze.tti, Vanni e Daddi e le originali ricerche del P etragnani sul fenolo batterico. QuE>!'t'uJtirno A., nome è noto, ha utilizzato la conoscenza derivata. da tali studi per ottenere la massima dispersione dei con1ponenti d el B. K. nel meRtruo, e dal fenolo batterico 'ha derivato numerosi altri antigeni, sui quali sono state intraprese delle ricerche tendenti a definirne in vivo le qualità antigene. Da ciò l 'opportu nità. di queste ricerch e in vitro, compiute dngli AA. Come termine di confronto s i sono serviti d ella anatubercolina P etrogna ni ed in un minor numero di casi, d ell'antigene di Witebaky. Le ricerch e riguardano 132 sier i, dei quali 40 di individui tub<'rcolotici o vaccinati con anatubercolina e 30 di cavie infettate sperimentalmente. Esposta chiaramente la tecnica. seguita e descritta la costituzione d e i vari antigeni impiC'gati (anatubercolina intf'grale, vecch ia e nuova formula; fenolo bat.t.erico al 5 %; anafenba.t t; fenbattacin; residuo acetottico) passano al la esposizione delle loro ricerche. Dni risultati d i queste si de>un1e che nella tubercolosi u mana e sperimentale la reazione di fissazione del compi. risulta ncgatiYa o poco n etta nei casi con scnrsc lesioni. L a r eazione è invece francamente positiva nella tubercolosi umana polmonare conclamata o n ella diffusione notevole d el processo tubercolare ci<'lle cavie, senza però ch e l'infezione abbia compromesso in modo grave lo stnt.o gener ale. Kella. tubercolosi umana ulcerosa e nello stadio terminale de ll' i nf~>zione n elle cavie si sono avute reazioni n egative in quasi tutti i Cal"i. Nc-gli uomini vaccinati con anatubercolino. la reazione è 5tata quasi sempre po~itiva; nei SO!!lZCtti clinicaro,..nto- indt•nni la reazion(• f. d l"cor=<a n•·gativa o con parziali po- itivita. La reazione è sta.t a sempre positiva n elle cavie cho, rlopo aver subito uu trat· tamento vacoinale, furono infettate e che alla necroscopia risultnrono con nume rose localizzazioni tubercolari n egli organi. Riguardo a l comportamento d i'i vari ant.igeni risulta ch e: l'anatube rcoli na Pet1·agnani, apcrie nella :-un nuova formula è Ull antigene veramente puro, completo e dotato di una. spiccata sensibilità.; fra gli a ntigeni d eriYati dal {(•nolo batterico, il fcnbtHtucin si è dimostrato di nn a srptis its sAnsibilit il, pos!=:Nluta. anl"h e rh1.lla ft•a7.i o ne li mpidn; l'nntigf'ne di 'Vitebsky ha dimostrato una minore sensibilità. Ciò conft?rnta ch e gli antigeni integrali sono più sen~ibili di quelli parzinli.


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.RlVJS'l'A DELLA STAMPA MEDIOA l'l'A.LlA.NA E STRANIERA •

In conclm;ione la r eazione di fissazione del complemento neUa tubercolosi! più che una sensibilità u t ile per d1tlgnosticare l'infezione sembra che ne possegga una utile alla prognosi, p er il fatto che essa informa., meglio che uon l' intradt!rmo r eazione alla tubercolina, dello stato di difesa immunitaria di un organismoinfetto da t ubercolosi. PIAZZA.

:M. Farcna (J). -

La reazione di Scblck in relazion'e alla endemia difterica In

f rancia. (u Arcbives de médicine et de pbarmacie militaires», Tomo II,. n . l, 1935). L'A. prem esse d elle pr(.'Cise e dt•ttagliate norme d i t ecnica ùella iotradermoreazione tos.c;inica di Schick, espone i risultati ottenuti prati cando la reazione su di 7833 soggetti appartenenti all'esercito, comparandoli con i dati statistici d e lla morbilità. e mortalità per difterit~ forniti dalle varie regioni del territorio f rancese. Questo studio statistico molto curato e saggiamente ponderato nelle conclusioni, ba il pregio di essere condotto tt<>ando di molteplici previdenze che concorrono aù a.Uontanare le cause di errore che possono essere frequenti nell'interpretazione tant.o dei risultati delle reazioni biologiche quanto di quelli della statistica e che sono nel tema speciale le p1·incipali cattc;e della discordanza fra la re11.zione di Schick e la clinica. Riguardo alla tecnica, l'A. per la vasta esperienza che gl i viene per l'avere ~guito e lett.o un gran numero di rea.z ioni, è favorevole all'inoculazione nello strato più superficifl.le del derma della regione ante riore dell'avambraccio di 1/10 di cc. di tossina diluita in modo che ogni cc. contenga 1/50 della. dose m .m. per Wla cavia del peso di 250 grammi. Quantità maggiori di liquido, se è vero che possono agevolare il dosaggio della soluzione da iniettarsi, disseccano troppo i tessuti e rendono più facile la diffusione uell'ipoderma dove l'~orbimento avviene troppo rapidamente rendendo la lettura della. r. meno esatta. Contemporaneam ente egli praticava una iniezione della medesima tossina tenuta a bagno-maria alla temperatura di ebollizione per 2-3 minuti alla regione omologa dell'altre avambraccio. La seconda iniezione di controllo facilita la lettura delle eventuali reazioni aspecifiche dovute allo sostanze proteicbe contenute nel filtrato del terr eno di coltura. Queste reazioni proteinicbe (2% dei casi) sono di solito precoc i e fugaci e non lasciano nè desquamazione nè pigmenta.zione. Oltre alle rea.zioni nettamente positive e quello aspecifiche, si pos.'lono otteuere anch e delle reazioni debolmente positive dette reazioni limite (3 %) che sono l'espressione di uno stato di !abilità immunitaria, e queste ultime l'A. le considera come reazioni pos itive. Il qua1·to giorno dall'inoculazione viene giudicato il periodo più propizio per la lettura. Passando all'esame e d alla discussione dei dati statist ici, l'A. afferma che la r. di Schick, eseguita con una tecnica esatta e giustamente interpretata, appare una rcazionn di reale valore per giudicare d el grado immunitario di un soggettov e rso la difterite e d infatti set,r ucndo p er 11 mesi le r ec lute, risulta che solam ente l'l s u 600 dei soggetti a. Schick negativa. ammala di difte rite batte riologicam ente accertata ed ancora questa percentuale dim:nuisce st> si considera. che possono essere compresi in tale cifra alcuni casi di an !!ina. banale insorta. in portatori difterici. Intanto la Schick eseguita su 7833 uomini appn.rt~uenti a varii reggimenti, il cui effettivo proviene da. differenti regioni e classi sociali, permette di ottenere~ con untL notevole precisione, un indice della recettività alla difterite dei giovn.ni france:<i a 20 anni che risulta raggiungere la m edia del 51 %· Comparando i dati o ttl'n uti presso gli u omini assegnati ai reggimenti a cnvallo con quelli di fanteria, l'A. non può uoufcnuaro i ri:mltati epidemiologici che segnalano una maggiore fr€'qm·nza della difterite fra i primi, poichè le percentuali di Schick positive si equivalgono. Estendendo la prova de lla intru.dermoreazione ad un gruppo di sottufficiali ed u.flieiAli, app111·e molto e vidente la diminuzione della recettività a lla difte rite con il progrPdiJ·e negli anni e s i può dire, schematizzando, che la.. frequl'nza d··ll'immuniUt difte rica è due volte maggiore d a i 28 ai 37 anni in coniront0 a quella esistent.t• dai 20 a i 28 anni.


:RIVISTA DELLA

ST ~PA

:UEDI CA ITALIANA E STRA.:SJEBA

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L 'A. ha voluto ancora accertare se la difterite sofferta in antecedenza poteva influenzare la reazione ed eseguendo la reazione stessa su di un centinaio di soldati ad anamneai positiva nell'infanzia, non ott-enne delle p ercentuali sensibilmente differenti da quelle fornite dall'esame <.iella, massa g~>nerale . Ne deduce (Jùindi che l'immunitÀ o non è a.vvénuta o si è affievolita e distrutta negli am1i. !:;uccessivi. L'immunità. attiva conseguente alla malattia sofferta sembra che s i stabilisca molto lentamente specie dopo un trattamento sieroterapico e che anzi lo stato immunitario si debba più ad una susseguente immuniz:.r.azione spontanea occulta che non alla malattia sofferta. Varii A. A. hanno segna.lato l'azione inibit.rice d <'lla luce, e particolarmente ùei raggi ultravioletti, suHe reazioni cutanE'e e<.l all'influenza di questi si è cercato di attribuire l'effetto delle variazioni st.agionali della posit ività della reazione di Schick riscontrata da alcuni A.A. Fricker, con le sue r icerche eseguite nelle stngioni inn•rnale e primaverileestiva non potè apprezzare alcuna ÌJlfluenza stagionale suJI'andamento delle. rea.zione stessa, m entre risultò notevole il parallelismo, anche risalt>ndo le statistiche degli scorsi quattro anni, fr~ Ja morbilità. difterica nella collettività militare e nell'ambiente civile e la p ositività. della. Schick nei p:iovnni di 20 am1i . Tu le pardlelismo, studiato regionalmente e partitamonte a second a dei dis t.retti che furono la residenza di ogni singola recluta, per almeno tre a nni prima di presentarsi alle armi, ha rivelato una certa concordanza fra la. mortalità difte rica e la rea zione di Schick e precisam ente nelle regioni d ove risulta più elevata la mortalità si ba fra le reclute provenienti da quelle regioni una percentuale inferiore d i Schick positive. P ertanto dal complesso d elle statistiche raccolt €1 risulta che la morbilità pe r difteri te n elle varie regioni d ella Francia preseuta delle forti variazioni di frequenza e che non esiste una proporzione graduale fra. la morbilità e la mortalità. Pe r cercare di spiegare questa variazione di intensità. l'A. considera alcuni fattori che potrebbero influire sulla diffusione della malattia, qutlli la densità della popolazione, la situazione geografica, la costituzione geologica del teneno, l'umidità, . lo stato elettrico dell'atmosfera, la professione, e dall'esame di questi singoli elementi conviene che indubbiamente tutti concorrono a det erminare l'anda · mento di una epidemia, ma. che nessuno è sufficiente a. spiegare in maniera con · vincente le notevoli variazioni regionali dell'end emia difterica. Concludendo l'A. riconferma l'utilità della r. di Schick tanto ai fini profìla.ttici indicando questa reazione biologica il soggetto recettivo allu. difterite e che deve quindi essere vaccinato, qwtnto ai fini statistici, potendosi con la sua prntica, stabilire una costante difterica fra gli abitanti di una data regione. Le cau~e che influiscono sulla variazione di questa costunte non sono ancora inticrRffil'nte conosciqte, per or~ appaiono più evidenti la densità della p opolazione e il numf'ro medio d ei giorni di pioggia. DE ALESSI.

PELLÈ A. e AR.Tus. - Intossicazione •aturnlna da acqua potabile. (« Bulle tin de l'Acudémie de Médecine »,a. 99, aa serie, YO I. 113, n. 2). In considerazione della frequenza con la quale si verificano certi errori diagno stici nei riguardi dell'intossicazione saturnina, gli AA. hanno ritenuto intt>rc~nnte di segnalare la frequenza, la varietà e la gmvità colle quali può presentarsi l'intossicazione stessa in seguito o.U'uso di certe acque d'alimentazione pure, dcbol~en te mineralizzate ed in modo pttrticolare povere in cnlcio (durczzatotale mieriore a 6 gradi idrotimetrici). Tali acque, infatti, att11ccano e dissolvono i l piombo delle condutture, determinando così seri inconveni(•nt i. A R eml'S, per es., da una diecina di anni gli AA. hanno osservato degli episod i d ' intossicazione con una frequenza c h e si è andata accentuando sempre pii1 col sorgere dolio nuove costruzioni nella zona periferica. L'esame s istematico d<'lle acque, usnt.e dagli ammttlati, ha d i mostrato per tutte un contenuto in piombo in quantità talvolta considerevole; e la. diagnosi etiologica è stata conferm11tn. dal fatto che taluni ammalati, anche della ìorma più grave, son guariti rapidamPllte col semplice cambiame nto d elle at>que da ber<".


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RI\TST.'I. DELLA STA)IPA MEDICA ITALIANA E STRA...'-:lERA

Data l'importanza d t:> ll'aftl·zione. gli AA. ne pa~sano in rapida sintesi la sinto· matolog ia. più cara ttt:ri!'\ tica, richiamando l '1Htf'nzione sulle gengiviti con stoma· tite e carie d enta ria cows.:cutiva, spesso attribuite a u na d ecalcificazione , e q u indi .curate con lunghi tratta men t i ri calcificanti, qua ndo basterebbe soltanto cambiare l'acqua da be re. Cosi pure i disturbi dispeptici, glis tro int-estinali, le crisi appe ndicolari possono trarre in ing~rmo e far d eviare il giudizio diagnostico. Ed in proposito gli AA. riportano alcuni cas i veramente interessanti, nei quali la colica. sat umina ora facilme nte scambia.bile con affezioni di altra natw·a (occlusione intestinale, neoplnRmi, e tc.). Tal i intossicazioni saturnine si verificherebbero con particolare freque nza specie quando l'acqua circola in couclutturl." nuove. Con numerosi esami est·~miti prelevando l'acqua in t u t ti i punti d e lla città., gli AA. hanno messo in evidenza una qmtntit.t\ di piombo più o me no gt·ande. a seconda della. natura d ell'acqua e della sua p 6rmanenza più o meno lungo. ne lle tubature. L a quantità di piombo trovat a è stata da qualche d ecimo di mgr. fino a 11 e anche 12 mgr. per litro nelle acque che e rano rimaste 24 oro n el la conduttura. Risulterebbe poi necessario fare erogare considerevoli quantità di acqu a p er la scomparsa della reazione dei sali di piombo. T~~le scompa.rsa richied erebbe una erogazione meno prolungata per le condutture di minore lunghezza. Sembra, inoltre, che il piombo esista nelle acque sotto due forme, e cioè: sali in soluzione e composti, più o m e no -complessi in sospensione. In conseguenza di tali fatti, certo il rimedio radicale sarebbe quello di cambiare le tubature, oppure, non potendolo, ricorrere a filtri capa<:i di as.c;orbire e trattenere il piombo. Oli A..-'\. hanno pensato di ricorrere ad u na misura d'indole generale, consistente n el modificare le propriet.à d ell'acqua, in modo da evitare che in esse si disciolga il piombo. La calcarificazione dell'acqua, con a-ggiunta di sali di calcio, avrebbe lo scopo di tog liere l'acidità e di rimineralizzarla prima della immi:.sione nelle tubature. Si formerebbe così u na spec ie di intona.co di sali calcarei ch e preserverebbe l'acqua dal diretto contatto col piombo. Di più si avrebbe il vantaggio di apportare all'organismo un elemento indispensabile. L 'aggiunta del calcio, però, dovre bbe essere mante nuta entro limiti tali da non oltrepa~:sare quelli consentiti per la durezza totale dell'acqua.

PuzzA. P. V. RA.DOT, L. LEBA.RD, J. HAMBURGER, 1\I:~IE A. Huoo e O. C.u.DEROY. Arteriografia nel cor~o dello choc anafilattico del coniglio. (« La Presse 1\Iédicale •, n. 53, 3 luglio 1935). Studiando lo choc anafilattico d e l coniglio gli AA. hanno constatato una va-socostrizione molto importante in alcuni t erritori arteriosi. Questa vasocostrizione si eff<3ttna nello s tesso tempo che la caduta della pressione arteriosa, che è il segno più importautc· d ello choc, come ha dimostrato chiaramente l'Arthus. Tre d oi ;;oprascrit.ti autori, dUt·ante una prima serie di esperienze, hanno constat-ato ch e esis te una forte vasocostrizione d elle arterie mesent.eriche nel corso d ello choc anafilattico d el coniglio. Queste esperienze consistevano ne l praticare una lnpnratomia nel conig lio SPnsibilizzat.o, n el met.tere in evidenza un'ansa intestinale in modo da osservare il mei"entere e seguire gli effetti dello ch oc anafilattico ne l calibro delle arterie mesent.eriche. Quasi in tutti i casi si è potuto osser· vare uno spasmo arterioso, contemporaneamente allo choc anafilattico. In una seconda serie di esperi~·nze, essi hanno cercato d'indagare Re esis tono modificazioni d elle arterie perife riche ne l corso d olio choc. I n queste ricerch e lo esame dire tto non è st.nto più possibile e quindi si è cercato di ricorrere ai meto di arteri ogrnfic i. Gli AA. h a nno usat o l'apparecchio di « Dos Santos » che permette d'inie ttare le sosta nze di contrasto s<.Jtt.o una prPssione costante e di assicurarsi, quHndo s i vuo lt', d e lla qua ntità iniettata. Una soluzionf' colloidale di biossido di torio ·è iniettutn s otto una pressione di kg. 1,500 n el punto centrale di un'arteria fem o rale. Con t.o le nwzzo, la s oluzione p<' nE>tra. nel s<·gme nto inferiore d ell'aorta e n ella fem oml(' clt'l lato oppo~to ; inoltre è pos.-;ibile di studiare le artPric di un arto s enza ledE'r<' lo parct i arteri ose-. Le <'!'porienze prelimina ri ha.nno dimostrat o ehe la s oluzione opaca da inif't· t nre non d e ve olrrt· pa~~tue In d nse ùi cc. 10: quantità qul'stu che è perfe ttamente .to llt·m ta dAl coniglir• e non modi fìc·a S€'ns ibtlmt'nt e ll'l pressione sAnguigna.


niVIST.'\ DELLA. STAMPA MEDI CA IT.'\LIA!\.'\ E STRA:-.-IERA

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Le esperienze !>ui conigli sono sl.ttte espl,•tatc su di una serie di 9 animnli -sensibilizzati, avendo ciascuno di essi riceYnto trP iniezioni sotrocutanee di cc. 5 di siero di cavallo, fatt~ a tre giorni d'ime1·vnllo. L'iniezione l'Carenante ero prat ira t a pre~so a p oco 21 giorni d opo l\tltiml'l iniezione sensibilizzante; primB e dumntP qu('Stt1 iniezioni:' \·e niva studiato il cali· bro d elle arterie d'una zampa m.·n·ÌJ l'artt•,·iografìa . A questo punto noll'importnnte la '-'Oro è esposta tutta In dl'~c rizionP d <'il 'espcrimC'nt.o , arricchita da numerose arteriografie di un'impo rtanza non comune. cbc più eh<> la descrizione mostrano in modo chiarissimo tutto i l mecCtl ni~mo e lo svolgirncnt~• d ell 'esperimento stesso. In tt11i a;rteriografie si possono sc·guire i vasi fh10 alle loro pit1 piccole mmilkazioni. in modo che sui 9 conip:li ><Pnsibiliz:utt.i e studinti, iu 8 di essi s i è con.sratata una ,-a.~ooostrizionC' ucccnttwtis.«ima dell'arteria femorale e d elle sue branche. La dimiuuzìone d e l calibro è fort<-mcnte vìsìbì ltJ sul tronco d ella ft·morale ed t"SSà comin cia piit o nwno \'icino alla biforcazioJJe aortica . l l limit e supe riore dello spasmo è, in gcne rak, molto netto; e la vasoco!'triziont· è tale eh•: essa fa quas1 scompnrir,• le piccole ramificazioni a1terioFe. In base ai risultnti otvnur.i gli AA. dicono di poter concludere che n n el corso d,•Jlo choc anafilattico d e l coni_t.dio. néllo ste:::so tempo che si produce la caduta. d ••lla. prPssione artP rio~a , una vasocosrizione intensa si o sserva .;ulle a rte rìe del! li arti • · Ci sarebbe da spiegare la ragione dell'ipot1nsion<:>, ma per fare ciò bì>ogn reb be pot<> re studiare, nello st• s!:'o t1 mpo che.> si effettua l'obbas.~ament o <iella pressione arterios~:~, tutto il rimonf nte sist ema artcriuso e l'afflusso di Rangue n egli organi. Scopo principa.l•• ddle e!<perienzt> era que llo di m ettere in evidPnza lo spasmo di a lcuni ti r ri tori \'llScolari n e l corso dello choc anafilattico d e l coniglio. Il fenomeno di vasoeostrizionl' o~.$('J'Yato dun:nte pli esperimenti è molto interessnnt... a. riguardo d ,·lle s indromi s ngios:pastiche- che pos!:ono o~$f> J ·Ya•~i ne.gl i stati di choc m !l'uomo. S. VITALE

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE

M. G. :\1. FINDLAY. - Immunizzazione contro la feb bre gialla a mezzo di virus neurotropo vivente e d' immunsiero eterologo. («Bui!. de l 'Accadémie de J:llédil'inr• ·· ,t\. !)!)o, t. l 13. n. 3. J 935). L'A., noto pe r i suoi studi sui viru.<; citotropi, riferisce in questa memoria i risultati ottenuti immunizzando contro la f. gialla 100 individui con virus a.marillico neurotropo vivente e siero anti- amarillico eterologo, quest'ultimo fomitogli da A. Pettit e G. J . Ste fanopoulo dell'Istituto Pasteur di Parigi. Premesse alctÙle COll.'liderazioni·nei rigua.rdi di wu1 presumibile , attuale, diffusione epidt>mica d t>lla f. gialla nelle region i o ve da tempo esiste endemica e d ella poss ibilità d el suo t rasporto in regioni rimaste sempre indenni, ricorda come nella lotta contro que::;ta malattia poco ci si pos.o;a. at.t~ndcre ùallc pl'atiche di distmzione d ell'insetto ,·ettore, data la. vastità d elle rt>gion i d n, CS.'>O i nf,·~t il te. L'un i<•a a.rma ritenuta efficacE' è que lla immunitaria e pertanto gli studio:;i tt"ndono n Ila ricerca di un metodo efficace ed innocuo d'immunizzazione. L'A., prima di riferire i risultati d ell(> irnmuniz7.azi011 i da lui praticate a Londra - ove in circa 2 anni sono Stlttc cffdt uutc un tot~t le dì 300 vaccinazion i <:ontro la f. gialla - passa in rasflcgna tutti i m(•t.odi d 'immunizzazione artifìciale sperirnl'ntati facendone w1a rapida ma d ettagliata rivista critica. L· i ni?.io delle prat.iche immunitarie contro la. f. gialla risale a 40 anni fa (C. J. Finlay-1894) ma solo recPntemPntf', con L'impi(•go del siero d e-i convalescenti (:\Iarchoux, Salimbeni e Simond-J 9U3) e succt•ssi,·arnente in~ seguito alla tragmissione della malattia all\1. rhesus ed alla scoperto ~kll'a{!<'nt E> cHusule iùPn· tificato in Wl virus filtrabile (Stokes, Baut?r e Hudson-19:!::l), la lotta immuni· ta rin <'Ontro In f. giolla h n potuto peggiore !'Il rli una solidtl base scit'ntifi('n.


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RlVlST .... DELLA

STA:\IP.~

llEDlCA

ITAI.IA~A

E STRANlERA

I \"ari m etodi a tale scopo f'speriti sono fondnmentulnwnte gli stE-ssi già impiegati pe r combattere le altro malott.ie da virus filtrabili e possono esser cosi !·aggruppati: iniezioni, l o eli immunsier·o, 2o di vinu; ucci!<O od at.tenuato con ml'zzi ti><ici o chimici, 3 0 di ,·irus biologicnmente modificA-to, 4 ° di miscele di virus e di immunsiero. È interessante riportare in sunto i rilievi cri tici, dall'A. ampiamente docum entati, rolativi 1\ c i11scw1 metodo. Il l o è stato poco utilizzato per la brevissima durata dell'immunità passiva conferita. Il 2o s i è dimo,.tn1.to ineffictlCf'. cd infido dato che l'attività antigene d e l vaccino è risultata e!<sere in m.pporto al suo contenuto in virus vivente: menh·e infatti con l'uccisione del vi1-us ogni potere antigoue va perdu to, i vari procedimenti di attenuazione d 0l virus originario (viscerotropo), oltre non essere suscettibili di standard izz>~ziono por l'incost.anza della loro azione, p ossono ri:mltare pericolo~<i per la po>'sibile iusorgenza di una f. gialla tipica e per la presenza d f' l vims ne l circolo periferico, condizione quest'ultima che permette In su:>.<>e· gueute iniozioDe dE>ll'inRf'tto vettore. n 30 metodo, attuato mediante il virus ncurot ropo «fisso» ottenuto con lo. inoclùazione intracerobrnl~> nel topolino (Max Theiler-1 930), si è pure d imostrato infido e pericoloso. Sperimentato ne ll'uomo, in modo particolare da Lo.igr·et, s ia con l'uso de l virus intPJl;l"O come attenuato a 200 c. e nella scimmia (attenuazione con b leu di nwtill'ne) da Findlny, Stefanopoulo e Mailart't ( 1934 ), e;;!'lo non ha dimostmto di offri r(• le garanzif' cl'innocuità richie;;te. l nfntti o il virus ,·iene ucciso, con i mrtodi d'attl'n.uazione, ed allora non immunizza o no n è uccif<o P d in qw·sto coso pur dando luogo ad uno stato immunit ari o il vii us pf'r·mane p1•r un C<•rt.o tf'mpo rwl tonent.e circolatorio. Si hanno allora due p e ricoli: ne i rigmu·ùi rl<'ll'individuo stf'R'lO vaccinato - in quanto o, per rottura della barrit~ra tra c ircolazione nmati<-n e ;;i;;tNna. nervoso, si può av<·r·e una meningOl'n· cefali te o i l vir11.s « nPurotrapo" può ritornare "visccrotropo » c provocare lesioni d(•) fegato, n•ni t'te. - e nei riguardi d e lla colll'ttivitiL, allorchè <>si:stendo, nut ura lmente, l'insot.to vettore qw·sto può inff'ttarsi con la puntt1ra. I l 40 m etodo è quello che anche in busP a i risultati già ottenuti da Saw;y,·r· (1934) a N ow-York e da Pettit e Stdunopoulo (1934) a Parigi, si è dimostrato capace di provoC~tl'e un'immunità durl'vole e nello stesso tempo di ridttrre n l minimo la possibilità di ritrovaru il vinL'S uol circolo periferico dei vaccinat.i. I risultati ottenuti du.ll'A. e riportati in det.taglio, portano un alteriore, favorevoli:', contributo alla pr>1tica at-tuazione dell'immunizzazione contro la f. gialla. con l'impiego di virus nc urot ropo vivente e di siero anti-amnrillico di origine equina.

MEDICINA INTERNA L. HEss e J. F aLTITSCH.EK. - Sulla patogenesl dell'ulcera rotonda dello storna c() e del duodeno. (• Klinisch o Wochc nschrift », 11 maggio 1935, n. 19). T eorie numNose allo scopo di intcrpretu.ro la gl'n esi del! 'ulcera gastrica ~ chtodenole vennno costt-uite, ma suece;;sivamente furono demolite, onde allo stato a t t\ta.le possiAmo sicummento affe rmare che, nonostante il fer,·ore d'indagini o cl iniche o spol'imentnli, tnk: problema è tra i più difficili e controwrsi d e lla patologia. Ogni con t r·ibuto quindi che ad esso si porta è sempre molto utile. itnclw S(l, non portando nuov(l acquisizioni, vale solo a modificare o addirittura Jist r·uggcre conct"ziun i non più sosteuibili. G li AA. in sistcm11.ticho ricPreht~ cliuieho ,,cl auatomopatologiche condotto nella I Clinica mcd ica d i Eppi ngr·r i n Vicnna, ri levuno che il reperto onat orni co d Pila l0~ion o vll!mlo locule e r i 11 fo.rto emorrugieo d e lla mucosa costitui:::cono il i ond aml•nto solido d<•ll'ulr.-rit gn;;tro-<luodrnale. D'altra parte le ricerche itnatollliehe di Hofmnnn e Xatlwr huuno dimostrato che i rami nrt<>riosi d ella piccola. cmTnt nrn d<•llo stomaco. d!'l p i loro e d C'Ila porzione iniziale del du odE>no sono <;arutu: rizza.ti per In. punieolarc EOttig lit•zza. e la scurs•·zza di nna• tomosi. Va"i


1UVt:;·r A DELLA

STA~IPA

.\tiWICA lTALIA:\"A E

9TRA~IERA

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<! ne n •i vasali in

tali r<'gio ni, come in tutto l'or·ganismo. sono uniti mo rfologicnmt•nte e funzionalmente e se ancora una. p rPc iAAziorw d t> ll'impo rta n7.il patogcnetica degli Ulli e d egli a lt ri non è poss ibile , IWS!;Ull dubbio può swo;sistl•re s11lla. compartecipazione d e i nt.>rvi vegctativi, pt~r lt~ yual<' può sulo tlisc:.utt' I'Si Sl' la cnu.<;a patogena a.g isca primitivament e sui va!'i pl:lrifcrici ~d i nervi ad essi lt'gati -o ce utralment e sulla zona n1sornotoria. Da tttli daLi appa.r e ch e lu t-eoria n~::uro­ ,·u;;colare può m olto a ge,·olare la comprc>nsion e d ella g enesi e cklltL Jocalizzuzion e più frequente dell'ulcera. I noltre p er e»>:a si r encle SU>icct.tibil<· d i ttgm·ok spiega-zione la p eriodicità d e i dist-urbi subbi t'tt ivi ed obbiettivi d et em1inati tlnllu concorrenza di fa ttori esogLmi ()d e ndogPni e ricord anti i paross ismi p eriodic i in a lt ri -campi morbosi e per cui non è dnbbi tt un'influeuza ,;tt~gionale. Anzi l 'azione ner\ '0!'.!1 sui ,-asi e n t:~rYi \'H!<nli s i rip,•renot e !'u tutt<' lu funzioni d~· l lo st.omnco e -d el duodt·no (motilità, secrt-'zio ne, ecc.) l.l d etermino u no 1-lt-i Rint.omi più imponenti d ella m alattia, l'em orragia. Anch e per ciò che ~~guarda il fattor e er(.'(litario n ella g<'n csi de ll 'ulcera, fattore ammesso in base a numerose oss<>rvaz.ioni (ulcera fnmiliare), g li autori Ot'r -cano di mf:'glio prt'cisa.rne la portata ed il significato in base alla t eoria va;;nlo, -onde giungt're ad u n ordinamento pat,og('nctico sott<l un p unt o d i vista piì.1 gt'neral e . D alle loro ricerche risulta che, su 170 ammalati d i uk-<·ru, nd 58,3 % esiste un'ereditarietà cardiovascolare. In altre rict.>r ch e è m es.<;a. in g iust o ri lievo l'impor tanza dell'ipcrtonia n e lla. gen <'si d e ll'ul cera e sono a d ocumcntnzione riport a t e osserva zioni molto d ettagliate di coinc icknza d i ambedue le malattie (sintropia nel sen so di Pflaw1de r) in soggl'tt,i con tn ra e reditaria s in sp <-'cifica, cioè ulci-'rosa, sia gastropatica gent1rale. Un argomento di grantle r ilieYo p er l ' importanza d el momf'nto vascolare nella g en esi dell' ulcera è dato da.Ua coincidenza di eS$a con la. claudicazione int<'rm ittente e tale momento, p rima. non ri levato, gli autori dimostrano con Ja l'elazione particol.a reggiata d i 6 osservazi oni cliniche, qualcmm confortata anche dal reperto f;l.natomo-patologico. Se le osservazioni d egli autori riportate dimostmno l' importa nza dd fa ttore n e urovnsco la.re n e lla patog('n('s i ddl 'uJccro , la scarsa p <'rcc ntuolc di <'l;Sa in casi d i mesoaortite luetica cd in v izi cardiaci dimost ra p c>rò che esso da solo 1um può chiarire completamente la queRtione . Forse l'aS$OCiazione d el fattore nc>u rovascolare e della tara ereditaria con particolare oriE'Htam<>nto organico gastro-enterop atico pu ò renderne più facilmente comprensibile e più giustamf:'nte va lu tabile l'importanza.

R . n'ALESSA...><DRO.

M. MA.SUGI. - Sulla patogenesl della glomerulonefrlte diffusa com e malattia allergica del rene. ( « K.linisch e Wocht·nschr-ift •, 1 6 marzo 1935, n . 11 ).

La. questione ch e l' a u tore si pone , alla qua le p orta cont.ributi s perimc>n tali -ed anatomo-patologici importanti e fino a-d un certo punto d ecis ivi, è fo ndamentale p er la comprensione etiopatogenctica d ella n d rite glomcrulare . D ella quale di solito d istinguiamo una forma a focolaio, co ncomitnntc alla mal.\ttia f ontl a m entale, caratterizzata soltanto da albuminuria ed ematuria, eù una forma difiusa. secondaria alla m.a.lattia fondamentale , in cui i s intomi cardinali d el morbo di B right sono presenti e d ominanti. N e lla prima le lesioni sono limitate a p a rt e -dell'ansa g lomerulare , n ella seconda invece sono lese con temporaneam ente tutte le anse di tutti i g lomeruli in ambedu e i re n i. L'es~enza d e l procosso ch e sta a base di qu este d u e forme è stata largamente discu.'lSa e ritenuta di natura diversa. fin dai p r imi osservatori e Schick nel 1907 aveva notato ch e la comparsa d ella glomerulonefrite diffusa scarlattinosa avveniva seconda riamente ed e ra da ri fer ire a fenomeno i mmunitario in rap porto alla formazione di anticorpi, p oteYa quindi essere consider ata come r eazione a llerg ica d ell'organismo al vitus scarlattinoso. T ale con cezione d ivisa. da molti clinici, fra gli altri da Volhard, m ancava a n cora. di un'ob iettiva dimostrazione e ciò si propone l'autore nel su o la ,-oro ~on sistematich e ricerch e sperimentali. ll siero di conigli trattati con emulsione di r eni di r atti (n nt is ier o n efro t os:Sico) determinava, qualora ,-eniva iniet tato endovena a questi animal i, un a lt:sione Tnsnle specifica n el r ene, In cui entitù e ra in n1pporto alla qunntiti1 cd atti\'ità

,


d•·lla nefroto ..sitm impirgtt ta: da lla somplice uwnr ntata permeabilità Ù<' i capii~ laei con inzaffa meHto de l Jume ùi essi con masse albuminose si arriva alla sht"~ dc i capillari glom erulari o cldl'artr>rie aff..:rcnti, n ecrobios i del parenchima e delle pt~ rti VI\Sali e pi\S:'ltlg~ io rli t·ri t rociti. Tt~li AH P ru~ioni riconlnno prec;isamPntf' le r»azioni ip~>rergiche dell'anafilassi locnk·, quali ce l·· hanno fnttu COIIo,;eC're principalme nte gli studi di Rossle e d ella. :'l\Ht seuola e succc::;sivnnwnte ùi Frohlich, che portò ri c~>rche sperimentali stùla inliammuziont> ipPrPrgica :<ttl m<'::<Pnte re di rana. P ertanto l'rmt-ore già in base f! Cjtll'><tc· prime ri c,•rt:he com·ludc ch e la citoto:"sina ne i ratti determina una lE.>sione >'JWcifica, Il\ cui manikstnzionE.' t.\«senzialo può Cf<:!';ere uguagliata. all'allergia d e i t<ossut.i c prec isamente d <:corre come una malattia allergica dell'organo ìnteres:<at o. Taio conc<•zion•• ri,,,;ce compr<'nsibile qualora. si t enga presente .che la ''"'"''nza d ei f<.' norn,•ni ~tnafilattici è una reazione antigen€'-anticorpo, che s ì svolge particolarmcnt<> nelJ't·ndo tclio vusnlt> ùc ll'or·guno e precisamente n e i capillari g lonH>ru lari . Important<" è il rilievo che ta.li lesioni s porime ntnlmente determinate corri:;pondono compiPtmnente, fin ne lle particolarità, a qudle ch e si osservan·o nella g lomcrulonc-frite difflt><a n e ll'uomo : proliferazione e ndoteliale trombosi fibrinosa e stasi, ln cui import>tnza de v'essere maggiormente valutata di qw:wto sia stato fatto finora. In altro serie dì riN•t·che portate su conigli, cui veniva iniettato antisi t:>ro provP.nir·nte da anitre trattat.e con reni di conigli, l'autore è riuscito a riprodurre in modo completo il qut~cho clinico, urinario où ana.tomo-patologico (l..:sione dif fusa. del !!lornc ru lo con i ;;uoi p roces.<;i int ra-ed e xtracapiJiari) della glome rulone iritf' diffusa d <>ll ' uomo e l'esito di ttlli ricerche è stato recentem ente confermato da }'11hr. In posses.c;o di tali dati l\Ia.sugi stri9ge ancora più da vicino la delicata questione e cerca di por.tare direttamente ' nello vie circolatorie renali la sostanza antigN1e (sier·o di cavallo o albume d'uovo) in anima li precedenteme nte sensibi lizznti o allergici ed in anima.Ji nuovi o normoergici, superando difficoltà t ecni- • che non lievi dovute al rapido passaggio nel c ircolo generale dE.>Il 'nntig~·ne­ albumina iniettato nr U'artcria. ronale. Anche qui i risultati sono stati concordi, in quanto n egli an i mal i a Il ergici sì doterm in a va la glomenùonefrite diffusa, mentr e nei normocrgici le lesioni a.natomo-istologiC'he coiTispondeva:no a que lle della forma a focolaio. L 'importanza dì tali rice rche appare cospicua, poìchè esse trovano perfetta corrispondenza nei fenomeni osserva.ti in ptttologia tU11nna, n e lla. quale, come in pr·incipio è st.ato detto, si distingue una glomeruJone>frit ~ a focolaio, la cui comparsa è immediata e contemporanea all'infezione, ed una for ma diiffusa,, che appare dopo che quPstR. è d ecorsa e p er la. quale da Volhard e Fahr s i sono invocati fenomeni immunitari . I risultt\ti delle ricerche df'll 'autore portano ad una migliore interpretazione de lla patogenesi cle lia glomeruloefrite nell'uomo e precisamente, a seconda ch e la tossina o l'infezion<' colpisce un terreno vergine o sensibilizzato, si ha come n e.gli a.nimalì normoergici od a llergici la forma a focolaio o la diffusa. Ed a. questo ptmto richiamando le ,·edute di Rossle sull'essenza dell'infia.mmazione allergica ri lf'va che me>ntre nrgli animali normoergici la lesione si limita solo a de ter m i nAlte am;e, do,·<> P"'r condizioni circolatoriP dominant:i è avvenuta la fissazione df'lla tossina, n e llo stato allerg ic o invece, per la precede nte sensibilizzazione d ei capilla ri glomeruJari, questi hanno acquisito una capa{)ità. particolarmente esaltata. di fì~azione e di reazione infiamma.toria verso il volano antigene, onde una diffus ione contemporanea a tu tte le anse di t utti i glomeruli. Pertanto la concezione della reazione ip• r<'rgica appare a.ll'nutor~ premE.>ssa indispensabile per .la giusta compre ns ione putogenetica de lla glomeruJonefrite diffusa. , Infine, te nuto conto dell'importa nza dei bftt.teri nell'etiopatogenesi de11a molattiu, l'autore ha. condo tto altro ricerche in cui all'iniezioni dell'antigenea lbumina venivano sost.ituito iniezioni p eriodich e di batteri e precisame nte b . coli e streptococchi . Anche qui, dopo un periodo d'indifferenza apparente, proprio de lle reazioni allf'rgiche, si OSSC'rvano nel rene le alterazioni ìstologiche carat.terist.ich e de lla glomcruloneirite diffusa, i re pe rti corrispondono pienamente a. que lli ot.tenuti impi<'gando come antigene le sostanze a.lbuminoidee, onde giusta appare la conclusion e che anche i batteri in tale aff(•zione pos:sono n...-·~re funzione di antigene .


RiVISTA DELLA STAlltPA :111-:DICA

ITALL-I.~A

E

STR.~~n:RA

Gn'11lterazione Ctl.rntteristica a carico del sistema Y6<-•lle. Ja pE'rinJ·terite · nodosa, da Gruble r ed alt ri come fenomeno allergico interprctntn c> cloll'auton• const.atata nellaglomerulonefrite diffusa gra \·e dt'terminotn n..! le ct•ndizioui nnzi. dette, per quanto limitat.a ad nl<.'uni tenitori YllsAii (re1w. tt'HUe intc»tino, arteria. polmonare, aorta, cuore}, an·oJot·a ancora la concezion~ della natura. allergica della malattia renale in questionP. Un'ultima osseryazione chiude l'importantE· studio ed è C'be tnent.re la glomerulonefrite diffusa sperimentale è d i grado lieve, e~sa ha decorso ed entitÀ ben diversa ne ll'uomo. L'interv(•nto di fottOJ"i costituziouali agrnti sull 'intcn!<ità dell'allergizzazione, altri momenti nou spccitìci altera n t i il circolo rc>llltle e dcv illnti nel decorso della sensibilizzazione verso il rene una maggiore quantitì~ d'antigene, possono secondo l'autore, almeno in via d'ipotesi ed in attesa eli ulter·iori Ot>Mr· vazioni clinich e e sperimentali, dare la spiegazione d e l fl'rwmeno. Le s istematiche indagini "Periment.ali dall'au tore pnnicate e le rPlat ive conclusioni apportano certamente alla conosrenza d ella patogenesi d ella g lorucruloneirite diffusa importanti contributi, anche se, come appare logico. quelle indagini e conclusioni si debbano riportare alla patologia u maJJa con le dovute riserve e limitazioni.

R. D ' ALESSANDRO

NEUROPSICHIATRIA }Lurn.-:Esco e

KREn>DLER. Contributo allo studio della costituzione motoria. (• J oumal de Physiol. et de P a tholog. », n. 6, 1935).

I vari t ipi motori nell'uomo costituiscono la così detta costituzione motori a. Secondo DE LISI si distinguono: il t ipo possente, lento e maldest ro; il t.ipo pos· s~nte vivo e destro; il tipo debole, svelto, vivace; il tipo lento, debole, impnctiato. Essenziale nel problema della costituzione motorin è di fissare lt> cause

delle variazioni individua.li. CHi AA. in uno studio precedente (Arch. f. Psichytttrie 1933) hanno te11tato un'analisi fisiologica della costituzione motoria a m ezzo d el metodo CI·onnssimetrico. Essi presero in considerazione il muscolo, d eterminando con corrente ìaradica. tetanizzante la curva cronassica d i fatica; il centro motore spinale, al fine d i ricercare la modificazione di eccitabilità neuromuscolarc; infine la regione mot.oria. d ella corteccia. con l 'analis i della sua. dinamica, a mezzo d€'1 metodo Beeht erew d ei riflessi associativi-motori. Conclusero che i soggetti di costituzione picnica aveYano w1'alta curva cronassica di fatica a lento ritorno al valore iniziale; i soggetti a t-ipo a~te11 ico, curva cronassica di fatica bassa, a rapido ritomo al valore iniziale; i soggetti atletici curva cronassica alta a rapido ritorno al valore iniziale. L'eccitabilità muscolare non influenzata dalla sua tém.ionel passiYa n e i picnici, lo era negli astenici e in modo più accentuato negli atletici; cosl. i riflessi associativi motori difficili a inibire n ei picnici, erano facilmente inibiti nei secondi, quasi nulla nei terzi. · Come si vede la costituzione motoria è un complesso risultante: dalle sintesi di tre iattori:uno periferico muscolare; uno spinale; uno cortieale. Gli AA. a mezzo di ingegnoso disposith·o di registrazione grafica, compiono minu te analisi fisiologich e della costituzione motoria; per <1u nuto riflette il fe.n omeno GOLDSTEIN e RIESE, cioè la modificazione indotta. del tono n~ u<;coltu·e . Per la stretta relazione fra inneryazione di un rr.uscolo c qu ella di un gnrppo muscolttre, si h a che posizione o movimento eli ciascuna parte del corpo sono inftuC'n· zate dalla posizione o movimento di t u tto il resto del corpo, secondo un fenomeno di induzione, che segue leggi precise. Inoltre questi fenom eni di in•ìu zione molto comple1<si ch e regolano la distribuzione del tono nei muscoli stria t i soggiacciono oltre che ai mutamenti passivi-attivi d i posizione ( riftr1<si !<tatici . cinetic i di )IAO:l\rr>s ), anche a eccit-amenti d'ordine sen,;:itiYo e ~>rnsorialn (raffreddamento· con cloruro d'etile su la nuca, stimoli luminosi. acustici). Gli AA., dei fenomeni di modificazione tonica. indotti. studiano In deviazione df::lle braccia tese, l'azione della rotazione della testa su le braccia t{.."Se, la flessione


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ['l'ALIANA E STRANIERA

dorsale o ventrale della testa. con loro disposith·o, raccogliendo tracciati sia in soggetti normali che rwuropazienti. In l O tabetici, otto cilwano l't'azione paradossa, contraria al normale, due prottamento diverse. In 16 ammal11ti di lesioni estrapiramidali (2 parkinsoniani; l camptoconnico, 13 p~trkinsonismi poskncefalit.ici) 6 '·olte reazioni normali, 5 volte paradosse, 5 vo_lte assenzn: di reazione .. In &'"nere ~s~g.er:azione di i n~uzione tonic~ nella aff.,..ztone del s tstt>mn estraptrarnJdale; tmbrzwne del fenomeno oculogrro uei postencefalitici con semplice bendaggio degli occhi: l'acc«:"ntuazione de~ feuomeni di induzione tonica in qul'l'lti casi risulta. a partenza di domini sensoriali. Nelle affezioni del sistema piramidale, concordante alJI" osservazioni di Simons, la pos izione d(•l la tE's ta influenza la s incinesia degli emiplegici; lo spostamento passiYo di un membro produce deviazione impor-tante negli altri membri in casi d i t.etra paresi. Nelle affezioni dell'apparato vestibolare (labirintiti un caso e sezione d ello ottavo, un altro) Ampiezza di deviazioni indotte, nel caso di irritazione labirintica, con poca. aCC<'ntuuzione del carattere statico, mentre nella p aralisi labirin· ticn gr·ande ampiezza eli deviazioni indotte a marcato carattere statico. Nei cerebellari (5 casi) forte tendenza alla. deviazione spontanea, amp.ie-zza di d e viazione a cnratt(' rO sLatico pronunciato. Dunque siste ma piramidale ed estrapiramidale, cerebellare e vestibolare, come vie centripete extero o propiocettive, collaborano ad assicurare l'attività. motrice nell'uomo nonnale. Esistono variazioni individuali nella capacità funzionale di questi sistemi ed in uno eccelle il sist.ema piramidaJe, m entre in un altro l'estrapiramidale, il ch e si traduce con variazioni nella costituzione motoria. Lo studio grafico fattone dagli A..l\. lo dimostra in modo che nel grafico si vede subito pE'r es. la mitm· svale nza del sistema piramidale, m entre tutt'altro si presenta nel soggetto a sistema estrapiramidale ipovalentc : evidenti i rifit.-s.':li tonici nei prim~ assenza di carattere fusieo, accentua.ziono di quello statico nei secondi. Cosi nei tabetioi, nei cerebellari, le curve ottenu te ci rivelano la inferio rità. funzionale del sistema. cerebellare o propiocottivo. Eccezionalmente si possono riscontrare ne'Ilo stesso soggetto tutti i ca.ra.tt.eri del soggetto patologico, poichè non è questione di gradi o di quantità. ma d i raggruppamenti di fenomen i. RAFFONE.

A. PuoA. - Il quadro ematico nella commozione cerebrale. («Rivista Oto-neurooftalmol. "• n. 3, 1935-XIII). Nella commozione cerebrale secondo alcuni a utori, le modìficazioni che . si riscontr ano nella c rasi sanguigna assumono valore diagnostico differenziale n ei casi a sintomatologia. più funzionale che organica. Oggi la c. c. vien annoverata fra le organopatie a lesioni minimali a tipo vascolare, a carattere que!'<to a· volte progressivo, a volte a tendenza a formare focolai micellari di gliosi in conseguenza. di punticini emorragici. La sede ventricolare poi della c. c. che avvalora anche l'ipotesi etiogenica del m eccanismo idrodinamico p er spostamento della massa liquorale, fa ritenere che i disturbi oommozionnli s iano di tipo neuro-vegetativo in cont.r apposto a quelli a. tipo neurologico della contusione cet·ebrale, ch e è a sede corticale. Inoltre la sede più frequente delle lesioni commotive è mesencefaliea-bulbare, oYe vengono allogati i centri regolatori della composizione ematica oltre a. quelli del ricambio idrocarbonat.o, idrico, elettrolitico. Secondo l'ipotesi del DURET nella lesione eommot.iva si avrebbe contu<>ione nervosa al la. ba.s~l dell'enrefalo e turbo a carico della vascolarizzazione cerebrale : ìn ambo i casi sono impegnati i centri neuro-vegetativi che presiedono all'equilì· brio bio--serologico e alla ripartizione noTlTlale degli elementi figurati d0l sangue. Nella. lesione eommotiva, come nella sindrome emorragica, epilettica., coma uremico, s i ha il quad•·o biochimio~matico-serologioo difff:'renziale. Ne i ca~i osservnti dall'A. si notò amnento di eritrociti oltre i 4 milioni p er mmc. spiegato dal SAr.mro~ con una ecr.itazionl:l del centro regolatore della serie ·ro"-qt\. a sed e qmnd ct>rtnmt' nte inftuldibolo-tuberiana (poliglobulil\ egli adenomi


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ipofisa.ri di CusHING) a traverso però l'azione degli splancnici su le capsule surre· nali. Ipera.drenalinemia è S('gno accertato di commozione cerebrale (Cannon). La colesterinemia e la glicemia r aggiungono alt.i valori nei conunozionati per eccitazione cortico-midullare . La serie bianca fa ril evart- linfoponia: in pro..«simità della parete d el 30 ventri. colo trovasi il centro regolatore del l'langue bianco. La le ucemia sarebbe d'origine striata (RosxNow). Leucocitosi si è notata n!'ll'encefa lopn~uma per irritazione da irumifiazione d'aria n el ventricolo a scopo radiografico. Nei casi esaminati dall'A. si è riusc ito a not.are linfopenia. Neg li elettroliti plasroa.tici è riuscito a metter in evidenza Ca con aUIDento di K: gli elcttrvliti per le ri cerch e di CoNDORELLI hanno w1a chiara r egolazione cent.rnle. L ' A. con la sua. nota ha avuto lo scopo di d elimitare alcuni car attl'ri bioserologici-ema.tici nei corornozionat i che posson confondersi p er altri s intum i con forme similari, le quali p er altro presentano quadri ematici diffe rc:>nti. RAFlWNE.

OTO.RINO.LARINGOLOGIA F. LA.s.A GNA. - la endoscopia perorale delle vie respiratorie. (• La. M··dicina Internazionale •, n. 2, febbraio 1935-Xill). L 'A. ria.'!SUille quanto è st.ato fatto recentemente con questi nuovi m etodi di indagine e terapia, non solo perchè tanto hanno contribuito al progn>sso d ella scienza medica, ma anche per il fatto che la endoscopia perorale è stata oggetto d i discussione nell'ultimo congresso di medicina e chirurgia nel tema delle c Bronchiettasie • tenuto a Roma nell'ottobre u. s. Nel campo fisiologico il broncoscopista ha potuto raccogliere dati sugli scambi gassosi polmonari e sull'assorbimento. Il Bjorkman col Frenkner ba. w;ato il doppio broncoscopio di Frenkner, il quale rende possibile l'esame dei due alberi bronchiali in modo che si è pot uto rilevare che normalmente il p olmone S. contribtJisce per il 40-50 {J e il destro per il 50-60 % a.gli scambi gassosi. Inoltre l A. definì la pressione intrabronchiale ne i due polmoni separatamente, esperimentò sulla somministrazione di sostanze gassose, sulla p1·essione positiva iutratracheale nella narcosi e respirazione artificiale. I Jackson confermano poi quei dati fisiologici con i reperti patologici raccolti in ca.'!i di bronchiettasie in cui osservarono col broncoscopio l'arrivo dc:>l pus nei grossi bronchi durante i colpi di tosse e l'abolizione d ell'espulsione se con codei11u v frenicoexeresi si esclu de la espulsione tossigena. Nel campo fisiopatologico il Maklin rivolse le sue indngini sui m ovin1enti bronchiali. Indi egli propose ancora molto giustamente an ch e cert.i qut·~>iti su gli eiii'tLi ùt:~Lie alterazioni dei movimenti bronchiali: l 0 quale influenza avrebbero sulla espulsione delle secrezioni ! 2o quale sarebbe l'eftetto sulla circolazione p olmonare bronchia le e sul Ùl'l'· naggio linfatico f ao vi saranno mut.amenti n e i muscoli e nel tessuto elastico T Egli espresse il desiderio che si v enga alla risoluzi0n e di tali problemi. N e l campo clinico Von Allen richiamò recent.emente l'nttenzione su certi f<'nomen i d ell'enfisema da stenosi: eglidimostròcb e &;SO è lobulare sempre includendo wl" o più lobi t;)d è sempre associato con par·ziale chiusum dd bronco corrispond ente . Lu causa d i deficienza di ostruzione bronchiale lobularc 11 produrre enfisema ò att,ribuit u a respi r·azione collaterale. Questa fw1zione è ascritta a comwaicnziorti collaterali ch t> \>i!istono fra. le vie aeree d e i .lobuli attraverso il lobo, e fu stabilito ch e le wtità del l'albero bronch iale non erano indipende nti l'una dall'alt.t·n nUa perif,•rin, i11vec•' ~­ sono connesse da mil1ute aperture fra gli alveoli ov e i setti interlobulari SOlto iucoutpleti. Queste connessioni sono utilizzate p er avviare l'oria durante la rt'spirtJziOttl' nella parte ove il bt·onco è ostruito. N el cumpo tumoralo la broncoscopia ha dimoskuto ancoro più il su o volof'(' diu· gnostico n tera.peu tico: così fu stabil ito ch e le fonne ncoplustiehE> lwnigm•, pupil · lomi, possono invadere ancht: i piccoli bronchi :>pC"Ciuhllcnlt: >\c ~i t•sislullu prinauJ·iu · mento in laringe d'onde per aspirazione veuguuo di~:~.-;ctuiuuti cumc dnuu>~tnuono Hitz ed Ot:ll:!terljng.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDIC A ITALIANA E 8TRANIE1U.

L'autore st.esso potè estrarre un grosso fibroma angiomatoso nella prima parte clt'lla. tra<·hea con bt·o ncoscopin. La diagnosi precoce dei tumori dei bronchi può esSùl'e fatt a solamentl" <·olia brnncos-copin conw purt' la biopsia e l'ru;portazione. I ntarvpnendo fac ilnwn te si rista bil i~'<ct• la vent.ilazione cd il drenaggio f'd iJ potRre diftm· ~ i\·o d··l polmcnw è ,·istabilito. Dtl.vison ha p ntu t.o p o!'l'e in evidenza che l 'esame fis ico, i R. X., non servono sp<'l!So per stul>ilirv la pl'<'Henza di t.w llOri trucht>o-brOllchiali sp reie so vi è emottis i )1<11' eui solo la hronCOS('opin può dtu·e la pos.-.i bilitù di diagno$i e cura. L 'A. continua la su u mpido ed importante ra;;sq~na di t u tti i lavori riguardanti In. b1·oncoseopiu e t·i port u k stnt isticb e del le m o ltf'pl ic i ed u tili applicaziou i di t>sSa. t·:g Ji pnr Jum•·ggio l't' tutt.u. l'i m portt~nzn di quc~to m f'zzo d'indagino ricorda infine tut tu l t~ Ctt.-;istictl Ul'i J nek;;on s ulll' spille di sicure:tzn che essi con apparE-cchi ùa loro id,·ut.i t'st r·nss!'ro; i IOU casi di Kuoner con risultati di guarigioni; Arhuckle infine c:hi u.rì ulcuue provvidf"ilze postopemtive specie ne i gio\'ant'tti comf' per es. la trocheot.n rn in Re Roprnvvic•nc einno::~i , e l'aspirazione att m verso lo st orna pE'l' mez7.o del bron. eo~:op io tle i liquid i introdotti Jll'll 'all>ero rcspirutorio; R(' vi fosse p<"rforazione bron · c• hiale <lurnn te lo n•uno vrc di est.nl?.iOnt:l e l' impossibilità di qualsias i terapia. D tl questa rapida d isnmintl.ll ppn1·f> p,·idPntl' chf' le opplicazioni t'gli W< i d el bron coscopio, adopemto con c rit erio l'd oppo rt\mo m etodo di scelta, ~no rend"'re sm·vizi inestimabili.

s. VITALE.

M. Au:sRY. -

Le sindromi menlerlche secondo Myglnd e Dederdlng. (• Lt>s Anno..leR d 'Otho-Laryng •, glmn. 1935).

Gli AA. svedesi Mygind e sua collaboratrice Dederding perseguono da tempo loro s t.ud i su la causa ùe lle s indromi di Menière ; ora, d Pile varie pubblicazioni, h.rumo fut.to un riu.ssuu to di grunde interesse, corredato dulia. osservazione d1 350 casi ch e tlimost.rn quanto sin importante il tener preSPnti i rnpporti fra orecchio e stato gerw· ra.le , un po' negletti; pe rchè vi son d escritti esperimenti nuovi, si propongono nuove deduzioni e nuove conclusioni terapeutiche. Insis tono gli AA. a nota re come troppo spcs.<>o negli esami clinici di menjeric i s i conside rano a priori nom1ali orecchio medio e timpano, quando a loro oltre i duo terzi d ei cnsi h a nno fornito d ati molto importe(lnt,i anche con piccoli segni; inolt nl per l'u.udimotria g li AA. condannano l 'audiometro e rimangono fedeli a i metod i c ln..-.«ici, rilevando U(:corcioroen to d e lla. trasmissione ossea ed elevazione del limitE' infe rior·e e nel 15 % assenza di a.cufeni. Di cupitulo importa nza lo studio vestibolare. Ma completamente nuovo e perso· nnle è lo studio d e i monic rici rivolto al mPtabolismo idrico d e i soggetti. Gli AA. prendono in consider u.zione i due stadi opposti: la disidratazione e l'iperidratazione. Otkngono la prima con dieta acloturata, iniezioni di pilocarpina. Rt\lyrgn n e, per pm;:;ciugoroonto dell'organismo, il miglioramento dei sintomi. L · i ngestione d i Wl litro d 'tu:qua tt d igiwto, idratazione, che non viene emesso nelle primo quattro ore, svela. ri tenzione di liquido, quando detta ritenzione raggiungi" i 250 gm. La.r·itonzione, iporidratante, fu sempre positiva nei menierici. Ne deducono che In malattia di Mt>niòre s ia un distW'bo di m etabolismo idrico per cui si verifica edema d e l labi.rinto (•d i n coa scgucnza In plo.tina d ella staffa spinta in fuori , fatto eh•· spiega il ra.ccorc ium(•nto d d la trusmissione osrea in opposizione a quanto avviene nell'otospongiosi, pPl' nnchi l ~i dt>lla plotina ne lla. finestra ovalf'. D a que~tc prHmr·;:;sc sperime ntali e cliniche la terapia secondo gli AA. sarebbf': durante l'attHcco mon icrico il d ecubito sul lato ove batte il nistagmo, penombra c 11.tropina e negli inl.l"rvalli tlis idratazim1e Jeggtra o continUil con diuretici e purganti salini, n'gime ipodnnu·nto e lirnita zioue dell'ingestion(" di liquidi: segno prezioso lo stato tli um iditi1 clellnliugun. Il trattamento m odictlmf'ntoso aù a zione locale ha scarso successo e meno an· cora il t1·attame nto locali> con cnteteriRmo tu barico e diatermia. L 'Au bJ'Y porò g iustnmcHt e fa oss~rvare c-h e ta le studio merita si un ott.imo e fnvorovole apprezzanwuto, ma non si sottrne a qun lche critica. Gli AA. son t1·oppo tt><soluti nell'n.mmctt("l'f' solo l'idropisin df'l labirint-<> qual!' C'n tt«n dr Ilo. mulat.t ia di i\l,·u iòro, t ra lasciando altre cause che, è riconosciuto, son capm·i d i pt·otlurro s indromi m Puicrichc carnt t oristiche. L'orh.'J'iO~'<<'lt'I'ORi non ugi~<l'l'


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infatti edemizzando il labirinto; certe turbe angionew·oticbe, stati infettivi, in tossicazioni (neurolabirintiti, labirintotossie così ben trattate da Escat) agiscono~ gli elementi sensoriali da.ndo luogo a sindromi meni erich e . Gli AA. ammettono che le turbe labirintich e nel caso di affezioni endocranich e son dovute ad azione a distanza sul labirinto: è un 'ipotesi discuti!: ile in quanto esistono segni vesti boiari centrali di notevole importanza localizzat.rice senza esser legati ad alcuna azione a distanza. · Rimane però indiscutibile che gli AA. hanno chiarito un fatto nuovo: turbe del metabolismo idrico, nella patogenia d ella sindrome di Menière e per questo fatto stesso l' hanno collegata allo stato generale, riconformando così le vedute ormai diffuse che dal Lermoyez ammettono rapporti indissolubili fra orecchio e stato generale. RA.FFOlSE.

STOMATOLOCIA. Sul trattamento delle cisti dentarie con particolare riguardo a quelle del mascellare superiore. - (• L a Stomatologia »,nn. 5 e 6, 1935 -Xill).

RocCIA. -

Nei numeri di maggio e giugno de La Stomatologia., è rip01tato integralmente uno studio di Roccia sul trattamento delle cisti dentarie, cl1e formò oggetto di una sua comunicazione al 21° Congresso Stomatologico Italiano. n prof.. Roccia, incaricato di Odontoiatrin presso la R. Università di T orino, è uno studioso appassionato che ha portato nel campo stomatoiatrico una Sillda preparazione affinata nel vasto campo della chirurgia generale e da questa ha tratto iJ metodo di indagine severa e l'ncuta potenza di sintesi. La cura delle cisti dentarie rappresenta un capitolo di chimrgia stotru:~toiatrica che, pur avendo dato origine ad una bibliografia veramente cospicua, è tuttora aperto a nuovi cont.ributi atti a disciplinare la tecnica operativa, specie quando si tratti di grandi cisti del mascellare superiore pez· le quali i rinologi propugnano l'in· tervento per la via nasale mentre gli stomatologi dilnno la preferenza a lla via orale. L'A. dopo aver passato in rassegna i vari metodi operativi proposti ed attuati dal Partsch e dagli altri cultori della UUlteria, ha riunito 54 casi di cisti dentarie operate nella R. Clinica Chirurgica di Tormo ed ambuJatorio ;.tQmatolog ico annE>SSo, e ne trae le seguenti conclusioni: Nella m11ggioranza dei casi i metodi operat.ivi da attuare nel trattamento delle cisti dentarie sono i due metodi di P artsch e quello di Perthes. Il metodo radicale di Partsch (enucleazione della parete cistica e sutura immediata della mucosa orale), rappresenta il metodo di elezione per tutte le p iccole cisti non infette contenute nella compagine ossea dei due mascellari. TI metodo di Per t h es eseguito in due tempi (apertura della cisti, e. a fenomeni infiammatori attenuati, enucleazione della parete cistica, seguita dal drenaggio della cavità. ossea) il metodo da adottare per le cisti infette chiuse, cCIIl reazione infiammatoria delle parti molli circostanti, procedimento che può venir ridotto ad un tempo (apertura della cisti ed immediata enucleazione della sua parete) nelle cisti infette fìstoleggianti cronicamente infiammate. •~ n metodo conservativo di Partsch (reazione cl.clla parete esterna della cist i e sua. ampia comwùcazione del cavo orale) trova invece la sua applicazione t~mpestiva in tutti i casi di cisti voluminose df'lla mandibola e del mascdlare !>Uperiore nelle qu.a.li si reputi necer;sa.ria la conservazione pa.rzialf' d ella pa.ret c r istica por evitare complicazioni legate alla enucleazione completa (lesioni di vasi pulpari di denti, apertura di cavità limitrofe quali il seno masc( lla.re e le cavità nasali). Rientrano nel dominio dei metodi operativi rinologici: a) le cisti contenute completamente all'interno del seno mnscellru:e; b) tutte le cisti infette complicate da suppurazione dell'antro corrispondente. PrcoARRETTA.

6° -

GIOTMI<I di medlciM militaTe.


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RIVCSTA D ELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E S'l'BANIER.A

FARMACOLOGIA CARosslNI. - Sull'uso del derivati dtll'essenza di bergamotto In chirurgia. (« Rivista I taliana. di Terapia», Napoli, aprilo-maggio 1935-XJII). TI prof. Giovanni Caro!<Sini, chirurgo primario e di rettore degli Osped Riuniti di Roggio Calabria, ha parlato in una. seduta del Congresso delle. Società It.alia.na. di :Medicina e Chirurgia tenutosi a Roma (ottobre 1934-XJI) dei risultati da lui ottenuti con l'impiego dei preparati Sabeol (del dott. C. A. Usellini, Milano) a base di essonza di bergamotto, in oltré due anni di seguite esperienze nel vasto Ctlmpo della chirurgia set.tica e nsettica. La relazione del prof. Carossini, eùl. lui ampliata con interessanti particolari, è stata pubblicata nel nwnero ùi a.prilf'-ma.ggio di quest'anno dalla Rivista Italiana di Terapia. (Napoli). · Promessa una diffusa. notizia sull'essenza di bergamotto, 8lùl'importanza. economica della sua produzione per la provincia di Reggio Calabria, dove essa unicame nte nel mondo viene preparata, l'A. tratta dei risultati clinici da lui otte nuti e che si possono riassumere così: IN ORI:RUROIA ASETTICA: l'A. ha usato per due anni il Sabool 180 in sostituzione clelia tintlll"a eli jorlio per la prepara7.ione del cmnpo operatorio (metodo Grossich) i m bevendo uno zaffo di ga1·za sterile, montato su pinza, in Sa.beol1 SO, o passando tre volte sul crunpo OJX'l"ll.torio. Alla fine d"'ll'intervento l'A. con.~iglia. un altro pas.~ggio in corrispondenza della sutura cutanea. Il prof. Ca.rossini A.ffe rma di aver ottenuto sempre, in oltre due anni di simi le t rattamento, delle costanti guarigioni per prima, senza lamentare nè suppmazioni, nè desquamazione della cpirlermiclo, nè comunque irritazione. IN CHIRURGIA SETTICA: L'A. enumora diffusa.menw i risultati ottenuti prepaando con Sabeol ba.'>O, sciolto in acqua dist.illata, liquidi dùrinjett~;nti che egli ha 1ugo.mente usato in sostituzione del liquido Carro! Dn.kin, sia per il trattamento rli asces.i, piaghe purulente e cancrenose , che in ca..."'I eli fratture con mAciulla.mento. L'A. conclude che in tali casi il Sabeol rapprf'wnta l 'optimurn dei disinfettanti perché non esstmclo tossico nò caustico, non mortifica i tf-ssuti, anzi ria.ttiva. le granulazioni con rapidità sorprendente o con olimina.ziono in blocco di cenci necrotici. Questi fatti, avvalorati dall'uso del Sabool su organi eùllicati (dura madre), hanno con.;;igliato l'A. a. estonclero l'impiego d~' i prodotti ::>a beo! alla cura degli asccs><i freddi intorno alla quale dà notizia riservandosi per il fnt.uro, altra. comunicazione sull'importante argomento. Il p1·of. Carossini m ette pure in evid<'nza, nel suo articolo, i vantaggi che l'uso rlei prodotti Sa.beol prosent.a dal lato economico facendo notare come il Sabeol ISO costa la metà della tintura eli joclio, considerazione che fatta. nella sua veste di direttore di ospoda.le a.-;sume particolare importanza. L'A. chiude i l 8liOs eri tto, consigliando vivamente i colleghi di impiegare, s<>nza preconcetti, i prodotti Sabcol por allargare in tal modo un campo di utili e fruttuoso applicazioni di un'essenza. tipicamente italiana.

G. RoVESTI. - L'Industria Italiana del profumi sintetici e dei costituenti dJ essenze. (Arti Grafiche di B. Forrario; Milano, 1935-XJII). Storia. vera o logg<>nda., valo la pena di citar<J un delicato tratto di sentimentali· srno orientale. Un mn.harajhò. indiano - di opulenta regale ospitalità - soleva offrire agti ospiti, al momento del congedo, una preziosa sca.tolotta contenent.() erbe profumatissime, dall'aroma fino e penetrante, indicando loro di tenorla. sotto il cu:'lcino, durante il sonno, porchè avrebbe procurato dei sogni deliziosi che prolungavano il piacere del ricordo del lieto convito. Certo, a questa ispirazione dev'essere andato soggetto il chiaro prof. RoVERTI pe1· r·if1ue, come fa. ora, un tuffo - nostalgico allettante tuffo - nell'a.t.mosfera dci proùtmi, che gli è tanto familiare e sulla quale possiedo una bon riconosciuta. comp· 't<~nza scientifica. ::ìcev1·o però di sogni e di fantasie, egli ha. impostato e svolto l'in-


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res;;ante Brgomento per il vorso esatto, trasportandosi nel campo r ealistico utilitario dt~ila quest.ione, in perftltt.a armonia con i nuovi indirizzi che dominano la vita. so-

ciale, p::>litica., economica d ella Nazione. La elaborazione si pl"(>senta dettagliata e compiuta., poi che tutti i lati del problema vi sono considerati: cenni storici, esame s~ientifìcb, ragguagli tecnici - industriali corredati di \m gran numero di nitide convincenti illustrazioni; tl, ciò che più importa., rilievi finanziari -economici, a palrnare dimostrazione ch e occorre spronare le attività Vf'l'SO la indi pendenza della nostra produzione e n ell' intento di coprire il fabbiso~no del consmno it-aliano e oltre. II pregevole lavoro cost.ituisce il secondo fascicolo d ella « C'..ollana di monografio Rul iP. industrie chimiche it.aliane ~ - monografie compilate allo scopo di far conoscere e mettere in valore le nostre lavora7.ioni - e pubblicate a cura della • F ed e razione Nazionale Fascist-a degli Industriali de i Prodotti chimici •, nella. qualtl l'egrel!:io A. ricopre l'apprez7~\ta carica di Capo dell'Ufficio tecnico. Egli- traendo motivo dalle deplorevoli dimenticanze st<>richo ne llo quali con!;'uetudina.ria.ment-e cadono gli studiosi stranieri -tl'Qva modo, in primo luogo, di re nde rE' un doveroso omaggio <1 dare rili evo all'ope ra di uno scienziato italiano, mewco e chimico, LODOVICO BARBIERI da Imola - purtroppo m e><so poco in evidenza, se non dimenticato, ne lla letteratura scientifica- FX"T esaltarne gli studi sperimentali consacrati nella sua opera • Spìr-ittUt nitro aére:i operatùmes in microcosmo •, stampata. a. Bologna nel 16~0 e che . a buon diritto. gli dànno il merito di es:;ore annoverato tra i precursori d e l grande LA vorsum. Entrando in argomento, il distinto A. - pur riC'onoscendo alla Franc ia. l'incon tra.c;tabile primato di studi e, più ancora., c'li produzione indust,riale dei profumi ;:;intRtici - dà risalto a. l largo contributo scie nt itìco offert.o d~ti più eminent.i chimici it.aliani fin dai primi d e l secolo scorso, per molti dei quali - in succinti st<>Uoncini fregiati d elle corrispondenti fot~gmfìe - fornisc(l dati bio)!rn.fici e, ma...cosima.mente, indica.?.ioni prcziOSl' sulle scopt>t'tf' da essi compiutfl nel particolare carupo trattato: F AUSTINO MALAGUTI (1802-l 8i8); RAJ'FAELE PrniA (1813- 1865); CESARE BERTAGNINl (1827-1857); Lmnx CruOZ7..A ( 1828-1889); STA...~suo 0AN:NIZZARO (1826-1910); RAFFAELE NAS1Nl ( 1 85~ 1931): GLo\COMO CIA.MlClAN (18571922); ANGEr,o .A..-.oELl (1864- 1931) (\ suoi degni collaboratori - attunli continuatori - RAOUL POGGI, ANGELO PoLVERTh'l, ai quali ha. ltvscia.to la vistosa eroditi\ delle ricerche sulle • relazioni fr~1. costituzione chimica e odore dei dt>riva.ti ù e l benzene •: ENRico Rn.riNI (1874-1917); oltre r olc;-tta schiNa de i vivent.i, fra. i quali: V. PAOLTh'1. L. FRANCEscom. G. Gusr.tA!'O, N. PARRAVANO. Troppo estesa riuscir·ebbe la. st<>ria. della. CMmi.ca rlei proj1vmi se si voleRse scende re ai suoi minuti dett.agli; ma. un punto bA.Silttt'f' può e>'s<'rl" fis;;at.o com<iderando che , per la. sua. fonda.zion<', il còmpito venne fncilitato dagli :::tudi di DuMAS, PÉI.OU7.E, PÉLJOOT sull'esame d elle essenze naturali o dall'ave r applicnto il metodo dell'analisi ponderalfl por combustione ai costituenti di esse, pt>r stabili m e lP formule centesimali. l.tElHG e vVuH.J..J!;lt, n el 1837, isolarono il princ ipio aromat ico delle mandorle amA.re (l'aldeide benzoica) m ent.re B.I':RTHELOT, dal 1852 al 1863, effettuò studi e ricerche sui carburi d ' idrop:eno cont~nuti negli olii es:'V'Inziali. Ora. una volta conosciuta la struttura ch imica d e ll'ald<'ide benzoica. c h fl fH"TTllise a LAUTH e Gnn!At.J"X. ne l 1863. di ott.t>ne rla p"'r via eli sint.esi pa.rwndo dal toluene , la chimica dei profumi usciva. da.IIa fa.<;o i'lpel'imentale di laboratorio pt'r dar vita. - vet'SO la. metà d el secolo scorso, dunque - alla industria d elle sostanze odoranti artificiali. Occorre dire infatt.i che, n(c•llo steRso torno di tempo. so•·geva e pre ndeva rapido sviluppo la fabbricazione del s:cas illuminante; p<~r cui, coi composti liquidi isolati nella distillazione <{fil carbon fossil1•. si entrò in facil o p ossesso d elle materie prime abbisognevoli prr le sintesi chimic he eh<' aprirono la via alle due pre:Giose indu.c;trie gemellt:~: d e i colori e d ei prohuui. Ai chimici francesi vanno peraltro l\.<;.'!Ociat.i que lli tedeschi,s:cli inglesi e, non ultimi, gli i taliani sopramenzionati; ta.lchè, nel breve giro rli qualche decennio, essi dettNo, coi loro studi e nuove scoperte, il migliore e più lar12:o cont~:ibuto al fiorire e all'estendersi d.-Ila industria re lativa, d ella. quale alla Francia, che. come abbiam d etto - J><' r importanza fii produzione e di commei·cio - detil'JW la palma, fanno seguito la Germania., la Svizzera., l'Olanda., l'Inghi!t('rra. gli ::>tat.i Uniti d'Ame rica. Ma anche in questo campo - comtl n o i st<'s!li già rile,·ammo in altro affine (l) (Il A. PAG~tELLO.- P i'mte meà·i cinali e loro estralli. .lìruiC- IV, Roma, aprile lOS•·Xll .

• Glnrnalc di )lcrllcl.na MIUt.arc•,


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RIY!STA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

- l'A. lamenta, con giustificato rammarico, c he - per quanto ammirt>voli e brillanti siano i progressi della chimica in quPsta materia- i pL·ofumi sintetici rna.ncano, in gonoro, di que lla fine sottile soavità che è dote caratteristica. del profumo naturale. Ne discende quindi, inevitabilmente, la necessità del perfezionamento d~i prodotti finiti col sapie nte agg ruppamento di que lli artificiali a-quelli natw-a.li, ciò che costituisce tutto il segre to e il roalo fondame nto dell'industria profumiera., la quale pertanto- por gnnialità inventiva di perfette composizioni- pa ò ritenersi una vera. arto le di cui espressiotù, assurte all'altezza di s-infonie odor08e, c ostituiscouo un morito precipuo di mue.:tt1·i francesi. Questo, in via generale e ma.s<>irnamentR, p er i profumi da toeletta; scnonc hè, per sviscerare interamente il problema, l'A. si occupa altresì doi • profumi commestibili »che costituiscono gli e lom(•nti di primo rango per molte industrie alime ntari, in particola.r modo per l'industria dolc iaria, ove pe rò l'abuso - non sempt·e gi u.'3tificato e bene spesso improprio de i surrogati sintetici, cont.ras tunte ino ltre al cons umo dei nostri pregia.tis.<;imi e n.bbondanti prodotti naturalj -ha dett•rminato l'opportuno provvido intervento di disposizioni governative, volt.Q alla dif<'sa de Ua. ricca produzione naturale. Dicas i a ltre ttanto pur quelli- profumi in toto, o costi tuenti di essenze c ho hanno notovole valore e applicazioni terapeut.iche. L'A. non manca ùi portare la sua attenzio ne anc he sulla. qualifica da attrihuiro ai profumi ottont\ti t: himieamente qualifica. la. qua le, concretata nei tennini vaghi, generic i, ùi profum i artt:{iciali, oppuro sintetic i, dà luogo a. una. spiegabile cnnfusione. E , con sottile analisi de lla questione - opportunam€'nte vagliate lo varie ragioni - trova utile che sia. adottata la giudiziosa classifica proposta. da GATTEFOSSÉ. SPgue ora la parte più ps,.-;o>nziale del lavo ro e cioè: lo stato attuale della • Indu.'3tria italiana. de i profumi sintetici e dei costitucnt:i di essenze» ne lla quale il prof. RoVESTI, rifacendos i a un nostro fe rmo conce tto - c he non è sol· t-a nto a ttuale o d 'occasiono ( l) - rnt"tto in valore lo sforzo titanico, e pos. siamo a.~giungerc e roico, de lla indust ria. nos tra pe r affo' rma.rsi, divincolando in pari tmnpo la naziono d.n.lla pc1san t..~ schi twit-ù d Plle importazioni. Tracc ia quindi la via. più prl)p1·iq. pe r r:aggiung<· r·t" ql\OSta alta finalità e a.ll'uopo, p~:>r divulgare !1• conol<cenzo sulla prochlzione i~aliana o iada. meglio apprezzf.l.re, descrive - -con qm~ll a profonfla. co mpetenza. c ho g li dcriva. dai lung hi studi sperimentali Pfiettuati in ma.toria - lo princ ipali sostnnzc nroma.tic he, o ltre una ottantina, fabbrica te e mPssA in cornm.e rcio dalln eli verso ditto inqna dmte n ella • Fede razione Nazionale Fascista dogli In,lnstriali <lo' i Prodotti chimici ». Di og nuno di tali composti dà in s uccinto: la forrntlln chimica, il p. m ., le camttn ri ~tiche pi1'l notevoli e . c iò che più prt'm e, utili raf,tg._'1lt\gli sulla preparazione indus triale (preparazione c ho, s ia. de tto por inc idenza., esige una. spccia.lisssima doto di cn~nizioni tecniche, tratumdos i tle lle lavorazioni ira lo più difficili dell'industria. c hi mica), la ditta nazionali' produttrice, le applicazioni industriali o l'impiego te mpcutico del prodotto esaminato. L'nltimo capitolo dollt\ brillanto memoria è il più spinoso ma anche il più ink rcssH.nte, in qmmto è dedicato alla. parte statistica, finanziaria, politica dell'il.rgt>rne nto e, ciò non di mono. t"isulta. preciso, lucido, convincente. I vi sono contorn· plati i provvedimenti osco~ i tati dal & g irne Fascista. per sorreggere e proteggere questa fio re nte industria nal':iona le e vi si tr·ovano cit.ati tut.t i i Decre ti-Legge che ad o~sa si ri[Niscono; sono esposti, in forma di grafici tlolla massima chiarezza, i d•l.ti statistici c he dimost r·ano i movimenti di importazione e di esportazione - a f]un.n t ità o a valore, p or i l docnnnio 1024-1933 - do i profumi sintetici e costitul'nti di ossPnze, nonchò di ete ri per liquori e pe r profumoriie; talchè, facendo ··mc>rgNe l't~.ttività de lle analoghe indus trie italiane , il prof. ROVESTI fondata.me>nte si angura cho, rlnt-a l'inncgabilo hontà de lla prodmr.ione e ove essa aumenti con ri tmo sempre cresccnto, si potrÌ\ disporre di un cospicuo n"largi110 che ne con· ~"nta l'espor tazione. Conscio de lla. ragrruardevo l<' u t ilità. di questa indnstria. chimica. la quale ottrfl a. eRsct·e la. fonto di numoroso rnat.c ric prime cho a limentano un complesso di a.tti vitò. di notevole peso per la nostt·a bilancia economica- può riuscire all'oc(l) A . P .\C: :>r "t.LO ; Ch imica. di Guerra., Vol. II : Le l>rilkm.U Jlittor~ del la Ohimic<t . ·ror lno , F.lli nooca. Edit., JM9-IX ; L. 15.


RIVISTA DELLA STAllfPA llfEDICA ITALIANA .E STRANIERA

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correnza., p,•r la sua specifica. attt·ozzatura, di g randu au~i li o alla. di fnsa nazionale egli invoca altrò protezioni e nuovi aiuti governativi, indicando ta.luni rimedi e relative dispos izioni ch e stima urgenti e indisponsabili. T ali, ad esempio: Wl& più idonea. e rigorosa disciplina nello. sistemaziont~ rlo llt~ v oci da aggruppm'Si nt~lla ta· riffa. d ei dazi doga.nali pe r consC"guire In oculata. protezione d Gi pr·odotti nazionali Ad evitare errori gravi o addirittura frodi, e n on lievi, nell'applicazione dei tri · buti stessi; esenzioni da tasse di clogar18.. o qnant.o me no ]imitarle a un t <lnuo diritto di entrata, per le materie pr·imo lkst.intt.tf' alln fnhbricazione di pmdotti di largo con:,"Umo; fa.nilitazioni chE> consentano di riutiliz:;-.a re i c hiodi di garofani distillati - residuo di preparazione d e lla vanillina da.ll'et~gcnolo - e altre ancora con le quali, oltre a. t1.1tto, egli dimo;:;tra. il sotti le acume di cui è fornito e la. soda. , preparazion<~ che possiede anche in materia economico-finanzi>1.ria. Quest,o - in rapida riassuntiva rassogua - il contt>nuto d ell'inte ressante studio, con tutta coscien?.a e gt-ande pArizia compiuto dal prof. RoVES'l'I, p er illu-

minarci chia.t'6rnEmtR sulle coroplcssitll. che presl"nta. l'intero problema. Troppo spesso, frequen temnntc 11.nzi, durante gli ~tudì tmiv•lrsitart. come n ella letterattu·a. chimica e ne l linguaggio l'!Cie ntifìco corrt>nte, sj riscontrano accenni agli impo t·t.anti quesiti: essenze ar·tificiali o sintetiche. succedanee di quelle na.tu· ra.li: divincolare la n azione dalla. so~rqozione straniera, con .la conquista de ll' indi· pencknza economica.: facilità. del passn.ggio d egli impianti industriali dalle lavorA.· zioni di pace a quelle di guerra e altri s imili. Su qu'1.li ba>:li t.l"tli quesiti si impostns.~•·ro non Sl"mpr·e riusciva molto chiaro alml'no pr•r i novi :r.!, oppur~> con uno sforzo di m '"!mor a p <r rintracciare' le allusi<..ni- poichè solo chi aveva particolare into1·ossr: o consuC'tudine con ossi disponeva. di una pront.a spiegazione a portata di mano. P er l'A. quindi - capace eli marwggiarr. con assolu ta padronanza la partt~ scientifica e te cnica d e ll'argom e nto, uomo di studio nav igato in questa speciale branca indu.' lt.riale, m Antre per esigenze di uffic io ne conosc(' t.nt ti i bisogni e può, sopra.tutto, valutare gli intralci alla. sua. e voluzione - è stato còropìto facile eolma.re la lacuna cho in questa mo.toria. s i lame ntava <'d egli ha d ogn amonte a.«· solto il còmpito offroncloci una. d otta, e;:;aurion te e sobria mon ografia. nella quale il tema appa re esaminato sotto tutti i su o i Vt1.ri poliP.drici a.sp e tti. Natura.lt~ attru.t· tiva_ p o i che il soggotto si prestava, risulta l' ine briante sonso t1.romatico che stimola la lettura, ove s i consideri che p assano al vaglio d e ll'ossorva.zio ne: profumi da to<'le tta; profumi alimentari, di regola. pe r l'industria dolciaria; profumi tera.~uti C' i- e perchè no ? ! una volta tanto anche i medicinali possono esserf' dotat i di una. v este fine e gradevole . so n on proprio d eside rata., a compenso d ella. rilut· ta.nza. a servirsone - e, in fondo, lo scopo pratico utilitario, che all'evidenza giustifica l' invocazione alla difesa d el prodott.o lll).zionale . ),"on possiamo che felicitarci - senza. riserve - d ell 'esauri ente studio ef· ff't.tnat.o d!\ll'ottimo A. n ella. lusinga che le sue giuste consirl<>razioni trovino pe rietto aocogliment.o in gen er<>, e in primo luogo, presso i compN.enti Min isteri d e lle Corporazioni e delle Finanze. A. PAGNIELLO .

Mls Y GunmAL. - Medicamenti marocchinl. F a rma.cognosia e Te rapenti ca musulmana-ebraica. - (M adrid, V n io n Poi il.!t·afìca., S. A.; 1935. Pre zzo: P esetas 3).

JOAQUIN

Fra i ces piti più redditizì e corto più apparisc~'nt,i c h t> lo colonie offrono al benessere d e lla. mo.drepatria un posto eminen te è d<' Vo luto alla flora r egionale . Con la scop t' rta o il possesso di nuove terre e loro raz ion o1.l(' sfruttamento la civiltÀ. ha :>empre tratto vantaggi incalcolabili col favo re di attivi scambi a gtwolati, o lt re a tutto, dai più rapidi e adeguati m Pzzi di tmsporto- Ui sc>mlbm supl' rfluo rifare la storia di questo sapiente progresso sociale, stima ndo sufficie nte> rlar C'r nno solt,fl,nt,o -poi c he l'elenco è vistosissimo - delle innum(· ri 1lroghe, pit1.ntll oflkinali o prin cipii u t ili di e:>.'le, entrati ormai c talora. da lung hi secoli, t\(l llo. pratica corrc nt(l, ~r n<;i alime ntari, industriali, t e rapNtt ici: dal cacao alla frutta più svariata, dalla. china alle piante da. caoutchouc , clo.ll'oppio alla cannella. dal caffl} al tnlnu:co. Tut t e lo n.'\zioni colonizzatric i hanno t•ivolto la. loro C'ur~1. rnic:lioro allo stnrlio, alla ( lis:~ iplina, al p )t·feziona.monto e al p iù bLr·go giiVlizio'ln r-:m <li-r_niHtto ddl<' tf'l'r'!' conq•Jista.te; e , p er tutte, valga cito.ro l' im po t·ta.ntA'•Ccn t ro in to m az ionulo ùi studi ìorvl<'l.to, ve rso il ISSO ùa.l Gove rno o lanclesn, noi m <i t'avi.u;lio!Oo • Gi11.rdino botanico

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RIVISTA DELLA STA.Ml'A MEDICA ITALIANA E STRANIERA

di 13uitenzorg •, all'isola di Giava. che ospita scienziati di tutto il mondo, mettendo a loro di;;po3iziont.> imponenti mezzi scientifici: strumenti e apparecchi fra i più pe rfetti, nonchè il ma.tt>t·iu.le di osservazione, vasto e vario, yer compiere util· menU> le ricerche del caso ( l ). Per quanto in una cerchia più ristretta., anche fra noi non mancarono diret.tive d e l genere; "· senza parlare di quelle più recenti e a generale conoscenza, che' hanno con! entito una roficus valorizzazione agricola della Libia, ci ba;;ti intlicaro? le altre originaria attuate nella nostra colonia. primogenita: l'Eritrea. Quivi l'nttività feconda de ll'• Ufficio Agt'Brio • - specie sotto la sapiente opera direttiva d el prof. BALDRATI- svolta nell'ambito di colture sperirnf>nt.ali, dette modo di raccogliere fmtti di tanto valore da. m E-ritare la • medaglia d'oro r. all'Esposizione coloniale di Marsiglia, annol906; ugualmente in Eritrea, dur·antt~ il periodo di sel'vizio da subalterno, il nostro illustre collega colonnt'llo dott. F. Suzzt effettuò pazienti e fruttuose ricerche sugli olii e semi oleosi di produzione locale una trentina. di specie diverse - d escritte in una pregevole monografia (2) pubblicata. come nota. scientifica. illustrativa della mostra campionaria alla Esposizione internazionale òi Milano, 1906, ove riportò il premio di una • medaglia d'oro •; citiamo, infine, i pre~cvoli lavori dt"l compianto prof. AMPOLA. direttore della R. Stazione Chimica Agraria Sperimentale di Roma- a cui noi stes.~i fornimmo, su analoga richiesta., una d ecina di campioni di semi di diverse piante spontanee della. Colonia medes ima. per lo studio e conseguente sfruttamento industriale d egli olii che potevano fornire. La letteratura mondiale su questo argome nto è oltremodo va..<> te. ed ebbe inizio fin da epoche lontana, poichè data dalle prime scoperte di terre nuove. Ogni sturlioso vi ha. portato il suo prezioso aiuto e ad essa può ora aggiungersi tutta. una. serie di lavori pubblicati dall'egregio A. di cui ci st-iamo occupando, dei quali a causa dell'abbondante matE'ria trattata - non ci è consentito fare che una rapida. ra.s.~flgna. sintetica., specialmente di quello in esame e di un altro precedente (3), che ò di naturale base a questo. Il chiaro colonnello chimico-farmacit::ta. dell'E~erci to spagnolo, prof. J. MAs Y GUINDAL - eh~. dal novembre 1926 e per una lunga. serie di anni, ha prestato la sua. opera. in qualità di Ispettore da l servizio chimico-farmaceutico p l'(>.'>.'><.l il Quartier G:merale del Protettorato spagnolo dfll Marocco - ha t.rovato modo di att.enrlere alle delicate e complesse mansioni di uffic io mentre, con me nte acuta e sottile spirito di osservazione:, si fermava a considerare e portava. lo studio sui sistemi di sssist.onza sanitaria locale, nonchè sulle piante n1edicinali e industriali d e lla. zona. La sua opera, pertanto, presenta il merito tanto di fornire notizie storiche sulla terapia E'SPrcita.ta nella. regione, quanto - in principal modo - di dare ampia e completa conoscenza d e lla flora coloniale nelle sue pratiche applica· zioni e non medicamentose soltanto. Riconosciuto il debito valore dei precedE'>nti studi di AA. francesi e anche ingl<'si sulla. farmacognosia e tet·apAutica del Marocco o, se vogliamo e con significnto più estensivo, di tutt.a l'Africa d e l Nord - particolarmente pe r quanto riguatùa le piante e i principi i farma.colof{ici che s i traggono dalle specie medicinali che crescono in que llo r<.'é(io ni -l'A. esaminale piante officina! i e le droghe varie che fanno parte de l corredo commerciale de lle bot.teghe musulmane o ('bree delle varie citti\ d.a lui frequentate e, in principe.! modo, della capitale del Protettorato, T e tuan; d e lla mistica Xa·ten; della cosmopolita Tangeri. Oltre che dell'osservazione personalf' diretta, il prof. ~Us Y GutNDAL si è largamente avvalso di molte opere clas.<>iche arabe, pubblicate, o ancora. allo stato di manoscritti tenuti gelosamente segreti da sanitari empirici. Nel Marocco, infatti, non esistono medici nè farmaci sti come s'intendono in Europa, ma. i cosidetti • Tel>ib • che esercitano, in pari tP.mpo, la Medicina e la Farmacia, quando tale còmpito non è assolto dai u Sanlom: " i quali, facendo capo al testo del C01·ano, confidano in molti casi, per la. cura d e lle infermità di quelle popolazioni , più nelle norme d etta.t.e dai versetti di esso che nt>i I l ) Cfr. : A. P.\fl:-<1 F. l.l.n. - L'Arifin rianùlrirn e pnrlirnlamu!.nlt la I!Ufl fu-nzl()tll.! nelle sintesi or·

o tni<-he n.ut>trali e 11 rliti<·i·•li. - Venezia. Proruinla TiJlOgmfla - Libl'(lr a Ernlllaoa; HH2. Prt•zzo L. tiU.

(2) F. Suzz1 - I sewi oleosi e oli olii dt/lt1 Colon;,. l·:rilrea. - M mara, Tlpogrofln C'.o!onia!c Jo':. Do Angclis; !fino. <Memoria intiorita negli • Atti del VI Congres~o lnteroazloue.le di Chimi caapplicala •. - Homn. Hl '6). (:!) J. :1!.\R v Gt· •xn ,\L. - Pi,mtP m('dicinuli e intlttslril>li d(' / Protellornlo 8'/Xt(ltlolo d~l !Ilo· rfX'co, - C enta. Tlpo~rnfta Africa: 19:)3.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALTANA E STRANIERA

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rimedi medesimi. Altri dati concreti e utili l'A. ha tratto dallo scambio di opportune conversazioni avute col personale sanitario indigeno più accreditato, tanto elemE'nti musulm.ani e tanto e brei; m entre, al cont1·ario, scarse notizie - e anche con difficoltà - gli è stato possibile assumer!:' pres.~ g li st,es.<;i venditori di th·oghe medicamentoSE', molti d ei quali non conoscevano nè le virt.iJ specifich i:' e nt'mml'no le modalità d'impiego di taluni d ei loro prodotti, dei ttuali si rifornivano soltanto perchè largamente richie!lti. L ' A . - n e lla. introduzione-· descrivo d<>ttngliatamente le drogherie m o res:che stabili, alcune di cs<'rcizio molto antico, softtlnnandosi in m odo speciale sul loro arredamento e sulle sostanze che vi si smerciano; uguale intE' resse esplica pE>r quelle che costituiscono, diciamo così, il commercio minuto e popolare, nl:'i posti ambulanti, sui mercati; molt-e fotografie, nitide e istruttiv(', compktano questa esposizione. fl Capitolo seguen te è dedicato alle VCI'(I prat iche de lla m t>di c ina. indigena e ai procedimenti t.erapeutici in uso; nè pot-eva mancare, naturalmente, un paragrafo sugli ~ amuleli • - c he tanta parte hanno fra i m l:'zzi supers tiziosi di cura, o eli semplice protezione, contro la più svariata serie di m a li - e , per molti di tali amuleti, sono riportati: i necessari cenni descritt.ivi,le cr('denze c he vi si attribuiscono e gli impie~hi ai quali sono d estinati. In teressante, pe r le conoscenze che fornisce , è l'a lenco rlescrittivo, coi dati più essenziali, d ella bibliografia medico-farmaceutica moresca. Viene ora la parte speciale M l lavoro e c ioè la comple ta e ordinata m ssegna di tutt-e le mate rie prime - olt.re trecento voci - che gli indigeni d e l Protet.t orato spagnolo utilizzano com e agenti curativi e, per Ojllluna di esse, sono indicate le virtù wrapeutiche e la forma di applicazioni'. Con senso di opportunità, l'esimio A. ha. voluto evitare di scendere ai de t-tagli morfologici, istologici, chimici, de i materiali descritti, sia perchè di facile riscontro n ei testi di b otarùca o di fa1·macologia e sia per non appesantire di più la già vi~tosa. matNia. Jl b el volume - oltre a tutto in elegante forma editoriale - !:li chiude con tre tabelle de lle droghe riscontrate n elle t ottr ghe rousubnane ed e brf'e del P1·otettorato; esse sono riportate in ordine alfabetico e su tre colonne, risp ettivame nte: per il nome volgart~, la d enominazion e scientifica, la. voce araba o bt>rbt>ra; e, in definitiva, la prima comprt>nde lt> droghe di origiM v egetale, in numero di 124; la seconda quelle di origine animale, 35; la tf.'rza. i m cd.icamt•nti di natura minerale o SpP.Cie chimiche, 24. Ora, nel precE>dente lavoro da noi m enzionato in princ ipio il colonnello 1\L\s Y GUINDAL si e ra inter·essato, in modo Sj)f' Ciale, ctr lla Rora marocchina in gen ere ~>, con particolare riguardo, d e lle piante ('he presentano W1 va lore di utilizzazion e, n< n mancando di indicare altresì le località ove vegetano; t.alc hè i dati da lui raccolti possono anche servire a facilitare l'e ventuale compilazione ùi una mappa d elle piant-e medicinali de l Marocco. E, infatti. ne l pr<'gevo le volume egli prende in esame nnmerosissime piante della zona, aggruppandole sistemt\ticam en t.e ne lle famiglie in cui si classificano - in complesso , b en 90 fami g lie bo t.a niche con c irca 300 specie diverse - esponendo, caso ~r caso, le caratt<•ristich<' piit es.•wnziali: cenni d escrittivi generali, applicazioni tempeutiche, sito di prouuzione o dis tJ·ibuzione geografica locale. Ci riesce gradito m ett-ere in rilievo che l'egreg io colonnello !\IÀs Y G uT1'-"l)AL conta al suo att-ivo una notevole quant it.à. di lavori scient.ifìci, svo lti in una collana di apprezzate pubblicazioni che, spesse vo ltQ, hanno meritato l'onore di lusinghier~ premi, conseguiti in corrispondenti concorsi promossi da enti cul t nrali spagno li (• Real Academia Nacional de Medic-ina»; « R eal Cole{lio de Farmaceu.ticos •; (' simili). Sicchè, mentre ci compiacciamo p t> r la sua feconda attivit1\, s iamo ultrt>sl sicuri c he le nuove opere ne l campo de lla flo ra m edi cam e n tosa marocchina troYeranno, per il grande inte resse che racchiudono, fac ilo lar!Zo fn.vorevole g rndimento pr'E'sao gli studiosi nazionali e s:tranieri cle lia m a.tt• riR. A. PAONIELLO.


CDMFEREIIE E DIMOSTRAli DM l CLINICHE l EGLI OSPEDALI MI LIlARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dai processi verbali pervenuti alla DirtZione g-enerale di Saniti militare nel lafilo 19 35-Xill)

ANCONA. -

~laggiore medico GENNARO RoMANO: Tubercolosi del testicolo.

L'O. illus tra. in base anche a sue ricerche personali le alterazioni anatomoistologicile di vario grado indotte dalla tube rcolosi nella ghiandola sessuale maschile . P arla poi delle vie di propagazione (omatogona, Jiniatica., canalicolare) dell'infezione, e delle cause predisponenti. Espone le principali varietà cliniche, e la terapia indicata caso p er caso, concludendo che di massima la cura deve essere conservativa, riservando le demolizioni chiru1·giohe totali o parziali (emicastrazione, epididimrctomia, deferentectomia, con o sonza intervento su!Ja prostata. e vescichette semina li) ai casi in cui falliscano le cure m ediche, o nei casi di lesioni locali gravi, s pecialmente se con associazioni batteriche secondarie. Pre nde la. parola il tenente colonnello medico direttore prof. DA..~TE CASELLA. Rife rendosi alla patogenesi, ritiene le teorie di Veruouil e di Cayla poco acce ttabili. Quella di Gujon e di L ogueu, sperimentalmente non ìu dimostrat.a, mentre clinicamente è discutibile. La clinica infatti ci dimostra che la tubercolosi della prosta.ta. è quasi sempre secondaria e non primitiva di quest'organo. Ritiene la via ematogena la più probativa, da un focolaio tubel'colare sia pure radiologicfl-mente e clinicamente inapprezzabile. Richiama J'o.ttenzione suiJe lesioni secondarie concomitanti del deferente e su un sintomo che viene ordinariamente trascurato: la blenorrea tbc. P er la cuTa insiste sul trattamento medico generale e locale con iniezioni i n sito, riservando l'intervento chirurgico come e:'Ctrema rat io. BRESCIA. -

Sottotenente m edico GIUSEPPE FRANCOLI: Portatori intesllinali.

L 'O. passa in rassegna le forme più comuni dei portatori intestinali softe1~ mandosi con particolare attenzione sui portatori intestinali di tifo. Questo sopra tutto per l'importanza d el tema. in ambiente militare. Il lustra con esempi l'importanza e la frequenza dei portatori di tifo come agenti epidemiologici sopratutto nei centri civili dove l'igiene generale ha in buona parte controllate le altre sorgenti. Esamina le varie forme di bacilliferi dividendoli in temporanei, cronici e pPrmanent i, discute i metodi di cura m edica, chirurgica, roetgenterapica consigliati per i ba{)illiferi, esponendo dati statistici relativi ai risultati. Da ultimo dimostra la necessità di una. profilassi p iù rigorosa d ei bacilliferi, sia co!J'accertamento, magari con istituti appositi come, ad esempio, si fa in <klrmauia, America; sia con il controllo d ella professione esercitata e le denuncie dei cambiamenti di sede. E spone lo teorie riguardo iLi vantaggi della vaccinazione nei bacilliferi, concludendo sulle n ecessità d i ulteriori statistiche sopratutto p er i risultati che si otte rra nno coi nuovi tipi di idrovaccino formolato come mezzo curativo d ei bacillife ri st.essi. -

Sottotonente medico LEONAJI.DO MAZZOLENI: Situ8 viscerum inver8'U8 rotalis.

L'O. presenta un insc!'Ìtto di leva ricoverato nel reparto Osservazione. L'anamnesi del soggetto non offre alcun elemento di particolare i nteresse nè riguardo all'ereditarietà e la famigliarità, nè riguardo alla fisiopatologia d ella a<Tezione presentata da l soggetto. L'esame obbiettivo fA. rilevare di pr·ima vista u n itto cardiaeo nel 50 spazio sull'emiclavcare destra; l'~same semiologico completo rivela una. totale traspo-


CONB'EBENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

795

sizione da destra a sinistra e viceversa dei visceri toracici ed addominali semeiologicamente identificabili. L 'esame radiologico del soggetto eseguit.o do.l maggiore medico De Cata dimostra con bella evidenzi\ come la tra,._posizione vi;;ct>rale interc,::si il cuore, i polmoni, il fegato, la milza, lo stomaco, il duodeno ed il grol;SO intestino, tanto che l'iconografia radiologica del soggett-o si può dire rappr·esentata dall'immagine di radiografie normali viste in uno specchio. L ' O., accennato alla frequenza ed a lle caratteristich e principali dci Msi

descritt i nella letteratura, esn.mina succo~«i vamente i problemi dell'ereditarietà e dell'embriogenesi del ttit'U8 viscer-um inversu8. E spone i r isultati dell'esame funzionale ca1·diaco, clinico ed elettrocardiografico del soggetto e cerca, attraverso le presunzioni tceoriche ed i dati di fatt.o rilevati nella letteratura, di m ettere nella gitL<;tn luce la possibilità funzionale degli individui portatori di una taio anomalia. n direttore, tenente colonnello medico Rocco LOVAOLtO, ri le va l 'intcre8:"e medico leg11-le militare del caso; egli osse>rva cho negli inscritti eli tovo. presentanti anomalie del genere, che possono far sospettare d iminuite capacità funzionali, non è possibile da u n breve esame farsi un concetto completo d elle attitudini dei soggetti a sopportare fatiche. T ale concetto potrà solo essere formulato colla attenta osservazione del soggetto durante lo sforzo e sopratutto durante le fatiche ed i disagi richiesti dalla vit.a militare. CHIETI. -

L IVORNO. -

:\'I aggiore medico ENRICO LoMBARDI: Nevrosi celiaca. T<mente medico LUIGI BECIIERUCCl: Un CMO d i morbo à·i Bant·i .

Maggiore modico prof. GIACINTO FEJJS.U." I: Piroterapia nelle mal-attie nervose (re vis ione c1·itica). ~ Dopo tanti anni di esperimento torapeutico, come h a pregiudi.z ialmente dichiarato l'O., e d opo cho por la piroternpia si è fatto ricorso all'impi<'go di svariatissime sostanze chimich e e batt.erich e e di mezzi fisici, estendendola - a nume ros i gruppi di malattie, specie nervose e mentali, s'impone una revisione di tutto l'abbondante materiale statistico e della tecnica, Sopratutto perch è questa terapia, che tante suggestioni ha alimentate in medici e pazienti, e sensibili concreti risultati ha. conclamati, possa essere sottratta e alia speculazione del miracolismo e alla eccessiva preoccupazione d i pericoli, ch e ogni giorno più si vam1o riducendo per la possibilità di selezionare gli infermi e per la cospicua. esperienza e pe rfezionamento della tecnica. Riassunta la. storia. più antica e più recente della pll-oterapia, egli enumera. e commenta. i molteplici sistemi propedeutioi a. cui via via si è ricorso, con sostanze chimiche, fisiche (sopratutto elettropiressia) e batteriche e loro derivat-i, concludendo ch o indubbiamente la mnlarioterapia ha dato i migliori e maggiori risultati clinici, cui segue per entità la solfot.erapia. H a illustrato le esperienze dei vari autori, fondate su caf'istica spesso m olto numerosa, affermando che se sono r imasti pressoch è refrattarii epilett.ici, ol igofrenici e parkinsoniani, ed un po' meno gli schizofrenici in esordio di malattia, certamente si sono ottenuti benefici incoraggiament.i nelle forme distimiche e succes.'li ancora più concreti in quelle m etaluetiche. L'acme curativo è stato rnggiunto senza dubbio nella paralisi progressiva, e con la malarioterapia, sia come intensità che come durata. In altri termini il lungo e diffuso esperimento non ha in sostanza spostate le previsioni formulate nell'epoca d elle prime prove. H a d imostrato, con sintesi critica, come tuttaVia non siamo ancora in grado, tra le varie ipotesi avanzate per spiegare il m eccanismo di azione della piroterapia, di a-ecertarne una che soddisfi pienamente, forse perchè tale m eccanismo non è la risultante di un solo fattore biologico. Ad ogni modo, ha. concluso, quel che maggiormente conta nella pratica clinica è il concetto del vantaggio sicuro e durat.uro in un gran numero di cMi, NA.POLl. -


796

CON FERENZE E DUIOSTB.AZIONI CLINICHE ECO.

e perciò insiste s ulla necessità d i contestare quella viscosità dottrinaria, perpe tuata dall'antico pregiudizio che pretenderebbe che il paralitico, anche se clini· camente guarito, debba COIL'>iderarsi a vita interdetto o inabilitato, escludendolo senza appello dalla ripresa lavorativa, specie nell'ambiente militare, mentre una esperienza ormai protratta autorizza. e. rimet.tere in circolo senza preoccupazione que l mala.rioterapizzato che non mostri d e ficit psichico e presenti boruficato il reperto d e l liquor. -

Magg iore medico pro r. L uiGI e wn~plicanze.

MAFFEO:

l fenomeni della loggia tonsilllare

L'O., dopo breve sintesi d elle acquisizioni più recenti e sicure nel campo delle affezioni della loggia tonsilla.re e pt-evalentemente di quella a tipo flemmonoso, si è sofferma.to a studiare le localizzazioni dei flemmoni e le ca.u..'!e anatomiche de~r­ minanti. Esposte le principali complicanze, passa senz'altro a trattare dei foci batterici indovati nel rinofa.ringe, specie ne i riguardi delle complicanze a distanza e di ordine generale. Partendo dal concatto, da tutti armai accertato, che d etti foci rappresentano, spesso ed in maniera latente, de i punti di panenza alla diffusuione per via.linfatica. o sanguigna. di setticcmie o di setticopiemie con invasioni tumultuose in organi lontani o con sintomatologia lenta e fluttuante, egli ha illustrato un caso clinico d e l genere, tipico, occorso alla sua osservazione, seguito da morte, L'anamnesi d e l malato ed il reperto necroscopico, secondo la sua. interpretazione, non poteva far concludere che per l'esistenza di un processo infettivo focale delle tonsille, che d eterminò 1ma sindrQme mening_o-encefalitica. con scoppio tumulttwso, con la caratteristica clinica d ella lentezza e ricorrenz:a de lle forme morbose dovute a foci infett.ivi, le ntezza d el decorso spes.'3o unita a. mitezza e a monotonia d e i sintomi, in contrasto con l'ostinata ribe Uione alle ·c ure e con l'esito non di rado le tale. Primo capitano medico RA.I!'FAELE SQUILLAOIOTI: Ha la sùulrome addomi nale de.9flra cl·iritto di entrare nella nom.enclatura ncsologica? L'O. sullt\ gui@. <:ti opinioni di iU~,~,&tri m~st.ri d ella chirurgi~ esamina le. patogenesi sia della S. A. D . semplice che di quella associata a colecistite ed ulcera duodenale , Conclude che anzichè contentarsi di diagnosi generiche, come que lle di S. A. D., bisogna con ogni mezzo affinare la diagnosi preoperatoria onde limitare l'azione chirurgica solo al necessal·io, senza ricorrere alle ampie lapara.tomie del Leotta, di dubbia efficacia e non del tutto innocue. -

Tenente chimico farmacista FEDERICO Rouo: Deduzior1i pratiche nelle ricerche bromatologiche più U8uali negli o~edali militari. L'O., dopo aver accennato alla va.stità. dell'argomento da trattare , espone i diversi metodi analitici che comunemente si seguono nei laboratori chimici d egli ospedali militari, pe1· s tabilire con giusto criterio, quali debbano es.c;ere i dat.i e le modalità necPssarie p er l 'accettazione o meno dei generi alimentari che possono cadere sotto l'os>~ervazione dell'ufficiale chimico-farmacista. P assa in m.,;segna i principali prodotti che compongono l'alimentazione d e l soldato, soffermandosi in modo particolare s ulla n t.>cessitò. di un'oculata sorveglianza del chimico-bromatologo sul pane e sulle paste alimentari clhe costituiscono l'alimento-base d PIIa mzione de l soldato. Nov.ABA. -

RoMA. - Primo capitano medico GxovANNI GuiDO: Ileo meccanico 1:n soggeUo malariw. L'O. presenta un infe rm0, ricov~:>t-ato d'urgenza al 2<> reparto di chirurgia, con sindrome adclominule acuta. I pr·Medl:'nti morbos i dell'infermo, che ne l settembre 1934 aveva contratto una grave infezione ma lA.rica (terzana maligna.) non bene curata e che aveva.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICli.l!: .!!:CC.

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<hte frequenti recidive, l'insorgenza, i caratteri e la sede del dolore, nonchè gli altri sintomi obbiett.ivi, orientarono subito verso la. diagnosi di ileo da otturazione pericolico de ll'angolo splenico, in rapporto ad un processo patologico insorto acutamente a carico della. grossa. milza ma.larica. L 'O. espone quale e ra. il quadro c linico dell'infe rmo all'ingresso in ospedale e con minuta. discriminazione dei vari s intomi rilevati, riferibili anche a. molte altre sindromi addominali, diffe re nzia varie diagnosi, giungendo per via. deduttiva. a porre quella. di ileo meccanico de l tratto distale del colon trasve rso, imputabile al processo patologico acuto intervenuto a carico della. milza. mala.rica. L'attenta. sorveglianza delle condizioni gene rali de ll'infermo evitò un vano e fors'anche dannoso a tto operativo; il lento evolvere in risoluzione di molti sintomi clinici dettero successivamente piena. ragione alle affermazioni diagnostiche poste al primo insorgere dell'impone nt-e sindrome addominale. Le lesioni ana.tomo- patologiche a enrico dell'angolo splenico del colon, in rapporto alla. splenomegalia, furono in seguito nettamente individuate in un esame radiografico che mise in evidemza una. notevole deformazione della metà dis tale del tra.sverso che s i presentava ridotta di caHbro e deviata ve rso destra. con una curva a concavità esterna e con assenza dell'a.ustra e de l suo normale rilievo, mentre una più marcata stenosi ed irregolarità di contorni e ra. a. carico dei componenti l'angolo colico sinistro. Sul caso clinico pre nde la parola il primo capitano medico DoMENICO LONGO per spiegare il fatto acuto intervenuto in sede splenica. Trattandosi di splenomegalia mala.rica con perispleni te, considera. due possibilità: o una torsione de l peduncolo o un trombo con conseguente infarto. Ritiene più probabile siasi trat.tato di infarto che ha dato luogo a. sintomi tumultua.ri, in buona. parte riflessi.

TRil!:STE. -

Prin~o

di8sem.i nati.

capitano medico prof. ANGELO .

ScARPA:

SOA"ooidi cutanei

L'O. illustra un caso molto interessante di sa.rooidi disseminati in un uomo di 41 anni d'~tà.. Tra.ttasi c{i nodi cutanei piuttosto duri, indolenti, aflegmasici, a superficie integra, di colore roseo o rosso scuro, isolati, spostabili sopra i tessuti molli so,tosta.nti, in numero di circa un cent.inaio; disposti con una certa simmetria, più numerosi agli arti e meno al tronco, comparsi a. gettate in circa 15 anni, e in vario grado di evoluzione (i più vecchi in netta regressione). Dall'anamnesi risulta che il paziento e re. stato affetto da. tube rcolosi polmonare (bac. di Koch positivo) prima. dell'inizio dell'insorgenza. dei nodi cutanei. È naturalmente apportato il corredo dei nume rosi esami di laboratorio praticati, dei quali piti importanti sono anzitutto quello istologico (previa biopsia) che mostra principalmente tm infiltrato perivasale con zone di cellule epitelioidi e linfociti, poi quello biologico (cutireazione Pirquet fortemente positiva.} e infine quello radiologico che m ostra. scle rosi bi-apicale. L'O. pone in evidenza. le varie diagnosi differenziali poss ibili, e ricorda le mode rne vedute sulle varie forme di tubercolos i cutanea. e specialmente sulle tuberculidi. Prospetta infine la questione dei sa.rcoidi cutanei sia. da.l ptmto di vista de lla classificazione (di Boeck, di Darieu, ecc.) e sia. specialmente della. relativa probabile loro ezio-patogenesi, valorizzando, nel caso in esame, sopratutto l'eziologia. tubercolare, ne l senso cioè di considerare i sat·coidi s tudiati come ve re forme di tuberculidi cutanee.


NOTIZIE Graduatoria dei dichiarati Idonei nel concorso per la nomJna a tenente medico in s. p. e. Con circolare n. 551 Giornale miU.wre 18 luglio c. a.. è st-t>t-a stabilita. la. seguent-e graduat-oria de i dichia rati idone i nel concorso a. 35 posti eli tenente m edico in s. p. e., intle tt.o con decre to ministerio.le l o dicembre 1934-XJII. l. MoNACO B r uno di Arturo, sottote ne nte m edico di comph~mf"nto; 2. NAPOLITAYO Fe lice di Fra ncesco, sottufficiale in congedo; 3. CoRoE rto Adriano di An to nio, sottotonent.o medico - di compleme nto; 4. SAVINO Giovanni di Gia.tuba.ttista., sottotenente m e dico di complem ento; 5. ANTENIJCOI Elpidio di Cesare, aspirante uffbiale m •'dico di complemento; 6. AnOANO"E:LI G;,mrdo di Ag,)o, sottotenente m edico di complem ento; 7. Gwmrr Fra ncesco di Gerardo, sottotenente medico di complemento ; 8. Dr Grono ro Giro la mo di Giuseppe, sottotenente medico di complemento ; 9. SoRo Nico!la. di GiU>seppe, sottoteuent-e m edico di complemento; lO. D E AN'GELIS Icaro di Blt.Silio, sottotonente modico di complemento. 11. ScARPITTI Ma. rio di Pasrtua le, sottot.()tlente modico di complem ento; 12. Dr MODIOA. Piotro di Giorg io, sottotcneute m edico di complem ento; 13. DE CILLA F1·a.ncesco Pao lo di Gio vanni, aspira.nte uffic iale medico di complemento ; U. LEONE Tac ito di Donato, sotto tenente m edico di complemento; 15. MENNA L ttigi di Tito, militare di truppa in congedo ; 16. ANTONACI Giuse ppe di Luigi, sottotenente m odico di comple mtmto; 17. SoTriL"E: Loouaro di Emilio, sotto tenente m'3dico d i comple me nto; 18. 'AMOROSI Giuseppe Mazzini di Francesca.nt.onio, sott.otenente medico di complem ento; , 19. SoPRA.Nr Antouio di GiLtSeppo, sottotenonto medico d i compleme nto; 20. SEDIARI D J mo di Luca, sottotenente modico di complemento; 21. ALTAMURA. Manlio d i R oberto, sottoton ente medico di complemento; 22. T RIGLIA Se bastiano di R affaele, sottotenente medico d i complemento; 23. VA.NACOR.E Antonio di Giuseppe, sottotenente m odico di complemento; 24. SA.NTANCELO R enè Carlo di Giovanni, militare di truppa in congedo; 25. D r FERDINANDO R enato di Massimino, a.spira.nto ufficiale medico di complem ento; 26. BocCHINI E ttore di Michele, sottotenen te medico di complemento; 27. NADDE:O Vincenzo di Abramo, sottotenente medico di complflmento; 28. P ETRUCCV!.NI Nicola. di Sora.fìno, aspirante uffi::ia.le medico di compleme nto; 29. CUBEDDU Antonio di P ietro, militare di truppa i n congedo; 30. ZAIRI Sa.ce lla.rio di I g nazio, sottotenente m odico di compleme ntD; 31. LICATA Alfio, di D ome nico, sottotenente mod.ico di complemento; 32. D r T1UPA:NI Salvatore di Vincenzo, so ttotononte medico di complemento; 33. SALVI Vincenzo di Dome nico, militare di t.ruppa in congedo; 34. AR.orTo Vincenzo Cesare di Gia.mb:\t.t.ista, aspiranto ulficinle medico di complemento; 35. ST&AZZULLI Sergio di Pasquale, m edico civile; 36. LuCENTE Vit.torino di Giulio, medico civile .

I primi 35. dichi~~.rati vincito ri del concorso , saranno nom inati tenenti medic i in S. P. E. o la loro nomina. sarà pubblicata s ul B oUettino u OìC"iale.


NOTIZIE

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Graduatoria dei dJchJaratf Idonei nel concorso per la nomina a tenente chimico farmacista fn s. p. e. Con circolare n. 552 Giornale militare l 8 luglio c. a. è stata stabilita la seguent e graduatoria de i dichiarati idonei nel concorso a 2 post.i di t.>nonoo chimico farma-cista in s. p . e., indetto con decreto minisooriale l 0 dicembre 1934-XIII. l. ~liNt:NNI I gnazio di Vi t{), sott.otenente chimico farmacista di complemento; 2. DE PmRo Filippo di Igmlzio, sottotenonte d'artiglieria di compleme nto; 3. GRAVINO Michele d i Francesco, aspirante allievo ufficiale chimico farmacista di complemenro. 4. PASSALACQUA Eugenio di Ferdinando, sottotenente chimico farmacista. di complemento; 5. TuRco Enrico di Cesare, militare di truppa in congedo ; 6. MARRocco 1\1ich~le di Giuseppe, sottotenente chimico farmacista di complemento; 7. L A BI.ANCA P ietro di Giuseppe, militare di truppa in congedo. I primi 2, dichiarati vincirori del concorso, saranno nominati tenenti chimici farmacisti in S. P. E. e la loro nomina sarà pubblicata sul Bollettino u fficiale.

Avanzamento degli ufficiali di complemento del Corpo sanitario. Ne lla circolare 573 Giornale militare 25 luglio c . a ., sono stabiliti i seguenti limiti di anzianità. entro i quali vengono compresi gli ufficia.)j di complemento del Corpo sanitario per la iscrizione nei quadri di ava.nzament.o 1935-1936

Ufficiali medici. Maggiori: 31 marzo 1923, primi capitani : 26 ottobre 1918, tene nti: 5 dicembre 1926, sottotenenti : 31 dicembre 1931.

U(Ji.ciali chimici ja1-nwoisti. Tenenti : 29 marzo 1928, sottotonenti: 31 dicembre 1931. I documenti di avanzamento doVTanno pervenire al Ministero (direzione generale personale ufficiali, divisione III) non più tardi rlel 30 settembre corrente

anno. Seguono nella circolare suddetta le norme per la compilazione degli specchi di avanzamento.

Bollettino del Corpo sanitario militare. UOìciali medici. 'MAOGIOIU GENERALI

In dnta 22 luglio 1935-Xill, cessa dalla carica di direttore della scuo la di applicazione di sanità militare (Firenze) ed è nominato ispettore eli sanità militare per la zona. di Roma. l\uzZETTI Lorenzo. -

COLONNELLI.

ZANUTTINI Primo. - In data. 10 lwdio 1.035-XJll, cessa dalla carica di direttore di sanità militare del cOl-po d'armata di Bologna od è incaricato delle fun· zioni di ispettore d i sanità militare per la zona di Napoli. GIORDANO Giuseppe - I n data. 22 luglio 1935-XIII, cessa dalla. carica di diretro:re dell'ospedale militare di Palermo ed è nominato direttore della scuola di a.ppltcazione di sanità milit.a.r6 IFirenze ).


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NOTIZIE MAGGIORI

LAMPIS Edoardo, ospedal.:l militare Verona. -

Oi>pedale mHitare Fire nze.

Ulficiali chimici farmaci8ti.

SALTDI"I Pietro, o~poda l o militare Brescia. - R. corpo truppe eolouiali Lihia (Tri polita.na) d'a:utorità. Dul Bollettino tt{}iciale. disp. 49a, 19 luglio 1935-X.Ill.

Ufficiali medici. MAGGIORI GF.!'."ERALI.

Rrzzun Giuseppe, ispettora di sanità. militare per la zona di Roma.. data 22 luglio 1935-Xlll è collocato in ausiliaria, per età.. VoLPE Ma.zzini, ispettor<> di sanità militare p e r la zona di Napoli. data. 3 luglio 1935-XIII è collocato in au>~ilia.ria, per età.

In

In

CAPITA:!'.'"l LEO Giuseppe R. corpo truppe coloniali Eritrt>a.. - I n data 21 rrunzo 1935 A. XIII ces,:;a. da cl,..t,to R. corpo truppe coloniali e dalla st0s,:;a. data è disponibile por il Ministero ae ronautica. (f. q.). Dal Bollettino u{}iciale, disp. 51 a, 25 luglio 1935-XIII.

Ufficiali medici. COLONNELLI CAS'tlGt.IOLA Orlando. -In data 17 h1 51io 1935-XIII, ce'-So. d i essere fuori quadro quale disponibile pre>SO il Ministero colonie (coman do R. corp:;, t ruppe coloniali Trip olit-ania) ed è incaricato delle fun·~ioni di ispettore di :>anità mil itare per la. zona di Torino. TENENTI COLO~"NELLI lNG.RAVALt.E Alfredo, Oi<pedale militare No.pot:. -R. corpo truppe coloniali (TripJ litania) d'autorità, dal 23 gennaio 1935-XIII. PRIMI OAPIT.LVI GENNAIW Luciano, distre tto Milano I, in aspettativa p •r infermità n on prove nienti da cau:<e dì s<'rvizio. In data. 27 aprile 1935-XIII è collocato a ripoE>o per infermità. non provenienti da cause di servizio, ed inscri tto nella ri>erva con anzianità 31 marzo 1923-I. CASSANO Lorenzo, Ospedale militare P e rugia.. - Ospedale militare Ancona. CANNtzzo Sebastiano, 21 fa.nt. - Scuola. allievi ufficiali complemento Bra. TE~"ENTI

DE QuATTRO Nicola, 39 fant. - 115 fant. CARDUCCI Artemisio Adolfo, gruppo autonomo artiglieria costa. div. fanr. ALLOATTI R en1'detto, 3 a.lp. - 116 fant. Dal Boll~Uino uffì,cìale, disp. 52a, 2 agosto 1935-XIII.

46 art.


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N OTIZIE

Risultato del concorso a premio della fondazione

« ferrero di Cavallerleone »

Per il concorso a premio dAlla. • Fondazione F<'rrero di Ca.vallndeone pro ufficiali medici del R. esercito in S. P. E. • per il qw~driennio 1928-1932 sono pervenuti alla direzione generale di sanità militare, entro il termi ne prescritto con lo. circolare 705 del giornale militare 193-l:, i titoli di 5 ufficiali medici. La commissione giudica.tri()(' nominata con la circolare anzidetta e compò· sta del tenente generale m(ldico in S. P . E. FRANCm Luigi. pre.~idente, d ei lllli!lgiori generali medici in S . P . E . RIZZOTI Giuseppe e TEccE Pasquale, del professore :\lAGGI ORA VERGANO nob. Arnaldo e del maggiore goneralo medico in P. A. CACCIA Filippo, membri, ha ritenuto mei"Ìtevol!'l de l pre mio il ten. colonne llo medico BRUNI Nicola, per la monografia " Igiene militare~. che riuni!;ce in sè i pregi mi~liori, come opera di notevole interesse scicnt.ifico e di grande utilità prat.ic.a pe r i medici militar i. (Dal Giornale militare 1935- XIII, disp. 38", circolare n. 57 1)

Norme integrative delle leggi vigenti In materia eU pensioni di guerra. Con R. decreto-logge 20 giugno 1935-XIII , n. 111 7, riportato ne lla circolare n. 534 Giorrvùe militare 12 lu~li o c. a., sono sancite le sogmmti norme integ rative delle leggi vigenti in ma.tel"ia di pensioni di guerra. Art. l. L'art. 7 del R. decreto-legge 28 agosto 1924, n. 1383, convertito in legge 21 marzo 1926, n. 597, è applicabile soltanto ai milit-Mi a favore doi quali sia già intervenuta liquidazione di pensione o a.'JSOgno di guMra. La sospensione de i termini di cui all'ultimo comma dell'art. 5P del R. decrAto 12 luglio 1923, n. 1419, per quant.o riguardai dem.. nti, è limitata ai casi in cui la. ùoroflnza ~> ia. esclu~iva.mente e direttamente originata ùa. ferite di gu<>rra. Art . 2. Le domande di pensione o di assegno da parte di congiunti di mili tari deceduti in territorio dicharia.to in stato di guerra. sono amme;.se a termini degli articoli 38, terzo comma, e 59, terzo comma., d('l R. decreto 12 luglio 1923, n. 1491, entro cinque anni dalla tra;;crizione de ll'atto di morto nei registri di stato civile o dalla partecipazione della dichiarazione di irreperibilità. a l Comtme dell'ultimo domicilio, ma, in ogni caso, non oltre il quinto anno dalla definitiva cessazione delle ostilità. Se la morte d ,)l militare è avvenut-a in territor·io non dichian~t.o in stato di guerra, il quinquennio decorre dalla stessa data di morte. Resta fe rmo il disposto de l terzo comma de ll'art. 38 del R. decret.o 12 luglio 1923, n. 1491, pe r quanto concerne la facoltà concessa al pach e del militare morto per servizio d i guerra, di presentare domn.nda di pe nsione entro c inque anrti dal compimento del sessa.ntesimo anno di età. o dalla sopravvenuta incapacità a. pro· ficuo lavoro. Art. 3. L' Amministrazione è in ft\coltà di rp,:;pinge re S!'lnza provvedi IU6nto formale le domande di prima liquidt\zione presentate dopo scadtlti i te-rmini stabiliti dalla legge. Se gli interes.osati ripropongono lo. domanda. sostenendo lo. prese ntazione in tempo u tile, da decisione avverrà con decreto .i\-Iinisteriale. '

Assistenza degli orfani dei medici morti in guerra. Sotto la presidenza del ton. gene rale medico Francesco de lla Valle, si 6 riu· nito il Comitato Nazionale per l'as3istenza degli Orfani dei Medici ~!orti in Guerra. Hanno partecipato i rapprosontanti de lla Sanità Pubblica prof. Ilve nto, della


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NOTIZIE

Simità Marittima g1m. Falso, della Sanità Militare colonnello p rof. Santa.maria e dell'Opera Nazionale Assistenza degli Orfani di Gue rra comm. Cesari. D Presi· dente all'inizio della seduta ha rievocato con nobili parole il sacrificio e l'emismo della classe medica in guerra che diede ben 400 m orti sul campo, occupando il secondo posto d'onore, dopo la Fa.nt13ria, nella. sta.tist.ica. di morte fra le vario Armi e Corpi del R . Esercito combatt-ente. Il Segretario Generale prof. Bocchet.ti ha illustrato i criteri che guidano l'assi· stanza di questa. particolare t ategoria di orfani, acui provvede! 'intera.classem edica. Si nora, sono st.a.ti a.ssist.it i con borse di studio ben 90 orfani, di I}UÌ già 37 sono laureati o diplomati o ufTìciali nel R. Esercito, mentre gli altri sono quasi tutti iscritti alle R. Un.ivf' t'Sità del R P.tmo. Sono state concesse ((al Comitato per l'anno 1935 a lt re 52 borse di studio da L. 2000, L. 1500 e L. 1000 ciascuna. e quattro sussidi da L. 500 ciascuno. Ogni orfano è seguito dal Comitato st.esso, p erchè sia facilitata l'ardua. fat,ica nella vita senza. la. guida. e l'a.iuto del proprio genitore. Il generale della Valle ha. chiuso la seduta con parole di viva devozione al RP-girne, che ha s uscitato nella. Kazionale un rinnovato senso di alta e vibrante solidarietit per tutt-a. ln. clt\S.'>e do•gli orfani di guerra e per quanti tutto sacrificarono per la grandez:r.a della. nostra Patria.

VI Congresso nazionale di Medicina Legale. (Milano, 26-29 settembre 1935-XIIT). Organizzato dal prof. An tonio Gazzaniga, Segreta.rio del D irettorio dell'A:-so· oiazione itnliuna di Medicina Lega-h~. dal 26 al 29 sett · mbre p . v . si svolgerà a Milano il VJo Congre~so Naziona.le di Medicina L egale. L'adunanza. antimeridiana del primo giorno sarà. dedicata. alla R elazione e conseguente discussione intorno ai • Problemi medico.lega.li del matrimom:o canon·ico • (rclatori i profL Amedeo Da!Ja Volta. e Boldrino Boldrini). La seduta pomeridiana sarà. riservata. alle comunicazioni dei congressisti. Il g iorno successivo, 27, nella mattinata saranno conunemora.ti il prof. Salvatore Ottolcnghi recentemente scompnrso, dal prof. Attilio Ascarelli di Roma., e C'Psare Lombroso, d el quale ricorre in quest'anno il centenario della nascita, dal prof. Ruggcro R omanese di To rino. n resto della seduta. antimeridiana e quella del pomeriggio saranno occupati dalle comunicazioni. Nella. seduta. antimeridiana della t e rza giornata verrà. svolta la Relazione intorno a • Le moderne dottrine oamlterologiche e l'antropologia criminale • (relatori: proff. Ennio Rizzatt i e Gi ulio Menesini ) cui seguirà la discussione. Nella seduta pomeridiano. continueranno le comunicazioni. N ella. quarta giornata., finalmente (<\he cade di domenica), i congressisti si recheranno a rendere omaggio alla m emoria di Cesare Lombroso a Verona e deporranno una corona di alloro ai piedi del monumento che lo ricorda. La quota di partecipazione a.l Congresso è di L. 30. Per la corrispondenza, r ivolgersi impersonalmente alla • Segreteria d el VJ Congresso Nazionale di Medicina L egale)) Via Mangia.galli 37, Milano.

V Congresso Nazionale per la lotta contro la tubercolosi (Roma - novembre 1935-XID) N~ l no vornbro prossimo in a;iorni da destinarsi e che saranno resi noti con successivi comunicati - si svolgerà in Roma il V Congresso Nazionale Antituberco !tue. La lo\•derfl.ziono ltali ttnu Nttzionale Fascist.a pe r la lotta contro la tubercolosi ha già tll\ tempo iniziat-o i !lavoro orga.nizzo.tivo di questo Congresso, il quale, oltn> che portare un contributo irnporta.nt.o allo attuali cono~enze scientifiche, dovrà costituire una completa mssegna. di quanto è stato realizzato in Italia nel campo sociale della. lotta contro la tubercolosi.


NOTIZJlll

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Al Congresso saranno svolti i seguenti quattro temi : TEMA Clinico: u R einfezione endogena e reinfezione eBogena nella t tc.bercolMi polmotwwe •· Relatore generate: prof. se n. F e rrlinando Micheli - Correlatori: profe::~· sori Gennaro Costanitni, Vittorio I...ubich, Tomrru.t.-;o Lucherini, Giusto Luzzt,tto Fegiz, Gaetano Ronzoni. TEMA Biologioo: • l r.omponenti rhimici r!R.l bar.illo tnbe·rr.t>lnre ». R.el.ttorP g,merale: pro f. Gia1mi Putt·agnani - Corre latot·i : pl'Ofefl&>ri Giuso>ppf' Do.tldi, Camillo Ninni, Attilio Omoclei Zorini, Vittorio Puntoni, Luigi Sivori - Franet-f!l'o Figari, Lino Urizio. TEIIlA Terapeutico : «La cura dell'empiema meta-pneu17wtoracico ». R.elaton· gmwra.l~: prof. Vincenzo Monaldi - Correlatori: profe::~.<wri Umb.,rt.o Ca•·pi, GuicJo l!:gicli, \~incenzo F ici, on . Raffaele Paolucci, Anigo Perrin, Mario & •cltwlli . TEh!A soci.ale: • Il Lavoro in casa nella lotta contro la tubercolosi "· Rulat.o•·c gen~ra le: pro f. Gioacchino Breccia - Correlatori : professori FC'derigo Bocchett i, Ct>sare Giannini, Arcangelo Ilvento, on. l~ugunio Morelli, Luigi StLgumu.. In occasione di questo CongreBRO si terrà. il Congresso nazionali:' ddlo Inff' l'· miere visitatrici e Assistent-i sanitarie - nel quale sn.ràm1o trattat.i var·i a rgomenti di cui s i darà sucCt>ssivamentf' comunicazione - e sarl\ nnche tenuta l'A~­ semblea generale della Federazione. Alle relazioni e correlazioni su.i temi all'ordine del giorno seguiranno comunicazioni sui terni stessi e su altri argomenti vari, rifle ttenti in modo particolnr'f' lo stato attuale e gli a u.spicati perfezionamenti e sviluppi della lotta nel cmnpo sociale. Ai fini sopratutto della ricerca di mezzi atti a rendere più efficace l'azioni" antitubercolare in tutti i settori noi quali è già con tanto fervore e tanto successo impegnata, la Federazione ha invitato i Consorzi antitubercolari delle più impor· tan~i provincie d 'Italia., le Amministrazioni dei Comwli capoluoghi d i Regiorw f' tutt i gli enti ed istituzioni che opel'a.no direttamentto o co!Ja.teralmente iu quN•to ~a.mpo, a. preparare una relazione riassuntiva del lavoro compiuto fino ad ora. I congressisti avranno pertanto a loro disposizione un imponente materiul.• documentario, la cui consultazione sarà. utile come stimolo allo studio di questo problema, che - così come è stato nitidamente impostato, di reccntf', nel cliscor'flo di :\filano, da. S. E. on. avv. Bruno Bit\gi, Presidente dell'Istituto Nazionalt, 1Fi~sci­ !'lta della P revidenza. Sociale - richiede oggi nuovi orie ntamenti. Al Congresso saranno inoltre comunicati i risultati r·aggitmti nella V Campagna Nazionale Antitubercolare e le conclusioni clelia Conur•issione giudicatrice' ::mi meriti dei Consorzi provioci.ali antitubercolari. In relazione a ciò, sara.•mo gratuitamente di!\ltribuitf' a i congressisti duo puh· blicazioni, già in preparazione a. cura della Fed01·a.zione, la. prima su • La IV e. la. V Campagna Nazionale Antil!ubercolare in Italia» e l'altra. su • La diagnotti precoce tiella tubercotcm •· Le sedute del Congresso saranno tenute nell'Istituto u Carlo F orlanini n o. Monteverde nuovo. n Comitato ordinatore del C'.ongresso disporrà, pertanto, perchè nei gioni e nolle oro stabilite sia svolto un servizio speciale gratuito di torpedoni in partenz11 e in arrivo, al ritorno, al centro della città. Il Comitato ordiuatore del Congrf'sso è così composto: Presidente: S. E. l'oo. prof. Raffaele Paolucci, Presidente della. Fedorazone - Membri: professo•· Arcangelo llvcmto, sen. prof. Edoardo Maragliano, on. prof. Eugenio 1\forelli, Vice Presidenti della Federazione - ::ìegretario generale del Congresso: prof. Fed(l· rigo Bocchetti, Segt·etario generalo della Feclomzione. La Segretaria generale del Congresso ha sudo nei locali della. Federnzione : via. 'Nazionale 200, Roma. Ad essa gli interessati dobbono rivolgosi por ogni e qualsiasi richiesta di chiarimenti, invio delle quote di adesione, delle pre notazioni alla discussione doi U'rni all'ordine del giorno, dei test.i delle comunicazioni, ecc. Pos.~no iscriversi come membri del Congresso olt.re gli enti fcùt~ro.li où i soci della F ederazione - a.nohe i medici e tutti coloro che si occupano di pro· hlf'm i di 1\S!iiRtonza A di previdenza sociale.


Soltanto gli iscrit,t,i al Congresso hann o diritto di prendet-e partfl alle discu$sioiù, alle votazioni e di farl' comunicazioni. Ai congressisti M.ranno distribuiw soltanto le relazioni a stampa. nella. sede d e l Congresso. Chi d eside ra prl'ml~rf, la parola nt·lla <liS<'us:;ion e sui vari temi di re lazione o faro comunicazioni vat·io, devfl pr~>~notarsi alla So•grct.flria d e l Cong:rt>sso non oltrt~ il lO ottobre. Gli iscritt.i dopo questa datA. non a.pparimnno n egli ele n chi a stamptl. e h•• sa.mnno dis tribuiti prima. <ll'l Congr!'!'SO. Il C-omitato ordinatore do•! Congresso ha facoltà di a.mmet.tere o no lo svolgimonto d elle comunicazioni Pl't'annunc ia.t.e . Sono assolutamente ,·i..t.at.e tutte lt~ comunicazioni c he tendono a valorizzare protlott.i, nppa.ro•cchi {l tnfl todi di cu•·a. a. scopo commerciale . La. quota d'isr rizi o ne a.l Congresso è stabilita in L. 30 ptw i soci della F edc razion o e in L. 40 pe r· i no n iscritti ad OS.'SQ. P e r i me mbri di famiglia la quota è ridotta a L. 20. Le quot<'l d e bbono ossore inviato alla. Scgrcte•·ia. del Congresso non oltre il lfl ottobre 1935- XIII. I cougre!1sisti be neficeranno della riduzione delle tariffE> fe rroviarie che accorderà iJ Minis~ero delle Comunicazioni e ch e sarà. rosa nota con successivi comunir.ati. I congressisti riceveranno gratuitamente gli Atti del Congresso, El ad essi - - oltre le due pubblica?.ioni già indicate - altre n e saranno gratuitamentE! distribui te, tut.te di not.wole interesse, preparate sia. dalla F ed e razione cht> da. nlt-ri l'liti o istituti, e <ie lle quali sarà data succeS!livamenk' p1'6cisa notizia.

Pubblicazioni per la lotta contro la tubercolosi. La F ederazione Italiana. Ntuionale Fascista per la lotta cont.ro la. tubercolo~i ha dift'uso in questi j!iomi due pubblicazioni di grande interesse ai fini della cono!'>t\Pnzn di quant.o è st-ato fino1·a r ealizzato dal Regime Faacil't.a e di quanto si profila n ei futuri immancabili vittoriosi sviluppi della lot.ta contro la tubercolosi: " Il presente e l'avvenire nel/.a lotta CO'Iù1·o la tuberco{,oai i:n Italia • di S. E. l'on. avv. B•·uno Bia.gi e « Per l'uomo e per la Stirpe• dell'on. avv. pro f. Alfred o dt> M>'r!'ico. 11 problema è in esse trattato con quella modernità di vedute e con que l senso rli avvenire che caratterizza la lotta in Italia, la. quale tende a ri durre al minimo pos.-<ihilf> la m.QI'talitr\ per tubercolos i nei vari gruppi d emogra.fici d e lla Nazione. L'on. Biagi. di\to il po!'t.O di privilt>gio e di r esponsabilit-à che occupa qut\le Pn·sidt; nte d('ll 'lst.ituto Nazionale Fascista d e lla Pre vidc•m.a Sociale, e~pone quwti-O (omwn\ il programmt\ do>ll'avvt3nire ; m ent.rc l'on. prof. Alfredo de Mar·:<ieo in m odo prut.icolnre lumeg~ia il probloma dal punto di vista. sociale e politico.

Nel giornaUsmo medico. A curo. ùt~ll'T"ti tttLo Vuccinogeno Antit.ube rcolo.re (Milano, Corso Ve Mzia 84) è us<·il•• il pt·itTro faseiculo 1li ll11a nuo\'a J'iviRtada.l titolo PatoloyùtcomparaJatlella tfd>et·r;olosi. <liro•tt.u 1 1.~1 pt·of. Albt.,rt.o Ascoli, di1•ottoro dflll'I!!tituto. Il Ìu..':!t!it•olo, <li lll l r" l~U p>\g inu, òquu..'!i complot.amout<.• dociicut.o t~l probh1ma d~•lla vaceiniL7.ioue >uttiLuho•r'Colnrn «'< l è curn•dt\tO di bolle u nitide fotogrutio fuori toRto.

l Jirdlore rPspon11abile: Doti. LuJOt FRANCHI, tenen te generale medico

R edattore: Dott.. prof. VIROJ"IO DE

RNARDJNIS,

t o.- n. u w colonnt:'llo m edico.

.. ~.?Y DELLO STATO- o. c. (COPJJ: 1668)

(7110742) - ROMA, 1935-xm - IST.

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.. RIVISTE MEDICHE MILITARI AHHALJ DI MEDICINA NAVALE E COLONIALE - Dlrezlon<> centrale della ~tanltà militare mar ittima, Minister o uella Marina, Roma, anM XLI. J71JI. l Fase·. V-VI, trW(loto-oi'II.UM 1935- XIII Bo~tllt .. e ance: Sopra la 6Jl4lollleltà cd il valore pratico <H alcun() rcozfoni umoralf per la diagnosi della l elsbmanfoel viscerale. - Matttl: l~o studio di al~'unl germi patogenf sotto Il punto di vista dissociativo • In vivo • col metodo dE'l sacchetti di collodioo . - lpaJiuto : Etrt>ttf Ppcrim!'ntaH dell'tperprcssfone lntraooula.re. - La Tena: Ve rclnolzzazionc o d igiene noxale. - Ferraro : Il servizio f<ailltarlo della R. Marina durante la. guerra (quinQuennio i!li5- HIIO). - Geloneal : Inaugurazione del XVI Corso di Integrazione por tenenti medici di nuovo. no mina cd aspiranti uillcio.lf metilcl di complemento nella H. Marina. Anno 1935-XIU.

ARGENTINA: REVISTA DE LA SANIDAD MIUTAR. - :r.llnlster o della guerra, Rnenos Aires,

T01tW, XXXIV, oen:nnw-teNJraio, 11135.

Ontanttla e Arclny Molina: Rf~ult<lto dd Salrl(io di trattamento del reumatismo articolare acuto con soluzioni dilult.e di alte do$1 di ~alici lato di so dJ o, "oouuln1strato r,:•lccino~l goo<:ia J>er via endovenosa (per Ocboclf~[). - Merlo Qomez: l'rvgratìa ••ndovcno, a . - Errecart: A ng.in(· do. bi~nwto. - Ontaneda, Arcl-ay MOlina c 'trtonl : EtYet ti ohe pro<luo<• ~u!l'or·~mni ~mo il trai 1am~ nto endovenoso (per lie boclisi), goccia a goccia, di sali cilato d i Hodio ad alt.e d •1<i. - Ontaneda, Barela dol Rio e Arclllay Molina: M:odificazionì circolatorie consecnt.iH al lrattamento d~>l reumatismo articolare acuto con snUcllato di HOdio ondonlno>o (per fle boclisi) ad af~v ilo,,i . ....: Ontaneda e RottJer: La ple urit-e nel periodo preallerglco della t uberco i0$1. - Ontaneda o PasquaJinl: Alienazione mentale per Intossicazione enccts.lica da. Ro~tan:z3 putrdatte e microbiche non prodotte da Infermità lnfottlvocontagfose. CECOSLOVACCHIA : VOJENSKt ZDRAVON11CXt UST\'. - On:rono fCi<ntlflco rlcf medici veterinari, e ta.nna<:istì militari oecos lovac·cbl, H<dazfone: Prnba, Dub<nlc, llll'\0. - Zdrav, oddGIeni, Fase. II, 1!135. Tomalk: E66mc sistematico degli organi toradef <1<"11<' reclute con l ra10rl Rontgcn . &rubner : Risultati dell'apprezzamento <ll'lla r eazio ne <li Kabclfk- Gt'lfncr nella tubercolosi polmonarc, FRANCIA: ARCJDVES DE MtDECINE ET PHARMACJE MIUTAIRES.- Direzione del aervii!Io

dJ sa11Jt à, Min!~t\'ro della Guor·ra, Par·fg i. F u 8C'. II , luolio, tomo C'lll. Jl3r..

·

Oolte4oat : L o ricerche biologlcb<• in p<khiatrio . - Gautlller: Stati de pressiv i. P slca..•tcnia e tt·mvo di paC<' del Pllrvertit i istintivi noll'escreito metropolitano. - Perdrlret: Cronaca otta.lmo logica.

os~;~ssioni.- Pomm6 : Sull'arruolamento iu

GIAPPO); E: CUN' IDAN•ZA.SSJ . - Pubbltt11zionc ufficial e del Corpo sanitario dell'escrofto giapponese, Tokio, n. 262, nwrzo, 1 11:~;,. S.nkl : Su l comportamento e sull'individualità del tipi san'tull!llf In oircostanz(• normali c patologiche. - Okumua: SLt •ii una epidemia diarroico. C&Udl\tl~ <la b!<Cilli dd la di$SOntl'ria n<Jn decomp ? n cnt.i la mannfto.·- Kuamf: Su d i uo mo.nom •tro &Jlt.orestolntore oho l'aHtore ba Cabbrico.to a s copo di rioJrCho. - Maerakl : s ~ dl di prarlilizi<~ oe <!olia oarit' dentaria n<·gU adulti. Cnusa o metodo di osservazione s tati .;tfca. - M 1rataml: ilni>po: ti fra l't'cidosi e l'anem ia s perim entale. Komal: Comp 'nclio d ul ' or·vizlo •a.n•t.arl" giappn u,·-e nello. batto~::lìa di Mukch·n nella guorr-a ru>soglapponese. - Olrer. San. Mli.: Su •l i alcuni appr>r•o•ccbi per c\Hiufczfonc dei bfN•hier·i cl.! scorta nelle canti n o delle caserme g iapponesi. - Kaklauma : Su lla dillus ionc dolio struma endemico nel J è bol cd ancbl> in altre contro.do delle. Manciuria. - Yomar ata : Sll <li una bor' a porlatilt· in x·ia di e•tJOrimrnl~, cari,.. ata su cavalllo. la quo.Je contiene Il mnt l'rlnlc sanitario oceorrcute por i bi~ogni delta cavoJeria e eu un apparecchio p !)r trasporto dJ h:r itl cd arumalo.tl. ROMA NIA: REVJSTA SAJIIJTARA MIUTARA. - Hcdazlone El arnmlnlstrnzlone: Ospedale Mflftaro • Regina ElfsobettiJ. •, Ducareat. Fase. v, maaoio l935. hpetco : La guerr·a batteriologica. L'orgnufzzazionc d elle [ormazioni Eanitarie in vista. della sua prollla•• L - Ya)a : La t nbOrcolo"i u le bronr;hìc ctask. - Cotueo e Aleco Tudor : U lcera cronica della. gamba con..<ecutiva ad una arterilo p o>t- 1ift<:a guarita C'OD l'c• tirpazionc del s illlJI&t.ico l'<a.DgJlonaro lombare. - 111111:0: Ct~nsfdcrazloni radiologichc• tiUllc pucurnoco n1osf. - Cloraft c Slma: Con.~lderazionl eu nn caso di emia tran, mc·socolien tlcl ~aC<)O. RUSSIA: VOENNO SANITARNOE DELO. - Go~udar>twe unoo ie.d-" ·o. J\to~c a. n . 2,/eb1Jraio,l985. Comitato O.ntrale MI Partito Comanlsta Bollcew leo: In memoria del camerata Val<' riano Kuibisce v, presidente della commissione di con trollo C. C.P. P . (S. S. R. K). - Zocllkt : 1\liglil)tamentf ragjtlunU in regime comunf~ta nell'organizzazione degli 09J>eclali e rlel pronti so<:cor, l. - Bluker: F'oglio d'ordini - Disposizioni p er !l perfetto funzionarncnto del ~•·rvi"lo so.oHarlo vr<·~•o l'annata. doli':E:.-trcmo Qriente. - Marprln: Assistenza chirurgica • ulla lim·a do l fuoco. - Lnandonky : L'igicmc pro~o lo t?uppe a l campo.'"- lllkolsky: Misure precauzi une.f i per <' \·Jtm-e iucldent.i durante l'uso degLI appar eccbf di dlslntezlone. - lmlrnow 11 lokolow : Cur<' preventivo contro la malaria. - Gertman: Il rotto Irregolare quale causo. della lu.;~azlone dell'artil'oi(~Zlono <lei piede. - Hltkl n, Nluellon e Tarantalew: Saggi di terapia llsica nel tnb~rcol osarf defla Cri mea. - Yezner: Qasl di nevrosi nelle reclute..lacn..w: L'organizzazione razional e dello cuciue o rlolle n\enfe negli o. pedali. SP AGNA: REVISTA DE SANIDAD MILITAR. - PubbUcazio ne m cneilc del Corpo ~nltarlo mUltare, lliadrld. FaB<:. VI, (lluuno - VII, luolio 1035. Martin Roclla: Servizio sanitario In campaj;m a (Fase. VI e VII). - Murlllo Ubeda : J~a Tt\Cclnazlonc a.ntl\'a.iolosa (Fcrsc. Vl). - Ml(uel Lafont: Plt-uritc reumatica- Morbo di .Bvu.illand (Fase. VII ).


Anno LXXXIII - Faso. IX SE'ITEMBRE 1935 - XIII

•

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA

ROMA

Pubblic:aziorìe mensile


SOMMARIO COIIIGREUI:

II Gongro:•so inLorllat.ìonu lo <li 11<' 11 •·olol"ill (l.und ra. 2!1 lngl!o-2 agosto lll3Z>-XHI ), l!iz?.o. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • Pag. 805 LEZIOIIII E COIIIFEREIIIZE: :

Cavlna. - Uura delk grandi fc•·i ro-trat.tnr•· d'arma da tnooo della mandibola (conlinuazione) P n t:- S<\11 Ferrannlnl. - Lol~hmanic>•l vi€<·<·r·a l<' In Rtlult '' . . . . . . . . . . _ . . . . . . . . . . . . 82S MEMORIE ORIGINALI :

Corsi. - ~lnlo >Bnit.-nlo ti<' l lo HlL tr\lppe coloniali nellll3-1 . . . . . . . . . . .• . . _ Pa~t tl:l5 Castelli. - Verme ~J$anU <' corpi ~omi lunarl dt•l saus:rue noi malarlr·i della Somalia . . . ~7 Cammanno. - f, 'a>.lono del pne<tmoto•·acc terap<•utlr;o Attllo h•~loni i>Ohnonarl controlateral! 8&0 CASISTICA CLINICA:

lambell l. -

1 ·~t.·tomu pt~•t- ll't\Hluntlt:o

\ . . . _ . _ . . . l'nf:'. 1:!75

RIVISTA DELLA ITAMPA MEDICA ITALIANA E ITRAJUERA:

I'a ~r. Awlulone Sanitaria. 11 pml•/'-'"" dr/l'o11Jrmi::fl:ione e st'iluppo dell' - . latllll difterici. U nu BV!tltllricc <· rrnrhett~e o) di - HAMIJND • . • • . • • • . • • • • Oarboncltlo (Il ) ematico. :.\I•1<lu 111it t: Pi<lemlulb~:iche ili patolu~;ia e~oticn . - CUHASsnx Cinetica (La) bronchiale In condlalonl normali • pataJoclche. - ::'>LANNOOCI . . • • • • • • Dollcocolon, Tmttamcn/.t> t·hil·llr(Tit·t> <irl purlirolfiM>t.ente <·on il processo del/<1 rese:ione in un tenmo ron Sttluro trrm i uo- /erminale esteriorù:::o/(1, - SJ'::-:~::qu}: . . . . . . Guerra aero~hlmlca. La dife.~o dd/a popflla:iotle cil>ile c·oniro la - l'r.:u,..:o1nxt " I1.zo . . . lmmunltt t•rbercolare. Sttl u>«canis~tu> dell' - ~EI,T~:t< e \ \'1-:tLA).'D . • • . • • . . • . . . . Malaria. Cir<'rl l'i11171ierm tli """ melt~uin" ,.,,rrril/eN P>4Titìc~<la nel/n ~ierof/.orcul.or:i.one clelbt Tlu:~:;z . . . . . . . . . ..... . . . Po llglobulla gastrocena? 1· -; r uw1 - "•xuEH _ .. Rientro ermetico ..')ul / r mpo t/i abifnlri./il,l di 11n streptocecchl. llloloilitlr d cyli - KOlll.~ll'l..t.FI< . . Tubercolos i della c landoia sottomascellare . - )l mmou ,. GAL' 1':UH; II- \' ILI..\RS. CONFERENZE E DIMOITRAllONI OLINIOitE NEGLI OIPEDALI MILITARI NOTIZIE . . . . . . . . . . . .

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Almo LXX.Xlli- N. 9 GIORNALE DI MEDICINA MILITARE SETTEMBRE 1936-XIII

CONGRESSI

II CONGRESSO INTERNAZIONALE DI NEUROLOGIA (Londra, 29 lugllo-2 agosto 1935) Relnziont.· del prof. Carlo Rizzo, primo c•1pitano m edico

Dal 29 luglio al 2 agosto c. a. si è svolto a Londra, nei locali di quell'Università, il II. Congresso internazionale di Neurologia sotto l'alta presidenza del Dr. GORDON HoL~CES e colla partecipazione di circa un migliaio di studiosi giunti da tufte le parti del mondo civile. La rappreseuta.nza italiana - composta da una ventina di nevrologi - comprendeva il Prof. A. DoNAGGIO (Modena), nostro Delt•ga.to utlìciale, ed i Proff. AYALA (Siena), Boscm (Ferra ra), MEDEA (Milano), RIQUIER (Padova), ecc. Durante i lavori del Congresso - e precisamente la sera d el 31 luglio - venne anche solennemente commemorato il l o centenario della nascita di H. J ackson, uno dei più insignì pionieri della uevrologia moderna. Oratore ufficiale fo. il Prof. O. FoERSTER. di Breslavia, che tenne il suo discorso, illustrato da numerose proiezioni, nel salone dell'Associazione medica britannica. La seduta inaugurale e le altre riunioni antimeridiane, destinate allo svolgimento dei temi di relazione, si svolsero nell'Aula magna; le SPdute pomeridiane, dedicate alle comunicazioni su argomenti vari, si tennero in parecchie altre aule dell'Università. Questa ripartizione - che rese impossibile di seguire lo svolgimento di tutti i lavori dt'l Congresso - era, d'altra parte, necessaria, dato il grande numero degli oratori. Sarebbe impossibile dare, in poche pagine, un'idea - sia. pure sommaria. - di tutte le relazioni e comu nicazioni che sono state svolte. Mi limiterò, quindi, a segnalare le più importanti - raggruppandole in base ai principali argomenti trattati - ed a riassumere brevemente le comunicazioni fatte dalla rappresentanza italhtna. Nella seduta. inaugurale - del 29 luglio - dopo un breve salut o del Presidente venne iniziato lo svolgimento del l 0 tetna del Congresso, rela.tivo alla epilessia. Parlarono, in proposito, i seguenti relatori: il Prof. ABADIE (Bordeaux), il Dr. LENNOX (Boston), il Prof. SPIEGEL (Filadelfia.) e il Dr. FB.ls<m(Vienna) sull'etiopa.togenesi dell'epilessia; il Prof. OB.ZEOHOWSKI (Varsavia) sull'importanza pa.t ogenetica., al riguardo, del sistema nervoso vegetativo; il Prof. MINKowsKI (Zurigo) sull'anatomia patologica dell'affezione. Nella seduta. pomeridiana. i relatori ULRIOH (Zurigo ), PENFIELD (Montrea.l), MUSKENS (Amsterdam), SGALITZER e URBAN (Vienna) illustrarono la molteplice terapia - medicamentosa, chirurgica, radiologioa, ecc. -


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II CONGRESSO INTERNAZIONALE DI NEUROLOGIA

dell'epilessia. Infine, il Dr. SOHULLER (Vi<·nna) descrisse e catalogò i principali reparti radiogmfici dt>gli epilettici. Dall'assieme della vasta trattazione sono emersi, fra l'altro, i seguent i fatti fondamentali. L 'epilessia cosiddetta essenziale non è più quella ereditaria e fata.le malattia misteriosa, quella nevrosi sine materia che si diceva !)ino ad alcuni decenni addietro; anche la sua antica distinzione in una forma idiopatica ed in forme sintomatiche non ha più ragione d'essere. Si tratta, invece, di un complesso di sindromi epilett iche, i cui fattori non sono tutti ancora completamente determinati, ma nelle quali è ormai bene assodata l'importanza di lesioni aequisite dell'encefalo e specialmente della. corteccia cerebrale. L e cause più comuni di tali lesioni consistono nelle alterazioni cerebrali da eredolues, nei traumi ostetrici, nelle tossinfezioni infantili e nelle affezioni cranio-cerebrali in genere. Su tutte queste alterazioni- incapaci, di per sè, a scatenare la crisi comiziale - deve agire, a mò di stimolo, una serie svariata di fattori (alcalosi, anossemia, presenza in circolo di proteine eterogenee, turbe endocrino-vegetative, ecc.) vt>r so i quali i centri nervosi degli epilettici sono particolarmente sensibili e che determinano la manifest.a.zione convulsiva. Queste premesse etiopatogt>netiche giustificano i vari indirizzi ter apeutici odierni. Nelle forme neoplastiche e post-traumatiche è indicata. la. ra.dioterapia ed anche l'intervento chirurgico pt>r asporta,re i tumori, escidere le cicatrici mC'ningo-cerebrali, ecc. In una sensibile percentuale di casi (17 % secondo st.atistiehe vienne.si) la insufflazione d'aria per via lombare alla Bingel - determina la guarigione, forse perchè si produce in tal modo la rottura di aderenze meningee o con altri meccanismi fisico-chimici ancora. allo studio. Anche più recente è il trattamento dell'epilessia mediante l'iniezione nelle carotidi interne di thorotrast alla Moniz. Si è riconferm.ata, poi l'u.tilità dei noti medicam enti a base di bromuri, d 'addo barbiturico e di borato sodico: terapia generalmente assai efficace purchè eseguita con m etodo, scegliendo il tipo di farmaeo e regolandone le dosi caso per caso, e sopra.tutto - non abbandonandola ai primi successi, ma insi.stendovi per vari anni anche dopo la scomparsa di ogni manifestazione a6C(>SSuale. La sedu.ta antimeridiana del 30 luglio fu dedicata alla fisiopatologia del liquido cefalo-rMhidiano. I relatori ufficiali su questo 2 ° tema del Oongresso furono il Dr. WEED (Baltimora) ed il Prof. SOHALTEN»RAND (Wiirzburg) che illustrarono l'anatomia. e la fisiologia della circolazione liquorale; il Prof. RISER (Tolosa), il OAmNs (Londra) ed il Pro f. GEORGI (Yverdon) che parlarono sulla fisio-patologia della produzione e del riassorbimento del liquor. Ment re è universalmente ammesso che il liqu.ido cefalo-rachidiano viene elaborato e secreto dai plessi coroidei, circola nei ventricoli cerebrali e negli spazi suba.racnoidei e passa, infine, nel sistema linfat ico e venoso, ed è parimenti indiscussa l'importanza semiologica dello studio sistematico della pressione e della composizione liquorale nelle affezioni del sistema nervoso; una gran parte, invece, dei problemi, anche fondamentali, relativi al meccanismo di produzione del liquido cefalo-rachidiano, alle su.e esatte modalità di circolazione e di riassorbimento, alla su.a importanza per il trofìsmo dei centri nervosi, ecc. è tuttora allo studio. Ed i vari relatori si sono concordemente rallegrati per il fervore di ricerche attu.ali su.ll'impor-


n C'OXORESSO 1NTERN"AUONALE DI NE t"ROLOOJA

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tante argomento ch t>, in definitiva, concerne - come d isse il RIBER - le questioni più elevate e complesse dt>lla nutrizione e dt>lla. difesa d el sistema nervoso. La mattina del l agosto fu dedicata allo svolgimento dt>l 3o tema: le f unzioni dei wbi frontal,i. Primo dei relatori utJ:ìciali fu il Prof. BAB.RÈ (St.rasbu,rgo) con uno studio critico dell'atassia frontale, tendente a.d una radicale revisione di tale nota sindrome, la cui importanza, nella. semiologia. dei tnmori frontali, sarebbe assai ridotta. A lui St>gui il Prof. DELMAB-MARBALET (Bordeaux) con un accu,rato studio, prevalentemente sperimentalt>, illustrante l'importanza dei lobi frontali nella regolazione delle funzion.i di coordinazione motoria . P oi il Prof. DoNAGGIO (Moden a) illust rò i rapporti dei lobi frontali col . sistem a extra.-piramidale, ricordando le sue non rect>nti e da più parte confermate dimostrazioni di gravi lesioni frontali nei posti-encefalitici. 't···:~:._"":Infine Olovis VINOENT (Parigi) parlò delle funzioni dei lobi frontali da un (\•; punto di vista neu.ro-chiru.rgico, soffermandosi particolarmente sull'esi/ , ;·.-·\ stenza - da lui più volte accertata nel corso dei suoi intervent i - .. ....,.: ":..;:: ~··~ ~ di un apparato nervoso, sito nelle adiacenze del m . ventricolo, il cui in-t : ' : ',~~~ toressam ento può produrre improvvise e cospicue m odificazioni circola- ""\ ~' \ ..,J; torie a carico dci lobi frontali: il che è meritRvolc di ulteriore studio e di ).{\ ' conferma, data l'importanza ch e certamt>nte dovrebb P avere un simile \~ apparato nE'i riguardi dell'attività normale e patologica. di detti lobi.

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L 'ultimo tema del <Jongresso - concernente l'ipotalamo e la rappresentMione centrale del mtema vegetativo - venne svolto nella seduta antimeridiana del 2 agosto. D ei vari relatori ufficiali, il Prof. Aru:ENS KAPPERS (AmstRrdam) trattò ampiamente lo sviluppo filogenetico dei centri vegetativi ipotalamici nella serie d ei vertebrati. D Prof. HEss (Zurigo) illustrò, mt>djante la proiezione di una. interessantissima pellicola cinematografica, i risultati dei suoi esperimenti di elettro-stimolazione puntiforme del diencefalo sui gatti: esperimenti che dimostrano l'importanza di questa. regione oltrechè agli effetti della. pressione sanguigna, della respirazione, della salivazione, dell'urinazione, ecc., anch e nei riguardi del tono e di altre attività extra-piramidal.i. n Prof. LHERMI'rl'E (Parigi) descrisse le sindromi anatomo-cliniche dell'ipotalamo, ribadendo il suo noto concetto della poRsibilità di distinguere dette sindromi da quelle ipofisarie. Sarebbero diencefalici il diabete insipido, la polidipsia essenziale, la polifagia, la glicosuria, i turbamenti della. funzione ipnica, sessuale, emopoietica, le lipodistrofie, i disturbi d<'lla regolazione termica. e l'epilessia diencefalica. <Jiò non toglie, però, che nella. pa.togenesi di quest-e affezioni non possano int~rvenire anche lesioni ipofisarie, presumibilmente secondarie a quelle ipota.lamiche. D Prof. ADWN (Rochester), infine, espose numerosi risultati terapeutici - in casi di megacolon congenito, di crisi d'ipertensione essenziale, di dismenorrea. dolorosa, ecc. - ottenuti eliminando le influenze centrali del sistema nervoso autonomo mediante l'interru.zione di vie vegetative periferiche. Nelle sedute pomeridiane la rappresentanza ita.liana fece numerose e importanti comunica.zioni che per esigenze di spazio mi limito a riferire


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H 00.:-IORESSO INTERXA.ZlON.U.E DI

~EIJl!,OLOGIA

succintamente chi<>dendo venia di qualche eventuale omissione dovuta al fatto, già ricordato, della impossibilità di seguire tutti gli oratori dato il contemporaneo svolgimento dei lavori in b en sette aule diverse. n Prof. G. AYALA (Siena) illustrò, in b ase ad una cospicua casistica operatoria cd anatomo-clinica personale, la sintomatologia dei tutnori pr&rola.ndici, consi:o;ten t<' in acci.'SSi epilettici, manìfestazioni controla terali di spastici tà, fenomeni cosidetti d 'innervazione tonica, sintomi generali da ipertensione endocranica, ecc. U. DE GIAOOMO (Agrigento) descrisse l'azione delle bulbocapnina. (in contrasto con quella prodotta dall'alcool, dai bromuri, ecc.) sul rallentamento nella velocità delle reazioni psichiche. n Prof. A. DONAGGIO (Modena), riprendendo le sue note ricerche iatopatologiche di oltre un venticinqueruuo addietro, precisò l'm{l-uenza deU'età e della temp&ra.tura sulla rete ne?,rofìbrillare delle cellule nervose dei mammiferi, insistendo sul fatto che la perfrigerazione, sul terreno sperimentale, non è solamente un rivelatore, b ensì anche un localizzatore delle lesioni d el reticolo ueurofibrìllare endocelh.tlare. M. GozZANO (Napoli) descrisse interessanti e sinora ignorate manifestazioni bioelettriche corticali dell'epiles11ia riflessa. prodotta principalmente applicando la stricniua su d ati punti della corteccia; quindi si soffermò sul territorio d 'azione dell'anticonvulsivante luminal che risiederebbe anch'esso - in b ase alle sue originali ricerche - nella corteccia cerebrale. V. LONGO (Catania) riferi i propri studi sull'importanza. della. j1'~

pancrea.tica. nella patogenesi dell'accesao epilettico. n Prof. E. :MEDEA (1\fiL'l.no) illustrò una serie di osservcwioni di tumori imraoranici e di meningiti sierose dal punto di 'Vista dei reperti liquorali e della loro importanza a.i fini dingnostici. D. PisANI (Roma) portò nn riceo contributo a1lo studio clinico dell6 dilferen,ti forme d'epilessia, insistendo particolarmente sul problema etiogenetico e sui risultati delle diverse terapie saggiate in vista, speciallnente, degli stati di male epilettico e delle altre gravi manifestazioni convulsive. Carlo Rrzzo (R oma) d escrisse, nella ca.via e nel coniglio, la distrib~ e la struttura àella sostanza gr-igia perica'Vitaria dei ventricoli laterali recando, cosi, un primo contributo anatomo-istologico in vista di uno studio sistematico - sinora del tutto incompleto e frammentario - delle formazioni grigie vegetative sopradiencefaliche. T. SENISE (Napoli) enunciò l'ipotesi che il cervelletto possiede una fwnzione endoorina, col che le proprietà toniche e steruche cereb ellari troverebbero una spiegazione d'ordine biochimico. Per completare questo sommario r esoconto aggiungerò che la giornata del 31 luglio venne dedicata a. svariate escursioni nei dintorni di Londra, fra le quali ricordo la visita ai famo si ed interessantissimi « Colleges » di O:rlord e di Cambridge. I noltre, durante lo svolgimento del Congresso fP,rono offerti ricevimenti serali da parte del Ministro della Sanità pubblica e delle Società reali di Medicina. e di Ohirurgia di Londra. A sede del III. Congresso internazionale di Neurologia- che si terrà nell'estate del 1939 - è stata prescelta Copenha.gen.


LEZIONI E CONFERENZE

OSPED ALE ?lill"'JTARE DI BOLOGN.-\.

CURA DELLE GRANDI FERITE-FRATTURE D'ARMA DA FUOCO DELLA MANDIBOLA Conferenza tenuta dal Dott. Ceeare CaTioa, Professore di Odontoiatria nella R. Università di Padova - Insegnante rli Chirurgia della Bocca nella Scuola di Odon· toiatria della R. Università di Bologna -Primario della Sezione Chirurgica dell'Istituto Clinico per le Malattie della Bocca in Bolognn - Capitano medico di complemento

(Continuazione).

Alla riduzione (Wlla frattura, sia essa estemp&ranea, sia invece wnta e progressiva, tien dietro la secm~da fase del trattamento ortognatico, quella della fissazione dei frammenti n ella buona posizione ria.cquistata, si1w alla loro comol~ione. Perch~ Za co o t.euzione 11ia effica,ce, la. riduzion e deve es :sere perfetta. E come la rid1t.zi<me deve esseTe completa, così la contenzione a sua volta deve usere praticata << lege artis ,, giacchè è dimostrato che con mezzi inad4tti o insuf/ì,cie1~ti, se è concesso di ootnpensare gli spostamM~ti primi.tivi dei frammenti, non si riesce a correggere gli spostamenti secondari, i quali deter-minatw degli esiti anorm.aU indipendentemente dall'agente 'Vulnerante causak della frattura. La contenzione dei frammenti t1·ova nella mandibola c01~dizioni parti; colarmente favorevoli tutte le volte che esi.stono denti, perchè qztesti costituiscon6 putlti di ancoraggio preziosi per i mezzi immobil·i zzanti, qua.~i fossero appendici ossee atte a fornire una presa diretta sullo scheletro. Inoltre tJella arcata de'tltak superiore si deve vedere una fet·ula nahtrale contro la quale si possono {i8sare i denti inferiori e con questi i fram'rnenti stessi della n~ibola it~ articolazione normale. A loro volta la capsula e i legamenti delle articolazioni temporf>-m,andibolari, a differenza delle articolazioni degli arti, non risentono effetti damwsi da una imrnobilizzaz·ione anche protratta per mesi, consentendo pet· tal maniera di mantenere la mandibola l6gata alla mascella tutto il ten~po che si rende necessario per m~a lnuma consolidazione della fratt·ura. Infine è da te·ner cot~to che i progressi della stomatotecnica lu~;t~no val.~o a costruire disposit•ivi mecaanù;i di contenzione ri-spondenti a tutte le esigenze richieste dai ·vari t-ipi di fratt1~t·a. Ad onta di queste condizioni favorevoli, difficoltà. si prese"tano molteplici e non indifferenti in m{)lti casi, specie quat~do si tratta di immobiliz" zare frammenti edentuli: epperò Mi ogni fratt1tra la co-nten ~ùme met·ita tutta la nostra attenzione, esa.tta valutazion e <lello stato amatomico e precisa comprensione del problema fwnzionale.


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C l"RA DELLE

Gl{A~D1

f'ERl'fE - F HATTI ' RE E CC .

I 111l'zzi t i'C'nici che srn ·ono a rol.imer c i fmmmenti manitiholari scmo A) l!li apparecchi monomandiholnri, intt•rmasc(>llari e craniomandibolari: B) ùz. trazione continua: 0) la ostMsintt· ·i cruenta . .A) Degli appareC'chi monomanJibolari la lega.tlwa dei denti prossimi al focolaio di frattura, la cos·ì detta lt>g<ltura ippocratica., rappresenta ù dispositivo pi·h semplice, ma, se 7>ttò ancor oggi trovare appl·icazione come mez1:0 contentivo immediato e pron 1'sorio, deve invece giudicarsi contl·oindica-to come mez~o definiti co. I ~~fat.ti essa n<m solo ?WII vak in nesstln caso ad assicumre l'immobilità. d{}i framm,enti e come tale non evita deviazùmi primitive e secondarie, 1na toma anche nociva ai de·1lti intorno ai quaU viene stretta. Le fcrnlP SO'nO m ezzi pratici ed efficaci di contenzio1~e. Fi.Jtsate ai denti con legatu-re o m cdiarlte anelli cementati, o a vt•itate, trovano larga applicazione tuUe le volte che P!liste u ,, rm-mero considerevole di de11 ti e quamlo si richieda. notet·ole fo,·za per mantenere ridotti i fra-mmenti. M a,ggùmn e?~te usate sono le doc~e, e più particolarn~ente quelle ài rnetaUo legate o cementate o strette da 'IJ"iti, intere o fen e.~trate. Gli apparecchi m.onomandibolat"i giovano a mar~tenere fissati j-ra di loro i frmnme?~ti della 1nandibola indipendentemente da q1,alunque dispositivo estemo e Ì?idipendetlf.lnnente dalla mascella, e p erciò conse·n tono alla mcvndihola 1~na i m mediata ripresa de lle s·ue funzioni. Gra~ie a.d essi perta·nt.o ~ dato di realizzare p e1· la mm,dibola quel tra.ttamento fttnzio?lale <lhe per gli arti d-à. risultati eli n·ici così. brilla?.ti. Simili apparecchi sono altresi i ·m.mo molesti per i fratf?J,I'ati e i piìt facili a c.ostruirsi e ad applicarsi. Soltanto harmo mla limitazione r~el loro impiego, in quanto che richiedono la presenza di denti, n·u merosi e solidi. Perciò, se trova-oo utile indicazione nelle frattu1·e semplici e a grcvnài frammenti del corpo, no-n la trovano invece nelle estese fratt?tre commimt.tive e nelle fratture oon perdita di sostanza, nelle quali molti denti possono esse-re andati perduti o compt·omessi dal trauma, e, come si. comprrmde da a~, nelle fratture dei ra.nti e nelle fratture degli edeutuli. Fra gli apparecchi intermascellari la legatura. interdentale di Angle rappresenta la forma più semplice, ma. per le alterazioni oke provoca negli orga?li d-entali è da prol!criversi. La doppia. doccia o doccia i~1terdemale ?lella. forma originale del GUNNLNG1 o nelle 1:a1·ie modificazioni d·i SANDS1 BEAN, SUERSEN, POB.T, ee<:., ~ in isca~ sa misura i-m piegata, perchè ·male tollerata dal ferito e llerohè, apportando 1m considerevole (( ùmalzamento della masticazione ~, ?Wn sen~>­ p·re ~ in grad.o di evitare difetti d·i articolacZiorle. La principale i'lklicazim~e rimane ancor oggi la co?-.ttmrionil deUe fratture degli scùmtati; e piìt parlicolarm{:nte nei casi in cui le doppie d-Occe tipo GUNNING 11iatno in grado dì ristabilire con sicm·ezza i rapporti fra -mandibola e mascella e t~ei .:asi CUi la parte al1:eola1·e della ma.ndibola sia abbasta1~::a alta da entrare 1Ulla doccia mferim·e. mezzo più t•a.l ido di contetlZume intennascellare è t•appresentato senza d1tbbio dalla legatum dell'arcata dentale infel'iore. OO/lt-ro la supet-io-re,

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OU'IU. DELLE GRANDI YER!Tl!!-'FRA'ITL"BE E OO .

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i den-ti delle quali sono solidamente fi-8sati da fe·rule. o d.occe. Oon tal~ m ezzo, elle rappresenta la forma perfetta del così detto " blocoo delle mascelte .. , si realizza la occlmione forzata e permamente delle ma.scelle con co·mbaciam~nto esatto dei d-enti antagonisti per t'ldto il tempo necessario alla fm·mazione e alla consolidazione d~l callo osseo. Questo metodo di contenzione delle fratture della -mandibola deve essere comiderato l'id.eale, perchè immobilizza quest'osso in modo perfetto contro l'arcata dentale s~'perWre con la garanzia certa di 7>edere ripristinato lo stato anatomico primitivo nella maniera pi·ù esatta, perohè ciò è ottenuto sulla guida dell'ingranaggio àei denti. Infatti, come meglin si potrebbe assicurare la ritenzione dei singoli frammenti mandibolari, che facen.do oombaciare i denti ad essi apparlenenti con i loro antagonisti superWrif La immobilizzazione cosi realizzata favarisce la evoluzione normale della frattura, sopprime il dolore, affretta la ripara.zi<me delle eventuali concomitanti lesioni delle parti molli, è la migliore 7Frevenzione degli esiti abnormi e della ripresa funzi<male rapida delle mascelle dopo la can~olidazione. Il « blocco » infiMe permette una facile sorveglianza e la facile medicazione dei focolai di frattura e ~ c1msente il controllo radiografico ad ogni 1110mento. Le opposizioni 'mosse a q1wsto metodo di cura cad<Y1~0 dopo la esperie·nza vastissima e ormai datante d.a l1,ngh.i anni, giacchè è provato che al « blocco ~ il ferito si adatta senza grave sacrificio sin d.all'inizio (si badi che in moltissimi casi la chi~ura delle mascelle si effettua già all'atto della riduzione mediat~te trazione intermascellare) e senza molestia in segu.ito, anche se per nu:si; che il « blocco" non impedisce una buona alimenta.<:io11e del traum.atizzato e non ~ cama di rigidità arlicolare, nè di anchilosi, n~ di retrazioni muscolari, fiè d·i atrofie. Mentre i diapositi·vi precedenti ottengono la contenzione dei t1·anunenti della mandibola, fi~sando la mandibola stessa alla masce~la, i piani inclinati raggiungono lo stesso scopo, pur lasciando alla mandibola una suflicietlte mobilità. Semplici o scorrevoli entro una guida che regola la direzione e la estensione del mO'Vi1nento, unilaterali o bilaterali, essi sono mezzi atti a impedire che i frammenti si scompongano lateralmente, medialmente, ant.eriormente e posteriormente. Ma se questi> avviene t~elle fratture semplici, a grandi frammenti e CO'mminutive che it~teressino le parti laterali dPJ corpo e i rami, non altrettanto è per le fratture con molteplici fra.mmenti della porzione mentale, tfelle quali non può essere a11mullata l'azione dei mmcoli a.bbassa.tori della mandibola. Se si tien conto poi che l'azione di questi piani inclinati non è mai tanto efficace da impedire spostatnenti dei frammenti, i quali si manifestano con difetti dell'asserianlen.to dei denti, e che essa è legata alla prestmza di denti nella mascella, si comprende come il loro uso sia assai ri®tto. Essi sono invece ottimo sussidio delle fer1,le e delle docce mono-mandi•olari sopra accennate. Gli apparecchi cranio-mandibolari rapp1·esentati dalle fasciature oompressive, d.al capestro semplice e ®ppio, dalle fascie t>lastiche, dalle fionde e dalle mentoniere sostenute da caschi e calotte craniche, le quali tutte 'Valgono a fissare la mandibola oontro la fl~cella, pe1· quanto siano di facile e rapida awlicaziatle, in generale non solo hanno .9carsa 6fficacia,


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Ct" RA DET,LE GRA:-;Dl l'ERU'E-FRATTURE ECC.

perchi: ben d·i fficilmevte riescono a contenere i jram•tn&nt:i i1~ modo perfetto, ma possow, anche e:ssn·e nocivi, in quanto che, provocamdo 1ma compressione, 1mo .<:chiacciamento sulle parti laterali del corpo della mandibola, ne alterano la forma.. (iuindi il loro itnpiego, più che come mez::::o definitivo di contetl::ùme. ha il ca.rattere di provrisor·ietà. La -vct·a in<7icazion-e loro è offe?'ta dalle fmtt u re degli sde-ntati, per le quali ogni altro me~~o contenlivo sia ina.datto o non venga sopportato dall'i?~fm'tunato .

8 ono pure i m p irgati co n 1lfil i.là co m e 81t8S idio agli apparecchi moMmamlibolari e interma$cellari, allorquando le docce e le feMtle rnm trovano nei pochi denti presenti anco·ragg-io abbastanza solido 6 più particolarmentB quando si sono applicate delle docce tipo Gunning. B) La tra.zione continua ·~:iene applica.t a alla mandibola i n d'IU maniere p1·incipali: i1~ maniera incruenta e Ì'll maniera Cffi-enta. Essa ka per iscopo di ntantenere in gimta posizio?ie i frammenti, equili-brando la azione nwscolare che prm:oca il loro spostmncnto. La trazio?le permmient6 può attaccars·i ai denti o direttame1~te all'osso, per ·mezzo di diapositi'Vi c'M sono gli stessi clescritti per la ·r iduzione. Se, come si suol fare per gli arti, la estensione viene praticata su framm.e nti già ricomposti, essa ha da prO'Vvedere soltanto ad opporsi alle forze mttscolari che producono le dislocazioni sec&ndarie, calcolando la gitt$ta for::a di tradone o il carico necessario, e controllando d?tra.nte la formazione del callo la btwna posizio1le dei framment·i stP..<t.~i. L'estensione non immobilizza in mod.o assoltLto la trumdibola, ma i piccoli movimenti che le sono conservati sono vantaggiosi, perchè da UM parte impediscono l'atrofia da inattività. e dall'a.ltra favoriscono la circolazùme sa.ngttign,a. Se questo vale per le fratt?tre recenti, non altrettanto può dirsi per le fratture im:eterate, ·nelle qttali il me.todo deUa estensio?le permanente, e più particolarmente quella esercitata direttmnent.e sullo scheletro, ?Wn può essere utilme·nte applicato che dopo aver consegu.it.o una b1wna riduzione mediante mezzi incruenti o mediante un atto operativo. La trazione ela;;tira intermas<:éllare esert'itata da elastici, ancorati su jer1ùe, anelli e docce e tesi tra la ?na?~clibola e la. n~ascella, è quella c'M meglio rispon(le 11.ella pratica. .A see<nula della forza degli elastici, si può determinare una semi -immobili:zazione o 1ma q·u.asi completa immobi-lizzazione dei fm•mmenti. È indicato poi di diminui1'e la forza degli stessi elastici man mano c'M il callo si fa solido, uz modo c'M, ampliandosi progressivamente l'apertttra della boaca, a cm~solida.zione am•enuta, la funzio-ne d.ella. 1nandibola è 1Jarimenti ristabilita. n metodo della estensione coi pesi è da ttdti abbandonato, sia perchè incapace di cot•tene?·e in sede esatta i fm·m nte·nti, sia perehè colpe·vole di pro<l1frre una devia=i.one in alto e i-11 avanti del jramme?~to ante1'iore; senza contare poi che i denti sofirono pe·r lo sforzo compi11to e gli itifermi •male sopporta1'o questo di.ypositivo che li obbliga al letto. Per le stesse tagioni altrettanto poco favore?:olmentc d.cbbmw essere gi1tdica.ti i metodi di est<'nsione di WIETil\G e di STENZEL, nei quali la forza traente p-remle p·1mto fisso da un lato sui d.enti a mezzo di legature, 'tnelli, ferule o docce e dall'aUro s11l cranio mediante calotte e caschi.


• ClmA DELLE ORANDI FElUTE- FRATTUJIE ECC.'

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Resta/no invece oggi i1l valOt·c come ·risponde·nti alle esigenze rich'ieste dispositivi mediante i quali la. trazione viene applicata direttamet~te allo scheletro secoml{) il concetto di Comvn.LA. I metodi di estensione cruenta di BRUHN-LINDEMA~N, ScmwEDER, ROEMER· LICKTEIG, WASSMUND, ecc. sono indicati pr-incipalmente neUe. fratture dei rami e neUe fratture con frammtenti eàentuli, nelle q1wli sia impossibile mette1'e in vakwe aJ-tri ntezzi di CO?Jtenzione. Essi si trad1tcono in pratica CO?l le norme di tee11ica più sopra ricordate. V a pure wnnove-ra.to fra questi il metodo delle anse metalliche tranaossee proposto da LENO&MANT e DAR1.'ISSAC - ma non applicato da aJ-tri - pe-r la contenzione dei rami fratturati. 0) La osteosintesi cruenta è stata in altri tempi ed è ancor oggi da taluni .Autori- pochi pe-r ve-ro - giudicata il m etodo curat·ivo di elezione iùll6 fratture iùlla ma?tdibola. Se così fosse, lùnrrebbesi anzitutto dimostrmre che i ntetodi conserva· tori danno risultati infe-riori, che dopo un intervetlto operatorio il ripristino deUa funzimte è più rapido e infine che i pericoli cui esp011e il metodo chirurg·ico sono minori. . Ora l'espe-rienza clinica comprova che è precisamente il contrario. Ed invero q1tal1t.nque sia il mezzo di sù~tesi impiegato - in getW!re per la tnandibola si tratta della sutura metallica. praticata pct· via boccale o daU'estet·1w, unica o doppia, raramente lli alt1·i tnetocli: a·v vitamento, inchiodame·" to, agraffaggio, cerchiaggio, fì~sa.ziot~e 81t placche, protesi inteme tempCJranee o definitive, incavigli amento - i successi sono la eccezim~e, gli. insuccessi la regola. Se si pe;nsa che fattore fondamentale pl}r la osteosintesi è la a-ssoluta asepsi del focolai{) di frattura , si comprer~de s1tbito che questa è possibile nelle sole fratture chiuse del ramo, manca i?,vece in tutte le fratture del corpo, le quali, se anche non sono aperte all'esterno, so1w sempre esposte in bocca. Epperò la osteite intet"fra,m tnontaria co1~ '/~erosi pV!ì o meno estesa dell'osso e successiva fornwzim~e (li sequestri è la conseguenza qua-si fatale di ogni sintesi nel corpo della mandibola. N è va dimenticato qui che, allorq1~ando i mezzi sintetici sono fWJsati a fram:me·l~ti fomi,ti di denti, la lesione di una o più radici deve esse,r tem4.ta presente como causa di infezione che, orig·inata.si dalla polpa necrosata, si diff011de B?tccossiva·m ente al paraiùnzio apicale e aU'osso. Un altro elemento di infe-riorità a cat·ico dolla osteosi·ntesi è oostit1tito dal ritardo di consolidazione che non di rado si ve-rifica per le jra.tt1tre così trattate. Qualunque sia l.a patogene8i di tale fenome1w, è indubitato che p1tò 6ssere a 'Volte arrestato dalla tempestiva rimozione clel corpo estraneo. Così p1tro va qui acce·nnato a due gravi esiti cui l' osteosintl'si metallica può portat·e per oflotto della infezioM: aUa pso1tdoartrosi e alla. perdita di sostanza, quost'uUima in CO?l8eguenza della necrosi di est6si segmenti ossei a.bbracciati dai fili metallici adoperati pet la S1t.tura doi fmmnumti. M a an.che sotto il p1mto di vista ju1~zionale devo ess&r criticata la ostoosintesi matndibolaro. A mmo8so che con questa .<Ji raggiunga la consolidazi<nw dei frammenti, è pet·aUro co11Stataz·ione pressochè costante che la 1"eit~­ tegrazione mor,fologica - e pfl1' Bssa il 1·istab·ilintento d-6lla funzi0118 ohe è deri·vazione diretta della precede1~f~ - solo ecceziona,lmente raggiunge l'opti1WL4-m. Infatti se ffi consùl~a che lo sforzo dislocfl.nto cui sono sottoposti


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CUBA DELLE GRANDI FBBlTE-FRA'.rTURE E OC.

i framnumti ossei t.e·n·uti u"iti dai vari mezd d·i osteoaintesi sotto l' azio~ dei 'muscoli che 1:i si inseriaco1w è molto intenso, per cui qu.eUi fot•i8co11o per ·muoversi e ~postarsi, elle inoltre sotto tale ca1'ir,o molte t,'olte i mezzi stessi

si rall61~tano e s·i spe:::zatno e che infi.n e, pur rimanet~d.o integri, in seguiro . alla tlecrosi che àeterminmw .~ulle sup~rfici di contatto con l'osso percùmo progreasivamm~te p·resa., si capisce agevolmente cM con tale metodo la ricostruziot•e della tna1~dibola sarà il pii~ delle volte solta?.to approssimativa Ora quoxto •n orl è co1o.~entito oggi che si pretende 001~ la consolidazione anche il. piellO riprilitùto del contatto gengivo-alt·eolo-detltale, es-ito questo i l più com uno di Wl tratf.ame1~tn ortognatico it~cruento ben co·ndotto. Non è da di meni i ca re inoltre eh o la osteosintesi cruenta, se è prati· cata pe-r via perm~tanea, com'è di t·egola, cagitma 1ma cicatrice, che 11otto il punto di vista estetico è m' altro ele·me·nto di inferiorità di frot~~ ai melodi comervatori che non tle lascia?w al,(Yitna. Da ultimo vanno messi sulla bilancia i rì,schi cui viene 88posto il fratturato con l'atto optwati:vo, ritchi che debb01w 88ser ten1di sempr8 pru6fati, potendo alle volte raggiung~re un grado di estrtJma gravità. È l'infezione principalmente che a.cq?tisl.a la massima importa11.za qua»do colpisce individui debilitati e i1,divid1ti di età avanzata. Per tutte queste ragioni non è chi twn veda come a.l la contenzione cru<>nta. sia da anteporsi la contenzione con metodi eonservatori p81' la tn.aggior sic1trezza di bu.oni risultati, pfW la più rapida consolidazione della frattura 8 pe-r l'assenza. di rischi. L'osteosintesi è destwwta adunqUtJ ad ave·re sca,·sissime applicazioni. Essa può trovare indicazi one soltanto Mlle frath~re incontenibili o mal contenibili coi com1mi dispositi·vi meccanici: e so1w q1teste pr8ciscwwmu· le frattu·re con franttnenti edentu-li o forniti di denti Ì'WUtilizzabili cmM ancoraggio per apparecch-i contMtivi. Secondo talUtli AA. me-riterebbero uguale trattamtJnto certe fratture de-i ba'm bini, nelle q1mli i d.tJnti d~cidui presmti, cariati o molto vacillanti per avanzato riassorbimento d.tJlle radici, non sono atti a fornire validQ attacco ai co-mUtli mezzi conttJntivi. Ma pare a noi ch.6 l'i1~icazione ad intervenire operativamtJn.te ~bba farsi dipendere caso per caso dalla va.Zutazione del mchio operatorio in confr~ con i da?mi che d~rivtJrebbero al fratturato qualora foss8 traUaro con altri 'IMZZÌ o quand'anche fo sse a.bba1!donato alla guarigiom spontaMa. QUtJsta osservazione vale soprattutto per le fratture dei vecchi, ntJi quali il più delle volte per contO'nerle è nttJglio avcot~tentarsi di una b1w1~a fasciatura - espressione qu.esta la pUt semplice e primitiva di dispositivo crcmiomandibolare - piuttosto cM ?'Ìeorrttre ad apparecchi ingegnosi e complicati, i q·uali, p8r 68sere m.al tollerati e pe-r twn rispond.tJr6 aUo scopo desiderato, finiscO?W non di rado per divenire piit d.annosi c1UJ utili, e tant.o fMM alle osteosintesi p81' tutti i pericoli propri della t.ard.a età.. Per fare Utl paragone è lecito dir6 che c:i troviamo in tali casi nelle stesse cot~izioni del chirurgo degli orgtmi di movimento, il qttale, di fronte a una frattura d8l coll.o del femore di U?l vecch-io 8i occupa. e si preoccupa piit delle condizi<mi gtJnerali di salu.te che ?Wn d6lle cond·izioni locali, e 1>erò trala,scia sovmte ogni t6rapia att-iva.


OUBA DELLE GRANDI FERITK-YRATTURE E CC .

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3. - L '<mtico trattamet~to d8U6 fratture della mandibol4 si chi?uleva con la cotJ~ d8i framment-i. Di fronte ad una p<>rdita di sostanza unico ri~àw twa l'applicaziot~ di ut~a prot.ewi. ma:.cillo-dtmtale, ch.e ~~r­ 'Visa~ a colmare il difetto osseo o C011twr~ue costituisse un legame interfrMn· mentario artificiale e sostituisse i denti perduti . n moderno trattamento imJ6C8 n8i casi di frattura con perdita di sostanza alla CO'Iltenzione fa segttirB, tutt8 le volte CM è possibilt-, una riparazione chirurgica del difetto scheletrico e limita alla protesi le tnutilazioni alt1·imenti ù-re7Jarabili. La sostituzione m·ganica nat·urale della lacuna ossea è da preferirai -in ogni caso alla artificiale, a·nche là iùn;e la protesi parrebbe d.are risultati soddisfacenti, perchè tanto nei 1·iguarài della forma , quanto della solidità e della funzione sono sempre inferio·ri , sen::a contare che, U1la volta perduti i d8nti, ~ men~ qualsiasi possibilità di a~~cm·a.gg·io all'apparecchio meccanico. Tuttavia non bisogna togliere ogni valore alla protesi, giacchè vi sono dei casi in cui l'impossibilità di dar vita ad un trapwnto osseo p8T il cattivo stato eùJlle parti molli destinate ad ospitarlo e m ttrirlo o il mancato att8cchin~e·nto del trapianto stestso per alt·re ca1tse costringono all'applicazim•o di una protesi, la quale peralt·ro - sopra.tt1ttto ~e si tratta di vaste distruzioni d6Ua ma.ndi bola, come app1mto è il caso frequente negli i·llS1iCC6BSi dei trapia?ltamenti - ha soltanto 1t·n valore ost.etico. La restituzione d8lla continuità della 1nandibola è opera d8i trapiaut a.menti ossei, i quali hanno assunto negli 1tlti·m i anni COS'i larga applicaziom e hanno fornito cosi bUO?lÌ risultati, cho bisogna q1ti affe-rmare che nossun chirurgo i l quale curi una fratt1t.ra della mandibola con perdita di sostanza, piccola o gratlCÙJ che sia, d8ve omettore quest.a oporaz-ione prima. di dichiarare il difetto anatomico esito d8finitivo irrl'parab-ilo. Se attraverso la storia modornissima delle tra.7)Ìatntazioni ossoe 118lla mandibola - chè essa si i1Jizia col Bardenheuer nel 1891 - si volesse giwngtwo a dille conclusioni terapeutwlw p-raticlui g1moral·i~ il eom1Jito n01b sarebbo diffic!,le. Ed invero, esclliSi gli impiant.i alloplastici di oro. arg61bto, cell1tloide, CQNW o avorio per i cattivi risultati cM hanno dato, ed abb(llt~d~ato del pari le trapia.ntazioni cartilaginee, ossendo gli i1mosti d.i cat·tilagine in gra.cw di ristabilire la continuità, ma non la solidità deU'osso, sono lo trnpiantazioni ossee che trovano la pi?ì precisa indica$ione nella riparaziOtUJ delle di8contmuità post-traumati-eM della mandibola. Alla st68sa gu-isa che negli altri se{/fM'nti d8llo schel6tro, queste ultime sono state praticate tt.elle varie form6 di trapiantazioni eterogenee, omogenee ed a.utogene, ma. nOtl 1le1la st~ssa misura e ta»to me-no con gli stessi t·isltltati, per g1iÌSa che oggi la clinica e l 'espe~Jto Ì1ldicano come ·metod~ di .~celta le trapiantazim~i anfoplastiche. Infatti le t rapiantazioni eterogene<>, con osso cioè tolto da animali. aow eccezionalmente sono stato eseguite nella ma·ndibola. l 1Jochi ca!ti ·r iferiti dall'IVY, da ROMER e LIC'KTEIG CO<» osso di bue e di maiale no~• , 01lQ probati'!Ji, pBrohè hanno po1tato solo raramo·1~te alla loro consnlidazirme, ma presto o tardi all'incapsula~-nto o al riassorbimento. Le trapiantazioni omogenee pttre hanmo qvuto sra1·srt applica::im~e nella mandibola. E sse sono state tutte di materiale tratto da cad(f.V61'Ì fre· sohi, da arti di (tmputaU e da. ossa di ·n ati znt)rti: ·mm sono regi11tmti ·11ella


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Ct~A

l~ttomt.ura. omo--int~osti

DELLE GR.Al-'DI FERITE-FRA'l"''URE ECC.

di o.ç.~o mna1w sterili.::zat{) decalcific-ato e no-n decalc-ificato. l pochi Clf...qi opet·ati dal LEXE&, dal LINDEMAN!\ 8 da lM:BEB.T e RK<\L non sono stati sempre coronati da successo, essM)(Ù)si wvu.to in talu.ni incapsulamento, in altri eliminazione e in altri mobilità estrema dell'ima6sto. Sono pertant{) le trnviantazioni autogent- nelle d1UJ forme di trapian-ta.:ioni lWdnnrolatE> e di t'ì·apùtntazioni libere q1telle iiestinat6 a costit1tire il me.::::o più sicuro di ripm·azi<»WJ delle pe-rdite di sost(J;nza della mandibola. .E'1~tt·atnbiJ si infonnaM strettamente ai principii fonda1IUJ'II.tali che governano la biologia di tutti gli innesti 11'Ì'V6nti: principii i quali nei riguardi r1ell'a1Jpli.ca.ziono pratica si possOM riassumere nell6 segue-nti proposizioni: nssenza di inf<'zione n<'l letto nel quale es~i vengono trasportati, ricca e rapida nutrizionr , nessun distmbo meccanico nelle prime fasi della loro rvolnzionc>. Da questi pt·i1~C'ipi.i si possono deri:t,a.t·e le reyol6 f<mdarnBntali CM dolfl,inatlo l'oste.oplastica nella mandibola. E precisamente, accettwndo come condizione as.c;oluta - alm.e11o0 per i tmpirmti liberi, chè per i trapiar•ti pedu.ncolati u·na loggiera injezionB dolla ferita opBratoria non sempre pregiuclica l'esito d{)l trapiantamento - la perfetta stetilità d~l terreM, -~e ne deduce tm~t1lllo che le trapianta.::ioni dovmw essBre eseguite a lunga dista-nza dalfa. cicatri::za.;;ione apparentemente perfetta tlella ferita, massime se si tmtta cli fttl·ite esposte e che abbia·lw per l·u ngo tem.po suppurato, in seconilo l11.ogo che ùt corri.çponiien;;a e Ìll vicittan~a del fttturo letto CM osp-itenì il tTapiat~to non dcbbo·no esistere denti CO'I~ polpa infetta. o CO'IJ fatti di pamii.entite api.cale o ma1·ginale ù~ att,o~ 6 infine che la teonica ope-ratoria de1·6 essere d~lle pi·i l scrupolose e a-<'-compag·nata dall'asepsi pUt rigorosa. La ricca. vascolarizzazione nel letto del trapianto è la più favorevole co-ndizione per il suo attecchimento, perchè tanti tessuti privi o poveri di vasi impediscono lo stabilirsi di quei rapidi scambi nutritizi con l'innesto, eh• sOM i1ldi8pensabili a.ffinchè le cellule del periostio non muoiano, e si oppongotw alla fu siol•e della. stecca ossea tmpia·ntat.a con i frmnmenti m.at•diboZari. Per soddisfa.re a tale esige·n za è p1·imo pt·incipio che sia eliminato fin dove è J)Ossibile d,((Ua selle del trapianto il tess1tto di cicatrice con operazio1)i preventive di a11topla.stica cmta1~ea e m u.ccosa, che la ci.catrice operatoria M?l venga a cadere p1·oprio sul impianto, che i fratmnenti 7n(J;nllibolari ai quali va congi1mto il tmpia·nto siano ben mvtit ati, che la tem•ica chir'wrgica sia improtltata alla ma,~sima. d.clicatezza. per non offendere il pote·re osteogenetico dei tessuti ai qua.l·i ·va 7t.n ito ·il trlJ-pianto e che da ultimo l'emostasi operatoria sia perfetta, per impedire che eventuali ematomi si infettino ovvero conlp·rO?nettaM la md1'izione llel trapia1~to osta.colmKlogli l'ttpporto di nutrimento da parte dci tess·uti ci1·costctnti. · L 'assoluta immobilità del tmpiM~to e la nuli»ClL'II.~a di tra1uni e di disturbi meccanic·i. nella. s1w sede n elle p1·ime fitS ·i della su.a evolttzio?WJ SQn{) t·onclizioni che 1'a1mo rispettate al ma.Ysilno grado, prrchè solo così si evitatlO le C0?1.tu.~ioni dei tcsMlti e, con le laceraziotli delle prime connessioni vasco• lari tra innesto e frlwtmenli delllL mMldibola e part.i molli circostanti, l6 piocole emM·ra.gie t(mto d.a.m~o.se ngli scMil bi ?w.triti~i dal letto del t·rapi0111to a.Z trapianto stesso. Le tra.piantazioni OIJsee sono oggidi esatta.mente defimite 'l~i rigua.1·cli delle indica.~ioni e dl·lla tecllirtt·


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CURA DELLE GRA.!<Dl l"ERITE - l'RAT'TCillE E CC.

In linea generale 8i 71uò aff&rmare che, 1nentre le tra.pi,amta.zioni lib~Jre. tl<n! hamw limiti Mlle loro aJJplicazi<»li, conve?letldosi a tzttt6 le p&rdite di sostanza, qualunque sia la lo-ro sede e la loro estensione, le trapiantazio·n i pedunoolate invece sono indicate soltanto p&r le pkcole perdite di sostanza laterali, e pitì particolarm etlte del corpo, eccezionalmente per vasti difett·i ossei int&ressanti anche il ramo. Delle trapianta,zioni ossee peduncolate SO IlO da preferir.9i q?Mlle co stecche pt·ele'Vate d.alla atessa tnandibola e trasportate sul difetto da riparare insieme con un ped14.noolo muscolare riccamente va,scolariz::ato (trapianti o lembi muacolo-perioatei-oasei). S<nlO invece da acartarsi i trapiant.a?nenti di stecche impr~tate ad altri otsi (clavicola, coste, osso fmr•tale) , alla atessa guisa. chfl S<»W da rigettarsi le tra.piantaz~i con solo ped1mcol.o periosteo o ~ peduncolo cutaneo-muacolo-periosteo-oaaeo: i primi percM menn adatti, pi1'l- difficili ad eseguirai e più d~turpanti, le seCOtlde perchè di dis011hbile realìzzazio'M - i trapianti ~ peduncolo perioateo - o perchè graveme~•te deformanti la faccia - gli altri. , Q'!Umto alle trapianta:ùmi libere, .90?lO oggidl r·ittmule piì1. adatte alla riparaz~e delle perdite di sostanza della mandibola quelle eli stecche osser integrali, composte cioè di tutti gli eleme1~ti costitutivi dell'Mso, P"~" la grande parte dai più ri«mosci·u ta al periostio e per la partel'ipa::imH~ q1taai univer·· ·salmente accettata del midollo alla ricostruz~e ossea. I il.ati biologici conai· gliano inoltre che l'elemento osseo che ai trapianta, compatibilmente c<n~ le esigenze meccaniche aia di os8o poco compatt.o, perchè llia più permeabile ai vasi che germogliM~o e pi1'1> idoneo alla conaeg1tente riabitazione. La cresta iliaca, che più di ogni altro segmento osseo risponde a questo requisito, gode pertanto la prefm·enza della gra.nde 1naggiora·nza degli A.A. conle materiale di innesto. Ad esso aggiungasi la O?trvatura nahl-rale che la rendollO in modo particolare indicata per la ricostruzi<»le dell'angolo, del mento e di una emimandibola, e si troverà giustificato il 8~W impiego nella più alta percentuale dei trapiantamenti eseguiti nella ?nandibola. Oltre alla cresta dell'ileo fornisCOtw ottùno materiale d'imtesto le coste e la tibia, capaci di dare stecche bastevoli per qualtmq1M perdua di sosta?l.za. I metatarsi e i meta.carpi poss<»W trovare utile impiego per il rifaoùneltlo del ramo, giacchè con la loro testa valgono a sostituire in matliera perfetta il condilo della mandibola. La mandibola e la scapola s<»W pure i'1l grado di dare stecche ossee da trapiantare, ma Za loro 1ttili :::~azim~e a qu.esto scopo de ve c~sid~arai eccezionale. La te®ica delle trapiantaz~i ossee peduncolate e l·ibere è oggidi bMe disciplinata e può dirai 1ttliforme p&r tutti i gli AA. P1tò essa variare in certi dettagli particolMmente inerenti al modo di congi·ungere il flrapianto a.i frammenti della •mandibola, prefere·n dosi da tal1mi la sua introdw:ione sottQ tasche perioatali prepararate negli esf:remi dei frammenti, da altri invece l'inca'Vigliatnento o l'intarsio o l'incastro o l'incwneamento o la semplice apposizione o il c&rchiaggio; come pure mria il materiale impiegato per la sua fi,8sazione, impiegandosi cla tal·uni il catg1tt, da altri i1•vece il ten· di'M di canguro e da altri il filo metallico; e varia. infine lo strwnento, usando alC'uni semplici scalpelli e semplici pin:::e ossivoTe, adoperando i n vece altri Btrumenti azionati dalla et~ergia, elettrica. Ma sta di fatto che, ad <nlta di q·z~este piccole differenze nella scelta dei 111e.:zi da m ettere in valore per 7Jraticare 11m

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C IJlU. DELLE GRANDI n&ITE- F.RA'l"l'UBB JI:CO.

trapi<ultamento nella mandibola, in mano di chirurghi provetti l'attecchimento del trapianto è la regola, l'insuccesso la eccezione. Volend~ arrestarci 1m mom-ento suUa tecnica, (l) dirò che, tanto per le trapiantazioni peduncolate quanto per la trapiantazioni libere a-utopZastkhe, l'operazione - che io eseguisco sern1n-e in anestesia locale - risulta di tre tempi principali: l 0 aperl11m, d~:l focol~io trau·matico e preparazione degli estremi libe·r i dei frammenti mandibolari in maniera t<ùc da accogliere il trapia;nto; 2° prclevamcnto del trapianto; 3° fìssaziotle del trapianto e riparazione delle ferite chirurgiche. l l primo e l'1tltimo tempo sono comuni ai due tipi di trapianto, if secondo intece è sostanzialmente diverso. Un'ampia incisione arcuata al di sotto llel margine inferiore della mandibola int-eressante gli strati molli vale a mettere allo scoperto il fooolaio traumatico, di cui occorre (Uisare bene i limiti. Con aoo1trata di8sezione si asporta il tessuto cicatriziale interposto tra gli estremi liberi dei frammenti, e si r<WVivano i capi ossei coi quali verrà a contatto il trapianto. Assicurata l'emostasi perfetta con qualche allacciatttra di vasi con oatguC sottile, si passa al secondo tempo. N elle trapiantazioni peduncolate è il margine inferiorr rlello stesso corpo d-ella m.andibola che fornuce la stece4 ossea. Questa viene distaccata con una piccola sega circolare o con lo scalpello àal margi?Je ·inferiore di uno d-ei frammenti di mandibola prossimi alla perdita di sost.anza da colmare - il piit l1mgo - e fatto scivolare insieme ool fascio m1tacolare che su di esso si inserisce sulla stcssa perdita di sostanza. N ell.e trapia?ltazioni libere im:ece, si tratta di riparare la lacuna mandibolare con 1Lna stecca di osso prelevata da 1m segm-ento qualsiwglia dello scheletro, ma più particolarme?lte d.all'ileo, dalla tibia e dalle coste. Io mi sm-vo qulMi sempre della errata iliaca, che costit1tisee un ottimo materiale di trapia-nto pm· la sua costit1tziotle spugnosa e per la sua forma arcuata. Per la, preparazione del t·rapia;nto mi valgo di mezzi semplicissimi. Io lo distacco con lo scalpello e lo modello con una pinza ossivora comune. Se i monconi man<libolari hanno capi terminali larghi in guisa da permettere un itmesto ad i~tMsio, tlò alle due estremità della stecca forma tale da essere introdotte i n due nicchie precedentemente scavate nei fram.m enti ma.Mibolari; se essi invece sono irregolari e sottili - il che è più frequente - mi limito a cmentare per esteso tratto i margini inferiori dei fra·mmenti m.andibolari, così che essi possano venire a'mpiamente a contatto con il trapianto. P er la fissazione dell'ele•mento di trapianto io mi giovo della sutura con catgut, facendo il maggiore affidamento sttZla Cotltenzione dei framn~enti della mandibola Cotl apparecchi ortognatici, giudicando questa fattore di prel"ipua impcn-tanza per la rapida unione del trapianto. La sutura a st·rati delle parti molli nella sede del trapianto pe·r i trapiantamenti ped1tncolati e nella sede del trapianto e in quella ài prele1Jamento della stecca ossea per gli innesti liberi chiude la operazione. La eotltenzi<me dci frammenti deUa mandibola con apparecchi ortog?latici è el.emento del masai1no valme per la rapida unione del trapianto. (l) Per maggiori dottaa"ll

r imando l lettori alla mia rooente pubbliculone: Imp(mt~C •

trapiantazùm( nella m~ndibola e ntlla ma«dla. •Arc hlvum CbtrurgiM Orls•. Vol. II. J'uo. II. 1883.


