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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE 1933

Page 1

.. GENN..UO 1933 -

A.l'MO XI

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SOMMARIO l

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•I PIIc HJ•nJ•I•· ...~w tl,•ft'- a:tlloUl•lnlt 'Urlf rmll.

CASISTICA CLINICA: ~11 tiU r Jt ftl ' 'H:-0 tll rutrH t•il ·:iu p i1•J llfUriUI' • , • , , . , , • , , • , ,

Musumtirrol. -

Pu~ .

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RIVISTA SINTETICA:

P&astlna. - c·r·uni - 11 llu l"'"'ln.r!,o •h l •Il\, o·rl• •ol~o •Il ~f· ••1.•·1 • RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA : AHet ionl tllo ldi nel Maroeeo ( 1.1 l - ~lr·:L~o,.r>: Antina a~ranutoeltl !A p>.tar~onobooroll :a. - P l ·: l l'l 1 " ' Ascessi del polm one ( t.f; J - l >hl ";'· ,. Il o···"'"'' B aOTlcrn cmot •·oneef~l iea c Il sl•lema rcno'o ve.ctatlvo ( 1•.,1

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E.flottl ~e ll' ln ~eului vno (el 8 . c . G. nel ~r>va ni t•nlw, per mcu• ®113 ae~rl~JOone corneale u ..: .... ,,,n . .. .\1•'' '' ' ' , . '"'""""' . . . . . . . . . ... . Flemmon i (/) del p-nvim~nt o dcrt.J O?:co r,:tmfl,, /O)!Ot/TI/1 l' Hl - T•a· .......:Hr Querrn ehlmi : a c ~itcsa ~nl h os . . . . . . . . . . . lnclden•n ( 1.'J tubort ll~·• n eli e•e•cih tedc ;co . • Pneumat>c.ttl end letantci - \\'nl:\1 ... " l•t•.,, ,.,,, P c:tu ''"'• u Rl!dl ?l,> ia dell l pleura normale e dciiJ Ile•• re3zlonl rlourl~hO - l .t-.' ""'' n1

Timo o • t ,sp>nt lo$ 1 - l ., >'l·: ~z 1 . . . • . Tubcre' I,'SI P fr lt~ JJrrutn:i••ot ,J,Jlu- n;/rtr.tr iltt 1J•I'mntto·n

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BI BLI OGRAFIA MEDIC A MILITARE ITALIANA CONFERENZE E DI MOSTRAZIONI CLIN ICHE NEG LI OSPEDALI MILITAR I NOTIZIE • • •. • l liOSTR I MORTI

------CONDIZIONI DI ABBONA MENTO. T.'ah1Jouamo11to ò n nlltJO o ti O ·orro tini 1 • <tennnlo al prouo di L 32 ( Estero L. 44).

Per ~~~ uiHcla.ll BtO 11•:1 o ··tllndc. H"r·uu.•·:~tl Ual tiOII'u.h ltOUBIItllrll.O " r idn(t.<) a L. 24 1\'1~1\'l I'!LlO

n..._;:te r,•tto, IU ser\'1/,10 eU lo t:\10 4:M\ lO , u prezzo

J•cr i suli Uil\•iotll mo ll •r l•lel ' l•:,or ·ito e •tollo. ~Io.wtal. io tp1alu n •111B flON zrone al tro l'lno, è

a.mrn OAAO t1H a.hh OJH'-1110 IJ.o Cll fHIIU.tn· n a.Jt;;nnuJlr d i ll(.·Jic;i1ta ,l)i[if,,n· crt n~h ,.IIHttati. eU J l!' 1liCÙl-O .Vtu·a/c t' Cnlou iiiU' al urc /.1.11 oli 1.. 45 tLiti>UO. 11 preuo uol dUI•I•I.,, uu•Jtn h>ntouolltO l Ruoli ài .,, :imoil/1 tld c"'''" • mtifartl) ,,,;tita' e è di

L. 15, r1\loLto a L. 8 por • :;oli t>IJIJou~>ll .

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tlrORME PER l COLLABORATORJ. Lo •>pl :rl<>nl munifO• tAte ·llnll A.uto r ì non impe"nnno In resroorot!l\hllità del !>Orio•ltr-o. At:H .\ utor1 su.n\.UW) ,.OJIGO~il .!' rd.t.uit.l.mOute .jO e:n.ra.tt.i con COJ•e•·t.iua r;t.atul~'lta., f ronLOHJ)izio. im · paglr'" t lll'ù e 11 •11110ruJ: . o 110 81 .et:iolo l'l'r liwc>~it.IOLIO <lei UlHsi.tlio llllr.io•talo dolio r icer c'le a. eia& ·u n la l' oro tl e ,·e es-ere uni to un brG\'0 "IIIAJrlli>'SIIIILO ( non p i t) di !Il r ir;'l oO) . Le ~ ~~e~e t/Eir le tavole IILoJm ll cbe, Co&ogmflche, ere. , cbe accompngoas'!Oro le puhl•l lcat.io:~l. aono n ·ari• o· tlo.rli A utori. J ,UJanoscrittl non si r cst.ltu lscono.


ANNO L XXXI - N.

l

GIORNALE DI MEDICINA MILITARE

Agli abbonati ed ai lettori.

n nostro giornale inizia con quesw fascicow la sua annata e nel suo cammino senza privilegio di una così. lunga ed ininterrotta attività soste, continuando ad essere il fedele depositario delle tradizioni di cultura, di fede e di abnegazione della Sanità Militare e cercando sempre di tenere un degno posw nel giornalismo professionale. Per il 1932 si era venuti meno al consuew annuncio programmatico, pur con l'intenzione di apportare al periodico ogni miglioramenw ed ampliamento che fosse apparso opportuno o possibile. E di fatti è staw notevolmente aumentato il numero delle pagine, portandole a 1056, e si è daw maggiore incremento ad alcune rubriche e se ne sono istit~tite delle nuove. . La rivista della stampa medica italiana e straniera, specialmente per l'assidua collaborazione de~li ufficiali della Scuola di Firenze, ha avuto un notevole sviluppo, sì da poter servire per il lettore come efficace sussidio d'aggiornamento delle acquisizioni e dei dibattiti nena piu parte delle specialità di pertinenza medica militare. Le conferenze e le dimostrazioni cliniche negli ospedali militari sono state spaziate in più pagine, in modo che per la quasi totalità di esse fosse riportato il sommario, oltre che il titolo degli argom~nti trattati, dando meritato rilievo a queste adunate che stanno a dimostrare r alto livello culturale e la passione scientifica degli ufficiali dei nostTi stabilimenti di cura. I n periodiche rassegne di bibliografia medica militare italiana si è curato di dar conw dei lavori pubblicati fuori del nostro giornale, così. da poter avere indicazioni presso che integrali della pregevole produzione, confortevolmente esuberante, del Corpo Sanitario Militare. Perchè poi la nostra rivista potesse c_oncorrere, nella parte di speciale sua attinenza, ad offrire indicazioni bibliografiche finora mai collazionaté, abbiamo in ciascun numero riportaw i sommari dei giornali medici dei maggiori eserciti e marine del mondo, sia per offrire un quadro delrattività sanitaria presso le (,lltre armate, sia per riferimen~i particolarmente utili agli studiosi di medicina militare. Abbiamo infine voluw sviluppare le relazioni dei congressi, specie di quelli con nostri attivi interventi, ed anche il notiziario, riprendendo la pubblicazione di disposizioni ministeriali e del bollettino del Corpo Sanitario insieme con gli annunzi di speciale interesse per i nostri letwri. Se queste sono le innovazioni ed i miglioramenti apportati al nostro giornale, la sua maggiore sostanza rimane sempre quella offertaci dai solerti collaborawri, dei quali quasi p iù non riusciamo a seguire adegrwuzmente l'aumentato ritmo produttivo e che ci inviano dagli Istituti Universitari del Regno, dalla Scuola di Firenze, dai nostri ospedali, dalle colonie e da privati studi, un ricco e vario materiale scientifico, di osservazione e di compilazione, che è alla base di tutw il valore della nostra rivista. In questi modi il giornale, fra la solidarietà indefenibile e la calda simpatia dei suoi abbonati, continua ad assolvere il suo compiw, che principalmente vuole essere quello di costituire un organo culturale della Sanità Militare e un mezzo di efficace collegamenw con il mondo scientifico e con la classe saniearia, che si considera tutta potenzialmente, anch'essa, sempre al servizio deU'Eserciw, come lo fu in effetti, mirabilmente, nelrasperrima guerra. Ed a simboleggiare quesw indirizzo deU'annoso giornale ora campeggia nella sua copertina una significativa figura allegorica ispirata dal monumenw ai medici caduti per la Patria. LA DIREZIONE.

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MEMORIE ORIGINALI

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OSPEDALE ~llLITARE DI NAPOLI Direttore tenente colonnello mecUco L. A LFO~zo

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LABORATORIO DI BIOLOGIA MEDICA

LE PRIME APPLICAZIONI DEL VACCINO TIPO G.E.R. NELLA VACCINO- PROFILASSI UMANA ANTITIFO- PARATIFICA Prof. Alfredo Germino, ten. col. medico, docente e capo di laboratorio

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I risultati quanto mai favorevoli ottenuti nella vaccinoterapia delle infezioni tifoidee, durante piu di due anni, da quando il vaccino curativo antitifo-paratifico, tipo G. E. R. (alla esametilentetrarnina) è stato usato nel reparto speciale infettivi da me diretto, banno fatto pensare, che date le caratteristiche del vaccino stesso, questo potesse ben presta.rsi per la vaccino-profilassi umana, integrando od addirittura sostituendo l'attuale lipova.ccina.zione, i clti risultati sono tuttora -.;: a.riamente interpretati e discussi. n vaccino tipo G. E. R. è un vaccino preventivo antitifo-paratifico A-B polistipite, preparato secondo le modalità usate per quello preventivo, che ebbi a pubblicare nel Giornale di Medicina Militare fase. VII, del1930; modalità che l'esperienza ulteriore ci ha dimostrato utilizzabili per la preparazione di molti altri vaccini batterici, sia a scopo curativo che preventivo, sui quali vi è un gruppo di lavori del personale dell'Istituto in via di pubblicazione. P er la confezione di questo vaccino ci siamo serviti di 12 ceppi di bacillo del tifo (Eberth); di 8 ceppi di bacillo paratifico A., e di 12 ceppi di bacillo paratifico B (Schottmtiller), della nostra collezione dnl Laboratorio, in gran parte isolati con emoculture da infermi del Reparto infetth-i, e classificati in base ai risultati delle prove agglutinanti e fer mentative. Tutti i germi sono stati virulentati con passaggi attraverso animali (cavie), e, riallevati in enltura su agar semplice, sono serviti per costituire la sospensione batterica polivalente, in soluzione acquosa di esametilentetramina (urotropina di Scbering). Dopo congruo periodo di maturazione in termostato a 38o, il vaccino è stato sottoposto al controllo di sterilità ed a quello biologico sugli animali. La preparazione del vaccino fu eseguita nel maggio 1931, in due serie, contraddistinte con le letter e A. e B . La serie A. contiene per ogni centimetro cubico di soluzione acquosa di esametilentetramina allO%; 2850 milioni di germi tifici (Eberth); 650 milioni di germi pa.ratifici A. e 650 milioni di germi paratifici B. (Le


LE PRIME APPLICAZIONI DEL VACCINO ECC.

3

stesse quantità adoperate nella confezione dei lipovaccini att.na.lmentc in uso). La serie B , contiene per ogni centimetro cubico ili soluzione acquosa di esametilentetrarruna al lO % : 3 miliardi di germi tifi ci (Eberth), l miliardo di germi paratiftci .A ed l miliardo di germi paratifi ci B. Il conteggio dei germi è stato fatto a mezzo della camera calibrata di Helber-Glynn (Reichert). n controllo della sterilità è riuscito favorevole in tutte le fiale che si sono esaminate, già dopo le prime dieci ore di permanenza in termostato. PROVE BIOLOGICHE.

Per le prove biologiche ci siamo serviti di conigli del peso medio di kg. 1,500-1,800; Gli animali sono sopravvissuti alla introduzione di: cc. 2,0 della seria A per via endovenosa.; cc. 2,0 della serie B per via endovenosa; cc. 4,50 della serie A per via sottocutanea; cc. 4,50 della serie B per via sottocutanea. La dose di vaccino adoperata, che coincide col tasso piu alto di agglutinine formatesi n el siero di sangue degli animali immunizzati, dopo una sola iniezione, è stata per la: serie A (via endovenosa) di cc. 0,50 serie B (via endovenosa) di cc. 0,50; serie A (via sottocutanea) cc. I; serie B (via sottocutanea) di cc. l. Il tasso di agglutinine, esplorato dopo IO giorni dalla unica iniezion e praticata, ha raggiunto i seguenti valori medi: per la: serie A (via endovenosa)-tifo 1:300 - pA 1:200 - pB 1200; serie B (via endovenosa)-tifo 1:300 - pA 1:200 - pB 1:250; serie A (via sottocutanea)-tifo 1:350- pA 1:200- pB 1:600; serie B (via sottocutanea)-tifo 1:350 - pA 1:200- pB 1:200. Le esperienze sono state fatte su 16 animali, ripartiti in gruppi di 4 ciascuno, alla data della preparazione del vaccino (maggio 1931). Identiche esperienze sono state ripetute dopo 7 mesi (novembre 1931) dalla data di fabbricazione del vaccino stesso e poco prima di adoperarlo per la vaccino-profilassi umana. I risultati si riassumono come segue: Conigli del peso medio di kg. 1,400-1: 800, sono sopra.vvissut.i rispetti· vamente alla introduzione di: cc. 2,50 della serie .A per via endovenosa; cc. 2,50 della serie B per via endovenosa; cc. 5.0 della serie .A per via sottocutanea; cc. 5,0 della serie B per via sottocutanea.


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LE P HUfE APPLICAZ ION'l D E r,

VA CC I ~O

F.CC.

TJt~ dose nwctia di vaN•io o adopPrata, chE" <·oincitlc

rol tasso più t>ll·· vato di agglu t.iuinl' riscon tra to m•l siPro di sa ntrll <' drgli anittHtli immunizzati, è st.ata. per la : serie A (Yia endovenosa) di 0,50 di <:c. seri~ B (via endovenosa) di 0,50 di cc. serie A (via. sott,o('utant>a) di l ,!'i di cc. serie B (vi a sottocutniH' a) di 1,5 di cc.

n tasso di a,gglutinine nt·l siero di sangue d q!)j anima li immuni zzati , esplora to dopo 10 g iorni d n.lla io ier.ione unka pra tic·at a, ba. ra)!l!iunt o seguenti valori m~di: st•rie A (Yia endo\' t'nos:.~ )-tifo I ::HJo --p A I::Wù - pB l ::!00: serie B (via. enùon ·nosa)· tifo 1:300 ·p.\ I:200 · pB 1::?50.: serie A (via sottocu tanca)-tifo 1:350 · pA 1: ~00- pB 1:200; serie B (via sottocutanea)- tifo 1:350- pA 1::WO- pB 1:200. Dall'esame d eii risultat i ot ten uti vengono confermati i dati prpe,ed entemen te rilevati, circa l'a ssoluta innocuità del Taccino nt% .> solitl• dosi vaccinati adoperate e 1'alt,o potc>re antigene (agglutinint'), lt·g-a.to a.Lh~ int roduzione sia en dovenosa che pa renterale delle qu antità battericb<• corrisponden ti alle dosi stesse. L 'applicazione d el p roc<'dimento all' uomo ne venj v:t gar(·ntito sotto ogni rap porto, e p t::r esso si ~ prescelta la s<·ric B , come quella più rispondf>n t<' a lle finalità d a raggiungere. VACCI ~ AZION E PR()F!LATTI CA UMA NA.

Il 23 novembre 1931, si è iniziata la vaccina r.ione autitifo-panttifica col vaccino tipo G. E . R. d i un gruppo di 67 reclute dPila X compagrua sanità, d ella classe 1910, venuto alle arrni con la. c hia.ma ta autunnale, <' spon ta.neamelt te otiter tesi. La ricerca preventi va nt>i soggetti da va.ccinare, eli agglut inine pret>sist enti a.l tmttam <·nto immunizzan te, ba. da to risultati n('gati\'i per il tifo, par arati n A e B , in tutti, per tassi superiori ad 1: 25. A ciasc-un uomo ~ stato iruct tato nella regione pet tomle sinistra per via sottocutanea, previa disinfezione della cute con tint Ul'a tli jotlio, a nestesia locale e d l'tPrsione con etere solforico, w~ cr rt l imf'tro cubico di vaccino d ella serie B (rontt>nente 3 miliardi di barilli tifici (Ebt>rth), l miliardo di p~tratiti A , f'd I miliardo ili para titi B .) Le. iniezioni praticat e pt>r gruppi, nei giorni successi vi, non hanno dato luogo a.d alcun inconVl•niente, sia imm ediato che t.ardivo. Sessuna dolora.bili tà loc·;lle, nessun ingorgo glandolare st•cond.ario. Dopo eir(.'a due ore in media , comparsa, di briYido S(·guito da 1-,'l'aùnal<' innalzamen to clelia. temperatura, il cui comporta.rsi è r<'gistrato nc!Ja t avola che segue. La prima registrazione è fatta nello stesso giorno del trattamento d opo nove ore; la seconda dopo 24 ore, la terza dopo 36 ore, e la quar ta ed ult ima dopo 48 ore. Come sintomi subbiettivi; lieve cefalea, non gra vati va , scarsa dolora,bilità muscolare diffusa, senso di prostrazione, non durevole, n ei soggetti fisicamente meno validi; fenomelli tutti che si attenuano gradatamente, per scomparire nel maggior n umero dci casi, dopo le prime 24 ore.


LE l'lUME APl'LJCAZIONl DEL VA CCL~O E CC.

TABELI.A N.

Andamento della temperatura (ascellare) nel vaccinati. c

~~

Grado

N O l\( lE

9 ore

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2

Id.

3

Id.

4

Id.

5

Id.

6

Id.

.. . B. Edmondo. . . B. Mario . . . . . . . B. Menotti. . . . .. B. Enzo . . B. Mario. ..

7

Id.

B. Ma.~imiliano

8

Id.

9

Id.

. . C. Giuseppe . . .

10

Id.

C. Salvatore

l

11

23 novembre 1931.

Tempe:rnture dopo

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l.

Soldato B. Paolo.

.

.

B. Luigi .

.

Caporale S. Giuseppe

. .

.

.

l

Uore

l

86 ore

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48ore

37, 9

37,2

37,2

37, 1

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37,2

37,3

36,6

37,9

36,7

37, 4

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37, 1

36, 9

36,6

36,9

36,9

36,6

37,6

36,9

36,4

38,7

37,4

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36,8

37,5

37,3

37,6

37 -

37,9

37,3

37,9

37,4

37,3

37,2

37,3

37,1

36,7

36,9

37, 1

36, 9

TABELLA

N. 2.

24 novembre 1931 .

..

Temperature dopo

~~ z.o

Grado

12

Soldato C. Domenico .

NOME o ore

'C

13

Id.

14

Id.

15

Id.

. . C. Donato • . .. C. Nicola. . ..

16

Id.

C. Fioravante

.

17

Id.

C. Mario.

.

18

Id.

C. Antonino

. .. .

19

Id.

C. Paolo .

20

Id.

C. Silvano

21

Id.

D. B. Giuseppe • .

.

C. Ercole.

.

.. .

. .

. .

.

l

:Uore

l

M ore

l

48ore

37,3

36,2

37,2

36, 5

37,6

36,9

36, 8

36,4

37,3

37,2

38, 1

36, 8

37,8

37 -

37,2

36,5

37,9

36,8

36,6

36,4

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37,4

37 -

37,6

37,2

37 -

36,8

36,5

37,2

37,11

37,2

36, 6

37,5

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37,2

36,7

37,5

37,5

37 -

36,7


6

TABY.L LA

N. 3.

25 110rembre 193 1. Q

Temperature dopo

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Grado

23

l ~ ore l .a

oro

37,5

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36.9

36,4

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36.5

36.4

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36, 9

37, 2

36,5

3(1 . 8

36, 9

36, 8

36, 4

9 ore

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22

~oro

N O .li E

. .

Soldato D. M. Pietro.

•

I d.

D. S. Vit.torio

24

Irl.

D. Filippo

25

Id.

D. V. Giuseppe.

26

Id.

F . Giuseppe

27

Id.

F . Francesco .

28

Id.

F. Alfonso.

29

Id.

G. Carlo

30

Id.

G. Gardo

31

I d.

G. Secondo .

. . . . . . .

.. . . .

32 CaporalA C. D=lsare

l

TABELLA N. 4.

26 novembre 1931.

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Tempernturo clopo Grado

NOll E

9ore

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33

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37.1

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36,8

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37 , 1

36, 4

L. Pietro . .

37, 1

37, 4

36, 8

36,7

.

37 , 8

37, l

37 -

36, 5

M. Guido.

38.1

38 -

37, 9

36, 8

M. Francesco

38,2

37 -

37,7

36, 5

38.2

37,9

37.2

36,8

G. Lorenzo.

35

Id.

H . Erruan.no .

36

Id.

J . Battista .

37

L. Giuseppe

41

Id . Id. Id. Id. Id.

42

Id.

M. Guglielmo

40

l

37 -

Id.

39

24 ore

37,1

Soldato G. Paolo.

34

38

l

M. Pietro

. .

.

.


7

LE PRIME APPLICAZIONI DEL VACCINO ECC,

TABE LLA N.

5.

27 novembre 1931. o

Temperature dopo

·O:

~~ z.o .,

Grado

43 44 45

Soldato O. Luigi . . . O. Ernesto. . Id. P. Mario. . . . Id. Id. R. ~!elohiorre • S. Giovanni Id. . Id. S. Antonino . . Id. S. Generoso . s. Antonio. Id. . Id. T. Arduino . V. Duilio • Id. .. .. Id. V. Pasquale . . . Z. Benedetto . . Id. . .

46 47 48

49 50 51

52 53 54

N O llt E

9 ore

. . . . . . .

. ... .. .

. .. . . .

..

..

. .

.

.

. . .. .

l

37,4 37,6 37,6 37,1 37,5 37 , 5 36,6 39,5 37,1 37,2 37 37 -

24 ore

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TAB ELLA N. 6.

28 novembre 1931. o

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8

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PR I~ E

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LE PRUtr: APPLICAZIONI DEL VACCINO ECC.

TAB F.l.LA

N. 9.

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Durante e dopo molte settimane dal trattamento non si è avuto a regist rare alcuna malattia intercom.mte nei vaccinati, alcuni gruppi dei quali banno ripr(·so le loro esercitazioni di addestramento (marce e tiri) dopo sole -!8 ore dalla vaccinaziont> subìta. Non sono stati pertanto rileva ti inconvenienti di sorta; obbiettivamente assenza di turbe dell'apparato cli.!!l!rPnte, cardiovascolare, nervoso ed urinario. I risultati immtmo-biologici finora acquisiti ùal trattamento vaccinale, rilevati da una d('lle modificar-ioni umorali proclottesi, quale quella della. comparsa di agglutinine ad alto titolo nel siero di sangue dei vaccinati, sono tali da superare di gran lunga quelli finora ottenuti da qualsiasi altro tipo di vaccino preventivo adoperato in dose unica. 11 controllo epidemiologico potrà stabilire se ad essi corrisponde un uguale valore del va.ccino come fattore protettivo contro lo infezioni tifoideP. "L<"'inora, ad otto mesi dalla vaccinazione, si riferisce a titolo di informazione che nessun caso di inf<'zione tifoidea si è manifestato fra i vaecinati col G. E. R. Si è perta,nto raggiunto con una sola iniezione d 'introdurre per \oia par('nterale un numero di germi supNiore a quello contenuto nt>lle dosi


12

LE P.RIME AP.P'LI C AZIONl DEL VACCI~O ECC.

corrisponden t i di lipo-vaccino in uso, e di qnalsiasi altro ,-n~:d no noto: di assistere in con segu('DZ<t di tale trathlm<•nto a rrazioni grnt•rali di ntlorl' prati c.amcn te trasr.urabile (Yaccini eh<• n o n produ('ono r~>azioni n on immunizzano ); a nessuna rra:done locale n <' im mt>diata n t·· tardiva: di vro\'otare la comparsa. in circolo di anticmpi a~gl n tinant i a. tassi alti pl'r tutti e tre i ceppi batterici impi<'j!atL Data la facilit à del tratt.a.mrn to e la sua innornità., potr<•bbe ott\·nr·rsi una larga applicazion r di esso su n umrrosi contingt•nti di uomini, principalmente fra quelli rlislocati in località n<•llt• quali Il· iufl·ziuni t ifoidt·{• pPrdurano allo stato endemico. RIASSUNTO. L'A. rife risce su di una prima. applicazione del vaccino preventivo antitifo-pa.rati:fìco, tipo G. E. R . a.lla. vaccino profila.'58i umttna, por via. parentemle (sottocutanea), m ercé una. iniezione uni('a. Nesswm reazione locale, reazione gonera.le praticamente trascttrabilt>, rapida comparsa. di anticorpi agglutinant i in circolo ad al to titolo verso tutti e tre i ceppi batterici impiegati come materiali antigene. E gli r itiene che il controllo epidemiologico possa riv.• lun:~ nel vaccino stesso a lte ca.pa.cità. p rotettive verso le infezioni tifoidre. Auspica. che data la facilità E'd innocuità del trattamento, esso venga. eswso a. grandi masse di uomini e principalmente a quelli dislocati in siti esposti a. più frequente e gra.,·e cont.agio di fonne tifoidee .

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ISTITUTO DI ANATOMIA E ISTOLOCIA PATOLOCICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI MILANO Direttore : prof. A P E PERE

CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLE APOPLESSIE DELLE GHIANDOLE SURRENALI Dot.t. Saverlo Virgilio, capitano medico, assistente militare

Nei surreni, l'emorragie rapr1resenta.no una. della lesioni già importanti e r elativan1ente più frequenti, dopo la tubercolosi. Da diverse sta.tisticl:e, Lucien e Parisot conclusero che l 'emorragia delle surrenali, ne 2!3 dei ca.c;i bilaterali, e nell'alt.ro terzo, più spesso destra che simstra si oHserva nell'8 % delle autopste; c solo nell 'uno p<>r cento dei casi allo !;tato di emorra.gie ruacroscopi~he. Le piccole emorra_gie interessano in generale la corticale, mt>ntre gli ematomi interessano la zona midollare; lo strava.c;o sanguigno può trovarsi an(jhe sott.o la capsula fibroRa, o aucora fuori di essa, e infiltrare e distruggere parti del tessuto ghiandolare (Sotti). I1e pigroentazioni ematiche o le cisti sono in rapporto al riassorbimento o non clt>l sangue. L'emonagie si producono per cause molteplici A diven~e; l lrirn:l. di tutto si rlevooo prendere in considerazione alcuni elementi adiuvanti, quali la ricca va,«colarizzazione clelia ghiandola (infatti i vasi sanguigni dei SUITeni .sono abbondl'l.nt.issùni, e formano una ricca r ete, che abbraccia nelle sue maglie i cordoni cellulari della sostanza corticale e della. midollare), le alterazioni dei vasi e d<>lla crasi sanguigna, la facile lacerabilità del parenchima. (Arnaurl., Philipp, Dorner, Orte). Po11sono verificarsi nei neonat.i e negli adulti: ma sia per l'importanza clinica, sia per la patogenesi, vanno considerate separatarnente negli uni e negli alt-ri. I.

Nei neonati sono fr<>quenti, e umt gran parte vi gioca il trauma del parto, nei parti prematuri 11erò si riscont.rano a.nche quando l'att o del parto non a.ùbia pr est'nt.at.o alcuna difficoltà; in quelli di fet.i a termine sono più rare, e si manifestano più facilmente nella presentazione podalica che nella cefalica. Le statistiche degli autori non tut.te concordano: infatti, mentre sono frequenti per 1\bttei, che riferisce di averle osservate, 10 volte su 100; e per Leconte, che le osserva 30 volte. su 100; sono più rare per Magnus, che su 2046 autopsie riscontra 124 bambini, nati morti o morti entro i primi otto giorni, con emorragie di uno i di ambo i surreni (6,1 %) e per Dorner, si afferma che, in dieci anni, ne osservò solo otto casi. L'emorragie, possono essere p untiformi, e si riassorbono rapidamente, di medio grado, o di gros!:lo volume, per cui possono rompersi e dare emoperitoneo (casi di Gaifami, Philipp, 1\lagnus), Dudgeon in proposito distingue tre tipi di emorragie: puntiformi più o meno disseminati, limitate alla


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CO~"rRIBt:TO

ALLO STUDIO DELLE APOPLESSIE E CC.

midollare, con totale trasfonnazione d<'lla ghlandola. in ematoma. Piccoli disturbi del circolo si possono manifE>sta.re nelle snrrenali, come riE>mpiment.o dei capillari negli strati interni della corticale, sembra. che questa forte iperemia, che si trova. nella. zonn. reticolare primaria. del neonato sia in relazione con i processi cosidett.i a eU fusione » che, dopo poco la. nascita, hanno luogo nei settori più C<'ntrale della corticale. Si comprende come in conseguenza. della. stasi di alto grado abbiano luogo emorra~ie per diapedesin. Altre volt~ l'emorragie si estendono, di~<truggcndo i tt'ssuti dell'organo; tali lesioni, per lo più, sono bilaterali e cagionano, talvolta la morte in pochi giorni . sotto il quadro di fenomeni peritonitici, e anche sotto il quadro di insufficienza soprarenale acuta. Le piccole emorragje, invece, specialmente se unitaterali, possono guarire per a.»sorbimento e cicatriz?.azione; si possono riconoscere tali resti di emorragie, macroscopicamente, como cicatrici color ruggine, contenenti calce. Singolare è la grande tendenza di questi resti di emorragie alla estesa e precoce calcifica.zione, alla quale può seguire form azione di vero osso con sviluppo di midoUo emopoietico. L'emorragie più estese si trasformano in cisti n('lla cui parete sclerosata si trovano frequentemente masse di tessuto calcificato e ossificato, come anche emosiderina <>d ematoidina. Altra cause di emorragie sono la formazione di trombi venosi (Parrot), la lues congenita (Meckel), l'eclampsia materna (Dicnst), i proccs!ii di infiltrazione gras~a delle ca.psule surrenali. Philipp richi ama l'attenzione fin dal 1!)02, ai rlisturbi di circolo, che si hanno negli stati asfittici , in considerazione che i n questi stati l'ipcremia da stasi, che si ba già n<'gli organi addominali nei parti normali (Lissn.uer) per l'inPYitn.h ile ostacolo al circolo p~?rifNi co è più imponente. Piccoli, considerando che le. capsule surrt'nali sono prenisposte aJla Stasi, e quindi alle ('morragie nella prima età pPr la Rpecialc rlistribuzione dei vasi sanguigni (infatti le arterie midoll:ui sar<!ùbC'ro a tipo terminale, i capillari nella. zona rc.. th:olare molto ampi c in parte senza p aret-e propria) (Ounther) e per la delicata strutt.um della midollarP, conclude che l'asfissia fetale è causa di emorra~ic nelle capsule sunenali . Hengge attribui un gran peso alle manovre per la respirazione artifici<LlC alla Schult z: Dorner riferisce casi di emorragia surrPnalica in neonati pc' r parti precipitosi, Cornil e Touzard riferiscono un caso di distruzione massiva delle surrenali per un voluminoso ematoma bHaterale; si trattava di un bambino nato a termine, e che, essendo asfittico, aveva. subito di'Ile manovre di respirazione. artificiale; l'autore prepondcrebhe a ritenere questo come causa del voluminoso ematoma.. 5on l'l ripoli a.to al cnn esumo istologico. Zocchi descrive un emoperitoneo in neonato per rottura della cap~>ula surrenale destra.; riguardava un bambino nato da madre ricowrata in clinica già in travaglio di parto con membrane rotle, e venuto alla luce spont-aneamente, tre ore dopo, in presenta.zione cefalica. Il neomtto alla jspezione, non presentava alcun che di particolare, negativo era l'es~ur1e . degli organi toraoici ed addominali; in terza giornata, mentre era nella culla si notò improvvisamente, colorii o giallo cereo intenso e quattro ore dopo mori con segni dell'anemia acuta. All'autopsia, aperto il peritoneo ~i notò nella sua cavità sangue liquido in quantità. di circa eme. 200 cùmmisto a coaguli, allontanati i quali, il peritoneo apparve normale, in cor-


CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLE APOPLESSIE ECC.

15

rispondenza dell'ipocondrio di destra i coa,auli erano più grossi. All'esame ist-ologico, si vide che la ca.psula era costituita, prevalentemente da un sottile strato di sostanza corticale, riconoscibile nei suoi elementi ed infarcito di sangue, nella zona reticolata si rilevava congestione imponente e stravasi sanguigni, che occupavano anche tutta la. sostanza. midolla.re, che appariva completamente distrutta. A spiegare l'eziologia delle rotture della capsula, l'autore pensa che un traumd abbia agito eone fattore intervenuto accidentalmente sopra un organo già minorato. Sempre in questo gruppo di emorragie riporto il caso, recentemente riferito dai M. M. Voron e Brochier, di un bambino di 8 anni deceduto per emorragia surrenale bilat~rale. La madre, secondipara, aveva partorito, spontaneament~ il bambino del peso di kg. 3. Durante i primi giorni di vita, non si constatò nulla di anormale nell'abito esterno e nella curva del peso del neonato. Bruscamente, una mattina, fu constatata l'esistenza di una piccola ecchimosi inguinale destra e un pallore, che si accentu6 verso sera, accompagnato da ipotermia, vomito e gonfiore del ventre, qualche ora dopo, moriva, in nona giornata di vita. L'autopsia mostrO l'integrità di tutti gli organi macroseopica, meno nella cavità peritoneale, dove si notava qualche cucchiaJo da caffè di liquido sieroematico, e un ematoma snrrenale bilaterale più not~vole a destra, che, essendosi infiltrato nel t.,ssuto cellulare peric:tpsulare e perirenale, si era successivamente portato in corrispondenza della regione antero-inferiore dell'addome; in quest a direzione essa si manifestò clinicamente, per una leggera ecchimosi. L'aziologia per gli autori è oscura, per lo meno fin quando, (il lavoro è in corso) non saranno esplehtt~ le ricerche istologiche, che potrebbero dare qualche indirizzo nella ricerca della eziologia. Dal lato clinico non si rilevano segni di sifilide, nè nella madre, nè nel figlio; nella prima anche la Wassermann era negativa con segni di traumatismi, che potessero spiegare l'apparizione di questa emorragia intracapsulare bilaterale. Gli stessi autori ravvicinano questo caso a quello comunicato da M. Commande·ur, nel1925 nel quale non si potò concludere per una eziologia precisa. Questi casi, verosimilmente potrebbero dare ragione agli Mserti di alcuni autori, i quali ammett-ono che il t rauma da parto o l'asfissia, da sole, non basterebbero a produrre emorragie, ma sarebbero indispensabili altre cause, tra cui, secondo M.'l.terna., una iperplMia della midollare; e infatti Lundsgaard a proposito di due osservazioni persona.li afferma che le emorragie in alcuni casi si svolgono in surreni, congenitamente iperplastici. Nei riguardi della sintomatologia clinica, credo utile richiamare l'attenzione sulla presenza di ittero in questi casi, rilievo, già messo in evidenza da Magnus, e che ci fa ricordare la particolare labilità vasa.Je negli stati itterici come fattore che certamente favorisce l'<>morragia, Raramente come causa di emorragie sono invocati, nei neonati traumi esterni; tra i casi rari va citato quello di Hervey, che riguarda un bambino di dieci giorni, il quale era caduto dal letto materno, ed alla autopsia, fu riscontrato un ematoma del surrene sinistro ed emoperitoneo. Volendo trarre delle conclusioni da questo studio sintetico sulle varie teorie, riguardanti l'emorragie surrenaliche nei neonati e nei bambini


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CONTRmUTO ALLO STUDIO DELLE APO PLESSIE E CC.

di pochi giorni, si può dedurre ehe esse, qua,'Ji sempre, conseguono: o a una iperemia passiva, o alla lnes congenita, raramente a traumj esterni, qualche volta alla precsistenza di una iperpla!\ia congenita dalla ghiandola; alt.r e volte le cause rimangono oscure. È da tenere in con.sidera.zionE' poi il rapporto, sopra citato con l'ittero. Tenuti presenti questi diversi punti di vist.a cerchiamo di valutare nella csspnza patogenetica e nella eziologia. due casi capitati alla nostra osservazione, in sede ru aut.opsia. Caso 10 - N. O. di sesso femminile, di 5 _giorni. La madre di anni 26, prim.ipara., entra in clinica, in nono mese di gravidanza. in tra,·a~lio; mf'mbrane rotte, presentazione podali<'..a incompleta, varieu\ natiche. T. 37.7. nulla n elle urine. L'esame generale della donna è nc_gativo, il hacino n ormale. n podice è sceso n ell.o scavo, a sten to si ri t·sce n uncinar<: l'in)!Uine anteriore, sw quale non si può esercitare che una modica trazione, e proccdt:ndo lentamen te La. discesa del feto, si pratica un'iniezione endovenosa di pituitrina. Dopo due minuti , iniziano valide contrazioni, il podice si abbassa rapidamente, si renrle accessibile bene alle mani, e l'estrazione viene subito espletata. TI feto è di gr. 3790, di cm. 51, vivo, apparentemente sano. In seguito all'improvviso decesso in quinta giornata, è stata eseguita l'autopsia in questo Istituto. AUTOPSIA N . 5 150. Diagnosi a1talomica: Emorragia della surrena le di sinistra con infiltrazione emorragica della loggia renale, ed ernoperitonuo difftL'IO, stato anemico e degenerativo dei visceri. Aperto il peritoneo, ai notano n ella cavità. circa eme. 500 di san ~ue liquido, commisto a. coaguli, allontanati i quali, il peritoneo appare normale. La surrenale di sinistra si presenta aumentata di volume e infiltrata di sangue, l'infiltrazione emorragica int-eressa. tutta !a loggia renale. Isolata la. surrenale, questa presenta verso l'apice, sede dell'emorragia, l iDO spappolamento del parenchima. Al taglio delln ghiandola, si pr·esenta visibile solo in parte, la p orzione corticale, la. midollat-e si pr·esenta invece come una m assa di colorito rosso scuro (Fig. i). Esam-e iBtologico: Di fronte al suddcscritto reperto, ben poco ci era da al~pettarsi da quello istologico, poichè, presmnibilmen te non p otl'va derivarsi che la conferma microscopica del processo di n ecrosi emorragica, già sopra descritta. Infatti all'esame della surrenale si rileva subito con i più piccoli ingrandimenti che la stmttura istologica dell'org~mo dei 7/S circa non è ricon oscibile. Quasi tutto il tessuto, sia. che presenti le n ote della necrobiosi, s ia. che si dimostri infarcito da imponent.e spandlmento emorragico, non lascia quasi per nulla indi,·iduare la. sua nonnale struttura. Solo ~ua o là., appare riconoscibile qualche tratto di tessuto corticale, e t utto intorno l organo è, corno di norma, rivestito dalla sua caps ula. fibrosa, la quale pe rò anche essa in più tratti è staccata per un infaruimento e morragico, che appunto tra capsula e parenchima, si insinua. L 'os>!ervazione d ei preparati, obietto del nostro reperto, ci ha per vasti territori confermato quello che già era constatabiMe a piccoli ingrandimenti, per altt·i invece. ci ha fatto rilevare che malgrado lo spandimento emorragico, è riconoscibile la gr·ossolana fascicolata struttura dell 'organo e ciò in quanto è possibile riconoscere enormemen te ripieni di sangue i capillari intercordonali. Congestione intom~i.c;sima. di tutti i vMi è infatti uno dei reperti peauJjn.ri, che domina il reperto istologico, vuoi dell'apparato vascolare intraparenchimale, vuoi della «mirabile rete» pericapsula.ro. E si osserva infine, in un tratto della super· fìce surrenalica la necrosi emonagica del pru:en chima. stesso con sfibrillament<> e rottura dei fasci connettival.i. equivalente ist-ologico del fenomeno, a cui p atùgeneticam ente è da riferirsi l'emoperitoneo. P iù fine di<>amina. d el reperto istologico non ci è conce..'!St\ per la n ecrobiosi, cui più volte abbiamo accennato. CAso 2°. - S . A. neonato di sesso ma..c;chile. Nacque da parto fisiologico, che si espletò in otto ore circa, presenta.zione di vertice, peso del bambino kg. 3600. La madre di anni 35, plur'ipara senza precedenti morbosi, \Vassennann n egativa. Essendo il n eonato morto dopo pochi minuti senza causo apprezzabili, fu eseguita l'autopsia in questo istituto.


CONTRIBUTO ALLO STUDIO DET:.LE ' APOPLESSIE 'Eco.

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AUTOPSIA n. 5325 - Diagnclri anatmnica: Congestione polmonare ed enfise. ma. subpleurico a. piccole bolle, docimaaia. polmonare parzialmente positiva. Con· gestione del fegato, emorragia delle surrenali in n eonato con reni cistici congeniti e ureterite cistica. dest.ra. n surrene sinistro appare di volwne maggiore dal n ormale, al taglio, si di· mostra, trasformato in una cavità contenente ~e fluido. D surrene destro, di volume normale, aJ taglio, appare inia.rcit<> di sangue. Eaat~<e istologico: Osservando la s wTenale, in questo caso, si nota che, in corispondenza della sua parte cen trale, intendendo con questa dizione com -

Fig. 1. - Emorragia della surrcnale sinistra.

prendere la midolla.re e gli strati più interni della. corticale, una intensa conge· stiono la. quale determina qua. e là formazioni di piccoli stra.vasi emorragici, i. qua.li, per la perfetta. con<Jervazione dei globuli rossi, per la. mancanza. dÌ reazione dei tessuti circo.:Jtanti, sono da interpreta.rsi come fenomeni molto recenti. Fenomeni congeatizi si osservano nell'ambito della rete capillare pericapsula.re; in questi territori solo di rado si notano globuli rossi stravasati, anche qui con Stgnifìca.to di fenomeni recenti. Non risulta no trombosi dei vasi, nè processi endoarteritici. Nell'ambito dei territori corticali e midolla.re, risulta qualche cumulo di quegli elementi che sono compresi nella dizione di piccole cellule rotonde. Non abbiamo potuto documenta.r:e fenomeni di iperpla.sia. nè di ipertrofia..

Nell'esatta valutazione dei momenti patogenetici che causarono la emorragia. surrenalica. dei due casi sopra descritti, unici reperti del genere in circa due anni nel nostro Istituto, in rapporto alle cause già enunciate, dobbiamo senz'a.ltro eliminare la lues congenita, l'eclampsia materna, l 'asfissia, le manovre di respirazione artificiale, l'i~rplasia congenita della· ghiandola. Dai reperti istologici, risulta che il fenomeno più saliente è dato dalla congestione intensa, e molto di più nel primo caso, in cui l'anamnesi 2 -

Giornale di medicina mìlitare.


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OONT&mUTO ALLO STUDIO DELLE Al'OPLESSI:E ECC.

mette anche in rilievo l'impiego di piccole manovre e un parto prec1 pltoso. Tenendo presente alcune condizioni di topografu1t anatomica., strutturali e funzionali delle surrenali, al principio della vita- f<'gato voluminosissimo occupante gran parte della cavità addominale e ricoprente col suo lobo destro <lirett.amente la capsula surrenale di questo la.to; consistenza del pru-enchima surrenaJ.ico, nel neonato non superiore alla. sostanza nervosa, il volume relativamente maggiore che nell'adulto, le pareti dci capillari surrenalici molto più sottili e più fragili (Luna) - nonchè l'ipe· remia (secondo Kern costante a questa età) in rapporto con la gmnde attività fisiologica delle surrenaJ.i nella primissima età, si comprende facll· mente come nei neonati esistono, in questi organi oonùizioni pari icola.rmente favorevoli al prodursi di emorragie indipendenti da eventuali cause efficienti, che pot rebbero essere costituitè da c!lnse tra.umatiz:r.anti esterne (pressiop.e, · traz.ione, versione, applica.zione 'di forcipe). Nei riguardi però di traumatismi di ·questo genere, come causa di emorragie surrcnaliche dei,,neonati, il Leo~cinì fa notare che si è molto probabilmente esagerato. Infa.t.ti, se si tiene presente la stasi sanguigna. cni soggiaee il feto dùrante il travaglio di parto, si comprende come in condizioni che determinino ostaCQlo all'espletazione del parto stesso e .quindi di conseguenza uno: stato asfittico, per le modificazioni deUa prl'ssione san· guigna che appare notevolmente aumentata, e per la flnidità mflggiore nel sangue, si .d.epba fu.cilment.e verificare una rotturi luddove il sistema va.<>ale è partieola.Piie.rite labilè,• vale a dire, come si è già detto, nelle ·•' . .. .. surrenali . , ,.· · D'altra parte alcu~e manovre ostetriche, che sono state più facilmente imputate come cause d'i emorragie, si a.pplica.no al feto, quando è già soggetto a fatti asfittici, onde il determinismo dell'emorragie è reso più facile. Il meccanismo delle rotture vasali pertanto, in tali ca-Ri a.ppare legato, in gran parte e forse taJ.yolta in totalità, a condizioni di l ~tbi lità vasale precesisteuti, non sempre clùari nella loro essenza, che facilmente possono dare luogo ad emorragie, sulla cui patogenesi talora, le manovre del parto giocano un ruolo di prim'ordine. Nei nostri due ca,c;i si può concludere che l'emorragia è in mpporto con le gravi turbe circolatorie dei vasi surrenalici, già distesi per il fatto della .stasi venosa, consecut.iva al travaglio del parto, a cui per il primo caso; si può aggiungere, come episodio determinante, il lieve trauma, prodotto daJ.le piccole manovre cui la storia accenna. II.

Negli adulti, le emorragie surrenaliche possono ·verifica.r si sotto forma. di emorragie circoscritte, nelle più svariate malattie tossinfet.tive, d'infiltrati emprragici diffusi, di grossi ematomi, costantemente unilaterali. Mattei le riscontrò 7 volte in 1301 autopsie (0.54 %). Goldzieher distingue i seguenti tipi: l o piccole emorragie circoscritte, che si .formano senza distruzione di tessuti, infiltrano il tessuto interstiziale e riempiono gli spa.zii linfatici, 2o Infarcimeuto emorragico di tutto l'organo senza distruzione dei tessut.i, 3° Emorragie distruttive con distrn-


CONTRffiU'l'O ALLO STUDIO DELLE APOPLESSIE ECO.

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z1one dei tessuti, 4° Emorragie gravissime « g01w deZetare BZutu·ngen n, la; cui origine non è più identificabile e che convertono tutt.o il surrene in una. sacca di sangue. Gli ultimi due tipi vanno conosciuti anche col nome di apoplessia delle surn'nali. Tra. ie cause di esse, va.uno principalmente notate; le cardiopa.tie, le di:l.tesi emorragiche, la hmet>mia, le ustioni, le malattie cachet.izzanti, 13. nefrite cronica, raramente i tra.mnatismi: ma soprat utto le malattie iniett.i ve e di queste, secondo Dietrich e Sigmund, spt"cialmente le acute, e le t rombosi venose, a cui secondo Simmonds conseguono il più gran numero delle emorragie, quando si prescinda da quelle, che conseguono a traumi, arl embolie batt<>riche, o che si st.abiliscono in stati diatesici costituzionali. Arnold, su 80 casi, le riscontrò: sei volte in ncfritici, tre volte in ca.rdiopatici, sette volte in infezioni acute polmonari, sei volte in ca.si di tubercolosi polmonarc, qua,ttro volte in affezioni cerebro spinali, tre volte in casi di cancri, due volte in arteriosclerotici, due volte in caso di tromboftebite in soggetti con a-scesso del fegato, due volte in individui con gravi scottature. Nelle malattie infettive (influenza, difterite, polmonite, tetano, sepsi, ecc.) l'emorragie si manifestano o come piccole peteccllie, delle quali la ca.usa può essere data spesso da embolie capillari ba-tteriche specialmente nella zona reticolarc o come emorragie, dovute a rot.ture delle pareti va.csa,li alterati dalla tossina batterica. 11 caso di Kovacs riguarda un bambino di sei mc&i, deceduto per influenza in cui l'autopsia rilevò in entrambe le surrenali emorragie, che rassomigliavano infarti; all'esame microscopico, però vennero escluse tanto una t rombosi quanto un embolia; si rilevava solo una intensa i pere mia passi Vll 1 e lo stravn,so sanguigno era dovuto a rottura delle pa.reti vasa,l i, alterate dalla tossiua influenzale, tali alterazioni ri&ruarda,va.no principalmente l'elastica. v:tsale, che era sfibrillata e framment.ata. Guccione riporta un caso personale, ri{,"l.tardante un ragazzo di 12 anni a.fietto di scarlattina e nefrite intcrstizia1c acuta: in entrambi i surreni, che appa.rivano della grandezza di una noce, si rinvenne un focolaio emorragico recente, che aveva completamente distrutta la midollare e parzialmente la corticale, come fu confermato istologicamente. Il soggetto che era già in condizioni gravi, era morto improvvisamente. Come si vede le emorragie surrt>naliche possono insorgere per cause yarie. Abbiamo sopra menzionato quelli che insorgono nel caso di malattie infettive c in questo gruppo di emorragie potrebbero essere vagliati due casi capitati al tavolo anatomico. Il caso che segue, in quanto riguarda un bambino di appena t re mesi non potrebbe ARRere incluso nel gmppo nelle emorragie surrenaliche degli adulti, e però noi abbiamo ritenuto :Più opportuno anzichè descriverlo a. parte, riunirlo al gruppo delle emorragie degli adulti, evitando cosl di crearo confusioni (trattandosi appunto di bambino) coll'emorragie dei neonati per le quali i momenti patogenetici sono diversi. CASo 3o - L. G. O. di sesso maschile di mesi 3 e % nato da. madre luetica ('Wasserman positiva), in parto eutocico. Dopo tre giorni, fu ricoverat.o al Brefotrofio, dove fu allattato da balia luetica, ebbe successivamente allattamento

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CONTRIB UTO AI.t.O STUD IO DELLE APOPLESSIE ECO.

misto, e intanto gli furono pr·a.t icate diverse Clll'e nntiluetiche. All'ingre6so in ospeda le, pesava kg. 3,450, all'esame clinico presenta.n\ : itt.ero, epatome~alia esplenomegalia; un mese dopo f<•ce la va.rice lla, e due mesi d<)pO broncopolmonite bilaterale con temperatura 39.5. in seguito a che si ebbe la morte. · AUTOPSIA n. 6259. - Diagnosi a?Vltomi.ca: broncopolrnon1t.e fibrinosa dei lobi superiore ed inferiore de.stri e del lobo inferiore sini'ltro, plettrite sierofibrinosa d estra., epato e llplenomP.smlifl.. it.tero. infarcimento emorragico della surrena.le destra. in soggetto con luc congenita.. Entrambi i surreni sono fortement-e con~esti, in quello di d estra. poi s i nota. un evidente infarcimen to emorragico dell'organo. EsamP. i8tologico: L'esame a piccolo ingrandim~ntQ dimostra. la. p~nza di congestione e stravasi emorragici in coni.spoodcnza dt-Ua zona midollt~-re; iJ fenom eno si estrinseca poco nella cortic-alr•. o lt~.tldove lo è, è i.nteressa.ta solo la. zona. reticolare. L'esame a. più fort-e ingrandimento, oltre a confermarci quanto sopra. è stato detto. ci fa rilevare che trattasi di g lol)lùi rossi ben con'lervati e sicuramente da. pochissi.m.o fuoriusciti; ci fa an che rEie vare oho in nessu n punto e:.-ist.ono interruzioni vasa.li e che la midollare n on è di.:!trutta, dando l'impressione così che il processo, se pure acuto, s i è svilupp ato grnda.tamen t.e e senza l 'ictus che dà luogo a. dic;tribuzione d ei pa.renchirn.i. In complesso, qui, più che un'emorrag-ia. nel senso di fenomeno improvviso, si potrebbe parlare di infiltrazione d i globuli rossi fra le cellule d e l tessuto. Non esistono f enomeni di trombosi, scarsissimo è il contenuto lipoideo nella. corticale, anche n ell'ambito della. fascioola.ta, che, corne è comune cognizione, ne è sede elettiva. lnt.egra è la capsula sotto t utti gli aspetti.

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Più importante appare quest'altro ca.so di infarcimento surrenalico bilaterale di a.lto grado, osservato in una donna di giovane età, e che rappresenta una. rarità della casistica sia per il fenomeno in sè stesso, sia. per la bHateralità. simultanea delle lesioni; la visione sintetica del quadro anatomo-patQlogico è perfetta, quando noi la riuniamo alle poche notizie èliniche. CASo 4°. - N. E. di anni 28, proveniente dalla Clinica Ostetrica con diagnosi di setticemia., broncopolmonite settica. Un roeso prima. aveva subito un aborto di due mesi, aborto incompleto, in quanto i clinici che l'osservarono, all'ingresso in comparto, ritennero necessario un cauto svuotamento d ei residui ovulari. La paziente entrò in clinica con elevata febbre, a tipo settico, e persistette m questo stato per alcuni giorni; entrò quindi in apil'CSsia; qut\lche giorno dopo, attraverso una sindrome complessa di dolore puntorio alla. base d ell'emitorace sinistro, febbre elevata, d ecadimento delle font>, si presentò in uno stato di evidente gravità, che persistette fino alla morte, tosto sopraggiunta. AUTOPSIA n. 5981. - DiO{Jnosi anatomica: Esiti ca.lcifìci di tubercolosi polmona.re apicale bilaterale, cervi.cit.e settica con trombosi d oi plessi periuterini, setticemia., tumore infettivo eli milza, anemia e d egenerilzione dei pa.renchimi, focolai broncopneunumici bilatorali, arterite settica d ci plcss i perisurrenalici,

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rottura, emorragia, infarciroento emorragico delle surrenali. L'apertura d el cavo addominale ci diede subito la visione di un quadro ana· tomico, veramente imponente in quanto, allon tanata la mata..o;;sa intestinale si presentava una suffusione ematica diffu.se., e la loggia J·enale di sinistra appariva enormemente ingra.nditn, raggiungent-e col suo polo inferiore il piccolo bacino; l'ingrandimento era dovuto ad un enorme ed unico emntoma, i.1 quale non interessa.va il parenchima renale, che anzi ah taglio di questa mn.c;sa. spicc>wa evidente per il suo chiaro colorito, ma che infarciva e dic;truggova. l'omonima surrena.le, di cui appena. qualche r esiduo era riconoscibile di corticale, per la sua pigmentazione lipoidica. Integra. appare l'arteria. renale sia di questo lato che dell'altro. Integra appare la loggin renale di desh·a., si osserva anche qui però un infaroimento emorragico con clisti·uzione della surrenalo destra, ma il processo rimane esattamente circoscritto (Fig. 2). All'esame dell'apparato genitale, si rileva: .t

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CONTBmUTO ALLO STUDIO DE.L LE APOPLESSIE ECC.

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l'utero ingrandito col muso di tinca. leggennente eroso, alla. sua apertura, risulta evidente un proceEIBo di cervicite fibrino purulenta con trombosi del pl6890 periu· terino con infì.ltrazione purulenta della paret~ del'utero nella regione del collo;

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Jl'Jg. 2. -

l• Infaroimento emorragico delle. 8UIT6nale stnistre.. 2<> Ematoma dello. loggia renale.

arrossato appare il restante endometlio. Le ovaie edematose e congeste dimostrano dei corpi albica.nti. Esame, t8tologico. - L'esame istologico dimostra. la totale necrosi emorragica. dell'organo, sicchè nessun residuo di esso è dimostrabile; in genere :predominano n elle parti periferiche gli spandimenti emorragici; fatti da. globuli rosai ben dimostrabili, mentre nelle parti più centrali trattasi di un teasuto necrotioo


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CONTRIBUTO ALL'- 3TUOIO DELLE Al'OPLESSIE EOC.

amorfo. I reperti più intere.c;saoti appaiono quelli dell'apparato Vt\!~COlare, in quanto si vedono tutti i rami venosi trorobiz7-ati. om da t rombi da precipitu.zione, ora da trombi leucocitari con scarso reticolo di fibrina. e qualche globulo rosso, mentre i distretti arteriosi appaiono tutti intensamente canl;esti, e qua lc uno con materiale formato da leucociti, e noi preparati a.d immers ione, si notano anche dei cocchi Grampositivi. I germi sono anche dimostrabili nell'ambito de lle vene ed intorno a qualche vaso arterioso appare un alone le ucocitario. Processi di colliqua.zione purulenta de lle pare ti dei v11.si arteriosi, ladùove questi sono dimostrabili, cioè in corrispondenza della rete capsulare, non ci riu.<;el a documentare in un certo numero d i sezioni, che però non comprendono tutte le varie zone della ghiandola, spandimenti emorragici sono dimostnl bili lun go il tessuto pericapsulare. Ri<uswwmdo: il r eperto r esta d efinito dalla necrosi emorragica t otale delle ghiandole surrenali con spandimento emorragico, dalla trombosi dei vasi venosi, dalla replezione degli arteriosi, e dalla presenza sia negli uni che negli altri di germi gram-positivi del tipo streptococcico.

Nel valutare esattamente i due casi descritti, va tenuto in considerazione il fatto, illustrato, in questi ultimi tempi, da un grandissimo numero di autori, che gli agenti tossi-infettivi possono essere causa di congestione e di emorragia. Wiesel, Stork, Epstein e, recentemente, Sìegmund hanno os.servat.o alterazioni a tipo regressivo (necrosì delle fìbrocellule, lesioni dell'elastica. interna. ecc.) in vaosi di piccolo e medio calibro, nel corso di numerose malattie infettive a tipo setticemico. Secondo M· naud la patologia sperimentale è capace di fornire argoment i decisivi le esperienze di Ronx e J ersin, di Charrin e Langlois e di Roger hanno dimostrato che l'iniezione nel sangue di culture di bacilli di Loeffier, piocianeo, pneumobacillo o anche semplicemente delle loro tossiche, può det.enninare urul> congestione int.ema ed anche emorragie delle surrena.li. I medesimi risultati sono stat;i ottenuti daJ Petit , iniettando nel sangue diverse sostanze tossiche. Attualmente quest.i studi si sono andati arricchendo ancor più di dati sperimentali, e così si sarebbe vista la particolare sensibilità delle surrenaliie la f.acile frequenza di congestioni ed emorragie in alcuni avvelenamenti e intossicazioni: così ad esempio per il sublimato (Bernard e Bigard, Leoncini e Cevidalli). Di particola.re interesse, a tal riguardo, sono gli studi recenti di Ma.nieri e Gronchl sui gas di combattimento. Per interpretare questi fatti, bisogna prendere in considerazione l'importanza della funzionalità e disfunzione surrenale nei processi tossici, importanza, già. da vari aut.ori prospettata, e di recenUI anche da Morelli e Gronchl, nello scorbuto sperimentale, e da Manieri e Gronchl, nell'intossicazione da ga.c; da combattimento; infatti se si pensa alla complessità struttura.le della ghiandola surrenale, alla ripercussione, che hanno su di essi tutti i processi tossi-infettivi, che si svolgono nell'organismo, alle gravi conseguenze imputabili alla sua alterazione, pare st rano che si debba considerare la corticale surrenale come un semplice orga.n o di deposito - Speicherungorgane - della colesterina e di lipoidi come vorrebbero Aschoff; Lowenthal, Weckers e altri. Sembra invece più probabile che la eorticale surrenale intervenga attivamente nella difesa dell'organismo verso le tossi-infezioni esplicando una funzione anti-tossica, o mediant-e la fissazione dei veleni e tossine vegetali e animali (.A.belous, Langlois, Gley), o mediante una produzione maggiore della norma di lipoidi, che verreb1•

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CON'l'RmUTO ALLO STUDIO DELLE

Al'OPLE~SIE

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bero messi in circolo. Questa ultima ipotesi molto sostenut·a. dalle scuole francesi troverebbe corucrma in recenti ricerche di Gronchi; e quando per la rapida progre5sione del processo tossi-infettivo, intervengono i segni della ipofunzione della cort.icale surrenale, rappresentati d alla diminuzione e dalla. scomparsa dci lipoiidi birifrangenti e daJJa conseguente diminuzione della col<>sterina cireola.nte, allora si fanno più estese e più evidenti le emorra.gie capillari, specinlnwnte a carico delle surrcnali . Con questo mecca.nismo può benissimo spi<>garsi l'emorragia surrenalica. nel nostro terzo caso: bambino di tre mei'i, in cui ~iocò una gra.n parte una duplice tossiinfezione: la lue, e la broncopolmonite fìbrinosa bilaterale; la prima avrebbe il significato di fattore predisponente e la seconda diciamo cosi di fattore scatenante. Diversp, ci appare invece la pa.togenesi dell'emorragia surrenalica. nel quarto caso in cui le alterazioni dei vasi già accennati e anatoxnicamente documentabili, sono in rapporto ad agenti della supp1rrazione che, come è noto, possono arrivare alla parete va.sale: per via. ema.togena - vasa. vasorium - o d al lume steRso del vaso, o propa.ga.ti dai tessuti circostanti. I primi, infatti si verificano generalmente in st>gnHo ad f'mboli settici di svariat a provenienza (nel caso nostro da una cervicite settica con trombosi dei plessi periuterini ), cbe provocano una arterite settica, propagantesi dall'interno verso l'esterno con rammollimento della parete vasale, cbe viene poi, attraverso meccanismi not i, rotta dalla corrente sanguigna. Secondo questa patogenesi noi pensiamo che si sia svolto il totale in.farciment.o emorragico delle snrrenali del nostro caso. Nella letteratura sono note osservazioni assa.i dimostrative di questa forma in vari territ.ori vasaJi: per le grosse arterie vanno riportati i casi di Vanzetti (nell'aorta torncica esisrevano quat.tro grandi focolai di infiammazione necrot.ica con formazione di aneurisma, come agente eziologico è stato dimostrato il diplococco di Frankel), e di Koritschoner, cbe descrive come complicanza. del flemmone della mano, nna a{)rtite streptococcica; e per le piccole arterie, va tenuto in considerazione quanto avviene in alcune malattie specifiche da infezione: come nel ti:io esantexnit.ico (E. Frankel); in cu:i probabilmente per embolie dei germi invisibili, si sviluppano necrosi dell'endorelio, infiltrati flogistici della parete e delle vicinanze, sotto forma di Ininu· t.issimi focolai, e in casi di sepsi streptococcica lent.a (Siegmund ). Ricordiamo ancora l'osservazione recente di. Lisi nel nostro laboratorio di aneurisma metastatico settico dell'arteria. epatica., e il clUlo più recente di Costa. Volgendo più da vicino la. nostra attenzione ad un altro meccanismo pa.togenetico di emorragie surrenaliche ricordiamo che variamente interpretati sono stati i processi di trombosi ed emorragia, in quanto, secondo alcuni (Frankel) l'emorra.gia rappre::;enta un processo primitivo, per altri invece, esso sarebbe consecutivo alla trombosi. Simmonds, in sette casi di emorragie delle surrena.li (in due casi unilaterali, in cinque bilaterali) osservate in individui affetti da malattie croniche (tubercolosi, vizii cardiaci, Inieliti, cancro) e morti nel corso di una. complicazione acuta (polmonite, flemmoni, perica.rditi, embolia. dell'arteria mesenterica superiore osservò come il processo di trombosi delle vene soprarenali rappresentasse il fattore prinitivo. A conferma di queste vedute Lissauer riporta il ClUlo di un individuo di 34 anni, ebe presentava acca.nto a un reperto di cronica nefrite, un vizio aortico; le surrenali non risultarono macroscopicamente


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COl'<-rRLBUTO ALLO STUD IO DEW..E APOPLESSIE E CC.

ingrossate, nè dimostrarono altE>razi om degne di rili{'''o, solo la midollare appariva. punteggiata da piccole emonagie; istologicamente la. vena cen~ trale e le sue diramar.ioni si pr<'seutarono occluso d a. trombi di aspetto latino; nel para.ganglio si dimost rarono piccole emo n<~~ie recenti, ed attorno ad esse focolai di ne.crobiosi cellulare, int,·gra appa.rv<' la cort icale se si accentuano piccole rare emorragie e qualche zolla necrotica in corrispondenza della r eticolare. La trombosi delle vene soprarenali, consecutiva ed embolia retrograda non appare sicuramente descritta; i casi, riportati da Hanau, potn·bbero dar luogo a una t.ale ipotesi, in quanto esist.cvano processi trombot ici nel seno trasversale del cuore destro, ma secondo Schomg manca per affermarlo un reperto decisi-vo. Ad una tale interpretazione si potn' Lbe meglio prestare un ca.so riportate da Karakascheff: il rep<'rto riguardava una donna di 30 anni con sepsi puerperale e t romboflcbite: alla. st•zionc le surrenali dimostrarono la rispettiva vena centrale occlusa ùa una rna•.:;sa trombotioa., non aderente alla pa.rete e cbe sporgeva nella vena rena.le sinistra, ancora .ad un millimetro di distanza seguiva nella vena rena.le una. form azione simile, dando cosi l'impressione di materiale ~mbolico, Rpintosi dentro in ripet ute poussèe. Questi reperti, una cert.a identità. morfologica con i t.rombi dei territori venosi del bacino, l'Maenza, secondo l'autore, di una causa adiuvante per l'imporsi di una t.rombosi autoctona, indmTebbero ad ammettere un'embolia retrogmdto. I Ja constatazione, però, che i trombi del bacino avevano subito un rammollimento set.tico, mentre quelli delle vene surrenali risult-ano privi di germi, depone secondo Schonig, contro l'asserzione dell'autore. Del resto non sono rari i casi di presunta embolia retrograda, che, ritenuti t ali macropicante, non lo sono all'esame istologico; dimostrative, a tal r iguardo, sono due casi, riportati da Scbtinig. Più spesso la trombosi delle vene surrenali è consecutiva a.d uno stato .mara.nt.ico (Simmonds). In questi casi l'assenza di alt.era?.iom delle vene e dei territori circostanti, il reperto batteriologico negativo nell'ambito del materiale trombizzato inducono ad accettare tali vedute. I ca-si di Simmonds riguardano infatti individui affetti da lunghe roa.la.t.tie croniche durante le quali si produce certamente una diminuzione dell 'attività cardiaca , un abb assamento della pressione sanguign:1, una eventuale modificazione della costituzione fisico chimica del sangue, condizioni tutte che, allo stat,o attuale delle nostre conosc.enze, favoriscono il processo di trombosi. Probabilmente devono interpretarsi con criteri affini tutti quei casi di trombosi delle vene surrenali, che insorgono dopo lunghi periodi di riposo forzato (cosidette trombosi post-operatori.c o da immobilizzazione). Non si può precisare quale importanza competi ai bat.teri nella patogenesi della trombosi surrenalica. Simmonds ba descritt o quattro ca.si di emorragie multiple capillari da embolie batteriche (2 volte da streptococco, 2 da. coli bacillo) senza reperto di trombosi venosa. La presenza di batteri nell'ambito di una surrena.le trombizzata non deve però senza altro indurre a riunire patogeneticamente i due reperti; sotto un punto di vista generale, si deve ritenere che la. presenza. di germi nel trombo ba valore patogenetico, solo quando i germi si rinvengono o nelle r:;ezioni o nelle prove cult urali del nucleo del trombo (Vanzetti ). In alcuni ca-si la trombosi della surrena.le non è riferibile ad alcuna causa apprezzabile; tale appare nn caso descritto da Lissauer: si trattava


CONTRmUTO ALLO STUDIO DELLE APOPLESSIE ECO.

di una. donna. di 25 anni; il cui quadro clinico metteva in evidenza un senso di stanchezza generale, cefalea, tosf'o con eRp~ttorato, dolori puntori all'emitorace destro; all'osservazione clinica. nuJla fu rilevato nell'ambito polmo~re, l'addome risultava invece particolarro(;'nte sensibile alla. paJ.pazione nella sua. metà. destra. e specialmente in corrispondenza. della regione renale dello stesso lato; il polso appariva. lievemente aumentato nella.

frequenza, la temperatlll'a era. appena. eleva.ta. Una dia..,"Ilosi precisa. non fu posta. e si suppose una miliare. Alla sezione si osservò oltre ad una pleurite cronica adesi va bilatera,l e ed alla. trombosi delle piccole diramazioni delle arterie polmonari, la. trombosi delle vene soprarenali con emorragie, le quali, oltre a distruggere del tutto il parenchima, inf!I'O!!savano spiccatamflnte tutto l'organo. Esclusa dall'autore la possibilità di un'embolia retrogra,da, in quanto i t.onnbi delle arterie polmonari risultavano più antichi di fronte a quelli delle vene soprarenali; la patogenesi del processo rimase oscura. L'Autore paragona il suo reperto ad un altro osservato da Schoa.t. miiller, il quale, alla sezione di nn individuo morto per causa ignota, trovò emorragie bila.terali nei su.rreni. I n un caso descritto da Pepere, si trattava di un individuo di 62 anni, che già. due anni prima., aveva improvvisamente dimostrato una sindrome addominale, accompa..,"Ilata poi per un mese da ematuria intermittente e ritenuta nel complesso come colica nefritica. Il decesso avvenne per causa violenta e alla autopsia giudiziaria si rinvenne la surrenale destra interamente dist,rutta da un grosso ematoma che si era poi aperto nel rene. Di fronte ai ben noti aspetti, che assume la trombosi venosa nelle ghiandole soprarenali, e per la costatazione che sono quanto mai rare le necrosi di una certa entità delle surrenali non accompagnate da emorragie, ritengo degni di rilievo due casi; uno di Lunghetti e uno di Reitano, n primo riguarda una donna di 48 anni, marantica e portatrice di una franosi epilettica; la paziente morta per l'aggravarsi dello stato marantico e di un processo enterocolitico, di cui soffriva da tempo, dimostrò alla sezione una alterazione interessante della surrenale sinistra (la destra appariva integra), cho risultava avvolta cla un tessuto adiposo sclerotìco, aderente alla capsula fibrosa dell'organo, che, al taglio, dimostrò un pervertimento della sua struttura per la presenza di chiazze sparse di aspetto caseoso, e di una zona della grandezza di una nocciola, caratterizzata da un colorito giallastro alla periferia e variegata al centro. L'esame istologico, esclusa la. possibilità di un processo specifico, dimostrò una necrobiosi recente di quasi tutto il parenchima, senza reperti di emorragie. Il secondo riguarda una donna di 70 anni, che aveva sofferto, varie volte di pleurite secca; ricoverata di nuovo, dopo pochi giorni di degenza, durante i quali, oltro alla tosse, dominava il quadro clinico un senso di malossere generale e di adinamia profonda, venne a morte. Fu posta ò.al

clinico diagnosi di insufficienr.a surrenalica acuta. All'autopsia., le sezioni delle ghiandole surrenali, non ridott-e di volume e di peso, a varie al~zze, mostrarono un grave pervertimento del normale dis<'gno della ghiandola, e non spiccava la sezione della vena c<'ntralt>. L'esame istologico dimostrò trattarsi di un processo di necrosi bilaterale. interessante cù·ca i 7/ 8 del parenchima, e mise in evidenr.a il lume della vena centrale e dei suoi principali rami, colmo di materiale trombotico, L'autore esclude trattarsi


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CONTRmUTO ALLO STUDIO DELLE APOPLESSIE E CC,

di una necrosi ischemica da occlusione di tutto il sistema arterioso delle

ghiandole. Conclude invece, che, stabilendosi lentamente la trombosi venosa. marantica, e~ dato il notevole rallentamento dt•l circolo, e l'abbassamento della pressione sanguigna, si sia stabilito uno squilibrio nelle resistenze offerte dal circolo locale, p er cui il sa ngue nella sua massima parte hn. trovato piu agevole refluire dai distretti arteriosi soprarE'nau, e attraverso l'ampio reticolo anastomotico, nei t<>rritori drlle frrnicbe e delle rena li; impostandosi così per il ma.ncato sutjjci<·nte atHusso di sangue una. necrosi ischemica. di quasi tutto il parenchima bilatC'ralmcntc. Emerge da quanto sopra è detto, e prescindendo dai casi trstè citati di Lunghetti e di R eitano che rappresentano osservazioni del tutto singolari, che la trombosi va giustamente va luta ta tra le cause di emorragie dello surrenali; anzi da qualche autore (Simrnonds) è stata valorizzata. per lo stabilirsi di una trombosi sut·renalica, la particolare disposizione vnsale di quest'organo. Infatti è noto che dalla. diffusa. rete capillare do1 pa-renchima sorgono nella midollare larghe vene, che, rapidamente, confluiscono nella vena centrale: questa sbocca, a sinistra, nella vena r enale, e a destra., dopo breve decorso nella cava infP-riore disposizione questa, che fa,vorirebbe cospicue variazioni di corrente, gorghi, vortici, e, in determinate condizioni, formazione di trombi. Comunque non si può ammettere, però, una particolare tendenza delle surrenali alla trombosi perchè di fronte a lm disturho di circolo generale e a stati tossi infettive concomitanti, questo reperto è relativamente molto

raro. Secondo questo indirizzo - meccanismo patogenetico il disturbo circolatorio e la trombosi - possono essere valutati i Sej!Uenti due casi che sono occorsi alla nostra osservazione, in sede di autopsia in questo Istituto. CASO 5o M. C. di anni 79 proveniente rlall~~ sala S. F edele con diagnosi di arterosolerosi diffusa.. Vari anni prima soffrì di diabete e succes'liva.mente di empiema; attualmente presentava note di senilità., cute e mucose pallide, ipotonia, pa.nnicolo adiposo ben sviluppat.o, scheletro regolare; ai polmoni respiro aspro diffuso e qualche rantolo; al cuore ingrandimento dell'aio., toni poco apprezzabili, nulla. nei restanti organi. Cinque giorni dopo il suo ingres.'lo in Ospedale, presentò addome toso e dolente in toto; exitus. AUTOPSIA n. 4613. Diagno11i anatomica: Focolai scleroca..'leosi agli apici e alle regioni pa.ro.picali. sinfisi pleurica bilaterale con o!'..o::ifkazione delia ple ura del lobo inferiore destro, polipo adenomatoso del retto, probabile iniziale n eoplasia. in corrispondenza del cardias, ateroscelerosi diffusa, sclerosi del miocardio, bronchite cronica, trombosi autoctona della vena surrenalica sinistra od infarto emc>rragico della ghiandola stessa, focolai broncopneumonici ai !obi infel'iori. Il surreoe di sinistra pre~nta un infarto emorragico, con distruzione di quasi tut.ta la ghiandola, di cui non rimane conservata. che un ottavo di corticale; la ghiandola appare ingrossata, ma. non molto, il tessuto adiposo perica.p;.tdare ora., in qualche punto infìltrato di sangue. Nulla. di notevole al s wTene di destra. E8a>ne istologico: I dati fondamentali istologici che appaiono all'esame rapido delle sezioni allestite secondo i metodi va.ri della. tecnica sono: la necrobiosi delle zone centrali dell'organo, la congestione intensa di tutti i vasi parenchiroali, che in linea. di massima degrada dal centro alla periferia della ghiandola stesaa, la presenza n ell'ambito dei grossi rami della. vena centrale di un contenuto ematico, i cui elementi si dispongono secondo quest'ordine: glohuli bianchi alla periferia del lume va.sale, e aderenti alla parete stessa del vaso, i globuli rossi lungo l'asse centrale e precisamente, valutando l'ampiezza massima d el vaso a dieci micromillimetri, i due territori occupati dai globuli bianchi e ro!t'>Ì si equivalgono in esten.<>ione, una


CONTRiliUTO ALLO STUDIO DELLE APOPLESSIE ECO.

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modica. congestione del cir<'olo pericapsulare. Detti reperti restano sosta.nzilamente ugua.li 6'l&Irùnandoli con i più forti ohbiettivi, vano sembra, a gli effetti della docu· menta.zione del cru:o, la numerazione di particola ri generici della. normale microscopia.. Para solo degno di nota rilevare come per la replezione v n.sale intensi~ima. n ei territori della surrenale, ancora come tale riconoscibile, si sta.hilisca una. a trofia da compressione delle cellule s urronalichc stes...c:o. I fatti sinteticamente descritti ci ind ucono a porre in evidenza. tre ordini di fatti nel tempo, e che mi riservo di discutere ben presto: l' uno un certo gro.do di stasi dell'o•·gano di data non recentissima., l'altro lo spa.ndimento emorraJ5ico di vasti territori de lla ghiandola, particolarmente nella. ZOID\ cent ra le, il tR1-zo i disturbi d i circolo, che, sicuramente devono essersi istituiti ne i grossi ra.nù della. vena. surrcna.lica, e che ba. permE's:;o a.Jla corrente sanguigna di scorrere con unu disposizione dci suoi elementi corpuscolati, che è proprio degli stati pretromhotici, o senz'altro d i un trombo iniziale L 'intimo m eccanis mo, secondo cui q u esti fen o m eni in terfe riscono non risultano

da. una. documentazione istologica ri gorosa, e mi sembra. che solo una critica. minuta. sulla. pa.togenesi d <•l fenomeno complessivo, potrà fornire l'indirizzo d'interpretazione più verosimile.

Infatti dalla st~ria clinica e dal reperto anatomo-patologico si rileva nettamente come si sia in presen?.a di un caso, che riguarda un individu~ vecchio e marantico; l'esame istologico, d'altra parte, mette ix1 evidenza: la stasi dell'organo di data non recentissima, il vasto spandimento emorragico, specialmente nella zona e.entrale. i disturbi di circolo; si sa cbe le cause dell'iperemia da stasi sono: la presenza di resistenze abnormi, la diminuzione dell'aspirazione toracica e della forza motJ·ice del cuore (queste condizioni, e specia1mente le due ultime erano presenti spiccatamente nel caso in esame). Le conseguenze di essa, oltre all'influenza nociva, che n e risentono i processi del ricambio e la produzione di atrofia n elle cellule specifiche dei tessuti (già rilevata aH'esame istologico) sono ra.ppresentate anche da alterazioni delle pareti vascolari consistenti in una maggiore permeabilità, che si ritiene essenzialmente determinata dalla distenzione eccessiva. delle cellule delle pareti, cbe rendono meno r esistente la. sostan.za. cementante intracellulare. Attraverso qnesta sostanza cementante, possono passare i corpuscoli rossi assoggettati a forte pressione, o lentamente, o producendo un rapido stravaso per la,cerazione delle pareti dei vasi, quando la stasi dura a lungo. Molto probabilmente, un processo simile sarà avvenuto nella produzione d ell'emorragia surrenalica del caso in esame; e a cosl pensa.re conforta il reperto istologico, che, pur non mostrando nè rotture vasali nè formazioni di trombi, veri e propri, non è escluso cb e questi si sarebbero potuti costituire se il paziente fosse vissuto, col meccanismo di formazione delle trombosi maranticbe. Valuteremo piu avanti gli elementi che possono trarsi sotto un punto di vista generale da questo caso. La trombosi venosa come meccanismo patogenetico primo, risulta invece nel caso seguente. CASo 6°. - P. A. di anni 60, ebanista. provenient,e dalla. sala. S. Stefano con diagnosi di broncopolmonite sinistra. Jn pa..'lS&to soffri di sca.rla.tina, di bronchite, di diverse polmoniti, di blenorragia, fu ma.st.ica.tore dj tabacco . Da 8 giorni aveva avuto febbre alta, fatti fpolmona.ri, to~;se successivamente delirio e presto segul la morte. AUTOPSIA 5850. Diagnosi anatomica: E siti di pleuro-corticalite bia.picale ed esiti di pregressa pleurit.e bilaterale, modica a.teroma..'>ia. generalizzata, polmonite fibrinosa. in 1·isoluzione a.l lobo inferiore sinistro, broncopolmonite al lobo


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CONTRI»UTO ALLO S TUDI O DELL E AJ>OPLE!'!SIE ECC.

superiore sinistro e al pohnone d estro, m odico tumore spodogeno di milz.a., d egene· razione torbida. d ei pa.renchimi, emorragia. d elle surrerllili. Il surrone di s inistra, alquanto aumentato di volume, p resenta al tAglio. diversi focolai emorragici, il surrene d estro p resenta. estesi focolai emorrag ici e infilt razione d el tessuto s upe rstite. Est;J,me I stologico. I preparati, allesti ti con i met odi di colorazione comuni e speciali (elastina, fibrina., Mallory) dimostrano quanto s egue: ad una prima visione d ei tessuti i quali ma.croscopica.mente si mostravano in necro biosi emorragica., la conferma ist.ologica. d el dato macroscopico, in quanto risulta. che i cordoni. la. zona reticolare, la. zona. glomerulare hanno pe rduto ogni ca.ratteris t,iC'-A morfologica., e le cellule che le compongono, risultano con un pro toplasma amorfo, m en t re i nu· clei hanno perduto quasi ovunque , ogni affini tà cromatica e là, d ove sono ancora visibili, appaiono in picnosi. In m ezzo a questo t68$uto di necrobiosi, appare evi· d entissimo un vast.o stra.vaso emorrag ico, format.o di g lobuli r oi!Si ben conservati. D comliDe contenuto tipoideo colcsterinico d t lla cortico ~'<urrcnale non è dimostra· bile, per quanto ci risulta. dai preparati allestit i con Sudan III l'd emat.ossilina., e solo qua e là appare qualche goccia sudanofila.. In a ltre zone invece (zone meno periferiche) d ella. ghiandola., lo spandimento e morragico manca., e si assiste solo ai fenomeni semplici noorobiotici; se poi da ques t i te rritori s i pt·occd e verso la. periferia della. ghiandola. stessa., si rileva. che tutti i ca.pilln.ri interoordono.li sono intensam en te dilatati e colmi di corpuscoli rossi, e qua e là rimane q tmlche spanclimento emorragico. Quest.o reperto, d el resto facilmen te comprens ibile , in rapporto alla vascola.rizzazione delle. ghiandola ste!"sa., non manca mai nella. zo na. perife rica. della ghiandola. in esame. Conferisce però impronta. al repe rto e ci dà facil e spiegazione d el comples.~o patogenetico, il reperto d ei vasi veuosi, i quali. quasi tutti, grandi medi, e piccoli, appaiono distosi da. una massa amorfa, e finemcnt~ granulosa., quand o si osserva. con i più forti obbiettivi, qualc he vo lta intercalata. do. un esile ciuffo di fibrina, (Fig. 3), ovvero interrotta. do. colon.ne di globuli rossi ben conservati. indice sicuro d e lla. me.t-~muta. canalizzazione d el vaso. In qualch e punt.o, è possibile rilevare la. continuità d e l trombo del vaso principale nel ramo di biforcazione. D tessuto perisurrena.lico ci appare ben conservato, i vasi sono congest i ma non trombosa.ti, e non si osservano fenomeni di necrobiosi nel tessuto adiposo perioop81.ùare.

Nell'esatta interpretazione di questo caso, va tenuta in considerazione che tra i fattori della trombosi, spetta grande importanza alle influenze infettive, che, per molto tempo non furono tenuti nella, giusta considerazione. I trombi possono essere dovuti all'aziqne dei ba tteri senza che i germi si trovino e si moltiplichino ne] trombosi ed anche senza che si presentino alterazioni flogist iche della parete; la trombosi tossi-infettiva non si identifica con la trombosi settica (Dietrich). L 'esperienza delle ferite di guerra e <li altre malattie dimostra che i trombi più evidenti si sviluppano prevalentemente in conseguenza. di proc<'ssi infettivi, che si trovano nel territoritorio vascola-r e del vaso colpito, oppure nelle alterazioni tossi-infettive generali del sangue (Dietrich). Lubarsch potè escludere la. presenza di processi infettivi nell'organismo soltanto nel 13 % delle trombosi, mentre le riscontrò nel territorio vascolare corrispondente nel 55 % dei casi; e più spesso nei trombi venosi che in quelli arteriosi. Da tenere inoltre, in considerazione e il fatto che nelle malattie infettive oltre alle lesioni parietali e all'alterazione dell<· proprietà del sangue, subentrano per azione di fattori tossi-infettivi fenomeni di para.· lisi dei nervi vasomotori e di depressione cardiaca, e che alle altre cause predisponenti può aggiungersi anche un rallentamento circolator io. Da quanto fn sopra detto, appare chiaro, che, nel nostro caso la trombosi dei vasi surrenalici di cui l'emorragia è il fenomeno consecutivo riconosce la sua origine nel doppio fattore tossi-infettivi) e meccanico.


CONTRmUTO ALLO S TUDIO DELLE APOPLESSIE EOO.

Se le considerazioni, che si possono svolgere sui casi sopra de$critti sono ~senzialmente di ordine patogenetioo, pure ci sembra (li una qualche utilità intra.ttenerci prima. sui rilievi statistici che essi consentono. I casi sono rileriti alle autopsie, occor<~e nel nostro settorato in circa. dne anni, m cui raggiunsero il numero di 2620.

Fig. ~. - Un vaso con materiale trombotloo.

I valori statistici che ne ricaviamo sono i seguen1ii: neonati n. 2 casi; bambini n. l c~U~o; adulti n. 3 ca.si. In complesso dunque l'emorragie surrena.liche degli adulti equivalgono quell~ dei neonati, e dei primi mesi di vita. Resta dunque documentato da.lle no~tre osservazioni come proporzionatamente il reperto è più frequente nei neonati che negli adulti, in quanto evidentemente nel pnmo ca.so noi prendiamo in considerazione un breve periodo della vita e riferiamo invece i dati degli altri eas:i a tutto il restante corso di essa.. Un altro dato che ancora ci ha colpito, sempre restando nell'a.m. bito dei rilievi statistici, è la di<~cordanza che c'è tra i nostri valori e quelli della letteratura, giacchè come ho sopra citato, di fronte ai valori dati da Mattei (nei neonati il 10 %; negli adulti il 0,54 %) da Leconte (il 30 %) da Magnug (6.1 %) da Dorner, che in dieci anni ne riscontrò 8 casi, e arrivando al Pende che, basandosi su queste e altre stati·


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CONTRIBUTO A L LO STUOlO DELLE APOPLES S IE E CC.

stiche, avrebbe stabilito il 6 % di casi in individui di qualsia.si età, stanno i nostri che dànno all'incirca il 0.08 - 0.09 %· Il fenomeno è di difftd!e spif!~azione, in qua.nto qui non sembra che debbano valutarsi fenomeni ambientali, se pure non si può pr~>scinrl ero dal fattore cofltituzionale, su cui l'ambiente ba certo una qualche influenza. A noi st"mbra pitì elle altro molto teoretica una. simile discussione: forse altri autori valutano nelle statilltiche moltlBs.tiDe emorrag,e nconùSCJblli solo istologican~ente, il che non può risultare che da. una ricerca sistematica. Cilimitiamo ad esporre i dati di fatto, t enendo presente che discrepanze ~Jtatistiche Aono frequenti nella letter atura medica, e passiamo piuttosto alle discussioni patogeniche. Ci sembra che esse debbano condt1rre alla seguente cla.c;sifica.zione del l'emorragie surrenali, che tosto illn!<trerefuo: l o emorragie dei neonatt; 2o emorragie da meiopragia. vasa1 ei 3o emorragie da a.rtente settica; 40 emorragie da trombosi. Evidentemente gli schElmi descritti risentono df'll~ intprccisJOne di tutti gh schemi nel semo che, molto spesso, i fattori patogenetici interferiscono, dando luogo a delle sottoforme che è facile intuire, e su cui noi nvn ci so.ffermia.ruo, intendendo piuttosto portare una nota. chia.ritica.tnce. La prima forma da noi constderata. ( euwrra{~ te nevuatorum) nsente d1 nn complesso d1 fa.tton costituzionali e traumatici che ~ difficile scindere; avremo il ca.so in cui il tra uma dP-1 p;trto veramente tra.vagliato rappresenta la causa unica e suflicicute dell 'emorrag ia, avremo i casi invecE\ in cui il tramna liP.ve non sarebbe stato capaoe di per st> a determinare l'emorragie se una particolarP ]abilità vasale dipendente da fattori vari non gli ave~>se perm eil~O di if;tituirsi, e però q u~ste forme, in quanto sono peculia.ri dei neona.ti, pcrchè qui si manifr.stano con una certa frequenza, meritano una classificaz ione a sé. F er mo restando il fatto che l'emorragia è m dtpendenza d1 due fa.tti, J fattore trawnatt~o e la labùxtà vasale, ù fenomeno può esplicarsi in conclusione o da uno dei due fattori, o .dal fattore meccanico e~clusiva.mente , o dai due fattori insieme coordmat1. Tratta.nò.osi di eruorra.gia dei neonati il f<1ttore meccaoi0o è sicuramente il fattore detcrntin;.nte. Ci semhra quindi sufficientemente documentato il perr.bè noi abbiamo stabilito un primo tipo di en.orragie mtrapa.rttlm o de1 neonati. Abbiamo considerato, n ella prima parte la labilità. vasale come elemento importante nella patogenesi, ma non come elPmento primo: esistono indubbiamente delle forme di diate.~i emorragiche generalizzate, le quali come si ripercuotono negli altri distretti vascolari, si ripercuotono nelle surrenaJi. Queste forme sono abbastanza chiare: si potrà trattare delle coaidette forme di diatesi eruorragìc}H} essenziali, come delle diatesi emorragiche secondarie a stati inicttivi; invece noi vogh.amo qui richiamare l'attenzione, su quelle forme, in cui la meiopra~ia vasale appare con predilezione nel distretto surrenaJico, e nell'ammettere ciò ci sembra che nulla di teorico ostacoli la nostra concessione. Accade sovente al tavolo anatomico di v eder~ fen<,mcni emorragici prediligere ora questo ora quel t erritorio senza che una part1colare evidente ragione apyaia. Non è molto che, nel nostro laboratorio, Reitano pose in rilie-vo la tendenza alla formazione di emorragie cerebrali nel corso di etati leucemici, senza per altro poterne dare una ragionevole SIJiegazione. Or bene lo stesso può avvenire per le surrenali; certamente, e qui torna in Ca.n'.Lpo la neccilsità. di non irrigidirsi n egli schemi,


CON'. fRI.BUTO ALLO STUDIO DELLE A.POl'LESSlE ECC.

:n

se una meiopragta. vasale Sl 1stttuisce in soggetti in cui per altre svariate ragioni, ha luogo una st a.si nel circolo surrenalico stesso, evidenement.e aumentano il numero e l'intensità di queste emorragie. D 'altra pa.rt.e non si può prescindere dal considerare, a proposito dell'azione che i tossici - in senso lato - esercitano sui vasi surrenalici, l'azione svelenante che i lipoidi della corticosurrenale (Rondoni) esercitano. È possibile che questa azione svelenante, che si ammette per l'organismo m genere, si possa svolgere in speciali condizioni con particolare intensità nel t erritorio surrenalico. Trattasi seru plicemente di una. ipotesi che noi ci limitiamo ad enunciare. Un terzo gruppo di emorragie surrenaliche trova la sua r agione di essere in emobolie settiche, le quali non agiRcono in sè e per sè come fatto embolico quandG esse giungono per via arteriosa: in quanto ~ noto che le ghiandole surrenali hanno un circolo artf'rioso essem~ial­ ruente pericapsulare, da cui poi si diramano numerosi rami che si addentrano nel parencbiroa surrenalico. n circolo arterioso pcrisurrenahco, formato da tre arterie che si anastomizzano largamente, non permotte il forD1arsi di un infarto emorr agico come in-vece può verificarsi in altri parencbimi; per verificarsi l 'infarto en10rragico da occlusione -o.rteriosa, e ciò indipendentemente che si tratti di emholi settici o a.aettici, di processi arteritici o di trombm~i, dovrebbe avvenire quel che la letteratura non ci pare finora abbia mai denunciato, cioò a dire l 'occlusione di tutti i r ami art.eriosi del circolo perisu rrenalico. L 'embolo settico agirà determinando un processo di arterite, una rexi della parete vasale; la rottura anche di un piccolo vasellino, nell'ambiente di un tessuto a. Rtruttnra delicata come la ghiandola surrenale; è capace di determinare emorragie anche cos"!)icue dell'organo. In tale senso noi valutiamo l'importanza dell'embolie settiche nella patogenesi dell'emorragie S11rrenaliche. Induhbiantente oltre al processo settico o arteritico, il fenomeno tossico ha la sua importanza, determinando una. !abilità vasale, ma di ciò non discut.iaroo più avendone accennato al secondo capitolo. Gli emboli settici possonu però giungere alla surrenale per via venosa, embolia retrograda, come gh\ nella letteratura più volte è stata denunziato, specialmente nel corso di processi settici della sfera genitale femminile; in tali casi però il processo si accompagna facilmente a fenomeni conseguenti di trombosi, che aggravano quelli, che già. l'embolo, di per sé settico o asettico, è capace di deter minare, cioè l'infarto emorr agico dell'organo. Considerate le forme descritte, le altre emorragie surrenalicbe non possono rientra.re che nell'ambito delle tromboRi venose. Abbiamo gJ.à. accennato alle trombosi consecutive ad embolie; non r esta dunque altro a. considerare che i processi t rmnbotici primitivi, e allora si entra nel dottrinario della genesi dei trombi. .Ahhìamo pr esente nella valutazione della patogenesi: l'eventuale esistenza di alter azioni della parete venosa; l'importanza della cra-si sanguigna nella genesi della trombosi, l'influenza che esercitano le turbe, i vortici e i gorghi della corrente sanguigna nella genesi del trombo da precipitazione, e ricordiamo le belle ricerche di Aschoff, che, sperimentalmente costruendo dei piccoli flunuciattoli a decorso tortuoso potè notare come delle sabbie color ate che vi si facevano scorrere andavano proprio a depositarRi dove la. corrente presentava deviazioni, ingor~hi, riflussi. Cosi valutati tutti i meccanismi patogeneteci dell'emorragie surrena.Uche, noi comprendiamo il primo e se.condo n<.~stro caso nell'ambito


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CONTRIB UTO ALLO STUD IO DELLE APOP LESS LE ECC.

deU'~morra,g i e surrena.Hche dE'i neonati, in cui al fattore meccanico si aggiunge la !abilità va.«ale, il t erzo caso nell'ambito dPII'emorrn.gie da. roeiopragia vasalc, il quarto ca.c;o in mpporto nll"embulie settiche, il quinto in rapporto sia a. fenomeni di !abilità. >Male, cb e diedero lu o(ro facilmente a fenomeni emorragici tosto che si determinò una tron.bosi iniziale della vena surrenalica., mentre il sesto cMJn è del tutto iu dipendenza della trombosi venosa, sulla cui genesi a.l>bia.mo g ià a.ntpian:ente discusso nella trattazione del ca-so. . Dalla. sintesi delle. nostre o6servaz ion ~, ci s<'m br~ in ~timo possa. derivarsene che, se è utile un certo schematisruo ver orwntars1 nelle mterJJretazioni del fenomeno, bisogna s~mvre va.lntare tutte le alt re varie cause concomitanti, che, interferendo in vario l!enso, couferisc<Jno ad ogni caso una impronta singolare.

RussUNTo. - L'Autore d~!'Crive sei casi di emorragie surrenaliche, osservati in sede di autops ia; d ue in n eonati, uno in bambino di tre roPai, e tre in adulti. Va lut.a. tutti i m eccanismi pato~enetici dell'emorra.gie surrcnali e a.ccPnna ai dati statistici, espone una c lassificazione dell'emorra.p:ie stesse, quale schema per orie n· ta.rsi n ell'interpretazione del fen om e no emorragico. BIBLlOGRAFIA. Arch . gen. d e med. 1900. AsCROFF. - Vortro. ge uber Patologie 1925. B:aonNITz. - Die a.poplex-ie de r Nb. - Munch. med. Woch V, 57, 1910. DE VECCHI. - Ucber ein e n Fall doppr!lt>c it Virch. A rch . V, 200. DONER. - Vier t.elja.hressclhr. f. Ges. ruod. V, 26, A. 1903. DIETRICH E SIEG!Il(JND. - T rattato di H cnke e L ubarsch V, so, 1926. FRIEDLER. - Arch. D er H eilk A . l 870. GAl~'A!lll. Voluminoso ematoma d ella surr. d. - Atti Soc. I tal. Ost. V, 16, 1912. Fa.AN:KEJ-. Munch med. W och l 902. H A.NAU . Tn.geblatt. dor vers. lJI'utsch. Naturforschcr und aerzte 1885. KA.BAXASCHEFF. -- Zieglem·'s Bc itr. Bel. XXXIX S . 392. LISSAUER. Zur Keru1tnis der nebiennerenblutungen Virchow's Arch. 190S. L UNOHE'rri. - Contrib. a llo st.ud. d ella n ecrosi anem. d elle surrenali patholigica, ligica. n. 434, 1927. HENOGE. - Munch med Woch 1904. PHILll'P. - Mtmc h m ed \Noch 1902. SoRULTZ. - .Mw1ch med Woch 1905. SIMMONDS. - Ucbert n ebennierenblut Virch. Arch. V , 170 1902. LECONTE. - E t ude s; l'emor, d. la caps. s urr. These del Paris 1897. LUNDSOA.ARD. - UEB. N e bennierenblut bei Neugeb - Virch Aroh 1912. P EPERE. - Monog . sulle g hiand. e secr. inter. V ANZETTI. - Monog . sulle a.lteraz. loc. della eire. REtT.ANO. - Necrosi ischem. d elle surr. Sperimentale 1928. MATTEI. Nuov. ricerch e sull'ana.t. pat. dello surr. Sperim. 1883. Zoccm. - Emoperitoneo in neonato ecc. R a.ssegn. Ostetr. n. 3 1929. PICCOLI. - Citato dn. Zocchi. CoRNn. E TouzARD. - D estruction ma...;s. d. surr. - Bull S. An. P aria. 1923. V oRON E BROCIDER. - Eroorr. surr. bil. in neonato Soc. Ost e t . di Lione 1930. KovAcs. - Beiderseitige a.kute Nebennirenblutung bei lnfiuenze Franckfmter zeit.schuft fur P ath. 1929 Bd. 383 pag. 387. Al-"TOXINI. - Contributo allo studio delle emorrag ie traumatiche d elle surrena.li. - Endocrinologia e p atologia c ostituzionale giugno 193 1. SCI{W ARZ. - Al terazioni istologich o d e i capillari con prime ricer che sper iment ali ecc. Lo sperimentale 1929. ARNAUD. -


CASISTICA CLINICA ISTITUTO NEVROLOCICO " VITTORIO EMANUELE 111 ., PRO FERITI CEREBRALI CLINICA MALATTIE NERVOSE E MENTALI - R. UNIVERSITÀ DI MILANO Direttore prof. CABLO BESTA

SU UN BARO CASO DI P!RAPLEGIA TBAUIATICA TARDIVA AD INSORGENZA.A.POPLETTIFOBIE Dott. Nicolò Musumarra, capitano medico, assistente militare

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Gli esiti spinali tardivi nei traumatizzati della colonna vertebrale sono tutt'altro che rari e molti autori hanno segnalato e segnalano, ancora oggi, la comparsa a distanza di sindromi spinali traumatiche le quali sono insorte ora repentinamente, ora con aggravamenti lenti e progressivi. Queste sindromi possono rivestire forme cliniche assai differenti. Quali esiti tardivi di traumatismi dell(l> colonna vertebrale sono stati descritti forme di siringomielia (Achuarro, Astwazaturow, Ballotta, Vercelli, ecc.) e casi ancora più numerosi di ematomielia (Bernhardt, H anns, Spillar, Vercelli, ecc.). D ata la grande varietà di disturbi, che un tal genere di feriti presenta, una loro precisa classificazione è pressochè impossibile. Tuttavia in questa molteplicità. e diversità. di sintomi clinici, spesso, ci è possibile di trarre delle sindromi cliniche che riproducono assai da vicino quadri morbosi spinali già noti. n caso clinico, che la cortesia del prof. C. Besta, direttore dell'Istituto Nevrologico Vittorio Emanuele III, mi consen te di pubblicare, è rappresentato da un militare che durante il conftitto mondiaJe riportò una ferita d'arma da fuoco alla colonna vertebrale ed in ·cui, soltanto a distanza di molti anni dal trauma di guerra, comparvero bruscamente gravi disturbi spinali. Come si arrà modo di rilevare, nel caso da me studiato la presenza del proiettile o di scheggia ossee nel canale rachidiano non produce sempre gli stessi processi anatomo-patologici, anzi questi variano con molta frequenza nei singoli casi. Per un'esatta valutazione clinico-patogenetica del complesso dei disturbi, che questi feriti presentano, non sempre è sufficiente lo studio dei segni clinici, ma questo spesso deve essere completato e controllato da tutti quei mezzi diagnostici sussidiarii, che il laboratorio mette a nostra disposizione. L 'etiologia, la patogenesi, elementi di ordine clinico e terapeutico, nonchè considerazioni medico-legali pensionistiche costituiscono i principali aspetti del complesso ed importante problema di questi lesionati di guerra. Uno studio completo di essi quindi non ha soltanto finalità dottrinarie e statistiche, ma sopratutto finalità. pratiche. Ex militare Gibellini Angelo, classe 1892, di pro· · Dati anamnutici. - Nell'anamnesi eredo.fa.m.igliare del paziente non vi sono fatti morbosi degni di rilievo, nè tare neuro·psicopatiche. Anamnesi perso· OssERVAZIONE CLINICA. -

fessione muratore.

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Giornale di m.e dicina militare.


SU UN RABO CAS O DI PA.RAPLEO!A T R AU l!AT! CA ECC.

na.le remota n egativa. L'ammala to nega la lue e le a lt N' molntt ic veneree. È s tato sempre modico bevitore e fumatore. N el m o.g_gio del l !l li) fu fPri to da pa llottola di grana ta. alla. colo nna v er tebra le. ponione do rsale. Il ff' rito cadde bruscamente a terra. colpito da fulminea pa raplef.(ia totale, con perdita di urine e di fooi. N e i giorni successivi e bbe invooo ritenzioue di w·ù1e e di feci e d istur bi de ll'erezion e . Le funzioni vescicali. ret tali e sessua li ri tor narono no rmnli dopo uno settimana. I fatti paraplegici, dopo circa tre mesi. ~arirono . Anche la ""m;ibilit.à. ri to rnò normale, a.d eccezione d ' un sens o lieve di co!'ltriziono a fas<'il:\ a liA. ro•giono a ddominale, che negli anni successivi si man tenne sempre, bcnchè solo ad in k r n Llli. Fino a.l 1927 il pazie nte s tette se mpre bPne e potò fa re il s uo gravoso mestiere di muratore. Non ebbe mai dolori ag li arti, n~ disturbi df•g li stint1•ri o d••lrerozione . N el giugno de ll927, a più di dieci a nni dalla fe rita. di ~ ucrra. fu colpir.o improvvisamente da. lieve paraparesi dfl~li arti infer.i ori, purt icoltLrmAnte di que llo ckstro, da. ritcnzione di f eci e da d olori a fascia addo mina le. ::>i rimise complL•tamente in una diecina. di g iorni. Ne l maggio de l 1929, in se~uito a.d uno s fon.:o m uscoiMA. l'ammala to accus ò dolore diffuso alla regione dorsa le e sensazione di for te co!ltrizione e. Iuscia alla regione a.ddorninalo. Ne i giorni succe~>sivi que>~ti disturbi e.um«.>nta ro no e tre ~d omi dopo il paziente improvvisamen te ebbe para plegia complet.a degli a r ti inferiori e disturbi di ritenzione di f eci e di mine. Dopo dieci g iorni la paraplegia a ndò lentamente migliorando, trasformandosi in una parapurt'si spru;rica p:rave. tanto che all' infermo non e ra possibile la marc ia, mentre tu t ti gli altl'i wsLurbi x·ima.sero pressochè invariati. In tali condizioni, l'l l maggio l !):!!J, egli vexme ricove ra to in questo I s tituto. Dati clinici. - E same clinico genera lo nPgativo. All'esame de l sistem a nervoso s i mot ta in evidenza la !lcguente sintomatologia.: Motilità.- :.\fotilità intrinseca e d estrinseca dei globi oculAri Ùltegra . Nessun disturbo della motilità. al capo, al collo, ed agli a rt i flu prriori. C:nwe parapn.resi spa~tica in estensione degli arti inferiori coi piedi in vo.ro-oquinismo cd attogp;iam ento in es tensione d e ll'alluce di destra. I rnovirn~·n t.i pas:;ivi di flc:>sione delle gambe sulle coscia sono diflicolt n.ti per il forte grt1do di ipc>r tonia. degli ar ti. La. mo t ilità attiva. de lle gambe sulle coscio è p ossibi le cd è di!«crt:tarnen te valid a. Molto ridotti sono invece i moviment i a ttivi de i piedi, p a rt icolarme nte p er c iò che rig uarda il moviment-o di estensione. Qua ndo l'informo pas~a d ttlla posizione sdra ia ta. alla s eduta si solle va fa ticosamente, a iutand of;i colle bruccia., inolt re s i notano movimenti di s incinesia in ost-ens ione degli a lluc i. :'lfa n ti(' ne a st.ento la. posizione eret.ta Slùla punta dci piedi. La ma rcia è assolutamente impossibile. Sorre tto cammina. con la caratteristica anda tura paretico-spastica. Sens ibilità. - A carico della sens ibilità soggettiva l'amma lato accusa lie vi dolori lungo g li arti inferiori, parestesie (formicolio) in tut t!t lu metà inferiore de l corpo, grave sens o di fascia addominal e, dolora bilità a lla pressione in corrispondenza d elle vertebre IX e X dorsa li e nei rispettivi fo1·a mi di uscita d ulie radici spinali. Il pazie nte inoltre accusa una pa rticola re sensazione ù i torpore, di gonfiezza e di p eso in corrispondenza delle estremità. di~;t.a.li degli arti superiori, che dalle dita d elle mani si estende alla met.ù. d1)gli a vam br>tcci. P a rt icola rmen te compromessa appare la sens ibilità o bbie t t iva. All .nltezu~ di w1a linu<1 tn:uwersale, che pass a all'incirca a me ttÌI. de lla distnn:r.a che r esta fr~t apo1isi ensiiorme ed ombe lico s'inizia. nella m età. destra de l corpo una zona di lieve i poestesia. che appena. più in basso si tras forma in ipoestesia grave, la. quale s i estende ali" inc irca fino all'altezza di un'altra linea trasversale che rimane a m età dista nza fra pube ed ombelico. N ella. m età sinist ra d el corpo l'ipo('stesia p er lo stesso t ratto è note volmente meno grave. D disturbo sensitivo riguarda tut te le forme della sens ibilità. superficiale. Al disotto, ossia nella. parte bassa de ll'addome ed ag li a r t i infe riori, il disturbo sensitivo, ora. descritto, è più lieve, pur rimanendo pit1ma rca to nella m ett\ sinistra del corpo. (Ved.i figura l). Gravement-e compromt'ssa è a ncora la sensibilit~à p rofonda agli arti inferiori, particolarmente alle dita dci piedi. Riflessi . - Assenti i riflessi a.ddominali superiori e med.i.i. D ebolissimi i riflessi a.ddominali inferiori. Vivacissimi i riflessi rotulei con clono de l piede bilateralmente. Ostacolati i riflessi achillei dall'ipe restens ione dei piedi che entrano in clono colla massiola facilità. In estens ione i riflessi planto.ri da ambo i lati e pro


SU UN" RARO CASO DI PARAPLEOIA TRAU MATICA ECC.

spiccatamente a. destra. Movimenti di triplice rE'trazione, st.imolando g li arti in• feriori. TI tempo di latervLa aumenta mu.n ma no cho lo stimolo si porta più in alto. L 'estremo limite verso l'a lto coincide ali" inc irca con il limite inf~>l'iore d e lla fascia di ipoestesia. Tro(ì8mo. - Rilasciamento dE'Ila. nnu;colatura addominale. Ipotrofia lieve d elle rn•\SSe muscolari della coscia e d ella gamba d estra: Perimetro coscia d estra cm. 48, gamba d estra c m. 35; Perimetro coscia sinistra cm. 51, gamba sinistra cm. 36. Se11<1i specifici: J7 isus. - 10-10 in ambedue gli occhi. Campo wioo, /i'(mdo oculare, Udito. GwJto, Olfatto, normali. E same del liqtàdo cefalo-rachidiano. - Nella posizjone seduta: pressi ono inizia le : 38; terrninale 22 (Braun) dopo l'estrazione di cc. 20 di liquido limpido ed incoloro; lieve pos itività. d eliA re azioni di Nonne, Pandv; mastice: 0111 11; b enzoino colloidale: 000003332000000; alhumina: 0, 12 (Nissl); citometria: 5,7 linfociti per mmc.: negativa la. reazione di Wusserrna.nn s ulliquor e sul s iero di sangue. n liquido d ella cisterna., estratto con ptmtura sottoccipitale, è pcrfetta.men te incoloro; lqzgP.rmente pos it.ive le reazioni di Nonne e di Pa.ndy; citometria. 3,6 linfociti per mmc. Esame radi.ografwo. - L'esame radiografico d ella. colonna ...-e r tcbra le ha. mes.<;o in eviden?.a: presenza di un proiettile a live llo de lla. IX vertebra d orsl\le, cbe d a ll' intersezione d elle proiezioni frontale e lat.era.le si d eve ritenere situato all'inci.t·ca al livello d el foro di coniugazione di d estra. Prova del Lipiodol.- Il lipiodol ini('ttnto con puntura ·OCcipito-atloidoa., discende in massima parte fino al sacco dura le. mentre in piccola quantità si a rresta un po' a.l disotto ed un po' a l ù.isopro. del proiettile (Vedi fìgg. 2 e 3). I ntervento oper<Mi1Jo. - E sso è stato eseguit,o , Fig. 1, il 31 maggio 1929, dal prof. L. Losio di cui riporto la. r E-lazione: R (>S('Cat.e le lamine de ll' VIII, IX e X vertebre dorsali, si amplifica la de molizione ossea in corrispondenza d ella IX ve r tebra verso il processo laterale destro e si espone così il corpo estraneo, che è situa to contro la. parete latera le dello speco da una parte e la dura spinale dall'altra; questa si presenta. leggermente ispessita. in questo tratto, ma perfcttamete integra nelle restanti parti. Nei tratti sopra. e so ttostanti il midollo ed i suoi involucri appa iono assolutamente integri. Si estrae il corpo est.raneo. Si tolgono i punti in nona giornata.. Guarigione chirurgica.. L'ammalato successivamente fu sottoposto a trattamento roentgenterapico sulla. regione dorsale. Decorso poat-operal.orio e sta/o presente. - Dopo l'operazione le condizioni dell'amma lato sono migliorate, per l'attenuarsi lento e prog ressivo dei disturbi paretico-spastici. Egli ora può camminare. Lo spasmo in estens ione, le contrazioni spontanee ed i movimenti di automatismo agli arti inferiori sono molto diminuiti. I disturbi d ella sensibilit.à. soggettiva sono scomparsi mentre sono rimasti pressochè immutati quelli d ella sensibilità. oggettiva ed i disturbi simpatici degli arti superiori. COMMENTO.- L 'insorgenza ed il modo di evolvere del quadro morboso presentato dall'invaldo Gibellini costituiscono uno di quei rari casi di


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SU UN RARO CASO DI l'ARAPLEGIA TRAUMATICA E CC.

lesione midollare traumatica, a. decorso lento, in cui la. malattia, dopo un debutto bruco, regredisce rapidamente per dare poi, a distanza di molti anni e con episodi intercorrenti, una paraplegia. flaccida degli arti inferiori, che dopo pochi giorni si è trasformata. in una grave pa.ra.pa.resi spastica. La malattia del nostro infermo è rappresentata da un insieme di sintomi assai differenti e condizionati da un meccanismo molteplice; cosicchè per la loro esatta. interpretazione clinico-patogenetica è necessario uno stu<lio analitico ed accurato di essi. Occorre pertanto seguire il nostro ferito attraverso le principali tappe della sua malattia. Nel lontano maggio dell'anno 1916 egli, subito dopo il trauma, fu colpito bruscamente da una pa.ra-plegia flaccida degli arti inferiori a. cui si aecompa.gna.rono disturbi degli sfinteri e dell'erezione. Questi disturbi, dopo un tempo piuttosto breve, cedettero per guarire completamente. All'infermo rimase soltanto e ad intervalli una lieve sensazione dolorosa, a cintura a.) livello dell'addome. Queeto primo gruppo di disturbi traduce assai Fig. 2. fedelmente quella speciale sindrome morbosa, che va sotto il nome di commozione midollare diretta e che si riscontra, assai di sovente, nelle lesioni traumatiche della colonna vertebrale. Circa la p atogenesi di questa sindrome, la teoria, che ammetteva in questa forma una sezione fisiologica del midollo spinale vrodotta da una semplice alterazione molecola.re, senza alterazioni dell'elemento nervoso non è più sostenibile dopo le ricerche di Scmaus, Villandro, Lhermitte, Cornil, ed altri. Nei casi di commozione midollare diretta il midollo spinale subisce una contusione più o meno grave con scompaginazione della sostanza spinale, con <listruzione più o meno imponente dei suoi elementi nervosi e con alterazioni vasali di gravità. diversa, che possono dare origine a piccole emorragie puntiform.i disseminate. Le ricerche di Claude e Lhermitte hanno portato un contributo veramente notevole allo studio istologico delle commozioni midollari. Nu-


SU UN RARO CASO DI PARAl'LEOIA TRAUMATICA ECO,

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merose sono le lesioni che possono f01·mare il subst1·ato anatomico della commozione midollare. Queste lesioni sono rappresentate essenziaJmente da dilatazioni delle guaine perivascolari ripiene di corpi granulosi, da isolotti di necrosi nella sostanza bianca e grigia, da mielomaJa-cia pura con scomparsa d'elementi nervosi, da corpi granulosi nevroglici riempiti di granuli lipoidei, da. degenerazione primaria acuta delle fibre a mielina, ecc. Nelle forme di commozione midollare con fatti anatomici relativamente lievi i disturbi dipendenti, dopo t un certo tempo, scompaiono. I soli disturbi, di cui il nostro ferito si lamentò per circa 11 anni, per quanto intermittentemente, erano costituiti da lievi dolori a cintura, topograficamente ben limitati ai territori di distribuzione delle radici IX e X dorsali. Un tal tipo di disturbo della sensibilità. soggettiva è verosimilmente riferibile a. fatti irritativi a carico delle radici posteriori. Nell'anno 1927, il paziente fu colpito improvvisamente da lieve paraparesi degli arti inferiori, accompagnata da. ritenzione di feci e da ria.cutizzazione dei fatti algici addominali. Questi disturbi scomparvero dieci giorni dopo ed egli potè ritornare al suo Fig. s. lavoro ancora per altri due anni. P erò, nell'anno 1929, in seguito ad uno sforzo, venne colpito fulmineamente da paraplegia flaccida degli arti inferiori e da imponenti disturbi degli sfinteri. Anche quest'altra volta i disturbi degli sfinteri scomparvero in breve tempo, mentre i fatti plegici migliorarono, trasformandosi in una grave paraparesi spastica. '' Ha speciale interesse, dal punto di vista patogenetico e curativo l'interpretazione del meccanismo di produzione di queste due ricadute brusche e del quadro sintomatologico che si venne a stabilire dopo di ~sse. Alla genesi dei disturbi spinali del nostro ferito ha concorso un doppio fattore: d a un lato hanno agito elementi meccanici rappresentati da una compressione midollare locale piuttosto lieve dovuta alla presenza del proiettile nel canale vertebrale; dall'altro lato hanno agito elementi funzionali costituiti da gravi alterazioni vascolari delle meningi spinali e del mi~


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SU UN RARO OASO DI PA.RAPLEOLA THAXi HATlCA ECC.

dolio, le quali, a distanza di tempo, hanno formato il subRt rato anatomico di un focolaio ematomielico. La radiografia del rachide in un primo tt>mpo e rintf'rvento operativo in un secondo tempo ci hanno svelato la pr<'senza di un proiettile in corrispondenza d ella IX vertebra dorsale. Esso era extradura lo. poiehè rimaneva situato tra la parete laterale d estra dello speco vt'rtt:brale da una parte e la dura t~piuale llall'aJLra, la quale si pres~·nwwa in questo punto l<'ggcnueute ispessita, mentre nelle restanti parti era p<'rfPttamente iott'gra. L 'interpretazione di questi fatti è di estrema impol'tanza, in quantochè essa ci dà la. spiegazione patogenetica della comparsa brusca della. paraplegia nel nostro pazirntc. La presenza dt!l proiettile nello speco vertebrale d a sola rappresentava una causa di compressione lieve e non tale certamente da determinare una v<>ra P propria costrizione d(•l midollo. Allorquando l'agente comprc>ssivo è situato all'esterno della dura madre spinale, il midollo può e>itare per lungo tempo l'azione compressiva, grazie alla dw·a madre, che con il >ast.o spa:do epidural(j in cui e.~sa. può essere spostata,, costituisce una barriera a!!sai resistente e grazie ancora. alla protezione del Uq uido cefalo-rachidiano che forma attorno al midollo un soffice cuscino ci)jodrico. Una tale concezione d 'altronde è stata confermata del reperto della prova del Upiodol. Questa prova ha r>ermesso di stabilirc·, in maniera indubbia l'esistenza di un processo compressivo. li Upiodol si è fermato difatti soltanto in piccola quantità un po' al disotto ed un po' al disopra del proiettile, mentre in massima parte è disceso nel sa.cco durale. Una tale immagine, di arresto del Upiodol svela nel miglior modo che in questo caso debba. trattarsi di uno sbarramento compressivo parziale, che costringe soltanto su una superficie limitata il midollo spinale sottostante. ll rilievo di questa. circostanza assume un particola.r e interesse, percbè essa è in relazione con la patogenesi dei segni clinici rilevati. lv!a se il proiettile da solo non ha potuto generare che una forza compressiva modesta,, esso però ha eerta,mente provocato dei fatti reattivi locali. Come più sopra ho accennato, i disturbi del nostro ferito con tutta probabilità, sono stati determinati soltaJltO in minima parte da una pressione meccanica diretta . .Alla produzione di essi, verosimilme.n te, hanno concorso delle cause lisio-meccaniche, poichè in essi banno giocato un largo ruolo imponenti disturbi vasali meningei e spinali i quali hanno creato gradatamente il substrato anatomico di un focolaio ematomielico, al quale come vedremo più avanti, è da riferirsi l 'insorgenza brusca dei fatti paraplegici. I fatti ora accennati sono conformi con le più moderne ricerche ana.tomo-istologiche, le quali hanno potuto dimostrare che nei ca-si di compressione midollare anche lievi la più frequente e più costante modificazione patologica è costituita da una. stasi venosa delle meningi e del midollo con ripercussioni più o meno gravi su.ll.a l!truLLunt. delle pareti va.sali. degli stessi elementi nervosi. Nel punto su cui agisce direttamente l 'agente compressivo, in un primo tempo, si forma una zona d'ischemia ed immediatamente vicino ad essa una zona d 'ingo1·go venoso, che può estendersi anche molto al disotto del punto lesionato. Ques ta stasi venosa può essere assai marcata.,


SU' UN RA.RO OASO DI PARAPLEOIA TRAUMATICA ECC.

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anche molto tempo prima che sopraggiungano delle emorragie midollari e delle alterar-ioni del tessuto nervoso. Soltanto in un sf'condo tempo gli elemen ti nervosi possono subire delle alterazioni, che man mano divengono più estese e più gravi sino a dare le degenerazione dell'elemento nervoso; mentre le vene meningee e le venucce intramidollari sono spesso fortemente dilatate e le loro pareti ispessite. In vicinan1.a dei vasi si può avere edema; nel midollo la nevroglia è ordinariamente aumentata e la struttura degli elementi nervosi può presentare modificazioni di grado diverso. Le alterazioni nella struttura degli elementi nervosi sono dovute, più che alla pressione meccanica diret.ta, ad un difetto di nutrizione (Stewart e Uiddoc). Un taJe difetto di nutrizione viene determinato principalmente dalla minore permeabilità delle pareti vasali, dalla obliterazione delle piccole arterie termina.li del midollo e dal ristagno di sangue venoso, il quale ha scarso valore nutritivo. Questi fatti istologici spiegano in maniera soddisfacente i due aggravamenti comparsi in maniera brusca nel nostro paziente; essi hanno tutto l'aspetto di due fatti apoplettiformi cho c 'inducono a pensare ch'essi

siano stati prodotti da un'emorragia df~lla sostanza midollare. A spiegare questi fatti ematomielici possono essere invocati i disturbi vasali, testè menzionati, di cui il nostro infermo doveva essere affetto da lungo tempo. D ei vasi che per molti anni sono rimasti fortemente distesi e che hanno pareti fortemente ispessite possono facilmente rompersi ad uno sforzo più o meno grave. Una tale eventualità. nel nostro malato era assai facile a verificarsi, se si considera il mestiere da lui praticato, il quale richiede degli sforzi muscola.ri tavolta assai gravi e ca,paci di rompere bruscamente uno stato di equilibrio vasale assai delicato e che durava da molti anni. In una lesione ematomielica i disturbi spinali hanno un'insorgenza brusca che realizza un attacco spinale, il quale ricorda l'attaeco delle grandi emorragie celebrali. Se i fatti ematomielici spiegano nel nostro ferito l'inizio brusco della malattia, però non ne spiega,no tutta la sintomatologia. Ma se all'azione. patogenetica del fattore emat omielico si somma quella costituita dal fattore compressione extramidollare {presenza del proiet tile nel cavo v·ertebrale~ ispessimento lieve della dura madre, ingorgo venoso, ecc.) tutti i disturbi presentati dal nostro paziente dopo la seconda poussée trovano esauriente spiegazione. Nell'emat'()melia, in generale, quando non si hanno emorragie imponenti e distruzioni gravi degli elementi nervosi, i fatti paraplegici regredisoono ed essi possono o g uarire, ovvero trasformarsi a poco a poco in una paraplegia spasmodica. Queste due possibilità si sono realizzate rispettivamente nel primo e nel secondo aggravamento brusco della malattia del nostro paziente. Anche i disturbi radicolari migliorano, mentre i disturbi degli sfìnteri e dell'erezione, se l'emorragia uon ha interessato direttamente ed offeso profondamente i centri spinali relativi, scompaiono. La patogenesi, che spiega questa regressiione di sintomi, è di facile interpretazione, poichè essa evidentemente è legata ad un riassorbimento d ello stravaso sanguigno. Le modificazioni rilevate nella refl.ettività. del nostro paziente sono in netto rapporto coi disturbi sen.sitivo-motori in lui riscont rati. L'esagerazione dei riflessi tendinei con clono del piede ed il


SU UN l'lABO CASO DI PABAPLEClA TllAU MATJ CA ECC.

seguo di Babinski sono patoguomonici d 'una lesione piramidale. L'abolizione dei riflessi addominali superiori e medi ed il torpore rlt>J:di ù1feriori sono in relazione con una lesione deg-li uJt.imi sC'gm<•nti midollari dorsali. I riflessi di difesa o di automatismo midollare. co:;l spietati nel nostro paziente, sono indice di una ipereccita.bilità midollare, consC'gucnz!t di una. lesione dci fasci piramidali , che, impedendo nnousso npn·oso corticale, sottragg-ono il midollo alla funzione rPgolatri<:e ed inibitrice dci centri cerebm li su pèriori. La pre~Senza dci rifh·ssi di automatismo però non implica l"int<>rmzione anatomica completa rl<>l midollo: Pssi possono csst>re riscontrati in affezioni del neurass<' in cui il midollo non~· affatto SP?.iona to. E:~si . oltre ad avere un valore cliuico, hanno anche> un valore s~tnt>iot ieo. ywr il fall<l che il livello radicolare pitl alto utile a proYocarli corri-;pourlt•. all'indrca, al limite inferiore della le:;ione spinah•. Speciale rilievo meritano ancora i disturlJi so pralt·siunati a carico della sensibilità soggettiva a<!cus:~.ti dal uos1ro pa.zi\'ltte e l'he consistono in una partioolare sensazione di torpore, di gonfiezza. e <li pt•so agli arti superiori. Questi disturbi, cl<•tti comunemente « ft•notm-ni lli Vulpian •, perchè furono descritti la prima volta da questo autorP. possono presentarsi anche sottoform~~ di liPvi pa,restt'sie (formicolio. bmciore. pi?.zicorc), di sensazioni sgradc voli di caldo o di fredtlo. dì eretismo pilomotore, di secrezione su dorale anormale, ecc. Ad essi non si acC(Jlll pagnano alterazioni della motilità, nè veri disturbi d<:lla sensibili tà. Inoltre essi colpiscono esclusi vamente gli arti superiori e particolaruwnrP le loro parti distali; raramente si estendono al capo, nmi al tronco ed ag-li arti inferiori. In quest'ultimo d econnio, molti autori si sono occup<tti dello studio della patogenesi di queste perturbazioni (Schraph, Barrtl, Vercelli, ecc.) La loro natura è certamente simpatica. esse sono dovut.e a disturbi vasomotorii in rapporto ad un'affezione roiliollare dorsa,le mPdio-infcriore, la quale h a colpito le fibre vasomotorie che innen·ano i vasi dcgti arti superiori. Circa le origini di queste fibre simpatiche destinate agli arti superiori, esse provengono dalla colonna simpatica toracica, la quale è rappresent ata dalla sostanza grigia del corno laterale (gruppo del corno laterale di Stilling, tractus intermediolateralis di Clarke, cellule della. colonna laterale di Waldeyer). Gli autori sono discordi nello stahitire l'est<'nsione che in essa occupano queste fibre (De Cyon, Langely, Ba..vliss, eec.). Secondo le numerose ricerche sperimentali e le osserva.zioni cliniche di Broìdng, esse si estenderebbero dal terzo all'ottavo segmento rnidollare dorsale. È da. rilevare che questi di turbi simpatici hanno sempre una distriùu?.ione di tipo scgrocntario, che non coincide con la topografia, delle pa.ralil:ii sensiti,'O·mOt{)rie. Un carattere importante di essi è ancora, la loro precocità nei ca.si di lesione midollare del tratto dorsale. P ert.anto questo carattere deve essere sempre ricordato nei casi di lesione midollare per non essC're tratti in errore circa u na fa.lsa localizzazione cervicale. Nel nostro malato la diagnosi di em:'ltornl'lia as!loci:lta a fatti di compressione m.idolla.r e non presenta eccessive difficoltà. Il brusco insorger e della malattia) la, sua natura traumatica e la fenomenologia radico-midol-


SO UN" RAltO

CA~O

OI l'AR~PLEG IA TRAUMAT I CA E CC .

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!are, confortata. dall'esame radiologico diretto del rachide, dalla prova del lipiodol ed infine dall'intervento operat ivo sono elementi tali da far amm ettere questa d iagnosi. Tut l ada hisogna ricordare che la diagnosi dilTerenzialc f.ra l'ematomielia c l'emorragia delle meningi spinali non sempre può el'l sC're stabilita con cortezza. senza dire che in alcuni casi un'emorragia mening ..a può cocsiswre all 'ematomielia. .A favore di un 'emorragia meningca stanno spiccati fenomeni sensitivi d ' irritazione (dolori al dorso, dolori lungo il decorso dci tronci nervosi. dolorabilità dci muscoli), però questi disturbi di stimola;done non cost ituiscono nn elemento diagnostico diiTerenzialc sicuro. p(• re hè essi possono esistere, pt•r quanto meno nol enti. n elfematomit•lia per una lc~ ion e delle corna postt•riori. Ciò che in t ali rasi rcndt· possibile la diagnosi di lì'crPnzialc è l'esame del liquido cerebro-spina!<'. ~ eiJe emorrag-ie mcning-cc n<'lliquido cerebrospinale si constata una marcata ipertensione; e;;so t> misto a sangue nei casi recenti, fortemente xa.n tocromico n ei casi in cui ~:~ono trascorsi alcunJ giorni; inoltre eRisto ipl>ra,lhuminosi. Nel nostro caso. al contrario, il liqttido cerebro spilhlle em limpido ed incoloro, la, sua pressione era quasi normale (08 Braun), il tasso dell"albumina era appena. aumentato (0,12 °/00 ) vi era. invece un aumento non molto marcat<> dc:tli elementi cellulari (5 per mmc.) ed una l<'gg('ra. positiYità delle reazioni globuliniche e delle prove colloi1ali. Un tale reperto del liquido ci autorizza ad escludere nella manier.:L più sicura un'emorragia meningea. 11 leggero aumento, d el tasso dell'albumina e del contenuto in elementi cellulari e la leggera positività. delle rear.ioni globuliniche e delle pro,·e colloidali sono in rapporto certamente con lo stato irritativo lie>e delle meoingi spinali svelataci dall'atto operativo. Per la diagnosi differenziale nel nostro ca,•;o devono essere ancora cont~id<'rate tutte quelle malattie che determinano una disintegrazione più o meno estesa del midollo c che talvolta sono causa di una paraplegia ad insot·genr.a brusca. Naturalmente qui non pollsono essere t11tte scgnalat.e e pertanto citerò le più importanti, come le mieliti infettive acute, le meningo-mieliti sifìlitiche, i cancri molli ad evoluzione rapida i quali fanno sentire la loro azione compressiva sul midollo solo quando banno costitwto una. massa voluminosa, i tumori che si sviluppano nello stesso tessuto nervoso, ccc. In tutti questi casi pE>rò la rapidità dell'evoluzione della malattia n on ò che apparente f'd un interrogatorio minuzioso ci svela in generale le preesistcnza di sintomi mi<lollarì e radicolari, mentre il richiamo alla m emoria da una parte dci caratteri fondamen tali dcll'ematornielia e dall'altra dei segni clinici elementari delle malattie precitate ci renderà possibile, volta a volta, la dia.gnosi. Speciale interesse ha pure il problema curativo di questi lesionati del midollo. Per considera zioni che fa,rò più avanti, l'at.to operativo e la roentgenterapia nel nostro caso sono riusciti non solo a fa.r regredire i sintomi esistenti, particolarmente i disturbi plegici tanto da p('rmett(·re all'infermo di poter camminare, ma sono riusciti ancora ad arrestare il processo morboso. L 'intervento operativo. avendo allontanato il proiettile dallo speco v er tPbrale, che cosi itnivll> la r.an;;n. compressiva cxtramidolla.re. è riuscito ad a.nestare tutti quei processi irritativi che erano legati alla sua presenza nel canale vertebrale.


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SU UN RARO CAS O DI PARAPLEO LA TRA U MATICA E CC.

Come ho detto più sopra. la presen~a clel proiettile nello spPco vertebrale

non aostituiva soltanto una forza meccanica compressiva, ma cxso rappresentava un agente provocatore di fatti rc•attivi locali, che so m mati aUa sua az~ comprimente determinava 11n impedimento veno.~o, il quld e, a 8tta voLta, con modificazioni d i ordine nut1·itivo. alterat'a la struttura stessa delle pareti vasali enclomidollari e quella degli eleme11 ti nert'o~ i.

La conoscenza ch e una sta,<;i venosa, anche molt.o mar<•ata, può esistere per molto tempo al liv(•llo d'una compres;)ione miùollare disturbando profondament.c la funzione delle cellule ner1;0il<', ser1za però alterarne la. natura, m'induce a pensare che in detti feriti l'atto operativo debba essere tentato a scopo pre>cntivo prima che insorg-ano i disturbi spinali e cioè prima ancora che la struttur<~> d Pgli elcmeo ti nervosi rnidollari venga. alterata. Una tale considerazione è avvalorata dal fat to <;be nei casi di compressione midollare traumatica, nei quali ancora non esistono fatti degcnera.tivi a carico dcll"eleruento nervoso, se l'intervento op<>rat.ivo riesce ad eliminare la causa compressiva mecanica, in generale, si ha la scomparsa dell 'iscbemia e dt>ll'ingorgo vcnoso cd il ripristino della funzione del midollo e delle sue radici. Circa l'impiego della rocntgenterapia n el trattamento delle afTczioni traumatiche midollari in generale e df•llc em a.tomielie in particolare, devo subito dire che è stato il prof. C. Besta, per il primo e fin dal periodo bellic.o, che ha impiegato con risultati veramente brillanti qm•sto nuovo metodo curativo in numerosi ca.s i di traumatizzat.i dd midollo. La roPntgenterapia in questi casi agisce sia sul focolaio lesionale. favorendone la riparazione, sill- sui processi cicatrizziali e reatt ivi secondarti , contenendoli nei limiti utili alla riparazione stessa ed inibendo quelle esuberanti proliferazioni gliali che, in taluni casi, sono causa di pro~ss i iperplastici dai quali può, in determinate circostanze, originare la siringomielia. L 'ar.ione roentgenterapica, influenzando i nervi vaso-dilatat.ori, provoca od accentua attorno al focolaio emorragico una reazione ipercmica che fa.vorisce il ria.ssorbimento del sangue stravasato e dell 'infiltrazione edematosa circostante, mentre per azione diretta locale o per azione indiretta generale, a. mezzo di speciali tossine che entrerebbero nel circolo sanguigno, dissolve i leucociti, i linfociti e le sosta,nze lipoidee de.rivantJ. dal disfacimento degli elementi nervosi. Va ricordato che la roentgenterapia deve essere impiegata. quanto più precocemente è possibile e perciò prima che si for-

mino quelle gravi perdite di tessut.o nervoso che si banno nei processi oonnettivo-gliali di vecchia da.ta, in cui l'impiego di questa terapia non può riuscire efficace, non potendo essa riparare del tessuto nervoso che è andato distrutto. Per queste considerazioni la roentgentcra.pia deve essere considerata in questi casi come un efficace mezzo curativo e preventivo nello stesso tempo. Le dosi che comunemente vengono impiegate nel nostro I stituto (radiologo dott. F. Mascherpa) sono le seguenti: nei CllSi di ematomielia recenti 2/3 D. E. sulla cute, su di un solo campo, equivalente al 20 % circa D. E. sul focolaio; nei.casi in cui esiste un processo di evoluzione gliomatosa 2/3 D. E. sulla cute, su due o tre campi ad azione con>ergente, equivalente all'ÌJ;Ic.irca all'80-90 % D. E. sul focolaio. Potendo i processi proliferativi persistere per un cert.o tempo, se si vogliono ottenere risulta,ti


SU 'UN BARO CASO DI PABAPLEOU. TRA'UMATIOA ECO,

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... definitivi, è necessario ripetere le applicazioni roentget.erapiche in serie distanziate da intervalli dì tempo sempre maggiori, sorvegliando nello stesso tempo lo stato nevrologico del paziente. Prima di terminare questa mia nota clinica desidero accennare ad alcune delle principali questioni che riflettono il problema medico-legale pensionistico di questi lesionati della colonna vertebrale. n perito, accertata la diagnosi dì lesione midollare, come prim::~. cosa, dovrà stabilire se esiste un sicuro rapporto di dipendenza fra manifestazione morbosa e pregresso trauma. Per potere ammettere un tale rapporto s'indagherll. se nella determinazione della sindrome spinale abbiano concorso cause estranee al trauma. A tal fine occorrerà escludere l'esistenza di eventuali forme morbose tossi-infettive larvate, o disturbi emodìnamici dì origine cardio-vascolare, dìsindrocrinica, ecc., la preesistenza della malattia al trauma stesso, la coesistenza di cause morbose costituzionali od acquisite prima o dopo il trauma, e, quando ciò non sia possibile, si dovrà stabilire quanto nella. patogenesi della malattia spetti al trauma e quanto alla coesistenza di una o dì più di queste cause morbose. Ai sensi della valutazione del gmdo d'incapa.cità lavorativa e conseguentemente dell'indennizzo per questi lesionati, dovrà ancora essere determinata l'entità dei loro disturbi, dire se essi sono ad esito definitivo, ovvero sono suscettibili di miglioramento o di peggioramento. La semplice enunciazione di alcuni dei principali elementi di disamina ci dimostra, come, molte volte, sia difficile il poter definire la posizione medico-legale di questi lesionati. Da qui la necessità che la valutazione di tutti questi fattori debba essere fatta sulla scorta di notizie anamnestiche degne di fede ed attraverso un attento studio dei segni clinici sussidiati dai risultati dei più moderni mezzi d'indagine scientifica. L'A. dopo avere accennato ad alcuni dei più importanti esiti spinali tardivi di origine trawnatica, traccia la. storia. clinica di un ferito della colonna. vertebrale nel quale as.cmi tardivamente e con episoclii intercorrenti comparve bruscament~ una. paraplegia, ne commenta. i principali disturbi, interpreta.ndone il meccanismo patogenetico, e quindi si sofferma. su considerazioni di ordine tera.peutico e medico-legale. AUTORIASSUNTO . -

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SU U N RABO CAS O DI PARA.PLEOlA TRAUMATICA E CC.

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GLI ACCESSI MALARICI IPOTERMICI CON PARTICOLARE RIGUARDO ALLA FREQUENZA DEL POLSO Dott. Antonio Mlallonna, tenente colonnello medico

Nel corso delle malattie vi sono delle accidentalità, delle deviazioni più o meno appariscenti che il medico pratico ha il dovere di rilevare mediante un'a.nalisi oculata, metodica, perseverante. La malaria presenta molteplici variet.à cliniche che non si limitano alle tre forme ben note di wrzana primaverile, febbre estivo-autunnale e quartana, prodotte da parassiti differenti. Le infezioni malariche perniciose, non sono che una varietà delle febbri est i vo-a.utuunali: la pe rnicio~ità insorge, com'è noto, soltant o nella infezione malarica provocata dal plasmodium praecox o falciparum. Possia mo avere manifestazioni dovute a malaria larvata caratterizzate da nevralgie, accessi asmatici, psicopatie, esantemi, paresi, sindromi di polineurite, ecc., nelle quali soltanto l'esame del sangue svela la natura malarica. L'esistenza di tali fatti non si può oramai mettere in dubbio: le OS!lcrvazioni di numerosi clinici li confermano. Nella malaria, al pari di altre malattie infettive, il sistema cardio-vascolare partecipa al processo morboso con delle alterazioni funzionali anche durevoli del cuore e delle arterie, le quali furono studiate nella Clinica 1\fedica di Roma dal compianto prof. Ascoli e da Meldolesi, dal primo esposte nel Congre:;:so medico del 1926 nella Repubblica Argentina., dal secondo nel Congresso stilla malaria in Roma. Si traHa. di ipotonia durevole del miocardio e delle pareti delle arterie, più intensa nella malaria estivo-autunnale, manifesta nella malaria recidivant~ , per la debolezza · generale, l'affanno e le palpitazioni negli sforzi, per la ipotensione arteriosa, le stasi capillari, le reazioni vasomotorie deboli, assenti o paradosse. Oltre quanto sopra noi possiamo notare anche delle alterazioni molto vic;ibili a carico del polso ed anche del rit mo cardiaco, d'intensità e durata variabile (Monteleone). Le manifestazioni suddette a carico del sistema cardio-vascolare possono considerarsi come uno speciale «equivalente termico ». n prof. Ascoli nel suo Trattato sulla malaria affermava che. nella malaria in atto poRsono aversi modificazioni del polso-tachlcardia, a·nche in mancanza della febbre, quando esistono parassiti in schizogcnesi nel sangue. L 'argomento di not.evole importanza, specie per il medico pratico, ha formato oggetto di pa.rticolare studio da parte del prof. Monteleone della Scuola superiore di Malariologia. che ba potuto eseguire indagini accurate e diligenti su nn notevole numero di ammalati capitati sotto la sua osservazione. Non mi consta che tali alterazioni siano state particolarmente studiat.e e valutate da autori stranier i. Nei trattati che vanno per la maggiore non ne trovo cenno alcuno.


GLI ACCESSI M'ALA.RlOI IPOTERMlCI E CC.

Anche n<>ll'ultimo trn.ttato di Medicina int<>.rna, Pdìto dall'Istit.ut.o • Biochimico italiano, tali manif<'shtzioni non tro~ano lar~ro po!;tO. Solo lo Schiassi nel suo prcg€'vole volume: (( La ma,laria e le sue forme at ipiche , ha. nn brcvo capitolo stilla malaria ipotcnnica. La cun·a l~>rtnif'a, l'gli diCE:', oscilla con nn ritmo det<>rmina.to, lo cui mag~iori o~ei ll a.r. io ni si mantengono al disotto dE>li a temperatura normale o la, superano di poco. Furono il Gutmann ed il Po:rack che ·chiant<lrono qu<>ste fo rme ipot<·rmiche. Le caratteristiche del polso nouchè le variazioni sull 'andaml'nt'o dell'aia di ottusità ca.rdiaca durante l'accP:;so f(•bbrilf' sono state in vN~ studiate sia nel tempo che precede l'acceaso, sia. rl urante la pin•ssia, sia, nello stadio di sudore: polso proporzionato all ' a.llf'iiZ~• ddla t(•mpPmtura durante l'innalzament,o di questa, più ra.r o nel pl'riodo dPl sndor('. Però le caratteristiche del polso variano ~t seconda del tipo f<>bbrile Re cio~ terza.na benigna, terzana maligna od estivo - autunnal~', e qu~Lrt ana. È a conoscenza come nella terza,ua maligna la frcquen?.a nel polso non S('{!ua la curva termometrica, perchè si ma.nt~ene basl'a e con carn.tt<'ri di moll*'?.za. La pressione, quasi costantemente bassa, R.iva Roe-ci l\fx 90. mx 6(1, è nno dei segni patognomonici, o::;servazione fatta a.ncht• personalrnt•nt<' nella Clinica :Medica di R oma durante il corso di ~Ialttrinlogi a. Di equivalenti termici possiamo avNe anche una notevole ipertensione. Boeri ha dcscril t.o aumenti ace<'s,;iona.li d<·lla pressione sanguigna senza manifestazioni febbrili in mularici in atto, insorti in giorni in cui avrebbe dovt1t o manifPRtarsi la f<'bbrc. È noto che l'ace<.•sso febbrile nella m~tlaria. può presPnta.rsi in molte maniere (1\!archiafava.). Non sempre esso si preRenta con l'n.ndamento noto «invasiouo febbrile , periodo di stato febbrile con oscillazioni qualche volta notevoli drlla temperatura, una pseudocrisi più o meno marcata, elevazione precritica, crisi. Questo comportament o di solito si ba in tutti i suoi elementi costitutivi quanùo l'accesso di terzana maligna è lungo, supera cioè le 24 ore. Marchiafava e Bigna.mi affermano che, in condizioni speciali soltanto in via eccezionale può aversi una curva sinllle anche nella ter- · zana comtme. Ma, come 'si è detto innanzi, la forma dell'at.tacco può variare molto; può, cioè, mancare od essere appena accentuata l'elevazione iniziale, in modo da perdere la propria individua.!ità, fond<•ndosi con l'insieme della curva febbrile. Nello st.esso modo può mancare od essere apr)(}na accentuata l'eleva,zion.e precritica, cosicchè la curva d(>ll'attacco per lo scomparire delle varie oscilla,zioni tende ad essere cont inua spcciaJmente quando l'attacco è rclat.ìvamente breve (Uarchiafava). La febbre malarica, affermava l'Ascoli, va soggetta di solito a forti sbalzi. Senza una regolare e frequente misurazione l'andamento suo non risulterebbe conforme a verità. Ne con~e/.!ue che allo studio della termometria nella malaria bisogna dare il suo giu_sto valore. In base alle caratteristiche dell'andamen to febbrile il Torti poteva stabilire la natura int.ermittente della febbre e Golgi, :J\'Iarchiafava e Bignami p(•r interpretare la biologia del para-ssita nell'espressione clinica della schizogcnesi, ed Ascoli per rile,vare nella pseudocrisi dell'accesso di terzana maligna, l'element o che rivela la tendenza all'accesso subentrante (Gosio).


GLI ACCE SSI MALARIOI JPO'fEIOUCI ECC.

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Gosio junior, in una monografia diligentemente compilata, riporta i grafici di numerosi casi in cui l'esame tNmomctrico era stato ripetutamente rilevato e viene a. queste conclusioni: che un'elevazione la quale formalmente registrata rt:Jsterebbe compresa nei limit i fra l'uno e l'altro tipo fondamentale (U>rzana maligna e terzana benigna) - sia, un a<~ccsso della durata di poche ore. senza speciali caratteri, sia una cuspide febbrile isolata ed una febbre subcontinua, - se sviluppata ed analizzata nella sua costituzione elementare oraria può facilitare la loro differenzazione ed attribuzione ad una delle specie parassitarie, in base ai criteri comunemente considerati. Nei casi studiati dal Gosio di f<!bbre subcontinna, la. misurazione oraria della temperatura ha potuto non di rado rilevare ancora la natura int.ermittente della febbre. La termomet.ria ha un valore indubbiamente grande nello studio della malaria, ma non a.ssolut.o, perchè la febbre può mancare e l'equivalente termico essere soAtituito come si è già detto da altri sintomi: nevralgie, E>santemi, paresi e finanche da. accessi tachicardici. A tale proposito riporto, qui di seguito, due casi capitati alla mia osservazione nell'esercizio priva,to durante la licenza in una zona. mu.laricissima della, Basilicata. I CASO. - A. M . di anni 48. Nessuna taraluetica o tubercolare. Ha sofferto 20 o 25 anni fa di infezione tifi ca e paratifìca.. Non sa precisare l'epoca in cui ha contratto la mt~la.ria gin.cchè por var'i mesi doll'anno ha vis.;uto in zone mu.là rich e. Presumibilmentc fa risl\lire il conta12;io a. parecchi anni fa. Nol 1914 trova ndosi per ragioni dol suo impi ego in T a rn.nto. ebbe vari accessi malarici t ipic i che gni durarono per circa 15 giorni. Non potette effettuare una razionale cura chinil1ica porchè ha delle manifestazioni di intolleranu~ o. carico del tubo gastroenterico. Altra manifestazione accessuale l'ha avuta a Versa mentre trovavn.s.i a.l fronte. Dopo circa. lO giorni gli a ccossi non si ripn'sentarono. Anc he questa volta la cura chininica nou p otette essere effet t uata n ella quantità del farma.co prescritta per le note r agioni. In seguito, saltando qunlcho anno, le febbri s i sono sempre t·ipt·e.;ontate con una durata m edia di 8-10 giorni. Da q nalcho tompo però ha avvertito una s intoma.tologia nuova cho le prime voi t,e ò p!l.<;sa,to. inosservattl, m tl che da. qualche tempo l'infem10 m ette in rn.pporto con l'init·zione o la reinfcziono malarica.. Avendo rich.ia rnato su di ciò l'attenzione d el medico ed essendo io stato chiamato pe r la CUI·a, ho potuto seguire lo s' riluppo di due attacchi che si sono prosentati ne l modo seguon to. Il paziente IWYe rtiva, v erso lo oro 10, un senso di mn.los· stwo genera lo con do lorabili tà. diffu.'5a a tutte le articola zioni con speciale rigum·do a ql)olle dei ginocchi. Niente cefalea., un po' di nausea, ma senza vomito. N iente brivido, mn. solo sen.<;o di freddo alle estremità. L'ammalato in pieno a gosto sentiva il bisogno di m et tersi al sole. La temperatura n.soclla.re segnava 35,8 e tale si man.· teneva per tutta la durata dell'accesso. Polso 90-100, in assoluto riposo. Dopo tre ore l'accesso tennina.va, si manifestava prima una sudorazione parziale non profusa, la temperatnnt si po-rtiwa lentamente fino a ra).!:gÌunji:Ore 36,4,36,5 i disturbi generali soomparivm1o, subentrava uno stato e uforico ed un bisogno sensibile di cil>o. L 'esame delle urine, durante l'accesso non faceva rilevare presenza di elementi patologici. A crisi avvenuta, le urine si presentavano abbondanti, limpide, ma molto cariche di colore e con odore ammoniacale: L'esamo clinico dci vari organi, sistemi ed apparati non ha mai fatto rilevare sintomi patologici. Presente il sogno di Pagnello. Il fegato si palpava un centimetro sotto l'arco costale, di consistenza normale, indole nte: sup eriormen te il limite fisiologico non era spostato. La milza. a margino arrotondato, arrivava all'arco costale in basso ed in alto si percepiva. alla percussione in corrispondenza dell'ottavo spuzio intercostale. Gli esami praticati in laboratorio hanno dato il seguente ris tùtato: Urine: Ne-"Swla altemzione fìsioo·ohimica a carico de lle urine ad eccezione di una maggiore percentuale di urobilina e di indacan.o. L' e&~me morfologico e qua.ntitàtivo del sangue ha. dato:


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GLI ACCESSI MALART CI IPOTERMICI ECC.

Globuli rossi: 4.200.000; g lobuli bianchi 5200; Emoglobina.: 60 %. valore globulare: 0,90. L a formola leucocitaria: n outrofili 53; eosino!lli l, ba.'lofili O; monociti 16 ; linfociti 30. La. toracoscopia non ha fatto rilevare alcuna. alterazione a carico d e i polmoni. del cuore e d ei grossi vasi. Indice di robustezza. eli Pignot = 14; Indice di Histz = 5. • Poichè gli accessi si ripetevano quMi alla stf'ssa. ora, venne pruticato l'esame del sangue n el p<~riodo post-accessuale che d ette risultato negat-ivo per la presenza d eU'ematozoari.o. Ripetuto h•same quattro ore prirna che si rna.nif<'i!tassel'accesso. d ette reperto positivo per lo ionue anulari de l plu.c:moùiurn vivax. Il sospP.tto che si aveva, datt~ la sint omat ologia. senso di freddo. malc~re generale. nausea, t achicardia, sudornzione alla qualt> 1msseguiva lo stato eu forico ca.ratteJ·istico d ei malarici. von11e confermato dall '~ame microf'copico. S i iniziò la. cura chininica (solfato di chinino) con do!'<O, pro di.e, di Sl! centigrammi, ma. l'accesso si ripeten~ con la sol ita sintomatologia. Il sale di chinico venne cambiato (chinato ) ed awnenta.ta la dose , portata cioè ad un g rammo che fu be ne tollerata. Gli accessi scomparve ro solo dopo il4<> gion1o di sommini«trazione . IJ chinato venne però ancora somministrato n o Ila. st<'s."a. qut\ntità p<lr ~~Itri 7 g iorn.i e dopo tale periodo, a dosi decrescenti.

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II Caso. -

C. S. ll1. anni 51. civile. Non ha preced<>nti morbo~i di impor-

tanza.: la madre è morta di r ecente por complica.nza bronchinlo da n cfrite cronica. Il padre, 84 anni, è vivente e sano. tin fratello è morto di m cningito tubercolare & 12 anni. Ha contratto la malaria p er aver dontto ass istere g li operai durante la trebb ia. in un suo podere in zona mt\lo.ricis.'!iroa.. Vango chiamato a visita perchè da CJualcho g iot11o ad o1·a quasi solita avver te senso di malessere . un po' di nausea. senso di d olorabilità diffu;;a e accentuata negli arti, freddo alle estremità. ma. a.nzichè apparire la fobhre come negli acces.«i degl i anni precedenti. avve rte solo un inte nso cardi0pnlmo e dopo q11n.lebe ora sudora.zione alle mani, alla faccia, al collo, alla quale St>gue senso ù i bon c.~-;N·e tanto da per mettergli di consumare il solito pa,'lt-o meridiano. Crcdt>nd o di tratta.rsi di forma re umatica -ha fatto u.c;o di as pirina, senza consultare il m edico, ma con risultato negativo. Poichè l' indi,·iduo ,·enne trovato da m e in pieno apparente ben<;>ssore consiglio la famiglia di chiamam1i !"indomani all' ora in cui si sn.robbe proscntato l'accesso. TI gion10 s<;>guente v engo invitato o. visit.a alle ore 8 . Mi reco e trovo l'ammalato seduto n ella sna stanza da l etto. tutto rannicchiato. Mi riferisce che circa tre ore prùna aveva a.vve rtito •m senso gen erale di freddo, ma non il caratteristico brivido e che IW\"E'rtiva la solit.a. sintomatologia. a. carico dogli arti. I l termometro mi dà: 3G,4, pulsazioni alla radin.k 100·120. Riva.Rocci M:x 140-150, l'infermo è un iper teso ed emorroidario. All'esame del torace nulla di patologico. L'esame degl i organi endoaddomina.li mi dà il segt1ente risultato: F egato d e borrla di circa 2 centi.mctri dall 'arco costale. !\ on do tonte, in a l to arriva alla. sesta costola. M ilza, a bordo arrot.ondato, si palpa. bene sotto l'arco costale. In alto ha il limite fisiologico. Sogno del Pagnello non b ene evidente . Consiglio la somministrazione di un ~rammo dì idroclorato di chinina a. dosi frazionate di egr. 25 ognuna, in modo che l'ultima dose s ia presa tre ore prima della ma.nifest.azione d0ll'accesso. n giorno dopo ritorno, ma l'accesso si era ripr<:se ntato con la so]jt.a, sintomatologia., nonostan te la somministra.zione d ella chinina. Ins isto p orchè sia continuato a prendere i l farmaco prescritto nella qua ntità suddetta. L'accesso non si è r ip resentato al quarto giorno di somministrazione. Non mi è stato possibile praticare l'esame d el sangue e delle urine p er r ecisa opposizione dell'infermo.


OLI ACCESSI MALAlliOI IPOTER HICI EOC.

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P1•r quanto il secondo ca.-so osservato non a bbia avuto la conff'rma microscopica della sua. natura malarica., per le ragioni dianzi addotte, pure per la sua periodicità, JWr il criterio curativo, (azione della chinina) nonchè de.ll'anamncsi, non si può mettere in dubbio. ('osicchè nei due casi osser vati l'equivalente termico dP-Il'accesso mahriC'o con le sue carattcri~>t ichf' fasi è stato sostituito da un'alterazione sen:;ibile dt>l ritmo cardiaco. La febbre assente em atlunque SOi'titu.ita da disordini funr.iouali cardiovn~<:ol ari, manifctltantisi con l'anmento delle pnl<>ar.ioni. È qncsta un'altra sostituzione dell'equivalente termico cosi come altre so:>tituziuui osRervatc e cioè nevralgie, edemi, eruzio1ù di urticaria, ecc. Ciò :;t a a dimostrat·e che la febbre, come diceva l'Ascoli, non è il sin1oma indisp~ ·m;a bile e costante nella malaria: è il pii.ù evidente. La clinica insegna. che spesso nei soggetti che sono stati per lungo tempo in regioni mabri<:he, perfino la terzana maligna può decon-ere senza dare un quadro impom·nte, allarmante. Di fronte all'entità patologica. della maJaria, ai danni che essa crea n<'gli organi e nella resistenza generale, si può dire elle la febbre costituisce un episodio, un incidente. :K"ei nostri due casi sarebbe bastato che la tempcratur<L a.vesse raggiunta i 38°, 39° per poterli dare per tipici, percllè quasi tutti gli altri segni esistevano. L 'Ascoli riteMva questi casi di deviazione dal t ipo classico quali esponenti di malaria larvata e che dovevano ritenersi molto frequenti per cui ricbiamava. l'attenzione del medico prat ico allo scopo di poter tempestivamente effettuare una energica cura chininica. ed evitare cosl conseguenze t alora dolorose. :àfa quali possono essere le ragioni di questa deviazione'f Quale l'intimo meccanismo ed il significato di questi accessi~ La. soluzione più accettata è quella del compianto Clinico di Roma. L'Ascoli riteneva che l'insorg('nza dell'accesso febbrile fosse in relazione con la. carica necessaria d i par;tssiti e che questi accetiSi ipoterinici fossero invece legati a piccole cariche di parassiti, cioè invasione in circolo di generazioni pa.r assitarie forse meno attive, ma certo poco numerose, capaci solo, mercè i pro· dotti di disfacimento più o meno tossici versantisi in circolo nel momento della sporula.zione, di esercitare una stimolazione stù centri regolatori del ritmo cardiaoo. Un altro fattore dovrà essere considerato per spiegarci l'insorgenza di qm~st i accessi tachicardici e cioè che essi insorgono solo in individui a labile si~tema vasale. Si può d 'altra par te ritenere che questa mancanza di accesso febbrile sia dovuta ad una certa resistenza individuale insorta, in conseguenza di una immunizzazione per malaria pregressa. Ma allo stato attuale delle nostre conoscenze è un po' difficile parlare d'immunità nella malaria, essendo purtroppo noto come siano molto frequent i le reinfezioni nei soggetti che abbiano precedentemente sofferto di malaria. ~ei casi riportati è da ritenere quindi che generazioni d.i parassiti, non ancora influenzati dall'az:ione specifica della cbinina, avendo debole attività e quindi sviluppo non sufficiente a produrre la carica necessaria all'insorgenza. dell'accesso malarico tipico, come si era manifestato negli anni precedenti, in rapporto forse a condizioni speciali dei due individui, 4 - Giornale di medicina maitan.


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GLI ACCESSI MJU.ARICI lPOTERlllCl

E CC.

siano rimas te a produrre una periodica reazione alk·rg-iea ùa parte d<·l ,..; irnpatico consi<>tente nell' accei'so tacbicardi(;(), che rimane quale manifestazione unica a ra.pprescnt are l'acccriso malaric.o (V::tnni). Le spiegazioni dunque chè si ùànno sono diverse. A hlio pan·r<· questi accessi tachisfigmici non si possono p€rò mc:ttcre in rPlazione come vorrebbe qualcuno, con la. somministrazione di uno dci sali di chinino, somministrato a scopo terapc:utico, rx-rchè nei nost ri due ca,,i, e mi consta. anche in quelli pubblicati da a ltri autori, eRsi sono iruort i prima della. cura. È però a tutti noto che il chinino, la citwonina, il chiueto, la chinidina possono produrre delle irr<'gol.ari ele vazioni di frf' qut>nza d~l polso per una particolare azione Rul tono dd va.'li Ranguij:,rni e sul miocardio stesso. In altra monografia ho accennato a tali disturbi in un sogg~tto neuropatico sùbito dopo la somrninistrazione dcll 'irlroclorato di chinina, anche in dosi molto piccole e frazionate e come i disturbi non si m anifestavano invece con la sommmistrazione del cbineto. n Montelf'OUe ritiene che tale a,ndamento è fo~ dovuto ad una speciale reatt ività dell'apparato cardiovascolare di fronte ad una sostanza ad azione elet t iva sulle fibre muscolari vas al i. Questi accessi tachisfigmici rispondono alle condizioni indicate dall'Ascoli nel suo Trattato e cioè costante periodicità., pr('senza in circolo di forme parassitarie del ciclo febbri~eno, azione della chinina, caratt€ri questi che nei nostri due casi abbhuno constatato. Il fatto che le curve ipotermiche seguono un detNminato ritmo (m' i ca.<~i osservati era quotidiano) sembra dimostrare che esse obbediscono alla stessa influenza del fattore febbrigeno che sappiamo in relazione con la schizogenesi. AuroaiAssuNTo. - Sindromi varie sono state m esse in evidenza da tempo con lo studio d ella malaria. larva.ta. R ecentemente gli accessi ta.chica.rdici a.<>sociati ad ipotermia nei malarici sono sta ti giùdicati eq ui valenti te rmici. L 'A. descrive due di questi casi capitati A.lla [<Uil osserva1.ione e riporta la spiegezione più accettata, quella dell'Ascoli, che cioè detti e.cces.::i insorgo no in indlvirlui a labile sistema va.sale e sono legati a piccole cariche di parassiti, capaci solo di esercitare una stimolu.zione sui centri r egola.tori del ritmo cardiaco. BffiLIOGRAFIA. AscoLI V. - TratU:Jto sulla malaria. - Unione Tipogr. Editrice Torinese. AscoLI V. - Clinica e terapia della malaria. - Lezioni dettate al 30 Corso Scuola superiore di Mala.riologia, Roma. 1929. B oERI. - Malaria larvata. - Gazzetta Ospedali e Cliniche, 1902. Gosxo RENATO. - EsarM analitico della curva termica nella febbre malarica. Rivista di Mala.riologia, Roma 1930. M..utou::u.FA.VA E BIGNAMI. L'infezione malarica- 2a Edizione. - Vallardi, Milano, 1931. MfADONNA A. - Le malattie neUa vita militare - Tip. Conti- Matera, 1932. MONTELEONE. Signific.ato delle trWdijkazioni della frequenza delle pulBa:i;ioni nella toolaria- Rivista di Malariologia, 1929. M o NTELEONE. Frequenza del polso come equivalente di <JCCeJJso malarioo. Policlinico, sez. p ratica, 1925. S01UASSI. La malaria e le sue forme atipiche. - Ca.~pelli, Bologna, 1929. TmNo.AS. - Gli equivalenU termici nelL'infezione tnalarica. - Gazzetta Ospede.Ii e Cliniche, 1929. V ANNI. - Il brivido come equivalente deU' accesso malarico. - Minerva Medica. anno 1930.


RIVISTA

SINTETICA

SCUOLA DI APPLICAZIONE .DI SANITÀ 'M ILITARE GABINETTO DI T RAUMATOLOGJA

Direttore del Gabinett.o : Dott. A. MALicE, maggiore medico

CENNI SULLA PATOLOGIA DEL DIVERTICOLO DI MECKEL Dott. Mario Plastlna, capitano medico

Il diverticolo di Meckel è un organo rudimentale la. cui presenza è dovuta. a.d una alterata involuzione del canale onfa.lo-mesenterico che, nell'embrione, mette in comunicazione la vescicola. ombellicale con l'intestino primitivo. n canale onfalo-mesenterico o dotto vitellino si oblitera e scompare entro i primi 40 giorni della vita intrauterina. Quando questa oblitera.zione non avviene, o a vviene in modo imperfetto, si determinano quelle malformazioni congenite, che variano a seconda del modo, del punto e del grado con cui l'obliterazione è avvenuta. Se tutto il canale onfa.lo-mesenterico rimane pervio, si avrà. la fistola. onfa.lo-enterica, che rappresenta uno dei gradi pi~ avanzati di difetto di involuzione del dotto vitellino. Se l'obliterazione avviene verso il lume intestinale e contemporaneamente verso l'ombellico, si possono formare delle cisti del dotto onfalo-mesenterico o enterocistomi che, per la permanenza di ghiandole secernenti, possono raggiungere anche dimensioni notevoli. Infine, quando l'obliterazione avviene nella porzione terminale del dotto vitellino, permanendo la sua comunicazione con l'intestino, si ha quell'anomalia che, dal Meckel che l'ha studiata, fu chiamata « Diverticulum ilei •· Quest'ultima modalità. d 'involuzione può determinarsi secondo tre varietà: 1o l'oblitera.zione completa avviene nel tratto distale e per tanto permane un • fìlum terminale • che fissa il diverticolo all'ombellico (diverticolo fisso); 2o i vasi onfalo-mesenterici possono permanere sotto forma di un cordone che va dall'ombellico al m esentere; 3° si può determinare la persistenza del solo tratto prossimale che rimane in connessione con l'intestino, mentre la parte distale scompare e si forma così un diverticolo libero che non presenta alcuna comunicazione con l'ombellico. Il diverticolo di Meckel rappresenta l'anomalia pi~ frequente delle involuzioni abnormi del dotto vitellino e, sia per la sua presenza, che per le affezioni a cui può andare soggetto, rappresenta una parte molto importante nella patologia addominale. n diverticolo di Meckel si trova, secondo il concorde parere degli AA., con la frequenza del due per cento. Si distacca dall'ileo, in vicinanza della valvola ileo-cecale, a una distanza che varia da cent. 5 fino a tre m etri. Esso si impianta, in genere, nella porzione dell'ansa opposta a quella mesenteriale, meno frequentemente su una delle faccie del tenue. La sua lunghezza media è di cent. 5 o 6 e va da un minimo di cent. 2 sino a un m assimo di cen t . 25 (caso Routier, citato da Melletti); presenta in ~enere un calibro uguale a quello dell'ansa su cui s'impianta, ma, in alcuni cast, può essere pi~ largo o più stretto. La sua forma è quella. di un dito di guanto, ma. spesso può presen tare una ·foggia conica e quindi avere una base e un apice. Alla base, qualche volta si può riscontrare la presenza di una plica va.lvolare di forma semilunare (Testut). L'apice, a fondo cieco, in genere foggiato a m o' di cupola, talvolta p erò è pi~ o meno irregolare. (Rogiè ne b a. descritto uno che terminava a guisa di glande; Ritti un altro che era suddiviso in cin que lobi; Agnoli uno bifido; Delannoy e Razemon


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CEN=-r SCLLA PATOLOGIA DEL DirERTlCO!. O DI l1F:CKEL

ne descrivono uno che presentava altl'i due pkcoli cli,·erticoli impiantati sulla sua parete. Il peritoneo lo riveste in modo completo e qualche Yolt.a lo fornisce eli u n mesenteriolo più o m!•no sviluppato, che a..<~.surge, in Rp~'cial i occasioni, a fattore importante di d e te rminate affezioni (diverticoliti ). I n molt,i cas i e nrle1·onte allo pare ti tuldominali. ad anse inte.~linali, nll'epiploon, al m esentere per opera di lie vi prOC('SSi iuJiamma10ri; d ette ade renze devono es;;ere di::~tinte da qu<·lle congeni te dovu te, co111e già sopl'l\ è stato detto, a tm difetto d'involuzione d c i YMi ooinlo-mo.<sr>ntRrici. La struttura d e lle pare ti d el diverticolo di )ft•ckt•l è in g<'nt're uguale a quella. d ell'intestino t!•nue colla differenza c he i vari strati Rono più a..~<>ot.tig liati, prP sentano uno sviluppo vascolare ridotto e Wl apparate linint.ico m olto scnrso . La tunica muscolare d el diverticolo di )[cckel è costituita du due onlini di fibra: un piano supertici>\le di libre lon(lit.uclinnli " nn p inno profoncl~> di fibre circoln ri che sono più lltlde nsato alltt O>lil · <lt> l diverticolo ,·pn~ndo a co,tituì.re una spt>cit" di cer(>ine su cui an!'.hE' lA. rnuC"n:>n e ispcs.-<itu. (Ddannoy e H.azt·rnou ne h,mn.o descritto uno cho prosc ntava l'assenza completa d C"IIo strato muscolare. Cantelmo ha illustmto un diverticolo di )[èckf'l che. all'esame istologico. presentava una prolife razione abbondante d e l tef!.'!Uto a<l ~'noidoo con f01licoli solita.ri che arrivavano fl!lo tl.llo strato muscolare; Foelus , Hunaned e Franco vi haru:to ossc rvo.to c:l ei veri e propri follicoli ~>olit.o.ri o d ()lio pilwche eli P·~~·or) . La mucosa ha i carn.twri g<'nerali ili qu~lla d el tenue, pr<'sc nta un rivestimento epitelialo a ce llule cilindriche con ghiandole di }[o.Jpighi-Lieberktm rudimentali, porò qnalche volt.a. vi si ril"contrfl-no tratti rli mucosa a tipo gastrico con ghiandole chl:l riproducono la struttura di quelle cardiache e piloricho, e che, come dimo,:;ttano i casi ìlln,;trati, sect'rnono succo gastrico. :.\Ionclor ha avuto occasione ili osservare un'ulcera perforata in un divPrticolo ùi :'t[eckol che prt>se nta'\Ta un'cctopia tissura,le a tipo duodenale. Von H t\berl'r ha s.«portato un diverticolo di i\feckel in cui la mucosa era in tutti i ptmti simile alla m ucosa gastrica. Secondo il P a.sco.le la prosenza di mucosa a tipo g ti.Strico rappresenta un fenomeno emb,·iona.lo: u I ge rmi che daranno luogo alla mucosa del diverticolo di ) leckcl non seguono le modificazioni d ello altre p.trti della mucosa intestinale P~'l'Chè nella maturi tà dell'embrione e della vita extra.utorina. resr.ano sequestrn.ti dall'intestino e quindi possono subire un'abnorme evoluzione verso un tipo piuttosto c he un altro •· A conferma di questa teoria è da notar·e inoltro, che ne llo RpPssore delle sue pareti sono stati riscontrn.ti d egli ammassi di ce llule pancreatiche (\Vright, Al brecth, )lnrcuse citati da ) l cllctti) e in quù.lche ultro ca.<;o uoche d elle ghiandole a tipo p a rotiùco. La presenza ùel divel·ticolo di :.\'Iecke l e le sue eventuali aderenze ng li orga ni circostanti può dar luogo durante la. vita. a. d e ll e affe zio ni aùdomina.li acute o croniche, la cui diagnosi esatta, ne lla. gran maggiora-nza. d e i casi, è data. da r e-

perti op!>ratori o di autopsia. Le affezioni e le complicazioni più frequenti a cui dù luogo e che può presentare i l diverticolo di Meckel sono: Occlusioni intestinali; Dive rticoliti acute e croniche; U l!'e ra peptica. dt~l dive r ticolo; Comparsa del diverticolo in sacco erniario; Calcoli; Elminti; Cist.i; Tumori. L 'ocdusione intestinale rappresenta l'ftffezione più frequt'nte e il l\'laximowitsch ri t iou,· ch H il diverticolo di Mecke l sia la causa J!Jl 7 °0 di tutte le occ lusioni intestin·tli. D meccanis.no p er cui si può prodm-re- l 'occlusione intc>stinale, secondo Melletti, varia secondo che si tratti di un diverticolo liboro o di un diverticolo fisso per fatti congeniti, per aderenze infiammatorie o f~lla parete addominale o al JUesentere o all'intestino tenue. Se il diverticolo è libero nella cavità poritonealc, l'occlusione si p uò verificare con quattro modalità: 1o per torsione del d iverticolo e d ell'ansa portante sul proprio asse me-. senteriale. In questo caso si ha il volvolo del diver ticolo che, secondo il Guibè, è raro (26 casi in tutta la letteratura) e si può distinguere in volvolo sem plice quando la torsione avviene p er il solo diverticolo e in volvolo complicato q uando,


CEN.:-fl !<U LLA PATOL.OOJA DEL DIYERTTCOLO DI :11ECKEL

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oltre alla torsione d el divert.icolo di ~leckel, esiste anche un volvolo del tenue, coincidente o dipen d ente d a l diverticolo; 2o per inl!"inocchiamento d ell'ansa d'impianto d ovuto a trazione d el diverticolo a causa d e l proprio poso quando è ripien o di sost a nze fecali o per l'impianto di nn t.umorE': 30 per fom Hlziono di un nod o da part<' di un di n•rticolo molto lungo , in cui può rimanE' rE> imp<'gnata un'ansa df'l tenui'; 4° per im·aginnzion e intestina le cau.s ata da un diverticolo. Que!'t'ultirna pofl::;ibilità può avvC'nire Sf'Condo due m eccnnismi diversi: A ) il diq>rti colo !'l i introflC" t te n f'l lume int.e :::tinnlP a dito di ~WA.nt.o e viene così a costituire un corpo e-straneo a cui le pareti d ell'ansa portante reagiscono aumentando i movimenti peristaltici in modo c he all'mvaginazione del divert.icolo seg ue l 'invaginazione d ell'anl"a; B) il dive rticolo detennina l'im·agmazione intt•stimlle senza es:~ersi precC'denteroente introflesso, e ciò si spiega col fatto che la presenza d el diverticolo di :\'Ieck el provoca uno spas mo d o! tratto intest.inale immediatamente a monte della zona d'impianto e una dilatazione n el tratto imroediatamentt> a valle per cui il tubo intestinale soprastant.c viene s pinto n e lla zona sottostante dilatat.a, trascinando con sè il diverticolo s tes.<;o. Un'altra m odalità di invag innzione è quella. illustrata da D ouriez (C'itato da MeUetti) in cui il diverticolo si era introflesso SE>nza trascinare con sè la parete e aveva otturato come un tappo il htme intest inale, dando luogo così ad un 'occlusione per ostruzione . Quando il diverticolo di Mecke l. o per aderenze infiammat-orie o per fatti congeniti, aderisce alla parete ncldominale o ajlli organi circostanti, allora il meccanismo di produzione dell'oC'clusione intestinale ò dive rso e si può deti'rminare secondo t re principali variet·tl: 1° un'ansa del tenue ' ' iE>ne schiacciata su un divf'rticolo teso come una sbarra tra l'ansa portante e l'ombellico o altro punto d ella parete; 20 si determina un inginocchiamento d ell'ansa. per trazione di un diverticolo fisso, in modo da produrre la chiusura compl<>t.a d el lume inteRtinale; 3° si ha la formazione di un nodo inestensibile per opera del diq•rtico lo in c ui possono rimant>re impegnate una o più anse. costit.uendosi cosl, oltre aiJa chiusura clel lum e, lo strozzamento delle parete intestinotle. U n'altra causa più rara di occlusione in t estinale è d a ta dalla presenza di fe,:;.')nro d e l mt>seot.ere, congenite, infiammatori e o traum~o~ tic h r , in cni il dive rticolo si trova impegnato . .Mclletti n e cit.a due ca$Ì dtll Giardina; un a ltro caso è descritto d a l K obili che ba avuto modo di ossPrva.rP un diverticolo fissato alla pa.rete post.criorP dell'addome e strozzato insier:ne a un' nn::;u. dPI t<'nue ili! una fessura de l m esente re. L'A. in questo ca.~>.o ritiene che il divf'rt icolo s i trovasse giil. imJWgna.t.o n ella fess ura. e fissat.<J alla parete po~tt>riorfl d C'II'addom E' e solo secondariamente aves!le t •·ascinato con sè l 'ansa . Sthru ters riport,a du e casi di occlusione intestinale in cui, all'fitto opt'rntiv o, trovò un diverticolo di Jlfeckel e. p areti molto spesse compreso fra i du e fogliet.ti d f'l mPsentere. Un'eventualità molto rara è dat~t dal cas o di Puccinelli (citato da ){E>lletti) n el quale l'an::;a. del tenue p ortanti' il di vf'rti colo si era. impeg nA,ta n ell 'ori fi zio stesso che m ette va in comunicazion•• il dive•·t.icolo con l'ansa.. ln un <' fi><O di S<>hwarz, opentto d'urgenza. con diaf(nosi di ap pendieitc , s i rinvr nne , all'u pertw·a d ell'addome . un diverticolo libe ro impiantato o cen t . 50 a m ont.o d ella valvoh't ik ocecale che, invece d'inserirsi ad a ngolo rr tto s ull'iloo, <>ra situato sul p rnlunga.~ento de ll'intes t ino A.ffl?l'<'nte; l ' inte~t ino l' ffC'rl'n W fa~('va coll n. p orzione sotto. fpact>nte d ell ' ileo un angolo di 9(lo Pd e ra vuot o ed appiat tit o. F a tta la re~P zione d el divert.icolo e di un tratto tlC'II'i nt.('stino pC'r cent. 10 a m on to e a \'alle, all't>sam e d <>l p<>zzo si notò ch o esistf'\'ll n ll 'nnion e d ella. po rzion e a.ffer<'nt.(" ~> d ella. porzione efferente dell'ansa, a lla b nsf' d el di,·erticolo . tmo sper on e saliPBtP nel lume int.estinale chE', unit Am ent<' a ll t\ gomit ntu~:a. dell'nn!<•~. a v eva d et<'nn ina to l 'occlus ione completa. ' Lll< s intoma tologio. c linica J c ll 'occh oRÌOn <' p e r prcsonzo. d el divP'r'ticolo di :'l feckel n on h:.t nulla di caratt.erist.ico rispet.to a lle occlus ioni mtestinn,li di alt.ra n a turA, e quindi la diagnosi causale, s alvo rMe ecce zio ni. può esSC're fat t a solaroentc dopo l 'ap C' rl.u•·a d PII 'aildomP.


CE1'l'o'l S "l:LL.-1. PAT OLOGlA DEL DI\' t:RTI COLO D I MEC' KEL

In gene re si hnnno i sintomi d ell'Ql'clw•ion e d el tenue : d o lori , ·io lt'nti a inizio brusco, vomito, ><h ok. u1Pteoris mo m ed ian o perio rnbe llicat.>. appia na m ento ddla. r egione d ci fitmchi. difè»a. addominale n on s pir c·at.n . 11 vo m ito. c he in primo t empo è gast.rico, in R•' .t!llito d.i n•n ta bilia n> e ff'cn)Qid!•: eompttre l'i ndn C'a n o n e i!P urinf'. Critei'Ì ùi pn•lm b ilitir, pl' r lu diaj!n Osi cnu.sHI<'. po:i.~• mo d vJun;i a l <.li fu ori d ,•) quadro ft>nom eno lol(ico . e sono: il St'SSO e l't·t~\. P•'r<" hò il divertienlo è più ft-equente n ei m n,.;(·h i f' rw ll'infanzia., la presenza di rn nl forrnrtzioni cong<'nite. alc un i dati un nmnestic i, eo rne l'e;.i:ot ènza 11a..c;.~t.a di li»LOle o di e rnie ornbr- llicali. Il CantRl mo eit.n il coRo di un ba rnhin o afkttn da ilPo p n.rnl iti co P"'r prob nhile ìlf'ocolo-t-ifo cou uccidento.le prf'sP nza (lt-1 ùi n•rlicolo di )IPc k .·l; il :!•>1-:)!<'tt o d ue anni prir:nll a.veva n otato la fuoriuscita di un e lminto da uni\ piccola le>:ione d ell'ombelli<·o rnpiùt'lmente cica trizznt a..<>i. Inoltre può e.'!Sere ut ile pl"r la dia !Ztlosi il rilevare n PIIa. sto ria d e i malati fen om eni d olorosi addomina li intercorrenti, con periodi di remissione e di rt>crudt>scl:' nza, c la l' p os.'Wno t'S!WrR m Pssi in r Apporto con fatti infiammatori e fat.t·i occlm;ivi temporane i <IE'I div<>rticolo risoltis i s p ontanefl.m enLe. Il dive rticolo di ::\i('t• k~l p er la sua confo m tn zionc· r m o lto t~im i le all'tt ppe ndice e p ertanto va SOfZgetto, come quC',;t.' ultirno, a fanow c n.i m orbosi ehe , sia. a.nawmo-patol <>gicnmente chi' clinict~mt'nt-f' . somigliano a ll 'apfwndic ite. Le diverticoliti si possono divi clt;> r<' in du e c at<•gorie: d i v~rti<·oliti acute e diverti coliti croniche. . Il m eccanismo pntogenE'tic-o d e lla forma ac uta è il m ed Psimo di fiuello d E' Ila appendicite; il quadro anatomo pot.ologico è- rnppr!"sentato, n t>i prim i stadi. eia una. follicolite con p e rifollicolite e linfoangi oitc>, alt.-rozioni t utt E' chi' p ossono o ri· solve re spont,aneame nte o e,·olvPrc Yerso la fo•·m a zion e de ll'n~<'t'»t~O o dt·lla cnngrenn. La complit'azion e più gra ve e piìr frP(!UPnt f' , è la p t' rit onite di ffu ;~a, che può maniiestarsi o in St'guito a tma p er·foruzi one o p er pro p1~gazione d e l proces:;o in· fiammatorio attraverso le ~< uo p a rt'ti. C'nssa nello d<'~cri\' e un cas o di occlusione da ileo paralitico da divert.icolite purulunt R in cui il dive rt-icolo era ripi eno di pus c, pur non pre!<ontando pe rforn.zioni di sorta, n1•lh.' immE'd iate adiaN1112e e sulla mt~tassa intes tinale d 1·l t.cnue e <1<'1 colon ,.i c rnn o i segni evidenti di una cste!'t~ p eritoni t«>. La p t>rit.o ni te ùifTusa è molto più facile ad i!lllorg,· r<' n'' lle diverticoliti clte nt:' lle llppendidti c si pre»,.nta sempre con rna~g i or mpiùit.à e ~ravitt\. ('iò i.· d O\'ltto nll n n a tu ra stcs»a d el di vPrt it'olo c lw , rnppre~Pn tt1 nclo un difetto di innJiuzion t>, ha delle p tl r<'t·i ch C' rr-«i;;t ()no m a le sia Etlla. pe rfo ru.-.i on c che alla propaguzion<' d r·i fC'nomeni infi tt1Dll11ltori. Quest i' co ndizio ni »<' no a~~rasat.e n pi cusi in cui il rli\·crtic0lo no n h a rnl:'l'o, perch~;: la c irco luzio llC' Ranguig na di E-sso è 1tllid ata solam en t.(' alla re t e vasco lare intra pnri<'ttt lc eh<' la fa comunicar(• col s is t<'ma ,-a~alf> d f>ll' nnsR p ortnntt>. lnoltrt? p f•r le connessioni c lw il dive r·ti<'o lo può prr-s1•n ture COJ.d i o r):!tl ni vicini si forma-no dell·~ gomitature e d PI.( Ii ~ltte~?gi arllent.i viziosi, ch r fa,·oriscono Le condizioni d otRrminanti la vi n.d ent-ll7.ion <' d i'i gurmi. La p erforazione da divE- rticoli te duv 'es:<l'n· di.;t,intH d a llt'l p erforoziooi d ell'ulcera p eptica d el divertico lo, la cui pn tog~ulC'si è co rnpl et.a m cn te dii'Ierente ed è lègata allo. particolare ~trutt·ura d c·lla. nl1tcosa.. I .;in~omi c linic i d ello. di\'Cwt.i('olit<- acut fl :<ono pocfl ca.ratt~ristic i; tut-tavia vi sono alcuni dut.i c ho possono i.nd irìzzn.rP o 1w r lo m en o fa r e ~<os p!>ttA.r<' la giusta diagnosi: \\'oUson e Cusma nn hawto opr- ra t.o in m en o di due anni sei cnsi di dive rticolo di ~fec kcl e, istruiti d a llo. lor o estw ri enza, h an no p oLuto fart• la diagnosi di dive rticolite prima. dP II '>~t.to OJWmt i,·o in due ciPgli ult.im.i tre cas i, basando><i Slllle coliche dolorost• ripctut~·, s ulla loct\lizza zion e de l m a;.simo d e lla. sensibilità in vicinanza d e ll'ornbellico, sui vomiti freqtwnti. sulln t.ossicità gr1w e e sulla t emperatura. e le,·a.ta. Ca;;sanello n e l suo cA.so di di\·o•rticolite purulenta fece la di agnosi prima d e ll 'operazion e p er la esatta localizzazion e d d d olore spontan eo o · provocato, più in alto f> piì1 a ll ' inte rn o d el punt-o di )[ac -Bume.\·, fe nomeno che aveva. riscontrato in modo ide nt.ieo l 5 anni prima in un caso di diverticolite con stl'nosi intestinale . 11 dolore, p er il concorde pare ri" d c lln m aggior pa rtt> d egli AA., è in g<'nere ·dolPnto cd impron·iso e a cqui~t·a il ctlrlltt et·l:' d t• l c o iJlll di pug nui P quand o l">'is t e


CE::O.'"Nl SUI.LA PATOLOGIA DEL DIVERTICOLO DI MECX.EL

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una concomitante perforazione; quasi sempre è avvertito alla regione periombellicale un po' più medialmente e più in alto d el punto di Mac-Burney, ha ten· d enza rapida a generalizzarsi a tutto l 'addome e viene intensificavo dai movi· menti peristaltici. a.-ssumendo il carattere di dolore a tipo colico. Alrri caratteri che possono dare un certo indirizzo verso la giusta diagnosi sono: l'assenza di pneumoperitoneo e la mancanza dei fenomeni r illessi carat· teristici dell'appendicite. Inoltre hanno anche valore le maliormazioni conge· nite non solo d ella regione ombellicale, ma anche quelle a carico di organi lontani rlabbro leporino. anomalie del palat~) . L'mwrvento chirurgico deve essere immediato resecando il diYerticolo e chiudendo l'inrostino con una sutura siero·m\l$Colare ese~lita in senso tnloSversaie rispetto al lume intestinale r iniorzandola. con qualche punto Staccato. fl Miiller non è propenso alla legatura e all'affondamento d el moncone come per l 'appendicite, e cio per evitare la stenosi che ne d eriverebbe. Quando l'ansa por· tante fos..<oe anch'essa colpita dal processo infiammatorio, sarà necessario proced ere alla resezione di quel tratto d 'int.estino a monte e a valle dell'impianto del diverticolo che si ritiene opportuno, ricostituendo la canalizzazione con una anastomosi termino-terminale o late ro-laterale.

Le diverticoliti croniche sono ammesse dalla maggior parte d egli A...!\. e sono

sostKnut~

dall'azione di germi attenuati. La loro sintomatologia non è ben de-

finita, è piuttosto oscura e a queste forme si possono addebit.are molte delle aderenzd che il diverticolo contrae con gli organi circostanti. Oliva descrive un caso di diverticolo di )leckel in individuo operato di ernia inguino-scrotale parzial· mente irreducibile in cui il diverticolo era aderente, sotto forma di un cordone

indurito, alla parete del sacco. L'esame i..stologico faceva rilevare i segni di un processo infi.unmatorio cronico <mratt~rizzRt<> da noorosi d e lla. mucosa. rimpiaz-

zata da tessuto connettivo e da ispessimento d ella sierosa che inviava d ei prolungoJ.menti connettivali negli strati sottogiacenti.

,.~

Xei casi, in cui la muc,)sa de l diverticolo di ::\I,,ckd, oltre che presentare i caratteri di quella del tenue, ha anche degli isolotti di mucosa a tipo gastroduod enale. molLO facilmente si può verificare l'insorgenza dì un'ulcera che, per i caratteri anatomo-patologici , istologici e clinici, è periettamente uguale all'ulcera gastroduodenale. E un'entità clinica che p er quanto rara è m eno eccezionale di quello che a prima vista si può credere. D Pascale al 320 Congresso della Società. I taliana di Chirurgia ne cita otto casi più uno personale. Il .\lo::llctti, in tutt.o, fino al 1929 ne riporta l S. SuccessivamPnt.e sono state illustrate altre ossen·azioni di cui due da \'on Haberer, due da \fondor, due da \Yinchclbauer. due da Aschner e Kaulitz e una da Reccius. L'ulcera peptica del dh-erticolo di lieckel si manii~ta nella maggior parte d ei casi neli'iniA.nzia., dai 7 a i 15 a tuli e pre\·alentemente ne l st'>'so maschile (7 casi in più di quello femminile nella stati..sr.ica. di Aschner e Kaulitz). I casi raccolti fino ad ora fra gli adulLi sono mo lto scars.i e stanno a dimostrare la rarità di questa affezione ad una certa età.. La compArsa d ell'ulcera peptica è legata alla presenza di tratti di mucosa gastroduodenale che a mo' di isolotti sono stati rinvenut i ne l rimanente di mucosa del diverticolo, che im·ece ha tutti i caratteri di quella de l tenue. Le eteroplasie di mucosa gastrica. secondo ObeJ-ling , sono nella percentuale del 12 % e il meccanismo ambriologico di questa ectopia tissurale è stato già. sopra. accennato, riportando in merito l'opinione del Pascale. La sede de ll'ulcera si trova sempre in corrispondenza dei margini degli isol otti (li mucosa a tipo gastl'ico e sul confme della. mucosa. intestinale alle cu.i spese si forma la perdita di sostanze e si rinviene in genere alta b11oSe del diverticolo. Anatomo-patologicamc-nte somiglia perfettamente all'ulcera gastroduo· d enale: si presenta a margini tagliati a stampo, di aspe tto crateriiorrne, e nei tessuti circostru1ti si nota lUHl. SC'!Ir&l reazione cellulare; ha grande tendenza a sping(·rsi profondament-e verso la s ierosa e a st'conda della situazione o delle ader em t' che contrae il dh·erticolo, può scavarsi una nicchia o sul mesentere o sulla parett>. La gravità e la rapidità d ella sua evoluzione, rispetto all'ulcera gastro· duod E>nale, è maggiore p(>r la scarsa irrorazione sanguigna che possiede il diverticolo e p er lo stato di ipoe\·oluzione in cui si tronmo le sue tuniche.


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CENNI SULLA l'ATO r.OO IA D EL DCVE.&TrQOL O DI M ECK.EL

Si è tent.a.to 1 piegare la pa.togen esi di quc<na affezionP non solo con tutr i quei meccanismi che sono stati arurne,:;si pel" l'ulcera. gastrica e duod~ nale , ma a.nch e con il fatto che producendosi l 'ulcera a.i coolini d olltJ due m ucose e p ossedendo la. gustrica una. secrezione acida., questa è capace ùi crodure la mucosa d el tenue che si trova. sempre Ìll con tatto con liquit.lj a ret~zivne a.l~li na. Questa teoria. n on è soddisfacente pe r il St'rnplice fatto che vi sonol molt-i diverticoli di Meck el con isolotti di muooo:;a. ga.strioo S~·et·mlmte senza du~ s i sla.bilisca. l'ulcera. pe p t ica.. Le due complicazioni a cui può da.r luogo l'ulcera dd din•rticolo sono l'emorragia. e la p erforazione. L 'emorragia. intestinale in genero è abbon ùt~nt-e. hA. UJla ,lo(randt' u-·ndo·nz.a a.lla ripetizione , è costituit-a da sangue puro di colore roolS<J " i,·o. può ript•<)Ùu.rsi parecchie volte durante la. giornata., si può arr<ltitan: d opo yualch.: Lt'rnpu e recidiva.re anche a distanza dj t.ernp o fmo a m E>tt.('re in Herio p<>ri<"'olo lti nt.a de) malato p er lo stato d.i profonc.la anemia. c he d c t...·rmrna.. L'altra. aomplica.zione molto grave è la. pPrfol'llzione del ùi\·nrtic·olo con la conseguente peritonite (50 % dei ca.si di Aschner e K auliu.). La. perforazione in genere è preceduta. da ripetute ernorr84(ie , run qualche volta. si è verificata. dopo una sola enterorragia e p a recchio tempo d upo la tìna di quest'ultima. La sintoma.tologia. clinica d ell ' ulce ra pc p tica è molto va~J:a e in p:•·nf'rt' nou presenta. caratteri speciali. I d olori che sono st-ati descritt i nelle '\'nriP osservazioni, non hanno sede fìilsa., possono essere vaghi, perrnunt·nti e quakh.: volta. possono 8S8umere i caratteri d ella co lica; spesso sono sLati a.V\·Art.it.i l'tilla linea. mecl.ia.n& &l di sotto dell'ombeWco in bMSO e a destra. Orctinnrinme>ntP i dolori n.on sono influenzati dai pasti e si p ossono avere, come n ell 'ul cera gu!"tr'oduoòe na.le, dei periodi di quiescenza. oon completo benes.~re rx·r cni il malato <:'rPrle di essere guarito. Gli accessi dolorosi non sono mai accompagnati d a. fel:lhr<-. La diagnosi differenziale nei casi di enterorragia, specia.Jment(> n ei bambini. d~,·e essere fatta con l 'inva.ginazione intestinale , p erò in gue;.t 'ultima aff0zionl.' l' tlmorragia è meno abbondante ed è mista a muco, è accompa.,l!na.ta. <la vomito e da. dolori colici più spiccati e q_ua.lche volta si può p a lpare il budino caratl~::ristico. La. durata. d e lla ma.latt1a. in genere è varia a seconda ùd momento in cui insorgono le complicazioni. La. mortalità è molto ele vata.; in tma. statistica riporta.ta da. Stulz e \\' oringer 7 malati su 13 sono morti. Prima. di terminare questi brevi cenni suH'ulccra. peptica d el diwrticolo ùi Meckel è interessan te riportare il caso illustrato da Rcccius ri)tunrdante 11n uomo di e.nni 27 in cui all'att"o operativo fu rinvenu to un diverticolo di :\h.•ek·•l lungo 1.5 centimetri senza segni di infiammazione n è di aderenze, p erò a 25 C~"nt imetri a'l di sopra. d el diverticolo fu notata. la. presenza di nn' ulcl·ra. caHosa hlrga che occupava i tre quarti d ella circonferenza d eU'ansa.

n diverticolo di M eck el, come tutti gli o rgani contenuti nc•JI 'arldornP, può comparire in sa~chi erniarii costituendo così quella varietà. di ·~l'Tl i a che va sotto il nome di ernia di Littre. Il l\felletti fino al 1929 n e ha raccolti 15 casi. di cui 7 inguinali, 5 otnbelicali, una crurale e una iscbiat ica. A queste os,;orTHzirmi SA ne sono aggiunte altre che si sono andate ma.n mano fac(·ndo piir numC'ro:;e (Pollidori, Cr esson, MUller, Oliva, DonaLi). Con maggiore frL'qttonza si r i.n'il·ne llP!le ernie inguinali specialmente a. d estra.. Spesso il diverticolo s i presenta aderente al sacco e può rimanere lungo tempo senza. dare luogo a sintomi in modo che qualche volta rappresenta un reparto occasionale di atto operativo o di autopsia. Qualche volta l 'ernia del diverticolo diviene irriducibile p er l 'insorgenza di fatti flogistici. Lo strozza.mento del diverticolo è facile a verificarsi specialmente n elle ernie crurali, ed è dovuto, come n e Ue comuni ernie, all'impegno di questo nella porta en1iaria o n e l colletto del sacco, cbo formano un anello strozzante alla. base de l di verticolo. Si può d eterminare una occlus ione intestinale in sacco e1·uiario. quando un 'ansa. d e l tenue si inginocchia. su di un diverticolo senza p erò che vi partecipino il colle tto o la. porta emia.ria.. Alcuni Autori hanno attribuito alle diverticoliti la causa dello stx·ozzamento


CE!'<"'-'1 SULLA PATOLOGIA DEL DIVERTICOLO DI :>.JECKET.

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stesso per l'insorgenza di un processo infiammatorio che m e<lian te formazione di asce.;:si iotJ·a pa.-ietal i, foco lai can.g renosi, n acrosi, aJerPnze p<•ritoncali. stiramemi. provochi prima l'irr..1<1uciuilitH. t: p oi lo st.rozzanwnt.o. Il PoliJuri e il Donati dallo studio d ei loro casi ri temw no che Jo strozzanwnto sia indipcndL·nte dai fcnOtnt'ni infìummalori a curi co J..I di\·ert icolo. L'e rnia d el diverticolo è di dil.lLrnosi quasi i1npossibile ed f. difl\ciJis.-siJl\0 po· tcrlft diffN'('nziare d a ll 'appt"ndicite P ciftll 'Ppiploi te erniaria. Secondo altri Amori. in pn'>senZ41 di un p onatore di t'rnia strnzznltl da più giorni con ff'nom<'ni genernli tli liPYe entità e con scal':'lo di:<ttu·bo dd cir<'olo fe cale, si può p (•n:sm·e a un di \ 'crt iculo di :\leci.;:L• I strozzato. ma :;f•condo D onati, la mancanza <li una s intomatolol,'!ia spccilica ia fan: la tlin.gno"i solùln<'lltf' al tuvolo oprrotorio. D••l rrst.o la diagno:<i C'Au;;ale di uno struzzamento t"l'niario ha una importanza rdati\'a ai fini dd comportamento C'hirur~ico . É imporumt<' te ner Pre>!•·nte. qunndo si intf' r\'ÌC'n<' p e r un 'e rni>L stroz7-ala l'evemualità della presenza. dPi <hn~rtieolo nt"l ~lC'C'O. A qursto proposito è d!'!!TlO di rilievo il C<lSO di Oliva., rigunrdauw un uomo di 7i anni ope rntu di cmia parzialmente irreducibile n e l CJUHIP nll'npcrtura del sacco si rilc· \·a.va. la prt":;('llZil. di un corth>ne indurito che scmbra\·a far cor·po colla parde df'l sacco stt•s:;o. Volendo as:;i<:urarsi se si tratta.n~ di w1 semplice ìspessimt:-nto d el Sllcco. l'op. introdusse il dito n ella profondità di f!Uesto e constntò che il c <wdon e si impiantava sullt\ faccia com·essa dcll'intestillO tenue a C<·nt. 80 dalln vah·ola iloo cecale. L 'A., p ertanto, consiglia, in p re<wn.za ùi un i::;pes.~imcnto del sacr:o, di riconoscC' re sempre se s i tratti di un n•ro di\·e rticulo o di uno falso come capita spesso di vl'dere nc·lle ernie de l ~rosso int.estino. Le aff,•zioni de l divC'rticolo di ~1f'Ckel proced<'ntemC'nto accennate, rappreS(>Ut.ano le forme più frC'quenti; a queste bisogna a.g,giun~C'me altre più rare che è n ooessario ticordare sia pure rapidamente. Esse :;ono: Il" ulcerazioni tit'ose che si mnniiestano quasi Sf>mpre veN<o la punta, la tubercolosi del diverticolo, processi iJlf1anunatori cronici d eterminati dalla prest'nza di corpi estranei, come elminti, lische di pesce (Bia.nc, Cantelmo, Agnoli. Fikoff), immmenti di piombo, calcoli con un nucleo costituito da. noccioli di frutta. Un 'altra entitil. morbosa rara è rappresentata dalle <'i:<ti di verticola1i o Pnterocistomi la cui parete, che p rest>nta anche tmo strato muscolare , è tappezzata. da un epitelio a tipo intestinale con cellule cilindriche e ghiandole di Lie berkiin tipiche o in via di rP)n'OO.<Jione. QuASte cisti per l'accumulo di secreto delle ghiandole della mucosa possono raggiungere notevole volume. Se ne distinguono due varietà: Una intraddominale che si forma quando l'obliternzione d el d otto ' ri. teUino nvviene nella porzione prossimale e nella porzione distale, rimanendo p e rda la parte intermedia. chC' dnrà luogo alla cisti : quindi rimane tmita. all' in· testino e <.pmlchc volta all'omb!'llico con un coruone f-ibroso. La ;;t•conda \·arictil. detta intrnparil'tnlt' compl'(:'ndt" le c-isti pr<'p eriton eali sviluppnto tra la fncda posteriore dcll't~poneurosi parictalo e la fa c<'ia nnterior·e d e l p eritoneo e le cisti intraparietali propriamc nw d e t te situate ne llo spessore d c llll. parete. Fra le affC'zioni r11re dd diverti colo di .:11<-ckel bi;;o,g na urmo\·emre i tumori che . come è già. stt\t.o prima. accero1ato, hanno importanza anclw p e rclrè spiuj<ano alcune forroe di occlm<ione intestinale determinate dall'mmwntato pt"i!O del divcr·ticolo il quale trascino. con sè l'ansa portnnte e la fa ing inocchiarP. I tumori po:;,:;ono csscl't· di natura benigna o mali~tmt t> >:~ono originati dai residui epiteliali d el dotto c>nfu lo-mt·sen tt•ricu che pCl'Sist ono n PJia vita extrnu· terina. Nella. letteratura sono stati descritti dai vari AA. due sarcomi spinocellulari, un mixosarcoma, parecchi miomi, un cilindroma, un l~ngiocaveruomu., un a.martoma, e un tumore ca.rcinoide. Da. questa rapidissima. rQSS(lgno. sulla p atologia d el diverticolo di ~Ieckol si può concludere che l'affezione più fa ci lA ad incontrarsi è rappre:-<enta.Wt dali 'occlusione int~tinale da. d iverticolo a cui seguono in ordine di frt'.'quenza le infiammazioni acute e croniche, l'ulcera peptica, l'ernia del diverticolo, calcoli,


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CE!'."")<""t SULLA PATOLOGIA DEL DIVERTICOLO D I llfECKEL

corpi estranei e tumori: e che la dill$mO!Ii di pr~tl7.A. di div~>rtirolo di 1\feckel in qualsiasi quadro fenomplogico addominale- è quasi impos.-:ibiiC' C' rnpp r'esenta nella. grande maggioranza d c>i ~1Si un reporto occt~--.ron•tlu OJ.><>ra torio o di autopsia.. A uTORIASSU~o. PremC'AAe &IClUle gC'neralit à sulla rmbr·iogPnc.<;i, s utla anatomia e suUa. costituzione istologica d e l ùiv~rt-ico l o di )feckel, l 'A. pussa in rapida rassogna, in ordine di fr<Y-1ucnza , le affezioni a cui può andare incontro e che può determinare quest'or o:,lll.Do, concludendo che l'entità morbosa più fre quen te è l'occlus ionr' i.ntc~tindl e, e che la diagnosi d <'lla p rel'enza d el diver ticolo di l\!eckd n ei vari quadri fenomenologici è difTìcile e qua:si impl.lssibile.