CURA DELLE GRANDI FERITE-FlVtTTL'RE ECC,

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Noi possiamo dire che, grazie a-d t'.~.<ut, la fi,<tsa.zi<me della stec.ca di trame::::i molto e·nergioi, q1tali la sutura metallica, l'applicazio-ne di chiodi o eli viti, il cerchiaggio, ecc. Basta 1ma sutura con catg1tt - il materiale ·meglio tollerato e pih rapidamente Na88orbito - per a88ÌC'U l"a?'e -il CO'>~tatto del tmpia?}tO alla 1nandibola, tanto quanto ba.sta perchè si saldi e si comolidi. Senza, e?drat'e ?}ella disa:mi·na clei dis7Josilir·i meccanici eli contenzùme, l.a quale 1'Ì1Utoirebbe troppo lunga, dirò solo che, Ullijorrnanllooi a quei prìncipt, i quali tenà~·no a rispar·m iare a.l tmpianto qMlsia.si ea1t8a che possa influire dannoscwumte sttlla sua mttrizione, io <lò la p·referen::a a.gli apparecchi che trovano ancoraggio endoorale ed ·uso gli a.ppc,recch.i pi.ù se m più.:i, ?neno molesti per l'infortunato e mformati Strettan~ente a·i criteri jO?Hhunentali della otiogmuia e della ortod01~zia. Tali appa1·ecchi vanno allestiti con la più scrupolosa ace1t'I'Cttezza per q1ul che riguarda gli a.ncoraggi, al fine eli e-vitare infiammazioni del pamdenzio marginale, e più che tutto di tramnatizzm·e eccess-iva me·n te i denti, onde prcveni·re i?lfimmnazioni periapicali. Basandomi st.t. q1teste sane nonne, io t·ico1'/'o al co.~i detto " blocco )) delle ·nUISeelle tutte le volte che la presenza di denti permette l'applicazione di fenl-le o di d.ocee cementate, a4 appa?'ecch.i it~terma,scellari in-vece tipo Gun.nit~g quando siano spt·omtiste di denti la mMcella o la 'llta'lidibola ovvero l'tma e l'altra. Che di·re ora dei risultati delle trapùvMazioni ossee neUa mandibolaf Io non esito ad affermare qtl-i, s1ùla g-u id4 dei nwlti operatori fortunati e di molte e molte CM~Unaia d·i casi O'perati, che essi sono veranMnte eccellenti. Non cito le statistiche ormai troppo nwmet·ose. Dico solo che la pereent1uile globale dei successi, i?~tendcNlo tali la restaurazio·ne perfett,a della continuità della mandibola, si aggira sul 70 % i?l cif"ra toncù,, giacchè mentre per taluni raggi1tn,ge quasi illOO %, per aUri sce·11de al 40 o/o. Per non 'T'iferire che tvr.a delle statistiche, la qttale pttò rit.enersi la più ecclettica, perchè tien conto dei ·r isttltati di mtm.&rosi 011eratori e dei diversi ·met.odi di trapianto libero, valgano a dinwstrazione chiam e facile le oift·e pubblicate dall'<c Office of the Surgeon General n deU'Ese·rcito Amer-ica-no dopo la guerra recente e comtnentate daWivY per quel che concerne la. mandibola e la mascella. Orbene, su un totale di 225 -mila fe·r iti calcolato per le cc Ammca·n Expeditionary Forces »si sono av·uti 375 fratturati dì mascella e 1125 d·i mandibola. Di questi ultimi 125 (11 %) soltamo hanno richiesto interventi osteoplastic-i, perehè residuanti pseudoartrosi e perdite di sostanza, e 103 sono stati sottoposti ad operazioni di tmpitwtazione autogCM libe1·a (69 casi), pcduneolata (33 casi) e onlogenea (1 caso). l trapianti lìbe·r i hanno dato i segueo"ti esiti definitivi: percentuale global,e di successi cmnpleti 7 4 %; percentuale per i singoli metodi: trapia-nti osteo-periostali dalla tibia 71 %, dall'ileo 71 %, àalk coste 100 %, dalla tibia alla Albee 65 %· M a non posso passare sotto silenzio due casuistiche 8()!)lza pari per ricchezza di cifre e di risultati favorevoli: quella di BRUHN l! di LlNDEMANN di Dasseldorf che tocca i 1480 trapiantamenti con soli 100 insuccessi 6 quello tli E&TL ài Budapeat con l 200 trapiantMWni e 19 itl8UCC688i solanJ,Cnte. M i sia consentito di porre qui a lunga distanza dalle preced6nti la mia, cke conta 52 mte·rventi osteoplastioi: 4 trapiantazioni peduncolate, 48 trapumt~ ai frarmnenti mandibola.ri no1~ ritkiede


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OURA DELLE ORAN'DI li'ERlTB-FRATTURE BCC,

piantazioni libere. l1~ 51 di esse ho conseguito la reiMegrazione della n~anài­ bola nella S11,a contitmità non solo, ma altresi il più delle volte nella fQ'I'ma, pPrch~ la stecca os.9ca trapiantata si ~ potuta modellare i·n guisa da riprodurre il contor-no del segmento che ha rimpi azzato e, quel c'M più monta, nella funzione, perch~ la forza della masticazione ~ stata dalla maggiora·n za degli operati totalmente, da.gli altri per gran parte riacqteistata. In tutti 1m apparecchio di protesi dentale .,emplice, cotne per gli sdentati comuni, h.a seroito a sostit·uire la parte che la chint-rgia 1wn sa restaurare, <Yio~ il processo alveolare con la corrispo-ndente serie dentaria. N~ il risultato estetico va passato sotto silenzio, chè quasi tutti, mercè l'inter-vento chirurgico e la protesi, hanno t·ipreso la perduta simn~etria del volto. Meglio dei chiru·rghi che operano sulle ossa ltt-nghe, noi chirurghi della bocca possiamo asserire che gli insuccessi si vanno facendo sempre meno freq7,enti. N e conosciamo ormai le cause: la eliminazione del trapianto è de.tenni?lata da un cattivo letto ad esso preparato o dalla infeziot~e; la sua ·mancata 1mùme ad 1mo dei fram?nenti mandibolari ~ dovuta a cattiva fissazi<Yne o a scarsa lutlghezza della stecca ossea; talune fratt1tre di trapianti ·molto lunghi sono favorite da insufficie-tlte immobilità della ma.ndiboZa. E però siamo Ìll grado di evitarli con una tecnica corretta. Tutte le volte ehe il trapia·lll4mento ~ stato praticato su fra-m·menti mandibolari in equilibrio statico e dinamico, ed ha attecchito, gradatamente 8i ispessisce e si fa solido e finisce per unirsi cosi intimamente con il resto della mandibola da divenirne parte not~ differenziabile (figg. l e 2). Ricostruita la leva ossea, se le parti molli e i muscoli sono conservati o bene riparati, la ma-ndibola riprende completa la sua funzione. Chiunque abbia pratica di trapianti può eon vera soddisfazione vant.are dei mutilati di tnandibola perfettamente reintegrati nella for·ma e nella j1mzione: e senza ti·nwre di accidenti tardivi, che non si ha più ra.gione (li paventare dopo molti anni di esperienza clinica. Ecco dunque una operazione che giustamente possia·mo defi;nire ricostruttrice per eccP.llmza. 4. - La curlJ delle fratture della mandibola viene co·mpletata da 11-na serie di trattamenti che possiam,o dire integrat.ivi, 1nercè i quali è dato ad essa di 1-iprendere la propria fnnzi<malità nel ntodo più rapido e n el grado miglim·e. Tutte le <YUre fì.siche oggi in uso dPbbono essere chiamate in azione pe-r portare compe1~s i alle a.Uemzioni residnate nello scheletro (alterazio?li determinate dai modi ficati 1·apporti dei fmn~.me·nti e dalle neofonnaz i.oni ossee, aUerazi oni secondarie da atrofia e da trasfornlazione) e nelle parti molli (cioatrici, accoreia·m.enti e atrofie). Trattame?lto 1neccano-tempico si conV"iene alle costrizioni i permiotonwhe, in qua·nto che con la di latazione progressiva e la ried1wazione dei muscoli nMdiante movimenti spontanei della mandibola si ottengono ottimi risultati. Del pani col sussidio della ortodonzia siam.o in grado di. correggere M-tlia.::ioni dei denti, sì da rendere perfetto il contatt,o gengivo-alveolo-dentale e di conseg1~enza. 1Jerfetto l' es·ito della f'rattttra.. Parte integrante del trattamento della frattura è anche la riparazione de i loro esiti anormali. Infatti, per q1w-tlto sia ben condotta, la cura, non può nwi escl1tdere che per fattori vari, a volte r-ilevabili, a volte i nveoo in'"ponde-


OURA DELLE GRANDI FERITE-FRATTURE ECC.

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rabili, una frattura '»lm possa pruentare uiti alnwrmi, i quali naturalmetlte saranno la re· gol.a tutte le volte che il pianw terapeutico sia stato male ideato e male attuato.

La pseudoartrosi è l' esiUJ che preoccupa ogni traum~atologo. Sorvolaneù> sulle ea'use cM impedisoono la for·mazume d~l callo tra i framme?lti di frattura, le quali per la mandibola si possono riassumere principaln~ente 1wl.J.a sterilità dei loro estremi a contatto e secondariamente nella in- Fig. t. - Riparazione d.l unr. pi!Cudoartrosl m cd.lantt> traplo.nto osseo podunoolato (dalla mandibola) . Radlogromma Gmesi terposizione di ostacoli dopo l'op. ra:tlone fibrosi e muscolari e di corpi estranei, noi non possia-mo fare a meno di affermare qui che deve dichiararsi l'esistenza di una pseudoartrosi soltanto dopo CM sono state eli,minat~ tutte le cause di ritardo di consolidazione (soprattutto denti e radici infette nel focolaio di frattura o in prossimità di esso, sequutT'i e corpi estratlt!i in esso conficcati) e dopo che è stata praticata una lunga e perfetta i?mnolrilizzazione, completata., se si vuole, d.a una cura ricalcificant{: e da un trattam{:nto stimolante locale.

,

Fig. 2. -

TraJ)Ianto 0t111eo auwgeno Hbcro ndJa mandibola

con etcoea prelevata dalla cresta lllaca. (RadJogri\JlliDa

18 mesi dopo l'innesto). 2 -

O l or-nole di medicftlo militor•.

La riparazione ideale delle p~ettdoartrosi della n~andibola non può u sere che chirurgica. Tutti i mezzi volta a volta i1npiegati: meccanici, fi· sici, chi'mici e medicamentosi si debbono ritenere inefficaci. Essi


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CURA DELLE GRANDI FERlTE-l'"RATTURE E CC.

possono stimolare la forma:imJe llel callo allorquando qu,csta ritardi, -ma t~on 71romuovere il saldamento dei moncorJi pset,doartrotioi. Co~t·i è che lo sfrega.me,lto e la percussione d ei frammenti; l'ig·n ip1tntura e l'elet.f;ropuntttm; le iniezioni n el focolaio p.~eudoartrotico di sostanze irritanti e ccmstiche (tintura di jodo, clonu·o di z inco), eli sangue, di fibrina, di midollo osseo e di periostio; la stas·i alle~ BmR; la sommi nistrazione di calcio, di fosforo e di vitam:i1le, sono sen za effetto una volta che la pseudoartrosi sia defì,llitivam ente stctbilita. N è deve r·i teners·i m ezzo sufficiente la protesi. Qual1tnque apparecchio dei tanti icleati per << armare 11 la pseudoartrosi, a·nche n ella condizione più fa~:orevole clella esi.ste1lza di numerosi de1lti, è destinato a rendere alla mamlibola mta funzione relativa e solta.nto p&r Utl periodo di tempo eguale alla <lumta clei denti m edesimi sui q11-ali esso è ancorato. Ma siffatti apparecchi, allChe i m eglio equilibrati, so1loo httti <lannosi ai dent·i e portano fatalmente alla loro caduta precoce. P er modo che la protesi è s&mpre <la Catlsiderarsi una condizio?~e di n ecessità, e destinata soltanto a quei casi in cui l'intervento chirurgico ha fa.llito e a q1ugli infortunati che recisame?tte lo rifiu.t ano. Fra i m etodi chirurgici il pUt semplice è quello della recenta.zi<me dei frammenti per via esterna o per via boccale, e<l è indicato tutte le volte che, così facendo, si può evitare una diminuzione eli ampiezza dell'arco mandibolare. La coattazione dci frammenti dopo il ravvivamento p&rmette n ella gra1~de maggioranza dei casi il rapido ritorno della continuità e <lella solidità della mandibola scontinuata. La Mttura dei frammet~ti trova rare indicazioni, e precisonnente allorqua.nclo i frammenti - ma.ssime se edentuli - notevolmente dislocati, dopo la recentazione e la riduzione hatmo te?~denza a nuove deviaziot~i, che i comuni dispositivi di conten.ziotJe difficilmente potrebbero vincere. Come 1nat&riale di sutura è indicato il catgut. Sono controitldicati invece per ragioni pitì sopra esposte tutti i mezzi di fissazione metallici: filo, viti, chiodi, placche. All'infuori di questi pochi casi nei quali torna utile la semplice recentazio·" e C01l o senza sutura <lei frammenti, la grandissima maggiorcmza <lellc psetuloa·rtrosi trova la pi·ù sicura riparazione col mezzo delle trapiantazioni ossee, nè più nè meno come le perdite di sostan.za. Grazie a queste è d.ato <li tistabilire la continuità dei framme?lti senza alterazioni morfologiche della mandibola e col ripristino della pie'M solidità dell'osso e <lel normale contatto <legli archi gengivo-alveolo-dentali, si può dire, senza tema di esag&ra1·e, nella quasi totalità dei casi. Tra gli esiti patologici delle fratture della mandibola che meritano

ripa·ra.zione '!XL'Imo considerati oltre le pseudoartrosi, i calti difettosi e il serram ento delle mascelle. Di calli difettosi occorre di osservame di vm·i ti]Ji: calli volttminosi, calli deformi, call·i per deviazione dei frammenti, calli dolorosi e calli malleabili. I calli voluminosi sono particolarmente frequenti n elle fratture comn~i­ nutive u l infette, e, come i-n t·u tti gli alt·r i segmenti dello scheletro, p·rovoca·no disturbi alla fur~ ::ione , posSO'IW essere causa di dolori qtl-ando inglobano n er vi e producm~o sempre evidmte a.s·i mmct.ria della facc·ia. A volte sono determinati da os.~ifìcazione seconrlaria, jorma,nclOIJ'Ì a spese d·i frammenti d·i periostio o rli scht·gge di osso disloc(l.te. (Con ti n ua.).


CLINICA MEDICA DELLA R. UNIVERS.ITÀ « BENITO MUSSOLINI » IN BARI

LEISHMANIOSI VISCERALE IN ADULTO Lezione clinica del prof. Luigi Ferrannlnl, direttore, agli ufficiali medici del Presidio militare di Bari

Un agricoltm-e ventiseenne, senza importan.ti precedenti eredo-familiari, nato e vissuto sempre in provincia di Foggia salvo 18 mesi di servizio militare passati a Rave·n,na, dopo di aver sofferto di malaria ad 8 anni, e quindi a 24 anni per qualche mese di alt1·a malattia feblrrile rit-enuta brucellosi, ne:. rwoemlrre 1934 ha oominciato ad av~re nelle tarde ore della sera 1tna feblrre alta preceduta da brividi e decadente dopo wn paio d'ore co11- sudore. Una cura chinfnica non ha dato alcun vantaggio, anzi dopo di essa la feblrre è stata anche più ekvata ed è intervenuta pure due volte al giorno dal gennaio al marzo, per poi tornare quotidiana. Dagli esa•m i fatti m tal periodo è ris·1dtata solo una leucopenia ed un'agglutinazione positive per paramelitense. I n tali co-ndizioni, ed a?Wke con progressivo deperimento aggravato da frequenti e copiose epistassi

ripete·n tisi quotidianamente per una o più volte, l'infermo è stato ricoverato in clinica il 2 maggio. A veva colorito pallido con qualche macchia lrru1w sull'addome, era molto dewutrito. Presentava mw milza che arrivava in basso alla spi1w iliCY ca anteriore superiore, in dietro alla lfnea angolo-scapolare prolungata, in alto alla settima costola, fn avanti oltrepassava per circa 3 cm. la linea mediana; av~a consistenza duro-elastica uniforme, superficie leggerissimamente convessa quasi piatta con qualche legg~ro solco e corrispondente rili~o, margini arrotondati e regolari sen.za un'fncisura ben caratteristica, era mobile e spostabile e del tutto indolente spontaneamente ed alla palpazione. Discretamente aumentato di volume era pure il fegato. N ull' altro d'i'mportante risultava all' esa·n~e obiettivo-fisico. La feblrre non poteva confondersi con u1w febbre malarica perckè era cominciata in una stagione che non è più q1ulla della malaria, ad onta della cura chininica era ostinatamente contimtata per tutto l'inve-rno quando abitualmente le manifestazioni febbrili della malaria tacciono, era per lungo tempo intervenuta più d'una volta nella giornata, durava assai poco, non lasciava dopo la crisi quel senso di e·rtforia che è ca·rattaristico per la malaria. Ed anche la milza, enorrnemente grossa 1-ispetto alla durata e gravità di 'ltna eventuale malaria, non consm-vava la sua forma e l'inccisu·ra cctratteristica come nella maJ.aria, e non era an att-o dolente per quella pm·isplC?~ite che è quasi costante nella mala;ria. Febbre milza ed epistassi, invece, ricorllava;no qu.el che si ha 'nella leishmaniosi; e per q1wsto veniva fatta senz'altro la 1JUnhwa della milza con repm'to positi·vo per la leishmania.


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LEISHMA.lHOSI VISCERALE IN ADULTO

Non mancavam.o, per altro, i sintomi m eno importanti della leishmaniosi viscerale: l'aumento di volume del fegato già segnalato e che nei bambini può assumere anche proprozwni comiderevoli ed evolvere verso una cirrosi, una micropoliadenopatia 1nodica; un'a-nemia ipocromica a carattere seconda~ Ti.o con leucopenia, neutropenia e monom~cleosi, 1Jiù grave nei bambVni, e donde deriva wt colorito che va dal cereo al giallo-ocra e 1·asso'lniglia a quello della vecchia candela ingiallita dal tempo, con pign~entazioni scure più o meno abbondanti e ·note' oli . .1lfancavano piuttosto i disturbi intestinali assa.i freq·u.enti rwi ba.mbini e le aomplicanze mucose. N O'lt ~ certo sempre facile ilTic01WiiCimento della malattia; e lo stesso re1Jerto pa1·assitologico non si può semp1·e aven3 né riesce sempre positivo quando si ha ragione di sospettare la lcishmaniosi. Le rice-rcJw chimiche ed urrwrali proposte sono abbasta.nza sensibili ma per n11lla fedeli. E talvolta il dubbio può solo risolversi in base al criterio PX a.djuvantibus. n caso sopra rifm·ito ~ stato il p·rimo studiato e doc1Umenta.to di l&ishntaniosi viscerale a1ttoctona degli adulti in Puglia, {)Ve pure n 'é stato osservato qualche centinaio di casi in bambini. È la stessa proporzio1w che si trova in tutte le alftre 1·egioni cl'Italia ed anche in parecchie estere; per modo che c'è da ritenere che ftrattasi di u1w rarità reale e non apparente in rapporto COil condizioni di età e di ltwgo. Ragioni cliniche e n~icrobiologiche fanno escludere che nei bambini e negli adulti si tratti di forrrta differente di malattia; e si ritiene pi1tttosto che la stessa malattia nei barrwini c twgli a.du.lti assunla caratteri diversi per ragioni di divm·sa suscettibilità e resistenza. N egli ad1ùti la leishm.a niosi v·iscerale assume sempre u1w forma cronica e comporta anche una. prognosi 1·elativamente meno grave . .A.natomo-patologicamente la leishrr~aniosi viscerale è considerata come una reticolo-endoteliosi infettiva specifWa prevalente nella milza più che nel n~idollo osseo, {)Ve si hanno note d'ipoplasia, e neUe gla.ndole linfatiche e più ancora che nel fegato, in cui può aversi un'epatite od 1tn'epatosi diffusa e perfino una vera cirrosi. La speciale localizzcuione microbica nell'endotelio dei capillari e nei glob1~li bianchi del sa-ngu.e, di fronte allo scarso risentimento dei gangli linfatici, dimostra che l'infezione avviene per via ematica; e pertanto, attraverso pulci, cin~ici, zanzare e flebotomi si è cercato l'insetto emofago, ospite intermediario capace di tras·rnettere la rrtalattia degli a.n imali domestici - cani e bovini soprattutto - all'uomo. Ma le conclusioni, alle quali si ~ giunti, non sono affatto sicure. Certo è che la leishmaniosi colpisce specialrrumte i contadini ed ha par· ticolaTe preferenza per le regioni e le stagioni calde. Per la cum meritamo appena eli essm· rico·rdati, come 1tn dato storico, i tentativi fatti con gli arserwbenzoli, la chinina, la va{)cinoterapia, la splenectomia. Ora abbiamo un m.ezzo di cura specifico ru!l tartrato di antimonio e 1Jotassio - meglio lWWO'ra di a.ntimonio e sodio - in soluzione l % cla iniettm·e end{)'Vena a dosi crescenti di 1-15 01nc. a giorni altemi ed a cligiuno. Esso è contt·oinclicato solo quarWo vi sono alterazioni renali, rwcrosi estese di tessut.i , manifestazioni dissente-riche g-ra·vi, consic'lN·evole eritro1)enia.


MEMORIE

ORIGINALI

DIREZIONE GENERALE DI SANITA MILITARE

nAIO ~AHITARI~ Dfll( RH. IRU~~l [llO.HIAU Hflt ~}t Dott. Alfredo Corsi, maggiore medico

Nelle tabelle, che seguono, sono raccolti i dati statistici sulle condizioni sanitarie delle truppe coloniali durante il1934, conformemente a quanto si fece per il1933 nel fascicolo m del corrente anno del nostro Giornale. Si mettono qui in rilievo i dati più importanti, confrontandoli con i corrispondenti dell'anno precedente, in modo che le caratteristiche nosogmfiche delle nostre quat tro colonie emergano dalle rilevazioni di un periodo di tempo sempre piiù esteso. . La morbosità per gli ufficiali fu, nel 1934, di 107 (106 nel1933) per 1000 presenti nella Tripolitania, di o2 (64) nella Cirenaica, di 47 (96) nella Somalia e di 94 (28) nell'Eritrea, con un numero medio giornaliero di degenti di 3 0/00 nella Tripolitania, nella Cirenaica nell'Eritrea e di 2 oJ00 nella Somalia. Per i sottufficiali e militari di truppa metropolitani la morbosità fu, sempre per 1000 presenti, di 320 (345 nel1933) nella Tripolitania, con un numero medio giornaliero di degenti di 15; di 407 (420) nella Cirenaica, con 14 degenti al giorno; di 131 (385) nella Somalia, con 4; di 226 (144) nell'Eritrea, con 12. Per i militari indigeni fu di 213 (239 nel 1933) nella Tripolitania, con un numero medio giornaliero di degenti di 8; di 308 (331) nella Cirenaica, con 12 degenti al giorno; di 658 (500) nella Somalia, con 22; di 133 (139) nell'Eritrea, con 4. Dal confronto tra i dati dei due anni si rileva, per gli ufficiali e per i sottufficiali e militari di truppa metropolitani, una minore morbosità nella Somalia e una maggiore nell'Eritrea, ma a spiega.I'e queste differenze basta la pochezza della forza media presente. Nei due anni la morbosità nei sottufficiali e militari di truppa metropolitani fu più elevata che non nei militari indigeni, eccettto che nella Somalia, dove raggiunse per gl'indigeni la più alta proporzione (658 0/00 nel1934, 500 nel 1933). La mortalità per gli ufficiali fu nulla nella Cirenaica e nell'Eritrea, di 5 194 nella Tripolitania, di 9 143 nella Somalia; per i sottufficiali e militari di truppa metropolitani fu nulla nella Somalia e nell'Eritrea, di 2, 75 nella. Tripolitania., di 0,97 nella Cirenaica.; per i militari indigeni di 3,03 (4,88 nel1933) nella Tripolitania, di 4,88 (6,67) nella. Cirenaica, di 24,85 (1&,68) nella Somalia, di 6,48 (8,84) nell'Eritrea. Notevole è la mortalità. per i militari indigeni nella Somalia., che fu più elevata~ come la morbosità, nell'ultimo anno in esame, mentre nelle altre colonie fu più elevata nel 1933. Furono tra.sferiti in ospedali territoriali da.lla Tripolitania 3,96 o/oo u.fftciali, 4,87 sottufllciali e militari di truppa metropolitani; dalla Cirenaica


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STATO SANITARIO DELLE UR, TRUPPE COLONIALI

NEL 1934

6,54 ufficiaJi, 15,27 sott.ufficiali e militari di truppa. metropolitani; dalla. SomaJia e dall'Eritrea nessuno. Furono eliminati temporaneamente ufficiali 7,92 o/ 00 dallaTripolitania, sottufficiaH e militari di truppa 0,85 dalla. Tripolitania e 0,65 dalla Cirenaica; definitivamente sottufficiali e militari di truppa. metropolitani 16,53 (15,53 nel 1933) dalla Tripolitania e 18,19 (20,83) dalla Cirenaica, militari indigeni 7,05 (10,52) dalla Tripolitania, 26,57 (35,35) dalla Cirenaica, 13,81 (13,34) dalla Somalia, 3,68 (1,22) dall'Eritrea. I dati finora segnalati sono contenuti nelle tabelle 1-A, 1-B, 1-C e 1-D. Nella tabella 2 sono indicate le malattie che causarono il ricovero in luoghi di cura, distintamente per ciascuna colonia e per ufficiali, sottufficiaH e militari di truppa metropolitani, militari indigeni. Nella. stessa tabella è indicato il numero dei morti per le singole cause morbose, limitatamente ai ricovera.ti, mentre nella tabella 3 tutti i militari morti, a parte i metropolitani dagl'indigeni, sono raggruppati secondo la causa della morte, la colonia, l'arma, il grado, il mese e il luogo dove morirono. Le perdite, poi, che si ebbero per trasferimento in ospedali teJTitoriali o per eliminazione temporanea o definit.iva, sono classificate nelle tabelle 4, 5 e 6 secondo le mabttie e secondo le colonie. Le eause più frequenti furono, per i militari metropolitani, i disturbi funzionali del cuore, le nevrosi, il deperimento organico; per gl' indigeni, la tubercolosi e le malattie croniche dell'apparato respimtorio. Ci limitiamo a mettere in rilievo alcuni dati per le malattie più importanti. Infezio-ne tifoide e paratifoide. - Come nell933, si verificarono pochi casi di iniezione tifoide soltanto nella Tripolit.ania e nella Cirenaica e propriamente: nella prima 13 t ra i sottufficiali e militari di truppa metropolitani (2,8 °/00 di forza media) e 2 tra i militari indigeni (0,2 0/00 ); nella seconda rispettivamente l (0,3 0/00 } e 3 (0,6 0/00 ). Guarirono tutti. D ennotifo.- Nesstm caso, mentre nel1933 si verificarono 2 (uno t ra i militari metropolitani e uno tra. gl'indigeni) nella Cirenaica. FeblJre melitense. -Furono ricoverati per questa infezione, nella Cirenaica, l ufficiale (3,3 °/00 di forza media), 6 militari metropolitani (1,9 o/00 ) e 2 indigeni (0,4 0/00 ). Nessuno nella Tripolitania, dove nell933 ne furono riconosciuti affetti 4 metropolitani, e nelle altre due colonie. FeblJre 'Tic&rrente. Anche quest'anno furono riscontrati casi nella Cirenaica (1 tra i militari indigeni, 0,2 °/00 , mentre nel 1933 se ne ebbero 4 tra i metropolitani) e nella Somalia (4 tra gl'indigeni, 1,2 0/00, come nel 1933, dei quali uno, ricoverato in ottobre, mori nel mese successivo con endocardite). Vai'Uolo e vailuoloide. - Nessun ca,so nella Tripolitania e nella Cirenaica; nell'Eritrea si verificarono soltanto 5 casi di vaiuoloide, in militari indigeni (0,9 0/00 di forza. media), dei quali due in gennaio, due in febbraio e .uno in agosto; nella Somalia, invece, sempre tra i militari indigeni, 20 casi di vaiuolo (6,1 °/00 ), nei presidi di Baidoa e di Uegit, con 14 morti. · '.l' Dumnte tutto- il ·1933 .si erano · avuti riella Somalia focolari di vaiuolo Mlla po1Jolazion6 indigena, .specialménte .in quella vivente nella boacà-


STATO SANIT.AlUO DELLE RR. T.Rt;PPE COLONIALI NEL 1934

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glia, in pessime condizioni igieniche e mal nutrita, e negli ultimi mesi si erano contati ben 200 casi nel solo presidio di Uegit, con una mortalità del 50·%- Con assidua opera di vigilanza si era riuscito a preservare la truppa dal contagio per. parecchi mesi, quando in settembre 3 ascari zaptiè, del presidio di Baidoa, che era.no stati vaccinati più volte con esito negativo, ne furono colpiti, mentre erano addetti alla sorveglianza dei malati isolati, e due morirono. Altri 4 casi si verificarono nel presidio di Uegit, uno in novembre, con esito letale, e tre in dicembre. Non ostante gli isolamenti, le vaccinazioni e rivaccinazioni, estese ai componenti delle famiglie degli ascari, l'infezione, che non era stato possibilesradicare dalla bosca,glia circostante per ragioni non di ordine sanitario, si diffuse nel gennaio dell934 nella truppa indigena dei presidi di Baidoa e di Uegit: 13 casi, con otto morti. Si adottarono allora le più energiche misure e prima fra tutte l'isolamento completo dei campi militari e dei paesi dalla boscaglia, sicchè la J?iccola epidemia potette essere ben presto soffocat-a. In febbraio si verificò un altro caso, mentre decedevano altri tre di quelli ricoverati in gennaio; a marzo ancora 3 casi nel presidio di Baidoa, con due morti, e l a :Mogadiscio, in persona di uno zaptiè, che per. ragioni di servizio aveva a,•uto contatto con vaiuolosi nel !azzaretto; in aprile l'ultimo caso nel presidio di Baidoa. In maggio un ascari del presidio di Mogadiscio, reca tosi nella boscaglia in licenza presso i suoi familiari, contrasse l'iniezione e morì: era stato va.ccina.to con esito positivo ai primi dell'anno, all'atto dell'arruolamento. In seguito non si verificò nella truppa nessun altro caso e anche nella popolazione civile l'epirlemia vaiuolosa andò decrescendo, fino a limitarsi a qualche zona ben circoscritta. llaricella. - Furono ricoverati 39 militari indigeni (12,0 o/oo di forza. media) nella Somalia (uno in gennaio, nove in febbraio, dodici in ma.rzo, cinque in aprile, cinque in maggio, uno in giugno, uno in luglio e cinque in dicembre); 23 militari indigeni (4,0 o/00 ) nell'Eritrea, tra gli ascari del chitet (sei in settembre, dodici in ottobre, quattro in novembre e uno in dicembre); 13 militari indigeni (1,4 Oj 00 ) nella Tripolitania, nel 2° battaglione libico del presidio di Tarhuna (nove iu aprile, due in maggio e due in giugno); l militare metropolita.no (0,3 o/00 ) nella Cirenaica, in luglio. Nel 1933 si ebbero 87 casi (26,4 0/00}, in episodi epidemici, nelle truppe indigene della Somalia, l in quelle della Tripolitania e l in quelle della Cirenaica. Morbillo.- Furono ricovera.ti 23 milita.ri indigeni (7,1 o/oo di forza media) nella Somalia, da gennaJo a maggio, 19 militari indigeni (3,3 o/oo) nell'Eritrea, da ottobre a dicembre, 2 militari metropolitani (0,6 °/00 ) e 4 indigeni (0,8 of00 ) nella Cirena.ica, durante il primo semestre, l metropolitano (0,2 0/00 ) nella Tripolitania, in luglio. Tutti guarirono. Nel 1933 ammalarono di morbillo soltanto militari indigeni nella Somalia (2,7 0/00 } e nell'Eritrea (0,9 °/00 ). • Influenza.- Nella Tr~politania si :verificarono 20 casi tra i militati !DetrQ}l'olitani .(4;2 0./o'() di ·fG.tZa •media) ·e 59 tra gl'indigeni (6,4 Ofoo), dei quali rispettivamente 16 e 44 senza complicazioni; nella Oirena.i ca 57 tra i rnetropolitanr . (l.S,o· P./ 00 ~ :e :4_9.-· h·~ gfindigeni (9,6 o/00 ), quasi Jutti..llenza eQtnpl~caz.it:bl~ lile1la-:~ma.l1a : 5 .tra i metropolitani (28,40fo0), aeuza..còm-,·

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828

STATO SANITARIO DELLE RR. TRUPPE COLONIALI NEL 1934

plica.zioni e 169 tra gl'indigeni (51,9 0/00 ), dei quali 26 con complicazioni broncopolmonari; n eli 'Eritrea l tra gli ufficiali (7 ,2 °/00}, 6 tra i sottufficiali e militari di truppa metropolitani (28,8 Of00 ) e 56 tra i militari indigeni (9,8 oj00 ), quasi tL1tti senza complicazioni. Si verificarono casi in tutti i mesi, ma in alcuni in numero ma-ggiore, in rapporto alle condizioni a.tmosfcric.ht•, come in ma.rzo e in aprile n e lla Somalia per la caduta di abbondanti piogge. l'Iella Soma.lia morirono di broncopolmonite infiuenza.le 6 indigen i, d<'i :J6 ricoverati, e l ufficiale fuori dei luogh i di cura. Nel 1933 ammalarono di inftuenztt nella Tripolitania ufficiali 2,2 o/00, sottu.fficiaJi e militari di truppa, metropolitani 8,1 e militari indigeni 14,2; nella Cirenaica rispettivamente 9,6, 17 ,9, 18,6; nella Somalia militari metropolitani 33,0, indigE>n i 20,3; nell'Eritrea indigeni 11,0 . .il1eningite cereb-ro-sp-inale. Ne furono colpiti l ar;cari eritreo nella Tripolitania, in dicembre, appena ghmto dall'Eritrea, con esito letale, e 6 militari indigeni (1,8 °/oo di forza media) nella Somalia (tre in agosto, due in set,tembre e uno in ottobre) , dei quali cinque morirono. Nel 1933 ne furono colpiti 8 militari indigeni (2,4 oj00 } nella Somalia, dei quali cinque con esito letale. Patotite epidemica.- Nel 1933 fu più diffusa nella Tripolitania e nella Eritrea, molto meno nella Cirenaica, e nella Somalia; nell'anno in esame, invece, fu più diffusa nella Somalia (89 militari indigeni, 27,3 oj00 di forza media, dei quali 20 a novembre e 66 a dicembre) e nella Tripolitania. (2 militari metropolit,ani, 0,4 0/00 , e 64 indigeni, 6,9 °/00 , dei quali 28 reclute a ferma a.bbreviata in gennaio, lO in febbraio, 21 in marzo e 5 in aprile, per la magftior part~ nei campi scapoli del presidio di Garian), mentre ne ammalarono soltanto 4 indigeni (0,7 o/00 ) nell'Eritrea e l {0,2 °/oo) nella Cirenaica. Dissenteria.- Nella Tripolitania furono ricoverati l ufficiale (2,0 o/oo di forza media), 31 sottufficiali e militari di truppa metropolitani (6,6 0 / 00 ) e 6 militari indigeni (0,7 o/oo) per dissenteria amebica, l indigeno {0,1 o/00 ) per d. bacillare, 4 militari metropolitani (0,8 o/oo) e 2 indigeni (0,2 o/ 00 ) per d. di origine non accertata; nella Cirenaica l ufficiale (3,3 o/oo), 34 militari metropolitani (11,0 o/00 ) e 16 indigeni (3,1 o/00 ) per d. amebica; nella Somalia soltanto xnilitari indigeni, dei quali 11 (3,4 o/ 00 } per d. amebica e ne morirono cinque, 5 (1,5 o/oo) per d. bacillare, 14 (4,3 o/00 ) per d. di origine non accertata e ne mori uno (un altro per la stessa forma morbosa mori fuori dei luoghi di cura); nell'Eritrea 2 militari indigeni, dei quali l (0,2 oJoo) per d. amebica e l (0,2 0/0 0 ) per d. di origine non accertata. Le forme dissenteriche predominarono in luglio e agosto nella Tripolita.nia, in giugno e luglio nella Cirenaica, in maggio nella Somalia. Nel 1933 la dissent~ria causò un maggior numero di ricoveri innanzi tutto nella Cirenaica (per la forma amebica 9,6 o/oo ufficiali, 7,6 0/00 sottufftciali e militari di truppa metropolitani, 1,8 oj00 xnilitari indigeni), quindi nella Somalia (per la stessa forma arnebica 8,7 0/00 ufficiali, 3,9 0/00 militari indigeni). L ebbra. - Non figura nelle tabelle, perchè non ricoverato, un caso di lebbra constatato in maggio, nel presidio di Adi Ugri dell'Eritrea, in un


STATO 8ANITAJI.IO DELLE RR. TRUI'!'E COLONULI NEL 1934:

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milita.re indigeno poco dopo l'arruolamento, eliminato con provvedimento definitivo. Tetano. - Si verificarono 2 casi in militari indigeni, nella Somalia, seguiti da morte. Congiuntivite trac01natosa. - Furono ricoverati 11 militari indigeni (1,2 o/00 di forza media) nella Tripolitania, lO militari metropolitani (3,2°/00) e 13 indigeni (2,5 o/00 ) nella Cirenaica, l indigeno nell'Eritrea. Nel 1933 furono ricoverati militari indigeni 2,3 °/00 nella Tripolitania e 4,0 Of00 nella Cirenaica. Malattie venereo-sifilitiche. -Considerando solt.auto le forme curate per la prima volta nelle infermerie o negli ospedali, furono riconosciuti affetti da blenorragia l ufficiale (2,0 ° l oo di forza media}, 55 sottufficiali e militari di truppa metropolitani (11,7 °/0 0 ) e 39 militari indigeni (4,2 °/00 ) nella Tripolitania; 49 militari metropolitani (15,9 0/00 ) e 31 indigeni (6,1 °/00 ) nella Cirenaica; l ufficiale (9,4 0/0 o), 3 metropolitani (17,0 o / 00 ) e 98 indigeni (30,1 °/oo) nella Somalia; 2 ufficiali (14,5 Ofoo), 6 metropolitani (28,8 o/00 ) e 30 indigeni (5,3 °/00 } nell'Eritrea; da ulcera venerea 22 militari metropolitani (4,7 0/00 ) e 2 indigeni (0,2 0/00 ) nella Tripolitania; 17 metropolitani (5,5 o/00 ) e 14 indigeni (2,7 o/00 ) nella Cirenaica; 12 indigeni (3,7 o/00 ) nella Somalia; l metropolit!..mo (4,8 °/00 ) e 9 indigeni {1,6 °/00 ) nell'Eritrea; da sifilide 31 metropolitani (6,6 0/00 ) e 22 indigeni (2,4 ofoo) nella Tripolitania; 13 metropolitani {4,2 o /oo) e 24 indigeni (4, 7 o/00 ) nella Cireuaìca; l metropolitano (v,7 °/00 ) e 14 indigeui (4,3 °/00 ) nella Somalia; l metropolitano {4,8 °/00 ) e 22 indigeni (3,9 °/00 ) nell'Eritrea. Mori per sifilide cerebrale nell'ospedale coloniale di Tripoli un ascari eritreo da quattro anni alle armi. Non vi sono grandi differenze tra questi dati e quelli del1933. Linfogranulomatosi inguinale subacuta. - Causò il ricovero di 6 militari metropolitani (1,3 °/oo) e di l indigeno (0,1 o/00 ) nella. Tripolitania, di l metropolitano (5,7 o/00) e di l indigeno (0,3 o/oo) nella Somalia, di 3 indigeni (0,5 o/00) nell'Eritrea. Nel 1933 furono segnalati soltanto 2 casi in militari indigeni, nell'Eritrea. Malaria. -Come nell933, predominò nella Somalia, nella quale causò il ricovero, per m. di prima manifestazione, di l ufficiale (9,4 °/00 di forza media), 2 sottufficiali e militari di truppa metropolitani (11,4 0/00 ) e 19 militari indigeni (0,8 °/00 ), dei quali morirono due; per m. recidiva o cronica, di 4 militari metropolitani (22,7 0/00 ) e 407 indigeni (124,9 0/00 ), dei quali morirono sette. Il maggior numero di casi di m. primitiva si ebbe in agosto, di recidiva in giugno, luglio e agosto, in rapporto anche ai disagi inerenti alle esercitazioni di camp~una. Nell'Eritrea furono ricoverati per m. di prima manifestazione 3 militari metropolitani (14,4 °/oo) e 29 indigeni (5,1 °/oo); per m. recidiva o cronica 50 indigeni (8,8 °/oo), dei quali morirono tre. Altri tre militari indigeni morirono per m. recidiva o cronica fuori dei luoghi di cura. Il maggior numero di casi di m. primitiva si ebbe in dicembre, di recidiva in ottobre, novembre e dicembre.


830

STATO SANITARIO DELLE J'LR. TRUPPE COLONIALI NEL 1934

Nella, Tripolitaniafurono ricoverati per m. primitiva 2 ufficiali (4,0 °/oo ), 7 sottufficiali e militari di truppa metropolitani (1,5 °/oo) e 15 militari indigeni (1,6 °/oo); per malaria recidiva o cronica 20 militari metropolitani (4,2 °/oo) e 66 indigeni (7,2 °/oo), dei quali morl uno. Il maggior numero di casi di m. primiti>a si ebbe in ottobre e novembre, di recidiva in marzo e aprile.

Nella Cirenaica si verificarono soltanto pochissimi casi di recidiva. Leishmaniosi. -Né furono riconosciuti affetti, anche con ricerche di laboratorio, 4 militari indigeni del presidio di Baidoa, nella Somalia, tre in febbraio {due somali e un arabo, residenti nella Somalia da oltre venti anni) e uno in aprile: mori uno dei somali ricoverati in febbraio. Fino ad ora non era stata segnalata la presenza di tale malattia nella Somalia. R eumatismo articolare acuto. - Colpi nella Tripolitania 8 militari metropolitani (1,7 °/oo di forza media) e 11 indigeni (1,2 °/oo); nella Cirenaica 4 metropolitani (1,3 °/oo ) e 4 indigeni (0,8 0/00 ); nella Somalia 10 indigeni (3,1 °/oo); nell'Eritrea 4 indigeni (4,0 °/oo). Nessun decesso. Nel 1933 furono colpiti metropolitani 3,1 °/oo e indigeni 1,6 °/oo nella Tripolitania; metropolitani 1,3 °/oo e indigeni 1,1 °/oo nella Cirenaica; indigeni 4,2 °/oo nella Soma,Jia. Tub&rcolosi. - Come nel 1933, fu più diffusa nella Cirenaica e nella Tripolitania, molto meno nella Somalia e nell'Eritrea. Nella Tripolitania furono ricoverati per tbc. dell'apparato respiratorio o generalizzata 9 militari metropolitani (1,9 o/oo di forza media- nell933: 3,3 °/oo ) e 38 indigeni (4,1 °/oo - nel1933: 8,8 °/oo) e morirono un metropolitano e nove indigeni; per tbc. di altri organi l metropolitano (0,2 °/oo - nel1933: 1,1 °/00 ) e 7 indigeni (0,8 o/oo - nel 1933: 1,3 °/00 ), dei quali mori uno. Nella Cirenaica furono ricovera,ti per tbc. dell'apparato respiratorio o generalizzata 4 metropolitani (1,3 0/00 - nel1933: 2,0 0/00 ) e 38 indigeni (7,4 °/oo- nel 1933: 9,0 0/00 ) e di questi morirono sette (aJ quali bisogna aggiungere un altro morto fuori dei luoghi di cura,); per tbc. di altri organi l metropolitano (0,3 0/00 - nel 1933: 1,0 0/00 ) e 16 indigeni (3,1 °/00 nel 1933: 6,9 0/00 ), dei quali morirono tre. Nella Somalia furono ricoverati per tbc. dell'a,pparato respiratorio o generalizzata 5 indigeni (1,5 o/0 0 - nel1933: 1,2 o/00 ), dei qnali morirono quattro; per tbc. di altri organi 8 (2,5 0/00 - nel1933: 0,6 °/00 ), dei quali morì uno. Nell'Eritrea furono ricoverati per tbo. dell'apparato respiratorio o generalizzata 8 indigeni (1,4 o /oo - nell933: 1,2 o/ 00 ), dei quali morirono tre; per tbc. di altri organi l indigeno (0,2 o /oo - nel 1933: 0,6 °/00 ) • .AnchilostomiMi, echinococcosi, bilhMziosi. -L'anchilostomiasi causò

il ricovero di 3 militari indigeni (0,9 Of 00 ) nella. Somalia, uno in aprile, uno

in settembre e uno in ottobre, e fu riscontrata, in quest'ultimo mese, anche in un altro indigeno, che non venne ricoverato. Nel 1933 si constarono tra le truppe indigene 3 casi nella Somalia e l nella Cirenaica. Di echinococcosi si ebbe un solo caso, in militare indigeno, nella Cirenaica.


STATO SANITARIO DELLE RR. TRUPPE COLONIALI NEL 193-t

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La bilbarziosi non causò il ricovero di alcun militare: ne fu però constatato un caso in un ascari a Ghat, nella Tripolitania. Nel l933 fu ricoverato un solo militare indigeno nella Cirenaica, mentre nella Tripolit.ania

furono riscontrati nella popolazione civile numerosi casi di bilbarziosi vescicale a l\Iurzuk e a Hofra. l/andamento delle malattie dei diversi organi e apparecchi fu presso a poco eguale a quello del 1933. Furono più diffuse le affezioni bronchiali am~te e i cat(IJrri gastroenterici, in stretto ra.pporto con le condizioni climatiche e le vicissitudini atmosferiche. Causa.rono il maggior numero di decessi la broncopol·mQnite ac1tta e la polnumite loba:re, in tutto 42, così distribuiti: 23 nelle truppe indigene dell'Eritre.a (4,0 °/00 di forza media), 14 in quelle della Somalia (4,3 0/00 ), l nelle truppe metropolitane (0,2 0 / 00 ) e 3 nelle indigene (0,3 °/00 ) della Tripolitania, l nelle indigene della Cirenaica (0,2 °/0 0 ) - 3 in gennaio, 4 in febbraio, 8 in marzo (delle quali 5 nell'Eritrea, tra gli ascari del chitet, nel periodo di allenamento alla vita militare, nella stagione più rigida dell'anno, a clima molto incostante), 3 in aprile, 3 in maggio, 3 in giugno, l io agosto, l in settembre, 5 in ottobre, 5 in novembre e 6 in dicembre. Furono anche diffuse le malattie della 1Jelle, specialmente gli ascessi, le piaghe e i flemmoni, in prevalenza nei militari indigeni. Le lesioni violente e le inwssicazioni causarono il ricovero di 7 ufficiali (13,9o / 00 di forza media), 137 sottufficiali e militari di truppa metropolitani (29,0 °/00 ) e 196 militari indigeni (21,2 o/ 00 ) nella Tripolitania; di 4 ufficiali (13,1 °/00 ), 83 militari metropolitani (27,0 0/00 ) e 147 indigeni (28,7 o/oo) nella Cirenaica; di 98 militari indigeni (30,1 Ofoo) nella Somalia; di l ufficiale (7 ,2 0/00 ), 9 militari metropolitani (43,3 of 00 ) e 50 indigeni (8,8 °/00 ) nell'Eritrea. Morirono per lesioni nolente nei luoghi di cura 7 militari indigeni, fuori dei luoghi di cura 2 ufficiali, 5 sottufflciali e militari di truppa metropolitani e 3 indigeni, cosi ripartiti: per s1Liç'iclio 3, dei quali l per impiccamento (indigeno nella Tripolitania) e 2 con arma da h10co (indigeni nella Somalia); per &micidio 1, con arma da fuoco (indigeno nella Cirenaica); per '1Mrso di vip&ra l (indigeno nella Somalia); per calcio tli m1tlo l (indigeno nella Somalia); per asfissia da ossido di CQ!rbonw l (un scium-basci a Hon, nella Tripolit.ania, nel proprio courbi, dove aveva tenuto acceso 1m braciere); per flrauma.tisnti da incidente a'l:iat&rio 6 (2 ufficiali, 3 sottufficiali e l primo aviere, nel cielo di Bu Ngem, nella Tripolitania); per t;raumati.mti da incidenti automobilistici 3 {l soldato metropolitano e l indigeno nella Tripolitania, l indigeno nella Cirenaica); per frattura della colonna vutebrale 1, in servizio, da causa non specifìeata (indigeno nella. Somalia). È opportuno avvertire, che nel numero delle lesioni violente non sono state comprese quelle causate dalle aggressioni patite nella Somalia. Di esse si terrà ben conto, se mai dovranno essere prospettati tutti i sacrifici ·· sopportati dall'Italia Fascista nella difesa dei suoi supremi interessi.


832

STATO SANITARIO DELLE BB. TRUPPE COLONIALI NEL 1934

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Leggeri stati di malessere generale ........ . Febbt·i Jnre~tlve di breve dtJrata. ..... . .... . Inteztoue tUol de e paro.ttro: de .............. . Febbre meliten e ............................ . Vo.luolo ..................................... ·. Ve.luololde ................................... . Morbillo ...... .. ........... . ................ . Scarlattina .................................. . Dllterlte e croup e complica zlonl ......... . 11\llnenzo. .................................... . Encefalite opidelnlca ....................... . l'.teningl.te oerebro+pino.le epidemica ....... . Po.rotlte epidemica ......................... . DlsEenteria................................... . Altre malattie Infettive a carattere epidemico Settloemia e pioemia ...................... .. Eres'lpelo. ..................................... . Oongillllt!VIte tro.oomato•a ................. . Oonginntlvlte blenorragica ................ .. Blo1lorragla. e Aue compllco.zionl: a) oal't\ta per la. l" volta ................ .. b) oul't\ta. por W. 2• volta. e oltre ......... . Uloora veneroo e IIUe complloazioni: a) curata per la 1• volta. ................. . b) curata per la 2• volta e oltre ......... .

Silllldo: n) ourato. per la 1• volta. ................. . b) cnrata per la 2• volta o altro .......•..•. lutczlol\0 ma.Jur;ca &euro. (ca-.! dll• manue,t.)

ntll.la.rint\ n.out.a. ,_., di rooh.U\'a) 2111 Infel!lone ., orontt!.C\ ............... ~-. ..... l 'z -..ntwJ "tnJco~l -:-~ ................... .

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- - - - - - - , - ...._,._.... o. o. oo~ ...... oo......... :-:";7.", 27 Tubercolosi d i altri Ot'llmli o...... o.. 28 F'orme tnberoolarl rospette ooo. o.. o.. .. .. . 29 Altre malattie lnletttve SO Malattie da para,sltl Sl Ollgoemla e deperimento organico .... o. o 82 Anemie, leueemle e pseudoleuoemle ..•.•. U Altre malattie generali .... 85 Malattie del sistema nervoso centrale ... . 86 Frenopatie .. o. o 117 Nevrosi ........ sa Malattie del sistema nervo.;o periferico . . 89 Malattie dell' ooohlo ... o.. tO Malattie dell'orecchio . 41 Malattie del naso e del €eni 42 !tt&Iatt:e della booe& e delle fauci . .. .... . . 48 Malattie del cuore e delle arterie .. . .... . . « Malattie delle Ve!le ........ , o.. o 46 Malattie del si~ tema ilnlatlco o. oooo. ooooooo 46 Catarro bronchiale acuto o............. 41 Polmoniti e pleuro-polmQnlti oo ... ooooo.. 48 Pleuriti ......... o 40 Altre malattie dell'apparato respiratorio . 60 Catarri (taStroenterici " o" ...... 61 Appendiciti, :Qeri~PJ)Ondlciti e peritoniti o 62 Altre malattie dello stomaco o dell' intestln· 68 Ernie viscero.U o.............. ..... o... o... o. 64 Malattie del fegato 66 Altre malattie dell'apparato digerente .. 56 Malattie degli orrsa.nl urlna.rl ... oo. . . ooo. o 67 Malattie degli organi genitali (non veneree 68 Scabboa oo o o o.... oo.. " 69 Altre malattie della pelle .. .......... o eo Reumatismo muscolare . oo. oo.. .... oooooo. 61 Altre mal. del m uscoli; mal. osteo-artloola 62 Postumi di malattie .... 68 Noopla.sie ....... o........ o.. o.. 64 Alooollsmo a011to .......... 64bu Colpo di calore o insolazione . oooo•.. o. o.. 66 Altre loslonl violente o intoss lcazlonl . o. . 69 Postumi di leslonl v iolente oooooooooo. ooo. 71 Malattie allegate o non r h contrate . ooo. o 00

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Inftuense. <'OD complicazioni polmono.rl Rlslpole. ................. ..... ... .. . ..... . Encefalite epidemica ......•............. Tubercolosi dell'apparato r&1Pirntorlo .. Settlcemia ................ . .......... . ... . Endocardite oro n! ce. ............ •......... Bronoopolmontte &('Uta ................. .

Diarrea od entorft.e ..................... . Appendlolte ..................... .... ... . . Ittero catarrale ........................ .. Tre.umat!Pml e.ocldentali

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Febbre ricorrente ...................... .. Ve.luolo ..................... . ........... . InlloenY.a con complice.zionl polmono.rl ..

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Dleeeutede. ameblca ..................... .

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STATO SANITARIO DELLE BR. TBUPPBI COLONIALI NBL 193' l

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TABELLA 4.

Militari metropolitani trasferiti fn stabilimenti sanitari territoriali.

l Trlpollt&nla

Cirenaica

Eritrea

Somalia

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166 159

Febbre di natura Indeterminata. ... .

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Tntluenza (po• tUIDI) .. ........ ....... .

Dl•·eutorla ameblca . . . . ........... . ArtrO"I.novito gonoeocofoa gtnocx-hlo slnl8tro ............................ . Ulcoro. venerea oon Mlenltl. .. ... . . . Tnfor.lone malarlca aontt\ (ca•l dJ re· cl d iva) . . . . . . . .

1

. ................. .

Emottoo recidJv-ante . . . . . . . . . . . . . . . .

-

173 176

AppendJcltl e pertAppoodloltl... .. . . . Emorroidi . ............... ........ ... . Ernia ln.guln.ale ..................... .

178

Steno~l tntestlnale

-

162 171

186

. .. . . .. . . .. . . .. .. . Tumefazione endoa.ddomtnale d1 natura da determtna~t . . . . . . . . . . . .. . .

187

Albulll.lnurla......................... .

188

CalooRI renale .... · · . . . . . . . . . . . . . . . . . .

-

111$ 210

Ematuria renate.. . .. . . . . . . . . . . . . . . •. . Forunooloat . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . .. • . . SlnoVItl e artro>lnoT1tl . . . . . . . . . . . . . . Pottuml d1 le•1on1 Ttolente . . . . . . . . . .

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Tuberçolo•l dell'&PI>I\r&.to ro .plratorio TuborooJo,l del p er! tonco .......... . F orme tuberoolarl t<o~pctto ...... -~ .. .Altre forme d1 tren.opatto ........... . [~tori<l!lO. .. . . .. .. . . . . . . . . .......... . Nevra~tenla oostltuzlonalo ...... ... . Congiuntivite Ct\tarralo oronlCt\ •.. . . Irl tl o lrldocicllt1 ... .. . ... ... ..... .. . Malattie dell'orecch io medio ....... . Polipi nasali. ........................ . Ton• lllo-farlnglte oon &.•o&••l palato m olle... .. ........ . . . . ....... .... . IDJ<Utftolenza mltralloa .•.............. Cat.rro bronchla1e oronlon . . . . . . . . . . lJronoopolm.onite Bllbacuta . . . . . . . . . . l'Jourite . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . -

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STATO SANTrARI O DELLE RB. TRUPPE COLONIALI NEL 1934

S45

TABELLA

5.

Militari mètropolltanl eliminati per motivi di salute. Tripolllaula Cirenaica -----~----- ~ Tempo· Deflnl· l . . Tempo- Deflnl· • :aneam. tlvam. ·T01 \L•· ro.neam. t\vam. rOTAL8 ~ eS ~-~ à

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Debolezza di co ;tltuzl ono ........... . Deperimento organlc • o n!Jgoemta .. l\IaJarla ..... ........................ . Sl1llide ........... .................... . AloooU!mlo acuto ................. .. . Tuberoolosl polmonaro (forme ac· oertateJ .. ... .... .................. . Tnberoolo!<l p "lm<>naro (forme snspot te) ............................. . Tubercolosi oxtra.polm mare (formo acoortate) ... ..................... .. . Ameb'a.qt ........... . ............. . . . Emopatia grave (lpoglobulia) ..... . .. Psorla.sl ............................. . ;\l'alattle oron!obe delle o'*o. e tlelle artloolazhml . . ..................... . Doform·w. os•ee e artloolarl oon!IO<'Utlvo a tra.umi ................... . Cerebropatie........... ... .... ... ... . Nevrasten ·a oostlt11.11onale c !stert. mo .Eplle.;sla ............................. . Malattie menta.ll c sindromi pslool'!cbe .............. .. .... ......... .. . Imperfezioni o e•ltl di malattie o d! traumi del globo oonlo.re ......... . llflop'a .............. . ................ . Oonginnt!vite granulosa ........... . Otlte media purulenta oronlcn ..... . Ipoactlsla bllatero.Je................. . 01\rle dentaria dltlu~a ....... .... .... . Aumento dJ v olume della tiroide ... . Malattie oron lobo dell'apparato respiratorio .. .. .. .. .. .. ............ . '\"Js! valvolari del cuore ....... .. .... . DlstllrbJ fUDZionaU del onore..... .. . Varici degli artl Interiori .......... .. VJzl d! oontormMione e malattie di vJsoere addominale ............. . .. Ern.Jo 'l"lsceralf... .. .. .. .. . . .. . . .. .. .. .

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STATO SAN!TARIO DELLE BB. TBUPPE COLONIALI NEL 1934 T ABELLA 6.

Militari Indigeni eliminati per motlvl di salute. Trlp olltaula C•renalca ~IALA.TTlJ<:

'Eritrea

1-: IMPI<:RFE?.IONI

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Doverlmeuto organico e o!IQ'oemla ..... . Diabete zucoherl no ....... ............... . Malaria cronica ..................... . ... . 7 SlfUJde ................................... . 8 Tu berooloel p olmonare (forme acoorlate) 11 Tubercolosi polmonare (!orme sospette) . 11- 8 Tuberoolofl extrapolm onare (forme aoll-/li8 oertate) ........... . ..................... . 11-Us·s T u.berooloijJ extra.polmona.re (forme so· gpette) ................................. . .A.meblas!. ......................... . ..... · · 12-<r Lebbra .............•...................... 12-b Adenite laterot>ervtoale cronica.. ... .... . 13 Pooriaal ................................ . lli Vute piaghe tropicali alle pmbe ..... . 16-a Postumi dl p laga al glnooohlo sinistro .. 16-ll Cioo.trlol ................................. . 17 Reomatlfmo articolare cronico ......... . 20 D&formllà ossee e articolari consecutive 22 a. traumi ............................... . A.Dchllosl artlcola:r.lone lndloe destro ... . 2S :Malattie organlt'he òel 61stema nervoeo 24 <'ent rale e per.lterlco ................... . 27 C~rebropaUe ............................. . Nevrastenia costitu~:lonalo o Isterismo 28 grave.................... .. ........... .. . 211 EplloS81a ................................. . so Malattie mentali e s indromi "l)slcoslohe. Jmpertezlont o esiti d1 malattie o tranmJ u del globo oculare ......... . ........... . 85 Malattie della. cornea, della sclera., dell'iride, del orlstalliDo ................. . 46 Ooi!UC"luntlvite orontca ................... . Otlte ml'dla purulenta oronlca ......... . 50

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StomatJte ....... .. ... ... .... ............ .

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M&Jattte oronlohe dell'apparato respiratorio . .. ....... .... .... ... ..... .. .. ... . ""lzl valvolad organloi del onore ....... . Disturbi tunzlona.ll del cuore... ........ . Ma-la.ttle dolio arterie .......... . ... .. ... . Vizi di conformaziono e malattie d1 uu v-l8oore addominale . . .. .. . . .. . ...... . Ern1a. lnQ'nlnale destra .. .. ............. . Resttlnglmento nretr&Jo di origine blenorragica ... ................... ........ . MancanA artò euperloro sJnJ~tro ....... . ?dancann atluoe destro .. . .............. .

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DIREZIONE DI SANITÀ DEL CORPO D'ARMATA DI ALESSANDRIA Direttore: colonnello medico prof. G. CASAGlt.ANDI

FORME OIOANTI E CORPI SEMILUNARI DEL SANGUE NEI MALARICI DELLA SOMALIA Dott. G. D. Castelli, capitano medico igienista

Mai nessuna eco di notorietà ~i diffuse intorno a.d un'alterazione strana dei globuli rossi del sangue, venuta in luce or sono più che trent'anni ed oggi quasi dimenticata. Benchè da qualche parte si sia tentato di far convergere l'attenzione dei ricercatori sui « histrattamenti >> in varia guisa inflitti a questo capitolo dell'ematologia {RENKE e LUBABSCR), il movimento letterario è rimasto, si può dire, all.e origini: ne può far fede la. constata.zione che a ma.la pena aleuni poéhi cenni sull'argomento sembrano trovar posto, quando pure ciò si verifichi, nei più autorevoli trattati. Le prime osservazioni in proposito risalgono al 1904: nel corso di una campagna antimalarica, in Algeria, Edmond e Etienne SERGENT videro nei preparati di sangue di un certo numero di individui affetti da cacltessia palustre, speciali corpi di forma semilunare ((( corps en demilnne »), associati o meno ad altri elementi patologici del sangue e ben appariscenti negli strisci supercolora.ti col bleu di metilene-eosina. D fatto di averli riscontrati esclusivamente nel sangue dei malarici, 18 volte su 243 soggetti esaminati (bambini e adult.i indigeni, bambini europei), quando i sani se ne dimostravano esenti, fece loro ammettere che il reperto dei corpi semilunari doves~;e indurre alla diagnosi di paludismo. LAVERAN, al quale i SERGENT mostrarono la collezione dei loro preparati, espresse l'opinione che i corpi semilunari fossero figurazioni artificiali, « provenienti dalla ret.razione dei globuli rossi alterati, attorno ai quali si produceva un accumulo di sostanze colorabili, potendo quelli a'nche sparire n. Di parere analogo furono, in se~Zuito, alcuni osservatori che meno avventuratamente di altri avevano intrapreso ricerche sull'argomento. L 'ipotesi che si potesse trattare di semplici artefatti, dovuti alle ma.nualità dello striscio o ad altre cause, concorse notevolmente a dira,dare l'interesse degli studiosi sulle strane figurazioni che i SERGF.NT avevano riscontrate nell'infezione malarica. Sta di fatt o però che, dopo una segnalazione del 'MAYER (1908)~ riferentf:'si al reperto di forme seiniluna-ri nella malaria della scimmia, comparver() ancora quelle di altri autori, i quali rinvennero le stesse forme nel corso d ell'int{)ssicazione saturnina di ratti e di cavie (LANGERON), nell'anemia da fenilidrazina di cavie, topi, conigii; nel tifo dell'uomo, nel-


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FOR:'IlE OIOAN'l'l E CORPI SEMILt:NARI DEL SA.'IOUE ECC.

l'anemia da hotriocefalo (ScHTI.LING-TRORGAU), nel morbo di Hodgkin (Cmso), nel cloroma (CASTANA), nell 'anemia perniciosa fLA?t!BIN e LETO) e, con una singolare frequenza, nell'infezione palustre (SIIILLINGTIIORGAU, LEEDE, PISa:'ìT, GARIN, Cmmsso, PEREKROPOW, LUKOWA ed altri). Attraverso queste osservazioni si fece strada. il convincimento che le forme semilunari fossero da riguardare come globuli rossi degenerati, in conseguenza di profonde modificazioni della crasi sanguigna, modificazioni che potevano intervenire nel corso di affezioni diverse, per lo più estrinsecantisi con uno stato di marcata anemia. La. configurazione dei corpi a mezzaltma, secondo la. descrizione lasciataci da Ed. e Et. SE&GE~'r, è quella di una fa.lce lunare a estremità molto affilate. Ad altri ricercatori i medesimi corpi si mostrarono talvolta. congiunti per i loro estremi da un filamento più o meno sottile, assumendo, per la. continuità. del contorno, l'aspetto di voluminosi elementi circolari (((forme gigant1 » di STEPHENS e CHRISTOPHERS, <' gigantociti » di LEEDE). Queste formazioni presentano al oontro uno o più grossi vacuoli, oppure un fine reticolo «a maglie disuguali e tanto più ampie e scolorat~, quanto maggiore è il volume dell'elemento che si osserva» (PISANI). Dalla porzione centrale o vacuolare del gigantocita si differenzia. per lo più nettamente la periferica, falciforme, di struttura omogenea.. Talvolta nello spessore della semiluna furono scorte fini punteggiature, che, per i caratteri dimensionali e tintoriali e per il coincidente reperto di parassiti mala.rici nel sangue, vennero interpretate come granulazioni di Schiiffner (MAYER, HENKE e LUBARSCH, LUKOWA ed altri). Benchè la sottigliezza dei corpi semiltmari e la loro trasparenza ne renda molto difficile la visibilità con l 'esame diretto, MA YER, SOHILLINGTHOR.GAU li osservarono anche a fresco. In questo genere di ricerche, ScHILLlNG ricorse pure all'impiego del tavolino riscalda.tore, alla colorazione vitale ed alla osservazione in campo scuro. Il tniglior metodo, per una.mime assenso, è tuttavia quello di colorare lo striscio con soluzione di Giemsa, previa. fissazione con alcool, alcool ed etere, liquido di Ma.yGri'mwald, avendo l'accorgimento di prolungare alquanto il tempo di colorazione e di consecutivo lavaggio del preparato. I corpi semilunari si mostrano generalmente costituiti da una. sostanza acidoflla che assume la colorazione ortocromatica, propria degH eritrociti maturi, mentre i gigantociti non di rado manifestano una tendenza alla policromatofllia (CASTL~A, AOlASSE-LAFONT). La tinta è spesso assai pallida, di un rosa cosl sbiadito da giustificare l'appellativo di « Tripanosomenschatten » (ombre di tripanosoma), talvolta usato dagli autori tedeschi. Le dimensioni variano considerevolmente: si fa. oonno, per lo più, di forme di grossa taglia, 6, 8, 10 volte superiore a quella del normale eritrqcita (MAYER., Cmso, CASTANA ed altri). Per le semilune, AoABBELAFONT da una media dimensionale di 20-30 f-L, affermando che il gigantocita. può raggiungere proporzioni alquanto maggiori e toccare persino la cifra enorme di 100 ed anche più !-'· PISANI ha rilevato dimensioni assai più modeste, con un massimo di 25-30 1-' di diamet ro, negli elementi più voluminosi. Riguardo a.lla genesi ed al significato di queste singolari alterazioni


FOK\1E G IGANTI E CORPI SEM ILUN ABI DEL SANOt."E ECC.

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ematiche, già i SERGENT avevano fatto rilevare a. suo tempo che non si poteva trattare di produzioni accidentali, dovute all'azione mecca.nica dello striscio, poichè si rinvenivano anche in preparati di sangue disteso con lembi di carta sottile, in modo da e'\ritare deformazioni imputabili al1 'attrito. Ciò venne stabilito a.ncor meglio, come vedemmo, dalle osservazioni di MAYER e di SCHILLING-THORGAU, rifcrentisi alla visibilità dei corpi semilunari nei preparati a fresco. Si ritiene oggi comunemente che i corpi semilunari siano dovuti ad un processo di degenerazione idropica del globulo rosso, il quale si vacuolizza, ingigantisce progressivamente, fino a rompersi nel tratto periferico più assottigliato. Questi fatti degenerativi, secondo SCBlLLING, LEEDE e qualche altro, sarebbero imputabili all'alterato equilibrio osmotico del plasma il quale, penetrando negli eritrociti, li farebbe talmente rigonfiare da provocarne la rott ura. A ciò obbietta il CASTANA che, mentre si conoscono molte malattie del sangue nelle quali il plasma è profondamente alterato, il reperto di gigantociti e di corpi semilunari resta sempre una evenienza piuttosto rara. Dette alterazioni, secondo l'A., sono intimamente legate, nella loro genesi, al meccanismo di scomparsa del nucleo dagli eritroblasti e cioè, aderendo alle concezioni del MAXIMOW e del BrzzozZERO, egli ammette che il nucleo, in condizioni normali, esca in toto dai normoblasti, dopo aver superato le varie fasi di riduzione picnotica: laddove, in condizioni patologiche, il nucleo rimarrebbe vohuninoso e come tale uscirebbe dalla cellula ancora immatura, pervenuta soltanto allo stadio di megoloblasta. o di eritroblasta basofilo, più comunemente di eritroblasta polic.romatofìlo. Questo processo anormale di maturazione degli eritroblasti sarebbe dovuto ad alterazioni speciali del midollo osseo, quali si possono ad es. presentare nel corso di gravi anemie, di leucemie, ecc. Tali, per sommi capi, le osservazioni prat icate in Europa dal 1905 ai giorni nostri. Indipendentement~ da esse, e senza che si fosse tentato di stabilire « a priori » una qualche incidenza fra. i rilievi praticati al di qua e al di là dell'Atlantico, un certo fervore di ricerche si venne determina.n do negli S.U. d '.America intorno ad una entità morbosa descritta. per la prima volta da HERRJCK nel 1910 col nome di << siokle-oell anemia » (anemia a cellule falciformi), della quale sono stati riportati a. tutt'oggi, nella. letteratma d'oltre oceano, più di 160 casi (ANDERSON e WA.R.E). Ritenuta dapprima una malat tia esclusiva della razza negra, come quella. che per lungo tempo ne era semb1·ata l'unica tributaria, si ammise in seguito che individui di altre razze, compresa l'a,riana, vi pot~ssero incorrere, per quanto eccezionalmente. Ciò venne provato in questi ult.imi anni con i casi illustrati da ARCHIBALD, STEWART1 COOLEY" e LEE, SIGBTS e SIMON, delle quali osservazioni furono rispettivamente oggetto un arabo, un cubano, un greco, un inglese. Possiamo unificare questa enU.merazione con quella dei casi segnalati in Europa, riferent isi al reperto che per primi i fratelli SERGENT banno denunciato nei malarici d'Algerial Da un lato la questione potrebbe sembrare oziosa, atteso che, secondo, gli autori americani, la siokle-cell anemia consiste in Uha. entità. clinica ben definita., elettivamente osservabile negl'individtù di razza nera o 'mista,


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FOR~{E GIGANTI E

CORPI SE:'dlJ,UNARI DEL 8.\NGUE E CC .

con carattere di anomalia costituzionale, quasi sempre famigliare e con sintomatologia propria, che può essere lat-ente, larvata, o ben mar:Nfesta; mentre, a quanto risulta dalle osservazioni prati cat~ nei nostri paesi, i corpi semilunari del Sltnguc non sono propri di alcuna mala.tt.ia o ra zza, o specie animale, percbè reperibili non solo in varie anemie, sia spontanee che sperimentali, ma anche in altre a,ffezioni originariamente legate ad un for1·c stimolo tossico o tossi-infettivo ed in ogni caso esplicantisi con gravi turbE' funz ionali degli organi emopoietici. Qua ndo J)erò ci si limiti a considerare il tipo delle alterazioni emat iche, sulla scorl a delle descrizioni che da ambo le parti vennero consegnate alla lett-eratura, la difierenzia.zione fra i due reperti appare alquanto problematica e gli accostamenti possibili; tanto possibili, da far negare al OASTAJ~;.A l 'esist~nza di una specia,le anemia con cellule falcate, per aiierrnaJ'e quella di emopatie o di stati emopatici, in cui si riscontrano le formazioni cellulari a foggia semilunare. Qua.h:he altro autore ha posto in discussione i termini di questo raffron to, per concludere sfavorevolmente all'identità dei corpi semilunn.ri e delle cellule falciformi descritte nella sickle-cell anem,i a (LAMBI:-ì e LETO). Nondimeno, assai di recente, ANDERSON e W ARE, relatori ad un con,gresso tenut osi a New Orleans, considerando il contributo casistico recato da.l CaSTANA, lo riportano fra. quelli che definitivamente comprova.uo l'in sorgenza dell 'anemia semilunare all'infuori della razza negra. P oicllà dunque non sembra inammissibile che, col progredire delle conoscenze, possa essere confermat a l'esistenza di effettivi rapporti di parentela fra i «corpi semihmari ,, e le cc cellule falciformi », ospiteremo in questo capitolo una breve esposizione dei principali asJ)etti caratterizzanti il quadro nosologico della sickle-cell 011wmia. Quest a speciale sindrome, di cui fece da noi menzione il M!OHELI nel XXXV congresso della Soc. It. di med. in t., di essa trattando in tema di splenomegalie emolitiche, suole manifestarsi nell 'età della fancitùlezza~ quasi sempre affiorando in soggetti di gracile complessione, deboli e malaticci fin dalla nascita. Il decorso è cronico, con fasi periodiche di acuzie, durante le quali l'anemia s'intensifica e di regola s'accompagna con ittero acolurico, dolori addominali ed articolari, tonsillite, adenopatie del segmento cervicale e toracico, tumefazione del fegato, febbre. Nei più giovani pazienti, pure la. milza si presenta ingrandita, mentre nei più grandicelli raramente avviene di poterla palpare. Alle regioni crurali si notano spesso ulcerazioni, facili a comparire in quest i malati, in conseguenza del più piccolo trauma. Il reperto caratteristico della sickle-cell anemia è molto semplicement-e descritto dagli autori americani sotto forma. di elementi falcati (cccrescentic or sickle-shaped elements») di dimensioni variabili, ad estremità sottilissime, filamentose. Nelle preparazioni colorate questi elementi presentano una struttura omogenea ed assumono una. tinta emoglobinica. piiù o meno marcata (EMMEL). L 'esame a fresco del sangue rappresenta il metodo di elezione per procedere all'accertamento diagnostico della malattia. Questo si fonda principalmente sulla. caratt-eristica comparsa delle cellule falcate (« sickling »), la quale comparsa, in vitro può essere immediata od anche tardiva. In


FORME GIGANTI E CORPI 81!::\IlLUNARI DEL SANOt."E ECO.

851

considerazione di quest'ultima evenienza, è necessaro che la ricerca occupi un certo periodo di temilO. A tal fine si lutano accuratamente con vasellina., con paraffina o con olio di legno di cedro i margini di un copriogetti, al cui centro si depone una goccia del sangue da esaminare. Si o,;serva il preparato, tenuto a temperatura di stanza, fra copri-e portaoggett.i, ad intervalli di tre o quattro ore. Il segno delle cellule falcate può comparire dopo alcune ore dall'allestimen to del preparato e toccare la sua massima espressione dopo 24\ col60-100 % di elem€'nti falcati (EliOJ.EL, .fu"'ìDERSON

e WARE). Interessanti statistiche hanno riwl at o che, nella ra.zza negn~, un • sickling n tardivo si manifesta nel 7 % all'incirca dei sani (BRANDAU, ANDERSON e W ARE). A designare q uésta condizione, nella quale il reperto è positivo soltanto nei preparati di sangue conservati, senza accompagnarsi con l'anemia del soggetto o con altri s<>gni che la fa.cciano ricordare, HAHN ba proposto il termine di « sickle-cell trait », da contrapporre a quello di aickle-cell anemia, nella quale, per contro, il segno delle cellule falcate sarebbe presente tanto in vivo quanto in vitro (BRANDAU). Caratteri ematologici dell'anemia a cellule falca.te, ol1re alla notevole diminuzione dei globuli rossi e della emoglohiua, con un va.lor globulare vicino all'unità, sarebbero ancora un variabile gmdo di anisocitosi e di poich.ilocitosi, la presenza di eritroblasti e di policromatotìli, nn aumento di reticulociti e di polinucleati neutrofili . Nel 68 % dei casi, i globuli rossi mostrano un'aumentata resistenza all'emolisi (A;.-;DERSOX e W ARE). Qnasi costantemente rilevasi bilirubinemia a r<>azione indiretta. .All'inizio della malattia e cioò, molto di frequente, già nella prima infanzia, la milza si tumefa, per poi atrofizzarsi gradualmente, a cominciare dal5 o-6o anno di età. Al tavolo anatomico la capsula splenica si presen ta ispessita, rugosa. La superficie di taglio dell'organo è di colorito più scuro del normale e presenta spesso la traccia di infarti. Nel quadro iato-patologico, sarebbe caratterist;ico il reperto di corpuscoli malpighiani rimpiccoliti, fibrotici, nei quali non è più possibile distinguere i centri germinativi. I seni circostanti sarebbero invece notevolmente dilatat.i e distesi. Nella polpa si rinvengono numerose cellule falcate. Il fegato si presenta di regola ingrandito, talvolta con modica degenerazione torbida o grassa. del parencbima. La cellule del Kiipfer mostrano di contenere, talvolta in quantità rilevante, pigmento emosiderin.ico. Da. parte di queste cellule venne più volte osservata. una. fagocitosi degli elementi semilnnari (JAFFE', WOLLSTEIN e K&ErnEL). Nelle ossa lunghe si rilevano, in generale evidenti segni di iperattività del midollo, nel quale non sarebbe infrequente il reperto di cellule semilunari nucleate (ANDERSON e W ARE). Nulla di caratteristico rivela l'esame istologico delle linfoghiandole ingrossate. Riportate cosi in succinto queste nozioni, si può rilevare, facendo ritorno al quesito di partenza, che non si posseggono, in realtà., elementi proba.tivi per affermare o negare l'identità. dei corpi semilunari, tipo Sergtmt e delle cellule falcate, tipo H ttrrick. In ambo i casi ci troviamo di fronte ad alterazioni globulari di foggia non comune, con caratteri morfologici, tintoriali e dimensionali che, stando alle descrizioni, fondamentalmente collimano. Non si possono però passare sotto silenzio alcuni contrasti, come quello ad esempio che si riferisce alla ben diversa visibilità nei


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FOR:I.1E GIGANTI E CORPI SEMILUNA'IH DEL SANGUE ECC.

preparati a fresco dei due tipi rappresentativi or ora. citati. Non risulta, fra l'altro, che nella numerosa casistica della sickle-cell anemia si faccia menzione di <<forme giga.nti n o di « gigantociti >>, fignrazioni che attendibilmente ra.ppresent.ano, nel proc.esso degenerativo dell'eritrocita, una. fase anteriore a quella dei corpi setnilunari. Si dovrà poi tener presente che, mentre tutto fa ritenere che questi ultimi siano da riguardare come alterazioni definitive di eritrociti, in corso di disfacimento, gli autori americani descrivono il« sickling ''tardivo e cioè la comparsa in vitro di elementi falcati, come un fenomeno reversibile, in quanto si sarebbe osservato che dopo alcuni giorni di conservazione del preparato di sangue, i globuli rossi di HERR.ICX riacquistano la originaria forma discoidale (À.i'i"DERSON e WARE).

A tali considerazioni si potrebbe di rimando obbiettare che, sulla base dei dati surriferiti, un parallelismo non si può trarre, stante la notevole diversità sia del metodo di studio, sia del campo di osservazione da cui originarono gli opposti riscontri. In sostanza, rimane aperto il quesito: corpi semilunari e cellule falcate rappresentano un tipo unico di alterazioni ematiche t Oltre all'interesse proprio della questione, tale q'tJ.ale appare dai dati racèolti nel presente lavoro, un altro dev'essere qui, da ultimo, considerato: esso rigua.rda in particolare la sickle-cell anemia, il cui carattere spicca.tamente razziale induce a fa.rne ritenere probabile la presenza fra le popola· zioni dei nostri possedimenti coloniali, ove non mancano di essere rappresentati quei ceppi di st.irpe camitica sui quali, negli S. U. d'America, venne finora attuato il maggior numero di osservazioni.

Fa-cendo per ora. astrazione da quanto è stato esposto nel precedente capitolo, riferirò brevemente in merito ad alcune osservazioni personali che risalgono a qualche anno fa, cioè al periodo da me trascorso in Somalia. A Lugh, venne accompagnato un giorno all'ambulatorio un giovane somalo Merehan, dell'età apparente di circa trent'anni, il quale da più di un biennio si diceva tormentato da febbri intermittenti all'inizio, poi subcontinue, con esacerbazioni periodiche e brevi intervalli di remissione. Denutrito, con mucose assai pallide, subitterìche. Fegato e milza ingranditi. La milza presentava una consistenza notevolmente aumentata e debordava per sei buoni centimetri, sotto l'arcata costale. Al momento del ricovero l'infermo era febbricitante. La ricerca dei pa.rassiti malarici nel sangue dava esito positivo, col reperto di piccoli schizonti anulari, mono - e binucleati, sia nel preparato di goccia spessa, sia in quello alle· stito mediante striscio sottile. L 'indomani del suo ricovero l'ammalato cui era stata propinat,a una dose generosa di chinino, avvertendo un miglioramento, fece istanza per essere dimesso ed ottenne di andarsene, portando seco una scor ta del medicinale che, a suo dire, lo aveva guarito. Fino a quest-o punto la storia nulla Jlresenta di singolare. Per suo conto il nomade di sè più non dette alcuna notizia. Erano rimasti però i preparati di sangue, uno dei quali, casualmente dimenticato nella soluzione del Giemsa, vi stette l'intera notte e buona parte del mattino successivo, quando mi punse la curiosità di osservare q_uali effetti fossero derivati dalla colorazione protratta. Mi cadde così sott'occhio il reperto


FORME GIOANTJ E CORPI SEM.ILUNARI DEL SANGUE ECC.

853

fissato dall'obbiettivo nella prima. delle due figure annesse aJ presente lavoro. In tale figura si -vedono alcune immagini che riproducono assai fedelmente la forma di una falce lunare, talvolta con tanta approssimazione geometrica da richiamare alla mente l'opera del compasso. Le dimensioni variano da elemento a elemento: la. distanza media fra le due corna è di 3~0 p., ma tale distanza può essere superiorata, nelle forme più grandi

Fig. 1. - Oo. ' C Obb. 1/16.

toccando i 50 p.. Il punto di massimo spessore del corpo misura da. 3 a 7 p.. La sostanza da cui si mostrano costituti questi elementi rivela. una compo-

sizione omogenea che assume una tinta emoglobinca solitamente assai pallida. Eccezionale è il reperto di fronte al quale ci pone l'elemento più voluminoso della figura e che consiste in una zona di ra.refazione che percorre l'arco della semiluna, tracciando in prossimità della piccola curvatura una linea concentrica ad essa. Nei preparati originali, qualche semiluna. mostra fini punteggiature, in tutto simili alle granulazioni di Schtiffner, proprie della terzana primaverile. Imbattutomi in questo reperto, la mia prima impressione fu quella di trova.rmi davanti. a strani artefatti, forse imputabili alla. prolungata immersione dello striscio nella sostanza colorante. Tale ipotesi però venne subito infirmata dal fatto che, riesa.minando accuratamente il preparato • -

Oiornale dC medfcfl'l4 milft4re.


854

FOBHE GIGANTI E OOBPI SEMILUNUI DEL SANGUE ECC.

dello stesso sangue, la colorazione del quale era stata ottenuta, come di norma, nel corso di 20-30 minuti, vi rinvenni le stesse ftgu.raZioni, per quanto pallide ed evanescenti a tal punto da giustificare il mancato riscontro del primo esame. Bastò immergere una seconda volta il vetrino nella soluzione colorante, tenendovelo per qualche ora, perchè le forme semilunari acquistassero la stessa evidenza di quelle che avevano inizialmente colpito la mia attenzione. Dall'epoca. di questo riscontro praticai altri esami di sangue, sempre associando all'ordinario metodo di allestimento degli strisci colorati, quello che per avventura. mi si era dimostrato il più acconcio a rivelare la presenza nel sangue delle forme semilunari: supercolora.zione col Giemsa, per la durata di 3-4 ore. Una. seconda volta, in tal modo, misi in evidenza le forme sem.iluna.ri, dopo qualche tempo dall'epoca della prima osservazione, proprio allorquando l'esito negativo di molti precedenti esami stava. per farmi desistere da .ogni ulteriore ricerca. D caso concerne un somalo Hauadle il quale, da parecchi anni sofferente per febbre irregolare, transitava da Lugh a dorso di cammello, per raggiungere altrove la propria famiglia. Intensamente oligoemico, denutrito, presentava una grossa tumefazione splenica di durezza. quasi lignea, indolente, immobile, con polo inferiore in sede iliaca.. Fegato debordante , sensibile, a superficie liscia e consistenza normale. Con la punt ura del dito si provocò in questo paziente la fuoruscita di qualche goceia. di sangue ipocromico, dal quale fu tratto un reperto pressochè identico a quello del caso precedente, tolta qui l'assenza di parassiti ma.la.rici. Anche in quest o soggetto le forme semilunari, commiste ai globuli rossi in ragguardevole proporzione (2 : 100 all'incirca), si mostravano frequentemente « schti.ffnerizzate )). L'ammalato chiese di poter sostare qualche giorno all'infermeria., richiesta. favorevolmente accolta, date le condizioni pietose dell'infermo e l'interesse particolare del caso. Mi fu possibile così di ripetiere le osservazioni precedent i, integra.ndole con l'esame a fresco, non solo, ma. di estenderle anche al sangue splenico, estratto con le dovute cautele. La ricerca dei corpi semilunari nei preparati a. fresco non fu molto agevole: tuttavia. alcuni elementi vennero in evidenza, malgrado la notevole sottigliezza e trasparenza che per solito ne impediscono la. visibilità. Col sangue splenico furono allestite preparazioni supercolora.te mediante soluzioni di Giemsa, da. una delle quali deriva il fotogramma. ch'è riprodotto nella figura 2. Vi si vede un gruppo di giganteschi elementi rotondeggianti, con un diametro variabile da 30 a 80 f.', la cui sostanza. si mostra a.ddensata alla perferia, mentre la parte centrale è a volte costituita. da un reticolo di maglie molto sottili, a volte invece completamente priva di qualsiasi rilievo strutturale, come se fosse occupata da un enorme vacnolo. Tale particolarità è appariscente sopratutto negli elementi più voluminosi, nei quali l'addensamento periferico riveste la forma dei corpi riprodotti nella. figura 1, con la sola differenza che le corna della falce lunare appaiono in questo caso ancora congiunte fra di loro da un filamento ricurvo, molto sottile, o da un arco di sostanza rarefatta, a contorni sfumati. Queste forme giganti sembrano dotate di una grande ~la-


J'OBXE GIGANTI E CORPI SEMILUNARl DEL SANGUE ECC.

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sticitA, a giudicare dalle infiessioni prodotte sulla loro periferia. dal contatto con i normali elementi corpuscola.t.i del sangue (cfr. figura 2). Nel fotogramma è fissata. l'immagine di un campo nel quale le forme giganti si mostrano fittamente aggruppate, disposizione che, nei preparati da. me allestiti, si rinviene di norma soltanto verso i margini dello striscio, oppure la dove lo spessore piuttosto considerevole dello strato ematico fa ritenere che, nella. esecuzione dello striscio medesimo, sia. stato meno intimo l'af-

Fig. 2, -

Oo, 2 Oli!J, lfl5,

frontamento dei due vetrini. Alquanto scarse erano in questi preparati di sangue splenico le forme semilunari a. corna libere, relativamente abbondanti, per contro, nel sangue periferico dello stesso individuo. Su questo rilievo che, a quanto mi consta., non ha precedenti nella letteratura, si potrà ritornare in seguito, dopo aver data. una. interpretazione d'insieme alle osservazioni surriferite. ~ qui da proporsi anzitutto le seguente domanda: esiste una categoria di fatti già noti, cui poter ascrivere quelli da me riscontrati t Evidentemente la risposta non può essere che affermativa: i caratteri delle figurazioni sopradescritte collimano con quelli che precedenti ricercatori hanno assegnato ai ex corpi semilunari » ed alle ex forme giganti » del sangue. Le proprietà morfologiche, strutturali e tintoriali degli elementi da me osservati, nonchè l'incidenza stessa del reperto nel sangue di sog·


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FORII!IE OIGA..NTI B CORPI SEMlL'UNAJU DEL 8A.NGUB BCC.

getti malarici, non dovrebbero consentire incert~zze a tale riguardo. Confortano questo giudizio, condiviso del resto da Colleghi e da Maestri cui ebbi la ventura di pot~r esibire i miei preparati, le tavole annesse ai lavori dei SERGENT, del MAYER, di LUKOWA, alcune delle quali potrebbero essere agevolmente scambiate per la riproduzione scbematica di quanto appare nei miei fotogrammi (1). Considerando purtuttavia le dimensioni vera.ment~ eccezionali dei corpi semilunari e delle forme giganti da me rilevati, non si può fare a meno di chiedersi se essi pure, a.lla stregua di quelli già noti attraverso precedenti segnalazioni, possano essere verosimilmente riguardati come la espressione della degenerazione idropica dei comuni eritrociti, o non piuttosto convenga, nella fattispecie, richiamarci alla tesi sostenuta dal CASTANA, per ammettere con questo A. che la genesi di dette alterazioni ematiche risalga ad una fase evolutiva precedente lo stadio di maturità dei globuli rossi. Come si potrebbe altrimenti prestar credito alla possibilità che un comune globulo rosso, quand'anche posto in condizioni di alterato equilibrio osmotico, sia suscettibile di modificare forma e dimensioni in tal guisa da mostrare, in deftnitiva, un diametro 10 ed anche 12 volte superiore a quello originario! Tali sono infatti le proporzioni raggiunte, nei miei preparati, dagli elementi più voluminosi, in particolar modo dalle forme giganti. A voler ora tentare una spiegazione di quanto si è rilevato a proposito di queste ultime che, presenti nel sangue splenico, non furono per contro rinvenute nel sangue periferico dello stesso individuo, si potrebbe supporre il fenomeno come dovuto, nel caso particolare, ad una minorazione della facoltà emocateretica della milza, ritenendo cioò che là ft1Dzio:nalità di quest'organo, per quanto compromessa al punto da non poter provvedere alla distruzione delle forme giganti, abbia tuttavia determinato in queste ultime la rottuxa del sottile filamento che ne completa la circonferenza. In seguito a ciò i gigantociti, assunto l'aspetto di elementi falcati, come tali appunto sarebbero in secondo tempo riammessi in circolo. Sulla traccia di qu.esta ipotesi non si può certo allargare la cerchia delle argomentazioni, fin tanto che altri dati non la vengano a confortare. E ssa però è st-ata suggerita da un fatto del quale, per lo meno, converrà prender nota: la puntura splenica sembra offrire un mezzo d'indagine assai vantaggioso nello studio delle alterazioni ematiche finora. considerat~. Da quanto esposto, ritengo si possano trarre le seguenti CONCLUSIONI l ° Circostanze molteplici hanno concorso ad ostacolare la fama dei « corpi semilunari »e delle a forme giganti »del sangue, alterazioni ematiche

assa.i poco note, bencbè da molto tempo segnalate sporadicamente nel corso di gravi anemie primitive o secondarie e specialmente nell'infezione palustre. .Alla luce dei fatti, non è più accreditabile l'ipotesi che ad esse (1) SI confrontino preferibilmente le figure lD ·e 20 dei.Ia prima taYola a colori deliiiUuale

del Mayer: E:z:otische K rankheiten, riportato In blbUogratla.


I'O.IUI:B GIGANTI E CORPI SEMILUNARI DEL SANGUE ECO.

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alterazioni attribuiva il significato di prodotti artificiali, derivanti dall'azione meccanica esercitata dall'a.ffrontamento dei due vetrini, durante l'allestimento degli strisci. Verosimilmente invece si tratta di forme patologiche, che qualche autore ritiene di poter identificare con quelle che costituiscono il reperto caratteristico della sickle-cell anemia, descritta frequentemente in America negl'individui di razza nera., 2° Per quanto discutibile possa apparire questa interpretazione unicistà dei due reperti ematologici, essa merita di essere cosidera.ta. Ricerche mira.nt.i a risolvere tale questione potrebbero essere attuate fra la. popolazione indigena dei nostri possedimenti coloniali, ove la presenza della aiokle-cell anemia è da. ritenere più che probabile. 3 ° Speciali corpi di forma semiluna.re o, per meglio dire, falcata (cfr. fig. l) sono stati del resto rinvenuti in Somalia, nel sangue di due nativi, affetti da mal~ia cronica. Si tratta di elementi che, per caratteri morfologici, strutturali, tintoriali, ecc., sono da rapportare al tipo dei «corpi semilunm » (« Tripanosomenschatten '' degli AA. tedeschi), descritti la prima volta da. Ed. e Et. SERGENT nei ma.la.rici d'Algeria . 4. Nel sangue splenico di un soggetto si misero anche in evidenza giganteschi elementi rotondeggianti (cfr. figura 2), identificabili con le «forme giganti» o « gigantociti n, precedentemente descritti nelle gravi aneinie, da altri autori. Nel sangue periferico dello stesso individuo, non si rinvf'nnero che Plementi falcati. Il divario fra i due reperti si potrebbe forse spiegare ammettendo che la, milza! minorat.a ne1la sua facoltà emocatel'etica e non più atta pertanto a bloccare e distruggere gli elementi degeneri, ne modifichi solo in pa:rt-e i caratteri morfologico-strutturali, determinando la. trasformazione dei gigantociti in corpi semilunari e promo>endo l'esclusivo ritorno in circolo di questi ultimtci. L 'osservazione Burriferita induce comunque a considerare la puntura splenica. come un importante mezzo d'indagine nello studio delle alterazioni ema-tiche finora considerate. 5° I caratteri dimensionali degli elementi riscontrati in Somalia, nel sangue di due soggetti malarici, sono tali da far ritenere poco attendibile la loro derivazione dai comuni eritrociti. Più verosimile sembra. esser l'ipotesi che ne fa risalire la genesi ad un anormale processo di matura.zione degli eritroblasti. RIAS8UNTO. - L'A. segnala. un reperto ematologico singolare, osservato nel corso d 'indagini eseguite sul sangue periferico e splenico di nativi della Somalie.. Egli discute il significato dì detto reperto, che ritiene di poter ascrivere alla categoria delle alterazioni ematiche da altri A. A. denominate : c forme giganti • e • corpi semilunarì • del sangue.

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SA1~ATORIO

MILITARE DI ANZIO

Di rettore: maggiore rnlldico AcRISIO BIAN CBtm

L'AZIONE DEL PNEUMOTORACE TERAPEUTICO SULLE LESIONI POLMONARI CONTROLATERALI D ott. Vito AHon~o Cammarano tenente medico incaricato del grado di capitano, specialista tisid< go

Fin da quando il geniale metodo di Carlo Forlanini entrò quale sieuro patrimonio scientifico nella cura della. t.b.c. polmona.re, l'efietto che il pneumotorace terapeutico produce sulle lesioni del polmone controlaterale fu oggetto di studio da pa.rte di molti tiBiologi. L'argomento, senza dubbio di grande importanza., ha. subìto attraverso i tempi sviluppi successivi, e si può dire che ancora oggi regnano de1Je incertezze al riguardo. Credo utile porta.rvi un modesto contributo clinico e radiologico. Nei primi t empi del pneumotorMe dominava il concetto di intervenire solamente nei casi gravi, ca.vitari, monolatera.li, con pleura perfettamente pervia. Più tardi, ma.n mano che i risultati si dimostrarono favorevoli e la t ecnica. si perfezionò, i concetti d 'intervento pneumotoracico si allargarono. Già il Forla.nini, in una. conferenza., tenuta a Milano nel 1907 pronunziava. queste parole: «Le circostanze mi hanno portato a curare un certo numero di tisici bilaterali, ed ormai sono convinto che il pneumotorace, eseguito in un emitorace, oltre a guarire il polmone dt>llo stesso lato, esercita, fino a un certo punto, influenza. favorevole anche sopra eventuali lesioni dell'altro polmone, e presso a. poco in questa misuxa.: se la seconda lesione è soltanto iniziale, e il processo non è rapido, guarisce; se è avanzata si attenua, retrocede o rimane stazionario, secondo lo stadio; se è avanzatissimo il pneumotorace non può nulla,,, Questi concetti esposti dal Maestro in modo chiaro e preciso a Milano ne l1907 e ripetuti a Roma dallo stesso nel 1912 al Congresso Internazionale contro la tubercolosi, diedero luogo a discussioni interessanti. Mentre furono accettati da alcuni, aJtri invece ritennero che il pneumotorace potesse esercitare una azione sfavorevole, e ciò non solo nei casi gravi, come il Forlanini aveva detto, ma anche in quelli lievi, per il maggior lavoro cui il polmone controlaterale veniva ad essere sottoposto. Tali autori, come Rènon, Hymans van den Berg, de Josselin ed altri giunsero in tal modo a conclusioni molto pessimistiche circa la frequenza. con cui si presentavano nuovi focolai da,ll'altro lato e circa la facilità con cui si aggravavano focolai preesistenti. Si arrivò cosi al punto da limitare le indicazioni del pneumotorace terapeutico alle forme gravissime, in cui dalla cur a conservativa non vi era più nulla da sperare.


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L'A~ONE DEL PNEUMOTORAOE T.S:RA.PEUTIOO BOO.

Ma.tson e Brissaillon riferirono di aver dovuto abbandonare il pneumotora.ce nel 7 % dei loro ·ammalati a. causa. del peggioramento dell'a,It;ro lato; Gisevius ha portato questa cifra al 20 %. Burna.rd ammi.se che nei ca.si in cui il polmone controla.tera.le presenta lesioni poco evolutive, non si hanno modiftcazioni di aorta., mentre, se si tratta di lesioni gravi, l'intervento in un lato non è con:sigliabile, perchè ha azione controla.tera.le sfavorevole. Duma.rest e Brette, in più recenti conclusioni, stabilirono che allorquando si tratta di forme croniche, poco evolutive di tubercolosi fibroca.seosa., non può aversi alcuna modificazione, o possono stabilirsi dei miglioramenti; se si tratta di forme pneumoniche o bronco-pneumoniche a.cnte, a. tendenza congestizia, si hanno invece degli aggravamenti. Oggi nella. maggioranza. dl.ei tisiologici è diffusa la convinzione che

con una scelta rigorosa dei pazienti e con una condotta di cura. prudente si può molto estendere il trattamento pneumotoracico, cosicchè può avvantaggiarsi di esso anche l!ln certo numero di ammalati clhe presentano lesioni dal lato opposto. A che cosa. è dovuto l'effetto del pneumotora.ce terapeutico sulle lesioni polmonari controlatera.lit Forlanini disse che la guarigione delle lesioni controlaterali in corso di pneumotora.ce unilaterale avviene in quanto il collasso, mentre agisce sul processo tisiogeno del lato più colpito, apportando nel polmone uno stato di immobilizzazione, nell'altro polmone provoca un ravvivamento funzionale, che ost.acola il prodursi e il progredire dei processi anatomopa.tologici preparatori della tisi. Anche il Tripier asserisce che la maggiore attività circolatoria del polmone controlaterale stabilisce un ostacolo allo sviluppo della t .b.c. nel pa.renchima cosl. iperfunzionante. Dumarest più tardi, nel commentare le vedute del Tripier e i due meccanismi di guarigione fra. loro contrastanti, ammessi dal Forlanini, concluse che l'immobilizzazione conviene alle lesioni ulcera.tive, gravi, e che l'iperattività giova. invece alle forme iniziali. Conoscenze posteriori sulla fisiopatologia del pneumotora.ce, modificarono tali concetti. M. Ascoli nel 1912 al principio del pneumotorace compressivo contrappose quello del pneumotora,ce ipotensivo, ugualmente utile per favorire i processi di guarigione della t.b.c. polmonare. Studii di Morgan, Faggiuoli, Breccia ed altri confermarono tale asserzione. Come

è noto, l'applicazione del pneumotora.ce ipotensivo (collasso elettivo quando è possibile) si fonda sul cosidet.to effetto Morgan, che consiste nel riposo relativo delle parti polmonari infiltra.te mediante piccole introduzioni di gas nel cavo pleurico. Secondo Morga.n, ciò avviene perehè durante l'inspirazione, mentre le parti sane tendono ad espandersi, le parti ammalate si espandono con ritardo per la diminuzione della loro elasticità. Ne consegue un abbassamento del1a. pressione endopleurica. in corrispondenza. di queste parti, cosicchè la. bolla d'aria va a. loca.lizza.rsi nelle zone ammalate, mettendl.ole a riposo. La costituzione del pneumotorace elettivo, secondo Ferrari ed altri, non avviene solo col meccanismo indicato da Morgan, bensl. con un altro meccanismo forse più importante, e cioè la retrattilità delle zone polmonari ammalate. ~ necessario, quindi, che le forze di retrattilità delle lesioni siano molto attive, poichè ad esse


L'AZ10))."11: DEL PNEUMOTORACE TERAPEU TIOO E CC.

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si attribuisce l'elettività. del pneumotorace. Un altro effetto del pneumotora.ce ipotensivo è l'abbassamento della tensione elastica polmonare, ed aJlora, per la. minore distensione che il polmone ammalato subisce nell'inspi.ra.zione, si ha. un minore stiramento delJa. trama polmonare: in tal modo viene a. diminuire il trauma. inspiratorio, che è la causa principale della trasformazione della t.b.c. in tisi. Ohe cosa avviene nel polmone controlaterale in presenza di pneumo· torace monolatera.let Diciamo subito che in esso avvengono fenomeni fl.siopatologici simili a quelli che si svolgono ne} polmone sottoposto a collasso ipotensivo; soltanto sono ridotti e qualche volta mancano per speciali contingenze. A.l.la dottrina, dunque, della riparazione dei processi t.b.c. per enfl.sema. vicario, è stata sostituita la dottrina della riparazione per azione omologa, sebbene ridotta., a quella esercitata dal pneumotorace sul polmone omolaterale. Queste nuove vedute furono esposte da. Ep;fanio nel 1930 e più tardi da Ascoli, Lucacer, Bordet e Parodi. Vediamo in qual modo. D mediastino, interposto fra le due cavità. pleuriche, non è un setto rigido ed immobile, ad eccezione di determinate condizioni patologiche; esso invece è spostabile a causa delle pressioni esistenti nelle due pleure. Sioohè avviene che, se in una delle due pleure la pressione tende ad aumentare, come nel pneumotora.ce, il mediastino cessa di essere attratto da questo lato, e viene attratto dal lato opposto, fino a quando cioè si ristabilisce un certo equilibrio nelle pressioni dei due lati. In tal modo il polmone opposto si riduce di volume, quindi la detensione del parenchima polmonare è bilaterale, e, sul lato opposto, viene ad essere proporzionale allo spostamento del media.stjno. Nel polmone controlaterale si ha quindi diminuzione della tensione elastica, e, secondo Parodi, questo fatto ha anche una dimostrazione semeiologica, caratterizzata da respiro aspro all'ascoltazione. Tale reperto, secondo l'autore, non sarebbe da attribuirsi a.llafunzione vicaria, ma alla diminuita espansione del polmone in seguito ad ispessimento del parenchima. Non ha luogo l'clfetto Morgan, tuttavia. si ritiene che in caso di pleura e mediastino liberi, il pneumotorace, entro certi limiti di pressione, induce il collasso nelle zone infì.ltrate d'ambo i lati, per quanto più ridotto nel polmone controlaterale, mentre le zone libere, a parità. di pressione, entrano in una maggiore attività funzionale. Vi sono dei dati sperimentali a favore dell'azione bilaterale omologa del pneumotorace monolaterale. Chini, coll'introduzione endovenosa di colloidi e di sospensioni granulose (inchiostro di china), dimostrò che le attività. istiocita.rie del polmone opposto al pneumotorace sono uguali, sebbene meno intense, a quelle del polmone collassato. Bettini, con ricerche eseguite sui cani, dimostrò che quando si opera. in modo da. ottenere uno spostamento del media.stino, intervengono n el polmone controlaterale quelle modifìcazioni istologiche proprie del polmone collassato (iperemia, prollierazioni istiocitarie ecc.). L'effetto dunque del pneumotorace ipotensivo sulle lesioni controlaterali sarebbe non solo minore rispetto all'effetto omola.terale, ma anche condizionato al grado di sposta.bilità del mediastino. Se questo è rigido, la sua sposta.bilità può essere llinita.ta. o mancare del tutto, e, per conseguenza gli effetti controlaterali del pneumotorace ipotensivo possono essere llini-


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L'AZIONE DEL PNEUMOTORACE TERAPEUTIOO EOC.

tati anch'essi, oppure mancare. Dirò, per incidenza, che sul meccanismo dello spostamento mediastinico è fondato il pneumotorace controlaterale di Ascoli, trattamento discusso per l'incerto giovamento pratico che esso può apportare sulle lt>sioni distruttive di un polmone, in cui il pneumotorace non JPUÒ costituirsi per sinfisi pleurica. Non si può inoltre stabilire nei singoli casi se si può verificare o meno uno spostamento del mediastino, che dovrebbe produrre una diminuzione di vofume del polmone, e quindi del suo stato di tensione elastica. Non da tutti gli a\ltori è stato accettato un simile meccanismo di guarigione delle lesioni t.b.c. controlaterali in corso di pneumotora.ee monolatera.le. .Alcuni hanno invocato il meccanismo biologico; Morelli è stato il sostenitore principale dei processi immuno-biologici di guarigione. Infatti egli scrive: u Se io avessi una lesione lieve in un polmone ed una. altrettanto lieve nell'altro, avrei minore speranza di guarigione che non nel caso di ampia lesione di un lato e scarsa lesione dall'altro. È persuasione mia che nella t.b.c. polmona.re col pneumotora.ce concorrono non soltanto cause fisiche, ma. anche influenze sieroterapiche. Eliminare o diminuire un focolaio tose.ico, equivale ad iniettare nell'organismo tante unità. antitossiche equivalenti alle tossine eliminate. Immobilizzare u:b polmone significa diminuire l'assorbimento di tossine dai focolai del pol· mone leso. Il che vuoi dire che le antitossine esistenti nell'organismo possono esplicare la loro azione sul focolaio polmonare controlaterale. Ecco il vantaggio della sproporzione fra le due lesioni. Elimina.r e un grande processo tossico vuoi dire avere antitossine in maggior quantità. Noi infatti osse:rveremo spesso che il processo controlaterale ha dei miglioramenti molto rapidi all'inizio e può raggiungere anche la guarigione, <·ome può avvenire che al rapido miglioramento iniziale sussegua un peggioramento quando si costituisce una soccombenza antitossica». Lo stesso processo di autosieroterapia spiegherebbe, secondo Morelli, anche i miglioramenti e perfino le guarigioni di t.b.c. di altri organi (t.b.c. laringea, articolare, delle sierose, ece.). La conoscenza delle reazioni umorali ha fornito dati più dimostrativi a questa concezione morelliana. Carpi vide che nei casi favorevoli la curva dell'indice opsonico, dopo una breve fase iniziale negativa, comincia a salire per raggiungere il massimo valore in coincidenza della completa immobilizzazione polmonare, ed infine si abbassa nel periodo terminale della cura pur mantenendo valori superiori alla norma. In casi di bilateralizza.zione, se il pneumotora.ce ha azione favorevole anche sulle lesioni controlaterali, parallelamente al regredire di esse, l'indice opsonico, attraverso una serie di oscillazioni, raggiunge un valore stabile, alto; se invece le lesioni controlaterali si estendono, la curva dell'indice, sempre attraverso oscillazioni, si porta a valori molto bassi. Carpi interpetrò questi risultati delle sue osservazioni ammettendo che in seguito al coUasso del polmone, con lo svuotamento delle escavazioni e col rallentamento della circolazione linfatica del polmone da parte dei focolai tisiogcni, si costituisce un lento e moderato assorbimento tossinico, tale da stimolare nell 'organismo colpito dal processo t. b.c. una reazione di immunità attiva contro l'infezione. Cosicchè la persistanza dell'indice opsonico al disopra della norma, quale si osserva nei casi favorevoli, corrisponderebbe allo stabilirsi di un'autoimmunizzazione


L'AZIONE DEL PNEtntOTORACE TERAPEUTICO E CC.

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c'>ntrv il processo specifico. È molto importante il comportamento dell'indice ops-cnico, seguito in uno stesso ammalato, come espressione di una reazione· di difesa opposta dall'organismo all'iniezione t.b.c. ed ancor più la constatazione del suo comportamento, parallelamente all'andamento clinico delle lesioni controlaterali. Gisevius recentemente, ammettendo come fondamentali nel meccanismo d'azione del pneumotora<le le modiflcazioni immuno-biologiche, affermava, in una concezione più vasta, che il pneumotorace agisce in quanto modifica lo stato allergico dell'organismo, mettendo a prova di ciò il fatto che talvolta pneumotoraci completi non raggiungono lo scopo terapeutico, mentre, al contrario, pneumotoraci parziali spesso danno risultati brillanti. Esporrò brevemente alcuni casi clinici capitati alla mia osservazione presso il Sanatorio Militare di Anzio. CASO l P: T .O. anni 33. Anamnesi famigliare e personale remota negativa. Nel febbraio 1933 cominciò ad avere tosse con espettorato, specie al mattino, astenia, dimagrimento, febbre serotina, sudori notturni. Fu dapprima ri.c overato all'ospedale civile di Pordenone, indi venne trasferito in questo Sanatorio. E. 0: Condizioni generali discrete. Altezza m. 1,83, peso kg. 74. Torace: longilineo, fosse sopra e sottoclavea.ri ben pronunziate d'ambo i lati. Respiro a tipo misto. PaJ;paziom: piccole linfoglandole nelle regioni sopraclaveari, specie a destra; F.V.T. un pò aumentato nelle zone superiori polmonari. PerC'!Wiiom: ipofonesi ne lle sopra e sotto spinose, sopra e sottoclaveari, specie a destra. Base destra meno mobile di quella. sinistra. Ascoltazione: a destra respiro aspro nella sopra. e sotto spinosa con espirazione prolungata. Scarsi rantoli a medie e piccole bolle, in ed espiratori nella sottoclaveare ; a sinistra respiro aspro nella sopra e sotto spinosa con rantoli pil':l scarsi che a destra nella regione intersce.polare. Esame espetto-rato: Koch positivo. Wassermann: negativa. Esa1m radiologico del torace: processo infiltrativo a tipo prevalentemente sclerotico in corrispondenza de i due lobi polmonari superiori, più esteso a d estra, con due piccole immagini anulati a sinistra da attribuirsi a probabili formazioni cavitarb ( vedi rad. n . 1). Diagnosi: tubercolosi fibrosa parziale dei due lobi polmonari superiori, più estesa a destra, con fatti ulcera.tivi a sinistra. Il pneumotorace venne iniziato ne ll'aprile 1933 a destra, e fu rego1armente rifornito con valori manomctrici dapprima negativi, poi leggermente positivi. L 'esame radiografico praticato dopo a.lctmi mesi dall'inizio de l pne urootorace ba messo in evidenza: a d estra pneumotorace con scarsa. ret1·a.zione polmonare e presenza di grosse strie fibroti che ; a sinistra notevole attenuazione del processo fibro-ulce rativo (vedi rad. n . 2). Le condizioni generali sono sensibilmente migliorate, il peso corporeo è aumentato di kg. 6, l'espettorato è divenuto negativo e scarso, la. febbre è scomparsa completamente. All'esame obiettivo notasi a destra diminuzione del respiro in co1·rispond<>.nza dell'ambito superiore d el polmone, a sinistra respiro aspro con scars i crepitii inspirtorii nell'interscapolare. C...ao Il: P. F. Anni 23, celibe. Padre vivente e sano. Un fratello morto a 18 anni per malattia che il paziente non sa precisare. Nel luglio 1933 cominciò ad avere tosse con scarso espettorato, inappetenza, astenia, lieve febbre. Per tali disturbi fu ricoverato dapprima s ll'ospedalo militare di B., dove rimase alcuni giorni, durante i quali l'espettorato divenne più abbondante, con presenza di qualche stri.a sangui· gna. Da.J suddetto ospedale venne inviato in cura in questo sanatorio, essendo stato riconosciuto affetto da t.b.c. polmonare . E. 0: Condizioni generali mediocri. Altezza m . l, 75; peso kg. 64,500. Tomce: cilindrico, fosse sopra. e sottoclaveari evidenti specie a s inistra, scapole alate, diminuita mobilità de ll'emitorace sinistro rispftto al destro.


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L 'AZIONE DEL PNliHJMOTORACE TERAPEUTICO ECC.

Radi ografta 1.

Rndlogrnfla 2,


L.AZlONE DEL P NEUMOTORACE TERAPE"CTICO ECC.

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Pal!pazione: dol ent~ il cucullttrt' sinistro, F.V.T. diminuito a sinistre. in corri· spondenza dell'ambito polmonare superiore. Percu8sùme: a destra lieve ipofonesi uel terzo superiore dell'intersca.polare, base in sede e mobile; a sinistra ipofonesi marcata. n ella sopra e sotto spinosa, sopra e sotto claveare, e terzo superiore dell'interscapolare. Base in sede poco mobile. AscoUazione: a destra respiro un po' aspro nella sotto s pinosa ed interscapola.re, con scarsi rantolini inspiratori; a sinistra rf'spiro affievolito su tutto l'ambito superiore J;><>lmonare con rant.oli a. medie e piccole bollo nella. sot.tospinosa. Rantoli consonanti nella. sotto clavearc. Esame upettorato: Koch positivo. Wassermann: negativa.. Esame radiologico del torcu:e: procosso infiltrativo a piccoli noduli prevalentemente a contorni sfumati, diffuso alla regione apirale ad alla sezione superiore del campo polmona.re sinist.ro, con area di ipertrasparenza. delle dimensioni di una moneta. da 10 cent. nella sottocla.veax-e sinistra, attribuibile a formazione cavi· taria.. A destra rinforzo della trama polmonare e presenza di scarsi noduli a con· torni sfumati nella regione sottoolaveare e pe.railare ( vedi rad. 3). Diagnori: tubercolosi ulcero caseosa del lobo polmonare superiore sinistro, inffitrato inter-cleido-ilare destro. D pneumotorace. iniziato pochi giorni dopo l'ingresso nell'istituto, a sinistra, si è mantenuto sempre su valori manometrici negativi. L'esame radiografico, tre mesi dopo l'inizio del pneumotorace ha fatto not-are: a sinistra pneumotorace con discreto collasso polmona.re, e presenza di aderenze nella parte media ed inferiore; a destra risoluzione quasi completa dell'infiltra.to int.er-cleido-ilare ( vedi rad. 4). All'esame obiettivo nota vasi a. sinistra respiro affievolito su tutto l'ambito, a. destra assenza di qualsiasi rumore patologico. Le condizioni generali sono migliorate notevolmente, il peso corporeo è aumentat.o di kg. 7, l'espettorato è divenuto negativo. · CASO m: M. o. Anni 42. Una sorella morta. per t .b.c. polmonare in giovane età. TI paziente softrl malaria n el 1916 in Albania. Nell'agosto del 1933 cominciò ad avvert.i re intensa astenia. perdita dell'appetito. tosse dapprima secca, poi con espettorato specie al mattino, qualche punta febbrile alla sera. Per tali disturbi fu ricoverato all'ospedale militare di R., dove fu riconosciuto affetto da tubercolosi p :>lm<mare e rinviato in questo sanatorio. E. 0 : Condizioni generali discrete. Altezza m. l , 72, peso kg. 69. Torcu:e: cilindrico. Fosse sopra e sottoclaveari di sinistra pib pronunciate che a destra. Scapole alate. Palpazione: leggermente dolente il cucull.are sinistro. Adenopat.ia. latero cervicale bilaterale. F.V.T. diminuito nell'ambito polmonare superiore sinistro, leggermente aumentato nell'interscapolare destra. Peretl88ione: a. destra lieve ipofonesi nella sotto spinosa ed interscapol.are. A ~;iniRtra ipofoneRi nella sopra e sotto spinosa sopra e sotto claveare, e 3 ° superiot e dell'interscapo lare. AscoUazi<me: a destra respiro aspro nell'intersc.apolare con rantoli consonanti. A finistra respiro leggermente affievolito in corrispondenza del lobo superiore pol· monare, con rantoli a medie e piccole bolle, consonanti nella sotto claveare. EIJOme ~: Kocb positivo (10-12 per campo). Was8ermann: ne~ativa. E80me radiologico del torcu:e: processo infiltrativo a focolai confluenti a caratteJe prevalentemente essudativo del lobo superiore sinistro, con immagine cavite.ra. nella sotto claveare. Infiltrazione nella regione parailare destra con immagine ca.vita.ria. ( vedi rad. 5). ~: tubercolosi ulcero-caseosa. parziale del lobo superiore sinistro, infìltrato paraila.re con caverna a destra. D poeumotorace, iniziato a sinistra, dovo le lesiioni erano maggion:nente estese, si è sem:pre mantenuto con valori manometrici terminali negativi. Dopo circa ~uat· tro mest dall'inizio del pneumotorace, è intervenuta. pleurite essudativa sinistra con BCaJ'&O versamento che è andato a poco a poco riducendosi, fino a scomparire completamente. Le condizioni generali sono migLiorate, la tosse e l'espettorato sono diminui·~i. D peso corporeo è aumentato di kg. 4. L'esame obiettivo del torace


L ' A?:IONE DEL PNEUVOTORACE TERAPE UTICO-EOC.

Radiogrda a.

Radiografia 4 .


L'AZIONE DEL PNl!lUHOTORAOE TERAPEUTICO ECO.

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fa rilevare suono acatolare su tutto l'ambito siniRtro, con notevole diminuzione del respiro, persistenza di 808rBÌ rantoli nella sotto olaveare, a destra respiro aspro su tutto l'ambito. L'esame radiolofco del torace fa notare a sinistra pneumotoraco incompleto con persistenza dell immagine oavitaria ridotta nella sotto claveare, a destra acompan>a. dell'immagine cavitaria panillare (vedi rad. 6). L'espettorato si mantiene ancora positivo, ma soltanto dopo omogeneizzazione. CASO IV: D.G.A. Anni 35. Anamnui famigliare: negativa. Anamnui personale: nel 1921 in colonia softri di tifo petecchiale, successi· vamente enterocolite. Nel febbraio 1934 cominciò ad avere febbre serotina, tosse con acarso espettorato, anoressia, diminuzione di peso. Per tl\li disturbi fu ricoverato nell'ospedale militare di B. dove venne riconosciuto affetto da t.b.c. polmo· nare, per oni vflniva trasferito in questo Sanatorio. E.O: Condizioni generali alquanto scadute. Altezza m. 1,83. Peso kg. 76. Torace allungato, scarno con fosse sopra e sott() olaveari marcate, specie a sinistra, aca_pole alate. Palpazwne: dolenti i ouonllari, specie il sinistro, con F.V.T. un po' aumentato nelle zone superiori specie a sinistra. PercusBimu: e. destra lieve ipofonesi della sopraspinosa. A sinistra ipofonesi nella sopre.spinose., sottospinosa, intersoapolo-vertebrale. Ascoltazione: a destra respiro aspro nella sopre.spinose. con scarsi crepitii inspiratorii. A sinistra rantoli a medie e piccole bolle nella sottospinosa ed intersoa· polare. Rantoli consonanti nella sottoclaveare. Esame upettcral.o: Koch positivo. Was.germann: negativa. . Esame radiolog-ico del torace: infiltrazione a carattere essudativo nella metà BUperiore del campo polmonare sinistro con area di ipertra.<>parenza fra il 20 e 30 spazio intercostale, attribuibile a forma cavitaria. Scarsi nodnli d'infiltrazione parenchi.male in corrispondenza dell'apice destro (vedi rad. 7). Diagno8i: infiltrazione ulcero casooso. pGrzialo dol lobo pohnonare superiore sinistro. Infiltrazione apicale destri\. n pneumotoraoe ini.z iato nell'aprile 1934 si è mantenuto su valori manometrici prima negativi, poi leggermente positivi. Le condizioni generali sono migliorate. n peso corporeo è aumentato di kg. 4 e mezzo. Si è avuta diminuzione della tosse e dell'espettorato, divenuto negativo. L'esame obbiettivo fa rilevare e. destra respiro un po' aspro sn tutto l'ambito, più marcato all'apice. A sinistra respiro a:ffievolito su tutto l'ambito, con persistenza di scarsi fatti umidi in corrispondenza del lobo polmonare superiore. L'esame radiologico fa rilevare pneumotorace sinistro con scarso collasso polmonare, a destra attenua· zione dell'irifiltrazione parenchimale dell'apice (vedi rad. 8). CASo V: C. G. Anni 33. Ammogliato. Anamnesi famigliare: un fratello morto per t .b.c. polmonare. Anamnui perBfmale: malaria nel 1921. Nel marzo 1933 cominciò ad avere tosse con espettorato striato di sangue, inappetenza, sudori notturni, per cui fu ricoverato nell'Ospedale Militare di C., da dove veniva dimesso con una lunga licenze. di convalesoonza. Nel gennaio 1934 è stato ricoverato in questo Sanatorio. Condizioni generali discrete. Altezza m. 1,65. P eso kg. 63. Torace: ben conformato con fosse sopra e sottocl.aveari marcate d'ambo i lati. Diminuita mobiìità nell'ernitorace di destra. Palpaz«me: leggermente dolente il cucullare destro. F.V.T. leggermente diminuito a destra. PerCU86ione: a destra riduzione di suono nella metà superiore dell'emitorace con base in sede poco mobile, a sinistra lieve ipofonesi nella sopra e sottospinosa. Aacoltazione: a destra scarsi rantoli a medie bolle nell'ambito polmonare, a sinistra rantolini nella sopraspinose.. F~ame upettorato: Koch positivo. (20 per campo). Wassermann: negativa. Esame radiologico ckl torace: presenza di ombre nodulari a contorni piuttosto n11tti in corrispondenza della sezione superiore e media polmonare destra e neila sezione superiore d~l polmone sinistro (vedi rad. 9). Immagine anulare nella eottoclaveare destra attribuibile a. formazione cavite.ria.


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l . AZ.tr• I'F. OEt. Pl'fE tTMOTORACE TERAPEUTICO ECC.

Radlograt!a 6.


L'AZIONE DEL PNE OMOTORACE TERAPEUTICO ECC.

Radlografta 7.

Radtogralla s.

a - Oiorn.ar. di JMdicinG militare.

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L'AZIONE D EL PNE UMOl'ORACE TERAPEUTI CO ECC.

Dial]nosi.: tuooreolosi acino-nodosa ca.vita.ria. del polmone destro (parte supe· riore e media.}, lieve infiltrazione a carattere produttivo dell'apice, sottoapice sinistro, e base sinistra. li pneumotora.ce iniziato a destra nel gennaio 1934, si è mantenuto sempre su valori ma.nometrici positivi. Le condizioni generali sono migliorate. P eso corporeo aumentato da kg. 6. Tosse ed espettorato sono divenuti più sca.rsi. Il numero dei bacilli per campo è diminuito (2-3). Radiologicamente nomi: pne umotorace destro con polmone aderente nella. parte m edia, scomparsa d ell'immagine cavita.ria della regione iniraclavicolare destra. A sinistra ~tttenuazione delle lesioni parenchimali apicali, sottoapicali basali ( vedi rad. 10). CASO VI: G. M. A. Anni 30. A nemne8i famÌIJliare : negativa.. Anamnesi perso1w.le: m alaria nel 1925. La malattia attuale ha avuto inizio

nel maggio 1934, a llorquando egli cominciò ad avere tosse con espettorato, dolori al torace, qualche rialzo termico alla sera. P er tali disturbi fu ricoverato all'ospedale m ilitare di N., dove fu ricon osciuto affetto da tubercolosi polmonare e venne inviato in questo Sanatorio. E .O: condizioni generali m ediocri. Altezza. m . 1,82, peso kg. 75. Torace: allungato con fosse fisiologiche bene evidenti, specie a destra, diminuita m obilità dell'emitorace destro. Palpazione: dolente il cucuilare destro, F .V.T. aumentato in corrispondenza. del lobo su periore destro. PerCU88ione: a destra ipofonesi nella sopra e sottospinosa., sopra e sottoclaveare. Base in sede poco m obile. A sinistra. lieve ipofonesi nell'intersca.pola.re. Ascoltazione: a destra respiro affievolito in corrispondenza. della sezione superiore del polmone con presenza. di rantoli a medie e piccole bolle. A sinistra respiro aspro neJI'interscapola.re con scarsi rantolini inspiratori. Esa1ne upettorato: K och positivo. W assermann: n egativa.. Esame radiologico del torace: processo infiltra.tivo a tipo essud6tivo caseoso diffuso alla m età superiore del campo polmonare destro, disseminazione di piccoli noduli di varia. grande zza e intensità nella. m età inferiore dello stesso campo attribuibili a. focolai di infiltrazione parenchimale. A sinistra accentuazione della trama con grosse strie e scarsi noduJi nella regione sottoclaveare e pa.ra.ila.re (vedi rad. 11). Diagnosi: b ronco-polmonite tubercolare confluente del lobo polmona.re supe· riore destro; infiltrazione sottoclaveare e para.ilare sinistm. Il pneumotorace iniziato a destra. nell'agosto 1934 si è mantenuto su valori manometri ci prima. negativi, poi leggermente positivi. Dopo 4 mesi circa di cura le condizioni generali sono notevolmente migliorate; la febbre è scomparsa. completam ente il peso corporeo è aumentato di kg. 8, l'espettorato è divenuto negativo. L'esame radiologico ha fatto rilevare: pneumotorace parziale destro, evidente sp~cialmente in corrispondenza della m età. superiore del campo polmona.re. A sinistra notevole attenuazione dell'infiltrazione sottoapica.le e parailare (vedi. rad. 12).

All'esame obbiettivo s i rileva.: respiro affievolit.o a destra, specie nella parte superiore, con qualche sfrega.m ento. respiro aspro con scomparsa. dei fatti umidi nell'interseapolare di sinistra. CO~CLUSIONI E

CONSIDERAZI ONI

Nei sei ammalati sottoposti a colla.ssoterapia pneumotoracica, oltre alla regressione delle lesioni polmonari del lato opposto, si è ottenuto, come risulta dalle storie cliniche, un miglioramento notevole, delle condi· zioni generali degli infermi, una ripresa delle forze, il ritorno dell'appetito, l'aument o del peso corporeo. L'espettorato è divenuto negativo, tranne in due casi, ossia nel t erzo, in cui si notava ancora la presenza di una caver·


L ' AZIO!'<'E DEL P"E li illOTORACE TERAPEI; Tl CO Et'•~.

Ra.dlografta 9.

Radiografia. 10.

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L'AZIONE DEL PNEUXOTOBAOE TEBAPEUTICO ECC.

Radlogra& 11.

Radfo~fta 12.


L ' AZIONE DEL PNEU.MOTORACE TER .~PEUTICO E CC.

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na beante, e quindi bacillifera, dal lato del pneumot orace, sebbene ridotta. del primitivo volume, e nel quinto, in cui le lesioni erano molto più estese che negli altri, ed all'esame obbiettivo persistevano ancora scarsi rantoli umidi d'ambo i lati. Nell'insieme i risultati possono consider arsi più che soddisfacenti. Riguardo al meccanismo con cui si sono avute le modificazioni cliniche e radiologiche del polmone controlaterale, ricordando le due teorie sopra esposte, quella meccanica dello spostamento del mediastino, e quella immu· nobiologica, io ritengo che se nel secondo, terzo e sesto caso può essere invocato lo spostamento mediastinico, trattandosi di Jesioni vicine all'ilo, negli altri tre casi sono entrati in giuoco alt.ri fattori, vervsimilmente immuno terapici. É bene anche qui accennare come i pareri dei tisiologi siano discordi circa l'influenza più o meno favorevole del pneumotorace in rapporto alla localizzazione delle les:ioni controlaterali. Carpi ritiene che i focolai maggiormente influenzati sono quelli della regione ilare, o comunque vicini al mediastino, specie a destra, poichè il collasso pneumotora· cico determina una rotazione del cuore sul suo asse fino a raggiungere e talvolta oltrepassare la parasternale destra. Lucacer ed Ascoli insistono invece sull'effetto favorevole del pneumotorace nelle localizzazioni alte dei focolai. L'esperienza clinica ha dimostrato, invece, che i focolai polmonari controlaterali, in qualsiasi punto abbiano sede, possono essere tutti influenzati in modo favorevole, se il pneu.motora.ce è ben condotto e se gli ammalati da sottoporre a collasso terapia sono stati bene studiati. Non si può escludere che lo spostamento del media.stino agisce favorevolmente sulle lesioni controlaterali situate

in prossimità dell'ilo, ma serebbe, io credo, erroneo pensare che tale spo· stamento sia l'unico fattore di guarigione, quando pensiamo che lesioni distanti dall'ilo, come quelle apicali, possono anch'esse subire una regres· sione notevole e persino guarire. Possiamo dunque affermare col Fici che il fattore meccanico e quello immunobiologico, lungi dall'escludersi, semb-rano quasi integrarsi a vicenda. Quando nel corso del pneumotorace, iniziato con lesioni dollato oppo· Stl anche lievi, queste ad un tratto divengono evolutive, vuoi dire che entrambi i meccanismi su accennati, oppure uno di essi, più specialmente forse quello immunobiologico, siano venuti meno nella loro azione. Ciò si verifica. sopratutto nei casi non ben valutati per l'indicazione del pnenmo· torace, o per una complicazione che possa abbattere i poteri immuno· biologici, come ad esempio una pleurite essudativa del lato pneumotora· cizzato. É necessario, quindi, che ogni ammalato che presenta lesioni d'ambo i lati, sia oggetto di studio e di discriminazione diligent e prima di decidersi ad un intervento pneumotoracico, t enendo conto, sopratutto, delle condizioni generali del soggetto e d eli 'evolutività. delle lesioni. Bisogna, d'altra parte, combattere il timore affacciato da alcuni medici, specie per il passato, che il pneumotora.ce possa, risvegliare o aggravare lesioni del lato opposto, anche se lievi. Tale evenienza dannosa si verifica in un numero limitato di casi. D ura.nte la cnra., il medico non trascurerà. mai un 'assidua vigilanza clinica e ra.diologica., con films in s~rie ad iut.ervalli ravvicinati. Nei casi in cui, sfortuuatam ~nte, le lesioui del lato opposto subiscano un peggioramento, non conviene ritn'tucre inoperosi, ma occorrerà subito,


874

L'A710:SE Dr:L P'(E\ l\IOTOR.H E ':rElUJ?Et'TtCO E CC' .

pur tenendo pr<'Sl'nti !(> ristrC'tt<>zze d r.llE> indicazionL istituir<' il secondo pneumotoracc, che in un buon num<'ro di casi, SE' affidato a mani esperte, può dare risulta ti vcramrntc ~'oddidaccnti. AuTORIASSUl'TO. L'nuto r<', ù opo ave r accennato allt~ principali teot·ie emesse pe r spi";r•we i l ffi-.)CCanì,.:tno rrazione del pne umotorace terapeutico sulle lesioni polmomt ri conr i·olatcrali, rif<' risce brl'v<'mente su a lctmi casi di lesioni t·uberco lari polmonari bilat.l.·rul i trattnti col pnoumotorace t era.peutioo monola.ter a le . I risultati $tono stat i piit ch E> soddisfacenti . Conc lude affcn:nando ch e . tanto la. teoria. m eccanica dello $tpostnmento m cdiostinico, quanto que lla immunobiolog ica en trano in giuoco nd Ù('knninare i miglioramenti o le guarigioni d elle lesioni p o lmonari d e l lato opposto, in qualunque punto l'sse abbiano sede , purchè il pneumotorace sia condotto con prudenza e g li ammalati da sott o porre a tale intervento siano stati bene se(· l ti, t1·nenùo conto in modo speciale delle condizioni generali d e i p azi('nti e ùe ll'evolntivitl1 d (>lle ll'sioni.

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CLINICA

OSTEOMA POST.TRAUMATICO con rapido accenno a1le più importanti affezioni muscolari Dott. Antonio Zambelll, tenente medico

Riporto due casi di osteoma post-traumatico ver'ficatisi in due militari, che rivestono una certa importami, dal lato clinico e medico legale. l 0 caso.- Be rs. V. M. di anni 21 del distretto militare di Nola, giunto alle armi nell'aprile u. s. Nulla. di notevole nell'anamnesi famigliare del soggetto. Anamne8i personale remota: dopo aver sofferto le comuni malattie dell'infanzia, ha goduto in S<'guito ottima salut.e all'infuori di quakhe passeggero malessere. A namnesi personale prossima: il giorno 25 giugno u. s. durante l'allenamento alle gare del percorso militare ad ostacoli, nel tentativo di scalare un muro dell'altezza di circa m. 2,20 urtò con viole nza. col braccio destro contro il margine del muro stesso. Per quanto avvertisse vivo dolore e si manifestasse dopo qualche ora. difficoltà nei m ovimenti flesso-<:)stensori dell'avambraccio sul braccio, pure continuò ad eseguire nella stessa giornata e nei giorni successivi, esercizi ginnastici specie l'arrampicata alla fune e sollevamenti del corpo aUa sbarra. Aumentato il dolore e notata la comparsa di una t umefazione al terzo medio del braccio destro, rico rse alle cure de l m edico che reputò opportuno il suo ricove ro all'infermeria reggim en tale. Esame obbiettivo all'ingreaso: soggetto di robusta costituzione fisica, con pannicolo adiposo sufficcn temente sviluppato, m asse muscolari toniche e trofiche, mucose visibili bene irrorate. Nulla di particolare a carico degli organi tora.cici e addominali. L'arto superiore destro è in posizione di semiflessione per contrattura. del muscolo bicipite c he è di consistenza duro elustica, ricoperto da. cute mobile sovra di esso, di colorito .lievemente ecchimotico, piò calda al tcxmotatto in rapporto alla cute delle part i viciniori. I tentativi di estensione dell'avambraccio riescono molto dolorosi e pressochè nulli. Mediante impacchi caldi ed il riposo assoluto dell'arto, lo stato d i contrattura h& ceduto dopo qualche giorno di applicazioni tera.peutiche. Migliorate le condizioni locali e proceduto ad un nuovo esame, si è notato che a stazione eretta. ed ad arti superiori in posizione di riposo lungo il tronco, l'avambraccio dest ro riiD&ne fiesso s ul braccio formando un angolo ottuso di 130°. Alla. palpazione d el terzo m edio del braccio e in corrispondenza della sua parte mediate, si riscontra la Rresenza. di una tumefazi one di forma ovoidale col maggior asse parallelo ali asse d ell'arto, di consistenza dura, anelastica, a mnrgini sfumat i,doiC'nte alla palpaziooe, mobile sopra lo scheletro sottostante e che si sposta con i ventri muscolari nei moviment i di flesso estens ione impressi all'arto. La cute e gli altri tessuti molli ch e ricoprono la tumefazione sono di aspe tto e colorito normali. I movime nti attivi e passivi sono limitati ad un angolo di circa 130°; cercando di vincere la resistenza che si oppone ad una m aggiore apertura dell'angolo, il p. a.vvert.e vivo dolore. L'esam e radiografico ha messo in evidenza un'ombra opaca al terzo medio del braccio non facente parte del corpo dell'omero.


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2° ~o . - Be rs. G. A. di anni 21 del distretto militare di Ancona. giunto alle armi nell'aprile u. s. Nell'anamnesi famigliare, quattro sorelle morte in e tà infantile per malattie acute che il p. non sa. precisare . Nulla nell'anamnesi personale remote.. Anamnesi personale prossima: Il giorno 25 luglio u. s. nell'eseguire il percorso militare ad ostacoli e precisamente l'esercizio del salto con volteggio cadeva a terra. poggia.ndovi le mani per attutire l'urto della cadute.. Avendo maggiormente appoggiato il peso del corpo sull'arto superiore destro, avvertì sul momento vivo dolore al braccio stesso, dolore ch e nei giorni successivi andava. scemando fa.cen· dosi invece più evidente una. certe. limitazione dei movimenti di estensione dell'a.· vambra.ccio sul braccio. Esame obbiettivo: I ndividuo di floride condizioni fisiche, con impalcatura scheletrica. normale, mas.~ muscolari valide. Nulla agli organi interni. L 'avambraccio destro si presente. in posizione flessoria formando col braccio un angolo di circa 120°. In corrispondenza del solco bicipite.le mediale s i osserva una tumefazione della grandezza di un uovo di gallina ricoperta da cute di colorito normale e scorrevole sopra di essa.. È di consistenza dura ossea, mobile sullo scheletro, e che subisce gli spostamenti del ventre muscolare del muscolo bici· pite. I movimenti di estensione dell'avambraccio sul braccio si arrestano ad un angolo di circa 120 o. L 'esame radiografico, come mostra la fig. l , ba m eSBO in e videnza al terzo medio dell'omero, un'ombra. a. forma di fiamma rappresentata da tessuto osseo in via di formazione.

Riassumendo, si tratta nel primo caso di un militare il quale riportò una forte contusione al braccio destro seguita da traumi di minore entità che portarono a.d uno stato di contrattura dei muscoli bicipite e coraco brachiale. Oeduto tale sta.to di contrattura si potè notare al terzo medio del braccio la presenza di una tumefazione dura a superficie scabra, dolente alla. papazione, facente parte col tessuto muscolare e continuantesi gradatamente con esso. Nel 2o caso il trauma fu unico e violento, seguito dopo pochi giorni da limitazione funzionale dell'arto che richiamò l'attenzione sulla regione colpita permettendo di rilevare la presenza di una tu me· fazion e di consistenza dura facente corpo col t essuto muscolare e che all'esame ra.dio~fìco risultò costituita da tessuto osseo in via di formazione. Le malattie dei muscoli che nei casi presenti possono essere prese in esame, sono fra le affezioni acute: Il reumatismo muscolare contrassegnato da. dolore muscolare, con· trattura spasmodica, indurimento del muscolo, spesso non uniforme ma nodula.re, escluso, dato il reperto radiografico. Le miositi infettive con le due forme di miosite acuta purulenta ed ascesso muscolare isolato, tali affezioni sono per lo più secondarie per invasione del muscolo da parte di focolai infettivi vicini come infezioni ossee, ferite suppurate, flemmone delle guaine t endinee, ma anche tali forme possono essere escluse nei presenti casi in assenza. di fatti infiammatori e di soluzioni di continuo. Fra le forme croniche: la miosite interstizia.le cronica come esito di una affezione acuta, la tubercolosi muscolare, la miosite luetica e le localizzazioni di vermi, trichina, cisticerco ed echinococco, scartate per la. lentezza del loro decorso e per l 'assenza di dati anamnastici. Del pari furono esclusi i tumori primitivi che sono piuttosto rari. Fra i benigni vanno ricordati i lipomi che possono svilupparsi sia negli inter stizi muscolari che nello spessore del muscolo stesso; i fibromi ed i condromi, forme molto rare e di scarsa importanza. Più fequenti gli angiomi generalmente cavernosi, di consistenza molle elastica flutt uante, quando il tumore è


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ricco di vasi e fa.eilmente riducibile. Tra quelli maligni il sarcoma che origina dal connettivo dell'impalcatura muscolare ed invade successivamente le parti circostanti. Ma dall'esame radiografico eseguito in entrambe i casi, è risultato che la. tumefar.ione era. data. da. un'ombra. a forma di fiamma nel primo caso, e di strati so'Vl'apposti nel secondo; tale reperto unito a quello obbiettivo ed a quello anamnestico ba fatto porre la diagnosi di ossifìcazione muscolare post-traumatica. Prescindendo dalle calcificazioni connettivali e muscolari descritte in certe malattie del sistema nervoso centrale come nella ta.be dorsale, nella siringomielia, nella mielite trasversa, nella polineurite, nel meningocele spina'e traumatico, ne'la demenza paralitica che sono per lo più para-articolari, non interessano soltanto il tessuto muscolare ma anche quello connettivo e la capsula articolare e che appaiono radiologicamente sotto forma di ombre per lo più intense, con estensione, configurazione e struttura varia e la cui eziologia è basata su disturbi del ricambio del calcio accompagnati da irritazione dei tessuti conseguente a. turbe dei nervi vegetativi, l'ossifìca.zione museo· lare è una. forma. di degenerazione del tessuto muscolare posta in una posizione speciale; di essa dobpiamo distinguere due forme profondamente diverse per eziologia e patogenesi;l'una è data da proliferazione ossea che si sviluppa nel corpo stesso del muscolo ed è dovuta alla proliferazione di elementi osteo-plastici dell'osso vicino od anche a frammenti dislocati dal trauma nel ventre dei muscoli vicini. A questo primo tipo appartengono le Fig. 1• ossifìcazioni muscolari che si osservano nel bra.ehiale anteriore in seguito a fratture o lussazioni del gomito, con spostamento di lembi di periostio ricchi di elementi osteoplastici e nel quadricipite dopo traumi gravi della coscia. L'altra forma è data da una vera e propria metaplasia cartilaginea ed in seguito ossea del connettivo endomuscolare, cioè il tessuto connettivo interposto fra i vari fasci muscolari assume poteri osteopla.stici e l'osso neoformato si sostituisce progressivamente al tessuto muscolare sano. Di questa forma metaplastica si hanno due tipi: la forma


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progressiva spontanea di probabile origine neurotica e la forma. circoscritta di origine traumatica. La forma pro..,.rressiva, miosite ossificante progressiva o malattia di Muchmeyer, di scarsa importanza. chirurgica, si presenta talvolta congenitamente in gruppi di muscoli isolati, inizia per lo più ai muscoli della nuca, delle spalle e del dorso, invade successivamente altri territori muscolari fino a rendere rigido gran parte del tronco e termina. generalmente per marasma o per malattie intercorrenti. Non se ne conosce la causa, sono in giuoco inftuenze trofo-neurotiche e alterazioni del ricambio del calcio nonchè la. defi.cenza di ghiandole a secrezione interna specie della para.tiroide. Vi è chi ne sostiene l'origine congenita. Quest'ultima ipotesi sembra. appoggiata dal fatto che la. malattia. compare in età. giovanile e che spesso si associa ad altre anomalie di sviluppo e specialmente alla microdattilia. degli alluci e dei pomci. Krause e Trappe inoltre hanno distinto una forma di calcinosi interstiziale progressiva. e generalizzata la quale è simile alla malattia precedente ma sembra colpire anche il tessuto sottocutaneo oltre quello intermuscolare. La forma circoscritta, od osteoma post-traumatico, con la quale i casi surriferiti si ide.nti:ficano, riconosce una origine generalmente traumatica; si può trattare di piccoli traumi ripetuti, professionali, oppure di un unico trauma piuttosto violento in una regione ricca di muscoli e accompagnato dai segni di contusione, tumefazione, dolore, ecchimosi ed ematoma. Scomparsi i fatti a-cuti contusivi, nello spessore del muscolo colpito già dopo una settimana o dieci giorni si apprezza una massa dura, ben delimitabile che dapprima piccola, va in seguito gradatamente aumenta.ndo di volume. Tali processi di calcificazione post-traumatica possono insorgere in varie sedi, ma più spesso nel muscolo brachiale anteriore, nella diafìsi femorale, nel muscolo sottoscapolare, nel muscolo succlavio e nel muscolo gluteo in seguito a fratture del collo del femore. Gli osteomi post-traumatici si presentano come ombre ben delimitate di vario aspetto: a forma. di fiamma, di stalattiti, di striscie, di strati sovrapposti divisi l'uno dall'altro da linee trasparenti. La massa opaca può anche rinchiudere una cavità cistica. È ancora controverso il modo d'origine di queste produzioni. È ormai assodato che non si tratti di tumore ed il caso descritto dal Solieri, in cui dopo l'estirpazione di una di queste ossificazioni che datava da a-uni, si ebbe l'insorgenza di una recidiva con struttura di sM"coma. polimorfo, non si deve ascrivere a questo gruppo di malattie, ma piuttosto alla trasformazione maligna in seguito al trauma operatorio, di veri tumori benigni ma con malignità. latente . .Alcuni AA.. le credono dovute a frammenti di periostio distaccati dal trauma o a particelle ossee strappate e trapiantate nel focolaio traumatico, cioè in un ambiente analogo ad un focolaio di frattura e propizio per una neoformazione ossea. Altri, avendo osservato che le calcificazioni muscolari post-tra.utuatiche non hanno all'inizio alcuna struttura ossea, che spesso sono lontane dallo scheletro e che tendono ad invadere il tessuto muscolare neerotizzato dalla lesione ed a regredire con la rBstitutw aà intBgr"U'm di questa, negano la suddetta ipotesi e sostengono che i depositi calcarei intramuscolari non possono stabilirsi che allorquando nel tessuto muscolare leso si sia formato una ematoma . .A sostegno di questo concetto sono citate


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varie osservazioni di simili calcificazioni comparse in seguito a compressioni gravi e sottocutanee del muscolo, nonchè in S<>guito a lac(lrazioni muscolari con formazione appunto di ematomi. Ta.Juni A.A. invece sostengono che l'ossificazione si sviluppa per lo più of'l tessuto connettivo ncoformato che sostituisce le fibre muscolari lacer-ate dal trnuma. I nfatti le lesioni anatomo-patologicbe sono contrassegnate in un primo stadio da un'attiva proliferazione del connettivo intramuscolare con intensa iniiltrazione parvicellulare cui segue la scomparsa degli elementi cellulari e dei va si e prevalenza di formazioni fibrose con retrazione; in un t erzo stadio inizia la metaplasia ossea di questo tessuto sia passando attraverso uno sta-dio cartilagineo con successiva ossifica.zione encondrale, sia trasformandosi direttamente ill tessuto osseo.

Tali ossifìcazioni muscolari quando ostacolano gravemente la funzione del muscolo colpito, richiedono l'intervento chirurgico che può essere indicato nel periodo di stato e anche di lieve regresso cui sono soggette queste proliferazioni ossee dopo un periodo di intensa e rapida proliferarazione progressiva. Anche un appropriato trattamento rontgenterapico può apportare notevoli vantaggi come ba dimostrato il Barbacci. RIASSUNTO. L'A. illustra due casi di osteoma dei muscoli de l braccio consecutivi a. trauma, face ndo seguire una breve r assegna. delle principali affezioni muscolari e in particola.r modo ddle m iositi ossificanti.

BIBLIOGRAFIA M. AGRlFOOLlO - Contribt~to allo studio d elle ossi{icazioni muscolari post·traumatiche. • Clinic. Chir. », 32; 2~6-342, marzo 1929. G. BARBACOI - Su. la rontgenterap·i.a delle ossi/icazioni muscolari post·trawnatiche. • A ctinoterapia », 8; 119-7, novembre 1930. G.RAP - Osaification trawnat·i que L angcub. al'ch. f. Klin. chir. LXVI. SIEBNER - Form.atwn et traitement de la myosite ossi (i ante trawnat'Ì.que circonscritte. • D e ut. ze it. f. ch ir. •, B erlino Vol. CG'XXXIX. UFFREDUZZI - Trattato di patologia chin.1.rgica. MoLIN - Myosite ossi(r.ante trau.matiqu.e. Soc. d e l\It'd. et de chirurgie d e Bordeaux, seduta del 12 giu.mo 1930. NICOLAI - Myosi te ossifian.te trau.matique. o D eu t . Milit. Zait . • 1907, pag. 78;> M. STRAUSS - zl,T Keuntnis rkr lYiyositis ossificans /.raumatica. Klin. vVch,·n::;c r. » 6; 699, 9 avril 1927.


RIVISTA DILLA STAMPA HDICA ITALIANA KSTBANIIRA SANITÀ MD.lTARE PELLEGRINI e Izzo.

La difesa della popolazione elvlle contro la guerra aerCH:bfmlea

(Editore Ulrico Hoeplì - Mj]a.n o. 1935-Xlll - L. 6).

Edito da Ulrico Hoepli - Milano, è uscito nello scorso agosto il manuale compilato dal ten. col. Pellegrini e dal maggiore del genio dott. Izzo sulla difesa. della popolazione civile contro la guerra a.ero-ehimoca. Gli autori, entrambi ben noti, il primo per l'attiva propaganda che da tempo va svolgendo per difiondere nella. popolazione civile la conoscenza della guerra aero-chimica ed i mezzi per difendersene, il secondo quale apprezzato autore di pregevoli pubblicazioni sul pericolo aereo, hanno inteso di portare a conoscenza del pubblico i risultati della loro esperienza su quanto riguarda i m ezzi di offesa aerea, specialmente quella relativa agli aggressivi chimici, e sui m ezzi di protezione contro tali offese, allo scopo di portare il loro contributo alla diffusione e volgarizzazione di tutte quelle nozioni più utili e più di pratica attuazione nel campo della protezione anti· aerea. La forma piana con cui è trattata. la materia; l'esposizione ordinata d ei vari problemi inerenti alla. P. A. A., l'abbondanza delle illustrazioni, di cui il manuale è arricchito, la praticità di taluni suggerimenti nei riguardi dei mezzi protettivi di fortuna, costituiscono elementi che fanno ritenere pienamente raggiunto lo scopo cui miravano gli autori. Dopo aver brevemente illustrato in che consiste il pericolo aereo e le ragioni per cui l'Italia è esposta in modo particolare alle offese aeree, gli autori p8888Ilo ad esaminare i vari mezzi di offesa, di cui dispone l'aereo, sotlerma.ndosi più diffusamente su quello rappresentato dagli aggressivi chimici, dei quali dànno brevi cenni fisico-chimici e fisiopatologici, oltre che le modalità di impiego nei confronti d elle popolazioni civili. Passando poi alla parte più importante del loro lavoro, gli autori, sia pure supe.r tìcialmente, illustrano i vari provvedimenti inerenti la P. A. A., citano i pericoli sui devono pensare le autorità e quelli cui devono pensare i singoli cittadini, insistendo, molto opportunamente, sulla necessità della fattiva collabo· razione della popolazione civile nel facilitare il compito non lieve delle autorità, preposte alla P. A. A. Dànno quindi brevi cenni d'indole pratica sui mezzi atti a proteggerai dagli effetti delle bombe esplosive ed incendiarie, per soffermarsi poi in modo particolare ad illustrare i mezzi con cui si attua. la protezione antigM, sia individuale che collettiva. E deecrivono i vari tipi di maschere, la loro costruzione, i requisiti principali, il modo di indossarle, di conservarle, disio· fetta.rle e di verifìcame l'efficienza; i vari tipi di autoprotettori e di vestiti antipritici, accennando poi ai m ezzi di protezione individuale, di ripiego ed improvvisati, quando venga a mancare od essere difettosa la maschera, e si sia sprovvisti di indumenti protettivi. Passano quindi a trattare più diffusamente dei ricoveri antigas, di cui citano i vari tipi ed i requisiti principali, soffermandosi sulle norme da seguire nella 6ceita. dei locali da adottare a ricoveri ermetici da parte dei privati cittadini, e delle varie provvidenze da at.tua.rsi in ordine alla resistenza del ricovero stesso di fronte alle bombe esplosive di peso minimo, sia all'impermeabilità ai gas, sia al t enore d ell'aria r espirabile in esso contenuta.. Dopo brevi cenni sull'apprestamento e sull'organizzazione dei servizi di difesa attiva delle città principali, e di protezione di esse attravereo la ew.gnala· zione dell'allarme e d 'oscuramento totale, gli autori con opportune illustrazioni dànno ut,ili e pratici consigli ai cittadini n elle varie contingenze determinate da un attacco aero-ehimico, e déscrivono infine le caratteristiche dei principali aggr~>Esh·i chimici, dando anche qua,Jche cenno sulle cure d 'urgenza da apportarsi ai colpiti. ~UGRONE.


RIVISTA DELLA STA:I>IPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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Sul tempo di abltabflltà di un rleovero ermetleo (u Notiziario n. 8 •, giugno 1935 anno xnr, del Comitato Centrale Jnterministeriale Protezione antiaerea). È noto che nell'allestimento di un ricovero ermetico ha grande importa.n za la esatta valutazione del tempo di abitabilità del ricovero stesso, da part.e di un determinato numero di individui che, per la respirazione, utilizzino solo l'aria contenuta nel looale. Prove sperimentali recentemente eseguite con criteri scientifici, allo scopo di stabilire l'abitabilità di un ricovero ermetico, sfruttando la sola aria in esso con· tenuta., hanno dato risultati di tale importanza., da meritare di essere conosciuti da chi si interessa. di tale importante problema della protezione antiaerea collettiva. Una delle prove è stata. effettuata. in un ricovero, a porte completamente chiuse, contenente 21 uomini, rimasti sempre seduti durante l'esperienza. Nel ricovero erano accese una comune candela stfarica. ed una lampadina elettrica. All'inizio della prova. durata ore 4 e 10 minuti, la composizione dell'aria era:

0 1 = 20, l%;C01 = 0,1% al termine dell'esperienza:

0 2 = 14,2% C01 ... 3,5% Dal che si deduce che: l o il consumo medio orario di O, per uomo è stato di litri 19,01; 20 la produzione media oraria di C01 per uomo è stata di litri 10,89. Parallelamente a tali risultati si è consta.tatQ che: a) la preSAione interna del ricovero riapetto all'estemo si è mantA>nuta in costante equilibrio; b) la candela stearica si è spenta dopo 2 ore e dieci minuti dell'inizio dell'esperienza; c) nessun fenomeno importante, sia obiettivo che subiettivo, si è verificato negli uomini ricoverati; d) il numero degli atti respiratori è andatQ aumentando durante l'esperienza, mentre contemporaneamente aumentava la profondità del respiro; e) il polso, in tutti gli individui esaminati, è diminuito di frequenza nelle prime ore dell'esperienza, mentre nelle ore successive in taluni è aumentato, in altri è rimasto invariato. Da tali risultanze possono trarsi le seguenti considerazioni: l 0 Ii consumo orario di 0 1 e la produzione di C01 sono stati alquanto bassi, perchè gli individui ricoverati, rimasti in assoluto riposo, erano a digiuno da più di 4 ore. 20 La candela si è spenta a quasi m età. della durata di abitabilità del ricovero, talchè con un tasso di 16,4% di 0 2 non è possibile mantenere accesi lumi a fiamma libera, mezzo di illuminazione che è pt>rtant6 opp01tuno escludere dai riroveri. 3° Dopo 4 ore di esperienza, mentre la percentuale di CO, esistente nel ricovero permetteva di prolungare la permanenza nel ricovero stesso, senza gravi ditturbi, la quant-ità di 0 1 stava invece per avvicinarsi alla cosi detta concentrazione critica (13%), che non permette più agli uomini di eseguire un lavoro di una certa intensità, come quello di far funzionare il ventilatore a mano. 4° Durante l'esperienza ogni uomo aveva a disposizione m 3 1,390 di aria libera, pari ma 0,350 circa per uomo·ora, quantitativo che pertanto costituisce il limite minimo di aria-ambiente indispensabile ad ogni individuo in un ricovero ermetico, sempre che si tratti di individui a riposo assoluto, durante la stagione invernale, dovendosi i dati su esposti ritenersi aumentati di un terzo nella stagione estiva e raddoppiati per i ricoveri attivi. J.IAORONE.


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RJ\"!Sl'A DELLA STAMPA MEDI CA ITALIANA E STRANIERA

C. )lhCHALIX. - Il problema dell'ortanizzazlone e sviluppo dell'aviazione sanitaria, (a Polski P n eglad Medie. Lotniczej »; Biulettin Kwart., n. 2, 1936).

L'A. si diffonde sul progetto di organizzazione e sullo sviluppo d ell'Aviazione Sa.nitario. in tempo di g1.1erra in connessione con l'azione di combattimento e su le condizioni per il suo sviluppo, basando le sue considera.zioni sull'analisi delle condizioni pcTme ttenti l'esecuzione d e i vari compit.i d ella Aviazione Sanitaria. Quest e condizioni pl·incipali rono : velocità, comodità, attività, portata. Secondo questo anali;.i il ì\Iicbalik s tabilisce un quadro d e lla organizzazione per \m'Aviazione l\'li li t are Sanitaria prendendo come unità fissa una • Sezione d 'apparocchi Sanitari » cost.ituita di tipi lcggPri, pesanti, misti. Le sezioni sono indipend enti e corue tali aggregate alle più importanti unità con le quali agiscono. Tecnicamente (aviatorio) dipendono dal capo dell'Al'D'la Ae ronautica e sotto il rapporto di competenza (sanitario) dal Capo d el servizio di sanità d e lle uni tà superiori , cui sono a~gnate. Capo permanente o responsabile in quanto concerne Servizio Sanitario vi è addPtto un maggiore m edico d e ll'Aeronaut ica esperto in cose di aviazione, m eglio, di condizioni di trasporto aereo, coadiuvato da persnnale aviator~, sanitari e infermieri. L' A. tratta d el modo di impief!o dell'Aviazione Sanitaria dipendente da.lle condizioni di t.rnsport,o aereo, ne lle varie fasi di azioni be lliche: prima di un attacco, durante lo svolgersi di esso, ne lla difensiva, nella guerra di movimento, nell'offensiva, in operazioni di rit.irata, in raid di cavalleria ecc.; mostrando di quant.o bene· ficio l'Aviazione Sanita.r ia possa riuscire ne lla evacuazione aerea. Per Io sviluppo di que>:ta Aviazione Sanitaria, secondo l'A. si debbono già creare e ben definire in tempo di pace b asi di organizzazione tonvenienti che debbon essere completnte sollecitamente in tempo di guerra sia in materiale che in personale d e bitamente addestrati: aviatori, medici, infermieri. È prospettata anche la necessità di ampliare i campi migliorandone le condizioni in quanto ad att erraggio, d elimitazioni, e in fine auspica la collabora · zione fra esercito ed Autorità governative con la Croce Rosse. Pola.cca, fra la orga· nizzazione nazionale aviatoria e le linee di comunicazione internazionali.

IGIENE L. O. Mobiliti degli streptoeoc:ehl (Zentralblatt fiir Band 133 - H eft 5-6, pag. 311).

KoBLMULLER

Bakt.

Fin dal 1874 Billroth aveva notato che talvolta le piccole catene di streptococchi appaiono mo bili, p erò tale osservazione rimase p er parecchio tem po dimenticata finchè n el 1902 Ellio riusci a mettere in evidenza le ciglia in alcune varietà di streptococchi, cioè: stre;pt. pyogenea, tyrogenus e paUidtuJ. Successivamente anche altri confermarono la mobiHtà di tali germi. Nonostante questo però nei tratt,ati di batteriologia si legge comunemente che gli streptococcbi sono immobili. L'A. mentre osservava un ceppo di st.rep tococco mediante il manipolatore R e ichert notò casualment.e che era dotato di movimenti propri i e potè riscontrare tale proprietà anche in a lt ri c~>ppi. In complesso furono 10 i ceppi da. lui identificat.i come mobili, d ei quali 7 isolati da feci umane, specialmente di bambini, 2 d a proliferazioni valvolari cardiache ed l do lla milza. di un topo. La mobilità peraltro non sempre si può mettere in evidenza con le comMi colture in brodo, mentre a s.o;;ai meglio vi si riesce m f'diante la cultura in goccia pendf'nte nelracqna di condensazione riCflvata. da tt1bi di agar, ovvero median te il micromanipo latore, col quale s i ottengono, come è ben noto, culture anche da un solo germe. A questo riguardo l'A. dà anche precisi d ettagli circa il modo d i procedere pe r otte nere tali culture, nonchè l'aspetto e le propriet.à d e i vari ceppi di strep-


RlVISTA DELLA S'rAMPA MEDICA ITALIA.NA E STR A:-.'TER A

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tococchi mobili. Interessante è pure il fatt.o che la mobilità non è stata da. lui soltanto riscontr ata all'esame diretto, ma diLnostrata con la colorazione delle

ciglia, per le quali raccomanda. il metodo di David. Le ciglia avrebbero una hmghczza di circa 10 micron e sarebbero talvolt(l. diritte, t.al'altra incurvate, s it-uate, in alcuni casi all'equatore. in altJ"i ad w1o dei poli del germe, sebbene, data la. rotondità degli strepococchi, non sia !'('mpre possibile stabilir e quando Ai tratti del polo o dcll'cqt1atore. Come m1mero. nella mug· giora.nza. dei casi le ciglia sono una sola o due, raramente tre o quattro. Per quanto riguarda la posizione sistematica di qul'~ti ~treptococchi mobili, essi sono, secondo l'A. da riconnettersi al gruppo degli enterococ<·hi. e part.icolarmente a quello df' llo strept. acidi loctici {Grotenfeld). d Hl quale si differenziano pe r la mobilità. ed il colorito giallo delle culture. Il lavoro è corredato di numerose ed inercs..«anti microfotografif', che dimostrano con molta chiarezza l'esistenza dello ciglia. N. BRID<"'l. H. SELTER e P. "WEILA.ND. Sul meccanismo dell'Immunità tubercolare. (Klinische Wochenschrift - 6 luglio 1935 - n. 27).

Se le nostre conoscenze sull'immunità in genere sono tuttora scarse e non precise, nonostante l'enorme numero di ricerche, che in verità ha1mo portato a risultati non sempre concordanti, tali deficienze si notano in grado molto cospicuo in rapporto all'infezione tubercolare. Qui più che altrove lo st.uclio si dimostra irto di difficoltà, che le indagini da numerosi autori con indirizzi diversi portate hanno cercato di superare, ma con ri~ltati molto modesti e comunque discor· danti. E l' impor tanza della questione appare evidente qualora. si considerino la grande diffusione e la gravità della malattia tul.x>rcolare, onde tutte le ricerche tendenti a diradare il fitto velo che l'avvolge sono meritevoli della massima considerazione, specie quando sono portate da autori che allo studio di t ale problema da. tempo con tenacia ed intelligen2a dedicano la. loro attività.

Il Selter, direttore dell'Istituto d'Igiene di Bonn, e che ha già portato allo studio d ell'i.m munità tubercolare importanti contributi, ed il suo collaboratore Weiland nel presente lavoro cercano in base a ricerche sperimentali d 'indagare ulteriormente il meccanismo dell'immunità tubercolare. Di essa gli autori tengono anzitutto a precisare e limitare il concetto, distinguendo J'immurutà, e cioè la capacità di un organismo a resistere ad un'infezione tubercolare mortale per UD animale nonnale, da altri fenomeni immunitari osservati in animali tubercolotici, come la sensibilità tubereolinica. ed il fenomeno di Koch, con cui ancora la prima viene spesso confusa. Per un'immunità attiva tubercolare sono necessari bacilli viventi, capaci d'infezione, m entre la sensibilità. tubercolinica può essere anche provocata da bacilli tubercolari uccisi. Secondo quindi una concezione generale l'immunità. dovrebbe consistere nella capacità da parte dell'organifmo di distruggere i bacilli tubercolari penetrati per superinfezione e ta.Je distruzione po· trebbe avvenire sia per opera di anticorpi umorali sia delle cellule. E scluse. in base a ricerche di molti autori e specie a quelle di H edvall una immunità umorale, come pure l'importanza della fagocitosi ripetutamente saggiata secondo il procedimento di Bartel-Neumann e Kling, maggiori consensi raccoglie la concezione d i un'immunità basata sulla capacità degli elementi cellulari dei tessuti d i distruggere i bacilli tubercolari in essi pervenuti, sebbene anche in tal caso sia da discutere se trattasi di un'attività aspecifica o specifica, che può essere esaltata mediante il processo d'immunizzazione. Le ricerche microscopiche, confortate e completate da quelle culturali, queste facilitate da nuovi terreni nutritivi, per cui è reso possibile OR'>f'rvare il destino anche di un numero limitato di bacilli tube rcolari, banno perme~so a Lurie di stabilire la grande importanza delle cellule dei tessuti ndla produzione dell'immunità, onde quest'ultimo autore si ritiene autorizzato a.d ammett-ere un'aumentata funzione bacillo-distruttrice delle cellule stesse. Su tali basi gli autori hanno condotte numernRe ricerchf', immunizzando cavie mediante iniezione

sottocu to.neo. di mg:r, 0.0005 di bacilli poco , ·irulenti e poi

superinfettandole con mgr. 0.000001 di bacilli tubercolari virulenti per via endo·


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RIVISTA DEI.J.A. STAMPA MEDI CA ITALIANA E

STRANIERA

peritonca ll.' od endovenosa. Le r icerche, come è facile comprendere, erano portate anche parallclamPnte su un adeguato numero d i animali di controllo.. cioè normali. Dopo lasso di tempo diverso gli animali erano sacrificati e gl i organi esaminati dal punto di vista anatomo-patologico e culturale (terreno di Pet ragnani), i nsemenza ndo per ogni organo, asf'tticamente prelevato e triturato, 10 tubi; il giudizio d efinii ivo sullo sviluppo dei germi veniva dato dopo 8 settimane d 'incubazione a 37.5 o. Importante è il risultato di tali ricE.'rche, in quanto esse dimostrano che nei primi giorni scarsa è la differenza n egli esami culturali t ra gli animali immuni ed i controlli, mentre dopo il 1s o giorno nei controlli il numero dei bacilli aumenta notevolmente negli organi ove determinano lesioni t ubercolari evidenti e diffuse, m entre negli animali immuni essi restano di numero quasi imvariabile, vivi per molti mesi, quindi possono persistere a lungo in uno stato latente e forse vivere anche in una certa simbicsi con l'organismo. Deducesi perta.n to che fin quando i bacilli non giungono alle cellule dei t~uti nessuna o leggera differenza si rileva tra animali immuni e controlli e che l'immunità quindi avrebbe la sua base nell'alterazione cellulare dei tessuti determinata dalla prima infezione. Già prima uno degli autori, Selter, aveva ammesso che l'immunità tubercolare si lasciava chiarire in base a modificazioni, verosimilmente di natura fisico-chimica, d elle cellule dei tessuti, per cui queste sono non sensibili all'azione dei bacilli tubercolari viventi, i quali dopo permanenza di settimane e mesi possono venire distrutti. Tale concezione, attualmente da molti seguita, per quanto non ancora ci indichi in che consistano le dette modificazioni, ci lascia comprendere però, per la presenza di bacilli tubercolari latenti ma vivi, la labilitè. dell'immunità tubercolare, che non sempre può far fronte a tutti i danneggiamenti esterni ed interni che l'organismo può subire ed anche solleva altre questioni molto importanti per l'epidemiologia e la clinica della malattia tubercolare, la soluzione delle quali è .1iservata ad ulteriori ricerche. R. d'ALESSANDRO.

Circa l'Impiego di una melanlna coroidea purificata nella siero-floc-culazione della malaria - (Annales de l'Institut Pasteur - V. 55 - 1935 -

TRENSZ E. -

agosto - n. 2). L'interesse prat.ico della m elano-flocculazione, d escritta da Henry nel 1927, è stato ormai confermato da un numero imponente di lavori. Però, data la composizione stessa del reattivo melanico, mentre la reazione si presta bene per la lettura macroscopica dei risultati, offre degli inconvenienti nei riguardi dell'esa.me fotometrico. Allo scopo di poter tracciare anche nei malarici delle regolari curve sierologiche fotometriche, al pari d i quelle proposte da Vernes con le sue reazioni nei sifilitici e nei tubercolotici, l'A. ha studiato una speciale tecnica fotometrica. Egli si è servito della m elanina coroidea che ha furifìcato, per liberarla dalle proteine oculari, e che ha reso solubil.. a freddo nell acqua distillata. A tale scopo ha disciolto a caldo lR melanina in soluzioni fortemente alcaline per tre giorni e poi l'ha ROttoposta a precipitazione con soluzioni acide. Ripetendo alternativamente, questo doppio trattamento, si finisce con l'ottenere no,n solo la perfetta solubilitè. della melanina in acqua distillata, ma anche una completa stabilitfà del pigmento stesso. Inoltre: la melanina solubile non contiene più le proteine oculari che potrebbero influenzare la tlooculazione ; è facilmente titolabile in modo preciso col fotometro di Vernes; può essere conservata a lungo, anche a temperatura ambiente 15° - 29° (lievissima perdita del titolo); data la limpidezza del reattivo, non solo è facilitata la lettura macroecopica, ma anche le d etermina· zioni fotometriche. Con tale reattivo l'A. ha stabilito una tecnica assai precisa per la siero-diagnosi della malaria, basandola sull'esame fotometrico (fotometro di Vemes). Invece dell'acqua distillata e del cloruro di sodio in BOluzione al 3°/oo , già impiegati da H enry, egli si è servito di una soluzione di cloruro di ammonio al 3 °/oo. che presenta parecchi vantaggi sui mezzi precedentemente usati ed il cui impiego semplifica le manipolazioni. La reazione si pratica in due soli tubi, uno per il


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STRA....~RA

siero in esame ed uno per controllo. Nel tubo della reazione si mette: cc. 0,25 di siero fresco ed l cc. di una soluzione di m elanina a 1/10 in cloruro di ammonio al 3 0/00 ; nel tubo controllo: cc. 0,21 di siero e l cc. di soluzione di cloruro di ammonio al 3 Of00 • D opo due ore di termostato a 37 ° si leggono i risultat·i. La reazione è negativa quando il liquido del l 0 tubo resta trasparente, è dubbia quando il liquido s'in torbida, positiva quando si forma un de posito al fondo del tubo. Per quanto riguarda la lettura fotometrica. l'indice sierologico si calcola con la seguente formula I S = D R - (D T .;.. D M), nella quale I S è l'indice sierologico, DR la densità ottica della reazione, D T la densità ottica del controllo, D M la densità ottica propria del reattivo melanico alla diluizione 1:10. La reazione è negativa quando l'indice è compreso tra O e 30, dubbia da 30 a 45, leggermente positiva da 46 a 55, positiva tra 56 e 300. D siero normale da sempre una reazione nettamente negativa. Le reazioni dubbie, oltre che nella malaria, si possono avere nella tubercolosi, nella sifilide, in certe cirrosi. L ' A. ha studiato questa reazione in Algeria su 378 sieri di malarici e in Francia su 545 sieri di non malarici, eseguendo contemporaneamente a titolo comparativo la reazione originaria di H enry su un certo numero di questi sieri. Mentre la sensibi· lità delle due reazioni sarebbe pressappoco eguale, con la melanina purificata la specificità. sarebbe p iù netta. Questa tecnica, secondo l'A., potrebbe essere utile per tracciare le curve sierologiche nei malarici in cura od in osservazione, in modo da poter seguire, di settimana in settimana, sia l'evoluzione della malattia. che le modificazioni determinate col trattamento t~rapeutico. Per quanto riguarda, infine, il meccanismo della. m elano-flocculazione, l'A. ritiene che essa sia legata a diverse modificazioni fisico-chimiche del siero che interessano sopratutto le euglobuline. PIAZZA.

L. RAMOND. - Una sputatrice (• cracbeuse •) di bacllll- dJfterld. (]-a Presse Médicale, n. 46, 8 giugno 1935). -

Si tratta di una donna di 63 a.nni d'età., piccola di statura, in condizioni generali poco buone. Essa è stata sempre gracile, ma in realtà non è stata mai malata; solo si è molto affaticata per la malattia del marito che è morto di cancro nel dicembre u. s. Dopo il suo dimagrimento essa. ha cominciato a tossire e qualche volta ha emesso espettorato, ed ha anch e notato che la. sera la sua temperatura raggiungeva i 37,7o, 37,so, per cui il medico curante ha creButo si tratta&;e di un inizio di tubercolosi polmonare. A tale proposito fu fatto l'esame ra.diologico che risultò negativo per la t. b. c. L 'esame d ell'espettorato fece rilevare il seguente referto: fiora microbica varia, molto ricca, composta di bacilli e di cocchi gram negativi e gram positivi e sopratutto di un'abbondantissima presenza di bacilli difterici lunghi; non vi erano b acilli acido-resistenti. Con questi ultimi bacilli si potettero ottenere delle colonie numerose e tipiche di bacilli di Loeffler lunghi indiscutibili. Dato tale referto batteriologico fu iniziato un t rattamento intensivo con iniezioni di siero antidifterico dell'Istit uto Pasteur ad alti dosi, ma essendosi verificati accidenti da siero molto gravi fu a bbandonata la sieroterapia. Dopo un mese dalla prima iniezione un nuovo eseme dell'espettorato ha dimostrato la. pre!Jenza di bacilli difterici lunghi nella stessa quantità. esistente prima dell'inizlo della sieroterapia. In tali circostanze fu ripresa la siero-t~rapia ma con un siero al quale era stato sotratto un certo numero delle sue proteine e che per conseguenza non provoca reazioni da siero importanti o non ne provoca addirittura. Ma questa nuova terapia se non provocò reazioni non fece diminuire nemmeno i bacilli, per cui fu preparato ed iniettato un autovaccino con iniezioni ripetute a dosi progressive. Un terzo esame batteriologico dell'espet torato dimostrò che questo formicolava di bacilli difterici lunghi. Per queste ragioni il medico curante inviò in consulto all'ospedale l'inferma. Essa ha sopportato bene il viaggio dalla provincia all'ospedale, ha un aspetto non 6-

Giornole di medicillll militare.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDI CA ITALIANA E STRANIERA

proprio di un'ammalata, ha buono appetito, tossisce molto di rado ed espettora solo qùattro o cinque volte al giorno, ha avuto febbre solo durante la reazione da siero. L 'esame obbiettivo dell'ammalata non fece rilevare alcuna nota. patologica a carico dei vari organi ed apparati ed in tal modo si potette anche spiegare l'errore di averla creduta affetta. da. difterite nel senso che era stato scambiato per bacillo di L oefiler quello che poi non era che un bacillo pseudorlifterico. E cosi indagando per ricercare il ptmto eli partenza dei bacilli, per esclusione si potette addivenire che era il naso il centro di form.a zione dell'espettorazione carica di bacilli difterici. L'esame obbiettivo del naso apparentemente faceva rilevare ben poco poìchè le narici erano secche, non irritate, e l'orifizio delle fosse nasali lasciava vedere una mucosa sana; nè si vedeva lungo la parete posteriore del faringe !a presenza di secrezione purulenta provenire dal rino-faringe. Difat.t i l'ammalata rife risce che essa emette la secrezione nasale quando questa cade spontaneamente nel rino- faringe o quando essa l'aspira nell'inspirazione. Un tale reperto bat.teriologico, cioè la secrezione nasale contenente numerosi bacilli difterici lunghi, fa chiara.mont.e diagnosticare una rinite difterica. Qui l'A. parla della difterite nasale che n el caso in esame si è manifestata con i sintomi e l'evoluzione presentat.i dall'inferma in maniera alquanto complicata. Egli poi spiega le ragwni perchè l'inferma, pur avendo una difterite nasale da bacilli di L oeffler lunghi ed avendo continuato a vivere in famiglia, non ha dis.<seminata la sua infezione ai congiunti con i quali era in contirauo contatto. Ciò si può attribuire al fatto che il bacillo di Loefiler lungo, scoperto nelle secrezioni nasali dell'inferma, è un baciUo pseudodift.erico e non un bacillo difterico, e che si tratta in particolare di un « baciUus cutis communis » che raramente in alcuni casi pre nde nel naso una forma hmga. Inoltre l 'A. crede che la ragione principale per cui l'inferma non ha disseminatala difteritR sia dovuta al ~'i mmunità posseduta dalle persone conviventi. Difatti l'inferma conviveva con due o tre adulti, generalmente refrattari alla difterite nella proporzione di 9 a IO come lo dimostra la reazione di Schik nell'adulto, e per le due b ambine che vi avevano contatto è spiegat-o dal fatto che esse erano state vaccinate contro la difterite con l'anatossina di Ramon e per conseguenza. anch'esse immunizzate. Nel caso in esame l'autore dice che non resta fare altro che distruggere i germi nel loro rifugio: le fosse nasali; e a. tale uopo propone il seguente trattamento : l 0 p er liberare la cavità nnsale dalle false membrane o da croste: fare 2 o 3 volte al giorno, con una pipetta nasale, senza pressione, un lavaggio del naso con siero fisiologico tiepido; 2o per distruggere i bacilli difter ici : instillare in seguito, 2 o 3 volte al giorno in ciascuna. natica: a) una volta una. soluzione d i novoarsenobenzolo preparato versando il contenuto d i una fiala di 2 cc. d 'acqua. distillata. sterile in una fiala. di 0,15 di novoarscnobeozolo (utilizzare la. soluzione lo stesso giorno); una volta acetjlarsan (che ha il vantaggio di essere già prepamto in soluzione, ma ha. un'azione battericida più lenta). Questo tratt,amento sarà fatto per otto giorni. Un nuovo esame batteriologico delle secrezion i na«ali (('stnne diretto e culturale) illuminerà il valore della disinfezione nasa) o. Se e!'<sa non è completa, Le insta llazioni di novoarsenobenzolo o di acetjln.rsan saranno riprese e continuate fino alla st('rilizza.z ione delle fosse nasali . 3o Isolamento dell'ammalato fino a che egli sarà portatore di bacilli difterici . 40 Disinfettare accuratamC'nte gli indumenti e, dopo lu guadgione, i locali che sono stati occupati dw·ante la malattia.

s. VJTA.LE.


RJVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE Ct-RAsso:s-. - )l c:arbonehJo ematico. - Modalità epidemiologiche In patologia esotica . (.~Iéd. Vét. Exot. 1934. Vol. 7, pag . 105).

N e i pnesi t.ropicali, la maggior diifu~ione d e l carbonchi o <>mnti<·o coincide con l'inizio d e lla piogge e con la stagione sccea. NE'l p rim o cnso, la diffus ionr d €'lla malattia è dovuta al fatto che il caldo e l'nunwn t o d t· ll"tunidità ft~Yo ri scon o la v egetazione d ellf' s po re d el cnrbonc hi o; n!·l ~'<f'<•ondo raso, p er il fatt o c hP il prosciugamento d egli stngni apporta, m •Ile aree da quE>sti occupat e, una conccntmzione d e.lle s pore carbonchiose. iv i trasportate d n Ilo nequ e durante il p r r iodo d d ii' pioggie, e anch (' p erchè la diminuzione dei pascoli, dnrnnt(' la s tngiont' i'<eccn, p ortu co11 se il COllf<Pg ue nt e affluire d el bt•.;tiame into rn o fl!!li stngni c nl'l le v a llat t', ov c il pM;colo s i man t ien e pii1 a lungo verde. É m olto diffi <' ilr vin<>ere l' ign oranza d eg li abitanti, facendo loro comprE'ndere il p ericolo g ra ve c hP corrono, mnng iando carne di anima li infetti e vendt>tHlone le p elli che so no co usa d i con w mi nazi one d c• l su olo e d e lle acque . Gli ~?rb ivori, s i sa, son o suscPttibili all' infc-zio ne; i mammifPri carnh·ori e g li uccelli ne ~;on o inde nni, ma climinatlO ~porc coli<· loro feci, d opo aYere divo rot o carni infet1o . É stato dimostrat o che anch e· lo m osch r pungit ri c i p os!'<ono t rasmetter e la ma lattia, anche dopo un intcrn1llo di du e ore do l pnl'<to, m €'ntre le m osch e c h e n on pungo no p ossono t ra!'portare l(' s pore d E'l carbonchio, con la pro boscide e co n le zampe e infettarC\ così le ferit e clc>g li an imali e d d l'uomo. Le num erose t ermiti d E' i t ropici hann o a n ch'esse una parte importante nella difftl.'!ione d el carbonchio e matico. 1\lo RSELLI .

MEDICINA INTERNA

K. SrNOER. -

VI

~ una

pollglobulla gastrogena? (Klinisc h e W och r nschrift, 25

maggio 1935, n. 21) . L ' A. riporta un 'o<>Serva.zi one m o lto intf' res;:tmte e s ignificativa, fatta n ella clinica m ed ica di Lauda in Vi l.'nn a . ri.fnta rdante un sog~rtto ch C' dA m olti anni era sofferente di ulcera p eptica juxtapilor ica. e p oliglobulia cospicua. affezioni ambedue ch e avevano r esistito t e nacC'm ente ulla terup ia mt>dicu, pitt volte pr at.icata. D opo ampia resozione ga.<Jtrica (Billrot.h Il) ~<ono scompan'<i i dis t.urb i r e lativ i all'ulcera. ed il quadro ematologico è ritornato allE~ n orma, a n che in rapporto tld nlcunc al te razion i quali tative pri ma. osservate , e tale s i è mnntenuto su cce);sivamento iu esami di controllo mensilmente praticRti. In ba<:;e a ta le osserntzione l'A. pone la qu esti on e p atogt>neticn tra l' ipcrsecrezione ga~trica e la polig lobulia. o morbo di YarptPZ e tra qnrst o e l 'an emia di Bi€'r m er . Certamente osS<-rvazioni com e qut>st a. riportntn ;,ono rnre t' le opinioni in proposito sono n ettamente divergenti, in q1am t o mcntl'ù alcuni ri tcnp:ono fortuita la coesist.cnzn d e lle due fo rm f' morboS<>, o l t ri invc•co r it Pn g<mo ch e esist a un r appot·to e tiopatogenetico, che è fW rÒ divrn'<a mcn tc· int <'rpre tn t o . E f<So Ùll. a lcuni è ri ferito ad i spe~simento d PI ~'<l:l njnre in f«'gu ito a vomito d'ipr rsPC·r Pzionn e d C'fì · cie nte ingei'tione d i liquido ( Bin?;. N SC'gl'i i. Hi n'<chfPid ), dn n lni, S<>COJHio la troria d f'l l\ rl cl'r n di Balint, viene ammc·i';:a una stimolnzione su l mid ollo o~<seo in sr-gnito ad ac idif:ìcazionr d c ll'orgon ismo. L 'tmn e l'altra ipotPl'i pN·ò sono ;:t11te d imoRtmte non sost e nibili d a lla d c>tl- rminazi onc d e lla massa san gu ig na e d e l pH in individui affptri di poliglobulia.. RPcPntcme nt.e pe rò o letmi nuto ri hann o d i feso l'opin ion e che In po l ig lo bttl ia. o pol icitonmia vt'l'a dn ulcl:'ra. è d lt r ipol'tnrf• nd tln'lll•nwn tatn nzionc• conromi · t an t e sr rll 'eritropoi~>~'<i d c-l prinripio AntipPmicioRo, cht', SC' rondo !0 ri cp rdte di Ca~>t lP Ri forma n oi canalo digt' rr n t!' pl' r llzione di Ull(l. ;:o.-tanza Rl'cr ctn d n llo l'to· maco (fa.ttore intrinSC'co, e nwpoi<•tirHl) !'<1\ un PIE'nw uto d c·llll nutriz[onc di nntura vitnrnin iC'A. (iat t.ot'(' •·><ti'Ìn><t'ett) . :'if'!'<mdn cp w><ti au to l'i h tltnrwunza rll'l pdrw i!'ÌO ant ipc rn ic ioso portPn·ll bf' a ll'anl'rn ia di liiPrmt>r, nwntr(' un c•cc(•sso di C'>'SO alla.


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RIVCSTA DELLA STAMPA )tEDICA IT.U.IANA E STRANIERA

poliglobulia. A questo punto è opportuno rile,·are, ad evitare troppo sempli sistiohe interpre tazioni, ch e la questione anche per l'anemia perniciosa. non ostante i s uccessi t erapeutici, è ancora m olto complessa ed oscura e che le ricerche ac curatamente perseguite hanno dimostrato che la secrezione da parte

dello stomaco dol principio antipernicio80 è indipendente da. quella peptoclori· drica e sono riport.a te OS!lervazioni di completa. achilia, mentre era conservata. la secrezione del fattore intrinseco antipernicioso di Castle ed osservazioni, per quanto rare, di anemia pcrnic iosu con secrezion e p eptocloridrica conservata. Il dogma d e ll'achilia gastrica, sintomo costante di spiccato valore nell'anemia di Biermer, viene quindi SCO!'.'SO. Ciò premesso, pur con le debite riserve, dovute in gran parte alla sca.rsez7,.a de lle osse rvazioni finora esistenti e completamente studiate, si può ritenere che un rapporto tra ipe rsecrezione del princi pio e.ntipernicioso di Castle e lo. poliglobulia o morbo di Vaque z esista e quindi questo sia da riportare ad una pofiglobulia gastrogena. I n conseguenza Hitzenbe rger, sostenitore di tale opinione, ritie ne che la cura cau...coale dell'affezione consista nella resezione gastrica. A questa concezione patogenetica l'osservazione dell'autore porta un importante e preciso contributo od è davvoro impressionante vedere la policitemia. persistente tenacemente da anni, da nessuna t erapia. influenzata, regredire imme diatamente, completamente e stabilmente. Certo non può in tale importante capitolo dell'ematologia un'osservazione sola, per quanto molto dimostrativa., sostenere una teoria patogenetica, la

qua.le ha ~empre bisogno di tm numero suffiri<.'nte di osservazioni cliniche precise e concordanti.

MANNUcct. -

R. d' ALEssL~DBO.

La elnetlea bronchiale In eondlzfonl nonnall t patologiche. {Archivio

di Medicina e Chirurgia. - giugno 1935-XIII). L'indagine radiologica con mezzi di contrasto dell'albero respiratorio è di data. recente e, in analogia. all'esplorazione funzionale del tubo digerente con pasto opaco, si è sviluppata di pari passo con la. tecnica. e i perfezionamenti d e lla opacificazione da. un lato e con la. t ecnica radiologìca dall'altra. La cinetica bronchiale studiata dal 1920 da Bullowa e Gottliebe negli animali fu dal Reinberg, 1925, indagata su l'uomo. Secondo i primi due, trachea e bronchi hanno funzione indipendente attiva e perista.lsi. La. peristalsi tracheale è indipendente dalla deglutizione, tosse r P..spiro e la. eliminazione si effettua verso l'este rno anche in senso contrario alla gravità {animali in piedi) e senza intervento d ella tosse.

Una lesione della parete bronchja.Je ha per effetto la. interruzione dell'onda peristaltica fJ il mezzo di contrasto ristagna sotto la lesione. In circostanza. del tutto fortuita di esofagosoopia in un caso di fistQ)a. broncoesofagea il R einberg notava. che il pasto di bar io dell'esofago traboccava in trachea andando a disporsi nei bronchi di IV e V ordine di destra: dopo qualche minuto allo schermo i bronchi iniettati apparivano come dotati di movimenti vermiformi; ombre tubulari e nastriformi dotati di movimento spirale, contorcendosi andavano a sboccare lentamente nei bronchi superiori. Egli divide i movimenti dei bronch i in passivi, t.r asmessi dal cuore e grossi vasi e sincromi agli atti respiratori e in attivi caratterizzati da movimenti tonici e peristaltici delle pareti. Allo schermo, fissando il livello del liquido opaco, si nota. il salire e scendere di esso sinoronicamente con i moviml:'nti respiratori e propriament.e innalzamento del livello nell'inspirazione, abbassamento n eU'espirazione, da interprl'tare non come passiva variazione d i volume del liquido, ma dovuti a. contrazione muscolare posta sotto il controllo di centri nervosi. L'albero bronchiale dalla periferia al laringe è capace di contrazioni peristaltiche. E , come si libera senza tosse de l liquido opaco, con lo stesso meccanismo sii determina il getto dell'emoftoe, perchè nell'uomo, conclude Reinberg, il polmone si libera di secrezione, liquidi ina.la.ti, corpi estranei, non per azione delle ciglia vibratili o per espuls ione con la tosse ma per for7.a peristaltica. della. muscolatur& liscia d elle pareti tracheobronchiali.


RIV18TA D ELLA STAMPA MEDICA ITALIANA

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STRANIERA

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Oltre la cinetica t racheobronchiale che chiameremo di espulsione, che è stata minuziosamente studiata su animali e sull'uomo dal Reinberg, si deve considerare l'alt ra che potremmo chiamare di progressione, che s i osserva nell'inalazione di liquidi opachi per radiotracheo-broncoszratìa e su la quale si impernia la costruzione del quadro broncopneumografìco. Di questa fase di riempimento o di progressione, Cordier, Mounier , Kuhn, Lewy h an fatto vari st.udi e i movimenti constatati sono identici a quelli descritt.i da R einberg nella fase opposta. Riuscendo ciò poco chiaro, il Mannucci ha intrapreso una serie di osservazioni allo scopo di esami nare la presenza o meno di questi movimenti che si ridurrebbero: a) restringimento e dilatazione delle sezioni bronchiali sincrome all'inspirazione ed espirazione ; b) peristalsi con la propagazione di onde lungo i bronchi; c) abbassamento ed elevazione in blocco, trasmessa dagli arti respiratori, pulsazione a sinistra trasmf'ssa dal cuore. Ci si domanda anche se questa cinetiC'a è normale o non sia piuttosto una reazione d ella parete bronchiale ad un corpo estraneo. E che sia una. cinetica normale e non reattiva lo dimostra. il fatto che i moviment.i sono poco evidenti nei vecchi per la. rigidità dei bronchi, e che il liquido opaco non costituisce corpo estraneo; inoltre nella semplice broncoscopia i movimf'nti perii"taltici si oS8t rosservano a vista. Il Mannucci n ei numerosi sogge tti del Consorzio P rovinciale Antituberco'are di Milano ha potuto fare le dovute ricerche, altri dati li desume dalla casistica dell'I stituto di Tisiologia di Milano. D escritta la tecnica di anestesia e tecnica radiologica in quanto a mezzi e metodi di osservazionfl, t raccia i progre!'.Sivi quadri radioscopici che variano da momento a momento con l'avanzare della opacifìcazione: tubi pieni di due bronchi principali nella primissima fase di riempimento (albero d'inverno); successivamente cominciano a comparire i bronchi di III e IV ordine con un groviglio per inevitabili sovrapposizioni di ombre (albero con molti rami-abero di primavera); a 5' minuti dall'inizio s i riempiono gli acini, un ramuscolo terminale C'On piccole etelline; o. di eci minuti una miriade di piccole 11telline {albero d'estate). Al com-

parire delle foglie (iniezione d<'!! li acini) intanto si son resi meno evidenti i contorni dei bronchi grossi per la progressione del liquido opaco: questo cambiamento di forma df'lle immagini bronchiali, cho è il risultato del normale progredire del liquido opaco ha d ato luogo a. varie in terpretazioni. Se si supera la. quantità di 30-40 eme. s i ha persistenza del riempimento dei grossi bronchi anche allo stadio delle stelline. Durante queste fasi il liquido « scende • progredisce, • scivola • n ei bronchi per azione della gravità mentre vien aspirato nei bronchioli e negli acini nella ulteriore p rogressione. Con un riempimento, poco prudente di SQ-90 eme. dall'albero respiratorio, si verifica uno stipamento di liquido opaco anche nel parenchima che è di grave danno alla esatta visione della sezione bronchiale. Ebbene l'A. non ha notato movimenti a carattere perist~ltico, ma mo..,-iment i di contrazion e connessi con la fase espiratoria, prevalente su la fase inspire.toria, e che interpreta come una sollecitazione, un rifif'sso, in mancanza di tosse dato dal corpo estraneo su la muscolatura. liscia degli infundiboli e dei bronchioli onde il prevalere de1la fase espiratoria, su quella di dilatazione inspiratoria, in modo da costringere il liquido opaco, sprem endolo, verso sezioni bronchiali m aggiori, a fine espulsivo. Questa specie di spremitura sincrona alla retrazione espiratoria è facilitata da un inevitabile aumento di pression e endopleurica . Arrestandosi momentaneamente le forze espiratorie, su lo schermo si notano movimenti limit~ti di ritorno a valle del liquido opaco. Ma, raggiunto iJ mezzo di contrasto, per la espulsione espiratoria, il limite della zona del riflesso t~igeno, si ha l'esptùsione col meccanismo dell'espirazione forzata a glottide chiusa, cioè con la tosse. Il r iflesso tussigeno cont rariamente all'opinione di Mackenzie, dal J achson è allogato nella mucosa dei ~rossi bronchi, e dal Mannucci anche n ei bronchi di IV e V ordire se non un riflesso tussigeno, fu sempre notato il prevalere del tono espil·atorio vero e proprio movimento di difesa. In condizioni patologiche, riferendosi quasi esclusivamente a bronchiectasie, l'A. conferma le osservazioni di altri della. mancanza di tono delle sezioni bronc hiali colpite da ectasia, sia che questa ripeta la. origine da ma.lfozmazione con-


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RIVISTA DELLA STAMP A MED ICA ITALIANA E STJUNIERA

genita, sia da lesione acquisita delle pareti per disorganizzazione dei te~ti m uscolare e cartilagineo ad opera di a4Zenti tossinfettivi. Le pare ti si sfiancano passivamente al progredire del mezzo d i contrasto e ne lla cavita bronchiectasica. esso o non penetra. o vi scivola tutt o in una volta per gravità: ia:posizione del soggetto, m eno importante nellipio-dolage dei bronchi in individui normali, per aiutaJ·e il progredire d el mezzo di contrasto, ne i bronchi ectasici è essenzialf' . L'eF<pnlsione è molto ritardata.: ne lla p rima ora i grossi bronchi son liberati con movimenti espiratori; n €'11e zone b ronco-ecta.si.c he una vera insuffic ienza funzionale fa ristagnare il liquido OP.aco: cosl si osservano cavemule ampollari, cilindriche, opache per ore e per giorni. Esse possono mutar disposizione con movimenti del soggetto o con la tosse. N~>l tentativo di espulsione con la tosse, allo schermo di nota anche una vera e propt·ia pressione eccentrica esercitata su le pareti bronchiectasiche dal mezzo di contra.c;to: fatto importante che ci chiarisce il meccanismo di formazione d<>lle cctnsie acquisite: sotto i colpi di tosse le sect·e:>:ioni chE' ristagnano premono contro la parete ammalata, sfìancandone la già indebolita struttura anatomica. I nfatti par·ti più difficili a esser drenate, son le più colpite dal proce~>so di ectasia: lobo inieriore sinistro sin 40 volte su 45 casi di bronchiectasie nella stat.istica di Sauerbruck. RAFFO~""E.

CHIRURGIA GENERALE Trattamento chirurgico del dollcocolon, partlcolannentt con il processo della resezlone In un tempo con sutura tennino-tennlnale esteriorizzata. (.Tournal de chintrgie, agosto 1935).

J . SÉNÈQUE e MlLBIET. -

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Questo metodo sembra agli AA. che possieda qualità importanti e r iunisca i vantaggi delle colectomie in tmo e più tempi, e vitando gli incovenienti dell'una e d ell'altra, Ma prima di d escriverne la tecn ica e stabilizzarnf' le indic8.7.iow, gli AA. erodono utile far preced ere alcune considerazioni ana.tomo-diniche sul dolicocolon le quali dovranno servire di base allo s tudio delle indicazioni operatorie. Il dolicocolon consiste in un notevole allungamento di tutto o di una parte del colon, che obblìga l'ansa interessata ad occupare una posizione anormale o a ripiegarsi parecchie volte nella cavità addominale. Questo allungBDlento non comporta nè aumento di calibro nè ispessimento delle pareti dell'ansa interessata.; il che permette di separare il dolicocolon dal m esocolon. Il dolicocolon ba sede, nella maggioranza. d e i casi, nel colon sinist1-o e si accompagna spesso a. mesenterite retrattile . Dal punto di vista etiologico, il dolicocolon può essere o di origine congenita per anomalia. del colon o del suo mcso o di or igine acquisita per l'influenza di diversi fattori (colite, disfunzione endocrina, malattia nervo~a, regime alimentare troppo ricco in farinacei). Dal punto di vista clinico, le prime manifestazioni della dolicocolia po!;Eono aversi nel lattante , ne l fanciullo o nell'adulto, spesso dopo un periodo di latt-nza assolutamente silenzioso. Il primo sintomo è la stitichezza ostinata che rimonta abitualmente all'età infantile e che non cede ai lassativi ed ai lavaggi a lti . Nel periodo di stato d ella malattia tl'f' sono i sintomi: stitichezza, dolori addominali. aer·ocolia, che ritmi ti, danno luogo a crisi più o meno complete di ostruzione in te· stinale. La complicazione più frequente è il volvolo acuto. Circa la cura, gli AA. consigliano i l trattamento chirurgico nei casi in cui le crisi dolorose s i accompagnano a distensione colica e s i ripetono pe r lungo tempo, n elle crisi di ostruzione intestinale o quando si è di fronte ad un volvolo acutoI metodi operatori propost.i in questi casi son stati molti, ma gli AA. preferiscono la colectomia in un tempo con sutura termino-terminale esteriorizzata come metodo di sce lta percbè possiede la med esima sicurezza d ella resezione in p iù tempi e perchè sopprune <"gualmente la causa del volvolo, degli attorcigliamenti intestinali e delle crisi di ostruzione colica. La tecnica consiste nel praticare , dal la1 o sinistro, per una lungh ezza di 15 o 20 cm. la mcdPsima incisione che l\Iac Burney fa a destra per l'appendicectomia nell'esaminare l"ansa pe lvica estraendola dalla cavità addcminale e verificando


RIVISTA DELLA STAMl'A MEDICA ITALIANA E STRAl'o""IERA

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se esistono lesioni da mesenterite cronica e nell'eEcguire la resezione intestinale, dopo avere fissato la regione da sezionare e dopo aH•re isolato con attenzione il campo operatorio. Sezionata l'ansa si praticherà l'anas tomosi teimino-teJmina le; quindi si cambieranno i guanti per passare alla Futura accurnta della brl'rcia mcsocolica. e a.l tempo importante del metodo cioè all'esteriorizzazione d!'ll'ana· stomosi, che sarà praticata facendo pas."Sare due punti d i catgut sottile che uniscano il pe ritoneo parietnle degli angoli della ferita ecn l'int u•titlo a 4 cm. ci1ca da una parte e dall'altra de ll'anastomosi. L'esteriorit.zazionc r.oi sarà comple tata per mezzo di due strisce largh"' di fZRrzn interposte frn )(• labbra dell'incisione e l'intestino. Infine si medicherà applicando sull'intf'~tino delle lC.n' pl eFFe \'OS(·llinate affinchè l'intestino e le r:.uture non vi aderi~cano . Come cure post-operatorie, g li AA. consigliano dieta idrica. per sei giorni, ipodermoclisi per idratare l 'organismo. astringenti intrstinali per ouo giorni onde evitare il paSilaggio di materie dure sulln sutura e abolire la perist.alsi intrstinale, togliere la garza al sesto giorno e purgare al decimo giorno. Con questo metodo che presenta tutti i vantaggi dC'i due processi classici (colectomia in un tempo e colcctomia in più tempi), g li AA. hanno ottenuto ri~uJ­ tati rapidi (in media 20 giomi di degenza) e s icuri p('rchè il possibile distaccc.. dell'anastomosi non espone a danno alcuno por la vita. L'interes.c;ante lavoro è corredato da chiare e nitide figure illustrative e da quattro osservazioni personali. F. FLORIDIA.

H. MoNDOR e P. GAUTBIER - VILLARs. -

Tubercolosi della glandola sottomascellare. (Le Presse l\1édicale, n. 45, 5 giugno 1935).

Fu P. Lecene che 34 anni addietro scrisse un lavoro sulla possibilità de lla tubercolosi della glandola sottomascellare, lesione molto rara, per cui era assai contestata da molti autori che non conoscevano la. ragione di questa s ingolare immunità.. In seguito fu conosciuta la localizzazione tubercolare della parot.ide, i casi di Paoli e di Stubenrauch, e la prima osservazione di tubercolosi glandolare sot.tomascellare, con quella d'Aievol i. Nel 1901 P. Lecene non conosceva che sette osservazioni incontestabili di tubercolosi primitiva della parot ide ed una sola osservazione di tubercolosi primitiva della glandola sottomascellare. Nel l 913 H e inecke contava 24 casi d i tubercolosi de!Ja. parotide. N el 1929 Lang citava, forse troppo generosamente, sei osservazioni di tubercolosi della glandola sottomasedlare ed una sola osserva· zione, quella di Gelmer, di tubercolosi della glandola sottolinguale. Data una statistica cosi ristretta gli AA. hanno ritenuto importante la pubblicazione del caso capitato alla loro osservazione. Si tratta di Ull uomo di oO aru1 i di età, portatore da sei o Sf'tte au11i ùi un~ tumefazione diffusa della glandola sottomascellare destra. Tale tumefazione ra.ddoP,pia il volume normale della glandola, che è indurita uniformemente e non s è accompagnata. ad alcun disturbo fino a qualche settimana avanti dell'osservazione. L 'ammalato ha un bel portamento, è molto attivo e non ha alcuna tara patologica, per cui gli viene consigliato di aspettare. Ma dopo qualche tempo la tumefazione è aumentata provocando anche dolore durante i pasti; per cui si pensò ad una colica salivare litiasica, con distensione acuta della gandola a forma. di ra.nula durante la masticazione. Essendo aumentati ancora i disturbi fu attuato l'int.f>rvcnto operativo o dopo questo l'esame macroscopico della glandola la faceva vedere di colorito Jardaceo nell'insieme, grigio in un punto, rosa in un altro, dura nel polo posteriore, quasi normale altrove. La ricerca di piccoli calcoli fu negativa e quindi si pensò ad una sclerosi di origine litiasica, provvedendo nello stesso t empo per l'esame istologico del pezzo. Tale esame descritto dAll'autore, molto particolareggiato, conclude nel modo seguente : l'organizzazione fibrosa delle lesioni è discreta; CE!:'a appa re solo in u n punto sotto forma di fini trabecole collagene: tutti gli altri focolai caseificati sono al primo stadio della loro evoluzione.


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RIVISTA DELLA Sl'Ali{PA Ml!lDICA ITALIANA E STRANIERA

Nella immediata loro vicinanza i tubi secernenti sono in parte ostruiti, alcune cellule sierose si trovano sole nelle cellule epitelioidi e giganti; i rapporti delle lesioni con i canali escretori ed i vasi sono variabìli, e vi sono eolo rapporti di contiguità.; se alcuni follicoli sono situat i molto vicini ad un canale striato, altri affiancano le arterie di piccolo ca,libro; si trova ancora. in un certo punto questo dubbio r apporto per uno stesso follicolo che separa. esattamente un'arteriola di un canalicolo escretore, ma tali elementi non partecipano alle lesioni; le loro pareti sono assolutamente intatte. Anche i canali escretori di grande calibro che sono distanti dalle lesioni hanno le pareti normali. I preparati trattati col Ziehl non fecero rilevare il bacillo di Koch, nè ·in particolare altri germi. Tale reperto sorprese molto gli A.A. per varie ragioni e cioè: l 0 la. forte rarità di lesioni t. b. c. della glandola. sottomascellare (Lenormant); 2° la storia clinica. in 2 tempi, un lungo periodo di tumefazione indolente, dopo un aggravamento; 3 ° l'incomprensibilità. macroscopicamente del carattere specifico della lesione. A questo punto gli AA. fanno la disamina dettagliata di tutta la casistica riscontrata n ella letteratura riguardante tale lesione e discutono a lungo la diagnosi differenziale per addivenire nel caso in esame, al concetto diagnostico di uno. localizzazione tubercolare nello. glandola. sottomascellare. E continuano dicendo che o. tutti gli elementi esaminati possiamo aggiungere l'età. dei malati dei pochi casi verificatisi e ch e varia fra i 27 e i 53 anni, e che tali ammalati erano di salute robusta e senza alcun altro focolaio tubercolare manifesto, proprio come nel caso da essi esaminato. Circa i dettagli di struttura, nell'ammalato osservato, volendo decidere tra le diverse ipotesi topograficbe : via sanguigna, via. canalicolare, via linfatica, non vi è niente che possa far pensare ad una propagazione del processo dalle vicinanze oppure ad un'adenite intracapsulare responsabile. In conclusione avendo potuto fare l'osservazione, senza dubbio, assai precocemente, gli AA. si limitano a schematizzare nella maniera seguente i caratteri delle alterazioni osservate: l o Esse hanno una ripartizione strettamente intralobulare e rispettivamente p er tutta la capsula d'inviluppo della glandola, in maniera che gli assi congiuntivi accompagnano i canali escretori di grosso calibro; 2o E sse hanno l'aspetto di follicoli tubercolari giovani, pitl spesso isolati gli uni dagli altri, caseificati nella loro parte centrale; 3o I loro rapporti di contiguità. sono gli stessi con i canali striati e con i va..<>i, senza che le pareti di questi elementi siano invasi dal processo tubercolare; 4o I canali escretori di grosso calibro sono ugualmente intatti, ciò che è contro ad un'affezione della. glandola per via ascendente; 5o Non esistono lesioni profonde estese, la glandola, guardata nell'insieme, ha il suo aspetto lobulato normale.

s. VITALE.


CDIFEREIZE E DIMOSTRlliOII CLIIICHE IEBLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (In! ~l verWJI pervenuti illla Direzione fenc:rille di Sanità militare nell'agosto 1935-Xlll)

BoLOG:s-A. -

Primo capitano medico prof. PIETRO CALICETI : La vertigine.

D opo aver premessa l'importanza del sintomo «vertigine» e l'interesse che esso b a. per tutti i medici e in modo speciale p er l'otoiatra, per i l chirurgo, in quanto si riscontra. in molti tra.umatinati del capo, per il neurologo, per l'oculista, viene dall'O. definito il significato del sintomo che deve essere inteso come una sensazione erronea di spostamento del soggetto in rapporto al m ondo esterno o dallo spostamento di questo mondo esterno in rapporto al soggetto. Sensazione, adunque, netta di spostamento, di rotazione o tlel soggetto verso l'ambiente est erno o dell'ambiente esterno verso il sogget to. L"O. passa dopo a descrive tutte quelle vaghe senza.zioni e quei vaghi sta.ti di obnubilamento, di lipotimia, di t remori, ecc, cbe possono essere definiti come false vertigini. Premesse queste considerazioni ben chiare, viene a parla.re della pa.t ogenesi della vertigine e dei suoi caratteri diffPrenziali nei vari stati determinant i e in modo particolare si intrattiene a parlare della vertigine vestibolare, della Yerti· gine cerebellare, della vertigine nella ipertensione endoerinica, della vertigine nei tumori dell'encefalo (tumori dell'angolo ponto-cerebellare, della foEI"a cranica posteriore), e nelle different i affezioni centrali (sclerosi a. placche, tabe, encefalite letargica., sclerosi laterale amiotrofica, siringomielia.). P assa infine a. parlare d ella vertigine epilettica post-trauma.t ica. Oltre a.i caratteri particola ri della v ertigine n elle varie affezioni surriferite, ricorda somm ariamente tutt i g li alt-l·i si.nLom.i che di solito si associano ed accompa• gnano la ver tigine e che tanta impor tanza banno anch'essi nello studio patogenetico della. ver tigine stessa. GORIZIA. - Maggiore medico LoRENZO FoNZONE : Riferisce su vari casi di colpo di sole, d ei quali due gravissimi seguit.i da. morte. Diagnosi differenziale fra colpo di sole, colpo di calore e congestione cerebrale attiva e pa.ssiva.. Norme preventive e curative. - Due ca.si di asceBBi tonsillari seguiti da localizzazioni bronco-pneumonicbe a. carattere migrants. - Primo capitano medico DoMENICO LISTA: Un caso di jratt11ra del bacino e della gamba S. al30 medio (esposta) . - Un caso di frattura del fe-more al terzo superiare. - Un oa.so di fratturadeU'omero al terzo inferiore. - Un caso di frattura del ma8cellare superiore. Illustrazione dei vari m etodi curativi (trazione, immobilizzazione, cure fisiche post-t.rauma.tiche). - Due oasi di ferite agli occhi da scheggie di bomba a mano con conseguente enucleazione del bulbo. - Un caso di eritema articarioide figura«> da. iniezione di siero antitetanico. LIVORNO. - Sottotenente medico ELio CoRAZZI: M alfwmazione urinaria congenita. Oalcoloai recidivante e spina bifuia. L'O. riferisce di un caso di malformazione urino.ria congenita con calcolosi reoidivante e spina bifida.. Mette in rilievo come, mentre alcuni autori banno riscontl"ato una elevata percentuale di casi (circa il trenta per cento) di malformazioni


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CONli'OENZE B

DIXOS'I'RAZtONI CLINICHE ECO.

congenite dPila colonna vertebra le. in special modo la spina bifida concomitante a calcolosi urina ria, ed al t ri autori, hanno illustrato casi di malformazioni ecbeletric he vertt- hrali (Bpina bifida, sacralizzazione della 5• vertebra lombare, Jombarizza zione dPIIa l a ~·ertebra sacra le) , concomitanti alle più svariate malformazioni congenite dP II'apparato urinario, nf' l caso descritto, e qui sta la vera particolarità, s i è riscontrato : malformazione schele trica (spina bifida), malforD"azione urinaria conge nit.a(doppio UJ'f't.e reeseicalici a i N"ne s inis tro) e calcolosi urinariarecidivante. Il paziento lWeva soffe rto più voltl' coliche re nali con e missione di piccoli calcoli e presentava a l momento dello shtdio un calcolo nell'uretcre di s inist ra ed un calcolo nel calice s uperiore del rene dello stesso lato.

UDurE. -

Primo capitano medico Fn.A.-....CESCO CoLA: Affezioni congenite del ouore.

L 'O. dopo av<>re accenna to a llo sviluppo embl'ionale de l cuore e ricordati gli stud i fatti s ull'anatomia. e fisiologia di es.<>O, si sofferma !'<ulle a-ffezioni congenite di tale organo. illw;trandone i diversi tipi anat.omo-clinici. Tra t ta poi in m odo pnrticolnro della. s intomatologia. della stenosi congenita delJa polmonare e present,a un caso clinico di questa affezione, riscontrata in un iscritto di le va. Ric01·da infine la patogcnesi ed eRpone, analizzandole, le diverse teorie della cianosi, s intomo precipuo d i t.~:~lc infe rmi tà. - Primo capitano m edico ANTONIO FARAONE: [Su un ca.<>O di isteriMno traumatico. Il ca:;o - dall'O. studiato per incarico dell'Aut,orità Giudiziaria pre· senta. im·e ro un certo inteJ'('sse m edico-lega le: l o P e r la sindrome ps icogena. insorta quale immediata reazione ad un trauma essenzialmente emotivo: mutismo isterico (Charcbot-Cartaz, Oppenbeim) e consecutivo. disfa sia i n bo.lbuzic cd inc<'ppamcnto ,.; l labico; placco. ipcrcstesicc. soprolorin-

gea; astasia-a.ba,-;ia ed at.remia di Ndtel (cosidetta sindrome d i Blocq); tremore gene ra lizzato; glossospnsmo ritmico, blefarospasmo e blefaroclono; impressionabilità con esuberanza emozionale, variabilità dell' umore, ruminazione mentale auto-suggest iva, t urbe oniriche. zo P er i precedenti gent ilizi ed individiali del S., irrilevanti: ond'è a riten e re una latenza d i predispos izione neuropatica dottrinariamente presuntiva, a tra· slormar la c ui pura. virtuali t/\ in realtà manifesta è occorsa una causa d eterminante rappresentata. dal psicotra\Jma. L 'O. sintC't izza. le conclusioni medico-legali re la tive ai vari quesiti formu· lati dal magistrato, wffcrmandosi più particolarmente sulla durata di guarigione; al riguardo rileva come non vi siano nè possono esservi criteri positivi e scienti· fìci di esatte predsioni di tempo, per cui occorre tener da conto la mancanza di lesioni organiche e l'influenza benC'fìca delle cause morali; specialmente, come w stiene I'Oppenheim, dell'esito di fnvorevole convE>nienza e conclusione d ella ve rtenza giud iziaria. -

La silulrome aparnetica di Gillu e sua realtà psicopatologica.

L' O. dalla os.c;ervazione di un iscri t to di leva, affetto da t . b. o. dell'apparato respira t orio con dist imia cicloide concomitante, t rae argomento per accennare ai rapport i t.ra t ubercolosi e ps iconevrosi part icolam1ente alla sindrome dal Gilles d efinita « aparnetica »: vera nevrosi dei tuberoolot ici, che consisterebbe essenzial· mente in allarme emotivo ed in.ri bellione istintiva (donde il nome di aparnetica); pe r cui la nevrosi depressiYa assumere bbe un aspetto eccitativo, iperattivo ed espansivo, l'n. presentandosi in conseguenza coma un ipomaniaco mesto od un depr('S."<> ecritato. RilcYa e considera tutta l'importanza che tale sindrome può assumere in medicina legttle, te nuto conto che i d isturbi neuropatici secondo l'O. sarebbero indipendenti dal g rado e dalla for ma dalla t. b. c. e dalla possibilità di considerare la sindrome sto.:ssa come e befrenia spuria.


OONJ'ElUCNZE E DIMOSTRAZIONI OLIN l OHE ECC.

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EpiluBia rnuencefalica e:xtrapiramidale e sindromi relative. L 'O. illustra il caso di un iscritto di leva, p resentante episodici accessi di movimenti lenti di fles.«ione ed est<'nsione degli arti e de lle dita • en patte de canard ~ e crisi toniche oculogire con fi~sitA ddlo •guaulo - • {lpil e~<sia dello sguareo • (Tchlenoff e Touleva) - alternati con veri accessi convulsivi epi lct.tiformi generalizzati. Ne s intetizza i dati catrunnestici ed i rilievi anatomoclillic i, SE'condo D ejcrine da lesione del neurone talamo·cort.icalc: formula diagnosi di epilessia atl:'t()sica del P reobajenski e riassume le altre manifestazioni di epilessia che S('mbra.no in rapporto con lesioni infracorticali (sostanza bianca sottocorticale, nucle i striati, t a lamo ottico, ipotalruno, cervelletto, ponte) : l'piless·i a extrapiramidale, Atatica, striata, ecc.; tutte comprese nella denominazione di epilessia subcorticale (Spiller). - Maggiore medico FRANCEACO 1\L\.SSIMO: Un caso di otite e rnastoidite acuta seguita da. morte per tromboficbite del seno, mcn ingo-enct>falit e, causate da streptococco.

L'O. discute la. patogcnesi di talr affe>zione e descrive gli interventi che sono stati praticati. E><egue poi la autopsia r ilevando le lesioni ana.tomo-patalogiche a carico delle mcuingi e dell'encefalo. - Maggiore modico P ASQUALINO SANTOLI : Fegato da stasi (con presentazione di un caso clinico).


NOTIZIE s. E. ll ,.Senatore Sfr Aldo castellani Alto Consulente Sanitario per l'Africa Orientale.

n Duce, Ministro delle Colonie e delle Forze .Annate, ha sottoposto alla firma SoVTana un provvedimento col quale S. E. il Sen. Sir Aldo Castellani è nominato Alto Consulente Sanitario per l'Africa Orientale. R esta quindi affidato all'E. S. il compito del coordinamento e della sorveglianza di tutti i servizi civili e militari sanitari della Ma.dre Patria e delle colonie. n Sen. Castellani è stato richiamato in servizio col grado di maggiore generale medico della R. Marina.

Alta onorificenza al Direttore generate della Sanità miUtare. Con R. D. 18 luglio 1935-XIII (Bollettùw uffici,ale del 5 settembre c. a.) il tenente generale medico Luigi Franchi, Direttore generale d.ella Sanità. militare, è stato nominato Grande Ufficiale nell'Ordine della Corona d'Italia in, considerazione di particolari benemerenze, su proposta di S. E. il Capo del Governo e Ministro della guerra.

Filippo Rho.

n 26 luglio è morto, .a Pecetto Torinese, il tenente generale m edico prof. FILIPPO RHo, l'insigne tropicali<ota che fu vanto e decoro della Sanità militare marittima.. Nato a Chieri nel1856, dal1880 al1920 aveva prestato servizio attivo n ella. R. Marina, percorrendovi una nobilissima carriera, fino al più aUo grado conseguito nel1915, nella più feconda attività scientifica, continuata indefessamente anche negli ultimi anni della sua laboriosa esistenza. D al suo primo ingresso nell'.Annata, in tre anni di navigazione con lunghe soste in r egioni della zona intertropicale, attese ai suoi prediletti studi di patologia esotica; e quando con l'occupazione di Ma.ssaua l'Italia entrò nel rango delle potenze c.olonizzatriei, egli dette opera. alla creazione dei benemeriti Annali di M edicma Navale e Ooùmiale che accolsero successivamente una buona parte della sua eccellente produzione e si onorarono anche della sua direzione. N el 1897 licenziò alle stampe il suo pregevolissimo Trattato sulk mtJZattie predominanti nei paesi caldi e dopo aver conseguito per titoli la docenza in patologia medica, tenne l'incarico ufficiale dell'insegnamento di patologia coloniale nella R. Università di Napoli dal1903 al1912, mentre era direttore di quell'ospedale militare maritt imo. 1r "' Poi daJl'Amministrazione Centrale, la sua sagace opera si dispiegò nelle delicate e complesse provvidenze sanitarie e igienico-profilattiche, che rivelarono in lui una delle più illuminate ment i direttive e organizzatrici dei Corpi medici nelle campagne di Libia e europea. P er i suoi studi e i suoi servigi aveva guadagnato altissime onorifi-

cenze e ricompense; era vice-presidente della. Società italiana. di medicina, e igiene coloniale, socio di numerose .Accademie scientifiche italiane e straniere.


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:NOTIZIE

Oltre il suo trattato, di lui rimangono 150 pubblicazioni su riviste italiane, inglesi e nord-americane, la colla.borazione apprezzatissima alla. classica opera del Mense H M~.dbuch der Trapenkrankheiten, tradotta. in italiano da. lui e dal Bertarelli, noncbè all'Enciclopeàia Treccani per soggetti della. specialità e al Trattato italiMI.O ài Medicina Intert~a, per il quali dettò il capitolo delle Malattie protozoarie àa spirosomi insieme con il più grande tropicalista dei nostri tempi, il senatore Sir Aldo Castellani.

Bollettino del Corpo sanitario mUltare.

ufficiali medici TI:NE'N'I'I COLONNELLI.

D 'AOCARDO Salvatore, ospedale m ilitare Udine. -

O!pE dale m:JitarE'

Prlf:ltrO

MAGGIORI

LANGELLA Francesco, scuola applicazione sanità militare. Napoli. PRIMI CAPITANI.

Ospedale militare

ZAFFIBO Giovanni, 62 art. div. fant.- Ospedale militare Messina. TENENTI.

PANTÈ Domenico, gruppo autonomo artiglieria costa Messina.- 62 art. div. fan t.

Dal Bollettino utficial,e, disp. 54"', 8 agosto 1935-Xill, •

U{ficiali me.t:Uci PRIMI CAPITANI.

Pl.AsTmA Mario, ospedale militare Bari.- Ospedale militare Chieti. TENE NTI.

CASSANDRA Luigi, R. corpo truppe coloniali Cirenaica. -

18 iant.

Utficiali fuori organico MAGGIORI MEDICI.

VITOLO Emanuele, ospedale militare Bologna.- In data 12 giugno 1935-XIII richiamato in temporaneo servizio effettivo presso l'ospedale stesso. COROIONI Corradino, distretto Caserta. - In data 20 maggio 1936-XIII richiamato in temporaneo servizio effettivo e destinato all'ospedale militare di Caserta. Dal Bolletti110 ufficiale, dir;p. 56•, 13 agosto l 935-XIII. U {ficiaJ,i m~ici TENENTI COLONNELLI PROMOSSI COLONNELLI.

Con anzianità l ag08to 1936-XIII: FIORENZA Ignazio, direttore ospedale militare Napoli. - Come contro. MoNGUZZI Umberto, ministero aeronautica (f. q.). - Come contro.


898

NOTIZIB

TENENTI COLONNELU. SESTO Antonino, ospedale militare Milano. disp. ministero finanze.

Collocato fuori quadro perchè

MAOOIORT PROMOSSI TENENTI COLONNELLI.

Con anziallìtà l agosto 1935-XIII : MTGNEMI Francesco, ospedale m ilitare Padova. -

RINALOI Pietro, ministero aeronautiCA (f. q.). -

Come contro. Come contro.

Con anzicmità 17 agosto 1935-XIII: ADINOLFI Salvatore, ospedale milita.re Trieste. - Come contro. BoRDONE Cttrmelo, scuola centrale OC. RR. Firenze. - Come contro. MAGGIORI. ANOELILLO Alfonso, ospedale militare Chieti. - Collocato fuori quadro perchè disp. ministero finanze. GRAMEGNA Giovanni, scuola applicazione cavalleria. - 3 genio. PRIMI CAPITANI PROMOSSI MAGGIORI.

Con anzianità 21 maggio 1935-Xlll: Gumo Giovanni, ospedale militare Roma. -

Come contro, scelta. speciale.

Oon anzianità 9 dicembre 1934-XIII: GANORA R omualdo, 29 fant. - Scuola applinazione cavalleria. Precederà n el ruolo il pari grado De Pasqua Giuseppe.

Con anzianità 22 marzo 1935-XIII: D EOINA Camillo, R. corpo truppe coloniali Somalia (f. q.). Precederà n el ruolo Sofio Santi.

Come con t ro.

Con anziani tà 21 maggio 1935-XJII: SANDULLI Piotro, ospedale militare Genova. P recederà nel ruolo Guido Giovanni.

Come contro.

Con anzianità 16 agosto 1935-Xtli: CARBONE Te res io, ospedl'tle militare Torino. - Come contro, scelta speciale. B RU:-<ETTI Giuseppe, id. id. Savigliano. - Come contro. P EcortELLA Giovanni, id. id. Napoli. - Come contro, scelta speciale. L IL-.NA Leonida., 10 art. corpo a rm . - Infermeria presidiaria B olzano. Rrcm Antonio, osp edale militare Firenze. - Como contro.

Con anzianità 17 agosto 1935-XIII: MoRINO Enrico, os pedale militnre Verona. - Come contro. CHO::SA Emanuele, id. id. Alossandl'ia. - Infermeria presidiaria Bolzano. PRIMI CAPITANI. PAL)lrElU Alfr<'do, distretto l\Iilnno I. - Collocato fuori quadro, porchò ùisp. ministero fina.nze . VASTA Giuseppe, 55 fa ut. Collocn.to fuori quadro pcrchè dis p·. ministero finanze.


8119

FEDELE P asquale. - Rientra nei quadri perch è cessa di essere disp. m inistero finanze, ed è destinato distretto Milano l . VIOLA Domenico, 3 genio. - Ospedale militare Milano. GRILLI Mario, 2 art. div. fant. - 16 fant. GIANNANTONI Mario, distre tto P erugia. - Ospedale mi litare Perugia. C.A.PlTA.NI. AssiNI Giuseppe, 71 fant. -

Collocato fuori quadro perchè d isp. ministero finanze .

TENE!'rTI PROitlOSSI CAPITANI. Con anzianità l luglio 1935-XIII:

LAROVERE Giuseppe, ospedale milita re Palermo. - Come contro, scelta sp eciale . TE~"ENTI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITA.!'rO .

Dal 14 m.aggio 1935-XIII:

MASALA. Mario, scuola centrale di fanteria Civitavecchia. -

Come contro.

Dal }o luglio 1935- Xffi: LA.SCARO Alfredo, 2 art. a.rm. - Come contro. BARILE Tommaso, R. corpo truppe coloniali Tripolita.nia (f. q.).- Come contro, Rcelta special ~. C.-\.>.<CIELLO Fra nCl'SCO, ospoclttl€1 militare Cagliari. - Come contro. GoMEZ DE AYALA Au!!ttSto, 90 fant. Come contro. SA'NTILLO Tommaso, R. corpo tmppe coloniali Tripolitania, (f. q.).- Come contro, scelta speciale. MoRETTI GiovHn Batt ista, R. corpo truppe coloniali Cirenaica (f. q.). - Come s pra. Dal l 0 agosto 1935- Xill:

GIORDANO GiusHppe, R. corpo tntppfl coloniali Cirena ica (f. q.).- Come contro. RoSI Vittorio, R. corpo trup pt- coloniali Tripolita.nia (f. q.). - C'ome contro. Dal 16 agosto 1935-XIII:

ZoocALI Fortunato, R. corpo truppe coloniali Tripolitania (f. q.). - Come contro. DE QuATTRO Nicola , 115 fan t . - Come contro. TARSIA Giusoppantonio, R. corpo t ruppe coloniali Eritrea (f. q.). - Corna sopra. C.u~IA.RANO Vito Alfonso, l Ct'ntro espe r. artiglieria. ComE> contro, scelta. speciale. ;\•IAzzOLA Vincenzo, 7 art. a nn. - Come contro. GRELLA Ernl'sto, R. corpo tntppe coloniali Tripolitnnia. (f. q.). - Come coJJtro. Dnl 17 ago$to 1935- XIII:

DE GREGORIO Gaotano, 2 fant. - Comf' cont ro. R uGGERI Tullio, R. corpo tt'\tppc coloniali Tripolitania (f. q.). -

Come contro.

LrPo Amedeo. scuola tiro arti{!li('I'Ìtl.. -

29 fltnt. PISERCIIIA Natale, R. corpo truppe coloniali Cironaicn. -

6 art. arm.


900

N OTIZIE

UfjicÙJli chi~ fannacU1ti

TEr-"El!."TT INCARICATI DEL GRADO D I CAPITANO. Dal 10 luglio 1935-XIII:

Pozzuor.r Francesco, infermeria presidiaria Anzio. - Ospedale militare Gorizia. Come contro.

NASCÈ Francesco Paolo, ospedale Catanzaro. -

Dal 15 agosto 1935-XIII:

BERNnri Fosco, istituto chimico farmaceutico militare. -

Come contro.

UlficioJ.i fuori organico I seguenti ufficiali sono colloca.t~ fuo ri organico per l'art. 110 legge avanzam ento: MAGGIORI

T>IEDICI.

Dal 16 agosto 1935-Xill.

BINAGm Alberto, ospedale militare Trento. Ba domandato - Prorr.cl!so tenente colonnello con anzianità 16 agosto 1935-X.Ill. GAGGIA Emilio, direzione sa.nit.à militare C. A. Bologna. - Ba IÙJfnandato Promosso tenente colonnello con anzianità 16 agosto 1935-XIII.

• •• I seguenti ufficiali sono collocati fuori organico per l'art. 26 legge a'\•anza· m ento: TEKE~"'TI COLONNELLI MEDICI.

Dal 17 agosto 1935-XITI.

Carscro!'fE Gaet-ano, direttore ospedale Genova.. R or.mOLÀ Antonio, direttore ospedale Padova. Trattenuto.

Ospedale militare Livorno.

MAGGIORI MEDICI.

Dal 16 agosto 1935-XIII.

T EDESCHI Giacomo, ministero finanze (f. q.) (commissione medica Catanzaro). Come sopra, trattenuto. GATTI Giuseppe, infermeria presidia.ria Sa$8.ri. - Come contro, trattenuto. TATARELLI Luigi, ospedale militare Caserta.. ROMA!'O Gennaro, ospedale militare Ancona. PRn.ti CAPITANI CBDfiCI FARMACISTI.

Dal 15 agosto 1935-X.Ill: DE MARCO Cesare, ospedale militare Roina. Trattenuto.

Ba domandato, come contro.

• ••

PRIMI CAPITANI MEDICI. PICCO'lTI Egidio, distretto Alessa.ndria.. - In dat.a 11 luglio 1935-Xlll, richia· mato in servizio temporaneo effettivo e destinato ospedale militare Alessandria. Dal BoUettino utfìoiale, disp. 58•, 5 settembre 1935-X.Ill.


N OTIZIE

901

Dispense dalla ferma militare. Con ùecreto Ministt-riale n. 556 dd 26 luglio l 935-XJTI (circolare n. 684 Giornale militare c. a.) sono dispensat i dal compiere la. fenna: a) i militari arruolati èon la. classe 1914 riconosciuti nelle condizioni fisiche di limitata idoneità, specificate nell'elenco B delle imperfr zioni ed infennità riguardanti l'a.tt,itudine fisica a. l servizio militan', approvato con R. decreto 26 settembre 1930, n . 1401 (idonei ai soli servizi sedentari); b) i militari arruolati con la. classe 1914 di statura non St\perion' a mt•tri uno e cinquan taquattro centimetri (o a m etri uno e cinquantadue centimetri per i militari appartenenti ai distretti della Sardegna. e della Sicilia).

Un concorso nazionale sul tema: " Il problema della tubercolosi nelle singole regioni d'Italia ,. La. F ederazione Italiana Nazionale Fascista per la lotta contro la tubercolosi, in occasione del c V Congresso Nazionale Antitubercola re» che si terrà in Roma. nel novembre prossimo, bandisce Wl Concorso nazionale al quale possono partecipare tutti gli studiosi italiani, StJI tema: Il problema della tubercol-osi ·11elle a·i ngole regioni d'Italia. Lo spirito e le finalità di questo C<.ncorso a ppariranno evidenti >t quanti seguono gli sviluppi di questa grandiosa a-zione di difesa sanitaria sociale ne lla quale il Regime Fascista ha già ottenuto risultati assai confortanti, impostando sul terreno nazionRie la soluzione di questo problema e dando un efficace carattere di unitarietà alle sue magnifiche graduali realizzazioni. La F ederazione per il tramite, delle proprie Sezioni regionali. è a disposizione dei concorrenti per fornire loro il prog1·amma del concorso e tutti quei dati di carattere generafe <ii cui av('ssero bisogno, nonchè per agevolarli, pre"--"0 le Autorità. locali, nella ricerca dei dati occorrenti a l loro lavo J'O.

l Congressi Medici di Bologna. A Bo logna - sede della più gloriosa Università. d el monÙ(•, patria di famosi lettori, anatomici, fisiologi e clinici -per disposizione di S. E. il Capo del Governo, nell'ottobre si svolgeranno numerosi congressi e convegni di Società medico-chirurgiche, ai quali è fin d'ora. as.'!icurato l'intervento delle maggiori personalità della scienza. italiana e straniera. La. scelta di Bologna a sede di una così importante adunata di studiosi e d i scienziati costituisce una nuova ragione di orgogl io pe r l'antica. Madre d egli Studi e attesta, una volta di più l'autorevole pc.>to che essa occupa n el novero delle città consorelle. I congressi, che si svolgeranno nella st<>rica sede dell'Archigin nasio - già. sed e dell'antico Studio - sono i seguenti: Medicina interna - Chirurgia Ortopedia- Urologia- Otorinolaringologia- Pediatria- Patologia generaleIdrologia, Climatologia- Ostetricia., Ginecologia- Medicina s.p ortiva. -Radio logia. medica- Radiobiologia- Marconiterapia- D ermosìfìlografia- Medicina Sociale - Analgesia e Anestesia - Chirurgia plastica- Associazione delle dottoresse in medicina e chirurgia.. Le manifestazioni scientifiche saranno integrate da una Moatra Internazionale del Litwo di Medicina, suddivisa. in Moatra del Litwo Antico e in Moatra del Libro Moderno e da una. interessante Moatra del Materiale S anitario. Nella Moatra del Li-bro Antico di Med·i cina w nanno raccolti incunaboli, codici, stampe fino al seculo X Vll, ordinati da un appos;to comitato di bibliofili e cultori della Storia. della Medicina, mentre nella Moatra del Litwo Moderno figureranno tutte le opere di recente pubblicazione, in tuttt' le lingue. Le maggiori case editrici del mondo assicurano pertanto a questa rassegna il più lusinghiero d ei successi. La. Moatra del Materiale Sanitario comprf'nderà specialità medicinali, materiale sanitario, rnat<:riale chirurgico, rad io logico e di arredAmf'nto o~>pedaliero . 7 - (l;o,.•ule di medicina milita.-e.


902

NOTIZIE

L'i mportanza cuUurale delle manifestazioni scientifiche dell'ottobre, la vasta eco c he esse suF<Citcranno, il potPnte r ichiamo c hP sarà rappresentato per Bologna da una così e letta accolt,a d i studiosi, non possono sfuggire a quanti seguono l ' jlscesa. de ll'anti<"s città in ogni campo e pertanto gli imminenti congressi t rovano nelle aule d f'II'Archigi.nnas io f' della Città Unive rsitaria l'ttmb ientc piu propizio p Pr svolge re proficuament,e la loro a ttività. . Alle Mostre del lAbro dt" M edicina, oltre le case italiane e straniere, potranno partecipare direttamente anche queg li autori che hanno pubblicato direttamente le loro opere: sarà offerta ad essi la possi bilità di una maggiore valorizzazione dei loro studi e delle loro rice rche. · Le Mostre in parola potranno essere visitaw non soltanto dai medici che appartengono a lle Società scientifiche dei congressi, ma anche da. tutti i medici italiani che potranno fruire de lla riduzione fe rroviaria del 50 %· I soci delle Societ,à scientifiche che te rranno i suindicati congressi riceveranno le tessere di riconoscimento dalle presidenze de lle stesse Società. I medici non iscritti alle Socif'tà potranno richiedere, anche per lo Signore, le tessere di ricono· scimento al Comitato E secut ivo (Palazzo d 'Accursio).

XLI Congresso della Società Italiana di Medicina Interna. Il XLI Congresso de lla Societ à Italiana di Medicina Interna si terrà. a Bologna dal 23 a l 26 ottobre p . y., P residente d E>I Comitato ordinatore il prof. GIACINTO VIOLA Senatore de l R egno, D irettore dE-lla Clinica medica della R . Università di Bologna. I temi di relazio ne p o,:;ti all'ordine del giorno sono: l. Sistemazione clinira. e diagnosi degli itteri (RE- latore scn. prof. F . 1\i.IOHELI, Direttore de lla Clinica medica d t·lla R . Università di Torino; Correlatm-i: G. Do· MINICI e A. ALLODI); II. La vulutazione della, costituzione individuale (R elator <> Sen. P ro f. G. VIOLA, Carrelalori: F. SCJ'UASSI, P. BENEDETl'I e G. CAPONE); III. Sindromi medi(Ulfiniche (Te ma in comune con la Società Italiana di Chirurgia: Relatore di porte medica il prof. G. ZAOARI, Direttore de lla Clinica me· dica de lla R. Unive t"Rità di Napoli). Avrà. luogo a nche una conferenza del prof. V, MARAGLlANO, Direttore d ell'I· stituto di R adiologia tklla R. Università di G<> nova ~ul te mn : M arCOili.terapÙL. La Segrl'teria del Congresso ha sode presso la Clinica Medica, Policlini<"o S. Orsola, Bologna.

XLD Congresso della Società Italiana di Chirurgia. Da l 23 a l 26 ottobre sarà tenuto a. Bologna, nella R. c linica. chirurgica, pre. sieduto da S. E, l'on . pmf. P AOLFCOI, il 42° Congresso de.lla Società I taliana di chirurgia con i Sf'guent.i temi d i re lazione : l ) • Cisti e tmnori del polmone», relo.tori proff. G. Forni e P. 1\fa.rogna; 2) • Trombosi e<;! e mbolie •, relatori dott. E . R agnotti e prof. P. Valdoni; 3) « Il t,t·attamento chirurgico de lla. m ediastino-p('lricardiu• adE>siva. • (tema. in comune con la. Socie tà di l\1edici.na Inte rn tL), rcla.tore prof. L . Torraca.

Convegno lombardo per la casa popolare. Stucl iar(' i l problema clelia ca~n popolare in tutLi i suoi as pe tti e in tutte lf' SUfl ri pPrcLIS5ioni ig ienico·sociali, ,·olPre t•d o t i <'n<"rc un sostanziale migliorament~

n oli a ca:<a popolnre n PI S(•nso sp~cialmentl' d i n pd erla sa.lubrl:', spaziosa., confortevole, R-CcogliP-nte. è opera squis itamE- nte politica percbè diretta a ll'educazione sociale de lle cln8Si po polari o st,r<'tt!lrnente collegata con la sanità fis ica, morale e demo· gndìca. dl~ ll a Nazione: è opr>ra d!' l lo massima importanza che fa. pa rte di quel vasto c mo(ll>rni><simo pm~rnmma di t:oven10 che il D ucl' ha sintetizzato ne l monito: anda.re t·uso il pO])()lo .


!l O'l'IZIJ:

903

Le. Reale Società. Italiana di Igiene, spinta. dal d rsidf•r io di recare il suo cont r ibuto a tale opera, ha stabili to di tenere a. Milano, ne i giorni 19-20 ottobre un Oonvegno Lombardo per la ca8a popolare, al quale sono chiamati a pa~:tecipare gl i

igienisti, gli ingegneri, gli a rchitetti, gli urbanisti, i rappresentanti dell'economia e della finanza. S. E. il Capo del Governo ha dato il suo alto consenso perchè la. Reale Società. I taliana d i I giene prepari degnamenJ~ la progettata riunione, ed il Comitato Esecutivo del Convegno, che ha. sede in Milano, via Statuto 5, s i tiene a disposizione degli interessati per qualsiasi chiarimento.

Scuola di perfezionamento in Medicina Coloniale. Presso l'I stituto di P atologia Coloniale della. R. Università. d i Modena si terrà n el p~:ossimo anno accad emico il Corso di perfezionamento per il diploma di spe· cia.lista. in Medicina. Coloniale. A tale Corso possono inscr iversi i laureati in medicina-chirurgia. ed in zooiatria.. Il programma comprende i seguenti insegnamenti: Patologia delle malattie coloniali; I giene coloniale; PrototQZOOlogia.-elmintclogia. • entomologia - batteriologia - sierologia;

Malattie cutanee da ijomiceti . Alle lezioni teoriche si a lternano esercizi pratici e dimost.rativi, essendo l'Istit uto fornito di abbondante materiale scientifico e di laboratorio. Le tasse ammontano in totale a L. 1.800, metà. pagabiliall'atto dell'inscrizione ·che dovrà. essere fatta. durante il ffi ('8e di ottobrePer programmi dettagliati ed informazioni rivolgersi alla Direzione dell'ù tit uto, Via Ca.matta. 2, Modena.. La. domanda d'inscrizione dovrà essere inviata aua:segreteria della Facoltà. di · Medicina della. R. Università di Modena.

La morte del generale medico Derache. Il 9 agosto è morto a Bruxelles il tenente generale medico Derache, illustre capo del Corpo sanitario dell'esercito belga e presidente del Comitato p ermanente dei Congressi internazionali di medicina e farmacia militare. La malattia. mortale, sofferta con m irabile stoicismo, l'aveva incolto già da qualche mese, quando, dopo avere atteso all'organizzazione dell'VIII Congresso, si preparava a. t cnerne degnamente la. p residenza, nella stessa sua città ove con pieno successo, ai primi dello scorso luglio, s'è svolto il grande convegno internazionale. Il generale Derache fu chirurgo valentissimo e si distinse nella gra.n de guerra per l'opera prestata nelle ambulanze di Ce.bour e Beveren-sur-Yser, prodigandosi infaticabilmente a. ben eficio di numeros issimi feriti che poi vollero esternargli la loro viva gratitudine con manifestazioni, onorate dalla.stessa. presenza di S. M. la Regina Elisabetta. Colto e studioso, osservatore sagace delle condizioni nosografiche create dal grande conflitto, con memorie e comunicazioni apportò contributi apprezzatissimi a lla.ch intrgia. d i guerra, ponendosi all'avanguardia dei sostenitori dei nuovi metodi di intervento, di poi acquisiti alla pratica corrente, nel trattamento profila.ttico chirurgico delle ferite, nell'estrema urgenza degli interventi per i feriti dell'addome, onde egli fu fra i più ardenti partigiani dei posti chirurgici avanzat.i, ottenendo il più largo seguito nelle riunioni sanitarie interalleate per la riconosciuta sua autorità. tecnica e lo. sua vasta esperienza. Era vice-presidente della CJ:oce Rossa e presidente della Societ-à. belga di -chirurgia., membro della Società chirurgica francese; era ins ignito di alte onorificenze; fu rela.tore applaudito nei congressi di medicina militare di Brms:eili.'S nel 1921 e di Parigi nel 1925; ma sopratutto fu un vero mEW::<t.ro nP.gli nmhiflnt.i Òfl lln Sanità militare del suo paese, formando schiore di allievi devoti, educati alla sua


NOTIZIB

dottrina e all'esempio della sua infinita generosità e bontà d'animo, che gli avevano creato intorno le più vive simpatie, come hanno lasciato il più profondo rimpianto per la sua dipartita.

Viaggio sdentffico-turisflco al Cairo. La Clinica Chirurgica, con la collaborazione della C. J. T . ed allo scopo di poter offrire agli studiosi che desiderano recarsi al Congrcseo della Società Jnt ernazionale di Chirurgia al Cairo, si è fatta promotrice di un viaggio scientifico-turistico e con l'ausilio e l'appoggio della stampa medica internazionale desidera pot·· t.are a conoscenza. degli interessati tale iniziativa. La redazione della Rivista, (22, Via Ausonio-Milano), si tiene a ~sizione per l'invio del progt·amma dettagliato, facendo altresì presente che. su richiesta, sarà indicato anche il costo del v iaggio dalla città di pa.r tenza al porto italiano d'imbarco e viceversa. A titolo informativo si comunica che il costo del viaggio, dal28 d.icembre 1935 al 14 gennaio 1936-XIV, comprendente passaggio marittimo in 2" classe, vitto, alloggio, escursioni ecc., ecc., è di L.it. 3.350 a persona-

Medicina esotica e coloniale. Con questo titolo il prof. C. Castronuovo, Incaricato di Medicina esotica e coloniale nella R. Università di Napoli, h a dato alle stampe un'opera di grande utilit.à per i medici che vanno in colonia. L'opera, in due volumi di 9.50 p agine con 200 figure nel testo, del prezzo di copert.ina d i L . l 00, è ceduto con uno sconto del 30 % e franca di porto per pagamento anticipato e con lo sconto del 20 % per pagamento, in due rate, di cui la prima anticipata. I nviando L . 100 si ottiene in abbonamento cumulativo, per un anno, il Giornale italiano eU malattie uotiche e tropicali ed i,giene coloniale, periodico mensile illustrato, organo ufficiafe della Società di m edicina e igiene coloniale. Ri volgersi al Rinnovamento M edico, prof. G. Scognamiglio, via Nilo, 34, Napoli.

Un giornale di Tecnica Ospedaliera. Quel complesso di studi, ed applicazioni pratiche di ordinamenti tecnici chè è l'anima del funzionamento di un Ospedale moderno, ha oggi preso un tale sviluppo che può dirsi a ragione giust.ifichi la formazione di una vera branca di scibile. L'Ospedale è un campo di applicazione costant~. uniforme, e insieme diven:o, a norma delle esigenze del suo funzion.a mento, di nozioni e di soluzionj pratiche che provengono da distinti campi d i studio e di conoscenze. Con felice sintetica. espressione si è dato a questa specializzazione di studi il nome di Tecnica OspedaUera. Il prof. Nicola Sforza, medico primario degli ospedali di R oma, che è stato l'animatore delle manifestazioni ospedaliere del maggio decon:o in Roma, ha prefo l'iniziativa della pubblicazione di un periodi c{) che fosse l'espressione del movimento di idee e dei progressi che si vanno compiendo in questo campo anche in I talia, e che aprisse le sue pagine alla collaborazione di quanti nel campo de1l'amministrazione, della organizzazione sanitaria, della tecnica edilizia collaboraJJO al progresso degli Istituti Ospednlieri moderni. L'iniziativa ardita, che sarà graditissima ed utile a tutte le amministrazioni ospedàliere italiane, merita il miglior successo. Il primo numero del nuovo periodico di 56 pagin e, porta articoli di aut.orevoli scrittori su argomenti di a.mm.inistrnzione, di sanità, di edilizia. La Rivista sarà per ora a p eriodicità bimestrale. Rivolgersi a Tecnica Ospedaliera, via Ludovisi 16, Romo.. Direttore re.8 p0nllabile: Dot1. L · ~ Redattme: Dott. prof. VmoiNlo DE (8102252) - . ROMA,

STATO -G. C . (OOPIJI:

1668)


RIVISTE

~lEDI CHE

MILITARI

0-----B EL<HO: ARCHJVES MtDlCALES BELGES. - Dir·ezinne •lll'eriorc de l -or·v rz•o di <illdlù d ell'e•orcito belga. (Rectnzione: 0 FJ)()dalo militare •Il l .ie~i). F.,,., .. VT e V II. uiuo•w e luolw 111-1:•• M•Jidormans: Il !o•foro nel <nm:uc rfa.<r. 0). 8rouwer: Dci l !In il i acrf>l\·iolOf.( it)i lmpo•tl n l pilota dell'aeroplano <hl caccin (f(l•c. 0 ). - Cambrcsier: Lu ct~~..~.. itkozion e iutcn~t> ziouult· rlelle fer·ilo rli guerra 1/(lst'. 7). FR.ANOIA : ARCHIVES DE MtDECINE ET PHARMACJE MIUTAIRES. - Direzione d e l aervldo di sanità, MJni 8tero d e lla Gut~rro, Parigi, 1<'116~. 11. fi!J<>.'<~·•. tomo CUI. 103:,. IIConan: L n <c\l oh\ rio l ~ervizit> d i ""n it n •ullilnr·c. LéYy: Il J,"Cncrn le medicn i-1~1 torc Vai llard .

AR OFHVES D F. :\I ÈDECI :\'E ET l'Il .\ lU.I .\ ('J E '\ .\ V A 1.1·::=:. - ScrV'i z iro c<:nll·ate <l i 'nllilà , F'lll'(' . li . qprilt ...yitt!luo, (1,mo f"X XV. H)3j. Btlot: L,'in•egua m onlo della mecliciuu in Uiuu . - Scb~nn)erc: Rcluziou~ "'Uliluria di IJ uu di cu.m J>!4l'nn (Dnkar, 1 9J2-19~4J. Criatol: Pro f.lli"''' tult iVt·lloren •l ur>tute le ~:•·oc i t·ro ùelht 1•r·iu111 <Qtmdm. Boudet: ~:tementi di ~to ri a. oolonia.le <lol Corro Sauitar·io tlciln M1triu!l 1<-fmtin,, zione e fìnc) aondct dt 11 Bernad te: La cu ra cloll<• infez ioni un "t•·,·ptocoflchi m d -iuro di Viuccul . Brette e Lau · rent: Un ca.-o rli a c tinom icos i tora<-ira. 8anner o Lounwnaiene: A prrtpo .. iro di uua torma r:lhlirll rara •li deng11e e nlfez io ni ~i miti (• clen"lll' likc rov•••·• tlor:li n'llt>l'i i111:r!O· il Gormaln o Plrot : Siu clrotno co rtg i un tiv o-u rctrn-:"fnuvinle, f~OttlJtlh.·or.ionc mcta"tn.lif'n (li uun ""'tat. ' fi Hs.._.nt(•r j f orntc . .Jean: :\ntl\ ,uJ dosaggio doll'a.t">onic o negl i ctcurolìLi di ,., ..,,unnlllluri doi .• or(oJnllrini. M.ini~tcro della 'l{arinr.. Parigi

O IAPPO :\'E: GUN IDAN·ZASSI. - P nb bllcazinn~ u fficia lo di'l Corpo sanitario dcil 'ce~rcito gia.pponcsc. Tokio, n. 26:l, aprile, 19:15. Kato: Stùl'azionc tloll•• lubcrr·u!ina n••llo ••·•1n1bi•1 f.(us-ow• I'C<1lirnl nr in ch•iiiL <'a v ia. - Shlmuu e lato: l' u unovo t•·rrono n11tri tiYO per rmonmo(·orl'l•i. - hhlmura: O·<cr v•t2:ion i r· i i nic be cl i u nn Jtr8VO to rU}a di pa.rt\( i(O 8 C hC SC !1111ÌI\ lrnprOV \' i'lllllt'lt'O noli'ago•tO I!J:\:1 oeiht l:llt\rlligionc t.IOI Chlbn. - Nlshlyama: Su di un 11-iCC•<o pe •·itNof II!OO "'"''"'·" t.l01 un11 ~pina rti 1>0•oo 1> glutril<l 0011 l'csotagotoroia. interna. - K·rrashlma: ,.;ulla l'llJincilà pohnntln•·o olol fa11LC. - &alto: ~~~ tl i un eu.~" di clon to e•lniuo ri tenuto n el rnn«cellorc su r•erior~. - Takam orl, Kaklnums c lmmyojl: ~"Il" ~tru ma •' n<lc micu ne l \' é b ol. - Snukl o Mochlrukt: Su di 1111 ca•n di !.('Ili'• cnr.11o e•cln•inlmeu te COli l'e· -1r at10 di rel oo e guarito. Pl!:RC': REVISTA DE S .\NIDAD MIUTAR. -

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Editoriale: J,",lttllazione <lei Servizio ""nila.t·ill nell'n lt.imn t:on ll i~to P" ruvi,,n ... - Monce: J,n nelf'<•;eroito. - Mambaren: L>l •<"lczinuu ment.. Jo e l'oriouLnmuiiLo Pr•,fo~-ionnie noi l'o:;t> rcito. - Eacudero Mella: l.tL nmlarht n e l l!ipur·tim<•n!to di P 1n ru . - Perez Aran lbar: Lu r:un•ni ~rione di Ram•)n Ca<t.illn. tnbercol o~•

POLO:\IA: LEKARZ WO.JSKOWY. -

Or>:a11o ttcr:li ullklnli ò.ol ::>orvizio ~nniltll'it• . Oentr m n

Wy -~zkH1onta; St\nit. <fo1·no:·d•1 ~kn 4:., Vu r ;uviu . .V. ~ . l ;, uprile

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Goreckl: Su llA. cura uello IJlli.lallie int.crnt· 1100 lo ()b o(', - Morolowskl: Biòll~lli tlclle Sezioni oenro· logi c he militn ri,- Melino~nkl: l\1iglinrt1HtCnLo del funr.i•>nalllOnlo clolle •cziou.i l"i~;hiatricb<· rnili· •ar i. - Goldstelll o Opalskl: C•~•o ol i uevral;:.:ht <1•·1 nervo ~lo-~o-fariu~<co. - .Jam lolkowakl: Duo <'nSI eli c n rboneb.io . Jl.", 9,1 11~1(/0ÌO l l)~:o. Woyclechowskl: f,n funzione 1lcgli un:aui oli movim•·nln dlll JHinlo di v h t a tiCI dtir'tll'go. Leoszko: ~ nJ v a lore diu.gnn"t.h·n cl•·! ulCto<ll ohiJh.~lli Vi eli c•tttn c ncll'a.pf'h'llt li f'it•· c •·oru<·n. - Korcaza. kowsld : l>e indi cazioni ùol trai t lltll"nto f•pornl •ori •· oklle Craii•Jrt•. - Soltyalk: fiui lrlllllUUI i-ll\i ùclln colon n n vertebra le. - Clszklewlcr: Lo fori le da III'Oit'tt ili oli le){ no PCI' t'·On·iln<:i llllf' ST A 'r[ U :-iiT 1: THE MIUTARY SURGEON. - .\ rmy ;\{c<ll<·a l )fn,oum 11nd Llhr·•••·y, w ..-hin.:ton. Vol. !.XXVI , N . 6, UÌU(Jit'l 19S:.. Maro: 1 ~0 oure deutal'iC lli"C\' ('Iltivc irl l'tLPIH.>I'LO n-Ila r1110Va an(•difJinu I H'C'rt•ur i va. - Kraluel : La teud,. di m eùi-:azione dt~ '''~'u po. - J tnks: l. 't•'<'l•~i 11t·i •li-porr->tri tlcl Gorpo tlull,. .; ua.rdia ;-.·,tz-iol.l$-)e . - Buckner: li o n.ta1·ro d e ll l' pr•irue vi•· l'l·.. pir•rHoa ·i~ · {" t'tHflttUf· •·atTr• .. Jflor~ · ·\ 0""'-4:rV iLf..O rH.•i primi Qns.ttr-o mc~i ùcl !ila~ in un rt<:t:><tnJ>IUIH'II ' " •11'1 0onm <lt·lla nnartlin :\nzio111ak. - Carlson: Atebrin•• ._. f)II\Smochina nl'l in. c' ll'O clt'l ln mahuiu. - Lui: l,'o•piti<-Jnill di ft' bhn• >ei•d iH nel l'Ili. TURORLA.: ASKERI SU{HIYE MECMUASI. - lti<'l<'n. i r·imc~i rnle rl i snn ill\ militare dell'eAOr· ello turoo, edita dnll'lòflOitora.l o di sani1à (S1!1mporia thll in. " 'niiiL mi lltmo, Co•tanLinopoliJ, F<~sc . Ili - 1086. ADdalkadir Noyan: Dh\b ·1<1 rooalo • .<na i•l• ·nlil:t~17.i" n'' o nitrì tir>i di dia.hl'lt•. - Muhtar Fuat : Il trMtam•mto d ei tracomll.l<•>~ i col ruet il<' li<'.- l$mcl: 1· n ca'o di n lcera Pt•J> t kll !r:tll n 1a<"oi rn~t!!i x ~

Riza Dorraaoy : Alonn c Q"!'i~ trvazion i i n t p('('..;~n.nt i di ln(••?.iOil . !'il r(~f)to<·occ•ic·a Ut•l ru. g"IIHrnhdfU'lt ft1 ::::(\1"(.

Kamis. - Semsettln N.. ret : L'i(lonlifka7.iono olci •oltlati t:on i'ninl<> tlo- 11<' ti<-lu·~ .t i oh·oli?.iooe Rlra lle m1l: Il bngno n ello [o rz c· armntc d i 1t·t·r·l1 ,. tli ruare. - Asat Korya k: l 1 1rusput'l" in (l.croplunu di malati c feri t i in tempo di pace o' in tempo oli guerrll.

lJ:\(~HERll: HONVÉDORVOS. - it,ivisla.' ~cio·ntilh-n '• lc.di urlìciall nwdil'i ltnl:ht•rt.-sl, Bn dnllc><t, IX. OyaU-ut 17. Fm<r. 1-3, (l~nrwirl mnr:o l!tl:o. · arou: )!1\lnttìn <· lesioni o<:n iA.ri e 1 bl\ttarriinni •li 1rnc·<)nun .. ~i ndm guerra roundialt•. Frank: Di~inrozione <il'llt• mani in cbi r nreia.· - Rosrto :r, ,. He rnadi: !:511li1L crirJ,, min d i lift'l nl'lla g uarulgi ono di Sugodlnn. - Kerondl: ~n ila uclinamia <:ar<lilll'f\.


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Anno LXXXIII- Fase. X OTTOBRE 1935 - XIII

GIORNALE DI

MEDICINA

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DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERo DELLA GuE RRA

ROMA

Pubblicazione mensile


.· SOMMARIO I.o storico ilisc-or<>o clel Duro llgli lt:-.llnnl.

P ag ._ oo;;

Nell' Mrica Ot1,'ni &IC . . . . . •. . . . . .

ll07

CONGRESSI : I Congresso l ntorna>.lonalo !lo Il a tra.~fn•iono cle l giJ,Of'\le (Roma . 21\- 20 scttcm hro 19Si-Xlii).

La trasfusione dol sauguo ndi'.Eser d t o i taliano. - DF: l h:t<NA..UDL'il>J • • • • • • • P ag. 909

XV Con~re!ISO t ntoron.zlonn.lo •li fisiolo~ia (T,oningrn<lo e 'Mosea , 9 - 17 agosto 193f>-XIII ). R IZZO . • • • • . • • . • . • . . . . • . . . . • . • • . . • • •

• • • • . • •• • •

916 \

LEZIONI E CONFERENZE :

Ca•lna. - C ura delle grandi fcrit.o-Crattur(' d'arma da fuoco della mandi boia {conlinuan one e fì"eJ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . • . . • P ag. 923 MEMORIE ORIGINALI 1

lmpallomenl. - La tubcrcolo~l pohn ona r<> negli aJcnrl orit1·o i della Ci ren a ica nlJ' Jndl\glno ra<lio lo~tl<"n . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • P a g. 937 8tarn lttl. - J,'i pot·algosla cuta.uca ndla ùiag.nostka dc:llo m a lattlo tu te1·n<' D.&6 ~~torsolll. - Sulla vi rulenza del germi coltivati in substt·a t.i p utrid i . . . . 956 RIVISTA SINTETICA :

Glòr,l. - Slntomatologln cl elle intosslcazloni dn aggressivi chimici

.

P ng. 907

. . . .••

P o.g. 086 089

RIVISTA DELLA ITAMPA MEDICA ITALIANA E ITRANIERA : Bottont d"Aieppo. Contributo alla terapia del - ~USA • . . .

.

.

Cisti Idatidee ealclllcate. La chirurqia clelle - OOJIIA 1m e V!ONAnDOU • • • • • • .. • Dlaordin l del llnJUI~l(lo In un mancino di neceulti. - M ANUNZA • • • •• • • • • • . • • • . • tmmun it l. S i può a.'•oci.are l' - passiva seri<:a con l' - altit>a antitos~·a1- PONT A:"'IO . Puntura sotto-occlpltale . (Della). - B ASCH . • • . .. . . • • • . . . . •• . • . . . . . • Reaein"e - Wsn ermann •· Sull"orioine e nnt urn delle - GYont-n· o L ISSAR . . . • . . Scnlzlo sanitario In guerr~. Le varia~ionì del - dopo l e 11aria~ioni cùll'arnw m etuo e ddl.t , taUica . - TouuRH'I" • • • . . . . • . . . . . . . . . . • • • • •. . • . • • • • Senlllo ( Il) sanitario nelle uniti motorluate. - SC'HICKF.LII: . . . • . . . • . . . • . . . . . . . &ettlcemla pettosa con loclllnazlone oculare aeeulta fa parl&lone. - B LAN CIJA BD , BLO~DIN o l!..DVIEit •• • . • •• • • • • •• • • • • • • • • . . •• •• • •• •• • • • • • • • •

SIM I antiwelenoal. Riecrche .suoli anlincni dei 11ele-ni e suoli anticorpi clei - (Memoria 11 ) . . V c lono di vipora aspis e sieri n ntivlpora. - CtSARI e B oQUF.T, .• . .•• •• • •

001 980 900

981 979 979

985 982

8101'0 antlvlbr lone acttlco. Prepar<J:ionc del -

mcdv m tc i nglobamcn t<> d cl l "a nti!}cnc n ella lanolina. - W~;JNJlEno e GoJLLAUME • • • • • • • •• • • • • • • • . • • • • • Tifo esantematico endemico In Alabama. - B .oK En , l\Ic AI.ri NF. e GJLL •. • . • . . . . • Tifo esantematico murino. A proposito di sei ca~i di - contratte d uran e N ('Cr<hc di l ab<l·

rate-rio. - N tCOJ.TA~ . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • • . . Trasfusione del sangue• .dlcnui n/ori$mi ,, ulla - An x A t:t:r T z Il-t~ . . . . . . . . . . . . . . Trlpalioaoma rhodeslense. S11l c<Hnportmne,./o del - nell'cmlil o7>t cd in a ltri animali 8t l · t>c!lici . - D ORF. . . • . . . • . . • . • . . • • . • . . . . • . . . • • • • • - • Trlpanosoml. I n/e::i<>ne sperinum/c:lc ncll 'ucnnn n mez'o di - CIIACAR • • • • • • • . • • • • Trlpanosoml, brucel, rhodeslenaa e gamblenae . ;,;wi - c sul loro tJotere in/e/tante te rso l 'uomo. D oKE . . . . . . . . . . . . • . . . . . • ... Volvolo dello stomaco. - ANaGI>OiiTJD rs • . . • • • •• • • • • • • • . . • • . OONFERENZE E DIMOURAZIOIU CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI NOTIZIE • . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . .• . . . . .

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PSI 986 085 US7

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l mnne>scritU nou si re~tltuiscono.

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J Almo LXXXIII-N. 10 GIORNALE DI MEDICINA MILITARE

OTToBRE 1936-Xlli

l~ ~~~~1[0 ~~~[~~~~ ~fl ~U[f A~llllAUAHI (ROMA, 2 OTTOBRE 1935-XIII)

Camicie Nere della Rivoluzione l Uomini e donne di tutta Italia ! Italiani sparsi nel mondo, oltre i mari: ascoltate. Un'ora solenne sta per scoccare nella storia della Patria. Venti milioni di uomini occupano in questo momento le piazze di tutta Italia. Mai si vide nella storia del genere umano, spettacolo più gigantesco. Venti milioni di uomini : un cuore solo, una volontà sola, una decisione sola. La loro manifestazione deve dimostrare e dimostra al mondo che Italia e Fascismo costituiscono una identità perfetta, assoluta, inalterabile. Possono credere il contrario soltanto cervelli avvolti neiJe nebbie delle più stolte Illusioni o intorpiditi nella più crassa ilgnoranza su uomini e cose d'Italia, di questa Italia 1935, Anno Xlii dell'E.r a Fascista. Da molti mesi la ruota del Destino, sotto l'impulso della nostra calma determinazione, si muove verso la mèta : in queste ore il suo ritmo è più veloce e inarrestabile ormai ! Non è soltanto un esercito c!:e tende verso i suoi obiettivi, ma è un popolo intero di quarantac:uattro milioni di anime, contro fl quale si tenta di consumare la più nel a delle ingiustizie : quella di toglierei un po' di posto al sole. Quando nel 1915 l'Italia si gettò allo sbaraglio e confuse le sue sorti con quelle degli alleati, quante esaltazioni del nostro coraggio e quante promesse. Ma dopo la vittoria comune, alla quale l'Italia aveva dato il contributo supremo _di 670 mila morti, 400 mila mutUati e un milione di feriti, l attorno al tavolo della pace esosa non toccarono all'Italia che scarse briciole del ricco bottino coloniale. Abbiamo pazientato 13 anni durante i quali si è ancora più stretto il cerchio degli egoismi che soffocano la nostra vitalità. Coll'Etiopia abbiamo pazientato quarant'anni! Ora bastà t

A1la Lega delle Nazioni invece di riconoscere l nostri diritti, si parlà'iil sanzioni.


906

LO STORICO DISCORSO DEL D UCE AGLI ITALIANI

Sino a prova contraria, mi rifiuto di credere che l'autentico e generoso popolo di Francia possa aderire a sanzioni contro I'Italla. l selmfla morti di Blfgny, caduti In un eroico assalto che strapp6 un riconoscimento di ammirazione dello stesso comandante ~nemico, trasalirebbero sotto la terra che U ricopre. lo mi rifiuto del ])ari di .credere che l'autentico popolo di Gran Bretagaa che 'non ebbe mai dissidi con l'Italia, sia disposto al rischio di gettare l'Europa sulla via della catastrofe, per difendere un paese africano, un{versalmente bollato come un paese senza ombra di civiltà. _ Alle sanzioni economiche opporremo la nostra dlscipllna, la nostra sobrietà, Il nostro spirito di sacrificio. Alle sanzioni mllltart risponderemo con misure militari. Ad atti di guerra risponderemo con atti di guerra. Nessuno pensi di piegarcl senza avere prima duramente combattuto. Un popolo geloso del suo onore non può usare linguaggio, nè avere atteggiamento diverso l Ma sia detto ancora una volta nella maniera più categorica e lo ne prendo In questo momento impegno sacro davanti a voi, che noi faremo tutto IJ pO$slblle perchè questo conftJtto di carattere coloniale non assuma li carattere e la portata di un connJtto europeo. Ciò può essere nel voti di coloro che intravedono In una nuova guerra la vendetta dei tempJI crollati, non nel nostri. Mai come in questa epoca storica il popolo Italiano ha rivelato Ee quaJità del suo spirito e la potenza del suo carattere. Ed è contro questo popolo al quale l'umanità deve talune delle sue più grandi conquiste, ed è contro questo popolo dJ poeti, di artisti, di eroi, di santi, di navlgatori, di trasmlgratori, è contro questo popolo che si osa parlare di sanzioni. Italia proletaria e fasçfsta, lta11a di Vittorio Veneto e della Rivoluzione, in piedi! Fa che Il grido della tua decisione riempia n cielo e sia di conforto al soldati che attendono In Africa, di sprone agli amici e di monito ai nemici In ogni parte del mondo: grido di giustizia, grido di Vittoria l


NELL'AFRICA ORIENTALE Le nostre truppe hanno passato il Mareb a.ll'alba del 3 ottobre, successiva alla radiosa giornata che vide tutti gli italiani sorti compatti,

in un infrangibile blocco ferrigno, ad ascoltare gli ordini del loro grande Capo. Saggezza di governo, perizia di comandanti, slancio irresistibile di masse combattenti hanno attuato con rapidità fulminea la riconquista di quelle terre già intrise del sangue generoso dei nostri maggiori fratelli, periti in una funesta battaglia nella quale il ntlore delle armi italiane superò la sventura della gloriosa. disfatta, lasciando nelle innumeri orde assalitrici b sgomento più che il tripudio del loro inatteso e immeritato successo. E Adua è ridivenuta italiana, e sono state placate le ombre degli eroi di Abba Ca.rima. e di Monto R.:aio. Sulla fronte somala l' avanzata procede con il graduale conseguimento di in1portanti obiettivi militari, colla conquista ed il controllo di estese regioni. ~-Quello che intanto è avvenuto nei territori occupati dimostra come non fu vano il sanguinoso sacrificio della remota campagna. Ma altri fat ~ ~·.: •. L tori complessi e di diverso ordine stanno alla base dell'adesione fervida ~ ... ,,.·' e inCQndizionata dlelle popolazioni a più viciJ:lo contatto con ia nostra civiltà (.-; • umanissima, per cui assistiamo all'istintiva attrazione di genti primitive, /~->> ~ anelant.i nella loro crepuscolare coscienza alla luce di Roma imperiale e - ~ f,':?":f', <.._ cristiana, diffusa ancora una volta per il mondo dell'Italia fascista. e:~,' t 1~;;z Ras Gugsà, legittimo erede dell'antica dinastia etiopica, altri nume~~v~~rosi capi e notabili del Tigrai e il sultano della regione somala degli Scia·..:-~veli, si sono offerti con i loro armati per combattere al nostro fia,nco. o~';..J L'abuna della città. santa di Axum nel suo atto di reddizione ha avuto parole di schietto ossequio che interpretavano il profondo significato storico della nostra a.uspicata missione redentrice. Più di centoventimila indigeni si sono posti eon sicura fede al riparo della nostra, gloriosa bandiera ed altri invocano il nostro avvento liberatore da regioni prossime a. quelle occupate e anche lontane dalle nostre linee di schieramento; duecento chiese copte e quindici imans musulmani hanno fatto caloroso omaggio ai comandanti del Corpo di spedizione, allacciando religiosamente ai destini d'Italia le sort.i dei loro greggi spirituali. Intanto nelle regioni assicurate al nostro dominio è stata subito energicamente cancellata l'onta della schiavitù che ancora commoveva di impotente orrore il mondo civile, e sono stati già restituiti a dignità umana migliaia di esseri, finora oggetto di me.rcimonio e del più ignominioso trattamento. Si è iniziato t.utto un nuovo metodo di ordine amministrativo e di giustizia e la vera pa<'e è fina,lmente scesa fra quelle popolazioni che hanno ripreso serenament.e la vita dei campi. Gl'infermi hanno trovato generosa sapiente assistenza presso le formazioni del Corpo sanitario e i lebbrosi, finora condannati al ribrezzo e all'abba.ndono, hanno visto chinarsi su di loro i nostri ufficiali medici che con infinita abnegazione si prodigano alle loro cure, strappando espressioni di viva ammira.zione da quanti seguono cc l'opera meravigliosa dei soldati di Dio ,, come li ha chiamati lo stesso vescovo della Città Sacra. Tutto ciò è avvenuto in qualche settimana, mentre fervono i preparativi guerreschi per il proseguimento della inarresta.bile avanzat.a. Oltre i termini co.nchiusi da un millenario sbarramento ad ogni forma di civiltà, è penetrata irresistibile, con le legioni romane, l'onda progrediente e purificatrice di tutt-a una nuova vita che con la sua alba luminosa. e nel suo

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908

N l~ LL' AFRICA

OUIE:-."'T ALE

indomabile divenire, confonde e mortifica le ostilità stra.niere alla nostra. magnanima impresa. Nei serrati rangl1i dell'Italia proletaria e fascista che difende i suoi sacri diritti, non possono esservi ineguaglianze, poichè l'ardore che ci infiamma adegua tutti gli spiriti e ogni proposito nell'adempimento risoluto dei precisi do,cri nazionali. La classe sanitaria italiana dal suo posto di azione contempla .con orgoglio l'altezza della sua missione e sa di esservi pari, secondo la gloriosa tradizione dei tanti sanbYUinosi cimenti già affrontati con sereno spirito eroico. Essa che con la più profonda efficacia affianca, potenzia e completa l'azione delle armi, riprende ncll'Africa la sua coraggiosa crociata e in qucst(l ore solenni rie,oca gli spiriti dei suoi valorosi caduti in quelle contrade, ora riconsacrate alla Patria italiana. I loro nomi sono incisi sul bronzo e sul marmo nell'atrio dell'ospedale militare di Roma a nel chiostro dell'antico edificio della Scuola di .Applicazione di Sanità militare, a Firenze, ove appena gitmse la fausta novella della riconquista. di .Adua, direttore, insegmmti ed allievi vollero riunirsi nella celebrazione di un rnccol1 o rito, dcpon<'ndo una corona, d'alloro sulla lapide che et~n-na la, m('lllOria dei nostri martiri, già onora.ta per tutti dall'azzurro segno del valore, e l'addita ad OS('mpio delle nuove generazioni di uffi~iali del Corpo sanitario cbe ogui anno si succadono in quell'istituto per la loro preparazione tecnica e morale nei forti sentimenti di disciplina e di abnegazione dell'esercito. Ora più che mai, in queste fervide giornaJ;e di azione e di attesa, può éssere dato misurare il grande tributo sempre reso incondizionatamente, fino all'est.remo sacrificio, daUa Sanità militare alla. causa della P atria. Gli uffic.iali medici combattenti delle campagne d'Africa, in gran parte volontari, contribuirono decisamente a det~rminare in quelle genti primitive il senso di rispetto profondo e di grata ammirazione, divenuto ind.elebile tradizione locale nei riflessi della ponetrazione <·ìvile cbe accompagnava le tormentate vicende della occupazione milita,re. E la tradizione è stata sempre mantenuta in ogni tempo dalle doti di sapienza, di carit"à c di ardimento cbe mai son venute meno nei medici cbo si sono suceeduti nei nost.ri contrastati possedimenti, per la più affascinante bonofica e acCNlSibile propaganda che doveva preparare il terreno agli estesi entusiastici consensi che ora raccoglie la nostra avanzata. È significativo che proprio ad un medico italiano, che l'assisteva amorosamente nella sua lunga malattia mortale e l'accompagnava da Maccallè all'Eritrea per cercarvi i soccorsi dell'arte medica, il padre di Ras Gugsà, nipote di Re Giova,nni, sentendosi presso alla, morte, ebbe a dichiarare la sua viva aspira.zione, ora realizzata dal figlio, di ottenere l'amicizia piena e completa d<'gli jt.al iani. Ai nostri camerati che a Dogali, ad Amba Alagi, ad A.dua, caddero YalorosamenLe sui loro feriti, da es. i difesi talvolta anche colle armi nel pugno, orJ. noi consacria.mo il ricordo della. intrcpidezza che li animò m·lle tragi<'he ore del sublime olocausto. Essi sono prese'nti nel nostro spirito; lo sono sceoudo lo stile guerriero della rinnovata Italia fascista: CapHaui m<'dici DE MICIIELI .Antonio, OR.EFWE Maurizio; tenenti m('dici BARMA~ Teotimo, CUPELLI Pasqual.e, D 'ANDREA Antonio, FERRETTO Angelo, !AC01'E'1'TI Edgardo, MAGLIO Angelo, PISTACClll Giuseppe, Puccr Paolo; ~<ott otenenti medici ALTAMURA Francesco, DORATO Emi· lio, Lo)mi Giuseppe, MICCIGHÈ Gaetano, VIGLIO;-;E Giovanni. Roma, 25 ottobre 1935-XIII.


CONGRESSI

l CONCRESSO INTERNAZIONALE DELLA TRASFUSIONE DEL SANCUE ROMA, 26-29 SE'rl'EMDRE 1935-Xlll

LA TRASFUSIONE DEL SANGUE NELL'ESERCITO ITALIANO Comunicazione del tenen~e colonnello medico prof. Vlrglnlo De Bernardlnl>

Uno dei temi di rela.zione di qut•sto Congresso verte su La trasfusione del sangue negli eserciti » ed è affidato al prof. Ritter di Mi.insterlingen (Svizzera). Questa comunicazione, pertanto, che ho l'onore di presentare in nome della Direzione generale di Sanità militare, polrà essere estremamente sobria e succinta, dovendomi io dispensare da qualsiasi trattazione generica, storica e introduttiva, la quale trova i suoi ampi sviluppi nella esposizione competent.issima dell'illustre relatore ufficiale. Come è doverosa consuetudine dei Corpi medici delle Foze Armate, essi seguono con obbiettiva e · scrupolosa diligenza tutti i progressi delle scienze mediche per trarne le più proprie norme applicative nella collettività militare. La stessa loro partecipazione alla ricerca scientifica che ha utilissimi campi d'osservazione nei ranghi dell'esercito, si costituisce della elaborazione di contributi all'attività incessante dei centri di studio ed anche in materia trasfusionale non sono mancati apprezzati lavori di nostri studiosi, ma tutte le norme che sono portate nella pratica corrente, partono da principii che hanno superato la fase dell'esperimento e si sono affermati con le più autorevoli o universali ammissioni delle Scuole nazionali e estere. Per ciò si può dire che anche in quanto riguarda la t rasfusione del sangue negli stabilimenti sanitari militari si sono man mano seguiti i concetti e i metodi più aggiornati, fino a quelli vigenti nella attuale comune pratica ospedaliera. Da questo punto di vista, doVTei !imitarmi ad una esposizione casistica che si perderebbe nel materiale copiosissimo accumulatosi in questi ultimi anni sul generoso nuovo sistema terapeutico che ha già al suo attivo tanti successi e tanti trionfi, con mille e mille morenti risuscitati a lla vita dalla più carnale solidarietà umana. Vi sono però alcune particolarità che meritano un distinto rilievo. La prima è di interesse scientifico, purtroppo ancora soltanto pot.enziale e riguarda le indagini sui gruppi sanguigni ampiamente progettate con un metodico piano di ricerèhe, ma non ancora a,ttua.te per ìmpresèi.Iidibili difficoltà d'ordine pratico; l'altra investe un problema di palpitante interesse, quale è quello della organizzazione trasfusionale di guerra. Nel 1896, in seguit.o ad una metodica e diligente inchiesta antropologica compiuta dall'Ispettorato di sanità del Ministero della guerra sulle classi dei militari del1859-63, fu dato alle stampe la classica opera di .A.n. (f


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I CONGRESSO l~TERNAZIONALE DELLA TRASI"t:SIONE DEl. SANGUE

tropometria militare curata dal generale medico Ridolfo Livi, edita dal GWrnàle medieo del R. Esereito in due volumi, uno per i dati antropologici ed etnologici con un grande atlante della geografia antropologica d'Italia, e l'altra. sui dati demografici e biologici. Fu questo uno dei lavori più vasti e compiuti in sifiatto ordine di ricerche e la grande messe delle osservazioni raccolte, a suo tempo, fece testo autorevole, come tuttora rimane fonte bibliografica pregiatissima per ogni studio io argomento. Ma il lungo tempo trascorso, e gli incessanti progressi frattanto realizzati nella speciale materia, verso il termine del 1929 fecero sentire l'opportunità di una nuova inchie.sta antropologica da condurre nell'Esercito, sotto l 'egida dell'Istituto Centrale di Statistica, sì da utilizzare ancora una volta ai fini scientifici le ricerche che era possibile. compiere, con le migliori ga.ra-nzie, nella più numerosa e disciplinata massa di uomini di cui si potesse disporre, per mezzo di ufficiali medici omogeneamente istruiti e preparati per lo speciale compito. Fu io quella occasione che sorse una felice iniziativa dello stesso presidente di questo Congresso, il prof. Lattes il quale, come si sa, è fra i più insignì costruttori della dottrina della Individ'I.Uilità del sangue e nel suo libro dallo stesso titolo, ha magistralmente fissato volta a volta, nelle successive edizioni inglesi, francesi, tedesche, e italiane, le tappe man mano raggiunte dalla nuova scienza nel campo degli studi internazionali. Egli nella sua qualità di membro ufficiale per l'Italia nella Commissione internazionale per i gruppi sanguigni presso l'Istituto internazionale d'Antro· pologia di Parigi, propose che dell'inchiesta facesse parte il rilievo dei gruppi sanguigni, elementi di grandissimo valore per lo studio delle varie popolazioni, tanto più che a differenza di quanto si era fatto in altri paesi (Germania, Polonia, Stati Uniti, Russia), in Italia vi erano state poche ricerche sparse ma mancava una inda.gine io vasto stile sulla distribuzione dei gruppi sanguigni e sui loro rapporti con altri caratteri antropologici. Il professor Latte:s attirava altresl l'att-enzione sulla importanza. che queste determinazioni avrebbero avuto nella jprat.ica. della trasfusione del sangue nell'Eser· cito, già nelle applicazioni ordinarie del tempo di pace, ma sopratutto per le improvvise necessità della guerra. La Direzione generale di Sanità militare studiò profondamente il problema e si pose al lavoro, pur rendendosi conto delle difficoltà di pratica attuazione che importava la ricerca dei gruppi sanguigni dei militari alle armi di un'intera classe di leva, poichè un tale scopo avrebbe richiesta per lungo tempo l'opera di un gran numero di ufficiali medici, già occupati in tutt-e le loro disponibilità per le normali esigenze del servizio. Fu pertanto compilato un minuto progetto per l'attuazione della speciale indagine presso la classe di leva che doveva essere chiamata alle a.tmi nella primavera del 1932 e cioè la stessa sulla quale si sarebbero dovuti eseguire gli altri rilievi antropologici, in modo che il risultato della ricerca. dei gruppi sanguigni potesse essere iscritto anch'esso nella cartella antropologica di ciascuno dei militari. In ragione del calcolo di tutte le possibilità di tempo e di modo, che potevano offrire le normali imprescindibili mansioni presso i Corpi, si dispose per il congnlO addestramento di un gran numero di ufficiali medici, cosl da seguire la stessa tecnica e Io stesso metodo, perchè ne risultassero


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dati perfettamente attendibili e pa.ragonabili fra di loro. Gli ufficiali proscelti furono avviati, in turni ravvicinati, alla Scuola di applicazione di sanità. militare per compiervi un corso esclusivamente pratico ed intensivo sulle prove di determinazione dei gruppi sanguigni e fu esattamente predisposto il materiale necessario per le ricerche, che dovevano effettuarsi presso gli ospedali e nelle infermerie di corpo. Si era. dunque pronti alla grande inchiesta, ma al punto di attuarla finirono per avere il sopravvento difficoltà d'ordine militare che erano state valutate dall'Amministrazione centrale. Dalla preparazione compiuta, la Direzione generale di sanità militare decise subito di trar partito per una organica sistemazione dei servizi trasfu.s ionali nell'Esercito. Rimase fermo che presso tutti i militari delle Compagnie di Sanità fossero eseguite le ricerche dei gruppi sanguigni, secondo la classificazione di Jansky finalmente prevalsa, nella pratica comune internazionale, su quella di Moss con la quale aveva lungamente interferito generando spesso confusione nell'appellativo di ciascun gruppo. Prescindendo dai dati naturalmente incompleti per l'anno in corso, dal1931 all934 si sono eseguite 17512 determinazioni con sieri-test-o dell'Istituto sieroterapico milanese, secondo il metodo Latt.es, come risulta dallo specchio seguente, e ciascun militare porta annotata nel proprio libretto personale la indicazione del suo tipo di sangue. Riueunto dei rillultati deUe rieerche dei gruppi saugu.igDi eseguite nei militari cleUe eompapie di eanità negli aoni 1931- 1934

1\umcro A 1< ~ 1

del mllltarl I (O) esiUlllnutl

.

1931. 1932.

.

1933. 1934.

I<ISULT.\Tl Ot:LLF: I<ICt; llCIU;

. TOTALE.

.

n <A>

..tmwtazioni

III (B) /IV (A·B)

4613

2011

1786

641

175

5010

2421

1837

585

167

4238

2075

1566

464

133

3651

1642

1447

438

124

17512

8149 6636 , 2128 599 (47 %) (38 %)1(12 %) (3 %)

Sieri-testo dell'Istituto Sieroterapico milanese. Metodo Lattes.

-

Non più sussistendo gli scopi iniziali d'ordine strettamente scientifico, rimaneva il sicuro vantaggio di aver classificati tutti i gregari del Corpo Sanitario che devono costituire l'immensa riserva cui attingere per le eventuali occorrenze delle trasfUBioni di sangue nelle formazioni sanitarie. Forse, più esattamente, già questa massa di esaminati può costituire per sè stessa un considerevole nucleo di osservazioni per lo studio delle proporzioni dei vari gruppi ed in seguito si potrà anche me.glio utilizzare questo materiale di indagine che si accumula di anno in anno, rendendolo


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più utile e dimostrativo con la segnalazione per ogni esaminato di tutti dati che erano previsti per l'inchiesta e più specialmente, del distretto militare, del luogo di nascita, della regione di origine o nazionalità del padre e della ma-dre. Ma, come s'è detto, l'interesse che ora sovrasta e lo sdopo che può dirsi raggiunto, è quello che coincide con le finalità d'ordine bellico. .Atteso che il servizio militare del tempo di pace non deve mai perdere di vista il suo supremo scopo di preparazione dalla guerra, appare subito evidente quale importanza assuma, nella. mobilitazione, il ritorno presso formazioni sanitarie campali e di riserva, di elementi di cui gia si conosca l'invariabile tipo di sangue, e facilmente controllabili per le altre condizioni individuali di salute, necessarie ai fini trasfusiona.li. P er i normali bisogni dei nostri ospedali territoriali tutto è previsto e attuato con assolut~ precisione. Con sua disposizione del 21 agost.o 1932 la Direzione generale di sanità militare, tenuto conto della. grande importanza assunta dalla trasfusione di sangue come soccorso d'urgenza, prescrisse che in ogni luogo di cura tutto fosse predisposto perchè tale presidio terapeutico potesse essere apporta.to con la massima rapidità ed eseguito in qualsiasi momento da parte di ogni ufficiale medico anche al di fuori della presenza in sede di ospedale, del chirurgo o di altro personale specializzato. Furono cosi costituiti gruppi di «datori volontari))' scelti fra i militari della Compagnia di Sanità, già sottoposti per regola generale come s'è detto, alla definizione del gruppo sanguigno ed appartenenti al gruppo l (O) dei dat ori universali e che fossero sani e robusti ed esenti da malattie trasmissibili. Si.ffatte norme sono pienamente efficienti, e dei donatori volontari è compilato un elenco in una apposita tabella, sempre al corrente ed esposta nella. sala di pronto soccorso, in modo che essi possano essere rint racciati nel minor tempo possibile. È altresì sempre tenuto pronto per l'uso, l'apparecchio per la trasfusione ed è anche prescritto che ogni luogo di cura sia sempre provvisto di siero-testo per ogni possibile ricerca. di gruppo. La preferenza per i datori universali è particolarmente giustificata. dagli aspetti particolari della nosografia militare, per cui la maggiore indicazione per la trasfusione rimane quella delle anemie acute d'origine traumatica, mente sono relativamente limitate le altre indicazioni di ordine medico e chirurgico, comparativamente alle esigenze della spedalità civile. Del resto s'intende che per gli interventi non d'urgenza possa essere preferito un donatore pari-gruppo per ovviare agli inconvenienti che, per quant o rari, sono stati osservati nella estesa utilizzazione dei donatori del gruppo O. Un caso di simile incompatibilità è segnalato dall'ospedale militare di Roma su 23 trasfusioni colà eseguite negli ultimi due anni. L 'inferno che presentava splenomegalia da pio-trombo-flebite, dopo una trasfusione di sangue di donatore del gruppo O, sicuramente controllato prima e dopo l'intervento, ebbe fatti emorragici (ematemesi ed ematuria); una seconda trasfusione, invece, fatta anch'essa. con sangue di datore universale, non dette luogo ad alcun inconveniente e fu seguita da un immediato rapido miglioramento della. crasi sanguigna e delle condi-


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zioni generali. Anche nell'ospedale militare di Milano una trasfusione con sangue di datore universale per una grave forma di diatesi emorragica, fu sèguita da choc con una crisi emoglobinurica ra.pidamente superata. In questi due casi, probabilmente si è trattato di quei fenomeni che, come asserisce il Lattes, vengono solitamente interpretati con nn eccessivo contenuto in anticorpi agglutinanti ed emolitici nel plasma trasfnso, tale da portare contrariamente al solito, ad un danneggiamento di globuli del donatore. Però, che sia questa o altra la spiegazione, come soggiunge lo St('sso autore, non bisog na sopravalutare il pericolo del donatore universale, tanto che certi clinici li raccomandano addirittura in tutti i casi, avendo praticato migliaia di trasfusioni del loro sangue con scarsissim:i inconvenienti. Ad ogni modo vi è un punto nel quale regna l'accordo pill. assoluto ed è quello della necessaria preferenza cbe per ovvie ragioni -va data ai donatori uni>ersali nei casi di urgenza. Orbene è proprio questo principio che è stato particolarmente attuato nelle formazioni sanitarie da ca.mpagna del nostro E sercito. Il direttore generale di Sanità militare, ten gen . med . Luigi Franchi, segnalava alla superiore Autorità fin dal maggio del 1934 l'importanza che la. trasfusione sanguigna, oltre la sua incontestata affermazione in chirurgia d'urgenza, avrebbe ass,mto nella traumatologia di guerra, onde egli propose e subito attuò, dopo l'immediat.a approvazione di S. E. il Sottosegretario alla guerra e previi accordi col Comando del Corpo di St ato maggiore, un metodo pratico organizzativo che fondandosi sulla larga base delle dette abituali ricerche dei gruppi sanguigni nei militari dei reparti di Sanità, fornisce sufficienti immediate disponibilità di sangue alle unità campali, tutte munite nella loro dotazione di adatto istrumentario. Siffatte provvidenze furono concretate nelle seguenti disposizioni, tosto entrate in pieno vigore: « a) Ad ogni Sezione di sanità mobilitata sarà assegnato un gruppo di «donatori universali n (D. U.) costituito da 25 individui, gruppo che, per l'impiego, sarà sotto la diretta dipendenza del direttore di sanità di Corpo d'armata il qua.le potrà distribuirli secondo i bisogni alle unità. sanitarie dipendent i. Tali individui naturalmente dovranno essere computati in eccedenza. all'organico previsto per ogni singola sezione. << b) I soggetti saranno prescelti tra. quelli prevenienti dalla forza in congedo delle compagnie di Sanità e per i quali nel libretto personale e nel foglio ma.trioolare risulti l'appartenenza allo speciale gruppo sanguigno dei donatori universali. « o) I prescelti dovranno, in caso di mobilitazione, essere chiamati con car tolina precetto in modo che essi possano, prima di far parte in modo definitivo di 1m «gruppo di donatori» (D. U. ), essere sottoposti a speciali ricerche, le quali accertino che dopo il congedo non abbiano acquisito malattie trasmissibili (sifilide, malaria, tubercolosi))), Da quanto si è succintamente esposto, appaiono chiare le linee direttive che guidano il servizio trasfusionale negli organismi del Corpo sanitario. Tutte le molte migliaia di militari di Sanità costituiscono una immensa riserva di sangue, inesauribile, sempre pronta e già selezionata. S'é detto che questa preparazione mira sopra tutto alle esigenze della


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guerra che possono essere improvvise e vast.issime in ragione delle indicazioni traumatoiogiche e di quelle che possoxu:> essere determinate dalla guerra chimica. Occorreva per altro che dell'enorme massa dei donatori fossero disposti sufficienti nuclei nella immediata prossimità della fronte di combattimento. Ciò non poteva avvenire presso i posti di soccorso di battaglione o reggimentali, i quali sono allogati sulle prime linee, mobili e mutevoli secondo le vicende della battaglia, senza possibilità. di scelta di ripari efficaci quando non vi si presti il breve terreno conteso che li separa indistintamente dalla larga zona del fuoco delle moderne azioni guerresche, nelle quali essi possono e anzi spesso devono trovarsi inviluppati per adempiere al· loro compito essenziale che è quello di raccolta e di rinvio sulle formazioni retrostanti di feriti e gassati, dopo aver provveduto ai primissimi soccorsi d'urgenza. Fra questi non può normalmente essere compresa la trasfusione ehe purè un intervento delicato che richiede tempo e personale, già. assorbiti dalle immediat-e necessità dei momenti critici dell'attacco. Si sa che la Sezione di sanità. è l'organo di collegamento con i reparti combattenti, largamente fornito di mezzi di sgombero e di assistenza. Essa nella sua duttilità, segue da vicino le truppe impegnat-e e può eon i suoi mezzi e col suo personale realizzare le condizioni elementari indispensabili per la trasfusione. È perciò necessario che il nucleo dei donatori sia assegnato a questa formazione e vi rimanga a disposizione del direttore di sanità. che conoscendo le complesse esigenze di ogni momento, può impiegare nel miglior modo questa immediata disponibilità., la quale naturalmente può essere subito reintegrata quando fosse diminuita o presso all'esaurimento. Nella Sezione, dunque, si provvede alla trasfusione d'urgenza e, prima ancora, alla emastasi definitiva che ne è la condizione essenziale, essendo troppo incerti e aleatori i risultati che possono attendersi dalle trasfusioni così dette emostatiche. Nelle unità. più arretrate, ove possono sorgere altre indicazioni di urgenza. ritardata o per trasfusioni pre-operatorie, il compito è assai più facile e le disponibilità di sangue sono sempre pronte. Parallelamente a queste disposizioni, s'è di lunga mano curata la preparazione del personale tecnico. La dottrina dei gruppi sanguigni costituisce materia d 'insegnamento presso la Scuola di applicazione di sanità militare, ove si avvicendano di anno in anno tutti i nuovi medici italiani idonei alle armi. Nello stesso istituto e presso gli ospedali militari si svolgono conferenze ed esercitazioni teorico-pratiche sulla trasfusione, al da avere il maggiore numero possibile di medici capaci di eseguire l'in· tervento, che all'occorrenza potrebbe non essere riservato esclusivamente ai chirurgi. Insomma, come è necessario che avvenga in guerra, si è cercato di non lasciar nulla all'imprevisto e all'improvvisazione e si è voluto disciplinare questo nuovo servizio nella visione completa e complessa della sua applicazione nelle più svariate circostanze. Occorre infine accennare ad un'altra questione, notevolissima nell 'am· biente civile, ma che può dirsi non esista in quello militare. Nell'Esercito non può parla.rsi di donatori volontari o professionali. Nelle trasfusioni


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finora eseguite negli ospedali militari, v'è stata sempre una encomiabile gara cameratesca. da parte dei donatori per offrire nel più assoluto disint-eresse il proprio sangue ai fratelli d 'armi da portare a salvamento. ForsE' un atto del quale può garantirsi l'innocuità, come è quello del prelevamento di sangue nella conosciuta misura, non dovrebbe essere considerato alla stregua di un intervento chirurgico nei riguardi medico-lel!ali militari, ma come finora non è stato mai necessario sollevare una simile questione per le ordinarie occorrenze del tempo di pace, tanto meno potrebbe cio avvenire in guerra, quando si sa che ufficia.li e gregari del Corpo sanitario sono votati nella più incondizionata dedizione alla stessa causa delle Armi, alle qna.li l'Italia affida il suo onore e le sue fort.une. Se si considerano le gloriose tradizioni del ('orpo sanitario milita,·e, se si innalza il pensiero alla memoria delle centurie dei suoi eroici caduti nella grande guerra vittoriosa, può sembrare fino irriverente alcun dubbio sulla implicita volontariet.à dei nostri dona.tori di sangue ai fratelli stremati nella lotta. Vi si è accennato soltanto per ragioni di studio, per dire piuttosto che questo purpureo legame vitale può trarsi a simbolo di compattezza delle nuove generazioni guerriere della. Patria fascista. RIASSUNTO. L'O. d escrive l'organizzazione vige nte presso il Corpo sanitario del R. Esercito in quanto conce rni' la trasfus ione d e l sangue, in paci.' e in guerra. Tutti i militari di Sanità sono sott.oposti sÌiltemat.icamen te alla d eterminazione del gruppo sanguigno, che pe r ciascuno è annotato ne l proprio Libretto personale. Nelle sale di pronto soccorso e ne i reparti chiru rgici d egli ospedali militari è sempre tenuto in evidenza un elenco a ggiornato di donatori prest>nti, con la indicazione del rispettivo gruppo sanguigno, e vi si trova sempre l'adatto istrumentario in piena. e fficienza. In campagna, pre..':!So lt- l:iezioni di sartità, sono costituiti gruppi di 25 donatori universali, a disposizione tlel direttori" di s anità dd ris pettivo Corpo d 'armata per essere impiegati secondo il bisogno.


XV CONGRESSO INTERNAZIONALE DI FISIOLOGIA (LeiiÌD8l'aclo e Motca, 9·17 aso.to 1935) Reso~onto del primo capitano medico

prof. Carlo Rizzo

Sotto la presidenza del venerando Prof. I . P. PAVLOV e coll'intervento di numerosissimi studiosi (erano presenti più di 1400 congressisti, 600 dei quali giunti dall'est.ero) si è svolt o a Leningra.do e a Mosca, dal 9 al 17 agosto c. a., il XV Congresso internazionale di Fisiologia. E poicbò in tale epoca ricorreva il trentesimo anniversario della morte di I . :M:. Secenov, la scuola fisiologica russa - di cui egli è considerato, a buon diritto, il fondatore - approfittò dell'eccezionale riunione per onorarne la memoria in modo particolare distribuendo, fra l'altro, una medaglia coll'effigie dell'insigne scienziat o ed un grosso volume contenente una scelta dei suoi scritt.i più significativi. La solenne inaugurazione - costituente, al tempo stesso, la prima delle sedute plenarie - del Congresso ebbe luogo a Leningrado la mattina del 9 agosto, nel grande salone-anfiteatro di Palazzo Uri.zki (l'edificio costruito sotto Caterina seconda per l'ammiraglio Potemkin, occupato attualmente dall'Università. comunista). Dopo il discorso d'apertura del Prof. PA VLOV, il Relatore dr. CANNON di "Boston illustrò t.aluni aspetti della trasmissione chimica dell'impulso nervoso; egli, nel corso della sua lettura, accennò allo stato attuale delle ricerche scientifiche ed alla neoos· sità. che quest-e vengano largament-e sussidiate dai vari Governi, ed ebbe significative parole di plauso p<'r quanto fa, in proposito, il nostro Governo fascista. La seconda seduta plenaria si svolse nella stessa sede della precedente, il pomeriggio del 13 agosto. Relatori ufficiali furono il Prof. B~OFT di Cambridge, che parlò sulla velocità di alcuni processi fisiologici, soffer· mandosi particolarmente sui meccanismi di combinazione dell'ossigeno coll'emoglobina; ed il Prof. OR.BELI di Leningra.do il quale tr attò il tema del dolore e dei suoi effetti fisiologici. La terza seduta plenaria si tenne nel salone del Conservatorio di Mosca, nelle prime ore pomeridiane del 17 agosto, e costituì anche la riunione di chiusura del Congresso. Parlarono, in veste di Relatori ufficiali, il P rof. LAPICQUE (Parigi) il qua le ria.<;sunse i suoi studi trentennali sulla cronassia, ed il Prof. UKHTOMSKY (Leningrado) stùl'argomento della. !abilità fisiologica e dell'inibizione. Seguirono il Prof. PAVLOV, il Prof. HrLL (Londra) ed altre autorità del Congresso che dissero parole di commiato e di ringraziamento. Da ult.imo fu stabilito che Zurigo sa,rà., Dtel 1938, la sede del prossimo CongreRso. Venne anche deciso che - contrariamente a quanto sinora era stato fatto - nel fut uro Congresso le varie comunicazioni (stampate in la.rghi riassunti e distribuite in precedenza ai partecipanti) siano date per lette, e cl1e le riunioni possano, così, essere dedicate esclusivamente


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alla discussione delle comuni.cazioni stesse. Questo provvedimento che si imponeva, dato il numero sempre crescente di oratori e, quindi, l'impossibilità. pratica di aprire convenienti discussioni neanche sugli argomenti di particolare interesse - venne, e a buon diritto, vivamente applaudito. ~~:;3 Le riunioni di gruppo, dedicaf·e allo svolgimento delle comunicazioni

scientifiche, ebbero tutte luogo a Leningrado, fra il 10 e il 16 agosto, ma. il parlarne -

sia pure per sommi capi - è còmpito particolarmente difficile, se si consideri che furono presentate cil·ca 500 comunicazioni, le quali vennero svolte contemporaneamente in quattro aule della Casa di cultura del distretto civico Viborgski e nel Laboratorio fisiologico della Accademia medico-m.ilitare. Non è, quindi, improbabile qualche errore e qualche involontaria omissione anche nel riferire i contributi recati dalla sola rappresentanza italiana. Qt1esta - costituita, da oltre 40 studiosi comprendeva i Proff. HERLITZKA di Torino (nostro delegato ufficiale), .t-l.RTOM e CoNDORELLI di Cagliari, BAKUNIN e QUAGLIARmr.r,o di Napoli, BERGAMI e VA.LENTI di Milano, BECCAR! (Firenze), Dr :à1ATTEI (Pavia), Lo CaSCIO (Padova), l\IARGARIA (Ferra.ra.), POLilllANTI (Perugia), RABBENO (Palermo), ecc. Raggrupperò le comunicazioni in base ai principali argomenti tra ttati, !imitandomi - per necessità di spazio - a ricordare il titolo dei lavori italiani e di qualcl!llo degli stranieri che mi sembra abbia destato maggiore interesse. Come si vedrà anche solo dagli appunti che s('guono - schematici e, necessariamente, molto incompleti - nelle sedute del Congresso vennero trattati pressocbè tutti i problemi della moderna fisiologia e delle scienze mediche con questa confinanti. Dai meccanismi dell'attività corticale alla fllllzione degli orga.ni di senso, dagli ormoni agli enzim.i, dalla genetica all'embriologia ed a!Ua fisiologia comparata, dalla biochimica alla farmacologia, attraverso la nuova elaborazione di dati classici concernenti la fisiologia e fisiopatologia dei vari apparati e sist.emi dell'organismo, può beo dirsi che le riunioni di Leningrado non hanno trascurato nessun campo delle discipline · fisiologiche. Coovirne, però, aggillllgere - in base ad lilla sommaria statistica - che, massime por merito degli studiosi russi, vennero particolarmente trattati e sviluppati argomenti di oeuro-fisiologia, con speciale riguardo per le indagini sulle attività nervose superiori.

Fra le molte comunicazioni concE>rnenti il sistema nervoso cenftrate ricordo quella di B. N. K:LossovsKI sullo sviluppo ed il comportamento dei cani precocemente decerebrat.i, di P. CHAUCH.A.RD sui rapporti funzionali fra i centri mesencefalo-bulbari e il midollo, di HEYMAJ'\S e BouKAE&T sulla revivisceoza dei centri bulbo-encefalici; le considerazioni di A. V. LEONTOVIOH e di B. I. LAVRENT!EV Sul u.eurone e sulle SÙlapsi; quelle di T. SENISE sopra llll'ipotetica secrezione interna del cervelletto. La STERN e allievi recarono nuovi contributi sperimentali allo studio della. barriera emato-encefalica. F. ScHEMINZKI riferi sull'elettro-narcosi ed N. I. PROPPER sull'epilessia sperimentale.


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XV CON(,RESSO Th'TERNAZIONALE DI FISIOLOGIA

DussE.R de BARENNE e Mc. CULWCH, l'HASRATIAN1 il MAIOROV e vari altri si occuparono di diversi processi attinenti alla corteccia cerebrale. M. J. RAFICKI studiò il particolare comportamento di animali decorticati; M. K. P ETROVA riferì intorno ad un caso di acrofobia sperimentale; I. S. BERITOV s'intrattenne sulle ca,r atteristiche e l'origine della condotta individuale dei vertebra.ti superiori. L'IVANOV-SMOLENSKI, il BROOKS, ecc., trattarono taluni punti relativi all'azione che la corteccia esercita sulle funzioni vegetat.ive. Gmns e DAvrs, S. S. SAB.KISSOV e qualche altro esposero le loro ricerche sui fenomeni bioelettrici corticali. Un alt.ro folto gruppo di studiosi - gli CHAUCHARD1 A. LINDBERG, S. KLECHTCHOV, H . O. BULL, A. M. WoLINsKI, ecc. ecc., fece importanti comunicazioni in tema di riflessi condizionati. Ricordo, fra questi, GANTT, KATZENELBOGEN e LoUCKS che riferirono sull 'iperglicemia condizionata,; N. I. KRASSNOGORSKI che descrisse la comparsa di convulsioni da stimoli conciizinati e il successivo istituirai di uno stato psico-nevrosico; M..!RQUIS e HILGARD e l' ABULADZE che si trattennero sulla persistenza dei riflessi condizionati anche dopo l'abla,zione del centro nervoso o del recett.ore periferico normalmente in rapporto con quei dati riflessi. Numerosissime furono anche le comunicazioni relative alla fisiopatologia degli organi di senso. E. L. SMTTR e collaboratori, W. TRENDELENBURG, i FEDOROV, ecc., si occuparono di ricerche relative alla visione dei colori; H . PrÈRON, S. V. KRAVKOV, J. MAVAS1 l'ARCHANGELSKI e allievi trattarono altri argomenti relativi alla fisiologia oculare; G. Lo CASCIO riferì i propri esperimenti sopra l'influenza della luce sul contenuto in amminoacidi della retina. DAVIS, STEVENS e LURIE, A. G. POHLMAN, L. À . ÀNDREEV 1 VOLOCROV e GUERSRUNI, ecc., tra.ttarono problemi di acustica; l'ARSLAN pa.rlò delle nuove acquisizioni nella fisi ologia dell'apparato vestibolare umano; A. N. KRESTOVNIKOV e allievi trattarono dei rapporti tra la funzione labirint.ica ed il sistema nervoso vegetativo, mentre O. POLIMANTI riferi sull'azione inibitrice esercitata dai canali semicircolari sul midollo. Carlo Rizzo descrisse i gravi disturbi locomotori che si determinano nei teleostei mediante lesioni distruttive di un labirinto. W. STEINHAUSEN si trattenne su taluni p1mti di a.natomia e di fisiologia dell'orecchio interno. Lo SCHRIEVE.R illustrò, con fini ricerche sperimentali, la funzione, nei pesci, della linea laterale, che sembra deputata alla percezione delle variazioni di pressione ambientale. Anche i problemi concernenti l'attività del sistema nervoso vegetativo vennero ampiamente trattati. Fra le molte comunicazioni sull'argomento ricordo quelle di A. LANCZOS e di BUELBRING e BURU sopra t.altmi effetti della stimolazione del simpatico, di A. V. TONXICH sulla partecipazione del sist~ma nervoso autonomo nella produzione dell'ipnosi anima.le, di MA.uiT.JAC dimostrante l'azione ipoglicemizzante dei nervi depressori, di N. F. PoPOV sull'influenza del sistema nervoso vegetativo sopra i processi ~issu­ la.ri. N. ROJA!'SKI, N. A. PoPov, il GRINSTEIN, ecc., riferirono eu varie attività dei centri vegetativi. Il VoLBORTH, la PruCHODIKOVA ed altri esposero ricerche e considerazioni sui processi neurosecretori. P. FoA'


XV C':Q)(GRESSO INTER:s"AZ.IONALF.: DI FISlOLOCU.

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illustrò l'innervazione funzionale del midollo osseo. SINELNIKOV e GUGEirMOROSOVA descrissero i riflessi autonomi degli organi isolati. Molti furono gli argomenti svolti anche in tema di endocrinologia, tanto riguardo a questioni biochimiche (A. M. UTEVSKI, A. GROLLMAN, B. HARROW, ecc.), quanto dal punto di vista farmacologico (W. B. CANNON, G. KUSID.l'i"SKY, il WoLFFE, ecc.), dell'innervazione (L. PD'ES) e della funzionalità (ZUNZ e LA BARRE, I. l . NITZESCU, U . S. EULER ed a.Itri) delle ghiandole a secrezione interna. R.icordo ancora J. B. COLLIP che espose le proprie vedute sugli anti-ormoni; T. VACEK e collaboratori, MAHONEY e SHEEHAN, ecc., che parlarono sull'idro-regolazione endocrina; l'UYETA e la MEDVEDEVA sulla secrezione interna del pancreas e dei surreni. D. R. Mc. CULLACH ed H. KNAUS si occupa.rono di endocrinologia testicolare. Un cospicuo numero di ricercatori, infine, riferirono intorno alle ftmzioni dell'ipofìsi ed alle propriet·à dei suo ormoni: ricordo J. FREUD, O. RIDDLE, S. KAPRAN che illustrarono esperimenti d'ipofìsectomia; l'lHERING e collaboratori che si occuparono, nei pesci, delle proprietà riproduttive dell'ipofìsi; e, infine, rammento le accura.te esperienze di C. P. R,JCRTER che confermano la primitività. della. poliuria (anziché della polidipsia) nel diabete insipido dei ratti ipofiseo-privi. Trattarono, poi, questioni di fisiopatologia della sfera genitale il DANTCHAKov, il PAVLENK01 BROWNE e VENNING1 van DYKE e CHEN1 ed altri. Cosi J. HAMMOND e la l\fmsKAYA riferirono su argomenti relativi all'ovulazione; E. ENGELGART e H. SELYE sulla gravidanza; l'ASIM:OV sull'a.llattamento, ecc. H. J. MULLER e S. G. LÈVIT esposéro, invece, studi e considerazioni di genetica pura. Sulla trasmissione nett.rQ-um.orale e argomenti affini presentarono comunicazioni Q. CALABRO, A. W. Kmuxov, I. P. R·ASENKOV ed altri. BINET e MINz si occuparono delle modifica.zioni biochimiche del nervo durante la stimolazione elettrica; I. A. Ro3SINE studiò i fattori neuro-umorali che regolano i rapporti fra il simpatico ed il pa.rasimpatico; la STERN, infine, si trattenne sull'azione dei metaboliti nel1a regolazione neuro-endocrina delle funzioni organiche. Un altro numerosissimo gruppo di studiosi espose le proprie ricerche di fisiologi~ newromuscolare. Mi limito a ricordare, in proposito, le comunicazioni del BACQ, della. KmsoN, della ZAKHARAYA e di GoLIKov e KissELEv sull'innerva.zione simpatica dei muscoli; quella di G. CATO e allievi dimostrante che le singole fibre nervose afferenti funzionano in duplice senso, eccitando il muscolo agonista ed inibendo l'antagonista; le ricerche di elettrofisiologia muscolare di G. BERGAMI, Ph. FABR.E, OUFLAND e CHOCHINA, ecc. ; vari studi, sul tono e sulla contrazione muscolare, dell'ORBELI, J. SOSNOWSKI, F. M.A.RcEAU, KOUPALOV1 e NAUMENKO ed altri. Il VORONTZOV si t rattenne Sui rapporti funzionali fra il nervo motore e il muscolo, ed il RESVIAKOV

sull'influenza dei centri nervosi sopra la conduzione nel nervo motore. L . LAPICQUE e allievi, GORSCROV e GussEvA, A. N. MAGl'<'ITSKI, ecc., si occuparono, poi, in modo particolare, di problemi concernenti la cro-

nassia.


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XV CONGRESSO LNTERNAZJONALE DI FlSIOLOClA

Il capitolo della bioohirnica m1~oolare costituì oggetto di ricerche da parte di A PALLADIN, di G. E. VLADIMmov e collaboratori, del GEM· ~L, ecc. Inoltre il SoLANDT presentò lma comunicazione sopra gli effetti del potassio sul muscolo; G. A. ~frLLIKAN - allievo del Barcroft - illustrò alcuni esperimenti sulla velocità di combinazione della m.ioglobina coll'ossigeno. Altri studiosi - appartenenti, in grande maggioranza, alla scuola fisiologica russa - comunicarono i risultat.i delle loro ricerche sopra la. fisiologia del lavoro. Ricordo K. 0. KEKTSCHEJEV1 E. S. BAUER, D . I . SCRATTE:-(STEIN, lo ZILov e collaboratori (sul consumo energetico nel lavoro intellettuale), E. :M. KAGAN, N. A. BERNSTEIN, il 0BOWDEN (un inglese che st·udiò alcune applicazioni di fisiologia e di igiene nel lavoro indust.riale), il MA.RSRAC1 il VINOGRADOV, ecc. Anche i problemi rifiettenti la nut?·izi.one in senso lato furono oggetto di numerosissime comunicazioni, fra le quali ra.mmento quella di G. v. WENDT1 del VISSCHER, della MOLTCHA.XOVA {norme alimentari per diversi gruppi d'individui secondo la loro professione e la loro età), di BURR e BEBER, ecc. Sulla digestione parlarono D. A. BIRIUKOV (secrezione salivare); il LIMe collaboratori, STEWART e BOLDYREFF1 M. P. BRESTKL.lli e allievi, ecc., (secrezion egastrica) ; S. F. TCB.E'rCHULIN e il VOROBIEV sopra esperimenti diversi concernenti l'attività digestiva dello stomaco; l 'EINHORN sulla azione della bile; GoEBEL e BARTOSIEWICZ sui rapporti fra l'attività delle ghiandole digerenti e l'equilibrio a.cido-base. Sopra i meccanismi di eswezione renale fecero int-eressanti comunicazioni G. FERRO-LUZZI (studio sulla diuresi tubulare); BIELINSRI e M!CRAILOWSKI, A. F. JOHNSON e collaboratori, lo ZUCKERKANDL1 ecc. , SU altri punti concernenti l'attività renale; il MICHELSON sull'anuria riflessa; G. P. GRABFIELD sulla farmacologia dei reni denervati; M. PoLONOVSKI e collaboratori sull'a.mmonio-faneresi rena.le. Inoltre, Y. K UNo presentò una comunicazione sulle va.riazioni funzionali delle ghiandole sudorifere umane. Un altro folto gruppo di ricercatori riferì intorno a questioni attinenti al ricambio. Fra questi mi limiterò a ricordare ARTOM e PERETTI che illustrarono la partecipazione dei fosfoam.inolipidi all'assorbimento dei gra-ssi; F. VERZA.R, F . GoEBEL, H. J. DEUEL, ecc., su altri punti del metabolismo dei grassi. B. I. SBA.RSKI1 l . M:. HEFTER1 A. WmTE1 la MAXIUOVA ed a.ltri snl ricambio delle sostanze proteiche; W. O. CUTTING ed E. JA.MESON sulle proteine del sangue. E. GEIGER, H. HAUSLER, SHEN e LING, G. 0RONHEIM, e('C., sul metabolismo degli idrati di carbonio. Infine il KARLIK parlò della correlazione ipofiso-pancrcatica nella regolazione di quest'ultimo metabolismo. D. E. ALPERN, H. DRUCiillEY e vari altri svolsero argomenti relativi a,l metabolismo tissumle. Il Prof. HERLITZKA (la respirazione in presenza di accettori di idrogeno), HnrwrCH e FAZIKAS, GUHA e DAs , ecc., si occupa.rono particolarmente di oss-idazioni. Citerò, infine, qualcuno df'i molt-i studiosi che banno presenta,to comunicazioni relative agli enzi1ni: V. EULER, A. SCHARIKOVA e collabora-


XV OONORESSO INTERNAZIONALE DI FISIOLOGIA

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tori, ecc., sui fermenti ossidanti; E . .ABDER.HALDEN, S. W. FoMIN, B. GOLDSTEIN ed altri SU quelli proteolitici; GIRSAVICIUS ed H EYFETZ sulla. gliossalaai; L. B. PETT, R. Tn.uszxowsKI, ecc. Svariati problemi di patologia costituirono anche oggetto di comunicazioni. Cosi A. BOIVIN e collaboratori, BoYD e HoO.h.'"ER, ecc., si occuparono di antigeni ed anticorpi; il VICTO&ov delle citotossine; F. MAIGNON ed A. M. TCHER.NIKOV di anafilassi; V. MENKIN dell'infiammazione, ecc. In tema di vitamine e di avitaminosi vennero esposte notevoli ricerche da parte di E . MARTIN! (acido ascorbico e processi di ossid<r-riduzione), di GUHA e GnosH, degli ABT e di A. Gmoun e collaboratori sempre relativamente alle proprietà dell'acido ascorbico; di O. BAUDISCH sulla carotina, ecc.; l'EME.B.IQUE e l'Hou parlarono dell'avitaminosi A; il LAVROV dell'avitaminosi B 1 ; G&EEN, STEINER e KRAMER dell'avitaminosi C in rapporto colla tubercolosi sperimentale. C. DAVISON si sofl'ermò sulle lesioni del sistema. nervoso nella carenza vitaminica sperimentale. Invece A. F. MOR.GAN trattò taluni aspetti dell'ipervitaminosi. L'HARVEY, I. TOMA~, A. I. GOLDFO&H, H. MAZOUÉ ed altri esposero ricerche di ~iologia cellulare. La VEIL e BEAUVALLET illustrarono le reazioni delle cellule pigmentarie di fronte a vari stimoli normali e patologici. A. A. BoGOMOLETZ parlò dell'azione delle citolisine. Tra le comunicazioni di farmacologia ricorderò soltanto quella di L.ASAREV e BRUSSILOVSKAIA Sui narcotici; di J. S. TSITOVITCH1 W. l. SKWOB.ZOW, va.n DYKE e LI in tema di tossicologia; di R. F ABRE sulla localizzazione endocrina dei farma~i; dell'OLCHANSKI sull'anabasina, del KADIKov circa l'azione della canfora sull'apparato cardi<r-vascolare. Rammento ancora, in modo speciale, le ricerche di A. RABBENO sui cromat i e di A. VALENTI sopra l'Uricolisi dei muscoli umani. La fisiopatologia deU'appara.to cirool4torio fu pure ampiamente trattata. D . W. B&ONK, L. H. NAHUM e collaboratori, F. MA!GNON, A. SUBKOV si occuparono d'innervazione cardiaca; il GREENE di quella coronaria. L. CONDORELLI (fibrillazione parziale degli atri e dei ventricoli), I. MA&cu, ecc., riferirono su argomenti di cardiopatologia; L. A. KOREYSHA illustrò talune peculiarità dell'elettrocardiogramma. A. J. KLIEsiECKI, L. N . KATz, H. E. EssEx e collaboratori, parlarono sul circolo coronario. HEYMANS e BouoKAERT, il PERLZWEIG, ecc. , riferirono alcuni esperimenti sull'ipert~nsione arteriosa e sull'arteriosclerosi. L 'RENDERSON, BRA.Ms e GOLDEN e qualche altro toccàl'ono vari punti della circolazione e pressione venosa. La BLINOVA, il P ARINE, Ch. SHEARD, ecc., t rattarono di altri problemi attinenti alla funzione cardiovascolare. NICE e KATz, M. Wu e allievi, il BAIEv, l'HUROWITZ, G. BAR.KAN, ecc., presentarono comunicazioni sulla biochimica del BfMl{J1UJ. Ricordo, fra i molti, E. BIOCOA (sulla cristallizzazione della carbossiemoglobina), G. FERRo-LuzZI (ricerche sulla creatininemia), GaUTR.ELET e collaboratori (l'azione dell'adrenaJina sulle variazioni del ga.s del sangue), SEVERIN, BLINOVA, ecc., ile modificazioni del sangue durante il ciclo respiratorio) e l'OLMSTED (distribuzione del glucosi.) nel sangue dei mammiferi).


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XV CONGRESSO INTERNAZIONALE DI FISIOLOGIA

Trattarono argomenti di bioohimica cellulare B. KlsOH (sulle reazioni dei tessuti), R. WurutSEn. (gli equilibri elettrochimici nelle cellule), il Bn.rsou e collaboratori (azione dei bromoacetati sulla cellula vivent~), ecc., Invec~?, altri problemi di biofisica vennero affacciati e discussi da G. M. FRA"NK, S. PRAT, 1\1. I. NEMENOV, A. N. KABANOV, ecc., circa l'azione biologica del la luee e di altre radiazioni; d a SUIXDSTROEM e GmAGOSSINTZ sugli effetti della· diminuita pressione atmosferica sopra gli a.nimali; dal 1\lORTIMER su taluni effetti della diatermia. BALDES e JOl'SON, poi, illustra.rouo un miC'romctodo tennoelettrico per misurare la pressione osmotica. A nelle la fisiologia oomp(a-a.ta fu oggetto di pa.reccbie comunicazioni. Citerò quelle di tcn CATE (sulla lo('omoziono del tronco m•i vertebra.ti inferiori), di C. J uccr (sulla pl'rrneabitità in testinale e ghianùola.re ai pigmenti a limentari nei bachi da seta), di V. V. CHULEI.KI.N (la cinemat ica. del delfino), dd J o&DA::'\ e del KREPS sull'attività muscolare nell a filogeneRi. Infine, ricorderò brevemente alcuni dei ricer catori che ci occu paron o di embrio-fisiologia: BA.RCROFT e B ARRON studiarono l'inizio della respirazione, FONTAINE e noucHEn. taluni aspetti dello sviluppo dell'anguilla, z. GRUZEVSKA il metabolismo del fegat.o fetale di vitello, H. ScHLOSSMANX l'azione dell'insulina nell'embrione, 1.. RJABù,OVSKA.IA l'ontogenesi della. i mammiferi. funzione e del metabolismo muscoi.. Oltre a prender parte alle varie riunioni plena rie ed alle sedute scientifiche di cui si è sin qui discorso, i congressisti ebbero agio di compiere numerose e interessanti visite a.lle princi pali organizzazioni scientificbe e di medicina sociale di Leningrado e eli :~\fosca. l\fa necessità ùi spazio m i impediscono di descrivere, sia. pure rapidamente, quanto ci venne dato di vedere negli istituti visitati: l'Istituto P avlov, l'Istituto Ukbtomsk y, l'I stituto di medicina sperimentale, i L:-thora.tori dell'Accademia. di mcdicina nUlitare, l'I stituto radiologico, l'I stit uto del cervello, l'I stitu to di maternità e infanzia, ecc., a Leningrado; l'Ist ituto Stern, i Ln.boratori biologici, il « Prophylactorium » pt>r le prostit ute, ccc., a :\fosca. Son-olo, poi, completamente sui fa.stosi ricevimenti oliPrti a.i congressisti, e sul le visite a.lle anti<:hc residcn7.e ch•gli Czar, alle Gallerie ù 'art e• monunwnti, <'CC., c-he no1t''' olmente contribuirono a.lla buona. riul'lcita dell"imporluutc Congresso.


LEZIONI E CONFERENZE

OSP ED ALE MILITARE DI BOLOGNA

CURA DELLE GRANDI FERITE-FRATTURE D'ARMA DA FUOCO DELLA MANDIBOLA Conferenza tenuta dal Dott. Cesare CaTina, Professore di Odontoiatrin nella R . Università d i Padova - Insegn ante rli Chirurgia della Bocca nella Scuola di Odontoiatria della R . Univr rsità di Bologna- Primario d<'Ua Sezione Chirurgica dell'Ist ituto C.linico p er le Mnlattie della Bocca in Bologna - Maggiore medico di complemento

(Continuazione e fine).

I calli deformi so?~o cttratteriz::ati dalla i1·regolcwtà, delle loro sttperfici tstert~e, non sono eli necessità esubermlti, ri..~contrandosene eli volume pressochè

normale, e p1·ovocano gli stessi disturbi dei precedenti. Le ca.ttSe più frequenti che ad essi danno origine soM le esostosi e il saldame·nto irregolare eli piccoli fmmmenti. Di gran lut~ga più tlumorosi Bono i ca.lli difettosi per BaUamct•to in ca-ttiva po.~izione, o, più brevemente, per deviazione, come talttni li chùunano. Stranrd1na·ria,mente a1Jprezzabile alt'esterno, la cleforma::ione da essi lleter-

Nel cor~o della pubblicazione dì questa importantis~ima conferenza, abbiamo appreso con profondo dolore la notizia della imma.tura morte dell'illustre Autore, avvenuta a Bologna il 21 settembre, a soli 47 auni di età. Il nostro Giornale rende commosso oma,!!'gio alla memoria del benemerito Maestro che ave-ça. \'Olu1o riscrbargli questa sua disinteressata fatica, come segno di vivo attaccamento alla Sanità militare, per divulgare fra gH utliciali medici, in una lucida sintesi organica., gli ultimi portati di un capitolo di sei(•nza. e di arte chirurgica al quale egli aveva addotti decisivi contributi i nnova tori. Il nome di Cesare Cavina rimane affidato alle sue op(·rc e alla sua ammirata valentirt per cui in piPn:l giovinezza aveva sn.vuto conctui.M::Ho una pura indiscussa autentic:a celebrità nel mondo chirurgico internazionale, ma qui devono essere particolarmente ricordati eminenti 8('1'· vigi da lui resi nella grande guerra, in una Sezione di Sauità e presso la 5a Amb ula.n za chirurgica. Era dec-orato di medaglia di bronzo al >alor militare e nell'aprile di quest'anno era stato promosso ma$gio1e medico di complemento per meriti eccezionaU.


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CURA D ELLE GRANDI PERlTE-P'RA.T'l'UBE ECC.

minata si esplica di regola con una alterazione dell'arcata dentale inferiore e consegumtemet~te con un difetto d.el contatto degli archi gengivo-alveolo-d~n­ tali . .A lc1me deformazioni caratteristicM: la mandibola a forma di V o tna?~­ dibola di serpente, la cosi detta « bouche du chautre de villa,ge », il •1 -mordex apertus ))' sono le espressioni massirne di simili calli difettosi. I calli malleabili infine sono q1(,6lli che restano molli per lutlghissinw tempo e so?W dovuti ad osteomalacia. Per la loro cecl.evolezza si cornprenàe come possano determinare delle deformazioni ta·rdive. Alla stessa guisa dei calli dolorosi, i quali rica?Wscono le stesse cause ed hanno la stessa feno1ne1:wlogia dei calli dolorosi di qualsiasi frattura, possono reclama1·e intet·vento chirurgico. La moderna chirwrgia ri1nedia a tutti qucsti caUi difettosi più CM la ortodonzia e la ortognazia. Chè, se queste possono con apparecchi eli rid1'zione a forze CO'i~titlue e intermittenti modificate 1tn MCavallamento e cor-reggere posizioni viziate in genere dei fra'mmenti, tuttavia ciò avviene solo per fratture recentissime: senza contare eM a nulla esse giovano nei calli voluminosi, malleabili e dolorosi. M ercè la chirurgia invece si può intervenire nei calli recenti ed inveterati, resecando le p<m:i<mi esuberanti dei calli vol1tminosi e le porzioni ossee aberranti nel pavimento della bocca e nel collo, O'VVero sezionando il callo per riclurre i frammenti in buona posizione e permettere l' applica.zione di un apparecchio di contenzione per mantenerla. L'osteotomia è l'operazione più comune per la correzione dei calli difettosi per deviazione e viene oggi praticata con tecnica corretta e col 1nininw di rischi. Essa può coincidere col piano di frattura ovve-ro si può far corr'ispondere ad un piano nuovo CM sembri più indicato per ottenere una più. facil~ riduzione dei frammenti. Se, ut~a volta separati e condoUi in sede n()rmale, si posso?W coattare i frammenti, la riparazione termina con l'applicazione dell'apparecchio di contenzio1~e : se invece essi restano distanti perchè. esiste una perdita di sostat~za, due eventualità si prospettano. Quatido l'a'V'Dicinamento dei frammenti, essendo la diastasi minima, non determina una deformazione a.pprezzabile della mandibola, allora ?Wn resta che provvedere alla immobilizzazione dei /'rammenti portati a contatt<>; quando al contrario il congiungimento dei frammenti è seguito da alterazione anatomica e ftmzionale grave della mandibola, allora si impone la contenzione dei frammenti nella ripristinata sede normale sino al ·momento opportuno per una trap·iantazione ossea. All'osteo-plastica è qui riscrbato il compito ultimo del ristabilimento della continuità scheletrica. Infine i calli malleabili e i calli dolorosi beneficiano di un intervento chirurgico inteso a curare il focolaio osteitico, che il più delle volte ne è la ca~taa. Questo intervento è generalmente atipi-co e consiste nell'apertura del focola.i o traumatico, nel semplice rasckiamento della ca'L>ità osteitica., se già si è format,a, ovvero nella asportazione del tessuto osseo malato, cot~ o sen::a applicazione di 1m drenagg·io a seconda dei casi. Il serramento delle mascelle è esito freq'u.ente dei traumatismi mandibolm-i e, ben studiato in questi ultimi anni, ha portato a cognizi()ne nuo·ve tanto sulla nat1tra sua quanto sulla sua cura. L e cause diverse che danno origine a questo fenomeno han?W pennMso di distinguere la costrizione delle mascelle - forma perma?iente, da tenersi n ettamente separata dal trisma, forma invece passeggiera - in alcuni tipi principali che sa?W: la costrizio?le sclerosa o sckro-muscolare, la costrizi()?le di origine articolare, periarticolare ed ossea, la costrizione ipertniotonica.


CUBA DELLE GRANDI J'EBITE-J'B.ATTURE ECO.

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La costrizione sclerosa o sclero-muscolare è la forma di serramento derivante d4 alterazioni ?niositiohe dei muscoli ?na8ticatori. La costrizione di origine cicatriziale è la conseguenza delle ampie ferite dei tegumenti delle guance, quali si osservano nelle vaste e profonde ferite laterali della faccia. La costrizione d'origine articolare è dovuta ad anchilosi ossea ov vero a lesioni periarticolari. La prima forma è rarissima ed è prodotta da fratture comminute int1·aa·rticolari: la seco1~da im:ece è pioli. frequente e riconosce come meccanismo patogenetico lesioni 1nultiple che ·interessano conte?nporaneam ente ossa, legamenti, mu-scoli e t.egumenti. La costrizione ipermiotonica infine è una forma nuova di serr011nento studiata in, questi ultimi anni specialmente da IllrBERT e REAL. Essa si osserva in seg·uito a ferite a setone (lellc parti molti interessanti o non le 1nasse muscolari masticatorie, e talora pe-rsino fuori della 1·egione d·i q1testi mUSCQli. Ora i fenomeni dolorosi che ne de-rivano fanno adottare al ferito un'attitudine a?~ta2gica, che ha per iscopo di im·mobilizzare il focolaio trau, matico. " Questa attit1td·ine difettosa su.ccessivamente si fa permanente a cagione della contratt1tm dei 1nuscoli m.asticatori, e si ha allora sotto gli occhi una sindrome analoga a quelle manifesta.z·i oni curiose descritte d4i neurologi (BABINSKI, SICARD, ecc.) con la denominazione di disturbi fisiopatici, ipermiotonici: identica patogenesi, ferita ugualmente insignificante ». Peraltro, mentre le miotonie del tronco e degli arti costituiscono delle affezioni gravi, la CQStrizione delle mascelle ha una prognosi fausta, percU anche nei casi inveterati, se puri, non porta sempre alla sclerosi muscolare. Qualunque sia la causa e quindi la forma di costrizione delle mascelle, questa ha tendenza a persistere e a farsi definitiva, e perciò richiede una pronta oura. Alle costrizioni miotoniche si conviene un trattamento essenzialmente meccORW-terapico e fisioterapico che deve consistere, secondo IM:BERT e REAL, '1W1l- solo nella dilata$ÌOM progressiva praticata mediante uno dei tanti apribocca in uso, ma anche nella rieducazione dei muscoli, ottenuta con mezzi diversi: movimenti spontanei della mandibola, massaggio dei muscoli masticatori e delle articolazioni temporo-mandibolari, docce d'aria calda ed elettroterapia. I risultati sono quasi sempre ottimi. La costrizione sclero-muscolare non beneficia generalmente gran fatto da semplici cure fi,'liehe. Queste più che altro debbono essere il complemento del trattamento chirurgico, diretto nei casi più lievi ad estran·e proietti o ad escide?·e un tratto cicatriziale, nei casi più gravi a disinserire i muscoli masticatori. Q1~.esta ultima operazione che porta il no?ne di LE DENTU dà risultati du1·evoli soltanto allorchè sia « non una semplice recisione di fibre muscolari, ma uno scollamento profondo, uno spostamento d'inserzione» (FORGlJE) e sia seguito da p7·olwngate cure {i.siche. Trattamento pressochè esclttsivamente chintrgico richiede il serramento di origine cicatriziale. Con divaricatori, con apparecchi pesanti, con aJJparecchi a pressione continua - di questi ultimi noi stess·i abbiamo costruito un tipo utilissimo per sfiancare le cicatrici delle guance, il q1tale co·n siste in una doccia metallica cementata su una delle arcate dentali s1dla quale si inserisce a cerniera una spatola, che per mezzo di una robusta molla p~eme costam.temente a1dla 1na.ssa cicat·riziale generalmente non si ragg~unge la guarigione. Ugualmente scm·si o nulli sono i risultati ottenuti


"CUlU DELLE -GRANDI :rERITli:-Jl'BATrUlUI E CO,

c<m la ionizzazione, c<m le iniezioni di fibrolisina e con le cure fisiche in genere. Il trattamento di scelta è anche per questa forma l'operazione chirurgica: escissione delle briglie cicatriziali e autoplMtica cutanea e tnuccosa. I procedimenti di plastica sono numerosi e presentano non lievi difficoltà soprattutto per il prelevamento e la fissazione dci lembi muccosi. Di più q?Msti non sempre sono possibili. In simili casi danno bU<mi ris1tltati gli innesti alla T HIERSCH eh(' sono m<mtenut~ sulla superficie cr1tentata m ediante dis1JO-Yitivi srJeci<tli. Da 11ltimo, la costrizio-ne di origine articolare e pcriarticolare nece-ssita sempre interuento chimrgico, diretto a con.~eg1ti1·e la mobilizzazione dell'articolazione temporo-mandibolare, trattamento quc~Jto p1·op1-io di t11tte le anchilosi, (li qual?l·nque natura, e.9se siano. La struttura r>articolare dell'at·ticola:::ionc temporo-mandibolare non consente l'applicazione degli altri metodi Mati per altre gium.t1tre, qttaU l'artrolisi, i trapiantamenti articolari pa·l'ziali o tota-li, la 1·eseziM'J,8 modellante ec01wmica con interposizione di materiali organici ed inorganici o di tes.nai viventi sotto forma di lembi liberi c ped?lncolati, ecc. I metodi oggi in uso s01w Z'osteotomia sf·mplicc e la r esezione seguita da interposizione di fasci muscolari secon<lo ?tno dei procedimenti classici di HELFERICH, MIt 'KULICZ, ROCHET, 01n1er0 di lembi apone1tt·otici o infine d·i lembi liberi d·i grasso o di corion della C?lte (LnmEMANN). La loro esecmione è da tutti conosciuta, per cui è s1.tperfluo qui il richiamarlo. Dirò solo c}'/,8 il taglio di accesso all'a1·ticolazio-ne ha gra·nde valore, perchè è per esso che si raggi11.nge e si mette allo scoperto la lesione articolare e peria.rticolare, e che ogni a?-ticola.zione, secondo la felice espressioM del PAYR, deve essere aperta come una serratura mediante la p1·op·r ia chiave. .Aggiungerò anche che per mia esperienza è da p1·cferirsi la resezùme del condilo con interposizione di un lembo peduncolato di fascia o di m?tscolo temporale, tutte le volte che ciò è reso possibile dalla inte!Jrità. deUa ,regione temporale. I o ho mobilizzato 12 mandibole rigide o a?Whilosate e in t?lttc ho ottennto il rito·rno normale o qua-Bi della loro funzi,one. E in ar· monia con i miei sta·nno gli eccellenti risultati conugniti da tanti altr·i operatori: così che è lecito affermare oggi che con una trc-nica. corretta, guidata dalla espm·ie-ti.Za per.yonale e adattata ai si.ngoli Cltsi, si p1tò operare .~ulla articolazione temporo-man(libola1·e con elrganza, preciRione e ce1·te::za rli esiti cccP-llenti. N atm·almentr anche qui il trattmne·nto 1neccano- e fìsiotera.pico è completamento indi~]Jen,Yabile all'aUo chintrgico, il cui èsito a-ltrimenti potrebbe essere parziale soltanto e pmwino mtllo. Imperfetta potrebbe definirsi l'opera del chi1'U1'{JO se nel t1·attamento delle gmvi ferite d'(trma rla fuoco della nut·ndiboZa, per grandissima pa.rte pÌ'IÌ o m eno m11iilanti, Mn provvedesse oltre che al 1·ipristino della fm·m.a e della fu.n.-zionr di q1test'o.~so anche alla reRtaw·azio·ne delle pa1-ti molli che lo ri?·e.~tO?w all 'este-rno. Il danno e.~tetico che deriva a~ ferito dalla perdita o comunque da 1ma deforma:::ionc dellabb1·o, del mento e d.elle guance è a volte tale che egli reclama più una plastica ripamtrice di questi organi che non la reintegrazione di un difetto anche grave, funzionalme·nte consideraw, dell.a leva ossea mandibola1·e.


CURA DELLE GRANDI li'ERITE-l!'RATI'URE ECC,

927.

La chefioplastica, la mentoplastica e la meloplastJca clit;entaM per· tanto parte integrante della c-ura dei gravi trauma.tismi mandibolm-i: e qui p1'ò dirsi che l'arte chirurgi{Ja co1nbatte una delle sue pi·Ìt belle battaglie. n restau1·o e la ricostr·u.zione di questi organi sono impresa a·r<lua sì, ma sovente coronata da eccellente ?'Ìsultato. V a fatto rilevare che sui 1'iflWÙnenti parziali o totali del la)Jbro inferiore, del mento e della guancù~ richiesti da ferite d'anna da fuoco i metodi class·ici di cheilo-, mento· e meloplastica non JS('Inpre tnrvano 1ttile applica; ione, w ·rchè le m u.tilazioni tra.?Jmatiehe di que.~ti organi so1w così 1;arie erl ati]1iehe da sfuggire a<l ogni regola cosi come 1:1 f1tggono ad ogni descrizione .~dtt•nwt ica. J:>pctta prrtanto al chù-urgo la scelta del metodo più opportuno ca,~o per ca80, apJ,[icawlo, modi[ì.o(l!ndo, abbinanclo i metodi vece/ti onl•ro c,-eandone adcliritlura. di nu.ov·i, sì che p·iit che mai gi1tsta apt~are q1ti la fra M (le-l Guro;-; : "i n mater·i a rli auto· plast·ica il chirurgo dere e.s.,CI'C i-11:u •ntore >>. I o non 1ni adélentrerb certo nella descri::;ione elci p1"indpali metodi lli plastica delle guance, clei labbri e del mento. Dirò solo che di regola pi·ù che i 'Vecchi proceclimenti di plastica per scorrimento o merlia.nte lembi m.obilizzati dalle parti vicine all(t prnlita. di so.Ytanza da t·ipm·are, i quali vengono a ?'icoprù·e p·iccole brecce soltltnto e a 1·ifare organi con grat'e clet1trpazione llella faccia, so1w adatti i lembi improntati a regioni distanti (cranio, collo, braccio e avambraccio) e dell'ampiezza desiderata, che si possono traspqrtare nella sede della 'mutilazione e convenientemente modella1·e. I n armonia a q1usto concetto informatore dettato dalla p1·at~ca, i!> ri· corro per. la cheilo-, melo- e mentoplMtica isolate o associate a /.embi di eme prelevati di preferenza dal cuoio capelluto e mc1w spes!Jo ilal collo e dalla faccia anteriore del torace. La tec-nica operatoria (l) è a t1ttti ?Wta per iloverl a qui 1· ichiamare (fi· g1tre 3, 4, 5, 6). A me preme solta1~to di mettere in rilif"';o la grande snpcriorità delle plastiche con mwio capellu.to rispetto a tutte le altre eseg1tite con q1w.lsivoglia metodo. Chiunq·ne sia 1·icorso al cttoio capelluto per plast-iche drlle parti pe· lo8e della faccia, avrà at·uto 1no(lo di apprezza,re le eccellenti qualità deri'oate dalla ricchezza della sua vMcolarizzazione, dalla pre.<;enza di })eli, dalla sua consistenza e dal S1to spessore. La sua grande t•italità è junzione ilt lla .~traorllinada irrora;;·ione san· guigna· ed è assicut·ata anche pa lembi estt·.~issi mi, tutte le volte che nei loro peduncoli ·restano incluse le arterie principali. P erciò è dato di trasportare a ?Wiet·ole distanza lembi a prima tìista impressionanti 71er le loro <lim.en.~ioni - io ne ho tagliati 1m·sino di cm. 27 di lunghezza e di 12 di lm·ghezza, - qu.ali ap1nmto .~i rendono necessari per rifare il labbro inferiore ed il 7nMtto e quali certo non è possibile mobilizzare da regioni vic-ine secondo i m etod·i comuni. Che la presenza di peli abbia valore estetico spiccato non m ette conto di discutere. :N ess1ma 1·egione tegumentaria p1·esenta nell'1wmo adtJ.lto tanta somiglianza con la gu(l!'nCia., con il mento e con le ~abb1·a qt~anto il ct~o~ capelluto, sia che venga raso, sia invece che sopra di.· esso si lascino crescere (1) V. Il mio lavoro: Plastiche delle labbra. del mento e cùlla ouan"i·• nell'uomo !Wpo rese· zione chirurgica per cancro. - Arcb . ed atti Soc. Ital. Chlr., 19~9. pp. 524-524.

.


928

CUBA DELLE GRANDI J"J!!RITE-I'RAT'l'UBE ECO.

Fig. 8. - Perdita totale do labbro in· terlore,

Fig. 5. - Mutilazione <Iella !acefa pr odotta r.... da ferita da arma ùa fuoco.

l'ig. <&. -

Esito della reataurll%1one.

Ffg. e. - Esito della plastica.


OURA DI::LLI!I GRANDI J'l!.RITE-FRA'rl'URE E CC.

Fi&'. 7. - Fcllema n!'Ua mlopla.tloa del tacotale I.Dferlore con lembi del muaoolo ~te

re.

Fig. o. - TraPiant o d i lembo 111 musco lo eterno- cleido-mnstoldoo nollu guancia destra (mloplaet!ca del tacclalo Jlllerlo~e).

929

Fig. . - TraPianto di un llmbo di pl&tlama nella I'U&nol a destra.

Fig. 10. - Schema dellli mloplostlce. tota le del faoolulo con lem bi del muscolo tem• por&IO.l


930

CURA DELLE GRANDI nBITE-J'RA'l'TUliE ECC.

(

L Fig. n . - Ferii n da ruoile da caccia

Fig. 12. - Il mutilato dopo le prime cure.

Fia-.18.- Esito della restaurazione.

Fig. 14. - Esito della rcstaurazloJle,


CU RA DELLE GRANDI J'ElUTE-FRATI'URE ECC .

.lo'igg. 15 e 16. - Mutilazione della faccia rausa• a. da. ferita. da. gne•·ro..

FJg. 17. -

Esito della restaurazione.

Fig. 18. -

Esito del r estauro.

931


932

CURA DELLE GRANDI J'BIUTJC-JI'RA'l'TURE ECC.

Fie· 19. - Paralisi totale post-ttauma.tJoa del faoolale destro.

Jl'lg. 20.- Paralisi totale past-traumat1oa del taooiale destro.

Figg. 21 e 22. - EeJto della m ioplastlca.


CURA DELLE GRAND I J'EBrrl!:-FRATI'URE EOC.

933

i peli. Noi abbiamo visto nei nostri operati i ?Mtovi baffi e la n1wva barba presentare molte volte tale somiglianza cm veri baffi e vera barba da lasciare incerti gli ignari del metodo sulla loro provenienza (figg. 4; 6; 29). Lo spessore e la consistenza in,fz,ne del cuoio capell1tto lo rendono particolarmente adatto al rifacimento delle labbra e del mento. Tutti i plastici hanno avuto da lamenta1·e nei lembi prelevati dalle guance, dal collo e dal braccio un rapido accartocciarsi di essi, fenomeno cau-sato dalla loro sottigliezza e daUa loro grande elasticità. Con il 01wio capelluto invece, l'inconveniente è evitato; e se il labbro si fa incontinente, il difetto è dovuto alla aUezza troppo esig1ta del lembo riparatore. Di più la retrazione 01ti esso va soggetto è 1nini11ta; per cui col tempo non si hanno quegli immancabili stiramenti e quegli inevitabili restringimenti degli ori/ici, che sono l'esito abit1tale dei restauri eseguiti con a{tri lembi cutanei. .ilfa v'è un'altra conclizione vantaggiosa ancora che consigUa l'impiego del cuoio capell-uto nella mentoplastica, nella cheiloplastica e nella meloplastica. Essa si ,-·iass1tme nelle cicatrici liscie e piane che residuano sttl cranio dopo il prelevamento del lembo, cicatrici le q1tali si riducono ad i8olotti di cute quando si tuino innesti epide1·mici delle dimensioni CO'rrispondenti alla inserzione di_lembo trapiantato, e che negli individui forniti di ricca capigliatura vengono interamente nascoste dai capelli circostanti. Quanto SO'?W più manifeste e più brutte le cicatrici a volte sti·r anti le commessure delle labbra o le palpebre, che rimangono nelle g1tance e nel collo dopo larghe autoplastiche per scivolamento o all'indiana! Da ultimo merita di essere posto in rilievo che, contrariamente alla opinione preconcetta di molti, il metodo in questùme, per quanto appare?~­ temente CO'?nplesso e difficile per la tec-nica, è in realtà semplice, per la durata non eccessivamente lungo e per gravità è molto meglio sopportato dai m.alati di qttello all'italiana, il quale richiede una lunga immobilizzazione in posizione a volte veramente penosa. L e fotografie riprodotte nelle figttre valgono più, di qttalunq?te descriziO'?W a comprovare la bontà del metodo accennato.

Sarebbe inerte ttna plastica della faccia se essa ser-visse soltanto a ?·ifarne o a ripara·rne gli organi, senza ridar lO'ro vita coi movimenti volontari. Nei grat1i traumatismi il nervo facciale è il piit clelle volte colpito e la conseguente paraUsi totale o parziale dei mttscoli mim.ici accresce la deformità cleterminata dalle lesioni o dalla distn1zi0'1W delle patti molli. Ebbene, una buona restauraz~ che ·r ipristini una g1ta1u~ia, una palpebra, un labbro, 1wn può dirsi compiuta, se n0'1t dopo che q1testi sono stati dotati di motilità vicina alla normale. È risaputo che la terapia operatoria delle paralisi periferiche del facciale dispO'?W att1talmente di parecchi metocli: escission-e delle cicatrici e liberazione del nervo, neuropla.stiche (anastomosi dell'accessO'rio, dell'ipoglosso e ckl glosso-faringeo col facciale, trapianto diretto del n ert:a Ì7Joglos.~o nei mmcoli mimici), resezione del simpatico cervicale, mioplastiche, t1·apianti autogeni di fascia lata, sospensione dell'angolo della bocca con fili metallici. Se ponessimo qtti la question-e dell'indicazione di questi diversi metodi nelle mutila$ioni traumatiche della faccia, m·edo che non sarebbe difficile risolverla nel senso a~ll'applicazione delle miopla.stiche.


934

ClJRA DELLE GRANDI B'EBt:r:B-I'BATTURE ECC,

P er ve?·o queste sono recenti e già si può dire che han·no conquistato il favore dei plastici per i risultati soddisfacenti ed anche ottimi che soglicmo fm"nire. Per parte ·mia ad esse 1-ieorro da anni e non ho che da lodarmene. Esse consistotw so.~tanzialmente nel fare azionare le patii paralizzate della faccia da fasci muscolm·i prelevati da mu.,coli vicini innervati da aUri nervi e precisamente dal quinto e dall'undice$imo. I •muscoli che possono fornire facilmente ampi lembi sono il temporale il massetere e lo ste?·no-cleido-mastoideo. Serve il pri·n~o nelle paralisi totali, del facciale superiore e medio, servono gli altri d~~e nelle paralisi del facciale infe1'iore. La tecnica operatoria è delicata, non clifficile. Si tt·atta. di prepat·are dai sin,goli muscoli sopra citati dei fasci che si trasportano e si fi,'!sano a:i punti sui quali debbono e$ercita:re la nuova trazione. Questi p1mti sono: l'angolo della Fig. 28 _ Schema dclln pla •t.ica del tac· bocca, il labbro superiore, l'angolo C$terno cinh• con stt·l,;cic dJ ro.ocht lata.. dell'occhio. Grande 01tra deve porsi nel conservare ctl lembo ?Jl1tscolare t-rapiantato le sue connessioni vascolari e '1lm'Vo~e. Gli schemi q-rti. riprodotti (figg. 7, 8, 9, IO) di-mostrano meglio di ogni descrizione i t•ari tipi di mioplastiche; le fotografie (figg. 11-22) corrispondenti a. ciascuno com1)rovano i t·i8ultati CO?t$eguiti con e$8Ì nell'uo11W. ..X rl7Jrimo (fig. 7 ), il più. se1nplice, è mffigurata la 1·iparazione della paralilri del facciale inferiore con lembi p1·elevati clal massetere; nel secondo

Fig. 24. - Mutilazione della taccia da trauma motocicJIJ;Uco.

Fig. 25. - Es Ho del rcsLmro.


CURA DELLE GRANDI I'EBITE-J'RATTURE ECC.

935

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Fltr. 26. - Mutilazione della facola cau. eata da ferita da tucile.

Fig. 28. - Plastica della palpebra late· riore sinistra. con lembo della troute.

Fig. 27. - Plastica del labbro superiore con lembo di cuoio capelluto.

Fig. 29. - Esito dèl r estauro.


936

C\."RA DELLE ORANDI FERITB-J'BATTtilU!: ECC.

(fig. 8, 9), altrettanto semplice, la stessa riparazione con un fasdo ~ muscolo sterno-cleido-mastoideo; nel terzo (fig. 10), più complesso, la riparazione della pamlisi tota:te del facciale, secondo la tecnica da me seguita con fasci del muscolo temporale. Utili risultati si conseguono anche con lembi di fascia lata. I o mi sono giovato di due nastri, l'uno teso dal muscolo semiorbicolare s11-periore della bocca alla fascia temptmùe e l'altro dal muscolo semiorbicolare inferiore al margine anteriore del massetere in vicinanza del ponte zigomatico. Lo 1chema unito (fig. 23) illustra la disposizione (li questi lembi ele fotografie comprovano l'esito raggiunto in un mutilato così curato (fig. 24 e 25). Queste poohe linee nelle quali ho prospettato il problen~a della restaura-zione scheletrica e delle parti molli nelle gravi ferite-fraU1tre della m-a-ndibola avranno servito a dare 1m'idea della attuazione del complesso programma tera.peutico che per esse si impone nei singoli casi. Se questo si potesse ridurre sempre a soluzioni parziali, l'opera del plastico sarebbe il più delle volte breve e relativamente facile. Il compito si fa invece quanto mai arduo e lungo, se si consideri che le grandi ferite d'arma da fuoco risultano sempre di lesioni molteplici, il che significa che per 1tn dato caso occorre 'IU}n di rado l'associazione di tutti i metodi operatorii sopra espost·i (figg, 26-29). Ma va aggiunto anche che una mutilazi<Yne della mandibola ben diffìcilmente non si accompagna a mutilazion i di altri organi della faccia, per modo che la maggior parte dei mu-tilati di mandibola diventano dei n~utilati della faccia. E allora la loro ricostruzione diventa un vero « giuoco di pazienza », che si prolunga per anni, perchè non è consentito di procedere a rifacimenti di parti e di organi senza lunghi intervalli, per dar modo ai tessuti trasportati o comunque ricomposti di 1-iprendere 1ma buona irrorazione sanguigna.


MEMORIE

ORIGINALI

DIREZIONE DI SANITÀ MILITARE DELLA CIRENAICA Direttore: lenente colOimello medico VITO Cuccio

lA TUBERCOLOSI POLMONARE NEGLI ASCARI ERITREI DELLA CIRENAICA ALL'INDAGINE RADIOLOGICA Dott. Rosario Impallomenl, capitano medico, incaricato del servizio radiologico nell'Ospedale coloniale principale di B engasi

Nel problema. dell'eredità tubercolare, all'ipotesi della eredodisposizione Ri oppone quella della eredoimmunità. n r..oncetto di eredodisposizione ci lascia dubbiosi, specialmente se si considera elle i nati da genitori tubercolosi, preservat i dal contagio familia.re, davanti all'infezione tubercolare rivelano reattività uguale a quella. dei nati da genitori non tubercolosi. L'ipotesi della. eredoimmunità, che ha da. noi un sostenitore autorevole quale il Sanarelli, è più logica e più aderente alle nostre conoscenze. Se l'infezione tubercolare ha la generalizzazione che oggi le si attribuisce nelle razze umane civilizzate, e, se è capace di produrre stati morbosi di estrema gravezza, l>er quali cause la mortalità per malattie tubercolari è minima.' È naturale pensare che una immunità atavica specifica eserciti in questo f enomeno una funzione importantissima. E una riprova quasi sperimentale si può trovare nel modo speciale di reagire alla tubercolosi delle razze meno civili, che erano rimast~ indenni fino a quando non sono venute a contatto con le razze civilizzate. È oggi nozione comune che le manifestazioni di malattie tubercolari sono più acute e più gravi quanto maggiore è la verginità della razza di

fronte alla. tubercolosi, mentre nelle razze tuberoolizzate queste manifestazioni sono p~ù lievi quanto più antica è la contaminazione. Ciò dimostrerebbe che vivendo in ambienti infetti si va incontro ad una progressiva voocinazione. Ma, dove il substrato organico non ha subìto questo progressivo movimento immunitario, la tubercolosi ha presentato le più gravi manifestazioni, decimando e quasi distruggendo intere popolazio·ni. In .Africa è stato rilevat<l che la diffusione dell'infezione tubercolare è massima. sulle coste, e specialmente nelle città littorance, dove, per mot.ivi commerciali, maggiori sono stati i contatti con gli arabi e con le razze europee tubercolizzate. Questa diffusione decresce rapidamente, tendendo verso lo zero, a mano a mano che si procede verso l'interno del continente. Questa verginità tubercolare delle popolazioni non costiere dell'Africa è stata messat in evidenza da molti autori, specialmente francesi. Questi hanno rilevato nelle truppe di colore trasportate in Francia, sia durante l'ultima guerra, che dopo, una speciale fragilità da.vanti all'infezione tubercolare. Agli esami praticati, durante la guerra, nei campi di concentramento 8 -

Giornale di medicina mzli'.are.


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LA TUBERCOLOSI POLMON ARE NEGLI ASCARI ERITREI ECC.

di Frejus e di Saint Ra.pha.el, sui Senegalesi al loro arrivo in Francia, si trovavano percentuali lievissime di sospetti, con una frequenza del 4-5 per cento di cutireazioni tubercoliniche positive. Molti di questi militari di colore presentarono più tardi manifestazioni gravi di malattie tubercolari, che dai diversi osservatori furono identiftcat3 di tipo infantile. Questi fatti non possono eRsere riferiti ai disagi del periodo bellico, perohè essi si rilevano ancor oggi nelle truppe di colore dei presidi franc esi m~tropol i ­ tani, nei quali essi vivono nelle migliori condizioni di igiene e di alimentazione. Analoghi rilievi sono stati fatti nelle nostre truppe di colore, originarie delle nostre colonie dell'Africa Orientale. Gli ascari di queste colonia (Sornali in minima percentuale, Eritrei in massima parte) non sono stati utilizzati aulla nostra fronte di guerra in Europa, ma soltanto nelle nostre colonie libiche. Ed anche essi banno presentato e presentano in Libia, una ecc3zionale morbilit?!. e mortalit\ pzr forme tubercolari, con maggiore frequenza di quella polmonare, come generalmente avviene. Già sin dal quinquennio 1913-1917 è stata ril~vata da Patanè la. straordinaria frequenza di malattie tubercolari negli ascari somali ed eritrei, rispetto agli altri reparti di truppa, metropolitani ed indigeni libici, presenti in Cirenaica. Difatti in un corpo di truppa costituito del 72 % di truppa metropolitana, 1'8 %di libici, il 20 % di Eritrei e Somali, il Patanè ha rilevato, tra i degenti dell'Ospedale Militare di Bengasi, la tubercolosi polmonare in 65 soldati metropolitani, in 22 ascari libici e in 95 ascari eritrei e somali. Ciotola riferisce che nel triennio 1924-1926, dall'ospedale di Bengasi furono riformati, su una forza complessiva di 4500 uomini presenti in Cirenaica, 475 ascari eritrei. Di questi, 191 erano a1fetti di tubercolosi a.ccerta,ta ancho batteriologicamente. Tntti gli altri erano stati riformati per forme di natura molto sospetta. come: catarri bronchiali cronici, deperimenti generali, ~nteriti croniche. Lionti riferisce che nell'ospeclale coloniale di Bengasi, nel quiquennio 1924--1928, su 6815 ascari somali ed eritrei ricoverati, 1485 lo furono per tubercolosi. Su 697 ascari somali ed eritrei deceduti 557 morirono di tubercolosi. Ciò vuol dire che sul totale di ascari eritrei ricoverati, nn quint<> era costit,uito di malati di forme tubercolari, c 1'8,17 % vi moriva per tubercolosi. Importante è il rilievo di IJionti che nell'ospedale di Bengasi, nel quinquennio suddetto, « su 100 morti per tubercolosi gli Eritrei figurano con la cifra colossale dell'89,12 per cento "· Mariotti-Bianchi riferiva al 2° Congresso di Medicina coloniale che nell'ospedale di Tripoli nell'anno 1927, per tubercolosi nelle sue varie forme si verificarono 142 decessi complessivi, 70 dei quali in ascari eritrei. E n~l 1.928, decessi complessivi 157, dei quali 83 in ascari eritrei. Quindi più del 50 % dei morti per tubercololli in quei due anni era costituito da militari eritrei. Nastasi, nell'ospedale coloniale di Tripoli, dal marzo · al settembre 1930, ha riscontrato all'autopsia di 9 Eritrei, sempre una grave tubercolosi polrnonare a cara,ttere acuto disseminato, spesso con vaste caverne e tenaci aderenze pleuriche, frequente tubercolosi intestinale e peritonea.le.


LA TUBERCOLOSI POLMONARE NEGLI ASCARI ERITREI E CC.

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. Ma egli ha potuto mettere in evidenza una imponente partooipazione ghiandolare di tutte le rP.gioni, Rpecialment.e di quelle traaheo-bronchiali, mesenteriche ed ascellari, come avviene nella tubercolosi dei bambini o delle giovani reclute che vengono dalla campagna. Secondo Nastasi, quindi, gli ascari eritrei reagiscono alla t ubercolosi come assolutamente nuovi all'infezione. Non sono le nuove condizioni di vita, il clima diverso, che determinano in essi, già infetti una malattia grave, spesso mortale. Ma. la mancanza di immunità acquisita attraverso molt-e generazioni, o per minime infezioni derivate dal lungo contatto in ambiente infetto, fa che essi cedano, prima ancora che il loro organismo abbia potuto rea-gire, alla penetra.zione di cariche bacillari massive, essendo la infezione notevolmente diffusa nel nuovo ambiente di vita. Per valutare queste considerazioni del Nastasi noi dobbiamo esaminare le cognizioni epidemiologiche acquisite, relativamente a.lla tubercolosi, per la nostra colonia Eritrea e per la Somalia. Le prime osservazioni relative alla diffusione della tubercolosi in Eritrea si riferiscono alla regione costiera di Massaua, nella quale, come nelle rimanenti regioni littoranee abitate dell' Africa , è comune la t ubercolosi nelle sue localizzazioni polmona.ri ed extra polmonari. Osservazioni successive, riferentesi all'altipiano, escludono l'esistenza in esso di malati di tubercolosi. Ciotola asserisce che nel decennio 1889-1899 solo 6 indigeni risultano deceduti per tubercolosi su un totale di 135 indig~ni morti nell'Ospedale militare di Ma.ssaua;. Lo stesso autore aggiunge che in una st-atistica sulle « Malattie curate negli ospedali ed infermerie dell'Eritrea », pubblicata nel1920, non si trova citato nessu caso di tubercolosi. Ciò è molt-o strano. Se l'affezione è sicuramente presente nella zona di Massaua, come si può spiegare l'assenza della tubercolosi in una statistica riguardant-e tutta l'Eritrea 't. Questi dati negativi son nettamente contrastanti con le osservazioni successive. Cosi Ciotola, su rilievi esegtùti dal1914 al1928 dà una frequenza di morti per tubercolosi del 29 % della mortalità complessiva. Secondo Gabbi la malattia non manca sull'altipiano. È rara nel bassopiano occidentale, dove non esiste che in pochissimi nomadi che si contagiano sull'altipiano. È credenza diffusa in Eritrea, raccolta e suffragata da diversi autori, che la tubercolosi sia stata p-ortata dagli ascari reduci dalla Libia. E cert-o questi ascari, che vengono colpiti dalla. tubercolosi indubbiamente con molt·a frequenza., e che, non più idonei al servizio vengono riformati e rimpatriat i, debbono costituire una serie di focolai di diffusione di non lieve entità. Anche in Libia, all'inizio di questo secolo, fatta eccezione per la città di Trip-oli, le osservazioni di tubercolosi pomonare erano rarissime, anche nelle città.littoranee. Fatto stranissimo, poichè in queste zone vivono popolazioni da lungo tempo tubercolizza.te, come avviene, del resto, per tutte le coste del mediterraneo. .Accade anche per la Libia che le più recenti osservazioni mettano in rilievo una notevole frequenza delle a.ffezioni tubercolari specialmente di quella polmonare. Lionti nel quinquennio 192,l-1928 ha trovato che più di un decimo dei libici ricoverati in ospedale erano affetti da tubercolosi. E Mariotti- Bianchi riferisce che i Ubici deceduti per tuber-


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LA T U BERCOLOSI P OIMONABE NEGLI ASOABI ERITREI ECC.

colosi nell'Ospedale coloniale di Tripoli nel biennio 1927-1928 sono stati 123 su un totale di 299 decessi per questa malattia. Però anche in questo lembo d'Africa la diffusione della. tubercolosi, come nel resto del continente, diminuisce col progredire verso l'interno. N astasi afferma che la malattia non esiste nel Fezzan. Secondo Brezzi essa è pochissimo diffusa nelle oasi di Cufra. Egli ne avrebbe osservato qualche raro caso. E Ricci conferma, asserendo di avere osseryato, durante il biennio 1932-1933, solo due casi di tubercolosi polmona.re e due di forme extra polmonari della malattia. Cosi stando le cose, avviene che gli autori che studiano la tubercolosi nella colonia Eritrea. asseriscono che l'aumentata diffusione della malattia sia da attribuirsi agli ascari eritrei che, ammalati di tubercolosi vengono rimpatriati dalla Libia, i quali costituiscono focolai d'irradiazione del con tagio nelle popolazioni di quella colonia. Gli autori che studiano la tubercolosi in Libia si credono autorizzati a ritenere che in questa Colonia siano proprio gli ascari eritrei, che venendo in Libia già tarati, importino dalle loro serli di origine, l'affezione. Dal maggior numero di lavori esistenti sulla tubercolosi nelle truppe di colore spaesate si desume che la maggioranza degli autori ritiene che questi soldati partano dal loro paese indenni, vergini ancora dalla infezione nella grandissima maggioranza e che contraggano l'affezione a breve scadenza nel nuovo ambiente, a contagiosità massima, per la generalizzazione della malattia. Una riprova di ciò si troverebbe nei tipi clinici a carattere infantile che la malattia tubercolare presenta nei soldati di colore spaesati, secondo la maggioranza degli osservat()ri. E le autopsie fatte da Nastasi a Tripoli lo confermerebbt\ro per i nostri ascari eritrei. Ma una analisi più accurata del problema fa sorgere dei dubbi sulla reale entità. di queste osservazioni e spinge ad approfondire ed a rinnovare la ricerca. Mariotti-Bianchi si chiede se i d ati pubblicati rispondano alla realtà. Ma un dubbio più fondato è questo: i dati pubblicati, i fatti finora noti autorizzano le deduzioni che sono state fatte t Nel Gabinetto Rac(Ìiologico dell'Ospedale Coloniale di Bengasi, ho potuto sottoporre a sistematica indagine radiologica del torace tutti gli al'!cari eritrei ricoverati nel nosocom.io per malattie mediche. L'indagine clinica era completata., oltre che dall'indagine ra.diologica, dalla ricerca del bacillo di Koch nell'espettorato. Ho eseguito indagine ra.dioscopica e radiografica. Non potendo eseguire il radiogramma. con la tecnica standardizzata proposta dal Busi, per la. limitata potenza dell'appa.recchio che avevo a disposizione ho eseguito radiogrammi a distanza variante tra ottanta e novantacinque centimetri, con irradiazioni di 10 cm. di scintilla, 70·80 mA, 1/10 di secondo di posa. Ho potuto così studiare in questi ascari eritrei più di trenta casi di tubercolosi polmonare sicuramente accertata, nel corso di dieci mesi circa. Dei rilievi fatti in questi casi intendo occuparmi, tralasciando quelli, peraltro discretamente frequenti, di malattie dell'apparecchio respiratorio non specifiche, ivi comprese le bronchiti croniche nelle quali gli accertamenti per la tubercolosi sono stati negativi.


LA TUBERCOLOSI POLMON ABE NEGLI AS CARI ERITREI E CC.

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JJO studio di tutti questi casi si è, per la maggior parte di essi, limitato

agli accertamenti. Ohe ad a<leertamento avvenuto questi ascari affetti da tubercolosi del polmone, perchè non più idonei al servizio militare, vengono sottopost.i a provvedimento di riforma e rimpatriati, se in condizioni di intraprendere il viaggio. Non mi è stato quindi possibile di seguire il decorso se non in pochi casi gravi, che si sono avviati rapidamente alla fine. Le pleuriti tubercolari costituiscono la forma che ho rilevato con la massima. frequenza: un terzo circa dei casi. In un caso la forma era bilaterale, in un caso interessava la scissura intelobare di sinistra, negli altri era monolaterale, della grande cavità plenrica. La gravezza con la quale queste forme hanno decorso e stata varia: da. forme lievi, a temperature subfebbrili o lievemente febbrili, a forme gravissime, a temperature iperpiretiche e curve termiche irregolari. Una sola forma mortale, la bilaterale, svoltasi in quattro mesi con temperature febbrili irregolarissime, con essudato siero-ematico che fMilmente e rapidamente si riformava. Il versamento pleurico è stat<> in molti caRi notevole. In uno la prima torMentesi ha dato esit<> a più di 2000 cc. di essuda.t<>. Una successiva toracentesi, dovuta praticare a qualche giorno dalla prima per il rapido riformarsi del versamento, dava esito a.ncora a 1800 cc. di liquido. . In tutti i casi la ric~rca frequentemente ripetuta del bMillo di Kock nell'escreato è stata sempre negativa. I soggetti colpiti erano quasi tutti eritrei (un solo so malo) provenienti da tutto il t-erritorio della colonia, prevalentemente dall'altipiano. Avevano anzianità di servizio da l ad 11 anni. Un caso di poli8ierosite ha avuto esito infauAto. Entrato in Ospedale, proveniente da un ospedale secondario della Colonia, in avanzata CMhessia., presentava versamento pleurico bila,t.erale e versamento peritoneale. Sopravvenne pericardite essudativa. L'obitus ebbe luogo dopo due mesi circa. di decorso a temperature elevat.e irregolarissime. La ricerca del bacillo di Koch nell'escreato è sempre stata negativa. D soggetto era nativo dell'altipiano eritreo ed era in servizio da cinque anni. Dopo le pleuriti tubercolari la forma più frequente è stata la broncopolmonite tubercolare, riscontrata in un quart<> circa dei casi. In questa forma la. ricerca. del b. di Koch nell'espettorato è stata positiva in tutti i casi. n decorso di varia gravezza, con due decessi. I ~oggetti erano originari dell'altipiano e della costa eritrea: due erano somali. Tutti in servizio da parecchi anni: da un minimo di 5 ad un ma.ssimo di 11 anni di servizio. In tre ca~i ho riscontrato tubercolosi ilare e parailare. Si t rattava di individui giovani di servizio (un anno circa, o poco più) originari dell'altipiano eritreo. L 'indagine clinica aveva rilevato in essi scarsi elementi. Due erano individui deperiti, astenici, che Mcusavano dolori torMici vaghi. Rilievi semeiologici quasi negativi. Temperatura lievemente febbrile da qualche mese. Bacillo di Koch sempre asse.nte nell'espettorato. Il terzo callo, venuta alla nostra osf'ervazione all' undicesimo mese dal suo arrivo in colonia era al suo primo servizio. Proveniva da una infermeria dell'interno dove era stato degente per qualche mese. Era cachettico. Soffriva già. da alcuni mesi di tosse stizzosa, ast-enia, deperimento progressivo, sudori notturni. L'esame clinico era stato poco fru ttuoso: ipofonesi

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LA TUBERCOLOSI POLMONABE NEGLI ASCARI ERITREI ECC.

nella regione interscapola.re destra con lieve diminuzione del mormorio vescicola.re. Coll'avanzare della caches!lia la temperatura che era stata sempre subfebbrile divenne lievemente febbrile e si ebbe l'obitus. Dall'esame dei documenti del defunto ho potuto rilevare che in 11 mesi quest-o ascaro aveva realizzato una cifra ele-vata di ri~parmi, per raggiungere la quale egli aveva certamente ridotto al minimo la sua alimentazione. È interessante notare che i questi tre casi la tubercolosi s'è presentata sotto forma adenopatica ilare, comune nei bambini, e di lesione polmonare iuxtail.are che non può considerarsi indipendente dalfocolaio ghiandolare dell'ilo. L'aspetto clinico della forma da loro presentata si avvicina molto al complesso sintomatico descritto dal ?tfarfan nella tubercolosi cronica apirettica dei bambini. Ho osservato, poi, due casi di catarro &ronchi<ùe tubercolare, nel quale segni clinici banali di catarro bronchiale si accompagnavano a deperimento, sudori notturni, astenia. La ricerca del b. di Koch nell'escreato è stata in tutti e due i casi positiva. All'indagine radiologica ho rilevato soltanto a<Jcentua.zione del disegno polmonare quale si riscont.ra comunement~ nelle bronchiti croniche.

I soggetti erano originari dell'altipiano eritreo ed in servizio da :i a 6 anni. T1tbercolosi apicale ho rilevato due volte. In un ca11o bilaterale con una piccola formazione cavitaria in un apice, e presenza del bacillo di Koch nell'espettorato. Questa ricerca è stat.a negativa nel secondo caso, nel quale la lesione era unilaterale. I 11oggetti erano da aletmi anni in servizio ed originari, uno dell'altipiano eritreo, l'altro della Somalia. Ho ril('vato la t1tl>ercolosi milia1·e CJronica del polmone in due soggetti provenienti dall'altipiano eritreo e dalla regione costiera di Massana, in servizio da 5 e da 13 anni. La ricerca del bacillo di Koch nell'espettorato è stata positiva nel secondo dei casi. Ho rilevato ancora: un caso di tubercolosi parascissurale del lobo superiore destro, in un ascaro dell'altipiano, in servizio da un anno, nel quale la ricerca del badllo di Kocb nello espettorato è stata negativa. E un caso di peribronchite in un ascari con 4 anni di servizio. D rilie·vo radiologico era costituito da piccoli focolai miliari, nelle due porzioni intercleido-ilari dei campi polmonari, disposti a corona di rosario, qnasi a delimitare le ombre chiare delle ramificazioni bronchiali, molto evidenti nella trama polmonare di~cretamentc marcata. Degno di nota che in queste mie osservazioni non è stato mai rilevato nessun caso di tubercolosi in fase primaria, nè alcun segno di esiti cicatriziali di complesso primario. In tre soli casi, su più di trenta, la tubercolosi ha present.ato ma.nifesta,zioni decisamente del tipo infantile. Ma anche in questi casi non abbiamo elementi per affermare se si trattasse di una fase verament-e primaria della malattia. È noto che può esserci discordanza tra le dimensioni del focolaic parenchimale primario, tipo Kuss, e la lesion.e ghiandolare. Non abbiamo quindi elementi sufficienti per affermare se in questi casi la lesione parenchimale ci fosse e per le sue dimensioni non si rilevasse all'indagine radiologica, o se la lesione delle ghiandole ilari fosse un residuo di superata infezione primaria, infezione che in esse non si era estinta e che adesso costituiva il punto di partenza di una fase non più primaria della malattia.


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LA TUBE.IiCOLOSI PO~lONARE NEGLI ASCARI :t:RITREI ECC.

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Le pleuriti, e le sierositi in genere, non possono essere considerate che come forme dj tubercolosi post-primarie. Esse sono generalmente considerate, anche quando sembrano primitive, come dipendenti da un preesistente focolaio tubercolare, e come espressione di granulemie pretubercolari, come ritiene Calmette. La pleurite è rara nei bambini. Secondo lemma si rileva nell'1,4% dei ca~i di tubercolosi della prima infanzia e del 2,3 % in quelli della seconda infanzia. In queste mie osservazioni le pleuriti tubercolari ra,ppresentano 1/3 circa dei casi. La tubercolosi catarrale del polmone è forma rilevabile nel bambino e nell'adulto. Le aUre forme di malattia tubercolare sono caratteristiche della malattia nell'adulto, quale si è abituati a rilevare presso di noi in Europa. lQui mi piace ricordare che, mentre in queste mie osservazioni le manifestazioni di tubercolosi polmonare che con la massima frequenza ritornano sono de1le varie fonne che nelle razze tubercolizzate si rilevano nell'adult-o, la maggioranza degli autori che si sono occupati della tubercolosi polmonare nelle razze nuove a11a tubercolosi affermano che la malattia si presenta con i quadri delllli tubercolosi infantile. Solo Couvy ba rilevato che a Dakar la malattia si presenta negli indigeni adulti sotto la pluralità di forme che si suole riscontrare in Europa, e non secondo il tipo clinico della tubercolosi infa.ntile). Bisogna allora. convenire che non si hanno elementi sufficienti per affermare che gli ascari dell'Africa Orientale giungono in Libia vergini di infezione tubercolare e che sia qut che si contagiano, nè che essi arrivino già infetti e che, per fattori di diversità climatiche o di altra natura, la malattia assuma in essi carattere rapidamente evolutivo. La tubercolosi è attualmente una malattia. largamente diffusa in Eritrea ed in Libia. È lecito pensare che la diffusione della malattia sia uguale nelle due colonie. Nei da.t,i riportati da Mariotti-Bianchi per l'ospedale di Tripoli la frequenza delle morti per tubercolosi era quasi uguale per gli eritrei e per i nativi della colonia: 51,1 %eritrei 41,1 %libici (civili e militari). Come a.b biamo precedentemente notato, Lionti, dice che 1'11,20 % di libici ricoverati nell'ospedale di Bengasi era composta di malati di tubercolosi. Ed esaminando la sua statistica si nota che il numero di libici (civili e militari) ricoverati per tubercolosi è in continuo ed accentuato aumento: 21 nel1924-103 nel1928. È poi certo che negli ult,imi anni del secolo scorso e nei primi di questo, nelle nostre colonie~ si verificassero pochissimi o niente affatto casi di tubercolosi!. Non sarà stata la diffidenza con la quale le popolazioni primitive dell'Eritrea accoglievano i nostri medici ad impedire il controllo dei casi e delle morti per tubercolosi, controllo che s'è potuto fare ed aumentare a mano a mano che aumentava. la nostra penetrazione, il nostro prestigio e la nostra orga.nizzazione1 In Libia è noto che le popolazioni, per lo più a carattere nomade, banno sempre sfuggito il controllo sanitario, controllo che noi esercitiamo da pochi anni, da quando cioè a.b biamo soppresso il nomadismo ed abbiamo assicurato presso quelle popolazioni una adeguat.a organizzazione sanitaria. Io credo quindi si possa ritenere che i militari eritrei trasportati in Libia. possano avere già subito la tubercolizzazione, come possono arrivare ancora indenni; ma che nella ma~gioranza dei casi essi a.bbiano già subìto


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LA T U BERCOLOSI P OLMONARE NEGLI ASCARI ERITREI ECC.

l'infezione. Nel nuovo ambiente essi possono presentare forme di malattia tubercolare, con carattere del tipo infantile nei pochi soggetti vergini d'infezione, ma che nella pluralità dei casi essa si manifesta. con i caratteri della malattia dell'adulto. In queste forme di reinfezione non si può avere elementi per discriminare, come d'altronde è sempre difficile, i ca.si di r einfe· zione endogena da quelli di reinfezione esogena. Osservazione certa è che gli ascari eritrei che prestano servizio in Libia si ammalano con molta frequenza di tubercolosi polmona.re, presen• tando forme a decorso grave ed acuto. Diversi fattori bisogna considerare relativamente a questo fenomeno. La mancanza di una antica eredità tubercolare, di immunità di razza potrà darci una spiegazione soddisfacente del perchè gli ascari eritrei della Libia si ammalino tanto frequentemente e tanto gravemente di tubercolosi. Ma a questa mancanza di immunità atavica bisogna aggiungere la grande difiusione della malattia nei nostri sudditi libici (come si rileva dalle statistiche Mariotti-Bia.nchi e Lionti) e che costituisce una fonte non indifferente di contagio. n clima, diverso da quello originario, esercita anche una. influenza notevole nel diminuire la resistenza di questi soggetti. E tra le diverse com· ponenti climatiche è da mettere in evidenza l'umidità del clima libico rispetto alla secchezza del clima dell'altipiano eritreo. Gli ascari eritrei risentono maggiormente il peso del clima nel nuovo tenore di vita, del tutto diverso d:ill.e loro abitudini. L'indigeno dell'Eritrea lavora poco, molto meno certament.e di quanto non faccia in Libia per le esigenze della vita militare, alle quali si adatta per ragioni economiche. Gli ascari eritrei vengono in Libia per accumulare risparmi, e per reallizarne di più si alimentano male. Aggiungono cosi all'aumento di lavoro una deficiente alimentazione. Talvolta acquistano l'abitudine all'alcool. Tutti questi fattori bisogna tener presente per ben valutare il fenomeno tubercolare negli a!!Cari eritrei della Libia. CONCL USI ONI. l. - Gli ascari eritrei che prestano servizio in Libia, nella grande maggioranza dei casi presentano, all'indagine radiologica forme di malattie tubercolari del polmone simili a quelle che si rilevano negli individui adulti delle razze ad antica contaminazione tubercolare. E ssi presentano quindi tubercolosi del polmone quasi sempre in fase post-primaria. Solo in pochissimi casi sono state rilevate localizzazioni polmonari specifiche, tipiche della tubercolosi dei bambini. 2.- Nelle pochissime forme a tipo infantile si può credere che con molta probab'lità il primo contagio sia avvenuto in Liba, pur non potendo ciò essere del tutto certo, nè sicuramente dimostrabile. 3. - Nella grande maggioranza. dei casi, poichè si tratta di fase postprimaria della malattia, non si hanno elementi per giudicare se si tratta di reinfezione endogena od esogena. Potrebbe difatti trattarsi di individui contagiatisi in Eritrea, portatori di focolai latenti~ nei qnruli per cause varie la ma.lattia si sia. riaccesa assumendo carattere evolutivo grave. Oppure


LA TtTBERCOLOSI POLXONARE NEGLI ASO.UI ERITREI ECC.

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trattarsi di soggetti già tubercolizza.ti che cedono al contagio esterno con forti cariche baeillari. Ciò si può facilmente comprendere considerando la. grande diffusione della malattia. nelle nostre colonie, Libia. ed Africa Orientale. Diffusione constatata anche nelle Colonie di tutte le altre Nazioni E11ropee e che può mettersi in rapporto con la mancanza di imm11nità. ereditaria. nelle popolazioni indigene delle Colonie. 4. - Alla frequenza ed alla gravezza delle malattie tubercolari che si rilevano in I~ibia nei nostri ascari eritrei è da credere che concorrano, oltre a questa mancanza di immunità. atavica tubercolare, fattori vari inerenti alle abitudini di vita, al clima, all'alimentazione, all'aumentato lavoro. AU'l'ORIA.SSUNTO. - L'A. dallo studio di alcune diecine di casi di tube rcolosi polmona.re accertata in ascari eritrei d ella. CirenRica, sottoposti, ad indagine radio, logica., rileva che, a.ccettua.ti pochi casi, n e i qna.li la. malattia !lÌ presenta coni 'aspetto della tubercolosi polmona.re infantile, n ella gt·ande ma~ioranza. d ei casi essa si rileva sotto i multiformi aspetti d ella tubercolosi dell'adulto. L'A. ritiene quindi, che gli ascari eritrei che arrivano in Cirenaica s iano in gran parte già tubercolizzati e che la nuova fase evolu tiva do11a. malattia. sia una reinfezione che potrebbe essere endogena od esogena. Ad aggravare i l d ecorso e la frequenza d ella tubercolosi in questi ascari spaesati, oltre alla mancanza di una antica immunità di razza. b isogna ammettere che concorrano fattori debilitanti di olima, di vita e di ambiente. BffiLIOGRAFIA

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ISTITUTO DI CLINICA MEDICA CENERALE DELLA R. UNIVERSITÀ DI PADOVA Direttore: prof. A. GASBA.RRINI

L' IPERALGESIA CUTANEA NELLA DIAGNOSTICA DELLE MALATTIE INTERNE Dott. Francesco Stagnlttl, capitano medico, assistente militare

Il dolore è il sintomo più banale e più frequente della ma-ggior pa~ delle malattie. Esso non ha solamente il compito di tormentare l'uomo, ma ha una finalità biologica netta e definita: quella cioè di richiamare l'attenzione sul patimento dei tessuti. Spesso è una sentinella avanzata deputata a gettare il primo grido di allarme, a segnalare il pericolo, a chiedere soccorsi. La diagnostica si avvale molto dei fenomeni dolorosi per rintracciare il focolaio morboso. La localizzazione, la proiezione, l'intensità, il modo di insorgere, la durata e tanti altri fattori concomitanti sono sfruttati ai fini di un orientamento diagnostico. Il dolore è la risultante di una eccitazione di un nervo sensitivo. Ma i tessuti dell'organismo, avendo una varia innervazione, hanno anche una diversa sensibilità. al dolore. Una questione ancora insoluta è quella del dolore viscerale. Essa è stata oggetto di numerosi lavori recenti, varie ipotesi sono state prospett.ate, ma non si è ancora giunti a conclusioni definitive. Numerosi chirurghi, durante atti operativi eseguiti senza anestesia, stimolando in vari modi i visceri hanno constatato che questi non reagivano con fenomeni dolorosi. Si è pertanto affermato che i visceri non hanno una sensibilità dolorifica propria e che il sistema nervoso vegetativo che innerva i visceri non possiede rami sensitivi dolorifici, a differenza degli altri t essuti innervati da fibre del sistema nervoso di relazione. Si è giudicato che la differenza nel comportamento dei fenomeni dolorosi tra visceri ed altri tessuti risiede nella differenza dei due sistemi nervosi. Ma poichè è indubbio che i visceri alterati da processi patologici rivelano il loro patimento mediante sensazioni dolorose avvertite dal paziente localizzate alla cute o a.i tessuti a. qu.esta. sottoposti, si è indagato per conoscere quale possa essere il meccanismo della produzione e della trasmissione del dolore. Secondo la dottrina di Lenna.nder i visceri e le sierose viacerali sarebbero sempre insensibili in condizioni fisiologiche e patologiche e non vi sarebbero stimoli adeguati atti a produrre dolore. Questo si manifesterebbe solo quando vi è trazione o pressione delle sierose parietali, del mesentere e dei legamenti viscerali, di quegli organi cioè che sono dotati di fibre afferenti del sistema nervoso di relazione.


L ' IPERALCESJA CUTAJ\EA ECC.

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Secondo Mackenzie i visceri, mediante le fibre afferenti del simpatico, trasmettono gli stimoli al midollo spinale, dal quale vengono proiettati alla periferia e vengono così resi coscienti nelle zone di distribuzione periferica di un nervo sensitivo cerebro-spinale, anzichè nella sede stessa di origine dell'eccitazione. Sono questi i riflessi viscero-sensitivi di Mackenzie, che hanno l'identico meccanismo di produzione dei riflessi viscero-motori. Alcuni Autori ammettono che la sensibilità. dolorifica esista per i visceri come per tutti gli altri organi, ma a determinarla siano necessari differenti stimoli. Gli stimoli meccanici, termici e chimici elle provocano il dolore della cute non sono sufficienti a determinare analoghe sensazioni dolorifiche nei visceri, per i quali occorrono invece altri stimoli « adeguati )) che popotrebbero essere lo spasmo, la distensione, l'ischemia., l'iperemia venosa, l'infiammazione, ecc. Particolarmente importante nella genesi del dolore viscerale è la contrazione, considerata quale causa principalissima dal Donati, ed ammessa anche quale causa adeguata dal Mackenzie. E ciò viene confermato dalla seguente osservazione: durante una operazione eseguita senza anestesia nè generale nè locale, per rifiuto del paziente, il Maekenzie apre la cavità addominale. Trova numerose aderenze peritoneali e le seziona; sutura il peritoneo, seziona e sutura l'intestino ed il mesentere senza che l'ammalato avverta alcuna sensazione dolorosa. Involge il moncone intestinale in una compressa calda e lo depone sul lato sinistro dell'addome. Da questo momento l 'ammalato comincia a lamentarsi di un dolore che localizza alla linea ombelicale trasversa. I lamenti del paziente erano periodici e coincidevano con un'onda peristaltica periodica che si osservava sul moncone intestinale. In questo caso era indubbio che la causa generatrice del dolore era la contrazione intestinale. ~{a l'ammalato localizzava. la sensazione dolorosa alla parete addominale, in un punto che si trovava a 20 centimetri di distanza dal moncone intestinale reciso. n Lemaire nel 1924 comunicò di essere riuscito a troncare in pochi minuti delle visceralgie, mediante iniezioni di novocaina nel sottocutaneo delle regioni ove il dolore era riferito. Tale fatto venne recentemente confermato da numerosi altri autori. Ma non tutti i dolori scompaiono sotto l'azione della novocaina. Lunedei e Giannoni distinguono: l 0 dolori cutanei: cedono sempre e completamente alla anestetizzazione cutanea; di regola danno iperalgesia cutanea; 2o dolori profondi: non cedono alla anestetizzazione; non danno, al solito, iperalgesia cutanea; 3° dolori a distanza: non cedono alla anestetizzazione: possono dare iperalgesia. cutanea, ma questa non è costante. Tenendo conto dei risultati dell'anestesia nelle visceralgie, in contrapposto alle teorie di Lennander e di Mackenzie, sono state emesse altre ipotesi per spiegare la genesi e la trasmissione del dolore viscerale. Una delle più recenti è quella della. trasmissione corpuscolare del dolore viscerale, sostenuta da Sfameni e Lunedei. Qualunque sia il meccanismo di trasmissione del dolore, la. concezione dei riflessi viscero-sensitivi ha trovato applicazione nel campo della diagnostica delle malattie interne.


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L'IPERA.LGESIA CUTANEA. ECC.

Infatti se il dolore viscerale è proiettato sulla cute con caratteristiche di sede costanti, dalla localizzazione cutanea del dolore si può riconoscere il viscere da cui partono gli impulsi algesiogeni, trovare cioè il focolaio morboso. Uma. moda.lit.~ di IDJ~;nifesta.zione, del dolore viscera.le è l'iperalgesia. della cute, che consiste in una. aumentata. sensibilità. dolorifica. della cute; è stata scoperta. dal medico inglese James Ma.ckenzie nell891, ed è stata utilizzata successivamente nella diagnostica delle malattie interne. Head si è largamente occupato dell'argomento, ed ha stabilito determinate zone di iperalgesia. che corrispondono agli organi interni. Dagli organi ammalati gli stimoli vengono trasmessi al midollo spinale mediante le fibre del sistema nervoso vegetativo e particolarmente del simpatico. n midollo spinale accoglie tali stimoli e li trasmette alla. cute sotto fonna di sensazioni dolorifiche, mediante i nervi sensitivi. Per la con· cezione delle zone di Head viene cioè applicata integralmente la dottrina di M:u~kenzie.

Le zone di iperestesia. ed ipera.lgesia nelle a.ftezioni degli organi non interessano nè in modo distinto, nè in modo completo i territori cutanei di distnòuzione sensitiva. Le zone dermatomeriche di Head servono solo di orientamento per la. ri() cerca dell'organo da cui partono gli im- · pulsi algeBiogeni. Nell'ambito di tali zone di trovano dei punti di iperalgesia che hanno il masLe zone del dolore nelle a.1\'ezlonl dell'ap· parato digerente, secondo Ma~kenzle: simo valore diagnostico. .4.) Zona doloroPa delle atre zionJ eso· tagee - B ) Zona doloroRa delle a.1l'ezlonl n dolore e l'iperalgesi.a degli organi gMtrlcho - 0) Zona dolorosa delle atreche hanno una innerva.zione bilaterale zlonl del tenue - DJ Zona dolorosa delle eJl'èzlonl d è l ora Bilo. sono proiettati, quasi sempre, lungo la zona mediana del corpo: anterionnente sempre, qualche volta anche posteriormente. A questa regola. fa eccezione l'appendice, per ragioni ancora sconosciute. E saminiamo brevemente la. localizzazione dell'iperalgesia nelle malattie dei singoli organi.

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Esofago. - L'esofago non possiede una sensibilità dolorifica propria., al pari degli altri organi digerenti, ma a dtiterenza di questi possiede una certa sensibilità termica. Stimoli adeguati per la produzione del dolore sarebbero modificazioni motorie. n dolore esofageo è localizzato sempre dal paziente alla parete toracica anteriore e mai alla posteriore, sebbene il viscere sia situato più vicino alla superficie cutanea. posteriore. Nelle malattie dell'esofago si trova una zona dolorosa localizzata al terzo infe· riore dello sterno. A questa. zona. determinata dal Mookenzie vi è da aggiun· gere un'atra. zona più alta in corrispondenza del manubrio sternale (Guns, Lemaire).


L'IPERALGESIA CU'l'ANEA ECC.

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Nelle affezioni esofagee che interessano la. parte alta dell'organo il dolore sarebbe trasmesso alla zona superiore e nelle affezioni esofagee basse alla zona inferiore. n dolore esofageo ba i caratteri del dolore profondo e non dà, a quanto sembra, iperalgesia cutanea..

St()maco e duode-no.- Numerose sono le ipotesi sulla genesi del dolore nelle malattie dello stomaco e del duodeno e particolarmente nell'ulcera. Quali stimoli adeguati Rono ammessi da alcuni Autori l'attività muscolare, da altri la secrezione acida. È not.o pero che l'ipercloridria non è costante nell'ulcera gastro-duodenale. In numerosi casi vi è invece ipocloriçlria, ed è stata trovata addirittura acloridria da St rauss n<'l 7,5 %, da Kuttner nel 3, 7 %, da Beli in 4 casi su 27. Poic.hè il dolore, quasi sempre, resta invariato nei suoi caratteri negli ulcerosi ipocloridrici e acloridrici, la secrezione acida non può essere considerata causa essenziale del dolore da ulcera. Sono in corso in questa Clinica delle esperienze che porteranno un valido contributo alla soluzione di tale questione controversa . Per lo stomaco e per il duodeno la zona dolorosa è situa.ta lungo la zona mediana della parete anteriore dell'addome fra l'appendice ensiforme e l'ombelico. Mackenzie nelle ulcere localizza il dolore alla parte mediana dell'epigastrio: e precisamente alla parte superiore dell'epigastrio quando l'ulcera è in vicinanza del cardias, alla parte media dell'epigastrio per le ulcere situate a metà dello stomaco, al limite inferiore dell'epigastrio quando l'ulcera è situata alla regione pilorica. A tali zone corrispondcrebbem zone ùi ipe1·algesia cutanea. Nelle ulcere duodenali la zona dolorosa e l'iperalgcsia si trovano nella zona mediana della parete anteriore dell'addome in corrispondenza della metà superiore del mesogastrio, con una frequente ma.ggiore diffusione verso il lato destro. L'ipera.lgesia nelle ulcere gastro-duodenali persiste oltre il periodo degli aooessi dolorosi, spesso anche quando l'ammalato non avverte più alcun disturbo. Bisogna sempre tenere presente che una iperalgesia, in sede epigastrica, di natura riflessa, può rifilcontrarsi, oltre che nelle affezioni dello stomaco, in vari stati morbosi (colecistite, appendicite, ecc.). Recentemente Puglisi-Allegra ha indicato un sintomo patognomonico per l'ulcera gastro-duodenale: Egli scrive: u nei casi di ulcera gastrica e duodenale la pressione tangenziale dell'indice sull'arcata costale fa rilevare in una zona circoscritta quanto un'attuale moneta da 10 centesimi una dolorabilità spiccata, variabile nel senso distale-mediale a secondo che si tratti di ulcera duodenale, pilorica o della piccola curvatura. Questa dolorabilità è in corrispondenza della papillare destra o fra questa e l'ascellare anteriore se si tratta di ulcera duodenale, sulla parasternale destra all'incirca, se di ulcera pilorica, sulla parasternale sinistra, se di ulcera della piccola curvatura ». Ho ricercato tale sintomo in moltisirni casi di ulcera gastro-duodenale che sono capitati alla mia osservazione e l'ho trovato spesso presente: qualche volta mi è stato di grande utilità per la diagnosi. Nel cancro dello stomaco vi può essere iperalgcsia della cute dell'epigastrio, ma. in modo incostante ed a locaUzzazione varia. N ella gastrite e nelle dispepsie gastriche non sono state riscont rate zone iperalgiche.


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L'IPERALOESJA CUTANEA ECC.

Intestino temu e crasso. -Secondo molti Autori gli stimoli adeguati per la produzione del dolore nelle affezioni dell'intestino tenue e crasso sarebbero lo spasmo e la contrazione. Secondo altri autori, come abbiamo già ricordato, la sensibilità dolorifica degli organi addominali sarebbe data dal peritoneo parietale il quale sarebbe innervato da.l sistema nervoso di relazione. D De Vincentis dopo due interessanti esperimenti compiuti durante l'atto operativo conclude che il peritoneo, il mesentere ed i meso sono provvisti di fibre sensitive del simpatico e sono dotati di sensibilità dolorifica solo in seguito a trazione, che rappresenta per essi l'unico stimolo adeguato. n Maekenzie indica una zona dolorosa. situata nelle affezioni del tenue lungo la parte mediana del mesogastrio, intorno all'ombelico, e nelle affezioni del crasso alla parte mediana dell'ipogastrio (Vedi figura). Egli ha trovato in numerosi casi zone di iperalgesia. cutanea e muscolare ma con caratteri incerti, e pertanto non attribuisce alla iperalgesia grande valore dia.,O"Jlostico. D riflesso del Ligat si trova per l'intestino tenue nel punto medio fra ombelico e sinfisi pubica, e per il colon nel punto di unione del quart<~ inferiore con i tre quarti superiori della linea che unisce l'ombelico con la sinfisi pubica. Appmulioe. - Nell'appendicite quasi costantemente e precocement.e si trova una zona di netta iperalgesia della grandezza approssimativa di una attuale moneta da dieci lire localizzata al punto d ii Mac Burney o nelle immediate vicinanze; spesso è situata al punw di unione fra il terzo interno ed il terzo medio della linea che unisce l'ombelioo con la spina iliaca anteriore superiore. In questo stesso punw si trova il riflesso del Ligat. L 'iperalgesia ha un notevole valore diagnostico; sulla sua. importanza recentemente è stata richiamata l'attenzione da Pellegrini. Si trova pure ta-lora una iperalgesia controlaterale, o in sede epigastrica. In individui sani che non hanno mai sofferto di alcun disturbo rife ribile all'appendice si trova qualche volta una lieve iperalgesia neUa zona appendicolare. Il punto di :Mac Burney non corrisponde aU'appendice, ma alla. staziono gangliare nella quale si versano i linfatici dell'appendice e del cieoo. Secondo Lennander, J ala.,ouier e Quenu il dolore che negli ammalati di appendice si risveglia al punw di Mae Burney è dovuto alla stimolazione dei gangli linfatici. Un argomento favorevole a tale ipotesi è che la sede del dolore è fissa, mentre la posizione dell'organo è variabile. Ma tale concezione sulla genesi del dolore da appendicite non è da tutti accettata.

Cistifellea. - Nelle affezioni della colecisti si trovano sempre delle zone iperalgiche. Precisamente in un ammalato di colelitiasi venne scoperta l'iperalgesia da Mackenzie. In quasi tutti gli ammalati di colecistite di trova una piccola zona di iperalgesia nel punw medio della linea che unisce l'ombelico al capezzolo della mammella. di destra; nel punto cioè di presenza del riflesso del Ligat. Da Maekenzie, da Lunedei e Giannoni e da. altri autori vengono descritte zone iperalgesiche anche nel punw cistico e nella zona epigastrica.


L ' IPERALGESIA CUTANEA ECO.

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Frequentemente nei softerenti di colecistite si trova una lieve ipera.lgesia diffusa a tutta. la superficie cutanea dell'aia. epatica.: sono anche presenti spesso i riflessi emilatera.li lontani.

Organi urinari. -- L 'iperalgesia. della cute nelle malattie renali e particolarmente nella. litiasi rena.le è ammessa da 1\Iackenzie e da altri autori. Ma non vengono precisati i confini della zona iperalgesica, che sarebbe situ~ta. nella regione lombare, nella parete laterale dell'a{ldome e lungo l'arcata inguinale. Nella calcolosi renale è frequentissimo un dolore vivo alla palpazione del testicolo omolatera.le; pure la cute dello scroto (che è innervata dal plesso sacrale) non è iperestesica (Mackenzie). Necessitano ulteriori ricerche per l'esatta delimitazione delle aree iperalgesiche nelle malattie degli organi urinari. Organi genitali. - Nelle affezioni delle ovaie si trova una zona di iperalgesia. alle regioni inguinali e alla superficie anteromediale della coscia, a confini non esattamente definiti. Secondo Mackenzie il dolore provocato con la pressione sulle regioni inferiori dell'addome non è dovuto ad una sensibilit~ delle ovaie, ma alla iperalgesia della cute e dei muscoli. Nello affezioni delle trombe di F alloppio il riflesso del Liga.t si troverebbe al punto di unione del quarto interiore con i tre quarti della linea che unisce l'ombelico al punto medio del legamento di Poupa.rt. Polmoni e pleure. - È quasi da tutti ammesso che il polmone non abbia una sensibilità. dolorifica propria. Finchè la malattia resta localizzata al parenchima polmonare non vi è alcuna sensazione dolorosa.. È noto che processi patologici profondamente distruttivi del parenchima polmonare come gangrena, as~esso, tubercolosi miliare ecc. non producono dolor.:l. Solo quando vi è partecipazione della pleura vi è sensazione cosciente del dolore. Sembrerebbe dunque che la dolorabilit~ alla pressione del punto medio del bordo esterno del cucullare e dei muscoli della regione sopraspinosa (segni di Boeri), la dolorabilità alla pressione uell o, 2 o, e 3 o spazio intercostale del cavo ascellare (segno di Iacono ), la dolenzia alla pressione nella fossa sopraclavicolare minore (se-guo di Maestrini) siano da imputare a partecipazione della pleura alla lesione iniziale tubercolare dell'apice. Ma spesso la concomitante pleurite non sarebbe accertabile clinicamente. Boeri e Maestrini spiegano la dolorabilità con la teoria metamerica, secondo lo schema del .Ma.<lkenzie, per implùsi algesiogeni partenti dal focolaio del polmone ammalato. Knotz pensa che l'iperalgesia muscolare può essere dovut.a ad una miosite tubercolare. Comunque i segni suddetti sarebbero espressione di iperalgesia muscolare, e spesso hanno corrispondenti zone di iperalgesia cutanea. Oltre alle suddette zone nelle malattie della pleura o nella partecipazione di questa a processi patologici del polmone, si trovano frequentemente zone di iperalgesia della cute, le quali in genere sono situate in corrispondenza della zona di pleura ammalata. Nei versamenti pleurici, quando mancano le sensazioni dolorifiche quasi sempre non si trovano neppure zone iperalgesiche. Mackenzie riporta uu caso di pleurite diaframmatica sinistra in cui erano evidenti due zone di iperalgesia cutanea: una alla spalla nel territorio di distribuzione del quarto nervo cervicale, ed una all'epigastrio al disotto dell'arcata costale sinistra


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L 'IPEBALOESIA CUTANEA ECC.

nel territorio di distnòuzione dell;8° e 9o nervo toracico. .AncheL~edei e Giannoni in un caso di pleurite diaframmatica destra hanno osservato dolore ed iperestesia. cutanea alla. base dell'emitoraoo destro e a tutta la regione del trapezio dello stesso lato. Oume. - Nella d.ilatazione cardiaca acuta la pelle e i tessuti profondi della regione anteriore toracica sinistra diventa.no estremamente ipersensibili alla pressione. L'iperalgesia si può estendere anche a.l lato sinistro òel collo, e si estende sempre alla regione epatica. per la conseguente stasi epatica. .Anche dopo cessato lo scompenso, l'ipE~ralgesia persiste, sebbene attenuata, per alcuni giorni. È caratteristico il caso descritto da Gasbarrini e Segrè di « un infermo in cui il frequente ripetersi di attacchi di insufficienza ventricolare aveva creato una condizione di ansia. indicibile, il quale riusciva dalla dolorabilit.à alla pressione sull'ambito del ventricolo sinistro a prevedere un accesso di edema polmonare acuto, e viceversa dalla mancanza di detta sensazione a giudicare che il suo cuore dovesse funzionare abbastanza bene ». Nell'angina pectoris si trovano quasi sempre zone di iperalgesia. alla regione a.nteriort~ sinistra del torace, alla superficie interna dell'arto superiore sinistro, alla spalla e al collo. Tale ipcralgesia persiste per moJt.i giorni dopo cessato l'accesso: ci6 può essere di notevole importanza diagnostica. Le zone iperaJgesiche possono essere determinate mediante il semplice toccamento, strofinando coi polpastrelli delle dita sulle cut-e. Se l 'iperalgesia non è molto accentuata conviene sollevare fra pollice ed indice la cute in piccole pieghe, <'Ome quando si voglia. dare un pizzicotto, esarcitando però una tenue pressione. Ma il metodo che dà i migliori risultati è quello di praticare lievissime puntnre della cute con un piccolo ago. È indispensabile sapere impiegare esattamente la stessa intensità di stimoli sui punti simmetrici dei due lati, per evitare interpretazioni erronee. Non è necessario, anzi, è opportuno di evitare di produrre dolore. Sono sufficient-i lievissimi toccamenti dell'ago sulla cute. Si esamina cosi la sensibilità della cut-e lungo varie linee longitudinali e trasversali sia anteriormente sia posteriormente, chiedendo al paziente di indicare in quali , zone avverte una maggiore sensibilità, comparando sempre i punti simmetrici dei due lati, e ripetendo parecchie volte la prova. In tal modo si riesce agevolmente :~. trovare le zone iperalgesich~. Frequent-emente non è necessario attendere l'indicazione del paziente. Le zone di ipera.lgesia possono esl'ere determinate dalle reazioni involontarie del paziente (una contrazione del viso, una contrazione dei tessuti su cui si pratica. la piccola puntura, un moto di aUont.anamento: ecc.). In questi casi l'ipera.lgesia si spoglia del carattere soggettivo, che può eRsere incerto, per entrare nel campo dell'obbiettività. E ciò acquista notevole va.lore negli ammalati gravi, nonehè negli individui particolarrnen~ torpidi. Nell(o regioni dorsah del ttOrace nei casi di pleurite ho osservato qualche volta che contemporaneamP.nte alla iperalgesia o Fenza di questa con la puntura dello spillo sì provoe:t un lieve grado di dermografhmo dal lato leso.


L'lPERA.LGESIA CUTANEA E CC.

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Lnnedoi e Giannoni allo scopo di eliminare le cause di errore nella. determinazione delle zone di ipt>restcsia hanno impiegato il collodio con un

metodo elle cosl dt>scrivono: «si scopre la cute di un lar~o tratto del tronco si <'hè in essa wnga compresa la regione del dolore; Ri distende sulla part<l sooperta con un soffi<>.,' pennello uno :>trat.o abbastanza spell!;O di collodio che si lascia •tuindi essicare. Quando esiste una iperestesia cut.anca il pazi<'nte riferisce di avvertire un senso di Rtìramcnto molf's to e doloroso SJWSSO accompagnato da senso di hruciure come di lcgger~L mtione>, in una zona che col dito egli delimita in modo assai esatto e che, segnato, vediamo corrispondere all'area di proiezione cutanea. del dolore e a quella ottenuta prima con la delimitazione mediante lo spillo >l. Knotz ha studiato recentemente i riflessi lontani ernilaterali nella diagnosi delle malattie. Egli esamina la sensibilità alla presl)ione dei punti di uscita del trigemjno, dei nervi occipit.ali, dei bulbi oculari, e poi dei muscoli della spalla, del t ronco, dol polpaccio, ecc. Se la pressione determina maggiore sensibilità in un lato si può ritenere che in questo si trova l'organo ammalato. Così, per esempio, so i riflessi lontani emila.terali sono positivj a destra sì possono lasciare da parte il polmone e la pleura di sinistra, il cuore, lo stomaco, la milza, il rene siuistro e gli annessi di sinistra per portare invece l 'attenzione sugli organi del lato destro. Si determina poi in questo lato la zoua di massima iperalgesia per trovare l'organo ammalato. In mo 'ti a.mma'ati di colPJitiasi ho trovato fortem<'nte po:<it ivi i riflessi lontani emilaterali: con una rnodica trazione dei capelli e colla pressione sui !m'bi oculari e su vari punti del t ronco si determinava una maggiore sensibilità al lato destro, t> vi era una spiccata ipcralgesia ornolaterale dei muscoli del polpaccio. Ris ultava subito che il focolaio morboso doveva trovarsi a destra. Ho aecennato al riflesso di Ligat : si provoca stringendo tra il pollice e l'indice un tratto di cute e del cellulare sottocut.aneo, come per dare un pizzjcotto, nelle varie zone dell'addome dell'ammalato. Nelle zone iperalgiche lo stimolo esercitato in tal modo provoca un dolore acuto che fa gridare l'ammalato. Ciascun organo enfloaddominale ha le zone iperalgc>sicbe che gli corrispondono: e sono quelle sopraindicate. In pa.r ecehi casi l'iperalgesia mi ha efficacenwnt.e in ùirizz~Lto verso la giusta diagnosi. A titolo di esempio cito il sl.'guente caso che è capitato alla rnia osservazione in questi giorni. M:. Silvia di 30 anni, riferiiice di non aver mai soffe.rto ùi malattie d<'gne di nota. Nega. pregresse affezioni del naso e dei seni frontali e mascellari. Da circa 6 m l'si è torm<'nta t a da viol<·nte cefn,lce che localizza al v ert ice del capo con qualche irradiazione verso le du<~ n·gioni varietali. T ali dolori sono quasi continui con irr<'golari altenartive ùi remissioni e dj peggioramenti. L 'esame obicttivo rl<'i va.ri orga.ni c sistemi e le ricerche di laboratol'io non danno elt'menti sufficient i pt•r form1ùar<! una diagnosi. Mediante piccole punture di sp illo ri >:ulta e-vidC'nte una spiccata ipcralg<>;;ia alla r<'~ ìone frontal€' sinistra. Kon si rendono C'VidC'nt.i altre zone di n etta ipt•ra.lgcsia. !1a pr<>:sion<! sui bulhi oculari provoca lirve risent im ento doloroso a sinistra, mentre è negat iva la pn•ssione sui punti di Cuor u scita del trigemino. La pressione sui nmi'eoli df'l polpaccio swo;eitamaggiore St'nsibilìtà a sinistra. Si g iudica poter~ì trattare eli una sinusitc fro ntale ~ -

GlOYnale di mediclna militare.


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L ' rPERALOESIA CUTANEA ECC.

sinistra. La paziente viene sottoposta a. visita dallo speoia.lista otoiatra: il risultato è negativo. Ma l'esame ra.d.iologico dà il seguente risultato: c Velatura poco omogenea dei seni frontali , particolarmente marcata a. sinistra. Si ritiene trattarsi di una sinusite a.d. andamento cronico ». In tal modo è stata confermata l'esattezza della. diagnosi alla quale aveva. indirizzato solamente l'iperalgesia. Altri numerosi casi potrei citare nei quali l'iperal ~es ia. b stata utilissima per la diagnosi. Ma, in contrapposto, bisogna pur dire che l'iperalgesia non ha. carattere di infallibilità, nè di reperto costante. Secondo alcuni autori sarebbe presente nel 75-80 % dei casi. Torraca negli ammalati di appendicite cronica e di ulcera gastrica. ha trovato che le zone iperalgesiche esistevano in meno del 50 % d ei casi e cosi conclude: « la ricerca di tali zone può avere un certo interesse come quella capace di fornire un dato di più per la diagnosi, ma il valore semeiologico di esse non deve essere esagerato ». Certo è che, quando è presente, l'iperalgesia può dare un orientamento per la ricerca del focolaio morboso, può servire di guida perchè l'attenzione sia portat a di preferenza su un determinato organo. Ed anche se circoscritto in tali confini il suo valore non è scarso. Basta pensare al fatto che l'iperalgesia può essere presente quando il paziente non avverte alcun dolore spontaneo, e che persiste per molti giorni dopo cessato l'accesso, per giudicare di quanta importanza può essere in alcune malattie. Ma le nostre conoscenze sulle zone cutanee di iperalgesia in rapporto alla patologia dei vari organi sono incomplete. Mediante ulteriori ampio ricerche, quali potrebbero essere compiute solo da chi dispone di numerosa casistica, si potrebbero raggiungere risultati pratici importanti per la d iagnosi.

CONCLUSIONI. l o L 'iperalgesia. della cute è un sintomo frequente ad osserva.rsi in varie malattie degli organi interni, specie nelle affezioni degli organi endoa.d.dominali. 20 n metodo migliore per ricercare l'iperalgesia è quello di praticare mediante uno spillo delle tenui punture sulla cute. 3o L 'iperalgesia non è costante, nè ha valore assoluto : ma, quando è presente, può servire per il giudizio diagnostico. ~o L'iperlgesia. ha. in tal senso una. particolare importanza., nell'ulcera gastro-duodenale, nella colecistite e nell'appendicite, perchè in tali affezioni è presente in uua. elevata percentuale di casi, con localizzazioni molto spesso caratteristiche. RussUNTo. - L'A. ria..sume brevemente le varie teorie sulla genesi del dolore viscerale ed esamina. l'iperalge'lia cutanea nella d iagnostica delle malat· tie in terne, indica.nùone le zon"' corri.>pondenti ai singoli organi ammalati c la t ecnica per rìcercarla.


L'IP ERALOESIA CUTA-1\lEA ECC.

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LABORATORIO DI MICROBIOLOCIA DELLA SANITÀ MILITARE ; Di1·ettot·e: maggiore medico prof. UGO REITANO

SULLA VIRULENZA DEI GERMI COLTIVAD IN SUBSTRATI PUTRIDI Dott. Giuseppe Morselll, capitano veterinario

È noto come i trapia,nti in serie nei comuni .terreni nutritivi artlliciali, attenuino di ma$l)iru;t, l'originaria. virulenza dei germi, i quali, dopo tma lmtga perma.nenza nelle collezioni di laboratorio si possono addimostrare del t u tt.o privi di potere patogeno. Per esigenze speriment.ali di laboratorio, necessita invece di frequente <tvere sottomano ceppi virulenti, per ottenere i quali occorre passare quelli svirulen tat.i., ripetntamente attraverso arùmali sensibili. Questo sistem a , non sempre proba,tivo come esito ed inoltre assai dispendioso, ha fatto sorgere, gHt da m olti lustri, l'idea. veramente allet.taute, di escogitare tm particolare e con•eniente mezzo nutritivo atto <b ripristinaore in vitro, in ma.nicra si,:unt e duratm·a, ht perduta virulenza ai germi. ~Iolti t<mtativi sono st;l:ti fatti in questo !1e11so e qualche buon ri»ult~bto pare sia st:tto ottenuto da qualf'he A. (terreni al sangue c al siero di !1angne, as!1oc.iazioni microbiche, culture su filtrato di altri germi, ecr.): tntt aYia la tecnica microbiologica attuale è ancora. loutana, dal disporrP- di mezr.i culturali, ct1e in m aniera c.ostante rispondioo a questo :;copo. Recentemente D e A·fl!Je'i.~ (l) ha sperimentato la cultura di alcuni stipiti batterici (Bact . coli commune, statìlococeo piogeno aureo, ~trepto ­ cocco emoliti<:o, batterio di Eberth, B. paratifo A. B. piocianeo), in un pa,r ticolaro terreno co1;tì1 tùto fondamentalmont.e da materiale p utrido, ed ha. osservato che tali microrganismi, dopo passaggi ininterrotti in questo nwzzo per 3-4 settimane consecutive, riacquistauo uno spicca to potere patQogeno per i piccoli animali di laboratorio, in confron to degli stessi stipiti coltivati in terreni normali. Così un ceppo di B. tifico del t utto ;wirulento, dopo cultura in putrido per 4 settimane, diventava letale per In. ca' b. a.n<:he a piecole dosi. Uno stipite di Bact. coli, inizialmente a.patogeno IJCl' la cavia., e per il coniglio, acqnistava coi passagg-i in mezzo putrido una rnan·atissima virulenza verso questi auima.li. "Gn altro stipite ili paratifo A che si em dimostra.to coTHJllctanumte innocuo, ripreso dal 1iltrat o putrido, uccide,-a la c.avia adult~t per da soLtocutauea,, in 24 ore. C'osi Jmre uno strPptococco t>molit'ico c~he nel eoniglio da.va, solo, per via i pod~r­ Jnic·;l. nna. trausitoria, i1wrtcmia, dopo un soggiorno di a ;~c Himarte nel putri<lo, uccidPV<l per :-;ctticcmia l'animale in 2+ ore. Altrettanto il De . \ ng<>l il) ot f p nnf' con CI'Plli di sta.filococeo piogcno a.nrco e con B . pioriani'O. l,(' ric:erc·he YeramPnte intercs>;anti ed originali eH<'gttit<' dal De Angelis con. risultati a~sai suggPstiYi , mi-hanno invoglin.to a istituire in questo LaboCl ) - lh: .\:<<:r: l. l "'- SuJ,.fmli pu/ri<li nd/tt rotllum tlei h,.,l/eri, •Olornaiodi l'atteriolo~tìl\ c lmmm1o:o .:i>< • ! 93 1 - \'o l. Xli. n. r..


SULLA VIRULENZA DEI GERM.l COLTIVATI ECC.

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ra.tQrio, esperienze analoghe, allo scopo di poter confermare e dare un maggiore sviluppo al procedimento accennato, in special modo per ciò che si riferiva all'esaltazione del potere patogeno di alcuni batteri e all'eventuale durata, attraverso le successive culture, della ripristinata virnlenza. Avendo stahilito nel piano di lavoro, di servirmi di cavie per il con- · trollo dell'eventuale potere patogeno dei germi coltivati in terreno putrido, il mezzo nutritivo fu preparato con materiale provenient·e esclusivamente da questi animali, nell'ipotesi che il germe, vivendo e nutrendosi di sostanze provenieUlii dalla cav1a, pot<!SSe acquistare una par~icolare virulenza verso questa specie animale. Nella preparazione del terreno culturale ha se.guitQ scrupolosamente la tecnica esposta dal predetto A.: si uccidono per dissanguamento tre cavie sane; si toglie loro la pelle, quindi si aspor tano in toto lo stomaco e le masse intestinali, usando in questa manipolazione, la massima: precauzione affinchè materiale fecale non inquini le carni e gli organi restanti, che • vengono poi posti a putrefare a temperatura ambiente (20-22° circa) entro una larga piastra di vetro con coperchio, per la dura.ta di due settimane. Trascorso questo periodo di tempo, si riprende il materiale, lo si riduce in poltiglia entro un mortaio e lo si diluisce con soluzione fisiologica al 0,85%, nella proporzione di 1:15 (l di materiale+ 14 di soluzione fisiologica). Si passa attraverso uno st.rato di garza spremendo il residuo con cura, poi lo si filtra ancora traverso quattro strati di garza, indi per cotQne e successivamente per carta a filtrazione rapida e per carta a fi ltrazione lent.a ed infine attraverso candela Berkefeld N. Il filtrato cosl ottenuto, limpido e di un colore simile al comune hrodo nutritivo di carne, con odore putrido, che però si attenua col tempo, si di· stribuisce sterilment.e in provette, ponendovene per ognuna esattamente 10 cc. J,e provette venivano poi poste in termostato a 37o per tre giorni, allo scopo di controllarne la sterilità. Scartate quelle poche che risultavano inquinate, le altre si conservavano al buio e in frigorifero alla temperatura di 4o-oo, fino al momento dell'uso. Il pH naturale del liquido, determinato col Comparatore di H ellige, risultò essere di 7,6 e tale venne lasciato. Altre det~rminazioni fatte a distanza di tempo, durant.e il periodo degli esperimenti, confermarono sempre la stabilità della reazione. Gli stipiti batterici coltivati nel predetto filtrato putrido e poi sottoposti al saggio dell'eventuale aumento di virulenza, furon o i seguenti: B. pestis, Vibr. cholerae, B. typhi Eberth, B. disenteriae di Flexner, B. coli, B. bipolaris avisepticus, Salmonella abortus equi, e B. proteuro OXtt (Felix), presi tutti dalla collezione di questo Laboratorio. Detti ceppi vennero ampiamente controllat.i nella loro identità, sia :\ll'inizio, rome alla fine dell'esperimento. I trapianti, per ogni specie batterica, furono condotti in questo modo: da un aga.r-cultura di 24 ore si seminarono (un'ansata) i va.ri ceppi in provette contenenti il terreno putrido, che si posero a sviluppare in termo· stat.Q a 37 o. I tubi insemenzati col B. pest.is, furono invece mantenuti sempre alla temperatura di 30~>. Per ogni specie batterica furono fatti in totale 6 passaggi, rinnovat.i dopo 5·-6 giorni di permanenza in termostato Eseguito l'ultimo trapianto, i germi, prima di essere inoculati agli animali, venivano t rapiantati ancora in agar comU»e, per due volte consecutive a


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distanza di circa 18 ore. Questi ultimi trapianti in agar si fecero allo scopo di escludere nelle inoculazioni agli animali, ogni interferenza di materiale putrido. Parallelamente e con le identiche modalità espost~, i medesimi ceppi si coltivarono in brodo nutritivo comune, portato allo stesso pH (7,6) del terreno putrido, allo scopo di creare così un termine di paragone, per constatare cioè quali fossero le eventua.H proprietà pat.ogene degli stipiti di laboratorio, dopo i 6 trapianti di nn terreno abituale. I vari passaggi furono continuamente seguiti, sia con osservazione macroscopica sia con esami microscopici a fresco e colorati, al fine di rilevare, oltrcchè lo stato di purezza delle culture, anche eventuali variazioni che fossero sopravvenute nella motilità, nella morfologia e nei caratteri tintoriali di ogni specie batt~rica. E a questo proprosito si notò che nei trapianti fatti in terreno putrido, lo sviluppo fu sempre alquanto più scarso in confronto dei corrispondenti in brodo comune. Anche i caratteri tintoriali del germe coltivato in terreno putrido, particolarmente nei primi passaggi, subirono alcune modificazioni, spiccatamente sensibili per il B. disent. di Flex.ner , il cui corpo batterico anzichè colorarsi uniformemente, si mostrava granuloso e con piccoli vacuoli. Oosl pure nel primo llassa.ggio in putrido, il B. proteum, trattato colla fuxina di Ziehl , fissava più int~nsa­ mente il colore ai poli, lasciando il centro del corpo batterico, quasi completamente scolorito, così da assumere l'aspetto simile a quello delle Pasteurelle. Anche il trattamento col Gram diede nei primi trapiant i in fil trato putrido, per alcuni ceppi, colorazioni incerte. Compiute le due serie stabilite di passaggi - in ,terreno putrido e in brodo comune - e ottenu~ le culture in agar di 18 ore, si inocularono otto lotti di cavie, tanti cioè quanti erano i ceppi da esaminare. Ogni lotto di 8 cavie, fu alla sua volta suddiviso in due gruppi di 4 cavie, pressoch.-. tutte dello stesso peso. Su questi due gruppi, furono fatte le definitive prove comparat·ive, saggiando su di uno, la y:H-ulenza del germe coltivato in substrato putrido e sull'altro1 quella del germe colth·ato nell'usuale brodo peptonato di carne. Le cavie vennero inoculate tutte in peritoneo e a dosi crescenti per stabilirne quella letale. La quantità prestabilita di patina batterica che doveva essere inoculata, veniva, al momento dell' uso convenientemente diluita in soluzione fi siologica sterile al 0,85 %. I risultati ott~nuti, sono riassunti nelle t.abelle che seguono. P er ogni cavia morta, ne fu sempre rigorosamente ricercata la causa, con sistematico esame necroscopico, microscopico e culturale; cosicchè, a.d eccezione della cavia N. 57, morta di polmonite, per tutte le altre, l'agente eziologico fu sempre accertato essere ìl germe sperimentalmente inoculato. Analizzando una per una le t.abelle che seguono - riassunt ive dei protocolli - si vede come degli otto ceppi batterici sperimentati, (lue - il B . Flex.ner e il B. coli - non hanno, anche ad alta dose, addimostra.to, dopo la serie di passaggi, nessuna azione patogena verso la cavia, tanto ~>c coltivati in brodo comune come in teneno putrido; altri dztt: - il B. pestis e il B. Typhi - hanno manifestato, sia in put rido como in brodo, pressapoco la stessa virulenza; di tre invece - il vibr. del colera, il colera aviario e l'aborto equino - si è notato un lieve aumento della patogenicità in favore di quelli provenienti dal terreno put rido; infine


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...,o s.. 8.

·~

o

> ce (.)

~

Quantità pa t ina

<> i3

batte rloatooculata

"' u ~o

gr.