HIHLlOC:RAFlA.

AONOLI. - Socieo'Jà ~l ed. Chir. B dlunese, Sf"dutu 5 no v. 1!):2$. Io. - Socie tà )led . Chir. Be lltmese, l':iPduta 2 mu~. 192$. B..un, - Occlusione intestinale da D icerticolo di Med·el in IJO("ro di erni a. inguinale obliqua esterna.. Poli<:!. St•z. Prat., Fas e. 6, Hl29. P. 17 5. BIANCHI. Contribttto allo sfu,(.fio delle emie del D icert icolo rli llierf..·cl. Ga zze tta degli Osp ed. e d l'lle Cl in., JU lug lio l H27. BLANC . Occlusione intM/.inale par in'L·aginat ion. du Di verticule de M eck el . P a ris Chi.rurgi<:al, m ng. 1922, n. 5. CANTEL)!O. - Jleopara-lit ù;o eh~ prohabile i lro-colo-tijo co11 ulcere ·i leo-col iche con aa:idan~ale pre.Jen:::a del Diverticolo di Meckel ecc. Policl. 8t·z. Prat., 1930. n. 24, pag. 81:19. CA.SS..U."EJ,r,o. - Soci<'tll. di coltunl. Me dica. della Sp<'zin. St•dut a. d <:> l 26 a pr. 1929. CASCINA. - Raro wso ili srzmarloma del Dit·ertù:olo di M eckl'/. A t t i d c• l XXXVI Congresso Ita.l. c.li (;hir. Ott. l !J29, Uc::nova. CaossoN. - Divert-icttle de _ì[eckel opéré f'n. dehors de fottle complicatùm. Comumunicntion à la Société d e Chir. de :Unrseille .'énnce du J 3 tnai 1929. DELA..'-<"NOY et RAZEMOU. - Le I>iverticule de Jfeckel. Pr·es."o )!O:· d., n. 66. l 929 p ag. 1078 . DoNATI. - Strozza111ento in emi a crurale de,•tm dr l D iurticolo di 111 eckel . P olicl. Sez. Chir. n. 6, 15 giu;.."J1o 1931. FEVRE . H emiP. ét·r rmglée ·incom pléJemPnt r é<luctible par 7Jf'rsi.stw•cf' da M l e sa c du D iverticule de Meckel. Pre;;.-:e ,\J(·d. n. 30, 1930. FILOFF. - Clinica Bul~arska. Tomo r. n. 6, oct. 1!:128. FRANCINl. Contributo alla Patologia d el D iverticolo rli M eckel. XXIV Con~·esso clc·lla Soc it:>tà ! tal. di Uhil'. GIULIANO. Occlusione inte<Jti nale da Diverticolo di i"l ed:el. La Clin. Chir. n. X I. 1908. GUIBÈ. - Le valvulus d n Divcrticulc de M eclcel. Gn..:. d f'S H opita ux n. 19, 7 mar. 1925. HARTIFG. Meckel'schu Divertikel Myom. Zerntralbl. f. Chir. X 0 46, 1928 , P . 2931. HoLTZ. - Nossk Magasin for Laegevidenskaben, An. XCI , N° 3, mar. 1928. K.AùxntAi'-"N. Tra ttato di Anatomia. Patologica.: Vol. l, pag. 495. lNOELRA1:'S et 1\f:rx:re. Fistule ombilical par le D iverticule de Meckel. La Pres.~e :\fédicuk. n . 64, 1930. 1\LENEGAUX, HusSESTElN o t 1\'TAXI~tnt. Un cas de voluulus d·u Diverticule de 1Ueckel . .An. d o Anat. P at. T. VI, n. 9. ùt-c. 1929. MA:RoAB:uccr. L e occlusioni intestinali determinate dal D i1:ertù;olo di M eclcel. Boli. R. Accud <·ro. Med. Romana, 1924.


CENXr SULLA PATOLOOIA DEL Dl\' ERTICOLO DI MECKEL

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P OLLTOORI. -

Contributo allo Rl1tdio dello strozwmento erniar·io da Diverticolo

eli .\l eckel. L n ]:{i forma ì\lt'cl.. an. XLVI, n. 18. 1930. Q v"'È::-.1:'. - Pré.~cnrl' dans tm hernic inrtuinalc droile d'un Dù·erticulP de ft1 eckel C011tenant de-u..r t·orps étrangers. Lu Prt>s;;e .\léd., n . 3 1 1!.1ill. !':>ociét6 Anatomiquc 9 an·il l !12l. l{Eccrrs. Ulcua pepticwn des lleum bei gleichzeitillfl Best('/ll!ln eim•s :11 cck cl'sche ])iuertikels . .Z,•Hkulbl. f. Chir., llllllO LV, n. 33.

Degenerazione rtelaJ.ino.~a pse~tdoci.~ti,ca di Wl D iverticolo d·i Meckel emiato. Policl. ~Pz . Chi r., n. liJ, l \1::!8. ScH\YA.RZ. - Mecke/'sche Divertil.-el wul 1/eu..~. Zt•nt•·alhlatt fiir C'hi1·, t<->mo LVII, D. 37, 13 S<>tt. l !J3(). s~TL7. e \\" oRIXC:F.R . L'ulcére pepiÌifii.C du Diverticule de Jleckel chez l'enfant. l'tlris :\Ié·d., n. -!5, 1925, pag. 38i . T ERBRUGGEN. Sttr l'étranglement par persistance du canal onphalo-entérique (Diverticule de Meckel) . Zentralblatt fiir Chi..I·., tomo L VI, n. 29; juill. 1929. T:EsTt;T. Anatomia Umana.. Vol. IX. pag. 188. SCALOè'o"E. -


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA SANITÀ MD.ITARE. Per la prevenzione d!ella tubercolosi nelreserclto germanico. In una. circolare. diramata daii' Jspettol"E) jle nerale d el Se rvizio Mnitnril) d P.IIa « Re ichswehr », in dAta 27 marzo 1!132, e r iprodo tta in est ratto nel Heirhs(le~nmd­ heiùJblaU (1932, p. 2 06), vengono t>.sposte di ret t,i ve, in me rito alla. lotta am i tuber-

colare fra. i soldati di que lla N'pubblica, da scguirsi da tutte le auwrit.à sanitarie mi li ta.ri competenti. Si rile n1. illJ'lanzit.utto come la tbc. Ria. fra tutte lo mtdattie int !o'rn t>. I)UE'lla. che cauAA la morbil.ità. e la mortalità più el~>n;\t~ nl'i contin)lt'nti ddla • HPi<'hswehr ». E siccome la. morbilità tbc. non ~iung(· il suo m~U>Suno durant e i primi quattro anni di gpr vizio , ma solamente dal quinto al nono anno, no n può arnmettersi il concetto che la tbc. non possa colpire ehP militari in <'lÙ l'inft•zione si a. già. esistente innanzi l'incorporamento ed i quali snbi&:ano qui ndi, pel fatto st~ del servi zio, nn r isvegl io d elle loro l(>.sio ni lat.cnti. Ammettendo, come è già. stato dimostrat-o, che il S('rvi zio n tilitare n on possa. essere origine di risveglio d'un processo tl>c. già. e:;i>~tA:nte e clte, vice,·ersa, n el l'adulto si de, -e tener conto, come fatt<1ri principali, delle n·infl'zio ni f>t' r via.sa.n,guigna e linfatica o de lle su r infezioni dall'ambiente, e<l inoltre che i Jati dei due sanatori militari dimostrano come il 50 <•t0 d~lle tbc. allUl1el'<.<:e in tali st.n.bilimanti presentano un inizio acuto, sarà n('(;essario procedere in avvenire ad esami radiologici in serie, n on solo d ei volontari che si prt•S('ntano all'arruolamento -come stabilito da apposita. circolare mini stf'riale de l 6 fe bbraio a.nt(>croentema. anche di tutti i militari , inclusivi ~li uHiciali. Ogni volta che, in I!Cguito all 'e.c;nm e nl(lio lo~ico, un militare v!'rrà ricono-

sciuto o corno sof!petto o come ma.nifestam<'nte tbc .. don·iì. es...;f'r"O !'(Ottoposto ad ulteriore vis ita clinica, minuziosa, imtanzi che \ 'l'nga pn:sa qu~J.Iunqu!' d t·<:i$ione in m erito allo. sua attiturline pel SPn·izio. Espletando tale condotta d o, ·rà aù o1--rni modo essPI' pr<'st\ nwt icoluM. cm-a di non allarmare inutilmente i militari e:<arni uandi ed e>~au\Ìnati e di non d e<·idere intempestivamente sulfn, qu~>st.ione doll'nttitudine mf'nztonatn. Xi t Prrir conto d egli errori d iagnostici che pO"-'l0110 a n ·c·ni n> per ombN' o st rie i lnr i. dH• nella. maggior parte d ei casi non hanno alcun siJ'.{nifieato. o d in CH.SO d 'affezioni bronchiali, recentemente d eco r-se, per· immagi ni marczzat e . Il p ersonale del /Sl' rvizio sanita.r·io rn.il;tare (compresi )!li all ieYi ). lt> inl<.)rmiere, gli aùdet.ti in gPlle r·e alle AAic dc·i m~.tlati . do\'l·anno es.-<p re f'Mm inari u na. volta. all'anno rarJio logicttmentc e per lo nwno duo ,-o l t~ coi proccclinwmi dl'lla. percussione e cle ll'asco lt>tzione. In avve nire, l'elimina:~.i on(• dni thc. don·ì~ co><t.ituire uno d1 •gli SC"·opi principali delle ispt:ziorù sanihl.r ie. Quando \m militar'!? sia ><lato ri('onosci u to so><p<'tto o colpito da tlw. po lmonare, tutti i suoi compu.gni di canwr1ll11 d O \ ' J'IlniiO \'t:'nir p,;an\Ì nati dal punto di vista d ella tbc. stes..'<a (sia ru.di oscopicamente dte rad iogr·nficnnwnt c~J . t' :-<u-anuo sorvegliati specialmentt? dal punt,{> di vi,ta d cl hl. loro AAiute>. Ki protl'd l'n\ alla. d isinfezione immediata della camerata. e d~· i llln bi!i ch'<•s.-<a contiene. Nell' indagine anamnestica si cerchorl\ d i p rN::il->'l.rc lt· ~o rg<•nti d i C'untagio, particolarmen te ne l caso di mil itari tumnogliati t•d all og!.!ianli fuori f•n.-•er·ma. D a l punto di vist<l. tentpcutico si duvn1. tene t· cak:t1lu e !te i l pneumowrnce, la fx·eni cectomia., la sezione eli briglio (intervento o.lln. JAK1)6A}:t,;::<) costituiscono efficacissimi m etodi di trat,tanwnt,o in un gran numero di clt!Si d i tb<'. ·niz ifl.li e non possono esSei' d ol tutto r·impiaz;-.a.ti dalla cw·a c litnati co-di t·tc.•t int 1.1 dalle somminist.ra:t.ioni medi<'amf'ntose. Si d o n·/\ c::o n..sidc raro arr i:«·hiato rim·iare al corpo, dopo lo. c ura . di..:h iar a ndoli n tt.i al S<'rviz:io, indiddui j2:uA.riti di thc. polrnonnr<· npt•rtn.. n on p o tPrHlosi prevedc1·e in qunle istante affezioni di tal natura po;;.o;>~no r idi vt•ntaro ccmtag-:t>;o;e,


RtVISTA DELLA STAl1PA MEDICA iTALIANA E STRANIERA

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f:

in corso un'inchiesta per stabilire in quanti casi malati già aperti e rin,-iati at-ti al servizio, s i siano mantenuti guariti sino alla. fine del servizio med osimo. Da Lotta contro la tuh&rcolosi - N° 1 1,1932-XI. L'incid~nza tubercolare nell'esercito

tedrsco.

Sull't•st>mpio di quanto s i è cominciato a praticare in s ,·izzera. si è iniziata anche in Uc rrnania la. vi1<ita sis tematica. rsu:liologica sia de i «volontari» che si p r-es.enta,no per ingaggiarsi in una [e rma, sia ùi coloro eh(' sono stati incorporati rw lle lìle ò ell'esC'rci to. A pr·opMito d ei volontari sono d el t ut.to recenti (ti febhraio 1!132) le disposizi oni del :'\Iini1<tero de lla gue rra gPrmnnico por la visita ra11101ogica lli essi, tu t ta,·ia. pct· quanto non s ì sia P<)tnto t·ealizzar!' finora gran coRa i n pr<opo.-<ito, Ri contida dì arrinm' a pro(i<·tti r isultati, <Jualora intt>rnmga la collnb oriLZionP de lle orgfmiz:u\zioni antit.ubc-rco lari civili . N e ll'eserùi to tedesco la m orbi lità por· la tubercolosi si present-a p iù elevata n dla se~"onda chE> non ne lla prima meti~ dnl servizio. ciò che parrebbe d im ostrare come la ,.; t a m i li t are possa r isw•gliar·o t-ubercolosi lat-enti. Dal 11125 al HJ30 la. rnorhilità in questione avrebbe variat.o da 4,25 a 3.27 -p. 1000. Frat.ta nto in un primo anno (1931) sarebbero stati esaminati dai medici militari. mo'dianto la radioscopia, 38.040 a r-ruolat i e sareblx>ro stati in sirnil modo Mccrtnti .:i2 <'asi di tbc . atvi\·a., fra i quu.li 27 aperti; 122 casi v enne ro posti in osservazi on e n egli ospedali e [ra essi poterono ancora r iscontrar-si J 2 tbc. attivE\ e 66 m t'n.~e silente. In complesso quindi, 64 tbc. attive (1,68 p. 1000) d elle quali 3-+. aperte e 30 chiuse, e 66 tbc. inatt.in~ (1,74 p. 1000). La rè1diografi.a n on viene e;;cgu ita che nel caso d i qualche repe rto dubbi<• radioscopico. In m edin vengono e&~minati 25 individui all'OJ-a. (FRANZ u . M IJLLER, in .Deutsche lvled. Wchschr., 13 m aggio 1932). Da L ottct contro la tubercolosi, N° 11, 1932-XI. Guerra chimica e difesa ant igas. (Deutsche Medizinische Wochenschrift - No 42 del 14 ottobre 1932). L'importanza della. guerra. ch imica e d ella difesa antigas è così viva e palpit-ante, sp ecialmente per q uanto ri guarda la. pt-epa.r-azione uei m edici, che l'argom ent-o è stato il tema di una serie di conferenze, s\·olte ne lla società di Medicina d i K onigsberg nt> l giugno 1932. l i C!(lrso è stato tenuto sotto la presidenza del prof. L ii\\'en e frequentato d a. quasi 250 medici. Il pruf. Scholz ha t enuto la prolusione, mettendo bene in rilievo la necessi t~ che tutti i medici ciYi lì abbiano tma larga conoscen~ d elle norme di pronto soccor·so e d ci m ezzi ui d ifesa. antigas, che comLmeroente sono ignorati, malgrado la loro importruw.a, staccandosi essi dalle conoscenze d eUa comune pratica pt·ofessionale quotidiana. Una conveniente preparazione in questo campo, oltre a rendere i m edi,ci edotti della profilassi e terapia d elle lesioni da gas di guerra, riuscirà a vincere e ad impedire ne lla popolazione civile il panico, che è la peggiore eve-

nienza di questo problema. F. Eicholtz tratta la tossicologia dei gas bellici ; illustra le lesioni da essi provocate nell'organismo umano e li cla..'>Sifica, dal punto di vista militare, in tre grandi grup pi: croco verde, croce gialla, croce bleu, cui corrisponderebbero,da.lpnntodi vista tossicolog ico, gli asfissianti, i vescicanti, gli stemutatori. i lagrimogoni ed i tossici. Spiegato il meccanismo di azione de i p r incipali aggressivi di ciasctm gruppo, espone le norme di profiJassi ed i mezzi terapeutici da seguire. P er g li asfissianti il primo e più importante fine terapeutico è di sostenere le forze del cuore col riposo assoluto, salas.w, iniezioni di strofa.ntina, di glucosio ed inalazioni di os.<ilgeno. Non ci·ede a.ll'eflìcacia dei medicamenti per la cura dell'edema polmonare. P er i colpiti da vescicanti (ip rite) raccomanda l'asportazione m eccanica del tossico dalla superficie cutanea con benzina o benzolo o meglio con b&gni gener ali di a.cqua e sapone verde.


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RIVISTA DELLA STAM.PA MEDI CA ITALTANA E: STRANTI:RA

H. Assma.nn descrive il quadro completo d e lle lesioni anatomo-patologiche

prodotte dai singoli gn1ppi di sostanze tossiche, e trotta la sintom&tologia, le forme

cliniche, la diagnosi e la terapia delle varie int.ossicazioni da ~~,-i chimici bellici. Egli insiste sulle misure di profila.ssi come quelle che possono prevenire molt.e lesioni ed evitare complicanze che. \UU\ volta stabilitesi, r iesce molto più difficile curare, specia.lmenteo quando si tratta. di colpiti da v(>SCica.nti . P e r questi ultimi detta n orme da. seguire, nei singoli casi, dai medi-ci e dal personale specializzato, ai quali raccomanda. una grande conoscenza dt'lla materia. per evitare, su sè stessi danni e pE>ricoli. Anche questo A., n el ripetere i precetti profilattici e terapeuticì, insiste sull' uso dei bagni generali con acqua e sapone verde nei colpiti, su vaste zone del corpo, da vescicanti. Korallus ricorda in forma sintetica. i primi soccorsi agli avvelenati da gas da combattimento insistendo sul fatto che negli eventuali a ttacc hi a gas di una città. aperta, il numero delle perdi te e la gravità delle malattie dipendono essenzialmente da come la popolazione civile è educata. e preparata circa il comportamento da tenere e al pronto soccorso che deve praticare in caso di pericolo. Anche qui le norme sono distinte a seconda d el gruppo di sostanze che hanno agito: per gli asfissianti riposo, calore, cautela n el trasporto di essi , inalazione di ossigeno; ossigeno e res pirazione artificiale n ei colpiti da ossido di carbonio ed acido cianidrico; lavaggi con soluzioni alcaline ed ossidanti ne i colpiti da vescicanti. n capitano medico Ka.yser dà le norme precise per la cura d e i colpiti da. gas nei diversi stadi del decorso morboso. Concorda. coi me;>;zi consigliat.i dai pr~'e· denti AA., ma. non è entusiasta d ella calciotera.pia. n ei col piti da a..«fìssianti. Più importanti sembrano invece le indica;doni curative nello lesioni cut.a.nee da vescica.nti: sconsiglia, all'inizio d ell'intossicazion e, l'uso dei m ezzi drastici e di polveri sia assorbenti che n eutralizzanti. Second o gu0sto A. il trattamento con polveri sarebbe pericoloso perchè es.<>e favorirebbero la. formazione di croste al disotto delle quali troverebbero. poi, facile impianto le infPzioni secondarie; meglio un trattamento umido. L'uso d e lle pomate è da. riservarsi allo stadio terminale e cioè alla comparsa dei bottoni di granu lazione. Una vo lta inCe ttatasi la feri ta, questa va trattata. con soluzioni Ca.rrei-Dakin e, se le uRtioni sono molto va.sw, con bagni totali o parziali di soluziorù so.line colloidali. La. cura va. integrata con ·inie-zioni di proteine eterogenee e di wlfo colloidale. A chiusura del corso l'ing. Rumpf si occupa. dei mezzi di difesa antigas c he distingue in difesa antigas pesante ed in difesa antigas leggera.. Alla prima appartengono gli apparecchi di erogazione di ossigeno che isolano i l portatore dall'ambiente aria. che lo circonda.. Questi apparecchi sono di vari tipi: a riserva. di ossigeno contenuto in bombola. metallica. sotto pressione; a. produzione di ossigeno sviluppato o da.i perossidi o dalla. combustione di clorato di pota.."Sio e perossido di manganese: apparecchi questi delicati, pesanti, di breve durata, ma. necessari ed indispensabili in alcune speciali circosta.n7..e. Alla difesa antigas leggera. a.pp_artiene la. maschera. antigas a. filtro, che può ben dirsi l'ideale della difesa indiVJdua.Je , quando di es.c;a. si conosca. ben e il meccanismo di fWtZionamento, l'adattabilità e la disciplina. d ei gas: il dilettantismo nasconde le più gravi sorprese. P er quanto i conferenzieri si siano limitati a rifo1·ire cose note, pure appare molto interessante la propaganda. che sì fa n e ll'istmi re la maggior parte de i m edici nella conoscenza. dei mezzi di difesa antigas. Degno di nota e di rilievo è il fatto che nessuno ha. consigliato, n ella. bonifica. totale, i bagni antivescicanti al permanganato di pot.assio. L 'uso di tale pratica. non trova. più, oramai, soste.n itori per due motivi principali: per la. sua. efficacia non superiore a quella dimostrata da altre soluziorù e pe r gli inconvenienti, non trascurabili, che presenta detta soluzione (alterazione d ei tubi attraverso i quali passa la soluzione, imbrattamento dei capi di vestiario, ecc.). Ris\lltati eguali se non superiori, possono ottenersi con bagni generali con acqua e sapone verde o con sapone di cocco o con l'aggiunta di bicarbonato di sodio al 20 Ofo0 , o acqua. di calce all' l 0 / 00 • Quando i colpiti avessero i vestiti largamente ed ampiamente spruzzati da iprite, invece di immergerli nelle vasche contenenti soluzioni di permanganato di potassio, il Galwei ne consiglia. l'esposizione per cinque minuti in una. stanza contenente l'l % di cloro.


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Non meno interessante è l'interdizione, secondo Kayser, delle polveri sia assorbenti che neutralizzanti alla fase iniziale delle ca.uatica.zioni da. vescicanti (tipo miscela. • M» Manieri-Ma.rtin Wedard). MA.m:ERI

IGIENE. T. D E SANOTIS MoNA.LDI e Uoo BASSI. - Eftettf delf'lnocutazlone del B. c. G. nel giovani conigli, per mezzo della scarlflcazione corneale. (Anna.les de l'Institut Pasteur, ottobre 1932).

Dopo aver riassunto le ricerche eseguite su questo argomento sin dal 1872, per opera, in un primo tempo, di Arma.nni e poi dì Calmette, Kirchner, Scbneider, Kolle, gli AA. passano a quelle più recenti di Bocchetti ed livento, che banno portato a risultati veramente interessanti e tali da invogliare a riprendere ed a. ripetere le esperienze stesse, sia per studiare le lesioni anatomiche, sia per controllare le reazioni ematiche ed allergiche degli animali sottoposti alla. sca.rifì.cazione corneale con il B. C. G. In un primo gruppo di conigli banno inoculato, in un quadrante della cornea., sca.rifìca.ndo con un vaooinostile, qualche goccia di una. emulsione di B. C. G. (N° 383) contenente 5 mmgr. di bacilli per c. c.; in un secondo gruppo l'emulsione usata conteneva. lO mmgr. di bacilli per c. c. e. finalmente in un 30 ~ppo, l'emulsione conteneva 20 mmgr. di bacilli per c. c. Da.1 protocolli di tali ricerche si rileva come le lesioni oculari prodotte da B. C. G. siano, a .Prima vista, assolutamente benigne. Infatti tah lesioni, non solo non si sono estese a.d altre parti d.ell'occhio, ma. sono andate incontro spontaneamente a.d una. fa.se regressiva, guarendo sempre, pur lasciando, qualche volta, delle piccole cicatrici. Contrariamente a quanto potrebbe supporsi la. benignità delle lesioni non sarebbe dovuta a.d una. piìl o meno rapida. distruzione dei germi, in quanto gli AA. li avrebbero ritrovati nelle lesioni corneali e quindi ricoltivati, a.nchA 50 giorni d opo dalla inocula.zione. Parrebbe perciò che nel tessuto corneale, irrorato soltanto da una. circolazione linfatica., il B. C. G. possa vivere e moltiplicarsi senza però che si esalti la sua virulenza. Le reazioni allergiche e le modifìcazioni precoci della formula leucocita.ria. dimostrano inoltre che la. via corneale permette la rapida. diffusione del bacillo nell'organismo, e quindi tale via si potrebbe considerare come una. succedanea. della infezione ematica diretta. Le osservazioni necroscopiche degli animali inoculati banno dimostrato agli AA. come alcune malattie molto frequenti negli animali di laboratorio, come la. pasteurillosi e la pseudo-tuberoolMi possano determinare delle lesioni necrotiche, per la prima e suppurative nella seconda., tali da. poterai confondere con le lesioni caseose o tubercolari a tipo miliare. Gli AA. concludono col considerare, concordemente a quanto hanno ammesso Bocchetti e llvento, il B. C. G. come un cep~ bovino di virulenza attenuata capace di produrre nell'organismo delle reaziom follicolari caratteristiche, ma. differenziabili dalle lesioni tubercolari vere per il fatto che esse regrediscono sempre e guariscono del tutto.

P. ?t!.E LNOTTE. - Le allezionl tlfoldl nel Marocco. (Bulletins de la Société de Pathologie Exotique. T. xxv-no 5). Sulla scorta. di 787 osservazioni personali, raccolte in sei anni (1921-1927) di pratica osyida.liera, l'A. porta. un interessante contributo per lo studio delle affezioni tifo1di al Marocco. Fra le considerazioni statistiche, chiaramente illustrate da apposite tabelle numeriche riportate nel testo, alcune hanno un interesse pa.rtioola.rtnente loCàle, quali: il rilievo eziologico della predomine.nza. del pa.ratifo A. e la constatazione che tutto le razze sono recettive alle infezioni tifìco-pa.ratifìcbe, per cui deve ormai porsi fuori di dubbio la recettivit-à della razza. nera alle infezioni tifoidi, essendo


RITISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STJl.A..""IErt A

risultate. inesistente la presunta inununità di razza, da alcuni attribuita ai' NordA[ricani ed ai Seoega.lesi 'l:·erso tali i.niezioni . Per il loro interesse di carattere rzcneral.e, emergono le oonsiderazioni relative alla. freqtlenza dei colpi ti in rapportO al se;;.so e allo stato vaooinl\le. L'epidemiologia delle a.frezioni tifoidi del dopo guerra ha. segnalato una ovtdente diminuzione della. morbilitK\ n el ses.<>o mRSC'hi le e molti AA. l' hanno òtrottamonte attribuita al persistere d ell'irnmunità antitifica, per la pratica. vaccinalo attuata durante la. guerra. Al riguardo il Melnotte, pur facendo presente le difficoltà di un esatto ril ievo, nota che le ci [re dei malati civili della. popolazione europea dimo!'trano come all\Iarocco, in conformità con le rc.-conti nozioui, le aJTezioni t ifoiJi colpù;oo.no con maggiore frequew.a le donne. Queste peraltro risultano inùubbirunente meno vaccinat-e d egli uomini . Ma i dati statistici u C'II' A. sono particolarmente interessanti Jaddove dimostrano como attualmente si veriiìchino al ;\la.rocco un nwuero consiùerovole di f. ti [oid i noi Yaccinati. T.a t.abdla. numer iC'a. r<>la.t.i ,.a., c.on la iocontestabile brutalitt\ cklle cifre. scuote fortemente la p tù rndtcata. fede nell'efficacia. d ella profila..'ISi vacciw.!.le a..uti ti fica. e si oppoue, co111e n ota l'A., ulle nozioni classi che e indiscusse acquisite per il felice esperimento Yacrinalo della guerra mon diale, por cui si videm scomparire le cpidem.ie tifuidi degli eserciti e si rih~,·ò il persistere della immu.nità ant.itifica nei vaccinat-i di gueiTa. Tale constatazione induce l'A. ad wm acuta. e diligente d isrun.ina d elle cause cbe pos..'IOno aver d iminuito l'immunità. vaccina.le e sulla scorta di dati stat-istici compar·ativi , r ilevati con la. r ipartizione dei vaccina.t.i colpiti da f. tifoide a se{'-enùa del loro stat.o di vaccinazione, giunge alla obbiettiva, presumibile, couclusione che la notevole dimi nuzione della protezione immuuita.ria va.ccinale debba riferirsi alla r iduzione d el numero delle iniezioni di Yaccino, sopra.tutto alla pratica Yaccincde attuata con l'iniezione unica. Kon esclude peraltro che oltre il d ifoo-tto d el m etodo attuale di vaccinazione poSSimo, nel ca..c:o particolare del Marocco, avere influito condizioni di vita. e maggiormente di clima., r iportandosi a.l concetto, che del resto si può r itenere di valore genel'ale. dell'importanza Ùtll torn:no organico per lo stabilirsi o meno dell'immunità vaccinalo. Nota infine como la diminuita efticacia immuniz· zante si sia dimostrata più spiccata. per i pa.ratifi·- constatazione che, secondo l'A., è da collegare con la d iminuzione maggiore del tasso agglutinante verso i Paratifi che verso il T ifo, rilevata noi sieri dei so~etti dopo tre m esi dalla vaccinazione - e come, dall'insieme delle sue osservil.hioni, si abbia w1a. nuova. conferma delta d iminuita mortalità nei vaccinati. Tali r ilievi, fatti con assoluta obbiettività., assumono speciale importanza. e debbono essere valutati opportunamente anche in reluzioue ad analoghe osserva.zioni da tempo fatte ne ll'epid emiologia d elle f . tifoidi del dopo guerra in molti paesi, compreso il nostro, nei quali le modalità della vaccinazione antitifica. attuate durante la guerra hanno in SOISUÌto s ubito variazioni . L o studio epideruiologico ba portato l'A. a. due rilievi principali: il carattere endemico d elle affezioni tifoidi e l'importanza della frequente tm-:!Ociazione delle f. tifoidi con le infezioni para.ssitarie intestinali c.arattf>ristiche d!'Jia patologia subtropi cale, per ctù al Marocco tale eventualità deve sempre esser tenuta presente. M. Broquet, dlU·ante la seduta della Soc. di patologia esotica nella quale è st;ata presentata la m emoria del J\.Ie lnotte, ha fatto r i le varo come lo conclusioni dell'A. concordas!;ero con quelle r ecent-emente espresse da. Lcruierro e, in considerazione della I'Cct·udescenza attualo de lle f. tifoidi in Francia e d el ver ificarsi di casi indubbi di taio natura nei vaccinati, ha proposto il ritorno alla vaccinazione praticata con quattro iniezioni di vaccino T. A. B . llssandone le dosi e gli intervalli relati vi .

N.a._-...m:

MEDICINA INTERNA. G. D ELPIANO. - Angina agranutoclUca postarsenobenzolica. (La R.iforma Medica:.. Nov. 1932-XI) . . !-o Sohultz, al. qu~le spetta il merito di aver. int~vista. nell ' an~ina. a.granulocrtlca una nuova. entttà morbosa. n el 1922 pubbhcò cmque osservazwru che ·per sintomatologia erano tra loro così identiche che gli servir ono di base per fì.ss&rè le


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caratteristiche a.natomo-clin.iche sufficienti per stabilire nell'agranulocitosi una entità morbosa nuova ben d efinita.. . L'A. col contributo di due casi di e.gmnulocitosi d& arsenobenzolo, verifica.tisi qua.si contemporaneamente a Torino, fa rilevare che pur essendo questi i primi segnalati in Italia. non ritiene che d& noi questa sindrome agra.nulocitaria postacsenobenzolica sia veramente così rara, Ora egli dice: noi non possiamo accettare la. restrittiva concezione d ello Schtùt.z , perohè oltre alle forme che compaiono durante le malattie infettive vanno segnalate agranulocitosi associate ad altre alterazioni ematiche; e bisogna aggiungere ancora tutte quelle altre forme, che pur essendo secondarie a cause tossiche od tnfettive p~ntano la. carenza agranulocitica accompagnata da alterazioni dell'eritropoiesi e sopratutto io esse è evidentissima la deficienza d el sistema gra.nulocitario che a sua volta domina tut to il quadro morboso. Per tali ragioni le sindromi agra.nulociticbe da prendere in considerazione sono le seguenti: l a La malattia di Schultz od agra.nulocitosi pura cripto~enetica; 2° L'agranulocitosi pura, secondaria a particolari stati morbosi; ao L agranulocitosi criptogenetica associata ad altre alterazioni sanguigne; 4° L'agranulocitosi associata e secondaria a fattori tossici (arsenobenzoli , ecc.) od infettivi (setticemie, endocarditi). Dopo una rapida scorsa sul controverso problema dell'agranulocitosi l'A. tratta d ella fonna tossica che sopravviene durante le cure a.ntiluetiche e ricorda come gli arsenobenzolici sono fra i medicamenti antiluetici quelli che maggiormente favoriscono la. comparsa di questo grave accidente, che viene attribuito sopratutto al gruppo benzolioo, poichè sono note le lesioni tossiche nella crasi sanguigna che il benzolo può determinare industrialmente. Egli ritiene però che nel determinismo di tale affezione ematica d eve attribuirsi grande importanza ad un particolare iattore predisponente indi vi duale, una transitori& d eficienza della resistenza organica. verso l'azione tossica del medicamento. La sindrome agranulocitica eccezionalmente si manifesta durante o dopo la. prima serie arsenobeozolica, per lo più essa sopravviene a metà o alla fine della seconda o terza serie successiva coQ dosi che vanno da 0,30 a 0,.90. La frequenza dell'agranulocitosi a rseoobeozolica è lievissima se si considera il numero straordinario di iniezioni endovenose che ogni gi orno sono praticate. Circa la prognosi di questa affezione non ci ai può basare sui dati clinici, poichè casi iniziatisi con lievità di sintoma.tologia condussero rapidamente a . morte; mentre altri casi pur aggravandosi con fatti anemici, purpurici od emorragici si conclusero con la. guarigione. Circa la rarità deU'agranulooitosi , che f!i verifica in Italia, l'A. ritiene che questo fatto d ebba ricerca.rsi :nella scarM. conoscenza di tale sindrome che nella pratica medica quotidiana simula affezioni comuni. Dato che eolo io Torino. nello stesso mese, si sono verificati per la prima volta due casi mortali di agranulocitosi da arsenobenzolo, si può così giustificare il giudizie che questa aindrone, come accidente passe~ero della terapia a.r:senobenzolica, sia con molta probabilità più frequente e qwndi le sue funeste conseguenze si potrebbero forse scongiurare con sistematici controlli della formula. leucocitaria dell'individuo in cura. Io tal modo, al primo reperto ematologico di una. evidente diminuzione sotto la. norma dei polinucleati nel sangue si sospenderebbe i mmedia.ta.mente la cura in atto.

8. VITALE CBJRURGIA GENERALE. DELAoE e HuooNOT.- Oli ascessi del )IOimone. (Archi ves de Médecine et de Fharma.cie militai.res. Ott. 1932).

Lo studio dei processi infiammatori suppura.tivi del polmone ha raggiunto in questi ultimi anni notevole sviluppo per il perfezionarsi d e i metodi di indagine clinica, ra.diologica, batteriologica, cui ha seguito il perfezionamento d ella terapia, sia medica che chirurgica. Le suppura.zioni polmooari sono molto più frequenti di quanto si possa pensare: esse si manifestano IJ come ascessi pr1mitivi, a.ccompagnando o segtlendo i comuni processi infi&mmatorì bronco-polmonari, d eterminati per lo più dai germi dell'influenza, oppure rappresentano la localizzazione meta.statica di un processo 6 -

Giornale di medicina militaTe.


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in.fia.mme.torio, a sede più o meno lontana, pro~tosi att.ra.v~rso la. via sanguigna o linfatica, da infezioni naso-bucco-faringee, da infezioni del campo operatorio, specie n egli interventi utero-annessi ali e gastro-duodenali. Gli agenti etiologici più comuni degli ascessi polmonari sono lo streptococco emolitico, il pnemnococco, il pneumobacillo di Friedlander. il mil'rococco catarrale: negli ascessi che evolvono cronicamente, con abbondante espettorazione purulenta, fetida, ai comtmi germi della suppurazione si associano gli spirocheti. Gli AA., trattando la. sintomatolof!ie. e la d i a~m osi dell'ascesso polmonare, richiamano l'attenzione sulla irregolarità e sulla incoRtamr.a dei sintomi, sia generali che locaH. La leucocitosi intensa, la febbre i.rre~olare. interm.i ttente, l'espettorazione purulenta abbondante. a tipo di vomil'a. quando l'ascesso si è apert.o nei bronchi, sono tuttavia dei dati che debbono &>mpre orientare ad una. diagnosi di probabilità per !'.ascesso del polmone. Il medi co. in tali casi . ba l'obbligo di completare le sue ricerche, sottoponendo il pazaente ad nn eAAme radiologico del torace, che confermerà o meno il giudizio diagnostico, mettendo o non in evidenza. la caratteristica ca\rit& idro·aere& dell'ascesso polmona.re. Solo un'attenta ed accurata osservazione clinica, complet.a.ta da. esami di laboratorio, può far distinguere le suppurazioni polmonari da certi cancri d e l polmone, che si sviluppano sotto una. forma. cavitaria e suppurata, dalle cisti suppurate, dalle broncorree purulente, dalla. pleurite interlobare, ecc. Qualunque sia l'agente etiologico del processo iniiammatorio Sllppure.tivo del polmone, questo può assumere un decorso acut.o, sub-acuto o cronico. L'evoluzione è dipendente oltre che dalla. virulenza dei germi, anche dalla resistenza. dell'individuo e dall'indirizzo terapeutico istituito. Non bisogna illudersi che gH ascessi polmonari gtJa.rincano spontAneamente. Se qualche volta la guarigione spontanea si è determinata in seguito alla apertura dell'ascesso nei bronchi, bisogna tener presente che qul'sto fatto costituisce una. evenienza del tutto eccezionale; per lo più la suppura.zione continua egualmente: anzi ai germi preesistenti si aggiungono altri banali e della putrefazione, facendo evolvere l'ascesso alla cronicità. Pertanto, fin da quando è diagnosticato l'ascesso, bisogna istituire un conveniente trattamento. Gli AA. sono favorevoli a trattare l'ascesso polmonare in primo tempo con le sole cure mediche: iniezioni di emetina., per le modi:fica.zioni vascolari che quest.Q farmaco determina a. livello de!Je lesioni, attivando la. circolazione polmonare e con iniezioni arsenicali, stovarsolo principalmE-nte e noYa.rsenobenzolo. Non sono eccessivamente entusi&<>ti dei risultati ottenuti da altri AA. con la. va.ccinoterapia e la sieroterapia. Come cura. generale, urotropina. e triplafia.vina per via endovenosa, metalli colloidaH per via eudomuscolare. La cura. di sete, di cui i tedeschi sono fautori, può essere solo un complet~mE'nto delle altre. Quanto alla cos:idetta cura. postura.le, ossia posizione dell'ammalato, adatta al drenaggio naturale della raccolta polmonare, è il m.a.la.to stes6o che la istituisce per conto suo: non è necessario quindi spendervi mo lt.e parole. La cura. medica da sola è sufficiente in molti casi a guarire gli asceesi polmonari. Quando essa si &dd.imostra insufficiente e quando l'ascesso evolve verso lo stato cronico, bisogna ricorrere al trattamento chirurgico. Questo non deve essere nè troppo proooce nè troppo tardivo. È di verso a seconda dei casi . Nelle forme acute, con raccolta unica, ben delimitata, superficiale, è indicata la. pneumotomia· gua.ndo invece l'ascesso è profondo, mal delimitato sono preferibili i vari metod1 di collassoterapia. (frenicP.ctomia, toracectomie extra.pleuriche, piombaggio, etc.). In tre dei sei casi riferiti dagli AA., dopo la cura. medica, fu istituito il trattamento chirurgico, ottenendo il collasso polmonare con la frenicectomia e successivamente con la toracectomia. in tre tempi: primo tempo resezione delle coste 7-8-9-10; aecondo tempo, a distanza di 15-20 giomi in media, resezione delle coste 3-4-5-6; ultimo tempo, dopo altri 20-30 giomi, resezione d ella. prima e seconda costa. Negli ascessi cronici dànno buoni risultati i varii metodi di collassoterapia e l'exeresi, cioè la. distruzione del focolaio suppurato col bisturi elettrico in più tempi. Nei casi gravi, con lesioni estese, bisognerà accontentarsi di migliorare con


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mezzi medici la sorte degli infermi, praticando tutto al p ìò il drenaggio del polmone attraverso le vie naturali con la tracheo-broncoscopia, secondo il metodo americano.

G. R osa.

P . TRUFYERT. -

l flemmoni dd pavimento della bocca. (studio topografìco}. Vie di accesso. (Paris Médical, N. 36-3 sett. 1932).

Lo studio anatomico della regione d el pavimento della bocca serve di base al presente lavoro. È necessar io localizzare e precisare lo studio dei flemmoni d el pavimento d ella. bocca a.i quali molto genericamente si dà il nome di Angina di Ludwig, che invece rappresenta un'entità clinica ben definita pii1 per l'agente etiologico che per la sua localiz7.a.zione. Dal gruppo d ei flemmoni d el pavimento della bocca, secondo l'A., è opportuno togliere le manifestazioni flemmonose che si sviluppano in p iena muscolatura linguale, si a que!Je sitt1a.te lateralmente che quelle d ello spa.z ìo cellulare che separa i due muscoli genioglossi e le suppurazioni iuxta-epiglottiche alte (glos.soepiglottiche) e quelle basse (io-tiro-epiglottiche). Dal punto di vista topografico il pavimento d ella bocca è un'entità. anatomica ben definita; esso rappresenta tutta. la regione compreea fra la. concavi tà. d ella ma.ndibila e le inserzioni basali della lingua; ha la. forma di un ferro di cavallo le cui branche laterali terminano a livello delle pliche glosso-amigdaliche che separano il pavimento d ella bocca. dal solco glosso-amigdalico. Perifericamente il pavimento d ella bocca corrisponde alla regione sopra.-joidea. che è limitata dal muscolo milo-joideo, teso dalla faccia interna della mandibola. a.ll'oeso joi de, separando così, il pavi mento della b occa propriamente d etto dal collo. La it1serzione mandibola.re di d etto muscolo si compie, per mezzo d i fibre aponevrotiche, a tutta. la. linea obliqua interna de l corpo del maaceiJare inferiore e da questa origine i fasci muscolari si d ir igono verso la linea mediana, quelli posteriori si inseriscono a l corpo d ell'osso joide, quelli anteriori si intrecciano con quelli d el lato opposto costituendo così un ra.fe mediano. Questo muscolo rappresenta dunque, il piano anatomico ddla regione ed è r infor zato Stilla sua faccia esterna dal ventre anter iore del digastrico. I ndietro a.l bordo poster iore del muscolo m ilo-joideo il pavimento d ella bocca si presenta deiscente e questa d eiscenza è limitata posteriormente dal Yentre posteriore del diga.strico e dallo stilo-joideo . La. parete profonda del pavimento è costituita dalle insorz.ioni dd muscoli d ella l: nf!1Ja e dai fasci d ei muscoli stilo-glosso e stilo-faringeo. Il tetto de lla regione è rappresentato dalla mucosa boccale che passa a pon te dalla linea mi lo-joidea alla base della lingua; detta m ucosa è sollevata sulla linea mediana dal frenulo d ella lingua. Così nel comp lesso il pavimento d e lla bocca s.i presenta come uno spazio prim1atico-triangolare il cui angolo p iù marcato e resistente è quello inferiore, corrispondente all'osso joide. In addietro il pavimento della bocca si confonde con la regione sotto-mascellare e per mezzo di questa con lo spazio sotto-parotidoo anteriore e la loggia viscerale. D contenuto della. regione è costituito per ciascun lato dalla ghiandola sottolinguale, dal dotto escretore della ghiandola sottomasceilare, dal prolunga-mento di detta. ghiandola e dai vasi e nervi sottolinguali . I l nervo linguale non fa che attraversare la regione; i V88i linguali ed il nervo ipoglosso ne rimangono fuori. Questa descrizione della regione del pavimento d ella bocca. deve essere r itoccata. a causa della presenza delle guaine aponevrotiche del collo. Queste d eli mitano col p iano vertebrale una cavità nella quale camminano, si organizzano e si sviluppano gli organi originati dal tratto d igestivo al quale è annesso il sistema delle fessure b ranchia li. Dalla prima fessura branchiale emana l'evaginazione sottomascellare. Questa evagina.zione, nello sviluppo scivola sul p iano del m uscolo milo-joideo ed incontrando la deiscenza post~riore d el pavimento !d ella bocca la respinge, la fa indietreggiare e poi se ne riveste allorchè il suo volume assume una certa dimensione. Sicchè la ghiandola sottoma.scellare, pur appartenendo anatomicamente al collo, embriologica.mente, proviene dalla loggia viscerale e per quanto avvolta da una capsula aponevrotica che può rappresentare una barriera p er le infezioni, detta barriera può esser sorp88sa.ta. quando i germi acquistano una virulenza particolare.


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Le cause di iniezione più frequenti che pos.'3<>no ùar luo~o ad una sindrome flemmonosa del pavimento della bocca sono: le infinmma.zioni acute o subacute d elle ghinadole saliva.ri e dei loro reliquati f1rnbrionn.rij, le rnanifl'!'rt.a.zioni ftemmonose perimanwbola.ri, le suppnrazioni periarnigdaliche prop~antesi lungo i muscoli stilo-glosso e stilo-faringeo ed infine, soprattutto, le iu.fuzioni di origine d entaria . Allo scopo di stabilire la linea. di condotta. nelle infezioni fiemmonose d el pavimento della. bocca, l'A. ri tiene come n ~f>;<:<aria e capi~l e l'avulsione del dente e specialmente in casi di a.coidenti del dente d el giudizio. B naturale che nei flemmoni gravi l'avulsione dentaria passa in seconda linea risp<'tt,o allo sbri1Zliamento ampio. L'incisione mediana cla.c;sica. secondo il parerf> d e ll'A., è irumttiriente, m olto meglio praticare un'incisione curvilinea che vada dal ml'nto a un buon wto trasverso al di sotto dell'angolo della. mandibola. e che abbta il massimo della sua convessità a livello del piccolo corno d ell'osso joide. La sua profondità. d eve arrivare fino a. scorgere il ventre anteriore de l digastri.co e il polo anteriore de lla. ghiandola. sottomascellare. Si apre ool dito o con una. pinza la lou;l'{ia. di eie tta ghiandola.. ci si affonda tino a. sentire il bordo posteriore d e l mu>1eolo milo-joideo e si arriva ~osì a colpo sicuro sul focolaio infettivo. n drona.g_gio si cornpie modia.nte un foro oompreso fra il milo-joideo, la. faccia in terna d olla mandibola e la ghiandola sottomascellare; qualche volta. si è obbligati ad incidere il muacolo milo-joideo e fare <:omunicare ampiamen te la regione sottolinguale con la re_~Sione sotto mentale. Quando l'infezione è dj natura anaerobica., al fl emmone del pavimento del.la. bocca d ove essere dato il nome di Angina. di Ludwig; que,;ta forma presenta una. sin toma.tologia di estrema gravità e l'euforia del malato contra... ta con l'imponenza d e i sintomi clinici; non si r iscontra mai d o! pus, ma ci si ritrova. sempre in presenza di una vera e propria cangrena. !r8S-'l0sa; i malati muoiono quasi sempre con sintomi cardiaci testimoni di una grave intossi<'.azione. La cura consiste nello sbrigliamento largo del focol&io mediante due incisioni laterali accompagnate dall'apertura d elle loggie delle ghiandole sottomascella.ri.

M. PLASTINA NEUROLOGIA. D. E. ALPERN, V. V, TSCHERNIKow. -

l...a barriera emato-encefallca e il sistem a nervoso vegetatlvo. (Zeitsch. f. d. gea. Neur. u. P sy .. vol. 142, pag. 286).

Non molto numerose sono sta.te fino ad oggi le rice rche dirette allo studio dell'influenza del sistema nervoso vegetati vo sulla permeo. bili tà. d ella. barrie ra ernato-encefa.lica.. Alcuni AA. si sono avvalsi dell'azione de lle sostanze abitualmente· adoperate per saggiare la funzionalità d el sistema. vogetativo (atropina, pilocarpina, adrenalina, ecc.), altri si sono serviti dell'intervento chirurgico praticato a diversa altezza sul tronco del simpatico. Nell'un ca.<;O e nell'altro gli e ffe tti finali sono sta.ti studiati sia coll'iniezione di sostanze coloranti la cw presenza. è sta.ta. notata. negli spazi meningei (fucsina., ecc.) sia mediante lo studio delle alterazioni nel qu.aotitativo normale di sostanze fisiologicamente presenti n e l liquor (albumina, zucchero ecc.). Alpern e ~schernikow eseguen?o in _animali da esperimento il taglio della. porzione addomma.le del tronco del stmpattco, hanno osservato che, qualche mese dopo l'operazione, il qua.ntita.tivo d ello zucchero nel Liquor era divenuto presso a. poco uguale al quantita.tivo dello zucchero nel sangue. Una vogotomia. sotto diaframmatico. praticata nelle stesse condizioni non produceva. nessun cambia. zucchero del sangue mento nel qltOztente zucc h ero d e 1 l'tqu 0 r. Perciò soltanto la simpaticotomia produrrebbe un'alte razione nel chimismo d el liquor nel senso anzidetto. Non è però escluso - e lo ammettono gli st essi AA. - che ta.le alterazione si produca. non come infiuom.a diretta della simpa.tiootomia. ma in qltanto per esse. si d eterminerebbe una. deviazione da.lla. norma. n e l ricambio d egli idrocarbonati del tessuto nervoso. SACCHETTI


J;U\'ISTA DELLA. STAXPA MEDICA l:L'ALIANA E STRANI:B:RA

G. CusENZA. -

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Timo e otosponglosl. (TI Valsa.lva. N. 10 - Ottobre 1932-X).

La tiroide e le pa.ratiroidi, fra gli altri organi endoorini sono quelli che maggiormente gli Autori hanno studiato per ricercare le possibili cause della otospongiosi. Tale ragione, come è riSà.puto, è fondàt..a. sulla in.tluènzil. ché tali organi hanno sull'ossifica.zione encondrale e sul ricambio del calcio. . Esperimenti di asportazione pa.rzia.le del sjstema tiro-pa.ratiroideo ha.Illlo dimostrato alterazione della capsula periotica simili a. quelle della otospongiosi. Nello stesso modo hanno risposto le esperienze su altri organi a secrezione interna, come per esempio si è visto che gli animali castrati sono longi li nei, mentre quelli con ipergenitahsmo sono piuttosto nani; uguali risultati si sono verificati anche con l'ipofisiectomia. . L'organo che ha interessato piil di tutti ~li altri è il timo, poichè molti Autori misero in evidenza. come nei cuccioli st1miz.zati si verifichi un arresto di svìluppo delle ossa., nel senso che nelle suddette esperienze si sono osservate ossa. piil picco\e e fra.gi lL , . Il Soli, che si interessò di queste alterazioni dal punto di vista istologico, osservò ·in queste ossa. una tendenza. alla porosi (canalicoli di Havers ampi ed accenno in a.lcuni punti a lacune) e ritenne che tale prooesso poteva considerarsi una • forma osteoporotica dell'atrofia •· L'A. premesse queste varie e fondamentali nozioni espone il risultato' degli esperimenti fatti su quanto riguarda le alterazioni della capsula. periotica in rapporto alla otospongiosi e dice che il Turtur nei canini stimizzati avrebbe notato nella parete della chiocciola delle zone dimostranti un evidente ritardo di sviluppo, con rarefazione dell'osso e ampiezza abnorme delle cavità. midollari ripiene di midollo. Nei suoi esperimenti su polli stimizzati e quindi con n otevole disturbo nel ricambio del calcio, l'A. ba voluto rintracciare le alterazioni istologiche e relative modalità. di sviluppo in rapporto col processo otospongiotico. Egli dopo aver esposto le ragioni della scelta dell'animale, ricordato il meccanismo dei vari esperimenti precedentemente fatti da a.ltri Autori ed esposte le alterazioni riscontrate nei suoi alla sezione dell'osso temporale (focolaio di assorbimento osseo a tipo a.listerico) conclude che fra le sopra.scritte alterazioni ed il pro()esso di otospongiosi non esiste alcuna a.nalogia; poichè come concordemente osservano tutti gli autori le varie fasi istologicbe del processo otospongiotico si riassumono in una fase congestizia. seguita da riassorbimento osseo ed ulteriore neoforma.zione di osso patologico, mentre n~l processo speriment.a.Je mancano i fatti congestizi e neoformativi; esiste in esso. ma. netta.ment~ differente, come unico punto a.na.logo al precedente il solo ria.ssorbimento osseo.

s. VITALE

G. WoRMS, L. DmiEE, L. GRUMBACH. les d'Oto-La.ryngologie, 5, 1932).

Pneumatocell endocranici. (Les Ann.a-

La penetl'a'.tione accidentale e consecutivo incistamento di aria nella cavità cranica, costituisce una complicanza. relativamente rara dei traumatismi cranici, e finora rivelata come una sorpresa. radiologica. Gli AA. si domandano se è possibile a.lmeno supporre simile evenienza. da.Il'esa.me clinico, qua.le ne è la espressione radiologica, qua.li le indicazioni tera.peutiche, quale il pronostico. Dopo dei cenni storici, riferiscono l'osservazione fatta su un cavalleggero, recluta in un Reggimento francese, che in seguito a caduta da cavallo, ebbe epistassi otorra.gia sinistra edemi delle palpebre e alla Rgrafìa furono riscontrate fratture della parte anteriore del cranio, sotto forma. di fessure multiple del frontale destro, dirette in senso verticale con interessamento della. volta e pavimento orbitario, seno frontale ed etmoide dello stesso lato. Oltre le lesioni ossee, il Rgrarn.ma. sotto varie incidenze e pose stereoscopiche faceva notare una zona. chiara della. grandezza. di nn mandarino, che occupava. la fossa frontale destra,


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RIVISTA DBLLA STAMPA ){EDtOA. ITA.LIA.NA. l'l STRA.NIERA.

spostando un po' a sinistra. la. falce: tale imma~ine imponeva la diagnosi di raccolta. gassosa, Ui'l MroMié. ò pneumatocele endocmnico. A 40 giorni dal trauma tale constatazione d eponeva per l'i n cista.mento della raccolta stessa, tanto p :ù che subiettiva.mente come obbiettivamente si notava un suono di guazzamento nei var-i movimenti d el capo e con Rgra.mmi in varie posizioni fu confermata. la pro.w nxa del liquido. Dopo quattro mesi ria..'l$0rbimento spontaneo. Gli AA. definiscono lo P. E. come una raccolta. gene ralmente circoscritta di aria n ell'interno della scatola. cranica. e fanno r i levare come nei trattati di patologia è menzionato come P. cranico solo la. ra.ccolta fra periostio e tavolato esterno. Propongono la distinzione in: Pneumatooele extraoerebra.le: a) extradurale ; b ) sottodurale (pneumomen·inge di Petit de la ViUeon). Pneuma.tooele intraoerebrale (aerocs le di Glenard). Pneumatocele ventricola.re (Pneumoventricolo di Brun e Ja.ubert). a) per via sottoa.ra.cnoidea; b) per via. transoerebra.le (P . terebra.nte). Da 72 osservazioni di P. esaminate rilevano come la caUS& è dovuta. per la .massima. parte al trauma (53), minima a.d a.tti opflra.tori, tumori, cause microbiche; come il meccanismo di penetra.zione per la rna.'ISi ma. parte è dovuto a. lesioni delle cavità pneumatiche pa.ra.nasa.li (56), seguono a. dis tanza le lesioni auricolari, ancor p iù distanti le fratture craniche quando interes.'lano un seno. L 'aria. penetra. nel cranio o pe r una vera. o propria. in iezione di aria che si trova sotto pressione nel seno all'atto del trauma., o per una. a.spirazione d el cavo cranico in un seno a traverso la. breccia. traumatica. DiSCiltono queste due ipot esi riportando le osserva.z:oni di Chiari, Giordano, Miller, Klemer, Jnoke per la prima., e osservazioni od esperimenti di Wheler, Pa.schoud, Woda.rz, secondo cui la press:one end.o cra.nica variando con gli atti respiratori per cui si ha replezione e vuotamento ritmico dei vasi, si produce un'aspirazione. L'aria. comunque p:metrata nel cranio, vi r imane in genere per una ohius11ra. a valvola deUa. breccia dur6le. Dalle varie forme di P. gli autori differenziano inoltre l'en fisema cerebrale in cui l'aria penetrata non si raccoglie a. forma.re cavità circoscritta, ma segue dissecando le guaine va.~colari, come noi Rgra.mma. m ostra. i l ret;icolo pei vasi circondato di alone chiaro, o si raggruppa in p iccole minute bolle sparse (poti:micropneumatocele). n pronostico del P. E. all'infuori della lesione che lo ha. prodotto è relativamente benigno in d ipendenza del sollecito ria.ssorbimento (delle 72 osservazioni 49 casi furono seguiti da guarigione). La. diagnosi senza ra.d:ografia. è difficile e solo di presunzione, potendosi tutti i segni di compres:~ione e ten.<Jione endocranica spiegare come effetti del trauma cranico. n sintoma rinorrea di liquido c . r . persistente è di estrema. importanza e in caso di idropneuma.tocele il rumore di cla.potage. La. radiografia ci dà ragguagli su Le lesioni ossee e localizzazioni, forme ed estensioni della raccolta aerea. o idro-aerea. n trattamento è d 'intervento o astensione: i r isultati delle 72 osservazioni si mostrano favorevoli a. questa (21 guarite con intervento, 28 con astensione). L'intervento va dalla. tra.panazione e puntura. d ella raccolta alla cranioresezione e sutura. della breccia durale. Brunschweiler in caso d i P. da frattura della r occa perforò ìl timpano e lo mantenne aperto fino a cicatrizzazione d ella. fessura. durale. In ogni caso cercare di sopprimere il P. ed evitare la meniugoenoefa.Lite. RA.FFONE

RADIOLOGIA. G. LENARDuzzr. - Radiologia della pleura normale c delle lievi reazioni pleurlche. (Minerva. Medica., 13 ottobre 1932).

È uno studio assai important-e in un argoment-o che ancora. suscita notevoli discrepanze tra. radiologi e clinici, di ve1·genzo che sono molto a.t.tenua.te g razie ai perfezionamenti della. tecnica sopratutto radiografica e allo accresci ute esperienze


RIVISTA DELLA STAKPA MEDICA ILA.LIANA E S TRANIERA

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dei radiologi per cui, anche con le comuni proiezioni, è pos.~ibile riconoscere l'immagine di certi segmenti di pleura normale e siamo in grado di rilevare alterazioni anche lievi delia sierosa. Per quanto riguarda. la. pleura norrna.le essa non dà alcuna immagine radiografica quando è colpita di faccia.: solo quando il fascio di raggi è pa.ra.llelo al suo decorso si può avere il rilievo di essa, ciò che fu stabilito molti anni fa. dal Beolère per lo studio degli ispessimenti interloba.ri che si rendono più evidenti quando il raggio luminoso segue il decorso dell' interlobo, colpendolo di coltello. Si capisce quindi che vi sono alcuni segmenti de lla pleura che ci danno anche in condizioni normali la. loro immagine su buoni radiogrammi, come ad esempio la. pleura dell'apice che si rileva spesso come una. listerella o paca che accompa.gna. la seconda. costa dal capitulum fino alla parete laterale del torace; ombra satellite delia seconda oosta. Ma è assai più nota. e ha. suscitato maggiori discussioni la. pleura dell'interlobo medio che si disegna nei radiogrammi come una. sottile linea opaca, linea capii· la.re attraversante orizzontalmente il campo polmonare destro. Sul significato pratico di questa Linea capillare si sono svolte fervide discussioni; la maggioranza degli autori ritiene che essa. sia. puramente l'espressione della. pleura normale che riveste la. scissura interloba.re presa d'infilata dai raggi X, altri la. giudicano do· vuta. a un sottile ispessimento delia pleura stessa. Trala.soiando il rilievo di altri segmenti pleurici rari e di dubbia ~ignifica.z.ione, · l'eee.me radiografico può metkre in evidenza tratti pleurici in corrispondenza di lobi a.norrnali avendosi così il riconoscimento sul vivente di lobi polmona.ri soprannumerari come il lobo delia vena azygos, il lobo apico-dorsale di Ba.rsony e Kop· pestein, il lobo polmonare inferiore accessorio: Sorvolando sul lobo della vena azygos così noto per la recente letteratura. e pa.rticolarmente evidente perchè in questo interlobo accessorio scorrono quattro foglietti sierosi (2 parieta.li, 2 visoerali) e tralasciando il lobo apico-dorsale finora descritto in pochi ca.s.i, ci fermeremo maggiormente sull'immagine della. pleura che riveste il lobo polmonare inferiore a.coessorio. Essa è però di non facile rilievo nei radiogrammi, si presenta sottile come una linea capilla.re e può essere confusa con le numerose ombre vascolari e bronchiali che si estendono dall'ilo al terzo medio del dia.framma.. [Nel British Journal of radiology ma.rzo 1932 col titolo Congenital disea.see of the lungs, P. Kerley paila fra l'a.ltro dei lobi polmona.ri accessori che a.sseriece assai più frequenti di q uello che comunemente non si creda. L'Autore che riproduce ottimi radiogrammi ottenuti su scimpanzé, dove questi lobi sono regola.rmente frequenti, dice in forma. aasa.i suggestiva che noi siamo in un'epoca dell'evoluzione nma.na in cui stiamo perdendo un 4° lobo al polmone destro e un 3° lobo a Ri nistra. I residui di questi lobi quasi sempre provvisti di bronco a evoluzione imperfetta con cartilagini incompleta e fa.vorenti quindi l'inso.rgenza. di atelettasia, sa.rebbero, e ciò ha. indubbia. importan.za. clinica, un potente fattore nello sviluppo delle bronchiecta.sie che come si sa occupano prevalentemente la. sezione inferiore dei polmoni (n. d. R.)). Volendo analizzare a.ltri segmenti della pleura e dando a.l fascio di raggi la. direzione che c'interes.'!a potremo visualizzare la pleura costale, la. mediastinica, lo sfon.da.to pleurico posteriore come dimostra. l A. coll'ausilio di chiari radiogramnu. Segni radiologici di piccole le~i<mi plet~ric'M.- Nelle lesioni pleuriche circoscritte specie se situate profondamente (interlobi, media.stino) può mancare ogni segno obiettivo: un dolore a. tipo nevralgico o un leggero movimento febbrile pos· sono essere gli unici segni che ci denunziano queste lesioni pleuriche. Soltanto l'indagine radiologica fornisce in queste forme elementi decisivi per la diagnosi. D quadro radiologico sarà dato essenzialmente da variazioni degli aspetti descritti per la pleura normale, le linee e le strie si fanno più grossolane. i l loro decorso di.

vent& atipico, l'opacit.à non più uniforme con presenza di dentellature €CC. San\ cosi a.ssai più evidente la pleura interloba.re media. con aspetto spesso grossolano a.ssa.i lonta.no dal tipo capillare e non di rado la. stes...qa linea sarà stirata in alto per una retrazione secondaria. del lobo superiore del polmone come hanno osservato per primi Rist, Ma.raglia.no. Ma in questi ca.si oltre che aversi varit\zioni dell'aspetto e del decorso delle linee e strie normali, si può avere l'anormale visibilità di segmenti pleurici ohe di regola sfuggono all'indagine radiologica. Cosi frequent~mente si osserva


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RIVISTA DELLA S'l'AVPA liRDIOA JTALLUU E 8'rll4NlEBA

UBa dentellatnra. del contorno 81lperiore del diaf:nr.mma che si ha

eoyratutto neUe

aderenze profonde dell'estremo inferiore della ple1J.J'& intel'lobare co ruaframm&. Inoltre possono apparire Linee opache grossolane in tutto l'ambito polmonare che sono generalmente la proiezione di un tratto di ple u.ra interloba.re ispe88ita.; si trovano sopratutto sopra al d iaframma e 110no et&te interpretate come l'imrna.~ne di ispessimenti circoscritti della paJa inferiore della grande sci88W'a la quale m questa regione si dirige dapprima in avanti poi in basso assumendo nelle proiezioni laterali la forma di una S. È cosi che nelle proiezioni dol!'SO-ventrali le curve della S, se iepeesite., po1180no lasciare nel mdiogramma la loro immagine come ombre lineari distinte. Gli ispessimenti potendo calcificare si avranno allora ombre aaeai intense. Quando queste linee opache appaiono lateralmente e hanno un decoreo orizzontale sono facilmente riconoscibili; se invece :sono situate medialmente la loro identificazione è possibile eolo a un'occhio esperto per la po88ibile confusione con immagini analoghe dovute a formazioni diverse (pareti dei grossi bronchi, vasi, coste). Utilizzeremo allora la proie-Lione laterale con la quale 88l'à poaeibile individuare maggiormenie la pleura int.erloba.re. Un apprezzamento pure assai delicato è quello che riguarda gl'ispeesim.enti della pleura costale i quali si ri velano con banderelle o pache disposte medialmente al contorno interno delle coste, estoese talvolta dalla base all'apice, nella parte laterale del campo polmonare. Queata immagine sfugge non di 1'8d!o alla proiezione comune; s'impiegheranno allora con notevole vantaggio altre proiezioni come quelle del Patmieri (decubito ventrale, proiezione dorso-ventrale, fuoco in poeizione tale ohe la perpendicolare condotta da eeso al piano della lastra cada tangenzialmente al vertice o appena un po' pitl caudalmente- protuberanza oocipitale esternaampolla inclinata. per quanto occorra illuminare regolarmente la lastra, apnea. in.epiratoria.). In questo modo appaiono nel radiogramma la parte dorsale e ventrale delle coste cosicchè il contomo estemo del polmone in COZTispondenza degli spazi intercosta.li non rimane limitato dalle immagini costali, ma. direttamente dalle parti molli. L'A. riproduce radiogrammi a.ssa..i nitidi in cui vengono chiaramente apprezzate le alterazioni della pleura costale che sfuggono, lo ripetiamo, con grande frequenza alla proiezione comune. Dopo · aver accennato al comportamento del seno ·eosto-dia.frammatico, uno dei luoghi di predilezione delle reazioni pleuriche, di rilievo abba.stanu. facile, l'A. si diffonde sulla. pleuri~ mediastinica che per merito della radiologia. non rappresenta più un reperto eccezionale. Oggi infatti è possibile riconoscere non eolo la forma eesuda.tiva che altera il contorno dell'ombra cardio-v88COle.re da.IJa quale deborda. o dà ombre larghe e di opacitè. tale da risaltare contro l'ombra del cuore e dei groBBi vasi, ma. si possono pure mettere in evidenza piccoli ispeesimenti pleurioi che si rivelano come sottili nastri e picooli triangoli che sono più appariscenti quando sono localizzati sui punti di ritleseione della pleura mediaetinica eia anteriormente che post~riormente. In conclusione risulta dunque bene evidente dallo studio che abbiamo creduto opportuno di riassumere largamente l'importanza dell'indagine radiologica ben oondotta nel riconoecimento di lievi reazioni pleuriche. Non si dimentichi però

che queste ricerche po88ono offrire que.lche difficoltà o che richiedono una. tecnica non standardizzata. ma la necessità frequente di proiezioni speciali che . po880no variare da caso a caso. BERTOLUCCI


BIBLIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA (Pubblicazioni ricevute nel 2" semestre del 1932) ·

~

•

'1:1

ANGELLNl Antonio, maggiore medico. La. tuberoolo~i 1n ebrei t cri6tiani_aU'età della

• 7'

oo8Cmwne. Lotta contro la tubercolosi. N. 8, agosto 1932, X.

Buo.LIARI Renato, maggiore medico e PALMA Raffaele, libero docent.e. Ricerche ~~pe­

••

rimemali 8UU'azùme dei tref<nli embrionari. IV.- l nf(mnza dei trefoni embri<nwri BUl proce.sso di ripa-razi01le delle fratture. Rivista di patologia sperimentale. Vol. IX, n. l, 25 agosto 1921-X. · Conclmioni. - Da quanto è stato rilevato nella descrizione dei reperti istologici, risulta. chiaramente che negti animali trattati con le iniezioni di succo embrio.· nario il processo di evoluzione del callo di frattura ha mantenuto fin dal suo inizio un ritmo più a.ooelerato di quello verifica.tosi negli an,imati di controllo . . Infatti negli animali trattati con trefoni embrionari ta.nto il processo di neofonna.zione connettivale quanto l'ossificazione de l ca.llo si sono verificati in maniera più rapida che nei controlli. Anche la fa.se di assestamento del callo ha. avuto luogo con notevole anticipo negli· animali trattati con trefoni. A questi caratteri anatomo-istologici fanno riscontro perfettamente i dati radiologim, che depongono per una guarigione anatomica. dell'osso fratturato dell'animale trattato con trefoni dopo 30 giorni; m entre il ra.diogra.mma. dell'animale di controllo ricavato alla stessa epoca., dimostra che il callo di frattura. in questo n on è sufficientemente consolidato . CALCAONì Amato, capitano medico.rLa nefrot<nnia ampia nella cura della calcolosi

,

renale. Archivio Italiano di urologia, vol. IX, fase. V, novembre 1932-X. Ri&sunto. - L'A. riporta. un ca.ao di calcolosi rona.le multipla. con calcoli voluminosi , coralliformi nel quale fu praticata. una nefrotomia ampia con esito in guarigione. Illustra brevemente i vantaggi di tale atto operativo conservatore in confronto della nefrectomia, operazione sempre gravemente mutilante e pericolosa 'per le sue conseguenze. CASAORA.NDI

prof. Glauco, colonello medico. Sul fenomeno della percezione visiva

diritta ccn l'immagine retinica rovesciata. Nota. di fisiologia oculare.

Rias8unto. - L'A. esamina le varie teorie e le ipotesi enunciate per spiegare il fenomeno della percezione visiva diritta con le immagini retiniche rovesciate: ne mette in rilievo l'insufficienza. e la inattendibilità, perchè basate principalmente sulle leggi ottiche. li fenomeno, secondo l'A. non sarebbe affatto in rela1..ione con esse leggi, ma avrebbe, come fondamento anatomico, la speciale costituzione del sistema nervoso centrale e deiJe vie ottiche, con le sue oommissure e i suoi incroci, e funzionalma.nte sarebbe soggetto alle leggi che regolano la trasformazione degli stimoli in percezioni. t1

CASTELLANETA Vincenzo, capitano medico. Sifilide ed ooclturitme lenta delle arterie

coronarie. (Contributo anatomo-clinico). Annali di Medicina navale e coloniale Faso. V,-VI, 1932-X. Rias~nto. - L'A. illustra un caso interessante di occlus ione cor-onarica., bilaterale e pressochè totale, in giovane soggetto con aortite luetica, sotto il duplice punto di vista anatomo- patologico e clinico. L'A. ha. potuto studiare inoltro, in questo caso, mediante un'accurata ind.agine isto-pa.tologica., la maniera di diffusione e di propagazione della lue aortiua a.IUe coronarie, che, secondo le sue os.;ervazioni si farebbero attraverso ur1 processo di « pericoronarito • specifica., in corrispondenza. del tratto iniziale di queste arterie, la cui parete sarebbe poi anch'e:;.~ secondariamente invasa dal processo suddetto.


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BmLIOGRA:riA XEDICo\ MlLITARIE ITALIANA

CASTIOLIOLA Orlando, colonnello medico. Tripoli. Il Li4o dt>lk Palrne (Caoopardo editore. Tripoli) (Recensito, Giorn. Moo. Milit.• fu.sc. Xli, dicembre 1932-XI).

Cn..LI Vittorio, tenente veterinario. L 'analisi dei ricettorì aomatici (0) fUlle metaaalmoMUe avia rie. Bollettino deiJ'lst•t~to bieroterapico Milanese, fase. VI, giugno 1932-X. Riaa~rUnto. L'A. studia il problema della id!'ntificazione o meno del Baet.. Gallinamm e Pullorum in rapporto al B. T ypb1 e Paratyphi A. Dopo avere dimostrato che dai ca.ratwri morfolugici, culturali e bioch i m ici non è possibile fare una differenziazione fra le ~e !A"'llmonelle avi~~orie, ravvicina dal punto di vista biochimico alcuni ceppi di B. Gallinamm al B. di Ebert.b e ceppi ga.ssogeni di B. Pullorum al B. Pa.ratifo A. Dal punto di vista sierologico, l'esame dei ricettori ROmatici termostabi l i O e le prove di saturazione di retta e crociata, hanno ponn('RS() di stabi li re una perfetta identità fra B. Gallina.rum e B. Pullorum. Notevole comunanza di r ioettori somatici è pure rilevata fra le dette Meta.sa.lmonelle ed il bacillo t ifìco wnano m entre fra queste ed il Paratifo A l'au.alogia r icet.toriale appare molto limitata. -

L'enteriU paratuberoolare dei bovini. La Nuova Voterina.ria, 1932-X.

CERNIGLIA. Domenico, maggiore medico. S ul colku!·ao maaaicci.o acut.o del polmcne.

· Archivio di Patologia e Clinica Medica, Vol. XI, fase. VI, agosto 1932-X. CoLAIANNI prof. Giuseppe, capit.a.no medico. Sulla cura chirurgica del di~ della rai1w. Atti del Congresso della Società oftalmologica italiana. Roma, 22-24

ottobre 1931-X. Un caao di em.orragia retinica per lancio nel vuote con paracaduu. Atti del Congresso della Società oftalmologica italiana. Roma., 22·24 ottobre 193 1-X. CoLOMBA Nicolò, capitano medico. Mezzi di diagnosi precoce del glauooma cronico 8emplice. Annali di Oftalmologia e Clinica Oculistica, fase. III, 1932-X. MARMo Achille, tenente medico. La Vibriothrix 7-e!Jlani«! (Caat~llani) nei dwenu.

rici deU'Eritrea. Rioascenza mooica, fase. XII, 1!132-X.

Riaa~rUnto. - L'A., in una nota preventiva, comw1ica. di avere isolato, in Eritrea, la Vibriothrix Zeylanica (Castellani) dalle deiezioni di tre individui affetti da dissenteria. Comunica pure di avere studiato la caratteristica struttura, l'azione pe.togena ed antigenica di detto germe.

Su due caai di miele$ kucemi«! cronica osservati all' A.smara. Rinascenza medica, fase. XV, 1932-X. Riauunto. -L'A. descrive due casi di mielosi leucemica cronica, osservati in Eritrea.. In uno di questi sembra.va. trattarsi a. tutta prima di una. forte leucooitosi o di una pseudo-leucemia. I reperti ematologi oi, illustrati con microfotografie e tavole a colori, sono caratterizzati dallo spiccato polimorfismo deUe celluJe ùe!Ja serie bianca, polimorfismo che è dovuto alla compartecipazione di tutti gl i elementi gra.nulocitici maturi, i~turi e indifferenzia.ti, sia parenchimatici , sia mesenchimatici. -

Contrilntw aUo st'!Jdio delle affezwni intestinali deU'infanzia in Eritrea. La P e diatria., 1932-X. Riasauntc.- Nel corso di ricerche istituite in E ritrea. allo scopo di chiarire le infezioni intestinali dell'infanzia, sopratutto quelle a. sintoma.tologia. poco d e terminata, l'A. ha isolati non solo stipiti dei batteri patogeni abitualmente incriminati nell'etiologia. di febbri en teriche e dissenterie, ma anche, per la prima volta in guesta Colonia, stipiti di B. pa.ratyphosus C, di B. kandiensig, d i B. columbensis, di B. a.sia.ticus, di Vibriothrix Zeyla.nica., di Baoilli del ge nel'e Caste!JI:Ulus, i quali hanno importanza etio-pa.togenetica di febbri e febbricole parenteriche, di diarree ed -


BIBLIOORAJU JI(EDIOA MILITARE IT ALIANA.

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ènterocoliti dissenteriformi e probabilmente sarebbero anche causa o concausa, a seconda dei casi, di complica.nze di origine intestinale, di stati di croni ca intosaica.zione e di disturbi del ricambio. L'A. riferisce anche i reperti di amebiasi e di gì ardi asi. -

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Ob8eroatioM on BaciUtut Columben8i8 Fever ( • Castellani 's F ever • ). The J o urna. l of Tropica.l Medicine and H ygiene, fase. II, 1932-X.

Ria8aunto.- L'A. descr ive i caratteri biochimici del b. Colwn'bcnsis. In omaggio &l Castellani, che ne ha scoperto l'agente etiologico e ne ha individualizzate le

forme cliniche, propone che la febbre columbensis sia denominata « febbre del Castellarù •·

Della pro/ìla&ti immunitaria antitifica. Bollettino dell'Istituto Sieroterapico Milanese, fase. IX, settembre 1932-X. Ria6aunto. - - L'A. studia comparativamente i vaccini antitifici che maggiormente richiamano oggi l'attenzione, dopo essersi soffermato sui vecchi e sui nuovi metodi di preparazione dei vaccini e sulla maniera di controllarli. Ricerca le proprietà antigene in vitro (agglutinabilità, fissazione delle agglutinine, reazione di precipitazione}, le proprietà antigene in vivo nelle cavie (agglutinine, ba.tteriolisme, precipitine, intradermoreazione, le proprietà. immunizzanti mediante l'infezione sperimente.le) giungendo alla conclusione che siamo oggi in possesso di vaccirù che realizzano la vecchia aspirazione dei ricercatori: tossicità minime, capacità immunizzante sicuramente rispettata. Riconosce tali proprietà al vaccino preparato con la formaldeid e al 0,6 % ed a quello preparato con l'urotropina al 10 % - n lipovaccino in olio di arachidi, pur avvicinandosi a queste proprietà, dà reazioni locali. Ha sperimentato anche un lipovaccino con bb. di Eberth vivi con buoni risultati: esso però non può venire usato nell'uomo. Gli altri vaccini sperimentati (idrovacoino preparato con il calore, idrovaccino preparato con il fenolo e con il calore, idrovaccino all'etere) si sono mostrati inferiori o per la maggiore tossicità o per il minor potere antigene ed immunizzante. MENNONNA. Gerardo, capitano medico.

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MoscHETTA Giovanni , primo capitano medico. R aro reperlc di calci/ìcazioni polilinfogliandolari in un caso di tubercolo$i pol11Wnare t»nclamata. Atti del C.ongres· so di radiologia medica di Panna, maggio 1932-X. Ria88'fmto.- L'A. descrive un caso di tbc. polmonare conct:a.mata.. nel quale l'osservazione ROntgen ba potuto dimostrare la presenza di estese calcificazioni linfoghiandolari cervicali, ascellari e lombari consecutive ad una poli-adenite specifica che precedette di gran lunga la comparsa della forma polmona.re. Si sofferma quindi in particolar modo a discu tere; rapporti intercorrenti fra l& due diverse manifestazioni ed intorno alle preswnibili cause ohe possono aver detenninato nel soggetto in esame, una t&nt& diversità di evoluzione tra la. forma polmonare e quella ghiandolare.

Otm8iderazùmi 8U alcuni casi di invaginazione cronica. Bollettino della Società medico-chirurgica di Pavia, fase. IV, 1932-X. Riasaunto. - L'A. espone tre e&'li di invaginazione cronica facendo rilevare l'importanza delll'indagine Rontgen in questo particolare processo morboso ove la. sintomatologia. clinica non di rado è incerta. -

Ccmtributo allo studio radiologico dell'ùwaginazio11.e intestinale. La Radiologia Medica. Vol. XIX, fase. IX, 1932-X. Conclusioni.- L L'esame radiologi co· col mezzo di contrasto dev'essere sempre praticato perchè di fond'a.menta.le importanza per la diagnosi, nei casi sospetti di invaginazione, comprese le forme acute della. prima infanzia nelle quali, qualora venga. effettuato col clisma, è possibile che riesca a provocare anc he un eventuale sva.ginamento. 2. L'indagine è controindicata nelle forme acutissime e nelle forme croniche, quando l'esame clinico fa sospettare vaste ulcerazioni e necrosi della parte inva.ginata.. In questi casi però abbiamo a nostra disposizione l'esame senza mezzi dì contrasto che, e. quanto r iferiscono gli autori, può ri uscire spesso molto utile.


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BIBLlOORAJI'lA MEDICA. MILITARE JT.U.lANA.

3° Sia il metodo per os che quello per clitml8 possono essere adoperati isolatamente. peri'h è entram bi poSt>Ono fom1 re t 1p1 che m~ini da. i nvag111azione: è consigliabile però principiare l't·!'ame col clim1a eJ i nt~grarlo in un secondo tempo col pasto. 40 L' indagi nE' rad iolo~ca non dl'v'P!<S<'rE' di~iunta. come d el resto di norma, dalJ 'eaarne clinico de l pa.:r.iente. e va. condotta con particolari accorgimenti, compresa la. pa.lpa.zione sottO lo schermo, semplicE' manovra che può iomire importanti elem enti per la. risoluzione del quesito d iagnostico d tfferenzia.Je.

Ricerche 8ulla C1J[Jura d iretta del baci/w tubercolare da alctt11i prodoui patoloflici. Holk•tt.ino de ll'Istituto Sieroterapico M.i lanese, fase. VIII, agosto l 932-X. Ria&Junto. - L 'A. ha eseguit.o una serie ù.i r icerche su t'Sp(lttorat.i ed essudatà vari per stabilire quale sia la tecnica di omo~eu~iZZI\Z.iune p iù confactmte a ùist.ruggere 1 germi comun.i pre~nti n el materialE' patolo~ieo sc•nz.a. prof!iudica.t·e la. vi talità del bacillo di K och e quale dei terreni P otrof e P e t ragna.ni risponda meglio come mezzo di ctùtura. d el baci Ilo tu bercolare. Ha. studiato inoltre i m etodi di colorazione Zi chl·N'I'<'lS('n, LuiR.i e quE'Uo Oèj>ède modificato da. Germino e perviene alla. conclusione eh~ èomo metodi di omogen eizza.zione i più raccomanda. bi li sono quello d el PetNI.j{na.ni e qu~>lli agli acidi minerali cloridrico e solfori co a concentrazione n on superiore rispettivllll'lente al 15 e a.l lO % ; m entre per la. cultura. è da prefe rirsi il terreno del P etragnani a quello del P etrof. P er la. ricerca miéroscopica del bacillo di K och ra<'coma.nda il metodo del L uisi per il maggior numero di elementi bacillari specifici cho mette in evid enza e quello del G~rmino sopra. tutto consigliabile ed u tile ne lle colorazioni in seri e. PlCCJOLl Ermen egildo, capitano medico.

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Ricerche sulla cultura diretta del bacillo tubercolare da akuni prcxlctti patologi-Ci. Bollettino Istit. Sieroterapico Mila.n€'15P, fa.'l<:. Vili, agosto 1932-X (Reoens_ Oior. Med. Mil. fase. X, ottobre 11132-X).

REITANO prof. Ugo, maggiore medi co e BoNCINELLI rmberto. Ricerche ltttlla. C08idetta • febbre ll(fatttema~ica mediterranea • P oliclin ico (Sez. Pratica), 1932_

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Ria8sunto. - · Le ricerche sperimentali istituite da R. e B. sulla febbre esantematica. di Roma. hanno pennesso di fare le S('j:('UE'nti con~<tata.zion i: J o La R. W. F. eseguita. sui can.i d el suburbio di Roma è positiva in una. certa. percentuale dei casi ( l 9 % ); 20 Col prodotto di triturazione dellE' zecche del cane si è r iusciti a provocare nell'uomo la malattia tipica; 3o Lo stesso prodotto e il sangue del cane sono Cl\pa.ci di dare neU' uomo una. malattia. inappa.rente (che si man.ife,~ta. solo colla positività. d ella R. W. F. ) e negli animali di laboratorio alterazioni varie , principalmente a. carico del cervello e dei testicoli. -

Riaultati dalla inoculazWne del vinuJ deUa coat detta. • febbre eBm~tem<Uica • agli arlimali dii laòorato1'io. Annali di m edicina navale e coloniale, vol. ll, fase. V.

VI, 1932-XI. Rmeunl.c. - Dalle loro ricerche sperimentali su piccoli animali di laboratorio gli AA. dimostrano la. possibilità. d'ottenere il passaggio in se1·ie da animale ad animale e da questi all'uomo d el vi rus della fel,b:re eli Roma. :IJa.la.ttia. di Conor e Bruch. Allo stato attuale delle conoscenze sul gruppo d e lle febbri esantematic he non è possi bile di stabilire differenze nette tra. il virus della Malattia di C. e B. e quello d el tifo endemico benigno (d'origi ne murina.) e d ' altra parte esistono d ei punti di contatto. per quanto riguarda. i l potere pa.togl'n o sulla. ca. via. e sul ratto tra il virus d ella malattia. di C. e B. e quello del tifo sto1·ico.

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e SALUSTRI E . Risultati d~Ua inoculazione sperimentale del virus della C08Ì de.tt.a • febbre umttem.aJ.ica • al1'1wmo. Annali di medicina. navale e coloniale, vol. n, fase. V-VI, 1932-XI. RmsunJ.o. - Si espongono i r isultati ottenuti da.ll'inocula.zione a malati mentali del vin1s delJa cosidetta. febbre esantematica. contenuto n elle zecche, n el sangue di cane e nel cervello di cavie già tl'attate: si fanno d e lle considerazioni sl.Ù-


BTBt.IOORA_n A MEDICA MILITARE ITALIANA

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l'identico comportamento della cosi detta • Febbre eruttiva di Carducci • con la. malattia. di Conor e Bruch, sulle fonne di infezione inappa.rente ne ll' uomo, sul valore della sierorea.zione di F elix-Wcil. Si tratta. infine d ella. piretotera.pia. col virus della febbre esantematica..

- e s~""ELLI A. Ricerche sulle blatte, quali 01Jenli di di ffWJione dei germi del colera, febbre tifoide, di&senieria baci llare. Annali d'Igi ene, anno XLTI, 1932-X. R iaaaunto. - Sono state condotte ricerche su Blatte (Periplan.eta oriental·i-a) e&ttura.te in vecchie case di Roma, che dimostrano la sopra.vvivem.a. di germi del colera., febbre tifoide, dissenteria bac illare Shiga nel tubo gastroenterico di questi insetti rispettivamente per 15-9-6 g ' orni. N elle loro deiezioni tali microl'l?a.nismi sono stati ritrovati anche dopo 86-72-96 ore circa da.ll'ingestione d el pasto 1nfetto. La. virulenza dei genni pa.~ti attraverso il tubo gastroente rico delle blatte non appare modificata.. Da questo os.'l6rvazioni g li AA. traggono lo spunto per alcune os· ser vazioni d'indole epidemiologica..

RoniNÒ Nicola, capitano m edi co. Contr ibuto aUa potabilità delle acque profonde sulla b<ue deUa faciea baU~rica acotica. L'Igiene moderna, anno XXV, 1932.

Ria-Bauntc. - Dal complesso de lle ri cerche condotte sull'acqua p rofonda di un pozzo trivellato in Alessandria, l'A. conclude che : 10 il persistente inquinamento dell' acqua in profondità, verifica.tosi fin dall'inizio dall'azionamento d e l pozzo, era. sos tenuto da ter reno superficiale tra.scin&to all'atto dell'affondamento della trivella; 2o la. d isinfezione del pozzo con la mistura. di La.pla.ce ha r idato all'acqua profonda. la sua originale pota.bilità; 30 il successivo inquinamento dell'acqua emulgente, messo in evidenza. dalla dissociazione dell'esame batteriologico quantita.tivo con quello chimico, era t!Osttlnuto d~U~ imptJrfuttH. ttlnutH. igiuu.icu. ù.,lle OptJrt• di "'rog~U.ione dell'acqua stessa.

-Su la razumaUtà delle diainBettazùmti. Studium, anno XXII, fase. IX, 1932-X. Ria8aunto. -Raggruppando gl'insetti dannosi all'uomo, sulla. base d ella loro metamorfosi e locomozione, in fì.gai, semi{ìssi. locomcbili e vola.tori, possiamo trarre i seguenti cri~ri generali sulle disinsettazioni ra.zion&li: l o G l'insetti di ciascun gruppo presentano caratteri di vulnerabilità comuni. 20 Gl'insetti, ospiti e commensali dell'uomo, presentano caratteri di vulnera· b ilità in proporzione diretta della loro locomobi lità. 8° Gli insetti, para.B$iti dell'uomo, presentano caratteri di vulnerabilità in proporzione inversa della. loro locomobilità. SABATINl prof. Arturo, capitano medico. La frequenza delle figttre tattWi sui polpa-

JJtreUi delle dita della mano. Arquivo da. Repartiçào de Antropologia Cri minai,

:Psicologia. Experimenta.l e ldentitìca.çào Civil do Pòrto, Vol. I , fase. ITI, 1931-IX. -

I valori nwrfologici cran·io-faccilll,i e l'abito costituzionale. R ivista. di Antropologia, vol. XXIX, 1931-IX (Recens. Giom. Med. milit., fase. VIIT, agosto 1932-X).

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Osservazioni radiografiche suU'a&trO{lalo dei Fuegini. Rivista. di Antropologia vol. XXX. 1932-X.

e MANCIOLI M. I valori cranio-facciali degli adenoidei . n Valsalva, 1932-X. R ia&sunto. - Nello studio della s truttura somati<'.a. de ll'adeno ideo rientra come particolarità importante quello de i valori morfometrici cranio-facciali, di cui g li AA. si sono occupati esaminanclo 60 bambini portatori rli vAg:~tnzioni a.don oidi; hanno t rovato che il processo morboso non influenza l'architettura. d el cranio n eUa sua porzione cerebrale 'e non pare turbi ecces.~ivamente i valo ri m etrici della facci a., i quali sono p iuttosto sotto il dominio di caratteristiche raziali e di fenomeni d ella c r escita.. -


BlBLIOGRAFlA MEDICA

MlLITARE ITALIANA

l valori palatini nefJli adenoùùi. n \"a.lsalva, 1932-X. RiaJJs·unto. - Da PM.mi e!Wjruiti su !'Ojll:j.((>tti aò<'noidei è R1Ata r il!('ont rata fort~ eccedenza d i lep tosta.filini r iguamo la forma dei prrt<'C'!I.<Ò ah·eolnri , mrntre per l'al· tozza de l palato duro la maggior f req uenza. ~ datn tlai e&nestati lini. n tipo morfologico na.~-paJa.Lino p :ò frftJUt·ntE' (o rappr;•scnta.to dal leptorrino oon lept.osta.filinia e i psistafìlmin. -

ScARPA Ange lo, capitano mt'dico. l,..'n CCJJO di eritrodermia e 'JXYI"''X)ra da somminUitrazione orale di preparato arseni.ca.k pentm>alent~. 1J DtmnoSJ illogra.fo, anno VII. fase. VTII, agosto H132-X.

R iassunto. - L'A. d opo a,·er somma.riament~ rt cordato le nozioni generali sulla terapia orale ant ilueticà con preparati arsenicali rwntavalenti, d escr ive un esso abbastanza gra,·e di e ritrodermia e porpora so pran·enu to in lUla paziente assoggettatll> a tale cura con • P entarwlo •· La. paziente e ra p<>rò in condi7.ioni speciali poichè in a vam.ata gravidanza interrot-ta da aborto successivo. Ino ltr-e emno evidc>nti e d imostrabili l<'sioni epato-renali. Viene poi djscussa la ezio-patogE"nt>si piìt prohahile ne l cru;o in esame e finalmente sono esposti pochi corollari d 'ordtne prat ico.

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I nfluenza dello lodo sulla R. H'a.98ermann . I l Dermosifilografo, anno VII. fase. VTI, luglio 1932-X.

RituB'Utllo. - L'A., dopo a\·er brevemPntt' r icorrlato l'importanza dell.a cura ioclica ne lla Jue, tratta specilicament.e dei r isultati ottenut i sulla R. W. resistente di alcuni luetici in periodo tardivo, facendo u..<oo di un pre parato todi co per via in tra.Jnu scola.re. Conclude affermando che l'inftuem.a del p reparato sulla R. \V. resisten te è i nconstante e vario. n medicamento d 'altronde è sempre consigliabile poichè è sop portato bene e dà senso di benessere ed <'ufor ia nei pazienti . PAOLILLO Stanislao, capitano medico. Sulle meningoencejaliti parotitiche. Giornale

d el medico pratico. Anno XIV, N. 8, 1932-X.

Riassunto. - L'A. riporta due casi cli nici di m eningoencefalite parot itica os-servati nella Clinica Medica eli S iena, r icorda gli ulti m i studi sulla eziopatogenesi d ell'affezione parotitica e la letteratw-a i tali a.na e stmniera che si è occupata d e ll'argomento, accenna alla diaj..rnost i ca d ;fft'rt?nz' a lf' d ..Ila Ctmlpl ieanza meninfZoencefalica e al relativo pronostico, venendo alla con<:lu.siuue che la pa.1·otite epidemica d ebba essere considerata con minore ottimismo dj quan to non sia stato fatto per i l

passato. capitano medico. Azione devitalizzante, sul b. di Koch. tki lUiati di organi d·i animaU sani ricettivi aUa tubercolosi. Annali d 'Igiene, settembre 1932-X.

'.l'REPICCIONI Emanuele,

Ritumnto. - Esperienze di orientamento sulle azione devitalizzanti dei lisa.ti eli organi di animal.i sani e recettivi alla. tubercolosi . sul bacillo di Koch, con r i.s ulte.ti positivi: tm contatto, eli varia durata, dei p rodot.t.i di autolisi di fegato, milza., polm one, pancreas e tessuto muscolare, ha d eterminato nel B. K. la perdita del potere patogeno per la cavia e della facoltà d i riproduzi one su terreni eli coltura o ttima.li. "l"luYn.xm Igino, capitano medico. La blenorragia nell'infanzia can particolare riguardo aUa profilassi ed alla terapia. Rassegna Internazionale di Clinica e Terapia, vol. XIIT, n. 13, 1932-X.

Ria8sunto. - D opo aver trattato partita.mente della blenorragia nella prin1a infanzia (neonati) e n ella seconda (maschi etti e bambine) soffermandosi sulla profilBBBi e sulla. terapia. d elle singole manifestazione, l'A. conclude mettendo in rilievo l'importanza sociale eli questa malattia nelll'età infantile e l'efficacia di mezzi protettivi per un migliore diveni re d ella razza..


CONJ't:BENZ& l!l DTMOS TBAZIONI

OLINIOHE ECC.

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VIBGILLO Sa.vetio, capitano medico. Sopra un caBO di amebi,a.,i in Lombardia. La. Rina.scenza Medica, n. 18, 1932-X. Riauunto. - L'A. d escrive un caso di amebiasi, osservato in una giovane guardia di finanza dell'età di22 a.nni, dovuto ad ameba hystolitica che scomparve dalle feci dopo le adatte cure. P oichè l'esame critico del caso fa ammettere una infezione autoctona, l'A. ri tiene che l'amebiasi sia più diff\.1sa. di quanto si creda. e consiglia di sorvegliare le acque che possono concorrere a.lla diffusione del male.

CDIFEREIZE E DIIOSTRlliDII CLJIICHE IEGLJ OSPEDALI IILITIRI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal proceaal verbali pervenuti alla Direzio ne generale di Sanitl militare nel dicembre 1982-XI)

BARI· Maggiore medico VITrORIO DoNADEO: Un ca.!O di (thr01na duro del rinofaringe. L'O., dopo aver illustro.to il caso clinico, parla. d ella. struttura. iatologica., della.

pa.togenesi e sintomatologia di tali neoplasie non frequnti. Espone infine la terapia. dei fibromi n&'lO-faringei s ia con mezzi fisici sia con interventi chirurgici per via naturale e per via transma.scellare. -

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Capitano medico NICOLÒ MuSUMA.RRA: Un morbo di Th01nlffm.

ca.!O

di miot<mia congenit.a, o

L'O., dopo aver presentato un tipico caso di malattia di Thomaen nella persona. d'un inscritto di leva, riferendone rapidamente le notizie anamnestiche e fissandone i principali segni clinici si sofferma sull'etiologia, sul substrato anatomopatologico e sui tentativi terapeutici di detta malattia. Infine egli conclude la sua esposizione, affermando che le cognizioni scientifiche che noi possediamo sulla natura. stessa della miotonia congenita sono molto scarse e che soltanto ulteriori studi potranno meglio illuminarci. BoLOGNA. - Maggiore medico IsmoBO PERcARA: Un ca.!O di colecictite e malaria. L'O. illustra un caso di colecistite in un militare in cui è stata constatata contemporaneamente la prima manifestazione di una infezione malarica.. Dopo una. rapida rassegna delle varie cause che poBSOno dar luogo alla malattia, passa ad ammettere come fattori etiologici del caso in esame, i comuni batteri della flora intestinale, i quali esaltati per ~ioni a noi ignote, p er via ascendente (in testino -coledoco) abbiano aggredito la Cistifellea. Esclude da.lle cause la malaria, perchè non flogogen.a., e considera il quadro nosologico come il risultato di una coincidenza di due entità morbose nello stesso individuo ed a vicenda infiuenza.tesi. -

Maggiore medico prof. GIOVANNI PiccoLI: Un caBO di tumore cerebrale cuintomatico. L'O. ha illustrato un caso clinico di tumore cerebrale asintomatico, situato nel centro ovale dell'emisfero, sinistro, in un militare ricoverato per disturbi gastrici, che datavano da circa due m esi, consistenti in lingua impaniata, alito fetido, vomito alimentare, ta.lora anahe a digiuno, cefalea frontopa.rietale, qualche volta sensazione fugace e lieve di vert.wne.


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CONFERENZ'E E

DIMOSTRAZ~ONt

Ol.rNlOS:I'l EOO.

Ne.<!suna deficiemA si notava a carico d ei nervi cranici. Nessun disturbo dell'eqttilibrio, nè della moti lità, d elle sensibilità superficiali e profonde, non turbe della deambulazione, nè di a tassia, di dismet.ria, di adiadococinesia, non nistagmo. Riflessi superficiali e profondi presenti: non riflessi patologici. Non disturbi a oa.rico dei vari organi sensoriali. p:.iche integra. ' n decesso è avvenuto improvvisamente al momento in cui il paziente, che era seduto sul letto pe r cambiarsi la camicia, si rimetteva nella posizione orizzontale. L'O., tenuto conto dei due sintomi cefalea e vomito presentati dal soggetto, ha passato in rassegna, per la diagnosi discriminativa le varie me.lattie, nelle cui sindromi sono pre~enti questi due segni morbosi, quindi ha parlato della sintomatologia clinica dei tumori cerebrali in genere, e dei sintomi particolari che insorgono a. sooonda de lle varie local izzazioni turnorali encefaliche, ha dimostrato inoltre le ragioni anatomiche e funzionali per le q\ta.li i l tumore era Mintorna.tico. Dopo avere elencato le varie forme di neopla.<>ia che si sogliono riscontrare più frequentemente nel cervello, ha presentato infine un preparato istologico del tumore asportato, ne lla necroscopia, in cui si è potuto constatare che si trattava di una nooplasia connettivale, di natura sarcotna.tosa e precisamente di un periteliorna. che aveva. preso origine probabilmente da qualche piccola. anomalia vasale congenita. -

Capitano medico NICOLA TEDESCID. L'O. iiiW3tro. il caso di tm ricoverato che nella. metà posteriore d ella cute dell'ast.a presenta. un canale C11laneo lungo circa. 3 cm. injett.o da gonococco. n paziente era. immune da. uretrite sia g:onococoica che di altra natura. L'O. ba. sommariamente ricordatQ la. possibilità di avere infezioni di tali canalicoli, restando immune l'uretra, e ha ricordato pure la. possibilità dell'attecchimento do! gonococco e sulla cute e sulle mucose. P resero parte alle discus.'!ioni dei casi il colonnello medico ZANUTTINJ, diret· tore di sanità, i tenenti colonnelli medici MoDESTINI direttore dell'ospedale, prof. GIARRUSSO e !A.POCE ed il capitano medico TREPICOIONL BRESCIA. - Tenente medico FABRIZIO PABSARELLA: Morbo di Pou iniziale. L'O., d opo pochi cenni aulJa storia deiJa me.lattia, presenta il paziente, appun· tato dei RR. CC. A. V. di anni 33 ricoverato nel reparto chil'\ll'gico di quell'ospedale dal 30 settembre o. a. Citati i dati anamnestici familiari e perso• nali fa. una rapida diagnosi differenziale fra le me.lattie del ra.chlde. Mette quindi in rilievo la pregressa. tbc. polmonare; decoraa con scarsa sintomalogia su biettiva. . L'O. ritiene che l'embolo settico, loaa.lizzatosi e sviluppatosi nei corpi delle prime tre vertebre toraciche, provenga dai focolai polmonari attualmente in fasi progressive di guarigione: cirrotica indurativa o di calcificazione. Da questo fatto deduce degli elementi per una prognosi favorevole. Esclude - nel caso in esame - i fattori predisponenti più invocati: eredità e tranme.. Col Bergmann intende in senso lato quest'ultimo fattore, data la localizzazione quasi elettiva del morbo in quei tratti d el rachide che sono sottoposti a maggior lavoro. Si sofferma quindi sulle alterazioni anatomo·patologiche prodotte dalla tbc. nei corpi vertebrali. Ritiene, sulla scorta dell'esame radiografico, trattarsi nel caso in esame, della varietà infiltrativa (antica carie). . Accenna brevemente agli elementi caratteristici della sindrome del Pott: gibbosità o cifosi, ascessi ossifluenti, paralisi o paresi, nessuno ùei quali, data la lesione iniziale, é presente. Si sofferma. poi sulla sintome.tologia. Insiste specialmente sul dolore addominale, fra i sintomi precoci defutito dal Iudson • prezioso come il dolere del ginocchio nella co:cite •· Mette in rilievo che il paziente più che i dolori addominali - i quali rientrano nei dolori a cintura da irritazione dei nervi spinali - a.ccW38.va. v"lri e propri bruciori di stomaco continui con inappetenza e malessere. ·


<:;_O:YFF.~ENZE

E DIMOSTRAZIONI CLIKICHF. ECC.

È a. tale sintoma che attribuisce mol.ta importan?.a facendo notare però che si presta a.d equivoci. ll paziente infatti fu Curato, prima del ricovei'O in OSpedale. per disturbi gastrici, senza. naturalmente ricavare alcun vantaggio. Accenna quindi alla. cura. locale: un corsetto gessato di Sa.F e con l'obbiettivo principale di immobilizzare il tratto di ra.chide colpito dal processo; e allt~ cma generale. Rileva. infine come il paziente in 61 giorni di dPgcnza è aumentato di circa kg. 4 di peso e che i bruciori di stomaco sono pressochò scomparsi. Maggiori e forse clefiniti,·i risultati si ripromette dalle cure al Sanatorio Militare cii Anzio nel quale ha proposto che sia. ricoverato il paziente.

L'argomento trattato fu discu!l.'>O a lungo a fine conferenza dal maggiore medico AltA, specie per quanto riguarda la via. di propagazione del processo tubercolare. Primo capitano ANTONINO CENTORE: L'a:ne8tesia nella pratica odontoiatrica. Dopo brevi considerazioni sull'importanza. assunta nella pratica odontoiatrica dall'anestesia, che, come nella chirurgia., entra. a sussidio e corredo della. tecnica terapeutica, fa una disamina delle varie specie di a,n('st-esia. e dei vari metodi più in uso. Accenna a.ll'anestesia. generale, poco usata nella pratica. e descrive le fol'llle ed i metodi di quella locale: superficiale o di contatto; per infiltrazione diretta o indiretta; diploica., per compressione e por conduzione (o tronculare). Di quest'ultima. (dopo brevi ricordi anatomici sui rami nervosi, che hanno sotto il loro dominio le regioni dentali e peridentali) descrive dettaglia.ta.mf.'nte la. tecnica.. CASERTA. -

Sottotenente med.ico PAOLO STURLESE: Lesioni an<Uomo-paJ.ologiche nell'emerite amebica.

FIRENZE. -

Maggiore medico

GENOVA . -

VINCENZO SCILLIERI: Quadri sintomat-ici

latU~ del 818tenw n.en;oso centrale.

delle ma-

L'O., parlando diffusamente sul tema. in oggettto s i intrattiene principalmente sulle diagnosi topografiche e sulle interpretazioni pa.togenetiche dei fenomeni psico-motori, sensorti e sensoriali in dipendenza. di lesioni nel cervello e nel cervelletto. Per la coindicenza. di un recente caso di uno. sindrome tumorale riscontrata in un militare del 41° reg~imento fanteria., parla. dei rilievi clinici, nelle lesioni a. focola.io del tronco cerebrale, su tutti gli esami di laboratorio praticati a.l paziente e risale con relativa facilità alla 'diagnosi di sede, illustrando e schema.tizzando il livello, il piano trasversale e l'estensione della lesione; rilievi clinici che, a diverse riprese, ebbero confel'llla. nell'indagine radioscopica.. GoRTZIA. - Tenente colonnello medico Vrrronto GROsso· Un caso di miocardit.e cronica in periodo di grave scompenso, con spiccata epatosplenomegalia., senza. risentimento renale, in un iscritto di leva. -

Un caso di sotrpetto aacuso IIUbjrenico a. destra.

LlVORNO. -

Sottotenente

medico

CARMELO

ATrAN.A.siO: Infantilismo apleno-

megal.ico.

L'O., ba. illustrato un caso di un'infel'llla. di 16 anni eredoluetica., che aveva tutti i caratteri di una microsomia armonica proprio come • l'uomo in m.inia.tura • ~tl'infa.tilismo di Lora.in. In essa tutto era. piccolo, ma ben proporzionato, la defimenza. era _ovunque ed uniforme por modo che i rapporti tra le diverse parti del corpo COrrispondevano all'età reale e non alla statura dell'inferma, m. 1,33. L'unica. lesione organica importante che si riscontrò in quest'infonna era la notevole 6 -

GiOTnnle di medici11a milita.-e.


82

COJ:>"FERENZ:E E DrMOSTRAztOXI CLINI CHE ECC.

splenomegalia e la modica epa.toml:'galia; nessmm lesione a carico delle ghiandole endocrine. L'O., ha concluso che non si può ammettere l'infantilismo splenico descritto ed affermato da alcuni autori e che si avvererebbe per mancanza o disfunzione splenica, perchè nè le esperienze nè le osservazioni cliniche ne dànno la. sicura possibilità. Egl.i ri tiene, pertanto. che la causa della. microaomia dell'inferma, come dell'epatosplenomegalia, sia stata l'eredolue .

• NAPOLI. -

Sottotenente medico MARio: DE L uc.A· Un caao di morbo di StiU.

L'O., esposto il caso clinico, si intrattiene sulla etiologia, patogenesi e cura della. malattia fermandosi su quanto è stato pubblicato sull'argoment-o, e mettendo in rilievo la importanza dello streptococcu8 viridans quale agente patogeno di elj88., reperto r iscontrato anche nel caso attuale. Trattasi di un mi litare ricoverato nel reparto chirurgico dell'ospedale.

PADOVA. stra.

?rla.ggiore medico GIUSEPPE BuoLIARr: La sindrome addominak de·

Considerazioni sulla. entità clinica della sindrome addominale destra. Varia· bili tà dell'etilogia. Descrizione delle lesioni ana.tomo-patologiche a carico degli organi: appendice, colecisti, d uedeno, colon, cieco, fegato; del peritoneo, dei meso, d ell'epìlploon e d elle perivisceriti. Patogenesi (peri toni te cronica ed inizio appendicolare o cieco-colica con diffusione per con tiguità, per epiploite o d iffusione per vie linfatiche). Sintomatologia. e considerazioni sulla terapia m edico-chirurgica. -

T enente colonnello chimico fa.rmacieta Gtov~~ BATriSTA DEL Fumo: Cenni aulla coltit:azione, i11dt~stria e commercio deUe piante medicinali e sui prodotti brevettaJi e prodotti pari, esteri. nazionali.

Elenco delle piante medi cina.li più importanti e loro uso. Scelta dei semi; sistemi e condizioni necessarie per la colti va.zione, raccolta, stabilizza.zione. P rovvedimenti governativi per intensificare la. produzione ed il commercio. Perchè d evono essere preferiti i prodotti farmaceutici sintetici nazionali, detti prodotti pari, ai consimili di produzione estera. Ragioni pratiche e scient ifiche. PALERMO. - Maggiore medico GIOVANNI 1\ltsiT.u<O: Tttbercoloai e coatitw:ione Tipi prediB'J>OBti - Tipi resi8tenti. L'O., dopo un accenno sintetico d elle varie costituzioni individuali , passa. a tipi p redisposti alla tubercolosi (ipertiroidei-ipogeni talici ed ipertiroidei-iposurrenalici), analizza. poscia. i caratteri de i tipi resistenti alla tubercolosi, specialmente nei caratteri eredoe.rtritici ed eredosifilitici . Conclude infine che lo studio di questi tipi offre un in teresse non solo profi· lattico, ma sopratutto prognostico, studio perciò indispensabile al medico mili· tare, che deve qu asi giornalmente trattare quesiti di medicina. legale inerenti alla tubercolosi. tratteg~iare i

-

Mag;;iore medico NATALE PLAIA: Rtiopatogenesi dell'otoscleroai.

L'O., dopo una lunga disamina delle varie teorie , talora in contrasto fra di esse, sulla etiopatogenesi della otosclerosi e dopo avere accennat-o alla lesione ana.tomo-patologica ormai ben d efulitu, mette in rilievo come oggi tutti gli oto· logi siano concordi nell'amme ttere che, fra tutte le teorie, quella che maggiormente ne spiega la multiforme sintomatologia e la maniera d ' insorgere in d eter· minati soggetti ed in detennina,te epoche, è la teoria endrocrina.


OON'J'KBENZE E DIMOS'l'BAZIONI OLINICJIE ECC.

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Temente colonnello medico OREBrll: Pl!:x..I.EolLll'IX: Un C(UO atipico d-i dirirofìa mmoolare progre88i1.-a. L'O. presente. un caso di distrofia muscolare progressiva me.nifestate.si in un sottu.fficiale della R. Aeronaut.ica. La. malattia, iniziatasi da. pochi mesi, con debolezza progressiva agli arti inferiori e d ifficoltà nel camminare, si è resa in seguito, manifesta per ipotrofia cospicua dei muscoli glutei e delle regioni anteriore e posteriore delle coscia, con successiva diffusione alla. radice degli arti superiori, ove sono comparse ipotrofie e pa.resi dei muscoli del cingolo scapolare e ai muscoli del dorso. Notevoli l'assenza di qualsiasi disturbo della. sensibilità. e degli sfint.eri, l'abolizione dei riflessi tendinei e periostei agli a.rti superiori ed inferiori, la deambulazione a.nser'na caratteristica della. paralisi dei glutei, le modificazioni quantitative della eccitabilità elettrica faradica e galvanica, dirette. ed indirette., senza modificazioni qualitative (R. D.) anche nei muscoli profondamente ipotrofici, l'assenza, di contrazioni fibrilla.ri muscolari spontanee o provocate. Le ricerche di laboratorio tutte negative (urine - Wassermann sul siero e sul liquor). Infruttuosi i tentativi di cura specifica antiluetica. Passando quindi alla. discussione diagnostica l'O. enumera. le principali malattie del sistema nervoso che poBBOno dare atrofie muscolari e ai sofferma, in particolare, sulle atrofie muscolari progressive di natura mielogena., e mielo-neurogena (ti po Ara.n-Duchenne, Cha.rcot-Ma.rie, e poliomielite cronica degU adulti), enunciandone i caratteri clinici essenziali. Mette in rilievo nel caso in esame: 1° l'invasione centrifuga delle atrofie, mentre nelle forme mielogene e mieloneurogene l'invasione è centripeta.; 2° l'assenza dei disturbi di senso, che sono invece presenti nelle forme mieloneurogene; 3° l'assenza sopmtutto delle contrazioni muscolari e della R. D., presenti nelle forme mieologene e mieloneurogene. Escluse quindi, per t.IVi caratteri differenziali, le distrofie muscola.ri di natura mielogena e mieloneurogena., l'O. ammette tmt.tarsi, nel caso in esame, di una forma di atrofia. muscolare progressiva di natura miopa.tica, avvicinantesi al tipo giovanile di Erb delle distrofie muscolari progressive. Le lesioni anatomiche di quest'ultimo tipo risiedono esclusivamente nei muscoli, a.nzicbè nel midollo spinale . e nei nervi periferici. n caso viene presentato come aWpico perchè individuale, a.nzichè eredo-fa.mi liare, perchè comparso in età matura (anni 43), anzicbè nella. prima infanzia o di giove~tù,. e perchè ha avuto un decorso rapido dall'inizio delle prime man:ifestazJOru . RoMA. -

Sull'argomento prendono la parola, con speciali considerazioni sulla etiologia e sulle applicazioni medico-legali, il direttore di sanità colonnello medico N.u>oLITANO, il direttore dell'ospedale tenente colonnello medico MONACO ed il tenente colonnello medico CRISCIONE.

TluEsT:E. - Primo capitano medico FRANCEsco DE NUNZIO: Stt un 0080 di porpora emorragica. L'O. presenta un caso di porpora emora.gica, interessante per alcune parti colarità eina.tologiche. Dopo l'anamnesi e l'eaposiz;one dei sintomi morbosi presentati dal paziente durante la lunga degenza in ospedale, fa la diagnosi d :fferenziale fra. il caso in esame e le varie forme di porpore. Espone le ragioni per cui il ca.~ stesso non può rientrare nelle varie forme di porpore sintomatiche che si collegano a medicine e veleni, febbri infettive, nefrite acuta, itterizie, sarcoina.tosi, dia.t.esi emorragiche. Entra quindi nella discpssione delle varie forme di porpore idiopatiche, traccia. i quadri clinici delle quattro principali forme: porpora semplice, porpora reumatica di Shonlein, porpora addominale di Henooh, morbo rnaculoso di \Vorlhof e prospetta i motivi per cui il caso presentato . debba rientrare, per i sintomi clinici, nella forma tipica della porpora. addominale, mentre d'altra parte, per i risultati


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NOTIZIE

dt>~zli osami ematolog ici, dovrebbe rientrare in quella. del morbo di \\'erlhof. Ritiene

perciò di essere davanti ad un caso di porpora addominale anomala, cioè trombopenica.. Dopo aver infine parlato della eziologia e della prognosi. riferisce su tutti gli crorni di laboratol'io praticati e sull'indirizzo terapeutico seguito. .Maggiore m edico LORENZO PELLEOlUNO: Un caso di presunta epilessia. L 'O. tratta di tm maritt.imo ch e all'indo.m ani di un alterco con vie di fatto verso un suo superiore di bordo veniva colto da un attacco convulsivo, attacco giudi· cato, a distan7..a, di natura epilettica. Dopo averne tratteggiata la storia, riferito ampiamente sull'esame obbiettivo e dipinto il carattere, d1scute ed infirma i pochi elementi probatori di una forma. comiziale. L'assenza. di procedenti convuls ivi e di sintomi somatici, funzionali e psichici r·iferibili ad una. psiconeurosi, il difetto di ereditarie tà. e di anomalie antropologiche, nonchè il contegno corretto serbato durante il periodo di osservazione, inducono a ritenere con ogni probabilità che l'attacco ·convulsivo dove tte essere m1a mi.9e en scène a. scopo difensivo e a cla.'>Sifìcare il soggetto, per la. sua.labili tà affettiva., tra. le personalità psicopatiche degenerative a. carattere irritabile. · -

l

UornE. - Primo capitano medico FRANCl:so MASSTMO: Un caso di ferile d'arnu~ da fuoco dell'addome, operato, con esito favorevole. Tras fusione del8angue - tt1cnica. con la. siringa. Yubè. - Primo capitano medico PASQOALINO SA~"TOLI: Un caso di emoglubinaria paros8isticct di d ifficile dia-gnosi d ifferenziale - Ter11.pia.. Disturbi del tono e della funz ione motoria e secretiva dello sloma{;l) ed ulc,ra rtastrica- - Sintomatologia - Etiopatogenesi - Diagnosi differenziale - T e rapia. f

NOTIZIE Soppressione dell'infermeria presidiaria di Cava dei Tirreni ed impianto dell'infermeria presidiarla di Albenga. Dal Giorna.le m ilitare u(Jit:i,ale, dispensa. 66a, 31 dicembre Hl32-XI. Circolare n. 653 (Gabinetto - Uffic' o Coordinamento) 29 dicembre 1932-Xl. Tenuto pre$ente il R. decreto 19 maggio ..J 932, n. 581, inserto nella. circolare 312 del giornale militare c. a., determino che, sotto la. data. del Jo gennaio 1933, l'infermeria presidiaria di Cava. dei Tirreni venga. soppressa e funzioni l'infermeria pr~sidiaria di AJbonga. La sezione coU\·alescenti annessa all'inferme ria di Cava de i T ineni dalli medesima. data funzionerà presso l'ospedale militare di F irenze (sezione di Monteoliveto).

Esperimenti per l'avanzamento degJi ufficiali del corpo sanitario. Dal Giornale militare uflìciale, d ispensa 62a, 3 ùicon~bre 1932-XI. Circolare n. 617 (Direzione g<merale personale ufficiali) }o dicembre 1932-XI. Con riferinwnto ai paragrafi 43 e 56 delle norme esecutive per la prima. applicazione della legge di avanzamento per gli ufficiali del R. esercito (circolare 207


NOTIZJI::

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giornale militare 1926) si comunicano i nomi degli ufficiali del corpo sanitario che sono stati ammessi a sostenere gli esami per la inscrizione sul quadro di aYanza.mento per l'anno 1933. Primi capitani medici: PATANi:: CARMELO. CATA.RZI 0TI.'ORINO, CoRTELLA FRA."'>CEsco, DE CATA DoMENICO, SPERAPANI ELPIDIO, i\IoscHETTA Grov.u.~-x. SABATINI ARTURo, FONZONE LoRENZO, DE BERNARDO FRANcEsco, Bocc:ru:T.ri FEDERICO, DE PARIS AuouSTo. Tenl'nt.i medici : BALSAMELLI FILIPPO, PELLICIJ:-'1 FEllRA:t-.'TE, BORClU LEONTDA, CEJ\'TILE VrrANGELO, l:rPOLI1'0 ANOELo, AvETA FRANCEsco. Lo VEccmo Gwsf:P:PE. l<lA.RMO AcHILLE, LoRENZINI GrusEPPE, FLoruo Uoo, l\1ARIO'ITI BaNcm GC'GLIEDro, LEo GIUSEPPE, TADDIA LEo, MAsALA MARIO, NEGRI PIETRo, CozzOJ.nm FEDERICO, Lo MoNAco CRocE, LA MAGNA GIUsE.P.PE, SQUILLACI GIUsEPPE, AncABASSO GIUSEP.PE, MARioLtA..''W GrovAJ\'Nl, TA.Rnuccx MAnto, CEllNIGLIAno :\licRF.t.E, AncURt Nicou, ALF.MAC:NA NrcoLA, AssiNI GIUSEPPE, ScALZI C'AnmsE, PAnUT..-1. GIOVANNI, ZA..'If.BRA E'M'ORE, CURIALE Vrro, LuCENTE PASQUALE, LAGNA DONATO. Si fa riserva. di comunicare i nomi ùi quegli altr'i ufficiali ammessi agli esami per i q uali non sono ancora pen·enuti documenti di avanzamento. Il ll1inùttro: P. GAZZERA.

Bollettino del wrpo sanitario miUtare. GATI'I cav. Giuseppe, maggiore medico ospedale militare Savigliano, in aspettatiYa per infermità. temporanee provenienti dn. cause di servizio. - È richiamato in servizio effettivo, dal 23 luglio 1932-X e destinato inferme1·ia presidiaria Sassari. D~! Bollettino Ufficiale, disp. 72a, 3 dicembre 1932-XI.

DE CA.Ro Nicola, maggiore medico in aspettativa per infermità provenienti da. cause di servizio. - Collocato a. riposo dal 15 luglio 1932-X, per infermità provenienti da cause di servizio, ed inscritto nella riserva. REITANO Ugo, primo capitano medico ospedale militare Roma. Promosso maggiore medico a. scelta., nel corpo stesso con anzianità 2 ottobre 1932-X, continuando nell'attuale destinazione. I seguenti capitani medici sono trasferiti all'ente a fianco di ognuno indicato: LA RoccA Roberto, 88 fanteria. L egione CC. RR. Livorno. .MU RR U Giacomo, 17 id. 88 fanteria. ScALI<>I Ignazio, ospedale militare VeInfermeria. presidiaria. R avennu.. rona. I seguenti capitani medici sono trasferiti alla. scuola di applicazione di sanità militare: VITALE .,.alvatore, lO genio. P IAZZA Guido, 84 fanteria.

SoTrrNI Gion\nni, tenente medico R. corpo truppe coloniali Cirenaica. - Promosso capitano medico nel corpo stesso, con anzianità. 12 agosto 1932-X continuando attuale destinazione. I seguent i tenenti medici sono promossi capitani medici nel corpo stesso con le illlzianità e le destinazioni sottoindicat~·

Con anzianità 2 novembre 1932-XI : Continua. come contro. PRoCOPIO Bellarmino, R. corpo t ruppe coloniali Cirenaica (a disposizione minist~>ro colonie) (f. q .).


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NOTIZI:E

Con anzianità 3 n<n.-embre 1932-Xl: MARCHESE Agostino, R corpo truppe Continua come contro. coloniali Cirenaica. (a. disposizione ministero colonie) (f. q.). · I seguenti tenenti medici sono trasferiti all'ent-e a fianco di ognuno indicl\tO;

l

PELLIOINI Fen·a.nte, 2 alpini. 83 fantA."ria.. DE ANDREIS Giuseppe, 9 pesa.nto. 3 pesante. Dal Bollettino Ufficiale, disp. 74a, 10 dicembre 1932-XI. RITUCOI-CHINNI cav. Agost' no, maggiore medico ospedale militare Trieste. È collocato ne lla. posizione di fuor i quadro perchè trnaferito d'autorità R. corpo truppe coloniali Somalia, dal 7 marzo 1932-X. CACCIATORE Domenico, capitano medico direzione sanità militare corpo a1mnta. .Mila.no (cot'DMldato 3 sezione disinfezione). - È collocato in aspettativa. per infermità temporanee non provenienti da cause di servizio, per mesi sei, dal 12 agosto 1932-X. CACCIATORE Domenico, capitano medico direzione sanità militare corpo armata. Milano (comando 3 sezione disinfezione) in aspettativa per infermità temporanee non provenienti da cause di servizio. - L'a.~pettativa. di cui sopra. è. commutata in aspettativa. per infermità temporanee provenienti da cause di servizio. STERBINI Enrico, capitano medico a disposizione ministero aeronautica. (f q.) È collocato in ausiliaria. per ragione di età, dal 2 giugno 1932-X. Sarà assunto in forza. dal distretto Roma.. CASSANO Lorenzo, capitano medico 9 pesante ca.mpa.le, in aspettativa. per infermità temporanee provenienti da cause di servizio. - È collocato in sospensione disciplinare dall'impiego, per la dumta di mesi sei. TANZER Francesco, capitano medico 4 bersaglieri. - È collocato nella posizione di fuori quadro perchè trasferito d'autorità R. corpo truppe coloniali Eritrea, dal 7 luglio 1932-X. M.uroPPELLI Gerardo, tenente medico in aspettativa per infermità provenienti da cause di servizio. - Collocato a riposo dal 3 aprile 1932-X per infermit-à provenienti da. causo di servizio. I sottonota.ti tenenti medici sono collocati fuori quadro perchè trasferiti d'autorità nel R. corpo truppe coloniali Eritrea, dal 7 agosto 1932-X: LINO Francesco, de posito alleva.men· TARSIA G·iuseppa.ntonio, 5 contraerei to quadrupedi P e rsnno. autocampale. CASsONE Antonio, tenente medico infermeria presidiaria Ravenna. - È co!Jocato in aspettativa. per infermità temporanee non provenienti da cause di ~rvi zio, per mesi sei; dal 10 ottobre 1932·X. Dal Bollettino U{fteiale, disp. 75a, 17 dicembre 1932-XI.

l

PENNETTI cav. Cesare, colonnello medico direttore

ospedale mWta.re Trento. Cessa. dalla carica. di oui sopra., ed è nominato direttore di sanità militare del corpo armata Verona. GELOR.MINI Luigi, maggiore medico infermeria presidia.ria. Cava de' Tirr<'ni. Trasferito ospedale militare Napoli. ZoNA Demetrio, capitano medico infermeria presidia.ria Cava de' Tirreni. - TI-a· sferito ospeda..l e militare Napoli. FANTOZZI Luigi, capitano chimico farmacista. infermeria presidia.ria Dwa de' Tirreni. - Trasfe rito ospedale militare Caserta. Dal BolleUino U tficiale, disp. na, 23 dicembre 1932-XI.


NOTIZJP:

87

I seguenti primi capitani medici sono trasferiti all'ente a fianco di ognuno indicato• DE Busto Guido, 59 fanteria. 34 fanteria. ~APPELLI Alfredo, ospedale militare Infermeria presidiaria Parma. Gorizia.. DE BERNARDO Francesco, 21 camOspedale militareo Milano. pagna.. DELLA CloPPA Domenico, tenente medico in aspettativa per infermità non proveniente da cause eli servizio. - Collooato in riforma dal 5 luglio 1932-X, ed inacritto nella riserva. I seguenti tenenti medici sono collooati fuori quadro perchè trasferiti d'au-

umlà nel R. corpo truppe coloniali della Tripolitania, dal 27 settembre 1932-X: PAOLOZZI Fortunato, 9 campagna. l bersaglieri.

C.ARERJ Leonardo;

l

CRISTIANt Michelangelo, 30 campagna.

I seguenti tenenti medici sono collocati fuori quadro perchè trasferiti, d'autorità, nel R. corpo truppe coloniali della Somalia, dal 7 giugno 1932-X·

P ALA Micbelino, 3 alpini.

l

ARAGONA Filippo, 9 be:rsaglieri.

I seguenti tenenti chimici farmacisti sono trasferiti all'ente a fianco eli ognuno indicato· Ospedale militare Bologna. PALMERIO Pietro, infermeria presidiaria Ravenna. 8PADAVECCHIA Domenico, ospedale Infermeria p residiaria Ravenna.. militare Bologna. Dal Bollettino Utfcciale, disp. 7R1\ 31 dicembre 1932-XI.

Onorificenze. In occasione del collocamento in ausiliaria. su proposta di S. E. il Capo del Covemo e eli S. E. il Ministro della. Guerra, sono state concesse le seguenti onorificenze: Ordine dei SS. Maurizio e Lcuzaro: Cavaliere: Tenente colonnello chimico farmacista VINCENZO GIORDANO. Ordin~ della Corona cCItali4: Grande Ufficiale: Colonnellq --chimico farmacista FILIPPO Suzzx. Cavaliere: Capitano medico ThAN~sco GIONGO, tenenti medici DoMENICO DELL.-\ C!OPPA e GUSTAVO DE v...rro. '\.· o

Titoli di studio. Il tenente colonnello- medico UMBERTO MoNOU7.ZI, dell'ospedale militare di

~ova_ra, ha. conseguito con somma. distinzione il diploma eli specialista in medi·

cma. mterna. · Il tenente colonnello medico CA.RLO DE PoRCELLINIS, ufficiale igienista della. Direzione di Sanità del corpo d'Armata: <:li Napoli, si è laureato in scienze naturali con voti centododici su centodod1c1 e lode. Agli egregi colleghi le cordiali congratulazioni del. nostro giornale.


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Il IS dicembre, a San Donato, in provincia di Frosinone, è morto all'età di 65 anni il maggiore gene rale medico in ausiliaria cav. uff. Costanzo Tempesta. E gli apparteneva al Corpo Sanitario Militare dal novembre 1893 ed aveva prestato interrotto servizio fino all'ottobre del 1929, <1uando era stato collocato in ausiliaria per ragioni di età. Da ufficiale subalterno fu addetto a reparti di truppa. prese parte alla guerra. d'Africa nel 1896 e poi fu nominato aiutante maggiore in 2• dell'ospedale mili· tare di Caserta. Promo~so a scelta capitano n~i 1904, diresse il servizio s~mitario di reggimenti eli fanteria e di artiglieria e per breve tempo rimase presso l'ospedale eli Cava dei Tirreni. Nel dicembre 1912 fu mobilitato per la Libia, eli dove venne rimpatriato dopo un anno ed assegnato all'ospedale di Napoli. Nella grande guerra, durante la quale consegul le promozioni a maggiore e a tenente colonnello, dire~e ospedali da campo ed uffici di sanità. divisionali dall'inizio della. campagna al settembre 1918. In seguito fu, succP.'<.<>ivo.mente, presidente del collegio medico-legale di Napoli, direttore dell'ospedale di Bari, vice-presidente del collegio medico superiore, direttore di sanità. del Corpo d'Armata di Bari. Il 22 novembre 1923 era stato promosso colonnello .e dopo il collocamento in ausiliaria, il 26 novembre 1931 , aveva raggiunto il grado di mttggior generale. Il generale Tempesta in tntt.a la s ua lunl!a carrie ra si condusse con specchiata virtù segnalandosi f<empre egregiamente per la dirittura del suo carattere e le preclari doti militari, fatte di incondizionata. dedizione al dovere e eli fervido entusiasmo nell'adempimento di ogni mandato. I servigi resi in Tripolita.nia. ed ancor pih nell'ultima. guerra furono oggetto di particolare elogio, sia per le qua.· lità organizza.tive dimostrate nell'impianto e nel funzionamento eli stabilimenti campali in circostanze particolarmente difficili, sia per l'avvedutezza e l'efficacia. eli misure profìla.ttiche nel tempo trascorso a.Ua direzione sanitaria. di grandi unità. mobilitate e specialmente nel 1916-17, quale capo ufficio di sanità. della 2()& divisione. Il nostro giornale, i nterprete dei sentimenti del Corpo Sanitario, rende deferente omaggio alla memoria del benemerito Generale e presenta cordiali condo· glianze alla Sua. desolata famiglia. ,C ,,, \C1.:. AA;t(

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D i?·ettore responsabile: Dott. UMBERTO RrvA, tenente generale medico Redat-tore: Dott. VIRGINlO DE BERNARDINIS, tenente colonnello medico

(5105256) - ROMA, 1933-XI -

ISTITUTO POLlORAFlCO DELLO STATO -

O. C.


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RIVISTE l\-1 E ·D I C·H E MILITARI ;LTALIA: A~NAT~t DI i\LEDIClNA NAVALE E

COLO;-r[.\T.E. - Dl m1.ionc <'cntrnlc dclln sn.nitò. rullltnre mn.rittima, :11\niatero <lelln. 1\In.rloa.. Vl>l. II , Fusr. \' -VI. llut·r n<brc- rl ic-,•,.,/.Jre IU:l2. Reitano e BonclRClli: RIJ<•u•atl J.clln lnr,.ul ... zlntu• rl~>l Yit•n., .tr·lla • ·o~hlt'tl:l .(,• 1·111'" <·~ont<'mntién • n~tli animali di lohot·alorio. - Reitano, BoncintHJ e Salustrf : R i><ll l la~i <lc llrt '" '"'"l.oz: nn t• SI''''

tit ucut :•l• ~ t.lel ,... 1-r uH del1n cositlot.t·t • fchhrt· ~·~.nn t c-J uati•·:l ull 'uocu o. - Mlchclet ti: :--:ul lu tlin.· gno:;l ~ l oti:'\ 11-C~lt' 11nn·i na . - Vanni: Hif't..~c-ht' 'Hl ., ~;u·, ..... ,·:-.1i~ t t•rtt:' ilfl • . - Pen~o: ~nii"t' I.Ì~tJ I C\ (llllOlil·ir•a oi E"II 'AAC>Iri~ ltÙnlori Nl lll<'l<. - Oasttllaneta : l'crtornzin ne fl<'li i U. <li ul-:<·rtL IIIIO<It·tta\ e <'Ompli •·ntn"i a<l nso•· ,~o Ru )JCrc·nino: guno·igionc.

EST ERO:

FRANCIA: ARORIVES DF. M f.;DF.CTKE ET ' p a ARMA CI E )rTLlTAHU:S. - nlrczion<" de l ~rçizìo di sanità.. Min ll!t<lro della (Juerrn. FttSc . LV, noo·1.,11br•J. tonw XCVII , JIJ:J~. Jilm1: e Germaln: Lf'\' ("(}0lpli l..'fll7.i On i tln ~tff'JJ tOt'!)('f'(l n r'l h- a1Tr ziuui tnc·dieh<" ~ f"hlt'lJrg'it·lu' t.f•.~t·r·y:J r(' n (' li'C&N'<'i tn. - Des otneuls e Oaul: Oon pa:.::ill3 .ti St(ll'lll tk l :'Ot"f'i Y.i ll sanil x riu 11\Ìiilu t·<· . L'O~(><' · rlnle mllitou•c rli Bclfort ( 16~9 - l!llil). A.RCHTVF.~ DF. JlfÈOI<;Cll"E l':T PIJAI'OIAf' IF. :-,:," '.\ LT.:<. - !"o• r l'iY.in •-enl.rn l" ~· ,,,.., •!e llo M a t· i tùt. F tU!C. l V . oUnt.re~ti,·,·nwrr. l <lm n C'X X I l. IO!!:!.

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INGRILTEHR.A : JOUR~AL OF TUE ROY AL AR~I Y M'RD[C.\ L OORl:'S. - J·:rltto clt\ n!erssoo, L td , L~m,Jra, ]?(t8c. 'V I , d.iccmhrc, wL. f,l:X, 1'1!!2.

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w,tker: I ndugi n i f-lUI r·u~i òi . t t .(•llifl ({Ì tt.• . (!PI·~J.rr.-:opiu~l l· ·. :\t;t•t•t-t... i(ì\ ti c· Ila. d ia~nnsi '})l'(' f'tlf•(' (t·('m .· titr ual. - Tenat l(lro,oslll : J~~tiulogio. rl<.· IIH tonsi lJit r-. ~ l ez~d rii lo t tu , .._.,l t t·n lt~ JHalut t in . •'OJ I , pc., cin le rigun rcl u o l ~ton• ì~in nella IIUtr'ill!l ,. lll'll '•·~·· r<·il o. - aryan Fothe: lngham: 1\:r " pia <lcll\tir·.eo·a ga.-trica c tlu otlt'llo~lc c •·cg imc <li t•lt•tit-<l p<osl -nlt'cmsc•.

P OLOXIA: LEKARZ WO.T!'I KOWY. - Ot'l!'nno cl t·~tli utl\ f'i~· rl c l 14PtTir.i<> ~anitnrio. C'r• nt rnm \\'~•zk o l,·nin :O:anit•• G tltuoslasku 4.1. VHr"::t.Vlil .)"9·. i , 10 ()(tflitr c - N . A, 15 oltobr e - ~·. U. 1° urwf'u~f,r,. H):t2 . Hu._.: R.(>n~illl ol bi'o lo,gicbc rld "ang11c r·on ;••<• i •·:u nhi n nonni i doli n pr••.:< io n (' al mo, f•· rl•·" (.\'. i, A r.- ·9 ) . ....l... 8 3)0tki: La. pJ•ùftl n:o:~i rl t·ll ~ · fn(.•:t.hlni int e~tinnli 1Jt•II' •'\$••J't'iln (JV, ';" r l"~ L - J:lsionskl t ~nl ('HO'.. I'Ì prind t.iv :Ullt·nt ,· llltt!t t pli ..- ~n1lo !"\"iiU})JJO •lt.-l t•an<·t·l a fof•n l;d rnulti(Jti (.\ . 'il. Was llilwslci : f).~~ •s·v.t '<lnnl IH' r*lll•tll " lillA IM tu •·ont ro l ' ,th'>rl ll ~·n·> n!'] lo• l l'li l'l'C 1.\'. 7). ll:tlokur: I l'net.llr•i ùu t·~,n~·...,•l"in.!'tut•t•o?.fone nnz.hH-, a J..- eU g"t·ntHlin J 8tj'l · l ~i-4 n loro I,Jnf::'t"J Hl'(.\'.; f n. ron lt'Jl ti(Ì, , - Ci:yzewitz! n ~l\ 1•\ril.ffl Slilil.~ll.: i) hcii 'C'sd•.-J!ò 1(.\tiCHf' U •lm·Hnf('· i Jli'Ìf;d Hu nr d eU n Jt't"flll fh: guc-.rro. LV. i e s. ('(fl(li u~ tl. ). - Ll nke .: Ln. 1'(" 11z it)IJ~ 1" 1H'twit fl l'ÌH d t• l l WUf. z~·ht'II\\'O..,k i m·ill' uul l ·ttic r ·hbt'lli l \' . S e 9). - KrajeWl!kl: f,·~ llt'l.ll' lli• · tl lìi pbdi c lo t·" i m p urln11za u<> ll'•·'"r<'il<i (.\'. 8 ). - <Jawotilcl: F t•l>lu·n ti fn i•lc <'111\>l n •·o l Jtco>a lv>ll"811 (.\'. 111.- Gnl nows kl : 1'•111 •\ t•l inolo ~zi oll " <Ic i t.nt.orc·lllrtl-i,,i nt'll" \'1-itr oli t'<·,•i.,illnt: I X .!)) . - Ho·<oo ·,.·,tc• •h- l <'<'llii'<J •l'i'-lru'l.iunc " "ui t>lri<l 110r Il p c l'locln cio l 1° vi tol r!: a l 30 tto,·c•nllt·u J9aJ (N. 11, f. /l<').

RQ)JANIA.: REVISTA. SANlTA'RA l\H {.ITAR~. - Rodn~lono o a m mioistmzlooa: Ospollule m ilitare • Re~ inn mu,alta t.ta • Hucnrest. Fase. :XJ, 'II Ot•e,niJr e 11132. fU~Iel"' e Blatriee:tn'l ·: (!ou.:oi(tl' r:\.1.h)r"'i <nt U 'l t•tS<l ili nvwt'' H' '' '1t1C utn ll' p'f>t' C" h ·tti'Pf'H?.itlJH.' •·ou

t·::nrr,· u ti n l><Ltt"'u t,"'fl" Ìtl11C. - Brat esto e ft1o~a: <'lt itro mt·•Un :O:tiPIHII'Illi,·n 1·r·unì, ..a cl ('-.. tt'll •·nn Jn hir-io t.ito •Hmtu gt·H"t•. ~vuot.n rnf•n t ,., 1H'lt'O nut ... "tlirlt•o t ot~ 1 •. Ou:n'gi o~tt• . - Suhot oano e Panai;eaco : U11 • :J.~O (l i (•te~ i f)Cht eh-li 'l Jnw·c)~:\ l'ln u - r 1r · n~~a -ti m ul u't 1 · u11 p uu·hiiiR"i t f' fu· n l n . Oost~se' ~ tam,res ~ > : ! )l!t · .. sinte.• i LIUI rtwh i<lt· n••l ( 1'1\t l atm·ll l oo •lcllc • •·olio<ì. Anceleoco: :'11 due (•t\ "'i di C'l'C"Si!fwlu Hl ipit~a.

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-..~ ~f'iii&iljiA IIILI'l'AR.I- (ANNO LXXXI - 1933 XI) MIWISTERO DELLA GUERRA

RUOLI D'ANZIANITÀ DEL

EOlìPO SANITARI OMILITARE a l 1• Gennaio .tO&a (Xl )

ROMA

brnvro Poucuraco DILLO STATO LJIR UlA

1933 -ANNo Xl


SUPPLEMENTO AL FASCICOLO I del GIORNALE DI MEDICINA MILITARE -

(ANNO LXXXI -

1933 XI)

MINISTERO DEUA GUERRA

RUOLI D'ANZIANITÀ DEL

1

CORPO SANITARIO MILI1 ARE amtllU lml[l fllffi[IIU [1111[1-fiUJtiSTIIB SflllZIO PEIIUEJITE Effmii8)

AVVERTENZA Gli abbonati, che riscontrassero nel presenti ruoli qualche errore od omissione per le ~~azioni che loro riguardano, sono pregati di dame sollecita comunicazione alla Direzione e Giornale eU ~ rnlllf4r•- Ministero della Guerra- Roma, valendosi dell'apposltQ. modulo che trovul a pag. 5.

ROMA IS'ITI'UTo PoLJCRAFico DELLO STATo L IBE E R JA

1933 - A NNO Xl


(510U95) -

Istituto Pollgralìco dello Stato - G. Capponi -

Roma. 1933-XI

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AGGIUNTE E VARIANTI

al Ruoli di anzJaoità degli Umclali medici e degli Umdali chimici - farmacist l 5-:~\)

lo servizio permanente ettettlvo

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Casato e• N ome -................................................................................................................................ Data di nascita..................................................................................................................................

Luogo di nascita .............................................................................................................................. Stato civile ......................................................................................................................................... Titoli accademici ..............................................................................................................................

................................................................................................................................................................... Decorazton1 . . e r .icompense ........................................................................................................... .

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Posizione ............................................................................................................................................ .,..( ....................................... addì .......................................................... 19 ...... .

L'UFFICIALE

' SI Prtga staccare e spedire d'ufficio AL PIU' PRESTO Il presente modello, eolie &giunte e varianti, alla Direzione del GIORNALE DJ MEDICINA MILITARE- Roma.


SfiiEGlliOIE DEl SEGNI IIOICIITI LE DECORlliOII ELE lBBREYilliOII. MM.

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com. L. D. 88S. mll. Dir. gen. san. mll. Dir. capo di'l'le. iuc. Cnpo acz. lnc. Con, lgl. luc. Coli. m<:d. leg. Dir. San. 'Oirctt. Ran. Osp.

Medaglia maurlzlan a . Cnvallore dei SS. Manrlalo e La7.saro. Id. dolla Ownna d • I to lla. Id. colonh>!e della Stella ù'ltalla.

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Orao Crooe. Grande Ulflclale. davanti al ~!;nl delle deoortu:lonl sopra Commendatore. lnd ina te Ulflciale. Meda::lia d'oro pei benemeriti della salu to pubblica. Id. pei beoeuooritl del terremoto l 908. Medswlia d 'al1:6nto al valor militare. Id. a l valor civile. Id. pei beneme riti della 11'\l ute pubhllca. Id. poi benemeriti del terremoto del UOS. Meda;rli11 di llronso al valor ru.illtare. I d. al val or cl vile. Id. pei bene meriti della ~nlnte pubblica. pei l>enemeritl del terremoto del 19 08. Id. Croce di guerra al valor m ilitare. Croc:: al merito ùl !;Berra. Med.,::Jia commemorati va per le CBI11JI:U(ne d'A.f rlca Cl). Id. per la campa~tna della Cina (l). Id. per la. campAgna della Li bia (l). Id. per la campagnaltalo..aul!trlaca 1915-18 (1). I ù. fntcralloato della VIttoria. Itl. dell'Unità d'ltallo. Id. IH!I benemerit-I del terremoto del 1808. Crooe d 't1rO oon cornna per anzianità d i servizio Id. per anzianità di &er'l'lzio. Dilltintivo del mutlla.t.t. P rwnozione ~r mArito di guerra. As pettati vu. per lnfermltA . A.spett uti7a per moti vi privati Sospeso lmplego, A disposizione del lliini stero. comandato. T,lbut·o d ocente n al ve rsltario. assl •tente mllltnt•e. D iru:tlonc generale di sanlt.ù Dùlltare. Direttore capo dlvlslouo Incaricato . Oapo sr zfone i noaricato. Conalgllcr c incaricato. Collegio m edico legale. Direzione di ,;a nità. Direttore di @anità. Ospeda le m.l lltore . D h-eU •>re dell'oapedale m illtl\.re. Infcnncrill p resl d iarfa. Alntaute m oggiore Seziono di diainfczlonc di oorpo d'armato . Coutro automobili stico. S ouula di applicazione dJ sanità mili tar~. lnso.rnnnte titolare. ln~egnantc aggiunto. Jstituto oblmfco ra.rrunceutloo mllftllrf' Cent ro chimico milit are.

Dir. osv. lnf. pres . .A. M. Sez. dlslnf. Centro aotom. So. di appl. ano. mll. lna. tlt. tns. agg. 1st. obJm. rarm. m11. Centro ohi m. mi!. a. !lmmo~tliato. c. cellhe. vedovo .

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(l) I numeri esponenti Indicano le oa mpagne.


CENNI STORICI SUL CORPO SANITARIO MILITARE Prima del 1831 non esisteva un vero O •rp 1 ~:,nltarl'l uel1'.8;;erol:o: ''i erano del sanitari, dogll ospedall reggimentall, senza unità dJ Indirizzo. Re Carlo Alberto, con R. V. del2-l dicembre 1831,1n1zlò Il riordinamento del servizio sanl· tarlo con 11 creazione degli ospedali militari dlvi.'!ionall, ln sostituzione dJ que\11 reggimeutali. Con SUOOOiiSivo R. V. del 22 dicembre 1832, lstltul iJ Oon'!lgUo s uperiore di sanità militare, cui venne affidata l'alta direzione del servizlo, e con altro R. V. del -l giugno 1833, emanò tutto le norme ordinative e regolamentari relative al personale ed a l servizio sanitario militare, con a.ssluùlal:ione al gradi militari. Con R. v. del S settembre 18~3 Curo no aPJlortat l nuovi mdlcall or dinamenti. rendcudo obbllgatorla la doppia hmrea In medicina ed In chirurgia per l'ammtsslono nel Corpo, e con R. D. 30 ottobre 1850 si Cusero le due catogort.• dJ medici e chlrUl-ghlln quella di me<Ucl uùll· tar!, distinti In medici di divisione, di rogglmonto e di bntta~lione. Con R. D. del13 ottobre 1851 furono soppresso le ln!crruerle reggimentali e di presidio e sostituite dagli ospedali succursali, che funzionarono alla dipendenza di quelli divisionali. Con R. D. del 10 ottobre 1855 fu stabilita una nuo\'t\ gerarchia, con l'asslm!Jazloue al gradi militari e tu orooto U grado di medico aggiunto. Con legge del 28 giugno 1865 n,vvenne la !usioue del Corpo sanitario dell'Esercito Sardo con queiJI doiJe altro provincie. Con logge del 30 settembre 1873 tu con!erito IJ grado cifettlvo agll ufficiali del Corpo sanitario militare, eù Il Consiglio superiore dJ saoltà ru so~titnito dal Coolltato dJ Multà mill· tare, cbe col t• novembre 1887 assunse la den ·•mio:\7.1'Jne di l• pett •rat ·• di snnlt.à <nlllt.•re. ( ·,,n la Btes6& legge furono lstltuiw 16 Direzioni di sanità milit<\1~ c.l ;lltrettaute compagnie di saulta, una per ogni Divl81one. Con legge del 22 marzo 1871 le Dlrezlonl di sanità 1nllltare e le compagule di sanità furono POrtate a 20, e con legge del 22 giugno 1882 ridotte a 12, una per Corpo d'arma&a. Nel1923, con l'abolll:ione di 3 Corpi d'armata e la are.l..?llooe di un nuovo Corpo" •rrleste, le Direzioni di sanità e dipendenti compagnie furono ridotto a 10. Nell926, col nuovo ordinamento deU'Esorolto, fu rip1·lstinata la Dlrt:zlone dJ sanità di Aleasanrlria, con relativa compagnia dJ Ran!tà, e tu Istituito un ufficio di sanità a Cagliari con la 12• compagnia di sanità. Con R. D. del20 aprilo 1920 l'Ispettorato dl s.:\Ditò. fu soppresso e sostituito dalla Direzione centrale di sanità mUltare, obe già tunzionava tln dal 1917 come Dlrezlo'ilO generale del Ministero deliJl guerra. Con R. D. n. 1203 del 6 luglio 1925, turono ll!tltultl3 (spettorlltl di snultà di z ; oa, con sede a llilano, Flren:ro e NapoU, ùlrett• dn maggtori geoeralf medie>!. Con R. D. n. l ,21 del H ottobre 11J26, vennero plll particolarmente determ.i n •te le attribuzioni del maggiori generali medici Ispettori e tl.ssatl l Corpi d'armata e l Comandi mlllt.arl dJ loro glur!Sùlzlone. Con R. D. n. 1925 del 4 novembre 1926, Il numero degli atablllioentl snuitar l tu fissato como segue: 11 ospedali mllltarl principali, 16 osvcdall militari secondari e 8 lnJermerle pre-ldJarle. Con R. D. n. 1539 del 5 agosto 1927 Il numero delle direzioni di snnità mUltare e Quello delle compagnie di sanltà venne rispettivamente stabilito In 12 e In 13. Fu pertanto costituita In UdJt•e 1'11• compagnia dJ sanità c quelle della. Sicilia e deLla Sarclegna presero la. nume r azione di 12• e 13• • Con R. D. n. 327 del 23 febbraio 1928 la Direzione contrale di sanlt.à militare 11118unl!() la denominazione dJ Direzione generale di sanità militare. Con circolare n. U.l del 19 luglio 1928 fu soppresso l'ospedale militare secondari o dJ Venezia. Cou circolare n. 7 l 9 del 1• novembre 19~S l'lurcrmorla presldiaria di Livorno tu t r n.• formata in ospedale militare secondario. Con R. D. n. 2195 del 23 dicembre 1929 furono aboliti gli Ispettorati dJ saaltà. dJ zona, ru dcs~inato un maggior generale medico alla direzione della S<:noln dJ applloazloue dJ sanità militare e due !urouo messi a disposizione per studi ed lspe:doul. Con R. D . legge n. 2225 del 23 dicembre 1929 fu abolita la distinzione di ospedali millt.ari principali e s ·condur!. Con circolare n. 3la del :!3 giugno wa~ l'lnrermeria pros idlnria di Gorizia ru trasformata iu ospedale militare.


8

Con ch:colaro n. 663 del 29 dicembre 1932 ru sopp~8l!a l'infermer ia prcsldJ&rla dJ Cava del Tirreni e tu Impiantata l'ln!ermcrl& preeldlaria dJ Albenga. La Scuo'a di applicazione di sanllà mH!tare tn Istituita tn Flre:n.ze con R. D. 16 no'l'embro 1882 per l militari di t• 01\tegorla laureati In medici na e oh!rurg!a, aspiranti alla nomi na a wttot enente dJ complemento. Dal 1900 In poi f'urono anche B'I'Oitl cor'61 integrativi e corsi speclall per u.ftlclall medici In S. P. E. Dal 1912 gli allle\'1 furono ammessi alla ectlols ool grado dJ sottotenente medloo di complemento, prevlo un oorso t r lmestrale presso le direzioni dJ sanità m11Jtnre. Durante la guerra mondiale c dal 1920 al 19U, non si tennero corsi di u.ftlclall medici di complemento. Nel 1922 al lnl>.larono corsi semcetrnll ver ulflclall medJcl e cbtmJcl farmacisti dJ complemento, aspiranti alla nomina in !:>. P. E. Con circolare 73 del G. M. 192• furono riPristinati corsi trlmestraU per gli aspiranti alla nomina a ~ottotenen~ medico dJ complemento, pre,·lo un corso di Istruzione militare eli tre mesi, pre~so un reggimento di fanteria. Dal 1926 tnrono aoooltl anche l latll'eatl In chimica e farmacia , aspiranti alla nomlna a sottottmente dJ complemento nella specialità. Con circolare 319 del G. M. 1926 tu abolito Il <Jorso trlmeetrale presso l reggimenti e venne elevata a cinque mesi la durata del corso presso la Scuola, frequentato da tnttl 1 laureati In medicina e chirurgia e In chimica farmacia, che hanno superato l'esame dJ ablllta.done all'esercizio Professionale E! oon ob b!Jgbl di Je,·a.

RJCOMPENSE AL CORPO SANITARIO MILITARE. I.

MEDAGLI A D'ARGENTO AL VALOR M.ILI'l'ARE •Per gli Importanti servld resi nella campagna di guerra In Llbla 1911-12 , ove l'estremo pericolo non fu limite nella grande, umana opera pietos a • · - R. D. 19 qennaic 1913,

n. -

MEDAGLIA D'ARGENTO AL VALOR l>fiLITARE per la c ampagna dJ guerra 1915-18. • Instancabile, modesto, sereno, confortando dJ cure e dJ amor e l s anguinanti t•·atelll negli s tessi <'!menti della battaglia o sotto le Implac abili lontano oUese nemiche, dette costante, mirabile esempio di ardore e di valore, dJ sprezzo del pericolo e dJ df.'vczlone al dovere (1916·18) •· R . D. 5 fl(U{JM 1920.

In. -

.MEDAGLIA D 'ORO per l'opera data nell'occat~ione del terremoto del 28 dlc<:mbi·e 11108 In Calabria e S icilia. - R. D . 27 maqgic 11111.

rv. -

MEDAGLIA D'ORO al m erito della Falut e pubbllca. -

R. D. 15 mano 1922.

ORGANICO DEGLI UFFICIALI MEDICI E CHTMICI-FARMACISTI IN S. P. ~. (Le.oo~ 23 arnile 1931, n.

I. 4)

539).

UFFICIALI MEDICI

ART. H : Tenente generale l ; Maggiori generali 3. TOTALE: ' ·

8) ART. 27: Colonnelli 26 ; Tenenti colonnelli 87 ; Maggiori 145; Capitani 878; Tenenti 205. TOTALE: 836,

n . - UFFICIALI CBDIICI·FARMACISTI 4) ART. 27: Colonnello l ; Tenenti oolonnelll 4: Maggiori 22; Capitani 36; Subal· ternf 38. 1'0TAI.E! 101.


UFFICIALI MEDICI. .!!

ANZIANITÀ

DATA

;:

o

LUOGO

3

DI NA80ITA

OA.SA.TO E NOME POSIZIONE

di

~

dJ

DEOOR&ZJONI E C.UIPAOKE ouolta

'Jl

dJ

dJ

grado eervlz1o oarloa

TENE!\'l'E GENERALE MEDICO.

l

a Modena ••••••

1St. 1.8119<GRJva Umbmo, •· O u. ~. ® ,...... Direttore .reo. 16.11.28 12. &.90 115. 8.29 . • n-u, •n·u·n • @, . , et>. EB sanltà mU. ~

~

Min. Guerra.

l

MAGGIORI GENERALI MEDJCI.

dal n. t al O.: 4. a Pomarico (Ma· 16. 8.70 Massarottt Gitu~eime, M M. $, i".-/:, ~tU•U ,

ier&)

C tfC.oottt , ({~, '9 t U•U•Jf•at, @,

IX6v. Min. Guerra

22.111.1!8 7. 7.96 l. 1.30

® ~.m. • a C h l a r a monti SO. 7. 70 O rl xon l Gwt:ann(, • · (j , o ~. Dlrett. so. appl . (Susarll

® .............. . . ~. @. ~. ~. ~.

L 1.30 i. 7.97 1. 1.30

san. mll.

L. D. In lrlene, dottore honoris ~ nell'Un1Yersttà del Cairo

a

Zogno

(Berga.

m o)

7.10.70 Franobl Lt'icr(, •· O cj!>. O. O, Pree. ooU. med. 24.10.31 11. 6.96 2U0.31

••. o.

~.

9 ............. @, (\)). ~.

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•

Scoppito (AquUa)

111. 4.70 41 C&oola Filippo, • • C c!:, •• • • 0 , !Il,~"''",® ....,,.,,.,., @. @ EP, L. D. In traumatolo.rla

13. 3.82 4, 7.97 l S. 8.32

•


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COL O:<:-IKLL! MKDICI

~

CASATO E NOHE

LUOGO

o

di

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ANZIANITÀ

DATA

>

N ASCITA

nascita

P OSIZIONE DECOR AZIONI E CA.lfPAONE

l

di

di

di

srado

~en-irJo

oarlca

COLONNELLI ME DI CI DIR.~<;TTORI DI SANITÀ DI COR PO D'ARMATA.

dal n. J a l n. 9 Marlottl Bl~nchi Gio. Baltù;l<l, • • U=*'. Dlrett saoltà IO. ~ ,.,.,,......, @. ud), ~. ~. -:<. Flronze ~. 5 , L. D . ln aoat.omle. patologica.

v

Perugill... . . . . l. !1.71

a

l'nnettlcrl (Co- 22. 7.72 Rizzutl Oiuseppe. • · U t§>, ~.~.

+, CoU. med. leg. 13. 2.27 t. 7.97 l. 2.32

<P au .. u .. n .. u.. lt ~ •u-u ... u-a•, ®. \W•

SAD?.A)

3. 2.26 4. 6.98 12. 6.30

(sost. pres.)

IO.+ u

:-lole. (Napoli ).

4.12.77 '!lP llfazr.ettl Loreto. •· U •!!<. C ok, d ,

Dirett. sanità Napoli

l. 9.27 22. 8.03 1. 2.30

l.t . Id. Alessandria

6.1J.27 -1. 7.97 l. 2.30

Id.

Id. TrlcRte

l. 6.'.!8 18. 9.99 1. 2.30

+. ~ .,..,,.

Id. id. Bari

l . 2.29 3. 7.98 l i . 4.31

(Pa- \l!J, 9.72 Sarti P'itU!rio, • · U:J!>,Q, ~. i§ ....... "''"· @, @ ,1), ·~.

Id. id. Ud1ne

l. 2.29 3. 7.98 15.10.31

)[oclcna . ..... 20. 8.76 t•·crratl·Lclli Jl'rm~ee,<co.lff . U <io. O . O.

I d. Id. Torino

1'9. 4.29 1.9.900 16.22.31

Id. Id . Com. mlllt. Sicilia

5.10.29 3. 7.98 25. 1. 3~

<ti uu.u_u_so.u ~ I U•U•U·tt , ®. l!].~.

+. q< L. D. In Igiene

c t;armagnule.(To· 12.11.H ) [urengo Lorenzo, • · U :j!>, O. O. O. rlno)

•

+ 1, ~,

®.\!I). >Il a Sal a Oon•lllb& ('Pa lermo l

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et) tlt·l21,

3. 7.72 VoiJ>a M,e:itti, •. C !Jil. D. ~ " ''",

+.

@. •lJ. +, L. O. l.n oturi nolarlngolutrl e.

a

Avellino .. .. . . 24. 9.72 Teccc PMQu.ale. i&, U oj!1, ..,... _®. @. E9

A

V:~cvano

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a

~ •n-11·17·11

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ITJ, ~ ......., ..., @), u. • .

*· E9

a Nooota Inl<:rlo· 26. 8.72 Oianuelli .4les$cutàro. $ , U ojp,O.O.

ro (Salerno)

0, ~- ~. @, 4), ~ ........,..., ®. cw. +', ..b


{S~l COLO:SNP.LLI lfEDICI

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DATA

ANZIANITÀ

C.!SATO E NOME POSIZIONE

dl

DI NASCITA

m

naao!ta

11

dJ

DECO I:AZlONI E CAMPAGNE

dJ

l

dJ

grado sordzlol carica

dal n . 10 al n. 14 (PI· 27. 3 73 Funaioli (;a,.ta no , • • • f'omarool'e s;, sa l ~ t U ·U•I1•1AI •

9-

L ~.

••

lo nntropolo;. or ! mio.

li :lllt-tU,

+. L. D.

a 0\tn ll'llltlno (Na- 8. 1.74 N n poli t an l M clch lorre, G. t,r rt-. poli)

<l)•U ·u , ~ t U•U• Il•U, ®,

w.+

[)i.,, . .lli n .

16.10.29

3.7.98 16.12.31

.dei'Onautica

+. Dlrett . snnltt\ 17.12.29 18. 9.99 t. 4.32 Roma

Il

TriC<.'lllwo (t ' dinol

9 ....

Id. Id. Ootogua

l . I.SO 18. 9.99 16. -1.32

c

Palermo .... .. 22. 4.73 VIola Pietro, • · U =!>. 4),"'·"·"·"·••, & t U · u• ,@,l~ ?), . t, ::\; ,IU ..t1. . 1l1 ~~ffi

Id. Id . Milano

2. 1.3l\ 18. 9.99 4. 10.32

a. Voltornrn (Avei- 21. 5.73 Pennetti C~re . •• U ~.Dm, g m-uli no) ..... ~ ~Q). • •

Id. Id. Verona

2. 2. 80 18. 9.99 22.12.32

u "'· ~. ...... @. '~ ). • •• +

5. 6.75 Za.uuttiol Primo, • •

+


~) OOLOIJINm.LJ

12

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o

3 .., "' m

ANZIANITÀ

DATA

LUOOO

WJIDlOl

Ili NASCITA

nasci l&

.

CASATO E NOME P OSIZIONE

di

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

di

grado acrvizlo

COLONNELLI MEDIO! DffiE TTO RI DI OSPEDALE MILITARE.

dal n. l al n . 12 a

'~assarl.... ... .

a

v

+.

9.74. 1 Ca.sUgllola Orlando. U • • C~. <D "''"' ·' "'", ~,,. .....,, &;>. tt:). C /t,

R. t"'ppe colcm(al( (TrSpoUt.anla)

i. 2.30 '26. 7.99

Porugla . • • • . . 29. 6,72 Bayon Ednumllo, • · U ~. O. f!l, <D. 9 •••·Jt~u-u. ~, L'..D, • •

Dir. oep. Verona

11. LIO 25..8.000

C&tanla •..... . t7. 9.74 Martogllo FerdinaJldo, • · U <l!:. •· ~.

Id.

Id. Padova

10. e.ao 1.9.900

Id.

Id. Ancona

l. 2.31

1d.

Id .• Savla'llano

l. 2.31 11.9.9<'0

+

+

A, ~ " ''"• <lt,l, llb• /t, +

9. 2.73 Cfaurl Rosolino, 9 . U cf=. O .~ . .t.~ . •• <D, @ I U·U-U•II' ~. @. L. D . ln oatologia &l>eclale medica

a

Gibellina (Tra· paol)

a

Forli ..• ..... . 22. 3.76 ~ Bodel Ma••'~'izW, •· U

+,

+• O. •· l!l. <D. ~ .......... ®.~). e

*·

a Napoli ......... 2.10.74 Sant&·Marla Alberto, • · C •B>. ~. ~ ...... , @, ©. +. ili, L. D. In ocn·

Min.

O uerra ( Dlrett. cape divls. lnoar.)

1.9.900

l .• 4.31 1.9.900

l

llsUca a

Lugo (llnvenoa) 7. 7.76 QJ Ca.saJn'flndl Glauco •• • U;§>.O.O.<D. Dir. OBP· Bari ~. @. ©. •· L. D. In oou!lst lca

a

C&salhor d l o o (ChJotl)

e .............

e.

5.10.31 1 .9.900

e <;oli. med. leple (mem- 16.12.81 1.9.lt00

4. 2.76 Mollsanl .&l/redo, •• U ti>, +, <D, " ''"', @).@. + . L. D. In otorinole· ringolatrla

+. Dir . osp. ~erta.

a

S. Stofono Ca· 26.12.76 Zo.ftlro .dntofl(no, • · U ~. ~ . ~. mastra (lle6• m-u, @ ....,•..,.,., @, @, sino.)

a

Ur bino (Pesaro) 10.11.76 Frison l Paow. • · U + .<D.®"'"""", @, ©. ••

a

Casto l oo rlolo (Alossaodrla)

o

l'uh·l (SM!!arl ) '27. 7 76 Teddo

+•

<D

+

Id.

L IYOI1ll0

18.3.32 8.10.01

+. *· +. <D.

Id.

Id.

Torino

l. 5,32 8.10.01

+•+, <D. ~.

Id.

Id.

Flrense

26. 8.82 8.10.01

Oi~ •· U

~ III•U•U• U'

@, @,

5. 1.82 8.10.01

Id.

+

• · 8.76 llontanarl .&Uilio. U, ~ .......,, @, @,

bro)

+

l


t'BM'BNTI COLONN&I.Ll M&DlCI

~

o•

s ~

13

ANZIANITÀ

DATA.

CA.SA.TO 1ll NOM.IIl

LUOGO

POSIZIONE

di

DI NASCITA

i.ii

nascita

di

DEOORAZIONI E OAMPA.GN.IIl

di

grado ecrv1aio

TEN.IIlNTl COLONN.IIlLLl MEDICI.

dal n. l al n . 11. a Terlizz l

+. ~. •· ~ .......

(Bari ) U . 8.76 BarUe Fel(ce, •·

Dir. oap. Chieti

Sl . 11.23 8.10.01

Id. 1ct.' Alessandria

31. 3.23 22. 8.03

®.©. + a Triggiano (Bari) 20. 6.77 Surdl DomenU:o••• c§o,Q.O.ITJ.~.+• • @, @, ~ ·"·''·"

+.. ... 1!), ~. DU-p. M~n• ..derottau• 31. 3.23 22. 3.03 + ttca

a Parlgl CFrancla) 21.12.78 Balla ..dlbmo, e, U ~ . ............ @, @,

a Modena ..•.•. 19. 1.79 Gazza ..dleallandro, • · ~,,......,.,., @, @, •• +. +- ~

Dtr. osp. Plaoenza

31. 3.23 22. 8.03

a T-recasali (Par- 28. 3.75 Corradl Numa. •· +• O. (Ì], ~- ~. ma) ® m -so, @, @,

Oap. Placensa

81. 3.23 24. 2.~

Dir. oap.

Roma

81. 8.23 18. 1.04

Id.

Id.

Genova

30. 9.23 27. 8.04

+. ~ "''"•

ld.

Id. Milano

30. 9.23 28. 7.04

9.11.79 Alfonso Lufu!, e, +. O. (!), 11) •u-n, ....... ® .......... @, @, ~

l d.

Id. N apoll

so. 9.28 22. 8.04

e.cf!, (Ìj, 11) ou-u, •• +. ~ ....... @, @

Id.

Id. Bologna

so. 11.23 22. 8.04

I d. Id. Broscia

so. 0.23 22. 8.04

+

a

NapaU •••.•.• S0.1L78 Monaco ..drluro, •Ho, O, •• •· II], ~. ~ ...... , @, @,

+

e.

a Cegllarl . • • . . . 80.12.78 Porru Pidro, c§>, ® .........,..., @, @ , • • ~ ...................

+

c Obl aramonte 18. 7.78 Ianntuotto Otl1'71Ulo, <Siraell88) ® '""", @, @, •·

+

a Caatronovo (Palermo)

a

+. • .

A.saisl (Perugia) 27.10.17 Modest1nl Paolo, ~.

a

O o t t o l e n go 12. 9.17 Seoohl Frmacuco, <§o, 11), ~ .,..,.•.,..., (Brescia) @,@,

+


(Seom) TENESTI OOLONNELLI JIP.DIOJ

ANZIANITÀ

DATA LUOGO

CASA"fO E di

S !!

DI NASCITA

m

na'!Oitn

~OME

DECOIUZlONl E C .... Ml'.W ~E

POS IZIONE dJ

di

grado aenido

dal n. 12 al n . 22. a Torino ........ 24.. S.7ll Oros.-;o l "illorio, <!:. O, Jl. 1> "'·". ~ UI,..JC• H • U ,

a

cg, :y;,. • • +

Dir. osn. Go rizia

+. Id Id. Palermo

Lercara Friddi 15.10.77 Giordano Gflt«P~, <Eo. O. e!: (Palermo) ~. ~ •n·u·n. & , ~ + ,L. D. in clini ca oou' lstJca

30. 9.23 22. 8.0f

30. 9.23 ~2. 8.0f

(To· 24., 6.77 Galottlno Carlo,<!:. !!; ' """, ~ ....... .,,.,., ~. ©

Id. Id. Novara

30, IUS 22. 8.0f

a

No l a (Na r oll) 16. 5.78 Rlnaldl Onotrio, cjp. ~ " '"", ~ .............. @ . -W• • •

Id. Id . .Perugia

30, 11.28 2t. 8.0f

a

Soave (Verona}

I d. Id. Cat.o.nzaro

Sl. 1.24 28. 4..05

.tJ • pdt. i n/emL.

Sl. 3.24 27. 7.0f

a narbanl" rln~ )

+. +•

+

11.10.76 Pomi n! Guido,:!>.+ , 4,; , 1!), ~ .,,.,.. ., .... @, J};.

+

a Va z zano (Ca· 1&.11.77 Conciatore Domenico, ~. ~"'" 11 , tanzaro) ~ . ........... , ~- @.

+

o Conselve dova l

(Pa· tll. 2.77

a Sassari........

e Dclogu Gino. • .+.O. ~. 4;1 ' """, Mio. Guerra (Di rett. SI. 8.24 111. 8.05 g ,.,........., @. @, +. + capo di via. lncar.)

8. 6.711 Si mula UbalJio, ~- ~ ....... ~ , .,.... ,.,.,., @. @, L . D. In medie.

+, +.

Dir. l ot . pree. Sassari

31. 3.24 111. 8.M

Dir. os p. Tri e~te

31. 3.24 1. 9.M

Id . Id. Udine

30. 8.24 15. 1.08

opcr tt t •H'!tt

a Pollenza cerata} a

(l\la· 31. 7. 711 LapJ)()nl Ovùro, •· <!=. 4;1, ~ ·"·••·". @,@. +',

+

+. ~ ....... o. +. +

Polla (Sall'roo) 27.11.711 Curolo Sat•trio, • · ~ .,........... ~ @,

o Oapuo (Napoli) 18.10.77 Flerro Michele.+. @, atu.. u ... n .. u • @, \.IJ)

+. +. 4;1, ~

Id. lnf. ))t'tl8 . Bolzano 30. 8.24 1. 9.06


(Seoue) TENENTI COLONNF!LLl M]!:DICI

DATA

LUOGO

15

ANZIANITÀ

CASATO E N OME

di

POSIZIONE dJ

DECORA.Z IONI E CAMPAGNE

DI NASCITA naeolta

dJ

grado eervlzfo

dal n. 23 al n. 34. a

Palermo ... .. . 22.11.80 Fiorenza lonazio, •· e§•, 0, [!]. ID " '' ", ~ "~·l•·ti·'·. @, ~ · ~. •·

e

*· +

a Rowe •....... 17. 6.79 Mongw::tt Umberto, • · ~. 4) ""'"'"• ••

~ ............. @, @, ••

Mlu. Guena (Capo sez. SO. 6.24 21. 3.06 l uoar.)

.dlf(Jetl. interm.

30. 8 .24 6. 4.06

a Salò <Breacla)

8.!0.79 Landrlanl Roberkl, cfo, 0;, ID "''", @!. ®

Osp. Milano

31.12.24 6 ••• 06

Nizza SicUla

9.10.79 Brlgugllo Santi, :§:.0 , ID. e "''"'"'",

Id. Mes.qlnu

31.12.24 6. 4.08

Coli. med. leg. (membro)

81.12.24 l. 9.o8

Osp. Roma

81.12.24 l. 9.06

o. +. *· Id. Firenze

81.12.24 19. 7.06

a

+

@, @. +

(Messl.na)

a

e ............. • ·

Parma .... , ... SO. 6. 79 Casella Dante, =!>- 0. ®,

e .,,.,..,.,.,

ID'"'"'"'"'", ~ +', @). @. +. L. D . In patologia chirurgica

c

M~luso

lermo) a

CPa· 16. 11.79 Crlsclone Gal!tano, o!>. ID '"'", (),?J. @, ~• •••

e .............

Pluo (Catan· 25. 7.79 Accorlntl mro)

+

V~ncenzo. tj!>,

O. ITJ.ID, ~ .,,.,,.,.,•• @. @, +. @

a Catania ..•.. . 26. 3.80 Glarru88oGuualdo, •·T ·*·ID'"'",® .....,,.,..., ®, @. ~ • . +. L. D. In olJn, nO IIrOPf'IOhlatrla a

Campobaseo .. 111. 2.80 Collttl Siloio, tj!o,

@!. @.

+

a Gargnano <Dre· 7. 1.81 Bertelll Enrico, ~eia )

a

o

Napoli.. . . . • . .

+. ID, e .,..,.......,

31,12.24 6. 8.07

Id. Nuvoli

81. 8.26 29 . 8.07

+. O, O. ID "''"• Dir. San. Verona

e ............. @. @ +. •. *. !Il

+. "''", ~. +

8, 9.84 De PorcelUnls C1!1'lo, ~ ~ @, @ ~....

e ........ ..

Id. Bologna

'*'·

Caprarola (Ro· 16.11.80 Fabrlzl NicQ'/4, •· U O. ID "'• ma) ® ............. @, @, ~.

+. *·*·e

31. 8,26 20. 8.07

(Igienista) Id.

Id.

Napoli

(la'lenlsta) Id. td. Roma (lslenlata)

so. 11.26 20. 8.07

so. 6.25 20. 8.07


16

--.... .s <>

j

1.$e(I1U:) TE.li!ENTI COLONNELLI li!EDIC'l

ANZIAN ITÀ

DATA

CASATO E NOME

L UOGO di

DI NASCITA

<1J

POSIZIONE

. DECORAZIO NI E ùA.MPAGNE nascita

::p:

de..! n. 35 al n. 45. a

s. Calogero (Cn· 16. 8.81 Rombolà .Amonio, '*'·O. ~. ~ '""",

a Palermo ...... 16. uo D'Anna Gìuaeppe, •• oj!l, l!J. B. ~ ··•· tll•lt•U' <YJ, @, . , <D t ii•U•U 1

+

+. 4:;1,

a Susa (Torino ) .. 1&. 3.83 Gatti Dionigi, •· @, @, ••• ~. +

~ ........,... ,

a Monteforte (A- 97.12.81 Forino SaJ.vatore, oj!l, €)), +. 4:;1 ....., volli no) ~ ............. @, @,

+

o

01JP. Padova

so. 6.211 20. 8.07

CXap. M in.. Finanu

80. 6.26 20. 8.07

Osp. Torino

31.12.26 20. 8.07

@, @. +

tanzaro )

Roma ........ 17.11.8! IDgravalle Altre®, •• Uoj!I, O.O. O . ~- C%) l ll•U•II•I". ~ tU•11·U·U~ @), @,

Id. Napell (Be8l'llt. Bl.li.U 11.12.07 rio)

Comando Corpo 8. M.

31.3.26 7, 7.1 0

Oap . Torino

6. U6 20. 8.07

+.+

+.

a Torino. . . . . . . . 26. 3.82 Maasorano Giulio, O.@, ~ ........ ~ .... ,••.,.... @, @, ••

a Vorona.......

+

l. ,,83 Pellegrln.l Francuco, ~. <ti .....'~·,._

'"""'" ~··· @, @, ~. Storta della medicina

+.

+. +

a

Rieti • • ..•... 11. 6.79 Turllll 4-monw, ~

o Cortona(Arezzo) U

Verona

+ L. D.

a Tenda · (Cuneo ) 16.10.84 Perrler Stefano, • · ~.O,~,., ... , •u-11 @ 11;-u-u-u, @, @. • , , -f..

a Montalto Mar· 19.12.81 Caodidorl Enrico, cbe(Asool1P.) @, @.

Id.

Scnola di gnarra

+· cp, ~ '".,••.,.,., Oap, Roma

+.o. o.~ .........,., +

Id.

Id.

............. @, @, .

3.81 Brunl Nicola, ojìl,

O. Cl}.,.,..,..,.

~ ···e"'''"'"'', @, @. + L. D,

tn Igiene

So. appl. aan. m11. (lna. tlt.)

6. 6.16 10. 9.07

6. 6.26 16. &.08

6. 6.26 28.11.07

21 6.26 SO.ll.OT

l . Ll7 19. 7.06


17

.!

> o

ANZIANITÀ

DATA.

L UOGO

CAS ATO E .NOM.E POSIZIONE

d1 DI NASCITA

nascita

DECORAZIONI E CAMPAGNE

d1

d1

çado servùio

dal n. 46 al n. 56. 7,1L86 Germino Alfredo, cf>, O. 4j .......,., ~ "''", @, @. +. ~- L . D. In

Oap, Napoli

18. 3.27 7. 7.10

4i ....... ~ ............. c CogUari. . . . • . • n . 6.82 Rom by P~ro, (0, @. ~. ~ . +, L . D. 1n Igiene

Id. Qaallart

1. 1.27 16. 8.08

a Venosa(Potenl'.a)U.1.80 Lovagll o ROCtXJ, cf>,4j •u-u-u·"· " , ~ ............. @, @

Id. Bari

6.11.27 28.11.07

c lltollternn (Potcnza)

+,

patol. spec. medica

'*'·

+'.

c

+, '"'·'"·

S pezia . . . . . . . . t 9. 6.81 Camorlano Pidro, cf>, ®. ~ " ·", @, @. L. D. tn patologia

+,

.. Id .

.Mila no

18.12.27 18. 8.08

chirurg!"a

a

S errastretta Hl. 7.80 Slnglltfco<RUUJ>pe, • •cf>. ~ ............, (Catanzaro) @, @,E). + . 4j, ~.

Id.

Pndova

13.12.27 Iii. 4.08

a

Palermo ...... 24.12.78 Salom 4lu8andro, cf>, ~ "''"'", @,

Id. Palerm<t

13.12.27 29. 7.08

Torino

111.12.27 10. 8.01

+

@. •. 4i. + v

Villafranca (A· 26. 8.82 Oggero Ouare, cf>, O. I!J, 4j, ~ "'· le!!sandrla) 6/J, 4j,

a

Roma. . . . . . . • • 16. 1,82 Battl~tlnl Camillo,

+. ~

+

Id.

e. cf>, o!J, <l), +, Dlr. San. Roma (aepe- 13.12.27 16. 8.08 .............., +· @. @ tarlo)

(A.- 29, S.S. Do Bel.'nardlnle Vir(linio,e. +. ~, .,._ Oap. Roma (com. M.ln • 13.12.27 18. 8.08 Guerra - redatt. ~ . *· ~ t!), ~ ..... Olorn. m ed. mil.) ""• ""'", ~.(0,@, +, + ,L. D. 1n patolocfa speciale medica

......,. ......

... o.

o..~. (l) ~ .... Id. Flrcnse +

a Cagliari ....... 18. 7.8t QreRpelle.nl Carlo,+.

.......... ®,@, • · a

Monte sa ro h l o

(Benevento)

~ .... ,. ......,

+•

*·

Q, ®, •· 1!], @, @, ft, :§o

9. 6.82 Iapooo .dntcmfo,

Id. Dologna

18.12.27 16. 8.08

1. 8.28 10. 8.01


18

(~)

~o

LUOGO

3

DI NABOITA

~

110.110lta

11.1

ANZIANITÀ

DATA di

T&NBNT1 OOLOiflfJ:LLJ IDDIOl

OA.S ATO E NOlO:

l

POSIZIONE

DEOOR.!ZIONI E OAHPAONE

dJ

dJ

grado eenUio

dal n. 57 al n. 67.

+.

o Sambuca Zabut 23, 7.81 Clacclo VUo, •· • · IIJ, <lì,....., (A.a'rtlrento) ......, ~ , ........... ,(Il), @, ~ +.+

•

Palombara Sa~ 21. 6.81 Forti /(/(no. tj:J, O. bina (Roma) @, @, +.

a

Santa.orooo Ca· 18. 4.83 Manganaro Canne/o,

~. <1),

+

merina (Sira·

~ •••,

R.

'"'we col. (Cfre.

1. e.28 1&. 8.08

Dalo&)

Osp. Roma

+. ~. @, <lì Se. appl. S&D. mll. +'• + (IDa. tlt.)

......, ~ ............, ®. @

12. 8.28 16. 8.08

!18. 7.28 18. 8.08

cusal o

Borooto(Parma)20. 7,81 Vlsoont.l Oiuuppe, of>, 5, O. <t) 1 U•U•li•U ~ fU,•lt•U• U , @, @, 1

+

Dlrett.lnf.pree.Parma

'1. 11.2818.8.08

o Carbo·nara Sori· 24. 2.83 Carbone Viflcem.o, • · <j>,. +, ®, ~. Dlr. San. Alessandria 16. II.SS 21!. 6,08 via (AIOtlS,) ~"''"'• @). @, (SECI'tltariO)

+

+. Osp. Novara

6.10.28 16, 8.08

+. +

Id. Palermo

6.11.28 16. 8.08

Id. Aleu&~~drla

l. 1.29 16. 8.08

Id. Plaoonsa

l. 2.21116. 8.08

+• +, Cl;l, ~

Id. Li'forno

l. USI lS. 8.08

Canna (Cosenza l 8, 6.81 Pitrelll Niool4, U, <fl, O. <tl'"'"• ~ ....... @). @. db •••

Id . Ohl otl

7. Ulll&. 8.08

a

Vittoria (Sira- 29. t.83 Panagla .d11Unlino, <j>. O. 0 . ~. CUBa) <1), ~ t U•lt·n·u, (jò, @.

a

)fonrealo

+

!ermo)

a

1Pa · 28. '1.81 D' Aocardo SalfJarore, <j>, •· ~. I!Jr q) IU•Itt ~ fU•J• •U•It 1 ®. @,

Savona ...... 17.12.81 Ciarlo SUno, @,@

+. +. ®. <1), ~ "''",

a So.n Remo (lm- 10. 2,84. Rampl Pidro, <fl, ®. ~ perla) @), @

+

a

NaPOli

• • . . . . 10.11.84 A.bato

.4ùuan4ro,

U••li•IJ.U,

a

(21, @

+

+

i


(Segue) TB'NBN'l'l COLONNBLLI IOWIOI

D ATA LUOGO

ANZIANITÀ

O.A.SATO E NOHE

di DJ NASCITA

POSIZIONE di

DECORAZIONI E OA.KP.AGNE 0&801ta

di

lll'ado eerV111lo

• dal n. 68 al n. 78. a Andria. <Bari) .. 1. l.St SlnJBI Guido,

e.+. El:], ~.o.~"'·", Min. Guerra(Caposez, 19. 4.1910. 8,09

® ........,..., ($?, @. +. ®

s.noar.)

e. +. ~. ~ •u·••, +• Oep . Roma

a Roma . . . • . . . . 30. 8.84 Luool Amuiqo, ~ .............. @@

+. • • +.

a Vlulnl (Catania) 8. 4.82 Ca.Jra.relli B~. + .El:], ~. ® ,.,..,,..,..., @), @, L. D. In patologia speciale medloa

16.10.19 16, 8,08

Id.

Me6Sina

1S ll.H 16. 8,08

+. ~. 6?J "''", 6b. A.,.U. tnterm.

16.lt.29 16. 3.09

Roma . . . . . . . .

a

Lngonegro (Po• 24. 7.83 Gallottl GWtlanni, • • tenza) +, ® .......,, @, @. +

a

Po ntremoli (Massa Carnua)

+. ~. O.

+

a

®.o. •··+

+. ~. ~. Dtr. San. Napoli {Be· 17.11.29 10. 8.08

e. ® '"""'""". Osp. Genova ®. ®. +.o. m. ~. +

a Seetu (C81rli&r1) 16. 1.83 Mereu .RoM!Iino, +.O. O. ~ ..........., ~ ............... @ ® +.+ Pian Caatagnalo

(Siena) a

2.12.19 10. 8.oe

e.+. ~.1!1. ®. ~ '"'"• Min. Gll&'ra (Clapo aez. 11.12.21 10. 8.oe

+. ® "'"", @, @. O +

a

gretarlo)

2. 6.84 SavlnJ Gualtiero,

a Sae.oarl . •••••. n.to.as Coeta FatUto,

7. 7.10

Id. Palermo

a M881dna . . . . . . 27. 6.80 De DomenJoo Frafi.CUOO • • ® ............. @, @.

6.1Ull MaJII G i - .

~- !o.29

lnoar.)

Dilp,Mi"'..ter<-"w

+.

7. 6.32 Baul GiUHPPe, O. O. rrJ, ® "'" Mln. Guerra "'""• @, @, ~ "'

+.. +.

Orsottna{Chletl) '- 2.83 Tenaglia Giu.eppe, O. I!J, ~. ® " ''"• @, @. O, +, L. D. ln otol'lnolarlnaolatrla

Oep. Milano

t. 1.JO 8. 7.09

2. 1.80 10. 8.08

2. 2.10 10, 8.09


~ "6

LUOGO

j

DI NASOITA

ANZIANITÀ

D ATA

CASATO E NO)! E POSIZIONE

dJ

dl

DECORA ZIONI E CAMPAGNE Dll8Clta

di

arado servtzlo

dal n. 79 al n . 89. o Catania... ... . 25. 3.86 Mau~rl N~lò. U, cf> 0 , @, 4;1. ~, ,._ Min. Guerra """'", @, @. sez. ln car.)

+. +

a

Ma~nln

pani)

(Tra- 25. 6.81 Slgnorloo Roaar i o, U cf>, ®. ~ ............. @, (!j). ••

~.

+

a

Napoll ........ 21. 6.86 .Marulll .4/òerlo, •· .:§>, 4;) ~ , .. "·", @, @

a

Aolroalo (Cata- 2' nla)

a

Salerno •• , • . . 18. ,,8{ Buonopane Ow/o, of>, O, 4> ~ ,

.!\fe~~slna

+. +

Id.

Ale!IIISildlia

&.anodi Sutri 7. 2.82 Pellegrini Oreste..• U ~. 4;1'".~·"''" (Roma) @. @,

a

Recanati Cllfaoo- 16. 7.86 Fellclangell Guido, of>, rata) ....,,, @. @.

a

CatanP.tLro... . . 12. 4.83 Sorbnra Emitw, o§->, ~. " "-"• " " •

+

+

~

+. 4;1 "''.. ~

. ............ @), @

-Cagliari • .•. .• l'7. 3•86 Fadda Siro, U

Rognlbuto coa- 27.8.83 Flu-moft"oddo tanla)

a

~.

*·+

Id. Auoono

5.10.31 7. 7.10

14.10.31

rx.p.

M,,..

o~

7. 7.10

16.12.31 T.

~10

(Ufficio mlllt are)

J"(ncen.w, +, o.o. 08]). T riosto

+. +

11.1 0.30 7. 7.10

l, ,,31 7. 7.10

+. 4;1 ' " ·••' 9 ,..,,...,...•@), @, +

Ruvo di Puglia 22. 6.8{ Caldarola Franee.sco, •• + .O. O, O (Ba.rn @, ® "''"'"'", @. @,

2. 6.30 IO. 8.09

Id. ;Roma

+•

-k, + , O.@, <P"'-11,

~ ............. @,@. • •

2. 2.30 7. 7,10

Dis'p.Mi,._ 4..-onavtic<J 10. 6.30 7. 7.10

Osp .

+. +

a

o

Osp. Palermo

6.83 lndcllct•to Gimeppe. ~. 0.0. O. ~. ®. ~. ~ ,,..,......., @), @.

•••..••.n, @, @

a

(C&PO

Id. Ancona

Ul. 12.31

7. 7 .10

l . 2.32 T. T.10


tl

(Segue) TENBNTr OOLONN~ MEDICI

C>

::: >

o

LUOGO

~

DI NASCITA

ai

DATA

ANZI ANITÀ CASATO E NOME POSIZIONE

d1

dl

DECORAZIONI E CAlfPAGNE ne.soltll

di

ll'!'adO 8'!1'VJslO

dal n . 90 al n. 99. a AOY.aoodegll Ir· 24.• 2.85 Rossi .4ntonto, >§>.q} '"" • ••w, ~. ~ pini (A veJIJno) ,..,_.,_.,, @, @,

+

o Tropea (O.tan• 27. 6.85 L o]I\Cono .J.ntonio, <§l, <P •· ......, . ..u t @, @, •.aro)

+

*• ~

a Varallo (N01'ara) 21.12.84 Bacoblalonl .J.dc/Jo, +. Q, •• ~ .....,. •n·••, ~ •••-u-u-u, @, @,

+

c Gallulll<O (Firen• zc)

s.. 2.83 Fusi Pùtro, '*'·I!J, <P. ® ............. @. @, • ••

+

Osp. Cbletl

13. 3.32 7. 7.10

Id. Catanse.ro

16. 3.32 7. 7.lO

Id. Genova.

19. 3,32 7. 7.10

Id.

l. 4.32 8. 7.09

Verona

tarlo)

AcPronza (Pu• 92. 6.84 Polosa. P'incemo '*'· O, Q, q}, ~ .... ....... u, @, @, •· tenza>

Disp. M(n. Finanu

l, 6.32 7. 7.10

a Sommatino (Ca!- 1.11.85 Cammarata Gù>tlantai, ·~· q; ,.....,., taniPsettl\) "", •· @ , ""'"• ,.,,.,., @,@.

ColL med. Jec. (aas.)

16. 5.32 7. 7.10

t

+

+

1l

Crac o (l'et enza) 6. 1.811 Mladonna. .4ntonio, rj!o, Q,.<P"'""• •• ~ ........,.,•• @> • @.

+

Dir. San.

Bari

(fl&o 16. 6.32 21, 6,08

eretarlo)

a Bta Cvnfo) . . i7. 2.82 Petltl Ptuqll(lle, U rj!o, O, q}"',/. ® ~ U U , II> . .0 fil), @,

R. Aooad.art. e "n1o

26. 6.321'f. 6.09

a S. A p o Ili n are 17. 3.82 Mazzoccone Camillo, <§l, ~ . I!J, q}, ~ .............. ®. @, •• Chieti no (Cblotl)

Osp. Bari

16. 6.82 8· 7.Ge

Id. B ologna.

26. 6.32 8. 7.09

+

+

11

Pal ermo , • •.•. 30.11.82 Rlooò Ettor~ + .Q. ' ""n·u, @, @, ••

m. q;•oa-u, ~m· +


KAOOIOJU llilltDU'l

..

;::;

• "EE

LUOGO

3

DI NASOtTA

s

ANZIANIT.l

DATA

CASATO E NO.IU:

dJ

POSIZIONE dJ

DECORAZIONI E CAMPAGNE lliUJOlto

111

di

grado 8CrvU'IO

MAGGIORI Mli:DICL

dal n. l al n. 11. o V....to (Chieti) • 8• • •84 Rltucol·Chlool ~1108ii'M,

+. -/r, è, R. '"'VIle eol. (So- 27.10.18 T. T.10

®. cp "'·". "'·" o

Pomaro (AlPS· ~~andria)

m &Ila)

T. lUI VlgiJanJ Federioo.+. O. +. 1!1, cD"''". lli • U

1

tii•U. IU•U, t tW•, tl ...~ IU-1• ~~

Dir. San. T o r-1 n o. 27.10.18 (Ja1enlsta)

a. T.ot

@. + a

J&bonrille·F1o· l . S.Be Rluo Com-dio, 'i:, 0 , 0. 0. 0, 0. rida (S. U. A.) cD"''", @ ' ,...", ~ ©, • •

Oep. LI \"orno

a

C o il e l o n go 26, t.SS De Oftrls .AflOS(ino, ci>. I!J, cD •"·", (AQolla) ~ "'' " .. @, @. E),

Dl.r. San. F lrelue

+

+. +

+.

27.10.18 15. T.11

<- 17.10.18 T. T.10

rretario)

a S. Angolo Moxa- 7. 6.81 Olroo (}(tUevJJe, 41 " '.u, ~ .... ro ( Aart8ento) .......,•• @, (Q), +'•

Osp. Palermo

17.10.18 27. T.10

+. O. O. +

Id. Verona

2T.10.18 7. '.10

.bpdl, (ft/erM.

21.10.18

+

e Gabbioneta (Ore· 2a. 1 .84 Fiorini !tfutio-Ferruct:W, mona) cD ....,. ~ ••••,..,,.,._@, @.

a

~nlonio, +.O. o. O· +. è. ®. cD""'" ....... ,~. u .......... @), @

Mertlna Franca 17.12.81 DMIIe (Taranto )

o Atella (Potenza ) 2, 8.82 Orazlola Gn-ardo, cD.~

o Mon tosarohlo (Benevento) a

a

+• 0. Q, • . crJ, Osp. Roma

a. 1 .09

17.10.18 8. 7.Oli

............. @,@.~

+. *·®·cp•u·••

8, 9.83 Paronto Ferdinm&do, @), @. +'

e "''"'"'"•

Samo (SAlerno) 24. t .a1 Oterl Vinceneo, .......... @). @

Id. Udine (eecretarlo)

a. 7.08

+. *· cl),+. @ •.,.. Dlrett. lnf. prea. Ra- 7.11.18 c. 2.09 Tenna

e .....,..., ®. ®+.O. • · ~.cD"'·", Oep. Verona

Loooo .••••••• 11. 1.82 Oreoo Donteni<:o,

7.11.18

7.11.18 21. 6,08


23

(.Segue) liU.OOIORI MEDIO!

G

:: > '13

s

p

.."

LUOGO

ANZIANITÀ

DATA CASATO E NOME POSIZIONE

eU DI NASCITA

!Il

naactta

dJ

DECORAZIONI E <.:A.)(PAGNE

dJ

sracto servUle

dal n. 12 al n. 22.

'J

•

TrinitA (Cuneo)

7. IlM Muratori Carlo-FtU.ce, cj!>. ®, ~ "'""• ~ ,,..,........ @, @, •· +

Dtr. San. Torino <areta.rto)

7.11.18 7. 7.10

•

Partinico !ermo)

s. 1.86 SavarlnoS®erio, cji>, +• ~. ~. ~ ,,._

Oap. Palermo (aea-retarlo)

7.11.18 7. 7.10

..ùpe#. (n/erm.

7.11.,18 27. 6.07

(Pa-

1

017 '" "",

(S?, @

•J

...

T

Messina.. . • . • • 21, 11.81 Ruggerl .dnlonino, cji>, O,

a

Saluzzo (Cuneo)

a Montecatinl Val di Cecina (Piea)

'· 1.84 Booca 'l'ilo,+.®,,..,.....,...,, !P'"·", Osp. Torino ~ ....... @, ® •

7.11.18 7. 7.10

e. t.83 vannooel Qu(fllU(D, +.o. !!l.«)........

Id.. J'ire.1116 (Ni'Ntario)

7.11.18 8. 7.09

Id. Alessandria

7.11.18 7. 7.10

Id. Milano

7.11.18 8. 7.09

Id. Sa'Tf4rUano

7.11.18 7. 7.10

+. O. ~. IIJ,

Id. Napoli

7.11.18 8. 7.09

l. 2.83 Peroara lndoro, cjF, ~"'• ~ .,..,.•.,•._

Id. BoiOPl&

17.11.18 7. 7.10

~,...,._,,..,,@,@+,+

c Ceglie Messaploo 18, 1.84 Suma Colimo, (Lecoe) @, ®

+

..

+. ~. ~.

+. ~. ~

a. Carlentini (Sira· 19.11.82 Seato .dntcm(no, cJF,O, ®, I!J, ~ on-u, ~IJU.to-n.to,

C118a)

@,@

J

a. TorrlgUa

(Oe- S11.10.83 Croslglla

nova)

@,@

')

T

~.

Napoli .•..•.•• S0.12·8ll De .Angells .drdtrino, ~ esa..• ...n·u,

a Beneatare (Reg• gio OMabriA)

v

+.

@),@

~

.,..,...,.,.,

@,(jj)••

Torino ..••••• - 12.11.86 Valente G(OacM(no, ••

+, Q,~...

Id. Aleaeandri& (ee- 11.11.18 7. 7.10 aretarto)


(8~) JI~QIO IORI Jil'KDJ C I

ANZIANI Tk

DATA C ASATO E NOliiiE

L U OGO

di

i

~

DI NASCIT A

POSIZIONE di

DECO RAZ IONI E CAMPAGNE nascita

di

if&do servU!o

dal n . 23 al n . 34.

+·C;,

a

C&stulluccio do' 10. 2.81 Oelormlnl Lttioi. O. 4ì , ,..,.... , Sauri (Foggia) I!J, ~ ........,..., @), @,

o

Gildone (Cam· U.12.84 Del Vaato GIUMP7Je, • · O. O. O, poba.o;ao) Q, 4> "'..., ~ .,..,,..,.,. @), @

+

+.

a Casato Monter· rato

6. 1.84 AraAchilk, +.O .O.~ ..........", @, @. ID"'""

a

2. 10.8~

Torraca (Sa· lerno)

Viggiano Alfredo, +.I!J, IV........

o Aalago (Vl<•enza) 16. 8.84 Ferrari Gio11anni .durelio, +.O. ®,

cD, +, ® IU•JI· Il•ll> ®• @, •

c Racalmuto{A6rl· 16.11.82 Grillo Girolanw, gento ). ,.• .,.,., @>, (!J).

OIIP. N apoU

17.11.18 8. 7.09

va.,p. Al in. .der1ma11- 17. 11.18 1. 1.10 Uca

081'· B:·c!;c.la

17.11. 18 7. 7. 10

Id. Udine

17. 11.18 8. 7.(11

lXsp . M i-n. Finanu

17.11.18 7. 7.10

+. ~. +.ID. ~.,,. Dir. San. Palermo (se- 17.11.18 7. T.10 aretario)

a

Roma .....••• 18. 9.82 Cogllati·Dezza Gi'Uileppe, C t§>. O, E:l. {!). ([), ~ •••~••·n·u, @, @

Oç. Rotnn

17.11. 18 1/i. L 09

a

Casort4(NapoU)

9. 2.82 Plcazlo A.numio, <jo, +.ID. ~ ....,...,.

Id. Caserta

17.11.18 27. 6 .01

+• IIJ,

I d. R oma

17.11.18 8. 7.Oli

11

Pescina (Aquila) a. 8.83 Ippoliti .drnaldo, • • tjfo, O. O. III ®. cD. ~ ....,........ @>, @, •

Min. Guerra

17.11.18 8. 7 .Oli

a

S. Giorgio dJ Ca- 26. 2.83 M!gneml F' anasco, t§>. • • I!J, <G•n·t>tan ia

D.lr. San. Verona (se- 17. 11.18 8. 7.09

+',

". @>. @ a

S. Pietro A vei · lana (Campo·

7.11.83 Perllll Giot•anni, t§o. O. O ID. ~ "'. @, @

basa<>)

o Gallarate !ano)

(MJ· 14.11.86 Blnaglrl Alberto, o!>, 0. 0, 4> ..,.., .. ~ , ...,., @, @.

+

gretarJo)

/XBp. Mf.n. FifU.InU

11.ll.l8 7. 7.10


(Se,w) IUOGJOJU KBDIOI

LUOGO

ANZJA!\ITÀ

DATA

CASATO E NOME J>OSIZlON E

d1 DI NASCITA

DECORA7..10NI E CAMPAGNE nuctta

d1

di

ar~o

aervialo

dal n . 35 al n. 45. a Maddaloni (Na· !8. 7.~ Corcloul Corradbw, paU)

a

noma.........

+. +. ®,

~,...

3.11.80 Rlnaldi Pietro, •· +.O. et),~ .......

....... ~. @, • •

c

Ml\rel~nlao <Na.

poli)

O•p. Co6crt4

17. 11.18 7. 7.10

"'", ~. @

6. 2.83 Adlnoltl SalfXllore. ~ ............. @, @

D(ap.

Min. .4eronav-- 15.12.18 8. 4.10

tica

+. O. et) "'·••, Osp. Trloete

81. 8.23 8. 7.09

c

Foltre (Bellnoo) 5, 6.8! Gaggia EmUio, +,0, ~.!!,!,®,et). +, ~ ....... @, @

Dir. San. Bologna. (sC>- 31, S. 23 8. 7.011 gretario)

a

:-Jocera Inlorloro 11. 1.82 VIto lo Emmu11uek, :§>,m. et), ®'"·••·

Osp. Boloana

(Salerno)

•.,.,.. ([!;. ©

a SlroouJla....... 11. 1.84 Bordone Carmdo, +.O. et), ~ , ,..,.. ..,.... @, ©.

+

a

Montclooo<• di 22.11.85 Ferretti Crùflotoro, +.O. O. et)'"'", Calabria (C. ~ . ........, @, @

31. &23 8. 7.09

Se. centrale 00. RR. 31, 3.23 7. 7.10

Firenze

Leg. al i. carab. Roml\

31. 3.23 15. 7.11

q)............

Oap. Torloo

31. 8.23 l. 2.09

+.

Id. Catl\nzaJ'O

31. 8.28 1. 8.09

ld. Bori

St. 3.23 15. 7.11

tansaro) a Camanduoa(No- 29. 1.82 Sogno Armando, + . l'lira)

a !Serra S. Bruno 26. 8.82 TedeechJ Giocomo, ~- O, O, • . (Cotanzaro) t. et) ~ ............. ([!;, @

m.

c

Bari. • • • . • • . • . 13. 7.84 De Lleo Carlo,

.,....,,

+, ~ . ®, et)

o Torino · • • • • ... 19.11.81 Rattaul Tullio. cg,, @, @

q), ~ .,,.,......., Di8p. Min. JiltnatJ.U

81 8.23 IO. 8.10


26

....