.9

500

-"'

al

3

.,.,-

E R ITO

&:

<D

1/50 d i ansata

Sopravvive.

~

l /2il di ansa t a

Sopravvive .

t:J

Q)

c:l

1/25 di ansata.

Sopravvivo.

4

510

s ·c <D

1/5 di ansata

Muor~. dopo 8 giorni.

6

500

l a nsata

Muore ~opo 5 giorni.

8

490

c.o

~

Cl.

o

~C)

1/5 di ans ata

Muore d •.po IO giorni.

l ansata

Muore dopo IO giorni.

~ ...

t'l C'l

i o

o

~

..~

Vlbr. chohrae. 9

l 420 l

<P

l /IO di ansata.

Sopravvive.

IO

43'0

Il

l 410 l

1s::

l /5 di ansata.

Sopravvive.

12

410

13

l 420 l

8.·

l ansata

Sopravvive.

14

4 10

15

l 430 l

,g ·c o

~

(.)

5 ansate

Muore dopo 24 ore.

1

<P

1/ 10 di ansata 1 Sopravvive.

ls:: l 1/5 d i ansata. l Sopravvive . ...,o ·c ·<D

l

l ansata

l Sopravvive.

s> l

5 ansa te

l Sopravvive.

Cl.

o

16

420

l'li

c

r

~


Segue: TABELLA l.

8

Baet. typhl Ebertb. provenunte dal TERRENO PUTRIDO

proven~ àcd BRODO CO:r.roNE. -

Num. della

Peso

oavfa

17

~:!l -<>o ';; 'tl <O

Quantità p&tlna

., 'tl g batterica lnooulr.ta

gr.

c'l~

550

.....aS

Q)

-

-

-

~ "' g

Num.

Eli TO

dolJa

<> -

Peeo gr.

l ansata.

Sopravvive.

18

540

.•s...

2 ansate

Sopravvive.

20

560

o

5 ansate

d

560

21

540

23

640

8. > aS t)

- - · - - - ·- - - - - - -

Quantità patina

'tl ..

c

El!ITO

.gg hattcrlca l.nooulata àl o

oav!a

Q)

19

~-------

.9

Q)

1/4 di cultura

22

570

Muore in capo o. 20ore.

24

560

j

iiiQ)

l a.n ·ata

Sopravvive.

.s·cd

2 ansate

Sopravvive.

;

5 ansato

Sopravvive.

~

z

N

>

Q)

Sopravvivt~.

~

Ilo

o

o~

1/4 di cultura

Muore in capo a 6 ore.

...~ 8 ~

< ~

Bact. dll11nt. Flexner.

~

25 27 29 31

l 610 l l 1i90 l

o

iii Q)

~ ·c l 600 l Q)

Ilo

l 620 l

2 ansate

Sopravvh·e.

26

590

5 ansate

Sopravvive.

28

580

l /4 di cultura

Sopravvive.

30

600

1/2 di cultura

S ' pravvive

32

600

o

l>

~

.....aS l Q)

.s·c~ l Q)

Ilo

2 ansate

1

Sopravvive.

5 ansate

l Sopravvive.

l 1/4 di cultura l Sopravvi' e.

g l 1/2 di cultura l Sopravvive. CIS

o

~


Segue: TABELLA l.

Bac:t. c:oll c:ommune. provenut!U dal TERRENO PUTRIDO.

Num. della

Peeo

e&via

35

~g o

Q

gr.

33

.., 8 =o Quantità pat ina ~]

480 480

batterica lnooulata

o

....s

"'Il.

., .,

Num. EIIITO

della

=@ Peso

cavia

/1}.9

'a ~

provenUnle d'.ll BRODO NUTRITIVO COM'U NE •

39

500

520

o > ce C)

Quant ità patina

~g

batterica Inoculate

~o

gr.

.9

(/1

E s iTO

<D

Sopravvive.

34

480

'a ~

2 ansate

Sopravvh·e.

tS ansate

Sopravvive.

36

450

·;::

5 anRate

Sopravvive.

1/4 di cultura.

Sopravvive.

38

500

1/4 di cultura

Sopravvive.

1/2 di cultura

!)opravvive.

.o

!110

~

>

2 ansate

<D

37

~~

.s 8. o

l ~

t:l

...1.'1 o

~

Il'

~C)

1/2 di cultura

Sopravvive.

!5 o

§ < >

B aet. blpolarh avlaeptlc:us. l 520 l

l amata·

Sopravvive.

42

530

!:l

3 ansate

Sopravvive.

44

680

~

5 ansate

Muore dopo 8 ore.

46

540

1/4 di cultura

Muore dopo li ore.

48

560

43

l 600 l

-"'

45

l 650 l

Il.

47

l 570 l

41

<D <D

....s.. o

~

Q

~

l

l ansata

l Sopravvive.

ld l ...o

3 ansate

l Sopravvive.

5 ansate

l Sopre.vvh·e.

<D

...

8.o l > ~

I I/4 di cultura l Muore d rpo 7 ore.

1.'1

o

r

<O

<:1>


Segue: TA:BF.LLA l.

8 ~

Baet. paratyphl abortua equi. proveniente d2l TERRENO PUTRIDO. Num. P ce o

dellil

cavia gT.

49

ce ~ ::: o o -d:) o o

Num.

Quantlt,à pati na

.., " bat terica lnoculat,a

ESIT O

d olia

p~

cav ia

~E q)

prove·n ienu dal BRODO NUTRITI VO COMUNE.

gr.

430

GS

I ansata

Sopravvive.

15()

430

490

.,ot::

3 ansate

Sopravvive.

(\2

470

eu

51

400

53

·c

8. o

5 ansate

hluore dopo IO ore.

54

410

>

420

Q

Quantità patina

o ..,., batk rla.lnocu la t a

E S IT O

c8 ~

1/4 di cultura

?.1. durante la notte.

450

56

c.o d

~ ~

1

l o.naata

Soprav..-ive.

~

·;::

8 ansate

Sopravvive.

t;

Sopravvive.

o

q)

s 8.

5 ansa te

o

:> <IS

<IS

55

~~ o o.., :l

t,)

1/4 d i cultura

M. durante la notte.

~

~ M 111

! 8

§ Ba c t. pro te u m O X 11 57

l

540 l

59

l 510 l

61

l 5•10 l

63

l 550 l

q)

~ q)

.,ot::

lo

> <IS o

1/2 ansata

Muore per altra causa.

58

( f

e Il x).

~

550

l'l n

l

1/2 ansata

1 S pravvivE'.

.s l ·,:; Cl

l ansata

l S pravvive.

q)

GS Q)

J ansata

Sopravvive.

60

500

3 ansato

Sopravvive.

62

·550

' 8. l

3ansnte

l Muore dopo 24 ore.

5 ansate

M. durante la notte.

64

540

o > <IS

5ansnte

l i\Iuore d op o 20 ore.

Q

l

p


SULLA VlBULENZA DEI OJ::RMI COL TlVATl }-;çc .

963

uno - j} proteo - ha a l contrario manifestato una maggiore patogenicità dopo i passaggi in brodo comune, anzichè dopo quelli in filtrato putrido. Un altro fatto che richiama l'attenzione, è quello delle alte dosi mitdme letali, alle quali si è dovuto ricorrere per ottenere la morte delle cavie. Con ogni probabilità ciò dipende, oltre che dalla lunga permanenza dei germi di collezione nei comuni terreni di cultura, anche dalla notevole resistenza delle cavie adult.e, tenute in ottime condizioni di alimentazione e d'ambiente. Comunque un'effettiva virulenta,zione degli stipiti adoperat i non s'è ottenuta. La diversità dei risultati delle mie esperienze nei confronti di quelle del De Angelis, s'inizia con lo sviluppo piuttosto stentato degli stipiti coltivati in substrato putrido; in nessun caso, come già s'è accennato, s'è avuta una crescita rigogliosa, ciò che induce a pensare come il terreno adoperato, lungi dallo stimolare la moltiplicazione dei germi, rappresenti un mezzo di coltura poco idoneo agli stipiti adoperati. Neanche i germi isolati da. feci (Bact. typhi-Eberth, isolato dalle feci di un tifoso 2 anni innanzi- Bact coli commune, isolato dalle feci di un malato affetto da una sindrome dissenteriforme circa l anno fa) han din;wstrato di prosperare in modo parti· colare nell'ambiente putrido, dal quale vennero pure isolati molto tempo prima. Gli altri t re germi - B . disenteriae Flexner, B . proteum OX11, Vibrio cholerae - che pur in ·determinate circostanze si moltiplicano abbondantemente nel tubo intestinale, non hanno mostrato una particolare elettività per il substrato putrido. L'ipotesi suggestiva del De .Angelis, punto di partenza delle sue ricerche, che cioè il B. Coli, per la sua ubicazio· ne intestinale, potesse abituarsi passabilmente a un soggiorno piuttosto prolnngato « in vitro >> in ambiente putrido, non ci risulta confermata. Le alterazioni morfologiche e le modifìcazioni tintoriali notate in alcuni germi (B. disent. Flexner, B. proteum) poi farebbero pensare a eventuali fatt,oridisgenesici del terreno di cultura putrido che agivano da.p· principio sul germe stesso; in seguito poi il batterio si abit.uava forse al nuovo terreno e le modificazioni a-ccennate non si notavano più. Non si spiega tuttavia comè le medesime a lterazioni nei primi due trapianti in substrat.o putrido non siano state notate per gli altri germi adoperati, i quali non hanno minori esigenze biologiche. Per quanto riguarda il potere patogeno poi, quale valore si può dare al lieve aumento di esso osservato per il Vibrio cholerae, per il B. bipo· laris avisept icus, per il B. paratypbi abortns equi' Se si tengono presenti el alte dosi di cultura impiegate per avere .l'effetto letale, non c'è da stupir~i degli esiti ottenuti; in tali casi a-ecade di frequente di constatare ebe ripetendo le esperienze i risultati cambiano e diventano apparente· men te capricciosi, pure impiegando animali del medesimo peso e tenuti al medesimo regime. Ho voluto infatti r ipetere alcune esperienze. È stato allestito, eon le medesime modalità, dell'altro terreno putrido, ho inoculato altre due cavie (N. 65 e n. 66) per via endoperitoneale, la prima con 5 ansate di cultura di Vibr. Cholerae, proveniente da terreno putrido, la seconda con 5 ansate di cultura proveniente dal brodo comune. Nessuna delle due cavie è morta pur presentando entrambe nei primi due giomi segni evidenti di malessere (-ç-. tabella Il}.


964

SU LLA VIRULJ.~S ZA DEl GERMI COLTIVATI ECC.

TABE LLA 2.

G, rme Inoculat o J>TOV<'Di" Dte d nl t erreno p utr ido

Sede della

Quanti! l\

inocula l'.

Inocu lat a

450

V. eh !era <'

Cavo pt:riton.

!'l ansate

Sopravvin;•.

67

400

B. paratyphi a.bortus equi

Idem

3 ansa te

Sopravvive.

68

410

Idem

I dem

5 ansa te

Muore dopo 18 ore.

71

480

B. bipolaris avisepticus

Idem

3 ansate

Muore dopo 24 ore.

72

.520

I dem

Idem

5 ansate

Sopravvive.

73

420

Idem

Idem

1/4 di cultura

Quantità

Peso

Germe Inoculato proveniente dal bf'odo comuM

Sede della

Cavia

lnocnlaz.

Inoculata

Ca\' 18

Peso

N.

gr.

65

N.

gr.

E s JT O

/

Muore dopo 8 ore.

E S ITO

: fl6

430

V. cholerae

Cavo periton.

5 ansate

Sopravvive.

69

440

B. paratyphi abortus equi

Idem

5 ansate

Muore dopo 24 ore

70

500

Idem

Idem

1/4 di cultura

M. durante la notte.

74

450

B. bipolaris a.visepticus

Idem

3 ansate

Sopravvive.

75

410

I d em

Idem

5 ansate

M. duran te la n c.t te.

76

460

Idem

I dem

1/4 ùi cultura.

Muore dopo 10 ore.


SULLA VIRULENZA DEI GERMI COLTIVATI ECC.

965

E ancora sono state inoculate 4 cavie (n. 67-68-69-70) nel cavo peritoneale: la prima. con 3 ansate e la seconda con 5 ansat~, di B. paratyphi abortus, proveniente dal putrido, la. t~rza. e la quarta rispettivamente con 5 ansate e con Y.t di cultura del medesimo germe, proveniente dalla cultura in brodo. La cavia 67 sopravvive, la cn.via. 68 muore dopo 48 ore, la cavia 69 muore dopo 24 ore, la cavia 70 muore durante la notte (v. tabella II). Altre 6 cavie (N. 71-72-73-74-75-76) sono inoculate per via endopetitoneale con B. bipolaris avisepticus proveniente sia, dal terreno putrido che dal brodo comune, gli esiti sono indicati nella tabella II. Queste variazioni avvengono spesso quando il germe non ha. una spiccata virulenza per l'animale sul quale si prova, quanto dire che l'animale non è naturala1ente rccet.tivo al germe stesso e sono quindi necessarie dosi notevQlmente elevate di cultura per provocarne la morte; ma in qnef;to genere di ricerche non si t iene spesso il debito conto delle alterazioni locali e generali clte eventualmente si inducono nell'animale, senza tuttavia arrivare all'esito letale, a.lterazioni che però è difficile apprezzare esat.tamentt>, a. meno che non si sacrifichino le cavie a periodi diver1!i di tempo. Si può soltanto constatare le condi?.ioni di beneRsere o di malessere dell'animale (pelo arruffato, immobilità, rifiuto del cibo, deverimento) c In temperatura rettale. Ora negli animali, che han sopravvisuto all'inoculazione dei ,~ ari germi, l 'os:;ervazione giornaliera non mi ha. permesso di osservare che qualche fugace rialzo termico; è da penRare quindi che non abbiano risentito alcun apprezzabile effetto dannoso al batterio iniettat·.o. Bisogna poi tener conto nell'a~serito accresciuto potere patogeno di un germt>, della durata che tale esaltata virulenza conserva in vitro nei su(·cessivi passaggi : se cioè si ha da fare con un fenomeno del tut,to transitorio o con un fatto relativament~ stabile. La letteratura ci foruisce diversi esemIli di improvvisa e inesplicabilt> esalt.a.zione di virulenr.a di germi non sporigeni, che avevano tlimostrato, in prect>dt'nti ricerche, di essere del tutto svirulentati, e di stipiti a.bbandonati per molti mesi su terreni n utrit.ivi semi~ssiccati, origin:uiamente patogeni, che era da presumf.'re avessero JJerduta ogni virulen7.a. Riesce assai difficile di dare umb spiegazione esauriente sulla. sconcordau7.a tra i ris ultati descritti dal De Angelis e i miei. Non è possibile dire quanto possa. avere intluito la diverRit·à dt>gli st.ipiti adoperat.i o qualche piccolo pa,rticolaJ'e di tee.nira.- perq nanto questa- appare molto s~·rnp li<·.(~ ­ non ricordato nella nota )Jreventiva delr.A. s., il fenomNJO avesse camttero di ordine generale - come pensa il De Angelis - nelle mie espt' rienr.e col R. coli e c>ol R. trvhi, gemù ehe furono pnre ;;ag~iati d<•ll',\ntore, ~> i sarebbe d0V11to avprez7.n.r e in manie.ra evidrnte l'e;;a 1hM ione della virulenza. Q.ualC'he inflnen7.a (per q11anto lieve) a.vr:'\. forile potuto avere, come ho ~ii\. accennato, l'et:\ e il peso dt>llc éade da, me aòopentte, sensibil men te, maggiorP di qnollt• impil'gate dal De Angeliil (300-3!'i0 gr.). BiRognerebbe conosrert> con esatter.za quale è la costitu:done c>himka t> fi;;ico-eltimira. dP.l terreno pntriclo; i: De Angelis pensa, che si d<',·e alla }1ll 3 ed ai composti awtati, di C11i le nwtPrie )'n1ricll~ 1;0JIO rir·chP, il ri t mo più celere della moltiplka7.ione mirrobic-a c la forma1.ione di ~o<:tan1.1~ aggrP~Si>c particolarmente effirac·i , elle restituiscono a.l gwme la. virnl~>nr:t p erduta, ed anche for$e ai vrodotti d<•l metabolismo batterico, Jlartico!<tr·


966

SULLA VlRIJLE NZA DEl OJ'RMl COLTIVATI ECO.

mente dei saprofìt.i, ai quali è dovuto · il processo di moltiplicazione. ~{a tutto ciò attende una dimostrazione. È noto dai numerosi lavori apparsi sulle diverse associa.ziolÙ micro. biche in vitro e in vivo, come sia oscuro l'intimo meccanismo per cui un dato germe resta inibito o stimolato in vitro se coltivato con altro germe o nel suo filtrato, e acquisti maggior virulenza o addirittura la perde se inoculato negli alÙmaH in associazione col germe o col filtrato attivante, o col germe o filtrato antagonista. I risnlt:a.t.i di tutta questa vasta serie di riCP-rche, compiute dai primi inizi dell'era batteriologica ad oggi, se appaiono tn.lvolta brillanti, non sono sempre concordi, spesso sono anzi contra.dittori: comunque sono difficilmente Rpiegabi!i. Non si vuole qui ricorda.re le esperiE-nze fatte dai divexsi Autori, che si sono occupati dell'argomento, chè ci porterebbe troppo lontano: si pnò dire tuttavia, in linea generale, che non sembra che i saprofìt.i della putre fazione o i loro prodott.i nelle culture liquide filtrate, esercitino un'influenza attivante in vitro su un gran numero di germi asporigeni e una sinergia in vivo, tale da costituire un fatto st.abile e sicuramente accertato. In qm~flto Laboratorio poi, sono stat-e compiute anche delle ricerche comparative, coltivando per una lunga serie di passaggi alcuni batt-eri (B. typhi, B. paratyphi A, Stafilococco piogeno aureus, Proteus X 11, B. coli) in un terreno putrido così preparato: un infuso rli fegat.o rli bue, tenuto in ghiac.c.iaia. per 24 ore, era. filtrato dapprima su carta e quindi su candela Berkefeld N. Dist.ribuito in tubi in proporzione di 10 cm3 e accerta.ta la sterilità del mezzo cultura.le, si insemeD?.ava. uno stipite di B. putrificus verrucosus (B. sporogeneR) Zeissler: fatto il vuoto e chiusi alla fiamma i tubi si ponevano in termostato a 37 °. Il B. putrificus verrucosus si sviluppava rapidamente : dopo 3 giorni di permanenza in termostat·o, si versava il contenuto di tutt.e le provette in un rnatraccio, si filtrava su carta, si aggiustava il pH a. 7,4 e quindi si filtrava su candela Berkefeld N. Ottenuto il filtrato putrido si distribuiva in provette e se ne accertava la. sterilità, dopo un'osservazione di 48 ore in termostato. Su questo substrato si sono coltivat i i germi suddetti in una serio di ott.o trapianti, distanziati di 4 giorni l'uno dall'altro ; si procedeva quindi come per le precedenti ricerche. Non ripeto per brevità i protocolli: dico soltanto che anche con questo t ipo di terreno putrido. in 6 esperienze, adoperando 4 lotti di cavie per ~iascuno, non si è conl!tatata una Vir ulentazione dei germi impiegati. CONCLUSIONI Dalle mie indagini, eseguite per parecchi mesi e su un totale di 100 cavie, non risulta che il substrato putrido~ proposto dal De Angelis, esalti la virulenza dei germi adoperati. Un altro t ipo di terreno liquido putrido impiegato s'è dimostrat.o ugualmente inadat to ad accrescere il potere pat.ogeno degli stipit.i ricordati. Riesce a!;sai difficile il potere spiegare i motivi di questa di>ersità. di risultati: le ipotesi, fatt.e per indagare quali possano essere i fattori che li han determinati non sono sufficient i a chiarire il fenomeno, che si ricollega all'intimo oscuro meccanismo della biologia dei germi.


RIVISTA SINTETICA OSPEDALE MILITARE DI ROMA Direttore: tenente colonnello medico G I ULIO MASSERANO

SINTOMATOLOGIA DELLE INTOSSICAZIONI DA AGGRESSIVI CHIMICI Conferenza del maggiore medico Giorgio Giorgi t;.enuta presso il Sindacato Medico Fascista di Roma

Sotto la denominazione di aggressivi di guerra, impropriamente detti gas a.sfìasianti, vengono compresi tutti quei comp<>sti chimici di impiego bellico, i quali allo stato di vapore o allo stato liquido o di piccole particelle solide, hanno la propdetà di agire direttamente sull'organismo umano, inducendo alterazioni te.li da produrre la morte o creare una invalidità per un tempo più o meno lungo. Quindi le sostanze chimiche di guerra rapprest>ntano ili1.l punto di vista bellico un nuovo mezzo vulnerante e costituiscono l'arma chimica; mentre dal punto di vista. sanitario queste sostanze si debbono considerare quali agenti etiologici di processi mor~si , in quanto inducono nell'organismo alterazioni patologiche più o meno gravi. Non tutt;.e le sostanze tossiche si prestano ad essere impiegate come aggressivi; una grande limitazione a questo impiego è imposta da diversi e importanti requisiti cui un buon a.ggressivo di guerra deve soddisfare. Essi sono: l ) produrre sull'organismo azioni fisio-patologiche notevolmente energiche; 2) avere allo stato di vapore una densità superiore a quella dell'aria; 3) reagire difficilmente con l'acqua, coll'umidità. dell'aria e del terreno e non essere ossidabili dall'ossigeno atmosferico, di facile preparazione, non molto costosi e relativament;.e facili a maneggiarsi. Durante la guerra mondiale furono impiegate una cinqu.a.ntina di sostanze; ma molte di esse, non avendo corrisposto, vennero abbandonate, tantochè in ultimo solo una dozzina ebbero largo impiego, mentre una, la letoisite non fece in t;.empo ad uscire dal !laboratorio per il sopraggiungere dell'armistizio. Ebbero pure azione aggressiva alcune sostanze gassose non impiegate deliberatamente a scopo aggressivo, ma prodottesi per lo scoppio di forti cariche esploSlVe specie in ambienti chlusi come i vapori n:itrosi e l'ossido di carbonio. CLASSIFICAZIONE. - Gli aggressivi chimici vengono classificati secondo criteri diversi: Be()ondo il criterio chimico, secondo il crit~rio fisico, secondo il criterio fisiopatologico o biologico, secondo il criterio tattico. Però nessuna di queste classificazioni risponde a criteri veramente razionali. Noi seguiremo la classificazione fisiopatologica, secondo la qu.a.le tutti gli aggressivi vengono suddivisi in quattro categorie in rapporto alla loro prevalente azione biologìca. Secondo questa classificazione vengono raggruppati nei seguenti gruppi: l.) aggressivi chimici a prevalente azione soffoc.a nte; 2.) aggressivi chimici a prevalente azione vescica.toria; 3.) aggressivi chimici a prevalente azione irritante, distinti a loro volta in lacrimogeni e in starnutatori; 4.) aggressivi chimici a prevalente azione tossica.


MS

SINTOMATOLOOIA DELLE I NTOSSICAZIONl ECC.

B isogna però tener p resente che, se vi sono delle sostanze che hanno u.nadecisa e primitiva azione sull'albero respiratorio, d eterminandovi delle lesioni più o meno gravi, come per es. i soffocanti, esistono pure degli aggressivi appartenenti ad alt.r i gruppi che possono, in determinate circostanze ed in date concen trazioni. avere anch'essi azione soffocant~; mentre quelli ad azione soffocante possono avere azione irritante e tossica; ed ecco perchè nella loro classificazione viene adoperata la dicitura a prevalente azione soffocante.

J. AGGRESSIVI CHIMICI A PREVALENTE AZIONE SOFFOCANTE. In guerra. furono adoperati come soffocanti il cloro, il josge:ne, la. cloropiorina, i chetoni bromati, il cloroformiato di rnetile mon~-bi-triclorurato, il solfato dimetilico, le miscele di cloro e fosge:ne, dì cloro e clompitrina, ecc. C-ome soffocanti possono consi· derarsi che agiscano anche il cloruro e bromuro di cianogeno e i vapori nitrosi. Le sostanze di questo gruppo agiscono con prevalenza sulle vie respiratorie, BUlle quali determinano delle lll8ioni tali da prodtwre l' asfìs8ia. I soffocanti presentano però mE>ccanimli patogenf:tici variabìlì, potendo alcuni agire elettivamente sul tratto respiratorio superiore o su quello inferiore o su tutti due in una volta; p erò presto o t.a.rdi, ad un momento d ell'evoluzione clinica., la fenomenologia assume un aspetto quasi identico e poco differenziabile. I quadri sìntomatologici d eterminati dagli aggressivi soffocanti, per quanto siano simili, pure non sono ide ntici, perciò descriverò prima. i principali sintomi dell'aggressivo tra i soffocanti che ebbe maggiore impiego militare, che &il fosgene, e poi le caratteri~ tic hP f o lo !lì alcun i fra i p i•'• import an H appartenenti allo sto:;> o gruppo. FosoENE - Il fosgene, che è un ossicloruro di ca1·bonio, a contatto con gli umori d ell'organismo si scinde fo1mando acido cloridrico e anidride carbonica. La. dose letale per l'uomo è di mg. 45 per m 3 • d'aria. dopo 10 minuti di esposizione. Il suo meccanismo di azione consiste essenzialmente nel blocco degli alveoli polmonari per effotto dell'edema. polmona1·e che viene ad ostacolare gli scambi gas· sosi. Secondo l'espressione di un autore: l'amma.lato affoga nel 8'1~0 stesso liquido. Noll'intossica.zione da fosgene si possono avere tre forme cliniche: l. ) forme gravissime fulmùw.nti;

2.) forme piu o ·meno gravi; 3.) forme lievi. Naturalmente queste tre forme cliniche non sono che tre aspetti pir1 importanti intòrno a cui possono raggrupparsi i numerosi e vari grndi dell'intossica.:r.iòne. La forma f~tlmina.nte è piuttosto rara; la. morto si ba in pochi minuti. Si manifesta in individui f':;posti di sorprP!"a a ll'azione del fosgene in altissima concentra· zione, privi di qualsiasi protezione e in locali chiusi ove scoppi un proiPtt.ile carico di fo;,;gC' nc. La. concf'ntrazion<' dt>ll"nj:!grC'!>sivo in tale caEo è così elevata, che il colpito ha appena il tompo di csc·guire qualche movimento disordinato prima di cadere a. torra. Esso può presentare fuoriuscita di liquido schiumoso dalla bocca e dalle m~rici, indico d ell'ed ema polmona.re Ùt' t<'rminatosi in modo acutissimo. Più rara· mento qu<·st'Nkma manta d(') tutto <'alla autopsia non si riscontra alcuna lesione; la morte in tal ca:;o se-mbra sia ùovuta. ad una inibizione rifiC'ssa sui cent,ri respiro to ri o circolo.tori.


SINTOMATOLOGIA DELLE INTOSSICAZlO-:fl ECC.

969

Le forme gravi sono le più frequenti e trovano la loro base anatomica nelle caratteristiche lesioni del sistema bronchiolo-alveolare e n elle alterazioni tosai--meccaniche dell'apparato cardio-va.sale. Ne lla evoluzione delle forme gravi si distinguono tre periodi successivi: periodo iniziale od irritativo; periodo di remissione; periodo di stato od a.s{iUico. • l. Il periodo iniziale od irritativo è caratterizzato de. arresto immediato del respiro, de. senso di costrizione e di bntcio.re alla gola e al torace, de. dolore retro· sterna.le e da stato di angoscia. Tali sensazioni spingono il colpito a sbarazzarsi istintivamente di tutto ciò c he gli stringe il collo e il tronco. Si manifesta. nello stesso tempo tosse stizzosa, spasmodica, estremamente penosa.; spesso esistono i segni di irritazione oculare. Alcune volte il periodo irrit.ativo può passare quasi inosservato, specie se il fosgene ha agito in concentrazione non elevata e quando il fosgene non è mescolato ~on altri soffocanti. In questi casi si avverte solo una p asseggera costrizione alla gola accompagnata de. stimolo di tosse; ma tutto scompare appena. il soggetto viene portato in ambiente puro. 2. Nel perio<Lo di remissione, c he può anche mancare, l'edema polmonare è in via di formazione. Quando il paziente è stato sottratto all'azione del fosgene e portato in ambiente puro, tale periodo può durare da qualche ora. sino anche a 48 ore. Vi è una tregua di tutte le manifestazioni morbose. Lo stato angoscioso e la. tosse cessano, non residua che un po' di astenia ed una se nsazione dolorosa localizzata. a livello dell'inserzione del diaframma o ne lla regione retrosternale, che si desta. negli atti de l respiro. Non si rivelano in genere fatti obbie ttivi apprezzabili a carico di vari apparati cd orgnni. Tutto ciò può trarre in inganno il gassato e il modico, perchè in queste condi· zioni il colpito può recarsi de. sè al posto di soccorso. Però, dopo un certo periodo di tempo più o meno lungo, egli può morire improvvisamente per edema polmo· nare a cuto. Talora è bastato 'Uil. piccolo int.ervento chirurgico, un raffreddamento corporeo, uno sforzo anche banale, o anche l'ingestione di pasti copiosi, per indurre in questi soggetti in stato di apparente benessere, fenomeni gravissimi di asfissia acuta per edema. polmonare. 3. TI perio<Lo di 8tato o a.s{Utico corrisponde all'edema polmona.re conclamato. Si aggrava l'astenia già. manifestatasi ne l periodo irritativo,l'aspetto del colpito è triste, apatico; vi è dispnea più o m eno intensa; talvolta. si manifesta cefalea. Altre volte l'ammalato è irrequieto, agit.ato, in cerca di aria; assume il decupito ortopnoi· co. La. faccia è pallide., (cianosi paUida) oppure cianotica. (cianosi bleu). Può fuoriu· acire schiuma sanguinolenta. dalla bocca e daUe narici. Talvolta. s i constata. enfisema. sottocutaneo al collo, al petto e agli arti superiori; le estremità. sono fredde e tutto il corpo è coperto di sudore. In genere vi è febbre più o meno elevata., per 2-3-4 giorni, per cadere in quinta. giornata. nei casi che volgono a. guarigione. Se invece la febbre persiste, si deve pensare a. complicanze microbiche a carico dell'apparato respiratorio. L'esame isolato dei vari apparati ed organi in questo periodo dà. i seguenti risultati: l. A carico deU'apparato respiratorio la tosse, quando esiste, come avviene nel ~ggior numero delle volte, è stizzosa, spasmodica, penosissima; quando manca, si può vederla apparire quando il malato tenta di parlare o fare un qualsiasi sforzo o si sottoponga a cause perfrigere.nti. I fenomini fisici variano a seconda che s i è di fronte ai s egni primat·i d ell'in• 5-

Gio.-nale di medicina militare.


970

SlNTO.M.ATOLOGIA DELLE DTTOSSICAZIONI BCC.

tossicazione o invece a quelli dati da complicanze ~ndarie Bogiatiche. Nel prim<> caso si possono avere i segni isolati o a.ssociati dalle due forme morbose; della eongutione polmcmare e deU' edema polmonare. La oongutione polnwnare in genere precede ed accompagna l'edema polmonare, mentre nei casi lievi può essere l'unica espressione dell'avvenuta intossica· zione. L'edema polnwnare è il complesso sintomatico più importante nelle intossicazioni da asfissianti in genere e da fosgene in specie. Esso, latente nel periodo eli remissione, si riconosce facilmente quando è conclamato per la sua caratteristica e abbondante espettorazione costituita da liquido sie.roso, scbiumoso e tinto di sangue simile al succo di prugne. Di solito l'enfisema polmonare a placche, accom· pagna l'edema; la sua fenomenologia in genere scompare davanti al prevalere di quella dell'edema ed è secondario alle difficoltà della respirazione prodotte dallo spasmo bronchiale o dagli sforzi della tosse. I fatti a carico dell'apparato circolatorio sono in massima parte in stretto rapporto con le lesioni polmonari da cui dipendono. Dobbiamo prendere in considerazione i due tipi di cianosi già accennati: la oiano8i bleu o rossa, la oiano8i pallida o plumbea. La cianosi bku è caratterizzata dalla cianosi della faccia del collo e del petto, da polso pieno a pressione più elevata del normale, con frequenza intorno a cento. La oiaMBi paUida è invece caratterizzata da pallore, polso frequente intorno ai 150, bassissima pressione sanguigna, esp1·essione d'intensa dilatazione cardiaca. Questi due aspetti rispondono a due gravi e diverse 001ldizioni circolatorie ed hanno it~dù;azioni terapeutiche differenti. Entrambi gli aspetti Bono in funzì<Jm dell'anoBBiemia che è costante tlel.Ze due forme di cianosi. Non mi dilungherò sulla patogenesi di queste due forme di cianosi, ricorderò solo che nella cianosi bleu vi è diminuzione dell'ossigeno nel sangue arterioso, m entre è aumentata. l'anidride ca.rbonicà, sicchè praticamente il sangue è tutto venoso, accompagnata. da. vaso-dilatazione dei capillari che dà la. caratteristica colorazione cianotica. Nella. cianosi pallida, più grave della precedente e quasi sempre mortale, esiste ugualmente uno stato anossienico grave, ma con caratteristiche diverse, in quanto il contenuto di anidride carbonica nel sangue è molto ridotto, per cui il sangue arterioso non p rende i caratteri di quello venoso. Vi è cioè nel sangue degli individui che presentano cianosi pallida contemporaneamente deficienza. di ossigeno e deficienza di anidride carbonica accompagnata da spasmo dei capillari periferici, che dà al viso il caratteristico pallore. La cianosi pallida èpiù frequente nell'asfissia da fosgene. A carico del cuore generalmente si rileva una più o meno sensibile dilatazione. A carico della pressione arteriosa e della frequenza del polso si hanno variazioni diverse a seconda della gravità del caso, se cioè siamo di fronte al1a ciano8i pallida o alla cianosi rossa. Nelle condizioni del sangue si riscontra un aumento apparente del numero dei globuli rossi , dei globuli bianchi, del tasso emoglubinico e della viscosità, per perdit-a. di plasma; si ha cioè un ispessimento in toto del sangue. A carico dell'apparato digerente si rilevano disturbi rappresentati da anoressia~ senso di poso allo stomaco talvolta seguito da vomito precoce, il quale infiuiBoe jaoorewlmente .ml decorso deU'avtJeknamento, poic.M sembra faciliti r~ del· liquido che ingombra l'apparato respiratorio. ve~ quindi favor-ito e provocato. A carico dell'apparato urin<~rio si può notare oliguria e nei casi gravissimi ancb& annria.

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SINTOMATOLOGU DELLE lNTOSSICAZIONI ECC.

971

A carico delsi8tema nerooso oltre all'astenia., alla. depressione o a.ll'eccita.ment<>, alla. cefalea., alla. sonnolenza., talvolta si nota uno st.a.t<> d'incoscienza.. Questi sono per sommi capi i sint<>mi che si riscontrano nelle forme gravi d 'int<>ssicazione da. fosgene, che sono le più frequenti. Nelle forme lievi le reazioni polmona.ri non sono violente e gravi. Si può avere un tipo bronchiale caratterizza.w da. bronchite diifusa senza. febbre; un tipo gastroenterico caratterizzato da. nausea, vomito, dolori addominali, costipazione; ed un tipo nerooso caratterizzat-o da. cefalea int.ensa, dolori al rachide, astenia fisica e psichica.. Da.t<> quest<> rapido sguardo alla sint<>ma.t<>logia del più importante dei soffocanti, passiamo a vedere quali differenze esistono nella. sint.orna.t<>logia. di alcuni degli aggressivi appartenenti allo stesso gruppo. CLORO. Altro import.a.nte aggressivo soffocante è il cl&o. L'azione d t>l cloro è logata alla sua proprie tà. di sottrarre l'idrogeno da.U'a.mbiente organico, formando acido cloridrico. n cloro inoltre provoca. indirettamente delle ossidazioni perchè, appropriandosi dell'idroge no dell'acqua dei tessuti, libera ossigeno att.ivo. La dose letale pe r l'uomo è di mg. 4 pe r litro d'aria, dopo 30 minuti di esposizione. Secondo la concentrazione si hanno quadri clinici differenti: a fortissime concentrazioni si hanno le forme gravissime fulminanti con fenomeni sincopali per inibizione riflessa sui centri respiratori e circolatori. In altri casi la. morte è meno improvvisa.; si hanno i gravi fenomeni di soffocazione sogtùti da. qualche profonda inspira.zione. In quest<> caso la. faccia diviene n erastra., le labbra bleu verdastre, mentre la. pelle può assumere la tinta verdognola. Nelle forme gravi si manifestano in linea generale i sint<>mi già descritti per il fosgene, però, con prevalenza dei fatti irritativi a carico del primo tratt<> respiratorio: cioè vivo bruciore e dolori' retros ternale, sensazione di amaro in bocca, tosse spasmodica., violenta, con abbondante espett<>ra.zione schiumosa., bruciore alla gola, fenomeni spiccati di bronchite, con spasmo dei muscoli bronchiali e spesso della. glottide, per cui si manifesta stenosi dei bronchi con ostruzione del loro lume per produzione di essudat<>; se il cloro riesce ad approfondire la sua azione sino agli alveoli polmonari, si manifesta l'edema polmona.re, enfisema polmona.re e spesso enfisema sottocutaneo al collo. Produce anche intensa irritazione congiuntiva.le. Il periodo di remissione si manifesta più raramente ed è pochissimo accentuato. Nell'intossicazione da. cloro si ha con più frequenza. la cianosi bleu, che quella pallida.. NeUe forme liet--i si hanno fenomeni di irritazione delle prime vie respirat<>rie. CLoROPICRINA. La cloropicrina, impiegata su larga scala come soffocante ed anche come lacrimogeno, è un forte irritante delle mucose, mentre ha anche una spiccata azione tossica generale, specie sul sistema. nervoso centrale e sul mioca.rdio. Alla concentrazione di mg. 19 per m " d 'aria produce la morte dopo un minuto di esposizione. A differenza del fosgene e del cloro, la cloropicrina è molto stabile anche a contatt-o con i tessuti e non si idrolizza mai. Ha. azione cumulativa in modo che espo· sizioni lunghe a concentrazione ba.ssa. può da.re ugualmente lesioni mortali. Le lesioni fondamentali da cloropicrina. consistono in una necrosi dell'epitelio bronchiale in tutta la. sua est~nsione, e in un grave edema polmonare che si forma più rapidamente che col fosgene. Essa esercita anche un'azione esterna irritante, e allo stato liquido, sulla pelle può dare eritema, ustioni di secondo grado ed ulcera.zioni che con facilità si infettano secondariamen te.


9i2

SlNTO~fATOLOCIA

D ELLE INTOSSICAZIONI ECC.

Sugli occhi, allo stato di vapore determina congiuntivite, mentre allo stat.o liquido produce ulcerazioni corneali. La cloropicrina. quindi compendia le lesioni da cloro e da fosgene, perchè agisce contemporaneamente sia sui primo che sul secondo tratto respiratorio. Essa è anche emetizzante p er cui nel quadro clinico accanto ai sintomi respiratori e di irritazione oculare , si manifestano fatti anche a carico dell'apparat.o gastro-enterico. Tralascio di occuparmi degli altri soffocanti, i quali presentan() una sintomat.ologia simile a quella descritta. CoMPLicANzE. - Nelle intossicazioni da soffocanti hanno molta importanza. le complicanze ch e possono insorgere a carico dei vari organi ed apparati e che sono responsabili delle morti tardive. A carico dell'apparato respiratorio si riscontra l'enfisema polmonare che suole accompagnare le manifestazioni primarie dell'intossicazio!le. Successivamente si manifestano le complicanze microbiche rappresentate da bronchite, broncopolmonite, polm.onite ma.sBiva, pleurite purulenta, e più raramente a.sce.s8i e can<:rena polmonare. Tali lesioni insorgono più o meno precocemente e rendono il decorso più grave. Esse hanno la stessa fenomenologia delle lesion i dovute alle cause comuni. A ca.rico deU'wpparaeo digerente non si hanno in genere complicanze particolarmente gravi nelle intossicazioni da asfissianti. A carico dell'apparato cardio-vasale e della crasi sanguigna si riscontra una spiccata tendenza, specie nell'avvelenamento da fosgene, a fo:rmazione di trombi e d i emboli i quali sono responsabili di infarti di organi interni, di cancrena degli arti. Diagno8i. - Non è difficile diagnosticare un'intossicazione da sostanze aggressive a prevalente azione soffocante, se si tiene presente la sintomatologia caratteristica e specialment~ l'aspetto del colpito. Se il colpi~ ha a\'Uto tosse, lacrima.zione, sensazione di angoscia.., di costrizione toracica, e questi sint.omi hanno avuto una remissione, dopo che il soggetto è stato allontanato dalla zona infetta, sarà logico pensare alla intossicazione da fosgene, tanto più se il colpito avrà percepito odore e sapore di foglie marcie, o di cioccolato guasto, o se avrà una spiccata perversione del gusto e ripugnanza del tabacco. Se invece l'in.<>orgere dei sintomi irritativi oculari e respiratori è stato più improvviso e violento, se il colpito ha la bocca amara, vivo bruciore nel primo tratto respiratorio, spasmo laringco e dolore retrostemale, si pensi invece a.l cloro. Nell'intossicazione da cloro e da composti alogenati del cianogeno, nell'intossicazione da iprite e lewisite, prevalgono i fatti a carico del primo tratt.o respiratorio, mentre nell'intossicazione da fosgene, vapori nitrosi, prevalgono i fatti a carico del secondo tratto respiratorio: L'interessamento di ambedue i tratti respiratori con vomiti precoci, tosse forte, stizzosa e spasmodica, irritazione oculare intensa, si osservano nell'intossicazione da cloropicrina. · È imporlante Btabilire precocemente la diagrw8i da aoffocanti, peroM un trattamento precoce e un pronto aoccorso appropriate può rappresentare la salvezza di un'alta percentuale di colpiti. II AGGRESSIVI CHIMICI A PREVALENTE AZIONE VESCICATORIA, Gli aggressivi a p revalente azione vescicatoria comprendono quei com posti chimici che producono sulla cute eritemi, veacicM e necro8i pib. o m eno estesa e · sulle mu cose alterazioni necrotiche con produzione di p8etldomembrane.


SIN'TOMATOLOOU. DELLE D;TOSSl CAZIONI E CC.

973

Hanno azione vesc ica.toria. sopratutto l'Vprite, o gas mostarda, che è un solfuro di etile bidorurato, lalewi~ o rugiada d "'lla morte , che è w1 miscuglio di tre clorovinilarsine e l'etildicloroarsina. Quantunque qul'ste sost,nnze appartengano a gruppi chimici molto diversi, tuttavia ve ngono tro.tta.to insieme in re lazione alla loro grande analogia lesionale . lPRITB. L'iprite è un tossico cellulai·e che ha: l 0 un'azione loc.ale di contatto che colpisce gli occhi, la. cute e le mucose in gen ere ; 2° un'azione generale tossica d'Msorbimento ch e inte ressa più o m eno tutti g li organi La. velocità d'nssorbimento cutaneo d ell'iprite è conside revole e avviene in pochissimi minuti. Le lesioni prodotte da questa. sostanza. hanno la caratteristica di non manifestarsi subito dopo l'avvenuto cont-1\tto, ma dopo un periodo di latenza ch e va da 2 a 12 ore a seconda della concentrazione e a seconda se ha agito sotto forma di vapore o sotto forma liquida. Il m eccanismo d 'azione d ell'iprite è legato Il l suo alto coC>fficiente di solubilità n ei grassi, sopratutt.o ne i lipoidi, in virtù d el quale l'ip1·ite penetra con grande rapidità n ei t essuti. A contatto con l'acqua del protoplasma c ellulare, si idrolizza sviluppando acido c loridrico e tiodiglicol che è inattivo. L 'azione n ecrotico-Rogistica. che colpisce l'epidern~ide, i t essuti del corion e particolarmente gli endoteli de·i va8i, è dovuta a questa produzione endocellulare di acido cloridrico libero e allo stato n ascentE>, il quale produrrebbe lesioni irrever• sibili culminanti nella necrotizzazione d e l protoplasma d elle cellule colpite direttamente, e in lesioni cotl8'Ìstenti in menomazioni funzionali durevoli deUe cellule più moine, pe r le quali tali cellule non sono più capaci di reazioni normali riparatrici. Questa è la teoria più generalmente accettata. sulla. patogenesi dell'iprite. La. concentrazione letale per l'inalazione dei vapori d 'iprite è mmg. 0,07 per litro d'aria, per 30 minut.i di esposizione. Sn.--rOMATOLOou.. La fenomenologia dell'intossicazione da iprite si svolge attraverso due periodi caratteristici: l o periodo di latew:a; 2° periodo delle ma-nifetJtazioni cliniche. Il periodo di latenw va dal mome nto d ella contaminazione al momento in cui compaiono le prime manifestazioni cliniche, le quali possono tardare da 2 a 12 ore. Più forte è la concentrazione del tossico e più rapidamente si hanno le prime manifestazioni. Le lesioni prodotte dall'iprite si 81Jiluppano quindi i?l8idio8arrnmte, senza al&tma manifestazione eubbieUiva ed obbiettiva durante il detto periodo di latenza piu o meno prolungato. Il periodo delle manifestazioni cliniche va dal momento della comparsa d elle lesioni ipritiche e comprende tutto il d ecorso di esse. Prendiamo ora in esame la sintomatologia d e i vari apparati ed organi. A carico d egli occhi sì osservano tutti i gradi d ella congitmtivite. Il paziC>nte si lamenta di peso e dì punture agli occhi, lacrimazione, fotofobia.. La congiuntiva bulbare si mostra arrossata dapprima in corrispondenza della rima palpebrale, l'arrossamento si diffonde poi a tutta la congiuntiva, si hanno cioè tutti i segni di una congiuntivite catarrale, alla quale possono associarsi lesiQtlÌ corneali. Nei casi più gravi si manifestano i segni della congiuntivite purulenta o pseudofìbrinosa con dolore acuto, urente, diffuso anche alla regione pre·orbitaria. Le lesioni dei mezzi oculari profondi, possono solo manifC>starsi dopo avvenuta la perforazione dell'ulcerazione corneale. l Bintomi cutanei sono i più caratteristici; essi si verificano nella maggioranza


974

SINTOMATOLOGIA DELLE INT088ICAZIO:s1: ECC.

dei oasi di ipritizzazione, sia. che l'iprite abbia. agito sotto forma. di vapore, sia. che abbia. agito sotto forma. liquida. Quando ha. agito sotto fonna. di vapore la manifestazione clinica. pitl. importante è in genere rappresentata. dall'eritema; la. sua distribuzione è irregolare e rispetta. in genere le parti coperte dalla. maschera, dalle bretelle, dalla. cintura, dalle scarpe. Alcune parti sono pitl. predisposte all'azione dell'iprite; sono quelle ove la. cute è pitl. sottile o pitl. umida. per la. tra.suda.zione (viso, collo, ascelle, pieghe inguinali, perineo, scroto, pene). Le zone di eritema. sono uniformemente tumide e rosse, impallidiscono alla. pressione digitale e rassomigliano all'eritema solare, anche per il bruciore che le accompagna. Talvolta. sono anche pruriginose; successivamente il colore passa al rouo ramerico e poi al brunastro. Quando l'iprite ha agito sotto forma. liquida., nei punti più contaminati, dopo circa 3-5 ore si manifesta. iperemia molto circoscritta, senza che il soggetto dapprima avverta nè bruciore nè prurito. Dopo circa. 16 - 20 ore appaiono le ~ che si formano a corona alla periferia della zona eritematosa, le quali raramente e in secondo tempo possono confluire dando luogo alla. formazione di bolle e flittene. Attorno alle lesioni si manifesta. una. zona. edematosa. Le vesciche contengono siero di color citrino, qualche volta. di colore rossa.stro per presenza di sangue. raramente a.ssu· mono aspetto purulento. Tali lesioni guariscono più o meno rapidamente se non s'infettano, eventualità però assai rara.. Quando interviene l'infezione, fatto quasi costante, il derma. ricoperto da. un essudato giallastro, va in preda. ad un processo di necrosi progressiva che si approfonda.. In questo periodo i dolori sono molto intensi. Dopo un lungo decorso, che si protrae talvolta. per mesi, residua.no cicatrici ipertrofiche, cheloidee, deformi e spesso pigmentate che generalm(nte rimangono dolorose e pruriginose per molto tempo. La. guarigione delle lesioni cutanee è molto lenta. e ricorda. la ra.diodermite. I sintomi a carico dell'~o rupiraU>rio riguardano il naso, la laringe e la. trachea, i bronchi, e i polmqni, I aintomi nasali consistono principalmente in anosm.ia che si 'manifesta. prima. che appaiano le lesioni delle mucose. La. reniU compare pitl. tardi; essa dà luogo ad una secrezione muco-purolenta.. A carico della laringe si riscontrano i fatt i di una. laringite più o meno grave con la mucosa arrossata. e tumefatta., nelle forme più lievi accompagnata. da. afonia e da. tosse con scarso espettorato. Nelle forme gravi si riscontra intenso arrossa· mento del vestibolo, dell'epiglottide, della trachea, con ulcerazioni e spesso con edema. dell'epiglottide e produzione di pseudomembra.ne. A carico dei bronchi la. sintoma.tologia è in relazione al formarsi di queste pseudo membrane che continuando quelle laringo·tra.cheali, si approfondano come una. bronchite difterica. fino ai piccoli bronchi, in modo da. riprodurre lo stampo dell'al· bero bronchiale. Vi è dispnea pitl. o meno intensa con crisi accessionali di soffoca.· ·zione dovute all'ocolussione del lume bronchiale, crisi che possono venire superate quando il malato riesce con la tosse ad eliminare le membrane o possono produrre la morte per asfissia. A carico del parenchima polmqnare raramente si riscontrano lesioni primitive; se esse si manifestano sono da. considerare dovute alle complicanze microbiche. Come lesioni primarie possono tutt'al più e sino ad un certo punto essere consi· derate le zone di congestione che si osservano alle basi. Più raramente può manife· starsi edema polmqnare, e in tal caso l'iprite si comporta ()()1M un soffocante.


SINTOIIU.TOLOGIA DELLE UfT088ICA.ZIONI ECC.

L'~rato digerente.

975

può essere leso primariamente nei casi in cui l'iprite,

~apita.te. nella bocca venga. deglutita. con la saliva. I sintomi a carico dello stymaco

consistono in gastralgie, in vomito che talvolta può essere emorragico. A carico -dell'intestino può manifestarsi diarrea acccmpapnata. de. dolori. L'~ratc OMd~ non viene leso primitivamente de.ll'iprite, ma esso risente l'azione della ipritizzazione laringo-tre.cheo-bronchiale e sopratutto delle complicanze microbiche respiratorie. Si notano così talvolta segni d'insufficienza oe.rdiaca in rapporto allo stato asfittico determinato dalla bronchite pseudo-membranose. e dalle aJtre complicanze infettive bronco-polmonari, che accompagnano le manifestazioni primarie. A carico dell'apparato genito-urinario possono riscontrarsi ulcerazioni del meato urine.rio, che può dar luogo a ritensione di urina p er il forte dolore che pro· voce. la minzione. Nell'intossicazione di media gravità. si può avere lieve e tran· sitoria ematuria, nelle forme più gravi i segni della nefrite. A carico del Bist~ nerooBo si riscontra generalmente uno stato depressivo e astenico, persistente per lungo tempo. Nelle forme gravi vi è delirio, stato con· vulsivo che sono l'esponente dello stato grave dell'intossicazione generale. Tra i 8i~mi generali, l'aspetto del malato è caratteristico; in alcuni predomina l'angoscie. e la preoccupazione, altri invece restano immobili, indifferenti, apatici. Nelle forme di estese. ipritizzaziòne la. febbre non manca. quasi mai, esse. oscilla abitualmente fra i 38-39 gradi sorpassando i 40 nelle forme gravi. LEWISIT.I!:. Altro vescicatorio e tossico importantissimo è la. lewisite. Essa non è stata mai adoperata in guerra. perchè scoperte. dagli americani poco prima dell'armistizio. La. sua. sintomatologia è dedotta de. esperimenti di labora· torio o de. auto-esperienze. Il composto ha la proprietà di scindersi idrolizzandosi rapidamente in presenza dell'acqua. Ha un'azione locale di contatto che ricorda quella dell'iprite e un'azione to88Ìca generale da asBorbimento che è notevolmente. ~riore a quella dell'iprite, perchè l'arsenico, liberato dalle. molecole., appena la lewisite viene riassorbita, spiega le sue proprietà venifiche e specifiche che aggravano e complicano il quadro sintomatologico. La. concentrazione letale dei txllpOri. di lewisite è di mgr. 48 per metro cubo d'aria, e per 30 minuti di esposizione . La dose letale di letuisite liquida per aaBorbimento citt·raver8o la cute è di cm3 1,4 spe.lma.ta sulla. pelle di un uomo di kg. 70, per produrre un avvelenamento con esito letale. Per questo suo alto potere tossico avrà. certamente un largo impiego in una eventuale futura guerra.. La. etildicloroar8ina, che abbiamo compreso tra i vescicatori e non tra gli irritanti stamutatori insieme alle altre arsine, perchè i tedeschi l'hanno impiegata. come aggressivo vescicatorio, ha un'azione biologica simile a quella delle lewisite. Allo stato liquido a contatto con la pelle in quantità. di circa mgr. 5 produce una forte iperemia dopo pochi minuti e vescicole con contenuto sieroso dopo 4-5 ore. Allo stato di vapore, alh concentrazione di mgr. 5-10 per m 3 d'aria provoca. tlogosi della mucose. respiratoria, dispnea., paresi e talvolta paralisi transitorie delle estremità, deliqui, vomìto, starnuti persistenti. La. sua tossicità è molto elevata, ma non quanto quella. della. lewisite; ha una azione necrotizze.nte caratteristica sul letto unguea.le che si manifesta con inten· sissimo dolore. Diagnosi. - I criteri che conducono alla diagnosi di lesioni de. aggressivi chimici a prevalente azione vescicatoria, quando questi hanno agito soltanto sotto


976

SIY!'OMATOLOGIA DELLE INTOSSIOAZIONI ECC.

forma. di vapore sugli occhi e sull'apparato respiratorio e la cute è state. rispermia.ta, si basano sulla. raccolta dei dati anamnestici, sulle alterazioni respiratorie

e sulle lesioni oculari. La. presenza. di pseudo-membra.ne nel primo tratto respiratorio, spasmo laringeo, stenosi bronchiale, ulcerazioni e necrosi della mucosa bucco-faringea, sono caratteristiche dell'iprite, della lewisite e della etildiclora.rsina che sono veleni eminentemente diftorizza.nti. L'odore caratteristico avvertito dal colpito, odore che ricorcla la. Betwpe, l'aglio o la cipolla nei casi di aggressione con iprite, l'odore del geranio nel caso della. lewisite; le vis tose lesioni prodotte nell'occhio anche a dosi non forti e in modo particolare sulla. pelle, il caratteristico ritardo della comparsa delle manifestazioni dovuto al periodo di latenza, la persistenza. notevolissima e il forte potere contaminante che ai trasmette a. tutti gli oggetti con cui queste sostanze sono venute a contatto, rappresentano dati importantissimi per potere formulare la. diagnosi. Se prevalgono i fenomeni irr.itativi del naso (starnuti), vomit.o, deliqui, defl· eu motorio degli arti e si manifesta. la. caratteristica. azione fiogistica. necrotizzante sul letto ungueale, accompagnata. da intenso e persistente dolore, si deve pensare più specialmente ad intossicazione da etildiclorarsina., che a. quella da lewisite. Esistono inoltre delle analogie tra. le lesioni cutanee ipritiche e lesioni cutanee dovute alle ustioni, pemfigo, alle radiazioni ultra-violette, alle ra.diodermiti, cb& non è il caso di esaminare. Per quanto riguarda la. differenza. tra le lesioni prodotte da. iprite e quelle prodotte da lewisite, bisogna. ricorclare, che nella ipritazione: }o si ha un periodo di latenza più lungo di quello della lewisite; 2° una più netta. delimitazione delle lesioni; ao una. corona periferica di visciche che raramente o solo in secondo tempo invadono H centro che si necrotizza. precocemente; 4o un acme lesionale raggiunto il 14° giorno ; mentre la lewisite presenta.: }o un più breve periodo di latenza; 2o pro sfumati i contorni delle lesioni; 3o una più rapida comparsa dell'edema collaterale; 4o una. vescicazione che colpisce periferia e centro dando origine a bolle uniche; 50 una. più rapida evoluzione dei processi ripa.ra.tori.

III. AGGRESSIVI CHIMICI A PREVALENTE AZIONE IRRITANTE. La. classifica. di aggressivo irritante viene data a quelle sostanze che esplicano prevalentemente la. loro azione sulla mt«Josa congiunliivale e naBale, senza '[Jf'od'IM't'e in genere leeioni importanlii in aUri organi alle c<meentrozioni impieg<JU in guerra. Questi aggressivi comprendono i lacrimogeni e gli stamuU:Uori. A parte l'arbitrio delle denominazioni, dato ehe gli sta.rnutatori possono fare lacrimare; gli uni e gli altri praticamente determinano effetti ben più complessi e più seri della. semplice lacrimazione e dello starnuto e ciò secondo la concentrazione impiegate. e il tempo di esposizione. Cosi i lacrimogeni allo stato di gas, vapore o di minutissime particelle, hanno un'azione irritante prevalentemente sull'occhio, in modo da provocare una !acri· mazione più o m eno intensa, Però se la. loro concentrazione è più elevata. e l'esposizione più prolungata, insorgono effetti più o meno dannosi, non solo a. carico dello congiuntive, ma anche delle vie respiratorie e possarw comporlarsi come ven 80ffocanti. Sono stati impiegati come lacrimogeni i seguenti composti: clomcetom, bro· tnacetone, iodacetone, acrolei na, cloropicrina, bromomaceeato, e iodacetato di etile,


SINTOM.ATOLOGIA DE L LE I~TOSSICAZIONI ECC.

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cloruro, bromuro e iod"ro di benzile, bromuro di xilile, etere diclorometilico, etere dwromometiUco, cloTetilmetilchetone, bromoetil1netilchetone, i derivati alogenati dell'acetofenone. Sembra che la irritazione specifica. delle termina.zioni ne rvose di'ila congiuntiva oculare, che provoca. in via riflessa la lacrima.zione e il blefarospasmo, dipenda non dalla molecola integra e dal grado di solubilità di questi agenti chimici che impregnano la mucosa oculare, quanto dalla loro velocità di scomposizione o dai prodotti di scissione, cioè, Ja.U'a.loge no. La.lacrimazione in alcuni casi, come per il bromu1·o di benzile, aument-a. l'azione del composto chimico; m ent re in altri casi, come pe r la cloropicrina., l'attenua. I sintomi che de terminano sugli occhi, cioè: brucio re , fotofobia e blefaro· spasmo, cui segue rapidamente un'a.bbontl.ante lacl"imazione, s i manifestano con grandissima rapidità e scompaiono anche in bre ve tempo. Con lo stropiccia.mento, mediante le dita. o con il fazzole tto, non si fa. che aumentare questo stato irrita.tivo. In guerra furono osse rvate delle complicanze per esposizione ad alte concentrazioni di lacrimogeni e per esposizioni prolunga.t,e a concentrazioni basse, sia a carico dell'apparato respiratorio, co me le tracheit i, tra.cheo-b:ronchite, bronchiti; sia a carico del sistema nervoso, cefalea, astenia. profonda.. Furono osservati solo due casi di morte per lacrimogeni, in cui venne riscontrato il quadro clinico e a.na.· tomo-patologico dei soffocanti. Gli starnutatori dovre bbero teoricamente produrre soltanto sta.rnuta.zione, però praticamente determinano effe tti più complessi e più seri. Essi comprendono le arsine che sono composti arse nicali. Tali composti, oltre ad esse re irritanti della. mucosa. nasale, provocando una atamutazione insistente come riflesso di difesa, determinano lesioni fiogisticonecrotiche, che dalle narici si propagano alle vie respiratorie sottosta.nti. Enumererò le principali arsine impiegate in guerra. La. etildicloroarsina è stata. ricordata. nel trattare le sostanze ad azione vescica.toria insiem e con la. lewisite. La metildicloroarsina è un composto tossico e fortemente irritante delle mucose. Alla concentrazione di mg. 25 per m 3 d'aria è dannoso all'uomo e agli animali. A contatto sulla pelle produce delle vesciche che guariscono molto lentamente. La dijenilcloroarsina, che non ha effetti vescicatori sulla cute, allo stato di vapore esplica un'azione molto energica e rapida. Sulle mucose delle vie respira· torie provoca sta.rnuta.zione, vomito e disturbi n ervosi, motori e sensitivi di breve durata. e dolori articolari. La dijenilcianarsina produce forte irritazione della. mucosa nasale, delle vie respiratorie superiori, forte cefalea, violenti starnuti, dolore a. i denti, alle mascelle, e agli orecchi. La dijenilaminoclorarsina, ha un'azione simile alla precedente. L'azione caratteristica di questi composti arsenicali si esplica. per mezzo delle piccole particelle che si diffondono nell'atmosfera per lo scoppio di forti cariohe esplo· sive. Venendo a contatto della mucosa delle prime vie respiratorie, esercitano la loro azione irrita.tiva stimolante e tossica. A tale stadio primario d'irritazione, ne segue un secondo che ha per base la re-azione dei tessuti consistente in intensa iperemia. A medie concentrazioni le arsine organiche producono senso di bruciore alla bocca con saliva.zione abbondante, dolore alle gengive, ai denti, alle guance; cefalee. frontale, irritazione oculare, irritazione della mucosa nasale, causa degli starnuti con abbondante secrezione acquosa; bruciore e costrizione al petto, con


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SINTOMATOLOGIA. DELLE INTOSSICAZIONI ECC.

tosse, dispnea, senso di sotiooazione, crampi allo stomaco, nausea e vomito, teneamo

e diarrea. Se la concentrazione è molto forte si possono produrre alterazioni delle vie aeree superiori e anche dei polmoni, con causticazioni della mucosa bronchiale e formazione di pseudo-membrane, come nei vescicatori. L'azione tossica di assorbimento varia secondo la quantit~ del prodotto inspirato e la maggiore o minore estensione del territorio contaminato. Questa azione di riassorbim ento dà il comune quadro dell'avvelenamento da arsenico. Questi composti sono molto solubili in quasi tutti i liquidi organici e specialmente nei grassi per i quali si nota una spiccata azione elettiva ed un ele vato coefficiente di ripartizione. Penetrano quindi facilmente nelle cellule ove contraggono rapporti fisico-chimici col cicoplasma alterandolo e ostacolandone la funzione. Alle arsine appartiene anc'M la letui8ite; ma questa sostanza, che ha pib spiccate le qualità vescicatorie, è stata ricordata nel secondo gruppo. IV.

AGGRESSIVI CHIMICI A PREVALENTE AZIONE TOSSICA GENERALE. In questo gruppo sono compresi quegli aggressivi chimici che dànno luogo a manifestazioni cliniche gravissime e mortali, senza ledere il rivestimento cutaneo mucoso a contatto con l'ambiente. Essi agiscono producendo asfissia intema. Appartengono a questo gruppo l'acido cianidrico, l'ossido di carbonio e l'idrogeno arsenicale, il p1·imo e l'ultimo vennero deliberatamente impiegati come aggressivi, ma con sca.rsissinù risultati tanto che il loro uso fu su.bito abbandonato, mentre l'ossido di carbonio è un gas accidentale che si produce per lo scoppio di cariche esplosive. Quindi praticamente le sostanze tossiche appartenenti a. questo gruppo non hanno che pochissima importanza aggressiva., e non è il caso ch e mi sotiermi a parlare di questi tossici sia perchè non avranno impiego bellico, sia perchè la loro fenomenologia è già conosciuta dai medici.

••• Da questa sommaria e rapida esposizione ognuno può facilmente convincersi della necessità che tutti i medici, sen~a dist.inzione, conoscano profondamente questa nuova branca della patologia., perchè domani il corpo sanitario può essere chiamato a prestare la sua opera in ogni regione del paese, dato che l'offesa aereochimica non conosce più distanza. n giungere precocemente alla diagnosi dell'aggressivo che ha agito, ha. una. grande importanza nei riguardi del pronto soccorso, come vedranno quando sarà trattata la terapia. Affermo, senza timore di essere smentito, che una terapia precoce ed appropriata all'agente etiologico vulnerante, può diininuire notevolmente le perdite e rendere meno dannose le conseguenze delle aggressioni chimiche.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA KSTRANIERA SAND'À MJLlTARE TotT.BERT. - Le variazionJ del Servizio sanJtario In guerra dopo le variuionJ del· l'armamento e della tattica ( • Archi ves de 1\otédecine et de Pha.rmacie militai rea», T . CIII, n. 3, settembre 1935). L'A., generale medico ispettore nella riserva dell'esercito francese, dopo un profondo esame delle relazioni fra il Servizio sanitario e i nuovi armamenti e m etodi tattici, perviene alle seguenti conclusioni. La conoscenza dell'azione dei mezzi di offesa (proiettili e gas) è indispensabile per compl'Eindere i principii del trattamento dei colpiti e la natura e l'estensione delle lesioni, la loro evoluzione, le cause di aggravamento, le leggi biologiche che reggono questa evoluzione non possono essere ignorati da quanti si interessano del compito del Servizio Sanitario in guerra. Le ipotesi plausibili che servouo di punto di partenza nell'apprezzamento dello perdite fra i combattenti, portano a fare ammettere, per una eventuale guerra futura, un aumento del numero e della gravità delle ferite. Ora s 'impongono dei ristretti limiti di tempo per il rilievo, il trasporto e il trattamento dei feriti e dei gassati: è questa la condizione Bine qua non. del successo di terapeutica. Tale no· zione di tempo è, fra tutte, di gran lunga la più importante ad osservarsi: fugit irreparabile tempwJ. Il compito delle formazioni di primo soccorso è considerevole, poichè è in esse che si rischia di produrre quei ritardi, difficili a rimediare. L'unità più importante per il disimpegno dei nuclei sanitari avanzati è l'ospedale di sgombero primario (seoondo le istituzioni francesi) con le sue formazioni satelliti n ella zona delle operazioni. L'unità capace del più forte rendimento è l'ospedale di sgamhero secondario, con le sue formazioni annesse nella. zona de l Gran Quartiere Generale. Il miglioramento sempre perseguito e il gran numero di rapidi mezzi di trasporto, nonchè il perfezionamento della coordinazione degli sgomberi, intervengono grandemente sul fattore tempo che è e;:;senziale. I risultati insperati nel ricupero dei feriti e dei gassati. realizzati con l'applicazione di queste norme nel l918, autorizzano a confidare, per l'avvenire, nelle organizzazioni del Servizio sanitario in guerra, che hanno fatta la loro prova e che ancora e sempre bisogna perfezionare. Lo studio di siffatte questioni deve essere curato incessantemente in tempo di pace. • La guerra non deve essere una scuola di improvvisazione ma una scuola di applicazione», hanno scritto Spire e Lombardy. Somon:LÉ. - Il servizio sanitario nelle unJtà motorizzate (a Archives de Médeoineet de pha.rma.cie militaires &, T. CIII, n. 3, settembre 1935). Il colonnello medico Schickelé, esamina in un larghissimo studio le particolari condizioni del Servizio sanitario presso le w1ità. motorizzate, giungendo alle seguenti conclusioni. Si sarebbe potuto credere che la motorizzazione fosse per imprimere delle modifìcazioni profonde al Servizio sanitm·io, ma in realtà si rimane in presenza di condizioni analoghe a quelle già note pe r la cavalleria. La motorizzazione conferisce bensì agli eserciti una mobilità che favorisce la manovra, ma essa ha scarso gioco durante il combattimento, del quale il fuoco rimane decisivo fattore, come l'occupazione effettiva del terreno resta il segno ta.n· gibile della vittoria. Ciò che diventa possibile con la motorizzazion e, si è una. guerra. dai più ampi movimenti, soprattutto al principio delle ostilità., fin tanto che la manovra. sarà p e rmessa. Ecco l'elemento determinante che può influire sul Servizio sanitario.


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Per segui1·e truppe celeri, bisogna che esso stesso sia celere e la motorizzazione gli conferisce precisamente questa possibilità.. Le basi ospedaliere arretrate assumono così una importanza sempre più grande poichè da esse dipenderà massimamente la snellezza del Servizio sanitario nei reparti avanzati. Fra queste basi e la fronte s'impone un valido sistema si sgombero, poichè la soluzione d el p roblema ormai poggia interamente su queste aùe condizioni : delle basi solide, un perfetto sgombero.

IGIENE T. PoNTA.."~'O. - SI può associare l'Immunità passiva serlca con l'Immunità affiva antitossica P (u )finer\'lt )fedica "• n . 23, 1935-XIII). Come pr~messa. al contributo personale sperimentale l'A. espone, in forma concil':a ma lucida e pl'ecisa, lo ragioni della impostazione attuale del problema del!t't lotta contro le malattie tos.-;i- infettive, la difterite ed il tetano in particolare: la. st.a.bilità, l'innocuità assoluta e la provata efficacia irrunw1izzante delle a.natos· sine ci pe rmettono, oggi, di provocare nell'organismo stesso da protegge re contro tali malattie una valida difesa. antitossica; senonchè l'insorgenza si essa, pur risultando assai pn'coce, non è così rapida come è richiesta dalle necessità. di difesa im· m ediata p<>r cui il siero antitossico conserva in questo caso la sua posizione di privilegio. Da ciò l'opportunit.à di studiare la possibile associazione della difesa serica passiva, ad azione immediata ma transitoria, con l'immunizzazione attiva, meno rapido. ma solida e duratura. I munt'rosi tentativi praticati dai vari ricercatori per realizzare w1a immunità associata attiva e pa.st>iva - da Behring, che impiegò miscele iponeutralizzate di tossina e anatossina, a Ramon e collaboratori, che variamente sperimentarono con siero ed anat.ossina - si sono dimostrati o pericolosi, per la squisita sensibilità. dell'organismo alla tossina, o inefficaci, por l'annullamento d'ogni potere antigeno dell'anatossina in conseguenza della sua notevole avidità di legam e con l'antitossina del siero. L'A. analizzando le modalità sperimentali attuate dai precede nti rice rcatori, i quali avevano impiegato miscele di siero e anatossina o siero e anatossina separati e inoculat.i contemporaneamente o successivamente, ha ripreso lo studio d el pro· blema tentando l'unico espediente che ancora poteva ritenersi efficace: far precedere l'iniezione dell'anatossina, che presupposti teorici, analogamente alla tossina, face vano ritene re rapidamente fissata dai tessuti, a quella del siero antitossico. In tal modo lo s timolo antigene e vaccinante dell'anatossina avrebbe potuto espli· carsi integralment~, data l'incapacità del ~ iero a distaccare l'anatosina già fissata dai tessuti, m entre, per questo mancato legame, il siero avrebbe conservata la sua attività protettiva immt>dinta. · Interessanti esperienze praticate su cavie hanno permesso all'A . di dimostrare come tale presupposto teorico trovi piena conferma sperimentale per quanto riguarda la possibilità. d'una immunizzazione associata attivo-passiva antidifterica, m entre non è confermata nei riguardi dell'immunizza.zione antitetanica. N oi riferire e commentare i risultati ottenuti l'A. pone in rilievo dati di note· vole inte resse quali, fra gli altri, la precocità di comparsa dell'immunità attiva antitetanica nella cavia (8-12) giorni in seguito slJ'inoculazione di un'unica dose vaccinate, massiva, e la possibilità del costruirsi di uno stato immunitario solido anche in assenza di una possibile dimostrazione di anticorpi in circolo. Pur riconoscendo la necessità di nuove indagini intese a meglio chiarire il dif. fe rente comportamento delle due anatossine, difterica e tetanica, l'A. in base alle proprie esperie nze viene alle seguenti conclusioni : «m entre l'associazione sieroanatossina nella difterite può avvenire, purchè l'anatossina preceda il siero, tale associazione non sembra poter essere utilizzata in tema di tetano. In questa malnt· ti a, a scopo profilattico in genere, conviene l'anatossina a forti dosi , anche con vaccinazione unica; a scopo profila.ttico, sul ferito, conviene la siero-profilassi sola, non associata, cioè, all'nnatos<;ina •. N ANNI.


.RIVISTA. DELLA. STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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Preparazione del siero antivlbrlone settico mediante loglobamento dell'antigene nella lanollna, («C. R. Société de Biologie •, 1935, - n . 22, pag. 719).

WEINBERG E GUILLAU ME. -

Fino dal l 925 Ramon dimostrò che l'organismo produce una maggio!" quantità di !l<ntitossine quando l'antigene è iniettato in mescolanza con una sostanza. non specifica., quale ad esempio la tapioca. Recentemente poi ha constatato che, a tale riguardo, ancora migliori risultati si ottengono se l'antigene è inglobato nella. lanolina. Questo vale tanto se si tratta ùi microbi vivi (bacilli difterici) come di anatossina o anche di tossina. fresca non trattata. Risultati favorevoli Ramon ha pure ottenuto a riguardo d e lla tossina e d anatoss ina tetanica. Weinberg ha sperimentato lo stesso metodo con antigeni di anaerobi d ella gangrena gassosa, cioè de l vibrione settico, del B. perfringens e del B. oedematie-ns. E per tutti questi germi ha ottenuto, col metodo s uddetto, dal cavallo dei sieri ad un titolo mol to e levato anche dopo sole tre iniezioni e con dosi re lativamente deboli di antigene. Però il siero cosi ottenuto, me ntre è fortemente antitossico ed antiemolitico, ha invece un d ebole potere agglutinante. T ali risultati sono molto inte res."anti specialmente pe r quanto riguarda il vibrione settico, per il quale, abitualmente, allo scopo di ottenere un buon siero, si deve ricorrere, oltrechè alle iniezioni di anatos.-;i.n.a, anche a quelle di tossina fresca. A riguardo della interpretazione d e i migliori resultati ottenuti dalla aggitmta di lanolina, Weinberg condivide !"opinione ùi Ramo:n che essi siano dovuti a due

fattori, cioè all'assorbimento più lonto e continuo dall'antigene a dalle più intense

r;:~a.zioni locali e g e nerali d e ll'organis mo determinate dalla. presenza della la.nolina.

-N. BRUNI.

I . GvoRFFY e H . K. L ISSAK. - Sull'origine e natura delle « reaglne-Wassermann • · (« Kli nische Wochenschrift », 20 luglio 1935, n. 29). Alla concezione classica del meccanismo intimo della siero-reazione Wasser· ma.nn basata sulla teoria dell'autoimmunizzazione, in cui giuocavano un'impor· tanza decisiva anticorpi specifici, e precisamente anticorpi l ipoidei, originantisi nell'organismo nel corso dell'infezione luetica. e che traeva. la sua origine dalle ricerche sperime ntali di Landsteiner, è stata in base ad accuta.te ricerche por· tate nel campo clinico e sperimenta.le opposta l'altra concezione, secondo la quale chi giuoca la parte principale nell'esito della reazione s o rto le alterazioni dello stato fisico-<:himico d e lle siero-proteine, alterazioni che portano ad uno stato d i aumentata labili.tà serica. La concezione della R. \ \"a. come una vera reazione an· tigene-anticorpi lipoidei poggiava su dati sperimentali e clinici dimostratisi poi non sicuri: le rice rche portate con miscele di albumine e lipoidi in uomini non hanno dato risultato positivo, mentre d'altt·a par te gli estratti di otgani usati come anti· gene possono essere sostituiti da sostanze che non contengono tra.cce di lipoidi, co· me alcool metilico puro, fenolo, mastice ·e persino emulsione di paraffina, purch è le particelle costituenti quest' ultima s iano di grandezzt\ uguale alle particelle di li· poidi d i organi. Ancora la positività d e lla R. Wa. in alterazioni dello stato fisiol.ogico (gravi· danza, specie negli ultimi mesi) ed in malattiecheetiologica.mente nessun rapporto banno con spirochete (tifo esantematico, tubercolosi attiva, morbillo, malaria~ difterite, scarlattina) dimostra. ancora che essa non è provocata da. anticorpi ne. senso stretto, m a da. modifico.zioni proteiche del siero, che in quelle condizionl compaiono e che determinano un abbassame nto della stabilità. d el siero stesso per l'a umento in esso di corpi p roteici più labili. La. questione così si sposta. e dal campo dell'immunologia viene portata in quella d ella. chimica biologica. l niatti le ricerche comparativeporta.tesusieri Wa.-nega.tivi e sieri Wa.- poai· t ivi hanno dimostrato che in quest'ultimi la stabilità colloidale è notevolmente a bbassata p er la prevalenza in essi di proteici più labili, i quali in seguito all'azione di lipoid i organici subiscono una precipitazione irreversibile: precisamente in primo tempo si avrebbe un processo di Bocculazione ultramicro&copic~, per cui le parti· celle adsor bono il complemento. La t eazione non consiste quindi in una fissazione antigene-anticorpo mediante il complemento, ma in un'azione dei lipoidi su


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RI\'lSTA DELLA STAli:PA MEDICA ITALIANA E STR.~NIERA

proteine labjli grossolanament-e disperse, esist.enti nel siero, determinandone prima la flocculazione e poi la precipitazione non più reversibile, con adsorbimento del complemento per effet.to dell'alta tensione superficiale della sospensione lipoidi e sier<r-proteine molto lnbili. Invece quando prevalgono nel siero, come normalmente, le frazioni proteiche più stabili, più finamente disperse (le sieroalbumine), queste mantengono la stabilità della sospensione, funzionando come colloidi di protezione e quindi non flocculazioone e non adsorbimento del complemento. Ricerche consecutive hanno portato alla dimostrazione di queste siero-proteine ed è stato osservato che nelle condizioni in cui la R. W a. è positiva si ba. nel piiLSilla. aumento del fibrinogeno e nel siero aumento delle proteine ad esso più affini, cioè delle globuline nelle loro diverse frazioni mentre le siercralburnine sono diminuite, onde il norm.ale rapporto siercrproteico è invertito. Ciò secondo gli AA. sta. a. dimostrare un'aumentata formazione di fibrinogeno, essendo le globuline i prodotti primi di tradormazione di esso. A tale scopo hanno cercato di provocare sperimentalmente in animali prima a R.. Wa.-negativi un aumento n ella formazione del fibrinogeno, il che è stato da loro ottenuto o con interventi operativi o con iniezioni di et-ero-proteine o di adrenalina. I risultati in generale concordi hanno dimostrato che a contenuto in fibrinogeno normale corrispondeva R. W a. negativa; mentre in seguito a trattamento, con l'aumento del fibrinogeno e delle frazioni più !abili delle siercrproteine la R.\Va. diventava positiva.. In animali Wa.-positivi prima dell'esperimento, nel decorso d~ esso. in seguito ~l!e dette modifì?azioni ~el plasm.a, l~ R. W a. dive~ta-va ancora. ptù fortemente pos1t1va, mentre a s1ero cJ, lwto la p cs1t Vltà era come pr1ma dell'esperimento. Dalle ricerche dagli autori praticate si rileva. che già. entro due giorni dall'intervento opera.tivo o dall'iniezione la reazione, primn negativa, si faceva positiva ed in un caso dopo poche ore era di nuovo negativa. Tanto mal si accorda. con la possiblilità. di un intervento di anticorpi specifici, ma porta alla concezione ch e modifìcazioni delle proteine del sangue, con prevalenza di quelle e particolarmente sensibili ai lipoidi (fibrinogeno e globuline), condizionino l'esito positivo della R. Wa. Ciò viene poi anche dimostrato dalle relative determinazioni e riceve ancora un'ulteriore conferma, d{tl fatto che nella R. W!J.. estratti <;li org!lni si lasciano sosti· t.uire da estratti di piastrine, la trombokinasi, lipoide attivo di esse, determinante la coagulazione delle siercrproteine, fenomeno al quale segue l'adsorbimento del romplemento e la positività della reazione. L 'aumento del fibrinogeno e dei suoi prodot.ti primi di trasformazione (globuline) nel sangue dei luetici può essere dovuto a stimolo da pa.r te della spirocbeta e dei suoi prodotti di ricambio S1ld fegato, organo di produzione del fibrinogeno. Da tali ricerche, che vengono in parte a completare altre già esistenti, e che, sotto alcuni rigua.rdi, meritano ulteriore, più ampio sviluppo e conferma, deducesi che la concezione do! m eccanismo della R. Wa. cosi portata, !ungi dal diminuire l'importanza di tale indagine nella diagnostica dell'affezioni luetiche, fa però di essa non più una reazione immunobiologi~ specifica llntigen&-anticorpo, ma esprime un particolaro perturbamento deUo stato fisico-chimico delle proteine plasmati che, perturbamento~che può osservarsi anche in altre malattie d'infezione ed in alcuni stati fisiologici (gravidanza). Come tale è l'esame clinico rraticato n el singolo caso che impone all'acume del modico la giusta valutazione de risultato d ella reazione, onde evitare che interpretazioni semplicist.iche e peggio dogmatiche, sempre perniciose, possano portare a conclusioni diagnostiche errate e ad applicazioni t.erapeutiche inoppo11une e t.alora molto dannose. R. n'ALEssANDRO. CESARI E. e BoQUET P. -

Rlcu che sugli antfgf nl dt l veleni e sugli anti corpi del Fieri antiveleno!! (Memoria l 11 ). Veleno 111 vipera a~pls e sieri antivipera, (r Annnles de l'Institut Pasteur », vol. 55, 1935, n. 3).

È noto come parecchi AA. abbiano studiato la questione della titolazione d ei sieri antivelenosi, sia valutandone sull'animale di esperimento la capacità ad osta· colare l'evoluzione dei disturbi che caratterizzano l'avvelenamento prodotto da un


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dato veleno, sia. ricercando in vitro gH effetti antagonistici che gli stessi sieri entivelenosi sono capaci di esercitare sui fenomeni diastasici generati dalle dive1se diastasi ch e il veleno può contenere. Risulterebbe anzi, da tali lavori, che la. valutazione della capacità antitossica reale dei sieri antivelenosi potrebbe desumersi, in modo indiretto, dalla. quan tità di antifermenti contenuti nei sieri stessi. Per stabilire l'esattezza. di tale possibilità gli AA. hanno condotto una serie di ricerche ed in questa prima m emoria espongono quelle che riguardano lo studio del veleno della vipera. comune (aspis) e del siero a.n tivipera corrispondente. · Hanno anzitutto cercato di stabilire la tossicità del veleno di vipera. nei piccoli animali di laboratorio e, quindi, hanno eseguito la determinazione del potere coagulante ed anticoagulante di qu esto veleno e il dosaggio del suo profermento emolitico. Per tali ricerche si sono serviti di una miscela ottenuta con le secrezioni raccolte per spremitura dalle glandule velenose di ci1ca 600 vipere catturate in d iverse regioni della Francia. Seccando nel vuoto tele miscela, hanno ottenuto {Ina fine polvere da. discioglere, al momento dell'uso, in soluzione fisiologica. Inoculando con tale veleno il coniglio per via endovenosa. con una dese di mmgr. 0,35 per chilogrammo di peso vivo hanno notato la morte dell'anim~le in d ue o be minuti, mentre con una dose più bassa non banno riscontrato che aisturbi transitori. Il riscaldamento del veleno a 60° non ne ha alterata la capacità tossica, mentre col riscaldamento a 70° tale capacità è risultata fortemente indebolita. Lo stesso veleno, inoculato per via sottocutanea, ha ucciso il coniglio solo alla dese di mmgr. 8 per chilogrammo di peso viYo in 2-3 ore, e, al di sotto di mmgr. 6 l'animale è sopravvissuto. Col riscaldamento a 600 sono occorsi invece mmgr. 15 per chilogrammo di peso vivo per uccidere i l coniglio per via sottocutanea e col riscaldamento a 700 l'animale ha resistito anche ad inoculazioni sottocutanee di mmgr. 70. N ella cavir e nel sorcio l'inoculazione del veleno di vipera in circolo non ba provocato mai la. coagulazione massiva del sangue con l'arresto quasi immediat o del cuore, riscontrati sempre nel coniglio. Mentre per la cavia il veleno riscaldato a 60-70o è risultato notevolmente indebolito nella sua. capacità tossica, per il sorcio invece, sia con l'inoculazione endovenosa. che sottocutanea, il veleno, J'iscaldato a 60-70o si è mostrato egualmen te attivo che quello non scaldat,o. Per quanto riguarda poi la determinazione del po~re coagulante in vitro, il veleno di vipera (aspis) è risultato sia coagulante che anticoagulante. Queste d ue azioni si verificano simultaneamente facendo agire le soluzioni del veleno sul plasma di sangue. Gli AA. hanno determinato i limit i delle azioni anticoagulanti e coagulanti del veleno di vipera. comune, sia a. fresco che scaldato a differenti temperature. Per la determinazione del potere emolitico del veleno si sono serviti dei globuli rossi di cavallo e del siero di cavallo. Hanno trovato che la formazione della. lisocitina nella miscela veleno + siero avviene assai meglio alla temperatura di stufa che non a 0°, ma che, d'altra. parte, la lisocitina, che comincia a formarsi nella miscela., svolge un'azione emolitica a.csai piil intensa a 0° che non alla temperatura di 37o. P er quanto riguarda lo studio dei sieri antivipera aspis, gli AA. hallilo adoperato i sieri ottenuti da 7 cavalli iperimmunizzati o in via d 'immunizzazione. PPr stabilire e misurare il potere antitossico di questi sieri si sono serviti del m etodo delle miscele di siero e veleno, effettuando la prova di neutralizza.zione sul coniglio e sul sorcio bianco per via venosa e sulla cavia e sul sorcio per via sottocutanea.. Inoltre hanno determinato i vari poteri: a.nticoagulante, antiemolitico, precipitante e flocculante. In base al complesso di tutte le loro ricerche, che espongono con i dettagli delle tecniche seguit.e, gli AA., considerando che i risultati delle. titolazione in vivo effettuata nel coniglio per via venosa non dAnno la misura delle proprietà antitossiche generali dei sieri sperimentati (cioè un criterio circa. il loro valore terapeut ico ), concludonò con l'ammettere che n è il potere anticoagulante, nè quello antiemolitico, né il precipitante o il floccula.nte corrispondono al potere antitoESico del siero sperimentato. Inoltre le determinazioni di questi poteri fatte con i metodi di titola.zione in vitro, non si sono dimostrate capaci di apportare alcuna indicazione utile nei riguardi dell'attività svolta dai sieri antivipera sugli effetti patogeni del veleno di vipera aspis.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALI ANA E STRANIERA

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE CHAOAS E . -

Infezione S.lterimentale nell'uomo a mezzo di tripattosoml (Scblzotry

panum cruzl). («C. R. Société de Biologie•, T. CXVUI, 1935, n. 3, pag. 290).

L'A. ha ·tentato la trasmissione sperimentale dello Schizotrypantlm cruzi a tre poveri ammalati ùi aff(•zioni inguaribili, due affetti da carcinomi ed un terzo da sarcoma. In uno di questi ammalati furono deposte sulla cute sana dell'avambraccio alcune gocci e di deiezioni ùi larve di triatoma megistache, come è ben noto, è l'agente trasmettitore della tl"ipanosomiasi brasiliana o malattia di Chagas. Le larve erano state infettate facendole pungere un ammalato cronico di tale malattia. L 'ammalato non presentò a lcun rialzo termico nè furono riscontrati parassiti in circolo e nemme no altri segni clinici anche dopo due mesi dalla deposizione delle feci iniet.te. Lo st;esso esperimento fu ripetuto sopra un altro de.i tre ammalati suddetti e con d eiezioni largamente ricche di forme metacicliche di t.ripanosomi, apparte· ue nti ad un ceppo molto virulento. Anche in questo caso però nessuna manifesta· zione clinica nè presenza di parassiti tanto sul punto di inoculazione cutaneo come in circolo. Nel terzo ammalato i l materiale infettante fu depositato sulla congiuntiva ed i n capo a 12 giorni si maniifestò una elevazione termica oscillante sui 39o C. accompagnata da edema della palpebra dell'occhio inoculato e da. congestione acce ntuata della congiuntiva. L'edema. raggiunse proporzioni considerevoli, ma cedè nello spazio di due settimane. AL 15° giorno dopo l'inoculazione comparvero tripanosomi nel sangue periferico, che scomparvero in capo a venti giorni. Fu anche possibile la riproduzione sperimentale della malat.tia nella cavia mediante inoculazione del sangue dell'ammalat-o. Lo stato generale del paziente si mantenne abbastanza buono, in relazione naturalmente alla malattia dalla quale era affetto; non fu notato tumore di milza né altre iperplasie ganglionari periferiche all'infuori di un ingrossamento del ganglio preauricola.re d t'llo stesso lato dell'occhio inoculato. In conclusione queste esperienze dimostrerebbero che lo strato corneo dell'epidermide rappresenta una barriera insormontabile per il paxassita in oggetto, mentre la penet.razione di quest'ultimo è ussai facile attraverso la congiuntiva intatta. N. BRUNI

H. L. DuKE. - Sul comportamento del Tripanosoma rhoclestense nell'antilope ed in altri animali selvatici. (« Pa.rasitology », vol. 27, 1935'). L 'importanza. dell'antilope come fonte di infezione di T. rhodesiense all'uomo dipende dalla durata della permanenza in questo ospite del Tripanosoma stesso. I n uno degli esperimenti dell'A. il Tryp. rhodes., dopo 594 giorni di permane nza in u n'antilope, era. ancora ·c apace di svilupparsi nelle glossine, e t uttavia il suo potere infettante per l'uomo era perduto. Questo risultato si ottiene anche in un tempo più breve con diversi stipiti di « rhodesiense ». Da. ciò l'A. ne deduce che l'antilope, come serbatoio di Tripanosomi, non rappresenta un così grave pericolo per l'uomo come si è finora credu to. Il perduto potere infettante per l'uomo del medesimo ceppo però si può ripr istinare mediante passaggi su scimmie: infatti, mentre le glossine nutrite su antilopenon infettavano l'uomo, altre glossine nutrite su scimmie sulle quali era stato passato il Tryp. dalle antilopi, erano capaci di infettare l'uomo. Un ceppo di Tryp. rhodes. che non era più infettante per l'uomo, riacquistò il suo potere patogeno dopo che le glossine furono nutrite con sangue umano durante lo sviluppo del Tryp. É stato anche notato che la recettività all'infezione da Tryp. rhodes. vaxia a seconda delle persone; e ciò è meglio dimostrabile adoperando ceppi di virulenza, attenuata. RBttANO


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E ST RANIERA

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Tripaoo~oml, bruc:el, rhodeo.slense e gambleme e fUI loro potere infettante veno l'uomo ( • Parasitology •, vol. 27, 1935 ).

H . L. Du:o:. __.,. Sul

Dnke è stato sempre sostenitore dell 'idea c he il Txyp. thoùesiem:e ed i Txyp. gamb. derivano entrambi dal Txyp. brucai; il primo da p oco tempo, il secondo da lungo tempo adattato biologicame nte all'uomo . Ad ul teriore cor1fexma sperimen· t a le di questa ipot.csi, è stato ricercato il potere pa togeno per l'uomo di un cert.o numero di stipiti di Txypanosomi: 3 ceppi di • ·brucei » non erano trasmissibili all'uomo per m ezzo della puntura. d i glossine. Un ceppo di • rhodesiense », che dal suo primo isola men to da ll'uom o, in 18 m esi era s tat o pa~sato 14 volte su cavia, non non era più in grado di infettare l'uomo, nè m edian te punt ura di glossina palpalis, nè a. mezzo di sangue di animale. Un'alt ra filiaz ionE~ di qucsto stipite, dopo pe~;saggi su ca.prone e su buoi, era ancora trasmissibile all'uomo p er mezzo della glossina pn lpalis. Un secondo ceppo di • rhodes. • n on era più infett.ante per l'u omo dopo l O pa1S8agg i • u scimmie, compiuti per il t ramitf' di gl ofl~in c> . Un tPrzo stipite di •rho· des ic nse• , passato 3 volte su s cimmie, non a veva perdut.o i l !'u o potere patogeno per l'uomo. Nei cas i d unque della mancata infezione dell'uomo il Tryp. rhodes. aveva ripreso i caratteri del " brucei ». Per contro tutte lo ricerche compiute con stipiti di • gambiense n han dimostrato che suf':sist e il p otere infetta11te p er l'uomo; un ceppo isolato 14 anni prima a F erdina liClo P oo e che non era più trnsmi~:-sibile per il tramite della glossina palp., riuscivn a ncora infettante per l'uomo m ediante iniezione di sangue di animale di pas>eggin. R E ITANO

M. BLA~CH.ARD, P. BLON DlN, M. ADVJER. - ~ettlcemla plttosa con localizzazione oculare !eguita da guarigione (« Bullet. Soc. Pat h. Exot.. ~.T. 28, n. 3, 1935). Caso istruttivo di un indigeno di Dakar, il quale presentava un quadro cliJ1ico di un'infezione grave: febbre da dieci giorni, oscillante tra i 38,5 e i 39,5, polso rapido , sudori profusi, adinamia, t orpore, e poi subdelirio, ittero con epatomf'galia. doloro!;a. La. d iagnos i differenziale fatta con l'aiuto del laboratorio, esclude la malaria, la febbre ricorrente, la febbre t ifoide; si pensa ad un ascesso epatico, ma l'epatopuntura risulta negativa. Si tratta tuttavia il paziente con emetina nell 'attesa dell 'emocul· tura., che si mantiene negativa. Questo tentativo t erapeutico risulta inefficace, e nel frattempo si manifesta un doppio ipopion , segno di localizzazione dell'infezione principale, che non si riesce ancora ad accertare . Il pronostico diviene s.empre più grave, specie per quanto riguarda l'affezione oculare, che fa temere una. fusione purulenta.. A questo punto, in decima. giornata. di malat,tia., l'emoc\tltura riesce finalmente positiva per il batte rio di Yersin. Il paziente è allora sott oposto ad un trattamento intensivo con siero antipest.oso; rapidamente tutti i segni della infezione scompaiono, l'ipopion si riassorbe in brevissimo t empo, e l'a mmalato lascia l'ospedale completamente guarito dopo un mese eli degenza. Gli Autori concludono che queste setticemie pestose sono di esclusiva p ertinenza del Labora torio, che solo ne può accertare la natura e dare quindi delle indj<'azioni t erapeutiche prezio~e. REIT,ANO

Co. NicoLLE. - A proposHo di tel ca~ l di tifo esantematico murino contratto durante ricerche di Latoratorlo (« Archives I nst.. Pasteur de Tunis », T. 24, n. l, 1935). TI pubblico ignora spes.<>o a quali rischi è esposto il personale che lavora nei L aboratori scientifici, ed è perciò che non semb.ra del tutto inutile far con osce1e i casi di infezione, contratta in Laboratorio, nonost a nte l'acem aH:Z7n della t ecnica e una disciplina esemplare. Nell'Ist ituto Pasteur di Tunisi, in cui da parecchi a nni si Ja ,·ora sul tifo esante matico, si è avuto un sol caso di tale malattia in pexsona di un impiega to, che aveva lasciato scappare un pidocchio da m1 lott o durante un pasto infettante sulla scimmia. La febbre ondulante ha dato due cas i di contaminazione e la febbre ricorrente tre casi di infezione. Da quando in Laborat orio si è cominciato a. lavorare sul tif<> esa.nt. murino, si sono verificati sei casi di in fezione, trasmessa dagli ectoparaA· 6-

Gi o rnale di medicina militare.


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si ti riei ratti. P particolarmente dalle pulci, dalle quali è IU!Sai più difficile d ifendersi che no n dai pidocchi. Di questi sei individui infotta.ti, quattro erano stati vaccinnt.i col vaccino di W e igl; il q uale, se non è riuscito a proteggere interamente dal· l'infezione, ha mitigato il dc•corso della malattia. Il solo caso grave si riferisce ad un individuo non vnccinato. Nel caso n. 6 la diagnosi clinica era stata quella di • febbre bottonosa • ma le riceroho di Labor·atorio stabilirono che si tratta-t a di t.ifo muri110. La reazione di \Ve ii- Felix era netta in 5 casi, ma tardiva. T ra gli individui infetti 4 e rano medic i, uno tecnico e un altro garzonc di Laboratorio. REITANO

Tifo esantematico endemico In Alabama. (• Public H ealth Reporta "• vol. 50, n. l, 1935).

BAKER, Mc ALPINE, GlLL. -

Dopo che l\1ax.~y. nel 1922, per la prima. volta accertò in Alabama casi di tifo endemico col sussidio della rea:r.ione di Weil-FI:'Iix, tutti gli anni si sono verificati oasi di tale malattia, in media 60-80 casi all'o.r.no, t u tti nelle città.delleregioni a sud e a sud~t degli U. S. A. Nel 1932 si ebbe un impron:iso aumento del numero dei casi, 237 con 11 morti e nel 1933 823 casi con 35 morti. Dai cent.r i urbani la malattia si è diffusa verso le a roe rurali, restando invariata l 'i ncidonza stagionale (estate-autunno). Quantunque sia notevolme nte aumentato il numero dei casi, l'indice di mortalità s i è conservato ba.'!So (circa 5 0 ) ed in genere i casi letali si verificano nell'età avanzata e negli individui già affetti da malat.tie di cuore, di re ne e dell'apparato respiratorio. La reazione di Weii- F e lix è invariabilmente positiva col Proteus X 19. Le misure profilattiche van dirett-e contro i ratti, che rapresentano il serbatoio di virus in natura.

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REITANO

KousA.- Contributo alla terapia del bottone d1Aieppo. (•<Jou rn. Egypt. med. Assoc.•, vol. 18, n. 8, agosto 1935). In sette anni di funzionamento del dispensario di Aleppo. istit uito per il trattamento de lla leishmaniosi esterna, sono state raccolte 4000 osservazioni. L e localizzazioni del bottone d'Oriente sono: la testa, gli arti superiori e quelli infe· rio ri. Sopra 4000 casi, soltanto 9 volte il bottone ha avuto una sede diversa. D m aggior numero deJJe volte la diagnosi è stata fatta in base all'aspetto clinico doli<· lesioni, che è caratteristico. Se dopo 7 anni la medicazione specifica non è anoo1a stat.a. trovata, t u ttavia le cure adoperate han guarito un gran numero di piccoli malati, spesso senza cicatrici residue, e diminuito considerevolmente la frequenza del bottone d'Oriente, in coTL':!eguenza dell'abbassamento dell'indice dei portatori di virus. Sono stati seguiti due ordini di trattamento, quello locale e quello generale. T rattamento locale, impiegato sopra tutto nei portatori di bottoni multipli; esso comprende: a) la pomat.!l. a base di bleu di metilene, la cui azione sembra che si eserciti specialmente sulle infezioni secondarie; b) la pomata all'acido arsenioso a l : 60 e anche a l : 30, che ha dato dei buoni risultati, ma la cui applicazione richiede degli accorgimenti meticolosi; c) il Synectol, che non h a dato dei risultati cos.l rapidi e specifici come era stato preconizzato: d.) la pomata. aii'Antimosan, sopra.t· tutto utile quando vi s ono infe zioni secondarie: e) il criocauterio d i L ortat-Jacob· impiegato nel 50 % d e i casi e di a pplicazione facile, è adoperato con successo n ella clientela privata, ove vi è di massima più cura della nettezza: /) percloru.ro di ferro a. d iverse diluizioni, col quale si tocc~tno le lesioni: i primi risultati sembrano eooellenti. Trattamento di ordine generale, impiegato sopratutto laddove il bottone ha sede in prossimità di orifìci naturali (palpebre, narici, labbra, orecchie) ad evitare che la cura. topica lasci cicatrici deturpanti. Questo t rattamento è a base di antimonio e si fa per via endovenosa., intra.muscola.re o sottocutanea; secondo l'ordinE" d'impiego si e lt>ncn. la soluzione di emetico al 2 % ste rilizzata. a 120°, Io Stibyal. I'Antimosan, e il Neo Stibosan. Tutti questi prodotti , e particolarmente il N~·o Stibosa n han dato de i risult,a.t.i eccellenti; ma sono st.ati abbandonati perchè diffi· ciii ad impiegare ne i fanciulli da l a 7 anni e perehè causano dci disturbi che co-


RIVISTA DELLA STAlU'A MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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stringono i piccoli pazienti a stare coricati per qualche ora. Attualmente, nel dispensario si adopera la Fouadine, d erivato dell'Antimosan, per iniezioni sottocut.anee alla dose di 0.5-1-l ,5 c. o. per arrivare a 3 o. c. n e l fanciullo e a 4-5 c. c. n ell'a· dulto per singola iniezione . La Fuundine, quantw1que m eno attiva del Neosti· bosan, è del tutto priva di inconvenienti nel suo impiego, che può essere affidato anche ad un'infermiera. Abitualmcute si pratica ut1a serie di 10 iniezioni a dose progressiva.; dopo 3-4 settimane ùi riposo si ripete la serie se è necessario Due nuovi preparati sono in corso di sperimentatione: Anthiomaline e I'Antimonyl Dn 18. I risultati sembrano finora soddisfacenti, soprattutto per la rapidità della cura. In conclusione, tre tipi di trattamento del bottone d'AI('ppo sono attunlmente di uso corrente nel dispeusario di Aleppo: Criocauterio, Soluzic ne di percloiUro di ferro al 25 %. F ouadine. REITANO.

CHIRURGIA GENERALE ARNA.ULT TZA."-'X. -

Alcuni aforismi sulla trasfusione del sangue (• Problemi teorici e pratici d e lla trasfusione del sangue • - Masson e C. edit., Parigi).

l. Più che scoprire ogni giorno nuoYe indicazioni della trasfusione del sangue, è importante precisare bene <., uelle che si conoscono. 2. I gruppi sanguigni non mutano come n on muta la specie. I pretesi «cambiamenti di gruppo » sono dovuti ad esami mal eseguiti. 3. La indicazione d el gruppo sanguigno impressa sulla piastrina di identità di ogni individuo può evitare determinazioni affrettate e accidenti gravi. 4. I gravi accidenti della trasfusione scompariranno solo col contrullo minunuzioso d e lle compatibilità sanguigne. Infat.ti questi accidenti si possono prevedere con lo studio delle compatibilità sangujgne e si possono evitare con la loro corretta r icerca. 5. Le prove dirette della compatibilità sanguigna ar,no infide: 6. Tutti gli apparecchi per trasfusione sono buoni quando dànno sicurezza sufficiente per il datore e per il ricevente, e quando sono ben maneggiati e ben tenuti. 7. L 'atto operatorio non d ev e mai essere affidato ad un movimento aut-omatico; in t.al modo si t rasforma in una. iniezione alla cieca un intervento che deve rim&nere sotto il controllo permanente dell'operatore. . 8. L a lent~zza all'inizio di una trasfusione è una buona garanzia di sicurezza. 9. Quando le reazioni non sono dovute ad introduzione di sangue nocivo non è affatto necessario per spiegarle di invocare: d ei cambiamenti di gruppo (che non esistono), l'azione nociva delle emolisine del datore (che non è affatto provata), la tossicità degli anticoagulanti (che è minima), e n emmeno l'uso di questo o quell 'apparecchio: le reazioni sono dovute alla intolleranza individuale. 10. Praticamente, all'infuori del prriodo pre-umorale, la sifilide non è trasmessa se il donatore ha una Wassermann negativa.. Il. Non tutti gli antichi malarici dànno positiva la reazione di H enry, ma se questa è negativa, la malaria non si trasmette. 12. A emorragia massiva, trasfusione massiva; a. emorragia ripetuta, trasfusione ripetuta; come per la respirazione artificiale bisogna agire tìnchè esiste un po' di sper anza. 13. n polso del malato non ci informa sull'importanza di WU\ emorragia ma sull'importanza del collasso che può essere dovuto ad altri fattori. 14. Contro il collasso emorragico agisce la massa. del liquido iniet.tato più che l a sua qualità. 15. Se una trasfusione o anche una iniezicne di siero sono SE'oza efficacia. in uno stato di collasso, si è perchè esso non d eriva direttamente dalla emorragia.. 16. Iniettare del siero fincbè non sia assicurata l'emostasi è come opporsi alle difese spontanee dell'organismo. 17. A gran choc piccola tra.s fusione. &• -

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Giornale di medicina militare .


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RIVISTA DELLA Sl'A"MPA MEDICA ITALIANA BI STB.ANTERA

18. Con una t rasfusione di sangue suffic iente non vi è un grado di anemia al disotto del quale divenga impossibile l'intervento chirurgico. 19. I veri casi di morte p er trasfusione sanguigna, sono quelli nei quali essa non è st.ata praticata. (Da Il sangue, fase. 8, agosto 1935-XIII). N. ANAONOSTIDIS. -

Volvolo dello stomaco. (• R evue de Chirurgie •, luglio 1935).

S3condo l'A. il v.)lvolo dello stomaco è uno stato patologico ne l corso del quale lo stomaco s u bisce una torsione intorno ad un asse qualunq ue, dura un lasso di tempo molto lungo, i ndipendentemente dallo stato di pienezza o di vacuità dello stomaco, e s'accompagna sp9sso a disturbi funzionali. In questa definizione l'A. fa rien trare anche il voi volo intermittente, che dura sempre un certo temp o prima di scomparire spontaneamente. Il volvolo d e Ho stomaco si produce principalmente intomo a due assi: intorno ad un a.~e passante per il card io.<; e il p i loro (voi volo p i loro ·card iaco o organo-assiale) e intorno ad un asse che unisce la piccola cur vatura con la grande curvatura quasi a livello della loro parte m edia (volvolo m esenterico-assia.le); quest'ult.imo da alcw1i autori è considerato come uno stato patologico speciale chiamato torsione dello stomaco. Esistono anche volvoli misti. L'affezione si riscontra n ei due sessi ed in ogni età.. Dalla statistica dell'A. i 108 casi sono così divisi: 57 casi di volvolo organo-assiale, 45 casi di volvolo mesen· terico-assiale e 6 casi di voi volo misto con una frequenza rispettivamente del 52,7 %, 41, 6 % e 5,5 %- Secondo poi l'estensione della torsione si distingue un volvolo totale ed u n volvolo parziale. Le lesioni anatomo-patologiche sono identiche a quelle osaervate nel corso della torsione di qualsiasi altro organo (intestino, cisti diverse). In genere si riscontra nello stomaco semplicemente una congestione e u n'ecchimosi d ella sierosa senza arresto completo d ella circolazione. L 'occlusione provoca la distensione d ello stom aco che aumenta a m ano a mano che quella progredisce. Questa dilatazione gastrica assume qualche vol ta dimensioni considerevoli ed arriva ad occupare, come nel caso dell'A., tutto il ventre. Il c ontenu to liquido dello stomaco, che prov ien e dall'ipersecrezione della. mucosa. gastrica, si raccoglie nei punti più d eclivi dello stomaco ed è còlor fondo di caffè. emorragico e spesso abbondante. Dei due Qrifici dello stomaco s i distende p rincipalmente quello che si trova a contatto con la parete addominale anteriore. IL volvolo, a seconda delle cause provocatrici, viene distinto in cinque categorie: l o volvolo d a ernia d iaframmatico.; 20 volvolo da tumore gastrico; 3o volvolo da perigastrite; 4o volvolo da spostamento di organi vicini; 5o volvolo idiopatico. I fattori principali per la genesi d el volvolo sarebbero: il considerevole riempimento dello stomaco, la ptosi, l 'accumolo di gas nel colon e l'intenso peristaltismo. La s intomatologia. del volvolo gastrico varia a seconda si tratti di volvolo acuto, cronico e intermitten te. Nel volvolo acuto si hanno conati di vomito, disten sione limitata nella regione gastrica e impossibilità alla introduzione d ella aonda. esofagea nello stomaco con inizio brusco consistente in dolore intenso loca.lizzato all'epigastrio e irradiantesi qualche volta verso il torace e il collo. Nel volvolo ero· nico, che in genere è parziale, si hanno i sintomi dell'ulcera gastrica: dolori all'epigastr io dopo i pasti, d'intensità e durata variabile, vomiti alimentari o mucosi e qualche volta tumefazione a suono timpanico all'epigastrio. Nel volvolo gastrico intermittente il quadro c linico è iden t ico a quello d ella torsione gastrica acuta con la differenza che la durata non sorpassa qualche ora, dopo d i che tutto ri torna al normale per presentarsi di nuovo d opo un tempo variabile : il malato, in questo caso, dopo il pasto viene colpito da un dolore intenso all'epigastrio senza o con irradiazione verso il torace, i Lombi, a s inistra sotto la scapola, qualche volta verso le fosse li iache, dolore che dura qualche ora e cessa bruscamente.

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RIVISTA DELLA

ST;~'MJ>A

MED! CA lTALIA:s'A E STltAXIERA

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La diagnosi è relativamente fac ile se si pensa alla malattia. La diagnosi differenziale sarà. fatta con tutte le altre afiozioni d e ll'add ome e principalmente: l o con la. perforazione d ell'ulcera gastrica o duodenale; 20 con Ja gastrit-e acuta; 30 con la. dilatazione acuta dello stomaco; 4 o con la. occ lus ione intestinale; 50 con l'embolia o trombosi de i vasi mesenterici; 6o con il volvo lo d e ll'intestino; 7 o con la pancreatite emorrag ica; so con l 'invaginazione intest.inalc ; go con l'ernia interna strozzata; 10o con la colica epatica; Il o con la colica nefriti ca; 120 con la pel'itonite generalizzata; 13° con la colica saturnina; 140 con i dolori folgoranti della tabe.

n trattamento deve essere esclusivru11ente chinu·gico. Prima. d ell'operazione bisogna vuotare possibilmente lo stomaco con una sonda esofagea. Aperto il ventre , previaincisione m ediana sotto ombelicale. c i si assicurerà del l'esistenza del volvolo, si farà. ritornare lo stomaco ne lla posizione norma le e s i p nEserò quindi a stabil ire la condotta da seguire per le alterazion i d f'llo stomaco. In caso di gangrena bisogna fare la. resezione della parte necrosata; se si tratta di un' ulcera perforata si farà la sutura della perforazione o. la resezione d ell'ulcera o, quando esista.no aderenze perigastriche, la gostroplastica e la gastro-ga~:~troanastom osi. Negli altri easi lo stomaco sarà mantenuto in s ito con uno dei seguenti inte n ·rnti: l 0 accorciamento d e1 piccolo epiploon per mezzo di uno ripiegatura; 20 gastropessia; 3° colepessia d e ll'angolo splenico d el colon e colect omia in caso di un an golo splenico allungato; 4 o sezione delle briglie di p eriviscerite. La prognosi è in relazione alla forma d el volvolo e viene resa meno g1·ave dall'intervento precoce. n lavoro, aggiornato e completo ne lle sue varie parti, è veramente interessante ed è corredato da una ricca bibl iogJ·afia e da un 'ossen·azione personale. FI.oamu P. GoiNARD e M. VIO:s-ARDOU. - La chirurgia delle c:~ti idatidee calc:ffic:ate (« J ournal de Chirurgie •, T. 46, n. 3, settembre 1935). Gli AA., di fronte al disaccordo che esiste sull'argomento, cercano di stabilire, in questo interessante lavoro, se in caso di calcificazione d elle cisti idatidee è consig liabile modificare la tecnica e le indica zio ni operatorie. 1\e affrontano perc iò il problema con il presente studio completo sulle cisti. Dal punto di vista anatomo-clinico vengono a Ila con clus ione che la frequenza. d e lla calcificazione varia con la localizzazione dellr cisti ida t ic!H' e che CHa è più frequente nel fegato, nel rene e ne lla milza, mentre è cccezionnle ne l polmone e rara ne i muscoli. Le cisti calcificate si rivelano in un modo assai vario: a. volte si identificano dopo un esame sistematico clinico e radiologico; a volte innce si manifestano in modo rumoroso con disturbi subiettivi violenti e con evidenti segni di suppmazione ; infine esistono casi intermedi. Riguardo al significato prognostico, g li AA. distinguono le cisti idatidee ca!· ci fica te in due s pecie : quella d elle cisti ben tollerate come corpi estrane i f' con paras· sitiinYoluti e morti; e que lla delle cisti vive la cui parete è infiltra t a di sn li minera li. L ' infezione nella prima è molto rara; nella seconda è quasi costante e raramente regredisce. Anatomo-patologicamente le calc ificazioni cominciano in punti lontani d~>g li strati profondi d ella sacca fibrosa a livello d e lla zona justa-parasFitaria; più tardi anche le formazioni parassitarie si incrostano di depositi minerali. Quando una cisti


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RtYISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E

STRA.~RA

calcificata, involuta, si trova circondata da parenchima non dà luogo ad aderenze, le quali invece sono prodotte tutte le volte che la cisti è infetta ed affiora. alla superfic ie dell'organo. La calcificazione coincide spesso con w1a l:itiasi nel fegato e n el rene. Secondo gli AA. bisogna distinguere due categorie di cisti: que!Ja in cui la calcificazione è l'ultimo tempo di un lento processo di involuzione, tutto l'opposto di una complicazione; que!Ja in cui la calcificazione parietale non è che una particolarità contingente nel corso di una evoluzioue vitale e il pitt spesso anche suppurati va. Per quest'ultima la calcificazione è una complicazione come la presenza di un sequestro o di un corpo estraneo che aggrava e prolunga il decorso di una suppurazione. Dal punto di Yista chimrgico Yi sono casi in cui non bjsogna intervenire ed a lt ri nei quali occorre operare al più presto. L'intervento chirurgico sarà riservato ai casi nei quali ~a calcificazione della cisti costituisce una complicazione. Passati in ras..,egna e discussi i diversi metodi: la controindicazione della riduzione senza drenaggio; della marsupializzazione che non abbrevia il periodo di guarigione n è fa\·orisce, sempre, l'eliminazio11e del sequestro idatideo e quello della decorticazione non sempre possìbìle e spesso dannoso, gli AA. r itengono che la risoluzione del problema non può essere globale. E quindi concludono che la condotta. del chirurgo deve variare a seconda che si tratti di involuzione, curativa o di evoluzione complicata del la cisti calcificata e che la scelt-a dell'int-ervento dovrà e;:;sere vagliata caso per caso t-enuto conto anche della localizzazione della cisti . Basandosi su questi criteri sta.biliscono infine il sistema curativo, la tecnica operativa e le indicazioni d ell'intervento a seconda della loro fonna clinica e della. loro localizzazione nei vari organi e t essuti. Il [avoro, assai interessante, è completato da una numerosa. casistica clinica ed arricchito di un discreto numero di chiare e nitide radiografie e microfotografie. MANlERI.

NEUROPSICHIATRIA G. BAS:CH.- Della puntura sotto-occipltale. («Le Monda Médical», n . 175, giugno 1935)La puntura sotto-occipitale non rappresenta più oggi un metodo d'eccezione usato solo nella cura delle meningiti purulente saccate od altro scopo d'intro· durre lipiodolo n egli spazi sotto-aracnoidei. Il primo in Francia a praticarla è st.at.o P. Ravaut, che ha. mostrato il grande interesse di questo procedimento così semplice ed inoffensivo per lo studio del liquido cefalo-rachidiano dei sifilitici. L'A. nel 1934 espone i risultati di una sua personale statistica. di 48 casi riportando una impressione molto favorevole a r iguardo della puntura sotto-occipitale che non esit.ava a pensare come nella maggior part,e dei casi quest.o intervento fosse chiamato a sostituire la puntura lombare, per lo meno negli adulti ed in sifilografia. L 'indicazione pi\:1 importante, esclusiva. della puntura sott~cipitale scatu. risce da tutto qua.nto l'A. ha esposto nel suo lavoro: • essa è il processo di elezione da utilizzare nei sifilitici in cura ambulatoria nei dispensari od in città • nei soggetti che pur essendo in gamba., non possono rassegnarsi a qualche giorno od anche solo a qualche ora d ' ,mmobilizzazione e di malattia... Ciò spiega la. divergenza di vedute fra sifilografì e medici generici, pediatri e neurologi; la puntura lombare, infatti, è sempre accettata o facilmente tollerata nel soggetto che si trovi in letto, sia esso adulto o bambino; ancor meglio se ha

avuto in precedenza cefalea o fenomeni meningei legati ad ipertensione del liquido, la puntura lombare gli reca. sollievo. Circa le controindicazioni alla puntura sotto-occip itale si raccomanda. in generale di escludere i soggetti di una certa età, ipertesi arteriosclerotici, a cagione di possibili anomalie delle loro arterie cerebellari; cosl pure ai e'\;terà. di pungere gli emofiliaci e gli asistolici, specie a cagione della. posizione di


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA I TALIANA E STRA:s'IERA

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ùecubito ventrale a testa flessa, mal tollerata da questa cat-egoria di ammalati. Infine, dato che i bambini tollerano bene la puntura lombare, non v'è ragione di non darle la preferenza, tanto più che si tratta in generale di reazioni meIùngee accompagnate da rigi.dità della nuca, circostanza che rende la puntura sott )-()Ccipitale difficile come esecuzione e dolorosa pel paziente. Gli strumenti necessari per la puntura sono: un tavolo usuale da esame ginecologico; uno sgabello alto per l'operatore, un ago di nikel o di acciaio di 8 centimetri di lunghezza e l mm. di spessore, ad unghiatura semi lunga, montato con stilletto filiforme, affinchè, appena l'ago è penetrat.o, s i possa vedere il liquido gocciolare. L 'ammalato non ha bisogno di alcuna preparazione prima di sottoporsi alla puntura. La posizione da dare all'ammalato è quella u bocconi • con le spalle che sporgono dall'or lo del tavolo, le braccia stese lungo il corpo, oppure fissate alle sbarre oblique del tavolo; la testa iperflessa va a prendere appoggio, sdle ginocchia dell'operatore, che sta seduto sullo sgabello alto, di fronte all'estremo anteriore ùel tavolo. Sistemato il soggetto per bene, s'infigge l'ago perpendicolarmente alla pelle sull'nasa m ediano, nel centro della linea che unisce la protuberanza occipitale all'apofisi spinosa dell'asse; punti questi facili a trovare nel soggetto magro e nella maggior parte delle donne; il dito che palpa trova fra i 2 punti ossei una zona disponibile in cui aJfonda; è il sito in cui bisogna pungere; questo punto di elezione è pressochè a livello del sommo delle mastoidi, alle quali ci si può riferire nei casi difficili, e che nella ricerca rappresentano la parte che spetta alle creste iliache nella puntura lombare. La precisazione della profondità. è quella. che costit.uisce veramente il tempo delicato della puntura sott()-{)ccipitale, dato che lo. distanza della grande cisterna. dalla pelle può variare, secondo i soggetti fra i 7 e i 3 centimetri. A questo punto l'A. dà gli utili accorgimenti per ottenere i migliori risultati. Le difficoltà tecniche e gl'incidenti della puntura sott()-{)ccipitale possono essere, puntura • bianca l> ; la puntura «rossa •; scolo troppo lento del liquido; sensazione di scossa elettrica; lipotimie o sincope. Ma come in tutti i procedireenti scientifico-pratici vi è il pro ed il contro, dalle osservazioni fatte e dagli insegna· menti che la pratica ha dato, l'A. crede di pot.er concludere nei seguenti termin.i: É quasi superflu o insistere di nuovo sui vantaggi che presenta. la. puntura sottooccipitale, che non lascia dietro di sè nessuno degli incidenti di meningismo di cui soffrono tanto spesso i soggetti dopo la puntura. lombare: questa completa assenza. d i postumi che tenia.mo a mettere ancora in evidenza, fa della puntura sottooccipitale l'intervento d'elezione pel prelevamento del liquido cefalo-rachidiano dei sifilitici, in corso di cura. Grazie a questo m etodo, l'ammalato può essere vigilato senza che debba interrompere le proprie occupazioni, anche solo per mezza giornata; si potrà, dunque interrogare il sistema nervoso del paziente più volte, e questo permetterà di ottenere in massimo grado la prevenzione della sifilide nervosa alla fase preclinica o latente di Ravaut. Tuttavia i principianti dovranno essere molto prudenti nel praticare la puntura sotto-occipitale per non screditax·e, con esiti negativi, un tal metodo semplice, pratico ed inoffensivo.

S. VITALE. Disordini del linguaggio In un mancino di necessità. (Istituto Medicina Legale, R . Univ. di Cagliari. « Infortunistica e Traumatologia », fase. V- VI.

MANuNzA. -

1 93~Xill).

Son degne di rilievo le disfunzioni indirette consecutive a supplenz<' determinate da gravi lesioni mutilanti, disfunzioni di cui si appalesano col t empo i rapporti coi momenti lesivi. In un destrimane, amputato violentemente del braccio destro da una cinghia di trasmissione, quasi alla radice dell'arto si verificarono singolari disordini della loquela consecutivi all'uso intensivo dell'arto superiore sinistro.


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RI\"ISTA DELLA STA~fPA llfEDIOA ITA LIANA E STR.U."IERA

L'A. segue da tre anni il tr·aumatizzato, che, salvo il disturbo a. carico del l innervosi e psichici, lue e S•lg ui rilevabili di trauma cranico. Il traumatiz.zato notò che col progredire dPII" a~ ldestramon t.o dd l' nrto supPrior·e sinistro. incontra,·a una certa difficoltà n e lla e mis,;io ne dolla parola, cui seguì una certa incoo rdinazione di idee e concetti : ad un alterato meccanismo di estrinsecazione della parola seguì anomalia. di forn~ a­ zione del l ingungg-io interiore. Tali disturbi pe rs istettero circa un aru10 e ttl quarto anno dal trauma con: i nc io.rono a regr·erlire al te mpo stesso che più automat ico diYeniYa l' uso del bracC'io superiore s inistro. Il fatto che si era instituita n on una vera dislalia. ma un intoppo n cll'articoluzione doi vari fonAmi (l il fatto che il soggetto S(>nti,·n il proprio errore di pronun· zia e pitr ancora c he i distur·bi miglionHOJlO, fam 10 pensare che si trattaYa di parziale incapacità funzi o nale C<'ntralo noli a coordi.nazione dei movimenti più fini atti alla pronuncio di corti suoni. Tali disturbi dovenl no conflideru rs i in rapporto con l'esclush·o ed intenso tt!>O d e ll'a rto supo•·iore sinistro. RJlf'c ie nPlla scrittur·a. Era il tr·nnmn.tizzato destrimane? Pe r l 'asso luta mancanza di segni obbi<>t · ti,·i ch o caro1.terizzano il nhm c inismo, a carico degli arti e d el tronco, il soggd to do,·eva, anche per la anamnesi, ritene.rsi destrimnne. Egli fu riconosciuto è YPro, d •)PO il trauma, sinist.r"o-viso re (predominio de ll 'occhiosinistro), ma si può escludere cht~ questo sia succcssi,·o all'uso intensi,·o de ll'a.rto superiore sinistro per un globnlo, progn,•ssivo s,·iluppo, per ecl ncazi one, d ell 'emisfero d estro, post-traumat ico. A 'JUOlla educazione anzi si a.ttr·ibuirebbe la formazione di un centro del linguaggio ( fn;; i co-gn~fico de;;tr·o) che ;;pi<'ghorebbe la d isin l ia, di;;grnfia e incespicazione psi. chica (GedankenBtoltern di STRICKER), intense in principio, attenuate di p oi, c ome un Rntagon ismo. inte1ferenze tra n ormale centro fasico-grafìco di sinistra ed il nt' o-centro di destra, per necessità S\"ilnppatosi in. seguito all'uso dell'atto superi me s inistro p er la scr·ittnra . Sono però nncora ipotesi. Pur no n infìrmando il concetto di unilnte rn l ità cerobra.le quale conseguenza di t iOa specificazione adattativa fil ogenetica de i ccmp onont.i cellulari. non si può negare che nei destrimani l'emjsfero destro po&.~a in clflte rminate condizioni partrripnre alla comprensione delle parole, e sia pure alla costituzione di un centro verbo-motore, un centro vc>rbo-grafìco. In alt.re paro le Re normalmente, anche n e l ltworo inte llettuale ]a m età più evoluta dell 'encefalo (sinistra ne l destrimane e viceversa), controlla. decide su le funzioni dell'altro emi;;fero. quest'ultimo può e.~;;er in grado di sopperire a lle deficienze e mancanze d i quello opposto. Nell'adulto, destrima.ne, colpito da apoplessia, aV\·iene talvolta una rieducazione del linguagg io e contemporaneamente una scritt.ura inversa, cosidetta a specchio: perchè si n dall'infanzia, ogni Aoggctto nell'imparare a scrivere fi"sa in arnbodue gli emisfe ri gli engrarnmi corrispoudeuti ai finissimi mo,;mc•nti necessari olia. scrittura. P e r lo stesso motivo noi mancino di neces.~ità all'inizio può aversi una scrittura inversa per sdoppiamento e interfe renza n ella funzione d e i due emi· efori. D a l punto di vista medico-lc•gale si può specificare che al destrimane t rauma tizzato in cui, in seguito a mancinismo di necessità., si installano gravi disturbi dd linguaggio e della scrittura, questi si debbono computare in aggiunta alla perdita anatomica o funzionale dell'arto, nella valutazione dei reliquati in,·alidanti. gu>~,ggio, ò snggottn sano ed esento da fenomeni m orbosi

RAFFONE.


COIFEREIIE E DIMOSTRAli DII CliNICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI ElENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal proc«:ssl verbali pervenuti aUa Direzione generale di Sanità militare nel settembre 1935-Xlll)

GoRIZIA. - Maggiore medico LOREJ>ZO FoNZONE : Un caso d·i lambliasi intestinak. -

Un caso di nefrite setticemica da focolaio rimasto per lungo tempo occulto.

-

Un caso d·i polm-<:mite a focolaio atipico sim·u lante un infillrato tubercolare.

LI\ORNO. - T enente medico di compll' mE>nto on. prof. Gronc;ro CHIUltCO: lndiriu.o nell'educazione {UJica e nello s·port. Traumalologia sportiva. L'A. parla d el compito di una rivoluzione: risultati pr·ntici e duraturi, CÌ l è l'educazione d el le giovani .gene>ro.zioni. D e>ficienza notata dal F .uwismo: non sport

pe r sport, ma educazione fisica della ma.c:sa. e controllo sanitario. Parla dell'evoluzione storica dai popoli primitivi, g~i-romani , ai pE-riodi mod€'rni, intrattenendosi particoal.rmentf• sull'educazione fisica greco-romana e sui precursori italiani, quali Angelo Mosso, ecc. e suJJe istituzioni d el Fascismo (0. N. B.). .

Compito dei medici: cartella clinico-morfo-radiologica da balilla a soldato; parla d 61la m edicina sportiva, dci d eboli costituzionalmente dal punto di vista militare e sulla scuola costituzionalistica italiana. Fisiologia dello sport: cosa sono lo sport e le sue fasi; donna e sport; la for za, · la. s tanchezza e l'allenamento nello s port. Stimolo: gioia nel lavoro sportivo, consapevolezza d e lle proprie forze , combnttimento.

Patologia sportiva: lesioni tipiche e non tipiche di certi sport. Stesso trauma, differenti lesioni, dovute alla forza impiegata, alla resistenza articolare e all'età. · Vari gruppi di lesioni sportive: particolare interesse a-i'tsumono il terzo gruppo delle lesioni m cniscali (molto illustrato da mateiial(• pE'rf:onale ) e il quinto gruppo d e lle lesioni dubbie o os.<sificazioni o speroni ossei: alterazioni ost-eo-articolari, para· at·ticolari, muscolari, intorp1·etate da ce rti autori come processi patologici, e da altri comAproC<'i<l\i fi;:;iolog ici di r~A7.ione e di riparazione. Infine fa importanti rilievi sullo lesioni cardiache e sulle conseguenze mortali nt'6li sportivi (boxe, calcio, equitazione e lotta): morte per shock e per collasso.

UDINE. - P rimo capitano medico FB.ANCESCO COLA: Un ca.so di « Situa viscerum inver8U8 totalis ».

L'O. presenta un iscritto di leva con • Situs viscerum inversus totalis • e dopo d i a verne ricordata la eziologia e patologia, fa. rilevare l'importanza che assume la diagnosi in tale varietà di sviluppo. Si sofferma poi a considerare la trasposizione com pleta. dei visceri dal punto di vista medico-legale e, pur facendo ri leva re che tali soggetti possono avere vita lunga e normale, ritiene opportnno nn provvedimento di l im itata idoneità, appli cando loro l'art. 18 E. B . Ta.le p rovvedimento viene giustificato dalle molteplici anomalie e malforma . zioni che più frequentemente sono state trovate concomitanti all'eterotassi: a no malie che possono determinare turbe fnnzional i non com patibili con i disagi e le fatiche imposte dalla vita militare.


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C0)).7ERENZE E DDIOSTRAZIONI

CLINIC HE ECC.

-Primo capitano m edico A.>.rromo FARAONE; Un CIZSO di pamli8i racUcolare tipo inferiore (Déjérine - Klumpke ) a8aociata a sindrome di C. B emard-Homer-Déjérine. Il caso è illustrato dall'O. in un e x militare invalido di guerra per f. a. f. alla. .r3gione sopraclaveare e laterocervicale sinistra, e p resentante restringimento d e lla r ima palpebrale , miosi, enoftalmo ed e mipotrofia pa rziale d e lla faccia insiem e con s intomi di radico li t e cervicale d e l corrispondente lato, p er lesione della C. VII e D. I a, interessan te in prevalenza i piccoli mu >coli della mano innervati dal m ediano e cubitale: muscoli d ell'emin enza tenar, ipot enar, lombricali, interossei; ed anche i flessori comuni s uperficiale e profondo d elle dita, con limitazione della flessione d e lle falangine e falangette del 30, 4° e 5o dito, assumendone la mano un atteggiamento ad artijllio. Ricorda come s iffa.tta aS3ociazione oculo-.:;impatica e radicolare sia data dalla lesione d el ramo comunicante del l 0 n ervo toracico, ed accenna alla particolare dissociazione d e i d istur bi di senso, prevale ndo il disturbo d a lle sensi bilità. profonde su quelle superfi::iali e rè alizzando;i la sin:irvme d ella a.stereognosi a tipo radicolare.

-

S indrome cerebellare. L'O. p resenta un iscritto di leva, inviato in osservazione per r esiti di m eningite •, n el quale rileva.si: atassia cerebellare con démarche ébrieuae; dismetria e d isprassia con braditeleocine.sia ed adiadococinesi; atonia muscolare con p ositività. della prova d el rimbalzo di Stewart-Holmes (Rembaund-phenomenon); pi!.9Sività d ei m ovi1n 3nti comunicati e pa.S3i vi tà. d 3i rifl9:;si tendinei, a tipo p endolare C ..\ratteris~ico (rotuleo e tricipitale ); bradilalia scandente e rino lalia.; aathenia univeraalia. Non tre m ore statico nè cinetico, n on nistagroo, non vomito (o vomitura.zione), n on cefalea.; nulla ai n ervi cranici; n essun va.luta.bile disturbo della. sensib ilità. obbiettiva; n essun s egno d i p3rturbamtmto d e l regime piramida.le. E same p 3ichico globa le invero irrilevante. D iffe renziata una sindrome cerebellare tipo B abin.skj dalla. omologa tipo Duchenne, l'O. sfiora a.ppen.a il problema d e lle localizzazioni cerebellari e dei ce ntri di direzione d e i m ovimenti d eg li ar ti ; ricorda quindì i molteplici rapporti che il cervelletto contrae a. m ezzo dei suoi ped uncoli col cervello, col ponte, col midollo allungato e col m idollo spinale . Infine, d o po aver accennato alle numerose vie centripete e centrifughe con cui il cerve lletto è connesso alla p erife ria d e l corpo e per m ezzo delle quali riceve gl'impuls i atti ad eccitare la s ua funzione, di questa. ri8.Silume le varie d ottrine, p !1.rticolarm 9nt e que lla del L u c iani, secondo la quale il · ce~velletto, esercitando sul res to d e l siste ma nervoso un'influenza coadiutr ice o di r inforzo, espUca un'azione n eurornusoola.re complessa tonica, stenica e statica. In conseg uenza i dist.urb i d all'equilibrio n':llle le3ioni cerebellari si ridurrebbero a fe ~omeni d i atonia, a.!ltenia ed a!lta<Jia, e n on già derivanti dalla alterazione di una. a3 t ratta facoltà equilibratrice resied ente n ell'organo (Fragnito). VERONA. - Sottotenente m edico GIANl"'LLP.PO OoGIONI : Il fenomeno d'OBtacclo di DoniJ{Jgio e le sue applicazioni nella Medicina M iliJ.are. L'O. riassume brevemente le questioni relative alla interessante reazione- di D ,maggio e lle assume per il m edico militare speciale importanza. pratica. - secondo quanto D onaggio stesso stabili por primo - sia come test per la fatica, aia per il s uo valore m edico-legale nella diagnosi d e lla ep ilessia. L 'O. è riuscito a dimostrare, in precedenti esperienze, la p resenza. del fenomeno d 'ostacolo anch e n e l siero di sangue: ne rifer isce la tecnica particolare e alcune caratteristiche; e s i propone di continuarne le ricerche, specie nei convulsionarii, per indagare gli eventuali rapporti tra. la p resenza n e l siero delle sostanze che inge n Jrano il fenomeno stesso, e le crisi di agitazione motoria.. - Sottotenente m edico I GINO P INELLI: Contributo alla cura de1k distors-ioni. L'O. accenna ai concetti fìssa.ti nel 1930 dal L eriche che ricalcando le orme di vecchi anatomici, metteva in rilievo l'importanza della innerva.zione sensitiva· in campo articolare e riusciva roadiante iniezioni peria.rticola.ri di novocaina a diss.->ciare nelle distorsioni e contU3ioni di lieve enti tè. i fenomeni puramente funzionali


CONEERENZE E DIYOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

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da. quelli a. substra.to anatomico, dopo aver sostenuto che i primi ne costituivano il fattore essenziale che cedeva d efinitivamen te dopo una, raramente dopo più iniezioni. Il Comolli e la sua scuola recentemente l'assodavano come indirizzo terapeutico delle distorsioni in particolare e se e facevano ardenti fautori con largo contributo casistico. Approfittando d el materiale affiuito numeroso ne l p eriodo d elle manovre, l 'O. ha instaurato questo mezzo con .risultati veramente soddi,;fa.centi e sorprend enti e n e ha quindi rilevato il grande valore d'applicazione nel movimento osped:~.liero, dove è neces3ario favorire un equilibrio pure immet;tendo ai corpi individui n ella loro pienezza fisica e non stt·ascica.nti p ostumi che possono fars i risentire fino ed oltre il conge do. Vicino al fa.t;tore guarigione che nei diec i casi presentati ò avvenuta in un tempo li .n !tato, illustra la fa~ ilità e semplic ità d ella te~n ica. U'S&ta.. I tessuti a ridosso d e lla. c~p3ula articolare e spac ia.lm.mte nel punto più do loroso sono stati infiltrati con u'la soluzione di novocaina. l %, senza adrenalina, ùa.i IO ai 30 cc. Parallelamente è stata mobilizzata. att ivamen t-e e pas3ivamente l'ar t icolazione mant-enendo però l'am:n!l.Lato aletto trattandosi di distorsioni a carico di arti inferiori. Ha accennato alle controverile disquisizioni cui può dar m otivo la evoluzione clinica. pra- e p oslì-terapautica, concludendo che non è possibile, col suffragio ca.<>is ~ ico, amm3t tere in queste forme un'origine esclusivamente fltnziona.le del dolore e della fun.ctio laesa, come non s i può pe nsare che la novocaina abbia il solo còmp ito di interrompere un arco format.o da un circolo chiuso di stimolesioni sensitive abnorm· scat.ena.tesi dall'intrecci.o nervoso capsulare, ma anche agisca modificando intimamente i t essuti non solo nelle forme recenti in cui p iù sorprendenti sono i risultati, ma. anche ne lle forme di vecchia data. -Primo capitano m edico SALVATORE SOIO.RTINO: Congiuntivite gonococcica a deccrBo aBBai btnigno in BoggeUo tracqmatoso. L'O. s'intrattiene s u di un ca<;;o di congiuntivit-e gonococcica m a nifestatosi in u n m iliLare affetto da blenorragia. cronica, durante il suo ricovero in repo.rto per t racoma. Detto caso prese ntò una fenomenologia infiammatoria imponen te senza complicazioni corneali e d ebbe una durata di soli dodici giorni. L 'O. p er inte rpretazione della particolare benignità d e l ca.<>o p a.<>sa a com~i­ derare i fattori che p ossono avere influenza sul d ecorso più o meno grave d ell'afhzione e a proposito del fattore più importante • virulenza del germe » ritiene doverlo escludere ne l malato in questione. R !ferisce a conferma d i ciò, su di un altro ca.<>o di congiuntivite gonococcica occorsogli un m ese fa, in cui il contagio e ra provenu to pure da una gonorrea c ronica che, trattato nella stessa maniera, pur non avendo avuto nel complesso un d ecorso molto grave ebbe due ulcerazioni corneali paralimbari p erforatesi e una durata d e llo stadio piorroico di circa 35 giorni. ·Riportandosi infine alle funzioni di difesa dello strato adenoide d e lla mucosa congiuntivale, d efinito per tale proprietà. da. molti AA. come amigdala congiuntivale e alla esilenza d elle alterazioni anatomiche d e lla mucosa tra~omatosa. che po>>ono s intetizzarsi in una diffusa iperplasia di tale strato con formazione di n um9rosi centri gs rmina.tivi (follicoli), è de ll'avviso che è proprio in tale particolare stato anatomo-patologico d ella mucosa tracoma.tosa. che devesi r icercare la giustitìc.!Lzione d e l decorso assai benigno nel caso in d iscussione, .in quanto per esso la mucosa viene a trovarsi in condizioni di meglio difend ersi contro infezioni cosi acute.


NOTIZIE MEDICJNA MILITARE Per iniziath·a dell'on. prof. Mon•lli. SE>gretario dE>l Sindacato Nazio· naie Fasci:;ta dei ~Iediei. allo scopo rli diTUigare in tutta la Classe Medica ila li•ll1a, aggiornati J>rincipii di .Medjrina. :Militare e di Serrizio Sanitario in ,g-uerra, è in corso di pubblicazione su FO'f'ze S a,nita;rie, organo del Sindac-ai o, una serie dj a.r ticoli, presentata col seguente scritto introduttivo del l lin•ttore generale della Sanità milit are, te n. gen. med. gr. uff. Luig i F ra n c h i. <<Le tnuUz·ioni della C'lnltRe Jl edif'a italiana hamw tlrovato nel R eg-ime e nr·llc specifiche diretticc clC'l Duce la piì~ O'f'ganica contirMtazionc in quanto con<·erne. la dedizione entusiMtica e incondizionata alla causa della Patria. L e .E'orze Sanitm·-ic combattenti del Paese, inqtwbate dai sald·i nuclei perma?U nti, ha.n1w dato 11clla qran<le g1terra qudla superba prm:a di sapienza., di vulore, d·i abnegazione e di sacrifwio che mentre è 'f'agione di legittima fì,e!T'ezza, è g(J!ranzù~ spcrilnentata e sicura per il compiuto ademp·i mento d'ogni g-rave do ''f'1'e nella tutela appassionata. della effi cie·n za fisica della N azion(j .iJiilitare. n f'll'a-ssistenzft i m mediata, co•raggiosa e fraterna degli armati in tutti i loro cimenti. « P e·r il Setto-re sani tario dell'Italia fl~c·ista, nel fervo-re dell'O'f'a presente, non possono serri-re incjtamenti. poichè una unica massima misw·a ttgt,aglia gli spiriti eli ogni clMse di cittadini, 1>'ronti a tutto d(J!re e tutto osare, agU onlini del grande Capo. « Occorre ùwece pe1·fezionG~re la prrpa;razione tecnica e ren.derla qu-anto pi it possibilr 1tnifonne c ope-rante nri 1·a.~ti e clit:ersi campi dt azio?te. << Il ISI'I'rizio S anitario deve adegttm·si alle ci·r costanze create dai nuo ~: i ·mezzi di offesa, allo stttdio drlle possibilità sulle fronti di combattimento e del territorio, ai concetti tattici e alle CRigenze logistiche clella guerra moderna. così .che i -~oc<:O'f'Si, gli sgombe·ri e l'OS]JI'rlalizzazione s·i effrtru·i?w in mod.> agile e tf>rnpe.~tiro nella migliO'f'e coonlinazionc co-n le vicende belliche. « ì:ie è pttr vero che a tanto pro1xculono i Sttperù>ri o'f'gani di cornando e diretti-vi, è anche pe1·ò inllispensabile che ciascttno possieda quegli elem1mti di cttltwra special·i zzata che valga1w a ?'cgola;re e disciplinare consapevolm.C?~te ogni p1·estazione. volgendola al miglio·re e più propr-io rendimen,to. << La. J1 edicina .iiiilita;re ed il Servizio S anita;rio 11lilit4re SM't•ono appttnlo alla. dt {i·11izione delle ?uwm e. applicative dello scibile medico n ella t·ita delle m·mi, e come m·mai c?.rnpiti siffatti appariscono e1wrmementc oomple~si negli incessanti progressi delle arti della rncclioina e della gue>rra, s(ll)·ebbe i ·n garmet·ole e darmoso w ·nsare che s·i possa essere in grado di far {?'O?tte aUe mansioni di cmnpagtw con la sola, sia p1w ·vantaggiosa preparazione scientifica lkl tf.m]JO çli pace 1 o pp7tre co·n suprrficiali criteri di improvvis!lZirn'!-C che prescindesse·ro da conoscenze concrete de·i difficili p·roblem.i deUa S anità JJiihtMe. (( Analogamente a q1(anto avt'iene J>er gli altri ufficiali nella forn~azione dei qua&ri di cornplemento, pc1· quelli del Corpo sanitMio s:i pro1:ve<le (J!nmuùm ente col c&rso di ist·ruzione alla /iettala di appli.cazion,e di sanità miJ.itMe, ore ogni artno si a ~:rice·1ulano le nuol'e genc·razioni di •medici. Pe-rò negli


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~OTIZIE

o·rdierr~.i ordinamenti no·n t1dti i

medici freqttentano il co-rso e d'altra parte

il t6·mpo che pas8a t•ende srtnp?·e -meno efficace ed aggi01·nata la prep011·a::ione

compit'ta dwrante il turno di sertnzw; m entre come nelle aUre specwhtà, anche nella M edicina .ì1IilitaJre la materia di st?1,dio si muove e progreclisoe, si. che rimane indispensabile srg1drne la C011tù~1ta et·oluzione. A ciò servono pwrt•icolM·mente i pe-rioclici tecnici dei .ìiiinisteri milita1·i, ma questi s01w 1>-iit che altro destinati agli ufficiali del servizio pe·rmancnte e n01·malmente nrm sono seguiti dalla ge-neralità dei sanita;ri, assO'rbiti dagli sttuli profes.~ionali genertei e specializzati, elle tror011w la loro palest-ra nella varia e benemerita. stampa nazi01uz.le. << Ora è facile scorgere qttali e qt~<wnte possano essere le lactme e le ineguaglia;nze nell'aildcst•ramento tec-nico-•militare degli u.ffiei.ali m edici in congNlo, che p11re invece dovrebbe-ru sempre essere tenut·i al corrente per tutte le esigenze delle F01·ze Annate. < <Da tutt.e queste riflessioni a.1>pare evidet~te l'alta funzioM che pot?·ebbe a.ssttmersi la stampa m eclica nel dit·ulgwre in tutto il ceto p'T"ofessituz.le le acqttisizioni della Jll edic11uz. .lJIilita1·e, quale complc1nento do ve'l"oso e indispensabile della cttltu'T"a spec·ifica cl' ogni m cmil'ro della Glasse S011~itaria, ttttta semp'l"e potenzialmente al servizio della Paftria in arm~. « Quale capo del Corpo sa;n1tatrio del R. Esf?'rc;ito, ho p&rtanto accolto co! più co-n'Vinto compiaeimrnto la felice imi;;iatiua clell'01~. Segretwrio del Sindacato N azionl~le FasC<ista àei m edici, che apre le pag~ne cl~ questa d~ffu­ .~issima Rivista ad 1tna /(l;rga collaborazione d·i ufficiali ·medic-i , specialm ente compet-enti per la tra.ttazione sintetica a~ argomenti di pa;rticolare att'ualità. e interesse nel campo della lJieclic:ina .Militare. 1< Si è anche riconosciuto co-n l'on . Seg·retM·io, che questo m ezzo di propaganda delle piit moderne cotwscenze ?nedico-1nilitwri, debba r·iuscire p·iù utile ed effi.cace dei cicli d·i co-nferenze già svolti p'l"esso il Sindacato di Roma e progettati per all'l'i sedi . È difatti indubbiwmente più opportu?W che i m edici, senza essere distratti ad ore fisse dalle loro inc01nbenze projessi01wli, possano dcdicwre allo stud·io di simili questioni il loro tempo disponibile e possano anche consultMe, qtuvndo occorra, gli wrticoli pubblicati su questa a1tto1·e-vole Rivista, che giunge a t?ttti lo-ro e che già forma uno dei testi più p'l"egia.t i delle biblioteche pe-rsonali.. << AppMiramw, dunque, su q?testo pe1-iodico a;rticoli brevi e p1·atici, se~ il seguente prog·r amma che i lettori ·vorrllinno accogliere e considerare con l'inte'l"essamento che meritano t?ttti i temi attinenti alla salute clell'Eserc.ito.

:R.oma, settembre 1935-XIII. Il tenente genemle medico Direttore Generale della Sanità milita.re L "UIGI FR.Al'\ClU )).

Programma.

l. Cenni generali sull'orgnnizzozione sanitaria di gneiTa delle F01ze Armnte. -

Ten.col. med. Cnrmelo MAc."''OANAllO. 2. Ospedalizzazione e sgombero d ei feriti e malati nella zona di guena ed in quc·lla territoriale. - Ten. col. m ed. Carmelo MANCA:!".A:no. 3. ll servizio igienico e profi lattico di guena. - Tcn. col. rnfd . prof. Kicola B:num. 4. n servizio chirurgico di guerra. - 1\Jagg. med. Alessandro MALICE.


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NOTIZIE

5. Soccorsi d'urgenza ed ospodalìzzazione dei feri ti. -

)lagg. m ed. Alessandro

MALI <:E.

6. Azione biologica. degli a.ggres.'livi chimici e sintoma.tologia dei colpiti. - Primo capitano mt>d. Alberto 1\'lANIE-RI. 7. Pronto soccorso e terapia dei co lpiti da aggressivi chimici. -Primo capitano med. Alberto 1\lA..>-n:ERI. 8. Mezzi di difesn individuale e collettiva in gu€'rra chimica e relativa organizzazione sanitaria . - Primo capitano med . Alberto l\IA~LERI. 9. Guerra microbica. - Maggiore medico prof. Ugo REITL'>O. 10. Compiti coloniali dei m edici militari. - Magg. med. prof. Tommaso SARNELLI.

ETI'ORE MARCIDAFAVA. Il senatore prof. Ett,ore Marchiafava s'è spento serenamente a. Roma, il 24 ottobre. Egli appartenne alla più fine aristocrazia della scienza e

dell'intelletto italiani che onorò nel mondo con i suoi studi e le sue scoperte. Nato il 3 gennaio 1847, a Roma, quivi percorse la sua brillante carriera universitaria che nel 1881 lo portò alla cattedra di anatomia patologica che tenne fino a.l 1922, quando fu raggiunto dai limiti di età. Di quanta stima e di quale infinita devozione fosse circondato dalle attente studentesche, sanno indimenticabilmente tutti gli allievi della. celebrata Scuola medica romana, della quale egli fu fra, i più insignì fondatori e una delle più alte illustrazioni. Il merito personalissimo del suo sistema di insegnamento risiedeva in una comunicativa facile e piana con cui sapeva trasfondere agli ascoltatori il suo puro entusiasmo per la ricerca. del Vero scientifico, iniziando i giovani alla osservazione attenta e metodica e all'acuto esawe critico dei fatti anatomici in riferimento alla esegesi della laboriosa induzione clinica, cosi che le sue lezioni, hmgi dall'essere delle fredde esposizioni dottrinarie, consistevano in efficacissimi esercizi educativi che dovevano formare le menti a quel rigoroso raziocinio applicativo che è la. migliore condizione di successo nelle difficili realtà singole del campo professionale. Egli poneva. la più viva passione all'adempimento di questo suo ministero che s'illuminava. dell'esempio nobilissimo delle sue preclare virtù, nella modestia di una vita. semplice tutta dedita al lavoro e a superiori finalità di bene. Perciò, nell'onorare la memoria del compianto Maestro, in omaggio a. quelli che furono il suo temperamento e il suo gran cuore, accanto alla gloria del suo nome della quale non seppe mai insuperbire, occorre ricordare le benemerenze della sua opera di insegnante, resa con immenso amore in una superiore concezione del dovere. Non sarebbe possibile dire in brevi termini della sua imponente produzione scient ifica. La dottrina della ma.la.ria gli deve in gran parte la identificazione delle specie para-ssitarie, la sistemazione del capitolo di anatomia patologica, nonchè il classico trattato di universale rinomanza su L'infezione malarica da lui concepito e redatto in modo insu· perato e impareggiabile in collaborazione col Bignami. La patologia. delle infezioni batteriche e pa.r ticolarmente della meningite cerebro-spinale epidemica e della polmonite, fu decisamente rischiarata dal vistoso contributo dei suoi studi.


NOTIZIE

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Fra i più signifìcat.ivi riconoscimenti dei suoi meriti, in Italia ed oltre i confini, vanno segnalate le nomine a senatore dal1913, a vice-presidente dell'Accademia dei Lincei nel1933, il conferimento della medaglia Patrick Mamon attribuitagli dalla Società di medicina tropicale e igiene di Londra, l'elezione a socio ordinario della Società di medicina di Londra, della Società di medicina americana, dell 'I stituto Pasteur, del Collegio federale di Medicina di Edimburgo. Ma, come con incisive parole ha scritto S. E . il Presidente del Senato in un commosso telegramma di condoglianze ai congiunti, « Ettore Mar· chiafava non fu soltanto un maestro incomparabile nelle dot.trine mediche, ma insieme un cittadino esemplare che ebbe <:ostante e appassionata devozione per la Patria e che nella intatta giovanilità del suo spirito segui con fervida fiducia il Regime fascista dal quale traeva superbi auspici per la grandezza dell'Italia. Alla scienza e alla pratica professionale nella quale raggiunse rara perfezione accompagnava uno squisito senso umanistico che faceva di lui un ora.t ore e uno scrittore di altissimo pregio >l.

Nomina a sottotenente dJ complemento nel Corpo sanitario. Il Ministe ro della. guerra con circoJare n. 836 giomale m ili tare 25 ottobre c. a. d t:ltermina che d'ora innanzi- e sino a nuo,·o aYvi ~:o- sia dato corso, senza limitazione di data di presentazione, alle domande di nomina 11 sottotenente di complemento del corpo sanitario (medici e chimici farmacisti) che vengono presentate da ufficiali di complem ento, da sottufficiali e da militari di truppa in congedo illimitato. Le condizioni tutte in base alle quali gli interessati possono as pira.re alla nomina, sono quelle fissate dalla circolare n. 136 giornale mil-itare c . e.. Le direzioni di sanità di corpo d 'armata provvederanno a sottoporre gli int~ressati ai prescritti esperimenti, s tabilendo, a tal u opo, sessioni straordinarie di esami, secondo il bisogno. Le domande, corredate di tutti i documenti, dovranno, poi. essere trasm esse al ministero - direzione generale personale ufficiali (divisione 3tL).

Bollettino del Corpo sanftarfo militare. Ufficiali medici. PRIMI OA.Pl'l'ANI •

.AsTU'l'O Girolamo, 6 art. arm. Infermeria presidiaria Bolzano. Dal Bolleui no ufficiale, disp. 59•, 11 settembre 1 93~Xm.

UOì.ciali medi.ci. TENENTI.

I seguenti vincitori del concorso, indetto con decreto ministeriale l o dicembre 1934-XIll (circolare 43 Giornale m ilitare 193~XIII), sono n ominati tenenti in servizio permanente effettivo nel corpo sa.nitario militare (ruolo ufficiali medici), cnn anzianità. a-soluta 16 agosto 193~Xll1 , con riserva di anzianità. relativa e con decorrenza degli assegni dal 16 agosto 193~Xm. Essi sono destinati effet t ivi alla scuola. di applicazione di sanità militare di Firenze per frequentarvi il prescritto corso applicativo a decorrere dal 19 agosto 193~XIII.


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NOTIZIE

MONACO Bruno, NAPOLITAKO F èlice, CORDERO Adriano, SAVINO Giovanni, ANTE~"'l::'CCI Elpidio, ARCA)<GELI G<>rardo, GIVGNI Francesco, DI GIORGIO Girolamo, SoRo Nicola, DE A:-~(: ELIS I caro, ScARPITTI Mario, DI MoDICA Pietro, DE C(LLA Franc('Sco P aolo. LEONE Tac ito, MENNA L uigi, ANTONACI Giuseppe, SoTTILE Leona.ro. AMonosi Giuseppe Mazzini, SoPRANI Antonio, SEDLUU D E>mo, ALTAMURA Ma ni io. TRIGLIA Sebast.iano, V ANACOIU!l Antonio, SANTAN· GELO R cnè Carlo, DI :FERDINANDO Rena.to, BocCJ:n:NI Ettore, NADDEO Vin· c e nzo, PETRUCC~, Nicola. CUBEDDU Antonio, ZAIRI Sacellario, L ICATA Alfio, DI TRAPA..><I S1dvatore, SALVI Vincenzo, ARDITO Vincenzo Cesare, STRAZZULLI Sergio.

Utficiali chimici farmacisti. TE!.'o'E.:o;TI.

I s egtlen t i vincitori d el concorso, indetto con d ecreto ministeriale l 0 d icembre 1934-XIII (circolare 44 giornale militare 1935-Xlll} sono no minati tenenti in ser vizio permanente effattivo ne l corpo sanitario mi litare (ruolo ufficiali chimici farmacisti), con anzianità assoluta 16 agosto l 935-XIII, con riserva di anzianità re lativa. e con decorre nza d egli assegni dal 16 agosto 1935-XIII . E ssi sono destinru.i effettivi alla scuola di applicazione di sanità. militare di Fire nze per frequenta.rvi il prescritto corso applicativo a d ecorrere dal 19 agosto 1935-XIII. MtNI~'NI IGNAZIO, DE Pumo FILIPPO. D a l BolleUino u ffi!;iale, disp. 60 ", 12 settembre 1935-XIII.

U{Jì.cialì medici. l\1AGOIORI GE!.'o'"ERALI

In data. 24 set-

TEoOE Pasquale, presidente collegio medico-legale (Roma). tembre 1935-XI II è collocato in ausiliaria, per età.

COI.Om>'ELLI. Sono dispost i, dal l o agosto 1935- XIII, i seguenti movimenti: Rnu.LDI Onofri o, direttore ospedale milita re P erugia.- Direttore s anità. militare corpo armata Bari. SEccnÌ Francesco, dire ttore sanità militare corpo armata Bari. -Direttore sanità. militare corpo armata B olzano. TEJ).'"EN'l'I COLONNELLI. CAMORIANO Pietro, ospedale militare Milano.- I n data l 0 agosto 1935-XIII nomi· nato direttore ospedale militare Gorizia. :MAGGIORI. FroaE Mario, ospedale militare Udine. - Collegio militare Milano. TENENTI. ME~NTLLO Francesco, R. corpo truppe éOlouia.li Tripolit.l.nia.. 14 settembre 1935-XIll.

Cav. «Aosta~. de.l

D alBoUettino uffu;iale, disp. 61 "• 19 settembre 1935-XIII. U ffi.cial.i m.edici.

CoLONNELLI. SANTA-::\lARu Alberto. - In data l 0 ottobre 1935-Xill, cessa di essere destinato al min istero guerra ed è incaricato d elle funzioni di presidente del collegio medico-legale (Roma}.


NOTIZ.fE

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TEYE:sTI.

6 art. corp.> a.rm. - R. corpo truppe coloniali Libia. (Tripolita· nia.), d'autorità, dal 17 agosto 1935-XIII.

ELISEI Carlo,

Ufficiali chimici jarmac~ti. TENE:sTI.

ALBIZZATTI Davide, in aspettativa infermità. non provenienti dal servizio, ospedale militare P a lermo. - I n data 9 maggio, 1935-XIII è colloca.t.o in riforma per infermità. non provenienti da cause di servizio ed hcritto nella. riserva con anzianità 6 maggio maggio 1928-VI. Dal BoUettino ufficiale, disp. 63&, 3 ottobre 1935- XIII.

Onorificenze e ricompense. Il maggiore medico Giovanni Guwo è stat.o nominat o uflbiale nell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia, nella forma d el }loto Pro prio Sovn:m o. Ai tenenti med ici .M ario PREITE e Augusto GoMEz DE A Y ALA è stata. confer ita. la. medaglia. d'argento d e i B~nemeriti d e lla salute pubblica, su proposta del Ministero dell'I nterno.

S. E. l'on. prof. Paoluccl)ln Africa Orientale. Il 17 ottobre è p~rtito da. B .: > logna la M~da.glia d'oro S. E. prof. R a ffnc le Paolucci, Vice-Pròsid ente d ella Camera de i d eputati, che s i reca in Africa Orientale, come direttol'e rli Hn 'ambnhtn7.1.\. chirurgica, con 19 ufficiali, un cappeiiiUlo e 90 uomini di truppa. L'unità, m od e rnissima, si compone di 12 autocarri e contiene il più proprio arredamento tecnico, con t re lt>tti operatori, due apparecchi ra.diologici, impianti autonomi di luce, riscaldamento, ecc. Al suo passaggio p er Roma, il tenente colonne llo m E>ùico Paolucci è st a to fes teggiato alla stazione T ermini da numerose personalità politiche e mediche. Il tenente generale medico Franchi, Direttore generale d e lla. Sanità milita re, ha porto il suo saluto b eneaugurante e S. E. il prof. P etragnani, Direttore gene rale d ella. Sanità pubblica, ha presentato con vibrate parole a S. E. Paolucci un artistico pugnale, offe rtogli, quale suo Presidente, dalla F ed erazione Nazionale Fascista. pe r la lotta contro la. tubercolosi. Altre calorose manifestazioni sono state tributate all'illustre partente, a ~a.poli , a.l suo imbarco s ul S<trdegna.

l Congresso Internazionale della Tra>fuslone del sangue. Il 26 settembre, in Campidoglio, a lle ore 10,30 nella sala d elle bandiere, fu solennemente inaugurato il l ° C.:mgresso internazionale della. trasfusione del sangue. Sedevano al tavolo della Pre;;idenza. il prof. Alessandri per il Governatore di Roma, S. E . il prof. Pe tragna.ni direttore genen1.le della Sanità pubblica, l'on. Morigi per il P artito, il proi. L attes presidente d el Congresso, il prof. Hirs zfe lù di Varsavia per i congressisti stranie ri. Rappresentat.a la Sanità. militare nella stessa. persona. d el Direttore Generale, tenente ge neral o medico g r. uff. Luigi Franchi. Dopo un eloquente discorso d el prof. Alessaudri. che in nome di R.orna salutò gli scienziati convenuti in gran numero da 20 diverse nazioni, il prof. Lattes espose gli scopi d el Convegno e tracciò il programma dei suoi lavori, mettRndone in rilievo i superiori fini scientifici, pra.t.ici e umanitari. Infine parlò il prof. Hirszfe ld, recando il caloroso omaggio d ei congressisti alle Autorità e all'Urbe.


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NOTlZil!:

Al termine della seduta i n augurale, i congressisti dopo aver partecipato ad un rice viment-o offerto in loro onore nel palazzo dei musei capitolini, resero omaggio al Milite l gi1oto e all'Ara dei Caduti Fascisti. I lavori del Congi·esso, infn1mezzati a visite a grandi istituti medici cittadir.i, si sono sYolti, dal pomeriggio dello stesso giomo 26 fì110 a tutto il 28 settembre, nella R. Clinica chinu-gica al Policlinico Umberto l o. Sono stati successiYamente trattati i seguenti temi di relazione: Prof. Booo!ltOLETZ di Kiew. - I l meccanùmw d·i azione della trasfu8'ione del sangue. Prof. DOCLTOTTT tli T orino. - l problem1· biologici e clinici inerenti alle ind·i cazioni più recenti della tr08/ti8Ùme del sangtre. Prof. HmszFELD di Varsavia. La sierodiagnosi al servizio della trasjtUJione. Ptof. RITTER di 1\Ii.inst.erlingen. - La trasfu8ione delsm1gue negli eserciti. Prof. STAHL di BreslaYio. -La t·rasju8io11e del sangue come mezzo terapet'· tico per l'equilibrio urnorale. Dott. TzANCK di Parigi.- La trasjtl8ione del sangue nelle malattie infettit·e. Numerose e importanti le comunicazioni . fra le quali quella riflettente la organizzazione d€'lla trasfusione del sangue nell'esercito italiano, riporta.ta integralmente in quf'St.o stesso fascicolo. Fra le dimost razioni pratiche, ha avuto grande successo quella del tenente colonnello medico prof. Celestino Gozzi, il quale ha presentato un suo geniale appa1·ecchio per la trasfusione diretta, facendone esperimento, perfettamente riuscito, su una inferma della clinica ed ottenendo i più larghi consensi e cordiali applausi da parte dei congressisti. L 'tmwtrasfu.sore del prof. Gozzi viene presentato in due modelli: uno • da campo » animato da un movimento ad orologeria, ed uno • ospedaliero • animat.o da un motorino elettrico e per dippiù con congegni raddoppiati per pcter eseguire contemporaneamente la trasfu.c;ione di sangue e, ,·olendo, anche quella di un altro liquido o più spesso di un gas (ossigeno). L 'apparecchio è basato su di un semplice principio idrostatico ed è composto di pochi elem enti che si possono ridmre ad un tubo di gormna, che, interposto fra d atore e rice,·itore di sangue, funziona da vaso elastico periferico che stabilie.ce la comunicazione fra i due sistemi sanguigni, e ad un congegno compressore.-propul· sore, che a guisa di un cu ore artificiale, pulsando ritmicamente, spinge il sangue dal datore verso il ricevitore. Coll'apparecchio del Gozzi, con tut.ta facilità si può sostituire il Pota.in, per toracentesi, anzi u:~ando un ago a doppia canntùa che l'inventore ha già in constru· zione, si potrà contemporaneamente estrarre il liquido pleurico ed immettere una quantità corrispondente di azoto, come col Morelli.

l Congresso nazionale della Previdenza Sociale. Il Congresso Na.zionale della Previdenza. Sociale, tenutosi a Bologna nei giorni 1-2 ottobre, sotto la presidenza. dli S. E. Biagi, si è occupato dell'importante problema della tubercolosi, contro cui il Regime ha impegnato una nobile crociata. In principio di seduta, il prof. gr. uff. R ebucci assicura che la Federazione Industrie Termali da lui presieduta si associa all'azione dell'Istituuto di Previdenza Sociale in materia di profilassi, offrendo all'Istituto stesso i propri stabilimenti e prodotti sanitari. . Il prof. Gaetano Boschi, l'insigne neuropatologo di F errara, con profonda competenza, illustra il p1·oblema della profilassi della im·alidità, dimostrando l 'imtanza. delle eme sanitarie del sistema nervoso, cure che ritardano il triste avvento di tante invalidità. L'on. Morelli svolge, qu,indi,. il tema: • Le finalità terapeutiche ed econom iche deUa diagnosi precoce e mezzi per attua·rla •.


NOTlZlE

ltHl 3

Segue il prof. Giannini che rifer isce Au : « Eaten!Jione deUa previdenza aasicura·

tWa. nelle forme obbligatorie e faroltatillt •·

Terza relazione è que lle. su: • La terapia del lavoro sanatoriale e post-sanato· r i ale • tenuta. dai proff. Parodi di Udine e Bocchetti di RomA.. entrambi fatti sesno ad una oaloroea manifestazione di simpatia. Dopo la dotta relazione del prof. Gaifami di Roma sulla t.u tola d ella madre in funzione dell~ sanità della razza., il Presidente on. Biagi ria.'!Sume mirabilmente i lavori del Congreaso, propugnando la necessità di una. maggiore coordinazione delle attività a.ssist.enzia.li colle organizzazioni sindacali. IJ1uatra l'opera svolta dall'Istituto d ella Previdenza. Sociale ed insiste per la tempestiva diagnosi precoce la quale può rendere recupera bili i tuberco lotici iniziali e chiude inneggiando alle nuove fulgide glorie dell'Italia F ascista. Infine il Direttore g enerale d ella Sa.nita pubblica prof. Petragnani, s i compiace dei risulta.ti di questo Congresso, caratterizzato dalla concordia di spirito fr!l medici, amministratori ed organizzatori sindacali. T ermina auspicando alla. mag· giore grandezze. d 'I talia, per virtb d e i suoi figli e per saggezza d el suo grande Capo. II Congresso si chiude coll'invio di telegrammi di oma ggio e saluto al Capo d e l Gove rno e a S. E. De B ono.

Dott. PAOLO GODIN (1859- 1935). Il 3 luglio l 935 si è s pento a Nizza, nel suo 76° anno di vita, il dott. Paolo Godin, già professore alla catted ra di Antropologia. pedagogica e di Auxologia (crescenza) nella. Scuola. di Scienze dell'Educazione di Ginevra, Questa perdita non può che profondamente addolorare quanti, medici ed educatori, e bbero la ve ntura di ave rlo d egno Maestro e tut ti gli studiosi di biologia della crescenza. e di antropologia pedagogica, scienza nella quale il Godin dove considerarsi un vero precursore e fondatore. L 'attività scientifica. di questa singolare e g eniale tempra di medico non vanne troncata se non dalla morte, poichè gli ultimi interessantissimi lavori sono proprio di quest'anno. La s ua produzione è invero molto vasta, giacohè dal J 881 ad oggi ben 105 m emorie originali, tra cui parecchi volumi, sono staw pub· blicate sopratutto ne l campo fisio-bio logico e fìsio-ana.tom ico, sempre su argo· m enti di viva attualità., come sono que lli d ell'anatomo-fisiologia d e lla pubertà e dell'accrescimento d e lcorpo umano. • Croissa.nce • è il titolo d ella. seconda edizione di un libro recen teme nte apparso d el dott. Godi n. Opera. seria e poderosa, che farà. t,esto nel mo nd o per gli argomenti che vi tratta con quella competenza 88$0luta che all'Autore d eriva va da. un cinquantennio di studi e di os.'lervazioni in materia . Ed è questo l'ultimo saggio, certamentf! dnratttro, d e lla Sua prodigioRa e feconde. operosità!

Paolo Godin pervenne alla. scienza. od all'insegnamento d a lla Sanità Militare Francese. Ogni medico è un soldato d ella salute uma no., ma il d ott. Goctin a.ppartenM a. quella categoria di medici che furono realmente soldati e che be nchè lontani, a causa della loro particolare attività, da centri di stud io e di cultura, sepp<>ro nondimeno approfittare anche d ella povertà di moder·ni mezzi di ricerca per apportare alla. scienza il loro prezioso t.ribut.o di acquisizioni spesso d efinitive , ed in ogni caso, di indagini sempre serie o profonde. Come il francese Laveran, gli inglesi Bruoe e Ro1;s, l'americano Recd. i primi tenaci e coraggiosi ca.cciat.ori di microbi d e lle più m o rta li infezioni d e i paesi caldi . e come l'italiano F erdinando Pa.lasoiano, il vero precursore d ella Croce RoEsn Interna.ziona.le, Egli fa pa rte d<,lla gloriosa falange di medici militari che re&>ro i pib. grandi servizi all'umanità con quella genC'rosa lealtà e costanza che è pro· pria d e l s oldato. L e nozioni che noi avevamo d ell'accrescimento umano e d ello S\'iluppo puhertario rappresentavano, prima d egli studi del Godin, delle ricerche isolate a


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NOTIZIE

frammentarie di anatomia o di fisiologia. confinate per lo più tra le curioeità. scientifiche. Quando quasi tutti i medici ritenevano supremo inteN'sse della scienu con· centrare ogni studio sulle indagini batteriologiche c snlll' anali"si di descrizioni anatomiche, facendo così perdere alla medicina, malgrado i progressi raggiunti col rigore dei metodi, quell'attitudine alle ricerche d'insieme, analitiche e sintetiche ad un tempo, che caratterizzano la biologia e la clinica, il Godin ha saputo evitare quest'errore dominante dell'orientamento scientifico. :Egli consacrò allora tutta la sua attivi tà intelligl"nte allo st.udio, semestralmente continuat.o per più anni consecutivi . dri fenom eni anatomici e fisiologici osservabi li nel vivente, sopratutto nel periodo della più meravigliosa trasfoima· zione ddl'essere, la pubertà. L 'affascinante studio d e li!' proporzioni del corpo umano che sedusse anche il geniale spirito di Leonardo da Vinci, è stato da Lui aflront.a.to ne ll'uomo in via di sviluppo con paziente e rigoroso metodo, m ediante 175 misurazioni e svariate osservazioni, ripet.utc per nove semestri successivi su ogni adolescente d'un gruppo di più di 230 allievi. ~g li poteva cosl stabilire quelle che restano ancora oggi le vere leggi di cre8cenza, gettando le fondamenta d'un nuo,·o metodo di studio dello sviluppo umano, da lui denominato " Au.:rologìa ». Nelle opere dol Godin, i medici, i biologi e gli educatori troveranno m1a preziosa raccolta di conoscenze che permette loro di orientarsi verso la più illumina.t.a ed obiettiva azione di bonifica umana, in visf,a di prevenire le possibili deviazioni dell'accrescimento corporeo e dello sviluppo fisico e mentale. Conosciuto il processo e le manifestazioni fisiologiche della pubertà normale, sarà più agevole comprendere i segni premonit.ori delle precocità e dei ritardi dello sviluppo organico ep~~: JÉ senza dubbio sopratutt.o dal punto di vista della loro importanza medicosociale che gli studi di questo Maestro acquist.a.no tutto il valore che meritano, dato che ormai anche i governi si preoccupano di valorizzare appieno la ricchezza maggiore di ogni paese, cioè il patrimonio biologico umano, poichè se i ragazzi e gli :aòolescenti cresceranno sani forti e bene, valida vigoroea e !l'conda sarà. anche la giovinezza sulla quale il paese può e deve contare. Due grandi correnti sintetizzano oggi il progresso medico-biologico: potettziare la vita, sia ritardando la vecchiaia, sia mantenendo i giovani nell'ambito della normalità fìsico-psichica.. Meno seducente del sogno di Faust, è infinitamente più saggio rivolgere ogni cura. a coloro cui posgiamo affidare la continuità della razza e la trasmissione della vita, poichè non vi è alcun mezzo più sicuro per prolungare veramente la vita umana di quello di allevare degli esseri ben viventi. Ed è questa la ragione prima per cui, sopratutto in I talia, l'opera chiaroveggente del dott. Qodin conserva. il più alto riconoscimento e grandeggia. al disopra delle sue spoglie mortali, recentemente inumate a La Fléche (Sa.rthe), dato che questo grande medico-soldato seppe tra i primi riconoscere che solo nelle forme plastiche del piccolo mondo dei Balilla si può fondare la pi'll solida difesa. della razza. Prof. dott. A. G.u.x.Ul'PI della R. Università di Genova

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====================~~~~ ·================= Direttore responsabile: Dot.t.. L FlGI' ~1tANç,:JJI, tenente generale medico

Redattore: D ott. prof. VmciNTO DE BER:.-;,,RÙINIS, tenente colonnello medico

- - - -- - - -- -- - - - - - --""·:.; · .·..: (81()2305)- ROMA, 1935-Xvl - IBT. POLI@rt , ••' .t:~t)

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O STATO- G. <'. ( COPIE 1668)

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RIVISTE 1\tiEDlCH.E MlLI'FARI --------0--------ANHALl DI M EDICINA NAVAtE' E COLONIALE. - Dir·'>.io11o Cl'ntrnlo della •nnitù milltnro Roma, .dnM ~LI. V ol. II, Fuse . I -Il, lll{Jiio·(loosto 19:1>-XIJL

ll'lt~rittln}a, Ministero dolla ~farina,

laltta : Conirlhut~ lstolo~rl co olinfco a llo ~tu.Ho di nl<'nni tumor i rcoali. gratin. - 'GI•nla: :Sopt·n nJoune febbri otukmh:he tlullu co~t.a lloll' Oltr<' giul.Hl . AROF.STINA : REVISTA DE LA SANIDAD MILITAR. -

tomo XX:)(IV, marzo-apri/t 10!1~ .

Pen i. L 'n rctro·

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.\finlstc·ro d<' llll guc•-ru, Daeoo~ Aires .

Baclratwpo : L'anc hilo~tnm'fo sl. - D' OIIYefra EsUns: 1'11 • tnPt • per J'e~nmo del piloti aMa· tori. - 811lrru: DiRP(>Si tlvo n J)u~no di bo't <'ur por frat ture del 2• e 5• •oetncarpo. - Arcl~ay Molina: Tetano- Vacci nazione p re,·cnth'JL t'Oli l' ttnlu nssina. - Mvnoz: I mezzi d l JJt'uloziono della fanteria. Loro efficacia contro i m ezzi di combattimento, HJJOOialmcnt<· contro l ll:'as. - Vl daurreta: VM·clnut erap:a dell'ulcera moli~ . - fernllltlel Btarzaco: t; n ~MO <lì tuher<'-O!o~l Apntn, bllnternle, apircl tkn. B ELGIO: AQCIDVES MtDl CALES BELGES. - D ìrw.l one ~ n roriore del eel'Vìzlo di sanità dell'l)jlerolto belga (Hedaziono : O' podnle mili t,.re ùi l. iogi). F osc. VIli, <<oosto 193~. Il tenente ~nnorale modl<'o n rrn<'hl' . - Htndrlckl: Tuh('r<'olos l l' N\rcliopa!ìc.- Baerta: Ossor· "azione prolungata di un ctho di situhlo non <'nn\tlt. - ~vlltftino lt~lertuldvtw le. FR.~N'OIA : A'ltCHJVES DE MtOECINE ET PHARMACIE MILITAIRES. - Direzione del servizio d i sa'l ità, Minister o dul!a Ouena, Parigi, Fuse. Il!, selle1tlvrc, to?lto CHI, 103~. Tollbt rt: r.o varia zion i d<'l Sorvlzlo ~nnl tul'lo iu I!'IIOI'rl\ rolat.ivt.• nllc Yflriul.ioni dCll'fLrrrJI\ · mento c a quelle d•·lln tau i• a . - 8chlclle": Il ;,it·rvbdn ~••n ilario nello unìtil rn"lvrlt.znlo - L'nvìa· zlo ne ,~;lutlt ar!n ncll 'A.(ri ca <le i S' orde 1101 ter ril <• rl avt to rn" ndnto frane• se de l I.e va11to clu'""''" l'anno 11 4 . - Plll;S: JJcllo s~u<.l io si;;tclllatico della c nti · t·tnziutto 1111>\ t ubercol ina nellt< collctU\"'ità mlll.a:·c. RQ)[.A~IA: REVlSTA SANITARA MILITARA. - Rodnzinnr o a mmJol•tra zìonc: Ospeclale :-.fili· taro •Regina Elisabet ta• Bucarest, F<1sc. VI-VII, (liuono-luolfo 1935 . •~~ate11111 e AIMtcll: Con tributo allo stuclio della brucellosi nell'uomo.- Balanoae• o Qup~~: Lo ~<lato a ttu.o.lo dello stadio sulle culture di ultrnvirus htbcrcolaro . - Bac~eresco, Capr~~elo o .lllltaco-

Craio'fl : Sn no caso dt pleurite put rida . - Blttrlctlllo: Contributi allo studio lato-patolog ico dei tumori cleUe ghlandolo tiroide e pn ratiroldc.

RUSSI A.: VOENNO SANITARNOE DELO, Gosudarslwonnoo, isd·wo. Mosca, n . 3 marzo 10S5. Baronn: Nella ricorrenza dei S5 anni di servizio dello sclendato o medico Vladlmiro V oiat,. cok. - Undrll o KullalcoYtky : Vladimlro Voiat.cok. - Ohlln: LI\ valoroEO onora del pror. Volntto k per il miglioramento della dit~sa anttarca o per In proparo.z ionc fisi ca degli avieri. - ••111o•: l'e r U perfezlonwncnto dell'organizza zione saniti\J'ill.- Troianlln : Il sot·'V:Izio sanitario nei rlguarùl della preparazione militare. - Kantoro•lt:h: L 'ollioncla della cu lt ura fisica sugli avieri. - Undrk e · Sassow : I t r u.umi acustici. - Budko•: S ìnt o matolo!(ll\ da parte dcU'orocchlo noi CliSI di tru.uml do! cro.nio. - MoiOdzey: La. selezione uelle -.c·uolc v. C. R. 1{. J(. (t>or il ~crvizio san itario prc·,so le truvt>e al cnmpo). - Strt ln•: A ccortn.m • uli U•iologir.l sugli c\ v ieri dtuanto l voU ad nlta Quoti\. BronYieln : Il problema della lottn co ntro l ru •uol'l. - Bolokonnlkov: L a ~t ler.louo t..ra llli addotti ug ll appo.recchl eli rio. ztono del rombo <loi mot,o ri 1li 1\" roplaui loutuul. - 81ob0dskala e Zlpklna : L & cura dolio tonsi lliti o la lnflucuza aulla saluto dol bami.Jini. SPA.G~A: REVlSTA DE SANIDAD MILITAR. - Pubbllcazlono mensile del COI'PO ~anitarlo mllltaro, Madrid. Fase. VIII, agosto 1935 . Taladrlz: Una prop06t'a cir"a la investit::nr.io nc· di'i llrHPP I sl\nguill nl nel mllltl\rl. - lbtnn Ciarli: A lcune Idee sulla trasrot~lotw snn~ult::1l8 Sl>ur· tnhiiCLtlO d t·r·u lt• ot·:wn lzzoz.uuo del datori in campagna.- Del Rio : Volumin osn OI'Ji ia iulc$tinale tt·niJ8rliMI'IIIIliDttti cn. - Etcutlero : Controllull· et\zlool medlco-ohirurglcbe del tl'IJoSporto In t\o rophlltl su nlt{Lt'i.

BOLETIN DE FARMACIA MILITAR. - Roclnzlono o nmmluistrnzlono : Embujador ce, ila- . Madrid. Fase. 150, qiuorw - 151, luolio 1935. lanta Cr•r: Dci eH o pfl dello soluz:on! (Pa.sc. 1j0- ronti1•rtnione e fì.tt.e) . - Fanlo F•ortcn Sull'lnrlu8trla obhnìr:a e chimi<'O· farmucoutio.tL rlcl DciJtio (Fa~c. 150). - Thoman: Contributo lilla Rtorla d'llla Farma~ilt. Militare ll" ll'escr<·tto svizzero (Fosc. t :oO- cott.lilnt<t) . - Mas y Gu idai : Dutl por lo stu<llo <leUa F it o-chimi ca (Fase. l >o c 151) . - ('Ontimw~ione). - Fan lo: S u un dcr·ìvnte s ln to· t loo della tiroide (Fase. 151)- Rlwaa Goday : Prestloto e o.vvcuit·o dell'o.rtoo. oWmlea (Fase. lbl). SVIZZERA: VIERTELJAHRSSC.HRIFT FUR SCHWEIZERISCHE SANITATSOFFIZIERL - Rivista trimestrulo del Corpo sanitario m ilitare STizr.ero, nas ileo., N. ~ . dii'cmbrc 193~ . Lavol'ia premio <lcli'A~ocìnzione •le!!li UOJ cinli Svizz~l'i per Il periodo 1S36-19a7. - Onmer: A. proposi to della vtslt.a me<ll ca di redutlllnonto.

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Pubblicazione mensile

Anno LXXXIII. Faso. XI NOVEMBRE 1935 - XIV

GIORNALE DI

MEDICINA

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA

ROMA

AVVISO

· Secondo le disposizioni vigenti per l'economia della carta, questo fascicolo è ridotto di venti pagine; sono stati meglio utilizzati l margini, soppressi gli spazi In bianco ed è stato ridotto il corpo dei maggiori caratteri di stampa •

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SOMMARIO OONGRUSI :

V [Il Cono:rl'•·m uaziouak delle· acque. - R!tl':\1 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . .

Pag. 100;;

MEMORIE ORIGINALI! Franchi. - Rl'ln ziouo :Htl >~n lk ìlnlo <li IJ i~Jrottlo rl·~ ll'l sti~u~o c blutico (armaccnUco mili~nrc, nella tempia rlo·lla ~trilldo . . . . . . . . . . . . . . . • . . . • . . . . • . . . • • . • . . • • . ••• Pog. 1000 Orespollanl . - H<· nuir·onto lt-cnlco·stati ~tìc<• dd hn•oro compiut o nel ga!Jiuetto radiologlco d ell'ospe- / rl nk 1nllilnn· di Fìn· nzc dall 'anno lll29 a l 31 mogjl'lo 1935 . . • • • 10117 Giacobbe - L•·~ iooi tnwmntlcbc d élle <·a.rtllnglol scml luoa l'i d el ginocchl 'l • • • . • . . . . . • • . • 101;

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OASISTIOA OLINIOA: Gagliardi. - (;out ribu to c llu lco Sl t•tlsliCO olia tc r·n p in d<:ll t· \'uriei col mclorlo Mairano Nicolosi. - r: on sl d<•rnzloul tHt <11 uu ca ~o <li gL· nu r c r:un·ntum u<·quisito . . • • • • • • Testa. - J ,a siml romc di ipc rlcn ~ionc orhitorln c tHHI. lmporlunzn in traurufltologin di gu!'rrn An&ellnl . - ):;uur :-i t· llìnturh l tlt: llu ~<' U Fi hlllln . . . . . . . . . . . . • . . . . . . • • . • . . .

Pag. 1030

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RIVISTA SINTETICA: Qanuenl. -

L e !cbiJri a l ipo l'lc·on c nto rls<·ontt·ahlli n oli c nostro colonJc dell' Alrica OricnLalc . . Pag. 10.;6

RIVISTA DELLA ITAMPA MEDICA ITALIANA E ITRANIERA: Accreulwl chim ici . <.:onsidcrtuicmi suuli - l 'roprictà - Utiliz~ozion c - Eltlcndn. - 1\lAI<C C<JfWONE Pag. 10b9 Elllclenn rermlclda della Oloramlna T e del Calcio lpodorlto . Ah-une osservazioni suW- DA>JDE , CHARLTIJX o ;\L\X L t:\'INJ': . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1002 Emorra&IC (L e) tracheall. - U.\lt~ 1EK . • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • 1068 Epiteliomi aplnocellularl Insorti su • Lupua wulcarls • ed cerythematodes•. - k'UAI'CD I 1060 Ktla-uar. La di • (}IW8i di - con (}li slrisd . dermici. - D ENTI.UI O U. 1053 Latlngltl tubercolari. - S1<ll<z roentuc1'11er o1)Ùt rlelle - Dt:ct'III~J . 100; Manuale di chlrurcla pratica elementare. - l.E " . . . . . . . . 10013 Medicina ltallca. - FEIU<A~NI~t . . . . . . . . . . . . . . . . . lOil 106(1 Protezione (Lo) aer.a e la coatruzlono del rlconrl. - :IL\IJLJ>JC . • • Radio-onde. - Dispersio11 c <lcllc · nei sistemi prolei<i. - C.W.\ l.Ju \1 :< ••• 1o;o Rotture e dislnserzlonl del tendine distale del bicipite braclllllt, - s~:N"~:QOK ,. Dt; n'rnY. . . . 1006 Tubercolosi . - Ricerclte !l'ierolo(Ti{'lte nella - i\l~LLt:Jt o Sc·u eDTJ,~:t< . • . • . . . • . • . • 1064 Tulllremla. - Cu~o morlule d·i - u tipu Ufo ide causai o da inoestìonc di <'arm tl-i roniolio. - B HCK o )1J:m.: t:t .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . !06;, Vacclnulone. col B. O. G. - A prOJ)fiSito dei tliUerenli metodi di - Vantaggi d el m c to<lo delle due inic· :don i soltncutnn•·•· si multanr·c. Vari azion i dd la vlntl cnza di'l n. C . o. nolla prcmunzlonc rlt-Jia sJ)!' Ci c umann. - ('ltAUH.'!J N,\rtD •. . . . . . . . . • . . • • 1061 lO~ Vaccinazioni antlpostoJt con un vaccino wlwo nelle Indie Olandesi. - DF. VOGEL . OONFERENZE E DIMOITRA%10111 CLINICHE NEGLI OIPEDALI MILITARI NOTIZIE . . . . • • . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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CONDIZIONI DI ABBONAMENTO; L'abbonamento è a nuuo o decorre dal 1• gennaio al prezzo di L. S2 (Estero 44). Per gli umcio.ll m ed io! e cbirnlcl-farma~l~ti del R. E.<!erolto, in eervlalo ed In oongedo, Il prezzo dell'ab. bone.monto è ridotto a L. 2.4 autlolpate. Por l soli umctall roeillol (dell' Esercito e della ){arina ), lu qnalunquo posiziono el trovino, ò ammesso un abbona.mento onmulatlvo al Giornale di Medicina MilUare ed agli ..4-nnaU di Medicina Naflll~ e Ooloniale al prezzo di L. es a.nuuo . Il prezzo ùel supplemento contenente l Ruoli di anzianità del corpo sanUario matta" è di L. 15 rldotlo a. L. a per l soli abbonati.

NORME PER l COLLABORATORI. Le opinioni manifestato dagli nuto~l non Impegnano la r espont!AblJJt.à. del perlodioo. Agli :autori sono o1Jorti gratultomcnte 60 estratti oon copor tlr.a stampata, front~splalo, Impaginatura e numerazione speciale. Gli estratti ricbicstl In numero maggiore sono addebitati a pre:u:o di costo. Per disposizioni del Consiglio nazionale dello rloorobo a cle.soun lavoro deve eBSOre unito un bn~To autorfaasu:nlo (non pli:l d l I O rlgbe). Lo spose per lo tavole lltograflcbo, rotograflcho, ooo., oho aooompajlnaa&ero le pubbU6uloni sono • oarlco degli Autori. l ma.nosor lttf non si rosUtul scono •

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ANNo LXXXIII - N~ 11

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE

NovEMBRE

1935-XI V

CONGRESSI ~ . ~:~~~ '

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VIII CONGRESSO .NAZIONALE DELLE ACQUE. ·~-:...f'\' ·~ (Pa dova, 12- 16 ot1obre 1935-XIll ) R-esoconto del tE>nente colonnello m 11d ico prof. Nicola Bruni

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L'VIII Congresso nazionale delle acque, indetto dall'associazione idrotecnica italiana, ·~ si è riunito quest'anno a PadqYa dal 12 al 16 ottobre ed ha compres9 nel suo programma

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due problemi eli carattere igienico, cioè que llo della potabilizzazione delle acque e quello dei requisiti igienici dei vari materiali per conduttme. Del primo argomento è stato relatore generale il prof. Ottolenghi, titolare della cattedra di igiene di Bologna, dell'altro il prof. Casagrandi', titolarP di quella d i PadoYa. Molto opportuna è sta.t~~o la inclus ione di tali argomenti in un congre,.so di ingegn er i e geologi, in quanto è indispensabile che chi si occupa d e lla costruzione d egli acquedotti tenga ben presenti le necessità igieniche, come d'altro canto il medico è opportwlO che conosca il lato tecnico d i tali problemi. È sempre il principio della collaborazione quello che deve pre· dominare n ella pratica applicazione d ei d ettami dell'igiene . Tenendo conto d ell'indole d el congresso, il R elatore del primo tema ha voluto dan~ àlla sua esposizione il camttere di una rassegna critica dei \'ari mezzi di potabilizzazione piuttosto che una disamina. chimico-batt;eriologica di tali metodi. E questo concetto ha t.enuto a confermare anche il p1·esidente de l Congrt>::;so gr. uff. ing:, )liliani prt:ndc·ndo la parola in argomento. Data la ben nota competRnza del relatore, non fa mertn·iglia. che l'esposizione f;ia riu· scita un modello di chiarf'zza, di prt-<'isiont>, e, st•ppurc mautt'nut-a nelle linee g('nerali, una critica esatta. dei vari metodi potnbilizzunti. ll relatore ha tenuto poi a mettPr t> in e ,·idenza corn e la potabilizzazione delle acque debba. considerarsi un ripiego, non l'idt>nle, perchè l'ideali• :::arebbe che l'acqua fo~;:.e captat<l pura dalle sorgenti, cioè dopo aver subito la dcpurazion<' naturale attraYeJ'SO il teneno. Ma, purtroppo, dato l'odierno fabbisogno di acqua dellC' città, è ben difficile che le falde sotterranee ne forniscano a sufficienza. Ha insistito anche sul fatto che i vari m etodi di depw·azione debbono essere scelti caso per caso, c ioè riferendosi alle condizioni localistiche . .i)fa soprattutto poi ha tenuto a ?Oniermare la necessità che gli impitmt i stessi ~<iano continuamente sorvergliati e controllati, m quanto che anche un particolare che a pl'ima vista può sem bra1·e di poca importanza all'atto pratico può averne unn. cop.sidt.•revole . • Ha. accennato infine ad un problema molto interessante, cioè all'approvYigionamento idrico d ei piccoli centri, per i quali molte Yolte esistono maggiori difHcoltà che non per le grandi città, ad esempio quando si tnttta di dt"purnre acqua ùi pozzi l" cisteme. Così pure ha fatto cenno al problema d ella d epurazione dell'acqua pf•r gli eserciti, problema d'iropot·t-anza. capitale, e che richied o la massima. atlRnzione in quanto il pitt de lle Yolte, s pecialmente in guerra., non vi è tempo da perdere , dovendosi prOV\'CQet•e rapidamente. . Concludendo il relatore si è aug1u-ato che g li sforzi comuni dei tecnici e d ei sanitari rtescano presto a darci un s istema di depurazione che as.sicuri pienamente e che sia. applicabile in ogni circostanza. Inutile d ire che la magistrale re lazione è stata vinunente applaudita ed apprezzata al suo giusto valore da tutti gli intervenuti. Su questo argomento ha pme preso la parola il ten. colon. medico Bruni, rappre~ntante ·della Direzione generale di sanità m ilitare al cong1-e:;so, pe r una breYe raccomanda ~one, cioè che nel trattare della d epurazione delle acquP, o ltrPchè dell'inquinamento batteneo, si tenga conto anche di quello protozoa.rio, facendo rilevare come alcuni metodi di d~purazione oggi in uso, quali ad esempio la clorizzazione, ::ozonizzazione e la. catadinizza2.Jone, mentre assicurano d ella depurazione dai gem1i batterici, non garantiscono da inqui~me~ti protozoarii (cisti amebiche). Tale problema non è preoccupante p er gli impianti ctttadmi in quanto questi ultimi sono sempre associati alla filtrazione pre, ·cntiva, che in via. rneccanic.a libera l'acqua dalle forme protozoarie, ma pe1· la d epurazione di piccole raccolt.e d'ac9-ua, alle quali molte volte si è costretti a provvedere senza preYentiYa filtrazion e. Even· tualità questa. che può verificarsi anche negli eserciti o di part.icolare importo.nza special· mente in colonia. · Alla relazione del prof. Ottolenghi, è se~uita. l'altra del prof. Ca;;agrandi, veramente pro~nda e~ esauriente, sui requisiti igienici d e lle tubazioni. È un problC'IlH\ questo che riclùede massuna attenzione perchè d i lunga. p ortata t' p~·rchè non st•mprc l'e;;perimento di labo-

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1006

RELAZIONE SUL S ALICILATO DI BISMUTO ECO.

lratorio può essere probativo, in quanto, oltrechè del fattore tubo, deve essere tenuto conto anche della qualità. dell'acqua che vi deve scorrere. A scopo delucidativo si è poi d iffuso a parlare dei requisiti igiellici che presentano le varie qualità di tubi, cioè quelli di piombo, di ghisa, di acciaio, di cemento armato e di cemento amianto insistendo in modo particolare sul comportamento di ciascuno di essi per rispetto al fenomeno delle. tubercolizzazione e grafitizzazione. L'esposizione, che he. tenuto incatenato senza fatica l'uditorio, è stata illustrata con interessanti e numerose diapositive, alcune ve ramente eccezionaJi. n congresso è stato onorato dalla presenza di S. E. Tassina.ri, Sottosegretario di Stato all'Agricoltura e foreste, e si è chi uso con interessanti visite alle zone delle bonifiche della regione veneta.

M E M OR l E

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OR l G l N A .L l

ISTITUTO Dl CLINICA DERMOSIFILOPATICA DELLA R. UNIVERSITA DI TORINO Direttore Prof. ENzo Bxzzo?.ERO

RELAZIONE SUL SALICILATO DI BISMUTO DELL'ISTITUTO CHIMICO FARMACEUTICO MILITARE, NELLA TERAPIA DELLA SIFILIDE Dott. Filippo Franchi, assi.~tente Dietro invito della Direzione generale di Sanità militare è stato sperimentato in quest~

R. Clillica un preparato antiluetico dell'I stituto chimico-farmaceutico-militare di Cast-ello (Firenze) ad uso esclusivo del R. esercito italiano. · Si tratta di un salioilato di bismuto - contenente il 64,2 % di Bi2 0 3 - confezionato in fiale da cc. l e cc. 2, contenenti rispettivamente ctgr. IO e ctgr. 20 di bismuto salicilat~ in sospensione, in olio di oliva purissimo previamente dt>a.cidificato. Approfittando dell'abbondante materiale clinico a disposizione nei reparti della Clinica D ermosifilopatica abbiamo potuto, in breve t empo, sperimentare l'efficacia tera.peutica di questo p repa.ra.to su un certo numero di pazienti, in maggioranza. affetti da estese manife· stazioni secondarie della. lue. Il bismuto è attivo nella. sifilide tanto in forma d i composti solubili in acqua ed olio, quanto in forma di preparati insolubili, o di sospensioni ~olloidali. In un primo tempo sono state adoperate le fiale da ctgr. 10 di bismuto salicilato; es· sendo la tolleranza risultata ottima. abbiamo preferito le fiale da. 2 cc. di sospensione conte· nenti 20 ctgr. di salicilato di bismuto. Le illiezioni intraglutee vennero praticate alla. distanza. di tre-quattro giorni una dal· l'altra. Mai abbiamo udito lamentare disturbi soggettivi sia. immediati che tardivi: la tolleranza looaJe è stata adunque veramente buona. P er brevità riassumo dalle cartelle clilliche i seguenti dati: sono stati trattati con il salicilato di bismuto diciassette pazienti - dai 18 ai 60 a.nni di età - tutti sifilitioi in stadio primario e secondario, a reaziolli sierologiohe fortemente positive, di cui tre affetti da sifiloma. iniziale ed adenopatia inguinale dura. ed indolente, dieci affetti da sifilodermi maculosi generalizzati, placche mucose oraJi ~ p apule sifilitiche ai genitali, quattro affetti da. sifìlod.ermi papulosi generalizzati. Sulle lesiolli umide sono semp re stati riscontrati nume· rosissimi treponemi. Le rnanifutazior~;i aifilitiche sono regredite completamenu in tutti i pazienti con un numero di iniezioni di aalicilato di wmtua variabiak da cinque a nove. Per quanto il numero dei pazienti così trattati non sia gr~de, pure, clll-ta l'entità delle lesiolli curate, si può esprimere un giudizio sull'azione immediata del m edicamento e sulla sua tolleranza. Complessivamente il salicilato di bismuto si è dimostrato efficace sulle manifestazioni della. sifilide del p edodo primario e secondario (non abbiamo, per ora, trattati pazienti in stadio terziario): esso ha. provocato evidenti e ripetute reazioni di H erxheimer, rapida scom•

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RENDICO!Io'TO TECNICO-STATISTICO DEL LAVORO COMPIUTO ECC.

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11.

f.

1007

parsa dei treponemi dalle lesioni, e quindi una oeompleta gUarigione delle manifestazioni in un periodo di tempo abbastanza breve, con un numero di iniezioni non eccessivo (da cinque a nove), se si tiene conto oehe in quasi tutti i casi si tra~va. di pazienti, scelti a bella posta., con profuse manifestazioni si.filitiche. Mentre le lesioni luetiohe venivano rapidamente infiuenzate d~ trattamento con il s!ll.i· citato di. bismuto, assolutamente nulli furono gli effetti accessori: non orletto bismutico gengivale, non macchie bismutiche turchino-scure sulle mucose orali, mai stomatiti o gengi\·iti. E neppure si ebbe campo di osservare offese renali, come a volte si nota. nel corso di cure bismutiche, con epiteluria, cilindruria ed albuminuria. Cosi non si ebbero a notare disturbi generali, cefalee, abbattimenti, pallore, anoressia, ecc., nè manifestazioni cutanee di alcun g~nere (urticaria, porpora, eritrodermia). A guarigione avvenuta delle manifestazioni non sono state osservate apprezzabili variazioni della intensità. delle reazioni sierologiche abitualmente praticate (reazioni di Wassermrum, Meinicke K. II, Sachs-Wit~bsky, K.ahn). È noto peraltro che le reazioni sierlogiche vengono influenzate dalle cure bismutiche in misura assai più lenta dj quanto avvenga con i prodotti arsenobenzolici. Un più lungo periodo di osservazione potrà fornire interessanti dat.i in merito. Dall'insieme dei reperti soprariportati si può tuttavia ritenere dim<>Strata per il aalicilato di biamutc dell'Istituto chimico-farmaceuticc militare una notevole azione terapemica ed una tolle. ranza ottima, wal. che uso può venire usato con piena fì,d'UCia nella terapia antiluetica.

OSPEDALE :\HLITARE DI FIRENZE

Rfftiii[OJtTO lttftltt-STITISTI[O Dfl LAVORO [OIPIUTO nfl 6ABiftmD RADIOL061[0 OFJ.L'OSPtDALE MILITARE DI HBEftlE DALl'Anno 1929 AL 31 MA6610 193~ Dott. Carlo Crespellanl, tenente colonnello medico, radiologo Già in altrl1 mia pubblicazione precedente (l) esposi il rendiconto statistico e tecnico del lavoro radiologico esegtùto in questo ospedale dal 1923 al 1928. Mi sembra ora doveroso riassumere in breve prospetto anche l'attività radiologica svolta nello stesso gabinetto nel successivo periodo di tempo, durante il quale si sono attuate innovazioni n ella quaJità. degli impianti e d ei còmpiti assunti. Alla. radiologia si ricorre nei nostri ospedali m ilitari per avere la. soluzione di quesiti diagnostici talora difficili, quesiti che nel caso nostro possono pt-esenta.rsi piì:l oscuri per ten· t.ativi ili simulazione o di esagerazione da. parte del soggetto in esame, come pure per affermazioni anamnestiche contraddittorie, inesatte e persino assurde. La documentazione radiogÌ'afica. poi ha importanza di prim'ol'dine perchè ci dà la possibilità di controllare a. distanza. di tempo le eventuali modificazioni di un prooesso patologico. È quindi pienamente giustificato ogni provvedimento che ci assicuri una. tecnica perfetta ed un metodismo d'esame razionale e logico. Non sii deve però dimenticare che la ricerca radiodiagnostica ci fornisce un dato semeiologico, il quale deve essere valutato esclusivamente sulla guida. dei segni clinici, fisici e funzionali rilevati nel soggetto in esame. È quindi necessario che il radiologo militare non trascuri mai l'esame obbiettivo del soggetto, il che dovrà servirgli per mettere in opera. i procedimenti di tecnica ra.diologica meglio indicati per il caso da studiare. ·E siccome oggi i prooedimenti te<:nici sono notevolmente progrediti e talora. complessi, la loro applicazione caso per caso dovrà essere attuata con criterio, tanto più quando vi sia possibilità di inconvenienti per la. salute del soggetto, o quando le conclusioni siano rese ardue da difficoltà di interpretazione o da artificiosità di immagini sul radiogramma. Da ciò si comprende quanto sia complesso il lavoro del radiologo militare, il quale, oltre a conoscere bene la tecnica della specialità, deve possedere anche una vasta. preparazione (l) Ar<'hivlo di Radiologia, vol. v. anno 1~29, n. 3.


1008

RENDICONTO TECZ.."'OO- STATISTICO . DEL . LAVORO COMPIUTO ECC.

clinica. n e1 vari rami della medicina che possono avere attinenza con tale mezzo semeio· logico. Oltre a questi concetti generali, che debbono regolare costantemente il lavoro in roentgendingnostica. si è manifestata l'opportunità. di tentare il trattamento roentgenterapico nei m ilitari, per trame quel tanto di esperienza. necesearia a stabilire quale potrebbe ef!Sere la portata. nell'esercito di tale moderno mezzo di terapia. 1) RoENTGENDIAGNOSTIOA.

Oltre agli apparecchi già esistenti, come risultano descritti nel precedente rendiconto già citato, altri nuovi ne Eono stati provveduti per Eostituire defuùtivamente i vecchi e sorpassati impianti funzionanti con tubi a gas residuo e per poter attuare più facilmente i nuovi proce· dimenti di tecnica radiologica. ·. D elle due sale di rocntgendiagnostica una fu arredata col Gorla Tipo U già esiBtente e completata coi ~pgu!'nt.i acceEe:ori: let to trocoscopico Mara.gliano, ortoscopio con dispositivo per ortodiagrafia, dia~ramma antidiffuEore a. superficie curva per ra-diografie verticali ed oblique, seriografì vPrticale ed orizzontale tipo Busi- Vespigna.ni; l'altra col P eo III ·s corredato del tavolo ribaltabile duoscop Rangoni, con diaframma antidiffusore a superficie piana dispo· sto sotto la. steSEa superficie del tavolo e comandato dal tavolino di manovra del Peo Ill S, eg inoltre il dispositivo per la m isura dei milliampères--secondi, l'illuminazione Sirius del ro.illiamperometro ed amperometro du rante le radioscopie. Al duoscop fu adattato il seriografo t ipo M Gorla-sinma. La colonna reggitubo, fu disposta in mo<lo da. poter eseguire teleradio~rrnfie alla distanza di m. 2,50. Il materiale radiografico abitualmente impiegato è stato quello della ditt.a Ferrania. Dalla fino d el 1934- sono s tate adottate esclusivamente le pellieole eli sicurezza non infiammabili aU'ncetilccllulosa. · Q1.1Pste poSEono essNe conservate anche in cospicua. quantità negli archivi, senza p ericolo di deflagrazioni. Si r€ndono cosl inutili i costosi armadi metallici di sicurezza ed i dispositivi di allarme che erano inYece necessari p er le precedenti pellicole allo nitrocellulosa.. Di tali pellicole inin.fìammabili le migliori sono quelle a supportio azzurrognolo, le quali danno immagini notevolmente più nitide , con contrasto più evidente nei particolari dell'ombra del radjogramma, per cui la lettlll'a ne è facilitata. P oichè la corrente elettrica di alimentazione era soggetta a frequenti variazioni, ho applicato ai due apparecchi U e Peo III S lo st abj)jzzatore Pugno-Vanoni parziale, ìl quale agisce m ediante un circuito ad induzione sull'accensione del filan1ento <!el tubo roentgen, per cui la c orrento erogata d a questo e la comeguen te emissione di raggi si mantiene costante, il eh~ riduce gli errori di t ecnica ed elimina una ca.11sa non trascurabile di sperpero del materiale foto· grafico. Gli schermi di rinforzo impiegati correntemente Eono stati quelli di costruzione Kalicon, sc bb~ne vi sia stata. occa~;tion.e di espE-rimentare anche quE>lli di molte altre ditte produttrici. çirca i segni di in Yecchiam cnto notati in tutti gli schermi di qualunque provenienza, e che si verificano anche se gli sch ermi Eono conservati a lungo in magazzino, ho potuto constatare che si manifestano con una riduzione di lumineEcenza del 25 %, la quale deve essere attri· buita ad una colorazione leggermt:nte giallognola in con!'E>guenza, di. alterazioni della sostanza c h e impasta i fini~=simi granuli d(;'} tung~;tato di calcio, sostanza organica. costituita da nitro· c elluloEa e da gda~ine le quali vanno roggette a processi lenti di ossidazione. Si desume dn ciò che non è consigliabile accantonare forti quantità. di schermi di rinforzo, ma. che è più c onveniE>nte forno acqtùsto m an mano che v e n e sia il bisogno. I tubi rndiogr ofici >ano ~tati sempre quelli delle dotazioni avute negli anni 1927 e 28. Con un attento governo dei tubi si è potuto realizzare una. cospicua. economia di consumo. Il miglior nnùimcnto in radiografia si è ottmuto con i tubi aventi macchia focale di dimensioni minime, il che è stato sE"mpre controllato al collaudo dei tubi facendo uso d elle. camera oscuJa a. foro di spillo. Ciò è di grande importanza nelle radiografie pollmonari, le quali per: noi sono la grande m aggioranza. Il diairamma antidiffusore piano si è mostrato decisamente superiore a quello concavo. E sso inoltre non richiede un esat.to centramento del raggio normale al centro delle. griglia ij


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RENDI CONTO TEONICO- STATlSTICO DEL LAVORO COl\IPIUTO ECC.

iii< i: j̕! l ..

~.;r-1-:

rende perciò possibile l'esecuzione di stereoradiografie con un a deca.la.ge » delle due posizioni del tubo in senso trasversale rispetto alla direzione delle lamelle della griglia. · Per quanto non abbia ottenuto in dota-zione la griglia del Lysholm, ho però potuto· egua.lmente esperimentarla per lungo tempo, in radiogra.fi.e scheletriche e viscerali. I risttltati sono stati sorprendenti. benchè sia riprodotta. nelle radiografie la sottile rigatura della griglia.. Ma ciò non nuoce alla. visione dei particolari, anzi sembra che la. rigatura. concorra alla formazione del disegno radiografico che apparisce perciò come nelle antiche incisioni al rame. Ho dato largo sviluppo alla. stereoradiografia seguendo di preferenza. la tecnica d el Dioclès, eseguendo cioè la stereo a grandi basi, _con deca.lage ampio secondo l'abbaco dello stesso Dioclès. Per la lettura di tali prove ho impiegato lo stereonegativoscopio del Rosenthal, facendo spesso il controllo della Visione in profondità mediante il binocolo Pleikart-Stumpf, di facile maneggio, o il binocolo Rang01ù, meno esatto e di impiego meno pratico. Particolare cura ho riposto nelle operazioni fotografiche dalle quali dipende spesso la buona riuscita delle prove. D personale di servizio è stato fluttuante e non mi ha consentito che saltuariamente la. cooperazione di un buon fotografo. L'esecuz;ione delle positive di piccolo formato da. allegare ai documenti medico-legali si è dimostrata spesso difficoltosa. La compilazione dei registri di referti; l'ordinamento dell'archivio, la compilazione e ~colta dei dati statistici, la distribuzione del lavoro ha. continuato come nel passato, così pure hannò avuto piena . esecuzione le norme di protezione del personale dai pericoli dell'alta tensione e da quello delle radiazioni. P er tali fini anzi sono state impiantate nuove linee di alta tensione robustissime, e si è dotato il gabinetto di una pavimenta.zione in pa.rquet isolante con ampie pedane in linoleum, e si sono impiegate pareti mobili di protezione corazzate di piombo tipo Forssell. Con le qisposizioni recentemente adottate i mezzi sono più che sufficienti per le nostre esigenze militari in roentgendiagnostica; an!!he nel caso di affollamenti, il che si è veri· ficato e si verifica tutt'ora. nelle epoche di chiamata alle armi e nel richiamo di classi, il lavoro procede spedito e. sicuro, con buoni risultati dal punto d i vista tecnico, con metodismo rigoroso, con accurata registrazione dei procedimenti e dei referti, con archivio ordinato . Nella. tavola l viene riportat.o il numero dei soggetti inviati a. questo gabinetto aniitialroente per esami ra.diologici, distinti secondo il reparto o la. c.ommissione medica di provenienza.. Da essa risulta un totale di 12013 soggetti in sei anni, dal 1929 al 1934, più 1950 soggetti esaminati nei primi 5 mesi del corrente anno, cioè fino al 31 ·maggio; totale generale 13963. . TABELLA l.

Specehio riepilogativo indicante il numero degli individui inviati a queeto gabinetto per esami radio· l4J8ici dal I o gennaio 1929 al 31 magio 1935, con l'iodicazioue della loro proveuieoza. Anni Reparto d'ospedale o ente che ha rlchie>to J'c• ame 1929

~0

l

Rep. medicina ed Infettivi .... ... ................

Collllllisalone medica ospedallera ......... . ..... . ...... Commissione modica pensioni di guerra ... .... ....... Altre commJsstonl mediche vis ito colleglall ...........• Richieste a.mbulato\'1& di corpi del p realdlo .......... Istituto medico l egale per l'aeronautica ..............

99 114 26 27 100 726 17 73 612 136 287 84

TOTALI. ..

2200

="' Rep. chirurgia ................ ...... ....-.. ..... . . a§ Rep. otltlci ed oftalmici .............. .. .... .. ... ~p. nervosi .. .. ...... .............. ....... .. ... . &'"' Rep. osservazione ........................... . ....

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O~ 1~~:~~~~~~D~~ -~Cr. ~~~n~.t~c. ~~-~~-~10~~-r~::::: :

Totale genelale del soggetti esaminati n. 13963.

l

.

l 1030 l 1931 l 1932 l 1033 l 1934 aldal31-1-l5 14 127 15 40 72 653 9

39 412 89 75 40

5~

167

21 40 198 418 r, 99 360 138 79 118

--16« 1699

160 209 37 48 830 614 lO

171 235 113 Hl 1 17

2194

156 227 19 50 848 561 24 173

- 268 100 \l4 9~

2094

170 256 23 33 171 4116 37 175 500 204 137

1035

162 164 22 28 317 704 15 15ll 188 63 68

80

26

2182

1950


1010

RENDICONTO TECNlC'O-STATISTICO DEL LAVORO COHPIUTO E CC.

Mentre negJi anni anteriori al 19!l5 risulta una media annuale di 2002 soggetti. tale cifra subisce un notevole aumento già. nell'anno in corso. A ciò ha condotto il richiamo di classi dal congedo, per cui le nuove richieste di esami si sono sommate a quelle ordinaria della chiamata della classe 1914. Le cifre del sessennio elencato nella tavola sono alquanto inferiori a quelle del ses:>ennio 1923-28, che ammontavano complessivamente a 16 187. Tale diminuzione si deve sopratutto alle diminuite richieste di ricerche radiologiche da parte delle commissioni mediche per le pensioni d i guerra. Dalla. tavola 2 emerge la qualità. delle ricerche e><oguite, il che è importante per giudi. care sull'entità. del lavoro espletato, che è a.d un dipresso analogo per la sua distribuzione a quello del sessennio precedente all'a nno 1929. · ll'lercè le nuove provvidenze atte a regolare le spese nei gabinetti radiologici mlJita.ri si é potuto dare un ampio sviluppo all'esecuzione d i radiografie. Non é il caso qui di riferire sul consumo di material.e radiografico, certo esso é s tato assai Sllperiore a. quello degli anni p recedenti. I soggetti sono st.ati studiati tanto iu scopia che in flt'&fia prevalentemente; solo TA B EI.tLA

2.

Specchio riep~ativo indicante le Yarie sped e di ioùgùù esepite nei 110ggetti sottoposti ad esame ratliol08ieo• Inclogtnl eseguite negli anni

Specie deU' lndaglnc e~oguita 1929

Oranlo (volta o base) ........................ Mastoldj ................. .......... ........... Ossa della taccia ............................ Denti Colonna vortobralo .......................... Gabbia torncloa .............................. Baolno . . .................................... · Scheletro arti .. ......... .. .................. . •• o •••••••••••••••••••••••••••••••••••••

&O l~

l l l l l l 1930

LOSl

1932

1933

1034

2i! 11

49

68

51

S5t

1:/. 41

3

2~

22

8 34

69 lO 35

37

7

5

9~

66

8S

2 77

66 220 00

9 49 586

85 593

33 22

18 Id

59

64 4

23

23

62

lO 8i 455

414

36

515

- -- 8()0 - -TOTALI SCilEI.f:TRO . .. 681 --- --- --- - ---8~.s

~8(1

1.222

1.419

68 102

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1.251 29

1!;7

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169

16

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6

8

14

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TOTALI INI>.UHNI VlSCERALI .. .

1.688

1.390

1.12~

TOTALI OENERALI . ..

2.860

1.970

12

857

- ---1126 878 552

lH 123 3

lO

9

643

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H

1.227

........... ...............

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96 23 46

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1.62$

1.235 22 107

s

23

964

Torneo <•Wlll\rato resplt·atorlo) ... .... .. ..... Centro c h·oolatorlo........................... Tubo dJgerente .............. . ........ . ...... Fegato e cistifellea .......·.......... .. ....... Apparato urinarlo

H

T otali ln 6 a nnl dall-1 e;. mesi al 35- 5 . 1935

114 8

--1.407 1.518

- ---1.926 2.366 2. 28ii

r.u

9~

335 3.563

5. 2<0 8.:41 SGt

671

6~

22

2-l

117

1.641

l. .SI

l 0. 2U

2.567 1 2.033

15.514

in un numero limitato di casi nei quali la semplice visione a llo scherm o e ra sufficiente per un e.,;atto giudizio radiodiagnostico l'esame è stato limitato alle indagini radioscopiclre nellt> va rie incidenze. I vantaggi delle ripetute prove radiografiche si hanno sopratutto nella documentazione obbietti va delle alterazioni, nella. possibilità d i eseguire controlli successh'Ì, nella minore esposizione del personale agli effetti nocivi delle radiazioni. S'intende però, che l!l prove radiografiche sono state esegui te spes.c:;o previo esame ra.dioscopico di orientamento. come pure sono state completate con s uccessive visioni radioscopiche le immagini ottenute i n grc1fia. Il concetto informatore nel metodo di esame é stato costantemente quello di obbiet· t i vare per quanto possi bile le lesioni od alterazioni riscontrate in modo da eliminare o per lo meno di attenuare il fattpre di s ubiettività. dipendente dal radiologo oss~rvatore. Il , ·an· taggio d i tale metodo è evidente: poichè il giudizio del radiologo è solo un coefficiente che deve essere vagliato dal clinico, deve anche questi esser fatto partecipe dell'apparenza delle immagini radiografiche, in modo che possa anche per parte sua entrare in merito alla lettura dell'immagine fatta dal radiologo. Dall'esame delle tavole risulta. una t-endenza. all'aumento nella richiesta di lavoro radio· logico dai reparti ospedalieri d i cura, mentre si vedono oscillazioni nelle cifre del repart.o osservazione, forse ciò è dovuto alle varie pos!!ibilit.à con le quali si può giun.L!ere al pro'"'t•·


l

RENDICONTO TECNICQ-STATTSTIOO DEL LAVORO COMPIUTO ECC.

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dimento medico legale anche in difetto degli esami radiologici. Notevole è la graduale progressiva diminuzione delle richieste da parte d ella commissione per le pensioni di guerra dal 1929 al 1932-33 con un massimo di 612 e un minimo di 235. II nuovo aumento nel 1934, che si vede ancora mantenersi nell'anno in corso, è da mettere in rapporto ad un aumento di visite di _revisione per allegato aggravamento. Le ricerche sullo scheletro sono poco più della. metà di quelle riferentisi ad organi viscerali. Questa. prevalenza di ricerche sui visceri toraco- addominali dà ragione a. quanto già ebbi occasione di prevedere nel precedente rendiconto statistico, s ulla. crescente import.anza. del ser vizio radiologico come mezzo rli ricerca. semeiologica. Se poi consideriamo il fatto che · molte ricerche hanno importanza medico legale e che in difetto di altri sintomi spesso costituiscono il solo dato su cui basare una. diagnosi di probabilità, rlobbia.mo essere molto guardinghi nelle valutazioni. Molto spesso c i troviamo di fronte a segni che stanno nella. soglia. fra normale e patologico; è questo il punto difficile al quale non si darà mai abbastanza l'importanza che merita. È quindi spesso la ricerca delle -sfumature • quella che s i richiede al radiologo, il che rende assai arrlua l'opera s ua e lo induce a chiamare in collaborazione anche il clinico per poter dare il giusto valore d'interpretazione ai segni rilevati. Tale collaborazione del resto è g ià. prevista. anche nelle norme stabilite dal Ministero della guerra Dir. Gen. San. Mil. con circolare n. 60515/49 in data 16 novembre 1929, nella quale sono contenute le norme che debbono regolare i metodi d'esame da. attuare nei nostri ospedali militari. 2) ROENTClENTERAPIA.

Ho utilizzato per le applicazioni di roentgentera.pia l'apparecchio radiogeno Gorla tipo U con selettore rotante raddirizzatore a due semionde senza condensatori, già esistente in que.osto gabinetto fin dal i 926. A.<Jsicura una tensione massima. di 180 kilovolt !?ari a cm. 3:i di scintilla fra ptmta e piatto, il che c~msente tutte le possibili applicazioni correnti,_ dalle forme cutanee alle emopatìe, ai linfogra.nuJomi, alle localizzazioni ossee e glandolari della tubercolosi, ai tumori maligni, compt·esi quelli situati nella profondità dei tessu t i. Per ovviax:e alle frequenti variazioni della corrente stradale di alimentazione é s tato utilizzato anche in tera.pìa lo stabilizzato re parziale Pugno- Vanoni. n tubo prescelto è stato quello ad involucro autoprotettore d i costruzione radion, con refriger.R.nt.e a circolazione d 'a cqua. Per effetto della ·sua protez.ione an ti X l'emissione del fascio radiante è limitata a quella circoscritta dal cono !imitatore, il quale é commisurato alla superficie del campo da irradiare. Si é potuto così evitare l'impiego della gomma piombata per la delimitazione dei campi e per la protezione del soggetto. La gomma piombata. oltre ad essere mal tollerata dagti infermi per il suo peso considerevole, rende insostenibile a lungo certe posizioni obbligate del soggetto durant>5 l'irradiazione. n letto, dovendo essere adatto ad accogliere pazienti con le più avariate localizzazioni della malattia. da. trattare, è stato costruito in modo da consentire tutte le possibili inclinazioni con manovra facile e comoda. Un apposito sostegno a piede, robustiss imo e dotato di quattro comandi per movimenti, dei quali quello verticale e quello orizzontale si 'compiono con passo a cremagliera, consente tutte le possibili direzioni d el f&scio rn<1io.ntc utilizzo.to. Particolare cura é stata riposta. nel mettere in opera i dispositivi di sicurezza att i a prevenire i pericoli dell'alta. tensione. Oltre all'ampio scudetto protettore attorno al tubo radion si é applicata. una speciale chiusura. di sicurezza della porta di accesso alla saletta di irradiazione per interrompere automaticamente la. corrente nel circuito in caso d i apertw·a accidentale della porta. Inolt re si é pavimentata la. saletta di irradiazione mediante parquet isolante. La protezine anti X del personale s i è effettuata mediante il rivestimento d elle pareti e del pavimento con lamina. di pi1:>mbo avente 4 millimetri di spessore. La sorveglia~za dello infermo durante le sedute viene effettuata attraverso una speciale finestra sonora con grosso vetro trasparente anti X , la quale consente di poter conversare dall'esterno col paziente mentre questi trova..<Ji chiuso netta saletta di irradiazione.


1012

RE~""Dl CO.NTO

TE CNICO-STATISTICO DEL LA\ORO COMJ'IU'l'O ECC.

Si sono così attuat-e tutte le di.;;posizioni di legge e.;;istenti, che regolamo il funzionamento degli impianti di roentgenterapia. Come dosimetro è stato prescelto quello di Hammer in considerazione dei suoi numerosi pregi pratici. E sso con'!ta di una piccola camera d i ionizza:~;ione contenente un e lettrodo isolato, la quale viene tenuta ben ferm!i nel centro d e l campo d i irradiazione mediante un apposit.o s ostegno con br~cio a snodo. · L 'energia Roentgen, che colpisce la camera di ionizzazione e quindi l'elettrodo contenutovi, a~i ~ce a distanza. scaricando un elettrometro che trovas i ad esso collegato, e tale azione è proporzionale a!Ja quantità di eletta energia. L'energia così misurata ha duplice provenienza, poic hé rimlta d!l.lla somma d e lla ra.cliazione diretta eme!';;la dal tubo con le radiazioni secondarie emergenti dalla sup3rfìcie irradiata e prodotte dal fascio primario in seno ai tessuti irradiati. Particolarmente semplici sono le operazioni di tat·atura del dosimetro Hammer, le quali ve ngono di te.nto in tsnto p eriodicamente ripet.ute perch?l si abbia. sempre l'esatta indicazione della dose fisica incidente sulla cute irradiaia. La. ta.ratura s i effettua controllando med iante cronometro il tempo che impiega l'apparecchio a registrare Ja dose di • 5r ~ generata da uua certa quantità. di sale di radium esistente nell' interno del relais della camera •li ionizzazione. Mediante opportuna correzione s ulla sen1~ibilità. dell'apparecclùo si riporta. i l valore del tempo corrispondente ai 5r, a l valore fisso per ogni dosimetro, e che per il nostro è d i 27 6/ 10 secondi. Quando, alla fine di ogni se:luta di irradiazione, è raggiunta la dose fisica incidente sulla cute (dose già prestabilita in un determinato numero di r e per la quale è già st.ato p redis pos to l'apposito indice e;;istente sul quadrante d ell'apparecchio), un campanello ne dà il se;;nale. Si interrompe qttindi l'irradiazione. Il numero totale di tmità r incidenti sulla cute per ogni sachtta è trascr itto automaticamente su di un apposito Tullo scorrevole di carta. Si ha quindi la poss ibilità. di conservare ·come documento originale la trascrizione della dose fatta automl.ticams nte dall'apparecchio, il che facilita eventua li ulteriori controlli, ed è di p ratica impor tanza nel caso di incidenti disgraziati o di reclami. S 'intende che, trattandos i di un a.pp~recchio delicatissimo di misura, pa.ra.gonabile ben a ra.gione ad un!!> bilancia di precisione, tale d osimetro deve stare custodito in un armadio co n serratura a. chiave, a garanzia da possibili ma.nomissioni per parte di i nesperti o malcauti ml.novratori. In tal modo si prevengono gli en·ori di misurazione che potrebbero produrre· conseguenze molto serie ed anche disastrose 81 danno dei soggetti irradiati. Date le frequenti variazioni nel peri!onale adibito al servizio i n questo gabinetto non sempt·e ho potuto avere a iutanti atti a coadiuvarmi nella e secuzione delle cure, e perciò ho creduto di doverle sempre eseguire personalmente. Ciò m i ha dato la mig llor garanzia per l'esecuzione delle somministrazioni terapeutiche, ma. ha fortemente assorbito la mia attività. richiedendo l unghe immobilizzazioni dell'operatore al tavolo eli manovra. Per ogni soggetto irradiato s i trascrivono tutti i dati, riferentisi alle irradiazioni eseguite, in t H H \ tabella-diario compilata sulla guida. di qttelle in uso presso l'Istituto Vittorio Emanuele III di Milano per la. cura del cancro dirotto dal prof. Perussia. In tale tabella. sono rip:>rte.ti i seguenti dati: giorno d ell'irradiazione, apparecchio, tubo, dimensioni del !imitatore, dis~anzs fuoco- pelle, kilovolt, milliampères, scin tilla equivalente, filtri, dose sommini-;trata sulla cute in r, quanti tà eli illuminazione o roentgen minuto, dose d i p ro.fondità.. Tc1ole te.balla-rlial'io viene compilata a corredo d i una speciale cartella clinico-radiologica, che sarà poi con;;erva.ta. nell'at·c hivio dello stes.'lo gabinetto radiol.ogico e che contiene un o;tr<tt to <le lla cartella. clinica del reparto in cui il soggetto é ricoverato. Q uesta. speciale cM tolla c linico-radiologica contiene tutte le notizie che hanno attinenza con la malattia d a t. riti ~are e c:>n la cura r;>Jnt~entera.pica . Vi s i trovano oltre ai da.t i anamnestici, i sintomi cle lln. m!Liattia, i ris ultati deg li esami di laboratorio, le reazioni proseotate dal soggetto alla cura r vantgen. Ino ltre ne lla stessa vengo no reg istrate tutte le notizie riferentisi ai controlli pe rio<lic i eseg uiti sul soggetto, ed agli esami ripetuti periodicamente a distanza d i tempo, nonc hé i successivi cicli t crapeutici effettuati.


RENDICONTO TECNICO- S'rATISTICO DEL LAVORO EJOMPIUTO ECC.

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È ovvio che qus.sti successivi controlli possono anche essere eseguiti ambtùa.toriamente, o richiedono brevi periodi di ricovero in ospedale. Non possono essere registrate le osservazioiÙ in documenti staccati, che siano suscettibili di andare dispersi, ma. debbono t rovarsi riunite in un •.mico d:>cumento. Perciò q_uesta cartella. clinico- ra.diologica é di somma. impor· t~nza tecnico-statistica contenendo l'esposizione cronologicamente ordinata. delle cure roentgentera.piche e dei suoi risultati e quindi consente di valutare l'efficacia. dei fattori terspeu· tici messi in opera.. Nell'ol'gani,;za.?.ione della. RAzione l'OentgentAra.pica sono stato assecondato dalle superiori autorità sanitarie militari, di guisa che oggi il suo funzionamento può dirsi regolare. Infatti, stabilita. la possibilità. di affiuenza. degli infermi da altri ospedali militari - ed a ciò provvede la. di~>posiz ione ministeria.te n. 263 del foglio d'ordini dispensa 17 in data. 20 agosto 1934 - disciplinato il sistema di ricovero degli infermi bisognevoli di eme roent· gentera.piche, stabilite le modalità da. seguire per gli esami biopsici e di l!lboratorio, regolata la. revisione degli infermi, già trattati, per i necessari controlli, può oggi essere intrapresa con più largo sviluppo l'applicazione di tale genere di terapia.. La. tabella. n. 3 riassume le principali notizie riferentisi ai soggetti inviati per cure Roentgen a. questo gabinetto in un anno, dal l o giugno l 934 al 31 maggio 1935. Sono in tutto 12 soggetti dei quali 9 ricoverati direttamente nell'ospedale militare di Firenze, l proveniente da quello di Chieti, l da quello di Palermo, l da quello di Brescia. Nella tabella non sono ripoftati altri 2 soggetti inviati per cure Roentgen dagli ospedali militari di Brescia e di Chieti, c11re che non furono praticate non essendovene l'indicazione. Nei casi 2o e 3o riportati nella tabella 3, trattandoi>i di epiteliomi cutanei, fu praticata la curieterapia come trattamento di scelta. Il ra.dium fu ceduto a nolo dall'Istituto Fototerapico Celso Pellizza.ri della R. Università eli Firenze, nel quantitativo occorrente per il trattamento in superficie, col moulage in pasta Columbia. I due soggetti restarono ricoverati in questo ospedale militare durante le giornate di applicazione del ra.dium, per cui non vi fu altra Spesi\ all'infuori del semplice nolo del radium impiegato. Il caso l 0 giunse o. questo ospedale in condizioni di grave deperimento con forte ipoe· mìa. Presentava notevole disturbo della facoltà. visiva, che all'esame risultò dovuto ad emianopsia bitemporale. Si ritenne trattarsi di compressione del chia.sma ottico, e si poterono poi constatare notevoli altera~ioni della sella turcica alla radiografia, e cioè: decalcificazione della lamina quadrilatera, sva..c;amento della. sella e ridttzione del seno sfenoidale. La roentgenterapia condusse alla decompressione del chiasmo., al ripristino completo della. funzione visiva, dopo tre cicli di irradiazioni penetranti. Dalla sintoow.tologia cliruco- ra.diologica. e dal decorSo dell'affezione si é fatta diagnosi di adenoma intrasellare, tumore maligno ra.diosensibile. Si é potuto recentemente constatare nel soggetto il parziale ripristino della calcificazione della lamina qua.drilatera. L'ammalato, un capitano di fanteria, che sembrava. condannato a. gravi conseguenze, ha potuto riprendere il suo servizio al reggimento: D ca..<>o n. 4 - reticolo ssrcoma - fu 1na.nda.to troppo tardi alla cura quando già. il tumore aveva inva..<>o tutta. la parete toracica deatra. ed il sottostante polmone. Non poterono essere esegtùte che tre applicazioni, a . causa. della già. sopravvenuta cachessia. e della rapida diffusione del tumore. Il caso n. 5 - corionepitelioma maligno - era assai progredito al momento in cui fu accidentalmente scoperto il tumore per l'esistenza di numerose e voluminose metastasi polrnonari, in occasione di una. radiografia dell'apparato respiratorio, e tali metastasi anelarono poi rapidamente moltiplicandosi. Nonostante che il tumore fosse di q uelli ritenuti radioresistenti si fecero 14 ifradiazioni, ma troppo tardi per potere sperare in una reg~·es­ sione della neoplo.sia, le cui metastasi avevano invaso tntto il tronco. I casi nn. 6 e 7 si riferiscono a cheloidi assai voluminosi della nuca, presentatisi in soggetti da. lungo tempo affetti da. piodermite. Trattandosi di richiamati dell911, validi e robus ti, si é intrapreso il trattamento Roentgen, che in uno ha. già condotto alla. guarigione, ·e nello altro ha. prodotto un notevole miglioramento. Si può quindi concludere che dopo tre mesi di cura i soggetti hanno riacquistato l'idoneità incondizionata..


TABELLA 3.

S~ehio riumntfvo del 10getti Inviati per -

wtlopoetf a ra~-terapla (roea~- e carie-t«apla) hl l sfupo 1934 al SI -.agio ltiS.

s!él Grado e Corpo a~ llndlCMione della maJattlal della "'2 Zc.

Inizio 0111'&

l l M. M. - Capitano dJ fanteria tanterl&

2~34

seUaro) Uleus rodens della faccia (epltoUoma !!plnocellu·

kw

2- 8- 34

Radlum

F.pltelloma baaocellulare del labbro Interiore

11+-34

taro)

s l r. u. - C&rablnlere l s• Jeg. CbJetl

• l

z. o. -. Soltlato 84 l 22

5 l

o. T. - Solclato 7• l 22

tantoriP. sanltA

6 r s. A. - Soldnto 128 l 24 fa.ntorln 7 l F. n. - Soldc\t.o 128 l 24 fanteria

Retloulo -S&rcoma della 11-1 -~5 parete toraclca con estese meta.!ta81 Corlnepltel\oma maltl(no 2-%-36 con metasta81 dUlul'O al tronco Volum.l!o c belolde della 1• ololo nuca 27~-S& Volum.so cbelolde della 1• ciclo 26....- 35 nuca

8 l o. F. - Carabiniere 24 Tonsillite cronica l por· leg. F irenze troftea. 9 l A. M. - Ma~nrlore 40 Polleltemla rnbra (mor· d'arllgUerin bo del Vaquez) 10 l s. o. - Soldato 43 l 24 art~Uerla

11 l .R . A.- Solitato 127 l IU

~mlnoma

ciel tesUoolo

211-3-85

1• ololo 23-2-S5 7-~35

Blnlstro (operato)

AJICe880 088lfluento rf!g.

aottocl&veareslnlstrae ade:olte tubercolare 12 l M. L. - Tenente di 184 1 AlenlDgitc alorosa postfantorla (2) tr&ulllatlca (Il Vedaaf nol& 1 a pag. 1015. -

N. B. -

l

M od ali t.l della eu ra

l 381 Tumore deU'Ipoflsl (ado· 1• ciclo Roontgen l Tro cloU dl148edut-o comnoma cromofobo lntra· 180 plcsslve

2 l P. c. - Soldato 84 l 34

fanteria (l )

Qualità. del trattam ento

18-5-35

Applloa'.:lone di 4 tubetti dii> mg. d1 rndlum per 74 ore Radh:un Appllcar.lone di 5 tubetti e roentgon di mg. di mdlum per 180 kw 06 ore I!Utlabbro , 2trradJt\zlonl roenta-en sulle mctastru;t regione sot· tomontonJera Roont1nm 8 1 110110 potute eHegttlre 180 lcw soltanto s aPtJIJcadonl

oom~f:!iva sommJnlstrata

F-<!lto

Ospedale di provenienza

Note

1800 r.

Guarito

l FIN'UZO

Da tenere sotto ron

l

!.

""

"~ t'l

l

trollo.

Onartto

l Firenze

WlO mgrb. c 200 r.

l

Gnarlto

l CbiC>tl

Da tenere ROtto ~on t.rollo.

650 r: ·

l

Deceduto

l Fll'Cnzo

Olw1t.o t.t<rdl """ ouru

Roontgen 1 Un cleto Incompleto <li 180 kw ~olc 14 Irradiazioni

2730 r.

l

Deceduto 1·s-s-s:;

l Firenze

O l unto tardi alla oura.

Roentgon 1're eloll completi di 11 140 kw sedute oornplellSllve lloentgon Duo cloU completi rll 8 U O kw sedute In tutto

1400 r.

l

Guarito

l f'lronze

000 r.

Roentgon lGO kw Roontgen 170 kw

800 r.

l Migliorato. 86· l Flron1.0 gue ulteriore trattamento l Guarito l Flrenso

~~ ~

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t'l

t"'

5o ~

Fino ad orn lAncora lnoortol FlreMO 750 r.

Da tenero sotto ton trollo pcrtodlro.

trollo tJerlorllco,

Fino ad ora !Ancora lnoortol Flrenw 700 r.

(2) VodMI nota 2 a pa... 1016. r-:ut periodo dal t • giugno al 30 settembre al ~ono avuti &Itri G nuovi naal del qnall 2 tumori mallll'lll.

t'l

g

t:l

Da tenere sott.o eon

:mf~tlloramento

~

o

Notevoll881mo l Palermo

4000 r.

t')

~

l

Il 2r.-1- 3&

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USO tllJO'h.

Un solo ololo dl2 appll· cazlonl Due cicli. ftno ad ora di 20 O.JJJlllcazlonl com· plCilslve Roentgen ln oorao d1 t rattament.o 180 kw prolllatUco contro le metru;taAI 'RM!ntaen Tu OON'O ftJ t rattamento 1110 kw primo ciclo

...&

BI'O><cla l Sono In cor1<0 gli ac oortamontl cllscno 11Ucl.

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RENDICONTO TECNICO-STATISCI CO DEL LAVORO COMPIUTO P:CC.

1015

Il ca.'!o n. 8 riguarda un malato di tonsillite cronica ipertrofica che dava notevoli disturbi al sogget to. In luogo di procedere all'ablazione chirurgica delle tonsille, s i é praticata la roentgenterapia alla quale il soggetto è stato sensibilissimo. Ciò incoraggia ad este-ndere in un maggior numero eli cas i analoghi la roentgenterapia nelle ton&illiti croniche ipertrofiche, rappresentando tale metodo incruento un notevole vantaggio per la salute dei militari. Il caso n. 9 - policitemia rubra, morbo del VaquB'.l -:- è quello di u n ufficia le supe· riore che giwlse e. noi in condizioni disperate. Aveva subito già vari salassi senza a lcun vantaggio durevole. I globuli rossi ammontavano a 7.800.000, le urine avevano albumina con cilindri gramtlosi. II colorito era cianotico, vi era ortopnea, iv.ertensione arterioee. di l 90 press. mas.'3. al Pachon, stasi del piccolo circolo con edema polmonare. Dopo un primo .c ic lo di 18 irradiazioni sul m idollo rosso delle ossa e s ulla milza si è ottenuto un mig lioramento sensibilissimo. Attualmente alla fine del 2 o ciclo i globuli rossi sono diacesi a circa 4.000.000 con pressione arteriosa d i l 40, scompa1·sa quasi totale dei cilindri dalle UJine, ritmo respi ratorio quasi normale. E g li dovrà sot.tostare e. ripetuti cont.roll i ed a nuovi periodi di trattamento perchè tale miglioramento possa es.<>ere duraturo e definitivo. n caso n. IO - Reminoma del testicolo - riguarda un militare, che poco dopo la esportazione del testicolo affetto dal tumore, viene trattat o per le possibili metastasi del tumore nel tronco, allo scopo di evitarne le recidive. Solo l'osservazione ripetuta potrà dire col tempo se saremo riusciti a guarirlo definitivamente. I l caso n. l l è quello di un militare che già da oltre t re mesi si t rovava ricoverato per fisto la tubercolare da ascesso ossifluente del torace, e da adenopatìa specifica laterocervicale, Si rit iene di poter in tempo non lungo ottenere. la g uarig ione della fistola e la regressione delle glandole ammalate (l). L'ultimo caso, il n. 12, è a ppena g iunto in questo ospedale, e viene attualmen te sottoposto agli accertamenti per w1a diagnosi sicura , necessità assoluta prima di procedere al trattamento R oentgen. Ha presentato s intomi meningei consecutivi a trauma. Verrà riferito p iù tardi sulla modalità e sull'esito della cura roentgen (2). Part icolare cura. viene riposta nell'accertamento diagnostico della malattia per la quale si richiede il trattamento roentgen. È noto che le varie specie di affezioni hanno un d iffe. re~te grado di radiosensibilità, perciò per ogni caso è ben differente la qualit.à di raqia.zioni da impiegare,. la dose da somministrare in ogni sedut.a, la grandezza e la distribuzione d ei campi di irradiazione, il numero e la. successione delle sedute, il raggruppamento dei cicli di sedute, il tempo intervallare fra ciclo e ciclo. Per regolare ciò occorre che la d iagnosi sia il più possibile precisa. Anche i controlli successivi, che debbono essere eseguiti a periodi più o meno lunghi, esigono una documentazione precisa. Un soggetto da trat tare può richiedere il concorso di tutti, dell'internista., del cbuurgo, del peuropatologo, dell'oftalmologo, clell'otologo, ed il radiotera piF.ta poi deve collegare tutte le notizie raccolte e concludere in s intesi le modalità del trattamento secondo un programma che dovrà poi essere adattato alle reazioni che il sop;getto manifesterà. succe~o:;ivamente . Oltre alle neoplasie in genere altre forme beneficiano della roentgenterapia: le emo-linf~patie, le diatesi emorragiche, le quali 'si possono presentare con una certa frequenza nei ~ovani militari. 11 miglioramento incoraggiante ottenuto nel soggetto trattato per morbo dx Vaquez ne costituisce una prova. Anche per questo soggetto, nel quale si richiede un controllo continuo della formula ematica, le ricerche d i gabinetto hanno utilment.e guidato 'il r~diologo nell'attua re il piano di cura e nell'adattarlo al modo con cui l'organiemo ha rea gito alle radiazioni. Molte altre sono le indicazioni alla roentgentera pia, che possono presentax·si nei militari. Palle forme infiammatorie, a talune localizzazioni tubercolari, a malattie da disfunzione delle g~andole endocrine, ad affezioni del s impat ico, ecc. Generalmente però tale risorsa terapeut xoa in questi casi è poco apprezzate. forse perchè sono poco noti i r isultati che se ne otten(l) Attualmente 11 militare è guarito dopo aver srgutto dU< cicli di lrradJaaione .

zi

(2 ) Attuahnr.nte l'uffictal(' è già not<volm<ntc mlp-lic rato c!os; o av<r ngult o un sHondo clc-'o dJ lrradln·

001 · cui dovrà ~<ogulre un te rzo.


1016

RE~"l)ICONTO

TECNICO-STATISTICO DEL LAVORO COMPI U T O ECC.

gono: vi sono ancora. certi tra:liziona.lismi che non s i abbandonano così facilmente, e certi scetticismi che n on s i vincono. A differenza però di altri proce:.limenti terapeutici, le cure roen tgenterapiche sona consi· derevolmente protratte nel tempo e ric hiedono lunghi periodi interva.lla.ri per le osser va..z ioni di controllo. B asti dire che gener alment-e si suole distanziare di 5-6 settimane ogni cielo di sedute. È quindi n ecessario che lo stesso r oentgentera.pista, avendo progettato un progra.IDIDa di cura per ogni soggetto, eseguisca poi i successivi perioclici controlli ed il completamento in vari cicli s u ccessivi delle c ure già precedentemente iniziate. I n conseguenza di ciò, p:>tendo tali periodi di tempo essere alquanto lunghi, finanche di parecchi m esi, vie ne ad eBere fortemente impegnata la r e>ponsabilità. e la coscienza del roent~enterapista. per cui è necessario che malati, una volta intrapreso il trattamento R oent.gen, ritornino a lui per i successivi periodi di cura. È quindi una p restazione d 'oper a legata alla par.~ona del roentgenterapista., e ciò almeno fino a tanto che la roentgenterapia. negli ospedali militari n on sarà sviluppata s~ piil ampie b:l~i . Questo ha. importanza, al fine di evitare la p::mibilit.à di cure icreg:>larmente condotte, i cui effetti, manifesta.ndosi tardivarnente, p:>tre bbero dare adito ad eventuali richieste d i indennizzo d a parte d i soggetti, che, attribuendo a cure roentgentera.piche ir razionali l' insorgenza d i disturbi o di alterazioni nei vari organi >~arabbaro capaci di in tentare procedi manti giudiziari contro lo Sta.to per risa.r· cimento di dann i. CONCLUSIONI Da quant.o :sop•·a. é stato e3po5to e d!l.lle tabelle a. corredo del testo risultano: la. mole <lei lavoro c:>mpiuto in que!lto ga binetto radiologico nel periodo di tempo da.! l 0 gennaio 1929 al 31 m:t.ggio 1935 con l'e..;ame di 13.963 s'og~e.tti; la. qualità delle ricerche eseguite; l' utilità della. roe11tgenterapia. nei militari, con la qu!\le si sono ottenuti già nel breve periodo di un anno dei notevoli risultati. Elenco delle pubblica zioni e delle comunicazioni tenute nei vari conifr-i, eseguite- dal teoeote colonnello med.ico Carlo Creapellaoi, nel periodo clal l O genna~o 1929 a l 31 maggio 1935 (sono omesse le pubblicazioni pMeedeoti). Gli argomenti sono tratti eia osservasioni e studi eeeguiti uel gabinetto radiologico dell'ospedale militare di Firenze. l. Rendiconto tecnico-st.atistico del lavoro compiuto nel gabinetto dell'ospedale miLitare di Firenze dall'anno 1923 all'anno 1928. - pubblicato n e ll'• A rchivio di R adiologia», vol. V, anno 1929, n. 3. 2. Un caso di eso~t.osi cartila3inee m~Uiple, XI Riu":tione Gruppo r adiologi, toscani.

Pisa. dicembre 192·~ - «La Radiologia Medica n vol. XVI , 1929, faso. 4. 3. Sulla aterefroroentgengrafi,a. Note di radiologia pratica.. - « Gior nale di M3dici.na Militare », 1930, fase. 4. 4. Procedimento per ottetlel'e l'imnv.Jgine aimm~trica delle due mai8toidi, inci.den.za s~ittak · obliqua anterlrpost.eriore. - • La Radiologia Medica "• vol. XVII 1930, fase. 5. 5. Immagini sùn.metriche comparative delle due t~KUJtoidi ottenute con incidenza sagi.uale obliqua antero-posteriore. Atti d el I X congresso italiano di radiologia medica. 'for ino 1930, vol. II, pag . 6. 6. Pratiqtu~ et avantages de l'emploi de l'incidence sagt:aal6 oblique antéro-postérier4re dans J.'étude radiologique comparqtive dea apophyses ?~KUJ/oùles. III Congrès internationa.l de radiologia . Paris 1931, R C:'stunés dc.'s communications pag. 65. i. DitficoUà di in.t.erpre14Zione nello studio ra&iologico di uw tumore cistico dell'osso occipitale. XIV Ritmione gruppo radiologi Toscani. Pistoia novembre 1930. << L a R~diologia Medica •, vol. XVIII, 1931, fase. 3. 8. Un cxwo di apneumatosi nel lobo accessorio (lella ·v ena azygos. « ~1inerva. Medica •. 1931 , vol. I , fase . 5. 9. E' possibile ~mi(u:are la tecnica delle radiografie polmonari? Atti d el X Congresso nazionale di radiologia m edica. Parma, maggio 1932. Parte Il, pag. 92. 10. Una proposta (ti attualità: la cartella radiologica obbligat.oria del torace potrebbe essere istitrtita nell'esercito?. • Giorm~le di Medicina Militare», 1932, fase. I O.

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LESIONI TB.AUMA'l'ICHE DELLE <'ARTILAGINJ SEMILUNA.R( DEL GINOCCHIO

1017

11. PreBentazione di un caiJO di scapola alta congenita (defo-rmità di SprengeZ). XVI Riunione gruppo radiologi toscani. Siena gennaio 1933 ~ La Radjologia Meruca •, vol. XX, 1933, fase. 4. 12. Osservazioni su due caiJi di frattura dell'osso pi8iforme. XVII Riunione gruppo radio· logi toscani. Firenze giugno 1933. a La Radiologia Medica~. vol. XX, 1933, fase. 9. . 13. I nfluenza deUa calcificazione t~tale d~lla prima cartilagine coatale aulra8petto radiolo· {fU:o dell'apice polmonare. XVIII Riunione gruppo radiologi t oscani. Livorno novembre 1933 • La Radiologia Medica • vol. XXI, 1934, fase. 2. 14. SuUa valutazione di 81l{f1ti radìologici di affezioni e leBioni della colonna vertebrale in .m edicina legale militm"e. Atti dell'XI congresso nazionale di radiologia medica. Pe z·ugia settembre 1934. 15. Criteri d'itrvpiego d·i mezzi moderni di indagine radiologica negli iatituti radiolo{fici del R . Esercito. Att i dell'XI congresso nazionale di radiologia medica. P erugia settembre 1934. 16. Possibilità roenl,egenterapetliiche negli ospedali militari. Atti dell'XI Congresso nazio· naie di radiologia m edica. P erugia settembre 1934. · · 17. Corionepitelioma maligno osserva./o in un milita·re. Considerazioni roentgendiagnoatiche e roentgenterapiche. XIX R iuttione g ruppo radiologi toscani. Pisa aprile 1935 (sarÌI· pubblicato ne «La Radiologia Medica •) . 18. Cisticercosi generalizzata in un militare reduce di gt,erra. Imp01·tar1za medico legale del Ca8o. XIX Riunione gruppo radiologi toscani. Pisa uprile 1935 (sarà pubblicato ne a La Radiologia Medica»).

OSPEDALE :.\JILITARE DEL C'ELIO - Ro:'IIA Direttor e: ten.' col. med. G. ì\fASSERANO - 1o REPARTO CHIRt:RC: IA

LESIONI TRAUMATICHE DELLE CARTILAGINI SEMILUNARI DEL GINOCCHIO Prof. CoRR.ADINO GlAC013J)J::. p1irr.o capitano medico, capo reparto Le lesioni traumatiche dei meni~ d1i o cartilagini $ftnilwta?i del ginocchio sono state particolarmente studiate in questi ultimi anni in cui lo sport ha assunto pre::>so tutte le nazioni un rap ido ed intenso sviluppo. Solo da quando l'artrotomia aset.tica ci ha perme~o d i farne senza pel'icolo la verificazione anatomica - fa notare FoncuE (l) - vale a dire dopo il primo intervento di MAROARY nel 1880, i chir1u-ghi hanno acquistato la pz·ova, vi.;;ibile e tangibile, degli spostamentidei menischi. Spetta infatti specialmente al trattamento chirurgico di tali lesioni, che prima erano passate per lo più inosservate o raggruppate in un unico capitolo della patologia del ginocchio sotto la vaga. denomina zione di « infu·rie-s of the /.:nee "• di aver permesso di a pprofondire le nostre conoscenze riguardo all'anatomia e fisiologia delle cart ilagini semiltmari. di chiarire il quadro sintomatologico e il meccanismo patogenetico delle alte razioni meniE:cali, di suggerire i mezzi più a datti per facilitarne la diagnosi, di indicare infine le modalità d i tecuica più idonee a ripristinare la funzione del ginocchio leso. I meniachi. frapposti tra la piaHaforma tibiale ed i condili femorali. in numero di d11e (menisco mediale e meni8co laterale) sono libro-cartilagini a forma d i semilw1a, donde anche il nome di~ ca1·tila.gini.semilunm-i '' ,di cui quella laterale paragona bile grossolanamente alla lettera O incompleta ha le sue estremità. o ~coma n più t'avvicinate d i quella mediale paragonabile a lla lettera C. I m enischi, il cui spessore va ruminuendo dalla. periferia \'erso il centro, sono larg hi in media da. m.m. lO a 12 (la larghezza del menisco mediale é lievemente maggiore di quella del menisco laterale) e in corrispondenza della grande circonferenza raggiungono un'altezza massima. di m.m. 8 p er la cartilagine semilunare lat.erale e di rom . 6 soltanto per quella mediale . . · In sezione frontale i menischi appaiono come un triangolo molto allungato, ru cui la base corrisponde alla grande circonferenza e l'apice alla piccola. (l ) FOfiCUE -

Compendio di paioloQia chinuuica. Vol. l , S. E. L. )'filuuo.


1Ul8

LES IONl TRAUMATICHE DELt..E OARTlLAQINl SEIIULUNA.R l DEL GI.NOOOB10

Di ogni menisco ei descrive: una. faccia. supiore, .concava, c he si modella sul .condilo femorale corrispondente; una faccia inferiore, piana che riposa sulta fa.ccia arti· colare superiore della. tibia; una grande cit•conferenza (esterna), spessa., aderente intimamente alla capsula articolare; una piccola cir· conferenza. (interna), sottile, quasi tagliente, che attornia il centro della cavità glenoidea della tibia, che però non raggiunge distandone circa mm. 8-10. Il meniRco esterno descrive un cerchio quasi completo e si fissa col cor no anteriore alla f<>ssetta intercondiloidea anteriore della tibia (immediatamente al davanti della spina.) e col corno posteriore s'inserìscesul~ubercolo media.ledella spina. Fig. 1. - ") legamento anteriore, m. m odiale; Il menisco interno, che desc rive Id. posteriore Id. cr') solo tre quarti di e ircon.fe.r enza, b) ìd. anteriore, m. laterale; b') !d. posteriore Id. s 'inserisce col s uo co.r no anteriore immediatamente al davanti della fossetta intewondiloidea anteriore e col corno posteriore sulla superficie retrospinale. I due m9ni~chi, c hè, come abbiamo a.ccennato, s i fissano con le !oro corna all.a tibia, per i} loro ma.rgine convesso aderiscono alla capsula fibrosa. artioolare e pertanto nei loro spostamenti,

rimanendo oon le estremità fisse, devono con la loro porzione circolare attrarre e spostare la capsula. (LUSENA) ( l ). Per mezzo della capsula essi contraggono stretti rappotti con i prolungamenti fibrosi dei m~coli vasto interno e vasto esterno, che vanno ad inserirsi ad essa. Vanno ricordati inoltre ii fasci fibrosi inviat i al menieeo esterno dal muscolo poplitoo e all'interno dal muscolo semimembra.noso. I due menischi anteriormente sono uniti l'uno all'altro da un lega· mento trll8vereale (legamento giugale di Luschka -ligamentu.m tranvereum genu), fibroso, c ilindrico, sottile, lungo circa mm. 3-5. Esistono inoltre altre importanti connessioni. Dalls metà infe· riore dei margini laterali della rotula. partòno due vere ali legamentose (ali tneniecorotu.lee di P auzat) che si dirigono sa.gittalmente indietro. per inserirsi, attraverso il corpo grasso retropatellare, al corno posteriore (l ) L USEXÀ -

TrawMtoloqitr clinica U. T. E. T. 1926.

Fig. 2,


LESIONI TRAU1\1ATICHE DELLE CARTILAGINI SEMlLUNA.Rl DEL GINOOCRIO

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1019

del m!!!nisoo corrispondente. I legamenti alari, che durante la loro tensione stirano in alto il corpo gra'ISO retropatellare, hanno un'azione nettamente antagonista rispetto a quella dei fasci fìbl'OSi, che sono inviati alla parte posteriore dal menisco esterno del muscolo popliteo e dell'interno d al semimembranoso. n menisco mediale contrae stretti rapporti - attraverso la capsula - col legamento collaterale media.le; la. capsula. aderente al menisco laterale invece é separata dal legamento collaterale corrispondente dalla fascia e da tessuto adiposo. Dai menischi partono inoltre dei legamenti : a) legamenti meni~co-femora.li; b) legamenti intermeniscali. I legamenti rrv.misco-femrymli sono anteriori e posteriori. I primi partono dal corno anteriore dei due menischi, si uniscono al legamento crociato anteriore e vanno e.d inserirsi e.l femore; . i secondi partono dal corno posteriore e si uniscono e.l legamento crociato posteriore, rispetto al quale - secondo Radoie·v ith (l) - possono essere: posteriori (50 %l; anteriori (26 %) ; misti (18 %); mancanti ( 6 %). I legamenti inter-meniscali, che uuiscono un menisco all'altro sono: legamento tra.wersale anteriore o legamento fugale del Luschka (Ugamentum transversum genu), di cui abbiamo innanzi accennato; legamento trasversale posteriore, che ·s i ri.~contra. all'incirca solo nel 4 % dei casi; legamento intenne1~iscale obliquo, che passa in mezzo e.i legamenti crociati e si riscontra eccezionalmente. I due meni.<:~chi, che hanno il compito di approfondire la cavità. <ielle superfici articolari della. tibia, e, riempiendo l'angolo diedro tre. piattaforma. tibiale e condili femorali, fanno combaciare meglio t r·a loro i capi articolari, hanno la. proprietà. importantissima segnalata da Gossii:LIN sin dal 1843 di subire modificazioni di forma. e di posizione durante i movimenti di fiesso-estensione del ginocchio, per cui si adattano .alla superficie articolare presentata successivamente d,ai condili femorali e si spostano in modo di occupare sempre il p iano tibiale in corrispondenza del punto dove si eserciterà. il maggior carico femorale. Neli'estensione completa essi sono portati in avanti .rispetto al piano articolare delia tibia, tantò che la parte anteriore del loro bordo esterno viene e. trovarsi stù nui.rgine anteriore delia· testa tibia.le e le corna anteriori si avvicinano reciprocamente, spostate dalla pressione esercitata dai condili femorali stilla loro faccia superiore; si osserva anche un allungamento delle cartilagini semilunari nel senso antere-posteriore (BoRBOTTI) (2). Nella flessione invece i condili femorali spingono dietro di essi i menischi, le cui estremità posteriori vengono a ravvicinarsi. Per l'intima aderenza della circonferenza esterna alla capsula articolare i menischi risentono i noltre - come si é detto precedentemente - l'azione dei vasti, del semitendinoso, del popliteo, che mandano sulla capsula le loro espansion.i e sono anche pertanto dotati <4 una discreta mobilità.. Durante la rotazione della gamba i menischi vengono e.d essere sollecitati particolarmente da. due sistemi antagonisti; dalle inserzioni capsulari anteriori che ne portano avanti il con1o anteriore e dal condilo femorale che a. sua volta tende a trattenere in situ il corno posteriore. R ia.ssmpendo i menischi durante la. flessione e la estensione della t ibia sul femore subiscono: uno scivolamento s uJla superficie articolare della tibia, che ha. per risultato di metterli sempre su quella. parte di essa che deve sopportare il peso dei condili femorali; un camb·i atnento di forma, che ha. par iscopo d i adattarli, grazie alla. loro pla.sticità., alle superfici presentate loro successivamente dai condili (FOROUE). (1) Ciroto da. llORSOTTI. (2) B OBSOTI'l - Palclottia e clliruroia àei m.ettischi articolari del qinlJcchw. • Archivio itallnno di chirurgia •

fase. 2, 1933.


1020

L ESIONI TRAUMATICHE DELLE CARTILAGINI SEM:ILUNARI DEL GINOCCHIO

Dalle accurate ricerche di IsHIDO ( l ), FISCBE.R (2) PJ'AB (3), risulta che nel menisco i va.si si trovano solo nello strato esterno vicino alla capsula articolare (strato utuno 1Ja8COlare di I shido), raramente nello strat.o medio, ma! nello strato interno. SoHXE.& (4) afferma invece che le cartilagini semilunari sono prive di vasi. Secondo TOBLER (5), che ha potuto studiare quattrocento menischi su cadaveri di individui che non avevano mai lamentato disturbi a carico del ginocchio, le alterazioni degenerative sono frequenti e si verificano precocemente (degenerazione grassa specialmente, che di preferenza suole verificarsi al di là dei 30 anni; degenerazione mucoide; degenerazione fibrillare). Per TonLER tali alterazioni degenerat ive sono in dipendenza .della continua e ripetuta azione di microtraumi e della scarsa ve.scolarizzazione dei menischi. Sonostaticlescrittian ohe processi infiammatori,-che da moltiAA. ( M .o uOHET, TAVERNIER, eco.) ritenendo le c. s. prive di vasi, sono stati ritenuti impossibili. EsTOR (6), invece, li parte la considerazione analogica che la cornea, che è anch'essa ave.scola~e può esser' sede di reazioni flogistiche, ha dimostrato la presenza di fini anse va.soolari limitate alla regione peri· ferica fìbro-cartilaginea ed ammette perciò la possibilità ili reazioni flogistiche dei menischi. Sin dal 1895 Roux (7) riferì circa un'infiammazione cronica del menisco laterale (meniscite cronica di Rou:r). . PEUGNIEZ (8) afferma che possono esistere lesioni tbc., sifilitiche, reumatiche dei menischi, part-ecipando questi alle alterazioni della sinoviale, delle ossa, delle cartilagini articolari. Lesioni infiammatorie sono state descritte anche da FACCINI (9), GuiBERT e MABCRAND (IO) MAUCLAIRE ( Il ), BIRCHER (12), il quale ultimo ha proposto di sostituire alla denominazione eli « -m~llisc ite " quella di q. meniscosinovite »per indicare il concorso all'infiammazione della sinoviale e del cuscinetto adiposo sottorotuleo, HoFMA:t.'N (13) che parla di 4 interlignile • per i n<licare l'infiammazione di tutti i te:>suti che vengono a trovarsi fra il legamento collaterale interno, la rotula, il l•'gamento rotuleo, la t ibia, a i condili femorali. I<~ntER (14) indica con la parola « meni"8cite • quelle alterazioni dei menischi in cui è possibile otte nere la guarigione senza intervepto chirurgico. l SHIDO (1. c.) afferma che nel corso eli varie malattie (sepsi, blenorragia, eco.) possono riscontrarsi alterazioni anatomiche a carico dei menischi. F. MANDL (lo} ha potuto raccogliere 48 casi di lesioni meniscali (lO %) ad eziologia non tratLmatica. I menischi as portati sono stati attentamente studiati sia microscopicamente che istologicamente. In primo luogo preesisterebbe un terreno degenerativo su cui la rottura avviene in un secondo tell'\po. In molti eli ques ti malati sono stati riscontrati affetti ambedue i menischi d i un ginocchio oppure un menisr.o di un ginocchio ed uno del ginocchio del lato oppost-o (18 Casi operati). In base all'anamnesi, al reperto istologico e alla bilateralità della lesione 1\i..U.'DL ritiene comprovata. la propria opinione della insorgenza. non traumatica della. rottura del roenisco. L'articolazione del ginocchio non è fatta, secondo l'A., per poter sopportare l'influenza ~i un lavoro unilaterale o quella di forzati esercizi sportivi; i menischi degenerano e causa della !per·

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(l ) I BRIDO • Vircoow's Arcblv '• vol. CCXLIV.

• Zbl. t : Oblr. '• 192~. • Zol. t. Chi r. ' • 1928-29; D tch. • Zbl. t. Cblr. t, t . CCV. (4) SOMMER- • Ergzbnlsso der Cbir. u. Orth. '• 1929. (5) T o nLER - • S c bwe iz. med . Wscbr . •• 1929. (6) EsTOR - C. R. Congr. Frane. de Cblr., 1926. (7) Roux - C. R. I X Congr. Frane. de Cblr., 1895. (8) PEUONIY.Z - C. R. Congr. Frane. d o Chlr. 1926. (lll FACCINI- • Arcblv. I taliano di Ortopedia ., 1924. (l O) GoiDt:RT et ~fAJlCHAND - • La presse ~fedi cale ' • 1929. (11) l\lAUOLAffiE - • Bull, m é m . Soc. Obir.• P arla, 1913. (12) BIRCRER - • Brun's Beitr. ' • 1922; • Zbl. t. Chi r . '• 1Q30, (2) FlSCHElt -

(8) PF,\B -

(13) H OFMA!I:"X (l~)

• Scbweiz m Cd. W s cbr., 1921).

K UMMER - C. R. Congr. Françal>l Chlr. 1029. (l f•) )IANDL - BeoLachtungen 'linà Eruwniue l>ei 400 ~ci<:olo 9-10, 1933.

Mt~li$cu8o-ptraHomn. • Dcnt. Zelt. f. C b · •·

Voi $29, '


LESIONI TRAUMATICHE DEI.LE CARTILAGINI SRàtlLUNAltl DEL OlNOCORIO

1021

-funzione ad essi r ichiesta. e tale stato di cose porta come conseguenzal'altera.zione della sostanza d el roez1isco, che facilita. la secondaria completa rottu.ra dovuta ali azione traumatica. Le c. s . .;ono precocemente interessate dal processo flogistico nel corso di un piartro e talora, come nei casi descritti da LE FORT ( l), si può avere una vera e propria fusione di tessuto con formazione di piccoli ascessi. Abbastanza numerose sono le os.<>ervazioni pubblicate di • CÙ1ti dei meni•t:ln. •. KuMMER (l. c.) per pri mo ne oper<i una nel 1808. Altri casi sono stati descritt-i da. EBNEB. {:2), JEAN {3), 0UDARD (4 ), 0LLERENSBA w (5 ), ecc. . Krno (6) sostiene che le cisti sono da paragonarsi ai gangli. donde anche ia denomini\· zione di 4: gar.gti del meni.9co ». ~!COLE (7) ritiene ~rò c.he ciò è dovuto a un errore d'interpreta'Lione degli esami ist.ologiai. L'etiologia e la patogenesi d i queste cisti non è ancora definita; l'origine traumatica non è f3ufficientemente provat.a. Molte teorie sono state enunziate: c'legenerazione post-traumatica •meni.9cite cronica pseu.docist·ica • di .Ttlan); cisti embrionaz·ie, dovute a sviluppo ~di r esti fetali di ceUufe dell'endotelio sioovia.le nella cartilagine {OLLERENSBAw): degenerazionP pura e semplice, sostenuta. da AI.LlSON e O' Co~IMER (8), ecc.; infine, lesione inerente alla mancanza di fissità del menisco. D menisco lo,terale deve essere preso particolarmente in considerazione per la sede d elle cisti. La cisti del menisco, secondo NICOLE (1. c.), si O!'servano più frequentemente verso l'età di 30 anni, nella grande maggioranza negli uomini (83 p. 100); nessun caso sarebbe stato notato nella vecchiaia, due casi sono s tati osservati io bambini rispet.tivamente di 5 o 6 anni. SoRREL e Bu:Norr (9) hanno recent-emente pubblicato Wl caso d i c~sti, peduncola.ta., sottocapsulare a carico del menisco intt>mo. Eccezionali sono i «tumori dei meni.~cl.ir. B.auN's ( lO) nel 1907 descrisse un tumore, a sviluppo r apido, a carico del menisco esterno; ErcunAUM ( 11) ha. illust.rato nn caso eli emangioendotelioma gigantocellulare in una donna qna!'a.utssettenne (del menisco m eùiale); PIER! (12) ha pubblicato nell933 un'osservazione di sarcoma fuso-cellulare del menisco interno in un individuo d'età. media. Da quanto abbiamo rapidament-e accennato risulta che il capitolo della patologia rlei meni· schi è a.;sai vasto e va continuamente a.ccl'O.'!cendosi; ma, sop.r atutto per la loro frequenza, lll!lggiore intores.<>e hanno indubbiamente le lesioni traumatiche, poichè lo sviluppo che ha preso lo sport ha pol'tat-o ad un aumento notevole d i quelle modalit.à di trau.rnatismi che inducono nel ginocchio le3ioni varie, particolarmente dei menisch.i. Queste Lùtime assumono il carattere di vere lesioni sportive tipiche (sciatori, calciatori). Anche un trauma lieve può talora proch.trre gravi !Qsioni dei menischi. n trauma può essere considerato come fattore causale principal.e o come fattore occasionale: in quest'ultimo caso esso determina la rottma secondaria agendo su un terreno degenerato preesistente (MANDL). Jl trauma c\iretto è Pccezionale. Secondo Scum:.zE ( 13) il menisco mediale sarebbe più facil· monte esposto ai traumatismi diretti, poiché nella. flessione massima del ginocchio viene a sporgere leggermente dalla ioterlinea., mentre la rotula s i sposta in fuori. (l) L E FORT- • Tllèso do Paris ,, 1932. (2) b:nXEt~- •Muncb. mcd. Wscbr., 100!!.

(3) JEA!': -

• B. M. Soc. Nat. de Chi r. •, Par·ls, 102~-lll26

(4) OODARD, eco. - • B. !\L Soc. Nat. dO Cblr. t, Parls, 1926. (5) 0LLERE!>SIU\V- • The Brit. Jour. o t Surg. ' • 1921-1929.

(6) KtNO - • Surg. Gyn. a. Obst '• 1931: • The Brlt. Jour. o f. Surg. •, 11>32. (7) NlCOLE - , Deutscbe Zeltachrltt tur Cb. '• fase. l, 2,• a, aprilo 1934, p. Hi-160. (8) ALLIBON- O'C<>MlfER- • Surg. Gyn . a. Qbst • 1027, pag. 259, (9) Sonru::L et BENOIT- • Bnll. et :llén. Soc. Nat. do Cb. •, 1984, pag. 275 . (lO) BRONB- c Beltr~ge Klin Chlr. '• vol. IX, pag. 436. (ll) EtCUBAUM - , Beltr!\ge Klln. Citi r. •, 1031, pag. 184. (12) PtERt G tNO- Sarcome du menisque interne du genou. • L a P~sse'lliMlcalc • 16 marzo 1933, pag. 8\ 8-340. (18) Sauul.ZE-, Arcb. Klln. Clùr. ' • Vol. L XXXI; • Arcb. Orth. Ch!r. '• 1008.

2 -

L

Giornale di medicina militare.


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LESIONI TRAU~lATICRE DELLE CARTILA.GJNI SEMlLUNARI DEL GINOCCHIO

È il trauma indiretto però l'agente causale della. quasi totalità delle lesioni meniscali. Più frequenteme nte si verifica. la. lesione del menisco mediale in confronto del menisco laterale e la. proporzione, secondo le varie statistiche, è in media da. ritenersi da. 20 a. l. Seconrlo DIEl'ERICH (l) nella. Clinica di Giessen in 23 anni furono osservati 35 casi di rottura d el menisco; in 33 era. leso il m e r1isco interno. Nei casi da me sottoposti ad atto operativo ho riscontrato 19 volte leso il meni.sco interno e solo due volte il menisco esterno. È raro riscontrare lesi ambedue i mcnischi di uno stesso ginocchio; FrnoccaiETTO e Cov ARO (2) tuttavia in due anni ne hanno osservato 29 ca.s i. HENDERSON (3) su 256 pazienti ha. riscontrato c inque lesioni bila.terali. MANDL (l. c.) in base a 400 o~erva.zioni ha rilevato che 325 volte sono stati colpit·i da. lesioni dei menischi gli nomini e solo 75 vo lte le doru1e. L'età in c ui s i riscontrano le lesioni meni scali va. dagli l l ai 50 anni, con maggiore frequenza dai 20 ai 30 anni, nel decennio cioè della maggiore attività sportiva. Il meccanis mo di produzione d ella lesione meniscale è complesso; in genere ò provocat-a da. movimenti <li flessione con contemporanea rotazione esterna della. gamba.. Il rila.<sciame nto dei legamenti che s i ha in questa posizione secondo vari AA. d etermine rebbe l'allontanamento delle s uperfici articolari e lo scivolamonto dei menischi verso la linea. mediana. dell'articolazione; a.llorchè le s upe rfic i articolari t ornano nella posizione primitiva le cartilagini semi lu nari verreb· boro a.d essere pi:zzica.te. FrSO.Hl!:R ( 4) invece ritiene c he la causa. della lesione è da. attribuirsi non a.! rilasciamento ma. all'eccessiva. tensione dellegam9nto collaterale interno. Secondo le ricerche di GALEAZZI (5) t a lesione dei m 9nischi riconoscerebbe una precedente immediata lesione causale d ei lega.ment.i crociati ( s tra.ppamento provocato da tensione dei crociati o dei fasci che da. essi vanno a.lfe corna dei menischi). Secondo STElNM.\.NN (6) durante la fl essione il menisco viene ad essere teso come una corda e pertanto il suo bordo interno viene portato sotto il condilo femorale; per la. cont.razione brusca d e l quadricipite o per un trauma. il me_Risco può esser pizzicato tra condilo femorale e piattaforma tibia.le e per la. contrazione del vasto media.le insieme alla. ca.psuJa viene ad essere stirato verso il bordo dell'articolazione. Con questo meccanismo si possono spiegare le rotture delle cartilagini semiluna.ri, che si verificano nel raddrizzarsi dalla. posizione a.ccova.cciat.a, fr·P.quenti particolarmente nei m inatori (malattia dei minatori). Più raro è il meccanismo di compressione (aumento del peso del corpo) per caduta sull'arto esteso; è probabile che anche in questi casi si abbia una. componente di rotazione. Di difficile interpretazione s ono i ca.<si in cui nell'anamnes i manca il trauma. o questo è minimo. È da tener presente a~ ogni modo che un trauma. di entità molto lieve può produrre una grave le:>ione d e i menischi o ciò}- secondo MoaxsoN ( 7) -può specialmente verificarsi quando il ginoccluo è in flessione. JoNES (8) ricorda. che per ledere un menisco può bastare un falso movimento della. gamba. nella danza. o il semplice- sforzo di un vecchio che, ad arto e.~t~so, cerchi di sollevare coi piode la coperta deJ letto. Sono anche descritte gravi lesioni con blocco prodottesi durante il sonno. È necessario, fa. pertanto rilevare PucciNELLI (9}, una. grande in.'iistenz.a anamnestica per la ricerca de l trauma nei casi sospetti. La. prevalenza d elle rotture e d el le a l tre lesioni d el menisco media le è particolarmente basata s ulla peculiarità anatomica di questo menisco, di cui abbiamo precedentemente accennato.

(l ) D LETF.RI CII -

• Arcb. Kli. Cblr. •. Vol. 155. Pllg. 2fl, 1921.

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LESIONI TRAUMATICHE DELLE CAR.TILAGI:-fl SEMlLv~AlU DBL GINOCCHIO

.·.

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Uate;la. grande clifferenza anatomica. r e rc hè avvenga tma lesione del menisco laterale occor-re un tra.u'll!l. d'inten~ità. m:~:g iore. ~ei casi di torsione il m eccanismo è l'inverso che per il mediate; il pie ·le è di s-:>lito fi~.~o sul t eiTeno, il femore .è ruotato in dentro e il ginocchio è addotto. Lo stesso m )cca.nismo può prodttrre la. rottura. d el legamento collaterale esterno e del crociato pos teriore (BORSOTTI). Le le>ioni, cJ"nun'3m~nte elette lu;;;azioni, con~i>~tono di regola., come fa rilevare L USENA (l c .), in l!!.c 3ra7.ioni, stt·a.pp:t.menti, frattura della. parte cartilaginea ed in secondarie disio· cazioni del menisco così alterato. È p 3rcìò Ìrn?t·oprio ricono'!cere tali complesse e svariate lesioni col semplice nome di lussa.zione,la quale tuttavia rappresenta. un 'evenienza abbas tanza f1·equente. La lus.<;azione può e~;ere di ~?,"rado va l'io e va do. l la. semplice ipermobilità. sino al d istacco completo del rnJaisco dallt\ sue inse rzioni. L e di.o;; insorzioni delle corna dalla piattaforma tibiale accadono con re lativa frequenza: pitr spesso è il corno posteriore che si distacca. lussandosi successivamente all ' innanzi; il como anterior e a llorchè s i distacca resta libero nell'articolazione e solo quando la ca.p;ula articolR.re è ampiamente lace rata. si porta posteriormente. Nei distacchi più o m eno ec~tesi 1lR.Jia in~erzione capsular-e il menisco può spos tarsi verso l'interno della cavitò. articolare. Le fratture rnoniseali, in ba">e alla. seùe d e lla rottma. e della. direzione di essa rispetto alle fibre ùel merùsco, po.s:>ono e.ssere schematicament.e distinto in fratture Longituclinali e tras,·ersali . Le fratture m:tl t iple per lo più sono il r isLtltato d ogli scatti, dei blocchi e degli altri m ctdentia.rticolari cui è an' lsto soggott;o il p. d tUrante un lungo periodo di malattia (BORSO'ITI). Quale e3ito di distacchi parziali del meni:>co n on è infrequente la formazione di corpi mobili endo-articolari. Dalle varie sta.tii!tiche' risulta che in online di frequenza vengono prima le fratture longitudinali, poi le trasversali (spasso con strappamento del corno anteriore, raramente del corno posteriore) ed infine le parcellari . M ÀRTIN (l ) su 44 9 casi ba. OR.~ervi\to: Fratture longitudinali nel 38,1 %. Distacco d elle corna anteriori senza rottura, nel 33,3 %. Distacco delle corna p osteriori spe:>so associato a fratture lat.erali, nel 19, l %. Fratture tra.sver·sa.li, nel 9,6 %· Nella casistica della R. Clinica di T orino (v. BORSOTTI) risultano: Fratture longitudinali 98; • del corno anteriore 13; • trasversali l O; » del corno posteriore 9; » delle due cor na l Nei 21 casi in cui è stato da me praticato l'intervento bo potuto rilevare: Fratture longitudinali 9; • del corno anteriore 3; " del corno posteriore 2; " trasversali 2; " comminute 2; L ussazioni 3. In due casi ho riscontrat;o la presenza. di corpi mobili encloarticolari. La diagnosi di lesione rneniscale, che è prevalentemente clinica, presenta talora serie diffi· :!oltà, per cui s i può sovente cadere in errore. BoBLER (::!) ciononostante fa ril evar<' che se \l) :II ARTI:-; -

<2) BOI'IL&R -

Ronuilm o! the Drit. A~soc .• London, 1934. Techik àer Kn,<;hetthrurlll;ehcmdlunq. • )fao d t·i cb cdi t. •· 1932.

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LESIONI TRAUMATICRE DELLE OàRTILAGlNl SEMILUNARI DEL GINOCCHIO

si ha una. certo. esperienza, graz[e ad un esame minuzioso, si può affermare con certezza. l'esistenza della lesione. l\'L.u."DL {l. c.) riferisce però 21 osservazioni d i diagnosi errata e JONES {l. c.) ammette tale evenienza nel 14,6% dei casi. È pertanto indispensabile praticRre un attento esame dei p. e raccOgliere accuratamente - specie nei casi non recenti - i dati anamnestici per mettere in evidenza il trauma e le modalità con cui esso trauma ha agito . Nel moment-o in cui avviene la lesione, in seguito ad un passo falso, uno sforzo, un mo· vimento forzato, il paziente avverte un dolore brusco limitato in avanti esattamente suJ. l'interlinea articolare più spesso dalla parte m~diale {è il meni~co interno infatti che è più frequentemente interessato). Può intervenire un arresto brusco della gamba in semitlessione; con difficoltà e con dolore il p. può tuttavia compiere l'estensione, avvertendo spesso un rumore di scroscio. Talora. il ginocchio resta fiSso in semiflessione, bwcco; ma per lo piìt invece il p. è in grado di riprendere la deambulazione e le stesse esercitazioni sportive senza avvertire disturbi apprezzabili. L'articolazione spesso si tumefà. entro poche ore. Il blocco non è sintoma patognomonico delle lesioni meniscali, poichè si riscontra solo in un terzo dei casi e può peraltro verificarsi in altre le~~ioni del ginocchio . . E sso può essere fuga.cissimo o persistente e talora anche ribelle alle comuni manovre di riduzione. È da. ricordare anche la forma a blocchi ripetuti. Lo scatto, che talora Ai percepisce anche a distanza., può verificarsi anche in assenza del blocco ed è dovuto all'incuneai-si del men.isco lussato o fratturat-o fra condili femo.r ali e piattaforma tibiale in modo da Fig. 3. - 1. Fattura meni sco medlalc: corno anteriore sta,..ca to dalle ~ue l.DSCI"))Ionl e rratturato ostacolare il libero gioco dei capi at·ticolari, trasvo~àhnente. 2. Corpo 11bero di orlsrinc menls<'.ale. .che se ne liberano o: aprizzandow fuori come 3. 'Frattura longitucliualt·. 1m o,~!Jo di ciliegia /m due dita » oppure lo •· Fratturo parooll>lrl multiple mcni~>Co me· dlale. !t-endono come lma. corda di arco per !asciarlo poi andaro all'improvviso. Di grande importanza nelle lesioni meniscali è l'incertezza funzionale, per cui talora il p. si sente «mancare la gamba ». All'esplorazione delle fossette sottorotulee talora si può apprezzare «qualche cosa • che sporge e, se il ginocchio ho. l'ipreso la. sua. mobilità., flettendolo ed estendendolo, si n.ota che questa s'pOt·genza, dovuta al rnenisco spostato dalla sua. sede abituale, è mobile e spesso scatta sotto le di·ta; si rileva· una depressione netta quando il ginocchio è fiesso, una spor· genza che compare nuovamente allorohè il ginocchio è esteso. Nei casi a ripetizione si ha - fra un attacco e l'altro - tumefazione da versamento {idrartro ricorrente). HOFMANN {1. c:) nei casi dubbi consiglia di ricorrere a prove funzionali; per le lesioni del menisco interno il paziente starà meglio col piede rotato all'indietro e viceversa pel m. esterno. MonJSON' {l. c.) fa rilevare che nel distacco del corno anteriore viene disturbata l'estensione laddove è limitata. la fl~iòne nei casi d i distacco del como posteriore. Ad ogni modo l'imprecisionè della sintomatologia si presta a confusioni. Non solo nelle lesioni degli sciatori, ma anche in tutte le altre lesioni del ginocchio, troppo frequentement-e si diagnostica erroneamente una lussazione del menisco; particolarmente le lesioni dei legamenti collaterali danno spesso occasione a scambi diagnostici.


LESIONI TRAUMATICHE DELLE CARTILAGL'U SE:IllLG NARt DEL ODIO CCHIO

] Q-25

Secondo RE GELE (l ) il segue nte sche ma dà le caratt eristiche principali de lle dlle les ioni: LEGAME~~! COLLATER~.

)fENIS CO.

Il doloTP. si fa. pil1 fo rte dopo a lc un•1 or·P.:

Il d o lo.r e raggiunge la. massima. intensitò. al

il ginocchio può ei a prima essere ben <."SLOi!O.

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;t-'i

..

L'ab.luzione de lla gamba provoca fort i dolo ri. I punti dolorosi sono pe r lo più al di,;opra della fessura articola re, pi\1 raram n te al disotto e rigorosamente lateramente e internamente. In tutti i ctts i piò gra,vi ''ersn.men to a.rticola r·e. La rotazione a· l a rticolazione del g inocchio flessa è possibile per· cfms l\c d ella <!etensione del legamen o late rale sen7.a che e '>sa provochi do lore. Manca in principio lo. re.• i<tenzn, a lla ipc1·: distensione del ginocchio; se insorge d opo se t.t ima ne la resis tenza è t'i! id a . Nei cn:<>i gil~ cronici •'opo uno o due me;;i si vede p er lo pitr tma O><:<>ificnzione d i estens ione. varia ai punt i di inserzione.

momento dell'incidente; il ginocchio immediatamente non può essere esteso. L 'abduzione non è dolorosa . al contrario l'adduzione è per· lo pirt d olorosa. St nso di do lo re sulla. fessura artieolare s ituato precisam ente pilr verso dava nti ed interno. Ma nc a il Vl" rs nmento. L~• rotazione deli ' Mticolazione fissa è dolo ru:;u. L a ,-esi'>tenzfl. olt n~ la esten sione è presente (i n da p rincipio. La resistenza è elns t ica. Quncl ro rn. ingrafìco neg<otivo.

Ne ila r.:>ttunl. dei legam:mti cr;)eiat i che . come ab bia111o precedentemente a ccennato, secondo GAL EAZZI ò frequ~nt.e~ento as<;ociata a le:>ioni me niscali. il quadro s intomatologico è piì:t imp:1nen te: la impote nza fLlm.iona.le ò assoluta , l'emartro Ìi' co:;t.ante e s i ha una abnorme mo bilità an toro-posterio re e latontle de l ~;inocchio. La pre»erna de l segno del ti retto (a ginocchio Be<.->o e pre mendo con i due p:1llici s ui conrlili fe m")ra.li noi po<;;;ia.mo con . le altre dita passate dietro l'estremi tà s u perio re de lla t ibia attirare questa come il casset to di w1 tavolo: mou rem cllt en : t i roir) ci aLtto r·izza a conc luclere per la lacera zione de i le~amenti crociati. T corpi lìberi articolari d~nn o tu.lo ra un'l s intom!l.to logia. a.ssai similé a quella ~lelle lesioni meniscali; dolore brusco e blocco t le i g inocchio; t um~fazione dell'a.rticolM.ione con versamento; perrna.nem:a de i disturbi art icolari e ri poter·s i più o meno frequen temente degli s te.ssi a ccide nti. È fc~ocile ps rò t rovar·e as;;ai s pesso i corpi m ')bil i in nno dei c ui- di-sa cco laterali o nel cul- disa cco s::>ttotricipitale. L 'esame radiogratìco fac iliterà la dia~tno~<i. Per nna rliagnos i esatta di le.:;ione m!}niscale è in lispenst\bile ricorrere all'indag ine 1·aùiolog ica. I raLliogra.mmi semplic i forniscono però uno sca rso aiuto, perchP, per ~~~ s ua. strutttu·a, il menisco non è visibile direttamente. f?nT~L.ut (2) tuttavia però ritiene che con opportuni accorgime nti tecnici è possibile anche senza mezzi di contrast-o re ndere evidente l'immagine meniscale ( m )ttenclo l'arto in p :n izio ne di valg is mo ). Noi cn<~i di calcifìcazione il menisco come è ovvio - più fac ilmente si re nde ratliograficament.e vis ibile. Il pueumoracliog ramma può fo rnire dati prezio;.i per· la diag nosi de lle le.c.;ioni meniscali; di valore d eci,:;ivo sono però solta nto i ris ul tati" posit ivi . Con tale mezzo di contrast o secondo Sc Rtnl {3) s i p:>.>sono r·icono:;cere le pro prietà anatomic he s pocialmente della. cartilagine semilunareest.erna. Di no n poca importanza è inoltre l'a zione terapeut.ica ;;econda.ria _d ovuta all'aria introdotta nella articolazione (4 ). Il p:1eum ) radiog ramma cleve e;;;;ere applica to con accuratezza ed i quadri che si ottengono debbono e;;.;;ere ut ilizzati solo dietro severa c ritica. Con t.a.le metodo, che è s tato da noi largamente impiegato nello varie lesioni enrloart icolari d el ginocchio, non abbiamo mai avu to a la:nantare alcun inconve nie rlte . La grandezza e la forma tlolliL rottur·a s i riconoscono solo eccezionalmente att rave rso il pne umoradiogramma. (l ) REOELE - S ulle le~ooni da sci. • P oliclini co •, scz. c hi r., 1 5 nHII'Z•' 1 933, png. 178 . (2) DITTMAR- Der Kniegelenke~ J!e~tiskua i rt l?rmJ.genhil<l. • Ril ut ~eco pr·n.xh • , 103:!. (3) ScHO)f- Dad P nctwr.oradioorarnm des Knieyelenks . • Dt.scho. Zt·chcr. r. Cbir·. •. Vol. 238, (o..• clcolo 1 - 2, pag. 1-56, 1932. H) GtACOBBE - La chir. deoli orrmni di mov-imento, 1028, pag. 43 3 . .


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LESIONI TRAU::\lATICS:l!: D ELLE CAltTILAOINl SE!IHLUNARI DEL GINOCCHIO M:tCKAELIS (l) consiglia <li usare

come mezzo di cont.rasto l' Uroselectan (40-60 c. c.), che è innoc uo pe.r l'articolazione e s i riassorbe rapidamente, come abbiamo potuto anche noi constatare. ScH ULLER (2) s i serve dell' Abrodil, iniettando 20 cc. d ella soluzione al 2 0 %- CA\'AL· LETTI e ~·lEUMI (3) prefe riscono il per- abrodil, perchè per la. s ua maggiore concentrazione si ottiene un con~rasto più evidente; esso è peraltro innocuo o di rapidissimo riassorbimento. L a proiezione utile è l'antero- posteriore; quella laterale, a causa delle soprapposiziopi dell'immagine del menisco later~le e mediale, risulta di interpretazione assai difficile. Gli AA., affermano c he un'immagine rad io logica no1·rnale non permette di esclude re l'esistenza di lesioni meniscali in quanto all'indag ine sfuggono la se7.ione anteriore e quella posteriore d e lla cartilagine semilunare ed in quanto lesio ni di lieve entità., come sottili fessure, non sono radiologìcamente rilevabili. Malg rado tali limitazioni il metod o per la sua innocuità. e semplic ità. di tecnica è stato dn noi in questi ultimi mes i largamente applicato e ci ha arrecato, nel caso di reper to positi"o, un va lido contributo a.Ua diagnosi spesso c linicamen te incer ta di lesione meniscale. ll repert.o più frequente a cui, in base anche alla. nostra esperien-ta, sembra. pòssa dars i valore pAtologico è l'assenza completa dell'imma.giJJe a cun eo del menisco (in proiezione an tecoposteriore); all'intervento chirurgico abbiamo infatt.i sempre riscont1·ato la presenza di le· s ioni meniscali (fig. I V). Noi non abbiamo e'spericnza d ell'art.ro· scopia, che oltre a p resentare una certa difficoltà di tecnica e d'interpretazione è indub· biamente assai t raumatizzante: tale mezzo diagnostico pe rt.a nto non è ent.rato nella pratica comune; FINKELSTEIN ·(4), BmCB.ER (5), Btrln.IAN (6 ), ecc. r iferiscono tuttavia di ll.\"er ottenu to ottimi risultati. Circ.a la prognosi è da tener presente nelle lesioni m eniscali l'incer tezza ftmzionale, la fa cilità d ell'idrartro e d e lla recidiva. d el blocco. l . I n primo tempo è anche in rapporto con la l . possibilità di una cura razionale, che può mi· ... gliorarla. Anche nei casi inveterati la prognosi Fl g. 4. - Fra.ltu ra menisco medio le: assenza completa dell'i=agine a cuneo (pcr-n.b rorlil) . . può essere migliorato. da interventi, di cui appresso tra.t teremo. . La questione d ei processi riparativi e d ella cicatrizzazione de lle cartilagini scmilunan va. riallacciata con quella importantissima della rigenerazione menisca.Je (7). In base a ricerche sperimentali praticate sui montqni PFAB (8) avrebbe rilevato una ve~ e propria rigen erazione. DmTErucs: (9) e 1'ultco (IO) sperimentando sui cani non sono riusciti mai ad ottene re riproduzione di cartilagine.

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., (l) M IORAELTS - • R tlotgeo Pra~ i ~ . '• 1031. (2) SCR lJJ..LER - Der W cri der Ron.Loenl.:onJrasdarstellunq des.Kni.eoelenkert.R. • R ilntgcn Praxls • , 1~32 ·

(8) ÙAVAf,J.E'TTI o :\1F:~1m- Oontri?uto al rUie co radiografico dell~ lesio11i dei menischi del (1'ino«h.o. •

0

rt ·

e Traumat. Apparato )iotore •, 193~ . (4) FrNKELSTEIN • T bo Jour. o r. Bon c a Joint Surg. • , 1931. (5) Bmcw;:R - c Zbl. f. Cb il·. • 1930. (6) B URMAN- • Tho jour. of B ono a. J o lnt S urg. •, Vol. XIII. (7) FIORINI - Sulla riqcnerazi{me dei menischi articolari. • La. Cltir. Org. ll!o>. ' • fA c. IV. 1932. (8) PF.~B - • Zbl. f. Chir, •, vol. XL V, pag. 735; vol. XLVI, pag. 733.

(9) DIETÉ RICH -

• Zbl. l. C hi r. • · 1931.

(10) T URCO- • Annali Italiani di obirurgla. , 1931, pag. 667.

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LESIO!il TRAUMATIC.FIE DELLE CARTILAGINI SElULUNARI DEL GINOCCHIO

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BoRSom (l. c.) ha praticato al riguardo esperienze su conigli (meniscectomia totale e parziale) ed ha s-ac rificato gli animali in un periodo di tempo variabile da due a sei mesi dopo l'operazione. Egli ha potuto rilevare che le parti della ca psula e dei tessuti articolari che erano normalmente addossate al margine esterno dei m enischi presentavano sempre Wl ispes· simento fibroso , cho spesso accennava a spingers i verso l'inte rno dell'al"t icolazione; ma si trat· t-ave. soltanto di una ipertrofia del cmmcttivo che s i faceva sclerot ico e lucente, a$sumendo lo aspetto esterno del tessuto m eniscale, pur st.>nza avere nulla di cartilagineo. Va segnalato che la rigen erazione del menisco, d a )LumL per primo s upposta n ell' uomo, è stata dall 'A. trovata in tutti quei casi c he necessita rono la riapertura dell'articolazione ( Wei· /ere B~uùuchtungen ;tU T R egeneralion <le8 M e1c i 8GU8. « ZenLralblutt flir Chir. • 23 mano 1935, p. 694-698). Una. volta accertata la diagnosi di lesione meniscale come donemo regolarci? Roux (l) nei casi di u m eniscite • cons iglia solo il massaggio. Le cure fìsiche (massoterapia, diate1mia) sono state vantate da. vari AA. GUTMANN (2) propone un metodo di cura, incruenta, che consiste nella riposizione del menisco m ediante flessione a 90°, massaggi e t.razione sulla gamba, seguita da estens ione e curo fisiche. Se la diagnosi di lesione meniscalo è certa e se i pa zienti ha nno un'et à inferiore ai 40 anni è indicato di non attendere troppo. Sussistono infa tti s olo poche controindicazioni alla operazione . Durante il XIV Congres~o della Società svizzera di chirurgia (Lugano - giugno 1927) fu largamente dibattuta la questione dell'opportunità o meno di asportare il menisco leso. NEUSSER e BmcB.ER hanno sostenuto - in base alla loro esperienza, - che è consigliabile procedere alla meni.«eectomia: Roux invece è st a to net.t amen te contrario, ritenendo che, se si passassero in rassegna dopo un convenien te numero di anni gli operati di ablazione del menisco, si troverebbero tutti colpiti da artrite secc:n. D a questo breve cenno appare un contrasto ne tto fra opinioni di autorevoli chirw·gi su di un argomento del quale bo pot\Jto occu· parmi lungamente in questi ultimi anni, p er cui ho creduto opportuno riesnmina1-e i casi cii· nici occorsi alla mia osservazione e riferirne i risulta ti ta rdivi. N el reparto trauma tologico del nostro Ospedale vengono annualmente ricoverati parec· chi pazienti affetti da lesioni traumat-iche dei m enischi e di questi molti sono stati sottoposti ad atto ope rativo. . I pazienti si possono dividere in due categorie : quelli che banno s ubito lesioni dei m euischi, ma che non ham1o voluto sottoporsi a cura chin1rgica; q uelli che sono stat i sot toposti ad atto operativo. P er quanto riguarda i primi ho pot uto in alcuni rile,·are che il blocco s i è ripetuto, a distanza di tempo, varie volte; in tutti si è avuto pers istenza in gra.do più o m eno accen· tuato del dolore spontaneo o provocato alla pressione in corrispondenza dell'interlinea articolare all'indietro del legamento rotuleo. Frequentemente , in seguito a cause minime (lieve distorsione ), è ricomparso l'idrartro; quasi costantem ente è s tata. riscontrata impotenza funzionale e si è rilevata ipotrofia del quadricipite . P er questi individui la terapia è consistita essenzialmente in riposo assoluto, massoterapia, diatermia, talora. inlmobilizzazione tempo· ranea del ginocchio e, nei casi di idrartro cospicuo, nello SV110tamento dell'articolazione. Allo scade re di un congruo periodo di licenza di convalescenza i pa-z ienti sono stati rinviati all'ospedale, accusando gli stessi disturbi. D ei risultati ottenuti nei pazienti sottoposti ad atto operativo riferirò più dettagliatamente in ~guito. Circa l'opportunità di praticare nelle lesioni del m enisco l'ablazione completa oppure di limitarsi alla meniscectomia parziale, asportando cioè s olo la parte lesa, i diversi AA. non sono concordi. Gli autori anglo-sassoni (MARTIN, MoRISON, E ccLEs, EL:r.tSIE ecc.) in ba~ alla loro (l ) Roux - C. R. Co0grès Sut.sso de Cblr. 1929. (2) o o nusN E. M eni 8!..'1lnerlet,vno . - • Zoi t.;cbrlft f . Ortbop. Cblr. '• Vol. 58. t. 4. pagina 584-687, 10 marzo 1933.


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LESIONI TRAUMATICHE DELL'E CARTILAGINI SEMU.UNARI DEL GINO CCH IO

grande esperienza, preferiscono la m eniscectomia totale, che porterebbe alla completa guarigione senza dare alcun inconveniente. MARTIN {l) ritiene che dopo la. m eniscectomia parziale il m enisco restant,e è fadlment& esposto alla rottura; MotttSON (2) insiste pertanto sulla necessità. d ella ra.dicalità. dell'operazione e condanno. le timide artrotomie (Keylwle inciaion; incisioni a buco di serratura). Abbandonata è stata la. fhsazione dei m enischi in caso di lu'>sazione, p er la prima. volta praticata da A~ANDALE, poichè tale genere d'intervento finisce per lo .più col p:~ggiorara il funzionamento articolare, così pure non s i ricorre più alla s utura d ei menischi fratturati. N el praticare la m eniscectomia occorre seguire una tecnica operatoria precisa ed è, com'& ovvio, indispen.c;abile risp ettare le norme più rigorose di asepsi e procedere all'emostasi più accurata.. Si risparmino il più possibile tutti i tessuti e si proceda. ad una sist~matica ricerca di eventuali ~I!Rrazioni patologiche in tutto il cavo articolare. All'applicazione del laccio emostatico, raccomandato da molti AA., non ho mai ritenuto n <'cessario ricorrere; mi sono invece preoccupato sempre di una accurata emostasi anche dei più piccoli vasi sanguinanti. Quanto all'anestrsia ho dato la preferenza a. quella locale (novocainiica) preceduta - un'ora prima dell'intervento - da una iniezione di Dilaudidscopolamina., ottenendo così un sufficiente rilasciamento muscolare. Rigua.rdo alla posizione da dare all'arto ho iniziato l'operazione in estensione per poi fl.ct.tere il ginocchio a 90° una volta aperta la cavità. articolare. P er an; vare al menisco leso numerose sono le vie d i accesso, che in un recente lavoro sono st.ate passate in rassegna da GnAGARD (3). Due sono le incisioni che si contendono il primato: la verticale e la trasversale. La prima è meno lesiva e, con opportuni accorgimenti, dà una sufficiente luce nel CIWO articolare; basta - come fa rilevare A&ROU (4)far compiere dall'assistente dei movimenti combinati di flessione e di torsione per portare il menisco sotto il bist.uri; ~ L'aide qui tient le genou. flechi, tord la iaml>e, la tord de plm en. plus, la tord compl.ètement et cr.mène ainsi les parties m.enisca[es à alteirul;re 80U8 le bistour~ méme de l'opérateur ». . Con un'incisione p atarotulea leggermente obliqua in senso verticale. che all'occorrenza può essere convenientemente prolungata, ho ottenuto uno s pazio· sufficiente, che mi ha pt-rm esso di procedere all'ablazione totale del m enisco leso. Ho cercato in tutti i casi in cui mi è stato possibile di risparmiare il leg!\mento collaterale, che - come è noto - ha tanta importanza per la statica. e dinamica articolare. Allorchè però sono stato costretto a. int-errompere la parte strett.amente necessaria di tale legamento mi sono sempre preoccupato di praticarne la ricostruzione solidamente e d ho potuto così rile-:Vare in prosieguo di tempo il ripristililO completo della funzione. Ho a.<>portato in parecchi casi i corpi adiposi ingrossati ed infiammati e in due casi i corpi liberi endo-articolari. Non è stato sempre possibile evitare il versamento endo-articolare post-opera.torio, che ad ogni modo, quando è di lieve entità, può anche essere considerato utile - come affenna. :BmoBER (1. c.) - poichè impedirebbe la formazione di aderenze post-operawrie. L 'operato è s tato t enuto a letto per una diecina di giorni. L'arto non è stato mai immobilizzato con stecche o doccie; subito dopo la rimozione dei punti (in quinta-sesta giornata) si è iniziata la roobilizzazione attiva e passiva procedendo molto gradualmente. Allo scopo di ovviare a.ll'ipotrofia del qnadricipite è stata subito praticata adeguata. massoterapia. Riassumendo il trattamento post-op eratorio è semplicemente consistito in: mas.<Jaggio, movimenti p recoci, deambulazione; il tutto eseguito precocemente . In tutti i nostri 21 operati il decorso post-op eratorio è stato dei più regolari e si è otte· nuta la gLtarigione per prim.am. L a d egenza ospedaliera è st ata in m edia della durata di una ventin.a di giorni. (l ) )lAKTIN - Reunion of tbe Br:t. Assoc., Lon1lon, 1994 (2) MORISO:-< - Iniares to tl.e Semillm.ar cartilage • T be La.ncct • 1912. (3) GR"\OAI<D- •Zcit>hrift mr ofthopi\dls<'be C b irurglo •• Vol. 61, fnsc. a, 19 giugno 193L (4) Cltnto da. Fsrtrn:no In: Lct opera:ione dL mCiliS~cctomia. • Il Pollcl!ulo , , scz. c bif. 1928, png. 263.

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LESIONI TRAUMATICHE DELT, E CARTILAGINI SEMILUNARI DEL (:INOCCHIO

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Dei pazienti sottoposti ad atto operativo 3 sono ufficiali e 2 sottufficiali ed hanno potuto riprende re il loro regolare incondizionato servizio dopo due m esi dall'operazione dedicandosi anche agli sports più faticosi. In uno di essi affetto da artrite la rimozione d el menisco leso ha d eterminato anche un notevole miglioramento di tale affezione. Nei milita.r i di truppa. nei quali peraltro abbiamo pottlto constatare la completa regres· sione di tutti i sintomi subito dopo l'inte rvento, riesaminandoli n.llo scadere d ella licenza di convalescenza non abbiamo potuto invece sempre riscon.trare la completa. guarigione, chè anzi in due ca.c;i dobbiamo lamentare nn peggioramento nella sintomatologia. Per farsi al riguardo un chiaro concetto d elle catL<>e nei casi in cui dall'inte rvento non è stata ottenuta la sperata guarigione,, abbiamo voluto sottoporre gnesto gruppo . ad una. minuziosa indagine. Il miragf,rio di ottenere ttn altro p el'ioùo di licf.lnza di convalescenza potrebbe spiega•-e l'aUegata pl"rsistenza d el dolore por quei casi in cui è stato riscontrato tm completo riprist.ino ftmzionalo del g inocchio. Nei due casi Ìllveco in cu i si è notato peggioramento (pe1-sistenza del dolore, diffh:olt~ neUa clea.mbula:r.Éone, ipotrofìa. del quadricipite} probabil mente questi accidenti posl<ono essere riferiti a i legam enti adiposi riscontrati all'in· tervento alterati (ingrossati ~ infiammati) ed incompletu.mento a-sportati. È inoltre da tene r presente che preesisteva una notevole ipotrofìa dell'arto, specie a carico d el quadricipitt-. L o &tato d e lla muscolatma ha per la re.9lilutio ad inlegrum una note,·ole importanza. Con il ripristino della funzione - fa infatt.i rilEwa•·~ Bo'RSOTTI - la ipotrofìa pC'rmane a lungo in modo pitt o meno spiccato e talora non si ha più il completo ritorno d e lla massa muscolare primitiva; ciò può essere pertanto causa di indebolimento pcrman.ente ùella funzione. E poichè ne lle lesioni rneniscali si stabilisce rapidamente una notevole ipot.rofìa muscolare della gRmba. e più specialmente de!la. co!>Cifl. si comprende tutt.a la n<'CC><i$it~ di px·ocedcre precoce mente a.ll'inte rvento. Per brevità ometto di rife rire le storie cliniche d egli operati, !imitandomi solo schomaticamente ad accezmaro i dati statistici riferenlisi a 21 casi di lesioni nwt1'scali curate con la

asportazione chirurgica. Età: dai 20 ai 30 amu: 18 dai 30 ai 40 anni: 2 dai 40 a i 50 anni: l i\'lenischi m ediali: 19 Menischi laterali 2 Gh1occlùo D.: 16 Ginocchio S.: 5. Meccanismo eli produzio-ne della lesione: a) movimenti di flessione con conte mporanea rotazione 17; ò) trauma diretto 2; c) caduta in valgismo l; d) nel raddrizzarsi dalla posizione accovacciata l; Tipo delle lesioni: Fratture longitudinali 9; » corno anteriore 3; » corno posteriore 2; • tra.c;versali 2; • comminuto 2; Lussazioni 3. RIASSUN"TO. L'A., dopo avere rbordato l'anatomia e fisio logia delle cartilagini semilunari del ginocchio, descrive il me~ca.nismo delle les ioni t.ra.umatiche meni'lcali e la si ntoma.tologia di ease, passa in rassegna i vari meto .li di cura, e, in base alle osservazioni personali _e d ai risultati ottenut i, consiglia l'int9rvento precoce , che in 21 casi è consi;tito nella meruscectomia totale.


CA S ISTICA CLINICA u

CLINICA CHIRURGICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI TORINO Direttore: Prof. 0TTORINO U:FFREDUZZI :.

[OftTRIBUTO [LI"I[O-STATini[O AlLA TERAPIA DRLE VARI[I COL IETODO MIIRAftO

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Dott. Pasquale Gagliardi, primo capitano medico, a::sistente militare

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La terapia delle varici si è orientata. in que!;t'ultimo dl"cennio a preferenza vC'rso i mc•todi flt bo;;clero~ant.i, i quali, secondo la grande maggioranza degli Autori che li hanno Wlati, presf'nt.ano una indiscu!'Ra sup<'riorità sui metodi chirurgici puri. Essi hmmo infatti il pr<>gio di limitare l'iJ1tervento ad un atto molto semplice, alla portata di quasi tutti i 1\IPrlici, di non presentare pericoli, quando si osservino quelle elem entari nonne di tecrùca dl'llc iniezioni endovenose <•d un'asepsi scrupolosa, di poter essere est'guit.i runbulatOl·iamente o con pochi giomi di riposo ed infine di fornire l'Ìstùtati per nulla mfe· riori a quelli chirurgici, unzi i11dubbiamentc superiori dal lato estetico, ciò che riveste, specie in alcuni casi, tma grande importanza. I m etodi flebosclerosanti non sono nuovi; e se si vuol risalire nel tempo, si deve ricor· da.re por primo il Pravatz, il quale già nel 1851, nell'era cioè preantisettica, usò a scopo sclerosante l'iniezione di tma soluzione di p~1·cloruro di fel'l'O negli aneurismi arteriosi e nelle vene varicose. La sclerosi si otteneva con la coagulaz.i one del sangue, la formazione di un trombo e la oblitcrazione del lume nel segmento di vaso, sottoposto all'azione chimica della sostanza. iniettata. A Pravatz s~gt•irono Chas;:aignac o '\Veinhem cr i quali usarono la stessa soluzione, che dovettero tuttavia ben presto abbandonare per alcuni incidenti verifìcat.isi dopo il tratta· mento (gangrcma parziale, flemmone). Valette sostituì alla soluzione di percloruro di ferro una soluzione jodotannica, onde associare l'azione antisettica dello jodio a quella coagu· )ante del tanninO, senonchè ) '~leostaJlZa dei risultati e il verificarsi di altri incidenti (embo· lia) fecero cadere in distiSO anche tale metodo; e per molti anni, fiDo ai primi del secolo attuale, l'iniezione delle sostanze sclerosanti fu limitata alla sola cura delle emorroidi. Ma accanto ai metodi sclerosanti semplici fm·ono proposti ed attuati già. in passa,to m etodi combinati sclerosanti' e chùurgici. Citerò brcvemoote il m etodo, ideato da Tavel di B erna nel 1904, consistonte nella legatura della safena alla coscia e nell'iniezione ripetuta di piccolo dosi d i fenolo nelle ectasie venosa; il m etodo del nostro Schiassi ' (1914), consi· stento ancl1e nella legatura della safena alla coscia. e nella. iniezione endovenosa di una solu· zione jodio jodurata (jodio metalloide: gr. l; joduro di potassio gr. 1,10; acqua distillata gr. 100) dopo scoprimento della vena alJ'altezza del gmocchio o del malleolo; infule i procedimenti analoghi al m etodo di Schiassi, praticati da Schanz, Lotheisen, Linser, Sicard, consistenti rispettivamente nella iniezione di soluzione jodica. di Pregl, di sublimato corro· siYo o di soluzioni ipertorùche eli sali d i sodio. Così pure Cely e Maigre n el 1924 e D 'Allaines e Roseau nel 1927 in Francia han pra· ticato la legatura dei tronchi venosi varicosi e l'iniezione di salicilato ad alte dosi nel campo p erife1·ico della. vena legata, ottenendo la sclerosi di estesi territori vascolari con w1 numero esiguo di iniezioni ed evitando così il pericolo d 'iniettare liquido nel sottocutaneo o di provocare embolie. I metodi combinati hanno indubbiamente indicazioni più limitate sia dei metodi scie· rosanti semplici, sia dei metodi chù·w·gici. Purtuttavia il loro impiego torna utile in un buon numero di casi; e quando la. scelta vien fatta con giusto criterio, si possono ottenere risul· tati brillantissimi. I metodi combinati sono stati da taluni combattuti in linea di massima, in base al concetto dell'mutilità dell'aggiunta. di un int<:rvcnto chirurgico, sia pur lieve, alla. semrJlice t,erapia sclerosantc, quando con questa sola. si può raggiungere lo stesso ristùtato. Questa affermazione non è esatta, poichè esistono casi di varici cosi voluminose da presentare gavoc·

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CONTRTDUTO CLIN I CO-STATISTJCO ALLA TERAPIA DET.LE YARICI E CC .

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cioli contro i quali spes~o i liquidi sclerosanti non ottengono l'effetto d esiderato o l'ottengono procurando grossi nodi duri, dolenti spesso per molto tempo e che impiegano anche diversi mesi ad assm·birsi. Queste varici spesso sono così estese \'erso l'alto da arrivare alla confluenza de lla safena, per cui si resta un po' titubanti n ell'iniett are liquidi sclerosanti a dose alta, come sarebbe nece$~ario, in immediata vicùJanza della femqrale. 1\ia la giustificazione del mf todò combinato sta es~.cnzialmente nel fatto di abbre,·iare grandemente il periodo di cura e di pe1met tere dopo pochi giorni la ripresa comple ta· d ell'attività de l malato. I l tempo richiesto dalla cura non è più in rapporto con l'estensione e il \'Olume d elle varici, come avYitne per le semplici iniezioni sclcro.,anti; ma JC- 15 giorni sono per lo più s ufficienti per una buona guarigione e per la ripl'esa d elle occupazioni. Ora, poichè la grande maggioranza dei varicosi è costituita da losoratori, che quasi sempre si sottopongono a. cura appunto per ragioni di laYoro, si d eve riconoscere l!UAnto sia importante pote r ridurre al nùruno il periodo di ÌJ:tattività d i tali ammalati. 1\{uinmu ud mun•.o del 1932 in um~ COJllUltÌcazione ullu Sucit:}LIÌ Piemuut\•::;~j di Chirurgia (l) espose per la cura de lle varici un metodo . flc bosclerosontt> che , pur ispirandosi come i me tod i analog hi al principio d 'iniet.tare una soluziont> llflt icoa gulante e sclerosante , si differenzia dag li altri procedimeuti p(·r a lcuni particolari di tecnica, importanti ai fini di un esito te mpeutico soddis facen te e nello s t.L •sso t<.-mpo rapido. L 'A. fece osservare Ìll tale comunicazione , corredata dalla presenta zione di Wl primo . gruppo di 10 operati, c he tale trattamento medico chirurgico era stato ispimto al concetto • di aslio ciare i ben d ìci d e ll'a t to chirurgico a quelli d ella terapia sclerosante in modo da abbreviare note volmente il tempo d ella Cltra ed ottene1·e nel tem po s tesso un risultato e~tetico "· TECNJCA DEL li!ETODO.

l 0 Pre parato l'ammalato con un leggero purgante nel giorno preced en te· all'intervento, dopo aver segnato col lapis di nitrato d 'argento il decorso de lla vena varicosa, in auestesi>\ locale (uoYocaina, ~.tovaina, coclucne-stovaina, ecc.), si incide la cute due o tre centimet ri al 3 ° sup~:rion: ù e llu cu~ciu t ' s i scupro p e r· la ::; tcs::;u lunglu: zza. un tratto clf safena,

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isolandola bene dal sottocutaneo. In alc uni casi, quando si p resume o si constata che il vaso è parzialmente trombizzato, si scopre la \:ena più in basso, anche al gù1occhio e aUa gamba; 2 ° con un D echamp si passa una d oppia ansa di catgut n. 2 al disot to d ella vena, senza legare; 3o un a ssis tente o un infcrmiP.re solleva l'Arto dal piano d el letto flet.tendo la coscia sul bacino in modo da s vuotare completamen te la vena. Si può facilita re questa. manovra, che rappresenta uno dei tempi più importtÌnti de ll'operazione , facendo spremere con le mani in senso centripeto, dal piede verso la coscia, il sangue contenuto nei tessut i molli; 40 si lega la vena in corrispondenza d ell'angolo superiore d e ll' incisione operatoria, e l'arto vien nuovamente adagiato in posizione orizzontale s ul lt>tto operatorio; 50 si iniettano molto IE: nta mtnte in lif llEO cflltrifuf,O da JO a 15 a 20 cc. di soluzione ' acquosa di salicilato di sodio al 20 % o al 30 % di recen te preparata, raccomandando la massima immobilità: al pazien te. Questi aVYerte un ~enso di bruciox·e più o meno intenso, che dalla radice d e lla coscia si l'Stende alla piant.a. do1 piede e dura solo qualche minuto. Il senso di bruciore , avvertito dal paziente , è il segno più sicuro che la soluzione penetra e si diffonde ne lla vena ectasica; e nello stesso tempo da\ la misura della quantità .di soluzione salicilica da irùe ttare : quando la sensazione dolorosa è avvertita dal paziente alla regione surale o ai malleoli, si sospende la iniezione di liquido. Bisogna t-Yitare lo sgocciolio della soluzione, che - essendo molto caustica - d eterminere bbe ne l sottocutaneo la formazione di un'escara, molto lunga ad e liminarsi; e qualora un po' di soluzione sgoccioli nel campo operatorio al di fuori d ella vena, si d ove abbondantemente 18.\·are con soluzione fisiologica; 60 si lega la vena all'angolo inferiore d ella ferita operatoria e si reseca il segmento int~rposto fra le due legature; si sutw·a infine la cute con agraphes o con seta; (l ) MAJIUNO, Sul trattame11lo delle ,ari(i con •ned OtQ C01nbi7wto.medico- doirurqo (co n presentazione di operata). Comwùcazione nella Soc.et,. P.emont..se di C llirurlla - :>marzo 193:!.


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CO::<ITRIBU'l'O CLQliCO-STATISTICO ALLA TERAPIA DELL.E VARlC"l E C('.

7 o s i fasc ia l 'arto con w1a benda e lastica, procedentlo dal malleolo verso la radice della coscia e rimovendo la fasciat-ma al 30 giorno dopo l'intervento. N ei primi g iorni successivi all'interv-ento si nota un incqossamento a cordone, un po' dolente, corrispondente al segmento di vena sottoposta all'iniezione. In 6 a o 7 a giornatA s i tolgono i punt-i; in sa...l0 3 giornata ft.l ma>;Sirno l'ammalato p1.1ò la!!ciare il letto. Alcuni opm·ati, a l 15 o giorno dopo il piccolo inte rvento, riprendono 'il lavoro. INDICAZION I E CO"!>.'TROINDICAZIONI DEL METODO.

I casi, ne i quali l'indicazione a servirsi del metodo sclorosante è netta e precisa, sono quelli in cui s i ha la vaxice totale della grande safena con s intomo positivo di Rima-Trende· lemburg. _'Q uesti casi sono frequenti nella pratica civile e militare e por essi già Trendelcmburg propose la l<'gatura d ella safena., potondosi otrtonore con questo semplice atto una guarigion~. se pure trans itoria, delle varici. Seguendo pertanto in questi casi la tecnica d escritta, si ottiene uno svuotamento pressochè costante d elle varici, cosi da poter iniettare la soluzione nelle vene qttasi vuoto. In tal modo la soluzione sclerosanto si distribuisce rapidame nte nei tronchi vuoti, non incontra.ndovi alcuna resistenza; e con una quantità di soluzione di liquido relativamente piccola si può arrivare ad interessare la safena. fino alle sue più lontane radici. Queste condizioni non. si possono invece realizzare nei casi di varici mtùtiple senza un te rritorio ben delimitato, come si ba nei casi a scompenso circolatorio delle comunicanti ovvero ne i casi a scompcnso circoln.torio combinato, dellt~ safeua e delle comwùca.ntJ. Del resto chi ha pr·atica della t erapia d e lle varici sa che la cura in questi ult imi casi è diffi.cile con qualsiasi metodo, s ia sclerosante che chirurgico. Riassumendo si può dire quindj che l'indicazione n etta d el trat.t111monto s i ha nella. varice della grande safena con insufficienza valvolare e sintomo positivo di Rima-Trendelemburg ; la contro- indicaziono parziale d'ordine locale si ha nei casi di scompenso delle comunictutti o scompenso combina-to della safena e delle comunicanti; la controind icazione assolut-o. anche d'ordine locale si ha quando esistono lesioni arteriose o flebiti in atto o pregresSI'>, poichè in queste ultimo o specialmrntc nolle flebiti de lle vene profonde (phlegmasia. ttlba dolml.~) può risvegliarsi il processo infettivo apparentemente spento. Le controindicazioni d'ordine generalo sono rappresentate dalle cardiopatie, daiJe nefrit-i · c roniche.e dalle nevropt~tie ; così pure il metodo è controindicato ne lle p ersone anziane m-teriosclerotiche o nelle donne portatrici di grossi fibromiomi uterini.

Il metodo Mairano è costantemente praticato per la cura delle varici du qualche anno nella Clinica chirurgica di Torino; e la bout.à di esso è stata dimostrata dalla esperienza di uo gran mtmero di casi trattati e dalla mancanza pressochè costante di mcidive (l). Per consiglio d e l mio maestro prof. Uffreduzzi rife risco in questa nota. su alcuni ammalati operati da altri e anche da me n ella Clinica chirurgica d i Torino col m etodo Mairano ngl triennio 1932-J 936; a lcune fotografie qui riportate dimostrano chiaramente i risultati èoncreti della cura. Riton.go che tale trattamento d elle varici possa riuscire particolarmente utile anche nel nostro ambiente, in cui le varici soiw freqttenti nel p ersona.le 'u fe rma p ermanente (Ufficiali o Sottufficiali) e nol personale t~ ferma temporanea (militari di truppa). In questi ultimi a ccade spesso di osservare d e lle vene varicose di grado m edio, che all'atto d ella chiamata alle Armi do i militari, non impongono un provvedimento medico- legale ; senonchè i militari, affetti dallo. malattia,· vedono durante il servizio accentuarsi i loro disturbi e però volentie ri si sottopongono all'intervento operatorio, il quale dona loro la. possibilità di riprendere dopo iii congedo la pieno. attività lavorativa. Ora, date tali premesse, credo che w1 metodo il quale ~n un tempo molto b1-eve di degenz!\ ricupera all'Esercito degli elemen:i preziosi, presenti un reale vant.uggio a preferenza di altri metodi o di metodi consimili.

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Il) ll.\ m.,:-~o. [l tra/t 1mtn'o àe/lc t<uid r·o11 la lcr1Jura rlclle ~aretiR· e ccm inie:iJne· s:!tto)Jat~!t m!usiro · • )llncrva .\fctllèa., A. XXIV, vol. Il, u. s.- dcll5 sctu:mb re 193l- :S:.I.

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CO~"TRTBUTO CLTN"TCO-STATfSTf CO ALLA TERAPIA D E LLE VAJUCI E CC.

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CASISTICA l o S, E., di a. 28, m t;ccan.ico, Diagnosi: vorici d ell'arto inferi ore sinistro. InrervenJo (prof. Mairano ) 7-11 - 1932. I n anestesia loca le. legatura della g. safena al 30 supo· riore d ella coscia, iniezione ne l capo distnle di 12 cc. di soluzione di sa.Jicilato di sodio al 30 %EBito: l'a. esce guarito dalla clinica il 17- Jl-1932. 2o V. L., di a . 49, operaio. D iagnosi: varici d ell'arto inferiore s inistro. I ntervento (prof. ;\1a.irano, 15-12-1932). I n anestesia locale, legatura d ella g . safena al 30 inferiore della coscia e iniezione n el capo distale di lO cc. di soluzione salicilica. al 30 %. EBito: l'a.. esco guarito il 28-12- 1932. 3o P. A., di a. 63, carpentier e . D iagnosi: varic i de lJ'arto inforiore d estro. I nwuento (prof. Ma irano, 22- 12-1932). in anestesia locale, legatura della g. safeuaal 3° supe· riore d ella coscia E> iniezione ne l;ca.po distale di l 5 cc . di soluzione di salici lato di sodi o al 30%. EBito: l'a. esce guarito il 30--12-1932. 40 C. O., a . 45, operaia. DiagnoBi: varici arti inferiori. I ntervento (prof. Mairano, gennaio 1933). In primo tempo l'a. viene operata all'arto i nie · riore sinistro, sul quale in anestesia locale s i l ega la g. safena a l 30 medio e s'iniettano 15 cc. de11a soluzione salicilica al 30 %Il 4-4-1933 con analogo procedim ento vien e operata all'arto inferiore dcs t.ro. Esito: l'ammalata esce guarita il 15-4-J 933. 50 G. C.• di a. 30, contadina. D iagnosi: varici arto inferiore s inistro. I ntervento (prof. Mairano, 4-4-1933). In anestesia locale, legatura della gr. safona. al 3° inferiore d ella coscia e iniezione di 15 cc. «i soluzione salicilica al 30 %Esito: l'a.. esce guarita il l 5-4-l 933. 5o P. G., d i a. 49. casalinga. Diagnosi: varic i d elJ'arto infed ore d estro. I nten-ento (dott. Gagliardi, 6-4-1933). In a.nestCBia localo , l E-gatura d ella gr. sa.fena al 3o inferiore delJa. coscia e iniezione di 30 cc. di sa.licilat.o di sodio in soluzione acquosa a l 30 %. Esito: l'a. esce guarita il 18-4-1933. 7 o F. D., di a. 50, conta.dino. ,D iagnosi: varici d ell'arto inferi ore dt>stro. I ntervento (prof. Ma i1·ano, 25-4-1933). In anc!;t CBia. locale, legatura d ella gr. safena al 3o superiore d ella coscia e iniezione di 20 cc. di soluzione saliciJica al 30 %Esito: l'a. esce guarito il 5-5-1933. so T. G., di a. 24 cameriere . D iagnosi: varici della coscia s inistra. l n&e?·vento (dott. Gagliardi, 22- 7- 933). In ancstt'sia locale, li'gntura d elta gr. safena al 3 0 medio d e lla coscia o iniezione d i l O c c. di soluzione salicil icanl 30 ~ 0 • Esito: l'a. esce guarito il l o_8-l933. 9 o F. E., di a. 45, casalinga . Diagnosi: varici d ella gamba d estra. I ntervento (prof. Mairano, ~ 1 -9-1933). In anestesia locale-, legatura al 3° inferiore del la coscia d e lla g. safena e iniezione di 12 cc. di soluzione salicilica al 30 %. Esito; l'a. esce guarita il 30--9-1933. 10° R.R., a. 27, impiegato (figg. l e 2). Diagno!Ji: varici d ell'arto inferiore dE'Stra. Intertvmto (dott. Gaglia rdi, 10--J0--1933). In anrst.esia locale, legatura d ella gr. safena al 30 superiore della coscia e iniezione di l 8 co. di soluzione sa.licilica al 30 %. Eai.to: l'a.. esce guarito il 20-10-1933. lJ o N . -G.B.,dia.5l,ferroviere . Diagnosi: varici de ll'arto infer ior e s inistr o e ulcera varicosa. Irt.tervento (prof. Maira no, 27- 10-1933). In anest f.'S ia locale, legatura al ao superiore della gamba e iniezione di l 2 cc. di soluzione salic i lica al 30 %. Esito; l 'a. esce guarito il 10-ll-1933. 12o R. B., di a. 22, pasticcere (fìgg. 3 é 4). Diagnosi: varici d ell'arto infe1·iore s inistro.

l nteruento (dott. Gagliardi, 7-12-1933). In o.nest('Sia locale, legatura al 3o medio

della coscia e iniezion e di 12 cc. di soauzione salicilica al 30 %. Esito,· l'a. esce guarito ill5-12- l933.


1034

CONTR!Bv"TO CLINICO-STATISTICO ALLA TERAPIA DELLE VARIOI E CC.

Fig. l. -

(Caso 10) Prima dell'Intervento.

Fig. 2. - (Caso 10) Giorni 15 dopo l'intervento.

13o A. A., di a. 61, fattorino. Diagnosi; varici arto inferiore sinistro. Intervento (prof. Mairano, 6-2-1934}. I n anestesia locale, legatura al 3° medio ~della coscia della gr. safenae iniezione di 15 cc. di soluzione salicilica al 30 %. Esito: l'a. esce guarito dalla clinica.

Fig. s.- (Oaao 12) Prima dell'intervento.

Figc 4.- (Caso 12) Giorni 15 dopo l'intetvento (slt!E:>no. trombizznto. - legatura al &S•. superiore della gamba).


CONTRIBUTO CUNICO-STATISTICO ALLA TERAPIA DELLF.: VARICI ECC.

1035

14o V. C., a. 58, filatrice. Diagnosi: varici arto inferiore destro. Intervento (prof. Mairano, 22-3-1934). In anestesia locale , legatura al 3° medio della coscia S. ·della grande safena. e iniezione di 20 cc. di soluzione salicilica. al 30 %Esiw: l'a. esce guarita ùalla clinica il 1-4-1934. 150 S. 1\1., di a. 19, cartotecnico. Diagnosi: varici arto infe riorfl S. con ulcera varicosa (figg. 5 e 6). Intervento (prof. Caporale, 22- 3-1934). I n anestesia locale, legatura d ella gr. safena al 3° medio d ella coscia e iniezione ne l capo distale di 15 cc. di soluzione salicilica al 30 %-

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Ftg. 5. -(Caso l~) Prima dell '!ntorvonto.

Fig. e. -

<C~o t;)

Olornl 15 dopo l'lntorvonto.

J 6o R. D., di a . 50, pensionato (fìgg. 7 e 8). Diagnosi: varici dell'arto inferiore sinistro con ulcera. l o Intervento (dott. Gagliardi, l 7-4-1934). I n anestesia locale, s i scopre la safena al 3° superiore della. coscia: la vena s i presenta trombizzata per un lungo tratto, per cui è neces· sal-io prolungare l'incisione in ba<lSo. In questo punto la safena si presenta ancora ispessita, ma. si riesce ad iniettare ugualmente circa 20 cc. di soluzione salicilica al 30 %. Resezione d el tratto intermedio alle due legature. Sutura. 2o Intervento (dott. Gagliardi, 28-4-1934). I n anestesia locale legatura di un tronco venoso all'altezza del ginocchio sinistro e iniezione nel capo distale di circa 10 cc. di salicilato di sodio al 30 %Esito: l'a. esce guarito il 9-5-;-1934. 17 ° I. G., di a.. 46, fucinatore . Diagnosi: varici recidive d eU'arto inferiore sinistro. Intervento (dott. Gagliardi, 22- 3- 1934). In ane.stesia. locale, legatura. d ella. safena al 3o superiore della coscia e iniezione di 15 cc. di soluzione salicilica al 30 %Esito: l'a.. esce guarito il 1-4-193-t. 18 o R. c.,.di a. 34, impiegato. Diagnosi: varici agli arti infe riori. l 0 I~tervento (prof. Mairano, 15-5-1934). In anestesia. locale, legatura rlella safena a l 3 ° med10 de lla. coscia destra e iniezione di 35 cc. di soluzione di salici lato al 30 %. Rese· zione d i 3 cent. di safena. 2° Intervento· (29-5-1934 prof. 1\{airano). Analogo procedimento p er l'arto inferiore sinistro. Esito: l'a. esce guarito il 29-5-1934.


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CONTRlBUTO CLL.'HC0-8TATISTICO ALJ.A TERAPIA DELLE VARICl ECC.

1-'lg. 7.- (Cnao 16) Prima <iell'intervento.

Fig. 8. -

(C&so 16) Un anno dopo l'Intervento.

J9o P. P., di a . 40, cuoco. Diagnosi: varici degli a rti inferiori. l o Intervento (prof. Mairano, 2~G-1934). In anest-esia locale: legatura della gr. salena al 30 s upel'iore de lla coscia destra e iniezione di 15 cc. di soluzione salicilica al 30 %. Esito: l'a. esce guarito dalla ~linica . 20o O. A .. di a. 23. meccanico (fìgg. 9 e 10). D iagnosi: varici arto inferiore sinistro con u.lce ra.

j Fig. 9. -

(Caso 20 ) Prima. dell'intervento.

Fig. 10. -

(Co.so 20) Un anno dopo l'lnter'"ento.


CON'l'RIDUTO CLINICO-sTATISTICO ALLA TERAPIA DELLE VARICI ECC.

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Intervento (dott. Gagliardi, 5-3-1934). In anestesia locale, scoprimento della gr. safena al 3 ° superiore della coscia e iniezione di 15 cc. di soluzione salicilica. al 20 %. Esito:l'a.esce guaritoil15marzo 1934. 21 o C. F ., di a. 28, autista. Diagnosi: va~ici dell'arto inferiore destro. Intervento (prof. Vecchi, 21-6-1934). In anestesia locale, legatura della gr. safena al 30 medio d ella. coscia e iniezione di 18 cc. di soluzione salicilica. al 30 %. Esi t<J: l'a. esce guarito il 30-6-1934. 22o I. G., di a. 27, dolciere. Diagnosi : varici dell'arto inferiore destro. i ntervento (dott. Bogetti, 28-7- 1934). In anestesia loca.lo, legatura della gr. safena al · 3° inferiore de11a coscia e iniezione di 12 cc. di soluzione salicil!ca al 25 %Esito: l'a. esce gua rito 1'8-8-1934.

Fig. 11. - (Ca.so 28) Prima. dell'intervento.

Fig. 12. - (Caso 28) Un mese dopo l'Intervento.

23o C. G., di a.. 52, meccaniéo. Diagnosi: varici dell'arto inferiore destro. lntertoento (dott. Gagliardi, 5 agosto 1934). In anestesia locale, legatura della safena esterna al cavo popliteo e iniezione di lO cc. di soluzione di salicilato di sodio al 25 %Eait<J : l'a. esce guarit.o dalla clinica il16-8-1934. 240 C. C., di a . 27, fabbro. Diagnosi: varici dell'arto inferiore sinistro. Intervento (dott. Placeo, 5 agosto 1934). In anestesia locale, escissione di un gavocciolo varicoso al triangolo di Sca,rpa, legatura della gr. safena. e iniezione di 25 cc. di soluzione salicilica al 30 %. Eaiw: l'a. esce guarito dalla clinica il 16-8-1934. 25° C. 1\1. di a. 42, macellaio. Diagnosi: varici dell'a.rt.o inferiore sinistro. I~rvento (prof. Dogliott i, 20-9-1934). In anestesia locale, legatura della g. safena, al 3 ° super~ore della. coscia, e iniezione di 15 cc. di soluzione salicilica al 30 %· E~nt<J: l'a. esce guarito il 29-9-1934. 26° T . L., commerciante. DiagnoBi: varici arto inferiore destro. I~w (dott. Vecchi, (20-9-1934). In anestesia locale, legatura della. gr. safena alJ3 ° Em~o della coscia e iniezione di 15 cc. di soluzione salicilica al 30 %. ~ro: l'a. esce guarito dalla clinica il 30-9-1934. 3 -

Glornal~ di medicina milttare.


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CONTRlBUTO CLINICO - STATISriCO ALLA TERAPIA DEf.I,E VARICI ECC.

27 o P. L., di a. 36, manovale.

Diagnosi: varici dell'arto inferiore sinistro. I ntervento (dott. Placeo 20-9-1934). In anestesia locale, legatura al cavo popliteo della

safena esterna e iniezione di 10 cc. di soluzione salicilica al 30 %Esito: l'a. esce guarito dalla clinica il 30-9-1934. 2so D. A., di a. 37, casaliujla (figg. l l e 12). Diagnosi: varici d e ll'arto infl' riore D. Intervento (dott. T e neff, 16-4-193'5). In anestesia locale, legatura della g. safona al 30 medio d ella coscia e iniezione di 15 cc. di soluzione sa.licilica al 30 %· · Esito : l'a. esce guari.ta il 29-4- 193:}. · 29o R. E., di a. 4.7. Diagnosi: varici dPila gamba S. Intervento (dott. Gagl iardi, 30--4- 1935). In anestt>,s itt locale , legatttra della g. snfena al 3° rmperiore d ella cosciA. e iniezione di 20 cc. di soluzione salicilica al 30 %. Esito: l'a,. <'SCe gua r·ito il 12-5- 1934. 30o M.M .. dÌ. a . 64, casalin.ga. Dia.gnosi: varici de lla gamba di'stra. Inten>ento (dot,t. Gagliardi, 9-5-1935). In anestesia locale. legatura della g. safena al 30 inferiore d ella coscia e iniezione di 12 cc. di soluzione sa.liciLica al 30 % (vena trombizzata). Altra incisione al 3o superiore d ella gamba e iniezione della stessa soluzione (12 cc.). E.<~if,() : l 'a. esce guarita. il 20.5.1935. . La ca.~istica ..espost.u. compren tle in gran part~ casi di varici non complicati de lla g. sttfena. P er tutti qtwsti ritengo inutili nuove considerazioni oltre a qttelle già fatte rig uardo a l m etodo e alla esposizione clinica ch•i casi. · D esidero invece fare un br{lve cenno sui casi complicati da ulcera varicosa. N e lla; statis tica ve n~ sono alcuni che presenta no ulcel'i abbastanza cst.::-se; e di due cBsi sono riportate anche lo fotogr(tfìe (calii 12 e 15). In questi ultimi casi il m et.odo trova indicazioni anche maggior·i cho n ei casi non complicati e si dimostra nettamente più adatto dei m etodi chinugici e di quelli sclerosanti semplici. È infatti noto che non s i int~n:ien':l mai con operazioni di sa.fenectomia se non si è ottenuta prima la guarigione completA. doll'ulc('ra, poichè l'incisione praticata in un territorio infetto potrebbe dar luogo a complicazioni nel d ecor·so ult.eriore post-op era.torio e rendere la. guarigione molto lunga con esito in cicatrici molto visibili e deturpanti. La t erapia sclero· santo semplice nei ca.si complicati da ulcera, è anche parzialmente controindicata per la stessa rag ione, non o;;sondo prudente pungere le ecta<>ie venoile in vicinanza d elle ulceri, attraverso tessuti quasi sempre infìltra.ti, edematosi, eczematosi, per non correre il l'i~hio di aggra... vare flebiti latenti o di provocare con la puntura fatti ù1fettivi gravi. Col metodo d escritto invec9 il piccolo intervento chinn·gico d ella legatura viene pra-ticato sempre in una regione che non è sede di ulcera e sempre molto distante dall'ulcera stessa. L 'iniezione sclerosanto viene pure fatta a distan'?a, p er cui sono e liminati i pericoli prima accennati. Il m etodo si può app licare anche in ulceri estese, poichè molte volto il solo pel'Ìodo di degenza è sufficiente a permettere la cicatrizzazione d ella I~:~sione, m entre la scleros i d elle varici eviterà la recidiva d e ll' ulcera. Quando invece le ulceri sono inveterate, abbastanza est ese. fortem ente secornonti, si usa ricorrere nella Clinica Chirm·gica eli Torino, al trattamento mi!'lto d e lla spugna di gomma e della iniezione d ella soluzione salicilica fiebosclerosante. L'uso d ella 'spugna, proposto da Nobl, applicato da Pheet('f'S ~ Merket e da Biancalana consiste nel m ettere, con l'interposiziono di garza., una spugna di gomma stLlle le~<ioui vari~osA e n AI fR..c;~iare l'arto con unn. benda. elastica. raccomandando all'ammalato - tale d ett.a.glio è della massima importanza por la. riuscita d oHa cura - di camminare. La medicazione ~:~i rinnova ogni due o tre giorni: dtll'ante il cammino d ell'ammalato, in grazia alla contrazione muscolare da una. parto ed all'elasticità d ella gomma. dall'altra., si stabilisce una aspirazione e una, compressione che impedisce il ristagno e attiva la circolazione arteriosa e V(mosa. della reg ione. Se nelle prime m edicazioni la. spugna si imbeve d ei sccrcti d e lla lesione, ad ogni rinnovamento de lla medicazione ste,.sa, s.i lava e si fa bollire la spugna. Di tal g uis1t uC'cado cho dopo qualche medicazione, in un p eriodo relativmnento brove di tmupo, lu lesione 1.1lccrosa s i detergo, il fondo si ricopre di buone granulazioni, l'epitelio si }tva.nza dai ma.rg ini e la lo::sionc gua risce. Ottenuto tale intento, si procede in secondo tempo


C'0NSIDERA7.10NI SU DI U~ ('ASO DI OENU REC l' RVATO'llcl ACQUIS ITO

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al trattamento delle varici secondo Mairano, o con l'iniezione massiva della soluzione di salicilato, essondo positivo il sc·gno di Rima-Trendelcmburg o con picco(() inie zioni ripetuto m quantità di 2 o 3 cc. di soluzione s alicilica n ei ga.voccioli varicosi. In concl usione. i vantaggi del mt>todo i\'fairano s i posl"ono riMsume re n e-i sPguenti punti: l. la parte chirurgica è ridottn a l minimo, p oic hè l' incisioni" è molto bre ve e praticata in ane,;t P sia locale; 2. il pNiodo di dPgPnza d t· Irammulat.o è rid otto notr,·olrne nw (f< giomi al mu.<;;;imo nella ma,g~ior partf' d ci eu;;i, cioè mPno d ('(ln m età dPI periodo chP d ecor·rr d opo un intt• rvento tli safén cctomin). L'ammnlnto p uò tiptendotf\ le sue OCCllfJìtzioni l 2 ò 15 giorni dopo l' intforvento; a i militari, dopo una licenza di connd Pscc•nzt~ di 20 g iorni. è conqpntito. la ript·esa. d~.> l scn ,izio incondiziom\to; · 3, la c icatric~.> alla co>;eiA non è pnraj:!onabilc all r> H>~tt·se cicat.rici r esidue d ella safonectomia; 4. il m (•t odo può C':'W'l'C' U!'<t1to impurwmPnt<- anchl" con ulc<" ri C'St(•:>e. molto infette e St'CE'm enti.

OSP8DALE MILITARE DI FIRENZl<; GAnlNETTO DI ROENTO'E YDIAGNOSTICA E RO~:NTGEN1'ERAPIA

Diretto d .1l ton. ·colonnel lo medico d ott. CARLO CRESPELLANI

CONSIDERAZIONI SU DI UN CASO DI GENU RECURVATUM ACQUISITO D ott. Antonio Nicolosi, Cltpitttno m · di o, nssistentc L 'osservazione di milit11ri aff(•tti da «gt•nu rC'cu.rvatumu c lw s i pl'<,scntino alla vis ita non

è certo evenienza ram; ciò non di m\'nO l'rsposizionP dr l r\' pN·to rndiologico di uno di essi può avere una certa importanza in quanto fa rile,·are unn pnrticolare disposizione architetto nica d e llP tra\·ntu t·e ossee de ll'epifisi e d e lla m Ptufìsi tibinle s uperiore , il che dà adito a talune conside mzioni pratiche sui modi di e volversi di tale afft' zione e sulla sua valutazione m edicolegale . N ello studio e tio-pa togPnctico d e l «gC'nu l'E'Cun·ntum" (g. r.) i vari AA. emuuerano come fattori determinanti: .caw;(• m eccaniche le CJtra li possono flV\' I'H influito n plla vita intra ed estrauterina; dist.mbi di s viluppo: proCPssi infit1mmnto1·i ed irtfPttivi di dh·Prsa nntura. Ma ne lla kttr raturo radiologica sull'argomento non si trovano dt·scritte le modifictlzioni ch e s i verificano n('lla di>;po:<izioH<' archi kttonica dt.'lln tm,·aturo O>;:-We d e lla tibia, notizie ch e st>rvir•' bbero o. far coroprPn<l(•re m eglio la tendema dc•ll'orgonisroo a rinforza-re il sPttore sch cl€·t.rico s ul q uale, p l'r lf· rmrtntct condizioni Rtl'ltiche c dinamiche d ell'a rticolazione del g inocchio n€'1 ••gPnu recurvntum •, mnggiormentc si t'Sl.'l'Citn. lo s forzo p er sostt>ncro il p eso de l corpo. Il Kirmisson c ho ha studiato p an'cchi ca::si di '' gpn n rccurva.tum "• irl uno di questi const•cutivo ad anchilosi d PI g inocchio clt~ A.rtr-ite tnmmatic11 suppurat.a, ed osservato in tul giovane garzone di 16 anni, accPnnando al re pPrto rad iografico dico c ho n ella proiezione antero-postc>riort> " l'cnsembl <> dul-icludl'l,tr du gr nou droit t'st p lu::; cluir d e crlui du còté :;nin •. N e llo. proiezione lat<>r o-la tPt'alo parla di un certo scollumento, di d t:-iscama tra epilisi a diafisi d el femore in modo c hr « la p (u·tio postérieurp d o In ligne dia-epiphysaire de cet os h àille cn arrièro? "· Analoghi' nlte mzioni, ma nwno murcH t ,•, si tron'l.ntno all'nltPzzn, d pll n, t:artilagirw dia--e pifi~u·ia d f•lla t ih in. Il Francirl i pm·lando d i un ca~o di • g,·rur r'eCtHTatu m • congo•nit.o in un bambino eli 3 a rmi, all'esame radiogmfico rifPriscn di 11\'PI' t•i>;con trnto : inflp;.,;ion~ antt' riore d c ll'Ppifisi fe mora le; achia.cciamento antoro- po,..tcrio ré di l'f;iitL con a:;;pdto dt'lln fnC'cin an tL• r·iore conforme n. IItae llo d ella faccia. posted orr ; pt·csenza di un nuciL'o OdSt'O abnorme complomcnt.n rt• ddla ftl C<'Ìtt posteriore d ell'epifisi. Il pPrOnl' o ht tibia n on orn no :;ullo f't.ps:o;o p iuno long itutlit lllh' , tro ,·nn~ uo,;j il primo risalito pitr in a lto ù ollft nonnn .


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CONSlDF.RAZlONI Str DI UN CASO D I GJ::NU RECURVATU111 ACQU ISITO

TI De Gaetano in un ca..'lo di « genu roourvatum » acquisito con anchilosi ossea, a reperto radiografico dice di aver riscontrato: sinostosi completa. femoro-tibia.le; ingrossa men to ed ispessimento di entrambe le ossa; sporgenza. dei condili femorali indietro. Non r itengo opportuno dilungarmi citando altri casi e passo alla descrizione di quello che m i è occorso osservare. Sergente G. A., classe 1911, richiamato. Di professione motorista. Nessuna malattia d egna di nota. Dall'età. di 14 anni ha cominciato a notare un graduale lentissimo incurvamento, a concavità in avanti dell'estremo prossi:male d ella tibia sinistra, non Mcompagnato da dolori n è da. zoppia, tanto che arruolato colla. sua ·classe in un reggimento di artiglieria, prestò regolare servizio pe r 18 mesi. Solo da qualche mese si lagna d i stanchezza e zoppi a a ll'arto. inferiore sinistro nella pro· tratta deambulazione e nella st-azione eretta. Soggetto di buona costituzione fisica. L'arto inferiore sinistro si_ presenta in atteggia·

Ginocchio sinistro

Glnocchlo destro

mento di iporestensione d ella gamba sulla coscia, in modo che questi segmenti formano un angolo ottuso aperto in avanti. L'arto inferiore destro presenta conformazione ed atteggia· mento normali. La radiografia d e l ginocchio sinistro (g. r.) in confronto con quella del d estro (normale), eseguite entrambe in i ncidenza laterale ed in atteggiam!:'n to di estensione della gamba sulla a coscia. fa. constatare: l) che i condili femomli hanno ne i due lati differente conformazione, infatti sono più tondeggianti a d estra, m entre sono più spianati e con uno sviluppo maggiore verso l'indietro a sinistra; 2) che il saldamento degli ste~:si condili alla diafisi femorale co!I'ispondent e è avven uto sotto un differente angolo ne i due lati ; infatti m entre a d est 1·a risulta tm angolo ott~ aperto all'indietro, a sinistra (g. r. ) questo angolo è m eno ampio, tanto da avvicinarsi all'angolo retto; 3) l'azione di sostegno effettuata dall'epifisi t ibialc (fulcro tibiale) si esercita. a destra (lato normale ) S\llla parte mediana d e i condili tibiali, cicè secondo un piaJJO frontale c~e trovasi all'incirca a metà distanza fra i due margini anteriore e ppsteriore d ella. superfiCJ9 articolare dell'epifisi tibiale. Inoltre l'appoggio del femore sulla tibia è qui 1·appresentat~ dal punto più basso d ella superficie convessa articolare dei condili femorali, ptmto che st trova presso a poco all'unione dei 2/3 anteriori col 1/3 posteriore; . 4) l'azione di sostegno effettuata dall'epifisi tibiale (fulcro tibiale) a sinitsra (g. r. ) SI compie invece in modo ben diverso, trovandosi più in avanti che a destra lo stesso ~ero ibiale, che agisce n ella m età anteriore della supCJficie articolare della tibia, secondo un p1ano

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CONSTDERAZION! SU Dl UN CASO D I CENU Rf:CURVATUM ACQtnSITO

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frontale che passa all'incirca a m t tà dis tanza fra. le spine dt>lla ti gin cd il profilo anteriore della superficie articolare della stessa tibia. Per di più .il punto più basso dei condili fpmon'l li. chf' COl'<titui8ce l'appoggio del femore nella tibia, trovasi all'incirca alla. m età della superficie infcrior(• conves:oa articolare. Di conseguenza; mentre il pee:to dd co•-po nel primo ca~o (lato destro) grava sulla tibia in direzione di w1 piano frontale che è equidistante dai due profili, antPriore e posteriore, della superficie articolAre dE'Ila tibia, nel secondo (lato sinistro. f.!.. r.) grava su di w1 pi11.no frontalt> che si trova invece o. metà distanza fra il profilo anteriore della superficie articolarf' della tibia e le spine tibiali. Esaminando 01'8. la costituzione arasso i differente. '!:~lasciamo di consi·lerare la differente conformazione esterna, che è data da ùn maggiore sviluppo all'indietro dei condili tibiali a sirùstra. Fe rmiamoci invece a. considerare l'aspetto delle tra becolature che costituL<>cono il tessuto spongioso dell'estremo supel'Ìore della tibia. A destra le travature più sviluppate sono rapprasentate da due fasci compatti di trabecole, uno anteriore ed uno posterior(', i quali decot·rono risp .•ttivamonte lungo le supe.rfici anteriore e posteriore del capo articolare della tibia. A sinistra invece. vedi'l>mo che le robuste travature di sostegno decorrono tutte nello f(pessore della metà nnter:ore della tibia. E sse app!lriscono in numero di tre che dalla metà anteriore della superficie articolare convergono,. dopo un porcorj!O più o meno arcuato in basso ed in avanti fino a riunirsi, all'altezza della. tuberosità anteriore della tibia, in un unico fascio più comp atto, il quale dopo breve decorso, s i scompone a sua volta in due fa.<>ci: uno continua nella sua. direzione longitudinale al di sotto d ella corticale anteriore, l'altro devia dirigendosi con decorso arcuato in bRSso od all'indietro fino ad esaurirsi in prossimi_tà. della corticale posteriore. Schematizzando abbiamo così una rappresentazione grafica dell'impalcatura di sostegno del sistema in corri,;pondenza dell'articolazione dei due ginocchi, come viene rappresentato dall'unita figura. E!<sO ci dà nozione delle cliffez:onti linee di forza che agiscono nel « genu recurvatum • in confronto col lato normale. T ale constatazione ci consente di ritenere che la genesi del g. r. nel caso in esame sia. avvenuta gradatamente in modo t ale che l'organi:;;mo abbia avuto il tempo d i costituire le nuove linee di sostegno rilevate, in modo cioè da opporsi allo sforzo, che per effetto del peso del corpo gravante sul ginocchio tenderebbe dal lato del g. r. a deformare tùtoriormcnte.l'estremo superiore della. tibia. È quindi pienamente giustificata l'affermazione del soggetto che cioè l'imperfezione siasi manifestata lentamente e pt·ogressivamente. · L'esam e radiog rafico ci consente altresì risalire al pl'imo evento dal quale si giWlSC al g. r. Infatti lo sviluppo della spongiosa dal capo axticolare del femore è minore a sinistra. (g. r .), il che può far amrnE>ttcre l'esistcnza di un processo dide minet·alizza.zione del le trabecolature os.':lee .d el femore e la possibilità di una diminuzione del pot('rc di sostegno, come suole avvenire in un processo ostoomalacico. S i può ammettere di const>guenza la possibilità di un cedimento dei condili fe morali del lato nff<'tto, o le ultf'riori modificazioni nell'aspetto della articolazione, le quali possono anche essen~ uon defuutivc, pol' quanto s ia ben evidente, dalla descrizione del c~ùtettonica d elle due tibie, eso;a. è

1

reperto radiologieo, lo s forzo dl'll'orgnnis mo per opporsi ad esse e ~itn,rd~;~.rne il compimento.

In bnse agli elementi rilevati possiamo, nella valutazione medico-legale del caso, ritene re che il processo abbia tend(•nza ad e,·olvcro nel senso di un peggioramento dPi s intomi dcri-


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J.A !':INDRO:IJY. DI IPERTI':NS I ONE ORlJITARIA E SUA ll\lPOHTANZA ECC .

vanti dal progressi,·o accPntuarsi d el u genu r ecUl·vatum •· P p e rtanto il giudizio sarà quello di una inabilità p e1·manen te e quindi possibile di riforma. RIASSUNTO. - D(•Scrizione dE'l reperto radiografico eli un caso d i • genu re..curvatum • acquisito in un g iO\·ane richiamato d e lla clus."e J 911, e considerazioni riguardo alla genesi di es.<;o e ul primo C\·ento dal quale ad esso si giunse.

BIBLIOGRAFI A Tra/lato spe,·i?~~~'llale rlelle- lussazioni trau.m<lliche. E. Spoerri, Pisa., 1889. Trattato d i anatomia umana. Soc. 1-:d. Torinree. Km::~u ssO N. - Tre casi di « genu 1·ecnrratwn ». • Presse m édicak • 29 maggio 19 12. L tcABUE . - Lussa.zione congenita rtel ginocchio e numgolismo. « Archivio di ortopedia •, 1914. FnANCIKT . Chirurgia degli orqan i del mol'im,ento, l 92 l , fase. 2. FRANCINI . - Sul « genu recurvatum » congenito. • Chi rurgia d egli organi del movimentc •, vo l. 1 0 maggio 1917. Dx BERNAJl.oo AMATO L uciO. - « P oliclinico». Sezione Ch inugica.. F ase. 10, ~ttobre 1925. DE GAETANO. - Un caso di • gcnu recurvatum • . "Chirurgia d egli organi de l m ovimento •· Vol. 10, 1926. BARGELLINJ. - Soprn tm W$0 di a genu recurvatum » e lussazione dell'a1lca congenita . • Archi1•io di ortopedia ''• 1913. M . A. LAPOINTE.- « B ui l. ed. m em. soc. de chir. d e Paris •, 27 marzo 1923. n. l I. L EON BAZERT. - • Thèse d e Paris" 1924. CASSASFS. Les i1lcurwtions con.gen·i lales de la iambe a co-ncavité anterieure. • Thèso d,• Bord eaux ll, 192i- 1928.

PACI. -

TESTl''r. -

R. CLI NICA OCULISTIC'A DELL'UNI VERSI TA DI TORI NO D i rettore : Prof. L . CiuOLIANE'M'I

LA !lft~ROME DIIPfRTlftSIOftE ORBITARIA E SUA IIPORIAnlllft TRAUIAIOL061A DI 6Uf~Rl D ott. Ugo Testa, te ncnt.e m ed ico i!wariclcl t o del gr·ado eli eapitn.no. a~~i!>tentr militarP Con q1rrst.o scritto io mi propongo di ru·r·<><·arP '11\ contribut,o alln id <•nt.ifìcazionE' prt·cisa di una particolare s indrom<" da ipC'Ih' n sione orbitaria, cht· n on pr~>srnta Rssolutamcnto alcun p er icolo p er la vita drll'individuo , ma ch t' può lasciar pPrplf'sso c hi n on sia abituato ad id entificarla, p r r la ith•ntità ch"' pr<"senta, sotto certi aspt•tti, con le più gra d sindromi cranio-t•n ct>falic h c . · V,•diruno anzitutto come R. Gnlleng a, d w JWI' primo la idPnti.fìcò P le d<>f·t~, r ntità clinit·a. d escrive qnesta imp01't~mte s inrli'Onw di ipt>rk ns ion!' orbi b~rin . Y i di:stù1gu~· sù1tomi vt·~rhui e s i11tomi gc•Jwi'U li. J s intomi oc·ulnri sono: <'Svft,n lmo, limitaz irmt• dPi m o,·ime nti ckl bulbo ocu· lure . rnodiiìcazioni pt·<•sso rit' d (•ll'artC'l'iH. <:Pn t m l<> dt·lla ,rC'tintt a c ui si U!Iginn,:tono, non S<>mJ.Iri' p erò. t•dc!ma •' cl t•morr·n)!ir· pulpc·bm li, clwmosi t•d i'ITIOJ'I'ug i<> congi urtti,·a li, m odifìcuzioni oftal· m<Jst·opiche . :;\Ia i primi tre cn•·n t tvrizzuno In ,.:indro nw: siceOm!' pf'rÒ pos:'ono ancht• rn anc·l!ll'. soprntutto JH' Ì cosi d ' i]J" 't~·n:<i o n <• localizzLtfn. In n ostra at tc•n:don~· d<'Vt• p<·rta.nto ri,·olg.....,.i con particola rf' cu•·n ulh1 ;.:ÌJltouwtologia gi'lll' rnl t• c'h t> è ;.:(•rnpl'(• jJrest·rr te. l si nt.omi g<'rh'f31i sono rup pn'~>en tnt. i da: q'urbe cardiache : nd lu :::iJLdronw tl' ipc·•ft•n siom• clt•Irorbi tn lo causa d!'ll'alte rato ritmo dd cum'C' d ('\'e C'Sst·n· ric-Pr<·atn iu nzioni chc' ~<Ì c·splican o >'ul si;.:ù •ma IWI-voso eard io-r!'golntort~ t·:,t rin,,.co. Lo s to b ilir-si di tu1l.a sindrome d ' ippr1:C'n:-iono orbitaria p r·o\·oca notevoli di~t urbi d..I rit·mo cnr·diaco c he si vossono prt•st•ntare e;.:s<'ru itl ltne nt•• sot-to forrna di tachicMdia, bro· ùi cardia, uJ·itmie . q •urbe eiii01>1'M.~orie : f'~ Ì;,toJtO sc·mpn• \·nrillzioni d e lla pl·t>ss ion<' :;\Ix (' d c·lla l\'In consistenti in aume nti e diminuzioni sicurarn1•nto n:<~ ocinti cd in rnpport.o dù·ctto rispettivamente alla t achicnrd1a e d ulla bJ·Hdicarùin, ma cho s uno di brt' Vt' durl\t u per c ui St' ln loro r icerca non vien e fatta s ubit.o, sfuggono comple t.runtmt e al l'ossPrvnzione . 'l'u1·be respiratorie: consistono pre valente m ente ù1 tachipnca .


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LA S INDRO:'olE DI lPE RTElSSTONE CllD JTARIA E SUA IMPORTANZA ECC .

Turbe dell'apparato digerente: consistono in fenomeni iperton ici d ella paret e muscolare liscia, spasmi d e lla porzion e cardiaca e pilorica, senso di m olesta Iipienezza gastrica, bruciore, dolori cmmpiformi, v omito. Turbe renali ed uritwr-ie : consis tono in disturbi d c iJa minzion e e modifìcazioni della quantità di urina em essa n elle 24 ore ; compaiono con relat iva frequenza. Comportamento della psiche: n ella sindrome d ' ipertensione di orbita, p er quant-o gravi possano appa rire le condizioni gen erali, è sempre e p l?rfct t.am ente conservata la coscienza. È ben e rilevare subito quanto s ia vasto il c ampo s u cui s i estendono gli effetti de lla sindrome, ve n endo a d interessare , si può dire, tu t to l'ambito d el s istema n ervoso veg e tativo. La complessità e la molteplic ità dei rappor-ti anatomici e funzionali dì d ett.o sistema, e la p revalenza di una Sf'zione di esso s ull'altra, fanno agevolmente comprendere quanto varia e mutevole debba f'ssere la sintom.a.tologia gen crule ch e abbiamo d escritta. Talvolta questa s intomatologia s i p1·esE'nta con una tale imponenza. ch e pr~oocupa vivamente chi non è ben orientato nella sua gen esi o s ul suo significato. Ed è n.ppunto in quest i c asi di s intomatologia complessa e grave che posso110 sor gere quei dubbi diagnost.ici che questo m io scritto mira a diminuire. se non addirittura a render e impossibili. · Il ferit.o ch e abbia una sind1·o m e di iperten sione cfbìt a.ria. a manifestazione eclatante può essere confuso con un cr a rùo- leso, o, p er esser e più esatti, con un affetto da commozione cer e brale o compression e core b1ale·. N on s t a.rò q uì a r iferire la ~intomatologi a di quest e due importanti e gravi s indromi crnni~nce falicb e, m a solo allo s copo di poter ottene re un rapido e completo raffronto tl'a esse e la- s indrome d ' ipe rtensione orbitaria ho redatto il seguente Sp!;'CChiett.(): Compt•essioue

Commozione co rebrale

lperteru: lone orbita r ia

Sovore

Perdita

Integra.

cere brale

Coscienza .... ... . .. . . . . .. . .. . . . . . . ... . ....... . . .. . Resv.tro. ... . . ..... . ....... .. . ..... .. .. . ... .... . . . . . Polso . ..... ..... ... ... . ... ... .. . . ... .... . . ........ . Pre. sione ~anguign>t ... . . . . ... . . . . . ... . .... .... . . .

Diminuita

Lento L ento Diminuita

... pparoto gastro c nl c t·i<'O . ... . ... .. ....... .. .... . Ronl ...... . ...... ...... .. .... . .. , .... . .. . .... .. .. . .

Dist.urhi T urbe

Disturbi 'rurhe

.

Temporat u r'n .. . . . . . ... . ....... . . • .... . . . .. .... . ...

L onto

Lento

B a.«>; a

n a.ssa.

L en t a L euto o !requoute

Dlmiu. o aumentata a seconda d el polso Di• turbi Turb-a No t'IDillo

E s istono sia. a carico rl t> lle ~indromi crani ~nccfalichf?' ch e a carico di qu ella d a ipe rt f'n si on e o rbi taria, altri s intomi. ma o compa iono piir tardi o ~ono di di ffic ile rict>rca, e quindi non rile v:abili ad un c~t.llnc r a pid o qual'è q uello a. c:ui ci rife riamo, cioè nel!'c,·l;'nicn.za bellica d egli ~gom b~·ri. :È h P n e, P<'l' f !i"t m pio, t< n c t· p r!'t:entf' ch e n on è a ffntto ncces!'a ri a. n cUa sindrome d 'ipe r<'n sion f' orbitm·ia, la com po rso' di cm orragic :;otto la cu te ci Plle pnlpt>bre od a sed e Fottocon g iu.n t ivale (R. Gn ll t ni!H). Quc•!'t a afft·rm a zion e sostenu ta. da <.lati nnatomic i si rife risco natura lm t> n tt- a l p r imo p <' r'iod o ch e succ<'de a llo spund inwnt.o di sang ue nell"orbit.u.. La eom panm di sa nj."!l.lt' :oott o la e:ong iw tt iva c :,Ott o la c utf' d el le pn lpt, brc , c he 1.\\Ticn e un certo t e mpo d opo il tra uma o com un q ue• dopo lo stabilirs i d<.'lla s intonratologia d·i pcrtcns io n c, sta a d iJ1dicare p iuttm t o l'i n izio d.~ ll a t:<'<Jmpa rl-"a d! • ll ~.t sindrom t:! i1 1 qutl nJ.o il ~u ngu c, face nd osi 1-trada Rll'r d ·ern o, vi<>He ncCt'l'fariamcntc a d iminuire Ja prf'R~ionc della cavità orbittuia-. A w n do av ut o occn~<ione <.li o~~cn·nrf' altri ca si prei.'f'n tn ti~i n ella H<'gia Cliuicn, Oc ulistica d e Ua Uruiv ct'!; it.it d i T orino n e r ir o rt o sintd icam cn t o lo d <.'sc rizi orù cli.nici10. Osservazione l. - B . Gioacchino di a nni 80 da T orino. (R <'g. R cp . As . n . 14-75). Rife r isce eh €' l'CCDd l nclo una s<.'ala è caduto ba t ttndo col cmnio p er t< n a e c h o subito d opo gli è uscito d e l sang ue a goccio d a l naso. E. O. - Ematon ra sott ocn ta nco sop ra~te rnale ; legger e abra&ioni de lla cute de lle estre mità inferiori, n e lle narici s i notano coaguli di sangu e . Ematom.i palpeb r a li a gui~u d i occhiali in 00 e ne lla plica n aso- labia le bila t eralmf'nte . R egion e sopraorbitale destw e na~ a ne tume fatte. E~fi se~a d ella palpe bra inforior è d estra e fenta cutanea d ell' angolo interno in OD. In 00 congmnttve arrossate; le pupill e r eug iscono tardivnmente in isp <.'c ia l modo in OD; nulla a carico. d e l fondo. Visus lO/lO in 00. Co~Soienza: integra. Respi?"o: 16 al m'. Pol<Jo; 60 a l m'. Pr. sangrugna Mx 140, 1\fu 80. A ppar-ato gastro-enterico: v omito lieve. R eni : poliuria. T empera· tura 37°. Durata della sinc/;rom.e: 2 giorni.


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LA SINDROME DI IPERTENSIONE ORBITARIA E SUA IMPORTANZA ECC.

Ossen'<lzione Il. - O. FranCt"SCO di anni 63 da Torino. (Heg. Rep. As. n. 1505). Riferisce che mentre spaccava il carbone ne fu colpito da tm grol!'so pezzo all'O. D. O. S.- V. = 10/ 10. Nulla eli patologico nè n el segmento anteriore nè in quello posteriore. Fondo nol!'male . O. D. -Edema palpebrale. Emoftalmo. F erita corneale non perforante in corrispondenza del quadrante t emporale tra ore I - lV paracentralmente. lpoema lieve. Probabile emor· ragia nel vitreo. V. moto mano a 30 cm. Coscienza: integra. R upiro: 20 a l m'. Polso: 60 al m'. Pr. M x 140, Mn 80 (Pachon). Apfxzrato gastro-enterico: vomito. Reni: lieve poUura. Ttmp.: 36,8°. Durata d.ella sindrome: l giorno. Osservazi.one 111. - L. Miche le di anni 14 da Casello Torin<'se. (Reg. Rep. As. n. 1532). Ne ll'a. r . risulta che il 26 aprile 1934 fu operato dal prof. Guglianetti col taglio sclerale sul quadrante supero-esterno p er asportazione di un cisticerco prerctinico co1 cucchiaio di Pagensteck er. Riferisce che mentré batt.eva su di un chiodo con un martello, questo !;filandosi dal manico lo colpi all'O. D. · O. S.- V. = IO/IO. Nullo nei segmenti anteriore e posteriore. Fondo normale. O. D . - Edema della palpebra superiore. Vi è un certo grado di chemosi congiuntivalf, t enue iniezione pericheratica, cornea integra e normalmente spt>cchiante ovunque, cicatrice d e lla con~hmtiva sclerale pP.r il pregresso att<> operativo, iride di disegno non molto netto ~ variamente stirata verso il vitreo sicché in basso esiste un'ampia ~inecbia dovuta alla retra· azioni:' d e ll'iride, estesa fra ore 4 e 7 6n quasi al collaretto dello sflntere. 11 cristallino è sublussato verso l'alto. Il fondo si illumina male. La retina. appare mascherata in buona parte da emorragie ampie di colorito brunastro. Coscier.za: integra. R espircu.ione: 22 al m'. Polso: 64 al m' con arit.mie . Pressione l\Ix 160 e Mn 70 (Pachon). Apparato gastro-mterico: lie,·e vomito. Rmi : normali. Ttnnperatura: 36.4°. Durata del.la sindrome: 3 giorni. Osservazione IV. - B. Anselmo di anni 35 da Brendola. (Reg. Rcp. As. n. 1665). Riferisce che durante lo scoppio di una mina fu colpito all'O. S. O. D. - V. = 10/10. Nulla di patologico. O. S. - Bulbo completa.mente svuotato del suo normale contenuto e tutto occupato da un grosso coagulo snnguigno. Ematoma orbitario. Oosciwza: integra. R upiro: 14 al m'. Polso: 48 al m'. Pressione Mx 180, Mn 90 (Pachon). Appara.to gastro-enterico: lieve vomito. Reni: P oliura lieve. Temperatu1·a: 36,2°. Durala deUa sindrome : 2 giorni. Osservazi<me V. - R. Pietro di anni 113 da Orco Feligno. (R~g. Rep. As. n. 1701 ). Riforisce di' essere stato colpito da una pietra tiratagli contro da un altro ragazzo. O. S. - V. = 10/10. Nulla di patologico. . O. D. - Emofta.h'no totale. V. percezione luce. Coscienza: integra. Respirazione: 14 al m'. Polso: 62 al m'. Pressione Mxl4(1 1\-In. 80 (Pachon). Apparato gastro-i!nU.rico: normale. Reni: normali. Temperatura: 36,3°. Durata. d.élla sindrcm~: 4 giorni. Osservazione V l. - C. Giovanni di anni 47 da Chieti. (R€g. Rep. As. n. 1768). Rife risce che m entre spaccava legna fu colpito da un groEso pezzo di questa all'O. D. O. S. - V. = 10/10. Nulla di patologico. O. D. - Legge ro e dema della palpebra inferiore. Piccola ferita eclerale quasi al lin1bus, ore 6, con procidenza iridea. Emoftalmo totale. Vis us = O. Coscienza: integra. Reapira.2-ion~: 22 al m'. Polso: 52 al m'. Pr.M:x 180 Mn 90 (Pochon). Apparato gastro-enterico: nausea. Rent: poliura lieve. Temperatu.ra: 37,1°. Durata della sindrome: 5 giorni. Osse?'vazione V II. - B. Giacomo di anni 17 da Cherasco. (Reg. &p. As. n. Ii91 ). Rife risce che mentre lavorava nel campo si colpiva con la punta d e lla zappa all'angolo i nterno d e ll'O. D. con conseguente emorragia, dolore d e ll'occhio e cefalea. O. S . - V. = 10/10. Nulla di patologit:o. . . O. D. - Abbondante laerimazione, edema d e lle palpebrP. ed <'cchimosi con escoriazJOnt longitudinali pres.<;o l'angolo interno. Iniezione sanguigna de lla congiuntiva bulbare 1wi. qua· dranti infe riori, el)Coria.zioni ed emorragie lie vi nei quadranti superiori. V. = SflO. Coscttllw: integra. Respirazione: 18 al m'. Pol8o: 58 al m'. Pressio11e Mx 180, Mn 90 (Pachon). Apparato gastro- enterico: nausea. Reni: normali. Temperatttra 3fl,8°. Durata della sindrome: 2 giorni. 0.9servazion.e Vlll. - G. Filippo di anni 44 da Racconigi. (Re g. R~p . As. n. 1824). Riferisce di ef'st're stato colpito da un pugno ali'O.D. O. S. - V. = 10/10 s. c. Nulla di patologico. O. D. -Ferita lacero cont.usa a tutto spessm·e de lla palpebra inferiore, ta.jZiiata a lembo triangolare con vertice pres~o l'angolo int-erno e sezione d e l canalicolo lac rimale. Edrma .ed ecchimosi d e lle palr,;ehre e d e lla congiuntiYa bulbaro con inie zione sanguigna. Nulla a carte~ del bulbo. Vi è s ic1m1mente veNiamento f morragico p t> ribulbarr. Coscùnzct: int<>gra. Re~p! · razione: 22 a l m'. Pol.~o: 90 al m'. P.r. Mx ISO e 1\fn 90 (Pachon). Apparato gwJiro-eulenco: vomito. Reni: normali. Ten~~peratura: 36,8°. Durata della sindrome: 2 giorni. Dai casi d escritti si rilcv11. s ubito un fatto importante e c ioè che la sindrome d 'ipertensione orbitaria è durata sempre da un giorno a. quattro-cinque giorni. Il che dimostra chiara· mente l'errore di coloro che volevano identificare la. sindrome d'ipertensione orbittlrie. col


LA SINDROMI~ Dl IPERTENS IONE ORBITARIA E S U A IMPORTANZA ECC.

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riflesso ocul():-{)ardiaco d~! Dagrlini, mentre questo appunto per il suo carattere di riflesso ha una rapidità di produzionE> ed anche di scomparsa. Inoltre n elle mie osservazioni prevale la bradicardia. E devo dire che fu appunto rosservazione di questa bradicardia consecutiva a traumi oculari che cominciò a.d indir·izzare la mente degli studiosi fino a condurre alla identificazione della vera e propria sindrome d 'ipe rtens ione orbitaria. Già fin dal 1912 C. Galtenga. osservò Wll1 bradicardia nei gravi trattmatismi dell'occhio ed avanzò l'ipotesi che dipendesse da lesione dei nervi ciliari che, per via riflessa, indurrebbero una d epressione ? el simpatico cardiaco accompagnata da eccitamento del vago. Tali disturbi avrebbero permesso cosi d'identificare una bradicardia di origine tutt'affatto oculare. La grande guerra mondiale, scoppiata qualche anno dopo, avrebbe potuto for·nire prove insindacabili. agli studi di C. Gallenga. Ma. purtroppo tutti gli AA. che se ne occuparono alla st regua dell'abbondante materiale wnano su cui potevano eseguire le loro osservazioni, attribuirono sempre la. constatata. bradicardia a concomitante lesione cerebrale . Cosi passarono per cranio-lesi molti individui le cui condizioni invece non p resentavano alcun pericolo « quoad vitam •· Quando la lesione n~n si poteva assolutamente ammettere allora si ammise per la bradicardia la. stessa. gt>nesi e lo stesso meccanismo di produzione del rifiesso oculo-cardiaco del Dagni.ni. Nel' 1920, al Congresso della Societ-à. Ofta.Jmologica Francese, discutendosi la relazione di l.\1agitot e Baillart s ul riflesso oculo--ca.rdiaco, Morax riferi di avere osservato un rallentamento del polso a~compagna.to da. senso di angoscia in un enucleato nel cui seno oftalmico si era prodotto pochi momenti dopo l'atto operativo un grave ematoma. Morax ascrisse senz'altro questa sintomatologia ad un riflesso oculo-cardiaco spontaneo identico a. quello che si osserva. nei gla.ucoma tosi. Tale interpretazione fu poi seguita dalla maggior parte degli oftalmologi quali Lemoinè, Valois, Sedan, Zuccarelli, Morelli, Rollet e Panfìque. Redslob, .aven4o pubblicato un caso in cui dopo l' •exenteratio bulbi• era insorta una bradica>rdia con aritmie durata una settimana, mise in dttbbio l'interpretazione del fenomeno come riflesso oculo-cardiaco, perc4è la durata di una. settimana non permetteva di ammet terlo come riflesso; pose il dubbio ma non detto s piegazione alcuna del fatto osservato. Barrè fece allora. notare che la. durat a del riflc~so può dipendere fino ad un certo punto dalla durata d ello stimolo, ma riconobbe che in casi di questo genere non è esatto di parlare di riflesso assegnando al termine il significato che correntemente gli s i attribuisce. N ella Clinica Oculistica Torinese, R. Ga1lenga ebbe occas ione di osservare s u 12.463 individui, 187 colpiti da gravi trau.matismi octlla.ri ed e:reguì un'attenta sele zione scegliendo 10 cas i nei quali poteva in modo assoluto essere esclusa ogni lesione extra orbita.ria.. E non contento ,d ella sola sintomatologia clinica questo A. divise i 10 indi\ridui in tre g ruppi: nel l 0 vi incluse quelli in cui poteva pur sorgere qualche dubbio sulla. escl\:rsività. della lesione oculo-orbitaria e li sottopose all'esame radiografico del cranio, all'esame del liquido cefalo-rachidiano ed all'esame otoiatrico. Questo triplice vaglio confermò quanto la sintoma.tologia clinica aveva già lasciato ammettere e cioè l'assoluta inesis tenza di ogni lesione cranica.. Al 20 gruppo vennero assegnati 4 tra.umatizzati con lesioni a. carico del solo occhio nei quali non fu fatto l'esame del liquido cefalo-rachidiano atl'infuol'i di uno in c ui si notava un modico esoftalmo. Fi.t invece eseguito a tutti l'esame radiografico. Al 3 o gruppo, infine, \-ennero assegnati tre casi di traumi inte ressanti le pareti della cavità orbitaria e che non avevano leso direttamente il bulbo oculare. Anche in questi l'esame radiografico confermò l'assoluta integrità della scatola cranica. Circa il prodursi de-lla bradicardia R. Gallenga potè stabilire in tutti i casi che non dipendeva da alterazioni ana.tomiche del fascio automotore intracardia.co, ma. bensì da irritazione vagale, e pertanto ·giunso a lla conclusione c he l'origine della bradicardia risiedesse tutta uel ve rsamento ematico (ema toma) che si forma nell'orbita in seguito a traumi sull'occhio, v ersamento la cui azione m eccanica agisce comprimendo il parasimpatico che, come si sa, è la via normale attrave rso cui si t ra.<>m et.to no al cuore i riflessi di origine oc ulare. Rollet pensò ad lllla sindrome d'ipertens ione orbita ria m a identificl!-lldolt~ quas i al rifle;;so oculo-<:ardiaco del Dagnini. ln\'C:cc, come ha dimostrato R. Gallenga, i sintomi gene rali della sindrome d 'iperte nsione si differenziano dal rifles;;o del Dagn.ini per tre caratteri: la diversa sede e la. diversa qualità dello 8timolo, la m aggior-e intensità del fenomeno, e la persistenza.


LA S I~OQQ)fE DI lPFJR'n~NSIO~E ORBIT-AEIA E SUA IMPORTANZA ECC.

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Ed anzi lo sks.«o A. riuscì a dimostrare ch f' l'Analog ia tra, i due fenomeni è apparento in quantoc hè spe;;-"e \'Olte è po:ssibile dimos trare tm opposto comportamento di essi nello stesso individuo. QuP;;tp ricE'rch(' e bbero conft>rma anch e da Caffaratto. P e rtanto resta merito di R. Gallen_ga qut> IIo d i av('r dato lUl8 esatta individualità clinica a lla ipertensione orbitaria P di av(•rla d t•sc ri tt.a minutamPnt!'. Dalla e"})o::-izionC' fatta 1·is ulta. c hiaro clw il sintomo capita i<> atto a tlifferenzia.re le sin· dromi cmnio-1'ncpfalic h(• rlalla sindrom r d' ipf;rt t>ns ion e orbitaria è rappresen tato dalla per· si sten:<~a in CJI.IPst ' ultima di una co~<c ic>nza d e l tutto int.egra. Inw'Cf' o il sopore ne lla compressione cerrb•·all·, o ancor di pit1 la pl:'rdita totale ddla cosc ienza mo•IIa commozione cerebrale non manrhe ram10 e l"fi i'Snno fa(·i lm r nte constatabili direttamt>nte dal m cd.ico o rilt!vabili nfi d ati ananm(•,t ici. L'infl' rmo ù ' ip<"J"t!' n:<ione orbitaria s i prc•SPnta tt volt-e> in condizioni che paiono a ssa i gravi e ciò appunto può crl'ur(• un allarme del tutto ingiu~tificato cht> basta a derim~re la sola infor~azior w circa lo s tato d ella coscienza. E non mi par poco date l e ben di\·ei\JI1 m isure che occor·re prl'ndC're n ei :>ingoli ca»i. in quanto l'affetto da s indrome d ' ipe1tensione orbituria non corre alcun pericolo, <" p!"rciò può essere agevolmente sgom brato v erso le urutà s anitarie sp E>cia lizzatl'. n1ent.n ' i cranio-lesi abbisognano di rico, ·ero imm(>diato e di pronta cura chirurgica. E n on \·oglio chiudf'I"e questo mio scritto s(•nza dire poche parole sulla cura della s indrome d'ipertens ione orbita.ria. SI' s i è in prP~enza di un caEO IE'ggt>ro è pr«'feribile nstenNs i da ogni trattamC'nto, m entre SE' la siutomatolog ia ò imponente. com o si è detto ch e può essPre t' non acce ru1a a ri;::oh ·el'8i sponta.nraiTwnte, si può d etendere la cavit.à. orbi· taria aspirando il sangue con s irù1ga ad ago grosso; ù1tervcnto as;;ai d!:'licato e da farsi con tutta. cau t(• ia ed attl.'nziOlw per't·hè ne ll'eventuAlità di una lt>::;ion~? n qua lche vaso s i ottt>n'ebbe l'<Jfff'tto coutmrio d i qut> l c hl' si nw l ottt' lle l'f' , inquantoc h è il versn.rsi di ultm sangu~> nell'or· bit.a scat P.ne reblx) una nuoYa cri:>i ipe rtensiva col pericolo di produtrt• anche fenomeni note· voli di com pressionE' d e l nervo ottic-o. Siccom r nPIIe g uNTC' mod e>rn(' l'organo d ella vista po,.s il:'de 1111'alta vuLnerabilità dovut.a a lla s ua sNlf' ne l cuFO, OV<' occuptt lP regioni del corpo più esposte aJit> offeso n emiche, non mi è p ar;;o di poca importanza a i fini d e l scn:izio sanitario Ù'l gut>rra, la conoscE>nza della sin· dromo rli ip<•J·ten:sionc orbitul"ia c la sua diagnosi difft' renziale coli(' sindromi cranio-encefaliche. A CTOHJASSl'N'l'O . L'A. porta un contributo clinico a lla sindrmre d'ipl)rt E'nsione d'or· b ita (R. (iullr·nga), facl'ndOJw la diagno:si diffl' rt•nzialc collf' -,indJOrr i cranio- t>nct>fali<:he con cui può t' S>'NC fat· iln,cnt\' ccufusn in traumutolcgiu ùi gueua.

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OSP EDALE MI LITARE DI FIRENZE Direttore: tenente colonnello medico prof. F. PELLEGRINI Sezione Monteolivf'to IIJo R e parto medicina

ENURESI . E DISTURBI DELLA SENSIBILITÀ <*) Sottotenc nte medico Giovanni Angelini, <apo reptnto. Assistente all'Istituto di fatologia Speeir. le medica di P . dova (Direttore prof. G. A. PARI) L'art. 92 dt>ll'Elenco A (Imp('rfezioni ed infermit!\ che sono cau~a. di inabilità p e iToanente o tUUJ:OTI.HII"a al et> rvizi o militare tanto clt•g:li iscritti di leva che dei militari) si esprime nei segmnti tt"Imini: " L'E mn·<'~ i, da qual~ia~i cau~a ! O:.unuta, purchè E:otto forma di stillicidio continuo o di abituale incontinenza, accertata in o~pcdale militare. Avvertenza: Il perito, olt.re all'f'~ame d ell'apparnto orinario, dovrà s~ompre vagliare la po!;sibilità d i affezioni del siskma n< 1\'0~ o o di anoma lie di conf01mazione dd lo scheld.IO e d e llo sp eco ,·e rt~·brale •· Ad illmtrare qut·t to a1ticolo e d in pMticolart' il richiamo ch e molto. opportunamente vi è aggiunto n d alt( raziorù Eche l€tl iche e m1 \'O$e, che con l 'cnure~i :r;os~ono non di rado andare congiunte ed ewntuahncntl' sen ·ire a que lla di >'piegazione, rit.f'n go di presentare qnP.sta ps~ervMi one (oH;. III ); ~rundto br"·i Cfnni illu:;trativi di due altri CaEi (oss. I e II) , ·enuti lo scor.o enno in ~tu d io n el Rt Fili t o di Patologia Medica di Padova (Direttore prof. G. A. Pari), ch e, pH l'~ H' T<.' l::o1 prrH nti alla mil\ mtmoria. mi sen ·irono in certo modo di riff'rimeuto n<•ll'inclugine di quest\dtiJl)() soggf'tto. 0tJ<~ervazione I. - L. G., a. 14, d 11, V.tl priano-Pi11Z>li10 1tl Tadium«>nto (Udine). I n Put ologia ..\feùica rico ,;€'mto dal 5 gr-nnoio l 934 t~l 15 Kl.'llllt•io 1934. Vw gno.si: /11 rontinenza w·inaria . R(l,ch isd1 i .si lombo-sacral.e. JJ e11 Ìl<yocele con altem zim<i cO!l!JI'I!I:te riel 111 i dolio SO-(' rate (si ,,drome sensitù:<' pctrzialmente tJirùt((Omielie<t). 11 ca,.:o fu illustrato in lUll\ lezione dol.Proi. Pm·i. An(lilblt i!Bi fam ilù,re . X on11o pat~·rno b,•,·ito re. X onna pntA"· rna mo rt u pc r· tl ff,·z.iom• uu·rinn Pui'O p e r uff<.1.ione uH•rina di natura 11un pn••·i:mbile è m orta ln n tm rul mntt>rnn. Il nonno matN·no è vivt• nte, e sauò. P>1dre di 46 a .. 1101110 :,it\110. è port a t o o l b1.· 1'1!; htt :;otl'•·r·to IJI,•nol'· ragia, ll<'~a altre malattie ,·e nercc. 3[adrc di a . 4:3: non ha ;;un'c·1·to m nlu tti<' im port nn ti; n on ha antt<> abor~ i . Il pazientR è l'ultinll>l!l'll ito cJi tr<· figli : il irntello e ltl. so rl'll ~t godono :;n lute buono . Kull~t n e i cnllaternl i. Anamues; pe,·so1wle. X a to a te rmino da, parto eutoc·ico, d)he nllnttanwnto mn t<-1110 (• sviluppo r('goilne . Fn•qu Pntn In 4 " l.'lr-rne11hlrc : ha ripetuto ogni cltt.~;;c du<> anni ed ì: giudieato di int.·lligcnza tunla. Sembra non abbia mai il\' Hto mnlatti•·, all'infuori dt•i dis turbi c he prl:i>(·nta attualnw ntc . D alla nascita prt•:;P.nta ndl u r ogron r· l o mb~af·mle una tumdnzio ne rnerlin11a l'mi,;il'rica molliccia, non d ok·nte salvo che in u cc·u,·d(m<' di traumi. ricoperta da euto no rrmrJ, .. Dalla nascita ha incont in1·nza di orin a diurna. e notturnn: so lo C[U tl lclw ,·olta il pazi••nte sonte il bisogno di mi11ge r<' e soddisfa volontariame nte questo bisogno. K o 11 htl mai a ,·uto pt> rdita involontaria di f~·ci. Da circa due anni ha s pesso lesion i ai piedi, indipcnde ntementt.> du cause tratm1atiche , anche nella stagione est i va: lesioni a carattNe di !?crepo la tu re, secernent i tm li4uicJo acquoso,

(•J Comunicazione c pre,cntazi ouc ilei malato ali'O~pcdul~ )JiJitarc di Firem.e il 23 moggiv 193<•.


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non dolenti, situate specialmente sui bordi plantari del piede d. L 'estate u. s. si è prodotto scottature ai piedi con acqua calda senza avvertire dolore. Circa una ventina di giorni fa si è prodotto una lesione ulcerativa del quarto dito del piede d., da cui è fuoruscita. qualche giorno fa una piccola scheggia ossea. In que:;ti ultimi mesi il piede s. è venuto a.s.rumendo un a.tteggia.mento ·vizia.to leggermente equino-varo. Alle mani il pazienoo ·riferisce sensibilità buona e facile guarigione di lesioni traumatiche accidentaU . Viene inviato per osservazione dal medico condotto dott. V. Turello di Pinzano 11.1 'tagliamento (Udine). · • Esame obbiettivo: Generale: Soggetto di sviluppo superiore a quello della propria età, di intelligenza un po' tarda. Cute di colorito normale, sottile, tesa ed elastica. I niziato lo svi· luppo pilifero al pube. Sudora.zione abbondante speci€' alle gambe e ai piedi, a intermittenze. Non edemi. Non si palpano tumefazioni linfo--adeniche. Adipe· sottooutaneo di modico spessore. Normale la muscola.tu~;a. Regolare la conformazione scheletrica generale. Oapo: Mesocefalo, indolente, mobile. Normale la posizione e mobilità. delle p a lpe bre e dei bttlbi oculari: pupille rotonde e di uguale ampiezza, reagenti alla luce e all'accomodazione. Rillesso congiuntivale presente. Non disturbi della vista e dell'udito. Naso pervio. Mucosa delle labbra ben colorite. Nulla di notevole alla bocca e retrobocca. Riflesso faringeo torpido. OoUo e torace: Nùllo. da rilevare. Non dati patologici a carico dell'apparato respiratorto. Apparato cardiovascolare: Privo di dati patologici. Addome: Nulla da ri.levare all'esame generale ed in particolare nella regione ipogastrica. Fegal.o e milza: In limiti normali. Regione sacro-lombare: In questa. sede sulla linea mediana esiste una tumefazione ·emisferica, ricoperta da cute normale, non provvista di peli, di consistenza molle ed elastica, facil· mente comprimibile, non dolente, della grandezza del palmo della mano. Polso radiale normalmente 63, durante compressione della. ma.~a 66. Organi genitali: Sempre bagnati di orina.. Sulla faccia. dorsale del prepuzio si osserva una formazione piatta e fungosa., grande come 5 centesimi. Arti: Il piede s. ha un atteggiamento notevolmente equino-varo; anche il piede d. tende ad assumere questa posizione a gambe p endenti dal letto. Sul dorso del piede d. alla. base delle ultime 4 dita si osserva una chiazza arrossata; sul lato esterno del quarto dito esiste una lesione secernente, quasi una fenditura profonda. Il piede ù. e la metà inferiore ùtllla gamba d. appu.iono più voluminosi dt:i corri~poudc::nti

segmenti di s . . Si8ten.a nervoso: motilità: Non si osservano anomalie della moti.lità., salvo i già accen· nàti atteggiamenti viziosi del piede s. ed in minor grado anche del piede d. Sensibilità: Alterazioni si osserv&no esclu-sivamente a carico delle zone genitale-perineale, glutea e della. faccia posteriore delle coscia in modo simmetrico (e.nesoosia a selJa); inoltre a carico della. faccia. postero~stema della gamba. d., della faccia. dorsale e piantare del piede d., della. faccia piantare e del marginE> o:>terno del piede s., in modo asimmetr ico, conformo l'unito schema (v. Fig. Oss. 1). L'anestesia interessa tanto la sensibilità dolorifica. che quella

Oss. l' L. G.

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Oss.m• B. 5.

v-tu~


ENURESI E DISTURBI DELLA SF.NSIBILITÀ

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tattile e termica su territori quasi esattamente corrispondenti. Talvolta però, s pec.ialmente nelle zone marginali, si nota che la· sensibilità tatti le è conser,·ata, mentre la dolorifica e la termica sono in quella sede abolite. 'lifluai: tricipitali si provocano talvolta; patellari provocabiEi solo con la manovra di J endrassik; achillei non dimostrabili (anche nella posizione in ginocchio); plantari non si provocano. Non Babinski nè equivalenti; cremastorici ben evidenti; addominali (superiori, m edi ed inferiori) spiccati d'ambo i lati.

Non cloni della rotul:a nè del piede. Fenomeno di A badie: asst\.i più doloroso il pigiamt'nto del tendine achilleo a s . c he a d. Funzione vescicale: Incontinenza w·inaria continuativa: il pazien te non avverte lo scolare dell'orina. Ftmzione reUale: integra. Funzione genitale: non s i hanno rife rimenti. Esame dell'oritw: n egativo · per dt\ti patologici. Esame radiografico deUa colonna vertebrale (t.ra.tto lomb~acralc) : Schisi d ell'arco posteriore d elle ultime due lombari e d ei tre primi sPgmenti sacrali. Il difetto de ll'arco posteriore è più notevole a carico d e trul tima lombare e d e lln prima sacrale. Esa;me radiografico del 7Jiede d.: 'Mancanza d c ll'c::;tromo distale della prima falange d el quarto raggio, che è erosa sul suo bordo medi aie ed appare con trabecola.tura ossea mancante fra terzo medio e terzo prossimale (in via di sequestrazione?).

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Osservazione II.- G. G., a. 18, da Padov~. nubile , casalinga. In Patologia l\Ied!ca ricoverata dall'S ottobre 1934 al 23 gennaio 1935. Diaqnosi: peri.J.onite 8ptci(wa, periovarosalpingite, pericistite. Manifestazioni varie di isteria. Di questa osservazione mi limiterò a riferirt' quello che riguarda l'incont.inenza orinarin, comparsa ne l corso della d egenza in forma transitoria ed in concomitanza con la quale si dimostrarono, agli esami, caratteristici disturbi della sensibilità. Accadde precisamente che per disturbi disurici accentuati che 18.' paziente accusava e per qualche alterazione de ll'orina s i dovesse sottoporre la paziente ad esam e cistoscopico. Dopo di questo la malata riferì che spesso· le accadeva di avere emissione involontaria di poca orina. Verso la fine di novembre '34l'incontinenza si fece molto più accentuata: la paziente si accorgeva di avere quasi di continuo, ad intervallo di poche ore, perdita inavvertita di orina: l'enuresi e ra diurna e notturna. Non vi erano più disturbi dolorosi vescicali, come in passato. La vescica non si riscontrava distesa alla percussione della regione ipogastrica. Nella minzione volontaria l 'emissione dell'orina veniva avvertita. l Nel corso di questo periodo di enuresi comparvc r·o, ptU·e in forma transitoria, dolori riferiti molto vivamente. a partenza dalla colonna lombare ed irradiantisi talvolta verso l 'innanzi con tm senso di costrizione quasi a cintura. Si provocava risentimento doloroso vivo alla pressione diretta sulle apofisi delle prime vertebre del tratto lombare, che sembravano formare anche tma lieve salienza. Non si provocava dolore in questa sede alla pressione sul capo o sulle spalle. La mobilità dolla colonna in questo tratto appariva conservata., per quanto anche i movimenti di flessione anteriore e di est.ensione dorsale provocassero riferimenti d i dolore. . .Così l'enuresi come i dolori alla regione lombare ebbero una durata transitoria (ci rca una d•ectna. di giorni), come si disse; ma a complicare l'interpetrazione si dimostrarono disturbi d.ell!l sensibilità, la cui topografia è rappresentata nello schema (v. Fig. Oss. II). E cco quanto sr ·rtlevò allora a carico del sistema nervoso . . ~otilìtà: Non alterazioni della motilità, d e l trofismo, d e l tono muscolare a carico degli e.rtr Inferiori e superiori. , . . . Sensibilità: Anestesia tattile, dolorifica e termica nelle seguenti zone: Ai piedi, simmetriOa.~ente in ambedue i lati, alla superficie piantare, escluse le prime quattro dita ed il calcagno; Il mignolo è. completamente anestesico e puro anestesico è por Wl certo tratto il margine ~tern? del piede; verso l'interno l'anestesia è limitata dal margine interno concavo del piede. _ canco d e l .mignolo si nota pure la perdita del senso di posizione, che è invece conserÌ·ata. .Per le altre dita del piede. Alla regione glutea. di a. zo.n a di anestesia quadrilatera., il c ui ato ~terno corrisponde a.Ua linea mediana, il lato esterno alla linea. laterale del fianco, il lato ~perrore ad tma. linea orizzontale al livello della cresta iliaca., il lato inferiore ad una linea ecol'J'()nte parallelamente ed un po' al di sopra del solco della natica. ca N . . B. - Le risposte nei riguardi della sensibilità. nelle zone suindicate a.ppatono tarattertzzate dal fatto che ad una serie di stimolazioni ripet ute la paziente risponde esatdamente tosto avvenuta la stimolazione, ma in forma. negativa. Le infe rmiere riferiscono· che ?.O . qualche tempo la malata si faceva praticare le iniezioni nella natica corrispondente alla na. a.nestesica segnata, p erchè non avvertiva al ctm dolore.


10.50

ENURESI E DISTURUI DELLA S"ENSrBir .J', .\

R iflessi: pupillari alla luce : pres<>nti; pupillari all'accomodazione: prcst' nti; cornoali: presenti; congiuntivt\1 i: quasi a..qsPnt.i; fnringco: aFsente ; tricipitali: pr·c;:~<'nti; rudi uli: prest-nti; eu bitnl i: presenti; patc lln.ri: vivaci ùa ambedue i lat i; achi Ile i: pr-c.-;enti; addominali (superiori. m odi, infe riori):? plantari: non si provocnno; c lon i d e lla r ot.ula t'do l pied t> : s i provocano talvolta in manirra incostante o di breve durata. Bab inski. Schaokr, Gordon, Oppcnhe im: assenti. Esame rad iografico della colonna vertebrale (Rcgmt>nto dorso-lombare): non mette in 0\'iÙI' IlZI:l. l1•o;ion i O!<>iN' . Di altre m a nifestazioni m e rit.a ricordo in Wl p eriodo successivo tma stipsi invincibile, rcsist~:~nte aù ogni sp ecie di purganti e di clisteri. Oss~rva~ione Il f. - B. S:, a.. 2 1, recluta della classe l 914 (213 Fant.eria, Firenze), da Calasci· bf}tta (Enna). Ricowrn.to n e l III R r parto Mt:'dicina, MonteoJi,·eto, d e l 9 maggio 1935 al · 2fi maggio 1935. Diayn,osi : inconJinenza urinaria abituale con di..9tur/)i della sensibilità di natura 1.sten:ca. Anamnesi familiare: Non sa rife rire de i nonni. Padre di a. 62: è stato a lw1go in America ed il pazifl nte non sa quali malattie abbia SOfferto; in patria e bbe malaria; attU!Ilrnent.e god P buona salute . · l\'hdrc di 11.. 55: ha s ubito vari intorventi ope rati vi pe 1· app<'ndic ite, p er pt.osi rPnal l:'. pare anc!he P"'' affeziono tuberco lare g t•nito.lo; è tuttora sempre cagionevole di salute . Soffre inoltru a vari in te rvalli (da qualclw gio mo u qualc he settimana) disturbi n en ·osi accessuali, con cad uta a t erra sen1:a lesioni, irrigidimento d e lla p t• rsona, con,·ulsioni, talvolta grida durante l'acct~sso, non morsicatme d e lla lingu a : il pf<lzil:'ntc rlico chr in qne:sti p eriodi di malore e lla non tioonoooc o,lounn. persona; lo, durato. d eg li accessi è ta.volta molto prolungo.ta (il pazient.o sentì dire che una volta s i protrasse lo stato ùi male pM un' intora giornata). Il pazien to ha un fratello cho ha fatto il soldato e soffre postumi di malaria; ha pli.N' duo sò re lle che vivono in buona saluto e non hanno mai avuto manifestazioni nOl'\'OSe. Un frate llo mor·to a tro o.nni e una sore lla. morta t\ due anni, il paziente non sa. p or quale a.ffF·zione . D 3i collaterltli s i nota che una zia materna soffre di accessi convuls ivi c lamoros i pure di lunga durata (anch r>. un 'ora). Anamnesi péraonale: Nulla J1a sentito o i<a riferi re della propria na..c;cita e primi atti _d e llo sviluppo. Ha froquentato le primo quattro classi elem •ntari; poi ha fat.to l' apprendista c<dzolaio ed a p eriodi lavorava ne lla campagna patema. B eve poco vino, fuma qu~tlclw >iigtwc t.ta. molto di rado. Non ·affezioni ven l'rOl'. Non sa dire se ha avuto mn.la.ria: s n solo chi' da alcuni n nni n e i m esi estivi ha SL'mpre modica fe bbre, che di solito non lo costringfi' a letto. Spn>isO rH·l la sta~iono in\·nrnale ha sofft~r·to dolori re umatici (alle articolazioni clegli arti inferiori in !>peciu.l modo) sonza febbre e le,·ata, per la. durata di pochi giorni, con migliomnwnti c ricaduté . , Fino da.ll' infanzia hi~ sofferto di in contin~mza urinaria di nott.e o di giorno (a scuolo, ve niva i ~;ola.to in un banco appart.ato; il fatto gli procurava molta. vergogna - in confront.o ai compagni; in l etto la madre gli m et.t..lva una pelle di capra): n on sa dire se ciò avvenga di giorno una, due o pita vol te; di notte bagna il ll'ttQ quasi se mpre . Il paziente diat• di non avvertire senso di rcnlezione vnscicall', nè stimolo alla minzione . n è la fuoriuscita ù e ll'orinn: sa. solo che s i trova b~gnnto. Non s i ri osce a Rapare n<'ppure se il paziento compia minzioni volontA-rie . . Vi sarebbe ro anche, secondo riferimenti su richirsta, deficienze a carico d ella funzione sossun.lfll, in ogni modo mal pr·l'ci:;abili. !')'J lo d'P.;tat•• e alla i!Hperfìcio piantare d e i pi·~di specialmen te dal lato in temo (calcagno o arca t 1t) si form'l.no, por macor·a1:i0n<'. d e lle piaghe : il pazient.1 toglie la pelle cruent.ando la supr rfic ic) c s i nwdica; qno,.t c- pin,ghP guariscono lontatnf'nto, tut.tavia sono doltmti, così da co,;&rinp:l' re tah'oltn il puzio.> nto a cttrnminuro in p1mta di pie d i. FJ~nm~ o!>'>i •'li!Jt>: ()).:tit•1ziono gon!'ntlo m oùiocro. CoiOJ'O piut.tos t,o pallido gialJastro f' Oll m •tni fredd e t' un !)()' cia,noticho. Adip•·• scarso, n on tum afazioni li_nfo-ghiancloln.ri, non subit· tf'm: non •ldemi. n•m rih' \'.m t. i anorn•tli o se he ll'tdch P. In particolare nulla alla colomw totr· tebml• .swro-lom'vtre clw i'i ap prez;-.i all'of;atn;) n.~te mo. Normale· svilupJ)O pilifcro e d.·i grnit nl i l•,;t•· mi.


ENURESI E DISTURBI DELLA SENSIBII.rd.

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Non a.>immetrie cra.nicho e facciali: espressione torpida o dept·cssa. Dal lato psichico, i t . paziente s i mantiene appartato, tacitumo; si lamenta spe>;so e talvolta piange, perchè nsseriscP di sentirsi menomato dal fatto dell'incontinenza. Nulla da rilevare alla bocca. e retroboèca. a l colle e all'esame toracico. Limiti cardiaci normali: primo tono molt.o fioco su tutti i focolai, sulla punta impuro; aritmie a carattere l'(~Spiratorio frequenti. Braclisfigmia: 44-48. Nulla a.ll'adrlcmg in g4'1nornle e d in sp('Cie nlla regione ipogastricu. Fegal.o: in alto a l margine superiore sesta· costa sull:emiclaveare, i l margine infe riore sporge su . questa linea circa un dito n mezzo dnll'sucn.ta costale, un dito sulla ascella.ro anteriore d.; margino moiiC', non dolente, male apprezzabile. lltilza: sull'Mcollare n1edia al margìnt• superiore dt> lla settinia costa; stttl'arco tm dito e mezzo avanti l'ascellare antf'rior·e. Si palpa il suo polo anteriore di consistenza non mol to aumenta.ta non dolente. circa un dito e mezzo sotto l'arco costa le. Reni: ulla. palpaziono birnnnua.le non s'a,·vertono. . Esame neurologico: uwtilità: Non >'<ogni di d eficit d e i nfli'Vi c ranic i motori. Movime nti del capo, d e l tronco, degli nrti tutti possibi!j normahnt>ntc. Non alterazioni notevoli 9 djffp. renz!:' fra. i duf'l lat i nel troftqmo t' ne l tono d olio masse muscolari; il paziente invitato però a. compiere d etet·minati movimevti vincendo una. t•esistC'nza, inibisce il mo,·imento stesso o ,-i impiega poca forzl.l.. Non altm·azioni dt.•lla staticn: non Rombo? rg (anche a. piedi anteposti). Non alterazioni della d oambulaziont' . Non tro?mori. non c loni. non contrazioni fasc icolofibrilla.ri. Non fatti di asincrgia. atassia, ùismetria. arliltdococinesia. Sensibilità: In ripetuti espt)rimc uti, a vari giol'lli di inte rnillo ed usando di ogni accorgi· mento. si mf't,te in evidenza Ufill zonn di nnestcsia tattil.e nBlle rf'gioni so~ate nello schema (v. Fig. O.ss. III}. I confini di quE-sta zona Rono r•e lativamente net.ti e costanti in succcssh·e prove. sn.lvo eh~ ne llo parti supodor·i, in specit! dOr!>almtmte, dove si hanno maggiori incerteZZl' nE)IJe risposte. La. delimitazione dfllla zona ancstosica corrispond<• anteriòrment€' ad una lincn, che s ull'addome decona con conYessità in alto, pa~sando sulla med iana tre dita sotto l'ombel ico, rasenta le spine iliache a. s .. SC!'nde ne lla 1.0 na antcro-est~rna. d e lla coscia avvicinando::;i sempre più allo. mediana dell'arto, divide in due metà il ginocchio, scende lungo la cresta antt'riore della tibia, sul dorso de l piNie s<·gue il tE-ndine dell'estensore dell'alluce e da ultimo il margine esterno della base d e ll'alluce; passa trasversalmente tra prima e seconda falange di questo dit.o, poi alla base d olle quat.tro ultime dita, poi lungo il margine estemo del pi.ede (al confine fra la pat'to callosa piantare e l'ordinaria cute del dorso e superficie laterale dt>J piede} fino a l calcagno. Poste!'iormentc la lineit di demarcazione risale lungo il tendine achilleo, segue la linea mediana. del polpaccio, del cavo poplit.eo, la l in<>a mediana posteriore della coscia e della. natica. per finire con una curva convessa in alto cho decorre circa a metà fra l'inizio de l solco inter· gluteo e la. linea orizzontale che unisce le due creste iliache. In altre regioni d e l corpo non si notano aìlteraz.ion,i della sensibilità. Alla prova "quando senti dici si. quando non senti dici no » il paziento Tisponde per la. zona, trovat.a a.nostesica ad ogni stiJnolazione uno • oppure cc ora non ho sentito •. Nella stessa zona vi è una consider·eyole ipoestesia dolcri(u:a e termica: solo ptmgendo forte o mantenendo a. lungo lo Rtimolo (\alorico il paziente dice di avvertire un poco la sensazione; è d a notare che il riferimento è di scarsa. Sf'nRibilità a nchr f!ua.ndo il paziente trasa.liscl~ involontariamente per l'intensità dello stimolo. (Talvolta si riesce a cogliere anche. w1a dilatazione pupillaro per intensa stimolazione dolorifica). Alla stimolazione delle natiche si Vl'l ri fioa. pure in caso di int\VVertita sensn.ziono contra.zionf.' dej glutE-i, alla stimolazione delle coscio talvolto. contrazione di questi gruppi muscolari o di quelli della parete addominale. Nelle altre regioni del corpo non si a.pprC'zznno a.ltt~mzioni de llasensibilità termica e dolorifica. Non alterazi.o ni d e l senso di posizione, tranne che per le ultime quattro dita dei piedi, Mr le quali talvolta il paziente risponde di non avvertire come s ia.no dispost.e passivn.mentr. Il senso stereognostico d elle mani è integ ro. Ri(leBsi: pupillari alla luce : presenti; pupillari all'accomodazione: presenti. (Non anisocoria nè alterazioni del contorno pupillare): corneali: presenti;

congiuntivali: presenti; faringeo: prf'i'lt>nte; ma&<eterino: presente; tricipitali: presenti; cubitali: presenti; radiali: presenti; pa.tellari : normalmC'ntc prcsrnti; achi Ile i: preRenti: plantari: presrnti o vi\'i\l'Ì (in flessione};


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ENUltES I E DlSTURBI DEI.L.A SENSIBlLrTÀ

crema..' lterici: appena accennati; addominal i (superiori, m ed i, iuferiori): presenti; c lono d e lla rotula e d e l pie de : e.s.'!enti; B abinski, Scha.efe r, Oppenhe im, Gordon: assenti; Pig iamento d e l rondine achilleo: doloroso. E.~ame urine : negativo pe r dati pato logic i. Radiografì,a colonna lon~bcn9acrale: non apprezzabili lesioni scheletriche a carico di que.sto .,.:pgm~nto d e lla colonna ve rtebralo. S ieroreazion.e d~ W~se.rmann (con antigene ~·S. M. e con antigone Freseniusy: negativa. Sierofloccub:IZ1one dt M e1.m cke (M. D . R.): negatiVa. Decorso: Lievi e leva zioni t e rmiche ve.<.~pertine di pochi decimi pressochè giornaliere. Nei lung hi pe riodi di esame non s i è mai ossorvato s tillic idio di orina. dal meato ed il paziente invitA,tO a compie re vo lonta riamon to una minzione non è sta to mai in grado di farlo. Tut· t a via ha raccolt o no t t<' tempo le orine per l'esame. Da ul teriori no tizie anamnestiche risulte>rebbe c he fino a. qualche anno fa. il pa:zionte s t e::!'<o a v re bbe soffe rto • dis turbi ne r vos i • in forma accessua.le probabilmente con manifesta· zioni convuls i,·e. I l medicò condotto d el pa.cst> di origine dott. V. Mantegna. fornisce un n tt.e::tn to in que..,to st•nso. Le informa zioni assunt-e prc>;so i RR. CC. d e l luogo fanno risalire il di,;tttrho d ' incon t inl·nza all'infanzia. Ognuna di qu ~stc O&"ervnziOJù prE'senta Citmt.teristicho proprie, che meriterebbero di ess~re discusse vo lt-a pPr volta , con riferimento all'articolo già citato d ell'Elenco A. A m e bast e rà fnr ris al ta re qtwlle ch e pem Jett.ono con sufficiente fondatezza di rL~Iiro

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alla causa d ell'enu resi ed in special modo di contrapporre alla prima forma., espressione palese di al terazioni congt'nitE- di prima formazione a carico d el midollo, d elle meningi e dello scheletro ver tebrale , la seconda. o soprattutto la terza osservazione, quella oioè del soldat,o «?&· getto di presenta zione : per queste ultime infatt i, pe r quanto a bella prima alcuni fatti in appan>nza. inducano a pensarlo, non si trovano giustificazioni probl\torie in favore di una alt.oruzionc organica a base de ll'incont inenza, la quale d eve es.'lne p erciò, al pari dei concomi· tanti disturbi sens itivi, relegata nell'ambito delle manifes tazioni prive di un substrato IIIl&tO· mico finora noto, cioè tra. que lle così dette funzionali d ell'isteria.. È e vidente che s ono le form e di enuresi con alterazioni d e l primo tipo che ·i ntende sopmt· tutto a.vor di mira l'avvert-enza dell'art. 92; ma appunto }X'rchè gli altri casi banno aspetti, che potrebbero ad un esame superficiale simulare alterazioni consimifi, essi meritano pari· m enti tutta l'at tenzione. i ndubbia appare la natura. · organica d el disturbo d 91la funzione vescicale nella prima osservazione. Si sa che a l meccanismo d i questa funzione s i ammet te presie da ùn centro vescico·spinale t s ituato ne l cono t erminale; a. questo fanno capo; att raverso la rete nervosa del pa.vimenl{) p elvico, vie centripete sensitive d estinate a tras mettere le sensazioni provenienti dal viscere stesso e comunque a m ettere in azione il m eccanismo di vuotamento, e vie centrifughe l motrici d estinate a.ll'innerva.zione simpatica. dei muscoli lisci detrusore e sfintere interno (per ciò non sottopos ti dirottamente allo impero d ella voloontà), nonchò all'innerva.zione di diretto dominio volontario d e l muscolo striato sfìntere esterno; attraverso al centro vescica.le spinale si compie la. minzione riflessa, m entre il centro s tesso è collegato con c entri cerebrali (forse s ituati nei lobuli paraoentra.li) m ediante vie (pare d ecorrenti nelle sezioni posteriori del midollo), la. cui interruzione ad un livello quals iasi, anche in corrispondenza d el cono tenni· naie , elimina e la. p ercezione corticale di stimoli di replezione vescicale , e l'influenza volitiva d 'ordine sia attivo che inibitorio s ulla muscolatura. ve scicale. P erc iò n elle lesioni spinali, ch e interessano gli ultimi segmenti dove è s ituato il centro vescica.le , si d etermina. una. inerzia più o meno comple ta d ell'apparato museola.re di chiusura -e di apertura d ella. vescica., questa viene a ppena passivamente distesa di quel poco che la pressione endovescicale basti a. vincere la. d ebole resistenza offerta dall'm-etra. collabita, e si ~ uno scola mcnto prcssochè continuo dell'orina all'esterno (incontinenza vera), senza ohe d p a zien te a vverta sensazione di questa fuoriuscita. Dunque nella Osservazione I già la. semplice constatazione di questo sgocciola.rnenW continuativo d e ll'orina dal canale urotrale , senza che alla. regione ipogastrica si riscontra..<oSC

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ENt'RESI E DlSTt"RBI DELJLA SENSIBIUTÀ

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bolo da i~rdist.~>nsione vescicale - con ciò potendosi escludere la così detta incontinenza pltNldossa, do..,,rta nelle lt•sioni spinali che sovmstano il centro vescico-;-spinale alla mancanza, oltre che de lla st>nsazione di replezione, dell'inibizione corticale del tono dello sfintere, che rimane chiuso fin tanto c he non nmga f01·zat.o da un>'elevata pressione endovescicale - indirizzava verso la eventualità di un'alterazione del cono termina-le. Non si ave,-a noziorw di disturbi riieribili al contiguo centro d ella funzione ano-rettale (mentre non !'ra il caso, data l'età del soggetto, di prendere in particolare considerazione i cent.l'i pure vicini dell' apparat.o genitalC>); ma importanti indirizzi nello stesso senso fornivano le notizie anamnestiche di gradi massin1i di insensibilità alle estremità distali inferiori (fino alla eliminazione di un st-qu('stro os:=<eo ed a scottature senza dolorC>) ed insieme di lesioni tor·pide, n onchè d i iniziali viziosi atteggiamenti pu!re a carico dei piedi. Gli esami delln sens ibilità dimostravano infatti a conferma una t ipica anestesia simmetrica a sella (a ferro di cavallo o a brache di fantino; che si voglia dire) e-, di più, zone anest<:siche 'asimmetriche :ai piedi e alla gamba d.: in tm complesso cioè di territ.ori di innervazione che non è difficile riconoscC're, dal confronto degli schemi, come appartenenti al dominio delle ra.dici MCJ'ali I. II, III, IV, V t' della. radice Iom baro V: le alterazioni sensiti ve, gene- , rahnente di tipo totale, in qualch(' sede specialment-e di confme avevano invece caratteristiche accennanti alla dissociazione siringomielica. N è piir nè meno che all'ordine dci disturbi trofici, riconducibili alla st-essa alterazione de midollo sacrale, erano da asSPftnnre le lesiOiù torpide esistenti ai piedi, una delle quali tanto profonda (' nello stesso tempo nnnlgC'sica da determinare un processo di sequestrarione ossea ad esito quasi inav\"(o'rtito (come U\'ll~t siringomielia); forse anche era da giudicare ana.logamente il disturbo sccr·etorio di una ipPridrosi ad intermittenze alle gambe ed a i pie di; certamente erano dovuti al dist.urbo complesso dell'inncrvazione (in parte di natura trofica, in parte di nat.ura motoria) gli iniziali viziati atteggiamenti in varo-<'quinismo dei piedi: qut>sti pure dt>mmcianti un'altC'razionc dei segmenti che compongono l'epicono - V L., I S., Il S. - oltre al cono tennù1ale propriamente detto - III S., I V S., V S. - il quale ulti-

mo non eontt'rrcbbe più centri motori. ma solo i centri delle funzioni \risccrali già citate. Infine alla mt>dt;>sima · alterazione portano conferma di sede l'assenza dei riflessi plantari (S. I - II) e achillei (L. V, S. I) per interruzione centrale dell'arco diastaltico spinale, mentre erano conservati i riflessi che hanno i loro centri ad un livello su~riore come i rotulei (L. II - III - IV : tuttavia indeboliti), i cremasterici (L. I - II), gli addominali (D. VII-XII). Di quale nat.ura. potesse essere l'altera-zione m idollare topograficamente così circoscritta, era agevole riconoscere, oltre che per il fatto che il disturbo dell'incontinenza risaliva con gli stessi caratteri alla nascita, per l'esist.enza pure dalla nascita di una tumefazione esterna '' lombo-sacrale, da attribuire con ogni vero~imiglianz.a ad un m eningoce le, a livéllo della quale l'esame radiografico dimostrava apptmto un ampio difetto di saldat.ura di più archi vertebrali. I n conclusione: incontinenza urinaria vera congenita per difetto del centro vescico~pi­ nale da vizio di prima formazione del midollo spinale {con meningocele e rachischisi lom~a- · crale): associazione dii una serie di distm·bi di lesa innervazione (sensitivi, trofici, secretori, motori) e di alt-erazioni dei riflessi, componenti una sindrome mista dell'epicono e del cono t-erminale. Che più volte siano presenti anomalie latenti della colonna. lombo--sacrale (spina bifida occulta, sacralizzazione o lombarizzazione) espressioni di disarmonie di sviluppo a questo livello. anche nella semplice enuresi nott.urna dei bambini è ormai un concetto di dominio generale. Nella seconda oss<•rvazione era soprattutto la concomitanza e la eventuale connessione di una serie di fatti (enuresi, dolori lombari ta.v olta irradiati a cintura, in tuta sede in cui le apofisi vert.ebrali sembravano formare tma certa salienza, disturbi della sensibilità a topografia esattamente simmet.rica ai piedi oltre c he in tm'area della natica s., accentuazione dei riflessi patellari) in t~ soggetto portatore di croniche affezioni addominali specifiche, che poteva far pensare all'insorgenza di un grave fatto di localizazione dello stesso processo morboso a livello d ell'ultima porzione del midollo. 4 ·- r.io-rnalc di medicina militare.


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El' tiRESJ E DIST v-:RBI D E LLA S ENSIBILITÀ

L'enuresi era del tipo comw1e; cioè si aveva perdita involontaria inavvertita intermittk'ntt\ di urina. non flusso continuato di questa. Era caratteristica soprattutto la topografia precisa· m ente simmetrica dell'anestesia, di tipO totale, in entrambi i piedi, mentre anchP piil curiosa era ltt configurazione a placca isolata, qua.drilatera, emilater.ale, d ell'anestesia nella regione glut.'>o. s.: tuttR.via se la. prima ad un esame superficiale p oteva anche t rarre in qualche modo in inganno ed indirizzare verso una lesione midollare (segmenti L. V, S. I ; si confronti con lo schema del piede s. dell'osservazione I e si noti tuttavia l'esclusione del calcagno dall'anestesia), la seconda appariva già. a bella prima troppo st rana nei suoi confini. Ma tm confronto più accurato permstteva senz'altro di escludere che l'anestesia a\·esse una sia pur lontana affinità. con i territori di innervazione (per quanto varia sia la loro mffi. gurazione secondo i diversi trattatisti), sia essa segmentaria radicolare, sia anche neuroperi· !erica sensit iva: l'a.nestesia dunque non corrispondeva alla distribuzione periferica di fibre ;ppartenenti a determinate radici o a d eterminati tronchi nsrvo3i , m a era piuttosto distribuita. un po' a caso in territori cutanei appartenenti a questa. e a. quella radice, a questo e a quel nervo periferico, di ogni territorio interessando solo una parte, con una configurazione quasi geometrica e si vorrebbe dire artificiale . (Da notare tuttavia come i disturbi sensi t ivi fossero limitati esclusivamente agli arti inferiori). Ma a dirimere ogni dubbio sulle qualità dell'anestesia (che del resto per la regione glutea s. era venuta già prima alla conoscenza. dell'infermiera praticante le iniezioni che del medico) si notava poi sopra.tutto il tipo delle risposte che l'a1nma.lata forniva. n egli esami della sensi· bilità, sul quale fatto si ritornerà anche di più a. proposito dell'osservazione III: se si ripete· vano cioè stimola.zioni in serie, alternandole opportuna.mente nelle aree a sensibilità. normale ed in quelle denunciate come anestesiche, la paziente il più spesso rispondeva. corret.ta· mente ad ogni stimolo «si » per le prime, • no • per le seconde : vale a dire si otteneva. una ri· sposta sen'> itiva normale per cronologia. di comparsa, m a negativa nelle zone di anest~sia . Di più la:lcomparsa di questi fatti in un sosgetto femminile, che anche per molt e altre mani· festazioni propon:leva a quelle anom:1.lie d el carattere che si designano come stigmat.e psichiche dell'isterismo, la torpidità. e quasi scomparsa dei riflessi mucosi a.sso:~iata. alla accen· tuazionc dei rotulei, la n ega.tività. dell'esame radiografico della colonna. avvaloravan o senz'alt.ro il concetto di di">turbi funziona.U, tuttavia, coma spesso accade in questa prot eiform e malattia, coordinati ed associati a. costituire una sindrome complessa: per l'enuresi la "spina • wni\·o. demmcia.ta. dalla malata stessa che faceva risalire il disturbo al cateterismo vescicale subì!~. L a tJ·ansitorictà stessa. d elle manifestazioni fornì da ult,imo l'elemento conclusivo a con· forto di questa interpretazione : dunque incontinenza urinaria transitoria con distu rbi dt>llo. sen<;ibilità. di natura. isterica. Se n oi veniamo ora sulla scorta dei due esompi preceden ti all'osserv1.1.zione III che piò da. vicino c'interas."a., noi troviamo in questo soldato, da po:~o reclutato, un!l taro. n europatica manifesta dalla.to materno, essen :lo co3i la mgdre che la zia mg,tern!.\ soJgette a manifestazioni n ervo3e accessionali, in forma chtmoro38. e di lunga durata, che con ogni vorosimiglianza si possono assegn!l.re a.U'ist:.~ria.. Egli st~sso fino a q ualche anno fa avrebb~ so~erto di accessi ner· vosi, che non si riesce a b 5n definire, e parchè il SOJgotto appare tipicam·mt3 arretrato e perchè egli stesso si trincera dietro il «non ricordo •: tuttavia per «disturbi tnervosi » l'ha curato il suo medico condotto, che era. a cono3cenza. anche della sua incontin<Jm:a urina.ria di vecchia data . Comtmque, se tali accessi ultimamente, come dice il paziente, non si sono pill ripresentati, dall'infanzia invece p 3rdura immutata la. sua enuresi, i cui C\\ratbri risultano da)la esposizione 1 precedente costruita. sui riforim~mti del p aziente, per il quale essa co>tituirebbe un fenomeno del :tutto inavvertito e oggetto anzi di molta vergogna e di rammarico. Non alterazioni della funzione ano-rettale, m a forse deficienze sessuali, da accogliere con riserva p erchè risultanti solo in seguito a. precisa inchie.'lta e sempre mal definibili. Inoltre piaghe da. macerazione ai piedi • dolenti ». Dell'esame - a parte .i dati che tradiscono tma deficienza psiclÌica e somatica generale, senza p e1·ò note di particolare disarmonia di sviluppo genitale, ed a parte i rilievi di una feb·

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E~URESI E UJSTl"llBT UF.T.LA SF.~SIB! LTT.\.