(Segw) IUGGIOBJ MmliCl

ti

ANZI.ANITA.

DATA

:;

LUOGO

CASATO Il NOMil di

l>I NASCITA

uascltn

POSIZIONE dJ

DECORAZIONI E CAKPAGNB

dJ

dal n. 46 al n. 56. a

Snn tamarlnn (Salerno)

S. 4o.M Polle(!Tino Loremo, <§o, O, 4;1 '"·", tu .u , tu.u, u• .. u, •u-u,

~

Oap. TrleHte

..... .,...,

31. a.za 10. uo

@,@

.

o Cri&'llnri ••.••.

•• <§o, O, ~ ' 10 ' 11 , @, ©, ~

Dl#p. MCn. ..fmma•- 31. S.2S 10. 1.12

6. 9.86 Manolnl Lulg(, :!>. O. cP•u·u, ~ .......

Dir. S an. T~te ( - Sl 1.23 80.11.08

T. l.M Zuddll8

Silt~io,

tU:•U ~ t U•U •It•U, 1

a

1\apoll . ...... .

. ...... ~@, .

Uca

am.arto)

+.o.+ ,4;), ~ ,,.. Inf. proe. S aaaarl

a

Arroolfos (Buo· 12.12.83 Gatti GiU$eJ>pe, nos Ayres) ........, @, @

o

Alosso.odrla •.. 1S, 1.86 Talootl OUtM'e, • +.O.~. +, 4;), ~ ,.,......, @. @. L. D. JD fteJol. appl. aU 'a vlAzlooe

a

Palmi (Reggio 20. 8.83 Loproetl Antonino, <§o, ~ Calabria) ~ ............, @, @ Mui'08 (~rll 12. 8.86 ManoonJ Michele, cf:,

81. S.2S 1. 2,10

Dl.ap, MCn. Acr011411· SO. 6.2~ 16, 7.11 fica

+. 4;1, Coli. med. legale ceo- so. 6.24 16. a.u lr!'lltarlo)

+'• 4;1, ~ .,..

Id. Id. Id. (membro)

SO. &.U 16. 7.11

a Veroolll ....... 27. 4..86 Bertlnettl Marcellin.o, •• +.O.+. 4;1. Osp. No-rara

IO. 6.24 16, 7.11

a

......... ~@, ~. L. D.ID otori.Dolarlngolatrla

,.,.,..

Id. Bolorna

IO. 8.24 15. '7.11

+. 4;l m -u-n ·u,

Id. Caserta

80. 6 2& 16. 7.11

+· 4;1.

Id. Oooova

o

Fano (Pesaro). 19. 7.M Piccoli Giot:annf, el!. ~.+. ~ ''""''' • ~,....,, @), @, o§o. L. D. Jn patologia epeolale medio&

a

Looola (NapaU) 80. 8.St Tatarelll Luigi, ~ ......, @).@

a

T orriglia (Oeno- 21. 8.86 Imperiale Cuor~. <§o, va l "'" @). @

~ ...... . ,


(Segue) iU.OGIOBJ Jf'&DICI

LUOGO

DATA

ANZIANITÀ CASATO E NOME

di DI NASCITA

ll7

POSIZIONE di

DECORAZIONI E O.Al\fPAGNE

di

grado servlalo

dal n. 57 al n. 67. o

llondovl(Oimeo) 6. 7.86 Bueo0io9. BaUUia,

a

CaJ)&IWoU (PI.ea) SO. \ S.S. Cloni n! Giulio,

........ (21. (Ù)

+. .. 4), ~ "' ' Oep. Savf4r11ano

+. O. O. •• ~ .......

Id. Jo'ire11.1u

SO. 6.U 16. 1.11

Id. Pe~

SO. 6.U 15. 1.11

...... (2). @. 4)

a

Casalduni <Be- SO. 1.84 fu>m~no Gennoro, <!F. O. o, •· ®. nevento) Cl). m.~ ....... ® . @. "Ì'

a

Giove (Pcrugfa l

6. 6.85 Marlnuool Marino, • •

so. 8.u 15. 1.11

+. 4), ~ . ...,. . J)Up. Mm .dtronaulica 30. 8,U 16. 1.11

® . @. • • ~

o Maz.zara (Tra· 16. 8.86 CasteUI Epi/anio, +, O, 4). ,.,...,. panll •••u, ~ . "''"'""'",@. @.

+

a

Caatol S. Loren:oo (Salorno)

+.O. •·

S.10.S. Mat:reo Lui(l(, ® ........., @, @, <1)' 11 ' " ' "'"· L . D. 1n otorlne.· larlnaolatrta

o Spezia . . . . . . . . IO. 1..86 Sabatlnl 4fngdo, @. . .

a

+. <D.

~

,,...Y, @,

Id. Tor.lno

(~>c-et.

80. 8.2. 16. 1.11

Id. UcllDe

30. 8.u 15. 1.11

cl) ' 11 ' 110, ' "·", .

2. 0.83 Maobl Sebasliano,+.O.®.~"''"'", ®. @.Cl)• •

a

Mirto <M-Ina)

a

Proclda(Napoll) te. 1.83 Costagllola .dnlonio, cjo, O. O, . . ®. Cl)

a Suooi~o <Na J:oll)

Id. NaJPOll

rio)

Medun& di LI· 17. t.U Saocom&nl Glo.-afo,cjo, ~ ......, (2),@. VODEA (Trevf.o)

so. 8.u 16. 1.11

Osp. Mllllllo

7. a.n Palombo Glu,~. .......... (21. @. 4)

+.o.o .• • ~~~··

.dape". in/trm.

Oap. Bari (eecretarto) 30. 6.2. 16. 7.11

Id . ÀliOODa

so. 6.U 25.11.10


(.SegW) II&AOOI0 81 IIIIJU)ICS

28

A NZIANITÀ

DATA

OASATO Il MaX.

LUOGO

POSIZIONE

d1 ~

DI NASCITA

dl

DEOORAZIONI B OAMP.A.ONE n&l!<llta

Cl)

di

grado servlldo

dal n. 68 al n . 17. a Sambuoa-7.abnt 11.10-M OamJ)Itl B~. +,O. O·® ,.,. (Oh·gentl) " ' '", @. @. ~

+, e

a

Aocadla (Avei- 21, 8,83 VU~alll GiONJrtrt(, +, lino) @, ~ ' "·". '"'"

a

Cntanla •.••... 24. 7,85 PlvotU Fr-tmCUOO, o§o, 0. q;),

a

Oep. Mli-

M. t.st 14. 7.11

Id. NapoH

so. 8.'U 16. 2.12

e ,... Dtr. San. Palermo

SO. IU4 14. 7.11

111 11 ' ,

@,

,.,....... ~. ©. «) ......, ~. +. +

Soblo (VIcenza) 31, 7.85 Dal Collo AU{TW~o, :jfl,

(la'fenilt.a)

+. e""'", @1, Osp. Verona

SO, G.24 16. 7 11

+. ~ .,,...,,,

Id. Palermo

so. a.u 1. •.u

Id. Bari

SO. G.'U 16. 7.11

@.<D a S. gtofo.no C!Lma· 21.11.86 Ocmlglla Dommu-o, r§:, strn (Meaelno.l @. (i)). <D ' "·", ' "'" ,..,.,

a

Andria (Bari). 16. 1.8~ Civita lla(Jaele, ci:. Q, + , e"''"'"·

@,@, ~ a

F r a n ca v 111 a 2S. 1.86 ~tna Oio1!. Battuta <!>.0.+ .4!, (Lecce)

m,

~tl t- l ... l t ,

' @, «) I U•ltt lll •ll t

DVp. .MiA. 4t.ronaw- St. 3.26 16 7.11 fiCa

~

a

&

C &A& m a rotano 10,10.85 Grulano Cann(ne cfs, (N&poll)

l'alma oblaro

sento>

+. et

111 11 ' • •

Monto· 18.11.86 Va:ola Nazzareno, ~. O, 0, 0, (Agri · ~· -"·", ®.@, ~

a Cnt&nta. • • • • • •

+',

31. 3,26 16 7.11

Id.

S1. S.26 16. 7. 11

Plot.e<'nza

+• X ""'" "·", Dlr. San. )(l)ano (eo- 31. S.26 6. a.os +•Q."..''•+ gret&rto)

1.10.81 DI Stefano Gi"'leppe, ~- @, +.

Osp, Napoli


(8~ ) IU.CO tORJ IRD ICl

..

1: o

...• o

ANZJANJTA'

DATA OASATO J: NOME

LUOGO

POSIZIONE

d1

DI NA.SOITA

d1

DEOORA.ZIONI E CAMPAGNE niiiiCita

l{)

d1

grado eervl:r:lo

dal n. 78 al n. 87. v :-.oe1 (Bari l .••• 15. 8.U O allo ..4rfuro, ~. O. ~ ..............., ®. (!J). cD ....,....... • •

+

a Dari. . . . . . . . . . 25. 6.8! Doaadeo YUIQrio, @. cp....... f:j,.

a

~{e:r:zana

Id. C r. gllarl

31. 3.26 16.12.10

+. • • .,,..,..,, Ir\. Palor1110

31. 3.26 15. 8.11

~

o Calice Ligure 12. li.St Soanavlno Xetllrfrw, ~• • • I!J. <J;l . . (Oonova)

(Pa- 12. 1.81 Olallombru-do Or~IJJe, @,@. +' <ti"'·". m

+.

'*'·

~,.,.,,

I d. Milano

30. a.25 :;o, 1. u

..,.., Id. B ologna.

30. 6.26 31.12.10

a CalAbr itto ( A · 10.11.84 Carlni'OI Ra(!ade, O, • <D .,,.,. Mio. Gaern velllno) ...... fj), @. ~ ........., looar.)

Canale (Cuneo) 14.12.83 CMott.:\ Ouar~. @). @ • •

o ll!ontalclno (SieDII. )

o

31. 3.26 15. 7.11

O, ••. Cl), ~. 1!1

a S. OIUBOppe(Pa- 25. 8.86 S nllll<'rl Gi•uoep"M, !ermo) f!J, @, cD

•

31. 3.26 16. 8.11

+. 9 ,,..,,..., f!J. Id &rl

Bigli 27.10.83 Cel laldoro, cf1, O. 9

CP~vla)

a Partlnloo lcrmo)

Oap. R omA

+

(OoDII. 31. 8.25 111.11

+. !)', •• <J;l, ~ ....... So. appl, a 1·t. e gonio

6. 1.87 A.ogeUnl 4.ntordn,

+. C. O, O. ~ . Dir. Snn. FlrenR (tal• !1.12.25 10. 3.1ll nJeta)

R086to Yaltorte 6. i.15 DA Cel!aro YincomJO, rj., 0. +, @ , <D Oep. SaTia'llano (F'oggla)

:10. 9.25 1. 6.11

31.12.26 15. 6.11


30

(.Seoooe) MAGGIOR I XI!:DIOl

ANZIANITÀ

DATA CASATO E NOME

L UOGO

P OSIZIONE

d1

DI NASCIT A

d1

D ECO RAZIONI E CAMPAGNE naaclta

d1

grado 8el'Yido

dal n. 88 al n. 98. a SRBsarl. . .. .. . . 13. 6.81 Aromii.Ildo ~notlo, ~. + . CO' "' "''"'" Oap. Caallarl ...... ~ ...,.. •• ~ . @,

y

T er mini Imore· ee (Palonno )

9. 8.88 Folenn U1111H:rUl, c§:, ®, CO ....., ..,..,....

Dlr. San. Tdf&te (a.ltt- 31.1i.25 10. e.u

n18ta)

26.10.86 DI Palma VincentO, +,CO "'"'', a • S.Ella (Campobaaso) ®.@. + . +. !il• • Plani~!

~"'"",

a Siracusa • ••••• 8.11.88 Caaalnle UDCJ. +. <D eu .1•. '"·u. ......, ~ ....... @, @. + - +. L. D. lo ftslologta applicato all'educa.slone &!ca o 5 11!8& (Parma)..

31.U.25 10. 6.11

+

Osp . Bart

29. 3.28 15. 7.11

Id. Roma (oom. l a · 211. S.28 10. S.lt bor. Aelol. bio!. ap. pUcata)

1. 11.8~ Podrfnl .An/cnio, <!s. O.®. ~. ~ ....... .A•r.t!U. (ft/1!""-

@. @.

211. 1.26 26.1~UO

+· CO'" '·"·"+

a

Lonigo (Vtoooza) ' · 8.86 Soorpleri Cuore. O. CO ........., ~ ,... .......... @,@. .

a

T rani (Bari) ..

Oap. Verona

ti. 1.28 16. 8.11

2.12.86 Bln ll.JI>men!co, if,!P, ~'"""'", @. @.

Aoo. mil . fant.e oaYall. 211. S.te 10. 8.1t

a Trapani . . . • • • 26. 6.86 Ol~rllo R()CC(), +. ~ ,.,.,.., ..,, @. @.

..DUp. JlM. .4~ottaU· ti. S.28 16. 8,11

•• ®. 4), . ... . ..

+, +, CO, ~.

l(ca

+, ~ "'""'"•{\1). R . '"'~ col. (li:rl· H. S.te 16. 8.11 :w. 4>'"""· ....... .. + t re&)

a Caluso (Torino) 11. S.86 Pueera T~mCTedi,

a A selel (Pe~a) 21.12.87 Ma.lmoue DotlaliM,I§o. ~ ,.,.,,•.,... , ®,

@. 4), • •

o

+

Bari • .. . . . . . . 2S.10.86 Cr let ini ~1/redQ,

+. ®. ~ "'""'"• o. +

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Osp. Roma

Id.

Roma

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31

ANZIANITÀ

DATA CASATO E NOME

LUOGO

dl

POSIZIONE DECORAZIONI E CAMPAGNE

DI NASCITA

naaclta

al

di

di

grado servlsfo

dal n. 99 al n. 109. 8. 8.86 AnaeiiUo .41/0118<1, t§o, O. ~, .,,., ..., ~ .... @, @. • • @).

Osp. CbJetl

a

Nola (Na.pol!l

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C&nlcattlni (SI- 26.10.86 La Roccal'aolo, +.0,4)"'·"·". ~.,.. lX8p. Min• .4eronauraoasa) .,..,.,., @, @ +', +. «ca

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s, GIU8eppe V&- 21.10.S. Catap&IIo Eduardo,+, ~.,.•.,.,..,. @,

Osp. Oenova

13. 2.27 IO. 3.12

Id.

16, 3.27 1. l.lS

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(Pa· 28. 1.87 Pa.t!Balaoqua OWacchino. :fl, O. 4), ~ .,..,.,., @, @,

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Partlalco lormo)

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SaDIIOftfQ (Jl<>r• 7. l.8S Ml!Uw

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O, Q,

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Con versano 28.10.8S l."snelll Vilantonio, (Bari) @, @ (DIU•U•II•llt

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S iena. . . • . • • • . 10.11.88 Blaginl Ofowmnt,

so. ~PPI· AJl, DIJJ, (lDJ. $1, 4.27 16. l.lS tit.)

+, ~.,..,..,.,._,. .AApdl. l'll/erm.

• •+•

o Caivano (NapoU) 30, 3.88 D'ArobroAio Gi~e. cjp, O. O, 4), ~uu-u, @, @,

a

Palermo

ZB. 8,26 16. 8.11

l. 11.27 18. 6.11

+.

Oep. Torino

l. 9.27 10. S.12

+. 4), ~ .,,.,.,.,

Id.

F'ircnzc

8.11.27 28.12.13

Alessandria

1S.12.27 28.12.13

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Colletorto

<Oam· 111. S.88 Mutr&IItonlo J7i~~CeMa.,'*', 'u ,\-,~'" Id.

pobueo)

a

... ~ "'"''• ®. @. ••• E:j.

Casacalenda 11. 2.86 Corsi .4l/redo, (Campobaseo)

+• O. ~ ,,..,.....,., Min. Guerra (Oone.

4) ..........,., @), @,

+. +. 0.

1S.12.27 10. 8.11

lnoar.)

7.10.8t Bonaoooreo ~. +. cP, +, ~ ....., Dir. San. Udine (8CI'&- 18.12.27 10. S,12 @>.@. tarto)


(Segue) V AOOIOBI ..&D IO!

32

D ATA

LUOGO

CASAT O E NOlO: POSI ZIONE

di DI NAS CITA

D ECOnA:I.I ONI E CAMPAGNE naso! ti\

dJ

dJ

grado servialo

dal n. 110 al n . 120. a

a

L on t ln l

(Si - 2S. 9.87 13ull'll arcllo Fetùrico. +,O.~.

riH'IIIla)

U · :t, @), @,

Aotlr ia (0tu"l) •. Il. 6.86 Pomn Fdict. q) , .,...... ,

a

y

+, ~,.,.,........ ~-10.

+

Ro oc ad o haJJj 25, ( .86 13rnno Carlo, '~· (f} '".

o Cagliari..•..•. 17. 6.86 Cutn be.Y.?.o .Il ario, ~ ' "'", @), \U), •

+. Il>"''"•

Ripacandida 13.1.86 F'U!!Co Angelo, •§> ~.® "''", @, (!t, (l>o«-oza)

a

® .,..,....,

Osp. T rhliji.O

13.1 2.27 16. l.I S

Id . B olocna (segre- 13.12.27 IO, 3.12 tarlo)

Se. all. utr. Brà

JS.I2.27 IO, 3.12

Se. a ppl. oav.

l. 1.28 t . 4.12

Osp . Torlnu

I l . ( .28 I O. 3. 12

®. ;w. •

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T urrono\'tt l\lar- 12. 7.88 Do Castro l (lnazlo. g hor lta (Tra@, . pani)

.,. Canosa (Dori)

+. q;!, ~ ,. ,.,•. @), Dir . Sa o. U d ine (tgle -

1. 6.28 28.12.13

oista)

18, 1,84 P esce Nicol.z. > R·. ~. O, +, ~ uu-n,

Osp, U dJn o

l. 6.28 l . ~-12

@, @. +

+.o.4), ~ , .........

Id.

~oTara . (A. M.)

12. 6.28 l . 4 .1 2

c Frigno no Mng- 27. 7.88 Mngllulo .l.lfmt.SO, +.q;!. ® ,,.,,..,.,..., @. @.+ , aj>. L. D. In patolo(l'la cWgforo (Na poll)

Id.

Ftrooco

4- 7.28 28.12.13

Id. Genova

26. 7.118 1 • • • lt

Se. ali. uU. Sa.Joroo

20. 8.1!8 l . (.19

a

Pintto (Novaru) SO. 7.86 Gurgn Pierino,

@), @. .

l"'ll1ri ca

+.

(Sfrn · 25. 8.86 Sc!lllcri Vinctn:o, 4;> ou-u-u ·u, @, ~ ~ ~~

a

CO tu iso cusa)

a

SP<lrlonga (R omal

e ..........

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( , 8.84. T rani Paclo, .;t., 4;. 9 ' 11' 11 ' 11 ' 11, @,

+. +


(8t111U) XAGOIOBI MEDICI

ANZIANITÀ

DATA

CASATO Jll N OHE

LUOGO

POSIZIONJil

di

DI NASOITA

naaolta

DlllCORA..ZIONI J: OAMPAONlll

di

di

rrado

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dal n. 121 al n. 132. o

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Durazsa.n o (Be- 24. 8.83 Teleee J7(ftCtNJO, nevento) @, @, ~. •

a Acq uà(O'nnosa 10'.16.85 Bilono Demdrio, <Cosenul @,@,

+

a Cos'e'li.zà • • • . • •

a (J a- Ii n tr: eenza)

@),@. .

Os]). FlreDlle

+, «> ••• ~ uu•., Id. AleMa1idrfà

.......,.u, @). @ • • • +

Bi'tìbte~ta (.Arez· 12. 9".10 Ferri om®, ZO)

.,,..,..,..,.

s. 5.88 Gortgllàtto Enrico, *· +. O. «>"....... ~

a

~

A.gpett. 'ri1erm.

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neòt

(Co· 19. ~.8'7 Raso Oiot~ltftnl, +.O. ~ .............,.. ~ au.ta, @, @.

+•, +

OIJI.· Livomo

+. Q, «> .........., ~ I>Wp. Min. A.eronau·

(Cn· 27. 2.87 M:elnerl Lu(g(, .. .......... @, @

«co

a VIeste (Fotl'll1a) 12. 1,84 Cassltto nob. patrl.l:lo di Ravello Fra1Ulè8CO, lt, ~ .,,...,

+.

a

+

Spedooga C:Ro· 24.12,83 Trani N(l.tali'IW, <io, (j, ~. ~·u·IO·If·tl, ma) @,@, +•

a Caldarola ( Ma- 22. L88 Orltl FiUP'JIO, +. cerata) @, + c Nloo s l a tanJa)

«>. ~ "''..., @,

(Ca· 13.11.86 MastroJannl .4111<mino, +, «>"'·", ~

$.10.28 l. 4.12

16.11.28

6. e.1•

L 1.29 10. 3 12

l. 1.29

l. Ul

l , 2.29 16, 1.13

Osp. Bari

l. 2.29 L U t

Id. PerUgla

7. 2.29 l . U2

Id. Verona.

20. 4.29 6. 6.)4

Id. Bari

9. 5.29 l. 4.12

Id. NapoU

26. 6.29 l . U2

.,...,., @, @

a Oas trovlllarl 22.10.86 CaseanesoOiu.seppe. +, ® "'"", «>"'· (Cosenza)

S -

15. U8 10. 3.12

l

a F e r' r n :nano 12, SM MlsltanoGiol!anni,+.O.«>, ~ ...., ... , . Id. Meesin.a. (R. Calabria) @, @, + c Berneuo

1. 9.28 8.10.10

Ruolo dì aM'ianitù dd Corpo aanitario mìlitare.


(8tQ"Ue) JUOOIOBI liiJII)IOl

..

LUOGO

..

DI NASCITA

"6

.,

B

ANZIANITÀ

DATA

1:

CASATO E NOME di

r;n

nasolta

POSIZIONE di

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dJ

crodo serv1sto

dal n. 133 al n. 143. a

Irlre~ • . • . . . .

20. 3.88 More!U M Gl'lo,

@.+

+• ~ ,,..,......., @). Oap. Ftrense

6. 7,29 28.12.13

a

Manfredonia lL 8.86 Guerra J7i-, +.!P.~.,,.,. ......, (Fosgla) @, @.

R. t"'ppe coL (Trlpo- 28. 7.29 29. 2.U lltanfr.)

a

Napoli..... . . . SL10.87 De Martino Rcl>erlo, et, ~ m·n•u, @1, @,4}, .

Oep. Napoli (.tr.bfllm. 18. 7.29 1. 1.11

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a Tlavo(Pla.cena:a) 1.10.87 o P edl'azd ..4rr(Qo,+,Q. 4}, ~., ..,..... ... @, @ , ••

+. !P.~ m•u, @1, @

Id. FlrellJie

6.10.29 1. 4..U

Id.

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16.10.29 16, 1.1S

r. Napoli ••••••• i6. &.118 Fel.san.l. Otaclftlo. U lr, U+•*• 4}....", 0, ~ .,..,..,,.,., @!, @, L. D. In olln. neurop81.ohlatrloa

Id.

Napoli

13.11.29 16. J.U

o S8vooa(Messlna) T.U.8T Toscano Yinoemc, +, Q,IU"'1" " • ~ ............. @). @.

Id. Udine

8.11.29 16, 1,11

a Pellezzano (88· 18. 7,87 Flore Geremia, tf>................

Id. Bolopr.

17.11.29 18.12.13

S. Sofia di E piro 13.10.91 Bugliar! CRu.eppe,ts,Q. ~tU·....,. 4}, {Cosona:a) @, @

Id. Padova

1.1~.29

o Rl p a. tra nsone 28. 8.86 Collini Ltrioi,+,4}, ~.,.., ..u.u ,@).@,+ (A.sooll Ploeno)

Id. Breeala

17.12.29 110.1

..

Id. Torlllo

17. 1.80 21. 6.1

a Castella.mma.re 10. 7.87 Plala (Trapanl}

Nalal~.

Iaobla)

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lerno)

o

Belg!rate

vara)

(No- 28. 4.88 Garbagul CR11eeppe. +.<:>.~"''"''""·

@!, @

l. 5.16

'

'


(Segue) JU.GGJOBJ MlWICI

C>

~

ANZIANITÀ

D .ATA

o

LUOGO

i

DI NASOITA

CASATO E NOJD: POSIZIONE

di

as"

naealta

DEOORAZIONI E O.A.KP.AGNE

di

di

grado servizio

d.a l n. 144 al n. 155. a Sperlonga

(Ro·

a S. Giuseppe VeS1l'<'IIIOO

4 . 8.84 Scalfatt .dll>erlo. + · ®. «),

~ t n·u.

®. @. .

ma)

l. 6,87 Lall&'ella

(N a·

Fr-. +.O. O. eli"'·"

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So. appl. (.A. H.)

san. mn.

2. 2.30 10. 8.12

2. 2.30 18. l.lS

,ali)

.

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eon. m11. Roma

14. s.so 28. 5.U

a Andria (Bari) .. 26. 9.87 Cieco ~m.+,O.«).~Il'"''· ®.l!:t

Osp. Torino

l. 6.30 28.12.13

Roma......... 26.11.87 M8B8I B)mUio, +. l%;l ••• • •••••• • •••

Id. Trlesu

t. 6.80 28.12.13

.. u. Batte&'Ua GIOCICCMM, +, ltl, ® ,,,.,,.

Id. lrlNDH

u.to.so 18. 6.16

Id. Trento

211. 4.31 28.12.13

a

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9. 6.89 Fama Glowmn,, +, cp "'"", ~ • -

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...tftgdo, '*'· cp, ~ .... (Ca- 11. 6.88 Htlftl • Ssmllibeo ...... ®.@, ~ r llarl) 8~

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(Ca·

4. 2.89 LamplaEdoardo,+,ltl"'.."• ~.,,.,,..., ®. @, L. D. ocullatloa

Id. Verona

a. 6.St 1.10.14

a Cento (Ferrara)

11.9.87 ComeW Umberto, +,O, O. ~,,..,. ., ,,

Id. .Ancona

l. 7.31 28. 3.12

Id. Roma (a.ee. mll.)

8. 11.31 28. 6.14

a Sa nluri gllarl) t'v

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(Ro· n. 8.88 Gonsales • Terracina ma) ""''" ®.@

...tlfr~. +.

0, O,«), ~,.,.

del Gran 10. 8.88 TattonJ .Fflefto, +• «), • Isola •...... ®.@. • Sasso (Ter&lllo)

~.

~

.........

Id. Trento. (.A. M.) 14.10.31 21. 6.16

c M o D teolcacJJoeo 21. 3.80 C&eella Beruddlo, +, O,ltl•-~>, ~ '"" DCIJ),M,n• .dmmauffoa 26.11.31 l.lO.H ,..,,...,., ®. @, •• L. D. In otorl• ()latera) nolaringolatrla


(Bertu) IUAMIIOIIl IIODlOI

le

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DATA

~

ss

LUOGO

ANZIANITÀ

CAS ATO E NOME POS IZIONE

di DI NASCITA

c1l

DECORAZIONI E OAMP46NE nascita

dJ

grado senlllo

11}

l

dal n . 156 al n. 166 o

l

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5.10.88 Chlmentl F~.

18.1! .!1 !UUl

Osp. Roma

+. -l • ...... So. all. utr. Moncalieri. 16.12.31 t& 6.11 l

a

H ontepulolano 1, . 1.88 OI&D.Dottl l)(..o, +, ® .,....., , @, .fJ) (S iena)

I d.

Id.

Id.

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L 1.32 1.10.11 l

a

P'I"Att.& me.qlor e

n . t .u

Peuullo Lu(qi, +. 9

.,..,..., ®. ©

Recl . mU . Out.&

l. 1.311 28. S.ll

(Napoli )

o Ffrense

a

•• •

•

o

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......,.

Tarobi JT(rg(Ho, @. ••

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+, 4:), e iii•U·U, (y). Oep. Bui (com. J),...

8. 1.1lt Blanobinl ~cre.w. .....,..., ®. @. • LagO (Perwtla )

C a~tlgllon dol

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1. L 3t

es. $.11

RodJ)

+. O. 4:). e ....

Id. B'lrODie

US. L32 1.10.11

l

28.10.87 Agoetlno Yi~.

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+. ~-

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o • ••

Id. catansaro

l. 11.32 11. 8.11

Id. Padova

16. 3.32 18. 6.11

Id. Roma

19. 3.32 1.10.11

.tlt<pett . interm.

19. 1.32 8. 1.11

gloCalabrla)

a !;la viano (Napoli) 14. 8.87 Manlredl

+. O . ... .. ...... · .

a

A)C)888ndrla • .• 16. 8.89 Ferrari U(IO,

a

eastollamm ar o 16.10.88 De Leo Saloalore, o§>,

+ ..........

(S&Iorno)

a

+ +,' ®, q) O~p. Padova

nnrl. ... ... . .. 27.10 .87 Monteleone J'i~, t u.u .. lf• ~ • •• ...n.u, (21. @,

.

+

16. 6.3! 28. 5.11

l


37

(Segue) JU.GOlOBl E PRIUl 04Pl.' l'.Uil II.RDIOI : ~ ~

o

LUOGO

s.. Dl NASCITA

..

<D

ANZIANITÀ

D.AT.A

CASATO E NOME POSIZIONE

di

dJ

DECOR.AZIONI E CAMPAGNE nascita

grado

dJ ser,·t&l~

dal n. t 67 al n. 170. Interiore 17. 4.89 D'Ale88&Dcùo Rat}'tule :jf ••. ..... •. Scuola appl. san. mi1. 16. 5.32 l . lO.U • :-iocera (Salerno) (!ns. tit.). &

Rorna ........ 11.12.88 Calvanl Fed6ico. :jf @

~ lll•lt•U•llt

@,

o Vico Equense 30. 6.89 Dubbiosi Emuio,ir ....•.••• .. ...

Osp. Trieste

25. 5.32 1. lt.l&

Id. Gorlzla

26. 6.32 6. 6.14

Id. Roma

2.10.32 24. 1.16

Osp. Anoona (A. M.)

'- 3.17 28. 6.14

I d,

Udine

4. 3.17 28.12.13

Udine

'· 8.17 28.12.18

S o. apl)l. fant.

4. 317 l. 9.13

(KaJ>Oli)

c Noto (SI.racusa)

e ,,.......,,,

6.111.90 Reitano Uoo, 0 +. @ ,d'), @, @. L . D . lo batteriologia ed Immunologia

PRIW CAPITANI MEDiai.

dal n. t al n. 7. a Bari.. .. .. . .. .

a. 1.88 Pepe Rat}'aello, 0, tl;l, ~ .,.•.,......, t§>, @, @. +

&

Taurasi (Avelli- 18. 6.87 Santoll PtUJqUaliM, tl;l...... .... . . no)

a Gnllloohlo (Poteam)

•

t. 1.87 Flore Mario tl;l,

Vani (Pavia) •• 2'- 3,85 Canepa Rvmolc, +· . .... ... .. .

c Sala ConJ<illna (Salern o)

~l:tddalon l (N a.-

poU)

..

Id.

•

S. 4.84 Co.ppclll .<ll/redo,('j,Q,O.~" ..".<.Yl.@ Int. vres . Parma

Gitu~tJJPe. ~.

'· 3.17 21. 1.12

~.,. •.,..,,.,.,

Oap. Messina (A. M.)

4. 3.1711.11.16

2. 9.88 Ra:trone ..dlfovo ........... .. ... .

Disp. Min. ..dreOI'Ia'U·

4. 8.17 28.12.13

a Mi s terbianco H, 1.88 Scuderl !Catania; fYJ, ©. a

+ ...... ........ .

+

tica


(Seq~U~)

:

..

o

A NZIANITÀ

D ATA

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P1IIXl O APIT..LNl M&DlOl

LUOGO

OA.SATO E NOMI: POSIZIONE

di

DI NASOITA

naeclte.

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DECORAZ IONI E OA.KPAGN11:

d1

grlldo servisio

dal n. 8 al n. 18. Trentlnara. (Sa- 1'1.11.88 Cavallo EUI/enw, ~. ~ m -11·••·11 • terno) @, @

l>i.,p, Min. Flnanu

•· s.n 28.11.13

o Flnal a EmUla 25 1,88 Guaraldl Carlo,+. O. t>. ......... (Modena)

Genov a cav.

lo. 1.17 28.1UI

P81Jiiet& (ObletJ) 26. 6.87 DI Nella Niccla, O . . . . . . . . . . . . . .

2 art. oJUllp.

•· s.u 11. e.u

Dir. San. Milano

29. 4.17

a

a

o Giarre Catania) 1&. 7.89 Pate.oè Carmelo,~ ,,,........,. .. • . . . •

1.10.14

(lglenJeta)

4;). .............

a

Meatre(Vooezla) 26. ll.88 De Carll GuslaoG

a

M od l ca (Slra.· 23. 9.90 Barooo Giovanni, 1), ~ "'"", @, ou.so.) @.

75 fan t.

29. -1.11 1.1o.u

a

Perugia . . • • . • . U. 4.88 Caterlul Fetkl"ico,

n

29. 4.17 16.10.H

Il

Peccioli CPlsa) .. 1. 9.88 Catarzl O/torino,

a

Ovada IAie.;sao· 7. 9.89 Oortella Francuco, +.O. O. t. ~. • • ~ ....... ® drln)

Osp. Aleseaodrla (capo-· dlalnfez.)

S. BJ.agfo Platani 21. 9.89 Guarnaccla Girolamo, ~ ,,,....,, .,...,,

R. lrum>e col. (Trlpo· 29. 4.17 1.10.U

0

+

@.+

(A.grfgento)

a

Csohltella (Fog-

+'•

'*·

4;), 9 '", @, ®·. .

~

8. 2.88 De Cate. Domenico,

Log. terr. CC. RR. Pa- 29. (,17 1.10l ' dO't'li.

td.

l>Wp,JJI'n.. &eronau«ca 2t. 4..17 1.10.14•

Sll. 4 .17 1.10. H

litania)

O........... . Osp. Brescia

29. 4.17 1.10.14

gia)

. l

l

l

l


39

( St17*) PIIUIJ O.t.PrrANI lllr.DICI

~-

..o

LUOGO

!ì

DI NA.SOITA

~

ANZIANITÀ

DATA

OA.SATO E NOME POSIZIONE

di

!

al

dJ

DEOOlUZIONI Il OAXPAGNE nuolt&

dl

grado servizio

dal n. 19 al n. 29. e. Grotte di Castro 116. 8.89 Spere.p&nf Eltrld(o, ~ .......,., @, @

s cro.nat.

29, U7 1.10.14

Oap. Udfue

29. 4,17 1.11LU

J)Up, .M(n. lnUmo

29, 4.11 t.lO,U.

Dlstr. mD. Bari

29.4.17 1.10.14

(Roma)

e. Castiglione Mes- 11, 2,88 Moscbette. G~ann( ••....••..• .• . ser Raimondo <Teramo)

' ti:.

J.-·

[,•

i

l

l ..,. ,

~

... 6.89 SabatiD.i .4rluro, T. O, ~. @, ~ ,,.. 111 ' " ' ''• @, @, L. D. ID &ntro· poloa1&

a

Cir<J CCat&nzaro l

a

ll!ontece.lvo Ir· 28.11.87 Fonzone Lor~.~··· ··· ········ plDo (Avelllno)

;r.

+

(Ce.m· 6. t.89 De Berna.rdo Fran . .4~io. ~"''"· Oap. Mllano • Colletorto pobe.sso) @, @ ... + a

Hl tonto (Bari). 18. 3,87 Modugno Do~Mr~ico, O ....... ....

R.

29. 4,17 1.10.1

'"'""e col. (Trl· 29. 4.17 1.10,1

poUtaD.ia) a

~fele (Genova) .

19. 8.88 M&ntero Lorenl/o. ~ IU•ll

0

a

Monteverde (A· veU!no)

+.

6. 0.87 Bocobettl l/'tMriqo, ~.

....... @), @ .48f>«l. imterm.

~.,.

1111. 4..1'J 1.10.1

••

• . +. •. o. Oap. R oma (com . com· 1111. U7 1,10.1

<D, ~ ,.......,, (YJ,@. +• L. D.

po san. Anzio)

In Igiene e tlslolosfa

'

:..·

..

Cate.IU8l'O ••••• 18. 9.87 De Parls .4~, <D"''", ~'", @,@

zso art. camp•

lA. 4.17 1.10.1

~·

a

TAvomo .••••..

l. 8.84 oPoleee Nello, 0.~ ..,.,.....,, @, @

.4speU. •"term.

16. 8.11 l. 11.16

Oap. Perwrla (A, M.)

tS. 8.17 1.10.1

di U.ll.88 Severi Pompeo.. •.•.•......••.••. • lloot.e!eone Orneto e· (P

rugia)

'

'


(S•que) PRJlllll OAPITA.NI MEIJICI

LUOGO

ANZIANITÀ

DATA

OASATO E NOME POSIZIONE

dJ

Ol :SASC!TA

uaacltt<

DECORAZTO~I

E CAMPAGN~:

di

dJ

dal n. 30 al n. 40. a

Rodi Garganico

3. 1.89 De l'uozio Frwi«$00, ~ . 1), @, ' "·"

Osp. Trieste

23. 8.17 2L 1.16

.

29 art. camp.

23. 8.17 24. 1.15

2

moot.

23. 8.17 u. 1.16

4. 2.90 Sarnelli TmnmtUO, U ~. 9 .......,., @, @

Leg. terr. CC. RR. Roma

23. 8. 17 24. 1.15

0.12.90 De Cesare LtiW', ~ ....... @ . @, L .

Dis-p. Min. 4eronau.tica

23. 8.17 31. 1.16

OSJ>. Caserta. (A. M.)

2:!. 8.17 H. 3.15

Id.

23. 8.17 14. 3.15

(Foggia)

c

•u-u-u-u

M o n t e castello 10. 3.90 Piccottl

(Aiessandrh>)

Euidic. @, @, ~

a

Ponte S. Pietro i8.10.89 Cattaneo ~chilu, (Bergamo) @,

a

Giugliano In

+

Campania (>'a-

*·O.

~- @"'• @.

Id.

poli) c Salerno

D. In rR>dlologia ed elettroterapia

a

Onsaglove (N a· 30. 6.88 Centore .Jnlon\no, 9 poU)

.,,.,., @. @. ..

a

Gottasecca eCu- IS. 7.87 Germano <Xuuppe, O. ©,

+, @ ..,.

Sa,·lgllaoo

DOO)

a SanoleaodroGar· 26. 6.88 Pacllll .Jifrcdo, O . . . . . . . . . . . . . gaolco (Fog- ' gial

c

Capannori (Lucca)

1. 11.90 Bertolu~cl G(no, O. ~. @

a Castropigoann 13. 3.89 Spagnuolo Vlgorlta (CampobaSl!O) @, @

e "'•

+'. 19"''"'

11

N~ola.

'"•

H tant.

Se. appl. san. m11. (i ns. 23. 8.17 13. 3.16 agg.)

<!!>,O. Collegio mll. Napoli,

a Caccavone(Cam- 28. 1.86 Moauro .dure/io . . . . . . . . . . . . . . . . . pobnsao)

23. 8.17 18. 3.15

2 granat.

23. 8.17 28. 8.15

llS. 8.17 13. 5.16


.. l LUOGO o

;l

Ci

DATA

.

ANZIANITÀ

CASATO E NOME

POSIZIONE

dJ

s .,

DECORAZIONI E CAMPAGNE

DI NASCITA

d

naoclta

tO

dJ

di

grado ser.-lsio

dal n. 41 al n. 51, ~

Moooneel DOVA)

<Ge· Il!. 2,87 Quctrolo Emilic Ernutc, U <ìj>, O. <D I U•U, ~ III~U•U•-11, +• @), @

Osp. OonO\Il (A. M.) 23. 8.17 28.12.13

a Salouo (Cuneo) 21 , 2.86 Chtabrero Carie LuiQ( rj>, • • • • • • • • R. truppe col. (Eri· 113. 8.17 30. 6,16 trea)

1o

Ooa rd lalftera 22. 1.89 Buool P aclc, ~ ...., ........ @', @. + .. (Campobaseo)

o

Oooova . . • . . . .

a

>31ena • • • . . . . . . 26.10.86 Oramcana Giovanni,

c Caaalo (Aiessaodrla)

8. 6.87 caiJgarle Oarlc,

6 genJo

23. 8.17 :10, 6.16

+·........ .... ... Osp. Udine

23. 8,17 17. 6.16

+ ... ... .... 3 a l p.

23. 8.17 n. 6. 16

3. i .OO Oanora Romualdo, Q;>. ~., ••,..... ~. @), @. <D •u·...,•. • ·

*· +

A"f)eU. interm.

23. 8.17 2i. 6.16

c Malori (Salorno) 16.11.90 Confnlonc Raf!ad~. rj>, ~. ®, ~ ' "' Dlrez. San. Bari (lgle- 23. 8.17 2~. 6.16 oJsta) • ...... @)•

.w. • ·

a Straousa · · · · · · 10.10.90 Trombatore Jl'inceMo, ~ ' "'"'"'10 , @. liJ) • ••

Se. ali. utr. Verona

23. 8.17 2-1. 6. 1(1

6.10.83 Scallsii~, ~ .,...,........ ~ @ ..

Inf. pres . Ra'l'enna

2S. 8.17 8. 7.16

a Alcamo (Trapan l)

c

Avellino.... . . . 12. 5.89 <;!; Sandoli l Pfdro, O

a

Firenze . . • . . . .

. . . . . . . . . . . Osp. Genova

6. 4.89 Oarvagllo Edoardo, O. Q, ~ t U·It-JJ'•It @, @ . ,, <D 1

~.

C!J, Id.

Trlc~te

23. 8.17 17. 6.16

2~. 6.18

1. 6.16


(Segue) P1W0 OU'lTUIJ WilllCI

..s .S! >

<l

o

LUOGO

. OA.SA.TO E NOK.E

DATA

ANZIANITÀ POSIZI,O NJ)

d1

DI NASOITA

'Jl

uaeolta

DECORAZIONI E OA.liPA.GN.E

dt

dt

~rrado

servfslo

:~

dal n. 52 al n . 62. a Lanciano (Chieti} 16. 6.84 De Pasqua Giu&eppe, ..,....... ®. @, ••

a

s. Valentino

+. O,

~ I U• It•

Lec. terr. OO.RR. N .. U.U8 l. 6.18 p olJ

Il. 6.811 Do Marlnls .durelio, ~. ~ "''", @, @, • •

Dir. San. BolOCD&

18. 7.18 l. 5.18

8 tant.

28. 7.18 l. 6.18

a Torroorsala (Sa· 26. 8.87 Girardi OillJltppt. ~ '", ~ "''"'"·", !orno) ~. ~. @. @. • ·

Osp. MUano

28. 7.18 l . MI

a T overola (Na · lll. 1..89 P eoorarlo ~aelt. O. ~. ~. ~IU• t11•17 •1 t, @, @• • poU )

I d. l'lreru:e

28. 7.18 l. 6.18

a ·rerraolna (Roma) 10. 3.88 Salvinl Ouare, ~ ,u••,. ..u ..u, @.@

9 bere.

28. 7.18 L 11.18

(Su.lerno)

u. Voghera (.Ales· 12. 11.87 Beretta Giwtppt ..•.•••...••.••.

..' '··

sandrla)

+

a

Melegni\JlO (MI · so.t 0.89 Montl Gaetc.no, ~ .,......., @, @, + l ano)

a

Gangi (Palermo) 28. a .9Q Centlneo San.le, o. ~ lli•Jt•U •U, (W, @, +

a Va. zz ano (Ca- 11.11.8'f Luciano-Fuaoà Fellu. ~ t anzaro)

IU•lt •U

.D(sp.

MC-. 1"(-..e

('

28. 7.18 l. 6.18

Oap. Palermo

28. 7.18 l . 6.18

Id. Torino

28. 7.18 l . 6.16

l

·~

@. ©

c Teramo ....... 12. 6.91 Vetuschl Pasquale .......... . ....

Id. Bologna (A.. 111.)

28. 7.18 1. 6.18

Roma •.•...••. 15. 7.88 D'Antico Giuseppe, ~"""'"• @, @

Dtstr. uùl. Roma (1-J

18. 1.18 l . 5.18

a

..


(8~)

.!! ~

LUOGO

o

DATA

PBDO OAPI'l'~l N&J>IOI

CASATO E NOME POSIZIONE

di

.,o

s m

DI

NASOITA

nascita

di

DECORAZIONI E OA.MPAONE

di

grado servizio

dal n. 63 al n. 74.

*·

a S. VIttore del La-13.12.89 Doolna Camillo ®, ®"•·••·n·ll R. Cruppe col. (Soma- 28. 7.18 l. 5.16 . .. @, ~ o§< . • • • • • • • • • • • • • • • • • Ua} • •o (Frosinone) a Oaaerta (Napoll)

tU0.91 Sotlo BanU, O . . . . . . . . . . . . . . . . . .

o Monastero l o

1. 2.88 Brunetti

(Cnneo

~meppe,

a Caatolplanio 27. e.eo Rlool Antonfo,

a

s. Glallanolfila· n - (MJ.Iano>

O. ~ ............. Id. Savigliano (A. M.),• 28, 7.18 1. 5. 16

+• o§<,

10 art. pes. oamp.

+'

~ •••·••"• 1 • 11 ,

@, @,

6

1. 2.91 Cartmatl ~mewe.O. ®' ,._,...,.,•• ®.

@.

Id.

Id.

id.

22. 9.18 l . 6.16

22 9.18 l. 5.16

(t.M. mU.}

+

Dlr. San. MUano

n

U8 1. 5,16

o. ~. +.®, ~ .........., Osp. Mll&no (A. M.}

22. 9.18 l, 5.16

+. ........._.., Id. Trleste

22. 9.18 1. 5.16

a ROINIO Calabria 13. 8.87 Suraol Bruno, @,@. • • o§< a S. Remo (lmperla)

zs. 7.18 l. 5.16

IS?J, @

c Caivano (:-Japoll} 25.11.89 Lanna L eoni da,* ~ '"• - . ®. ~ ............. 61), @

( Ancona}

Osp. Padova (A. H.).

8.10.84 Plgatl Giottann(, 0. ~ ~ """'"'", @, @. o§<

a De r uta (Pe- 20.7.110 Map.inl Enea, . .... .... .. .... ..

51 f&nt.

22. 9,18 l. 5.16

r~~~Pa>

o. ~. Oep. Udine

13.10.18 1. 6.111

o Iaourav (Ca·

1.12.90 nattllo ~~. +. ~··-. ~ m·••· Id. Roma "f•11. 6?), @

13.10.18 1. 5.16

a

t. 7.90 Buool P~Uql&ale ................ ..

13.10.18 l. 6,16

o Sperone (Avel- 10. 6.90 Ronga Gadano, ~o)

tanAro).

Dlso (Loooe)...

~ ........,,

~ ·•-.•,+


CSeUW) P UUII CAP IT ANI KJWICI

ANZIA NITÀ

DA T A

CASATO E NOME

I.UOGO

POSIZI ONE

dJ

di

DF:COTIAZIONJ E CAMPAGNE

DJ NA!"CITA

dJ

dal n. 75 a l n . 86. "

~orbcllo

(Ales- 27. 3.88 ColomlJara Ov ido, 0 . . . . . . . . . . . .

O~p.

A lessa ndria

13.10. 18 l. 5.16

sandrla) 92 faot. (ass. mll.)

13.10.18 1. 5.16

a n ordlghere. (Por· 25. 8.92 Chiosa Emnn~e . . . . . . . . . . . . . • . . to Maurizio J

Oep. Ale•aandr ia

13. 10.18 l. 6. 18

u Gcnonl. •..•••. 16.10.00 3ol<'r1 Gi<>oanni, +.O. ~. ~·u-u- 11 -, @. (!t • •

I d.

Piacenza

13. 10.18 24. 6.16

4~<PcU. inreNn.

13.10.18 l. 5.16

Lt>~r.

13.10.18 l. 6.16

a

Snluzzo (Cuneo ) 15. T.90 Mo rino Enrico . . . . . . . . . . . . . . . . . .

...

n

Mantova . . • . . 15. 3.80 Capra Leonilln, ~ '''"", @., @ • • . . .

e

AQuila........

a

Ous sano Irpino 29. 5.91 c.A. vcllioo)

a

T. 8.88 Properzl-CurU B tmeddlo. 4:),

Mas~lmo Froncuco,

@. ID

e .,..

terr. 00. RR. Lar;lo

+, ~ '"'", @, Osp. UdJne

n o n i t o (A 'l'Cl· 27. 3.90 i\lllcttl Erneslo, 0.... .. .. . .. .. .. .

I d.

13.10.18 l . 6.16

Verona

13.10.18 l. 5.18

13.10.18 l. 5.16

lino)

a

Hlpaoandt<la (Potenza)

4.12.89 .Musto Pcuquale, 0. .

............

Id. Caserta

a

Corato (Barl) .. 19. 3.90 Plccarrcta Francuco,

o. ~ ..,.,._.,

Id. Homa Casa. m.IJ,.) 13.10.18 1. 6.16

@, (!j)

Francuco,

.,,.,...,.......

c

Monteleone (Cn· 11 8.:10 l''rogglo tanzaro) <YJ, (!j)

a

S. Marco A.rgon - 16. 6.89 l't1an1redl 4rnaldo . .... , • . • . . . . . . . tano(Cosenzn )

~

9 8l't eamp.

13.10.18 l . 6.16

16 rant-

13.10.18 l. 6.16


-..

.!

'S

i

DI NASCITA

....

ANZIANITÀ

DATA LUOGO

CASATO Il NOME P OSIZIONE

dJ

dJ

DEOORAZIONI • OAJIPAONE

naecita

Il)

dl

grado :<er vlslo

emi n. 87 al n . 17. Stefano di Ca· 27.11.89 Zalftro GWoannC, ~'"'", @), @ ..•• 2( a rt. oamp. • S.1Jla8tra (Mee·

17.10.18 1. 6.16

Mlna) GWacc/l(no, o. @ ,.,.... Oç. CfcUarl • Gangi (Palermo> 11. 6.89 Lo Vecchio @, @, • • (f}

17,10.18 l . 5.16

t U•U,

o Solarino (Sir&·

S. Ut D'Agostino

• Sortino

..

ID. ~ · ··· , 3 art. ca m p.

17.10.18 1. 6.16

Dllltr. mll. S lracnaa

i7.10.!8 l. 5.16

:u fan t.

21.10.18 l. 6.16

211 art. oamp.

17.10. 18 1. 6.16

1.11.86 Cipollina Ul~. O ....... · · · · · · ·

12 ber-. •

i7.10.18 1. 6.111

10.10.91 Dottori GWo. Mar«<, + .@ , ,..,..,,... ,

Osp. Cagliari (A. Il.)

17.10.18 l. 15.16

Int. pres. Sas~~arl

H.IO. l8 l . 6.16

Oap. Aleesanclrla

27.10.18 l . 5.16

I d. T orino

27.10.18 l. 5 18

(SI ra • 25. 4.90 Cueone Oi1UeJ)N. ~ m-u·n·u, @), @,

ID• •

cuaa)

a

no,

~gol«

@),@, .

C1lSa)

Oaarùia S~ntra·

3, 2.00 De D lallio G1rido, O. ~ ....,•..,.........,

m olldl (Beno· 'rODto)

@,@, • •

+

(Oata- 17. 6.88 Salomone (}(1UeJYPe , • l\1006la nla)

~. ~ .............

@.@• •

• Wla.no

•• o

•

o

•

o Ollllo (S888aJ'I)

@,

cw. •

• Sora ( Fl'OsinoDe) 2, , 2.86 Vendlttl EmUw, O.

~

.,... ,.... , ...' (0,

@

o Soa!atl (Sale·r no)

' ' · 6.90

Bodl~ù ..••••..••......•...

c )foncuooo T o· il.11.87 Borollo (}(o11. Glu s~ppe, ~ • ..........., rtnoee (AIQ8· ~.@, • • • li&Ddrla)

.


'6 ., o

(S~) PNIO Cl.U't'TA.Nl • O.A..PIT&N I X&D I CI

= ..

LUOGO

3

DI N .A.8CIT.A.

.!

ANZIAN ITÀ

D.A.TA

CASATO E NOJm

di

CIO

nascita

POSIZIONE dJ

DECO RA ZI ONI E OAKPAONE

d1

lfNdo senUto

dal n. 98 al n. 101 .

•.

o Torrloella Slcu • 6. 3.86 Merllnl Camillo, ~ ,.,.,......., @). @, ra (Teramo) ~

a S. Gennaro !Na· 18. 6.89 De Bernardo

~

FNmeetiCO,

........

226 tant.

21.10. 18 l. 6.18

25 art. oam:p.

17.10.18 l . 6.18

@, @

poU)

e. Figlino (Firenze) 11.10.87 Righi (}(m~. et. O. ~. ®, ~ .,,. •••..,. @, @ • •

0 11),

Lf'rorno

11.10.18 l. 6.18

a Monto San Pio· il. U 7 Migua ni rU#Qrlo, ~ ............. @, © t re (Bologna)

Id. Bologna

2T. 10.18 l. 6.111

CAPITANI MEDICI.

dal n. J al n. 6. o Bitonto (Bari).. 2.11.87 Ambroel Lutgt, O, ~. @,@,

+

a

Olol a Tauro 13,111.8e Giannetti B~. <Res"c· Calabr ia) @). @. ~-

+.

o Castro l! l l p p o 16. 3,87 Me881na A nqdo, <Girgentl) ~. '.SII

+.

~ "''"'" ,

Le. terr. 00. RR. I l , S.il 6. 3,U Bari

~

.,,..,,...., So. centr. fant.

e "'"' @), @ , 0 , + OIIP. U d!De (oapo -

:u. s.u 6. s.u

· 31. 1.23 6, S.U

dl8lnt.)

De H leron)'1018 Rvqqero........ . .

a

Pisa. • • • • • • • •

a

Gualdo Tadino 18. t.90 Nanoi · Carlo, ~ ....., ..... ~. @),@, (Perugia).

OIIP. Livorno (A, M.) 11. 3,23 6. 3,17

+ So. çpl. ean. Jll1l. (l.na. Il, I.U 6. 1.17 . ..)

o Saviano (N al)OJI) 8, 1.90 Allooca Anloft(o. cp,

@. +

~

...... , @ 118 fan t.

st. 3,23 6. a.u


LUOGO

AN ZlANIT À.

DATA

CASATO E NOME

dJ DI NASOITA

POSIZIONE

dJ

DECORAZIONI E OAKPAGNE naeoita

dJ

grado 6ervizlo

dal n. 7 al n. 19. a

Scna S. Bruno 10. 1.90 Tedeechl Nfcol4, (Clatanuro)

a Oo61.DaU (Avei-

• •

+

e ,,..,......., @, @ Osp. BolOI'Da

1. 1.87 Vitale Nfcola, ~ "'""• @),@ .... •

Id

IL 8.23 6, 3,17

Tortno

SI. 3.23 19. S.ltl

Uno)

• MAntova. • • • . . 8.10.88 Urtoler Fernando. • • • . . • . . • • • . . • •

'· art. pee. oam.p,

31. 3.23 5, 3.17

!4lD.. Guerra

31, 3.28 6. 8.17

•

a Clatanla • . . • • • . liO. 2..SI'l LlpanJ ..ofnton(M, e"'"""", @!, @, Q, ®.m.~

.••

a Priocca d'Alba 9.1ll.80 Clarbone Twulo, (Otmeo)

o

~.

® ., ..,......., Osp. Torino

81. 3.13 6. 8.17

®.@. •

Aleeeandria ..•. 13, 1.110 Gatti Q(oeaftn(.. ..... ...........

o.

a 0.00-ra • • .•.. 26,10.89 Boraano GiutePPe

®. @. • o San Miniato li. uo Frold.nJ l)(no, Q,

e

~IJI•U•It•ll

tll•lt•U,

®.©

91 fant.

31. S,23 6, 3.17

Rea-. ;enJo ferr.

81. 8.28 6. 8.11

6 ben.

31. 8.211 6. 1.17

(FI--)

a Molfetta (Bari) 13. G.ell Mllfrl'One .... m«~eo. a A-relllno.•••••.

e .......... ®. © ...f.,at. '"''""'"

s. 9.88 Labruna E'r-. ..............

+. 4), e,,..,...,. DIIJI.MCn,

0

B..Uoe (Ben&- N. 8.8ll Lepore Fran.ctACO, -rento > ,.,..,., (f), @.

o

Al v l t o (Froei· a. tJIS Muzeoaa G(aoomo,

+

Oap. BolOI'DA A~

+ ,., , ... ,.. OIP. l'ado-ra.

Sl, 3.23 6. 11.17

31, 3,28 6. 3,1T 81. 8.28 18,12.17

st. a.28 6. a.n

-)

a O aea loermeW IO. 6,10 BoldJ Ttnrio, (AJ~dria)

@. @.

+

+. 0.4),®,®""""'''

11 ,

Reca. art. oa-r.

Sl. 8.21 6. 8.17


(Sc/1ue) OAPIT.A.NI 1111:0101

f8

LUOGO

DATA

OA94TO :& NOXJC POSIZIONE

di DI N ASCLT4

DECO RAZIONI B CA.JI I'A.ONE

di

di

grado servlslo

dal n . 20 al n . 31. a

Tu r i (Bari).,.. '· 2.91 Cw;tollnneta Yincenzo, Q), ~ " ''"• @,@

a

:"'òl& (Napoli)

a

Paola (Cosenzn) 14. 1.!11 Clodaro Ra(!atllc. 0. ~. Q) '" '''· @ ............. (ft. @. •••

Oep. NllPOII (A. M.)

Sl. 8.23 6. S.U

e

Foggia .•••••.• 28.11.91 PecoreUa Giotmnni,@ " ' '"'"• ·· ~·

ld. NaPOli

Sl. S.23 5. S.lt

' · f .9t Scala Enrko, Q), @ "'• @;,@ • • • •

+.

+

Oep. Genova

31. lUS 18.lt.U

Dùp. Mi~ AerOftaUtfca 31. 8.23 6.

a.n

@

a

R.omtl •• •• .••• 8. 3.92 Petltbon Lodo!Mo •• •• •• ..•• .•.•• . Id. R oma (a.se. mil)

a M.lnturno (Na· 12. 11.87 Fedele Pa~ooù. o.~.~"''", (ft. ~\;, J>Oi h a Corloonc lor m o l

a

(P a· 17. t.8!l Gennaro T.uriano, ~ "''"'", @, @. L . D. lo clinica oculletloa........ .

Gioiosa I onloa 10. 6.89 RodinO Nicola, ( R. Calabria)

+

® • n·lt• @;. @.

o ~'loarra (Messinn 1 l i .2.92 Fcrrnloro GitU!eppe, Q), ~ .,,.,..,. ,

Sl. 3.23 6', S.lT

Id. Milano

St. S.2S 5. a.n

A$p~tt . in/UI11.

SI. S.2S ts. a.n

Dir. ~o. Alessandria SI. S.Z3 5. S.U (lgleuleta)

C'entro chlm. mll.

:sl. s.2s 5. s.n

)fin. Guerra

81. S.2S 6. 3.17

1 a lp.

St. 8.23 5. 3.17

\S:. (!;,. • a

S

Giovanni In 21.10.89 Loria Gioummi, O, Q). F'lore (Cosenza) @i. (\!.)

® .,,..,.......

a S. P rllco (N a- 12. 8.91 Di :\lonaco Paride, ® . . . . . . . . . . . . poli)

o (:Crhrnola (Fog· glal

2. 2.90 D'Eugenio Antonio, O. @ ,,.........., @. @ .

+

J..e~e.

U•rr . 00, RR. 31. 8.28 5, S.IT

1'rlost.e


49

lSeqt«!) CAPITAli'! !a:l>ICI

OA.T A LUOGO

ANZIANITÀ CASATO Jl N OM.J l POSIZION.Ii

dl

di

DECORAZIONI lC CAMPAGNE

DI NASOITA u.o.aclta

dl

gra.do s enfzlo

dal n. 32 al n. 44. a

Monopoli (BarlJ

3.12.88 Baroa.ba. lA>rtardo, ~ .........,

+. @ ,

(_\;, @ a :-;al'(>ll. • . • . • .

a

3. 8.89 Pagnotta Umh<!rto.

®. llÌ) +. +

Osp. Be.rt (capo tt>z. 31. 3.23 6. &.17 tl leln!.)

+. ~. @"''"·"·", B. tru'P1•r rol. (Oire- 31. 3.\1 6. 3.11 oa!ca)

1

Vil i a monterchi 20.10.85 Al berti Et1on, ~ "''", ® . (il),

+..

17 ar·t. oaiDp.

31. l'-23 6, 3.17

( Areno)

c

Port.ici (Napoli). S. 4.90 Torro Saltlalorc,

+· ~ ..........,., @, 31 ftc n~.

30. 6.114 6. 8. 17

@. + 2. 1.90 Denza Ro(fade, <J!o, ~ .,.... , @, <it. ••

"

S. Remo (Imperla)

c

S . Giuseppe Ve· 18. 9.91 Oola Francuco. O. suTlano (Na· <l!J,

+

~ ......... ,

~,

Oap. Novara

30. 6.24 16.lt.l7

..........,., @,

Id. UdJoe

so. 8.24 10.12,17

+ ~

poli).

..

a

Siena. • . . • . • • . 27. 1.92 Ma84a Filtp'fiO • • . • . • . • • • • • • • • . . . . Id. Bologna (a.ss. m li.) 30, 6,24 16.12.17

o

Cefaltl (Palermo) t 0.11.9t La Martina Ro$(1rio, O. ~ ,..,.......,

79 f Aot.

so. 6.24 t. 3,18

Oap. Catanzaro

30. 6.24 16.12.17

Il a l't. pcs. camp.

30. 6.24 l. il.llò

Osp. Firenze. (A. M.)

SO. 6.24 l. 9.20

so. 6.24 l. 9.20

@, @.+ o

Chlo.ram o ot~

28. 1.113 Iannlr.zotto .dnlonf.o, ~·u-n·u,@,@

Gulfi (Siracoaa)

a

Terni. • . • • • . . . H. 7.93 Parlsl E rmf.o. O. ~ "'·""", ~. @.

a

Bari • . . . • • . • .

o

Vlearl(Palermo) 13,10.9t Lamondola Nippo...............

67 faot.

a

Taranto . . . . . .

19

4 -

8, 6.112 Bollaarlo OiuUo, ~. ~ ' ", ®. @.. .

8.12.91 F110bettl OitUe'Pf)e • • • • • • • • • • • . • . .

RvoH di cutsian114 dd Carpo S a'4ilano m1111are

Id.

so. 6.24

t. 9.10


(StDue) C'. f.i'ITAJCI !dl':D!Cl

DATA LUOGO

ANZIANITÀ CASATO E NOME POS IZIONE

di

D I NASCITA

di

DECO RAZIONI E O..UlPA ONE 088()it.a

di

grado senllllo

dal n. 45 al n . 57. ~'llogr>tna P llt!QIIale . . . . . . • • • . • . . .

Dir. San. Firenu

so. 6.24 s. 8.19

Dletr. mll . Pei'Uirla

SO. 9.U

a

Nard6 (Leooe) . 11.1:!.92

o

Olola del :Mar«l 24. 2,9S Olnunautonl Mario (Aq11!la) 6/), 6) ,

o

Badolato (Ctl· 27. 4.9~ J>ultrouc Ra(Jae/(, ~ •u·u , (v. 11 ~ •• tanzaro )

So. appl. san. mJJ. (l ns. 30. 9.14 t. 8.11

e

Napoli . . . • . . . 18. 2.95 Oannlglla -Alfredo

Oep. NnpoU

0

R olll& . . . . . . . . 26, ~.92 Shtlba.ldi Gt'!lliel'"-0,

0

M a g lian o flcl Mar ril (Aquila)

+

~.

~ , ,........

~ .,. .... l\t), C\t-

2. 9.91 1)1 Lorenzo Odoardo.. ...... ......

a

R os:'&UOCalabro 16. 7.95 Guido Giorannl lr . . . . . . . . . . . . . . . (R. Oalabrla)

a

Sq ullla.:o

(0&· 17. 5.96 Squlllaclotl Ro(Jaele, ~ ..,.... @. @.

t , Ul

an.l

30, 9.U

l . Ul

Id . Roma (oom. cam· SO. 9.24 po aan. A.nslo)

t. 1.21

Se. ali. urt. S poleto

so. 9.24 t. 8.1»

O w. Palermo

so. 9.24 t. 8.!1

Id. Nadoll

so. 9.24 l . 8.il

Se. tiro art. Nettuno

SO. 9.24 l . 8.!1

Osp. Mi lano

ao. ~.24 1. 8.tt

tanzaro)

a

Portici (Napoli)

0

Sortino

8. 1.95 Oagllooc 4ntonin, ~ .......... @.@.

!SI· Il. 9.94 Astuto Oi•ueppe, ~.,. ..., ~.@, + ..

roOUB&)

0

Sassari. . . • . . .

S. 8,94 Murru Giacomo,

+• ~ '"'"'"• @. @ 88 fan t.

ao. 9.24 1. 8.t t

l

a Mcs.•lua .• . ..•. 18. 5.96 \\fa,trogiacomoOuido, ~' '' '"'", @,@

8

Orotta(oa·rata (Rom")

l. 3.92 Tappi Primo, O·................

3

Id.

Oap. Orescla (A. M.)

so. ~.24 l. 8.21 SO. 9,24 l . 8.21


~l

(Seq~U) CAPITANI MEDIO!

.!l ~

LUOGO

ii

3 DI Jlfj

DATA

ANZIA.NIT .l. CASATO E NOME

di

NAS CITA

n.ucita

POSIZIONE di

DECORAZIONI E CAMPAGN E

dJ

i!'adO servizio

dal n. 58 al n. 70. c Napoli .. ..... 1•• 8.94 Palmlerl ~lfrtdo .... ............. c Nola (NapoU).

uo.u Tufano R:at/tule . . ......... ... •...

Distr. mll. i'rllhwo

30. 9.24 l. 8.!11

70 t ant.

so. 8.24 l. 8,11

(Po.- 2. 2.96 A vcUonc Qadano ••••.. . .•• ••.••• 66 Id. • ParUu.ico !ermo)

so. 9.24 1. a.u

e C...lentlnl (SIracusa)

8 art. ves.

so. 9.24 l. 8.21

• faut.

so. 9.24 l. 8.21

Torluo .... ... 28. 9.95 Roij~ ( };larie ~. @. ~ ,,.....,.,., @, @

Oep. So.vl&'!Jauo

30. 9.24 t. 8.21

Boscomar.mgo 11.11.90 De MlobellsOornJdo, ~, ......, ...,@),@ (Al088andrl al

R. lruPP'- col. polltanJa)

(Trt· 30. 9.U l. 8.21

o Oan del Tlrrenl 30.10.95 Jl'errl .:fntonio, -/t,@,~..,.,. ....... @, (Salerno) @. +

23 o.rt. co.mp.

30. 9.24 1. 8.tl

2, t.M hllla SoJvalore . ...•........•....

e Bonorva (Sas- 13. 6.93 Nurra .:fnlonlc, ~ "'• @), @ •.. ..• earl) Il

a

• Cuneo ..... . .. 28. '-96 Brezzi mooonni, /t.

~~~•-tt·u.

(Pa- 26. 6.96 PasseJe.cqua Rc.Qtule • Partl.nlco lermo)

~ .,,.,.

13 art. camp.

~ fU •\t•ll•U•Jt•. .,

Se. all. eott. Nocera 80. 9.24 l. 8.21 Interiore

e o n d l.gllauo Il. 6.91 Donsanto .:fmtlko, • Se(NapoU)

@, @

so. 9.24 l. 8.21

tica ......,@),@

@,@• •

(Stra- t9. u• Coltrone • Vltwrla ou.sa)

.l)(ep. Min. A eronau·

Sal~. ~ tU•It•i,•Jt t

.

,

30. 9.24 1. 8.U

I>Up. MiJt. F l -.

80. 8.24 1. 8.U

Id.

80. 9.2' 1. 8.21

4:> ·-....., @,@

a Augusta (Slra· H.U3 Pattavtna Domenf.eo cuea)

.............

Id .

Id.


(.Segue) OAP!TANl IIIIRDIOI

52

..

:::; >

o ..,~

ANZIANITÀ

DATA LUOGO

CASATO E NOMJ<; DKCORAZIONl E CAMPAGNE nascita

Cf)

_.;

POSIZIONE

dJ

DI NASCITA

di

di

~o

servillo

-

dal n. 71 al n. 83. o

Vonarru (Cum-

3.12.96 Aloru:o RU(JII\e."O......... . .... .. .

Savoia ca..-all.

30. 9.U l. 8.21

3.1{. 92 Ma9omarra Nico/IJ •• • . . . . . . • . • . . .

Oap. Bari

so. 9.24 1. s.n

J>ObM61))

6

Catania.......

a

Napoli . . . . . . . 24. 4.9. Fìuw c Ougl,dmo. ~ "''''• (\?. l!JJ . .

Uir. San. Bologna (Igienista)

so. a.u t. ut

a

s. G rc'):t>rlo Ma· 19. 8.96 Ooft:retll L1li{Ji. ~ .......... @. (LQ.. .

94 fan t.

30. i.24 t. s.n

x• art. camp.

30, 9,U 1. U

gno (Salernol

o

Acerra (NapoU) 18.t0.9;; Bnttll!'lloue 111\chele . . . . • . . . • . . . • •

a

S al emi ('rra- 23. 1J.94 Patti O'iaeppe O, ~ ........,..., ~. pani) ~G)••• <P ......

O~p.

Verona

(caPO

30. i.24 1. 8.t

~tez. disinf. )

a

VIta

Trapani) 17. 8.~ PerrlconoOiuaeppe, ~ ·"·",@;, (Q) ,+

Id.

M~nt•

30. 9.U 1. U

a

ea....uoa!Jon•o 17. ,,110 Dilu1a Eugenio, ~ .,......., @,\il) . .

Id.

Bari

30. 9,24 t. u

'.'

...

(Cosonza)

o Scanno (Aqullll) 17. 6.94 Del Fa ttore OuglWmo,

~ "''"'",

Id. Caserta

®.@ o

0

0

a

Formicola (Na- 11. 6.91 Giuliano Oeleliino, ~ ,,.......... , @,@ POIIl

Labor. plrotecn. R. E. SO. 8.24 1. 8.S Capua

S. A p o Ili naro H. 6.91 Mall.ozd Ari&U'iqo... • . . . . . . . . .. . . . (Napoli)

.J.6J)dt. intemt.

Castelgrande (Potcnaa)

so. e.u 1. s.n

8. 2.96 Gaaparrtnl Ni4ol4, O. .. <P .~ "', Osp. NapoU (capo eez. 30, 9.24 t . &.1

®. ©

dJal n.t.)

F888D.o CB r l n· 12. 1.89 Potenza INtuì, O. . . . . . . . . . . . . . . .

l trranat.

d ia l)

.

51. 3.26 6. 3.1

.


63

(&Due) C APITANI MEDICI

DATA LUOGO

ANZIANITÀ CASATO E NO.ME POSIZIONE

d1

S .! '/)

DI NA.SCIT.A

nascita

dJ

DECORAZIONI E CAKPAGNE

di

grado serviJ:Io

dal n . 84 al n . 96. a Barrafranca 16, 3.90 Part\Dlnlo .A:ft(TClo, è. è,~.,._,.., ... , (Caltanillaetta) @. @ a Naro ( Agrlcen - 16. 4,91 Ollatl'Onovo Oada~~.o,

,.,..,,.,.,@. @

to)

c Cualvellno Ma.

+.®. ~. ~,.,..

2. '-116 Lista .Do-rMm:o., . ... .. ...... . .

10 bers .

31. 3.26 J6.12.1T

Dlstr. mU. Caltanls- 31. 3.26 1. 9,20 setta

Osp. Gorlzla

31. 3.26 l. 8.21

16 (ant.

31. 3,26 l. 9.20

Oç. P alermo (A. i\L)

31. 3.26 l , 9.20

.Ja~U. (fl/ern•.

31, 3,26 l . 8.il

rlna (Salen1o) a Portolandolt o 16. 7.91 RlnaldJ Orodo............... .. . (Belle vento)

a Acireale (Cata.• 21, 9.92 Foti Alli"· ~ ,.,.,...,,,., @), @, +·. nla)

a S. Severo (Fog- 23. 4.91 Cassano Lore?&Z<), é. ®'""", ~. ®. @

+•+·· ........ ...... ..... ....

gia)

c

Paa-anloa quila)

(A .. 31. 8.96 Giacobbe Corl'llllw, ~ ......, @, @

+. ~. Osp. RoJUA

a Salento (Salcr- 21. 1.9'7 Scarpa .J ngioHno ~. ~"'• fil;, @. ~

30. 6.26 l . 4,22

Id. Trieste

30. 6.25 l. 4,22

I d. Bologna

30. 6.26 '· 4.2:1

Id. Palormo

30. 6.26 l. 4.\!2

• Mormanno (Co- so. 3.97 Pandolfl Edoar® @ "', ~. @ ....

Id. Bari

30. 6.25 l . 4.22

a

Palermo ..... 13. 9.96 Lo Bianco DomenV.:O . ... . ..•.•..•

Id . Roma

so. 6,25 l •••:12

a

Roma •.••• .• 22. 7.92 Gelansè Oelu«no, ~ " ''"• @ , :@.

+· Id. Firenze

30. 6.26 l. 4,2\1

no)

c Andria (Bari)

17. 8.98 Treploolonl Emanude •• .. ...... . . l

a

Noto (SiraoOBa)

i .8.91

Avollo Caro GtAdo ..............

sen~a)

•


(Stgue) OA.Pl'l'A.I>"l IDDICI

..

= ~

LUOGO

~

Dl NASCITA

ANZIA N I T À

DAT A. CASATO E NOME di

PO S IZIONE di

DECORAZIONl E CAMPAGNE n1180lta

00

di

grado eei'Tfz.(o

dal n. 97 al n. 109. a Ostllol (Brindisi) 22. 5.96 SantorsoJa Domellfco, ~ "'"" . @. @.

Osp. Napoli

so. 6.!6 l. 4.12

Id. T orino

30. 6.26 l. 4.!1

4>• • Pc~clna (Aquila)

n

BuooltLoo (Bo • 12. 4.96 BolloIli Carlo . . •.•.•. . . .• •.•.•... noveuto)

l ti. H orna { lt.qs, m il.) 30. 6.26 1. 4.22

a

VIttoria (Stra- 30. 6.93 l'aollllo Sla,'-'1=, ~. ~ ,,..,......., @,

Dletr. m li. Siena (&Ili<. 30. 8.26 1 . 4.22 m.U.)

fb, .

0 11.1&)

a

6. 5.06

T~~ort,ulnl

Cmron: ............ . .. .

?

Palermo . . • . . 17. 6.91 l'avooe (}(Uifeppe. @ , ~ "'"""". (l?.

O~p. Palermo.

30. 6.26 l. f.tt

&mola appl. san. miJ.

30. 6.26 L '·"

@. 'f). • · o

Na rd6 {Lecco)

20. 10.00 ll1aulerl A lòerla • . . • • • . • . • • . . • • . .

(los. agg.)

a

Nloolosl (CM.a· nla)

4. 4.00 L oogo Domenko ~ ·"·",@), @ , • · !f).

Osp. Verona.

30. 6.26 l. 4.u

a

Palermo

8.11.e& La R occa U®erla 4), ~·u-u ('i?. @.

Leg terr. CC. RR. J.lvor no

80. 8.26 l . ' · "

a

Romano Lom-

8. 7.90 Mori .An>eU/a!e . . . . . . . . . . • . . . . . . .

Oep. Plaoeoza (A. K.).

ao. 8.26 1. t. H

8. 2.M Mataraz1.o LtiCW . .. .. .. • . .. .. • ..

ld.

bardo (Berp-

m o}. o

C a s ~ e Il a IJate

Roma

{S&Ieroo)

a

Aquila . . . . . • .

2. 1.116 S.odrllttl Ern~to... . . .... .. . ... .

Are. IL E . 'forino.

SO. U6 l. ' · "

a

Teano (NaJ>OII)

4. 7.e& Cipriano S~ .. . . . . . . . • • • • • .

Mjn. G uerra

so. 8.U t. ' ·"

a Co fa i Il lenno)

(Pa ·

1. 1.$& Pernice l'( ll«IUO, 9

....... ®. ,1/j .. t faDt.

so. 6.U 1. '-tt


(Seuttt) OAPlTA.NI xt:DlOl

4>

=.. Cl

55

ANZIANITÀ

DATA L U OGO

CAS ATO E NOME P OSI ZIONE

di

DI NASCITA

di

DECORAZIONI E CAMPAGNE

nasolta

di

grado servizio

dal n . IlO al n . 121-. a

Va l ra no (Na- 15. 8.97 Z&nfagna Itòccardo @. ·19'", @, @.

Osp. NapoH (tt.SS. wll.) 80. 8.25 t. 4.U

POli)

a

a

V 1t torta (SI - 28.10.98 Salmll Ettnre . . . . • . . . . . . . . . • . • • . . raousa)

Palenno . . . . •

5. 1.98 Monastra Saltltltore,

~ .....,.,.,

@,

Ort. aut. R. E. Bolo- SO. 8.25 t, 4.~2

gna. 5 art.. pes.

80. 8.25 L 4.22

@, • ·

.,

a

S e t t i n g l a n o 26. 1.98 Virgilio S averio . . . . . . • . . . . . . . . . . (Caten zaro)

Osp. Mila.oo

a

:>iapoll . • • . . • • 1, 3,90 Palmera Ugo, ~ .,..,•..,..., ~. @, •·

IIL YoroiWt

a

Napoli . .... • . 17. 3.97 De Cesare (Xanni no... .. ...... ..

Dlstr. mll. Pisa (&68. SO. 8.15 J, 4.22 mll.)

e

~r:anodl Puglia

38 ra.ot.

so. 8 .26 l •••22

orm. Fi rcnze

80. 8.26 l, U 2

t. 1.97 Paroaro GiUJ~qrpe • . . . . • . . . . . . . • •

80. 8.26 l. 4.22

(A.-elllno)

e

Pctrlszl (Catan- 16. 8.98 Araerl A.ttlonio zaro)

c

S. Stefano Qul- 18. 9.98 Gaoclatore squtoa (Asrf· ~. ©· gento).

o

O a l v l Risorta (Ca ~~erta.)

8.12.95 Zona Demdrlo, .t), ®"•. @, @. ....

0Rp. Napoli

a

Caserta (Na-

2. 8.97 la~Jelli Mario U /. . . . • • • . . . . . . . . •

fd. R oma (A. M.).

30. 8.15 1. 1.22

80, e.u t , • -~

poli)

a S aeeari . • . . • • 16.11.81 Canuoolo AntoftiftO, tf.:, ~. • · ®""" ,, .,.,..,., @ , @. !§j, L. D. ln clln. ooullttle&.

Di•TI· Min.

«ca.

9.11.26 9.11.25


(Segue)

.

.. ·= a .3 .! m

LUOGO

D ATA

O.. PITANI MJ.:DIOI

CAS.A.TO E NOME

di

DI N.\SCIT.A.

nascita

PO SIZJ OKE dJ

DECOR3.ZION1 E O.A.MPAGNE

di

grado serv1Jlo

dal n. 122 al n. 133. a Uoma •. , . • . .

1.1 1.80 FerretU 'Pir(1Ui<, • • • • • • • • • • • • • • •

Di<~JJ. Min. Auo1t.aU-

9.11.26 9.l1.25

tica

Id.

RoJna .••••• • 21. 6.86 Alessio Paolo ••••.••• .• ••.•••••

I d.

a Catania .....• 26.10.89 lWdulla Carm<!lo •• • • • • • . . . • • • • •

Oep.

Roma . (com. O. l\'. Btilllla).

9.11.25 9.11.25

Di$p. Min. Aeron~N· Hca

9.11.26 9.1l.S5

a Arnara (Frost· 29.10.80 Salvatori Guglulmv . • • • • • • • • • • • none)

A:meU. intertl~.

9.11. 26 9.11.26

a Taranto . . . .

U. , ,97 Giudice CamiUo • . . . . . . . . . . . . . . .

86 fant.

31, S.26 l . U2

o

8.12.97 Solaldono Bartolomeo, tl), @, @.

l alp.

SI. 3. 26 l , U'l

:n art. oamp.

SI. 3,26 1. U •J

Osp. :unano

l. 7.26 l. 7.$3

VIterbo .. .. .. 17. S,97 Mauaron1 Gi<u:<n>lo+.+ . ~. ® "',@, Min. Guerra

1. 7.26 1. 7.ZS

a

o

S. Giueeppelato 2Z.11.82 Terr&nO\'& Salvatore .. ..........

(Palermo)

V Itulano

(B e·

nevento)

o

Ta v erna (Ca- 16, 8,96 tanzar.o)

Pas~ante

~ ' "'" ,

Carrni tte.. .... . .. ......

a Torino .... .. . 11. 6,96 Rluo Carlo, O. ~. ® .,, ...., .", ~.

Id.

11.11.26 9.11 26

@. + L. D. In clln.. n.europs l· oblatrla

a

(!i)

a Ariano d J Pn· 31. 8,96 Calcagni .li mate. <O ~ "', @, @. ..

cUa (.Avelllno) a

Aleesandt1a ... 27. 9.93 Mocarigbe Carlo,

Osp. Roma (aes. m U.)

l, 7.26 1. 7.!3

l art. mont.

1. 7,26 1. 7.23

1 ~ .,, .,..,..., @. \Q)


(ScQUe) CA.I'ITANI IIDl>ICI

~

ANZUNIT.À

DATA

> o

LUOGO

3 !!

Dl l'llA.SOlTA

OA SATO E NOla: dl

:n

POSIZIO~E

dl

DEOORAZJONI E OAMPAONE nuolto.

di

grado senulo·

dal n. 134 al n. 144. B.!tonto (Bari) 23. 6.98 P errinl A~lo. <D"..",+.~

a

......, @, 011]1. Trento

1. 7.28 l. 7.2$

@

a

o-

e

P alena !Chieti)

&

Aidone (Calta- u. 1.94 Piazza Antonino, ntss.etta)

Marina 14. S.96 Glurleo Mkllde, ~ ............, @, @. (&gglo Cal.)

a

3. 3.91 Campana .4ntonw,

~ ....... @. @ .•

~ ....... @, @

..

8 gen.lo

L 7.26 l . 7.2J.

Oap. Firenze (aas. mll. )

l. 7 26 l. 7.2$

Lec. terr. CC. RR. Ca-

l . 7.te l, 7,2S

gllar1

Gioi& del Colle 25, 6,95 Pa'l"o ne Antonio, ~ .... ,•..,.... @. @. (Bari)

Osp . Piacenza

l. 7,26 l . 7.2S

9,12.99 Amorosi OBt:al:do, ~ ,,.• @, © .. •.

.4.."1Jett. injerm.

l. 7.26 t. 1.2S

Dlstr. Dùl. Barlett a

l. 7 26 l. 7.2S

a CbleU ..•. ... .

c C altagirone !0.4.900 Nleastro .drturo (Catania )

a Camis o

..... ... ........

(Stra- 12. 7.97 Bertonc Giuseppe,

€1"''", @, (lj) ..

eottu1f. Ca-

l. 7.26 l. 7.2$

Ops. Trieste (oopo sez.

t. 7.26 t. 7.23'

So. ali.

serta

llU!l&)

c Mode:na . ...•.. 6. 1.87 Adaml Ftl(U,

~ "'. @. @. .

.....

dfslnf.)

&

Napoli ........ 9. 3.97 Trlftlettf luino,

c Chi usa. Solafanl (Pder mo)

~ ....... @, @ .....

7. 2.97 Lom bardi Saltlalore, ~ "'• @). (ij) ••

co. RH.

l. 7.26 l, 7.U

Regg. misto art. della Sardegna

l. 7.26 t. 7.2S.

L eg. terr. :MC88lna


58

(Segue) OAP!T.Uil IIODIOI

LUOGO

ANZIANITÀ

DATA

CASATO E NOME POSIZION I!:

di

di

DECORAZ10NI E CAMPAGNE

Dr NASCI TA

DI\SCita

d1

·'

crado ae.r vhio

dal n. 145 al n. 15'1. c Montano Antilia 26. 1.97 Del S enno Giot>anni. @ .,.•• @, @ . !Salerno)

l fant.

·l . 7.28 1. U3

c Sort ino (Siraoo· i2. 3.99 AsLoto Girol;nno, ~ '", @, @ . . . .

6 art. pea.

l. 7.28 l. 7.23

l. 7.26 l . 7.23

sal a

Aeooll P iceno. 14. 6.97 Saoobettl Nicola, @ '"· fS!), Cill • • • •

Osi,). C dine

c

Ce.stelloottaoclo

6. 8.97 Do Lisi o OiQOGnni, ~ " '·", (i;, @ ..

Regg. ~DIO lagunari

.a Cat ania. . . . . .

2. 1.06 Aiello GitiSeppe . . • . . . . • . . . • . . • • .

Osp. Cagliari

1. 6.27 l. U2

.a j;'aoo <Pcaaro).

6.1 0.98 Ripari

Il ~nto (8811. mll.)

l. 6.!7 l. 8.24

(CampobM~o)

Enrico

® "' • @ , @ ... ..

pont.

o .Montepulciano 26. 9.98 Marocco Lu(gi ~. ~ "'·", @, @. ., (S iena)

"O

1. 7. 26 J. 7.11

l , 6.27

1. 6.U

•

Genova ...... 9. 7.901 De Paoll P M lo .. .............. .

Osp. R o m a ( c o m,

1. 6.27 l. 8.14

O&IIIPO IJ&D • • An~IO)

o Blsoeglle (Barl) 28. ,,97 Barbiera Mauranqelo, @ "'. @, @ So. appl. (IDB.

ean.

mll.

1. 8.27 1. 6,U

aar.)

·~

a

Sal<>rno • . .•.. SO. 4.98 VItal e .<;al.,atore <t),~..,.... @),@.+

Id. id. Id. (ln8. agg.)

a

Navelli(Aqulla) 11. 6.98 Plccloll EM'I~Udo, ~ '"· @, @. .

Osp. Chieti

1. 6.27 1. e.u

a

Teramo . . . . . . ll3. J .93 Dazkl Francuco,

41 fant•

1 • 8.27

o

Molfetta (Bari) 16. 2.99 SPAifllolettl Ooiueo.... . . . . . . . . • . .

•. o

®

@, @,

.J.rp~t.

mot. pri.,.

Id.

1. 6.27 1. 6.U

l. 6.14

1. 6.17 1. U4


..

=.. o .,o

....

A MZ IANI1' l

DATA LU OGO

CASATO E NOME

di DI NA.SOITA

POSIZION E DECORAZIONI E CAMPAGNE

1188Cita

Cl)

di

di

grado servizio

dal n. 158 al u. 170. o

OlbeUtna (Tra·

3, B.llll Palermo Carm<lo, <!§ "', @, @ •...

12 m. pcs. oamp. (aliS. m ll.)

l. t.27

3.11.17 Santotxml U111berto •• • ••••••••••••

Oap. OagUarl

l. 8.27 t. 6.24

S genio

l . 6.27 l. 6,U

pani) (SI~:na)

a

Ple!Ua

..

Palt•rmo

a

Cetoua \Siell&) 13. 8.9f Oortloolllliim.,o, ~ ....... (fl;. l!J)• • • 7

... .. u. 3.119 VIola Dcm~•lco, ~ ........@. @, • .

l. 6.24

L. D . In modiolnn. legale

a QaeUarl .. ....

8. 8.97 ScbJrru Giweppe, O ............

Id.

l . 6.27 l . 6.24

112 fnnt.

l . 6.17 t . 6.24

. o

Sciacca sento)

(~·

9. lll.96 Barbiera GiUHJJM. U, /r, 4)

.. ....

n. IF'Il71r>e I'Ql, (1'r ipo -

l, 6.27 1. 6.24

litania).

a Strlano( Napolii 21.11.9$ Gatti ..tfrluro ••••••••••••• . ..•••.

c Aooettora (Po-

6. 6.99 Malnrlo /''idro,

~ ....... @).

(!]) ••••

12 art. camp.

l. 6.27 l. 6.24

Oav. Flreru:e.

l . 6.11' l. 6.24

aeno'l'a

l. 6.27 l . 6,U

t€'1U8)

a

Noto (Siracusa) 20. 4.96 Oarplnterl Ernalo, ~ ....... @). @,

o

Bel passo

••

(Ca- 30. 11.98 Comes &baaffano, ~ '".

O~p.

+. @, lW . Id.

~M ilano

(nsR. mfl.)

l. 6.27 l. 6.24

tanlA)

a Tricarico (Po- 11.7.900 Oagllar<U P lllll;,'ll4le••..•..•.••.•..

Dietr. mU. 'l'orh•o

l, 6.27 l. 6.24

Id. N a])lJII.

l. 6.~ l. G.24

tensa)

a

Potaua ...... 30, 6.98 Sal vatl Gi11Mppe . .••...••.•• • •..

o

Palermo .... . .

1. 2.ll6 1\taosella Giwevpe,

® .... <V;. @ • •

Id.

Osp. Napoli (nss. ruiJ.)

l. 6.27 l. f.24


00

(Seq~U) O.l.l'ITANI II&DICI

L UOGO

DA.T&

A.NZIA.NITÀ OA.SA.TO Il: NOK E

di

POSIZION E dJ

dJ

~ado

servUio

Se. au. uU. P olo.

l. 6.27

1. 6.U

Cav. No..- ar a

l . 8.27

l. 6.!4

a L icata (~eu- 11. 2.9e D'Angelo E11U~rJuek, ~""' ', 4) , @.@ Osp. Gorizia

1. 6.27

t . e.u

l . 6.27

1. 6,U

Osp. Roma (capo eez. dislut.).

1. 6.27

l. e.u

o Ccl'll.r6 (Messi na) U .2.900 Zlugale SolfKllore. 4). ......... . ...

Id. Trieste

1. 6.!7 1. 6.U

c

Reclf. carri arm.

l . 6.27

DI N&SOITA.

uasclta

DEOORA.ZIONI E O.u.IPAGNE

dal n. 171 al n . 183. e

Palermo... . ..

8.10.99 Pt:oorella Mario•w........ .......

o B elpasso ( Cn· 11.12.98 GugUelmloo Lucio, ~. @, (!J) •• • • • ta.nla.)

t.o)

a

Tropea (Catau-

11. 6.98 Cocoìa Giwep~. ~ ' "'", @, t~

+· 20 t a ut.

oro)

o

Trlml (Bari)... 15.11.000

Bagheria l enno)

(Pa·

S~&&ferrl 4nlcnio.. . . . . . . • . . . . .

7.11.000 Solortlno SaJootore•• •••.......•..

R u ti gllan o (Bari)

1. 12.116 Valensano Giweppe, Q , ® "''", @,

a Catania . ..... .

6. 9.98 Fenga Eduardc. g, "''", @, l0l · .. .

c

), 6.t4

(ass. miJ.).

@. • •

Leg. te.rr. 00. RR. Palermo.

1. 6.27 1. e.u

Il art. pea.

l. 6.27 l. 6.U

o

Castella bat o 18. 6.97 Oamma.rano VincfflZO, @ "''", ~.(!); . 71 te.nt. (Salo.r no)

c

P ad u Il <B~ne - 16, 7.98 Falbo E11rico, ~..,.,. @, tu). + . . . . vento l

R.

lruJJpe col.

Mola d.l (l:lnrl) 29. 1.94 Glgant-1 Donalo,~ "''", (S!J, @.

a

Torino . . . . . . . 24. 6.92 S aosonl Carlo .. . . . • • .. . . . • . . . . • .

(Er i·

1. 6.27 t. e.u

trea).

+'.. Ca.v . Saluzzo.

c

l, 6.27 l. 6.U

57 rant.

l. 1.28 1. 6.U

1. 1.28 1. 6.U


61

1Segm) 0 .\PJT&NI 111:1>101

.!

ANZIANITÀ

DATA

~

o

LUOGO

i

DI NASOlTA

CASATO E NOKII: POSIZIONE

dJ

\fl

naaolta

dJ

DEOORAZIONI Il OAMPAG NJ:

dJ

grado servizio

dal n. 184 al n. 196. Partinico (Pa- 22. 6.97 Cannl%zo Seba3tiaM, ~.\W, @ .... !e rmo)

c

c Pal<-rmo... . • . .

8. 9.98 calvello Salvatore ® "''". . . . . . . . .

c PaiNmo.... . . . 13, 3.96 Iofantlno Si11tot>e,

~ "', @, @ •••.

21 tant.

So. all. utr. Palermo

1. 1.28 l. 8.2.

L cento

], 1.28

~ . 6.24

a

Caserta (Nap oli) 21 . ll.97 Clgnla M~ri<>, O. ~ '""11 , @, @ ...

611 fant.

l. 1.28 l . 8.24.

a

Ave llino .•.... 28. 8.96 Lahruna Pittorino, ~ "',@,@,

+·.

f bez:s.

l. l.ll8 l . 6.2!

a Altemu ra ( Barl) 28.10.96 S ardooe A.?llcnìo. ~ "'• @. @.....

10 tant.

•• 1 .28 1. 8.2.

c Gragnano (N a-

I nf. pres. P a rma (nss. mll.)

l. 1.28 l . 6.2,

l, 1.98 Dello l oto Giol'a·n n\ .. ••• . . • •••..•

pOli)

c T r e qua n d a 22.10.94 Terzi FUùrlco. ~ .,,..,....... Q. +. (Siena) @), @

a

Bo.rì

a

Vest.tgnè no)

6. 8.96 caput.l 0\ovanni. ®.@,@. ® ..

<Tori· SO. 8.t5 •

M&nfredi Orute ~ •, "·", @), ~

o

o

o

Le~r.

terr. cc. RR.

Flreru;e

Oep. Bari (A . M.)

+• ~' • • f. alp, 11 11

c Cacerta(NapoU) ,,12.87 Papa GMMrO .. • • • . • . • . • • • • • . •

l. 1.28 1, 6.2.

Letr. tl)l'r.

l. 1.28 l. 6.2&

6. 6.28 26. 7.15

CC.

RR.

6. 6.28 22. 7.12

Bologna

•l

llologberno (Pt.- 18. 3.93 F ortunati Pidro .. . • • • . • • • . • • • •

5I faut .

8. 6.28 1. 6.16

Qsp. Verona

6. 6.28 6 . 6.28

via) •

a Calaaolbetta 7. 9.811 Vita~......... . ....... ... (Cal~)


412

(S~ut)

O.t. PIT.t.lfl MEDICI

ANZllNITÀ

DATA LUOGO

~

->

CASATO E NOME

POSIZIONE

Il i

DI NASCITA

m

nn.<citu

dJ

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

graùo ser·vizio

dal n. 197 a l n. 209. a

S. E lia a Pi&r 20.11.89 Coi&J.annJ OimtpTJ'., ® ,....,...,... L. D. Di•p, M in. llisl (Onrupo· In oll nlca ocullstlca . . . . . . . . . . tiea bna•o)

a

Bra (Cuneo) . . . 16. 8.89 Lucca Cutbbert Guqlieh1UI ~. t ll.lt ~ . ....., ...., ,..... _11. ~ . {!Jj

..det'M lDU·

+. Q;! Oap. Udine (A. M.)

a Trani (Bari) • • 20. 6.88 Laurora Carlo, ~ .... ,,.,.,,, +•O. ~·

6. ~.28 6. 6.28

6. 5.28 6. 6.28

Id. 7-Uiano

6. 6:28 6. 6.28

Id. Chieti. (A. M.)

6. 6.28 6. 5.28

26. S.86 D'Ettorres Oimcppt, ~ "··'"""", +

Leg, terr. Torino

6. 5.28 6. 6.28

a non1a . . . . . . . . :n . 8.S4 llezzettl Guide • • . . . • • • . • • • • • . .

Osp. Roma

8. 5.28 6. 5.28

n Miranda (06m- 3. 5.90 Conti GeTartki, ~ ,.,.......,. .. . • • • . pobasso)

Spolettlf. H. E. Roma

6. 6.28 G. 5.28

Disp. Min.

6. 5.28 6. 5.28

a Gortoua a Mare 30. 3.88 O:ooe Guido, (Chieti) @, ~l))

a

C&~te lnu ovo

e ......., ...,+. +.

~-

Donnfno:(Fo;:-

CC. RR.

Ida)

a Giarre (Catania)

6. 5.83 Nlcotra SaltJalorc, ~ • .,....... , . . .

A ; ronau·

tica c Elena (N apoll) 25. 6.81 Leooese .dnlonw, ~ .... O a

S88Sarf.......

7. 4.91 Corda .dntonw,

a

Mot tola (Taran· to)

9. 8.88

e

11'"..,'.. . . . . . .

Faraone.dnt<>nw,,K-,4).®'""".+~' "·

08J). Napoli

6. 5.28 6. 6.28

I d. Verona (A. M.)

6. 5.28 6. 6.28

Id. Udine

6. 5.28 6. 5.28

••• 11;"''"'... ~St. @

a. Porttoo S. Ben&- 9.10.88 Bonelll ,d urelw, ~ ,,...,........ , •. detto (Forli)

Id. Firenze scz. dlsln!.)

(cavo

6. 5.28 6. 5.28

• a Avola(Slraousa) 28. 4.8, O&lvo .dttUi, , ~ ....,...,...,

+ .. . .. 41 fa.nt.

6 6.28 6. 5.t8

•


(Seqve) O.t.PJTANI JI(]U)lCJ

63

ANZIA.NITA

DATA LUOGO

CASATO E NOME POSI ZIONE

dJ

DI NASCITA

di

DECORAZIONI E CAMPAGNE nascita

di

grado ~erv!Jllo

dal n. 210 al n. 222. a Motta S. Lucia lll . 6.88 Notariannl v~ ..... . ..... .

81 rant.

6. 6.28 6. 5.28

(Cat&nsaro)

c Vallata (Avei·

1.~.900

Rosa Oui<W .. .. ....... ...... ... .

So.

c Roma . . . . . • . . 28.6.900 Plasttna Mario . . . . . • . . . . . . . . . . . c Capua (NapoU) 23.J,g()O c 'rerrano'l'a (Cal·

Scar~

.4nledw..... . . • • • • . . . . . . • .

c

Solopaoa. (Be· ne\'CDtO)

o

Corleone lenno)

truppe col. t rea )

I>Up. M(n ,

(Eri· 25. 6.28 25. 6.26

.oleronau- 26, 6.28 26. 6,26

t(r.a

+

cento)

u. 6.28 26. 6.26

lb7 ra.nt.

0 8JI. Roma (MS. m! l.) 26. 8.28 U. 8,26

Motta d'A11er· U. 7.117 Fiumru:a .d~M. Q, ~ '"'11 , @, mo CMeM!na) @.

Canlc&.tU (A&TI·

81 fant. (oom. so. appl. U. 6.28 26. 6.25 san. m11.)

16.11.900 Leonardl Domenioo . • . . • • . . . . . . . •

(Pa- 2.10.900 Lipari Donaenico • • . . . . . . . • . . . . • .

(Barletta)

c

DUI. 26. 6.28 26. 6.28

H.

a S Pinazzola ~. 7.98 CatT&ra NicoUJ .4delnw, ~ ' "• @,

a

san .

9.7.900 J>'alcone Ra(!ade ••. . .. ..•..•....

tan l~36tta)

a

appl.

(ina. an.)

Uno)

@,

+

• · 8.88 Oontrlno Fer<iinaftdo, ~ ' "'11, @,

Min. Guerra

26. 6.28 26. 8.25

~ genio

26. 6.1!8 26. 6.116

Min. Guerra

25. 6.28 26. 6.26

@, . .• 4) '"·"

Aglra(Catanla) 23.3.800 Troina Francuco

+. 4> ........ ..

Se.

appl. san. lllnl'')

mJJ. 26. 6.1!8 26. 6.26

(l ns.

c

Napoli • . . . • • . I!T .u.es Calleudo M1.c1K~. ~ "''"• (.\{), @,

8

&s'>llrl • · · · · · ·

•

8.1.900 Bua O(ueeppe . .. . • • • . . . . • . • . . . • .

Osp. Torino (A. J\f.)

26. 6.28 1!6. 6,26

Id. Aleesandrla (A. M.) 1!6. 6.28 25. 6.25


(~eQ'1«')

O.A.PIT.A.IIQ M:&DIOI

AN7.IANITÀ

DAT.\

CASATO 1:: NOME

LUOGO

di Dl NASCITA

P OSf?.IONE

di

O KCORAZIONI E CAMPAG NE

di

grado ser\imo

dal n . 223 al n . 235• .a Bar!. . . . . . . . . . 12. 3.98 Vimercati J,uigi . . . . . . . . . . • • . . • •

93 !aut.

~

Osp. T ori no sez. dlelnf.)

Paup isi (Bt•nc· 21. 7.99 m a nco GWtl. BaUisl<t , vento)

•l ""~~·) Not.

(11),

O. 6.09

+

~

"'. @.

"""~M ""'"'"""· ............ ,

l art.

25. 6.28 25. 6.2~

(capo 26. 6.28 26. 6.2~

ves. oamp.

e '". w , ,u)• •. Os p. Napoli

.a For i no (Avei· lino)

l. 1.99 St<n l uoc l GIUSO!>~.

-o Tortorella (Sa·

S.t.900 Tanorodl Urbaru> Q, @, • • (!;"'-"·

25. 6.28 25. 6.2S 26. 6.28 25. 6.2.1

232 fant.

26. 6 .28 25. 6.ZS

.&spett. i11/erm.

26. 6 .28 25. 6.25

lerno)

o

Sa~ suolo

(Mo· 21 .10.99 Grilli Mario

.. . . . . . . . . . . . . . . . . .

d ona) 4 . 8.98 B oll a Ltri{ri, @ ..,..., @J, l(D .. . ... .

-c

Roma........

-e

Caut ano (Bo· 26. 4.99 lllawazzo Sera/1M.,®"'",@, @ nevonto)

-o

Grumo Appula (Bari)

6. 4.98 Clcclmarra Gaeumo,

Partinico (Palenno)

11

1

9. 1,97 J,odato Ga8PQre, 6.?J '"'", @, @ .. ,.

.a Messina . . . . . . 11. 2.98 Cllll Dvmmico, ~ "'• ®. @ • • . . • •

.a

Farnese (VI· torbo)

Di" l'· Jlin. .f.'inaJC:e

e "'' ®otu> Oap. Bari

.o Rl poe to (Cil· 8,10.900 Vas ta Giuuvpe .. .............. . taulal ·C

Osp. Roma (oom. cam· 25. 6.28 25. 6.2.1 po eaD. A.Dziol

6. 3.97 Brlgautl ..offtlonio,~ '"'""", ®· ®• •

25. 6.28 25. 6.~~

25, 6 .28 Z5. e.zs

R. truppe col. (Trlpo· 26. 8 .28 25. 6.25

Utanla) l art. costa.

26. 6.28 25.

us

Leg. terr. CC. RR. MI· 26. 6.28 25. 6.2.1 !ano 11 fant.

25. 6.28 25. 6.~5


.!

.. o

LUOGO

DATA

ANZIA.NITÀ

CASATO lll NOME POSIZIONE

d1

DI NASCITA

D&lloita

DECORAZIONI Il CAMPAGNE

d1

di

grado

a.~

dal n. 236 al n. 248. a

Paolisi (Bene· 23. U7 Bltano ..olllti(1U8Co, ® "'• ®, @...... vento)

.lilla. 0t*'r6

25, 8.28 26. 8.26

a

N!~poll .. • • • ..

U. 9.119 Be.va ..frlwro • • .. .. . • • • .. • • . .. ..

18 art. camp ,

25. 8.2825. 8.15

c Molfetta (Bari) 28.8.800 Fon~na Nicol6, ~ . . • • . . • • . . . . • .

9 pee. oamp.

5. 7.28 25. 8.15

SPOiett. R. lll. Torre

Il. T.JI26, 8.15

c

N!~poU . . • • • • •

l, 1.98 DI Ca.lola Gl-ppe.. ... .........

A.nnnnstat;a

(.A.a:ri·

l, 1.98 Maallentl Fr~ . . • . . . . . . . . • .

111 fant.

18. '1.18 25. 8.116

Agira (C&t.anla)

22,,.900 Colombrlta B"f(ppo............. .

55 Id.

1. 1,211 15. 8.15

a Napoli • . • . . • •

7.2.900 D'Aleasandro ..fftlemo . . . . • • . . • • • .

R. lruppe col. (Cfr&-

l. 1.2926. 8,15

c

Sol~<eca

gento)

a.

natoa) o Molasaaua 13.11.98 Maauaul A~e •• ...• • •.••.....

81 faut.

e. 7.29 9. ue

ca....n• .Monterrato

9. T.29 Il. 1.28

So. appl. san. mJl. (lns.

't. 7.29 Il. 7.2t

(M&88a)

c N 1co et a (Ca·

3.3.1101 .Maa.trol&DDl .DecW • • • • • • • • • • • • .

tanla)

e Paltsrmo . ..... 10.11.801 Plu.aa Gtrido.. .. ............ . .

IIft.)

° Caua.no di Tra· 6.6.801 Cast.llll ~ • • . . . • • . .. 08)). Pado.-a ( aae.mlL) 9. 7.29 11. 7.28 mlgna

(Ve·

rona) c P e t roDA (0&·

6.J,II01 Carpl.Do Rodolto .. . • . .. • . • . • .. •

9 fan t.

1,1.801 Caputo ma(rlo • ••••••••••••••••

R. lruppe col. (Trlpo-

t.anaaro> c Baaherta (Pa· !ermo)

I.I$&Dia)

9. 7.29 9. 7.82


•...

DATA

::l

o g j

LUOGO

ANZUNITÀ

CASATO E NOJIE

dJ DI NASCITA

t1J

naeolta

POSIZIONE DECORAZIONI E CAMPAGNE

dJ

dJ

eracto eerTtalo

dal n. 249 al n. 281. o But .. . ...... t8.n.ooo T . .Uaaerro ... ~ ...........

o Belloapardo 21.1S.N Morrone !M(g( (Salerno )

eu......,, .. ®.@.

l polo ( - . mfl.)

.A•J)U4. Clt/-

t. ue e. T.te

•• 7.29 •• '·"

87 tant.

•• 7.29 •• ,,,.

tO art. Ga~Qp.

9. U9 9, T.M

4,3.901 J'tllbeclr ~ ••• • ••• • • •••••

l oontro&r. Htooall:u>.

9. U9 9. , . .

o Arpino (l!'rosl· 11.1.901 Pa~~ara Carlo •....• , .•••. , ••••

Oep. Roma (a-. mfl.)

e. T.ft e.,.,.

o S. Stet. Qulsqul· 16.8.801 Aronloa FeriiÙIG!tdo • • . . • • . • . • . • Da(~.

to)

o Raguaa (Sira • 17.9.901 BIUD4o IM(g( •••..•••••.•••••• , 0118&)

o &n&to ( Roma).

DOlili)

9,2,001 Zurettl Saloalqre

+· ............ So. .U. utr. Milano

a

Palermo . , ...

o

Riuloonl (Ree· 5.10,900 Stacrntttl :rr-.oo ............ glo Calabria)

o Cernnara (A·

1.8,901 J'uoolo OW.O-'

'art. CUDp,

•• 7.29

e.

1.11

•• 7.29 9, T.J8

+ . . . . .. . .. . .. . R . lr11ppe ool. (So- 9, T.tt 9. T.M

YelllDo)

malia)

o Galauo (Na· 11. t.99 Ar.Darumma E,__, e"•,®. @. poU)

16 taot.

•• 7.!8 •• 7.18

o Ltvorno . . . • . • i9,J,901 Cel Hfberlo .•• , .• , . . • • . . • • • • •

Centro obhn. m.IL

9, T.tt 9. T.te

DVp, Jlftt, ... ~

9, f.tt

o Pollloa (Sa· 11. t.l6 GaldJ JJ'Ioriafto. lerno)

~"..,'"''•

®. @..

n Ghlllana (Pa· 7.11.901 Bella P'*-"co . . . • . . . . . . . • . . • . !ermo)

e. T.te

~(co

8 alJI,

9. '·" 9, , . .


(~) OI.PlT~IO KBDlOl

LUOGO

117 ANZIANITÀ

DATA

CASATO E NOME POSIZIONE

dJ

DI NA.SOITA

DECORAZIONI E CAMPAGNE D.880ita

di

dJ

grado e«Vialo

dal n. 282 al n. 274. o A l c a m o {Tra• 6.4.901 Grecortnt l'Wlro • . . . • . • • . • . • • • .

77 tant.

9. T.29 9, T.241

12 genio

9. T.29 9. 7.26

Oep. Palermo (capo

9. ue 9. 7.i6

pani) ~......... . .......

a Palermo......

6,1.902 lliiP'Ia

o Palermo ......

8.4.i01 Tomaaelll .Anlollio •••••.••••.• •

- · dtaJnl.) e Cutellamare 19.9.901 Colomba Niool6 Goito (Trapani)

•••••• o

•• o

•••••

a Trani (Bari) ..

4. 9,99 Papagno li~ .............. .

o Ler<:ara (Paler-

7.10.1101 Batt&glla Mkllde

Id. Udine

e. ue 9. 7.16

Id. GenoT& ( .... mn.)

9. 7,!9 9, 7.

+ .. . . . . . . . . . 8 art.

,.

O&ZQP.

mo)

a Palermo . . .•..

8,10.99 M&Dirione Gi~, ~ "'"", &'), @. Centro ohtm. mJI.

o Vlggtano (Po-

3.11.98 Di R&go Proepero, ~. &'), @ • . • •

Il. 7.29 9, 7,28

t1l faDt,

tenaa)

a Laurito (Saler-

1.11.901 Pan.auto F'l(PJ)O +,

+. ~. . . . . . . . 16 art. C&lllp,

9. 7.29

e. 7.211

DO)

a PouuoU

(Na-

7, 2.99 Mirabella Olatulio ~. +, ~... .. ..

12 faDt.

e. 7,29 e. ue

poU)

a San GloTanni a

u.t.900 Orooco ~ •••• •• •• •• , • . • • 'o

Id.

e. 7.28 e. ue

I'tro (Salerno) o Aploe (Be ne- 29, 1.99 Panaona ~tro, ~u•..u, Tento) c CaatlgUone di 20.12.t1 HorganU Paolo, ~"'4 ', Garfagnana (Haeaa)

+. &'), @. 10 art. pee.

e. T.29 e. 7.ta

+• @, @. 6 &lp.

t. 7. 28 e. ue


.. o

:;;:

Cl

i

ANZIANITÀ

DATA

CASATO E NOME

LUOGO

POSIZIONE

di

DI NASCITA

(f)

eU

DECORAZIONI E CAMPAGNE naaclta

eli

srado servt.do

l dal n. 275 al n. o Svtnuaola (Ba·

m.

1.8.900 c..lOC'I!ro YUo •• ••.••.•••••• • ••

a...n. Aoat.a

t. l.S'l 9. 7.tS

8.2.901 Idbd Jrro~ ••...... .•....•.

u fant.

L 1.10 9. 7.26

so Id.

l, 1.10 9. 1.16

M

L 1.30

rl)

()

SaMarl ....•..

(Sa· 23. 1.95 Imbrenda Ma##Jo, • Salvitelle lerno)

.......... @, @.

~

o Torino.: ..... 16.10.80 De Aleasl EMfto .•.•.•.•..•••• o SaViano

(N a-

a.uoo Monto.~ .4rtwro .• •... . ..• •••••

Id.

7 14.

a. 7.16

1. 1.30 •• '1.2e

poU)

T

R&màeoa (Ca· tanta)

'1 .'1.1100 rlslchella ~

........ :. l art. ooèa

o Terrariova(Cal· tf. 6.118 Jlltlana OGd<rftO, . . ~m,@,@ .• • 11 art. OUlp.

1. 1.30

a. us

l. 1.30 9. 7.26

tanlsaetta)

• Buccino (Saler- u.uoo De Lucia Ra/faeù. .•••••••.•••• U tant.

l. 1.30

o Centuripe (Ca- 16, 2.87 Draco Calogero O. O,~ ......, @, @. 2'1 Id. tanta)

l. 1.30 9. '1.26

t. T.26

DO)

•

o VIagrande (Ca- 7.10.900 Nicolosi .A~io • ....... . . . ....

t art. pea.

-P·

l. 1.30 9. '1.26

tanta)

o Paternò (Cata·

u.aoo Chiara OW.ppe ••••••••••• ••• •

Utant..

6,1,900 Campagna Go8po.re •• , .•. , ••••••

6

l. 1 .30 9. '1.26

nla)

o Messlna ..•.••

• Roma . •. ••••. n. s.ss Pedroll OW.6p

pt .••• ••••••••• ••

Id.

OIP. Roma

l. 1.30 9.

us

L 1.ao 9. '136


(,8~)

LUOGO

a.nT.UO IIIWJOI

ANZIANITÀ

DATA

CASATO Jll NOKJII POSIZIONE

eU

DI NA.S<..'ITA

naectta

di

DECORAZIONI Il CAMPAGNE

di

d al n . 288 al D. at3. o Sora (Froetnone) ll.U.tt Jbun1 Bf'UAO • • • • • • • • • • • • • • • • • •

~. M,ll.4enlftauUC4

1. 1.30 i. 1.H

o

Napoll . • . • . , .

6.9.900 Clampolillo PIUQV(Jle..... . .. . . • .

4 bere.

l. 1.30 9. 7.211

c

Roma .•..•• , . 18. 1.91 Norlenghl .4lbuto ••• • •• •• •••• , •

iO tant.

t . 1.3o 9. ue

a

Hergamo • • • . . 21.11.89 Rodrlgues FdCciitAc>, cio, Q, Q, ® ............. 4;) .... (ib, @, ~

+. DUp. Mira. .4trotwJU· 1. 1.30 9. 7.24 Uca.

t. t.3o 9. ue

o

Vittoria (Re,. 30.11.96 CVft .4~, .............. , .. guea)

Id.

a

Jloote s. Savino 16. 2.93 Faen%1 .4ldo •• .. .. .. .. .. .. .. .. •

l. eento.

l. 1.30 9. 7.16

2 contraer. auto()IUDp,

1. 1.30 9. T.H

..bpat. interm.

1. 1.30 9. T.H

Ici.

Ici.

c..ue:uo). o T orre

Allollll·

t.t0.98 Manzo <&t'-' . ... , . , . .. .. . ,

:data (NapoU) a

Plana del Greci 25. 7.99 CUccia Frow:uco • • • • •• , , • • • • • • (l'al ermo)

o

Muro Lucano 19.1 0.000 MennOillla Gtrardo . • . • • • • . • • • • . . <Pot enza)

Osp. NapoU

9. 6.30 9. 6.27

o

N ioast ro

3 contraer . aUtooalllJ).

9. 8.30 9. 6 .27

(0 tL· 9.l2.901 S antoro Nfoi.lilto. • • • • • • • • • • • • .

tanzaro)

•

Sp a co atorno l RacusaJ

4. 9.99 FlorlciJaFrancuco

c

Salemi (Trapa-

1..7 .901 Calla

+, 4;), ®"'• (ib, @ Plem. Reale C..Tall•

Sutono, ~. +• ~.... , . . . . 49 tant.

9. 6.30

9. 6.27

9. 11.30 9. 11.27

DI )

o

S an Ca t al d o 9,9.90 l Me.ira Ceaore • , • • : • ~ , ••••• • , , • (Caltanlset ta)

c

Canicatti (AI!rl · 14.8.901 Granata Saloalore pnt o )

o Grfes

Nlzsa oa1'all.

.. ..... ...... 19 art. oamp•

(Trento) 27. 3.i9 TanJe' Frmtc:t..:o ••• , •• , •••• ,..

R.

truppe col. (Eri·

9. 8.30 9. 8.27

9. 6.30 9. 6.27

9. 6.30 9. 6.27

t rea)

o R l p a o an dida 18.10.000 llllllto JlkMk. • . • • • • • • • • . . . • • (Pot enza)

"

fan t.

9. 6.80 9. 6.27


( &II'U!) OUJTAIO KllDIOI

70

AN ZIANITÀ

DATA

OASATO E NOME

LUOGO d1

.S !m

DI NA.SCITA

na.solt:a

POSIZIONE di

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

dal n. 304 al n. 314. o

Tusa (Mei!Slna) 12.8.1101 Dl Manto FrancuCf'l,

+ . . . . . . . . Se. all. sottu1t 1Uet1

9. 6.30 9. 4. 27

o L l o a t a (Aari· 21, UNI Bonelll ..Crturo, , • , • • • • • • • • • • • • sento)

S art. P08. oamp,

9. 6.8() 9. $.27

o Nocera Inferlo• 21.11.1MU Borzelll ~m( •• •••••••• , • • • re (Salemo)

7 ld.

9. 6.30 9. 4.27

o Ariano dl Pu· 18.i.901 laiiJllli'ODe O~. • • • • • • • • • • • gUa (A vellino)

2 bere.

9. 6.30 9. 6.27

o Pietra m o n t e- 27.11.1100 Torella &Cooan~(. • • • • • • • • • • • • • m assimo (Fog-

68 fant.

9. 6.30 Il. 8.27

ld.

fd.

gia)

o Hontemi!Ca'fore 12.10.901 Drago (Palermo>

Damiano.. • • • • • • • • . • • . . ' oontr. autooa.mp.

9. 6.30 9. 8.27

+ . . . . . . . . . . . . Ara. R. E . Napo11

9. 6.30 9. 8.27

o Aqrl (S&lemo) 21.2.901 De Vtvo OCul"',

o

s. Bartolomeo 7.6.900 Oampa.nella ..frriqo........ ....

S art. pee,

9. 6.30 9. 8.27

68 fant.

10. 6.SO 9. 6.27

66

16. e.so 9 . 6.27

tn Galdo (Be-

nevento)

o Hanfr e d o n l a 27.7.901 Garda Loffnco . . . . . . . . , ••••• , (Foafa)

o Retf!llbuto (0&· 8.!.1100 oaatana Jl'(n«nco • • • • • • • • • • • • .

ld.

tanla)

o Leonforte (liln·

8.7.900 LaDerl omaccMno........ . . . . .

na)

Le. ali. 00. R R. (btrl. 16. 11.30 9. 6.27 Gaeta)

•


(8~) c.t.Pl'l'.url IUI:DIOJ

.! ~

'S

.s

~

DATA

LUOGO

71

ANZIANITÀ CASATO Il NOME POSIZIONE

eU

DI NASCITA

00

41

DECORAZIONI E CAMPAGNE nasal.ta

eU

grado servtdo

dal n . 315 al n. 325. o BleacQUlno (Pa · lel'JDO)

e.uoo Kartno Saltiakw• +.... .... .....

6 alp.

l. ,,31 a. 1.20

c Caivano (Napoli) ta.tO.a7 D' Ambroslo ..4le8eaA4ro •.•..••..

l

art. pea.

16.12.31 9. 7.:!6

a Oetal!l

l art. oamp.

16.12.31 9. 7.28

2 lf8Dl0

29.12.81 a. ue

a. t.lKI Spatafora a.vHJ~Pe.+ ••••••••.• u ben.

2U2.31 9. 6.27

10 ,

2' fant.

26, 6.32 14. Ul

Leonforte tanla)

(Ca- 10.7.801 Vlllltura YUtorlo B-~ . ••• ..

8 bere.

16. 7.32 9. 6.27

Cheren

(Jbi. 10.

(Paler- l. 2.a8 Prfvttera Beru4tllto • ••.•••..••..

11)0

c R1oola (Cliunpo- 1s. s.as Kaeala ~ppe • ••••••••••• ••• bauo)

o Bisaqutno (P.,.. lel'DIO)

o

Sae8ad •••.•••

u. 6.Sa Franobtnt a.01'CJ11ni, o. ~ 'IV«.''@,@. . .

.. c

ue N..tMI ...tlllon• U io • ••• •••• •

trea)

R. trvpPe ooJ. (Trlpo- 16. 7.32 6. 6.28 lltanta)

c .P2aa .••••••• 18. t.N s~ ~'··············

Id.

• DadoH (oatan- st. us Proooplo

Bdlarm~AO •••••••••••

Id.

(OJre. 12. 8.32 6. 6.18

Id. Id.

Id.

(Id.).

2.U.S2 e. us

Id.

l d.

(Id.)·

8.11.32 8. 6.18

Id.

D&loa)

zaro)

a

PWttntoo (Pa- l. '-'7 :Jiuohe.o ~M 0, •• ~ ......, @ lermo)

l d.


711

=•.. C!

i

DATA LUOGO

ANZIANITA CASATO E NOKE POSIZIONE

d1

DI NASCITA

l'1.i

d1

DEOO RAZIONI E OAKPAONE na80lt&

d1

grado servtdo

TENENTI MEDICI.

dal n. l al n. 8. l ben.

9. 8.27 t. 4.27

o Serra d lf &leo ,,12,IMI Ùli'llllla ~m«Jeo ••••• , , • • • • • • • • (Oaltan!J!etta)

~ttpttlt. ,.,.,_

9. 6.27 9. 8.27

a Matera • . • • . . 15. 2.92 Paladlno P aolo .•••• • ••• • •••• ,

SS fant.

s. 6.28 6. 6.28

o Gaocl m o)

(Paler· 28.10.000 BalsaJMlll .FU•PfiO• • • • • • .

••• •

a Ganc i (Paler- so. 3.93 Pllrpura GiooaaaC ~. ••· ~ . ......., 22 mo)

Id.

6. 6.28 6. 6.28

Cav. Guide

6. 6.98 8. 6.28

9 alp.

8. 6.28

S. 3.91 Colllool F1'mtOUCo • • • • • • • • • • • • •

S art. mont.

6. 6.28 8 6.28

'· 7.115 l'roto ~ntomo. . . . . . . . . . . . . . . .

Di8p. M(tt.

..., 4>. @, @

o Palermo . • • . • 111. 11.117 Pernloe Yincnwoo • •~. • • • • • • • • •

o

Petralia Sopra- 1,. 8.98 Lto GCW~ep~. • • • • • • • • • • • • • • • • na (Palermo)

c Bolano (CamPo-

s. 6.28

baMo)

a

Torre s. Su.ean-

na (Leooe)

tica

A.eNaQu·

6. 5.28

s. 5.!8


(8.-) TUIUITI IIJWICS

..

ANZIANITÀ

DATA

:;:

~

OA..SATO J: NOJ4.J:

LUOG<>

.....,

POSIZIONE

dt

o

DI NASCITA

dt

DEOORAZIONI E O.A.MPA.GNE naaclta

fil

di

grado serrlJslo

dal n. 9 al n. 18, Sperlonca (Ro-

&

l. !.98 ZlcohJerl ~ • . • • • • • • • . • • • . •

13 fant.

fl. 6.28 fl. 6.28

ma)

o

e-tna (1'18a). Zj. 1.9!1 OhlelllDJ Gu((Jo .••••• • • • ••• • ••

.Dillp. Min.. .4et"011Gutk:a

8. 6.28 8. 5.28

..

ThJeld (SMsad) 11. 9.96 Serra Q(u.eppe . . . . . . . . . . . . . . . .

10 art. oa.mp.

8. 6.U fl, 6.28

o ca!tanlasetta •. 12. 7.98 GenWl 4~rc, • .............

33 fant.

8. 6.28 8. 6.U

c Pletrabbondan· 19. 8.i8 Va.olo .4Al0flto • • •• ••• ••••• •• te (Campo· baeao)

R. l ruppe col.

8. 6.28 6. 6.28

a S. Valentino ToVutola Mario • •••• • , •• • • • ••• • 11. '·" rto 1Salemo)

10 genio

fl. 6.28 8. 6.28

(TzipoiJtanla)

c Calabritto veWno)

(A·

'1.'-800 ~~ Jlk~ ........... . ....

6 art. pes. oamp.

. 8. 6.28 6. 6.2 8

c Hlallmert lenno)

(Pa-

2.1!.99 Baudo .Antonio • •••• • • • •••••••

R. lruppe col. (Ctre· nalca)

6. 6.28 6. 6.28

83 tant.

8. 6.28 6. 6.2 8

cav. v. E. II

8. 6.28 8. 6.28

c

s. l41nlato (FI- H . 6.97 PelUaiDJ FeN'O'Ifie .. . . . . . . . . . . . renze)

a O 1v J t a "f"e'ChJa 111.11.92 Borlrhl .c-Ula •.... . ...• •..• . (Roma)

•


(S~)

TKNlllfTI Jmi)IOI

ANZIANITÀ

DATA LUOGO

CASATO E NOME

d1 DI NASCITA

POSIZIONE

nascita

d1

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

rrrado eei'Yblo

dal n. t9 al n. 28. •

o Oarlnola(Na- 28. 11.96 Gentile YUa~tge~o .. .. . . . . . . . . .

18 art. oamp.

e. 6.18 a. 6.a

poli)

s. uoo Mal'lllo ..4chUlt••••••••••.••••..

Osp. Roma (oom. O&m· 28. 8.29 28. Ull po Ball. AII%1o)

Castione Vero- 10. U02 LOI'enslnl ~ •.... , •.• , . . • neee !Verona)

R. tn~ppe col. (01· 28. 8.29 28. Ut

o Bell oerruar do (Salerno)

0

0

Amantea (C o. 21. 2.1108 Jl'lorlo U(JO • • • • • • • • • • • • • • • • • • •

renaloa).

Q

fant.

118. 3.29 28.

s.tt

11811.1&)

o Roma • • •

20. IUI02 M&rlottl·B1anohl OvqUtlmo •• • • . . .

Osp. Padova

28. 8.29 28. Ut

o Carril&rl • •

23. 8.902 Leo ~ • • • . • • • • • • • • • • • • •

R. lruppecol. (Eritrea)

ss. 3.29 28. Ut

R. aoo. fant. oav.

118. 3.29 28. S.2t

c Pieve dJ Cento U. 7.901 Taddla L«> • . • • • • • • • • • • • • • • • • . (Bolorrna)

c Sa.ssarf • •

c PlmD& •

13.11.008 Masala Mario •• • • . . • . • • . • . . . . .

R. tf"UJlflt col. (Eritrea) 28. 3.29 28. Ut

23. 8.908 Nerrrf ]>(aro.. • • • • • • • • • • • • • • . • •

92 fant.

2. 2.902 Couollno F~ •••..•••••••.

R. truppe col. (Trlpo- 118. 3.211 28. S.2t litania)

.

•

c Melito d1 N apolJ (NapolJ)

S8. 3.i9 28. S.2t


1[1

(&rvf) TDUTt IIIIDIOI

ANZIANITÀ

DATA LUOGO

CASATO E NOHE di

l

DI NASCITA

l

!o 16'1

nàsotta

POSIZIONE DECORAZIONI E CA.KPAONE

dl

di

dal n. 29 al n. 39. c

Valauarnera (OaltrosfoTan·

a 8.001 Lo Monaco Orooe..............

Min.•

/XIrp,

«ca

.4ef'011411-

28. 3.29 28. 8.211

nl) l

:1 :~.

l

c VIttoria (S 1 r• 12. 7.001 La Mapa GMMePJ)$.. • . . . . . . . • .

66 tant.

28. 3.29 28. 3.29

CUA)

c C&tanfa •

L 1.001 8quf1laal ~. • • • • • • • • • • • • .

IXsp. Min. .4eronau· 28. 8.29 28. 8.2

lica

~:i :

c vmatranea 81· 18. 11.002 ~bueo ~. • . • . • . . • • . .

11 senio

28. 3.29 28. 3.29

ou1a (Agrtcento) o Monte .Marano 16. 11.003 M.&rf&'l:lano

O(occm"' .. . . . . . . . . .

truppe col. (Cire- 28. 3.29 28. 3.29

R.

(ATeWno)

nafca)

o Ollmpl BllleDSfo 10. &001 TarduocJ Mario... . • . • • • • • . • • . .

Id.

Id.

Id.

(Id.)

liS. 3.29 28. 8.29

(i'lren.ce)

o Trapa.oJ • • • 1&11.1108 Ceml&'llaro MfcMk.. ••• , , • , • • . •

o Nocara (CoseD·

a 1.002 Al'OU11 NWola • • • . • • • • • • • • • . • • •

Id. Id. Id. (Eritrea) 28. 1.29 28. 8.29

Il art. oamp.

28. 8.29 28. 8.29

R.

28. 3.29 28. 3.29

m)

c

Baroni•! ( 8 a· 11. 1.001 AJem..,.. N~ .. • .. .. .. . .. .. •

lerno)

~)l l

~J)

l

lrui'J)$ col. (Erltl'Ml •

o 8. Marco del O.. 2. 1.008 All8lnl lXvle'JIJHI .. .. • .. .. .. .. .. Totf (Bene· Te n t o)

71 tant.

28. 8.29 28. 8.29

o Petronà ccatan. 10. uo2 8oald o.mw.. . . . . . . . . . . . . . . .

231 Id.

28. 3.29 28. 3.29

saro)


111

o

= 'a 1>

.... o

o5

ANZIANITÀ

DATA LUO UO

OA.SATO E l'i OKE dJ

DI XA.SCI TA

POSIZI ONE dJ

DEOORAZ IONI E CAllPAONJ:

naeclta

U)

dJ

grado sen1Jdo

dal n. 40 al n. 51. c OeNCl S toni o I UO.IIOI Panlta OWcaltft( • • • • • • • • • • • • • • •

Rea. ari.

Jear.

<P~Wlrmo)

o CbJeU

• 12. 1.900 Zt.Inbra El/ore •••.•.• •• •••. , . , •

28.

u" ll8.

3~

Di Hp. .MiA. 4~ 28. S.iil 28. 3.29 lb

7 8 t ant.

28. 3 .2D 28. 3.20

o Altamura (Bari) 17. 6.1101 Lucente P a.qv,ale. . . . . . . . . . . . • • •

60 Id.

28. 3.2D 28. 3.H

o Ponte Valtelll· na (S ondrio)

R. truppe col. (Trl· 28. S.iil 28. 3.H polltanJA)

•

Vl%zln l CCata-nJA)

S.l2.1102 CUriale J7Uo.. • • . . . . . . • • • • • • • • •

2. U01 Olul.lauJ 4kondro •• .... , , • • • • • •

o Galatina (Leooe) 22. &1101 La«na Donalo .. • . . . . . . . • • • • . • .

6 bere.

28. S.ZD 28. 3.211

c

7 art. cauu>.

118. UD 28. 3.!8

Int. pres. Bolzano

28. S.tllll8. 8.211

ll{areala (Trap..

17. D.IIOS Glacalone SUIM .. . • • . . . . . . • • • •

n1)

c

Nola (Napoli) •• 16. 2.1103 Testa U(l() .. • • • • • • • . • • • • . • • • •

a Oassano Morse 11. 2.1102 Slato .Ewmw .••..•....••••••• ( Bari)

o Benfl'rento

R. truwe col. (Otre- 28. 1.11128. 3.i8 naloa).

, 26. &900 Parrella 4 chal4 . • . . • • . • • . . . • • • •

a S . ChJr!ou Ra- 28.10. 98 campllC'IIoU V , ncen.co, ~ m•, @), @. paro (Poten·

.Dhp. Min. 4eronau· 28. S.ill 28. 1.!8 tka ~U. in.term.

28. S.iil 28. 3.111

' 3 tant.

28. 3.211 28. 3.211

za)

o L yskovo (War· 16. 1.eo. t.'Ytron L4u.aro .. • • • • • • • • . . . . . • savia)


~) IWWfJ . .DI<ll

77

ANZI.ANITÀ

DATA LUOGO

CASATO E NO.Bm POSIZIO~E

d1

d1

DECORAZIONI Jl, CAMPAGNE

DI NASCITA

d1

,rado eervlzlo

dal n. 52 al n. 62. o San VIto N or- 29.10~ Leo <Xacol'llo •••••••• • •••••••••

R. trvwe col. (Trt· 28. 3.29 28. 3.29 poUtanla)

IQAnnl) Br!:n·

dt81)

9. a.gc)j . , . . . . ...tl&erio ................ .

c Saesarf • •

(d.

lo.!.

Id.

26. 3.29 28. 3.28

(Somalia).

c Lecce • •

89 tant.

28. 3.211 28. 3.28

Frottcuoo.............

Log. terr. Roma

cc. RR.

c Serdl&na (0 a· 8. UOl Maala-SeccbJ M orlo. . . . • • . . . . • .

So. oeotr. obJa

Clvltave<>- 28. 3.29 28. 3.29

o CUSino (YroG· li. 8.~ Vertochy 04otlotlnC ...... , . • . . • •

R. trup~ col. (Trlpo- 28. 3.29 28. 3.28

c Palermo

"

4. 7.801 Gemma Saltllllore.. .. .. .. .. .. .. .

• 18. U02 &.8tfono

..

28. 3.29 28. 3.29

i;,.;. ~"

•Il• rl)

Utaoia).

D ODO)

a .Moodrasone 8. 1.100 Paln:WrleDo P~

21 faot.

28. 3.29 28. 1.29

(Napoli)

a Cue&no Morse 81. s.~ .Luovo .41/redo

2e. 6.~ Cleri V'-ruJo .. . . . . . . . . . • • . . . .

o Alr!ra (Enna)

c Fra«amaatore 8. 4.8011 Caoctello ll'rtmee«::, ~ •••••••.•. (NaPOli)

a

R. t1'Uppe col. (Trlpo- 28. 3.29 28. 3.29

Utania).

(Bari)

.

S. Giovanni In· t. 1.1101 ~ OUotM . • • • • • • • • • . • • • • • oarloo (J'roei• ' . . .. . . none)

2 senio mio.

R. truppe col. naloa) •

46 fant.

28. 3.29 28. 3.29

(Cire- 28. 3.29 28. 3.29

28. 8.29 28. 3.29


78

(&lrW) YUUI'I IIIIIIDIOI

,f

L UOGO

.s.s

DI NASCITA

DATA

ANZlANITA. CASATO E N OKJC POSI ZIONE

d1

CIJ

naeolta

d1

DE<..'ORAZIONI E CAMPAGNE

d1

llrl'&do serriato

dal n. 63 al n. 74. o B o Y& (Reato 8. &IIOS Foti Olot>G~Uti ••••••• • ••••••••• c.labria)

R. ~col. (Clre- 28. S.Sll 28. USI

c Roma • • • ••• • 16. 2.1104 Alld oUato M ario • • • ••• •• •• . • ..

Id. Id. Id. (TripoH· Sl. l .SO 31. 1 .30

D&ioa)

t6Dla)

o

s. :l'd.artlno ln 18. 4.002 Colo&A Oiooonni . • • .• .••. • . . ••

I,d .

Id.

Id.

(ld.) 31. l.SO 31. 1.30

.4.,.u. '"'"""

31. 1.30 ll1. l .SO

Penstlla (Cam· pobaaso)

o Pisa .•.•.• • .. 21. uoe De Heo E nto . . .••...•••.• •. •.• o Mantova .•• • • 11.11.1105 .<\-rdJ .Antonio ••••..•••• •• •.

R.

,,.,pe col.

(Cire- SL 1.30 31. 1-se

D&! ca)

o Ceva (Cluueo) ••

9. 8.go3 F rancia ..tl.dol to •••• • • •••• • • • • ••

o S. Tereaa di R l· 8. 2.004 Zafftro E cloardc ... . . . .. . .. . .. .

Id. ld. Id. (Trfpoll- 31. 1.10 St. 1.10 tanla) Id.

Id.

Id.

(fd.). 31. 1.30 31. 1.3 o

Id.

Id.

Id.

(Qre- 31. 1.30 31. 1.

.... (Meealn&)

..

Olollo del Colle 4.2.902 Label ~r~ O~ •• •• ••••••••• • (&ti)

D&! ca)

o 'Roma •. • ..... 28. 7.903 R4~o 0~ . ...• . . ... . . . •

.Cd. i4. Id. (Trfpo llt&nS&)

o Putena ( Rollllo) 11. s.uos Bartolomuoot ..Dotllarioo ••• • • •• ••

Id.

o P i etrapertosa 26. IUI02 Lapent& lniiOCMto •• ••• • • ••• ••

Id.

(Poten&a)

o euu.tton F io- 28.1.803 OUverto A l~ • .... . ••• • •• •. , • ren.(~)

id. Dlolca)

n . 1.10 SL 1.

Id.

(Cfre. 3L 1.30 Sl. t . 80

Id.

(Id.) 31. 1.30 81. 1. 8o

Id. Id. Id.

()4.) Il. 1.30 Sl. L IO

i4.


79

Cl

~

..s

DATA

LUOGO

o

ANZIA.NITÀ

CASATO E NOME

di

o

DI NASCITA

<D

naeolta

POSIZIONE di

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

IP'adO servizio

dal n. 75 al n. 86. o Mllazao (Mes- 81. 6.802 lJ:QpallomenJ Ro.arlo • • • . • • • • • • • etna)

o Rutino *'no)

(S•

6.8.1108 Lo~~~ro iR-P'Pfl ••••••••••.•..•

o.!n

Id. Id. id.

(Trlpe. 31. 1.30 31. l.SO

Ut.anla)

o Bari ..• • ..•.•• l . 6.806 HennUJo B'r-oo

o

R. l ruppe col. (Cl re- 31. 1.30 31. l .SO nalca)

............

(Napoli) 16. 8.908 Izao ..tnftrit&O ••••••••••• • •••••

Id.

Id.

Id. Id. n&lca)

Id.

Id.

(Id.) 31. 1.30 31. 1.80

(Cl~

31. 1.80 31. l.SO

21.1.30 St. 1.30

a CannJtello (R.. 22. uoa Caaone .J.ftton(o. • • • • • • • • • • • • • • Calabria)

.J..,at.• '"ferm.

o Altamura (Bari) 10. 7.1102 Prelte Mario • .• • ••••....•••• • •

R. truppe col. (eire· 31. t.3o :n. 1.30 n&lca)

c S e a o n dlarllano

s. 2.1108 Gomea De Ayala .d.V~T~Uto • .• ••• • •

Id.

Id.

id.

(Id.) 31. 1.30 31. 1.SO

(Napoli)

o s. Gncorto di U. G.IIOS Bonelll Mv..11«4 •••• • • • ••• • • • •• Ippana

(C.

Id. Id. lltanla)

Id. (Trlpo- 31. 1.30 st. 1.SO

tansaro) c Roma •••••••• 11. 2.1100 AlMDd.rl ~ • •• •• • • , .. , •• , •

c Ca~o

:J

(P a- 27. 6.1101 Paletti FenUAMifo • • • • • • •• • •••

lemao)

o Sasll&l'l ...... . 28. 2.904o Hedae Mario

Id. Id. Id. (Somalia) 31. 1.30 31.1.30

Id. Id. Id.

(Ciro- 31. 1.30 31. 1.30

naloa)

................

Id.

Id. Id. (Trtpo- 31. l.SO 31. 1.30

Utanta)

• Roma •.•••••• 18.6.102 Morettt ~ .••••• • •••••••

Id.

Id.

n&ioa)

td.

(Clre- 3L 1.80 3L l.SO


~

IO

Cl

:ç

DATA

o

LUOG O

....o

DI NAS6ITA

.s

, . . . . . . MaDlU

ANZIANITÀ CASATO E NOME POS IZIONE

dJ

1//

dJ

DECORAZIONI li CAHPAGNl!i DIW!OlU.

dJ

crado eon1Jdo

dal n. 87 eJ n. 98. o

~· rattamaatore

o Roma • • • . . . .

l ruppoe eol. oaloa)

19.11.003 Olor d&no Q&W#p"pt~ ••••••••••••

R.

l. 6.1101 Rosi J'utorio .. • • • • . • • • • • • • • • •

Id.

(Napoli)

Id.

(Cl~

3L t.so n . 1 .30

Id. (Trlpo- 31. 1.30 31. 1 .30

Utanta).

o Tufo (Anlllno)

6. 1.1102 Stlat Mall«<. • •· •• , • , •••• • • • , • •

o Catania • • • • • 16. l MS BeUta rn.tcam ~ ,.,._,._.., ~@. • ·

J d. Id. oaloa)

Id.

Id. Id. Id.

(Cl re· 31. 1.30 St. 1.30

('l'rlpo. 31. 1.30 lll. 1.30

UtaDla)

o LlmbadJ(Catao 20.8.1104 ~ Oon-> • • . . • • • • • • • • . .

I d.

141.

Id.

(Jd.) 31. J.SO 31. 1.J0

. . .. . . .

Id.

Id.

Id.

{Id.) St. 1.30 3 1. 1 .10

NKola... .........

Id.

Id.

Id.

(Id .) St. 1.30 3 1. 1 .30

zaro)

o S. S tefano d'A·

27.2.002 rloec.ll Fori~... . ...

spramonte R.

Calat•rta)

c Maru.no d'Ap- 13.10.902 De Quattro pio (Napoli)

o Canna(Coeenza) 1. a. IMI Tal1da O'~~.........

o

O a s Le l buono 28.1U01 Massola

Id. 14. Id. (Eritrea) 31. 1.30 3 1. 1.30

Y__, + . . . . . . . . . . . T art.

31. 1.30 31. 1.30

pes.

(Salerno)

o Seeaa A1lrU.I1Cla (Napoll)

2. 6.902 Orella E,_io, . .... .'.. . . .. . ..

R. lrup))6 col. (Tripo.. SI. 1.30 1.11. 1.30 litAnia)

, o

Anoona.. • . • . • 18. 3.902 Zoppi Zd(o • • • • • • • • • • • • • • • • • •

l d.

Id.

Id.

( Id.)

31. 1.30 31. 1.30

0

Oef&lfl

c.. u os Splnotla m-ppt~ ..... , .. ~ .... ..

IL

Id.

ld.

(Id.)

31. 1.30 Sl. l ..SV

m o)

~~-·


81

LUOGO

ANZIANITÀ

DATA

CASATO lD NOHE

POSIZION E

di DI NASCITA

nascita

d1

DECORAZIONI E OAMPA:.GNE

dJ

grado serTizlo

dal n . 99 al n. 111 . c Torrltto (è ari) 20. 7.~ Heraurio Rocco • • • • • • • • • • • • • • •

R . Cruvvt col, (Trlpo- 31. 1.80 31. 1.30 litanJa)

c Ma• e &lubrense 8.11.001 De Gregorio GadafiiJ• •••• •••••• (Napoli)

I d.

o Napoli. . . . . • . U . 5:004 Careri ~ •••.•••.•..... .

Id.

Id. Id.

31. 1.30 31. 1.30

(Somalia)

fd. Id. (Trtpoll- 15.12.3() 15.12'.30

tanla) t . 4.004 Ruggerl Tullto • .. • • • • · • · • · · • • ·

19 art. oamp,

16.12.8015.12.80

o Villa S. Glov. 16. 5.008 Aragona FUippo • ••. ••.• ••• • •• (R. Oalabrla)

R. trupp~ col.

15.12.80 16.12.30

o Flie!Ule, •••••• 11. 6.004 Rlccl Enlanud<! . •• , ••• •••• • • . •

Id. Id. l d. (Cirenalca) 16.12.80 15.12.80

o Luras (Sas.,arl). 18.12.006 Pala MicheliM.... . ..... . • • . . •

Id. Id. id. (Somalia) 15.12.30 15.12.80

o Viggi6Do ( P o· 15. 1.004 De Loren.r;o uon01"do •• • •• ••••••

Cav. AlNeandrle.

15.12.80 16-12.80

R. lru1we col. (Eritrea)

15.12.80 16.12.80

o Messina. . . . • . •

•

(Somàlfa)

tenu) o Catino la (N a · Poli)

s. 8.005 Lino FrafiCettCO · • •• ••••• •••• • ••

c R a p o n e (Po- &. 8.908 Cr!sttanJ tenza)

c Napoli,. •••.. . 81. 1.1)03 Andreottl

M·ichtl4r~qelo • ••• . •••• ,

Id. Id. id, (Tripoll- 16.12.80 15.12.80

taoJa)

Oscar.. ............. Id. Id. Id. (Id.)

16.12.3015.12.80

14. 7.1104 Cirillo

G~ni... .. .. . ........

Id.

Id.

Id.

(Id.)

15.12.8016.12.80

o OlltiM (A:neona) 16.11.1108 Fédell

.4.Ìbmo....... . ...... .. .

Id.

Id.

Id.

t11L)

15.12.8015.12.80

o Cardinale

(Ca-

tailzaro)

6 -

Ruolo di ond4nft& 11411 Corpo ronft4rfo maftcln.


( SevwJ TIIKK1f'n liiiiDlOI

ANZIA r-IT À

D AT A LUOGO

s s

CASA TO E NOME

DI NASOITA

l

di

POSIZIONE DECOHAZIONI E CAMPAGNE

di

nascita

Cl)

di

g-rado servizio

dal n. 112 al n. 124. c Sora (Fro81- 29. 5.908 Lauri GiuUo . • ••••..••••• • ••.• none)

R. trvppe col. (Tri- 15.12.30 15.12.3!1 polltanJa)

o Napoli . • . . • • .

63 fant.

15.12.30 16,12.30

11 art. pes. oamp.

15.12.80 16.12.80

' art. pee.

15.1.2.30 15.12.30

a Castiglione

S. 8.902 Berardlnone Enrico •• •• , •• , , • • •

F. 22.11.901 OrUoul

OIICGr . • • • • • • • • • • • • • • • •

(Arezzo)

o Ramaooo (Ca· S.. (I.QOG Santaa&tl Franouco.......•...• , tanla) o

B ova Uno (Relr-

1. 6.003 Cb1Dè .Il! a r ie.... . .. . ... , , •••• ,

glo 0.)

o Trani (Bari). • 27.8 .905 LaroTore CX.ueppe • • • , ••.•••• , ,

R. truppe col. (Tripo- 15.12.30 15.12.30 litania)

Se. tiro art. NettuDo

o Fr!cnano (C a· 14. 2.904 caaeandra Luftri. • • • • • • • • • • • • • • 2 art. costa 88~)

o Montoro Su p. 18.4.908 Parrella Tullw • • • . ·•..•.•••••. 2 art. pes.

15.12.80 16.12.30

15.12.80 15.12.30

15.12.80 15.12.30

(Avellino)

0

Castiglione (Ca· tanJa)

s. 6.908 Reggio M icMk. . • . • • • • • • • • • • •

o A p 1 o e (Bene- 25. 7.904 De LlpslB Forttmaio. .. .. .. • .. ..

68 fant.

16.1.2.30 16.12.80

2 al p.

15.12.80 15.12.80

vento)

0

Mee8lna •• • ••• 14. 1.908 Oasporro Umberto... . • • • • • • • • • •

28 art. camp.

16.12.80 16. 12.30

c

Napoli .. , , • , • 12. 7.905 Del Perclo Bilt1i.o. , •••••• , , • • • .

t ,.enio

15.12.30 15.12,80

m. s.OOG Palleronl Dino ..•.• • . . • • • • • . • .

65 fant.

16.12.80 15.12.80

c Palermo . . . . . .


(Segue) TJtNli:NTl MZI>Im

ANZIANITÀ

DATA CASATO E NOME

LUOG O

POSIZION E

di

~ • _, r:r.

DI NASCITA

dJ

DEOORAZIONI E CAMPAGNE

uasolta.

di

dal n. 125 al n . 138. c Lascari (Pnler- 16. 7.902 Ne.poUtnnl E nrico ... . ..... . . . . . m o}

8 art. camp.

15.12. 30 15. 12.30

c

Palermo •...• 15.3.905 Scaduto .Pcuqt.UJle • • • . • • • • • • • • • •

35 tant.

29.10.31 29.10.31

c

P alermo •.... 20.1.905 Giudice Ferdinando . . . . . . . . . . . .

Dep. ali. quadr. MI· 29.10.81 29·10.31 randol&

c

Napoli • • ..•.. 19.1.907 BarUe Tomtn4so . . . . . . . . . . . . . . . .

l ben.

29.10.31 29.10..31

o

B u o o b l a n l co 3.9.905 D'Att111o E1landro . . • • . • . . . . • • . (Cll.letl)

So. oent~. ed. fisica

29.10.31 29.10.31

c

Pe6aro • . . . . . • 16.9.901 Giusti ..4ldo. . • • • • • • • • • . • • • • • • • • •

9- alp.

29.10.31 29.10.31

c

Sturno

Gruppo .aerostieri

29.10.31 29.10.31

Regg. carri a rmati

29.10.31 29.10.31

t

(Ave l- 29.7.906 IP!Bercbla N atale

liDO)

c Cbletl.........

7.7.906{Fenaìoll F em.tuio ..............

(batt. Roma)

c

s. Maria. c. V. 14.3.907 S antlllo Tomma.o. .. . . . • . . . . . . .

63 fant.

29.10.Sl 29.10.31

(Napoli) c

Gal!lpoli(Lecce)

1.1.905 Franlcb Em'lio , . . • . . . . . . . . . . . • .

2 art. t"osta

29.10.31 29.10.31

c

Centallo neo)

4.6.904 Bottaaso Quùio . • • • • . . • . • • • • • • • •

8 alp.

29.10.31 29.10,31

c

s. Prisco (Ne,. !!7.3.904 DI Monaco Michele............. .

6 contr. autoc.

29.10.31 2!l.l0.3:t

30 art. camp.

29.10.31 29.10.31

20 tant.

29.10.31 29.10.31

CC a·

))Oli)

CPo- 28.6.906 PaesareUa Fllbrùio • . . . . . . . . • . . •

c

Trivigno t enza)

c

Catanla .• • • . . . 24..4..905 Calabrò Sal'11atore. • • • • • • • • • • • • • • •


(Segue) T&NF.:KTI llEOICl

A NZIANIT!

DATA L UOGO

.. o ..... 41

CAS ATO E 1\0ME POSIZIONE

d1

DI NAS CITA

DECOR-".ZlONI E <.:AMPAGl\E naeclta

(/)

dJ

dJ

grado

~erTido

dal n . 139 al n. 151. c

S. Fratello(Mes -

1.2.90!1 Prestileo Pincenzo • • • . . • • . • • . • . .

Bina)

o

Roma •.. .. •. . 8.12.905 Augusti Ma rio • . . • • . . • • . • . • . . . .

Dep. all. qttadr. Grosseto '

29.10.31 29.tr.31

art. pes. (gruppo 29.10.31 29.10.31 T ermi)

o Ieernla

23 art. oamp.

29.10.31 29.10.31

c

Dego (Savona) 21.8.905 Pepe Giu;;tppe ... . . . . • . • . . . . . • . •

2 al p.

29.10.3 1 29 .10.31

c

Ao!obre r!noJ

(To· 10.7.905 Lupo Gmdo . . . . . . . . • . . • • . . . • . . .

2 art. pes.

29.16.31 29.10.31

(Tra-

9

(C&m· 23.4.901 Bucc!groBS! Nicola • • • • . . . • . . • • . . pobasso)

o Marsala

6.1.906 Fari Wl dntonino •• , ••• , • , , • , , , , •

art.

pea.

camp. 29.10.31 21!.10.31

(gruppo Teramo)

pani)

art. p es.

-o

Solopaoa(Ben&- 27.11.(!()4 D'Amore Oiement<l . • • • • • . . • • • . . • vento)

5

-o

Sapri (Salerno) 26.9. 906 C&rnmata.no Vito . . . . . . . • . . . • . .

l centro esper. a'f!tial.

29.10.31 29.10.31

c

Calabritto velllllo)

(A· 20.7.906 De Cblara Fed~l.!.... .. ...... ... .

Dep. ali. quadr. Per-

29.10.31 29.10.31

-o

Pater nò (C&to.- 19.8.9ll-1 I mpaU omeni Seba<!Uano , • . • .. •.•

29.10.31 29.10.31

sano 4 art. pes.

29.10.81 29.10.81

9 f&Dt.

29.10.:!1 29.10.31

n1a)

-c C&poselle (Avei· l.l.!l04 De Rogat la .4ntonic~ . ... .. ••.••. lino)

o

Palermo • • • • • 20,9 .906 Montal na GUMlc! • • • • • • • • • • • • • • • • •

a

Id!.

29.10.31 29.10.31

o

Camp i

Se.len- 15.12.904 Zecca Oo!Oimo •••••..•••.. , • • • . •

'7

Id.

29.10 .31 519.10.31

tfllll (f,ecoe)


.ANZI.UI ITÀ.

DATA L U OGO

OA.SATO E NOME POSIZIONE

di

DI NA.::iOITA

nasci ta

di

DEOORAZIO.NI E CAMPAGNE

dl

IO'ado servt.lo

dal n . 152 al n. 164. o Caatrovlllart .. 21.1.90' A.m&l"'lBO Umbtrlo.. . ........ . ...

c

Chieti ........ 7.12.902

P~lout FO'rlunato....... . .. .. ..

5 genio

29.10.:;1 29.10.31

R. truppe col. (TTipo· 29. 10.3129.10.31

litania) ' genio

29.10.31 29.10.31

o MessiiiA . . . . . 24.5.904 l'ellegr!no Ff'ancesco • . . . . . . . . . .

28 art.. camp.

29.10.31 29.10.31

a

N a p oli • . . . . . •

18

a

CUardla Pertl· 12.1.902 caporale Giuseppe • • • . • . . • . • • . . ca.ra(Potonza)

a

Boaootrocase. . (Napoli)

o

s. Martino dl 2:!.4.905 Garglo. Giot~annl ... ... .. ....... . Agri (Po~DA)

c

~llamare dl

Stabia

26.10.904 Di Martino Ferdinando . . ..... .

(N a-

poli)

6.8.903 Mlrenghl Uoo • . . . . • . . . . . . . . . . .

1.1.898 Federico Vi ncenzo ® , ....., ~. @

td.

29.10.:!1 :.!9.10.31

11 art. pes. oamp.

29.10.31 29.10.31

l S fant..

29.10.31 29.•0.31

2

29.10 31 29.10.31

Id.

Id.

o Corato (Bo.rl) .. 14.6.903 Co.nnUio Oataldo........ ... .....

Bo.tt . misto genio della 29 .10 .~1 29.10.31 S ardegna

c

Co.vali. Vltt. E. ll

Napoli ••••... 12.U905 Trotta Enrico • . . • • • . . • • . • • • . • . .

c Terni q.-'erugla)

4.7.901 Cancellottl Enr ico . • . . . . . . . . . . . .

29.10.31 29.10.31

16 art. camp. (gruppo 29.10.31 29.10.31 S l\88arl)

o

Sassvi

26.3.904 Slmola Mario . . • . . . . . . . . . . . . . . .

o Roocalvecce (VI· 16.9.905 Bnrla TUo •. •.. .. •. ..... .. .• •. . terbo)

.Di•p. Min . .4rronau- 29.10.31 29.10.31 ttca Gruppo art. costa della S ardesiiA

211.10.31 29.10.31


86

(Segue) TENENTI loalUICl

LUOGO

DATA

ANZIANITÀ CASATO E NOME

di DI NASCLTA

nascite.

POSIZION..!:

di

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

grado sel'Vizlo

da.! n. 165 al n. 177 o BoSSolasco (Cu· neo) o •

3.7.906 01\gnasso GiU$tiYflt . • • • • . • • . . . . . •

s. Angelo FlUII\· 21.7.906 Zollo GiU$eppe.... . . • . . . • . . . . . • .

5 alp.

22. 7.32 22. '7.32

l ar~. mont.

22. 7.32 22. 7.32

nella (Salerno)

o Avellino . . . • . . 30 10 906 Salse.no Pietro ..••....... .. .•.••

l

o Tropea. (Catan· 23.4.906 Cutull Ft<aw:uco • • . . . • . . . . . . . . . . zaro)

3 al p.

22. 7.32 22. 7.3~

o Partanna (Tra· 25.3.907 DI Giorgi Pietro . ...••..• ... .... pani)

2 ar~. mont.

22. 7.32 22. 7.3~

a Alatri

(Frosi· 29.5.904 Te.glia1err1 E-nrico •..••..........

3 alp.

22. 7.32 22. 7.32

o Ariccia (Roma) 18.4.906 Me.zzoU Fernand.o.. . . . . . • . . . • . . . .

3 Id.

22. 7.32 22. 7.32

o Napoli •. .• .... 14.9.906 Iascone 1\lagllerl Giusevpe . . . . . . .

4 bers.

22. 7.32 22. 7.32

o Chlott •..•• .. . 15.1.007 Mando' .4.1/redo.................

12 fant.

22. 7.32 22. 7.32

o Corleone

2 art . mont.

22. 7.32 2!?. 7.32

o Palermo ...... 17.1.905 Augl Guglielmo •.......•........

3 geD.lo

22. 7.32 22. 7.3i

o Maddaloni (Ca· sorta)

6.4.906 Rossi Bonifacio •......•.....••..

l alp.

22. 7.32 22. 7.32

o Pietravairano

9.11.906 Iadevaia Francuco • . . . . . . • • . • . .

id.

id.

22. 7.32 22. 7.32

none)

(P a·

25.7.905 Ottaviano Fausto • ..............

l ermo)

(Napoll)

Se. centr. art.

22. 7.32 22. 7.32


(S~) TJ:Nli.NTI IDWIOI

LUOGO ~

.,

DATA

87

ANZIANITÀ

CASATO E NOME POSIZIONE

di DI NASCITA

lfj

nascita

di

CECORA.ZIONI E CAMPAGNE

di

grado servUilo

dal n. 178 al n . 190 c Bava (R. Cala· 17.3.906 Slrlannt Carmdo.. ..... ...... .. .

1 gen. min.

22. 7.32 22. 7.32

So. oentr. gen.

22. 7. 32 22. 7.32

brfa)

o lleBBina ..•.•.

17.~.904

Zagami ...tnlotl(no................

o Gane! (Palermo) ,.1.9o.5 Salerno .41/0MO . . •• • . . . . . . • • . . • .

a

c Firense ..••.. 23.1.904 Liberi Federico • . • • • • • . . • • • . . • . .

93 tant.

22. 7.32 22. 7.32

o Roma. . . • . . . . . 20.L906 EUset Cat'lo .. .. • • . . • . . • • • . . . . . . .

6 a rt. pes. oamp.

22. 7.32 22. 7.32

c Comitini {Agrigeoto)

4.1.905 Terrana 'Salealore • . . • . • • • • . • • . . .

13 tant.

22. 7.32 22. 7.82

o Cast-e11o001l'116no 81.10.906 Teon1 Giulio . . . . . . . . . . . . • • • . . • • .

7 alp.

22. 7.32 22. 7.32

3 art. mont.

22. 7.32 22. 7.32

66 tant.

22. '1.32 22. 7.32

(Ca- 22.U.006 DastoU Donunico • • • . . • • • • • • . . • .

8 alp.

22. 7.32 22. 7.32

o Calitri (Avei- 16.2.901 Togli& Oanio......... . .... .. .... lino)

7 Id.

22. 7.32 22. 7.32

o Aonto (Frolli- 2.10.906 A.naa-n1 Mario........... .......

'

Id.

22. 7.32 22. 7.32

~

Id.

22. 7.32 22. 7.32

&rt. oamp. (dist. 22. 7.32 22. 7.32 Taranto)

_._.m"l:J (Areuo)

o A.tvusto (Catan- 30.1.906 Gorl OWllannii.. • . • • • . . . • . • • . • • • • zaro)

o Cori <Roma) . . 16.U.906 Plstllll Giulio .. . . . . . . . • • . . . . . . . .

c Fllade111a

tanzaro)

n.o ne) o NaPOli . . • . . . . 23.1.907 De Rens16 E m«io .. . . . . . . . . . . . . .


88

(Segua) 7E1-'B!iTJ IDWICI

DATA L UO GO

ANZIANITÀ CASATO K NOME

di

DI N ASOITA

POSIZIONE dJ

DECO RAZIONI E OAMPAONll

dJ

grado servi.d o

dal n. 191 al n. 204 o Palermo ...... 2LG.901l H.lbando .Anl<miM...............

2 alp.

22. 7.32 22. 7.32

O Ferentino (Fro· H . U)05 De Andreis Giuseppe.. . . • • • . • • • . &l nono)

3 &rt. pee.

22. 7.32 :!2. 7 .3'2

o Cannete (Bari) 30.9.906 Modugno F rancuoo • . . . . . . . . . . • •

l uJp.

22. 7.32 22. 7.32

o ~'J>aranise (N a· poli)

6 Id.

22. 7.32 22. 7.32

9 bers.

t2. 7.32 22. 7 .:tl

6.1.906 a rando PlUIIluaù . . • • • . • • • • • • • • . .

o B e l v e d o r o 28.9.905 Zambcill Anl<mio • . • • • • • • • • • • • • • Ostrense (An· cona)

l

o O a sa l nuovo 16.6.906 laccarluo Gtuuppe........ . ... ..

' tant.

22. 7.32 22. 7.32 \

o l'nganJca(AQul· 20.2.904 Vleontl nl .J.nl<mw . . • . . . . • . . . • • . . In)

O atp.

22. 7 32 22. 7.32

e Napoli . ...• •. 1.11.903 MciUlu Mario . • . • • . . . . . . • • . . . . . .

3 art. mont.

22. 7.32 22. 7.32

o N a poli . . . . . . .

6 al p.

22. 7.32 :!2. 7 .3!

(!\aPQll)

3. 7.906 Marceoa CorrQIÙ) • • • • . • • .. . • • • • • .

art. camp.

o Napoli • . . • • . . 28 11 001 Rcbwrot Gtulw .... .. ... .. ... .. .

9

c Cittanova (R. 21.4.905 QlvaUore GiM • . . . . . • . . . . . . • • . . Calabria)

'26 f an t.

22. 7.32 22. 7.32

o Trlgglano(Bo.rl) 1.1.904 TJOmbardl Mam . . . . . . • . . . . . • . . .

86

22. 7. 32 2·• 1 .st

o Corleone(Paler· 29.11.004 Creeolmanno B el"ft4nlo.. • • • . . • • . .

Id.

l art. oosta

22. 7.32 22. 7.3'?

5. 8.32 6. 8.3\l

m o) O

S. HBBUlo (Ca · 27.11.004 Maxla C08Uno. . • • • • • . . • • • . • • • • • . gUarJ)

18 fant.

l

l


UFFJCIALI CHIMICI·FARMACISTI .!!

~

X.UOGO

s

D I NASCITA

3 (IJ

l

DA'PA. CASATO E NOME

ANZIANITÀ

POSIZIONE

di DECORAZIONI E CAMPAGNE nascita

di

l l

di

grado serv111o

'

COLON NELLO OHIMICO-lo'ARMACIST.~. a

:\ftlltl (Potenza). 81. &.77 "Pagnlello prot. 4llredo, U 'Ìi'· 1n ohlm. brom.

e. L. D. Iep. ~erv. tarm. Min. 26. 5.32 16. 9.03 guerru

TEN. COLONNELLI CHIMICI-FARMAClSTI.

dal n. 1 al n. 4. o Pa.lorrno ..•... 19. 9.75 Corredi R.mw, +.1!1.............. Oep, Palermo a

Galatina (Lecce ) &. 8,78 Regard dott. Pf.dro. U.

a

Bologna ....... 26. 1.~ Mozzana dott. Carl(),

+·. ......

I~.

NapoU

=*'·... . . . . . . Dir. l st. ohlm. tarm.

SI. S.2S l~ 11.02

L l2.26 12. 6.0.

25. 9.30 2. 5.09

mil.

a

Padova ....... 1,. 6,78 Gherardini dott. Nu14o.

+. 4>. . . . Osp. Bologna

26. 5.32 28.12.02

MAGGIORI OHIMICI-FARMACISTI.

dal n. 1 al n . 3. a

Perugia ....... 17, 7.81 Marini dott. Carlo.

~·"· (?>. @. +

+. q)

fll·ll·-t•,

+. 4), ~,.,.

a

Roma . . • • • • . . Hl. 6.82 Lombardi dott. Manlto, .,..... @. @

a

Ferrere (A le&- 11,12.83 Accoasat() dott. Ern~dc. sandria.)

+ ..

Oap. B reeola

l , 3.17 l . 2.07

Id. R<•mn

l . 3.17 30, l,08

Id. Snv1s!Jano

4. 8.18 J. 1.09

'


(S~)

IUOGI<>RI CBnll01·P'AlUUCI8TI

ANZIA!'J.TÀ

DAT!. LUOGO

CASATO E NOME

POSIZIONE

dJ

DI NASCITA

DECORAZIONI E CAMPAGNE nascita

dJ

dJ

grado servtaio

dal n. 4 al n. 16. NizzaMonforra- 6,1 1,83 Oorrcta dott. Carlo, :;., ~ •..•••• to (Alessandria)

l at. ohlmloo mU.

2, 10,82 Mlchell 'J'~rioo, <!>. I!J, zy 11, @"'' • ....., ~. @, ••

Oep. Aneon..

l . 7.22 27, i-13

a Vlulni(Catania) 1. 12,87 VIta dott. Gaetano, tji:, lP

I Kt. ohlmioo tarm. mtl.

l, 7.22 27, \!,lS

a. 8.86 Parrl dott. JraUer. tj!:, lP

So. appl. ean. mU. (!n.B. ttt.)

l. 7,22 27. 2.1S

Iet. oll.lmloo fArm.mU.

1. 7.22 30. 11.011

Osp . Bari

SI. 8.2, 27. 2.11

a

a Anoon... .... . .

a

Mercatello (Pc.

+

Raro)

a

~fonteoatfnl 1LI1.89 Ca ppelli dott. Gi"""PPe. e ,:;.,;f),

Vnl dJ Cecina (Pisa)

e •u·••,

~.

+'.

rarm.

4. 8. 18 2. 1.09

11· L. D. to ohfm..

brom.

o@o..... ...... ... . . . .

a

Bitonto (Bari) 20. t.85 Savino Vitn

o

Pott.ltlongo (No- 18, 9.86 Mn MO Ettrico. ~ .............•.. vara)

Ist. obltn1oo farm. mll. 31. 8.24. 24..11.11

c

Bronte (Catania) 8. , ,89 Isola EmUw. lP ..,.,.....,.........,, <i:,

Osp. Trl ~ste

8l. 8.24.

a )fonti (Agrfstentol 16. 6.85 Valnntl ~ttltmino. ~. 4J..........

Id. Torino

31. 8•24 20. 9.14.

o Corne!Jano d'Al· 17.11.86 Stccarcll GuiM c§>, 4.) • • • • • • • • • . • • ba (Cuneo)

Id. Udine

81. s. 25 27. 2. 18

SI. 3.25 20. 8. 1,

~ ..., llii· l\l).

+

3.12.~

a

Oarbagna(Ales- 24..12.82 .Aivlgini dott. Gioraio, e§=, ®"' s andrla) ' """• @, \W

Id. Alessandria

o

Nnpoll . . • . . . . . 25. 4.90 C'ort61j311 dott. .Silcio, tj!:.

ht. oh1nl.lco tarm. mil. SI. 8.25 1. 5.1&

a

S . Egltllo (T era- 17. 4.84. Farlna Frlict, :!>. cD ,,..,. ~ ....,..,, mol ~-.w. +

Oep. nrenze

SI, 8.26 27. !,1S


(SegtU) IIUOGIOBl & PHDil OAPIT.L'U rnllKIOI·I'~(}lSTI

91 ANZIANITÀ

DATA LUOGO

~ +> r:n

CASATO E NOME POSIZlONE

dJ

DI N.ll'CITA.

nascita

dJ

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dJ

grado sel"VVs1o

dal n. t7 al n. '/:1. a

c

Gitfonl Vallè Piana (Salerno)

1. l.!U FortunatoLeonardo, :§o. <P. ~.,.., ...,

Osp. Genova

l. 1.27 24.11.13

Id. JieMlDa

1. 1.27 24..11.13

@>. @

.<\.Ila (Palermo) lll. 1.85 Grlgounl Euaenio,

/P IU,lt {•

+. @ ............,

a

Rovi t o (Co- 21. 5.88 Marra Gimeppc......... .. ....... eenu)

1\1. Verona

1. 1.27 U.ll.13

u

P oi rino (To- 20. 2.83 Arpino Pietro. t§>, <P.'"·"·"·"·'"·..·", rino) ~ @), ©

Id.

Novara

l . 1.27 t. 6.U

a

Ca s nlbordlno 27.3.88 MoiiMnidott.Ricciardo.ci>,~.._ ..... (Chieti)

Id. P er usta

l, L27 l. 6. 16

s

S..Mtl:'ia Capua 11. 1.96 Palmierl dott. Mario, <fio. • • • . • • . • • l sL chl:lllco tarm. m!J.

..

+.

Vekìre

'"·",

I. 8.~9 l. 8.22

(Na.

poU)

+ ............. . Osp. Cllgltad

~sarl

e

Fos sa (Aqulla) 14..11.900 Placidi dott. Ettore, :§........... ..

n

S Lrailella (Pa- 19.11.92 Giorgi dott. Gioruio,

..

,

vi O.) t.

18. 6.97 Lay dott. lXno,

a

lP .......@). @. •

Centro chim ico m! l.

31. 3.30 16. 2.23

+, ~ "'""'"'"• Jst. ohlmloc ra rm. mll. 2~. 9.30 16. 2.23

o.

Va e rl (Chieti) 18. 6.93 D'Aiodsandro dott. Luigi, <Jio ......

o

Raoconlgt (Ou- 12. 7.98 Rcvolll dott. Gioocchmo, neo) @. @.

+

31. 3.30 16. 2.23

+ ~ '"'

11 ,

Osp. MU!mo

(

16. 6.31 16. 2.23

l at. ohim. farro. mn. 26. 5.32 16. 2.2s (com. Conùt. mobll. lndustr. Napoli)

PRIMI CAP11.'A!-:I CBIMIOI-~'ARMACISTI.

·'

a

Tarauto. • • . . . 11. 2.88 Lal>rnzzo M enoiU (*l lP ......, .....,..,., ~ .......... ®. @. + (•) ba rinunziato a.ll'avaozamento.

O~ p.

Romn

1. 7.16 l . 6.H


Cl.U'ITANJ 'fi'll«Wl··~

.

.! ~

o

LUOGO

i

DI NASCITA

ANZIANIT.l

DATA CASATO E NOME di

no.scltn

iJ)

PO~IZIONJ!l

D ECORAZI ONI E

CAMPAGN~

di

di

grado servtz:lo

CAPITANI CIDMlCI-FAJUlACISTI.

dal n. 1 al n. 12 o Bet·gamasco(A · 10.12.001 Bre.gglo dott. Gi<n>anm.... . . . . . . lesl'an<lrla)

3. 3.93 Zlnl dott. Giovanni..............

Osp. Piacenza

31, 3.26 16, 2.23

Id. Torioo

SI , 8.26 16. 2.23

a

Susa (Torino)

a

Tor.luo . . . • . . . 26. 1.99 Gugllelrnlncttl dott. Silvio. ~,.,.,., @, @, 0 • •

Centro çhlmioo DUll· 16.11.26 16,11.23 tare

o

Alvito (Frosl· 6,11,901 lJI Tulllo dott. Odori8i.o • . . • . • • . none)

Os p. UdJI}9

16.11.26 16,11.23

Jst. cbim. fann. m1l.

16.11.26 16.11.23

1d,

16.11.26 16.11.23

c F'ircnzc ...... . 10.~.001 Bracaloni dott. Lorema....... . .. c

S. ArReolo (Sa· 11. 6.93 Pessolano dott. 4no~Jo krno) @.

a

Tropea (Ca· 31.10.94 Adilarcll p.a trlzlo dJ Tropea dott. tnnzaro) Giulio, ~ ....... • • @, @

+

~"''", @.

Id.

id.

Id.

O~p. I«lmn.

(com. la· 16,11.26 16.11.23 bor. olltm. bromat.

applicata) o A !vito (l-'rosi- t1. 10.97 Fantozzl dott. L«igi. ~'"'", @, @ none}

l d. Caserta

16. 11.26 16.11.23

a Semlnarà (Reg·

6. :1.90 ltlasseo Save.rio • • • • • • • • . . • • • . • •

Id. Chieti

6. 6.28 6. 6.28

2. 8.88 De Palma dott. Fil(ppo . • . • . • • .

Id. Napoli

6. 6.28 6. 6.18

gto Calabria)

c Gravina (Bari)

o Luzzi (Cosenza) 27.1:1.85 De Marco Oe~~a~·e . . • . . . . . • • • • • .

I d.

Roma

6. 6.28 6. 6.J8

a Piazza Armerina S. 8.88 Rlno GalltaM • . • • • • • • . • . • • • • • . (Calte.nJst>etta)

I d.

Roma

6. 6.28 6. 5.18


:

4>

:::

... o

LUOGO

2

DI NASCITA

di

s rn

ANZIANITÀ.

DATA

nascita

CASATO E N'òME .POS IZIONE DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

di

grado servizio

dal n. 13 al n. 18. c Bitonto (Bari) • 10. 9.88 Garotalo dott. Vito •••.•......•

Osp.

Verona

6. 6.28 6. 6.28

1\

Roma .••.•.• 29. 9.89 OorradJ ~tro ... . .. ...... .....

Id.

Roma

6. 5.28 6. 5.28

<:

BarJoo(1(el!stna) lS. li.U Ohtofalo Bio o-W • ••••••.•.•.•••.

Id. Catanzaro

6. 6.28 6. 6.28

a

Ivrea (Aosta) •

8. s.u Treves 4rillt(4k •••••.....•••...

Id. LiYorno

6. 6.28 6. 2.68

c Ca.lllano Mon- 25. 1.90 MilUno dott. D.:mt<:flllco •.•• • •••.

Id. Tren~o

6. 6.28 6. 6.28

Id. AJeeeandrta.

6. 5.!18 6. 6.28

ferrato (Ales-

sandliài) a

Lltaana (No-

6. 1.89 ~'eri'wls Bal'llatore •••.•••..••• , •

'l'ara)

TENENTI CHIMICI-F A.RMACISTJ.

d al n . l al n. 5. o

l'l~. • • • . .

7.7,902 Nboentlil.l dott. IXno . • . . • • • . • • . .

Oep, Milano

9. 6.27 9. 6.27

c

N a poli . . . • . •

6.7,902 Sootti do tit. Gtuseppe ...........

Souola appL ean. mU. (ine. agg.)

9. 6.27 9, 6.21

o aa-tl . . . . . .

4. 7.99 &!1Dna· dott• .Alullmulro... • • . . . • •

Osp, Hllano

9. 6.27 9. 1.27

c

4,5.902 Zodda dott. 4ldo . • . • • . . • . . . . . .

R. lt"uvve col. ('P:dpollteufa)

9, 6. 27 9. 8.27

Oap. ~r~

8. 6'.28 6. 6.28

M<illslna • . . • •

o itongia ua1to 16'. 11.98 Dàtt.llo 4fti1Wlitio ......... •..• .. (Closensa)


(Seq~U~) TE~.ENTJ ClBIJOCI·FoUUUCISTJ

.. ...

ANZIANITÀ

DATA

::1

o

LUOGO

~

DI NA.f'CITA

CASA TO E NOME

..

POSIZION E

dJ

(/}

di

DECORAZIONI E CAMPAG NE naaoita

dJ

....

·~ .-

grado servlslo

dal n. 6 al n . 19. o Guardi arre l e (Cbleti)

2. 3.97 Pa.ID:Ierlo p(e/ro , ® "", @, (g. ....

Osp. Bologna

6. 6.28 6. 5.28

a Bari •..••••••

1. 1.96 Curatolo LoreJt.W, fi3, .

Id. Firenze

8. 6.28 6 5.!$

a Roma ... .. .. .

ll. 8.96 Foobl d ott. Roberlo, 9 @, @

,.,...,..,, +.

Id.

Napoli

8. 6.28 6. 5.28

c Bari ......... 18.11.99 De Benedtotls dott. Rl•tfaele ... . .

Id.

Bari

8 . 6.28 6. 6.28

o Parma ...... . 21. 2.98 Zanelll dott • .4/br.r'o ... ...••.. . .

Id. Trlee te

8 • .6.28 6. us

o S peala ...... . 16.l1.900 Alblzzatf d ott. Dcnride • • ••• ••• • •

.A61Je"· (n/erm.

8 • .6.1!8 6. 6.28

o Patti (Messina). 7. 2.900 Orlando T ood(),.o ••.. •• ••• • •. ••

Int. pres. Parma

8..5.28 6. 6.28

, ~ ... 1f-l• , <t:: ........ . . .. ..... . .. .. ... . . 4

'1 r·

~

..

~ ~

•:.; l

o R l b era (.Agrt 10. 6.900 Friscla Pietro •••• • ••• . .• .••• •. gento) o

s. Grerorlo Ma- 8.12.902 Go ffredt dott. Ettore.. ... .. . ....

Osp. Roma

8. 6.1!8 6. s.ts '<q

Ist. chlm. tann. mU.

28. 3.29 28. S.N

rno (Salerno) o

·~!-:

Frosolono(C&m· 17. 3.899 Prloolo dott• .41/olUio, pobasso) @,

+

o Molfetta (Bari)

® ""• @J,

'- 7.904 Spada't'eoobla dott. Domenico.... .

SOSP. imp.

28. 3.29 28. S.N \ ....

Inf. pree. Ravenna

28. 3.29 28. 3.!11

I d.

28. s.~ 28. ua

Al81r0na gento)

(A8rf· 21. 1.901 Licata dott. SalOGtMe,.. . • • • • • • .

o Siena •

12.10.901 Se8re dott. Fern4ndo. .... .. .. ..

Osp. Padova

28. S.29 28. 3 98

6. 9.901 Pouuoll dott. Fro:ncuco .. • . • • • •

Id. Roma {com. po san . .A.nslo)

28. 8 .29 28. 3.!11

o

o

Vltululo (Napoli)

id.

B olzano

·'


.!SL!l' l_ l

-o..""

ANZIANITÀ

DATA CASATO E NOME

LUOGO dJ

~

DI NASCITA

~

POSIZIONE dJ

DECORAZIONI E CAMPAGNE n~ta

dJ

grado servizio

dal n. 20 al n. 33. c Grotte (A gri· 20.8.898 Nuoè dott. FrcmcucoPa.olo, ~ "", ge n t o) @, @

R. truppe col . (Trl· 28. 3.29 28. 3.2$ poUtanfa)

c Torino.

17.10.901 Rolto dott. Ft4erico. . . . . . . . . . • .

o Verona.

30.11.904 Martin! d ott. L'ldqf • ••• , , • • • , , ,

c MoDtevarohl.

1. 8.903 BernJul dott. FOilco. . • . . • • • • • • • .

1st. ohlm. fa.rm. m! l.

H. 2.30 14.. 2.30

28.10.903 Rfparbelll dott. Ro1)(rto. • • • • • • • •

Osp. Firenze

a . 2.30 U. l!.SO

Osp. Tortllo

28. 3.29 28. 3.2$

u. 2.30 u. 2.30

(Areuo)

o Pisa. o New Jor k

(S.

s. 8.904 <.:reato dott.

Baldo............. Id. Gorizia

a. 2.3o u . z.so

U . A)

c A. l e e sa n il r o

•· ,.00. O&r!J.~l dott. F lll'dtnafldo. • • . . . • . •

Id. GènòvA

H . 2.30 14. 2.30

R. truppe col. (Trl·

u. 2.SO H.2 .so

Rocca (Airrl· sento)

o Castella.Deta (Io- 12. 7.905 ~bio dott. Bernardmo. • • • nlo)

, o!Ji

~-""

politanla)

14. 2.30 u. !l 30

o C&nonlca (Meas1na)

1. 2.903 Rfooard.t dott. GiUBeppe. • • • • • • • •

Iot. pres. Saasari

o A.de!lla (Bari)

21.8.905 Co!ella dott. ViUorimw . . • • • • . . • .

Ist. oblm. fiU'IJI, mil. H

o Crecchio (CbieU) 2,,9.907 Santeusanfo dott. Mario... . . . . . .

o

SaloP~~C&(Bene-

27.6.903 TanoredJ dott. Gabriele.. . ..... . .

Osp. TriestE<

7.32 H . 7.32

lt. 7.32 14. 7.32

Ist. ohlm. far m. mi!. 14. 7.32 14. 7.32

vento)

c S a.eenolo (Mode 27.2.906 Rotteglla dott. Emo •.. • ........

Id.

Id. :Id.

Id.

14. 7.32 14. 7.3

na)

o S erre (Cuneo)

15.6.904 Melchlonna dott.

Eftqre.........

Osp. Verona.

14. 7.32 14. 7.32


(Segue) TE:'<ENTI OUDIICI·FAIUU.OISTI

96

., 1: o ., o

.:!

.A.NZI.A.NIT.!.

DA'l'A LUOGO di DI NASOI'I'A.

CIJ

na.sci ta

C.AS.A:ro E NOME

POSIZIONE

di

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

grado serT12:1o

dal n. 34 al n. 43 c Cesena (Forll)

14.5.906 Bocchini dott. Francesco . . . . . ...

Osp. Bo torna

u. 7.82 14. 7.32

o Ferrara

8.10.906 Sani dott. Carlo .•...•..•..••..•

Id. Udine

u. 7.32 14. 7.32

o Roma

22. 9.96 Longo dott. F'ttl~io .........•.••

Id. Livorno

u. 7.32 lf. 7 .32

c PoJ:zallo (Ragn· 11.10.008 Terranova dott. Safcafqre .•• •..•• sa)

Id. Trento

14- 7.311 H. 7.32

Foggia

6. 4.904 Sc,..erlni dott. Giuserme •••• • •• •••

Id. Bari

14. 7.32 a. 7.32

c Salerno

l. 1.905 Portelll dott. GiUSI!:TYfll!: • - - - • - •• •.

Id. Palermo

u. 7.32 14. 7.3:i

Id. Ca.serta

u .- 7.52 u . 7.32

Id. A.lei!S&ndrla

14. 7.32 H . i -32

a

6. 5.901 Gambarinl dott. • Salsomaggiore (Parma)

o Genova

Gi'll.<lt:PPt •• •• • ••

20.6.906 A.udielo dott. GitlUo . •..•• ....•• •

o Sutera (Ca.lta- 26.1.903 Sala dott. Mario ... . ............ Id. Cagliari

u. 7.3i! l<\. 7.32

n1ssetta)

c Camaiore (Luc- 21.9.902 Vecoll dott. N orberlo . ...•...•...

Id. Pa.lermo

14. ì.:l2 a . 7.32

ca)

!


UFFICIALI DI RISERVA BIASSO:NTI IN SERVIZIO QUALI INVALIDI DI GUERRA Ufftciali Medici .!!! i=

DATA LUOGO

13

CAS ATO E NOME POSIZIOKI!:

di

.s..

...

DI NASCITA

;;n

ni\Sclta

DECORAZIONI E CAMPAGN E

Anzi a·

Data di

r:Utà

nomln

di

a sotto·

grado

tenen

COLONNELLI MEDICJI a

s. Giorgio Mar- 20. 9. 71'> (IJ OrQ681 ffi.uey,pe • • +. +. ~ '"'" ceto ( R. Cala·

IJtdfJ. CorJJO Arm . •Va·

...... @, @

J. 4. 32 8.10.07

7Wli (com. Di r. San.

NapoU)

bria)

PRIMI CAPITANI ME OlC l

dal n. l a.l n. 6. a Lonct (Messina) 1S. 8.80 Q1 Zingalee Giu.uppe ~. +, ~'"",

Dir. :-;an. Roma

@,@ o NapoU ..•. •• • 2.0. 7.80 Marino Gadmto • • • • • • • . . • • . . . •

l)i.~l'· J1in.. l111er~w

a Sarsana (Spe· 28. 4.83 QITonelll Oamillo ~ ··••, @, lli}.... z l a)

Leg. tcrr . CC. ftl<. Oe- 11. :1. 11111. 6.15 nova

o

Soecoreale (No.- 23.12.87 CtrUJo Gi1t&l/>pe, . . . . . . . ........ poli)

a

Cairo (Egitto)

1. 1.90 Q, Montlnl Ginvan~>l

@, @

a Cet.ra.no ee:na)

(C o·

*· +,

~·"·",

9, 6.90 $Laino Rosario *· +. ~ ·"·", (\9, lt;l

11. :1 .1723. 2.02

so. 5.16

Di.m. Jlln. 111ttrn0

26. 8.17

0 3p, Trie;,te

2i .10 . 1~ 16. 9.15

Dir. Slln. l! orna

27.10.181 1. 5. 16

CAPITA:-.11 MEDICI

dal n. l aJ n. 3.

+. +. ~ ""·", ,y;, @ . nis;•. M'i,, Inltrllo

:a. 3.23 Hl. ;, . ti\

a

Viterbo . . . . . •

0

CercWo(Aqulla) 17. 7.fl7 Iii PBOUU .J.mcm-io +. ~ ·"-".~. @ .

:,.oz.tair.tt.E.Bologna ~t. ~.2~18. 5.16

( P o· 24. 9.81 ProvvtdenJla Savino............

D~;p. Min. l•:tlw:aziMe 30 . 11 24 L 3 .18

0

Lavello

7. 5.89 Paoluool .J.lberw

t.enza) 7 -

Nozio11ale Ruolo di an~i<lnità del CQTPo aanitario milita,..,.


98

(Stgt~)

OP,.CIALI DI RIBBRVA RIA811UN'TI I N BBH VJf.IO QUA LI I N VALIDI D! OO.II:RilJ\

. . D - - - -t-'-= .11~UUWIB" Uftlciali. Cb.IJDJCl ~

,; i3

3

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DATA LUOGO

An da.·

CA!'ATO 1!: NOM};

di DI NA.SOITA

IT1

PO>HZI ONE

ultà di

DJ::COII A.ZIO:-JJ E CAMPAO)I;E n& '!Cita

g r1ulo

Da.ta ùl U O DlÙ18

a

sot.to-

tenente

MAOOIORI CHIMICI FA RMACISTI

a v Il l a m •IDA 26. e. 88 BattatrUnJ 0w411o Il =!>.q;,, ~ ............. (Obletl)

D i• P· M i•. Colmlie 16. 1.17 U>. e.n p.r inconco citriù ( TrlpolltaDir.)

'·

-, .. .

-- ~

---

......


RIPARTO DEGLI UFFICIALI MEDICI E CBDUCI-FABMACISTI IN S. P. E. FRA I DIVEBSI COMANDI, CORPI ED UFFICI

MINISTERO DELLA GUERRA. Direzione generale di sanità militare.

C.M.

Uiln ll•' <~uuus/o.

T.O.X. R.tv a Umberto (dìrettore generale). ~l.O .M.

H asearottt (Jiu~~eppe (a dlspoeldone). M.O.M. F rnnch l Lu i u i (pr.,;;itlcnt e) .

(Id.) Col.~!.

s anta Marta A lberto (capo divisione inc.}

Col. C. F. P aanlello Alfredo (lapettore do! servl.zlo farmaceutico) T.C.M.

Delogu Otno (oapo divisione lno.)

T.C.M. Florenze. l(fJiatrio (capo oozione lno.) T.O.M.

Do Bernardinie J7irgin.(o {com.-redatt. Otorn. med. mll.)

T.C.M. Slnls i Guido (capo sezione l ne.) T.C.M. Costa Fawrlo

(Id.

Id.

Id .)

Coi.M. R lzzutl (Jiu.~eJi7>t (sostl t . J•re~Jd.J. Col. M. (.:L R . Q.) Pa -s era Er·rol·· (membro).

(id.).

Coi.M. Moll • nnl A l/ rcd•> T .c.M. Ca.•e ll o D<mk

( Id .)

'l'. C.M. Cammnra t n G i om 11ni ( a:l8. ). M.M.

Lopt·esti Lhtlun i no (segret.al'lo).

M.M.

Mnnconl >lfi•·M k (mombro).

Laboratorio di fisiologia e biologia applicata

T.C.M. Bassl Giuseppe

T. C. M. :"lf&'118'0rl Nicol 6 (caPO AOZion e !ne.)

M.)I.

C'IISsi nl• U(IQ (com.)

:U.:'II.

Ippoliti 4rt&a1ào.

M.M.

Carluccl Ralf{Ul~ (conslgUere luc.)

)(.M.

Corsi 41/redo

C. :'lf.

Lipa.nl .4fllonin.o

C.M..

Loria Qiomnn.i

Scuola di applicazione di sanità militare.

C..U.

ctprtano Salvatore

M.G.M. Orix:ouJ Qùn·anni {direttore).

C.M.

:'llau&ront Q(ooomo

'!'.C.M. Brulli Nicola

11ns .

ti t. ).

C.M.

1'1umara .<f!Ucm(no

T.C.M Mangnnnro Oarm.e!o

(Id.

Id .).

C.M.

Contrino FercHna'fld()

M.M.

(Id.

Id.) .

(Id.

Id.)

Laboratorio di chimica e bromatologia applicata. O.C.F. Adllardl Qi'lllio (com.).

Mallce 4 u ssandro

.dllbrevi=Wni. - T.G.M.: tenente generalo modico; M.O.Al.: maggoor generale medico ; Col.M.: cooon· nello wedJco; T.C.M.: tenente colonnello medico; M.M.: maggioro m edico; C.M.: capi t ano mcdioo. T.M.: tenente medico; Col.C.F.: coronnello oblmlco·farmMi sta; T .C.C. F.: tenente oolonnello ohi· mloo-farmaclsta; M.O.F.: maggiore ohlmlco·tarmaclsta.; C.C.F.; cu.plt a no oloimlco·farmacista; 'r.C.F.: t.cncnte ohlm!OQ.ofarmaclsta.


100

!\(,)[.

! StQW') R IP \IIM DKO I.I On'IC IALI UP.:DI C I p; CIII \CICI·FAR\CAC ' d<l ECC.

r,,.ugolln

F' ra/l C f$~ 0

Scuola di guerra.

(A.!>!.).

M.l\1. [)'Alessandro Rnl/ntle (lne . tll.)

T.C. M.

1° C.M. Dertll luocl Oiru:> (lo• . ngsc. ) 0.1'11.

N'ann i Carlo (Id. Id .).

O. M.

Pnltr one Raf/atle (IJ.

0.1'11.

Manlori .Alb.:rla (id.

C.M.

Barl, Iera Ma11ranqelo. Clrl. Iii.).

C.~I.

VItale Salralare (id. Id.).

C.M.

Rosa G~tido

(id. Id.).

C.llf.

'l'rolo/l F rancesco (id.

Id.).

C.M.

Piazzo. Guido Cld. Ici.)

l'crrler Slefanc.

Scuola d'appl. di lanteriL 1o C. ;\l, Cnuopn Honui({).

M.c.~·. Parrl

Id.).

Id.) .

Walter (lns. tlt.).

T.C. io'. Soottl Gia.:;e"pe {Ins. ~. ).

Istituto chimico-farmaceutico militare di Firenze.

Scuota d'appt. di cavalleria. M .:\l,

Ctlmbnz~u

Mario

Scuola d'appt. d'artJclleria e cenlo. M .M.

Cn.sottn Cesare.

Accad. mll. di fanteria e cavalleria. M.M.

Bio! .Douam~.

T.M .

Taddla L«J

Accad. mlt. d'artiglieria e genio. T.C.)L Pet.IU P(l«rttole..

T.C.C.io'. Mozzana Carln (di rclt<Jrc). M.c. ~·.

Oorretn Carlo.

M.C.\o'.

VIto. Gaetano.

l\1.0.F.

Cappelli (X mem•e

M.C. F.

Mllli!K>

M.C. F'.

Corto.~sa

M.('.F.

Palmie ri .Mario.

M.C.io'.

Oiorgi GV.r{Jio.

M.C.F.

ReveUI GW.U·chino (oom. comlt. mobll.

Collegi militari. M.M.

ll'o.!Ua Gi()t)anni.

l O.C. l\t. Spi\1\'11\IO IO Vlgorl ta NiCoJla

Enrico. Siloi.o.

lndu~tr.

NaPOli).

O.C.f',

Bracaloni

Lor~.

C.C. F.

Pe68olano .Jnuelo.

1.',0 .1: .

Golfredl Et;ore.

T .C.F.

B oroioi Fll8CO ,

T.O.F.

Col ello. l"iUoriano.

T.O.F.

TanorcdJ Gal>riek.

T.O.F. Rotteçclia Enro.

Comando Corpo Stato Maggiore.

Comando scuole centr. mllft . T.M.

M88ala·Seccbl ll!ari.o.

Scuola centrale di fanteria. C.l'lt.

Olanncttl lJen~a.rdo.

Scuota centrale di artiglieria. T.l\l.

ladeva.la Francuco.

Scuola centrale del genio. T.)f. Za!f&1lll AnUmino.

Scuola centr. mlllt. di educaz. fisica. T.J(.

D'Attillo Erandro.


(8eque) R!PA.R'l'O DBOLI UPJI'IOI.t.LI HJIDIOJ

a ClllMIOl·li'A.RM.AOISTl

Scuola di tiro d'artiglieria. C.M.

Gagllone A nLonio.

T .M.

Larovere Gi11.seppe.

ltCO.

101

Scuol4 A . S. C:tUerta.

C.M.

Bertone Gtu.seppc.

Scuola A. S. N ocera ]ft/ertore.

Scuole allievi ufficiali e sottuffk:lalf.

C.M.

Donsanto Amedeo .

Sruola A . U. Bra. M.)(.

Servizio chimico militare.

Bruno Carlo. St;W)!a A. U . .lfoucolit ri

M .M.

Cblmenti Fe.. àmandv.

S cuola A . U. Milano.

C. M.

Zurettl Sal,alore.

M.M.

Ferri Guiàu.

O. M.

~'errnloro

C.M.

Ce! l<'ililnrto

C.M.

Mangione Gi'USeiJPt

M.C.F.

Plo.cidi Ettore.

C.C.F.

GugUelmlnettl Sii1M.

Giuse'PJ)t.

Stabilimenti mJIItarl di pena.

Scuola A . U. P"erona.

R eclu80Tio militore.

l •C.M. Trombatore Vi'IICt1IZO !\f.M.

Pezzullo Luif!i.

Scuola A. U . Pola.

C.M.

Pecorella Maria110

Direzioni di sanità di Corpo d'annata e stabilimenti sanitari.

&-uola .ti.. U. Lucca. DIREZIONE DI SANITÀ

M.M .

Gl&nnottl Dino

Scuola A . U. Swk to C. M..

DI Lore~o

S cuola A.

M.M

Odoarào

DEL CORPO D ' A.R"UTA. DI TOR INO.

Col.M.

F errarl-Lelli l<' rancesco (direttore).

M M.

V!gUanl Fukrico (lg!enlsta).

M.M.

Muratori Carlo Felice (segretario).

u. Salemo.

Ospedale militare ài Tor!no.

Trani Poolc. Col .M. Snwla A . U. Palermo.

C.M.

Calvello Saltoalort.

Jio:otanarl A llilio (direttore).

T.C.M. Gatti Dioniq!. T .C.M. Masserano Gtulio. T.C..M. Oggero Cesare.

souola .d.. s. Ruti. C.H.

D i Maato Francuoo.

M.M.

Boooa T!to.

M.M.

Sogno Arm4ftào.


102

(Seque) RII'ARTO DEGLI O F P IOU.LI MWDIOI 'C OB U U OI-PA!OU CISTI COO.

M.M.

:-:a.ba.tlnJ .Angelo (segretario).

M.::l!.

Buono Demd.ri.o.

M.M.

))'A.tnllroslo Giwern c

1o.c.:.r. Oortella Fra.ncetiCo (capo. aeoz. dl&lnt.).

.M.M .

FtL~CO

:

JOC.M. Colomba.ra Guido •

)(.M.

.Angelo.

l OC.M

Cieco Giovnrmi.

IOCi'l[ .

Boro: lo Giot>onni Giwu1 pc.

C. M.

\'llale Nicolfl. Ca rbone

Olol ooa Emanuele.

1"0.)1.

Budl Ra/laele.

C'.M .

B ua Giustppe (A. M.).

M.C.F.

Alnglnl Giorgio.

C.C. r·.

Ferrarls So/rotore.

T.C.F.

AncJ J,Jo Giulio 01r tdale militare eli GetrotK•.

'Fe re~io

Tarquln l Cmr• li

T.C.:\-1.

O. M.

Calh-udol .\lirliele (.\. )l. l

T.C.M. S&vlnl Gualtiero.

0.';1[.

'!lfl\ll~fl 1:/ut>. H<dti.•l rt ( ri\J't' •0:0:. tlil!tllL)•

1'.C.M.

&ochlalont .Adolfo.

M:. O.~·.

Valenti .dl<loninn.

M.M.

Imperlale Cuwe.

O. C'. F'.

ZJnJ QiQeanni.

M.lr.

Catapano Edu<~•do.

T.C.t'.

Rolro Ft<lerico.

M.::l!.

Sclllle r l Vincen.c:o

Os;·edale miliiCtre tH Sov· rra.

Porru Pidro ( dlrottore).

..

1o.o.M. Quelrolo E111il w Emulo. (A.. ,\I,), JO.C.M. SanduiU Pielro.

T .C.h1.

Oalottlno Ca rlo (dlrottnre). Paol\gla .An!onino.

M.M.

BettltJoLtl Mar~l'i11o.

:'>t.M.

Ourgo Plerino (A. )f.).

C.M.

Dc nza Ha//a rle.

M. C. F.

A.rplno Piolro.

T .C.:'>t.

C.M.

Castrllaneta Vincenzo

C.Jil.

Carplntlerl E r msto.

M.C F .

Fortunato Leonardo.

T.C.F.

Carliet Ferdinando. OBtJCtlok. militare di Sot>igliano.

lJJUEZIONE DI So\:-IITJ DKL COIIPO D'ARYATA DI ALES!?ANORI,\,

Coi.M.

Bedol Mou rizW (direttore).

M.M.

Oroalglla Et'Orillto.

M.M.

Basso Gioll. Balli&ia.

Col M .

)!aruugo l -orenzo (dlt·ettore).

l\f.11!.

De Cee are V h~een.eo.

T.O.M.

Carbono Vincenzo (~ogro tarlo) .

t•C.M.

Germano Giui'eJnle

0.111.

llodlo() Xicolc• (lilon l•tn).

JO.C.M. Brunot;tl

OS/Jedale militme eli .Alei18anclria.

T.Q.M. Surdi D<nnenic:o

Gi~pc

.. ·.

(A. M .).

C.M.

Ro93l Mario,

M.C.F.

A.o•·oasnl o Et'1111JIL~gildo.

(dlr~tto re) .

T.O.M. Ciarlo Silllio. T.O.M. Buonopnoe Carlo . M.M.

Suma Oo~'imo.

M.M.

Valcnto Gil>wchino (segretario).

\(.M.

::ll astrantonio Jl'inceru:IJ.

l.


'

' (SCOli< ) RIPARTO llrfll.l l oD d', Cl ALI •'IED:CJ 1t CRUIIO'·J'AJUf~CIBrl &CC.

DilUIZIONE DI S~NIT.i.

O~ milUure

di PiacrnuJ.

OY.t. CORPO D'AIUU.TJ. DI MIL.+-NO,

Ool.M.

Vlol a. Pi~ro (dlret·tore).

M. .. .....

DI Stefano Gir1seppe; <eecretarto).

T.O.M. Gazza. .flusarldro (<ltrettore). T .C.M. Corradl Nume.

1o.c.JoL Pe.taoè Car~ Claienieta).

T.O•.M. Rampl Pietro.

1o.c.M. Carima.tl Giu&e'P'IX.

M.M.

V&Jola Na;.:areno.

lOO.!ol.

5olert Giotr<•nn'-

C.M.

Mori dnnibote (A .M.).

C.M.

Pa,-one Antonio.

é.C.F.

Braarlo Oi()t)Qnn'.

~e mUitare

di MUIJ1t0.

T.C.M. Iann iuotto Ca""mdo (direttore). T.C.M. Landrlanl Roberto.

T.C.M. Camorlaoo Pietro. T. C.M.

Teoaslia Gf~.

M.M.

Sesto .<fnloniM.

.\J.M.

C'\lltotu Epi/anio.

li. M.

Camp !Bi Baldassare.

100.M. Cappelli Alfredo..

M.M.

$cana'f1Do Z e!/ìrino.

T.O.Jl'.

T.O.H. Vleoontl OIU&:'P'IX (direttore).

Ori odo Teo<kwo

IOO.ll. De Bernardo FrMW:. Afttonto. DIREZIONK 0 1 8ANIT!

10.C.l1. Glrardl Giuseppe.

DBL CORPO D'ARlUTJ. DI VERONA.

IOO.M. Suraol Br11110 (A. )l,). J°C.l1. Buocl PGI!Q'Vcde.

Co!. :M. PeDllettl C~ (direttore).

C.M.

Fedele Pasquaù.

'J'.C.M.

BerteUI E nrico (Igienista).

O.ll.

Astuto Giuseppe.

)f.M.

Mlgnelllf Frm4cuco (segretario).

C.M.

Vi11PUo SafiUCo.

O.M.

RJ.Qo Carki.

t,;.M,

Laurora Carki.

Col. M. Bayon Edmondo .dlrettor '>.

~I.CF.

D'Aiee&ndro Luiqi.

T.C.M.

T C.P.

N ooen tllll .DH&o.

T "O.M. Fruii Pietro (eeer&tarlo).

08J)tdak militare dt Pertma.

TO. F. 9&11118 .<fluaandro.

Pellegrini F r - .

M.M

FloriDI Mu.W Ferruet:fo.

M.M.

Greoo Domen(Co.

Brucia.

M.M.

Dal Collo ..1!1~.

r.o.M. &oohJ Francesco (direttore).

M.M.

!:;oarpJerl Cuore.

-'l. M.

Orlfl Fil,ppo

M.M.

Lamplt Edoardo.

O~dQ.te milUan d"i

!f.M.

Ara Achf/k.

M.M.

Celllnl CIUioi.

l"O.W.

D· Cal a Domenico.

C.M.

Tappi Primo (A. )l. o.

M.O.i'. ,\larfnl Oarw.

T.c.•·.

Da.ttllo dngioliw•.

IOC.M. MUettt E rne.fo. C.M.

Patti Olm&pl)4 (capo. ses. disiot. •.

C.M.

Lonii'O D~(Co.

C. :\l.

Palmera U(IO.

C.M.

VIta G1ri4o.

lOS

•


($eque) RIPARTO DEQLI Ul"FictALJ MRDI OI 8 CllfMlOI·P.\ tl.MAOISTI E CC.

c .M.

Corda .4.nb.mw (A. M.).

JO.C.M. Carvaglio Eiloorào.

M.C.F.

l\iarra Gitueppe.

1o.c.M. Plptl ow-ni.

C.C.F.

Garora lo Vito.

l oC.M.

Montlnl GiOMnni (IUY. cuerra).

'T.O. F.

Melohtonna EUcre.

C.M.

Scarpa .411(7iolino.

C.M.

Adaml Felice (capo. sez. dJslnf.).

C.M.

Ztngale Salt:Gtore.

O~ mUitan

di Trento.

········-······························································· ...~ · ·· · ···· ·· -

M.C.F. Isola Emilio.

M.M.

Mura Sal cotors.

T.C.F.

ZaneW .4.lberw.

M.M.

T o.ttonl Filmo. (A. M.)

T.O.F.

Santeusanlo Mario.

C.M.

PorrlnJ .&nqelo.

O.C.F.

MUlino Domenico.

T.C.F.

T, rranova Sal~e.

DmEZIONE DI 8llll'l'J.

Jn/ern~ri.a

DEL CORPO D'.~ATA DI BOLOG NA.

pre$idi4ria di Bolzano.

T.O.M. Fi erro Mit:Mk (direttore). T.M. T.C.F.

Testa Uqo.

-Joi.M.

Zanuttlnl P rimo (dJrettore).

M.M.

Gaggia Emilio (segretario).

1oc.M.

De Marlnts .4.ul'elio.

C.M.

~'lume Guglielmo (~enl.eta).

Licata Salt~alore. OSVtdale mtt(tare di Bologna. DlREZJONE

DI SANITÀ

T .C.M.

Modestlnt Paolo (direttore).

T.C.M.

01an-111l!<o Gesualdo

T.C.M.

Iapooe .4.nlonio.

DEL CORPO D ' A!UUTA DI T RIESTE.

Col. M. Volpe M~zini. (direttore). Mancini Luigi (segretario). ),'o lena U 111berto (lglentsta).

T.C.M. Riooò Etrore. M.M.

Peroara Isidoro.

M.M.

Vttolo Emanuek.

T.C.M. Lapponl Guido (direttore).

M.M.

Olallombardo Oresk.

T.C.M. Fiumefreddo Vincenzo.

M.M.

Pomo F elice (segretario).

M.M.

Adinol!l SalfXJiore.

M.M.

Fiore Geremw.

M.M.

Pellegrino JAreTIJIJO,

1o.c.M. Vetusohl Pasquak (A. M.).

li. M.

Bugliarello F ederico.

t o.c.M. Mlgnant Vitrorio.

M.M.

Massi EmUio.

C.M.

Tedescbl Nicola.

M.M.

Ca.lvant F edtrieo.

C.M.

Labruna Francesco.

C.M.

Treptooiont Emanuele.

Qsped<&k militar e di

lO.C.M. De Nunzto F rarv:uco.

Trwt~.


(.Segue) RIP.\!ITO DKGLI ORIOU.Ll IBDIOJ

T.O.C.F . GherardJn.l Naùlo.

r. 0 !11100l·II'AIUI.AOI!l1'1 I':CC.

)(.)(.

Morelli Maria.

T.c.F.

Palmerlo Pidro.

M.M.

Pedraul .Arrl(lo.

T.C.F.

Booohlnt F,.a11e«co.

M .M.

Battaglia Giaocchino.

M.M.

Blan.o hinl ..4crilrlo.

1•.o.M. Peoorarlo Rlllfaele.

C.M.

Belisario Giulio (A . M.).

Coi.M.

C1aw1 ~ino (diretto re).

C.M.

Oelan.zè Cdalino.

T.C.M..

Fellclt.naell Guido.

c.M.

.Araorl ..4!W>nw.

T.CJL Oaldarola ~-

C.M.

Bonelll ..4urelio (capa. sez. dlelnf.).

lUI.

PtJumbo GiusepJ>e.

M.C.F.

FariDa Fdice

lUI.

ComeUI Umberlo.

T .O.F.

Curatolo LorN&W.

1°.rut Pepe Ro.ttadlo (A. M .).

T .O.F.

Rlpar belll Rooerlo.

M.C.F.

Mlohell Teodorico. OetJedale tni/Uarc di Livorno. OoUf . J'rleonl Pa.olo (direttore).

M.M.

Oterl J7i nctn.co (dlnttore).

T.C.M. Abate .AiaemwJro.

t•.C.M.

Soau.t /(ln4Zi{ì,

M.M.

R izzo Cor.wlio.

T.C.F.

Spadanoohla Domenico.

M.M.

Rago GiOWJfUl(.

1•c.M. R.Jcllt Gi~eppe. DIR&ZION:B DI 8ANlT1 D&l. COBPO D'AIUtATA DJ FnlESZE.

Col.'M.

C.M.

De Hiero nymiR Ruooero (A . Id.).

O.C.l'.

Tre-re, .An.tvte

T.O.F.

Longo li'tll~io

Mariottl Blanobl O(oo. Bat&ttJ (dlrettorel. DlRF.ZlONlt DI II.&NlTÀ

De Caris 4D08Hno (aeeretario).

DRL CORPO D"ARUATA D I RoiiU.

AnpUnl .Aitlonio (Jatenlata).

li'Uccrana PIJM,NCik.

Col..M.

Tedde Givsem~ (direttore).

Col. M. NapolltaD! Mdcllw rre (direttore). T .0. M .

Fabricl Nicola (lalenlata).

T.O.M.

BattJ.stinJ Camillo (eecretarfo).

lOO.M.

ZI.Dgale& GiU8tV118 (lD~. guerra).

l OO.M.

Laino RoMlrio (lnv. perra).

T.C.M.

Acoorlntt VinceMO.

T.o.M.

OreepeUanl Car lo.

M.M.

Vannooct QuinHiio (segretario).

M.M.

otontnf Givlw.

T .C.M. Mo- ...h w ro (dilet*ore).

M.M..

Bla(I'{Dl ~ni.

T.C.III.

Crlaclone GaefaAo.

M.M.

l&rrUulo AltOMO.

T.C.M.

Candldor l E nrico.

M.:\1.

Tel ese J7( -

T.C.III.

Turllll Aftloltw.

10 6


1116

(.SC(lll~') RIPARTO DEGL I I11'FIC JA.LI MEDIO! E OBIMIOT-FAIUIAC!BTI l!:OC',

M O.F.

Molis&nl Ricciardo.

T.O.M.

Oe lleroardi nis Vlroinio (Com. Min. Guerra - rerlatt. Gioru . m ed. mil.).

T.O.M.

Forti luino.

T.c.M.

Luco! .<~ merioo.

t•.C.M.

Booobet ti F ederiqo (direttore).

T .O.M.

Pellegrini O..e>~ltJ.

C.M.

SlnJbalùi Guollelmo.

M.M.

Grazlola G erardn.

C.M.

De Paoll P trol(l.

:M.M.

Oogllati·Dezza GiusepJ'I<' .

C.:lf.

Bolla LutQ(.

M .M.

Perilll Giovanni.

T.M.

Marmo AchUie.

M.M.

Gallo Arturo.

T.C.F .

Pouuoll F'I"(J~.

M.M.

Casslnls Ci(Jt> (com. lnbor. flsiol. bio!. applicata},

Campo climatico sanalonale d\ An..W.

DmV-ZlOSE DI SANITÀ

M.M.

Maimone DO{Jolino.

M.M.

Orlstlnl Alfrn'w (segret ario).

Ool.M.

Tecoe Pasquaù (direttore).

MM.

Giorgi Gi<rrrrio.

T. C.M.

Mia.donna Antonio (sog!'etario).

M.M.

Ferrari Uuo

1 OC.M.

Contatone RaQade (la'fenlst~ . ).

M .M.

Reitano Ugo.

tOC.M.

Dattilo GiiLSeppc.

C.M.

Glaoobbo Oorradino.

Ool.M.

Casagra.ndl GlalJ.C() (direttore).

C.M.

I.o Bianco Domenico.

T .C.M.

Lov agUo RO!Xo.

C.M.

Matarazzo L-ucio.

T.O.M. Mauoooone O<•millo.

C.M.

Ia.selll .MarÙJ (A. i\1.).

M.M.

De Liso Carlo.

C.M.

Mldulla Carmelo (com. O. !'. BaliUa).

M.M.

OostagUola Antonio (1161r1'6tar1o).

C.M.

Svezzaferrl Anlonio (capo. sez. dlelo f,) .

M.M.

<-'1 v t ta l;(a{) a.: ....

C.M.

llezzetti Chiido.

M.M.

Dona.deo 'P'ittorÙJ.

c.M.

Podroli Giusewe.

M.M.

D l Palma 'P'\ncen.eo.

M,.C.F.

wmbarcli M <ml·io.

M.M.

Cagsitto FranceRCo.

1o.c.c.F. {,abruzzo M cno!li.

M.M,

MastroJanni Antonino.

O.C.F.

Adllardl Giulio (com. lab. chi m. bromat. applicata).

M.M.

Tarobl 'P'ir(Jilio ( oom. pres. Rodi).

C.M.

B8Mlaba I..eonaroo (capo. eez. da.tnf.),

O.C.F.

De Marco Cesare.

O.C.Io'.

Rizzo Gadano.

C.M.

Mueumarra. Nicol6.

C.C.F.

Corradi Pidro.

C.M.

T .C.F

Frl.<ol!l PicJro

O. M.

Paudoltl Edoardo.

O.H.

Caputl ~i (.A. M.).

C.M.

CIOO!marra Ga.Wzno.

M.C.F.

Savino Vito.

DEL CORPO D'AR!IIATA DI BARI.

Ow edale mililare di Bari.

T. C.M.

TUnaldl Onofrio (direttore ).

M.M.

Romano Gennaro.

M.M.

Trani Nata.lino.

T.C.J!'.

De Benediotfe Ra.Jfad,e.

JO.C.M. S<lveri Pompeo (A. M.).

T .O.F.

Sevorlni Gi:llllt/)'PC


R

(8~)

BIPARTO J>JWLJ 'OJ'J'IOIAJ.J llliJ>lOI •

Os'{)edale militare d( Oh~li. T.C.M.

Barile Felice (direttore).

T. C.M.

Pitrelli A'icola.

T.C.M.

HOSI!I .dntonio.

M.M.

Angeilllo Al/oll$0.

O. M .

Plocloll ErnO<:Mqildo.

O.M .

Crooo Guido (.~. M).

C.0.F.

Maaseo So.Mrio.

OIIUUOI·J'A.IUUCISTI ECO.

C.M.

S antorsola Oom~nico.

C.M.

Zona D emetrio.

C.M.

Leocese ..(ntonio.

C.M.

Santucci Oiustrme.

C.M.

Mennonnll <krardo.

T.O.C.F. Regard P~tro.

e.O.F.

De Palma Fil-ippo .

T.C. F.

Fochl Robtrl<>.

OSPedale mililn re di Caserta. DLREZIOXE DI SANITÀ DEL OORPO O'.IR.'\1.\TA Dl ::-fAPOLJ.

Col. M.

Zatftro ..(nl<!nino (di rettor" ).

M.M.

Plcaz!o ..(ntonio.

Col. M.

Mazuttl Loreto (direttore).

Coi.M.

Grassi GiUI!tppe (lnv. di guerra) (com.).

M.M.

Corcionl Corradi1w.

T.C.M.

De Porcelllnta Carlo (JglenJsta).

M.M.

Tatarelll wiqt.

T.O...M.

Gallot tl Gtavanni (segretario).

tOC.M.

Centore ..(ntoni.nn (A. M.).

lOC.M

Musto Pasquale.

Ospedak miUta1'e di Napoli.

c.M.

Del Fattore Guglielmo.

T.C.M.

Alfonso Luigi. (direttore).

C.O.J'.

Fantossl Luiqi

T .C.l1.

Colittl .Silt>to.

T.C.F.

Gambarlni CJillStiiJie.

T.C.M.

For ino S al"alort (segretario).

T.G.M.

Germino Alfredo.

M.M.

De Aogcll s .d.rdu\110.

M.l!!l.

Gelorminl Ll•iut.

M .M.

Matreo wifli.

M.M.

''assalil Giovanni.

M.M.

O~dale

militare di Oal4nearo.

T.C.M. Pomlll.l Guido rdlrett01 e).

T.C.M. Lojacono ..!.lntonio. M.M.

Tedeschi Giacomo.

Graziano Carmin~.

M.M.

Agostino Vinceneo.

M.M.

eas~anese (}(Wit'P1)t.

C.M.

Iaonizzotto A ntonio.

M.M.

De Martino Roberw (com. stabll. Isohla).

c.c·F.

Chlotalo Biall\o.

~t.M.

Jo'oleani Giacinto.

C.M.

Ciodaro RaDaellb (A. M.) .

C.M.

Peoorella Giooanni.

C. l!.

CavanlgUa Alfredo.

Coi.M.

Sarti Vittorio (dlrettoN).

c.M.

Sq uiUacloti Raffaele.

M.M.

Bouaooorso LtUerio (segretario).

C.M.

Oasp&rlnl Nico14 !capo. soz. d lslnl.).

M.M.

De Castro lunat.io (Igienista).

DmEZIONE DI SANITÀ DEL CORPO D'ARMATA Dl UOIN&.

107


(Se,ue) I<J PAlli'V DIWLI Un'tOtALI ' IIIHf't Il l'lltl! ICI· ~·,uot.\('1:!1! KOC.

0Sflf'dale militt~re di Udtne.

C.M.

Ll~ta Dom~nico.

T.C.M. Ourelo Sat1eric (dlrettore).

C .ltl.

D'Angelo Emanuele.

M.M.

T'arento F erdillmtdo (&ecrelarlo).

T.c.~·.

Creste Baldo.

:\f.M.

\'IIQrlano 4 1/re.lo.

lUI.

Saocomanl OWrrJio.

M.M.

Pesuc ;\"U;ola.

M.M.

Toscano

Vinc·et~.zo.

O~ZIONK DI B.I.NTTA. DEL CoM.ANDO MI:LJTA.JU;

DELLA. S rOILJA..

Ooi.M.

Olannelli .Alt.•sa11dro (direttore).

M.M.

Grillo Girolamo Caesretarto).

M .M .

Ptvettl Frant:UC() ((llrienlsta).

1o.c•.M. :-<antoll P <t«JUGli •.o. l o,·.M.

Fiore 1\fario.

JO.C.M.

i\l osonetta (1ioranni.

1o.O.l\L

CuJI!Cat la Car lo

1oc.M.

Ronga OiWGikJ.

1 OC. M.

MMslmo lt' rancesco.

T.C.M. Giordano Giu&;-ppe (direttore).

C.M.

Messi na .Angelo (<'apo. ,CJJ~. tU~Inf.).

T .O.M. Salem AlesMndro.

C.M.

Cola FroiiCUI'u .

T .C.M. D'A.coardo Saloalore.

C.lt.

Saoobettl N~la.

'r.C.M. Oatl'arelll BmecltUo.

O.M

Lucca <-'ntbbert Gugl~lmc (A. M.).

T .( .. :U. Slgnorlno Roaarlo.

C.M.

Faraone Antonio.

M.M.

Clroo Giuseppe.

C.M.

Colomba. N icol().

M.M.

Savarlno Saoerto (8011'etarlo ).

M.C. ~·.

Sloonrdl G·uido.

M.M.

Cerniglia Domenico.

O.C.F.

DI Tulllo Odo1ùio.

M.M.

Sunsor i G(WJtplJt.

T.C.F.

Slmt Carlo.

M .M.

P MSalacqua Gioacchino.

M.M.

Plala Natale.

100.M.

CcnUneo S ant<.

C.M.

Guido Giovanni.

ç.M.

Foti A l {lo (.'\.. M.).

C.M.

A vollo Caro O... i.®.

OBJ>tda.U; mUitore di Pac!ooo.

Col. M. Mvtorllo Fetdin4Rdo (dJ rettore).

T.O.M.

Rom boli\ .A •ttonio.

T .C.M. Slnglltlco Oiu..•evpe, M.M.

Buglte.rl Giusf'PJ)e.

M.M.

MantredJ Allredo.

M.M.

Monteleone Vineeneo.

t D.C.M.. Softo Sanli (A. M.).

O.M.

llaueDi'& Giacomo.

T.M.

Ma.rlotti·Ulauobl GugiUlmo.

T .C.F.

Sesre Fernando.

C.M

Pavone OiU~e;>J•!.

C.M.

Tomasoll.l A.nlonio (capo. 9&a. dlal.nf.).

T.C.C.F. Oorre.dJ Remo. T.C.F.

Portelll Giuaewe.

T.O.F.

Voooll Norberio.

Ospedale mililure di .Meut-..

o~ mflUore di Oorie(a.

T.O.M. Groeeo ViUorlo (direttore).

T.C.M. Bri.-a.Uo SOtlli.

M.M.

T.O.M. De Domenico Fmnc~o.

Dubbloel Endlio.


(SilDue) RIPf.RTO DBOLI UI'J'IOIALI :lll!:DJCI B OBIMIOI·PARKACIST ! ECC.

T . C.M. Indelica to Gluseppe. M .M.

Mleltauo ~1tni.

C .M.

Perriooue Giuse;)J:'fl.

109

Lqloni territoriali del Carabinieri ReaU.

-----··----M..C.F. Grtgnant Ewcnio.

_,

________

UP'PICI O DI SANITÀ DEL CoMANDO Ml'LITARR

Ilari.

DELLA SARDEGNA.

C.M. Ambrosl Lviq(.

Bolouna.

Ospedale miliwe di Oaoliarl.

C.M. Papa Gennaro. B olz<tno.

T.C.M. Romby Paolo.

-··-··--···- - - - -........

M.M.

Cel Jtridoro.

M.M.

Aro mando .J.ngelo.

1 OC.M. Lo Veoohlo GlovCl'/t.i fl(). l OC M. Dettorl GiO"D.

Cagliari.

C.M. Piazza .J.tllvnino.

M aria (A. i\1. ).

C.M..

!.!éllo GiustJìPe.

C.M.

S aDtobonl Umberto.

Fìrtti!U!.

M.O.F. Lay Dino. T.O.F. Sala Mario.

C.M. Ter?.l Federico. Gt:rwva.

Infermeria pr$81dlaria d( Sassaf"i .

T.O.M. Sim ula Ubal® (dlret wrel . M.M.

lOC.M. Tonelll O~tmi/lfJ (lnc guerra). TAcio.

Gatti Giuseppe.

1o.c.M. Vendlttl Emtlio. T.C.F.

_____________

1oo.M. Properzl-Ourtl Bcn~tto.

Rlocardi Gl-ppe. Litt)TllQ,

Legione Allievi CC. RR. M .M .

P«rettl Cristoforo.

C.M.

Lauert GlowccMno (bgl. Gaeta).

C.M. L a Rocca Roberto.

C.M.

Scuota centrale CC. RR. Firenz.e. M.M. Bordone

O~l o.

Trlftlettl TrliTW. M ila1w.

C.M.

Call Dome~tico.


l iH

( .SeQU'-) lliPA.RTO P KO.LI l:I'FIO I.A.Ll M:BDIOI K OBWICI- FAIUIA C IS TJ 1~4 T.

- - - - - - -- - - - · - - - - - - - - - - - -- - - -- -·---· NavoiL.

1o.c.M. De PIIBqua ~useppe.

3 0 fanteria.

C.bl. Maetrogiaoom o Guido. 4 o fanteria.

Padot:a.

1o.C.M. De Catll GU$kwo.

C.M. Nurra. Antonio . T.M:. Iaooar-1uo O.:useppe.

Palermo.

so f anki'UJ.

C.M. VaJenze.no Giuseppe.

C.M. C.unvagna Ga8pare. Roma.

l OO.M. Sarnelll Tomnl{IBO.

so fanttria. C.M. Pernic e V(ncenz?.

T.M. So~Uoue Fraru:esco. 70 fa•tlcria.

Tori110

c.M. Mont one 4.rluro.

O.M. D'Ettorrea GiU$eppe.

8° fanteri4. 1o.c.M. Beretta GiU$eppe.

T r ie8le. !JO fanteria. C.M. D'Eugenio Antonio.

VeroM.

C.M. CllrPlno I«xWlfo. T.Jil. De Rogatis .dnlonio. 100 fanteria.

C.M. !:iardouo .d.Uonio.

Reggimenti granatieri e fanteria di linea. l o qranatfdi.

l lo taultria.

C.M. Briganti .dnlonio.

C.M. Potenza Luigi.

12° f anteria.

C.M. Mirabella Oloudio. 20 oranatieri.

T.M. Mau

( frwo.

1o.c.M. Moauro 4.urelio. 130 fanteria. 30 granatieri.

1o.c .M. Sperapanl El,ndio.

'I'.M. Zloobier! Leone. T.M. Tcrr&lla Salt~aklre.

uo fatlkria.

1° fanteria.

C.M. D el Senno G\ooannf.

C.:t.1.

Annarumma Ef'11Ulnno.

T.M. Monta lna Guido. zo f anteria.

T.M. (]argla Gtooanni.

uo fanteria. C.M. Rloald! Orazio.


(Se~) RJPA.BTO DI\GLl URJOLU.l KKDIOJ E C UIMICI-FAR:IIACI>:ITI ECC.

l 6° l anterw.

30° tantuia.

l OC.M. ManfledJ .J.Ntllldo.

C.:'ll. l mbrenda. MtJUec.

J70 /anUria.

3 1° tanleria.

C.M. Torre Salval<ire.

a3° tankrùJ.

18° t ankrW..

T.M. Federico VincQYO.

T .M. GenWI .J.Ie&<andr<l.

:uo rauu ria.

19° ttmterllJ.

l oc.M. De BIMI o G14ido.

O.M. i'llohetU fRUHJJpe.

1 ..11,

l.Jo Luola. / !,;.:taete.

zoo /anUria. 350 tankria,

C.M. Coooia Q(u.seppe. T.M. Calabro Saloalcre.

T.M. :>caduto Pa-;quale. 36° fa nkr-ia.

21o ftJ'IIlerl.a.

C.M. Purcaro Giuseppe.

C.M. Cannlz.zo Sebastiano.

370 t1111terta.

22° fa11Url4. T.M. Purpure. Gio"<<nni:.

C.M. Aronloa Ferd(rnmdo.

23° t a1IUrl4.

ll8• fanteria.

T.M. Palmlnlello PCWJU{Ik.

T.}l(. Florio Uoo.

ZiO /a11Uri4.

40o fanteria.

C.M. Croceo Giu..<ePIJt.

C.M. Francbinl Gi:ova"ni.

U o fanteria.

T.M. Ca v&llere G(M.

O.M. Cal1· o Attilio.

210 JafiUrla.

4, zo fanteria.

C.M. Dtu:lo Francuco.

C.M. Drago O(Ùj)gero. 280 tanterw

C.M. A Doooo. .J.nlonlo.

T.M. Cytron z;Cll;zaro.

29" fanteria.

.U 0 /an/erli\.

C.M. DI Rll4r0 ~.

CJ.l\1. Musto M~e .

•

11 1


112

(.Segue) RlPAR'rO DROLI 01'1'10IALI HBDIOI B

OlllllnOI-r .~lniA OIS'l'l

&CC,

4 so /ankria. C.M. lcllnt F rancaco.

-····-·-············ ~· -······· · ·~······ ····· -· · ············· ··· · ····---·····----

460 fankria.

O.M. Macnanl Abele.

T .M. Pansora Oltalrio. <4 70

&lo fanteria,

·aut.er •t.l.

62° fanteria. C.M. Cf~ala Mario.

T.M. Zec<:tl rJo.~mJ>

630 fanteria.

T.M. Bera.rdlnone Enrico.

<..:.M. Calla. StefafiO.

T.M. Sa.ntiUo 'l'tJmmaso . .:;oo Janterìa. T.!IL.

I~uoonto

Pasquale.

66 0 fa nteria.

C.M. Avellono OtUtano. 51 o /allleria . t oc.M. Mngnlnl

T .M. Pnfloront Dino.

r-:nea. 660 lo nleria. 520 fa·n terla.

T.M. La. Magna Oimi!J)pe.

1o.o.M. ca.terint l<'ederico. 670 fanteria.

sao fanter ia. O.M.

Fortuna.~i

C.M. Lamendola FiliJ))>O.

Pietro

68° tal'lterl4. 540

Janlerio.

C.M. C'&<'t,nna Pin.N'fl.;,o. 550 Janter-w.

C.M. Torella. Oi0t1anni.

T.M. Reggio Michele. 70° fanteria. C.M. Tnf&.no Raf/ak.

C.M. l'olombrlta. FiliPJ•O.

T.M. Pistilli Of:ulio.

7 1• !an.leria.

T.M. ABBini Oiusef)J)e. 560 tanter-UJ.

C.M. De A.l&l'si l <'vairio.

730 /anlena.

O.M. Gam.mnrano Vincenro. s;o ia•lleria. 7{0 fanleri.a.

O. M. Sa.nsoni Oarlo. 580 fanteria.

C.M. Garzla Lorenzo.

lOC.M. Pa.ollli Al/f'edo. 75° fan.leria. 10 C.Jd. Barone Oiol>anni.


(Segue) RIP.t.BTO IIBGLI WriOU.LI M&lllOl K 0110001-J'ARHAOISTI ECC.

~o

11° /Ciffkrùt. C.M.. Gregorlnl Pietro.

O.M. OoftredJ Luigi, 151o fanteriiJ.

i so Janteno.

T.M. Curiale l'"ito.

O.M.. Maifllenti Frmwucu.

T .M. :llaxla Cosùm>. 790 /ankriiJ,

162° tanterta.

O.M. Schlrru Gtmeppe.

O.M. La Martina Rllll<l1'W.

S l o /Otlkrio.,

1570 tatUeria, C. M. Soafè .411Wfeo.

O.M . Notarlannl Vincenzo.

C.M. PlasUna M ar io (com.• so. appl. san.).

taftteria.

22 5o lartkria.

10C.M. MerllnJ Camillo.

83° f anteria. 231 o /aftteria.

T.111. Paladino Paolo. T.:ll. Pellloint Ferranle.

T. M. Scalzi Cormine. 23 20 faftteria.

C.M. Cb lara Giu~ppe.

C.M. Tanoredl Urbarto.

850 fllfiUria.

Reggimenti di bersqlleri c:ltlfstl.

C.M. O ludlce Ca!Milo. l o bersaqliui.

T .M. L ombardi Mario.

sso tattteria. C .M. :Unrru Giacumo.

T.M. Balsamelll Filippo. T.M. Barile TomnUJSO.

890 jaftteria. T.) I. Gemma S all!atore.

C.M. Iannarone Ge1Uroao.

900 ta~a. C.~ N orlenahJ

91o /cmkrlo..

C.K. Gatt i

so bersaqlierl.

.41berlo,

C.M. Ventura Yutorlo-Emanuelc.

Giova""'· 920 ftmleria.

60 bcr8aglWi.

C.M. Cle.mpollllo PIU(lUale.

T.M.. NeçJ Pidro. T.M. Iascone MagUerl Giwev pe,

930 tamma. 60 bcrBGqlWi.

C.M. Vtm.rcatl Lufq(.

"T.M. Liberi Feikrico. 8. -

C.M. FroelnJ Dltw.

llwlo di an:ianftà del Col"f)O sanitario mflHare.

113


1U

(St{IIU) RIPARTO DKGLl Ol'I'ICIA.Ll IBDICI E OBlllllOl•I'ABloU.OJRTI ltOO.

so bersa{llitri. T.M. Lacoa DoMto.

,o alpin(.

C.M. Mantrod1 Oruù. T.lll . Anagni :Ilario.

70 t~ersaoturl.

T.lt Do Ronsls Emt!io.

O.llf. Labruno. Vill•mno.

ao alpint

so berslt{llieri.

C.M. Morgnntl Paolo. T.M. Cugnnsso Git~tiJ~.

oo btrSO(Jiltri.

GO alpini.

100M. Salt'in! Cuare.

'l'.M. Zurubelll .Jruonio. l

oo berMglieri.

C.M. Paraulnto 4ftDcl o.

C.l\1. Marino Saloatore

T.M. Or antle 1'asquale.

T.M. VlceoUnl Antonio. T.M. :\:lo.resco. Corrado.

110 btr.<a{llieri. O.M. Spntafora Ghueppe.

70 alpint

C.M. DI Monaco P arlk. T.M. Teonl CJiulw.

120 ber~IJ{Ilkri.

T.M. Tocllo. Canw.

100.111. ClpoU1ao. Ull$se.

Reggimenti alpini. 10 alpini.

so alpin!. o.~~

Bella Vin.ccra.:o.

T.M. llottOJ!So Giulio. T.M. Dastoll Domenic,.

O.M. Sol aldooo Bartolomeo.

T.M. R08SI 8oni/aci4.

T .M. Modugno l<'rancuco. ZO alplnf.

90 alpini.

T .M. LI o G1u.<emx:.

T.M. Giusti JJldo.

T.M. De Llpsls li'ortuMto. T.M. Pepo Gimeppe.

T.M. Rlbaudo Anionino . 30 alpini.

Reggimenti di cavalleria. Nuea Oaoolltrla.

C.M. lllalro C.:lllU'e.

to.c.M. Oramegoa Giooannl. T. M. Cutul1 Frantt!$CO.

Car:olleDO.!rl VUtorlo Em4n~u H .

T. M. Tacllaterrl Em·ico.

T.M. Borghi Lwnido .

T.M. Mauoll Fernando.

T.M. Trotta Enrico.


(8eg1&e) RU'.Ul"I'O D&GLI UJTIOUJ.t K&DIOJ 1!: OBIXIOJ.I' ARMA CISTI F.CC.

S (Jffl().a Cavaller.ia.

116

Dt:POBito ~menlo quadrup~<li GroSI!o:b>.

T .M. Prest!Jeo Vincen.w.

Depo$ito alle11ament:O quadru11eili Pffsano.

T .M. Pe.r moe Vlnu>tzo. Cm~Glkaaerl Monfen"aio.

T.ì\!. De Chiara Fedele.

Reggimenti di artiglieria da campagna.

C.M. llastzolannJ Decio. 1o arl.

Gt1WIXI Catxdlena.

JO.C.M. Guaraldi Carlo.

era canopaqna.

C.M. Privitcra Benedetto. 20 art. da campagna.

l O.O.M. DI NeUa Nicola.

OC21X11leaaeri Aos/4. 30 arl. da campaona.

c.M. calosero 'P'Uo.

lOC.M. D'Agosti no Agostino.

C.M. G lga.nte Donate. Oa'Calkaam NotJara.

O.M. G1JC.IIelm1no L-ucio. Ca'Calleageri· .4les&Jt14ria.

,o art.

da campaqna.

C.M. Stagnlt tl Fra71U8co. ~o art. da campagna.

T.M. A rcur l Nicola. 60 art. da campagna.

C.M. Battagli a Michele.

T .M. De Lorenzo Uonardo. 70 art. da camwuna. ~le

&aie OaNllerla.

C.M. Floridia F rcm.cuco.

T.M. Glaoalone SU.,!o.

so art. da campaqna. T. M. Napolltanl Enrico.

C.M. Maggio Pidro.

90 art. da campagna.

JOC.M. Froato FraMUOO.

T.M. Rebnflat Giulio.

________ ,_, .., ...................................................................... DtfJ08i1o allet>anumc quadrupe<Ji Jftrando/4.

T .l\<L Giudice FerdiMndo.

100 art. da campagna.

T.M. Serra. GhJ&eppe. 11o ari. da campaqna.

C.M. Milana. Gaetano.


116

(Seqve) IIIPAitTO DBOLI UI'FIOU.U JU:DtOI Il ORUfi Ot·rt.HMAttBTl &00.

1 20 art. da

!l40 arl. da campagna.

can•pauna.

O. M. Gatta ..trluro.

1o C.M. 7..atllro OiOtKtl'lni. 260 art. da campaq114.

130 ari. da campagna.

C.M. Pasaalaoqua Ra(!&tk.

l oc.M. De Bernardo Francuco.

uo arl. da campaqftCJ.

C. M. Buttlcllone llficlltk.

S G~

art. da campagna.

1o.c.M. Do l'ari8 ~ugu.st.o.

T .l{. Salerno Alfonso (dlst. Taranto). 270 art. da campagruz. 150 art. da CaTII(XJ(/II.IJ.

C.M. Pas.•ante Carmine.

C.H. Panzuto Filippo. 2:10 al'l. da campagna.

160 art. da campa{III.IJ.

T.i\{. 0 M t>nrro Uml!crfu.

C.H. Ba-ra ArlVf'O,

T.M. Polleterlno FranceJ<Cc;,

T.M. Canoellottl E11rieo (gruppo EliU!Sllrl). 290 art. da eam.p agna.

110 art. da campagna.

J O.C.M. Picoottl Egfdio.

C.M. Albertl Ettore. 300 art. da campagna.

180 art. da campaqTI.IJ.

T.l!. Pnsanrelln Fabritio.

T.M. Gentlle P'itanoelo. T.l\l. Hiren~rbt Uoo.

Reaimentl di artlgiJerta da mootqna. l o art. da monl4qfta.

190 art. da campci{III.IJ.

C.M. Granata Sal'IXlfure.

C.M. Mocafta'be CMlo.

T.M. Rnggerl Tullio.

T.li.

Zollo Oiuurrp~.

T .~f. SnlS/\Do l'idro. 200 arl. da campagna . 20 al't. da 1110fttagna.

O.K. Bhmdo Luiq(.

1o.c.M. Cattaneo ~chilk.

210 art. da campagna.

T.M.

DI Olorgl Pietro.

T.M.

Ott.t\'lano Fa11xto.

220 art. da campa01'CJ,

t oc.M. Salomone (R_,-pe. 230 an. da campagna.

3 o art. da nwnlog114.

T.M. Colaocl Francuco.

O.M. Ferri ~fllomo.

T.?IL Gorl (Jìcx:onni.

T.M. Bucolgroosi Ntcola.

T.l\l. lllcllllo .!lario.


(Stqtoe) IIJP,Ul'I'O DSOlJ OI'PJ0141J IRI>ICII S OBJIOCI·P.&BJUOI811 BOO.

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Lecce.

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t;,l{.

SalYatl Giuuppe•

Padot:a.

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ooonu , ,..,.,.....,,......,.,,,,,,,,,,,,,, • ••••·-

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Verteclly Gi011anni.

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L11110a ro .dlfrtdo.

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AndoJCato 1\Iario.

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Colozaa Gi~ ni.

- ·---···-·--·h··-··········---····················---··. .-·-····-

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Frnnola .Adl'llto.

Y~.

T.M.

Zalll ro &loardn.

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T .M.

R om ano Camillo.

UdCu .

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- --- ·····-···---............................ ____ _...

~--.- ----- --···-

- -- ---·-·--·-··········---········..···--·-·..YercelU.

---- ..·---·-··· ··- ..............- ............. ..

~~-··-··~~

1:!3

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Longo GiUUJ)1H!.

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SotttoJ Gfooantti.

T.lll.

:Mennlllo Fraw:et<CO.

C.M.

Proooplo BàltJrn•iftO.

·r.i\r.

JloueW 111t:c1..,le.

C.M.

Marobese .A.(I(Wi>to.

T .M.

Meda~~

Mario.

T.J\1.

Bando .Anlottto.

T.M.

Rosi V Utorio.

T.M.

LoreDJ~lnl Glt~Uf'pe,

T .K .

Bellla FrancUC<~.

T.M.

:Ma"'-lfano Giormuli.

T.M.

~!8.'1Sara

T.M.

Tnrdoool Mario.

T.~

Zoooal1 For twflaJ()

T.M.

De Quattro Nicola.

T.M.

OreUa Errwto.

T.M.

Zoppi Ztlio.

T.M.

Spinosa Giuseppe.

T.M.

:IIercnrlo Rocoo.

T.M.

Goamt.o.

T.M. T.M.

Canclcllo Fran,~.

•r.M.

Foti GWoonn!.

T .M.

AooardJ .Jnt.mio.

T .M.

L&bollartc Orazio.

Oarei:'J LMnardo.

T.M.

Bartolomuocl Donunico.

T.ll.

OrtatlaoJ .llt:chda119eZo.

T.K.

l.npenta lnnoten~.

T.:ll

Andr-eottl 08Cal'.

T.M.

Oll'l'crlo .Aleise.

T.:lf.

CJrUio Gwt'<mni.

T. M.

lmpaUomeoJ Ros4rlo.

T .M.

IZI:O .Jrt1Ui110,

T.l\1.

Fede!l .Albe1'1<J.

T .M.

.Prelte Mario.

T.M.

Lau.r l Giulio.

T.:Y.

Gomez De Ayala .Jugmto.

T.)J.

Cbln~

T.H.

Pasottl Fertlinanrlo.

T.M

Paoloazl Forluna.to.

T.l\1.

Morettl Giorannl.

:M.O.F. Battagllnl Guido (lnT. dJ guerra).

T.M.

Giordano Ghucppe.

T.C.F. Zodda Aldo.

T.H.

Stlsl Malko.

T.O.F. Na!!cò Fratt«-sco l'Mlo.

T.M.

ntool E manuek.

Mario.

T.C.F. :IIaazara ·oh lo B ernaf'flino. IV. Ili. -

Eritrea.

ClrenalcL M.M.

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Pagnotta Umberto.

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D'... IEPandro .-{nlimo

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Jo'aloone Ral/ath.


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Tauzer FrtJn.ce•co.

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Leo lXUMppe.

1o.C.M. )fonti Ou<luRO.

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Muala Morlo.

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Cnltrooe SoJMlcre •

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Cerlgllaro Michele.

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htt&Tina .D<>meJli.co,

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Alemacna Nicolll.

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)1&tllr11UO Seru/lao.

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Tarsta OiulltPT~ 4nt<mio.

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Lino Jl'raneu('o.

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UfFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL M INJSTERO DELL'AERONAUTICA. CoUl . Fun&loll GtJclmao.

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Molnerl Luigi.

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IOC.M.

Rdone 4 l/Uf16o.

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Ce.tar&l OttoriM.

DEL MINISTERO DELLE FINANZE.

T.C .•M. Poloaa Vicen~o.

M.M.

Btnachl ~.

1°.C.M.

De Cesare Lvigi.

M.M.

Rattt.ul TuiHo.

C.M.

Lepore Frarn:ucu.


126

(Seoue) BIPAKTO DEGLI UPJ'IOI.U.I lllEOlOI & OBIM.IOt·PARliU 018n .&CC.

C.M.

Seni& Enrico.

T.M..

Lo Monaco Croc~.

C.M.

Brezd Gioflonni.

T .M.

& !ulllacl OiU8e1me.

C.M.

Co.rruoclo 4nl<>nillo. T.M.

Zambr & Ettore.

C.M.

Ferretti Vtruilio.

C.lli.

Aleesio Poolo.

T .M.

Parrella ..4chilù.

Terranova So/!KIIore.

T .l\1.

C.M.

"'lmoh~ Jlario

c.M.

Marooco Luigi.

O. M.

Colalo.onl Giuse111•e.

C.)L

~l cotra .Salral<>TP.

1°.0.M. SabatlnJ .i!lrturo.

C.M.

Lipari D<m~.enico.

1o.c.M. Mo.rino f:;adarW

(Id.

Id. Id.).

C.M.

OeJdl Floriano,

1oo.M. Cirillo Oit(SetJpe

(Id •.

Id. Id).

C.'M.

llrunl Brtmo

C.M.

Po.oluocl .8.1/!Q-to

(id.

Id.

C.M.

Rodrlguez Felicia no.

C.;\f.

Clll'fi .A nt<mio.

T.)i.

Proto Anl<>uio.

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZION~ DEL MINISTERO DELL'EDUCAZIONE NAZIONALE.

T . )[.

Chlellln1 Guido

C.l\1.

UFFICIALI MEDiti A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL'INTERNO.

Id.)

Pro\'Vldenza Snvino (inv. di guerra).


INDICE ALFABETICO A

~ba~ .41t.uandro

18

A.OO&tdl .4atomo 78 Aoeorlntl V t - 0 15 Aoooeaato Ermetae· gildo 89

~clamt Fetlce ~clll&rcU Oivl(o ~d!Dol11 SalOJJ.Iore

67 92

26 AloeUno Yi!aoauo 36 Aiello G{~ 58 .Ubertl Et/Me 4.9 Alb12aaU Dar:ide

9-1

Aloandrt Gt,aoomo Al~ Ntcola

Allocca .4n.tomo Alonao Ruggiero

i9 75 66 13 i6 52

Ablg1n1 GWrgio

00

~eeelo P041o

Allonaa Luiqi

Am broel Luigi

4.6

At11eruao Umberlo Amo1'061 03mldo Ane.gnt .11ar(o Andolfato Mario. Andl'eotti 06MJ" AngclWo .41/0MO

85 57 87 78 81 31

A~Unl Anlcmio

29

Annarumma B r• """'M 66 Ara .4cAUùl Aracn .Anlonio

u

Aracooa INl""'o

81

55

Al"cabMHo ~ 75

Arourl N~ 75 ArKentlna Gio. Bot· tUta 28 .ù'OmaDd O À ft41eW

30

Aronloa Fer«Htwmdo 66 ArPino Pidro 91 76

..Ututo ~cnno 68 OiuMppe 50 ~odlslo Qivl(o 96 Auat Ouqlulmo 86 AU8Uitl .Morlo !W Avellone Oadano 51 AvoUo Caro Gufdo 53

Baoohl&lonl .4dolfo 21 Balla .4 !berlo 13 BalsnmoW Ftlt ppo 72 Barbiera CX11K7TPC 39 Mavrtm~~do

68 13

Tomma~

83

B~~.n~aba Leonardo

4.9

Barone Gtol>anni 38 Bartoloxnucol Domen(Co 78 Baalle .4nlonto 22 BaesiOi~Ueppe 19 s-o OWe. Batli.ta 27 Battqlla Ofoo«h(no 35 Mtcllek

Mar~l·

lino

26

Bertolnocl OiM 4.0 Bertona Oiuurwe 57 BlaginJ OiotHnuti 31 Bianco Giofi.Ba1t ula64. Blanohinl .4 crUio 36 Bltano .dttqtUJto 65 Blnagbl .4lberto Bini .Domclico 30 Binodo Luigi 66 Bocca Tito :!3 Boochottl Fe<krlgo 39 Boochinl France/ICO 96 <17 Doldi Tu...W Bolla Luigi 6<1 Bonaocol'l'o ~rio 31 70 BoncllJ .4rluro

2'

a

Barile Fel~

BertlnetU

67

98 Datta!tltnl Oufdo Battletlnl CamCIW 17 Baudo .41\l<mto 73 Bava .4rluro 65 Bayon Edmondo 12 ' Bedel Mavr UCo 12 Bellaarlo Q(ul(o 49 Bella J7(ncen.co 66 BeUelll Carw 54 Belli& Fraftcuco 80 Ber&l'dlnone El&rioo 81 Berolnl ~ 95 Beretta 0(.-ppe 42· 1 Bertelll Enrico 15

.dure!io M (c Mie

02

79 B oragno Gitueppe 4.1 Bordone Carmdo 2(i Borcllo Giot•. Git'· 45 sqrpe 73 BorgbJ ÙOflido Borzelll Ofot:a111d 70 BottB.Silo Giulio. 83 Bracaloni Lorell!l:JO 92 Broggio Ofomftn( 02 Brew Oiotlals11t 51 Briganti .4nton(o Oi 15 Brlgngllo Santi Brunetti Oimevpe 43 Brnnl B NnO 69 16 Nicola B runo Carw 32 B na Ofueeppe 63 Bocol Paolo 41 P~t 43 Bucolgro91!1 Ntookl 84 Budi Ro:t!aelt 45 Boglluello Federi«J 8~ Bogllarf OimtP'J)e 34

Buono Dmldrl<> 33 Boonopane 001'W 20 Doria. 'l'Ho 85 Bottiglione llficllele 52

c C&ocla Filippo 9 Cacciatore Dome· 1lico

s:.

Calfarelll B~ 19 Cagna.sso Giw;tppe 86 Cala.brò Sal1ltltore 83 Calcagni ,d111{lÙ)

51i

Caldnroln Franee~ 20 Call Domenico 6& Calla SkfafW 60 Ql.llcndo Michele 63 Ca!Jgarlti Oarw u Calogero VUo 68 Qalvanl Federico 37 Ca! vello Salt1alore 61 Calvo A llilto 62 Cambaz.zu Marfo 32 Caxnxnarano Viio M Cammarata Gio· 1Hln1li 21 Cat11orfan o Pielro 17 Campa.gna GaBJ)are 68 Ce.mllaanoll Vine. 711 Qaxnp&Da .4mo.&io 57 Campanella .drrlq11 10 Camplal Baldanare -.!8 Cancellottl Enrico 8~ Oanolello Fronusco 77 Candldori E'nr(co 16 Canopo. Romow 87 Cannlllo Cataldo 85 Canutuo Swa•IW'NJ 01 Caporale Oit.Uieppe s.:; Qappelll .4lfrcdo 37 00. Gii.UCPPt


128

-capra LeonWil Ce.putl Gio11anni Ce.puto Bia(li,o Car bone Yinc~"~ Tert.W carerJ L.wnardo Carft ...t.ntonw Carlmatl Ghutppe (larllal Ferdlnaftdo Ce.rlnool Ratfaele Ce.rpl.n«lrl En~sto Ce.rplno Rod<Jl!o Carrara Ni.colt) il·

H

ClampoiUlo Pa·

61

squak Ciarlo SilVio

G5

18 47

81 69 43

95 29 59 65

63 .carrucolo ...t.ntonino 55 -c&rvagllo Edoardo 41 .CasagrancU Glat=J 12 -casella Benwetto 35 Dante 15 Ca.setta Cuare 29 <lassandra Luigi 82 Ca.ssanese Oimeppe 33 Ce.s.."8.Do Lorenzo 53 -caaeinJe uuo 30 Ce.ssttt.o FratiCtllco a3 Cassone ...t.ntonw 79 delmo

Gimtr>Pe

4!i

.Qa.atana Y'~n:o 70 Ce.stellaneta Y in· ~

48

<Castelll Epifanio 27 Giambatti8ta 6.S 'Castlgliola Orlando 12 Castronovo Gact. 53 -<Jatapano Eduardo 31 Ce.tar:l OUcrino 38 Caterlnl Fuùrico as Cattaneo 4. chilie ;lO

-cavallero Gino Cavallo Eugenio

88

:18 Ce.vaniglla ...t.l/rwo 50 Ce! I~ 29 Filiberto 66 -collini Luigi :H -<Jentlneo Sanu

42

-Gentore ...t.ntonino 40 Cernlglta Domenico 28 --cernJgllaro Micltele 75 OhlabreroOarloLmolU ·Chiara 0\weppe 68 .Chfelllnl Guido

73

Chiesa Emanutle

U

Chlmen&l F~ditsando .Chlnè Mario Ohfofalo Biagio .ctacclo Vito

36 82 93 18

69 18

Claurt Ro110lino 12 Clccimarra Gaetano 64 Cieco Giovanni 35 Cleri Y (ncen::o i 7 Olgala Mario 61 Clodaro Rat!a.ello 48 Cionlnl Giulio 27 Cipollina Ulù~ 45 Cipriano S aloatore 64 Circo GitUeppe 22 OlrUlo Giooonni 81 GitUJeppe 97 Civita Ra(!atle 28 Coccia GitUJeppe 60 Cogllati·DezuGiu· seppe 24 Cola FrtmCUOO 49 Colaccl Fraw..esco 72 Cola11Wlli Givuppe 62 Colella Yittoriano 95 Collttl Siltli<> 15 Colomba Ni.coM 67 Colombara Guido 44 Colombrita Filippo 65 Colozl!!a Giottanni 78 Comelll Umberto 3.5 Comes Sebastiano .59 Conciatore Dome· nico H Gon falone Ra(faele 41 Oontl Gerardo 62 Contrl no Ferili· nando 63 Corclonl Corradino 25 Corda ...t.n!onw 62 Corigliano Enrico 33 Corradl Nutna 13 Pktro

93 Remo 89 Corsi ...t.ltrtdo 31 Cortaaea Stllrio 90 Cor«llla Francuco 38 CortloclU Mauro 59 Costa Fa!UCo 19 Costagllola .A.ntonw 27 <.lozzollno Fetù;rloo 74 G'reeoimanno B er· nardo 88 Crespellanl Carlo 17 Creste B aldo 96 Crlsolone Gaetano 15 Crl&tlani Miclletangelo 81 Cristlnl .A.ltredo SO Croooo ~meppe 67

Crooe <Nido 62 Crol!lglla Et1arislo 23 Cnool& Fra~ 69 Cultrera F'rancuco 64

Cultrone Salmlore 51 Curatolo Lorenco 94 Cu.rolo Sa«rio 14 Curia! e J'"·it o 76 Cutull Franc;e~co 86 Oytron 1-<~Z:aro 76

o D'Accardo Salt1a· tore

18

D'Agostino ...t.go· stino 45 Dal Collo ..t.ugu.eto 28 D'Al01isandro 4.""· mo 65 Luigi 91 Ra(faele

37

D'Ambrosio Giu· 31 ...t.lessandro 71 D'Amico Gimeppe 42 D·Amore Olcmente 84 D'Angelo Emanuelf 60 D 'Anna Gimevve 16 Dastoll .Vomel\(co 87 Dattilo Gimtppe 43 ...t.ft(riolino 93 D'Attillo E<Dandro 83 Dazio Frar~e~co 68 De Ale,;si E'Dasio 68 De Andreis Gi.uep· Ylll 88 De Angeli s .A.rdtd· ~ppe

no 23 De Banedlctl.s Raf· faele 94 De Bernardlnls Virginio li De Bernardo Fran· cuco 46 Francuco-.A.n· tonio 39 De Blaalo Guido 45 De carls .A. oostino 22 De Ce.rll G~aw 38 De Castro lunario 32 De Cata Donten.ico 38 De Cesare CXamtino 65 Luigi 40 Vincenzo 29 De Cbtara Fedele 84 Decina CamiUo 43 De Domenico Fran·

cesco

19

De Gre~r<~rio Ga«ano 81 De Bleron ym ls TWggero 46 De Leo Salvatore 36 Del Fattore Guuliel· nu>

52

De Ll psis Fortun.ato 82 De Lisio Giot>anni 58 De Liso Carlo 25 De I.orenso L«>twrdo 81 De Luola Rat!aele 68 Dello Iolo Giot>anni 61 Delogu Gino U Del Perolo Silvio 82 Del Senno Gioronn( 58 Del Vasto Giuseppe 24 De Marco Oum-e 92 Do Marini& ...t.urelio 42 De Martino Roberto 34 De Meo Efii!IO 78 De Mlchelia Cori-ado 51 De Nunzio Fran· c~ 40 Denza Ra(fae'h!. {9 De Palma FUippo 92 De Paoli Poolo 58 De Pasqua Giu· aeppe 4.2 De Parla ~uuwto 39 De Poroelllnla Carlo 15 De Qnattro ]l;icola SO De Rensls Emilio 87 De Rogat.IB ...t.ntonio 84 D'Et torres ~uBeppe 62 D ettori Gim/. M aria 45 D'Eugenio ...t.ntonw 48 De VIvo Giulw 70 Diana EtJDel'io 52 DI Caso la GfuBtppe 65 DI Giorgi Pietro 86 DI Lorenz.o Odoardo 50 DI Manio Fran· cesco 70 DI Martino Fcrdi· n.ando 85 DI Monaco Pariik 48 Mi.ciek 83 DI Nella Nicola 38 DI Palma J"(n • UMO 80 DI Rago Pr()ltJiero 67 DI Stefano Giu· leppt

Di Tulllo Odor-Wio

28

92


1211

(Segm) IND ICE .t.I..J'.UIETJCO

Don.adeo Vittorio

29

DOIUIIIDto .d~M<ko

~l

Drago CalO(Iero .l)am(cmo

68 70

Dubbiosi EmUw

37

Elise! Carlo

87

F Fabrlzl Nicow Fadda Siro

Faensl .4/do Pailla Giooannt Sal!Kdore

Falcone Ra(!oeh l<'&lbo Enrico Fanelli Vitanlonio Fantozzl Luioi Faraone .-fnl<mw Farlna Felice Antonino Fedele PaBQU4~ Fedeli A !berlo F ederico Vincenzo JfcUolaa~li Guido Felsanl Giacinto

15

20 69

35 51 63 60 31 92 62

00

Floridia F'f'tlftiCUco 69 Florlo Uao H FoohJ &berfQ 94 Falena Umberlo 30 Fontt\oll Nicol6 65 Fonzono Lorenzo 39 Forino Salt>al.ore 16 Forti /(lino 18 Fortunato Lt;o'lwr® 91 F ortunat.t PU-tro 61 Foti tl lfio 53 Gloronnt 78 Franchi Luii]{l 9 Francblni ~cmni 71 Francia .4®l(o 78 Franlcb Emilio 83 l!'l'I.Scla Pietro 94 Frleonl Paolo 12 Ftogglo Francuco H Froslni mno l1 Fnoclo Gioronni 66 Fnnaloll Gaaano 11 Fusco A.noelo 32 Fusi Pietro 21

84

85

20

· Fl~lobella Q(am• 68 h'lumara .4-ntonino 63 Flutne Gwlulmo 62

Gentile Vitongelo 74 Gentili 4less(Jtl4r, 73 Ger mano Gius~e 40 Germino 41/redo 17 Gberardlni Nal® 89 Giaoalone StiTICo 76 Qlaoob be Corraclino 53 Olallombardo Oreste 29 Glannuntonl M11rio 50 Glanne!JI.4leuandro10 Giannetti Bernar® 46 Glannottl Dino 36 Giarrusso Guual® 16 Gigante Dorwto 60 Giglio Rocco 30 Giordano Giuse'PJ)t 14

OtueeJ.pe

80

Olorgl Gior(lio m. Gior(JW t. Girardi Giuseppe Oludlce CamUlo

36 91 42

Ferdinando Glnllani .4/eandr o Oln!Jano Ceùtdino Ol urleo lllich.ele Olnstl .dltlo Gotrredi Ellore Luig(

G

34

60 Ferrai oli Ferruccio 83 Ferraloro Giu· $e:ppe 48 Ferrari Gioo.J.ttrelìo 2' Uoo 36 Ferrari Lelll F-ran · cesco 10 Ferr.arls Sal~ 93 ~·ol'l"'ttl Viroilw 66 F'errl Antonio 51 Guido 33 Flerro Michele 14 Figari .4lberto 77 FIIIIJ<:k Giuseppe 66 Filogra113 PCJ$quale 50 FioNl Gertmia 3i Mario 37 Fiorenza 11}1UJZio 15 Fiorini llf urio Fer· ruccio 22 Flsoibettl Giu•ewe (9

9. -

go

çeMQ

4S 81

l·'~ug.-. Edoc~r®

balt(Bta

Flnmetreddo Vin·

Gaggia Emilw 26 Gagliardi Pasquale 59 Oagllone .dnt<mio 50 Oalottlno Carlo H Galdl FLMi.an<> 66 O allo .d rluro 29 Onllottl Giot~cmni 19 Oambarinl Gius.<Pve96 GIUI1.QI.arano 17in· lletiZO 60 Oanora Romualdo 41 Garbagnl Giuseppe 3t Gargl11 Giovanni 85 Garofalo VitQ 93 Garzta Lormw 70 G&l!parrltol Nico/4 52 Gaaparro Umberlo 82 Ga~tl .4rluro 59 Dionigi 16 GioMnni 47 Gituteppe 26 Gana .4luscmdro 13 Oelanz#) Celu«no 53

Oelormlnl Lut(li Oe111ma Salvalore

Gennaro Luciano

24

77 48

56 83 76 62

57 83 94 52

Gomes De Arala .4ugtulld 79 Oonznles .Alfre® 36 Gorl Giot~anni 87 Oorrcta Carlo 90 Orttm egna GioMnni H Grande Pa8(1Uale 88 Oranatfl SaltHJI.,re 69 Gr64llll Giuseppe 97 Graziano Carmine 28 Grazlola Gerardo 22 Greco Domenico 22 Gregorini ~tro 67 Orella Emulo SO Ori tl Filivvo 33 Orltont 0$COT 82 Grlgoanl Euqetlio 91 Grilli Mario 64 O rlllo Girolamo 24 Grlxoni Gi0t1anni 9 GrOI!l!O Vitlorio H Guaraldl Carlo 38 Guarnaecla Girala· mo 38 G1lerra Vincenzo 3( Gngllelm.lnettl Sii· trio

92

Gugllelmlno Lucio GO Gu ido Oiooanni 60 Gorgo Pterino 32

Ruolo eli a~ianil" tl~l CIWPO aani«lrio militare.

IBCcarlno OiU!Iem>t 88 ladevals• Francuco 86 Iannarone Oen.erOBO 70 Ia nnizr.otto Oar· melo 13 .dntcmio 49 Ia110ce .dntonio 17 Iaacono Magli e ri Giuseppe 86 I aselll Mario 66 Idi ni Francuco 68 l mbrenda. MaJtco 68 llnpallomenl Rosa· rio 79 Sebastiano 84 Imperlale CeBart 2G I odellcato Giust11· pe 20 Intantlno Simone 61 Ingliruu. Amedeo 72 Ingravalle Altre® 16 Ingria Lore~ 67 lpl)Olltl Arncldo 24 Isola Emilio 90 Izt:o A rtltt ino 7!J

Labellarte Orono 78 Labruzzo Meno/l( 91 Lal>run,. Fretncesco 47 Vittorino 61 Lagna D<ntalo 76 L .. Magna Gill8eppe 75 Laino Rosario 97 La Ma.rtlna Rosa.-lo 4Jl Le mendola FiliPPO 49 Lampls E®ardo 36 Landrlanl Roberto 15 Lanerl Gict:ar.chino 10 Langella Fran.cur.o 35 Lanna LconWa. 43 Lapenta lnnocetVO 78 Lapponl G1tido U La Rocoa Paolo 31 Ri>berÙJ

64

Latovere Glvaeppe 82 La.soaro .-fl/redo 17 Lauri Giulio 82 Laurora Carlo 62 L&T D(no

91


(Seuuel lNOIO R ALFABETICO

130 Leccese .A.nlonio 62 Leo Gtacomo 77 GiU8tppe 74 Loonurd l Dom~nico 63 L epore Francuco 4 7 L<berl F~rico 87 Licata Salv<dore 94 Lino Francuco 81 Llo (}i.U8e}• p t 72 Lipanl A.nlo 11it10 47 Lipari D<mwmìco 63 L<eta Vomenic<• 53 Lo Blanoo Domtnico 53 Loda t.o Gaspare 64 Lojacono Antonio 21 Lombardi llfanlio 89 Mario 88 Salwtnrc 57 Lo·MOIUIOO Croce 75

Loogo Domenico Fult>io

54

GiusepJU:

79

96

Loprcstl A11tonino 26 Lorenzlni (}i.ustppe 74 Loria Giovanni 48 17 Lo,·o.glio Rocco Lo Voochio Giooc· chino 45 Lucca·CUtbhert

Guglielmo Lucente Pasquale l,ucci Ameriqo Luciano·l<'uscà F~ lire Lupo Guido

62

76 19 42 84

M Mo.chi Sebastiano Malteo Luigi

27

27 Matfl Oiu"'e'P'Pe 19 Maggio Pietro 59 MagUenti Franoesco 65 32 llfagU ulo A ltonso Magnanl .dbcle 65

:Magnlnl Enea

43

Magrone Amedeo 47 Maxla Cosimo 88 Malmooe Doqali110 30 Malra Oesan 69 Malloe A lusandro 81 M&llozzl .d merigo 52 Mancini Luiu' 26 Mancon l Michele 26 Mandò .Al,.,edo 86 Manfredi Alfredo 86

:'.lnnlredi .Arnaldo

44

Orute 61 .llangano.ro Car· IS m elo Mangiano GiustPVC 67 Manlerl Allierto 54 Mantero Lorenzo 39 Mo.nzel!a (}i.~LSeppe 59 MIUlllo O iooo!lni 69 Marchese 411Q81iM 71 l\IaN>ngo Lor~u en lO

ll!aresca CorTado 88 Marlgllano Oioranni 15 Marini Carlo 89 M.a rlno n aetano 97 Salvalor, 71 l\larinucol Marino 27 Marlottl· lliao· chi Oio. Batt. IO Uarlotti·Bian· cbl Guolulmo H Marmo .dchille H Marocco Luigi 58 91 MarrA O~"serme Martin! Lu({li 95 Martogllo Ferd(· tl<lndo 12 Marnlll Allterlo 20 Masalo. Mario H Mas&la·S()ooht Mario- i1 Maeclo. Giusr.pru 71 )fassa Filippo 49 Massar& Gaetano SO MIY'.'>o.rottl O i u. seppe 9 Ml\8seo Suvcrw 92 Masserano Giulio !6 Massi Emilio 35 Massimo Francesco H Mastrantonlo Vin· cti~ZO 31 Mo.stroglacomo Oui· do 50 Mastrojo.nol .A.nl.o· n i no 33

Decio

65

Mate.razzo Lucio

54

Sera!lno

64 Maugorl Nicol6 20 MazzarQOOblo Be,._ nardi·M 95 Ma.z:>:aronl 01cvxmw 56 lllo.zzonga Giacomo 4 7 Mnzzettl Loreto lO Mazzolo. Vincenzo SO MauoU Fernando 86 Mazzocoone Ca· mi/lo 21

Medo.s lt1at-lo Mcgaro M icMU. !Ilei neri Luiy i Molchlonna Ettore Mollllo M ari o

79 7:1 33

95 88

Mennlllo Francuco 79 Menn(lnna G<rardo 69 Mercu.io Rocco 81 Morcu R osolino 19 ~lorlinl Camillo 46 Mos~lna Anoclo 46 Mezzettl Guido 62 lllindoum\ .lntonio 21 Mioh oli T e<rclorico 90 Mldulla Cannelo 56 ì\lignnni Villoriu 46 lltigneml Francesco 24 Mflana Gaetano GS Mllottl l!:rncslo H MUUno Domen""' 93 llllrabello. Claudio G7 Mlrenghl Uoo 85 )fisltano Oior.anni 33 )foauro Aurelio 40 MocaOgho Ca' lo 56 :\:lodestini Paolo 13 Modugno Domenico 39 Modugno France· 8~ 88 Molisnni .41/redo 12 Ricciarrlo 91 Monaco .J rturo 13 Mono.stra Salvatore 65 Monguzzl Um/Jerto !{; Montaloa G"ido Si Montanari .dUilio 12 Mont ele one rin· cen&o 36 Monti Oael.a110 42 ì\lontlnl Giovanni 97 Montone A rturo 68 Morelli Jllario :H Moretti Giovanni 79 Morgantl PMlo 67 Mori .dnnibale 54 ?.forino E'Tlrico 44 Morronb LuWi 66 MoBoheHa. Oio· ~anni

39

Mozzo.na Carlo

89

111ura Salvatore

35

Muratori Carlo Fe· !ice M 11 rr n (}i.accm.o

23

50

l!usso Enrico 90 H Musto Pasqual~ 69 MkMlt Musumarra Nico/6 52

N Nanni Carlo 46 Napolltanl Enr ico 83 111 elchiorre 11 Nlllloè Francesco Paolo 95 Na•to.•l .dnt<>niM 71 Negri Pietro H Nlco.stro .drturo 57 Nicolosi .Antonio GS N leo tra Salt!atore 62 ~ oceutJDI Dino 03 Norleoghl .A.lberlo 69 Notarlannl Vineenw 63 Nurra .dtllonit~ 51

o Oggcro Cesare 17 OUverlo .Altrl8e 78 Orlando Twdt>ro 94 Oterl Vincenzo 22 Ottaviano Fausto 86

p Paollll .d lfredo 4O Pagnlello A 1/rt.do 89 Pagnotta Umberto 49 Pota .llichelino Sl Paladino Paolo 7'!. Palermo Cam~lo Pa11eron1 D ;nn

59 82

Palmera Uoo Palmerlo Pietro P almi o1·i Alfredo

94 51

Mario

91

55

Pnlmtnlello Pa8QtMJk7 7 PalumLo Giuaeppe 27 Panagla .dntonino 18 !'o.nara Carlo 66 Pandolfl Edoardo 5:! Pt\DBOra O llatri.o 7i PaD%Uto Filì'JYPO 67 Paolillo S lanislao M PaoloY.zl Fortu7Ulto 85 Paoluccl .dlberto 97 Papa. ~nnnro 61 Papagno M ichtle 61 Paragona· Pietro 07


131

(Se(lt&e) ISDIC& ALFAUY.TICO

Pnraninro .:tnuùo 53 Pareote Ferdi· narwo 22 Parlsi Ennio 49 Parrella .4.chille 711 Tullw 82 Parrl WaJter 90 Paruta OiO'Mnni 76 Pa...-ettl Ferdiuando 79 Pa.ssa.lacqua Gioacchino 31 Ra(/Mle 51 Pa.ssl\nte Cm·mine 56 Pasaarella Fabritio 83 Passura 7'a•u:redi 30 Patan~ Carmelo 38 Patta.vlna Domenico 61 Patti Giu3epVe 52 Pavone .:l.nkmio 67 <Xuseppe tH

pecUJ; .,4fi.IQni()

97 Pccorarlo Ra(Jaele 42 Poco..olla GWvann' 48 Mariano 60 PedMlzzl A rrifiO 34 Pedrini Antonio 30 Pedroll Givuppe 68 PeUegrlnl Francesco 16 Oruu 20

Pcllcltl"ino C.orenzn 26 Francesco t\6 PetllclnJ F errante i3 Pcnoctti Cesare 11 Pepo Ra(Jae./lo 37 Giusfl1>pe 84 Peroara. l&Uloro 23 Perllll Gionanni 2-l Pernice Vin~n~ 5<l Ji'(ftC(ftfC 72 Porrettl Cri31ojoro 25 Perrlcooe Gimep· pe

52 16 57

Perrlor Stefano Perrlol Angelo Pesce Nicola :!2 P essolano .4.nqelo 92 P o t l t bo n Lodotri<:o -J8 P e tltl P<UJiluale 21 Pezzullo Luiqi 36

Ptazm ..tnwnino

57

Guid-o 65 Plcazlo .Antonio 24 Plccarrcta France·

44 3CO PloafoU E~il· 58 do

Piccoli Oi01XI?mi 26 Pl<'oottl E11iàio 40 f'l~tn ti Giovafllli -l3 Plllerchla N alale 83 Pistilli Giulio S7 Pltrelll N-icolu 18 Plvettl Frtmasco :!!s Plaoldl Ettore 91 Pia. In N at<de 34 Plustlna •l'lurio 63 l'olose Nello :!!J Polosa J7irn'enzo 21 Pomiol Guido 14 Pomo Felice :1:! Porru Pietro 13 Portellt Giuseppe OG Potenza L'liY• 52 Pozzuoli l<'rancuco 94 Prelte Mario i9 Prest.Ueo Vincent<> Sol Prlcolo Al/ons" !H Prh·ltera Ben e· detto il Procopio BclùJrm"-

no Propcr-ti·Curl nedetto Proto Antonio Pro'•~vlden"'a Sut!iM !l7

Poltrone Ru(Jaele Purcaro GatUieppe Purpru-a G-iovanllf

50 55 i2

Q

Riccò Ettore

21

High! Giuseppe

Rlnald1 Ono/rio Orazio

46 H 53

Pietro

25

Rlparbelll R oberto !l5 Ripari Enrico 58 Hltucci·Chiuoi Aoostino 22 Riva Uml>erlo 9 Rizzo Carlo 56 Cor~telw

Gael<ltw Rbz 11 Li 0iuS<1)Pt

Hotllnò NicaùJ Rodllguos Felicia-

22 92 l0 48

Rollo Fedulco Romano Gennaro C•rmillo Rom by Paoln

95 27 iS 11

Romhol è. Anlonto 16 Rong•\ Gaet(lno 43 Rosa Gu i dc (13 Rosi V Utl.r lo 80 Rossi A n toni<> 21 Bonifacio

St;

.Mari<>

51

RottegiJa Enzo 9.; Ruggeri Antonino 23 Ttùlio 81

s

Qoelrolo Emilio• Er ·

rno.tn

U

R Ra1fone A l/o n so 37 Rago Oiot>anni 3:! R.\mpl Pietro 18 Rattazzl Tu.l/it) 25 Reb ultat G-iulio 88 Regard Pietro S!J Reggio M'khele 8!? Reitano Uoo :l7 Rovclll Giooct:Mno 91, Rlbaud 0 .antonino 88 Rlecard1 Giuseppe 95 Rlool A~nio 43 lihnant1411e 81

Sabntln1 Anuelo

Snntobonl Umberto .;9 Sa.ntoll Pllsqtwlitto :r; ;Santoro Nic•diWJ t$9 Saot.orsoln JJome· :)~

11ico

Santuccl GiuC)YfJt (;.J Sordono Antottio (i l Sarnelll :ronmwso ~O ltl ,Sarti V ili e> rio Savo •·lo o Sa ve rio t:l ~u'l'lnl G11111/iero 111 ~avlnn J7ilo

69

flO

Santo -l\loria Al12 b'-rto Santcusnnlo .1/ctrio 115 .Sn.ntlllo Tomma.•o Sa

27

Arturo 39 Soochettl Nicola 58 Saccornanl Giorrtio 21 Sala Mario 96 Salem .Jle,llmrdro 17 Salerno Allo•lilo 87 Salmè EUore 55 SalomonE' Oiuaeppe 45 Snlaano Pietro 86 Sal'l'utl Gi'UIIeppe 59 Snlvatorl (}uglWmo 56 Salvlnl Cuare 42 ~andrettl Enu:d.> 54 Sandulli Pietro H SanJ Carlo 96 Sanna Aleuandro 93 Sansoui Carlo 60 Sant.aaa ti Frani:tsée 82

!IO

l'caduto raEq>lalc ~' E'oufè A>netleo 63 ~cngUoue Franueco> 7i Seni a Iiflrico 4S Scnlfati .d /lgrto ;! ;, Scali si I unc1<lio 41 Scalzi Carminr 7.'> Scanavino Z e(Jirillv 29 ::-cnr t a An(Jiolino

W

SCl•rpicrl Cr~are :10 Schlrru G'iu.;eppe ~9 Scla ldon c.: JJmto· lmneo SciU ic•·l V·ht.een zo

Solnrtiuo Sulwl-'>u Scotti OiU3e-ppe Scudcri UiuSI!fJ1Jt !!lecchi Fr01rcesro Sogre FeN1a11do Serra Giusep pe Sesto Antonino Severi Pnmpen Sevcrlnl Giuseppe Slccnrdl Guido

56 a:!

60 !):!

:li

13 IJ.I 7:1

23 :lfl

!16 90

Sl~tnorlno Rosario

20

S lmola Mario Simula UbaJdc S lnglltlco OiustP·

85

17

pe

Sln lbaldl

'""

O?•oliel-

Slnlsl Guido S irlannl Carmelo Slllto Euoenio Soflo Sani( Sogno Armando Solerl Giot!anni Sorbarn Emilio Sottlnl Q(oranni Spadaveoohla Do nWt(Co

14

50 19 Si 76 43 25 44

20 71


(Sequc) INDICE Al.I'ABETICO

132 Spagnolottl Gala~ 58 Spagnuolo Vlgorita Nicola

40

Spatatora Giuse-ppe 71 S perapanl li-'lpidw 39 Spezzaterrl 4 ntcni.o 60 Spinosa GiuUPfM 80 SquUiaol GitUerrpe 75 Squ l Ila o l o ti JW.I· tac le

50

Stagnlttl Frante· «:()

Stlsl M atteo Suma Cosimo Sunserl Gìuseppe Suraci Bf1-'no Surdi Domenico

66 80 23 29 43 13

T Taddla Le<~ 71 Tngllaferrl ICnr-ko 86 Tagliati er ro 4 ,.. mando Talenti Cesttre 'l'encrcdl Gabriel e Urbano

'l'anzer Francese() Tappi Primo 'l'archi Vir(Ji/io Ta.rducol Mario

66 26 95 GJ 69 50

36 75

Tarqulnl CtriroH 5~ TlU'Ida GitUtTJ pe Anton

w

Tatarelll Lui.(li Tattonl Fileno Tecce Pa.sl[lUJle Tedde GiUBtlPPe Tedeschi Giacomo

80 26 35 12 25

re M.

56 Sal'II<Jlor8 F. 96 Terzi F«krico 61 TCflta U(IO 76 Toglla Oanw 87 Tomaselll ..4monfo 67 Tonelll Camillo 97 Torella Glot>ann( 70 Torre Salt>atQre 49 Toscano J7incen.eo 3~ Trani NatalituJ 33 Paclo 32 Trcpicolonl E ma· nuele 53 Tre ves .4. mtiàe !13 Tr161ettl luino .H Troina FranceBCo 63 Trombatore J7in • ce~

;Il

85

51 16

u

lO

Nicola 47 T elese VinctnZo 33 Tenaglia Gìuseppe 19 Teonl Giulio 87 Terrana Sal valor e 87 Terranova Salvato·

. Trotta Enri.:o

Tllfano Ra(!aek TuriUI .4n«mw

Urtoler Fernando

47

v

60

Vanno·ccl Quintilw 23 Vo.sso.lli GiO'IIanni. 28 V&SROlo .4ntonio 73 Vastola llfario 73 Vasta Giuseppe 64 Vecoll Noroe rto !16 Vendlttl Emil;c 45 Ventur-a J7itt. Emanude 71 V orte<:hy Giotlanni 77 Vetuao!bl Pasquale 42 V!centinl .d.monw 88 VIggiano Alfredo 24 Vlgllanl Federico 22 Vlmerc.atl Luigi 64 Viola DotMMco 59 T'ietro

Sal'!laicre Vltolo Emanuele Volpe Mauini.

55 18 90

61 4.1 58 2.;

lO

z

Vajola Naum-eno 28 Valente Gihacchi.no 23 ValenU An«mino 90 Valenzano Gi.ulltpp.e

Vlrglllo SatH!rl.o Visconti GìtUeppe Vita Gadano Guido Vlta:e Nicola

ll

Zatnro .4.nùmtno

12

EdoGrdo 78 Gi()l>anni. 45 Zagaml 4m<nltno 87 Zambelli 4monio 88 Zambra Etiore 76 ZaneUJ ..4lberf4 94 7.anragoa mccardo 65 Zanuttlnl Pri.mo 11 Zecca. Codmo 84.

Zlcobierl Leone Zlngale Sal'llalor~ Zlngales Glusepr;tJ Zlnl Gi.ovanni Zoooall Fortunato Zodda A là<1 Zollo Gìmem1e :tona .Demetrio Zoppi Zelic Znddae Sili1W ZnretU Salrolorc

73 60 97

92

80 93

86 55

so :!6 (l()


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.. ISTI1 UTO POUGRAFICO Of.LU> STATO· G. C. ·ROMA, 1933·:<1


Anno LXXXI • Fase. ll FEBBRAIO 1933 - ANNo XI

l

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

DlllEZIOh ED AMMINISTRAZIONE llaRJITBRO DELLA GuBRR.t

ROMA


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SOMMARIO

LI ctlebrulorte dtl d n, llnt.narlo della Sc.o~ di Appll:azl.ne di lanlti Mllllal'O Nel nostro &IOI'IIIIt . • . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . .

Pag. III •

89

MEMORIE ORIGINALI : llearpa. - J,a. roa.Y.Ioue emod n•ica del D'Amato nella s ifilide e nella blonorra1fla. • , . , Gtnnano.- ('untl'ihut•> •dio ~tu t! io radit•l••gico co mparat ivo d ella m asto idc coll'in cidenz6 sogi Ltalc ubliquu nu tcrv- Jlv~krìor u . ••• • • . . . •• . . . . . . . . . . • . . ,

Pag. 90 103

CAIIITICA CLINICA :

lawwlno. - !"n unn Hlngolnr.· rurm'l, no n çlcRorìtta, di nnlforro'l?.iono oonglnntivnlo Zlnplo. - Sind rulne t.rnuqil.oMn Ili CitLnn•l r<'P: i<mnl e ed esort~lruo consecutiva a.ò inie· zion o •·ctwb ul bnrc 11i IIOJVu<·ai nu c adrcualiuu . . . . . . . . . . . . . . . . . . •

Pag. 109

uo

RIVISTA ~INTETICA:

Pag. 121

CamJIIIIII. - Conccz·io ni m oùcrn<" s nlltl Jllltngcncsi dcll.'ol•.tlc>'t<ia . RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA :

Aller&la tt~beroollnlca e lmm•nltl nella hbercoloal D ci rapport i f ra - 0 ,\J..;\IR'I'TE . • • • . • Ca lcolosi lrttraepat lca aollt.rln 0 '> Ca$'> •li - r ilcratu mc•litmle l'it1<itt1it~ r().llwlogica - VoLPe Grllftull, srerulo e actti'0$1 In placche - )[on~BI.r.J e Olt ARIH~!'t:rtr . . • • • . • • . . . • lpert.nsiorte Rilict:i suJla im.pQrl all:s" clinicro dei rw~< >ri cardiaci n ell' FIOC'IUU:rl' • Malattie nervose fllnlionall neU' uerclto - Rm1'B . • . . • • • • • . . • • . . M-le' delle wie resplr•torlt su.u·....sMitimeldJ) dc/lt - Ll\'&ltlf.ltO e TI>:'<EI'F • Orecch io e tonsillA flrlngea Ra/l/1 orli. mw l v ml>·pttlolo(Tici tra - LF. ·\Lf; . . . • . , . • Pllutro Iliaco (bYifo) A 11'1"0/JMilo dd -. :V tLotX> prnrcssfl pu l-. cMtr11.zionc di. Jtn appoooi o puiN>Ic nn t'l JP.m.Ort· '" {orm" t/.i lllt:Jolo prrlevalo sul/<> parte super w r c de/11~ corti cal• in/cr11u i/('1/.a ti/,iu J lJ\'.\J{A • •• . . . • , . . , .. • .••.•.••. • Pollomlellto Rili ta>i r.Unwi sul/4 - ZoJ.t.u;or~:tt o Cn,;.nm . . . . . .. . . . . . . . . .• Suol o acqullero :Siutlio s~ti r apfJOr ti lrr<f•:•Wtnr." i <ti St<perflcie e rw.::iot~e ciel - PIRAS o CAMBOSU Trombosi anta delle c-oronar le Oo11lri!mlo alla - ZAo&K . . . . . •• , VIra a ra)ico ~ strada a Ylruteua r lotor.ata ltir;crthe S tL un - J 0;\1:msco . . . . . . . . . . . o

•

••

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OIPEDALI MILITARI NOTIZIE ••• . . l NOSTRI MORTI!

P ag. 1SC Hl 140

188 133 142

142 181)

137 134

136 136

Pag. HS

HO 152

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L 'abboo&mento è a nnuo e de~orre daJ 1• gennaio al prezzo dJ L. 32 (Estero L. 44). Per gli ttlllola.li rne,ttcl e ohimioi-farma oisti del R. Esercito, ID servizio ed In cougndo, li prezzo dell'a.bbouatnento è ridotto a L . 24 antioi pate. l'eri soli uH\nia.li mo,lic i (deii 'E~erdto e <Iella Ma.rinal , iD qualnn1ne poslzloue si t rovino, è arn.me!!So u't abbonamento cu,nnla.ti"o al nwrMle di .UcdiciM Militare ed agli 4nMli ii .lfedicttla Navale e Coloniale al Jlrez~o <ti L. 45 a.o nue. Il pre~1.0 ùel su~>1>lewento con tenente l R110l'i di <~Mianil•~ tkl C9riJI\ aani.lario m:llttare è di L. 15, r idotto 6 L. e per l soli abbonati.

NORME PER l COLLABORATORI. Le ovlnlonl ma.nlfe~ta.te •la.~ll Autori non \ro;Je?:nano la respoot~&bllità del per lo<tlco. Agli Autori sa.ro.n no conceSdl il:l'll.tulta.monte 50 estratti con oopert.ioa. stampata., lront.esplzlo, lm·

paginntoro. e n\tmera:.:iooe sttCciale . Por •iiaposizloo& del Consiglio naziona le delle r ioerohe a oiO.S(}UQ lavoro deve essere unito un breve autor ill88nnto (non p i(l dJ 10 r jghe l. Le spese 11e•· le tavole litogmftohe, Cotogmflche, ecc., obe areompo.;oassero le pubblloar.lo:~l' aono 6 ca r ico degli Autori. l llli\JJOacritti non si restltu•aoooo.


VII CONGRESSO INTERNAZIONALE \~j DI MEDICINA E FARMACIA MILITARE ~:.--.:· . ' ' MADRID, 29 Maggio - 4 Giugno 1933-XI ·, . . :··: ' -. .... ., , ... l

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TI VII Congresso Internazionale di Medicina e Farmacia. )lilita.re si terrà a. Madrid da.l 29 maggio al 4 giugno 1933-XJ, sotto l'alto patronato di S. E. il Presidente della. Repubblica. spagnola. I temi all'ordine del giorno sono : l. Principt generali che devono presiedere all'organizzazion,e Btttnitaria di -una namone in caso di g-uen·a e applica.zt'one alle diverse formazioni delle prescrizioni della nuO'Va Convenzione di Gi· ne1'ra (Relatori: Spagna e Svezia).

2. Le vaccina.z ioni preventive n elle armate di terra, di ma1·e

e deU'a-ria (Relatori: Spagna., Gran Bretagna e Giappone). 3. Il tra.ttamento dei casi chinug1'ci di prima u1·gt:nza alla fronte, in guerra di. mO'Vimento. Concezione (z,i una fo?·ma.z ione specializzata: sua organizzazione materia:te e s·uo impiego dal punto di vista tattico (Relatori: Spagna e Belgio). 4. Gli alimenti conservati facenti parte della t'azione prescritta, aia in lempo di pace, aia in campagna. Loro motlo di p}'(:par~ione e loro analisi (Rela.tori: Spagna. e Svizzera). 5. Studio compamtivo dcll'orgam·z;<a.zione n elle dive1·se arm((te di terra, di mare e dell'aria.: a) dei se1"Vizi odontoiatrici ; b) dei servizi amm·i ni.strati-vi (Relatori: Spagna, Messico e P araguay).

Iscrizione dei congressisti: 50 pesetas per partecipante, 30 po· setas per signore e bambini, 15 pesetas per gU studenti. n vcr· sa.mento della. quota. d'iscrizione può farsi sia. direttamente alle agenzie ufficiali del Congresso, sia versando l'ammontare alla tesoreria. del Congresso (Ministero della Marina, Madrid), con vaglia

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postali internazionali, travellers chèques, o a conto del Congresso alla Banca mE'rcantile ed industriale di Madrid. Si prega di iscriversi il più presto possibile, essendo chiuse le iscrizioni alla data del 1o aprile 1933-XI. ' '\ . . . Riduzioni di viaggio: Come d'ordinario, tutte le grandi compagnie delle ferrovie d'Europa hanno oonoesse rldu~ioni ~ari~nti dal 30 al 65% per i congressisti e loro famiglie. .' ~

~

PROGRAMMA Lttnedl 29. -- Alle ore 10: Consegna dei documenti. Alle ore 16: Seduta inaugurale. M artcdì 30, -rnercolt!dì 31, · dì d' gwve 1 e vener t 2 • -

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. . · d Il 11 3 ess1oru p 1enar1e a e ore 9 a e 1 .

Alle ore 9: Dimostrazioni scientifiche.· Alle ore 16: Seduta di chiusura.

Sabato 3. -

Dommica 4. -

Esercitazioni di campagna.

Nei pomeriggi. - Visita agli stabilimep.ti medici militari" a Sego· via, Aranjuez, l' Escuriale e Toledo. ·serate. - Ricevimento del Presidente della Repubblica. - Ricevimento del Governo. - Corse di tori. - Rappresentazione teatrale di gala. - Serata di folklore ma.drileno. - Banchetto di chiusura (sottoscrizione speciale).

Crociera per l'arrivo In Spagna. - Su domanda di numerosi congressisti è organizzata una· piccola crociera che permetterà, a condizioni assai vantaggiose, di raggiungere la sede del Congresso, offrendo ai partecipanti un itinerario dei più interessanti. Si è ottenuto che un pacchebotto parta da Bordeaux o Marsiglia il 21 maggio 1933 per condurre i congressisti fino a Valenza con diversi scali, fra cui specialmente notevole la visita ad Iviza {Isole Baleari). Il prezzo sarà di circa 2.000 franchi. Le persone che desiderano aderire sono pregate di prenotarsi al più presto possibile (.Archives Méd1:Cals B elges, ospedale militare, Liegi), poicbè vi sono 'solo 150 posti disponibili. ·


Bollettino di sottoscrizione.

Io sottoscritf.o (DOme e OO«UOme ben leaibW)

grad.o ..............

··-··················· , residente a ·-·························--·-···············-··· dichiaro à' i8orivermi aZ

predetto Congresso (quota d'iscri~ione 50 pesetas). Sarò accompagnato d<' ········-·········-················-··········-·········-·······-···········-··············

(q140ta d'i8crizicme 30 pesetM per persona). V erso l'ammontare della m ia qoota aUa tesoreria del Congre811o,

Ministero della Marina - Madrid .

.Addl ························-···--········································-·······················--·

• FIRMA

Desidero ........................... albu.1n (s) del Conflresso (Prezzo 6 peseta8 la copia).

(Da inviarai alla Segreteria del Congresso, Ministero delle. Marina- MADRID).


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LA CELEBRAZIONE DEL CINQUANTENARIO DELLA SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE

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GIOJISALE DI l"IEOir.TSA /11/LITARE FASe. 2 - 1933 -XI


(51 U.iì·Hl) -

HO)I A, HJ:J:l · Xl -

lSI'!T lHO l'OL ! GilAFI CO DELLO SI'ATO- O. C.


LA CELEBRAZIONE DEL CINQUANTENARIO DELLA SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE .·. :. r.:;,~,> .

LA CERIMONIA CELEBRATIVA

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Il U febbraio a F irenze, alla presenza Augusta di S. ~1. il H.e, è ~;) stato solennemente celebrato il cinquantenario della Scuola di applicazione di Sanità militare.

SCIENZA lJM;\NITÀ AMOR DI PATRIA IN GUERRE ED EPIDEMIE E CATAST ROF I ANIMARONO PER MEZZO SECOLO GLI UFFICIALI USCITI DALLA SCUOLA DI APPLIC_ A Z IONE 01 SANITA MILITARE QUESTO Il. X li FEBBRA IO MCMXXX III (Xl ) NEL CINQUANTENARIO DELLA INSTIT UZIONE PRESCNTE LA MAE.STÀ DI V ITTORIO EMANUELE Ili RE DELL ITALIA V ITTORIOSA QUÌ SI VOLLE INCISO A GIUSTO VANTO DEL PASSATO AD IN\IT1\MENTO PER IL FIITURO

LA LAPIDE COMMEMORATIVA,

L'Istit~to si era degnamente prepa.rato al fausto avvenimento. ~on 1 00 a ? P~raz1one d<~l Genio militare e con l'opportuno :ula.ttamento dCI lo~~h a.gh s~opi clelia circostanza, l'edificio aveva assunto un sobrio assetto 1 gal~, d•stmtamente elegante. Piante, fiori, stemmi e fE'stoni decoravano armomosamente il loggiato e il portico del chiostro. ~ella. sala di com·cgno

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degli ufficiali t>ra stato eretto il trono per la pn•seutazione a S. ~L il R<' dPgli alti dignitari <h·llo Stato pn'senti alla ('erimonja. Un'ampia aula da studio era trasfor·mata in sala da rieeviment (l e nell 'aula magna, anch'essa ornata (:O n bandil'r<·, trofei, drappeggi ~ fiori, erano prt)}Jarati hwoli di m ensa pN :!10 coperti. ~cl mezr.o del braécio d<'l porticato a destra delb artistir~~ cancellata. di via Cherubini, era stato pr<·parato il valco R eale in ricco panneggio di velluto crPmisi, che inquadrava. una lapide commemoratint portantr una isl'rizione dettata dal prof. sPnatorc G. Mazzoni. Il Comando clt•lla Di visione milit.are territoriale di Firenze e il direttore della Scuola aV(wano diramato speciali ordini del giorno. Il nost ro GiornaiP era nsc·ito C'On un numero st.raordinario, contenente a.rticoli illw;tratiYi e storici dell'lstituto, prE'sentato dal dirrttore tenente

TENENTI ALLIEVI DE!. CORSO DI APPLI CAZIONE.

generaln m<•dico Luigi l?ranchi , c distribuito agli ufficiali del corpo sanit ario e agli allievi della Scuola a ricordo della nwmoranda ricorrenza. Il tenente colonnello medico prof. F r ancesco Pellegrini, docente di storia della medicina e già insegnante titolare della Scuola, aveva pubblicat.o per l'occasionr un interessante studio dedit~atorio su Il servizio sanitltrio mil'itan• 11elle 7JI'01'incie 1·eneto-lombm·de <l7tnmte il secolo XIX, edito in bella vPstr daR. Cabianca di Verona. Il treno Reale giunge. ~~Ila stazione centrale, sfarzosameute addobbata, a.lle ore 9,45 pre<'ise, come era fissato. Sono ad attendere il Sovrano, con le alte autorità civili e politiche, le LL. E E. il l\-linistro della guetTa generale Gazzcra, il sottosegretario on. :ì\Ianaresi, il generale Bonzani capo di S. l\L dell'Esercito, il g(•nerale Amantea comandante designato d 'Armata, il


--·*

IL BATT.MiLI~SE ALLIE "tl.

· - St•!. ,.o.. uMEtlTo Al M!Dtcl CA DUTI IN cu~RRA vte"E oEPOZTA U>'A coRo"" o'AI tCNo ot S. M. 11. RE.


Vl

generale Graziosi eomandante del Corpo d 'Armata e il eoma.ndante della D ivisi01w g<>nerale "l\1ara\igna. ll Ht• 1 dopo avt>r passa.t i in ridsta i r<:.'parti rl"onort- e gli uffic:ia.li dell"Eserc·ito c della )Iilizia schierati nel salone d'aspetto, iJ accolto al suo apparire sulla piazza dt>lla stazione dalll:' acc·lamazioni entnsiasticlle della imrrH~nsa folla, chP si assiera. dit•t.ro i ~.:ordoni di truppa e di camicie nere. Sale quindi su un·automobil<• s<·overta, ut'lla quale prendono posto S. E. il :MLnistro della j!UPrra, il J:Od t•stà S(•natorc· conte D ella. Gherardesea ed il l\Iinistro della H('al Casa st•nat ore )lattioli Pasqualini. L'automobile Reale

S. M. IL RE PASSA IN RIVISTA IL. BATTAGLIONE ALLIEVI.

e quelle del seguit.o muovono lentamente verso la Scuola. Lungo il porcorso sono tutte le associazioni politi<"he 1 patriottiche e eomba.ttentistiche fiorent.int• e ovunque s i rinnovano e si suc.c<•dono le \1 ibranti dimostrazioni dt•lla cittaclin anza al passaggio del cortoggio Healt>. Int~tnto alia Sruola erano conYenuti gli invitati <tlla cerimonia commemorativ~, prendendo posto nei Ya ri trat.t.i predesignati del portico, mentre nell"a.m pia cortC' s i schieravano le rappr~sentanze delle Scuole ed Accademie dell'Esercito, della :Marina e d eli 'Aeronau tica, i tenenti del corso d'applicazione l' il battal!liont• allievi ufficiali. Sul monumento ai medici cadut,i in gut>rra da dut> ufficiali m<>dici veniva deposta una corona d 'alloro inYiata da S. M. il He. Alle ore J O il Sovra.no fa il suo ingresso alla Scuola per la cancellata mouumcnta.l(• 1 ricnuto dal direttore generale della Sa.nità. Militare, tenente geoPrale medi<:o Luigi Franchi e dal direttore della Scuola, maggiore


IL TENENTE GENERI<LE ME D ICO FRAN CHI PRONUKCIA I L SUO DISCORSO.

SFILAMENTO IN PI<RA.TA DEL BATTAGLIONE I<LLIEVI.


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gf•nerale nwdieo Gion1.nni Grixoni. Pa:;sa in rivista, c.on S. E. il ::\Iiuistro dell a Guerra e ratt,o $('!!Uito, il battaglion(' allied, gli uffic·iali in applicazione e le rapprl;'lWntanzc• ùellc Sc·uolu e Acc·aùemie milita-r i e raggiunge quindi la. tribuna l{,t•ale. Si pt·orNle all'iua.ugura,ziont' dt•lla lapi!h• commemorativa c subito dopo il dir('ttorc (lella Scuoht e il ùirettor~ generale di :::.aruti\. )lilit;tJ'e pronunciano i loro discors·. S(•gu(• lo shlamcnto in vara.ta,, c·on il Labaro del Corpo San it.ario, del batta.g-liom• alli<'vi (', quallflo qut>~to Ila ripr(•so la primi! iva dislo<'aY.iono di sehi..ranH•nto, S. :\L. il Ho discenrlc dalla t ribuna e, in g-uirla, del din•ttore dl•lla Scuola, rol )linistl'O e le 1\utorit}L mili t~M·i visita i g-abinetti t• laboratori seient.ilki dell'I:tituto c-il gabinctt.o medico-k•ga!t> rlella R . .At'l'onantica, allogato ·nE'li O St<'SSo fabbricato.

PASSA IL LABAR~ D E L CoRPO SANITARIO MILITARE.

Il Sovrano si reca poi alla &ala del t rono, o ve riceve gli uffici al i generali in Sfi'rvizio c in congedo c le alte Autorit~L. Appone la Sm1. firma all'albo d 'oro della Scuola e si degna arcogliere una meclag:lia d ·oro coniata per la circost;wza e nna copia dd nostro numero straordinario, rilegata in cuoio azzmro, eon lo scudo sabaudo a riporto di cuoio colorato e gli stemmi di Fir('nze : il giglio, lo scudo crocia.to, il lUarzocf•o, il leone rampante._ Analoga offerta è inviata. a S. E. il Capo del Governo e presc:1tata a S. E. il Ministro della g uerm, mentre <tltrc medagl.ie commemot•ative in argento t' in bronzo sono distribuite agli intervenuti e agli ufficiali e agli allievi della Scuola. Ultimata la visita, S. M. il He si apprt>sta ~tll a partf'nza e Tisale in automobili'. Il batt.aglione allievi n·nde _gli onori. Si apre poi la sala di ricevimento per il rinfr(•sco. cui sono im·itati tutti _gli ioteryenut.i alla CPrimouia ed alle ore 12 è scn·ita la mensa, alla quale paTtecipano S. E . il :Mi-


Sut. LOGG IATO,

D URANTE LA VIS ITA DI

lA VISITA

S. M. IL RE A l

AL LABORATORIO

LABORATORI

D'IG IENE.

SC IEN T IF ICI.


x ni:.;tro <h-Ila gut>rra l'On le alte Autorità milihni, le rappn·sentanzf' militari, i 1-!<'llt>rali l!H·Iiid in st•ryizio e in c·onJ.!t'do, i direttori di sanità di corpo tLHIItata. J,!li uflkiali cl<·lla St·uola, J.!li t'X in::wgnanti tuttora in s. p. e. o i t<•nt•nti ch•l <·orso <l'<tp}lli('aziom•. Dopo la. lliPlll$(1. ~. E. il )linistro si l'l'l'a all'osp olale rnilit;U'P. .Xt•l poll11'1'ig:,!iO la. t:i<·uohL c· o n tu t t i i la h ora tori P l!abint>tti sei en ti liti rima ne apt'rta <ti yi:;itatori t' ~L not tl· s'illuruimt art istiC'ameutf', assurm·ndo un aSIWtt'o partitohtl'llll'lltt• SIIJ.!J.!t'Sti\-0 Pt'l' i ra~c·i di luct• dtt• uwttono in ris;:tlto lt• lin<·e del bPI monttnll•nto ai lll('(lii'Ì <·aduti in guPrnt, m•l quali> l'artista ha ·•IIJIU(o darf' alf'rroiiimO la luf'r flC'il(l J!it•tà. Qtwsti bredssirni ìtp]Htnti di c·ronal'a, Yolutamt•nte tanto eon<·tst, po:;sono s<·n ·ire solo Jl<•r una cil·snizionP sintetiea dt>l modo c•onH· si è s ,·olta la mt·ulot·anda <·Primonia rt•lehrati\'!l· ùel c·iuquanteuario della uo::;tra Sr-uola, m;t. s;u·<·bbt• <liflidlt' clire ittl<·g:uatanwnt<> come il s<>vero rito abbia rbposto al prorondo signiti<-ato mora!<• fipiJ'avn•ninwuto, Ù<'J.!UamentH il lu~trat o DI'i distorsi commPmomtid. l 'bi vi h;l assi::;tito sa di M·Pr viss uta un'on1 di irw~;primibih• <•ntui'ias mo. Il bat ta}!liorw allieYi ha aYuto un c·om port anwuto p ; l'l'l't t o ]H'r <"Ont1•gno Pd a bit o militan·, tanto pil! mirabile se si (·ons iclt·r;l tlw si tt·attava di g iovani giunti ali(• armi da meno di due st•ttimarw e taluni da quakhl' giorno. I~o slilanwnto io parata. proeedettt· con irnpe1·<·abil1• pn"<·isionP. Un tosì fl'lief' riimltato Ya attribuito, oltre ehe alltL bnwura (' all'a htwgazionc• <l<·gl'istru t tori, ali<\ vi nt. com prens iorw, all'e m ulal::iom· e allo slantio ù<' gli <llli<•vi, eh<' v<•ranwntP 1wppt>ro offrire m•lla loro <'letta <:ollf'tt.ivilà una indimentiea.bilt• immagin<' ùella nuoYa giovincz;m i tal iea, eolta dignitosi" gtu•rriem, fiorita nel Fascismo, a l SPrvizio e alla Yt•neraziotw dt"lla grande Patria immortale e dt-l suo Rt> Yittorioso. La nostra f<•stn di seienz<t t'd'armi nf'lla nobilissima <·ittà di Firenz<· (o st <tl ;luna palpi t ante manifl'stazion<' della passione <"h t• anima le ouon• gcue1'<\Zioni di studiosi, lt- quali S<'gnono in t·~;a.ltata ft·<le il comauùanwnto 1!1·! DurP: libro r mo8rhr·tto. Cio tutti intcndC"qmo, in areana eomm1ionc di ~ piriti, HPll'a.mmirata visione d~lie gagliarde se hi~re grigio-vNdi rll'!di allil'\'i d<'lla Sanità )lilitarc, riuniti coi C'am<•rati dPlle - altre Scuole cd .Accatlemie delle Forz(\ Armate, intorno al nH.mumeut,o che, simbolrggiau<lo l'opl.'ra d<' i medici in gll('rra., immortala rol loro gloriol'o sacriJicio quello ste:;so <l~>gli eroici fratelli coi quali essi seppero clivirl<>re ogni sort<' nell'adempimento del comunP dovere. Ed i giovani rh c a ppt'na a nv~L110 im brac<'iato le anni della Patria l n pr<·sentarono in ~aiuto al H e iu rigida P composta fì(•rer.za, sapendo con saldo cuore t hl• quel g<·sto consa.rra ,·a la sicura promessa, di te nersi degni di tanto <'se• m pio. ('osi la Scuola ha Yi:;suta ht s ua gran,le giomata Heg-al<', preparatavi <·on sornm a c·ura. ed insta n1·abilf' atti vi t;\ dal bt•nem<•rito direttort>, che insit·mP c·on i suoi egn•1!i uflh-iali ne mantiPJH' <·d a,<·<·n•sce la riput~tzione ~· il 1h·eoro.


-Xl

IL DISCORSO DEL DIRETTORE DELLA SCUOLA MAGGIORE GENERALE MEDICO GIOVANNI GRIXONI

L'o(lil'r'llfl ricon·Pn;:a cillqwwtenaria ax.~ume per r.J uyu~lo inlarenlo dd/a Maestà r oxtra il ralorr di mw crlrbra~ione. Col loro R e ,'Soldato in qztt•.,(ora, tOIIH' IS(' IIIJJn' fJIHoulo 11i ('salti h~ Patria, son IJliÌ le quattro centurie <li anime ('J'Oiche dri 11o8lri colll'ghi morti ill combattim<'nlo, saera lalange che non tPillW il tampo, n(' gridò l'assalto, ma battendosi in St•grHo gnnrdò i tt•J'rnini sac-ri <h•lla vita e custodì il primo patto wmtno; wno in Ùiz,irito i ri:s<Hti, i <'OnYalesc<·nti reduei ùallc trine<·e, dai <·ampi di concentTarneuto, <·oloro - comt· cantù in <t'u·.~to ~Stc.~.~o luogo il Ci('(·o-reggfnte - <'he \' ÌùPro eoi loro occhi mortali e mai dinwnticlwranno il )lc(lico, lo S<:icmziato, l'l:omo al diuturno, assillantt>, <•stcnuant<' laYoro. Coloro che.• han s<•ntito nt>lla earne ma.r toriata il h•niuwnto Pd il conforto, e nrllc vene t•sa,uste ritornate là Yita; 110n le madri itaf'ia11e, che ben auguranti, affidano al m.cclico 11H·

/ilare con cmnmo~.va trepida fiducio.s« .~peran::a In salutr e /a. t·ita llri fior i ti fi gl·i; 11on itttti i soldati (/'Italia, JJronti al 11uprr1no olocau.~to che af!rOiltallo impadcli ctnc7le perchè ~anno che fin dore ha potere /'a.~llillte n::a 'Umana, liOrrl'tla dall'amor frat erno e dalla .scic11::a, la loro e.~i11tr; u::a è cou tutte le for::e C(JJifi'JSa al trixto de.'lti no. ,<.;orn,tti ell Ol/orati lla così r im e calda lucr cl'amorP, i mNlici mifit(tri elet•atw a7la j}[. l'. l'o·maygio cleroto e projo·udo dei loi'O cuori ft'<leli, mentrr xi. gl!Jriano del ci nquant.esimo anno lli '!:ita. e di fecomlo lcn·oro della loro Jll ad1·e spiritu,ale che li educò a.lla grande:..:a 11wta, al MtC'J'ificio oscuro, a.lla 1Hmdone ine~attsta per la scien::a. L 'istit·uzione eli qttesta Scuola, l1tngamente atte~Sa, appari·w ·i m J!l'Orogabile, alloTc1t~ tma 1wow brcmca delle scien::e mecli<'11P 1 lct batteriologitt, sril·uppata.si con mera-viglioso ?'igoglio, jacPw crollare, doJ>O aurlt' r(.i mo,ytmte erro·uee, concezioni 1Jafologiche e metocli e·tt1'atiri e ]Jrofilattici secolari. Lo litibile ntedieo ne ris1tltò seowrolto e sopral1tlto la chirurgia e l'igieni', i due capi.Htlcli del sen;·i:.io sanitario ·militare. La g11erra franco-pntssiamt e quella. nt8110-i?trca. are·ra'IIO eli moH/rato cile 1mo stTaor<tinario nu.mcro di vitr, spietatamentl' ·mietute dalle feritr e dalltl malatt-ie, lwrebbfl'o pot11.to Msert' .~alrate. Nrgli eserciti tU t·ullo il mou!{o s'imJlOIIe quin(li la larga applicazione dei 1mori priuc·i pi salutari, donde la 111'1'('.~ ­ sità eli s·Pecchiare il materiale sanitario e di aggiornare fa prepara~io nr di'l 1m·.~onale, comz::·andolo eli .~cien::a. Sorse allo1'a q1testa Se1.tola che nei p·rimi ann·i appu11to eu rh co11 llftrlirolare Cl7no-re, an:::i con predilezione, lo stuclio clt'lla traumatnlogitt di guerra, ddl'i.Qiene militare e del sert'izi.o sanitario.


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Furono lunghi l' peuoNi a111ti (ti illlelt.~o traraglio turbato <la cont.inue ansie, (f.Ct rli//itleu.:e e cla 08tilitrì. La Sruuln ha ri.<;po.st,o e rispoudc ogni giorno r·limillando lt.: mallcllt'rol e~;e, perft::ionmulo in silnt:io il .s1w fun::ionconrnto, et m plicuulo et l arricr·h ('l/Ilo i .suoi laboratori , JmJtlucnalo larga me81!e di a.p1JI'e:::a/i {a cori. sciclliifici, riurigore11tlo il I!UO orgawi.mw, irroba.~lCit<lo e portando wl alll·::::e mai ragyiuntr· il Corpo S twitario, t ht a<l tli.Wt si -'ICttle 1!1'11/}JI'e pitl lega/o <la a/f,•tto, rla gmtiturlinr, tllt amor filiale. Degno 1li ~pn·ia/1• mt'tt:iottc' ilnlllcrle srilUJ>fJO couf,·rilo fin d.a quell'epoca., 1wral/r-lcwll!nli: a q1ulli riconl((/i, al iC'I':::o pilo15lt'IJ cht· compldct il triporlt• sul qua/t poggict l"in/(•ro erlifi:::io clt'lht ml'flil-ina militar<·, la., ·nu·dicinct legale, svi/uppaullo lo ~>fwUo dl'lll' matnic cw .~iliari<• oftfllmoiatria., otorinolaringoiatria, autropologia, el di rodiagnoxt i ca, ra(liologia., eh i mi m, odontoiafl·ir/. Hi.vale a quegli (t/liti l'ittfrorlu::ione, pl'errf.leud,u sz~ qne.~ta t··ia. 11ctle le Unirc1·silà drl H1'gt10 1 dr·ll"in81'gtwmenlo speciafi:~ato , I.Htlonomo della batteriologia p·ura Nl ctpplicata.. Le ~:~urc('(lc·uti.~i gnterrt:doni di allù' ri ufficiali di fomplemcnto e qttelle eli m.Nlid ·in sen•i.:::io attiro arqttil!lctrotlo r(l accrrbbr•ro qui n·ariale e 1ni1wt.e nozioni HCif ntifichr, le quali, applicate negli o.~prclali militari e pre~;Ho i corpi eli truppa, a~>l!icu.rarono ai no~;tri infenni le pi1i intelligeut·i e€1. <Lppropriltte cure. I m.irabil'i ri.~ttlt<tti con.segt1iti .yon po.~ti in e1•iclenzlt n luce meridiana dalle stat·ist·iche s(tnitarie che a.tt!'.~tano la 1narcata e progrr11~;iva cli~cesa llegl·i ilulici lli morbilità c di mortalità nrlle truppe; la, effica-ce difesa d!tlle 1nala.ttie cpùlemi('o-eontagioiSe, cui ·t:irne impedita [(, prnctra,;ion e 1~clle caBenne anche qua.11<lo esse serpeggia.no e i nfìcl"iscono nellct c-ircostante popola-

zione C'ivile. K é pnò a questo r·igua.nlo disconoscersi la benemeren::a nazionale di q1tc.9to centro eli st1tdi, il quale ha potentemente contribnito, aUrat·erso gli 8000 allievi che, atl!!ntpiuti. i doveri mil·itari, si d.IJ(lica:no al libero c.~ erci.::·io 1Jrofe~>­ s·ionale, a (li.ffon(f.ere importa.nti e molteplici cogniz'ion:i scien/.ifiche •nell'intera cla.SM' 7nNlica. i <J t· a nto tlei nostri meelici c prova clclla maturità scientifica, <lelloro fine ini11ito e del fattivo spirito di iniziat:ictt, l" c.s.sf>rs·i tro·vati più volte neL nostro pae.~e in prima. linea nell'applica:ionc di prinei.JIÌ che, pu.r geniali e fecondi di bene, non era1w universctlm.ente aecolti: primi in, ltalia, medici ntU·itltri ap]JUcarono a sropo dia.gno.~t·ico, sui gloriosi fer-iti lli .4clua, i ra.ggi lhntgen <llt poe.o 8COJ>erti, ufficiali mf'(lici no,çtFi sono t.ra ·i ·pi.onirri della tlaccina::ione antitifica, resa obbligatoria nl'll'e.~ercito coloniale ilal 1!)11 e 11oi in quello -mr·tropolitano, e che eogì splenr/.i.rli ri!lu.Uati tliNle nellrt grand-e g1terra, e tcmte 1;itc con~>t'rcò alla. (lifesa e all(t rinascita (ltl/(~ ·Ka ::ione; alla nostra sanità, militare .spet.la il n~aito di CH'el' per prima istituito, rt l'antaggio (lcl solda.to, quei ceutri lli accertfvnento rUagno8tico clflht tubercolosi cosi sazJientcmente ed opporfulta.mt'1ttl' orUtt :[Ue oggi i111pir·gati. nella lottct contro la terri.bile 11.a l etili a.• ll1w.~tro Istituto h(t la. co.~cien::(~ 1li arl!l' molto contribuito a questi .~tw­ tc·.~-~i , sia con l'·i ll.~rgnam e nto. sia con molteplici e importa.nti hwori ·Y]wrirnen-

tali ·us!'iti 1lai nmdri labor(lfuri. L"atticit-f dei quali 11i è ae.~plica.ta fino a.il oggi in un migliaifl t'ÌI'Nt rli .~twli l'f•.si rli pu.bblic-tt ragione e grandemente apprezzati da i NJIII}'''lf'nti.


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. Le fiamme inestiug1dbili di 1JaiJ:fioue 11tt la srù>11::(~ acetse dalla ,Seuula ·uell'a·nimo dri s1wi allievi, splendono alte illwwinando e beneficando. Di qui pre~Jf~ le mosiJe quella rigogliosa fioritura di Ntud.iosi elle ha portato nei 1l01itri nosocomi una m.od.(:t?lità d·i rect-ute clin·iche e tcrape1tf'iehe degne fli 8inclra. e profmula am:mim.;ione, e tr&w la t'i ti. alta espre~J.sione in q1u•lli che ,~ep pero CO"Itquistare l'ambito titolo aaade1nico eli libero docente 1tllil'ersitario . .A:nclte in q1usto campo possiamo con soddisfazione affermare che il Corpo .'Sanitario JJilitare è fra le classi clipendenti dallo ,Stato e dai Connmi, e8cl1~8a ben s'intende q1u?.lla dedicata-si alrin~>~'guamento 1>1tJH!I·iore, q1wlla che ha. propor.:·ionalmente il maggior nwnero ci'i professori pareggiati di ~·nirersità. È dor u.ta a q1u:sta eletta e fm·te schiera eli valorosi, che elew nd.o sè -~tessi ha.mw onorato il Corpo , l'estimazione grancle <iella qttale il medito milita.re gode al pre~>ente nel campo scientifico e professionale, come attestano le distinzioni accetdemiche <li altiS8'Ì1no ·val&re concessr in Italia e all 'B~;tcro acl tlfticiali medici chiamati a eollabora1·e nello .~tuclio dei p•iti a1"(l-ui 11roblem·i m e<lico-.~oeiali; l'ammi.YiJ'ione 1tfficiale della m cclicina m-ilitare, e01t Hla.tor·i propl'i, agli anwuali congre!lsi eh medicina e di cldntrgia; l"l'SI!Pr stata questa .'Scuola t·ol uta a sede degli 1dtimi congress·i di me<licina lcga.le c il-i radiologia. Ricoll-Oscimcnto pieno e altis.simo clel 1:alore di q11C8to I11tituto è pu.re l'esser stato tn·escelto q1U:I:ito no8tro storico e serero eh io.~il·o 1JO' accogliere q·uel poema di pietra e di bl'onzo che la cla.ssr medica italiana concorde t·ol/c dedicm·e alla mnnoria del piit umano degli eroi. Monumento che per noi è 1tn'a.ra, inna.nzi alla qtta.le l'mtimo nostro 1:olta a ·volta ha fremit·i di orgoglio per la gra·mlez.za eroica dci fratelli nel sacrificio e ·nell'amore, e brit'icli rli t·urba1nento 1Jer il timore eli non e.~ser sempre degni lli loro. Da questa ,Se1wla, r·itenuta ·il luogo pit! adatto, il Duce ri rol.~e, parlrmclo agli allievi, ·ilmomorabile appello a l1ttt·i ·i medici militari eli oggi e eli d.omani. E qui annu.almente, attesta.:ionr. eU 1)rofoncla l' sent·ita. .yti ma. e eli .~olida1'ktà, con1:engono numerosi i J.lla.e~St1·i. delle U nirersità Italiane a ribarlire e rendere ind·issolub·ili i 'IJincoli che ci strinsero nelle cor~Sie degli o.~pedali cl.a. 111·ima, e clu.rante la. guerra 'mondiale eli poi, Nl a portarl"i il frutto rlei loro studi, il calm·c clelia loro parola, il fulgore della loro jede l' dr! loro e.~eut1Jio . .Jfa la pi1~ <«lta m èta cui ha 8emprc mirato con a11imo te80 e lena fresca e rinnowntesi, è quella. di educare i giowni al culto eli•l Re r della Patria , di affinare in essi il senso eli di-sciplincL, lo spirito di as~:~oluta dcddone al dovere, il coraggio personale. Le catast1·ofi nazionali , le guerre coloìriali trot'ai'OitO sempre sereno, impaviilo, sapiente e 1:aloroso il mecli.co militare. 111a fu la g·uerra mo·n<liale, la gra,nde falciat1·ù•e di t··ite, ma a nche suscitatrice ll·i en&rgie latenti e ·valo·r izzat1·i<·e di uomini e (li istituzioni. meriteroli, quella che mise in 1·il'ievo lo spirito <li orga:niz::a.::ione, 'il profonclo sapere e l'inilom.ito coraggio pe1·sonale degl·i ufficial-i medici. « Fu un picc.olo nucleo di 87 4 medici milita.ri in sen izio eJtetti ,.o - 1·icordf} con commossi a.ccenti in Senato 'ltn rolontario di guerra, nwestro della chir<wgia italiana. l' soldato ra.loroso - che Sl'ppe inquadrare, valorizzare, dirigere con senno e con mano ferma. t-utte le attivit·à proft•ssionali, t ecn iche e scientifiche della Kazione, ra,ppres('ntatt:' da H\88J utnriali medici ric.h iamati dal congedo o volontariamente accorRi al serYizio tklla Patria >>. E quest-e legioni di militi dell'arte sacra portarouo un -ilu•8timabilc


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contributo a manl.rnere salda la forza fi,;ica e iipirittutle dell'Esercito combattente, il quale, gm::ic <al e11.~ i. non solo ebbe 'Un numero eli morti per malattie <li gran lunga. inferiore a. qttello di coloro e/t e I!Oceombettero per ferite (10:80), inrrrt.riHlo cosi rantiea e costante formula <lelle per<lite eli gu.erra, ma rid.1t.Sse in gra.<lo 1wtevolis1Jimo co.~ì gli esiti letali, come quelli gNwi e permanenti dom.tti a lesi oni traumatiche. Né il com.porta,mento <lei singoli ufficiali 'llte<lici fu meno bello e p1·oficuo di quello eollett·ito. L'ammirabile ca.lma ~'il paeato eroismo del ·meclico furono da tm'Augu.~ta 11m·où' JlrO<![anwti vanto e gloria della scienza italiana, della pietà latina, della Patria dil(•tta. L 'opem del. mnli.co in combattimento appare in fati i piena di wn lirismo che non itnpallii/.isce cl.avant·i alla rossa epopea del fante e <lell'artigl'ierc. Il sM 1nerito è conunis'Urato dal numero <lelle vite /Jalrate non da. quelle ·rec·ise, da.lle cure anwrose <lispen.~ate a la.rga mano, non dall'odio covato ecl espre.~so nelle forme 11Ìii cruileli. È sua gloria aver con ùul.omita rolontà. e con forza sovn~­ mana llontinato, .~oggiogato, ilpento clentro eli sè l'ist·i.nto llella conserva.;;ione che impone l.a 1'itor.~ione e l'oflcsa: twer s11bìt.o impassibile le terribili a.lterna.tive della batta.glia, gli incnarrabili pcl·icoli c le atroci I!Offcren-.:e, astraen.<lo.~i, per .sr-rbm·c fredda la ment~ a spiare i ,ni.steriosi sen.tir'ri che segue la morte nel corpo pùtgato, salcla la mano acl arresta1·e il sa.ngtul che irrompe spegnendo la vita , puro e sereno /,o sgu.al'llo a. con~ol<tre c .~orriclere all'anime' giovinetta che s'ùwola. Pn· admnpù:re la sua clirina mi!Jsionc il merlico ha <lato seren<tmente la propria vita addimol!tran.<lo t~na intrepirle:za non inferiore a qttella. eli chi nel twmùto (lella. battaglia., SO:ipinto dal!'csMnpi,o e tlal fu.rO?·e del combattimento, si la.nciat·tt impa.rido sotto l'irto reticola.to e la bocca del ca n non e. La lt[. V. si è drgnata premùtre così nwgnificlte prove lli valore coneedenclo 255 medaglie d' argrnto, 1104 fli bronzo, 1900 croci rli gtterra al Corpo Sa.nitari.o che si gloria tli aver dati alla Patria. in anni 397 fratelli caduti in combattimrnto, 323 tnorti Jlt'r nudatt.ie contmtte stù campo, 1050 feriti. Oloc<wsto di vite tnoporzionaln~ente 8upcrato dalla f<tntcria. solo.

n 29 ·marzo 1908, fe~ilrggia.ndo.~i -il 250 (tnnicersario dr•ll'istituzione di queste~ Scuola, la

Jf. V. assi:it.Pnclo <:ol cuore alla simpatica commemoT!L?.iooc au:runwa si afiN·masse sempre piì1 la fama che la Scuola aveva saputo acquistarsi in un quarto tli SE'eolo. Gli ullied di questa Srttola, hanno sempre e dovunq·ue <lato le loro energi.e, t1ttti 11è. stc108i perchè 'il wtici11io s'i compisse, perchè il F ostt·o com.andmnento fo.'IRl' f'.~rgnito, perchè fos.~e meritato l'altissimo onore che la M. V. si è clegnata conc·eclerl' oggi a. que:sto I stituto.


IL DISCORSO DEL DIRETTORE GENERALE DELLA SANITÀ MILITARE TENENTE GENERALE MEDICO LUIGI FRANCHI ::\IAESTA,

Con -incspritnibile sentimento eli orgoglio , preiJento alla .Ma.<·stà 1-' o.~tra le C!i]JrtiJsioni <levotc cti 1·iconosc<•n:a. <ll'lla ~anità ..Militare che, alla cerimonia <l'ogui, 't'erte conferito il suprenw de('oro <lltlllt A ugttsta l ' o.~tra pres<·n:::a. Que,.,ta .':>c1wla, centro 1U itnpul11o e rlì. tra<li::ione rlrl Uorpo 8<tnitario, compie oggi il suo primo cinqu<ttdl'nario e il pen.yicro si ra.ccogli.e IJUl C(ttn·n~ino percorso e sulla tappct raggiunt.a. solo per protenclersi, con p i 1/ gctgliar(lo jen:ore, verso i cùmpiti llell'avcenire. S ella di.w:iplina e nell'oNline nuovo <lello :citato a noi tompr>tc un po~>to di alto onore e eli severa rexponsabilità, quell1 di tutelare lct salutr <l<·lla fionnte giocine::z<t e/w si succe<lff nelle filt clell'b'sNcito e (li prt>J)(trarci clt>gn<Lmente al <Ufficile ma e~>sen::ialc compito (li gurrra. E(l è 1Jroprio in questa J:Jcuola che <lct cinquant'anni .~ono prl'pa.rati i melliri che rtebbono adempiere al tnin i~tero di potenzictre le Fot•.:.t' Annate nel loro pi1~ cleoisico fattcre, qttello umcwo. Ebbene mi sict consentito ctffermare che quexto l stitut() ha tenuto onore1·olnunte 'il suo posto !'((, ha r.ontl'ibu·ilo pote·n t-emente alla. eleca::i one intellr>tltw.!e e cultu.rale rl,•l me<lico militarr, temp<•ranrlonc il caraUere per lct nule t' nobile vita delle anni, e pre11UNW<lolo aU<t stUt missione eli .~ttpere, tli pietà, e di eroismo. È oggi presente, clinan:i al .mo Re, nellt' persone o in conwWIJso con8l'lt~o, tutta la fittlt ,-rehirra tlrgli lttficiali metlici che, qui e<lttCati, hamw IJt'rrito e ll<'rt'O IW con OIWI't' l' b}.~erl'ito e il Prtese i 11 illimitalr~ iledi~i011 e . E qui aleggiruw gli i1]1iriti lli Coloro chf', in umiltà. e con puri!S.~ima gloria, cacld-ero sm:;·anni sui camp·i (li battaglict o oscura.mente pel'irono uf'gli OIJ]Je<Vtli e nei lct::erctti, ·vittime <lei morbi e/w doret·ano combattere o <ki contagi da i quali efficacemente pre.~ervcu-ono le collctticità annate e le popoln::ioni llcl trrr i tori o. flui j1t sciolto il voto eli cit'nutre, col gewio dr/l'arte, 'Ìl gl'ntm80 sacrificio dci me<lici italitwi e 81~ q1u'.~to poem;b di pietra. e di brom~o jnrono dt>po.<te lt: 1·ctme di la.uro, arlrlottr t.rionfalmrnte in offl'rfn tla lloma, alla preWI:a tlella J[a està Yostra, dt•ll(L gra;;iosn R rgitut e <lellrt Duchrmt cLt o.<;tct 1'11 culre. E qu.an(lo il momanento 11~ libl'rato alla lu.ce, si ebbe il primo Nctl u/t) tlal Re, mentre le nune cmno ctrpo.~tl' .~·u qur.ytt' pil'lre tombali. tlrt 1111 gnlppo eli orfani (li gnerm fl'a la. rirere11/e commo:;ione rli ww fo7la rli lll<'t/.i('i accor.~i i n pellegrinaggio da ogni cctnto it:l ta.lùt. Dal grand,e olocausto l<t Scuola ha tratf.o il .~u.o .~tl'lnma 9f'ltlili:::io ecl hn ottt>nuto quale motto aralllico la. fm-~e che è .~egnalct .vu.l Jfou uuuuto ai nostri Caduti: •< J<, ra.tribns u t vita.m serv:tn•s ... "· Co8Ì si ]lerpcfiUIII() li• fr(l(li::ioni di cui Riamo fieri, così le n1wve t)enienti genrm:::ioni <lfi gioru11i mNlici si ·i.vpircmo al glorioso e11cmpio, per teners·i <lt>gni (lri nwgyiori jraltlli, che gprr:zarono i lloni e le promes.~e llella vita per salrar(' ln cita tlci comJIIIUJ!i in armi.


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l.Jui è il nostro LflbMo: il bia11ro rt·.~&illo dalla roxsa croci', che riceu mmo dri/lt· mani rlt·lla J/ aextrì r o.~tra: 1111 eli fil/SO .~p/('llf{ono clne mednglie d'argrnto al rafur militare e lt• uu·daglie d'oro eli bt• n,· m ere n~a tll'lla salute 1111bbliNt e wr il tt·ITt·moto rl,•l 190l'(, lumino.vi .w:gni dr·lla 'l'irt •ì <roica e d ell'a ppa.~.~ imtala uuw nitò. dd Corpo Sanita.rio m il ilare . .S el !N•gno (li qursto saNo (lraJ'}w, Jil'l•mio al rlol'f•rr dt•rf>ftWit•ntP eompiuto e fiamnw eli 111)8/ra ft·dl', I0/'111'/' fbbi'I'O (l .~t·rrarxi compatte tult f' /(• for.:t• lifluifarie rkl rae8e, quando la Patria d.orc.y.~e farri app1•llo. in Q?tt•sto giorno si rinnora i/ ri/() d~·lla <·r•/(·bra:: iont' dei nostri morti che co n col-.~t·ro col loro ~>«Nific-io a lattciarci la gloriONCt eredità delle me·uw1·ie, <lei/e illxf•gne e rlf>!lt' rù·QmJH 1181.' conxerr(ltr• i11 quf•.Yia Scuola eltf' è tem1Jio e JIOh·.<tra tll'lla 8anità .Hilitare. Alla inauyura.:ione tlel lliWl'O OxpNlale mililarr eli J/ilrt110 d fu 81'guata, in 11Ìnil'si f•ffil'lt(·t•, l<t ·d a d.a eompit·rr: ~ li medit·o militare non dà soltanto diagnosi t' C'Ili'(' O rrt•dÙl' Shttistil'IW S;Ulitarit• " ma u attraYC'fSO le miSt•rie ch'Ila t a l'Il l' soften•nt (' 1 att raYt'l'i'O il knito dolor<>, S<'(' nd<· a fondo rh•ll'aninw t\!'\ >;o\d;tiO e nt• ra \'ibran' i Sl'lll inH•nti pii! nobili: dà indicazioni prPzio:;;e s ullo :sforzo indiYiùualt• o t·ulh•tti,·o da c-hit•dPrt> o da P\itare; fa indirizzar!' i l't' parti :ttl un alto l'I'IHiinwnto s pirituale e fi:sieo '' (*). ;'ir·guntdo qut•slrt ria, rulemJ1iremo nella mrntirra pi tl d.f'gna i cnma·ndtt· menti clt·l Capo di'l Oorernu ('/t (' in qtu•sta 8cuola, ut•l maggio 1930, di.~se 11a· 1·o{(· rima.~te .~folJJifl' 'i11 ogni no.~tro cuori' e l'ÌPollo ai giorruti allieri li ammollì: " Siate in ogni eir<:ostanza d<'gni tli portare l::t g loriosa dh·isa grigioYrrde dl·l J'<tntt> it.aliano, che• i' sta,ta, (·ons~t<·r;tt;l. durante il saeritic,io d(•lla, gu('J' J';t e baei;tht da,\ solt' c\('ll a Vitt.oJ'Ì<L "· Jl AES'rA!

Crm qul'sti i11fr111limruti i rrtenwi,. lr rerlute dt•lla 8euola pn·.~e nlanu mia r11rr li< r.~ prf.~8ione r7t•lla loro ardl'ltf f j(•r/(' e d.ri loro falf'ici P ntu.~ia11mi 1/1'{/'onorr di .yrrr ire la .l[ae:stà l"o.~ tra che ra ppl't'S<'I1ta, la Continuità, la

1ll'l'

saut i ti\, tlt·lla P;ttria.

GLI ORDINI DEL GIORNO

Comando della Divisione militare territoriale di Firenze (19) Ji'iren:c, 12 febbraio 1 933-XI 01WI:'iE DEr. GWRNO IH Drvr:,;wxE

D'. 22.

La ::ìe1wla fli Sauità. M·i[i.(are festeggia il ])l'imo cinquantenario della sua ilifÌI11::ione. 8agm di sc ir· 11~a, <li pidrì, di val.ore.. È pn'.~l'ltle la J[af'.~IIÌ elci R e. Le ti'11J'Jie tl1·l J>re:sùlio e della dirf..àonr di Firf llze, con q7U>ll'affeil1toso camcra/i.<nno chr 1/ ixpira al romune ·idralr, 1lorgouo ai C(onerali d.el Corpo (• ) lini Il i><'" '"''' JH'<>UIIII~toru Il ~ l iiHno i l 2~ uon•tnbt'<' H>:l 1 ù11 S . E. il llliulstro dl'llu Gu erra g cJ:ernlc Uuzzèl'tl.


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Sanitario Jfilitare -il più a.ffcttuoso saluto, nl 'inneggia.no aUe ·maggiori loro glorie jut'!tre, 1nemori e riconOifCI'IIti per la sttbl'ilne opera da E.~si compiuta il~ pace C(l ùt guerm! Il Gt>neralf' di divisione Comandante del Presidio PIETRO :MARAVIG~à.

Scuola di Applicazione di Sanità Militare 0RDit\E DE L GIOR!'IO Dl% 12 FEHllltAlO 19:~3-XI

Ufficiali ed allievi ufficiali mediGi e chimici farmac·i.sti! Oggi la ::icuola. celebra il cinq'ltantenario clella .sua jonda.zioue. Rievoct~ndo il pa11sato, nel qua.l e si affonda·rw le ra.<lic·i del 1)1'f~ente, il twst.ro pensiero si volge commosso e grato a quelli che ci han·rw 7Jrrcnl1(.to nella faticosa opera di costruzione, nell'ailempimento della nostra missione divina., materiata d·i lavoro e ài sacrifi:::io, ins7Jir<tta alle sante ùl.ealitcì (li Patria, Scienza, Umanità, cwi han1w fatto librro e pio olocawtto d·i ogni tornaconto personale e (lella stessa ·vita. A noi ·incombe il dorere di segui rh nl'lla via groriosct da Essi segnat(t, proc·ura.ndo eli uguaglittrli, .~e 110n è po.~sibile su.pet'C-'rli. L 'arduo c:nnpito ci è im.posto da 11.n glorio/io passato e ila 1tn promettente avvenire che l'Esercito e la Nazione ci han chittm.ato a prepara.re. Non dimenticate che il presente cont·iene i ger·mi clell'avvrni.re, e che la vita e la storia appat·ten.gono agli uomin·i eh(' sa.n:rw guar(7.are in fa('cilt l<t IJOrte 8en;;-a scorament:i e 1nisura1·e il tempo sen:a. stlmcar.~i. A 1wi! Il ì\fa.ggior generalo medico Direttore GIOVANXT GRU0-;\'1.

GLI INTERVENUTI S. E. generale di corpo d 'arma.ta, -'l inistro della guerra, gran croce PIETRO GAZZERL\j

S. E. Sottosegretario di Stato alla guerra gr. ul'f. A:\ GELO ~LL'' <\· RESI;

S. E. generalo di corpo cl'armat.a, comandante designato d 'armata, gran croce ALBERTO Bo~zANr, capo di stato maggiore doll'Es~>rt'ito; S. E . generale di corpo rl 'armata ~ coma.n<lante designato rl' anmLta,, gran croce FRANCESCO GRAZIOLI; S. E. generale di corpo d ·armata, comandantr designato cl'arm;Lta, gr. uff. LUIGI A.i\fANTEA; S. E. generale di corpo d'armata, gr. uff. Et'GE:->IO GR .\Z!O~I, comandaot.e del corpo d 'armata di Firenze; J.;e LL. EE. f!enerali ùi corpo d'armata in coug<·ao: gmn cr oce E TTORE VIGANÒ, gr. uff. El'\RICO DE CHAUR.AND, gr. ult. J?LORF.:xzro A.r.rII


xnu PRi ì'iDI, gr. uff. AR,I.\~Do

T ,\Lf.ARit::o, ~r. ufT. c·onte GIOYA:'\:'i i R O:'!rEIuf!. ER~E:-ITO DE YARCIII, gr. uii. ARMA~l RICCI; S. E. prefetto gr. un:. dott. LLIGI MAGG I O~ l; S. E. primo pr'PIIi<lt•nte di corte d'appello, gr. u f[. avv. LUIGI Dr L ELLAj S. E. procuratori' gent>mlc di corte d 'avpcllo, on. avv. GIULIO CAbiPlLl; S. E. a.(·ca<lcmico <l'It.a,lia. prof. comm. P AOLO E~ULlO PAVOLlNI; Senator <' del H<'gno on. conte Glt'SF.PPE DELLA GHERARDESCA, podestà di Firenz<'; Senatori del H(•gno: on. avv. gr. un:. Gr:-;o SARROCCHI, on. prof. Gmou..11o GA'I"rr, on. prof. .AJ..ESSA~DRO LrsnG, on. prof. GUIDo MAzzo:x r, on. ma rchese EL'GE~IO ~ IC'COLI~I, on. <·onte GroVA:X:XI P ELLIFABBRO::XI, on. conte ALFREDO DI FRASSI~ETO; Deputati al l'itrlaml•nto: o n. avv. SAVERIO l•'ERA, o n. pro f. ALES· ~A::XDRO ~IARTEJ.LI, on. corom. DIONWI 'MAUQUE'r; S. E . a rcivesc·ovo mons. E I. LA DELLA Co~TA; Colonnello ~fAZZl. 1 CCHEJJLI, in rappresPnta nza del pr<'sidcnte generai(;) della Croce Rossltl llltliana; Gt>nerale di divisione eomm. PrF.TRO 1\-L\RAvw;-;A, com andante la di,;sione militare di Firenze; Direttore ~t·ueraiP di 'anità Militare tenl'nh· g('Ut>rale medico comrn. Ll'IGI FRA:>\CHl j :llaggiore ~encrale nwdico FALSo della R. )Jarina, in rappresentanza del tenente g<'ncral(.' mNlico direttore generale di anità )lilitare della Regia Marina; Le rappresentanze dl•llt~ Scuole e Accl'ldl•mie delle Forze Armate: 1~ . Arcadt•mi;L di a rtiglieria e genio di T or·ino (un ufficiale superiore·, un subalterno e otto allievi ufficiali); R. Accademia eli fant.(•ria <.>cavalleria di ModPna (u n ufficiale su periore, un subalterno o otto allievi ufficiali); H. Accademia mwalt• di Livorno (un uffi<"ial€' superior e, un tenente e un sottoten<'ntt• <li vaS('t•llo c dodici allievi ufficiali); R . •\ccad<.>mia ac•r onauti<·a eli Caserta (un ufficiale superior<', un subalt<'rno e q uattro allievi ufficiali); Scuola di applicazion<.> di artiglieria e genio di Torino (un ufficiale superiore, un subalt<•rno e due ufficiali allievi); Scuola di appl ic~ azio tw di eavalleria di Pinprolo (un ufficialc·superiom, un capitano e due ufTìriali allievi); Scuola di fl>p plkazione di fanteria di Parma (un ufficiale superion•, dnc c~1p i tan i e due uflic•,iali all.icvi); Scuol a cpntrall' ('('. H, H. di l''irenzc (un ufTìciale superiore, un ea,pitano, quat.tro nflìeiali allit!Yi e quattro allievi nllìciali); Scuola allirvi uflkiali dE'Ila R. Guardia di tinanza (un ufficiale sup<'· rior(', un subalt!'rno l' s<·i allievi ufTìciali); Tenenti ~<.>nC'rali nwdiei in congedo (!r. u.fi. FRANCESCO DELLA YALLE e comrn . PIETRO PntPI :->ELLI; Segretario fedt•ralr comm . dott. ALEs~A~DRO P ,\VOLl..'\I; D ott. Gr" JJJ'TF:RO V A~F.r.u, in rappres<•ntanza ddl'on. -pro f. E l..'GE:-<10 MoRELLI, srgretario dPI SitHla<·ato Xazionalc Pastista dei medici; LOI'\GHE:-< A, ~r.


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Preside nte amministrazio!L1e provinc iale gr. uff. A~ GELO BADTA~l; :Medà{{lie d'oro ADOLFO LEO='CVH e . :':\URELIO BARUZZI; Gentiluomini di corte: conte PAOLO G utCCIARDixr, uuw.·clwse GruSEPI' .E: D ' AIETa LANZa e mar<·.hcse ROBERTO P vcc1; Rettore R . U niversità., comm. prof. Br~DO DE VEccm ; Cunun. dott. CoRRADO ToMMASl-ÙRUDEL11 in rappresentanza del direttom generale della Sanità Pubblica; Preside della facoltà di m edicina e chirurgia comm. prof. LoRE;-;zo BARDELLI; Diret tore della. Scuola di farmacia comm. p1·of. GH'STO Co RO~EDI; Generali di bri~ata: comm. nob. Ronor~FO BIANCIIT D 'E s PJ:-<osA , direttore dell 'Istituto geografico militare, comm. D ELFl :-<o DEAMBROSIS, comm. nob. di Pisa GINO PoGGESt, ispett. Ill zona CC. l~R., comm. nob. SALVI:'\0 GRI'rTI, ispettore di mobilitazione corpo d'armata di FirenzP, couun. lli.RIO NICOLOSI, comandante della 19a brign.ta di fanteria, cqmm. UGo PlG:"ETTI, comandante de l genio del corpo d'armata di Firenze, comm . .A.LFKEDO FàSELLA 1 comandante dell'artiglieria del corpo d'armata di Firenze, comm. L tiiGI LAZZl, del <'omando d'armata di FiTenze:; .Ma.ggiori generali medici: comm. GIUSEPPE MàSSAROTTI, comm. prof. GrovAI":'i l GRrxo~t , direttore della Scuola, comro. prof. Ft:UPPO CACCIA, cav. uff. prof. GIOV. BA-rl'ISTA l\'lARIOTTI BIA!\CID ; Console generale medico, capo dell'ufficio sanita rio della M. V. S. N . CARLO DE PLATO; Console generale M. V. S. N. comm. dott. IVA:'\ DoRo; Maggiori generali medic i in congedo: comm. prof. Ezw l\IARRI , Comm. LtiiGI ~fAURI 1 comm. prof. ALBERTO ALTOBEI,LI , già. di1·ettore della Scuola, Comm . .f'IUPPO PIGXATELLI; Genera,le di brigata in A. R. Q. <·omm. ANNffiALE ItiG llET'l'I; Prl'sidcnte del tribunale civile c pena le comm. avv. EDVl:'\0 PAI" CRAZI; Vit.e avvocato dello stato comm. prof. nob. GruLlO m f\lo NTE:'\AGOR, in rappre~wntanza dell'avvocato dello Stato comm. EDOARUO MAXFREDr; Direttore I stituto superiore scit.>nze sociali ~· Ct•sare Alfi<•ri >) , eomm. prof. LrviO Lrvr; Direttore I stituto superio re di ma~i stcro femminile comm. prof. Enxmno CoDIGNOLA; Direttore I stitut o m edici.na l<'~ale cav. prof. FRANCESCO LEO:'\CI:"I; Professori della R. Università: l\làSSIMlLIAì\0 CARDI:'\1, L\!\DUEA Consr~, GJA:'\:-<AN l'ONI O D01'TJ, VrNCE:-lZO PaLl.iMBO, JADER CAPPELLI, FILIPPO NERI, CARLO BACCARf~ I ; Intendente di ftnanza comm. dott. L UIGI ~1ARSCUIEZEJ<; ]{,. Questore comm. dott. AMEDEO PALMA; R. Provveditore agli studi comm. prof. GAETA:'\0 GASPEIW='I; Preside nte dell'Ordine dE'i m edici; Pr<>s idente dell'Ordino dei farmacisti; Colonnello di S. M. comm. FIDE:'\ZIO D ALT; OnA, capo di st.ato m ~w~riort· dél <:orpo d 'arma,ta di Firenze; rolonn<>lli: cav. uff. A:'\'JI'ON IO BERGO:'\ZI, ('Olllan<la.ntl' dd l!)O rq~­ gimento a rtiglioriada campagna, cav. uff. E"~mro Rrccr, (kl ronJand(l cl';wtiglie.ria d e l corpo d'armata di Firenze, cav. uff. F EDERICO BrcN, llir<•ttor\·


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del commissariato dt•l corpo d'armata di Firenze, cav. uff. l"RA:NOESCO Coccm, del comando del corpo d'armata dii ]'irnnze, cav. uff. R·AFFAELE CANE:s~A, capo ufficio fortificazioni clel corpo d'armata di Firenze, cav. uff. EGIDIO CnrSTOFOLETTI, del comando della divit~ione militare di Firenze, c.av. ult. ORAZIO TORALDO DI l"RA:-\CIA, d ell'Istituto geografico militare e i colonnelli dei CC. Rlt. comandanti la Scuola centrale CC. RR. e la. legione CC. H.R. di Firenze; Colonnello medico capo dt>ll'ufficio centrale di Sanità dell'Aeronautica gt·. uff. pro[. A~GELO Dr NoLA; Colonnello medico cav. u1I. GrcsEPPE Rrzzu n, presidente interinalc Collegio m e.dieo-lt-gale del .Ministero della guerra. Colonnelli medici direttori di sa.uità di corpo d 'armata: com m. prof. LoRETO ìUAZZETTI, già diret.tore d('lla Scuola (Napoli), cav. uff. LORENZO MARESGO (Alessandria), comm. prof. :MAzzr;-.;r VoLPE (Trieste), cav. uff. PA:sQU<\LE TECCE (Ba.ri), cn.v. uff. l"RANC'E!':CO !"BRRARI-I.;ELLI (Torino), ea.v. uff. ALESSA;>;DRO GrAS:XEr.LI (Palermo), cav. uff. MELCm:ORRE NAPOLITANI (Roma), cav. uff. PRIMo ZA:.-11JTTI:'\I (Bologna), cav. tlff. PIETRO VIOLA (Milano), cav. uff. C'F.SARE PES:->E'Lvl'r (Verona), cav. uff. E Dl\IO,t';DO BA YO:-> (Firtmze); Colonnello medico cav. uff. prof. GAETANO l"uN,uou, direttore dell'Istituto medico-lPgalt' per la R. Aeronautica di Firenze; Colonnello medico comm. prof. ALBERTO SANTA MARIA, direttore cn,po divisiono al :Ministero della GtH'rra, gi:\ in sPgnantl• nella Scuola; Colonnello chimico-farmacista cav. uff. prof . .ALFREDO PAGNIELLO, ispettore clel servizio farmaceutico militare al .M inistero della guerra ; Colonnello medico cav. uff. Gn'SEPPE TEDDE, direttore d<>ll'ospedaJe militare di Firenze; Console comandante la 9~ 3 legione ~f. V. S. ~- di F irenze; Cousole medico ispettore in Firenze; ColOimello presidente della Croce Rossa Italiana in Firenze; Colonnello medico in congedo cav. uff. .ANDREA GERULLI; Teneot.i colonnelli: cav . .AI.ESSA.NDRO PEDRIERI, capo di stato maggiore della divisionH militare di Firenze, cav. E~ITLIO BEcuzzr, comandante il batta-glione allievi, e a v. GINO 1\'IARClfESI~r, capo ufficio contabilità e revisione del Corpo d 'armata di Firenze; Tenente colonnello mcdjco c~w. Gn;o D ELOGU, direttore capo divisione incaricato al .Ministero della guerra; Tenenti colonnelli medici cav. proL PAOLO HOMBY, capo ufficio di sanità militare della Sardegna, cav. ttff. SIRO !"ADDA, capo ufficio di sanità militare del Ministero delle Colonie; Tenente eolonneUo chimico-farmaeista cav. CARW 1\fozzAxA, direttore dell'Tstituto chimico farmaceutico militare; Ten<.'nt.i colonnPlli medici in congedo c:av. GIUSEPPE T ERRA·AnRAl\II, cav. Au~sf; \NnRo CrrEr.u; Ufficiali effettivi e comand;~ti alla Scuola: tencut.i colonnelli medici cav. prof. NICOLA BRUNI, cav. CARMELO :MA:-;G.ANARO, tenente colonnello di amministrazione cav. GJOVA:-<!'II 1\lA:-;so; maggiori medici cav. ALES~A.:>;DRO )fAJ.IC'8 1 t' aN. l"RAX<:E:-:co LA:XGELT,A, cav. RAFFAELE D 'A· LESRANDRO, ma.ggior<> chimko-fannacista cav. WAL'l'ER PARRI; prirno capitano medico Gr:-;o BEn:roLrc:cr, primo capitano di fanteria cav. 1\IARIO


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l\! UR.A.TORij capitani medici CàRLO N Al'il"I, RAFFAE1.E PeLTRO~E, ALBERFO l\iANIERI, ~ICOLA SACCHETTI, :MAt'RAXGELO BARBIERA, SAJ,VATORE Vl'l'.A.LE, ER:-iESTO C.A.RPI:"TERI, GUIDO ROSA, l!ARIO PLASTI:\A, FRA:'<CESCO Taor:u, Grmo PuzZA, GERARDO :ME);XOl'iNA, capitano d 'amministrazion e U11rnERTO GARRIA=->I; tenente tn(~dico ENRICO TRO'I:TA, tenente chimico farmacista GrusBTTE ScoTTI, tenente di amministrazione CESARE BALl>ACC.I; Ufficiali medici e ch imici farmacisti in s. p: e. g-ià. inst•gna,nti a lla Scuola: tenenti colonnelli mecUci cav. DOME:-<rco St1 R.Dl 1 cav. AR'!'UR.O l\IoNAco, cav. Lt:IGI ALFO:-iRO, eav. PAOLO 1\lODERTlè'II, cav. Vr'lvJ'ORlO GROSso, cav. prof. Gn'SEPPE GronDAxo, ca.v. VINCExzo AccoRIYn, cav. prof. GESuALDO GIARRUSSO, cav. E NRICO BERTELLI 1 cav.uff. NICOLA FABRJZI1 cav. CARLO CRESP.ELLA~I, NW. NICOLÒ l\1,\UGERI, eav. p rof. Gn:SEPFE TEXAGLIA, cav. FRA:->CESCO CALDAROLA; maggiori medici cav. GIOACC~II~O V ALE~TE, cav. prof. l\l.rCHELE I\IA\:"CO~I, cav. CESARE CA~ETTA , cav. A:xTONIO ANGELINI1 cav. prof. .ALFONSO ~1AGLfifL0 1 cav. Vr:->CF.NZO TELESE, cav. FrLIPPO 0RfFI, cav. GIUSEPPE GARBAG~r, cav. ACRISIO BIANCnr:"r, cav. Em:LIO Denmos r; maggiori cltimici-farmacisti cav. prof. GnrsEPPP: CAPPELLI, ca,v. Dr:-io L\Y; primi capitani medici ANTONINO CEN'J'ORE, PASQt:ALE Buccr, FRA:-<CESCO Pl:CCARRETA; capitani nwdici l\IARIO GLni:\AN'l'OXl, MARIO ROSSI, ANGELO PARA~I:'IIF0 1 EMANUELE TREPICCIONI, EDOARDO PA~DOLFI, CELESTINO ÙELANZÈ 1 ANTONIO ..à.RACRI 1 A)tA'r:O CALCAG:-~r, ANGELO PERRI:"I, ANTONIO CA~fPANA, ERME:-:Eorr,no Prccrou, llimw Con.TICELLr, GENXARO P.u•A, prof. GIUSE PPE CoLAIANNr, GAETANO CIOCLI\1'ARRA, ARlli\è'IDO TAGLIAFfERRO; e~tpitan o chirnico-farma,cista. 0DERI."IO Dr Tmuo; tenente chimico-farm acista DrNo ~OCEX'frN I; Tenente colonnello medico, cav. prof. VmGI:-:ro DE BERXARDI:-irs, rèda.ttore capo del Giornale <li me<licina rnilita:re; Maggiore me<lico cav. prof. Uoo CASSI:-ii S, direttore del laboratorio di fisiologia e biologia applicata della direzione generale di sanità militare; Ufficiali medici e chimici-farmacisti della direzione di sanità, dell 'I stituto medico-legale della R. Aeronautica, dell'I stit uto chimico farmaceutico milit.are e del presidio di Firenze; Capitano med ico cav. GIACOMO l\L\ZZARONI della direzione generale di sanit~~ militare: I tf>nent i medici (37) c chimici-farmacisti (14) allievi del Corso di appli· cazione. Segn~liamo d istintamente l a p resenza di ARRIGO l\IlNERm, l 'insigne ar tf>fìce del ~l onumento ai medici caduti in guerr a .

LE ADESIONI S. A. R. il Conte di Torino, che n el marzo 1908, in rapprescnhtn;~,a di S. M. il Re, aveva onorato di Sua presenza la cerimonia celcbratin, clt-1 :!;) 0 anniversario della Scuola, si è d(•gnato inviare al dir<>ttore una l('ttent di a dc•sione, dic~1iarandosi spiacente che precNlenti impq!ni non gli consen ti><sero di esser e a Firenze per il giorno della fN;ta, so~g-iHJJ/.!<'lHlo che partecipava con il pensiero alla bella funzione elle allrtllli'Nir OI/Qra il bene·Jnerito Corpo .':lanitltrio.


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llauno altresì inYilttt• lo loro adesioni al d irettore della Scuola: S. E. mares<·iltllo d'Italia PECORl GIRALDr no b. patrizio di .F irenze conte GcGI,LELliO mb\·aliere dell'Ordine Supremo della SS. Annunziata; S. E. mares<:iallo d'Italia GAETA:-;o Gu.Rnr~o, cavaliere dell'Ordino Supremo della SS. Anuun7.iat a: •• . . .... . . JJ rmo,.e delle grandi, e .ypeSIIQ eroiche, ben emerenze ilei m.Nlici militari nella grmule guerra, La prego lli ·volenni acere presente in ÌII]Jirito, con cuore ricono11cente in nome di tutti i miei soldati ••; S. E. marcstiallo d'I tali<t E:-;RICO CaYiglia, cavaliere dell'Ordine Supremo della. SS. Annunziata.: <t ()a1t-Ya as11en::a ·ricel'ttto ora trlegra.mmc' spiacentissirno non potere intervenù·e ringra::io vi·vamente bene a.ugttrando "i S. E. H ministro della R. Marina ammiraglio GwsEPPE Sirianni: <t La Regi(t Jllarinct partecipa. con animo fervùlo e bene augurante alla fe11ta cinquantenario <ti cod.rsto istituto a ltamrnte be 11 emerito , ; S. E. ministro di Stato marchese Gru:,;EPPE TA:-IARr; S . E. ministro di Stato marchese :Or:-;o PERRONE-COUPAG~r; S. E. generale d'armata gran eroce PAOLO .MoRRO:'\E: « • • .••• La prego, pt•rù, eli t.enenni fra i pre~e nti, perchè al Cor]JO .Sanitario .M-ilitare ho IJ empre attribuito importanza grande nelle IJ1te Ùt11ostit14.ibil-i ftw::ioni e quin!li tale rnia profonda conv·i nzione mi fa considerctrc la .Sc1wla di Sanità., ora da V . S . tanto srtpientemcnte 1lirctta, come organo meritevole clel piit elevato appre.::zanwnto .. . . ... "i S. E. genemle d'armata, gran croce conte GIULIO TA:,;soxr : « •• • • . ausp·ico eli q1ti, con fervido cuore, alla fortwna dell' Ist.itu.t o che la, f:>. lf. con tanto lu.stro (lir ige. . . . . . . )li S. E. gl•nerale d 'Armat.a gran croce L l'CA Mo~Tuom;

S. E. generale d 'armata gran croce GIUSEPPE

FRA~CE:;co

F errari:

t< • • ••• plauden<lo alte benernrren::e insigne I.~tit·uto umto no11tro valente Corpo l:fanitctrio che Esercito onora ed ama "i

S. E. gen(•ralc di corpo d ·armata comandante ùesignat.o d 'armata gr. u11:. CARLO PERRlS: << ••••• ]JOrgo C(tlcli 110ti augurali "i S . E. tenente g('nera.le medito in congedo Luigi Ferrcro di CA v ALLERLEONE: « GNttisrimo vostro g1:ntile invito, d.olentissimo imposs·i bilitato pre.~enziare

sol<·nn i A 1tgu.~te cerimonie, pa.rtec-i1JOVÌ cuore sp-irito costante1ncnte mrmoJ·i 'IW/II.ro OorJIO Sanitario Jll ilit.are, attgw·o mwre maggiori f01itme co(lr·sto Istituto, culla di studiosi .~(·itnziati noi Corpo .SMtif,(trio ~ll ilitare. l'ira l'l tal i a, r i ca. il Re ''i S. E. generalo di corpo d'nrmata Zoppi dei conti uob. Ottavio coman(li~ut{• del Corpo d 'armat.a di Bologna: t< U ffù·ia.li 80ùlati quc11to Corpo cL4rm,tta renrlon.o con alto calfH~rati.~mo omaggio a.l C01'JlO ,lja nitario M ili· tm·e rie1'ocandone glorie scimtifìche e guerriere insit•me a/l.~oc:iatc in t·ut.t i i campi eli ba.ttagz.ia anchr là. tlove il fante anlla·va all'assalto al grirlo di .Savoia. ••;

S. E. generalo eli c•orpo d'armata gr. uff. FEDERICO BAIS1'ROCClU C'omauòantl' dc· l Corpo d 'armata di V€'rona: " 01lifrna fa.ztsta riconcnza ·i m• io ferridi aug·1u·i e formulo vot·i i ncrerrLfnlo cod1:sta Setwla •vi'tricltt fonte ree.ltt· tamento !)ftloro.~o Corpo Sanìta.rio Militare benemerito z1aee gu.t'rra ••;

S. E . ~enl·ra](' eli eorpo d ·arrnat.a in congedo gr. uff. LtrTGl BoxGIOVAx:-;r;


XXIJI

S. E. accademico d 'H a lia prof. DoMENWO TREXTACOSTE; S. E . il gran maestro dell'Ordine Sovrano di ::\lalta Principe lJt·novrco ('HIGI A.LBA:-11; S. E. BALÌ gr. cr. di giustir.ia dell'Ordine Sovrano di Malta generale marchese FRA :>~UESCO D 'APFLI'l'TO; Senatore del regno on. prof. RaFFAELE BASTI.-\:';ELLI: " ... . prego accettare fer~:ùli auguri per l'a:v-veni·re della S<nwla llegna d.ella nobile opera che svolge per il bene della Sanità .i llilita.re e della Patria. "i Senatore del regno on. Filippo Cremonesi: ,, ..... Poiehè peraltro 'l:ivMnente desidero che risulti la mia fervida adesione alla solenne cerimonia per celebrare il cinquantesimo anniversario della. foncla.::ione (li codesta Jwbilissima .Scuola di Appli{)az-ione da Lei così sapimtemente diretta ho fa.tto invito a rapprrsentarm.i al Presidente del Co1nitato Pmdnciale della Croce Rossa Italiana (li Firen;;e "i • Senatore del R.egno on. A:-iTONIO 0ARBASSO: « .. •••• Dolente eli non pokr dare così la mia adesione in forn~a visibile alla. gratitt1dùw eli t1tttct Firt'n::P, La prego, signo-r generale, lli accogliere il tn·io o-maggio p&r le grandi benrnwrenze che ebbe, in que.~to 1-rrimo cinq1tantenario la. .Scuola di Appl-icaz ·ione (li 8anità 1JIilitare "; Senatore del Hegno on. prof. Edoardo Mara,gliano: u •••••• La ring1·azio 1.1ivamente del ~uo i ·nvito che tni ricorda i legand, lla. nu contratt·i col Corpo J::ianitario .Militare, cui 1ni sento sempre legato, come quctndo ebbi l'onore eli es11ere in servizio . . . . ..... llj Senatore del Regno on. prof. DAVIDE Gro&DAXO: " Trattenuto 1·enezia. p er i-mpegni i1nproroga.bili elevo ·ri1~1liii.C'Ìa·re MW1'e assistere C<'J"imonia cinquantenario augurmuZo Scuola. glorios(t p1·ogreclire ug1wli benemeren::e t~erso centenario 11; Se.nat.ore del Regno on. prof. UMBERTo GABBI: << Dolente mancare cerimon·i a che con11acra esalta cinquantennio celebrate operosità llùlat· tica .~(;ientifica patriottica. auguro Semola ll'Ì·venga J! ccallemia simbolo 7Jiù luminoso mwvi gloriosi tempi preparati dai grandi spiriti del Re e llel Duce )); Senatori del Regno on. conte ARTURO TRIAi'\GI, S. E. principe PIER Gr~ORl CoxTI, on. prof. L UIGI ~IESSEDAGLIA, on. prof. GrovAx~r PA $CALE, on. prof. Lt:IGl S~IO:>~ETIA; D eputato al Parlamento on. prof. GwsErPE GrARDIXA: <l A.Ysocion~i foto-corde lieta. ricorrenza ben.e a1tg~t·rand.o prosperità Sc1wla cui m.i legano tanti ca.ri ricordi "i Deputati al Parlamento on. prof. GrORGro ALBERTO CHlliRGo; on. prof. ALESSANDRO MARTELLI, OU. prof. GIUSEPPE :M:USCATELLO; On prof. C'ES.-\.RE SERONOj Ten{'ntc generale medico in congedo LUIGI 1\IO~TA::"iARI: <i Orgoglioso m·eTe appl:-~'tenuto Corpo San·itario .iliiUta,re present-e in ispirito fP.~ta ciuquantenario fonàaziMte Scuola presenza Augu.~to Vittorio.~o :)o~:ra'/10 la ringra.;io pens-iero gent·ile r-ù;ambiando voti col.legh·i tutti. V ira il Re ••; Tene nte GenHralc medico in congedo gr. uff. BATTl:->T.\ c.~LEG .\Rl : << Col pensie-ro ·reve?'Pnte 1-ivolto gloriosi morti in gurrra 110stro Corpo partecipo in ù1pirito celebrazione cimquantena:rio coclt•sta Sruola chc. ìte edueù l 'anùno alti doveri ,,;


XXIV