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bricola associata a modica epn.~pl t"nomPgalia wrosirnilmPnt<> da cronica infe zione malarica ciò che richiama l'attenzioni' è il lato fl(' Urologieo e part,icolarmente il disturbo della St:'OSi bili tà.. Fin dal primo esam e - u so ne e bbe confem11.t in numerosi succt>ssivi - il pazien te, sollecitato dj volta in volta a ris pondere, non avvertiva sensazioni tattili e dimostrava scarsis· sima sensibilità. allo stimolo puntorio e d ancora più a que llo termico in corrispondenza delle regioni già d escritt<' e rappresE-ntate uello schema (Oss. III). Ris ultava così dalla delimitazione di questi territori cutanei una figura oltremodo caratteristica e completa di ferro di cavallo, comprendente, oltre ad un tmtto d ella parte inferiore d ell'addome e d elle regioni sacrale e glutea, i genitali e il perineo, la m et à. intem a di tutta l'estens ione degli arti inferiori e la superficie piantare dei piedi pe r intero. S i può aggilmgere che i confhù di questa anestesia a U rove sciato, così -anteriormente che posteriormente ristùtavano in provl'l successive per lo più netti e cost-anti, solo all'addome o n elle regioui glutee riscontrandosi maggiori oscillazioni e sfumature di contorni, tuttavia d i non grande entità. L'aspetto di tale anestèsia s i presentava dw1que a prima vista quanto mai seducente ai fini dell'inte rpretazione di nn'enuresi cosi grave e datante dalla prima infanzia : anche qui il pensiero sarebbe corso volentieri all'ipotesi di una lesione del midollo sacrale . Ma ad una. critica appena. un po' approfondita non era difficile riconoscere come erronea questa interpretazione e sottoporre ad nna revisione profonda il carattere stC'sso dell'anestesia. Anche in questa osservazione stupiva in fondo il carattere d i regolarità quas i convenzionale della topografia, con limiti segnati a ll'incirca dalle liuee m ediane anterior·i e posteriori d e lle coscia e d elle gambe, e bastava un po' rli attenta conside razione per scoprire c he questi confini non corrispondevano neppm·e alla lontana. ad nna qualsias i distribuzione nè radicolare nè tronctÙare periferica. L'anestesia andava interessando così ant{'riormente che posteriormente i territori delle cinque radici lombari e delle cinque radici sacrali e persino quello d ella XII dorsale sull'addome; ma per nessw1o di quei territori l 'in~rossamento era totale e d uniforme : per es. nella co.scia anteriormente e all'interno vi ern ampia invasione dell'aneste!'lia nel terTi· torio d elle L. I - II-III, ma niente affatto ve rs o l 'esterno e posteriormente dove l.o stesso tC' rritorio si estende; per es. ciò che è ancora più caratteristico, posteriormente la figu ra d ell'anestesia poteva far peno:;are ad una s indrome d e ll'epicouo e del cono terminale, ma il t erritorio d ello. L. V. e d elle cinque sacra li viene spostandosi attraverso a l popli te s ul lato esterno d ella gamba dove lo si ritrova in parte anche davanti (v. Os:;ervazione l), m entre qu i l'anestesia si m ante· neva rigorosamente tutta sulla m età i{1terna d ell'arto. Si d ecise a llora per chiarire il s ignificato dell'anestesia. di ricorrere a l m etodo di investi· ga.zione che già ci aveva appreso l'esame d ella prf'cerlente osseJ·\·azione di isteria. Questo metoùo del r esto si trova ricordato anche da D e Sanctis, c he ha scritto il capitolo • I sterism o , nel Tmtt ato di Medicina de ll'I. B. I., dove viene riferito come segno di J a net. hi si leggt~ infatti: • ~essun fe nomeno meglio d e lle an'}St !)sic è capace di rive larci la disgrì"gazione d ella p ersonalità nelle ist eriche non simulatrici. Un segno rilevato da J a n ot è facil.e a trovaJ:Si pos itivo n e i soggetti c he non siano ancora viziati dagli est\mi clinici. N ell'appr·estarsi ad esaminare la sensibilità cutanea si dice al paziente: :l\Jl i dirai se io ti t occo o no con questa punta : mi dirai sì q u ando ti tocco e no quando non ti tocco. Il sintomo è quasi sempre positivo (il paziente dice no) nell'ist erismo; non lo è quasi mai nei s imulatori con<>apeYoli ». Ebbene nel nostro soldato il segno stesso era cruarissimo: l~ stimola zioni tattili nella zona trovata anestesica venivano d enunciate il pitl s pesso, senza che si sollecita<';se il pazif'nte, da una risposta negativa. Ma anche altri caratteri rivelavano que lle contraddizioni profonde d ell'anestesia che il D e Sanctis già. citato attribui.-;ce al fatto «che il malato è in stato di • distrazione perpetua • (Janet) per esauribilità dei processi psichici sintetici, donde e mancipazione dei sistemi, la cui s inte si costituisce appunto la pe rsonalità. »: pe r es. si ave vano contrazioni muscolari involontarie p er stimoli dolorifici intensi riferiti come appena avvertit i, qualche volta s i riuscì a cog liere anche un riflesso pupillare al dolore ; e poi pe rsistevano i riflessi cutanei nelle regioni di anf'ste . s ia, particolarmente vivaci risèontranrlosi i plantari, e le piaghe ai piedi venivano rifPri te come vi vamente dolorose.


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LE FEUBRI A TIPO RICORRENTE RISCO:STRABtLI !'<ELLE NOSTRE COLONIE ECC.

Tutte queste incongru€'nze, in tmione anche alla normale presenza dei riflessi achillei. alla negatività dell'esame della colorma lombo-sacra le, all'insieme del comportamento del sog· getto che fornisce pur semp re in questo campo dati d i impressione preziosi anch e se difficili a definire, consentivano con sufficiente tranquillità di qualificare i disturbi riscontrati com<> funzionali e venivano a completare il quadro anamnestico di una grave forma isterica. Si SA appunto che l'enuresi degli adulti, quando non riconosca palesi cause organiche come neli'O<l· servazione I - e ben inteso esclusi i casi d i s imulazione o di fa.lsa incontinenza da accl.'ssi epilettici notturni o da "poliurie d i va ria origine - si riscontra abitualmente in individui portatori di gravi tare d €'generative. È opportuno infine richiamare l'attenzione sulla possibilità così dimostrata che anche il riconoscimento di disturbi sensitivi in associazione ·con l'enuresi sia ingannevole dal punto d i vista della prova di natura organica delle alterazioni. Ancora una volta ri<ntlta e'";deute, sulla base delle due ultin1e osservazioni, come si possano per la concomitanza di vari fat.ti originare sindromi complesse ed intricate che richiedono oculatezza nell'i.p.terpretazione. Certo s i riporta ancora urta- volta l'impr<'ssione (s i ricordi come nell'osservazione I I e III in nt-$· sun'altra rt.>gione del corpo, all'infuori di quelle segnate, vi fossero alterazioni della sensibilitit), p er quanto conccme la topog rafia delle anestesie funzionali, che ci sia «un sistema nella loro ubicazione, ammesso anche che l'anestesia sia il prodotto di s uggestione inconscia da part(l del medico» (De Sanctis) e veramente si sarebbe nei nostri casi tentati ad ammette re un'in· fluenza di questa ultima speci<'. Comunque si consideri, dal punto di vista medico-legale militare non appare controverso per questo soldato un proYvedin1ento di eliminazione, tma volta dato l'accertamento delle sue qualità. di isterico affetto da incontinenza abituale: enuresi da qualsiasi causa sostenut-a, come intende l'art. 92 dell'Elenco A. RiasS'Unto. Si discut.e l'o!'servazione di un soldato affetto da enuresi, in cui la duno· strazione di dis turbi della sensibilit.à a figura caratteristica pote va far pensare ad tm'altera· zione de l midollo sacrale, me ntre i disturbi stessi p er molti aspetti si rivelavano decisamente come ftmzionali ed il caso potevs inquadrarsi per ciò al completo nell'isteria. Si riferiscono com e te rmini di confronto altre due osservazioni, u.na veramente. da alterazione midollare, l'altra invece pure ftmzionale, che si prest.ano assieme alla preced~nt.e, ad illustrare l'art. 92 dell'Elenco A e dell'avvertenza che vi è annessa.

RIVISTA SINTETICA O S P EDA L E D A CAMP O 417 - A. O. Direttore: primo capitano medico BAIABDO ETTORE

LE FEBBRI A TIPO RICORRENTE RISCONTRABILI NELLE NOSTRE COLONIE DELL'AFRICA ORIENTALE

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Prof. Mauro GavazzenJ, sottotenente modico Sotto questo t itolo si int-endono raggruppare alcune malattie, fra. loro ravvicinabili ~r essere caratterizzate, in modo schematico, da. un acce-S..''O febbrile della. durata di uno 0 ~;~ 1 giomi, seguito da tma remissione di durata variabile e da uno o più ulteriori accessi febbn " Naturalmente l'ag(mte c:>ziologico differisce per ognuna delle malattie che verranno P~~te brevemente in ra5segna.: ognuna di es.~e presenta inoltre carat.teri cl inici sui quali si rJtlrne non privo di interesse un breve cenno. . D a un certo punto d 1 v1sta. SI d ovre bbc f ar rtentrare m questa. enumeraz1one la malarJ8, con i suoi accessi febbriU a tipo inte rmittente e reroittente : la. sintomatologia. e il _deco~ clinico per questa affezione morbosa sono d'altra part.e ben stabiliti e a tutti noti, t,an o

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LE FEBBRI .<\ TIPO RlCORRE:-!TE R!SCO.ST.RABH.l NELLE ~OSTRE COLO.SlE ECC.

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da indurre a ricordaz·e solamente come essa debba ('sscre tenuta sempre presente nella diagnosi differenziale con le altre malat.tie fe bb1·ili a tipo ricorrente . La d esignazione vera e propria di ./!'ebbre ricorrente spetta ad un gruppo di affezioni dovute alle spirochete. La febbre ricorrf'nto è una. malatt-ia. molto diffusa; sono state segna· late, qua.li agenti pa.toge ni, molto spirochete, ma. è n. ritcncrsi quanto dagli studiosi in proposito vien sostenuto, che l'agf'nto patogt'no sia. rincoducibilo a due soli tipi: Treponema ricurrentis e Treponema. Dattoni. La fabbro da S . ricurrentis è diffusa nell'Africa d e l Nord; nc ll'Ail'ica .Orientale è spe· ciahnen te conosciuta la f1:bbre da S . Duttoni. L'ospite intermedio per la prima è il pidocchio, che, infettatosi suggendo sangue da un malato, può trasmettere l'affezione ad un altro soggetto qualora, col grattamento, lo sfro?gamen to, lo schiaccia.mento ecc., venga fatto sì che il liquido d ella cavità d e lrinsetto 'l.'onga a contatto con la cute dell'uomo: le spirochete, attraverso le abrasioni cutunce, pe nrt.mno ne l ,:;angur. L 'ospite intermedio d e lla fobbre da S. Duttooi è una zecca. (Ornithodorus mo nbtlta), la quale d opo aver succhiato sangue e durante la. digestione, e mette da. ghiandole , poste fra il primo e d il secondo paio di zampe, un liquido contenente le spirochete; queste , che possono venir e liminate anche con g li escrementi dell'insetto, attra.vc•rso minime abrasioni d ella cute, penetrano nel sangue. Le spirochet.e si possono osservare con esame di snngue a. fre::;co : fac ili a trovarsi durante l'accesso febbrile (raccogliere una goccia di sangue h·a porta.- e coprioggctti: esaminare a. forte ingrandimento, diaframma.ndo rnolto). Il. T . (icune ntis misura da 7 a 15 micron, con poche spire; il T. Duttoni può arrivare a. 45 micro11 con spire da 3 a. 12. Dopo un periodo di incubazione di 5-10 giomi pe r la forma trasmessa dai pidocchi, molto più breve per l'altra. si ha brusco e rapido innalzamento d ella temperatura (39°-41 O), con o senza. brivido. Frequenti i doiori muscolari e la cefalea.; si può avere diarrea; si può osservare ittero, talora erpes labiale, congitmtivite, adenite, pa.rotite. Il polso segna comportamento parallelo alla te mpera.tnra.Sin dai primi giomi si nota ipertrofìa. epatica e splenica, con dolenzia alla palpazione. In gtmere dopo 3·5 giorni si ha caduta per crisi della. temperatura, la quale in capo a. 5- 10 giorni presenta una nuova elevazione: si ripete l'accesso con caratteri s imili al precedente, spesso meno violento, cui consegue remissione, quasi sempre definitiva.: solo eccezionalmente si può osservare un terzo e magari un quarto accesso. La mortalità. è rara; può, con una cert.a facilità, permanere tendenza. alle recidive. trattamento di scelta, da inizia.rsi al più presto, è l'arsenobenzolico per via endovenosa.; utile pure lo stovarsolo per via orale. Un comportamento d ella temperatura nettamente opposto a. que.llo più sopr~~o riferito, si osset·va. n el D en{Jue, la. cui esistenza è stata pure provata nell'Africa Orientale. L'ancor oggi mancato accertamento dell'age nte eziologico ha fatto sì che per molto tempo il Dengue venisse confuso con numerose altre malattie: il comportamento però qi a.lctmi dati clinici permette di differenziare con tma. certa. sicurezza tale affezione dalle altre simili. Un criterio che potrebbe rÌtlSCÌl' utile, ma che non facilmente riesce accertabile, è il t ener conto che l'agente trnsmettitore è un flebotomo - lt\ Stegomia - che non in t utt.e le stagioni dell'anno è vivente: l'insetto può trnsmettere l'affezione morbosa. ad un individuo, dopo circa 15 giorni dall'aver ptmto un soggetto ammalato; la riserva del virus è rappresentata dagli indigeni, i quali acquistano l'immunità con re lativa facilità . Dopo un periodo di incubazione variabile , in genere da. 5 a. 9 giorni, si ha inna.lzamento della. te mperatura., che in genere raggiunge il massimo (39°·41 °) in capo a 10-12 ore: l'a.o· cesso febbrlle è preceduto da. brivido ed è accompagnato da. cefalea., fotofobia, iniezione congiuntivale, dolot·i muscolnri e d articolari spiccati; s i osse rva marcato stato saburrale della. lingua; frequente mente s i ha n au$ca e vomito, che può essere biliare o nerast.ro, per presenza di sangue. Caratteristico è il comportamento del polso, in netta discordanza. con la temperatura: solo occeziona.lm ente si può avere acceleramento del polso. Molto frequente è l'insorgenza di un'adenite inguinale, epitrocleare od in particola.r modo marcatn. (ed allora può assurgere a sintomo abba.'ltanza caratteristico) a carico delle Jinf.oghia.ndole cervicali posteriori. Di

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LE l:'EBBRI A 'l?Il'O RICORRENTE RISCONTRABILI NELLE NOSTRE COLONIE ECC.

notevole importanza diagnostica è pure l'insorgenza, fin dall'inizio deJJa malattia (dalle prime ore ad uno-due giomi) di un'enaione Cl}tanea, talora molto evidente, talora poco appa· riscente, che colpisce in particolar modo il volto ed il collo, spesso accompagnata da enan· t ema faringeo; i caratteri dell'eruzione sono però molto variabili, ricordando di volta in volta quelli della scarlattina, d el morbillo, dell'orticaria, ecc. Il quadro morboso si mantiene pr("ssochè immodificato per tre giorni, indi la temperatura. comincia ad abbassarsi, spesso accompagnata da sudorazione abbondantissima, per scomparire verso il settimo giorno: comportamento p arallelo si ha a ca.r ico degli al tri sintomi. Dopo un periodo di r<'missione di durata variabile -da poche ore a qualche giornosi ha ripetizione dell'accesso febbrile (con discordanza del polso) dell'esantema (magari con caratteri diversi dal precedente) e di tutti gli altri sint-omi, i quali però, in genere, sono meno marcati che nel precedente accesso: si può osservare olt re ad epistassi, ematuria con albuminuria. Nel sangue esiste sempre spiccata leucopenia. Al secondo accesso febbrile, che può essere di durata maggiore o - più spesso- minore del precedente, sussegue convalescenza talora molto protratta, con ma.rcata depressione muscolare e psichica. Le ricadute sono rare. la. morte rarissima; il trattamento è purament.e sintomatico. Un'affezione morbosa che presenta sintomi tali da poterla ravvicinare al D engue è la cosidetta Febbre dei tre giorni, detta pure febbre da pappataci. Anche in questa forma morbosa l'agente patogeno è sconosciut-o; l'agente trasmettitore è tm flebotomo (Phlebotomus papat.asi): però in almme zone dell'Africa, pur esiRtendovi i flebotomi, la feb~re dei tre giorni vi è sconosciuta. Dopo un'incubazione di 4-5 giorni si ha innalzamento della temperatura (390·40°) preceduta o no da brivido, accompagnata da congiuntivite, lingua patinosa, alito fetido, vomito, talora diarrea, talora stitichezza; dolorosi riescono i movimenti. Come nel Dengue, il polso non si present.a accelerato in proporzione con la tempera· tura. N olia febbre d ei tre giorni manca l'esantema caratteristico del Dengue, ma la presenza di papule a tipo urticarioide (che in proseguo possono divenire pustole suppw·ant.i) o di ptmti emorragici dovuti alla puntura degli insetti, può in certi casi indurre in errore: un cri terio differenziale dì fronte all'esantema del D engue può essere la distribuzione df.'lle p apule, limitata alle parti del corpo scop~rte . Dopo un periodo febbrile, p er lo più della durata di tre giorni, ben di sovente più lungo, si ha - per crisi o per lisi - defevrescenza, cui consegue con una certa facilità un secondo acce~so febbrile, il che autorizza all'enumt>ra· zione dell!i. febbre dei tre giorni fra le forme febbrili a tipo ricorrente. Come nel D engue la convalescenza è molto lunga, accompagnata da aatenia e da depres· sione psichica; il trattamento è sintomatico. Anche il Sodoku può presentare un decorso con febbre a tipo ricorrente. In seguito a morsicatura di topo infett.o e inoculazione nel sangue della spirocheta (Spirella morsusmuris) si ha - contemporaneamente all'imorgenza di tumefazione' doloro~a (con linfangite e lin· foadenite) in corrispondenza del punto dove avvenne la morsica.tura- si ha rialzo texmi':? mareato; dopo alcuni giorni la temperatura cade per crisi, con abbondante sudorazione. Kon infrequentemente ad un primo accesso tien dietro, dopo pochi giorni, un secondo acC<'SSO febbrile; qualche volta si può avere un terzo ed anche un quarto accesso. Questi accessi sono in genere meno gravi del primo e si vanno man mano distanziando: per lo più sono accom· pagnati da esantema papuloso o a tipo ortioarioiùe, localizzato al torace ed alle braccia. Generalmente la convalescenza è lunga, protratta, complicata da fenomeni nervosi, òa anamia, da astenia. Il trattamento d'elezione è l'arscnobcnzolico. Un'altra affezione morbosa che presenta un decorso con febbre a tipo ricorrente è la Spi'l'oiludMi ittéro-emorragica., il cui agcmte eziologico è la Septospira icterohaemorragiae (lt.Wg& 6-9 micron, con 2-5 spire, con estremità ricurve), ospite indifferente dei ratti; l'uomo si infetta con l'ingestione di acqua contenente escrem enti od urina di ratti pnrassitati; è Elure ammessa l'infezione per via cutanea. . L'inizio è brusco, con rapida elevazione termica con brivido, accompagnata da dolorl muscolari ed articolari, cefalea, iniezione conghmtivale, talora vomito. Il polso segna com·


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STRA~\TERA

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portamento parallelo alla temperatura. Si nota linfoadmite e medica splmcmegalia. Dopo 2-3 giorni la temperatura cede abbastanza rapidamente: si ha ccmparF.a di ittero e si nota ipertrofia epatica. Le urine si riducono notevolmente nella quantità eliminata e cont-engono albumina e cilindri (reperibili le ·spirochete nel sedimento). Le feci eono più o meno forte· mente ipocoliche, a tipo diarraico; frequenti le emorragie a. carico delle gengive, del naso e talora degli organi interni. L'urea nel sangue va aumentanc!o rapidamE'nte, fìr.o a raggiungere cifre preoccupanti: è al comportamento dell'azotemia nel decorEO delJa malattia che vien attribuito - specie dagli Autori di Francia, la cui letteratura di questi ultimi anni è ricca di osservazioni - un prezioso c riterio prognostico. Dopo un periodo di stato, senza · febbre, e precisamente dopo circa sedici giorni dallo inizio d ella malattia, si ha un SECondo rialzo te1mico (39-40°) con riccmpar~a della sintomatologia gt>nerale p resentata al primo attacco febbrile: notevoli talora i fenomeni meningei (ipertensione endocranica, iperalbumosi, le\ICOCitosi, ecc.) o i fenomeni emorragici. Nei casi favorevoli dopo 1-3 giorni dalla seconda poussée febbrile, si ha progrel:siva riduzione della t.E'mperatura, elle si fa normale in capo a 2-3 giorni. Nei casi sfa.vore,·oli, non infrequenti in certi paesi, si giunge piil o meno rapidamente all'exitus col quadro d('ll'insufficiE>nzn rE>nale e dell'insufficE>nza epatica, con grave progressiva ritcnzione azotata. Nonostante si tratti di forma da spirochete, gli arsenobenzoli trovano contro indicazione: trAt!amento di elezione il siero antispirochetico espre~Eamente preparato, aHoCiato a trattamento qua.<si esclusivamente dietetico (latte, zucchero, acqua minornle; insùlina). Un'altra malattia ancora merita di essere ricordata in questa breve enumerazione, dovendo esser tenuta prescntt> ne lla diagnosi differenziale con le precf'denti forme morbose, presentando es.~ pure lm andamento della curva termica, tale da richiamare le febbri a tipo ricorrente : è la febbre melt:tense, detta anche febbre mediterranea, febbre ondulante, melitococcia, e dovuta al Micrococcus melitcnsis, presente nel latte di vacca e di capra in ispecie. Pur p resentando la malattia i quadri più protoifOtmi, si può tener presente uno schema proprio della temperatura, caratterizzato da poussèes febbrili della durata di qualche giorno (spesso con remissioni mattinali e con sudorazioni molto profuse), scparat e.fra. loro da periodi di apiressia della durata pure di qualche giorno. Rilievi clinici importanti e pressochè costanti, più manifesti dopo tm certo periodo di malattia, sono la. stitichezza, talora spiccatissima, l'ipertrofìa epatica cd ancor più la splenica, l'anemia ipocroma, i dolori nevralgici (n. sciatico, nn. intercostali, n . facciale), l'astenia; meno frequentemente si possono avere fatti bronchiali, lesioni articolari, orchite od orchiepididimite, fenomeni renali, ecc. L'emocoltura e la sierodiagnosi iu particolare saranno di prcziosi~simo aiuto per l'accertamento. La prognosi è ormai estremamente benigna (salvo esistano alcune complicazioni molto avanzate) data la veramente grande efficacia te rapeutica che è da attendersi dalla '·accinoterapia, condotta con metodo e praticata per via endovenosa, come è stato pro,·ato dai più recenti studi e come è stato messo in particolare evidenza (Congresso 1\fed. Int.. , 1934, Roma) da Ft•rrata.

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA SANITÀ MILITARE ?.'L CoRDONE : Considerazioni sugli aggrefslvl chimici: Proprietà - Utilizzazione - Emcacla (« Gaz de combat », luglio 1935). f L 'A. inizia il suo articolo col ricordare che, in tema d i aggressivi chimici, è n<'ccssario :\e nna. netta_ distinziom' fra la. parola a gas •, e quella u gas da combattimento •, dato che, t att lato esclusivamente chimico, solo il cloro è un ~us, mentre tutti gli altri prodotti, sopran o se,.Ia. t~mperatura è bassa, non sono che liquid1 o solidi. All IniZIO dclla guE>rra chimica., perchè un agjtressi,·o chimico foì:'se sufficientemente tossico per essere impi!o'gnto in guerra, si ritent>va necc·~:;ario che alla conc<>ntrazione di 4 grammi per


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m. 3 la miscdtt inspimta provoct~,-;xé lesioni mortali n ello spazio dj 5 minuti. Tale limite è stato in v!'ce in p1·atica hu·gtt,m t' nta 1'\or·pru.;xoto : con m ezzo gnunmo di fosgene p er m. 3. in tut l'. IC' l t>~<i oni sono m ort Ali, e ct>rtc arsine n:ndono l' nri a. a R..;;oluttunt'nto insopporta bile a d osi mill~> YOi tC' mi.nori. L 'autore tro tta in Sl'guito d f' lla forte dpru;ità che ciC'n• a\·er e un ug~es;:;ivo chimico e dimost.ra ppr·ch iì l'acido cianidrico t' l'ossido di carbonio sono sttl ti sis te maticamentt" scarta t i malg rttd o la "_lo ro enormr t.o,.;;:icitil. In oltn~ !';:;p on•' i rf'qui:;iti clw d t'vono pr<'RC'ntarf' i vari agl!ressivi c himic i pe r la loro utilizza zione : g rnrHI\' ;;! a bilit A risp <'tto n~li a gl'nti atmos fe rici; fac ile loro fnbbricnziont• in t e mpo di g ut• rru; m aterie prime ubbond>tn t i; buonu loro corl.~NTazione ; prezzo di costo rf' lativa rn ,.nt<~ hn;:;:'io. P as.-;a in st·g ui to in ri,·i,.;U\ i difì"c·rent.i ngg r·<•;;sh ·i c himici. di cui indica la tossicità.: l kp;. di fo>igrn o r e nde t ò"sici a d o,.;(' morta io 2.000 m '' eli aria. Sc•c•ondo calco li fatti, n ella vicim1.nza d i'Ila zona di scopp.io di unn bomba o di Wl proiettile n fo;:;gt' nt·. si proriucono d elle- concentm· ziorli t-ossich e capac i di n t.trnv<· r~ttn> immc diutanwnte tutt.e lf" maschC're antigas e di u cciùcre in S<'guito a d una sola Ùls pimzion P. I llustra quindi le cam ttei"Ìst.ich o chimich e e tossicologich t> d e l difosg<' rw . ch•lla c loropic ri.na e dt•lle a rsine . le quali for·mano una nube n on tratte rwta clall<' masche r·t• filtrant i, chP n on p O.>· sie d ono adat t i disposit.h ·i. Pa"3slt infinr all"y prit.e. il più celebn~ t~d il pli1 pr ricol oso fra g li a ggre:>sivi chimici. d e l quale cita i pr·incipali dat.i ord ouolc·ttic i. fi!;ici H chimici. N r i rig u!U'di d l'lla tossicità, !"autore affcmna. c he un uomo c he so_(jgiorni in un ·atruo;;f<·ra, cht• contien e w1 centig ranuno di yprite p er m. 3, n o riosce con una c ong iuntivite od abbas~um ento di Yoce, che t.alvolta giunge all"ufoiùa. L'y· prite, a ggl'f'ssivo chimico ad azione rita.rclata , s i sciogJje lU;sru poco n €'ll' acqua, ma facilmt>n te n ei grassi, ed il ~;uo nemico morta le è l'ossigeno nascen te, come Yiene prodotto dal c lorUJ"O d i Calce. .l\lAORONE. A. MAHLEI~. - La protezione aerea e la co>truzlone del ricoveri (« Gaz d e combat •. luglio 1935) Qualunque s tudio, che contribuisca a far conoscere i m ezzi più ide onei per la. protezion ~ antiaerea collettiva delle popolazioni c h·ili, m erita di essere segnalato, tanto più che fino ra. molteplici circostanze d'ordine t ecn ico e sopratutto finanziario hanno impedito anche ai pii1 :volonteros i di attuar·e e realizzar-e qualcuno di tali provvcdiinenti . L ' autore , prem esso che p er considerazioni di varia natura è indotto a rit.<m ei·e ch e in mla futura guerra le bombe dirompenti p revalentem ente adoperate dagli a erei sulle città saranno quelle. di me dio calibro (dai 100 ai 300 kg.), illus tra gli sva.I"iati m ezzi con cui le cos truzioni potranno protel!gcr-si da tale pericolo aereo . Ed accennando pertanto al sistema di protezione di uno stabile m ediante w1 t Ptto sufficientemente resistente, ta.nto da impedire la pent>tra.zione delle bombe ; a quello ottenuto con soffitti resistr:>nti tanto ciu d et e rminare l 'arresto o lo scoppio d elle bombe ; a quello ottenuto con ossature resist enti riempite di mate riali leggeri, sì da provo· care lo sfondamento d ei solai ma non il crollo dcll' intt>ro immobilt'; face ndo gli opportlUli rilievi att·i a dimostrare che n essuno d e i tre sistemi corri~pondt> allo scopo di prott>gge re l'insiem e d ('Jie costruzioni, passa ad e saminare il m ezzo protettivo che costituisce la soluzione m ono costosa nel complt>sso p••oblema d ella protezione antiaerea collettiva, e c ht' prot<'gge almeno Il\ vita d egli abitanti di uno stabile, cioè a dit·e il ricove ro coUottivo. · E spone. qnindi i principi g en erali, cui d eve corrisponde re tm ricovero collet.tivo. t enuto . conto d ei vari effetti d e lle bombe dirompenti, incendiarie e ad aggressivi chimici, sofferman· dos i ad ill!Ustrare i criteri costruttivi di Wl ricovero specie p e r quanto ha tratto alla prote zione contro le bombe esplosive di m edio calibro. Passando poi ad esaminare la organizzazione di un r·i cove ro dA allestire in un immobile già esist~mte, illustra i motivi d ella pre fere nza da dare ai ricovc:ori sott ~rrannei, situati il piìr profondamente po.~sibile ; cita i dati più impo•tanti, d ' indole t ecnica. circa i provvedinH'nti da adotta:1·e n e i riguardi d elle pareti, d el tetto, delle a ssi rompitratte d e l ricovero, allo scopo ili allest.ir·& il ricovero st.esso in modo da esser e resistt~nte alle bombe dirolìlpenti di m ed io calibro Accennando in seguito alle caratt::-ristiche cos truttive d egli a.cceRsi al ricove ro, si sofferma in modo pa•·ticolare ad illustra re il problem a d ell'ermeticità. d e l ricovero st esso s uggerendo le varie' misllre p er attuarla , e que llo pitt importru1.te d ella supe rficie e d e l volume d e l ricovero progettato in re lazione al num::~ro di individui da ricove rare, n 911a con~icl erazione che il ricovero sia d el tipo ermetico. Sugge rendo poi, p er ovvi motivi, il si'lt ::~ma di d iv idere un ricovel"O in p iù scompartimenti m e11iante muri in c em ento idraulico di adatt o sp •ssore e muniti rli porte stagne, passa ad illu· strare le diverse in~taHazioni ed i m a t eriali i.ndisp en'lt\bili p er il funzionamento del ricov!'ro s t esso, precisamtlnte l'impianto d ' illuminazione , i m ezzi per la. protnzione antincendi, l'impianto d e ll'acqua potabile , e di quello p er lo smis tlm:mto d ei rifL•ti fi;iolog ici. i materiuli più necessari p er· sgombrare macerie , quelli p 3r i primi so ~corsi p 3r le fe ritd e le into-;sicazioni da gas , l(.• w•t.t.o· vaglie , !',impianto t e le fonico e . que llo p er riv<-lat·e gli aggrt~;s ivi c himici, quan•Jo il ricov1•ro n on è an1o :·a. isol!tt':l ù di'aria e>t ~ rnl.. 1


RI VISTA DELLA STAl\fl'A MEDICA ITALIA..."'A E STRANIERA

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La memoritl d el l\Lun.ER. ricca di dati kcnici e di fìg llrf' schemntic he molto illustmtive , riporta infin(.> un esempio di i nst~tllazionE> di un d <'o,·f>ro. di prat ica e non disp r rtdiosa attuazione negli stabili già osi;:;t<'nti, fruendo eli nwzzi di d piPgo e ne l contempo ntti a rlo'a lizzarc una effi. ciE>n te prokziono c oll t>ttiva.

IGlENE CHAu ssiNAND R . -

A propo:;ito del differenti metodi di vaccinazione col B. c. G. Vantaggi del

metodo delle due iniezioni sottocutanee flmultanee. Variazioni della virulenza del B. C. G. nella premunlzlone della specie umana (" Annnle:; d o l' Jn,:;tit ut P astc ur •, YOI. 55, ottobre 1935, n. 4).

AYendo potuto sp t•rimt'ntare pe r Sf'ttc nm1i i nuii mf'todi propo1>ti r~'l' la vaccinazione col B. C. G., l' A. li pa,:;sa. in rapida ra.-ss<'gna, m ettt>ndo in rili<' vo i ,·antn)!gi e g li inconvenien t i di ogrumo di t•ssi E' si occupa. in modo specia lt>. del m t•t odo di sommini:,;tra ziont:" sottoeutanen con doppia inocu la7jon t' simultanea. Pur ric ono:><'t•nclo ch t> la pre mmtizione con B. C. G., E>st'guita per os , costituisce un m<,t.oùo se mplicE>, i.noft'<•n;;i\·o t'd (' ffiC~t<'(' . <>gli notA che talf, ,·ia offre l'inconvenien te di provocare solo tan lin tm('nte C'd irr<'golarm<'ntt• l'alh·rgia alla, tubercolina; la qual cosa rende difftc ile sapere quando l'indi\·iduo vaccinato si trova realment.e nello stato d i p remunizione. Quf'sta incertezza è spC'c iahnt•n tc• gl'AVI' qmmdo urge il ritor-no di un bambino ne ll'ambiente ove il contag io è rtuasi s ic uro. Da ci b lu IWC<'ssi th. di cerca.re un'a lt ra vin. d i somministra· zione d el B. C. G., capace di pro,·o care più pt'<'COC~> mcnte e piì1 regola rmente l 'allc rg in. tuberc olinica , 1:', quindi. tale da imlicare con prC'cisione la durata d e ll'isolamento per ogni vaccinato. Le altre \'ie di s omminis trazione, conw la int rade rmica, la int mmuscola.re e la s ottocutanea, da.uno d ei risu ltati s uperiori a quelli che offre la via boccn.le , e la somrninistra.zione sottocutanea sembrf'rebbo la più indicata, prod u•c endo la sC'nsibilità tube rcolituca pitt rapidamente e più fre quen temente d e lla vaccinazione pe r os. I noltre. dnl punt{) di visti~ nll() rgico, e::;;;a dà i m ede simi risultati. sia nei neonati che ne i bambiJti al secondo 1umo d i età e n E'gli adolescenti. Però presenta l'incom·eniente d e lla possibilità di formazione d i un piccolo as cesso fre ddo che, per altro, non è di difficile cura. L'A. ha cercato di modificare la tf'cnica d e lla. vaceinazionf' col ·B . C. G. per via sottocutanea, con lo scopo d i ottenere w1a apparizione precoce A regolare dt>ll'alle rgia tubercolinica e di evitare, p <>r quanto possibile, la formazione d f'll'ascesso fre ddo. Tale risultat.o ritiene clw si possa raggiunge re somministrando la dose d i B. O. G., m ediante d ue inoculazio ni sottocut-anee simulta.nea.mente eseguite . J,e recenti esperienze , effett11ate a Saig on, s u 238 prime vaccinazioni eseguite in soggetti di età varia (da sei m esi a, 26 anni) e su 89 riva{)c in.azioni di fanciulli (da un m ese ad 8 anni}, hanno confe rmato queste s ue vf'dutc s ulla reale e fficacia d e!Ja doppia iniezione. Questo m etodo si è dimostrato capace di provoca•·e la compars a dell'allergia in un modo più precoce, piil intens o e p iù regolat·e ch e non il m etodo solito di un.'unica iniezione. Anche l'a.<:lcess o freddo è stato riscontrato in una percentuale addirittura. mhùma. P erò, per ottenere ciò bisogna osse1·vare alcuni accorgimenti, e cioè : vaccinare solo i soggetti anergici alla prova. di Mantoux; non Ìlnpiegare dosi troppo fo1'ti di B. C. G., nè una e mulsione vaccinale non perfettamen te omogenea, ed infine non t i·aumatizzar<:" la piccola infiltrazione , che in genere s i forma solo in uno d ei due punti d e ll 'inie zione del vaccino e che quas i se mpre regredisce spontaneamente seuza lasciare traccia. L'A. ritiene che tutti i bambini che si trovano in a mbiente tubercolare, o semplice mente sos petto, dovrebbe ro essere vaccinat.i col me todo de lle due iniezioni sot.tooutanee simultanee. L a tecnica è molto più precisa di que lla cldla. vaccinazione pe r os ed è seguita dalla comparsa precoce e regolare d ell'a llergia tuborcolinica (più d e l 90 %de i soggetti reagiscono già al termÌI1e di 7 settimane ). Così, il m edico può sapere esattamente quando il vaccinato p uò tornare senza pericolo al proprio ambiente. D alle ricerche che l'A. ha f'St•gtdto rLc:;ulta. poi che le re azioni positive dovute a l B. C. G. si mostrano meno forti di que lle consecutive a lle cont;a.minazioni da bacilli di K och virulenti. La reazione di Moro-Hamburger si rive la nei vaccinati quas i sempre piil sens ibile ' d i quella di Pirquet. Al te r-mine d el dodicesimo o diciott.f'simo m ese più d ell' SO % d ei vacci nati e dei rivaccÌilati per via sottocutanea presentano ancora una cuti1-eazione posit iva e circa il 95 % sono ancora sens ibili alla prova di Mantoux. Quindi è molto probabile che la maggior parte d egli individui vacchtati per la via sottocutanea conservino l'immwùtà per parecchi anni. · P e r le rivaccinazioni, effettuat<:" per via sottocutanea, bisogna. tener conto d e l fatt,o c ho in certi fanciu lli l'immunità può p e rsistere dopo la vn~ch1azione pe r os , per quanto in essi sia diventata negativa lfN prova di Mantoux e che le riva.cciuazioni potre bbero provocare d ei fenomeni d i Koch (ascess i freddi}. Perciò, è pre feribile, secondo l' A., non effettua-re le rivacc inazioni, fino a ll'età di due anni, ,c he per via orale od anche di ricercare lo stato allergico, prima d e lla iniezione sottocuta.nea di B. C. C., m ediante la h1tra.dermo- reazione eseguita con dosi di tube rcolina spinte 6no a 2 c tgr.


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Pet· qua11to riguarda la dose di B. C. G. da impiE-gare p€'r la vaccinazione per via sottocutan ea, l'A. ritiene che non s i possa raccomandare lUUI dose uniforme p er le diverse nazioni. InfaUi , lw vitalità e la virult·nza del B. C. G. subiscono una att-enuazione progressiva in rapporto con la distanza tra il luogo di utilizzaziono e d il centro di preparazione. Sopratutto la tempera· tura contribuisce all'at~nuazione del vaccino, il quale andrebbe perciò conservato sempre al fresco. In genere la dosP da impiegare quando il vaccino proviene da culture non p iù fresche, o quando ha. subito un viaggio più o meno lungo, è supe riore a quella che può invece usarsi quando la vaccinazione è praticata sul luogo stesso di produzione del vaccino. Sarebbe poi d esiderabile che i vari istituti preparassero il vaccino con una rigorosa unifor· mità di tecnica. Infatti, secondo l'A., le att-enuazioni, fl-equentemente riscontrat-e nella virulenza del B. C. G., non sar<'bbero da attribuirsi al ceppo originario, ma alle differenti tecniche seguite ne lla preparazione ed anche nella somminist.razione del vaccino stesso. PIAZZA.

B. ClHltL'l'ON E ~L\x LEviNE. - 1\la Ule osservazioni sull'emcienza germicida della clo.ramlna- T e del Calcio ipoclorito. (" J ournal of Bacteriology » Baltimora, 1935, vol. 30, n. 2).

DAVIDE

Gli AA. haru10 studiato, es<>guendo ricerche sperimentali, l'effett.o che la temperatura. la conc<'ntrazione e la reazione hanno sull'efficienza germicida della Clorarnin~T e del Cal· cio ipoclorito. Hanno trovat.o particolarmentl' adatto allo scopo del loro stu{:io lavorare su spore batteriche od hanno scelto quelle del Bncillus metiens (no v . sp.) Il termine di riferimento pei dati ottenuti nellE~ loro ricerche sp erimentali è "il tempo richiesto pe r effettuare la riduzione del 99 % degli orgm1ismi sot.toposti all'azione germicida». Detto te-mpo è st.ato dE'nominato dagli AA. u tempo di uccisione » (killing time). Pe1· un aumento di 10° C. detto tempo d'uccisione veniva ridotto, per la Clorami!UI-T. d ell'82% a n•azi01w iniziale pH= 6,0 e d el 71,5% a pH=8,7, a concentrazione del disin.fet.taute costante. Ma.ntenC'ndo costante la temperatura e raddoppiando, invece, la concentrazione si ave,·a una riduzione ciel tC'mpo d'uccisione dal 40 al 60 %. Anche da eRp<'rimenti eseguiti cogli ipocloriti g li AA. ha1u1o ottenuto ri'lultati analo~hi. Diluendo con acqua distillato fino ad 1·/ 111 la concentrazione di una soluzione di Calcio ipoclortt.o, l'attività g<'t'l1licirla di questa. dh·entava soltanto dE>bolmente minore, pW'Chè il pH foS&' condot.to da 1 1,3 a. 10,4. P eraltro si aveva un'attività molto supori orè nE'Ila stessa soluzione diluita ancora. 15 volt,e, purchè ìl pH fosse po1tato n. 8,3. Dai risultati ot.tenuti gli AA. hanno concluso che il cloro attivo non è la misura-'"diretta dell'efficienza germicida dei composti di c loro disi.u.fettanti, es.c;-endo la reazione attuale (pH) il fattore che principalmente la influenza. Fin dall'inizio della nota essi affermano ch e le Auto rità sanitarie non hanno ancora apprezzato bene i fat.tori che determinano detta efficienza, che viene oggi uff1cialmente stabilita in- base al contenuto in cloro attivo, determinato per \'Ìa titrim<'t.rica o colorimetrica. La. Cloramina- T (sale sodico della toluenparasolfonclOT·a.mùle, -i cui simmimi sono Toclcri~~a, Tolami:n a, Clorazene, E·uclorina, Mianina, Activina) ed il Calcio ipoclcrito (cloruro di calci.o commerciale) sono composti disinfettanti che, per aggiunta di ac1'di deboli, B"!J'ilwppano a.r-id.o ipocloroso. Quest'acido, conosciuto .solo in soluzione acquosct, è instabile; si CQ1n'[)O'rta- come energico osaida-nte ed ils1-t0 potere gennicùfct è dovuto alla nola sci.ssione: HclOaq = HClaq + O + 10.000 cal. e quincli, in definitiva, all'ossigeno nascente. La 8'Uddett.a scissiOTte avviene tanto per la Cloramina-T che per il Cloruro di cake commerciak, in soluzione acquosa e per azione d.eWan.idrùle carbonica dell'aria: (J l. 0 6 H 4 (OH~). S0 2 NGl. N a + H 2 O = C6 H~ (CH3 ). SO~ NHe + NaOCl '!T"toluensulfamide

e quùuli:

2Na0Cl + H 2 C0 3 = Nal 003 + 2HOCL

(2) 2CaCl (00l) + H 2 C0 3 = Ca0o3 + CaC4,

e, per entrambi i co1wposti :

+ 2HOlO

HGlO = HCZ +O. Ma l'H Cl, clte si forma, pr01n·u ove la dec07npos-izi01te degli ipocloriti già iniziata dall'anidride carboniw (1Jerchè è noto che gli acidi fo-rti libemno cl01·o dagli ipocloriti e non ossigeno): (1) NaOCl -1- 2HCl = NaOl +1f;·O + C4. {2) CaGl (0Cl) + 2HCl = Ca0l2 + H~ O + Cl~ Si ha quindi un'azione e/arante 1"nsieme a quella ossidante. E quanto più ci s'inoltra nella zona acida del p H .;_come gli A A. hawno eB"per-imentato, è ovt·io che s[ accresca cOTUJidere1.JOlmenJe l'azione germ icirla. !


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:RlVJSTA DELlA STAMPA MEDICA. ITALIANA E STRAN1ERA

I n considerazione pe1'1:iò della comple3sùà dd jen<mteno, non è eta scartars·i per questi composti la tifiolazione per via 1"odometrica, comoda. semplice ed esatta pe1·chè basata su 1tna del.le più sensiln"li reazioni d.eUa d1.i mica analitica, e l'espressione dei risullaH come ctom attivo, per quanto essa sia convenzionale. Tratta.nd,osi di un composto, la cui formuù:~ è ben definita, dosan:i l'un,o o l'altro dei compo1!.enti non può condurre ad errore nel valuta.r11e la. purezza e, e/i, conseguenza, la sua e{jìc·ienza. germ ic·i da. che è fu n zio n P. d i que,çta. È là tec-llica deUe disinjezio11i che ci si deve sforzare di perjeziona,re, dato che è di{jìcile che comunemente si veri{idti la completa ut ili:::zaziqne clei disinjellanti impie!Ja~i. ZODDA.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE W. DE VOCEL- Vaccinazioni antipestose con un vaccino vivo nelle Indie Olandesi (• Buti. Off. Inter. Hyg. Pnbl. "• T. 27- n. 8, 1935, pag. 1542). In una. precedE-nte comunicazione, nella sessionlo' d i ottobre 1934 del • Comitato permanente dell'Ufficio internazionale d'igirne pubblica •, è stato trattato delle esperienze di Ott-en, circa la forte immunità eonfc rito. contro la peste agli animali di laboratorio, pil.r recettivi, a mezzo di uno stipitf.• o.viru lento di B. pestis . Questo ceppo e ra stato trovato in marzo 1930 in una. collezione di cult.ure di bntterio p('stoso, in tubi di agar per infi;;sione, ed era. stato isolato in settembre d e l 1929. da un ratto pestoso nel distretto di T jiwidej . I rat.t i vaccinati con WUI. sola iniezione di l /5 a 1{10000 di cultura in agar e le cavie, vaccinate con 1/5-l /100 di cultura han resistito, i primi in propor·zione fi eli' SO %e le st>eonde in proporzione d el 90 % -L'immunità appare al terzo giorno dopo la vaccinaziorte e raggiunge il ma.<ssinlO al termine d i tre settimane. Dopo queste esperienzE>, Otten pu!'~;ò alla vaccinazione sull'uomo. comin.c iando da sè stesso, con una do,.~· di 1/50 di cultura in agar, corrispondente a. c ir·ca 300 miliorù di germi; appa rve solo una. li(we reazione locale, CJlwnt;unque <.'gli fosse molto sen,.ibile nll'inoculazione di proteine. tina seconda iniezione n dose doppia pr9dusse una. reazione lO<'ale ancora più debole; alcuni v.olont-ari ai quali Otten inoculò 1/50 di coltura non ebbero a.lcuna reazione. Furono vaccinati allora. 50 volonhnri con dosi , ·ru·ianti da 1/50 a l f4 di c:ultur·a; rw;;su.na reazione . Si cominciò allora la vaccinazione d e lla popolazione dei distretti vicini a Bandoeng, o\·e, la p este infieriva; dal 2 novembre al 6 dicembre 1934 furono vaccinati 37.500 individui, divisi per età e per cat('gorie giudiziosamente comparabili. Si ebbe Llll tasso di mortalità del 14-,6 % n ei \"aeeinati e dd 85.4 % nei non ,·accinati. Le c ircostru1ze tuttavia non favorirono questa esperienza di vaccinaziont', perchè nei di:;tret.ti in cui si praticava la profilassi immmùtaria vi erano anche dei cttsi di pc-st('l polmonarc, forma questa chl:l non riscntL· nessuna influenza dalla vaccinazione. I n ge1maio di quc•st'arulO si iniziò la vaccinazione in ma;;:::a, con una dose d i 1/5 di cultura in agar, contenente c irca 3 miliMdi di gf-nni; p<:'l" i ragazzi sotto i 16 anni h\ dose fu ridotta alla roe t,à. Finora. ~<ono s tate vaccinatR 400.000 PN'!'one senza il minimo incid!:'ntc; ne lla regione di Bnndoeng a Caroet L'a Tas:::ik ùlalaya la popolazione si è presentata alla \"accinaziono in proporzione, dal 90 a.J 95 %- Pt·ima che cominci il monsone delle piogge (mese di novembre), ('Ssendo già scomparsa l'immunità. s i d o\Tà. per1-<>are alla rivaccinazione. S i potr-ebbe Sf'll.Za alcun pericolo uumentar't' ancora la dose del vaccino, ma la produzione d E-Il'lstitut.o di Bandot>ng è limitat.a, anche per il fatto che l 'allestimento di un \"accino ,-h-ente richiede sempre mo lte pii1 cure !:' precauzioni <.'he la preparazione di un vaccino ucciso. · I risu ltati d('lla \"accinazione in mns.<.:a non sono st.ati ancota pubblicati. REITANO.

Eo. BE?-."RA.lllou. - La diagnosi di Kala-azar con gli strisci dermici (" La Pres!Sc Médica.le •, n. 81, ottobre 1935 ). La diagnosi precoce dr! Kala- uzar, o Lfi:>hmaniosi in t< rna, è< Rs<•enzinle ai fini di una sol!<,· cita. e drfinitiva guarigioni:' data l'importanza, oggi riconosciuta., allu po:ssibi1ità. d'istituire una pronta cura antimorùale. Sono note prraltro le difficoltà che s i incontrano nel por·re un diagnostico in base alla s intomutologia c linica, il cui tr·ipodc: febbre, anemia, splenomogalia., può inizialmente non presental·e curatteristiche sufficienti a far differenziare tale malattia da alcue forme morbosi:' l a cui epidemiologia. ha un eguale dominio gl:'ografico. Anche la formula lencocitaria, con la spiccata leucopenia o la t·e lativa mononuclcosi, e le reazioni sierologiche, sopratutto la formolo- gelificazione o Napicr- wsto. se hanno indubbio valore di seg~ù di probabilità non possono tutta,·ia atrtorizzare una diagnosi di ct-rtezza. Questa non può esser data che dalla dimostrnzione dd l'agente e tiologico il quale viene ricercato nei t e;;;suti, e sino ad og~ri sopratutto con la puntura della milza o del midollo osxco, sia con l'esame dil·etto sia con qui" li O culturale (in terreno N. N. N.) del materi~le preleva&' .Senonché questi


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Rl\ìSTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

ultimi ml'zzi diagno,;tici non ,:;ono >:('Pvr·i dt\ pm·icoli per i malati, che spesso presentano fatti dì emo,~Z;E:>n.ia. e in ogni modo St'lnpre traumatizzanti, per cui essi non venp;ono in genere praticati a.JI'inizio dPlln mulat.f,itt. ma solo quando si~t già. sor·to un sospetto clinico ben d efinito in seguito

ad nn Napif'r- k•sto positivo, per il che s i richied e in gE>nPre qualche mese dall'inizio della. mnla ttin. È quindi da n<·c·oglic•J'P con p~trticoltU'(' int.er·r>s:;<' , se confermata n E:> lla s ua costanza e preco. citi\ di r·cp<•rto, con indubbio vantHglo(io la nuova prOYa diagnostica degli strisci de rmici che l'A. dr-ttugliatHJJknte d••scr·ive n•'l prt>,;onte lavoro e c he, unitament!l a Faugèr(' e Choussa.·. ha già n ·l f!;iugno scorso comunicato alla Sochtà m"Jica d •egli ospedali di Parigi. I pn.. cletti A. A. partt-ndo d a lle· r·ice rchc di ADLER e TH ":ooo&. e s uccE-ssivi ricprcatori, sul!.~ locnli;r.zazimltl c utunl'n <klla L c·islunartil\ nPi ('tHti ammfllati e port.atori, sono stati indotti a stud ia r<' la "''('n t uai P impnrtai1za d PIIa pdlc:- m•lla LC'ishmaniosi inte rna dell'uomo, dPri· vandonf' un nUO\'O n1t'todo di dia((HO:<i. l>t cui SC'mplicitù ùi tN•nica unitamente ai brillant.i JV'sultati ot.t('nuti in t.n' Msi di Kaln- azur, d a ll'A. ampinmm1te illust.mti nellaprPscntc memo· l'in, nf' costitui;;cono pregi di l'l'Ili<' ,·alor" pratico. )[n. olt rP il ndorf' pnttir·o. di cnmtterp e;:;senzialm<'nte clinj:(nostico. l'A. ru' mette in giusto rili<·,·o l'apporto sc-i~n t i fjco e profìlattico. I nfatti il r<> pe r·to d i LE>ishmartie 11Pgli ~;trisc i dmmic i viPne a documentari'. in modo sugge· Mivo c: ht~ l~t L ei;;hmuniosi intc•ma, comt' il Pittn luga asf'va g ià sost.pnuto parlando di blocco d e l S. R. E., dPvc osrf{i PS:<f'r considerata Lll1!1· rl't.icolo - endott> liosi parassitaria n e l senso più vasto d ella pnrola c inoltn· induce a ritC'nere la. cutH ft<'g li ammalati di L eis hmanios i ù1t.erua com<' unn. riserva di virus non trascura bile dul lato pro61iittico. Onta l'est-cn:>iom• oggi •·iconosciuta n l Kala- aza r n r l bacino d ('l :VI<~diterraneo, ogni m edico potrà trO\'fii'Si nello conclizion.i rli dove rne risoh ·ore il qur>:~ito diagnostico per cui il possedere in quest.n t-ecnica d ogli "strisci dermici » un m l'zzo di d iagnosi s icura (etiologica), di facile attua· zione pratica. scevro di pericoli, quindi ben accetto dai p~tzil•nti, e eh <:> inoltre può essere ripetuto in CA!'<O d 'insucc<'~>;o. I'V<'niE> nza non infr·ecpumte anch e n ella puntura d c>gli organi inttomi, rappres<'nta un vantaggio d 'indttbbio ,·alort> pmtico.

MEDICINA INTERNA

F. M i;LLER E O. ScHEDTLER. - Ricerche siero1o:iche nella tubercolosi. (" Klinische Wocheuschrif~ •, ~4 agosto 1935, n. 34).

In te ma di ma.Jattia tubercolare ogni ricerca di laboratorio tenclente, Mcanto al reperto clinico, alla precoce individuazione diagnostica, a lla precisazione d ello stato d el processo morboso onde aècedere più sicuramente ad un giudizio prognostico, va sempre accolta con molt-a com~iderazione, data la diffus ione d ella malattia, la necessità d e l riconoscimento precoce di essa p er attuare la t erapia e d e lla. sua e voluzione, onde poter corrispondetemen.te modificare ed adattAre la t e rapitt ste;:;sa. Il pr·esente lavoro, frutto ùi un'intima auspicata collaborazione di un medico prima.rio di un sanat.orio e d un ig ienista dell'i<rtitu t.o d 'igiene di Marburgo rappresenta una m essa a. punto d e lla questione importantis>;irua sul \'alore delle reazioni sierologiche n ella tubercolosi cd il lavoro acquista ancor·a cospicua imporanza per il nume ro d ei sieri esa.· mù1ati, per la precisione d e ll'osservAzione cl.inica, quale è solo poss ibile ottenere in un grande sa.na.t.orio diret.to da tisiologi di provato valore e per il mctodhnno rigoroso d e lle ricorche sierologiche, onde l~t sicurezza d c i risultati ottenuti. I due autori hanno praticato su circn. 1.000 sieri la r eazione di fì 'lsazione d el complemento con antigene Witcbskj, Klingenstein e Kuhn, la .reazione di floccula.zione di Meinicke e la rea· zione di precipitazione secondo L ehmann- Facius. P c:.-r la t.ecnica s i sono attenuti rigorosamente alle modalità. prescritte, anzi pe r la seconda re azione ottermero consigli e d e lucidazioni diret·· tamente dall'autore. In apposite tabelle sono riportati i risultati ottenuti, distinti in positivi, dubbi e negat.ivi. N ella tube r·colosi polmonare clin.ica.meute accertata la maggiore pe rcentuale di risultati positivi è data dalla 1\-leùucke e c ifre leggermente più bass€1 dalla. reazione di fissazione del complemento, m entre la reazione L . F. clà solo iJ 60 % . Tale percentuale di maggio1·e sensibilità è conser· vata. anche in rapporto all'attività o meno d t?l processo polmona.re, e nelle fonn e inattoivc il numero d ei risultati positivi otte nut.i con la precipitoreazioue L. F. raggiunge solo il 36,3 % col 59,2 % di risultati negativi. N ei processi cave mosi la rrazione di fissa.zione del complement.o e la. ~Ieinicke ragg iungono il 95 % di risultanti positivi. L e ricerche condotte allo scopo di <limostrare w1a corrispondenza tra decorso clin.ico della malattia ed e"ito d elle si!"ro-reazioni non dettero in genere risultati apprezzabili, pur essendo più rispondenti quelli ottenuti con la l'E'azione di 1hsazione d el complem ento. Nè una chiara influenza si lasciò dimostra,re sui risu ltati d elle reazioni d alla colla-esoterapia, in quanto mentl't:l alcuni restarono invaria.ti, altri presentarono modifìcazioni contraddittorie. Ancora nessun ri.s ultato concordante si e bbe tra l'età d ella malattia e l'esito d elle siero-ren.zioni, le quali non furono semre nè uniformemente influenzate d al manifestarsi di complicazio1u.

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RIVISTA DELLA. STAMPA. MEDICA ITALIANA E 8TRAN1ERA

Cii AA . citano un cf\So in cui lP n•azioni prima negatiw•. tali s i const>rvarono anche dopo la comparsa di un inflltrato d el lobo inF~;>riort>, eh€' proced e va con eliminazione di bacilli, ed un altro in cui pe r uno infiltrato precoce f>sse si modificarono in seJ'L~O posit.h·o. Riportano ancora d elle osservazioni nelle quali il manifestarsi di una tubercolosi laringea in alcuni casi lascia non modificata la reazione s ierç logica, in altri diventa negativa ed in altri diventa positiva m r nt1·e prima era negativa o dubbia. Questa d iversità. d e l comportamento siPrologico porta g li autori alla conclusione d ella incostanza d E'Ile reazioni s ierologiche nella tub€'rcolos i polmonarE•. anche riconoscendo d.i non poter dimostrare l'intimo m t>ccanismo di tale comporta;men to alla luce d t• lle nostre attuali conoscenze. nè dall'esame a ccurato pq1·tato s u ammalati a reazione n<'g ntiva fu possibile rile ,·are elem en t i significa t ivi, ondP int€'rpff'tnre i ris ultati ottenuti. Le rict>1·che s ie rolojtiehe ripr-t.utamente prat.icate in c as i di tube rcolosi t>xtrapolmonare hanno confermato che scaf!lo è l'aiuto che esse possono porta.re alla diagnosi di tali affe zioni, in quanto re lativamente bassa è stata la. percentuale d~i risultt~ti pos itivi anche in casi gmvi fistolizznti di tubercolo~i ossea e m·gli stessi ris ultati pos itivi In. re azionf' r ra stata debole. L 'esam E' portato su !<ieri di soggPtti soff!"r E'nti di altre malat tie ha dato cifre pE'rC€'ntuali di risultat.i po;;itivi che andavano d a ll' ll ,9 % per la pr€'cipiton' azione L. F. al 17.4 per la fissazione d e l complemento a l 24,2 p<'r la Me inicke. c pt•r qu psful t ima i ri~ultati dubbi hanno raggiunto il 10,8 %, cifra piì1 bassa pC'r l'nltr·a reazione. Il maggior num pro d i'i ris ultati posit.h·i con la 1\-Idnic kt' rig ut1nla \'a bronc hitici cronici <' bronc hiect-nsie i. l n proposito gli autori chiamano in cawm più c he una rC"azione antigl.'ne-a.uticorpo la !abilità s<>riea. che in queste ultime fonn1• s i o;;s~>rva . In soggetti s icummcnt.e sani ~li A. A. hanno riscontra t o la 1\[,•inickf' lO ,·olt.e s u 100 posith·a e IO volte dubbia. la n ·azionc di fi;;;sozionC' d Pl compk-mento 3 Yolt o s u 100 pos iti\·a e 10 volte dubbia. sempre l1<'i!nt iva la prt·dpitorr·a zione L . F . Infine in s it>ri di soggett-i inviati a.)J'esame per la s i.fili<.le. la reazione di fis::<nzione d t• l complemento ha d a t.o il 6 % di risultati positivi ed il 2 % dubbi, mPntr·p la l\I,, inieke il 17 % di risul tati posit.ivi E>d il JO % dubbi. Tali dati dimostrano ancora una vo lt.a la fort-e limitazione d e ll'inda ginE> s iE>rolo).(ica n<'IIH ma lattia tube rcolare. Non mnnca pe rò qua lche os;;PITa ziont' in cui l a ricerca s iE- r·ologica costantemen te -. negativa e contrarinm E>nte all'l>sarnE> e linico e radiologico ha imposto l't>sclus ione d e lla tube rcolosi, come in llll ca so l' ul teriore d ccof!lo Nl il re pe rto anat omico hanno <·onfe nnato; ma non manc a qualche ossen ·azio1w in sens o opposto. Dalle rieerch<' s iskmalich e €' numf'rose d €'gli auto,·i ris ul t a che attualment.e non disponiamo ancora di un me zzo d 'indagine s ierologica. che ci dia affidamento per la diagnosi e prognosi d ella malattia tubE'rcolare. O~gi non possiamo che rìpf'tf're quanto di;;se nel 1926 PfannPns tit• l. cioè che non ancora possf'chamo un reagen tE> ottimo p <>r la dim o::;t.razione d e ll 'alterazioni s ierologiche nella tuber colosi. Tanto !ung i dal farci abbandona re lo studio d e ll'importante quf';:;t ione, ci d eve essere di incitamento a ricercare tenacem ente in fE- rvore di m (!todiche e pr<>cisc• indagini nuovi mezzi onde il laboratorio possa portar·e pitt s icuri e d importanti contributi allu diagnosi p recoce ed alla prognosi d e lla malattia tubNco la r(•.

R . n'ALESSANDRO. H. C. B EcK E W. C. 1\fERJU:L. - Caso mortale di tularemia a tipo tlfolde causato da ingestione di carne dl· conlglio (• South.l\fed. Journ. », maggio 1935). Dopo av€'r d escritt o le varie Fonnc c liniche con cui s i pres€'nta ne ll' uomo l'infezione tularcnse (tipo ulcero-glandolare , tipo oculo-glandolare. tipo glandolarc, tipo t.ifoide e tipo polmonare ) gli AA. passano a tratta1·e di un c aso capitato alla loro o;;,.ervaziono (t t,ipo tifoide. Non vi r ra t.1·accia di lesione primaria nè di rise ntin1ento ghiandolare secondario, fatti questi dovuti, come è noto, all'ingresso del B. tnlarense attra ve rso la c ute ; In fe bbre r ra il sintomu dominant-e ins iem e ai ::;intomi generuli di una grave sct t icemia. La m a latt,ia si e ra sviluppata 24 ore dopo l'ingestione di carna di coniglio m a l cotta: in dodicC'sima giomat.a il pazien te viene a morte. L'esame necro;;copico p ernw tt-e di m et,tere ben e in evid C'JlZa le t ipiche alterazioni anatomo-patologiche d ell' ùlff•zione tularE:'nse n ello s tomaco, negli intl"stini, ne lle ghiandole n wsen teriche , n el fegato e ne lla milza. . · L 'assenza d i qualsias i alterazion€' nel polmone , secondo gli AA., è un'a ltra prova che la porta d 'ingresso d el germe è s t.at.a il t ubo gastJ·o---ent<>rico. Questo caso rivest-e una ct>rta importml.Za p er spiega re la patog<'n <'si dPllt> forme di tular emia, in cui non si riesce a svelare la presttmibile via di ing resso Iw ll'organis mo umano d el g erme spf~ci.fico, e indica. quali siano le p recauzioni da prendPre n t>lln cot t ura <.ldla selvaggina in paesi in cui la tul111·emia è end€'mica , t<>nendo presPnte che quest a infezione t('nde ad estend ersi n e lle divt·rse parti d l"l m ondo. REITANO.


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CHIRURGIA GENERALE C. LEo . - Manuale di chirurgia pratica elementarl. (Tipografia Antonio Cordani, Milano, J 935-XIII}. Il prof. C. LEo, docente di clinica chimrgica, primario e direttore dell'ospedale S. Rocco di Intra (Novara}, ha dato alle stampe in un elegante volume di oltre 600 pagine riccament.e illustrato, un Manttale di chirurgia prcu1:ca che già. ha avuto le migliori accoglienze presso il ceto medico italiano, ottenendo approvazioni od elogi di chiarissimi maestri della chirurgia nonchè della stampa medica che finora ha. esaminato il manuale. Come avverte l'A., unico scopo del suo lavoro è quello di riuscire utile alla grande massa d ei m..,dici generici, nell'esercizio pratico quotidiano della chirurgia ambulatoria e domiciliare. Qursto compito è stato a~solto in modo egregio, con una chiara distribuzione e sufficiente trattazione della vasta materia, sì da costitui:e un efficacissimo vade-mecum per quanti in via generale devono affrontare l'esercizio, con la semplice pre parazione univeritaria, in condizioni c circostanze che non p erm'et tono disintPressarsi della branca chirurgica, ma che anzi pongono questa fra le più imperiose e difficoltose esigenze delle ordinarie prestazioni professionali. Si tratta del corredo elementare che ogni m edico deve possedere, quando, specialmente lontano dai centri di studio e ospedalieri, è chiamato a mettere in pratica le risorse d ell'arte chirurgica., fino ai limiti riservati all'alta specializzazione. E non v'è dubbio che un'opera di questo genere, nei fini pratici decisam ente conseguiti, è assai meritoria, contribuendo a risolvere problemi attuali e sempre immanenti nella complessa attività dei generici. D opo brevi capitoli introduttivi, la materia del libro è div;sa. in t1-e parti. La part~ generale tratta in distinti capitoli, dell'antisepsi ed asepsi, dell'anestesia, della dieresi, exeresi e sintesi dei tessuti, dell'emostasi ed allacciature, delle operazioni mutilanti, di alcune piccole operazioni di frequente applicazione, dell'arredamento strumentario e dei presidii del m edico pratico. La parte apecùzle trat.ta. dei traumi, delle infezioni chirurgiche generali e locali, delle infiamma· zioni c r·oniche, dei tumori, di speciali fatti morbosi come varici, ernie, ulceri, fistole, t1CC., e successivamente illustra particolarmente la chirurgia. regionale con un m etodo semplice e piano che ne rende agevole la. più rapida e facile consultazione. L a parte specialiatica offre nozioni compendiose di ortopedia, urologia, ginecologia, otorinolaringoiatria con schemi di patologia, clinica e terapia specialmente riflettenti le più comuni affezioni che rientrano nel dominio dE-lla pratica corrente. Fra i clinici più ins ignì che haru1o onorato del loro incondizionato conSt'nso questo prezioso manuale, vanno ricord11t i i proff. ALESSA..'I'DRI, RAZZABONI, UFFREDUZZJ, GIORDANO, FASIA:Sl, FoRGUE. Ugualmente significativo è il pla.uso di m edici pratici che si dimost.rano grati all'A. per aver loro indicato con tanta chiarezza i confini entro cui potersi muovere senza eccessive preoccupa· zioni, con la indicazione av veduta dei pericoli e delle zone d 'allarme e con affabili consigli che provengono da una larga esperienza vagliata con criteri bene aderenti alla realtà. più immed iata. Il manuale è in vendita presso lo stesso A. all'indirizzo sopra det.to. Il prezzo di cope1·tina è di L. 80. Agli ufficiali m edici, p er la cortese concessione di uno sconto del 20 %, il libro è spedito, franco d i porto, m ediante vaglia anticipato, o in assegno, di L. 64.

J. SÉNiì:QUE e R. BERTHE. Rotture e disinserzioni del tendine distale del bicipite brachiale. (u J ournal de Chirurgie», set.tembre 1935). Gli AA., prendendo lo spunto da un caso capitato allo. loro osse1·vazione, studiano in modo completo queste lesioni e fanno la critica dei diversi metodi torapcutici preco1ùzzati nel trattamento. Le rotture basse sono rare e si verificano più spesso negli adulti del sesso maschile fra i 40 e i 55 anni. La rotttua o disinserzione bassa è sempre consecutiva ad un tra.umatismo, ad uno sforzo violento e improvviso, consistente in un'estensione brusca dell'avambraccio sul braccio. Le lesioni che possono osservarsi a livello dell'estremità inferiore del bicipite consist.ono in ematoma più o meno esteso lungo la guaina aponevrotica del muscolo lacerata o non e u el fatto ch e il tendine, distaccato dalla. sua inserzione radiale, è risalito più m~no in alto dentro la guaina, m entre al disopra, al terzo m edio o superiore del braccio, si trova il corpo cam o,;o del muscolo raecolto su sè stesso. L 'espansione aponevrotica è sempre lacerata e si presento. come una lamina brillante appesa liberamente al margine interno del tendine. Secondo i casi, si può osservare sia una rottura sia più spesso tma disinserzione; in quest'ultimo caso l'estremità libera. del tendine ·si presenterà sotto forma. di una. cupola che riproduce esattamente la convessità della tuberosità bicipitale. In caso di lesioni antiche, il bicipite è atrofico o retratt.o, mentre il muscolo brachiale anteriore subisce una ipertrofia. compensatrice. I sintomi della rottura o disinserzione ba.~A. del bicipite sono: al momento in cui si produce la lesione, dolore vivo a livello della piega del gomito, rapido sviluppo di ematoma,


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STR~"'ERA

diminuzione n ella forza di flt'ssione ùeU'anunbnu:cio con soppl'<':;.'<iono della supinazione, esistenza, all'esame di profilo, in corrispondenzA, del tPrzO m edio dt>l braccio, di una tumefn,zione che risale liberamente ad ogni tE-utnth·o di contrll!/..ione cle l bicipite. Con la pa-lpazione s i rileverà la scomparsa. nel gomito delln, cordA. t-endinea, d eJl'.,spansione apone\.TOtico. e della doccia bicipitale, e, al disotto d ella massa muscolare risalitn, .;i p P.rcepiraJUlO molto superficiali le pulsa-zioni dell'arteria omerale. Il trattament.o deve essere chirurgico. Sono st-ati proposti parecchi m etodi operatori come: la sutura diretta del tendine al periost-io d e lla tuberosità bicipitale con o senza aggiunta di una sutura di appoggio, l'inchiodamento. l'iruwsto nelle lesioni antiche e infine il praticare un tunnel n ell'estremità supe riore d el radio. Gli AA. dà.Jmo la preferenza alla sutura diref,ta con ptmti di appoggio complementari sui muscoli vicini (brachia-lo anteriore , massa d e i muscoli epitroclearì) corne m etodo più semplice, più facile, pii1 s icuro, che riduce al minimo l'incapacità funzionale. La lucida e chiara esposizione è resa più interessante per le numerose osservazioni I-iportate, di cui una personale, con i ri.:;ultati lontani d egli int-erventi praticati. FLORIDIA.

OTO.RINO.LARJNGOLOCIA

G. BEcCHINI. - Sulla roentgenterapla delle larlngìti tubercolari. -

( t< Il P oliclinico •, sezione

prat.,·n. 24, 17 giugno 1935-XIII ). La roentgenterapia contro le laringiti tubercolari n on gode ancora di quella vasta applicazione che i vantaggi che essa arreca le dovrebbero riconoscere , e ciò specialmente , ove si tenga presente che contro di essa (come è naturale, applicata. ùallo specialista), come contrappost.o, non esistono, si può asserire impunemen te, conseguenze dannose o spiacevoli, ma, al massimo nullità di à.zione. I timori che per un certo periodo di tempo hanno giustamente provocato ~m non uso di tale terapia, come l'ed ema della glottide o le radionecrosi cartilaginee, sono dall'A. rit.enuti d e i veri spauracchi, quanttmque vi siano chiare d ichiarazioni nella letteratura. Egli dice che su que~;te complictlzioni d ella roentgenterapia nella laringite tubercolare si è d eci.<;amente esagerato : spauracchio grave, graYissimo quello de ll'edema della glottide, possibile a d eterminarsi, anche con rigorismo di tecnica, per corte date condizioni che noi, generic amente, diciamo di spiccata radiosen::Ubiliti\, e relativamento alle quali non possediamo alcun dato esplicativo biologico, ma fWentualmente, solo come conseguenza dell'applicazione di quantitativi radianti decisamente superiori a quelli che necessitano per la fonna tubercolare. Molto raramente n <>i trattam!'nti attinici d l'lln n noplMie laringofaring!'e. neoplasie d otate di una spiccata radioresistenza legatt~ all'organo più che ad una speciale costituzione istologica e come tali abbisognevoli di· e levati d osaggi radianti, si è potut.o verificare a termine d l:'lla. cura od a cura inoltrata, qualche incidente edematoso. In ciò evidPntem ente si è esagerato a lquanto ed una dimostrazione s i ha anche in modo molto chiaro da.lla tecnica I·adium- roentgen che molti radiote rapeuti applicano oggi con successo in cancerologia Iaringea quando intraprendono a radiotrattare senza. impoJTe, come una volta, la tracheotomia preventiva: l'A. n ella. sua prat.ica conta numerosi cancri laringei roentgentrattati senza tra.cheotomia e senza lamen tare alcuna complicanza spiaee...-ole. I concetti direttivi d ella tt'rapia contro le laringiti tubercolari si possono oggi considerare n ettamente tracciati per quanto riguarda il tipo anatom~linico della forma che può benefic iarne. L'A. non lamenta a lctmchè di increscioso n ella cura roentgen nelle forme estesamente ulcerative ed edematose : qualche lieve esacerbazione dolorosa o disfagica che in qualcuno di questi ammalati può manifestarsi come conseguenza immediata d elle prime applicazioni, oltre non essere affatto costante è sempre transitoria e mai a ssurge a gradi da d estare preoccu pazioni. Nella cas istica dell'A. che comprende 17 casi, sei sono le forme ulcerative; di essi sol· tanto in due ri levò qualche lieve esacerbazione dolorifica dopo la prima o la seconda applicazione: esacerbazioni che si protrassero al massimo 24-48 ore p er poi dileguare completamente e cedere invece posto ad una miglioria soggettiva (miglioria che invece di norma è precocis sima) che si compendia in una diminuzione d el dolore spontaneo o durante i colpi di tosse o della disfagia: diminuzione del dolore che generalmente in breve, qualunque sia il titolo d ella lesione, arriva gradatamente alla scomparsa di esso, costituendo ta.le d ecorso l'appannaggio più costante e più immediat.o della terapia d elle laringiti tubercolari. I maggiori risultati che si registrano nelle l. tbc. produttive ove l'infiltrazione, cioè, costituisce l'essenza del quadro anatomico, sono in diretta correlazione con quello che si sa essere il meccanismo di azione d elle radiazioni X negli infiltrati tbc. Su bMi sperimentali. si è potuto sta.bilire oho l'aziono dcll'cncrgia radiante si compendia, in queste forme, essenzialmente in un'attiVità sclerosante degli elem enti connettivali che attorniano il tubercolo, venendosi in tale modo a d eterminare un ambiente non adatto alla vitalità del bacillo; processo di sclerosi, però, che più cho da un'azione diretta d ei raggi sugli elem enti cellulari pa re sia. d eterminato da un'azione eccitante che eserciterebbero sulle cellule


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connottiv111i illest' sostm1ze simili a corpi protf'ici ~d alla tubercolina che s i produrrebl:x>ro dalla distn1zione che i raggi det~>rmirumo, dei linfociti e de i let.1cociti. La quC'st.ione dtl dosaggio e del tecnicismo di in-adiazione. st>condo I"A., non ha eccessiva importru1z1t in argomento; resultati egualmf'nt.e buoni sono riferiti da AA. vari con l'uso ·di tt1cnic he assai divE>rse (anche (k'r il quantitat.h·o) fnJ. loro; a tale constatazione se un valore si d e vf' dare le s i dia come deponente de lla buona J·adiosensibilità. d~l processo tubercolare (produttivo ) anch t> ud lnringe . Pe r que>;te ragioni l'A. ha ,-o luto inda~an>, p E>r convincersi anche meglio d i quanto ha detto precedent<>mt>nh' , attuando s u form€' produt.tivf', fra loro equivalenti, delle tecniche di\·erse e s omminis trando qunlità f'd ~tnc he quantitativi diwrs i di raggi: i risultati sono st.ati tutti so· vrapponibili. Egli ba irradiato, 8\vicinandosi a quaut.o fa l'Attili, con fotte filtrazione (0,5 Cu-1 Ali) tre campi (2 lat. e l ant.. ) a giorni alte rni da 30 cm. di D. F. con 150 Kw e som· :minis trm1do 250 r. pC'r ogni campo e p f' r ogni seduta, salvo ripetere il ciclo dopo 30-40 giorni, ed hu irradinto con filtro di mm. 4 <ii Ali., da 25 cm. di D. F'., due c ampi (soltant,o i laterali) a distanza di ~ei gior·ni l' uno da ll'altro, ritornando su ot.'llÌ campo per due voltP, ogni volt.a. oon 3 H e ripe t<• ndo l ' intier~ pa rte del c iclo d opo un m ese dall'ultima irradiazion~ . In tal modo Pgli, nPllc• form <' ulrerat iw, ha distribuito pf'r seduta dosa ggi p iù rido tti : 2 H. e d egualm ente ha fatt o per le forme produttiw• nei ragazzi. L. A. ha ot t••nuto così risultnti ~>quivalenti con le due tC'cniche : talora facendo uso d«>lls prima s i g ua dagna in t.C'mpo : tale mf't{)do però è d a·scartarai senz'altro nelle fonne ulceroS<>o n otc,·olme nte e dC'mnto.;e. Dnllt> o;;sern1zioni pC'r sona li il prof. Becchini ha de tratto ancora una importante conclu· s ionC' p cioè q uella eh!' nei !'nna to l'i. O\'f' iu ~t· nPrp l'impianto radiologico è costituito da un appar('cchio pr r dingnO!>tica s ni 100 Kw, s i può attua n:• con qu('sti apparecc'li il secondo tipo di t.erapin dn lui d P;;uitto faN·ndo d plle ::edute di 8-15 g iorni (con l - 2 MA.) COI} risultato quanto mai conf0• tunk. S. VITALE. H. GARJ)<J :ER. le emorragie tracheall. ( « L <'s AJU1ulcs d 'Oto-Luryng . » III. 1935). L 'originc- .di una cmorra~riu dal piano sottoglottico a tutto l'albero rt'spù·at.orio riceq • il nome di emottisi. Così intcsn csi'n è un s intomo importante nella scmiologia di numerose

affezioni pulmonari, cardiovascolari, genE>rali. Un tempo s puto sang uigno s igniRcnva tube rcolos i pulmonare (HOF'FlltAN, ì\loRTON, LAE:-<· NE CK). Una bronchitl' e morragica fu Of'l<Crit ta (l 904) da CAs TELTu\.Nl e subito dopo molte os· se rvazioni di sputo e morragico da ven ectasie t racheali. Occorsc ro non pertant.o ripetute pro· teste (RisT, SEROE:-<T) p er reagire alla wndenza 1<eneralizzatrice di considerare tbc. ogni sput.o E>morragico e pl'r rivolgPre invece l'at.tf'nzionf' niiP alt.rc ,ca m•<'. Su 1007 malati, LA UFER P VITR.Y m ostrano che nel 60 %gli c rnottoici non !'rano tubercolos i; FxsTAL e FotJ QUET parlano di p!=<<' udoemottisi da lf'sione d E'Ile vie a eree superiori; altri numerosi AA. di e morragie tracheali in assenza di ogni lf'sione tubercolare. Questa evoluzione de lla questionf' de lle emottisi non tbc. devesi alla miglior conoscenza. d.elle differenti ma.latt.ie dell'apparato res piratorio, ni progrediti mezzi d'esame (endoscopia, radioscopia. radiografìa ). • L 'A. passa ù1 ra$segna le affezioni che all'infuori d elle malatt.ie tbc. pulmonari son capaci di provocare emottisi: I ). emott,isi all'infuori di ogni affezione organica.: si possono riscontrare nei traumi to· racici, ne ll'inalazione d i corpi estranei, di gas irritanti, n elle variazioni di pressione atmo· s ferica. 2). emottisi da cardiopatie : più frequenti n e l s!'sso femminile nella stenosi mitralica. ne l: l'ipertensione artf'riosn (VAQL·xz), nella rottura di aneurisma aortico in trachea o nei bronch1; 3). em ottis i da affe zioni g t•ncrali: tutte le affezioni emorragipare, le setticemio emo1-ra· giche, le emofilil:', porpore. lPucemie, m . di RE:-<Du-OSLE'R, lesioni epatiche; 4). em ott,ìsi da affezi01ù non tbc. de l pulmone e dei bronchi: pneumonie o broncopneu· m on.i r~. ple mi t i intt'rlobari, ascessi pulmonnri, cnngrcna, cisti d$ echinococco, cancro del pul· m onl:'. J~o bronchit'ttas ie d nnno emott.isi di sang ue puro (HANOT e GILDERT) . N elle affezioni para.;:. s itoszC'ne bronchiali : invasione da miccli, monilie oidii; nella spirochet.osi bronchiale (CASTEL· LANI);

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ti). emottisi da t>rnorragie truchcab \ 'C'l't' e proprie per lesioni locali della trachea o~· bron -::hi. Di queste fa Oj:!~l:'t.to di uno studio pt"rticolart'ggiato l'A. . . . Tra lasciando tutte lo importanti notizie di cm·attere storico e di sintomatol_o~a clm!C'a, rileviamo i dat i più conclusivi ricavat.i dalla broncoscopia. Il solo segno cal'atten;::tJco, fin iSCt' p<'r dire l'A., ddl'emon-agia tra.cheale con'> iste n ella cons ta tazione de v ùtu al b~n7o-trach;:o · s copio, de l punto san g uinante. Di f1·ontP ad e mott.isi di cui l'esnme pulmonare cluuco e .ra< lO· l ogico non hrumo potut{) provare l'origine, bi!'ogna pt>nsare alla possibilità di un'cmorrag'lll tra· chcale e acccrtada o C'Scludeda con la bronC'oscopia.

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La tracheoscopia indiretta semplice, non pt>1mette St'mpre di vedere tutta la trachea fino alla biforcazione, doYe più di soven te si indova una lesione emorragica. La t.racheo-broncoscopia diretta di KILUAN richiede tutto uno st.r umentario adatto e pratica nelle manualitf\ di esso e nella lettura. del campo di osservazione, offre però tma buona visualità per la localizzazione della. lesione e la possibilità della cauterizzazione di essa. Le lesioni emorl'agiche trachea.Ji sono di varia natura e si possono così raggruppàre: a) 8$8&1Za di lesioni localizzate, tutta la mucosa tracheale congesta, iperemica, torneotosa, presenta tendenza emorragica ad ogni causa di minima entità; b) les ioni limitate e localizzate hnnno dei punti di elezione: (parete anteriore, regione sottoglottica, biforcazione).ed ass1.1mono aspetti di polipi, di zone ipervascolarizzate, angiomatosa, di chiazze ecchimot,iche, d i ulcerazione. L'A. si chiede, in conformità d i veduto con F'REYSTADT, LEaoux, 1\fo~"l'-JER - KUHN, se non sia lecito tentare un paragone fra, lesioni della mucosa. trachea le e della pituitaria, sempre a carattere emorragico. Ragioni embriologiche e anntomiche lo autorizzano. Il sistema bronchiale supe riore partecipante allo sviluppo embriogenico del rino-faringc a spese del foglietto interno, ha la stessa str·uttura di quello e come in esso i vasi sanguigni formano sul · corion mucoso dei reticoli a chi!lzze di vari piani fino ad aniva,re al reticolo di capillari sottoepiteliale estrNnamen te compiN•so e diffuso, esposti ad azioni irritanti e senza difesa. per la loro esilità. I rritazione, congestione, causo generali che turbano la coagulazione del sangue, fragilità vascolare, aumento di tensione nrterio~<a, son cause sufficienti per prodw-re n ella mucosa del rino faringe come· in quella tracheale d(' li<' emorrngic (epistassi trachca.li d i LEROUX). Le origini della vascolarizzazione tracheale son o la branca della tiroidca. inferiore c delle arterie bronchiaJi: la prima si distribuisce alla n•gione sottoglottica nnt.cro-laterale, le altre alla ·regione inferiore e biforca.zione tra<:heale. Studi di H uscxE e ZucromCANDL dimostrarono le anast.omosi fra vemùe tracheali e piccoli rami di vene pulmonari, ciò spiegherebbe il ctwattere arterioso del sangt1e delle emoJ·ragie trachPnli. . Queste possono esser provocate da fattori d'ordine costituzionale: venectasie tracheali nello stato predisponente alla patologia venosa (1\I.AssEr, AVEI.LTS); da fattori discrasici: fra· gilitit capillari e turbe di coagulaziom•, emofilia, emogl'llia, insufficienza epatica; fattot·i irritati vi locali: inalazione di a ria su rri~caldata., vapori irritanti, pulviscolo; fattori inkttivi : lue bronco· spirochetosi; fattori vari : età., condizioni pulmonari, tosse cronica (caput medttsae capillare), sfotti per stipsi. Le emorragie tracheali hanno una p.rognosi relativamente benigna in relazione alla causa e sopratutto in relazione alla facilità con cui ::;i prestano a esser dominat,c con mezzi ndatti. RAFFONE.

DERMOSIFILOGRAFIA.

FplteliGml sy;inoctllulari Insorti su • Lupus vutgaris » ed • erythematodes » (dl cancro • 1934-XII, fase. 4 0) L'A. descrin• sci casi d i epiteliomi spinoccllulari St'Condm i, o~servati nel l 'ambulatorio della R. Clinica I'<~rm osifilopatica di Torino, d i ctd due insorti su lupus vulgaris e quattro sn lupus erythelT'at<ldes, corredando quEsto suo intercseante Jav01 o con riproduzicni fotografiche molto nitide. · Premett e cht~ la comparsa di neoplasmi su cute alterata da lesioni varie è stata già ripetutamente osservata in ·più vasta percentuale su de1matosi abitualme-nte precaneerose, quali il morbo di P aget e quello di Bowen , in grado minore su affezioni cutante proYocate da. cause chimiche, fisiche e meccaniche e con percentuale più scarFa su altre dermatcsi, le quali non presentano alcun rapporto con i tumori, ma. cho·possono, sia pure eccezionalmente, costituire una base di impianto ad una neoformazione maligna. · Fra queste ultime sono comprese proprio iJ lwpua vulgaris e quello erythematodes, di cui si occupa l'A. I n tutti i sei casi osservati è stato rilevato che la dermatosi preesistente era stata trattata con rontgenterapia. Ciò è interessante nei riguardi della patogenesi e conseguentfmente della ternpia. La. possibilità, sia pure minima, di attribuir!' alla rontgenterapia un certo numero di casi di epiteliomi di origine luposn, è già sufficiente per far rinunziare a tale trattmnento terapeutic o d el lupus. Prima però di trarre delle conclusioni defìnitiYe, l'A. giustamente c!'sen·a. che Earà nertss~rio stabilire su casi numerosi e certi la freq11enza della complicazione studiHt n cd in quale misura sia. dovuta ai vari metodi terapeutici, preciEando in particolar modo l'impo1tanza sotto q1Jesto punto di vista dei raggi X. L'A. fa notare che, allo scopo di preYenire queste complicazicni, occoJi eJà trattare il lttpu8 n el modo più rapido e più corretto po!:sibile, evitando qualsinsi ritaHlo nella 1ipnnzicne c!ella

F.

FRANCHI. -

o - Giornale dt medtcina m ilita1"e.


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lesione e proteggendo in seguito la. cicatrice da qualsiasi trauma, e consiglia inoltre un regime igienico generale ed una dieta ipocolesterinica.. La p1·ognosi di questi epiteliomi è meno fayorevole che per le com!lni neoplasie. Non pochi • a.;;i, difatti, trattati a lungo con applicazioni fotora.diumterapiche si sono dimostrati radio· resiste nti. Come terapia sarà indicata particolarmente l'elettrocoagulazione, quando la lesione è ancora limitata, e la ra.diumterapia nelle forme molto estese. CARLUCCI.

BIOLOGIA L. CAVALLARO. - Dispersione delle radio-onde nel sistemi p:oteicl. (« Atti del I Congresso in· wmazionale di Elettro-radio-biologia»- Vol. I ; Licinio Cappelli- Editore; Bologna, 1935 XIII). Quali ragguardevoli possibilità. siano ri.'3ervate alle radiazioni elettro-magnetiche è facile prevedere, solo che si pensi agli incessanti progressi della radiotecnica e ai fruttuosi sforzi chi' si compiono, tendenti al suo continuo perfezionamento. Comunicazioni con gli antipodi, televi. sione, radiofad, costituiscono talw1e delle prove pill evidenti delle loro pratiche applicazioni. le quali mostrano insieme la facilità di estendersi, per proficue realizzazi01ù, nei campi più disparati, quello tecnico-militare compreso, in cui - con una nuova scoperta del generesi verrebbe a disporre di quella sorpresa capace di stupire, se non soggiogare, il mondo intero. Da tempo, infatti, si parla dei a raggi diabolici •, volta a volta segnalati in esperimento presso gli Inglesi, o gli Americani, o i Tedeschi. Senza lasciarci vincere da questo allettante a.'3petto che il problema presenta ai fini bellici, fermiamoci nell'ambito più proprio delle indagini scientifiche, esattamente quelle che riguardano l'applicazione delle micro-onde elettro-magnetiche nelle ricerche biologiche. Su questo a.rgomt>,nto il distinto prof. CAVALLARO - incaricato dell'insegnamento della chimica-fisica nella R. Università di Cagliari e attualmente richiamato in servizio nel Corpo sanitario militare - ha già eseguito e prodotto, sebbene giovani.ossimo, tutta una serie di accurati notevoli studi di laboratorio (l) che non è possibile contenere, sia pure in sintesi, negli stretti limiti di wta. nota bibliografica. È noto come l'impiego di onde sempre più corte - quali le micro-onde, di qualche de· cina. di centimetri appena, che attualmente è possibile produrre e utilizzare - ha. grande· mente facilitato la via al progresso delle indagini sperimentali, segnandone tappa per tappa. le conquiste raggiunte. Ma il lato meno conosciuto- perchè chiuso nello eletto e austero am· biente dei laboratori scientifici - riguarda l'applicazione di queste onde-<:orte nello studio della loro azione sulla materia vivente, quesito che ha stimolato ricerche estremamente ap· passionanti e che, in questi ultimi anni, ha attratto l' attenzirme di una falar.ge di studiosi - massimamente medici - con finalità quasi esclusivamente tet·apeutiche. La complessità degli effetti osservati (sui quali predominano, non si sa fino a qual punto, q~1elli termici), la varietà degli aspetti che il problema presenta e, non ultima causa, la diversità degli apparecchi adoperati, hanno però finora ostacolato la mèta a conclusioni definitive. Ci sembra opportuno tuttavia - nella circostanza - di porre in evidenza che una precisa messa a punto criticobibliografica dell'argomento trovasi limpidamente esposta nella Relazione presentata dal chiaro prof. L. CASTALDI al «I Congresso Internazionale di Elettro-radio-biologia di Venezia (settembre 1934) • sopraccenna.to. Le molteplici accurate ricerche del prof. CAVALLARO si sono svolte, precisamente, con ri· goroso indirizzo chimico-fisico. Egli disponeva - nell'I stituto di Fat'lnacologia della R. Uni· versità di Ge nova - di tm apparato appositamente costruito dalle • Officine Radiotelegrafi· che Marconi )) di Genova, ool quale si potevano produrre onde elettro-magnetiche perfetta· mf'nte monooromatiche, di lunghezza compresa fra. m. 4 e m . 30; mentre con altro a.pptll'f'C· chio, in corso di tara.tura, egli prevede la possibilità di estendere le misure a onde di cm. 90. I problemi che l'A. si è proposto riguardano le indagini sopra sostanze biologicamente impor· tanti - quali le proteine - e il loro comportamento sotto l'azione delle radio-onde prodotte con i mezzi suddetti, misura-ndo l'effetto della dispersione di esse attraverso la determinazione della costante dielettrica. Richiamando i concetti basilari del fenomeno, si ricorderà. che - nel campo ottico per (( dispersione » s'intende la maggiore o minore deviabilità, attraverso un prisma, di un mggio mouocromatico a seconda del suo colore, val quanto dire a seconda della sua lu~hezza d 'onda. Questa maggiore o minore deviabilità dipende dal diverso valore dell'indice dt riira· zione col variare della lunghezza d'onda e ne è effetto, come si conosce, la dispersione della (l). L. CAVAJ.L\no. - Oostante dielettrica e biolooia. - Nota l; Nota II; Nota III. •Archh'io ùi Solen.zo blo· :oA'ICb<>•; Vol. XIX, fascico li: ottobre 1033; gennaio 1934; mllrzo 1034. - Nota IV; :S:ote. V; ~ota Vf. Id. jd.; Vol. XX. fascicolo: tllcom bro 193~. L. 0.\VA~LArtO. Misura (telb co~ta11te dielettrica di soluriolli di gelatina. - • BoJlettlno della Soclet~ Itallaua di Biologi t\ Spcrimcuta.lo • · - Vol. lX, fa~clcolo O; 19St.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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luce bianca. ne l noto spettro luminoso. N1•l caso delle radio-ondE>. una radio-ouda monocromaticn può esset-e considtJrata quale una sottilissima ;,ezione dello spettro del pri~ma e, invece d ell'indice eli rifrazione, c'è luogo a con»idcrare la. ~costante dielettrica ». M:a il passaggio d ell'onda elettro-mRgnetica (sia lumiJlO>'a <' s ia radio-onda) attrave~o la materia è caratterizzato dalla pa r tecipazione di l'~l!ù a questo propugorsi di ent?rgia. Tale partecipazione ha luogo attraverso le pHrticdle u ltime costi tue n t i la matt>ria; e:;attamf'ntc, attrttverso: e lettroni, atomi e molecole o « dipoli molecolnri n, Yale a dir<' molecole in cui le carich e hanno disposizione ·asimmetrica. e possono essere considerato pt>r<·iò come un "d ipolo •; questo viene immaginato quale un piccolissimo mrumurio da ginnastica in cui, al posto dei pf'si, siano mesM due cariche e lettriche di segno contrario. Se d elle molecole co~<i concepite si pongono in un campo elettro-magnetico alternato, quale s i può .avere da una ordinaria corre11U> industriale a 50 p eriodi, s i compwnde che, ,·ruiando la polarità della corrente, esso Sttrà costretto a variare il suo orienta.mento 50 volte al. secondo. Ma, col crescere della frequenza, che si \'erifìca se pos:::iumo alle J'aùio-oJJde. non sarà più 50, bensl 50 x 10 YOite al secondo ché il nostro dipolo dovrà cambiare il suo orientamento. È prevedjbile perciò che vi s ia un limite oltre il quale esso non farà più a t,empo - ci sia consentita l'espressione - a seguire le alternanze del campo e c iò tWYernì. per ondCI tanto più lunghe quanto maggiori saranno le sue dimensioni e la vischiosità del mc>zzo, nonchè piì1 baH a la t E'mperatura. Questa sogliu critica è caratterizznta cla una dimillllzione groùualt> d ella costante dielf'ttrica. P er molecole dipolari di s<>mplice strut,tura, quali qudlc- de-ll'acqua, la soglia non è ancora raggiungibile con le radio-onde chf' la tecnica ci m ette o di~<posizione, perchò verte intorno a lunghezze d'onda dell'ordine di qualche centimotro.l\'Ia, per le soluzioni acquose di prot~ine (gliadina, gelatina, all'l %), il prof. CAVALLARO ha potuto ici<'nt.ifìcare dette zone per ondç eli 8-10 metri. I risultati d elle misure mostrano la gradualo diminuzione della. costante die lettrica. col decrescere dE> Ila lunghezza d'onda.. Al variare della temJX>ratura, il fenomeno mostra l'andamento previsto. La. zona s uindicata è qualificata p :! l' " zona di disper~ione anomala • l' d è caratterizzata da 1.tn massimo assorbimento di energia·da parte del mezzo. L ' importanza. delle ricerche di cui ci occupiamo risiedo in qut?sto che, sotto certe ipotesi sernplifìcatrici, si possono trarre dalla identifìcazion e della zona di dispersiOJ1e anomala d ei doti qualitativi e quantitativi stùle dimensioni dipolari c molecolari anche per molecole d i tanta complessità come quelle dogli aminoderivati e si possono seguire, grazie alla rapidità con la. quale avvengono le misure, particolari modifìcazioni d ell'n.mbif•nte proteico. Così, per esempio, l ~A . ha potuto studiare il m eccanismo di flocculazione che si clC'tennina nelle :wluzioni acquose di gelatina, per aggiunta di alcool. Non solo, ma il verifìca~i di un ussorbimento mo~simo m•lla zona di dispE-rsione anomala richiama al penRiero certi effctti st>lettivi, che sono Rtati riscontrnti dagli sperimentatori dell'azione terapeutica d elle ondc~orte. Quf'sti eff<'tti possono forse es:::cre messi in rapporto con un vero e proprio legnm o di riJ;onanza fra l'onda e lettro-magnetica incidentt> e i costituenti molecolari della materia irn1.ggiata, quaLe avvie ne per moti\'O di dispPt'l'\ione anomala. Naturalmente, ciò si manifesta per que lle certe ondo P- oon pcr le altre ed è tanto più evidente quanto p iù propriamente monocromatich e sono le radiazioni impiegatE'. Siamo certi che g li studi, con tonto a1·dorc intrapresi dal prof. C.n"ALLAII.O e, più ancora, lo sue pazient.i c- sapienti ricerche succc-Rsivc, se porteranno altri note\'Oii fr·utti nel campo scientifico puro, offriranno altr·N~J, conseguentf'mente, un largo contributo a llo particolari e specifich e loro applicazioni pratiche. A. PAGNlELLO.

STORIA DEU.A MEDICINA. Medicina italica (Uffic io Stampa ~Iedica Ita liana, Milano, diretto dal prof. Prassitole PICcrmm , via Va.llazzc, 39). Prezzo d e l libro L. 25, a totale beneficio degli orfarù dei medici caduti in guerra. · N essuna scienza meglio della m edicina rispc-cchia gli ~<viluppi del pensil:'rO umano e la. potenza e la forma intellettuale del popolo e d e lla N aziono, dato il suo còmpito che può sintetizzarsi n ella obbiettivazione d e lle ricerche del corpo umano n el t empo e n ell'ambiente. Ciascun popolo ha lasciato nella m edicina l'impronta adeguata d ella forza del s uo intelletto ed alla forma del suo iìpirit.o. l\ff•ntre gli altri popoli si sono però attardati lungamente n t•lla m eelicina, re ligiosa e m etaftsica, il popolo italiano ha prima o meglio di ogni altro oomprcl)o l'indirizzo positivo della medicina, da cui non si è mai a llont.annto, od è per tale mot.ivo ch_o la m edicina italiana è unive rsa.mente riconosciuta come antesignana e più t·icca di scoperte. E quel che iJ\ustra il pro f. Andrea FER.RA.Nl)."'NI in • :\if'dioina l talica ». Dai 54 capitoli, in cui è divisa l'ope ra di .FER:RANNllH, risulta ch e l' indirizzo positivo sperimentale degli italiani s i delinea sin dal tempo di Alcmcone di Crotone (V secolo a. C.) che viene conside rato dagli storici d olla. medicina como il fondatore della psicologia sperimentale, p er aver posto la sl.'de d e llo intelletto nel cervello e distinto le sensazioni d ell' intelligenza e per aver analizzato ed intt>rp!"trato le funzioni d ella visione c d ell'udito, scoperte tutte accolte da Ippocr nte e Plntont>. A NDREA F.ER:RA..VNtNl.


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CONFERENZE E DllUOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

·L a sua dottrina dell'equilibrio dei contraxi e della prevale nza (isonomia. e disonomia) per l'interpretazione dello stato di salute e di malattia e la teoria. dei pori che ha trovato riconosci· mf'nto nelle dottrinE' odierne della. traspirazione fu.r ono aecolte e sviluppate dalle scuole di Sicilia., e trascese solo da. Ippocrate con la d ottrina del naturismo, ~operta così important-e da far considerare Ipprocrate H padre della m edicina. Questo indirizzo italico, secondo cui base della mE-dicina è lo studio obbiett.ivo della Natura, si continua durante il Medio Evo con la scuola di Salerno; ed all'epoca del Rinascimento m entre altrove la medicina si impronta al nomina.lismo, a lla cabala ed all'alclùmia, la. sua forza sperdendosi in sintesi m etafi.siche, ch e coin· volsero anche il grande Paracelso, in I talia si ha. la rinascita degli studi anatomici con F alloppio, con Serveto, con l'astigiano Leonardo Botallo, con Berengario da Carpi, con Andrea Cesalpino, con Fabrizio di Acquapendente, con_ Bartolomeo Eustachio, ecc. e con il SOJIIIllO Leonardo da Vinci. La dottrina della circolazione del sa.ngu.e venne fondata da Realdo Colombo, da Cesalpino, da Aranzio, da Canano, da Eustachio, da Fabrizio d'Acquapendente (prima che dall'inglese Harvey). L a dottrina del contagio venne prospçttata dal veronese Girolamo F racast.oro. da cui de rivarono le provvidenze profilattiche adottate per i primi dagli Stati italiani, specialm ente n el campo nella tub<>rcolosi. Nel '600 e nel ' 700 il ra.zionalismo di Descartes mentre altrove conduce all'animismo di Stahl e di H offmann, in Italia. dà. luogo al sano m eccanìcismo di L.a ncisi e Baglivi da cui de rivano le scoperte o.natomiche e fi:'Jiologiche d~ Spa-llanzani, di Borelli (fondat-ore della iatromeccanìca), di L a.ncisi, Aselli, Casserio, Ba.rtolino, ecc,, all'organicismo di Morgagni che fonda: l'anatomia p atologica, all'ero briologia con :M:alpighi e Francesco R edi, il quale ultimo · dà anche la prima dimostrazion e .della inesistenza della generazione spontanea che avrà quas i due secoli dopo le più precise e categoriche prove con Luigi P a.<;teur; alla Medicina dell_tworo con B ernardino R amazzini. . Nell'SOO l'indirizzo positivo d €'scrittivo si fa analitico e penetra nel mondo organizzat-o esterno in quanto causa di malatt.ia, e con Agostino Bas i>i si h a. la prima prova obbiettiva del· l'agen te eziologico vivente, base sp€'rimentale della dottrina delle infezioni che doveva assur· gere a lla perfezione o penetrare nel meccanismo patogen ctico con la dottrina delle ferme nt.azioni di Luigi Pasteur e dei m etodi di ide ntificazione d egli agenti eziologici viventi di Roberto K och. Se questi due fondatori della batteriologia, sulla q uale si impernia principalmente la medicina positiva contempora-nea, non sono stati uguagliati in Italia come alt.roYe, gli italiani nella seconda. metà dell'SUO ed i contemporanei si sono distinti come precursoti e come stu· dio.si p er aver precocemente applicato il m etodo batteriologico c scoperti vari agenti eziologici: ma nel cammino che la scienza batteriologica ha fatto pel' su pararsi, il nome di Giuseppe Sanai.'('Ili

resterà come fondatore per la scoperta dei sacchetti di collodion che tanta importa.nza hanno avut.o per gli studi di chimica biologica ed ancor più per fissare la proprietà. dei virus filtrabili. n FERR.U.'NINI nelle 300 pagine del libro (ricco di citazioni bibliografiche e di due indici di autori e di materie) non solo h a analizzato le pliorità delle numerosissime scoperte italia ne nei vari campi dello scibile m edico chirurgico dal V secolo a. C. sino ai giorni attuali, ma ha anche esposto le provvidenze di ordine accademico, scientifico, e sociale che i vari Stati italiani hanno per i primi attuat-o in Europa dietro l'impulso dei grandi m edici che le hanno s uggerite. Queste provvid enze statali cu1minano nelle provvidenze del Governo attuale per la salde7..za della stirpe. Il libro del FEO.RANNINI, sospint o dalla attività. di mecenate del prof. Prassitcle ProciNTNI, è opera di valorizzazione scientifica, è preziosa font~ p er italiani e stranieri sulla storia della m edicina e nel t empo stesso è opera di elevato patriottismo. Nessuno m eglio del prof. A. FERRAlli"l>'LVI e ra idoneo a pompiere questa opera non solo per la sua cultura e vivido intelletto, ma anche p e r l'autorità che gli deriva dalle sue personali prio· rità, tra cui il primo studio clinico b iolò'gico dei rapporti intraorganici tra cloro, acqua e pro· teine, la individualizzazione della glucoscialorrea, la scoperta dei sieri antiglucosurici, di sin· dromi nuove quali il geroderma genito-<listrofico, conosciut-o anche all'estero con la denomi· nazione di «Morbo di Gaetano RUMM.o e FERRAl-.'NINI Andrea » e l'angioipot.oiria costituzio· nale o morbo di Andrea FERnAlnn~·•· CAI'<rn.Lo Nnnu.

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI 1Dal processi

verbali pervenuti alla Direzione generale di Sanità militare nell'ottobre 19 35-XIV)

FmENZE. - Maggiore m edico MARIO MORELLI : Dimo8tmzione anatom~lologica. Carabiniere a piedi, allie vo ROttufficiale M. G., classe 1912, della Scuola centrale Cllr8· binieri R eali; trasportato cadm·ere in osp edale alle o1·e 14,30 del gionw 20 ottobre. ti" Notiz1·e anamne-stiche: Non si conoscono precedenti morbosi. Si s a solo che il 20 ottobre, a lcun tempo dopo aYer mangiato il primo rancio, accusò improvviso m alessere e cominciò tu! <>met-tere dalla. bocca d<'l liquido rossastro. Non risul ta se si dibattesse convulsamen te e non


CO~FERENZE

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CLIN I CHE ECC.

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si hanno altri rilie vi c linic i. Cnricnto d'urgen~a s u una autoa.mbulanza, decedeva. durante H trasporto. DiagnOIJi anatomica: Endocardit,(' \"f'rmcosa antica della mitrale. Miocardite d egene!-"ativa. Dilatazione delle cavità cardiach e. I11fru·cinwnto sanguigno e totale d i entrambi i polmoni per insufficienza acuta ca:rdinca. Sclerosi d ella milza. · ConRiderazion·i epù.--riticlu?.: Le lesioni anatomo-patologiche riscontrate spitlgano la morte improvvisa mentre niente può av,·alora r·e l'ipotesi d i una morte violenta o per causa tossica. Si è constatata una endocardite nm•ucosa di data non recen te, essendo le basi delle verruche as.~ai dure e appa r('ntemente calc iiìen.tf'. Non vi e ra uni\ retrazion(' dei pizzi valvola.ri per cui, per il solo f11tto e ndocard itico non dovf>va es::;ervi un <'\·ident.e e gra.Ye disturbo dell'idraulica dol cuore. Gt·ave im·ece e ra. la dilatn.zione delle casità. cardiache, con miocardio flaccido e degenerato, per cui attra \·er-so la dilatazione degli ostì s i era certamen te costituita una notevole alterazione d el circolo. Si d evo rit-<'noro che ciò sia avwnuto acu tamento data la. manca·nza di alterazioni salienti negli a ltri organ i (fegato milza), c he sia no l;('st.imoni di una !'tnsi prolungata. Di specia le interesse è il repe rto d.-i polmoni totalmente e diffusamente iniarciti di sangue senza. fe nomeni di edema polmonare, reperto ch t> per i s uoi caratteri si avvicina all'aspetto dell'infarto polmona.re. Questo reperto insiem e a quello del cuore spiega il meccanismo d ella morte. )fancando il reperto di un fatto embolico·nella polmonare e nelle coronarie, si deve arguire che in un d ato m omento ed in modo improvviso, per effetto dei fenomeni mioca.rditici, sia intervenuto un arresto nella funz.ione contrattile neUa sezione sinist.ra d el cuore, mentre la sezione d estra· ha segu itato per alcun tempo a contrarsi, per cui in certo qual modo tutto quanto il sangue si è come accumulato nei polmoni, c!cterminando quello s tato di infarcimen to di non facile reperto, quale si può rinve1ùre pPr altro meccanismo, nei m orti per impiccagione e di stenosi acuta d ella trachea, meccanismi che qui n on è il caso di mettere in discussione, essendo invece i fenomeni spiegati dallo stato del cuore. È probabile che i fatti e Hdocarditici, anche perchè a ccoppiati a quelli miocarditici, siano st ati di natura reumatica. È probabile anche che l 'arresto della funzione cardiaca siasi d eterminata. in un cuore già. leso per un riflesso il cui stimolo c i sfugge e che, come avviene nelle morti improvvise durante il coito o per altre cause, la replezione dello stomaco abbia avuto una parte importante d ella fe nomenolagia rifiessogena. LIVORNO. - 1\<lB.fgiore medico DARio BARONIO: Un ca.so grat:e dri. / et'ita da taglio a scopo suicida, deUa reg.ione anteriore del collo. L 'O., dopo avere acceunato brevem en te alla parto anatomica d elle regioni del collo, e d avere ricordati gli organi più importanti che ivi risiedono, passa a trattare del caso occorso in ospedale, di una vasta ferita a scopo suicida d ella regione anteriore sott.oioidea interessante a tutto spessore i tessuti molli con asport.azione in parte della m embrana tiro-ioidea ed apertura completa d el faringe per un t ra.tto di circa 5 cm ., caso seguito d a grave emorragia pnmitiva e secondaria ed exitu.s in 18"' giornat.a. L ' O. tra tta poi d elle ferite del collo in ~.enere, specie di quelle da. arma. da fuoco e del loro trattamento. I n caso di asfissia richiama l :atten·

zione sulla tracheotomia di m-genza, specialmente praticata col termocauterio, operazione così detta a <1 secco » o quasi, come l'intervento più indicato perch è evita l'em orragia ed è di rapida e di facile tecnica operativa. NAPOLI: - Primo ca.pitano medico NrcOLA GASPARRliNI: Aitro/ia gialla acuta del fegato . L'O. descrive un caso clinico di atrofia gialla acuta d t'l fC'gato, occorso alla sua osservazione nel 2° reparto m edico di quell'ospedale ne ll'ottobre dello scorso anno. Dopo avere, quindi, passato in rassegna le varie funzioni d el fC'gato, di importanza vi tale, parla delle forme di insufficienza epatica, con specialt' rigua.rdo alla j,>Tande insufficienza c si soffcrma. sulla sindrome itterica grave, quale complesso morboso avente la. sua orig ine nt•lla distruzione rapida, ne lla. regressione anatomica e fisio logica dd la cellula epatica . Tratta, infine, dell'etiologia, anatomia patologica e decorso clinico dell'atrofia gialla acuta d e l f egato, la cui prognos i è quasi sempre infausta e la t e rapia, pertnnto, inE'fficace e , allo stato attuale delle nostro conoscenze, non può essere che pw·mncnt.e s intomatica. SA VIGLIANO. - Primo capitano modico MARIO R ossi: Gt~.erra ba/t.eri.ologica. L'O. tratta della gue rra batteriologica e ne stuùja le possibilità di attu11zione e gli effe tti sia ne l riguardo degli t>scrcit i belligeranti, sia della popoh1zione c ivile. Esamina t i gli s po· ra dic i tentativi d el passato e lo possibili applicazioni futurc>, e le ncando le p rincipali malattie ch e potrebbero essere m eSSQ in ca u:;a, ne espone le misure profì lnttiche ed i risnltati che se ne potrebbero ottenere; arriva alla conclusion e che, pur non dovendosi attri buire un valore predominante e decisivo a tale- nuovo sistE>rna di guerra, tut.ht\'Ìa è- ll('('P;;;::~nio t<'n<' rlo bPno proSE>nte JX>r mcttcr;;i n l ;;icuro da ogni P\·rnt ualP sorprl'!"tt .


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NOTIZIE

Sottote nente medico DAVIDE BARUCCBELLI: 'l'rattamento terapeu.tico della pleurite e.s1mdati1:a. Discussa l'e tiologia, la natura e la patoge nesi delle pleuriti essudative l'O. passa in rassegna i diversi metodi di cura p iù in uso in queste affezioni delle pleure. Detto del trattamento dei versamenti in ge nere, se mplici e purulenti, si intrattiene ad illustrare con opportuna. cafi· stica la superiorità del m etodo di FORLANINI- 1\fORELLI dell'idropneumotoracentisi, sopra gli altri metodi e specialmente in confronto del metodò del semplice vuotamento del liquido senza sostituzione di gas. Fa notare l'opera profilattica. antitubercolare che si pratica coll'attuazione dell' idropneumotorace. TRENTO. -

NOTIZIE Le malattie infettive nelle colonie dell'Africa Orientale. Il servizio sanit.ario del Ministero d elle Colonie comunica le denunzie deJJe malattie infet· ti ve durante l 'anno 1935, fino al 15 ottobre per la Somalia ed a tutta la px·ima quindicina di Eet· tcmbre p t:>r l'Eritrea (per questa i dati d ella seconda quindicina di se ttembre e d ella priii'a d! ·ottobre sono in corso di elaborazione e saranno quanto prima pubblicati). I dati era.no stat1 finora trasmessi ai soli uffici inte ressati , anche perchè si attendeva alla prova dei fatti il re ndimento dei servizi profìLattico--ass ist.enziali organizzati , quando le truppe avessero don1to m e tte rsi in movimento e ve nire a contatto con popolazioni, le cui condizioni eanita-rie erano dubbie e che potcevano riuscire causa di pericolo; almeno durante il periodo di tempo necessario a stabilire il controllo da parte dei se rvizi profilattici italiani. TI risultato è stato completa· m ente conforme alli:' pre visioni; ottimo da ogni punto di vista. I dat i sono esposti per m ese allo scopo di permt'ttere di seguire la curva. epidemiologica ucl tempo. Come elementi di paragone si porta in altra tabella la somma delle denuncie di malattie infettive nel precedente anno 1934, raggruppando le per gra.ndi unità regionali. Non è possibile riferire in perce ntuale i dati dello malat.tie infettive ·aiJa popolazio.ne, anche p erchè l awl!nto di t,ruppe ed oprrai nel 1936 ha variato cons iderevolmente la composizione della popolazione stessa. Ad ogni modo, le cifro qui sott o esposte po~ono riuscire buoni indici di orientamento. 1'op olaz. ccms. 1!131 COlti\USS .\lli.\TC

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Un ultimo prospetto raggruppa. le clemmcie del J 935 p er la popolazione· mwva arrinlta: le truppe bia nche e di color·e, gli operai. Noi quadri esposti s i è preferito ripo rtare anche alcune ma.latt,ie di speciale importa nza quantunque i dati fossero cost-ant eme nte negativi, come il dermot.ifo o tiio p et.ecchiale, l'enc'l'· falite, la poliomelite, ecc. Non sono s tat i riportati nè il colera. nè la peste, che non hanno data alcuna mar1ifestazione n E>mmeno sos petta da oltre un decennio. La disseuteria bacillar<> e e l'ame bica. sono s tate riportate in un ' unica voce, sebbene molti bollettini di demmcia dist in· guano le due forme, pe rc hè m a nca la s icurezza che la dis tinzione sia esatta nei casi nei quali è m a ncato il controllo batte riologico. Gli accertamenti fatti limitano a pochissimi i casi dì infe· zione da bacillo di Shiga, fìnora. L ' indica zione di cc seg 11a.lazione» (s ) vuoi dire che si ha notizia 'del!'es istenza. d ella malatt ia ma ne m a nca il dato numerico cont rollato di denuncia. per tutte le zone della Colonia; manchi'· volezza ch e s i è in via di concggere. L'in d i.cazim1e del " punto intcn :ogativo • (?) vuoi d ire che i dati numerici forniti non srm· brano s icuri e s i è in via di controllarli. Uniche epidemie di malu.ttie, comuni anche m•lle nostre zone, durante il 1935 sono sto t<: dovu te a m orbillo. pertoss<'. parotite epidemica. Un certo numero di casi di dissenteria t> th m nlm·ia non !:li può dir<> rHggiungano il gy ado di epidemia. n vaiuolo è stato vinto in Somalia,

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NOTIZIE

C.,i di w J.lanie infettive

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NOTI7.1E

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Varicella ....... . .... ...... Scarlatt i 'la ...... . .... .. .. . :'liorbiUo ......... ··· ·····. Ho•al!a ........ . ...... . .... Tifo JJete<.:cblale (denno· ti10) ..................... Febbre r!oorreoto (ti:o rf· corrente ................. Difterite o crup . ·· • • ! • ..• Pertosse ............. ..... Parotlte ep!den.o lca .. ..... tntlueuza epldemio9. ... . .. Menlngite oorebro-~pioale (e p!d emica) . . ......•..... PollomeUte ant. acuta . ... Enoofalltc Jetarglca ...... Febb:e puerperale . . .. .... T etano .................... Febbre tifolde ttl1o ad:tominale) ........... . ...... Infezioni paratlftcbe ...... Febbre o ndulantc .... .... Dls.senterla .... ... ........ A ncbllo~ tomlo.s! ... ....... Sohlstosomlaei ........... . Elmintiasi lnteatinnle .... Lel•bmanlosl cutanea (bottone d'O riente) ..•.. . ... Lelsbmauloosl v l s ce ro.le (Kala- Azar) ...... . ····· Ulcera tropicale ... ....... Lebbra .... : ... . ...... .. .. . ElefantiMI ................ Scabbia ... . ....... . ....... Tra coma ................. . Slfi.Ude . ... ..... .. ... .... .. Frambocs!a ..... ... .. .. . . . Blenorragia .. .. ... . . .... .. Uloors. venerea . ... ... ..... Llntogranulomatesl (.'Outo.g[OSII ....................

Madutos i ........ . .... . .... MHIO.rla..................... Tubercolosi pelmoaa; c . . .. Rabbia dieblarato. ... ..... Mo rsicatura Ili a n bnnll tl\biJicf o .~ospotti .. .... Pu~ tola m a llguo. . .. . . . . ... Ero5ipela . . . . ..... . ........

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Casi di m ll.a ttie infettive veri6cateJi nel 1935 fra le. truppe bianche e di colore e nelle comunità di operai bianchi EmTru:,\

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NOTIZm

dove or-a stato intenso nel 1934; limitato a oasi di impottazione ed anE.'stato caso p er CEfO in Eritrea. La meningite epidemica è stata importata più volte dall'Abissinia e semp1e arrestata ai primi cas i fra gli indigeni. L 'esercito italiano, come già nel 19Jl in L ibia e nel 1915 al fronte Giulio, m(diante -l'alla civiltà di cui è portatore e la perfezione dei serv1zi igienico- assistenziali che deve alla d eYozione ed alla sapienza del medico italiano, difende se stesso dai co11tagi e risa na le popolazin i tm cui va a vivt>re.

" Studiu m Urbis , . È la radiosa insegna che spicca s ull'alto fronte dell'ingreso-o al R ettorato d ella u Citt-à Univers itaria » di Rom!'- e cioè una delle più superbe realizzaziorn d e l Fascismo, testè inaugu· rata da S . E. il Capo d e l Governo la mattina di giovedì 31 ottobre A. X I V. Il g iorno succcssiv<>, ve nerdì l o novembre, alle ore lO, il nuovo <<Ateneo R omano» compiva la sua. prima storica funzione col confe rimento della laurea in lettere hmwriB cau8a a S . M. il R e d'I talia. Vittorio Emanuele III. Le due s ignificative cerimonie s i sono svolte entrambe nell'Aula Magna della Sede universitaria. c he - per quanto di proporzioni imponenti: capace d i contenere t remila persone - e ra letteralme nte gremita, per la presenza d e lle più alte Autorità dello Stato, del Corpo accademico al completo, dei rappresentanti di tutte le Università italiane e numerosi altri di Università e Istituti scientifici stranie ri, del Corpo d iplomatico, nonchè di una eletta schiera di invitati (sig nore, militari, c ivili), mentre una vistosa falange goliardica aveva preso posto nelle gallerie . · La cronaca minuta dolle solenni ftm1:ioni è ormai consacrata in rnonografìe ufficiali e nella stampa quotidiana, che ne han_no ampiamente riferito, riportando d escrizioni architettoniche, artistiche , t ecniche, dense di cifre riguardanti i dati costruttivi dci vari edificì, il tempo impiegato nei lavori e che segna un rimarchevole punto di eccezione in sveltezza, i servizi e le differenti installazioni, n onchè il costo, po ichè a nch'esso ha avuto - pe1 circa un c inquant.E'nnio - un peso e d e i più prepondera.nti sulla attuazione d all'opera. Tutto questo è pemltro scolpito in due incisivi periodi del poderoso discorso in augurai<:~ del Duce ch e - ne ll' inviare un riconosce nte saluto a tutti quelli che tradussero in realtà il Suo volere - ind icava nelle seguenti t estuali parole una delle tante espressioni d e llo spirito dinamico d elle Sue concezioni o conseguenti affe rmazioni : " Tre anni fo. die di la parola. d'ordino; o accanto alla. parola d'or -

dine i cento milioni necessari. Chlamai l'archit-etto Piacentini, il quale raccolse att.orno a sè g li architetti di diverse provincie del R egno; agli a rchit-etti s i unì uno stato maggiore di valentissimi ingegneri, diecine d i tecnici, migliaia d i operai ». Nacque così, con celerità prodigiosa - sopra una zona di oltre 250 mila mq. d.i superfici\', con venti colossali imponenti edifici, oltre que lli scientifici, il R ettorato e gli accessorì non più una sodo di studi cho tenesse luogo alla • Sapienza», onusta di nobili gloriose tradizioni poi che ebbe v ita, con l'insc•gname nto d i tutte lo facoltà., dalla bolla « In 8Upre11w.e praeminentia dignilalis • di Papa B onifacio VIII, d el 20 aprile 1303, ma una. vera «Città. Univers itaria». Talf) d onom1nazione è oltremodo g iust.ificat.a; solo che si p ensi che gli studiosi che essa oapita co.:;tituiscono m1a ve ra popolazione di dodicimila giovani: cifra cospicua e in continuo aumc~ nto . È già noto come, nella solenne circostanza., pronunziarono elevate e v1branti orazioni: S. E. il pro f. De Fr·ancisci, R ettore Maguifico; S. E. De Vecchi di Val Cismon, Ministro dell'Educazione Naziona.l<> e , infine, S. E. Mnssolini, eh€> chiuse il Suo lapidario d isçorso inaugurale con l'acccnmo alla situazione e a lla ferma volontà. italiana di fronte alla d otcrrninazio11e ginevrina d e lle san.z ioni. Con l'aug u<sta parola rle l Sovrano- in ris posta all'indirizzo rivoltogli da S. E . De Francisci con la con~egna d e l diploma d e lla laurea ad honorem- venivano a.ffe1mate le àlt.e finalità de l nuovo Ateneo Romano, aperto agli studiosi italiani e strarneri. S. M. il Re non mancò di faro emerge re le circo;:;tanze conting~mt i :che t engono l'Italia impegnata in eventi iropost.i da supremo esige nze d ella sua vita, d e lla s ua sicurezza e del suo avvenire; e, n el richiamtH'e come, in ogni ora. d ella Sua g loriosa storia, Roma ave~e sempre assolto la sua missione di c iviltà, s i rivolse ai rapprc.:;entanti d el pe ns iero e della scie nza. internazionale perohè ripetesSt>rO tti Loro concittadini che la «Città Uni versitaria • di Roma s i ina.ugùra ne lla sp eranza che iJ popolo italiano possa vivere la pie nezza. d ella sua vita, per continuare a offrire le sue en<'rgie a fav-ore d ogli ideali comuni che sono il sacro patrimonio dell'umarutà civile. Aper to :sotto questi lusing hie ri auspici, lo ~ Stndio Romano • s i presenta- ne ll'atmosfera cle i nuovi tempi - come la sede ve ramen te d egna delle sue tradizioni e dove esso continut>rà, sicuramente e con rinnovata fede , a t ener viva la luminosa fiamma del pensiero, d ella cultura o d e lla ci,·ilt.à latina. · A. PAGNTELLO.


1079 '

NOTIZIE

Bollettino del Corpo sanitario militare. Uffù;iali medici .

COLONl<"ELLI.

CASTIOLIOL..~ Orlando. -

È annullato il provvedimento che lo riguarda, pubblicato nella dispensa 52 del Bollettù1o Ufficiale 2 agosto 1935- Xlli. Dal BolleUi no u{fic1'ale, dis p . 65a, lO ottobre 1935--XIII.

Ufficiali medici. i\Lwcronr ospe dale militare Napoli. dato collegio medico legale ). PECORELLA Giovanni,

Ospedale milit.aro Roma (coman-

CAPITANI.

rvronnoNE Luigi, gruppo costa • La Spezia " in aspe ttativa. per infe1mità provenienti da cause di servizio. - In data. 9 luglio 1935- Xlll è collocato a riposo per infermità provenienti da cause di servizio . Dal BoUettino 1lfjìciale disp. 67 a, 17 ot-tobre 1935-XIII. UOìciali medici. fuOOIORI SACCOl\lANI Giorgio, ospe dale

militare Gorizia. - Ospedale militare Padova. Dal Bollet.tino uQìciale, disp. 69 8 , 25 ottobre 1935-XIII.

Ufficiali medici . CO LOm<"ELLI

Alberto. - Ce"sa dallo funzioni di dirett-ore capo divisione presso il Ministero guerra dal l o ottobre 1935- XIII. SANTA MARIA

TE~~~~ COLONNELLI.

B u oNAPANE Cnrlo. -

È im•estito de lle funzioni eli direttore capo division<' presr:o il

Ministero guerm. PRIMI CAPITANI SA.~TORSOLA Domenico, dis tretto Bori, in a~pet.t-ativa pE'r inft' unità

U' mpormwc non prove nie nti da cause di sE'rvizio. - L'a;;pf't tativa di cui .sopra è commutnta per infermità temporanee provenienti da caus(• di sùn ·izio. • T E !\'ENT I

LucENTE Vi~torino di Oìulio, medico c ivilt' . di~f.I·(•tto R oma J, vincitorc del co ncor~o ind E'tto con d ecret o ministeriale l dicembre 1934- Xlll (c il·colare 43 Gi ornale m ilitare 193:>-XITI.) - È nominato tli'nente in servizio pe rm omn te f fl'ettivo nE'l c·olJ: O ~a nitt11io militare (ruo lo ufficiali medici), con anzianità assoluta 16 agosto 1935-XIII, co n ri::;cn ·a di anzianità re lativHe con dec.orrenza <!egli nsscgui dal 16 agosto 1935- Xlll. Egli è destinato <'fff>tth·o alla scuo la di app licnzio nc di sanità militare Fir('nze per ft'(' qmmtarvi il pre>critt.o cors o applicativo, dal 19 ago~ to 1935 -XII~.

Ufficiali t~wri m·ganico. U ffìciali chi miei fa rm{lcisli . PROU CAP!UN1

DE MARco C('sare, os pE'dolEI militare .Re ma. - I n data 15 -agosto 1935- XIII richiamato in te mporaneo servizio effettivo e destinato come soprn. Dal Bolleflino tl.{ficiale, disp. 71 a, 31 ottobre 1935-XIV.

U(!ic iali medi ci. PRl!lfi

CAPITANI.

I seguenti primi capitani sono conft'rmati, per l'nnno a ccad( mico 1935-36 quali assist-enti militari presso le cliniche ed is tituti scientifici uni ven;itari a fian co di c iascuno indicati: TAPPI Primo, distrett-o Pavia. Clinica nc uropsichiat rica R. unive1s ità Pav ia. MAooto Pi('ta·o, l bers. - Clinica. Chirurgica R. univms ità Napoli. ScA.FE' Amede o, ospedale militare R oma. - Is tituto di radiologia R. univNsitil R oma. I se guenti primi capitani sono tras t'C'riti ug!i e nti() co mnn d ati all e c lini ch e <. d is tituti sc i<. n ·

tifici delle R. univl:'rsità d el R egno a fian co di ognuno indicati, ne lla qualità di assistmt.ì miJitMi [*r l'a,nno accademico 1935· l 936: GAOI.IARnt Pasquale, distre tto Torino. Clinica chi1 urgi eu R. univeJs ità Torino.


1080

NOTJZIK

CAPITA.N1. I sE>guent i cA-pit an i sono co11.fermati, per l'anno accademico 1935-36 quali assistent·i militari prpsso l<> cliniche ed is tituti scientifici universitari a fianco di ciascuno indicat.i : ì\L<\STROTANNl Decio, distretto Pavia. - Clinica dermosifilopatica R. università Pavia. STAG:"lT'l'l Francesco, ospr>de.Le m i l itare Padova. - Clinica m ed ica R. universit~ Padova. BELLA VincPnzo, ospedale militare di Milano. - Istituto di radiologia R . università :Milano. · Caocoo Giusr ppe, 40 fant. - Clinica medica R. università Napoli. I segucnt.i capitani sono trasferiti agli enti e comandati alle cliniche ed istituti scientifici d elle R. università d e l R egno a fianco di ciascuno indicati, n elJa qualità di assistenti militari p ar l'anno ttccademico 1935-1936: :'llrnaBEt.LA Claudio, ospedale militare Trieste. - Ospedale militare P adova, clinica chirurgica R. uniYersità Padova. TENENTI.

I sPgucmti tenenti sono confermati, p er l ' anno accademico 1935-36, quali assistenti mi li· tari prrsso le c liniche ed istituti scientifici universital'i a fianco di ciascuno indicati: TESTA Ugo. ospc:-do.le militare Torino. - Clinica oculistica R. università Torino. Dal BolleUino uffù;iale, disp. 73•, 7 novembre 1935-XIV. Uffù;ia.li medici PRIMI CAPITA N I. . TERRANOVA Salvatore, ministero aeronautica. - I n data. 22 novembre 1935-XIV è col· . locato in ausiliaria p er età, con anzianità 9 novembre l '935-X IV. TRIFIÙ:Tl'I I gino, legion~ carabinieri reali Messina. - Ministero guerra. CAPITA.."l. I seguenti cap itani sono trasferiti agli enti e confermg,ti per l'anno accad emico 1935-1936 quali assistenti militari presso le cliniche ed istituti scientifici universitari a fianco di cill{lCuno i ndicati. CALOGERO Vito, u Aosta •. - Ospedale militare R oma, clinica oculistica R. università

Roma.

UfficùÌli fuori organ·ico. PRIMI CAPITANI. VEruSCHI P asquale, distretto B)logna. - In data 25 giugno 1935-XTII, richiamato in servizio effettivo e destinato ospedale militare Bologna. Dal BolleUitw ufftciale, disp. 76•, 21 novembre 1935-XIV.

Onorificenze. Ordine della Corona d'Italia. Nella forma del Moto Proprio Sovrano: . ConPil~rul::ttore: colonnello medico MONACO Arturo. · Ne ll'occasione d ell'Augusto genetliaco di Sua Ma-està il Re, su proposta di S. E. il Capo del Gove rno, Ministro d e lla Guerra, in considerazione di particolari benemerenze: Comm~ndatori: Colonnelli m edici MoLISANI Alfredo; ZAFFIRO Antonino; FRISOJ).'I Paolo; MoNTANARI Attilio; TEDDE Giuseppe; BARILE F e lice; SURDI Domenico; BALLA Alberto; DE Loou Gino; PoRRU Pietro; IANNIZZOTTO C,u·me lo; MoDESTINI P aolo; SEccHI F rancesco; GRosso Vittorio; LAPPONI Gltido; GRASSI Giuseppe. Cavr,die·t·i: Primi capitani medici Dx MoNACO Paride; D'EuGENIO Antonio; ~ARNABA L eonardo; COLA Francesco; MASSA Filippo; J ANNIZZOrro Antonio; L AMENDOLA Frhppo; l<~· SCHETI'r Giuseppe ; GtANN.L"'TONl Mario; CAVA..'UOLIA Alfredo; SINIBALDI Guglie lmo; G:~OLIOJSE Anton io; AsTO'TO Giuseppe; MURRU Giacomo; MASTROGIACOMO Gttido; P ALMIERI Ali~o; T OFANO Ra.ffaele ; AVE(,LONE Gat>bno; F.<\.ILLA Salvatore; ·NURRA Antonio; Rossr Marro; FERRI Antonio; BREzzr Giovanni; DONSANTO Amede-o; PATl'AVINA Domenico; ALoNZO Rug· giero; Musu MAR&A Nicolò; FIUME Guglielmo; GOFFREDI Luigi; BOTTIGLIONE MichE' le; .PER· .R.lCO~E Giuseppe ; DIANA Eug<mio; GIULIANO Ce lestino; l\1ALLOZZI 'Amerigo; GASPARIUNl Nrco 8 : P .<\RANTNFO Ange lo; CASTRONovo Gae tano; LISTA Domenico; RINALDI Orazio; FoTI A,1 1 ~· Trn:PtCCIONt Emam~t•le; PANDOLFI Edoardo; Lo BIANCO Domenico; GELANZE' Celest.rno; SAli· ·roRSOLA D om enico; BELLELU Carlo; PAOLILLO Stanislao; LoNGO Domenico; LA RoccA Roberto; ·MoRI Annibale ; MATARA-zzo Lucio; S.<\.NDltETTI Ernesto; ZANFAGNA Ri.ccardo; SAt.Mt EttGo~; ì\IoNASTRA S!l.lva.tore ; Vmou.Lo Sa verio; P .<\.Ll!ERA Ugo; dE CE:S_\RE G lannino; P uRCARO 10 : :>t·ppl' ; ArMORI Antonio; C.t.CCIATO.H.E D om enico; ALESSIO Paolo; SCIALDOlffl Bart:olome~: CAt.CAC::-< Ama to; GIURLEO ~fiche lo ; CnrPANA Antonio; PIAZZA Antonino, BARTOl<'E Gru~PP<· : Ao.urc F <•lico; TRrrn.rn·rr Igino; Dsa:. SE:-r.s-o Giovanni ; ASTUTO Girolamo; SAOCUETI'I Nrrola: DE Lrs to Giovanni; R.U'ARI 8'1rico ; :'IlA ROCCO Luigi; BARBIERA Maura.ngelo; VITALE Salvatorr,

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1081 PxccroLI Ermenegildo; PALERMO Carmelo; SANTOBONI Umberto; CoRTIC.ELLI Mauro; ScHmRU Giuseppe; GA'ITI Arturo; MAGGIO Pietro; CARPINT.ERI Ernesto; CoM-Es Sebastiano; SALVATI Giuseppe; MANZELLA Giusepp e; GuGLIELMINO Lucio; D'ANGELO Emanuele; CocciA Giuseppe; ZmoALE Salvat.ore; FENOA Edgardo; G.uiMARANO Vincenzo; GIGANTE Donato; SANSONI Carlo; lNF.AN'l'INO Simone; L A.BRUNA Vittorino; SABDONE Antonio; CA.PUTI Giovanni; VITA Guido; D'ETrORRES Giuseppe; MEZZETTI Guido; CoNTI Gerardo; NICOTERA Salvatore; LECCESE Antonio; CoRDA Antonio; Bo~"ELLI Aurelio; CALvo Attilio; NoTARIANNl Vincenzo; CARRARA Nicolò Adelmo; CONTRINO F erdipando; CALIENDO Michele; BIANCO G. Battista; ÙULTRERA Francesco; SANTUCCI Giuseppe; BOLLA Luigi; MA'l:'ARAZZO Sera fino; Crccur.ARJU. Gaetano; LoDATO Gaspar e, CA.Lì D omenico; BRIGANTI Antonio; Dr CASOLA Gil•sepp e; Primi capitani chimici farmac isti. - PESSOLANO Angelo; ADILARDI patrizio di Tropea Giulio; FANTOZZILuigi; DE P ALMA Filippo; GA.ROFALO Vito; COR.RADI Pietro; CmoFALO Biagio; TREVEs Aristide; MILLINo Domenico; FER.RARIS Salvatore . Ad iniziativa di altre Amministrazioni: Ufficiale: Tenent.e coJomlello m edico BINAOHl Alberto (l\finistero delle Finanze). Cavalieri: Primi capitani medici CULTRO~E Salvatore, NICASTRO Arturo (Ministero d elle Finanze), COLAJANNI Giuseppe (Ministero dell'Aeronautica), ·capitano medico hmRENDA Matteo (Ministero delle Finanze). Ordine coloniale della SteUa d'Italia.

Nella forma d el Moto Proprio Sovrano: Cavaliere: T enente colonnello medico SINISI Arturo. Su proposta di S. E. i! Capo d el Govca 10, Ministro delle Colonie : · Cavalieri: Colotmello medico MoDESTINI Paolo, tenenti colonnelli medici LANDRI.Al>'l Roberto, VrGLJANI F ederico, 1\·I URATORI Carl o Felice, moggiori medici B1: CLJARI Giw:('ppe, CEr Jsidoro.

Corsi allievi ufficiali di complemento del Corpo sanitario. Dalla circolare• 907, Giomal,e militare 28 novembre c. a., disp. 63 11 • A partire dal l 0 febbraio 1936 presso ltl Scuola di nppliMzionc di Sanità militare, in Firenze, a'V-ranno luogo i Sl'gHcnti corsi: a) corso per allievi ufficiali m t'd ici eli complemento. Il numero dei posti per tali allieYi è di 520; b) corso per allievi ufficiali chimici- farmacisti di complemento. Il numero dei pC>sti per tali allievi è di 80. Ciascun corso avrà la durata di cinque mesi, e, quindi, tenninPrà alla data. del 30 giugnpo. · · )'1ena · d'1 ·• · · -. · a F'n enzt•, sar à svo lto un coi·so d'1 resso 1'l r egg•mento cl' art1g uJvJsJOnc <l'1 fant t•rJa, equitazione, al quale dovranno prendere parte gli aspimnti allicYi ufficiali m edici, che abbianoi requisiti fisici per le armi a cavallo. I lA-ureati in medicina e chjrurgia, in chimica e farmncia, oppure lnureati o diplomati solo in farmacia, muniti del diploma di abilitazione all'esercizio profu:sionalc, avranno la precedenza nell'assegnazione al cono ri·~p<'ttivo . Ai posti rimas t.i disponibili saranno a~segnati gli aspiranti spr~vvi~ti del diploma di abilitazione ·all'esercizio professionale. Questi ultimi saranno amml:'l'Si ai corsi, fino allR concòrrenza maesima dei posti dispoxùbili, nell'ordine in cui verrnnno a risultare secondo la m edia dei \'Oti riportati n egli esami lUU· versitari. Il comando del corpo d'armata di Firt>nze ha facoltà di aumentare l'aliquota degli al. lievi ufficia.li medici d i complonento arr.mitt(ndi p er quel numero dPi r:ost.i, che venga a risultare disponibile su quello comple~l'i\'O di eco (520 ptr gli allievi ufficia li medici c 80 per gli allievi ufficiali chimici-farmacisti), p c1· deficiçnza. di a:>pirant.i ullieYi t.fficinli cbimici-farma.cisti, ma non viceversa.. ·Le domande per frequentare i corsi, r edatte in carta da bollo da lire 4, donanno essere indirizzate al comando del corpo d'armata di Firenzt•, e prcs~ntate ai ccmnndi dei corpi, dai militari alle ax·mi, e ui comandi de i distretti eli rcsidtuza, o di leYa, da i milit.ari in congedo, dai rivedibili e riformati, non più tm·di del 20 d1'cembre. Alle doma.nçle stesse, oltre il t itolo di studio c il diploma di abilitazione all'esercizio professionale, dovranno u11irsi i con;,udi documcnti ehc Fono !\pccifi<:ati nella suddf.tta circolare, nella quale so11o anch~· indicate' tutt,c le alne co11dizionj di ml)rni ~sione, nonchò quelle iner enti allo SYo!gimento de i corsi, Bgli eEami per m;pirantc t.fficiale eli c<.n:pkn:cnto, alla promozione a sottotencnte di con1pl~mcnto.


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NOTIZIE

Cure balneo-termali. Dalla circolare 910, Gi ornale militare 28 novembre c. a., di;p. 63"'. N ella prossima. stagione inv(·ma.lc , presso lo stl.bilimento balneo-termale di I schia, samnno eff~ttua.ti due t.urni di cure : l 0 turno : dal l 0 ff'bbraio a l 15 febbraio: 2° turno : dal 20 fe bbraio al 6 marzo. L e vi!<ite d 'ammissione avranno luogo dal 20 dicembre c. a. u,l 10 ge nnaio 1936 presso gli ospedali militari e presso q nelle infermerie presidiarie che i d ire ttori di sanità. c rederanno opportuno d esignare. E!<se sar11nno effe ttuate da dtH'J ufficiali medici, d e i quali uno superiore, e le r e la ti ve proposte (mod. 2100 d e l cat.) venanno c ompilat:: secondo le ·nonne ed i crite.ri stabiliti dalla circolare 122 giornale militare c. a. · Essendo la disponibilità d-ei posti aasai limli tata nei turni di cure invernali, le commis· sioni mediche i nollreratmo proposte solo 1Jer coloro clw abbiano reale ed urgent~ bisogno di cure balneo-termali, rimandando le altre ai t1trni <lella stagione estivo-autunnale. Il ministNo !<i riserva. di stabilire un t e rzo turno di cur~ per la prossima. stagione invernale, qualora se Jte ravvisi la necessità. L e propost e s t ess e , insiem e con i r elat.ivi documenti prescritti per ciascun visitato, sar anno tras m esse al diret.tore di sanità d e l corpo d i armata competente, il quale, dopo averle esami11ate con le modalità d i cui al n. 35 delle "Norme per il s ervizio balneare militare, ediz. 1928 •. lt> traf>me tterà volta p e1· volta a .l ministero - dire zitme generale di sanità militare - non pit't tardi del 15 yennaiQ p. v. · P e r quanto concerne le d e finitive a.sseguazioni, la partenza degli ammessi , ed il tratta· m ento ad essi devoluto, varranno le disposizioni e norme amministrative riportate nella wrri· cordata circolare .

Una ricompensa alla Sanità MUltare. Alla Direzione g en erale d ella Sanità militare è stato assegnato un diploma di medaglia d'oro per la parte presa all'esposizione tenutasi, in occasione deLIV Congresso internazionale df'gli ospedali, a Roma nello scorso maggio e di cui abbiamo dato n otizie nel fase. VI c. a . d i qu~sto Giornale.

Medicinali e pggetti cti medicazione. Secondo disposizioni contenute n el Foglio d·i ordi n-i d el Ministero d ella guerra del 18 novembro c . a., a partire da.) 15 nov(lmbro 193il le cessioni, a pagamento, d a parte delle far· macie militari alle altre amminis trazioni d ello Stato ed ai personali aventi diritto, dt i mt di· cinali ed oggetti di m edicatw·a, non prelevat i d a ll' Istituto chimico farmaceutico di Castello e. da esso farmaci e acquistate dire ttamente dal commercio, saranno effe t.tuate a i prezzi indicati n e lla tariffa. d o i m edic inali, edizione l o luglio 1935 (pubblicazione n. 2809}, aumentati del 25 %· L 'aume nto d e l 25 % su indicato è compre nsivo di quello del 10 % stabilito per le ct>ssiont agli e11ti e personali di cui all'art. l d ella c ircolare 220 Gi ornale Militare 1932.

Apparecchi Thomas. È st ata pubblicat a la Istruzione B'Ul modo eU applicare gli apparecchi Thomas in dctaz io11e alle Unità sanitarie di mobilit-az ione -edizione J 935. • L~t pubblicazione sa.rà..inserita a pagina 146 d ell'Ele nco delle pubblicazioni militari in Yigore per i l R. E sercito, al prezzo d i L. 2,50 la copia. (D al G~ornale m ilitare ·ufficiale d el 31 ottobre 1935-XIV, circolare 844).

Convegno di Medicina Aeronautica. In occasione d el primo Salone intemazionale aeronautico, il 27 ottobre a l\1ilano, il Sin· dacn.to provinciale Fascista d ei Medici e l'Aero Club u·E. Pènsuti » hanno organizzato un con· vf gno di 1\fetlici:ua Aeronatttica, che è riuscito una manifesta.zione scientifica di notevole importanza, per gli argomenti svolti e p er le p ersonalità dei convenuti, fra cui si contnva.no cultori autorevolissimi d elle scienze applicate all'a.eronautica, qua.li S . E . Croceo, Accadmmco d'Italia, il g en erale d'aviazione B eltrame , i proff. P. Agostino Gemelli, A . H erlitzka, ecc. D colonnello m edico comm . Arturo Monaco ha r ecato al convegno il saluto di S. E. Vallt>, Sottosegretario di Stato per la R . Aer onautica, ed ba rilevato l'attività produtt-iva e feco!'da che l'\·o lgc il Gruppo d ci Medici Aviatori, sorto per concorde inizia.ti,·a d el Reale AeronauticO Cl~b f' d el Sindacato Nazionale Medico, csa.ltando infine l 'oper a che st.a svolgendo in qut>st'ora I.'Ana· zione italiana n e ll'Africa Orientale . I l gen era.le medico Di Nola ha trattato co~ parttoolnr~ competen~ dell'Aviazione sanitaria, tracciandone la ~;toria. gli scopi e gli sviluppt. Gh oratori sono sta t i vivame11te opplaucl it i.


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II Congresso NaziOtàale di Medicina Sportiva. A Bologna nei giorni 22 e 23ottobre u . so. si è tenuto ;12° Congresso nazionale di Medicina Sportiva. La seduta inaugurale ha avuto luogo nella Sala Grande dell'Archiginnasio sott.o la presidenza del maggiore medi co prof. Ugo Cassiuis presidente generale della Federazione Italianu. )ledici degli Sportivi (F. I. S. M.). Dopo i discorsi ufficiali ha.nno avuto inizio i lavori del Congresso con la relazione del prof. Giovanni Pini, benemerito direttore dell'Istituto municipale di Medicina Sportivajn Bologna, il quale ha parlato sul tema: L'atti·v ità de'i medici dello spo1·t dedotta dall'osservazione e dall'esperienza. Ha fatto seguito la relazione del maggiore Cassinis sul tema di grande attualità. modico-sociale: Statistica 8UQli infortuni sporti·vi nel primo anno di funzionamento della Cassa Int-erna di Previdenza del C. O. N . I . Dopo la discussione dei tem i di relazione sono stato svolte importanti numerose comunicazioni.

Congressi della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia. Nei giorni 21 e 22 ottobre u. se. s'è tenuto a Bologua. il XIV Congres.so della Società. italiana di ortopedia e traumatologia (dell'apparato motore) con temi di relazione sui Traumi e paralisi ostetriche della spalla (Faldini) e sulle Les,i oni interne del ginocch·io (Delitala e Tommasini). Il XV congressò sarà tenuto a. Roma nell'ultima decade del settemb1·e 1936-XIV. Temi d i relazion~ saranno: l . 1l trattamento d4Jlle fratture esposte - 2. La seiatica vertebrale. Sul primo t ema. la P reside nza della Società ha fatto domanda alla Direzione generale della Sanità. militare per ottone re che sia. designato a riferire anche un uflbiale medico e ohe il Corpo sanitario militare porti al Congres.<;o il frutto della sua esperienza.

La prima assemblea generale dell'Accademia di storia dell'arte sanitaria. II giorno 28novembre, ~el salon€1 Consiliare del Commendator€1 di S. Spirito, s i è radunata. la prima Assemblea Generale dell'Accademia di Storia dell'Arte Sanitaria. Prel>identt> di detta Assemblea, S. A. R.ma il Principe Cl1igi Albani, Gran 1\fa('stro dell'Ordine di Malta, uno dei soci permanenti dell'Accademia st<'~sa. · Erano presenti il Prefetto G. Spano Presidente del Pio Istituto di S. Spiiito ed Ospedali Riuniti di Roma, il Senatore C. Ovio, il Tenent·e Gtmt'rale l\iedico A . Falso, Direttore Gent'rale di Sanità Militare l\1arittima, il rapprl"sentante della Direzione g(•nerale di Sanità militare del Ministero d ella Guerra, il prof. D e Lillo p er il Ministero dcll'intt'rno, il colonnello Lodovici p<'r la Croce Rossa Italiana, il prof. Giannini per il Governatorato di Roma, i proff. Capparoni, Tanfani, Montalenti, Pazzini, Scalinci, i dott. Testi, Tergolina, Di Segni e molti altri. Prende la parola il prof. P. Capparoni, ff. di Presidente dell'Accademia, uno dei tre fondatori dell'Istituto Storico Italiano d t'li'Arte Sn.nita.ria, da oui l'Accademia proviene ed uno dei più fattivi elementi della vita del Mttseo o dell'Istituto st('sso. Egli dà l'annuncio del Decreto Rea-le che approva l'istituzione dell'Accademia di Storia dell'Arte Sanitaria, trasformazione dell'Istituto Storico Italiano dell'Arte Sanitaria, suggerita dal S!'grctario Generale prof. A. Pazzini, mettendo in evidenza i vantaggi di questa trasformazione. Egli pnsM poi o. considerare l'attività. svolta in seno all'Accademia., dallo. pubblicazione

del R . d ecreto fino ad oggi. I n primo luogo ricorda il lavoro di schf'dutum. della bibliotfCa e dell'inventario degli oggetti dell\1useo, lavoro ottimamente compiuto dal dott. U. Tcrg:olina. Annuncia quindi altre tre attività dell'Accademia dovute al prof. A. Pazzini, e precisamente: un premio per la storia della medicina, da indirsi tra gli stud€nti di medicina, farmneia e scienze dell'Università di Roma, un centro di bibliogra.fia medica antica e di storia della medicina, un centro di studio e di raccolta di folklore medico italiano. Dà. quindi la parola al prof. A. Pazzini pet· illustrare dette S\le attività. Il premio che stu-à messo in efficienza quando lo consentiranno le v igenti disposizioni ministeriali, consiste in una medaglia di bronzo dorato. Esso ha lo scopo di fome-nta.re l'amore per gli studi st.orico-Fanital'i, tra gli studenti. Il centro bibliografico comprende già circa 25000 schede ed è suddiviso in ~ Fonti per la storia della medicina e Stndi sto1·ic~ritici di Arte sanital'ia "· Il centro di studio e raccolta per il folklore medico, conta già numerosissime notizie originali, :>chedate ed un primo nucleo di materiale da servire per una futura raccolta del Museo Storico Italiano dell'Arte Sanitaria. II prof. Ca.pparoni propone che il prof. Pazzini venga nominato direttore del centro bibliografico e di quello folkloristico; l'Assemblea approva e si compiace. Egli dà quindi incarico al Segretario di leggere i nomi dei soci effett-ivi e corrispondenti approvati da S. E. il Ministro per l'educazione nazionale, tra i quali sono i migliori esponenti della storia. della medicina. · L'Assemblea, quindi, uditane la lettura, approva il nuovo R egolamento per l'Accade· mio., proposto dal prof. P. Capparoni, da invinrsi, per la definitiva approvazione al compctcnto }finistero.


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I p una esatta, per quanto concisa relazione, il pro f. Capparoni EEfOne l'incrt'mt nto èeto al Museo dell'Accademia, prove niente dai numerosi doni e d er-ositi, dall'apro~gio morale e mal-E· riai e della Preside nza del Pio I stituto di S. Spitito. e di molti privati. SociEtà culturali, emin€nti personalit.à italiane ed estere lo hanno visitato ed ammirato, molti giornali e riviste ne hanno parlato. L'assemblea, inoltre, approva che l'Accademia si faccia promotrice, pres.Eo il Govematorat.o rli Roma, per l'erezione eli un bu~to al Pincio, del senatore G. B . Grassi illustre scienziato che tanto si rese benemerito negli studi di anat.omia comparata, zoologia e paras~;itologia spEcialm ente in rapporto a nume rose epidemie (anchilo~tczra, malaria, filoEHra, ECC.). I nfine il prof. Capparoni rivolge un p ensiero di omaggio alla m emoria d i S. E. il generale 1\1. Borga.tti e del prof. Carbonelli che furono, insiem e con lui, i fondatori dell'I. S. I . D . A. S., del prof. Bilancioni che ne fu p er molti anni Presidente, e dei soci prof. V . Rocchi, P. P ediconi, 1!enera.Je Ferrero di Cavnllerlt' one, W elks. · Per il prossimo anno accademico sono annunciati numerosi corsi di lezioni e conferenze tra le quali ricordiamo: . prof. P. Capparot1i • Storia della 1nedicina », P. Pancrazio o. f . m. «St-oria della medirina missionaria. •, Maggiore m edico, prof. T. Sarnelli "Letture di meclicir.a orientale», pro f. G. Bisanti «Storia della veterinaria », Prof. A. Pnzzini « lr!edicina dei popoli primitim· e folklo-re medico"·

Scuola di perfezionamento per specialisti in Igiene e Sanità pubblica. Nella R. Universit~\ d~ Bologna sono nperte le iscrizioni alln Scuola pcst.-unr...·ersittu if' cii pe,·fezionamento iJl Igit>ne e Sanità pubblica. Possono essere iscrit.ti soltnnto i laureati in medicina e chinugia. Il cc1€o ha la dm s t a d i due anni, al termine d ei quali T"enà rilasciato un diplcroa di SpEcialista in Jgin:e (' Sar i t ù pubblica. Nolla. Scuola, diretta dal pròf Donato Ott.olenghi, si impartiscono i seguenti ins€gnament.i: Insegnt<monti obbligatori: l. -I giCJle genetale e speciale (compl€SE': Jgi(no del Ja.voJO, Igiene e Assistenza Sociale e Ingegneria sanitaria); 2. Microscopio applicata all'igiene; 3.1\ficrobiolcgia e ùnmunologia; 4. Patologia delle malattie da infezione, da intossicazione, da carenza, da insalubrità, da eredità morbosa; 5. Chimica applicata all'igiene; 6. Geologia applicata all'igiene; 7. Architettura pratica; 8. SerVIzi d'igiene e diritto sanitario. Insegnamenti facoltativi: l. Fisiologia applicata all'igiene; 2 . .Zookgia m€dica; 3. Stati· stica sanitaria.. P er ulteriori chiarimenti o informazioni rivolge1si alla Direzior:e della Scuola pruso l'Istituto di Igiene (Via S. Giacomo, 18) ed alla Segreteria universitaria (Via Zamboni, 33) Bologtlll .

Borsa di studio per un . medico brasiliano .creata dall'Istituto RfzzoU. In seguito ad accordo int-ervenuto coll'Università di Rio de Janeiro, l'Istituto Riuoli ha creato un posto di perfezionamento in Clinica ortopedica e traumatologica. per un medico brasiliano. Tale posto sarà ogni anno messo a concorso dall'Università di Rio de J anei ro ed il vincitore del concorso tt·ascorrerà un anno sco!ast.ico nell'Istituto Riz:zoli. JJ p1·itno concorso è st.ato vinto dal Dottor Caio do An11ual. ADaloga convenzione esiste sino dal 1924 fra l'Istituto Rizzoli e l 'Università di Bu€r.cs Aires, la qua le ha inv iato sino ad ora 7 perfezionandi.

Dir ettore responsabile: Dott. L m o ANC"BI, tenen te generale medico Redattore: Dott.. prof. VJBOJNJO DE BEBNARDINIS, t f'D t>nt t' colonnello m<'dico. (81034118) -

ROMA, l 935-:XlV - !ST. POLI OR. DELLO ~TATO- G. C, (COPIE 1668)


RIVISTE 1\'IEDICHE MILITARI ------0-----CE:COSLO\' ACC:HIA: VOJENSÙ ZDRAVONTICK!: LISTY. - Orgnuo scie nt !fico tic i medici, \'Ctcrinarl, f1umaclstl militari ccco~lovaccbl, R<·dozlonc: l'mgn, Hubt·uet, :11:\0.- i'<lro,·. odrlèltnl. F08<'. 111, Ht35 · Wetct: TnL'i(tusiosao ùt") su uguc l" Hun ''n:-unh~r.u~:unc fu ~· rupaJ{na.

JUOOSLA.YB.: VO.JNO SANITETSKJ GLASNIK. - Ri\'istll tl'iruo~lra le di m • •li<'lnn. tnrmncla e \'t•l<·•·inn r·lo dcll'c~orclto jugoslcwo, r<l ita dallo Direzione ckl sc·n·'zlo di Snn ità (Hc<l~?.IOI\<' cd nmmlnl•t razlonc: o~r: <In le

militare di Belgrado) N. 1· ~. vol. Vl, 1035 . Protlt:lt~ Cont.rollo igil•nlco <loll'nCfiUil. pottol•il•· ndl'eserclt.o in tempo di piii'O.- Slmltch: Contributo allo studio deJI'endcmla mnlnricn nella Serbla. mcri<liouolr.- Dlmllr iJnìtclt: Epì<lcntill •di tiro esantomnllco Il Srem nel 1933 ·34 o l'importanza del focol ai cnd~mici.- TodorOYitch: :\'o~tra esperienza clinica della mrniu!liUl opi· d cmlca,- Rouwidltclt : L'auioru.::olazionc <l<·lht pr<·•<ion ~ tlltcdosn ,. >'<uol di~tut· ui. - Cwdfjewitch: Xo•tta <SJ)e · rìonzn del 1o·attnmcnto <l<'liR c·heratilc d~ndritit·o <·on i'oleum Gnulllltriue. - Chahow ltch : ("onlJiiouto allo studif• dci tnmorl clul ai~tcma ner..-o~u ccutmlc•. Un ca-o di tumore (ll-Jl'cpontUrna .

POLOX1.A: LEKARZ WOJSKOWY. - Orlo(ono rlcl'lì nfflciali del Scr..-Jzio sanltnrio . Coutrum W)·~zkoleniu Sanlt, Gornosla.ska 45, Var>'llVit\. N. lO, 15 may(Jio -N . 11, 1° (Jiu{JI'W- .V. 12, 15 fiÌU(JilO Hl3G. Konoplla: 11 colonnello medko Wlmlplnw Osmol~ki (N. Hl) . - Zembruteltl: La mc·clioinancll'antica Hn~ll"ia (N. lO) . - Dnc: La cura <Ielle mialgit· col metodo Dcntot:h (1\', l O). - Wojeltchowakl : J.u !11uziono degli oo·;wui di movimento dal punto di ,.J,tu <.Lei <"bit·ut·go (J\'. 10 e 12).- lllttner: A. proJlOsiro ù<'llt• frttiLUre delle O&'>U d<'l m •• tatarso durnntc In marcia (1\' . lO)- Gruneckl: :llalaftie para~sifllri o d<·l tubo iutt bllnu:c noll't.'scrcito (,\'. llì ) . Dybowd:i: S<:opo e risultato di <'• Poricnzc su lla lntc•·noziom· d<: ll'uso ùell'o~si~tcno nc·llc grl!ndialtltudlui(J\',lJ) Raczynaki ·Wollnaltl: L'nttituolinr nll'ncronaut.ko. dal 1mnto di Yi>ttl tll u•·ologi<'O (N . Il ).- Poi: Xuo,·o t.ipo PO· lacco d! occ:blali t\vintorl (N. 11).- Mlchallek: Probltrol d<· ll'or~anizzazi oue e dtllo ~..-U uppo dt•II'A.''lll~iom• Sanitaria ,N. 11). - aawl:z: L <'Sioni d<'l cranio m•l prr•onnl<' aeronautico e mezzi Jll'<·Ycnl.i..-1 (1\'. 11).- Llllcauczyk: JJO stn.to attuale clollc Roent.g~n- c rt\tliO·tcropil~ (i'\ . 12). - Karyukowakl : l.a guura balt.riologka (,\·. 1~) .

per

SPA.O~ A.: REVISTA DE S~AD MILITAR.- Pubblicazìorw m<'nsilc dd Corpo sau itat·io militar.·, )iaJritl Fase. [X, uUembre 1 !13~. 8alazar: L'ultimo Jlbrc •u lla l.ubcrcolo•i, dd dott. ValMs Lamhl'n. - Potoua: Rinssuuto cl<-llu ~tnli~l.i<'a sanitaria dcll'csereito sr>nguolo (luwi l\131- 1U:;2). - Amt Slocker: Un tcmt\ di psicblntrln.

80LETIN DE FARMACIA MILITAR. - RNlazionc t' amruitll~trazi •)tl(': Emba.jll(IOI'<'S, \la - !\ra<lrid, lo'osc . 152, Q(IOSto - 153, setttmbre 1935. Fanlo: 1/lnsqrnamunto <l<•lla lo'cu·maco·din«mica (Fase. 152). - Maa y Gulndal: Dati per lo stndlo ll<'lia Flto·chimlca (Ji'IJ$c. 152 e U3). - Rlwas Goday: P r·<·•t'nte t' a\"Wniro dell'nrmt• cbim i<"n CF<~ SI'. 1il2 c 153, con/.irHUI). - Camo c Comenge: Bromatologia r.astr·t·ust•: In ruzione di t·isct·,·n dtl &ol.lnlo (Fust'. 153, t:ontinua) . - Martlnez c Rlwas Goday : Contr ibuto allo ~ tudlo fisico·cb imil'o " farmaccu tko del blo-u eli m~t.iltnc (Fuse. 153). - F~~nlo: Lt' caSC' più Importanti di' l mondo nC'll'in<lnst riu <himi(·n, chimiro·farmMcuti<:a e !nt·mnct uti<'n (Fast·. 153, ronl.).

Il OMANIA: REVlSTA SANITARA M.lLITARÀ-

H.cdnzlouc c n.rutnìni~t.razlonc; Ost)c(lale mllitnro • Ht>ginn

Elisabetta •, Bucarc~t. F Hsc. Vllf - lX, !IUoslo·scttcmbre - X, ottobre 1 03~ . Slmlcl, Co'ltceano c A11rar lo: Conf·ributi al trattntncuto ll<'llt' rC;ttitl pi'Oiif<'l·unti htrr: :>.nntl e dl!llr rt ttoCQ)Itl ulceroso di natura linfo-grnnnlomatosa eon JJ :::Oiganol U olco~o ( F11s'·· VI l l - I.XJ. - 8tdaneseo: Ln llu· togranulomatosi ben igna C<'r\'ICJ\Ie (Fase . VJIJ.JX).- Blrtrlceano: Cont•·iiJut.i nllo Ntudìo lsW· J>otologko elci tumori delle gh iandol e th'Oide o rarnth'Oi<lc (li't1sr. VII I - IX r X, conlinua::io"e e /il1c). - 8aldac o Nlchlta: Resoconto sull'attività del Sa.nntoMo p~r uW<'iolì • El Era<'li•lc • durante l'onuo 103{ (F<t~t·. VlJI -IX. - 8uhateano, Dlnulosco e Allteaeo: Auto·auti·,·irus·tc r npln noli<' clfl('l'ÌO·cis t it.i ('ronicbc s uppotr·nt.<· (F(IS•·· X ). - Stolan c Cotesco: Dilatnzlonr cistica. dcl!'urctcrc llco-lombnr<' !lcstrc, cous< <·ttll\'n n una colc•olosi urctcralc• in un dlnbc·tico, s imnlaut<' two clsti d~!Jn testa tl<:l pancreas (Fase. X). - lgn:~: t'n posto di "()ccor.~o p..r i fl'ritl ul'lla spedizione d i 'fralnnt• contro l Daci (Fcuc. X) . - Trandatireaca: lJoH~glo volum~trìco di'i K l in 1"'''"' nza di I lihc•ro (Fase. X) . Col2mUn : L 'aci do n.~cot·blcn (vitam ina C>. sua imptll'tanza blolo;ri<:n c t.•nw<'ul ka (Fas~ . X) STA.TI U.:-llTI : THE MILITARY SURGEON. - .Arruy }lcdical ;o.ruscum nutl Lihrnry, Wnsbingtou. Vol. LXXVII, N. l , lttal{o 1935. Pryor: Promozione c esprricuza. - Connor : Gli n.•prtti rcouomiol •lt-lln )lt-tlicino 'l'r·olllco le, SJl<cin iment'· n el riguardi <.Lc·lla. mnlarin. - Vokoun : :\'ulrimcnto - Oisot·dlnc dio•tc Uo·o - IgnoNinzo. - Dav ls: Le f<·t·ltr di Cn · cile che causarono la. morte di tre ))re&id<'nli d<·gli Slllti Uui ti.- Penhallow : I ,.l'lnLaggi cl< li'IL•Idt'st.t·nm~ nl•> cll'glt nfficlall m edici dolio. riscr..-a nelle unit·l• clt-ll't·3<' t'cito llCt'manentc. - Lull : Chinino c mnlat Ìl\ u..!l't'bOJ'Cì t o, no · "anta anni fa.

Vol. LXXV li, N. 2 auosto 1035. Dulllln: R ecenti tcnclcll7.<' tlclln mortalità P<·r clinùc·t c. - Darnall : Coma clia.bctko. - Parkor Hltchcn :Sta n· dardlzzazlonc d~Jia Cormula 11 ucocltoria. - C~enault: A sc,·~~o lo nn r;:onc· tlc-st•·o l'<'l<l]llco. - Roddll : La uo.vc o~t><'da.l c d<·gll Stati Uniti • Rl.'d Ronn· •.


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Pubblica%ione mensile

EJn Anno LXXXIII - Fase. XII DICEMBRE l 935 - X IV

GIORNALE· DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA. G uE«R.A

ROMA


·.

SOMMARIO LEZIONI l! CONfERENZE:

Binozr ro. -

lHmn~t rnzi•mi ellulcbc·

MEMORI E ORIGI NALI 1

Panagla . -Lo. pi lr.lo-r!'lrzlcm• · eli Z umhr iui.

Png . 1088

OASISnCA OLIH ICA :

Cavaliere. -

C mt.ribu\.u t~l t rultnm"nto irtcru"nt·l cl•· !In. cnlc· J n~i llr<'tcr·olc .• .

Png. 110~

RIVIST.A SINTETICA:

Plctloll . -

J,n. a· llj::JHlii cl i U< horat orio ù •·l)•• l>'u <·.,:n>tu· .rnall\t ' l•• iu.,•t 1ivc e pn.rt•s!rltnrk.... .. . .....

l?ag. lll2

RIVISTA DELLA STA'.IPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA:

Anatossina f L') Ua" IJtoccltB ed Il suo Impiego nel t rQtt3ment o speclftco di al; une atrezlenl dnute Ilio staftlococco. - H.l)hll<, l3nOHlt;: , ltll!UOtl '' .'•[,:I<Olt::l< ................ .... .......... .... .......... . ... . P a.g. 1141 Apparetl:hl di prot~tione. Ill••Voro imposto alla rCì<piraziom dagli- (h:Jo:AOD o MAG NE .. ...... .. ...... . 1133 Bacill o di Hansen. Ou1t11rn c rfdo trnl~rtit·o del - V.lt'DRl·:MEn <' B tlt':<. _.... .. .... , ..... . .. ............ . 1185 Batlllo t~'ercolare llviarlo. Rirer rhe sulle V•lria :'iuni ltiulo!TUhc e sulla <iis>nriarlone del- SAENZ e CoB'l'lL 1134 Otr rur~ia uit• alo. illU>i per l •1 - Zr:xo ..... ............. ... ... . ............ ..... . ..... . .... ,, .. ... . ...... . Cianogeno. L • di/esa <'on/ro il - CUJt;'I'I•XI ... .. .. ......... ...... ... _.. _... , . .. _. . .... , .................. . J:lm< ttl e!lìvi . Stud·io termrnnrlru:o ~ui 1:ari tipi di- Jw.~BVtll l ...................' .. ................. .. Elmetto militare d'attinio. Sl••dio i9in•ù·n 1m l/' - Oxoo1 ..... . .. ............... ..... ... .. . ......... . ..... . Febbre ginfl.a . Il l1!8t • di protc:ionf1 cmtlro la - nel Oamerou.n frawe.•e. 11Ml'.tJ.fric.u equatoriale /r<tn· use. 11cl 0o11(1o hel(ln e 11d Anf]lll •- - Hn:mnu:s, :11 1n In l'. l:ll'HKF; <: P.n· r............. .. .. febtrc gielfa. 1'r'•l'/nrma:ione di 1111 f'I'J)flO n~urotr01JO eli - il~ r·eppo ~"erotropo nella scimmi.ct M .

l HO 1132

1185 113&

1l37

rlte.~u.-; . ... F1XIl1....\ Y t: C ·J, \HI(J>: ••••• •• • • . ••..• • ••••• •• • .••• .• ••. . ••.•••. . •• •.••••••• •. •• •••. •• • ••• • Fishle anali . L 'esrissi01~e dd le - dn·e e.•serc terminai a con un•t sut.v ra par::Wle. - ~AUANJ~; .... . .. ... . G:l$ {l) ca combattimento c la dllcsa pnsslva (e lfl popola:l on e ci vll~. Pr:1"r.\Z7.! ..... .... .. .. .............. . Gotta - All<>rg ia - Url~cml a - C":=tn: ,. Ou:n lll'r ................. .. : .......................... .. ........ ..

lotoulcn: ion i da prc~o ltl esotici. - ;o;u w:-·t ~: 11~: t:oLDl:t' mM ............................................. . Mal ltlé $el :uAii l~ lt!lia. L-1 <lilr.•a ·"•~in le ronlro !è - e M!1li altri 71 ,~l, - D1> B BHX.\fm1s.......... . ltala- uar. - Nl'rtro reti>lilf. s~l/ira nrl rorso d> 'ltta infezione da- A I.:<F.r.t.O ......... ........ .. ...... . J'ortatcrl di ~ermi rlno tarlflgcl. 1'rt~ltcm>c?lfol l/ti - HA\'IXA ......... , .................. .... ..... , ........ . B~rvi<lo (Jfl ·ooreratl•o antlamarllll ·o in Drod!o. - ;\(nROAN ... .. ................................. .. ... .. .. Tubcrcol :sl lar i nge~. ('olla.,•olcr 1A11 c - (;Axr>IXI . . .... ... ........................... ........ . . . . . . ..

ll!lS

nn 1182

llSO ll38

•

l Wl 1H3 1145 1136 lU'j

CONFEIIENZE E DIMOSTRAZION I CLINI CHE NEGLI OS:>EOALI MILilARI ...... ....... . .............. ..

T' cl g. l H G

NOT I ZI E ..... .. .. .. .. ............... ........ ...................... .. ...... .. ..................... .

1U9

I NDICe c;;-:::NEilALE DELLE MATERIE f'E R L'ANNi> 1933 ................ .. .... ... .......... , ........ .. ..

115:!

INDICe DEGLI AUTOR I .... . ........... ... . ..

11 01

- - - --- · CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'ai>ùouomonto ò a uouo o dooorro dal 1• guunaio al prezzo di L. S2 (lìel ero « ). Pe r gli uillclall m edio! e oblmlol-farmaclsti del R . Eserotto, l'l servizio cd lo congedo, Il preuo dell'ab· bonamoot o è ridotto a L. 24 anticipato. Por i eoll u(llcial i mod ici (ùell'l~sorclto o ùolln :'o{nt'inn), In q cmluoqno poslz!ooe al trovin o, è mnmeeso un aùbooo.m euto oumuh\tivo al Giornale di lllcdicina M itUare e d a.gll ..4nM li d( Medicina N a'DOlc t Colorùale nl prezzo di L. 45 annuo. l J prozzo do l sop)Jiemento oont.onento l Ruoli di at~Zianità del c.or pv 3an!tario mt!Uure è dJ L . U rldoUo n L. 8 per l soli nLbonatl ,

NORME PER l COLLABORATORI. Le oriolooi umn cle.,tu lo <la~tll aulori non imDC;;oaoc lu ros;•onsabllltà dal periodico. Agli notori Mooo ollortl grawttamentc ~O estratto oon copertJoo. eto mpata, frontespizio , hnpagina_t ora e nurnornz ltouu Sl•<'clalo. l~ll csir11111 ricblestt In uurnl'ro mam;lo i'O sono a<ldublt o.ll a prezzo di costo. Per dlspo; illon l ùul Co11"ildcu uullonalc du!lo ricerche o. clusooo lavoro dev<: essere unito un brevo autorlassunto (r:on pl!l di IO r i~o:trc·) . Lo :IIPOSo.l por lo tavole lltografiobe, rotogmftcbe, eco. , c be aooompaenaasero le pubbllcaxloni eono a enrico dogli Aut-ori. 1 man!'~crttlt non al rOtlliLnhcouo.


A :t-"NO LXX XIII- K. l :!

GIORNALE DI MEDICINA MILITARE

LEZIONI

DICEMBRE 1935- Xl\' J

E CONFERENZE

DIMOSTRAZIONI CLINICHE agli Ufl":ciali MHlic i dt' i Pres idio di T orino. t1 nure dal Direltorr P1 of. Enzo tenrnte colonrwllo medico di complrmento

19 gennaio 1935-XIII. I. - Epitelloma spino-ctllulare inso rto su lupus erythematodes. - Donna di 43 anni che da olt·re 20 anni è afj,fla. da lupus erytlu:matode.s al viso: le~ cle1·matosi è stata ripetutamente trattata con ragçti R i.intgen . Da ci1·ca wt Cllt1l0 è con•1>m·sa ~m a le.sione alna.so costitu·i ta da tma twnefazione della grandezza di U·11Ct no<:ciolrt. 1ilccrata. (t jondo Ìl'rcgolare, margini ùrfìltrati e duri; 1'e8ame istologico ha. ronjl'.rmato la rli(l,rrnosi clitlica rli Ppilelioma spinocellulare. lllupus erythwurtodP{; ha tfJstil1tilo il substrato per· l' in.sorge,tza. di wt epitelioma; non è pet·ò im p1·obab·ile clte tura parte eli respon.sabilità .spelli mttlìi• al/'a:ione dei ragy·i Rontgen che co.stit·u.iscono w w stimolo alle proli jerazirm i ali1)iche. fl: WlCL complicazione fortwwt<m<e.l!te non frcqu<>nle. CASO

Morbo di Bowen . - ['f)m,o di 77 amd. che accanto CL ?lumemse venuche senili. al cctpo ed al tronco, pre.~enta. sul tronco e S'ugli arti, otto chiazze eritematose che data.no da oltre 5 anni e che sono 'l:emde estend.endosi con mt dPcOrso eminentemente cro11·ico, senza peraltro essere causa di alcun distu·rbo; ta.li ch·iazze, di a11.piezza t'a1·iabile fra tma moneta da un soldo e una moneta da venti lire, sono a nUlr!Jini irregolari. policiclici, netlr.mumte delimitati, ricoperti da qualche squama. scarsctmente i11(iltrale. La diagnosi clinica eli mol'bo di Bowen è stata confet·mata élal reperto istologico. Particolarmente interessante è la coesistenza ~L ww di tali chiazze. si/!uata a.Ua faccia 11.ediale della coscia sinistra, d·i ww 11eojonnazicme C'lttalt ea u t ipo ?V!(fetante che data da. circa un anno: cleUa. grandezza eli un farp··u.olo. ricoperta di squamo-croste. consistente, che non dim~sflra te1ulenzct alcttna alla infìlt·m zione p?'Ofonda; l'esame i8tologic.o ha dimostrato trattarsi eli ~ma epitelioma spinocelltdare. Il morbo di Bo"Wen, analogctmente a quello di Paget . è'w1a de.rmcuosi pl'ecancerosa per eccellenza. CASO II. -

CASO rn. - Erythroplasia di Queyrat. [;omo rli 63 anni., che pre$enta una lesione, datante da cù·ca un anno, localizzata h~ cot'rispondenza del frenulo e delle zone d,el, solco baJ.a1Wp?'epu,ziale immediatamente acl·i acenti. ad wndamrnto eminentemente cronico, con caraUeri dì fì.sS'ità; nw·r foloyicamente ric f'l"rda w1a balanopo.~titc e si pre.9enta sotto forma dì ·t tna erosione Stlperfìcialissirna, d1: colorito t·osso, di a.~petto l11cPnte, es.wulante, a contorni neltumente deli·1m'tati. L ' insie:nUJ eU q1testi dati perm.et.te di diagnostitare 1ti1Ct lt?Bione prrcanrerosa e prec1·.~au.ente una forma eli erythroplasia di Qneyrat. T ale rnanife.~lazione è ca.ratte'l'izzata d.a 1m dc•rorso ltntlo e 1J1'0f!ressh'amente eBtensivo e d.alla sua più o numo precoce ma fatale deyenero.~ionc epitelicmato8a.; e.•sa det·e per esse1 e considerata come 1L11(t sindrome clinica realizzaiJile da lesioni di di {fuo;te 1' (J{~tt'C1 cd i11 prim(J ltwgo dal morbo di B owe•t.

v

CASO IV. - Sarcoma idiopatico multiplo emorragico di Kaposi. - Le lesioni dotano cl.a ch·ca w1 anno; la dermatosi è e~wl·usivamente localizzata al dorso della mano destra, al dorso ddla 11uuw sinistra , aUe ·r egioni dorsali del piede· de.~tro e sul d.o·r so (le{ primo e tc•ozo dito d~l pied,e .~inistro . fA lesioni si pre.~entano p er la rna{fgiO'r parte sotto forma di chia~?.e di colorito ro.s.~o .hlua~tro alle mani, li·vide ct·rde.siaclie ai p·iedi, edematose. a. swper'(irie l~tceute. pNt o mrno ù1{ìl11·ate. a bordi sfW1t<Iti. Qua e là, si a sulle chiazze che sulla C?ile indenne. si riscontrano piccoN element·i ?lodttlari emisjcl·ici, i?1ca.s· t;ati nello spessore della Ct1te o liereme11le 7>romi111!11li, d i consiste1tzct dm·a. Le lesioni rapp1·esentano


1086

DIMOSTRAZIONI CLlNlCHE

nna forn'Ul iniziale dello stadio neoplastico della t1'Ullattia. L'esame istologico l'Ul confermato kl diagnosi cliniw e la tt<Uura anuioem.loteliomatosa delJ.a neoform.t:uione. CASO V. - Sindrome di jerslld (localizzazione genito- ano- rettale della · poroadenite lnguinale o malattia di Nicolas e Favre). - L'c~Ocz ione si è inizia-ta circa 12 anni or sono e, auraverso fasi nUerne eli miglioramento e 7Jeggiora·tne1110, è muktta progres.~ivamente estendendosi ed aggravando8i. 1u qu<>.çto periotlo ili tempo la paziente è statct sottoposta alle c"re antilt~.e.tiche più. s-varia~e senza però ritrrtrne gio!>n.nUltlfo nlcuno. La pa;;iente 7JrP.~Pnta ullualnwnte tut elewti.s.~imo gratlo eli infiùrazione re.ttaJ.e e perireUale, rlellrt porzione clÌiilrtle. r.ot~ -~lenosi erl inc011tinenza parziale d-ello l!(intPre. intenso eckma clella Te{JÌOIU! t>nlca!e e perinmle. S~d mrtryine libero delle (!rwuti lablmt, all'orifizio anale e sulla m-ucosa iettale ~ti riscontrano m~mero.si riliet•i tWLiniW'llonati. La r eazione di Frei è risultata fortemente posit-iva a piìc antigwi. · Una cura. mista. a hct8e rli preparati tli antimonio e eli iotlio. ha provocato WL notevole miglioramento della si ntonv1tologia oggettiva e Mggetlit:a. pur non essendo più po88ibile con le sole cttre merliche in/luenZ<~re quelli che possono es.9ere definiti yli e.9iti della preuressa rnalattia (stenosi ciwtriziale). • La simlro11w (li. J ersild - fornLa rli locali::;a.zione anomala della po-roadenite inyuinale - è rarattnizzal<l d.a/la a11soria:::ione alla .~tenosi retta/e sia Ili 'Wl. llll.CIIta elefantia8ico della regione vuJ. t·are (varietà genito -rettale) che ctella re(! ione 7Jerineale ( t•ctrietà ano-rettale) o conu. mporaneamente di queste due regioni . CAso VI. - Neurodermite cronica circoscritta della nuca. Domu' di 52 anni, clw preet1ta ww chiazza zmica alla nuca, 'IU!.~trijorme. ctell.a /.arghezza di circa tre cen.tùnetri, pruri.ginos-iss-ima. cl i colorito ro,9S0·1Jiolaceo, rl.i.9cretamente rilevata sul piano cutaneo. in Citi appare moùo accentuala la nonl'Ulle dis-posizione dei solclu: cu.t.anei . Alla perijeria clelia chiazza qualche gruppo di papulette poligo nati l-uceu ti. Tale dermatos-i r"P1)resen.ta spe.s.so una reazione . cutanea al grattamento p rolungato ed è consi-clet·at.a conw una fomut cdlergica. Trattanwnto: ~~pplicazioni rli neve carbonica e paste al. catmme a forte conce•ttn-u:ione. CASO VII. - Dermatite erpetiforme di Ouhring. Donn<l di 45 anni, in b-uone condizioni generali, che d.a circa un anno, prMe.nta delle eruzioni polimorfe costitwite da eritemi, t·escicole e bolle dispost-e a yruppi, a cerch-i, precedute ed accompagnate da prurito intenso, e toll•oltada senso rli bruciore. Tale rkrmatosi ha IJ/.retti rapport.i con il pemfi.go ma da qti,(JJJto si differenzia per dil:ersi carait"ri; non ult i}/1.0 pr la conserun.ziOite di ttno staJo yenerale buono, quale 1wn si riscontra m.ai nPl pem/igo. La dermatite er1Jetijornw, malattia di natura alkrgica, comporta una prognosi non injatcsla (ed anche in qt~.e.•to si differenzia d-ttl pemfiyo) amenochè non s-i trat!Ji di pazienti in età ava.nz.ata.. c~~ra: ·preparati arsenobenzo fici per ·via iporlermicrt. CAso VIII. - Eritema nodoso comparso dopo una iniezione di un sale Insolubile di bismuto, in una pazùmte luetica rlet cin;a quattro anm:, che da tm mesi non si souopoueva ad ctlcnna cttrct. L'iniezione è stata seg16ita. a 36 ore di clistanza, dalla comparsa d·i lesioni localizzate alla /acoin m~teriore delle gambe: noclosità di colorito rosso-vico, Slllle rli notevole (lolore, esacerbante-ai COli la pa.Z.pa,zione. L 'eriterr'Ul notlo.so costit·u.is-r,e una .sindrome in clipenrlenza d1: cause diverse infet.tive, tossiche. m.eclicamenlose; nel CC'-SO in q!Lf..'Jtione rc~ppre.senta probabilmente una t·eazione biotropica d>l'l/'Qrgaldsmo 11el senso voluto rlu. :llitian..

IX. - Sifiloderma a corimbo precoce, cmt~parso a pochi n1-esi (laU'infezi<mc. La wra. insutficienle a cu.i si è sottoposto il paziente anzichè esercitare un'azione terapeutica lw stimolato l'aJtività dei trepom;mi, ed h<~ provocato l'insorgenza di ttona forma che è propria degli statli avanzati della lue. CASO


1087

DlilciOSTRAJ:IONI CLINICHE

X e X I. - Poroadenite inguinale o malattia di Nicolas e Favre. -

Presenta due casi tipici con ingorgo clelle linfoghimulole iliache projo1ule, a reazione d·i Frei 1:ntensam.ente poaitù;a ad antigeni specifici di diOerente provenienza. C AS I

CASo X II . - Sffilodenna palmare e piantare in luetico secondario recente: causa lo speosore dello st·rato corneo le lesioni non fanno prominenza sul piano cutaneo, ma appaiono incassate, quasi come semplici chiazzette eritem.atose, e ricoperte da uno spesso strato ipercheratosi.co cos~ cla sembrare vere e proprie callosità. (calto sijllitico). Il colorito mmeico deUe lesioni e ·~,a presenza di altri fatti cuUule·i ed e..l·tracutanei hanno moUa importanza per convaliclare la diagnosi.

11 aprile 1935-XI II. Ca.so I . - Lupus vulgaris. - Uomo d·i 38 anni che da circa w~ anno presenta delle lesioni aUa guancia destra, camtierizzale da nodi rli gro8sezza variabile da ·tma capocchia di spillo ad una lenticchia, di colorito ro88o-òruno, d i consistenza moUe, incaasati nella cute. Diagnosi diOerenz·i ale: è esclusa la lebbra per la limi tazione d.elle lesioni e per l'assenza el i a{terazioni clella sensibilità; esdu.sa lcl si/ilirle, in cui le lesioni cliOeriscono per i L part·icolan colorito e presentano una temlenut .spont(utea alla gttarigione con cicatrici definitive, per un processo di imm·u nità spontaneam,ente insorto; nellt~pus vu.fgaris al contrario ntune lesion·i compa·iono faciLmente nelle zone cicatriziali, COIM .9i ril-eva appunto nel caso in esame. Terapia: elettrocoagMlazione e acido r>irogallico (10 %). CASO II. - Slfiloma Iniziale del labbro Inferiore, in u.na domw di 40 anni; (làenopatia satell-ite sottorna.scellMe du.ra. mobile e indolente. · D iagnosi differenziale: clal carcinoma. che si differenzia nel caso presentato per i contorni irregolar·i e per il fondo mammellonato secernente liquame sanioso. per l'adenopati a scarsa e tardh-a, per il dolore .

III o IV. - Siflloml Iniziali. - Pre-senta due casi di si(iloma iniziale ri.9pett'ivamente flel ylande e del solco baùmoprepu.ziale a caratteri assai netti. C'ASI

CASO V. - Lupus erythematodes. Uomo eli 38 ann·i che eta circa u.n anno presenta delle lesioni sul viso costituite d.a chictzze eritematose simmetriche, di fornut e grandezza varia, delimi.Urte eta un òr letto discontin·uo, lievemente ù~fiUrcue e. specie ctll<t perife·r ia, ipercheratosù;he; le sqttarne sono fortem,ente aderent i per la presenza rki tappi cornei che si approfondiscono nei follicoli; l'asportazione delle lamelle cornee è cauaa di vivo d,olnre; alla sttper(wi.e interna esse presentano delle cligitazioni corris-po1ulenti precisamente allo sbocco dei follicoli pilo-sebacei. Al centro clelle chi azze si osservano delle clepressioni cicatriziali. La <l·iagnosi è fcwile trattandosi di una fo,·ma ti,pica in cu.i sono evi<lcntissimi i quattro cet'ratteri principali del lupu.• erythematodes: eritema, infiltrctzione, ipercheratosi, atrofia cicatriziale. Cura: applicazioni locali 4i neve carbon·ica ovvero sali d'oro per via interna (sorvegliando le urine!).

Caso VI. - Lupus erythematodes acutus diffuso al viso ~d agli arti superiori . - D onna di 36 anni che pre-senta clelle le-sioni simmetriche cli011se a tutto ·il viso, agli a.mmbracr,i e al dorso delle ·1nani con i caratteri di .un lttpttB erythematodes ciCu.f-u.~: predomina.no infatt·i i fenomen·i eritematosi - spec·ie agli arti - mentre sul dorso del n<tao cd alle guaucie si osservano le lesitm i . Mpiclle. Oura molto caum (t bMe di sali d'oro per via enrlomuscolare, so,·vegliando allent.a mente i l clecorso delta clermatosi e la junziolutlità renale. CAso VII. - Sifilodenna nodulare quasi esclusivamente localizzato alla fronte . - L 'i?l jezione risale et poco più rli quaJ.t-ro 'l1/.e.9i e il paziente .9i è fatto praticare - in questo periodo cinque sole inizioni di bittmuto!! Ciò spiega la precocità eli tali -ntanije..stazioni in periodo <Secondario. CAso VIII. - Xantoma tuberoso. - Donna eU 35 anni: chiazze di color·i to yiaUopaglierino alle palpebre (aii{}Olo ùttemo); ai aomilli, alle dita, alle natiche, alle oinocchia, oltre a


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r . A Pl'(At.()-REA.ZIOW.I!l PI ZAMBfUX I

clàazze pim1c si OSSCI'!"ftiiO jorrne tm,wrali che rCI{tyitmgo110 la rrrand4?.zz.a di un uovo di gaUina. di color yia/lo-ptllc eli ccwwscio. d i cousi8ttt.za alquanto magg·i ore di ~ttella della cttie normale. l l co[()J-ito è dato da ammassi di colesterina e.d eteri della colesterina. Le cellule xm1tomatose si ri8c01tlrano in ammassi nel derma specialmente ali D'N! O ai t:asi; e6~L appa.riMI(fMIO al sistema ?·eticow-cndoteliale. R ec('lll i rirwche at·rtLbcro dimo.•tralo vuo s~~tiliL1-io dd l1'pidti dd sar.(Jtle che dit:cn·ebbero facilm.Pnte 7;~-ccipitaLili : 1 (tfm·almttltP l<ì dot·e esiste un lows minoria resihtetHiae s-i a'l:rà un dtpo· sito di tali so.~lanze. K el caso in eutme si essen a avrut•to v t.a locali~:.azic-t. e r.tlla rc!) iC?.e war,gicr?llf'1! fe aofl07)0Sta a tramni (gcm.iti, d ita. ginocchia). C'o11 Off11Ì 7Yrobahilità tali alternzùmi sono da fl.~crù·er.~i ad alterazi()lti epatiche. Falla la tliamwsi eli .l(l?ltf.ma, c,ccon·e t·iccrca1'11e le cavse; i t'iMAltati di çtu?sta ricerca sarallt-O di gtàda nella cw·a. L e chioz;:e FiO? e prucr.o c,u(rf' trallote rcn , alt·atlc <atlstica~ic,tit·: i ltttnari

verranno a.~portati. Barnl,ù•o eU 12 a1mi cm1 w ta erti?.Ì()Ite psO'ritUJica à·i ffusa che dura da alcumi me~i e che 81. dittW8trct ribelle alle cure estcme. Anche una cura inl~rna a btUJe di. estraUc cli timo è t·imMta .,enza risu.Uato. CASO IX. - Psorlas l. -

CAso X. - Gomma s lfllltlca dell'oss~ frontale, eritrodErmia da neosalvarsan. Donna di 4 5 anni che 1rresen ta tma lesi<,ne gGmmosa s·i filitica delft·ontale. L'ini-zio di un trattamento co11 prepa·rato arsenobmzolico, per via Pndot·enosa, è stato rapidamente Beguito dalla comparsa di f.lli arrossamento d-iffWJo ed Wtijorme, esteso a tutto i l cm·po, che ben presto è dit·enuto es81Jdante e qttit1di desqua.ma.nte; lo ,,fato f!P1lerale ckpresso, la tcmperahtra alta : non rare le , ccmplicazioni re11ali. epatiche e polm1:mari.. C11ra: clornro di calcio pet· ·r ùt c?•dm·c?;osa., 1-posol(tlo tli scdio 'f.o€'r t·ia omle; estratto c'F(I(ico:

salas.so e /lebocl i.9i. CASO XI. - Roseola sflllitlca granulosa. - Le lesicni sifilitùlt e '(.orO:t?l/ate dal raziwlr sono costi tuite da elementi roaeolicì con ril·i ev'i papulosi mitwtt:ss-imi in corrispond-evm di prli, che costitui.~cO?W tm pre.srad io del si/ìlod.ernw, Uchenoide. Dr. FILIPl'O FnA:t'Om.

MEMORIE

ORIGINALI

OSPEDALF. MILITARE DI NOVARA

LA PTIALO=REAZIONE . DI ZAMBRINI D oti . Antonino Panagla, tenen te colonnello m edico

So è cosa ind ubitat A. ch e la capacitò di svolgere una mi~sione storica n el mondo r1on può wniro a d una Nazion<> ch c> dalla forza o dalla sanità dei suoi figli, diventa assiomat ico il fatto clw di questi attribu t i di forza o di snnitù debbono godere prìncipa.lmen te o mas.<~imamcnt.' i componenti d c ll'E ;:;ercito e d elle Fono Armate in gen ere, cui spetta l'onore di difendt'rr cd imporre i diritti e la volontà d<11la Nazion e st.ol'<sa . È per qu esto che n e lla Legge sul R t'clu· tnnw uto milit.nre e n egli denclù d~lle- impt>rfezioni ed infermità. esimenti dal servizio milihll'fl noi trov iamo sompre, fra i primissimi fondam!:'n tnli concet.ti ch e ci debbonoj guid8J(' JWII"nrruolnm onto, q uollo che condiziono indispensabile di idoneità al servizio militare è a.wrr « un a cost,i tu:.~ione robusta • od, in cont.rappo~to, ch e d ebbono essere giudicati inabili gli indi· vidui affetti do. "ùebolo costit uzione •. ~on è il caso cho io mi dilunghi a svolger e il s ignificato di "costitu:done d ebole o I'Ohll· sttl », of!orbitando ciò dnll o Rcop o di <lUCsto mio la vo ro. Dirò solo che t-sso è bnsat o sui con· r;Prti d e lla d ottrina costit.uzio na listica, mn nmpi ne sono i confini e difficili a d efinirsi. Si i·


'l LA PnALO-R'EAZIONE DI ZAMBRIN'I

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vo luto racchiudere il co.rattero costituziona.lo di robu;;tozzo. in fo rmule (indico poudernle ùi Livi, i ndice di Pi~net, di Quètdet, Boucha rd. indice di mn:>:-;u. cor·poroa di Lorentz, indice barico d i Rohrer, indice di Bornha.rdt), rlerivn.nti t.utte dn. misure antropometriche; ma ci si trovava sempre di front,e a dati empiric i. Base scil'ntifìca potevan solo darci gli studi sulla costituzione, concepita secondo le ideo di De Giov.mni, Viola.. Pende. Per noi ad ogni modo interessa. ora afferi'll8.l"e che col volere individui di r·obusta costituzione e con l'eliminare gli affetti da d ebole co:>tituzione lo ~copo cho ci prefi~giamo è quello di ttrruolare chi giudichiamo fornito di forza organica sufficiente per ro::;istore ttlle fatiche dol servizio militare in pace ed in guerra, ed olirniuare chi, pur non pr·osent.•mdo nlcun~t mu.lnt.t ia organica o funzionale, nJcuna. imperfezione cho non sia compatibile col t;Nvizio militur0. c'induco col suo esame generale malgrado tutto nella convinzione che ogli non sia in pos.<~f!;;so u di quel patrimonio di resistenza organica che è indisport.'<tl.bilo p"r sop portare i di,;ugi della vHa milita1·e (Bonalumi) », e che quindi • ha le tnltggiori probabilità di ummahu·e del)(; malattie domiuant·Ì nell'Esercito (Quinzio) •· In fondo il criterio in cui vengono a cornp<>ndiarsi i d ne concetti di robustezza o di d ebole costituzione è quollo ùi sc(•glit•ro per· l'arr·uolame nto rll'll'F.sorcito qurgli c lementi rhe g iudichiamo in poxsesso d e lla r·t·sis tortza fisica. della capacità ùi ronzione ,·oluta perchè il lol'o organismo possa, inùip,•ndf:'ntPnronte bPn inte$0 d 1t ogni lesione anutomo-pntologica. affrontare e superare le osigonze tisicho del sorvizio 1nil.itare, sunza c he ne con:;cgua alcun impo\'erimento organico che poSila Jl1('1101llut'O ltt rt' sixt,(·nztt sndd otta, portando como conseguenza il fatto che il ,;oggetto divenga faciiA pn•da di malat.t ic . I rt."o1nrnn. come b<:n dice il Yi ula, «noi dobbiamo abiliwu'Ci a scrutare nell'aurom ùdla pr·,•ttnonnn lità. donrtrt a predi:::po,;izioni morbose, e reditarie où acqui:<ito, senzA. 1tttondere chu sh\ g iomo pieno nella chinr·uzza ùollo modificazioni pA.to logiche am1.tomo- funzionnli dogli o rgani e. Scopo <jllt'"to dd piit alto int(>rO.-;.-<e, giacchè, orientando anche la modicinn militar(' \ 'OI'SQ l'odil•r'rll) c~Ht('(· tto ùcllt1 modicim1 preven tiva, non l'<nlo nnò ri!-lp>tl' mi.u·o nll 'm·,u·io foni><.o;irni uggr·avi, 1111\ contr·ihuisco molt ;,.,.imo n. difendere la. collettivitt.\ ua tutte le cn.u:;e morbi~<ene clw In inRid iano e ù.d flu.gcllo tubercolare specin.lment.e, diventando così squixitomuntl' socin le . D opo. quttnto si è oWMtti dutt.o ~ i comprendo como si l'<ia messo ogni st.udio per raggiun· gore tale scopo e come a tutte le iu(!.tgini ed accort uzze s i pos.<~a perciò e :>i d obba ricorrere. Non è ma.ncato 1\tiuto, in t>tl campo, dol labor11.torio ~tlla cl irrica o si può ricorcla;re la ronzione novocaino-formalinica di Co:-;ta., la quale su positiva starebbe ad indicare uno Rtato tossii nfettivo e se oegtttiva darebbe la prova biologica dell'a&Jenza di tossi-infezione o, se questa è esistita, della sua gnr~rigionc . Da un paio d'anni giol'l1t\li di medicina francesi vttn pubhlic~tndo art.icoli sopra uua reazione salivare (PtiA.ln-•·oazione di Z>tmbrini) la quale darebbe non solo l'indice di resistenza organica individuale, ma ancho dogli ottimi olemonti eli g uida dal punto di vista diagnostico e prognostico. Snlla d etta ro~tzione qu·tlche articolo ò compat'l'!O durante il con·ente anno in giornali italiani, -a ca1·attore p3rÒ esclu.';Jivam:mto illu;:;trativo. Ave ndo lotto, oltre ai suddetti articoli fra.nc:ni ed it .dia.ni, il VJiuma pnbblic,\to cltLIIo Z!l.mbrini sulla s ua reazione e sui suoi studi, cha d9.t!l.no da una quindicina di armi, mi ò sembrato del più grande intoresse ~perimen­ ta.re s u larp;a scala la. reazione stessa. L'ho quindi praticata. col con-;en'!O d e l loMie Comando della Divh;ione d ella Sforzesca, s u c irca 2000 militari pre.sunti SA.ni rtppiu'torumti a vari Corpi e Reparti della Divisione, allo scopo di vedere i1 loro indice di l'o!tziono t:tttuale, studia•·o ùotto indice noi confronti del nostt·o criterio di arr uolamento per quanto riguarda. la costittLziono generale e farne il controllo dopo il pariodo d elle e3ercitazioni estive, se non per tutti, almuno per determinati gruppi, vedendo cosl c oma rispatto a.lle f•~tic he dolio o.3orcicazioni :>te;:;;:;o t;i comporteranno gli individui ad indice di rqazione a lti!. fr<:.>itltOnZ!t organica o~t i ma) od alquo.nto bassa (r~itltenza moùiocre). Ho poi praticato la reazione su alcuni ricovHrati in ospJdalo, por fame il controllo nei confronti delle indicazioni diagnostiche e prognosticho alla reazione stessa attribuite dal suo Autore. È doveroso dire che quosti espJrimonti mi sono stwti facilitati ùaii'Aut.oro signor Zambrini, che ha Jnes.~o <t mia di-;p-,-;izionH tntto il matorialo oCCOl'ront.o o rni ha u.s:-;istito o guidato in principio


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LA PTIALO-BEAZIONE DI ZA.KBRINI

n e lla lettura de' i risultati pCo'r la quadC', nella. interpretazione di t\1tte le finezze l*'gnalate dallo Autorr, occorre lunga esperi enza ed esercizio. Primo di C>$pOrr€' i risultati di'i miei esperim!"nti credo però utile dire quaJoosa, cd anchE> un po' diffusamf'nte, sullo. reazione i n oggetto. La Ptia lo-r·t•azion0 di Znmbrit1i è basata sulla teoria umoral0; l'Autore s i riporta alla conc0ziono ed agli studi di C. Achnrd e df'l s uo • sistema lacuna.rc ». Con taio nome secondo I'Achnrd va inkso il \'fiSto ins ieme vi cavità. d iscontinue ove s i trova inclusa. la maggior parti' dol liq1tido d e ll'orga.ni;nno, chf' riempie gli interst.izi delle ceUule, dei tessuti, degli organi, <' che è dntnto di llll potere di c ircolaziouo quasi inscn~<ibil e . Ora i liquidi lacunari non a\'enclo una continuità anatomica diffC'riscono anc-he pt'l' la JoJ·o composizione a seconda i di,·ersi tonitori ed organi; ma. pur in qu<.'sta loro diff<.'rtmziazionc. che del r<.'stoQ s i appoggia soprntutto su i colloidi u sprciulmC'nte sul loro tA><so che imprime ad essi le loro speciali qualità fisiologichE", han comune In fncoltà eli cs~0re fiStrC'mamC'ntc sensibili a qualsiasi deviazione pat.ologica anat omo- fu nzionall" d l! li 'o1·ganismo. Qualunque fat.to patologico s i manife-sti in un appumto, iu un organo, in un punto qualsiosi

de l nostro organis1no od a danno clcl'la sua economia generale si ripercuote sulla massa llmoralr;

,.

e qu0sta riporcus;;ione t>d alterazione, quindi. della mas.om umora.lc, c h e quasi sempre precedi:' lo manif('stazioni clinichE> evidenti del la malattia, si manifesta in modo rapido quando si trotta di malattie acute o lentamente in caso di intossicazioni. di fa.tt.i d iscrasici; ma sempre una traccia. dal lato umorale, e maggiormente per le affezioni gravi ed acute, rimarrà ad accusare un passato patologico. g iacchè si ha la guarigione clinica della maluttia. ma l'ammalato non potrà più riacquist.a•·e l'equilibrio normale primitivo. Lo Zambrini fa in p•·oposito un paragone suggestiYo. La massa umorale dell'individuo sano può considerarsi come lo pure acque di un fiume che limpide tranquillamente scorrono; quando condizioni meteroologiche eccezionali rompono il lento loro d ecorrer e esse diventano torbide t>d alla. loro limpidezza non ritornano che dopo aver d epositato il fango nel letto del fiume. Così quando qualcosa di estraneo pm·viene nel tor·rentc umoralr, e sempre vi p ervien<' quando una alt,erazione anatomo...:funzionoJe si Cl'ea nell'organismo, questo cerca di sbarazzaf!iene at·t raverso i diversi e muntori; ma Ltt massa umorale quasi mni arriva a purificarsi completa· mente e d a llo ra ;;i fo rma un deposito csattament.<> come il fango nel letto del fiume. La massa umoralo, concludend o, sarebbe l'indice della r esist,C'nza organiC'a, dC'IIa vitalità di cui dispone l'organismo ne lla lotta contro qualsiasi causa morbigena, vitalità che si riscontra più o meno s·\dluppat,u in tutti gli individui in dipe11denza d e lla loro costituzioHe sopratutto ore ditai'ÌtL Come si verle la vC'cchia teoria umorale, alla cui riabilitazione oggi aRSistiamo. nou pii• certam!"nt(' ndla concezion<.' di ][ppocra.te e Galeno, ri::;orge acl int.('grare la teoria costitu· zional0, ch0 o•·rntti non è limitata ai cantt.f·<'ri anMomici, ma est<,sn, princ ipalmçnte per mt>rito del ·PENDE in Itnlia, alla indh·idualità fisiologica risultante dall'armonico r egolare funzioua· mento delle diverse ghiandole t>ndocrine: ipofìs i, ghiandolf' gt'nitali, tiroide, surrenali. milza. pancn·as, ecc. Nel. chiud0re la trntt.nziono di 411e~<la pa•·te dell'a.r gomPnto credo opport.mto rirord~ come n e llo stllClio d el sistema rct,icoQio-endoteliale qualch<' A. oonsidt•ra gli clC'mcnti fibrill~··~ d e llo stesso non q uali sempl ici e le menti di sostegno, ma. come mezzi di trasport o dri liqutdJ nutritizi e dei prodotti di secrezione, e ch e Notarangeli cbbo n. prospettaTI' l'ipotesi che nt?l S. R. E. potrà anch e undarsi "a ricercAre il sostrato mol'fologico di ogni costituzion e in qu.at~to <'><SO n oi s uo sviluppo o nei iC' su(l attitudini funziona li po;:.<;a an·rr di caratterif<t.ico pt'r 01P.11 !'~ O· ·1 · uo, com(' tnu;mott.tton• · · norma l'1 e pa t o 1og•cl. · · o come· tndJCt" go l o ·mcl'tvH c:1·1 carntterr· ere(1·ttHrl. . rtC"IIa cnpaei ti~ rent.tivn arrl i agenti patogc>ni n. Sist-ema lacunnrc di Ac hard e s istema rettcolo"" · · ancont endotC>IiftiC' di Asc·hoff: c hi><sù ch(• st.udi ultC'rior·i, mettendo in piena luce quanto d• t~!<.~l . 11 . . l' . .l . l' . . . t' li loro comp t gno nt~rno o Cl'('C utmo d t eono::<c('rn so o p t>r VH\ (t •pot<•s1, non C l por 1110 a a . C' R . L<·ntlllcazwne 'L' • . . , ogg1. s .• penl'a t l'1 attn . 'bu1ro . n d am b e-d uc uno ·strsso •rnpor· l'c l 11111'fi CHZJonc, SI" gut ·, i~mo H tnnti;;~imo cor·ntt.c t•r indi\·itlua le . qu0llo di t»:sore indic0 della capacità roat.tivR. dell or~nn ' agli agent i pat.og{IJ1i!