Tenente generale medico in congedo gr. utt. UltBERTO RIVA: <c Questo gionw gloriO~>c~ riet·oca.zionr- l'ifa feconrl!/, c;MlP.Yta Sc~tola formulò fervilli a;UfJUri suo aTvenùe •; Maggiore gnnerale meùieo in congedo L t:IGI P .\VE: <c •• • ••• È presente co~>tcì tutta. l'anima. m·i a, fert1l'nte e fedele, che rirolge auguri al Corpo /:Ja1~itario Mili tare e(l all'Esercito tutto, con la santa im:oca..:ione di erviva il Be )); A-laggiorc generale medico in congedo Vincenzo Ronga: « Spirit.1tal·mente prrxente xolennr fun ~ione legato memore glorio.~a tratlizione g~tida aclempinwnto tlut•ere invio vot-i augurali pi1i .~pl.mulito avvenire >~ ; Maggiore generale medico in congedo Grc::;EPPE 1\I~DIA: cc • • • • • • • invio a;uguri infiniti gloria ma.ggiorc »i Maggiori generali medici in congedo comm. GAETANO BoNOMI, comrn. GtOVA.NXL BussoxE-CfUATTo:-;E; Il Console generale medico DE FLATO, il qualeerapcr sonalmcnteintervenuto alh"L festa, ha inviato poi il seguente telegramma di adesione degli ufficiali medici della M. V. S. :N: << lntr:rpretanllo sentiment·i ufficiali medici 1nilizia compi{) dovPre ti volgere l'ostra .':Jigno/'ia espresxioni animo grato· cottese inv·ito pctrte('ipazione cerimonia c·i nquantena,rio Scuolct Sa.n·ità Milita?·e cui tutti a?tspich:itw~o ancor p'iti· fiorente svil-uppo perenne vivaio giovlmili forze temprate a!Jsolvimento cristiana mis.~ione »; Colonnello medico dircttoro della Scuola di Sanità militare marittima. GAnitiELE LA PoRTA: <c ••••• 1n·ego V. S. gradire auguri 1nie·i p erum.ali e uffi.ci.a,li (lipenclenti perchè alte ttatlizioni codest(t Scuolct siano sempre mant.enute e ùnitate per lu.st?·o corpi sanitari mil·i tari e gran<lezza Patria "i Colonnello medico prof. GL,ruc o CASAGRA!'iDI, direttore interina.lc di sa.nità Corpo d'armtl>ta di Bari: ( Ufficiali ml'llici IX Corpo wrm.ata si associano onoranze celebrazione cin.quant.enario fonda.::;i.o ne Scuola, 1nadre t1ttelare e spirituale gra.ncle fmniglia ntedici militari, e ricotdanllo alto eontl'ib1~to­ offerto in guerra ed in pace bene awJpicano cwvenire Corpo "i Gli utliciali già. insegnanti della Scuola: tenenti colonnelli medici cav. uff. ÀLllERTO BALJ.,A, cav. NIJMA CORRADr, cav. prof. FRA::XCESCO PELLEGRINI, ca.v. FAuSTO COS'l'A, maggiore medico cav. GIOVA NNI BIAGINI~ maggiore chimico farmacista cav. CARLO l\L\ru:u, primo capitano medicocav. uff. TOMMASO SARNELLI; Tenente colonnello medico Gumo J~API?Ol"I, direttore dell'ospedale militare <li Trieste: << U fliciali tutti OS]Iedale militare Trieste ]J7'escnti .spiritualmrnte comm.emomzione cinquantena.1·io e otgoglio.~i aver iniziato sotto sapiente g1i.ù la venerati maestri loro vita militare codesto Istituto si a~soC'iano nobil.C' celeb1·a.zionc rievocando con a;flett·t~oso 1Jensie.ro colleghi glo1·iosamente caclttti n; T enente colonnello medico PIE'r Ro Fusr direttore interina.le ospedale mili t.are d i V ero n a: << Ufli ciali m e(lici fannaci.st:i qnr.~t{) ospcdalt! a.ssociansi f a1tsta cerimonit~ odicnta t·ievocando e a·uspican<lo sempre 1naggiori tort1me ·nobile Istituto "i Capitano 1\LWGINI comandante La seziono Fiorentina del Fante: << A·i proili 1ttfìciali (li sanità. che nei battaglioni e n ei rrggùncnti ma.rciarono operarono morirono, fcmti tr<' f(oili, a quanti all'ombra. di tanto e.~empio silenziosi si pre7Jam·no, giunga memore pensiero dell'arma che più conosce loro spiritt> sacrifi.cio "·


A N N O LXXXI- N. 2

GIORNALE DI MEDICINA MILITARE

FEBBRAIO

1933-(XI)

NEL NOSTRO GIORNALE Con il presente fascicolo assumo la direzione di questo giornale che continuerà le pubblicazioni seguendo la tradizione dei suoi ottant'anni d'ininterrotta attività, dedicata agli avvenimenti e alla operosità scientifica del Corpo Sanitario nell'Esercito e nei superiori ambienti di stucJ.io. Faccio mie le stesse direttive tracciate nel primo numero di quest'anno dal benemerito mio predecessore tenente generale medico Umberto Riva e confermo con piena lode nella redazione il tenente colonnello medico prof. Virginio De Bernardinis, confidando nel sostegno dei solerti collaboratori e dei fedeli abbonati e lettori, che non vorrànno mai far venir meno la loro opera e il loro consenso a questa rivista che é fra i più degni esponenti culturali del nostro Corpo. lL TEN. GEN . MEDICO DIRETTORE LUIGI FRANCHI.

Nel lasciare, per ragioni di età, la carica di direttore generale di sanità militare e la direzione di questo giornale, mi è grato porgere un cordiale saluto, riconoscente ai funzionari ed agli ufficiali tutti del Corpo Sanitario che colla loro efficace, volonterosa collaborazione mi facilitarono l'adempimento del mio dovere. Roma, 31 gennaio 1933-XI.

IL TEN. GEN. MEDICO UMBERTO RIVA.


MEMOR I E ORIGINALI CLINICA DERMOSIFILOPATICA DELLA R. UNIVERSITA DI ROMA Direttore prof. P. L. B osELLINI

LA REAZIONE EMOCLASICA DEL D'AMATO NELLA SIFILIDE E NELLA BLENORRAGIA <·> Dott. Angiolino Scarpa, capitano medico, assistente militare

È noto che nel 1920 Widal-Abrami e I ancovesco pubblicarono il primo lavoro sulla « crisi emoclasica digestiva ))' dan.do questo nome a un insieme di fenomeni vasculo-sanguigui, osservati dapprima in epatopazienti dopo circa. 7'2 ora dalla ingestione di poco latte a. digiuno, e cioè: diminuzione della pressione arteriosa, leucopenia, inversione della. formula leucocitaria, aumento della. coa.gula.bilità del sangue e della velocit à di sedimentazione delle emazie, diminuzione dell'indice refrattometrico del pla.sma, piastrinopenia. Ulteriori osservazioni allargarono il• campo delle indagini in proposito e varie furono le ipotesi per la spiegazione del complesso fenomeno. È not o al t res l. che il prof. L . D'Amato ideò per primo l'utilizzazione dello shock emoclasico per la diagnostica medica e fin dal 1921 comunicò al 27° Congresso di Medicina I nterna di Napoli i primi rilsultati da lui ottenuti con l'uso di piccolissime dosi di tubercolina le qua li provocano lo shock in modo specifico solo nei tubercolotici. Egli espose diffusamente poi i risultati delle sue indagini in una pubblicazione apparsa ne11924. In seguito il D'.Amat o estese il campo delle sue osservazioni ed applicò tale metodo diagnostico ad altre malattie, quali la febbre t ifoide, la. febbre melitense e la sifilide, e espose i primi relativi favorevoli risultati al Congresso di Medicina. Interna di Milano del 1924. Successivamente in una pubblicazione «Di una nuova emodia.gnosi della sifilide mediante la. reazione emocla.sica ,, apparsa nel1927, l'.Autore espose largamente i risultati ottenuti in un gran numero di casi ·Osservati (284 sifllitici a 151 sani-controlli) e constatò che la reazione, provocat a in essi mediante l'uso di preparati ant iluet ici, fu positiva in 223 luetici e negativa in 149 controlli. Le conclusioni alle quali pervenne il D'Amato, a proposito della sua nuova emodiagnosi della sifilide, sono principalmente le seguenti: a) le iniezioni parenchimali o endovenose di preparat i solubili di mercurio o di preparati bismutici o arsenobenzoli provocano in modo (•) Memoria pervenat.A in redazione nel settembre 1~31-IX (N. d . R.).


LA REAZIONE EMOOLASIOA DEL D ' AMATO EOO.

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specifico negli individui affetti da lue uno shock emoclasico il cui esponente più caratteristico e più costante è la leucopeni.a.. La reazione emoclasica è positiva nella enorme maggioranza di casi di lue, è negativa in un numero esiguo di casi e specialmente in quelli che hanno fatto cure a.ntiluetiche intense; b) negli individui sani o affetti da malattie diverse dalla lue la iniezione dei preparati a.ntiluetici non provoca quasi mai la reazione emocla.sica., anzi provoca spesso una. leucocitosi leggera; c) le cure energiche e protratte antiluetiche fanno diventare negativa la reazione emoclasica., però con minore facilità. di quello che fanno per la R. W.; d) la reazione emoclasica ottenuta nei sifilitici con l'iniezione di preparati antiluetici si presenta cosi evidente e costante che può essere riguardata come un mezzo diagnostico di grande valore. L 'Autore avvicina la reazione ottenuta col suo metodo a quella anafilattica, poichè essa si avvera solo in soggetti luetici e quindi sensibilizzati, per cui si tratterebbe di uno stato allergico dell'organismo. Però il fatto che la reazione si ha in presenza di sostanze cristalloidi; non proteiche e che esplica,no un'azione curativa e agiscono in soggetti non artificialmente sensibilizzati, induce l'Autore a ritenere che la crisi emoclasica abbia molta affinità. con la reazione di Herxheimer; ma, a differenza di quest'ultima caratterizzata da se~,rni clinici evidenti ed atte· nua.ntesi con successive somministrazioni di rimedi antiluetici, essa è latente e silenziosa e si presenta con uguale int.ensità anche se ripetuta per pochi giorni di seguito. In seguito alle comunicazioni del D'Amato, molti altri studiosi, delle varie Cliniche italiane, si sono occupati della crisi emoclasica e nelle affezioni più varie. 1\li limito a. ricordare solamente e brevemente quelli che si sono occupati della reazione nel campo della lue e della blenorragia. Colella (1927), della R. Clinica Medica di Pavia, ha studiato la R. E . nei luetici, adoperando il sublima.to per iniezioni, e ne ha otwnuti bril· lanti risultati; su 9 sifilitici (R. E. 8 + ed 1-) e su 13 controlli (R. E. 12e l+). D'Arrigo (1927) ha studiato la reazione in 11 paralitici progressivi malarizzati e conclude in modo nettamente favorevole. Santoianni (1928) ha. studiato la crisi emoclasica in 38 blenorragici maschili di vario tipo, iniettando vaccino gonococcico, ed ha avuto esito negativo nelle forme acute non complicate (8}, esito positivo quasi sempre in forme acute complicate (su 9 casi 7 e 2 - ) ed ancora esito negativo nelle forme croniche (21), salvo in questi ultimi ad avere 3 esiti positivi dopo aver praticato varie iniezioni di vaccino e ripetuta in essi la. reazione. Su 5 pazienti sani ha avuto sempre esito negativo. E l'Autore conclude con l'asserire che la reazione non ha molto valore, poichè conserva la sna. specificità solo in forme clinicamente diagnosticabili con facilità. Mossetti {1928) ha studiato la crisi emoclasica nelle affezioni uteroanncssia.li gonococciche, iniettando vaccino antigonococcico, ed ha ottenuto risultati molto favorevoli (su 10 casi 9 ed l - (su 10 soggetti-

+

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LA REAZIONE E~roCLASICA DEL D ' AMATO EOC,

controllo 9 - ed l +) per cui conclude a.fferma.ndo che la R. E . è una. indagine sicura e specifica.. Fa.nton (1928) della. Clinica Pediatrica di ModE>na.. ha studiato la reazione emoclasica nE'Ila sifilide ereditaria, specie dei poppante somminist.rando biioduro di mercurio o frizioni mercuria.li o neosalvarsan per via intramuscolare, ed ha ottenuto buoni risultati (su 37 casi: 34 + e 3 - , mentre la R W. dava solo 22 + e su 15 controlli: 13 - e 2 +). Berret.t.a (1928) della Clinica Medica di Genova, ha studiato la R . E. in 10 luotici, 10 E>redo-luetici e 10 controlli, iniettando 2 cent,rigr. di biioduro di mercurio, ot.tcnendo risultati brillantissimi (su 20 casi di lue: 20 + e su 10 controlli: 10 -). Mucci (1928-1929) della. Clinica Dermosifilopatica di Roma, ha studiato la R E. in parecchi luetici e soggetti sani, adoperando neosalvorsan per via endovenosa e bismuto per via intramuscolare, e conclude in modo nettamente sfavorevole, poichè es!:la dà qualche esit.o negativo in sifìlitici con manifestazioni in atto ed esito positivo spesso in soggetti sicuramente non luetici. Paradi'>o (1929) della Clinica Pediat rica di Cat.a ni.a, ha studiato la R E. per la diagnosi di sifilide congenita e conclude in modo sfavorevole, poiohè ha avuto parecchi casi luctici sicuri con R. E. negativa e molti esiti positivi in soggetti immuni da lue. Nanny e Salaris (1929) hanno studiato la R. E. in molti fasi di sifilide viscerale ed i risultati avuti sono stati nettamente favorevoli, per cui concludono affermando che la R. E. è di valore specifico forse maggiore di quello delle comuni sieroreazioni della sifilide . Lanteri (1929) della Clinica Dermosifilopatica di Catania, ha studiato la R. E. nei luet.ici e conclude in modo nettamente sfavorevole, poichè i risultati sono stati dissonanti dalla realtà sia per la negatività di essa in molt i casi con maniestazioni in atto e sia per la positività in molti controlli. Pisacane (1930) clelia Clinica Dermosifilopatica di Messina, ha studiato ampiamente la R . E . nella sifilide e conclude: a) la. iniezione di preparati antiluetici provoca spesso nei sifilitici una leucopenia. che inizia mezz'ora. dopo e termina 2 ore dopo l'iniezio ne; b) non è specifica poichè si verifica anche in soggetti non luetici ed anche con preparati non antiluètici; c) la R. E. ha sensibilt.à molto inferiore alle prove sierologiche (R. W. e M. T. R.) essendo negativa anche in luetici con manifestazioni in atto. Pittari (1930) della Clinica Medica di Catania, s'è occupato dei r apporti tra. le reazioni sierologiche e la R. E. del D 'Amato nella sifilide e conclude: a) nella grande maggioranza dei casi t>siste una coincidenza e ciò sia nei riguardi della. positività primitiva che e maggiormente nella positività secondaria da riattivazione - tra il risultato delle reazioni sierologiche e quello della R. E.;


J.A REAZIONE E)IOCI.ASJ CA DEL D 'AlitATO ECC.

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b) la R. E. può riuscire particolarmente utile in certe localizzaz ioni luetiche come quelle epatiche in cui le ricerche sierologiche l'iescono molto spe8SO negative. c) la R. E. va utilmente usata nei casi sospett.i a sierodiagnosi negati va e prima d'int raprendere una cura ex im;antibus. D e Blasi (1930) finalmente si occupa della R. E. in quanto la confron ta con quella del Gouin nella diagnosi delle sifilide. È noto che nel dicembre 1929 Gouin, Bicnveime, Doulos e Per<>s hanno comunicato di aver osservato che due ore dopo l'iniezione di prepara,t i antiluetici nei sililitici si ha leucocitosi più o meno n otevole, mentre negl'indenni da lue si ha leucopenia. De Blasio giunge a qu<>s1-<l conclusioni: la reaz. d'Amato e la. reazione Gouin. rappresentano due tempi divHsi ài uno stesso fenomeno, la leucopenia è più specifica della lencocitosi; la R. E . ba parti<X>lare valore nei casi di lue viscerale ed in quelli ove la R. W. è dubbia o negativa,: la R. E. è un segno non afisoluto di lue, come le s ieroreazioni. Dopo aver così succin tamente ricordato quanto è stato già scritto sulla R. E. del d'Amato nella sifilide e nella blenorragia ed aver in tal modo fatto risaltare qunnl o disparat i sia,no stati i giudizi dei diversi Autori su tale reazione, io esporrò la tecnica erl i risultati delle' indagini rln. me praticate. Consideran do che il prof. D 'Amato stesso consiglia esplicitam ente di limitare la ricerca della R. E . al puro e s<'mplice cont<'f!gio dei lcucociti, essendo la lcucopcnia il fenomeno più costante, e che quasi tutt i gli altri osservatori si sono anch'essi preoccupati di tale fenomeno, ho ridotte le mie indagini alla valut azione della sola leucopenia. Dico subito che mi associo a qmtnto hanno già proposto il Lanteri CHl il Pisacane, di parlare cioè, in tali casi, molto più opport unamente di •• crisi leu copenica >> e non di •• crisi emoclasica n, poidtè, comu scrive Frngoni « per considerarsi crisi emoclasica ha bil!oguo di un certo numero di elementi e non si può assolutamente considerare sufficicnt<> al giudizio la presenza di uno solo d i questi, sia pure importante come la leucopenia "· La tecnica da. me seguita è quella consigliata dal D 'Amato: cont.a d('.i leucociti del paziente a digiuno al matt.ino, iniezione del prepH.rato antiluetico, conta dei leucociti dopo mezz'ora. Io ho usato anche l'accortezza di tenere a riposo il ma lato, durante le mie indagini, per evitarf' possibili eventuali cause d'errore derivanti dal cambiamento <li posizione, ho punto il lobtùo dell'orecchio per l'estrazione del sangue, sia per destare meno dolore e sia. perchè tale rt>gioue non è sottoposta a. movime!lti come la mano. Ho usato il conta-globuli di Thoma-Zeiss ed ho fatto sempre diverse conte per tener conto della. media di esse. Ho praticato le mie inda.gini su malati d 'ambo i sesRi e d i tutte le età, per lo più degenti in Clinica, per mettermi nelle condizioni m igliori di garanzia per quanto riguarda il digiuno, ecc. Ho nella maggior J>arte (lei casi ripetuta la conta dei leucociti 2 ore dopo l'iniezione, per convincermi di ciò che hanno scritto i vari Autori sttlla durat.a della leucopenia. Quali preparat i a,nt iluet,ici ho usato dei mercuria,Ji il biioduro d i mercurio, per via. intramuscolare; dei bismutici il sabiolo , il solmuth, il


I..A REAZIONE EMOCLASICA DEL D'AMATO ECC.

cardyl, il Bisfol per via intramuscolare; degli arsenobenzoli il neosalvarsan per via. endovenosa ed il myosa.lvarsan per via intrammcola.re; degli iodici il mirion per via intramuscolare. Tra i diversi vaccini gonococcici, ho usato quello curativo dell'Istituto Sieroterapico Nazionale. , Ho ripetuta la ricerca della. leucopenia, a distanza di qualche giorno, in parecchi soggetti per convincermi della durata. e delle eventuali variazioni di essa. Ho praticata la ricerca anche in alcimi soggetti che avevano fatte varie iniezioni di preparati a.ntiluetici per osservarne il comportamento dopo cure più o meno intense (1). La scelta dei soggetti - controllo è stata fatta rigorosamente ed ho usato a tale scopo solo quelli nei quali l'anamnesi, lo stato attuale e le reazioni sierologiche facevano escludere in modo sicuro l'infezione sifìlitica o blenorragica in atto o pregressa. Mi sono preoccupato di annotare le 11 cure recenti n fatte dai pazienti, intendendo con tale espressione l'enumerazione delle eventuali iniezioni di preparati antiluetici praticate da essi nell'epoca precedente alle mie indagini, estendendo tale periodo a.d almeno 3 mesi. Le reazioni sierologiche annotate sono state tutte praticate nel Gabinetto di Sierologia della Clinica, contemporaneamente alle mie ricerche, onde poter paragonare il comportamento della R. E. e delle note sieroreazioni. Espongo qui di seguito in tabelle sintetiche i risultati delle mie indagini. Nelle 4 tabelle ho riprodotto, in breve, i risultati ottenuti in n. 140 pazienti. Nella. 1 8 tabella ho compreso i luetici di vario tipo, con o senza manifestazioni floride in atto, con R. W. e M. T. R. più o meno fortemente positive, già sottoposti o non a trattamento specifico. Nella. 2a tabella ho riunito i pazienti-controllo, affetti da malattie cutanee, ma certament-e immuni da infezione luetica in atto o pregressa, congenit.a. o acquisita. Nella 3• tabella ho compreso tutti i blenorragici di vario tipo, con o senza complicazioni in atto, a reperto microscopico positivo per il gonococco, non sottoposti recentemente ad altro t rattamento vaccinico. Nella 48 tabella ho elencato i pazienti-controllo, affetti da malattie cutanee, ma sicuramente immuni da infezione blenorragica. in atto o pregressa.

Risulta dalla II e IV tabella che è stato accordato largo spazio alle ricerche sui soggetti sani-controllo: ciò ho fatto di proposito per sincerarmi su quanto vi è di vero, nella affermazione di alcuni,.autori che la R. E . è aspecifica poichè spesso risulta positiva in t~li soggetti. Nei pochi casi di sifilide primaria osservata., la R. E. risultava sempre negativa, mentre la R. W. e la M. T. R. davano già esito fortemente positivo. In uno solo di tali casi s'è avuto leucopenia ma solo quando la. R. E. è stata. ripetuta per la 3• volta., dopo aver notato la comparsa. della ro(l) H<> considerata dubbia la reazione (+ -) se vi è stata diminuzione d.l600-800 leucoclte po81tiva ( +J quando la diminuzione è stata Intorno al 1000 leuc<>oltl, positiva torte ( + + J si Intorno al l!OOO, positiva fortissima ( + + +) ee Intorno al SOOO.


LA REAZIONE EKOOLASICA DEL D' AKATO ECC.

95

scola. In nn altro caso invece una prima volta tanto la R. W. e M.T.R. che la R . E. davano esito negativo, ma ripetute una seconda volta, mentre le sieroreazioni erano fortemente positive, la R. E. persisteva negativa. In tutti i casi di sifilosclerosi iniziale, naturalmente oltre la diagnosi clinica e sierologica, fu praticato l'accertamento microscopico. Nei casi di lue, recentemente sottoposti a cure specifiche, il comportamento della R. E. è stato veramente strano e inesplicabile: o ha dato esito positivo anche dopo aver praticato per es. n. 3 iniezioni di neosalvarsan e n. 3 di saebiolo o 6 di bismarsol, o ha dato esito negativo dopo una sola iniezione di neosalvarsan, o ha dato esito dubbio per es. alla 4& iniezione di solmuth e positivo alla. 6& dello stesso preparato. Le comuni sieroreazioni erano sempre invece, in tale periodo, fortemente positive. A parte tali casi, la R. E., positiva alle prime iniezioni di preparati antiluetici, s'è mantenuta tale anche ripetendo la ricerca per pochi giorni di seguito. In genere la R. E. è stata più sensibile in segtùto a iniezioni di neo· salvarsan e biioduro di Hg., anzichè a quelle di preparat i insolubili o liposolubili di bismuto o di preparati iodici, sia nei pazienti affetti da lne che nei controlli negat ivi. Nei soggetti-controllo, la R. E. è risultata negativa nella gran maggioranza dei casi, ma varie volte è stata positiva, mentre le comuni sieroreazioni si mantenevano costantemente negative. Negli individui affetti da blenorragia, con complicazioni in atto, la R. E. ha dato quasi sempre esito positivo, parallelamente alla ricerca microscopica del gonococco. Qualche volta però anche in tali casi alla ricerca. positiva del gonococco ha fatto riscontro una R. E. negativa. che poi è divenuta. positiva, dopo aver praticato alcune iniezioni di vaccino gonococcico. Nella blenorragia cronica la R. E. ha dato quasi sempre esito negativo o dubbio, mentre il reperto microscopico risultava positivo per il gonococco; qualche volta però s'è avuto esito positivo, ripetendo la ricerca, dopo aver praticato alcune iniezioni di vaccino .. Anche nei soggetti-controllo per la blenorragia la R. E. ha dato, nella maggioranza dei casi, esito negativo, ma qualche volta positivo o dubbio, nell'assenza. completa di sintomi d'affezione blenorragica in atto o pregressa.. Circa la. dose di vaccino gonococcico dell'1st. Sier. Nazionale iniettato, ho usato ttuasi sempre dosi basse (500-1000 milioni), ma a titolo di prova., anche dosi maggiori (2000-3000 milioni); i risultati non hanno dato variazioni apprezzabili degne di speciale rilievo. In tutti i casi ad esito negativo ho avuto nella. conta dei leucociti, dopo l'iniezione, o 1ma. diminuzione di qualche centinaio o un numero press'a. poco uguale o un lieve aumento, rispetto alla conta precedente all'iniezione. Nelle conte praticate 2 ore dopo l'iniezione ho notato, nei casi positivi, una. quantità di leucociti quasi uguale a quella precedente l'iniezione o più spesso superiore, mai inferiore: ciò sta ad indicare che, dopo quel tempo trascorso, la leucopenia è finita e s'inizia la leucocitosi. Non si può dunque, a. mio parere, parlare di una leucopenia specifica dei luetici e blenorragici, sia perchè essa si provoca. anche in modo


TABET,LA I.

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R. E. D'Amato

Nome

Diagnosi cllnlcn

o IKJ880

Cure reoontl

Sifìloscle rosi li\bbro inferiore (comparsa roseolo.) ................. .

4

B. C. m. l Sifi losclerosi prepuzio .. . ......... . B. R. m. Idem .......... . ........... .... . .

5 6

S. G. m. Idem ........ ........ ........... . M.G.m. Sifilide secondaria ......... . . . ... .

7 8 9

C. G. m.

3

lO V. G. f. 11

12 13 14

Idem

C.P. m. Idem C. R. m.

Idem Idem

B . L. f. l Idem

l:\1. L . m., Idem M . F . f.

RW. MTR

Preparato

m., Sifìlosclerosi prepuzio .... . ....... .

1 ,M . A. 2 S. G. m.

Idem

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N. l Neosalvarsan

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Esito

~ N. 4 Neosalva.rsa.n

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l

N. 6 Neosalvarsan JBI l N. 2 NeoSl\lvarsa.n l N. 3 Solmuth

Neosa.Jvarsan 0,60 ++++ Solmuth + +++ I N eosalva.rsan 0,15 l III Neosalvarsa.n 0,45 ++++l I N eosah·arsa.n 0,15 Hg ++ + + { II Biioduro Neosn.lvarsan 0,15 ++ + + I Neo~alva.rsan 0,15 Solmuth ++++ IV VI Solmuth ++++ I N eosalvarsan 0,15 ++++ II Neosalvarsan 0,30 + +++ I Solmuth I Solrout.h ++++l III Solmuth Solmut.h + +++ ' IV Solmuth +++ + I Cianuro Hg ++ + + IV Solmuth Neosa.Jvarsan 0, 15 Neosalvarsan 0,15 ++++ V I

iv VI l Solmuth + + + + l h ::)olmuth Biioduro Hg

l:rl

l'l

16 17

18 19

20 21 22 Q."

S. F. m.

Idem B. F. f. Idem G.G.m. Idem l R. F. m. l Idem B. F. m. Idem S. G. m. Idem

M. G. m. Idem T. A. f. Idem . . .. ,....,..._

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+ + + +l r ++++ I Biiodtu·o Hg Sa.lbiolo + ++ +l ~I Salbiolo ++++ I NeoSillvarsan 0, 15 ++++ I Biioduro Hg

++++ ++++ 1- -+- -l +

I I

1:

Neosalvarsan 0,15 Biioduro Hg n1ioduro "Ho.t

.. :0. N

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~albiolo

15

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l

S. F . m. S ifilide secondari!\ ......... · · · · · · · · 25 F. G. m. Sifilide ter.Giaria ................. · 26 V. T. m. Idem . ..... . ..... . ............. ..

24

27

F. O. f . l Idem ..... ... ... ......... .........

28 l F. R. f. l Sifilide latente .. ... ... .. ....... .. .

3J 40 4l 42 43 44 45 46

G. U . m . l Idem F . P. m. I dem B . P. f. Idem V. M. f. Idem D.T.G.m. Idem C. F. m. Idem H. G. m . Idem R. G. m. I dem S. A. m. I dem A.N.m. Idem D .A.S.m. I dem B. L . m. Idem S. N. m. Idem Z. G. m . Idem D.O.;\'I.m. Idem O. P. m. I dem D.A.F . m. Idem T. R. f. Sifilide congenita . ...... . ... . .... . .

47

A. N. m. l Idem

29

30 31 32

sa

34 35 3ò 37 28

N. 6 B ismar8ol

48

T. A. f. l I dem

49

P. A. m. l Idem

50

P. E. f. l I dem

............................ l

.................... ..... ·j :::::::::::::::::::::::::::: l

N. 3 Neosalvarsan N. 2 :-:;a.lbiulo

N. O N•JOf!llvarsan

N. 3 Sa.lbiolo N. 3 Neosalvarsa.n

N. 3 Salbiolo N. IO Sa lbiolo N. 5 Myosalvarsan N . l cardyl

+ + ++ I N eosalva.rsan 0,15 + ++ + I Biioduro Hg Biioduro Hg ++++ IIII Mirion 5 cc. I Biioduro Hg ++++ { 1 :'ìalbiolo IV NeosaJvarsan 0,45 ++++ l V N eosalvarsan 0,45 I 1\iirion l cc. ++ l VI Mirion Jl cc. ++++ I Biioduro H~ · + +++ I Biioduro H g ++++ I N eosal vu.rsan O,1 5 ++++ T Biioduro Hg ++++ I Salbiolo ++++ I Sa.lbiolo ++ + + T Biioduro Hg ++ ++ I Neosalvarsa.n O,l5 ++ + + I M irion 3 cc. + ++ - I Mirion 5 cc. ++ ++ J M irion 5 cc. ++ ++ I Biiodmo Hg ++++ I Neosalvars ,tn 0,15 Biioduro H g + ++ + II M'irio n 5 cc. ++++ I Mirion 5 cc. + ++ + IV Neos.dva.rsan 0,45 ++++ - v N eosalvar<>an 0,45 l cc. ++ + IJ Mirion Biioduro Hg ++ + + +++ +-

VI Mirion 5 cc. I N eosalvarl'ttn 0,15 ru N eosalvarsan 0,45 I V Neosalvarsan 0,45 VII Neoaalvarsan 0,45 T Neosalvarsan 0,15 I Biioduro H g

++ +

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98

LA REAZIONE EMOOLASICA DEL D ' AMATO ECO,

TABELLA II.

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Nome

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R. E. D'Amato Diagoosl eU n l ca

RW. MTR Preparato

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l

S.M. m.

Psoriasi

2 3

C. D. m. Gh. I. f.

-

4

s. A. f.

Scabbia .. ..... . .... .. .... P ;;oriasi Eczema ......... . . . ......

5

R. L . m.

Eczema

-

6

L. P. m.

Lupus eritemat-o;.o .... . ..

7

C. L. f.

Eri tema Ba.zin ...........

8

N. N. f.

Lupus volgare ............

-

9

V. U. m.

Scabbia

•• o

-

lO

A. M. f.

Scabbia.

•

11 12 13 14

P. F . ro. D. R. M. m. T. L. m. C. L. f.

Psoriasi Eczema Impetigine Eczema

15

B. N. m.

E czema

16 17 18 19 20 21 22

L. S. E. m. C. A. m. S. R. m. R. U. m. B. A. m. P. G. m. B. A. m. C. A. m. D. s. f. s. L. f.

Eczema E czema. .................. Sicosi pa.r...... .. ........ Tigne. tricof.............. Tigna tricof... . ... ....... Tigna tricof.............. Eczema ................. . Scabbia Scabbia P soriasi ..................

23 24

25

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Sa.lbiolo Solmuth I B iioduro Hg I Solmuth I Solmuth I Neosalv. 0,15 I Solmuth { I Biioduro Kg I Solmuth I B iioduro Hg. I Solmuth l I Cardyl I Biioduro H g l I Biioduro Hg II Biioduro Hg I Biioduro Hg II Biioduro Hg I Biioduro Hg I Biioduro Hg I Biioduro Hg I Neosalvasan 0,15 I Biioduro Hg { II Biloduro Hg I Biloduro H g I Biioduro Hg I Biioduro H g I Biioduro Hg 7'2 I Biioduro H g 7'2 I Biioduro Hg % I Biioduro Hg I Neosalve.rsan 0,15 I Sa.lbiolo I Neosa.lvarsan 0,15

l l

{

I I

l

Esito

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-

-

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-

-

+ +

-


99

LA REAZIONE 'EMOOLASIOA DEL D'AHATO E CC.

T AB ELLA III. Nome

Diagnosi ollnJca

gonocoooo

Vaoc. gonocoocllJO I. S. N.

(250 milioni) (500 milioni) I (250 milioni) II (500 milioni) I 1 500 milioni) II (500 milioni) I (500 milioni) IX (2.000 milioni) I (500 milioni) II (2.000 milioni) IV (2.000 milioni) I (500 milioni) III (2 .000 milioni) I (1. 000 milioni) I (250 milioni) J (1.000 milioni) I (1. 000 milioni) I (1 .000 milioni) VII (4.000 milioni) I (1.000 milioni) I (1. 000 milioni) I (1. 000 milioni) I (500 milioni) (1. 000 milioni) I I (500 milioni) lI (500 milioni) IV (3.000 milioni) V (2. 000 milioni) VI (1. 000 milioni) JI (500 milioni) l IV (3.000 milioni) I (500 milioni} III (2. 000 milioni) I (500 milioni) I · (500 milioni) (500 milioni) I I (500 milioni) III (2 .000 milioni) III (2.000 milioni) II (1.000 milioni} I (1. 000 milioni) I (1. 000 milioni) I (1.000 milioni) I (1. 000 milioni) m (2.000 milioni) IV (3 .000 milioni) IV (3. 000 milioni) I (500 milioni) (500 milioni) I

l

S. A. m .

Orehi-epidid. blen. sin. . . ..

+

2

M. E . m.

Orchi-epidid. blen. sin.... .

3

S. N. m.

Artrite belnorr. . . .. ...... .

+ +

4

P . A. f.

5

M. A. f.

6

P. E. m.

~i~~ ~-~~~:. ~-. <.~ -~~: { + Annessite blen. d. (In riso- . l~one~ : .......... . .... . 1 + Orch1-ep1dtd. blen s. . ... . .

7

M. V . m.

Orchi-epidid. blen. d.

8 9

B . G. m. K. F. m. I . E. m. B. A. m . F. P. m. A. C. m. B. P. f. M:. V. m.

18 19

A. A. f. B. A . m. P . P. f. C. P. f.

Orchi-epidid. blen. s. . ... . Orchi-epidid. blen. s. . .. . . A~cesso prostat.a. . ........ . . Artrite blenorr. . . ... .. ... . Orehi-epid. blen. s. . ..... . Artrite blen. . . .... . ... ... . Cervia. blen-sub. ac.. .. ... . Oreh-epid . blen d. . ...... . Cervicite blen. sub. ac. . .. Uretro-prostat blen. . .. . . . Cervici te blen. ac. . ...... . Endom blen. su b. ac..... . .

20

F . D. m.

Uretr. blen. cron.

+ + + + + + + +

21

22

D. L. M. P. A. m.

Uretr . blen. cron. Uretr. blen. cron.

+ +

23

A. G. m.

Uretr. blcn. cron. .. • .. . .. .

+

24 25 26 27

M. E. m . Uretr. blen. cron. . ... . ... . B. V. m. Uret.r. blen. cron•.... .. .. . M. A. m. Uretr. blen. cron•. ....... . L. M. m. Uretr. blen. cron... . ..... . L. i\1. m. Uretr. blen. cron . ...... . . . B . A. m. Uretr. blen. cron . . .. ..... . D. T. G. m. Uretr. blen. cron.... ..... . G. G. m. tTretr. blen. cron. . ....... . C. P. m. Uretr. blen. cron..... . ... . D. S. R. m . Uretr. blen. cron. . ... .. . . . C. C. m . Uretr. blen. cron. . ... . ... . M. V. m. Uretr. b len. cron.. . ..... . . Q . R. ù. Uretr. blen. cron.

+

IO Il 12 13

14 15

16 17

28

29 30 31 32 33 34 35 36

37 38 39 40

R. V. m. R. E. m . G. F. m. B. R. m.

Uretr. blen. cron. Uretr. bleo. cron. Uretr. blen . cron . Uretr. blen. cron.

R. E. D'Amato

Ricerca

+ + + + + + +

+ + + + + + + + + + + + + + + +

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Esito

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LA REAZIO~'E EMOCI.ASlCA DEL D ' AMATO ECC.

100

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R. E. D'Amato Dingnosl <'llni ca

Vnc·c. gonococcico I. S. N .

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s. l\1. n1.

P soriasi

2

c. D . m.

~cabbia.

3

C h. I. f.

Psori tL'<i

4

s. F. A. f.

Ecze ma

5

P. A. f.

Eczema

6

R. L. m.

E czema

7

P. A. rn.

Li pus volpwe

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T. v. Jl).

E cze ma

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9

P. F. m .

P sot·io.si

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D . f{. :\L m.

Eczema

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11

ImpPtig inc

12

T. L. m. H. v. m .

E czema

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L. S. E. m.

Ecz<'ma

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14

c. A. m.

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15

Sic·osi ptua o:;~ .

16

s. R. )11. s. A. 111.

, E czc-ma

17

c. A. m.

Scabbia

18

:\1. E. f.

19 20

R. c. f. B· T. f.

21

A. c. m.

Psoriasi

22

P. G. rn.

Erpes Zost er

23

l\1. M. m.

Eczema

o •

24

D. R. G. m.

E<:zemo.

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25

c. E. m.

Eczema

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(500 milioni)

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I

(250 milioni)

I

(500 milioni)

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I

(500 milioni)

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( l .000 milioni)

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(500 milioni)

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(500 milioni)

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II

(2 . 000 milioni)

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( 1.000 milioni)

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P soriasi

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(1.000 milioni)

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l


LA REAZIONE EMOCLASICA DEL D ' AMATO ECC.

101

netta.ment~ aspecifico nei sani o, per meglio dire, nei soggetti certamente

immuni da sifilide e blonorragia, e sia perohè la reazione è s~sso negativa in soggetti affetti da tali malattie con floride manifestazioni in atto (Lanterì e Pisacane). Ho constatato inoltre che la. reazione emoclasica conserva la sua specificità solo in forme blenorragiche clinicamente diagnosticabili con facilità, per le complicazioni in atto (Santoianni). Se è vero che nei soggetti luet.ici già sottoposti a cure specifiche recenti più o meno intense, la leucopenia. si verifica di rado, nulla si può con sicurezza affermare in proposito poichè il comporta.mento di essa è capriccioso. Ho notato poi che qualche volta per avere una R. E. positiva. iu blenorragici ancora in atto, bisogna r ipeter(' Ja ricerca, dopo aver praticato alcune iniezioni di preparati specifici cioè vaccini. Se è vero che nella. gran maggioranza dei sogg<>tt i immuni da infezione luetica o blenorragica, in atto o pregrcssa, la R.. E. è negat iva, non mancano i casi a. crisi emoclasica positiva. Posso pertanto giungere alle segueoti conclusioni: a) in molti luetici si h a leucopenia, in segu ito a iniezioni di prepar~tti specifici, specie neosah·arsa.n e biioduro mercurio, meno spesso con i bismutici: es~a. si manifesta con maggiore intensità dopo mezz'ora dalla. iniezione e cessa dopo 2 ore p<'r ceclere il posto alla leucocitosi; b) la leucopenia, se t>siste, si manifesta nello st-esso modo a.nche dopo qua,Jche giorno, se si ripete la ricerca: c) la crisi leucopenica, dopo cure specifiche, ha un comportamento vario e contraddittorio; d) la leucopenia non è un fenomeno specifico costante poichè spesso manca in luetici con manifestazioni floride in a.tto oppure si verifica in soggetti immuni da sifilide; e) la. leucopenia è meno sensibile delle note sierorcazioni della lue e non è un segno assoluto di sifilide; la. ricerca della leucopenia non è pertanto una reazione che possa, nelle condizioni attuali, entrare senz'altro nella pratica diagnostica della lue; g) la leucopenia si ha quasi sempre in forme blenorragiche complicate, in periodo acuto o sub-acuto, in seguito a iniezione di piccole dosi di vaccino gonococcico dell'1st. S . Naz.: essa si ma.nifesta con maggiore inensità dopo mezz'ora dall'iniezione; h) la. leucopenia non si verifica. quasi mai nelle forme blenorragiche croniche, a sint.oma.tologia attenuata o decorso latente; i) la leucopenia. si verifica qualche volt~ anche in individui immuni da infezione blenorragica pregressa o in atto; l) la leucopenia. non è, nelle condizioni attuali, una ricerca sicura. nella pratica diagnostica della blenorragia;

n

L'Autore, dopo aver ricordato brevemente la. storia della R. E. del D'Amato ed i giudizi disparati e contraclittori su di essa espressi dai vari studiosi, nel campo della sifilide e della blenorragia, espone in tabelle i risultati da lui ottenuti in 140 pazienti ai quali aveva iniettato preparati antiluetici o vaccino gonococcico dell'1st. S. Naz. Conclude coll'affermare che la crisi emoclasica non è AUTORIASSUN'ro. -


102

LA REAZlONlll EHOOLASIOA DEL D'AMATO ECC.

dotata di specificità. costante poichè alle volte non si verifica in luetici con manifestazioni secondarie floride in atto e quasi mai in blenorragici cronici a sintomato· logia attenuata, a reperto microscopico positivo per il gonococcico; mentre qualche volta è positiva in individui sicuramente immuni da sifilide o blenorragia. Condivide l'idea già. espressa da altri autori che sia. pii:l opportuno parlare di «crisi leuoopenica • qua.ndo la ricerca si limita, come quasi sempre, solamente alla ricerca. di tale fenomeno. Infine esprime il parere che, allo stato attuale, non sia una reazione da poterai applicare senz'altro nella pratica diagnostica della sifilide e della blenorragia. BIBLIOGRAFIA. D 'AMATO. - Riforma. Medica., 1924. D'AMATO. - Riforma Medica, 1927. D'AttlUGO. - Rina.scenza Medica, 1927. CoLELLA. - Folia. Medica, 1927. SANTOIA.N:s-I. - Rina.scenza. Medica, 1928. MossETTI. - Rina.soenza Medica., 1928. BERETTA. -

Rina.scenza. Medica. 1928.

FANTON. - Clinica. Pedia.trica, 1928. Mucor. - Giornale It. Derm. e sif., 1928. Mucoi. - Policlinico (sez. pratica.), 1929. L ANTERI. -Archivio Derm. sif. e Ven., 1929. NoNNis e SALARts. - Giornale Clinica Medica., 1929. PARADISO. - La Pediatria, 1929. PISACANE. - Gior. It. Derm. e Sif., 1930. PITTARI. - Riforma medica., 1930. DE B LAsto. - Anna.les derm. et syph., 1930.


I STITUTO DI RADIOLOGIA MEDICA DELLA R . UNIVERSITA DI TORI NO Direttore p rof. M. B ERTOLOTTI

CONTRIBUTO ALLO STUDIO RADIOLOGICO COMPARATIVO DELLA MASTOIDE COLL'INCIDENZA SAGIITALE OBLIQUA ANTERO-POSTERIORE <*> Dott. Giuseppe Germano, 1° capit,ano medico, assistente militare

L'esplorazione radiologica della mastoide ha acquistato in questi ultimi anni un grande favore presso gli specialisti di Otorino-laringologia, perchè, quantunque la maggior parte delle mastoiditi a~ute possa essere diagnosticata clinicamente (Worms), in un grandissimo numero di casi, l'aiuto di una buona radiografia può affermare l'esistenza di lesioniche coll'esame clinico abituale non si riescono a svelare; ed inversamente, si può scartare l'ipotesi di una lesione delle apofisi mastoidee quando tale sindrome è simulata dall'infezione o dalla irritazione di un organo vicino (periostite-linfoadenite, nevralgie, tumori, ecc.). Già dall'inizio dell'era Rontgen s'incominciarono ad indagare con tale mezzo le cavit& mastoideo c tali studi si vennero sempre più perfezionando col progredire della tecnica. I numerosi autori che si sono occupati di tale argomento hanno proposto molti metodi per l'esplorazione delle mastoidi, e tutti quanti hanno il loro lato buono; ma, sia che si tratti di proiettare sulla pellicola la maatoide che si suppone ammalata, sia che si voglia fare di essa. confronto con quella sana, difficilmente si riescono ad avere delle prove simmetriche, e quindi nascono delle difficoltà d'interpretazione. Nei primi tempi si usarono le proiezioni sagittali, sia facendo poggiare sulla lastra la faccia, sia facendovi poggiare la nuca, ma in ciascun caso, una parte delle cellule pneumatiche dei processi mastoidei rimangono coperte o dalla. mandibola o dal processo zigomatico, al punto da non essere più visibili, mentre con le proiezioni di profilo non è possibile un sicuro confronto di ambedue le parti. Che la regione petro-mastoidea si difficile ad esplorarsi lo conferma il gran numero di incidenze proposte e lo stesso procedimento non serve per l'esame della mastoide e della rocca. Le proiezioni per la regione mastoidea si possono dividere in due grandi classi: quelle che mostrano le due parti su una stessa pellicola, dando un'imm~o-ine simmetrica, e quelle che proiettano le due parti destra e sinistra separatamente. Tra le prime ricordiamo: 1° L'incidenza sottomento-occipitale o assiale di Lupo (Hirtz), con la. quale si vede la rocca e permette di apprezzare lo stato della pneu-

(-> ComUIIlcazione fatta al IX OonsreBSO di Radiologia. a Torino.


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CONTIUBU1'0 ALLO STUDIO .RA DIOLOGICO ECO,

matizzazione delle mastoidi in generale, ma non lascia rilevare la forma delle apofisi ma.stoidee. 2° L 'incidenza della film curva sotto-mascellare o vertice-mentofilm in deflessione massima (Hirtz), alla quale si possono fare le stesse osservazioni della precedente. 3° L 'incidenza fronto-sotto-occipitrue dei francesi Worm se Bretton (simile a quello dell'Altschul di P raga) colla quale si può mettere in evidenza in una sola posa le due mastoidi in modo da poterlc confrontare fa.cilmente, senza supposir.ione di ombre. E ssi si servono della griglia mobile P otter-Buchy. Il m alato giace sul dorso, col capo in ipPrflcssione (mento 'rientrante il più possibile) poggia sulla cassetta colla protuberanza occipitale esterna. La p ellicola dentro la cassetta è inclinata in modo da mantenere la testa nella .flessione massima. Il tubo fìssa.to a 60 centimetri sopra il centro della pellicola, è orientato in modo che ilra.ggio centrale cammina nel piano sagittale della testa e p enetra in tm punto frontale situato a quattro o cique centimetri, circa, in avanti del bregna, per uscire dal cen tro del foro occipitale. Tali autori ritengono questa proiezione superiore a quella assiale normale, specie per quanto riguarda la pneumat.izzazione delle mastoidi. Il Conte, però, ch e ha eseguito con questo mt>todo alcune radiografie di cran1 secchi, preparat i con materiali opa.chi, per mettere in rilievo i rapporti tra il seno trasverso e le cellule roastoidee ed antrali, riferisce, che, ment.re con la proiezione assiale normale è })Ossib.ile nella maggioranza dei casi seguire l'andamento del margine posteriore della rocca e quello parallelo del seno trasverso, colla proiezione fronte-sottoccipitale esso è per tutt-o il suo p ercorso celato dietro il m argine della rocca e quindi è più difficile apprezzarne i rapporti colle cavità m a.stoide<>. Anche le cellule mastoidee in quest a proiezione si presentano notevolmente deformate per effetto dell'inclina.zione dol t ubo e del capo del pazien te. Tale proiezione servirebbe per lo studio del bordo superiore della rocca petrosa ed in tale senso è adoperato dagli autori americani (Stewart) p er le fratture del margine superiore della rocca, dal T awne per le erosioni della rocca, per i tumuri del nervo a-custico. Secondo il Conte, la proiezione sotto occipitale può essere utile per lo studio di lesioni ossee interessanti la faccia posteriore della piramide ed il bordo superiore di essa ed a tale scopo viene da tempo usata da eminenti radiologhi italiani come il prof. Bertolotti. 40 Incidenza occipito-fron tale del K ohler o di fa<lcia b a.qsa dei francesi (Chaumet); il paziente giace sul ventre; fronte e naso compressi cont ro la pellicola.; distanza focale 35 centimetri; il raggio normale cade sull'incontro della linea Sll{!ittale con una p arallela all'orizzontale tedesca passante sull'orlo orbitale superiore; serve bene secondo questi autori per vedere il contenuto di aria nelle cellule mastoidec. Tra le proiezioni unilaterali ricordiamo: l O PROIEZIONE DI SCUULLER:

n paziente giace di lato, col piano sagittale parallelo alla pellicola. n raggio normale decorre lungo la perpendicolare alla orrizontale tedesca che passa attraverso i condotti uditivi esterni. Colpisce delle due parti


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quelli che interessa e forma. coll'orizzontale tedesca un angolo aperto caudaJ.mente di 30 gradi. Serve bene questa proiezione per mettere in .evidenza i rapporti topogra.fici e lascia. anche vedere bene i condotti uditivi interni.

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2o PROIEZIONE DI SONNENKALB:

n paziente giace sul fianco, il piano sagittale è parallelo alla pellicola, il raggio normale decorre in un piano che passando attraverso i condotti uditivi esterni, fa con la orizzontale tedesca un angolo aperto dorso-craniale di 60 gradi. Inclinando il tubo dall'indietro in alto verso l 'avanti in basso si ha Inigliore visione del sistema pneumatico, che nella. posizione precedente, non però per i rapporti topografici. 30 PROIEZIONE DI STENWEJLS:

n paziente giace sul ventre, il capo viene rotato di 450 verso la parte sana: giace con la fronte e col processo zigomatico in alto poggiando solo la bozza frontale del lato in esame. n raggio normale decorre lungo una perpendicolare aJJ.a orizzontale tedesca tirata dal punto di mezzo del tratto d'unione del foro acustico esterno con il margine orbitale esterno, e forma col piano sagitta.le un angolo di 45 gradi. Comprende la parte del cranio in corrispondenza della prot uberanza occipita.le esterna, e forma con la orizzontale tedesca un angolo aperto dorso-caudale di 120. ·Mette in evidenza la formazione cavitaria della piramide e della rocca petrosa e si usa nel dubbio di tumore della parte mastoidea, come anche della punta della piramide e delle fratt ure, o carie dell'Os Petrosum. 4 0 PROIEZIONE DI MAYER:

n paziente giace sul dorso, col capo rotato di 45° dal lato da esaminarsi, il padiglione dell'orecchio stirato in avanti; il raggio centrale passa in un piano verticale all'orizzontale tedesca, tra il margine orbitale esterno del lato sano ed il foro uditivo esterno del lato in esame. Colpisce il cranio in corrispondenza del bregna a 7 centimetri circa dall'aroa.ta arbitraria dal lato sano e forma con il piano basale un angolo aperto verso il vertice della testa di 45o. Da usa.rsi nel sospetto di lesioni nei dintorni dell'antro, dell'apice e del condotto uditivo esterno. Secondo il Kohler per la miglior localizzazione di un processo patologico sarebbero utili le proiezioni 1a di Schiiller, 3a di Srenwers, 4& di Mayer. Quando le altre cavità vicino alle mastoidi come l'antro, l'aditus ad antrum, il labirinto e gli ossicini del condotto uditivo destano particolare interesse si può ricorrere alle radiografie stereoscopiche. Gli autori francesi Cottenot e Fidon raggruppano i metodi unilaterali in tre classi, che designano per la direzione del raggio centrale: l 0 Incidenza occipito - zigomatica perpendicolare al grande asse della rocca. - n paziente giace in decubito addominale, fronte e na.so posano sulla. pellicola ma, la testa è girata in modo che il suo piano sagittale fa un angolo di 45o con l'orizzontale, essendo l'orecchia del lato ammalato più vicina alla pellicola. n raggio normale è situato in un piano verticale che cade nel mezzo della linea-angolo esterno dell'occhio-orificio uditivo esterno 2 -

Gio-rnale di medicina mtlita..e.


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del lato malato, facendo inoltre un angolo di 10° aperto verso il basso del corpo (Stenwers); l'ìneidenza di Lannois e Arcelin si avvicina.. 2o I nci<lenza temporo-timpwn:ica parallela al grande asse della rocca. n paziente giace in decubito ventrale. Bisogna sollevare pna spalla in modo che la testa messa in profilo poggia il lato ammalato sulla pellicola; il raggio centrale situato in un piano verticale passante per i due fori udi·tivi forma con l'orizzontale un angolo di 55°-65° aperto verso la. sommità della testa; cosi cade a circa 7 cm. dalla punta della mastoide opposta sulla regione-temporo-parientale, che non è a contatto della pellicola. (Incidenze parenti di Lange, Law, Hirtz, Surrel, Gaillard, Schiiller). 3o l Midenza f.ronto-tùnpam.ica obliqua. a 450 al grande asse della rocca. - n paziente giace in decubito dorsale con la testa girata a 450 dal lato malato; il raggio centrale passa in un piano verticale situato tra l'angolo esterno dell'occhio del lato sano e la ma.stoide ammalata, facendo un angolo di 45° aperto verso la sommità della tfsta, cosl. cade sulla bozza frontale del lato sano :a. 7 centimetri dall'arcata. orbitale; proiezione simile a. quella di Mayer. L ' indagine radiologica della mastoide ebbe la sua prima applicazione in Italia dal Malcangi e dal Ceresole in collaborazione clinica col Brunetti. Le incidenze migliori sono tre, secondo il Ceresole: l 0 I ncidenza. di profilo obliqu,o (posizione <li Lange) - Preferita dagli americani. n paziente poggia sull'orecchio del lato da esaminare, il r aggio normale entra dal centro della bozza parietale del lato sano diretto al lato da esaminare. Ha il v antaggio di presentare la mastoide in posizione corrispondente a quella del momento dell'atto operatorio. zo Proiezione sagittale obl·iqua {proiezione Ceresole e Malca.gni, di Arcelin dei francesi); paziente in posizione prona, con la faccia rotata di 50-55o verso il lato opposto a quello da esaminare, mento flesso, in modo da toccare la lastra con la bozza frontale. n raggio normale per la 4&. cervicale è obliquato in avanti per liberare la ma{ltoide (Arcelin). Secondo la tecnica di Ceresole il paziente giace prono con la faccia rotata dal lato ()pposto a quello da esaminare, in modo da poggiare la bozza frontale del lato malato sulla lastra e col mento fortemente flesso fino a toccare il punto di unione del terzo medio col terzo interno della clavicola del lato opposto. Il raggio normale passa per la mastoide la cui immagine viene cosl. liberata dall'ombra del ma.scellare inferiore e dalle diverse cavità dell'orecchio. Simile a questa è la proiezione laterale obliqua di F erretti; il paziente è disteso in deoubito-ventrale, la testa fortemente flessa è ruotata dal lato in esame e orientata in modo da poggiare sulla lastra in tre punti. a) il processo temporale dell'osso lugale; b) l 'apofisi orb.itale esterna del frontale; c) la bozza parietale; assume così sul piano orizzontale della la-stra. una posizione non perfettamente laterale, ma leggermente obliqua., sia al suo diametro bi temporale che a quello assiale; il centro della lastra deve corrispondere ad una perpendicolare abbassata su di essa da nn punto situato ad un dito traverso dietro il marg'ine posteriore dell'apofisi mastoide del lato libero, allivello del condotto uditivo esterno. n radiogra.mma che si ottiene mostra l'apofisi mastoidea tagliata obliquamente dalia.

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squama del temporale. Jaubert de Beaujeu propose la via. trans-buccale.

n paziente in decubito dorsale; con bocca aperta da un tappo di sughero. n raggio normale passa al centro del cavo orale. In tutte le proiezioni sopra ricordate, sia quelle bilaterali contemporanee, sia quelle unilaterali, si riesce con molta difficoltà ad avere una immagine perfettamente paragonabile, dettagliata delle cellule mastoidee; perciò ho voluto sperimentare la proiezione sagittale obliqua antero-posteriore del Crespellani (Radiolo gia medica n. 5-1930) la qu1!J.e offre possibilità di mettere in evidenza le due apofisi mastoideesu una stessa pellicola 13 x 18, senza alcuna sovrapposizione delle parti ossee vicine. n paziente giace sul dorso poggiando coll'occipite sulla cassetta contenente la pellicola 13 x 18. n metodo è basato sull'inclinazione del capo a destra e a sinistra della linea sagittale del cranio, con un angolo di 52o; questa linea è segnata su .una cuffia. che si fa indossare al paziente. Fissato il tubo a circa 70 centimetri, e centrato il raggio normale sulla base del cranio, rotando il capo del paziente a destra e a sinistra, servendosi dello speciale vetro goniometrico con angolo di 52<>'1 il raggio normale viene a ca,dere a metà della linea che congiunge l'angolo esterno della rima palpebrale col bordo superiore del condotto uditivo esterno. Questa disposizione è importante perchè serve ad utilizzare il raggio normale in modo che esso sia tangente alla ba-se cranica e cioè all'impianto dell'apofisi mastoide alla superfìce cranica. Perciò meglio di ogni altro metodo ci permette di avere l'immagine della mastoide nel suo massimo sviluppo, a meno che si tratti di crani aventi deformazioni patologiche. Generalmente la simmetria morfologica è fatto normale, ma nelle asimmetrie congenite della fa~ia si può avere anché la asimmetria ma.stoidea. Secondo le più accreditate statistiche 1'85 % degli individui hanno mastoidi morfologicamente simmetriche (Ceresole). La statistica di Tummer e Porter su 2000 casi, dà il 79 % di tipo pneumatico, il12 % di tipo infantile, il 9 % di assimetria anatomica. Secondo lo sviluppo pneumatico che ai inizia verso il 5° anno circa, Isaa.c, Gerber e Cheatle, distinguono tre tipi di ma.stoidi: l 0 Tipo infantile: compatto, areolare, con poche cellule alla punta e qualcuna dietro all'orecchio; 2o Tipo pneumatico: puro, con grandi cellule, nettamente riconoscibili, misto, con grandi cellule alternate con zone compatte a carattere fetale; 3o Tipo a doppio ponte: con uno strato di cellule esterne pneumatiche, uno interno diploico, separati tra loro da uno strato compatto. Le cellule si dividono in diversi gruppi secondo la loro sede: un gruppo apicale, un gruppo posteriore, un gruppo a.ntero-superiore, un gruppo jugo-digastrico, un gruppo apicale della rocca, un gruppo squamo-zigomatico che si trova nel 50 % dei soggetti; importante a conoscerai perchè può essere sede di processi infiammatori, che permangono anche dopo l'intervento sulla mastoide. La aintomatologia radiologica si può raggruppare cosi: (Ceresole T. D. 1928): l 0 vela.tura. della. tr<LSpa.renzll> cellula.re (indice di una lesione lieve della mucosa) congestione e sierosità della cellula;


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2o sparizione della nettezza àei contorni cellulari (inizio della le-

sione ossea); so scomparsa. della struttura reticolare (immagine uniforme-neerosi); 4o scomparsa dello cellule con condensazione ossea (sclerosi). Nel maggior numero dei casi la diagnosi radiologica conferma la. diagnosi clinica, ma rende meglio la. topografia del processo clinico dubbioso o incompleto (Oeresole). Noi abbiamo ampiamente sperimentato in numerosi casi indirizzatioi, sia. dalla clinica otorino-laringo-iatrica diretta dal prof. MaJ.an, sia dalla sezione ospedaliera diretta dal prof. Bruzzone i sopra citati metodi di indagine so:ffermandoci specialmente sulla. proiezione sagittale obliqua antero-posteriore; e possiamo affermare che il mewdo del Orespellani si è dimostrato il più pratico per un esame comparativo, e ci ha concesso la percentuale più alta di conferme operatorie. RIASSUNTO. - L'A. dopo aver passe.to in rassegna i diversi metodi di proiezione radiografica. delle mastoidi si sofferm& sull& proiezione sagittaJe obliqua di Crespell&ni, ritenendo}& l& più pratica. e la. pi\J dimostrativa. BIBLIOGRAFIA.

ARAN KoHLER. -

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CASISTICA CLINICA OSPEDALE MILITARE DI PALERMO Direttore tenente colonnello medico prof. G. GIORDANO

SU UNA SINGOLARE FORMA, NON DESCRITTA, DI MALFORMAZIONE CONGIUNTIVALE Dott. Saverlo Savarlno, maggiore medico, capo reparto

Se abbastanza. ricca. di osservazioni è la. ~ra.tologia. palpebtale in quanto riyuarda. ma.lform:v.ioni oongenitM delle palpebre propriamente dette come: l'epica.nto, il ooloboma, l'ablefaria. e la. microblefa.ria., la. ptosi e le varie deviazioni di forma. e di posizione del margine ciliare, i tumori congeniti qu.a.li il dermoide semplice, il lipodermoide ed il lipoma sottocongiuntivale; la. letteratlll'a relativa ad anomalie pure e semplici della congiuntiva è quanto mai povera. trovandosi sotto tale denominazione descritti quasi esclusivamen~ tumori oongiuntiva.li o corneo-congiuntiva.U congeniti: dermoidi e lipodermoidi epibulbari, a.nzichè vere e proprie malfon:nazioni interessanti la sola. mucosa. congiuntivale. Casi t ipici di briglie dermiche oeulo-palpebra.li, associati a. coloboma. incompleto delle palpebre, furono descritti dal Van Bambeke, dal Bruns, dal Palaillon, dallo Strea.tfìèld ecc. e nella patogenesi di esse furono incriminate le sinechie amniotiche, snpponendosi che nella vita. fetale, forse a. ca.nsa di un'angustia. dell'amnios, fosse stato possibile, attraverso il coloboma palpebra.le, il formarsi di un'aderenza. del cappuccio cefalico dell'amnios con la. vescicola. ottica. e lo stabilirsi quindi della sinechia oeulopalpebrale. Sebapringer per il primo descrisse nel 1899 una tipica malformazione della congiuntiva. pa.lpebrale che egli denominò grembiale cong&nito della congiuntiva o congiuntiva a grembiale e di cui potè raccogliere ben otto ca-si quasi identici. Uno di essi riguarda. una. donna. di anni 50, madre di parecchi figli sani la. quale, non avendo mai in precedenza accusato alcun disturbo oculare, si presentava. all'osservazione perchè affetta da. una leggera. blefarite cili.a.re bila.~ra.le. Obbiettivamen~ all'occhio destro (il sinistro era del tutto norm~le) nulla di no;.evl)}e ai rilf\vava. !l-U'infnoxi di nn li"ve n.llargamentn della prima. pal~brale; rovesciando per6 la palpebra superiore, esternamente di conformazione normale, si osservava una. singolare malformazione della congiuntiva. tarsa.le. Sembra.va. che la. mucosa. fosse stata. presa nelle branche di una pinza, alzata in la.rga. piega. dal fornice nei pressi del margine ciliare e quindi fissata. alla. porzione più alta. della. congiuntiva ta.rsa.le e con essa saldata. in guisa. da po~r essere sollevata senza essere libera del tutt?. Una sonda difatti poteva essere introdotta sotto tale duplicatura, speCie


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dal lato nasale, ad una distanza di mm. 10. Alla sua base la plica raggiungeva rnm. 15 restringendosi verso il margine libero. La sua linea marginale di fusione era a decorso parallelo al margine palpebrale, distante da questo mm. 3, ad aspetto cicat riziale con qualche piccola granulazione biancastra. L'accurata anamnesi, collegata coll'esame obbiettivo, faceva escludere qualsiasi tramna nonchè il penfico ed il tra«>ma. Negli altri casi descritti daJlo stesso autore il grembiale, di forma varia: t riangolare, trapez,oidale od a ventaglio, interessava entrambe le palpebre superiori ed in una era associato ad entropion, pur esso congenito, con trichiasi parziale, coincidenza questa che, a parere dell'osservatore, era da ritenersi tutt'altro che casuale. In nessuno dei casi fu notata la minima traccia di formazione di peli in qua.l.che punto del grembiale. In quanto alla patogenesi Schapringer imma.gin6 tale plica come il risultato di una aderenza amniotica con il tegumento perioculare, corrispondenw più tardi alla superficie congiuntivale delle p alpebre non ancora formate e fu indotto a pensare che tale sinechia non avesse per altro arrestato la normale evoluzione della palpebra e che la plica, sollevata dal cul di sacco, si fosse saldata alla faccia posteriore della palpebra mentre l'aderenza amniotica si era dist~cata. P osteriormente Harlan e Schweinitz descrissero un'altra malformazione congiuntivale la cui analogia. con le osservazioni di Scapringer non pu6 essere negata. Si trattava di un bambino di 6 settimane, presentante un entropion congenito in cui sulla congiuntiva tarsale della palpebra superiore in O. D. due aperture a fessura erano riunite da un tratto S€)tt ocongiuntivale lasciante passare una sonda lungo il tra.gitto. Sulla corrispondente congiunt iva tarsale in O. S. si osservava nel terzo temporale una fossetta a valvola. Del resto nessun'altra osservazione di malformazioni interessant i la sola congiuntiva esiste nella. lett1}rat ura.. E ssendo anche a noi occorso reoontemente di osservare una singolare e caratteristica. malformazione congenita della congiuntiva, sin'ora ma.i. descritta, crediamo perci6 utile illustrarla, tentando dopo qualche cenno di embriologia ed una rapida disamina delle teorie con cui si son volute spiegare le alterazioni congenite delle palpebre, di esporre una nostra. opinione sulla patogencsi del teratoma osservato. Solt:iato B. Domenico, appartenente al 750 reggiment-o fanteria, della classe 1909, da Grassano, contadino. Genitori viventi e sani, la madre non ha mai avuto aborti ed ha dato alla luce sei figli tutti viventi ed in ottima salute. In quanto alla A. P. R . n ega lue ed altre malattie degne di speciale m ansione se si eccetua un periodo di 10 giomi eli febbre sofferta nell'agosto 1927, a carattere intennittente, ceduta in seguito a somministrazione di chinino. Nessun disturbo oculare pregresso. Nell'agosto scorso anno, di ritorno dal campo, essendo affetto da. lieve con. giuntivite catarrale a<:ute., si present6 al m edico del corpo il quale, a vendo notata una strana alterazione della. congiuntiva in O. S., lo invi6 in cura in quest'ospedale. EsA.ME OBBIE'ITIVO: Soggetto nonnotipo, ben conionna.to, in buone con~izi<;>ni eli nutrizione generale e eli sanguificazione, con sistema linfo.glandulare perifenco fisiologico ed organi cavitari sani. l

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EsAME OC'ULARE : In O. D. nulla di patologico. In O. S.: palpebre di confìgura.zione normale anche in rapporto all'impianto delle -ciglia, allo sbocco delle ghiandole di Meibomio, allo sviluppo del tarso.

Ad apertura naturale delle palpebre si nota una larga. briglia congiunti vale che passa a ponte sul bulbo esternamente alla cornea cbe lascia del tutto scoperta nello

sguardo diritto.

Fig. n. 1.

Fig. n. 2.

Divaricand.o le palpebre si constata che la. briglia, alquanto appiattita dall'avanti all'indietro e più ristretta al centro che verso le due estremità, s'inserisce a. basi irregolari, in a.lto ai 2/ 3 esterni del fornice superiore in vicinanza del margine aderente del tarso, in basso sulla metà esterna della congiuntiva palpebra.le inferiore. Detta plica, che misura mm. 15 alla base superiore mm. 13 a quella inferiore e mm. 7 n ella sua porzione mediana ed ha uno Spe$lore di mm. 1-2 circa, ha aspetto, colorito e consistenza. di congiuntiva specie nella. sua faccia anteriore ove non si nota alcuna formazione di peli. La sua faccia posteriore è del tutto libera di modo che una sonda., passata al di dietro, pu6 scorrere liberamente dall'inserzione superiore a quella inferiore. Tale mancanza di aderenze tra. briglia e congiuntiva bulbare consente al bulbo ogni possi· bilità di movimenti però, nell'abduzione forzata, circa una metà della. cornea. viene ad essere coperta dal margine interno della briglia stessa. · Congiuntiva sana. Cornea. ed iride normali. Dilatazione pupilla.re a. luce mode· rata mm. 4 %· Mezzi diottrici trasparenti. Refra.zione emmetropica. V. O. O.=~~ (De Weker). Fondo oculare, campo visivo e senso cromatico normali. Previa anestesia cocainica si procede all'escissione d ella briglia. ed a. consecutiva autoplastica con~untivale in ambo le palpebre per riparare le piccole perdite di sostanza.. Guarig1one per prima.. n pezzo viene fissato in formolo al 5 %. incluso in paraffina. e sezionato in serie di 15 micron. Esaminando le sezioni a. debole ingrandimento (obb. 3 Koriska) si nota subito che, mentre la faccia anteriore della briglia è liscia ed uniforme, quella posteriore invece presenta in tutta la sua lunghezza una. duplicatura che si distacca dal suo terzo interno e che esternamente raggiunge il margine esterno del foglietto anteriore.

Istologicamente la plica presenta struttura. nettamente congitmtiva.le, con i caràtteri della congiuntiva def fornice cioè con epitelio stratifìca.to a. 6-7 strati di cellule di cui il superficiale cilindrico, quello ba.sale appiattito e quelli intermedi poligonari, e da. un derma alquanto snessor fibroso con stretto strato adenoide superficiale.


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SU UNA SfNGOLAli.E FORMA, NON DESCRITTA

E~O.

É da rilevare che lo strato epiteliale superficiale è molto ricco di cellule cali· ciformi. Del resto non si rinviene alcuna formazione ghiandolare tipo Krause o Wolfrig·Ciaccio. La colorazione col metodo di W eigert mostra nno sviluppo ricchissimo di fibre elastiche, il Van Geison fa escludere qualsiasi formazione muscolare.

Com'è noto dall'embriologia le palpebre sono due ripiegature della pelle che comprendono una lamina mesodermica centrale ed un rivestimento ectodermico sopra le due facce. Esse si originano rispettivamente dalla gemmazione frontale ricoprente il segmento posteriore dell'emisfero cerebrale e dalla gemmazione mascellare superiore del primo arco branchiale ed appariscono già in nn embrione di 40 giorni sotto forma di pliche periocula.ri poco sporgenti, a.rciformi, della. larghezza. di mm. 15 secondo His. In un embrione wna.no di mm. 12 due solchi, in a.lto ed in basso, delimitano il globo oculare: sono i futuri cui di sa.cco congiuntiva.li ed al di là di essi gli a.bozzi delle palpebre amo di cercine vanno man mano avanzando sul globo accrescendosi, per proliferazione dei loro elementi, sopratutto in alto ed in basso. Kollik.er, in un embrione di mm. 21 trovo la plica superiore più alta dell'inferiore. I stologica.mente appaiono a. quest'epoca formate da un tessuto mesodermico ricoperto da ectoderma in nulla. differenziato da. quello delle parti limitrofe. Nel corso del3o mese esse coprono la. totalità della. cornea e si saldano tra loro per l'epitelio proliferato dai margini liberi. Tale saldatura. comincia dalle due estremità della fenditura. palpebrale e si avanza rapidamente verso il mezzo. È quasi completa. in un embrione di mm. 33 e completa in uno di m m. 37 (Contino). Solo l'epitelio prende parte a questa saJ.datura proliferando nel punt o di contatto benchè Ask opini che anche uno stretto lembo di pelle vi prenda parte, il che sarebbe provato da un abbozzo di la.nuggine nelle parti saldate. La. proliferazione epiteliaJ.e porta alla produzione di un leggero cercine di cellule epiteliali al davanti della. linea. di sutura ma tale cercine, che appare immediatamente dopo la saldatura, diminuisce in seguito a poco a poco. Alla fine del 5o mese in questo punto incomincia già a formarsi un solco ed al principio del 6o le palpebre si separono del tutto e contemporaneamente avviene l'epidermizazzione dei margini liberi, epidermizazzione che, secondo Ask, pa.rte precipuamente dalla. pelle e dagli oriftzi ghiandolari. Si ammette anche che la descritta separazione venga agevolata dallo spuntare delle ciglia e dalla secrezione delle ghiandole. Essa. s'inizia dalla. parte nasale nel punto ov'è cominciata la saldatura e nell'uomo è già completa al principio del 7o mese mentre in molti mammiferi avviene dopo la nascita ed anzi in alcuni la saldatura permane diventando in tal caso le palpebre sottili e trasparenti. Anche nell'uomo la separazione delle palpebre presenta variazioni individuali ed Oppenhaimer ha perfino osserva.to un caso in cui la separazione non era completa nel feto a termine.


SU UNA SINOOLABB rORWÀi NON' DESCRITTA ECO.

113

Mentre al primo apparire delle palpebre le superficie esterna ed interna presentano la stessa struttura, allorchè al 3° mese esse si saldano,

il foglietto ectodermico esterno si trasforma in pelle e quello interno in congiuntiva a rivestimento epiteliale composto di due strati: il superficiale di epitelio appiattito, il profondo di epitelio cilindrico. Nelle due superficie della. palpebra lo strato medio, più denso, si differenzia. nella. p&l"Ul pa.lpebrale del muscolo orbicolare. La congiuntiva palpebrale termina in corrispondenza del margine aderente (cul di sa.cco) in una membrana la.ssa ricoprente la parte anteriore della sclera (congiuntiva bulbare) e si continua direttamente con lo strato corneale superficiale. L'epitelio congiuntiva.le contiene già delle cellule caliciformi a partire dal 7° mese fetale (lshikuro) e per Lodato la prima. apparizione di elementi elastici si ha. dal 2° al 3° mese per la congiuntiva. bulbare e palpebra.le ed a partire dal 5° mese quella del cul di sacco contiene numerose fibre elastiche provenienti dalle palpebre. Successivamente l'epitelio congiuntivale forma pér gemmazione le ghiandole lacrim.a.li propriamente dette e quelle di Krause, di WolfringOia.ccio, di Henle e di Ma.nz. Tra le anomalie congenite più notevoli delle palpebre sono da ricordare il coloboma, il criptofta.lmo nelle sue due varietà di ablefaria. per agenesia. e di anchilosimblefaron e l'anchiloblefaron, mentre i teratomi congiuntiva.li o meglio corneo-congiuntiva.li comprendono i diversi tipi di tumori congeniti: dermoidi e lipodennoidi misti, a superficie cutanea o mucosa. La patogenesi di tali anomalie trovò un tempo valida spiegazione nella teoria amniotica sostenuta dal Van Duyse e da. Hippel ed accettata più tardi anche da.ll'Ohse. Secondo tali autori, in ca"!o di angustia, le vescicole o culari sono precisamente le parti dell'estremità. cefalica con le quali il cappuccio dell'aro. nios entrerà in contatto in p'rima. linea arrestandone per pressione lo sviluppo, e, se già sviluppate, apportando una perdita di sostanza delle palpebre e delle parti sottostanti. E se più tardi, nel corso dello sviluppo fetale, le ba.ndelette amniotiche scompaiono, rimangono le lesioni da esse provocate. Pertanto- le va11ie formazioni cutanee del bulbo e delle palpebre (dermoidi, lipodermoidi, ponti cutanei, ptèrigoidi) furono interpetrate oome reliquati di ba.ndelette amniotiche ed iu tal modo Hippel, con l'appoggjo di questa teoria spiego la genesi della maggior parte dei colo bomi pa.lpebrali incriminando le sinecohie amniotiche come cause produttrici delle fenditure delle palpebre complicate o meno da fenditure tipiche della faccia, compresi i casi di colo boma bilaterale, simmetrico, ammettendo che il contatto del cappuccio amniotico colle parti più prominenti delle vescicole oculari sia stato a.nch'esso duplice e simmetrico. Casi del genere furono osservati e descritti come fu detto avanti da Va.n Bamdeke, da Bruna, da. Palaillon, da Moria.n ecc. e spiegati con tale teoria. Ed anche dell'ablefaria., specie nell'auchilosimblefarou e dcll'anclu1oblefaron filiforme congenito indipendente dal criptoftalmo fu data la stessa interpreta.zione del Van Duyse, supponendo che la compressione anche momentanea in casi di ristrettezza del sacco amniotico sull'ceto-


114

SU UNA SINGOLARE FOR)(A, NON DESCRITTA ECC.

derma a livello del cristallino e delle pa.lpebre e probabili processi infiam. matori cronici avessero deterrnin.ato in singoli casi il mantenimento totale o parziale della saldatura fisiologica o l'aderenza pat.ologica delle palpebre tra loro o con la. congiuntiva o con la cornea. N on è da escludersi peraltro che siffatte aderenze anormali tra amnios ed occhio embrionale non siano effettuabili, benchè in qualche caso, come nel dermoide corneo-congiuntivale ad esempio, sia assurdo il pensare e addirittura in contrasto con i principi dell'embriologia che un tratto di amnios saldato sul bulbo embrionale possa finire con l'assumere i caratteri istologici cosi speciali del tumore. Per questi teratomi piuttosto, più che la teoria. del Duyse e quella del va.s saux che in fondo non fa che riferirsi all'ant ica. opinione del Ryba, sembra accettabile la spiega,zione datane dal Contino nei suoi lavori sul dermo-lipoma, corneale e sulla genesi del dermoide oculare in cui l'A. sostiene che, in quello stadio embrionale nel quale le palpebre tendono a congiungersi e ad aderire per l'epitelio, sia facile concepire come un tratto del margine palpebrale possa aderire con un punto della superficie del globo embrionale ed al suo distacco lasciare sulla superficie corneo-sclerale elementi del margine palpebraJe che daranno origine ad un dermoide con o senza colo boma della palpebra a se.conda che le aderenze siano state semplicemente ectodermiche o abbiano interrotto la palpebra. a t utto spessore con conseguente distacco per stiramento del punto aderente. Ipotesi questa assai valida perchè poggiata. sugli insegnamenti dell'embriologia. e confermata dall'accurato esame clinico dei casi e dai reJW-rti istologici. Ora valgono queste teorie a spiegare anche nel nostro caso la genesi della singolare malformazione descritta' A noi sembra di no a meno di non volèr supporre, adattando al caso la stessa ipotesi del Contino, che nel periodo fetale in cui le palpebre dopo di essersi saldate si distac· carono, forse a causa di un processo infiammawrio esse siano rimaste ade· renti per un certo tratto e che sia. percio residuata una. bandeletta ecto· dermica che poi, per l'ulteriore sviluppo delle palpebre stesse, sia venuta ad assumere delle insersioni non più marginali ma. distant i dal loro margine libero. Contro !!influenza del processo di adesione e distacco dei margini palpebrali sta pero il fatto che nell'alterazione di tale processo la malfor· ma.zione caratteristica suole per lo più consistere nel coloboma palpebrale e nel dermoide oculare, sempre in dipendenza di fatti infiammatori produ· centi un simblefaro circoscritto e consecutivo distacco ed isolamento sul globo di un piccolo tratto del margine palpebrale. Nè d'altro cauto sembra che il caso possa avere relazione colla genesi dellipoma congiunt ivale la cui sede di predilezione è bensi sul lato supero· esterno del globo ma dipende da un'inclusione cut anea. preesistente alla. formazione della parete orbitaria. E nel caso- nostro il reperto istologico non dimostra una produzione cutanea ma una. produzione nettamente congiunt ivale, con i caratteri anzi della congiuntiva del fornice, dello stesso genere quindi della plica. semilunare. Ci sembra quindi più logico pensare, nè sapremmo del resto trovare una spiegazione migliore, che la genesi della produzione menbra.nosa osser-

vata debba attribuirsi ad un'alterazione dell'occhio embriona.le, preesi· stente allo sviluppo delle pa.lpebre, localizzata al fornice congiuntivale


SU UNA SINGOLARE FORMA., NON DESCRITTA ECC.

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esterno, per effetto della quale l'ectoderma in questo tratto abbia subito un arresto nella proliferazione dei suei elementi in rapporto all 'accrescimento dell'occhio, conseguendone quindi uno stiramento dall'esterno all'interno e la. formazione di una piega membranosa. In mancanza di una. più convincente spiegazione e non sembrandoci d'altro canto di poterei attenere a nessuna delle ricordate teorie sulla genesi dei teratomi oculari, alcune delle quali, come quella amniotica, hanno fatto ormai il loro tempo, pensiamo che possa accettarsi quella da noi supposta la quale per lo meno non è in contrasto con i moderni principi dell'embriologia oculare. AUTORIASSUNTO. - Descrh·endo un caso di rara malformazione congiunti vale l'A., dopo di aver ricordato scmmariamente le nozioni relati\·e allo sviluppo delle palpebre ed alle varie mal!01mazioni Falpebro-congiunth·ali, accenna alle principali teorie sulla patogenesi di tali anomalie e ritiene che nel caso illustrato debba pensarsi ad una alterazione del! 'occhio embrionale, preesistente allo S\"iluppo delle palpebre ed avente per effetto un arresto di sviluppo d ell'ectodenna in rapporto all'accrescimento dell'occhio con conseguente fom1azione per stira.mento eli una piega membranosa. BIBLIOGRAFIA. SC11APRINoEB. - Die at~geb. Schiiize der Litbi11dehat1t - Zeitscrift fur augenhailKunde Wol. 11 (1899). LA GRANGE e V ALUDE. - Enciclopedie fra.ncais Vol. Il. P.A..IRI3:a E Clu.RPY - TT"aithe d'anatomie humain - Wasson e Co. Paria JIE:aTWIG. Bandbuch der vergleichenden und experimentellen entwickeltttl{l8lehre cùr wirbeUiere• .Jena Verlag Von Gustav FL~cher (1906). TBsTuT. - TT"auato di Anatomia umana U. T. Ed. Mil. - Edizione 1923. Fucru. - Trattato di Oftalmimria - Ca.s. Ed. V. D. Pasquale - Napoli. BIETTI.- Trattato d'Oftalmoiatria- Soc. An. Ist. Editor. Scientif.- Milano 1925. CoNTINo. - Dermolipoma corneal~ - La Clinica Oculistica 1906. CO!-"TINO. Ancora 81llla genesi del Dermoide Oculare - La Clinica Oculistica 1906.


ISTITUTO DI CLINICA OCULISTICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI CENOVA Direttore prof. ORLANDO PEs

!mDR~If TRift!IT~RII DI [llft~!l RE610ftllf ED E!OFTilM~ [Oft!f[UliVI ID lftlfliOftf RETR~BUlBIRE DI ft~V~[IIftl f IDRfftlllftl · Dott. Salvatore Zlngale, capitano medico, assistente militare

D fenomeno che mi accingo a. descrivere e da me osservato in un ricoverato nella. R. Clinica Oculistica. di Genova, ritengo debba. riuscire interessante sia. per le caratteristiche sue proprie sia. per le considerazioni che si posson fare intorno alla. sua patogenesi. Oa11o clinico. - l'vi. G. di anni 40 muratore da Alessandria, ricoverato in clinica. con diagnosi di cataratta in O. S. da raggi Rontgen. Sorvolo sulla storia e sull'esame obbiettivo, rilevo soltanto i fatti che sono in relazione con il fenomeno da me osservato: Nel 1923, in seguito ad irradiazione Rontegen somministra.ta.gli con un complesso di 6 D . E. in unica seduta per cura di una follicolite della. barba, egli ebbe a notare oltre la perdita permanente di tutti i peli della barba e delle ciglia, la comparsa. sotto la p elle del viso e del collo e sotto la mucosa delle labbra., di macchio· line rosse che tuttora persistono. Queste macchioline rosse sono dovute alla presenza di numerosissime e piccole telangectasie situate nello spessore del derma (fig. 1). Anche sulla congiuntiva bulbare ed allimbus i vasi della rete superficiale e di quella episclerale appaiono tortuosi e rigonfi (fig. 2). Esaminati alla lampada a fessura. essi presentano delle dilatazioni fusiformi e ad ampolla alternate da strozzamenti simili a salsiccie. N essun rilievo ho potuto fare per i vasi del fondo oculare perchè in O. S. vi è cataratta completa e in O. D. opacità corticali posteriori assiali che non permettono di osservare il fondo. Non mi soffermo sulla descrizioc1e d<:~l la cataratta perchè ne farò oggetto di un'altra pubblicazione. Queste dilatazioni vascolari a sa.lsiccie nei vasi della congiuntiva e del limbus furono descritte per primo da Birch-Hirschfeld e poi da Gu.aldi (osservazione fatta in questa clinica.) in ammalati affetti da. cataratta. da Raggi X e considerate dipendenti dall'azione dei R. X. Praticato l'esame delle urine risultò negativo per lo zucchero e per l'albumina. . . M. 130 P ress10ne arter1osa m. 80

Giudicato affetto da. cataratta da. R. X. operabile in O. S. il giorno 2 aprile il nostro ammalato viene preparato per essere sottoposto all'operazione di estTa· zione del cristallino, ma si è dovuta rimandare l'operazione perchè mentre veniva. praticata l'iniezione retrobulba.ra di novocaina e adrenalina, si formò nello stesso istante dell'introduzione dell'ago, uno spiccato esoftalmo con edema. duro bluastro della palpebra. superiore ed inferiore, con inchiodamento del bulbo e delle palpebre. I ramuscoli venosi superficiali apparivano iniettati e la parte era fredda al tatto. Contemporaneamente il paziente accusava senso di freddo, di torpore e di battito. Sul momento non si è potuto osservare lo stato della. pupilla perohè non era. possibile divaricare le palpebre per l'intenso edema duro. Questi fatti dopo quattro


8INDROJIJ: TRANSITORIA DI CIANOSI REGIONALl!l ECC,

117

o cin~ue ore circa andarono man mano dileguandosi: soomparvero l'esofta.lmo e l'inchiodamento del bulbo, sulla cute palpebrale cominciò a manifestarsi un colo· rito più vi~ace che ~agnando ~ POC? a p oco terreno respinse la tinta cianotica. Soltanto Sl resero maruf~te ecchimosi ad ambedue le palpebre particolarmente

Fig. l.

intense alla parte mediale della palpebra inferiore, ed emorragie sottocongiunti· vali diffuse al segmento inferiore del bulbo che soompe.rvero poi nello spazio di qualche giorno. n visus non ebbe a subire danno poichè la percezione luminosa nmaae ben conservata in tutti i settori.

CONSIDERAZIONI. Che cosa. dobbiamo in.vocare per spiegare una fenomenologia cosl imponente! A prima vista si sarebbe indotti a pensare ad una emorraggia retro· bulbare determinata dalla perforazione con l'ago della siringa. di un vaso qualsiasi della. cavità. orbitaria.. Ma io, pur non potendo escludere che sia sta.to perforato un vaso, ritengo che non si possa invocare l'emorragia. come sola. ed unica. causa:


118

81NDROME TRANSI'I'ORIA DI CIANOSI REGIONALE ECC.

1° Perchè non si può invero pensare che l'edema bluastro delle palpebre comparso istantaneamente fosse dovuto a sangue proveniente dalla cavità orbitaria e che si fosse aperta la strada cosi presto attraverso i tessuti interposti tanto più che la. posizione del paziente era sul decubito dorsale. , '411 zo Pet la simultaneità dell'insorgenza dell'esoftalmo ·e dell'edema bluastro delle palpebre, che eomparvero nello stesso istante· in cui venne int rodotto l'ago. · l 30 Che se l'esoftalmo era prodotto da uno stra.vaao emorragico retrobulbare, non sarebbe scomparso .dopo tre o quattro ore ma sarebbe l

.,

Flg. 2.

durato sino a.ll'assorbimento dell'emorragia della cavità orbitaria che in genere avviene nello spazio di otto o dieci giorni. Io, per le stesse ragioni per le quali escludo come sola causa l'emorragia retrobulbare, sono indotto a pensare ad una crisi a.ngioneurotica stabilitasi per lo stimolo apportato da.ll'ago sugli elementi vasomotori distribuit i nei tessuti della cavità orbitaria, che ha determinato per riflesso vasale una cianosi regionale da contrazione spasmodica delle vene. A questo proposito ritengo opportuno far rilevare che oggi dai fisiologi è ammessa l'esi<>tenza. di nervi motori per le vene (n. Venomotori) che sono stati messi in luce dagli esperimenti del Cavazzani. Mediante i n. Venomotori Antonio Bum ha potuto dimostrare che lo spasmo delle vene è una entità nosologica a sé, una vasonevrosi sui generis caratterizzata da fenomeni clinici speciali. E pertanto egli ritiene che la « cianosi regionale » nel morbo di Rejnaud è un fenomeno primitivo che


SINDBOltlE TRANSITORIA DI OIANOSl EE GIONALE EOC.

119

non tien dietro ·come pensava Rejna.ud alla a sincope locale» (i.schemia. regionale); essa. può anche stabilirsi senza. che l'ischemia. abbia. preceduto. n fenomeno dipende piuttosto dallo spasmo delle vene e il meccanismo è perciò nella cianosi regionale quello medesimo dell'ischemia. regionale, solo che là le vene, qui le arterie entrano in contrazione spasmodica. Nel nostro caso dunque, per un riflesso vasale che appresso studieremo, si è avuta una contrattura spasmodica nelle vene dell'orbita forse nelle vene oftalmiche con conseguente cianosi diffusa probabilmente a tutto il territorio a. mont-e. Che oo noi sul momento non abbiamo potuto constatare la cianosi a carico della congiuntiva e del segmento anteriore dell'occhio per l'impossibilità di divaricare le palpebre che per l'edema avevano assunto una. consistenza dura quasi lapidea., siamo indotti ad ammetterla, per le emorragie sottocongiuntivali che abbiamo osservate in un secondo tempo. Cosi pure non possiamo escludere che la cianosi abbia, interessato le membrane interne dell'occhio ed anche qui abbia dato piccole emorragie sebbene la percezione luminosa fosse rimasta integra in tutti i settori. L'echimosi e le emorragie sottocongiuntivali osservate in secondo tempo fall.Ilo parte del quadro sintomatico in quanto accompaoanano sempre la. cianosi regionale. Ma nel nostro malato ai sono avute in maniera più copiosa per una speciale !abilità vasale legata a quelle alterazioni dei vasi (t.elangectasie, vasi a salsiccia del limbus) provocate dai raggi X e già. dianzi descritte. Queste telangectasie, oltre nei punti in cui noi le abbiamo osservate (pelle del viso, mucosa labia.le, congiuntiva) possiamo presumere che esistono anche nei vasi venosi dell'orbita che samnno stati anch'essi influenzati dall azione in profondità dei R. X. Ora., è nella alterazione delle pareti venose che si deve ricercare a mio avviso la cama determinante del riflesso vasa.le abnorme da noi osservato che è legato molto probabilmente ad una ipereccita.bilità degli elementi nervosi vasomotori annessi a,lla parete stessa.. n Tigerstedt ammette che anche dai vasi periferici possono partire impulsi capaci di provocare riflessi vascolari. Zuntz e Kaufama.n ritengono invece che questi riflessi siano provocati da impulsi centripeti partenti non dai vasi medesimi ma dai tessuti vicini. ll riflesso avviene, secondo Tigerstedt, in primo luogo nel wrritorio vasale corrispondente ai nervi afferenti stimolati. Nel nostro caso dunque lo stimolo apportato dall'ago ha provocato un riflesso vasale che a mezzo del simpatico cervicale, per le peculiari condizioni di ipereccitabilità dei nervi venomotori legate alle alterazioni venose già descritte, si è esplicato in una. contrattura spasmodica delle vene dell orbita determinando una sindrome di cianosi regionale accompagnata da esoftalmo. È facile spiegarsi l'esoftalmo con il perturbamento del circolo refluo, forse in concorso anche con una ipertonia del m. orbitalis di Mnller stabilita,<;i per l'eccitazione del simpatico cervicale. Prima. di arrivare alle conclusioni non posso tacere un'altra ipotesi che mi si è affacciata per spiegare il nostro fenomeno. ' Questo può essere stato determinato dall'azione vasocostittrice della adrenalina associata. alla. novocainaf Anzitutto debbo dire che i fatti insorsero prima dello svuotamento · della. siringa, ma. non potendo escludere che qualche goccia di liquido


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BDmROME TRANSITORIA DI OUNOSI REGIONALE ECO.

si fosse versata durante l'introduzione dell'ago, devo pigliare in considerazione anche questa. ipotesi. In verità questa ipotesi a prima. vista potrebbe sca.rtarsi perchè tutti siamo abituati a vedere l'ischemia del bulbo e degli annessi in seguito all'iniezione retrobulbare di cocaina e adrenalina. È vero come sostiene Gottleib che l'azione vasocostittrice dell'adrenaJ.ina. può essere preceduta da una dilatazione massima.. }la. nel nostro caso la cianosi è durata a lungo ed il ristabilimento della circolazione si è avuto gradatamente nello spazio di qualche ora. D'altronde, attribuendo la cianosi delle palpebre ad una contrattura spasmodica localizzata alle vene oftalmiche, mi sembra inverosim.ile che l'azione dell'adrenalina si sia potuta esplicare su un solo punto e non su tutto il territorio vascolare della regione. Ooncl!udendo, la sindrome da me descritta che non può essere confusa con l'emorragia retrobulbare per le ragioni che su ho esposto, non mi risulta che sia stata descritta da altri, e di ciò non è da mera.vig~i poichè son pochi i casi conosciuti di cataratta accompagnati dalle suddescritte alterazioni vascolari da raggi X e sottoposti ad operazione prévia anestesia con iniezione retrobulba.re. AUTOBUBSUNTo. - L'A. descrive una sindrome ·t ransitoria di cianosi regionale dell'occhio e suoi annessi accompagnata. da esoftalmo e verifioate.si nello stesso istante dell'introduzione di un e.go da siringa per anestesia retrobulbare in un ammalato che doveva essere operato di cataratta. da R. X. L 'A. attribuisce il fenomeno ad un rifteBSO vasale che si è esplicato in une. contrattura. spasmodica delle vene dell'orbita sta.bilitasi per peculiari alterazioni va.scolari determinate dall'azione dei R. X. BIBLIOGRAFIA. Arch. f. exp. Path. n. Pha.rm. 1899 vol. 43 p. 286 dal Mejer Farmacologia sperimentale. GuALDI. Contributo allo studio della cataratta da R. X . e da Radium- Atti del CongreBSO di ofta.lmologia - Roma, ottobre 1930. BmO'R- HmsOllll'ELD. - Cit. da Gualdi. CAVA.ZZANI. - Dizionario pratico dott. Alfredo Rubini. TIGERSTEDT. Trattato di fisiologia dell'uomo. ZUNTS E Iu:uFH.ANN. - Citati da Tigerstedt. BUM e SCliRINER. Lexioon diagnostico. GO'l'TLIEB. -

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RIVISTA

SINTETICA

SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITA MILITARE - FIRENZE GABINETTO DI MEDICINA. LEGALE

CONCEZIONI MODERNE SULLA PATOGENESI DELL'EPILESSIA <·l Dott. Antonio Campana, capitano medico

Gli studì e le ricerche intesi ad a.ccerta.re la. pa.togenesi dell'epilessia cosiddetta essenziale hanno raggiunto in questi ultimi anni uno sviluppo addirittura imponente dimostrando da. un lato il vivo interesse dell'argomento e dall'altro..... il buio nel quale purtroppo tuttora si brancola. Siamo ancora nel campo delle ipotesi anche se spe.~o convincenti e, a volte, allettanti per la loro audacia brillante. I nostri autori (Pellegrini, Buscaino, Zalla, Trevisanello, Vergari, Amantea, Bertolani, Rizzati, Talenti, Agosta, Barlocco, Sabbatano, Di Renz<O, Cw1eo, Felsani, Gozzano, ecc. per non citare che i più noti) hanno .P<Qrta.to alla dibattuta quistione - sopratutti il Buscaino - tm largo e intelligente contributo suscitando in Pa· tria e all'Estero le discussioni più varie e sempre intere.~antissime. Pur non ignorando le difficoltà del lavoro, tenterò in questa. sintetica nota. di dare uno sguardo a quanto più recentemente si è osservato e scritto su l'argomento. Non rifarò pertanto la storia della malattia ehe pure avrebbe la sua. importanza.: ricorderò solo che la. sindrome, con vario nome, era. ben conosciuta nell'antichità (Ippocrate, Aretw, Gtùeno ne fecero brilla.nti descrizioni), che il primo trattato, completo, sull'epilessia risale a.l 1771 per opera di Tissot, e che il 'RinMcimento, con le ipotesi di La.nconi e di Van Swieten, p<Otrebbe rivendicare l'originalità di alcune ricerche che oggi sono in auge. L'ereditarietà, le intossice.zioni croniche esogene, le emozioni, le lesioni ce· rebrali furono le teorie più sostenute e, naturalmente, più discu.~e del passato. Ancora recentemente (1927) P. Marie sosteneva essere l'epilessia. • una. grande sindrome di cui si può affermare l'origine organica.». Ma. l'indirizzo anatomico non poteva., da solo, spiegarci e risolvere tutti i numerosi e difficili problemi imp<Osti dallo studio neuro biologico e, riconosciuta. genera.lmente l'insufficiell'ta di una concezione puramente cerebropatica. della malattia, ecco gli studiosi moderni indirizzare le loro ricerche nel campo umorale. in quello nervoso vegetativo, in quello endocrino. A proposito di lesioni cerebrali non p<OSSO, però, tacere di alcune osser· vazioni che pure hanno il loro interesse. Ricorderò cosi che al tavolo anatomico, in casi di epilettici deceduti durante l'accesso convulsivo, sono state osservate iperemia diffusa della pia madre e dell'encefalo e lesioni cellulari varie; in quelli deceduti nel periodo intervallare sclerosi della nevroglia delle circonvoluzioni e sottomeningea. Varmo ancora considerate le aderenze della pia. madre e le altera· zioni vascolari e sclerotiche del Corno di Ammone. Osservatori fortunati, infine, hanno potuto compiere delle ricerohe a.'!Sil.Ì imp<Ortanti addirittura sul vivente in occasione di tra.panazione del cranio o di altri interventi sul cervello di epilettici. Essi hanno trovato ora Mimmetria. ventricolare (Thoru e T yczka), ora dilatazione dei ventricoli e degli spazi aracnoidei, ora zone di induramento o di diminuita con· eistenza. del cervello, di malformazioni meoingee (Dandy), ora. aderenze e focolai limitati di edemi e meoingiti eierose (Foerster, Kennedy). Accanto alle alterazioni roacroscopiche e citologiche del cervello bisogna tener presenti, nel detem1inismo della. crisi, le turbe vascolari. Cosi Leriche e Walter poterono osservare, in un in· dividuo colto da un accesso epilettico durante la trapanazione del cranio, un ar· 0 ( ) Questo studio fu Inviato ln redazione nel novembre 1931-:S. Per csigenw di spazio nnn p oseiR:rno rlportarno nel Giornale la. estesa. blbliogrotla. cbe vleno pubbli<"Mil negli estrnttl rlser• vatl a.JJ"o.utore (N. d. R.) .

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O ionutle di medici114 militat'e.


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OONOEZIONI MODERNE SULLA PATOGENESI DELL'EPILESSIA

resto brusco della. circolazione e delle pulsazioni del cervello: cessatala. crisi ei ri· stabili la circolazione e ricompa.rvero le pulsa.zioni. Lo stesso Leriche notò anche come una depressione della zona. malata e un ria.vvioina.mento delle circonvoluzioni fra. di loro a. livello dei solchi. Fatti di anemia. della. corteccia. furono descritti da Horsley, Foerster, Guilla.ume. In qualche epilettico è stato osservato (Knies) uno spasmo dei vasi retinici circa. lO a. 20 minuti secondi prima. dell'accesso. Esau· rita. la. scarica. si notava. dilatazione d elle vene. Da. alcuni la. persistenza. dello spasmo è stata. rilevata. anche dopo cessato l'acces<>o. Potzl, Schloffen, Ma.rburg, Ra.nzi hanno invece descritto un aumento di tensione e altri un rigonfiamento addirittura. dei vasi della. retina (Magna, P ichon). In conclusione, ora. fenomeni di anemia.. ora di congestione, sopratutto fatti di spasmo va.scolare le cui cause ci sfuggono ancora.. Sperimentalmente, negli animali, provoca.ndo un'anemia acuta. (Cooper, Elsberg, Garsa.ux e Beha.gue, Choay) si è riusciti a. produrre fenomeni convulsivi. Ed anche nell'uomo, in individui già. epilettici e soggetti e. crisi oppure normali, modificando la. circolazione cerebrale (compressione delle carotidi: Tsinima.kis), si son visti moltiplicare o comparire per la. prima. volta. accessi convulsivi. Assai recentemente P. Ha.rtenberg, infine, sosteneva. che l'epilessia. non fosse che l'in· sieme delle manifestazioni paro3Sistiche delle alterazioni cerebrali. TEORI"E UMORALt. - L'ipotesi della. partecipazione di fatti umora.li nella. pe.· togenesi di molte sindromi è antichis.~ima. e l'intuizione di quanto oggi cosl a.ffa.n· nosamente si ricerca. la ritroviamo risalendo addirittura. ad Ippocra.te. Gli studi moderni sono rivolti, :per quanto riguarda. il sangue, al metabolismo azotato, alle variazioni del tasso d1 ammoniaca, colesterina., creatina., albumina., composti mi nera.li, alle. p resenza. di clementi anormali, all'equilibrio acido basico. Azoto. - Esistono nell'epilettico modificazioni del metabolismo azotato1 Le ricerche hanno condotto a. conclusioni assai disparate. Secondo Rhode e Tin· temann nel periodo preparatorio si riscontrerebbero diminuzione delle. guantità delle urine e dell'escrezione di azoto con corrispondente ritenzione di q uest ultimo, aumento degli acidi eteroso·lubili e a volta dell'acido urico e della creatine.. Tali modificazioni rientrerebbero nei limiti del normale secondo Lennox e, per Me.a.s e Serobia.ntz, l'azoto residuo aumenterebbe progressivamente nei 5 giorni prece· denti l'accesso per scomparire immediatamente dopo la. scarica. e mantenersi nei limiti del normale durante il periodo intervalla.l'e. Negative le ricerche di Hartenberg e Sicard. R. Allers, pur ritenendo l'anormalità deUe forti oscillazioni nell'eliminazione dell'azoto, riconosce che nei suoi epilettici genuini, nel periodo intervallare, non si notava una vera ritenzione di azoto. Pezza.li e Barlocco affermano che non si può parlare di azotemia parossistica. Bouttier e B. Rodriguez, riprendendo le ricerche di autori che ammettevano un aumento del tasso di urea nel sangue dopo l'accesso convulsivo, hanno avuto ugualmente risultati negativi, e Bouttier ha. concluso che le eventuali perturbazioni osservate durante la. crisi sono più la conseguenza. che la. causa. dell'accesso. Ammoniaca: Alcuni autori, Kaufmann, Rhodes, Bisgaard e Noervig, avendo trovato deUe quantità patologiche di ammoniaca nel sangue di epilettici nelle ore che precedevano la. crisi, hanno avanzato l'ipotesi che tale aumento, fino a. tre volte superiore a.l normale, potesse rappresentare l'agente epilettogeno. Ma Luck, Thacker e Me.rrack, lo stesso Bigwood non hanno potuto confermare l'ipotesi. Colesterina: Osservando il fatt.o che con un regime ricco di grassi oppure con l'inanizione le crisi epilettiche possono diminuire fino addirittura. alla scomparsa.. e che in tali condizioni il tasso di colesterina. nel sangue è elevato, si son volut-e studiare le modifica.zioni del tenore di colesterina. nel sangue: Pezzali, Ba.rlocco hanno rilevato durante le crisi una diminuzione di tale tasso, e uguale constatazione hanno fatto Russel, Bra.in, Ka.y e Robinson. Pezzali, inoltre, ha riscontrato una tendenza. all'aumento post-accessuale (e affaccia delle ipotesi su une. terapia colesterinica.). Oreatina: N el periodo preconvulsivo André ha. osservato un tasso ba.'38issimo di sostanze crea.tiniche. Scomparso l'accesso, invece, si avrebbero cree.tinemie. e creatinineroia. che raggiungerebbero il massimo alla. dodicesima ora per andare in seguito mano a mano decrescendo. Idrati di carbonio: La. glicosuria riscontrata. da. qualche autore dopo l'accesso ha. fatto compiere delle ricerche anche sul ricambio degli idrati di carbonio. Sono note e.l riguardo le ricerche di Di Renzo e di Cuneo, di Barlocco e Pezze.li. I primi


CONCl!IZIONI MODERNE St:LLA PATOOE'NESI DELL' EPI:LESSIA

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due, mentre nei periodi interva.llari trovano una. glicemia. presso che normale o inferiore alle. norma., riscontrano a.l momento del parossismo convulsivo un leggero aumento che scompare in meno di due ore per tornare al normale. Cuneo a ttribuisce te.le aumento alla. scomparsa. dell'a.lbumosemia., Di Renzo mette in rele.zione il fatto con una. stimola.zione simpatica. durante l'accesso. Infine Ba.rlocco, P ezze.li e Lennox concludono per l'assenza di un disturbo del metabolismo idroca.rbona.to cal'ace di determinare gli accessi convulsivi. Interessanti, a. questo riguardo, gli studt compiuti sull'azione dell'insulina. (Buscaino, De Jongh, Le.queur e Grevenstuk, Piazza.). Calcio: Ed eccoci alle ricerche sui composti minerali del sangue. n calcio è quello che più degli e.ltri ha. richiamato l'attenzione come l'elemento p iù importante dell'equilibrio fisiologico normale e che nelle modificazioni dell'eccitabilità neuro-muscola.re giuoca un ruolo capitale. Studi completi al riguardo sono stati condotti da. Sabbata.ni il quale per primo affermò che un deficit di calcio della. corteccia cerebrale può condurre a delle crisi epilettiche. E dimostrò che un'e.li· menta.zione povera di calcio aumenta. nei cani l'eccitabilità galvanica cosl. come più tardi Roncoroni e Regali notarono che l'applicazione di una soluzione di calcio sull'encefe.lo diminuisce l'eccitabilità della. corteccia.. Weigert ha. osservato che i cani sottoposti a. un'e.limenta.zione ipoca.lcica muoiono per convulsioni. Di Renzo e A. Tommasino recentemente, facendo delle ricerche sul comportamento del calcio e del potassio nel sangue di epilettici, sono venuti alla. conclusione che il tasso del ce.lcio è più basso che nei normali: durante l'accesso e nelle prime ore successive, invece, aumenta. lievemente e transitorismente. La. pota.'>Siemia. avrebbe un comportamento inverso (si sa. che il potassio ha un'azione contraria. a. quella. del calcio). Si dovrebbe, da. tali concordi osservazioni, ammettere un disturbo della. funzione del calcio, e Ba.rlocco, a. sostegno di tale tesi, riporta. alcune osservazioni assai interessanti: a) che nel periodo intervallare il tasso del calcio è diminuito nel sa.ngue degli epilettici e degli spasmofilici (quanto venne dimostrato anche da. Pa.rhon e da Berna.rd nei ri~di dell'eclampsia.); b) che l eccitabilità elettrica. del cane aumenta. se se ne tocca le. corteccia cerebrale con sostanze precipitanti il calcio e che viceversa. diminuisce ee si agisce con sohtzioni isotoniche di calcio; c) che nel cervello di bambini morti per tetanie. si è riscontrata. deficienza di calcio; d) che infine epilettici hanno avuto giovamento, con diminuzione e a. volte con scomparsa. degli a.cce.'3Si, dal trattamento con sali di calcio. Ecco, però, autori che trovano reperti negativi: Hamjlton trova una. calcemie. normale, Frisch e Weimberg constatano una. ritenzione del potassio, Reitax osserva. valori normali e Parhon infine attribuisce ad alterazioni endocrine le. deficienza. dei sali di calcio e di magnesio rilevata nel sangue di epilettici. . Albumina: Si è voluto dare importanza anche alla presenza di quantità non normali di albumine. nel siero; e primo De Crinis, poi Meyer, Bruhl e Frisch hanno descritto delle oscille.zioni diverse nella quantità. di albumina presente avanti e dopo le. crisi. Frisch avrebbe trovato un aumento, sopratutto della siero albumina., precedente allo scoppio dell'accesso e un aumento delle globuline dopo. Elementi anormaU: Già nel 1915 Cuneo sostenne la. causa morbosa. dell'epilet· tico doversi ricercare nella. presenza. nel sangue di una sostanza che ha. le care.tte· ristiche delle a.lbumose e nel 1925, raffrontando le crisi epilettiche con quelle insuliniche, ribadisce tale ipotesi partendo dal concetto che l'insulina. è da. considerarsi verosimilmente un'e.lbumosa.. Tale e.lbumosa. deriverebbe da. una. imperfetta tra.sfor· ma.zione degli idrati di carbonio che lascerebbe passare nel sangue gli acidi organici in eccesso. G. Pelle.ca.ni, riprendendo le ricerche di Ceni, di Buch e di Vires sulla. presenze. nel sangue di comiziali di una. supposta. tossina specifica., non ha trovato alcune. precipitine. specifica.. Le conclusioni di tutte queste ricerche sono assai varie, come si vede, e e. nessuna. può essere assegnato un valore decisivo. In ogni modo esse stanno a pro~ttare una. instabilità. considerevole dei costituenti principali del sangue del· I-epilettico e, secondo Cuneo, la. presenza in es.'K> di elementi anormali capaci di influire sul determinismo della. crisi. Ricorderemo infine le. spiegazione date. da. e.lcuni alle notevoli ve.rie.zioni di peso subite da.ll'epiletticon el senso di un'elevazione di esso durante il periodo pre-


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CONOEZI OZ.n

MODER NE SULLA PATOGENESI DELL' EPILESSIA

paratorio. Frisch, che ha studiato tale fenomeno, ha pensato prima a un'infiltrazione dei t essuti e, più tardi, ha messo in evidenza il rapporto fra la quantit-à di acq\13 e cloruri dell'organismo e il peso dell'epilettico. Prima e durante l'accesso i cloruri sarebbero ritenuti dai tessuti e diminuirebbero nel sangue, donde aumento della quantità di acqua dei tessuti e quindi del peso; cessato l'acce.~o. la constatata poliuria produrrebbe una diminuzione di peso. Pezzati, nel sangue, ha riscontrato un aumento di cloruri troppo lieve perchè potesse aver valore. Temple Fay, in un recentis:'Jimo a rticolo, tende a dimostrare che le crisi convulsive derivano da uno stato di idratazione esageratA. dell'organismo e afferma che quando tale stato può essere sorveglia.t.o e influenzato (terapia disidratante) si ottiene una diminuzione notevolissima degli accessi. Equilibrio acùio-bMù;o: Molto si è scritto sull'equilibrio acido-basico del san· gue della cui reazione, che è condizione fondamentale della vita., è superfluo ricordare l'importanza. Allo stato normale tale reazione si mantiene leggermente alcalina e generalmente la. si indica con pH = 7,:-l - 7,4. i U di sotto di pH 7,3 incomincia lo stato di acidosi, al di là di pH 7.4 l'alcalosi. Bigwood è quegli che più a fondo ha studiato la questione pervenendo a conclusioni assai interessanti. Nella sua larga stnt.istica egli ha. riscontrato nel sangue degli epilettici una spiccata. tendenza a ll'alcalosi, sopratutto nel tem po che precede lo scoppio della crisi. Questa si produrrebbe quasi sempre in istato di alcalosi e deriverebbe da un disturbo del meccanismo normale della. regolaz:ione acido-basiC'R., così come accade per la teta.nia. dell'infanzia., e sarebbe una proprietà cara tteristica dell'epiles.~ia essenziale (non si riscontrerebhe nei casi di epilessia traumatica e jacsoniana). Non sarebbe però in diretto rapporto con l'intensità della crisi nè avrebbe influenza sulle altre manifestazioni della malattia. Dopo la crisi si noterebbe non un'acidosi compensatrice ma un ritorno al pH normale, abituale dell'individuo. L'alcalosi, considerata non come la causa essenziale dell'epilessia, favorirebbe l'azione di una sostanza tossica o di a lt,ro processo convulsivante, causa dello scatenamento della crisi. Quest'azione, chiamiamola sonsibiliz<".ante, si svolgerebbe modificando il tasso di joni calcio nel sangue (una cn.duta di es.->o fino a.! :lO % che torna al normale dopo la crisi). In conclusione l'alcalosi riscontra ta. non avrebbe la sua azione convulsivante se non accompagnata. da un abba:ssamento della concentrazione di joni Ca. M. Gozzano, in una comunicazione all'VIII Congresso della Società italiana di neurologia, espone i risultati di una serie di ricerche, in 14 epilettici, sulla. riserva alcalina, la tensione d ell'acido carbonico dell'aria alveolare e il pH del sangue; e conclude che esiste una tendenza all'alcalosi e talo ra una vera alcalosi caratterizzata da diminuzione del 0 0 2 alveola re con riserva a lcalina normale e talvolta aumentata.. Ma il fatto di aver t rovato a volte alcalosi senza convulsioni e a volte crisi convulsive non precedute da alcalosi dimostrerebbe c he quest'ultima non può ritenersi la sola causa degli accessi convulsivi. Secondo Gozzano entrerebbero in giuoco l'equilibrio elettrolitico e q uello del sistema neuro vegeta.tivo. Altri autori hanno compiuto ricerche analoghe con risultati presso che uguali. Discordi sono le osservazioni di Villacian e U rra che a vrebbero trovato nei loro casi un abbu.s.samento della riserva alcalina: Di Renzo e Vitello, in base a recentis..<!.i mi esperimenti, affermano che non può essere invocata la sola alcalosi sanguigna a spiegare la genesi delle crisi comiziali. T aluni autori, seguendo il metodo di Foerster dell'iperpnea, hanno tentato di provocare, in epilettici, delle crisi convulsive. I risultati son o stati disparati: cont ro i reperti nettamente negativi di J anota., Nerio Rojas e Pa.gniez stanno le esperien:r.e favorevoli d i Foerster (che ebbe risultati positivi nel 55 % ), Gtùlla.in, Rosett, Frigerio, Talenti. Qu6.s t'ultimo ha. comparato gli effetti dell'ipel1>nea in individui normali con quelli ott-enuti su soggetti nettamente epilettici: net primi, come s i sa, occorre uno spazio di tempo assai variabile e non inferiore a 5·10 minuti primi per provocare i noti fenomeni d i teta.nia, spasmi fibrilla.ri e ipertonia m uscolare, e si richiedono almeno 15' per osservare il fenomeno della mano ostetrica.. In tempi maggiori i fenomeni diventano più imponenti. Su quattro epilettici accertati è riuscito a determinare, io due, accessi di epilessia. essenziale, nel terzo una crisi jo.c.~oniana e nell'nltimo fenomeni non differenti da quelli riscontrati nei non epilettici. Talenti, che come gli altri autori citati ritiene i suddetti fenomeni derivati con ogni p robabilità da un'alcalosi sanguigna., propone l'utilizzazione di tale osservazione a scopo diagnostico medico-legale per l'accertamento dell'epiles.~ia nei militari. ·


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Preu~onc ~~anguigna: Interessanti, infine, mi semhra.no le ricerche sulla. pres· sione sanguigna. e sulle va.ria.zioni corpuscolari del sani,\'UP. nei comiziali. La. pressione, per Falciola, varierebbe da. soggetto a. soggetto, presentando oscilla.:doni notevoli anche nell'istes.'lo individuo: mentre prima dell'accesso è varia, ora altR, ora. normale, ora bassa, è sempre elevati!<Sima. a-lla. fine dd la fase clonica.. rna subito dopo si abbassa. per tornare ai va.lnri precedenti a.lla CJ'isi e qualche volta a. valori anche più bassi. L 'A . troverebbe in ciò una differen7..a con l'accesso eclamptjco in cui si ba. sompre una ipertensione precedente l 'nttacco, ipertenl'ione che permane durante e dopo l'acce.'lSo. Pagniez ha. tr·ovato valori mutevoli nl"! periodo interval· lare. Ammette un aumento della pressione nel tempo che precede immediatamente l'~tccesso e durante questo. Pre.'iSione elevata, prima della crisi, avrebbero riscontrato De Crinii', Marinesco, Serieux, Ba.llon, F'eré, Liechtenl'!t.e in, Cuilla.ume. Besta e Valtorta., nei periodi interaeces:luali, l'avrebbero anche t r·ovata elevata: ipertensione non confermata. da Hartenberg, Meyer e Bruhl. Circa le va.r iazioni corpuscolari si dirà diffusamente trattando delle teorie sull'identiià fra. crisi epilettica e crisi anafilattica..

TOS!IICITr\. DEGIJ UMORt. - Alla. teoria umorale si ria.nnodano le ricerche s·ulla tossicità degli umori nell'epilett.ico, e alla domanda se esistono nei comiziali delle so!'tanze tossiche convulsivanti oltre quelle che normalmente l'organismo umano contiene e secerne, gli studi condott-i sull'urina, sul sangue, sul liquido cefalo ra· chidiano non possono ancora. dare uno. risposta definitiva.. Urit~a: Bouchard per primo, e quindi numer0$i autori italiani e francesi, riscontrarono un"' tos.'licità. dell'urina che lieve prima. e durante l'accesso, si elevava. notevolmente dopo. Griffit.sh isolò da urin:> di epilettici una sostanza. basica. abnorme, bianca, crista.llizza.bile in prismi obli~ui, la quale sperimentalmente produce tremito, svuota.mento della. vescica e dell intestino, midriasi, convulsioni, morte. Rochford osservò quantità notevoli di paraxantina e vide che le iniezioni di urine contenenti tale sostanza. producevano n elle cavie contrazioni spastiche della muscola.tura del corpo, aumento dei riflessi, crampi tonici e generali, perdita. d i urine. H. Pfeiffer, F. Standenatih e R. Weber su 27 epilettici e 66 normali trovarono che nei periodi interaccessua.li i primi eliminavano una forte quantità di una peptida.si mentre avanti gli a.cces'li la quantità era. scarsa e si notava invece un aumento $li ;peptidasi ('ircolante nel sangue: conclusione per una tossicosi da prodotti d i d ismtegraz:ion;, proteica. Tali ricerche però non erano scevre di errore e falsi apprezzamenti determinati dAlla quantità eccessiva. di liquido iniettato, da..i fenomeni di emolisi, ecc. e pertanto sono state abbandonate quasi del tuLto. Sanuue: Risultati piì"l concreti, se pure contra.dditori, sono stati forniti invece- dalle osservazioni sul sangue e sul siero, osservazioni che hanno fatto pensare alla possibilità di un doppio processo quale agente epilettogeno: l'uno cerebropatico (lesioni dell'encefalo di varia natura), l'a ltro tos.cùco. Lo studio della. tossicità del siero è piuttosto remoto. Fin dal 1898 Ma.irt.>t e Vires ne sostennero l'ipotossici tà al contrario di Coolian che riprese gli studi sul coniglio e sul topo pervenend~ alla conclusione di una ipertossicità sopratutto post a.cce8Suale. Con metodi diversi, iniezioni intra.cerebrali e peritonea.li, Vidal, Meyer, Ka.stan trovarono anch'essi un'ipertossicit9.. D 'Abundo notò che il sangue di comiziali, benchè di tossicità minore d i fronte a quello di individui affetti da altre psicosi (paralisi progressiva), determinava. nei conigli accessi convulsivi intensi. Trevisanello compie delle esperienze più complesse. Inietta. prima del siero sotto la. dura. madre della cavia e quindi, 10 giorni dopo, inietta. per via. sottocutanea. o ancora sotto la dw·a. madre del liquido cefalo ra.chidis.no di epilettici: alla zo iniezione si hanno già. scosse convulsive genera.lizza.tP.. Ma qui potrebbero entrare in gioco fattori anafilattici sui quali si tornerà. Uguali risultati, con metodi leggermente differenti, ottengono Alexa.nder, Popea e Preda.. Q uest'ultimi, con esperienze sull'uomo, hanno otte: nuto ri'lultati negativi anche quando, dopo le ricerche di Vires che affermava. d~ aver determinato addirittura il moltiplicarsi degli accessi, sono t-ornati ad occuparsi dell'argomento iniettando in epilettici siero di comiziali. Pa.gniez, con Mo~o.n e Turpin, a seguito delle ricerche di Lumière che iniettando nel cuore della. cavta ."tero di epilettici provocò convulsioni che talora. condussero a. morte l'animale (evt<!-entemente per fenome.n i di choc) riscontrò, con metodi uguali, solo scosse clo~nche sopra.tut.to dei muscoli del.la nuca, del tronco e a volte degli arti, qualche m.mut<? dopo l 'iniezione. Ma., o:;servando che l'iniezione i ntraca.rdia.ca. non era scevra. di


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OONCEZIONI HODERNE SULLA PATOGENESI DELL' EPILESSIA

inconvenienti, si da fare attribuire al siero fenomeni derivanti dalla tecnica dell'iniezione, sostitul all'intracardiaca l'iniezione intracarotidea: oltre i comuni fenomeni determinati dall'iniezione di un siero normale (immobilità, ansietà, tremore, inclinazione dal lato dell'iniezione del collo e del tronco) ehe sogliono intervenire non immediatamente, osservò ora apparizione di convulsioni generalizzate immediate seguite spesso da morte (come per l'inie7ione intraca.rdiaco.), ora agitazione, a.nsiet.IÌ, tosse - dopo 4-5 minuti dBll'iniezione - seguite dn. scosse miocloniche della nuca, del tronco, delle membra. L'intensità di tali scosse variava secondo la sensibilità dell'animale e la qunntità di siero iniettata: ora intervenivano a serie, ora dopo 5-6-lO scosse tutto rientrava nella normalità. Le scosse in alcuni casi duravano varie ore. Qualche volta sopraggiunse la morte, ma la causa era da. ricercare nei comuni fenomeni di emolilSi come per l'iniezione di siero normale. L'autore, in base a numerosi ed originali altri esperimenti, conclude per una ipertossicità del siero dei comiziali che può essere messa in diretto rapporto con il parossismo convulsivo. Tale tossicità sarebbe variabile per cause imprecisatee sarebbe legata a sostanze albwuinoidee del plasma senza pertanto ammettere un'identità delle eventuali sostanze tossiche con le sostn nze albuminoidee (il liquido cefalo rn.chidiano può eccezionalment-e es..~re attivo malgrado il suo ta..'>So di albumina così lieve rispetto a quello del siero di Sltngue). V. Storm, Van Leemwen e Zeydner hanno riscontrato nell'estratto alcoolico di sangne di epilettici una sostan:.:a ad azione li~somot1·i ce s ull'intestino isolato, sostanza che non si rinviene nel sangue di individui normali. Gli AA. l'avrebbero, invece, trovata anche nel sangue di ammalati di asma, or·ticadn, emicrania. Liqu<Yr: Se i risultati ottenut i dalle ricerche sulla tossicità dell'urina e sopratutto del sangue degli epilettici, non tutti concordanti fra di loro, ci fanno propendere per una eventu'à.le azioue convulsivante del siero, azione non completamente e definitivamente spiegata. ma dalla maggioranza arru:nessa, non altrettanto si può dire per gli studi fatti suJle proprietà delliquor il quale pare non avere alcuna. azione importante nella produzione degli accessi convulsivi. Le ricerche su tale argomento hanno avuto per oggetto la composizione del liquor, la sua pressione e la ricerca di una eventuale tossicità. Circa la composizione diremo subito che le ricerche citologiche sono riuscite completamente negative. Le osservazioni sul contenuto in urea, zucchero e colesterina, hanno dato risultati differenti. In sei casi Laurés e Ga.sca.rd trovarono Wl leggero aumento dell'w·ea. subito dopo l'accesso mentre Peterson e Levi rilevano quantità di urea assai variabili in 50 soggetti osservati nei periodi intervallari. li tasso di urea, cioè, è più basso nel 76 %, uguale nel 6 % e più alto nel 18 % che nel sangue. Un'iperglicorachia è stata riscontrata da Wail e da Wittgenstein. Osservazioni importanti mi sembrano, a scopo diagnostico, quelle di quest'uJtimo per lo zucchero e quelle di Laurès e Gascard per l'urea, secondo le quali i due componenti non si riscontrerebbero mai in aumento nelle crisi isteriche. Claude, circa la presenza di colina nel liquor dice che ciò è molto discutibile per i risultati contradditori avuti. Egli anebbe trovato aumento di fosfati. Circa la presenza. di componenti abnormi la colesterina ha richiamato sopt·atutto l'attenzione: ma anche qui le ricerche sono state contradditt-orie e, in ogni modo, pressochè negative. La pressione constatata al di fuori degli accessi ha dato valori assai vari, ma un fatto importante è stato riconosciuto nella instabilità di essa nello stesso individuo e durante una stessa pw1tura prolungata. (Claude, Lamache e Dau.ssy). Dw·ante l'accesso Betcherew, Voisin,,Redlich, Potzl, Pagniez, Marcha.nd e Courtois avrebbero trovato un aumento della pressione, aumento ammesso anche recentemente da Claude che lo ha trovato non eccessivo nè durevole e, ritenendolo di origine meccanica, non gli attribuisce valore. Da.lma. ritiene che la iper tensione non sia. che un sintomo concomitante della et·isi epilettica senza alcuna. in1portanza. patogenetica. Sarebbe, a.nzi, la conseguenza e non la. causa de!l'accesso, dovuta alia congestione venosa derivata dall'apnea e dallo spasmo dei muscoli del torace. Le osservazioni di Ebaugh e Stevenson su casi di epilessia jacsoniana pe r una esatta constatazione dei valori di pressione delliquo.z dw-a.nte l'accesso epilettico, impossibile a ottener-si in caso di crisi di epilessia essenzia.le, hanno rilevato che l'aumento di tensione iniziava prima dell'accesso e si conservava dw·a.nte e, qualche volta, dopo esaurita la. scarìca. Qualche altro autore ha notato, n elle stesse condizioni, dei fenomeni di depressione. P er Leriche vi sarebbero degli ipertesi e degli ipotesi fra i jacsonia.ni. Ricerche, dunque, ed osservazioni assai contraddittorie e che certamente non


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possono fare attribuire alla sola. ipertensione delliquor la genesi degli acces.cù convulsivi. TI fattore pressione potrebbe tutt'al più rappresentare un elem~nto ConCO· nùtante, forse predisponente, così come s'è vic;to, ad es., nell'azione t ossico nervosa. Nenuneno una speciale tossicità del liquor è stata messa in evidenza. Con tecnica diversa (iniez10ne per via intracerebrale, Vidal e Sicard, per via intracarotidea, Pagniez, i risultati sono stati sempre negativi). Pellegrini, con iniezione per via endovenosa di alte dosi di liquor, avrebbe ottenuto stati convul!'ivi o addirittura. stuporosi, e Dide e Sacquepée, mentre negli stati inte.r accessuali non riscontravano alcuna tossicità del siero, notarono leggeri fenomeni convulsivi col siero prelevato dopo un attacco isolato e fenomeni ;più gravi col siero prelevato dopo accessi ripetuti. La Pegna ottenne in molti caSI la comparsa di accessi conV\1lsivi n elle cavie con l'iniezione nel torrente venoso di liquido cefalo rachidinno di epilettici. C1aude trova. che il liquor prelevato dopo la crisi è tossico per iniezioni cerebrali nella cavia. La r eazione ~·. B. sarebbe sempre negativa nell'epilessia. essenziale come pw-e quella al benzoino. CRISI EPILETTICA E CBISI ANAFU.ATTICA.• L 'identità, relativa, fTa.lo scoppio della. crisi epilettica e i fenomeni acuti, pa.rossistici di alcune malat-tie (asma bron' chiale, orticaria, emicrania) e, particolarmente, dello choc anafilattico, non poteva. non richiamare l'attenzione degli studiosi su!Ja possibilità di un identico processo nel meccanislno di produzione delle varie crisi, e le ricerche in tal senso hanno avuto per oggetto sopratutto il campo sierologico e quello vascolo-sanguigno. Buscaino è quegli che fra gli Autori si è più interessato dell'argoment.o. Egli COJ1sidera l'accesso epilettico come una cri.c;i anafilattica. A parte l'affinità dei sintomi generali e ;particolari delle due scariche, che egli ha riassunto in un ben chiaro e dettagliato quadro, spiega la sua affermazione col fatto di aver trovato nel siero di sangue di e:pilettici un potere ossidante verso l'idrochinone (sostanza contenuta da gruppi ctclici a struttura ossibenzolica) notevolmente aumetltato. Rnffrontundo tale fatto con l'esistenza Iii proteine abnormi contenenti i gruppi ciclici a struttw-a ossibenzolica nella tiroide di epilettici, mette in evidenza il ruolo assai importante di tali proteine che sarebbero tutt'altro che indifferenti per l'organismo umano. Esse, infatti, determinerebbero una evidente reazione alla loro presenza con un notevole aumento del potere ossidante del siero di sangue verso gli aggruppamenti atomici speciali della molecola (gruppi ciclici a struttura ossibenzolica). Ci troveveremmo di fronte a un processo di distiroidismo per il quale si verserebbero nel circolo sanguigno proteine abnormi eterogenee di ordine distiroideo, identificate al microscopio come cristalli ottaedrici e costituenti l'antigene: di qui sensibilizzazione anafilattica dell'organismo con formazione di anticorpi che disintegrerebbero le proteine abnormi che ancora dovessero riversarsi nel circolo e, dalla liberazione di sostanze tossiche, l'accesso. A favore della sua tesi Buscaino invoca, oltre che i molti caratteri di simiglianza. nella sintomatologio. dello scateno.mento dell'accesso oon~•lsivo epilettico e dello scoppio della crisi anafilattica: a) la presenza. di alteral.ioni qualitative della tiroide (cristalli ottaedrici, da lui per primo osservati); b) le variazioni corpuscolari nel sangue che possono riassumersi così: in un terzo dei Ca$i leucocitosi nel periodo intervallare, leucocitosi pH1 accentuata. nel periodo post-accessuale ment.re nel periodo intervallare, nella maggiontnza dei casi, predonùna neut.ropenia relativa. con mononucleosi e linfocitosi relative. Tale neutropenia aumenterebbe ancora (86 % dei casi) nel tempo che precede imrnediatamente l'accesso. In un terzo dei casi si riscontrerebbe eosinofi.lia. La mononucleosi e linfocitosi relative dipenderebbero da una variazione funzionale endocrina. mentre l'eosinofilia starebbe per la disintegrazione parenterica. eli proteine 11bnormi (cristalli otta.edrici nella tiroide di epilettici) o per la disintegrazione abnorme di proteine nell'organismo. La disintegra.zi.one di proteine normali nell'organismo non avrebbe importanza. patogena nell'epilessia e perchè non abbian1o dati an atomo pa· tologici relativi e perchè con proteine normali non si riesce a sensibilizzare, anafilatticamente, un organismo della specie di quello da cui derivano gli organi utiUzzati. S i ammette, dunque, l'intervento di un disquilibrio endocrino nella produzione d~li attacchi convulsivi, intervento che per Buscaino deriva., lo ripetiamo, da un alterazione qua.lita.tiva. della sola tiroide. Busce.ino, inoltre, determina accanto all'epilessia. di origine cerebropa.tica. una • costituzione epilettica biopatica. » ba-


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CONCEZIONI MODERNE SULLA PATOGENESI DELL'EPILESSIA

sat.a sulle varie anomalie costituzionali d egli epil~ttid (somatiche, o~. nervoso, e ndocrine , visceroli, emo.tichP, d e l rico.mbio. ecc.). Fra. tnli a.nomalio il predominio,

naturalmente, spetta nl processo di distiro idismo: in un largo numero di tiroidi esaminate ist.ologicament(' e app:~.rtenenti a individui epilettici e normali l'A. h a trovato l't:lsistenzu di prott>ine abnormi !lelht percentuale dd 71 % nei primi e d el 14 % negli altri. Anche nlcune forme rli epilessia sintomatica sarebbero forme annfiluttichc. Da tn tte le consiciemzioni su ~>spo,:te Buscuino trae la. cunclu:>ione che la terapia sintomRticu d t>b ba es::flre amtfilnttica e che la determinazione dell'indice di o,;sidazione rlrll sim·o di sa ng ue vc r,;o l'idrorhino ne, ne l railQ di \In deciso ~tumento di esso, possa costituire un s int.omo per la ricerca d elle rlt>scritt-e ~tlterazioni qua.litat.ive clelln, tiroide. De Crini~. che è uno dei sost.onitori di toli w~dute, orcupandoRi delle variazioni quantitntive d elle prot-einfl ne l M nf{ne, d t>lla coag ulahilit.à di e~so, del contenuto in cole:;.t.e rina "' di aluuni procesd fermenta t i\"i, ha osservato, col met,odo r<'frQttomPtrico come fln<;caino col metod o d P.lla precipitazio ne dell'idrochinone, un aumento d el contenuto in prote ine de l s iero di sn.ngue prima dell'accesso, aumento che rag~iunge il s uo mas:;in1o immediata mente prima e diminuisce invece rapidam e nt-e d:opo' ta SC'arica motot'ia. Ri~uardo al tas.'>o di colesterina esso aumenterebbe prog ressivamente prima d eiJ'açcesso fino a. 1·aggiun~ere il maximum clurante la crisi: dopo, tvrnEirflbbe normale. Os.c;e rva p erò che ugualmente ha pot uto not.are aumE~nto di proteine e di colesterina Bf'nza scoppio di accesso convulsivo. T re perti emat.ologici di Bu,caino sono confortati dalle osservazioni di Bos- sard che dopo gli a.ccessi convulsivi ha notato una spiccata leucocitosi con aumento da 2000 a 8000 leucocit i (in prevalenza Jinfocit.i, poi gros~i mononucleati o forme d i pa.ssnggio, infine. in minima. quantità, polinucleati neutJ·ofìli di cui a volta, però, ha ri;:;contrato anche diminuzione). 1\ei periodi interaccessuali non avrebbe trovato variazioni corpuscolari import.anti. P P.r Bouché e Oustin, ~he harmo particolarmente s tudiat·o circa la pr·esen:u~> di uno choc trofo-vascolare nell'epilessia (come n ell'emicrania., nella nevralgia de l trigemino, ecc.). è stato rilevato, sempre prima. d ella se>trica, un gruppo di fenomeni vascola.ri e "anguigni che possh.t.mo riassumere in: cadut.a. della pressione arte riale, oscilla:r.ioni della C()agulabilità sanguigna, abbassamento dell'indice refra ttomf't.rico del siero: in ogni caso, cioè, j.tli acces.~i con. vulsivi sarebbero preceduti da fenomeni di choc, e gli AA. formulano l 'n.s.~ioma: • senza crisi leucocit.aria nie nte crisi epilettica"· Popovich ha trovato nel s iero di sangue di epilettici sostanze capaci di disinteg r·are la tiroide, rHazione chE\ si manifesta più intensa in tiroidi appartenenti a comiziali. Di contro Claude e Montassut n egano qualsiasi analogia. fra Ghoc anafilattico ed epilessia, e confort-ano tale asserzione con le osservazioni fatte su cani: avendo iniettato in questi, r!opo aver prodotto una lesione della zona rolandica, una certa. quantità di stricnina, hanno provocato un accesso convulsivo. Iniettando invece siero o peptone hanno avuto bensì fenomeni anafilattici ma non convulsivi. Pagnie-.l e Leroid, però, hanno dimostrato rli avere ottenuto, nell'uomo, con chocs anafilattiCi, i fenomeni che Claude e .Montassut wnta.vano di provocare negli animali. Catalano scrh·e che il rapporto dell'epilessia con l'anafìln.s.'>i esige conferma per esservi fatti ed argomenti che non si accordano con la teoria di Buscaino: nelle sue ricerche egli non ebbe a riscontrare nè costanza ùi altemzioni della pressione in rapporto con gli accessi convulsivi, nè leucocitosi, nè eosinofilia, nè acidosi nell'urina. Come Widal vsservò, nel tempo che precede le crisi di asma e di urticaria, l'esistenza di una crisi emoclas ica, cosi altri AA. hanno dimostrato ta.Je fatto nel tempo cho intercede fra l'inge;;tione di un dat.o alime nto non tollerato e la comparsa delle convulsioni epilettiche. Fra questi lo stesso Pag niez cita un caso in cui, insieme con Liet.aud, riuscì a sorprenderf\ il sopravvenire di una crL"i emoclasica. tipica dopo l'agf;(iunta al pasto ordinario di una tazza di cioccolato e precedente la crisi convulsiva: fat.to notevolissimo, si pot.eva, facendo ingerire prima all'ammalato piccole q uantit.\ di cioccolato (dosi skeptofilatticheì, impedire lo scoppio della crisi. Inoltre, studiando metodicamente, con esami a S(lrie, la pressione e !11. formula leucodta.ria di tali ammalati, ha potuto os...:;ervare rapide caduw d ell'una e dell'altnt. accompagnate persino da inversione della. formula leucocit.aria. Ma, d'altro canto, ha os.'lOrvato frequenti crisi epilettiche, come si è detto in principio, senza notare


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alterazioni qualitative e quantitative della formula leucocitaria, mentre infìne, nello stesso individuo epilettico, ha rilevato notevoli riifferenze di pressione e variazioni corpuscolari con esami ripetuti nelle stesse condizioni di t-empo, modo, luogo, perfìno nella stessa giorn~tta: vn.riazioni che pertant-o non può mettere in relazione con la crisi e nhe lo inducono a ritenere l'epi!Ptt.ico un inst-abile dal punt-o di vista vasco lo sanguis:mo. senzn. per questo poter att rihuire nll's.naiìlf\.."-'li un ruolo Q;:sen7ia le. Anche per F elsani l 'accesso epilettico non è da considern.re essenzial mente come una crisi anafilattica: sarebbe più opportuno ritenerlo come una c risi emoclasica a pato~ene.'li e sviluppo comples.'3i. Ammettendo, naturalmente, i molti ptmi.i di contatto nella sintomatologia. fra c!hoc annfìlattico e choc emoclai'ìico, egli m ette in evicienzFI le notevoli rlifferenze fr$1-le due c risi e dice: «se lo shock ana.filattico costituisce, come genesi e come fine, una reazione immunitaria, come ci spiegheremmo il ripetersi successivo e il più d elle volte sempre più grove de!lli af'cessi convulsivi? JJa convulsione epilettica si esaurisce di fatto in nnn. scn.rica éon decisi caratteri di un ictus cardiovascolare, con rapido ripristino clelia coscien:(a, come una crisi emoclasica; lo shock anafilattico. invece, interviene più lentamente e si esaurisce a. gradi •· E, ancora. non condivide l'affermazione di Buscaino della gen esii tossica e.c;clnsivamente tiroìdea perchè lo stesso Bu$C8.ino nei paralitici progres-sivi ha tro,·ato uguale reperto del sangue in rapport.o All's!Ument.o di sostanze fornite di gruppi n.t-omici ciclici a struttura benzolica. Felsani ritiene che • nella e pilessia presiste un fondamento anatomico neuropat.ieo (predisposizione) la cui

stimolazione è iufluenzat·a da un mordent.e t.o!'sico, 1l fattore disendocrino (mono o p liW'iglandolare sebbene prevalentemente distiroideo), a qneRto è a sua volta attir ato· da una. carica neurovascolare la quale farebbe precipitare in senso colloido clac;ico l'equilibrio umorale dell'organi!:lffio g ià sensibilizzato rlal <'atalizzatore endocrino •· Ricordiamo che anche per Levi le perturbazioni g la ndolari, e fra queste le tiroidee, sono le più frequenti negli epilettici perchè il disturbo endocrino rappreBE~nta il mordente pat-ologico che sensibilizza dci centri già predisposti. D el rest·o Io st.esso Bwscaino, pur non condividendo totalmente l'ipot!'si rlella genesi emocln.sica delle crisi epilettiche (Pn.gniez, Bouch6 e Oust.in, Lalguel Lavastine, F elsnni, ecc.), ammette oggi che «la sint-omat-ologia biologica al momento d ello scoppio delle crisi convulsi ve è come quella d elle crisi emodnsichP.· (reazione vascolo sanguigna) •; ma egli si dimostra favorevole all'ipotesi che tali crisi emoclasiche debbano intendersi come crio:i rcattivc a una prE>parazione dell'organL-.mo: cioè crisi anafilattiche vere e proprie. E a f~~ovore di questa concezione porta alt.ri elementi oltre quelli già esposti: u) la scomparsa. del complement.o al moment-o degli accessi epilet.tici come nello scop pio delle crisi anaiìla.tt.iche; b) la sintoma.tologia prettamente epilett.ica che si osserva spesso in seguito alla reiniezione di sieri terapeutici; c) la reazione nei comiziali non solo specifica a tma d ata pro~ina. ma, anche, specificata.mcnte, ad altre prot.eine come avviane nell'orga-

n ismo in iatato d'allergia. Le ricerche di Storm Van Leemwen, Usbeck, Ma.ckenzie e Nicol, Graig, Ward e Patterson, ecc. confe.r mano t ale affermazione. E a qu~to proposito vanno ricordat i i tentativi di saggio d ella ipersensibilità d ell'orgarusmo epilettico vel'!!o proteine varie con la tecnica delle cutireazioni. Cosi Spa.ngler trovò manifestazioni di allergia. in un notevolissim o numero di casi (88 % epilettici). Anche le ricerche di Nicol, Gra ig, Mn.ckenzie e Walls furono posit ive. Su 122 epilet tici riscontrarono la cutireazione positiva in 46 ammalati per alimenti vari: peptone, cereali, pesce, carne, legumi, uova, latte. T a li AA. trovarono la cutirenzione più fre quent-emente positiva prima dell'accesso me nt re generalme n te riusciva negativa d opo la crisi. Comparando i risulta t i con 9-uelli ottennti in 100 individui di cui 70 dementi precoci, 17 alienati e 13 normah, ebbero conferma positiva solo in 4 casi. Buscaino ricorda a nc he il caso citat-o da Usbeck, un epilettico co n cutireazione fortemente positiva alla tubercolosi, e nota che la tubercolina clà pure reazione positiva negli asmatici. Ward e Patterson hanno essuninato 1000 epilettici ottenendo una media jlenet•n.le di positivi d el 47 % m e ntre nei soggetti controllo arrivarono a p pena a.Ua percentuale dell'S %· Le proteine per le quali si ebbero risultati positivi più frequenti furono orzo e pepe nero, ba.n ana, a~aragi, !lenape, cacio, carne eli vitello, pat.ate. TEORIE ENDOCRINE: Da quanto si è det t-o, molta importanza nel determini-,mo degli a~i co'n~l~vi spetterebbe a una disfunzione tir~idea: entrano in gioe<? c i òè fatt-or1 endoc'rlru che, data la tendenza moderna a spiegare g ran numero di


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sindromi con la genesi endocrina, non potevano non essere invocati anche per la epilessia. ~la se Buscaino ha dato la m~'>ima importanza a l dishroidismo, altri ri<'.ercatori hanno rilevato alterazioni di altre glandole a secrezione interna: di qui teorie monogl.:mdulari e pluriglandolari, per le quali ultime pare maggiormente disposta l'opinione dei più. E un'altra que.':!tione, elle potrebbe dirsi risolta dopo gli studi de l nu~caino, è la natura ùell'alt.emzio ne gla.ndolare: altera zione qualitativa o quftntitat iva? Buscaino è nettamente p er la prima e molti altri AA. sono d'accordo con lui. In ogni modo il concetto quant.itativo verrebbe int-egrato da quello qualitativo. La tiroide , le paratiroidi, i surreni, le ovaie. l'ipofisi sono state le glai1dole in cui più frequontemoPnto si sono rilevat-e alterazioni. Stù rapporto delle alt.re glandole oon la genesi d ell'epilessia gli studi ha nno da to ri<>ultftti n egativi. A parte' le numerose e originali osservazioni di Buscaino eeco in favore della teoria monoglandolar-e d el distiroidismo il Capelli che ha trovato, nella tiroide degli epilettici, cristalli organici reagenti in nero col metodo di Cossa e cristalli di natura proteica; e, pm· avendo avuto identico reperto in tiroidi di non epilettici, ammette che la presem..a di detti cri<>talli deponga per uno Rtato abnorme della glandola e d ella sua colloide. Anche Bolt-en, dopo i brillanti risultati ottenuti da lui e da altri con l'opoterapia, ammette un'alterazione del sistema tiroido-paratiroideo: a suo parere, at.traverso l'int-ermediario di alterati processi di digestione, l'insufficienza tiroidea provocherf'bbe la formazione di tossine che a. un certo punto diverrebbero epilettogene. Alterazioni tiroidee sono state risc.ontrate an<'he da. Claude e Schmietgeld, da Pa1•hon, da Rama.dier e Ma.rchand, da Amaldi, da Zalla. il quale avrebbe osservato til·oidi con aspetto ora di iporfunzione ora di ipofunzione, da Gorried che come Buscaino ha notato noduli linfoidi nelle tiroidi di epilettici. Schon e Sus ma n hanno rilevato alterazioni poco significative di tale glandola. Buscaino, oltre le os.~rvazìoni già. note, a favore della relazione fra attività tiroidea, anafilassi e crisi epilet.tica, fa le seguenti considerazioni: a) l'ablazione della tiroide inibisce lo sviluppo ùella crisi anafilattica. sicché gli animali (cavie e conigli) reiniett.ati dopo l'iniezione preparatoria non hanno disturbi di sorta; così, dopo tiroidectoniia, speriment-almente, non si riesce a. provocaL'e lo shock peptonico; b) la distribuzione geogrufìca dell'epilessia corrisponde in genere a quella delle forme eli maggiore attività o di abnorme att-ività della tiroide. Se però le alterazioni della glt~>ndola Sono gravi la percent.uale degli epilettici si abbassa. al di sotto della media; c.} l'asportazione di circa. tre quarti della. tiroide associata a quella di una capsula surrenale e alla sezione dei tt·onchi linfatici al collo, ha :reso meno intense e piit dis tanzia te le crisi epilettiche. Pagniez, di contro, osserva che nei mb,edematosi e nei cretini solo eccezionalment-e si riscontra epilessia (ma qui forse si rientra. nei casi di g1·ave alterazione della glandola considerati dal Buscaino}; è rara l'associa~one di epilessia e morbo di Ba.Sedow (ricoJ·do il caso di Marchand: un individuo epilettico sin dall'età di 18 anni, a 40 fu colto òa morbo di Basedow: gli accessi continuarono t1. manifestaTsi come prima. Dopo 6 anni, essendo comparsi sintomi di mixedema., le cri<~i epilettiche scomparvero. E c iò d e porrebbe in favore della tesi di Buscaino circa i casi gravi di alterazioni tiroidee). L'asportazione d ella. tiroide non determina accessi conV\ùsivi. n sistema pa.ratiroiùeo è stato incriminato da Prio1· e J ones che avrebbero constatato convulsioni epile ttiformi dopo la sua rimozione e in caso di insufficienza. paratiroidea con o senza tctania. Grochieri pure ha riscontrato n otevoli alterazioni d elle paratiroidi. Per Pagniez anche i fenomeni convulsivi derivanti dalla para.tiroidect.omia. non sarebbero c ompletamente da pa.r agonarsi alle crisi epilettiche: sarebbero, piuttosto, più Yicini alla te tania che all'epilessia. Negli animali, inoltre, l'ablazione della tiroide determina disturbi biochimici importanti nel metabolismo delle sostanze proteiche, degli idrati di carbonio, dei grassi, delle sostanze minerali; sopratutto per queste ultime e fra esse il posto principale spetta al calcio. La pa.r&tiroidectomia determinerebbe un abbassamento del suo tasso che sarebbe la causa principale della iper-eccitabilità. neuro-muscolare. Ecco dunque una teoria sull'importanza delle paratiroidi attraverso un'ipoca.lcemia.. È stato invocato anche il disturbo del metabolismo acido basico del sangue che subirebbe, nei para.tiroidectomizzati, una. deviazione verso l'alcalosi nel momento della. crisi. e lo stesso per il metabolismo ammoniacale con un aumento del tasso di ammoniaca nel


OONOl!lZIONI MODERNE SULLA PATOGENESI DEJ..I.'EPILESSIA

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sangue. Anche per Spadolini, che recentemente ha fatto delle interessantissime osservazioni s ull'insufficienza pa.ra.tiroidea sperimentale e la. pa.toiZeneai di alcune

forme di tetania. nell'uomo, l'azione di tali glandole sarebbe quella di uregolare attraverso la mobilizzaz:ione del calcio e il mantenimento di particolari E-quilibri la. permeahilità cellulare la cui alterazione potrebbe condurre a una tossiemia di origine esogena e ad alterazioni dell'assorbimento e della circolazione entero epatica del calcio per cui, aggravando uno stato di di'>.ionia già inerente alla deficienza ormonica, diventano ca\ISS. preponderante di tetania ». Allcora Capelli avrebbe riscontrato anormalità delle capsule surrenali caratterizzata da povertà di sterine e di lipoidi negli strati colloidali. Prior e .Jones in oasi di grave morbo di Addison banno avuto occasione di notare convulsioni epilettiformi. Anche Chon e Susma.n banno trovato alterazioni notevoli della parte midollare delle surrenali. Ma sopratutto Fischer è quegli che ha messo in evidenza uno stretto rapporto funzionale fra sistema surrenale e sistema muscolare: egli ritiene che la. cortico·surrenale eserciti un'azione sensibilizzatrice sul tono dei znuscoli e propone l'asportazione di una. capsula. surrenale negli epilettici. Tale intervento, però, non ha dato risultati incoraggianti (Brunig). A riguardo del ruolo dei surreni è da far cenno degli esperimenti di provocnzione di accessi convulsivi oon l'ingestione o iniezione di adrenalina. Ma anche qui risultati incerti perchè mentre Benedeck è riuscito con l'iniezione di l mmg. della sostanza a determinare un attacco epilettiforme, Bertolani, eseguendo ricerche d i controllo su 40 soggetti epilettici, ha ottenuto sempre risultati negativi. Rizzati, dopo risultati incerti, perviene alla conclusione che l'adrenalina non ha azione convulsivante che su soggetti epilettici (per via sottocutanea l'iniezione riusciva inefficace, per via endovenosa su Il soggetti 4 soli presentarono una tipica reazione). La. constatazione di accessi convulsivi epilettici scatenantisi in. coincidenza con la comparsa delle mestruazioni (Rebattu, Seda.illan e Mollon, Pagniez, Van der Berg) e il miglioramento nel corso dell'epilessia osservato al sopravvenire della IDenopausa. (Rebattu, Sedaillan, Mollon, Kinnier Wilson), o in seguito a castrazione (Schramm, Cotu e Rebattu, Davidson, Russe!, Everke, Winter), a irradiazione delle regioni ovariche (Frankcl, Fuchs, Sn1omon), infine duro.nte lo. gro.vidanza (Tissot e Marcé, Pinard, Ta.rdieu) hanno fatto pensare a un'influenza della funzione ovarica: queste glandole, cioè, favorirebbero le manifestazioni dell'epilessia con la loro attività, mentre tenderebbero a interromperle quando tale attività, spontaneamente o con mezzi provocati, è soppressa. I tentativi di opoterapia. hanno dato, ad alcuni, risultati assai favorevoli, ad altri negativi. Ma.rchand e Toulouse non avrebbero elementi dallo studio dei loro soggetti per .confermare tali fatti, anzi essi negano l'influenza delle mestruazioni e i successi della castrazione (da osservare che con la castrazione Rebattu, Sedailla.n e Mollon avrebbero osservato addirittura la comparsa di crisi epilettiche). D'altra parte non si può affermare un'origine esclusivamente ovariC~~o dell'epilessia solo che si pensi che tale funzione glandola.re è cara.tteri<rt.ica della donna soltanto. Qualche autore (Pagniez) affaccia l'ipotesi di una relazione di tali stati (gravidanza, castrazione) con disquilibri del metabolismo sanguigno e del tenore dei suoi componenti (i:itato di acidosi e probabile eccesso di colesterina nel sangue riscontrati n ella gravidanza e r esistenza delle donne incintE' allo choc anafilattico, aumento del tenore di calcio n el sangue degli animali castrati). Poco significanti le alterazioni riscontrate nei gonadi (Schonn e Susmann, Capelli che trovò alterazioni regressive varie nei testicoli). Alterazioni dell'ipofisi furono osservate da Schonn e Susmtym (lobo anteriore) da Prior e J ones i quali ultimi descrissero anche qualche reperto di st-ato timolinfatico, da .Mc. Kennan, da Tucke.r che su 200 epilettici riscontrò segni di insufficienza pituitaria in 63 casi. Si è constatato, d'altra. parte, che l'ipofisiectomia non porta allo scoppio di crisi e che i tentativi di una opoterapia non hanno dato risultati incoraggianti. La rontgen-irradiazione della regione ipofisaria, dalle esperienze di Buscaino in 5 casi, mentre in primo tempo porterebbe a un aggravamento della malattia determinerebbe in seguito una fase di miglioramento più o meno accentuato e costante. Per la teoria pluriglandolare sono Telese e Funaioli che hanno riscontrato, in vari comizjali, . dispituitarismo-dissurenalismo-distiroidismo.

Infine C!aus e Van der Stricbt, Bratz, Bouobé, Volland, Obregia, Urecchia. e Po-

pea, ecc. hanno rilevato, all'aut<>psia di epilettici, un reperto di stato timolinfatico.


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CONCEZIONI MODERXE SULLA PATOGENESI DELL'EPILESSIA

FATTORE NERVOSO·VEOETATlVO. -L'ipotesi di un'azione delle glandole a se• erezione interna nel det-erminismo delle crisi epilettiche, doveva, per quella stretta interdipendenza che regola i fatt-ori endocrini, naturalmente richiamare l'atien· zione dt>p;li studiosi verso un'event,uale partecipazione del sistema neuro-vegeta· tivo. Varie considera'l.ioni, del resto, portavano a tale indirizzo: le osservazioni sulla pressione sanguigna e sulle vari(~zioni corpuscolari caratterizzate da instabilità. e variabilità, indk·i di un dist.urbo umorale, lo stretto rapporto fra sistema endocrino f<impatico e a..'lsorbiment.o e mobilizzazione dei Ca-joni e K-joni (abbiamo g ià vis to l'importanza di tali !'<ali, nel sangue, nella genesi di forme spasrnofiliche, tetaniche, epilettiche), la. constatazione, infine, di ta.luni segni rivt\latori di perturbazioni del sistema nervo::;o vegeta.tivo (p1·ove chimiche e meccaniche). Della pressione sanguigna.. delle variazioni corpuscolari, del disquilibrio minerale si è già dett-o. Circa le prove chimiche i risultati ottenuti con l'uso di adrenalina, atropina, pilocarpina da parte di vari O!l.~crvatori ( 11aniolopolu, Forti e P ezzi, Buscai no e Signorelli, Besta, Catalano) non ci permettono di trarre conclusioni definitive. Più importanti, invece, appaiono i risultati delle prove meccaniche e fra queste il riflesso ocnlo cardiaco è quello che ha intere...:;sato maggiormente gli studiosi. Le· sieur, Vernet e Petzetaki, AguJ!Iia, Dufour, Legras, Funaioli e Telese, in numerose osservazioni, hanno trovato un R. O. C. esagerato e quindi propendono per uno stfl.t o di vagotonia nei comiziali; mentre Maillard e Codet, Catalano non confermano tale osservazione e per di più negano ogni rapporto fra intensità del ri· fiesso e p:ravità. e frequenza de!! li accessi. Alcuni trovano persino un riflesso invertito, specie all'inizio della crisi . I risultati di altri AA. sono però favorevoli alle conclusioni dei primi: così T inel e Sant.enoise hanno riscontrato nell'epilettico dei periotti di sirnpaticotonia e doi yeriodi di vagotonia, ne i quali ultimi, però, si p rodurrebbe l'a{!cesso epilettico. Nel periodo p reparossitico si t roverebbe sempre un R. O. C. positivo. Andriani, con un estune sistemat.ico su 36 epilet.tici, ha riscon· trato un'esnJ!erazione d el rifil'!'<SO nella percentuale dell'S:l % : positivo nel periodo preparatorio della crisi, e&<>O s'intensifica durante questa per diminuire col dileguarsi dell'accesso. Il rifles.<;o si è presentato nella s ua sintomatica triade caratteristica: rallentamento, ipotensione e indebol imento del polso. Indipendentemente dalle crisi manterrebbe un carattere di costaza nei s ingoli ammalati in relazione col polso fisiologico. Felsani che ha studiato l 'argomento in rapporto a una possibile diagnosi a mezzo del R. O. C. ha trovato anch'egli negli epilettici un tipo a preferenza. vagotonico. I n genere dunque si è propensi ad ammettere uno squilibrio neuro-vegete.tivo orientato piuttosto verso il vagotonismo. EPILESSIA E COSTITUZIONE. - D iremo, infine, che si è tentato anche di trovare nell'epilettico una deviazione dal tipo normale, quasi una speciale costituzione con particolare predisposizione verso l'epilessia: ma gli studi in questo campo sono ancora molto incerti. P ende, Kretschrner ritengono che l'epilettico non possa. costitu ire un tipo a sè anche se non gli si può assegna-re un Esto in una categoria di tipi morfologici piuttosto che in un'altra. Buscaino, nell epilettoide, ammette uno speciale carattere, derivante da un'anomalia costituzionale da lui detta cenesto· patica, che dovrebbe formare gruppo a parte non potendo rientrare in alcuno dei tipi e combinazioni finora accert-ati dagli Autori.

De. quanto si è esposto balza. evidente la difficoltà di pervenire a. una conclusione, di azzardare cioè \m'ipotesi che, basata su fatti concordemente accertati, riesca a chiarirci il meccanismo di produzione della crisi epilettica. Gli studì che hanno portato e. qualche risultato - ammesso dalla maggio· r e.nze. - ci fanno propendere per un disquilibrio umorale, in genere, di natura non ancora bene assodato ma che potrebbe effettivamente costituire il fattore essenz iale epilettogeno: sia pure in dipendenza o in relazione con turbe della sfera endocrina o, meglio ancora, endocrina-vegetativa., chè ciascuna teoria è insufficiente da sola a svelarci la patogenesi di una sindrome così antica, è vero, ma cosi discm;sa e comple.<;sa e irta di incognite. Le ricerche continuano a ncora e a noi non resta. che augurare una rapida soluzione dell'affannoso problema onde stabilire s ulle sue basi una appropriata terapia di indiscusso valore sociale e u manitario.


RIVISTA DILLA ST!IP! miCA ITALIANA l STRANIXRA SANITÀ MILITARE.

S. SMITH. - Malattie nervose funzionali nell'esercito. (J ournal of the roynl o.nny medicai corps. agosto-settembre, 1932) . Disturbi fwtziona.li nervosi sono stati osservati in gran numero fra i red iUci de lle trincee ed hanno formato oggct.to di ricerche p er part.e di studiosi di ogni ~1aese. Ancor oggi, a distanza di t-anti anni, ci troviamo di fronte a un numero levante di p siconeurotic i i quali, ne ll'ambiente ct·eato dalla guerra coi s uoi inevitabili traumi, talora soltanto psichici, spesso anche fisici hanno trovato l'origine o l'aggrava.mento del loro male. A riguardo dell'isterismo l'A. impugna la vecchia croden.za dcllt~ n eurosi • sine materia » ed afferma che ormai la distinzione fra malattie orgunicho e ftmziona li del sistema. n ervoso, allume delle moderne vedute scientifiche. non è più sostenibile. In che si associa all'opinione di KINNIER 'WrLSON il quale afferma c he Olffii malattia del sistema nervoso, sia essa di natura palesemente organica, s ia che a e~ non corrisponda un substrato a:natomico, determina. sempre disturbi • d e lla funzione •, deprimendo la o irritandolo.. Epperciò l'espres.~iono • distw·bo funzionale • appare priva di ogni significato. :Ke i centri di accertamento diagnostico per le malnt.tie nervose, dove lo SMITH prestò servizio in guerra, la maggior parte degli ufficiali addetti apparvero (è opinione personale de ll'A.) impari al compito loro affìdato s ia per la diagnosi e il tJ·attamento di un genere di malattie p er cui si richiede Wla particolare esperienza specialistica, sia per la scarsa. conoscenUt. del modo di trattare e t enere disc iplinat-o un gruppo di malati portati per loro natura ad essere instabili e p erciò insofferenti di tut.t,e le restrizioni impost-e dalla vita militare. Riguardo a lla f1·equeza de lle psiconeurosi n ei vari periodi di quiete o di battaglia l'A. ricorda che Wl maggior afflusso dÌ malati, p er l.o più miti, si osservava durante le azioni; all'incontro nei periodi di re lativa quiete si aveva un minor numero di casi ammessi ma questi si presentavano a carattere per lo più assai grave per la sintomatolo~ia e l 'ulteriore d ecorso. Due fattori d 'importanza. preponderante contribuivano a innalzare il valore d elle ammissioni, da Wl lato i combattime nti prolWlRati, dall'altro i gravi bombardamen ti. Quando i due fattori a.gi\·ano insieme la propçrzione nelle ammissioni di ammalati del genere r~tggiungeva il mas.'limo. E sopratutto l'accentuata inst.abiliti\. di caratte re, la costituzione n eurolabile, quella che per l'A. costituisce il fattore di importanza ma.'.!sima ne l det erminismo d'una psiconeurosi grave. Infatt.i i disturbi funzionali nervosi, che insorgevan o in condizioni particolarmente terrificanti, per il paziente ma in un terreno o costituzione nervosa norma.Je o assai vicina alla norma si presentavano più suscettibili di pronta. re missione. È di grande importanza per l'A. saper svelare già al momento dell'arruolamento le costituzioni particolarmente prodi.spo~'<te alle sindromi psiconeurotiche. Questi sogge tti, oltrecbè presentarsi per sè st-essi inadatti all'ambiente milit-are, costituì· scono in esso un continuo perico~o p er la poss ibilità che la loro instabilità di carattere, che si estrinseca nell'insofferenza d 'ogni restrizione, possa trovare facile presa in elementi sani e disciplinati mn suscettibili alla suggestione altrui. Onde la necessità di liberare l'ambiente militare da questi elementi cbe rappresentano in esso una nota st-onata.. Vari altri punti del vasto capitolo delle pRiconeurosi l'A . sfiora ma di essi omettiamo di parlare per brevità.. In conslusione, egli crede di poter affermare che l'argoment-o delle m a lattie funzionali del sistema. nervoso, per le incertezze che riguardono i limiti da assegnar e all'una e all'altra forma, per la stessa difficoltà di stabilire un limite netto fra malattie ad alterazioni anatomiche chiaramente dimostrabili e malatt.ie senza alterazioni evidenti, rappresenta. ancora un capit-olo allo stato di fluidità. Onde assai difficile si rende per il medico della strada conoscere quale sia la via da seguire. La quale deve

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E Sl"RANTERA

essere- per l'A.- que llo di barcamenarsi fra. le diverse dott.rine in conflitto, senza propendere troppo per l 'una. e per l 'altra specie quando siano prossime ai gradi estremi. Tutto ciò in attesa cho maggiori conoscenze ci permettano affermazioni più sicure e recise su questo argomento cosi comp!Hsso e ricco di incognite. SACCHETTI

IGIENE. PraAs L. e CAMllOSu G.- Studio sul rapporti tra fenomeni eli superflde e reazione del suolo acquifero. (L'Igiene Moderna, dic. 1932). La proprietà che ha. il suolo di tratte nere gas liquidi e solidi in esso sospesi dipende dalla. supe rficie totale di esso (so mmA d elle superfici d ei singoli granuli che lo costituiscono). I fenomeni così d etti di superfici~ sono importanti p er le ripercussiorù che hanno sui caratteri d e ll'acqua d e l sottosuolo: in un suolo a granuli fini annullano o ra.Uen· tano la progressione d e i micror~anismi, d e lle minime particelle sabbiose ed argillose, d e lle so~tanze colloida li e di va.rii crista.Uoidi. come i sali di ammonio, di pota...<>sio, di magnesio, in moùo che essi possono penetra re solo fino ad una certa profondità e giungore in modo limitato o non giungere o.ffntto all'acqua d el sotto~molo . Invece i sali di sodi o, di calcio, i cloruri, i nitrati, i nitriti si diffondono n e l terreno arrivando alle falde idriche e causando una moditiçazione nei curn.ttori chimici dell 'acqua. Il suolo ha anche un 'altra proprietil, a seconda del tipo di rocce da cui si origina: la variabilità. del grado di a cidità e di alcalinità.. Anche i lavori che si compiono sul suolo, le varie colture ecc. influiscono sui proces.-,i di ossidazione e di riduzione con ripercussione s ulla retlzione d e l suolo stesso, abitualmente comprese tra pH 4,5 e pH 8,5. Gli a.a. hanno studiato i rapporti fra f enomeni di superficie e reazione del suolo acquifero, usando filtri costituiti da sabbie diverse o da carbone vegetale, lavati :accurat.amente e disposti in ruodo da rapproE<ent.are il suolo st.esso. Confermando le ricerche di H olderer sulla diastasi, di Gildemei~ter ed Her..:berg sul batteriofago e di B echold sui filtrati ottenuti con di versi sistmni, hanno trovato che una reazione alcalina favorisce il passaggio ùei germi, montre una reazione acida. impedisce o diminuisce tale passaggio. Col pa.c;saggio di una. soluzione forte mente alcalina attraverso i loro filtri gli aa. hanno avuto filtrati torbidi., pe r la rimozione di. partice lle contenute n ello strato filtrante; il passaggio di una soluzione acida. dà. invece un filtrato limpido. Gli aa. hanno anche mc;;so in evidenza che l 'influenza d e l pR sulla. filtrazione è in r elaziono alla otu·ica elettri ca che determina, atta o m eno a favorire l'adsorbimento delle part.icelle sospese. I iliversi fattori invocati a spiegare la filtrazione- specialmente l'adsorbimento, la ca rica olettricn. del filtro, la 1·ea.zione del m ezzo- sono quindi l 'uno in dipendenza d oli' altro. Secondo lo ricerche d egli a.a. nel suo lo acquifero si avTebbe un maggiore e minore passaggio d ei germi a seconda d ella reazione a.lcnlina o acida. Per la stessa ragione dovrebbe verificarsi intorbidamento trl.m'Ùtorio d e lle a.cque del sottosuolo nelle r egioni calco.ree, ne lle quali la reazione d e l t erreno è dipendente non solo dal contenuto in ioni Ca, ma. anche da.l.la t ensione d oU'anidride carbonica, dalla temperatura, dalla coesistenza di altri sali ecc. M.ENNONNA

A. C:I..LMflTrE. - D ~l rappDrtl fra all ~rgia tub!rcollnlca e immunità nella tubercolosi. ( La Presse Médicale n . 73,1932 ). Correlatore o.lla VII Confe renza. internazionale contro la. tubercolosi sulla questione di carattere biologico d e lle re lazioni che intercorrono fra allergia. ed im· munità, il Calmette ribadisce il concetto, già. altre volte espresso, che l'allei·gia. tu· bercolinica non è unt\ manife::~tazione di immunità. La relazione d c Il' A. ha una premessa intesa. a precisare e differenziare i concetti di allergia e di anafilassi: lo choc o.natìla.ttico non può essere scatenato che dalla. ident ica sostanza che ha d etermint~oto lo 11tato anafìla.t.tico, mentre l'allergia può os-


RIVISTA DELL.A 81'A.M:PA MEDICA ITAl.I.>.NA E STRANIERA

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sere rivelata da una sostanza (nel caso speciale la tuberoolina) che di per sè è incapace di provocare lo stato allergico. Solo l'infezione bacillare genera l'allergie. tub ercolare, la quale non ne è che la rivelatrice. P uò essere temporaneamente mascherata. de. altre allergie (morbillo, pertosse, grippe), da intossicazioni, dall'azione delle radiazioni ultra-violette sulla. cute, etc. come può essere rivelata da sostanze specifiche (iniezioni d'estratti d'organi, di b. Coli, di b. d 'Eberth, di b. paratifici etc.) per fenomeni u pare.llergici "• caratterizzati peraltro dalla breve durate., mentre l'allergia tubercolinica è persistente fino alla scomparsa della Rimbiosi bacillo-cellulare che l'ha determinate.. Le ragioni portate dal Calmette a sostegno delta sua opinione sono le seguenti: l o Organismi naturalmente immuni, anche se inoculati con b. tubercolari virulenti&>imi per l e specie sensibili, non si mostrano mai allergici. 20 Organismi sensibili (bovini, cavie) infettati con bacilli t. b. c. non sono sempre allergici, quantunque si dimostrino immuni di fronte e. super-infezioni virulente. 30 Alcuni fattori e.nergizzanti, quali le irradiazioni ultraviolette, inibiscono l'e.llergia ma non hanno influenza sull'immunità. 4o Si può far scomparire l'allergia per assuefazione a dosi progressive di tub ercolina. eenza che sia diminuite. la resistenza alle superinfezioni, il che è dimostrato dalla. tubercolinoterapia nell'uomo. · 6° Infine S. L yle Cummins ha constatato che molti negri d ell'Africa del Sud, impiegati nelle miniere d el Tre.nswaa.l, pur non dimostrando di possedere alcuna immunità reagiscono alla tubercolina e in essi l 'allergia è più spiccat·a quanto più attiva. è l 'infezione. L'allergia. non è dunque una. manifestazione d'immunità mtt. unicamente un prezioso segno rivelatore d'infezione bacillare. il quale compare allorchè la vita simbiotica dei bacilli con i macrofagi ha dato luogo alla formazione di quello che Catmette chiama il « tubercolo elementare •, stadio che precede la " f,'Tanulazione grigia & o il "follicolo • di Laennec. N è dall'allergia possiamo attenderci indicazioni, nei riguardi della benignità o gravità dell'infezione, delle loca.lizzaioni, dello stato evolutivo o della latenza di una infezione pa.ucibacillare. Il Ca.lmette passa quindi a considerare i rapporti fra allergia tubercolinica e vaccinazione preventiva (premunizione artificiale) facendo rilevare come l'allergia positiva abbia un reale interesse nei bambini vaccinati i quali siano <>tati lontani dal contagio con bacilli virulenti. Essa dimostrerebbe che i bacilli B . C. G., a.virulenti ed inoffensivi, si sono moltiplicati negli organi linfatici det.erminanùo così per un tempo probabilmente molto lungo (5 anni secondo Debrè) quello stato di premunizione che rende inoffensivo le superinfezioni. Per contro nei bambini vaccinat·i che sono stati precocemente isolati dal contagio tubercolare, la positività della reazione allergica. non hl.\ lo stesso signifìrato, potendo essere legata all'azione del B. C. G. ovvero a quella di bacilli virulenti da superinfezione, i quali sono stati assorbiti impunemente dall'organismo perché già premunito col B. C. G. R ecenti lavori di alcuni A.A. sembrano tuttavia ammettere al riguardo la possibilitA di differenziare n ettam ente le rel\zioni allergiche dovute al B. C. G. da quelle consecutive a contaminazioni virulente. Da que.nt{) precede, A. Calmette ritiene di poter pa.'>Sare ad una conclusione pratica. Partendo dal rilievo, fatto in quest.i ultimi anni, del!~ diminuite. mortalità per t-ubercolosi in certe regioni (e qui Calmette si limita a nominare specilicatamente la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e la Dan.il.nacca) ne lle quali, non essendo stata utilizzate. che eccezionalmente la vaccinazione preventiva, anche per il Calmette, il r egresso della mortalità deve attribuirsi alle misure profilattiche ivi più razionalm ente esplicate, l'A. è portato alle seguenti considerazioni: Sarebbe interessante stabilire so il numero degli individui allergici è diminuito in dette popolazioni, p erchè in tal caso ci si dovrebbe doma.ndare che cosa. riserbi loro l'avvenire giacchè, privandosi della protezione conferita da}una infezione spontanea l eggera o dalla premunizione a mezzo del B. C. G, verrebbero a trovarsi in uno stato eli estrema sensibilità. verso l 'infezione bacillare, stato comparabile a quello che si osservo. nei bambini e negli indigeni Africani o Polinesi non allergici, vergini d'ogni contaminazione tubercolare. Esse sarebbero decimate dalla tubercolosi perchè la sola immunità ereditaria, inesistente o fugace, non varrebbe a proteggerli. Nel caao invece che il num ero d ei soggetti allergici, in dette popolazioni, non fosse diminuito-il che vorrebbe


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RIVISTA DELLA. STAM.l'A MEDICA ITALIANA E STBA~'"IEIU.

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dire che l 'infezione benigna, spontaneamente premunitrice, continuerebbe a r ealizzarsi stabi lendo~i così a poco a poco una inummità più generale - sarebbe sempre un vantag~o in rapidità o sicurezza il sostituire a t,a,Je mezzo naturale la promunizione

artificiale col H. C. G, egualmente allergizzante ma sicuramente inoffensiva. E poichè, concluda il Calrnette, l'immunith n ella tuber(;olosi non esiste che come stato di « pre mun.izione n occorre allergizzar<: fin dalla. nascita tutti gli esseri umani per metter li in condizioni di r esistere alle superinfezioni, virulente alle quali essi saranno, prima o poi, indubbiamente esposti. NAXNI

D. JoNKEsco. - Ricerche su un virus rablco di strada a virulenza rinforzata (Am1ales de rinstitut Pastcur, T. XLIX, 1932, ottobre, n. 4). L'Autore ricorda che esist,!" in natura un grande numero di virus di strada ch e è possibile differenzia re, sia per raza.one pa.togena, sia per altre proprietà. Molti di que:::ti virus si IW\-icinano al gmppo di quelli encefalitici e, solo con un esame dettagliat o, è pot>sibile J"ident.itìcazione.Inolt,re le vru·iazimli dei virus di strada spiegano la variabilità d olll:' proprietà d ei virus fissi. Riguardo poi alla durata della. incubazione del viru.R rabico di st.ra.da, le variazioni dipendono, in primo luogo dalla na· tura del virus stesso, poi dalla specie dcll'o.nimale inoculato ed infine da.! metodo seglti to n olla. inoculazione. Nella letterat-ura si trova solo un piccolo numero di casi n e i quali l 'incuba.zione negli animali del virus rabico di strada è a.s.~ai breve, e la. diagnosi tra que::;ti casi e quelli d e l vù·us fisso può presentare indubbiamente una certa difficoltà. Perciò l'Autore ba rite nuto opportuno riferire le proprie ricerche su un virus isolato da tm cervello di lupo ucciso a. Turnu-MagureUe. Tale lupo non aveva morso alcuno e nei frammenti del cervello non fu possibile identioa.re i corpuscoli del N egri. D al.Jie ricerche stcRSe si rileva come tale vin1s abbia presentato nettamente i caratteri di que llo rabico eli st.rada rinforzato, con una particolarità molto interessante, quella cioè della fissità, sin dal principio del periodo d'incubazione. Nei conigli, inoculati per via intra.cerebrale, ba presentat.o, in 19 passaggi, una incubazione fissa di 3 gio1ni a partire dalla prima inocula.zione. Nelle cavie, p er la stessa via, ha avuto una incubazione di 2 giorni in 18 passaggi. Nei1topi, per via sottocutanea, è stato sempre patogeno. Nei cani l'incubazione fissa è stata eli 4 giorni, p er via intracerebrale. Quel'lto virus è stato n eutralizzato dal siero antirabico ed i virus rabici sono stati neut.ralizzati dal siero preparato immunizzando gli animali col virus lupo. Nel conig lio, per via intracerebrale, la virulenza è stata manifesta fino alla diluizione. 1:500.000. L'Autore conclude ritenendo che sia utile tenere presente che esistono in natura dei virus mbici di strada rinforzati, che hanno taluni caratteri del virus rabico fìs.w, una incubnzione fissa e, come dimostra il caso riferito, una delle più brevi incubazioni finora conosciute. PIAZZA

MIDICINA INTERNA. E. ZADEK.- Contributo alla trombosi acuta delle coronarle. (De'Utsohe medizinische \Vochensohrift, n. 50, 9 dicembre 1932). L 'A. illustra un caso di trombosi delle coronarie molto importante per il suo particolare modo di insorgere e di manifestarsi, per cui il giudizio diagnostico in primo tempo fu deviato e fu corretto solo dall' ulteriore decorso e dall'impiego di speciali mezzi d'indagine. Un soggetto fu preso 2 volte alla distanza di un anno improvvisamente da forti dolori "ll'epigastrio irradiantisi verso il cuore; il m edico curante diagnosticò litiasi biliare e con tale diagnosi la seconda volta lo ricoverò in ospedale. l vi gtun.<~e in condizioni molto gravi, i dolori gli impedivano la l'espira· zione e rendevano difficile l'esame completo del paziente, per cui il giudizio diagnostico Testò indeciso tra una litiasi biliare, un'ulcera perforata o una panoreatite acuta. Contro queste affezioni stava però l'a..r~senza della tensione delle pareti a.ddominali ed in generale la trattabilità oompleta dell'addome. Nè era s.o stenibile


RIVISrA DELLA 81'AMl'A MEDICA ITALIANA E SrllA:-IlERA

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l'ipot.>si che a base della grave sindrome pn>Sentata dal pazil'ntt> ~tt>SS€' una lesione <:•trdio.ca, in qua.nto all'e.'iamo del cuore si rilevava. solo qualclu.' <'XLrl\..;i;;tolc ..-d lUla. Ct'rta cmbriocardia ed in quanto n<'ssun risultato s'otten('\'0. d n l hu~omm inLc:;rrazione cl ·Il,, n·mali so,tanze ad azione dilatante sulle coronarie. L'ulteriore decorso ro:re pNÒ .;ompre più chiaro il quadro d 1•ll'insufficienza cardi~:~-ca o l'idPa che tutto il qnl\dro c linico fosse da t~.tld.(lbitarc ad una. l€'~'l ione dolle co•·onn,rit:- s i fece sempre piì1 vo:I'ORimile. Ciò fu conformato da.ll 'os;t.me racholop;ico od l+ttrooardi ogra.fico, il qu'll•• ultimo mostrò lo spostamento d e ll'intervallo ST 1mllt\ linN\ isoillettrica, C>\f\'lt''l'i>:tic<) dell'infarto m iocardico, reperto che persist<•tte in variato in succes· lli\·j •'-<Un.i.

L 'A. richiama a quPsto punto l'att<'nzione sul grande aiuto che alla diagnosi di trombosi delle coronari,· pu;> portare l'inda~ine r>\Ùiologicn. itlla quale finora si è d11tu -;carsa importanza. Xl'! caso in esame il <'UOrt> en\ t>CCI'ntricamf'nt€' dilatato V I'NO sinistra. e mostrava un arrotondamento ed un 'in,;,'nat ura nrlla rt>srione della puntn. reperto che s?condo ricerche numerose fatte dall'A. s i tro\'a in ci rca il 50% d ci "OI(~<>tti con lesione delle coronnrie. Tale IX'perto a c.uico d <'lln punta del cuore dipen<lf' da un infarto e da un aneurisma di es.sa. Anche dopo molto te mpo. quando i grawi clisturbi si cra,no di lt•gmlti (l :ii era ra~giunto un comp<'ll:iO compl!'t o. restarono immutati il r?p:!rto elctLroca.rdioj:rrafico ed il raùiologico o. dimostrazione d elle grrwi lesioni che avevauo colpito il cuore. Conclude il suo studio l'A. m ettendo in rilievo l ' importt\nza che il repert.o radiolo~ico ha par la diagnosi di trombosi delle coronarie, spcciu in quei cRsi in cui i sintomi c linici sono non chiari o in rrgre~sion4?. [n p wticolu.re l'arrotondamento cCCl'ntrico d e lla punta. 1lc l cuoro. rlopo l'e;;clu-iionr di un immffici<'nza aortica. e di f<COmpcnso cardiaco, depone srnz'altro per una trombosi 1.h•lle coronarie, mentre l ' insenatura d el cuore può ancora r<'stare un reperto mro in tale affezione.

R. D'ALESS.I.!'IDRO Z ot.LIKO!'ER e Cusl'ER. -

RJllevl clinici sulla poliomielite. (Schweiz. med. Wschr,

6 febbraio lu32). Gli AA. tracciano la F!intomatolog1a clinica. d ella poliomielite in base a una ricca. co.:<i~tica di circa. 70 casi svoltnsi principalmente ne l cantone di Sttn Gallo, insi-

stendo s pecialmente sui dati rnono eon(ormi o.lla pratica cnrt·tmte. Cominciando dall'età. pr~ •· qun.nto s i dica gonendm€'nte cho la poliomielite è poco froquonte dopo il primo 1loccnnio di vita, è stata invece da essi riscontrata non di rado in giovani e in nclulti. L{! pa1·a.lisi costituiscono in gt>nOI'e un quadro caratteristico t> col loro sopraggiunJ::t' ro sciolgono di regoli!. ogni difficoltà dia{5no;:tica; a ;~rcondn della sede d e Ua m'\lattia nal midollo s pinale ne l bulbo<' anche n ella cort.cr<'in. può aw~i la più S \ "8· riata ~intomatologia . .AAAA.i i.ntl'rO.'i:lllnt.i per la relativo •·nritò. i casi di paralisi oculari: in un quindice nne insiem~ col qu:1dro qu.1.si compl€'to in una. oftamoplcgia bilat<·mh• si r iscontrò pure rigiùit~ nucale. Kernig e,·idl'nt<', ùolontbilità e rigidità di tutta la colonna. vertebra!(' sì da. non aversi alcun dubbio din~nostico . In un altro C•t""O, un p.lziente di vontidue anni, ~icuram:mt\ poliomi<'litico, si l'bb!' una paralisi oculMe con diplopia ch9 re grodl con grand o lentezzf\. Dr~li altri n ervi cranici s i 0~"(-1rvÒ varie volte comprom:lS.'lO il n')rvo facciale. Riguardo allo. par<tlisi s i questo nervo il Bc~ssa.u ha e m?l'!so roecontomrmto l'opinione che tutte le pa1·alisi isolttte del i acittlc·, di natura dubbia, non Mcl'ivibilo a mA.lo.tt io o lt>s ioni or·tzctmch e. siano di natum poliomielitica, negf\ndo cosi il tipo dalla para lisi raccio,lc reumatica almeno n c·ll'infnnzia. Gli A.A. non arrivano a questa conclusione un po' s pinta per quanto ammettano doversi tenC'r presente più sposso ùi qurllo cho n on s i faccia l 'evPntu!llità della poliomi~litc. Una localizzazione affl\tto rll!'l\ è la paralisi d e llo sAnterl' anale che per la s ua sin~olaritÀ. m erita di e.~ro di'scritto. con ma~giore ampiezza. Si tratto va di un ~io­ vane di diciotto anni ammalatosi improvvisamPnte 4 p;iorni prims d<'ll·cntrnta in <>:<pedale con C'>faleo., febbre alta, vomito. Sopro.:zi!;iunsero poi dolori violenti d ella colonna.. lombare, rigidità nucalt>, Kcrnig e ,·idente, ipe1·termin ccc. Già dal primo giorno d'ospedalo si rilC'vò incontincnz1\ com!Jleta. df•ll'alvo c ddl'orina; i disturbi de lla minzione si risolsero in pochi giorni m entre solo dopo quattro settimane si 4 -

Gi~rnale

di medicina militare.


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RIVISTA DELLA STAMPA. MEDI CA 1-rALIA.NA E STRANIERA

ristabilì la continenza. feca.l~ con riflesso anale di nuovo prl".sonte. I n un altro C•ISO di paralisi dello sfinten:- anale questa era. o.ssociata con po.resi d e ll'estremitè mferion, d el detrusore della vescica, unitamente a disturbi d e lla d eglutizione. Anche quest"-' caso venne a guarigione. L e lesioni colpirono in armonia con quanto è già noto, preva.lentenwnte gli arti infer·iori. I n cn~o di locnlizzazione agli arti superiori si notò con frequ enza la paralisi unilaterale d e i deltoide. I n un caso a questo tipo di pa.ra.lis i, in w1 lato, si uni quella del gra.n serrato cootrolaterale, col quadro della scapola alata. , .arie volte furono osservati disturbi delli~ parola in rapporto ad alterazioni dei muscoli della l ingua,labbra., e la.ringc . Assn i frequente la voce nasale per paralisi del ,·elopendulo. Una vera e propria af>l.sia nel senso indicato da. v\'ernstcd, come espressione di un processo corticale, non fu mai riscontrata. POLIOMIELITI NO~ PAHALITI ORE. -

Se le pnrnlisi costituiscono in genere

il comple:sso aintomatologico più importontc non d<'bbono però riten..-r.~i inclispen· sabili por il quadro diagnostico, come è stato giÀ. ossorvnto in qualche epidPmia. Al· ctmi casi sono caratterizzati dn un decorso abortivo. É in quc~te forme clw l'inda-

gine clinica deve speci!dmento insistere perchè non vengano misconosciute e si p ossano in tempo predisporre ]l} misure profilattiche C'd il trattnm<>nto tt:'nlpl'utico. Le. febbre è ordinariamente pr<'sente con cef~tlea inte nsa c vomito fin dall'inizio; sopravvengono subito i fenome ni mcningitici, rigidità nncalc, K ernig, ecc che costituiscono la. miglior guidn diagnostica. La m eningite del poliomielitico è spesso d i natura passeg~era. durando poche ore o qnalch<> giorno; In. sua localizzaziont> è pre,·a· lentemente spinale: in qualche caso ~iunto all'autopsia si sono const~ttati non semplice m eningismo o ringonfiamento e uTitazionc mcningcali ma manifestazioni e1nor· ragiche intense ed estese. Sintomi irritativi- Una parte dei di;:;turbi irritati vi è di origine mening.•a: cefalea, vomiti, dolori alla nu~\ e al dorso ecc. A volte ron è difficile lo scambio c on una comw1e lomba.g gine. In C<>rte forme pa.rticolarml:'ntP pf'rsistent i è vero!'.imile unn origine radiColare. Me rita particolare m enzione la cirostanza che n ello stadio iniziaie della poliomielite possono aversi d <>i dolori o.ddominali di origine? radiC'olare in modo da. d estare il sospetto di una forma appendicolare. E noto un caso di V\"em· sted in c ui fu addirit.tura praticato l'intervento con re perto addominale natura!· mente n egativo: nel giorno successivo il quadro si chiarì con la paralisi di una. gamba e della vescica. Anche il Dubs segnala tre cnsi analoghi . Gli AA. citano quattro pazienti che erano stati inviati in un reparto chirurgio come sospetti di appt>ndicite nei qunli fu stabilita prontament e la diagnosi esatta. La manifestazioni atassiche e coreiche debbono pure esser tenute presenti nel complesso poliomielitico. Gli AA, alla fine d e l loro inte ressante lavoro, accennano a. i dati di lo horatorio sulliquor, sa.ngue ecc. Si diffondono specialmente sullu. ricerca della velocit il di sedi· mentazione d ci globuli r oRsi pmticnttl- in 29 casi, che C'ssi han.no tro,·atn in gf'nere aumentata. n e lle forme cosidette abortivo in confronto d e lle forme paralitiche conclamate; un aiuto potrebbe esser dato da questa ricPrC~l. nei riguardi d ella diaj;mosi differenziale colla meningite cerebro-spinale; in questa malattia si hanno ,·ttiOI·i di velocità. di sedimentazione più bassa che non n<>lla poliomie lite. l

l\1. H ocRREIN. -

BERTOLUCCI

Rilievi sulla Importanza clinica dei rumori cardiaci nell'Ipertensione.

(Munchener mcd. Wochenschrift 12 agosto 1932). Nella sintom11tologia della ip<>rtensione si ha non di r ado il reperto di rumori cardiaci localizzati alla baso o a lla punta il cui meccanismo e significato cliJ1ico sono stati fin qui scar sam enttc ricercati. Generalmente si ritiene che si tratti di reperti accidentali senzn importanza da ricondursi a una aterosclerosi o a una insufficienza r elativa. del cuoro sinistro. L'A. utilizzando il ricco materiale d e lla Clinica di Lipsia ha osservato in 148 ipertouici, visti n egli ultimi due anni, nel 52 % rumori cardiaci consistenti o in breve impurità. a ll'inizio della diastole, o nunori sistolici a lla base; altre volto rumori presistolici o diastolici alla puntR. Se ossi sia~o di natura or~anica o. funzi?!1alo è un quesito seml?re deli<?&to e la difficoltà è acwt a dallo stato tpertenstvo. Cto vale sopratutto p er 1 soffi dt nat.ura


RIVISTA DELLA STAMPA lt:EDIOA

lTALLA~A

E STRANIERA

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m.itralica. Accanto ai casi in cui l'ipt>rtcns ione di lunga durata ha indotto dilatazicne dt:l ventricolo s inistro con sufficienza r elati,·a valvolare se ne ha nno altri e in gr>ll> numero in cui i rumori non ~;compaiono malgrado ogni cura pt>r cui può ad essi n t· tribuirsi un caratterf' organico. L'A. a. questo punto mette in discu:<sione i rapporti fra ipert-ensione e vizi mitralici sui quali r<'gnano tuttora non poche incertezze. pa!<sando ad el<Sminare la storia di 203 casi venuti all'autopsia n<'i qua li si era riscontrato un vizio mitralico. Su 162 casi esamina ti dettagliatament<' (i rimancnt i er8l"!O \enuti all'obitus poco dopo l'ingresso in clinica), fu ri~contrata 25 voltt' unA stenosi mitralica pura. 31 volte fu stabilita la diagnosi d'insuffi<'ienz.a mitralica, 106 voltP si trattava di vizio mitralico combinato. P er quanto rigua rd a la ,:;tenosi mitralietl pura esso. è associnta coll'ipertensione in modo assai frequente. Nell'insuffic iPnz>t mitralica la coesistenza della ipertensioue è m eno caratterist.ica, ritornando questa frequent-e in caso di vizio mitralico combinato. Sulla genel'ti di essa r egnano tuttorn. molte incert~zzc, dal concetto di Sahli che ammetteva l 'aumento della tensione p O,:!· giare sulla stimolazione subita dal centro del r(•8pi ro per una maggiore concenrrtlzìone sanguigna. in CO' si è passato ad ammettere una iperteD!'iOne fwtziona Jt>. \'l'l O· similmente sulla base di un'alt.erazione riflessa. d ei cosidctti «freni della pressiorw » (Hering, K och). L'A. osserva che se per ora non vi è un accordo preciso su l significato del! 'ipertensione n ella st enosi mitralica l'osservazione accurata di questo sin}omo può portare qualche delucid azioue nel problema ste~so generale della iperton ra ess-enziale. E si constata una volta di più che questa non può riposare s u un fattore un ice ma d c,·e essere eons idot a ta piuttosto l'espressione di funzioni complesse su cui pcsson o agire alterazioni molteplici. Nei riguard.i della prognosi, alla ipertension e riscontrata nei ,·izi mitralic i può essere accordata una relativa benigni! h.. Ciò vale sopratutto n ello stadio inizi1de; negli st a.t.i cronici la prognosi è seria per cui il successo della terapia dipende dal riconoscimento precoce como dimostra chiaramente un esempio d ell'A. in cui un t ratt-amento energico fece discendere la pressione da 210- 115 mm. Hg a 145 - 85 in un paziente affetto da vizio mitralico combinato consecutivo a endocardite r Hl· matica. In una gran part.e del materiale studiato si osservarono soffi sulla baf'e cnrdinf·u. Questi soffi sistolici propagabili verso la periferia specie in sol!gotti di età avanzata vengono di r egola attribuit.i ad alterazioni atero!>clerotiche delle semihma1·i. Fu constatato più volte che essi eranopresentianche con valvole indenni. Oltre ai rumori s istolici. negli ipertonici l'A. ha osservato non di rado alla base cardiaca un soffio protodiastolico, presente anche con integrità completa delle valvole aortiche e che sarebbe l'espressione di una insufficienza relativa sulla base di un meccanismo di n on perfetta chiusura valYolare di natura pretta.mente funzionale su cui l'A. ha richiam.a to l'attenzione in precedenti pubbli<'azicru . Questi rumori protodia&tolici sarebbero un segno importante d ell'irrizio dell'insufficienza circolatoria n e lla ipertensione e come tale d evono fare intraprendere cure energiche che possono porta te alla scomparsa di essi e al migliorament.o generale del circolo. BERTOLUCCI

CHIRURGIA GENERALE. l\1. E. Juv.aJu. -

A proposito del pilastro iliaco (butée). Nuovo processo per la lcos truzlone di un appoggio potente per li femore In forma di angolo prelevato sulla parte superiore della corticale Interna della tibia. (Revue de Chirurgie - 51° A. n. 10, dic. 1932).

L'A. descrive un suo processo per costruire sulla faccia esterna dell'osso iliaco una m ensola sulla quale p ossa prender e appoggio l'estr emità superiore d el fem ori:', allo scopo di supplire alla mancanza della caviti\. cotiloide distrutta o insufficiente o alla insufficienza de lla testa del femore o alla mancanza di continuità col collo. Al di sotto di questa m ensola s i forma un'articolazione sulla quale l'estremità d el femore trova l'appoggio necessario e può funzionare nello stato pitl vicino ali<.> condizioni normali. Dopo aver citato i metodi usati dai varii chirurghi, p er la costruzione di un appoggio iliaco al femore, l'A. passa alla descrizione del proprio: Previa rachiane·


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lli\'IST.-\ DELLA STAUPA M ED I CA I TALIANA E STRANIER A

sta •i a novocainica si prop:\ro.no le due regioni: quella. laterale d ell'anca. con una inci-;ione a d U che abbracci cou la sua concavità il gran troncawre, q uella delht tibia d e l lato apposto, con una lunga inois ion €' longitudina le . L 'inci:;ionc ad U comincia a l di sotto d e lla spina iliaca anteriore superiore, abbraccia il g ra n tronc;mtore e rimonta s immetricamente indietro. Si t1tglia l'aponevrosi d e l tensore. il tensore, la b~ nde rel ladel.Mni;;siate indietr o la parte anteriore d e l g rande gluteo. Si sol lc.•va quest.o le mbo e s i di:>tacca dal gran trocantere, con ltt st>gtl. Gigli, la p ru·te sulla qut\.le s i inse riscono il piccolo eri il medio g luteo. Vtene mes:~a c osì a nudo la parte superiore d ella. capsula.; con uno soa l p e llo s i incide suli 'osso il ia co un intaglio lu ngo quanto la lan.;hem:a della parte superiore della tibia (30-35 mm.) pr·Hvia forte t r•ni.ono ;;ull'ar to inf(!riore . allo scopo d i far discende re più ch e sia possibi le l'e;;tremttù. sup" t'iore d l'l fl•mo re. L ' intaglio deve essere s ituato a l di sopr a d elle insnrsioni della. cap::;u la. p r ofondo da 20 a 30 mm. e d iretto in alto e in dentro. Con lo Rcn lpollo st.f's.;:;o e con un compasso si misura l'i.ntt\glio p er avere la lunghezza della stecca tibiale. Si fa un "incisiorw !'lulla linoa m adia.na do Ila faccia interna de lla tibia d e l lato opp o;:;to e si segna su l\1.1. f>~.cc ia int!:'rna <klla t ibia la lunghezza ò a. daro a lla stecca; il taglio superiore deve essere fo tto a livello d('( la tuberosità a.nt.eriore . Con una sega di Farabeui. pr·ocl'd endo dal bM;:;o in alto Ri dis t.a.cca la stecca, prima obliqua me nte p er w1a lungh~.t.Za. di 15 o 20 mm. e poi parll.llela me nte a lla superficie d ella tibia a uni~ profomli ti\ di 5 o 6 mm. fino a raggiunger e il taglio sup eriore . Distaccata la stecca, la s i int roduce a colpi di martello per la parte affilata e con la faccia periostea. in ba:;;;o n c ll'iutaglio iliaco: se fo;;se troppo ltm~a se ne a sporta il pezzo superfluo con la sega. Si fa nn 'emostasi aocurat,a e poi si rimette al suo posto il frammento osseo troca.nterico e s i fìs~n con un chiodo sottile al di sopra d e l qun.le s i serra un filo di fe rTO, passato per un foro che att.r avers i il troc.mtere, allo scopl> di fissare potentem <m.te d e tto frammento. Si rico>~tl'lli.scono i piani fibromuscol11ri con cr·ini fini e s i sutur a la. pelle con g ross i crini. L 'arto viene immobilizzato in abduzionP, con un appar ecchio gessato a lla Callot; in ve ntes ima giornata ~i tol gono i fili di ferro e in questa occasion e s i rtfa l'apparecchio ch E' h isogr1a tenert> p er 4 o 6 scttim!l.ne, l'operat.o può camminare a lla. fin e d e l secondo m!)se; al 3° o 4° m ese sarà guarito. Oltre che n e lle lussazioni congenite e ne lle lmss•~zioni consecutive alle artriti distrutti ve, il m etodo trovil. secoil"do l' A., buona applicazione n elle pseudoartrosi c ervicali. Il lavoro à corredato d a chiarissime fig ure. PLASTINA

NEUROLOGIA. A. M oRSELLt e A. GuA.RoiNC ERI. - Granuli, sferule e sclerosi In placche. - R iv. di patol. n erv. e ment. - 1932, fase . 2o). D opo la scoperta. di Miss. Ch"va9o;unt, le rio!"rchs sull'esi;jtenza. d e lla. a sphE' rula. in.~u laris » n e lliquor degli affetti da sclerosi in plncch fl ha nno dato- forse per la divol'l';ità. d e i m etodi di tecnica o d ell'interpretazione d e i reperti- risu l.tati oltre modo discordanti. Gli AA. seguendo dn,pprima il m etodo ori~S inale d e lla Chevassunt e quindi c on notevoli variant.i d i t ecnica, hann o ripreso tali ricerche riuscendo a mette re in evid enza e lem enti che, non potendo essere identificati per il eli verso carattere con quelli della. Chevassunt, hanno chiamato sfer u la (per il tipico aspetto) e granuli. D etti e le men ti vennero sempre r iscontrati n egli undici casi studiati mentre 1 n on flll'ono rilevati nei soggetti - controllo (7). D escritti i m~todi di i écnica praticati e i particolari caratteri sia d ella sferula che d ei granuli. e tttrambi m obili, viene affacciat o il pt·oblema del ra.pport.o interced ente fra i dne elemt~nti: g li AA. ammettono che con ogni probabilità. un n esso d eve esistere e, per la co3tanza d ei caratteri d ei granuli. per la forma, grandezza, luminosità., mobilità, possibile comparsa. prima. d e lla sferula e sicura. scomparsa dopo la scomparsa di questA.. attribuiscono m aggiore importanza ai g ranuli che a lla. sferula.. Il granulo potre bbe rappresentare l 'elemento primo, immutabile, essenziale, m entr e


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA I 'J'ALl ANA E STRANIERA

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la sfel'llla. sai·ebbe solo secondaria, derivata, como una formazione dovuta. non alla tecnica di prepaz·azione ma, alle comliz.ioni pa.to.logiche: ttmbientali d e ll'organismo e pjù pa.rticolannente del liquor. CAMPANA

RADIOLOGIA.

V. VoLPE. - Un caso di cah:olosl intraepatlca sollt.arla rilevata mediante l'indagine radiologlca. (La RatUologia Medica - l, 193~ - X I ). L'A. dopo avere accennato alla rarità dell'entit.'t morbol"a che comporta una. casistica assai scarsa sia nel campo nazionale che !'trani<'ro, espone un ca::~o, il secondo cle lia letteratunt dopo qul"llo di Hawces, <li c~~>lcolosi intraepat ica, riiPntta. ra.diologicamente: T. Enrico, aiUJÌ 41, prec<>dcnti flftmiliari negati\·i. A 18 anni cont.rasse tuo, non bt>vitore. Nel s<>tt.cmbre 1932 com in c iò ed an·crtirP dolori all'epigastrio che si irradinvano Vl'TSO la r<>gion<> l'patica. Dopo un periodo di circa due mesi, durante il quale non accusò llCCC'l>Si doloros i. questi sono scomptlrni e si ~<ono fat.ti persistenti. Mai febbro. All'esamP obbiettivo tinta subittC'rica della cute e sclere. X ulla di not!'vole ai vat·ii organi, solo il sq~no di Murphy è intensa m<'IltC positi\·o c il ptmto cistico forteml'nte dolente. Ricerch i:' spl'cia li: azotl'mio. normtd1•. F.~. urine: albwnina traccio, glucosio a ssente, pigmPnti bili1wi pri'Sf'nti. sedimento indifferente. E8. radiologico: Al disot-to dt'll'ombra cl~?lla 12a cvsta (proi('ziont> latl'ndc) a circa quattro contim('tri all'apofisi tras\'t'rsa della 13 lomba.rc prt"senzu di imagine opaca moriforme. Alla radioseopia. detta opncitù è mobile con ~l i atti respamtvrii. Un radiogranUJH\. eseguito dopo catcteri;.mo dl'll'urcterc destT·o fa o::;servan' cht· In ::;ud· d ·e tta opacità è in un piano anteriore a quello del ca.tctet·e ur('temlc. L'inda· gine radiologica de l tubo digerente non mot,te in e videnza speciali duti a carico dC'IIo stomaco; sul contorno esterno del bulbo duodeua le si scorge l'impronta c i,;tica. Nulla di notevole nelle altre sezioni. Si os"'l'rva che l'imaginc opucu tro\·n~i in a[to ed all'esterno rispetto al duodeno ad all'angolo colico destro. La colecistografia. pe r via oralt' l'ile\·a cistiiellea normale per riempimento (l 2a ora) piuttosto in~rt·os· s~:~.ta e saccifonne, ~rarsamt'nw spo!=<tabile nf'i vnrii decubiti, cont omi. spi>cie i latendi, irr(•golari; nell'intcmo non si rinvengono ombre riferibili a calcoli. L ' ima~ine moriformo, opaca, trovasi ancora all'esterno d e ll"ombrn cistica ed, al la f't.ercoradiografia, in un pia.no poste riore a quello della c is tifellea. Con la prova di Bronner (:-;orruninistrazione di tre torli di uova) l'opacità della cistifellea auml'nta, ma non si moclifiea la forma per la scarsa contrattilità d elle sue pareti. L 'indagine rudiologica qt1indi in relazione a,lla situazione dr li 'indagine morifornw fa escluclcre l'ipot(•l>i di calcolosi renale e di gangli t·otroprrit.oneali calcificati. pl:'rchè l'imagine fu ritrovata anteriormente al piano d e l catetere ureterale. Secondo: escludc-rl"i culcificaz.i one d e llo cat-tilagini costali o della paretf' addominale pnchè l 'inla(,tinf' è tUlica piuttosto regolare e poi anche perchè la proiezione laterale la riv~?la po8tcriorl? a tal piuno. Terzo: esclude trattarsi di calcificazione d olla testa del pnncreas o di coproliti! del colon per i rapporti osservati col duodeno e cou la metà destra d el colon. Q uarto: escludersi la calcolosi de lla colecisti perc hè l'imagine fu riscontrataaldi sopra ed all'esterno di q uesta. Det.ta ombra qui11di non può che appm-te nerc al fe gato, lasciando da decidere se appartenga all'ilo ovvp.ro sia in dipendenza di calcif:ì. cazione di cisti da echinococco, di ascesso l?patico, od infine della rara caleolosi intra.epatica solitaria. L'int<>rvento chirurgico mise in evidenza una colecisti sporgente con la sua parte più bassa dal bordo e patico, pareti cistiche ispc;;site di colore bianco grigia»tro, non calcoli. Nello spessore del lobo d estro del fegato si palpava tmo formazione dura. L n cistifellea denotava qualche aderenza lassa a!Ja faccia inferiore del fegato. La. formaz ione d ura si dimostrÒ indipendente dalle gmndi vie biliari. Fu csqruita la colccistectomia con la resezione cuneiforme di parcnchima. corrispondrntc alla form azione dura. Guarigione. L a. mucosa della cistifellea asportata denotava procE-sso atrofico. I l calcolo si enucleava bene dtd parenchùna; era della grandezza di una nocciuola, a superficie bernocc?luta, giallastra., di consistenza dura, composto di carbonato di calcio e culester ma.


t.l2

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITAT.IA '<A 1!: STRA~lERA

Oot~clusione : L'int!ln·onto chirurgi!'o mise in evid"nza i segni di vecchia co)('CÌ·

S~1te mA. non cn. koli. Quindi i disturbi dolorosi !'rano in mas~ ima parte da riferire

al calcnlo intr;v' p.ltico, e ciò u confo1rma di quanto hanno Oii-~ervato Hawces e Si be r . ChP c ioè la c,d colo;;i int•·aepaticn. solit.aria può dare di per sè i segni cifllla cole>litiasi. CAll.P Il'<'T E RJ

OTO.RINO-LARINGOLOGIA. G. LEALE - Rapporti anatom&-patologici tra orecchio e tonsilla faringea . (Il Valsah·a, n. il, novembre 1932). _Che l'ipertr·ofìa d e lla toMi Ila faringea ;;ia una d !'llf' causl' pÌ(I frcqut•nti di pro -

c,·"~' otitici vari è co·m ormai not1\ da wmpo. Grctnd e import!Hl7.ll, infittti. n ella ge11" " d e lle otopat io. vie ne n. t t l'i buitt\ ull 'nd<•noidi,;mo dopo lt> ricerc}w s t.ntist iche d i

nll'n!'ros i autori it11liani (fro. i qurLii il Grad!'nif!O) e stranic·ri. Più l'N('ntemcnte il ì\I•mniti h a pubblicato 11 n.t,;i cl i complicn llZ.<' auricola ri n r llc quali potè ottenere la gu u·i.trione rlopo l'tt,-; portnziouo d e ll >t ton,:; i ll tt fnri11gca. L ' A. t ralascia. di riconlare i disturbi gunnrali ,;.tri cau-;n.ti tlalla iperpla.sia d e lla t.o· t;.:ill t< faTingcn p r r richit1mar·c qunlli tli nntura rnC'ccnnica che s i d ctorJnLnano a ca-·i<'O d <• l lP trombe•. qu•~lli con,B<'guunt.i allo. ,tltt• rn.t.:~ are,~zi on e d €'lla cass;n tiro panica. i dì-;tnrhi rl t> lla funzione r!'spira toria fttringo-rntsnle, c il dipendentR stato 'ÌJTitath·o cr--mico d C' Ila mucosa rm.->O·farin):!c;a , sul qua le t o•·re no, in secondo t.empo, con facilità. si può impiantaro ogni altro proc:~s.so di natura infr ttiva. Tali disturbi, t\i qua li si a Z:{iu ngono ancora que lli circolatori d e lla. c:ts>~n timpanicn nipcn clenti dalle vegetazioni 11.d enoidi, possono dett"'rminure dei pr·o!'f'!>Si otitici che il piiJ spesso sono di natura cat.n.nale mo. m olto frN]Il<'nternente possono anche nppRrtcnerc a quegli altri :u·uti, "nb11cut.i ,. <:t·onici di nn.tura pnruh·nta, procf'ssi otitici ch.r «ono abituu lm o· nt<• ri belli a t1ttto le eme quando ~>;.«t> nnn s ia no accoppiate a lla lilw r<~zione d e l 0 >1\'0 na~o-far in!:!:eo dalla i pr rpht~ifl adcnoich·a e dal muC'O· pus che vi s i produce. Oli ott imi rh;ultat i eh!' l· A. ha. ott•·nut.o in 28 (all'< i d i o ti tP ruoti it\ purnl<'ntn. già J'(';:istcnti a ogni cnrn., n ei quu.li la g uarigion" potè cs;wrc mp;giuniu con r1\pidit•\ solo iL seguito d r ll'ah ll\zione d e lle V~"gota.zi.oui ad('Jto idi, rPIHiono chiara. l'importanza 1! la opport\1· nità d i vsploraru il cn.vo na,;o.fa.ringeo p~>r constatare l 'oV(•ntun le csist!'nza d i ,·cg<·· tnzioni a d enoidi in utto- e nnch<' prt·l!'rcsse - , o~ni qunlvo ltft il m edico s i trovi di front.e a un'otorrl'tt di Ptiologin non rnolt.o chia •·a c che risulti noll influl'nzubill' da11e sol itt- opportmw cnro. In rp1e,-;ti caRi ì 'm;portn ziorw d~· Ile v('~ . ad!'u. miglioro.ntlo l 'area zio ne(· l ~t circolu.zione del 1!1. cassa e favorendo il drenaagio e la risoluzione del focolaio ini...ttivo. porta anche itd una. rnpidn ~nmria;ionl" del procPsso suppul'ativo d ella. ca~<;a timpanica, migliorumPnto e gua rig ioni' cho sono tanto pii'! mpirli quflntn pii'! pre · oocem <•Jit.e ,:;i int<•rviene, p<)ÌChè l'opernzivnt• sulla ton~i lln farinp:<'a ip(• ttrofka p er f a r e ~<' nt . ir<> l~ Aua. b Pn:!ficn influr nzn r\ .;> v<' ~""'"" re pt'(\tieata prima. eh(' h1. r oPpÌ•'>lzion e bo<'CRI<' di,·enti un'abitudini' e a\'flnti che i fatti t~uricolari raggiung11no una note vniP ~rrn.vità. '•

TltOI:-.'A

E. LT\'E RIEU.o E ST. TE::-.."l;;FF. - Sull'assorbimento delle mucose delle vie respiratorie. ([l Valsalnt. n. 12-1932).

La nasale , quA.I l' via di somministrazione dj sostt1.nzc a scopo tempeutico o profìlnttico, datala ;;cmplicità d i sommi1ùstrazione . la faci \(• tolleranza t> l'af:;:;t'nza di dolore . mo~tra in questi ultimi t empi una corta spiccato. t e11dl'nza a.d es.~ere più larg.tnwnte app licata. La cnpaoit.\ eli a.s;;orbimc·nto d e lle vi(• re"'pira.torie in toto è ormai accertata.. É n otn lt\ possibilità di immunjzzare pt' l' via na.sale contro la diffetrite, o contro il tifo e il colc·ra. (Sano.relli). Spccialment.e, p oi , è ~tata diJDOstrata, da oltre 30 n.nni, la pr~•scnza ne lle urine di so~tnnzc che e::rano state introdotte in soluzione ne lle fosse nasali chiuse posteriorme nte. Non bPne aCCE'l't,ntn però o.p pare ancora nello s tudio d t> l poter e di a,-;sorbimento dd le vie r espiratorie quantn. p<~.rte spetti n.lla mucosa nasale e quanta a quello d e lle


CONFE RENZE E

DD40STRAZIO~H

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OLINICHE E CC.

"-ie respiratorie basse, nè risulta chiaro se differente è la maniera di comportarsi di q 11e,1:o p otere di assorbimento verso le differenti sostanze. Lo Sternberg recente· mNité , p er esempio, ricercando istologicamc oto e chimicamente nei tessuti, nelle urine , n~lle feci, ecc. le sostanze che aveva primnsommistrnto per via na>;ale, avreb · be 1-rO\'fllO uno scarso potere di a ssorbimento d e lla tnucosu. nasale e ùelle vie aeree superio ri \·erso le sostnnze colloidali, potere, invece, che sare bbe più spiccato negli alveoli p olmonMi. Le immunizzazioni ottenute med iante le instillazioni nasali non di.mostrl.' rebbt•ro in realtà la spiccat.a. capacità di assorbimento d e lla mucosa nasale e d elle primf· vie aere.e, potondosi ottenere la sensibilizzazione anche con piccole quanti t il, a parte sempre la facilitazi one che ne ll'assorbimento può essere dovuto alle piccole soluzioni di continuo d e l rive;::timento muco;;o. G li A ..-\.. per giungere a conclus ioni d .' ordine prntico, servendosi di soggetti sani, di so~e tt. i malati, di individui tra.chcotomizzati e portt\tori di cannula, ha1m0 ricercato nelle urine, e a lcune volte nei tessuti asportati per inte rventi sul naso, le sost.a nze (in massima parte color(~nti) che ave vano introdotto nolla cavità nasale medinnt ~ batuffoli di cotone imbe vuti e :;premuti; hanno ripetuto inoltre le espe rien· ze con e,l!'uali modalità. nello envie ondP s tudiare istologicaml'c'nte l'assorìme nto. Così hanno p'Otuto osservare che la mucost\ nu.sale possìed t' una capacità di a ss01·birnento molto limitata. c a!';Sai lenta; che ne lle cavie scarse tracce d elle sostanze si ritrova.no in qucll•• t.rncheotomizzate, mentre in not-evoli qtHmtitò. se ne riscontrano nel polmon e di qu.... lle non traeheotomizzate, fatto questo che è appunto in relazione con l'as· sorbimento delle vie a eree ba,c;se. Concludono quindi che il potere di a ssorbimento, tanto per le sostanze in solu· zione che p er quelte in sospe ns ione colloidtd e, è scarsa ne lla mucosa na.sale (non è sta to dimostrato un potere di assorbimento n <>lla la rimgr•, trachea e bronchi), men · trE' e norme questo potere ò nei polmoni. e ciò ritengono g li AA. si spiega col fatto che mf' ntre l e cn vità nasali fìsìologicamento rappresentano un organo di difesa e di puri· fìeazione dell'aria inspiratoria , il polmone, al contr11.1·io, per la grande superfìcie dì contatto con l'ambiente esterno e pe l sottile spe$Sore d e l rivestimento alveolare si presta molto al passaggio di sostfl.nze nei t.essuti e nel sangue, pa.'!$f\ggio che in molti cas i avviene per mezw di ce llule fagocitarie ohe attraversano l'epitelio alveolare SJX'Cialmente in seguito a fatt i di irritazione. TROINA

CDIHRUZE E OIMOSTRlliOII CLINICHE NEGLI OSPEDALI IILITIRI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dai processi verbali pervenuti alla Direzio ne generale di Sanità militare nel gennaio 1988-XI)

ALt-:SSA~DBIA -

Maggior-e medico CosiMO SuM.A: Allergia e tubercolvlti. L 'O., accennati gli elemenLi fondamentali del concetto di allerg·i a, fa una s intesi dello !'tato attuale delle conoscenze sttlle manifestazioni d ello stato allergico nella tubercolosi, considerato dal punt.o di vista d.i mag~ore resistenza contro J'in.fezione e dal pWlto di vista d i iperse nsibi litt\. Parla quindi d el meccanismo d e lle t'ell Zioni alle tubercolina e dei rapporti fra i diversi stati d i evoluzione dell~ iniezione tubercolare coi dive rsi gradi di allergia dell'individuo. Messa in rilievo l'importa nza delle reazioni cutanee e serologiche nello studio d ell'allergia., fa un raffronto dei risultati dei dati venuti dallo s tudio clinico con quelli anatomo· patologici e quelli re lativi alle reazioni biologiche ai fini d i una più esatta valuta· zione d l:l>llo stato allergico. In argomento si intrattiene il tenente colonnello medico direttore DOMENICO SUBDI c on considera zioni scientifiche e medico-legali.


CO~EllEl'\ZE

E DI'li.OSTHAZIOl'i'"l CLINICHE ECC.

T enente colonne llo medico GIOACCHINO VAT,EKTE: Cure climatiche marine e mon· tane. L 'O., p1·c mcs.~o un a ccf'nno sui fattori d el clima, atmosferici e tellurici, e sulla. loro infhwnza s ug li orl!ani!>mi umani, fa la cla~<S ifìeazione df'i diversi climi. spiega le loro applicnzioni nf' l ,·a sto campo d c-Ila patologia, dimostrandone Ja spt>Ciale azione CO>tdiu\·ante ddla krapia furmacologit:a, soff,' rtnandosi sulle diverse indicazioni e controindieazioni d C'i climi murino c di alt itudin~. T E-rmina rilevando i benefici effe tti, s ia dal punto di Yista fisico che> morale, tl t> l s oggiorno in alta rnontn E,'Tia sulla ne ve inYe rnulo . ANZIO. - Campo sanatoriale climatico militare - Programma delle conve1·sazimi scientifiche ciel pri mo bi mestre 1933-XI. Giove<l?, 26 gennaio - Primo capitano medico prof. FEDERIGO BOCCHETTI: La lttbercolosi nel 1932 - Le tnodem e aefJuisizi oni scienti[ìche nel cmnpo della t i.nolog ia. Subato, 28 gennaio - Cnpitano medico GOGLIEl.:\10 SINIBALDI: Oleotorace - Pneunwli.'li endopleuric-a - Toracopla.stioa, apicol-isi, frei~Ì­ coe.reresi - Resezione ed alcooli::zazione dei nervi intercostali . Gi,ovedi , 2 febbraio - Capitano medico PAOLO DE PAor.x: Le moderne vedute sulla pa{ogenesi della tubercolosi pnlnwnare. Sabato, 4 febbraio - Cn,pitano medico L UIGI BoLLA : Rilievi clinici e biologici per la diagnosi di a~t ività di un processo t'tlbe.rcolare polmcnare. Giovedi, 9 febbraio - T c nento di amministrazionA R ENATO LA NZONI: Rilievi statistici sulla ?Mrtalità per tube1·colosi i n Italia e negli altri paesi del mondo. Sabato, 11 febbmio - Tenente medico ACHILI.E MARMo: La psettdo-tu.bercolosi. Giovedi , 26/eb&raio - T ene nte chimico f~trmn c i f<to FRANCESCO P oz zuoLI: I principali rimedi empirici alla luce della scien7.a 11wdema. Sabato, 18 febbraio - Sottotene nte medico Curno BOTTARI: Complesso primario: dell'infìUrato precoce.

Le riunioni hanno luogo nella salo delle conferenze a lle orl' 19 e vi assistono tutti gli ufficiali in se rvizio al Sanatorio e que lli che frequent.ano l'interna.t.o: mug. giore m odico VINCENZO TOSCANO e capitano med ico .ANTO~IO PAVO:!'.'E. Tutti g li ufficiali medici in se rvizio al :'\anatorio sono in obbligo di riferire. p referibilmente con recensioni sCI'itte, su due lavori letti nella ~ett.imana. 1:\1' è dispensato soltanto l'ufficiale che riferisce sull'argomento scelto per la conver,azione scientifica d ella ritmione. BARI. - Maggiore medico VL~CENZO DI P ALMA: ltteri. L 'O. ne lla sua conforenza ha pa.ssat-o in rassegna le varie forme di itt.ero. facendone la diagnosi differenziale. H a distinto due forme di verse e fondamentali di itterizia, da un lato l'itterc> epatageno, la cui pat.ogenesi i- legata a p rocessi morbosi che colpiscono direttamente il fegato ed il sistema escretore <iella hile; dall'altro l'ittero an~pat.ogeno, o dinmiM·co, od. emolitico, o plt'iocromico, o produttivo, ne l cui determinismo spetta importanza essenziale a fenomeni che si svolgono completamente all'infuori del fegato, nei tessuti destinati alla distruzionu ed al rinnovamento del sanjllle, sopra tutto il tessuto reticolocndoteliale. e di cui come prototipo si suole riconoscere l'ittero emolitico costituzionale. L 'O. parla infine della cura d egl 'itteri.


CONFERENZE E DIMOSl'RAZIONl CLDIICHE E CC.

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Capitano medico EDOARDO PANOOL'FI: Un aum d-i. dutacco retinic:o totale trrmmatico. L'O. illustra un caso di distacco retinico totale traumatico verificatosi in nn militare autista in seguito ad una. contusione riportata a l srlobo oculare, colpito violentemente da un corpo estraneo che l'infortunato non riuscì ad id('utificare, mentre era a hordo di un automezzo lan·c iato a forte Yelocità. Dopo aYer trattato della etiol o~tia, della sin toma.tolof!ia, d~:>lle altera.zioni &•lat.omiche e delln patogenesi dei òistacchi retinici sia idiopatici che secondari, si sòffeftlià sul meccllni~mo di produzione rlcl dista.cco di ~tina nel caso in esame, ritenendo che in esso, per la sintomatologia presentata si siR verificato pc>r effntto del trauma, che avrebbe a~ito p er cont.I-accolpo, una lacerazione della retina in corrispondenza del polo posteriore con conseg\ll~nte penetrazione del vit.reo nello spazio retroretinico. Tanto la cura medica (ripo;;o a letto in dt>cubito supino, fR~ciatura compt·es· siva, iniezione sottocongiuntivR le di Na Cl) che la cura chirurg-ica (puntura della sclera con fuoriuscita del liquido sottoreti.nico secondo il metodo di Sichel) sono riuscite poco efficaci data la ,-astità del di;;tacco. BoLOGNA. - Tenente colont1ello medi<'o ANTONIO IAPocE: Un caso di tubercolo8i polmonare e vertebrale con asce8so ossi{fuent.e nel mediastino posteriore, W>in· tomaJico. L. O. presenta un infermo ricoverato nel reparto chirurgico con diagnosi di ulcera gastro·duodenale e nel quale fu invece riscontrata una bronco-ah·eolite bilaterale, aggravata da un morbo di Pott. ddla 5~' dorsl\1«:> ed ascc~so da congestione del medistino posteriore con sintomA-tolop:ia, per quest'ultima affezione, non rispondente al la gravità di .essa, ed a que i dnti clinici che di solito si è abituati a ritenere come tipici dell'affezione Pot;t.ica dorsale. L'O, ne prende a,t.to per intrattenersi a spiegare le difficoltfl. diagnostiche del Pott dorsale, in difetto di sintoroatologia c linica, chiara, di tale afl'e?.ione. difficoltà

che solo un accurato esame ro.diologico può dissipare. Inoltre spiega la sintomatologia gastrica presentata dall'infermo, non in rap· porto a lesione organica ulcerativa, ma a fatti irritativi to;;;sici d e l plesso solare, in relazione alla tossina tubercolare e si dilunga nel prospettare tutta la sintomatolog.ia solaro che pttÒ spf)SSO mentire molteplici nffezioni morbose di visceri addominali. Capitano medico FRANCESCO LABRUNA: Quattro casi riti febbre tifoide ad anda:mento anomal.o. L'O. ha presentato quattro casi di febbre tifoide: due Eberth e due paratifo B, a decorso atipico. Ha accennato alla diagnostica differenziale con altre malattie iJlfet.tiYe cd ha confutat.o il risult.ato dei vari esami di gabinetto eseguit! durante le diverse fasi della malattin, fermando l'att.enzione: 1o Sulla possibilitn di t>mocultura positiva in fase di ricadute. o riacutizzazione, con o senza anticorpi present.i; 20 Sulla oscillazione del tasso di agglutinine durante il decorso della malat.Lia; ao Sulla influenza che può avere sulla Widal la vaccinazione preventiva. Infine ha richiamato l'attenzione sul fatto che nelle forme abortive le agjZIU· t.inine possono essere as..~nti durante le malat.t.ie e comparire solo durante la convalescenza. Consiglia pertanto, ne lle forme sospette, di ripetere la Widal durante la convale~cenza. BRESCIA. - Sottotenente medico MICHELANGELO COLA VITA: Spo-ruliloRi rizomelù;a tipo StrilmpeU-Pierre Marie (con anchilosi completa delle due anche e del tratto dorso·lombare del racbid~ ). L'O. fa un cenno storico di come la malattia è andata man mano differenziandosi dalle altre affezioni del rachide, acquistando w1'entità nosologica a sè per opera. di Strlimpeii-Pierre Marie.


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINIOKE EOC.

Dà un quo.dro s inottico delle d iverse ma lattie del rachide, indi passa a descri Vt?re un caso da lui studiato, in cui si aveva. anchilosi del tratto dorso-lombare d t? lla. colonna. vertebra.le e anchilosi completa delle du~ anche, mettendo in rilievo specialmente il reperto radiologico, dove si poteva Vt)dere come l'anchilosi era dovuta ad un vero processo di ossificazione dei ligamenti, mentre i capi ossei conserva.vA.no netti i loro contorni. Descrive il sintomo caratteristico dell'affezione: il dolore. che cessa con l'anchilosi avvenuta, e corne que1;to sia. un elt:unento anche differenziale, p erchè il solo; m entt·e mancano st?mpre i comuni caratteri delle infìarnma.zioni., calore, rossore e aumento ùi volume, e la ret\zione febbrile. Fa rilevare inoltre che lo piccole a rticolazioni vengono sempre risparmiate, p:u·recipando al proce.'3So solo le g randi (tmche, spalle, ginocchia. e in genere quelle iornit.e di mo:m1sco). Tn\tta brcwmente l 'etiologia. richiamando l'att.en:tione sulla sifilide, ma laria e blenorragia cronica, como cau.se più indiziate dai vari autori. Conchiudo, por quanto riguarda la. terapia.. cho finora. la sciem:a. medica. è impotent.e acl arrestare il procos'lo, il quale fatalmnete me na all'anchilosi completa ùdle articolazioni; e che l'unica poss ibilità di cura. è que lla. chirurgica, con l'eseguire l'artroplastica a. processo spAnto d el tutto, specie d e lle anche, per non lasciare che il paziente rlinmga un immobile, quando tutti gl i altri organi non risentono afiatto d ella malattia. L'argomento trattato ampiamente dall'oratore fu poi discusso da quasi tutLi ì pre:>cn ti. Sottotenento medico RoBERTO )lATTlOLr: Ricer<:he .w.lla possibilità di un'albuminuria negli eritemi prodoui dall'a~ione dci raggi solari e dei ra{Jgi ult•a-violetti. L'O. dopo aver accennato 11lle diverse lunghezze d'onda delle varie specie di mggi. passa subito a tra.ttt~re dell'azione dei raggi ultra-violetti, locale e generale. Localmente un'u.pplica.zione di raggL u. v. dà. tre ordini di fenomeni auaseguontiai: dapprima un eritema, pe r la ùela.tazione dei vasi sanguigni. poi una formazione di pigmento, la. melanina, che rende pigmenta.ta la. cute e un ispeso;imento della cute :;tt'ssa per aumP.nto d ello str·ato corneo e per edema intra. ed intercellulare. Tra gl i effetti gene rali più notevoli l 'O. se~nala una costante caduta della pressione arte riosa da dieci a. t renta ram., un aumento delnwnero dei g lobuli rossi e del tasso tli emoglobina ne lle l"ggere anomie e nel r·achitismo in special modo, ma anche, in minor grado negli imlividui normali, si ha un notevole aumento del tasso d e l calcio nel sangue e quasi sempre del fosforo. I raggi ultra-violetti poi elevano il tasso del m etabolismo degli albwninoidi, e pure elevano il tasso di distruzione o riducono il tasso di passagg io nel sangue dogli idrati di carbonio. L ·o. passa p oi a considerare la funzione renalc in rapporto ai r. u. v. ed espone brc vem.. nt.e le sue ricerche sulla po;;;sibilità di passaggio di albwnine nelle urù1e di ù1di\·idui con eritemi dovuti a raggi u. v .. sia quelli della luce solare sia quelli dovuti ad esposizione ai rt~g~Si di lampade di quarzo a vapori di mercurio, e bitsandosi su di una serie di trenta casi, arriva alle seguenti conclusioni: Che negli individui in cui sia stata fatta un'applicazione di raggi solari o di ultra-violetti in dose eritematosa si ha p(I..S$aggio di albumina nelle urina. L'albuminuria è un fatto costante ed è in genere proporzionale all'intensità dell'eri· tema, ossia alla graviti~ delle lesioni: attenendosi alle vedute sostenute da Keller, Guillaume, Bianca.ni e altri AA., si può fare l 'ipotesi che questa albuminuria sia dovuta al passaggio attra.vet·:;o il filtro re nale d elle sostanze che si formano nella cute colpita dalle irradiazioni u. v.; sostanze che rappre~ntano elementi eterogenei in quanto dovute alla lesione e al disfacimento delle cellule epidermiche. T enente colonnello medico GUALTIERO SAVlNl: Cinquantenari<J della .scoperta di Koch. L'O. ria..<ssume brevemente la storia degli studi sulla tubercolosi, dalla. scoperta del bacillo di Koch (ùi cui s'è recentement.e celebrato il cinquantenario) fino ai g iorni nostri. GENOV-\ . -


CONFEREloc"'7.E E

DIMOSTRA7.IO~-r

CLINICHE ECC.

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""Ricorda come i primi entusiasmi suscitati dalla scoperta d el bacillo, siano andati man mano attenuandosi, di fronte ai ris ultati ne~a.tivi ot-tenuti, nella lotta .contro la grave malattia, ce rcando di colpire solamente il genne. Ricorda gli orien· tamenti moderni., ai quali hanno contribuito potentemente gli studi italia ni dte fanno capo ai tre grandi maestri, Achille De Giovanni, Edoardo :'I:Ca.ra.gliano e C.ulo Forlanini, r ispettivament-e per ~ li studi sulla costituziona (te rreno organico ), sulla immunità (vaccinazione), e Rulla terapia. (pne umotorace). R icorda infine l'impulso poderoso d ato alla lotta contro la. tube rcolosi da l Go\·ern o Fascista. CoRIZLo\. - Capitano modico DoMr:: ~co LISTA: F erita d<t pal/,oUola di rit~oltella a l 3" medio de lla regione anteriore mediana de lla coscia destra, con ri tcnzione clt· l pt·oiottile e frattura pM:cellrtre dt;ll:t rotula ncllu sua regione superiore. Si procede a ll'estrazione dd proiettiio e a sbrigliamcnto rlol foro di entrata. - Commozione cerebro-spinale. ·con jrnttura t·rasversa completa dell'i11cMo e ciel p11be d i sini11tra, con modico sposta.mentt> e frattura con!!pleta dell'apofisi t-rasve~·sa sin l".stra della 5~> vertebra lombare per caduta a<'Cidontale. (Apparecchi immobi. lizzant·i ). LIVORNO. - Capitano medico VIT'rORIO V.Eii'TURA: Siero e vcu;cino-profilas~i cklla difterite. L 'O. e::;pone gli inconvenienti d e lla profilassi antidifterica colle inie zioni ili si<!rO eli Roux che dà una. i.mmunith di bre ve d u.n~ta. ed espone ai pericoli de ll'a.na · fil o.ssi; riassume i vari metodi di vaccinazionf' preve nt iva finora usati (\·accini ipone utmlizzo,ti di Behring, vaccini neutri ou iporne ut ralizzati) e s'intrattiene s ul ,·a.Jore d~>lla r<:"azione di Schick. Descrive, infine. i ris ultati otte nut i colla va.cci.nazione mt>rliante l'anatossina R nmon o n<' illw;tra i vantaggi. ~IrL;~.xo. -Capitano medico SA\ "ERlO Vmo tLLO: Un cuso di aortite necrotica B"Up-

puratit:a. Si trntta di un individuo (agente di P. S.) di 29 anni, venuto al tavolo ana tomico colla sr>guente diagnosi: endocardi te l entt~-, aorti te acuta, pericardite. L'emocultura tweva messo in evidenza lo streptococco piogene. R. W. negativa. Alla sezione fu posta la seguente diagnoS'i anatomiw: setticemia, perico,rdite f ebrino;;a tot.a.le, a.ortit-a m;,crotica s upput·ativa. rottura de ll'aorta in c0rrisponden~a della ult-ima porzione dell'arco ed emotorace pre va!entc mente sinistro, milza i.nietti va, staLo degenerat ivo e anemia de i visceri . L 'O. dopo aver messo in rilie vo l'importA.nza dei piogeni nei casi di sepsi, d iscut.e il c.:aso 1\.ttuale. trattando brevl'tntmtc la pa.toge nesi de lla aortiti setticl:e e t!icendo le varie possibilità d t aggre:>Sione de ll'aorta da parto dei germi. Conclu· de nel caso presento per un'aggressione att.nwerso le vie d ei ·vasa·VaBOI'Utn con

produzione di meson.ortite colliquati \ 'll. suppurati va. conseguente cedevolezztl d e lle p a reti supcii'Stiti e rottura. R ene aterosclerotico.

L '0 .. prendendo lo spunto dal caso di un individuo (archivista di 63 anni), , ·enuto a. morte per nefrite cronica ed emorragia cerebrale e in cui la. sezione poso lo segL~ente .diagnosi anatomica: ple urite fibrostl. cronica adesiva destra, a.terosclm·o:;J a ortJCa e dei vasi della base encefalicA., aterosclerosi renale ed emorra.gia ce t·ebrale destra in sode volgare, stato dessenerativo e stasi d ei visceri, riferisce in b! eve dur';Lnte l'autopsia, sulle alte razioni ronali dipendenti da una limitazione di CU"C?lo, e 10 special modo sulle aterosclerot.iche; dice brevemente de l meccani · smo d1_ produzione di queste forme, mette in rilievo le alterazioni anatomiche e is~ologiche, ~te.bilisce i caratteri differenziali col re ne atrofico semplice e col rene gn.nzo genumo.


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLIN ICHE E CO.

Un caso di endocardite u.lcerosa aortica. I ndividuo (sottotl'nC'ntc di finanzi\ di 26 anni) vc>nuto al tavolo anatomico con diagnosi di f'Cttict•mil\, Pnùocardite l't'ti ica., mioca.rdit.e. La S('Zione p<>$<:' la se· guente rliaf!nMi anatmuica: I'Wt ticemia, endocardi t-e ulccro~a aortica, milza infet· tiva con infarti nccrotici, ren i nefrotici o stato dcg<'nerativo graYe con anemia. d ci vi ><ec ri . L'O. t.mUa brevemrnt.<' rl 4? 11'eziol o~tia clrll'endocardit.e, ne mette in rilif•vo, n e l caso attuale. la primitivid1. uri senso che rapprPsenta la sola localizzazione di un proct'sso morbo><o J t• l quale sfll!Z!W In. pMta d'im.,rrP~So. Di.,.cute sul m ecca· nismo di prodl•Zione, aCCI' Jillll alli' cli\·(• J-se forme di l' ndocard ite (verrucosa. ulce· rosa, lenta) e ai loro car<ntcri cliffen:~ u?.iali. NAPoLI. - Ca.pitano nwdico GIOYANXI PECOHELl..A: Contributo allo studio ciel Morbo di Banti. L'O. dopo a\'er illn><trato un caso di morbo di Bauti puro. confermato tale Rll 'esame iRto logico, pmt ieu t o in seguito a 1111 a \Tl'nuta o;pleuo.::ct omia, tratta d e lle diagnosi ditl'cr.,.nziali. indugiam.lnsi sull1• uf'l\•zioni spl<'uom<'galichc di'l sistema Pmopoi<:'tico e sulle Rlteruzioni ~wimiti\·e d l'lla milzA. Il capitano medico RAFFAm .E SQt:ILLAClOTTI compl('tn. la illustrazione de l caso clinico trattando df'llt~ iudicazionl' di'Ila spl<'ncctvmia nl'l morbo di J3rmti e d ei risultati imrncdinti c tardi \"Ì d i t.ale Ìllt<'n·c·uto.

P ADOVA. -

Capitano mC'clicn NICOLÒ C'OLOMRA: Presenta due casi di con(litmli·

mte flittenulare, rlue cerai eli COI!f!Ùmtivite jollicolare ed un caso di WTI!JÌ'Imth·i te

tracomatosa. soffcrmu.udosi a r)l\rla•·e di'Ila diagnos i diff<:'rcnziale di dl'tte affezioni. - Pre8cnto. un anUlJ<l.ltl.tO affetto da cataratta. -

Primo capitano m .,.c1ico G t: STA \"O DE CARLI: Torare nonnale e patolog·ico.

-Lobo sopranumerario della t:CI«l azigos. L'O. presenta duo radiogrammi di f:lOIZ~f'tt i colpiti da tale anomalia. 'Tratta. prima ùe ll 'anatomi11 spiegando il modo di produzione. Dopo aver acce nnato brevemente alla stor in spi(•ga il quadro I'tKiiologico. Passt\ quindi a discut <>re d e l significato della linea azigos (linea subcapilla.re) e t ratti\ d ella diagnosi differ enziale con riguardo agli ispcss imcnti pletn·ici, al gozzo retrostemale, all'ipertrofia d el timo, Ri tumori m ediastinici, alle pleuriti meùiastiniche, a l m ega<'sofago, all'ernia rncdiastinica., alla. d e\·iazione della trachea. - Colonnello m edico FERDINA..,..DO 1\lARTOGUO : Semeioligia ciel cU-Ore a proposito d·i un caso di dotto di Bota/lo pervio . .-

Capitano medico GIACO MO l\IAZZENGA: Lettum di preparati 11«llarici.

- 'Tenente colonne llo medico A.NTOr--TJO ROMBOLÀ: Un caso di laringite ed epi· glottit.e tbc.

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Un coso di insuUìcienza miocardica, consecuti1:a ad i'Tijezione malarica.

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T enente colonnello medico CrusEPPE Swounco: Turnore del.lo dUnllaco.

- Present.a Wl militare con postumi di commozione cerebm.le e due con commo· zione cerebrale in atto . • - Un ca.~o di fibrocondroma branchiale destro.


•

NOTIZIE Istruzione sul servizio del portaferltl, degU Infermieri e degli aiutanti di sanità. Dal Gi<Jrnale militare ufficiale, di~pensa. 63 , 27 genm'"io 1933-XI. Circolare n . 50 (Direzione generale di sanità militare) 24 gennaio 1933-XL É stata. pubblicata la nuova istruzione s ul servizio dci portafel"iti, d egli inff'rmieri e dlegli aiutanti di sanità. - edizione 1932-X. Essa sarà distribuita a cura del ministero (ufficio pubblicazioni militari) in base all'elenco San. I della. circolare n. 126 del giornal.e militare l93L Il suddetto ufficio pubblicazioni curerà inoltre la vendita della istruzione agli enti ed uffici che n e fac.c iano richiesta. TI p r ezzo di ciascuna copia è di L. l O. La. suddetta. istruzione sarà descritta nell'elenco delle pubblicazioni in vigore -~dizione 1932 -a. pagina 143 e prenderà. il nume ro 2421. Il M inistro: P. GAZZ.ERA.

Limiti di anzJanltà per l'Iscrizione degli ufficiali medici e farmacisti in S.P.E. sui quadri di avan1.amento a scelta con esami faroltatlvi per l'anno 1933. Con drcol.e.re n. 45 d e l 26 gennaio 1933-XI d el Ministero della guerra (Giornale Mili.tare utftciale 1933, dispensa 6&) i limiti di anzianità entro i quali debbono trovarsi compresi gli ufficiali m edici e farmacisti in S.P.E. per poter P-S.'lere iscritti sul quadro di avanzamento a scelta. con e~ami facoltativi per l 'anno 1933, sono d eterminati per i magg iori m edici fino a CA.S.E'ITA CESARE, per i capitani medici fino a. ZANFAONA RxccAB.oo, p er i maggiori farmacisti fino a.d ALVIOL'H GIORGIO e per i capita.ni fa.rma.chJti finQ ~ M.ASSJl;O SAVE1UQ.

Bollettino del corpo sanitario militare. BARILE cav. Felice, tenente colonne llo medico direttore ospedale militare Chieti. - Promo&eo colonnello n el corpo ste~o con an"tianità lfì dicembre 1932-XI. PRPE ca.v. Raffaello, primo capito.no medico ospedale militare Ancona. - PromoS$0 maggior e n e l corpo stesso, con anzianità 28 novembre 1932-XI, e destino.to ospedale militare P e rugia. COLOMBRITA Filippo, capit.ano medico 55 fanteria. Trasferito 35 fn.nteria. PALADINO Paolo, tenente m odico 83 fant.e ria . - Promosso C'apitano nel corpo stess.o, con anzianità 28 novembre 1932-XI e de«tinato 6 genio. ZxcCHIERI L eone, tenent-e m edico 13 fanteria. - Trnsfe rito 59 fan teria. Dal Bollettimo Ufficiale, disp. 13 , 6 gennaio 1933-XI. I seguen ti t enenti medici sono t.rasferiti all'ente a fianco di ognuno indicato:

NORLENGHI Alberto, 90 fanteria. URTOLER Fernando. 4 pesant-e campale.

Ospedale militare B ologna. 21 campagna.

I seguenti tenen ti m edici sono trasferiti all'ente a fianco di ognuno indicat:>: BucciGJtOSst Nicola, 23 campagna. 17 f.anteria. D '.I\MORE Clemente, 5 pesante. 55 id. MoNTAINA Guido, 14 fanteria. 4 pesante campale P.ELl.EORINO Francesco, 28 campa!5na. 90 fanteria. MmENOHI Ugo, 18 id. 13 id. Dal BoU.euino UUìciale, disp. 2n, 13 g ennaio 1933-XI.


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NOTIZIE

CORIGLIANO cav. Enrico, maggiore medico infermeria presirliaria Parma. -

Col-

locato in aspe ttativa. per infermit n temporanee provenienti da cause di se r-

vizio, per mesi dodici, dal 28 novembre 1932-XI. CnostGLIA Evaristo, mag€,r iore medico ospedale militare Sa.vi~liano. - Tra.~f~rito infermeria presidiaria. Albenga. DE Ll' ClA R affat-le, capitano medico 34 fanteria. - Trasferito infer m eria presidiaria Albenga. CAMBARINI Giuseppe, t enente chimico farmacista, ospedale militare Caserta. Tra~ferit.o infermeria rresidiaria Alhen~a. Dal Bolletti11o Ufficiali!., disp. 41>, 20 gennaio 1933-XI. Rrv.A cav. Umberto, tenente generale m edico in S. P . E. - È collocato in ausiliaria, por et1'l , dal 31 gennaio 1933-XI. col trattamento stabilito dalla l <>gge 8 gennaio 1931 -XI, n. 29. È a.Fsegnato in ruolo a l coma.ndo corpo armata Roma e agli efìc-tti amministrativi a l distretto militare di Roma (II). FRANcHI cav. I~ui~i, maggior generale medi o in S. P. E. - È promosS~o tenente generale medico dal 31 gennaio 1933-XI, con decorrenza per gli assegni d al l febbraio 1933-XI, ed è incm·icato d olle ftmzioni di direttore generale di sanitta militare nel ministero della guerra. ~fARIOTTI BIANCHI cav. Giovanni Battista, colonnello m edico in S. P. E. È promosso dal 31 gennaio 1933-XI maggiore generale medico, con anzianità 13 marzo 1932-X, con decorrenza per gli a."-'!egni dal 1o febbraio 1933-XI, ed è collocato a. d isposizione. Precederà nel ruolo il pari grado Car.cia cav. Filippo. CoRRADI cav. Numa, tenente colonnello medico scuola. applicazione fante ria in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio. - Richiamato in servizio effettivo, dal 14 novembre 1932-XI e dP.e:tinato ospedale

militare Piacenza. DE l\1ICRELIS Corrado. cRpit.nno m edico l montagna. - Collocato fuori quadl'O, dall'li giugno 1929-VII, perchò trasferito R. corpo truppe coloni al i Tripolitania.. SPAONOLETTI Galileo, capitano m edico 71 fa.nter·ia in a.<>pettativa. p er moti,·i priva.t.i. - Richia.mato in servizio effettivo, dal 1° novembre 1932-XJ. P er effetto dell'Mpett.a.tiva. l'anzianità re lativa dell'ufficiale è modifìcata nel sen.<;o che egli seguirà nel ruolo il pari grado Coccia Giuseppe. P AP.ALI.A Domenico, tenente medic-o 24 fanteria in a.<>pettativa per infermi ti\ t(•mporanee non provenienti da cause di servizio. - È annullato e conside r·ato come non avvenuto il R. d ecreto 29 ottobre 1931-XI, nella parte relativa Rlla nomina a tenente in servizio permanonte effettivo nel corpo sanitar·io mili tare (molo ufficiali medici) del sopraindit".a.to ufficiale (aJiora militare di truppa in congedo). Dal Bollettino U(Jiciale, disp. 6•. 27 gennaio 1933-XI.

Onorificenze. In considerazione di speciali benemerenze, su proposta. di S. E. il C:apo Governo e di S. E. il Ministro della guerra, i tenenti colonnelli medici ARTURO 1\loNACO e StLVJO CtA.RJ.O sono stati insigniti dellt~. croce di cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Laz7..aro. La stessa. onorificenza è stata concessa al tenente colonnello m rdico Smo FADDA, su proposta del Ministero deUe Colonie, e ai maggiori medici MABIN<>M.UUNUCCI e CEsARE TALENTI, su propost.a del Ministero dell'A eronautica. 1 •


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~OTIZI.E

Il centenario del tenente generale medico Luigi Montanari.

n 23 febbraio il tenent-e generale medico L mor M ONTAN ARt ba compiuto il suo centesimo compleanno. La Sanità Militare fest<'g~a con lieto e commo:,:"o animo questa fausta ricorrenza e rende onore all'illustro centenario che con sommo decoro militò n elle sue file. servendo la P atria e la scienza con inestingui. bile purissima fede e d ando esempio di fulgide virtù militari e civiche. Il nostro Giornale nel fascicolo JV d el 1929 ebhe ad accoglieTe una lucidfl, dotta e interessantissima confeTenza, tenuta. dall 'in~igne veg-liardo il 18 gennaio dello st*so anno alla sede della Società medicu presso la R. Università di Parma, con il titolo P Reminiscenze e concetti fi-s-iologici e fis-iopatologici con intel'llfe· tancni eu. alctme funzioni normali e su partù:olari ·infermità del 11angue e dPI iP· qatc •· Questo recente studio del n ostro venerato d ecano, n el quale erano affron· t-ate e diRcusse, con severa critica e sicuro. compl't.enzll, modemiRSime questioni di fisio-patologia, come l'origine dei pigmenti biliari. ci lasci0 ammirati df'lla. prodi ~osa. vivacità del suo intelletto non sminuito dagli anni . ftnco:ra con;:ucrati a ratth·a laboriositi\ nella P.orida vecchiezza sempre illuminata dalla fiamma d ei più alti ideali, quaJj appaiono an che dalla. entusiastica adesione dnta alla celebra· zione del cinquant-ena r io della Scuola di Sanità militare e cl1e riportiamo in alu·a parte di qnesto stesso fascicolo. D direttore generale della. Sanità militare ha incaricato il direttore di Snnità del Corpo d'Armata di Milat>o di porgere personalmente calde e devote feliciti\· zioni all'amato generale e di recapita.rgli la seguente sua lettera: lUWJtre ed ama-to Generale, Nella faWJta ricOrTenm del Suo cenu.simn cmnpleanno La prego di ac~ogliere le più vive felicitazioni del Corpo Sanitario Militare, che a mio mezzo Le esprime sentimenti di devozione proj<mda. l servizi <m.oratiasimi da Lei resi nelle twstre file, tutto l'esempio della S'Ua lunya e ncbile vita, i suoi sempre freschi enttwiaMni, dei quali ancora ha voluto offrirei una prova ccn la mbrante adesione alla celebrazione del cinq'tlantenario della Scuola di applicazione di Sanità M ilitare di F irenze, tornano ora con CI.Yinmovente ricordo in questo giorno nel quale vogliamo esse·rLe più vicù·1i con il vit:o oug'tlrio che la Provvidenza La conservi Zungamente al nOBI1·o ri8petiOBo e tenero affet.to. La Sanità Militare ama ed cnora inLei ilS'Uo illust.re venerando decano, co11 semplice e pura schiettezza e sa di non abttsare di un sacro 110111e 11el considerarsi come la Sua più (!Tande famiglia, nella quale putÌ ritro·mre la stessa gioia intemerata P, serena che og(li allieta la Sua Gaaa. Roma, 16 febbraio l933·XI.

Il direttore generale ten. generale medico Lmor F!IANCHI.

Libera docenza. P or gendo vive felicitazioni a.! distinw collega, abbiamo il piacere di anmm·

ciare che il capitano medico Nrcou. RoniNò, i(rienista d ella direzione di sanità d el Corpo d 'Armata. di Alessandria, con d ecreto del 4 febbr aio c. a . del Ministero dell'Educazione Nazionale, è stato abilitato a lla docenza in igime preeso le Uni· vet'Sità.

Programma per la scuola superiore di malariologia (Anno 1933-XI). La Scuola Supericre di M alariologia terrà nel 1933 due cors-i di insrgname11to; il ccrso della. Sezione Tecnico·eccmomica dal 27 marzo al 14 maggio e il Corso della Sezione Medica dal 3 luglio al 16 pettembre. L'ins.egnamento comprende lez1oni, dimostrazioni pratiche ed esercitazioni. escursiont a loca!ità mala.riche e ad alcun e bonifiche.

Sono atnmessi ai r.orsi cittadini italiani e stranieri: alla Sezim1e Tecnicc-ec.on o. mica- lau.r~ti e laureandi in Ingegneria, laureati e. laut·eandi in Ag,·aria: alla Sezione M ed1ca laureati in medicina e chirurgia.


152

I NOS'rRI MORTI

P ER ESSERE AMMESSI OLI ASPIRA~! DEVONO PRESENTA.cRF: 15 GIORNI PRIMA DEL· L'INlZIO DEI CORSI:

Una domanda in carta bollata da tre li re di'retta al D irettare della Scuola.

l titoli di studio (lattr~a o certificati che attestino gli studi compiu~i) e i documenti

che l'allie•;o ritenga utile produrre per di·mostrare la sua cult·ura. Gli allievi est-er·i possono essere iscritti anche. a mezzo di semplice lettera del Rappresentante Ufficiale d.ella loro Nazione presso il Governo Italiano, diretta al Direttore della Scuola, dalla quale r~u.lti il nome, il cognom.e, la paternità, l'anno di nascita, la residenza e i titoli dRU'allicvo. Alla fine del p eriodo di Ùl3egnamento gli allievi possono ottenere il certifwato di freque nta o il diploma di esame. Il diploma è dat.o a coloro che Sttpemno l'esame che cons~te di due prove orc~li: una per la 11arte biologica e una per la parte tecnica. l l numero degli ctllie1-·i da ammettere sarà limitato dalla Direzione. La tassa di 'iscr izione ~ di L. 100 più una quota di L. 200 per le gite di istruzione. Le spese di viaggio, vitto e alloggio nelle gite di istruzwne ~ono sostenute dalla Scuola. Per informazioni rivolgersi alla Segreteria d elln Scuola- Policlinico Umberto

I - RomH.

I

NOSTRI M:ORTI

Il maggiore medico in s. p. e. cav. Salvatore De Leo è morto il 22 gennaio n ell'ospedtue militare di Torino. E ra nato il 15 ottobre 1888 in Castellamare (Napoli) e dal dicembre 1913 apparteneva al C-orpo Sani tario Militare. Fu in Libia nel 1914 e prese parte alla grande guert'a pE-r tutta. la durata della c.ampagna, prestando servizio presso re· p arti di truppa e in forma.zioni camr~tli sulla fronte italiana e macedone. Nel 1925-26 fu assistente militare presso la clinica ne uropsichiatrica della R. Università. di N~1poli e qnindi dires.<re il reparto neurologico dell'ospedale militare di C'~­ nova.. Durante tutta la suo. carrie ra il m~ggiore D s LEO dette sempre opera encomiabilissi.ma e pai·ticola rmento si distinse durante l'ultima guerra in combattim onti e .nell'attuazione di p1·ovvidenze profìlattiche e così anci1 A seppe p oi segnalarsi per la sua v~tsta cultura professionale e per la s icura padronanza acquisita. nella branca di specializznzione. Il 16 gennaio, nAll'ospedale militnre di Ancona, è morto il tenente merlico in s. p. e. Guido Chh llinl. Era nato a Cascina, in provincia di Pisa, il 24 febbraio 1893. Avava preso parte, come aspimnte, alla. grande guerra n egli anni di camp~~.gna 1917-18. In questo tempo stette con 1-eparti combattenti in posizioni avanzA.t<-. distinguendosi in molti cmenti ftttti d'armo per il sereno eontf}gno tenuto e per l'efficace soccorso prestato ai feriti in zone intensamen te battute dal fuoco n emico. Da.l dicembre 1928 al luglio lll31 fu in Som!l.lia, pdm::1. con un battaglione indigeni e, successi v<~.mente, fl.lla direzione delle infermeri<' di Haftun e di Bran1o e del reparto chirurgico dell'ospedale u G. De Mart.ino ,, in Mogadiscio, segna1!1.n dosi sempre per elette doti milituri e professionali.


RI.VÌS'TE .1_\IIEDICHE MILITA Rl BELGIO: A.RCRIVE3 1\IÈDI CALES BELGE3. - · Direzio ne superiore del ~ervizio d i sanità. tlell'E>orcit.o belga. (Redazione: Ospedale militare Cii Liegi). Fase. 12, dicembre 1932. Nenl'ltd: l corpi ostra.nel. - llolllttlno lllttrntlllonate.

FRANCIA : ARClliVES D E Mt!:DECINE ET PHARMACIE liHLITA.IRES. - Dlre~ione del servizio di sanità, Ministero della Guerra. Faac. V, dicemlne, tonw XCVU, 1932. Allltrt: f!ervlzlo sanltnrio di stazione. - lerg6s : N"ozio n! di tlc 7m'l.tologia corrente pres••o Il gin· vano 11oldato. - oldt, Martin • Mlllbchor: L'• difesa (\ol torri t ori del Levnnte sot.to nwndoto francese contro l'epidemia di colera m'lnUestlltosl uoll'lrak (giug-no-dicembre 1931) •

GIAPPONE : GUN' I DAN-ZA.SSI. - Pubblicazione uftlolale del Corpo Sanitario doli'Es~rolto Giapponese. Tokio, N. 234, dicembre 11132. Tonra : Ol<servazlonl clluloho su ca.<i d i congelame nto di tarzo grado. - Ha~lwara o Tatui : Pro· dnzione di un nuovo m ezzo di oonsur\'Mionc: l'etero doli' acido Pat'l\ossibcnzollco. - Ueh3ra : Osservazioni sullo. temperatura de l corpo uma.no. - Miyall e Ban : Sost~nzo volouos~ cstrM-to dal frutto di • Corinrla Japonica • (Doku utsugi) . - Olshl: Sull'igicu e dello m a ni nelle regionl fredde .

INGHILTERRA: JOUR}lAL OF T RE ROYAL ARMY :MEDtCAL CORPS. -Edito da Jobn Baie, Sous and Da· nlelssou, L td, L ondra, Fa8C. I, oemwio, wl. LX. 1?33. Walker : I ndagini su c-asl dl meningite cerchro-spionlo. N'eocssih\ della diagnosi precoce (con· tinut,J. - Elelston Atld!ls : Tra.um,.,tismi d ull'artieolnziouc del ginocchio. - Wlnter: 'l'rntta~ m s uto cl elle ru't.lattle venoroe. - lredel: He lnzione sul m tlzzi protettivi cootro le zanzare m alarigeno, usati in India dall'Aeronautico. •

JUGOSLAVIA : VOJNO-SA!I1ITET 31CI GLASNIIC. - Rivista trim~stralo dl m 1dlolna, farm'lein. e m 1dlcinn vctc· rinaria t\cli'Eserclto jugoslavo, O(llta dalla IJJr~zlone de l servizio di ~anlt~ (Rcdazion!l ed ammin istrazione: Ospedale mllitttre di Belgrado). N . ~. tonw Hl, 11132. Tadltch : Le fumioul d ) i batt,criologi u~lla. guerra tntura. - Slmlteh : La qncstione dci pappatnei e della Cebb•·e del tre giorni nella. Serbia del an d. - Pavlnltch : Il problcru'\ dell e iofc>liOni streptococcicbe in rclaztone con una epidemia presso gli alUevi dello scuole militari. Marhwlteh • Davldovllcll: L e os~st;,•i C\rtllagiu )u multiple. - Botultcllttlteh : Il cuore a. goccia e sua lnterpr.Jt:lol:ione. - Hudak: Un nuovo m1todo di r.>tllogr.\fta del processo mastoidco.

SPAGNA:

l

R EVISTA DE SANI DAD li1ILITAR. - Pohblica.zlone m".!n•llc del Corpo sa.nlt:u·io mllitare . .llfadrid. Fase. X - XI-XII, ottobre, nocenlbre, dicembre 1932 o /a8C. I, (}enna!o 1!133. lkdrano : C"fa.lalgi n. d' origine oculare (N. 10). - Qarcla Monhro: .\Ia.la.ttic venero o IN. 10). - Santos: Racbia.ne~tesia. (N. 10 e 11). - Ca~uelllno: L'oo-gani1.7.azione della urologia durante la grsndo guerra (.V. 11). - Del Rio : Alonno conaiclcr.aziooi sull'app(mcllcite cron i';a (N . 12).- Pastor CUNia: FormazionJ sa.nltao·io o cl Maroo;co (N. 12 e l - continua). - 8alazar : La guerrtl o la sanità pubblica (N. l). - Blasco klas: Adunata. d'onore - \"II Congresso lntcrnazionale di lll!!diclna e farmacia militare (N. l) .

STATI UNITI: TR E MTLlTARY SURG.€0:-.1 . - Army Medicai Mueeum and Llbrary, WasbJngton. Fase. tiO~clltbre­

àicembrl, n. 5 e 6 , 1·oz. J,xxr. 1932.

llertram • Duckwall : L'Interiority complex nel servizio mi il taro (.V. 6). - Beli : Il su icidio: suoi a..~pctt.i qocla.ll; gluridloì e psicologici (.V. 5). - Hall: :-)ulla retta ospeclalicra. (N. 6) . - Blbll: Bpidemia •Il lntlucu7.a a bordo d i una no.vo> c uollc i~olc Hawaii uel 1920 (N. 5). - Goldberc: Il sct·v lz io st\nita•io U!}IIO gare iPt>il\hc dolla lO• Olimpla<le (.V. 5). - .Jones: li servizio Sll.ni· tarlo dlviJJio:mle nell'aurouauLica (N. ~). - Balnbrldze: Riunione ùol Comitato pcrmnuenuo elc i Congr~$<1 intorna7.iOuall ùi morlicina e farmacia. m ilitare (.V. 6). - Vedder: :>~mlio sulla vitamina antiscorbutica (N. 6). - t.ull: Les ioni da in•' itlontl automobilisti c' i (.V . 61. Hal'llert: Al~nn; cara.ttéri~ticb~ della m ocW:i 11a cinosc (.V. O). - Wrlcnt e Han : ~!ioma nu\liJ::oo del rotto C.V. 6). - Hart: Nuovi nuto .li d'Istruzione clogH ufficia li mc(Uci della l'isct·va (.V . 6).

TURCHI A : A SKERI SIHRIYE ~tEC)!UASI . tl.ivfsta trimcstr&le df ~anit.J\ militare deii'F:sor~ito turco, edita dall'lspettcrato dJ sanità. (:-ltamJ>erla dolla sanità. mlliture, Co~tnntino poll) N. l, ~naio 193~!.

Kemal: La blenorragia e suo trattamento ncli"Eserclto. - Nur e Kemal : Plelografia discendente noli a obirurglt> url.narJa. - Hallt : ::;uuo i.nlczionl di lodipinc n el cnnllle racbJdeo - Hllllt: Cbc cosa è Il plll()<)re 1


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A nnQ ·L XXXI - F asc. III

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MARZO 1933 - ANNO XI

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GIORNALE DI

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·MEDICINA MILITARE· l

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DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA

Pubblica%ione mensile

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SOMMARIO

MEMORIE ORIGINALI :

••ctl•l. - Jnfht<?nza del trattamento con sttccbi ombrlooorl Sltllo lesioni tubercolari sporimontull. • . . . . . . . . • . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . DeiM .loto. - HcntUco nt o cll nico- stll ti"ti co rlei cal'i di trnwna t it>mi di gu<?rra r'ntsttl nello cli nica oculisticu tlolla H. L'ui >Cr>~itò. dt Pnrnu• dnl 15 aprile 1U I5 nll5 mt-.rzo HH9

J>ag. 153 •

169

MEDICINA LEGALE MILITARE:

Blarlnl. - La pro61Msl pe r la vita MSociata nell'ERcrclto (Selezione degli anomnll p slchlci)

Pag. li9

OAIIITICA CLINICA: Grifi. -

EnUltomn rotrogastri<·<• dn contusione addominale.

P ag. 190

RIVISTA SINTETICA: Giannetti. -

St n ciii> crit ico-sl ntt~ tlco snlln cn lecl" togrnf!a ooo QSSer\"nz ionl P<'rsoonU sul

m~todo omle

. • . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . .. .

Pll8'. 1116

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA:

.

Anemia perniciosa o~ .-rrllzim<i Bllll'l>rt!lf•tif C/IIQ(fiPOicfiro (r.l<lrlisi>ta) >lt:/1'- Monnrs, Sc.:Hl f'P, FouL<:~:n, l\ftii<I<AT e su•:" ·" ' " . . . . • . . . . .. . . . . • Em"'le athrloso dCCII arti Il trolfwH.:,.t o <Ielle - GO!iSt-:T, J)VH'I'I!A:< II e l 'A'tEL . . Esotaro (L') nel ••o l rapporti lunzlon&ll nn lo &tom~eo: Il nmlto - lu\ ~<.w :<" . • • ••

Gastroscopia (La) - T OtUliOI AI'II • • . • . . . • • • • • . • . Gr•JIIII sanrulg:nl • cottlhlzlono ftslca - 't'tot.A • . • . • . • • •

• • . . . • • . • • . • . • • • • . . . . . .

lperptula roc ldl.a delle tonsiUe palatlne .<;r,pm un caso di ostinoia -

Pag. :!LO 211 !l li 21~

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Mll interc..,;rmtt: r eperto emal olo(lic<> temporaneo: numoMttosi, pia.,trinosi ~< 1JNJb<wile piastrinn11 ice mo>U>ciHct~S(• ALOI<I •

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• . • • • • . . .. • • • • ROt'QUIEH • . . • . . • Malaria Rù;llrch e twtla 1>TO/ilas.<>i mnJirame11t~a d~llo. - O'M'OJ.J-;:-~um . .

l!teria Lo llfldo alf vt~le della que.•ti,w;>. r{(•/1.' -

Polmonite lobare Ricerche s"i t ipo di diJ>lnrocco >u:lhr -

Pneumotoraço t mtnln&lto tulltrcolaro -

DE'J"TI ~ I • • • • .

L r,vr . • . • . .

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Rlllessl (l) d' Inibii l - cardl~ea e polmonare della branca nas&IO del tll'lgemlno - FttO)tMJn. • , RII!Mstl motori nel cani sottoposti lesioni di alcuni lobull cermllarl - R osst c D t G tOI<GIO . . Serrblo ( fl) sanitario militar~~ nelle jlf'ovlncle Veneto-Lombarde dtlrante Il secolo XIX - F. P~~Lt.Ec:ntl"l T~tmorl parotldel Eroluzionc a11alcm10-t.linica dei- Couclttsiorlich inor(J'Ìche- :0.1 OU1't Et< e lh.oox Vaeclnazlone (l.LI.J utidlltorlca per via c11tanea - Nt::Lil! . • . . . - . • • . • •• • . • . • • •

a.

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI OLINIOHE NEGLI OIPEDALI MILITARI NOTIZIE . • . . . . . • . . l NOSTRI MORTI

tOo 2111

216

t t:, 211~

213 211~

Pag. :2HI 2:!5 :!40

CONDIZIONI 01. ABBONAMENTO. L'abbonamenro b aunuo e der orro dal 1• gen naio al prezzo dJ L. 32 (Estero L. 44). Per _gli ufficiali mecliol e chimlcl·rarmaolsti del R. Beerclro, tu eervizlo ed in cong.,do, ll, prezzo dell'abbooameoro b ridotto a L. 24 antlci pate. Per i soli urnoiall mOti lei (dell' "sercito e della Marina). lo qualunque posizione el trovlnQ, ò ammesso un ~bbonamento cumulati vo &l r.wr,11.ale di .l :lCllicil14 Militare ed agli .dnnall dt .Medicina Narale e Oc>lor1tale al prezzo di L . 46 annue. Il prezzo del supplemeuto CQnteoente i Ruoli di anzianittl dd corfl') mnitam •milita~ è di L. 16, r idotto a L. 8 per l soli a bbonati.

NORME PER l COLLABORATORI. Le opinioni manllestnte dn!!ll .i.otori non nope~a.no la roespon~blli tà del periodico. Agli Aut<>ri samnno conoe>Mi 1-! l'Mnitamente 50 6Stra~tl con copertina stampata, lronteepl zlo, lm·

pogi natura e 11\Unera·t.ione St>Cclnle. Per disposizione del Consi.;llo naziona le delle r icerche a. oia.s~un lavoro deve essere u nito nn IJrevo nntori~t.<Bnnto (non pill •li 10 r il!ile) . Le speso oor le tavole lltog rotlohe, torogratlohe, ecc., che accompagoiiS!IOro le pubblicazlo:~l. aono a c~tri<'o rlegli Aut-ori. I m a noaorittl non si restltutscouo .


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Il Giornale di Medicina Militare, nel mese che ha segnato

dei più profondi lutti nazionali, decora. q~testa sua prima pagina dell'immagine del Principe Sabaltdo, spentosi il 18 marz:o nella nostra terra s6mala, alla ILTW

quale Egli aveva consacrata l'ultima delle Sue strenue ardimentose imprese,

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realizzate con fermezza romana e con freddo ardimento in tutta una austera 1wbilissi.ma vita di eroici cimenti, vissuta cQme un continuo esempio delle più fulgide virtiì umane. Tutt-o il momlo contempla nel grande Scomparso l'intrepido esplora,tore che co n.du .~.~e la prodigiosa spedizione artica, con.qttistò le inaccesse cime del Ruvenzori e sulle vertigirtos.e vette dell' I malaia piantò la nostra bandiera nel punto più alto che fo sse raggiunto sulla T erra. Tu.tti ammirano il tenace pioniere, il navigatqre inesausto eli t ~Ltt i i mari, il severo studioso che aveva messo al servigio tlella Scienza la Sua pensosa audacia con gli inestimabili frulli e le scoperte delle Sue sapwnti osservazioni. 1\-fa soprattutto la Patria ricorda il purissimo Eroe che precorse la nuova èra llei Fasci, tenendo in tempi tenebrosi accesa la fiaccola dei più santi ideali, ed esalta il Principe marinaio che nelle acque di Prevesa con le S ue siluranti calò a picco quattro unità anersarie e, quale Capo dell'Armata navale, ne tenne lungamerue il comando nell'asperrima gu.erra in Adria· tico, ove raccolse dalle coste A lbanesi e seppe p ortare a salramemo l'ese.rcito serbo i rt rotta. Come l'im•itto magnanimo Condottiero della Terza Armata avet:a eletto p er la Sua spoglia mortale il solenne camposanto dei Suoi prodi soldati, così Luigi di Savoia, sapendo che volgm>a al tramQnto la S ua lumi nosa giornata terrena, volle tornare, per morirvi, sul campo della Su a dura lotta f econdtl, fra i fidi coloni, in riva al grande fiume d('l quale avet'a scoperte le sorgenti e donde aveva addotte le acque a trasformare l'arsa bljscaglia per l'esempio mi rabile delle più promettenti possibilità colonizzatrici. Gli alti spiriti dei due grandi Capitani, che sono l'orgo{!,lio di tutti gli Italiani per ltrer incarnate col privilegio delle superbe trad,:zioni clclla R egale loro stirpe le più alte virtù clelia rtostra raz:a, ora alt•ggiano in una st1ma divinità di gloria agli estremi confini della Patria.


ANNo LXXXI. N. 3 GIORNALE DI MEDICINA MILITARE

ì\fA R7.0 1933-(XI)

MEMORIE ORIGINALI

OSPEDALE MILITAR E DI PADO\"A Direttore: colonnello medico FERDI~A~too MARTOGUO

INFLUENZA DEL TRATIAMENTO CON SUCCHI EMBRIONARI SUUE LESIONI TUBERCOLARI SPERIMENTALI (*) . Dott . Giuseppe Renato Bugllarl, maggiore medico e capo del reparto chirut·g ico

TREFONI E LORO PROPRIETÀ. -

l primi tentativi di Ross Harrison e

dei suoi allievi, cominciati sin dal 1907, sulla coltura di frammenti di organi, venivano ad aprire nuovi orizzonti a llo st udio dell'intima biologia dell'organi8mo vivente. La. primitiva. tecnica. consisteva. semplicemente nel mettere un frammentino di organo fresco in una goccia pendente di plasma o di siero e nell'osservare per qualche giorno il comportamento, la migrazione e la proliiera.zione delle varie cellule. . Evidentemente in tali condizioni di esperimento le cellule venivano ad essere sottoposte a influenze complesse e difficilmente sceverabili: le secrezioni delle cellule dello stesso tipo e più ancol"a, di quelle di tipo differente, le sostanze diffuse dalle parti più centrali e rapidamente necrosate del frammento, l'alterazione spontanea del mezzo di coltura etc. Per lo studio delle relazioni dei varii tipi di tessuti fra. di loro e cogli umori dell'organismo era necessario in vece servirsi di colture pure di cellule, così come in batteriologia è necessario servirsi di colture pure di microorganisrni. Ciò riuscì in primo tempo impossilbile, sia perchè non era possibile adoperare frammenti d 'organi costituit i da cellule dello stesso tipo, sia perchè questi frammenti, qualunque fosse il mezzo di coltura adoperato, sopravvivevano qualche tempo, ma poi venivano a morte, non esst>ndo capaci di riprodursi. Nel1912 Carrel ed Ebeling posero 12 frammenti di cuore di embrione di pollo in plasma di pollo per studiare le condizioni nelle quali la vita di nn tessuto in vitro può essere indefinitamente p rolungato. Poichè la morte dei frammenti così coltivati veniva at.tribuita all'esaurimento del mezzo di coltura per l'accumulo di sostanze cataboliche nel ( •) Q'Oesta memoria, irluut& 1n redazione noJlo scorso novcmllre. fa seguito allo noto delio faac. VII <lol 193J.IX del no~tro Glvrualc (N. d. R .).

~~teseo A. p ubblicata nel


154

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INFLUENZA DEL TRATTAMENTO CON SUCCHI EMBRIONARI ECC.

mezzo stesso, e per il progressivo consumo delle sostanze nutritive in essocontenute, gli sperimentatori eseguivano frequenti passaggi in nuovi mezzi dL coltura. ·I fmmmenti di cuore, che all'inizio della coltura battevano 100-15()< pulsazioni al minuto, si circondavano, nei giorni seguenti, di un sottile alone di cellule eonnettive e diminuivano progressivamente le loro pulsazione, tìnchè dopo 3 o 4 giorni rimanevano pressochè immobili. Però, lavati in soluzione di Ringer e messi in un mezzo nuovo, le pulsazioni ricominciavano. Tali fenomeni si ripetevano nei successivi passagg.i, ma, malgrado l'in~ssante attività dei frammenti di cuore e la proliferazione marginale delle cellule connettivali, i frammenti stessi non aumentavano di volume anzi andavano progre;;sivamente diminuendo fino a scomparire. Dopo poc.o più di 3 mesi, uno solo dei 12 frammenti sopravviveva, ridotto a minuscole dimensioni. Allora gli AA. ebbero l'idea di aggiungere al mezzo di coltura qualche goccia di succo embrionario: il giorno successivo il fmmmento si trovò circondato da una larga aureola. di fibroblasti e continuò ad a.ccrescersi rapidamente nei giorni seguenti, Al 104° giorno le pulsazioni erano cessate poicbè t utte le cellule del fmmmento erano state esclusivamente sostituite da fibroblasti, i quali· d'altra. parte continuavano ad accrescersi con ritmo costante, raddoppiandosi in circa 48 ore . Era così ottenuta la prima coltura pura di cellule, ed era inoltre stabilito che il succo embrionario permette un accrescimento indefinito delle· cellule. In primo tempo l'effetto attivante dei succhi embrionari fu attribuito a.d. un ormone esistente nei succhi stessi e che permetteva una migliore utilizzazione del siero da parte delle cellule, ma. in seguito fu dimostrato che i fibroblasti non u tilizzano il siero neppure in presenza di succhi embrionari e che l'accrescimento può ottenersi ugualmente e dura. indefinito, quando i tessuti si coltivino in un mezzo che contenga anche solo succo embrionario: il succo stesso, quindi, non funziona come ormone, ma. come vero e proprio alimento. I tessuti embrionari pertanto hanno la capacità di produrre sostanze che permettono ai fibroblasti di costruire il protoplasma necessario alla. ]{)ro moltiplicazione. A t.ali sostanze, bbbricate da determinate cellule ed adoperate come· alimento di altre celhùe, è stato dato (da 'T e e: <p w = nutro) il nome di << trefM~i » dai loro scopritori. Esse, oltre che nei succhi embrionari, sono state trovate nei tumori maligni e, sebbene in minor quantità, nei muscoli, nel cervello e nella tiroide di animali adulti; infine particolarmente nei leucociti. I trefoni possono essere considerati aspecifici poichè nell'accrescimento delle colture celltùari hanno azione press'a poco uguali i succhi embrionari omologhi od eterologhi. Alcune proprietà fìsico-ebimiche di tali sostanze sono state dimostrate (A. H. Drew): sono distrutte dalla temperatura di 65°, dallo scuotimento prolungato e dall'azione del radio; la loro azione è attenuata dal ri.sca.lda.mento a 56 o come dalla permanenza per 24 ore in termostato a 38° o in re-


JNI'LUENZA DEL TRATTAMENTO CON SUCCHI EMBRIONARI ECC.

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frigeratore a 0°, similmente è attenuata per il passaggio attra.verso un filtro Berkefeld e scompare del tutto per il passaggio attraverso un filtro Chamberland od un sa-cco di collodion; sono precipitate dall'alcool, dall 'acido carbonico, dall'acetone, etc. Carrel ed Ebelingdimostrarono ancora che, a differenza degli estratti di tessuti embrionari, gli estratti di tessuti adulti non permettono in vitro l'accrescimento indefinito dei fibroblasti che, dopo qualche giorno, v<>ngono a morte. Similmente, trapiantando in un pollo a~ulto una coltura pura ·di fibrocla.sti, che du.ra.nte molti anni si erano ivi sviluppati con grande rapidità in succo embrionario, la loro attività si estingue e dopo qualche giorno scompaiono. Gli umori dell'animale adulto non permettono quindi nè in vivo nè in vitro la moltiplicazione delle cellule connettive: inoltre la loro azione inibitrice aumenta progressivamente col crescere dell'età. Quando il siero di animale adulto viene sbattuto per parecchie ore, o riscaldato a 650 per mezz'ora, la. sua azione inibitrice si intensifica: ciò lascia. presumere che in esso oltre ehe sostanze inibenti esistano anche sostanze attivanti (che vengono distrutte dal calore o dallo sbatt imento) ma dominat.e dalle prime nella loro azione. Si riesce a precipitare tali sostanze attivanti facendo attraversare il siero di animale adulto da una corrente di acido carbonico: il precipitato ha il potere di stimolare la. moltiplicazione dei fibroblasti. Tale potere inibente va aumentando con l'età e diventa massimo nella vecchiaia: e questa progressiva. inibizione è dovuta. più ad una ulteriore diminuzione delle sostanze attivanti che ad un aumento delle sostanze inibenti: infatti il riscaldamento a 65o (che distrugge le sostanze attivanti) aumenta del 38 % l'azione inibitrice del siero di animali giovani e solo del 16 % quella del siero di animali vecchi. Nell'animale a~ulto pertanto le cellule connettive non proliferano att ivamente ed indefinitamente: ed infatti, se si avesse una moltiplicazione indefinita dei fibroblasti nella linfa interstiziale e delle cellule endoteliali nel plasma sanguigno, la vita di qualsiasi organismo sarebbe resa impossibile. Senonchè esistono anche nell'organismo adulto determinate condizioni in cui i fibroblasti ricuperano la loro attività embrionale e riacquistano un notevole potere di moltiplicazione ed accrescimento. Ciò si verifica nella cicatrizzazione delle ferite, nelle riparazioni delle fratture, nella delimitazione dei processi flogistici e sostituzione dei tessuti distrutti con connEtivo di cicatrice. Fin dal1904 il Wellsch, per spiegare tali fenomeni, e.mise l'ipotesi che il rinnovamento dell'attività cellulare fosse dovuto alla presenza di speciali sostanze nella linfa interati~iale, ma. è ai lavori di Carrel ed Ebelling che si deve la. dimostrazione sperimentale che il potere di moltiplicazione e di accrescimento dei fibroblasti dipende dalla presenza e dalla concentrazione dei trefoni nei mezzi di coltura. Ma da. che sono fomiti questi trefoni nell'organismo adulto T Carre! stabili che tali trefoni sono forniti dai leucociti, che siano cioè t refoni leucocita.ri. Allorchè delle colonie di leucociti poste n ello stesso mezzo (pla.'>ma


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IN"i'LUEN7.A DEL TRATTAMENTO CON SUCCID EXBRIONA.Jll ECO.

sanguigno) con colture pure di fibroblasti, si avvicinano a questi ultimi, la. moltiplicazione dei fibrobla-sti stessi diventa più .rapida che nelle colture di confronto. Similmente l'estratto di tessuto asetticamente in1ìamma.to (e quindi ricco di leucociti ) aumenta sensibilmente il tasso di moltiplicazione delle colture di fìbroblaati. I leucociti traggono gli elementi per sintetizzare le loro secrezioni trefocitiche dal siero di sangue dove abitualmente vivono ed infatti, ponendo a contatto dei leucooiti ben lavati con una coltura di fibroblasti in terreno privo di trefoni, i fibroblasti arrestano il loro accrescimento, ma se si aggiunge del siero di sangue, essi riprendono a crescere regolarmente. Orbene, poichè n è il siero di sangue nè i leucociti lavati sono capaci da soli di determinare tale accrescimento, è evidente che i leucociti hanno sintetizzato dal siero di sangue le sostanze attivatrici e nutritive. I leucociti, perciò, possono essere considerati ghiandole mobili unicellul:a.ri (Ranvier) e secernono sostanze (trefoni leucocitari) che servono alla nutrizione ed alla moltiplicazione dei tessuti: il Carrelli ha chiàma.ti trefociti èioè oollùle nutrici, specialmente dei fibrobla.sti, dei quali possono determinare la prolife ferazione anche in seno agli umori inibitori dell'organismo adulto. Carre! ha constatato che una piaga asettica, libera da detriti anatomici e da coaguli sanguigni e scrupolosamente protetta contro qualsiasi irritazione esterna, non ha alcuna tendenza a granulare. Lo stimolo rigeneratore non proviene perciò nè dalla diminuita tensione dei tessuti, n è da altri fattori insiti nella lesione stessa. Bastano invece leggere irritazioni, qualunque ne sia la natura: toccamenti meccanici, sostanze chimiche (trementina, nitrato d•argento, ecc.), qualche stafìlococco, perchè il processo di cicatrizzazione si manifesti e si ravvivi, talora in misura notevolissima. Tali stimoli non agiscono direttamente, ed infatti non determinano in vitro accrescimento dei tessut i: essi agiscono indirettamente, determinando una rapida invasione dei leucociti che elaborano i loro propri trefoni necessari alle moltiplica.zioni delle cellule fisse. La riparazione delle lesioni di continuo si spiega in maniera soddisfacente grazie a questa ipotesi: nel luogo della lesione i leucociti, accorsi in gran numero, apportano le proprie sostanze attivanti (trefoni leucocita.ri) in quantità tale da vincere l'azione inibente dei liquidi interstiziali dell'organismo. TREFONI E GUARIGIONE DELLE FERITE. - Partendo dal concetto che i processi di riparazione delle ferite ed in genere delle perdite di sostanza sia,no dovuti alle speciali sostanze nutritive ed attivanti elaborate dai leucociti (trefoni leucocitari) le quali hanno azione analoga a quelle dei succhi embrionari (trefoni embrionari), vari autori, già. da alcuni anni, sperimentarono se, aumentando la concentrazione di tali sostanze nei tessuti e negli organi lesi con l'aggiungere ai t refoni leucocitari, propri dell'organismo in esperimento, una certa quant ità. di trefoni embrionari, si riuscisse ad ottenere una sensibile accelerazione dei prooossi riparativi. Ed i risultati furono uniformemente favorevoli.


INJ'LUENZA DEL TRA'l'TA.J4ENTO CON SUCCHI EiUBBJONARl ECO,

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n Bergami constatò che gli estratti acquosi di embrione di pollo accelerano il processo di cicatrizzazione delle ferite in animali della stessa. specie e precisò che la guarigione può avvenire in metà del tempo occorrente agli animali di controllo. n Ca.rnot, trattando con estratti embrionari per via orale e sotto cutanea. cani con ulcere gastriche sperimentali, constatò una. evidente accelerazione del processo di guarigione con esuberante neoformazione di tessuto connettivo. · :Roulet sperimentò l'azione dei t refoni embrionari nella cicatrizzazione delle piaghe sperimentali delle cavie, ottenendo un'attiva granulazione delle pia-ghe stesse, seguita da una ra,pida riparazione delle perdite di sostanze. Io dimostrai che la guarigione delle ferite da taglio e delle piaghe sperimentali del coniglio riceve nn impulso attivissimo dall'applicazione di trefoni: confrontai l'azione dei trefoni leucocitari ed embrionari sia omologhi che eterologhi venendo alla conclusione che le proprietà nutritive ed attivanti sono comuni, in grado press'a poco uguale a tutti i detti trefoni, e forse alquanto più spiccate per i trefoni embrionari eterologhi. Oltre alla determinazione del tempo di guarigione e della rapidità di riparazione, completai la dimostrazione con lo studio istologico delle ferite, col quale potei constatare che le differenze fra le ferite trattate con succhi embrionari e quelle di controllo sono più evidenti nei primi stadii di tempo (48 e 96 ore) il che si può spiegare ammet tendo che nelle ferite di controllo non v'era stato ancora il t empo necessario all'invasione di tm numero sufficiente di leucociti che apportassero le sostanze nutritive ed attivanti; mentre nelle ferite trattate, tali sostanze vennero pos:te ad arte fin dal primo momento. Successivamente in collaborazione col Palma estesi le ricerche anche alla guarigione delle fratture e dimostra,mmo, sia coi preparati istologici dei focolai di frattura, sia con radiogra,mmi delle ossa fratturate, che tanto il processo di neoforma.zione connettivale quanto l'ossiftcazione del callo hanno luogo con un notevole anticipo in confronto delle lesioni di controllo. TREFONI E LESIONI TUBERCOLARI SPERIMENTALI. Fin dalla constatazione dei primi favorevoli frisultati ottenuti trattando con succhi embrionari le ferite e le piaghe sperimentali nei conigli (1926), stabilii di sperimentare se, data la spiccatissima azione attivante e moltiplicativa spiegata dai trefoni embrionari specialmente sulla. produzione dei fibroblasti, anche le lesioni tubercolari potessero essere più facilmente riparate mediante una esuberante moltiplicazione dei fibroblasti dei tessuti circostanti alle lesioni stesse, moltiplicazione da. determinarsi mediante l'apporto dei trefoni embrionari. Mi sembrava verosimile, e direi qna.si suggestivo, il concetto che se la formazione del tubercolo è dovuto al bacillo di Koch ed alle sue tossine, l'assenza. o la scarsità e ritardo delle riparazioni possa principalmente attribuirsi alla limitata funzione trefocitica. dei leucociti dell'organismo am· malat o, funzione limitata sia dall'ostacolato afflusso lencocitario verÌ!o i


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lNl!'LUENZA DEL TRATTAMENTO OON SUOOBI EMBRIONARI EOO.

tubercoli privi di vasi, sia dall'alterata. vitalità degli stessi lencociti in dipendenza della tossiniezione: che pertanto non potesse escludersi che, con l'apporto di sostanze attivanti e moltiplicatrici dei fibroblasti (trefoni), si potessero favorevolmente influenzare i processi ripara.tivi, ipotesi con· fortata. dal fatto che la non rara. guarigione spontanea delle lesioni tubercolari avviene appunto mediante la. limitazione in primo tempo e la sostituzione in secondo tempo dei tessuti lesi mediante connettivo neofonnato. Iniziai cosi nel se.ttembre 1926 una serie di ricerche dirette a sperim~n­ tare l'azione dei succhi embrionari nelle lesioni tubercolari sperimentali nelle cavie. Prep<trazione dei s•ucohi em~rionari. -Mi sono servito costantemente di estratt.i embrionari di pollo sia perchè più facilmente procurabili, sia. perchè, disponendo di adatta incubatrice, è possibile adoperare embrioni sempre ed esattamente della stessa età. L 'embrione di dieci giorni veniva pestato in mortaio con polvere di quarzo finemente triturata, in circa 16 cc. di acqua distillata e poi filtrato in modo da. ottcnersi circa 10 cc. di estratto embrionario. Data la difficoltà di sterilizzare tale estratto in quanto la sua azione viene attenuata e di<>trutt.a sia dal riscaldamento che dal passaggio attraverso i filtri, era indispens<l>bile procedere con la ma~sima. asepsi alle operazioni ili preparazione: l'uovo contenente l'embrione veniva immerso in una soluzione di alcool ioda.to per un minuto; l'apertura dell'uovo e l'asportazione dell'embrione, eseguita con strumenti sterili; il pestamento, il mortaio con polvere di quarzo sterilizzati in stufa a secco; la filtrazione, con filtro di carta e imbuto parimenti sterilizzati a secco. I succhi venivano preparati volta per volta e subito impiegati. Con tali precauzioni non ebbi mai a lamentare alcuna suppurazione.

Saggio €1ella tossicità dei s1wchi embr-ionari. A conigli del peso di circa Kg. 2.500 praticai a giorni alterni iniezioni sottoeutanee di estr-a,tti preparati col metodo descritto, in dosi crescenti da 2 a 12 ce.; le dosi massime furono ripetute otto volte. I conigli non dimostrarono alcun disturbo: essi alla fine del trattamento erano sani e vivaci ed inoltre erano aumentati di peso di circa il 3 %. N ot.evole il fatto ehe nella zona del dorso, depilata, dove venivano praticate le iniezioni, il pelo ricrebbe molto più lungo, folto e robusto e di colorito più scuro. l a SERIE DI ESPERIENZE. (Eseguite nel settembr~r-novembre 1926 presso H Gabinetto batteriologtco della · Scuola di Applicazione di Sanità. Militare).

Quattro cavie furono inoculate sotto cute con espettorato tubercolare nel quale aJl'esame microscopico si erano riscontrati numerosissimi bacilli. Dopo una diecina di giorni si ebbe la comparsa, pressochè contemporanea, nei punti di inoculazione di ulcere tubercolari tipiche con ingorgo delle ghiandole viciniori.


JNJ'LUl'lNZA DEL TRA.Tl'AME~TO CON SUCCHI EMBRIONARI E CC

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Dopo 15 giorni dalla data diinoculazione, iniziai in due cavie il trattamento locale delle ulceri' e delle ghiandole ingorgate con succhi embrionari, lasciando come controllo le altre due, sulle ulceri delle quali praticai invece delle applicazioni di acqua albuminata sterile. Le applicazioni furono complessivamente 11 distribuite in 33 giorni. Fin dalle prime applicazioni fu evidente una favorevole modificazione delle ulcere tubercolari trattate, che si andavano detergendo dai detriti caseosi, mentre i margini, prima largamente scollati, andavano aderendo &l fondo che si sollevava e si copriva di buone granulazioni (trasformazion~ della ulcera in piaga) e mentre le ghiandole evidentemente si riducevano di volume ed aumentavano di consistenza. Ecco un riassunto comparato delle lesioni al 50° giorno dall'inoeulazione e 35o di tra.t tamento. (vedi figure l e 2). CA VIE CO!\'TROLLO.

CAnE TRATTATE .

Perdita di sostanza de lla grandezza di due lire .

Perdita di so,.tanze della ·grandezza di due soldi.

Margini violacei, rilevati, largamente scollati, ricoperti da ingrossamenti nodulari.

:\Iargini ro~ei. piiiiiÌ rontinuantis i col fondo: ns~enza. di ingrossamenti nodula ri.

Fondo infossantesi profondamente nella paret.e addonùnale, anfrat· tuoso, ricoperto alla. p eriferia. da una crosta bianco-giallastra di SO· stanza ca.seosa: sotoo la crostoa e nel resoo della. ulcera scarse granu !azioni torpide.

Fondo pianeggiame, ricoperto alla p erifer·ia da una crosta siero-ema · tica; sotto la crosta e ne l resto de lla piaga buone granulazioni.

Linfoghia.ndole inguinali ingrossate a. consistenza molle, ripiene di focolai

Linfoghiandole inguinali molto meno ingrossate, fortemente aderenti ai tessuti circostanti, di consistenza durissima.

caseosi.

Al 52° giorno procedetti all'autopsia delle cavie che dovetti sacrificare per imminente trasferimento in Colonia. Benchè avessi fatto solo un trattamento locale delle lesioni suddette (ulcere ed adeniti) e non potessi quindi aspettarmi alcun important.e risultato dall'esame comparato degli organi interni, pure potei notare all'autopsia. un evidente minore estensione e gravità del processo tubercolare negli ~rgani delle cavie trattate in confronto di quelle di controllo. Più sensibile la differenza si constatava per i polmoni, in quanto, mentre quelli delle cavie controllo erano infarciti di tubercoli ~ di caverne, quelli delle cavie trattate presentavano solo pochi tnbercoli.


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Cavi4 trallalo: uloenCda lnooul&Zion~>, al 83• gtoruo di tmttamento. o al 6()0 dall'lnoculutouo. Perdita di eostanza deUa srandexu. di duo BOidl oon

OariCJ conhoollo: ulcera da tnooulutone, al 500 ctoruo dall'lnoculutono. Perdita di 808t&nu. deUa &'ftll· deua di due liro oon maf'l1nJ vtolaoel, largamente

~nJ roool, ptant, oontlnuant.tat ool tondo: aeICn.&a di ~.naroseatnontJ nodu.lart. Fondo PlanclaiAn~. riooperto alla poriferla da una

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della plap baono rranulallonJ.

eooUatl, rtooportt da 1118'1'01Umontl nodularl. Fondo ln"-nt.OIIIprotond&mente neUa parete addomJnale, perzJalmente rtooperto da croste oo.eooeo .at.to Je qu.t.U e nel re.t.o doUe ulooro appaiono 110111 rnmululonl torpido.


INFLUEINZA DEL TRATTAMENTO CON SUOOlll EMBRIONARI BOO.

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Non avendo come ho detto, praticato un trattamento generale, debbo dedurne che l'applicazione locale dei trefoni sulle ulcere da inoculazioni abbia verosimilmente provocata una specie di barriera limitante la invasione del processo tubercolare; per quanto però non possa escludersi che una certa quantità. di trefoni (e cioè per lo meno le poche gocce, inoculate intorno alle gbiandnle ingorgate) sia stata assorbita e quindi, penetrata in circolo, abbia esercitato una favorevole influenza anche sugli organi interni. All'esame microscopico dei preparati istologici della ulceri da inoculazioni su descritte ho riscontrato (vedi fig. 3 e 4). CA VIE CONTROLLO.

CAVIE TRATTATE.

Ulcera cutanea a bordi scoscesi e che si approfonda notevolmente nel derma: fondo costituito da un tessuto di granulazione in cui abbondano grossi elementi a tipo epitelioide. In parecchi punti si notano follicoli costituiti nel centro da elementi epitelioide circondati da una zona d'infiltrazione parvicellula.re. Tale tessuto di granulazione si appro· fonda oltre il sottocutaneo fino ai fasci dello sr.rato muscolare. Non si nota accenno di formazione delimitante. Non si notano cellule gìganti; tuttavia nel centro dei follicoli, gli elementi epitelioidi presentano segni di neerosi cellulare (frammentazione dei nuclei).

Ulcerazione molto più superficiale con minor abbondanza e minor spessore del tessuto di granulazione: scarsi follicoli. Intorno al fondo dell'ulcera si nota un tessuoo colorato pib. pallidamente e costituito da grossi elementi con scarsa. sostanza inte·rcellulare (for· mazione delimitante).

za SERLE DI ESPERIMENTI. (Eseguiti p resso la R. Agenzia. d'Italia nel Tigra.j ad Adua nel periodo di ago. sto 1927-marzo 1928 e comunicati ai Ministeri della. Guerra. e delle Colonie il 5 aprile 1928).

Nel settembre 1927 otto cavie, della stessa età. e di peso press'a poco uguale, vennero inoculate con espettorato tubercolare contenente numerosiasimi bacilli di Koch. L'inoculazione venne praticata in saccoccie cutanee addominali. Due cavie (cavie l e 2) furono lasciate come controlli: ad esse a giorni alterni furono praticate iniezioni sottocutanee di c. c. 1,6 di acqua albuminata sterile; alle altre sei (cavie 3-4-5-6-7-8) furono praticate a giorni alterni iniezioni sottocutanee di c. c. 1,6 di estratto embrionario. Cavia l (co~trollo) morta. ~l 21 Dicem~re 1927 (dopo 87 giorni). Id. 2 ( 1d. ) morta. 11 21 Febbra.to 1928 (dopo 147 giomi).


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Cavia3 Id. 4 Id. 5

INI'LUBNZA DEL TRATI'AMENTO CON SUCCHI EMBRIONARI ECO.

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Il 15 Marzo e c ioè dopo 170 giorni vivevano in buone condizioni generati e in iste.to di nutrizione soddisfacente; ma dovetti, mal volentieri, sa.crifica.rle p er nuovo improvviso trasferimento.

Id. 6

Morte. il 6 Marzo 1928 (dopo 151 giorni).

Id. 7 Id. 8

Morte 1'8 Dicembre 1928 (dopo 74 giorni) in aborto sopravvenuto durante un lungo e fat.icoso viaggio con trasporto e. muletto in zon e impervie.

Me. più che le sopravvivenza furono interessanti i reperr.i de lle autopsie.

Fig. S.

Preparato lstologioo a piccolo lngrandimento dell'ulcera d1 cuJ alla figura l. Ulcerazione superftolale con modico sJ)C880re del tessuto di granulAzione. Scarsi !oUtooll. Attorno al tondo dell'ulcera teasuto colorato pUI pallidamente oostitulto di grossJ elementi oon scarsa sostall7.a lntcroollular.e.

Cavia l Id. 2

Peritoneo infiltra.to, con numerosi tubercoli del cavo peritonea.le; presenza di abbondante liquido torbido, leggermente rossa.stro, con fiocchi biancastri. Pleu.re ispessite ed infiltre.oo con abbondante versamento sieroematico nel quale nuotano detriti biancastri. Polmoni retratti con numero:s1 tubercoli e con caverne ripiene di sostanza caseose.. Reni con pochl tubercoli. Milza e fegato ingrossati ed infarciti di tubercoli.

Id. 3 Id. 4

Solo qualche raro tubercolo nella milza. Assenza di versamento nel cavo pleurico e peritoneale. Gli altri organi, almeno macrosccpica.mente, appaiono noJ'Ill.&li.

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INFLUE~ZA DEL TRATTAMENTO CON SUCCHI E~tBRTON'ARI ECC.

Cavia 5 Id. 6 ld. 7

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Assenza di versamento peri tonPalC'.~<car.so o nullo \'erAAmento pleuri co; tubercoli in quantità varia nei divers i organi, ma in misura a~so l utamente assai minore che nella ca\·ia di comrol lo.

All'esame istologico dei Yari organi ho constatato (vedi fig. 5 a 10): CAVIE DI CO !:\TI:!OLLO.

CA n~; TRATTATE.

Lesioni numerose, estese, profonde , fino talvolta. a far scomparire la struttura d egli organi stessi, con caratteri evolutivi ed abbondante caseosi.

Lesioni ;:carse per numero, talora scarsissime (in un prepat·ato del polmone della caYia a se n e ri.scontm. una sola a t ipo fibrosc lerotico) poco estese, sì che è sempre eYidente la str uttma tipica degli o•·gani: caseosi ussent.e o scarsissima .

Fig. 4.

Preparato letologlco a Piccolo Ingrandimento dell'ul<-era di cui alla figura 2. Ulcera.zlooe a ~ordl SCOS<·l'•l che si approfonda notevolmente. C~~':;~68=~a'!,e~~88Uto di gro oulazlone. l\umerosl folll<:oll. l\on si nota accenno d1 !or-


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F ig. s.

Preparato letologloo dell~ cn.vtn N. 1 dfll secondo gruppo di capementi.• trattata con 011tratt1 embrionari e a.norl1lcatn l iO giorni dopo l'lnoanlazlone. ' • l.Jleegoo polmonare quaal ovunqae ben eonSilrv~to. ecars& ln1lltra-

Preparato llltologloo d e l p olmone della cavi!\ N• 1 'da l secondo g ruppo di CHt>ericnze morta 87 giorni dopo l'lnoewn.&lono (OOo·

zlone perfe.tveolar& e perlbroncblalc. ln qualche a!Teolo eoareo

OS8Udato. Boarels!lml tuborooU.

11troUo). diHegno polmonare è eoetltnlto In maaelroa p Brta da te8Bn to dJ granulaslone In oul si notano vBBto zone di CB/fCOI!I. NeUe sono porlferlobe lntaDIA lnllltrazlone pameollulare.

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Fig. 7.

lt'Jg. s.

Pre pnrMo lstologiCtl del fegato tlclln cavia l'O. r. d~'I~We<>ndo gruppo <Il <Japeric nzo trattlthl con e~trntt i ombrlonorl e 8>H"rlf\rAhl 171! giorni do po l'lnoculazione. 'l'essuto eJ)!\tlco oonservato in mil>ura notevole. A ree di ncc rosl scal'i!e e dJ dìmemdoni ridotte. Infiltrazioni parvlrellularl m•gll lnU>rstlzi rra gli acini, Intorno al c.walicoll biliari U cui lum6 è conservato e rcrolar6.

Prevarnto lstologloo del fegato d cii n cavia N. l ùel •~>condo gruppo di esperillnZC morta 87 gic>rui dopo l'in ocula:r;loo" (cuutt·ollo). • Aree di tet~~~uto epatico beo oonservalo accanto a d a ltre pl!l nume· rose In cui l'iutclahttura cordonale è del tu l LO scompa.l'!la: in alcuni punti per zone di nl'crosi eun rardazione di elementi morrologlcl, In altri per accumulo di eleme nti parvi celhùa rl.

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Proparato llltol~loo doUa mUza della oe. via N. s del aeooudo gruppo di eBJ)erlmentl, trattata oon estratti embrionari e sacrllloe.ta 170 giorni dopo l'lnooui~U:lono.

Proparato tstoiOII'loo dolla milza doUa oovloCN. 2 del 8Coondo II'TUPI>O

Oapsula regolare oon trab9colo sottili: Il leve oooge&tlono della polpa: tolllooll bene evidenti e eolo In talu'no di o~~SI si Mln t1ooonno di raretazlone degli elomentlnolla zona oontrule.

di eeperlmentl morta 147 g loml dopo l'lnOCQlaJl:lone (oontrollo).

Il dlaegno del folllooll è quasi ovunque alterato. SI notano oumo· rosi tooolaf 01111100el bono ovfdeQtf o forte oot&8ta vasoqlare noua

polpa,

l


INJ'LUJilNZA DBL TBA.'l"l'AJI(:&NT() CON BUCOBI EMBRIONARI ECO.

167

sa SE&tE DI El:!PER.IMENTI. (Eseguiti nell'Ospedale Militare di Padova nel periodo di ottobre 1930-novembre 1931).

Per le inoculazioni fu preparata una poltiglia tagliuzzando e pestando in mo:tta.io E!terile organi di cavia. tubercolosa: la. poltiglia veniva. quindi· allungata con brodo sterile e decantata. Del liquido così ottenuto si è inoculato nella cavità. peritonea.le delle cavie un c. c. Metà delle cavie di ogni gruppo di esperimento venne tenuta. come controllo, all'altra metà si praticò il trattamento con estratto embrionario a giorni alterni ed alla. dose di un c. c. per iniezioni sottocuta.nea. Le cavie sono sempre state scelte giovani, della stessa età e di peso press'a poco uguale. Furono in totale inoculate 80 cavie; di cui 40 furono trattate e 40 tenute come controlli. Si è avuta una. sopravvivenza media per le prime di giorni 48, per le seconde di giorni 67. I reperti delle autopsie hanno fatto riscontrare: CAVIE DI CONTROLLO.

CAVIE TRATLATE.

Costanti segni di pleurite e peritonite con verRa.mento più o meno abbondant-e.

Lievi note infiammatorie delle pleure e del peritoneo: versamento spesso assente,talora. scarso ·o scarsissimo.

Numerosi tubercoli dei polmoni con caverne.

Pochi tubercoli polmona.ri; mai caverne.

Fegato con numerosi tubercoli e noto evidenti e cospicue di degenerazione.

Fegato con scarsi tubercoli con lievi note di degenerazione. ·

Milza con numerosi tubercoli e costant-e splenomega.lia. spesso di grado cospicuo.

Tumore di milza. spesso assente, talora. di modico grado, con sca.rsissimi tubercoli dell'organo.

Reni ra.ra.ment.i lesi.

Reni costantemente indenni.

Risultati, quindi, press'a poco analoghi a quelli del secondo gruppo: però nel complesso le differenze fra cavie trattate e cavie controllo, non sono altrettanto marcate. Ciò evidentemente è dovuto al metodo seguito per le inoculazioni che, per gli animali del secondo gruppo è stato sottocutaneo, mentre per quelli del terzo groppo è stato endoperitoneale: donde una. maggiore gravità dell'infezione e, quindi, data la particolare recettività degli animali di esperimento {cavie), una minore efficacia. del trattamento. All'esame microscopico dei preparati istologici si è riscontrato press'a. poco lo stesso reperto che in quelli del secondo gruppo di esperienze, ma anche per tali reperti, similmente del resto a. quanto si è già detto per i


168

INJ!'l,UENZA DEL TRATTAMENTO CON SUCCRI EMBRIONARI EOC.

reperti necroscopici e verosimilmente per le stesse ragioni, le differenze fra. organi di animali trattati ed organi di animali controllo sono alquanto meno evidenti, pur riscontrandosi constantemente lesioni meno numerose, meno estese e meno profonde per gli animali trattati con estratti embrionari. Pertanto, dalle osservazioni suesposte, si è tratti a concludere che u trattamento per via sott<Jc-utanea con succhi emlirionari esercita un'influeuza oltremodo fav(}revole nella t1tberoolosi sperimentale della cavia, in misnra tant.o piu spiccata, quanto meno grave ~ l'infezi.one. Per tali risultati, tanto pil'l notevoli in quanto ottenuti in cavie, e cioè in animali particolarmente recettivi a.ll'infe.zione tubercolare della quale possono consideraxsi veri e propri reattivi biologici, e data l'assoluta innocuità del trattamento con trefoni, (innocuità. non solo attestata dagli esperimenti surriferiti ma anche teoricamente presumibile in quanto gli estratti d'organi sono già da tempo pacificamente entrati in terapia), ritengo che risultati ancora più probativi potranno essere ottenuti trattando con succhi embrionari casi di tubercolosi dell'uomo e specialmente forme di gmdo non eccessivamente avanzato.


CL1NIC'A OCULISTICA DELLA R . UNIVERSITÀ D1 PARMA Direttore prof. C. GALLENOA

REftDI[OftTO [llfti[O niTini[O DEI [1~1 DI TRIUMITI~MI DI fiUfRRI [URITI ftELLI [llftl[l DAl t~ IPRilE nt~ · IL U MARlO 1~1~ Dott. Giovanni Dello jolo, capitano medico, assistente militare

Ho creduto opportuno riassumere in un breve studio i ca-si riguardanti i militari con lesioni agli occhi, curati in questa Clinica durante la guerra Europea. È ben vero che molti anni sono trascorsi dalla fine di questa e quindi oggi potrebbe apparire piuttosto tardiva una relazione su t ale argomento. Ciò nondimeno a me sembra che tale statistica possa avere un qualche interesse, sia perchè non pochi di detti pazienti, appartenendo a questa Provincia o a quelle limitrofe, tornarono negli anni succesivi a farsi visitare per postumi delle lesioni riportate in guerra o per altri disturbi in seguito sopravvenuti (donde la possibilità di controllare lo stato dell'apparato visivo, dopo lungo tempo dalle lesioni, elemento, quest-o, molto importante, per stabilire quasi sempre le conseguenze definitive di un trauma oculare); eia anche per determina:re element i di confronto con altre statistiche dlel genere o con quelle riguardanti le lesioni accidentali, verifìcatesi in occasione di lavoro, di cui sono acquisite alla letteratura ofta.lmologica non poche monografie. Risulta dai registri, esistenti in questa Clinica, che durante il suddetto periodo furono degenti e curati sempre con unità di indirizzo da.llo stesso Direttore, Prof. Gallenga, 1029 militari: 422 di questi per lesioni traumatiche; gli altri per affezioni diverse. Si comprende subito come, essendo Parma relativamente lontana dalla zona di operazioni, siano stati in scarso numero i militari ricoverati subito dopo il trauma. La grande maggioranza dei pazienti invece riguarda feriti già ricoverati negli speciali reparti oftalmologici. Di conseguenza, in Clinica, furono praticate quelle cure opportune che per motivi speciali non potevano essere fatte nelle prime linee, o si osservarono e quindi curarono con mezzi più adatti quei casi in cui, dopo avere ricevuto i primi soccorsi nella. zona di guerra, non potevano essere eseguiti quegli atti operatori speciali (protesi, plastiche ecc.), che possono essere praticati solo dopo un certo periodo di tempo dal trauma stesso, oppure furono ricoverat i quei militari che erano abbisognevoli di lunga degenza nei luoghi di cura. Nelle guerre moderne l'organo visivo, per la sua speciale sede è più esposto delle altre r egioni del corpo ai traumi i quali, anche lievi, possono determinare le più gravi complicanze. La proporzione delle ferite oculari in rapporto a quelie di altre parti d el corpo oscillano notevolmente secondo i vari osservatori da 0.50 al 2 -

Gior nale di medicina milit(1r6.


170

RENDICONTO CLINICO STATISTICO DEI CASI ECC.

3 % e in rapporto alle ferite della U>sta dal 5 al 18 %: la conservazione dei bulbi oculari feriti oscilla dal 2 al 7 4 %. secondo l a diversa natura dei proiet-tili stessi. Pure nella 1ùtima guerra invece SAINT ~hBTIN osservò che le lesioni dell 'occhio erano in rapporto alle altre 1.36 %, UTOFFH dell '8 %, SCHRErBER del 5 %, GUGLIANETTI nel 3.52 %, GR.IGNOLO dell'l1.29 %KERN infine riuscl a, precisare che l'occ hio in guerra. era leso con frequenza, superiore di oltre 5 volte più che altre parti del corpo di uguale estesione. Tale fatto è dovuto innanzi tutto alla peculiare tattica. tenuta nella _guerra di trincea, che ba caratterizzato l'ultimo grande conflitto: dovendo il soldato combattere quasi sempre ti'nendo scoperta solo la parte superiore del corpo, naturalmente il torace e gli arti inferiori sono meno suscettibili di lesioni, ciò può dirsi per quanto concerne i proiettili delle diverse armi; contro di questi purtroppo poco si è fatto e si potrà fare. Forse, invece, sono da considerarsi le possibilità e lo studio di una più effic:we protezione contro certi gas, che recano i ma-ggiori danni all'organo visivo. A ciò occorre aJ!~dungere che, a causa delle speciali caratteristiche vulneranti dei proiettili di guerra, i relativi traumi di intensità difficilmente osservabile in modo analogo nelle eventuali lesioni, che possono talvolta verificarsi nella vita civile, hanno fatto assumere un prognostico molto grave e talvolta anche fatale per l'organo visivo. Se vogliamo indagare quale dei vari mezzi di offesa è stato più deleterio per l'occhio, nell'ult.ima guen-a., rileviamo che le statistiche sono concordi nel riportare una notevole maggiore frequenza di feriti da proiettili di artiglieria a causa delrenorme sviluppo assunto da quest'arma nel corso di essa. Ciò specialmente nei primi due anni: nell'ultimo periodo un elevato numero di feriti fu dovuto all'azione delle bombe a. mano. Non dobbiamo però dimenticare che, sebbene per lo più l'agente vulnerante fosse indicato dai pazienti stessi, esso non di raro fu di natura non bene determinabile. Per stabilire con maggiore chiarezza le cause delle ferite di guerra, oggetto di questo modesto studio, ho voluto raggrupparle nella seguente tabella: A~.; N O

1015

1 2

3 4 5 6

7 8 9

IO

Schegge di gt anata.. Pallottole di shrapnel Bombe a mano ..... Bombar'CIE' .......... Pallottole fucile e mi· trn~lin.trice . .... .. Sche~gc di Sàssi .... Scoppio di mine .... Proiettili esplosivi .. Altre cause: cadute, filo fe rro, etc..... Cause imprecisate ..

l 1916 l 19li l 1918 l 1919

14

63 3 16

-5 -

3

5

Il 6

2

6

6

-

44 3 41 7

3

5 6 l

2

6

30

35

117 l

l

-

8

-

T O rALE

19

3

143

l

2

9

7

100

37

15

l

l

-

2 g 6

-

3 l l

3

5

12 -160 92

20

Per cento

ll

35 2,50 25. 12 2,75

37

8,83

25

7,58

21 5

5

17

4,03 11,46

/)()

-

l

424

l, 19


171

RENDICONTO CLINICO S:rATISTlCO DEI OASI ECC,

Da essa si constata. che il maggior numero delle lesioni oculari sono prodotte dalle scheggie di granata e di bombe a mano, ciò deve riconnettersi al fatto che nelle operazioni in grande stile prevalsero le lesioni da granata., mentre nelle azioni di assalto e di sorpresa furono più frequenti le lesioni da bombe a mano. I traumi oculari da proiettili di fucili e mitragliatrici furono dell'H. 75 %; il loro numero piuttosto esiguo deve mettersi in rapporto al fatto che tali feriti giungono assai raramente nei reparti specializzati, sia perchè, quasi sempre, colpiti in più regioni del corpo simultaneamente, vengono ricoverati nei reparti chirurgici ordinari, sia per la natura stessa delle lesioni quasi sempre gravissime ed anzi molto spesso letali data l'importanza degli organi contigui all'occhio. Por tuttavia non pochi dei colpiti ebbero lesioni di tale entità. da compromettere del tutto la funzione visiva. Egualmente gravi furono i feriti da proiettili esplosivi. Le piccole schegge di sasso, di solito proiettate da granate, si staccarono da roccie, producendo. lesioni piuttosto lievi, che si limitarono quasi sempre alle membrane oculari superficiali. I militari ricoverati in questa Clinica Oculistica, che nel periodo bellico funzionava da Ospedale Militare di Riserva, in seguito ad esplosioni di mine, furono pochi, in tali contingenze infatti le lesioni sono per lo più mortali o difficilmente suscettibili di core. Pochi anche i feriti da bombarde, queste comparvero negli eserciti verso la fine del 1916. n loro uso precipuo fu quello di aprire varchi alle fanterie, distruggendo reticolati o altri ostacoli meccanici anteposti alle trincee, piuttost-o che offensivo o difensivo. Confrontando la statistica da me compilata con altre fatte da Autori italiani si osserva una notevole concordanza con quella di GUGLIANETTI, il quale in 50 lesioni oculari, curate nella Clinica Oculistica di Napoli trovò le seguenti cifre: 78 % per schegge di granate e bombe a mano; 22 % per pallottole di fucile e shrapnell; e in un'altra successiva monografia, fatta dal su citato A. presso le truppe della 111 Armata dà: 75 % ferite per schegge di granata e bombe a mano; 5,05 % per bombarde, 2,6 % per petardi, 0,33 % per scoppio di mine, 30,3 % per pallottole di fucile, 31,4 % per schegge di sa-sso. I dati, da me trovati, concordano ancora maggiormente con quelli di GRIGNOLo, che pure si interessò di questo argomento. Egli su 1611 oftalmolesi dà queste percentuali: 40 % schegge di granata. e shrapnell; 17,32 % per bombe a. mano; 0,75 % per pallottole di fucili e mitragliatrici; 5,02 % per scoppio di mine; 3,10 % per bombarde; 3,01 % per proiettili esplosivi. ANNO Ooohio leso 1915

l

1916

l

l

19\7

l 1919

TOTALE

1 918

Per cento

l

o. o.

...

4

................

O. D ...................

o. s. . ............. .....

-

2

7

a

4

5

32

7, 58

13

47

83

48

11

202

47,86

21

63

63

39

2

188

44,55

36

117

160

91

18

422


172

RENDICO!'" T O CLINICO STATISTTCO DEI CASI ECC,

La frequenza delle ferite dei due occhi appare da questa tabella pressocbè uguale, con lieve prevalenza delle lesioni dell'occhio destro: sui 42 colpiti ad ambedue gli occhi 23 perdettero irrimediabilmente del tutto la funzione visiva. Tale statistica coincide pressochè perfettamente con quella di GUGLIANETTI che dà: O. O. 8,04 %, O. D. 48,9 %, O. S. 42,2 %; mentre invece si allontana alquanto da quello che constatò GRIGNOLO e cioè: 0. 0. 7,95 %, 0. D. 37 %; 0. S. 46,66 %·

Ricovero. - Ho creduto opporttmo dividere i traumatizzati in due grandi gruppi, comprendendo nel primo i feriti ricoverati dopo i primi cinque giorni dal trauma, i quali, dopo sommaria medicazione nelle unità sanitarie di prima linea., furono direttamente inviati in questa Olinica. Oculistica, perchè in condizioni di essere trasferiti senza. nocumento. In un secondo gruppo, i militari inviati dopo il 5o giorno dal trauma: ANNO ) 0 1~

l 1916 l 1917 l 1018 l 1919

Primo gruppo ..........

lO

-

l

4

Secondo gruppo ........

26

117

159

87

l

TOTALE

18

l

Per cento

15

3, 75

407

95,99

!lfesi. - Ho voluto prendere. anche in considerazione la frequenza dei traumi oculari nei diversi mesi dell'anno: come per gli infortuni in oc.casione di lavoro, anche per le ferite di guerra, si osserva che queste si presentano in numero più elevato nei mesi di possibile maggiore attività e cioè in primavera, estate e autunno. Durante l'inverno, invece, in cui le azioni belliche sono generalmente scarse, pochi furono i traumi oculari verificatisi. La S!' guente statistica dà l:a dimostrazione precisa di quanto sopra: Gennaio

Febbraio

?ltnr.zo

Aprile

Maggto

Giugno

n. 16

n. 29

n. 7

n. 26

n. 60

n. 41

3,79 %

6,24 %

1,66 %

4,25 %

14,21 %

9, 85 %

Luglio

.Agosto

Settetnbre

Ottobre

Novembre

n. 45

n. 66

n. 45

n. 43

n. 41

n. 19

IO, 19 %

15,69 %

10.1 !}~~

18 , 18%

9,85 %

4.50 %

l

l

Dicembre


173

RENDICONTO CLI NICO STATISTICO DEI CASI E CO.

ARMA

GR3.DO t:fflclall jsottutnclalil CaPOralì

15

Fanteria . .. ..... . .. Cavalleria ..... . . . ..

-

Artiglieria . . . ..... ..

42

Genio .... ... . ......

-

Altri corpi .. . . . ... .

-

271

367

2

4

6

1,65

3

5

19

28

6,61

5

7

6

18

4,25

3

3

0,85

303

422

-

16

Per cento

39

l

l

TOT.ALB

Soldati

50

53

87

Per riguardo alle lesioni oculari dei militari dei vari corpi e armi, esse appaiono evidenti nella tabella succitata., in cui in misura. eleva.tisrima. risultano interessati i soldati e gli ufficiali di fanteria 87 %, mentre in proporzioni di gran lunga inferiore appaiono i militari delle altre armi: Artiglieria 6.61 %; genio 4,25 %; cavalleria 1,65 %; altri corpi 0.85 %· Viam. -n potere penetrante dei moderni proiettili e delle schegge che da essi si dipartono, fa si che la loro azione trattmatioa Alli tessuti ooula.ri sia sempre molto grave: ciò risulta bene evidente da quanto segue: slli 422 militari curati in questa Clinica, 137 ebbero per esito cecità unilaterale (32.22 %); 23 rimasero privi della facoltà visiva in ambedue gli occhi (5.45 o/o). Altri 203 a guarigione clinica definitiva conseguirono nn V~m utilizzabile o suscettibile di migliorament-o successivo con interventi opportuni (estrazione di cataratta traumatica o secondaria, discissione, iridectomia. a. scopo ottico ecc.). Nei rima.n~nti 59 (12.22 %) circa., la guarigione si ottenne con VisU8 normale (10 /10).

Sede. - Generalmente, datala natura dell'agente traumatico, quasi mai l'occhio è colpito in una. membrana soltanto, ma anzi per lo più diversi tessuti sono interessati contemporaneamente, nè sempre è possibile accertare su quali di esse il trauma abbia agito per primo. Dalla tabella seguente risulta che nei traumi di guerra, analogamente a quanto si verifica per gli infortuni sul lavoro, la. cornea è interessata con maggior frequenza delle altre membrane oculari (39.57 %); seguono le lesioni della congiuntiva (28.90 %), quelle dell'iride e corpo c'iliare (27 %) e del cristallino (23 o/o). Frequenti sono pure le ferite .dei veli palpebrali (17.06 %) e quelli della sclera (11,51 %): la retina risulta. colpita in uguale proporzione (11.15 %> di quest'ultima membrana, mentre sono scarsi i casi, nella nostra statistica, di lesioni a carico della coroide (5 %) e del vitreo (4.95 %). Il bulbo octùare in toto fu soggetto a gravissimi traumi in una percentuale piuttosto elevata (26.87 %l e ciò è dovuto, si può senza dubbio asserirlo e ripeterlo, alla speciale n atura.


174

RENDICONTO CLINICO STATISTICO DEI CASI E OC.

degli agenti determinanti. Se si vuole ora. essere più dettagliati nello studio delle lesioni interessanti gli annessi e le varie membrane oculari, si può osservare quanto segue:

l l

SEDE

AN NO

Per cento

l 10111

TOTALil

1918

33

14

3

79

17,06

42

54

15

4

122

2R,50

IO

46

54

39

8

157

39,1)7

.... ..

5

15

15

11

l

47

11,15

5

Iride e corpo ciliare

13

23

43

32

2

113

27

.

6

Cristallino

.........

9

30

25

31

2

97

23

.

7

Vitreo ..............

-

lO

6

4

20

4,95

8

Coroide ......... ...

-

4

8

7

2

21

5

9

R etine ... ..... . ... .

-

13

lll

16

2

47

11 , 15

10

Globo oculare in toto

11

47

33

6

103

26 . 87

1911)

1916

l llll7 l

Palpebre ...........

2

27

2

Congiuntive ........

...

3

Cornea. ..... .......

4

Sclerotica, ..

l

'

6

-

1. Palpebre. - Sono assai espost.e a lesioni trawnatiche di varia. natura. (ferite, ustioni, contusioni, penetrazioni di corpi estranei, ecc.). Delle 72 lesioni surriferite, 48 volt.e era interessata la palpebra superiore e 24 la palpebra inferiore. Quali esiti di tali trauma.tismi si ebbero 7 casi di ectriopion, uno di entropion, 11 di colobomi, 7 di ptosi. In 5 casi si trattava di contusioni palpebrali (6.94 %), mentre si ebbero 45 ferite varie (62.43 %). Inoltre si ebbero 10 casi di penetrazione di corpi estranei (13.88 %) e 12 casi di lilstioni (16.60 %). · 2. Congiuntit~a. - In ordine di frequenza., dopo le lesioni della cornea, vengono quelle della congiuntiva (ferite di varia natura., penetrazione di corpi estranei, ustioni, etc.), nella nostra statistica questa. membrana risulta interessata 122 volte: 74 volte per la congiuntiva palpebrale e 85 per la porzione bulbare, e più prooisamente si ebbero: Contusioni 12 = 9.83 % - Corpi estranei 29 = 23.77 % - Ferite varie 70 = 57.37 % - Ustioni 11 = 9.25 %3. Cornea. - È la membrana dell'occhio più esposta alle lesioni traumatiche, &ia per la. sua posi~ione fìsiologica al centro del bulbo, sia. per la. ~ua delicata struttura, da ciò consegue l'alta percentuale (39.57 %). Di essa si osservarono: Contusioni 12 = 7 % - Ferite varie 60 = 38.28 % Corpi estranei 74 = 47.13 % - Ustioni 6.85 %Volendo precisare con più dettagli il quadrante leso si osservi questo specchietto:


Centro

l

RENDICO~TO

C'Ll:NICO STATISTICO DEI CASI ECC.

Quadrante eup. Interno

Quadrante eup. esterno

l

l

Quadrante ln1. eatc rno

l

175

Quadrante In!. Interno

Imprecisato

n . 85

n. 12

n. 20

n. 20

n. 20

n. 20

54,14%

7,65 %

12,41 %

12,41 %

12.41%

12,41 %

Ne consegue che il centro della cornea è il tratto più colpito, forse perchè più sporgente, mentre gli altri quadrant-i presentano una eguale proporzione. 4. Sclerotica. - Frequenti pure le lesioni sclerali (47) che possono suddividerai in: Contusioni 12 = 25.55 % - Ferite v&rie 14 = 30 % Corpi estranei 16 = 32 % - Ustioni 5 = 10.45 % - Dei vari settori di essa. risulta colpito con maggiore frequenza. quello inferiore (34 %), quindi quello nasale 22.5 % seguito da quello temporale 22.3 % e infine quello superiore, 19.3 %· Superiore

Interiore

Kasale

Temporale

n. 9

n. 16

n. 12

n. IO

19,3%

34 %

22,5 %

21,3%

5. I ride e corpo ciliare. - Queste due membrane che ho ritenuto opportuno unire insieme, sia per i loro rapporti anatomici sia per quelli patologici, sono assai sensibili ai traumi sia diretti (ferite varie)·, sia indiretti (contusioni). Le possibili gravissime conseguenze anche a distanza di tempo di si1Iatte lesioni, devono essere sempre tenute presenti per gli opportuni rimedi da prendere tempestivamente. Le diverse lesioni osservate risultano dalla tabella seguente: Procidenza

1 pegni aderenze

I rido- doues!

n. 20

n. 23

13,54%

15,9 %

l

Anlrldln

lrido-d lnllsl

Irldo-<)!Cllti

n. 2

n. l

n. 3

n. 65

1,35%

0.65 %

2%

47,17 %

6) Cristallino. - Per quanto profondo e ben protetto dalle membrane circostanti, tuttavia il cristallino è assai delicat.Q per la sua particolare struttura, per cui risente assai facilmente l'azione dei traumi, anche indiretti, e può presentare interessanti alterazioni. Esso può essere contnso, ferito e spostato.

Cataratte 93 - Lmsazioni 3 -

Sublu~saMri l.


176

RENDICONTO CLINICO STATISTICO DEI CASI ECC.

7. Vitreo. - Può essere contuso, ferito o presentare penetra.zioni di corpi estranei: nei nostri feriti si ebbero 20 lesioni del vitreo, consistenti in opaca.mento 11, e penetra.zione di corpi stranieri 9 volte. 8. Coroide. - Nelle lesioni traumatiche osservate risulta. che la. coroide fu sede di lacerazioni in seguito a. ferite o contusioni in 21 ca.si, furono constatati 5 casi di atrofia come esiti di lesioni della stessa.. 9. Retina. - Per la sua finissima costituzione anatomica e per la sua particolare e importante funzione fisiologica, la retina è sede di svariate alterazioni anatomo-patologiche. Si osservò a suo carico quanto segue: Commozione

Emorragie

Rotture

Dlst.aecbl

n. 3

n. 8

n. 19

n. 17

6,44%

18,25%

40,45%

36,19%

10. Bulbo oculare in toto. - Contusioni 21 = 4.97 % - Ferite perforanti con perdita del bulbo 51 = 12.21%- Ferite perforanti senza perdita del bulbo, ma con atrofia dello stesso 41 = 9.23 %·

Occorre a queste lesioni aggiungere due casi di corio-retiniti atrofiche post-traumatichc, osservate nei 422 militari ricoverati, nè va dimenticato che si constatarono tre casi di frattura con la cavità orbita.ria, due casi di paresi del terzo paio e un sol caso di atrofia retrobulbare del nervo ottico. Durante il periodo, in cui questa Clinica ricoverò militari con traumi oculari, furono a.pplicate diverse protesi oculari: di queste 8 in conseguenza di exenteratio bulbi e 121 per enucleazione, di cui 35 eseguite altrove. Le lesioni belliche riguardanti il bulbo oculare sono in numero piuttosto elevato: n·on occorre ripetere ancora una volta la causa di questa evenienza, solo è necessario molto sorvegliare le ulteriori condizioni visive, onde si possa immediatamente provvedere nel caso che insorgessero dolori o comunque fenomeni di irritazioni simpatiche o anche di oftalmia. I precoci interventi, usati in questa Clinica nei casi di traumi tanto gravi e incompatibili colla. funzione dell'organo, sia pure molto ridotta, hanno scongiurato l'insorgenza di oftalmia simpatica in questi. Il cospicuo materiale di gravi traumi oculari, curati in questa Cli-

nica. nel periodo bellico, si presta a. qualche considerazione per quant.o riguarda l'indica.zione di due interventi operatori, su cui è stato alquanto discusso, specie nell'immediato dopo guerra, senza che si sia addivenuti tuttora ad un'unità di indirizzo: e cioè dell'exenteratio e dell'enucleazione. La questione fu ampiamente drba.ttuta, in particolar modo in Francia, dove la pratica troppo generalizzata e forse non sempre opportuna


RENDICONTO CLINICO STATISTICO DEI CASI ECC,

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dell'enucleazione inunedia.ta, nelle ferite di guerra, aveva sollevato numerose proteste. In questa Clinica, sui 308 interventi eseguiti, 17 si riferiscono ad operazioni di cataratta traumatica, 86 a.d. enucleazioni e 5 a4 exenteratio; il resto ad operazioni varie. n rapporto del numero delle enucleazioni con quello dei degenti (1029) e quello dei feriti oculari è rispettivamente dell'8.35 % e 20.43 %l· Questa percentuale è alquanto inferiore a quella di GRIGNOLO (25,90 %) mentre supera. di poco quella di A.NGELucc r (19.55 %). CABOLINO su 428 feriti oculari praticò 11 enuclea,zioni e 48 exenteratio con la percentuale rispettiva di molto inferiore a quella succitata, e precisamente 3,80 % per l 'enucleazione, e 8,70 % per l'exenteratio; cifra questa di gran lunga inferiore a. quelle riferite da SAINT MAR'.l'IN, per la Francia, cioè 41.09 %. In quanto all'agente vulnerante 30 casi si debbono riferire a ~anate: 26 a bombe a mano, 11 a scheggie di pietra, 3 a proiettili di fucile, 2 a scheggie di bombarde, 2 a scheggie di legno ecc., statistica. che concorda generalmente con quella di GuGLIANETTI, di A.NGELUCCI, di GRIGNOLO, di M'ORAX, di MOREAU ed altri. n decorso fra. il trauma e l'enucleazione si osserva da questo specchio: Fra il }o e JOo giorno- Enucleaz. O - Fra il 51 o e 600 giornu- Enucleaz. 8 Fra l' no e 15° giorno- Enuc)eaz. l -Fra il 610 e 70o giorno- Enucleaz. 4 Fra il J6o e 200 giorno- Enucleaz. 9 - Fra il 7()0 e 800 giorno- Enuclt>.az. 5 Fra il 21o e 25o giorno- Enucleaz. 22- Fra l' 81° e 900 giorno- Enucleaz. 3 Fra il :no e 40o giorno- Enucleaz. 20 - Fra il 91o e 1000 giorno- Enucleaz. O Fra il 41o e 50o giorno- Enucleaz. 8 --Fra il lOJo e 120o giorno- Enucleaz. 4 dopo il 120o giorno - Enocleaz. l

La. più precoce fu eseguita dopo 14 giorni dal trauma. e a ciò si fu indotti dal fatto che l'occhio con visus 1 /8 e in preda a grave processo irido-ciclitico presentava. numerosi corpi estranei nel segmento posteriore cd era molto dolente. La grande maggioranza delle enucleazioni furono eseguite entro i 60 giorni dopo il trauma, quelle più tardive da 100 a 120. Ciò fu determinato o dal riacutizza:rsi di processi irido-ciclitici in bulbi quasi atrofici o dal comparire di una sintomatologia d'irritazione simpatica. La. causa. determinante fu sempre l'irido-ciclite traumatìca infettiva più o meno dolorosa e che in bulbi aveva causato atrofia avanzata e dolente; l'intervento mirò a liberar·e il ferito o dalle sofferenze alle

volte atroci dell'occhio leso o dal sopraggiungere di complicanze simpatiche. Nessuna enucleazione fu praticata per oftalmia simpatica, non essendosene verificato alcun caso. Fatti di irritazione simpatica invece si osservarono in 12 casi (14 %) dei feriti bulbari ed, in un caso enucleato, sempre con visus normale, dopo l'enucleazione, a soli due giorni di tempo dall'inizio dei sintomi irritativi scomparve perfino ogni fenomeno di intensa irite sierosa con infiltrazione alcuni giorni dopo l'intervento con restituzione completa del visus. Dei bulbi enucleati 53 contenevano un corpo estraneo metallico già constatato coll'esame radiografico e coll'E-lettromagnete, 19 ne erano sicuramente privi e 13 non avevano dato coi vari metodi d'indagine nessun reperto sicuro in proposito. L 'enucleazione fu sempre eseguita al primo apparire dei segni di irritazione simpatica, anche quando fu pra-


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RENDICOI'<TO CLII'<ICO STATISTICO DEI OASI ECO.

ticata con qualche ritardo, (in un caso perfino dopo 11 giorni per la lieve

entità dei fatti irritativi esi ebbe egualmente guarigione completa). Le operazioni di exenteratio eseguite furono in numero di 6 (1,42 %). Tale intervcnt9 fu sempre effettuato per pan-oftalmite (5 casi) per ferita infetta del bulbo con scheggia di sasso e l caso per la~oftalmo, conseguente ad estesa pustola. carbonchiosa delle palpebre. L 'esito fu sempre favorevole. Dal complesso di quanto precede risulta innanzi tutto come con l'intervento eseguito tempestivamente, dat.a la possibilità dell'esame quotidiano sistemat ico di tali feriti, mai ebbe a verificarsi la più temibile delle complicanze oculari, cioè l'oftalmia simpatica, evitandosi cosi danni non lievi alla società e all'individuo, ché, dopo compiuto il suo dovere, da lavoratore ritorna alla famiglia. quale lavoratore e non come un cieco, passivo per lo Stato e causa di continui dolori per la famiglia e per sè stesso. E perciò molto opportuno che i feriti oculari siano tenuti in quotidiana osservazione, meglio ancora se praticata dallo stesso sanitario, per un periodo che dovrebbe estendersi a qualche mese. Non deve mai ritenersi giustificato l'intervento immediato radicale, che, · se può eliminare qualche r esponsabilità, è senza dubbio fonte di notevoli e continui disturbi, inerenti alla protesi, cui i pazienti sono costretti, spiacenti altresì della menomazione estetica conseguente alla mutilazione sofferta. Il criterio conservativo deve sempre prevalere nelle ferite oculari: solo nei casi di assoluta necessità dovrà addivenirsi alla enucleazione, che invece non sarà mai giustificabile, specie subito dopo o nei primi giorni dal trauma, se la. radiografia o l'elet tromag nete non avranno rilevata la presenza di corpi estranei endoculari. La sor veglianza di questi feriti per un certo periodo di tempo ci assicurerà della mancanza dell'insorgenza dell'oftalmia simpatica, ed anche, quando fenomeni irritativi di tale genere dovessero insorgere, la pronta enucleazione quasi sempre arresterà il processo col ritorno al visus normale. BIBI.IOGRAFIA. Sul problema. dell'enucleazione. immediata. Arch. di Oftalmologia, 1917, pa.g. 159. MGELVCCI. L'Qççh,w dl}l $olda.to, e.cc. Archiv. di Ot t . XXIV, 1917, pag. 113. CASOUNO. - R esoconto statistico de.L R eparto, ecc. Giorn. di Medie. milit., 1920, pa.g. 142. GRIGNOLO. Lesioni IJratpnatiche. di g·u erra. U. T. E . T., 1919. GuoLIA.l'<""ETTI. - Sui traumatismi di guerra de.L bulbo oculare, ecc. Arch. Ott. A. XXIII, 1916, pa.g. l. GuOLIANETTI. - IL funzionamento de.Lservizio oft., ecc. Ed. Jovine, Napoli. MoRAx E ?\foREAU . - Citato dal Grignolo. S.uNT MARTIN. - Citato dal Guglianetti. SANTUCCI . Studio scienti(wo pratico sui traumat~i oculari Ed. E. Voghera, R oma. TALLEr. - L'enucleazione e. L'exenterazione. Lettura oftalmol., pa.g. 248, Anno II. U HTHOFT . Citato da. Guglianetti. ANCELUCCI. -


MEDICINA LEGALE MILITARE OSPEDALE 1\IILITARE DI FIRENZE Direttore: colonnello medico GIUSEPPE TEDDE

LA PROFILASSI PER LA VITA ASSOCIATA DELL'ESERCITO SELEZIONE DEGLI ANOMALI PSICHICI Dott. Giovanni Blaglnl, maggiore medico

Uno dei problemi che sempre interessò il servizio sanitario dell'Esercito fu quello della scelta del soldato, sia per quanto riguardi le condizioni fisiche, sia per quanto riguardi le condizioni psichiche. · Gli elenchi delle imperfezioni e infermità, che esimono dal. servizio militare, si fecero sempre piu ampi, per la cernita di soggetti robusti nel fisico ed equilibrati, cosicchè attualmente i principali desiderati, possono considerarsi raggiunti. Non è inutile però che si veda come si sia arrivati ai provvedimenti attuali e attraverso a quali difficoltà della pratica. ormai risolute e non è fuor di luogo che ai ricordino ai giovani medici militari le necessità e le norme di applicazione delle disposizioni vigenti. La. leva. psichica fu sempre tema di criitica: seoondo alcuni troppi anoma.li penetrano nelle file dell'ersercito; secondo altri si esagera. dispensando dal servizio militare soggetti fisicamente robusti, che una volta a casa accudiscono ai loro interessi. Per rispondere ai primi è sufficiente accennare aUe perturbazioni enormi che sì avrebbero nelle operazioni di reclutamento se giungessimo a. generalizzare gli esami psichici a mezzo di esperti; esami necessaria.mente lunghi e laboriosi e che non sempre potrebbero riuscire decisivi. Per rispondere alla seconda obiezione è sufficiente far considerare: 10 che basta un minimo di potenzialità. psichica per formare quei congegni automatici che sono necessari a un semplice lavoro manuale; 2o che d'altra parte occorre una disgregazione assai profonda della personalità per distruggere un automatismo già concretatosi. È cosl che nei manicomi si utilizzano i frenastenici piu arretrati , come anche nella vita civile, sempre proporzionatamente allo sviluppo mentale. Anzi nei manicomi si utilizzano perfino soggetti ipomaniaci, con occupazioni adatte, che pur richiedendo grande dispendio di energia fisica, non abbisognano di una eccessiva attenzione e di finezza di operazioni. Co!!ì certi eccitati, che poi dovettero essere internati in ospedali psichiatrici, si fecero talora notare per la speciale att~vità nel lavoro manuale. Il grado di sviluppo psichico che è necessario per il lavoro, varia evidentemente secondo il genere di esso.


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LA PIWFILASSI PEit LA VITA ASSOCIATA DF:LL'ESERCITO

In tesi generale, come già accennammo, ogni forma di lavoro, con. duce per le relative applicazioni ed operazioni ad nn certo automatismo, che una volta. formatosi, resiste tenacemente, come tutti gli automatismi. È indiscusso che il fatto si verifica - fino a un certo punto - non solo per il lavoro manuale, ma anche per qualche lavoro di carattere psichico, cosicchè anche decisioni che sembrano a prima vista di ordine elevato, possono disbrigarsi dopo lunga abitudine, senza profonde riflessioni. Con il perfezionarsi della tecnica militare, oggi è per lo meno necessaria l'integrità. dell'intelUgenza, di modo che il soldato sia i1l condizioni di poter apprendere e con una certa sollecitudine mansioni ed istruzioni, siano pure semplici. Un soggetto per quanto normale, che risponde e reagisce lentamente a uno stimolo esterno, non può essere un ottimo mitragliere; sarebbe a.ddirittura scartato come pilota; potrà rimanere un buon soldato, utilizzabile nei molteplici bisogni occorrenti all'Esercito, sempre che non ci si abbassi al di sotto del limite della media degli individui delle classi incolte. Nel campo delle doti intellettuali ogni individuo presenta caratteristiche personali, una velocità propria nel rispondere con un movimento muscolare ad una eccitazione esterna, sia sensitiva che sensoriale. Tale velocità di reazione semplice, può essere misurata in millesimi di minuto. Varia anche da individuo a individuo la reazione discriminativa o di scelta. e grandi differenze soggettive esistono sul tempo nece88a.rio a riconoscere un dato segno visivo, che è quanto dire che differisce dall'uno all'altro la celerità di appercezione. La capacità attentiva, che è constituita dall'insieme della percezione, facoltà discriminativa e memoria immediata può anche essa essere misura-ta. Concludendo, con una tecnica specializzata si può giungere alla misurazione di alcune funzioni dell'intelligenza di un individuo, nonchè di quelle doti ritenute necessarie per un determinato lavoro o servizio. Ciò si pratica da tempo per l'aviazione. n decorso anno, per i conducenti di autoveicoli militari, furono praticati esami speciali, diretti a stabilire l'emotività, i tempi di reazione, della personalità, del potere visivo, uditivo e dell'orientamento del suono. Esistono anche esami psicometrici non complicati, non richiP.denti per le indagini apparecchi speciali, nè preparazione professionale, tantochè furono e sono praticati anche da maestri elementari; se ne è fatto grande uso in America. Da noi - nell'Esercito - sono stati adoperati e si a-doperano metodi semplici, insieme riuniti, come quello di associazione del De Sanctis, che consiste nel vedere se l'esaminato risponde a tono alle parole induttrici, misurando anche il tempo di reazione. Insieme si pratica la prova del Tolouse, che si esegue facendo segnare di una lunga serie di piccoli quadrati, contraddistinti agli angoli da una lineetta, quelli uguali ad uno dei quadra.tini precedentemente fissato, tenendo poi conto del tempo impiegato, degli errori commessi, ecc.


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LA PROFILASSI PER LA VITA ASSOCIATA DELL'ESERCITO

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Ma con la misurazione dell'intelligenza, il problema della idoneità psichica al servizio militare, non sarebbe risolto che in modo parziale e difettoso. È necessario mettere in rilievo, come l'integrità della sfera intellettuale, non è l'unica dote psichica, e tanto meno la piu strettamente necessaria, all'idoneità del servizio militare generico. Ogni soldato invece a qualunque .specialità appartenga - è necessario che sappia frenare i riflessi psicomotori e neurovegetatLi. Essi debbono essere adatti all'ambiente, armonici ed equilibrati, che sappiano mantenersi calmi nel maneggio delle armi. Per l'epurazione morale dell'Esercito è necessaria altresi l'eliminazione degli antisociali o immorali costituzionali. Fin da tempi ora.ma.i remoti si insistette per una cernita rigorosa per non ingombrare di soggetti inutili, anzi noci vi per il disordine che portano nei r eparti e per il danno che possono arrecare a sè e agli altri. La Direzione Generale di Sanità Militare in data 25 febbraio 1926, emanò la memorabile circolare n. 2402/45 per l'osservazione continua da parte dei superiori: «La selezione delle reclute ai Corpi, all'arrivo delle reclute presso i Consigli di leva, i Distretti, i Corpi, non può essere rigorosa nelle attitudini psichiche individuali, poichè non è agevole tra svariate circostanze di errore e di inganno, cogliere in ciascun soggetto le note particolari, le deficienze, o le anomalie meno manifeste dell'intelletto o del carattere »: ne deriva l'obbligo all'osservazione della condotta e del contegno delle reclute presso i reparti di truppa. Da parite nostra tenemmo conferenze agli Ufficiali medici e poi a quelli combattenti del Corpo d'annata di Firenze e nei Presidi di Livorno, Genova e Piacenza, essendo troppo evidente l'importanza che acquistano rilievi, fatti da. chi vive in comune alle reclute e conosce le esigenze d el servizio relativo alla speciale arma. Ci intrattenemmo sulle favorevoli condizioni di ambiente atte a rilevare le deficienze psichiche dei singoli, meglio che in una corsia. affollata di ospedale e a dimostrare come le irregolarità di condotta. sieno determinate talora da insufficienza intellettuale, ma piu spesso da alterazioni dei sentimenti e della volontà. Portammo degli esempi dimostrativi tratti dalla quotidiana esperienza. n nuovo elenco delle imperfezioni e infermità R. decreto 26 settembre 1930. n. 1401, provvede molto opportunamente in merito. Noi qui lo trascriviamo, prima di procedere al commento. Art. 27. - L e cerebropatie congenite ed acquisite {il cretinismo, l 'idiotismo, l'imbecillità intellettuale e morale, l'infantilismo psichico, il mongoloidismo, l'ot. tusità. o l'insufficienza mentale grave) bene evidenti e legalmente comprovate. Le forme meno gravi e le profonde .anomalie del carattere e della condotta, quando nel soggetto resti dimostrata o se ne possa fondatamente presumere la inadattabilità alla vita collettiva e alle restrizioni della vita militare. Avvertenza: le forme gravi legalmente comprovate, con chiari segni di arresto .dello sviluppo mentale specialmente se accompagnate da caratteristici ff.'nomeni somatici potranno essere giudicate dai Consigli di leva. Le altre meno gravi, e quelle con manifestazioni d'immoralità costituzionale. o con profonde anomalie del carattere e della condotta, saranno invece giudicut~ con osservazione nell'ospedale militare, m ercè l'esame clinico, convalidato da do· cumenti l egali; e nei militari da rapporti informativi del Comandante del r eparto. nonchè da appropriati rilievi psicologici che dovranno essere stati compiuti daiL'u.f'ficiale medico del corpo.


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LA PROJ'ILASSI PER LA VITA ASSOO'IATA DELL' ESEROITO

A tal uopo saranno tenuti in dovuto conto i documenti sanitari, rilaaciati da notori per le funzioni sociali che compiono (ambuJtttori per minorenni anormali e ùefìcient.i). i~tituti educativi (scuolr ortofreniche, riformatori) legalmente riconosciuti, o

In questo articolo dell'elenco è evidente il compito profilattico per la. vita associata dell'Esercito. n primo capoverso destinato - si può dire - ai frenastenici, non ba, certo bisogno di chiarimenti, onde ci limitiamo a fugaci considerazioni :schematiche. I frenastenici possono essere distinti nel modo piu semplice in cerebrop legici e cerebropatici a seconda che l' incompleto sviluppo mentale è in dipendenza d i lesioni organiche cerebrali, oppure di condizioni morbose congenite senza alcuna alterazione apprezzabile del sistema n-ervoso. I primi potrebbero naturalmente eliminarsi anche a mente dell'articolo 24 El. A. lmp. e Inf. A seconda della gravità si dividono in idioti, imbecilli, deboli di mente, vi si ~.ggiungono i cretini. L'idiozia (a prescindere di differenze per il grado che variano anche con le particolari vedute delle differenti scuole) è caratterizzata da assoluta povertà intellettiva, dalla riduzione notevole del linguaggio articol ato (che può essere ridot.to all'emissione di sole grida inarticolate, oppure a lla pronunzia non completa di qualche parola come (( babbo » «mamma») . Oggi dai piu non è accettata la distinzione tra idioti (linguaggio nullo per mancanza di idee) dagli imbecilli (linguaggio discretamente conservato) non considerandosi piu il linguaggio come misura dell'intelligenza. Infatti se si paragona un idrocefalico con un microcefalico si può pensare che l'idrocefalico taciturno e indifferente sia un idiota di fronte al microcefalico loquace e vivace; ma se si confrontano il loro potere di prestare :attenzione, le nozioni che essi hanno, ecc. si trova una differenza enorme in favore dell'idrocefalico. (Fragnito). Il quadro clinico può essere corredato da stigmate degenerative craniofacciali, da facies caratteristica, da associazione di paralisi o di paresi organiche, da convulsioni epilettiche che in genere sono a tipo Jaksoniano. Numerose possono essere le alterazioni dei nervi cranici; frequentissimamente è infatti compromessa l'oculomozione con strabismi organici o fun.zionali e alterazioni della vist,at dell'udito, del gusto, dell'odorato. L 'imbooillità. è pur essa una frenast enia. grave, per lo piu legata a perturba.zioni ontogenetiche; essa però è meno grave dell'idiozia ed alcuni AA. nei loro trattati elencano le diffe renze che esistono tra l'idiota e l'imbecille comparando i diversi processi psichici. In genere si può affermare che gl'imbecilli mentre presentano una. discreta mentalità di tipo inferiore, presentano scarsa evoluziione della mentalità. superiore. Tardi nel percepire, facilmente distraibili, imprev identi, t estardi, suggestionabili fino al grottesco. Spesso presentano difetti di pronunzia (balbuzie, tartagliamento). Gli idioti non mostrano gelosia, gl'imbecilli si, somigliano alle scimmie, che sono gelosissime. I piu evoluti di essi sono maliziosi e sospettosi. Vero sentimento di commiserazione negl'imbeci1Ji non è dimostrabile, tuttavia alcuni ne imitano l'atteggiamento.


LA PBOJ'ILA8SI PER LA VITA ASS OOIA.TA DELL' ESERCITO

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L'imbecille non sente gioie e dolori per analoghi stati di altre persone, egli anzi ride o gioisce di un disastro, di una zuffa o di nn infortunio, a lla vista di molta gente che si muove o si agita, e gode per i gridi, purchè egli sia al sicuro ed ad una certa distanza (Bianchi). La debolezza mentale si può considerare come una semi-imbecillità. Il cretinismo è una specie diversa di frenastenia, pèrchè la deficienza mentale è determinata da ipotiroidismo. Manca nella maggior parte la ghiandola tiroide: nella parte posteriore del collo spesso si t rovano depositi di masse di grasso, che appaiono veri lipomi o pseudolipomi, che occupano anche le fosse soprnclaviCQlari (Bianchi). Si sogliono fare anche le tre suddivisioni di cretino completo, semicrctino, cretinoide, da paragonarsi all' idiota, all'imbecille e al debole mentale. Sintomatologia clinica cont raddistinta da cranio grosso, largo, viso a cute tumida, rugosa, terrea, palpebre gonfie, labbra tumide, naso largo e depresso alla radice, bocca semiaperta, denti guasti, collo tozzo con tiroide sovente ingrossata, con voce rauca, gutturale, con torace ristretto, addome batracico, organi genitali rudimentali. Si ricordi che le piu note zone cretinogene sono in Italia quelle delle Alpi e altre zone montuose dell' Appennino (Funaioli). Queste le frenastenie che possono dare luogo a riforma presso i consigli di leva sulla scorta di documenti legali e sui caratteri esteriori della loro evidenza netta. I soggetti compresi nel secondo capoverso dell'avvertenza sono per primi i .f renastenici meno gravi, i cosidetti «poveri di spirito n come li designa il Tanzi nel suo aureo test o di psichiatria. Essi orientati nel tempo,· nello spazio e nelle persone, con percezione, attenzione e memoria buone oppure discrete, pur non avendo ra~giunto un livello intellettuale sufficiente, possono anch'essi presen.tare alterazioni del carattere: ne risulta una. condotta anomala. D Binet dice che questi individui a 20 anni banno una 4ttelligenza che si può paragonare ai normali dai 14 ai 15 anni. Come possono e debbono essere segnalati questi individuif Il padre di famiglia, con prole anche numerosa, se è individuo normale, senza essere nè medico, nè psichiatra, nè psicologo, vivendo con amore insieme ai figli, arriva a conoscere la potenzialità intellettuale di questi fino nelle sfumature: sa quale è il figlio piu intelligente, quale meno, e si a.ooorge certamente dell'eventuale caso patologico, provvedendo da sè stesso a ricorrere al medico. Sono quindi gli ufficiali e piu ancora i sottufficiali e graduati di truppa dei reparti, quelli che vivendo in piu intimo contatto con le reclute possono piu facilmente rilevare le manifestazioni meno comuni. Molto opportunamente quindi è disposto che sia compilla.to il rapporto informativo da parte del comandante del reparto. Gli ufficiali medici dei corpi hanno l'obbligo di redigere dichiarazione con appropriati rilievi psicologici. La cooperazione tra i medici di reggimento e quelli ospitalieri, per la selezione dei deficienti e anom.a.li meno manifesti dell'intelletto e del carattere è indispensabile. In queste relazioni mediche di invio in osservazione in ospedale è necessario ch-e qualche volta sieno de.scritti e specificati gli episodi riscontrati, perchè può darsi che nulla si riscontri all'esame obbiettivo e non per questo il ca..so cessi dall'essere patologico. A questo proposito ci piace ripetere l 'esempio, che già avemmo ad esporre nelle dette nostre c.onferenze, pcrehè lo riteniamo molto dismostra.tivo.


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LA PROFILASSI I'En LA VITA ASSOCIATA DEL L ' ESERCITO

Ci eravamo al lora pronunziati in favore per la pensione previlegiata ad un figlio di un colonnello morto in gueiTa, emettendo diagnosi di frenastenia. EgU allora contava 26 am1i ed appartenent,com e dicemmo, a famig lia distinta. che si era OC · cupata Msai d e lla di lui e ducazion e. I fratelli tutt.i laurt•at.i. Egli era riuscito a su-

perare il quarto coroo elementare a ll 'età. di anni l 8. Hiondo, di bell'aspetto, con

integrità d ei visceri interni. s i presentava in modo abbastanza spigliato e invano un paziente esame- neurologico lasciava rintracciare a ltC'rozioni evidenti d el si· stema nervoso. S<'nonchè ai pote-ttero ducumPnt.nre una quant.ità eli episodi che condussero a lla detta diagnosi. Ne riferiamo qualcuno in succinto: • La madre affida al figlio un a llevamento di polli e di conigli, con la speranza di un'utile occupazione .... il P. pretendeva di esercitare sui polli e sui conigli una autorità draconiana: li gastigava, p rendendoli per le zampe, ruotandoli in a.ria e scaraventando li contro i fe rri della gabbia, p er modo eh e molt.i di questi animali p!'rirono e l'alleva· mento dovette essere affidato a d .:litri. Da Livorno a Firenze in ferrovia, p or una contestazione mossngli da un controllore, piuttost.o che pagare una piccola somma in danaro (di c ui era munito più che a sufficienza), preferì scendere a lla prossima staziono, dove poi dovett e esser e r aggi unto dai famigliari in grande orgasmo.

Tale caso si presta ad oss·ervare che frenastenici di lieve gra.do sono suscettibili di istruzione, e che non si deve pret~ndere di trovarli tra gli a.nalfa.beti: questi, specialmente se vissuti lontani dai cent ri 7 si rivelano a.ssa.i facilmente. Tra, gli allievi sottufficia.li, tra. gli allievi carabinieri e guardie di finanza, capita anehe più facilmente che nei comuni reparti, di trovare gente del genere, na.ufra.ga.ta negli studi, che ma.ga.ri a. furia. di raccomandazioni, riuscì a fornirsi di qua.lche documento di studio: ce n e sono capitati diversi - specialmente nei decorsi anni - che avevano tentato suicidarsi perchè riprovati all'esame a caporale. Ad ovviare tali inconvenienti, attuaJ.roente contribuisce il3o capoverso dell'a.vvertenza: saranno tenuti in dovuto conto i documenti sanitar-i , rilasciati àa istituti educativi (scuole ortofreniohe riformatori) legalmente riconosciuti, o notori per le funzioni sociali che compiono (ambulatori per 1ni norenni anormali e deficienti).

:Ma. oltre alle forme meno gravi di frena.stenia, sono specificate le profonde anomalie del carattere e della. condot ta, quando nel soggetto resti dimostrata o se ne possa. fondatamente presumere la. inadattabilità alla vita collettiva., o alle restrizioni della. vita militare. Fu certamente questa, l'innovazione più importante e proficua del nuovo elenco, per l'epurazione morale dell'E sercito. A pa.rte il fatto, che irregolarità gravi della. condotta, possono essere ma.nifestazioni iniziali di processi demenziali, che progressivamente aumentando, potranno giungere fino a.lla. completa disgregazione mentale dell'individuo, è a tutti nota. la. loro importanza. in materia. psichiatrica e criminale. E siste intanto una sindrome psicopatica. dell'encefalite letargica nell'età giovanile, caratterizzata. da gra.vi perturba.zioni del carattere, che talora. reclamano ancora. il ricovero in manicomio, accompagnata. in genere da. sintoma.tologi:a. scarsa. e sfumata.. Essendocene occuplbti ex professo, rimandiamo senz'a.ltro, a. quant o avemmo a dire in tale circostanza.. (Giornale di medicina militare - ottobre 1931). Per rendersi ra.gione degli a.noma.li con ma.nifosta.zioni d'immoralità costituzionale, argomento importante e di frequente applicazione nell'Esercito, per la. sua. epurazione morale, è necessario prender e in considerazione, nello studio, i sentimenti.


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Sa.ppiamo che questi possono essere indipendenti da.ll'intelligenza. sentimenti, accompagnandosi colle rappresentazioni, formano l'altro la.tQ dell'attività psichica - dice il Ta.nzi - il lato ta.lvolta luminoso e soverchia.nte, spesso a.ppena. avvertibile, in cui sono contenuti i motivi della nostra condotta. &>nza questa ripercussione sentimentale, che infonde ai fenomeni di cui siamo spettatori, un certo interesse personale, rendendoli graditi o sgraditi, noi non avremmo ragione di uscire neppure per un istante da una passiva e sterile contempla.zione e l'intelligenza. non servirebbe a nulla ». In tema di sentimenti alcuni possono essere bene sviluppati, mentre a.ltri possono essere rudimentali e rispetti>amente alcuni nonna.li ed altri alterati. Accanto ai sentimenti egoistici, sessuali e di famiglia. « comuni a. tutte le specie di a.nima.li i primi, a pa!I'ecchie l'ultimo» nascono nell'uomo anche i sentimenti sociali che però sono i più tardi a comparire nell'ontogeuesi come nella filogenesi» (Tanzi). Nelle malattie mentali i più alterati sono i più evoluti. . Noi non possiamo apprezzare che sfacelo di sentimenti; ma occorre un mini.mnm di sensibilità e di etica, altrimenti si ha quello che si può chiamare l'atassico psichico. Intendiamo riferirei a. quei casi nei quali esiste una. deficienza di sentimenta.lità astratta tale che ci fa parlare di anestesia. morale. Ciò fa si che quel determinato individuo non sente il bisogno derivante dalla. necessità della convivenza di produrre egli stesso qualche cosa, cosicchè viene a mancare la spinta al lavoro, anche considerato come semplice mezzo di conquistare quanto è necessario per il soddisfacimento dei bisogni :personali, cosicchè questi a.noma.li se lo prOClrra.no con mezzi delittuosi rispetto alle società civili, come il furto, la. rapina.. Sono questi che rappresentano la. legione dei vagabondi, nei quali l'anestesia morale inibisce il la.voro, di etti non sentono il bisogno, nè quella. 13oddisfa.zione worale che esso a.rreca. ad ogni individuo normale, che una. volta. nella vita militare ancor meno possono a.da.tta.rsi. Essi non simulano infermità per l'esenzione dal servizio militare, ma. perseverano nel loro tono a.bitua.le di vita.. Noi da.l puntQ di vista scientifico, non possia.mo non considerare questi individui dei frenastenici morali, cosi come consideriamo frenastenici coloro che non si sviluppa.rono nell'intelligenza. La. collettività colpisce con il disprezzo e col carcere chi non possiede quel tanto di astrazione ideativo-sentimentale, che valga a. rendel'lo innoono e utile, ma le recidive dimostrano l'inca.pa.cità individuale a ra.ddriz· za.re la. norma di condotta.. L 'Esercito non può mantenere tra. le sue file questi sogget.ti, i più gra.vi dei quali sono addirittura dei pazzi morali. 1c I

P. Vincenzo, soldato del 22o reggimento fanteria. Provenimte dall'Ospedale Militare di Livorno. Fin dai primi giorni del suo sen-izio militare. intrattabile, pront<> allf' minaccia, insofferente alle osservazioni. Dall'Ospedale di Livorno riuscì a fu!Zg:ire, t<>rnando al r eggimento. Ricondott<> all'Ospedale e chiuso in camera di sicurezza, dette in esca.ndescenze, fracassando mobili, insultando superiori e compagni. D11l rapport<> l -

Giornale di msdicina m«Ut4rf.


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d ella condotta era dipinto anormale, sanguinario, che sogna liti, vendette, uccisioni. Consta. che a Pisa andava in giro p er i negozi per Jacquistare armi e munizioni. Fattosi prestare una sciabola baionetta per la libera uscita, la fece arruotare per servirsene contro chi l'offendeva; minacciò di uccidere l' Ufficiale medico a fucilate, ecc. P er t~gliersi un formicolio che sentiva al braccio destro si produsse vari tagli in sede con una lama di rasoio di sicurezza; bestemmia., minaccia, ecc; aveva fatta domanda di andare in Libia per sparare a. suo agio. Da informazioni dell'Arma dei RR. CC. risultò arrestato e denunziato sedici volte, d elle quali sette per furto qualificato e le altre p er reati diversi. Ultimam ento aveva scontati tre anni per associazione a delinquere. Affiliato alla. malavita. Primo mestiere esercitato il m eccanico, poi il capraio, poi imprenditore di lavori. All'E 0: (riassunto). Prevalenza d el segmento occipitale, deficienza d!el frontale, fronte dirit.ta, naso corto incurvato con narici visibili di fronte, orecchie piccole con antelice ipertrofica, inion assai sporgente, tatuaggi amorosi agli avambracci, consistenti in ritratti di donne sfruttate {i tatuaggi fanno intravedere insensibilità morale, fisica e ricordano le usanze dei selvaggi - Lombroso). La radiografia mise in evidenza una sella turcica notevolmente pil1 ampia del normale. Riflessi tendinei esagerati, riflessi cutanei e mucosi torpidi. Riflesso oculocardia.co tendente al riflesso forte. Ipoestesia dolorifica sia a stimoli meccanici che elettrici. Campo visivo per il bianco sensibilmente ristretto. Sotto il rispetto psichico: modo di presentarsi normale, mimica. facciale asimm etrica con predominio d ella metà. sinistra. Linguaggio parlato piuttosto prolisso. Linguaggio scritto a contenuto semplice. Attenzione rapida. e ben sostenuta. Facile l'evocazione mnemonica. Istruzione proporzionata allo stato sociale. Emozionabilità scarsa. Sentimento affettivo deficiente; deficientissima la sensibilità morale che lo conduce ora ad ostentare i reati, ora. a. dissimularli non per averne rimorso, ma per capr icciosità. e per fare dell'umorismo. Volizione a tipo automatico in reazione ad umore eccitabile.

Questo escm pla.re tipo degenerativo somatica.mente e psichica.mente, non solo è inadatto all'ambiente militare, ma. pericoloso specialmente per il deficit del sen so morale che gli suscita propositi di vendetta.. L 'osservazione della. condotta. da. pa.rte del Corna.nda.nte la. Compagnia. è in correlazione perfetta. con l'a.na.mnesi remota fornitaci da.ll'Arma. dei RR. CC. per modo che era. tolto qualunque dubbio di simulazione per esimersi da.l servizio milita.re. Il P. Vincenzo si comportava. da. militare come da. borghese. Da. questo esempio sca.turisce ancora. una. volta. l'importanza. di richiedere informa.zioni a. mezzo dell'Arma. dei RR. CC. sui precedenti fa.miglia.ri eredita.ri e personali del soggetto. È opportuno un apposito questionario, a. seconda. del ca.so in studio, richiedendo s1ùla. morbosità e viziosità personale e famigliare in relazione specia.lmente a.Ue ma.la.ttie nervose e mentali, a.l contegno scolastico, ma. specia.lmente a. quello del lavoro, condanne precedenti, abitudini alcooliche, ecc. Per quanto concerne l'esame obbiettivo è chiaro come talora. riescano molto utili esami a.ntropometrici. Nella. sua. chiara ed eleva.ta. prolusione a.l corso ufficiale di Clinica. delle Malattie nervose e mentali il prof. Za.Ua. Mario, sostenne da. pa.ri suo, l'importanza. dell'associazione della. neurologia. alla. psichiatria.: il detto O. sosteneva. che l'una. non può fare a. meno dell'altra.: che se per una. ulteriore specia.lizza.zione sia. giusto che esista. chi si dedica. maggiormente alla. neurologia. piuttosto che a.lla. psichiatria. e viceversa., nessuno può fare a meno del comune stndio.


LA P&Ont.ASSI PER LA VITA A.SSOCIA.'l'A. DELL'ESE&OITO

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Per il medico militare ad una sufficiente cultura. in ambedue le discipline sono altresl molto utili cognizioni di antropologia, gioochè in modo particolare nello studio di quella determ.inata zona di soggetti, eliminabili dall'Esercito per la sua epurazione morale, se vogliamo appoggiarci, come è giusto, a dati obbiettivi, questi (talora.) scaturiscono prevalentemente, dall'esame antropologico. Nè possiamo ignorare i metodi costituzionalisti che hanno avuto uno sviluppo enorme. Per l'Italia basterà citare De Giovanni, Viola, Pende, Castellino. Tra i medici militari è doveroso ricordare i maggiori profi. Ca.ssin.is e Piccoli che nella scelta dei caratteri morfologici costituzionali per i meglio resistenti alle fatiche non trascurarono quei fattori neuropsichici che concorrono a rendere più perfetta la costituzione individuale (come ebbe già. a dimostrare il Pende). Tra. gli AA. esteri non vanno dimenticati Bunke, Sigand e soprattutto il Krestchmer. o: D sistema endrocrino insieme al sistema nervoso della vita vegeta.ti va. e della vita di relazione è il regolatore della. nostra costituzione fisica. e psichica. ».

Per apprezzare lo stato funzionale delle ghiandole endocrine, è n,otQ come si debba. tener conto prinoipa.lmente della statura, peso, proporzioni dello scheletro. Non è certo il ca.so che noi si entri ora in merito alle costituzioni neuropsicopa.tiche argomento importante, del quale si sono occupati con lavori originali e fattivi, nell'ambiente militare, i Colonnelli medici profi. Funa.ioli e Giarrusso. È un fatto, che come a.nehe altri hanno osservato, denominare oggi di costituzione neuropsicopa.tica quei soggetti che una. voita si dicevano degenerati, può in.genera.re confusione in materia.. Tenendo presenti a.nche i concetti recentemente espressi da, De Santis, le ca.ra.tteristiche salienti risultano nei seguenti dati: iinquinamento ereditario - a.tipie somatiche, mo:rfologiche e fisiologiche - concomitanza. indispensabile neurovegeta.tiva., umora.le, temperamento. Nella. concezione del temperamento fin da. antico sono stati valorizzati fattori umora.li e nervosi, ma attualmente si ritiene che per quanto riflette influenze umorali, queste emanino non solo dalle ghiandole endocrine nel senso stretto della parola., ma. anche e sopratutto dai grandi gangli intraaddominali e dai tessuti eh& in un modo o in un altro partecipano all'insieme del chimismo organico. n prof. Kretschmer di Ma.rburg, espresse delle concezioni proprie sopra i temperamenti, che per quanto siano state oggetto di critica., secondo la nostra. modesta. opinione, non debbono essere dimenticate. Servono, non fosse altro, ad orientare lo studioso di questi soggetti patologici dei quali sempre in rapporto alle esigenze del lavoro speciale e della. convivenza. nell 'Esercito - il medico militare è chiamato frequentemente ad occuparsi. A chiusura. di queste nostre osservazioni, che hanno voluto constituire soltanto un breve commento all'articolo 27 dell'Elenco imperfezioni ed infermità attualmente in vigore, come guida per i giovani medici militari, esponiamo - il più succintamente - i principali concetti del


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Kretschmer. Secondo questi. i rlue principali gruppi di psicosi costituzionali endogfne, possono ser-rire di guida. attraverso al dominio complicato della psicologia incti ,·iduale costituzionale. La freno si maniaco-depressiva o cir colare ci ofl"re la. varietà morhosa. di un grande quadro fisiologico normale, formato riai temperamenti ciclotimici, così come le psicosi schizofreni che o la demenza precoce, rapprest•ntano una varietà caricaturale cii un altro gra.nde quadro normale, forma,to dai tempcra,ment i schi;:;otimici. Quanto agli start!i psicopatici che si trovano tra. il limite che separa lo stato di salute rlallo stato di malattia, Kretschmer li designa con i nomi di cicloidi e di schizoifli. Negli a,mma,lati circolari si osserverebbe con particolare frequenza. l'abito picnico: neg-li schizofrenici al con trario i tipi più freq uent i l'astenico e l'atletico (ai quali si a:ggiungérebbero forme dìsglandolari). Il fa.tto di maggiore importa,nza, tan to <lal1mnto di vista teorico che da quello pratico e ta.le da fornirci un criterio di primo ordine per la conoscenza degli uomini, sarebbe il seguente: le forme fisiche proprie dei circolari e degli schizofrenici, accompagnerebbero con la stessa frequenza i grandi tipi dei temperamenti normali. Inoltre schizotimici e ciclotimici, sarebbero dal punto di vista biologico ca.ra.tterizza.ti dal fatto, che se contraggono una. mà.Jattia men tale, presentano di preferenza. delle psicosi schizofreniche i primi, delle psicosi circola.ri i secondi. Infine la coesione di ciascuno dì questi tipi è ma.ntenuta e rafforzMa dall'eredità; l'ascendenza e la discendenza dei circola.ri e dei oiclotimici si compone in gran parte ùi ciclotimici, come gli schizotimici formano la. maggioranza. tra gli ascendenti e discendenti degli schizofrenici e degli echizotimici. A uTORIASSUl'TO. L ' A .. partito dalla concezione m €'dico-legalt> delle differenti esigenze nel grado di s-.·iluppo psichico a se<.>onda del genere di lavoro, s i sof f enna. su quelle m'Cessarie al servizio militare. Procedendo quindi a. un breve commento d elrart. 2i d eirElenco Impe rfe zioni e Infermità R. decreto 26 sett(·mbre 1930, al qualo è stato conferito il maggiore compito profiJattico per la vit,a associata d elrEsercit.o, tratta il cApitolo d e i frenastenici. S'intrattiene specialmente sui frenastenici di lieve grado e sugli immora li costituzionali, portando anche qualche esempio dimostrativo, che pog.sa riuscire di guida al giovane ufficiale m eùico. T occa infine il concett-o d ella costituzione neuropatica e conclude come per il medico militare costretto - per l'epurazione morale dell'Esercito - a studiare anche i temperamenti patologici, unite all'indispensabile competenza neuropsicbiatrica, sono molto utili cognizioni di antropometria.

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LA PROP'ILASSI PER LA VITA .A.SSOCIA.1' A DELL'ESERCITO

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CASISTICA CLINICA OSPEDALE MILITARE DI VERONA Direttore: Colonnello medico EDMONDO BAYON

EMATOMA RETROGASTRICO DA CONTUSIONE ADDOMINALE Dott. Filippo Grifi, maggiore medico, capo del reparto chirurgico

Nelle contusioni dell'addome, a seconda del quadrante su cui l'agente traumatico esauri la sua azione, di regola si considerano in sofferenza gli organi che maggior danno possono aver subito dal trauma stesso in ragione della loro posizione. Ma non sempre riesce facile precisare e l'organo colpito e la entità della lesione. Lo svolgimento post-traumatico sovente assume gli aspetti acuti del trauma addominale per il predominio che assume lo stato di shock sulla sintomatologi~ tumultuaria che non sempre ba caratteri ben definiti. Ma lo shock addominale ha importanza relativa per stabilire la entità della lesione e la gravità della prognosi. Lo Zenker, specificando una forma di shock grave per affezione addominale manifestantesi con alterazioni emorragiche diffuse nel pancreas, ammetteva un'azione compressiva sui grossi plessi del simpatico, sul ganglio semilunare e sul plesso sola.re per emorragia acuta del pancreas e peripancreatica., anche di modesta entità. Ma questa forma ha carattere accentuato di gravità, e, prolungata, determina una inibizione profonda dei centri vitali per cui ne segue quasi sempre la morte. Questa forma di shock addominale grave si deve quindi ricollegare all'azione di fattori molteplici che sono riferibili ad alterazioni complesse quali si verificano nella necrosi acuta del pancreas. Alcuni autori vedono nello shock addominale l'esponente di una lesione grave con versamento cavitario e conseguente azione tossica o tossinfettiva; altri lo spiegano come fatto riflesso per lesione di importanti elementi nervosi: comunque è una manifestazione riflessa nel senso più lato, che ha durata e profondità varie. Lo shock a volte si protrae talmente che ci dà, insieme con la nozione della gravità, la decisione all'intervento operativo, applicando il precetto del Delbet: <<invece di attendere che il malato esca dallo stato di shock per operarlo, bisogna invece operare per farlo uscire dallo stato di shock ». Altre volte lo shock è superficiale, transitorio, ma la tenuità delle sue manifestazioni non è in rapporto con la gravità della lesione profonda., la quale invece appare in tutta la sua essenza per lo stabilirsi di un quadro sintomatico graduale progressivo, oppure tardivo e repentino. La valuta.zione dello shock è dunque molto difficile, e deve essere stabilita piu che con criteri unicisti e tassativi, col piu prudenziale riserbo. Mi sembra che la interpretazione dello shock valutato in tal senso, nella sua intensità e nella sua durata, possa avere soltanto valore relativo per stabilire dal primo momento la entità della. lesione.


EMATOMA RETROOASTRICO DA COJSTUSIOJSE ADDOMlNAlE

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Il crit~rio diagnostico in una. contusione dell'addome, debitamente valutato lo stato di shock che maschera i sintomi, deve orientarsi su due direttive: emorraggia. o versamento di contenuto di organi viscerali cavi. Pure essendo una. distinzione assai schema.tica. percbè sfuggono in essa le molteplici possibili lesioni roiate, è da ritenere che essa abbia. valore nella. decisione o meno per un intervento, potendosi sostenere che l'intervento stesso abbia ragione di essere immediat.o nelle lesioni degli organi viscera.li cavi, eventualmente dilazionabile quando i segni della emorragia non sia.no imponenti. Non è il caso di ripetere quali siano i segni ritenuti classici della emorragia. addominale, e quelli della rottura. di organi cavi con versamento o di bile o di contenuto gastrico o intestinale. Però, siccome nella grande variabilità delle manifestazioni non sempre ci si può orientare verso l'una o l'a.! tra. interpretazione diagnostica, perchè sindrome enmorragica e sindrome perforativa. possono anche avere caratteri somiglianti, mi sembra non inopportuno far conoscere questo caso di contuaione dell'addome con consecutiva formazione di raccolta ematica neJla. retro-cavità degli epiploon. Soldato B. F .. classe 1909, alle armi da 14 m esi. Anamnesi: Nessun precedente morboso né famigliare né personale degno di nota.· Nella mattina del 13 giugno 1931 me.n tre transitava per la via in bicicletta si è scontrato con un carro andando a urtare contro la punta della stanga rimanendone colpito all'epigastrio. Caduto in terra privo di sensi è stato raccolto, e, dopo il primo soccorso, trasportato a questo ospedale. Durante il tragitto ha riacquis ta.to i sensi. Al momento dell'ingresso accusava dolenzia. alla regione epigastrica, dimo· strando stato generale e locale non preoccupante. E . 0.: decubito idifferente preferito il supino a cosce flesse; possibile la stazione e retta. Sensorio integro. Addome piatto con leggera limitazione dei movimenti r espiratori. Sull'epiga. strio ecchimosi rotonda con diametro di circa cm. 7. Possibile la palpazzione su tutti i quadranti: un pò dolorosa aU'epiga&-trio; suono p el'CtlSSOrio subtimpanico; aia epatica conservata: milza, nei limiti. R egioni renali palpabili, non dolenti. Non vomito, non nausee. Nulla di particolare al t?race e al dorso. Polso radiale 72 al minuto con -caratteri normali. Giorno 14: dolori nei quadranti superiori dell'addome. Notevole timpanismo epigastrico. Aia epatica libera. Tollera alimentazione li· .quida.. 1\>l.inzione regolare; nulla. neUe urine. Giorno 16: lieve riduzione del meteoriamo. Inizio di una tumefazione epìga. .atrica palpa.bile con pulsazione diffusa trasmessa, dolente. Non nausee non vomito Esame toracico negativo. Alvo aperto; feci normali. M:inzione regolare. Dal giorno 17 aumento progressivo della tumefazione e dei dolori senza segni peritonitici. La temperatura è andata aumentando con oscillazioni tra 37,5 e 39. Modico meteorismo addominale. Tollera bene l'alimentazione m oderata. Alvo 6tittico. Giorno 22: la tumefazione ha raggiunto il volume di una t esta di feto. occupando epigastrio e ipocondrio sinistro, fissa, tesa, a superficie liscia, con risonanza ottusa, assai dolente. L 'esame radiologico (v. fig. l) ha dimostrato presenza di ombra rotonda. corrispondente alla tumefazione. Con diagnosi di raccolta ematica profonda, probabilmente n ella ret,ro cavit.à. -degli epiploon, viene sottoposto ad intervento chirurgico. Anestesia raehidea tra XI e XII v. d. con ctg. 8 di novocaina con adrenalina. Incisione mediana sopra ombelicale: l'esplorazione dimostra peritoneo libero a destra, aderenze parietali della tumefazione verso sinistra. Si chiude il peritoneo o si amplia l'incisione a T. verso sinistra, interessando soltanto parzialmente il muscolo retto. Si apre il peritoneo ispessito, e si dà. esito a circa due litri di liquido brunastro e grumi sanguigni. Si drena la cavità con garza poco stipata, e si sutura. la parete.


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F.MAT.)MA RET.ROG.<\STRICO DA CONTUSIONE ADDOi\UNALE

Il liquido fuori uscito è costituito da sangue commisto a tracce di bile. Nel d ecorso post-operatorio, quasi afebbrile, si è avuta fuori uscita di liquido siero ematico, poi chiaro, un po filante, e molto irritante i bordi della ferita. In quindicesima. giornata l'esame radio logico (Magg. Med. Dr. Greco) con ingestione di bario ha. dimostrato (v. fig. 2) p ervietà gastro duodemale normale: in posizione laterale il tu bo di drenaggio appare in un J?iano posteriore a quello d ello stomaco raffigurato in una poco spessa striscia. di bano, e che è spostato notevolmente in alto. La chiusura. della fistola in trentacinquesima. giornata. e ra completa. Il 12 agosto veniva dimesso guarito. Da notizia recente risulta che ha qualche sofferenza gastrica di entità imprecisata.

L'interesse del caso si riferisce sopratutto al primo tempo dopo il trauma, segnatamente alle deduzioni che si debbono trarre dai primi segni positivi e negativi per escludere o ammettere una lesione diretta o indiretta dello stomaco o di altro organo; e inoltre alla peculiare forma di lesione profonda che ha cointeressato in via diretta per quanto certamente parziale, il pancreas, senza peraltro produrre una alterazione acuta dell'organo. La trattabilità a-ssoluta dell'addome a breve distanza dal trauma doveva. fare escludere che si fossero prodotte lesioni viscerali gravi; la dolorabilità della parete epigastrica essendo giustificata dalla contusione con escoriazione quivi esistente. Ma ben presto, con l'iniziarsi di una dolorabilità sorda, si stabill una dilatazione notevole _j dello stomaco e del colon tra.sverso che, peraltro, non essenFig. l. do accompagnata da alcun altro fatto a carattere peritonitico, doveva essere riferita a parcsi consecutiva. alla contusione diretta e dello stomaco e del colon. Per questa dilatazione molto accentuata l'aia epatica veune ad essere ridott.a, ma non completamente abolita. Con il ridursi del meteorismo cominci6 ad osservarsì la comparsa di una tumefazione che sorgeva dalla profondità dell'epigastrico, lateralizzata verso sinistra, di forma globosa, molto dolente, con pulsazioni trasmesse, deterzninante smorzamento del suono plessico nella zona di delimitazione tra stomaco e colon. Con l'aumentare la tumefazione si faceva ben manifesta anche alla ispezione mantenendo netta la sua delimitazione nella metà inferiore, mentre la parte superiore si nascondeva sotto l'arcata costale. La temperatura che si era mantenuta subfebbrile cominciò in quarta giornata a elevarsi con lieve intermittenza, e progressivamente aumentO in-


EMATOMA RETROGASTR.ICO DA CONTUiOIONE ADDOMINALE

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sieme con l'accentuarsi della tumefazione la quale in settima giornata raggiungeva il volume di una testa di feto, divenendo intensamente dolente. Mai si ebbe comparsa di deliqui né di vomit.i né di na.u see. La diagnosi preopera.toria fu di raccolta, emorragica nella ref.rocavità degli epiploon essendo esclusa la lesione dello stomaco e del colon, attribuendo pertanto l'origine del sangue o dal legamento gastro epatico con dilacerazione della faccia inferiore del fegato, o da organi retro peritone.ali con lacerazioni del peritoneo parieta.Ie. Intanto era da escludere sin dalle prime ore una compromissione della grande cavità. peritoneale, perchè fu sempre assente ogni reazione di essa. È troppo ra.ro che un versamento sanguigno nella grande cavità peritoneale, sia, anche di modeste proporzioni, non dia insieme con risentimento dolorifico, difesa generalizzata o segni di anemia acuta. Né si apprezzavano sintomi rivelatori di perforazione quali il dolore localizzato, la contrattura diffusa, timpanismo sopraepatico totale. Né alcuno di questi sintomi si palesò nelle giornate successive. Il meteorismo si caratterizzò per la precocità della comparsa e per la limitazione a.Uo stomaco e al colon trasverso. Per contusioni dell'addome si possono anche avere spandimenti intra.epiploi~i , ma in tali casi si forma una bozza medioaddominale che è caratterizzata. dalla sua superficialità e da un discreto grado di mobilità. Ma gli emat.omi dell'epiploon sono rari, perchè le lacerazioni gravi si accompapa.gnano a rott,ura. \ dei va.s i gastro epiploici, e l'emoraggia si versa nella grand e cavità addominale. E sclu(lendo dunque una emorragia acuta notevole, e altrl'sì una peritonite sia pure dr<'oscritta, per il complesso dei sintomi suddetti, com-alidati dal C'a.ratteristico reperto radiografico, si doveva stabilire la diagnosi di ra<'colta nella retro cavità degli epiploon. Queste ra,ccolte sono nella grande maggioranza dei casi prodotte da lacera.zioni nella regione pancreatica, ma. non è frequente la constatazione dello sviluppo abbastanza rapido. Sono conosciute le cosidette cisti ematiche e pseuodocistj del p· ncreas elle si manifestano apparentemente in modo spontaneo, e soltanto nel1 'anamnesi remota talvolta risulta trauma precedente. Sono raccolte emorragiche a formazione spesso subdola in cui peraltro il trauma pli6 anche essere soltanto la causa oooasionale, in quanto cbe l'emora.gia si pn6 produrre su di una cisti vera e propria del pancreas già preesistente, o in conseguenza di alterazioni


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E&IATOMA BETROGASTRlOO DA CO NTUSI ONE ADDOMINALI!:

necrotiche postraumatiche. Possono o no accompagnarsi coi fatti di steatonoorosi pancreatica, similmente a quanto si verifica nel quadro della necrosi acuta del pancreas. Ma le considerazioni che questo caso richiama sono rivolte sopra.tntto alla diagnosi difl"erenziale tra rottura. dello stomaco e raccolta. emorragica nella retrocavità degli epiploon. In primo tempo, quando la tumefazione appena si appalesa, il discernimento è difficile, perchè vi sono fatti che si possono ugualmente verificare e n ell'una e nell'altra evenienza. Le rotture traumatiche dello stomaco accadono per lo piu a ventricolo ripieno, e sono spiegate come derivate da scoppio della parete gastrica; ma possono avvenire anche a organo vuoto per dilacerazione e sopratutto per contusione. Non vanno poi dimenticate le perforazioni acute traumatiche di ulceri. Se per molti fatti possono essere confondibili, vi sono per6 elementi alla cui 1 presenza o meno bisogna dare il giusto valore. E cosi nel nostro caso l'inizio non immediato dei dolori, e sopratutto il loro carattere profondo, mordente, e il loro accentuarsi progressivo, insieme con la tumefazione senza. una corrispettiva difesa dell'addome, e ancora l'assenza di vomito e la. tolleranza di alimenti, l'assenza di meteorismo generalizzato, del vero e proprio pneumoperitoneo, come si verifica nelle perforazioni; il mantenersi di un polso valido, la comparsa tardiva di febbre, tutti questi dati dettero conferma della improbabilità di una lesione dello stomaco. Una. tumefazione sferica nella regione epigastrica è indice di ra-ccolta nella retro cavità degli epiploon per la obliterazione del forarne di Winslow, obliterazione che, talvolta constata,, è sempre da supporre nelle raccolte saccate della piccola cavità omentale. L 'esame radiologico nel suo t ipico reperto di ombra rotonda, ha confermato altresi una dilatazione d·el colon trasverso, segno a cui da vari autori è stata data importanza per la diagnosi delle affezioni pancreatiche acute, in quanto da esse vengono indotte alterazioni sul mesocolon trasverso. Vero è che questo reperto pu6 essere causato anche da altri processi morbosi, ma certa.mente, inquadrato nella sintomatologia su esposta, e in combinazione col caratteristico rilievo di opacità soprasta<Dte, ba una notevole importanza; e il suo valore è esattamente misurato solo che si .soffermi l'attenzione sul peculiare meccanismo patogenetico da cui esso è determinato. L 'intervento operatorio fu deciso e praticato quando, stabilita la delimita.zione della sofferenza addominale, potè essere concretat.a la diagnosi. Queste raccolte possono essere operate in qualunque tempo quando si sia precisato il loro carattere di delimitazione, ma, prima che abbiano raggiunto qna dimensione notevole per cui prendono contatto con la parete anteriore dell'addome, sospingendo in avanti il legamento gastro colico e lo stoma-co, richiedono 1ma marsupializzazione operatoria che può essere evitata. quando per l'accrescimento stesso, si verifica spontaneamente l'a<lerenza alla parete anteriore. In questi casi, quindi, il vigile temporeggia.IDento dell'intervento, mentre favorisce il formarsi di spontanee delimitazioni aderenziali, rende il provvedimento operatorio piu sicuro contro le possibili diffusioni alla grande cavità peritoneale. La conferma operatoria e postoperatoria venne dalla fuoruscita di liquido ematico contenente bile, come non è infrequente nelle lesioni pan-


EMATOMA RETROOASTRICO DA CO!\TUSIONE ADDOMINALE

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creatiche per uno spiega.bile reflusso che si verifica in primo t empo. Inoltre si ebbe per parecchi giorni la fuorioscita. di un liquido chiaro oleoso, misto ~i secrezione linfatica e pancreatica con la caratteristica azione irritante i tessuti e la cute stessa nei bordi della. ferita. AUToau.ssUNTo.- È descritto e commentato un caso di versamento ematico nella. retro cavità degli epiploon da contusione sull'epigastro, ponendo in rilievo che nelle contusioni dell'addome la valutazione dello shock va fatta con criteri molto r elativi: in unione agli altri sintomi può soltanto agevolare la diagnosi, la quale, pure essendo difficile stabilire con esattezza, deve p er lo meno differEnziare le lesioni circoscritte da quelle interessanti la gxande cavità p~?ritoneale: criterio €ssenziale per regolare la condotta terapeutica.

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RIVISTA

SINTETICA

R. UNIVERSITA DEGLI STtJDI DI FIRE::\TZE Istituto di Radiologia, direttore: Prof. L. SICILIANO

STUDIO GRITIGO-SINTETIGO SULLA GOLEGISTOGRAFil GON OSSERVAZIONI PERSONALI SUL IETODO ORALE

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Dott, Dino Giannottl, primo capitano medico

Già fìtl dal l 909 Abel e Rowntree avevano compiuti studi sopr.a la eliminazione da. parte del fegato di composti di fenolftaleina con gli alogeru, i quali somministrati per via endovenosa venivano segregati dal fegato della bile. Spetta però a Gra.ham e Cole di aver ripreso per primi le s uddette ricerche allo scopo di dimostrare la visibilità della cistifellea a mezzo degli alogeni combinati con. la fenoUtalcina. D apprima essi ricorsero nelle loro esperienze alla tetracloro e tetraiodo fenolftaleina di calcio, ma dovettero ben pre.~to abbandonarle perchè nella. prima il cloro non aveva una densità. maggiore della bile, mentre la seconda produceva gravi effetti tossici. Successivamente poterono concludere che la tetraiodo fenoUta.leina di sodio si a.ddimostra il miglior preparato sia per la sua minore tossicità., sia perchè nelle ricerche se ne può usare in dosi minori specie in confronto del preparato di bromo, avendo l'iodio rispetto al bromo un più alto peso specifico. La. vi.a di introduzione scelta dapprima. da Graham e dai suoi collaboratori fu quella endovenosa. La T. I. subito dopo l'iniezione viene portata dal sangue nel fegato e la bile contenente iodio nella cistifellea ove è concentrata per fatti di osmosi e di diffusione. Ed è appunto su questo potere della vescicola biliare di concentrar e la bile che si basa l'esplorazione radiologica della cistifellea con i suddetti preparati, visibili ai R. X . Al metodo dell'iniezione endovenosa ne seguirono ben presto altri per l'introduzione della T. I . nell'organismo e cioè: la via. orale, intraduodenale e retta.le. La via endovenosa e qua.Ua orale sono oggidì quelle più usate, ma esistono tuttavia ancora. notevoli divergenze e apprezzamenti differenti circa la. scelta. dei due metodi, tanto che sia tra i nostri Autori quanto fra quelli stranieri non è ancora composto il dissidio. Se molti propendono e sono fautori ad oltranza del metodo endovenoso, ve ne sono altri e non pochi che danno la preferenza in modo assoluto a quello orale. Attualmente si può dire che nel Nord-America, la patria della colecistografia, si preferisce in generale il metodo orale, in Germania invece la maggioranza è per il metodo endovenoso. Fra noi le due vie di introduzione vengono egualmente scelte, senza. che vi sia. una. larga schiera favorevole all'uno o all'altro metodo. l o Via endovenosa. Nelle loro ricerche Graha.m e Cole u'3arono dapprima la. tetra.bromo fenol· ftaleina. alla dose di 5 grammi in eme. 40 d i acqua. distillata di fresco e filtrata, iniettando il preparato con una. comune siringa., molto lentamente. ed in due tempi con un intervallo di mezz'ora. Con l'uso successivo della T. I., preparato che oggi viene usato dalla maggior parte degli Autori, la dose media è di 4 centg. per chilo di peso, per cui in \m i ndividuo del peso medio di 60 chili ne occorrono circa 2 gr. 50. Generalmente l 'iniezione si lL'la. praticarla. i n u.na. sola. volta. in 8-l O minuti; la. soluzione viene sterilizza. ta. con l'ebollizione a. bagno-maria. per 15 minuti, e la. siringa., ago e· cute del braccio del paziente devono essere trattate con l a. più scrupolosa asepsi, evitando in modo assoluto che il liquido non fuoriesca dalla siringa giacchè produrrebbe delle escare sui tessuti.

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STUDIO CUI'rlCO- SlNTETICO SULLA COLECISTOGRAFIA ECC,

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n paziente il giorno precedente all'iniezione viene tenuto ad un relativo digiuno e l'intestino vuot.ato con un purgante oleoso o salino. Alcuni per la buona riuscita dell'esame, 15-20 minuti prima della I . E. p raticano quella .e~domuscolare d! pitui~riua o di ipofisina ch.e stimoland? le ~ontra.: zioni della clBtlfellea ne fo.vonscono il suo svuotamento, di modo che riempiendoSi successivamente l'organo di bile ricca. di T. I. questo si mostra più celermente e meglio visibile. ~Itri allo ste~o sc?po 5-6 ore prima de~'it;Uezione somministrano al paziente un piccolo pasto ricco di sostanze grasse e torh d uovo. Fin dall'inizio della colecistografìa e specialmente con l'uso della T. B . era stato notato che in seguito all'iniezione endovenosa comparivano delle turbe abbastanza gravi e talyolta. allarman.ti, o.he c~n il successivo ~pie_go della. T. I.. si pre...<>entano in forma. più leggera e d1 solito d1 breve durata.. C1ò dipende essenZialmente dalla minore tos.'licità. del p reparato e dalla minore quantit.à che ne viene tlBato in confronto della. T. B. I fenomeni più lievi che si riscontrano come la nausea, cefalea, vomito, dolori addominali vanno scomparendo gradatamente in poco tempo, solo eccezionalmente possono durare 1-3 ore; alcune volte invece tale sintomatologia è accompagr~ata da. dolori lombari, crampi, senso di grave malessere e talvolta si ha pure e levazione termica. In altri casi, ma. più rari, compariscono fenomeni abbastanza gravi, cioè si ha la caduta della. pressione sanguigna con minaccia di collasso, polso sempre più piccolo e depres.'!ibile, pallore, sudori freddi e stato smanioso. Ad evitare tali fenomeni di schoch vasomotorio molti usano praticare una iniezione di ad~enal~a. o. di atropinu. prwa dell~ ~ndo~enosa oppure una volta comparsi tali d isturbi s1 ricorre ad ecc1tant1 energ1c1 quab la caffema, etere ecc. Eseguita l'iniezione endovenosa resta da stabilirsi in quali ore vanno compiut-e le ricerche radiologiche. Essendosi coi'IStata.to che la prwa inie1Jone della cistifellea. appare tra la 46 e 5• ora, che la maggiore grandezza e densit.à dì essa. si ha dalla 12• alla 20& ora. e che da tale ora fino alla 30& si ha la sua progressiva diminuzione fino alla sua. scomparsa, così le osservazioni vengono generalmente fat.te nel periodo che intercede t ra. le 12• e la 20t- ora. Se numerosi sono i radiologi che hanno usato ed usano tale metodo dimostrandone la. bontà. ed i vantaggi dt esso in confronto de~Z:Ii altri, specie di quello orale, ve ne è però ancora tm numero non indifferente èhe mette al bando tale via di introduzione preferendo quella orale. Cosl tra. i primi abl:!iamo in Halia. Carnevale-Ricci, Piccinino, V aldini, d'Amato ecc.. Quest'ultimo che ba esperimentat-o i tre metodi cioè quello endoven oso, orale e rettale preferisce il primo, giacchè egli giudica che gli altri due sono dal lato diagnostico di scarso valore, riuscendo a mettere in evidenza. solamente una certa percentuale di cistifellee, (secondo la sua statistica il 40% dei casi) e solo le vescicole normali. Detto Autore prima della iniezione endovenosa ne pratica due endomuscolari, una. di 2 eme. di ipofìsina. ed un a.Jtra di l eme. di atropina, questa a distanza d i circa. 15-20 mmuti dalla prima, e dopo l'iniezione endovenosa introduce alctmi eme. di soluzione fiologica sterile allo scopo di togliere dall'ago gli ultimi residui della T. I. e di decongestionare le vene Recentemente Antonucci ha ideato una nuova tecnica. per la colecistografìa rapida, per mezzo della q.uale gli è stato possibile ottenere la prima. visibilità. della vescicola b iliare dopo un ora ed alcune volte dopo mezz'ora dall'iniezione endoven osa. Nelle prime esperienze l'Antonucci alla dose abituale di T. I. associò il glucosio e precisamente 2-2.50- 3 grammi di detta sostanza veniva sciolta in 125 eme. di una soluzione di glucosio al40% (gr. 50 di glucosio + 2-2.50, 3 grammi di T. I.). Allo scopo di sollecitare una più rapida e completa utilizza.zione del glucosio da parte del fegato, in successivi esami alla suddetta soluzione aggiunse dell'Insulina (eme. 125 di soluzione glucosa.ta. a l 40 % + insulina 25 U + T. I. gr. 2-2.50-3). Degr10 di nota che in tale ricerche l'Autore non fece alcuna speciale preparazione del malato, se s i accettua. il digiuno della notte e nel mattino precedente all'esame. Fra gli stranieri favorevoli al metodo endovenoso sono da annoverarsi Schnurpel, La.querrière, More!, Ka.nn, Schondube, Hoesch, Gosset e Loewy, i quali ultimi sperimentarono tanto con la tetrabromo quanto con la tetraiodo e poterono ancora nn volta. stabilire la maggiore tossicità. del primo preparato. 20 Via orale.

Fino dai primi tempi della colecistografia per mezzo dell'iniezione endoveno:'!a, che molto spesso dava tmponenti fenomeni secondari, fu ricercato se si poteva ad


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essa sostituire un'altra via di introduzione per mezzo della quale la 808tanza di contrasto venisse lentamente assorbita. in modo da diminuire o sopprimere i feno· meni tossici. La prima via sperimentata fu quella orale, ma i primi resultati furono poco incoraggianti per l'intolleranza gastrica verso il preparato che veniva fatto mgerire da solo. Fu Stewart che per primo adottò il sistema. capsulare, dividendo la. quantità di T. I. in capsule di gela.tina. le quali poi venivano immerse in una soluzione di cheratina.. Cosi un pò alla. volta. sono sorti in commercio diversi preparati da somministrare per os, non solo, ma diversi radiologi usa.no intro· durre la. T. I. un.itamente a speciali sostanze e man.i~la.zion.i allo scopo di evitare i fenomeni secondari e per ottenere una buona visibilità della. cistifelle~ La quantità di T. I . da usare varia da 2 a 3 grammi divisi in capsule contenenti ciascuna. ctgr. 20-50 di preparato. . Come nel metodo endovenoso per la. buona riuscita delle ricerche la preparazione del malato richiede una speciale cura. n giorno avanti l'indagine esso dovràeesere purgato oppure si potrà procedere allo svuotamento dell'intestino con un enteroclisi di un litro di acqua. a bassa. pressione. I pasti sono generalmente permessi tutti e tre ed è consigliabile in uno di questi somministrare grassi, crema. allo scopo di ottenere un più rapido e completo svuotamento della cistifellea. Le capsule di T. I. vengono per solito fatte ingerire tre ore dopo il pasto della se~ Gli effetti tosl!ici sono nella maggior parte dei casi di lieve entità e ciò sopratutto per il lento assorbimento del prepara.to: cosi può comparire lieve malessere genera.le e cefa.lea. di breve durata. talvolta, ma. rara.mente, si può avere gaatra.lgia., vomito o diarrea.. n periodo delle osservazioni si aggira in genere daJ.1a. 12• alle 2~ ora. Numerosi sono i radiologi che danno la. preferenze. a. ta.le metodo e dalla disanima dei resultati ottenuti da questi Autori e da quelli che sono stati osservati in questo Istituto cercheremo, se possibile, di addivenire ad una conclusione che ci permetta di stabilite se i due metodi si possono uguagliare o se si debba dare la. preferenza. all' uno o all'altro. Ttmdo~ con tale metodo ne ha. tratto buoni riaulta.ti e secondo esso l'ombra. della. cistifellea. può mancare in una minima. percentuale di casi di poco superiore che nel metodo endovenoso ad onta. dello stato normale anatomico e funzionale della vescicola. biliare; in tali casi Ta.ndoia. consiglia di ripetere la somministra· zione della. T. I. dopo l o 2 giorni, modificando eventualmente la. preparazione di essa e del malato. Ottimi resultati ha ottenuto pure Picc.i nino in 40 casi, nei quali ma.i osservò disturbi ga.st ro-enterici. Gua.rùll è contrario all'uso dell'ùllezione endovenosa. specie per gli e.ccidenti che in aegLlito a. questa si verificano, n ella pratica privata. poi ne è contrario nel modo più assoluto. Stendtner e Voelderndorf hanno usato su larga scala i due metodi concludendo che è più consigliabile q uello orale perchè l'iniezione endovenosa richiede una. certa tecnica. e comodità e mal si presta a. praticarla e.mbulatoria.mente, non solo, ma. anche perchè con la. via. orale il prepa.rato arriva nel sa.ngue attraverso l'intestino il cheè una notevole protezione per l'ammalato. Essi si sono serviti di uno speoia.le prepa· rato di T. I. commista a sali biliari ed hanno ottenuto l'SO% di risultati concordanti con i dati clinici. Allo scopo di migliorare la. visibilità della vescicola. biliare e per rendere al minimo gli effetti tossici alcuni Autori sono ricorsi a.d accorgimenti e manipolazioni speciali. Cosi per favorire l'assorbimento della T. I. Grynkra.ut tre ore avanti l'ingestione del preparato somministra della bile in capsule gelatinose la. quale agisce come mordente, nel senso che rend.e l'intestino più permeabile a.l sale opaco. Allo scopo di eliminare l'inconveniente che alcune capsule non si sciolgono netl'intestino o che sciogliendosi possano irritare le pareti intestinali provocando diarrea., Levyn e Ae.ron somministrano circa. 3 gr. di T.l. in 200 gr. di succo d'uva.. Sproul per impedire che le capsule passino indisciolte anche attraverso l'intestino, senza digiuno d~l paziente nè la.va.ggio intestinale, fa. ingerire alle 8 pomeridiane la a.bitu.a.le dosedi T . I. mescola.ta in 46 cucchiaiate di crema di frumento raffreddata, lilentre Fantus ricorre alla soluzione colloidale della T . I. alla. dose di 1-2 grammi in capsule gelatinose. . Un metodo tutto affatto speciale è quello ideato da Pribram il quale usa il D1yodathofe.n, che è una associazione di athofa.n con l'iodio che ne è contenuto nella proporzione dal 50%; detto Autore con tale sostanza ha ottenuto resultat.i.


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identici a quelli avuti con la T. I. per via endovenosa, metodo dal medesimo lungamente esperimentato. Laf:uer e Va.rgermez fanno ingerire le pillole di un preparato speciale contenente la tetr111odo unitamente ad un leggero pasto colagogo di cereali e di grassi e somministrano prima. di questo una pozione d1 estratto teba.ico onde ovviare alla diarrea. Detti A. sono fautori del metodo orale con il quale affermano di non aver mai avuto insuccessi. Favorevoli a detto metodo sono pure Lamon, La.urent, Gerad, Garcin ecc., quenst'ultimo su 506 casi osservati la cistifellea fu visibile in 422, negli altri 84 casi in cui non si rese visibile, 26 mostravano la presenza di calcoli. Per ultimo conviene far cenno ai recentissimi studi compiuti sul metodo orale da alcuni radiologi tra i quali vanno menzionati i seguenti: Sa.ndtron, il quale il giorno innanzi e.ll'esame somministra al paziente un pasto a.ssa.i. leggero privo di idrati di carbonio ed un altro pasto quattro ore prime della. T. I., costituito da grassi e da uova; non ricorre nè a purghe nè a lavaggi intestinali; il sale di contrasto viene dato in emulsione con acqua semplice o alcalina minerale a.lle nove e mezza di sera; solo in soggetti vagotonici egli dà, prima della emulzione, 1·3 grammi di alcalini e 2 centigrammi di papaverina tre volte al giorno. Con t&le metodo Sandtron riferisce di aver ottenuto resultati superiori a quelli che si ottengono con le altre modalità.. Kirklin non somministra anche egli nè purghe nè lavaggi intestinali e permette ai pazienti un pasto ordinario con esclusione assoluta di grassi, anzi egh ritiene, e su ciò si discosta completamente da.ll'opinione della maggior parte degli Autori, che per la buona riuscita della prova necessiti non solo tale esclusione delle sostanze grasse dai pasti ma che l'ultimo pasto sia alquanto sostansioso. Questo deve essere consumato alle 6 pomeridiane e subito dopo tale pasto fa ingerire 4 gr. di T. I. disciolti in eme. 30 di acqua distillata di fresco che vengono diluiti con acqua contenente succo d'uva. o da arancio o acqua gassosa. Con tale metodo Kirklin ha ottenuto degli ottimi resultati, i vomiti sono stati osservati in pochissimi casi, ed egli sostiene che se si ha vomito dopo 15 minuti dalla ingestione della T. I., ciò non pregiudica. la. buona riWioita della prova. Stewart pure esclude i pasti composti di sostanze grasse come anche le pwghe e gli enteroclismi. Alla sera soltanto fa prendere una zuppa. densa, carne, patate, insa.lata., pane arrostito e the, tale pasto, secondo detto Autore, farebbe svuotare la cistifellea che durante la notte si riempirebbe di bile carica del sale opaco. Questo a.l.la. dose di gr. 3,50 sciolta in acqua di salsa pariglia viene somministrato al paziente subito dopo l'ultimo pMto. Circa la scelta del metodo orale si può dire che molti sono gli Autori che si sono pronuno.ia.ti favorevolmente per esso, sopratutto dopo averlo confrontato con ~ello endovenoso. La. via endovenosa per guanto sia. ritenuta da ta.luni la più SJcura e scevra di pericoli se eseguita da rnant esperte, presenta tuttavia numerosi inconvenienti che si possono raggruppare come segue: esige sopratutto la conoscenza perfetta delle iniezioni endovenose con un prodotto alquanto irritante per i tessuti, espone i malati a turbe generalmente leggere, ma talvolta può produrre tmo stato sincopale con caduta della pressione a.llarmante, infine l'iniezione può essere seguita. da escara e alcune volte da flebite e nefrite. Per tali considerazioni se la via. endovenosa può essere eseguita negli ospedali, in clientela si dimostra poco pratica e quindi la grande maggioranza dei radiologi in tale caso danno la preferenza alla. somministrazione della T. I. per via orale. Si può invece affermare che le uniche contro indicazioni _per quest'ultima via sono il vomito incoercibile e la diarrea profusa, e l'inconvemente che può offrire tale metodo è quello dovuto e.ll'incompleto o al ID&llcato discioglimento di qualche capsula. e quindi irregolare assorbimento da parte della mucosa intestinale. A tal P-roposito però Eisler e Nyiri hanno potuto constatare che nessuna importa.nza. ha. il fatto che qualche capsula passi indisoiolta o venga emessa con il vomito, giacchè basta che una piccola quantità. del preparato (mmgr. 100-200) venga assorbita perchè si possa ottenere la visibilità. della cistifellea. Infine conviene tener presente che il m etodo orale ha il gran vantaggio della. facile s omministrazione del preparato con lieve frequenza di fatti secondari. È innegabile però che per ottenere buoni successi è necessario usare una tecnica esatta e perfetta ed essere ben sicuri della buona preparazione delle capsule.


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STt"D rO CRITICO- Sl:-<TETfCO SUL!.A COLEClSTOCRAFlA E CC .

Negli Rt.ati l"niti d ' Ame rica dove viene prefe rito in genere il 'metodo orale mentre. quello e1_1t!ovenoso è u~t o solo da 9rnham e da altri, Kirklin ha p•·eso ~ esame 1 resultatt ot.tenutl con 1 due metodi eù ha potuto concludere che e:l<!i :>ono presso a poco identici .e che le obbiezioni che_ vengono fat_te a quel_le orale n on hanno un valon' d ects1vo. Egli stes.<~o ha eS(ilìUna t o p1u·ecc h te centina la eli casi con tale metodo controlla ndoli con quello e ndo venoso e afferma che con que--st'ultimo l'ombm della c i><tifdl<>a è J>iit netta ed offre un re perto più esatto al massuno dell' l -2% dei ca~i . Alt.ri Auto ri invece d opo ave r usato tanto l'una che l'altra via di introduz ione s i sono nettantente schierati per la via endovenosa . t ra quest.i vanno annoverati Case, H oesch, Scòrtlube ': D e Bertrand Pibrac i! qu~l le d opo Uthl quarantina d i esami prat-icat i, ritiene _c he la ~-~a orale non è scev_ra Ù l molestie, non solo, ma che. il riempi· mento d ella ..-esctcola bthare è sempre med1ocre e molto spesso dà resultat1 negativi. Tralasc iando d i ag~iungere ai sud~letti A. il n-ome d egli a ltri che danno fa preferenza. all'iniezione endovenosa, riesce utile invece riportare la stl\tistic~ compilata da Gr·ahnm riflettente i resultati ottenuti con la colecistop:r,lfh• da lui stes..~ e da. altri ricercatori. D a esl5a si a pprende che il reperto railiologico di vescicolu biliA.re normale o patologica è stat.o dal control!o operatorio t rovuto esatto nel 74% nel primo caso e nel 97,8 ~0 nel secondo; le d1ag nost e::;u.tte sono comple:ssivamente con il metodo endo,·enoso il 95<).0 e con quello orale 1 '89~'0· D alla breve e sch!"matica rassegna d e lle dua princ ipali vie d i introduzione della T. I. e d e l g iudizio che di esse ne hanno dato i c.liversi Autori, risulta s ubito come non sir1 possibile. attualmente, standardizz.tlre un metodo assoluto di esame ma com.·enJZa d i caso in caso adattare i singoli sistemi alle eone lizioni d i ambiente e dell'a.mronlnto. Tnnto con l ' uno quanto con l 'altro met.oùo è no>ces.'<ario tener nel massimo conto e discutere attentamente i resultati della colecistogt'tt fia in ragione degli errori c he possono provenire e dalla tecn.ica e dalla interpretazione, come per il giusto apprezzamento conviene conoscere i n modo pe rfetto olt.re che La tecnica d ella colecistografia anche la patologia delle vie biliari. Se numerose conclus ioni s i sono fatte in seguito a casi conti·ollati d11ll'intervento chirurgico. l11 ricca letteratura in merito ci insegna. c he spesso vi sono s tati casi operati in cui la colecistografia era stata negativa e in altd in cui e1·u stata. positiva, e che non infrequent.emente sono s tati osservati dei radiogrammi anormali quando non esisteva alcun segno c linico d i affezione delia cistifellea. Se l 'M;;;enm d ella. visibilità della vescicola bifuu·e è considerata il più spe&>o come una provR di fatti patologici a carico di questo organo, tut tavia un reperto negativo non ci può far sempre concludere per una a lter·azione più o meno grave d ella cistifellea, per l'impermeabilità d el cistico o per una ins ufficie nza e patica, come al cot•trario il solo fatto della visibilità non autorizza ad escludere uno stato patologico della vescicola biliare. È necessario aver bene la certezza che l'assenza dell'ombra , ·escicolare sia ben reale e costante, che la cistifellea non sia situata in posizione anor·male e che la tecnìoa colecistografìca sia stata rigorosa. P er le su esposte ragioni molti Autori ritengono che a llo stato attuale dei resultati che si hanno con la colecistografia non sempre c i si può s ufficientemente basare su di essa per affermare o negare la diagnosi di una affezione vescicolttre, così che a llo scopo che tale indagine dia maggiore affidamento, neces.~ita completax·e e affilare le ricerche suscettibili di spiegare i disaccordi frequent i t ra la p atologia, l a. clinica e la colecil!tografia e sopratutto d i ricercare l 'aspetto tipico che corrisponde alle manifestazioni patologiche della cistifellea. 30 Via duodenale.

Tale metod o a causa delle difficoltà che s i incont rano nel sondaggio duodenal., si può dire che è stato es perimentato solo d a Stewart-Bya rn che per primo lo ideò e da pochissimi ultri. Almttttino vengono fatte ingerire al pazie nte eme. 300 di latte con panna, per cui la ve;;;cicola s i S\'Uota completamente o in parte, dopo due ore viene mtrodotta la sonda e constatata radioscopicamente la posizione d ell'oliva nel duodeno si iniet-ta lentament.e ed in due volte una soluziorie di 2 gra~nmi d i T. I. sciolti in eme. 300 d i acqua.


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4o Via rettale.

Tale via. studiata molto a fondo e perfezionata. da Stegemann sopratutto allo scopo di evitare i fenomeni tossici generali che seguono alla. via. endovenosa non ha incontrato il favore della. maggior parte dei radiologi. St.egemann dà. le seguenti indica.zioni: al mattino precedente l'esame olio <li ricino, alle 15 clistere evacuativo ed una iniezione di eme. 2 di pituitrina o ipo· fisina, alle 19 applicazione di un suppositorio contenente 2 centg. di oppio, allo scopo di evitare il riflesso anale e alle 20 iniezione di un milligrammo di atropim1. Come mezzo di contrasto detto Autore si serve della tetrabromo in ragione di centg. 12 per chilo di peso corporeo, convenientemente diluita. Poco dopo le ore 20 viene instillata detta soluzione stando il paziente in posizione distesa. e molto len· ta.mente in circa una, due ore. Inoltre il paziente deve giacere sul fianco dest1•o durRnt.e la notte ed è necessario che non prenda alimento alcuno, soltanto sono conce-«..'!6 piccole quantità. di liquido, escluso il latte. Alle 6 del mattiino vengono somministrate dieci goccie di tintura. di oppio e dopo 10-12 ore da.lla introduzione della T. B. si ha la visibilità. della cistifellea che raggiunge il suo massimo c irca. la 20~> ora. In ItaJia V aldini si è occupato a lungo di tale metodo àdottando uno. tecnica più semplice e più tollerata dai mala.t.i, concludendo che tale via di introduzione è ottima per i resulta.ti diagnostici che può fornire ed è da preferirai a quella orale quando per qualsiasi motivo non si voglia. o non si po!:'-Sa. at.tuare l'e ndoYenosa.. ~ell'Istituw di Radiologia. della R. Università di Firenze, dirett-o dal prof. L. S icili11no sono stati usati i due metodi: l'endovenoso e quello orale, impiegando i vari preparat.i cbe si trovano in commercio, e qui ringrazio il Chiarissimo professore di avere messo a mia. disposizione i numerosi casi osservati, dal res ultato dei quali ho cercato di portare un modesto contributo alla. colecistografia. Dal ~ennaìo 1929 alla. prima. decade del febbraio 1931 sono state compiute 140 osservazioni, di cui 6 con la via endovenosa, 133 con quella. orale ed l con quella rettale. Ria.<~sumo brevemente le varie tecniche eseguite, giacchè non si discostano molto da. quelle ormai ola.<iBiche e adottate dalla maggior parte dei radiologi. Per la ·17ia e:ndovenosa è stata. seguita all'incirca la tecnica di Graham e Cole; al paziente il giorno innanzi alla. prova. viene somministrato un leggero purgante (2030 ~a.mmi di olio di ricino) e t.enuto ad una stretta dieta, compost.a. ùi semolino, latte, biscotti, in modo che sia a completo· digiuno da 12 ore all'atto d eli 'iniezione. La dose di T. I. da immettere è di 4 grammi sciolti in eme 60-70 dì acqua distillata , e detta soluzione viene poscia. filtrata. e quindi sterilizzata per 20 mi· nuti a bagno maria. L'iniezione si eseguisce la mattina. alle ore 7 o a seconda d ell 'ora. in c ui verranno compiute le osservazioni, a. mezzo di un tubo di vetl'o da. fleboclisi, molto lentament.e e in una sola. volta in lO- H> minuti. Le radiografie vengono eseguite alla. 3a., 6~>, 12a. e 18~> ora. Ul>ando la. via orale il malato il giorno precedente all'esame prende al mattino un lieve p urgante, generalmente oleoso ed un pasto leggero alle 12 e alle 17 ricco di gTS.SS i (minestra. in burro, carne al burro, latte). Circa. le 16 viene praticata un'ente: roclisi di acqua tiepida. ed infine alle 20 si somministra la T. I .. Se si t ratta dt capsule si fanno ingerire con piccoli sorsi di acqua., ad intervalli, invitando i~ paziente a. tenèl'e per mezz'ora ù decubito laterale de5tro, se invece si tratta dt preparato in polvere, la dose necessaria si scioglie in 250-300 grammi di .acqua leggermente acidula.ta (seltz o succo di limone) e indolcita. Dopo di che Il ma· lato re»ta a completo digiuno fino al mattino seguente nelle ore in cui ve!lg~:mo fatte le prime osservazioni. A mezzogiorno potrà preudere un pasto leggerls.'>tmo e n~l pom~riggio si eseguiscono le ulteriori indagini. Non ritengo necessario ed utile illustrare sin~olarmente ogni c~ trattat?, m~ mi int.ra t.terrò sola.mente su tutto quello che può avere un qualche Interesse sc•enttfìco o meglio ancora pratico. . Ci rea la fenomenologia. comparsa dopo la. somministrazione della T. I.,. SI è constatn.to che in tutti quei casi nei quali la sostanza di contrasto ven11e ~ntro . d o tta per via endovenosa. si ebbero semp1·e delle gravi, ta.h-olta. all'a:rn1ant1 reaJ

-

; M rr111le di medicina militare.


202

STUDIO CRITICO- SU."TETICO SULJ,A COLECISTOGRAFIA E CO.

zioni (caduta di pressione), per cui fu necessario ricorrere generalmente alle cure urgenti del ce.so; a.l contrario la sornrninistra.izone per os non produsse che lievi turbe e passegere, caratterizzate soprattutto da vomito o diarrea. Una. sola volta a causa del vomito intenso e protratto seguito all'ingestione della T. I. si dovette ricorrere alla via rettale che fu ben.i&;imo tollerata dal paziente, ed in un altro ce.so a quella orale seguì la endovenosa solo per accertarsi se esistevano calcoli nella cistifellea. Spesso è stato compiuto l'e,;ame combinato con il pasto opaco, specie quando la sintornatologia a. cw·ico delle vie biliari era vaga ed incerte., e ciò, nella maggioranza. dei casi, ci ha giovato molti.<Wmo per il giudizio radiodiagn?stico. . . bi']'•'. ·r·e llea cl1e SI. e. ottenuta ne lle n ostre osservaCrrca la. VISI ....... o meno d e Il a ciSti zioni essa risulta dal seguente specchietto: Nettamente ,-isibrle

via endovenosa ...........

4

.. orale ........ . ........

44

• retta.le . . ...... . ......

-

l

Scarsnmcnte visibile

l

Non Tlsiblle

45 l

-

l

TOT.u.E

2

6

44

133 l

Per quanto concerne la visibilitil. della V. B. i n rapporto con la presen7..a di calcoli si ha che questi furono osservati una solo. volt.o. con il metodo endovenoso mostrandosi la cist.ifellea iniettata ed ingrandita; in un altro caso nel qua.le la via per os aveva. fatto sospettare una calcolosi, l'endovenosa, a cui si ricorse pochi giorni dopo, non solo non mise in evidenzn. la cistifellea ma neanche la p resenza di calcoli. Con la VÌH. orale nei 12 casi nei qu~li l~ V. B. era nettamenttl visibile 9 volte le ombre dei calcoli furono ben chiare, 3 incerte. in 21 di V. B . poco visibile le ombre furono ben chiare in 16 ed in 5 incerte, ed infine in 9 di V. B. non iniettate, 8 volte furono nett-e e 3 incerte. Esaminando i casi trattati con lo. via. ore.le, quella che più è stata usata si rileva che: 1o la cL'Itifelleo. si rese visibile più o meno nettamente nei due terzi delle osservazioni, dimostrando sempre una a:ffezione delle vie biliari, se si eccettua in quei pochi casi nei quali l'esame combinato, eseguito di proposito, mise in evidenza. solo una. lesione a. carico del tubo gastro-enterico, pur avendo fatto notare detto esame, in altre osservazioni un'infermità tanto dell'uno quanto dell'altro apparato · 'b'lia · 'fe11ea f u d ovuta prevwentemente -• alla. presenza di· 2o ;l''mVISI 1 ..,.. d eIla. CIStl calcoli e in minor parte a fatti colecistitici; non si iniettò in alcuni casi in oui esisteva ittero, ed in uno di carcinoma della V. B. Ripetuto l'esame per due volte, in uno di questi itteri il reperto fu ugualm ente negativo ed identico resulta.to si o·ttenne in un paziente nel quale le capsule non si erano del tutto disciolte. A tale riguardo conviene notare che in e.ltri infermi ohe presentavano ittero o nei quali le capsule non si erano completamente disciolte la V. B. si i niettò egualmente, sebbene in modo scarso, ma. tanto da. permettere l'esame morfologico e funzionale dell'organo ed in un caso di poter anche apprezzare ombre di calcoli ; so in quattro casi nei quali erano stati notati dei calcoli, il reperto radiologico venne confermAto dall'intervento chirurgico; 40 l'incompleto discioglimento delle capsule non annulla generalmente la visibilità. della V. B. ; 50 la. presenza di ittero o di una. .affezione gastro-enterica non apportano 9peciali turbe ai pazienti nè impedisce in molti casi, la visibilità della. V. B. ; 6o in un OMO nel quale esisteva miocardite, la. T. I. introdotta per 08 n on provocò alt-erazione alcuna all'apparato cardiovascolare;


STODlO CRITICo-SINTETlCO SULLA COLECISTO OlU.FU ECC.