LA PriALO-REAZIONE DI ZAMBRfNI

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Lo Za.mbrini diresse i suoi studi da un loto a trova re q u a iP fra i liq uidi lac umui e ra il piìt completo e quindi il p iù pronto i' sen:-;ibill' a sn-larc . 11 ,:;('gnalarc tutte le a lte razioni <' le d eviazioni suddt>Ue , e dall' altro a t.rovare il mod o d i m rtt.l:' t'C' in lucf? qtwlltn ,:;c•gnalazionc, il l'E'attivo chimi<'o capaco insomma. di t'f?ntlf'r E' e' ridt'ute nel campo pratico tutta qud la che era la concezione t eorica.. E pe r quanto riguarda i l primo punto l'A., comparando la compoRizionc del sang ue, d t>lla linfa. dt?l sudoro, d e l In. bile , ccc. co n l[tll' ll o dt' lln ;:ali va, vPnnc allo conclusione ehe quest'u lt imi\, o precisamPnh• la saliva mi:;tll o t.otul(•, f- il •·iflP~;:o d q,d i umori o liquidi lacunari di Achard. è l'umoro pitl co mpleto. anzi « il solo umo re complt>to d l'll'o•·ganismo •, in t<•ndendo p t'r nmor f' co mpleto quello« co nt(•twnt t' t u t.ti gli ~>INn~>nti biochimici (orgauico- inorganici) di cui è comp0sto i l corpo umano ». SI'COI1do l' A. u g li um o1·i dell'o,·ga nismo affiorano tutt.i alla bocca p pr mozzo d e lle ghiandole salh·ari proprianwn tc' ciNti', comf' n.nch c pPt' m ezzo delle m oltt•plid g hiantio le d <> lle muco~P boccali. La ;;ol'iint mi;.ta o total t:~ è composta non solo d ell r diffr re nti sttliYo propriame nte dNtl', ma anchC' di ll11>1 innnmrn·YOII' quantità d i t•mori s<>crt•ti da innum<'rc \'Oli g landole patatine. linguali. lnhiuli. gengi,·tdi. gen il.' ne. in una parola da tut t e le mu cose cd i tessuti bocca li. Tutto il sist f' ma ghiandolnrt' boccale t" naso- farin gro è est.rcmnm entt> iniluf? nzato da tutt i gli s tat i ptltologiei genera ii t'si t •·on•rà sc'mprl' n t'Ila cavità. bocca l<' ogni sort a di agAnt i inft,ttivi ch e non :;i >'ap ri·bhl"ro rin' la t'f' n f. nel sangut>. nè nella urina, n è nd le feci, considerati att.tu\lme nte com <' i pitt import anti, S<' non i soli mezzi di rict'rca. N o i a ggiunger em o che la saliva è un liquido biologico chi', ullo s tato n o rmale fisiologico, è il solo chl' può dare l'E'SitUa mis ura di ciò che vale l'organismo. d i c iò che l'(!li è dal punto di v ista de l chinliemo, e che a q u Psto titolo n oi l'abbiamo introdotto n t>lla pratica co rrcnt r dc•ll'rsam<' gt'nNo l ~ d ell' in dividuo. Ed a pil• forh·• mgionc la salivA ci è c>strt>mtlll1cnte prezio;:a comp e lemento di indagine durantl' ogni affeziont' ac uta o cro nica, infE-ttiva o non infc>ttiva "· H o voluto in tegra lroent P riport,aro le parolo con cui l'A. affE-r ma il co nct>tto teo ri co d ci suoi studi; non voglio approfondire se e fino a qual punto possiamo seg uirl o in quest o concetto t t>orico, in qt1anto lo stt>dio ch'io mi san prefisso è e;;scmzialme nte prntico, è quc> llo cioè, :wlla ~corta di un g t·an numero di r eazioni, di controLlare com e ho d etto il valor<' d e liA reazione Ftu~a . Dd r n t o a tol proposito non bisogna dimcnticnre , com e lo Zr mbrini g iuRta m entf? r·i<"o rd a n t>ll'offermazionc> d f?lle wc' idoe,chcRoux e Nocart han dimostrato che la snlh·o d'un soggetto affetto da rabbia è mani· fe>.'tam e ntc v irulenta tre g iomi prima clc ll'appn rizion E' dc i l'lintomi d t' ll'affezion c e, se la n aturn eli questa può anche in parte darci rn.gion C' d i tal fatt.o, che i lavori di F e l!';- (' F ranck ocl c i han fatto conoscere ch e la snli,·a de ll{• donne in gravido11za a ,·tmzatA. contif'nr degli annoni ovarici. Fat.to quest'ultimo confe rmato da Rnncu - Tra inc r i qtta li pure trova rono ne lla soli\'fl A n e lle cond izioni suddette d f•gli orm o ni se;::<uali preipotìsar ì. N o n bisogna d i m e nticar e infine Pi<S<'l' provato che c'è presenza di ur<'a ne lla sal i,·o e costanza di mpporto t,ra l'urea sa nguig 11a P que lla sali va r e, l'aumento o dimiuuziotw de lla prima es:<endo proporzionalmente seguito da aumen to o diminuzione della Sf'<~O nda; com e pure c h e d e l tutt.o l'f'Ct> n tem e nte s i è afft'l'· mat.a la p rese nza di g lucosio ne lla ~ahva di indiv idui diabetic i non solo, ma anc he di ind i· -d dui normali. Ne lla ricerca dc lrenttivo lo Zo.m brini fu guidato p ensando all'uso eh <' dPII'O::Riautrach inonc viene fatto dttg li istologi e principulmente all'uw ch e il R onctl l, il CcnO\'C'S(' ed a ltri AA. 110 fece ro p er· vedt're S(' un c:>l>eTvato N·a eli ind idd uo tub<•rcolotico o n o : J'p~erca to cl<>i tu bercolotiei in presen za di ossiantrachinone pre nd>E>r rbbt' un eolorito ro~:-Mtro duPdo qu ind i Ult pr€'eipit&l o di colorito a.mamnto, m cutre qu(•Ho di indi\"idui non tubl'rco lotici prce<kn·bh<' u n eo lo1ito •·osso porpora e n ello s pazio di poche or<' divf'ntcrebh<:' trasp orent E'. D opo ltm~lw e puzienti indagini, con punto di pm'tenza dR IIa s udd (•tta rf'!lziotw, il liquido n•att.ivo chf? lo Zambrini impiega. p er ricercare attraVI? rso la. saliva il potere d i resistenza organica itod ividua le è il "cgue nto: Carminio d i cocciniglia. l g m mmo; Dio;:.<;ian tra chi none, 7 g ra mmi; Tri ossiontrachinon<', l grammo; R.ubia tinctorum, l g rammo c 30 ctgr.; A lcool a 95 o, gmmmi 1000. Se come compt1s izione generica 1a. precfldentC' formula c i dice qunle è il r<•att ivo, noi non sa.ppiamo pe rò, f'C<'Il · d e ndo ai d ettagli, la più fine, c CJnindi la ,.c,·a inui\'iclualiti~ chim ica d i <'S!lO. lnfatti hmto il diossia .ntrachinone quanto il tl'i o:;sia utrachin onc>, a st'conda del1!1 posizione dei gruppi ossi·


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LA PTlALO-REA~lONE DI 7.AMBRINI

drilic i, danno :;or~t>tnze divPr'Se ,, che commt•rc ia.lment.e van :;otto nome diverso; e così per il d iossia.nt rac hinone abbiamo l'alizari11a, la chini zarina, l'antrarufìna, la crisazina, l 'itazarina., l'acido a.ntraflavinioo, l'a cido isoantraflavinico; e per il trioslrioantrachinone abbiamo la porporina, la fhwop:n·porina. l'ant-r· aporpor·ina, il bruno d'antracene. Quale dii queste sostanze è quella usata? Giacchè è certo che tutte fra di loro differiscono p er il colote e principalmente per le pitr fini s fumntAU'O de l colore st4:"<;o. A noi ad ogni m :)do inte ressa s tabilire che, secondo l'A., data la sua composizione, il reattivo .suddetto è atto a svelare n&l modo più se-nsibile le pjù lievi deviazioni umorali. Por quanto rigmtrda la tecnica della -reazione, rimandando per i dettagli rig uardanti il prdovamonto della saliva ed il mat.eria le (tubi, ecc.) da usare al volume dello Zambrini, io mi limito a dil·e chl~ la rea zione stessa s i pr·atica aggiungendo a lla saliva, già preleva ta in appos ito t.nbo di vetr·o ne lla. quantità di un c m \ un terzo di cm~ di reattivo e d agitando fortem ente in modo di_avere la più completa od uniforme mescolanza dei due liq uidi. La reazione è f>tt,tn. ed altro n on rosta ch:3 pro~dder~ nlla s ua lettura, la quale de ve essere sempre effettu>~.ta. alla luco d el g iomo l ' c:mLr·ò luc<-. st~nza che questa p erò dia fast.idio agli occhi dell'osservn.to re. Noi c i t r·ovorùrno in p msenza ùi un color·e che, a st:~o ndf~· d ei casi, varia daL giallo p.1.llido a l viola scu•·o. H.tki\V<.~r·.-;o ill'v.u ' rl il rOBO rul)ino con tut.te le loro sfumatm·e più o meno Ùt\boli o fMti: s u c iò lo Zun'J~i n i Jn st..L">ilito u ng, scala cvu;:>ione, quella scala. colorimetrica che p ~ rmett.o di e.; p rim~ro con un numero il rifle:::'lo de llo st1~t.o umorale dell'individuo, e che il d' At·sonval ha fol icom:mte definito "le t he rmo mèt.ro d o lt1. ré>'isth;t.é vitnle », ha diviso la scala in s~<lici colori foml~l.m )nt!l.li ( l-16). e suddiviso questi in gruppi di due (1-2, 3-4, 5-6, 7-8, 9- LO, 11-12. 13- 14, l5- L6), p >r cwitua, c:>m3 egli dice, discu.ssioni con ..• sè st.esso. I colori C"hia ri, corTi;;p)r\lh'nti ni numeri indici ba!>>~i de lla scala cromomet.J'Ìca., st.n..re bbero ad indicare un<\ scR.r;;a. ri' ,;Ì«tonza o1·g.micn, meut re i colori scuri, corrispondenti ai numeri indici ttlti della sca la . sli:l.l'dbb(lro t~d indicare una ro.-;i-;ttm7.a organica forte, una forte capacità di reazione d nll 'organifl •Uo allo Cl\ll ie morbigone; il num"Jro 16 quindi rappresent-erebbe il massimo della. r.)s i.sLSilZa or·ganica (1 U iL n. l i l m initn). Il gt· upp::> otttwo (n. 15- 16) è il solo a colon1zioue

violetta. La. lottnra. Ùt:llla ra!l.?;ioa e p "tò e.s.~ara Ì f\.tta oltrùchò s ul m :>m:}lltO anche tt distanza di tempo, purchò i tub.jtti di p ~ov<.~. v.3nga.no con-;arv,\ti in luogo oscuro e chiusi con tappo di gomma o con tapp:> di s ug he ro all'uopo preparato in modo speciale . Q twlla che a.bbia m:> sop ra. o:> p:>;t.t\ ì:J la. lettura pill samp!ice de lla reazione e la fonda.mentale nel medesimo t-empo, quella ch3 dà l'idoa g.m era.le d el grado di r esist.enza dell'organismo; quella c he c i dir.\ se un no.>t t·o a.:n ·n \lato, an:!h3 eli n n~ g ra ...·a infezione. lotta più o meno be ne contro la m11:lattia, ri tra.s m 1ggiore o m inor va.nt!l.ggio dalle nostre cure, IJ.lSSeconda con le s ue risot·se o1·ganiche iL no.;l;ro sforzo !B r hrgli s up .~rar·e il male ; con ossa noi potremo dewrm ina re iu qualsiasi m om ento de l decorso di una m:1-lattia qu!l.le è 4 vero stato dell'ammalato; con essa noi potre mo s eguire la. m !l.lattia nolla sua. evoluzione; ma vi sono vari altri carattlwi particolari de lla roazione st.essa ai quali dobb i11.lU:> a :)<:ennare, giacchè ha nno ciascuno un pro· pJ'io significato dando, secondo l'A., d olle molto utili indicazioni. A) lntorbiàamento dsl Liqu.itlo. - SJ.bito d opl la rail>zione noi, co:na. abbiamo detto, ci troviamo dinnanzi a d un liouido colorato; qtte,to p ~tò o.s;ere limpido ffi!l> ptlÒ presentarsi anche più o mono to.r bido. L 'intorbidamento è indico o di un p:\ssato pa.tologico e reditario od acquis ito o di un fatto pa tologico attualo, l' uno e l'alt.m più o m mo grave a seconda lche l'intor· bklamento stes>~o s ia più o mano for te, p:it o m }rt:> sp JHO. N o i in;o:n:n:\ pJ.>sia.m :> in un individuo in buo na salute trovare anche un ind ice di r <M.ziono n.l5- 16, ID!L avere un forte intorbi· dttmento del liquido: una grave aff..,ziono, s upar·a.ta da un ol'ga.uismo resistente e robusto, ht!. l<~.sciato la .sua. t raccia . hs. in~orbidato la a:):lu9; in do~!ici -vdn tiquattro ore il.liquido diverrà ordinariamente limpido, permettendo una miglioro lettura de lla reazione, c sul fondo del tubo s i formerà. un tlepo;;ito, un s eclim }nto più o m :mo alto : il fa ttgo sul letto d e l fiume quando le acque rito r·nano ttd essere li mpide. D<t ramm ~ n tare qhe se~ :HldO lo Zi\mb-ri nÌ l'individuo che hn. s uperato una. grave infozio ne diffbilmPnt.e rit<>merli a.l numpro indice d ella scala cromomc· trica che prima s~gnava il s uo grado di re,;i'!te m.a o •·g<~.ni ca ; egli quas i sempre avrà pet·d uto


LA PI'IALO-REAZIONE DI ZAMBRINI

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ur\O ed anche due punti. Qtlindi difficilrncn te ti'Overem o reazioni <kl gmppo ott.aYo in individui con grave p a."iSato patologico, s!l nncho sanis.'limi al m om ento attuale. L ' intorbidamento in presenza di malcs.c;ere può indicare, sp ecialmen te se molto forte, ch e qualcosa. di gr·ave sta p er succedere e che ad una. distanza di 12- 36 ore una gnwe malattia acuta si manifest.e rà. E n el corso di una qualunque affezione infino d eve farci p on sar e o ad un aggravament-o o ad una complicanza che sta per sopravvenire. B) Oolletto. - Alla. superfbie d e l liquido noi tubo, tenuto in p osizione vertica le o m eglio ancora leggermente inclin.a.to, si può constatare un m eni!';co, un a lone di color·ito diverso di tutto il rima.nento, e precisam onte di nn col01·e g iallo più o m eno a èceJJtuato: quest-o colore, ch e ricorda quello che noi p o""ia mo voùor·o ali~\ s uperficie d e l liquido rea.ttivo g uar·dandolo attraverso il fbl.cone che lo con ti<'ne , indica ch e ci troviamo in presenza di w1a malat.tia infettiva e , più precisam e nte, che d e lle to;;sine battorich o s i trovano in circolo. Giucchè bisogno. che osis ta virnlonza d ell'agente pat.ogon.o. n questa virulenza può es.<;ere più o m e no pronunciata in dipendenza d ei m ezzi di dilo;;u. di <mi ogni o rganismo può disporre . Appunto per questo, secondo l'A., noi p o»Sio.m o t rovat·e in indi~·iclui in cui clin.ica.r.nonte s i può diagnosticare una fot·ma T.B.C. p.:>lrnonA.re fondatarnc-m te sospetta, a carM.tore incipì.:mte, JlOn evolut ivo, d e lle reazioni ad indico a n.ch(l alto (7 o e p~lrfino 8 o g mppo ), ~w nziL sogna lazione tossica; s i tratta di individui in cui i pote ri di rosiste nza o r'g>Lnica h u.n ragio ne d~>l mulo o ptlr i quali s i può giudicare che quasi s ic uramente s i avviano ati una g ua r·ig ion e clinica. P or ]a stessa rag ione s i troverà quasi sempre il fonome rw del coll utto sopratnt.t.o dnrant.o il periodo d 'in vasione d e lle malattie infettive acute, mentr·e dumnto il por·iod o <li cleforvo.;;;conza s i conRtatera nno a lterna.t ivamente reazioni con o seJ1Za coJI<,tto. C) Rifle,~so violet/.o. - Prat icA.ta In. n-1az iono no i posRia rno t rovarci dinna n.zi nd unA colo razione a<i indice inferiore a q uello d e l g r·uppo so. ffi!L gun.r·thtn<lo il liquido di r <'uzionl' ro ntro luce e col tubo legge rme nt,o inclinato vi scorg iamo un riflosso d t> l colon > proprio del s u<lde t.t.o gruppo m assimo (violetto), unn t ende nza a d a.sstunero det.to coloro, con><t.atabile alla superficie d el liquido nel t ubo e più spi}CÌa lrnent,e nella p a r-tn inferiore e v isi bilo, in questo Si'cundo caso, come una. st1·iscia di color viola più o mono accentuaro occupante la, colonna del liquido di r eazione in tutta la sua altezza : taio fatto Sta ad in(liCtll'O che l' individuo ha superatO il mtt)O, come anch e che ha s upe rato ttn m oment aneo pl•l'Ìodo di ,;tnnclw zza per Sttmtén(v,]t fì;;ico od inte llettuale , e ,sì avvia ttd avoro colori surnpre pitr ulti, c ioò a L'Ìp['(mciere o quasi i l su o n o rmale indice di r esistenza organi~1. I valori indice d i reELzionè pot ra nno anche 1·idiscondoro ' 'orso il bas:;o d e lla scala colorimetrica. p er poi ritornare ancora verso l'alto: ò importante a notarsi ciò, p en·hè in tutt.i i CMi gravi n ei quali si constata um\ curva a zig- zag d t•gli indici colorimot.rici dmante l'evoluzione di una malattia noi possiamo porre,. secondo l'A., un prognost ico certamente favorevole. L e tre sopradette sono le particolarità più import.ànti d a t en e r p t'l'Scnti nella ]ett.tLra d e lla raa~ione; ma, secondo l'A., altro ve no sono dguardant i s fnm ature sp ecia li di colore, che s i osserv.1no per i.l linfa.tismo, la bronchite ct·onica d ei fumator·i, l'nstenin. n ervosa. Ma su q~este io non mi sofformo p .>r n on appenr;a.tire un lavoro che, vole ndo dat·e un' idea alquanto dettagliata sulla r eazione , è diggià non abbasto.nza succinto come dovrebbo essere . E Vengo quindi sen.-.'altro a pa rlare deg.li esami da me prat icati e dolle d eduzioni che per intanto se n e p ossono trarre. Dirò pr·ima. d e lle prove prat icate s 11 individ)li presunti sani. Per la piì.r facile visione e lettura d ei risultati ho creduto be ne ripot·tare gli stessi in s pecchietti n ei qual i g li indici di r eazione ·ottenuti sono divisi p or gruppi d ella scaltl colorimetrica; ogni gruppo porta poi la suddivisione n oi due numeri indici cho di esso fan po.rte. M:a, m entre p er il g ruppo ottavo ho fatto la sudclivisi:>no solo n egli indici corrispondenti nn. 15 e 16 per g li a ltri gruppi ho fatto quattro suddivisio ni. Co.:;ì p er il g wppo settimo ho voluto fare la distinzione dei numeri 13 e 14, e dei Ullffi3ri 13 T. M . ,e 14 '1'. M. indicando la sognaltLzione '1'. M. quelle reazioni portanti il rifl~.~-;o viole Uo di c ui h ., p,trhtto, come que llo cho stareb be ad indica re che la r eazione ha. t 3ndenza. a d salire verso il gruppo m assimo. Lo stesso d icasi p er il g ruppo sesto .


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LA

PTIALO-REAZIQ},~

DI ZAMBRINI

Ho mt•!;:<O per ogni j:tr·uppo o num.·r·o indice lt• r<·azioni constatate e la percentuale riportata ~tJla forza d e i tlin•r'Ri Corpi e R e parti quale appare per ogni colonna. I milito.ri p <· r· i qu a li è- stata praticata la rPaziont> ><ono stati ·in tut.to 1856, ed una prima constntaziono noi possiamo fare alla le ttura dPi dati contemiti h t>llo specchietto n. J, quella <'he gli indic i di r'l'::<il-ll!• rlZA organiea in essi riscontrati in ba.;;e alla R. Z. appa rtengono qlrasi tutti al s<'t t imo etl ot t ~tvo gr·uppo. ron una mjnima p ercentuale del sesto gruppo, costìtuitn pPr clippiù quc·st.l da rPazio ni con t Pndenza a l rna;;simo d(') n. 12 quasi nella totalità. Prt•ndc• il g nrppo mussimo (R " ). l'd in qnE>sto la reazi on~ n. 16 de lla scala. colorimetrica, come s i può vcd C're dn.l confront o di'gli indic i pc rcentunli . Se poi, sempre sui dati de llo s p ecchietto n. l, n oi, I'Ìportnndnci ngli indic i pe r·Cl'Htlrali del totalt•. vogliamo scrutare fra lo pe r·centuali dei s ingnli Cor·pi p('r C\'IX'>\n ·i q u n lc-Jw nota part iC(IItu-c, vediamo subito che la forza d el Battagliorw Alpini lnt ra hR per il g ntppo ott-avo un a per-centuale accentuatumEinto superiore alla nv·d itt (83.2 ° (, rispt>t t o a 73 %): lJlll'Sto fatt o è C'vidontem e nt.o in r·elazione con i l criterio di nrnrolnnwnto di quP:<W truppe :<c!'it P., ch o è risaputo sono particolarmente robust e nei confront-i d <'llo a lt rl· . Altr·i d ati po>~siamo ricavA r<' dallo specchietto n. 2, il quale si riferisce p:;clLL.<>Ìvanwn t P Alla t ruppa d t' l Bu.ttag:lion<' Alpini: n oi n•diamo che rispetto alla m edia perc<mtual n d C'gli apporH•twnti a l gn1ppo mn;:;.~imo un a compagnia (la 37 8 ) la su pera m e ntre l'altra (la ll 2 6 ) h a valo ri pilr hH:;:;i. No n supPvam.o s pit>gut-ci tale fatto, trat-tandos i di reclutamento r <'gio na le, c he n o n p ot ent quindi. riRpPtto alla prove nienza d egli e lem enti, darei ragione della differe nza P.sistentn; ci venne in aiuto il Comandante d el Battaglione facr ndoci· cot1oscere c h e la 112 8 Compa g nia E'r.· a di nuova formazionP, composta di e lem enti cedltti dalle alti'(' tro compag nie ; e s i sn c he in qu(';;ti casi, mnlgrado g li ordini più severi, non sono CC'rto gli e le m enti migliori quelli c he vengo1t0 ceduti. St' ci fE>rmiamo sulle prrcentuali d e l Plotone Comando vt~diamo cornc n el gruppo 8° molto ba!:lSa s ia la percentuale d el n. 16 rispetto u quello d e l n. 15: gli addett i agli uffici r·isento n o d e l lo ro st>rvizio che n on li fa beneficiare eh<' in pa.rtP rlolln vita rlll'ariu apPrta, certo più sana oh o qudla de ll'ambiente chiuso di un ufficio . L o specchietto n. 3 c i fa n otm'O per i militari d e l 68° reggimento fanteria com<.•, m entre In Compagnia Comnndo ha una p r i-cf'nt.uall' d PI g ruppo 8° inferiore n quella m edia d e l propri o fu•ggirnPnto. ht St>zioJt<' Cannoni ha inn'Ce lilla percC'ntualc sup<"riore non solo, ma n on ha alcun e le m en to con indice d i r·<·sistc- nza inferiore al Gruppo 7 0. E noi sappiamo com!' per la &>zio no Cannoni vengtl.no scelti g li individui più ro busti ne ll' intemo d e l reggimento st.e;;so. Lo sp(•Cchi('ltto n. 4, c he si rife risce ai militari d e l 170 reggimento artiglier·ia di\'isionr fantc da, ci [a vcdM<' como indico por-c(' ntualc d el gruppo massimo di gran lunga superiore abbiamo t ro\·ato negli e lE>menti dE'Ile batt.eri e someggiate rispetto a quelli d ellf' battc riP. ippo· t n:Linnto; e com C', confronta,Hdo i doti sin p Pr le ba t-terie somC'ggiate ch e p<•r le ippotraiuate s ingolarmt' uto pc1· g li anziani e p er le r eclut<', noi con!'ltatia.mo c he le percentuali <kl gruppo ma:<::<imo ch e s i rifN·i,.;cono agli anziani sono s np€'riori a quelle che si rift>riscono alle reclu t<•' I c rite ri di scclht pPr l'asscgna?.ion e alle batterie somegginte c i clan ragiono d e l priimo fatto: mtmtrc il SC'COndo è s picgnto d a lla C('nlitn cd eliminazione che durante un nnno di servi?.io è gi1\ av,·enuta fra gli anziani p<>r g li e lem e nti m eno forti o resist.enti. Lo ,.; pecchictLo n. 5 c i conforma p <>r un a.ltro repnrt.o (distaccnrn<>nt.o di sanit-à) la difft>l'('llZII di pC'rCt•ntualco d t'f!li indici d e l g ruppo massimo esish•nte fra gli anziani e le rec lute. Qua li d Pcluzioni pos:<ittmo o ra in dc,finitiva e cotnples.<;ivam<>nto trane da t u tti i dati sopra r•sposti? A rnl' RPmbra che h\ R. Z. c i viene, da quarito abbiamo sopradetto, r.appt'<'S<' n· tuta cornH uno spC'echio fedrlo d t•i nostri crit,eri di arruo lamento e di seleziono, confermandori la bontà d e i c ritPri s uddetti sia noi riguardi d c ll'unuolamE>nto in g('nere eh€' in qudlo dt' lln ripurtiziorw fra i cor·pi <' repar ti ed a n ch e ncll' intcomo d ei corpi, c segnalandoci anche d ell<' d iffc r<'liZ<' e rl<'fì<'if'nZo di massa eh<' han f,rovat o la lor o spicgnzio!W in condizioni sp<·cin1i di incor-por·nziorw f' fo r·mrt7,iorw d i un dat o R <' parto. com o è s ucc(•sso per la 112 8 compagnio alpini. Ora. S~' tutto ciò f. inJiseutibilc, consoguc•nzu immediatA d el nostro ragion.amt'nto ò qrwlln, n mio parere , che bisogna per r0ciprocità ammcttère che la reazione Znmbrini rappn•scntn uffct t ivn mC'nt o un ottimo mezzo di va lut~zionc della robust ezza. d ella rC'sist e ·n?..a oq:zn· nicn indi\'idualo. Quuk- va loro dobbinmo dtll'C nd t'Sso, como e quando possiamo son ·ircl•nc ed a quulo scopo, di rò nelle c-onchrs ion i gcner11 li di tJ.UCsto mio lnvoro.


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LA PTlALO-REAZlOYE Dl ZA~!fiRI~I

Pt~r intanto pa;;;so a rife rire su g li PS(Wt·imPnti fatti ;;;u a lc uni riron·mti in o;:p ed a lr . Alcuni di quc>;;ti l"rEm o s tnt.i sottoposti alla ronzion C' prima di q ·nirc> ammnht ti - fare ntn pnrtr d t>i · 1856 indi vidui <'S<tmiuoti comi" prP,;unti sa ni - <' pr r (•s:;i io dirò qu ll ll' t't'a lu lo ro " J'Pazio ne 11ormale » g ià risc-ontrata.

Qcu;o l o. V. E. Reazione Zambrini n orm a le n. l 6. \'ie ne ricoverato in Os pednlC' pr r m o rbillo. L ' rd'fezione ha d ecorso d e l tut t o no rma lo . Il p a zicn tr n l 40 g iorno è completamente sfcbbrato e l'eruzione Nmntr m a.tica \ '1.1 eont.(• mporan Nmw n h• <' progi-el'<Sin uncnt<' esatmmdosi. R . ne i primi t re g iorni 11. 16, con li tJuido m o lto to r bido, quin d i n. 15, n. 12 T. 1\f.. n. 15 e poi ritorno a. l n orm a l<' n. 16. Ccu;o 2 0. L. P. Rieon-•mto J.l<'l' m orbillo . D ccofl'O no rma le . Il P. d opo due g iorni è apirettico e l'rMnte ma cominc ia a im p~tll idir<>. P<'l' p o i scompa rire. L a R. Z. nc-i p1·imi quattro g iorni s i man tim<' t ra il n. 15 l'd il n. 16. SC<'nde q uindi a 13 T . ;\f. pe r due g iot·ni, p €'r p o i ris(dire a 14 T. )f. <' s t a b ilintt rRi 111 n. 15. CCU!o a o. C. P. Reaz ion e Zttrnbrin i. n on nn le n. 16. Ricovt>ra t o p <' r mo rbillo . D ecorso nor· m a le . Dop o 4 giorni il P. ò s fe bbrato o con tcmpornn <'llln(' ntt· va cs.JUrc nd osi 1\•san tema. La R. Z. n ei p rirn i 4 g iorni :;i ma nlÌ<' JJ <' t rn il n. 1l T. l\1. l'd il 14 T. :\L, quindi ><a ie a 15 p<•r stabilizza rsi tra il n. l 5 e il n . 16. Ccu;o 4 0. M. A. Ricovc m to p t• r morbillo. D ecorso norm n lt>. D op o 3 g iorni a piressia l" scom· parsa g ra.duaiP d e ll'l'sRnt<·ma . R. Z. n e i primi 3 g iorni OS(·illa nte tra il n. 13 e il n. 15, quindi tra il n. 12 T. :\1. ed il 14 T. rvr., PN poi sht bilizza rs i n l n. 15. Ccu;o 5 0. T. D. Ricoverat o p(: t· m o rb illo . Al 4 ° gio rno . (Jllfl nd o l't•,;n ntt• ma. cominc ia,·a già ad impallidire c la tempe rat ura I"I'a g ià rC"mi t t l"nte subfl' hbrile. impl'O' ' ' ·iso rialzo tl' rmi co a 39,5 <' comparsa di numerosi rantoli e s ibili bronchiali, Apires."<ia d o po ott o g iorni d a.lla riac · CPns ione fe bbri l ~:~ c conte rnporanNt lenta scomparsn d t> l reper to po hnonn rc patologico. L a R. Z. n t> i primi t re !!iomi s i m a nti E'nf' a l n. 15. mr;~ con li<tuido mo lto t orbido : n l 4 0 g iorno prE>cipita a.l n. 2, per risalire n e i due g iorni succPs:;;h-i ul n. 16, S<'lllp re con liquido t o rbid o ; q uin d i J)l'r 4 giorni oscilla fra il 13 T. )L cd il L-1 T.:.\!. , pe t· r i:;a lire po i d c-ciSAm ente ul 15 e Jfì e s tabili'l-zars i fJ-a questi due numt' J'Ì indice. Ca.so 6 o. C. C. Ricove rato p e r m o rbill o . A l -l 0 g iom o a piri"><Rill e d e fcrv('sccnza de ll'e;;antc•m n, Al go improv visa e l(' va zion c termica con d o lori a l fìfmco s inistro nccompllJmat i da fa tt i congcstizi. Al t7o giorno, sempre man te nendosi la ~cmporatura f€' bbrilc, ra nto li a m edie e piccole b olle s u tu t to l' ambito polmona.ro. Al 26° giorno a pircs.;;in con mig liorame nto de l r(•po>rto po i· m onare . Al 350 giorno ropt•rto polmona.re no rmale . Modico d <>pf'rinw nto ch>llc condizioni gene r o li n! l'atto d e lla dimis.-;iono d a ll'ospt>dal <' p<'r inv io in lie<'nza d i convalcscenztt. L a R. Z. s i m nn· tien(' tra il n. 13 cd il n. l i> n<'i primi otto g iorni ; al 9 ° g iom o ::.cc-nd(l a. 10 e quindi a 2, pe r o.c~c ilh,~.re n e i c inqu<' g iorni conSPcutivi tra il 12 ed il 16. intramezzat i da duo g iorna te con 14 T. 1\1.; m a a l 17 ° g io rno P<'cipitu a 5 ('d u l 18° a 4 con colletto toR.o;;ico: quindi risu lc pN cinque g iorni ad indic i oscillant-i trn il 12 (•d il 15 con colle t to t ossico qua khe g iorno ; p n•c ipito. ttncora ad 8 ; in 25 g iornate d i m n ltl tt ia s i inna lza a 14 T. M .. e quindi ricntl e n e i tre giorni consecuti v i a 7,5 e 6, p or p oi i!lna lzan;i g radatame n te a 15 con oscilla zioni tra il 10 l'd il 15 e preS<'nzn in qua lc ho g iornat a di eollf' t to t ns.« ico. Ca8o 10. P. F. Ricoverato p e r l'l'<'"'ipl'la faccia lt• . N o i primi due g iorni t.cmpl•raturl\ al ta, sensori o obnubilnto, tn\Cce n on d o;;abili di n lhumina nPJIC' urine ; in tc• rzn g iornnt a la temperatura prendo una c un·o rcmi ttrnto. m a il proccS.'lo e r isipe la t oso si C'stende localme nte; in quinta a piressia . prPS€'nza però di a lbumina. md le tu·illt' n e· Ila q uantità d e l 1/z c D a lla quinta g iornat a in po i il proCCf<.'!O locak• va g ra d uttln1t'rlt(' <'H ting-ue ntlosi. L a rcnzionl" Z. eho s i e r a m a ntenut a a l n. 13. T. :\L nl'i pl'imi due g iomi in te rzo g io rn a ta prec ipit a a l n. 2 con c o lletto tos.c;ico. pe r· oS<:il la rP po i pc •· 7 g iomi tr (t il n. 2 cd il n. 14, con collct tto t ossico n c>i primi due g iorni, con bruschi a bbnssnm Pnt. i n 4 e 5 f'd innalznm!'n t.i a 13 T. M., 14; scende quindi a 10 T. 1\L, 8 'l'. .M.. 7 T . M., ri O'nl<' iniìn <' a l l 2 T . :\I.. u l l 3 'l'. ~L. e 14 'l'. :.\L conscr· v a ndo t.alo indie<' fino a ll'at to de lla dimi;.;sonc d e l P. d u ll'o><pt•da l('. Il P. :-;i tJ·o,·a vn in ta l\• m om en to in buono condizioni generul i; l<' urine non presentavano pii1 da. p a recchi g io rni tracc ia di a lbumin n. Ccu;o 8 °. D. <l. D . Ricovomto JWr n('f1·itc• ;;;ubncuta . Condizioni ,!!f'l'll"rnli un po' sca den t i. Sempre a pirett.ico. :;..rr ll t> tu' in <' p rtsf'rJZA di a lbum inu da ll' 1/.1 a l '/ 2 °/,,,. ('Q !l c ilind ri ia lini fino al 12 ° g iorno; quindi r<>pPI'to normnl c·; mn. in 25a g iorna t a una gn.strit<' acu ta sopra ,·· v('nuta fa r icom pnrir·o n Pil' urina a lbumina in. tracc<' n on dosa bili , che n on s i riPscc pii.• a fn r scompar ire, pur e::;..«endo il P. t·itorn a t.o i_n buon e condiz ion i F!l'n<· rali. L a reazion e Z. vie ne pra ti· cata dalla 9a g iorn a ta in po i ed oscilla t r a il n. 12 c d il n. Ili fi no a lla ~~a g iornatu, sem p re pe rò con indicazione T. M. p <·r 7,li ind ic i d c> i g ruppi infc>r ori ul l'8°; qui11d i scende a IO T. l\:1., Il T. M. p e r stabilizza rsi a 13 T. :.\L fino a l m om ento d e lla dirni,.:sione da iJ'o:>p<'d n le de l P. pt•r essere inviato in licenza di conva lc!'cc·nzn . Ccu;o 9°. G. A. RicovPrato pl•r r('umat i;;mo polia rt icolnrC' acu to. Ne i primi trl" g iomi t<'m· p o rattl!ll: fe bbrile con ttrt.icola zioni t urnpfa t.t e, d olc·nti. In 4n g iorn a t a a pirPss ia, {' con tt-m p<>· r a neo_mJZio di g raduale mig lioramento ne lle condizioni d t•IJc a rticola zioni, c he in 15 8 giornat a son ntomate del tutto normali. R epe rto cardiaco se mp1·o norma le . La reazione Z. s i m a n·

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LA PTIALO-RE.Ul 01\"E Dl ZAMBRTh"l

tiE'ne a 14 e J5 rif;pf'ttinmwnte n PI primo E' secondo giorno; il 3° piorno p :ecipita .., 4 per r isalire qu indi a 14 T. l\1., 15 E' 16 manten endos i poi su quest 'ultimo numero indice . Caso w o. B. L. Ri <"overa to p er reumatismo poliarticolare acuto. T emperatura. febbrile p Pr i primi tre g iorni, p oi SPmpro apiressia . Articolazioni d egli arti infer iori gonfie o dolenti; quindi, ~;en za elevazion f> termica, est e11s ione d e l processo alle articolazioni degli arti superiori. D opo una settimana scompn~ di ogni manifestazione articolare . R eperto cardiaco sempre normale . L a rca7.ioue Z . oscillò n e::i primi sei g iomi tra il n. 8 ed il n . 3, sempr e con colletto tossico; quindi risali a 14, 14 T . M., per scender e a 10 T. M., e, passando proprio gradatamentE' p er i numeri l 1 e 12, manten e rwi sul 13 T. M. fino alla dimjssione del P . dall'ospedale. Caso li. Z. B. Ricoverato per broncopolmonite S . - Il processo morboso dopo i primi giorni, a t empE'ratura ft•bbrile alta, runich è risolversi si propaga da l basso ve1 so l'alto; quindi, con ternpt' r a tura S1.abfebbrilc continuo-n >mitH·nte, si installn una carnmcazione polmonare, con est l"n t'ione ùl"l J.ll'OCt'"-"ll a <.lcstn't e d ecadinwnto dellE' condizioni generali. In 16 8 giornata apirE>s.<<in, ~nza p f•rò a lcun accenno alla risoluzione d ei fatti p olmonari. Questa si accenna vm-so la 2un giorn ata. con conwmpora n ra ripl'('sa d elle condiziona ge nerali. I n -253 giornata, pur continuando un IPnt o g r·adua l(1 mill'liOJ·8Jlwnt o d ei fatti broncopolmonari, s i h a nuovamente tt-mpt"r onaro subft· bbrilf', con qua lch e remissiotH.• mattutina. In 34a g iornata s i manifesta llll asc(':;so da inic:r.ione al la cosci·a s inistra; la t emperatura p ersiste su i 38 gradi, a tipo remitt f'nte . S i inc idf' l'Mce;:so, ma st>guita nel avt:rsi U>mperatura febbrile r emit.t ente; condizioni b roncopolmomni st nzionarie. S i n ot a la formazion e di una sacca asces.suule in corrispon d enza d d la purte g ià i11ci. a, p er cu i in 53 8 giornat a viem• ampliata la prima apertura e si procede ad u n n comro-apt•rt ura. Dul l' indomani ap ir<'l"Sia. Ver so la 65 • g iomata si nota sensibile g rndunk' mig liomuwn t o dull .. to bron cnpolmonart>. ch e va sempre pii1 accentuandosi in ·seguito, nel m<>ntrE' s i riparano l' (·himlon le ferite chirurgiche . Il P. vien e d im e~so dall'ospedali' ad insi~tente r idliestia ct.- i con ~?i nnti dopo 71 g io rni di degenza, con tre m esi di Uce11Za dj convale scenztl: in ta lt· molllentv l!! con d i:r.ion i genrr a l i sono d iscr()te; a sinistra il rep ert o polmonarc è n ormAk•; u d rstrn. prrn1at1gotJO alla ba:se liovo ottu$ità. E' diminuzioliP d e l re$pÌ!·o. Si comincia R praticHn: h,a, reuzi(•nc .&. in 44a ~Ziornata di malattia, g iacch è solo in ta..le epoca siamo in poss;·::;so d e l rratti,·o. <:omi m·iHmo rol dirl' ch e Il· reozioni praticnte SII que;;to P., in numt-ro di 28, han po rtal o ;:emprt· colli·tto tossico più o mello accont.uat o. Abbiamo avuto in 44a g iornata una r eazione n . 1+ t•ù in <5° lU11l reazione n. 12; n ei sei g iorni consccu t iv• reazion i oscillanti tra il n. 2 !:'i l n . 6; rtnindi p t• r sei g iorni a lternars i di reazioni più o m eno a lte e basse : 10, 5, 13, 8. 13, 4 . :Xe i g iorni const•c uti,·i 16, 14, 12 p er precipitare nuovamente a 4, 5, 6. · Negli tùtimi ott o ginrni di d t·gcnzn n •azioni osc iJl unti tru il n. 16 e il n. 8. . Cuso 12. S. P. l{ico,·ornto p e r polmonite s inistra. T emperatma sui 40°, sub-de lirio. a lbun.i na •' s~tng-m· ncl l·· uaian~ . In quarta g iomata il p roct'sso morbo o ,j estf'nd e, le condizioni g.mera li s i o.ggr:n·ano, ddjrio . L a temperatur a ne l pomMiggio.della quarta g iornata si abbassa,·a 38,5 f'd il m a.ttiuo d t> lla. quintu g iomata. n 37,6 pt·r risalire p erò a 38,6 n e l pomerigg io; il polso s i m antien e abbas t an:r.H valido e d in rolazion o a.lla temperarura p er riguardo a lla sua freq uenza . Ver so Io oro 20 d e lla quinta g iorna-ta pe rò s i ha r espiro stertoroso, con polso frequentissimo e d '*>ili:>.o;~imo, a r it.mico. Alle ore 22.30 d ecesso p er insufficie nza. cardiaca. R. Z.: I n prima g iormtta n . 13 con collc tt<> tossico; secondo. g iornata n . 6 tossico; t.erzo. giornata

n. 2 fortemente tossico; quarta g i?rnata n. 3 fossico; quinta giornata n. 13 tossico. Ca.so 13. F. L. Reazione nor male , praticula sei g iorni prima. d el ricovero de l P. in OS}W eùalc, n . 14 a lquanto torbida. Ricov~rato p er p olmonite lobare inferiore sinis tra. D ecorso n ormale n e i primi giorni con temperat\ara e levata romit.t ente. I n set tima giornata comparsa di rantoli d i ritorn o . con p Ol'Sistenza però, per quanto diminuito, di soffio bronchiale . In 12a giomata apircssitt ; p ermane localmente ottus it.à e soffio bronchia.le; condizioni gonera.H molto d ecaduto . Solo in 24~> g iornata incomincia tm a I·isoluzione del processo polmonaro che graçlualmente si va acce ntuando; in 28" g iornata si ba respiro v escicola.re libero. Contemporaneo miglioramen to de lle condizioni generali·. Esce dopo un mese di degenza con giorni IlO di licenza di con valescenza. L a R.. Z. è stata p raticata giornalmente pe1· tutto il periodo di degenza: abbiamo r iscontrato in prima giornata w.t n. 9, e quindi 4, 5, 5, 5; n e i t r e giorni consecutivi dall' l l la r eazione si è alzata al 14 passando p er il n. 7; dalla 9" fino a llo. 15a gion1ata. si è fermata a l n. 6 pe r scendere al n. 4 n oi t r·e g iorni consecutivi, e quindi a l 3, z·isal.en d o al n. 6 in 20" g io rnata, a l n. l O in 21 a, p e r abbas.<;nrsi a 5, 5, 6 n e i t.re giorni consecutivi; in tut to questo p eriodo il liquido di r eazione h a presentato sempre colletto tossico più o m eno marcato. Ta le collotto non s i è pii1 riscontra.t.o dalla 25" giorn ata alla 31 3 , quando il paziente è ~;tato dimesso e d in questo giomato la reazione ha oscillato tra il n . 12 e d il 11. 14 T . ~I., s ul Y,Un lo s i ora stabilizzata n egli ul timi due giomi . Ca..8o 14. )L A. Ricovorato p er polmonite lo bare sinistra; t empe rat ura oscillante tra 39°- 40° n e i p a·imi trB giorni ; in qnarta giornata abbassata a 38°, p er c ad ere a 36,2 in quinta g iornata; contemporaneamente normale risoluzione dei fatti polmon ari. In settima g iornata la temperatura risalo a 38 ° accompagnandosi a lieve riaccensione ed esten sione d e l procos..."' polroon aro. In 9• giornata ln tornperat.ura oado a 36,6; quindi sempre apiressia. I fatti polmonari p orò ,;i r isolvono molto lemurnente e solo in 23a giornata il r espiro ritorna n or-


I.A

PTlAL(l- H~;.\ % Iu:-."~:

DI ZAMBRI:"-1

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male. Gx·adual!' conwmpl)ranl'a r·ipr•·>-tt clt·ll•' condizioni gf·ne rali. R. Z.: Prima. giornata n. 6 torbida., seconda giornata n . 8 t o:<.-<ica, tt>rza ,ziornatll n . 3 tos.<>ica: s i ha quindi un n. 15 ed un n. 13, ma in &:s ta gror·nnta ritorno n n. 6 t.o,.,~ica: dalla s<'ltima a lla 12a giornata oscillazioni tra. il n. 6 Pd il n. IO. con colle tto ios!"ieo in qtmldre p:iornata; dalla 13" p:iornata in poi la reazione ri,;ulc· pe r stahilizznr-;;i nl n. 13 T. :\L n<' gli ultimi llÌOn1i e ~<e nza pitì dare alcuna. segnalo.zionf' di to.~>"icità . ~an !'ii S<'gu o più il P . <'SS<'ndo egli in pi<-na, normnle convalescenza. Caso 1 5o. :X. A. Ricove mto con tRmpc•ratura fo •bbrilt>, et-falc-a, dolori diffusi ai lombi. Pers istendo tali fflnOIIlPni, con tunooN di milza . si prntir·n t>sam o d e l sangue; la Vidal è positiva. p e r la. m Piit,c n:::l! (Dii. 1:240). L a t<'mper·atura s i rnnnlien c a \'Oitf' l't'mittente, a volte intermittonte con raro puntHtP oltre i 38o fino alla 15a p:iornata. Quindi apirPSSia t> contempor~meo lento, ma progrC·>\.~ivo mip;liorameuto n elle condi:~.ioni g<'n~>rali. R. Z.: n ei primi Sf'i giorni di d egenza oscillante fra il n. 12 r d il n. 15; precipita in settima giornata a l n. 3 ed in ottava. al n. 2 con colletto t,o:;.-;ico in tutti o du e i giorni, poi g iomalmçnte e succPssivamente risalo a 7 T. )L , 9 T. :'II. , 13 T. :'II. , L2 T. M., 15. 16, 16 p<>r stauilizzxr>;i dcfìnith·amente fra questi dnt- indic i. Il P. vcnne ·subito sottoposto a cura nJCcinica ed all'atto della dimissiono da.ll 'ospf'dn iP t-ra con1ple tnmt>nte guarito e rim <>iiso n e ll<' t'Ondizionni generali. Caso 16o. C. l\I. Im·iato in o:.;..-;,·rvaziono JWr "aiiPp:ati esiti di m•ft·it.e sofferta all'età di Il anni"· Rip<'tuti c><Hmi di urinu fl.'ct· ro csC'Iudt• re qtlHI!'iosi aft't•zioll<' r t-nAi t- attuale. Condizioni generali buone. Xulla di patologico ai diversi organi ed apparati. R. Z . praticata in tre gio rni consecuti,·i: n. l5, n. J(), n. 15. CCUJo 17. P. U. Inviato in osse rnt zionP p<·r d epc·rinwnto Orj:!o.nico: di>~g nosticato «deperimento orga.nico in probabili' g~~.-;t ropuzi,•nte •. R . Z. pratieota in dnt> giorni conS('CUtivi: n. 12, n . 11 T :M:. Caso 18°. C. D. Ric·o''''ruto pc'r fl'bbrt·- ;_!astro·r eumatica . .\pin•;;,<;ia in quarta giornata. Dimes.<>O guarito in sPsta giornntu. R. Z.: l-t T ~L. 13 T i\1., 14, 14-, l -t 'l' ::V{. Caso 19. C. C. R.ico,-~rato pe t· _ftn:strite acuta, afe bbrilC'; dime»so in S<"ttima giornata. R. Z.: 15, 12. 12 T )<l., l t T M., 1:) . Caso 20. G. P. I n,·iuto in osserv~tzionP pe r acce rtum ('nti T. B. C'.; riconosciuto immune sia da malattia. polmonare c he da altn' af-l'ezioni; condizioni generali buone . R . Z.: 13 T M., 15, 16, 16 in quattro giorni con,;ecuti,·i. Caso 21. M:. P. I nviato in o:=;:;er\'llZione per accert amcnt.i T. B. C.; riconosciuto immw1e sia da. malattia polmonart> che da tl.ltrf." affezion i; condizioni gC'm:rali discrete. R .. Z. praticata in cinque giorni con~cut.i.,·i: 13. T l\1'., 14 'l'M.. 15, 14 T M. , 15. Caso 22. C. A . Irl\'ittto p er a<'ce rtamenti T. B. C. Riconosci uto immune da lesione polmona.re e d~ altre affezioni di sorta; condizioni generali buono. R. Z. praticata in cinque giorni consecutivi: 16, 16, 15. ](), 16. CeLSo 23. M. E. Invi(~to in acc(.)rt>1111f'nto T. B . C. Riconosciuto affetto da: «Aderenze p leuriche basilari a S. C0)1 li mitazione d e lln f.'spanflibilità polmona rP; natura sospetta t.bc. "· Condizioni gcn or ttli appena discrete. R. Z.: 6, 6, 6, 8. Caso 24. B . D. Inviato per accMtamPnti T . B. C. Ricono;::ci11to affotto da « Catarro degli apici in soggetto de pc· rito c cl inicAmentE' sospt> tto di forma spec-ifica latente • · R. Z.: 13, 12, 13, sempre con colh•tto lo•ggc·rm(•nte tossico. Caso 25. A. B . Inviato pe r accert.a.menti T. B. C. Riconosciuto affetto da • lìe\'i fatti bronchiali da fumo "· Condizioni gt' nerali discrt>te. R. Z. 14, 14, 14 T.l\C .. 14, 14, 14. Caso 26. N. F. I m ·iat o por nccerttunent.i T. B . C. H.ironosciuto immune da lesione polmonaro e da altre nfkzion i. Condizioni gen e rali discrete. R. Z. 14 T J\1., 15. Caso 27 M. B. Inviato p C'r accertamenti T. B . C. Riconosciuto affetto da • I niiltrato f>?ttocla.vca.re d estro parzialmPnt e E"\'oluto in cavPrntt con diffusionf' disereta al campo infe rroro, clinicaml.'!nte T. 1:3. C. "- R. Z.: 9, ll s0mpre con collrtto to:;;.<;ico. Ca8o 28. T. B. Inviato pe r accertamenti T. B . C. Riconosciuto afl'etto da ~ Tramite del campo superiore polmonarc s inistro clinicamente di sospf'tta natura T. B. C., rn individuo Uf!- po' d e pe rito». La d iagnosi s i bnsaYo. sopratutto sul reperto radiologico, e;;,'*'ndo quello cluuco molto scarso. R. Z.: 14, 13 T. M., 15. Ca8o 29. G. V. Entrnt.o il l 0 marzo 1935 pN pkurite cssudati,-a, d f!Stra; si ha versa.rnento fino a motà scapoln. fc'nOmt"ni di tossi!'mia, decndimf'nto g'Pnt>nd e notevole; t.cmperat~t~a. .f~bbrile prima c poi f'ubf~:·bbrii e continuo-remittente. Solo nt• lla terza ul.'cade di maggio sr lWzt~ il r iassorbimento d e l liquido plcuric-o e d il P . comincio a ripr·mdl'rsi ndlc condizioni gene~alr; p ersiste tempt-ratura subfebbrile a l pomerig_gio. D al 2 giugno in poi api ressia, con ~ontm?~ ~glioramento g(•nl'rale e loca.le. Esce in buono condizioni il l O luglio 1936. L a R. · ~ ~zmta il 22 maggio con n. 14; 23t5, n. 5; 24 5, n. 14 T. ì\I.; 2!)/ 5, n. 6; quindi :::t>mpn• Osctllaz10ni fra il n . 14 T. M. e il n. 16. . G_aso 30. L. A. Entrnto il 17 ge nnaio 1935 per pleurite f'~udat.i,·a sinitro; il liquido rre~ple quasi p er due t e rzi abbondanti i l cavo pleurico; si ha temperatu ra prima febbrile e ~ 1 .sub_febbrile contim~o-remi_ttente; grad~ral~ d eca~imt-nto g<>n erale: _YI'~so m età ft·bbrai~ s i tnlZJS. heve graduale rra:'I.."'rbrmento del hqurdo e rrpresa delle eondrzronr ge nC'rulr. Dar prrm1


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L.<\ PTIAJ,O-R.EAZIONE DI 7.AMBRTh'l

di marzo apiressia. Ai primi di maggio lieve ipofoneai alla base di sinistra e condizioni generali buon e, che verso m età maggio si fanno ottime. Il P . viene dimesso solo v erso fine giugno giacchè aveva una prati<'n m~>l'iico-IE'~Il iE' in corso. La R. Z. fu iniziata il 22 maggio e diedc> valori oscillanti tra il n . 12 T. ~f. ed il n. 16, sempre con indicazione T . M. per i numeri indice di g ruppo inferiore all'So, p er i primi otto giorni, poi s i stabilizzò fra il n. 15 ed il n. 16. Vediamo ora quali r·apporti s i possono riscontrar·o tra il decorso clinico d ei casi avanti ript)rto.ti o In R. Z. lungo d e tto d ncor,..o presf•ntata dai singoli p azienti. I ca;;i dnl l o n l 6 ° l"igttfli'Ùilno indi vid ui affetti da morbillo. N ei primi quattro il d ecorso iu b:•n ig no . SPnzu C01nplicanzc cd in t,(·na o qua rta giornata s i t• bbo apires..:;ia. ed impalli· dirnPuto dt'li '<:>Xtll tl•ma; la. R. Z. llolo in uno di essi sct>se ùi qualch e punto n e i p:iorni di malat· tia, por p oi innaJzan;i e rito rnare n ormal l' ; 1wgli altri tre si mant<lnne normale n<'i primi g iJ rni , in uno co n liquiclo multo torbido, p ew abba!<s8J·si di qualche punto (due o tre, e sempre co n i ndicaziono T . .'l!. ) su bito d opo l'apirc:;sia (l quindi ritornare normale . Nel quinto e s<'sto <.:tt.<;O si v.~rific~tron o complicanze bronco-polmonari con cont'cmporSJlCO improvviso rialzo tt- nnico; ~ prcci.-;all1l'Hte rwl quinto caso tal<! fatto si .verificò al quarto g iorno di malattia r• nPIIO st t>;;~o giorno la R. Z. prPcipitò al n. 2; nPl s•·;;to si e bbe improv,·iso rialzo te nnieo eo11 fa tti conge~tizi al 9 o gio1·no, a l 17 0 Sl'mpro con h •mporatur·a febbl'ill" br·oncbite acuta dif. Iw;A., a.pire:;;;ia. co n graduale miglio ranwnto df'l l'('pt•l'tt) polmonart~ a l 26o giorno; la R. Z. con le ;;uo cadnte anche bnr::;chf' a V>l lori ba~!li tlfllh'l. scala colorimetri ca accompagnò di pori pnsso il d ccor"o c linico. Il 70, un cn~o di e risipe la facciale, ci ftt assiRt l" n~ ad una caduta molto bnrsca e molto in basso ch e sta in I'Oittziono co n untl P:;t('nsione d e l proccl!SO locale ed una complican7.a r<'nalo f\Cuta. ~e l c .t»l> 8 11 • una. n t~ (r·iti' s11bacuta, ftbbittmo d elle oscillazioni fra indiei medi con un abba~· m ~ nto, di irn portttnzu non g 1·ande, in conseguenza di una gastrite acuta in tercorrente che ft-ce r·icompa.rir·o ndlc ur·inc tracce di a lbumina. N ei casi 9" o JO o, eli r·cumatismo poliarticolaro acuto a dccor:;o benigno, bre vp, senza l)Omplicttnze cardincho, fa, R. Z. precipita a valori indict' has.<>i dopo i primi giorni di malattia t: t e nd e quindi :illbito a ritornarn al no rmale. Ne l CallO JOo 'fu nei primi st>i g iorni riscontrato collett.o tossico. I casi dall ' l l u nl JJ o riguardnno pazit'nti affetti da bronco-polmonite; il 120 seguito du d eCl'8sO. In gut•st.o abbiamo avut.o dal l o al 4° g iorno una discesa graduale dell'indici." di rC!'i stonza fino a r.tggiungere valori bn:;s issimi, sempre con collctt.o tossico; in sa giornata ripl'L'Slt al 11. 13, sernpr·e to:;sico, contompor·anea ad abbassamento della t emperatura, con polso p erò rego· l>t r·o. Questo succedE'va al matt.ino (da tener pr·t~!;('nte che iu tutt i i casi abbia.mu praticato la R. Z. sempre al mattino); nl'l pomerig~io si manifrstò pPrò una. insufficienza cardiaca che non ~; i potè vinc6r·o, C\ si obbo il d ccl•sso. Come spiegare il fatto che fn R. Z. dal n. 3 salì nltt. 13, :>egnnlando qnindi un aumf'nto dPlltt resiste nza organica. proprio il giorno in cui si \'f'rificò il d\)C<'~<SO? Pur·tl ml'nte com o ipotr:;i io avanzo qunlla che il pazie nte aveva. pffettivam<'nte ffl.tto il ma:<;simo s fo1·zo por· s upemro l' infozione, e pr·obabilmente l'aveva anche superata, ma il c uore 111>n resi;;tf'lto u llo s forzo che gli om stnto richi<'Sto nei giomi prccedf'nti o quind i la R. Z. non potè più e;;~<~r·e l' indice di qunnto in Cjtwll'organismo s i pmparavn P compiYO. Qtu•stn, ript·to, è Rtl iO unn mi fL iJ:>ot c;;i. pPrchè pochi sono ancora i casi seguiti da m c per pot1•rmi ù a ril, no n diPo il di1·itto. 1111'\ Almeno ync l tanto di N;perienza bisogn!'vOlP in proposit(l per poter furc d<'llc\ afft' rmnzioui piìt o ln\' nO fonrlate ::;u ba.«i scientifiche. Gli altri tre Msi di polmonite 1•hlwm clcrcm;o anonnalf': carn ifìcaziono polmm,at·e; compliC(lllZO. di asccAAo da i ni czione. La R . Z. ;wguì in t'l'.'d il d ecor·,.o clinico e le complicanze, presentando collc>tto tn~lli ro quMi ;;••mp 1·~> duntnt<• il JWriodo f()}Jbril o. P er il caso 14 ° è importante il fatto che n• •l paziente P l'f\ s tnl•• pmticntn "' R. Z. ins iC>mf) a tut.ti i militori della Batt.!'ria cui f'gli nppurtPncva: s i era riscontrato un n . l 4 alquonto torbido attribuit-o a l fatto, trat.tandosi di individuo robusto. chi:! egl i dn du ~· o trf' giorni faceva. intenso allenamento nl giuoco d<'l calcio. Siccome civ anreniva Hri giorni prima d(') suo ricovero in Ospedale potrebbe P<'llsan<i chfl Ara la. p olmon ito i n i 11 izio d i i ncubnziono che a v('\' A dato la reazione riscontrata.


LA PTllLO-REAZIONE DI ZAMBRINI

1099

Anche nel caso 15°, di febbre me litense, la R. Z . segue il decorso c linico, con discesa però agli indici bassi solo dopo la prima settimana di malattia, e por soli due giorni; quindi risale gra.data~nent.e dal go g iorno in poi, indicando così un aumento deJia rf'sist.enza orga11ica con soi giorni di anticipo sul g iorno in cui si è avuta l'apirt's..-<ia. Il caso l6 0 è s tato riportato p er motte rlo in raffronto con l'So; si trattava di allegati. esiti di nefrito esclusi dall'esame funziona le renalc e Ia R. Z. died o solo indici d el gruppo massimo. I casi l 7 °, 18 °, 19° riguardano nJfezioni vari1' ; n f>ss una segnalazione speciale . I casi dal 20o al 2so si r·iforiscono ad ind ividui inviati in accertamento T. B. ç. Il 20 o, 21 o, 22o, 260 furono riconosciuti immuni da malattia polmonnre t' da a ltre affezioni; in essi la R. Z. si man te nne fra il settimo cd ottavo g ruppo, scendendo raramente, cd C'sclusiva.mente in prima g iotnttta, a l n. 13 T. M. Il 23o, 24o, 27 o, 2so in.vece furono d conosciuti affetti da affezioni più o meno gravi d e llo apparato re3piratorio e la..R. Z. si può consitiPrilrn in gitbta rnlazione con l'affeziono c la sua ent,ità. Il 25° s i riferisco ad nn pn.zient.e t 1·ovnto affetto d a lievi fat.t i bronchia li da fumo : R. Z. sompre al n. 14; non lto •·iscontra to la sfumatura <li colore specia le che l'A. fiegnala pet' la nronchite d e i furnato1·i. Si tmt.tan1. d i fatti li<' vi; la cosa potrebbe P:ssoro spiegata da tale c ircost-anza ? Il 29o o 30° caso s i riforiscono a d ue plouritici; po:;s iamo constatare comt> l'assorbime nto cle l liquido e la l'iprosa do lio condizioni generali è segtLita daJJ'nscE'Sa d ei numeri indice dplla R. Z., c he negli ultimi g ior111i, quando le condizioni d oi pazienti e rnno diventato davv(lro ottimo, raggiunse add irittura il g ruppo rnus..<>imo. Quali deduzioni complessive possit1.mo trarre da t utto quanto abbiamo osservato ed a nt.e cedent.ernente espost.o? Sfrondata di tant.e particolarità che ad essa l'A. vuole attribuire e s ulle quali io non ho cl>tti ;;ufficie nti per potermi pronw1ciare, io ritPngo che veramente noi abbiamo ne lla R. Z. un mezzo semplice, facile, s ic uro che c i indica con molta sensibilità lo stato d i resiste nza organica individuale. N ei casi di ma latt ia la R. Z. segue con Ja, sua curva. l'andamento clinico d ell 'affezione; scendendo ad indici bassi od inna lzandosi ad indici a lt i rispettiva.mont.e in caso di complicazioni, d ì ricaduta, oppure d i miglioramento, di avviamento a guarigione; non ho e le me nti s ufficie nti por dire che essa possa servire ai fini d e lla prognosi ne l senso voluto dall'A., c he cioè anticipi di 12-36 ore la manifestazione clil'\ica d ella malattia, la complicanza, ecc. Anche Gren et erl I saac- Gcorges del resto !':i esprimono in tal senso. Ho e ffe ttivamento com;tntato il vnlore d c ll'intorbitlamento, d e ll'alone tossico, de l •·ifhlsso violetto ne lle reazioni d ei gruppi inf<'lri ol'i n.JI'so. Da l punto di vista. prat ico, sempre da.ndo nd es:;~t null 'alt i'O che il valore di tutti gli o'~\mi di laboratorio, i qun.li possono csser·o di niuto all'Hsume clinico ma non possono e non d 1bbono mai sostituiTlo, io rite ngo che la R. Z. ci può el';.'lcre di grnndi::;simo g iovamento si n el campo clinico che in quello mc•dico-l(~gulc, infor·tun istico, ed as:;;icnrativo specia lmente. P or quunt;O riguarda pa rt icolarmeuto il lato medico-legale militare c redo c ho con utilità p:>trebbe essere adopt-rat,a, pratic>tndola. s ulle reclu te dopo la loro incorporazione <• dopo la vis ita di seleziono che vie ne effettuata presso i Corpi, cioò s u quel ltl riconosciute d efinitivamente ido nee. Ciò potre bbe s!'n 'Ìn'> a segnalnrci con la presemm, di indici inferiori a quelli d e g n1ppi 7 ° ed 8°, s pouialmente so ma ncanti d elln indicttzionc T. 1\1., d ci sogget,t i meno re~istent i ai quali noi port-ere mmo una. spccioJo attenzione, che sorvt>gliercmmo P SL'guirommo p or prevenire i n essi una manifC',:;tazio ne morbosa cho potrebbe portar danno agli individui f'd aggrav io alle casse dello Stato. :Mi riserbo di completon'l questo mio studio seguendo altri nmmalnti da, una parte o da ll'al tra controllando al ritorno dn.l campo l'indice di resistenza d egli individui in cui l'abbiamo g ià riscontrato a l disotto del gruppo 7 o e eli qualche gruppo di quelli in cui abbiamo tro,;ato indic i d e l n. 16, onde vedere como gli uni e g li nltr i hanno risposto a llo fatich e d elle <.'Scrcitazioni estive. Riferil·ò ancora s ui risultltti ottenuti, g incchè mi sembra che l'a·rgomento lo m e riti.


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CO:-.iTRIBCTO

AL TitATTAME!-!TO INCRUENTO EC'C'.

Rt.\SSuYro. L ' A. ÒE'><eri,·e una nuont reazione (pt.ialo-reazione di Zambrini) che, praticata in m odo molto semplic·c. sulla saliva. di individui sani ed ammalati, darebbe l'indie(• di r<':-<istenza. orjlanica d egli st<'ssi. Rif1•risce sui risultati ottenuti, avendo praticato la. r eazion E' suddPtta su c it'<·a dm>~mila militari prE'S\ulti !:>ani c su tre nta ammalati di forme morbose ~·ariE'. Nova ra. 28 htglio 1935-XI H .

B I BLIOGRAFIA BA c: LI A l'Il ~L - La ,·ea-zione novocaino-formalinica. di Costa. in alcttni gruppi di malaJt~. " I l P oli<· linico », ~'<('Z . pratica. anno 1923, n. 51. BAGLI.ANt ;IL - La ·reazione di 0 08ta. n el can11po delùl medlicina militare. "Giornale di 1\Iedicina mi .l itare »,anno 1924, pag. 163. " BnJietin d e I'Acad émie òf' Médecine •, 99 •, année , 3 • série. Tomo 113, n. 3, Séance du 22 jum·ic r l!l35. Ma;;.<>~m et C. Editeurs. P a ris. CASSINIS U. - Il serlJizio militare e l'indirizzo costit·uzionttlisl!ico in biol.ogia e paJ~logia. R f:' la.· zione pr<'S<'ntntn al XXXVI Congr·c-,;so di m E>dicina interni\. S.-zion<' di Medicina militnn·, R oma. ottobre J 930. CoSTA R . - Una facil,e reazione del sangue a ba.se di novocoina e formaJ,i na. a rilievo di stati patologici. " Riforma MPdica », anno 1923. pag. 683. DESS Y G . - Il contenuto i11 yluco-~io della saliva ·i n indivi<lui normali ed in diabetici. «L a Diii · gnos i "· Ed. L. Cappelli, Bologna-, Nonmlbre 1934. FODERE R. - De th ermomètre de la résistivité ~itale. • L'E><prit m é.lical », 7 a année, n. 92. 5 frt· vrie r J 935, PR.I·is. GRENET H. P. l SAA (.; CEonor:s. - La R éootion de Faust Zambrini dana la prati.que pédiatrique. « Ga.zette d es Hopitau-.: • 108 •. année, n . 3- 9, janvier 1935. Paris . . LAURENTJ P.- La réact-ion Zanwrini . « J ournal d es Praticiens •, n. 11 - J 8 mars 1933, pag. 596. LAU1tENT1 P. - Le IJ!ernwmètre de la r é.si.IJtance vita{~. « L a Cote d'Azur Médicale » 17a ann~ . Tome J6, n. 4, avril 1935. T oulon . L u iSADA A. - R icerche sulla glicoscialia. dei normali e de-i diabet·i ci. a Policlinico "• Sez. 1\'Iodica. lug lio 1934. L u rs ADA A. - Sul contenuto in glucosio deUa sal·iva. « P oliclinico», Sez . .1\Iedica, marzo 1935. MARCO RA prof. F . - Una nuova. reazione 1mwrale. La ptia.lo-reazione di Zambrini. « Gazzetta f-inn it aria ». anno J 935, n. 3. . N OTARANGELI U. - Il sistema. reticolo eruloteliale. " I l P o lic linico », S<'z. r l'ati ca. atmo 1926, fnsC'. n. 13 . . Ouvmao i\1. - La ré.9istivité ~;itale . - Ptyalo-pronostics. "Rf'V1te d t> P a.t hologil" comparéc d d 'Hygiònt> géné rale "• 35• nnnée. n. 460, jan,·icr 1935, pag. 21, TIWMBE'L'TA E. - Medticina l.egale militare. P. Hoopli. ed., Milano, 1908. US\JELLt F. - L a. mi.w·ra. r/ella re.sistenza vitale e la rea::·i one Zambri11i. " Il Popolo ò'It11lia • 2 lug l io 1935. VIOLA D. -Nozioni rli ·m edicina lertale militare. Fl. L attes E' C. ed .. Torino 1934. ZAMtllUNf F. - Le thenrunnetre cle la rési8tiviti: 'l,'"Ìiale (Ptyalo---dia(!n08tiC$ et ptyalo-pronoBtirs) . N. i\fa loine, éd item·. Paris, 1934.

CASISTICA CLINICA OSPEDALE MlLITARE DI CAGLIARI Direttor~: &~•nente colonnE>Uo medico prof. PAOLO ROMB Y

(OftiRIBUIO Al IRATIAMfftTO lft(RUfftiO DUU UUOlO~I URfURilf Dott.. Gino Cavaliere, t en ente mt><iico L11. calco losi vescica lo comi' f' ntità morbosH i> :>tnta ~<tudiata d n molto tempo ~· anch<• nf'i ri gttan li ter·upeutic i si po::<.~oggono ')Otizic. Plinio consigliava comf.> rimedio l'fficace i gusci dr lu macn (Gucc i). Lo nozioni della p11togencsi e tl'mpia dPIJa calcolosi urcterale sono inY<'ce conquiste di Rhrdi rE'Cl"nt i. L a p l'i ma r<'lnzio nc su interve nto operath·o p<•r calcolosi uret eralf' è quella di Boi·Ckll· haucr, n l'l 1882. in I tnlin il primo caso ri monta ul C<'ci c he le vò dall'uret el'e, scgu<'ndo Jn via r·ettfrl<'. un cukolo che pC'!'<1l\'l\ g r. 18 e il s<'condu c-n:«o r•imontu ~~~Fiori, c he 111" 1 19()5 des<'riS><e una plll!<lictt dn lui futt n s u un lii'C'tcr c cnlcoloso.


CONl'lHB UTO

AL T!tATTill\lENl'O L'l'CRUENTO E<:C •

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l 105

Da qut'"ndo i più modc•rni m czzi ll' ind ngine (c isto::;c·opia, C:ù t ctt•rismo d t>gli ur<'tt•ri, pielo· c •·a.fia , u.-ografia) ;.;ono t:'nt rati tw ll'11so co t-rt• nte 11('1 campo d f'lla diap:n o;;t.icn. lt• OS>ti'I'Vazioni di ralcolosi uret em le Ri sono andatE' rno lti plic-ando. )la i cnsi d<• l ge nere, p uhb licnt i in I talia, restano m olto >~<'>ll'si a pa.ragon r di t1ut'l li r1•gisttati n f'I IP INtt•mtlii'E' E'Ste rf'. H o c reduto quindi o pport.un o rif<•rire cinq u<' cttsi ca pit,a t i nll.1 mia osservnzion e 1w l R epa rt o Chirurgia d c• II'O~po•dul e :\lilitat·e• di Cagliari. La c>t,leolo!'< i elc ll'nrd-e t·e è abbasta nl'.a ft·cc·JuPnt e . E:>.o;tt si osst•n·o specio.lnw nt<' clai 20 ai 60 a11u i , ma può O!'<.<;er va.r;.i in ogni ~tà (<:a>;o Tm mnn: bambina di 8 11wsi ) t• di più nel St'i<:<O maschile . Il pt:·oces!'<o è quAs i sepre unil a.trra le . Iaenbrau dà una peret'nt unlo per la lesion e di a mbC'due g li umtm·i d t'l 3.62 %. _nwnt.nl Rubritiu!'< t t'O\'Ò la. lt•:sio no hilAtc•ra lc nf'l .J 6 %, L egunu ne l 1.5 %, R ow:sing n<'l 14 °~ <' Ft·dc,..ow n PI 13,2 ~ 0 . V e7.iologio de•i Citl coli III'Pt<•t'tl li (> la s t c>s.'<tl: ùi qul'l li re nali, pNc hè nc lla maggioranza d e i cas i :si fo rm .tno 1w i rPni e d o. qu ...st.i tm!' mi ~lTnn o m•gli urC't pt·i. o,·p ><i an·p;;ta11o o perchè il loro volu me ~Upt>m il colihro cl ni pun t i ristrdt.i d egli ur<'trri o pP t'Ch è i'ono d i fm·ma il'l'C'gola re l'd a ~nperfìc: i r' :<cabr·a e s i unc inano a lla mucosa urt>t e ru le . I cah·oli un•t .-ra.li autoctoni so n o ecceziona li. L a. m agg io•· parte d ei ealcoli ure te rali ris i(•de n d t ratto p<' l vico d oll ' urct en', e c ioè il 7 % nd tratto intrnmurnlt• , il 50 °~ n oi trat t o p<>lv i<'O e iuxtavescicn le od ii 30 % n ell' urNI'lre lombnre ,•J iliaco (fino a.llu linea arc uata ). 1 calcoli umt ,-.r·a li in W' tHH'tl lt• 80110 nniei, tnnto ch e Jneubrau dii una ppr·cpntuale d el 90 %T~lvo l tt\ pl' t'Ò s i h•uwo c11 1col i multipli: sono noti i ca>~i di C'odmann c he n <• t•·o,·ò 27, di Doje n c he n o t r ovò 24, di C,•ci ch P nH lro ,·ù 7, di Fiori clw n e t.rovò una di ecina t> di Saint Cime ch e n e t1·ovò 5fl. La form\\ è g .HI H·.dm Jn tl· ullungnta. c ilindrica. L1t :<upc•rfic ie può eSSf'I'E' lisc·ia o n• goM . N n lla st.a,tistict\ di I a" nbr·a.u t·isult a n o in pt·r.vHI!:'nza caleoli ossalici (rugosi), q uindi que lli eli fo· ;;(ati e carbonati e lll'ic i (lisci). Il v;> lume è v.tri o, in generale 11011 superio re al ,·o lumo di un chicco di caffè o di un dattero. Qua lche vo lto. p i:' I'Ò ::;ono ~tati tt·ov.ati d e i calcoli clavY<'t'O g i,:runti. I srnt> l rstra!>.':lf' 1111 calcolo lungo cm. 17, R owsing un o di cm . l 8 . F PdOI'<ow un o di c m. 19. Il p r>so dip:,- nde dalla g mnd1•zza E' d u lia struttura C'himic.:n d~> l culcolo. Cll!·ll'>~s ha C'R tratt o un calcolo ch f' p Bsava ~r. 803. Il <"·nicolo di Pozzi p<•l'!ava g r. 34. qudli di :'\'lnyo <' ::>tropPni g t· . .fO c ia.';cuno . qul'llo di Le>vo utro 42. di FE>d or ow 52, di Bloe h 5-L-t, di T e unant 66. ùi PAt<'T' 9.5. di Pntzu 125. [ calcoli posso no e;;scro m obili o inCtlllt'tlti. I primi s i p osi<o no f>tf' ihnPnte fnr ;~tJlire "!';C('Il· <lòre lungo l' tll'c'h'l'P. Codma nn •·iiorisco di avor u,.:;pot·t.a to 27 calcoli, ch e s i muovc,·ano cou la mo;;s ima faci lità n e ii 'Ut·etero, :seco ndo lt~. pos i?.io no tt,;.~uut.a. rla ll 'a.mmalato . ~'l :'l rn ' in · ,·.t t' .'IH!O s u ll'nnatomin, patol ogic~t. n è s ulln ;;intomato logiu, n è s ulle complicaz ion i d ella li t.ia...; i u rE't~·rA le . I calcoli d e ll'tn·etere fino a l 1882 t• mn o un t'PP"tio aec idc ntalt• di autopsia; op:;zi. con i m od c rui rn·•u:i cl'in<in.gino a no;;tra disposi?.io n c·. la di agnosi di li t insi urf't f>r•ttlt• i10n è difficili" . Co n l'f':sn.m " estc•rn o. i dati c he s i pos.;ono ril eva re so no ~ca r"Si. La palpazio tw d e l calct1IO è po~sibi l ~ ,:;on o <ttmn do qul•;;to è molto vo luminoso t~ n t o che I aon b rau ii<u 400 casi rife ri ti . dico che :solo una vo lta fu po><~ibi lr palpa re il ctllcolo n m Nliante a nc·;;t esia . C't·ci palpò i cal<·oli attraver-so il rPt.to. É più facile riiEwtu ·li ne lla donna <'011 l'e-,;plor·uzi o ru· ytLgin o lp. Con la c isto~eop ia non si osse rva no a ltt' t'flt.io ni d PI m eat() Ul'l'l l'ml f• fitwhè il r-a lcolo si trovo. tw ll ' urnter·e lombarn, ma spt•s~<o quand o si tt'O\'a 1w ll'urc•ter<· p(•l\·ico c quasi !'C'mprP quando s i trova nenlo. porzio nel iuxtavo>sc ica le . il lllL•a.t o pn•;;Pnta alt\' l'llzion i <:A nttt C'rif'tirlw . con;;i,.,tcnti in protru s ione d e lla pnpilln. m·<•tt·ndt" l' nt'lln presen7.a. di nnrrH.'J'Osi puntic ini E>cehimot iei lltt OIIJO n.i m a.t·g ini d olla pupilla stPssa. T !llol'll, <·omc si f!. ve•t·ifkalo in uno clc•i ca~<i c· ht• c ih•tù. s i ha un t.ipico~d ~m'\ b o lloso d.~lla p a pill;-'l.C·hl" n·ndc•~t,<Stl l uturnenl e jrnpol<~ibilc i l cnt <trri~mo dcll'urt>h Il' . Co n la cromciC i><toscopi ~t s i ri li"Vtl In m i Il O l' fn'l)lle' II Z!l d ..t lt· t' Ìi\f'lll nzoi n i u rl'tt' ru l i o I'Pitl{'llla. :.dono a. vu ot o Sfl l'o blit.c ràzi o iH· è compiPin. Si hft ino ltH• ron <Jli<'!<IO tn f':>.zo un c·oncf'tt o .... ul v>.t! OI'O funzi o nale· do• l l'l'li\' .


1106

C01\'"TRiB l''l'O AL 'l'RAT'l'AMEN:l'O INCRUENTO ECC.

Il co.totarismo ureterale ci permette di rilevare la presenza di un ostacolo alJa progressione d e l catetere. Qualche volta però l 'arresto può dipendere dali 'impuntarsi del catetere contro una plica d e lla mucosa o d a lla presenza di un re.'!tl'ingime nto patologico; mentre qualche altra volta, pur e~<Sendoci il calcolo, s i può esegtùre il catet e rismo senza incontrare ostacoli. Ma l'indagi11e più sicura è data dalla radiografia, che ci dice con esattezza la forma, il volume e la sode del calcolo. Solt.anto i calcoli di acido urico possono riuscire invisibili ai raggi X per la loro sc~arsa opac ità. Non sono dtt escludore enori diagnostici anche con la radiografia, potendosi aYer(' de.ll~· ombre di varia natura non dovuti a calcoli d cll'uretere. In tali casi basta fare una radiografia. previa introduzione di cntetert' opaco ne ll' uret ere, per acce rtarsi che s i t.rat.ti di calcolo uretR· ralf:l o m eno. Uon la uretoJ·opic log ro.fìa p ossitLmo avcro una nozion~:~ pri"<'Ì::il:l d e lle altera7.ioni di calibro d oll ' urot.e ro, d PII'eventunle pn•:;unl'-a. di diverticoli e d e l gntdo di dist.ensione d e l baeinetto e d el r e ne . C ,)n la urug rnfio. e nclov,lt1oi<a. p:>.>->inm :> infine avere una nozione p1·ecisa s tilla funzionalità r e nale . Ding nosticaht l'esistenza di un calcolo n ell'uretere, questo - secondo Iaenbrau - sani e~~rn.tto più sollocitamc nte che il calcolo ronulo por l'imminente pr-ricolo ch e esso costituì~(' per il ren e soprastant.o, p .Jt.e nrlono d <>t.(•rminttre la distruzione d r l panmchina per dis ten sione o p<·r fatti suppurat i\·i. P e 1· la c ura d ella calcolosi ureterale, abbia.mo duA m Atodi: il m etodo cruento e l'incrupnto. LA. scelta dipe nde dtti segue nti fattori (Novak): Sed e e grandezza d el calcolo, sua mobilità, grtldo d'infezione d el r on e, funzionalità. r enate, eventuale esiste nza d'idronefrosi o idrourf'tc:-n·: . infine s i considererò l'età e le condizioni generali del pa?.iente. Il m etodo a.~pat ft:ttivo s i applicherà: l 0 qwmdo la radiografia dimostra tratt.arsi di un pic colo cn.lcolo che può P :L'>:>A.re in v es::ica; zo qu!tndo vi è una buona funzionalità r enate; 3o.qu ando non vi è fe bbre n è brividi di fr.'cldo o l'osam o d e lle urine dimostra non trattarsi di . piPlon efl'it e . P è r l'espulsio ne sp::m.tanea, un fat tore import.a nto è il diamotro d el calcolo che - secondo Ra.fin- n on d ove supara re i mm. 4 o 5. S 3:::Jnclo [ ..so Burger cm. l o 2. Gottsteiu os.<;ervò un caso estratto con m ttnovro e ndourett>l'ttli d e l diamet.ro di cm. l, 75 x l. Più imp:>rtant.e d ei diametri è la sups rfìcie d el calcolo, la sode e la p ermanenza più o m C'no lunga n :>ll ' u retore , l' infezione o In sopravv(•nut.a distruzione d el r e ne. Judd (confronta. Noval<.: La calcolo8i ureterale ecc.) osservò su 400 casi il 12 % di espnl· sione s p ont-anea, Kr<' tschmer in 140 casi il 26 %- W alter ottenne ottimi risultati col m etodo ondoureteral e ne l 90 % e T nomtl.'> ne l 90-95 %- Bumpus e Tnompso n n ell'analisi di 1100 casi tra.ttati n 'llla Clinica ùi M<Ly.J in un lu ngo p:n·iodo di anni riferiscono clie g l'int-erventi operativi salirono a meno d e l 50 %• Crowell e.' ltrasso 140 calcoli por Yia endouret.eralc ed ebbl' soltanto 7 ~nsucces.'>!. Pnul riuscì a p or tare il calcolo in Yescica in 326 casi su 34 7 osservati. B a-;anrlos i su qu(lst.i dat.i R owland, K alo c d altl'i an tori, SPf>Cialmcnte aml:'ricani, proposero l'intervento soltanto n e i casi gm \' Ì. Mario n, .Joseph, Covisa e d a ltri autori sono del parere inn•ce c he n o n bi,.:ogna. procmstina.re tm1to a lungo J'operazion<', p Prchè la p ermanenza di UJl ca.lcolo r~oll ' uretore è puricolosa. Braasc h con:'lig li~t di n o n op :>mre prima di tre o sei m esi dalla. comparsa d ei pl'imi sin tomi. L'a prima op erazione p er calcolosi d ell 'uretere f!('mbra sia st.ata attribuita a. Pierre Franco n el 1560. P orò il p l'imo re fflJ·to chimrgico p er ur<>t.f'ro-litotomia. è q ue llo di Bardenhauer nel 1882. È be n stmno - dice Puccine lli - com e, pur e~se nclo ndotta.tu da cosl breve tempo, si tend tl g i!l, n.d abbnndonar() la c hirurg iA d ella calcolosi uretemle. K'l.p:-mmmer fìn d.al 1908 proconizzava l'abba ndono d e ll'interve nto operatorio per cairo· losi 11 l'f'ti'l'lll<' P l 'ndo7.iOn \'l d i n.lt.t·i m ezzi. Hr ott 1·ifori;:;c(' di l()U ea.;i, n r i quali f'o lt.ant.o tro ,·otto sL è dovuto in wrvenit-e opc:ratorin·

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fil(' Il l t< .


CONTRI:BU'l'O AL TRA'l'TAM.ENTO ll'CRUENTO ECC.

1107

Novak nel suo la\·oro (vedi bibliografia) fa un'esposizione minuta di tutti i mezzi incntenti che si p ossono m·are per estrarre un cakolo dall'ureter e . Questi in poche parole sono: l o Io cure idrominerali. Pflaumer consiglia di prender l 'acqua in grande qtHmtità tutta in una volta e non a. piccoli sorsi per avere quasi una ISpinttt <la parte d ell'acqua e bere a stomaco digiuno; 2o la distenzione vescicale, che ha la proprietà di produrre delk energiche contrazioni del! 'm·etere; 3o cateterismo uretera.le P a dimora. Il catetere dev'essere lasciato in sito 24--48 ore. Dourmashkin ottenne buoni ris\dtati in 237 casi. II cateterismo a dimora deve essere ·eseguito ad intervalli di 8 giorni, secondo Dommashkin; di 3-5 giorni secondo Gott stein; 4 o iniezione di sostanze lubrifìcanti t> di sostanze anestetizzanti endouretl?rali. La RO· stanza più adoperata è la glicerina, ch e è raccC'mandata da molti autori. Si adopera molto a1~d1e l 'olio di oliva, l'_o lio gomenolato, una soluzione di no\·ocaina a l 2 %; 5o apparecchi d ilatatori di varie specie; 60 e lettrolisi ad alta frequenza; 7 o maatotomii\. u1·eterale per le vie naturali; go elettrocoagulazione della papilla ureterale; 9° presa d el calcolo con le pinze nell'uretere; JOo anestesia paravertebrale; 11 o il lavacro del bacinetto. l\{olto controversa è l'azione dell'ipofìsina, del la quale s i sono O<'cupati molti autori, par· tir:o larmente Sanvenero. Nel 1926 Kalk e Shondube propo,-;ero di trattnt•e la calcolosi ureterale con preparati di lobo posteriore d 'ipofìsi, che- tra le altre azioni- ha anche quella di produn-e un'azione stimo· latl'ico sugli organi cavi a muscolutura liscia. Secondo K alk e Shondube, l'estratto ipofìsario produrebbe in primo t empo un forte rilasciamento d el tòno ed un arresto di ogni peristnlsi picloureterale; soltant·o dopo il venti'Rimo minuto dall'iniezione avrebbe inizio l 'aziòne favorevole sulla propulsioni' del calcolo. Questo metodo di terapia non ha ottenuto grande f1n·orc per l'inccstanza d ei riEultati e gl'inconvenienti che provoca. se è adoperato a sproposito. Gli stes11i Kalk e Shondube che proposero il metodo e pubblicaTono 4 osserva1.ioni di cui 3 per;;;onali ed \ lnO inedit.o del B ergmann, non hanno ottenuti risultati in dm• casi e<l attri· buiscono i l fatto ad impo~sibiliti1 a contrarl'i del bacinl'tto o a fìssazior1e de l calcolo. Neumann con la somministra:r.i<)ne di ipofìsina su 14 casi o~,.-crvò l't>,:::pu lsione del calcolo solt.a.nto in un o. BoPminghaus su 9 calcolosi ureternli 2 volte soltanto ottenn e dall'u~o dell'ipofìJ;iua. ri.~tllt.ati favorevoli. Sanven{'ro, sebben e concludn con l 'afirrmare che le calcolosi ureterali costituiscano un "indi· cazione all'uso dt'll'ipofìsina, pur~ dice di aver oS~>ervato calcoli mobili, relativamente piccoli cont-enuti in baciJ1et.ti la cui mobilità era dimostrata perfettamente nmmale, non progredire 11eppure dopo ripetute e forti dosi d'ipofisina. Il Pieraccini in un lavoro sperimE"ntale sopra la mobilità dell'urctere ostn1ito, ha dimostrato che a livello del corpo estraneo la perista.lsi s'interrompe e l'uretere viene a t.roYarsi in uno stato spastico sia al disopra che al diF<otto del corpo estraneo e perciò si dimostra, contrario all'uso dell'ipofìsina, per la quali'\ si avrebbe appunto un aum<·nto dello spasmo e una maggior(' difficoltà ad una di~cesa del calcolo, m cn.tru ritiene ut.ile l'uso dE>ll'atropina. Riferirò ora i casi d~ me osservati nel reparto chirurgia deii'O~'Pfdale Militare di Cag liari. CCUJo ~o. S. Giovanni di Francesco, nato l' 11 novembre 1895 a Monserrato (Cagliari). Arntol~to tl 13 gennaio 191 5. Appuntato dei CC. RR. Entra in r eparto il 24 luglio 1933. Durgnosi: Calcolosi uretera.le sinist-ra. Anamnesi familiare e pcrsonale remota: negativa. Anamn~i personale prossima: Ne] settembre 1932 fu colto improvviRamente da forti dolori al fianco sinistro con irradiazioni alla vescica ed al pube . Durata dell'accesso 2-3 ore, accoro· !Pagnato da impossibilità di u:rinare. Non fl'bbre, non vomito. T a li dolori si sono r ipetuti


1108

CONT.IU B 01'0 AL 'l'JtATTA~ENl'O lNCRUl:NTO ECC.

fino al momento d cll 'i ug n •:;so u.ll'ospcdalo, ad intervalli rPgolari., una diecina di voltR. Durata. nd intensità dt·gli acce!òsi, v~triabile, ma con caratteri ;;empre uguali. ltJa.i emat.mia. Urina, a dire d e l pa:t.i"nte . flf'mprc limpida. L'ultimo acces,;o doloroso ebbe luogo il giorno prima. ùel ricovcm i n ospl"dlll(•. Esame obbieuivo : individuo ùi buona cosLitu:t.iono fì.osica, ben uutr·ito e sanguifìcato. Nulla di notevole a cat·ico d a i singoli orga.n i ed apparati. S i palpa i l polo inferiore del rene sin.i· stro. Dolente il punto urcteral t: s upe riore.

Diario clinico : 25 lug lio 1933 - Esam,e wina: to,·bida.. Albumina presenta, rari globuli rossi, cellule epi· tRiiali deJic ba;s."'e vi ~ w·ina .. i(-, CP ilul e d ei bacinetti. 26 luglio 1933 - Radiografia appa.rato urinario senza preparazione: nulla di anormale. 28 luglio 1933 - Urografia enrlovenosa (uroselectan B) si mettono in evidenza i due reni norm;~li pf'l' sede, forma e volume. ma s i nota. cha il bacinetto sinist.ro è alquanto clila· ta.to, mentre fort~mont-e dihttat.o è l'urctere in quMi tutta la sua. lunghezza, specialmente UP.lla porzio ne· infet·iorc . 30 luglio 1933 - PnewMcistografia: Si m ette in C\t:idenza un'ombra ascrivibile a calcolo della gro"Sf"zza di w1u lenticchia sul pa.vimPnto vcscica.le in immediata. vicinanza d e lla regione ùi sbocco d flll'uri>tere sinistro. l o agost.o 1933 - ,Azotemia: 0,28 % o. 2 agosto 1933 - Allo scopo ùi pmticare la cistoscopia, data la ristrettezza del meuto urina rio, si pratica la m eatotomia e la dilatazione gt·a.clua.le con B eneqniu n. 22, 23, 2!, 25. IO agost.o 1933 - Cistoscopia: Capncità vesoicalo normale. LievA iperemia. del tl'igono. Sbocchi 1•retorllli in sede norma lt'. Non c~tlcol i in vescica. Cromocistoscopia: olimiuàzione contl"mpor~tnea dai du o lati dopo cinque mint.t.i. Crtteterisnw u.retere si11istro: un C>H<'tf'l'€' uret.ortlh> n. 7 progredi1>0e per cm. 15 senza i neon· tmn~ m;tacoli. Eiaculazioni di ritmG normulo. 12 ngosto 1933. - S'introduce nPII'urctrr e s inistt·o uu catetere n. 8 ch e progredisce per cm. 15 e s i lascia in sito per 48 ore . Iniezioni e ndoure terali di glicer ina, olio di oliva e solu· ?:ione di novocaina. 14 agosto 1933 -Colica di scat-sa entità e durata (15 minuti). 15 agosto 1933 - Dal giomo l 5 al giorno 20 compreso, s i fanno iniezioni quotidiane di eme. 2 di ipofìsina H oochst. 26 agosto !933. - S'int.roduce ncll'uretere sinistro un cat.etere n. 8 che si lascia. io s ito per 24 ore . Iniezioni f'ndonrf:\t,f\rali di glicl'rina. 28 agosto 1933 - Dimusso p er motivi di fnmiglia. 3 settembre 1933. - Si pratican.o ambulatoria.mento due iniezioni endomuscolari di a.tro· pina solfato di mg. 0.5 cadauna ~~1 gior·no e si ripete lo stesso trattamento nei giomi 4, 5, 6 e 7. 8 settembre 1933 - Emissione spontanea di un calcolo a superficie n1gosa d ella grossezza di una lenticchia. Un'urogra.tìa di controllo praticata dopo ci ron. due m esi dall'u~cita dall 'o:;pedale dimostra che il calibro de ll'uretcre sinistro è molto ridotto, avvicinandosi quasi alle dimensioni normali. Caso 2°. S. Pietro fu Antonio, ntlto il 29 giugno 1904 ad Ormea (Cuneo). Arruolato il 14 novembre 1922, vice brigadicm CC. RR. Entra in Rl'parto il 3 gennaio 1935. DU.t!Jnos·i: calcolosi nre te rale d estra. An<tmne.si familiare negativa. Anantll.e8Ì personale remota: Riferisce che tre anni fn, du· ra.ot.e Wlt~ miuzionc , avv€'rt.ì dolore lungo l' urctra. e notò la fuoriuscita di qualche goccia di sangue . T tLie episodio si è ripetuto dopo un m es<>. scompar(~ndo poi definitin1mentc . Anamnesi pll1"Sonale prossi ma: Il g io1·no 30 d icombre 1934 avve rtì forte dolorE' alla regione lomba.ro dt'str·u durata. circa sPi ore. Il dolore non s i irradiava e d era accompagnato dà vomito. Le uri n<' mne:;so dopo tale colica erauo un po' tot·bide. Tali accessi, p erò più blandi, si ripet.ono tutti i giorni o dvr·ano 7 od S o re . Du•·a nte tali accessi ha pollachiuria. Esame obbiettivo : Tndividuo di buona cost.ituzionc f.ìsica, b en nutt·it.o e sanguificato. N egativo l'esame d oi singoli organi ed apparati. I reni non si palpano. Soltanto con la. mano· vra di Giordano :'li ri ~veglia modico do lore a l re ne d est.ro. Non puuti dolenti lungo gli uret<>ri. Diario el i n i co : 4 g ennaio 1935 - Esame ori11a: t.orbida. Albumina, traccP; sangue. presenw; sediml·nto: numr> rosi globuli .rossi, qua.lch o le ucocito . cristalli di o>lSA.fa.to di calcio. 6 g<' nnaio 1935 - Rcv:liografia, appa·raJo wri·n ario senu~ prepa.razion.e: Si vede, quas i nUo sbocco d e JJ\u·ctere d e;;tro in vescica. w1'omhra ascrivibile a calcolo d ella forma e dimensione di uno sclerozio di sc·g:altl corm:t.a. . 8 gen.naio 1935 - Urogra(ia endovenosa (uroselectan B ): cinque minuti dopo l' i.nieziorw. i bn.ciuet.ti ;;ono di fo•·ma e volume normale, u ret t?re d estro dilatato specialmente nella sua m età. infe riore ; l' uretero sinistro non è colorato. 15 minuti dopo, il reperto precedente è pi~ chiaro e s i ved e anche l'urctcr e sinist-ro ch e è di forma o volume normale . Dopo 30 minut• si colora ll.nche la vPscicR che· appare normn.le . 9 gennaio 1935 - Pnetwlocistogra.(w.: l' ombra vist.a precedentemente appare più chinnl.


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THA'l'T_.\M~~NTO

1:-ft'Rl' E:-<TO ECC.

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Azote mia: 0.27 '7~. 10 ~ennaio 1935-Ci#toscopia: Ctlpacità vcsc ical~> normale. Sbocchi urPterali in sede normu.Jc. Gronwcistografia: Eiaculazione dopo cinque minuti a destra e a sinistra. A dest.ra le eiaculazioni sono d i mino•· volllme e meno colorate che dall'altro lato. Gcueterisnw t"etere destro: il catete•·e s i arresta a due centimetl'i dallo sbocco, ove trova un o,:;tacolo che non riesr.e a superare. Lasciando il catetere (opaco) in sito, si assume un radiogramma. Si nota che l'ombra vista prEo>cedentem E>nte si trova a ll'apice del catetere. I l gennaio 1935 - Iniezione di eme. 2 di peristaltina. Si continuano fino al giorno 13 compreso. 14 gennaio L935 - Dal giorno 14 al giorno LS compreso si praticano iniezioni di ipofìsina H oechst eme. 2 pro die. 18 gennaio 1935 - Pe •·istaltina ed ipofisiua non hanno Jato lll' SSttn risultato. Si pratica d i' nuovo un catNPrismo che si arn:s1 n a cm. 5 contr·o un ostacolo. Iniezioni' eudotu·eteralt1 di olio di o Ji,·a. 29 gennaio L935 - Si pratica di nt\OVO il catE'teri5mo de ll'urete re d!.:Stro e qn.E>Sta vo]t.a Ri riesce facilmente n superare l'ost~U~olo e ad introdu1TE> il catetere per cm. 23. ~i lascia in s ito per 24 ore e si praticano iniezioni <:>ndoure tera li di gliceriua <' olio di oliva. 3 1 gennaio 1935 - Nucuo cateterùmw uret.emk: ll catetere pcnf'trll per cm. 25 e si lascia in sito per 48 ore. Iniezioni di soluzione di novocaina. 3 febbraio 1935 - Nuovo cateterismo m l'tcrale con catc t l're di calibro pit• grosso : il catfltere si la!-!cia in sito per 24 ore. Iniezioni e.ndoureterali di olio gomenolato. 6 fe bbraio 1935 - Il paziente viene dimes.c;o per gravi motivi di famiglia.. 22 marzo 1935 - Il paziente viene ambulntoriamente all'ospedale. ove si praticano due iniezioni al giorno enùomuscolari di solfato di atropina di milligrammi 0,5 ciascuna. Lo st('SSO tr·attame nto si continua nei giorni 23, 24, 25. 26 mm·zo 1935 - Il paziente em(•ttt) spont.artf\amcntf' Ull calcolo di colot· bianco sporeo fl superficie irregolare, di'l volume di un pi~llo.

Gaso 3°. P. Vonanzio rli Leona.rdo nato il 27 fcbb•·aio 1900 a Trinitapoli (Foggia). Arruolato il 14 'd icembre 1923. Snttobrigadiere R. G. FinanzA. F. n tra in .Reparto il 30 gennaio 1935. Diag"otti: calcolosi ureternle destra . Anamnesi familiare negcuiva. Anamnesi personale renwta: dall'agosto 193 L e per un periodo di due anni ebbe ripetuti acces.<>i dolorosi alla regiono lombare d e;:;tra con irntdiazione a l testicolo dello stesso lato. T ali f\eces;;;i si proltU'Igavano pe r circa. 7 o 8 giorni sepaTa.ti da intervalli da 15 tt 30 giorni, accompagnati da febbre elevat-a, orina t.orbida e poJiachiuria. Il g iorno 24 marzo 1934 fu ripreso dal dolore con i caratteri consueti, che si protrass.; per una settimana e te rminò con l'e missione di un calcolo dall'urE'trn. An.amne8i personale prossima: Il g iorno 30 gennaio 1935 mo:>ntre accltdiva al suo servizio avvertì all' improvviso acuto dolore n.lla regione lombare d estra che s'in·adiava fino a l testicolo rle Uo stesso lato. Per tale motivo lo st<>sso giorno si facPvn ricoYernre in ~UJ ospedalE'. Esame obbiettivo: Individuo di buona costit.uzione fisica. ben nuti'Ìto o sanguifìcato. Nulla a ctuico rle i l'<ingoli organi Pd apparati. Alla palpazione p rofonda alla regioni? del fianco d estro ed alla fo::;St'J, iliaca d estra si suscita viva rloll"nzin. Il dolore si irradia v<>rso il tPsticolo d e llo stesso lato. Si suscita dolore lungo l'ure te re. Prostata e vescichetta scminnlc normale. Diario clinico: 31 gennaio 1935 - Es(~me urina.: torbida. Albumina presente; sanguf' pr'f':<enM; muco pus presente. Scdimento : nunwrosi leuc:ociti, nume ros i globuli rossi , nbbondauti cris talli di fosfato tripl.o ammonio magnPs iaco. '• 1° febbraio 1935 - Cist.oscopia: capacit.,\ V<'s cica le diminuita. ~[uco::;a ipen•mica, coperta qua. e là di muco. ll meato ureterde destro si presPnt.ll quasi dd tutto vt>lato da uno zafto d i muco. S'introduco un cate terfl opaco e dopo poc hi cent.ime t.l'i si avverte un ostacolo che si supera facilme nte. Spingendo più avanti i l c.~tf'tcre si ha.n no dm~ Piaculazioni pundent.e. S'introduce il catcte•·e per cm. L7 '' si assume un rndiogramma. Dopo circa un 'ora il paziente e m ette con l'orina Wl grosso zaffo di ptL'>. Radiografiu senza preparazionE: d elle vie urinarie e preYia int.roduzione di ca.tf'te re opaco n ell'w·etcre destro: si motti' in evidenza. un 'ombra rott:>ntleggiante rlella gro~.cw?.za di un pisello ne lla porzione infowioro ciE·ll'nt·etere d est•·o, a;;crivibile a cu.lcolo, subito latomlmonte al catetere. 2 febbraio 1935 - Azotemia: 0,3L %o. 6 febbraio 1935 - Urografia endove11osa (Abrodil): lO minuti dopo l'iniezion<' il bucinett.o e l'uretere di ambedtt<" i lttt.i sono nOJ·mali. L'ombra già notntn nppm·o s<'mpre nEo-Ila pvl".tione b assa cieli 'w·ete re destro. 8 febbraio 1935- Gateterù;nw w·ctere destro: il ont etc rc si fl.l'l'(•s ta a cm. IO urt.ando contro un ostacolo. Si lnscin in s ito pe-r 48 ore e si prat icnno iniezioni l•ndolii'Ctl'rali di glicerina e di olio d i oliva.. . IO ~ebbraio 1935 - S'incomim·i.a no le ini<"zioni di ipofì::<inn Hoer·hs t· (e me. 2 7>ro die}; complessivamente si prat.icnno otto in iezio11 i.


1110

CO!,TRISUTO AL TRA'rT.AMENTO INCB.UENTO ECC.

18 fC' bbraio 1935 -Le iniezioni di ipofì:;ina non hanno dato nes.~un risultato. Si dovrebbe cominc iare la cura c ,n l'atropiJla., ma l"ammalat-o si ribella e dice ' che vuoi essere operato. Dato lo s t a t o d ' animo d el pazi.entl:\ e dato soprattutto che le urine :sono sempre torbide, con pres<"nza di abbo nda nte muco pus e rw l sndimento numerosissimi leucociti, si decide per l'inte rve nto. . 20 febbraio 1935- Atto opc rati,·o (opPrator·e : 1° capitnno m E'd ico Santoboni). Incisione cl a.~sica. per m e t.tr•re allo scoperto l' uret e re pelvico de><tro. Qua;,i allo sbocco dell'uretere in ve1wicn si palpa un corpo di cons i,;tcnzll dura. d el volume di un piccolo pisello, che si fa r~lire di quulchl' el'ntirnl'tro lungo l' un>tt>re . Incis ion r d ell'uret ere , asportazione del calcolo, sutura d(•ll\r.rt'tPr'o> C'On un punto eli catwrt. Si lascia llll piccolo tubo di drenaggio. Sutura d e lle pHre ti. Il culcolo ha il volume di un piccolo pisello con superficie irrE>golare , e colorito bianco gialln.stro, di consist<~nza dW'a.. DPcor-so po;;t-opcra.torio normale. Guarigione per prima. Caso 4o. P. Emanuele di Giovanni. nato il 26 marzo 1892 a Samugheo (Cagliari). Arruo· lato il l 7 ottobre 1920. Appuntato R. G . Finanza. Entra in Reparto il 31 gennaio 1935. Dia{Jnosi: calcolos i W'etera.le sinistra. · Anamnesi famil·iare e personale remota: n egativa. Anamnesi pers<Jnale prossima: circa 40 giorni prima d ell'ingresso all'ospedale ebbe un a ccesso doloroso alla regione re nale sinist.ra con irradiazioni al testicolo d ello stesso lato. Io st'gnito ebbe altri 3 o 4 a.cccssi. Da 5 giorni la sint.omatologia dolorosa si è resa continu.:a e le urine sono tor·bide . Eaame obbietti110: individuo di buona cos tituzione fisica ben nutrit.o e saoguificato. Nulla a carico d e i singoli organi ed apparati. D olombilità al quadrante inferiore l'<inistro e spe~ ciolmente in corrispondenza d ei punti ureterali superiore e m edio. I reni non si palpano. Diario clinico: l 0 febbraio 1935 - Esame u1·i na: torbida. Albumina presente; sangue presente; sedi· m e nto: qualche eritrocita, numeros i oilindroidi . 2 fe bbra i<> l 935 - Ci stcsoopia : capacità ve.scicale normale. Lieve ipereroia del collo d el trigono. Sbocchi·. ure terali normali per forma e per sede. Cronw cistos()(l pia,: D a destra eiaculazioni dopo 5 minuti; da sini11tra nient.e fino al 20° mi· nuto. Un cate tE-re n. 5 penetm nell'w·etare s ini!!tro per cm. 20. Dopo 22 minuti dal catetere fuorit"sce oriha a get.t.o continuo lcg_~(•riAAimam ente colorata. Radiografta senza preparazione ckU'apparato urinario: Si rileva un'ombra del volume di un pisello ne lla porzionE' inferiore d ell'urotere sinis tro. · . Urogwft.a endovenosa (Ur·oselccta.n B): 10 minuti d<)po l'iniezione i bacinetti appo.iono di forma e vo lume normale. Dopo 20 minuti il bacinetto \" l'un•t.ere di sinistra sono pitl d ilata t i che o d estra . 3 fe bbraio l 935 - La piùlografia Mcendente fa r ilevare che il bacinetto di sinistra è molto dilatato, provvis to di tre calic i anch'essi molto dilatati. 4 febbrn.io 1935 - La radiografia eseguita previa introduzione di cat€t.ere opaco n e ll'uretere !!inistro fa. rilevare che il catet e re s i arrest.a in corrispondenza d ell'ombra notata prima. A:r.otemia: 0,25 %o . 5 febbraio 1935 - Inic7.ioni di ipofìslna totale Richter, eme. 2 al g iorno per 4 giorni. 9 febbraio 1935 - Si t enta di fare il catetòrismo dell'uret ere s inistro per !asciarlo in sit o, m a. que:::t o l'li anC'st a dopo du E'. centimetri. Lo s tesso tentativo si ripete invano nei giorni seguenti. l 4 febbraio 193.5 - Dur·ante una cis to»copia si nota che il meato ureterale sinistro è prominente più d Plle \"Oite prect>d enti. 19 fe bbn1.io 193.!> - Si praticano due iniezioni al giorno di atropina solfato mg. 0,5 cada una, che si ripetono fino al giorno 24. 25 fe hbra.io 193.'i - Emissione spontanea di un calcolo d ella forn\a e vohtme di un pisèllò, a superficie Li~cia, d i consistenza dura. · 27 febbraio 1935 - Ci8tcsccpia: sbocco uretet·ale sinistro l eg~rmE>ntf' edemat.oso e circondato da tre chiazze emorragiche d olla grandezza di una lenticchia. Un cat~tere si lascia introdurre a sinistra sen za difficoltà. 28 febbraio 1935 - Vien e dimesso guarito. Oaso so. S . l\la.t.teo di Antonio, nato il 4 agosto 1909 a Viesti (Foggia). Arruolato ili o SE't· t embre 1930. Milite d e lla milizia forestale. Entra in R()pa.rto il 2 febbraio 1935. Diagnosi: calcolosi ure wrale d estra. Anamneai familiare e 1;ersonale remota: negativa. Anamneai person ale prossùrt.a: il 20 dicembre 1934 avvertì forte doloro alla regione Iom· bnrP d l>St.r·o. ch e l't i irradiava n! tes ticolo. Il 29 gennaio altro accesso doloroso. DurantE> tAli · aCCt'!'<'.3i awwa. minzio n e dolorosa e pre;;em:a n elle urine di qualche goccia di sanguE'. E same obb ieuiv~: Indi\'iduo d i buona cos tit.u.zionf\ fi'lica, ben nutrito e sangtJificato. Nullo a carieo d e i s ingoli <>·rgn ni ('d npp~trat. i. Spiccata dolenzia al punto m-eterico sup~riore e medio. Diario c linico :


CO~""TRIBUTO

AL TRATrAMENTO INf'RUENTO E CC.

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4 febbraio 1935 - Analiai urina: torbida. Albumina presen te; sangue p resente. Sedime nto: numerosi leucociti e g lobuli ros.':'i. · Radi O(!T'a(w. delL'apparato urinario senza preparazione: fa rilevare a ll'estremo inferiore dell'ure t e re d t>!ltro un'<>mbra dr·l vo lu mt; di uu pise llo, u,..,criv iiJiltl a calcolo.

6 febbraio 1935 - Urografia endovenosa (Uroselectan B ): 10 mimJti dopo l'iniezione, il bacinetto e l'uret.ere s i'nistro sono norma li: il bacinetto e J'uretere d estro sono dilatat.i. Dopo 20 minuti il reperto precedente è più chiaro. 7 febbraio 1935 - Ci.stoBcopia: capacità vescicale norma le. Lo sbocco urcterale sini.<>tro è no rmale. il ch'stro è ed ematoso. Cromociatoscopia: a s ini;.tra s i h a ' e liminazione dopo 6 minut i, n d estra d opo 20. S 'introduce nell'uretere d est-ro un cu.tetere opaco che 1<i arre.;t.a dopo ero. 2 come contro un ostacolo. Pneumocistografia. previa introdm·.ione di catetere opaco nell'uretere d estro: il catot.ere si a rresta a l p unto dove si trova l'ombra preced entemente notata. 8 fe bbraio -1935 - Azotemia: 0 ,35 %o . 9 febbraio 1935 - Il pa.ziente ha avuto una. colica durat.a tre 01:e. Durante i dolori avvertì difficoltà d ella roinzione. <ktto .filiforme. Non emissione di calcolo. 17 febbraio 1935 - Si tenta cl i praticare un cateterismo d ell'uretere d estro per la.'lciarlo in :<ito m a s i t rova, attorno allo sbocco uretera le, un voluminoso edema bolloso che nasconde lo sbocco ureterale per cui il ca.tet.eris mo riesce impossibile. 22 febbraio 1935 - Una. nuova. rad iogra fia. senza. prepa razione ed una pneumocistografìa fanno rilevare che l'ombra già not.at.a nelle preced enti radiografie ed attribuit,a a calcolo s i t rova mol to pill in basso, p ropri o a ll'estre mità d ell'nretere d estro. 24 febbraio 1935 - Si praticano due inieizioni a l giorno di atropina solfato di mg. 0 ,5 cadauna e s i continua la ste»<sa te rapia p E'r 6 giomi. 2 marzo J 935 - E liminazione spontanea del calcolo. Questo è di forma irregolarmente ovn le. composto di numerosi c ristalli. 4 fe bbraio 1935 - Viene dimesso guarito.

CONSIDERAZIONI GENERALI. È strano cornl'. me ntre tutti g li autori parlano d c i più d iversi e complicati metodi incruenti p~r l'asportazione d f'i calcoli dull'ure t.e rc ecl ins istono tanto s ull'ipofìsina. p ochi at1tori n cmi nino l'nt•·opina. c hn - come s i sa. - d oprimo la mnscola.tura liscia d ell'urctere ed agevol n !a d iscesa d el calcolo, o ne faccittno un i<Omplice a.cc~nno senza. fe rmarsi sull'argomento. Nei cinque ca.<>i st,udiMi d 9, m ~ n,li 'O;p:Jd ale ;\'lilitare di Cagliari si può dire che tutt.i i mezzi incrue nt.i. compre-sa l' ipolì;;ina. sono stati tentati. ma 'ilwa no. L 'at.ropina ha risposto m eravigliosam:mto. Dopo p:~ch1> iniezioni tut.ti e quattro i p~tzion ti ne i q unii w nn!' impiegata hanno emesso il calco lo. Ve ngo qttindi a lla concl u ~i o no ch e - salvo i casi in cui v; siano de lle indicazioni operatin~ a.:;.-;olut.e- il t•·a.tt~:n"lnto c rue nto n ella calcolos i q rotorale d(n·'essere per il chinli'go un ultimo te ntat,ivo, p:~rchè con il tmttnmanto incruento si ott-engono d ei brilla n t i rif:ul tati. insperati alle vo lte, purchè, C')mo dict~ Novak. c i s i armi di pa zienza e non ci si scoraggi a i primi insuccessi. N e i tentativi di cura incrucnta, è rlovoroso provare sempre l'azione d ell'nt.ropinn. AUTORIASSUNTO. L ' A., d opo avf'r pa.rlato in gene rale d i'Ila calcolosi uret-erale, s i soff ot·ma minutamente sulla terapia . Espone i vari metodi di terapia incrucnta e c ita cinque casi di individui affetti da calcolosi uretera le , di cui uno fu operat-o e quattro, ribdli ad ogni cura. e misero spont.A.n eamentf' il calcolo dopo poche ininz ioni endomuscola1·i di atropiua. Si dichiara f avorevole - salvo, s'intende i casi in cni vi s inno d elle ind icazioni operatorie ass olute alla cura incntenta. e cons ig lia. di tentaro in ogni caso l'uso de ll'atropina.

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1112

LA

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RIVISTA SINTETICA O!::ì:PEDALE DA CA.:\1PO N. +16 - A. O. Direttore: maggiore medico Gru:>EPPE PALUMBO

LA DIA6ft0!1 DI LABORATORIO DELLE PIO COIUftl MALAmE lftffiTIVf EPAHASSITIRII Dot-t. Ermenegildo Plccioli, primo cnpitano me<lico

Per i medici in g<'nere o per noi militari, in ispece, a i quali spetta la t.t1tela sanitaria di que lla immensa e poderosa compagine c br ò I'E&·rc it.o in pace ed in guerra, la dia.gnosi esatta, precoce, t empest,iva de iiP m alattie infettive ha una importanza straordinaria non solo ai fini della terapia q n a nto e sopratutto ai fin i d e llf1. profilassi ed oggi si va facendo SE>mpre pill ;:tra.da. il concetto che bisogna orientare ogni sforzo e d ogni indagine alla ricerca d e i primi sintomi per pote r Pfficacemcnte combattere e soffocare sul na.<;eero iJ dilagax-e di una iniezione, p or poterla circoscrivere, una volta che si sia manifestata, e ridume, così, al minimo il pericolo ed il darmo. Sono ormai, fortunacamente ben poche le malattie a carattere epidemico-contagioso ad t!z iologia ancora ignot.a o discussa.; per la g rande maggioranza di esse invece siamo riusciti, un po' alla volta, ad individuare l'agente patogcno, ad isolarlo in coltura pura, a s tudiarne la s ua attività biologica cd i m Pzzi più frE>quenti di tr·asmissione, cosicchè oggi la diagnosi ch·llo malattie infettive è senza dubbio facilitata e la lotta. contro di es..;;e è basata s u criteri ntzionali, grazie aJie fondaml'ntuli scope1·tc di insignì studiosi ai qua.li l'umanità non snr à mai abbastanza gt·ata. per l'opem feconda di ben t> da essi compiuta. Se però le rice rche di labora· torio h tmno Wl.a grande importanza n e lla diagnosi e n e lla lotta contr o le cause delle malattie infctt i\·E', ciò non significa. chE' la clinica abbia pc;>r-so il suo valore. Como hanno aff€'rmato i pi1r insignì Ma.estri o cultori di scienz(' m('diche. p erchè s i raggi \m.gano i migliori risult ati pmfì lnttici c tempcutici nPI campo d i'Ile ma lattie infettive è necessario, anzi indispt'nSflbilc, eh.:~ il lnboratorio non si sostituisca a lla clinica ma che invece analist.a e clinico collaborino ne,>) moùo pitl intimo JWr p<:>rvenire con rapidità a lla diagnosi esatta, precisa ùel morbo perchè non \'i è por<>; i bi lità d. i \·ittoria se non si è individuat.o il genne patogeno e non se n e conosctmo IL' re lativi-' ins idie . .È noto c he alcuni rep e rti di IHboratorio h onno un \'H i or~> ù<•cisivo per la diagnosi, così l~ prc·scmza ù c l paras:;ita mnlarico ne l sangu e pront sicurumcnte l'esistenza di tma infezione ptdu:;t re e t racc ia. &'nz'n.ltro le diretti,·f' ter.a pt•ntichf'. Altri rPpe rt i i n \ 't'Ct' non hHrmo tln \·n lore assoluto come, p e r esempio, la leucopenia cor\ mcm<m uclc>osi rl'lttt iYa nella set ticemin tla m icrococco di Bnrce. C'n aiuto p Pr la ding:nos i si ha d e l re,:to dal laboratorio non solo per In positività mn nru;ho per la rl6;:atività del repc. to; eosì In diagnosi di occh!Sione intestin11le diventa impro· bnbilo se, a distanza. di 48 ore dall' inizio d ('lln malattia, si ha mancanza di indact.tno nelcR urina.


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T.A DlAGNOSI D! LABOil:\TORJO ECC.

In a ltri casi inveCE' se il rt•p,~rto po:<itivo conf,u·mtt la diagnosi clinica quello negativo non la escludEt come, ad esempio, m·\·ienp pcn In r·c·aziorw di \Val;st-rmann che, :se risulta positiva, dimostra l'esistenza d(•lla lue. mPntr<'.;;e- twgath·a non la esc lurl ~>; Vediamo ora con sguardo s int.N ico quale è il contributo che il lnùorntorio può d1ue nelle più importanti malatr'C' infC'tti\'C' C' pnnl-"situt·it'. ACTINOMIOOSI.

È provocata dalltt pem•traziom• n<'i tet<suti di un fungo, l'Actinomj cf.'S, del quaiC' esistono diverse spPCit• pntogC'nC' quali: I'AC'tionomjcC's bovi" et homini!! e I'A(:tinomjCE'S Israeli, I'Act.inomjces madunw, ('te. La mala t-tia si manifestn con In formazione di infiltrati duri (gmmdomi) localizznti ni t l'><suti molli pPrimandibollui o delle n.• gioni cen:ico-facciali P. succc>s;;iva compa.rsn di st>ni fi-<to losi. Più nu-a è la localizzuzione tomcica e quella ne l cavo addominale. Trattandosi ùi granulomi la diagnosi differenziale va fatta. con In. tubC'rcolosi e la sifilide. Ne~css ita raccoglier-e il pus in una ca.psulft stl'rilo de l Petri e distenderlo in un sottili.' s nato cer-cando con una knte da ingrandimento i granuli giall i od altri granuli; prenderli quindi con un ago c metter·li su di un portnoggetti sul quale- è stato già. m essa. tma goccia di glicer·ina che S<~rvc a rischinra.m il preparat-o. • I n caso di mancanza di granuli si o;;serverà un po' di pus. rischiarato da una goccia di glicerina o da acido acetico all' 1/ 10, E'Sa.minando a. fresco. • I granuli risultano costituiti da tante clave disposte a raggi ltmghi circa 20 micron c larghe 8 micron e situatt' in modo che a l centro si trovo.l'element.o principali;', cioè tm intreccio di miceli, e d intorno altri filamt:nti rigonfi a clava. Si possono anche allestire dnl pus strisci e colo m !'l i col Gr-am u sando per la. colorazione di contrasto la soluzione acquosa di eosina. all'l %· I n caso di reperto pos itivo si ved ranno le spot·c ed i l mice lio colorate in violetto, m entr(' le clave, eh€' si ·compor·tano Gram negAtivament{', appariscono tinte in rosso. Pe1·ò molte volte l'act,inomjc{'s ttmano non si colora. P e r le colture si utilizzano il pus o JX>zzetti di tessuto d el granuloma o di sostanza ossea lavando prima il materiale in solnzione fis iologica sterilE> e poi facendo semine in brodo-sangue o brodo-siero, in a erobiosi eri in anaProbiosi, e tenendo i tubi a t emperatura di 20o, 37o, 40o. 45°. Lo sviluppo può ;.versi in 5-10 giorni. La prova, biologica., da tentarsi mediante la inoculazione intrapcritoneale al coniglio, per lo più falli scE' e •·ichic•de molto tempo tanto che non ha prat.ica applicazione'. AN CfliLOS1:0MfAS!.

F.bbc quc·sta. d enom inazione dal Boz7.olo n e l 1789. È . prodotta daii 'Ankylostoma duodeni\ le , scopE>rto nel 1830 dal Dubini, dnl Necator Americanus scoperto e dcscrit,to dalla St.ilcs nel J 902, e da t utt i g li strongiloidi degli animali domestici. I l sintomo principale della malattia è uno stato anemico molto gr-a\·c d ovuto principal m ente all'azione tossico~molitiea prodotta dal parassita ed in mis ura minore alla sottrazione eli sangue da l~SSo determinata. La diagnosi è basata sull'c:>same d<'ll<• feci, l'odore delle quali ricord!'t quello del gorgonzola, mediante la I'Ìcerca d e lle uovn del parassita che sono ellissoido.U, con guscio sottile_, rifrangente, d()lle dimensioni di micron 50 x 30 e mostl'anti all'intemo protoplasmn !!'r·anuloso con distinta formazione dei blastomeri (2, 4, 8 cle ment.i). L'esame del sangue, oltre il r eperto d i anemia a tipo p ernicioso, rileverà spiccata eosinofilia fmo al 15 %. specie all'ini~io della · malattia, giacchè se l'anemia è di gr·ado asso i avanzato l'eosinofilia può mancare. ANGINA DI PLAUT VrNCEN'l' o ANGINA PSE1JDO-lltEl\1BltANOSA.

Può es.~nre confu.'la con <tLtelhl. lu"tìca o con quella diftet·ico.; .l't•s;-.mo microscop ioo d,·g li

strisci d e ll'essudato, colomto con soluzione di Ziehl diluita l :-lO o con bleu L offl('r o con tionina '


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LA DIAGNOSI 01: LABORATORIO E CC.

f,,nica., permettte facilmente di riconoscere, fra. i corpuscoli di pus , i caratteristici bacilli fusiformi in simbiosi con spirilli a scarso numero di volute. È sempre bene p•·a.tioa.re anche la colorazione col m e todo di Gram perchè i bacilli fusi· formi, a differenza. dei difterici, r1on prendono il Gram e si presentano inoltre a.d estremi sottili, affilati e èon la part-e mediana un po' rigonfia. Oltre che nell'angina pseudo- membranosa la presenza: del bacillo fusiforme può riscon· trarsi anche nella stomatite ulcerosa. Secondo gli studi del Sanarelli il bacillo fusiforme sarebbe una va,riazione o una mutazione della spirochete da lui denominata H e liconema Vincenti Sanarelli. BLENORRA GIA .

Per le forme acute .non è strettamente necessario l 'esame microscopico dell'essudato u•·etrnle, fondato s ul reper to dei caratteristici gonococchi del Neisser, Gram-negativi, trattan· dosi di una. malattia di facile diagnosi. È indispensabile invece ricorrere agli esami di laboratorio specialmente nelle forme croniche quando il paziente consulta il medico per sapere se è guarito e se può contrarre matri· monio senza p ericolo di contagio per la donna. In questi casi un accertamento diagnostico rigoroso sarà. praticato: l 0 con esami ripetuti d ell'essudato urctrale ottenuto dopo espressione della prostata e massaggio dell'uretra su catetere e dopo aver fatto bere per qualche giorno della birra, al soggetto in esame; 2° con iniezione endovenosa di vaccino per studiare la reazione consecutiva. g~n~rale c locale; 3° mediante la prova ùella deviazione de l complemento; 40 mediante la spermocoltura. Quest'ultima ricerca. è la pi.ù seria ed è quella che risponde meglio delle altre, giacchè è noto che nelle forme croniche il gonococco può restare annidato nelle vescichette seminali donde verrà. espulso durante l'eiaculazione. I terreni che meglio r ispondono per la ·coltura del gonococco sono: l'aga.r-ascite, l'aga~iero umano e l'aga~iero di maiale. P er isolare il gonococco dall'essudato uretrale conviene diluire il pus nel brodo, prima de lla semina, perchè così facendo si ottiene un numero più elevato di colonie che non semi · nando direttamente il pus. · L'isolamento del gonococco,oltre che a scopo dia-gnostico, serve per l'allestimento dell'auto· vaccino che, fallite anche le speranze riposte sulla. azione del giallo di acridina, rimane una clelle armi plù effica.oi nelle mani del medico percha, anche se non riesce sempre a conseguire la guarigione del blenorragico, lo preserva sicuramente dalle complicanze tanto noiose e peri· coloso. P er eseguire la. prova della deviazione del complemento, in caso di sospetta infezione gonococcica, si usa come a.ntigeno l'estrat.to acquoso di coltura <li gonococco. Detti antigeni si trovano già. confezionati in commercio. Ra.ccoma.nda.bile è l'antigeno di gonococchi secondo

Witcbsky. BOT ULISlltO.

È una intossicazione acuta provocata dalla tossina. del b. botulinus in seguito ad ingestione di alimenti in conserva male confezionati o non convenienteme~te sterilizzati. L a diagnosi specifica si pratica mediante inscmqnza.menti dei cibi isospetti in terreni adatti o.llo sviluppo degli anaerobi (brodo al fegato, brodo glucosato, gelatina glucosat.a, ecc.) o meglio ancora facendo ingerire il materiale sospetto al topolino, al gatto. P e r la diagnosi di tipo della tossina si ricorre al pollo che è sensibile solo alla tossina del tipo A e non a quella del tipo B . Poichè la tossina botulinica è lma esotossina, ad azione elettinJ. rnolt.o rapida sul sistema nervoso, bisogna agire, al primo apparire dei sintomi sospetti, con l'iniezione di siero antibotuÌinico polivalente, senza perdere tempo in-attesa. del responso dol laboratorio.


L:\ DlA Q;);OSl DI LABORA'l'ORIO E('(',

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C .ut.BONCHIO.

In pll."-'>ll.to il carbonch io veniva considerato come w1a S('tticemia. l!l('ntJ-e è noto c he, ne ll'uomo, il bacillo d el carbonchio non pull ula ne l sangue c he nelle ultime ore di vita. Tuttavia. l'emocolt1ua. può essere utilizzata nei casi di ca.rbonchio in terno quando l'esame diretto abbia. dato risultato ne.ga.tivo. Besredka, con esperienze assai interessanti ha dimostrato che. ne lla cavia e nel coniglio, il del carbonchio ha potere patogeno solo se inoculato ne lla cute m ent1·e non ha. azione patogena. se arriva in circolo o nel pedtoneo o nei visceri, senza ledere la cute. In altri termini, la. cute avrebbe una. recetti vità. speciale per il carbonchio, recettività. causata dallo sca rso potere difensivo d egli umori che circolano ne ll'epidermide le cui cellule sono sprovviste di potere battericida e dalla difficoltà., da. parte de i leucociti, di a~umularsi ne ll'epidermide. A seconda della localizzazione de l garme questo ·può es.<>ere ricercato ne l contenuto della pustola maligna, ne ll'espettorato, nelle feci, nel sangue, mercè l'esame diretto con colorazione. La tecnica dell'esame diretto con colorazione è la seguente: si a llestisce un preparato col materiale sospetto distendendolo bene sul vetrino; si fissa alla fiamma e si colora poi col Gram e con un colore basico qualsiasi. · Il b. del carbonchio, che è Gra.m positivo, s i presenta sotto forma. di bastoncini piuttosto grossi, ad e.':ltremi retti linei, isolati o l'iuniti in brevi catene a canna di bambù. La. capsula. si os..'IOrva. ne l materiale prelevato dagli organi infetti e ne lle colture su siero di sangue. Le spore, per lo più mediane, in genere non si vedono c he ne lle coltUJ"e e si met.tono bene in evidenza. col m etodo di Alessandrini. Cioè s i colora il preparato, a caldo, per 5' con soluzione di Ziehl, si di'colora quindi con soluzione di sodi o solfito al 5 % e si fa poi una colorazione c:l i contrA.Sto con bleu di metilene o verde di malachite. Come risultato s i avrà: bacilli colorati in bleu o in verde e spore tinte in rosso. Raccomanda.bile è pure il m etodo di Huntoon che si pratica cosi : ' Si sciolgono 4 grm. di fucsina acida in 100 o. c. di una. soluzione·acquosa. al 2% di acido acetico; a. parte di sciolgono 2 grm. di bleu di metilene in 100 c. c. della stessa soluzione di acido acetico; si mescolano le due soluzioni. si filtra dopo 24 ore. La soluzione filtrata. si adopera pe r colorare a caldo per 1- 2' i preparati già fissati. S ottiene una. colorazione doppia simultanea: bacìlli in bleu e spore in ros.'>O. L 'emocultUJ"a si pratica insemcnzando 5-10 c. c. di sangue in l 00 c. c. di brodo e coltivando a. 37 °. Para lle lamente si ricorre all'inoculazione sugli animali (topolino, cavia), infettandoli per via. sottocuta.nea; la morte avviene in genere ne lle 48 o1·e . Pe r la diagnosi di carbonch io sul cadavere si ricorre alla prova. delle termo-precipitine di Ascoli. Cioè si prepara un estratto di organo pre levato dal cadavere sospetto (per lo più milza) facendone bollire qualche pezzetto in soluzione fisiologica. e fi ltrando. Il filtrato si mette a contatto col siero anticarbonchioso precipitante ottenendosi in caso di reazione pos itiva., nel punto di contatto dei due liquidi, la formazione di un precipitato sotto forma di anello.

b:

COLERA.

Ne' l'emocoltUJ"a, ne la ricerca delle agglutinino hanno importanza pratica, ma la dia· gnosi di questa. malattia è basata sulla rice1·ca. del vibrione di K och ne lle feci. L'esame microscopico delle deiezioni risiformj viene praticato sia in goccia pendente per lo studio della. mobilità caratteristica. del germe, s ia in preparati colorati con fucsina diluita a l decimo. La diagnosi batte riologica va fa.tta. per mezzo dell'anicchimento, dell'isolamento e della identificazione del germe. Arriccllvmento : Il ter reno migliot·e pet· l'arricchjmento è l'acqua peptonata a r eazione alcalina, nella. qua le dopo sei-otto ore do.lla semina, s i ha già sviluppo rigoglioso del vibrione l'


Ili H

LA Ot.\G:-;'OSI D I LABORATORIO E CC .

:;pt·t·i,.. m·llo ::< 1 r>HU :;up.. dìl'ink dt·l tt· ITl'll<' cult u,·ult·, pullulu qua:;i in c ultura punt. for· mondo unt• c11 rn t tPri~t ico pd licoln ~uperfic i~llf' . Pt•r la diag nos i rup idtL a nwzzo d e'Ila pro\'li di Bandi s i aggiungE' all'acqua pC>ptonata cpm lclw gocci n d i ;.i,·ro-nlo{glut inun te il b. d e l coiC'ru in modo da a\·ere ne l m ezzo tma eon~n· tmzion<' pari a m Pt 1\ d c•l t itolo d<'l s iPro stesso e s i pon e in tcrmostnt.o. I v ibrioni man mano clw c res<"ono s i agglut innno <' ~ i i·iuni><cono in amma;.si al fondo della p rovetta. L'agg iunta d (' ) !<if'ro nggl ut inantE' non solo non ol'!tacola lo S\'iluppo d e l bAcillo col('ric:o nHt pu •·e anzi. clw nl' ;.t i mol i piutto;:.to l t~ c J·;•scita . Ottimo t é rl'f'no di arri c·chinwnto. non chf' di fac' ilt> prl.'parazione, è quello di Ottol<'nghi r:ost ituito da bi iP bo,·ina add iziom\ta d.-l 3 ~o di soluzion(' di cu rbonato sodico al I O%<· d<' l O. l 0 ~ di n itroto p<1tu:;sico. ].~olanwmto: Pl'r l'isvl!tm .. nto o clalln coltun1 in acqua p Pptonata o addi ri tttu·a dirt'ttamenl l· d a lle fp<· i !'<O:>pPtfl' , !<i fHnn() S(•minfi' in pia><tr·p oo nte nf'nti i l tt· rr~no di Dif'udonnè o pt'ptoagnr l'itl' .

nlla lstCN\ di s:;n 11 q111•.

Questo tl'tTPno app •rm pn·pttmto è così fort.t>mfmte alcalino chf' n emmeno il vibriont' di K ·>ch r'i(•i<Cf' a crt·~C(:' I'\'i mn d opo chP il t<'nPno è sta te0 fatto maturare n€'1 forno Pas t <o'ur a 6t)u. P(' l' 30', d iY('nt n lU1 ottimo m ezzo p!.'l' lu cu it urn p~?r l' isolnmC>nto de l genne lf' cui coloniP sonCI ~ i ù. vis ibili dopo 8- .12 ore . J clenlifì,ca:.ionc : l~c co loni» così ottl'nut •· vf'ngon.o q uind i t.rapiantaU• in tubi di aga r -agar e quindi si ricorri' a lla idPnt i fkazinl:' dP I gt-rme iso ln t o p1•r m€'zzo d e i sieri agglutinanti !;p!'· cifìci, a d alto titolv. P crchè la p •·ova :;in. con1<ich·n1t>t positiva, occonP c he il C('ppo w nga aggluti nato per lo meno ad un titolo pa ri a m et 1\ dt' l t ito lo d e l s ie ro ng!! lu ti n a n te adoper ato. Così se ques t o a\'('\'ll tito lo 1.2000 la p r0 \'1'1 s i eon><iclPren\ positi,·a SP il ceppo rimarrà agglutinato almeno al t itolo 1.1 000. Cri teri complementari pe r la diagnosi sono : la fluidificazione della gelatina e la reazione positiva do l rosso-co lora., da pa.rte del ceppo isolato. fondata sùlla capaciti\ d e l ,rihrione coleri co, coltivato in Acqua p eptonata nitratata, di ridurre i nitrati in nitriti e eli foi'IUili'C indolo. P e r praticArE> la t'.Nlzion<' indol- nitrosa si aggiungono poche gocco di acido solforico concentrato ad una coltura di 24 ore, in acqua pc•pt.onat a, del supposto vi brione, o ttenendosi. in coso positivo una colorazione d a prima rosa c po i ros.;:a. DtFl'ERil'E.

Col matcria lt> SOtipt•tto, prPle,•n.to con adatto tampone dalle fauci, vengono aUestiti degli ~trisci che s i colorano col m e todo di Gins, con que llo d i J•:,·nst-Nois.'ler o col metodo del P Prgoln.

Il reperto di bacilli di t ipo ltmgo. con gr anulazioni pola!'i, talvolta con rigonfiamenti t~r· minai i a c lava, a manub1·io, clii:posti a pal izzata o come le dita di una mano è p robitt ivo per la diagnos i di dift<'rite . L 1t prova coltu ra lt> v it'lll' {'S('gui tu sul classico ttlrretw di L ot'fflor (brodo g lucosato una p arte più tn• parti d i s iPro di bue ) solidificato a becco di c l{.trino o in capsule P etri, mediAnte r isc~tl dnm<'nto a 70° o mc·glio nncora sul terr·eno d e l P ergola (siero di bue, tuorlo di 110\'0 e t.el· Imito potassico) sul quale, dopo 12 OI'<l, sono g ià vis ibili le colonie del bacillo dift-E>rico òi colorito cc·m•J·ino diffPr'Ntzinbi li da quelle d e i germ i non difterici ch e asswnono un colorito n ero (l sviluppano pii:• tardi\'anwn te.. Un altro terrE>no cho risponde as.<>ai b ene, e che tutta· \'i a è poco usat.o è l'agn r-so ngtlf' montone . I n ogni caso è ~('mp r<' bt' ne non lusciarC' pa.«sar<' molto t.pmpo in attesa del reperto d i laboratorio e pratir:urP 111 si!'rot<>rnpia p rim a ch o In tossi no ~<i Ria legata. saldamente a lle CC'IIule . nervose pc•rchè tnll:' legamt>. nllom. sar à irre versibile. Il l ~tbora.torio r i C"on,;c·nt f' inolt1't" òi ind iv iduare e selezionare le p erson e rccettive da quelle non ree<> t t iv€' all'i n fpziou(' d iHt•r iM p<'r mezzo dd la provtt di Schick che s i pratica inoculnnclo nnl dc•rma d ell'll.nllnhmrcio, faccia pulmare, l /50 di dost~ minima letale p er una cavia di gr. 2;)0, di tos::; ina diìt pr·it'n con t enuta in c. c . 0.20 di soluzione fisiologica. Coloro che prP:o;l'lltllnO rcuzionC' di Schick ncgn t.i,·a sono refrattari alla! difterite, mentre


LA DIAOXOSI DI LAIWTIA'l'ORIO ECC.

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invece sono recettivi i soggett,i a rC'azione di Schick pos itiva. (Lettura della reazione dopo . 4 giorni dall'innc.>s to). La rea.zione di Schick n on ha valore a liF.oluto, tuttavia rispcnde in prati('a assai bene p e r sclt?zionar\", n elle collettività, i ~:ogge tti refratta ri da quC' IIi re('e ttivi oll' iJlfeziolle difterica. A n atossirea.zi011e Zoeller: Qt1csta reazione tro,·a la sua indicazione p er la diagnosi ret.rospcttiva d ella difterite quando s i , ·oglia cicè chiarire la natura di una paralisi, clinicamentf· so·sp e tt.a, d i natma difterica. E ssn. oioè è l'espre~«ione di uno ·stato allergico d e l soggetto in esame risp etto al b . della difterite. P er la -escctlzione cklla r enzion e Ri inoct1lano due decimi di c. c. di anatossina difterica, diluita 1.100, ne llo spc;:sore d el dE'rmo d c ll' avombraccio oi'SE'n·ando poi F.c dopo 24 ore compare o m eno una zona di anossam\"nto n e l punto don:> è s tata praticata l'iniezione. DlSSEl\'"TERIA AMEBIOA.

E.~ame delle feci. È utilis!<imo pt• r· la dia gnos i allorchè l'E>!ianie vien e praticato su feci freschis.,.iml" o addirittura prelevate dal re tto in laboratorio, o dopo somministrazionc di un purgantt• sa.lino. Si prC'IevC' rit qunlcbc fìocchC'ttO di muco o un po' di mat \"riniP liqnido st r m· p crandolo in soluzione fis iolog ieu t.ir p ida ed alll':;t<'fl(lo prima un preparato a fre~co e poi un SI'COndo preparato con aggiunta di Wl po' di liquido di LugoJ semplice o diluito con glicerina, che risd1iara l e cisti e rende più facilm!.'nte vis ibili i nuclc i. Volendo a.\lest!re preparati, per uno studio più comple to d()) la strutttn·a d ci nuclei, si ricorre al metodo di Schaudinn. Le forme ,·cg!.'tatiw doll'am<'ba histolitica. sono più grosse d e i leucociti, hanno mv;imenti vivaci di emissione e retro.zionc· d ei p~eudopodi, presf'ntano nuruero~f' inclusioni batt\"riche e cellulari, specialment-e di emazie , che fugocittUlO avidamen te. L e form e cistiche d ell'1t rneba histolitica presentano i Sf'gtienti caratteri.: . sono di forma rotondeggiante , chiare, con più nucle i, hanno un contorno nott.o, bene evidente . Le cisti d e ll'ameba. histolit.ica hanno 4 nuclei soltanto e, n e ll'esame a freeco, presen· tano un doppio contorno b ene ovidcnt('. La ricerca delle forme cistiche si fa sia a fresco sia coloJ·ando gli stl'isci con emo.tossilina, previa fìs:<azione con i vapori di acido manico. Esame d.el sangue: spesso si ho leucocitos i (fino a 20 mila), talvolta eosinofilia supe· riort> n l 5 %. D eviazione del complemento: Propost a d e ii'Izar n e l 1914 non è entrata nella. pratica corrf'nte anche p er la difficoltà. di 8\'('1'(' SI; dil"posizionc l'antigeno che si prepara essiccando a 40o C. blocchetti di mnco c di frommcnti di tmtco;:a d e i pazienti affi" t t i da di11r;enteria ome bica DtSSEXTERI'A BACILLARE.

Emocol'tura: Non vieJl!.' praticatu n on avendos i in questa malattia la bacteriemia poichè i bac illi s i sviluppano solo nell' intf'!itino crAs::o pro\'ocando i sintcmi g<•J]('rali a m ezzo delle t.ossine c b<• diffondono n oll'orga.niSJliO. P1·om dell'agglut·i nazione: Le agglutinine appaiono a volto n<' Ila prima scttima.na a volte v erso .la fine de lla :>econda s<'f.timo.na di malattia. P~?r le formo prodotte da.l B. Sbiga-Kruse è sufficiente, p e r lt\ diag nosi, uno, ngglut in nzione pos ith·a a l titolo di l :50, l, 100 m entre, p e r qu<'llf' pro,·ocut e do. i bncilli Fl<• xn r r, Y e Strong , occorre tUl titolo d i almeno l :150 poichè quPsti germi possono esi>er<' a gglutinati' anche da s it:ri umani normali fino al titolo di l :100 circa. · Esmne delle f eci: H a la p itt grande importnnza per ht diallJ10Ri di laboratorio d ella dissenteria. Occorre raccoglier e le feci in reripi r nti puliti ccn acC]tra b olknl t' c n on C'On dis infettanti ed esaminare subit o lo feci g iacchè In pn•senza, n d lP d C'iezioni, d e l ba t t er iofH go d el D 'H c.> r·elle potrebbe compromettere il ri ~<ultato ù Pi t'c!>ome òistJugg(•Jido, o meglio, l i~n ndo i baci lli dis senterici eventualmente presenti. tll N e l caso che le feci non potessero es;;cro esaminato subito, con,·it·n e t en erl e a t cmpt'raturn. adAtta per non compromettere .lo. vitalità d e l germe. 3 -

C/i!Jrna'le di medicina mili'tare.


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LA DIAGNOSI DI LABORATORIO ECC.

~elle deiezioni dei dissenterici i bacilli si trovano in coltura quasi

pura, e se si utilizzano per le s emine fooi freschissime, si ha molta probabilità di isolare il germe abbastanza rapi· da.mente. II prelevamento dalle feci va eseguito sui fi Xlchetti muoo-aanguinolenti i quali prim.a vanno lavati, pii:l volte, in soluzione fhiologicn sterile e poi strisciati sulle capRule contenenti n-gar Endo, oppure aga.r D rigalski Conradi senza cristatvioletto perchè il cristalvioletto nuoce allo sviluppo de i bacilli dissenterici. Sul Drigalski i b. dissenterici crescono formando colonie piutt.osto piccole, rotonde, bleu. Sull'a.ga.r Endo e sul ì'rtac-Conkey, che è anche un ottimo mazzo colturale, i b. dissenterici crescono bene e danno luogo a sviluppi di colonie incolori. P er la. esatta diagno,;i le colonia sviluppata in questi terreni debbono assere cimentate con i sieri a gglutinanti spooifici e seminate nei terreni zucchera ti e tomasolati per lo studio de ll'attività biochimica del germe. P et> dimostrare la p ·es5nza del b \tt·) riofago nelle feci dei dissenterici si diluiscono molto le feci con soluzione fisiologica sterile (l parte di feci più 10 parti di soluz. fisiologica) quindi s i centrifuga per 20-30': !>i raccoglie la parte liquitla. soprastante a l sedimento e la. s i filtra per carta e poi por cand..ta. Il filtrato cosi ottenuto contiene il bateriofago di D 'H~relle. Se s i a ggiunge questo fi ltrato ad una. brodocoltura di b. dissenterici essi verranno distrutti come si può dimostrare insernenzando con la. brodocultura, addizionata. di filtrato, della p iastre che ri rna.rranno sterili. D I SSENTERIA DA MALA.BIA.

La malaria può provocare da lle forme dissenteriche che possono essere scambiate per dis senterie bacill&ri. In questi casi s i potrà scoprire la. vera causa della malattia facendo oltre all'esame del sangue circolante, prelevato in periodo febbrile, anche quello del sangue contenuto .nelle feci. In caso di dissenteria ma.larica si ritroverà il plasmodio sia nel preparato allestito dal sangue circolante che in quello allestito da:! sangue contenuto nelle fooi. La. forms di mslaria, che più spesso dà la dissenteria, è quella perniciosa.

Eoxrnoooccost. La. diagnosi di oohinococcosi può giovarei delle seguenti ricerche: esame del sangue. esame dell'espettorato (in caso di echinococco del polmone), intra.dermo-reazione alla Casoni, reazione di Ghedini-Weinberg. Esame del aa11.g~: Una eosinofilia più o meno' s piccata, del 6-7% almeno, è probatoria. per la diagnosi di echinococcosi. · Con la soluzione triaoida di Ehrlich i granuli eosinofili si colorano in rosso vivo. P er preparare la soluzione triacida di Ehrlìch, sooondo le istruzioni della casa Grubler, s i procede c osl: si sciolgono 2 grammi di sostanza(fomita dalla casa come colore in polvere) in un miscu· glio di: Alcool a. 96 o .. ... ... .. .. . .. . ....••... • • . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . • . . gr. 35 Glicerina. neutra .. ..... . ............ . ... ... . .. .. . .............. . . • 15 Acqua distillata .. . ............................................. . » 50 Fissati gli strisci d i sangue sul tavolino di Koch, opportunamente scaldato, si colora con la t riaoida. per 20 minuti. Eaa·ma dell'espettorato: N ella echinococcosi del polmone l'espettorato è per lo pitt misto a sangue ed in es.<>o s i possono riscontrare gli uncini di echinococco o almenti di membrana di cisti da echinococco mentre il reperto degli scolici è molto raro: La intradermoreazione alla Oasoni: si pratica inoculando cc. 0.20 di liquido prelevato da cisti da echinococco umana. od ovina, filtrato per candela., ne llo spessore del derma dell'avambraccio (superficie flessoria). In caso di reazione positiva. si provoca nel punto della iniezione la comparsa di una pa.· pula che va interpretata come reazione allergica.


LA DIAGNOSI DI LABORATORIO ECC .

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La reazione del Casoni è positiva nell'87 % circa d ei casi di echinococcosi mentr e è

negativa se la. cisti è morta. o calcificata o suppurata (P ontano-Gasbarrini). La reazione di Ghedini-Weinberg svela la presenza d i anticorpi devianti il complemento in presenza di antigeno specifico costituito da liquido prelevato asetticamente da cisti da echinococco di bue o di montone. · È nooessaria la titola.zione preventiva. dell'antigeno che si pratica. mettendo a contatto dosi scalari di antigeno con una quantità fissa di complemento di cavia ed aggiungendo poi globuli rossi emulsionati da.l 5 % e siero emolitico per detti globuli opportunamente diluito. Si userà la dose massima di antigono che non guasti il complemento. Invece del liquido cistico può essere usato, come antigeno, l'estratto etereo od alcooolico di liqq.ido echinococcico fresco da usarsi sempre dopo titolazione. FEBBRE DI MALTA.

La diagnosi clinica di questa. malattia non è sempre facile, anzi offre spesso delle diffi. coltà. abbastanza serie perohè il quadro morboso della. iniezione da mioroooocu.s melitensis può essere soa.mbiato con la tubercolosi, con la malaria, con le infezioni tifo-paratifiche e con la setticemia streptococcica. Emocoltura: occorre prelevare il sangue a.llorchè la. febbre raggiunge o supera i 390 e seminarne 10,15 cc. in 100 cc. di brodo semplice o brodo-ascite. Lo sviluppo del microcococ di B ruca è lentp e bisogna attendere 4, 5 giomi ed alle volte anche due settimane prima di poterai pronunciare sulla positivit.à o meno della emocoltura . L'identificazione del germe eventualmente isolato si pratica sia con lo studio dei caratteri morfologici e tintoriali, sia mercè le prove di batterio-diagnosi con i sieri agglutinanti specifici, a. titolo elevato. Sierodiagnosi: È morito del Wright l'aver messo in evidenza che il siero degli ammala ti di febbre ondulante agglutina il micrococco del Brnce. Le agglutinine specifiche compaiono in circolo verso il principio dellu seconda settimana di. malattia ed il titolo agglutinante va progressivrunent.e amnenta.t.o nel eorso di essa.. P er la diagnosi b isogna tenAr eonto solo della agglutinazione che avviene ad alto t itolo (l :200 in su), tenendo altresì presente che ID. questa malattia. si verifica spesso il fenomeno paradosso per cui il siero dell'ammalato agglutina il melitense meglio alle alte che alle basse diluizioni. Giova. altresì ricordare che sia nei sieri normali che in quelli patologici (T . B . C., tifo esantematico, febbre tifoidea) possono risoontrarsi delle coagglutinine per il melitense). l nt-radermoreazione: B urnet ha proposto di iniettare nello spessore della cute cc. 0.10 di mellitina. cioè un filtrato per candela di b rodo col tura di 16-20 giorni addizionato del 0,5 % di acido fenico. Questo filtrato contiene dei prodotti di lisi del micrococco melitense ed è un ottimo antigeno per la cutireazione. La reazione sarebbe abbastanza precoce e caratterizzata da edema, rossore e dolore e regredirebbe circa. dopo 48 ore. Esame morfologico del sangue: leucopenia precoce, con relativa nononucleosi, con diminuzio?e del numero delle emazie ed abbassamento del ta.<>so emoglobinico. MALARIA.

Accurati esami di pt-epara.ti di sangue, allestiti durante l'accesso febbrile, pe.r striscio, ci COnsentono di escludere o di ammettere l'esistenza della malaria. e di stabilire se si tratta di infezione da. parassita Vivax, Pra.ecox o da P lasmodium Malariae. Oltre ai preparati per striscio è assai utile allestire dei preparati a goccia spessa, secondo il metodo di Ross, ch e risponde bene per una diagnosi rapida specie allorchè i pla.smodi si trovano in scarso numero nel sangue periferico. L'esame a fresco del snngue rnala.rico, che ci consente di osservare a1 microscopio non solo i parassiti viventi, dotati dei loro caratteristici movimenti ameboidi ma anche le modifìcazioni di colore dell'emoglobina, la pigmentazione dei globuli bianchi e le loro caratteristiche alterazioni, non viene in pratica adottato cosl spesso come dovrebbe perchè non è facile la differenziazione della specie dei parassiti se non da parte di chi ha molta p ratica. Se non si riesce a mettere in evidenza il parassita malarico si può ricorrere all'uso della


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LA DIAGNOS l DI LA.lJORA.'l'ORIO ECC.

ergotina. ipofL.:;ina, ad re nalina, o all'applicazione di una vescica di ghiaccio sulla milza per ottenere così il pa.:;saggio in circolo de i parMsiti annidati negli organi interni. L'adrenalina, ch e è la più usata, si in.ictt.a, p or via sottocutanea, alla dose di un milligrammo e dopo mezz'ora. un'ora si allestiscono i pn•pa rati. Se fal l iscP la l'ice rca dci parassit i nel sang ue, con i mezzi anzidetti, si può ricorrere alla reazione di H onry il quale ha saggittto il potere floccuJa nte del siero dei malarici in presenza dei sali organici di f<' rro {f<'rrofiocculazione), o in presenza della melanina deJJa m embrana coroidl'a dell'occhio di bue (rnC'lanofllocculazione). Como antigcmo pe r la fcrrofiocculazione ci si può servire dell\Iètharfer B outy mentre per la melanofloceulazionP occorre prC'parnFc l'antigene dagli occhi- di bue fr('Schi e tale prepara· z ione non è scevra di difficoltà. iHenry, dopo an1r esa.mina to diverse centinaia di sieri, dei quali oltre 200 appartenenti a malarici, concluse: I o che la rea.zione è positiva negli i ntervalli degli accessi febbrili a d!lttHe da 9-10 giom.i dall' inizio delle febbri !'lubcontinue. 2o che nei mala rici cronici la reazione è positiva se le condizioni generali sono sca · denti ed esist e tumore di milza. Con numorose ricerche di controllo Sa.bntucci, Pozzi, Brotzu, Nann.i ed altri hanno con· fe rmato 1 risultati ottenuti da H enry e N anni nelle sue conclusioni afferma che la reazionr• è risultata positi\·a. n ell'84, 6 % dci soggetti, da lui esaminati, con malaria anamnestica, in pe riodo di laten:Ga parassitaria.; in molti de i quali n on esisteva una. dimos trabile spleno· megalia. N elle forme croniche di malaria nelle quali il repe rto dei parassiti è p er lo più negativo assumo un valore diagnostico non trascurabile, p~? rchè ca.ratteristico, l'awnento dei monociti. Secondo Romby nel sangue dei ma.larici l'aumento dei mOJ'tonucleati grandi e delle formP di p a.<>.'laggio arriva fino a l 20 %Cosi pure Romby afferma., in baso alle sue numerosissime indagini, e con la be n nota sua competenza. negli s tudi di malariologia che «gli eritrociti punteggiati si osservano molto frequentemente nel sangue di infe rmi per estivo-autum.1ale non solo ma che la. presenza dei medesimi deve sempre fa.re sospettare l'infezione da plasmodium praecox, anche qua.ndo il reporto emopa.ra.ssitario farebbe propendere ad escluderlo ». Cosicchè, in complesso, le indagini di laboratorio possono dare un valido aiuto nella dia · gnosi delle varie forme di malaria con mezzi di ricerca. sia diretta che indiret.ta dell'infezione. ?I{ENINGITE CEREBROSPINALE EPIDEMICA,

La diagnosi di questa malattia è fondata sull'esame del liquido cefalo-rachidiano cstt·atto mediante la puntura lombare ed opportunamente centrifugato. I l liquido c. r. si presenta già macroscopiC!lmonte torbido, in caso di mf'ningite, e con la centrifugazione si ottiene un sedimento più o m eno abbondante, ricco di polin!lclcati e contenenti, nel loro interno, dipJo. cocchi a forma di chicco eli caffè, non resistenti al Gram. In qualche ca.so la moningite cerebrospinale si può manifestare con linfocitosi nel qual caso i mcningococchi si ritrovano liberi e non fagocitati. Volendo stabilire il tipo di mcningococco è opportuno seminare il sedimento su piast re di agA.I~ascite procedendo quindi alla identificazione d C'l germe m ercè le prove di batte riodiA· gnosi. Il Pontano, pe r la determinazione di gruppo dei meningococchi, h a proposto l'adozione del m etodo doll'agglutina.zione nnscente che »i pratica aggiungendo al brodo, ~contenuto in 3 proYette, poch e goccie del liquor in esame o poi, ris pettivamente, una goccia di siero agglu lutinante il tipo A, B, C. In un tubo controllo si pone brodo-liquor o siero normale . Dopo l 5 ore si procede aliA kttum dolln. provn e si può far la diagnosi di tipo de l meningococco assai utile per la siero· terapia Rpeci.fìca . Nel caso sì debbano faro colt ure di meningococco dal liquido c. r. sospetto è ben~ a llestirle subito. Se non si può procedere subito alle semine in agar-siero o agar-ascite con·


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viene tener il liquido ce falo-rachidiano in termostato altrimenti si rischià di compromettere la vitalità d e l germe. Cosi pure se non si ha pronto l 'agat'-Siero, o altro mezzo adatto, si p uò -- ~ tentare la coltura del meningococco a!'lche in agar comune in.semenzando pe rò, in questo caso, molto liquido c. r. che, essendo ricco di sostanze a lbttmi.noidP.e, viene a sostituire il siero o l'ascit<'. i\IENINGITE TUBEUCOLARE.

In qu9sta malattia i l liquor s i presenta limpido o leggermente opalescente ~. lasciato per qualche ora a ripoco, dà luop;o alla formazione d el così d etto re ticolo d e l 1\Iya., caratteristico e conformato com€' una ragnatela, ad imbuto od a spirale. Vi è altresì aum~nto ne l liq nor d ell'albumina e diminuzione d ello zucchero. e d e i cloruri; l'esame citologico fa rilevare linfocitosi apprezzabile mediante l'uso di adatta cellula contaglobtùi (Nageotte ). Nei casi so.~potti s i può praticare s ul liquor la ricerca. dire tta d el bacillo di K och ed Wl reperto pos itivo ha, natura lmen t-e, valore d ecisivo per la diagnosi . La prova. biologica sulla cavia non viene ut.ilizzata. in pratica perchè richied e troppo te mpo. P uò tentarsi la prova col· turale, con semine d e l liquor e d e l sedimento in terre no P otrag na.ni, che consente in una quindicina di giorni, lo svi luppo d ello t ipiche colonie de l bacillo di K och. POLMONITE FRANCA.

Questa maltt.ttia. pe r l'insorgenza o la :>intomatologia carattl>ristica viene diagnosticata con facilità c linicamente e n on ric hiederebbe pertanto complem entari esami di laboratorio. E ssi invece sono indispcnsabi li ullorc hè, iln-ece d e lla terapia con sieJ·o antipnewnococcico polivalente, ili voglia istit uire la terapia, più strettame nte sp€'cificn., con s iero antipneumococcico monovalcn te. È noto che in segui to a rf'con ti studi sono stat i identificati 4 tipi di pneumococco. I 4 tiJ?i di pnmunococco ;;ono p(>rft•ttame nte identici ne lla lor·o composizione in nucleo p~oteidi ed in prote ine mc ntro si difforenzio.no per divm·so contenuto in idrati di carbonio in combinazione d elle proteint> che costituiscono la loro capsula. I primi tro t ipi sono identifica bili rntJdiante i s i<>ri agglut inanti, nwntrP nel IV t ipo sono riuniti i diversi pneumococch i non .i dentificabili con questo mezzo. P e r individuare il t ipo di pneumococco col quale si ha da fa re si procede cosl : l o inoculazione dell'e rnulf; ione di escreato p neumonico, lavato in soluzione fisiolog ica, ne l peri toneo di un topolino bianco. D opo poch€' o ro s i l"tlccog lie l'essudato peritonea le, ricchis · simo di diplococdti, s i centri fuga e sul centrifugttto, emulsionato in soluzione fisiologica, si fa la prova d e lla agglutinazione con i s io>ri tipo I , II, III; 20 si dist1·ibuiscono 3 c. c. di urina dell'ammalato di polmonite in 3 provctt in e (I c. c. d i urina per pr·ovctta) o poi, con una pipctta capillare, si port.a al fondo di c iascuna provetta, rispettivamente, una p iccola. qua.ntiti\ (c. c . 0,20) d i sioro agglutinante lo pneumococco tipo I, t ipo II e tipo III. N e lla provetta ne lla quale, al ptmto di contatto d e l s iero con l'urina, si forma tm annllo opalescente la prova è d a cons iderarsi positiva. Il pneumococco in esame sarà pe r&anto cla:;s ificato 'come appar tenente a l tipo I , I I, III, a seconda che l'anello opalescen te s ia comparso nella provett.a con tenente s ie ro agg lutinante per il pneumococco tipo I, tipo II, o tipo III. SETTICEMIA.

Allorchè s i ha il sospetto di trovarsi di fronte ad un caso di setticemia è dove roso ricorrere senz'altro alle seguenti rice rche : esttm e emntologico, emocoltura., esame d ell'urina (diazoreazione ). Esame em~logico : Ne lle setticemie d eterf!1inate da piogeni in genere s i riscontra diminuzione d ei glo~uli' rossi e del ta.sso emoglobinico; sia l'oligocitemia che l'oligocrome mia possono accompagnarsi anche a poichilocitosi cioè ud a lterazione di forma delle ema zie.


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LA DIAGNOSl DI LABORATORIO ECC.

I globuli bianchi invece sono quasi sempre aumentati specialmente i polinuolea.ti neutrofili, con deviazione a sinistra dello schema di Arneth. Può aversi anche diminuzione degli eosinofili, ma., più che nelle setticemie da. piogeni, l'ipoeosinofilia si riscontra nella polmonite e nelle setticemie con fatti suppurativi a carico delle meningi. Emocultura: Per eseguire l'emocoltura., nelle migliori condizioni di successo, bisogna prelevare, sterilmente, da una delle vene · della piega del gomito circa 20 c. c. di sangue, previa disinfezione accurata de1la cute con alcool ed etere, durante l'acme febbrile o all'inizio di un brivido freddo. Il sangue, cosi prelevato, deve essere subito insemenza.to in almeno due matracci contenenti il primo 50 c. c. di brodo glucosato e l'altro uguale quantità di b rodo-siero o brodo-a-scite potendo la. setticemia. essere determinata. da un miororga.nismo che abbia poche esigenze colturali o che, invece, ne abbia molte. È consigliabile però insemenza.re il sangue in 4-5 ma.traccini perchè nel caso che qualcuno di essi rimanesse inquinato da. uno sporigeno o da altro germe banale, si avrebbe sempre dell'altro materiale sul quale poter proseguire le ricerche. Fatta la semina, nel modo anzidetto, i matracci verranno alquanto agitati, per favorire la mescolanza del sangue col mezzo colturale, e quindi posti in termostato a 37 o C. La emocoltura potrà. risultare negativa., anche dopo prolungato soggiorno nella st~a. ovvero positiva.. In questo caso il mezzo colturale diventerà torbido ed allora per individuare il germe pa.togeno, si faranno dalla brodocoltura. originale ulteriori insemenza.menti in terreni solidi (a.gar comw1e, aga.~iero ed anche aga~ngue nel caso si abbia il sospetto di potere isolare un germe eroofilo) e si allestiranno diversi preparati per conoscere la. forma del micro· ganismo, la disposizione, a volte caratteristica, che i vari elementi assumono nella. brodocoltura, le caratteristiche tintoria.li, il comporamento al Gra.ro. A proposito del comportamento al Gram è bene osservare che sia. lo streptococco che lo sta.fìlococco, appena isolati dall'organismo, possono comportarsi come Gra.m negativi per diventare poi Gra.m positivi nei successivi trapianti. Cosi pure allestendo dei preparati da colture giovani, recenti, di streptococchi non si ritrovano, per lo più, le classiche catenelle ma soltanto cocchi appaiati ovvero catenelle costituite solo da poch} elementi (3-5). I germi che più frequentemente si isolano nelle setticemie sono lo stafìlococco albo e lo streptococco che, oltre ad essere facilmente distinguibili, già dall'aspetto delle colture in a.gar, possono agevolmente differenziarsi con la infissione in gelatina che viene fluidificata dallo sta.fìlocccc e non dallo s~reptococco. Nella stagione oalda può accadere che la gelatina fluidifichi a temperatura ambiente. In questo caso, se non si dispone di un termostato refri· grante, a circola-zione d'acqua, per studiare il comportamento di un germe in gelatina, si segue . ' il seguente procedimento. Inseme~za.ti i t ubi si tengont> prima. a 37 ° C per 24--48 ore e poi in ghiacciaia per 2-3 ore. Se la gelatina. era stata. fluidificata. dal germe in esame essa, mal· grado la permanenza in ghiacciaia, non solidificherà più mentre se il germe iD.semenza.to non era fluidificante, la gelatina riprenderà la sua consistenza.. Oltre agli sta.filo e streptococchi possono essere isolati, mediante emocoltura, il pneumo. cocco, il gonococco ed il b. c-oli. L'emocoltura. a.nzichè in mezzi liquidi può es'lere allestita anche direttamente in capsule del P etri aggiungendo a.ll'a.ga.r fuso, avente temperatura non superiore a.i 45--48° C, qualche c. c. di sangue, frullando bene i tubi e versa.ndone poi il contenuto nelle capsule . Con questo sistema., se si procede correttamente, si potrà ottenere lo sviluppo di colonie isolate, del germe in esame, con le loro caratteristiche peculiari (streptococco emolitico, virida.ns, ecc.). Se si sospetta una infezione da. anaerobi si adotterà perlesemineil metodo Faaìan.i-Zironi cioè si userà il brodo o l'agar a.l fegato tenendo p resenti gli accorgimenti tecnici indispensabili per la riuscita. delle colture dei germi anaerobi. Anzi che il terreno Fa.sia.ni- Zironi potrà servire anche quello d el Tarozzi (brodo con aggiunta. di pezzetti d i fegato fresco di cavia). · Nel caso che l'insemenza.mento del sangue, in adatto terreno nutritivo, non potesse essere fatto, come di norma., a l letto dell'ammalato, si potrà. immettere il sangue prelevato dal p8· ziente in una provetta contenente soluzione sterile di citrato di ~odio al 3,8 % dalla quale poi, in laboratol"io, si faranno i prelevamenti per le semine. Oggi la presa del sangue, ai fini dell'emocoltura, è molto fac' Litata dall'uso delle venule


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LA DIAON'OSI DI LABORATORIO ECC.

speciali, sistema F elix Meyer, contenenti i vari terreni nutritivi (bile, brodo semplice o gluco· sato, ecc.) che consentono di prelevare il sangue al letto del paziente e di inviarlo quindi al più vicino laboratorio batteriologico con la sicurezza che il materiale, prelevato sterilmente, rimarrà protetto da ogni causa di inquinament.o. Se l'emocoltura risulta negativa, anche dopo prolungato soggiorno in termostato, conviene ripeterla ed analogamente ci si dovrà regolare ogni qual volta si abbia il sospetto che la positività d ell'emocoltura sia stata determinata da . inquinamento da parte di ge rmi banali (stafilococchi, sporigeni dell'aria, pseudodifterici) che possono rimanere sulla cute anche dopo la sua detersione con alcool ed etere. Metodo Freund e Bergr;r per isolMe dal sangue gli streptococchi. Si prelevano asetticamente 10 c. c. di sangue e si versano in un provettone sterile lasciando sierare spontaneamente; si decanta il siero e si aggiunge al coagulo 50 c. c. di brodo addiziona.t o de l 10 % di siero di cavallo. Dopo 48 ore di permanenza in termostato si prelevano con pipetta sterile dal fondo della provetta alcune goccia di liquido e si seminano su piastre di aga~ngue. Le proba.· bilità di isolare gli streptococchi con questo metodo sono assai aumentate probabilmente perchè separando il siero dal coagulo si allontanano elementi insiti al siero stesso aventi azione inibitrice sullo sviluppo degli streptococchi. Esame dell'urina. Oltre all'albuminuria ed alla presenza, nel sedimento, di cilindr i e dì emazie, nel corso di una setticemia, può riscontrarsi positiva la diazoreazione di Ehrich che, insieme alle altre prove di laboratorio, serve ad avva,lorare o meno la diagnosi clinica di setti· cernia. Per praticarla occorrono due soluzioni: A e B:

Soluzione A: acido solfanilico ................................... . acido idroclorico ................................... . acqua distillata ................................... . Soluzione B: nitrito di sodio .................................... . acqua distillata. .. . ................................. .

grm.

• »

0,50 5,00 100 -

grro.

0,50

•

100-

P er la esecuzione della reazione si versano successivamente in una pro\·etta da saggio : 5 c. c. di urina; 5 c. c. della soluzione A; qualche goccia della soluzione B. Si agita e poi si aggiungono 7, 8 goccie di ammoniaca. Si chiude la prove tta, si agita fortemente e si ossserva quale colorito ha a ssunto la spuma formatasi; se essa, come l'urina sottostante, è colorata in rosso-scarlatto la reazione è positiva. Quando manca la reazione l'urina e la schiuma prendono una t inta arancione. La diazoreazione è positiva ne lle malattie infettiYe eccettuato il reumatismo articolare acuto e la meningite cerebrospinale epidemica. SIFILIDE.

Nei casi dì ulcera recente non ancora modificata da intempestive ed inoppor tune applicazioni topicbe dr medicamenti, l'esame a fresco, all' ultramicroscopio, d ella sierosità p relevata dall'ulcera o que llo praticato su strisci, colorati col metodo di Fontana TribondC'au o con quello del Pulgher, possono riuscire di grande utilità per la diagnosi. L iquido d el Pulgher: Acido tannico, grm. 0,90 ~ Acqua distillata, eme. 100 5 Scioglie re a caldo. Cristalvioletto, grro. 0,45 1 Acqua. distillata, eme. 100 l Sciogliere a caldo.


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DIAONOSr D I L.-\BORA'I'O&IO ECC.

Far ra.ffredda.re, m~scolure i due liquidi ed aggiungere: Soluzione ùi HCI pt1ro al 3 % ero::. 100 (forrn:\zio;'le di un precipitato violetto). Uso: diluire i li iquido colorante' a. metà. con acqua. distillata, scaldarlo e·versa.rlo sul vetrino non fissato. Colorare per 2Q-30 minut i primi. Conservare il liquido colorante in boccette di \'Otro scuro a. tappo smerigliato. Fallita la. ric3rca. dirèltta d e lla spiro::h!l.:~ta pi!.lliùa. conviene riconere senz'a.ltro agli esami s iorologici e cioè alla. reazione \Vasse rmann eseguita con 2 antigeni e ad una o due reazionj di flo cculazione (Kahn, M9inicke, Muller) tenendo presente che la. Wa.sserma.nn dà risulta.t{) po!lit;ivo dopo 25-30 g iorni dallo stabilirsi d ell'ulcera mentre le re.a zioni di flocculazione sono più precoc i risultando positive 6- 7 g iorni prima d e lla. Wassermann. In alcuni casi sarà oppor· tuno pt·oced e re alla riattivazione biologica mediante l'iniezione al supposto luetico di una piccola dose (0,15-0,30) di un preparato salvarsanico o di bismuto, o a nche di vaccino tifico. ~e lla. tue de l sistema nervoso la. reazione Wasserma.nn, oltre che &ul siero, dovrà essere eseguita anche sulliquor potC'ndo risultMe negativa su que_llo e pos itiva invece su questo. P er un esame sie rologico completo basterà pre levare 5 c. c. di sangue e pressapoco a ltrettanto di liquor. Oltre che pe r la diagnosi il laboratorio può, nei casi di lue, fornire a l clinico un criterio ancho sull'andamento d e lla c ura controllandone gli effetti. Nella malaria. cr01ùca. ne lla le bbra, ne lla scarlattina. e negli itte ri sono state osservato reazioni parzialmente positi\'e ma quosti re per t i non possono infirmare la bontà della prova della. deviazione d e l compiemonto che, praticata con grande scrupolosità o con gli opportuni controlli, è e rimane uno d ei mezzi di indagine più geninli .e più sicuri e cos t.ituisce una delle più be Ue conqwste della siorologia. Sarebbe pe rò d esidel·abile che, analogamente a quanto avviene in al tr i Stati, ancho da noi la reazione \VassPrmann ve nisse codificata da apposit~ norme ed eseguita soltanto nei laboratod autori7.zati dallo Stato e sotto il suo controllo gia<:chè, ad infirmare la bontà di questo metodo, hanno cer tamente contribuito g li e rrori di analisti improvvisati e poco scl'llpolosi Per esogui.I·e la reazione di W assm·mann occorrono i scguent.i e lementi: l 0 antigeno per r·oazione \Vassermann; 2° siPro appartene nte al sospetto luetico ; 3° siero fresco di cavia o complement.o; 40 g lobuli rossi ùi montone o di bue ; 5° s io.ro emolitico por d etti globuli rossi. L'antiguno per reazione W'assorma.un s i acquista. dal commercio e s i usa. secondo il titolo col quale è fornit,o dalla casa P''oduttri.ce. È bene p erò procedere ogni tanto alla sua. titoluziono me ttendo a. contatto, pel' mezz'ora. a 370 C, dosi progrossivamente crescenti di a.nti· gono co11 quantità fi$Sa di comple mento diluito l :10 ed aggiungendo poi globul i rossi di montone o di jbue s ens ibilizzaLi . P et• la prova definitiva sarà. usn.ta la. dose 1nMsima di antigeno c he non guasta il complemento, cho p e rmette cioè una emolisi completa. Il s icl'O du. esam inare s i ottiene pre levando, a dig iuno,' d a u na. vena. d e lla piega dd gomito, c<m una Tur.~ini o con una comune s iringa di 'vetro sterilizzata e. secco, 5 c. c . di san· g u':l e !asciandolo sie1·are s pontaneamente a t emperatura ambiente (15-18° C). Se non s i di · spone di m a teriale sterili~zato a. secco si farà uso di una siringa ste rilizzata. mediante ebollizione e lavata poi con soluzione fhiolog ica. stet·iLc; questo la.vaggi.o è necessario perchè lo t raccia d'acqua, rima-;te nolla ;;iringa , farebbero em:>lizzare un po' il sangue impede ndo di avere un siero p3rfettam:mte limpido e di colore normale . Si può ovviare a questo inconveniente face ndo u so d e lle venule che sono pa.rt.icolarmente adatte per i prelevamenti di cam· p ioni di sangue da spedire ai laboratori. Il siero ottenuto si inattiva tenendolo a bagnomaria a 56° C per 30'. Il siero fl'esco di ca\·ia. o complem.,nto si o ttiene sala.ssa.ndo dal cuore la cavia, versando il sangue in una pro· vetLa sterile e lo.<:!ciandolo siera.re spontaneamente o m :~diante centrifugazione. Il complern::>nto d eve eilsere lomito da 2-3 porce llini d 'I ndia., prefet·ibitmente, di sesso maschile gitv::::hè quJllo ddle cavie è m eno attivo se l'animale trovn.si in p 3riodo di gravidanza.. Al 1nomento d ell'uso il complemento s i diluisce in soluzione fisiologica nella pt'Oporzione di 1:10 cioè l c. c. di siero fre~co tl.tldiziona.to di 9 c. c. di soluzione fic;iologica..


LA OIAGNOSI DI LAB ORATORIO ECC .

1125

l globuli rossi si ottengono sala.ss;mdo dalla g iugulare , con un ago da ipodermoolisi, il montone e raccoglie ndo il ~angue in un m~J.traccino conttmen te perline sterili di vetro. Dopo 1.we r agitato p er c irca lO' il sangue con le p erline di vetro, allo scopo di d efibrina.rlo, si versa il sangue defibrin ~t.o ìn provette adatte e lo s i centrifuga. per 15-20'. Si decanta il siero e lo si sostituisco con soluzione fi;;iologica rimescolando col capovolgimento della provetta e cent r ifugando di nuovo p er · 15-20'. D ecantata la soluzione fi>iologica si ripete ancora due volte il lavaggio e poi s i pre levano i globuli ro!'!si sudimentat i che v a nno sospesi in soluzione fisiologica n ella proporzione d el 5 %- Anzichè globuli rossi di montone possono usarsi quelli di bue che s i pre levano ai macelli nf'i gio rni stabiliti per la. mo.ttnzione. Il s iero emolitico vione fornito dagli Istituti s iero-produttori e va diluito, a l te rzo dol titòlo segnato, con soluzione fì.";iologica. Il s ier o emolitico deve essere naturalmente omologo ai globuli rossi usat.i. Preparato il mate riale occorrente s i procede a.lla titolazione preliminare del complemento per conoscere quale è lt\ dose di complemento d a usare n e lla. esecuzione della reazione W assermann. :!;; chiaro infatti ch e se noi tt:<a:ssirno i l complemento senza dosarlopotremmo impiegarne o una. d oso troppo piccola o WlO. dose troppo grande . Nel primo caso, cioè di difetto ai complemento, q11esto n on sarebbe Stlfficient.e a dare l'emolis i; ne l secondo caso, cioè di ecc(':'iSO di complomrmto, co rTe remmo il rischio di avere emolis i sempre perchè, mentre w1a certa dose d i compleme n to ven·0bbe deviata d a l primo s ist{)ma {antigono sifiliticos iero luetico), l'eccc>sso ve rr.-bbe fis.~ato dal secondo sistema {globuli r·os.~i-sioro em olitico). Sia n el primo che nel secondo caso il ri»trlttl to sarebbe dunque e nato . P er proceder e alla tit.oJa.zione d e l comp l ~'>mento si me ttono a contatto, p er mezz'ora a. 3i ° C, dosi fisse di ant igeno, opportunamente dilui to, con dosi progressinunt>n"te c rescenti di complorocnto diluito 1:10 aggiungendo, dopo 30' di perrnane nzn in te rmostato n 37 0 C, l c. c . di g lobuli rossi di montone diluiti a l 5 °{, e l c . c . di si,)rO mno litico diluito al terzo Ù•'l titolo. P er la pronl. ùdinitin\ :;i sciPgl i!'rà. ht dose m inin'Vl di complenwnto sufficiente a dare l'emolis i .. E,~ecuzione deUa ·reazione ) lVassernuut11.

P e r ogni siero in c,;amt; si \"crs•'I'Ìl in uno. p r<l,·e ttA.: .l c. c. di nntige no (di luito secomlo il titolo); 0,20 o. c . di siero ÙfL esaminare (innttiva.t.o p Pr .ru czz'orn a 560 C); X quantità di complemento (second o il r isultato cleli a ti t ohlzionf'). Dopo 30' di pe rma nenza in t ermostato a 370 C s i tt~g iuugo'rà : 1 c.c. di globu li rossi di montom' al 5 %; 1 c. c . di s ie ro emolitico diluito opportuna.rua nte o si rim,,tt.cn\ In pro,·a in termostato. Prima lettut·a ùol ri:;ultato dopo mezz'ora; seconcht lettura dopo 1- 2 ore tenendo tirosen te che l'em olis i completa equivale a V\Ta..-;,;crmann n 0gativa, rnent.r e e molis i inco'mplcta o assenza di emolis i equivalo a \Va;:sorman n posi t i\·a . Avendo infatti n o i m os:>o a. contatto 5 clem~'nti e c ioè: l 0 antigone sifili t ico primo sistema; 2 ° :>iero sospetto 3° complemento 4 globuli rossi ~ secondo sis~mu; · 5° s iero e molitico.

°

può accadere che il complemento v enga o non deviato dal l o sistema a soconda. che il s iero appartiene ad un soggetto luetico o n on. Nel l o caso non si avrà emolisi (essendo rimasti i g lobuli rossi ed il siero emolitico pt·ivi di complem ento) nel 2o caso si avrà, invece, emolisi non essendo stato il cornple mento deviato dal l o sistema. Pandle lamcnto all'esame del siero oisogna p raticare i seguenti contro Il i:


1126

'LA DIAGNOSI DI LABOBATO:B.IO ECC.

Specchio dei eoatnllli. Provetta 1 controllo antlgeu o

Prov0tta 2 controllo s ie ro vosith·o

Provetta 3 controllo s iero negati vo

Provetta 4 controllo siero in esa,ple

Provetta 5 controllo e.l stema cmollttco

Antigeno c. c. l

Antig<>no c. c. l

Anti~eno

-

- -

-

-

::ìiero c. c. O, 20

Siero c. c. 0,20

Siero in esa . me c. c. 0,20

-

-

Complem.

Comp!Am .

Complem.

Complem.

Complem.

-

c. c. l

Provetta 8 controllo globuli rosai

N. B. Gli elementi segnati con trattolini vengono sostituiti con soluzione fisiologica..

Dopo mezz'ora di stufa a 370 C si aggiunge nelle prime 5 provette: globuli rossi al 5 % c. c. l; siero emolitico c. o. l. Nella sesta provetta invece si mette a contatto: globuli rossi al 5 % c. c. l; soluz. fisiologica c. c. l. P rima di leggere il risultato della Wa.ssermann bisogna assicurarsi che i controlli abbiano r isposto esattamente nel qual caso dovrà. aversj em'olisi completa nelle provette n. 1- 3-4--5 ed assenza. di emolisi nelle provette n. 2-6. R~ioni di flocculazione per la diagnoBi della l~. Queste reazioni oltre al vantaggio di risulta1e positive, in coso di infezione luetica inci· piante, qualche giorno prima della ·Wa.ssei=mann offrono anche quello di essere _molto piò semplici e di richiedere minor tempo per la loro esecuzione. Specialmente raccomandabile per l'elevato coefficiente della sensibilità e della posltività è la reazion e di Kahn che non può, peraltro, essere praticata in ogni laborà.torio perchè, malgrado la semplicità della tecnica, richiede tma speciale attrezzatura. Molto piil semplice, invece, e quindi alla portata di ogni analista, dotato anche di m ezzi modesti, è la reazione di flocculazione di Meinioke che si ese~ nel seguente modo. Si diluisce l c. c. di reattivo 1\<Ieinicke (M. D. R.) con 0,50 c. c. di acqua distillata versando in una provet t a prima l'antigeno ed aggiungendo poi goccia a goccia l'acqua. distillata. Si la· scia in riposo l'antigeno p er un 'ora e quindi si mescola con 7 c. o. di soluzione olorurosodica al 2 % versando la miscela antigeno acqua distillata nella provetta cont~nente la soluzione salina e travasando dall'una all'altra provetta. rapidamente parecchie volte. P er eseguire la. rea,zione si m escolano : c. c. 0,80 di antigeno cosi preparato con c. c . 0,20 del siero in esame e si tiene la prova. in termostato, per 24 ore, a 37o C e poi 24 ore a. temperatura ambiente. I sieri fortemente positivi però, già. dopo poche ore, flocculano macroscopicamente ed il liquido contenuto nella provetta. che era inizialmente torbido, si rischiara. Questa reazione da m e praticata, parallelamente alla Wa.ssermann, su diverse centinaiA di sieri mi ha d ato sempre risultati largamente concordanti con la deviazione del complemento s pecie nei oasi di lesioni luetiche in atto. TIFO E PARATIFI A

B.

Emocoltura: D al sangue il bacillp del tifo può essere coltivato nella prima e seconda settiman a di malat.tia, nei vaccinati però, che non banno a'\o-uto sufficiente protezione dalla vaccinazione, solo raramente si ottiene dal sangue la. coltura del bacillo t i.fico.


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LA DIAO::-<OSI DI LABORATORIO ECC.

Ne'l pa.ratifo A .e B l'esame batteriologico del sangue non ha grande importanza perchè esso molto spesso riesce negativo. Un valore prognostico gt·ave assume l'emocultura. che riesce positiva in un periodo assai avanzato della. malattia, perchè, in genere, questi casi · finiscono quasi sempre con la morte del paziente. Perchè vi siano le maggiori probabilità. di successo è necessario che il sangue, per l'emocultura, venga prelevato durante l'acme febbrile o al momento di un brivido freddo col quale éoincide, di norma, l'invasione del sangue da parte dei batteri. Circa. la quantità di sangue da prolovo.ro si tenga presente che bisogna seminare 10. 20 c. o. di sangue in un pa,llone contenente 100 c. c. di brodo in modo che il sangue insemenzato venga a trovarsi, nel m ezzo colturale, in una. diluizione notevole ad evitare che i.l naturale potere battericida del sangue inibisca lo sviluppo del germe che si vuole coltivare. L'emecultura, oltre che in brodo, può' essere praticata anche in bile insemenzando l, 2, c. c.; di sangue in IO c. c. di bile sterile di bue.

Prwadi Gruber-Widal. Nel tifo e nel paratifo A e B si possono dimostrare nel sangue, dal decimo al dodice· simo giorno circa. di malattia, delle agglutinine specifiche; alle volte avvien e· che queste agglutinine appaiano alla te.r za, quarta settimana della malattia; in certe circostanze mancano del tutto pur trattandosi di casi conclamati di tifo con classica roseola. e con tutt-o il corteo sintomatico della. infezione ebertiana.. Dal titolo delle agglutinine non si possono trarre conclusioni sulla gravità della malattia. Il valore della. prova di agglutinazione è, agli effetti della diagnosi, molto inferiore a quella dell'esame batteriologico del sangue perohè essa è una manifestazione più tardiva. La sua importanza sta nel confermare la diagnosi clinica ed è opportuno praticare la Widal quando l'esame batteriologico del sangue, all'inizio della malattia, non fu eseguito. Il titolo minimo della diluizione del siero al quale la Widal comincia ad avere valore per la. diagnosi risulta dal seguente specchietto:

Tifo ............ . ..................... . Paratifo A ...... .... .. .. ...... .. .... .. . P aratifo B ............................ .

K on vnocìnatl

Vnccìnnti

J :50 1:50 l: 100

l: 50

l : 50 l: 300

l

A distanza di t re mesi dalla avvenu~ vaccinazione.

Le agglutinine sono anticorpi di natura chimica ignota, sono resistenti al calore e si tro· vano legate alla frazione euglobulinica. del siero; non agiscono che in presenza di sali e cioè si · comportano come elettroliti. Vale a dire che in assenza di sali si legano all'agglutinogeno della cellula batterica ma non determinano l'agglutinazione. Le agglutinine sono anticorpi di secondo ordine e cioè, secondo la teoria di Ehrlich, l'agglutinina è costituita di due gruppi: un gruppo aptoforo destinato a. legarsi con l'a.gglutinogeno ed un gruppo agglutinoforo o zimoforo che determinerebbe l'agglutinazione dei batteri accollandoli l'uno con l'altro. Si distingue una agglutinazione a piccoli ed una agglutinazione a grandi fiocchi e qualcuno vorrebbe dare a queste forme di agglutinazione un valore prognostico nel senso che quella a grossi fiocchi sarebbe specifica. delle forme g,ravi, . ad esito sicuramente letale, mentre quella a piccoli fiocchi si verificherebbe nei casi a. decorso mite e con esito in guarigione. Non sembra però che il feno· meno abbia un reale valore per il clinico. Eeamo batteriologico dcUc /coi. Nell'ultimo periodo de lla malattia, cioè nella. convalescen. za, allo scopo di non dimettere individui che potrebbero essere pericolosi perchè portatari di tifo, è indicata la ricerca, ripetuta almeno tre volte, a distanza. di 4-5 giorni, dei bacilli tifici e pa.ra.tifìci nelle feci dei pazienti. Se noi seminassimo le feci in un terreno nutritivo comune avremmo uno sviluppo enorme di colonie dei vari microrganismi che costituiscono la fiora intestinale comune e non sarebbe agevole riconoscere ed isolare le colonie di tifo e pa ratifo specialmente da quellt~ del B. coli. Ci ser\rono invece bene allo scopo dei terreni speciali che permettono di riconoscere a colpo d'occhio le colonie del B. coli da quelle dei germi tifìci e paratifìci sfruttando il potere


Ll28

LA DIAGNOSI DI LABORATORIO ECC.

di .fermen tn.zione d el lattos io da parte d e l B. coli e la nessuna azione del bacillo di Ehbertb e cio-i p.tratifi su questo carboidrato. I t erreni che pih si u-. mo a llo scopo sona: Il Drigalski e l'Endo. Il terr.mo di Dr·igalskiConradi è costituito <.lA. ugar !Jttosato a.l 2 % con aggiunt.:1. di tornasole, come indicatore, e di c risi; tlvioletto, com • inibitore dello sviluppo dei get·mi banali. In questo mezzo il coli, sviluppa ndosi, d.\ colonie ro:;!;e mentre il t ifo e. l i p tra.tifì las chno immod ifìcato il colore azzurrillO del terreno. Il terreno di Endo è agar· lattosato a l 2 % con aggiunta di soluzione alcoolica di fucsina e di soluzione di solfito sod ico.·ll terreno che , appena allestito, è incolore consente di individuare subito le colonie del coli cla que lle dei germi del gruppo ti.fo-paratifì pe rchè il primo forma colonio ro.sso-fuc.~ina a diffe re nza d e i bacilli tifici e paratifici che formano colonie incolori, Rispondono pure bene a llo scopo il m ezzo colturale di Chantemesse, il 1\fac.:..COn.key, lo Cha.nde lier, ecc.

Schema per la Sìero·diagrwsi di Widal. P er praticare la 'Vida.l occorre : l 0 il siero d e ll'ammalato che si ottiene prelevando llll po' di sangue dalla piega del gomito con una siringa o con una Tursini sterile o mediante puntura del polpast rello nel qual cnso il sa.ngue verrà immt>sso in t ubetti capillari. 2 ° una aga~ul tura di 24 ore di tm ceppo di bacillo di Eberth che già, in p recedenti controlli, s ia risu ltato faci lmente ap:glutinabile.

Esecuzione della sierodiagnosi. Si stempera t ut;ta la patina doll'agar-coltura. di bacillo tifìco in soluzione fisiologica sterile?, frul hmdo piano piano la provetta, fìno a che sulla superficie dell'agar non sia rimasta p iù p atina. batterica. Si filtra qui11di per carta l'e mulsione tifica con le dovute cautele. Col siero d e l prellunto tifoso si prepara una diluizione l :25 mettendo in una provetta: c. c. 0,10 ùi s iero in esame, più c. c. 2.40 di soluzione J:ìsiologica. Si dispongono p o i in fila sei provette portanti ciascuna , sulla propria e tichetta, il titolo ddla diluizione che conterrà, e cioè:

:sllllt(' l '4) (Ì<'IIIL

pa·o1·e• Ln

Titolo

della dilnh:iouc

l .......... . ..... . . . . . ..... .. . ... . ............................ .

l: 25

2 .. ...... ... ..... . ... ' •....... ... . ................... . ... . .....

l: 50 J : 100 l: 200 l: 400 1 :800

3 ..................... ' ....... ............ .... ........... ..... . 4 ......... ..... .. .......... . ............ ... .... . ........ ... ... . 5 .•. . . . . ... .. . .. ......... . ..• ' ..•.•...•.......... . ........•. •.. (j .•.•.. .. . . . . . . . . . . . • . • . . .. .... •. .. •• . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . • • .• .•

Quindi s i proce de così : Si m e tte n elle provette 2, 3, 4, 5, 6 mezzo c . c. di soluzione fisiologica; poi si prel.èva l c. c. do! siero diluito l :25 e se ne motto m ezzo c . c . nella prima provetta e mezzo c. c. ne lla. seconda; s i pipetta. tre volte il contenuto della seconda provetta e infin1· se ne pre leva mezzo o. c. che s i passa nella terza provetta. e cosi di seguito fino alla sesta provetta nolla quale, da ultimo, s i metterà mezzo c. o. di liquido prelevato dalla 5° provetta, s i pipotterà tre volte !asciandovi m ezzo o. o. di liquido e gettando l'altro mezzo c. o. residuo. A tutte le provette s i aggiunge mezzo c. c. di emulsione di bacilli tifìci; si agita cautamente e si p one la prova in termostato a 370 C. Dopo qua lche o1·a già è pe r lo più evidente il fenomeno d ell'agglutinazione ma è sempre bene che la lotcura detln.itiva sia fatta dopo 12 ore, tenen<lo presente che, con l'aggiunta del· l'emulsione batterica, il titolo de lle diluizioni s i è raddoppiato.


LA DIAGNOSI DI . LABORATORIO ECC.

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I n una pro,·etta a parte si metterà mezzo c. c. di soluzione fisiologica e m ezzo c. c. di emulsione bacillare ed il cont.enut.o di quc~<ta proYotta controllo dovrà risultare, a l momento delle. lettura della prova, uniformemente torbido con a!:'senza completa di grumi o di fioc· <:hotti. È necessario eseguire questo controllo perchè, alle volte, può accadere che i germi, sospesi in soluzione fisiologica, si agglutinino spontaneamente. I nvece eli usare emulsioni di bacilli vivi possono usarsi anche .i cosidetti «diagnostici » ch1· Yengono fomit~ dagli .Istituti S ieroproduttori e che sono s< spcnsioni batteriche. in soluzione .fi. siologica, di germi uccisi, contenenti cioè l'antigeno batte1·ico o agglutinogeno sul quale si fisserà. l'agglutinina. eventualmente prcS<'nte nel siero del paziente . La Widal in genere si pratica non col solo antigeno tifico ma ancho con gli antigeni paratifìci A 13. I n a lcuni casi, parallelamente alla 'Widal, si esegue anche Ea. Wright p er mclitense e Bang. In questo ca.qo il titolo delle diluizioni del siero dov1·à esser e molto ~levato potendo Yerificarsi il fenomeno dell'agglutinazione paradossa (ne~sw1a agglutinazione a titoli baEsi e comparsa dell'agglutiJ1azione a titoli elevati). TIFO ESA~"TE.!IIATICO.

La diagnosi di questa g1·ave malattia, peculiare delle collettività che vivono in cattiYe condizioni igieniche, ed infestate pertanto dagli ecto-parassiti, e specialmente dai pidocchi (pediculus oorporis e pediculus capitis), più ch e dalla rice rca delle ric!ketsie Prowazecki, di difficile esecuzione, ;s i fa, indirettamente, per mezzo della reazione di \Veil o Felix cioè ricercando se il siero dei presunti dermotifosi agglutina o non il Proteus X I 9 che è una varietà di proteo che si lascia facilmente a.gglutinrtre dal siero degl i ammalati di tifo p etecchiale. E sistono due forme del Proteus X 19: La forma H, mobile, agglutinabile a grossi fiocchi e la forma O immobile, agglutinabile a piccoli fiocchi. L'agglutinabHità a grossi od a piccoli fiocchi dipende dal fatto che nel primo caso (agglut. a grossi fiocchi) l'agglutinina si fìssa sulle ciglia batteriche mentre nel secondo caso (agglut. a piccoli fìocchi) J'aggluti.ui.na si fissa, prevalentemente, sull'ectoplasma della cellula batterica per cui i bacilli, pur riuniti in amma~i. continuano a muoversi. L'agglutinogeno H è termolabile perchè il riscaldamento a 600 C. od il trattamento con alcool a 96° dei bacilli sarebbe sufficiente ad impedire il fenomeno dell'agglutinazione. L'agglutinogeno O è invece termostabile e resiste anche al d sca.ldamento a 100o C. La prova di \Veil e F elix risulta positiva a decorrere dal 5o, 7 o giorno di malattia con titoli spesso a.<;Sai ele vati. In ogni caso, per la. diagnosi, il titolo non deve essere inferiore a l : 100 almeno. Si 1mò praticare anche la prova biologica sttlla cavia, alla quale si inocula sottocute il sangue del paziente, ma bisogna aspettare tma diecina di giorni prima che nell'animale si ma· niiesti la classica elE·vazione febbrile. È prcfc r·ibilc p1•r·ciò ricor:rere alla reazione di WeilF elix di semplice esecuzione o che consente tula d .iagnosi abbastanza precoce e sictu·a. T UBERCOLOSI.

La diagnosi t! i labomtorio della tubercolos i si pratica con i segucnt.i m etodi:

l o Ricerca diretta del B. dì Koch ne i prodotti patologici secondo il metodo dello Ziehl· Nelsen e cioè colorazione del preparato con soluzione fenica di fucs ina basica, scaldando alla fiamma per tre minuti circa; decolorazione con soluzione di acido solforico al 20 %, lavaggio in acqua ed ulwriore decolorazione con alcool puro, lavaggio in acqua e colorazione di contrasto; con bleu di mc tilene. Risultato: bacilli di Koeh, eYenttwlmentc preFenti, colorati in rosso vivo su fondo azzur!'o. Altro metodo raccomandabile è quello del Luis i fondato sull~ col01·azione, a caldo per 15 secondi, del preparato con soluzione acquosa !>attira di cristnlviolctto alla Gtrtdc si aggiungono,


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LA DIAGNOSI DI LABORA'l'OBIO ECC.

al momento ùell'w;o, poche goccia di soluzione fenica al 5 %. decolorazione U!tantanea con acido nitrico al 40%, colorazione di contrasto, per pochi secondi, con soluzione a.cquosa quasi satura di Ora.nge c G • seguita da. bre.ve lavaggio in a.cqua. Risultato: ba.cilli tubercola.r i tinti in viola carico su fondo giallo-arancio. 1\!olto utile in pratica il metodo di colorazione al la.cto-bleu alcoolico proposto da Cèpéde e modificato da Gasbarrini prima e da Germino poi. Questo metodo oltre a permettere, per una differente tonalità cromatica assunta dal preparato, una selezione di orientamento fra espettorati positivi e negativi, risponde assai bene perchè i bacilli di Koch appaiono sempre molto ben colorati ed a.s3&i evidenti anche se il tempo di azione della.cto-bleu alcoolico viene protratto per parecchi minuti.

2o Ricerca del bacillo di Koch sul materiale sottoposto ad arricchimento. Col metodo di Uhlenhut all'e.ntiformina costituita da. soluzione di ipoclorito di soda ed idrato sodico a parti uguali, si hanno buoni risultati. Si mescola l'espettorato a parti uguali con una soluzione al 20 % di antiformina e si scalda per un'ora a 37 °, quindi si centrifuga, aggiungendo un po' d'alcool, e sul sedimento otte· nuto si ricercano i bacilli tubercolari con uno dei metodi in uso. Frigimelicd ha recentemente (Policlinico Sez. Pratica 14 nov. 1932) proposto un nuovo metodo di arricchimento che consente di osservare un numero di bacilli molto superiore, rispetto ai preparati comuni, nel materiale trattato con la tecnica da lui proposta. Tecnica.: in un matra.ccio di vetro si versa una certa quantità del materiale in esame e si agita in qualche c. c. di a.cqua.. Si aggiunge poi della soluzione acquosa di acido picrico (soluzione acquosa, satura a caldo, e filtrata dopo raffreddamento) fino ad impregnare bene tutta la massa del materiale che, agitata, deve mostrarsi intensamente colorata in giallo anche nelle parti interne. Si aggiunge poi, a gocce. idrato pot~ico al IO %. fino a che tutta. la massa sia sciolta., scaldando leggermente. Al liquido raffreddato si aggiunge un terzo citca, in volume, di cloroformio, si agita. fortemente e quindi si centrifuga. Nel _punto di contatto fra il materiale omogeneizzato ed il cloroformio si forma un anello biancastro che, in casi positivi, è ricchissimo di bacilli tubercolari. Col materiale prelevato in questa zona si allestiscono preparati che si colorano con la comune tecnica. Questo metodo è stato da me sperimentato su moltissimi espettorati e mi ha oostantemente dato ottimi risultati svelando la presenza di bacilli tubercolari in espettorati che, anche con ripetuti esami, erano risultati Koch negativi. 3 o PrQVa biologica sulla cavia. Si inocula la cavia di circa 300 gr. di peso in peritoneo, se il materiale non contiene germi piogeni, o sottocute col materiale sospetto e si tiene la cavia in osservazione control· landone accuratamente il peso. In genere bisogna attendere aliDeno uii mese prima che la prova. dia un risultato concreto e dimostrativo a prescindere dall'evenienza che l'animale muoia, durante il periodo di osservazione, per una malattia banale acuta. È perciò buona regola inoculare almeno due cavie per volta. 4 o Proua coUurale.

Si omogeneizza c.o n acido cloridrico al 15 % o con acido solforic.o al IO % il materiale in esame per distruggere i germi banali e poi si fanno delle semine in uno dei seguenti terreni: P etragnani (latte, uova, fecola di patate, verde di ma.lachite); Petrof (uova, brodo glicerinato, violetto di genziana); H ohn (uova e brodo glicerine.to al 5 %). D opo 15.20 giorni si ha sviluppo delle colonie tubercolari.


LA DIAGNOSI DI LABORATOltiO ECC.

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5o Reazioni rierologicke. Di queste reazioni l'agglutinazione, studiata fin dal 1908 da Arloing e Courmont, non è entrata nella pratica sia perchè può essere ricercata soJo a titoli molto bassi di diluizione del siero, (1:10) ai quali tassi anche i sieri normali- possono determinare il fenomeno, sia perchè, malgrado l'uso delle colture omogenee, è sempre facile e possibile incorrere in errori. La precipitazione, che pure aveva destato molte sper~mze, falli allo scopo allorchè si svelò il suo scarso valore specifico tanto da risultare positiva anche col siero di individui sani. La batteriolisi non ha avuto impiego, per la diagnosi dell'infezione tubercolare, perchè mentre Mara.gliano ammette l'esistenza. degli anticorpi batteriolitici, nel siero dei tubercolosi, altri A A . non meno autorevoli, e cioè Calme t te e la sua scuola la negano recisa.mente. La sinforeazione e la enzimoreazione, ideate e studiate da Sivori e Rebaudi della clinica di Genova, si completano a vicenda e sarebbero atte a svelare· proprietà specifiche dei sieri dei tubercolosi ma sono di esecuzione assai delicata e sono state utilizzate essenzialmente• ai fini prognostici piuttosto che per la. diagnosi. . De~Jiazione del epmplerMnto. La prova della deviazione del complemento, eseguita con l'antigeno di Besredka e con la tecnica originale di questo A., dà in pratica dei risultati molto utili e può fornire nei casi dubbi e sospetti un criterio complementare assai importante per la diagnosi. In un mio rece11te lavoro mi sono occupato appunto di questa. ricerca, sia nelle forme tubercolari che in quelle sospette, e sono pervenuto alla conclusione che questo metodo di indagine sierologica, oltre al coefficiente della specificità., ha anche quello della sensibilità perchè è in grado di svelare sia l'infezione tubercolare in atto che quella allo stato latente. Reazione plZa t!krcolina. Le tubercolina sono sostanze tossiche estratte dai bacilli tubercolari e si usano per svelare l'allergia dell'organismo .a ll'infezione specifica. L'iniezione di una minima quantità. di tubercolina ad un organismo sano, immune da tubercolosi, non provoca che effetti minimi o nulli. Viceversa l'iniezione di tubercolina provoca nel tubercoloso tre tipi di reazione e cioè: una reazione generale; una reazione di focolaio; una reazione locale più ò meno intensa. Negli ad11lti la reazione alla tubercolina ha un valore molto relativo. ULOEltA MOLLE.

Questa malattia con i suoi caratteri clinici di soluzioni di continuo in genere multiple, di forma più o meno rotondeggiante, con bordi scollati e tagliati a picco, con piccolo alone periferico infiammatorio e con fondo grigio è cosi caratteristica che la diagnosi clinica ne è facile. Nei casi dubbi, e sopratutto in quelli di « ulcere miste •, è doveroso praticare le ricerche sierologiche della lue per ammettere o escludere la natura sifilitica delle lesioni. In ogni caso è sempre bene completare ed integrare la diagnosi clinica con un accurato esame aierologico per evitare di incorrere in errori che potrebbero procurare un danno incalcolabile al paziente e ritardare un conveniente ed efficace intervento terapeutico. La introdermorea.zione, con vaccino streptobacillare. rappresent<~rebbe, secondo alcuni A A., un mezzo _specifico di accertamento. V..uuoLo.

Le ricerche più comuni che si praticano nei casi sospetti di vaiolo sono: La prova di Paul e l'esame del sangue (formula leucocitaria). La prova di Pau! si pratica eseguendo dell& piccole scarificazioni sulla cornea del coniglio e spa.lmandovi sopra, quindi, il contenuto delle pustole sospette. Esaminando dopo 36, 48 ore con una lente di ingrandimento la cornea dei coniglw si osservano, in caso positivo, delle macch:ette di colorito biancastro con cratere centrale che si apprezzano anche meglio immergendo l'occhio in una soluzione di sublimato.


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RIVISTA DELLA STAMFA MEDI CA ITALIANA E STRANIERA

L'esame del sangue (formula le ucocitaria) dà nei casi di vaiolo leucocitosi con mono· ci tosi e presenza di miclociti. Con la rapida e sommaria rassegna fatta dei contributi ·che il laboratorio può dare, !n rn.pporto alle principali malattie infettivo-para(l.Sitarie, non ho che tracciato uno schema per ricordare su quaU basi rigorosamente scientifiche poggi oramai la diagnosi de}le infezioni. Problemi eziologici di fondamentale importanza attendono ancora la loro soluzione e costi· tu.iscono da tempo il tormento e l'assi llo dei ricercatori, ma la Microbiologia, che nell'ultimo cinquantennio si è arricchita di tante b elle scoperte e che affina sempre più le sue armi, attra· verso il si lenzioso, paziento, tenace lavoro degli studiosi, saprà, e speriamo presto, darci ancora altre vittorie. È guasto un , ·oto c he noi formuliamo ardentpmentc di tutto cuore, per il bene della umanità sofferente e per la gloria della Scienza.destinata a rnetf' sPmpre pii1lontane e sempre più a lte perchè Scic nzt~ è s inonimo di luce e di verità.

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA SANITÀ Mn.ITARE A. CmsTONI. -

La difesa contro Il cianogeno. (« Gazzet.ta. Sanit-aria u, ottobre 1935-XIII).

L'acido cianidrico o prussico, noto p er la sua tossicità nello droghe, che lo contengono.

fin da te mpo antichissimo, è uno dci compo~ti più velenosi che ancor oggi si conoscano. e ciò

spiega como ad esso si sia ricors i, durante la guc~rra europea, com€\ aggres.<;ivo chimico, usando! o dapprima da solo, poi moscolt~to a sostanze poco volatili. Il prof. Chistoni, l'illustre farmacologo dell'Ateneo di Parma, parte ndo daJia sudd~tta consta.t,a,ziono, od accem1ando ai ·motivi per i quali l'acido c ianidrico non potè poi dare in guena quei risultati che ci s i riprome tteva, dopo twer menzionato i numerosi utili impieghi di tale conl· post.o, passa ad illustJ'8J'ne l'intimo mecca11ismo d 'azione t.ossica sull'organismo umano, pre<'i· sando che il voleno, di cui tratt.asi, prende di mira il sis t,ema nervoso centrale, ed è precisamente un veleno bulbare noi significato più rigoroso della parola. La, morte, ogli aggiunge, è legata principalmente all'atTesto reRpiratorio, e Ja· doso minima mortale per l'uomo pan) :::ia di ciJ·ca· 60 milligrammi. Passrmdo poi alla parte più importante del suo articolo, cioè alla terapia dell'intossicazione da a{)ido cianidrico, ritiene che, m entre potrà essere utiJe una cura s il1tomatica fatta a base di eccitanti deJ contro respiratorio, f'ccitn.nti generali, respirazione artificiale prolungata, somministraziono di ossigeno, è fuori di dubbio che il risltlt.at.o migliore sarà dato dalla sommini· strazione di antidoti atti a trasfor·marc la sostanza volenoM i11 un composto non tossico. Et! a tale rig11ardo il Chistoui, dopo aver accennato che fra i val'i antidoti sperimentati sono da annoverarsi il tioRolfnto di sodio, la ci~<;ti na, la. citeina, il sufrogo;-1, il sulfidal, il glut.a· tione (proparati t.utti che pBrÒ hanrro una !'fficacia preventiva più cbo Cllrativa, in quanto e~i agi:;cono molto fo,·ore,·olmcuf.(' (]UaHdo ,·ongono introdotti nell'organismo un certo tempo prin1~ df•lla propinaziont> dE•l to;;sico); gli zucchori. il bleu di m etilene, (rhe, srcondo ricerche persor1ah dell'autore, determinn antidotismo curat.ivo, noi vpro senso della parola, nei casi in cui il da· no.(!<'no n on ha oJttepa;;sata che di poco la doso tossica minima mortale). il nitrito di sodio, il p~rmnngHnnto di pofaf'sio; rit.if' n<' chr am•ora oggi l'antidoto miglior<> deiJ'intol'.'<icazimw cian idrica, è rapp r'CsPntnto dai politionati di sod io pnrticolarmf'nte dal totrationato, e ciò in attesa che la chimien ci pn·puri il pentntionato di.sodio, che tPoricnmf'nte rapp~!=:cntcrebbe J'antid o~o P·~r eccoll<'nZH, data la rapidità con IH qua.!f' proYoca la t.rns;;formuzione dell'acido rianidriro m solfocinnnto, dotato di trHS<C·nrabile toss;;icità. MACRO::-IE.

A. PETTAZZI. - l gas da comtattimento e la difesa passiva della popolazione civile. (Ti p. l\lessa)!gi di Dir•go Hnrromi- Trc·,·iglio). 'Pt·.r· l' llnt dd ComlltW Pd n b<>JWficio d f' II'Opera ~late 1nità l d lnfm,zia di T r(\'i{>!lio i> ncito r·c·c··ntt•mcnto una pt<hblicM·.iorlC' dt>l dott. Attilio Pcttazzi. ufficiale l>Rnitai'Ìo di quel C'omunt· e dirf'tt o r(\ 1-;anilario d"J loeulc· Soth)Com itlltO clt•lla C. R. I., rC'IntiYn ai gas di eombattimrnto t•d rtl la difC'sl\ pm;sh·a <h·lla. popolazione c h·il t'. ·


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDIOA ITALIANA E STRANIERA

L'autore , sviluppando la mat<'ri>t svolta in occaRione di talune lezioni da lui impartite ai m iliti di detto Sottocomitat.o, ha, in forma piana ed efficace, premesso le princ ipali not izie storicho oirca. le varie faRi ed i pt·ogre>l~>i s ubiti dall 'arma chimic a , e le modalit à con cui tale nuovo

mezzo di offesa può essere attuata. per passar e po i ad il lustrare i vari gruppi di aggrt'ssivi c himici, s ia dal punto d i vista clùmico, che tossico logico e fis io-patologico. P er i pJ:incipali aggrC'Ssivi !>i sofft>rma a spiegnrn e il meccanismo d'azione, le più importanti alterazioni cliniche, il d!:'Corso, g li esiti. Tratta poi, in modo adeguato alla m od<'sta m o le della pubblicazione ed al grado di cultura. di coloro, cui la pubblicazione st <'ssa è dt'i<tinatll, della prot11zione collettiva contro le aggr<'ssioni chimiche, facendo opportunam<'nto risaltare l'imprescindibile necessità. dell'attuazione di uno fra i più importanti provvedimenti di P. A. A., cioè a dire lo sfollamento, çome la mis m·a ch e influisce efficacement-e su tutto il complesso problema d ella P. A. A. Accenna pcrtant,o ai vari tipi di ricovero, C'ostruiti sPcondo norme stabilite, cd a quelli di fortuna, per quello che riguarda l 'attrez:~.atn ra a.ntigas. Si int.rattiene quindi sui mrzzi di protezione indi\"iduale, mt~sch!'rc - autoprotettori indumenti antipritici, facendo ril pvar<' l'd'ficacia dolla maschera di cui illu!'tra il m eccanismo d i azi one d i fronte ai vari aggrrsf'ivi chimici. e mettend o in giw~to rilievo la n ecessiià di un adeguato allenamento specie da plltte d<'l personule addetto alla protezione sanitaria. Si sofferma infine sui compiti C'ho spet.tano al personale sanitario ed assi>'<t.C~1Ziale nei confronti d ei colpiti da aggressivi c himici , sia per quant.o ri g uarda la diagnosi che il pronto soccorso e la terapia delle nnie l!:'sioni det('rminate da tali aggr essivi. .MAGRONE.

P. GENAU D e H. MAGNE . -

Il lavoro Imposto alla respirazione dagli apparecchi di protezione.

(« G,tz d e Combat •, maggio 1935).

Ne l campo di'Ila protf'zione antigas un p residio di sicura efficacia è la maschera, e quaiRiasi ::;tudio che tenda a migliorame il rendimento, riducend o S('mpre più il d isagio procurato da tale mezzo di protezione. è meritevole di es-"'lre segnalato perchè chi per la propria competenza scientifica o per i mezzi di organizzazione, eli cui dispone, devo pro'> ·edere alla produzione delle maschere, trovi m odo di t.ntrre u t.ili iust>j:!nam('nti . Il Gena.ud ed il Magne hanno. con un diligènte studio sul lavoro impost > alla r<'spirazioue d egli apparecchi di protezione, portato un valido contributo alla soluzione t eorica di tal u n i pmble mi di ordi ne fisiologico, r elativi alla respirazione con la maschera ed hanno propo11to un m etodo che permette di comparare fra loro i diversi tipi di masch era, e di controllare la regolarità del loro funzionamento. Gli autori, premes.~o ch e qualsias i tipo d i maschera impone s!'mpre alla respirazione un duplice disagio, chimico, dovuto all'esistenza. davanti agli orifizi r espiratori naturali, di tma cavità ch e costituisce il cosidett.o spazio nocivo, e m eccanico, prodotto dalle resistenze offerte a i movimenti d ell'aria, affermano, g iustamente, ch e por caratterizzare una. maschera dal punto d i vist,a del s uo valore fisiologico bisogna disporre di metodi ch e permettllno di m isurare le suddette due grandezze. E limitand osi ad occuparsi delle resistenze m eccaniche, dopo aver accennato che, teoricamente, qualsiasi resistenza frapposti' ai movimenti dell'aria. nelle vie respiratorie non modifica, per sè stessa , le condizioni degli scambi gassosi n e l polmone. mtt impone ai muscoli r espiratori un lavoro supplementare, s i soffermano ad illustrare!e leggi fisiologiche che r egolano il rendimento muscolare nei confronti dellavoro imposto a.i muscoli stessi, pe r concludere che l'affaticam ento indotto n ei m uscoli respiratori da tali r esist enze m eccanich e, a causa d el lavoro supplementare ad essi imposto, limitll la pos.~bilità di port-are a lungo la ma.schera. P er valutllre il più precisamente pos.,.ibilo tali resisten ze, clte incidono sulla capacità. da. parte di ciascun individuo di portare la maschera, gli aut.ori hanno rea Jizzato un apparecchio, sch ematicamente illustrnto nel lavoro originale, mediante il quale, d opo aver m essa la masch era sul viso di u n soggetto. s i riesco a r egistrare, mercè speciali dispositivi ed adatti calcoli. le variaz ioni di pressione che si p roducono nell'intemo di essa in funzione delle variazioni d el volume d 'aria. respirata, seguendo un procediment o analogo a. quello che viene ut,ilizzato per le prove deUe macchine t ermiche . D alle numerose indagini esP.gnite gli autori hanno p otuto concludere che, r ispetto alla respirazione effettuata sonza maschera, un apparecchio di protezione antigas importa, secondo la sua qualità, un aumento di lavoro, da parte dei ID\lSColi r espiratori, che va dalla m età. al d oppio; rispetto poi all'energia totale spesa dall'organism o, il dispendio supple · mentllre dovuto alla maschera è invece minimo (l per 100). Praticamen te, il metodo adottato dai due autori francesi p rrmet.t.e di paragonare fra loro i diversi ..apparecchi d i protezione; d i valutare la part.e che spetta a ciascuno dei loro elem('nt.i co~;~t.itutiçi nel lavoro totale; di controllare infine la rrgolarità dt'l loro funz:onamento . liTAGROl'l:: 4 -

niornnle di medicintt •nilìture.