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7o l'esame combinato si impone ed è di neoosse.ria. utilità. ogni qual volta la sintomatologia è vaga ed incerta e i dati clinici non permettono di stabilire se esist.a una lesione delle vie biliari o del tubo gastro-enterico. Rende inoltre utili servizi per scoprire i segni indiretti di un'affezione vescicolare; 8° dai dati suesposti si può affermare che il metodo orale : a) è di facile applicazione, non esistono controindicazioni per il suo uso e si può quindi eseguire a.mbulatoriamente; b) non arreca ai pazienti che disturbi lievi e transitori, spesso anzi non produce alcun fenomeno secondario; c) dà ottime immagini colecistografìche che ci permettono di stabilire 116 esiste una lesione delle vie biliari e di o""erve.re nella maggior parte dei casi la presenza di calcoli, e perciò il result.e.to è attendibile al pari di quello endovenoso; Il metodo endovenoso per quanto eseguito in .pochissimi casi, provocò sempre h'Tavi fenomeni secondari, attribuibili senza dubbto non solo aJJa sostanza introdott-a ma. anche all'iniezione stessa. A tal proposito degna di menzione è l'osservazione compiuta su di un infermo affetto da febbre maltese, a.ccert.e.ta anche con la siero-agglutinazione. Avendo ques ti accusato crisi dolorose all'ipocondrio destro ed in specie alla regione della cistifellea, gli venne praticata la colecistogra.tìa con il metodo endovenoso che Jette Wl result.e.to presso che negativo, nel senso che nè la V. B. nè le vie biliari m ostrarono lesioni degne di nota. La temperatura che fino a quel momento era oscillata t ra 37o,2o e 38o,so salì dopo l'iniezione improvvisamente a 39°,5 per· manendo tale per due ore, dopo di che riprese i l suo anda.rnento primitivo. li giorno seguente fu di completa a piressia e quindi la temperatura ripresentò la caratteristica curva febbrile che permase per circa un mese. Se è pur vero che il metodo endovenoso è riconosciuto da diversi Autori come quello che dà risultati più attendibili, tuttavia anche le nostre osservazioni confer.ma.no i giudizi di molti altri, i quali l'itengono che il metodo endovenoso non può essere eseguito se non in ospedali o nelle cliniche, richiede inoltre una perfetta padronanza e sicurezza della sua tecnica e continua sorveglianza. del malato, e nonost.e.nte la più rigorosa ;;ompolosità. nel compiere tale via di introduzione, ne~ maggior parte dei casi non si possono eliminare i! fenomeni secondari. Quindi .:st può rite nere che salvo ca.<>i speoia.li, è consigliabile ricorrere alla via orale che m b ase alle esper:.enze di molti osservatori e di quelle da noi compiute, può cùu:e resulta.ti identici e attendibili come quelli che si ottengono con la via enaovenosa. Nessuna conclusione è possibile dedurre per il metodo retta.le, ea~;endosi usato in un solo caso.

I n base alle conclusioni su esposte cho cioè la somministro.zione della T. I. pex· bocca può dare dei resultati identici a quelli che si ottengono colla. via. endovenosa, ho voluto constatare quale infiuenza abbia. per la buona. riuscita dell'esame la. preparazione del malato e l'ora. in cui viene ingerita. la T. I . rispetto a quella in cui è somministrato il pasto. L'osservazioni sono state compiute in soggetti n ormali i quali prima. dell'in· gestione del sale opaco non venivano sottoposti ad alcuna speciale preparazione nè ad un pasto speciale. Così non si sono llsati nè purganti nè lavaggi intestinali, nè tanto meno introdotte sostanze che a.ve&:;ero una influenza s ullo svuota.mento o sul riempimento della cistifellea. Dei vari preparati del commercio mi sono servito di uno in polvere alla dose di 4 grammi che venivano disciolti in circa un quarto di litro di acqua, con l'aggiunta. del succo di mezzo limone. Detta soluzione è stata sorruninistrata nelle vo.rie esperienze io ore difierenti dal pasto allo scopo. come già si è detto, di osservare quali resulta.ti si potevano ottenere. Cos ì la. T . I. fu fatta. ingerire : · 0 l Alle ore 24 d opo che il soggetto aveva p reso gli ordinari pasti alle ore 6, I l e 18. Lo osservazioni vennero compiute nelle seguenti ore con risultati diversi: alla. 711 ora.: ombra. della V. B. de bolmente visi bile; alla 12" ora: ombra ne ttame nte visibile con Y. B. ben riempita; o.lla 18• ora: cllininuzione della visibilità. e V. B. scarsamente iniettata. 2° Alle ore 7 del matt ino subito dopo un pasto composto di semolino aJ burro , biilt~>cca ai ferri 'l pane.


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ST1.10 !O CRlTI CQ-!ITSTET I('O Sll i.LA OOLECISTOGRAFIA E CC.

OsB,.rm::.ioni: 4 8 o1·a V. B. debolmente visibile; Id. 9& ora.: V. B. nettamente visibile e ben riempit.a. in modo ancor llhtggiore ili quanto vPnne O"'-'*'rvt~to nell 'os."t'lrvn:done precedente atla. 12• ora; 3o T. I. o.l mnttino c pasto principale dopo tre ore dalla ingestione; Os.qerl'atìoni: alla 6a, toa. 12", ora completament-e negativa. 40 T. L al mattino e p~tsto principnle dopo 6 ore dall'ingestione. o ,. ,ql'rmziotli: a lla 7a e 12" ora completamente n ejZa.tive. In tutte quest.e rieerche non si manifest.arono mai fenomeni secondari dovuti alla '1'. I. Da f(Uanto p1·eccde risLLltn che l'immagine d<'lit\ cistife llea si òimostrò ben visihile ~o lnmente n!' lle dnl'l ORSI'Irvazioni nelle quali il m ezzo di contrasto fuingerito alla il istanza. di 6 ore dnll'ultimo dei tre pasti, cioè, dopo il digiuno della nott.e e del ma.Hino p1·ecedente a ii'P-s11me, e nell'altra in cui la T. I . venne presa. subito dopo il pMt<>, anzi in quest'ultima si ebhe un maggior riempimento e visibilità. della cisti· follea. T ale esperienza verrebhe a convRlirla 1·e i resultati ottenuti da Kirkilin, !!ebbene quest.i abbia usata una tecnica un pò d i fferent~ della. nostra. Si può quindi concluòere che ~tnche senza una speciale preparazione del sog· getto e senza che questi ven11:a tenuto ad una d ieta speciale è possibile ottenere il riempimento della cistifellea, la qua.le si è mostrata anzi ben visibile in una osservazione, quellA del pasto pit1 T. I., in un tempo minore di que!Jo che generalmente si ot.t iene se~uendo il metodo clus.'lico della colecistografia per via orale. L a sommini!'.trn.zione ciE>l pa.crt.o insieme alla. T. I . n on influisce sfavorevolmentEsul riempimento clelia cistifellea e perciò è lecito affermare che non sia. necessario un digiuno prolungn.t·o prÌlMt e dopo la in gestione della T. I . Senza dubbio un 'unica. ricerca non basta ad infìrmare un metodo diventato orma i cla.'!Sico e quindi rit engo che sarebbe di somma utilità che tali osservazioni fosse''" da altri riprese e conff•rmat.e, in modo da poter addivenire ad un metodo più Mmplice e rapido d ella. colecistografia per oa che permetta di non dovere assogget· ta.re i pazienti ad una noiosa e spesso mal tollerata preparazione e sopratutto allo scopo ancor più utile di poter ridurre il tempo in c ui si pos.<1a. osservare un'ottima immag ine colecistografìa.

AuTORIASSUJSTO. - L 'A. dopo aver illustrato e commentato i vari m etodi impiegati nella Colecistografìa. e dopo aver esperimentato quello endovenoso ed orale, dà la preferenza a quest'ultimo essend osi dimostrato d i facile attuazione e<i avendo ottenuti ottimi resultati. D escrive un a nuova tecnica adottata. nel metodo orale, con la quale la t.etraiodo-fenolftaleina viene somministrata. unitamente al pMto e senza alcuna. speciale p1·eparazione del paziente. N e espone qttindi i va n· ta.ggi ed i resultati ottenuti.

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RIVISTA DEL.LA STA.)i:PA l\IEDICA ITALIANA E STRAN.IEJ\A

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HIVI.STA DILLA STAIPA miCA IT!LI!IA ISTlWUlli Il Servi·zte SanitariO Militare nelle provincie Vet'leto-Lomltarlle durante Il secolo XIX. (Editore R. Cabia.nca, Verona 1933).

F. PELLEGRINI. -

A poco più di un anno di distanza da • La ~fedicina Militare n e l Rogno di Napoli • ved e la. luce questa seconda monografia del ten. col. med. prof. P t' ileè{rini che ci dà un quadro preciso d ell'organizzazione del Servizio Sanitario Militare nelle provincie Veneto-Lornba.rde durante il secolo xiX: servizio che in base agli avvenimenti storico-bellici viene ctistinto in dut> peri odi: periodo napoleonico (1796-1814) e per iodo della. dominn.zione allStriaca. (1814-1866); di essi il primo è di gran lunga più interessante ai nostri fini in quanto i vari organi della comples.'38. macchina sanitaria, direttivi, consultivi ed esecutivi, risultarono esclusivamen te italiani. Sono da ricordare con ammirazione codesti precursori c he dettero all,a sanità militare un'organizzazione veramente completa. in rapporto a i tempi e alle difficoltà in mezzo alle quali si svolse. Non difettavano ospedali, divisi in t~ categorie: permanenti, temporanei e ambulanti o ambulanze. I servizi ai corp1 _er~o !'uffi<;:ie~te~ente disimpegnati, fwu.ionavano con buon rendimeuto 4 compagn•e d infe1:nuen mtlitari, composte di personale stabile c bene addestrato,


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RIVISTA DELLA STA)IPA MEDI CA ITALIANA E STRANlERA

n ~on l'istituzione de-i cappelloni militari non w•nne trascurat-a ne-mmeno la cura de lle animE>. Ne l l 807 apre le ~ue porte-. a Mila no. la primn Scuola di Snnità M"ilita.re con lo scopo di wm~re corsi di pE>rft>zionamento agli ufficiali mf'dici. E'd altre n e sor~:tono nt'l 1810 a VenE"zio. 1\fantoYa. An<'ona chi" accogliendo gli iniziati alla medicina ~'<i prf'fiaczono lA formazionE> rli nn corpo d i ufficiRli di !'lanità; nE> res..<>ero )., I!Qrt.i maeRt.ri ilhJRtri: C:. Ra:::ori. chP fu primo chinJrgo del Re e al quale si d f'vl'l la cmnpilnzione di un e lon(lo de i!P infermità. esimE>nti d!llla coscrizione e d!ll servizio militare. fl P. Af<~>Alini. di cui Ri ricorda un pregevolissimo ma.nun.le di c hiT1lrgia oer gli ufficillli di ~'<Ani t à cho ebbe l'onore di ben 16 edizioni e di numArose trA.duzion.i in ling-111' t"Rtflre. Non fu trnscurata l'i)!ienf' e now,·ole svihmpo <>bhe tX'rsino la st11.tistica con il • rin..'<Rlmto d eca.da le d el movimento ospedalicro •. Infine trovi!lmo anche d ei • l noghi di cura A.nsilia.rii • ( Of:peò~tli oer cure rermlll i. ricovero ~r invalidi e mutilati e un • coliPIZio • uer gli o rfani di guerra). In quf'f<to periodo non apoare ancora l'istit.uzione di com·lliPscenziarii veri e propri ma in ogni ospt>dale si trova In • sala di con,·llle!'I'E'n:r.a •. Tutta la complessa organizzazione faCt'Ya capo a Diretton" di Sanità Militare r(J. ~:r.ia.) che A.veva alle sue di'Of'ndenze il Consiglio di Sanità Militare. Nel 1813 l'esercito del R egno d'Italia fu in ~ttan parte distmtto in Russ ia. o il rima nente, caduto il Regno, fu incorporato ne i reparti dell'esercito au:;tro -

nn

un~a rico.

L a t rattazione dr> l Recondo pE>riodo (18 J 4-1866), in cui l 'orgnnizzazione de l sPrvizio ~anitario Militare ril'lnlt,a una S~'mplicA d erivazione di Quella. dell'est>roito a11stro -un~nrico. po~E'! all'A. l'occasione di ricordn,re l'alto spirito di sacrifìzio A di umanità d ei m~dici militari italiani. cho arri\'arono spe!<I>O a fal'l" olocam~f,l) d e lla. propria. vita per la salvPz:r.a d ei n E'miei. e di ri\'Pndica!'f' tutto il merito d ell'orl("anizzazione d el !'lervizio sanitario austro-ungarico a un It.aliann: Gim•APPfl BrA.mhilla.. Tmportan:r.a. non trascurabile nella f0rmBzi nne dell'ufficiale< medico pb be l'Acnllrlemia Giuooppina, eQuiparata. agli altri ist.ituti truperiori univet'Sita.r i. tant.o da ooter conferire onori e titoli IU'nademìci f' r.he per nrima incluse fra ]f> snA materi A d'insPgnamento l'igiene. Tnterf'~sant i inllne le notizie sulle modalità tecn iche òel servizio di leva che ci rivelano un ginst0 rigore ne11a valutazione rl E>lin. idonPitA fisic11. Chiudono l'accurato e interessante studio, chn il PelleaTini ha modesta.men t"'. chiamato appunti, alcuni ri<'ordi snl SPrvizio l'lllnitario a Ven ezia durante il ~n­ vemo Provvisorio (1848-1849) e dellE' cons iderazioni sulln n ecessità di \Ul. apposi to TF~tituto d 'Jn!'ognamento Medico Milita •·e: consid.-rnzioni opoortunissimf> nel l'anno di celebrazione d el cinquantenario della nostra Scuola, di Sanità l\1ilita.re. In nitida veste tipografica. oer i tini d el CobiancA di Verona, la dot.ta. monografia. del t.(ln. colonnello PeiiP~ttini è statA. pubblicat.a. nella :-icorrenzn. d "'l cinquantR.na.rio della fondazionP d ella Sct1ola d 'Applieazione di Sanità MilitarA P con nobile gP!'to clonata in numerol'liE<.c;imf' copie alla Direzione della ste-."--..a. perchf> siA. dis t.rihuitA. in rieordon7.il Aj<l i ufficiali medici. TROINA

IGIENE. D. OTroLENORI. - Ricerche sutla profilassi medicamentosa deUa malaria. (Archi v. fur Schuffs tmd Trop. Hygiene - Bd 36-Heft 12, dicembre 1932).

In seguito ai risultati poco favorevoli ottenuti dalla profila~si chininica durant"' la guerra, tale mezzo profìlattico aveva pPrduto gran parre del credito. Anche i n seno a lla commissione de lla. malaria presso la Società delle Nazioni ne fu ampio.m entA trattJllto. Fino a.d ora peraltro tutte lE> discus!1ioni erano bn..<mte sui d ati stat.istic i, cho non sono affatto scevri di E>rrori. mn og~i. con la infezione sperimen tale (inoculazione d f'l lla mal!lria con anofeli infetti). poi<.~iomo mt>,lllio accertare la realA e ffica cia dPII'azione> profìlatt;ica s ia della chinina come di altri preparati (pla-sruol'hina). Ed è qut>sto appunto clw ha fatto l'A. <'On le attuAli ricerche. ghUlgendo


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA J3l STRANIERA

alla. conclusione che la profilassi medicamentosa., sia con la chinina. come con la pla.smochina, in alcuni individtù protegge sicuramente, in altri invece non ha effetto. In un buon numero di casi poi impedisce la. manifestazione della malattia .fino al termine delln stagione malarica. Anche questo rappresenwrt>bbe però un vantaggio in quanto che nel periodo interepidemico la maU.ria è meno pericolosa ed è pih facile la cura. Dal punto di vista sociale poi si av-rebbf' un altro vantaggio, cioè che, manifestandosi la malattia al termine della stagione epidemica, non arrecherebbe intralci a i lavori campestri, in quanto che in autunno questi sono pressochè ultimati. Interessanti sono poi alcune particolari osservazioni fatte dall'A. a riguardo -dell'influenza della profilassi chininica sui vari tipi di malaria. Così ad esempio è risultato che per la terzana benigna la somministrazione periodica bisettimanale di un grammo di solfato di chinino corrisponde alla somministrazione quotidiana di ctg. 40. La somministrazione quotidiana di ctg. 2 di plnsmochina ha un'azione protettiva. migliore della chinina in quanto impedisce pih facilmente l'infezione, mentre è minore l'efficacia. di tale preparato se somministrato a. dosi periodiche bisettimanali di ctg. 6. P er l'estivo-autunnale la chinina agisce ugualmente come per la terzana benigna, invece la pla.smochina tmita alla chinina (plasmochina composta) in dosi di ctg. l al giorno e di ctg. 3 al sabato ed alla. domenica ha azione meno efficace della chinina. Di un altro interessante problema profila.ttico si è pure occupato l'A. nelle attuali ricerche, cioè della. bonifica umana., la. quale ha importanza notevoliss~ma nella lotta antimalarica. La. bonifica è stata praticata nella popolazione civile di alcuni centri della Romagna, dove annualmente inlìerisce la malaria, sia. mediante la somministrazione della mistura Baccelli, sia con la chinoplaEmina. Mi è sembrato interessante riportare per esteso le modalità seguite nella. somministrazione -di tali medicamenti in quanto il problema della bonifica umana è importantissimo per l'Esercito, dato che ogni anno parecchi e parecchi individui gi ungono alle armi già mnlarici. MtSTUli.A BACCELLI.

Cloridrato di chinino ctg. 20 Citrat.o di ferro • 0,25 Arseniato di sodio • 0 ,05 (per una compressa.)

MODALITÀ DEl.LA CUKA.

l" settimana 2 compresse 2• » 3 •

3• • 4 • Due periodi di cura con intervallo di 20 g1orni fra il t o ed il 2o periodo.

CHtNOPLASMINA.

Plasmochina ctg. l -solfato di chinino » 30 (per una compressa)

Due periodi di 10 giorni ciascuno con un mese d 'intervallo fra. un periodo e l'altro.

.Q ) }o e 20 giorno 3 compresse

,....; .§

~

30

•

2

l

.

dal 4o al IOo giorno l compressa.

..g Ilo e 2o giorno 3 compresse

'""t dal 3° al 10o giorno 2 compresse >-!O

Da._ questo secondo gruppo di esperienze è risultato che tanto la mistura Baccelli com~. la chinoplasmina dànno sicuro affidamento nella bonifica umana, purohè per~ ~l trattamento curativo sia. diviso in due periodi. La chinopla.smina., .a.yreb~ ~01_1! vantaggio di ra.c corciare il periodo di cura.. poichè la somministra.'Z.lone Sl limtta solo a 10 giorni, mentre per la mistura Baccelli deve esser protratta per 3 settimane. BRUNI


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TtiYISTA DELLA STAMPA MEDI CA ITALIANA E STRANIERA

P. NELlS . La vaccinazione antidifterica per via cutanea. (Revue d ' Hygiène et de .Médecine P1·éventive, vol. LIV. n. IO, dice mbre 1932). D opo ttna s intesi stor·ìca. dE'i lavori sperimentali eseguiti Sltlla. vaccinazione ant.idifte ricn per ,·ia cut~m ea, spe<:ie per opere. di Lowenste in, l'A. passn in rninuziosa rassf'gna i pitt rE"CPnti lavori a l riguardo, mettendo in evidenza· come, almeno fino ad ora, be n SC'arsamcntP. favorevole ai fini pro.f ilattici sia fltat.a. l'attuazione pratica d e l m t't odo di Lo wenstein. lnfa.tti, con tnJe t.rl\ttnm ~nt.o s i riuscire bbe, nel migliore d ei casi, ad ott~­ nere , solo d opo 6-8 scttimnne, dal 60 al 70 % di Schick n egative. restando cosi in st.a.to di rE"CAttivith un grandE> numt'ro di bambini. A parte poi l'incon· veniente non disprezzabile de lla quasi inutilità di attuazione n e lle ricorrenze epidemiche, essendo, pl.'r lo meno, necessario un pe riodo da 2 a -l mo>si per ottenere lo stato immtmit,ar·io. Gli Ìllsuccos.<•i d e lle ricercho eseguite sperimentando sulle cavie, haruto condotto l' A. a srrYirsi de l coniglio che, anche !>econdo· Besrcdka, ha una tlll\ggiore sensibilità cutanra. Si è sen ·ito di una anatossina. d e l tit.olo di 16 u. a. per cc. Un cc. di tnle anatossina veniva incorporato con un gre.mmo di lanolina e con gr. 0,50 di vnse llina. Dalle numf'rose ricerche, sia !')perimont.ali che cliniche, riportate con netta pre<:isione di d!'ttag lio, appare evidt>nte come, malgrado le dosi impiegate e mal· grado la conctmt.razione usata. d ell'a.ntigeno, il m etodo d e lla. vaccinazion (> cuta.nel~ abbia dat.o ben sclu·si ris ultnti, r·iu:;ccndo a conierit·e uno stato immuni· tario solo in un terzo d e i bambini trat.:tn t i. L ' A. conclude rite ne ndo !'he, m entre la vaccinazione a.ntidifterica sottocutanea. che dà quasi il JOO% di immunità rapida e durevole ne i F>oggetti trattati, può d C'bellare solll•eitamente e nettamente una epidemia di difte rite, la. cutivaccinazione, s ia. con In pomnta OJ'iginale di Lowenstein, sia con la pomata. all'nnatossina. è im·eco nssolutmnente dife ttosa ed inapplicabile in ricor renze epidemiche. PIAZZA

M. L 'EVI. -

Ricerche sul tipi di diplococco nella polmonite lobàre. (Il Policlinico, sezione m edica, n. l 1933). Da quando Neufe ld e Handel (1910), basandosi su reazioni immtu1it.arie, tracc ial'Ono la prima divisione del pnewnococco in gruppi e Dochez e Gillespie d ell'istituto Rockefe ller ne definirono i quattro tipi sierologici (1913) le rice rche sulle varietà di diplococco - un tempo incerte e scarse perchè segnalate unicamente da maestri. in prevalenza italiani (Foà, Banti, Bo:~:zolo), i quali con la. fine osservazione anatomo-patologica e clinica primi n e affermarono l'esistenzasi sono moltiplicate sino a divenire in alcuni paesi una. pratica corrente d'investiga.zione per lo. re lativa semplicità e rapidità d e lla. tecnica che permette in breve te mpo di riconoscere il tipo di pneumocO{)CO in causa. In Italia tuttavia il numero delle osservazioni eseguite è ancora scarso per cui il contributo portato dall'A. assume particolare importanza oltre che per le osservazioni d'ordine clinico. per i rilievi di carattere epidemiologico. La sintesi storica d e lle acquisizionii sulle varietà del diplococco di SavioliTa.la.mon-Friinke L dà occasione all'A. di rivendicare al Ba.nti il merito di avere per primo ( 1890) distinto qut\ttro tipi di diplococco in base a caratteri bio logici. Attualmente in tutto il mondo è accettat.a.la divisione sierologica nei tipi I, II. III, IV, quantunque le varietà di diplococco sieno certamente più di quattro, poiohè non solo per il tipo IV, denominato anche gruppo eterogeneo o gruppo X per essere in esso compresi tutti i germi non appartenenti ai primi tre gruppi, ma. anche per i tipi I-II-III si sono dimostrate possibili ulteriori suddivisioni in sotto-gruppi a mezzo di reazioni immunitarie (Avery, Stillm.a nn, Olmestead). Le ricerche personali, condotte sopra. 85 malati con diagnosi clinica di potmo· nite franca, furono praticate col procedimento di tecnica piò lento (virulentazione d el pneumococco col' passaggio nel topolino) e ciò per una. maggiore sicurezza di reperto, dato il carattere etiologico e clinico d e1lo studio condotto dgli'A .. Questi però ricorda, opportunamente, l'esistenza di una. tecnica più rapida. la. quale permette la ricerca. del t ipo di pneumococco entro la. mezz'ora dal pre lE'Vt\·

t.

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RIVISTA DELLA STAMPA .MEDICA ITALIANA E STRANIERA

mento d e l materiale (espettorato, sangue, pus, etc.) con notevoli vant~ggi ai fini diagnostici e terapeutici. I risultati ottenuti sono raccolti in tabelle le quali danno una chiara e rapida visione: de lla frequenza. d e i tipi di pneumococco, assoluta e relativa ai , ·a.rii periodi stagionali dell'anno; de lla mortalità. in rapporto a ciascun tipo; d e lla frequenza della broncopolmonite e delle complicazioni della polmonite. Risul~ confermato fra l'altro che: a) i t ipi I e Il' danno il maggior numero di polmoniti lobari a. decorso classico, relativamente benigne, specie il t ipo II che peraltro è causa di maggiori complicazioni post-pneumoniche; b) il tipo III è causa di una polmonite con d ecorso di estrema gravi tà per la prevalenza di fenomeni tossici, deliri che portano talora a veri fatti amenziali, stato a.;fittico grave che non t rova riscontro nella quantità d e l parenchima polmonure invaso dal processo; c) il tipo IV si riscontra per lo pi!l ne lle broncopo.l moniti. N ei riguardi d e lla frequenza. dei varii tipi è interessante il rilievo che, confermando le osservazioni già. fatte dal Banti, dimostra l'influenza stagionale sulla prevalenza di un tipo di pneumococco. Note voli sono inoltre le os!'!ervazioni relative ad un'epid emia data da.! tipo IV caratterizzata da una costante sintomatologia atipica: prodromi influenzali, unitamente a l reperto obiettivo ed al decorso anormali, facevano pensare a forme di bronco-polmonite influenzali, mentre le autopsie dettero costantemente il reperto anatomo-patologico d ella polmonite franca. Ciò dimostra, dice l 'A., che quando la polmonite assume tm carattere epidemico il responsabile d e ll'epidemia è un solo tipo d i ge rme, e che que ll'insieme di caratteri clinici comuni di una data epidemia, che s i suole indicare con l 'espressione vaga di • genio epidemico "• è legata ad una specificità. di a.geutt~ batterico. Ne l corso della ricerca l 'A. ha anche potuto osservare come le forme sicura-· mente autogene (polmoniti da annegamento, de i vecchi cachettici) furono det-erminate dal gruppo IV, per ctù, n ei riguardi della patogenesi e della diffusione de l processo pneumonico, ritiene che tale tipo di diplococco - del q uale l' uomo è portatore abituale (71,08 %) - può talora viru lentarsi o dare la. polmonite lobare, sebbene più spesso dia origine .a broncopolmoniti; mentre è certo che l'insorgenza d ella polmonite franca è dovuta. nel 72,7 % d ei casi ai t ipi I, Il, III e con tutta probabilità. di origine esogena (da. inalazione) quantunque le epidemie dovute ad un solo tipo ne facciano ammettere, pi!l frequentemente di quanto si crede, anche l'origine dal contagio immediato, data la scarsa rt>sistenza del diplococco nell'ambien te esterno.

NANNI

D. VIoLA. - Gru-ppi san1ulgnl e costituzione fisica (Atti del IV Congresso Nazionale di Microbiologia. Milano, 3·4-5· ottobre 1932-.x;). È la relazione ufficiale che il capitano medico prof. Viola svolse al IV Congresso di ~licrobiologia. L' A. vi sostiene il concetto che per le loro caratteristiche le proprietà. biochimiche de l sangue vanno considerate come la espressione d i una costit uzione s ierologica che n ell'individuo decorre parallela alla costit uzione m orfologica, psichica e neuro-ormonale. L 'A. svolge la sua. rela-zione considerando particolarmente lo studio dei gruppi sanguigni da;l punto di vista etno-antropologico e morfologico; riferisce con dettaglio le ricerche dei vari a utori, e porta il con tributo di sue personali osservazioni inedite (condotte su 540 individui), il cui risultato è' che. in un miscuglio nazionale italiano omogeneo si constata che ai gruppi O ed A appartengono in generale individui che presentano valori s omst.ici deficienti, individui di tipo misto con note prevalenti di longitipia, mentre ai gruppi B ed AB appartengono in generale individui che presentano note prevalenti d~ brevitipia. e megalosplancnia. L 'A. svolge poi le questioni relative ai' rapporti fra. g. s. e taltme tendenze morbose di natura costituzionale, ma au questi rapportsi formula giust:e riservf.>. Infine conclude che oggidì devesi aromettere. c~e accanto agli antigeni-ne lle cellule vi· sono degli anticorpi negli umori; Ja reaU·IVItà urnorale di questi anticorpi che l'A. chiama • anticorpi costituzio-


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R[VlS1.'A. DELL A STAMPA MEDICA ITALIANA E

STRA~"IE.RA

nali •, è un fenomeno di sierogenesi che si svolge para lle lo ai fenomeni di ma&"fogenesi e di ps iCOI!f'nc»i. Lo studio di questA. sierol ogia. cost.it.uziollllle è secondo l ' A. un' indif'p<'nAA bi lfl e lemento neeesAArio alla sintP!<Ì biotipo logica. individuale•. Monnrs-ScHIFF·FOt' LCEn-MunRAY-SBERMAN. - Osservll21onl sull'ormone ematopoietico (Addislna) nell'anemia perniciosa (British Medicai Jou.rnal, 10 dicembre 1932). Gli AA. partendo dallt> ri cer-ch t' di Sharp che n PI 1929 suggerì l'uso d e llo stomaco di cane n PI trnttam~"n to d pll'ancmia pem.ic iosa, hanno constatato in largt\ serie di esperienze che lo !'tornaco nonnale seceme una sostanza ematopoietica che a.ppnre-ntem<'nte inPt1<', se da ta per bocca, acquista invece notevolt> efficacia per via ptu-entcrnle. È im portante notare che il succo gas trico non concentrato è praticamente inerte, per avere una d ebole attivitil. bisogna che e~o sia. concentrato pP.r evaporazione. Quando, e quì consiste l'interesse delle ricer che, la concentrRzione de l succo gAstrico s i pratica con la. d istiiJa,z ione nel vuoto s i ottiene un m ateriale che inii-tt.at,o ne i pazienti d& tma. notevole risposta. reticolocit.aria con maturazione regolare d e i corpuscoli rossi insieme con un 11.umento delle piastr-ine e d e i leucocif i. con ritomo Rl la. formula. norma le. La sostanza così ot.tan uta è diAiizzabile attraverso collodion. si distn1gge con l'ebollizione, resiste al trattamento chimico che distrugge gli f'uzim.i . Si tra.ttA. probabi lmen te di un ormone che gli AA. hanno desi_~.mat.o col nome di addisina in omaggio nl clinico ing lese Addison; è s t-nta, riscontrata nel maiale , nel cane, n oi bovini. È quindi un costituent-e n ormale delle tre 11pecie rappresentanti omni,·ori, CarTtivori, erbiYori. Fra i cMi stud iati. g li AA. citano la storia clinica di un paziente di 66 anni entrato ne ll'OspedRI H di Cincinmt.ti il 23 mag~o 19232 con sintomi classici di anemia perniciosa: Globuli rossi 1,6 milioni. Hb 50: i reticolociti, o emazie -con sostanz>~ grunnlo-filamt'ntosa, variavano fra 0,6-1,3 %. ecc. Il 7 giugno fw·ono inie ttati cm. 4 d ella sostanza in esamt> rappresentanti

circa. 3 litri di succo gastrico. Il giorno succPseivo elevazione dei reticolociti ~

4,4 %; ll giugno .28,8 %; 13 giugno 38,3 %. Il ma,ssimo d ella reticulocitosi fu raggilmta una settimana dopo l'iniezione , 42,9 % avendosi cosi lma dimostrazione evidente d e lla rilsenerazione globulare in a.tto finchè un esame pra·ticato il 21 settembre u. s. d ett.e 4,5 milioni di globuli ros.'li con 93 di emoglobina.. Il paziente dopo l 'unica iniezione succitata non aveva ricevuto alcun altro trattam en to. Gli AA. richiamano l'attenzione sul piccolo volume del materiale inie t · tato, sulla re ticulocitosi così accentua ta, sul fatto che l.rna sola iniezione è in grado di dare una rispost.a d i t ale en tità e durata. Secondo essi l'assenza dell'addisina nel succo gastrico dell'~mem.ico pernicioso è la causa d ella reve·rsione allo stadio megalobla.'!t.ico midollare in questa malattia. cosicchè può ritenersi che queste ricerche indicano con probabilità essere l'a.ddisina un ormone f:ìsiolo·· gico che mantiene lo stato nor male d e l sangue. Sono in corso ult-eriori studi sull'effetto d ello iniezioni di addisina ne ll~' ane mie secondarie. BERTOLUCCI

D. BETTINI. -

Pneumotoraee e menlnglte tubercolare. (Giornale Veneto d i Scienze Mediche, gennaio 1933-XI).

La manifestazione di una meningite tubercolare in seguito a pneumotora.ce terapeutico fu segna lata per p rimo dal Campani che nel 1929 ebbe occs.sione di osservarne .2 casi; a questi, a breve distanza di tempo, segui la descrizione d i un caso analogo osservato d a l Culotta . S'intuisce s ubit-o l'alta. importanza scientifico-pratica de ll'argomento quando si pensa all'uso che in pratica si fa de l pneumotorace artificiale oo aUa imm ensa. fiducia che esso ispira ai grandi clinici che Io banno sperimentato e seguito con passione e tuttora gli attribuiscono quell'alto valore scientifico che dai più è messo fuori discussione. r


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RTVISTA DEU.A STAMPA MEDI CA ITALTANA E STRANIERA

L'A .. dopo di aver ricordato i casi prt>ced('nti. d~>Fcrin• I'All'ma la tn prE'~I:'n· -tatosi alla sua o~;<~<E'rvazion(' tra('ndonr spunto p~>r fnrl' alcune c0n.<:ic1Prflzioni sull'argomento: donna di 20 anni; un cugino è afft>tto da m orbo di P ott.: soffrl mor billo a 3 anni. Niente altro degno cii nota. L'attuale ma lattia CO· minciò n el ma.gg-io 1932 con tosse, espettorato e Jjt"YÌ ria lzi termici VPspPrtini: in seguito la febbre è aumentata fino a 390 e lt> condizioni generali sono dee&· dute d i molto. L'esame dell'ammalata P le vnrie ricPrcht> di laboratorio (b. di Koch positivo n ell'espettorat.o) fanno diagnosticare tubercolosi polmona.re loc.a.. 1izzata a destra. Stando cosl i fatti il 26 agost.o s i istitluscE> un pnPumot.orace de..c;tro: 300 cc. di azoto con pressione iniziale di 15-20 e pr<'S-'!ione finale 5-10; successivamente ad intervalli di 2 giorni s i int roducono 300 cc. di nzoto. Una radiografia fatta dopo 8 giorni dall' inizio cie llR. cum ciimol'<tm. che !!i è formato un pneumotorace parzia le latero-basilai"'E'. il polmone è nderente -nelle regioni al te e in parte al diaframma. L 'amma lato con t inua ad avere t.em· peratum. febbrile a tipo remitt.ente. Dopo 15 giorn.i dall'istituzione del pneumotorace l'infermo pre~enta sintomi di una classica m eningi te, e dopo altri pochi giorni (4) dec~>de per m eningit-e t ubercolare. L'autopsia fatta dopo 24 ore dalla morte confermò pienamente la diagnosi dell'affezione polmonare e meningea, entrambe di nAtura tubercolare. Considerando i due casi del Campani in cui la m eningitf' si manift>stò in -uno dopo 4 mesi e nell'alt ro dopo 5 e ne l caso di Culotta ~' Cinquem11ni dopo IO giorni e ne l mio caso, dice l'A., dopo l 5 giorni. o uni rnpport.o può esservi tra pneumotorace terapeutico " ml'ningite t.uberco lare? Il Campani pur flScludendo una coincidenza de i fatti dice che in detenni· nate e rare condizioni il pneumotornce. provocando l'a..'>sorbimPnto dPi prodot ti tossici e bntterici, fa si che questi rias~orbiti vanno n fìR!'A~i in dAti or~Zani. Il Culotta e il CinquPmani invece ammettono che le insuffiazioni di p:M abbiano favorito il determinarsi di emboli derivati da trombo-vascolite specificfl. in un tessuto ricchissimo di vasi chf' circondava una cnverna t.ubercolare. Nel ca."o ·descritto dall'A. il pneumotorn.ce inca psulava proprio le zone de l polmone meno malate e quindi è da escludersi un incarceramE>nto di prorlot.ti tossici o batte· rici; nè l'esame anatomo-istologico fece rilevare tessuti ricchi di v nsi circostanti i focolai bronco-pne~rmonicì tubercolari. In tal modo pur non potendo nep:a re in st~nso assoluto 1m nssorbimento di prodotti tossici-batterici e pur volendo ammettere chf' ciò s ia avvenuto, <l'lesta O!<Rervazione non basta a spiPgarci la produzione di focolai metastatic i. nel nostro caso ne lla m eningo. perchè è s tato dimostrato che in quasi tutte le forme tubercolari esiste una bacillemia tubercolare, e che la fissazione dei vari germi ne i vari orj!nni è dovuta più che alla loro prf'senza in circolo alla • rottura della immuni t!\ • che diminuisce la resil'tenza de ll'orp:nnismo. Infine l'A. conclude che, pur non essendos i verifìcnto ne l suo caso alcun fattore che abbia. prodotto la. rottura de lla immunità, egli ritiena che pneumotorace e meningite tubercolare siano stati una pura e semplice coincidenza. Naturalmente questi casi rari~imi in cui si verifica. una menin~i te tuber· -colare in seguito all'istituzione di un pneumotorace non devono per niente allar· marci se si pensa a tutti i bPnefioi che arreca il pneumotora ce terapeutico. I casi deitreAA . su ricordati hnnno dimostrato che ad un pneumotora.ce art.ifìciale può seguire una meningi te tubercolare per particolari condizioni anato· miche e occasiona.li in neRSun modo determinabili in 'l.ita. V TTA.LE

-cHIRURGIA CENERALE. A. Gos.~ET ••r. BERTRAND e ;!. PATEL. Il trattamento delle embolie arteriose de~Jl arti. Studio c ritico. (Journa.l de Chirurgie: Tomo XLI . n. l gennaio 1933). L e embolie arteriose. eccezione fatta per casi di proiettili mobili e migra nti o per casi d i iniezioru intramuscolari di pi"'E'parati insolubili. sono in massitnfl. parte dov1.1te alle conseguenze della mobilizzazione di un coa!Z'llo non infettante


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RIVISTA DELLA ST.UlPA MEDICA lTA.LIANA E STRANIERA

che s i A.rrPI!t~ a )i,·ello di unft. bifoJ'Cazione vasale. Prima. di parlare del trattanwnto chin.u·gico delle embuue urteri o~. è necessario stabilire qua.ttro , ·erità.: I. Ogni embolia perif(1rica è la complicazione di Wl& affezione ctu-dio,·ascolare primit.iva pi\1 o 1m·no lontana. . li. Ogni embolo s i an··~t.a, di preferenza. n el le zone pericolose: a livello d,•lle gmndi biforcazioni arte1·iose ed all'origine delle gro~'<se collaterali. HL Ogni t>mbolo d!'tf'nniJttl. d <"lle alterazioni pa.rietali dell'arteria e s i ingrandisce sn l posto pe r tr·on1bosi estemiva IV. Ogni ombolo, una volt-a stabilizzatosi, provoca. de lle complicanze che l1anno Wl·evoluzione vttrinbile, ma generalmente grave, che porta allo sfacelo de ll'estremità o di Wla par-te rle ll'arto colpito. Il principale obbietti,·o de l trattamento cbirmgico è quello di pre,·enire o di limitare la caugrena ris tttbilemlo la c ircolazione interrotta. Fra. le nuie cure l'A. accenna alla. t.rornboWiJ)I'iia (rmt.S<;ltggio energico dell'arteria attl'a\·erso i r....gumenti fatt.o allo scopo di framrncntan'l. il cougulo) processo che riesce insuiJiciente, s pesso im:ffictlCl', e quindi da. condnnnare. Circa l'amputazione è necessario praticarla. dopo il trttttamento conservatore ed a cangrena stabilita. l trattamenti eowJerva.tori sono l' a.rtel'iotom.ia. seguita da embolt-c tomia. e l'arteriectomia o resezione del segmento a:rterioso obliterato: la. loro azione terapeutica, che porta. direttamente sul punto dove si è fermato l'embolo, Sat"ebbe logica, pere!> si presta a. de JJe critiche: prima di tutto siccome la. CW'a non agisce c he. sulla complicazione di una affezione carctio-vasco.l are evolutiva. e non s ulla. malattia causale rende possibili le recidive, in secondo luogo, e questa critica. è pii• fondata, spes.<;o è difficile localizzare con esatt.ezza l'embolia. Infatti la. topografia. delle turbe motrici e sE>nsitive non dà. che Wla indicazione incerta; i segni dat.i da.ll'otlcillometria. sono grossolani e l'esplorazione del polso periferico non è facil e perchè in genere il c uore batte debolmente . Di Wl certo aiuto sarebbe rartel•iografia: il Loewe ha adoperato 20 cc. di una soluzione di abrodyl aJ 2ù: 100 iniettata ne lla. femor·a.le, però nella letteratura l'A. non ha trovato altri tentativi del genere. Dallo studio comparativo fra arteriotomia. seguita da emboleetomia e arteJ·iectornia si può dedurre quanto segue: L 'arteriotomia seguita da embolectomia si basa su un principio logico: aprire l'arteria, togliere il con.gulo ostruente e ristabilire così la. circolazione. l suoi Ya.tl· taggi sono dati dal fatto che S·Ì tra.t.t;a, di Wla operazione che ci mette al sicuro per l'avvenire, in quanto permette di ripeterla tutte le volte che lo circostanze lo ~sigono; inoltre Ja. rimozione dell'embolo può essere fatta anche indirettamente. incidendo l'arteria a va!Je e ctisostruirla. con cateterismo retrogrado; infine il pro· cesso è applicabile in tutti i casi di embolia periferiche comprese quelle che hanno sede alla biforcazione aortica. Le critiche che s i possono muovere a questo metodo sono: I . Difficoltà di eseguire un'emboleetomia. per la tecnica impeccabile, per l'asepsi assoluta e per la necessità. di inondare il campo operatorio con una soluzione di citrato eli sodio al 20 %· II. L 'apertura dell'arteria intt-ressa una parete malata irritata dal soggiorno del coagulo, e quindi, è perfettamente giustificato il timore di una trombosi secondaria. e di fatti di endoarterite obliterant-e segnalati da alcWli autori. Circa i successi dell'embolectomia, tanto quelli immediati cbe definitid. sono assai rari e richiedono Wla son:urut. di circosttmze ìe lici-; i risultati dipendono dalla permeabilità. della rete arteria.le sottost-a.nte all'obliwrazione, dal tempo t rascorso f1·a l'insorgenza degli accidenti embolici e l'ope razione, chdl'età de l soggetto, dnlla nat-ura. della malattia. originaria e dal luogo dove si è fer mato il coagulo. L 'altro intervento conservatore è basato sul concetto che lm'srteria obliterata. • diventa Wl nervo plessice in condizioni patologiche e che la sua irritazione anormale genera alla. pedferia dei disturbi vasomot.ori a tipo costrittiYo che turbano il circolo col IateraiP • (Let·iche ). . I vantaggi de ll'ar·teriectomia sarebbero numerosi: prima di tutto è di tecnica. P!Uttosto facile poi con l'asportazione del centro di coagulazione intravascol~ :sJ ha. la seompa.rsa del pericolo dell'insorgenza della t rombosi secondaria. Se ll metodo ha. dato buoni risultati per alcune a rterie (omerale, poplit.ea) è difficile


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RIVISTA DELC.A STAMPA MED-ICA ITALT.l.NA E STElAYIERA

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conclud t?re per la resezione di una divisione vasco lare o di un tronco importante qua ndo tm'embolia ha già profondamente alte1·nt.o la circolazione di un arto. Rig na rdo poi 11.lla lunghezza d el tratto da resreaJ-e, le opinioni sono dive~ . alcuni eonsigliano di asportare tutto il tratto oblit!'rato, altri rimuovono l'embolo e rN<o>e811o· per tm cor to tratto. Le indicazioni d e i due atti operativi sono: L'ernboloot.omia è da prefer irsi all'arteriectomia: bisogna wner conto de lln sed e df'll'embolia -e d e l tempo trascorso dall'inizio d egli acc identi. L'estrazione: del coagulo ha d elle indicazioni indiscutibili quRndo si tratta di una embolia dtlll>t biforCAzione aor tica, dell'iliaca esterna o di un tronco da cui nascono molte collaterali; La. resezione del tronco arterioso obliterato si fa tutte le volte ohe biso!!Oa. far p re!'lto (età del soggetto), qui.Uldo dopo l'e~:~trazione de ll'embolo la parete endoteliale appare molte alterata, inJine quando sono cattive le condi?.ioni in cui si presenta la sutura de ll' arteriotomia e specittlmente allorchè l'inizio d Pgli accidenti rimonta a molto tempo. MANI ERI

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l\1ouTIER e REnoN. - !Evoluzione anatomo-t>IJnlca del tumori 11arotldel. Conclusioni chirurgiche. (Journal d e Chirurgie, n. l, gennaio 1933-XI). L-o studio ana.tomo-cljnico d ei tumori de lla parotide non ancora è giunto a definire una razionale e scien t ifica c la!'lsifìcazione di tali neopla!<ie dal punto di vista della is togenesi e del d eco1-so clinico. I più recenti lavori frances i e stranieri si rime r tono alla. antica e cla-ssica d istinzione d ei tumori pnrotidei in: tumori misti, incap!<nla ti, benigni, ed epiteliomi puri, infiltmnt.i, ma ligni. A queste conclusioni troppo sempliciste gli AA., stùla guida di un accurato studio clinico ed is tologico ùi dodici casi personali, S<'gtJiti nella loro evoluzionE.> o nel loro d ecorso, negli O$iti, dopo il trattamento chirurgico, oppongono nuovi concetti. In realtà i tumori misti non presentano sempre quel polimorfismo che la loro d enominazione importa. Tali tumori spesso sono costituiti interamente di cellule di un sol tipo, fondamentalmente cellule a tipo embrionario, dotate di w1 potenziale evolutivo indifferenziato, suscettibile cioè di dare i diversi epitelii e la loro complessa. derivazione, analogamente alle cellule connettivali e ai loro df'ri· vati. Al t re volte invece la denominazione di tumore misto risponde più esatta· mentfl alla realtà, in quanto alle oollule epiteliali s i associano un connot.tivo estrf'· rnamente ricco in collageno e in fibre e lastiche e principalmente degli ammassi con· siderE>voli di tessuto nuovo, caratterizzato dalla presenza di una sost.anza fonda ln''ntale orondrornucoide . A questi caratteri stl'l.lttu.rali bisogna aggiungere che i tumori misti non sono mai sempre nettamente inca.pnslat i e sono !ungi dall'esser<> sempr1• benigni. Po~~<ono recidivare sotto forma di tumore a tipo identico al primitivo o sotto {orma di d egenerazione maligna rapida. Ai caratteri strutturali d ei tumori misti e degli epiteliomi della parotide corrispondono l.a sintomatologia e il d ecorso clinico che essi pr<'sentano. I primi per lo più sono a lungo e lento decorso, ben d e limitati dai tf'ssut i circo><t nnti, da quelli profondi, non aderenti alla pf')le: una improvvisa tendenza a in6ltrarsi. diffondersi , aumentare di volume, aderire alla pelle, è il segno d e lla degenerazione di questi tumori misti. I tumori e piteliali evolvono rapidamente fin da ll'inizio, presentando i caratteri di malignità comuni ai tumori maligni degli a ltri or~ani . In conclusione gli AA. ritengono che ogni tumore mist.o della parotide è potf-nzi nlmen te un epitelioma. Pertanto d eve essere considerato come un tumore maligno A trattato come tale. Ne consegue quindi la necessità. nel trattamento di el"so. di 11Sportare in totalità la glandola parotide. Qualche volta tale intervento può sE-mbrare esagerato, quando cioè il tumore è piccolo, ben d elimitato e mobile. Com~> linea di condotta in genf'rale però, toltine' pochi casi, la parotidectomia t o· ta l!' o RubtotalP d ovA es;;Pre l'in.tk.>rvent.o di scelta, sfatando cosi. la l<'ggenda d e lla benignità fino nel oggi att.ribuita ai tumori misti de lla ptu·otide. R OS A


2H

RIVISTA DELLA S T A MPA MEDICA lT.U.lA:l'A E S 'r RANIERA

NEUROLOGIA. RmJQ(Jllo;K. -

Lo stato attuale della questione dell'Isteria (t;az.ette des. H opitaux.

:tu novembre llla2).

~ono stKtto molto esag.·rat~ m~l pt~.Ssuto le dimensioni d el quadro clinico delJ'i,;Lonsmo e :;i suno itt.t-te J'tt:JlCt'tl.l' " n.,u ·ambiw ddln grande new'Osi manifestaz.10ni diverse e molteplici le qmtli avovl'mo in comune soltanw il fatto di non present&-e s,•gni ev ~<.lEmti di orgau1ol1 ù.. Quc:>Ul. è l'opiluone ùoii'A. che p assa brevl:lmente in rassegna il caleidoscopio ùf:llle .mani[o:;tazwni multiiormi delhsterismo sen:G& avere la }Jrotesu. d1 dl1·e una. parolu cunclusi\'ll. su un 11rgomento intorno a cui si svolgono ua wmpo l unglU e appusswnn.ti dibattiL! e por il quale a}Jp>w:e ogni conclu.s10ne solo prematura ~

aZZ!I.I'Ut~\,1.1 •

l'rima di Habins ki uessuua concezione positi\•o. ora stata eme.">&~ sull'ister ia.; quesli - com'è noLo - nle vò per 1l pmnu J'import.u.nza notevole che aveva la. , 1 ~.ggestiou.e .ne llo SYiluppo ùùllc ma.ni(ustuzwni c lw.icl w d elllstcrismo. L >L Ct'J$1 convulstva tsturwa , la cnst ~ p1tmt•c•t » suret>bo qmts1 completamen te scomparSIL dallo lnauiit•stazioni cliruclle d ullo con;le d o spuda.tt:: da Y,ua.udo l" c1o a dar r ngiunù al Babinski) 1l m e<.Uco n on s uggesLiun.a. } HU 11 malato sp1egan.do al s uo Sl'guiw d 'a ssiste-nti oorn~ si svolgerà 1·~ crisi 1Sitll'iCl~ e ! ' Or(lmo ,econdo cui s i produrranno i vari i ùuomt:mi d ell'optsodlo couvulsJ\'O secondo lo schema t racciato da <.:ba1·co t . L e gntnd1 crisi is teriche vengono p e1·ò osservn t-(• ancora abbastanza fl-equen tem<'nW · n<•gli u tlll>Jenti ma.nicomltLll (hLt LO quesL'uJtimo chtl l 'A. s1 esun"' dallo spit>gaxe a. nwzzo d ellll teoru1. p1 t latica. 1\ o w. del JL-tuc. ). ~ on s i d eve cor1·er troppo nel riconoscere come ts oorico un malatO solo che si riesca a proùurre in esso w1a. crisi cou v ulsi \'Il. per effettO suggestJ v o. È q u.,;;to m'l errore in cui cadono - 11.vverte il .KouQUJ..ER - spesso notu·otogJ ancne d! vaglia. i quali tmscw·ano l!.t possibilità dell>~. ooncomik=zn de lle <.tue lut·me: u:;tcrU!DlO ed epilessia. Concomittmzn. ohi:! non vuol dire a.:;si miluz10ne dc ll' trna t orma a ll'altra., concetto che t rape la dalla d.Jugnosi che talora vien fatta dJ istel'O·optlessuJ.. l n effC'tti fra le due siuaromi passa un abisso e la. pa rola 1:>tero-epilessit1. rivel>L soltanto w1'osservaz.ione c liruca ins ufticiente e conoscenze ::lcrmologl(.:ne Imperfette. . d e Il a n atura p1t.tat1cn . . . d e Il '1.stena . applicata a tutte l e roo l tepl 101 ". Se la conccz10ne manifestazioni di questn n eurosi appare all'A. ed ò eff~::M..ivameute troppo semph· c i:;ta, riferita al f enomeno ùe lle contrattw·e sembra perfettamente nspondente a l vero. L'emiplegia isterica, in,·ece, resta sempre una sindrome miswnoaa.: in tal1mi casi d 'emiplegie ritenute per lungo tempo funziona li mu. pe rsiswntement6 refrattarie ad ogni terapia, si potè poi uccertare d 'essere di fronte a forme orga· niche di tipo pre va len temente e xtrapirrunida.le. Circa. la paralisi facciu.l<l isoorica fA. r icorda., a. giusto diritt.o, che è assoluta.· m en te impossibile riprodurre volontariamente le a.l.t.erazion.i d oHa. mimica. p roprie d i quef;to. specie d i paralis i e p er ciò soltanto a.p parè da. escludere l 'ipotesi a 'un • accidente pit.iu.t.ico • per u n fenomeno morboso cne è g ia pe1· sè stesso ir n produ · cibile per e ffe tto .suggt:sti,·o. La questione d el tremori è ancorn più confusa. E sistono indubbiamente dei t remori d 'orig ine isteri cn, m11 vo n 'è a.nche una serie che viene a w r to rlf\lnW. aJ. l'ister ia perchè presen te in mttlati che offrono sintomi sia pure lievi dello. serie parkinsonio.na. <.,!uesti sono, come il morbo di l'AllKINSON di cui rappresentano ùelle forme fruste o localizzate, d 'origine extrapira mida.le, epperoiò organica. L'a.sta.sia-a.basin pn•nde or igine da causo molto diverse e si osserva. incon~­ st.abilrnen te anche in Ji'terici. Vi è però tm tipo clinico di questa sindrome, consi d erata per l'aùc.lietro esolusiva.mcnte d' origine is te rica, che è invP-ce certa.men~ di nat.ltro. organica : è questa l'ast.asia-abaSla tr<'pidante che offre clinicamente <1~1 caruttcri ben netti e pe •· cui furono d e::lcri t te in un caso da. L hemitte e cornil lesioni diffuse interessanti i l col'po striato. Si dL·scri\·evano, fino a. qualche anno fa , an che trn diabe te ed una poliuria. is~e!'ien. )la. oggidì che si con osce meglio la funzio ne della regione infundibolo-


RIVISTA DELLA STAMPA MEDI CA

lTALIA~A

E STRANIERA.

21 5-

tubtlriana non si ammette quasi più la n llt\lra funzionale di tu.li sindromi . Lo valg>t p er l'amaurosi isterica: molte ionue di cecità. solo apparentemente funzionali ripe tono in r ealt-à la loro origine dà fen omeui tossinfettivi transitori a carico J~ l lu. retina e d el nervo ottico. Da quanto sopra. appare evidente n el RoUQO'IE.R la tendenza a. defen estrare dal territorio d e lla n eurosi isterica. molti fenomeni n eurologici che appaiono più Hchiettamente di natura organica. L ' ultima par ola in materia così ardua è pero ancora lung i dall'essere d etta cù è questo un campo in cui ancora per molto t empo si a.ffu.nnera1mo studiosi e scienziati in ricerc he laboriose d ' indole clinica, istologietl, psicologica. ~:;t.esso

SACCHETTI

G. Ro::;SI E A. M. DI GcoRcHo. - Rinessi motori nei cani sottoposti a lesioni dl alcuni lobull c!reb!llarl (Archivio di Fi'liologia., fase. I, 1933 ):; È noto ch e parte importan tissi m tl. hanno le conoscenze della funzione cerebe llare n e l campo della tisiologia. d elt'uomo in volo, e p erciò destano sempre il n ostr o v i,·o interesse le acquisizioni in tale ramo di stuili, a l fine d i sempre meglio interpretare quei complessi ienorueni in cotTe lazion e col vestibolo e col cerve lletto. È vero che il cerebellu.m per sè solo non devo esser considerato come il ganglio centrale d el sistema vostibola.r e {Magnus e D e Klejn ), giacchè tut,te le reazioni labirintiche note, n essuna esclusa, si effettuano anche dopo la asportazione completa d e l cervelletto, e i centri dei riflessi vt>:stibolari sono scaglion ati n e l tronco cerebrale . Però secondo le rec0nti con clusioni de l Laboratorio di Fisiologia d ell'Università. di Firenze da pa.rte di Rossi, Simonelli e Di Gior g io che hanno costituito da. n oi un centro di studi, che ben a. ragione può star a conù·onto con quello Olandese, ove il Magnus, De Klejn, Quix hrumo acquistata fama mondiale, oggi se non si ha ragione di ammettere l'esistenza di cen t ri cer e bellari di riflessi labirintici veri e propri, non si p uò disconoscere che l'a.zione cerebellare è in grado di modificru:e profondamente le rea.zioui la birintiche i riflessi motori e tonici. Gli AA. notano che molte lacune sono ancora d a colmare in r elazione ai problem i già studiat i, ma rimane ancora un campo estesissimo di ricerche . I nvece di procedere a d ecerebellazione o emidecerebellazione como RADE · MAK.Elt, per studiare reazioni motrici e reazioni toniche, portano lievi lesioni ~:ort.icali sul Cr u s I o II o sui lobuli, ripsettando i nuclei, e notano le asimmetrie toniche posturali degli arti anteriori e posteriori, la deambulazione, reazione di preparazione all'appoggio, r eazione del magnete ecc. come fa RADE· MAK.ER. Uli esami istologici d ei cer velletti d egli animali sperimentati, fanno notare che le lesioni istologicho son sempre più profonde delle alterazioni traumatiche, perchè la lacerazione di minutissimi vasi, porta a una n ecrosi anche r e lativamente distante di tessuto n e rvoso; mai però da raggiunger e i nuclei. Gli A:\. concludono che lesioni corticali d el Crus I , inducono a.simmet.rie n elle varie reazioni t.oniche che se fondamentalmen te sono le stesse di q uelle che si banno con la decerebellazione o la emidecerebellazione alla. RADE?>!AKE.R, sono eli grWJ. lunga, per intensit.à e dm·ata, minori. Les ioni unilaterali n ell'ambito d el Crus II e d e l LobulU8 paramedianttB dann o luogo ad asimmetrie toniche postumli e ruotorie. I n base ai risultati di tali esperimenti, si può affermare che lo studio m etodico delle reazioni m esse in evidenza da. RADEMAKER, può esser applicato alle r icerch e delle così d ette localizzazioni cerebellnri. RAFFO!oo'E

OTQ-RINO-LARlNCOLOGIA.

G. ScALoRJ. - Sopra un caso di ostinata lperplasia recidiVa delle tonsille palatlne con interessante reperto ematologico temporaneo: monocitosl, plastrinosi e probabile plastrlnemia monotltica. (Il Valsa.lva, no 11, novembre 1932-XI). Il caso presentato dall' A. è interessan te p er la complessa sintomatologia che in p rincipio fa.ceva d evia.re il gi udizio diagnostico fra una vera e propria affezione del sangu f' ed una malattia localizzata al faringe.


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RIVIST.>, DELLA STAlltPA JIIEDICA ITALIANA E STRANIERA

Si tratta di Wla donna nnbile di 26 anni che per ben quattro volte è stata o~­ rata di tonsillotomia ne i primi 14 anni di vi hl. perchèfrequentementea.ndava sogg(ltta a disfajlia, dolori alla ~otola e a~) i orecchi ed a tonsilliti febbrili. Dopo ]'ultima operazione è stata b<'ne p('r cinque anrù; poi ha continuato ad avvertire gli stessi dolori ed a soffrire di A,11!!ine. Essa ha praticato varie cure, ma neJia. estate u]tima essendosi acuiti i disturbi e specie la cefalea ed il vomito ha chiesto ricovero in clinica. L't\mi'DA.]a.ta presenta condizioni ~enorali molto decadut-e (nel192.4le fu risoop.trato anche apicite tubercolare destra} e tumore di milza. notevole. Le loAAe tonsillari sono ampie e rivestite di tes.<;~uto linfatico neoformato. suddiviso in noduli rotondcggianti lisci ed in continuazione diretta delle. tonsilla linguale; tali noduli si nota.no anche intorno ai padiglioni d elle tube. L'esame della. biopsia di questi noduli ha. fatto rilevare: presenza di cordoni linfocitari, inten.sa. diapedesi ed alcune cellwe granu.Jose da interpretarsi come mastzellen. Dopo questo r(•perto opportunament e fu fatto l'esame del sangue per cercare di chiarire con un rl'!pe•io ematologico particolare le singole alterazioni verificate. Nei vari e.~ami accmati e completi fatti a li 'inferma è stata rilevatA. una trans itoria linfocitosi e monocitosi con abbond anzn. di piastrine che, almeno in parte, pn.re si formino in circolo dai monociti. L'innesto sottocutaneo di pozzetti di tonsillauellacavia ha.dato-per due volte esito negativo per una eventuale localizzazione del b. di Koch. Dopo il risultato di tutti questi esami ne Rcaturiscono alcune Of>Servazioni importanti circa la ostinata iperpiMia rf'cidiva. del tessuto tonsillare quasi al completo; però a questo suo aspetto q unsi ~StrR.no fa contrast.o il reperto istologico con diapedesi attiva, lacune linfatiche piene di linfociti, scarsezza di vasi sanguigni ed assenza di cripte. A questo punto l 'A. fa una lun~a disamina dei reperti i sto logici e d egli esami di sangue, tenendo gran conto nel considerarne le alterazioni ematiche di una lunga cura di cinnaroato di b~nzile praticata in precedenza dall'ammalata. ];;gli tratta molto d ettagliat.amente l'aumento dei monociti coincid ente con l'abbondanza delle piastrine, fatto che per quanto voglia spiegarsi come variazioni p•uallele senza connessione di causalit.à. t.ra loro, stimola a fare ammettere un nesso genetico. I ndi ricorda. ciò che avviene di analogo con i megacariociti in funzione piastrinogenetica e cita le varie teor ie a riguardo. Si addentra poi nel1o. quistione del so e come le a lt-erazioni emato1ogiche transitorie siano da m et!Rre ù1 rapporto con le modi.ficazioni delle tonsille e con i disturbi accusati, e spiega le ragioni d el non facile compito, data la. varietà dei reperti consta.tati nei diversi esami praticati, ed analizza. poi minutamente ogni singolo fattore patologico riscontrato cui si poteva. attr ibuire la causa delle alterazion i sanguigne transitorie rilevate nell'ammalata. (iniezioni di cinnama.to di benzile, apicite t uberco lare, terapia coi raggi X, fattore costituzionale (linfatismo ), pregresso para tifo}. Infine egli ammette che i monociti riscontrati hanno un 'origine reticolo-istiocitaria. e che l'origine diretta dagli endoteli periferici non era. ammissibile, sia per i earatteri citologici, sia per la mancanza dei segni di fra~iUt.à. d ei vn-si. Conclude che nell'amma.lfltA, in esame l'alterazione sanguigna dipendeva da modificazione organica di natura costituzionale e con ciò spiega il fa tto che detta alterazione presentt\va i caratt-eri di una ve.ra emopatia. Le modificazioni tonsilla.ri le attribuisce con molta probabilità a insufficienza delle vie li n fatiche efferenti; quel le ematiche alla costituzione li.nfatica della paziento ed alla cura con cinnamA.to di benzile, farmaco questo che somministrato ad un organismo con reticolo istiocitario disposto a reazioni anormali, ha dato occasione di fare osservare nell'esame del sangue un reperto strano e non facile ad interpretarsi. VITALE

E. FnOMl\fEL. - l rlnessl d'Inibizione cardiaca e polmonare della branca nasale del trigemlno. (Journal de Phisiol. et Patholog. generale, T. XXX, sett. 1932}. Fra i più important.i riflessi cefalici ad azione sul cuore son da annoverare senza dubbio quc:>lli che pnrhmo dal trigemino: come il rifl E>sso oculo-cardiaco d ella branca oftnlroica, il rifi<'Sso del sopra e sotto orbitario, il riflesso nAso-cardiaco e naso-pu lmonare deliA brnnca nasAle. RitiPf<Si partf•nti rlnllo. muco::;a lnringE>n. d el farini!:<'. dt>l Cl\\"0 orAlE' f<On anche


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRAND!lRA

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capaci di alterare il ritmo cardiaco, e anche al di fuori dei riflessi cefalici, è noto, che altra serie <li riflessi, carotideo, splancnico, articolari, tegumentari, agiscono modificando detto ritmo. Fr<>mmel in UM serie di Stl,ldi ed esperimenti per spiegare il meccanismo di inibizione sul cuore cui si deve in moltissimi essi di annegamento un rapidissimo eo.<:~ito letale, cerca dj stabilire una legge per cui in detti casi non sono da prendere in con!'liderazione che i riflessi pe1· i quali lo stimolo adeguato è prodott,o dall'acqua o nell'acqua· E lim]nati rifles.<lo oculo·cardiaco, riflesso di pressione e di irritazione congiuntivale, Mpa.ce di indurl·e mooificazioni circolatorie (Couvreur, Chevrotier) rifles.<Ji dolomsi viscerali, considera due categorie di riflessi: quelli tegmnentari e quelli della mucosa nasale e dell'orecchio meilio. Anche i tegumentari capaci di apportare un disqwlibrio vago-simpatico del cuor~:, agirebbero in determmate circostanze. I riflessi della branca nasale del trigemino, agiscono sul cuore come sul c entro respiratorio e si o1·iginano anche con un'irrigazione della mucosu nasale come ha osservato in animali di esperimento, e come già da tempo da Faik, Kxetschmer fino a Piautefel ed Artom dei giorlli nostri è già stato osservato. Un'irrigazione na-sale nel coruglio con fistola tracheale, fa cadere il ritmo cardia.co da 240 a 50 contrazioru al minuto, con un'apnea durante qualche mi nuto. Blocco cardiaco ed apnea persistono per tutto il tempo dell'azione della

n

causa rifi6880gena che se dura induce inibiz.ione respiratoria che non si riprende più c<>n nessun mezzo: cessato lo stimolo riflessogeno, che abbia agito per breve periodo, i fatti inibitori si dileguano gradatamente. In stato di anestesia, locale e genen.t.le, non s i suscita riflesso naso-cardiaco-pulmonare: è necessario infatti che r'>i abbi& la integrità della ' sensibilità del territorio innervato della branca nasale e d ella corteccia cerebrale. Gli effetti del riflesso naso-cs.rdiaco-pulmonare hanno una grande analogia col riflesso oculo-cardiaco: le stesse vie centripete e centrifughe i medesimi effetti su la ciro.olazione e respirazione. La zona rifiessogena nasale pericolosa come rea· gisce a stimoli gassosi, nello stes.<:~o modo risponde a stimolo costituito dall'acqua. RAFFONE

F. LABA<mA. -

L'esofago nei suoi rapporti funzionati con lo stomaco: n vomito

(ll Valsa.lva, n. 12, 1932).

La. deglutizione costituisce la principale funzione dell'esofago. In virtù di tale funzione il bolo, che dalle contrazioni peristaltiche faringee viene spinto all'ostie esofageo, supera rapidamente il primo e .secondo tratto dell'esofago, mentre con una certa lent-ezza progredisce nell'ultimo tratto, presso il cardias, nel quale può anche subire un breve arresto. Il passaggio del bolo nello stomaco coincide con J'inspirazione e viene facilitato dal sollevamento del ilia.fra.mma. Il passaggio d ei liquidi attraverso l'esofago avverrebbe passivamente (Magenilie ). La progress ione delle sostanze solide ha luogo a mezzo di contrazioni peristaltiche determinate dai muscoli longituilinali esterni e circolari interni attraverso il pneumogastrico e s<>tto il governo del bulbo (Magenilio). La presenza di noduli ganglional'i lungo i rami nervosi dell'esofago ha indotto Mosso ad attribwrvi la funzione dei movimenti peristaltici della parte inferiore dell'esofago. Secondo Ranvier questi plessi gangliari servirebbero a ilistribwre lo stimolo. Il peristaltismo, secondo altri autori, si determina a mezzo d ell'irritazione degli alimenti . Radiologica.mente è stato dimostrato che le sostanze solide impiegm10 4"-5" ad attraversare l'esofago, nel quale si formano tre nodi peristaltici. Il vomito si ritiene sia dovuto alle contrazioni dei muscoli addominali e al diafra.m ma, e queste contrn.zioni possono accompagnarsi a quelle antiperistaltiche dello. stomaco; il dilatarsi d el cs.r dias è provocato dall'azione del pneumogastrico. 81 ammette l'esisten7..a. d ' un centro bulbare del vomito in corrispondenza ùi quello respiratorio. Non. risultando ancora la documentazione di ciò che avviene nell'esofago durante 1l vomito, l'A. ne ha voluto indagare il comportamento se1·vendosi ili 5 -

Giornale d( ?Mdicina mil itaTe.


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ltl'li"ISTA DELLA STAMPA MEDICA lTALJANA E STRANIERA

un cane con fistola. gastril.'.a attr-twerso la quale el'a possibile l'introduzione nello stomaco di so~t.am-t> ben dE'finite per qualità. e quantità.. Fissato sul tavolo radiografico in posizione obliqua destra. taio cane, attraverso la fistola gastrica l'A . ha introdotto nello stomaco, già ·vuoto, gr. 100 di liquido denso di bario e, dopo la chiusura della. fi.Rtola con un tapPQ, ha. praticato una iniezione di lO milligr-ammi di apomorfina.. A distanza di 2'-3' ha. ottenuto cosl vomito con espulRione del liquido introdotto nello stomaco. Nelle prove ripetute, e usando latte e pappa di bario, ha potuto vedere ra.dioscopica.mente e ra.diogra.fica.mente la. formazione nell'esofago di tre nodi di contrazione a.ntiperistaltica., a. distanza. quasi eguale tra. loro, che partivano dal ca.rdias per raggiungere l'ostio esofageo; fra l' uno e l'altro di questi nodi si notavano dei ventri di dimensioni pressoochè uguali. Durante i l passaggio delle sostanze espulse non si rilevavano modificazioni di lunghezza a. carico dell'esofago. I risultat i di quest.e ricerche dimostrano quindi che nel meccanismo del vomito, oltre alle contrazioni dello stomaco, del diaframma e dei muscoli addominali, anche l'esofago vi partecipa con le sue contrazioni a.ntiperistaltiche prodotte dalle fibre muscolari longitudinali e più attivamente da quelle circolari, contrazioni che procedono dal cardia.s verso l'ostio esofageo, e sono perciò ana.loghe a quelle che si hanno nella deglutizione, rispetto le que.Ji però sono invertite per la direzione. TROINA

A. ToaRIGIANI. -

La gastroscopia (Il Valsalva., n. 12. dicembre 1932-Xl).

L'argomento della gastroscopia. fin da molt:i anni è stato oggetto di intenso studio da parte di insi~i cultori della scienza. medica. Fu il KU.SSmsul che nel 1868 tentò per primo di guardare nella cavità gastrica con la. lanterna di Desaurinea.u, apparecchio formato da un complicato sist-ema di prismi che permetteva. di vedere abbastanza confusamente nella cavità. Su questo spunto storico l'A. continua. la. rassegna dei ·vari metodi di indagine gastrica facendo rilevare i vantaggi e gli svantaggi di essi; e fm l'altro dice che lo Schindler, che ha ideato il migliore gastroscopio, nei suoi ultimi 300 casi è riuscito a praticare l'esame nel 97 % dei pazienti. L'introduzione dell'apparoochio è preferibile farla con l'anestesia loca.le più che con la narcosi, perchè questa. non dà la sensazione delle resistenze che può incontrare lo strumento, fatto non condiviso dal solo Chevalier-Jackson che, adopemndo i s uoi tubi d11. esofugoscopi11., oo avuto ugio di vedere ciò che si presenta di fronte all'apparecchio. L'A. magistralmente espone il metodismo della gastroscopia indicando e discutendo i possibili inconvenienti che si verificano durante l'esame e dà dei consigli utilissimi sia dal punto di vista di non nuocere al pazient-e e sia per ottenere un esatto giudizio diagnostico. Egli aggiunge che con l'ultimo gastroscopio di Korbsch il cardias è visibile come lo è la parete esofagea.; e con lo specchietto spostabile di Holweg, posto al di sopm dol prisma e regolabile da una vite situata. di lato dell'oculare, aumentano le zone visibili in modo che l'esame riesce più comod o e la. cavità. più ispeziona.bile. Trattando della. indicazione della gastroscopia l'A. ritiene che essa è molto utile nella. ulcera. gastrica e specie nelle ulcere recenti, nelle quali la ·radiografia. difficil.mente può giungere ad una dùtgnosi sicura.. Passa poi ad esaminare tutte le lesioni della mucosa gastrica. (dalla. piccola distruzione epiteliale alla grande ulce ra), e dice che esse possono trovarsi in mezzo a. mucosa sana., ma a volte possono essere anche circondate da zone di ga..':ltrite. Quindi è necessario, ritiene l'A., che all'esame radiologico bisogna ricorrere in antecedenza., ma. se il risultato di esso è dubbio o negativo, in cont.ru.sto con la clinica, è errore non tentare la gastroscopia che per·mette di Sl'guire il decorso della malattia. e ne indica la cura. Grt~.nde impor-tanza. acqtùsta la gastroscopia. nella lotta contro il cancro permettendo delle diagnosi precoci; ma molto piò efficace ed utile tale esame riesce nella ding:nosi delle ga.st riti. II più largo tema di 1&\'01'0 per gli endosco· pisti sarà. sempre quello di illustrare e chiarire molti problemi della più dettagliata fisiopatologia dello stomaco e cioè di quelle alterazioni insospettate ed oscure del tempo in cui non et·a. ancora in uso il gastroscopio.


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CONFERENZE E DIMOSTRAZI ONI CLINJCBE ECO.

Infine l'A. con una stringente e convincente dialettica. espone le ragioni per· chè tale indagine della cavità. gastrica sia pii1 facilmente eseguibile da.i laringo· Jogi, che. abituati ai continui esamj endoscopicl, sono preparati a supera!Oe le mag· giori difficoltà. di tecnica. con ottimo risultato, riuscendo così a volgarizzare la gastroscopia che potrebbe essere pericolosa 801o quando es!'a non venga eseguita con tecnica. corret ta c con la necP.ssaria prudenza. VITALE

CIIFERUIE EIIIISTillllll CLIIICIE IULI ISPEDlll IILITIII . ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATrATI (Dal ,rocual nrbali pervenuti alla Direzione cenerate di Sanità militare nel febbraio 1988-XI)

BRESCIA. stQmaco -

Sottotenente medico DIONISIO BERIZZJ: Il carcinoma gelatinoso dello R icerche istopatologiche.

L'O. fa, anzitutto, un breve raffronto fra i carcinomi dello stomaco in generale e q uello gelatinoso in ispecie. P8888. poi alla trattazione particolareggiata del carcinoma gelatinoso dello stomaco e riferisce circa. la frequenze., l'età. d'insorgenza, il sesso maggiormente colpito, la sede preferita. d'impianto nello stomaco, l'aspetto macrosoopico e microscopico, la diffusione e meta.stasi, l'istogenesi, corredando il tema con l'esposizione di alcWli casi direttamente osservati al tavolo anatomico ed ana.tomo-istologicamente studiati. Richiama l'attenzione sui seguenti fatti: I . - La. cellula neoplastica. del carcinoma gelatinoso apparterrebbe ad Wl tipo cellulare anomalo che segue un proprio ciclo evolutivo. Difatti la cellula neoplastica. gela.tinoaa. all'inizio ha una forma rotondeggiante con nucleo a reticolo croma.tinico addensato e protoplasma leggermente acidofilo; in seguito tale cellula si rigonfia cadendo in WlO stato degenerativo, che si può definire idropico-vacuolare, con protoplasma. meno acidofilo, di aspetto un poco torbido, e nucleo per lo più spinto alla periferia, picnotico; in un terzo stadio la cellula è enormem ente rigonfiata ed il nucleo indifferenziabile ed in questo momento il protoplatmla dà le reazioni della mucina. Quest 'ultimo stadio prelude al disfacimento della cellula. Per cui si può dire che la modificazione gelatinosa, propria di q uesto tipo di ca,rcinoma. gastrico, deriva da una paratipia fWlzionale di una speciale cellula neoplastica., cui si deve riconoscere una individualità. ed un ciclo evolutivo proprio . . n. - È difficile dire da quale elemento della. mucosa gastrica tale cellula riconoS<ca. origine; dai suoi reperti si potrebbe pensare che es.<>a. origini dalle cellule delle ghiandole tubuJari ramificate dell'antro plorico; elementi cellulari che a a lor volta sono molto a.ffini alle cellule mucose accessorie dell'epitelio di rives timento e delle fossette gaS<triche. ITI . - La. sostanza gelatinosa dà. le reazioni della mucina e si deve ritenere non un prodotto di secrezione attiva cellulare, ma. un prodotto di djsfacimento delle cellule. IV. - Dai rilievi statistici risulta che il tipo di carcinoma gelatinoso si trova nel cancro dello stomaco nella percentuale di circa il 6 % dei casi; che s'impianta nella regione pilorica. con frequenza ancora maggiore delle al tre forme ca.roinomatose. Ris ulterebbe infine in questa. forma di carcinoma gastrico una maggiore tendenza a. diffondersi all'omento ed al peritoneo, una minore tendenza a dare m etasta.si epatiche ed in altri organi. A ~on!ere~ ultimata gli ufficiali medici presenti discutono con l'O. s ulla dia· gnosi diffe renz•ale, la quale è quanto mai difficile.


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CO~FEREN7.E

E

DlMOSTBAZIONI OLINIOlllil ECO.

GENOVA. - Maggio1oe medico EDOARDO CATAJ.'ANO: .:Poliomielite anteriore acuta (Mala.Uia di Heine Medin). L'O ....tra.tta. della poliomielite anteriore acuta, della sua etiologia, delle ricerche fatte sul virus ultrafiltrabile da Flexner e Noguchi, della coltivabilità del virus, d ella via di trasmissione e delle lesioni anat.omo-patologiche del midollo spinale. Indi espone brevi cenni clinici: periodo iniziale, periodo delle paralisi - caratteristiche delle paralisi spinali e loro localizzazioni variE> - f asi regressive e postumi - varietà delle forme cliniche - diagnosi differenziale nei riguardi della meningite cerebro-spinale epidemica e tubercolare, de.lla polineurite, einiplegia cerebrale, paralisi ascendente progre~'<siva del Landry. Circa la diagnosi specifica dice dei tentativi di s ierodiagnosi basati sul concetto che il \'irus della poliomielite· diventa. innoouo dopo un lungo contatto con il siero di scim.m ie sopravvissute alle infezioni sperimentali o di convalescenti della malnt.tia;· della comparsa. nel sangue dell'ammalato del potere neutralizzantE> il virus poliomielitico dopo alcune settimane sino a parecchi anni dall'ipizio della infezione; delle ricerche sul liquido cefa]()-ra.chidiano. In quanto alla terapia tratta. delle cure sintomatiche, elettriche ed ortopedich e, della sieroterapia iniziata da N etter nel 1914 col siero dei convalescenti poliomielitici per iniezioni intra.rachidee, dei sieri antipoliomielitici, ottenuti con vaccinazioni di cavalli e montoni mediante midollo virulento di poliomielite e del loro ri8Ultato nella terapia. Primo capitano medico PIETRO SANDULLI: Asce8s-i peri-t.ons-illari. L'O. dopo aver accennato alle diverse teorie esistenti sulla localizzazione anatomica degli ascessi peri-tonsillari e sulle ricerche sperimentali pratica.te sul vivente e sul cadavere, dimostra che la sede degli a,scessi è la loggia tonsillare e propriamente lo spazio tro capsula tonsillare e parete faringea. Illustra i vari metodi operativi usati e si ferma specialmente sulla tonsillectoinia totale, metodo da lui praticato, che può considerarsi come la cura radicale. Riferisce sulla statistica degli operati e sui buoni ris ultati ottenuti. -

Tenente colonnello medico ALEssANDRO ABATE: pH del sangue e delle u?'ine: ricerca col comparatcrre di Hellige - Colorimetri- Azotemia e glicemia. n conferenziere parla della grande importanza. che banno le ricerche di gabinetto, mett.ondo in guardia però dalle esagerazioni, poichè l'esame cHnico consernt indiscutibili tutti i suoi diritti e non si deve tU:.-pettare la diagnosi solamente dai ris ultati delle analisi. Inoltre si riserva di dimostrare come non occorra sopravalutare le analisi chimiche del sangue, ma come anche un'a~curata. e precisa analisi di urine sia utiliss.i ma ed in certi casi indispensabile. Dè. notizie sul significato del simbolo pH ed indica come si ricerchi nell'orina e nel sangue per mezzo del comparatore di Hellige. Parla. quindi dell'equilibrio acido-basico ed enumera i principali stati di acidosi e di alcalosi, accennando anche alla riserva alcalina, al suo valore ed al metodo Von Slyke, con il quale se ne fa la ricerca. Poi parla dei colorimetri e dimostra l'uso di quello di Autenrieth e Koenisberger per la ricerca dell'azoto e dello zucchero nel sangue. A tale proposito parla dell'azotemia; dei metodi più sicuri per la determina.zione sia dell'azoto totale non proteico, sia dell'azoto ureico; indica il modo di comportarsi dell'azoto nelle varie malattie ed accenna anche alla. grande importanza dell'esame della funzionalità rena.le con la prova del potere di diluizione e di quello di concentrazione del rene, nonchè alla necessità di determinare la costante di Ambard od ureosecret.oria, d e lla quale illustra la formula. Infine parla della glicemia rilevando l'importanza. del meccanismo glicoregolatore d ell'orga.ni.smo ed esponendo i vari stati di ipoglicemia ed iperglicemia., facendo notare in base ai risultati delle indagini dei vari ricercatori quando d eve essere praticata la ricerca del tasso dello zucchero nel sangue e quando invece è p iù importante ricercare la quanti tè. dello zucchero emesso con le orine, oppure fare 1a ricerca della ipergliceinia alimentare. LIVORNO. -


CONFE:REN'4E E DIMOST:RAZIONI C.LINICBE ECC.

MkBI~A.

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1- Tenente colonnello medico SANTI Bruou ouo: Sindromi i8teriche.

L'O. a scopo medic~legale, presenta. due casi di nevrosi isterica estrinsecantisi con quadri diversi: uno di emiparesi destra e l'altro di pa.raparesi. Pone il. quesito diagnostico differenziale fra forma organica, forma funzionale e forma combinata ister~rganica. Nel l o ca.,<;o, dopo dettagliata esposizione della. fenomenologia clinica n el suo inizio, nel decorso e nello stato attuale, conclude per una forma di emiparesi destra di na.tura isterica, basandosi sul rilievo della. concomitante insufficienza motori& del fa.coia.le omolaterale e sulla ipoestesia de lle varie forme di sensibilità superficiale dell'e roi lato corrispondente. A conforto della diagnosi mett~:> in e vidt>nza il significato dell'indeboHmento dei riflessi corneali, della mancanza de l faringeo, de ll'accentuazione bilaterale dei riflessi tendinei, della mancanza de l fenomeno di Babinski, de lla mancanza del ri· flesso d ella flessione combinata de l tronco e della coseia: illustra l'atteggiamento dell'arto inferiore pa.retico nell'andatura (arto trascinato, con movimento falciante) e tìn.a.lmente valorizza il significato de ll"ambliopia e della riduzione conct'ntrica del campo visivo, riscontrate ne ll'occhio omolaterale. Nel 2o aaso, seguendo il procedimento di esposizione clinica del precedente, conclude per una forma di paraparesi isterica in base allo studio della stazione e dell'andatura ed in base alla. mancanza di ogni segno di lesione organica a carico della motilit.à, della sensibilità e de i riflessi. Discute il provvedimento medico-legale da adottar!', concludendo per la. in&· bilità temporanea di lunga. durata. - Capitano medico G. BATTISTA FrsiOBELL.o\: Concetti scientifici moderni sulle allergie. Sindromi principali. Loro etiopatogenesi.

L ' O. dopo avere accennato ai concetti mode rni sulle allergie, e Sltgli antichi termini di anafilassi ed idiosincra.' lia, espone le principali esperit>nze di laboratorio ed i fenomeni allergici osservati.

P assa quindi in rivista le varie sindromi morbose nel campo della patologia umana, ne l le quali è stato chia1·amente dimostrato che i l fattore allergico ha notevole importanza otiopatogenetica. Fa notare come alla data odierna rimangono tuttavia ancora molti punti oseuri, e numerosi studi sono in corso per chiarire più esattamente la essenza di tali ienomeni in rapporto alla. patologia umana.

PADOVA. - Maggiore medico GrusEPPE BuoLIARI: Esercitazioni di semeiotica chirurgica ed interventi operato/i. - Frattura dell'olecrww con note vole dias tasi de i frammenti. -

Capitano medico NICOLÒ CoLO:.rBA: Sulle congitmtiviti provocate.

- .Primo capitano medico GuSTAVO DE CA:Rr.t: Preaentaz·ion.e allo schermo eli casi di pleurite. -Capitano medico GIAC0:\1:0 MAZZENGA: Esame chùnù;o qualilati'VO e quantitati·vo del BUCCO gatJtrico. - Vc~ri metodi di ricerca e do8aggio clel glucosio nelle ttrine. - Ricerca di alcuni alcaloidi nelle urine. - )faggiore medico VINCENZO MoNTELEOXE: Esercitazioni di semeiotic.a medica. - T e ne nte colonnello medico A:-.'TOYIO RolmOLÀ: Un cos;o di pleu1·ite fibrinosa · totale sinis tra. - T enen te colonnello medico GIUSEPPE SINOLITICO: Emorragia\.. trombo.-ti embow cerebrale. Diagnosi ùifferenziale.


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CON'FEREN7.F. E DrAtOSTRAZIO~ì: CLINICI:IE ECC.

PALERMO. miei.

<Japita.no mpdico SALVATORE CALVELLO: Ana{Uastri e jlm()1Mni ter-

L'O. tlopo aver accennato all'anafila~>~i ed alle sue manifestazioni, rileva come

essa debba considerarsi il fenomeno oppost<> a quello dell'immunità e mette in e\'i· denza il fenomeno stel'!So, per cui in seguito alla inoculazione di piccole quantità cii alcune dat-e sostanze organichf>, l'organismo viene ad a.cquistai·e una maggiore proprietà sensibilizzatrice. in virtù della quale diventa venefica per l'organismo stf'sso. così modificato, la successiva introduzione delle medesime sostanze. anche in dosi minime. Passa in rassegna le varie teoriE' sinora formula te dai diversi autori per spiegare l'essenza i ntima del fenomeno. mettf'ndo in evidf•nza da un lato quelle che con modalità varie hanno per base il concetto degli anticorpi, e dall'altro quelle che dà.nno w1a spiegazione fisica al fenomeno stesso, quali Ja rottura dell'equilibrio colloidale, la formazione di agglomerazioni micellari, che ne i casi gravi può portare anche all'asfissia fulminante per ostruzione dei capiJial'i polmonari, la flocculazione micellare, visibile con l'ultramicroscopio e fissabile con la cinema.tografìa. Rife risce sugli studi relativi al comportamento della temperatura nella anafilaflsi, rilevando che nello choc anafilattico è stato sempre osservato tm notevole abbassamento di temperatura, che esistf' tm parallelismo costante fra accidenti anafilattici ed ipotf'rmia. e che il grado di ipotermia è di notevole valore prognostico nei riguardi della intensità dei fenomeni anafilattici, in quant-o che è sta.to sempl'E' constatato che ad un più marcato abbassamento termico cort•isponde sempre una maggiore intensità de i fenomeni st.essi. Concll!lde infine che, allo stato attuale delle nostre conoscenze sulla natura. e sulla genesi dei fenomeni anafilattici, nel meccanismo della loro produzione debba. amme.ttersi la diretta compartecipazione de l sistema nervoso, ed una rapida disintegrazione delle molecole albun1inoidee dell'organismo sensibilizza.to, molecolE' le quali, venendo a contatto con l'elemento nervoso, datf'bbero luogo ad lma re-azione con la nota sintomatologia. nervosa. Senza bisogno di ricorrere alll' teorie di SpE>Ciali ed oscuri centri termogenetici e termoregolatori, ammette chf' in tal caso l'ipotermia. sia dovuta a. l predominio de lla dispersione del calore su quello de lla produzione, per l'influenza. spiccata che il veleno anafilattico esercita sulla t.ermoregolazione . Maggiore medico DoMENICO CERNrGLIA: Un caso di emipares-i destm con interessamento d-eljacci.ale dello ste<Jso lato di natura i_,terica. L'O. present.a un caso di emiparesi destra con l'interessamento del facciale de llo !'!tesso lato, riscontrato in un militare aviere della classe 1911, alle armi dal marzo 1932. · Il soggetto. st>nza. alcuna ta.ra neuropsicopat.ica e senza precedenti personali remoti degni di rilievo, i l 22 novembre 1932, nell'ospedale militare di Messina.. sette giorni dopo aver subito un intervento operativo per fimosi con anestesia locale, cominciò ad avvertire intormentimento ed impaccio della motilità dell'art-o inferiore destro; tali disturbi dopo 10 giorni comparve ro anche nell'arto superiore c alla. faccia dallo stesso lato ed i fatti paretici sono persistiti immutati sin'oggi. L'O. espone dettagliatamente la. sintomatologia presentata dall'infermo n ei riguardi della motilità, della sensibilità generale e specifica, de l trofismo, dei riflessi e de lla. psiche e richiama. l'attenzione de ll'uditorio piir specialmente sui seguenti sintomi : a) l'insorgenza lenta e progressiva de lla. sindrome paretica e l'assenza di ictus o di prodromi cerebrali, quali la cefalea, le vert.igini ecc., prect>dent i i fatti pa.retici, i quali nel caso in esame furono invece preceduti soltanto da st>nso di intormentimento: b) l'assenza di disturbi a carico de l linguaggio; c) la mancanza di deviazione de lla lingua; d) l'assenza di ipertono dei muscoli mimic i di destra; e) l'impossibilità della chius ura isolata. della palpe bra. di destra con possi bile chinsu1·a. isolata de lla palpebr·a sinistra e simultanea di ambedue i lati: /) l'intPnsità. de lla parP;,i, maggiore alla. radice degli arti e all'esh -emità di essi: g) l'nndatma paralitica t>lcopodica senza cenno di ·Circumduzione de l pied e ; h) l'nntlatura. latemlf' po,.s ibi l ~ ed uguale verso ambedue i lat.i;


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLI N ICHE ECC.

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i) la mancanza d e i movimenti associati (tremori. at-etos i, corE'a) E' la mancanza di ipertonia nei muscoli degli arti paretici; l) la mancanza di alcuni movimenti associati (flessione combinata della coscia e del tronco (Babinski), segno di Gl'('ssN~Gua~l) e la preSt>nza di a ltri (adduzione ed abduzione as.~ociata, abbassamento associato d egli arti infe riori, ecc.); m) la possibilità di compiere il dil:'tro-front girando sul lato sano e sul lato paretico; n) l'emipoestesia superficiale (tattile , d olorifica, temlica) limitata alla linea mediana d e l corpo con integrità de lla St>nsibilità barica-{)Stt•o-artico lal'(' t' s tereognostica: o) la notevole riduzione del campo VlSlvo; p) la mancanza di disturbi trofici e vasomotori; q) la reazione ele ttrica normale d e i muscoli pa.retici; r) la prèsenza di note d ella cos tituzione neuros ica e c ioè RoS<'mbach palpe brale. instabilità ortostatica in posizione di Romberg, riflessi mucosi torpidi. faringeo abolito, rotule i accentuati, umore variabile, spiccata emotività, facilE> d eviabilit.ò. dc ll'attenziont>; s) l'assenza de i riflessi cutane i addominali e crcmasterici di d estra e l'assenza d el Babinsc ki, ricercato anche con la manovra di Gardon c di Oppenhein; t) l'ai>scnza di alterazioni cardio-vascolnri. L'O. espone poscitt.la s intomatologia proprin de lle lesioni indovate ne lle dive rse sezioni dell'a'>Se cerebro-spinalE'; proced e quindi alla diagnos i di sed e e di natura e, per lf:' modalità di insor~enza e di decorso d e lla s indrom E' pare t.ica., per la mancanzA di dis turbi d e l linguaggio, per l'emipoestesia, superficiale ne ttamf:'nte limitata alla linea medin.na, per l'assenza d e l Ba.binski, per l ' interf'~f;amento d ella motilità volon tarin pitl intenso a.lla radice che all'est.remità d t>gli arti, pe1· la persis tente flacc idità d e lla pares i, pe1· la pos.'> ibilità di compie!'(' il diPtro-front g inmdo su ambedut> i piedi, per la poss ibilità d e ll'andatura lawrale \'l' l'SO ambedu<' i lati, per la riduzione d e l campo visivo, pe r la costituzione nl:'urosica de l soggPtto, per l'assenza di affezioni cardio-vascolari, capaci di complicarsi ad alterazioni organicht• Cl'I'Pbrali, nonost.antc l' interessamento d e l facciale dello stes.•w lato e la presenza di alcuni movimenti sem· plìci ed associati, cht• sogliono mancnre e riscontrars i soltanto ne lle lesioni organiche, conclude formulando la diagnos i di Emi pares i de.atra con l'ùlleressame11to delfacdale (/.ello stesso lato, di natura. i.sterica.

-Capitano medico ANGELO P ARANlNFO: L 'asma bronchiale allume c/.el/.e mode·r ne teorie. Dopo aver ricordato per sommi capi il quadro clinico d e ll'asma bronchiale, l'O. passa. in rao;segna le più importanti teoril' e Lio-patogenetiche d e ll'aff(>zione. discutendonE> il valore intrinseco e l'importanza di ognuna d.i esse. La teoria anafi. lattica è quella, che, secondo l'O., s piega le reazioni c ito-umorali, che si verificano negli asmatici e conclude che il qt:adro morboso d e ll'asma è sostenuto da fattor i anafilattici operanti in individui costit.uzionalmente predisposti , unitamente a perturbazioni endocrine, ne vropatiche e da alterato ricambi.o. S'intrattiene infine sulla terapia, basata sulle modPm e conct>zioni Pt.iologich<>. T enente medico MARIO A u o o STt: L e affe:ioni ù tfuzmuwlorie d<il/.e ossa in ge:nere e la coxite tubercolare i n ispecie dal punto di vista clinico e radiologi co.

PERUGIA . -

L'O. accenna in nn primo tempo alle alterazioni anatomo-pa.tologicht> fonda mentali del le os.~ e come queste appaiono ne l radiogl'llmma. Cita tra queste, la perio stit,e, l'atrofia ossea a c uta d e l Sudech ne lla forma diffusa e c ircoscritta, l'os«-o · sclerosi, la necros i ossea e la carie s uppurati va. e secca. Passa quindi i\lla trattazionE' d elle varie malattie infiammatorie , a ccennando b.l'('n>mente a lln clinica e all'tmatomia patologica di esse , ma ins if<t c>ndo in particolnr modo sul loro a spetto radiologico ed esponendo radiogrammi dimost1-ativi. Co~'< i parla d e lla ORtc>o- mie lite inft- t. ti va acuta, della s ifilide osst·sa ne lle sue val'i~:> formt•. (periostite Sf·mplice, p<> ri O!<titt• gommosa, osteo- mielite gommosa. os h•o-cond ritP d t>i lat ta nti ) Rporotricosi, ac tin n· micos i, le bbra, cis ti idatidea, got ta, os te ite fibroRa di Reklin~aus<"n, osh' ite de ìor· mante d e l Page t, tuoorcolos i. Accenna quindi ni ~intomi de lln coxite tubl'rcola re,


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

soff:3rmandosi specialmente sulla semeiologia e diagnosi differenziale radiologica. 1lella malattia stessa. Conclude mettendo in luce l'importanza e la necessità. di questa. indagine in tali malattie per una. pronta. e sicura diagnosi. ROMANO: CiBti del muentere. L 'O. dopo una breve premessa, colla scorta di dati statistici, sulla frequenza. delle formazioni cistiche del mesentere, sia come reperto d'autopsia, che chirurgico, ne fa la classificazione in due grandi categorie; parassitarie (echinococco), e non parassita.rie, e queste ultime le s uddivide in false (Sol ieri, Camus) e vere (AganauerDu,·al). Parla prima. brevemente delle cisti da echinococco, sulla cui evoluzione, sintomatologia, cura chirurgica, l'O. non si dilunga, datane la not.orietà. Cita. i vari mezzi diagnostici sussidiari con breve discussione critica (esame radiologico. siero-reazione Ghedini; intradermo - reazione Ca!'<oni; ipodermo-reazione Pontano). Per quanto riguarda lE' cisti false, esse per lo più hanno origine da piccole emormgie, od esiti di rammollimento di in.farti. Le cisti vere dipenderebbero da dilatazioni linfatiche, oppure da germi inclusi dall'endotelio pcritoneale. L 'O. quindi parla. della costituzione anatorno-istologica delle une e delle alt.re, distinguendo tma pa~te ., un contenuto. Quanto alla sintomatologia essa è per lo più molto oscura. In ultimo dice della cura., basata esclusivamente sull'intervento chirurgico, di cui desorivf' le generalità. tecniche. -

~'laggiore medico GENNARO

Capitano medico GlUSEPPE VALENZANO: L'en1tresi. L 'O. dopo avere accennato alla enuresi sintomatica ed alle varie affezioni e malformazioni che possono determinarla, passa. a t rattare dell'enuresi essenziale, illustrandone la sintomatologia., le varie t-eorie relative alla sua etiopatogenesi, ed il trattamento curativo, con speciale riguardo al metodo Albarran-Cathelin delle iniezioni epidurali di stovaina in soluzione fisiologica. e della relativa tecnica da -

segu~~enna

infine agli articoli dell'Elenco delle infermità. esimenti dal servizio militare per tale affezione, ponendo in rilievo i m etodi di accertamento razionali e scientifici moderni in confronto con quelli che si adoperavano una volta. per scoprire i casi simulati. SAVWLIANO. - Maggiore medico Gxov. BATTISTA BAsso: .Malarioterapin. n~Ua paraliBi generale progressiva. Premessi alcuni cenni s ulla paralisi generale pt·ogressi va., l'O. illustra., attraverso i vari tentativi fatti per avere iperpiressie a scopo tera.peutico nella p. g. p.,lo svolgersi della malarioterapia e il s uo imporsi nella pratica espedaliera.. Enumera. le indicazioni e le controindicazioni, tenuto presen te in ispecie lo stato somatico del ma.lat.o e la durata e la forma. dell'infermità. · Ricordato come il trattamento consista. nell'inoculazione del p~nodium vivax, delucida la tecnica delle inoculazioni, il dosaggio, l'interruzione della cura. col chinino, il trattamento specifico concomitante, le reazioni biologiche, il meccanismo d'azione, i risultati clinici. Termina avvertendo che l'avvenire della malariotera.pia è nel suo impiego come misura profiJattica. Quando tutti i minacciati dalla p. g. p ., tutti i sifilitici in p eriodo latent-e tardivo con reazion-e positiva nelliquor saranno sottomessi, nelle condizioni più favorevoli, alla. malarioterapia, gli psichiatri non avranno più da. occuparsi della p. g. p . TRIESTE. - ~{aggiore m !-ldico EmLIO i\'lAsSI: Terapia vaccina.le dell'ulcera e dell'culenite venerea con illu3trazbn'3 di 12 ca-.i curati col vaccino di Nicolle (Dmelcos). L'O. J'ichia.ma. l'attenzione dei colleghi e specialmente dei più giovani sull'importa.nza dell'argomento in oggetto. Tratta. cronologicamente degli studi e dei tentati vi fatti da vari autori pel' ottonere cultul'e pure del bacillo di Duorey e il suo vac-


:s-OTIZIE

22S

cino, delle classiche ricerche del Resentiem , del Tctsutaito e di a lt ri, degl i esperimenti terapeutici, dei risultati da ciasc1.mo ottenuti, d ei perfezionamenti successivamen te apportati al metodo di produzione del vaccino e d ella tecnica curativa. Illustra particolarmente la tecnica del Nicolle e gli esperimenti d el Bcsredka. Parla del meccanismo d'azione del vaccino e delle rispettive teorie pih acce ttate. Ripor ta, illustrandoli brevemente, 14 casi curati col • Dmelcos » (vaccino di Nicolle) nell'ospedale militare di Tl"ieste nell932, facendo rilevare le guarigioni ottenute con brevissima degenza ospitaliera. Conclude ricordando le comunicazioni fatte sull'argomento anche da altri colleghi medici militari e richiama l'attenzione suJreffieacia del metodo curativo anche ai fini d el servizio militare, sia per le abbreviate d egenze che per il rapido recupero d e i miljtari guariti . Uon.~. -

Capitano medico FRANCESCO COLA: T ·ubercolosi lcn·iuyea. Diagnosi differenziale tra le ulcerazioni laringce ~;emplici, tub~>rcolari, s ifilitiche e cancerigne. - Mic08i jaringo-la1-ingea. - Pr~mo capitano medico MARIO FIORE: Un ca;:.o di ipoattrrenaliamo cronico carat· terizzato da mel omoderroia, astenia fisica e psichica, ipotensione arteriosa. e cefa.lalgitt.. Diagnosi differenziale colla. neurnstenia. Opoterapia. -Un caso di pleurite interlobare plaatù:a della gt1tllde scissura d i d estra. D iagnosi clinica e radiologica, terapia. - Primo capitano medico F'RANOESCO MAssu.to: Restringimento uret1·ale e riten:ione urinaria. P atogenesi. Cura. -Primo capitano medico GAETANO RONOA: Un caso di asce8so periw·etrale di natura gonococcica. T erapia chirurgica. -Maggiore medico GIORGIO SACCOMANI: Un caso manifestatosi in pieno ben{'ssere, improvvisamente, di pa.resi degli abducen ti con diplopia e di pa.restesie agli arti superiore e inferiore di sinistra, a riflessi pupillari torpidi con assenza degli achillei, da sifilide ignqrata (r. di Wassermann + + + nel sangue; + + nelliquor). -Un caso di tubercol08i batteriologicamen te accer tata, a decorso subacuto con febbre elevata, remittente, ad iniziale localizzazione intestinale e successive loca.lizza.zioni: pleurica destra, epatica e broncopleuropolmonare sin istra.

NOTIZIE Conoorso per la nomina a tenente medico in S. P. E. II concorso è bandito e regolA-to dal seguent.e decreto Ministeriale de l 10 febbraio 1933-XI, riportato ne lla Circolare n. 112 del Giornale Militare Ufficia-le del 27 stesso mese (disp. 12•) e che qui riproduciamo integralmente, dopo le premesse di legge: Art. L - È indetto un concorso, per titoli ed esami, per 40 posti di tenente medico in servizio perma.nente effettivo nel Regio esercito. Art. 2. - A tale concorso potranno partecipare gli ufficiali in S. P. E. e di complemento, i aottufficiali e militari di tmppa in servizio o in congedo, di qualsiasi arma. o corpo, nonchè i medici civili, i quali tutti non oltrepas~ino il 32o anno di età. alla. data delile. nomina a tétlente in S.P. E . nel Corpo sunitario militare. Per gli ex combattenti sarà tenuto conto del disposto d ell'art. 42 del R. d ecreto 30 settembre 1922, n. 1290, che eleva di cinque anni il limite di età stabilito nei vari con corsi.


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NOTIZIE

Pe r coloro clw risultino regolarmente iscritti al Partito Nazionale Fascista prima d e l 28 ot.tobre 1922. è concessa sul limitR massimo di età, una proroga di durata. pari al tempo per cui essi. anteriormente al 28 ottobre 1922, appartennero al Partito. Art. 3. - I concorrenti dovranno far domanda in carta. da bollo da L. 5 al Ministero della ~uerra (Direzione generale personale ufficiali), presentandola., non oltre 60 giorni dalla data di pubbi1('.Azione del presente decreto sulla. Gazzetta Ufficiale (l), al Comando d!' l distretto cui sono effettivi, oppure, se in servizio militare, al Comando de l corpo od ente dal quale dipendono. Nella domanda i concorrenti dovranno dichiarar-e che si obbligano di non chiedere la dispnnstl d(ll servizio pct·manent.e eff6ttivo pE-r un periodo d ì anni sei a d PCOn·e rt> dnlla dato di nomina ad ufficiale in S. P. E. ne l Corpo sanitario militare. Ne lla domanda l'aspirante c lencherd. i documenti e titoli che a questa allega ed indicherà. inoltre, i l suo prt>ciso recapito, avendo cura di partt"c ipare, all'ente a cui ba p1-esentato ~~~ domanda. le successive evcntual·i variazioni di esso. La. domanda dovrà essere corredata d e i seguenti documenti: a) estrlltto dell'atto originale di nascita, legalizzato dal presidente del T r ibunale. o dal pret.Or'E' d e l mtlndtunento, nella cui giurisdizione trovasi il Comune dal quale l'estratteO stes.«o proviene; b) cr>rtificato di stato libt~ro. rilasciato dal Comune di nascita e di data non anteriore di più di trf! mesi alla scadenza del t~1:mine stabilito per la presentazione d elle domande; opplll-e. SE' i l concorrente è ammogliato. certificato comprovante l'atto di matrimonio e certificato di nascita della sposa; i ct>rtificati suddetti d evono essere legalizzati dal pres identt' del Tribunale o dal pr·etore. I concorrenti che s iano ammogliati. o vedovi con prole a carico, dovranno alLegare. inoltre, un atto notorio da cui risulti genericamente l'esistenza patrimonialt~ atta a. gar·entit'l' la idoneità ("sicurezza d e lla rendita annua. lorda di L. 4500 nominali, di cui n.ll'art. l d e lla legge 11 ma1-zo 1926, n. 399, e una domanda, diretta al Ministero d l'llu gue!'l'a. con la quale si c hiPda l'autorizzazione a produrre. nei modi stabiliti dAlle leggi su l matrimonio degli ufficiali. le prove di possed ere la rendita predetta. I vincitori del concorso che siano ammogliati, o vedovi con prole a. carico. decadranno da qualsiasi diritto alla nomina a t.enentt' in S. P. E. nel Corpo sanitario militare, nomina che nel frattempo rimane so;;pesa, se non avranno ottenuto l'autorizzazione ora rife r·ita, oppure, ne l ter·mine di due mesi dalla data di notificazione del decreto ministeriale con il quale viene concessa detta autorizzazione, non avranno trasm6sso alla cancelleria d nl Tribunale s upremo militare il ricorso per ottener-e la declaratoria della idoneità e sicurezza d e lla rendita. ovvero non avranno ottenuto dal Tribunale supremo militare la declaratoria stessa; c) certificnto di penalità debitamen te legalizzato. di data non anteriore di più di tre mesi al la scadenza d e l termine stabilito per la. presPntazione delle domande. rilasciato dalla Regia procura d e l luogo di nascita dell'aspirante; ovvero dal casellario centrale d e l Ministero di g razia. e giust.izia. se l'aspirante è nato a ll'estero. Se i l concorrente è natu ralizzato italiano, i l certificato dovrà essere rilasciato dalla Regia procura avente giurisdizione nella. località in cui egli ha prestato giuramento; d) certificato di moralità. e di buona condotta (conforme a l mode llo 23 annesso al regolamento per il rec lutamento d e l R egio esercito), di data non anteriore di più di tre mesi alla scadenza. del termine stabilito per la presentazione delle do· mande, rilasciato dal podestà d e l Comunt> in cui l 'a~pirant.e ha. la. sua residenza e • vistato per confe rma • dal Prefetto; e) certificato di cittadinanza italiana d e bitamente legalizzato, da cui risulti pure che l'a:opirantt• ha il pieno godimento dei di1·itt i politici , eu dat.A non ant.eriore di pilt di t.re mf'si a lla. scadenza del termine stabilito per la presentazione de lle doma.ndt>; /) fot<>grafìH I'Pccn tE' con firma. autent.icata. da un Regio notaio e lega.lizzata dal presidente del Tribunalf' o dul pn1tore (oppw·e. SP il concorrente è in servizio militat-e ne lle Colonie , con fir·ma autenticata c[(IL como.nda-nttt d e l Corpo o ente dal quale egli dipendt> )l Cl) Il rll><:·reto è ~111 1 0 r•ubblicn l <• n<•lla Ott.zz<:tl« UUìcialt n. H del 22 febbrai<• c."· (N. d. R.).


NOTIZTE

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g) diploma originale d i abilitazione all'esercizio deliA professione di medico cbjrurgo, o copia notarile del medesimo debitamente legalizzata (oppure CE'rtificato di abilitazione rilasciato dalla competente Università, qualora al concorrenti:' non sia stat.o ancora rilasciato il diploma d e lla conseguita abilitazione: in tal CA;oo occorre che ciò risulti sul certificato stesso); oppure: diploma originale di laurea in medicina e chirurgia, o copia notarile d e l me.desimo debitamente legalizzata, se il concorrente fu laureato en t ro il 31 dicembre 1924, o, a.i seMi dell'nrt. 6 del R. dl.'creto 31 dict"mbre 1923. n. 2909. entro il 31 dicembre 1925; h) certificato de lla Segreteria d e lla competen«- Unh·Pr:-;ità. dal qualE> ris ul tino le votazioni riportate negli esami di abilitazione; i) J)ertificato de lla Segreteria. d!:'lla compt>tente Uni\'ersità, dal quale ri;.ult ino le votazioni riportate negli esami speciali e dj laurea; l) certificato, rilasciato dal segretario fed erale dei Fa;.ci di combattimento de lla. Provincia in ctù ha domicilio il concorrente, dal quale risulti l'appartenenza . nonchè l'tmno, il mese e il giorno d 'iscrizione, ai Fasci di combattimento o ai Gruppi univ~:wsitari fascisti; m) tutti quei titoli di studio, scientifici e di carriera che il concorrentE' credesse di produrre. I documenti richi<>sti d ovranno essere conformi alla. prescrizioni d elle leggi sul bollo. Gli ufficiali in S. P. E. sono dispensati dal produrre i docnment.i di cui alle le tte re a), b) , c), d), e)./); gli ufficiali di complemento, purchè in servizio, sono di spensati dalla presentazione d e l documento indicat.o alla let.t.era e). Non è ammesso fare riferimento a documenti presentati presso a ltre Amministrazioni d e llo Stato. Art. 4. - Le autorità riceventi respingeranno agli interE>flSa ti le domande. che, entro il termjne stabilito, n on fossero corredate da tutti i documenti indicati ne l preced en te art.. 3. P er coloro che risiedono in Colonia, l'Amministrazione s i ri ~;erva la facoltà di accettai'(' documenti anche dopo il termi ne stabilito per In pres€'ntt\zione dPllf' domande. Inoltreranno. invece, al più pruto, pe r il tramite ge rarchico. le domande (corredate da tutti i documenti prescritti), a. mano a mano che vengano presentate, facendole. a.d ogni modo. pervenire al Ministero, non oltre 75 giorni dalla dat.a di pubblicazione d el presente d ecre to sulla Gazzetta Ufficiale, unendoYi anche i l libre tto personale aggiornato con le note ca.ratteristiche e con i rapporti informativi, e copia dello stato di servizio debitament-E> aggiornato, sr il concorrente è. ufficiale; copia de l foglio ma.tricolare aggiornato, Sf' il conconente è sott.ufficiale o militare di truppa. . Le autorità riceventi allegheranno infine: per i concorrenti che non s iano ufficiali in S. P. E.: a) una dichiarazione, compilata, in forma. collegiale , da. un osped a le mili tare, dalla quale risulti in modo esplicito SP il concorrente è idoneo, o non, al !<t'rvizio militare incondizionato ne l territorio d el R egno e nelle Colonie: b) le informazioni della Regia prefettura e dell'Arma d e i carabinieri Reali, sulla condotta morale , civile e politica d e l concorrentE' e. se quf'sti è ammogliRto. anche suJie condizioni sociali e di moralità d e lla famiglia. della sposa; e per i concorrenti che non siano ufficiali, inoltre; c) richiesta di certificato g enerale (mode llo 42 di cui alla circolari' 228 d e l Giornale M uitare l 914). I titoli di studio di cui alla le t tera g) del prE'cPd ente art. 3 d ovranno ~'S!<f'rf' accompagnati da una. dichiarazione di a.u«-nticità da richied ersi. a cura dPII'a.uto rità militare, all'Ist ituto cht> figura avere ril.a sciato il titolo. Le stesse autorità, cui siano notificati cambiame nti di recapito de i concommt i. a senso d e l 3o cornma. d e l preced ente art.. 3. ne daranno sollecita comunicnzio1w n l Ministero. Art. 5. - Il Ministero d eciderà. inappel lu l>ilmente sull'ammis10iOnt' n l concor'l<o d e i s ingoli concorrenti, nè sarà. tenuto a. comunicar·e i m otivi delle f:'YPn tua li t'l'C'Ius ioni. Art. 6. - Gli esami, i quali vertf:'ranno sulle mRt(•rie ~ndirn te ~rlln tnbe-lln annessa al presente decreto, avranno inizio i l g iorno 4 mn~gro 1933-XI.


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:SOTIZIE

I concorrenti che sn.nmno chiamati agli esami dovranno presentarsi a.ll'ospe· dale militare di Roma. alle oro 9 de l giorno precedente a. quello d 'inizio degli esa.m i s tessi. La. Commissione esaminatricE' sarà composta di sette ufficiali medici (il presidente e sei m embri) ed un ufficia.le medico segretario (quest'ultimo senza. diritto a voto). Il px·esidentE', i membri ed il segreta.rio d e lla Commissiont- saranno nominati dal Ministro per la guerra. L a Commissione potrà snddividersi in due sottocomrnissioni, l'm1a per la prova di clini.ca medica o chin1rgica, e l'altra per quella di I.IJUl.t.ornia topografica. Art. 7. - Ogni componente della Commissione esaminatrice disporrà. di ,·e-nti punti per ogni prova di esame scritto, oralE' e pratico, Pd ai candidati sarà assegnato come plmto di merito. in ogni singola prova, la media aritmetica, espressa in ventes imi, d ei punti a questa attribuiti. Alla fine drg li esami le votazioni otten\lte nelle trt> pron~ saranno sommate e Ja somma ottenuta sarà divisa p er tre, per avere il ptmt o d i esame. P er stabilire il voto da assegnare a ciascun candidato p<>r i titoli dj studio, scientifici e di cnrriera, ogni componente disporrà di venti punti; la somma d ei punti assegnat i a c iascun componente divisa per il numero de i votanti costituirà. il punto di valutazione dt>i titoli. Al punto di esame è a.t.t ribuito il coefficiente 4 , a l punto di va-lutazione d e i titoli il coefficiente l. P er st.abWre il punto di graduatoria si moltiplicheranno il punto di esame per il coefficiente 4 ed il punto di vnlutazione d ei titoli per il coefficiente l; si sommol'anno i prodotti e si dividerà il risultato per 5. At·t. 8. - Non saranno ammessi alle prove di esame quei candidati, che, nella valuta.7.ìonc d ei titoli di studio. scien tifici o dj carriera, non abbiano riportato una votazione di almeno l 0/20. P er otten<'re l'idoneità alla nomina. a. tenente medico m n S. P. E., è necessario che i candidati riportino in ciasctma prova di esame tma votazione non inferiore ai 10/20, e come punto di graduatoria finale una. media non inferiore ai 12/20. I candidati che in tma prova di esame abbiano riportato una votazione inferiore a 10/ 20 perdono il diritto di presentarsi alle altre, e perciò il segretario della Commissione avrà. cura di comunicare loro, a cbiusw·a. di seduta.. l'esito sfavorevole d ella prova subìta, restituendo contro ricevuta i documenti presentati. Tale restituzione sarà. fatta anche a. coloro che presentassero dichiarazione scritta di \'Oiersi ritirare dal concorso. I candidati, che, per qualsiasi motivo, non s i presentino a qualche prova, per· dono il diritto al concorso. Le dichiarazioni di rinunzia al concorso dovranno essere redatte su carta bollata. dà. L. 5, essere autenticate, nella firma, dall'autorità. militare competente o da tm R~gio notaio, ed essere inoltrat-e per il tramite d ella pred etta autorità znilitare. Art. 9. - Il risultato d e l concorso sarà. pubblicato su1 Gùmude Mililare. Art. IO. - I concorrenti che saranno nominati tenenti medici in S. P. E., a ::;sumeran.no, come data. di anzianità a.->Soluta nel grado, la dnta d el d ecreto di nomina, quando non sia altrimenti disposto dal decreto st esso. L.a.n.zianità. relativa sarà. d eterminata a norma di legge. Il _presente decreto sarà comunicato alla Corte d e i conti per la registrazione. Roma, addì 10 febbraio 1933- Anno XI.

Il M inisro: P. GAZZERA. PROORAliiMI Dl ESAMI PE& IL CONOOHSO ALT,A ~OMINA A TENE~TE MEDICO I N

S. P. E.

I. - Prova orale e pratica di cli1~ica medica e chi rut·gica. Dalla Commissione viene asse~nato al candidato un c aso di clinica medica, o dj clinica chirurgica; il candidato dopo aver proceduto all'esame clinico illustrerà. i s intomi rilevati, concludendo con ln diagnosi e la. terapia.


NOTIZIE

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Durata della. prova: a volontà della Commissione. Questa potrà. rivolgere al candidato le domande che crederà opportune, richie· dendo anche nozioni di statistica particolarmente attinenti alla scienza medica.

II. -

Prova orale e pratica eli anawmia topografica.

La Commissione assegna a ciascun candidato una tesi estratta a sorte fra quelle sotto indicate; il candidato prepara la regione e ne dimostra poscia. ll:l particolarità anatomiche e le applicazioni chirurgiche pitl importanti. Durata della prova: a volontà della Commissione. Questa potrà rivolgere al candidato le domande che crederà. opportune. l. Regione ocoipito- frontale, regione temporale, topografia cranio-encefalica; 2. Regione sopraioidea; 3. Regione sottoioidea; 4. Regione parotidea; 5. Regione carotidea; 6. Regione sopraclavicolare; 7. Regione sterno-costale; 8. Regione antero laterale della parete addominale; 9. Regione lombare; 10. Regione inguino--addominale; 11. Regione dell'ascella; 12. Regione deltoidea; 13. Regione anteriore o posteriore del braccio; J4. Regione della piega del gomito ed anteriore dell'avambraccio; 15. Regione posteriore del gomito e posteriore dell'avambraccio; 16. Regione anteriore del polso e palma della mano; 17. Regione posteriore del polso e dorsale della mano; 18. Regione in~o-crurale; 19. Regione anteriore o poste· riore della coscia; 20. Regione antenore o posteriore del ginocchio; 21. Regione anteriore o posteriore della gamba: 22. Regione ant-eriore del collo del piede e . e dorsale del piede. Ili. -

PrQV(J Bcritta di igiene miUtare.

Svolgimento scritto di un tema d'igiene oon aP,plioa.zioni al servizio militare. D tema viene stabilito dalla Commissione. I candidati lo svolgono in un tempo non superiore alle otto ore, senza l'aiuto di libri o manoscritti. Roma, addl 10 febbraio 1933-Anno XI. Il Minùtro: P. GAZZERA.

Cure balneo-termali. Dal Giornale M ilitare Ufficiale, dispensa 11 a, 24 febbraio l933·XI. Circolare n. l 08 (Direzione generale di san.ità militare) 23 febbraio 1933-XI. l. - Il 28 maggio prossimo ventm·o si riapriranno gli stabilimenti balneotermali militari di Acqui e di Ischia, che funzioneranno per ufficiali e militari d i truppa con turni di cura di quindici giorni ciascuno, in numex·o di sette pres.;o lo stabilimento di Acqui e d!.i ouo presso quello di Ischia. Tali turni saranno così regolati: to turno dal 28 maggio all'H giugno in entrambi gli stabilimenti; 20 turno dal 16 giugno al30 giugno in entrambi gli stabilimenti; 3o turno dal5luglio al 19 luglio in entrambi gli stabilimenti; 4o turno dal 24 luglio al 7 agosto in entrambi gli stabilimenti; 5o turno dal 12 agosto al 26 agosto in entrambi gli stabilimenti; 60 turno dal 31 agosto al 14 settembre in entrambi gli stabilimenti; 7o turno dal 19 settembre al 3 ottobre in entrambi gli stabilimenti; go turno dall'8 al 22 ottobre nel solo stabilimento di Ischia. 2. - Per l'ammissione alle cure in parola valgono le disposizioni di cui ai numeri 18, 19 e 20 delle • Nonne per il servizio balneario militare -edizione 1928-VI•. Non saranno ammessi, peraltro, nei due stabilimenti suddetti gli invalidi e mutilati di guerra, che abbiano diritto all'assistenza e protezione da parte della aornpetente Opera nazionale, di cui alla légge 25 marzo l!H7, n. 481, eccezione fatta per gli ufficiali riassunti in servizio alle dirette dipendenze dell'Amministrazione della guerra (esclusi, perciò, quelli che prestano servizio presso le altre Ammini· strazioni dello Stato).


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NOTIZ.U:

. Por l'eventuale ammissione di militari in congedo (anche se impiegati dello Stato) non provvisti di pensione vitalizia. nè pensionati di guerra. che abbisognino di cure ba.lneo·terma.li per postumi di ferite o infermità. incontrate in servizio milit.are, le domande - in carta bollata da L. 5 - degli interessati devono essere trasmesse al Ministero della guerra (Direzione generale di sanità militare) pel tramite dell'ente presso il quale i detti ex militari sono tenuti a ruolo (distretto militare, ecc. ), per la prescritta preventiva autorizzazione ministeriale (art. 684, del reg. amministrazione). Gli enti stessi non trasmetteranno istanze che si riferiscano a lesioni od infermità. non riconoscite dipendenti da cause di servizio con regolari atti amministrativi. Le proposte di ammissione alle cure d evono essere trasmesse dai comandi od uffici interessati alle direzioni degli ospedali miliW,ri competenti nel termine l<'-31 marzo p. v.; le visite per l'accertamento da parte delle speciali commissioni mediche, di cui al n. 23 delle norme, saranno praticate dallO marzo al 15 aprile. Le proposte riguardanti i comandanti di corpo o reparto e i capi ufficio dovranno essere fatte dai comandi ed uffici immediatamente superiori e dagli stessi pure debbono essere redatte le dichiarazioni di cui al n. 30 delle norme. 3. - Trascorsi tali termini, nessuna proposta o visita potrà essere effettuata senza la preventiva autorizzazùme dì qWMto Ministero salvo il disposto del n. 22 delle norme per quanto riguarda i militari ricoverati in stabilimenti sanitari e quelli ritenuti bisognosi di cure in sede di visite collegiali. Per questi le:roste non saran· no accompagna.te dalla cartella clinica relativa a lla degenza os liera del mili· tare, bas tando all'uopo che in margine della. parte I• e 2• del m ello 2100 sia fatta menzione del ricovero e della data di esso. Per gli ufficiali e gli uomini di truppa della R. marina, le visite e le proposte di ammissione saranno fatte come per lo passato, a cura degli ufficiali medici della R. marina, o, in mancanza di questi, da ufficiali medici del R. esercito, e le proposte saranno trasmesse a. questo Ministero pel tramite della Direzione centmle di sanità militare marittima. Per gli ufficiali e militari di truppa della. R. aeronautica le visite possono essere compiute anche presso gli istituti medico-legali dell'aeronautica; le proposte devono essere sempre trasmesse pel tramite dell'ufficio centrale di sanità. del Ministero dell'aeronautica. Negli stabilimenti sanitari militari in cui speciali esigenze di servizio lo impon· gono, l'ufficiale superiore membro della commissione visitatrice potrà. essere il direttore dello stabilimento. 4. - Le autorità che inviano a visita gli amrnittenti debbono portare la. più vigile cura onde venga adempiuto a tutto quanto prescrive il n. 30 delle norme; terranno presente, inoltre, che, esclusi i rari casi di assoluta necessità, gli ufficiali non possono - per fntire delle cure termali - assentarsi dalle esercitazioni estive; pertanto, le tre mute indicate dai comandi come preferibili, non dovranno coincidere col periodo delle dette esercitazioni. Le autorità stesse nel trasmettere le proposte per cure termali, insieme con la. dichi~trazione prescritta dal n. 30 delle norme, aecluderanno copia degli atti amministrativi dai quali risulti che la lesione od infermità. sia stata riconosciuta dipendente da ca1.1sa di servizio; e le commissioni mediche non procederanno alle visite se non quando riscont1·ino chiaram.ente trasc.r itte sul modello 2100 le indicazioni (corpo, grado, cognome e nome, età, ecc.) richieste e non siano in perfetta regola tutti i documenti prescritti. Il Ministero autorizza gli enti proponenti a segnalare una delle tre mute come • la preferibile possibilmente», sia in riguardo alle esigenze di servizio, e sia anche per secondare le aspirazioni degli interessati. Con ciò vuolsi evitare la frequente richiesta di cambi d! muta, che s'intende accordare in casi eccezionalissimi e per comprovati inderogabili motivi di servizio o personali. Si rammenta pure che alle proposte del cambio di muta si deve unire sempre la parte 2 6 del mod. 2100 per le conseguenti variazioni. Le proposte saranno trasmesse dalle Direzioni di sanità. al Ministero givrno per giorno. senza attendere il termine prescritto per le visite; ad ogni modo, non più tardi del 20 nprile. a.ccompagnate sempre da elenchi di trasmissione numerici. Sì raccomanda pure che nel foglio dì proposta. mod. 2100 (parte 2•) a tergo


~OTIZIE

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(avvertenza. 2•) s ia ben segnato l'indirizzo completo del corpo, reparto od ufficio da. cui dipende il militare od impiegato. 5. - Le commissioni medic.h e esamineranno gli inviati a visita con scrupolosità, formulando dichiarazioni brevi, ma chiare e precise e non lll"mplici enunciazioni diagnostiche, di modo che chi legge possa. foFIDarsi un concetto esatto delle infermità. e d ello stato di esse; faranno altresì, speciale attenzione alle controindicazioni, come è prescritto dal n. 17 delle norme. Complete1'tl.nno il mod. 2100 rispondendo con precis ione alle varie richieste a), b), c), d), ecc. aggiungendo, in base all'esame dei documenti tmsmessi (dichia.ra.zioni delle autorità. proponenti, verbali dei consigli di amministrazione, delle commissione mediche ospeda.liere, ecc.), se g li interessati d ebbono o non pagare la retta.. 6. - Di massima non verranno proposti coloro che abbiano già usufruito tre volte di cure negli stabilimenti balneari militari per le stesse infermità.; ma in casi particolari saranno ammesse ulteriori proposte, non oltre la quinta. Per quelli che hanno già goduto cinque o più volte di cure balneo-termali per le medesime infermità. è C011.8entito, 80lo in via auolutamente eccezumale ai oomandi ed uffici oom.petenti di segnalare all6 Direzioni di sanità militare clel, territcrio qualche caso che sia meritevole di speciale considerazione; e i direttori di sanità., dopo accurata visita personale, redigeranno le relative proposte mod. 2100, trasmettendole a l Ministero col proprio circostanziato parere, ànche se negativo. Il Ministero' su tali eccezionali proposte si riserva di decidere caso per caso. 7. - Si rioorda. che le proposte alle cure vanno sempre fatte per lo stabilimento balneo-termale più vicino. Accadendo che il numero dei proposti per uno stabilimento superi quello d ei posti complessivamente disponibili per tutte le mute, è in facoltà. del Ministero della guerra- Direzione generale di sanità. militare - di dichiarare « ammiasibili se vi sarà posto • o di aasegna.re all'altro stabilimento coloro che risultino in eccedenza. 8. - I comandi, direzioni ed uffici hanno l'obbligo di avvertire i propri militari e funzionari civili che i dichiarati « ammiasibili, se vi sarà posto» non debbono partire per lo sto:bilimento se non in seguito ad avviso del direttore del medesimo. Pertanto gli individui già aasegnati ai turni di cura che - per qualsiasi motivo - non p.oasono prendervi parte, sono tenuti ad avvertire tempestiva· mente (a mezzo dei corpi od uffici da. cui dipendono) i direttori degli stabilimenti, che potranno cosi disporre dei posti resisi disponibili per chiamare ai turni steasi gli • arnmiasibili, se vi sarà posto •. . 9. - Si richiama l'attenzione delle autorità interessate sulla importanza della Vlftita. di conferma da praticare prima. d ella partenza, come è prescritto dal n. 40 de1le norme succitate. 10. - All'a.tto della partenza per lo stabilimento ciascuno a.mmes.<ro dovrà easere munito dal corpo, o dall'ufficio da.l quale riceve i documenti di viaggio, anche dalla. parte 2• del mod. 2100, ed inoltre, n ei casi contemplati dal n. lO delle norme, della ricevuta dell'effettuato pagamento. . 11. - La. retta giornaliera per gli ammeasi negli stabilimenti balneo-termali r:nìlitari è stabilita dalla circolare 104 GiorrULle M ilitare 1931. · . 12. - Ammiasi<me e8terni. P er essere ammessi come esterni, per le sole opera'lJ?ni curative, presso gli stabilimenti militari, non .occorre rivolgere domanda a.l Mmistero, ma basterà. che l'ufficiale o l'impiegato, a mezzo del rispettivo co~dante di corpo o capo ufficio, rivolga istanza a l direttore dello stabilimento, giustificando il bisogno della cura richiesta mediante dichiarazione medica. . Poasono essere a.mmes.~i. altresi, come esterni gli ufficiali, suttufficiali ed impiegat, .a riposo, purchè si trovino nelle condizioni stabilite dal n. 20 d elle norme per il eerv1zio balneare. Il direttore dello stabilimento giudicherà in merito a lla richiesta. d?po avere accertato l'identità. personale, comunicando, in caso affermativo, il g10rno della presentazione e la retta da pagarsi per ogni giornata di cura, in base alla CIJ'Colare 540 Gio-rnak Militare 1929. AVVERTENZE.

a) Si rammenta che, giusta il disposto del n. 17 (paragrafo 2°) del regola.me~to pe~ ~e lice~ del R. esercito, il tempo d~te il quale l'tlffici~le è ammesso!

agh stabthmentJ balneari militari per inferm1tà non proven1ent1 da cause di


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NOTIZI.E

servizio deve essere calcolato in deduzione della. licenza ordinaria che gli può spettare. b) Si avverte che agli impiegati civili del gruppo C classificati nel 12o e 13o grado, compete il tra.ttarnento fis.._"'llto per i sottufficia.U.

Il Minùtro: P. GA.ZZERA.

Istruzione sul servizio delle disinfezioni e delle disinfestazioni- Edizione 1932. Dal Giorncùe Militare Ufficiale, dispensa 7•, 3 febbraio 1933-XI. Circolare n. 60 (Direzione generale di sanità militare) 31 gennaio 1933-XI. È stata. pubblicata l'« Ist.rnzione sul servizio delle disinfezioni e delle disinfestazioni "· Essa sarà distribuita a cura dell' ufficio pubblicazioni militari in base allo elenco San. l dellaciroolare n.l26 del GiortwleMiUtare 1931. La. pubblica.zione è inserita nell'• Elenco delle pubblicazioni militari in vigore per il R. esercito » - Parte II - Servizio sanitario militare, pag. 143. dove si dovrà cancellare l'annotazione «in corso di compilazione » ed aggiungere i seguenti dati: numero categorico 2453. ediz. 1932, prezzo L. 4. Sul pt-ezzo di vendita è· ac.corda.to Io sconto del 35% secondo le modalità stabilite dalla circolare n. 98 del Giortwk M ilitare 1928.

Il Ministro: P. GAZZERA.

Istruzione per l'Igiene del militari del R. esercito - Edizione 1932. Dal Giornale Militare Ufficiale, dispensa lJa, 24 febbraio 1933-XI. Circolare n . l 05 (Direzione generale di sanità militar<>) 23 febbraio 1933-Xl. È stata. pubblicata la nuova • Istruzione per l'igiene dei militari del R. esercito"· Essa sarà distribuita a. cura. dell'ufficio pubblicazioni militari in base all'elenco San. l della circolare n. 126 del Giornale M ilita.re 1931. La pubblicazione è inserita nell'cc Elenco delle pubblicazioni militari in vigore per il R. eserci to " - Parte II - Servizio sanitario militare, pag. 143, dove si dovrà. cancellare l'asterisco e l'annotazione • in corso di ricompila.zione » e sostituire i dati riferentis i alla precedente edizione con i seguenti: numero categorico 2532, ed. 1932, prezzo L. 8. Sul prezzo di vendita è accordato lo sconto del 35% secondo le modalità stabilite dalla circolare n. 98 del Giornale M ilitare 1928. Il Ministro: P. GAZZERA.

Bollettino del corpo sanitario militare. CosTA Fausto, tenente colonnello medico Ministero guerra. - Tra~ferito Direzione sanità militnre corpo annata Milano (igienista). Lo~mARDI Enrico, maggiore medico ospedale militare Trieste. Rimosso dal grado· SANTOLI Pasqualino; primo capitano medico ospedale militare Udine. - Promosso maggiore con anzianità 2g novembre 1932-XI, continuando nell'attuale d estinazione. Seguirà nel ruolo il pari grado Pepe Raffaello. SALOMONE Giuseppe, primo capitano medico 22 campagna. - Collocato in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio, per mesi dodici, dal 7 dicembre 1932-XI. SILLETTI Michele, primo cnpitano modico ospedale militare Catanzaro. - Ri· mosso dal grado.


NOTiziE

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CASSANO L,o renzo, capitano medico 9 pt:s:tnto Cùmpale sospl'SO dall'impiego. ~ dalla sospensione di cui sopra, cllil 29 ottobre l \132-XI e d tllla s~cssa ùate. continua. n ella procedonte posizione di aspet~tiva per infermità tempo· ranee provenienti da cause di ~:;orvizio . SPAONOLE'l'TI Cali leo, capitWlo m edico 71 fanteria in, tt:;p<l~ta t iva per motivi privati, riclllamu.tO in servizio effettivo dal l u novl!rubro 11!32-Xl. - DestÌltUW ospedale militaro T rieste. Pu&POll.A Giovanni, teueute m edico 22 fanLerit\. Promosso capitano con anzianità 7 dicembre 11:132-Xl, contiHH<trulo nell'at.tunle u estiuazione. SrMOLA Mario, tenente modico 11 bursuglittr·i. CQ<llocato a uisposizione Mini· stero oorona.utico. e fuori qua.U.w dal 1° novombro 11!32-Xl. I seguenti tenenti meJici su no trasforiti all'ente a fianco di ognun o indicato : DEL P.EltCtO Silvio, 2 genio . H eggùnent<> carri armuti. AMEltuso (;mberto, 5 w. 22 ~;ampagna. Dr ìlla.ll.'J:I,:./0 Ferdinando, 4 id. 12 p esante campale. 'faoru .l!:nrico, cuvu.llcggol'i Vitwrio 41 tantel'ia. EmanueLe II. D.t:: G&EOORIO Goot.uno, tenente medicv. - Ha ce>;.,.ato di appartc:-nore R. corpo uuppo coloniali :::lomahu dnl 4 gclnuaio 1933-Xl o dullu. stt::•>>a data è tnlsfot·tto iu supl'tUlllWUuro per i.nwl'ico Ct\·ilu H. corpo truppe coluaiali EriLrcu. D al LJullet-tino UUwwle, dispen.sa 8 3 , 3 !obbraio Ul33-XI. medico direttore s.au.ità. militare corpo ur·mu.ta Verona. - Collocato in ausiliaria, a domarula, d u.J 16 dicembn, 11:132-XI, cou il trattamento economico stabili w dall'art. Il d ullu.lcgge 8 gcrumio J 1!31- L'X, n. 2U. BAYON cav. Edmondo, colonnello m f;ldico direttOre ospedale. militnt'O Verona. CeS$a dalla carica di cui sopt•a ed è nominato dù·ettot·e di sani tà militare corpo ~rma~ Firenze, dal 10 febtn·aio 1!133-XI. i:itrRDI cav. Domenico, tenente colonnello m edico, dirott<>re ospodttlo militat·o AlO>:!Siwdria. - Pt·omosso colonnello n~;l corpo ste:;so con a.nzmniLtì. 1o ff;lburuio 1933-Xl, continuando attuale desti11uzione .

BERNARDl cav. Lu.i gi, colonnello

I suguenti t ouonti medici sono promossi capitani nel corpo stesso con l'anzianità sottoindicata continuando attualo dtlstinaz.ionQ.

Con anzumità 1° gennaio 1933-XI: B:\U:IAMELU F'ilippo, l bersaglieri.

l

PER~HCE Vincenzo, cavallegget·i guide.

Da.l BoUeUino UjfwiaLe, disp ensa lO•, ll febbraio 1933-XI. Antonio, maggioro medico Direziono sanitt'l. militare corpo ax'DM,ta Firenze. - AssegniJ.to J\li.nistet·o guerra. PaOPERZI Ctr&TI B ene<letto, capitano medico legione territoriale CC. RR. Lt~Zio. Trasf&rito ospedale militai-e Anconu. Dal Bolkttino Uff~;Ciale, dispensa. 11•, 17 febbraio 1933-XI. A.MGELINI

FARAOGIANA cav. Fr<~.ncesoo,

tenente colonnollo medico direttore o~podale militare Perugia. - Collooato io ausiliaria a domanda, dai 11> murt.o 1932- X. :::itU·t'l. assunto in forza dalla Direzione di sanità militru·e d ol corpo (u·nmta Roma.

I sottonotati tenenti colonnelli medici sono nominn.ti ùiret.l.ori d oll'uspodulo militare a. fianco di ognuno indicato, dai 13 marL.o 193,2-X. GAionmo cav. Cado, ospedale miOspedale militare NovlU'a.. lltare Torino. RLNALDl ca.v. Onofrio, infermeria pre· Id. id. Porugia. sidi.aria. Cava dei Tirreni. Poxnn cav. Cfuido, ospedale militare Id. id. Cutanzal'O. Verona. o -

<Hona41t d( medicina militcn·• ·


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NOTI.Zm

DE HELl..ALlnl:-JlS Cin-. Luig i_ t11nente colonnello medico ospedale militare NoYara. -

CoJiocato in ausiliaria rt dnma.nda, dal l6 giugno 1932-X. :Sar à assunto iu forza ùalla D iJ·<'zione di sanità militare del corpo armata Roma. Boccr .Pasqu~tlc, primo capit.nno mC'dieo ospedale milirore Milano. - Tmsfet·ito ospccl~tlo militare Broscia. D1d BoUelliiW TJOiriole, cli>'pen'!a 133 , 24 fcbbmio 1933-XI .

Fra i nostri assistenti universitari. Il Senato AccMlemico ed il Consiglio di Amministrnzione de lln. R. Università dngli st.udi in Romn., nr·lle rispettive adunanze de l J 3 e J 8 febbraio c. a, haru1o con [on ta n l pr1mo cnpitano medico prof. ca.v. AR·runo SABATINI la iscrizione nell'Albo d'(h,ot·e dogli nssisknti, i11 pre mio de li 'attivitàscioutitictt da lui svolta nell'anno ac· cadomico 1931-32, qual(' n.F<i'ÌRfl'llÌC' \'olontario, del R. Istituto di Antropologin. Congratulo.zioni.

Conferenza del prof. Leotta nell'ospedale militare di Palermo. Il 27 febbraio u. "'· il pr:of. Nicoln LC'otta, dirf'ttore della Clinic.a chirurgica dellu

R . Uni vcrsità di Palermo. ad in. vito del colonnello medico Alessandr·o Ciannelli dit-ettore di sanità militlm• della !::licilia, s'è compiaciuto tcnm'(l in quell'ospedale rnilit.are tum dotta confcr,'nza, illustrata ùa proiezioni di abbondante matel'iale clomunontario, sulla "Sindrome addomina.lo dl'stra • · L 'il lustr-e oratore, che su t-ale argomento di sonuno int(•rPsso htt. apport.ato Wl inest.imabilc contributo di classici studi i lptal i hanno i pii1 vivi ••d attUtl·li rifl<'ssi ne· l mondo chirurgico, ha intrattenuto per tm'ortt e mozza I'A.ttcntif<<>imo uditol'io. che alla fi1w gli ha tributata una calorosa. ll.liUlife,;t.azioJW ([i compiacÌin<:nto P di consc>nso. Emno pt'Nlent.i, col direttore <li ì:'~mitù. e col dirot.ton· ddl'ospedalc f.t>uentc colonno llo medico prof. Giordano, tut.t.i g li ufficiali mcdici dell'Esercito e deJJa. .'II. V. S. N. resiclenti 11 P 1llorrno, nonchè autoriti~ s.mitmiu e spiccato personn lità. m1'diche dolla Città.

VII Congresso Internazionale di Medicina e farmacia Militare. Com e abbiamo giì~ ripctut11mcnte annunziato (fnsciolo IX- 193 1 c faF<cicoloili e IX- 1932) il VU Oongre>~so Int~rnA.7.ionale di Medicina o .I?armacia Militare 11i terr à tl. Madrid dal 29 maggio al 4 giugno c. a. PROGRAMMA. Lutw:iì 29. ·- Alle ore lO: Consegna dei documenti. Alle ore 16: Seduta inaugurale. Martedì 30, mercoled' 31, giovedì l e venerdì 2.- Sessioni plenarie dalle ore 9 a lle 13. 8a.balo '3. - Alle ore 9 : Dimostrazioni scientifiche. Alle ore 16: Soduta ùi chlusura. Domenica 4. - .ManoVTe sanitarie di campagna. Nei pmneriggi. - Visita agli stabilimenti medici militari a Segovia, Aronjuez, l 'Escuria.le e Toledo. Serate. - Ricevimento del Presidente della Repu bblica. - R icevimento de l Governo - Corse di tori. - Rappresentazione teatrale di gala. - Serata di folklo· ro marlrilono. - Banchetto di chiusura (sottoscrizione speciale ). !SCRlZIONI pres.<>O il Comitato del Congresso, Ministero del la 1\1arina, Madrid; 50 pcsetas per i congressisti, 30 p eseta.s per persone d i loro famiglie.


NOTIZD!l

Te:NUTA MILITARE facolta-tiva, ma desiderabile nelle cerimonie ufficiali·. RmuzroNI P'EAROVIAlUE varianti dal 30 a l 65 oh sono coucesse nei vari pa<';;i d'Europa ai congressisti dietro presentazione d olln loro tessl"ra. GLI ALBEROHI di Madrid accordano speciali rihassi.

Il Congresso Internazionale di Avfazlone Sanitaria. Dal Jo 11.! 4 ,~<iugno c. a. sj trwrà a "Maclriò il II Cor~gre:<so Internazionale rli Aviazione SE\nitaria. Abbiamo riport11.to nel fa::;cicolo ckllo scot·,:;o o.U.ohre i temi cho vi Rnrnnno svolti. Sono valPvoli per CJnCsto Congresf'o le iscrizioni al VII Congresso di :\ledicino. e Farmacia Militare.

Congresso df medicina legale generale e di medicina legale delle assicuraziani. V riunione dell'Associazione Italiana di medicina legale Nel IV Conwes.'!o dell'Associazione Ita.linnn di Modiciua Legale o. Bologna il 2-4 jlÌUj!no 1930, venne d eRignata Roma com(' S<'Clt> d ella V Riunione. I l Comitato org~linizzat.ore, costituitosi in quest,i ultimi m!>si )W'r propnmre il V Con~sRo, comunico. che d es!'!o so.rà t enuto nei giomi d ell' l al 4 d el prossimo giugtlo ·nell'Istituto di .MtJdicina Legn.le d e lla R . ·{.Tniv<'rsitò. rli Roma. Il Congms>;o, in rapporto alla nuova orie ntaziono d <'ll'insej!llamt'nto d C'lltt ;\It>d icina. Legale e al momento attuale d e lla I.A''J.!Ì:<lazione Rociule Fni'Ci;;tn, s i intitola, d'accordo con la Pr<'f'idem:R. Òt)li'As.'lociazioru': Ornr[JI'e880 d·i Medicina LefJClle Generale e di, MedWinale Leyak delle Assicurr!Zùmi . Partecipano con l'Associazione cii Modi cina JA·galo "Ila, org>tnizznzionC' c<l allo svoll{imento d e l CongreRSo ~rli Istituti purastnt.tli di A.'l.«icur>lZÌOtw (Cnssn Nnzionnk J'lf'r gli infortuni d ogli oper·ai s ul lavoro, Cas.<>a, Nazionale pot• lf• Assicurazioni Socill,li e Istituto Na.zicmale delle Assiomazioni) a nwzzo d e i ri8pcttivi servizi souitari e il Sindacato Nazionale Fnscistn df'i Med ic i. PresidPnte del Com.it,nto orguniz:r.atore: Prof. S. Ù T'l'OLI~NG HI; Vice Presidenti: Prof. P. D ' ALESSANDRIA; Prof.. C. GIANNINI; Prof. I. RoMa:-<ELLl; Se~~:retario Generale: Prof. A. AscARF~LLI; Segretari: Prof. G . J.<UVNONI; Dutt. F . MARSELLA; Dott. E. ScATAMACCHIA. Scopi d el Congresso sono: l o l~avo.rirt> le ricerche RCiP.ntifiche che vnl~tnnu tl<l nmplinre il cnmpo dd la :\ft•dici.no. nell'applicazione delle le$!gi penali c socin li. 2o Porre e illustrare i pit1 importanti p•·oblerni pratici d e lla Medicina Legale <lt•lle As:sicurazioni e concorrere alln loro precisazione. 3o Inwressar,.. ai problemi di Medicina Legale gerwmlc e rlelle 1·\ :•.:.-.:icuT'tl.zioni il maggi-or nmnnro di Sanitari, cons idc rnti i còmpiti modico-legali sempre piìt irnportnnti che sono assegnati loro d a llo, kgi,;lnzionc fttS<:ista. Le Relazioni e le Comunicazioni rigmtrdt'ranno a•·gomenti strettamente medici. I temi sceJt,i por le R elnzioni sono i seguenti: l o I ~ruppi sanj!lligni in 1\Icc~ icina. Lf-gn,Jo in rapporto pur<' a i cnmttcri m<lrfo log ici razia.li o familiari (rcln.t.ore prof. L. LA TTES; co l'l'e la tori Proff. F. N ICOLET'l'I e D. VJQLA, cnpitano medico). 2o Le applicazioni d e lla. Legislazione P enule Fascista iu rapporto a lla pc rsona)jtè. del delinquente (rdlatore prof. .B. DI TuLLIO). 3o Medicina Legale e Polizia Scientifica (relatore prof. G. F.uco).


4" MPd irinR. Aso;Ì<' Ill"flf.ivn drliP inrr ;dooi (rrlatorP prnL A. C'AZ7.ANTnA). 5" Il rischio n~sirnrnt i vo m•ll n. l.PQi~tA.zioof' Rociall'l (r<'lat.orc prof. G. ~IANf\O L~t ~fprJi ri nn. L "!!ll lr nrll' A~c:ir nrnzinn~> Vita (rclat nrf' prof. I. ROMA l'F.T.r.t). 7" TI nrohl c-mn. rlrll n rnn~<n lif ìt ni'Jln TA'~ islnzi onf' p~'nnl<' <' n r lln lf'l!!!:f' inf<lr -

tuoi (relnfon• prof. R. 01"TOT, F:N<:nr). T.l' r Plnzinni iiPhhooo l'~~l'rl' r ontl'tmtr Pnt rn 1n nn!?iol' Il i F<tnmpn in Ro. )f' comnnil'aziooi nnt.rn R. 1,1' rt>ln?:iooi d Phhono 1'1\."l'rl' io,·intl' Po tro il t n mnC'ain p. v.: il titolo deJJ c ('Omnn Ìf'nzioni. ('00 hri'Vf' ri AI<l'HllfO, f'ntro lll!=:ll'!'i:fl. nllln Allo ~l'!lrl'f l"ria i!Pl Conarr!'F<O nrl'l'<.<;O l ~t " C'n~sn Nnzionnl(' Pf'l' 11' A,..sil'nrnzioni ~nr·ifl.li- Vin 'MnT<'o 1\finl!hPtti n ·. J 7. R nmn. OHr<' n i mNl il'! d rl' pnrtl'<'innno n 1 C'oorrrPsso. l'nmr mPmhri <'ffl'r.t-ivi. ~<ooo in dtnt j 11.rl ÌSI'TiVI'rs i I'Oml' ffif'mhri nnt>rl'n t i flrft.j ('OJnrn rhr SÌ Ì n t.('TI'S~I\00 il <•gJi AT~O­ ml'nfi ch r l'< i l': \'()11"1'-rnnno n l f'onrrr<'~so. l P arlrRioni ~<i r Ì<'I'\'Ono n.lln Rr!lff'l r ri n r't(') C'ong-ri'"!'O nrf'l'So l n. C!nc:sn NA.7.inne 1P r!Plll' As!-< irnrn7.inni Rol'inli. v in Mnr('n 1\firifl'h"fti n . 17. "RomA. T,c nnot.l' rl'i:«f'TÌ7.i<>n" n r r i m<'mhri pff"H.ivi snno rli L. ~0: P"r a:li nòrrPnti rH T•. 11}. (:l rlPhhnno f'S.<:I'r<' in vin f f' n l Pror. Giorc:io .TANN'ONT, Rl'!!;rl't ni'Ìo C'n<:.<:il'rf' <kl C'on!lrf'~<<:o. inc:il'ml' ('on l 'ntiPFinnf'. · A l C'onl!rl'-i<l'o la Sanit-à mi lil nrr i'nrfl rnpnr~'i'"ntn.tn dAl Mlonnf'llo m Pilir.o C::w!!F.PPE RrzznTT, vice prrsiòente dc-l ('.(>llcgio m cdico-lf',g nle del MiniRtoro d t'Ila C:ucrrn..

Convegno scfentlfico sociale per ta lotta contro la tubercolosi osteo-artfc:olare, di Cortina d'Ampezzo. N f' i giorni 21} •(> 2R fC'bhrnio n. rort.ino rl' Ampi'?:ZO, fl('r ini?:;A.t.Ì\'11 rl~'>ll'Tst.ihtto F.lio torAPÌI'O • Corlh·illA n (l !'otto ali Rn!lniri Òl'lln FNlr rn!1.ion <> NRzionplp FR,QI'i."tt\ P<'r In lotta conl.rn ln fllhf'r<'oloFi. è f'f.nto f<'nnto nn Con!lTPS.'IO l)f'r l'n!'>~<iQt-Pn?:a srientifko-se>Pill l" é'lelll\ tnher<'olo~<i o~teo-n.rtiPolnrf'. Alla ~l'dutn inauj;mrnll' h1mno f)ArtNlionto R. F.:. n PrPf<>t t o rli 'RPll nno f'ol'tnnzo Gnz7.C'rst lf' 1\llfor itfl C'ÌftltrlinA <' p ()litichfl. Nl nJ C"onarf'~~<n h nnno Prl'l':O nn.rt.l' n\lmf'roFi t.isioloJ1'Ì. igiC'niMi. ort<lnf'rlici e chintrJ?i ò e lle vari<' TTn iYf'rsitò il<•l R l'~o P Òf'gli i:"tit nti erl nnt.i ontituh f'rl'olari ò ' I tn lin . n nrof. Vittorio Put t i hn. riferito nmnillmPnf.(' Fui modArni indiri?:?:i Òl'lln cn rn Òf'lln tnhf'TI'nlosi M f.f'n-nrtiC'olAN' <'il il primo Pnnit.Pno m Pii ico prof. F. Bocchl'tti h n svolto In 1'1111. N'll'lzionp !<nllo flf'I'ÌI'ff'nza FOC'iAlt> èii'Jln tnhPrcolo~<i chintrgicn. Entrnmhi !'ono stnf.i vivAml'nfP n.oplnuditi A nllf' loro r<'IAzioni è '"o.guitn. un'A.mpil\ c'liFC~nRsionP n.l ll\ qnn.lf' h n prP~'>O nnrte con lm n ot.Pvolt> rli s<'OTI'<O J'on. M orelli . I n olt!'C' hnnno prr~<o l n p nrolA. i profpR.c:ori D onnti. V nf'<'h,..Jli. C'nl"R.!lrfln<lP. C!tJA.C'CCl'O, R omo:oni. D f' Frfln i'(':'<C'O. Alll'~n"A -Pugli!<i. r nll>n<'lrl' . Mnnfrf'd i. Mo~rrA.:::"i l' nnmf'roRi a ltri . M oltP <'flmnni<'nzioni ~>ono l"t ntf' f t• ttf' dAi Ynri f'nnl!'l'f'sl"i~<ti giunt.i Òl\ ogni p a.r t.o d'Ttnlio, trn qn"~<ti : pmf. 'Pil'ri. prof. D Pli tnln. prof. l Rtt.iPri. prof. 1\fnr<>oni. u r of. P tr,..f'lin<>lli. nmf. B nrgf'llini. prof. C'amE"l'fl , dot.t .. Rcnalif't.t.i. rlot.t. D fl f'1mdia. pror. Znrtn.li. cl ott. Rin onm,oli. nrof. l\J1'7.7.nT·i. prof. Ft1~nri. dott.. 'MON'\in. (lolt.. Ori»ni. nrof . .Ta<'hin. p r·of. D P Fra nC'I'H'O, dott. R N:li vo. rlott. Mntzyll>"!!Ì, òott. J ,olli. r'lott. P Rltr ini1•r;. l)l'Of. M nl!ll i. p rof. 'Rnttnglin . èlnft. ilfnn<'ini. rlott. P <'trin. ilot.f;. L I'C'rPnz i. rlott. Fmnf>tli. rl ott. f'n~n<',..;o. d ntt. C!urli. rlott.. P •ll'<(Jllf•li, rlol.t. Filinn i. dot.t. Bonoln. rlott. l><'r ieon <'. rlott.. Rinihn ldi. ilntt. n <' T'noli. l' Sl.lln fìnP ilf'l Gon(!'rf'~<l'o . su p roPMhl rll'i prnff'~<f!nri 'P11 tt i. Mnr<'lli, D onnti l' B orl'h <'tt i è stat o votato il RPgut>nt.f' oròin<' rl" l gior·n o :

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11/Pnlc CtJ•r oln•• .çnun tllllf't•nli.•-•imi nrl rml''l>O Prnumwirn-i.ndit·idturl.,-Rncinle; txm.~idl',ru.fo ch" e.~.~a rron è uuo malllfliu lomù-. bi"'MÌ fii'-IIPl'O[P ,.,,, 1)(1, affrollfa fa con parità di me<:zi ed unilarielà d' iwlirizz i, nella /olia CO?li?'O la l11bercolotJi;


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fanno t-'Ofi rlle T.'rull~iAttm zrr, acinl f1f/,e<r-BQCin1P rU eiJI!fl ~tia, M?l. r.Ntt>.rio rN pr7r1fr). Ili fratfamenlt), inqttadmtn n ellr. prom>idP.n ze 1•oluiA dal R P{!1:mP.. a!fìnchA ai. prot!'lwln. nlla dia{17lo8Ì precoce rli twur. e r:hl' 11li in fermi .~iano foTti r1o7le CG8e, danTi 01/P(!dnli rmnuni o?Je sono atbwlme:n/P. ns81Afiti, P. ttiano ricm>erati in 11anatori; 1!1)ecinlizznti nP.i rrtur.U. aol14nto 7J08Bono trcmart. qtteU't'nainnll di apprestamenti fecniti, ~t.:ienti(i.d, rli n.mbienfe. di personal-e e tU clima. nfcMParin per wter attuare la wmplesaa ettra che de1>e e.<~sere r.onl/ervatitm /11nzinnale ('. rli bonif/ra rlcl terreno orrm11ico . A C'(UMf,{) rin!ICitis<limo C'.onvf'gno E'rnno prE>Sf'nti oltrt' 300 conw<'l'sist.i.

Lega ftaUana 'per la fotta contro 11 cancro. Ri è rinnovato il Con;oi~lio Diretth·o d Pllll Lei("R. f' F<ono !'tl\t.i rlf'tt.i pn>t<irt<'llf(\ il prof. dott.. A lrl'Sandro Lust.ig. Srnat.ore df'l Re,~mo. '\' Ì<'R-OrPF<irtPnti i nrofP!';oori Ba.sti anf'Hi sen . ilot.t. R affA.elP di Roma f'il Aflt•oli dott.. MA11rizio di Pnlt"nno r FAwetario j!Anf'rR.Ie il prof. Gallf'ngR ilot.t.. Piet.r0 ili R omA. f' fl. C'onRig:lil'ri m Pmhri i nrofessori BelfMti dot.t.. Semfìno di Milano. RPrt.olotti dot.t. Mttrio di 'l'orino. Dom~oti dott. Mario e Fir h em dott.. C:n.etano ili Milano. Lu!Wna dot.t. Gn,.tA.vo e 'R Jli!fll'li dot.t.. Fran<'4?~'<'0 di Grnova Ad i ~;rna.tori profeF<sori P l'~: tn lozzA dot.t. Em(->Sto di Roma f' Viola d ot.t . Gincinto di Bol0,1mR .

III Convegno Nazionale della Lega Italiana per fa lotta contro n cancro, organfZ7afo a cura tfella sezfone romana. Roma, 2].2.1 aprile 1933 XI N a i giorni 21-23 anrila p. v. avril luojlo in RomA . ~>ot-t-o l'A ltn Patronato rli S. M. ln. R Pqi?W. n ei locali d flll'Ic;tituto dPl cancro .,. in coint'idt'n7R <'On l'inAnMtrA.1.ionP

deii'Jstitut.o ..tesso. il m Convesmo della Lega Italiana p t'r la lotta CC\nt.r o il cancro. l temi all'ordine d eljliomo sono i S<'guenti: } o Organizzazione d ella. lotta contro il cancro (RPlatore: Prof. lLVENTO, R omA.); 20 J..ipidi e t.umori (Relatore: Prof.ssa MoREr.u. Firf'nz<'). 30 La ra.diumtera.pia del carcinoma uterino (Relatore: Prof. BERTOLOTTI. Torino); 4o La cura chintr,IZica. e r a òiumtern.pica. clel cancro d r lla lingua (Relntori: Proff. Ar.F-SSANDRI e Bust, R-oma ): 50 L e prove bioloj!iche n ella <iingnosi del ca.ncro (R<'latore: Prof. RRANCATr, Parma.); 6° Lesioni precancerose (Relatcre: Prof. SoTTI, R oma).

Oltre A.Jla discu!'sione d<1i t.f!mi sono a.mmrsso solo le comunica1.ioni d 'n rJJo· menti strettamentk' affini a quelli dei t emi stesJOi. D t.itolo A nn breve TÌA.SF<tmto cklle comnnicazioni d evono essere in vinti o l F;p. I!N't.ario ò cl Conv<'nJmo (Prof. G. PACE'tTO, R. Clinica Chirorgica, P oliclinico Umberto I, Roma.) non niù tardi clol 30 ma.rzo p. v. J,a quota di iscrizione. di L. 25, va. inviata al Prof . GIOVANNI PACETTO. Agli iscritti Sfl.ra\ inviata in p recoòcnza conia clelia relazioni e il nrog:rnmma cio• Ila sf'dut.t' e !!nccessiva.mente il volume d egli Attiedit.o a. cur a d el Comitato Ordinl\torP. AJ ConVI~gno è anneR.';a lma. most.ra di o~re Btll cancro, col concorso anch~ di libr erie straniere, e una esposizione di Apparecchi di dia.!Zllost.ica. e terapia. Gli iscritti a.l Conveg:no possono fruire d ella t'iduzione ferroviaria. del 70 °~. concessa. p or lo. Mostra d ella Rivoluzione Fascist a .


YO'ri ZU:

V Corso di cultura medica. (Varese 3-17 :;cl·t<'mbrc 1933) Quest't~nno &trnnno svolti i s<'gucnt i temi:

F-nrlocrinopatie. (Nozioni g<'nPt•o.li f;U JI'u.nnlomin o fisiopnt.ologia d r~! i nppnrati endocrini- fond amenti anatom i ~i dello <·ndocrinoputic- patologia- clinicu d elle ghiandole a st•creziono intomn). A fle:doni ?'enmaliclte. (Fisiopntologin gt'IH.'J·nlf' ~ nna.t.omia putologif'u dr lle artiel)lazioni- ReumatÌ>'IIlo nrticolnro acuto- Altri rf'uma.Li~mi infdtivi- Artropntie croniche e loro i<•mpin). I llustri d(lCI'nti clollfl Univf:'rRit,\ italinn<' svoiJZPt·nnno lf' lezioni rl'ln.tive. Lo f.l:<t•rcitnzioni pmtiehe l'Rranno tt>nnh• pl·N•l'O l'OspNia lc di Ytl!·cse dal diret.t.ow <1<' 1 Corso, rn·of. Luigi PontiCJ\ccia, oho darlt g li schiarimen ti del CMlO a·chi glieli richil'da. Il Con;o ò knuf,(l, como nl solito, i<OI.to l' <'gicla cll'll' I ::;tituto Intenmiversit~\riO itnlinno c del suo pt·••sidHntt·, scn. Gentile.

La sintesi de1 chinino. Se la no tizin ri,ponrl.c· a vl'rità noi stiamo P<'r libf'rnrci dcll'a:;.~ervimPntoin <'Ili ci t.rpvimuo por fornirci di d1iniuo nnt urì\lc, mOl\opolizznto rln un l1'WJt che gl,m dagnn nnn P0<\hi milioni 11nn11i. F. rli.i1wi lnlil'tn no t izin comuni<'Rtnei lhd J'T,.:tituto Chimico di St~d.o di Ambtirgo d\<' il chimiro Rnbc•, Pd i :-;uoi dii<<'<'JlO!i. Rono nlfinP giunti. rlopo lunghi nnni di studio ~ di pttzionti •·icerch<'. n fnt'P In :-;intl'.~i dc•] chinino, cioè n prodnrr<l. con mt'todi 1l~a•·tifìcio. J.'idl'Och ininn c l'ìdroehinidiJHI. Gli ::>tudi del Rubi' hanno mimto, anzitutto. 11 conoS<'Pre ~rfett.runf'lnt.e lA. Rtrutturn cbimic11 del ch inino di cui è no tu la fommln gc•nPrie•~ C19 H 20 (OR) (OCH ~ ) N~ + 3 R~O ed il pN•o molecolnrf' c•guale a 378. n ltt Rt.t·nttura d elln chinidinn In cui formula l\ffilll('Sst1 è <'u Hu N! o~ ed il P<' >IO moleeolare 324.21. E):(! i rius(·ì n. t.ronll'e In formoltt chimica dl'lln molecola dol chinino e, in segui t<>, la. muniem piì• idon~t por giunger<' a lht fubbricaziom> dell'attuale prodotto. Grande fu la difficolt-à, supemta d a lla immensa fNl~ . per ricercat'O le ·m aterie prime n.c:lntte e, poi, il processo chimico p or. potere ottenere anche gra.n dissime fJun.ntit.à di chinino s intetico. Encomiabilis;;ima }Jrt'lmura, questa del Rabe, poichè a poco o nulltt, praticamellt,e, Mi-ebbero n.ltrùnenti valsi i suoi diligenti studi. F.d il chinino che il Prof. Rabe ha ottenuto è completa mente iden t ico alJ'nlcl\loiclo che Ri ottiene dalle cortecce di chino.. Una difforAnza pare che esista J)<'rchò questo ldrochinino sint.etico contiene due atomi di idro~eno in più, ma lo ;:;uo proprietà, o In. Rua. azione terapoutica, appaiono in tutto identiche a ClUOito del procJot.to di nn.tnra. Ri è riusciti, coRl, a d ottenere per la prima volta in lnbon1.torio quE>l med i c:ttnwnto che è un ve•·o specifico nel111. malaria. e che, ogni giorno più, ncqtiistu. import.tnzn. noiJfl, rnodrrnn terapia. Auguriamoci cl.e. al piò pre&-to pos~>ibile, s i po~;:a giu ngcro alla sua preparazione su vasta scalo. industriale . .,.., Con f)UO:-;tn l'intt' Ri fo•·t nnnt,a d i'l chin iuo e u t'll sno il'omero stereochimico, la chinidinn, non sarà. impo~>Sibile giungere a. produrre. anche sinteticamen te-, rlivel'fli altri alcalo i<ii clpJla. china. che, in nattlra., non s i t rovano isolati. dott. RENZO CuRATOLO tenen te chimico·fa.rmacist&


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Nel giornalismo medico. In questo mese di mm-zo PSCe la nuova rivis ta N1mti1111 Rarliologicua, Ro!>.~f\­ gna. internazionale di roccn~'<ioni critiche, diretta da Aristide HuRi, proft•ssorc ordinario di radiologit\ nella R. wliversità di Roma. Questo nuovo periodico che colma. tma. lncunr~ d e lla mdiologia italianH, 1m per iscopo di r accogliere e recensire la. produzione t·aùiologico monditLlo, segmdtlndo llgli stu diosi i progressi importanti che la. scienza rad iologicn compie in ogni psu:>!'P, c' cercand o così di intensificare lo scambio de lla. produzione scic•milica internnzionulc . La Rassegna è bimestrule cd è redatta in lingua italiuntl t'd in liugun In tino. Essa recen sirà nel 1933 Jn produziono dol 1932 c contPrrà inoltre onchc um\. rub r ica per even tuali polemi<'he scient.ifiche .

Nello scorso g onnaio ha iniziato la sua pubiJiica;,ionc • Il jannacista italiww » pl'osentato noi seguenti termini dell'illustre direttore prof. Sih·cstro Buglioni : • Il farmacista italiano», la cui pubblic<zzione ai iniz-ia coL prellente fascicolo, in sostiliuzi.one del precedente « La Pa.rmacia •, accoglierà, come seconda ae1·t.c del JJollettin.o Ufficiale del Sindacat.o Nazionale FMci.<Jta d.ei l!'armacist·i, tuili gli Atti ufficiali cou~piuti ed emana/ii cb:'i tmperiori Jl1in:i.steri e Uerarchie, che hanno d-iretta attinenza con la categoria dei f(wmaciati, e da questo Sindacato. Una larga e non meno intere!Jsante parte sarà data agli art·icoli e alle osservazioni fatte da tutti i coUabo·ratori, farm.a,cist•i e amici dei farmacisti ilaliani, che d-<>po allento e benevolo vaglio della JJirezùme, saranno ritenut·i degni di pubblicazione. Il Bolle11Ì1lO avrà inoltre varie rubrich e., t1·a le quali segnaliamo <J!'ella legale e un ricco notiziario dell'attività. aincb:tccile nel compo farnw.ce~a·ico . Come supplemento, tiservat.o alla colLa.borazione aci.entifica e tecnica., uscirà bi111ettralmenle, in sostituzùnié dèll'« Otfi.cina ~. la t-i11Uita: « Lo. $Cienza. d é l farmaco •. L'imwvazione dei titoli è giust'i,fica.ta, non tanto dalla miyliorot<' veste t·ipoara{i.co e dalla p-ilù adatta disposizione ed organizzaziot•e del contenuto, qua.nto sopra.lulto dal tono più el.evato che desidero aia dato neUa. collcthoraz·ione non uUiC"iale, ben tenendo prellente le recentiss-ime parole del Dz~ce : I l Sindacnto d evo avere sostanzialmente fwuioni educative, ti.Ssistenziali e sociali. Non le prtYmeiJse, ma. i fatti che, co1~ l'aiuto efficace e atfeUuoao cJ;i t1tUi, collaboratori, e lettori, ~tpero di condurre a compimento, varranno a reudere i due periodici grat.liti e ricercati da tuUi i farmacisti d'llalia, che troveranno in e!Jai la voce sincera e aiC1tm di chi sa cou•prendere le loro neCeiJaità del momento, per poterle aeren.a.ment.e su.pera,·e temprando il loro spirito alla discussione misurata e serena di chi sa cercare e trova.re nelJ,a forza superiore dell'ideale quella elevazione morale che varrà a risollevare il prelltigio di una tanto nobile p-rofessione itndiapen.sabile alla ptthblica salute. l n tal mcdo sono convinto che ai formerà l'ambiente pi'ìt ad(lUO e sereno pe1· la soluzione dei ditfu:ili problemi che i ncombono nel monumlo sulla vita profe!Jsionale dei farmacisti d'Italia.

Ai n uovi confratelli il cordip.le benvenuto o g iLuugtu·i d el nostro Giorno.le

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NOSTHI

.M:ORT.l

Abbiamo il dolore di partecipare la morte d el tenente colonnello medico in s. p. e. cav. Nurqa Corradl, s pentosi improvvisamente a Parma il 3 1Jll\f2;0, nel com· pianto ~;incero e profondo d e l C<.>rpo Sanitario che b.a perduto con lui uno d ei suoi migliori ufficiali. Nato a Trecasali, in provincia di Parma, il 28 marzo 1875, si era laureato a Modena il 20 novembre 1901 ed era subito venuto a far parte della Sanità Militare, ove aveva militato ininterrottamente fino a.l 14 dicembre 1929, quando fu collocato in a.spettativa. p er iHfernutà proveniente da causa. di servizio. Da poco tempo era. stato richiamato ed assegnato all'ospedale militare di Piacenza. Il tenente colormello medico CoRB.ADI possedeva. m modo eminente tutte lo migliori doti del medico militare e neHa. s ua. lunga carriera aveva reso servigi apprezzatissimi, gun.dagnandosi ovunque incondizionata estimazione per il suo vivo in· telletto, per la. vasta. coltura., per la. bontà del suo animo, per la. dirittura. e la nobiltà del suo carattere. Era particolarmente noto ed amato fra i numerosi ufficiali medici che ricevettero i suoi chiari od efficacissimi ammaestramenti nella. Scuola. di applicazione di sanità militare in Firet"lze, presso la. quale egli rimase da11. 906 a l 1911 come insegnante aggiunto di micro.biologia ed epidemiologia, delle quali materie fu. va.lentissimo cultore. Seppe anche dimostrare le sue ottime qualità. didattiche alla. Scuola di applicazione di fanteria a Parma, o ve nel1914 e dopo ill919 fu insegnante titolare d'igiene e primi soccorsi ed impartì ammirate lezioni per la. parte scientifica. della educazione fisica. Si era disr.into nella guerra italo-turoa (1911-12) ed aveva preso parte alla guerra ita.lo-austriaca con formazioni sa.rùta.t·ie ca.mpa.li e presso di.reziorù di sanità di grandi u.nità m obilitate, a.cqu.istando distinte benemerenze per opere igienico-profilattiche, coronate da pieni successi nella. lotta contro le epidemie castrensi e particolarmente contro il dermotifo.

Direuore rupon,sabile: Dott. L uiGI F&ANCB.I, tenente generale medico Redattore: Dott. prof. VlRGfNIO DE BE.RNARDINIS , tenente colonnello medico (5107472) -

ROKA, 1933-XI - ISTI'rUTO POLIOllARI CO DELLO STATO - G. C.


RIVISTE 1\tiEDICHE MJLIT.ARI -----------0----------ITALIA: ANNALI Ili 1\CEDtCINA NAVALE E COI.O~IALF.. - Direzione oo o tm lo ciPJla llflnllà militare m arittima, X lnistoro della l\1arina. Vol. l, Fase. I -II. uennQ;io-/eblwaio 1933. La Tena : Rlccrtlbo sul potere a ntigone del baclllo tlfico co ltl..-ato su terl'('ni <!On vitamine. Mldttltttl: HJrercho sul la pluroUtn del tipi Aiorologkl d<' l vi brione co lcriro. - Doria: Infiuonzn del diStoma di Goldmann o !':.. n. E. sulla procluziooo degli Rntlr<trpl. - c.rz~...nl e VltleJo : Rlcorcho sperimentali su lla. Rpeeitlcitil de lla. rt·nziooe cnu>ch>si<'..:• nello lnf<'zionl stafilocooolobo o str eptococcioh<' . - Matte!: La f<'bbrc ricorrente o r Ila ::;.l!nalia. Itall(loll. Pllllacta : Su d i una nuova s pecie del a en. Polydelphis (l'. mucrona{.A).

EST ERO: BELGIO: A.RCHIVES MÈDICALE'l BELOES. - Dlroziono &ni"'riore del ~ervizio di snnltil doii'E~orcito belga (R edazione: Ospedale mUltare <I l Licgl). Fase. J- 2, !JCimaio-f eb()raio 1933. VIli Der Elst : Trnttame nto dello fratturo dinf!!!llrie Opl!rte ile i femore (N . 1). - QalmJ : L n m e ruvigliosa. <lì tesa del perito neo n eUo tu;tolo ~tcrcoru<·ee c n ello lnfcz.l o nl (N. 1).- Bollettino lnttr· nulanall (N. 1 e 2) . \

CECOSLOVACCHIA : VOJ El"SHt ?;l) R .\ VOT:-<'lCfl R r, t !'\TY. - Orgnno s •iontilko del m •Hiic-i. ''o.tN·iM ri o fannnclsti militari cccoFlovncchi. Redazio ne: Pmlut . Suben('<'. )t i\' O.- 2ùm..-. oddé loni. Fa.'IC. 1-2-3, 1!•~2. c....,: L'organo della vi ~ta e l'attitudine al S<'r,·tzi<> milltm-e ( .Y. 1 r 2) . - Hron: Il funziono · m e nto d e l servizio snnit.strio d'unzt nt,•is ione clurout.o l'uUnçnn - Un esemp io con<Wt>l.<J (N. l e :1) . - llattk : L'lnfoziooo arLifkiiLio del pullnmt: e dei l>iccionJ c<>l carbone (N. l e:!). Tom:lk: Alcuni rari .N!>perU (leU'o..;lAJlle radlow·«>pk·n dello JH1t ?.inuo ~nperiol"o do l lln ndo·u o (N . 1 e 2). - Oapek : La misur" doll'int<'ll igc nza elci cund!tln ti 111ln hCtwla J>l' r ~ottu(tlciali ( .V. 3). - Wtldlldl: C'.ootriliuto alla dingnosl d c ll'a ut'Tnlu lnfctlint <h-l <'IWnlli (·"··:l).

FRAN CIA: ARCU IVES DE M ÉDECINE ET PIJARMACIE ~II'LITAI RF-8. - Direzione d el servizio d i sanità, Ministero della Guerra. F 06C. I, oennai.o, t.omo XCVlli, 1!183. Bonnel: La mnlat t! n di Hodgkln ·o ilnto~;runul omnt o~l mnlignn . - Coucltay: Di('iot lo mesi eli prntlcn m cclioa uS1l()da lh' l11 !H Froucin tu m ezzo "i ~t· nugalcsi. - lklcit : F nnziouum<'nl o del ~crvizlo snoJtarlo n ella sta ziono di buli si.IUlJeuto <li C'n d l nel 1018.

INGHILTERRA : JOURNAL OF TDE ROYAL ARM Y M'lì:D [QAL CORPS. - Edito d a John Baio, Sous a.od Danlolssou, L td, L ondra, Fase. li, febbraio , t:ol. L X, 1~38. Dnh: Ri cerch e soli'inqulrutJnen to batterico d e llo pi S<'i no (C<>nUnw•J. - watker : Indagini • n t·a~i di mouiugito cero bn>-spinalc . Noccs• ilà delia diaguv~i preco<·o (<'Qil li nu~ione e {inc;. Rowttttt: Jl pane ftlaolè .

ROMAN I A : HE\"1S'rA i"ANIT ARA MfLITATIÀ. - Redazione c l.lllUltini;;trn zio nc: Ospctlld o rulllttli'O • :Ht•g io a .l!:lisubotta . Bucorost. F use. XII, <licembre l~~ ~. · AniMI t Bol'dan: Gli ascessi dei setto rot to-vogi nale. - Zamflr : r,,\ crisot<' rnpln dclln tul>er<'ùh•~l polmono.re. - 81ma 1 Cloran : Go caso di e m atu!"ia da urotropina. - Oltran: C<Jrp i estrutwi mctulllci nel c ieco .

SPAGNA : lt~VISTA

DE SANIDA.D ;\IlLITAR.- PuhlilicazloM men~llcdcl Corpo so.oitario mili tare. Mnclrld l. Fase. Il, febbraio 1033. PIUbr C&nlllla: Formnzionl Ranll.arie nel llrnl'Occo (conlin·u w;itme e fin e) .

STATI UNITI: TfJE MILITAR V SURG E ON . - Anny l\iodloal Mueeum and Llb rn.ry. Waahlngton. Fa.sc. ocnnaio! eblwaio, o. 1 e 2, vol. r,xxn. 1933. _ 1 Klnnt1: Addestramento <lclio unità. Rll.nitarJe per la gue rra chimi< n CN. IJ. - Wllson : La trlcoflt.osl (.V. IJ.- Mllkal : L'l'tnla iugulmliO (N . 1) . - Baldwin: Il lllllto•lo el i Dctmol<l f>Cl' !l't'· naro le entol'Tc\gie lnol'c rnl>ili (N . 1). - Todd : !.a fehbre ondtl lf• n w l rull a t n , ..,J 11\<'rt·m·c• cromo CN. IJ. - 8. Fernando : Sc n·izlo militare o t.ube rcoloRI (.\. IJ. - Jonea : !:;!H<ttlardizrnzio no cloilo n ostre C!ìmere. o pcrntorle (.\' . l ). - VIncent : L"ll'O <lC'I sh•ro no tlc-olil.u<·ollan• ucllu I>rot.lcu cl\.lrurgic.\ (N. 2) . - Qonaalez Cosio : <:o l()(: iFtcoLnmh• c s ua 11aio!>alo!••kill <S . l) . Cl!atnberlaln : OrgnniY-zor.iono ~ll nitn rlll. ne l Cntu> lc di l'Amcmo (,\'. ~~- - Brookflcl~ GIJman: ;\1od i6<:Mione utla eteccn di ThomnH (.V . ~) - - Dlmu-Arutt: Ciò ch1· un u!6l'ia lo otlnnt.ofntra do,-reb.b o co oosceo-o (N. 2). - 0111 Mlcble : Il d iabete e d il ~uo tr>Litu mc nto uci l>ic• uli <~>t•• .. dali rmUtnrl (N. 2).


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Anno LXXXI -Fase. IV

GIORNALE DI

.

MEDICINA MILITARE

DlllEZIONE ED AMMINISTRAZIONE Mil'fiSTEBO DELLA GUEBU

ROMA

PubbliCG%lone menale

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SOMMARIO Il Centenario del Corpo So.nitnrio Milìtarc

Pag. 241

LEZIONI NEGLI OSPEDALI MILITARI .

Pog. 2l2

LeottL - Sind rome ,[dtlominnle~dcst:ra

•luuero. -

Uimo~tr><«ioni clluJcho

MEMORIE ORIGINALI : ClllttUI. - Fonom~ni di~sotifltivi del bacillo cl~>l ilro nei port~~torl . • . . . . PlccllfetL - Co nLI"il>ulo a llu òlugno~i J"Uò iologi ca delle cisti dn ooh lnococco MEDICINA LEGALE MILITARE : CoJMIII. - L'indnginc rtHiiologi<m nclln "''l~zi onc elci giovani nsplntntl nl''amml~iouo nelle H H. Acr·n•lclllJc milltllri con particnlnre riguardo aU'occurtnmento <Ielle malattlc tol"llcicbc . . . . • • . . . . . . . . . . . . . • . • . . . . • • . . ..

24:! 247

pag. 248 261

Pag. 271

OAIIITIOA OLINIOA :

IPerrkone. - Su di ltO CSI~o dj IIlOPia~ia rcnnlc monolnterale e n10sentcriunl commune

nello A I Co~O $0Jtl:"dW • . . . • • • . . . . . • . . • . . , . , . . • Vasta. - Un Cllso di calcoln~l del dotto di '\"nrton . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Tma. - SitUa cu r'tl. delle l<l<ono•l déllo vic hwr·iltUJJI o d eJJc dacrioclslitl . . . . . . . . .

RIVISTA IINTETIOA: IPiastlna. - Mc.>t.Q<l.O <'blmico c ftPio ln~;ico nel t rnu~mcnt.o delle ferite d'armA cl n fuo<'o, securulo l'CSl•crlco«a dc ll'ultiJna gu..,rrl.\ • . • . . • . . . . ... • . .••..

Pag. 21<0 2$5

291

Pag. 295

' RIYIITA DELLA ITAMPA MEDIOA ITALIANA E ITRANIERA: .Arftla (f.') chimica ntl rapporti con 11 medicina e l'orpnluarlont lllnltarla mllltlre - )L\NtP.RI. . Beri-beri 0.9~en:~t:i<mi i!lali.•lirhe dd t/N:~.'>i NHt .w tli dii i - nel (/i117)1l<>nlt - flll<\).· 1· 1 l.\lAKI Bottone d'oriente ::i>< <Ì'i -un caso cli - m.i<·u r!tiii••!Jrale s-imu.W.nle tm et>ilelitmra - :McHt::i"l'l oC)lltlcet'COti muscollte umana Q~scrctt::i<mi t.U. l,/ i ttn Cll8~ <li - UA1HM<.:CI . • • • . • • . . •• Comlazlone tra wolume del cuore e proftlo lineare della m1111a eardlata - KAB.I.STORf' . • . • • • Derlratl -arblturlcl L'anone parud<>•da e variubile dci - MJ::tm.J-00 . • • • . • • • . . . . . Dlaenterla b~lllare ( IAt) nena reclone del crandl la«hi ll'll'lcanl e la •-lnarlont proftlattlca P~<:n<;Ut~lt e

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OOIIFERENZE E DIMOITRUIONI OLINIOHE NEGLI OIPEDALI MILITARI NOTIZIE . • . • . • . • . . . . • • • . • . • . • . . • . . . • • . . .

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CONDIZIONI Dl ABBONAMENTO. L 'abbonamento è a nnuo e de~orre dal t• gennaio al prezzo di L. 32 (Estero L. 44). l'er gli u.Jllolall medici e chlmioi- far maoistl del R. Eserci to, in servizio ed In oong.,do, Il pre>;zo dell'abbonamento è ridotto a L. 24 anticipate. Per l soli ufDolali medici (dell'Esercito o della Marina), In qualunque poslzlone el trovino, è ,a mmeaeo un abbooamooto curnuJatlvo al Owrnale di Med(cina iiUlitan ed agli .dnnali ài .Medi cina Navale e OoW.ni ak al prezzo di L. 46 annuo. ll prezzo del supploroonto contenente l RuoU di aMallitd àd corpn 1anilario maflare è di L. 15, r idotto a L. 8 per l soli abbonati.

NORME PER l COLLABORATORI. Le opinioni manifes tate dagli Autori non uupegnaao la reSPOI.u<abllità del periodico. AgiJ Autori saranno conce!l.il !n'atuitamonte 50 estratti con covertlna stampata, fron tespizio, lm· pagine.tura o numerazione speciale. Per disposizione del Consiglio na;~ione.lo delle ricerche a ciascun lavoro deve eaeere unito un breve e.uto ri888unto (non più di 10 righe). Le 8Jl080 wr lo tavole litografiche, fotogrs.ftche, &l\c., obo accompagnassero le pubblloazlo:~l, sono a carico degli Aut.or l. I ma noscritti non si rostltutecono.


IL CENTENARIO DEL CORPO SANITARIO MILITARE Sl E. il Ministro della Guerra, Generale Gazzera, nel suo discorso del 16 maggio alla Camera dei Deputati ha pronunciato le seguenti parole: u A

Firenu, attorno al monumento al c Medico caduto in guerra •, U corpo sanittJrlo miUttJre s'è raccolto, alla presenza di S. M. U Re, per celebrare il cinquantenario della scuola d'applicazione, amtro di impulso e d'indirizzo per l'alttJ mt..tone del glorioso corpo, che pro· prlo cent'anni or sono, Re Carlo Alberto con R. VigUetto del 4 giu· gno 1833, disciplinava, assimilandone i gradi a quelU miliftJrl ». Prima del 1831 presso l'eroica Armata Sarda vi erano soltanto dei medici e delle infermerie reggimentali, che non costituivano un vero Corpo Sanitario con organizzazione propria, ma servivano soltanto ·p er disimpegnare il servizio medico senza distinte gerarchie e senza unità d'indirizzo. Nel dicembre 1831 furono creati ospedali militari divisionali e un anno dopo fu istituito il Consiglio Superiore di Sanità Militare, con com· pito direttivo del servizio sanitario nell'Esercito. ll 4. giugno 1833, come ha ricordato S. E . il Ministro, Re Carlo Alberto formò su nuove basi il Cprpo Sanitario conferendo ai medici gradi assimilati a quelli militari. A questa data dunque rimonta la fondazione del Corpo del quale quest'anno ricorre. il centenario, in coincidenza con lo Statuto, un giorno prima della nostra festa per l'annuale commemorazione della concessione della seconda medaglia d 'argento al valore militare, guadagnata al nostro Laharo nella grande guerra. Con questi lieti auspici nei nostri stabilimenti sarà celebrata la data memoranda e sarà caro ricorrere con raccolto pensiero ad un secolo di storia, nel quale la Sanità Militare ha degnamente servito la Patria che, per il valore delle aue Armi, in cento battaglie ha conquistati i su oi confini e si è espansa oltre i mari, per progredire con inesausta lena, rinnovata nel segno dei Fasci, verso i suoi alti destini.

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LEZIONI NEGLI OSPEDALI MILITARI

.. D nostro Giornale inizia questa nuova rubrica destinata a raccogliert> riassunti di lezioni tenute nei nostri ospedali da professori universitari. La. Direzione generale di Sanità militare ha voluto promuovere ta1i riunioni con lo scopo di me.ntent>re e rendere sempre pii) efficaci i proficui rapporti dei nostri istituti con i superiori centri di studio, facendo assegnamento sulla immancabile collaborazione delle Università. italiane per quanto concerne la elevatezza tecnica dei quad ri sanitari dell'Esercito. Già. nella ~erra si ebbero luminosi esempi di simili provvide intese, quando Maest ri ins1gni, convenuti ai nostri stabilimenti campali, vollero riservare al nostro Giornale gran parte della loro produzione scientifica. La tl'&dizione è poi stata sempre mantenuta con l'onorifica ammissione della Sanità militare ai Congressi medici, ai quali abbiamo potuto apportare l'utile contributo delle osservazioni compiute, in condizioni di particolare vantaggio, nelle collettività armate affidate al nostro presidio sanitario. N el Sanatorio militare di Anzio fu tenuto il primo corso di tisiologia con lezioni, poi riunite in un aureo libro, di docenti militari, frammiste a quelle di professori dai pii) chiari nomi della Medicina ita1iana, quali il Maragliano, il Morelli, l'Alessandri, il Busi ed i compianti Dionisi , V. Ascoli e De Carli. Alla Scuola di applicazione di Sanità miljtare ogni anno si svolgono conferenze per parte di titolari di cattedra e già il frutto di tanta sapienza è raccolto in sette elegantissimi volumi che formano una delle pii) belle antologie di scienze mediche. Presso l'ospedale militare di Torino, per iniziativa del1a Direzione di Sanità del Corpo d'Armata, vi furono in passato riunioni per dimostrazioni cliniche, talune fatte dallo stesso prof. Bizzozzero che è stato fra i primi a rispondere al nuovo appesllo. · t'1 rel&.ZlODl · · c ult··--" · e queste po1· sono f ra 1e p1'i) .appar1scen uno.u, nmane pur sempre alla ba.se della stretta solidarietà che unisce tutte le Forze Sanitarie del Paese, nel quadro della nuova vita. nazionale, l'identicità dei compiti che son com messi all'intera classe medica, della qualè noi I!Ì8fiìo la sco!ta vigile nell'Esercito e che noi integralmente prepariamo, nei turni di leva, alle nobili virtù delle a rmi ed ai supremi cimenti della guerra. Mai come nel fervore del Fascismo p oteva meglio essere intesa questa stretta unione, già. J;lrim& ree.lizzata per generosità d'impulsi ed ora perfettamente rispondente al ntmo df'lla marcia ascens ionale della grande Patria, per la. quale occorre siano organicamente potenziate t utte le energie fisiche e Rpirituali della. nostra gagliarda razza, secondo i dettami i progressi delle scienze della salute. Inaugurando questa rubrica, riportiamo la circolare n. 51(}-A del 15 marzo c. a . della Direzione Generale di Sanità militare che contiene le norme per le conferenze e p orgiamo agli illustri Oratori che le hanno iniziate e fin d 'ora a qnelH cho si succederanno per l'avvenire. riconoscenti espressioni del nostro GiornA.le per l'onore che gli è riservato di rs.ccoglierle e divulgarle in tutto il Corpo sanitario militare.

I n occasione deUa riunione dei DiretiQT'i di Sanità di Corpo d'Arnwta, avvenuta nella Scuola di applicazione di. Sanità. militare il giorno Il dello scorso febbraio. il sottoscMtto ebbe a dimostrare il suo desiderio di vedere estendersi e farsi più attive le relazioni già felicem-ente imtercorrenti fra la Sa.nìtà militare ed i ~ centri di studio. A qt~to scopo fu indicata l'opportunità di promuovere presso i nostri Istituti l.o 8'Vol.gùnento di conferenze scientifiche da parte di profes8<>7'i universitari au argomenti di particolare interesse per la M edicina militare, o su questioni di at.tua.Ut.à scientifico-pratica. Ora lo scrivente. t.ornando su qt~ti proponimenti, intende che i Dirett.ori di 8anìlà vogliano tradurli in atto con personali iniziative, regolate sulle possibiltit<ì d'ogm: singola sede, sulle esigenze del servizio ed anche IJU personali relazioni e conoscell~ 11ei diverlti ambienti universitari, adeguando alle variabili circostanze il numero. il tempo e la frequenza delle rittni.<mi.


SIN DROME ADDOKINALE DESTRA

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Si ha fiducia che 8iffatte adunate, quando fossero largamente prom<?Bae, contribuirebbero con itldubbia efficacia all'incrementc del patrimcnio scientifico e all'aggiornamento culturale dei medici militari, posti nella vantaggioaiaaima possibilità di essere intrattenuti da iUuatri Maestri su importanti aspetti del continuo progres80 delle arti ~.che forse, almen. o in ']Xlrte, non Bi avrebbe modo di seguif'e altf"i· menti con uguale profitto. Ciò tornerà anche a decoro e maggior prestigio dei nostri Istituti, più vivamente partecipanti ed apert-i al movimento scientifico, come luoghi di riunioni d'alta d.otmna. D'altra parte Bi è certi che, come è a111.1enuto presso la Scuola di Firenze e altrove, Bi incomrerebbe di n.QNna beneoola aduione nelle Univeraità, che accolgono OtJUnq'U6 e seguono con distinta cordialità i nostri ufficiali nei turni di perfezionamento e che hanno 11empre apprezzato ed assecondato il n011tro fattivo proposito di raggiungen nel personale e negli stabilimenti la migliore perfatibilità tecnica. S'intende che alle conferenze dovranno intervenire tutti gli utfi.cialti medici in Hde, con limitazioni rigor011amente di servizio, e percM use p08aano essere diffwn in tutto il nostro ambiente, ai è già diap08to che il n011tro Giorno.le apra una nuooa rubrica di • Lezioni di acienze mediche negli OapedaU militari », ove saranno pubbLicati ampi riassunti, posaibilmente redatti dagli atealli professori, o da quuti autorizzati, lascianàone la c<>m!p'ilazione aU'uf}iciale medico che Bi tenga ~Zio adattQ per il genere dei vari temi 81JOlti. N€Uuralmente tutto ciò non dovrà affatto influire aulla continuazione delle orcli. narie conversazioni scientifiche e presentazioni di casi clinici, cui questa Direzione generale sempre annette grande importanza, come chiari segni della nOBtra migliore a#ività profe88ionale.

p. IZ Ministro: L. FRANCHI.

OSPEDALE MILITARE DI PALERMO

SINDROME ADDOMINALE DESTRA LEzioNll:

CLINICA

del prof. Nicola Leotta, direttore della Clinica chirurgica

della R. Università di Palermo (27 febbraio 1933-XI)

Queste infermo è carabiniere di 24 anni, che d.a circa cinque mesi soffre di piccole coliche addominali, che si ripeterw a distanza di tempo variabile, ma che vanno diventando sempre più frequenti. Dopo i pasti 0/V'!Jerte peso in oorrispondenza dello stomaco e le sofferenze gastriche son{} più o meno gravi in rapporto alla qualità del cibo, con maggiore telleranza per i liquidi. Soffre inoltre di pi1·osi ed acidità con eruttazioni e qualche t~olta anche vomito. Nien-te ematemesi e niente melena. Soffre, inoltre, di stitichezza ostinata. All'esame dell'addome si notano tre punti dolorosi: al punte di M acBurney, al punto cistico ed all'epigastrio; un altro punto doloroso esiste a sinistra, simmetrico al Ma.c-Burrwy. Stirando in basso la parete addominale, in wrrispondenza del quadrante superiore destro si risveglia rwt61Jole


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SINDROME ADDOMT~AU!! DESTRA

dol&nzia. L'esame raàiologico fa ril&vare: stomaco ipertonico, peristalsi energica; il bulbo d1wdenale appare stabile, a figura di mitra con apice tronco; colon destro a camur. di fucile, fisso. N ella radiografia le alterazioni più i·m1>ortanti sotW quelle del colon destro, dove tJediatno un angolo, il cosiddetto angolo epatico, stirato in alto ed a sinistra; inoltre una doppia canna di ftlcile n~olto netta e ben -rr~aroata, ohe il radiologo ci dice non si scioglie in alcun ·nlodo; si vede l'appendice iniettata con notevoli strozzature. I disturbi digestivi ed i punti dolorosi ci posso-no indirizzare verso una diagnosi o di appendicite cronica, o di ulcera dtWde1ur.le, o di colecistite. È uno dei casi tipici, che capita tutti i giorni all'osservazio'tte dei medici, uno di quei tali malati che vanno da un medico all'altro sentendo diagtWsi diverse. Se per esempio, dando molto peso al dolore al punto cistico, si diagnostica la coleoistite, l'infermo si opera per tale diag?Wsi; e scoprend.Q all'atto operativo la sola cistifellea, che si trova circondata da aderenze, evenienza questa C&munissima, ed aspo-rtandola, l'a11w~alato non guarisce e co.ruinua a sof!t-ire degli stessi disturbi di prima. Così sarebbe, ugualmente, se si arrivasse alla diagnosi di 1tlcera gastrica o dtt,odenale, d anelo importanza al dolore epigastrico, per quanto l'infermo no-n presenti n è si n tomi dinici, nè radiologici di ulcera. Ed anche se si diag1wstica un'appendicite cronica, che è la diagno~J-i alla qt~,ale si dovrebbe arrivare con i criteri fin qui adottati, e si fa l'a1>pendicectomia con il piccolo taglio, si avrebbe 1m insuccesso curativo. Sono frequentissimi i casi di questo genere in ammalati operati due e financo tre volte senza guarire e neanche migliorare. I n realtà esiston{) in questi casi diverse lesioni che SO'IW state CO'tMidC?·ate come malattie isolate; mentre esse non SO'IW isolate, fan parte di 1m unico quad1·o, no-n sempre uguale, ma abbastanza uniforme. E mentre gli autori che hanno preso in cOtwderazione l'una o l'altra parte del quadro hamw C?·eato ta1ue sindromi che nOtt esistono, io ho sostenuto che tutte q1teste lesioni fan parte di u.n 'unica $Ì?~rome, che non è nè l'una., nè l'altra di quelle illustrate e 11,()1~ è neanche l'appendicite crOttioa. Io ammetto l'esistenza dell'appe1~ioite crOttica, che alcuni, addirittura, negano, perchè essa esiste anatomicamente e nO't~ è ·una invenzione chirurgica, C&me, con spirito di discrutibile bMn gusto, è stato anche detto, ma la sintomatologia ed i disturbi che SOIW attribuiti all'a.ppen· di&ite cro-nica non SO'IW mantenuti dalle sole lesiotli appendicolari, ma da t1ato un insieme , complesso, di lesio-ni anatomiche, in cui l'appendicite è inquadrata, ma in cui anche l'infeziot~ ha varcato i limiti dell'appendicite per diffo·nd-ersi molto oltre, per varie vie, che, anatomicamente, sono ben 1>reoisate. Noi abbiamo fatto delle crulture e pitì. volte abbiamo t1·ovato a di stanza gli stessi germi della flora appendicolare. Oltre al co-ntatto diretto, ed aUa dif!u. sio-ne per continuità, e per mezzo dell'epiploon; bisogna ricordare le vie linfatiche e la tJia portale come le vie più battute dalla infeziOt~. E la. conascenza di tali vie spiega perchè tali lesioni si abbia1w nella metà destra., pùì che t~Ua sinistra, dell'addome; d'onde il twme che io dò a questa sindrome at~­ tomo--clinica di Sindrome addominale destra, che riesce co·modo abbre.,iare in S. A. D . .ltfa qttesta abbreviatura ha tolto la pace a qualcmw che la combatte co-n delle spiritosagg-ini: twn importa; que.9to termine a me è sem-


SINDROME ADDOMlN.&_LE DESTRA

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brato il più prop-rio cd è stato infatti MCQlto e diffuso t·apidamente. llla·voro compiuto ed il oontributo anatomÙXJ e clinù;Q portato dalla mia scuola per chiarire questo int·rica.to argomC1lto è troppo dimostrativo per essere intaccato dalle negazio-ni di chi si ostina a non vedere le gravi alte1·azioni anatomiche addominali, facilmente constatalrili, che io ho indi.viduato e di'm ostrato. E, talora, pi1ì che at·gommti seri, che io desidero, pronto ad accoglierli se dimostrativi, si è ricorso all'uso di bat·zellette, che sono piac&Voli quando son<~ di buon gusto, e non tutte le barzellette usate lo sotw state. M a esse, cotnunque, han fatto ri4ere me oon gli alt1·i, ma nm~ hann<~ twciuto alla S. .A. D., perchè non hanno presa contro i fatti ana.tomo---patologici da me addotti e dimostrati. Volete vedere qualc1tna lli queste lesioni? E cco delle Pt·oiezioni che le mostrano ·nella maniera più chiat·a. (Si fanno delle proiezioni). Co·mincio col farvi vedere delle p e1·id1todeniti, poi degli inginocchia·menti dell'ultitna porzi<me dell'ileo nella tipica, forma di plicatura di Lane; po1 ecco tutte le possibili varittà eli alte1·azioni llel cieco; del colon, ascendente , dell'angolo colico llestro, del trasverso , che possono pt·esentarsi con le deformità del cieco a chiocciola e del cieco eretto, fitw all'inversio·ne del colon ascendente. Ecco dtlle tipiche doppie canne di j1,cile del colon dest1·o e degli stiramenti e ripiegature d.ello stcs~Jo cvlun destro, pe1· aderenze al peritoneo parietale, al fegato ed alla cistifellea.. Voi potete convi?wervi come lo stiratnento in alto ed a sinistra di q?,eUo che è rite-nuto l'angolo epatico del colon, non sia corrispondente al vero angolo epatico, ma ad un at~golo formato a spese del trasv&rso, che è stimto, t·etratto, accorciato e portato a contatto col duodeno, o del fegato, o clella cistifellea. Ciò è provato da una di queste proiezioni, in c1d vedete i due angoli: quello corrispondente all 'angolo vero epatico e quello corrispondefl,te al falso angolo, mantenuto aderente al fegato d.a robu.ste aderenze. Ed ecco anche alterazioni a carico del oolon sinistro e del sigma. E no-n basta; non è solo il tubo digerente ed il tneso ed il peritoneo parietale colpito, ma anche orga·ni ghiattd<>lari come il fegato ed il pancreas, che sono semp1·e interessati, con epatiti e pancreatiti, che hanno molta impo1'tattza nella sintomatologia clinica. L e alterazioni del fegato e del patwreas, che sono di entità, spesso con,sidC1'CVOle e che MCQ?npagttano sempre la fj . .A. D.' potete ved&rle in queste proiezioni di preparati istologù'i di pezzettini tolti, mercè biopsie, dum·n te gli int.et·venti. Tutte queste lesioni son<> di na.tU1·a flogistica ed han?W pun-to di partenza nell'infiammazione llell'appendice. N el ·iw8tro infermo si può pensat·e anche ad un'ulc&ra gastro-dUOllt-nale o ad una colecistite. Però sebbene esista dolorabilità al punto epigastrico, l'ulcera si può scarta-r e faciltnente; p er la mancanza di una sintomatologia caratteristica e per il reperto radiologico; in,fatti il dolore non ha mai avuto alcwn. rapporto con i pasti, non c'è stata mai ema,temesi, t'li melena. La radiografia, poi, se m ette in evidenza u·n a lieve deformità del bulbo duodenale, spiegabile con i fatti di pericolite, non dà a.lcu·n segtw netto di ulcera. N on<>sta1~te la dolenzia ai. punto cistù;Q a-nche la colecistite può e8Sere esclusa con facilità: non ci sono state mai coliche epatiche, non c'è stato ittet·o, ma?wa il segno di Murphy, e, infine, la radiografia nuU.a mette in rilievo a carie<> della colecisti.


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SINDROME ADDOMINALE DBBTRA

I vari punti dol()T'OSÌ che si possono mettere in evidenza con la pressiot~e sull'addome, in questi ammalati, non ha-nno quel valore diagnostico, che ad essi si riferisce comunemente; ed, infatti, è l 'eccessiva valorizzazio.ne

dell'uno o dell'altro di tali punti dol()T'osi, che porta a diverse diagnori, come è avvenuto e suole avvenire in rimili casi. Ciò è evidente nel nostro caso, ove esistono tanti punti dol()T'osi. Più che punn io credo giusto dire zone dol()T'ose: se, pe~· esempio, si stira il colon, con opportune mMwvre, si risveglia dowe, specie ·nella p()T'zio.ne ascendente, appunto perchè la ma1~ra provoca lo stiramento del peritoneo parietale cui il colon è attaccato per le aderenze. Ugualmente se si fa uno stiramento in basso 1tella zona duodenale, se ci sono aderenze, si risveglia un gran dowe, che può me~~tire il dolore dell'ulcera. N el nostro infermo esistono tre zone dowose, che s01w quelle che quasi sempre riscontriamo neUa S. A. D.: la zona cistica, l'epigastrica e quella appendicolare; esiste in esso, anche, una zona dolorosa a sinistra, che è wn fatto questo che capita abbastanza spesso in alcune varietà di S. A. D., ove le estrinsecazioni patologiche poss01w essere molteplici. }j) presento, inoltre, la manovra, che noi abbiamo messo in evidenza; dello stiramento in basso. Tale manovra C01Miste in tJiò: trae~wo manualmente in basso, in senso longitudinale e trasversale, la parete addominale nel quadrante superiore destro, si risveglia dowe se il colon è unito da aderenze, che sono frequenli, alla cistifellea e alla faceia anteriore del fegato. N el nostro infermo tale segno è nettamente positivo. Per la nostra diagnosi clinicamente ci fondiMrH> soprattutto sui disturbi digestivi, che ai sono avuti a periodi e sono andati accet~tuandosi gradualmente, e, talvolta, si sono presentati sotto f()T'ma di attacchi acuti. Tali disturbi ~tono itl stitichezza, acidità, eruttazione, pesantezza epigastrica, sonnolenza. I dolori per lo più a tipo gravativo e diffusi alla n~età destra dell'addome, si prese1~1w ad una certa dista;nza dai pasti, che so·t w più o mMW bene tollerati a seconda del cibo inge~·ito. Quanto all'ulcera, l'esame radiologico e radiografico non ci dà né certezza, e, neanche, presunzione, esso ci mette in evidenza solo un'alterazione del bulbo; 1na l'irregolarità del bulbo, che può essere spasmodica ed accompagna sempre la S . A. D., non è una ditnostrazione dell'esisten.za di un'ulcera. }j) quindi, non avendo segni di certezza né per la colecistite, né per l 'ulce~·a, dobbiamo concltudm·e pe~·la diag?Wsi di S. A. D. semplice, per cui depongono tutti i segni clinici e radiologici. Data tale diagnosi, la guarigione si av1'à solo con l'intm"Vento chirurgico, che deve essere quello tipico da me indicato per la S. A. D. e, che va applicato mercè una incisione mediatw di circa cm. 12-20; in parte sopra, ed in parte sottoombelicale. Qualcuno ha detto che questa incisione è grande, m entre invece essa è la più perfetta delle incisioni laparatomiche, perchè, essendo fatta lungo la linea alba, non lede un solo vaso o nervo e lascia una parete integra. Essa permette di osservare tutte le lesi01ti esistenti nei vari ()T'gani addominali e provvedere convenientemente, togliendo l'appendice e facen.do la viscerolisi, con la rimozione delle aderenze, specialmente di quelle fibrose e di quelle membranose grandi. Delle piccole, che non dànno se non minimi disturbi funzionali, 1wn occorre darsi pensiero. Per evitare il riformarsi delle aderenze bisogna operare sempre lonta1W dai periodi di ricorrenze ao1tte: operare, cioè, a freddo; precetto questo che


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DIMOSTRAZIONI CLINICHE

bifogna BMnpre BcrupoloBamente osservare e che invece è faci'tmente trascurato; ed allora la riproduzione di adere-nze si ~Wr4 semp-re in propm'Z'ioni maggiqri o minori. L'tùc87'a non mst6 nel nostro caso, ma Be in casi simili, ad addome aperto, Bi tr0t1asse anche un'ulc87'a, che non era stata diagnoBticata, 8i può pt'O'D'Veà87'e anche al trattamento di essa, attraverso la stessa incisione, se-114'6 p8rò fare mai deUe operazioni dMMZitive, ma aggi1mgendo la semplice gastroenterostomia all'appendicectomia ed alla liberazione delle aderenze. Ma ciò non ocoorrer4 nel nostro infermo; ove non eBiBtono che le lesioni di una sindrome addominale destra semplice.

OSPEDALE MILITARE DI TORINO

DIMOSTRAZIONI CLINICHE del prof. Enzo Blzzozero, direttore della Clinica. Dennositllopa.tica. della R. Università di Torino 127 marzo 1933-XI)

1o caso: SIFILIDE TERZIARIA IGNORATA: Bifiloderma tube-ro-ulcertrBerpiginoBo all'Mnitorace sinistro; esiti di lesioni dello stesso tipo aU'aMa BinVtra ed al terzo inferiore della cosoitJ. Binistra. 2o caso: TUBERCOLOSI DELLA PELLE - .Lupus volgare nodulare. 3o caso: SIFILIDE BEOONDARIA - Sifiùxl,erma maculoso recidivant6 difft~.Bo con papule erose al glande ed al prepuzio. 40 caso: SIFILIDE CONGENITA Bimba dodicenne con tibia a lama di sciabola, asimmetria facciale, leuooma O. D., distrofie dentarie, deficiente Bf1Uwppo. 5o caso: SIFILIDE CONGENITA - Bimbo di 10 anni oon asimmetria fiJ.Cciale, divaricazione degli occhi, distrofie dentarie (denti a cacciavite e convergenza degli incisivi mediani superiori), ipogettitalismo. 6° e 70 CaSo: LUPUS ERITEMATOSO - Lesioni al dorso del naso.

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MEMORIE ORIGINALI ISTITUTO D ' I GIENE DELLA R. m\IVERSITÀ DI PADOVA Direttore: Prof. ODDO CASAORANDI

FENOMENI DISSOCIATIVI DEL BACILLO DEL TIFO NEI PORTATORI<•> Dott. G. Darfo Castelli, capitano medico

I.

I portatori neU'epidemlologla. La ricerca e la bonifica del n portatore » inteso come riserra di virus e sorgente diretta di malattia in seno allE' collf:'ttiYità, occupa da gran tempo l'Epidemiologia e vjene tutt'ora considerata in quest'ambito comE>: uno dei piu assillanti problemi. Così nell'infezione tifoide, ma.l attia squisitamen te umana, ubiquita.r ia,

nella cui trasmissione per via diretta o indiretta il portatore inconsapevolmente intemene a rappresentare l'agente indesiderato e temuto, in un'ampia serie di casi consegnati a.]]a letteratura. Fin dal1896, SANARELLI segnala la presenza di bacilli del tifo nelle feci di individui esenti da manifestazioni cliniche della malattia. REMLlNGER, SCHEIDER e numerosi altri confermano tale reperto. sì che in breve una larga messe di osservazioni delinea e classifica la indiTidualità e l'espressione epidemiologica del portatore. Vengono in tal modo descritti cai!i riferentisi a individui sani o da va.rio tempo guariti, nei quali l'eliminazione d ei bacilli avviene per via digerente, urinaria, salivar(', per C('Ssare in capo a breve spazio di tempo o ripetersi piu o meno saltuariamente nel volger degli anni, durante lustri e decenni. Gran parte dei casi descritti offre esempi di portatori feca.l i; piuttosto frequenti gli urinari (BUSINGE1 HERBEBT, KLlNGER ed a.]tri); rarissimi i salivari (KBAUSE, STER.TENBRINK ). Con lucida sintesi il S ACQUÉPÉE, perseguendo una traccia precedentemente segnata da PRIGGE, distingue quattro categorie di portatori: precoci, convl!lescenti, cronici e sani. Qui vediamo prospettar l'evenienza di una possibile escrezione di bacilli durante il periodo incubatorio del tifo, opportunamente fissando il concetto di portatore <• precoce », per lo piu ignorato o confuso. Ma portatori per eccellenza debbonsi praticamente considerare i cc cronici » e i « sani 11. Su queste due classi che non sempre è possibile delimitare con termini categorici di netta separazione, converge ben a proposito l'interesse degli studiosi. ( •J Memor ia pervenuta in redazione il 1• ottobre 19;l2·X (-V. d. R.).


JI'ESOMENI DISSOCIATIVT DEL BACILJ.O .DEL TIYO ECC.

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Dai dati sta,t istici che ci vengono riferiti apprendiamo che dall'l al 4 % dei guarit.i pu6 dar esito a portatori cronici (LElsTz, KLJNGEB, BRUCKNEB KluUSE, LEONI ed altri). (l} Analogamente devesi ritenere che in località (Ddemicbe il numero dei portatori sani si aggiri fra il 3 e il 7% degli abitanti (PruGGE, LEDINGA!J ). I portatori prevalgono nE-lla popolazione adulta (70 %). il che devesi attribuire, SE'condo FORNET, allo stato immubitario che segue la malattia e all'incont.ro di successive reinfezioni le quaU in questo substrato per lo pin decorrono in assenza di note cliniche, però provocando le condizioni favorevoli aUa st.abilizzazione del germe n ell'organismo. Assai spiccato il predominio numerico nel sesso femminile: circa 1'80 % (PRTGGE, KLJNGElì, HAALAND) dei portatori. Diffusa è l'opinione che ne sia imputabile la gravidanza, insieme a tutte le cause che possono concorrere a1l'insorgenza. di processi angiocolE>cistici nella donna. Esempi di portatori celebri che hanno infettato intere comunità abbondano n ella lettera,tura (JoHNSTON, KosSEL, SEIGE, KAYSER, SEJTZ, NIETE!'i, BITTER, NlEPRASCHK, JooH, fumE, LAJDLAW, Ou~n.nNG, ecc. ecc.), (2) ed è quanto basta per giustificare un legittimo allarme, quand 'anche fosse da. rigettare la fondata supposizione che ai portatori attribuisce la causa dell'endemia, come centro originario delle recrudescenz·e stagionali (&HUMACHE.P., DE BI.AI:li). Ci6 posto, sarebbe tuttavia un errore il credere cbe la qualifica di portatore implichi necessariamente il concetto di pericolosità, nel senso strettamente lf·gato alle già tratte considerazioni. Tra.scurando l'esposizione teorica di vedute piu o meno pa.rticolaristiche le quali invocano l'intervento di condizioni ambientali varie (diluizione, insolazione, concorrenza vitale, azioni liti che, ecc.) nella distruzion(' dei bacilli eliminati dai portatori, per negare ad essi una rE>ale importanza, epidemiologica (RTCRTEB, GODALL), trovano pa.rticola.re risalto i da.ti di fatto emersi volta per volta nel corso di ripetute osservazioni. Già ne.l 1908 Hn.GERMANN rileva che in alcuni casi la virulenza dei bacilli isolat.i da portatori è notevolment(' diminuita. Ne deduce che speciali condizioni predisponenti si debbano verificare in coloro cbe contraggono l'infezione da simili portatori. LEVY e WJEBER a, loro volta osservano che le infezioni provocate da portatori sani dimostransi generalmente meno gravi di quelle dovute a contagio cogli ammalat.i, a meno cbe non intervengano fattori orga.n ici di debilita.zione ad aumentare la recett.ività. Citano in proposito il caso di una puerpera contagiatasi dalla, propria madre ch'era port.a.trice da vario tempo. Nel 1913 OoNRADl, sulla base di altre consimiU osservazioni, perviene a. distinguere i portatori in <<principali ,, pericolosi per la diffusione del virus e << secondari »fra i quaU annovera coloro che da poco hanno superato la malat.tia e eh(' non sarebbero infettanti. 0ASAGRANDI riferisce il caso di una domestica portatrice che dal 1918 (l l Per deftnJ.re • cronico, U portatore, oocorre etablliN ooove o><lono.lmeote un limite di tempo

al di là del quale. dopo lo. malattia, l'Individuo sia sempre bacillife ro. GIIA.A. sono generalmente oonoo'td.l nel ftssare la scatleuzo. di detto periodo a tre mesi dopo lo l!lebbmmcnto. (2) Una oompleta e minuztosa raccolta dJ dati sulla morbllltà rletorminnt a dai portatori ne· eli ospedali psichiatrloi della Germania, cl viene otlerta tla B. Sro LZE ( FJScJ.If:n. J nna. 11132).


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J'ENOJI:BNI DI8800lATIVI DEL BA.OTI.LO DEL Tli'O ECC.

al1922 presta. servizio in 18 famiglie, senza che in alcuna. di queste si ma.ni· festi un solo caso di tifo. Numerosi stipiti di bacilli isolati da portatori si dimostrano assa.i poco o punto virulenti sugli animali (HILGEBMANN, PHILIPOVICZ, Mli:RTENS ed altri). Di recente OLO~L, riportando il caso di una. veoohia dama che aveva. superato il tifo nel1854 e che nel1924 contagia tre nipoti, esprime il pa.rere che portatori non infettanti possa.no improvvisamente diventarlo. Parere del quale si dovrà tener conto, benchè nella. fattispecie il caso non sia probativo, potendo anche ammetterai l'intervento di una reinfezione larvata., come causa. determinante la ricompa.rsa del potere infetta.nte. Da qua.nto esposto risulta. comunque per certo che accanto a portatori i quali fatalmente contagimw '1'8 M ha di qudli il cui potere infettante m pratica si dimostra o scarto o addirittura -nullo.

Sulla scorta di questo criterio dovrebbe adattarsi una piu esatta. classificazione del portatore, come quella che meglio ne chiarisce e ne va.luta il principale attributo di elemento diffusore di malattia. Fratta.nto, la ipotetica instabilità della. fase non infettante nel portatore (Gr,o~L) e la. relatività della stessa. in rapporto alle mutevoli condizioni organiche dei soggetti lungamente esposti al conta.gio (LEVY e WIEmm, HIT.GERMANN 7 PRIGGE ed altri), in.firma.no l'a.ttendibilità delle distinzioni create finora allo scopo sopra enuncia.to, come nella. già menzionata classifica di CoNRADI. II.

Fenomeni Ecllssodatfvi del bacillo di Eberth.

Lo studio delle proprietà biologiche del ba.cillo del tifo in riferimento alla facoltà di poter variare i propri cara.tteri morfologici, biochimici, aerologici, immunologici, di virulenza, sotto l'influsso di stimoli svariati o di condizioni ambientali piu o meno favorevoli alla vita, indica forse una via nuova da seguire nell'identificazione del portatore come agente propagatore di malattie. I bacilli del gruppo intestinale, tifo-coli-dissenterico, ha.nno fornito larga messe di osservazioni per la conoscenza dei fenomeni dissociativi, alla cui descrizione direttamente o indirettamente concorsero numerosi ricercatori, per qua.nto in gran parte convinti per il passato di trovarsi di fronte a fatti di trascurabile significato, dovuti a fenomeni involutivi o degenerativi delle specie batteriche. Pero, anche quando la dottrina del monomorflsmo regnava dogmatica e sovrana, prima che NEISSER e MAssmr, illustrando le proprietà del «B. coli mutabile » (1906-1907) inaugurassero per così dire questa nuova. corrente nella scienza batteriologica, CM3AGRANDI, coltivando i bacilli tiflci e similtifìci in differenti substrati, era pervenuto a. descriverne (1902) i caratteri nell'estrema. fase dissociata, non escluso quello della reversibilità verso le primitive forme di sviluppo, dopo vari passaggi in terreni normali. Dalle citate osservazioni, cui tennero dietro quelle di JACOBSEN,


FENOMENI DISSOOIATIVI DEL BACILLO DEL TI'iO ECC.

25l

Mfu.LER, PENFOLD, FROMME, BEB.J."'iHARDT, FEILER ed altri, occorsero quasi vent'anni avanti di giungere al fondamentale lavoro dell'ARKWRIGHT. Spetta, com'è noto, a quest'ultimo Autore il merito di aver simboleggiato la distinzione fra colonie di tipo « S >> ed <<R >> nelle colture dei germi appartenenti al gruppo tifo-coli-dissenterico, benchè fin dal 1913 LINGEL>~TM avesse descritto sotto altra denomina,zione («Q form ») la morfologia della variante ruvida (R) nel tifo-paratifo. Riconosciut<> applicabile a tutte le specie microbiche fin qui studiate (HADLEY), il sistema formulato dall'Arkwright si presta inoltre a identificare i caratteri biologici differenziali, r elativi alla morfologia «S » (smooth) ed << R >> (rough) delle colonie: due aspetti diversi cui corrispondono due <<fasi >> distinte e dissociabili della vita, batterica. In contrapposto ai caratteri della variante liscia (S) che nei confronti del bac. di Eberth pu6 esser definita il « tipo normale di laboratorio n quello comunemente descritto dai vecchi Autori per l'identificazione della specie batterica, la variante ruvida (R) facile a mostrarsi spontaneamente nei ceppi cc invecchiati >> o artificialmente provocabile mediante particolari accorgimenti tecnici, presenta differenze molt<> spiccate, fra cui: perdita della mobilità, forma filamentosa o coccoide (FEu.E, ARKWRIGHT}, aspetto ruvido, secco, frastagliato delle colonie (ARKWRrGHT), perdita dell'agglutinabilità specifica (STEINHARDT, WmTE ed altri), attenuazione e perdita del potere immunizzante (ARKWR.IGHT WHTTEHEAD1 GRINNEL ed altri) e della virulenza (STEINHARDT, TOPJ..EY e AYRTON, JORDAN e molti altri). Ma poichè l'una fase è l'indiretta derivazione dell'altra attraverso una serie di passaggi nei quali si osserva una grande variabilità di forme che si discostano da quella originaria (FEILER) senza poter essere ancora identificabili con quella finale, si ammetterà l'esistenza di una terza fase intermedia cc O n dimostrata da WEIL e Fl.'LTX nel Proteus X 19 e piu tardi nel tifoparatifo, per mezzo di minute indagini in gran parte fondate sull'analisi ricettoriale. Non molto oltre il comportamento di queste tr ' fasi si spingono le attuali conoscenze sui fenomeni dissociativi del bacillo del tifo. n loro significato biologico è ancora oscuro, per quanto in questi ultimi anni barlumi di luce siano venuti a mostrarsi intorno a qualche ipotesi di lavoro. Basti accennare al problema ciclogenico, prospettato da HoRT e da ENDERLEIN i quali ritengono "che vi sia nel bacillo del tifo una forma di riproduzione diversa da quella comunemente nota e che dovrebbe riconoscere sta{tl di coniugazione e di endosportùazione; mentre studi recentissimi farebbero intravedere la possibilità « cb e la fase (( R '' dei protofiti rappresenti uno stadio di saprofitizzazione del germe e la tendenza di esso ad assumere, per le condizioni sfavorevoli dell'ambiente, una maggiore aut<>nomia biologica, nel senso della vita vegetale , {SEPPfLLI e Gurso ). È da citare ancora la teoria dell'autolisi, secondo cui l'azione batteriofagica, lungi dall'essere provocata da uno stato di parassitismo della cellula. batterica per parte di un suppost<> virus filtrabile (D'HEREn.E), altro non sarebbe se non uno dei tanti aspetti della dissociazione microbica e cioè un processo di trasformazione di fase anzichè di morte cellulare (HADI.EY).


252

FENOMENI DlSSOOIATIVl DEL B .o\CILLO DEL TITO ECC.

Dopo quanto si è detto è compren sibile come la filtrabilità stessa di

ta.lune specie mìcrobiche venga pur essa ascritta a.i fenomeni dissociativi. Per quel che riguarda la possibile esistenza di una fase filtrabile del baeillo del tifo, basterà qui rammentare le esperienze di 0ASAGRANDI sui filtrati di colture amebo-batteriche, le recenti osservazioni di FRIEDB&RGER sulle cavie e quelle di HAUDUROY, di HOLUNDE, di H ADI..EY e d'altri ancora.. H AUDUROY ritiene che il germe diventi filtrabile nell'organismo e sotto tal forma ne venga eliminato per via digerente. H ADLEY descrive una forma coltivabile di tal fa.ae ((( G form »), riguardandola come intermedia fra lo stadio invisibile del virus e la forma vegetativa (( S >> (1). Indubbiamente una piu esatta conocenza della microbiologia del tifo potrà ben meritare di molte questioni epidemiologiche ancora insolute, tanto piu che le ja8i dissocia.te si possono faciltntmte sottrarre al riconoscimento batteriologico e, in virtu della loro reversibilità in forme << normali » patogene, conse-rvano il potenziale significato etiologico n eUa genesi delle malattie.