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RIVISTA DELLA STAMPA :\'fEDICA ITALL-\NA E STRANIERA

l GlENE SAE::>z A. e CosnL L . - Ricerche sulle variazioni biologiche e sulfa.dfssoclazlone del bacillo tubercolare aviario. (• Annai•3S do l'lnstitut Pasteur "• vol. 55, 1935-11 , n. 5). Per quanto shtno stati d escritti. sin dagli inizi d e ll'era batteriologica, non pochi esempi di variazj.oni della ~p9cio microbica, pure questi fenomeni hanno attirato l'attenzione d ei bat· wriologi e doi patologi solo in quesii ultimi anni. Gli autori premettono all'esposizione delle r icerche da. loro condot.te sulle variazioni biologiche e la dissociazione del bacillo tubercolare a v in rio, una rassogna sintotica sui lavori finora pubblicati al riguardo. Citano, così, gli studi di P"""tcur, che, pe r il primo, trtl. il 1880-86, miso in evidenza la possibilità eli esaltare o di attenuare la. virulenza di parecchi gormi patogoni p er mezzo degli agenti esterni o dei terreni di cultura; queiH di Wa..sserzug, che dimostrò l' influenza dei terreni acidi nei cambiamenti eli forma d E>IIe colonie di alcune specie bat.teriche; di Lehmann e Neumann, i quali dimostrarono le relazioni che passano tra la forma d e llo colonie e le loro proprietà biologiche; di P reiszj Noi~ser, ~{a...,'!iui, \Veil e F élix, ecc. In modo particolare, ricordano anche le ricerche d i BaerthlC~in. al quale spetta il m erito di aver comparato, dal 1912 al 1918, un gran numero di osserva· zioni snlla va.riabilità batterica e di aver concluso con l'ammettere che l'instabilità dei ca.rat· teri mo.rfologici di ogni specie microbica è st.rettamente legata a dei cambiamenti del pote-re antigene, della cromogenesi e deUn virulenza. Quest-o r icerche, rimaste fondamentali, hanno . permesso di interprotrare i fenomeni d e lla dissociazione bat.terica. La dissociazione doi bacilli acido resist.enti in duo varietà: R (rough, rugose) e S (smooth, Ji;:c ie), fu osservata p er la prima volta nel 1913 da Ba.erthlein e Tojoda per il bacillo tubercolare d ella ranA.. ~fa. non vi è dubhio che spetta a P-otr9ff, Branche Steenken il merito di a.ver po.r tato alle più complete acquisizioni su questo soggetto. D alle ricerche riferite, con chiarezza di dettaglio, dagli autori, risulta che i ceppi dei bacilli tubercol!tri d'origine aviaria, costituiti, al mom~nto del loro isolamento, esclusi.vamento dalla variet-à S, possono difl.~ociarsi, in vitro o in vivo, in tre varietà.; R , Se Oh (cromogena.). Tali var·iotà. dLc;sociate, colt ivo.to su patata glicerina.ta, presentano una notevole stabilità, tanto cho agli autori è stato pos..c;ibile conservarle per dogli anni , con passaggi mensili su questo terrl.'n<>. senza notar·e alcuna perdita o diminuzione dei loro caratteri specifici. La varietà. R riveler ebbo una maggiore stabilità in vitro. La varietà S è risultata. costituita da. elementi più corti e meno acido-resistenti di quelli della varietà R. Mentre, poi, le culture delle varietà S e Oh crE"SCCno tra i 250 e 32° n ei terreni ordinari, in qualli all'uovo-asparagina-verde di malachite ed in quello liquido di Sauton, la varietà. R si svih.tppa tra i 37° e 42° e nei torron i glicorinàti. La varietà S, con una permanenza in stufa di quattro settilllàne, alcalinizza. leggermente o la;;cia anche invariato il terreno di Sauton, mentre le varietà R e Oh l'acidificano fino a .5 ,6. La varietÀ S s i sviluppa in profondità nel brodo glicerinato e nel Sauton, intorbidando uniformemente o formando alla superfieie un velo liscio e sottile. Nello stesso terreno la varietà R cresce in strot.ta aerobiosi e dà un velo secco, pieghettato, che risale lungo le pal'eti; inoltre, dopo un mesE\ di ~tufa fol'ma. un pigmento giallastro. Le culture pure della varietà S, lasciate alla. temperat.um di Laboratorio, si pigmentano con frequenza t:rasformandosi in quelle del t ipo Oh. Riguardo al potere pat.ogeno per il pollo, la varietà S ha dimostrato una forte attività. m entre qttella R si è rivelata re lativament.e a.virulenta.. Le propriott.\ patogene d e lla varietà Gh p er il pollo sono identiche a quelle d e lla varietà R. Le lesioni istologiche del fegato e della milza dei polli inoculati con le variet.à. R, S e Oh si sono r ivelate nettamente differenti. La. varietà. S produce una tubercolosi acuta, congestiva, tossica, caratterizzata dalla presenza. di nodt•li epitelioidi format.i da grosse cellule,'a tipo monocitario, con centro spesso· caseoso e ricchi di bacilli acido-resi;:tenti. Le variet-à R e Oh la..sciano intatta la stmttura generale degli organi e le lesioni specifichA sono costituite da piccoli noduli ic;tiocitari, dA. rare celhùe giganti con un piccolo numero eli bacilli acido-resiRtonti. · La va.riotà S risulta asl?ai virulenta per il coniglio e per il sorcio, mentre quella R è dr l tutt.o inoffonsiva per questi animali. L a varietà. R, impiegata nel coniglio in tent{~tivi di vaccinazione, si è dimol?trata capaci' di conferire un grado di re.sic;tenza. ben apprezzabile noi riguardi della varietà. S omologa, cho è molto vintlenta per questo animale. L o studio delle proprietà pa.togene delle variet.à R ed S di un ceppo seguito per 4 anni ha dimostrato che la virulenza d ella varietà. S si era mantenuta intatta, mentre la varietà R, che. al momento d e l suo isolament.o era capace di tubercolizzare il p ollo, non provocava, dopo 43 passaggi su patata glicerinata, alcun disturbo su questo animale. Trapiantando un coppo dfll tipo S, ltl.<>Ciato per tre anni e quattro m esi a.lla. temperatura del laboratorio ed al riparo dnllu luce, è stata otton11ta una cultura che conservava gli originari cara.tt.eri morfologici e di ";ru. lenza. . L e variazioni di virulenza che subiscono frequentemente i ceppi di bacilli aviarii, con!Wr· vati a lung-o ne i l.aboratori, sono stati spiegati col fatto che la varietà in iziale S, che predomina


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RIVISTA D ELLA STAMPA MEDICA ITALIAN.4. E STRANIERA

sempre nelle culture d'origine aviaria recen temente isolate, è sostituita dalla varietà R durante i trapianti su patata glicerinat&. Gli autori sono riusciti a trasformare in vìtro ed in vivo la varietà S del bacillo aviario in quella R. La trMformazìone della varietà R in quella S in vitro è più rara. e gli au tori l'hanno potuto osservare solo due volte, mentre in vivo è stata sempre ottenuta al momento d ell' isolamento. Questa reversibilit-à diventa sempre pii1 difficilo nel corso dei pa.ct<;aggi su terreni artificiali. Tali fatt.i dimostrano che il fenom eno della dissociazione p er il bacìUo aviario è reversibile. L o stesso fenomeno è stato ottenuto partendo da culture pure, m1icellulari, il che prova che le va.riotà R ed S non preosistono in uno stesso ceppo del bacillo a"-iari o. Queste esperienze dimost.r·ano anche che la trnsformazione della varietà Sin quella R o viceversa. ed in Oh non si opera pe1· mutazione.

PIAzzA. T.- Studio igienico sull'elmetto militare d' acciaio. (« Taiwan Igakkai Zasshi • Vol. 33 1934. Riassunto i.n i.ng lf'sf' dal • Bullt'tin or H ygif'ne "· Ottobre 1935).

ÙNOGI

I n una precedente nota l'A .. hn rif~rito sui !'isultati di studi sperimentali da, lui compiuti in Laboratorio, intorno allo. tempernt.ura doll'~: l m.,tto militare d'acciaio e ad un dispositivo di necessit.à contro. il cnlore. · A scopo comparativo le medesima ricerche sono state compiute al campo durante l'inizio della primavera e a mrzza estate. Parecchi soldati, in buone condizioni di snlute, che portavano in capo l'elmet.to d'acciaio con o s~·nza rivcst.imento interno, erano esposti ai raggi solari diretti, e s i prendevano di tempo in tempo le t{lmpPrature interne con dispositivo elettrico; come controllo era adoperato un elmetto est.ivo rogolamenta re. I risultati ottenuti durante l 'estate coincidevano co11 quelli già ossen·atì in Laboratorio. La tempera.t.ura dl·lntro l'e lmetto d 'a.c ciaio, foderato di pa.11nO, rra di 3, 4° inferiore d i qnolla dell'elmetto sguarnito; la temperatura dell'elmetto foderato di sug hero risultava ancora pi\1 bassa di 5,7o. I soldati che portavano I'Plmetto con rivestiment.o intemo s ì sentivano assai meglio di quelli che portavano l'elmet.to sguarnito. Negli esperimenti fatti a 1 principio della primavera. non s i nota.vR. invece sensibile differenza di tempora.tura nell'interno dell'elmetto con o senza rivestimento interno uei confronti del controllo. Comç pratico corollario di queste ricerchedi igiene militare, risulta che nello l'egioni t ropicali o subt.ropicali, quando la truppa deve usare l'elmetto d'acciaio, s i rendo nocessario provvedere a l rivestimento int.erno di sughero, che diminuisco il danno del sovrn.ri:-;cald.l.mcnto del capo. IwABUOHI C. -

Studio termometrlco s ul vari tipi di elmetti estivi (lbid.}.

Sono state compiute ricerche termometrìche comparativo tra l'elmett.o usato dall'esercito in Formosa, il quale non da una sufficiente protezione cont.ro il caldo, l'elmetto usato dalla polizia locale e diversi elmetti comunemente adoperati da-l pubblico. Cia.'lcun tipo di elmetto, posto su dì un tavolo o portato dai soldati in capo, era espo::;to alla radiazione sola.re clìretta, e se ne misurava la tempe ratura all'intorno. È stato osservato che la temperatura nell'interno d e ll'e lmetto della polizia e ra la. più alta; un po' meno elevata nell'interno dell'elmetto dell'esercito. Le temperature più basse eran quelle degli e lmetti di sughero. Quantunque questi tipi di elmetto siano da ra.ccomaudaro pe r quanto riguarda. la protezione cont.ro il caldo, presentano l' inconvenionte di Oi!sor o più pesanti degli al tri.

Se l'elmetto dei poliziotti è trattato s ulla parete estern a con polvere di alluminio o con o;;.-.ido di zinco, si riesce ad abba.<>sare sensibilmente la temperat ura int-erna.. La differenza massima di te mperatura tra l'elmet.to della. polizia, trattato con ossido di zinco, ed il controllo risultò di so nell'esperimento sulla tavola o ùi 3o nell'esperimento compiuto sulla testa del soldato, . m entre il termometro esposto ai raggi solari diretti segnava 38°. La protezione contro il caldo J oll'elmetto fatto di Tetrapanax papirifor è grande e comparabile a que lla ottenuta. con l'e lmetto di sug hero; mentre il primo però ha il vantaggio di una maggior leggerezza, il secondo presenta. il requis ito di una più lunga durata. Concludendo, s i può dire che l'attuale e lmetto militare ~Jstivo, fatto d i fibra eli Pandanus tectoriLL~. protegge m eglio dal oaldo che l 'elmetto della polizia, fatto di carta.; gli elmetti, comunemente adoperati dal pubblico, fatti eli sughero o di Tetr·apanax papirifer sono dì gran lunga superiori agli e lmetti militari nella. protezione ùol capo cont ro i raggi solari. REI'rAYO.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE A. VAUDREMER e C. BauY. -Cultura e ciclo evolutivo del b. df Hansen . (• La Presse l\Iédicale » n. 92, novembre 1935). In precedenti pubbliet1.zioni (C. R. de Biologie 1931- 1932 e Bui!. de I'Acad. do .Médicino 1935), gli a.u '.ori hanno già r eso not.iir i gulta.ti posit,ivi da. Cl'<Si ottenuti nollacolt.ivazione del ba-


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RIVI STA D ELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

cii lo eh• Ila lobhra. dimostrando come l'opirùone della non eoltivabilità: di esso si sia potuta perpetuare attraverso la numProsa sorie dei precedenti. infruttuosi, tentativi, più che per insuC<X'SSi Jw tli, p or l'e rrat-a intcrpretrazione di impurità data agli elementi polimorfì, cianofili, che già t' runo :o~tati otte nut.i in alcuno prove colturali da qualche ricercatore. Go n la pr~eute nota ossi comunicano i dati es.'lenziali delle ricerche sperimentali che conducono d a SI' i a n n i. La consid~mzi one d ello annlogie caratteristich<>, morfologich e e t intoriali, esistenti tra il bacillo d i H nn»nn o qucllo di Koch spinsero gli autori a utilizzare la t-ecnica sperimentale già da uno di ossi {nl ic(lmont.e impiegata por ottenere le fo rme granulari ecianofile del bacillo di Koch. Ni i nfot ti i torrt>ni: brodo di patata glicerinat.a (4 %) e il filtrato di coltura di A'3per. furnigatus in li<tuiclo tli Raulin, s i ~;;ono dimostrat i i migliori terreni per l'analoga ricerca nei riguardi d el baci llo di Ha n~<en . Lo studio coltumle, ripotutame nte condotto partendo da mate riale prelevato dai lepromi - con tecnica e critflri di seolta minutamente descritt,i - e da filtrato d i milza prelen1ta nll\u.rtopsia di un lrhb ro1<o, ha dirnostrat.o che il bacillo di Hansen n el suo sviluppo in t.-itro uttravc11'>'la nn ciclo lWolutivo cho, pur potendo variare p er la durata dei singoli stadi che attravorsa. è somp1·o idC'nt i<"o o può C'!<~<er riaR.<;unto noi seguente ROhema: bacillo acido-resistente, ell'm<-nti m or)ÌnJ::ococeifo rmi, bacilli cinnofìli corti, bacilli cinnofili lunghi, bacilli acido-resiste nti. Il corn,tto studio bntwriologico del germe. nelle s ue varie forme evoìutive, pur non la.<sciando dubbio sullrt osatta. idf'ntificazione di osso con il bacillo di Hansen, non poteva darne la pro,-a. Ric u ra . Gli A.\l tori l'hotnno ottonuta istitue ndo tre ordini di ricerche s ugli animali da esperimento (conigli albini, ratti bianchi c scimmie) : pro,-a biologico, reazioni s ierologiche e azione terape utica. L'nzione patog<"nn, del germe ottPnut o in eolt.ura. si esplica con un'iniezione mortale; inoJt.,·e il sangue. nel ratto, ht milzt\ ed i gangli moocntcrioi, nella scimmia, danno sviluppo a fo rme batte riche che p€-rcorrono lo sks!<O ciclo eYolutivo 0!'-"<1rvato nEJlle culture in vitro. Cl i nicnmento lcl'ltimmat!\ prrsist('n ti os>;erva.te ai punti d'inoculaziono (E'scara., edema locale, nlopl'cia, macchi~"> ipocrorniche o pamlisi del radiai<') pur non rivestt>ndo i l carattere completo di tutte lE> l o!<ioni appare nti cif'lla IPbbra, umana debbono ritenersi d 'indubbio valore. Le ricerche siorologiche hanno apportato una nuova conferma: l'agglutina-zion e è risultata positiva col s ie ro dei lehbrosi e noga.tiva con i sieri norrnnli; l'azione Jit,ica del siero d E'i Jebbrosi s i è dirnost.rat.a molto nt.tiYa s ul bacillo di Hansen mentre nulla è risultata quella dei s ieri normali. Questi rilievi, della positività rkll'agglutinazione e dell'attività litica, hanno indotto gli autori a tentativi te rapt>utici el'loguiti con l'iniezione sot.tocutanea d'una emulsione bacillare uccisa per contatto temporaneo con la t intura d'iodio. La tecnica precisa ed i risultati di quooti snggi ternpe utici, in parte re1<i gih nòti, come favorevoli, in altre comunicazioni, n on vengono dagli autor i qui riforitL NA.m-"1.

T . l\:foROAN. - Il servizio cooperativo antfamarllllco In Brasile (« Bull. Offioe intern. H yg pubi. •. T. 27o n . 8-1935). Le n ostre idee s ulla epidemiologia della febbre gialla, che ~;embravano ormai sicura· mente acce rta.te, han s ubito delle modificazioni a seguito dei più recenti studi. Si crcde,-o c he la trasmissione della malattia avvenisse soltanto per mozzo deli'Aedes a€'gypti e che la lot.ta contro questa zanzara nelle grandi città delle zone endemiche dovesse portare di conSE'· guenza la totale scomparsa della febbre gialla. Oggi noi sappiamo che la febbre gialla può sus· !'listere in alcune localitt\ por m esi e per anni come malat.tia rurale, anche in assenza di Aedes aogy pt i; che la forma grave classica è eccezionale n olltt popolazione indigena di zone endemiche e c he l'a.~enza di casi segnalati non s ignifica assenza della malat tia. E ciò grazie alli' ricerche di Stokcs e collaboratori sulla trMmissibilità. d ella malattia al M. rhesns, alla scoperta del «test• di prot.ezione dci topini, perfezionato da Sawyer e collaboratori, che, che corno è noto, sorve alla valutazione qualitat.iva dogli anticorpi nel sangue di individui che lum superato l'infezione da poco o da m olto tempo, ed agli accurati studi sul terreno del servizio ant.imariJJjco in Brasile. L 'organizzazione di questo importante servizio, ch e il Morgan, ministro d ella SalutP pubblica e delegato della Gran Bretag na, ha studiato e che invita a studiare tutti quelli che si int.eres.<>ano di fabbro gialln, consta di sC'i sezioni: 1 o servizio amministrativo; 20 servizio antistcgomico; 3 0 inchi <'!<te p er mozzo do! «test. • di protezione; 4o servizio di viscerotomia; 5° inchic· ste sul t-erreno; 6° Sflrvizio di laboratorio. Il servizio amminist.rativo, ben organizzato, dimostra che lo spese t otali si aggirano intorno a un miliono di dollari, al quale la fondazione Rockofeller contribuisce con un quarto. Scopo del servizio antifltogomico ò quello di ridurre al più bosso livello possibile l'indice d elle zanza~ Swgomya, ed ò stato eseguito con misure di r igore iufkssibili; i risultati sono stati brillanti. tanto che s i può affermare che detto i ndice è stato ridotto praticamente a zero. L 'inchiesta


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R I VISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

col Q t est • di protezione dà indicazioni utìlis.\;Ìme sulle località dove si può sospettare l'esistenza d e lla. malattia e ve rso le quali va.n d irett,e le misure per combatterla ; il c test~> ha dimostrato l'esistenza dì piccoli focola i fin al lora. insospettati, . È noto c he in Africa il «test • ha svola.t.o dE>i soggetti immuni in zone in cui la febbre gia lla nella. sua forma c linica n on era mai stata ORSt'lT rtta ; queste zone sono state chiamate, impropriamente, • zon e silenziose ». In Brasile qu1:sta espres;;ione non è accettata pe rchè è stato osservato, in seguito alle ind icazioni fornite dnlla v iscerot omia . che tali zone rappresentano un \ '('l'O pericolo per la diffusion E> d e lla feb bre ginlltt. Il ser vizio di viscorotomia COIIS i st<~ n el prC'Icvam ento, a mezzo di un apposito strumento ch e l'A. d escrive , dal cadavere di framm<'nti di fegato; i qua li sono inviati in Laboratorio p er l'esame istologico. U n apposito d ecrpto stabilisce lo moclalit~ e l'estensione d ella viscer otomia. D a l maggio 1930 a l g iugno 1933 sono stat,i praticati 28468 esami di tessuti epatici con 75 ristd· tati p osit ivi. L'indagine:' istopato:ogica d e l i~>gato da risu ltati assai più probativi che il ~test» di pr·otezione d ei topini; iufutti, nw utre questo sE-r ve a defìni:ro l'estensione d ella zona immuniz. zata e La proporzione d egli individui immuni n ei diversi gruppi dì et à, se-nza fornire indicazio ni sulla s ituazio ne a l m omento« a tt,tah• •. il ;:;e r·vizio eli v iscerotomìn ind irizza s ubito sull'esistenza reale d ella febbre g ia lla o pcrmE~tt,e di intervenire immediatamentl" per· impedire che il virus si propaghi. L 'applicazione sistematica di questo p roccdimt'n to in Br·a~'<ile ha dimostrato che i cosidetti " focola i silenziosi » appaiono tttll n on perch è non vi si verifichino d ci casi mort.ali di febbre g ialla, ma perch è qu <'sti sono in c0sì piccolo numero ch e solo la diagnosi anat.omopatologica d a l'assoluta ccrt<'zztL L'organizzazione di qu t•sto Sf'rvizio di viscerotomia parte da q u(':;ti dati: l 'esistenza d ella febbre gialla in una comunità durant.e alcuni m e,:;i porta sempre qualche caso mortale - il , fegato amari.llico presenta in g't>nore a lte razioui caratteristicl:e - la fcbbr·e gia.lla. quando è mortale, ucc ide in un por·iodo c ho non sorpa;;.;;a mai i l Og iorni. Jl rii'<ultato n ogutivo d egli esami epa tici in una data regione indica la p r·obabile assenztl. del v irus in località che s i credevano sospette e che non dif'ìoriscon o o.ppH ''"ntemente in null<t dalle rt>gioni infetti:'. Le inchiest.e epidomol9gic hE• i=<ul tl'rren o nel la vallata di ChanHan, ove n on vi sono cit.t à n è v illaggi di un a c<•t·u~ impor tan za, ha n llimost.rato ch e non esiste I'Aed es negypti ma che abbondano a ltre !?PE>oie di zanzaro, part,icolnrmentl:' l 'Aed es scapula ris e l'Aed es Buviat.ili);, capaci anch e lor o di trasnwttcm il virus amurillico pC'r punt.um; in questa vallata 11el 1932 sì veri ficò un' import nnte epid!"mia rumlo di {('bbl'e gi>~lla . N o i l 931 su l Plonalto, n!'llo s t ato dd Matto Crol'>'<O, ove la p opola7.ÌOnt' è r adtt e di.,so-

minata in ca..:;olari asHai lontani l' un d~tll 'altro, sAnZa vi~:~ di comunicazioni, si not.arono numerosi casi di febbre gialla, &>mhra ch o il ,·ettore dE' l v irus sia stato l'AP-dcs S<'Rpn laris e il serbatoio da sospC'ttare le scimrnifl. Gin a ltrove è ;:;tato osservato che il sungue di scimmie, le quali vivono n e lle vicina n7.o di focolai di fnbb re gia lla, contiene antic:orpi immunizzanti contro il virus amarillico. I servizi dì L abot·at.orio i n fin o sono. o rganizzat.i in manif'r a perfetta; i lavori rig uardano principalmente la d~~termi nazion e clol « tost n sui topini, che s i ottione in 4-6 giorni, con untt tecnica esatta e de licnta, e g li esami di campioni di tl'ssuto epat.ico, c he peiTengono da tutte le partì d el pa.e se. L a diagnosi istologicn dolio sezioni è semplice quando si tratta .di lesioni ben evidenti, ma quando le al terazioni sono SCIII'Se o sono sopravvennt.i fatti putrefattiv i, il giudizio d iagnostico d ei vari istologi può non t>ssere con corde; tuttavia, quando s i ha la pratica di migliaia e migliaia di pre parati, t uf.t.i es<>guiti e colorati n el m ed esimo m odo, il pericolo dì e rrori diagnostici divien e minimo. La profila~<>i immunizzante non è ancor a. ·praticata in Brasile sa.lvo che per il persona.le che esegue ricerch e epidemiolog icho ne i focolu i epidemici. REITAN O

H. BEEUWKES, A . .M.ARAPFY, A : W. B uma: <' J. H. PAUL. - Il .test ~ di protezione contro la feblre gialla nel Cameroun francese, nell'Africa equatoriale francese, nel Congo belga e ad Angola .. (« Trans. Roy, Soc. T1·op, Med. a Hyg . >1, vol. 28, 1934).

Il «test ;>di protezione è stat.o praticato con 4828 campioni sangue, prele \·ati in l 08 città d e] Cameroun sotto mandato fran cese. d ell'Africa equatoriale frnncef<e, del Congo be lga e d eli 'Angola; i risultati positivi sono stati asf;ai inf<~riori a que lli ottenuti n e ll 'Africa occidentale. Se la. fe bbre gialla ha provocnto n e l pa~'<sato d e lle forti epidemie n elle r egioni suddette, oggi non sembra che s ia ancora endemica. Quantunque la malattia. n on sia mai stata s<!gn ulata c linica· m ente n ell'Africa equatoria le francese, sopra 1643 campioni di sangue . prt>lc·vati sui fanciulli e s ug li adulti in 37 c it.tà dell'intflrnO e d e lla zona Jit,ornn ea., 18,4 %sono stati positivi. A Libreville e a P ort Gentil, il «test » è stato n egativo n ei fanc itt lli da 5 n 13 a nni di età; pochi casi posit ivi tra gli ad ulti. Al Cameroun. sopra 496 sieri d i ad\tlt.i e di fanciulli. s i sono ottenuti risultati positivi nell'8,8 %- Al Congo belgtt, su 1740 campioni di san~ue prt'lt'vat.i in 43 città, s i sono osservati ris ultat i posit ivi in proporzio ne ddl'8,8 '}~,. L ' inte rno d el territorio dunque scml)ra. ch e sia s tato inde nne da feb bre g ialla in quC'st.i ultimi ann i, ma ch e s ia st a to col pito


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RlVlSTA D'ELLA STAMPA liiEDI CA ITALIANA E STRANIERA

nogl i anni pr<'Cc·denti. Sembra che la fPbbre g ialla si sia p1·opagata nell'Africa equatoriale fran c..-ese per mezzo dt'l traffi~ o flu,.; ale, lungo il corso del Congo e del Oubanghi. In Angola, l'esnme di 949 sieri ha fornito ll risultati posit ivi, di cui 4 in fanciulli. Il proble ma d e lla fe bbre g ia lla neIl ' Africa equatoria le, dopo le ricerche di questi ultimi anni compiute da numer osi autori in diverse regioni, si im p ont> sempre più all'at.tenzione di quanti son prt'lposti alla Yigilanza igiC'nica e alla salute d elle p opolazioni in digen e ed europee dC'lle varie colonie . R EITANO.

Fr~LA v e C'LARKE. -

Trasfonnazione di un ceppo neurotropo di febbre gialla in ceppo viscerotropo nella scimmia M. rhesus («Tram;. R oy. Soc. T rop. Med . o Hyg . •, vol. 28, n. 6, png. 579, 1935).

Questo lavoro è di un'importanza capitale nello studio sperimentale d e!Ja fe bbre gialla, p OI'Chè dimostra la p o!<sibili tà della trasformazione del ceppo n eurotropo, adattato al topitlO, nell'ordinario e naturale tipo viscerotropo. II virus adoperato tn questi esp eriment·i era stato pns.c;ato pPr 212 volto s ul topino, e s i p resentava come un tipico ceppo n eurotropo. lno· culato a lla scimmia, per via intraepat.icn, produsse le alterazioni ben n ote del virus viscero· tropo, quantunque meno estese; ulteriori passaggi sulla. scimmia, per via sottocutanea, diedero luogo alla. t ipica febb1·e gia lla, con lesioni nel fegato, stomaco, r ene e cu ore. InocuJazioni intra· cerebrali alle scimmie produssero lo medesime lesioni, associate ad a ltera.zioni encefalitich e: Questo v irus si comportò come di tipo visccrotropo non solo nelle scimmie ma anche m't t opini e n<• l r iccio. Pordetto il suo p otere patogeno viscerotropo dopo ripetuti e numero;:,ì pnssaggi ne i topi ni. ' A spiPgazione d i questi fatti gli au t ori osprimono l'opin ione che il virus v iseerotropo ordina· rio ed il vints n()urotropo d e i t.opin i r appre><o11tano due t ip i estr emi di virus congiunti da una scri0 di tipi intermedi, in cui può pn•dominare i l fRt.tore viscerotr opo o quello neurotro~. s<'ncmdo h-t specie n.nimale inoculata, il tessuto in cui il v irus si sviluppa ed anch e la suscot.tt· bi li tit individuale . Il fat.to che in Laboratorio il virus della fobbre gialla può andare incontro a così rapid•• trasformazioni nella patogonicità. fn, sorgere il quesito se ancht> n elle condizioni natu.mli non possano avven ire cambiamenti del gcncre; i qua li s.arcbbcro di g rande importanza anche dal punto d i vi><tn epidemiologico. REITANO.

J. ScarNC'K DE GoLm:Fre~r. -

Intosslcazlonl da prodotti esotici. (« l:.a Prosse Médicale ~ n. 73,

11 sett-embre 1935).

L 'alimcntazione metropolitana ricorre sompre più ai prodotti esotici, particolarmente di odgine inte •·tropicale . È noto che di essi ve ne sono de i st•cculenti con forte valore nutritivo quasi sempre supc-· rìore ai prodotti metropolitani; i vogcta.li d ci paesi caldi u>;Sorbono molta luce, da.lla. quale dt>rh·~ un più g rande accnmlllo di or1 t>rgia. per ut.ilizzRzione biologica. Ma i prodotti di sint<'si n atura l!• purtroppo non sempre sono utili all'uomo p~>rchè vo ne sono d ei nocivi che provocano intos.«t· caz.ioni più o mono g ravi. A volto n on è lo stesso prodotto che è nocivo, ma ciò è dovuto alla azione d e i microrganismi. . P ereiò è necessm·io guardaJ'Si d a llo alterazioni d ella torta di cocco, provocat~ da un pro· CPl'SO morboso che è stato stabilito e riferito da A. G . V an. Veen e ·w. K. (Java), alla Sociehì di pAtologin esotica. L 'avvelonull!Nlto da cocco a lterato è caratterizzato da un decorso fulmineo, con prepon· tkr·onza rlei sint.omi n<'rvosi o l'assenza quasi totale dei fenom~ni gastro-intestina li, imputa· bili all'ingcfltionc dello noci d i cocco o d i alimenti prepar ati con queste n oci, a condizione eh~ qu<'><te sia.no st,at.e a.l contatto dell'aria cd in parto liberate d el loro grasso. Gli autori predcttt 11ttribuiscono la causa di questi accidenti ad nn microrganismo che descrivono sotto il nonw d i q Baci llns cocovenonans », che non p rendo il Gram, è forteme n te mobile , molto rcsistent<' a.II'C'ssiccamento e s i s viluppa btmo in tut.t i i m ez:<',i artificiali, anch e in a naerobici, ma non pro· duce il vekno che su a lcuni mezzi spé>Ciali. . La produzion e dnl veleno dip(•nclc dalla presenza di olio di cocco n el centro delle noc1 ow t>«~o viano d ecomposto dal bacillo n elle sue frazioni: g licerina e~I acido grasso. È sop ratutto la p;lu' e rinn cho viene utilizza.tn dal micro bo ma esso s i servo anche dell'acido grasso, quando hn molto o!'."iJ?('nO a sua di,:;posi~Jonc. Gli aut.ori sono~riusciti ad isolare ed analizzai'(' qut>sto veleno dw non è tlnn to»:sina nl'l s0nso voluto da Paste ur con questa parola, e l'hanno chiamata • t<>xofLl,·ino" P<;>rchè eS!lll appart.icne al gruppo dolle favin e , e come ta le present-a proprietà analogbo a qu(llle d t una. delle frazioni (!(llla vitamina B. . . I s~gni, clinici dC'll'aYvf'lt•nnm<'nto p oRSono cominciare quattro ore _doP? l'ingt>sti~ne de~lt altment1. L ammalato si lagna di mnlC's><C'rc grr•em lP. di dolori a.ddommah e met<'onsmo; h a


R.IVISTA DELLA STAMPA MEDIO.! ITALIANA E STRANIERA

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vertigini, è pallido e presenta sudore diffuso su t.utto il corpo, desidera dormire, ba parestesie ed il coma è seguito da morte dopo sei a dieci ore. Durante il coma si possono avere dei crampi tonico-clonici e digrig:namento dei denti; le pupille sono molto dilatat-e; la r·espirazione, a!Finizio molto profonda, può essere est.remamente rallentata durante questi crampi; il polso è ora lento, ora più rapido. L 'esam e clinico non rileva alcuna lesione, non di più che l'autops ia. · Le intossicazioni le più frequenti provengono da un principio secreto dalla. pianta stessa, particolarmente u l'acido cianidrico» o acido prussico. L'acido cianidrico è messo in evidenza sopratutto nelle piante esotiche e in queste qui lo si trova in più grande quantità nella st-agione d e lle piogge e del caldo, cioè a dire nel momento in cui il vegetale gonfio d'acqua e d'anidride carbonica atmo~<ferica fa inoltre un'orgia di azoto di precipitazione. Questo acido si riscont.ra nei cereali feculent.i, specialmente in alcune « Phaseolées "· Una specie particolarmente ricercata (Fhaseolus hmatus) in alimentazione contiene allo stato selvaggio o i n varietà i l terribile Yeleno. Marcadier per primo segnalò ne l 1840 la pre· sE>nza di questo veleno in grani di questo cereale, di cui in seguito furono migliorate le culture tanto che esso ora non seccme più il tossico. È molto importante scoprire la presenza del prodotto tossico se si pensa alla rapidità. della s ua azione. Nell'uomo 1'HGN produce uno stato di stupore profondo, una fortissima diminuzior.e d ell'ampiezza del polso ed un 'accelerazione del ritmo respi.mtorio. Orfida indica l'evoluzione lenta. in tre periodi: l 0 costrizione violenta del fa.rin ge, angoscia, senso di ambascia, vertigini e dolore di testa, polso presso che insensibile; 2o con"'trlsivo con perdita di conoscenza; 3° asfittico o paralitico. Se passa un 'ora si può sperare che l'avvelenamento non è mortale. . . Si consiglia la respirazione artificiale, gli stimolanti medicament osi e meccanici (iniez1ou1 d'etere canforato, alcoolici, caffè, frizioni, ecc.); si raccomanda anche il carbonato di sodio, il solfato di ferro, le inalazioni di cloro. di ammoniaca. Il prof. P. Arvier ha esposto i risultati di ricerche moderne sugli antidot.i dell'acido ciani· drico: blell di mctilene, nitrit.o di sodio. iposolfito di sodio per iniezioni endovenose. A lato dei prodotti veramente alimentari possiamo citare ancora la • Badiane n (IIlicium anisat.um) molto gradevole al gusto, sopratut.to utilizzato nella fabbricazione di a.lcuni aperitivi. Vi è anche " l'Illicium religiosum n che ha un odore di ll.mro. Nelle intossicazioni di orig ine alimentari di prodotti esotici si potre bbero ancora citare g li accideìiti dovuti agli alcaloidi, particolarmente il caffeismo, il teismo e il kolatime. Questi accidenti sono stati studiati so,·cnte (sop1·atutto i due primi) e non sembra che vi s ia alcunchè di nuovo nella quistione. . Come s i wde i prodotti tossici dei paesi caldi che nrrivano in Europa sono molto rari. La rnanioca stessa vien e consumata sotto forma di tapioca che è inoffcn,.iva. Affi.a nco al

J><>ricolo teoricamente possibile. ma in pratica irr.probabile, nonostante si verifichi l'assenZA di HCN nel Fh. lunatus, resta sempre però la minaccia del bacillo cocovenenans nello pasticcerie di cocco parzialment-e disgrag.o;;ate. I n conclusione ali!~ sua mssc!lJla e con alquanto sollievo pt'r i consumatori della. frutta eRO· tica, l'A. consiglia di non aver timore di andare da un mercante di prodotti esotici per acquistare i t cRori dol buon gm>to e d e lla salute costituiti dalla frutta dei tropici. S. VITALE.

MEDICINA INTERNA F. CosTE e A. GHIGAUT. 1935).

Gotta. Allergia. Urlcemla. (<<La Presse MGclicale n n. 89 6 novembre

Gli autori fanno una revisione critica sulla f'tiopatogenesi della malattia gotto~:a, cercando di mettere a punto le acquisizioni nuoYe in rapporto alle manifestazioni anatoroo- patologicho e cliniche della malattia. Contro la teoria dell'iperuriccmia e d ella p1·ecipitazione dell'acido urico, secondo la quale la gotta sarebbe una malattia k precipitante», numerose osservazioni hanno dimostrata la sua non perfetta rispondenza. ai risult ati d elle ricerche praticate : a11senza d'iperuricemia in gott.osi e sua presenza in n efritici, leuct miei che nessuna manifestazione della got.t.a presentano; il cent.ro del tofo gottoso è costihtito non da acido urico ma da un nodulo di tossu~o necrotico; l'articolazioni colpite da accessi gottosi possono non contenere acido urico od uratr. · D'altra parte la. comparsa subitanea dell'accesso gottoso, la possibilità. di potcrlo scatenare speriment.almente nell'uomo con iniezioni del proprio liquido pleurico o dopo l'introduzione per via digestiva di alcune sosta.nze prot~iche, la cui soppressione avrebbe p01·tato alla scomparsa degli accessi gottosi, la lesione iniziale del tofo gottoso consistente in una ncercsi fìbrinoide d el tessuto connettivo molto simile a quello che si riscontra nelle reazioni iperergiche, costituì· scono la base della teoria allergica della. malattia. Contro questa p erò non sono mancate giuste obiezior1i ed anzitutto la compar!'a brusca del fenomeno morboso non è esclusiva dell'allergia,<' poi nel maggior m1mcro dei casi la l:ostanza


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lt(Vl$TA DELLA STAMPA MEO!CA ITALIANA E STRANIERA

allergizza uto manca. spt~>"SO è in causa un rafft·eddamento, di più mal si comprende com e questo fenome no all('rgico si verificherebbe solo n ell'artrite gottosa. e non in altre osteoa.rtropatie. L e n.ltr~ ricorcho sparimentali a. dimostrazione della tooria. allergica non sono stato confermate. S'è cercato a llora di mettere su una teoria conciliativa, cioè stabilire i rapportii che esistono t,r·~t l'a lle rgia del gotloso ed il suo a lterato metabolismo purinico e qui diverse ipotesi sono state olaborf\.te. Una prirn11. ammett.e che i due fattori coincidono nel gottoso senza dipendere l'uno dttll 'altro cioè il gottoso sarobbe un i peru.ricernico sensibilizzato ad antige ni diversi e gli accid ('l nti allòl'gici pl'cmdore bbero a.<;pet.to p iu·ticolare sotto l'inftuenza dell'iperuricemia. Ciò è staLo con ricordw !>perime ntali sostenuto pl'incipalmone da Chini della scuola di Frugoni. Una s<ì<':Onda t.eo r·ia ammette non più una coincidenza ma addirittura una interdipenden.za. tra aller· g iu ud uricNnia. Tale seconda. teoria pet·ò è subordinata ad una migliore comprensìone del fenom t>no uricomico nel s uo dett>rminismo. La maggior parte delle concezioni patogenetiche in prop osito sono btl.« ate s u una rit.enzione di a.cido urico per impermeabilit.à rt>nale o per ,abnonne nffinit.lt Òt' i tessuti p er l'acido urir.o (uratokistechia. di Gudzent) o per deficienza n ell'urina di so!'<tanze dissolventi (teoria urinarin). Contro tale teoria Rta il fatto che la ritenzione dell'acido w·ico n el su.ngu(ll non spiega l'impl'f'gnazione dei tE'S.<>uti da- parte di esso in quanto in molti gottosi l'ipe ru r·icemi~ non è dimostrabile . Si è pensato allora ad una deficiente uricolisi o ad un ricambio alterat.o dei corpi purinici, i quali _potre bbero nel gottoso formarsi anche da. sostanze diverse che nel motabolismo norma le, il che s piega la formazione di acido urico nel gottoso anche se sot.topos to a règime dietetico apurinico. Quindi l'iperuricemia. no11 sarebbe il risultato di ritonzione purinica ma di una iperproduzione di sosta.nze puriniche a spese delle albumine tl.li.mentari o ondog('ne. In ciò secondo gli autori consisterebbe l'alterazione metabolica. fondam Hnt,a.le. Quando quolle a.lbumino ingombmno l'organismo, perchè non sono pii1 degra-dnt.e da UJH\. nucloa.<>i fino all'acido urico, allora per un sovraccarico locale tossico si determina. l'accesso gott.oso, sul cui determinismo l'iperuricemia non ha alcuna importanza, in quant.o l'A.cido urico ra.ppr·esE~nt.a un prodotto morto, anzi l'nlt.imo prodotto di trasformazione di quelle sostanze etl è indice ùoi potA>ri difensivi dflll'o rganismo contro di esse. Quando questi pot.eri s'abbassano si hn l'accl'sso o ciò re nde comprl"nsibi le l'uricomia normale o ~ubnormale che durante esHo si OSSP I'Vt\.

R. D'ALESSANDRO.

CHIRURGIA GENERALE A. ZENO . - Basi per la chirurgia allltuale. (• Rcvuo de Chirurgie •, ottobre 1935). L'A. sin dttl 1932 ha cominciat.o ad introdurre in maniera sisU>matica nella pratica dt-1111. c hirurgia una serie di m odificazioni c ho, in poco tempo. sono s tat.e elevate alla dignità di dottrina con il suo cri terio me-todologico. la sua tecnica procisa e la sua finalità determinata. Le ctHattoristiche di quosto m otodo, che si applica ai casi abituali della chirurgia e verso il quale l'A. ha orient>tt-o flompro. fin dall'inizio della carriera chirurgica, la propria attivit.à, sono le seguenti: l 0 studio clinico compl.eto. procL'òo, ripetuto o non, ed eve ntualmente completato con gli esami di laboratorio o dei raggi X, mentre l'a.mmalat.o è fuori dell'ospedale; 2o nel'<suna preparazione prevr-mtiva come è stato fatto finoggi; 3o far fare colazione 3 ore prim!ld tlll'ope razione, qnnhmq~e sia la. regione f.lulla quale si dovrà. intervenire. E$$a in genere consistoril. in: dtie uova alla coque, due cucchiai grandi di miele, acqua a. volontà ed una tazz•t (li caffè nero; 40 operazione con anestesia locale o, in certi casi, narcosi eterea o rachidiann; e rno!lta.<>i accurata; riunione dei tes~uti minuziosa; 5° trattamento ambulatorio per tutti i malati che possono alzarsi dal tavolo operatorio e abbandonare la clinica immediatamente o nelle prime ore . Trattamento ambulatorio precoce in quelli che, per una ragione qualsiasi, d evono rimanervi qualche giorno; 6° soppressione di ogni misura tera.p eutica postrl>peratoria (sedativi, sieri, vaccil1i, lavande gastrich e, sonda~gi , purganti, ecc.); 7o ritorno del paziente alla vita. normale immediatamente o noi primi giorni che seguono all'intervento chirurgico. Nonostante queste innovazioni, che sono state sistematicament-e attuato da molti anni, l'A. non ha. mai lamentato una morte, u no sventramento, una embolia, una paresi intestinale o vescicale nei 2000 casi operati fino al dicembre 1934 e che comprendono quelli più semplici come l'appendicite e quelli più importanti come la pilo!·o-gastrectornia estesa per ulcera duoclonale. La ragione principale di questi cambiamenti st,a.rebbe, secondo l'A., n el fatto che la chirurgia deve porsi a livollo dell'epoca dinamicn che vivinmo, epoca non di transizione ma di creazione e d i profonde tras forma.zioni. D'altra parto gli ott.imi risultati raggiunti con questo m etodo ed i vantaggi per il malat.o, p er il chirurgo e per la colleM.ività che ne derivano. gli giust.ificano questo orientamento d ella r(lalizzazione t.ccniea verso il prog•·<"sso. , Il lavoro è interP::;sante e, p C'r' gli spunt.i originali che cont.ie ne, si legge molto volentit'rl, m a cortarnt>nte si pr0sta a la r·gho risf"rvc s u quella che potrà essere una pitt va-sta e pratieo. applicazione del m etodo. FLORrDIA.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

G. C ABA-'-'lÈ.- L'escissione delle fistole anali deve essere tennlnata c:on una sutura parziale. («Ronto de Chirurg ie "• ottobre 1935 ). L 'A., per il trattamento d elle fistole anali, qualuuque sia la loro srdo. esten sione o complessità, usa esclusivamente la esciss ione in massa di ('!'ISO "come un tumore" e fa s ubito seguire un modo s peciale e nuovo di s ut.ura. E, prima ancora eli preci1<are i dettagli della trcnica adoperata, riassume i buoni r·isultati ott-enuti n ei casi dn lui opt"r·nti. Dal 1927 ad oggi ha. o}X"rnto 52 fistole, di cui 16 trans-sfintorichr, 2 1 e""tra- sfì ntericho e 15 intra-sfinteriche. L'escissione in C[uesti casi ha potuto essere completa e gli ammalati sono guariti rapidamcnto sonza complicazioni infiammatorie . senza distacco importnnt.e r!P. IIA sutura e Ronza incontinenza consecutiva. La sola cont.roindicaziono a quc~:;to metodo è data da.ll'u~-.oci.nziom' dc•lln fì~tola 1.111aiP con una tubercolosi polmonare nettamente evolutiYa. · · La tecnica è la Sflguente: previa anestesia genemle o locale e divulsione. anale, s'inizia la esci><.">ione de lla fi::;tola praticando una i ncisione a barchetta dirPt ta verso l'asse dell'ano che circoscrh·e l'orifì.cio o l' uno degli oriftci cutanei della fistola. I l tragitto fistofoso, iutatto, vien e a llor a affe rrato con una pinza e dissecato com1~ un tum or~ beuigno cf'rcando di riman ere fuori del t essuto alterat.o e di non l!\llc rifìcaro una quantitA rilE>nmte di te~uto sano. Nelle fistole !l· tragitti multipli. l'escissione dei vari t.ragitti Ratà eseg uita per mAzzo d i una incisione convenientemente scelta o con pal'('cchie incisioni convf'rgenti o con una iJ1Ci;.;ione a T. Nello .fistole trans-sfinterichc bisogna rcsccare tutta la parte di sfintere cho la palpuzionu riscontra indurita, m ent1·e l'estremità. inte rna dello fistole cornpll?te deYe esscr·e di;.;spcatu. con grande cura in modo da non Jasciare fn:u:ome11ti. Ad exeresi finita , il dito non deve più apprezzar e traccia a lcuna dì sclerosi . Si pa!lRa poi al tempo d ella sutum che intei'('SSflrà anch(\ lo Rfìnt<'re se è stato parzialmeJlt.<l o totalmente sezionato. Quando la ferita oper·atoria int~ ­ ressa. solo la mucosn, la sutUJ'n, san\. fatta rwi 3/4 superiori di eRSa; se in t eresserà ad un tempo mucosa e pelle, la s utura cut,a,nea sur•fl. fatta nella parte int<>l1la e spesso anche rJel la part<> più esterna della inc isione cutnnPa in modo da lasciare un largo drPnaggio nella caYit.à di !'lscissione ischio-rcttale, nella <tuale è C'sposta In faccia esterna dd lo sfinter(' s uturato. Al termine de lle suture si medichl'rà nwtt<>ndo nl!l l'ano un dr·cnaggio circondato da compresse gomenolate. La meclicatura. sarà poi to lta o rinnovata dopo due giorni, mcnt.r e si man terrà chiuso J 'alvo per 5 o · 6 gio,·ni, tntscorsi i quali s i leverà il drenaggio, si purgherà l'ammalato e s i continuerà con m<?<iicature quotidiane. In qursto modo le parti mucose e :;fìnteriche suturate cicatrizzano rapidamente; può l'(>sidtrare un ritardo a livt" llo dt"lla cavità ischior ettale. In ogni caso i ri sultati operutori ottenuti dall'A. sono stuti soddisfacen ti, av~;~nclo raggiunto uha m edia dì 19 g iomi o mezzo rwlla durata d i d!lgf'nzu. E;.;:;a infatti è stata d i l4 giorni per le fistole in tra-sfìntf'riche. di I S c ffi<'ZZO pPr le trans-sfìnterich e e di 23 p er le ext ra-sfinteriche. Con la scorta di questi r isultnt.i molto buoni, l'A. conc lude cho l'esci>'sione integrale «come nn tumorfl & dove essere applicata a t.utti i casi di fistola anale; che T)('l' a$$icurare la guarigione per prima int.E>nzione dt•llo sfìnterc non òisogna suturare il grasso ischior ett.ale. L ' intRl'eS!ln.nte lavoro è r rso più dìmosf.rativo dall'aggiunta di a lcun€' o>:servazìoni pPrsonali e di quattro chiare o nitide figure ill ustrati,·e dd lu. tRcnica. FLORIDIA.

G. R AMO:-<, A. BocAGE, R . Rrcnou e P. i\1ERCIER. - L'anatossina stafiloc:oc:c:lca ed Il suo Impiego nel trattamento specifico di alcune affezioni dovute allo stafllococco. (• La Pro~"~"f" Médioale » n. 57, 1 7 luglio 1935). L e ricerch e continuat.e in questi ultimi anni sono sulla via. eli f.ra;.;forn1are le nostre concezioni s ulla patoge nesì e sul meccanismo delle affezioni dovute allo stnfilococco. Esse ci portano a m odificare, al momonto attuale. i nostri m etodi di trattamento specifico d elle malatt.ie n e lle quali lo stafilococco è in giuoco come agonte patogeno. . Lg, m9.ggior parte degli sperimentatori per quanto ri guarda la tossina stafilococcica,la s ua preparazione e le propriGtà, seguono la tecn ica di Burnet ed ottengono la tossina stafìlocoocica servendosi di un mezzo semisolido composto di brodo e di gt·latina. Gli autori preferiscono, con N olis, con B onnot o Thicffrj, il tnczzo di çui uno di \'SSÌ ho. dato lo formula per la prep3.raz.ione delia tossina. difterica di va lore antigene elevato. Questo mezzo, addizionato o non di zucchero (glucosio gr. l o m altosio gr. 2 per litro) è in:somenzato con l'aiuto di un ceppo particolarmento tossigeno. Si fa passare sulla cultura una cotTetlte gassosa composta di SO% d i aria e d ì 20 % di anidride carbonica. D opo cinqu~;> giorni di incubazione a 37° Ri filtra la cultura.. n filtrato contien e la tossina specifica in pitl o ffif;'l10 quantità. Il brodo stafìlococqico così ot.tenuto è, in effetti, dotnto di divt)rse proprietà. tossich e . Tra le dive 1-se proprietà della to~;;ina stafìlococcica In più interessante, da l punto di v if.lta cle ll'argomento tratta.to nel lavor·o, è quella che permette di provoct'lrfl, in certo cond izioni. l a compl).n:;a e lo sviluppo dell'immunità e doll't~ntitossina specifica. L a pr·ima dello quo.JitA di una anato<;sina è la sna innocuità. Convie ne dunq ••o, in vista di una uti lizzazione pratica.


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evHn tuale, di assic urarsi che il brodo stafìlococcico, ch e ha subito l'azione d el formolo e dvi calore, pos.«iPde questa innocuità. P or L-'Ssere utilizzabile in t erapia l'anatossina stafilococcìca deve, secondo gli autod, posscd1•ro un pot('I'O antigf.'nf.' in t rinsl'Co certo ed il più e levato che sia possibile. P e r quanto rigntlrda l'atti,;ità immunizzante, como hanno dimostrato le esperienze di diversi sperimentato ri, l'nnatos..,;ina stafilococcica, è ben ca.pace , a condizione di possed ere un potere antigene minimo, di con ferire l' immunità. specifica agli organismi che la ricevono. Gl i a u tori, dal dicembre u. s ., h a nno cominciato od impiegare l'anatossina stafilococcica 1wg li ammalnti. dPII e loro consu ltazioni e dei servizi de ll'ospedale Paateur. Essi, in primo luogo, hnrtno studiato le reazioni d ei mal>1t.i a lle d!"boli dosi d 'anatossina ed hanno v erificato la sua porfetta inuocuità ne ll'uomo. L e pr·ime i niezioni le hanno fatto 11el d erma della faccia esterna del brnctio; l'f;st' non hnnno n1~1i dato reazioni focal i nè genernli. IncoraggitLti da qut?:sti esiti g li autori hanno in seguito Intte iniezioni sottocutanee d 'anat.o;;sino. dilui.t,a a un d('cirno, poi a un quinto, n e lla fossa. sopraspinosa, a dosi progressh·e di nwzzo a duo eme. A comiuciar(., d a l rnC!'Ie di marzo u. s. l 'anatossina fu iniettata pura, e ntrando co><ì le esporit>nzo nella Sf'Condtt fast•, cioè n ell 'applicazione terapeu t ica. La maggior parte d e i malati h an n o sopportato molto b an o le iniezioni d 'anatossina stafì [,)coccictl> ùiluita o pura. Localmente si rileva una molestia nei movimenti del braccio, dura.nte 24 ore o pilt. In qualch e C~lSO, s i è p otuto OR.<;en ·aro una zona d 'eritema intomo al punto d ell' inic>donc ; ta le eritema scompare generalmente in cinque o sei ore senza lasciar t raccia . Allorchè in qua.lcho CIIRO s i pr·escnta la febbre , questa compare qualche ora dopo l'irUez ion e, :sfln za brivido, nè stan ch ezza, nè disturbi digestivi e senza sorpassare mai 38°,5. Nd l'in!'<iome s i può dirfl c h e il tra.tta.men to con l'anato;;;;ina stafilococcica è dunque perf('ttA.m onf<> sopport ato, o n ello stPsso tempo esso non obbliga a trattenersi in camera, nè a pn·ndero alcuna prt'Cal!zion o speciale dal punto di vista dell'alinlentazione . Le r eazioni focali sono rarfl . Nel corso di quN;ti primi tcntnt.ivi, a misura che s i con statavano i felici risultati, gli autori hnnno Cl'r·cuto d i fì&xtl'f" le con<"lizioni ottime di questa vaccinoter apia con l'anatossina, prt'OC· eu pandosi e::<;;i di concilia re i n port icolare lo esigenze della pratica ed il successo di una efficacia mns;;irna d e l m et odo. I risultati c linic i ottorn.rt i dagli autori s i riferiscono o. risultat i immediati, perchè i primi ammalati sono stati t.r·o.ttat.i a lla fino di dicembre u. s. o per conseguenza, essi non •hanno un tompo s ufficie nte p er cons:idoraro como ù efìn.it,ivament<l guarite delle forunculosi di cui al r~nne molto veechie, r ocirlivttnti ad intervalli molto lunghi, ogni sei m esi per esempio. Tu ttavia quosti risultati immediati non diminuiscono il loro valore. Gli autori hanno c lass ificato ne lla seguente tabella, i sogget t i trattati, indica.n do i risultati d ' ins iom o ottenuti : l o fornnculosi invetemte: 42 casi trattati. 37 g uariti; 2 o forunculosi croniche semplic i. datanti da, tro m esi a due anni: 22 casi t.rattati o guariti; 3° forunculosi acc idl'nt.a li datanti rla tre m<•si: 17 successi su 17 casi t rattati; 4o acne p ustolosa: 23 cnsi trattati, 19 gual'i t i; 5° idrosadeni te. e onixi: 6 guarigioni su 6 casi trattnti. A quP.sto punto f!li aut.ori espon gono a lt ri accorgimenti per migliorare le condizioni praticho d e l t r·attamento anatossico dolle stnfilococcie, t e nde nti tutte ad accrescere ancora I'efficncitt di j!ià cc1·ta di questo nuovo modo tli t rnttamento. F acondo alcune considerazioni s ull ' immunità a nt.istafilococcica acqu is ita gr azie a lla vaccinotorapia con l'anatossina specifica o s ul suo m eccanis mo s i può dire che 1'anatossina antistafilococcica è b en ca.pacc, allorchò C'><~<a vione iniettata n ell 'animtdo da. esperimento o n ell'uomo, di prod un-e l 'ant.itossina specifìca. · In tal modo, g razie a lla scoprrta ed alla t.ecnica sempre più p erfe zionata d el laboratorio c hn pGrmotte di ottenero l"antig!"ne-vaccino esattamenf.o controllabile n e lla sua. innocuità CH I officacia., nuovi metodi tera p outici s i sostitui;:;cono a p oco a poco agli antichi procedin1enti, in voro più o meno e mpirici chi'> facevano u sare dei prodotti di valore incerto e non v erifica bile. Allorchò s i inietta. p or· esempio nn vaccino microbico con tenente qualche miliardo di microbi u cci.\li, che cosa s i sa doli e s ue p roprietà immunizzanti ? Su quale criterio possiamo basare la s ua aziono? Al contrario con .le a n at.oR.'>Ìne noi poR.<:edìamo dei «vaccini • di cui il potRre an ti· gene intrinseco può essere \'aluta.to con precision e e d i cui l'effetto immunizzante può ~re pre visto in a nt icipo e di più è, esattamente v erificabile . Inoltre è lo stesso m et<Odo (fioccula· z ion e} che h a presied uto a lla scoperta d elle am1tossine ch e pennetto i:li mis urare la loro attività. All'anatos.<>i na dift oricA., a ll'anatos.<:ina. tfltani ca che nel momento attuale, si cspc· r·imc-ntano n ('lla pre venzione d t'llo rlue malattie infettive t erribili, s'aggiunge ora l'anatossina stuf'ilococrica. ch e può Pssor o u t ilizznta con s uccesso. Gli <'SpC'ri menti fatti dnp:lii autori cd i loro risuHati unit i a quelli di P. Nelis, provano b(•nc c1uanto s i ò d<>tto avant.i nel trattamento sp ecifico di diverse affezioni dovute allo stanlu<•(1('('0 . Nello st o~;.'lo m111wro di'l p:iornulc: è pubblicato un lavor o analogo al prt?C('dcnt.c (La r ac· ci11nterapia c011 l'anatos.yina eli P. Ne./i.s) nel quale l'A. pnrla. d i un'anastafiloxina ut.ili=bilc


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

m\lle affezioni da staillococchi, d ei fondamenti d ella vaccinoterapia con l'allatof'Sina stafiJo: coccica ed espone le sue esperienze personali coi relativi risultati ottenuti e le conclusioni detrat.te da essi. Egli dice che le sue osservaz.i oni }J<'rsonali, aggiunte a quello deg li altri autori che s i sono occuputi dell'argomento, permettono di credere che il trattamento con l 'anatof'Sina di diffe rt>nti affezioni cla stafìlococchi e particolarmente della forunculosi ha dato la gua.r igione in un gran numero di casi, o al minimo un miglioramento. Por cui si è in diritto, at.tualmentc, di pensare che qu('sta vaccinoternpia presenta una superiorità manifesta su tutti gli a ltri trattamenti o vaccini adoperati fino a ora per la tempia di queste affezioni.

S. VITALE . OFTALMOLOCIA

F. AONELLO. -

Neuro- retinlte settica nel corso di una Infezione da Kala- azar. (ccBolle tt.ino d 'oculi·

stica "• lug lio 1935, pag. 1050). L'A., dopo avere additata la L eislunaniosi o Kala- azar quale la. più frequ ento malattia tropicale che si affacda tra g li a.bitant.i d el bacino del 1\leò it.~>rran co, e particolarm<'nt.o in Sicilia, ove esistono addirit.tura. d ei focolai endemici n ei sobborghi di Me~ina, Catania e Simcusa, passu a tratt.are in sintesi la bibliografia d elle manifestazioni oculari secondariH alla forma cutanea d ella L eishmaniosì. Sin ora s'erano osservati pochissimi cosi di bottone d 'Oriente palpebrnle , Sl'mpre in Sicilia, f' solo rec0ntem ente il Chams descriveva la prima manifestazione bulbare di d etta malattia tropicale sotto forma di l<>sioni com cali 11icerative in soggt>tt i por· tat.ori d i bott.one di Orie nte dtll·ante una recrudescenza di ttde infermità a Teh éran. L 'A. trova perc iò inter<>s..c;anto d ~>scrivero un caso di lesione a carico del g lobo oculare in un ghvane ~;oggetto affetto da infezione da Kala-azar visceral e in atto. Si trattava di una L~>ishmaniosi int<>rna datante da un anno, sl'guita da tma. episc lcrit<.•, indi da lieve esoftalmo, bulbo dol(•nta alla pressione di,gitale, emorragie r etinich e p <>rivasali, ed e ma papillo-ret inico con scollnmonto siero!<O del quadrante RUpcriore, tutt.i fenomeni che confermavano una. n eu ro-rotini to settica, S<'guita da \IJla Ya~;ta chiazza di atrofia corio-retinica di tutta la regio ne maculare. Infine l'A., d opo aver ricordato la possibilità di una n curo- r<'tÌ11ite settica in m olhl affezioni settiche, sp ecie ne lle affezioni puorperali e n elle picmio chirurgiche, e in alcuni casi di sottico-piemil\ criptogenet ica, mette. in rilievo la S(•tticemia batterica d el Kafa- uzor e iclon· tifica il quadro clinico ocnlar<1 dc>scrit.to come const'g\tenza ùi una trombosi settica, e addita l 'nssoluta rarità di tale forma mm·bosa. PA.PAOKO.

OTO..RINO..LARINGOLOCIA GA..~DINI. - Collassoterapla e

tutercolosi laringfa. ( ~ Archivio di ì\IPdicina o Chirurgia "• g iug no

1935- XIII). Ne gli ultimi anni si è arricc·hito di importanti aq11isizioni lo studio d ei rappmti ira col· lassotora.pia ed andamento della t.ubcrco l o~;i larinj!<'a . L 'op<'la dt'l IAringolcgo non più limitata alla diagnosi qualitativa e cura s intomatica, si d eve offinncare a quella d t·l tisiologo por svolgere la terapia appropriata a seconda d ella lesione. Sin da.! 1910 il Dagradi segnalò la bl'ncfìca ÌJ)fiue!lZa d e l p11x su In tbc. associata d el fa· ringe e d ei pulmoni. Dvtoretzky rilevò su 1592 t.hc. sottoposti a pnx il 99 % di scampati a lesiono larinf!ca. In seguito numerose furono le o~o;en·azioni favoreYoli, e si può affermare che con ogni met_odo collaAAoterapico i risultati ~<ono in grandissima prevalt•n:ui buoni. 'W asowsky e Totwen ammettono come condiziono m•c('f:!'<aria p('r il buon influ ~;;o d ella collnqsotempia su la thc. laringea lt~ possibilità. di un collas">o completo in condizioni generali discrete t>d avendo osscr\'ato come r arissima !'Ìa la complicnnza lnringea n ei colla,::sati, pro· pendono p c• l'intervento collnssoterupico precoce in m odo du prcYenire la complicanza la· ringoLa.e osservaz101 . . d'1 parccc h'1 ulln i. d'1 d m·ata d'1 ''7' . con f ermuno c l1e ne l 7"'o O/10 '•ll't h e '1'<'gtmclr d c i collassati. sopprE>esa. to!<HO to!d es pettorato s i è avuto. n et.t.a rE'gr cssione e guarigio11e clinica d e lle formo laringee. Sopprimere espettomto e tosse ò il punto capitalo n e l trattamento delle l esioni larin.g<'e: Margtùies in 18 colla;;suti notò lo. netta dipendenza 'dell'andamento favorevole delle lesioni p erenchimali e d i quelle laringee; in n ('S..<;lltl caso la tbc. laringca d eve costitu.ire controindica7.iono al tmttam(•nto collassot erapico. R etrouwey afferma che il fntto ch o influisce in m odo d ecisivo è l'ambiento sociale n o! CJUale vc:>ngono condotte le osscn·azioni: gli ammalati di un ceto sociaiP co;;tretto p er n cces· s ità. a trm;curarsi e che ghmgo a i snnatori in condi7ioni locA li c gen <'r a li scadenti dànno una p e r centuale b en differente da qut'lla d rg li arrmalati d <'llc cln~si abbienti in cui presto vicn


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RIVI&"l'A DELLA

S'rA.~PA

MEDICA lTALIAXA E

STRANl~R A

diagn0st ic>ata. pro;;to aJ<gredita. la forma pulmonare e n ei quali i m ezzi di t e rapia trovano la prima potnnztl nt• lla ri<,ca. dietetica e n elle cure c limatiche. Sui suoi 56 ammalati, 45 usufruircmo di pnx, 4 di pnx e frc niccctomia; l pnx, frenicectomia e a.picolosi; 6 solo frenicectoru io.: conta 10 guurigioni, 17 migl oramenti. 8 sta.bilizzazioni, l 7 aggravamenti: i casi favor<',·o li r·i gnardnno soggPt·ti giovani. Le lesioni laringee migliora.rono o guarirono in ragion dirnbta dt'lln pl'(·coeità d l·lht colla."-"Ot!'l·apia. Coope>r r BP n.~o n da l IP20 al 193 1 su l 152 autopsie r ilevarono in 798 casi fa. tbc. polmonow. ca u,;n prima di morto, in €':>si 226 (28.30 %) con lesioni laringee att.ive. Gli stessi autori tc·nrllf' rO :-:ot.to osserntzionc dn sei nwsi a sei anni 106 collassati: not-arono la difficoltà di ot· tc~n••Tf' 1111 migliornmc• nto laringPO n €'llo lesioni ulc€'rative. Quest.o mat.eriale nosologico em f'O><tilnito di nffieinli o soldati d e:ll 'e.;.:ercito americano: in 80 casi trovarono lesioni laringee uk•••·atiVf', in 43 ;;i nbbe un a notevolli migliol'in, in 63 n es.'lun vantaggio dalla colh.lssotPropia. Da tutta l'nbhondnnte cm;i;;t.ica riportata dall'A. si rilevano queste conclusioni: i caJ<i cliuici che m Pglio si prPstnno a lla collussoter·apia son quE>lli con lesioni laringee monolaterali, f• l' ir·tRorgr•nza dopo pnx eli IP><ioni lt'Hingf'e dal lat.o opposto è il primo indice di una contem· r om rwa bi l>ltC'ru lizr.nziono polrnonaro ('on qualn mf'ccunismo d'aziono la collassoterapia agisce su la tbc. la ringea?. È noto como l'in ff'ziono laringf·a s1uebbe riportata all'azione clirett.a. d ell'esp ettorato hMi ll ifero su llt muf'ORa laring(•a (Loui::;): ciò è confermato dalla r arità di tbc. h.uingea n elle fMmn chiuRe polmonnri; la via ematica è invocata dai piì:t (Heinze, Ma.ssei, Storck, K orkunoff, Rdrouwf'y): bacilli s i trovano intorno ai va>~i sanguigni laringei quando epitelio e i tessuti dtdltt mt!Co;:n non prPSt' tttano nncora J,,sioni microscopiche tbc. Questo spiega non solo le lnsio 11 i lori llj::<'c s<·<'ondnrio a t.bc. polmonnri ma anche quelle lesioni laringee cosi dette primiti\'t' 0 eh<; in rf'nlt.t\ son da. riportare• n le:-:ioni polmonari non rilevabili o a lesioni anche lon · f>lrH'. La t hc . è inf(•ziono ,!<<'n<'m 1<', e ho solo in secondo tempo si localizza per tm t.ropismo d t> l IJ,wjHo di K orh ""''"O il polmonf'. nel massimo numero di cn.<>i. Ri è nn.<:hE" a\·onzntn l' ipotrsi Chf' la localizzazione lnringea fosse legata aquestionedì a ll t>rgia; r;olo gl i ammalati in ::;toto di anergia laringea, avrebbero avuto possibilitìl. di t.bc. In· t•irtg•·n pl!I'Ò ò diflìcilc n<:cPttore un 'on<'rgia lnringca limitata al lato del polmone affetto. Ed allora la eo><t.ituziorH' anatomica è que llo che mostra più solide basi: la rete !infatica dei pulmoni ~i annJ.<tom iua con lu. rc>te linfatica lo.rin gca. (~lascagni) e vi son numerose anastomosi fra i d t iC' lnt i. · t;i.a ematogena, ~ia linfnti('n la via ùi propagazione non importa. La collassoterapia ha un 'e nergica uziono sul circolo p :,Jmonnre, osercita una vera logattlra d i vasi: quando un colhtJ;;so p olmo ntHE' è vc•ramcnte tale immobilizza il polmone, annienta il circolo funzionalo. F;barra. In. Rt.rudn all't•rnboli e badllife re, e riduce ndo to"'"e ed espettorato, m ette a riposo il laringe. P or R (-'t.rouwf'y il fat.to cn-pitnle nell'azione b€'nofica del collasso polmonare sulle lesioni laringc>e è co;;titu ito dalla COi<.'.inzione da pat'to d el pulmone di rovesciare in circoEo embolie microbiclw. Oltre i t·oppot·ti clinici, anche i rapporti automopat.ologici vanno consid<>rati tra. tbc. pul· monnre e tbc laringoa: com o in qut>lla pulmonare, una forma produttiva ed una essuda.t.iva (A~c h.off) su le quali ha influenM nella diffe rerw.inzione più che qualche proprietà int.rinseC'a dol bacil lo t-bc. o la nncor·a discussa viu. di infezione, il fattore ·biologico costituito dallo stato immunitn.rio cloll'or·gunismo, fnttore di grande valore per la creazione e per il d ivenire di ogni alt<>raziono mot·bosa. Ora nella r icerca del rapporto fra tbc. pulmonare e tbc. laringea i caratt-eri fondamentali c.lolla le~ione pulmonare si r it.I-ovano in quella laringea: forme cliniche pulmonari ulct-rati,·E" con abbondante espettorat,o bac illifero, s i manifestano nel laringe con forme ulcerat.ive; così l'infiltrazione polmonare sì manifesta nel laringe con lesioni intra e sottomucose. Vìnn fatto d i notare che occorre tener presenti le età delle le.<:~ioni: sovrapposizioni, alter· no.zioni. sostituzioni, riduzioni di losiOJù se ne verificano spesso. Poichè i rapporti fra t b c. p. tl tbc. laringt>a. non sono semplici e puramente occasiona.Ji, si d ebbono ammettere a fondamento di os;si lo{.!gi biologiche e patogene tiche: i termini d i queste son o allo stato attuale ancora al lo stadio formrtrle e d analitico. Non trattandosi allora di semplice coincidenza patologica n ei rap· porti terapt"utici e prognostici il legame fra tisiologo e laringologo deve esser mantenuto; neccs!!ita l'accordo c h o indichi i termini del come e d el quanto una lesione laringea debba esser clasgifìcata e con una c iMs ifica standard. Si è parlat.o di lesione compensata, su~ornJX>n· snta. !lcompt>nsata (llorjin, Co11gr·cs~o Pamusso di Odessa). . Se la tbc. laringna come la pulmonare non può restringe rsi in limiti particolari, dotta cl~t~~.«ificn. può esser tenuta come base per maggior comprensione e coordina.ziono tt1raJK~utica.

Il diffic il<• è ,;t.1hiliro qua.li sono i mpporti fra tbc. larin gea e tbc. polmonare grave; come sono, como si inAw' nznno viccmdevolnwnte. I n linea di ma..<~Sima. è cert.o che: a) la thc. lariog,•a è r.;;prcssìono di tbc . polmonare grnv<~ con le~<ioni est.cse; b) le for tne polmonari evoluth·e prosontano a l quadrup lo la facilità di complicanze lnringee, che non le forme st abilizzati'. D(l('orrenzn N l f'voluziono procedono pnrallole nel polmone o nella laringe .


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RIVISTA DEr.LA STAMPA MEDIC A ITALIANA E S1'RA1'1t:RA

L'A. ha messo insieme una d elle statis tiche dello più uumerose rif!'rentesi ad ammalati sa.natoriali, nei quali la collassoterapia fu istit.uit.a nel Sanatorio (Osped. Sanatorialc V. E. III} escludendo gli ammalati venu t i in ~anatorio già precedentemente sottopot>ti a pnx, allo scop o di dar, con base di precisione clinica, la massima attendibilità ai dati statistici. Di 85 ammalati trattati con pnx monolaterale, affetti da Josioni laringee, 33 guarigioni clin iche, 19 mig.lioram enti, l 3 stabilizzazioni, 20 peggioramenti. In 17 pnx biJatera le, s i avenmo du e lesioni laringee monolaternli, 14 bilaterali, l epiglottica: n e guarirono 5, migliorarono 7, Rtabilizzarono l , P•~ggiorarono 4; in 22 frenicoexeresi con 18 collassi efficaci, 4 dk>creti, si ebbe guarigione clinica laringea in 6 casi, miglioramenti in IO casi, 5 stabilizzarono, l e,;it o discreto. I n 10 collassati con toracoplastica, con 9 esiti buoni, si avevano l!!sioni lariJlg<?e non estese con 6 guarigioni cliniche, 3 migliorament.i. D alle numer ose osservazioni l'A. conclude che: la cura laring<>t\ den" e:<Sere ba,;ata sulla diagnosi polmonnre recentE' di qualità e di quantità; la. tbc. laringl"a 11 0n è un semplice rilievo as;~ociato alla tbc· polmonare avanzata, pot-endo accompagnare forme iniziali o Psserne il primo rivelatore; i rapporti tra tbc. larin~~a e tbc. polmonare sono rapporti di continuità ad andam ento parallelo. I casi di di>!sociaziono n e ll'andatn('nto sottosh111no indubbiamcnt<' a fattori immunitari individuali, ma sono ruri. A lf"sion i Jaringce monocordali o c ircoscritte corri:;pon·

dono forme polmonari fibrose, discl'(~tc, limitate. Dunque pnx mouo, bilatE'ralc, frcnicoexe· resi, tora.coplastica, collas.«ot('r·apia insomma. hanno indubbia favoroYOlC' influenza su le le · ~ioni laringee, aiutati sommaml"nt<' da due fattori: ricovero sauat orial c (la statistica rigmm]a la classe lavoratrice) e diagnosi precoce (di cui p!:"rÒ nl"gli ammalati sanotorializzati non si può parlare p er lo pii1). RAFFONE .

- Trattamento dei portatori di germi rino-faringei. (• La Prl"s:-e Médicale •, n. 83, ottobre 1935).

RAVIJÙ .

N ella propagaziono o disseminazione della maggior parte dl'lle malatt.ie inktt ive, le più diffusibili, parto importantissima hanno i p orto tori di germi nrl rino-fariJ1!ZE'· pur v ol<'ndo non far m enzion& di un certo numf?ro di Yirus, di cui è bensì provata l'<'sistenza, ma che sfuggono per ora alle nostre r icorch<'. Contro i germi patogeni noti o Rc·onosciuti, i proc!'dim<'nti di di$infezione rino-faringea, di cui disponiamo. hanno efficacia incostante; lo misure profilattiche urtano contro difficoltà economiche e sociali; la imm\m<'logia ha anco1·a ristmtt c applìcnzioru. Dreyfus-See cerca (•BuliHin généralf' de Thérapie» 186, ·1935). di m<'tter a punto la que· stione: è assodato che la moltiplicit:à st <'s.~a dei metodi preconizzat.i depone por la inefficacia di essi . Praticam<>nte bacillo di Loffier, m oningococco, strept.ococco, albergano e s i SYiluppano n el rinofaringe per mesi non ostant.e tutti i t ent.ativi che si fanno per sloggiarli, e, come è facile immnginare, vi stanno a llo s tato di saprofìt.i, pntogf'ni non p er il pottatore immunizzato, ma per gli altri . . L'A. fa. una ras.c;egna doi ,·ari mezzi a nost ra disposizione p ('r raggiungere lo scopo. I mezzi biologici tendono a rinforzare i potor·i di immunità d el portatore . ma n on rendono il terreno inadatt.o alla vita dei g ermi contro cui s i vuoi agire. Nel fatto specifi co dell'applica· zione di sieri liquidi o secchi nel rino-faringo, n('s:mn effetto pratico si può r egistrare. Vaccinoterapia, microbica o anatosaica, t<'ntativi di immunizzazione locale son parsi di gran lunga inefficaci (A.rt.in). I bacilli antagonisti adopera.ti contro il diftf?rico, per esempio il · bacillo di F rieclliinder. adoperato da Lesbre O.\Tebbero dato qualch e effetto positivo: p erò ad un male se n e contrappone un a ltro porchè il portatore di bacillo difterico diverrebbe in 10-12 g iorni portatore di bacillo pncumococcico. Cii agenti fisici. aria calda (Rendu). rnggi X (Kahn in Am~>rica.Df!brè in Francia:),<'he agirebb e ro aumentando la leu cocitosi e l'attività betteriofaga. in pratica non sis on mostrati sicuri; i raggi ultravioletti, così battericidi in vitrro, nelle mani di H Prvé o di Fomni<'r applicati al rinofa.ri nge, hanno in modo non costante distrntto il difterico. Restano gli antisettici chimici: applicati sottoforma di pemwllature o di va.porizzazioni delle sostanze volatili. o di polvorizzazione di soluzioni; son ri~C'rvati p<"r i piccoli infermi e son tuttora i m ezzi di facil e applicazione e quelli di cui ci s i può fidare di più. Ln loro azione p<'r~ deve es.'!er coadiuvata dall'azione chirurgica p or ridurre lEI numeroso anfrat.tuosità e i profondi r ecessi non raggiungibili dalle sostanze antisettiche. L'ilt.to chirurgico, adcnotomja, tonsillec· tomia, regola.rizzazioni delle fosHo nasali, non è controindicato sempre che lo stat.o generale del soggetto non d esti preo<:C11pazioni e misuro prevonth·e alla diffusion e siano state prese. RAFFONE.


CONFERENZE E DTlltOSTRAZIO'Sl CLI!«OBE ECC.

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DERMOSIFILOGRAFIA. La difesa sociale contro le malattie sessuali In Italia e negli altri paesi. (Roma - St udio ed itoriale d egli I stituti universitari, L. 20.).

Q. DE BERNARDrs. -

La. letteratura d c•lln sp:'lcio.lità d e rmosifilopatica si è arricchita. di un nuovo libro che ,.a. segnalato ai nostri lettor i p or l'im.p ortn.nM attuale della mat.eria trattata.. Il lavoro è diviso in quat tro parti. Nella prima., dopo bre vi cenni sull'anatomia ùeJI'ap· pa rato gonit.o-urinario e s ulla riproduzione, sogue una d e scrizione sommaria. delle malattie !iO><.·m ali o loro cura con s pooia lo riguardo ai danni sociali di cia$Cuna. di esse. Nella seconda parte »ono trattato le causo e i fa.ttori sociali che d eterminano lo sviluppo e la cliffusione d elle malal· ti o st.es»e. ::>vo lto. ne lla ter--Ga pa rte la tesi d ella profiiMs i individuale, l'A. paasa n ell' ltlt:ima pa rto, la più interes;;ante d i tutt o il la voro, ad affronta.re il grande problema r e lativo alla profil!l-"s i sociale, consiciomta n oi s uoi complessi e molteplici aspetti, s ulla quale è impt'rniato il pro ble mo. d e lla dift>Sa de lla razza n ei vari paesi d e l mondo e sopratutto in Halia, la qualt'. com e in tutte le pr·ovvidon7:€11iil.nitarie , anche in questo campo, è all'avanguardia. Il lavoro è e~;post.o in 300 pagine od è corredato di una est.esa bibliografia s ull'argomento. L 'esposizio ne è chia ra fl vivace e i vari a rg om enti so no trat tati con erudizion~ e seJlSO critico. C'ARLUCC!.

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITA Rl ELENCO E SOMMARI DEGU ARGOME.Nf1 TRATTATI (Dai processi verbali pervenuti alla Direzione g-enerale di Sanità militare nel novembre 19 35-XIV)

A NCONA. - T c ncn to m odico compll" m onto prof. FRANCESCO Dr FRA::SCESCO: La tubercolosi della colonne' ve1·tebra Le. L'O. espon e sinte ticame nte il complesso e tiopo.togen e tico d e lla tuber colosi ve rtobrale, sofformandosi con particolare interesse sull'anatomia pn.tologica d ella lesione e sulle pecu· liari caratteristiche d el pr·ocesso tubercolare n e lle varie sezioni d el soznatorachide colpito.

Passata in breve rn.ssegnt\, la diagnosi e la diagnosi difforenziale , J•iferisoo sui moderni concetti d e lla bacilJemia Kocchiana e sulla importanza che assume il t flrreno d ecisamente a.cidotico che os!'la cr·oo, indicando l'orientame nto terapeutico. Elioclimotorapia, scarico d e lla colonna v er tobrale, reclinazione alla Lorenz, m entre inie zioni di endoneutralio fissA.no il calcio inie t.tato per via endovena., compongono la migliore arma ortopedi ca contro la tubercolosi d e lla colonna ve rte brale. Chirut·gicament<; l'A. tra i m etodi attua lmente in u so, Hibbs, D elangeniere , Albee, ecc. si dichiara. favore·v ole alla artrodosi col m etodo origiuale Albe e che riduce a.l minimo la mortalità operatoria e cho dà il massimo coe fficie nte di guarigioni cliniche , fe rmo restando che la terapia. clùrurgica d e v'es;;ore att uata se lezionando c on grande cautela. i casi sui quali verrà applicata. 13RESCTA. - So tto t.en en to m edico VINOENZO PRIMIERO: Considerazioni su alcuni ClU1:i di m orbo di W erlhoff. Esposto in bre vo il m eccanis mo col quale normalme nte s i arrestano le emorragie, il ruolo importante cho jn d e tta funziono spetta. alle p.i astrine , l'O. pasoo a parlare della. e zio· logia e de lla anatomia patologica d oHa sindrome di ' •Ve rlhoff, pe r la quale ritiene più appro· pria.ta. d e lla d enominazione di trombopenia., quella. di piM trinoponia esse nziale . E spon e alc une con.c;iùe razioni suggerit.egli da.ll'a.narnnesi di quattro infe rmi che e bbe n seguire dal punto di vis tu clinico e d e lle indagini di lnboro.torio e in base a. pa.rticoltwi d esun t i ùa.ll'anamnosi st-essa, cre de di ravvi AAre n e lla genesi d e lla. sindrome morbosa una predisposiziono costituzi o n~t.lo, limitatarnen to al sistema emopoietico. LivoRNO. - T en e nte colo nne llo m edico A LESSANDRO ABATE: l disturbi del ritmo cardiaco e lo·ro i mportan za p c.r la m e<licina legale mi litare.

L 'O. esordisce prem ottenclo come l'appellativo g en erico di n ovrosi cardiaca sia. irnpro· prio ; a ccenna tl.lle piì.l t·ectmti vedute sull'automatismo cardiaco e sulla. fisio-patologia. d elle aritmie e fa osserva re l'importanza a sstrnta oggi pe r l'identificazione delle varie formo di aritmie dai m ezz i gra fici . che d escrivo, illustrando sfìgmogrammi, flebogrammi e d elettro· cA.rdiogramrni. Dimo~tra oome sia facile con tali m ezzi, partendo da.ll'osserva.ziono di w1o de i v a ri disturbi r.w ilmente ri conoscibili e cioè: bradicardia., ta.chicardia., estrasistoli, a.ri t· mia completa, o.lterna nza., giungo re aù una diagnos i precisa. e stabilire eziologia, d ecorso o prognosi d e lla forma. acce r·to.ta.


CONFERENZE E DIMOS'rR.o\ZI0::-.1

CLI~I CIIE

E CC'.

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Illustra p o i t utte le varie forme di a ritmia od a!)·o•-nla come per il medico militare sia. indispen sabile poter distingue re le forme di ari tmia senza. importanza e che;> permettano una perfe tta tolle•·anza d e lle fati che ric hieste dal servizio militare da quello che, a lle vo lte simili all'esame o biettivo a lle prime, sono bon diverse ne l lo ro significate ed esigono un adeguato provvodime nto medico-legale. . PERUG U .. _ , Pt·imo capitano ~edico VrrroR Uoo CAOIANELLI: u,~ caso di gozzo circoscritto con sindrome di Cl. Ben~ard-Horner. · L 'O . riforisce s u di un caso di gozzo c ircoscritto con t ipica s indrome di Cl. BernardR o rne r e n otevoli turbe neuropsichiche. Ric hiama l 'nt tenzione s ui criteri pe r la valutazione modico- l<'gttle dci casi analoghi a que llo da lui !)tuùiato, fa.cE\ndo notaro c he più che g li articoli 70 e 71, sono in tali malati da f!-ppl icarsi g li articoli 6 t) 24 dell'Elenco d elle impNfezioni e d inf('•·mità riguardante l'att.itudme fisica al ~>orvizio militare. SAVIGLIANO . -

Primo capitano medico ~1:.'\RIO R ossr: Alopecia prematura..

S ottotcnento modico FELI C E terapeutico.

TRE:>rTO. -

li "

ENRICO :

Enteriti tubercolari - Pneumoperitoneo

. L ' O., dopo avor ampiamontc dimostt·ato la frequenza d olle malattie s pecifiche d ell'intestm?, confortando la tnsi con stntistiche autoptiche , ha tra.ttnto d ella. someiologia, della c lmtca, d el repor to radiologico e delle indagiJù di labOl·a.to•·io in rapporto all'enterite tuborcolaro ne lle sue forme•: « ipet·trofìca.- miliaro - ulcorativa ». . F atta unn. succin ta c ro nistoria d e l Pne umopc ritonoo diagnostico, cut·ativo por l<' pPrito~lti con ascite, l'O. ha illustrato il Pnp. ter. in rapporto a lle ontel'iti t ubercolari, dandone le 1ndicazioni per i l me todo, indicanclone la tecni ca<~ passando in breve rassE>gna alcuni dei CM t clinici più dimos t.ra.tivi in base alla personale statistica d i 15 amma.lati trattati con tale m e todo, e a llo statistioh(:) di a ltri auto•·i. . H a d a ultimo trattato ampiamente il meccanismo di azione de l Pnp. tet·. sofk rmandosi 1n particola r morlo !>ulle modi(ìcazioni di circolo iudottt'l dall'n.zione meccanica de l Pnp: che l'O. ritiene abbiano la. principale influenza por il proct•sso di riparazione d e i kssuti. J:la. conc luso affe t·manclo che q uesto nuovo m ez:w tempe utico, c he ha g ià dato dei buoni rtsultati, attende affinamenti di t ecnica e di più precisi indirizzi , ~>pec i e nolln condot.ta. dl.'i successivi rifornimenti e por il tempo di durata do lla cura, cho si trn.rranno da. uno studio sempre più accurato e dalla collabot·a.zione c li nica. Sistematiche ricerche gas-analitiche d e lla. compo~>izione gassosa. dol Pnp. sa~anno di sicuro indice pe r la condotta di esso, poi che, come s ino ad ora. è OC('Ol"SO di constatare a ll'O., una dim inuzione d ell'anidride carbo nica e d un aumento de ll'ossigeno, ne lla composizione centesima le del gas d el Pnp. cor•·ispondono ad una parallela n 1gressiorie de l processo tube rcolare. Pt·imo capitano m odico A N-roNro FARAOYE : Paralisi bulbare a-Blenica, o mia.stenia ln,lbare (Strii.mpell) - (MaLattia di Erb-Goùlflamm, myaathenù.t gravis pseudoparalytica d i Jolly, uwrbo d~ Oppenhei m-Hoppe). Dh1straziono d ol relativo caso c linico in un pazie nte di atmi 23 inviato p<>r sindrome ~ulbare, astenico, assai deperito, oligoemico. Faciea myaathenica: immobilità da masch(•t·a, lnosprli'ssività, a.ssoluta por grave paresi bilaterale de i mm. mimici faccia li; ptosis palpebrarum, con impossibilità di chiusura. dello palpe bre stesso; fenomooo di Boli bilateralmente e positività d ol segno d e ll'iride di Grocco; totnle scompm-sa d o lio pliche frontali e n Mol abiale; labbra tumide, S(lmiaperte, con angoli a.bbn,ssnti; parc•si d e i mm. della lingua, v e lopendolo, faringo e d oli!\ t!eglutizione; dismassia per accentuata d 0bolozza de i mm. xnasti.catori; pa rosi dei m uscoli d ella nuca, do l tronco o dogli n.rti, specie ne i S('gmont i pros.•;nmttli. F'undus ocuZi normale; esame delle ul'ine negativo. Non ricercata la R. M y di J o lly por lo stato generale d e l paziente (!>6condo le ri!>6r ve di Oppenheim). Il pazie nte c h e cta.i dttti catarnnestici od infonna.tivi (CC. RR.) risulta a.fl.otto già da alcuni anni dalla forma m orbosa in esame, con alternative di mfglioramenti e peggioran~mi, remissioni e soete, già a l 2° g iorno di degenza presenta un tumul tuoso esplodere dei gravissimi fenon:~on.i bulba ri: di~>pnea, tn.chica.rdia, at·itmia, dis fonia e disfngi.a , disartria, con P-drma polmonare acuto concomitante. In 3" g io rnata exitus. Riassunti i rilie vi a.natomo-patologici (negativi por il cerveUo, midollo spinale e n e rvi ptJrife t·ic i) e la. pntogetwsi de ll'a.ffezionC1 n e lle sue worie, miopat ica (ti po Thomsen ) e pluriglandolare (disfunzionalità de i s urreni e d i pofisi), l 'O. s i sofferma s ulla prognosi, molto seria. e d E~st·rc.'ffi!tment.e riservttta (tli 38 casi citati dali'Opponhoim, 26 in E'sito letale ), e sulla possibilità appunto di re missioni e d aggravamenti; possibilità confermata da lle esperien7.e de l Gotdfiu.mm e dall' Opponheim, va.Jutabile anzi nel diagnostico diffet-enziale. Accenna alla sintomat.ologia. della paralisi bulbare cronica di Duchenne, particolarmon to nel s uo insidioso inizio, nella progressiva evoluzione, noi disturbi ca.t·diaci e re~>piratori estremamen te gravi, e conc lude segnalando UDINE. -


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CO..,FEitE:-17.E E DlMOSTMAZJONI CLINICHE ECC.

l'aziono tarapòutica ddl'efed.rina o glicina ed i risultati incoraggianti (?) recentissimamente riferiti dal Lt\urente \Yalther con le forti dosi di clorato potassio, che avrebbe azione stimolante s ulle ,c ellule ganglionari del ganglio cervicale superiore; mentre a dosi piccole costituirebbe un utilC' coadiuvante della p1·ostigmina.

Sul mecca niqmo della ipertensione endooranica. L 'O. dalla ossc1·vazione di un S.- segnalato per cefalea con c risi convulsive e presentante di fatto una sindrome d 'ipertensione endocranica con positività del segno di Baillart - dopo 1;1.ve r rilevato il grande valore di tal segno, che spesso precede anche di parecchio lrt stasi venosa e l'edema della papilla (come appunto nel caso in esame), ravvisa l'opportunità di bt•evemente riassumere il moooanismo dell'aumentata. tensione endocranica da tumore: formazione del • pres.<>ure come • del Cusbing, blocco del 4° ventricolo e delle vie di u!lcita del liquido cefalo-rachidiano, ipertens.ione ventricolare consecutiva. Considera quindi l'importanza dei sogni oftalmologici e radiologici {encefalografia, ventricolografia) nella localizzazione da tnmore encefalico, riconoscendo le difficoltà. talvolta grandi che pos_<;ono incontrarsi per la. diagnosi di sede in tumor cerebri col solo sussidio della indagine neurologica La 8ind·rome paichica prefrontale da tmrwre. In relazione a ripresa del suesposto argomento l' O. - ricordando come realm ente scarsa debba risultare la sintomatologia neurologica dei tumori frontali, non essendo il lobo frontale stesso sede di funzioni sonsitivo-motorio . ma sibbene « l'organo della. sintesi cosciente e storica dei grandi fattori della vita m entale • {L. Bianchi) - riassume la cosidetta sindrome psichica. prefront.ale, sintetizzandola in: a) generica: mancanza del senso di malattia, ott.usità ed indiffet·en·z a affettiva, torpore intellettivo globale {patognomonico pel Bruna), apatia del carattere e della. condotta, ecc.; b) apedfìca: strana tendenza al motteggio ed allo scherno {plaisanterie del Bal;'uk), a . bisticci e giuochi di parole (niaserie), in contrasto stridente con le condizioni generali del S. {moria di Jastrowitz, o gaiezza morbosa); frivolezza. (Ch·ildiahneJJs di Gowers), spiritosaggine (Witzelsucht dell'Oppenheim); spesso uno stato confusiona.le «qui ne fait sa preuve! • {Baruk), e talvolta anche perversioni istintive, ecc. Non S(~mpre concordi in proposito gli Au tori nella valutazione della sindrome; mentre infatti da. taluno affermnsi come il minor affidamento sia a.ppunt.o dato dai disturbi psichici (Fragnito), altri invece {De :Martal) sostiene ad esempio di aver sospettato la esistenza di un tumor cereb-ri (controllat.o alla ventricolografia.) esolusivamente dalle turbo di contegno o del ca.n~ottore segnalate nolla storia clel S. e &Qnz& nemmeno t\Verlo visto! In conclusione l'O. personalmente ritiene che la sindrome psichica. prefrontale, nella sua dovizie di dati sintomatologici e dei quali taluni veramente camtwristici, se accu:ratamonte ricercata e definita., possa a,<;Sumere tm indubbio valore diagnostico discriminativo. V.ERONA. - Sottotenente medico GIOVANNI AMADUCCI: Alcool-terap-ia endovenosa nelle affezioni suppurative polmonari. L'O. dopo avere riferito sulla toria, la tecnica e le modalit.à. d'azione dell'acool-terapia endovenosa, porta il contributo di due casi: un ascesso polmona.re .e un piopneuma.toract>, afformando su di essi l'efficacia di tal.e terapia. Tenente medico GIUSEPPE CEBRELLI: Dimostrazione di un caao di iUero splenomegalico. L 'O. presenta tm caso di ittero ad andamento cronico {8 mesi) con forte epato-splenomegalia, apiressia., glicemia alta (1.90% 0 ) , V.D.D. positiva., V.D.l . ritardata,leucoeitosi { 12-32,000), cistiftlllea non iniot.tabile. · Dopo avere riasstmto lo ultime vedute sul quadro degli itteri e la loro classificazione clinica, secondo M:icheli e allievi, discute lo vario diagnosi differenziali e conclude per la assegnazione della pr~sente forma al quadro degli itwri e patocolangitici. -

Sottotenento m e<lico ! GINO PINELLI: Le ossifìcazioni traumatiche del giruJcckio e malattia di Pelteurini Stieda. L 'O. dopo e.vere accennato brevemente ài ca.si pubblicati dal P ellegrini e dallo Stieda, passa alla dimostrazione di un caso in cui assieme alla. frattura parcellare del condilo mediale fe morale si associava l'ossificazione e picondiloidea del te ndine del grande adduttore. L'O. deduce dagli elementi fornitigli dalla storia clinica, gli esiti percepibili al repe1·to radiologi.eo e passa ai concet.ti terapeutici che possono essere suggeriti in tali casi e ai conseguenti provve<Umenti medico-legali.

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Tenente medico CANIO ToOLIA: Un caso di toasicodermia, d.a preparato m.ercuriale. L'O. presenta w1 ammalato, ricoverato nel reparto dermoceltico per eczema degli nrti infMiori, medicato pet· tre volte con pomata. all'ossido giallo di. me rcurio, in cui insor'S(' improvvisame nto un esantema gene ralizzato proteiforme. Per la diagnosi venne praticata la reazione di Prausnitz e Kiistner, che consiste nell'iniettare sott.o il derma di un individuo

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NOTIZlli:

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normale un eme. di siero del soggetto ipersensibile verso la sostanza allergica e dopo 24 ore si inietta l'a.nti~ne in causa sotto cute, se usata per via ipodermica, o si a pplica ,Per via ipercutanea. Nel caso in esame, la prova risultò nett1lmente positiva per l'ossido giallo di mercurio, poiohè dopo 38 ore dall'applicazione dell'antigene comparve sulla parte trattata un eritema con caratteri simili, ma molto più attenuati, a quello del soggetto ammalato. L'O. passa quindi in rassegna. le diverse classificazioni delle tossicodermie e riferisce per esteso quella del Tilden, basata sul punto di vista. morfologico. Accenna alle attuali conoscenze del m eccanismo di insorgenza di dette forme morbose e ne deduce che in a lcuni individui può •essere spiegato col meccanismo dell'ana.fila.ssi, in altri dalla combinazione dei medicamenti con le cellule dell'organismo in modo che la modificazione che avviene nei corpi albuminoidei può scatenare l'anafilassi, in altri infine col meccanismo della supplenza e delle alternanze, che esiste fra la cute e gli organi interni, vale a dire per mezzo dèll'atti tudine che ha la pelle a fissare in modo esagerato le proteine rimaste· immodificate successivamente alla diminuita. funzione pessica .del fegato, digestiva dello stomaco e del pancreas, alle modifì.cazioni dell'equilibrio acido-basico dell'organismo, donde il brusco passaggio dell'o.ntigene dagli orgo.ni diafunziono.nti a lla. pelle. Però tuttavia l'intima natura di queste idiosincrasie medicamentose non è siouramènte chiarita.

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Due caai di ulceri gang-renoae del pene e un caBO di ulcera venerea con adenite trWppUrata trauati e guariti con vaccino antiatreptoba.cillare. L'O. presenta u.n caso di ulcera venerea con complicanze di gangrena del glande con notevole e profonda perdita di sostanza che arriva fino ai corp i cavernosi dei due lati, mettendo dal lato di destra allo scoperto per u.n certo tratto anche l'uretra. Trattato opportunamente e tempestivamente con mezzi di m edicazione normali e con iniezioni a giorni (llterni di vaccino Dmelcos il processo si arrestò rapidamente con conseguente rapida guarigione. Nel 2° caso presentato di · ulce ra ga.ngrenosa nel quale . il vaccino potè essere usato ancora pjtl tempestivamente, il risultato fu più rapido e brillante inquantochè il processo gangrenoso si arrestò appena. iniziato, lasciando semplicemente due piccole escavazioni ai lati del frenulo. Nel 3° caso di ulce ra con adenite fluttuante l'uso del vaccino, senza alcun intervento operatorio, e senza applicazioni locali di medicamenti, fece ria.ssorbire completamente il processo suppurativo. L ' O. conclude dicendo che dati i risultati ottimi avuti nei casi presentati, il vaccino Dmelcos, di ditta nazionale, è sempre e specialmente nell'ambito militare, di relativa economia diminuendo il numero dei giorni di degenza. ospeda.Iiera e riducendo considerevolmente il consumo di materiale di medicazione.

NOTIZIE Bollettino del Corpo sanitario militare. Ufficiali medici. CoLONNELLI. C~STIGLIOLA. Orlando, Ministero colonie (f.q.). - In data 9 luglio 1935-XIII collocato i.n a.spetta:tiva pe1· in.f.,rmità provenienti da cause di servizio, per mesi dodici. Assegnato a tutti gh effetti a l comando dol R. corpo truppe coloniali Libia. SnruLA. Ubaldo, direttore ospedale militare Trento. - In data 20 settembre 1935-XIII cessa dalla carica. di cui sopra e dalla stessa data è nominato direttore di sanità militare corpo armata Bologna. TENENTI: COLONNELLI. CRESPELLA.NI Carlo, ospedale militare F irenze. In data ·25 settembre 1935-XIII, nominato direttore ospedale militare Perugia. 1\i.AGOIORI. D 'AllOCO Giuseppe, ospedale militare, Roma. - Ministero guerra. PRIMI CAPITA!<'"!. SARDONE Antonio, 10 fa.nt. - In data l luglio 1935-XIII collocato fuori quadro, disponibile per il Ministero aeronautica. MALLOZZI Amerigo, l genio pontieri. - Scuola allievi ufficiali complemento, Lucca. D 'ANGELO Emanuele, ospedale militare Gorizia. - 42 art. div. fant. 5-

Giornal·o di medicina militar•.


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NOTIZIE TENEI!I'TI.

I seguenti tenenti medici, attualmente effettivi alla scuola. di applicazione di sanità. militn.re Firenze, sono assegnati dal 23 novembre 1936--XIV al repartO a fianco di ciascuno indicato: MoNACO Bruno. - 2 bers. SoPRANI Antonio. - 58 fant. NAPOLITANO F elice. - IO genio. SEDIARI De mo. - 18 bers. CoRDERO Adriano. - 61 fant. ALTAMUlU. Manlio. - 33 fant. SAVINO Giovnrmi. - 35 fant. TRIOILA Sebastiano. - 146 fant. ANTENUCOI Elpidio. 96 fant. VANACORE Antonio. - 151 fant. ARCA.--<OELI Gerardo. - 8 genio. SANTANGELO RENÈ Carlo. - 92 fant. Gn;c~m J!' tancesco. l gran. Dr FERDINANDO Renato. - 6 alp. Dr Gxoaaxo Girolamo.- 22 art. div. BoccHINI Ettore. - 39 fant. fan t . Sa.Ro Nicola. - 243 fant. NADDEO Vince nzo.- 15 art. div. fant. DE ANGELIS Icaro~ - Il fant. PETRUCCIANI Nicola. - 49 fant. SCARPr:rTI ~lario . - 95 fa.nt. CUJ!EDDU Antonio. - 240 fa.nt. Dr MoDICA Pietro. - 222 fant. ZAIRI Sa.cellario. - 55 fant. DE CILLA Francesco. - 132 fant. LICATA Alfio. - 84 fant. LEONE Tacito. - 7 art. div. fant. DI TRAPANI Salvatore. - 56 fant. l\'IENNA Luigi. - 14 art. div. fant. SALVI Vincenzo. - 77 fant. ANTONAOI Giuseppe. - 21 fant. ARDITO Vincenzo. - 12 bers. SOTTILE Leonardo. - 244 fant. STRAZZULLI Sergio. - 239 fant. · AlloRosr Giuseppe Mazzini. - ArseL UCENTE Vittorino. - 48 art. div. fant. nale R. esercito Napoli. V fficiali chimic-i farmacisti. PRIMI CAPITANI. MILLtNO Domenico. infermeria. prosidiaria Trento - Ospedale militare Bolzano. TENENTr.. I seguenti tenenti chimici farmacisti, at-tualmente effettivi alla scuola di applicazione di sanità m.i litaro, Firenze, dal 23 novembre 1935- XIV sono assegnati al reparto a fìa.nco di ciascuno indic.ato : l ' ~IrNTNNr I gnazio. Osped~le militare Roma. DE Pmao Filippo. - Ospo9ale militare Fire nze. Dal BoUettino Uf!wiale, clisj>. 7ill\ 28 novembre 1935- XJV .

.. :

Ufficiali m.edici. TENENTI COLONNELLI. ' CONCIATORE D ome nico, o1<pedale militare Savigliano, in aspettativa per infermità prove· nienti dal servizio. - In. dattl. 4 novembre 1935-XIV, è collocato a riposo per età, ed inscritto nella riservtL con anzianità 31 marLo 1934-XII. TENEN'N INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO. ANDOLFATO Mario, R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). - I n data 19 giu· gno 1935-XIII collocato in aspettativa pe r infermità temporanee provenienti da cause di servizio, pe1· mesi sei. Dal BolleUino U{fwiale, disp. 81", 12 dicembre 1935-XIV. • TENE~--rt COLO~"NEL.LI. . lNORAVAt.t.E Alfrodo, R. corpo truppe colonillli Libia (Tripolitania). - In data 23 genng.io 1935- X.HI collocato fuori quadro parchè trasferito nel R . corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). ~1AG010RJ.

AROM:.umo Angolo. ospedale militare Cagliari. - In data 7 giugno 1935-XIII; rientra nei quadri cessand o di o:;soro disponibile per il minist.ero finanze quale membro effettivo della commissione p er· le pensioni di g uena, Cagliari. PRillli CAPlTA.Nl. TREPICCIO!'IT Emanuele, ospedale militare Bologna. - Ospedafe militare Roma. CAPITANI. AtmsrcA Fe rdinando. R. corpo truppe coloniali Eritrea. - I n data 10 marzo 1935-XIII, riontra noi \lllad ri cos~1tndo di l1.'lsere clis poriibile per il ministero fìna.n:i:e quale membro effett.ivo dellt\ commis..;iono por le pe usioni di guerra, Torino.

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NOTIZIE

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TENENTI.

ALVISI Elmo R . corpo truppe coloniali Libia (Cirenaica). -In data 12 maggio 1935-XI II collocato fuori quadro perchè trasferito nel R. corpo truppe coloniali L ibia (Cirenaica). MANOINI Giovanni Battista, R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). - In data 4 maggio 1935- XIII collocato fuori quadro perchè tras ferito nel R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). Uffwiali chimici farmaci8ti. TENENTI.

SALTINI Pie tro, R . corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). - In data l o giugno 1 935-XI II collocato ft1ori quadl·o perchè trasferito n~l ;R. corpo truppe coloniali L ibia (Tripolitania). . Dal Bollettino Ufficiale, disp. 83a., 20 dicembre 1935-XIV.

Avanzamento degli ufflciall del Corpo sanitario. Dalla circolare n. 964 Gioma.le m ·ilitare del 19 dicembre 1935-XIV (disp. 66n) riportiamo i limiti di anzia.nità entro i quali sono compresi gli ufficiali in s. p. e. del Corpo sanitario che d ebbono essere presi in esame pe r l'avanzamento ad anzianità e a scelta ordinaria, per l'iscrizione sui relativi quadri di a>~anzamento l !J3ti-1937, con la indicazione, per ciascun grado, del· l'ultimo ufficiale che devo essere compreso.

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U(fiC'i.ali 1nedici. Colonnelli: ZAFFIRO Antonino - te nenti colonnelli: BRUNI Nicola Nazzarènoprimi capitani: BoiDI Te rèsio - tenenti : TOGLIA Canio. l

maggiori: V AIOLA

Ufficiali chimici farmacisti. Tenenti colonnelli: L oMBARDI Manlio - maggiori: FARI NA Felice CoRRADI Pietro - tenenti: COLELLA Vittoriano.

primi capitani:

Titoli di studio. Il colonnello modico in p . a . Luigi DE BERARDINIS e il primo capita.no medico in s. p. e. Saverio VIROILLO hanno conseguito l'abilitazione alla libera docenza, rispettivamente in statistica. ed in anatomia e i<~tologia. patologica.


INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L ' ANNO 1935 BIBLlOORAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA , . , ... , , .... , , , ... , ..... , . , . s. E. IL l'EN"ENTE GEN"ERALE MEDICO LUIGI FER.RERO DI CA.VALLERLEON"E LA SANITÀ MILITARE ALL'ESl'OSIZJONE DEGLI ~OSPEDALI ITALlA.Nl .... , . , , LO STORICO DISCORSO DEL DUCE AGLI ITA.LIANI .. • , .. , .... , , ......... . NELL'AFRICA ORIENTALE ..... • ...... ' .. . .. ' ' • . .. . .. . ...... . . .. .. ... .

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78-689 301 501 905 907

Congressi. II Congresso italiano di radio-neuro-chirurgia.. - CRESPELLANI, FELSANI e CALOAGNI ........................ .. .. .. .. ..•..... . . . ...... . .. Pag. II Convegno per lo studio d ella tubercolosi osteo--articola.re. - BIANCHINI • III Congresso internazio!!ale deli'aviazione sanitaria (Organizzazione e funzionamento dei primi soccorsi n ei trasporti a erei civili). - MONACO » II Congresso internazionale di n euro logia. - Rrzzo . . .. . ....... . ..... . • I Congresso internazionale d ella trasfusione d el sangue (La trasfusione d el sangue nell'Esercito italiano). - DE BERNARDINIS . .... .• .. . . .. .. .. n )) XV Congresso internazionale di fisiologia. - Rrzzo . ..... . ...... .. ... . VIII Congre.<>So nazionale delle acque . - BRUNI .. . .. ..... . .. .. ... . . . •

101 405 705 805 909

916 1005

Lezioni e conferenze. ALESSANDRINI G. - I p idocchi nella profilassi d el tifo esantematico ... . Pag. 118 BrzzozERO E. - Dimo13trazioni cliniche ............. . ............ . .. . 116-1085 • BOBBIO L. - Cura genera le d elle lesioni articolari traumatiche ..... ~· . 305 • Bauzzt B. - Otorinola.ringologia e infezioni focali . . .. .. ..........••.. 42 CALAMIDA U. - Cura chirurgica d elle otiti m edie purulente ....•...• . 523 • CAVINA C. - · Cura delle grandi ferite-fratture d'arma da fuoco della mandibola .................................................. . . » 713-809-923 CENI C. - Sui centri regolatori de lla vita v egetat iva ., .....• •. •.. • ..• » 605 CnoVERI P. - Medicina coloniale e nosogra.fìa coloniale italiana •..•..• 723 FALCO G. - Classificazione e governo d ei delinquenti in rapporto al nuovo codice penale . ... . .. . .. . .. . ... . . . .. . ...... . ..... . .... . ........• » 426 FERRANNINI L . - Leishma.niosi viscerale in adulto .... . ....•..• • : .. •. 823 • GIUFFRÈ L . - L a cura delle febbri ...•.............. . .... . ...... . .• 201 • OUEBRINI G. - Gruppo sanguigno e malattia . .. . . ..... . .....•.... . . 412 • GUGLIANET'l'I L. - Le lesioni ocu lari da aggressivi chimici. .. . .... . .. . 5 17 LEOTTA N. - Le fratture isolate d ei corpi vertebrali ...............•• 520 • RoNCAT.o. A. - . Recen~i cl?nquiste sui fondamenti chimici dei processi ossidati v1 negli orgarusiDl ...................... .. .. ..... ......•.... 311 • SANARELLI G. - Allergia emorragica o fenomeno di Sanarelli- Shwartzman 206 J SILVESTBINI R. - Sull'etiologia del reumatismo articolare •.... . .••.. . •• l UF.Il'BEDUZZI. - Progressi nella ter apia delle fratture ...... . ........ . ..•. 110 VERROTTI G. - L'adattabilità d ella pelle alle vicende morbose nella fun zion e di difesa dell'organismo ..... . ....................... .. ... . 418 • Zou. L. - Ulcera gastrica e duodenale .................. .. ......... . 210 •

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Memorie originali. .A.RC.A..'T?ELI ~~ARDO, sottoten e nte m edico.- L 'indice alveolare di Giorgi nel card1ac1 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . Pag. BxANCHINI A oRISI O, m aggiore m edico. -Rilievi statistici sui casi d i tubar· colosi osteo-articolaro curati presso il Sanatorio militare di Anzio. . . •

541

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INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1935

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CALIENDO MICHELE, primo capitano medico. - Sulla semeiotica dell'apparato vestibolare .... . . .. . . . . .. . . . . .. . .. . . .. . .... . . .. . .. . ... ... . . Pag. CAMMARANO VITo ALFONSO, tenente medico inc. del grado d i capitano. L'azione del p neum otorace terapeutico sulle lesioni polmonari con· trolatera.li ... .. . . .. . . . : .. . . .. .... . . .... .... . . .. . . . .. . . ... . . .. . . li CASELLA prof. BENEDE'rrO, maggiore m edico. - Prove di orientamento » acustico ..... .. . . .. . . .. . . .... .. . . .. ..... .... ... .... . . .. . . .. . . . . CASTEr;r..r G. D ARIO, capitano m edico. - Forme giganti e corpi semilunari )) del sangue nei ma.larici della Somalia ............ . ............. . CoRSI ALFREDO, maggiore m edico. - Dalla relazione medico-stàtistica D delle condiziorù sanita.rie del R. Esercito nel l'anno 1931 ... . ...... . CoRSI ALFREDO, maggiiore medico. - Stato sanitario delle RR. truppe cololliali nel 1933 ... .......... . .............. . . . .... . .......... . » CoRSI ALFREDO, maggiore medico. - Stato sanitario delle RR. truppe coloniali nel 1934 ... . .. . . . . .. . .. .. . . . . . . .... . . ... ... . .. . .. . .... . li CRESPELLANI CARLO, tenente colon.nello· medico. - Rendiconto tecnicostatistico del lavoro compiuto nel gabinetto radiologico dell'ospedale » militare di Firenze dall'anno 1929 al 31 maggio 1935 ... .... . . ... . D E CESARE GIANN'INO, primo capitano medico. - Sulla presenza. dei bacilli di Hansen sulla superficie della cute dei lebbrosi. ..... . . . ..... .. . . • F ADDA Smo, tenente colonnello medico. - Profilassi del vaiolo nei paesi li caldi ....... . . .. . . .................................... .. . . .. . . FR.A Ncm dott. F ILI:PPO. - R elazione sul salicilato di bismuto dell'Istituto » chimico farmacetitico militare, nella terapia della sifilide ......... . GHERARDINI N ALDO, tenente colonnello clùmico-farmacista. - D el glutine l) nelle paste da. mi nestra .. . . .. . . . ........ ... ... . ................ . GIAOOBBE prof. CoRRADINO, primo capitano medico. - Lesioni traumali tiche delle cartilagini semilttuari del ginocchio . . . ... . . .. . . .. ..... . l MPALLOMENI Rosato, capitano medico. - La ttfbercolosi polmonare negli li asca.ri eritrei della Cirenaica all'indagine radiologica ... .. ...... . . .. . MARMO ACHILLE, capitano medico. - Su ~!cune fe bbri intestinali poco » note nelle nostre colonie doll'Africa Orie ntale .... ............... . MORELLI .~ARIO, maggiore medico. - Sulla eosinofilia doi versamenti )l) pLelirlCt ....... . .. . ....................... . ...... .. . . .. . . .... . . MoRSELLI GIUSEPPE, capitano veterinario. - Sulla virulenza dei germi col» tivati i11 substrati putridi. .. ...... .. ..... . .......... · · · · · · · · · · · · 0 TXOLENOID prof. D., GIOVAN ARDI prof. A . e MASSA FILIPPO, primo capitano medico. - Vaccinazioni antibatteriche e microbismo latente ...... . • P ANAOlA ANTo~o. tenente colon.n ello medico. ~ La ptialo-rea.zione di l) ZambriJ1i ....... . ...................... . .. . .. . ..... ... ..... . · · · PEDROLI GIUSEPPE, capitano medico. - ERostosi esteo-genetiche multipla cartilaginee borsate (Ricerche cliniche e auatomo-patologicha ) .. " PiccoLI prof. GIOVANNi[, maggiore medico. - Caratteri antropometrici del

militare italiano dell'ett\ di 21 anni (tipo medio) . . . . ............ . . STAOlUT'l'I FRANCESCO, capitano medico. - L'iperalgesia cutanea nella. diagnostica delle malattia iutoma ............. . . . . . .... . ........ . VITALE SALVATORE, primo capitano medico. - Ricerche sperimentali su Il 'autovaccinoprofiJassi, l' autovaccinoterapia, la proteinotero.pia aspecifica nelle otiti medio di natunl. streptococcica e sulla vaccina· zione locale n elle riniti purulent,e ... . . . ...... ...... .. . . . ........ .

238 859 123 847 11.

213 821; 1007 347 620 1006 137 101 7 937 527 434 956 428 1088 628

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Medi~ legale militare.

CoLOliiBA NICOLÒ, · capitano modico. - Lo strasbismo concomit.ante dal punto di vista. medico-legale . ............... ... . .. : . . . . . . . . . . . . . Pag. P ANAO[A A..'froNr:No, tenente colonnello medico. - Il concetto valutativo di inabilità a proficuo laYoro in medicina legale militare "

245 451


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INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1935

Casistica clinica. ANOELlNI GrovA~t.TJ:, sottotenen te medico. - Enuresi e disturbi d ella. sensibilità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. B ACCIUALONI ADOLFO, t.enonte colonnello medico e CASTELLANETA VINCEl~ZO, primo capitano modico. Il pneumotorace spontaneo nelle affezio ni acuto polmonari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . o BAT'.l'AOLIA MICHELE, capitano m edico e dott. DEBEUS Vmorr.xo. - T entat ivi di cura ornosieroterapica in ammalati di m en te . . . . . . . . . . . . . . . » CALIENDO MrCffELE, primo capitano med ico. - Raro caso di ri tenzione di grossa scheggia metallica nella. base d e lla lingua. . . . . . . . . . . . . . . . . . ~ CAVALIERE Grno, tenente m edko. - Su quattro casi di anomalie reuo-ure torali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . " CAVALIERE GINO, tenen te modico. - Contributo al tratta~ento incruento della calcolosi ure tor·a le . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » GAGLIARDI PASQUALE, primo capitano medico. - Con tributo clinico-statistico a lla terapia d elle varici col metodo Ma irano .. . . . . . . . . . . . . . » NICor.osi ANToNio, capitano medico. - Considera.ziol!i su di un caso di g(mu reo urvatum acquisito . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 0 LIVIERO ALVISE, tene n te medico. - N oso grafia dello oasi d i Gialo . . . • PANAGIA ANTONINO, tenente colonne llo m edico. - Osteocondrite deformante giovanile o sub.-lussazione congenita dell'anca?. . . . . . . . . . . . » PANARA CARLO, capitnno modico. - Consideraziof!i patogonetiche su un caso di a fasia motoria consecutiva a pa.ru.tifo B . . . . . . . . . . . . . . . n PARENTE FE!l.OINANDO, tene n te colonnello medico e CoLO~LLO FRAN· CEsco, sottotononte med ico. - Un caso di rottu ra d e l tronco principale delfa meningea. media.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » P EDROLl GIUSEPPE, capitano medico. - Miosite tubercolt~re d e l piccolo obliquo e trasve1-so . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

R ONGA GAETANO, primo capitano medico. - Dermatosi po!'t-arsenobenzoliche .. . . : . ... . ............... . . .... .............. . . . .... ~ . . . . SARDONE ANTONIO, primo capitano medico. - Su due casi d i camptocormia TESTA Uoo, tene nte modico inc . d e l grado di capit,a no. - La sindrome ùi iper tensione orbitari t\ o sua importanza in traumatologia di guerra. ZAMDELLI A NTONIO, tenent-e modico. - Osteomn p ost-traumatico

1047 560 254

351

1104

1030 1039

664 148 569 354

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Riviste sintetiche. BERTONE GrusEPPE, primo capita rlo modico. - Sulla etiologia e pu.togenesi de l reumatismo tubercolare ............................ · ·. · · Pag. D E L uorA RAFFAELE, capitano medico. - La piorrea a lvoola ro a lla luce o do lio modorne intorprotazioni etiopatogenotichc .......... · · · · · · · · · GAVAZZENiprof. ~lAO'RO, sott-otenente medico. - Le fobbri a t ipo ricoro rente riscontrabili ne lle nofltre colonie d e li 'Afr·ica Orie ntale . ... · · · Groaot Gwaoio, maggiore medico. - Sint.omatologia de lle i ntossicazioni ~ dn agg r·cssivi chimici ............. ... ...... ... .. · · · · · · · · · · · · · · · · lMPALLOliENI ROSAJt~O . capitano m t'dico. - Il lobo polmonare accessorio ~ dolla vena a,zygos (o di \\'risberg) ..... ... ...... · · · · · · · · · · · · · · · · · Lo B L\NCO D om<::'>IICO. primo cHpit.ano medico. - I fondamenti istopa,~ tologici dell'allorgia tu bcmolai'<.' ............ · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · P rcc1ou BtHtENEGrr,no. p r·irno capitano med ico. - La diagnosi d i labo)) ratm·io dello piit comuni tnalatUe infotth·e e pnrn~itario . · · · · · · · · · R oor:<ò prof. NtcOLAN'l'0:-<10, primo cnpitano modico. - Il bacillo di K och • o la }Wùfi las.-;i imrnunituri11 antitubercolare ..... .... ··· ········· · · · • VmmLLo SA.VERlO, primo cupitano medico. - La poricardite tubercolare

771 165

1056 967 259-360 159

1JI 2 44 357


INDICE GENEltA..LE DELLE MATERIE PER L'ANNO

1935

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Rivista della stampa medica italiana e straniera. SANITÀ MILITARE Aerosoll. (Sosronze sospue nei {JOJJ - S;•lla prepara.."ione, aualUà, :PreSetl«l ed U80 d~ nebbia, poluere 369 e ftmw).- WL'IK.EL e JANDER • . ...••. .. • . ..•.••••••• •••• ••••••••••••••.••••••••.•• :. PaiJ. 1069 Aggreesh·l cblmicl. (00718id~razicmi suqU) - Proprietà- Utilizzazione - E .f firocla. - MAno CoRDoNE. 67·6 Aggrceslvl cbimlc1. (GU). - M.A~n:LI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 268 Aggreesivl oblmic1. (Protn:imt~ dci generi d·l 1leltoOOQlictmenlo daql·i ). - DIVIS .. ....... ......... . .• 1133 Apparecchi di prot ezione. (Il lavoro imposiQ alla r espira.tWne dagli). - GENAlJD e M.AOl\'E •••• • • 267 Arma ( L ') chimica e le sue ferite. - HÈDERER e lBTlN ............... .. . ... . ... . . . . . . . .... . 882 .Aviazione 81\Uitarla. (Il problem.a deU'oroa•~izza.-"iane e 81)UU'PJ» deU')' . ............. .. ..... ..... . 1132 Citulogeno. (Da difesa contro il). - CBrwrom ......•.... . . .... . ... ..... . ................... 676 E11idemie. (La eU/esa dell'esereito oermnni<:o d<• Zie- dur<mle la guen>a mondi!• l e 1914- •918). - LUBTio. 478 EquJpag~tiamenlo !18.llitarlo In guerm. ( R,.cenU pr()(Jressi nell'). Mo. KrJo"NEY .... . . . . ... . .... . sa Esami psicoteenlcl. (Risullatt degli. - e r ealld). - MACE\Vl:Eall .. ..... : .•......• . ••.. ..• •.•..• . Gas di guerm. (La t emP'la della debale~ cardiaca mU'ed~m polmcnt(lre acuto tossico per al)l)ele· 111 namenlo da). - M m--reca ........... ............ ..................... . .. ..• . •.....•.• 1132 Gas (l) da comba.lt.lmonto e In difesa Ptl&<h'o. d olio. popolazione civile. - PETTA.ZZI ........... . • 170 Gas {li) quale mezzo bellico. - BELLEnltONTR ....... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. .. 577 Gru>. (Sulla eduoo.zìorw dei rl1lelatorl dei). - NTEL8EN ••••••••••.•••.••••••••••.•••.••• ••••••• 676 Gas tosslcl. (Neutrali.zzazion.e dei - c oelocilll di P<UJS(lO(JÌO d<:U'arla in8pir ala). !JAU'I'R:&B~E. 880 Guerra aero-cblmlro. (La di/esa deUa Tl01JOùu:ione ci.1lile contro la ). - PELLEGRINI e Izzo •.... . • {19 Guerra bnttèrlologlca 1 <E' 1J088ibtle una). - SESTJ.Nl .•.••••••••..•.•.•••..•.••••••••••••••• 69 Guerra bnttcrlologlca. (In tema di ). - hlA.GllONE •••••..••••••.•••.•••..•..•••••••••.••••••• 269 Intossicazione (Sull') cianidrica o sua curo. - W ALL .... . . .••....•.•..•.......•............ 373 Malattie infettivo. (S~>pra. le - in U"erro). - RREIXL ......... . ...... . ... ..... . ............. . ?>Ianualo Ra nltarlo por In guerra chlnùca. - MINIBTEM DELLA OIJERRA (Direzione generale di Sanità DI il[ !are\ . .. . . . . ........... , ....... ..... ........ , , ..... . ............... , ... , . , . , . , ... .

Metodo <Il rla.nlmazlone con lna.lazlonl di ossigeno od acido carbonico. (Oortlrlbuto al). - TmEL. Otiesn. IJuttcrfologlca. (1-t V088ibUitll IU un' - in omr ra.).- PuNTO!>, . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Piloti. (Stato eli salute elei - <la caccia, viloH .wttumi e pilQt i diurni). - Frm.rEL ••.•.•••••••.• Protezione antlllA)ren. (L'ewmt=ione dei 11udali nella). - STEL'IER •••.•..•••.•••.•.•••.••.•.• • Protèzione glurldlca delle POJX>lnzlonl cl viU in guerra. - DEL VEccmo ..•. . ..•.•••...•.. ..... Protezione (La) aerea e la costruzione del ricoveri. - MABLER .............•........ .'. .. .. . . Ricovero ermetico. (Sul ttmt>O di abit<•bilild. di un) ....... .. . . ....................... ...... . IUco'<'ero prot ctth·o ermetico. (Su di un f<l>pareeçkio di 1JC11Hlazim•e ad OMiOf;flO in un). - Homo. Scienza (La) farnu\cout.lco. nel Congressi internazionali di medicina e eU !armacla. militare. - Tuo·.

673 677 476 373 372 478 1000 881

580

MANN •• • •••••• •• ••••• ••••• •••• ••.••••••• • •••••• ••• •••••••••••••••••••••• •• • • •• ••••••

266

Servizio (n) snnitario 1o guerra. - 1\lA.VOANARO. ; .•••• • ••••• •••.••....•••.•.• . .'.• •••• . •.••• Servizio (fl) snnltarlo nella gnerm tuturn. - CACCIA ............................ . .....•.... Sen·lzlo (l L) sn.nita.rlo nelle unità motorlzr,atc. - ScmCKELt .............................. .. . Servizio snnltarlo In guerm. (J.-e wrlazior~i del- tlo[JO le variazioni elell'armanterttQ (.della lattica). -

474 574

979

'I'OUJ3EllT •..•.. ••• •• •••..•.. •••• •• • ••••••. •.•.••. . .•...•• .• •. .. •.••.•.••• , • • , . , • , , , ••

979

Slltte-ba.rolle . (Nor;ilà i•~ materia cti - improvrlsaU) . - Goz .... . .......... ..... ... ......... . T attica sa.nlta.ria. e logistka. - BLEcrr e r.ncn ............... ... .. . .. ...... .. ......... .. . Tuboroolosl oell'escrclto. (.4 prOJ>Oijito della diagnosi precoce della). - RouvJLLOIS, CRISTAU e Lrll:·

169

OEOIS ......... , , •• . , • , ••. , ••.. , , • , . , ••.•••• , •• , , , , .•.••.• , •••••••• •. •••.•..•• , •.••••

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IGIENE B. coU. (Alctmi. rilievi c ricerche intorno (1/l''illolamet~JQ eel al ~;iun ilim/o del- ncll'ncqua). - C:rumiJTI Paq. D. de l Ufo. (Rflm>Orti f ra il110terr 1088iro. nntiycn e e /l~>rc"lalltf ftell'~naotoSI!ina. c rlell'tttdoanatossina del). - Ln vacclnnzione nntitl1oldco. nell'uomo con l'endo-nnatos.<Unn. - 0R.A.."8t."'l' ....... . • B. enteri ti ella Gi.rtner. (Ricerche crmmaralive 8!• eli un ccmX> di - • cemn si7n1li eh<- hamto prol>OC(IIO

480

174

SRUIAZV ....•.•.••••••.•• • • ••••• ••• .. •••••• • ••• •. •. •• •• •• • ••

483

BacUli difterici. (Una ~tpt.tatrice (c craches>""" •l di - l - R.utONJJ •. ... .. .. . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . Bacillo tuhercolo.re nvlarlo. (Ricerche su.lle oorimrloni biolQOiche e sulla tlis.•vc1uziorte del). SAE!'Z e Cos·rn•....... ..... . ...... ........ . . ... ... ........ - · .................. ...........•. Choc n..nnfllnttico. (.4~terioorarr.a nel rorso dfllo - del c<miylio). RAOOT. LEBARD, fl.•MB1.:.no~~n.

S85

una etJilltmia di C01lic ) . -

113(

H t}OO o CALl)F.RON ... ... .. .. . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . : . ••••••••••.•.•.••• •••••• •• • ••

778

Depurnzlono batterica dello ncquc. (Ricerche sulla- a oonurllo con mnUriuli c~me11lizi) . - G.-BDA~O. Jl:fllc iem.a g{'mli('ida. dclln. Cloramlna T o del Culclo lpoclorilo. (.dktme O.Sljcrtw:ivni Stlll'). - DAVlDE, CuAl<i-1'ù ~ o MAX Lf:nNE ....... ... ... ........ ........... ................ . ....... .... . Elmetti csth'i. (Studio t er-mornelriro .,.,., t:ari tipi di). - I wADiì (UI. .. • • . . . • . . . . . . • •.....••...• Elmetto rullitnro d'occinio . (Studio iuiwioo sull'). - O!'rOGI. ..•.•••••••..• • .•...•.••• •••• ••.• EudomJn dltterica. (La rea.zio11e eli Schick in retozione alla - ill Fra11cia.). - FHICKJ::I< ........ . F ebbre tlloide. (Un'epidemia et~ - ài orlqine Wrie.a nella Forula 11era). - liO!Iis uso ......... .

271 1062 11 35

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1156

INDICE GE!'.'"ERAU: DELLE MATEIUE PER L ' ANNO

1935

Immunità.. (Si pu6 associare l ' - pci8Bi·oo Btrloo con l' - illtiro anUW#f.ca 1) - PONTA..'IO . . . . . . • . Immunità antltoi!Sica. (Rict.rclte Bull') - Cll'(l8. l'azione toi!Sica ed Immunizzante della to88ina dl!te· rica applicata sulla. pelle. - RAMos o D.JOURJCBTCH...... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I mmunità tubercolare. (Sul meocanillmo deU'). - SELTKR e WEILAlm . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . • Infezione (L') mista strepto-dittorlca. (Rioerobe IJJ)erlmentall). - R.L'tON e DJOURJOBJTCB.. .. . . •

I nftuenzo.. (La seMibi.lilà dei 1o1nn·L al virus d~u· - umana e deU'inft1•en.za dei BUini).- ANDREwEB, L AIDLA.W ~ S:WTB . . . . . . • . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Intosslcazlone saturn.ina do. acque. potabile. - PRLL& e A.nTUa • • . • . . • • • • • • • • • • • • • • . . . • • • • • • • Malaria. (Oiroo l'impteoo di una mda1~ina coroidea rmrificata nella ttlero~e della.). - TRENaz. Ofldi velenosi della Somalia Italiana. - SCORTEOCI . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . • . • . . . . • . . • . . . . . . . . . • Paralisi dltterlca. (Ricerche ttula - sperimentale). - R uELLE.. . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . • . • . . • . Paralisi dittorlcbe. (Sulle). - R.utON, BEBRÈ o URRv: .... ....• .. , ...... .. ................. Paratifo B. (Conll"'buto alla ccmoBCenza del quadro morboBO deU'intez«>ne da). - SErNO e Nllll8JDT.t.. Parotlte epidemica (La produzione sperimentale della - neUe scimmte). - FlNDLAY e CL.&.RK&.. • Pslttnoosl. (Diaqno$i. di- neJl'uomo per mezzo di inkzi<mi di Bindo nel topino albino. - RIVERS e BERRY .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . .. . . . • . . . . . • . • . . . . . . . . . • . . • Reagine-Wassen:nnnn •· (Sull.'or iuine e 'TUJlura deUe). - GYORFFY e L IB8AK...... ............ . Salute, tesoro della. vita. - BELLUOCI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sieri a.ntlvetenosl. (Ricerche Bt'Oli anlioeni dd t>eleni e 8t'llli anticorpi dei) - (.Memoria. 1•). Veleno dl vipera aspls e sieri antivipera. - Cl>sAJU e BOQI.ll:T .........•......• ·.. . . . . • . . . . . . . . Siero antlvlbrlone ~ettlco. (Prepar azione del- med!anle ill{1!obament~ deU'muicene nella latwlina).\VJ!lNBiffi(l o OUlLLAID!E . ........ .... .... ..... ... ...... .. . ' . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . • . . Streptooooobl. (Mobilità deoli). - KOBLMULLER . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . Streptocooobi ed enterococcllf. - NoEL •.................. : . . .'....... . . . • . . . . . . • . . . . . . . . . . Tifo esantematico. (JI'lalaUie del oruppo - nel sud Africa). - PI.TPER e DAU . . . . . . . . . . . . . . . . • Tubercolosi. (Il ti(Ù.Qr e 1»'0(1TWstico della r ca&wne di tl&a-..wne dd complemento neUa). - S.t.TT.t. e BUQNObUNI .• . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . • • . . . . . . . • . . . . Ultravlrw! erpetico. (Vir11lenza dell' - 80'mmini$raU> per 1>ia ntUaie e dofautiool. Meocanismo della. sua. nouroprobaala centripeta. - L~:VADITI, Honxus o HABER ..•... . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . • • Vaccinazione. (Shuli 8Ul potcl'e ballerlctàa del sangue • in toto • tael corso dc/la - dell'uomo contro U ti/O C i parati/l. - MAssA •. ..•. ....•. •••••.•• . ••••••••..•. , • • • • • • . . • . • . • • . • . . . . • • . • • Vaoclna.zlone antldi tterlca o. mezzo di due Iniezioni di a.na.tossl no. a valore antigene elevato. - BEE Vaccinazione col B. C. O. (A proposU<> dei di(ferenti metodi dC). Vantaggi del metodo delle due lnie· zionl eottocutanee simultanee . Variazioni della. vjruJenza del B. C. O. nella. premunlzlone della specie umana. - C!u.esUI'ARD-.. ... . . . . . . . . . . . . . . . . • • • . . . . . • • • . • • • • . • . • . • . • • . . . . . . • . . . ValUO}O. (Relazione /m alaBtrln e). - DE CU:<liA e TE!XEilU, DE ilEAVREPAlRE A.BAGAO •• • • • • • • • VIrus del t ifo esantematico. (Esperienze Btùla tra.sJom~i.t>nc di ce1tvi di). MoosER, VAREW. e PILZ . . • . . . . . • . . . . • . • . • . . . . . . . . • . • • • • . • . . • . . . . . . • . • . . . . . • . • . • . . . . . • . • • • . . . • • . . • . . . VItamina C (Sulln). - PAGNIEZ . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . • . . . • • • . . • • VIvere suni. - DELLA SETA . • • . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . .

PQIJ.

980 581 SèS 63 582 777

•

884 62 ST6 481 4 82 483

678 678

114 982

981 8S2 271

175

•

775

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t

375 270

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1061

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62 482 173

IGIENE E PATOLOGIA OOWNIALE Bacillo di Hansen. (Otùlura e C'lclo evoluti~"<> del). - VAUOREMER E BRUN ......••...... · .. · · P a q. Bottone d'Aleppo. (OontrUmto alla terapia del). - KOUSA ....... .. ...............••.•...... Carbonchio (Il) ema.tloo. Modalità. epldemJologlcbe in -patologia. esotica. - CURASaON •........ Dlssent~rla. (Immunità e t-oocinazione COlUro la). IJETSCH •... . . ..•............•.......... • Endetuioltà amariWca negli indigeni del Sudnn. - Gounvrr...............••.•••..........••• Febbre gialla. (Il • test • di protezione contro la - nel Cameroun francese. nell'Africa ~qua!Qricde francese, nel Congo bcloa e ad A1tqola). - BE:EUWKE.<;, àL\.RAITV, BURKE e PAUL · · ... .. . . Febbre gialla. (Inuntm1:zza.rl,one contro la - a mezzo di t>irus neurotropo 1:ivcnte e d'immunsiero cte· rolnuo). F'lNOLA v . . . ......... ....••............ ....... .. ... ...... ... ...... ........ Febbre gialla. (Osscrvazwni epidemiolO{I(che $ulla) . - JoRoE . ..... ... ...••.... ... . . ..... • .. . Febbre gialla. (1'rasjornt.a..'"Ì.One di ur~ ct..']JPO neurolropo di- in cerJpo viBCerotr<rpo nella scimmia 111. r hes•Ul). FIXDLAY e CLARKJ-: ..............•.......................••....... · · · · · · · · Febbre ricorrente . (Rcc~nti 1)1'C)(ITC88i nello studio della). - B1 Nl>J,E ....... . .. .......•...•. . .. ... I nfezioni tropicali. (Pratici ris•utati nelt.raUamenlo cl•em.wteraptco e 1lf lk• lotta contro le). -l\1Utrx.ENB lnt.os.'Jica.zloui da proclottl esotici. - SCB:C'NOK DE 00LDF.FIE)I ... .. ......... ••••• · • · · · · · · · · · Kala-a?.ar. (Lad-l"a•wsidi-co,.olistriBCi d.er mici). - B&N'HAMOI.l •............•.••...........• Servizio (Il) cooperati 'l'o anUa.murilllco in BrMIIe. - MORO.\ N • •........ : ...•.•.••........•• Sett.lc('mlo. pesLoso. con Jocalizv.uzione oculare seguita da. guarigione. - ;BLANCHA.RD, BLONDIN e A.DVIEH . ....... . . . ........... . .. .... • . • · · · · · • • · • • • · · · · · · · · · · • · · • · • · · · · · · · · · · · • · · · · · · T ifo esantematico. {J,e •nal«ii.ie dtl ortmpo - che 8i OSS,I'tJ(L110 in Oirt1ta·iea). - MEDULLA ... ... • . Tifo oso.ntematico. (L'immunUde l'immuniua:sf~ne contro il). - NICOLLE •.......•... .. ...•. • · •. Tito esantematico. (Sulla ooccinazione umana c<mlro il- col metodo di G. Ela1to). -:- GA!JI) .... • · · . 'l'Ilo eMUtcma.tlco end<'mloo In Alaho.ma. - BAKER, Mo ALPrNK o Gu.L .•............... · • · · • Tito esunt~matico In Uganda. - JJE:-fNEBSEY ....... . .... ....... . ..... .• ·. · · · · · · · · · · · • • • • • TJto osuntemntico murino . (A pr()posito di sei 008i di- conJ.ratto dumntt ricerche di laborctlorio). ~IO() l.!.!;

••••.•. ' •.•. ' ••.•.••..•••••••.•••• • • . • • • • • • • . . • . • . • • . • •••• • . .•••••••••..•• •

Tlfo t.ropic.alt!. ( l,e zcccllc< rlet roditori e i luro nidi, e la 8W/J~rw cl•e il Rhipicephalt.e 8dll{1Ui..em ~ U 1:ell~re del -

nel ](enya) . -

J3&nTEB .....•..• .............•.....•...•. ..... .. · · · · • • • · · •

•

1135 986 887 ~83

379

1137 779 380

1138 679

378 1 13!! 1063 1136 985 t73

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$8' 985 i S'


INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L 'A...'fNO 1935

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Trlpe.nosoma rhodestense. (Sul ccnnporlamento tkl-neU'antil<>pe ed in altr' animnU sel~icl) . - DUK:It P ao. Trlpe.notJOml , bruool, rbodostense e ga.mblense. (Sui - e sul loro potere i•tlettan.tt verso l'uomo). DUK:It •... .... ....... . ........ ... .. .. . .......•.... ........•.•......... ... . . . .... ..... Trlpe.nosomi. (lnftzitme sperimentale ntll'1wmo a meuo di). - CluG41! .•......•...•.••••••••• VooolnaztonJ anUpestose con un vaoolno vivo nello Indie Olandesi. - DE VooBL .......••••.

984 985 984 1063

MEDICINA LEGALE Indlvldualità (L'l del sangue nelll\ biologia, nella cUnJca e n ella mediclna legale. - L ATTEB Pao . Mall\rla. (Pouono accertanri ancora O(lflt i postumi ài - in querra1). ìllUnLEDNS . . • . . . . • • • Nozioni di medicina legale militare. - VIOLA .. .. . • .. .. • . . . . . . . .. . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . •

64

485 2H

MEDICINA INTERNA Amebiasi. (La àiaQ>u>ri clinica à t U'). - SIMON p• •••• • ••••••••••••••.•••••••••• ••• • ••••••••• Cl.neUca (La) broncblale In oondizloni normali o patA!llogiche. - MA:-<NUCOJ . . ..... . . ........ .

Pau.

Cuore. (SuU',~rlrotza ooneentr ica dd - e l 'iperlonia lo880(1e•ml. - P AJ. .. ••••.•.•. , .•.•.•.•.• • Emopaleal. {Dali clinichuU.'<U:ZonedeTlattroitk euTl'). - Bonos e otoNtCZEJt • • ••• •• • •••••••••••• Falsa angl.na dJ p etto. Ro<m .. ... . ............ . . ....... . ....... . ...•.••........... . . . Febb•·e. - Oon.trl.buloalla r egolazlonedelcalorentlla). - LA8ZLO o WActlSTEL'> ................ . Olomernlonetrlte <Wrusa. (Sulla palo{Jenesi della - etm<e ntaloUia allergica del r e•u). lliBUGI .

•

Gotta - Allergia - Urloemla. - COSTE e GRtGAUT ................ ................ ...•... . lruruf!lclenza cardiaca. (Considerazioni gen<Jrali 81ùl') . - CLERO . . . ... . ...........• . ... ....... Ormoni lpotlsarl. (..dlci•ne OBSe1'1>llricmi tondamenloli per l'indagine BU(ì'li). - JORES ............ . Pa.rallerg!a. (.SuUa). - Mono r. KELLI:lR • ••• •••••• •••••••••••••••••••.• •••••••••••••.••••• ParotlU acute. (Il traUamenlo deUe -1l01Io iniezioni enclo<tlen ose di carbone anintale) • - J AOOliEB • , . . . Po~lobul.la gastrogenal (Vi è una-). SrnoER... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . • • • . . . Terapia a.nUntettlva. (Una nuova - : n carbone cmiotlcnoso). - 'rOURA.I!>"E E MBNETREL . . . . . . . . Tubercoloal. (Ricerche & roloqicllc nella). - MtrLLER e SCBXDTLER . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Tularemla (Caso morlale d!- a t i po ti/oiàe causato da illqcstione di came di COI~iqllo) .- BECK e ~lERKEL ... ..•. .... ......... , .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. ... .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. •. .. . . •. • Ulcera rotonda dello st-omaco e del duodeno {Sulla paloqenesi dell'). - HF.sa e FALTITSOHBK. Vie biliari extraepatleho. (FiBi<mawloqia tkUe).- lvrY e BERCU . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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CHIRURGIA GENERALE A.natosalna (L'l etafllocooclca ed Il truo Impiego n oi trattamento specifico di alcune aJiozlonJ dovuto allo etafllococco). - RAMON, BOCAGE, R tOliOtJ o lii.J':ROJ:&R .••••..• • . ••••••••••••••••• Paq .. Chirurgia abltua.le. <Basi per la). - l?'JENO ........•. ............. . ... ... . ................. Cisti Idatidee calciJ'Icate. {La chirurgia d~Ue). - GOINARD e VIONARDOU ........... ...... , ... . Diverticoli tarlng~sofagel. Trattamento con la resezlone In un tempa. -:-- Bu.x.wr........... . . . . Dolioocolon. (Trattam.enlo chin•rqioo del - '()arlioolarme11Lt ron U procuso tklla ruezione in un tempo con aulura !ermi11Q - terminale esteriorizzata). - S~;Nf:QUE ........... ... . ... .... . Ernia (L') crurale prevascolare. - G. o H. DEBBON:loo"E'''S •....................... : . .... . ... . Fistole anali. (L'escissione delle - deu c88erc terntinata con una eutura ?>ar=ial._). - CABA.NIE' ... . Fistola esofago tra.chenie di orlglne sifll ltlca.. - BAZY o Cw:NE .. ••••••••••.••••••. . •••...• . Freniocctomia. (1'1lCnica della - oor~ ricerche del frenico acceSBOrio e del •ten!o del a•«:elalrio) . - FRu· CRAUD O 'l'lLu.HEDlER •..• .•• • ••••••••. •.•.••••.•.•..• , ••••••..•••..•..•... . •••.••••

Lapa"ratomta. {Un metodo di chitoeura della parete clopo- meàitlna sott~clicole : t ecnica di Wilkie). - BA.U.ASOER ..... . . ' ' . ... ................ . ... . .. . ................ . ... . ...... ... . Lobectomll\. (Tecrticalklla - intmtcmìrXl). - MONOD e DEMIRLEAU ............. ............ . L U88&Zlono congenita lrrlduclblle della rotulA. {Trattamer&UJ d~Ua). - FJl:VJu: o DUPlllS .. .. ... . M&nua.lo di cbirurgla pratica e lementare. - LEo .. . . . •..•...... .. ............••. .. ........ Parotiti post-opcratorle. {Sinio attuale dello studio su.Ue) - Messa a. punt~ della loro patogenesi. Alt~ULF .... .......... ...................•. . . ... ................... ... .. . . ....... Rotture e dislnaerzioni del tendine dlstulo del blclpl te brachla.Jo. - S~:N~;QUE e BERTHE ...... . Tras fusione del sangue. (..d.lci&ni atorltnnt 81.Zla). - AltNAULT 'l'ZANK .... .. . ................. . Tubercolosi della glandola sottomasoellare. - MONDOit e GAU'rHIER-VILLARB . . ... ...•.... . . . Tumore maligno del cordone spermatlco. (Un roso di). - FREBNA.IB E MOCHE'r .........•.... •.rumori {l) Isolati del nervi p eri!oricl . - SARROBTE ........ ................. ..... ... ...... . Volvolo dello stomaco. - ANAONOSTIDJB ........ .•... .. ..................................

lH1 ll40 989 587 $90

179 Il H 58 d ( 89

384 488

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1066 .68

1066

987 891 2ii 68 9d8

TRAUMATOLOGIA Fratture della estremltà truporloro del radio. (I riBultati lontan! dellrczttamento delle). -

FONTAINE

e BAUl'lR •• .. .. • • . • • • . • .. . • • . • • • • • . . • • • • • • • . • • • • • •.. • • • • • • .. .. .. • . • . • . . • • • . • . . • • • • • . .

Fratture {Le) l110la.te chiuse delle apotlsl trasverse lombari. - C-'BAVANNAZ e PEBENNEU •• , • • • • Lesioni {Le) traumatiche del rene e loro trattamento. -}tEDI .. . . . . . . . • . . . . . • . . . . . . . . . . . . . Me·ning~ncofalitl. (..d.lcuneo88ert:azumi81ùle-nelle/ratture del cranio interessantiilseno /r01tlale). BANZET e .i!:LBW ......... , ................•• , ........... , ................. .. .. , . . . .

Pau.

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~ j

1


1158

1935

INDICE GENERALE DELLE lltA'I'ERDil PER L ' ANNO

RADIOLOGIA Cisticercosi geoémllzzata In un ex nùlltar e reduce dl guerra. I mportanJ!&, medlc»-legalc del 01180. C REi!PELLANI

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PDq.

Colecistogmfla (La) nel diabetici. - ZAPPALÀ •• • • . • . . . • • • . • • . • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • C.()rioncpltelloma maligno oi'SQrvato tn un rmlltaro. Conslderozlon1 roontgendiagDostlcbe e roent· gent.en:.plcbe. - C'lu:ar~>:LL.~.NI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . • • Polmoniti dlplococclcbe. (La r adi,oloqi.a. nelle). - DAVIIIS, BoooeoN e WHILBY . ..

589 2SO

490 690

o. .... .... . . .

NEUROPSICHIATRIA Commo~lone cerebrale. (n (fUO!lro ematilX> nella). POCA .. ...•..... .. .. Cost.ltuzlone motorla. (ContrUmto allo st1ldw della). - MAJUNESOO e KRBINDLBR • . . . . . • .. . . . . • • Cura bulgaro •. (Sulla cos\ della - del parki1180ni8mo ~ncetalitico) . - P ANEORoest . . . . . . Curve pnmlit1cbe delle reazioni colloidali nel liquor (L'importanza dtia(pwstt.ca deUe - per t proce&Ji 1w1t si{l/.ofleni del aisl·ema net1>0so centrale). PLA.UT •.•.....•••••• ••••••••• •••• • •• . • o

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180

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Disordini del llntfungglo In un mnnclno dl neeessltà. - MANtrnu •....... : . . . . . . . . • . . . . . . . • . Parnlisl facclall a trlgore. - RACOVEANO . .. . • . . . . . • • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . • . . . Puntura sotto-()cclpltale (Della). - BABOB 00 .. ...... . .... Tumori cerebrali. (Sttlla sintonwlolQ(Jta psù;h·i ca dei). - CAMPANA . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . • • . . .

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OFTALMOWGIA Beri-beri. (ContrUmlo clinico e analomo palolngico aUt numifeslazioni oculari nel - atriarlo sptrimentctle ). - PAI'AONo e MARCB'.&SII\'1 • • • . • . • . • • • • • • • • • • • • • • • . • • • • • • • • • • . • • • . • • • • • • • • • • • • • Chernt~oglnntivlte tllttenulare. (Sulla temvf<l politrltaminiea della). P APAGNO . ..•.... . o.. . Knln- aztll'o {NeurCH"elinite settica nel corso di una infezione da). •- AGl\'El.LO .•.•••.•....•.•. , • LeRionl ooroe~ngluntivall. (Cmrtribut() bf()micro8CQ'Ptco e sperimentale alla conoscetu:a delù - in alta nwni(I(II/Al). GALLENGA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . Trannlat.i sml recenti del cranio. (Utafzzaztcm-c della prova di Ballliart nella diaqnoBi di. iperte118ione endocranica nei). - ARNAUD e GUILLOT' . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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lò2

OTO-RINO-LARINGOLOGIA Adenoidi. (Sulla grorule imporlanea delle aUemztoni ( po{ì.llarie negli). - CITELLI.... . . . . . . . . . . . Pao. Emot·rngie (Le) trncheall. - 0ARN1EH •• •••• •• • ••••• •• • • • • •••••••• •• •••• , • • • • • • • • • • • • • • • • Endoscopia (La) pcroralo dello vie rcsplmtorle. - L ABAONA . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . • Lo bi riJ1to etmoidale. (.Anatom.i a chirurgica del- Tumori ntalioni cleU'etmoide. Chirurgia per ma esterna

691 1068 765

SJ.L\'ACJI'i t • • • • • • • • • • • • . • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • •

385

Lal'ingiti tubercolari. (Sulla roentnenterapia delle). - BEOCBTh'l.. . .... . . . . . . . . . . . . . • . • . . . . . . . LocnJizzazlooe del suono nello. percezione cmnio-ossea ; - DAvm OALATZ....... . ..... ...... . Portatori di germi rino-faringol. (7'rall<•mento dei). - RAVINA •.....•.•.•.• . •. :. • . • • • • • . • . . .

1067 74 1145

delle ffO(J08t etmoidali) . -

na•all. (Hicercli~ 91tlla ecdlub·ilif<l. <lei - per azioni!. tlello stim.olo oillri.oo e d"'l cloroformio in seyrtilo alla diminui.ta eoncentrcl.Ci{)ne dtl calcio ;one 1tt-l sc.muue). - BALZANO ..... . . . . .... ; Sindromi {Le) menlerlcbe secondo :Mygind e Dederdlng. - AUlliLY • • • . • . . • • . . • • . • . . . . . . . . . . • Tompone di cerume. (Sindrome 'l.'(.tOale da) . - Tommn (juolor) 00 ........ .... ... .. . . . ....... Test (li) t.oosUla.rc in soggetti luberoolosl. - nuu.u.n;x.u e TnOMDh"''TT oo • • • • • • • • • • • • . . • • • • • T on si lla. raringca. (Fcmnc tubercolari d6Ua - non inoolttla). - M ARatOLI • • • • • • • • • . • • . • • • • • • . • • T ons illa tnrlogoo., va latina e tiroide. (Relazione tre.). - CroAJ'PE •.•... o...... . . . . . . . . . . . . . . . Tra11anaziouo I>rcooce della ma.stolde. (IndicazW1le della). - .AUDRl' .. • • • • • • . • • • • . • • • • • • • • • • • Tube rcolosi lari:ugen. (Colùtssoterapia e). - GAli<'DINI .. • • . • . . . . . . • • . • . . . . • . • • • • • • • • • • . • • • • • • 1ìsmoti o ssei cllagencticl del seno frontale . (Studio a.natomo-clinico àti)o - CAU8SÈ • . . . . . . . • . . .

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Ri6e~~i

Ultra-suonl (Olil e loro adone IJiologica. -

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BIANOANI o DOGNON • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . .

DER.MOSIFIWGRAFIA Pag. Blenormo;ria. (Osse1'1.-azion·i sulla re=lone di det)'{azjqne del complemento nella). - BoNIC'El..Lt Dermatosi. (SJtU 'a...--tone clcll'estmtto conecntrolo di mi.l3a in alcmu- (·principalnumte eczema e orlicaria) oo • • •

e neU'asmal . - PAST!ltrn, YALLE.R'f, RADoT e BLAMOUTI'BH •••.••••..•• •••••.•••.• . • • E pite liomi s pinocelhùari insorti su • lupus vulgnrls • cd • crytbema!A:rdcs ' · FllANOBI . ... . . •• , (<rntlnge m étbodiquo •. (C•l mJ>OrUIJIIC11l O dclleP<•pule ll-t Bi{ìlodenrm lichc11oide e di lichen plmtus di. f m nl c al). - FRANCTII l\ltlJaltlc sessuali In Tl a.lia. (La di./CS<( sociale ron.t ro le - e neali altri 1)(tesi). - DR BER.'<A.RD!F... P orondonitc !ngul nalc (mala t t ia di l\icolas Favre). (Su <li un caso di parametriJe eaU8ala dal~ oo . . . oo . . o o o o . . . . . . . o o . . . .

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.F s<AS ClU ••••. • • • • . • . • • . . . . • • . . • •• •••.•.•• • ••••.• . ••• • • ••• • •• ••••••..•. . • .

li!3

S ìfi li tici. (Le indicozlllni t eraprulirhe dalf, clalL'esun~t dd liquido cefalo r aehUliatW ne{). - S&ZA.RJ, Ulocmz iono genit a le . (D~{ 1>rinci1ri. e d et met~o che d.eblxmo presiedere alla condotta razìonale della

695

<i<l lo) . -

diaqnos~ eli u na ) .

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GA't'l!: e !lftclrt::L ...... . ...... ....... . .. . .. ..... o • • • • • • • • • • • • • • •

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INDICE GE~/.l.ALFJ ·DELLE MA'J'ERIE PEB. L'ANNO

1935

1159

STOMA TOLOGIA Cisti d~tarie. (Stll t1atiamenw ll({le- con particolar e ri(}Uardo a quene del masccllare superiore). OCCIA ........ •.. ........................ . .. . .......................... , .. , . . . . . Patologia dcmtarfa. (E1UÙX:rinologia wslit·u~ionule e). - PE!>DE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Pag.

787 184.

Pao.

388 738

F AR!lAOOLOGIA Òrinlna. (Di una mwva r eazi.tm.c rror1wtir" rlel/.n - della ch inldina e della ct<prefna e eua applicazione -al cù>~>anwnU> della chinina). -

SANCIJ.EZ • . . • . • • • • • • • • • • • • • • . • • • • • • . • • • • . • • . • • • • • • • • •

Essenza eli bcrgnmotto. (S•lli'uso dei derivt•ti dell' - in chiruroia). - CAnossrNl . . . . . . . . . • . • . • Ferro c rome dell'uovo. (L'~t!tllo dc.llc. (lieta della oaUit•a sul etmtenulo in). - ELVEHJ'E.\(, KDt·

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:\IERER. HA.R'l' o HA.LPIN .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • • . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . .

284 76

Iodlo nelle uova. (Mt:lcdo semplif/rolo di microdeterminazione dello). - ALMQtm!T o Gn'ENS.. . l\Iedlcrunent.l maroeeblnJ . ( F'armacuonosia e terapetdiC<l m.t<$ulmana-cl>raica). - JOAQUIN IDa y GUJNDAJ, • . . • • . • • • . . • . . • • • . • • • . • • • • • . . . . . • . . . . • . . . . . . . . • • • • • • . . . . • • . • . . • • . • • • • • • • . pH (ll) delle uova fresche O conservato. ERJKSON, BOYDEN, :MARTIN e lNSRO . . . . . . . . . . . ,

791 187

Profu01i siut.etlcl. (1-'inilusUa italiana dd- e dei costittr.ettli di essetlZC). - Ro\"&STI . . . . . . . . . . . Sapolli. ( 4naUisi tecnica. ramda dci). - PAGNfELLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . • . . . . . . . . . • . . . . Specialità medlelnall. (L'industria italimUl (lelle). - MOT.fNARI............................... Uova (Sulle) medlcat.e. - MARA-1\'CJ0!'-'1 • • • • • • • • • • . • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • . • • • • • • • • • • • • • • • • • • •

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BIOLOGIA Radio-oJ\de. (l>lspersli:me delle - nei sitemi proteiei). -

CAvALLARO

. STORIA DELLA MEDICINA Medici dell'antica o moderna Roma. (lncMtro a Budapest dei). - Ht.JJA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1\Iedlclna ltalica. - F'ERRAN'NJNI .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • • . • • • • • . • . . . • .

Conferenze e · dimostrazioni cliniche negli ospedali mili~ Paou. 82, 1S8, 2$6, 390, 4.92, 596, 693, 79.f, 893 , 99:1, 1012, 1l4<l.

Notizie A.frlca Orientale ............................................... .... .................... . Alta onorificenza al Direttore generale della Sanità. militare .............. .. . .............. . Assistenza d egli orfani del m edici morti in gucrrn . ....................................... . .Assistenti ru:llltarl presso le cllnlcho cblrurglche uulvel'$itarie del Regno ...............••.... Apparecchi Tho01as .... . . . . . .. . ...... , ............ . . . ....................... . .... . ..... . Assemblea. (La 7JTÙita) generale dell'Accademia. di storia dell'arte sanltaJ•ia. ............... .. . . Avanzamento a scelta. speclale .......................................... . . . ....... ... ... . Ava.nzomento clogli uft\clnll del Corpo sanitario militare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

801

600 1082

1083 •

703 92

195, 293, 1151 AvnnziiJilento degli ulhclall delle colonie de ll' A.triea Orientale ..... . ....................... . 396 Avanzamento degli nJUclali dì complomeuto del Corpo sarutario militare .................... . 799 A vnlll'.>tJDeuoo <leglf ufficiali in congedo d el Corpo sanitario Jllilitare ........................ . 396 • Avviso .................................... ... . ... ................................... .. . 100 Benemerenza. d<> Ila C. R. I. . .. . .................... . . . .. ... . : .................. : ......... . 4U1 Bollettino del Corpo sa.nltarlo militare ... . . . .......... . ................ ... ......... .... ... . 93 • 196, 293, 399, 496, 601 , 70:$, 799, 807. 999, 1079, 1149 Borsa di 8tndlo per medico bra8ilfano creata dall'Istituto Rlzzoll ...... .. .................. . 1084 . l 298, 4.02 V Campagna (Ln) nazionale nntltubercolnro o la. • Giornata delle due Croci • ................ . Centro per la dlngn.osl istologlro elci tumor1 maligni ....................................... . • ~03 Centro rndlo-medlco int.erunzionalc .. ........................... . ........................ . 299 . Chirtll'!'ia di guerra .. . .................................•.... . ................. . . .' ....... . 398 Colonie :;n.nitnt'lo marine ...................................... . .. . ...................... . 600 ConcorRi per t.onontl In s. p. o. nel Corpo sanitario militare ........... .. . . .......... .'..... . 92 Concorso (Un.) nnzlonale su l ~ma: Il problema <lclla tohcreolosl nelle s ingole regioni d'ltalin .. 901 Conferenza, .a l Quirlnalo, sullo. • Cnra nae1I • ................. . ......................•..... 403 Con.ferenzo dl medicina militltre presso il Sindacato ~tedieo Fascista di Homa ..•.......... .. . 398 Conferenze universitario alla Scuola di applicazione di Sanità militare : . ........... . . . ...... . 4.98 Congres~i della. Società italiana di ortopedla e traumntologla ................................ . 1083 Cougreg,l internazlouoll di medicina e farmncla Jllillt.art' ........................ ............. . 198 Congressi (l) medici d1 Bologna : ... : . .....•........ . ... ... ...... .. ...................... • 403, !JOl


1160

lNDICE GENERALE DELLE MATERIE PER .I .';ANNO 1935

Congresso naztono.Je dl llicdlclna Sport! va .•.•..........•....•..........••......• .· ••.......

_vnr Congresso lnternazfooolo eU inocllclna e farmaci& militare •..•.... ... ...•.•.... : . ...... . II Congresso lnternazlona.Je eU Stematologla ..............................................•. rv Congresso internazionale degli ospedali ........ ..... .•.................•...•••......... III Congresso Internazionale dell'Aviazione sanitaria.............................•.......... I Cong«sso Internazionale della. trasfusione del SIWgue .................................... . II Cong«sso internazionale di neurologia ............. ..... ........... : . ..... ... ..•..•..... XLII Congresso l taliano eU cbirurgla ............. , •.....................•.........•...•.• V Congres.~o nazionale per la lotta contro la tubercolosi ................................ , .. VI Congresso nazionale eU Meclloina legale ................. ..... ..................... : . . , • XJ,I Congresso della Società italiana di medicina Interna ............................... ... . I Congresso internazionale della trasfusione del sangue .................................... . I Congreaso nazionale della Providenv..a sociale . ..•...•.•................• , ....•....•....... Convegno eU mecllclna aeronautica ......................... ... .......................... . Convegno lombardo per la casa popolare .. ......... . .•.......................•........... II Convegno per lo atucllo della tubercololli osteo-srtlcolare . : .............................. . Corsi allievi uftlclall di complemento del corpo san! tarlo .. ................................ . Corsi preparatOl'i agli esami eU avanzamento .......................................•... . :. Col'So accelerato di clinica tropicale .............. ..... .....• ..... ........................ C'.òrRO accelerato dl l\lecllcinn. tropicale ner mecllcl coloniali cl viU .................... , ...... . Corsi di perfezionamento di igiene e batteriologia nella R. Unlvereltà di Bologna ..........••. Costltu?.lone del nucleo di toiMsoradlobiologia ............................................ . Cure balneo-termali ...• ...... ............. ... ....................................... .... Digpense dalla ferma mllitare.............................. .'............................. . Dott. Paolo Godln ........................•..••........... .. ...................... ...... Ettore Ma.rehtafa va .................•..•...................... ... ....................... Faclllta:donl per cure salsolodlcbo nelle RR. terme d.i Salsomaggiore ... : .•.................... Festa. (La) del Corpo sanitario militare .................................................. . Flllppo Rbo ..•.•. , ...•.................. . .••......•.•................................. Giornale (Un) d1 Tecnica. ospeclallem ..............••... .•..... ....•...•............•..... Giornalismo (Nel) !}ledico ..... ... ................•••• ... ...•.•.......................... Graduatoria del dlcblaratl Idonei nel concorso per la nomina a tenente meclico In a. p. e . . . .. . Graduatoria. del cliehtaratl idonei nel concorso per la nomioa. a. tenente chimico farmacista In

Puo.

29~

298 • 398, iOO • 499, 603 500 • 603, 902 • S02 • 1102 • 902 1001 • 1002

1082 902 100 1081

•

195

292 • 401.602

199 600 •196,1082 ~)l

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1003 998

•

398 {>98 .396 90~

• 299, 804 795

s.p. e .......................................................................................... .

Maggiori generali medio! Ispettori ......................... .. ...•.........•............... Malattie (Le) Infettivo nelle colonie deU'Mrlca. Orlento.le .................................. . l\ianualctto di fisiopatologia e eli terapia delle lesioni da aggressivi chtmfel •.................. Maschere antlga.a .•..•...........•...•......................................•............ l'<Iedaglla. (La} d'oro al m erito della Croce Roaaa. Italiana a S. E. Il Generale Balstroccbl ..... Medicina esotica. e coloniale ..... : ...•........... . , ...... .•......•..........••.•........... Medicina militare ................••..·.... . ........................ ...•.•... .............. l\IedfclllaJI e oggetti d1 medicazione .. '.. .. .........•.......•. •.. ........................... Morte (La) del pro!. Bilanefonl ....•.•................................................... Morte (La) del generalo medico Butoiano ... .. ....................................•..•.•.. Morto (T..a) del generale medico Dera{).he.............. ...•.. ...•..•......... : .........•.... . Nomina a. sottotenente di complement-o nel Corpo san,itario militare ...... . ..............•....

6'>3.

1083 • 297 ! 99, 697

799 19~

•

1074 703 703 602 90t

•

1082

•

1!96

99 199 903

• • 702, 196

999 292 JSorme di !glene per le truP.I>O dell'Eritrea. e della Somalia .............. ... , •........•..••• 801 Norme intcgrutivo dello leggi vigenti 1n materia. di pensioni di guerra ......... ...... ....... . Nuovo (Tl) -presidente dell'• Associa.zlone de~ medici m1Jitad • degli Stati Uniti dell'America. 100 del Nord ................................................ · · ... · · · · ·• · · • · · · · · · · · · · · 98 Onorificenze e ricompense ................................ ... .......... " ................ . . 198 , 297, 401, 498, 602, 703, 1001, 1080 92 Ordinamento della Direzione generale d1 Sanità militare ............................. .... . . 397 J>rat.i cho medico-legali ........ ................ .. ........ ..... .................•......•... so t Pubblicazioni per la lotto contro la. tubercolosi ....................•.....•.......•... .. ••.. • 397 Pubblicnv.lonl sanltariè militari .........................................•.•....•........•. 498 Regolnmonto di servizio Interno dolia :>cuoia di appllcazlone di sanità miJit.are .....••......•. 70ll Richiamo alle anul eli \lJJ'Iciall dello categorie In congedo •....... . ..•........•....•. .. ..•••. • 699 nic·hhuno aUo armi, per mobilitazione , di utftcioJI del Corpo sanitario dello categorie In c.onged~. 1082 R icompensa (Una) alln Stmità ruilltare ................•................•.•.•..... . . · · · · · • 801 Hf~ultato del concorso a premio della londazfone • Ferrere di l:ava!lerlcone • •.•..•...••...... • 99 • lth·lsta d e! Carabinieri H<·nh • . ..... . . ... .................... ..•......... ...•.. •. • · · • · • · 19!! Sn no.torlo (JYel) militare d1 Anz io ..................................................... · .. . 496 • :-;.,.nlt à ( L<t ) militare aU'E$posi?.iono degli Ospedall ltaliruù .................... .. ...... · · · · · ·

•

•


1161

INDI CE DEGLI AUTORI

Scuola di pertczionament.o In Medicina coloniale . •. .. . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . .. .. .. . • . . .. . . . . . . . Pag. 903 Scuola di perfezionamento per speclallstl 1n Igiene e Sanità pubblica. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1084 S. E. U Senatore Sir Aldo Castellani alto CoUBulonto Sanitario per l'Alrlca. Orientale .. . . . . . . . . . . . 896 S. E. l'on. pro!. Paoluccl in A.trlco. Orientale ... .. .. • .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. . .. .. .. .. .. .. 1001 Società Medica colonial e della Libia . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . • . . • . . . 499 St.ato dogli ufflclall ..•.......... . .... . . .... . ... ...... ... . . .. . ......•....... . ............ , . . . 702 Studi sanitari aeronautici . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . • . . 99 • Studlnm Urbls • .. . . • . • . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . • 1078 Titoli di studio . . . . . . • . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . • . • • . . • . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . • • 99 498, 602, 1161. Vaccinazione antltltlca. . , . . . . . • • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . • . . . . . . • . . • . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . S97 . Viaggio sclentltlco-t1lristlco oJ C.alro ..............•....... . ...... , . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . OO!l

l NOSTRI MORTI Galvani Federico, maggiore medico ltt s . p. è .. . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pao. Orimo.ldl Valentino, tenente modico In s. p. e. .·... . ....•.•...•..•.•...•..........•.. . . ·- -.. . . . . Mu.settlni Giuliano, tenente medico in e. p. e. . . . . . • . • . • . • . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . • • . . . . . . . . . . . Salùmrl Salvatore, tenente generale modico nella riserva .......... . .......... . . . . . , •• , • , • , • , , , , , Scbifnni Vincenzo, tenente colonnello medico a r iposo . . . . . . . . . • . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • Placentlni Rlnaldl Giuseppe, p r imo capitano m edico di complemento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

300 t 04 300 199 300 200

INDICE DEGLI AUTORI Pag.

Paq.

A Paq.

BAZ7.ANO S . . . . . . . . . . . . . . . . . .

86 BUOLI.UU 0. R , . .' . 78, .87, 290, 696 BOONO.MlNI 0. . . . ... . . . . . . . . . 775 BunKl'J A. W ................. 1137

ABATE A . . ............ 85, 689, 1146 BEOCHINI G...•.. ...... . . ... 1067 A DVIER M. . . . . . . • . . . . . . . . . . . 985 BEOHERUOOI L. . . . . . . .. 696, 795 AO}>'ELLO F. . . . . . . . . . . . . . . . . • l 143 BECit H. G • .••..•...••..•. . 1065 ALDERTTh'1 A. . • . . . . . . . . . • • • • 493 lh·:EOWKES B. . ............. 1137 .Al.F.BSANDRINI 0 . . . . . . ..... , . 118 • BELLELLI 0. • • • • • • • • • • • • 83, 492 A.LMQUJST H. ;r. . . ........... 76 BELLUOOI 0 ................. , 174 AliADUCdl 0 ..•..... . •. , , , ... 1148. BENIIAMOU l!;. ...... , ..... . . . 1063 ANAONOSTIDIB N. . . . . . . . . . . . . 988 BERGK G . .. .......... ... .. . 177 ANl>OLFATO M ••• ,........ ... 78 BERRY G. P. . . . . . . . . . . . . . . . . 678 85 A..'ll>R\VEVEB o. H.. . . • • . . • • . • . 582 BERTELLI E. . . . . . . . . . . . . . . . . ANO.ELINI 0 . . • . • . . . . . • • • 695, 1047 ARCANGELI 0........ ... .. ... 541 ARNAUD A. . . . . • . • . • • . . . . . . . • 182 ARNAULT TZANK.... . . . . . . . . . 987

c Pag.

o .... .... ... ... .. . .

CABANIÉ 1141 CACCJA F. . . • . . . • • . • • • . . . . • . 574 ÙALAllfiDA.

u. ... . . . . . . . . . . . . . .

CALCAGNI A. . • • • • • • • . . • . . . . . BERTRE R ... . ............... 1066 CALDERON BERTlNETTI M.

0.................

.. . . . . . . . . . . . • .

523 101 778

290 0A01ANELLI V. U .... , ... , . ; . , 1147 BERToLIJCCI 0 . .......... .... 179 CALIENDO M. . • . . . . • . . • • • 238, 351 BERTONB 0. .... .. . .. . .. 288, 771 CALICJITI P . • . . • • • • • • • • • • • • • • 898 ARNULFG . . •• • • •• • • • • • • • • • • • 68 BJANCANI E. H. . . • . . . . . . . . . . 593 CANC&LLO'l'Tl E. , . . . . . . . . . . . . 696 Al!J'lNO P. . . . . . . . . . . . . . . • . . . 493 'BIANCIJINI A. • . . . . . . . . . 405, 736 C.Ur:M.A.RA:NO v. A. • • • • • • • • • . • 859 777 BILLKT H. R. .. . . . . . . . . . . . . . . 587 C.uu>AN.~ A . ••.•... . .. 491, 689, 690 ARTUS .. . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . Bxzzozs.no E . . • • . . . • . • . 115, 1085 ÙARBON}) T. . . . . . . . • . . • . . . . . . 89 AUBRY M. . .. ..••.. • • , 685, 786 BLA.li!OUTIER P. . . . . . . . . . . . . . . 386 CAROSBINI • • • • • • . • • • • • • • • • • • 788 BLANCEIAJID M. . • • • • • • • • • . . . • 985 GAlU'INTJml E. . . . . . . . . . . . . . . 84 B BLECH .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 169 CABAORANDI 0 • . • . • . •...••.•• 1005 Pao, BLONDIN P. •. • • • • • • • . • • • . • • . 986 CASELLA B. . . . . . . . . . . . . . 78, 123 305 CABELLA D. . . . . . . . . . 82, 693, 79t BA<.'CIIIALONI A. • • . • . . . . . . . . 560 BOBBIO L. . • • . . . • • • . . • • • . • . . 87 BAh.'ER . • • • • • • • • • • . • • • • • • • • • 986 BOCAOE A ••..•.•••••••••.••• 1141 CASSANO L. . . • . • . . . . . . . . . • • • BAU.ur.ELLI F ... .'... . . . . . 78, 689 BOYDEN R. E .. , . . . . . . . . . . . . 187 CA.BSINIB U . . . . • . • • • • • . • • • • • 690 BAU.r.ANO I .. • • • . • . . • • • • • • • . . • 592 BONCL''ELLI U. . • . . • • . . . • • . . . 283 CASTELLANETA V. • • • • • . . . . • . . 560 82 ' CABn:LLI G. D........... 78, 8H BANZET P..... .. ... .... . . ... 70 BORGID 0. • • . • • • • • . • . • . . . . . . BOR08 :1. V. . . . . .. .. . . . . . .. . 682 CASTIOLIIDU 0. . ... , . . . . . . . . 78 BA.RA.'IOER J ... . ... .. ....... . 984 B OUQUET P. , .. . . . . . • • • . . . . . . 982 CAUSBÈ s. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 684 1073 BARONIO D . . . •. .. . • .... . ..• B .utTONE L .••. .. •• • . ..... •. 190 BRACALONI L ...... . , , . . . 81, 692 CAVALIERE G. . • . . • . 287, 6-1.8, 1104 B.utUCCHELLI D . . .. ...... .. . 1074 BRIOUOLIO S. . . . . . . . . . • . . . . . • 290 CAVALLARO L ••..•.... . .•. . . 1070 BRUN C •....••.... . . . . . ..... 1135 CAVINA C. . ... , . , , . . 118, 809, 928 BABCK G ••••••• •••••·••·· · • · 990 'DRUNETII 0. , , , , , , , , , , 192, 291 CEBRELU G. .. . .. . .. .. • 111, 1148 695 BA.!l$1 G. •...•. .. • . • - . •.•• . . . 606 BATTAOl.IA M • . .••• - .•• . • ... 254 BRUNI N ...... . ............ . 1005 Cl:Nl 493 BAUER R.·· ···· ·· · ....... . . 279 BRUNO 0. . ....... ... . .. ... . 494 CERNIGLIA D. . .... ...... ... . 494 424 CERNJOLIARO M . . .... .... ... . 588 BRUZZI B. • ••••••••••••• • • . • BAZY L ...... . .... ...... ... .

c. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


1162

I>DIOE DEOLI AUTORI

Pag. CE.RRUTI

c. F .............. .

CK~ARI E . ... ......... .... .. . CRAGA8 E ................ .. .

480

982 98-l

169 1062 CHAI..'& IlNA:I'n R ............ . 1061 Cl!A \ ' ANNAZ J ... . ........... . 588 CBARI..EI> LYNCB ..•.••.•• .••• ÙHAR.LTON .••••••••...•...••

OHF.:I'E P . ..•.•....... .......

Cto:<rN I G .................. . Cn:Er.u s .. ...... ...... .... .

i :l

492 5!l l

CL.AllKE L. P. .. . . . . . . . 483, 1138 C:LEilC A . ..... ..•........... 585 Cm.A .F'. . . . • • . • • • • • . . • . 894, 933 COLO~IDA N . . . • ............. 245 C0!..0:-1:\'EI.LO F ............... . 354 COitA7.ZI E . ...... ........... . 893 Coaooxf: li!. ..... , . . . . . . . . . . 1051! ('O!l!'l A . . . . . . . . . . . 11, 213, 82;i COSTE F. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1139 COSTI!. L •.. ................• 1134 CRESI'ELLA~! Ù. 101, 490, 589, 1 007 C!UBCJO~E o. . . . . . . . . . . . . . . . 84 Clt~~rAU . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . 61 CRIS'l'INI A. . . . . . . . . . . . . . . . . CJtOVElll p ............ , . . . . .

393 723

Ct'RASSON . • • • . • . . . . . . . . . . . .

887

CenciO s.

. ....... ·. . . . . .

90, 192 Ùt'ZZ0t.1IEAF ••••••.•••••••••• 85 L~ONIOZER G

.. ...... ..• •..• .

682

D Pa(J. O,\ CL"XUA A. 1\1 .••••..•••••.

17G t• 'Ar.E~~SANDR.O Il. ........... . 78 D'A:<Of:LO E. . . . . . . 289, 596, 695 175 DAu n,,~..-rn~:aAxus r,............. 676 DAVffi.f; .8 ..........• ....... 1062

n .................... .

DA\'TD- O.U.ATZ •. •••••••••••.

DA\'lE.S .......••...........

.A... ... . . . . . . . . . . . . . . .

Paq.

268 DJOURICilTICH M. . . . . . . . . 63, 581 DOONON :. . . . . . . . . . . . . . • . . . . . 593 DUKE H. L. . . . . . . . . . . . . . 984, 986 DUPUIS P. . . . . . . . . . . . . . . . . . . 278

GIOVAN ARDI A ••.• .. ..•.....• Oruf·FnÈ L ................. . 0IVEs8 J. \V.•.••...•••••..•. 0YORFFY I. .... ...... .. .... . GOINARl) P ...........•...... GOtti D ........•......... ...

E

OOURVfL E •.•••••••••.••••••

37&

Poq. Ooz L ...................... .

1 69 1a

DtVIS

588

Cl!LEi'A E .................. . 188 1132 CHlSTONJ A ••••..•••.••••••. 99:J CB!t'RCO (; ..••..•••••••.•..•

CJAT'Pf: E . ... ........... .... .

P Q{}.

(28 201

76 981

989 191

70 GnASSS"r E. . . . .. . . . . . . . . . . . . 284. GRtGAUT ~: .••••••••••••••• • 1139 c. J<;:..'IUOO F .................. .. 1147 Gll.OSSO V . . • • • . . . . . • • • • • • . . . 289 91 ERIKSON S. E .............. . 187 o RUSOVIN E. . . . . . . . . . . . . .. . . . GUESRINI G. • . . . . . . . . • • . • . . . 412 0UGLIANETTI L... . . . . • • . . . . . . 617

ELBI~ A ............. .... •.• EI.YE!IJElt A. • •.......•••

F

Paq. FADDA S. . . . . . . . . . . . . . . . . . . 620 FALCO G. . . .. . . . . . . . . . . . . . . . 426 F A l .QUI A. . .......... : . • . . . . 390 FALTITSCHEKJ.••...•••......

Gmoo G. . . . . . . . . . . . . . . . . 88, 796 Gun.LAmm . . . . . . . • • • • . . . . . • 981 OoJLLOT P ......• ·••••.• . . . . • 182 G'URGO P. . . . . . . . . . . . . . . . 87, 290 GU8TAVUS 169

M.................

780

FArtAONF. A. . . . . .

90, 91, 193, 291, H 495,597, 894, 895, 994, 114 7' 1148 Paq. FEDELI A. . . . . . . . . . . . . . . . . . . 78 FELICIA.NOELI G. •• • • • • .. • 188, 693 IIABEU P. 6i8 FEU!AN1 0. . . . . . .. . . . 79, 101, 795 HALPIN J. 0 ................ . 284 FEllRAN~r!n A. . . • • • • • . • . • • • • 1071 H.umtmoEn J .............. . 778 Ft:HRANNI!'II L. . . . . . . . . . . . . . . 823 HART E. B . . .......•.....••. 284 FEVRE M •.. ••...... ......•• ' 278 BÈDEHER c ....... : . ....... . 267 FrnnLAY •• . . . • .. • • • 483, 779, 1138 HÈJJAP ... .........•.....••. 284 F1$1CHELLA O. B. . . . . . . . . . . . . 696 ll'ELLEBRONTI'I 0. . .... ... ... . 170 Fnnn·:L A. . . . . . . . . . . . . . . . . . . 373 li.E."!'ffiSilEY .•....•••...••••• 681! FONTAJNE R. . • . . . . . . . . . . . . . . 279 liElU.ITZKA A ..••••••.... ••• . 4.07 FO!'ZO~'E L. . . . . . . . . . 695, 89:l, 993 Resa L .................... . 780 FnANCIII F .. .. 183, 385, 1006, 1069. HF.TSC!I H . . . . . . . . . . . . . . . . . . 583 F&UWHI L. . . . . . . . . . . . . . . . . 997 Bt!o.ì)LE E ........... ... .... . 679 FnA.."ClO M. •. . . . . . . . . . . . . . . . . . 78 1-IODGI:ION .. •.•• ••••••.•.•••• 590 FnANC'OLI G. . . . . . . . . . . . . . . . . 794 HonxuNo H ................ . 3i7 FRESNAIS J . ............... . 277 HORNUB G ..........•...•... 678 FIUCKER 1\1• .•..••.•••••••••• 776 l:lt:GO A ............•••...•. 778 FnOLA E ...... . ... ..... .... . 79 FrtONTALI G . . ...•.•.•....•.. FiìOCRAUD l:! ............... :

I

406

Paq.

489

lANNARONB G ........•... . 89, 393

74 590

G

lAPOCE A. . • . • • • • . • • • • • • • • • • 286 h1PALLO~IEN~ R. 259, 360, 691, 937

Poq. 286 lNSKO W. M. . . . . . . . . . . . . . . . '11)7 li6 GABBANO L. . . . . . . . . . . . . . . . . 271 lSTIN 267 900 GAGLIARDI P. 110,305, 690, 723, 1030 Jvy A. .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 177 DI': BER!I:ARDIS G ••••••••••••• 1140 GAI.LF:!'IOA R.'................ 281 ABUCill C. . • . . . . . • . . . . . . . • 1135 J)I-:B.P.US v................... 254 G.U.Lt."PPI A ..............•.. 1004 Izzo.................. .. .... sso DEDR.;; R. . . . . . . . . . . . . . . . . . . 481 GA'="Dn<I ....•••..•.••..••••• 1143

DE ÀXDREIS o.............. . l>E BEAtmEPAlRE .A.RAOAO H. D t: Bt;R:<A.RDlNIS V ...... ,....

M............... .... ..

!\\'

DE Gr:SAJl.E G . . . . . . . . . . 34.7, DEL Gn;RJlA G. . . . . . . . . . . . . . DELLA FIOR F. . . . . . . . . . . . . . .

690

289

DUk\ SETA E. . . . . . . . . . . . . . .

596 173

n~: Luc lA R.................

165

Dr.L VECCTnO H. . . . . . • . . . . . .

47ò 488

0E)IIRI,F.AU . • • • • • . • • . • • • • • • •

DE PAOU P............. 78, 79 IJF.'<noxm>rs o. ... . . . . . . . . . . . 179 I)F.•IOO:<:<ETS H. . • • • • • • • . • . . • IJ E T ltÙ)fllET'rl • • • • • • • . • • • • • •

179 282

Dli'M'Ont Cl. ~[. . . . . . . . . . . . . . .

18 8 10G:l

J)E Yor;mt. \\' . ..•••••••••.•••

1)1 FltA:liCESCO F ••.•..• •••••• 1146

H . ...............• 1068 OM<PAnnun N . . ...........•. 1073 0A.SPAitRO U. ............. . 70, 89 GATÈ J. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 75 o.~cn M..................... 485 0At>BIER-VILLA.R8 P.. .. ..... 891 0AYAZZENI M .•... ........... 1056 GEN.•W D P ................... 1133 Omm.AJtDI.NT N. . . . . . . . . . . . . . • 137 0IACOIIBE C.......... 88, 690, 1017 0 lASNO'rTI ]\L • • • . • • • • • • • • • • • 690 GTLL . . . . . . • • . • • • • • • • • • • . • • • 986 0AJ\NlE1t

GtOJll)ANO )\{.................

GIOIWf

G... . ................

J Pag. JACQUE.':! E. ST............. . JA.'mEn o.·····.····· ...... . JOAQOTN MA.S Y GOTNDAL ••.. JORES A ••••••.••••• •• •••••.•

JOROE R . ..•....••••.• . ••...

369 791

65 380

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K PO(J.

RELLER w .. . ..... ... ...... . 690 RE:\O!E.Il.ER A. 967

487

381

R. : .......... . 28!

KOBLi\WLLER

L. 0 •••••••••••

88~

..


,. INDICE DEGLI AUTORI

KONIO W. . . . . . . . . . • . • • . . . . . KOU!!A... . ....... . ......... . KREBL L. v. . . . . . . . . . . . . . . . . KREINDLER . • . . . . . • • . • • • • • . . .

1163

Paq.

Pa/1.

580 986 373 783

li{BNETIU;:L B....... . ......... 383 M.l'lNNOl\'NA 0 ..... : . . . . . . . 79, 80 MEROIER P ..•............... 1U1 MERK:EL W . C..•.•.......... 1065 MICHALI& C. . . . . . . . • • . . . . . . • 882 MtonEL P. J. . . .. .. .. .. . . .. .. .. . 75 MtON&Mt F ....•.. , . 87, 101, SOS, 696 MtLETrl E ..................... . . 01 Jlii:Lm:J!;T .••.. . •..•• , •• . ••••• ' 890 MOLUlABI C. . . . . . . . . . . . . . . . . 387 ?;JONACO A... . . . . . . . . . . . . . . . . . 705 lliON.UlTR.\. s. . . . . . . . . . . . . . . . . 193 !\'(Ol\'DOR R. . . . . . . . . . • . . . . . • • 891 MONOD R. • • . • . • . . . . . . . . . . • • 488 MOl\'TF.LEOl\"E V .. ,. . 290, 393, 696 MOOSER H . , , , . , . . . . . . . . . . . • 62

L Paq. LATDU\V P. P. . . . . . . . . . • . . . .

582 83 785 275 64 778 LOO C .•....•. · · · · · · · · · · · · · · 1066 L&ON4RDl D. . . . . . . . . . . . 206, 394 LEO'ITA N· • · · · · · · · · · · · · · · · · · 520 LEVA.Dm C ... · · · · · · · · · · · • • • • 673 Lt:ÈGEOIS • • • . . • . . . • • • • • . • • • • • 61 LIBSAK H. K. . . . . . . . . . . . . . . . 981 LISTA D. . . . . . . . . . . . . 86, 695, 893 LO BIANCO D .. : . . . . . . . . . 159, 894 Lo~m.-utDI E. . . . . . . . 391, 691, 795 L ONGO D. . . . . . . . . . . . . . . 494, 797 LO\-AGLIO H. . . . . . . . . . . . . 694, 795 L ucCiou r'. . . . . . . . . • • . . . . . . • 200 LC'C!FERO F. • • • • . . . • . . . • • • • • 81 LUPOO •• , . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19:1 Lueno A ................... 575 LU.'DRIA."il R. · • · · · • · · · · · · · · LABAGNA F ...... . . • • • • • · · · · · LAWa.o D. . . . . . . . . . • . . . . . . . . L&TTEB L. . . . . . • . • . . . . . • . • . • LEDARD L. · · · · · · · • · • · · · · · · · ·

Pù4J.

_

M.AOEwrECZ P. · · • · · .. ·.'. ' . . 3 14 'MA.FFEO L. . . . . . . • . . . . . . . . . . . •1 9 6 3l MAGl\"E B •••.••.•.•• ' . . . . . . . l l.: l\fAGI.IULO .A. . . . . • • . . . . • • . . . . 4 9 ~? MAORO~"E .A. . . . . . . . . . . . • . . ti 9 , 79 MABAFFY A •••..• .• .•••••••• 1137 MAHUJR .A . ................. 1060 · MAx I>EVINE ................ 1062

MAnio~>c: D. . . . .. . . . . . . . . . . •

PENDE • • • • • • • • • • • • . • • . . • • • •

18<1

P&I>E R. . . . . . . . . . • . . . . . 393, 494 PERflNNEO R. J. L .......... . 588 PERISl B .................... .

84

PE'M'A.ZZI A . . ........ ... .... 1132

PL\Zl.A A. . . . . . . . . . . . . . . . . . . 287 PlOAZIO .A. . .. .. .. .. .. .. . 84, 288 PICOARRETA F. . . . . . . . . . . . . . . 80 P!CCIOLI E . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1112 PICCOLI 0. . . .. .. . . . . . . . • • . . . 316

MORO E................ . ....

381

PJU.\llERO V ................. 1146 956 PllUll8lA 0. . .... . . . . ...... . . 289 l\!OUOBET A .... . , . . . . . . . . . . . 277 MUllLENe P. . . . . . . . . . . . 378, 486 PuOA .A• . ..... . .. · · ········· iiH PUNTONl V ...•....•..•...... 476 Mill.t.ER F • ...• • , .•••....... . 1064 MUNTSCB 0 .••. , . • • • . • • • • • • • 171 Mu8TO P. . . . . . . . • . . . . . . • . . • • 189 MORSKLLI O. . . . . . . . . . . . . . . . •

R

Pao.

N

RADOT P . V.

778

RACO\"EANO • . . . . . . . . • • • . . • . •

72

RAMO!'f 0. ... .. 63, 481, 581, li H NASTASI .A. . . . . . . . . . . . . . . 6 90 , 69 l R l 85 SS AMO:SD •· . • • •• • . . • . . . . . . . . Il S ·'. NAPOLJTA.'<J Jlf. . . . . . . . . . . . . . .. ..,A~INA NTCASTRO.A .... ....... .. 191,691 ; • R ..................... ~"!) C 272, 985 ED! . . ' ...•.... ' ....... ' . NIOOLI.E ~1 . . . . . . · • · · · · • R EITANO U . . . . . • . • . . . . . . . . . 4 v• 8 N ICOLOSI A. · · · · · · · · · · · • · · · · 1039 N s;-, nnlCIIOU .,., . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l h 'l n SO N IELSEN ••.•.. • · · · · • • • • • • • • • , niCCI E •.••..••.•..••....••. ' lEflSJ.fiT.\ .• • • • • • • · · • • · · • • • • • 82 RIOBl 0 . . • • . . . • • • • • . • . • . . . • . 190 271 NOEL 0 . .. ....... . · · · · · · · · · · • . , . . . . . . . . . . . . 6i 8 Itl\·'1>.88 'l'R. ,,{. RI'I.ZO 0 . .. .. .. .. .. . 49:!, 805, 91& O Roat;RTS J. I. . .. . . .. . .. .. .. . 484 Pao. nocerA .. . . .. . . . . . . . . . . . . . . . i d7 O<H.nONt G. .................. 994 Rocn M....... . ............. 276ONOG! T ..................... 11:15 RODINÒ N. .. . .. .. .. .. .. . 44, 81

89 615 MAN4RA A ................ ·.. 189 1\l.u;oANARO C. . . . . . . . . . . . . . • 474 OLr\'EIUO A. . . . . . . . . . . . . . . . . 664 :\I.ANoroNE O.... ..... 78, 392, 493 OTTOu:Noar D 428, 691, 100s :MANNOCCI.... . . • . . . • . . • . . . . . 883 :MAN UNZA • .. . ..... ·......•.. 991 p MAN7.ELU 0. . . . . . . . . . . . . . . . ~95 MA.ll.A.'IGON.I P........ ........ 185 Pau. 1\-JA.RCBl C•.... · ·. · 83, 188, 288 PAONIEtU> .A........ . . 686, 1078 l\fARINESCO •••• • • · •• .•. •.••.• 783 P AONIEZ Po. . • • • . . • . • • . . . • • • 582 l\lAIL'IO .A ........ · .. ·....... 527 PAI. F . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 486 ·M.ARStOLl C . . . . · .. · ...... .. · 282 PAL~IBO G. · ... · .... · · ... ·• 82 j\J,\.RTIN J. H. . . • . . . . . . . . . • . • 187 PANAGIA A. 14tl, 290, 393, 451, 1088 :1\L\SSA F. . . . . . . 79, 375, 428, 691 PANAllA c.......... 80, 394, 569 1\(ASSEO S. . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2il8 PA..>a:GROSSI G. • . • • • • • . • • • • • • 180 :MaS:'lERANO G..... · .... ·.... 394 PANSEilA 0. .. . . . . . . . . . . . . . . . l ò9 ]'.1Aa$1MO F. .. .. .. 395, .95, 895 PAOLILLO S. .. .. .. .. .. .. . .. . 691 1\:(ASU(H 1\:T. • • • • • • • • • • • • • • • • • • 781 PAI'AONO lll. . . . . 80, 394, 683, 684 :M~NGA G................. 190 PABENTE F. . • • • • .. .. • . • • • • • 35i 1\'lAZ7,0LENl L. .. . . . . . .. • .. . • . 794 PA8CKIU . D................. . . 83 ;MC ALPINE ........ · ......... ' 9~6 PASTEUU VALLXRY-RADoT.... 386 1\:(C. KlNN»Y C. L............ 478 PaOLJ. H, ..... .. ........... 1137 l\fEDULLA .. . .. .. . .. .. .. .. • .. 273 PAVOl\"E 'A. .. .. .. .. . .. .. 82, 694

MAMELI E. . . . . . . . . . . . . . . . . . .

PELLEGRINI 0. . • . . . . . . . . . . . . 394 PEDROLI 0. . . • . . . . . . . . . . 31, 628 P.&LLàA..................... 777

PI.TPER A. .. • • . . . . . . . . . . . . . . . 17 5 PII.Z H. . . . . . . . • • . . . . . . . . . . . . G2 P IN F.LLI l •.... . ..•. .... 99l, l 148 MORELLI?.!. 289, 434, 492, 691, 1072 PUOT F. . . . . . . • . . . . . . . . . . . . il 1>10RGAN T ... . ............... 1136 PONTANO T. . . . . . . . . . • . . . . . . . 980 M ORINO E ............ : . . . . . • 91 POROU L. . . . . . . • . . . . . • . . . . . . :390

Paq.

M

p

6

UoLFO F. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . RO.\IANI .A............ . ......

RO~LI.NO G .... :. . . • • . . . .

796 79

393, i94 288, 390 RONCATO A. . . . . . • • . • . . . . . . . 311 RoNGA 40 ROSSI .M. . . . • . • . • . 49~ , 1073, 1147 ROUVlLLOIS l'II. B. • • • • • • • • . • • 61 ROYEBTt 0 . .. .. .. .. .. . .. . .. . 788 HVBALTEl.Ll ...... . . . ...... 87, 282 Rut>LLB O................... 376 RoMl3Y P.

..... ....... ..

o........... .........

s Pao. Sl 85, 391, 596-

SABATfl'(l A. . . . . . . . . . . . . . . . • .

SACCOl\J'Al\'1 G. . . . . . . .

S.u:N'z .A. . . .. • .. . . . . . . . . . .. • 113-1 SALVATI 0. . .. . .. . . . . . . . .. . . . 392 SAN AnELLI O .••.•. . ·... ...•••

206

SANCIIEZ J. A . .. • • • • • • • • • • • •

:188


1164

INDICE DEGLI AUTORI

Pag.. . .. ..... ..... ... 85 "SANNTA. E . . . . . . . . . . . . . • • 189, 288

T

Pag.

"SANDULLI P.

p. . . . . . . . . . . . . . . . . . .

8PS

:SABDO:-TE A. . . . . . .. . . . . . . • .. . .. .

46>

8AJtNElJ..I T . . • • • • • • • . • • •

81,

692

SA:nROSTiil • ••.•• •••••.•.••.• ,

68

SAS'!'OLI

SAlTA E .................... 776 SA VARINO s .......... ...... : 191 SOARPA A. . . • . . . . . . . . . . 596, 797 SCREDTLER 0 .

.............. 106~

8catCKELè: . . . . . • . . . . . . . . . . . . 979 SCB~CK DE 00LDEFIEM J .... 1138 SOIALDONE B . .. . . . . . . . . . . . . . 290 ·SmonTINO S . . . . . . . . . . . . 395, 995 SCORTE<-'CI G...... . . . . . . . . ...

02

S E 0

970

·S:IsO ·::::::: :~:: :::: :::::: : ~82 SEL'l"ER R. . . . . . . . . . . . . . . . . . . 883 Sti:SEQl'E J. .. .. .. .. .. .. 890, 1066

TADDIA I,................ .. . TALlA F .... . ............... . TARQUINl C.

. .. . . . . . . .. .

85 90, 69~

395 176 TESTA U. .. .. .. .. .. .. • 517, 1042 TBALIIEIM.ER M. • . • .• •••• .... 489 Tm:EL ............. ...... .. . 677 TBOMANN J ..... : . ......... . 266 TOOLIA C............. 1U8, 1149 TORimo'I (}. (Juntor) ••...•••• , 183 TOOBE.RT ...•...•••••••••.••• 979 TOUR.UNE A •. • • •. •. • .. • • • • • • 383 TnAN1 N ... · · ·: · • · · · • • · · • .. • • 290 TRENBZ E.

4M

UFFREDUZZI 0 •••••••••••••• •

s. H. • • . • . • • • • • • • . • • .

68

UHRY P ............•........

SlLVEBTRJNI R. • • . . . . . • . • . • . .

l

S.MlTIJ \V. . .. .. .. . . . . . . .. .. . 582 SPEZZAFERIU 192 SQUILLAOIOTI R ......... :.. . 796 8TA.ON17TI F. • • • • • • • • • • • • 81, 94.6

A...............

.STEI.!\'1:8 G.. • • • • • • • • • • • • • • • • .

357

w P Q(). WACBBTEI N M.

. . . . . . . .. .. . . .

269

W.&JLAND P. . . . . . . . . . . . . . . . . W ETh'.B:&Ro • • • • • • • • • • • • • • • • • • 88!

883 981

\VIIlLBY • . . . • • • . . . . . . . . • • • • •

590

WINXEL A.. . . . . . . . . . . • . • . . . .

369

. Pag. 110 481

WALL

z Paq. ZA:\tBELLI A . • • • . • • • • . . • • . . . •

V

ZAM.BRA E. . . • . . . . . • . . . . . . . . .

Paq.

62 392 VAUDREMER A .. : ........... . 1135 37Z l VENTURA v. E . ... .. : . ...... . 692 VARELA G . . . . : ..... : .. . . . . .. V ABBALLI G ...... ...... .... .

275

J............... ... ...

u

59

887 385

S. . .. • .. . . . . .. . • • .

VIROILLO

V ITA G. • . . . . . . . . . . . . . . . 81, 692 VITALE S. . . . . . • . . . . . • . . . . . . 749

SHIMA.ZU • . . • • • • • • • . • • . • . . • . • SJNGER K. . . . . . . . . . . . . . . . . . .

83

V t ONARDOU M. • • • • • • • • • • • • • • 989 VIOLA D ... , • • • • • • • • • 81, 274, 692

T&lXEDI.A J ................ .

595

SILVAGNI M. . .. • .. .. .. • .. .. .

418

TATONl'l A .•••.• ... .•.••...• .

SESTIN I L. • • . • • • • . . • . . . • . • . . SEZAIU A . . . . . • . . • . . . . . . . • . . Sll! ON

Paq. VERBOTrl G. • . . • . . . • . • . • • . . • 81 Vl!:l'RI G .. ··••·· · · · · · ..... .. •

875

288 ZANOLI R •••••••••••••••.••• 409 ZA.PPALA. G.................. . 280 ZF!NO A. . • . • . • . • • • . • • • • . . • . • 11 ! O Zmo.a.LB S. .. .. .. .. .. .. 192, 692 ZODDA. A. . . . . . • . • • . . . 692, 1063 Zoa L. . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . 210

Direttore rupofWCJbile: Dott. L UIGI FBANCBI, tenente generale medjoo Redattore: Dot t. prof. VmoiNio DB BERN~DINUI, tenente colonnello medioo. (8104327) - BOMA, 1936·XIV- 18'1'. POLIGB. DELLO STATO- Q , O. (OO!d 1668)


l

RIVISTE

..

l

~lEDI CH E

MILITARI

---------~--------ANNALI DI MEI)lCINA NAVALE E COLONIALE. - Dlr·<:zlo ne C<"n' rale della sanità mllltnrc marlttimB, Mlnlst.cro ddh~ )[Mina, Roma, .Jnno XI.T, Vol. !! , 'F•Hr. U I-(V', seltcmbre-o!lobrc to35-X1Il. Clemante: 'l'ubercolosi o mar:ua.da gncrra.- S~allut.: !,n diagnosi dlil'E"rcnzinl•• precoce tra.lr congiuntivi t i r.larmo : Contributo allo studio doli a m : ntl i-;~<·ntcria .

l

p rolifcran~i. -

l

A Rr; c:-.:•rr:-<A. : REVISTA OE LA SANIDAD MILITAR . XXXIV, nwo:JiO- (Jinrmo 1935.

"\:liulste ro della ga~.>n·a, Buenos Aires, Ann o -

Mllark- Barblerl : La ùlagnod i pc.•roc.; t'Ie lla t ub,:r,c(tlo cl n ' ll'e.scrcl t o t ede<Oco. - D'OIInira Estewet: La pro va eli V'al snlvn. d t•Wt cssc• rt• pr·oscritta In :whl?.lonc. Narkt Mercante: Appe ndicite c pa.rasRitosi. - RaiU Deluc:dl l: Applicazione d oii'Aviazionc saulta.ria n ll'csCl'Cil o.

'o

:SEL<HO : ARCHIVES MÈD:CALES BELGES . - D ir.~ zion ~ super iore del s<-rvizi,, di sanitn d c U'rscrcito bt! lga ( Redu;r.ioue: Os pr;dalt- militare di 1.-l<'gi). Fasr. 1 X e X , settembre e ottobre 1\JS~. Lellewre : Srùla. soflst.icaziouo ùcl latte (fase. 1::\). -•Bollettino Internazionale (/cr>Jc. IX<' X) . - De Monle: Tra:: nru t n l o immcdinto d•· ll.:: tratl.u r" cspos•.: dc· Ila gamba (fase. X) . DHAS!I.E: REVlSTA DE MEOICINA MTLITAR. -

D l r~cloria ùe Saud e da Gu<'na, Rna ) l oncor·vo F llho,

31. r:tu cl c Jan(}ito. Fase. l li, luaUo-seltemllre 11>35. 8. A. : I servizi n oll' <'•<'rcito. - Camara Lea l : L 'opC'raz!on<:> '"l va rlcocelC' col m· ·l orlo di Z~pbcrino da Amara!. - Nlcllo lson TAYes : L e ustioni c il loro l ra.ttrunun•o modcr·uo con l'acido 11\nuico. - Estrazulas de 011nlra : Emorra.gia. ~~tlt~-dut·ale, senza !ratt:ara del crau!o. - Barcellos c da Roso : Consi derazioni sul se t-vizio ~unitario di C!mJpa'Pla. - s anzlo: A.via<ione sanitaria. - Vlanna : :-.rntorie primo nMI•mali. Glicerlnn. - s oarn Melrtll!&: L'odonroial r ia nen· ,·sorcito.

F HA.-:\CJA: ARCIUVES DE MÈDICINE ET PHA~MACIE MfLITAIRES. :\J in l8!eJO d c· llo. Gn~.;t·ra, Parigi, Fase. lV, ottobre, to•"o Cll l, 103.;.

Dil'f:z iono de'l •:cr·;lzlo di sani l Il.,

Saby e Raymond. - J.n -so~tun2o di lhicl. S uo po-<to f>R i metodi di di~cuslbilizza.zlono. chimica. d el muscolo. - Oela:fl l• : Cl'Onamt ùi gu.st ro-cpat o-cu'· rologio.. Fa..~c . V, novembre, to m<t CH I. 1935.

Qena vd : Bio-

Laeha ito, Meidln gor G D~mont tt ~ l" n ' n t n i•H i ilu.zn. dj sgor.n ùc.' :o o 'l g'10 ~ruppo c h i L·;.•r·t.rico n ,• llo op~ '· u-zioo l

•t: poi' z ia t'lC'li'AI hmtu (maggio-s<•t tt"mbrt 1932). -

Cllleula, Sabri6 o Kerny : ·cronaca <li igleno mìli t m·t! r ulativa u:;U eser citi ~~ c au ~c• i . - J oweux o Hueon : R .vista. ~ull' clcdrino.. i::itnwo chitnico c r.. rnH<CO<liua.mi co . - Bou lssou : •r ,'m l d i esr r·Cih•zioni PN<t ic bo >UI ftJn?.ionfiment o d e l l'f: v izio saultnrlo in · cacupa:;-nu. - P~rot, Ohantegrell o Peiffor : Lu s..:uz ioue , po ntnuea d i una vm·,_cU:·a. ce rvicult·. ARc:.HIVES DE P..IÈOICINE ET PHARMi\CiE NAV.\LE;, - S ervizio oe n t.ralo d i !umitn. ~l inlst<.:ro dell a Ma· rlna. l'nl'igi , Fas··. II I , Zuolio -settenrb1-e, tomo CXXV. Hl3:,. Awlrous: Elit>nnc Billa r d, primo chirurgo capo d ell" -"in.r·.na. - H4dorer : " H u u uuovu mc< o•lo d i r('· wtrazion ) nrt ifh;!:\lc.- Nigr li : L't·samo ratlio logico ti<- Ila \"escio botl a bili<\N con i m etodi •lì oprwiflca.ziom•. Qutrangnl cles Essarls: Conlr·ibulo allo stutlio del corup!csso pr•imm-io tullor-coll\t'C u Ila .\fnr.ua. - Brlsou: Sagg i •Il una tc('uion, •l ' a.nali si dd burr·o. H.is ulltHi . D;olo;:ia d d ùucil lo t;tlco n e l b u t·ro . - Th6venot : Trattamento chi m ico 1<- il' ncttUtt d 'nl imcntazionll d elle cul<lalc 11 n:.pore sCt pr·nriscald i.to. - Bollettino clinico. - Note dllallor:ttorlo. J t;GQ SLAV'T A : VOJNO S.\NITETSKI CLASNJK, - l1ivista t rimes: mia di lll<•dicin n-, fnrmacill o vctcc·; unrh\ ddl'cRct oilo jugo•lavn. e dita dnli ll Dirt'ziou~ chol SCI'\' i?. io di Sun ilò. (Redn:tiouc cd ammillis t razionc: Osperla.lo cnllìta.ro di llclgrtl<lol N. S t ol. V'f. 1935. Sawlte'l 'lasa : t.~· nder·l·w.•• plc ul'l c be c !<HO in t e resse clinico . - Vrateh6Yihh Mledrag : Lo sviluppo tlrlln tbo fl'>lmnu:1.1 1: con par·t icollll'<' r·iguar·d a all' età.. - Dawldowlteh c Tél~ilakowltch : r.. o lesioni gasi.I'O-i ut<'tillna li dt> armi <In t H><· o. - Yani :Mtch Mìloclle : .\l~todo rctt·attom~l r:<'O dr closnggio del clori<lrn r o r!i novucaina. SPA G:'\A: REVISTA OE SANIDAD MTLITAR. :.Jn<ll'itl. ft'as,'. X . r;L/obre - f•:sc. Xl. novembre 103;,.

Pubbllcazion u rncns ilc <1•·1 Corpo suu'tar: o mil tnf'·.

Put: Quero : Utibzu ziono <kgli aeroplu.ni civili ai fini sanitari (f"sr:. X). - Amo Slocker: In tcmt\ d i P>i · c biat l'ia (fase . X- continuad{)·l<'! c fi><e) . - Es:ollar: lt!.;ul! OJ.ll o tecnica tlnlla. to t·i~.:o-plasl i<'a (Ì.>se. X) . - Garcia Santandreu ' Gli Istit uti d i risiotc r·apiu n e· !la citta rll Li> 110m\ (fase. Xl) . - Domlnlncuez Nuvro : GM dii com· IJ<~trimcuto (fa.•c. X l). - Olea: DacrlocisLl te dll crC8ccuzo. C? ) (fase. Xl). '•tto'~J·· r

BOLETIN DE FARMACiA MTLITAR. - ltcdazlunr:: <• ammiulstr•a.zion•<= Emba n!lorcs, 9S- :\lnclrid. Fase. lrt~. - 15~. U..l)l·rmt,re Ht:lfJ

Sant a Cruz: Do l eH c d ci pH noli..; ~oluzioui (fcls : . 15~). - Gamo c Co;nenl o: Bro un olu~ia c.rst r~u..<o: l<l •nz :one d i rider,· a d o! Ro idato (fase. 1 5~ - conti,..Hzia>r.e e /lue) . - Alcàiar: Do! nziou fa ·uut '\!llticho d i ca•u· r;ligna In cu ~so 1rasporrnbili (fase. 155).

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