III. Aspetti rnicroblologici dei tlfobacilli nei portatori. Accostando fra loro queste nozioni, frutto di lunghe esperienze epidemiologiche e di laboratorio, l'esi~>tenza di portatori non infettanti potrebbe forse uscire dall'ombra dell'inesplicabile e trovare finalmente un posto nel novero dei fatti acquisiti. Se la perdita di virulenza nel bac. del tifo è conseguenza di un cambiamento di fase in direzione S-0-R, non è improbabile elle nei portatori il germe si trovi per l'appunto in fase piu o meno dissociata e che nell'origine di questo processo debbansi riconoscere facoltà microbiche di adattamento, indispensabili per assicura.re la sopravvivenza delle specie nell'organismo dell'ospite. Numerose osservazioni antiche e recenti sembrano suffragare la tesi secondo la quale il bac. di Eberth, isolato dall'organismo, pu6 a volte mostrarsi sotto forma confondibile con altre specie batteriche, abitualment-e saprofìte, si da far pensare, ad esempio, che esista << una serie di germi che congiungono per gradi insensibili il B. coli al bacillo del tifo » (M ARBAB~lNl); vecchia e dibattuta questione che non pu6 non suscitare il ricordo di ci6 che sostenevasi un tempo a proposito dell' «autogenesi>> dell'infezione tifoide. Tali osservazioni potranno serbare una fertile base di impianto per lo studio dei fenomeni dissociativi ma, per il momento, sarebbe forse azzardato assegnar loro un valore deciso in appoggio al precedente supposto. A questo fin.:> sembrano invece piu adeguatamente prestarsi alcune considerazioni fra, le qua.Ii: l o La convergenza dei bacilli tifìci e similtifici Yerso un'identica fase dissocia.ta (R) ipoagglutinabile e la reversibilità di entrambi verso la fase (l) DI Questa fMe • G • e dei suoi r tlp porti con le fasi • S • ed • R • del B . tVPM, come pure

della sua fmporttlnza o pldemlologlcn nel portatori e nell'amblente, sl iJ occupnto di propoeit o

Il c ,,s,o nANDI (Relazione al Consiglio Naziounlc delle rloe~he, 1931). ottenendo risultatJ IJJ)erl· menuill quanto mal suggestivi. Al citato lavoro ln corso di pubbllcozlone rimandiamo anche per la parte letteroriu. sull'argomento.


I!'JINOlfENI DISSOCIATIVI DEL BACILLO DEL TIFO ECC.

253

opposta (S) ridivenuta sensibile ai sieri specifici (MARTOGuo, VALENTI, CASAGRANDI ed altri). In altre parole, la provata identità di due forme l'una delle quali è derivazione dell'altra per una. serie di mutamenti che la spingono al aaprofìtismo variando le condizioni ambientali in senso sfavorevole al perpetua.rsi della vita para.ssitaria. 2o La frequente comparsa dei tifosimili nelle feci di portatori convalescenti, dopo che piu non siano rintracciabili i classici bacilli di Eberth (PUNTONI). 3° n facile reperto di stipiti ipoagglutinabili del bacillo di Eberth nei portatori (GAEHTGENS) o in casi di malattia con decorso atipico (J ACOBSEN, BLANKENHORN, ROSEN e FALKOVIC, AMZEL ed altri). 40 n manifesta,rsi di epidenùe piu o meno benigne nelle quali segnalansi portatori e malati che albergano bacilli di Eberth con caratteri biochimici particolari (B. metatyphi MANDELBAU.M; B . typhi flavum DRESEL e STRICKI,), di non trascurabile significato, ed il reperto di bacilli immobili, capaci di riacqnistare la motilità in seguito a successivi trapianti (ENGERING, 0LITZKI 7 R osEN e FALKovrc). 5o La rimarchevole prevalenza di forme cc O » nelle feci degli ammalati, in contrasto col predominio di forme liscie (S) negli isolamenti ottenuti per emocoltura (OLITZKI). 6o Il rinvenimento di bacilli anagglutinabili in conigli resi portatori (GAY e CLAYPOJ~). Dal complesso di tali vedute procedono le mie preliminari ricerche sui portatori, miranti a determinare: a) se si possa riconoscere in questi uno stadio dissociativo del bacillo di Eberth; b) in quali casi sia piu pronunciata la tendenza dissociativa del germe. IV.

Ricerche personali. Come primo obbiettivo dovevo propormi la ricerca dei portatori in persone che avessero da poco superata l'infezione tifoide. Ho praticato infatti l'indagine su feci e urine di 40 convalescenti o guariti, (l) dla. l a. 7 mesi dopo lo sfebbramento, insemenzando su terreno DRIGALSKI e OoNRADr, con e senza preventivo passaggio su piastre al verde di malachite (LENTZ e TIETZ). A queste prove ho unito l'esame batteriologico del sncco duodenale at e ~' ottenuto mediante sondino di Einhorn, in due convalescenti. In questa. prima. serie di ricerche, intese a. rivolgere l'osservazione sul portatore umano, la sorte non mi ha favorito: sn 40 convalescenti o guariti, esaminati daJ dicembre 1931 all'aprile 1932, non mi è stato possibile riconoscere a.lcnn portatore. (l) Sedici di que&tl sono soldati del mio Reggimento. Gli :altri appartengono alla popolaziono <'1..-He dJ Padova. Pel primi, gli esarul furono prntlcntl ncll'Osl)('datlf' ;l.fillta.l'fl di Udine.


254

FENO:\IENI DISSOCIATIVI DEL BACILLO DET. TIFO E'CC.

Ho dovuto pert4l.nto ricorrere all'infezione speriment.ale degli animali, con lo scopo di renderli portatori (1). Con tre stipiti di B. typhi coltivati in vivaio, isolati in epoche differenti per emocoltura, bo infettato tre serie di conigli, cia.scuna di quattro animali sani, appartenenti a.lle stesse nidiate di 6·7 mesi di età. Per la tecnica. dell'inoculazione ho prescelto la. via intra.colecistica., pa.rendomi la piu atta. per assicura.re l'attecchimento (STERTENBRINK) del germe nell'animale (2). Dose impiegata per ciascuna iniezione: cc. 0.3 di emulsione batterica di agar-coltura di 24 h. La piu comune risposta all'infezione sperimentale mi venne data con un'elevazione termica di 12-24 b. con transitoria dia.rrea, indi ipotermia ed anoressia di varia durata, fino a risoluzione o morte. Negli animali deceduti per malattia bo generalmente notato: iniezione perivasale del tenue; meteorismo; tumefazione delle ghiandole mesenteriche; talvolta aumento di volume, diminuzione di consistenza e colorito rosso cupo della milza. In un solo soggetto, deceduto in 48 giornata dall'intervento, pericolecist ite con tenaci aderenze epato-gastricbe. In un secondo, sa~rifìeato in 34• giornata, numerosi calcoli bilia.ri di varia forma e grandezza, da % a l m m. di diametro. La mortalità complessiva degli a-nimali da me trattati è stata di 5:12. Quattro conigli di un'intera serie decedettero entro le 48 h dall'intervento. Essi erano stati iniettati con lo stipite di piu recente isolamento, tratto da un ca-so leta.le di febbre tiioide (ceppo V'"). Per la tecnica dell'isolamento, ho ritenuto non dovermi discostare dai metodi comuni di laboratorio già impiegati nella ricerca. dei portatori umani (v. sopra) e ciò in considerazione del fatto che, in genere, i così detti metodi di cc arricchimento >l indicati per la ricerca del bac. di Eberth esercitano di per sé stessi uno stimolo alla dissociazione dei germi, siano essi fondati sull'impiego dell'immunsiero specifico (FEILER, H AscmoTo, YANAGISAWA 1 0HTAKI 1 FRAENÉEL ed altri) O Si propongano di ostacolare lo sviluppo della flora batterica antagonista mediante l'invocata azione (l) Per quanto la febbre tltoide sia. da eonsiderarsi eome ma.lattia esclualva dell'uomo potute artlftolalmente provocare negll animali alterazioni organiche In certo modo rapportabill a.l quadl'O dell'infezione umana e ciò ricorrendo prlncipa.lmente a apecia.ll vie d'lntrodtUione del germe o esaltandone In vario modo la virulensa, o mtnorando le naturali cU!ese del soggetti deput-ati a.ll'elrJ)erlment., (8ANARELLI, PI!'XJJ"FEB e KOLLE, RRMlJNGE.R, ATLASOF, METBCHNIB:OFF, NAEA.'iURA ed altri). In ta.l modo, plb volte si rese portatore n coniglio (GAY e C I--A YPOLE, Lm.>n, HAILEB e WOLF, FRÀNKEL, TA.XA.Kl , ScauLTZ ed altri), infetta.ndolo specialmente per via endovenosa o lntraeoleciBtica. T ARAlO ba infettato l eon1gll nel midollo osseo, mcmtre or non è molto Gt.OUTCUOFF indica quale metodo elettivo l'lnoculazione delle ghiandole sottomaaoollarl. Con peri 1111cceeeo SooRDo ba operato sulle capre. 'KROGli·LUND, rieorrendo a.lla proplnnzlone per via digerente di me.teria.le infetto, sarebbe ultiJXLA.mente riuscito a rendere portatori 1 cani da slitta nella Groenlandia eettentrlonale. Poiobè in queiJa regione la quasi wtt•lit.à delle materie escrementizie umano verrebbe divorata dal cant, l'A. prospetto. l'eventua.le partecipazione <11 questi animall nella propagazione della tebbre tifolde. (2) DI per eè l'intervento è aBSo.l ben tollerato dal coniglio. Invece dell'inclatone m ediana eonslgllata da UBLENDUTH, parmi pretori bUe Il tagllo parfl.medlano o. 2 cm. da.lla linea. a.lba, pinzettan do e legando, se oceorre, la vena 86ttoouto.nea dell'ad dome. Se l'inolsione arriva in alto all'ai'OIIta eostale, non resterà che uncinare In ba.~so le stoJXLA.eo percbè la cistltellea si renda lmmediatm:nente visibile. Sen1.a bisogno di ostroflettorla, come altri PrOCede, si può per un m omento ft>sarla Ml'errnndola con una pinza a branche protette. Pertora.tane la parete con Q4fo molto qottUc Innestato a una sirlnJ~a da tubercolina, si pratica una leggera aspltar.ione, indJ s'inietta il contenuto della siringa. Eqtratto l'c~o. non v'è rnotivo di procedere ad a.ltra autura ebe non s ia quella della parete a(!domlnale.

(LUEmG S.utPri!:TBC), In m olteplici eMi si !'OD


FENOJONl DI8800IATIVI DEL BAOILLO DEL Tll"O ECC.

266

d.i1Ierenziatrice di svariate sostanze agginnte agli usuali terreni di coltura (BRAUN e SciiAEFFER, F:Err.lilR, HADLEY ed altri), (l) dell'acido fenico in particolare. Mi sono pertanto attennto al Drigalski e Conradi con insemenzamenti diretti e indiretti, eseguendo questi ultimi dal liquido di lavaggio di piastre al verde di malachite, secondo la tecnica suggerita da LENTZ e TIETz. Le deiezioni dei 12 conigli vennero in tal modo esaminate per due giorni di seguito dopo l'intervento e bisettimanalmente, nei sopravvisnti, fino al compiersi dei due mesi dal1a data dell'il!loculazione. I frammenti di organi a~portati durante l'antopsia, in parte strisciati su a,g ar-Drigalald, in parte insemenzati in brodo. Cosi procedendo ottenni l'isolamento del tifobacillo dagli organi di tre animali, precisamente nno per ogni serie di quattro soggetti, secondo le modalità qui sotto indicate: Serie I. -

Nessnna mortalità, se si toglie nn animale sacrifìcato

in 34a giornata dall'intervento. Isolamento ottenuto dalla cistifellea mediante striscio diretto, su piastra Drigalski. Nominativo del ceppo impiegato per l' inoculazione : V' Nominativo del ceppo ottenuto dal coniglio: C' Serie II. - Un animale morto in ·4• giornata dall'intervento. Isolamento ottenuto dalla milza su piastra Drigalski, previo sviluppo in brodo (24-h). Nominativo del ceppo impiegato: V" Nominativo del ceppo ottenuto: C"

Serie III. - Mortalità. 4:4, entro 48-b dall'intervento. Isolamento dalla cistifellea su piastra Drigalski, previo sviluppo in brodo, c. s. Nominativo del ceppo impiegato : V"' Nominativo del ceppo ottenuto: C'" Su questi risultati vertono gli ulteriori sviluppi del mio lavoro poichè, malgrado i molteplici esami pazientemente praticati nel modo a.nzidescritto per 2 mesi oonsecntivi, non mi è stato ancora possibile dimostrare nelle feci dei conigli da me sperimentalmente infettati la presenza del bacillo di Eberth. Per contro, in questi ripetuti sa.ggi, ,eseguiti senza risparmio di materiale, mi sono piu volte imbattuto in forme assai simili, se non identi<Che, a quelle già descritte da·l MARRASSINI e da molti altri successivamente nelle feci di malati e di convalescenti, come anelli di conginn.zione fra i batteri del gruppo intestinale (2). (l) Per mia propria e8J)erienza si comporta In tal guisa il terreno al glucosio - bismuto ferro. proposto da WnsoN e BLAIR per l'Isolamento del tl!obactllo. Forse a causa della. rorte alcalln1tè. eli questo meno (PH ~ 8,4 - 8,&; circostanza ohe trova rlecontro In analoghe osserva· dell'H.&DLRY) ho potuto notare che 1 trapianti d1 colonie Usole volgono rapidamente alla d1Sl!O· oiazlone. (2) Nelle mie osservazioni si tratta dJ germJ plà o meno moblll, ohe arrossano in primo tempo e POI auurrano Il tornasole. Nei tubi d1 termenta.r:ione attaccano vigorosamente 1 poUsacoarldl con abbondante produzione di acido e gaz, ScomPOngono debolmente 11 lattoslo. La produzuzione d'lndolo, la coagulazione del latte, la mod.illcazlone del rosso neutro sono plà o m eno lndecl.s e. lnagglutlnablti ali'lmmUllslero specl1!co, anche dopo rlpetutl IìMSIIG'l In terreni normali. Ricerche In cori!() 1111 tali stipiti saranno reee note a euo tempo.


266

J'E NOMENI DISSOOIA.TIVI DEL BA.OILLO DEL 'tllìO E CC.

Indubbiamente, dovendo per le ragioni anzidette scartare i metodi che possono influire sulla fase del germe, la. ricerca del bacillo di Eberth nelle feci diventa irta. di reali difficoltà. I terreni furono sempre da. me personalmente allestiti e, d 'altra parte, lo sviluppo ottenuto negli insemenzamenti d'autopsia ne riprova la esatta. composizione. Sui tre stipiti ottenuti attraverso passaggio negli animali (C'C'' C" ') ho proceduto alla identificazione della fase biologica. in raffronto a quella. dei ceppi rispettivamente impiegati per l'inoculazione (V'V" V'"). Le tre coppie cosi risultanti (V'C' - V" O" - V"' C"'), fatte crescere su piastre di agar per 24-h in colture coetanee, furono comparativamente sottoposte ai seguenti esami: 1 o Motilità. 2o Morfologia cellulare. 3o Aspetto colturale delle colonie isolate (osservazione a medio ingrandimento). 40 Gram resistenza. (l) 5° Agglutinabilità specifica (titolo dell'immunsiero 1:50000) ed aspecifica. Quest'ultimo saggio concerne l'impiego di svariate sostanze chimiche introdotte nella tecnica usuale di laboratorio pel riconoscimento della fase <c R » dei protofiti attraverso l'incostante agglut,inabilità degli stessi (SAVAGE, BRUCE WHITE, PAMPANA ed altri). Io mi sono attenuto: al cloruro di sodio in soluzione fisiologica; al solfato di rame in diluizioni seriali progressive di 1:1000 e multipli; alla tripafiavina in soluzione 1:500 ed 1:1000, rispettivamente su vetro (agglutinazione di saggio) e in tubo, secondo la tecnica indicata dal P AM.PANA. Per comodità de.scrittiva riassumo qui sotto i risultati relativi alle prove agglutinanti aspecifiche e di gram-resistenza: N aCl

(titolo Mx)

eu so~

Trlpaflav. (saggio)

Trlpo.tlav. (In tubo)

-

-

-

-

1:16000

± ±

1:16000

-

1:16000

+

-

V"' ....................

-

-

1:2000

-

C'" .......... . .........

-

1:4000

-

-

l ~ C'

V'

I

n III

!

l

•••••••••••••

......... .

o

o

••• o

•

..... o

.....

.

V" .......... .... ... . . . C''

•• o

••

o

•••

o

'

o

•••• •

•••

Gram

- - ± - ::c' +

- - -

+ - - ± - - + ...l...

'

Considerate singolarmente alcune di queste prove sembrano rifiutare il responso o piuttosto deporre per una staticità di fase fra. i ceppi d'entrata

(V'V" V"') e d'uscita (C'O'' C"') attraverso gli animali. Ma., nell'insieme, (t) Decolorando per 20' oon aloool a 20• o per 15' oon aloool a 25•, l protofl.ti restetoao ln grado maggiore o minore, aeoondo lo stadio più o meno avanzato della diS6oO!azlone {SU'P[LLI e D!tNES) .


FENOMENI DISSOCIATIVI DEL BA CILLO DEL TIFO E CC.

257

il quadro riflette l'a'" venuto processo dissociativo in pro del quale sopratutto depone il saggio al solfato di r:ame (Serie l e III) e la gram-resistenza (S~rie I e Il). Indubbiamente non si pu6 qui parlare di varianti u R" poichè, f:ra l 'altro, devesi ritenere che in tal caso e il cloruro di sodio e la tripaflavina avrebbero agglutinato. Pur tuttavia uno stimolo dissociativo in dirE'zione S-R è venuto a manifestarsi, a-nche perchè apprezzabili variazioni furono da me osservate nella motilità e nella morfologia cellulare e colturale degli stipiti, C' C" C'". Ho rilevato infatti costante riduzione della motilità, col raffronto sisimultaneo, in goccia pendente, dei germi ottenuti dal coniglio. Di massima, le colonie cresciute in agar dimostraronsi opalescenti, meno r egolari e meno rilevate di quelle appartenenti agli stipiti progenitori V'V" V"'. Inoltre ho notato in un caso (C') l'apparizione di forme bacillari fila,mentose, assenti nel ceppo originario (V'); in un secondo caso (C") la derivazione di un coccobacillo da. un normale bacillo. Allo stato delle conoscenze, non si è ancora in grado di formulare una risposta per tutti gl'interrogativi che potrebbero emergere dall'esame dei dati surriferiti . Ma è certo che il complesso delle variazioni biologiche testè rilevate n ei tifobacilli dopo una sosta anche brevissima (Serie IH) nel corpo dell'animale, dimostra l'effettivo intervento di uno stimolo dissociatore, con orientamento S-R. I tre stipiti ottenuti dal coniglio sono certamente in fase intermedia fra i due estremi S-R, fase che io ritengo poter ascrivere a quelle che WEIL e FELIX designarono sotto il nome di «O form )) nella quale è da. supporre si accentrino molteplici forme transizionaJi S-R alla cui .specifica differenzazione ancor oggi non è possibile pervenire.

v. Conclltsl.onl. Dalle mie esperienze risulta che il passaggio del bacillo del tifo attraverso il corpo animale pu6 costituire uno stimolo alla dissocia.zione di questo germe verso la fase cc R ». Trattandosi di animali naturalmente immuni (conigli ) ed artificialm ente infettati, la dissociazione è costante, manifestandosi anche allorquando la virulenza particolare del germe impiegato abbia presto ragione d elle forze organiche opposte in difesa dall'animale, facendolo rapidamente soccombere. Se ne deduce che anché nell'uomo divenuto portatore, e quindi fino ad un certo punto immune verso l'azione patogena del bacillo, questo possa ~utare di fase in direzion e della variante ruvida , ipoanagglut.i nabile, non Vlrulenta.. Questa intepretazione, poggiante su base sperimentale, collima con numer~si e disparati rilievi che fan parte dell'esperienza epidemiologica e batteriOlogica di circa un trentennio.

2- o · •oTna!• di medicifla militQ:re.


258

FE::-<OME:-.<"1 DISSOCIATIVI DEL B.ACILLO DEL TU'O ECC.

RIASSU::ITO. - La perdita di virulenza. d el tifoba.cillo in seguito a. mutamenti di fase nel senso della variante ruvida. (• R »}, cui sarebbe condizionata. una lunga sopravvivenza del germe nell'organismo d ell'ospite, potrebbe chiarire l'esistenz&

dei portatori cronici non infet-t.anti . Numerose osservazioni antiche e recenti gui· dano verso tale interpretazione, suffragata dall'esito di personali esperienze augli animali. l3I BLIOGRAFIA.

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FENOMEl'<ì DISi!OCIATl VI DEL BACILLO DEL Tlf'O E CC.

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SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SAl~ITA MILITARE GAJHNETTO DI TRAUMATOLOGIA

Direttore del Gabinetto clou. A. :\:tALICE, maggiore medico

llnTRJBUTO llll DllfinO~I RIDIOLOfil[l DflH DUI DI UHift0[0[[0 Dott. Francesco Pic:carreta, primo capitano medico

Gli studi sulla echinococcosi umana sono orma.i molto numerosi. E tutt.avia le difficoltà diagnost.icbe sono spesso notevoli e talvolta insormont.abili. Cr edo perci6 non sia superfluo illustrare alcuni casi che bo avuto occasione di osservare all'Istituto di Radiologia. della R. università di Firenze diretto dal prof. Siciliani e al repaJ'to <'hirurgico dell'ospedale militare di Firenze, casi che ritengo di qualche interesse per delle considerazioni clinièbe e radiologiche. Credo utile riassumere in principio le nozioni cliniche. e biologiche che si hanno sulle cisti da echinococco nell'uomo, percbè dallo studio di esse emerge l'importanza a scopo diagnostico della ricerca radiologica. ÙE:!'o'"ERALITÀ SULLA ECHINOCOCCOSI.

L 'idatidosi umana è molto diffusa, specie in alcuni paesi: Argentina, Brasile, Australia, Irlanda, Grecia. Nell'Argentina, che è la nazione più colpita, il Green vay in una statistica che va dal 1910 al 1921 ne raccolse ben 2470 casi. Da noi è rara nell'Italia settentrionale, più diffusa invece in Sardegna, nel Grossetano, in Dalmazia. Delle nostre colonie è colpita specialmente la Cirenaica. É noto che la taenia echinococcU8 allo stato adulto vive numerosa nell'inte· stino de l cane, del lupo, d ello sciacallo. L 'uomo può restarne infestato sia diret· tamente lasciandosi leccare o accarezzando il cane (giacche frammenti di proglottidi od embrioni possono essere aderenti al muso o ai p eli dell'animale) sia indirettamente a mezzo di alimenti contaminati da uova d el cestode. Nello stomaco la capsuJa delle uova viene distrutta dai succhi gastrici, e gli embrioni messi in li· bertà vengono in gran parte distrutti in loco, in parte penetrano nell'intestino dove pe r m ezzo dei loro uncini perforano le pareti d ei vasi sanguigni e linfatici giungendo così per via ematogena o linfatica nei vari organi dove si incistano. Quando ha raggiunto il suo completo sviluppo, è costituita. da tma membrana esterna. la cuticola, fatta di una sostanza amorfa, chitinosa, e una membrana interna più sottile, concentrica a quella, la m embrana germinativa., contenente fibrille muscolari e vasi. Intorno alle cisti a poco a. poco si forma nell'organo colpito una fitta capsula. di tessuto connettivo. La cuticola ha la doppia proprietà di essere impermeabile ai microbi che arresta come un filtro, il che spiega lo stato di asepsi normale del liquido cistico, e di offrire invece agli agenti chimici una grande facilità di dialisi che consente alle toss.i ne di attraversare le pareti ed entrare nella circolazione generale. Il l iquido contenuto nella cisti, limpido come acqua di rocca., normalm~nte sterile, d i basso peso specifico, non contiene a.ffatto albumina o non ne contu~~e che traccie; contiene molto cloruro di sodio (circa 6 per mille) spesso glucoa10, inosite, acido succinico.


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00:-ITRIBUTO

ALLA DIAGNOSI RADIOLOOICA ECC,

Spesso la vesoicola, pur giungendo a dimensioni considerevoli (sino al volume di una testa. di feto) , resta cos tituita solo da questi elementi (cisti sterile o ide.tide aoefalooistica), altre volte dallo strato germinativo nascono altre vescicole (vesci.cole proligere e vescicole figlie endogene ed esogene) che a. loro volta. possono ri· manere sterili o dar luogo a nuove vescicole proligere dette vescicole nepoti, costituendo cosl quello che chiamasi echinococco fertile. Gli scolici contenuti nelle vescicole proligere p ossono liberarsi de. queste e nuotare nel liquido cistico. Nel liquido ottenuto p er puntura si riesce talvolta a riconoscere a.l microsoopio i componenti caratteri.<stici, m embrana e uncini, oppure con l'esame chimico si possono ricono3oere alcune proprietà p~rticola.ri del liquido stesso. Però questo liquido può diventare p iù denso. simile a gel1.1.tina, e contenere albumina; oppure tutta la cisti può andare incontro a proce3Si regressi vi per cui si presenta come una poltiglia ca.seo.~a o purisimile contenu ta in una sp a.3sa ca.p:mla fibrosa (Ravenna), segni questi di morte del paras.~ it1.1., p er la quale può aversi la guarigione spontanea. o l'impianto di un prooe'!So suppurativo p er p enetra.zione dei comuni piogeni. Talora la p:irete, e più raramen te anche il contenuto, s'impregnano di sali calcarei; nel detrito calcificato si possono riscontrare evidenti uncini e membrane cuticolari strat ifioate. L'eventualità della calcificazione della cisti ha una particolare importanza per l'esame radiologico dell'echinococco di alcuni organi, per cui vi ritorneremo fra. pÉoco. · · d e Ila c1stt · · d a ec h"mococco l' accre.sctmento · oaratterrsttoo mo l to lento e il fatto che può decorrere nel più p 3rfetto silenzio di ogni sintomo e talvolta guarire spontaneamente. Come si è d etto, l'embrione esaca.nto, attraversata, con l'aiuto dei suoi uncini, la. mucosa. intestinale, p enetra nella circolazione Jinfatica. o in quella sanguigna, di preferenza nei rami venosi enteroportali, a m ezzo dei quali arriva a.l fegato che è la sede di gran lunga. la più frequente dell'echinococco. Quando anzichè nella circolazione portale gli embrioni penetrino nei vasi chiliferi o quando arrivino a supera re i capillari venosi del fegato, es.si giungono sino a.l cuore destro, donde a. mezzo delle arterie polmonari raggiungono la rete capillare del polmone. Se anche l'ostacolo dei vasi polmonari viene superato, es.si pervengono al cuore sinistro che li convoglia n el grande circolo, a mezzo del quale possono giungere nei piì:l diversi organi e tessuti ove subiscono l'evoluzione allo stato cistico. La rarità della sede dell'echinococco nei vari tes.suti, all'infuori del fegato e del polmone, si spiega. appunto con la difficoltà che l'embrione esaca.nto incontra per oltrepa.ssa.re il polmone, ostacolo che può essere eccezionalmente evitato per la p ersistenza del foro di Botallo. È questa la via. di propagazione dell'echinococco ormai ammessa de.lla. massima. parte degli autori. È negato ormai dai più il meccanismo patogenetioo del passaggio diretto dell'embrione esacanto dal duodeno ai dotti biliari, come è negato il passaggio attraverso le tuniche dell'intestino retto con migrazioni nel tessuto cellulare lasso del piccolo bacino. In quanto all 'idatidosi polmonare, la maggior parte degli autori ammette, oltre la via digestiva, la possibile penetrazione delle uova. per le vie respiratorie. Oltre a questa intestazione che potrebbe chiamarsi primitiva, dovuta. cioè all'arresto e incista.mento del parassita. che ha. preso origine de.ll'embrione della tenia entrato in circolo, vi sono le forme di intestazione seoonde.ria dovute alla. disseminazione di cisti figlie derivanti dalla primitiva vescicola. proligera, forma di particolare gravità. trattandosi in tal caso quasi sempre di echinocoCCQsi multiple. In quanto alla causa che determina l'arresto nell'uno o nell'altro organo dell'em· brione che abbia superato il circolo polmonare, gli autori la ricercano in una minorata resistenza dell organo colpito, o in una qualche causa occasiona.le, e principalmente n elle condizioni più o m eno facili con cui si compie l'irrorazione sanguigne. nei vari tessuti; ciò darebbe ragione della particolare predilezione che l'echinococco sembra avere per alcuni organi. Il trauma, a quanto sembra, può favorire la loca.lizzazione del parassita. nel punto di lesione, o attivare una. echinococcosi latente. Alcuni autori anzi vi attribuiscono una grande importanza: il Viertel, ad esempio, su 23 casi. he. trovato 11 volte il trauma. Il Graziani in un caso di echinococco multiplo prostatico e pel·


CONTBIBUTO .U.LA DIAOt>:OS I RADIOLOOI OA ECC.

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vico, non aveva riscontrato, negli esami clinici pratica.ti prima dell'opera.~ione, nuJla a carico del fegato che si p resentava n ormale per grandezza, consistenza, re· golarità del margine. Dopo l 'operazione, a distanza di qualche giorno, si notò invece tumefazione epatica, data, come poi si vide, dalla ciste più voluminosa; egli ritiene che il trauma operatorio dovette agire come stimolo per un rapido ed in· solito aooresoimento della cisti epatica.. Tale fenomeno del resto si verifica. nelle cisti idatidee come in tutte le altre cisti. É evidente p oi l 'importanza del trauma che provochi la rottura di una cist: fertile e l'impianto altrove di cisti figlie. Oltre l'echinococco cistico od idatideo fin qui descritto, è stato riscontrato, specialmente nella Svizzera, nella. Ba."-iera., nel \ Vurtemberg, nella Russia., in aleune regioni d ell'Austria, un'altra modalità. di echinococco dotto alveolare o multilo· oulare, a sviluppo esogeno, che riveste la forma di un tumore alveolare con locu· !azioni piene di masse gelatinose. Pare che si tratti di tm parassita diverso dalla taenia echinocooous, la cui storia naturale non è ancora ben conosciuta. Predilige il lobo destro del fegato, raramente è stato riscontrato nel polmone, cervello e milza; dà. luogo a un intasamento duro, compatto, stridente al taglio. 8TATL'fi'ICA.

Come si f. d etto, le cisti da echinococco si osservano sopratutto nel fegato, p iù raramente nei polmoni, molto più raramente negli altri organi. 10 Fegato: Le statistiche attribuiscono al fegato circa. il 70 % dei casi di idatidosi umana: 1\lo.delung e Guterbock dànno il 75 %, Lemaire e D évé il 60 %. Frey il 50 %, Rinaud il 75 %- Il Novelli, che ha analizzato 77 casi di echinococco operati nellà Clinica chirurgica di Firenze negli ultimi venti anni, ne ba riscon· trati 58 appartenenti al fegato (7i'i,3 ~ 0 ). Il Grifi su 100 casi osservati nella. Clinica chirurgica di Roma nel decennio 1919-1928 riporta il 58 ~o di localizzazione epatica. La. cisti può assumet•e proporzioni molto rilevanti A rimanerA nascosta nelle parti centrali dell'organo o sporgere alla periferia. Quando sporge dalla faccia superiore del fegato, spinge in alto il diaframma, e previe aderenze, può rompen>i nel cavo pleurico o nel polmone; è stato descritto anche qualche caso rarissimo (Vunderlich) di rottura nel perica.rdio. Quando sporge dalla faccia. inferiore tende a occu· p are la cavità addominale e p uò rompersi nel peritoneo o, previe aderenze, nello stomaco, n el duodeno, nelle vie urinarie, nella vena cava, eco. La rottura traumatica o spontanea dell'echinococco epatico nel peritoneo, è un aooidente relativamente frequente, giacchè avviene, secondo il Dévé, in un quinto circa dei oasi. Lo stesso Dévé poté anzi dimostrare che quasi tutte le cisti idatidee del baeino e del peritoneo sono secondarie, in genere multiple, e prendono origine quasi sempre da una cisti epatica. Le cisti isolate del mesentere, dell'epiploon, del bacino, egli dice, possono esistere, senza dubbio; si comprende benis· simo che un embrione esacanto si arresti in un punto qualunque del peritoneo, come può fermarsi nell'orbita o in una vertebra, tuttavia le osservazioni indiscu· tibili sono rare. Questa oonce>Lione d ottrinale, affermata dall'A. sin dal 1901, è importante, p archi- da essa deriva il trattamento chirw·gico che b isogna indirizzare alla r icerca in qualche parte dell'addome, quasi sempre nel fegato, della cisti primitiva che avrà seminato t u tti i germi. 2o Polmoni: Dopo il fegato, ma già a notevole distanza, vi è la localizzazione polmonare, con maggior frequenza nei lobi inferiori, e più spesso nel polmone ùestro. La maggior frequenza a destra sarebbe da attribuirsi alla maggior irrorazione del polmone destro (Giannettasio) dovuta al maggior volwne dei vasi (ciò che spiegherebbe anche la maggior f requenza delle embolie polmonari a destra). AUri (Douglas-Fairley) interpretano invece questa maggior frequenza pensando che a vvenga la migrazione diretta del parassita dal fegato attraverso il diaframma. I dati statistici sono vari secondo gli autori: il Neisser dà il 7 %. Durante l ' li %. Peiper il 9,90 %. .Ma.delung 1'11,9 %. Thomas il 16,41 %. Dévé ba.sandosi s ui suoi caai e sulle statistiche di otto autori (in tutto 2727 casi di cisti idatidee) dà una percentuale del1'8,5 %. Putzu in Sardegna ha trovato il 15 %. Le cisti vi ~ossono assumere un grande volume che non raggiunge p erò quello che può aversi m altri organi (fegato. milza).


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CONTRI80T0

ALL!~

DlAONOSI RADIOLOGICA ECC.

L'esito più comune, quando non intervenga l'opera del chirurgo, è la. rotture. e l'e.<~pulsione attraverso i bronchi con le complicanze relative, fino alla morte immediata. per soffocazione. Non è infrequente la suppurazione delle. cisti. Le. guarigione naturale di essa per involuzione calcarea, è molto rara nell'uomo. 30 Altre sedi: I dati Rtatistici sono più oscillanti, data la rarità di essi: a) Reni.: le s tatistiche di Frey, Dév(>, Villegaz, Cignozzi, ecc. riportano il 5·10 %, que lla del Grifì p!'r la Clinica chjrurgica rti Roma il15 %, quella del Novelli p er la clinica chimrgica di Firenze il 2,73 0 • Il Dainelli con una diligente ricerca ha raccolto 38 casi pubblicati dal 1907 al 1927, ciò che dà. a.pprossimative.mente un 'idea de Ila rarità de ll'echinococco renale. · b) M i lza: frequenza circa del 4 %· lvanissevich, riportando i dati delle. clin.ico. del prof. Arce, ne ha riscontrato JO ca.'li ~:~u 240 di cisti da echinococco dei va.r1 orga.m. c) Sistema schelet.rico: nella. statistica sopra.ccitata del Greenvay, su 24 70 casi di cisti idatidee non figurano che 9 casi appartenenti alle ossa, ciò che indica la rarità. della localizzazione scheletrica, per quanto altri AA. diano delle percentuali alquanto supel'iori a quelle del G1-eenvay. Le regioni prevaJentemcntR colpite risultano la colonna vertebrnle e il bacino. poi l'omuro, la tibia e il porone, il femore, ecc.. Sec~mdo K.ienbock e. Maj ~r !:echinococco attacca le OSSt\ de l bacmo ne lla metà. de1 cas1 delle vane locahzzazwru scheletriche. ~econdo la statisti~l riportata. dal Pasquali è più colpita la colonna vertebrale; egli dà. la. seguente percentuale: colonna vertebrale 41,6 %. bacino 22,1 %. omero 0,4 %. tibia e p crone 8,9 %. femore 8, 1 % di tutte le localizzazioni ossee. Vengono di preferenza colpite le regioni in cui predomina una struttura alveolare spugnosa a causa della. loro vascolarizzazione, quindi nelle ossa. lunghe le regioni epifisa.ria e iuxta-e pifiRnria, nelle ossa. piatte la regione centrale. La. sintomatologia il più delle volte è subdola.; solo in I1D& localizzazione in vicinanzt\ di plcssi nervosi, lo. dolorabilità. può divenire intensa. d) Peritoneo: I dati statistici sono molto incerti. Si tratta per lo più di cisti multiple secondarie a rottura di cisti primitiva. epatica.. Come si è già detto, le cisti isola.te del mesentere, dell'epipiploon, ecc. possono esistere, ma le os.<>crvazionj indiscutibili sono rare. Fra tutte le cisti del mesentere tuttavia. come nota il Faccini nella. sua. • Patologia. clùrurgica. del Mesentere •, quelle d'origine parassitaria (e propriamente quelle da echinococco) costituiscono il reperto più fl'('(Juente. e) S ùt.ema muscolo-aponevrotico: sui 100 cliSi di echinococco della. Clinica chimrgica di Roma. riportati dal Grifi, furono riscontrati 4 casi di localizzazione muscolare, di cui uno certamente primitivo; dei 77 casi della Clinica. chirurgie& di Firenze riportati dal Novelli, l in sede muscolare e più precisamente lombare. f) Sistema nervoso centrale: la statistica di Medelung riporta 1'1,4 % di localizzazioni cerebrali. Ancora più rare le localizzazioni midolla.r i. Lomba.rd, in base alle statistiche sud-americane ed australiane. fissa al 3 % la localizzazione cerebrale de ll'echinococco. Secondo Dévé l 'echinococco cerebrale è 7 volte più frequente presso il bambino che pres.'!o l'adulto, tanto che, secondo questo autore, essa, mentre nell'adulto occupa uno degli ultimi posti nella statistica, nel bambino verrebbe subito dopo la localizzazione epatica e polmonare. Nella. maggior parte dei casi le cisti idatidee intra.craniche sono costituite da una vescicola unica; dei pochi casi fìnora registrati, solo in quello del Sandri, come rileva il Graziani, trat· tavasi di echinococco mtùtiplo del cervello. g) Pancreas: vi sono munerose clnssificazioni delle varie forme di cisti del pancreas (da ritenzione, nooplastiche, terstomatose, cistoidi, parassitarie, disontogenotiche), ma le cisti parMsitarie sono così rare, che molti autori le omettono addirittura nella loro classificazione. Infatti i eMi di echinococco del pancreas .fin qui noti nella. letteratura non toccano la. cinquantina (Cairo). In Argentina. come in Australia, dove le cisti da echinococco sono frequentissime, sì può trovare l caso di localizzn.zione del pa.ncret\."1 su 1700 cisti idatidee. La sede prediletta della. cisti di echinococco è la rosta dell'organo, raramente la porzione caudale, il che viene messo da alcuni in l·elazione con la. disposizione anatomica dei rami arteriosi costituenti il circolo pancreatico. Uno dei casi molto rari di echinococco della code. del pancreas è stato pubblicato recentemente dal Cairo da cui ho ricavato i dati suaccenna.ti.

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CO~mUTO

ALL.o\ DIAGNOSI RADIOLOGICA ECC.

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h) Prosf.a,ta: anche qui l'a,ffezione è m olto rara. Nelle stat.istiche infat.ti n o n si fa menzione dell'ech. prostatico (statistich<" di Frey, Dévé, Villegas, Verdun, Potzu, Cignozzi, 1\fa.delung, Rinaud, GoAAet, ecc.). Si tratta per lo pi~ di idat,idosi secondaria. Il Graziani ha pubblicato nel mltrLO 1930 un caso di ech. multiplo diffuso con localizzazione epatica, proRtatica. e parauret.erale. All 'operazionE> furono riscontrate numerose cisti di varia grandezza dn. quella di un pisello a quella di un mandarino, incastrat~ fra loro, alcune in via di calcificazione. altre completamente calcificate. In questo ca.<Jo il Graziani pensò trattarsi di ech. multiplo primitivo. Secondo l'A. le oncospere ingerite si fermarono in gran pn.rte n el fegn.to. ma altre. superato l'ostacolo epatico, attraverso la circolazione sangui~a, pE'r il cuore d est,ro, polmoni, cuore sinistro, aorta, iliaca, ipogaat-rica, vescicn.li mferiori E'd emorroidarie medie, giunsero alla prostata. il Ti'foide: Lemaire e D€-vé dà.nno il 0,3 %di tale localizzazione. )) 01'bit.a: TI La.grange fino al 1920 ne riscontrò citati n ell11. letteratura 71 cnsi; esse occupano un punto qualunque della cavità orbitaria, forse di pre· ferenza la parte superiore ed esterna d ella sua bMe; in 2 eMi si t,rattava di cisti idat.idea dei muscoli dell'occhio (Fi(:>uzal e Bailly). Un caso, d ella g randezza di tm uovo di piccione, i! stato descritto dal Kubick n ella Medizinish(:> Klinich dell ' ot.tobre 193()). m ) Cuore: i cnsi pubblicati finora. non toccano la sessantina. La. diagnosi n ella massima parte dei casi è una sorpresa d 'autopsia. Gli echinococchi si localizzano di preferenza nel ventricolo destro e nel setto interventricolare, di rado nelle orecchiette (Barbacci). La morte è quasi se mpre provocata dalla rottura di una. cisti n elle cavità del cuore. Il Ravennn. n el trattat.o di An6tomia Patologica del Foà ricorda i l caso inter(:>IISBnte descritto da 1\fa.riotti Bianchi di morte improvvisa. ~r trombosi della coronaria sinistra in seguito a processo arteritico provocato dal contatto con la cisti parassitaria. svi luppatasi in massima parte nello spessore d~>l la parete anteriore d el ventricolo e dell'orecchiett.a sinistra.. La. cisti aveva rag~riunta la grossezza di un g rosso cNlro e non avE-va provocato sofferenze degne di nota, tanto che il paziente. trombe t.tiere militare. prestava. regolarmente servizio quando mori improvviflamente mentre suonava la ritirata. in piazza. Si tratta per lo più di cist,j unica; non mancano però casi di cisti multiple, come il <'a.<!O del l\fayet riportato dal Mariotti Bianchi e l'esemplare del B aecchi riport-ato dal Rave nna nel sopracitRt.o t,rat,tato del Foà. n) ;1d'ammella: se n e conoscono nella letteratura. pochissimi casi; un caso fu operato n e lla Clinica Chinrrgica di Firenze n el 1913. Spesso q\teste ci!<ti interE'SSano piuttosto la regione che il parenchima mammario e si tratta quindi di cisti d el sottocutaneo e non della glandola. Sembra abbiano relazione con l'attività fisiologica della glandola; un caso tuttavia risulta ri~;eontrato anche nella mnmmella. di un uomo. Duo~ost.

Si possono distinguere sint.omi a carico d ei vari te:>suti lesi. che si manifest-ano quando la cisti abbia raggiunto un certo volmne e sono dovuti a compressione e a diminuita funzione dell'organo colpito, o ad alterazioni di nat.ura irritativa (Ravenna), e segni propri dell'echinococco. È C6ratteristico d ella cisti idatidea l '~Wcre.c;cimento con estr ema lentezza, che può dur6re parecchi anni, talvolta senza dare segni rilevanti della 8Ua presenza. )fajocchi (Atti della Soc. Lombarda di Scienze Mediche e Biologiche 1920) accenna a una donna che presentava una voluminosa cisti da echinococco del fegato, grande quanto una t.esta di adulto, che datava da un lungo periodo di t.empo e ch e t-uttavia aveva permesso di condurre a termine ben otto gravidanze normali. Oold cita il caso di nn echinococco d e lle os.98. che ebbe la durata di 26 anni. Ki e mbock (Fortschritte auf dem Gebiet.e er Roetngenstrahlen vol. 39 del 1929) illn~t,ra il ca.~o di un uomo che per 55 anni portò la malattia (ech. delle os.c;a del bacino) che non era stat.a riconosciuta prima d ella sua indagine; in anteced enza era stata diagnosticata per re umatismo articolare cronico, poi per carie tubercolare, poi come sarcoma oSReo ed infine come ost.eite fibrosa cistica. Un sintomo caratt.eristico d ella cisti idatidea è il • fremito idatideo » che è


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CONTRIBU TO ALLA DIAGNOSI RADIOLOGICA ECC.

descritto come una sensazione simile a quella che si ha quando si fa vibrare nelle mani una. corda elastica molto tesa e gli AA. consigliano va.rii metodi per provocarlo. l"u notato per primo da Blatin nel 1913 e studiato poi da Briançon che gli diede il nome. È un fenomeno però assai raro e alcuni AA. lo n egano addirittura. Il Finsen non l'avrebbe mai osservato su 235 casi. Altri non gli dAnno valore specifico avendolo riscontrato (CaldareUi, Davaine, ecc.) anche nell'idronefrosi. Nel campo dell'ech. polmonare, poi, questo sintomo è di rilievo problematico, perchè la parete toracica ne ostacola la. percezione. P trNTUltA ESPLORATIVA:

Un dato decisivo per la diagnosi può essere dato dalla puntura esplorati'"·a del tumore la. quale permette in molti casi di estrarre il liquido caratteristico nel quale talvolta, ma non sempre, si rilevano al microscopio gli uncini distintivi o frammenti di m embrane strat ìficate. La puntura però può dar luogo a s.i ntomi generali tossici anche gravi (collasso, vomito, dispnea., diarrea, brividi febbrili, accessi epilettiformi) che possono perfino condurre rapidamente a morte. Si è quindi molto m eno proclivi di un tempo ad eseguirla, e comunque deve essere sempre circondata da cautele s peciali. Un soggetto con Ghedini o Casoni positiva dimostra uno stato di ipersensibilità e va. trattato con estrema pruden:za, potendo reagire con lo choc anafilattico. P er prevenire od attenuare lo choc viene consigliato di trattare il soggetto con sostanze che secondo alcuni sono utili allo scopo, come il cloruro di calcio, l'iposolfìto di sodio, l'adrenalina, ecc., per iniezioni o per bocca. I t entativi del Pontano ( 1930) di a.nafilassare i soggetti con iniezioni di dosi prog1·essive di liquido cistico, non sembra siano riusciti dimostrat.h ·i. È da. tener conto anche che nei casi di cis ti fertili il cui contenuto è costituito da numerose cisti figlie, nipoti e pronipoti, la. puntura può essere negati\·a fino al punto da non estrarsi neanche una. goccia. di liq\tido. REAZIONI BIOLOGICl'fE:

Importanza speciale, n el campo generale della. echinococcosi, assumono le ricerche biologiche: eosinofilia, intre.dermorea.zione del Casoni, pt"ova. della deviazione del complemento di Ghedini-Weinberg; di minore importanza. la sottocutaneorea.zione di P ontano, la precipitinoclia.gnosi di Fleig-Lisbonne, la meiostagminodiagnosi di Ascoli, la reazione emoclasica. di D 'Amato, ecc. Limita.ndoci alle prime che hanno maggior importanza.: l'intradermoreazione primeggia sen:za dubbio per percentuale di posività, che raggiunge l'SO %; seguono la Ghedini Weinb erg, positiva nel 60 % dei casi secondo Pontano, solo nel 32 % secondo altri; l'eosinofilia., presente secondo Pontano n el 40 % ma che secondo altri è molto più rara e di significato incerto, presente d'altronde in altre manifestazioni, come nell'asma bronchiale, in alcune malattie del sangue (anemia., clorosi, leucemia.), in diverse malattie cutanee e infettive, in alcune intossicazioni m edicamentose, e specie nelle comuni elmintiasi (da distoma., oxyu.ris, trichina, anchilostoma., fìla.ria., bilharzia., ecc.). I portatori di echinococco possono essere divisi in tre tipi biologici: quelli a reazioni complete, quelli a reazioni dissociate, e quelli a. reazioni latenti. La negativi tè. delle reazioni è spiegata. o con la. mancante o insufficiente penetra.zione attraverso la parete cistica delle sostanze antigene, o con la insufficiente o mancante reazione organica. Spesso ma. non sempre, le reazioni sono negat.ive quando le cisti sono suppurate o calcificate o comunque vuote in tutto o in parte dei loro contenuto. D Forgue scrive nel suo classico Trattato di Patologia Chirurgica che la reazione di deviazione del complemento quando è positiva costituisce un dato che non ha mai fatto difetto. È dimostrato invece che la positività delle reazioni non è per sè solo un segno certo eli presenza di cisti idatidee e anche l 'intradermoreazione può talora fornire un responso che non è d'accordo con la Clinica. come dimostrarono K. D . Fairley e F. E. Williams, i quali su 87 casi in cui, praticata la Casoni con liquido cistico, avevano avuto risultato positivo, solo in 62 potettero consta· tare la. presenza. reale di una cisti da. echinococco (59,8 %). È da rilevare inoltre che dopo la soppressione chirurgica delle cisti da ech.


CO.'o1TIUBUTO ALLA D I AGNOSI RADIOLOGJCA ECC.

può aversi per3istenza n ella positività d e lle reazioni pur escludendo la presenza e lo.sviluppo di nuove cisti, come si sarebbe portati a credere. Il Bona.nno (Boli. della Soc. ! tal d ella Soc. Int. di Microbiologia, marzo 1931) avendo portato la sua. osservazione s u l l soggetti operati di cisti da ech. {l O d e l fegato, l della. ghiandola tiroide) e seguiti per più anni (sino a 5 anni} dopo l'operazione, ha potuto notare che la reazione di Ghedini, la Casoni, l'eosinofilia, la reazione emocla.sica di D 'Amato, si sono mantenute positive per lungo tempo dopo di questa, in certi casi anche per 3 o 4 anni. La reazione di D'Amato è la prima a sparire, poi l'eosinofilia., la G. W., e infine la Casoni che persiste più a lungo delle altre. In presenza quindi di questa persistenza di posività, non si è autorizzati a dedurre che q ualche cisti sia. sfuggita all'osservazione o che altre si siano sviluppate posteriormente. Pur senza voler diminuire, dunque , l'importanza note vole delle reazioni biologiche, bisogna convenire che la. diagnosi non si può e non si deve basare su di esse, come non si può basare esclusivamente su qualsiasi esame di laboratorio isolato, qualunque esso s ia, non pet·mettendo la. n egatività di escludet'· la, nè la positività di affermarla.. Essa d eve essere il risultato dei varì esami associati i quali si completano tra loro non solo n e lla percentuale di probabilità numerica di esiti p ositivi, ma anche in quella della specificità. ESPLORAZIO~E RADWLOGICA:

Come si vede da questi pochi cenni, la sint.oma.tologia e le ricerche cliniche possono dare un buon indirizzo, ma n essuna di esse è risolutiva. per la diagnosi. Come nota il D e Gaetano, a propos ito di una cisti da echinococco del fegato da lui operata e già diagnosticata per cancro dello stomaco, la diagnosi di cisti da echinococco, specialmente quando siano profondamente indovate e abbiano pareti molto spesse e dure, o siano infettate, non sempre si riesce a stabilirla: a S i può dire che non avvi chirurgo, egli scrive, che non si sia trovato dinanzi ad una cisti da echinococco quando meno se lo aspettava, naturalmente sbagliando diagnosi». Bisogna anche qui, come in ogni campo de lla patologia, ricercare e vagliare i dati peculiari di ogni caso, e usare tutti i m ezzi di indagine che possano illuminarla. Fra tutti questi mezzi la ricerca radiologica ha acquistato, specie per alcuni organi, un grandissimo valore. Essa ha il grande vantaggio, rispetto agli altri mezzi di indagine clinica, di estendersi in profondità, ml;lntre g li altri mezzi clinici di ricerca non possono ragguagliare che sulle condizioni di una porzione molto superficiale degli organi. Come è noto, la differenza di tinte chiare o scure di cui si compongono le i mmagini ra.dioscopiche e radiografiche, non fa che tradurre la differenza di p ermeabilità. d ei diversi organi di fronte ai raggi Roentg<>n. Perchè due visceri contigui diano all'esplorazione radiologica delle immagini distinte, è indis pensabile che esse siano inegualmente permea.bili ai raggi che li attraversano. Questa condizione è realizzata meglio che altrove nella cavità. toracica, perchè l'aria che riempie la maggior p arte dello spazio occupato dai polmoni si oppone appena, fer la sua debole densità, al passaggio d ei raggi, m entre, ad esempio, il cuore l aorta e il loro contenut.o liquido, perchè più densi, n e arrestano una fra.zione notevole, dando quindi delle immagini distinte, nettamente delimitate. Ciò che vale per gli organi e tessuti normali, vale anche naturalmente per le formazioni patologiche che in tal caso possono esserci rivelate. In alcuni casi è possibile modificare artificialmente la permea.bilità. d ei tessuti rendendoli più opachi o più trasparenti degli organi vicini. . . L imita.ndoci a ciò che forma particolar argomento di questo studio, le cist1 idatidee, essendo d elle sacche contenenti d el liquido, hanno una loro propria. ra.diopacità. che ce ne rive la. la presenza. quando i t es3uti in cui sono indovate hanno una ra.di()-()pacità minore {polmoni} o maggiore (ossa). Che se invece sono indovate in organi che hanno una opacità pressoché uguale, il rilievo diventa eli grande ~flìco~~ o addirittura impossibile, a meno che esse non sporgano dalla superficie di ess1 m organi di opacità diversa.


261)

COST,RIBUTO ALLA DIAGNOSI RADIOLOGIOA

ecc.

DIAGNOSI RAOIOLO GICA DELLE CISTI l!JATIDEt: DEL POLMONE.

Il quadro ra.diologico d e lle ci»ti da echinococco, scarsamente illustrato ·sino a pochi anni fa, in questi ultimi anni ba assunto il suo giusto valore. Nell'eehinococcosi polmonare esso è ormai per generale consenso caratteristico, per quanto non se1npre presenti la forma così schematica. quale fu descritta da Bèclère. D Béclère d ette la seguente descrizione: • Nel campo polmona.re si vede un'ombra molto densa. di tinta. omogenea, di forma regolarmente rotonda con dei contorni net.ti come tracciati col compasso; quest'ombra spicca sulla. trasparenza. normale del campo polmonare. Quando la cisti non è molto grossa, i suoi bordi si delineano per intero; quando è molto voluminosa. l'oscurità copre tutte. una parte dell'emitorace e si vede delinearsi sulla chiarezza polmonare un segmento solo d el bordo dell'ombra. È allora la convessità regolare di questo bordo che è caratteristica. A volte un'ombra che copre la parte inferiore del campo polmone.re presenta un bordo inferiore convesso in basso, a volte nelle grandi cisti della base l'ombm presenta. nella regione parailare o ascellare un bordo superiore con· vesso in alto. Esaminando qu!'sta immagine sotto incidenze varie, di faccia e di profilo, si cerca d eterminare la grandezza d ella cisti e la sua situazione il più f'sattamente possibile , per poter dare al chirurgo delle indicazioni sulla miglior V i R.

d i acl\f>RC:O • .

Sin quì lu descrizione schematica data dal Béclère. Quando vi è la su descritta nettezza caratteristica dei contorni, la csratteristica forma e densità dell'ombra, la diagnosi di cisti idatidea nella massima parte dei casi si impone. Ma non sempre è così. I contorni della cisti possono non avere questa grande nettezza , può esservi reazione d el tl•ssuto polmonare vicino o d e lla pleura se la cisti non ne è lontana, e aversi un'ombra periferica sfumata, irregolare. In tal caso la diagnosi radiologica di cisti idatidea può presentare grandi difficoltà. Comunque il segno speciale è dato daUa percezione, in mezzo alla zona d'ombra, di un segmento di cerchio, a volte poco esteso, ma molto regolarmente tracciato, che corrispon de alla proiezione di una parte d ella parete cistica (Cottenot). Le cisti localizzate all'apice perdono la loro forma rotondeggiante e possono dare un opa.~amento totale dell'apice in cui la forma cistica va totalmente perduta; le cisti parietali possono perdere egualmente la forma rotondeggiante perchè l'emisfero. esterna si ada.tt.a, modollandosi, alla conformazione della gabbia toracica, ri<>ultandone la forma di un'eroisfera o di una mezza luna. piena con la convessità rivolta verso l'ilo (Maragliano ). La stessa deformazione può aversi nelle cisti svilnppatesi in immediata vicinanza del diaframma su cui si modellano. Le difficoltà diagnostiche poi aumentano se vi è presenza. concomitante di liquido nella pleura. o aderenze e i.spessimenti pleurici. DIAGNOSI DIFII'l!:;RENZIALE.

Alcune formazioni patologiche nel campo pol.monare possono, sotto certi aspetti, simulare la cisti ida.todea: la pleurite inte rlobare, la ple urite sacoata., l'aacesso polmonare, i tumori, la cisti dermoide, ed anche dei processi cronici molto densi del polmone o della pleura, e infine delle gomme sifilitiche o dei nod uli di actinomicosi. Le cisti in vicinanza dell'ilo possono essere in certo modo scamb iat-e con aneurismi, grossi pacchi ghiandolari, tumori mediastinici; le c isti sopra. diaframmatiche con ascessi sopra o sottodiaframmatici. a) Pleurite: La pleurite interlobare ha raramente la. regolarità di forma di 'Una collezione cistica. La raccolta più frequente e più caratter istica è quella. della piccola scissura; essa dà in posizione dorso-ventrale un'ombra in forma di striscia trasversa.le un P.ò obliqua in alto e in fuori che traversa completamente il campo polmonare dali ilo alla parete ascellare seguendo La. 4• costola o il quarto spazio intercostale, a bordi talvolta. quasi paralleli, tal altra più o meno divergenti, con base per lo più ilare ed apice verso l'ascella (è eccezionale la. forma opposta). In alcuni casi i bordi d e ll'ombra sono abbMtanza netti, rettilinei o un pò incurvati, ma per lo pii.t la reazione parenchimatosa. attorno al guscio pleurale di inciste.m ento forma un'ombra sfumata. in cui l'opacità si prolunga degradando (Cot tenot). Data la. situazione della grande o della piccola scissura interlobare si ba.


COJS"'l'RIBUTO ALLA DIAGJ'OSI RADIOLOGICA ECC.

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che l'opacitè. e la larghezza dell'ombra si modificano facendo variar l'incidenza d ei ra._gg i.

Più de licata. può essere la diagnosi differenziale da ra~colte saccate della grande cavità pleurica; anche in questo caso variando l' incidenza dei raggi si vede quasi sempre modificarsi la larghezza e l'opacitè. dell'ombra.. b) Aace880 polmonare: L'asces.~o polmona.re può difficilmente confondersi con una cisti all'esame radiologico quando, come lo è in principio, è circondato da lesioni pneumoniche o broncopneumoniche di cui è una complicazione, ma in alcuni casi, dopo la risoluzione di esse, l'ascesso può avere dei contorni ch e spiccano nettamente sulla circostante zona polmonare chiara. La. sua. forma è per lo più ovoide a. grand'asse verticale. La sintomatologia clinica però dell 'a.~sao polmona.re è tale che dirime senz'a.lt ro il diagnostico ne lla massima. parte dei casi e comunque l'ulteriore evoluzione modifica subito il quadro radiologico. c) Tumori: bronchiali (carcinomi, sa.rcomi, condromi, ostecondromi, condrclipomi) e polmonari (carcinomi, sa.rcomi, endotelioni), Più rari i tumori benigni: fibromi , lipomi, osteomi. Per lo più la Clinica. nei casi di tumori maligni, (stato generale, brevità del decorso, metastasi ghiandolari, ecc.) dà già dati sufficienti per l' indirizzo diagnostico. Tuttavia tavol ta la diagnosi può essere molto imbarazzante. Di particolare rilievo, come si è già detto, è lo stato generale del soggetto che nelle cisti idatidee è, come regola, ben conservato, e il lungo decorso della malattia. Il sarcoma intratora.cico sia del polmone sia della pleura, per esempio, che facilmente può confondersi per molti caratteri obiettivi con la cisti. può portarsi qualche anno senza. disturbo dello stato generale (Cardarelli). Lo stesso Laennec aveva notato che il sarcoma polmonare può portai'Bi per diverso tempo innocentemente. Il Mantovani nella go Riunione del Gruppo dei Radiologi Emiliani del novembre 1929 presentò il caso di un pa ziente che lamentava da. ben nove anni soffere nze alla. base toracica destra. All'esame radiologico fu rilevato: ombra opaca della fonna e grandezza di un'arancia., a. contorni netti. alla base dell'emitoraoe ~inistro, adagiata sul diaframma.. Nessuna reazione pleuritica.. L'intervento pose m e videnza una formazione bianco grigiastra, liscia., di consistenza dura parenc1timatosa, non asportabile. L'esame istologico di un pezzetto escisso la dimostrò dovuta a un endotelioma. n caso del Mantovani in realtà è eccezionale per la lunghezza del decorso, se si vuoi dar credito all'affermazione che i sintomi risalissero a nove anni; (per generale consenso degli Autori il corso di un neoplasma polmonare può anche non essere rapido ma difficilmente supera i due anni). Non sono eccezionali invece i caratteri dell'ombra simulanti quelli di una cisti da echinococco, gia.cchè sono riportati da vari Autori (Béclère, Ronnea.ux, Sergent, Canigiani, ecc.) dei casi di tumori tora.cici a contorni regolari pressoché impossibili a riconoscerai radiologica.mente. Il caso e.ccennato ha la sua importanza anche per delle considerazioni collaterali e propriamente per l'assenza di essudato pleurico. È noto infatti che i neoplasmi maligni intratora.cici si diffondono molto facilmente alla pleura e si hanno ~uindi quasi sempre i segni di una pleurite neoplastica., dei quali è principale l essudato. Il Ca.rdarelli anzi scriveva.: • Non è possibile l'esistenza di un neoplasma. polmonare senza. la. contemporanea diffusione alla. pleura, che è l'organo piò sensibile alle neopla.sie ». Occorre dunque la massima prudenza n ella. interpretazione radio logica. di casi del genere. In questi casi di eccezione è alla diagnosi di cisti idatidea che si pensa, con delle riserve se le reazioni biologiche e gli altri dati clinici fanno difetto o non sono d'accordo coi dati ra.diologici. . È bene tenere presente che la. con.'ltatazione anatomica di neopla.sia è forse più frequente di quanto non si creda.. La. maggior parte degli Autori sono concordi nel ritenere che i . casi di metastas i polmonari, come frequenza., vengono a l terzo posto dopo quelli delle linfoglandole e del fegato. Di solito i tumori che dànno pitl frequentemente metastasi polmonari sono i sa.rcomi, 39 o/o. e i cancri, 12 % (Foà). d) Oi8ti derrrwide: Più difficile ancora è la differenza di una cisti idatid~~ da. una cisti dermoide che secondo il Barion ha i seguenti caratteri: è UDica, è sempre aderen te all'ombra mediana, data la sua. origine mediastinica; la. sua ombra è poco omogenea e il suo accrescimento molto lento.


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CO ~TRIB t,"TO

ALL.-1.

Dl.~ C :SOSI

RADIOLOGlCA F:CC.

Lamarque e Chapta.l (Joumal de Rad et d'Eiectr. N . ll, 1930) citano il un uomo di 36 anni che dall'età di 13 anni andava soggetto ad emottisi abbondanti. All'esame radiologico si trovò una opacità nella quale si riscontrarono delle formazioni più opache dall'aspetto di denti e frammenti di osso. Si notò inoltre espettorazione di peli. S i potè quindi porre la diagnosi di cisti dermoide intratoracica fistolizzata nei bronchi. n caso sarebbe ill68o della letteratura. e) Anche la cisti ematica poat-trattmatica endopolmonare può dare un'immagine identica a quella di nna cisti idatidea (Sergent e Pruvost). f) Più agevole è la diagnosi differenziale dell'aneuriama cwrtico, gia.cchè alla radioscopia l'aneurisma si dimostra pulsante. Una cisti situata vicino all'aorta può anche ricevere una pulsazione tri!.Smessa., ma tale pulsazione non & espansiva, cioè non si manifesta su tutta la periferia della zona di opacità; inoltre gli esami sotto incidenze varie pervengono qui!.Si sempre a mettere in evidenza i rapporti dell'ombra con l'aorta. g) Le pM urnopatie croniche aclerosanU sono difficilmente confondibili con una cisti, giacchè per quanto l'ombra possa essere molto scura. nelle sclerosi dense, essa non è mai omogenea nè ha. limiti net.ti; inoltre vi è retra.zione delle pareti toraciche, restringimento degli spazii intercostali, diminuzione dei movimenti respiratorii, spostamento del medii!.Stino v erso il lato del polmone sclerosa.to. h) L'infarto, quando è abbastanza voluminoso, può dare un'ombra di forma generale arrotondita o allunga ta, ma i bordi per quanto regolari, sono sfumati e l'ombra stessa. è opaca e va degradando dal centro alla periferia. i) Le gomme sifilitiche polmonari possono manilesta.rsi con delle ombre tondeggia.nti a limiti netti. Esse però sono estremamente rare, non raggiungono grandi dimensioni, non manca mai la tumefazione delle ghiandole dell'ilo e sono spesso associate a stenosi dei grossi bronchi e atelettasia polmonari. Nei casi dubbii la modificazione del reperto radiologico in seguito alla. cura dirime facilmente la. ~uestione. l) L actinomico8i può dar luogo a grosse ombre in vicinanza dell'ilo e talvolta. a opa.ca.mento di tutto un lobo. Anche qui la forma non è mai rotondeggiante nè a limiti uetti come nelle cisti. La cura ioùiell. intensiva modifica per solito rapidamente il quadro radiologico. m) I gangli ilari e polmonari in preda a un proceaao patologico (per lo più tbc.) possono dare luogo a delle IDI!.8Se voluminose, opache, che deformano l'ombra. ilare normale; sono per lo più di opacità variabile, a. bordi policiclici e sfumati a causa della periadenite. Quando sono calcificati dànno luogo a piccole ombre molto nettamente limitate, molto scure, ma sono di piccolo volume, a contorno irregolare, e si dispongono per lo più a catena lungo l'ombra mediana. n) Anche un McetJ80 freddo, a punto di partenza costale o eternale o vertebra.le, ha contorni netti, regolari, a tinta. scura. omogenea, ma la forma è per lo più allungata e si può quasi sempre con incidenze varie determinare l'origine e la sede della collezione. Come si vede dunque, parecchi processi patologici possono :presentare dei quadri ra.diologici che si avvicinano pitl o meno a quelli della cisti Idatidea endotoracica., e specialmente le pleuriti sa.ccate, alcuni tumori, le cisti non parassitarie. Secondo Belot e Peuteuil le condizioni fisiche del mezzo polmona.re sono tali che i processi patologici che vi si sviluppano, tendono facilmente ad assumere tma forma rotondeggia.nte, carattere quindi che dipenderebbe più che dal processo, dal mezzo ambiente. Nei ci!.Si veramente tipici dunque, la diagnosi radiologica di cisti idatidea polmonare s'impone da sola, è eccezionale che essa faccia difetto. Quando i caratteri dell'ombra non siano proprio caratteristici, occorre essere molto prudenti e tenere il dovuto conto di tutti gli altri dati forniti dalla Clinica, fondando il giudizio diagnostico sul complesso lavorio di sintesi. Quando la radiologia e la clinica. s'accordano per pensare alla. cisti idatidea. e l'ombra cistica risiede alla bi!.Se, bisogna. distinguere la. cisti polmonare da una cisti della. convessità del fegato. In 01!.80 di cisti polmonare si può talvolta. sotto certe incidenze, isolare l'ombra. dalla cupola. dia.frammatica. Quando ciò è impossibile, quando la. cisti è accollata. al diaframma e non esiste a questo livello CI!.SO di

(Continua).


MEDICINA LEGALE MILITARE OSPEDALE MILITARE: DI BOLOGNA Direttore: tenente colonnello medico PAOLO MooESTINI •

L'INDAGJNE.RADIOLOGICA NELLA SELEZIONE DEI GIOVANI ASPIRANTI ALL'AMM~IONE NELLE RR. ACCADEMIE MILITARI CON PARTICOLARE RIGUARDO ALL'ACCERTAMENTO DELLE MALATTIE TORACICHE Dott. Umberto Comelll, maggiore medico

La Direzione Generale della Sanità Militare con circola.re n. 194 in data 13 aprile 1932 ha disposto che le visite agli aspiranti per l'ammissione nelle RR. Accademie militari di Modena e di Torino siano compiute da una. Commissione presieduta da un maggiore generale medico e che abbia a. propria disposizione un ufficiale medico versato nella specialità ra.diologica. per i relativi esa.mi e le ricerche del caso. Si tratta. della visita di giova.ni destinati ad essere sottoposti ad un periodo di gra.dua.le, ma. intenso la.voro selettivo fisico ed intellettus.le durante due anni di preparazione in Accademia. per divenire Ufficiali in S. P. E., quindi organicamente in condizioni di resistenza. eccezionale a strapazzi fisici di ogni genere in pa.ce ed in guerra., in territorio e nelle colonie. Da qui la. necessità di un giudizio va.lutativo medico-legale di giusto rigore che la Commissione è chiamata. a dare nell'ambito di pochi minuti, seduta. stante, in sede utilitaria. Compito qua.nto ma.i irto di difficoltà e che da una. parte deve sa.lva.oouarda.re lo Sta.to per riguardo alla. assunzione di non valori fisici <'be vadano ad ingombrare sale di infermerie e corsie di ospeda.li e che eventualmente possono pretendere indennità o pensioni, e, d'altra. pa.rte, deve tutelare, per dovere di giustizia. e per dignità professionale, l'individuo stesso che aspira. alla carriera delle armi. L 'impiego della radiologia in questo campo delicato e complesso ra.ppresenta. un fatto nuovo nella. storia. della medicina milita.re e deve essere segnalato percbè sconfina dal nostro ambiente ed assume un'importanza più vasta in quanto si ricongiunge alla. ca.tena di provvidenze diagnostiche civili nel campo di lotta. antitubercolare, mentre è logica e conseguente integrazione pratica. di UlUli complessa organizzazione atta a sa.lvaguarda.re l'esercito ricercando, individuando ed allontanando gli elementi capaci di provocare il contagio. Busi e Poolucci fin dal1928 avevano risolto il problema. dimostrando la possibilità di esaminare sistematicamente e di controllare radiologioa.mente i dati clinici ricavati dallo studio del torace di 300 scolaretti di una zona rurale.


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L ' I NDAGI NE B ADIOLOCI I CA NELLA SELEZIONE ECC.

Da. i confronti dei risultati clinici con quelli radiologici ottenuti, gli .Autori hanno con cluso che l'esame ra.diologico scoprì lesioni clinicamente insospettate e insospetta.bili nel 4 % dei casi; che confermò la. presenza di una. infezione t ubercolare sospettata. clinicamente nel 50 % dei casi; che n ei bambini con contagio permanente in famiglia. ma con esami biologici ed obiettivi nega.tivi, scoprllesioni certe nel 25 % dei casi. Nell'ultimo congresso di ra.diologia. tenutosi in Parma. nel maggio u . s., ra.diologici e clinici h anno riconosciuto solennemente la. importanza. della. n ostra. indagine n ella. lot ta. antitubercolare e discusso il metodo migliore per renderla praticamente estensiva. e totalitaria. Ed è stato votato 1.m ordine del giorno per ottenere e gen eralizzare l'indagine ron tgenologica. con l 'esame radiografico del torace degli a lunni delle prime classi elementari istituendo quella. che fu chiamata dal Tandoia. pagella radiogra.·fica. e dal Busi cartella. o modulo radiografico che, ment re permette uno studio critico b en ponderato di ogni caso, n e pennett.a. inoltre il confronto con iden tici moduli-futuri (Busi-Pa.olucci). Il Bocchetti commenta favorevolmente l 'obbligatorietà della cartella radiologica n elle scuole e conclude che la. ricerca. della. t ubercolosi nella collettività rappresenta la. vera profilassi. La. possibilità di avere da. esaminare un numero rilevante di soggetti di l.IDa. stessa età, con sviluppo corporeo entro certi limiti antropometrici, sia n el momento dell 'arruolamento oppure durante il lavoro di a.Uena.mento fisico nelle caserme, compete a noi medici militari. Ora questo notevole materiale che ha costituito la base di studi poderosi di antropometria. e di statistica., non dobbiamo con siderarlo dal pliDtO di vista. pratico della selezione con liD criterio assoluto di morfologia. soma.tica.. '' De Giovanni e Viola., scrive Ca.ssinis, ci hanno insegnato che il concetto di robustezza. non è legato alla. forma , ma. alla. funzione, meglio ancora all'ampiezza. delle capacità fliDzionali dell'intero organismo ed è basato sull'equilibrio, l 'armonia., l 'liDità vitale perfetta fra. tutte le part i componenti il nostro corpo ». Ora. questa. armonia., questo equilibrio flmziona.le è l'espressione dell'integrità anatomica. dei va.ri visceri. Da. ciò la necessità di seguire fin dove pratica,mente è possibile l 'indirizzo ed i presidi diagnostici dei· tempi nuovi fornendo una documentazione obiettiva, dello stato dPgli organi interni e principalmente di quelli del respiro e del circolo ehe certa,mente porta.no il ph\ elevato p er cento di morbilità e di ca.usa. di provvedimenti medicolegali in sede di osservazione ospeda.liera.. È prevalso fin dal primo giorno il concetto accettato e sostenuto dal Presidente della. Commissione ma,ggiore generale medico Caccia. dottor prof. Filippo di dia.fra.mma.re il ca.mpo di osservazione radiologica a.l tora.ce, estendendo però l'esame alla quasi totalità degli aspirant i presentatis i, eccetto quegli esami speciali che di volta. in volta potessero essere richiesti dopo la. visita. clinica.. L 'inda.gine rontgenologica,, non bisogna dimenticarlo, resta. sempre una. branca. della. semeiotica., come è sta.ta. defini ta. con frase classica. dal Busi, ed a. questa stregua. è stata. considerata anche nel caso s peciale, per cui i risultati ottenuti sono stati sistematicamente vagliati e sottoposti a.l controllo della Commissione. D' altra. parte la. ra.dioscopia, per dirla. ancora con le parole del Maestro, è visione incerta., crepuscolare, nè può


L 'fNDAG I NE lH DIO LO GICA NELLA SELEZioQNE ECC.

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mai dare immagini sicure c soprattutto fornire quei dettagli e portare quella documentazione che solamente può raggiungere il metodo radiografico. Tuttavia il metodo radioscopico eseguito sotto alt o carico - scopia. intensiva - ha indubbiamente vantaggi che non bisogna. disconoscere. È la. visione degli organi in movimento, è l'osservazione delle funzioni vitali a. campo chiuso ed in vivo per cui è iil metodo preferito da Bordet per le osservazioni sull'ombra cardio-a.ortica; è lo studio più sicuro del dia.framma,, della. riscbiara.biHtà polmona.re, delle ombre media.stiniche e delle calcificazioni in gen ere, delle quali alcune possono sfuggire, mentre la. maggior parte vengono sicuramente individuate dalla osservazione rapida sotto varie incidenze. D 'altra. parte la pratica porta &d affermare che la radioscopia, se eseguita con occhio ben adattato, orienta e porta sempre ad un sospetto fondato di lesione che può c-osl venire dettagliata. e documentata sul radiogramma. · P er quest e considera.zioni e pur convinti della grossolanità del metodo e della necessità quindi di un più rigoroso controllo clinico, per rapidità d 'esame, non disgiunta da ragioni di economia, per considerazioni contingenti è stata adottata di massima per la osservazione torooica collettiva a scopo medico-legale militare la radioscopia, riservando di dettagliare sul ra.diogramma le lesioni incerte, o comunque non bene rispondenti all'esame obiettivo clinico. Crespellani in un recente articolo pubblicato nel Gim'nale di Medici,n a M ilitare durante la compilazione di queste note, prospett a la possibilità delle indagini radiologiche nel reclutamento dell'Esercito proponendo la radiografia nella. totalità con tecnica il più che possibile e rigorosamente uniforme. Seguendo le direttive della Direzione Generale della Sanità Militare abbiamo applicato e sperimentato per la prima. volta il metodo risolvendolo praticamente coi seguenti risultati. Metodo d·i esame. - Gli aspiranti denudati in apposito locale venivano sott{)posti alle misurazioni antropometriche, che erano segnate 'su apposita scheda. individuale completata, dai contrassegni personali. ?tfuniti di questa scheda. nominativa erano successivamente introdot.ti nella sala. radiologi ca. L 'esame radioscopico è stato eseguito in posizione eretta. del soggetto con sguardo di insieme del campo torooico nella. proiezione dorso-ventrale. L'ombra cardio-aortica è sta.ta. osservata adottando anche le proiezioni oblique e per il media.stino si è adoperata la proiezione là.tero-la.tera:le. Questa osservazione veniva successivamente completata da un esame particolare degli apici e del campo polmonare medio ed inferiore, durante le varie fasi respiratorie. Tale pratica è stata ripetuta. per la proiezione v entro-dorsa.le specialmente anche in riguardo alla migliore visione delle cupole diafra.mma.ticbe e dei seni complementari delle pleure. Tutto l'esame con occhio ben abituato è stato compiuto in pochi minuti primi. Successivamente il candidato seguito ~a reperto scritto dell'esame praticato veniva, introdotto in attigua sala per l 'esa.m~ clinico da. parte della Commissione incaricata. Il radiogra.mma è stato <'Seguito nei casi in cui era strettamente necessario ed in quelli in cui occorrt>va. un maggiore dettaglio ed un documento obiettivo. S - Gi<mtale di m'dicina m il ita-re .


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L'DIDAGINF. BADIOLOOIC.4. NELLA SELEZIONE ECC.

Sopra trecentoventinove esami praticati abbiamo potuto osservare quanto segue: Calcificazioni parenchimali .. . ................. . ..... . N. 12 Modificazioni qua.utita.tive e qua.lfta.tive dell'ombra ca.rdio-oortica . . .. . ... . ... . .......•................ lO )) Modifica.zioni del disegno polmona.re ................. . 6 Alterazioni morfologiche e funzionali del dia.framma. .. . . . )) 6 Deformazioni toraciche .. . .......... . .. .. .. . ... . .... . )) 3 Scoliosi e dismorfte costituzionali del rachide .. . ... . .... . . )) 2 ))

TOTALE ••.

N.

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Indipendentemente dal meccanismo di infezione accenno al modo di sviluppo della. malattia tubercolare secondo i concetti più diffusi basati sulle recenti ricerche della anatomia patologica e le osservazioni della. clinica. Cawifica:;ioni pare·nchintali. -

Il concetto che la tubercolosi si propaghi dall'ilo al polmone, scrive

Kohler, come già in passato era ammesso dai rontgenologi, viene oggi decisamente respinto. Dobbiamo agli studi e alle ricerche di Ghon e di Ktiss la dimostrazione anatoma patologica. del focolaio polmonare primario. Non è facile secondo gli Autori anche sui radiogrammi perfett i, mettere in evidenza questo punto di inoculazione del bacillo di Koch sul campo polmonare. Allo stato iniziale e di attività del processo che decorre nel silenzio di qualunque fatto clinico, sia per la sua eccentricità, oppure per la est.rema. piccolezza per cui resta come un punto localizzato nella massa. pa.renchima.le, può essere facilmente nascosto da sovraposizione di ombre, oppure velato dall'azione secondaria di raggi emanati dalle parti viciniori. Generalmente questi focolai si accompagnano con fatt i congestizi ed essudativi perifocali (epitubercolosi) che di massima possono essere differenziati per il carattere d'ombra dalle forme influenzali banali. Ora questi processi impegnano attraverso una reazione linfatica peribroncbiale -linfangite un ganglio oppure un gruppo di gangli ilari omolaterali (metastasi gangliare) che corrisponde al territorio di fissazione e di sede, costituendo il complesso primario descritto da Rancke a cui tanta importanza è stata. riconosciuta nella patologia e nella clinica della tubercolosi polmonare. n complesso primario di Rank.e si accompagnerebbe anche con modificazioni dello stato immuno-biologico (allergia). n focolaio primario quando acquista una certa grandezza e raggiunge per evoluzione involutiva il grado di calcificazione cade facilmente sotto la. osservazione radiologica ed in questo caso la semplice radioscopia riesce meglio a localizzarlo e individua.rlo. La calcificazione del focolaio infettivo primario rappresenta la guarigione del processo tubercolare però bisogna ricordare e tenere per fermo che è sempre possibile una reinfezione (Loescbke) poichè bacilli ancora. vivi, le spore di questi germi possono restare a lungo tempo indovate in traccie di materiale casciftcato e non completamente cretificato (Kauffmann). Un focolaio simile conclude il Kauffmann può dirsi sicuramente guarito quando l'inoculazione in cavia riesce negativa.


L'INDAGINE RADIOLOOICA NP:LLA SELF.ZI ONli: E CC:

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II Romer - citato da Capogrossi - partendo da un concetto immunbiologico (allergia) cosl dice: (( quando il focolaio divenuto latente, inattivo, non cont iene più bacilli - essendo questi stati eliminati eome corpi estranei per le vie naturali di escrezione, o distrutti sul posto per degenerazione dentro depositi calcarei - la sua azione protettrice di fronte alle reinfezioni svan isce. L'organismo che ha cessato di rea.gire alla tubercolina, ridiviene atto a con trarre una tubercolosi grave, come se fosse vergine da una infezione anteriore n. La possibilità. di questa reinfezione è stat.a osservata in tre easi in cui si è potuto mettere in evidenza calcificazioni multiple apicali o iuxsta apicali da reinfezione ematogena post-primaria (tipo Simon). Concludendo sono stati osservati calcificazioni polmona.ri ben controllate nel 3,647 % dei casi esazninati compreso il 2,127 % di focolai primari t ipo Ranke. Per quello che si riferisce alla grandezza, questa è stata varia da una capocchia di spillo a quella di un fagiolo, quindi entro i limiti del tipo acinoso oppure acino-nodoso. P er la forma abbiamo osservato focolai rotondeggianti o leggermente allungati, alcuni con margini finemente segbettati. La sede è di ma.ssima eccentrica rispetto alla linea mediana. In sette casi sono stati riscontrati focolai sul campo polmonare destro di cui tre ca.si a.pica.li o sub-apicali (focolai di Simon) e quattro sul campo polmona.re inferiore. In quatt ro casi il focolaio calcificato si trovava sul campo polmonare sinistro e precisamente due nel t ratto inferiore e due n el tratto medio. Le localizzazioni risultano dunque prevalenti sul campo polmonare destro. Compreso entro i easi sopra descritti è da ricordare un caso tipico di lobo della vena azigos. La presenza di questo lobo accessorio non ha di p er sè valore patologico e la. linea capillare tipica che riesce ad obbiettivare sul radiogramma la curiosità. anatomica è dovuta all'ombra del quadruplice strato pleurico dell'interlobo accessorio. Se si considerano i dati somatici, antropometrici che presentavano questi portatori di focolai polmonari calcificati t roviamo che sopra 12 ca.si in 9 il perimetro toracico era fra m. 0,78 e m. 0,83 con una statura rispettiv amente fra m. 1,65 e m . l, 74 e tre casi con perimetro toracico uguale, o superiore a m. 0,86 in rapporto con una statura fra m. 1,61 e m. 1,72. Per quello che si riferisce al provvedimento medico-legale militare, la Commissione ha pronunziato il giudizio di inabilità per 8 a.spiranti e di idoneità per 4 di essi.

M odificazioni <lel llisegM il<ì:re e polmonare. - È t u ttora viva. sul campo radiologico la questione del substrato anatomico delle ombre che si osservano sul radiogramma dell'a.mbito polmonare. In questi tùtimi anni è stato un fervore di studi, di ricerche sperim entali, di discussioni importanti d'ordine a.natomo-patologico che banno portato un notevole cont ributo pratico e facilitato il compito della interpretazione e della corrispondenza anatomica del disegno polmonare. Ritornare qui, sia pure per incidenza., sulla vexata guaestio significherebbe andare oltre i limiti imposti a queste note. Seguendo la nostra Scuola


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L'INDAOL.'\E RADlOLOGlCA N ELLA SELEZIONE ECC.

riteniamo che quel complesso di ombre toraciche, falcate, para-vertebrali, che costituiscono l'ilo radiologico sia la risultante delle ombre positive rappresentate dai vasi polmonari e delle ombre negative date dai grossi bronchi e che il disegno del polmone normale, quale lo vediamo sui radio{,'I'ammi, corrisponda di ma8sima alle diramazioni dei vasi, ai nodi di intercezione di questi, ad immagini vascolari e bronchiali ortodiagradi, alla somma di questi elementi presi insieme. ~ necessario dichiarare subito e sostenere la superiorità in questo studio del metodo radiografico e la necessità di ricorrere al radiogramma tecnicamente perfetto a scopo integrativo in ogni caso. È appunto qui che occorre ottenere le più delicate strutture e quelle finezze di dettaglio che

la radioacopia non può dare pur conservando la importanza. riconosciuta come completamento, come controllo e come ausilio nella interpretazione e nella individualizza.zione delle varie ombre assommate. Ho creduto quindi di essere molto circospetto e giudicare con estrema prudenza una accentuazione del disegno polmonare in base ad una osservazione puramente radioscopica considerandola tale in casi non dubbi e ricorrendo al controllo grafico sul quale particolarmente bisogna insistere. D'altra parte le nostre osservazioni hanno sempre subito, e specialmente queste, il controllo dell'esa.me obiettivo clinico inviando a.nche, nei casi dubbi, in osservazione in ospedale presso i competenti re-parti specializzati. È st.ato necessario citare questo metodismo di indagini per giustifificare la difficoltà di un giudizio, e specie di natura sul quale l'indagine Rontgen porta, come è noto, un grande contributo ma non la soluzione (Turano). In alcuni di questi casi si accompagnavano calcificazioni ilàri, piccole ombre a focolaio intensamente opache incluse nel disegno ilàre persistenti anche nelle varie proiezioni. .Ai 6 casi segnalati alla Commissione hanno corrisposto i seguenti dati ant.ropornetrici : Statura fra 1,65 c 170 ; P. T . fra 0,79 e 0,85 ; Peso fra kg. 50 e 56. n provvedimento preso ed il giudizio pronunciato è stato di inabilità per 5 e di idoneità per uno.

-

Modifìcazioni qua?~titative e qualitative àeU'ombra ca.rdw-aorUca. Le modific::.zioni dell'ombra. c&rdio-oortica. che vanno ricercate sistematicamente in ogni esame radiologico del torace si riferiscono a.llao morfologia, dimensioni e funzionalità. Nelle osserva.zioni eseguite, sempre nella posizione eretta. del soggetto, si è potuto constatare che l'ombra cardiaca presenta. tan.te varietà nella forma. e nelle dimensioni quante possono essere le diverse posizioni che assume in rapporto allo sviluppo, alla. forma. del torace ed alla fase respiratoria.. · Kraus, cita.to da. K olher scrive che« la grandezza. del cuore non dipende solo dal peso e dalla statura individuale, dalla costftuzione, dall'età e dal sesso, ma. anche dalla posizione del corpo, dal volume di sangue scaricato


L ' INDAGINE RADIOLOC ICA NELLA SELEZIONE ECO.

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ad ogni sistole, dalla frequenza del polso, dalla fase respiratoria, dal lavoro muscolare ecc. )), Secondo la. disposizione dell'asse cardiaco, prescindendo da. cause estrinseche patologiche addominaJi e specialmente sub-freniche, non deve essere dimentica.t.o che nei soggetti megalosplancuìci la disposizione del cuore è orizzontale, mentre il cuore è verticale n ei longilinei, microsplancnici. Cosi pure debbono essere considerati con giusta critica. i rapporti di proiezione dell'ombra. cardiaca. sulle linee toraciche (ma.mmillare e para.sterna.le) capaci di ampie oscillazioni rispetto alla linea. mediana del corpo. Le divergenze e lo scarto che si verificano fra la proiezione ortodiagra.fica. del cuore di un soggetto sulla. parete toracica. con la. figura. che del medesimo si ottiene con la. percussione - variazione che si riferisce sempre al margine sinistro - sono dovute alla diversità dei due metodi di esame che per legge fisica. non possono collimare. Non è quindi da. preferire per esattezza. l'uno piutt.osto che l 'altro metodo, ma considerare che entrambi ~:i completano nella esatta valutazione e obiettivazione morfologica. del cuore. La. valutazione qua.ntitativa dell'ombra. cardiaca. è stata subordinata e considerata sempre in ra.pporto non solo a.llo sviluppo soma.tico, ma. anche al modo di vita, alle attitudini sportive del soggetto t.enendo conto dei casi tipici. In due fra gli aspiranti esaminati l'ombra cardiaca è risulta.ta realmente ingra.ndita secondo le tabelle dei valori medi normali; uno di questi presentava alterazioni del ritmo cardiaco ben evidenti allo schermo fluorescente e confermate dall'esame clinico che ha messo inoltre in evidenza in entrambi un rumore di soffio sul focolaio della mitrale a sede fissa con secondo tono rinforzato sui focolai della base. In 8 soggetti è stata. osservata una disposizione verticale dell'ombra cardiaca; soggetti a prevalente costrtuzione morfosomatica longilinea che si desume dai seguenti dati antropometrici: Statura fra. 1,76 e 1,70; P. T. fra. 0,8.6 e O, 78; P eso corporeo fra kg. 59 e 45. In questi casi il deficit della. massa organica globale è evidente per cui anche l'ombra cardiaca appare quantitativa.mente ridotta. In un caso l'aspetto dell'ombra. cardiaca. è quello dato dal cuore a goccia.. Però non ogni cuore verticale è necessariamente ipopla.sico ed il cuore a goccia può non essere piccolo. Ali 'infuori delle misurazioni ortodia.gra.fiche, da rilevare attraverso il teleradiogra.mma., il cuore ipopla.sico t rova. nel quadro ra.diologico la dimostrazione e la. conferma di dati importa.ntissimi per il giudizio clinico. Il Pende considera il cuore a. goccia. come una. varietà del cuore ipoplasico, ipoevoluto e ne traccia. i seguenti ca.ra,tteri: situazione vertica,le e mediana. al tempo stesso, forma lunga. e stretta., polo inferiore stacca.t;Q da.lla. cupola. diaframma.tica, ma.ssime nelle profonde ispirazioni; cuore allontanato dalla parete toracica.. Radiologica.mente è possibile inolt re mettere in evid enza. una. maggiore tmspa.renza. dell'ombra. ca.rdiaca legata alla. deficienza di massa. e allo stato ipotonico delle pareti del miocardio. Questo fatto


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L'INDAGL."H: RADlOLOGH.'A NF.LLA SJ;;LJ;;ZlONE !::CC.

risulta evidente per la. diminuzione più che di norma dt>Jl'angolo di inclinazione del cuore durante la fa.se inspira.toria.. L 'aorta è conseguentemente ristre'tta. e ipopla.sica. Funziona.lmente si osserva tachicardia., ossia. irritabilità e facile esauribilità delmiocardio, condizioni queste che non dànno affidamento di superare l'allenamento per le fatiche, le marcie, gli esercizi sportivi cbe si richiedono nella. vita milita.re. n giuduzio medico·lega.le espresso dalla Commissione medica. visitante è stato di inabilità in ogni oa.so. Alterazioni morfologicke e f'tmzionali del diafrct-n;ma. - Non può esservi dubbio sulla sensibilità del metodo ra.diologico e radioscopico in ispecie, per la osservazione delle alterazioni e la determinazione della motilità della. cupola. diaframmatica. Nello studio del diaframma, bisogna. non dimenticare la. posizione alta o bassa varia.bile, com'è not.o, secondo il decubito, lo sviluppo della massa cardiaca., la. taglia. morfologica del soggetto, la forma e le condizioni del torace, nonchè la disposizione delle. costole, .lo sta,to in contenuto gassoso dei visceri a.ddominali, ecc. La forma. convessa o pianeggiante della cupola. diaframmatica. va.ria. anche in rapporto a.lle condizioni sopra ricordate, debbono però essere ricorda.te i cosidetti solchi del diaframma. da interpreta.rsi come a.ltera.zioni, ipertrofia., nei fasci muscolari. Le alterazioni patologiche intrinseche all'apparato respiratorio che alterano posizione e forma del diaframma. sono la tubercolosi polmonare e l'enfisema., prevalentemente . .La prima. con fissazioni aderenzia.li in ~ede a.noma.la, la. seconda. malattia con lo spostamento in ba.sso e l'a.ppia,ttimento della. cupola. In entrambi i ca.si la. funzionalità e quindi la motilità diaframma.tica. da.l lato della lesione è più o meno ridotta. Il Willia.m considera.va segno di incipiente ma.la.ttia tubercolare la diminuita. discesa inspira.toria. della. cupola diafra.mmatica., specie di un lato, pur conservando lo stesso livello durante la. fase espira.toria. Le condizioni patologiche estrinseche capaci di determinare un'a.lterazione morfologica. e funzionale del diaframma sono la pericardite, i tumori addominali in génere e l 'ascesso sub-frenico in ispecie, l'ernia. diafra.mmatica e l'eventratw. ~ da escludere che minime qua.ntità di liquido . nel fornice diafra.mma.tico possano essere visibili ra.dioscopicamente. Per mettere in evidenza ta.le fatto occorre spesso un buon. ra.diogra.mma latero-la.tera.le per la. visualizza.zione del seno complementare posteriore che, a soggetto in piedi, rappresenta. il punto più declive del torace. Anche in questi casi iniziali Kobler ammette una. diminuzione della. funzionalità diafra.mroatica. va.lut.a.bile a.l ra.dioscopio. Le osservazioni fa.tte si riferiscano ad esiti di pre.gresse pleuriti consecutive a forme infiammatorie di a.ntica. data non accompa,gna.te da. lesioni, ra.diologicamente apprezzabili a carico del tessuto polmona.re. Sopra. sei casi ben evidenti allo schermo si ,sono osserva..ti in tutti loca.lizza.zioni a destra.. . Questo fatto si potrebbe riallacciare, dal lavoro eziopa.togenetico, alle osservazioni già ricorda.t,e per rigua,rdo alla preval('nza del focolaio infett.ivo prima.rio n('l polmon(' destro.


L'INDAGL'IF: RADIOLOOICA l!'E LLA SELEZIONE ECC .

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Dal punto di vista. medico-legale questi relitti pleurici si possono ca.ra.tt~rizzare dalla. presenza. di e·..-idente deformazione dia.fra.mma.tica con diminuita. motilità e con scomparsa del seno costo-frenico laterale; in alcuni casi erano concoinitanti fatti di retra-zione torooica di varia gravità. Il giudizio emesso dalla Commissione è stato di inabilità in tutti i casi segnalati. Deformazioni toraciche. - I casi osservati in cui la. cassa. toracica. appariva deformata da alterazioni probabilmente ra-chitiche dell'età infantile sono stati tre, due dei quali di grado lieve e però giudicati idonei dalla. Commissione medica. ed uno, accompagnato da. evident.e retra.zione dell'emitora.ce destro e conseguente a-simmetria del torooe, giudicato non idoneo. .Alterazioni del rachide. - In due casi è stato richiesto il sussidio della. indagine radiologica. per la documentazione di malformazioni congenite del tratto sacro-coccigeo sospettate coll'esame clinico. L 'alterazione è stata obbiettiva.ta. con ra.diogra.mma praticato in proiezione vel1'tro-dorsale. Il giudizio medico-lega.le emesso è stato di non indoneità.

Questi i fatti osservati ed il metodo per la. prima. volta. adottato per il reclutamento della. classe più eletta. dell'Esercito, è t ut tora. in esperimento. ·Ma. se si considera che i giovani aspiranti a vevano già subito due precedenti visite in sede di Corpo d 'Armata. per stabilire la idoneità fisica., si devE~ trarre come prima. conseguenza. che questo metodo rappresenta una integrazione di primissimo ordine per svelare alterazioni tenute celate o che decorrano nel pieno silenzio di sintomi clinici o con scarse o nulle manifesta.zioni obiettive. D metodo potrà essere e sarà meglio applicato e sopra.tutto integrato con esa.Ini radiografici, almeno in larga scala, e non v'ba. dubbio che darà i risultati desidera.ti documentando coi fatti quanto vantaggio possa. portare nel campo della. selezione collettiva, per dare elementi fisicamente validi all'Esercito e salvaguardarlo eziandio il più che sia possibile dal contagio tbc. Riepilogando e concludendo credo si possa. affermare quanto segue: l o L 'indagine r&diologica può essere pra.tiea.mente adoperata. per la. osservazione estesa. a. numerosi individui a. scopo di arruolamento ed ba. rilevato ed obiettiva.to nell'11,8 % dei casi esaminati lesioni che decorrono nel pieno silenzio di fatti clinici e perciò sfuggite a. precedenti visite di selezione. 2° La ra.dioscopia deve essere il più che possibile integrata. da.ll'indargine grafica, a giudizio del radiologo, adottando un.a. tecnica Standard e interpretata. alla stregua dei dati clinici morfosoma.tici ed obiettivi. 3° Da.l punto di vièta. della. tecnica. la necessità di operare con ra.dioscopia. intensiva e di avere quindi un istrumentario di grande rendimento anche per la presa. di teleron"tgenogramini.


CASISTICA CLINICA ISTITUTO DI ANATOMIA PATOLOCICA DELLA R. UNIVERSITA DI MESSINA Dirett o re: prof. FILIPPO BATTA GLIA

SU DI UN CASO DI IPOPLASIA RENALE MONOLATERALE E MESENTERIUM COMMUNE NELLO STESSO SOGGETTO D ott. Giuseppe Perrlcone, capitano medico

Il deficiente sviluppo monolaterale del rene è considerato ancora oggi da vari autori, fra i quali il Kaufmann (1), quale un reperto raro, tuttavia il contributo casistico di un solo caso non avrebbe valore. Mi sono deciso perciò a rendere noto un caso da me studia.to solo per i dati istologici non comuni ricavati all'esame del rene ipoplasico. T. D . di anni 21 venne ricoverato nell'ospedale militare di Messina. p er bron· co-polmonite. Morto il 1° aprile 1932. Allt1. autopsia (prof. Battaglia.) oltr(} alla bronco-polmonite e fatti d egene rativi d egli organi, vennero riscontrati i seguenti reperti: M eaentere: La radice del m e-scn tCI·e è lw1ga solo 5 cm. e si inserisce in corrispondenza d e l corpo d ella 2° ve r-tebra lomba re, sulla linea. mediana . Tutto il pacchetto intestinale (tenue e crasso) è mobile s ì da poterlo agevol mente spostare verso l 'alto ~;enza alcuna traccia de ll e adereze normalment.e esistenti tra le lame lle m esenteriche con la parete e q uindi senza fissazione del duodeno, ceco, e colon ascendente. Rene: Il rene di sinistra trovasi addossato alla 3a vertebra lombare. H a dimeno sioni piccolissime; peso gr. 8, lunghezza cm . 2, larghezza cm. l , spessore cm. l ; ha. la. forma di un triangolo a ll'apice d e l q uale sta. l 'uretere, ch e è p ervio. La. capsula non è avolgibile ed ai t agli non è possibile distinguere le due sostanze, le quali sono ridotte ad uno spessore complessivo di qualche millimetro, mentre il resto è formato dttlla pe lvi, la quale occupa i due terzi di tutto l'ins ieme dell'organo. li ren e di dN>tra trovasi in situ, presenta un volume circa il doppio del n ormale, capsula svolgi bile, superficie sottocapsulare liscia. con venule iniettate . Ai tagli: ra.ppor to normale fra le due sostanze, le quali presentano limiti n e tti, colorito roseo, aspetto torbido. Nessun a ltro re pe1·to degno d i nota per quanto qui inte ressa. L't>same istologico del 1·ene s inistro fa not.are come esso consti principalmente di tessuto connet.tivo collagene, solo ne lla parte di mezzo si riscont.ra la strutture. d e ll'organo. tessuto corticale e midoJJare (v. fig. l ). :Ma anche in q uest.o tratto lo sviluppo del connettivo è abnorme. Non si riscontrano però note infiai'Ilill,8.torie . Interessanti sono istologicamente quelli che rappresentano i d ue poli d el rene: i n tutti e due si trova. connettivo scl(.>rotico percorso da vasi voluminos i, che corrispondono per il volume alle arterie a.rcua.te renali d i un r en e normale. In seno al connettivo e net.t.amE'nte delimitato da. esso, si riscontra. poi ad uno d ei poli una formazione <'pitelinle a Y, a ll'altro polo 2 di tali formazioni con la coda. rivolta a ll 'ilo e le due branche \'('l'SO In convf'ssitù d ell'orglmO (v. figg. 2 e 3). In alcuni t.rat.ti tali formazioni appaiono f'Oiide, rico lme cioè di elementi epiteliali, in altri puJlti al centro esiste un lume più o meno ampio. Su sezioni seriate l 'aspetto e lo


SU DI U N CASO D I IPOPLASIA RENA.L E :MOYOLATER ALE ECO.

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Ji'ig . 2. Fig. l.

Rene lpopla.elco. Tratto dell 'organo con 9C&rso parenchima.

Una delle formazioni tobnlatl ad eplteUo plurfetrat.lftcato al poli del rene lpoplaslco.

Fig . •·

Fig. 3.

Un'altra delle f omJazlonl tnbularl ad epitelio pluriBtrat1 6 o3to al poli del reue lpoplaslco.

Trat.to di una di dette formazioni a plil fortoe ingrandimento.


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SU DI UN C AS O 01 IPOPLASL~ Rt:N~LE MO SOLATERALE tX:C.

spessore si modificsmo: così eSAminando pih sezioni. !'!i può nota1·e ch e da una delle branche si pnrte un di,·e•'ticolo lat-eralmente e si suddkide al suo estremo in due nuove branche . D l'ttagliat.ament.e ('AA minat e tali formazioni risultano di ,·olume variabile n ei vari tratti di 50 m. circa. di spe;;sore, formatt> da e pitellio pluristr aficato che alla base è irregolarmente cilindrico, m entre negli stmti successivi si riscont-rano cellule fusiformi o a cla\'!t, il nucl <'o è unico. solo in qualcun a si riscont rano due nuelei. X on ,-asi, n è fibre f •·a e l<'mf'nti epit.cliali. P er il conftuit·e di strati epitelia.li opposti si ha l'itnmafo!inP di forrnnzioni solide. m a in molti punt-i il lu nw esiste ed in tutti i punt.i s i ripe t e la stratif.cazione epiteliale suddetta (v. fig. 4). Non tessuti eterogenei.

Da quanto sopra appare evidente essere in presenza di due malformazioni: l . .Malformazione del mesentere. - È noto dai trattati di anatomia che la lunghezza della radice del mesen t~>re si aggira intorno ai 15 cm. (Quain, (2), Testut (3), Chiarugi (4), ecc.). Secondo Stopnitzki (5) ha una media di 15,7 cm. con un minimum di 10 cm. ed un massimo di 20 cm. n Turnesco (6) su 30 cadaveri di adulti ha visto la lunghezza della radice oscillare da un minimo di 12,2 cm. a.d. un massimo di 21 cm. Secondo tale autore si può dire in linea generale che per la lunghezza vi sono 3 varietà di radici del mesentere: una varietà media, la piu frequente (50 %) che misura da 15 a 17 cm., una varietà corta, piu rara (30 %) che non va oltre al 12-14 cm., una. terza varietà piu rara ancora. (20 %) nella. quale la lunghezza raggiunge 18-20 cm. N el mio caso la lunghezza non era. che appena 5 cm. Ma un fatto sopratutto è degno di nota e cioè la mobilità completa del duodeno, del ceco e del colon ascendente dovuta alla. conformazione del mesentere, il quale è comune al tenue e al crasso. Tale dispo&izione ricorda quella che si riscontra nell'embrione fino al terzo mese di vita, prima cioè che avvenga la rotazione dell'ansa intestinale primitiva, e rispecchia la nota anomalia detta. mesenterium commune, della. quale numerose oggi sono le osservazioni non solo sul cadavere ma anche in vivo sicuramente accertate con l'indagine radiologica (Schiassi (7), Polerà. (8), Ca.stronovo (9), ecc.) con quanto vantaggio per la diagnostica di alcune sindromi gastro intestinali è facile comprendere. 2. MalformaziCìne renale. - P er quanto riguarda la malformazione rena.le sebbene alcuni autori, come si è detto, considerino· il deficiente sviluppo congenito monolaterale del rene quale affezione rara, pure molti sono i casi r egistrati nella letteratura. Certo si è che tra tutte le malformazioni renali, le quali per altro sono piu frequenti di quanto si pensi (Motzfeld (lO) il 2 % su 4500 sezioni) cioè rene concreto, anulare a ferro di cavallo, agenesia, distopie, ecc., questa è considerata come una delle piu rare a riscontrarsi e non è fa~ile a spiegarsi del perchè è piu frequente a sinistra che a destra e piu negli uomini che nelle donne, come la statistica chiaramente dimostra. P er quanto riguarda la diagnosi in vita è ovvio come possa essere solo sospettata ed è raro poterla porre con relativa sicurezza come in uno dei casi illustrati dal Pisani (11) e del resto da un lavoro ria~­ suntivo di Gottlieb (12) appare come su 453 casi di aplasia raccolt i nella letteratura solo in 6 fu fatta diagnosi preoperatoria e SJ.l 62 casi di ipoplasia soltanto in 2. È not.o altresi come alcune volte sia veramente difficile anche al tavolo anatomico potere stabilire se trattasi di un fatto congenito o acquisito, dubbio, che qualche volta neppure il reperto


SU DI UN CASO DI IPOPLASIA R ENALE &IONOLATI::RALE E CC .

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istologico può risolvere in modo sicuro come ad esempio nel caso riferito da Hanser (13). Bisogna. dire però che i dati istologici, la maggior parte delle volte risolvono nettamente la. questione, anzi sono gli unici che fanno porre la diagnosi nei casi dubbi, come ad esempio nel caso riferito da Llamblias (14), il quale trovò isole di car tilagine e tessuto connettivo embrionale; in un caso di Papin, Vcrliac e Astraldi (15): tubi escretori a tipo embrionario, ~c. In aiuto della .diagnosi di ipoplasia del rene ed in genere di altre malformazioni di quest'organo può venire l'osservazione frequente di altre malformazioni coesistenti, le quali spesso riguardano i vasi, la pelvi, gli ureteri, alle volte riguardano la. sfera genitale sia n<>gli uomini che nelle donne. Valgono a tal proposito le osservazioni di Morris (16) (mancanza. parziale della tuba di sinistra), di SchiUing (17) (mancanza dell'ano, di un uretere e del pene), di P epere (20) (malformazioni multiple nella donna) di Oipria.ni (21) il quale riscontrò uno stato rudimentale della tuba e dell'ovaio dello stesso lato, di Invernizzi (22) (mancanza della surrena.le), di Fontana (23) (monorchidismo), ecc. o malformazioni di altro genere come nel caso di Mackenzie e Hawthorne, (24) dove vennero riscontrati negli spazi retro peritoneali noduli contenenti tessuto renale e cisti senza. alcun accenno di pelvi o di ur eteri. Nè mancano osservazioni, nelle quali si sono riscontrate altre anomalie del tutto indipendenti•dal sistema urogenitale come quello di Llamblias (25) (anomalia della aorta) di Pels Leusden (26) (ernie laterali dell'addome) di Nieberding (27) (lesioni d el dotto di Botallo ). Che nel mio caso tratta.si di malformazione non c'è dubbio dato il reperto istologico. Da questo risulta che si è formato un renuncolo, quello centrale, mentre verso i poli nessun accenno di parenchima renale. Lo sviluppo vasaio si è avuto, infa.tti si riscontrano in seno al connettivo, che si sostituisce alla porzione di organo, arterie e vene di spessore e conformazione tale da ricordare i vasi renali in corrispondenza delle piramidi; perciò pare che il difetto sia proprio del parenchima. Ora le malformazioni epiteliali avanti descritte credo diano modo di arrivare ad una interpretazione non semplicemente ipotetica: quelle malformazioni constano di epitelio che ricorda da vicino l'epitelio della pelvi ren .le ed appare ovvio pensare che si tratti di porzioni dell'apparato escrct.ore dell'organo rimaste inutilizzate e che hanno assunto uno sviluppo abnorme. A confermare tale giudizio concorre il dato che le malformazioni dànno nel loro insieme l'immagine di tubi che si dividono in alcuni punti nettamente in forma dicotomica., come appunto si ha nella genesi della porzione escretrice del rene. Se cosi è, il reperto permette anche di risalire alla patogenesi. È noto oggi dalle ricerche embriologiche, seguendo la dottrina dualistica, che le ipoplasie renali sono in dipendenza di fattori diversi: l o Mancanza d' innesto t ra parte secretrice e parte escretrice del rene. 2o Alterazione nel campo della gemma cava (germe uret<>rale) nella sua zona craniale. 3o Ditierenzazione deficiente o completamente insufficiente del blastema renale (tessuto metanefrogeno, metanefroblastema).


284

SU DI UN C.ASO DI lPOPLASU BENALE MONOLATEBALE ECC.

Ora dal reperto del mio ca,so risulterebbe da quanto ho detto che la. pa.rte escretrice si sia formata, ma nel rene in parte essa sia rimasta inutilizza.ta., quindi il difetto sarebbe a carico del tessuto metanefrogeno. Per quanto riguarda le anomalie che accompagnano spesso le ipopla.sie rena.li, quando si tratti di malformazione dei genitali è facile stabilire il nesso embriogenetico per gli stretti rapporti che intercedono fra i dotti di MHler ed il dotto renale primitivo. Ma per le anom!l.lie in organi che hanno derivazione da ~egmenti diversi, bisogna pensa,re a fattori indipendenti gli uni da-gli altri. Nel mio caso mi pare difficile potere spiegare un nesso tra malformazione del mesentere e ipoplasia renate malgrado si tratti di derivati da uno stesso foglietto embriona.rio ed è più proba.bile che esse siano tra di loro indipendenti. RIASSUNTO. - L'A. d escr·ive un caso di m esenterium commune e ipoplasia del rene sinistro. N e l rene ipopi.1Sico riscontra formazioni opiteliali che giudica come resti inutilizzati d e lla parte ser.e ment e dell'organo e riporta l'ipoplasia renale a difetto del ter;suto m etanefrogene.

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OSPEDALE COLONIALE VITTORIO EMANUELE III - TRIPOLI Direttore: colonnello mE-dico O. CASTIGLIOLA INFERMERIA PRINCIPALE -

NALUT

UN CASO DI CALCOLOSI DEL DOTTO DI WARTO N Dott. Giuseppe Vasta, capitano mE--dico

La litiasi delle ghiandole sa.livari non è un'affezione molto frequente, ma potendo presentare un decorso alquanto proteiforme a secondo della gra.ndezza e della sede del calcolo, è bene sia. tenuta sempre presente dal medico nella diagnosi. La presenza di ca.lcoli nel dotto escretore di una ghiandola salivare con relativa sclerosi di questa, o esistente nella ghiandola. medesima, sono talvolta di una diagnosi abbastanza delicata.. Tanto più poi se la litiasi risulta a carico della. ghiandola sottomascellare, la più frequentemente colpita., nel qual caso il medico può essere indotto a. scambiare la litia.si per un flemmone del pavimento della bocca.; ovvero interpretare la sclerosi ghiandolare come indizio di tumote maligno ed asportarla, come è accaduto diverse volte; oppure, previa diagriosi di adenite sottomascellare, incidere l'ascesso e notare nel pus le concrezioni. La litiasi sottomascellare inoltre può darci spiegazione di alcune adeniti a ripetizione, de1le quali l'ammalato può essere libera.to solo dopo di averne identificata ed eliminata la. causa. Dirigendo il servizio sanitario nel presidio di Nalut, mi si è presentata l'occasione di osservare clinicamente un caso simile in un militare indigeno di un reparto là di guarnigione. • Credo opportuno riferirne, e per apportare un modesto contributo ad una. casistica del genere alquanto esigua, e per dimostrare come alcune volte la diagnosi di natura possa essere resa difficile dall'analogia dei sintomi con altre affezioni. STORIA CLINICA. -La ha di ben Mohamed, di anni 2R , da Dt>lft, ascari arruolato nel m Battaglione indigeni deliA Libia. Si presenta alla visita il 28 novembre accusando dolori alla regione sottomandibola.re destra ed alla regione sopraioidea, disturbi funzionali a carico della lingua e fe bbre, insorti da pochissinù giorni e senza alctma causa. Nulla degno di nota nel gentilizio, p er quanto il pazicntC' abbia saputo ri· ferire. All'età di 20 anni contrasse l'infezione malarica. trovandosi ad Ain·Zara, e per la quale fu ricoverato all'osp edale colotùale di Tripoli, venendone dimes;;o completamente guarito. A 24 anni ammalò di ileotifo, che si complicò con una infiammazione acuta d ella ghiandola sottomascellare destra; l 'incisione di questa diede esito ad abbon· dante pus e la ferita si chiuse poi alquanto lentamente, r(:'siduandone un.a cicatrice leggermente deforme.


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U!'i CAS O Dl CALCOLOS I DEL OOTrO DI WABTON

Interrogato il pazie nt-e circa il modo d'insorgere della sua attuade sofferenza, riferisce che da. sei mesi c irca ha. notato dj tanto in tanto la tumefazione dolorosa, della n•gione operata, tume fazione che dopo appena qualche giorno spontaneamente r egrediva senza apportagli alcun notevole disturbo. La tumefazione attuale però, insorta quaai subdolamente come le precedenti, si è subito accompagna ta ·f in dali 'inizio ad intensi dolori localizzati a tutta la regione sottomandibolare destra ed al pavimento della bocca., con diRturbi funzionali d ella lingua, difficoltà di d eglutire e modjco grado di malessere generale. Esame obbiettivo. - Individuo d i sviluppo sche letrico e muscolare regolare , nonnalmen te nu trit.o sebbene alquanto oligoemico. Adipe sca.rs.a.mente rappresentato. La. regione ~:~ottomaace llare d~>stra pre~<etltasi unjformemente tumefatta con pelle n on arroR.'lata.; alla pa lpazione notasi una certa tensione della cute ed una. tume fazione della grandezza, di una noce, a superficie granulosa, eli consistenza. duro-elaatica, pochissimo spostabile, aderentE' qua.si alla. faccia interna della branca orizzo ntale d e lla. mandibola. Tale tumefazione è spon tnneamente . dolente, e la sensnzione dolorifica. risulta. di gran lunga superiore alla palpazione ed ai mo · ";menti limitati di articolazione d e lla mandibola., come pure ai tentativi di .deglutizione. La bocca. semi-aperta lascia sfuggire la saliva , che viene inghiottita. in minima parte. AIJ'eAAm!' della cavità orale notasi una tumefazione djffusa a tutto il pavim ento, più spiccata. a d estra, ove notasi t umefatta. ed arrossata. la "caruncola saliva.ris ~ d el dotto di vVarton. Lo spostamento d ella lingua, dovuto alla tumefazione del pavimento della. bocca, dà la spiegazione dei disturbi funzionali della me d esima. La manovra d ella. palpazione bimanua.l!' eseguita. coll'indice della mano d estra. posto n e l solco alveolo-linguale d E>stro e le dita. della mano sinistra sotto il mento, n on conferisce sensazione alcuna di corpo estraneo, bensì di una tumefazione estesa., difficilmente delimitabile, dw·a e poco dolente. La temperatura. del pazit•nt.e al momento dell'osserva zion e è dj 37,2. Dai precedenti anamnestici, dall'insieme dei sintomi accusati dall'ammalato, d a l risultato dell'esame clinico eseguito, fonnulo la djagnosi di adenite d e lla ghiandola sottomaacellax·e di d estra, complicata. a probabile asoesso del pavimento della bocca. Il carattere ciclico d e lla pregressa. affezione però, mi fa sorgere il dubbio ch e ciò non si debba ad un ristagno del prodotto di secrezione della. ghiandola, apportato dalla. preRenza. di un eventuale calcolo nel dott dj Warton o nella ghiand ola medesima, e ciò malgrado la. palpazione del pavimento boccale non mi avesse conferita alcuna sensazione di corpo estraneo nella regione sottolinguale. Mancanclomi i m ezzi ra.diologici e non essendomi st.a.to possibile il cateteriamo del dotto, tento la. manovra. del v Richet •· Sterilizzato un ago, previa. disinfezione ed anestesia d ella region e, lo conficco attrA.verso le ·parti molli. Dopo vari sondaggi eseguiti ad un centimetro di distanz a. dall'arcata. d entaria destra in corrispondenza. d el secondo premolo.re ed a poco più di un centimetro di profondità, ho la. sensazione netta. della presenza di un corpo estraneo che impedisce all'ago di approfon· dirsi. Acce rtata. in tal modo la. diagnosi di litiMi salivare del dotto eli Warton, eseguo un piccolo intervento chirurg ico p revia anestesia. locale del pavimento d ella. bocca. Una. breve incisione eseguita n el punto ove conoscevo già l 'esistenza del calcolo, me ne permette con faci lità. l 'estrazione alla quale segue tosto un abbondante getto dj saliva e pus che continuo. n. defluire con la pressione djgita.le lungo il dot.to e con leggero massaggio d olio. ghitmdola. Pm~i co l'accurata d isinfezione della bocca e raccomando al paziente di eseguire di tanto in tanto delle spremi turo dd ln ghiandola, evitando di d eglutire il prodott.o che con tali manovre n e sarebbe fuoruscito dalla ferita. L'indomani d ell'intervento praticato le condizioni locali sono di ~ià molto migliomte; la tumefazione assai diminuita., il dolore molto attenuato Sl da perm<•ttf'J·e li beramente i moYimmt.i articolari della mandibola e la d eglutizione, la t.emperatw·a ò scesa a 36,8, lo st.at.o generale molto sollevato. Eseguito un !llil:;saggio della. ghiandola, si vede fuoruscire della salivo. mista ancora a poco pus.


UN C ASO DI CALCOLOSI D'EL DOTTO DI WARTON

2":"8

Alla distanza di cinque giorni rivedo l'ammalato complPtamente guarit~ colla quasi totale scomparsa di ogni fenomeno flogistico e {'..On SE'ere zione normale. Procedo all 'asportazione de lla ghiandola sottomll<>cdlare, pre via anestesia della regione eseguita con Cokren ~? . Decorso post-operator.io ot t imo. Il calcolo Mportato ha lt\ forma e la grande zza uguale a que lla di un nocciolo di oliva; la. lunghezza è di 14 millimetri, il diametro di 6 millime tri, il p eso è di gr. 0,25. Presenta superficie ~ranulosa, di colorito grigio-rossastro, e dj cons:ist en:z.a. alquanto note vole. Alla sezione si presenta d 'as petto s tr11t ifica.to, do\'uto all 'esist enza di diversi strati sovrapposti ad un nucleo cent.rni E>. La ghiandola sottomasce>llare fa not>tre una sclerosi diffusa ed è leggermente aumentata di volume, pesando gr. l O.

Considerando il c~so clinico osservato, si nota. anzitutto l'assenza completa, nell'anamnesi personale del pa.ziente, di sintomi ca.ra.tteristici ' a.lla litiasi dei dotti sa.liva.ri. L'individuo in questione non a.veva. ma.i precedentemente sofferto di crisi dolorose irr&dia.ntisi a.lla. lingua. ed a.l pavimento della. bocca.; nè di coliche sa.livari che generalmente insorgono con fa.cilità a.lla. sola. vista. degli alimenti, ca.usa.te dall'ostacolo che in quello speciale sta.to ipersecretivo della. ghiandola. oppone il ca.lcolo a.lla. fuoruscita. della. saliva.. L 'unico disturbo a,ccusato da.l paziente era. la. tumefazione dolorosa. della. sottoma.scella.re insorgente a. periodi di interva.llo piuttosto lunghi e della. durata. di pochissimi giorni. Tumefazione che, per le sofferenze lievi che a.pporta.va., era stata. sempre presa. in nessuna. considerazione da.ll'a.mmala.to. Lo stesso esame clinico dell'infermo non deponeva. chiaramente per una.litiasi del dotto di Wa.rton. L'insorgenza. brusca. dell'affezione, il leggero stato febbrile, la. tumefazione diffusa. a.lla. regione sottoma.scella.re, i movimenti dolorosi della. Jingua., la. tumefazione e l'arrossamento stesso dell'ostio ombellica.le del canale di Wa.rton. deponevano favorevolmente per una. sottomascellite acuta.. D'altra. parte la. posizione semia.perta. della. bocca., la. tumefazione a.ssa.i dura. e poco dolente del pavimento della. bocca. estesa. a.d ambo i solchi a.lveolo-lingua.li, sebbene con maggiore accentuazione a. destra., l'esito nega.tivo dato da.lla. pa.lpa.zione, fa.ceva.no sorgere il sospetto di un flemmone del pavimento della. bocca.. · L 'unica. considerazione che rimaneva. a. fa.re era. quella. rigua.rda.nte il ca.ra.ttere ciclico delle pregresse affezioni della. ghla.ndola.. Questa l'unica. nota anamnestica che, potendosi benissimo spiega.re con un ristagno sa.liva.re, destava. il sospetto di una litia.si cronica., ria.cutizza.ta.si poscia. improv visamente e con sintomi imponenti a.pporta.ti molto probabilmente ùa. infezione locale, facile a verificarsi quando si pensa alla. ricca. flora. batterica. esistente nella. ca.vità boccale ed a.i rapporti diretti che con questa. assumono tutte le ghiandole sa.livari. . Fu il De Closma.deoo che per primo, nel 1855, diede una descrizione della. litia.si sa.liva.re che è poi rimasta. cla.ssica.; dopo di lui il Parè il qua.le descrisse fugacemente la. n presenza. di pietre sotto la. lingua ». La. litiasi delle ghla.ndole e dei ca.na.li sa.liva.ri generalmente si riscontra. da.i 20 ai 60 a.nni, ed è ormai accertato che essa. è più frequente nell'uomo che nella donna, forse per l'abuso del tabacco (R,oberg). Ciò non toglie che vi siano stati dei casi rari di calcolosi saliva.re a.nche nei bambini; cosl il Burdel che ne osservò uno in un ba.m bino di tre settimane.


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UN CASO DI CALCO LOSI DEL DOTTO DI WARTOI'f

Tutte quante le ghiandole ed i loro relativi dotti possono esser sedi di calcoli, però si riscont rano con maggior frequenza nella ghiandola parotidea e nella. sottomascella.re, e più in questa. che in quella. In generale poi sono più frequenti i calcoli dei dotti salivari che quelli siti nel corpo della. ghiandola. omonima.. Tali conclusioni si possono trarre dalla statistica del Roberg il qua.le ha. notato essere s<>de del calcolo 50 volte il dotto di Warton, 28 volte la ghia.ndola sottomascellare, 6 volte il dotto dello Stenone, 2 volte la parotide. La maggior frequenza. della litiasi della sottoma.scellare e del proprio dotto, viene spiega.ta sia per il fatto che la saliva di questa ghiandola è molto più densa perchè più ricca in materiali solidi che non la saliva paro tidea (Wenzel); sia perchè contenente molto solfato di calcio e di ma.gnesio,. elementi che come è saputo precipitano e si agglomerano con grande facilità (Brun); sia., specialmente, per la posizione ascendente del dotto di Warton che facilita. il rista.gno della sa.liva, e per la sede della ghia.ndola a.lla quale verrebbe a mancare quel massaggio continuo e proficuo al quale sono per esempio sottoposte le pa.rotidi durante i movimenti articolari della mandibola col parla.re o col ma.sticare (Duparque). I calcoli salivari possono essere unici o muUipli. Sono generalmente unici i ca.lcoli dei dotti saliva.ri (sebbene qua.lche volta si sia.no riscontra.ti a.nche qui mtùtipli e disposti come i grani di un rosario colle fa-ccette corrispondenti appiattite), ed assumono la forma ca.ratteristica ovalare, conica e cilindroide con estremità generalmente appuntite, sì da ricordare il nocciolo di oliva o di dattero, a seconda del loro volume. Inoltre essi presenta.no abitualmente ma non sempre una doccia longitudinale o addirittura un canale completo il quale permette lo scolo della saliva (Blum). · I calcoli che risiedono invece nel corpo stesso della ghiandola sono generalmente multipli sferici, moriformi e possono presentare dei vari e propri prolungamenti riproducenti le impronte dei canalicoli saliva.ri. Le dimensioni dei calcoli saliva.ri sono sempre poco considerevoli, non superando essi mai il peso di 3-4 grammi; eccezion fatta. del calcolo osservato da Tborowgood che pesava 93 gr. Presentano generalmente un colorito grigio-biancastro, sono di consistenza friabile ed alla sezione presentano diverse stratificazioni che risultano concentriche ad un nucleo centrale il quale può a volte essere rappresentato ·da un corpo estraneo. Dal punto di vista della loro composizione i sudetti calcoli risulta.no formati da. sostanze organiche: carbonato e fosfato di calcio; quest'ultimo rappresenta. da. solo gli otto decimi della. ma.ssa totale (Lenorma.nt). Oltre alle suddet te sostanze sono state riscontrate troocc di ferro, sodio, magnesio, e cloro; l:lt presenza di ooido urico è stata. per la prima volta notata in un calcolo estratto ad un degente della. divisione chirurgica del Policlinico « Remigia Gianturco n di Potenza. Alla conformazione de l calcolo possono contribuire anche masse di batteri diversi: stafilocooolù, streptocooobi, pneumococchi, bacterium. coli, ecc. (Piazza, P errone). La. litiasi saliva.re apporta costantemente delle lesioni nei dotti e nelle ghiandole sa.livari; queste alterazioni sono evidentemete da attribuirsi all'infezione che costantemente a-ccompagna la calcolosi sa.livare. La presenza di un calcolo nel dotto escretore di una ghiandola sa.liva.re apporta


UN CASO DI CALCOLOSI DEL DOTTO DI WARTON '

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in questo una dilatazione fusiforme adatta a contenerlo e conseguentemente un'infiammazione della mucosa, tosto seguita. da. suppurazione. La. ghiandola salivare d'altra parte presenta. lesioni di sclerosi endo e perilobula.re con atrofia del cul di sacco e dilatazione dei canali escretori, dovuti all'infiammazione cronica stabilitasi. L'indurimento che ne risulta può simulare un cancro. (Terrier). Tali fenomeni flogistici si mantengono di solito attenuati, ma. possono aggravarsi sia con uno stato flemmonoso della ghiandola. affetta., sia. con una infiammazione acuta. del pavimento della bocca con i caratteri dell'angina. di Ludwig. Quali sono i fattori predisponenti o determinanti della litiasi salivare' Il meccanismo che conduce alla formazione dei ca.lcoli salivari è in verità poco conosciuto. Il De Olosmadeuc pel primo ed il Wright pensarono che una compressione del dotto od nn restringimento infiammatorio di questo potesse essere sufficiente alla genesi dei calcoli; senonchè l'esperimento fa.tto della legatura dei dotti senza aver apportato la formazione di alcun ca.lcolo, mise in dubbio tale teoria. Oome causa predisponente è da alcuni invoea.ta la costituzione individuale, le cosidette diatesi, e specialmente la. diatesi urica; a dimostrazione di quanto è detto, starebbe il fatto di essersi riscontrato dell'a.cido urico fra gli elementi costituenti il calcolo, ed il fa.tto ancor più dimostrativo dello Schmitt, il cui ammalato riuscl a liberarsi di una calcolosi salivare solo dopo una cura antiartritica prolungata. A questa teoria però vi sarebbe da obbiettare come non tutte le diatesi uriche, nè tutti gli artritici siano in verità predisposti alla calcolosi salivare, chè se ciò fosse la statistica della. litiasi dovrebbe essere rappresentata. da cifre ben più alte di quelle che non si abbiano attualmente. Secondo Robin la causa determinante della litiasi sembra debba. ricercarsi nell'alterazione della composizione chimica della saliva., e precisamente nella diminuzione di una sostanza organica imprecisabile e contenuta. normalmente nella saliva, sostanza la quale manterrebbe in ista.to di soluzione certi principi minerali insolubili. n Oastigliola riscontrò da.l 1918 a.l 1922 parecchi casi di calcolosi del Wa.rton in adulti arabi del Sub Bengasino ed egli accertò in tutti i oasi la lue ereditaria od acquisita. abbinata al tabagismo oltre che l'incongrua alimentazione ed igiene orale. La teoria oggi più generalmente ammessa è quella infettiva, la quale considera. la. litia.si salivare come dovuta ad un'infezione. Svariati microrga.nismi provenienti dalla cavità boccale, determinerebbero con la. loro presenza. e forse per l'infiammazione stessa che inducono, una precipitazione dei sali contenuti nella. saliva con susseguenti alterazioni del canale o della ghiandola. In molti casi infatti si è potuta. scoprire nel calcolo la. presenza di vari microbi; leptotrix boccale, streptococchi, sta.filococchi, pneumococchi, ba.tterium coli, ecc. Parimenti si spiegherebbero le lesioni infettive che costantemente si accompa.gna.no a calcolosi delle ghiandole e dei relativi dotti escretori. La teoria infettiva., quella che veramente si avvicina di più alla realtà, ha però aperto il campo a nuove discussioni in seguito alle qllalli, come spesso accade, non tutti i pareri sono stati concordi. Essendo ormai accertato che la. presenza di nn calcolo si accompagna costantemente ad 4 -

GioTnale di medicina militaTe.


UN CASO D I CALCOLOS I DEL DOTTO DI WARTON

uno stato infi~mmatorio locale, questo è da. considerarsi come conseguenza o come ca.us~ dell~ precipitazione dei s~li t Alcuni sostengono che sia.~ sta.si s~liv~re prodotta da.l calcolo a determina.re lo stato infia.mm~torio della. ghia.ndola; secondo altri invece, più numerosi, pMe che sia. a.ppunto lo stato flogi stico dell~ghia.ndola. ~d apporta.re un'anormale precipitazione dei sali ordinMiamente contenuti nella saliva i quali finirebbero col depositarsi attorno a.d un mucchio di batteri od ai prodott i di sfaldamento epiteliale, determinato dallo stesso stato flogistico. Molto probabilmente ambedue i concetti patogenetici rispondono a verità; sta di fatto però che spesso, nell'enorme maggioranza. dei casi, la. flogo si della. ghiandola. saliva.re precede la formazione dei calcoli, cosi come è accaduto nel caso che ho voluto citare ed in cui dall'esame anamnestico ed obbiettivo risultava un'adenite sott.omascell~re suppurata e regolarmente incisa, conseguente ali 'infezione t ifosa. sofferta.. · Concludendo, pertanto, nella patogenesi della litiasi sa.livare bisogna tenere in grande considera.zione la possibilità d'infezione dell~ ghiandola o del dotto, a.pportat~ dagli innumerevoli microbi che norm~lmente pullulano nella cavità orale; condizione questa che, molto verosimilmente, segnerebbe l'inizio di una c~lcolosi. Nè è da escludere del tutto l'ipotesi invers~ e cioè che una calcolosi possa precedere lo stato flogistico della. ghiandola e del dotto escr etore, considerando invero l~ possibilità che una calcolosi primaria. venga in secondo tempo resa infetta. d~lle condizioni bat teriologiche della cavità boccale colla quale, come è saputo, le ghiandole saliva.ri banno rapporto diretto per il tramite. dei loro dotti. La t erapia della. litia.si sa.livare è essenzialmente chirurgica, malgrado il ca,so rarissimo citato dallo Scbmitt. Essa. varia a secondo della sede del calcolo e delle condizioni a.natomopatologiche della ghiandola. affetta.. Nella litia,si della sottomascella.re la. cura. migliore consiste nell'estirpare totalmente la. ghiandola, operazione facile e che dà la garanzia di una guarigione rapida. e completa. Tale opera.zione ra.dicale non sa.rebbe possibile nella. parotide, dove fortuna.tamente i calcoli sono ra,ri; in tal caso bisognerebbe aprire gli a scessi ed estra.rre le formazioni calcolose che si presentassero, evitando lesioni ai rami del nervo facciale. Nella. litia.si dei dotti escretori del Warton o dello Stenone, l'int.ervento chirurgico consiste in una incisione della mucosa boccale al disotto della. quale si è certi della. presenza. di un calcolo ; la piccola lesione che ne risulta, ed attraverso cui fuoriuscirebbe il calcolo, si cicatrizza. poscia con grande rapidità . Non bisogna. mai praticare incisioni daJ.l'esterno per l'estrazione di formazioni calcolose site nei dotti, potendone residuMe una. fistola, sa.liva.re. È indicata l'asportazione totale della ghiandola sottomascella.re qualora nella. litia.si del proprio dotto, dovesse presentarsi dura., sclerotica o dolente. Ma. qualora però le note infiamma.torie locali fossero molto imponenti, non sarebbe consigliabile tale intervento sulla. ghiandola, bensl una semplice incisione sottoma.scellare per assicurarne il drenaggio, ricorrendo sempre all'esporta.zione tota.le dellat ghiandola, non appena. che i fenomeni flogistici fossero scompa.rsi.


OSPEDALE COLONIALE VITTORIO EMANUELE ill DI TRIPOLI Direttore: colonnello medico ORLANDO CASTI GLIOLA R eparto oftalmico diretto dal prof. EncoLE BAltTOLOTTA

SULLA CURA DELLA STENOSI DELLE VIE LACRIMALI E DELLE DACRIOCISTITI Dott. Ugo T<sta, t e nente mcdi( o

Le stenosi delle vie la.crimali, unilaterali o bilaterali sono a.bba.stanza frequenti, e presentano non lievi difficoltà terapeutiche. Riferendomi agli studi effettuati da.l prof. Ca.solino nella. R. Clinica. Oculistica. della. Università di Parma. ne riporto la. statistica., e cito tre soli ca.si clinici, scelti tra. i più dimostrativi tra quelli da. me osservati nell'Ospedale coloniale di Tripoli, per a.pporta,re il mio contribut-o, sia. pure modesto, alla. definizione di un met-odo di cura. ra.dica,le delle da.criocistiti. l'l; certo che i tentativi di cure abortive delle infiammazioni del sacro lacrima.le sono stati numerosi e, se pure è riuscito a.d essi di ottenere un successo, quest-o è stato quasi sempre temporaneo, ed i mezzi tera.peutici" alternatisi tra. l 'tmguento cinereo, la. siero-terapia. a.ntistreptococcica.,. iJ fluoruro di sodio, l 'antimonio, l'acido sa.licilico e l'ittiolo, ha.nno sempre dovuto cedere il posto a.l trattamento chirurgico il quaJe, permettende> la completa ab-olizione del focola.io infiammatorio, consentiva. la. scomparsa. duratura di tutti i sintomi oggettivi e soggettivi che si a.ccompa.gnano con tale malattia.. Il prof. Ca.solino nella. monografia. «Della tera.pia chirurgica. nella. da.criocistite catarra.le cronica e ria.cutizzata. a ca.rattere 'flemmonoso » compila,t.a, durante la. sua. permanenza nella Clinica. Oculistica. della. Regia Università di Parma diretta. dal prof. O. Gallenga., scrive che, abbandonato ogni altro mezzo di cura., adottò quasi esclusivamente l'estirpazione del sa.cco nelle forme di da.criocistite cronica. e la. ca.usticazione dello stesso sacco nelle forme di da.criocistite flemmonosa.. Egli scrive: "Gl'infermi operati fino a.d oggi raggiungono complessivamente il numero di 250, dei qua.li 175 sono stat.i trattati con l'estirpazione del sacco e 75 con la. ca.usticazione. Quasi tutti cosmro in un periodo di tempo variabile da.i · dieci ai quindici giorni sono stati in gra.do di lasciare la. cli.nica completamente bruariti. Dei 175 inje.r mi operati con l'est.irpa.zione, soltanto tre si sono presentati dopo qua.lcbe tempo (da tre settimane a tre mesi), lamentando ancora. quaJcbe disturbo. Praticando una. nuova. incisione si è consta.ta.to che i fa.ttori che avevano da.to luogo a. queste tre recidive, erano da. ricercarsi in un ca.so


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SULLA CURA DELLA STENOSI DELLE VIE LACRI~IALl ECC.

alla. mancata. asportazione, durante il primo a.tto operativo, di un diverticolo del sacco all'estremità inferiore. Negli altri ca.si probabilmente all'essersi manifestata., sia. da.i canalicoli che dall'orifizio inferiore del canale la.crima.le, tllm attiva. prolifera.zione di epitelio, che rivestendo regolarmente la parte profonda. della lacuna. lasciata. dal sacco espulso, riformò per così dire una. nuova. pa.rete del sacco. Del pa.ri in due casi fra. quelli operati con la. ca.ustica.zione, essendosi forse risparmiata. la. cupola. o qualche diverticolo, si nota.rono dopo qualche tempo riprodursi i sintomi della dacriocistite catarrale interna e per queste ra.gioni vennero assoggetta.ti nuovamente all'a.sporta.zione delle pa.rti residua.li con definitivo successo. Ma. poi il prof. Ca.solino in uno scritto privato a me diretto mi comunica che ora. anche nelle forme di pericistiti, invece di adoperare le causticazioni, cerca di ottenere la regressione del processo infiammatorio acuto e poi <<a. freddo » procede all'estirpazione del sacco lacrimale. Ed ora. espongo i casi da me osservati: CASO I. -

A. M. di anni 25 da. Cosenza, distretto di Salerno, aviere.

Anamnesi F.: I genitori non hanno mai sofferto malattie oculari. La ma- · dre tnorta pet· esaurimento nervoso; il padre ha 56 anni e gode ottima salute. Anamnesi P. R.: Nel dicembre 1927 mentre prestava servizio nella. colonia Libica cominciò a notare epifora all'occhio sinistro. Questa condizione patologica rimase p ennanente fino al giugno d el 1930, epoca in cui, rientrato dalla. colonia, si fece visitare da un oculista il quale gli diagnosticò la stenosi delle vie !acrimali di sinistra. e gli consigliò il sondaggio. Prima di iniziare tale cura gli pràticò l'incisione del canalicolo lacrimale inferiore O. S.; però essendosi aggravati in quel tempo i disturbi, l'ammalato, perchè militare, fu ricoverato in ospedale militare, dove non fu sottoposto ad alcun trattamento chirurgico. Dimesso dall'ospedale militare, uno spocia.lista lo sottopose al sondaggio, ma dopo circa dieci applicazioni di sonde temporanee. credette opportuno adattargli quella. permanente. In un mattino del settembre 1931 l'ammalato non ritrovò più la. :sonda al suo posto, e credette che ne fosse uscita durante la. lavatura del volto. Dopo circa due mesi da tale epoca cominciò a.d avvertire dolore intenso in corrispondenza della r egione del sacco di sinistra, a cui corrispondeva palesemente una zona di infi.amma.zione, sulla quale applicava con vantaggio degli impacchi ;tiepidi di soluzione di borato di sodio. P erò il dolore, che cominciava. anche ad irradiarsi sul margine orbitale, lo ':mOlestava troppo, per cui chiese di essere visitato, e riconosciuto affetto da dacriocistite, venne rico,·erato in questo Repa.r to oftalmico per essere sottoposto .all'intervento operativo. E. 0.: A carico' d ella congiuntiYa dell'O. S. si nota una leggera infiamma-zione. Vi è epifora. Si rilevano segni acuti di infiammazione a carico della regione del sacco. Alla palpazione di tale regione si provoca dolore e fuoriuscita di liquido muco-purulento dal canalicolo lacrimale inferiore O. S. Diario clinico: Dopo tre giorni di ricovero s'interviene. Si anestetizza la parte con iniezioni perisacculari di soluzione di cloridrato di cocaina.. Si esegue incisione ad arco con concavità rivolta verso l'angolo palpebra.le interno. Si ribatte il tendine dell'orbicola.re senza reciderlo, indirizzan.do la. ricerca del sa.cc<> da asportare direttamente sulla parete ossea nasale. Dopo di avere scostate alcune lacinie e fibre muscolari si scorge un buco in corrispondenza della porzione superiore del sacco, mentre in basso, là dove comincia il canale na.so-lacrimale, si scorge uno splendore metallico. Si pinzetta e si asporta la sonda. permanente, che a dire dell'infermo era. uscita fuori del suo posto nel settembre 1931, e che itn-ece era rimasta Il, nascosta, per ben otto mesi • .


SULLA Ct.'"RA PELLA Sn:~OS l Òl':I.LE \H; LAC1U)!ALI ECC.

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Questa sonda presenta la piccola branca. orizzontale a ssai corta e mostra notevoli erosioni su tutta la sua suprrficie. . D e l sacco s i asporta prima ht parete anteriore e poi q uella posteriore. Si esegue poi un pò di raschiamento d el canale nasale. ed infine si applicano tre punti di sutura alln. fe rita operatoria e d tm piccolo drenaggio n ell'angolo infe riore di essa. Il decorso successivo è stat.o ottimo· perchè non si è avuto alcun fatto suppurati\'O; al terzo giorno si è tolto il drennggio ed al quarto i punti. Dopo dieci gioni è uscito guarito. CASO IL -

A . G. di Aversa (Napoli), compagnia di sussistenza. A namne8i F .: Nessuna malAttia oculare e d egli annessi n ei componenti de lla f aruiglia. A n(lmnesi P. R.: All 'età. di circa 5 anni accusò epiforA. all'O. S., per c ui fu riconosciuto affetto da sten osi d<>lle vie lncrimali sinistri" e sottoposto a.l son daggio, mA> senza a lcun ben eficio. Anzi dopo poco tempo cominciò a notare fuoriuscita di liquido muco-purul ent.o dal canalicolo lacrimaJe S. Non vi furono però mai i segui dj intiammnzione Hcuta, tanto che l'infermo durò così fino al v entesimo unno. I n tale c•tà cominr iò Ad 1\CC\lSll.re epifora anclw a carico d ell'O. D. Essendo soggf'tto Hgli obblighi militari, fu fatt.o rivedibile a!J'Ospedale militare di Piacenza. Al t e rmine d el p eriodo di rivedibilit.à. fu fatto idoneo all 'Ospedale militare di Kapoli, mn dopo poco t empo, essendosi aggravata la malattia fu dapprima curato con sondaggio d e lle vie lacrimaii dt-stre presso lo stes.~o ospedale e p oi riformat.o. Anamnesi P . P.: Avendo notato, a suo dire, un miglioramento, chies«:> ed ottenne di essere arruolato come volontario n elle truppe coloniali. Appena giunt.o in colonia la dacriocist.ite bilateral e si è aggravata p er cui è stat.o ricove rato in ospedale. E. 0.: L e congiuntive di O. O. si presentnno leggerm ente arrossate; si nota epifora in O. O. Alla. pre~<Rion e sui sacchi lacrimali si di'termina fuoriuscito di liquido muco-purulento d(tlJe ,;e superiori. Diario clinico: Dopo 4 giorni di ricov('ro durant.e i quali si sono esPguit.o le n ecessari e indagini di gabinetto, si è sottoposto l'ammalato ad un primo intervento sul sacco destro. Questo, pieno di liquido muco-purulento, è stato asportato interamente. Si è avuta la guarigione d e lla ferita operatoria p er prima intenzione. D opo 8 giorni s'interviene sull'altro sacco, asportandolo pure complet a m ente nelle stesse condizioni del preced ente, cioè pieno di liquido muco-purulent.o. Dopo 10 giorni l 'ammalato è guru·ito p erfettam ente e vien e dimesso dall'ospedale.

X. Y. Capitano del R. C. 1.' . C. in S. P. E., anni 37. Anamne8i F.: Dichiara oh e nella sua famiglia non vi. sono stati nè vi sono tuttora altri ammalati di occhi. Anamnesi P. R.: Sin da giovinet.to fu ammalato di stenosi d elle vie IRcrimali dell'O. D. Fu curato sistcmati.camente coll'applicazione di sonde, ma senza alcun risultato. Dopo poco si produsse una dacriocistite , per cui fu sottoposto ad atto operativo. Oltre che per l 'asportazione d el sacco, l'atto operatiYo fu eseguito p er la dacriorinostoroja. Anamnesi P. P.: La conduzione d eUe lacrime attraverso la nuova via durò p oco, p er cui si riprodusse ben presto il fenomeno d ell'epifora. L 'ammalato difatti si sottopon e a visit.a. perchè vuoi guarire dall'opifoi·a., ed anche p erchè presenta. ptosi della parte interna della palpebra inff'riore destra. E. 0.: La prima cosa che cade sott.o osservazione è la d eformazione d el lago l acrimale, alterato per la ptosi d e l lato interno d ella palpebra inferiore. La congiuntiva di questa si presenta arrossata per lo scorrimento continuo d elle lacrim e e per l'azione che direttamente vi si esercita da parte d egli e lementi atm<.;ferici . Per correggere questo difetto occone intervenire cou una operazione di pia· etica , ch e l'ammalato p er ragioni p ersonali intende rimandare p er tm pò di tempo.


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SULLA CURA DELLA ST-ENOSI DELLE VIE LACRIMALI ECO.

CONSIDERAZIONI. I casi citati di dacriocistiti si iniziarono con forme di stenosi delle -vie lacrimati diagnosticate chiaramente. A parte ogni considerazione sulla patogenesi in genere delle stenosi delle vie lacrimati, per le quali furono accampate molte teorie, che vanno dalla ipertrofia delle sva.riate valvole che si troverebbero sulla. mucosa ·del canale la.crimale, fino ad una particolare struttura del canale osseo, è interessa.nte st.a.bilire che nei casi tratta.ti la. terapia. fu inizia.ta. senz'a.ltro -coli 'a.pplicarzione di sonde. Per vincere le st.enosi con le sonde si compiono vari atti tra.uma.tizzanti la. continuità del canale e la. mucosa. che ne costituisce la. delicata. parete interna.. È immancabile il taglio del ca.na.licolo per ottenere la facile introduzione della. sonda, il che costituisce una. prima. azione trauma.tizza.nte. Segue l'introduzione della. sond&, che esercita. pressione sui tessuti e determina. un maltrattamento della. delicata. mucosa.. I due fattori or ora. esaminati, dilatazione delle prime vie la.crima.li e maltrattamento della. mucosa., sono elementi che preparano e favoriscono l 'attecchimento di germi con formazione di vere e proprie infiammazioni. Perciò si può affermare, in linea. di massima., che non vi è da.criocistite, la. quale non sia. stata. preceduta. da stenosi delle vie trattata col sondaggio a scopo t eraupetico. Da. ciò si deve senz'a.ltro dedurre che: l o il sondaggio, meno rari casi, non permette di ottenere una effettiva guarigione delle dacriocistiti; zo il sondaggio nelle stenosi può favorire la. determinazione della da.criocistite; 3o il migliore metodo di cura. nelle da.criocistiti è l'asportazione del sacco in toto e della mucosa. del condotto na.so-hwrimale; 4o i metodi adottati per ricostruire le vie la.crima.li spesso non riescono ad eliminare la. lacrima.zione. AUTORIASSUNTO: L'A. riferendosi a. studi già eseguiti presso la Clinica. oculistica. della R. Università di Parma e riportandone la statistica, espone tre casi clinici per dimostrare che le atenosi delle vie la.crima.Ji non vanno quasi mai trattate col sondaggio e che la. migliore cura delle dacriocistiti è l'asportazione del sacco la.crimale infiammato, senza nessun tentativo di ricostruzione delle vie laci·imali. BIBLIOGRAFIA.

Della terapia chirurgica neUa. dacriocistite catarrale crcmi.ta e riacutizzata a. carattere {lernmonoso. Archivio di Ottalmologia. Anno 1913, vol. XXI. BASSo. - Le affezioni croniche delle vie lacrimati studiate mediante l' estirpa.zione d~l douo la.crimale. Annali di Ottalmologia. 1905. F u MAGALLI. Una. ctnturia di operazioni del sacco lacrvmale con raschiamento del canale nasale. Bonsc. Torino l 904. GuorLÀ. - Procedimento operativo per la cura rapida della dacriocistite. Annali d'Ottalmologia 1891. T ARTUFERr. - Sull'Anatomia patologica della dacriccistite C<Uarrale e purulenta cronica e sul raschiamentc deL canale laorimale. Annali d'Ottalmologia. Anno XXXI, fuse. 10. CASOLINO. -


RIV I STA

SINTETICA

SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE GABINETTO DI TRAUMATOLOGJA

Direttore: maggiore medico ALESSANDRO MALICE

METODO CHIMICO EFISIOLOGICO NEL TRATTAMENTO DELLE FERITE D'ARMA DA FUOCO, SECONDO L'ESPERIENZA DELL'ULTIMA GUERRA Dott. Mario Plastlna, capitano medico

Per incarico d el sig. Direttore del Gabinetto ho scritto questa. breve nota. a.llo scopo, di riunire tutto ciò che è stato pubblicato riguardo a.l trattamento delle ferite di guerra con il metodo fisiologico e chimico e trame l'insegnamento che ci ha. d ettato in questo campo, la. vasta. esperienza dell'ultima. grande guerra. Lo studio dei fenomeni biologici riguardante il processo di guarigione delle ferite ha. m esso in evidenza che una. ferita, che non contiene nè corpi estranei, né tessuti mortificati, tende a distruggere i microrga.nismi che l 'hanno inquinata. con i soli mezzi di difesa. naturale. Il plasma vivente, mediante il suo potere antitriptico ed antifermenta.tivo, rappresenta. un terreno di cultura. poco adatto allo sviluppo dei germi che inquinano una. ferita. e solamente lo sta.filococco e lo streptococco. possono, qualche volta, riuscire a vivere in questo mezzo. Però, mentre lo stafilococco in genere vaccina. l'organismo e dà luogo a.d [infezioni acute, quando la. sua virula.nza è notevole ed è molto diminuita. la resistenza organica, lo streptococco invece produce facilmente delle infezioni generalizzate perchè contro di lui l'organismo non si vaccina. quasi mai. I m ezzi di difesa, secondo l'opinione più comune all'inizio della guerra., erano dovuti all'azione dei leucociti che avevano il compito di distruggere i microrganismi mediante la. fagocitosi. Però ricerche ulteriori hanno dimostrato che i leucociti in determinati casi possono fagocitare i germi, ma non ucciderli ed a.nzi proteggerli contro sostanze battericide esterne. Spesso illeucocita viene ucciso dai prodotti di secrezione dei germi o dall'azione di agenti esterni ed allora può rappresentare un mezzo di cultura adatto per i microrganismi fagocitati. Un altro mezzo di difesa naturale, a cui in seguito si è da.to una maggiore importanza., è rappresentato dalla essudazione di liquidi organici che si determina nelle ferite (siero di sangue e linfa.). In merito all'importanza di questo mezzo di difesa sono molto interessanti 11e ricerche (di Wright il quale attribuisce a. questa. essudazione due azioni principali: una di preparazione mediante sostanze solubili che chiama - opsonine - che renderebbero più attiva e più efficace la fagocitosi leucocita.ria, l'altra. più importante perchè il siero, dotato di potere a.ntitriptico, reagirebbe contro le fermentazioni che si svolgono nelle ferite e modererebbe J'&· zione della tripsina. dei leucociti. Questo potere antitriptico si ha, sempre secondo il Wright, nelle prime ore dalla produzione della ferita. e cercherebbe di impedire la moltiplicazione d ei germi. Più tardi, nel periodo di suppurazione delle ferite, il


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MF.TOOO CROHCO E FISIOLOGICO NEL TRATTAMJo; NTO ECO.

potere nntitriptico del siero si e!lrrcit t>rebbe contro i fcnomfni proteolit.ici della ferito. stf'S.'la e qu<'sta azione sar<'hb<' facilitata dali 'abbondante vn&'olarizzazione che si d etermina nei territori circoManti. Il D clrrz inoltre ba dimOt;trato che l'essudato sicroso infiammatorio ha. il potere di fis...«are il complemento nella st.('ssa. intensità. che il siero di sangue e che qursto J10terC' Ya p C'rduto quando il siero si coagula nello ferite. La coag-ulnzione coincide con l' oum<'nto d<'i polinucleati neutrofili e l'c!<!!udt\to, divenuto purulcnto. non ha pii1 la proprietà di fìl'sarc il complemento. Quindi l'essudazione più faYor<'\"Olc p<'r una f<'J'ita, sarcbl-Je In sirrosa. La coagulazione del siero comporta anche- In perdita del pot ere orsonieo ed antitriptico. Questi mezzi di difesa naturali bamw un valore molto rilevante qumtdo la. zono. di mortificuzionl' dei trssuti è minima, scnrsissima quRndo la zona. dei tessuti mot'tifìcnti è vnstn od esteRa. Ora le ferito di guerra, tranne quelle trnsfoi'Se da pnllottole di fucile, con orifizii puntifonni, prrsent.ano all'intorno vaste zone di tN•suti pesti o mortificati e sono fortemente inquinate. Inoltro le ferite di gue>rrn, specialmente quelle prodotte da &·hrpj!ie di granata o di bomba, contengono molti corpi estranei J"Opp•·esentati da schcpf!iO m etalliche, frustoli di Y<'l'titi, terriccio, ecc. ~Icntre, all 'inizio della guerra, si credeva che l'infezione drllo ferite fof';se dovuta all'arrivo srcondnrio di germi provenienti dall'ambiente esterno, si vide in seguito cho era n. provocarle il giungere in primo tE>mpo dri ge>rmi con i proiettili stessi. Dagli studii es<'guiti in Francia. da Policard e Phelip risulta che, dunmte le primo cinque o soi ore, i battorii rc•stano limitati intorno ai corpi estranei (pezzi di vcst.ito, em~guli sangujgni ecc.) o solamente più tardi, verso la. non a o dodicosima ora, cominciano a. moltiplicarsi, in il-lwdc, in vicinnnzn. dei corpi estranei. A partire dalla. dodicesima ora in poi comincia ramusso dci leucociti ed alcuni di questi si trasformano già in corpuscoli di pus. I muscoli ricchi di idrati di carbonio rappresentano un terreno di cultura per i grrmi molto più adatto degli altri tea.c;u ti. Ricerche u lteriori hanno dimostrato che !l<' in un certo nume ro di casi le ferite isi nfottano verso la dodicima. ora, n el cinquanta per cento delle osservazioni le ferito di grand o entità si infettano già alla quarta ora (Sencert, L e Grand, Durante). Ciò ~e. specialmente nelle ferite largamente estese, p er una doppia ragione, biologica e chimica. Biologica: porchè la fibra muscolare d egenera. non solo in corrispondenza del t ratto t raumatizzato, ma anche molto aJ di là. I noltre le fibre muscolari lese per pendicolarmento al loro decorso si retroggono e portano l'infezione molto lontano dai margini della. ferita, venendo a costituire dei r ecessi dove i germi anaerobi trovano ottimo condizioni di vito. e di moltiplicazione. ' Chimica.: perchò il glicogeno contenuto nei muscoli normali e che ha potere bnttoricida, alla. morte della fibra. muscolare, si scinde in destrosio ed in isama.ltose. Questi prodotti di scissione del glicogeno possono esser<' fC'rmentati rapidam ente dal gruppo batterico anae robico saccarolitico (B. pe.rfrigene, vibrione sett ico di Pa.steur, l3. aedamatiens di \\"aimberg, B. fa.Ua..-. di Waimberg) e costituisce così un ottimo terreno di sviluppo di de>tti germi. Le ricerche sulla evoluzione batterica. dello ferit.e fu fatta secondo due modalità: quella culturale (Tisaier·GroAS·FrMer·DW'nnto) e quella batterioscop ica. (Policnrd·Phélip). Queste ricerche portarono alle seguenti conclusioni: la natura e il graùo delle infezioni batteriche dipendono: dalla. quantith. dell'impianto d ei germi, dalla virulenza dei ceppi, dalla natw-a. dci germi, dallo condizioni anato-


H ETODO Ol!DfiCO E FISJOLO OICO NEL TRATTAME:s'rO ECC .

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mc-patologiche e dalla na.t.ura del tessuto ricettore. Questo ultimo fattore 'avreòbe un valore eguale a quello d f'i primi tre mes.o:~i insieme. In seguito a queste constatazioni l'opinion e generale dei chirurghi fu quella. dell'intervento operatorio n E'l p rimo p e riodo d ella fE>rita e il più precocemente che fosse possibile. Tutti erano d'accordo n ell'affeJma re che l'intovcnto dovesse consistere in una. toilet.te m eccani'ea. completa e m inuzicsa della ferit-a consistente in sbrigliamento complet{) d ella ferita nei suoi più lontani recessi, asport-azione d ei corpi, estranei, dei coaguli sanguigni, delle scheggie ossee libere o poco aderenti e non ·vitali, asportazione completa. dei t esr;uti p esti e mort.ificati, andando moJt.{) al di là della zona colpita. I noltre apertura d ell'aponevrosi, emcst.asi accurata, insomma trasformazione di una ferita anfrattuosa in una largamente allo scoperto e facilmente sorvegliabile e visibile in tutte le suo parti. Il disaccordo fra i chllurghi incominciò quando si trattò di dovere decidere se fosse m eglio, p er prevenire le infczionj, adoperare la m edicatura. Antisettica o quella. asettica. \\'atson-Cheyne in Inghilterra p10pugnò il princip io che le fe rite di guerra in primo tempo dovevano essere disinfettate in rr.cdo da otten ere In completa distruzione dei mjcrorganismi e in secondo t~ mfo, quando la suppurnzion e si erà già injziata, impiega.re soluzioni più leggiere allo scopo di d etergere la ferita stessa. Per ottenere buoni risult>tlti il Cheyne riteneva ch e bisognasse scegliere l'ant.isettico adatto a. fare in modo che esso bagnasse ogni parte della ferita e che la S1.1a azione fosse continua. Il Wright invece fu dell'opinione che gli antiset.tici non giungono ad uccidere, nelle ferite di guerra i germj, p erchè, combinandosi con le albtJmjJJe, vengono a formare degli albumjnati insolubili e perdono così il potere battericida. In ogni modo, qualora anche la sostanza. antiset-tica fosse capace di diminuire il numero dei microrganismi contenuto in una ferita, i rimanent.i sarebbero capaci di m oltiplicarsi in gran numero e dar luogo ai fenomeni pat{)geni d ell'infezion e. In definitiva il predetto autore non attribuì alcmu1. azione benefica agli antisettici, ma anzi imputò loro un'azione dannosa, in quant{), arrestando i normali processi fisiologici cellulari, favorivano l'insorgere di m odificazioni di ten eno, propizie allo sviluppo dei germi. Quindi il Wright per la. t eoria cui si è fatto cenno più sopra, circa il processo di guarigione delle ferite, affidata ai m ezzi n aturali di difesa dell'organismo, propose il suo m etodo rappresentato da una soluzione sterile ipcrtonica. di cloruro di sodio al 5 % con l'aggiunta di una sostanza anticoagulante quale il citrato di sodio al 0,50 %· Questa soluzione produnebbe una essudazione sieroRa dl'lla ferita, determinata. dal formarsi di correnti capillari dirette dalla profondità dei t essuti verso la. superficie, p er cui si genererebbe tma irrigazione dall'intono veiEo l'estnno ch e avrebbe anche un'azione m eccanica. Questa soluzione, venendo in contatto coi l eucociti immigrati, n e favorirebbe la distruzione e quindi la. m essa libertà dei fermenti proteoUtici e nel m edesimo tempo, avendo un'azione ch emiotattica n egativa, ridurrebbe e limiterebbe l'accorrere dei leucociti alla. superficie della ferita e con questo la. proteolisi. Quindi, secondo il Wright, si realizzerebbero le condizioni più propizie per la. sterilizzazione delJa ferita. La soluzione fu applicata con drenaggi di garza le cuj estremità terminavano fra. strati di lino, anch'essi imbevuti nella soluzione, piegati in modo da formare


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METODO OJU!\1100 E :J'ISIOLOOICO NEL TRA.TTA.l\1ENTO F.CC.

una spessa falda. Si evitava qualsiaai fasciatura. capace di impedire il deflusso della. secrezione. A questa soluzione ipertonica, che a. lungo andare aa.rebbe riU&Cita. irri· tante, si sostituì, quando la. ferita e.r a deteraa., una solu:t.ioue isotonica fisiologica. Come complemento della cura. fisiologica delle ferite inf~tte, il Wright adoperò anche la vaccinoterapia e la sieroterapia. In Italia, lo Schiassi non fu dell'opinione che l'a.ntisep si dovesse adoperarai n ella cura delle ferite di guerra infette. Infatti egli si giovò della soluzione fisiolo· gica riscaldata a. 3So o a. 39o, in cui immergeva gli arti feriti p er una durata da 8 a 10 a 15 ore, facilitando l'irrigazione dei tramiti, con tubi di drenaggio di vetro. P er conferire al liquido proprietà. ipertonicbe e diasolutrici degli essudati, l'A. stesso propose una variante a.J m etodo con la soluzione fisiologica.. La. soluzione pro· posta fu la seguente: Cloruro Rodico gr. 8; Cloruro potassico gr. 0,30; Cloruro di calcio fuso gr. l; Idrato di sodio purissimo gr. 0,50; Citrato sodico [gr. 2; Glucosio gr. 1,50; Acqua sterile gr. !1000. Ad evitare precipitazioni, lo Schiassi propose di sciogliere i tre cloruri a parte o di fare la m escolanza con la. soluzione fatta. a freddo del citrato, dell'idrato e del glucosio. n predetto autore riferì di aver avuto successi infinitamente maggiori per tre fattori ;principali: l ) grado e durata. d ell'iperemia. alla. quale va 8880getta.ta. la parte malata. 2) modalità del drenaggio che, p er i bagni, si istituisce. 3) azione d ella soluzione m edicamentosa. ipertonica. I buoni effetti furono dovuti alle proprietà esosmotich e del liquido, all'azione dell'iperemia. attiva. pe r c ui si svolgevano nella regione infetta. tutti quei fe nomeni istologici ed umorali, di fagocitosi, di ba.tt.eriolisi e di proliferazione che tendevano al conseguimento della guarigione. L 'A. chiamò questo metodo biologico perchè si giovava di un m ezzo naturale portato al massimo di valorizza.zione. P er quanto assai grande fosse l'opposizione fatta. agli antisettici dai sostenitori del metodo biologico, essi furono tenuti in onore, durante la guerra, da. moltissimi chirurghi. In primissimo tempo furono adoperati gli antisettici fissatori (jodio, subli· mato, acido fenico), ma furono ben presto abbandonati p erohè, coagulando le albumine del siero e delle cellule, impedivano la naturale difesa. cellulare ed umorale. Preferiti invece ed usati da una numerosa. schiera, furono gli antisettici che hanno proprietà dissolventi (ipocloriti) ed i loro effetti si esplicavano mediante il loro potere di proteoli.<ri con cui fproducevano la di88Cluzione degli essudati e la detersione dei t essuti mortificati. Fin dal 1915 il Caccia m ett eva. in rilievo l'efficacia. che derivava. dall'uso del vecchio ipoclorito nella. cura delle complicazioni settiche delle ferite di guerra. Fu data. subito la. preferenza al liquore di La.barra.que modificato in vario modo. L e formule proposte del Gia.nnattasio e dal Dakin-Ca.rrel presentarono l'aggiunta. di acido borico il quale aveva. il duplice scopo di mettere, lentamente, in libertà l'acido ipocloroso che agiva. sia come antisettico sia come neutralizzante della soda caustica che si formava. durante la decomposizione (Ca.rrel). Inoltre queste formule di antisettici erano completamente prive di tossicità, avevano la proprietà di distruggere i tessuti morti senza intaccare la vitalità dei t essuti v iventi e possedevano potere anticoagulante. Il liquido di Dakin aveva la seguente formuli\: Carbonato di soda. secco gr. 140 o gr. 400 se cristallizzato; acqua comune litri 10; Cloruro di calcio di buona. qualità gr. 200; dopo aver agitato bene il miscuglio, si lasciava depositare per mezz'ora e


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al filtrato si aggiungevano 40 grammi eli acido borico. La soluzione così preparata. poteva essere conservata. per una settimana. n liquido eli Dakin non era irritante per i tessuti ed il potere germicida era assai elevato. La. sua. azione fu studiata. nelle ferite suppurate; esperienze comparative fatte nelle diverse parti di una stessa ferita. o su due ferite identiche sullo stesso individuo, dimostrarono che sulla ferita. o sulla parte eli ferita. curata con la soluzione di Dakin, il numero dei microbi diminuiva e le secrezioni si prosciugavano, mentre che lo stato della ferita eli paragone non si modificava affatto. Il Giannattasio, in Italia, usò la soluzione eli ipoclorito come antisettico, in fiale chiuse alla lampada, e messe in commercio sotto il nome di Clorosol. Il De Sarto adoperò per un certo tempo e con vantaggio una soluzione eli ipolclorito e di borato eli soclio, soluzione ohe andava sotto il nome di Cloroborol. Il Carre!, partendo dal concetto che una soluzione antisettica perchè potesse esser e efficace non si doveva comporre troppo rapidamente, doveva agire su tutti i punti della ferita e doveva essere rinnovata in modo continuo, ideò il suo sistema che è da tutti conosciuto e che tanti servizi ha portato nella cura delle ferite infette di guerra. Egli adoperò la soluzione eli Dakin realizzando la irrigazione continua o inter· mittente del liquido, mediante piccoli tubi di gomma flessibili aventi 4 mm. di lume, lunghi da 25 a 40 cm. Detti tubi venivano adattati a tutti i tramiti e le anfrattuosità della ferita, presentavano una serie di fori laterali e venivano introdotti nella ferita st essa in modo che il liquido ne bagnasse tutta. la superficie. Per mantenere i tubi in sito si mettevano delle compresse di garza, e al di fuori degli spessi strati di ovatta. I tubi si facevano uscire dalla fasciatura e si collegavano per mezzo di un tubo di vetro o semplice o a y con un tubo di caoutchouc che comunicava con un recipiente di vetro, contenente il liquido, fis.~to a una certa altezza sul letto d el ferito. La soluzione veniva fatta entrare nella ferita a. goccia. a. goccia regolando il numero delle gocce con una pinza di .Moor, in modo da avere una corrente continua. Più sp esso si usava un'irrigazione intermittente per cui ogni due ore si faceva scorrere nei tubi una quantità pari a. 20 o 30 cm . di liquido; ogni 24 ore veniva rinnovata. la medicatura. Col metodo Carre! furono oltre al liquido di Dakin, adoperate altre soluzioni: 1° La flavina all'l% che fu presto abbandonata perchè capace di ostacolare il processo di guarigine. 2o Zusolo assai affine al Dakin. 3° Cloramina T (toluene-sodio-solfocloramide) appartenente al gruppo del liquido di Dakin e riconosciuto.persino superiore agli ipocloriti. Il Morison pre~rò un~ pW>ta. ~ bW>e ùi bismuto, joùofonn.io tl p~ru.ffin~ che doveva. servire a medicare i feriti durante il t rasporto.

Mendel propose una polvere da insufflare con una pera di gomma sulle ferite, costituita di carbonato sodico, acido te.rta.rico e zucchero che aveva la proprietà di mettere in libertà dell'acido carbonico allo stato nascente. Morèstin adoperò del formolo mescolato a parti uguali con alcool e glicerina. Le.ng preconizzò l'uso del balsamo del Perù, che poteva dare dei buoni risultati p erchè la detta. sostanza poteva penetrare spontaneamente in tutte le anfrattuosità delle ferite, inoltre nelle infezioni d& piocianeo consigliò l'uso dell'acido salicilico, altri le soluzioni di allume al 2% . Il Danysz vantò l'uso delle soluzioni di nitrato di argento, molto diluite aU'l:200.000 ohe, oltre ad a vere un'azione battericida, possederebbero anche un'azione eccitante sull'attività leucocitaria.


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1\tf:TO OO C HIMICO E F I S IOLO C: l <'O l' P.L TRATT.\Mt:NTO F.C'C,

Cunèo e R o lland raccomandnrono l'oro colloidaJe oltrt> c·he pt'r applicazione locale anch <' p e r via entlov<>nosa . Il P <·rf'z propose l'u!'o de llE' soluzioni di p erman. ganato pot.fu'~i co !<p rcinlmentt' n elln cw·a d t· Ile feritf' complica t<· a CAil!P't'na. per la. sua as.'le uza eli tossic ith, per lP S\Jt' p1·opriet à antiputridf' e pPrchè non danneggiava i t essuti. Codier El J\lontay a dop erorono. n r· lle fe rite Mti<·oll\ ri, dei lava!Zgi di violet to di me ti.le all'l % . Da m olti chirurg hi fu apprezzata ed uAAta l'acq ua O!<s igcnata, non tanto p er le su e proprie tà anti1wt t iche, ma quanto pr rchè aiuta'\'a a det Prgere e a pulire le fe rite dai corpi estrnu c i in eS8c contenute. Cont ro l'uso d egli ant isctt.ic i, tmiformandosi nll e id N• di D f:'lbet c di W1·ight, Nova ro t~ffcrmò ch e t ut t e le sostanze antisf'tt.ich e ('rtlno nf!fttste e che tutte alterava no i t essuti norma U poichè diminuivano i pottori di diksa df'll 'or~anismo, più di quello chf' a vrn bbcro pot uto fnn· i bat teri. Infotti il pre det to Autore usò la soluzione· di Ringer-Lock. Anch e il D ominici affermò che dopo Ju st erilizzazion e meccanica l' uso degli antisettici poteva essere considerato com e sup<'rfluo. Domtt i p C'nsÒ che l'andamento d'ttna fe1·it.n di guerra era sernprP clovt1to a lla precocit.t\ ed a lln tecnica d colla toilette mocco.nic11, a prescindere d a q ualsiasi a ntisettico più o mPno innocuo por i tessuti. In .Fran c ia, L cri chc, Clmrlier , D c·l l'otJr rnef<t ra ux e Ta nton dopo la steriliz. zazione m eccruùca non a dopC'r a rono mai alctmo nnt.isettico e il :-5encert ch e prima li a doper a va in seguito li ab bundonò. Hann con"ig liò di ustu·e il collnrgolo allo scopo di aiu ~ue cd a umen tare i m eccanismi di d ifesa loca li. Il Bay a dopPrÒ il siero di Vallèe, la. soluzione di Ringcr-Lock e la. soluzione saluta ipe1-tonica a l 14°/ 0 , p Prchè riteneva. che tutt i gli antisettic i pn :scnto.vo11o d q:dì inccmvenicmti e in massima parte modi· ficavano i t essuti.

n Snl inari ritenne che, quando il primo:intt•rvr nto chirurgico non poteva eSRere completo, o pt•r n cc:cssità di cose era stato fttt•to tardivamc•n te, fossero utilissime le irrigazioni n.lla Carre! nel pe riodo p rcinfet t ivo. Ne ll<' a lt 1·e f<'rite. in cui la. toile tte era str.~ta a ccurata e completa, la m edicatura asPtticn p oteva bastare lasciando alle diio::se nat urali de ll'o rganismo i l compito dd buon undam cnto d ella fe rita.. A m o' <.li conclusione, da Cj\H.'s ta rapida scorsa Sl.llla let teJ·uttJra d ell 'argomento si può arguire eh<' è m olto difiicile stabilire il vnlor t:' assoluto di ognj m etodo, sia biologico che ahirnico, da to. l'applicazione di essi nei più diversi casi e n elle più diverse condizioni di tempo, modo ed ambiente. 'C n o st!'SSO metodo di cu1·a pt1 Ò dare con molta fncilitil., adop en1 to d ll va ri chirurghi, div<'rsi ri~<ultati , specialmente quando si pen sa. che n e lle infe zioni chirw·gich e il successo può dipendert• da i fatt.ori i più differenti. Dato il valore estremo che ha n elle iniezioni dellf' ferite di guerra il t erreno ricettore d e i germi, la massima importanza è data, dallu toile tte chirurgica dopo la qua le ogni trattamen to, ant isettico o fi siologico. potrà. es.<>erc adoperato a seconda. che lo si l'itcnga più ada tto c più opportuno. È bene ricordare ch e l\1so degli an ti· settici ha maggior valore n e l p eriodo pre infcttivo e quando l'atto chirurgico non potè essere comp leto o fu eseguit.o tnrdi voment e. Au TORIASSUNTO. - L 'A., c.lopo a vere pnssnto in rassegna i vari m etodi, sia chimici che fi sio logici, usn ti ne l trat tamento d elle ferite d 'arma dafuocodurant.e la ultima g ue rra, conc lude dando la. mnssimlt importanza alla toilette chirurgico. de lla. ferita e che in scgt1ito, sia il m e todo chimico che il m etodo fisiologico possono essere usati a. seconda d ei ca.<:si, t en endo presente che il m etodo chimico ha maggior vaJore ne l p l'd odo prc infcttivo e quando la pulìziu m eccru1ica fu eseg1.1it.a incompleta roent.e e turdivamente.


METODO CHI&HCO E FISIOLOGICO NEL TRATTAII1ENT0 EOC.

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A. D . -


RffiSTA DELLA STAMPA IUDICA ITALIANA l STR!NJER! SANITÀ MIIJTARE.

L'anna c:hlmlc:a nel rapporti c:on la medlc:lna e l'organizzazione sanitaria militare. (Raccolta delle lezioni tenute al corso di • Chimica bellica» alla

MA.NtERI. -

Scuola di Sanità Militllre nell'anno 1932- 1933).

L'arma chimica assume sempre maggiore importanza, non soltanto daJ punto di vista del suo impiego in guerra, ma anche dal punto di vista strettamente medico, a mano a. mano che molte questioni della fisiopatologia e della clinica degli aggressivi chimici bellici vongono ad essere chiarite e precisate. Fino al 1930 questa speciale branca della tossicologia è stata alquan to trascurata dai medici militari; di questi, soltanto pochi se ne occupavano ed in sedi poco adatte all'importanza di tale genere di studi . Solo nel 1931 è stata istituito, per iniziativa della Direzione generale di Sanità militare. un corso speciale d'insegnamento sulla fisiopatologia e terapia. de-i gt\SSati, presso la Scuola di Sanità militare a Firenze. L'incarico di tale insegnamento è stato, con opportuno criterio di scelta, affidato al capitano medico Alberto Manieri, che può dirsi, per i suoi speciali studi sull'ttrgomento, un vero e profondo cultore della tossicologia di guerra. Alla Scuola di Sanità militare il Gabinetto Anttiga8 corredato di speciali appa.recchi per ricerche ed esperimenti di fisiopatologia e di apparecchi di protezione e cura dei colpiti da gas, può veramente dirsi completo sotto tutti i punti di vista. Presso di essa potrebbero trovare una p iò adatta sede corsi di perfezionamento per ufficiali medici o, quanto meno, corsi per la conoscenza di questa speciale branca della tossicologia a tutto il personale sanitario militare, purtroppo non abbastanza edotto in tale materia. Premessa l'esistenza dell'Arma Chimica come arma di guerra fin dall'antichità. l'A. controbatte il concetto di non umanità e finisce con l'ammettere che, in senso lato, ogni am1a in guerra è umana. Esposti brevemente i principi fondamentali della fisiologia dell'apparato respiratorio ed i concetti tossicologici sul comportamento dei gas, sull'azione tossica di e~si (indice di Haber) e sui metodi per precisarla e stabilirla, viene ampia· mente svolta la trattazione delle lesioni anatomo-patologiche ed istologiche, provocate dagli aggressivi sull'organismo umano. È molto intere.«sante seguire il quadro morboso che ne fa l'A. per quel che di inedito può trovarsi, frutto di esperienza personale, circa le lesioni di alcuni organi ed apparati, particoln.rmente delle ghiandole a secrezione interna e del Bistema nervoso che pure tanta importanza assumono nel campo della patologia umana. La profilassi e protezione. sia individuale che collettiva, mirano soprattut-to a. far conoscere i mezzi più adatti di difesa, le loro caratteristiche, i loro difetti e le norme per sfrutta.me al massimo l'efficacia.. Degna di rilievo e considerazione è l'idea espressa dall'A. sull'allestimento dei poBti d·i pronto sOCC()rttO e di raccolta con speciali mezzi ed accor~imenti che, se praticamente realizzabili e realizzati , possono dare un nuovo indirizzo in questo campo. Le norme di pronto soccorso e terapia. sono indicate con molta semplicità. ed esattezza, omettendo tutto ciò che è inutile o non una.nimemente accettato: in qualche punto, le idee personali dell'A. potrebbero avere una grande ripercussion e anche in quella che è l'attuale organizzazione sanitaria militare. Così, ad esempio, la bonifica parziale dei vescicati, mediante semplice spolverizzazione di cloruro di calce secco a parti uguali con polveri assorbenti potrebbe essere applicata per tutti i colpiti dagli aggressivi di questo gruppo, senza indicazioni particolari per la lewisito. La bonifica totale che attualmente richiede l'impiego di soluzioni di permanganato di potassio, il cui uso è poco pratico, non solo perchè non presenta maggiore efficacia bonificante degli altri mezzi proposti, ma anche per l'usura. continua dei


RIVTSTA DELL\ STAMPA MF.DICA ITALIA!'IA 1': STRANIF:RA

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tubi di raccordo a cui non si può ovviare e per l'imbrattamento dei capi di corredo, ecc., troverebbe, secondo l'A., una. maggiore semplificazione con l'introduzione di doccie con a~qu.a. e sapone, integrati con bicarbonato di sodio e cloruro di calce nelle percentuali stabilite. Anche la bonifico. dei col;piU-feriti, con apparecchi o fasciature complicate, prevista col ba,,gno in vasco. in soluzione acquosa di permanganato, potrebbe essere sostituita con l'esposizione di essi in ambiente di cloro all' l %· Non è chi n on riconosca l'importanza di queste vedute nel campo pratico e d e ll 'organizzazione in guerra. Un altro importante capitolo, quello delle complicazioni e postumi, è brillantemen te trattato e può servire di norma nella valutazione medico-legale dei colpiti da. tossici principalmente per quanto riguarda il rapporto tubercolosi e gas. Infine viene trattata la queat.ione della disinfezione della maschera antigas. Esposte e discusse le varie fonti di infezioni ed i pericoli inerenti all'uso promiscuo del respiratore, l'A. passa in rassegna i vari metodi di disinfezione, tenendo conto e d el materiale con cui i respiratori sono fabbricati e dei vari accessori che lo compongono. Le indicazioni di disinfezione variano anche a seconda delle contingenze di tempo e di luogo: in pace possono essere eseguite in appositi locali, da personale specializzato e con controlli biologici; in guerra, o durante le esercitazioni, le disinfezioni possono essere soltanto meccaniche o chimico-liquide. Nello svolgimento del corso il capitano Ma.nieri non ha omesso di completare la trattazione dell'importante argomento, riportando i dati statistici inerenti al numero dei colpiti da aggressivi chimici durante l'ultima guerra presso i vari eserciti. stabilendo le proporzioni di perdita tra colpi ti da tossici e colpiti da proiettili da arma da fuoco, confortando e confermando così il concetto espresso nel primo capitolo di umanità dell'arma chimica in misura maggiore che non da parte degli altri agenti traumatici. L e conferenze raccolte dal tenente medico Rebuffat del Corso di Applicazione, dife ttano, per la verità, in qualche punto di chiarezza e precisione, e riSentono, pitl che altro, della fretta impiegata nel raccoglierle e forse Qllcbe della. maggiore fretta di darle alle stampe. Se pertanto questo piccolo appunto va dato al raccoglitore e compilatore, al capitano Manieri va dato il merito di avere trattato convenientemente, brevemente e completamente, in un corso di pochi mesi, l'importantissimo capitolo dell'Arma chimica. RosA

La tubercolosi nell'esercito rumeno. L'argomento è stato svolto in una relazione presentata da M. BUTOIANU e

V. loN BALANEScu al I Congresso nazionale della tubercolosi tenutosi a Bucarest. Le reclute vengono sottoposte a due successive visite sanitarie, la prima dalla Commissione di reclutamento e l'altra, tm mese più tardi, da tre specialisti. In grazia di quest.a. seconda visita vengono esentati annualmente dal servizio militare circa un migliaio di polmonari. Nei rispettivi corpi i militari sono nuovamente sottoposti ad esame medico da due altre commissioni. Nelle indagini degli autori il 55-60 % dei soldati avrebbe reagito alla Pirquet, il 75 °{, o.lla reazione intracntanea.. Di 15.000 soldati esaminati per la. vaccinoprofilassi ca.lmettiana, 7500 si repertarono positivi alla cutireazione (50 %) e ben tre quarti (75 o/o) alla prova intracutanea. Molti militari , sofferenti di affezioni croniche bronchiali, ma che r isultavano negativi all'esame clinico e ra.diologico, si mostrarono tuttavia in seguito evidentemente tbc. Frequentissimi sono gli ingrossamenti d elle ghiandole ilari, ma ciò non dispensa dal servizio i pazienti. In questi ultimi anni sono state iniziate le vaccinazioni col B. C. G.; ogni anno sono alcune migliaia di soldati che vengono inoculat.i. All'infuori di qua.lche ascesso locale non si è mai osservato postumo degno· di nota. Annualmente vengono registrati dai 3000 ai 3500 soldati con tbc. polmonare ~ ossea e di essi dai 250 ai 300 muoiono negli ospedali. Ad ogni modo, mercè l~ n gorosa. selezione, i oasi d'infezione sono andati nell'esercito diminuendo in quest1 ultimi anni.


RIVI::;TA D ELLA STAMPA MP:DICA ITALIANA E STRL'<IERA

L'esercito dispone d'un mezzo migliaio di letti circa. per tbc. polmonare. Per i tbc. osteo-articola ri sonvi un 400 letti a. Constanta. e a T okirghiol, inoltre un nuovo istituto è progettato a Buda.chi. Gli ulfioit~li ed i sottufficiali tbc. possono rimanere un triennio in licenza con intero soldo; in seguito, perdurando le condizioni non buone di salute, vengono riformati con buona liquidazione. ~{a. un problema doloroso risiede nella sorte d ei militari riforma ti pm· tbc. e nel pericolo del contagio che essi diffondono ritornando alle loro farnig li~. Da Lotta contro la tubl'rcoloai, n. 2. fe bbraio 1933-XI.

IGIENE. PEROHJiJ& J. e V AN RIEL J. -

La dissenteria baeillart nella regione del grandi laghi africani e la vacci nazione profllattlca. (Bull. de la Soc. de Pathologie exotiquo, T. 26, 1933, n. 1).

La dissenteria bacillare regna endemica nella regione d e i grandi laghi africani, tra il 2° G. di lat. N e il 4° di lat. S e tra il 27o e il 31 o pa.rallelo: questa zona. con altitudine media. di 2000 m etri ha un. clima piuttosto te mperato, ma soggetto a brusche variazioni di temperatura. Per la ricchezza. in miniere e per la fertilità. del terreno la. popolazione vi è relativamente densa.. L'importanza. dei vari focolai di dissenteria. bacillare si desume facilmente dalle inchieste demografiche: la m ortalità d e l 20-30 per mille nelle località indenni, sale a 40-80 p er mille ed anche più nelle località nelle qualii infierisce tale malattia, la cui le tali tà oscilla tra il 25 e il 50 per cento de i colpiti. Le epidemie sono date dal b. di Shiga Kruse. Secondo ricerche degli autori qualche caso sporadico è invece dovuto a bacilli del gruppo Flexner. Favoriscono l'insorgere d e lle epidemie le condizioni poco igieniche di quelle popolazioni primitive e soprattutto le condizioni climatiche. Gli autori, dopo aver trattato delle forme cliniche, accennano ai tentativi di cura. Il siero antidissenterico si è mostrato in generale poco efficace, inefficace del tutto se somministrato per os o per clistere. La vaccinoterapia ha dato buoni risultati. È da s egr1alaro il successo ottenuto dagli autori con l'a.ttu.....ione della immunprofilassi. E;~si hanno preparato un vaccino polistipite, con molti stipiti di ba::illi di Shiga e pochi stipiti di bacilli del gruppo Fle::mer, sospendendo le masse ba.oillari, ottenute da agar colture di 24-48 h., in soluzione fisiologica addizionata di formolo al 4 per mille, e tenendo le ~i in termo:stato a 370 C. per quattro settimane. Hanno vaccinato diverse migliaia. di individui con tre iniezioni distanziate di una settima na (un miliardo, due miliardi, tre miliardi di germi) ed hanno successivamente ridotto a. due il numero delle iniezioni. Nei vaccinati si ha una leggera reazione locale, non accompagnata da reazione generale. Nelle località in cui tale.vacoinoprofile.ssi fu attuata si ebbe un arresto netto d ella mortalità. e d una. diminuzione sensibile della. morbilità per dissenteria. Nei vaccinati che si sono ammalati gli autori hanno riscontrato forme abortive di una. b3nignità. mai osservatatnei non vaccinati. Questi risultati incoraggianti hanno indotto il Governo locale a. decidere la vaccinazione antidissenterica per tutti gli abitanti di questa zona : circa mezzo milione d i indigeni. Se - come è da. augurarsi - da questa vasta esperienza, che si va compiendo nella regione dei grandi la.~b.i africani, ci saranno comunicati ancora rilievi epidemiologici comprovanti l'effica.cia della vaccinoprofìlassi, si avrà un altro dato importante a favore dell'adozione dei va.ocini « formola.ti » anche n e lla. profila!~Si immunitaria verso altre malattie infettive, che mietono ancora. vittime nel nostro Paese e nel nostro Esercito. MENNONNA.


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RIVISTA. DELLA STAUPA M E DICA. ITALIANA E STnANIERA.

G. e NELIS P. - Circa l'Importanza del valore antigene dell'anatossina nella vac:clnazfone antidifterica. Parallelismo tra Il potere di tlocc:ulazlone ed Il potere d'Immunizzazione. (Annales de l'Institut Pasteur. Vol. L , 1933, n. 1).

RAMON

Sin dal 1925 Ramon aveva mosso in evidenza, oon ricerche comparative di flocculazione in vitro e di immunizzazione in vivo, sen rendosi principalmente delle -cavie, quanto stre tti fossero i ra pporti tra il potere di flocculazione e quello d'immunizzazione dell'anatossina e come la. reazione di flocculazione fosse più che sufficiente per giudicare del valore antigene di una anatossina. Questi concetti hanno avuto anche recentemente ( 1932) una piena conferma pe.x opera di .i\Lu>SEN, il quale ha anche dimostrato come sia addirittura impossibile il voler controllare, con esperienze sulle cavie, i l valore immunizzante di una anatossina, dato che questi ammali reagiscono in modo va rio all'iniezione dell'antigene (anatossina) pe r la produzione degli anticorpi (11.ntitossìna). Con le loro ricerche, gli autori s i son proposti di risolvere la questione di trovare il modo di calcola.re il valore immunizzante reale per l'uomo di una data. .anatossina., s tudiando il pa ra llelismo tra. il potere di flocculazione e quello d ' immn· nizza.zione ed usando campioni di a natossina di diverso valore intrinsoco. In base ai risultati d e lle loro numerose ricerche sperimentali e cliniche, ritengono poter -()()ncludere che, se non addirittura impossibile, s ia. per lo meno difficile il deter· minare nell'animale d 'esperimento il valore immunizzante di un dato campione ·di anatossina. I noltre hanno constatato che tra parecchie anatossine, utilizzate comparativamente nella. vaccinazione antidifterica, quella che mostra il più e levato potere -di Bocculazione fornisce la più alta percentuale di immunizzazione. Risult.erebbe poi uno stretto rapporto tra il potere di flocculazione e quello d'immunizzazione d e ll'anatossina difterica, ed il valore flocculante di essn. rappre.senterebbe il fattore più importante da tener presente p er l'immunizzazione antidifterica. Secondo gli autori, infine, l'eventuale progresso nella vaccinazione antidifterica, il perfezionamento n ei m ezzi pratici d ella. sua att.ua.zionc ed in particolare la riduzione d el numero delle iniezioni da. tre a due, sa1·ebbero legati in gran parte alla produzione ed all' uso di una anatossina. di valore intrinseco elevato. PIAZZ.~

'"'

Hmosot i\'fAKI. - Osservazioni statistiche del decessi causati dal beri-beri nel Giappone. (Revue d 'hygiène et d e médecine preventive, n. 9, 1932). N el Giappone, con.<~umandosi ordinariamente molto riso, la. mortalità p er bmiberi è elevata.: in media negli ultimi anni si sono n:vuti 29,4 morti p er 100.000 abitanti. Né la mortalità è s tata, almeno sinora, attenuata. dalla introduzione nella t erapia dei preparati contenent.i vitamina B. N e l Giappone il beli-bori colpisco soprattutto i lattanti, avendosi in essi il 50 % -circa d e lla mortalità totale per detta malattin. Ciò è in rapporto oJla frequenz.a del b eri-beri nelle donne gestanti ed allattanti: secondo una statistica d e ll'Universi tà eli Tokio 1'83 % delle madri di lattanti affetti d a beri- beri sono colpite dalla .stessa malattia.. Dopo il periodo dell'allatta.mento l'età più colpita è quella dai 15 ai 24 anni (21,9 %). In generale sono più colpiti gli uomini (62, 1 %) delle donne (37,9 % ): la. dif ferenza di mortalità. tra i due sessi è soprattutto marcata da 15 a 19 anni e da 50 a 62 anni, molto meno marcata. nel primo anno di vita e da 30 a 40 anni. La malattia è frequentissima tra i disoccupati, frequente tra p escatori, comm ercianti, industriali, m eno frequente tra gli agricoltori, prediligendo essa. i grandi centri urbani. La mortalità. più alta. per beri-beri si ha nei m esi di agosto settembre, ed ottobre, la più bassa nei mesi di febbraio, marzo ed aprile. Nel maggior numero dei casi la mo.rte giunge nel primo m ese di malattia. n beri-beri, occupando il quindicesimo posto tra le cause di morte in generale e il sesto posto t ra le cause di morte nei lattanti d el Giappone, arreca a. questo paese un danno ve ramente rilevante. MENNONNA.

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Gio,-nale di medicina militaTe.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDJOA ITALIANA E STRANIERA

Sulla cura ambulatoria, a mezzo .della aond& permanente, dell'ulcera gastrica e duodenale. (Munch. mediz. Wochenschrift,

R. JUROENB und. F. GEBRARDT. n . 2-13, gennaio 1933).

Argomento sempre di not<>vole interesse per l'importanza e la frequenza d ella. forma morbosa è la terapia d ell'ulcera gastrica e duodenale; causa di palpitante dibattito è la quistione se la sua c ura d e bba es.c;erf' medica o chirurgica e senza voler seguire le opinioni estreme d egli intransigenti dell'una o dell'altro. parte , anch& l'accordo sulla via di m ezzo non è sempre agevole raggiungere; le statistiche non. sempre apportano tm ut.ile contributo alla soluzione d el problema: ogni sostenitore di un determinato m etodo di cura tiene sempre pronta a conferma una brillante casistica. n fondamento d e lla cura m edica è la dietetica e, secondo Einhom, il riposo· d ello stomaco e del duodeno ottenuto portando il cibo, m ediante apposita sonda, direttam ente nel duodeno nell 'ulcera gastrica e nel digiuno nell 'ulcera duodenale. Contro tale terapia è stato però da B ergmann obiettato che la miscela nutritiva. dal duodeno eccita. per via riflessa la secrezione gastrica, i movimenti dello stomaco e quindi pos.<>ibile il ripetersi d i em orragie, fen omeni però ch e, a quanto pare•. non si d eterminano quando le sostanze nutritive sono portate direttam ente nelo digiuno. In base a. tali dati gli autori nella Clinica medica di Lipsia hanno sottopostoa cura, con introduzioni di sostanze a limentari direttam ente n el digiuno a mezzo di sonda molle, 42 ammalati di ulcera duodenale, 6 di ulcera gastrica, 2 di gastrite cronica, l di ulcera digiunale. L'introduzione della sonda avveniva sia per via oral& che per il naso; la sua penetrazione era controllata sempre radiologicamente; la. misce la nutritiva era com~osta di latte, uova, zucchero, farina e burro, miscela eh& ben preparata a m ezzo dt siringa era iniettata ogni due ore attraverso la sonda. Gli ammalati stessi (o i parenti) venivano istruiti sulla preparazione della miscela nutritiva e sul maneggio d ella siringa e dopo 3-5 giorni di degenza erano dimessi & potevano continuare la cura senza allontanarsi d el tutto dalle loro occupazioni.. onde il grande vantaggio economico del metodo di terapia dagli autori sperimentato. Per ragioni di estetica l 'estremità esterna della sonda era nascosta da adatta fasciatura d ella. testa. La durata della cura oscillava da un minimo di 38 ad un lll888Ìmo di 58 giorni e certamente i p eriodi pib lunghi erano que'li che assicuravano risultati .pib stabili di guarigione. Grande importanza per il buon risultato aveva la selezione degli ammalati: soggett.i docili, ordinati, in genere anche secondo Morawitz ed Henning erano da preferire gli uomini, sebbene anche delle donne impiegate, per conservare, la capacità lavoratrice, si fossero adattate con buon risultato. Durante le. cura gli ammalati non t enevano il letto, potevano attendere a leggero lavoro, venivano spesso visitati per controllare il decorso della terapia, l'esatta ~one della sonda. e per ovviare ad eventuali disturbi complicanti (angina, fanngite, cattivo odore delle. bocca, ecc.). Ecco i risultati: in 42 ammalati di ulcera duodenale i disturbi subiettivi subito si dileguarono e ciò coadiuvò molto per la continuazione della.

cura, nel 74 % si notò miglioramento dei sintomi obiettivi, il che fu controllato anche radiologicamente, in 10 ammalati nessuna. modificazione ed in uno-

si osse rvò peggioramento (comparsa all'esame radiologico di una nuova nicchia). Durante la. cura si constatò sempre diminuzione di peso. che ritornò alla norma. dopo l'allontanamento della sonda. L'iperacidità, presente in 30 pazienti, aumentò ancora durante la cura, poi diminuì in 14, ritomò alla norma in 10, non fu in· fluenza.ta negli altri. Nei 6 ammalati con Ulcera. gastrica la cura portò subito alla scomparsa dei di· sturbi subiettivi, in 4 si ebbe miglioramento dei disturbi obiettivi, confermat-o anch& ra.diologicam ente, in 2 anche l'ipera.cidit.à fu beneficam en te influenzata e riportata alla norma. Nessun risultato si ebbe nei 2 casi di gastrite cronica senza ulcera. Sulla base di tale casistica gli autori mettono in rilievo l'importanza d el metodo di cura da loro proposto e ciò sia p er i risultati ottenuti, sia perchè facil-


RIVISTA DELLA STAMPA MEDIOA ITALIANA E STJUNIEBA

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mente praticabile, anche ambulatoriamente, e qumdi economir,amente molto vantaggioso. · , In considerazione d el numero dei soggetti curati e del breve tempo traacorso non è possibile ancora em ettere un giudizio d efinitivo sulla portata del nuovo me~o di terapia, in q,uanto. è sempre_p~~sent_e _la disposizione alla malattia. e quindi blSOgna far seznpre 1 conti con po881bih r e<adive. Oertam ente tal e metoùo di cura ambulatoria., non costringendo l'individuo alla degenza ospedo.liera, presenta sulle altre terapie mediche dell'ulcera gastrica e duodenale notevoli vantaggi economici sia p er gli individui che p er gli enti. Restano peraltro sempre dei casi (forme resistenti alle cure mediche o complicate ad emorragia, rottura, stcnosi), n ei quali, e qui tutti gli autori sono d'accordo, la terapia chirurgica conserva l'indicazione precisa ed insostituibile. R. D 'ALESSANDRO

A. KAHLSTORF . - Correlazione tra volume del cuore e proftlo lineare della massa cardiaca. (Klinische Wochenschrift, 18 febbraio 1933). Fu il Dietlen a constatare fra i primi, agli albori della radiologia cardiaca, che nel cuore la regolare funzione è legata. a. una dete1minata grandezza del muscolo cardiaco, ogni ipertrofìa di esso significando una limitazione della normale potenza di accomodazione. Questo concetto non è contraddetto, secondo l'A. dalle vedute d el Moritz p er i casi in cui un cuore ipertrofìco può sembrare pienamente adatto ad ogni richiesta di sforzo, dovendo sempre riserbarsi il giudizio p er il decorso ulteriore. Le variazioni della. grandezza del cuore specialm ente se associate ad alterazioni di forma possono essere viste facilmente all'esam e radiologico ma non cosi facilmente è ottenibile un'esatta d eterminazion e della grandezza e volume di esso. Si- disputano il !)ampo a questo riguardo l'ortodiagramma e il t eleradiogramma. L'A., a differenza di altri, dà la preferenza all'ortodiagrafia p erchè essa p ermette di prendere il profilo cardiaco .durante la· medesima fase respiratoria e perché con essa· si può m eglio determin.a re la punta eh~ nel teleradiogramm.a. può p erdersi nell'ombra del diaframma. L 'inconveniente nella fì~ura lineare cosi ottenuta è la grande ampiezza. di oscilla.z ione d~( valori normali. P er esempio, Hammer in so): dati sani avrebbe trovato per il ,diametro trasverso dei valori tra cm. 10;3 e cm. 15,5, una oscillazione quindi di circa il 50% . Data la constatazione che in un torace astenico il cu ore è per lo pii'.! disposto Jongitudinalmente e che un cuore a t endenza ori.zzontale si trova di massima nel tòrace largo, veniva ovvio il t entativo di mettere in rapporto il diametro trasvel'80 baaale dei polmoni e il diametro trasverso cardiaco. Questo rapporto, il cosiddetto quoziente cardio-polmonare, second.o Groedel, osc'ilTa in inedia da l ,92 a 1,95; secando Hammer invece Je variazioni sono ~i più ~mpie per cui in' molti casi anche questa ricerca non ha carattere pratico. Accanto alla forma del torace che rappresenta uno dei fattori influenzanti la superficie cardiaca: si sono presi di mira come valori correlativi il p eso e l'altezz~. Considerando i tre fattori su indicati il Rautma.nn recentem ente sulla base di 1.800 ortodiagrammi ha elaborato una specie di formula per cui a ogni circonferenza toracica, a un dato peso e altezza corporea. sono stabiliti i valori del diametro trasverso cardiaco n el normale. Variazioni in più o m eno di cm. 0,6 non si çlovrebbero, secondo Rautmann, trovare nel cuore sano. N egli ultimi tempi anche il Moritz ha riconosciuto la grande importanza del diametro trasverso cardiaco come indice della massa cardiaca, egli ha ricercato su 100 casi, uomini e donne sani dal punto di vista circolatorio, i rapporti tra lunghezza. corporea., larghezza. t.ora.cica., e peso da. un lato e lunghezza. d el cuore,

larghezza, angolo di inclinazione dall'altro, constatando uno stretto legame fra i quozienti lunghezza del cuore e lunghezza corporea. Successivamente il Moritz ha dato importanza anche al fattore p eso che nei primi lavori aveva trascurato. Col giusto principio che p er apprezzare un solido di conformazione irregolare come il cuore è opportuno prendere quante più misure possibile è noto ch e il Die· tlen fin dal 1907 ha proposto di misurare la superficie dell'ortodiagramma sagit· tale, p erò anche con questo m etodo l'apprezza mento c5atto dd vero volume del cuore, l'estensione in profondità, del muscolo cardiaco non risultano sufficientem ente.


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RfVISTA D ELLA

S'l'A~PA

M ED I CA

ITALIANA E STRANIERA

L'A. n e lla. clinica di Wut·zburg. su 150 casi studiati a fondo, ha. composto una tabe lla da. cui risult-a c he vuriC' volti' pm·e avNHiosi In atessa. s uperficie n C'IJ'ortodiagrumma in srnso sugittnlt·. può avt>r'i;i un'osei11Azion e asMti ••lc n1ta n el ~nso della profonditi\ fino a cm. 2,2 c~>mp i Pssinlnwutf' do·l 20 u..,. In cw;i pntolo€,-ici la d iscrepanzt~. frt~. In supcd ·icic ortodiugndic·n ,. il \'ulumc d.-·1 cuore può c·sscz·c ancor piil e l~>v~lto. Horcl l.' t P <:irnux c·on cfpj m o d PII i hnnnn potuto dimos trnrP, in tuùfortnità al dato clinico, che s p r-cie nd.l'in~t·u ntlirn··nto dd \'C'ntricolo sinjstro ~i ha tm accrescim (•nto ù Pl volume c.at·diucu (indice di prufonditil) assai pitt e levat.o d ella superficie i n senso sngi tt a l t>. Come è noto due sor1o i m etodi p er atTi,·arc alla ,·alutnzione del volume car diaco: wto indire tto, C'onsis tent.e n c ll 'npprontatnC'IliO dj m od e lli che in vario modo possono esS<'re a llestiti sott o il controllo rndio logico come- hmmo fatto Palmieri, Lysholm, Scht~t.zki . l'ultro svolgPnki:d in modo dirt>tto !ltdl e miflun• del volume car. diaco. Com (> ha d etto r N·<>ntPm<>nt<> il H Pr,!! all'ultimo congresso di medicina intt~rna a \\'iE>;;bnd<•n, i mod..J ii <·nr<.linci l11umo un vt•ro valore ;;p ecie dal punto di vista didat.t,ico; non può p!'rò nt')!arn.i ch e p er· il la\'oro in Rerie quc11to m etodo è t.roppo circonstanziato e dd rt--sto n on sPmbra più t>satto di quello ottenut.o p <'r da diretta.. L ' A. cita a qu<'sto prop osito i numeros i lavori pubblicati allo scopo di ott e n er e medinnte formula ilpproprinta il vohnn(> dd c uore da GeigC'l fino a.i lavori r ecenti di ~!dott.i e Ci~nolini dei quali però djce d i non avere le tto le pubblicazioni originali. Egli ha. ct>r"<·ato di dtlre tm m etodo semplice partendo daJ ptmto d i vista. che il cuore può a;;S<omigliare a un c lissoid<' o a un paraboloide e indica come a.da.tta la formula V =0,63 xF x t Pssendo F la sup<'rficie d e lla proiezione frontale e t il diamet.ro ottenuto n e lla proiPzionl" tral!v<>rsa. Va subito detto che in base a questa. d e t erminazione in molti casi non c'è n \"ssun paralle lo fra la superficie ortoruagrafica e il volume d el cuore. Se vengono ora stabilite le correlazioni d el cuore ottenute in qu esta guiM si r11 ggiunge pE>r l'individuo adulto norma.le \Ul rapporto costant<> col peso d el corpo. • • t volume del cuore in cm. L'A. in 70 uomini sani utilizzando L1 quozwn e . ha peso del corpo m kg. ottenuto un valore fra. 8 e Il e in 50 donne sane un valore di 7-10. Salotti aveva trovato precedent<'ml'nte valori fra 6 e I O. Indubbiamente sar e bbe d esiderabile poter t ener conto in modo piil esatoo d el peso mm!colare .l\fa poi chè aumento della mu.scolatura significa aumento d e l peso corporeo, questo ultimo dato può v enire utilizza to in rapporto al volume cardiaco, a m eno non si tratti di casi di adiposità. Con questa limitazione quindi il p t>so corporeo deve considerarsi il miglior dato da porsi in correlazione col volume cardiaco.

L'A. nel lavoro che abbiamo esposto ccm una relativa larghezza per il 8UO interesse e anche per la parte data alla biblografw italiana sostiene la swperioritd del metodo o·rtodiaf}?'alico in confronto del radiografico o meglio, cOrM oggi si pratd.ca. correntemente, teleradiografìco. A questo proposito ci sembra utile riferire che un autore di riconosciuta lX»IV/)6· tema come i l Cignolini in lavori recentissimi pubblicati in Rivista. di scienze applicate all'educazione fi:sicn e ~iovanile, ot.t. 1932 e in Radiologia medica, febbraio 1933, è invece nettamente favoret--ole al metodo teleradiografì.co (essendo B'Utfwiente 'U?Ia distanza di m. 1,50), specialmente quando come negli ult.imi apparecchi Bi è in grado di eseguire la radiografia sempre nella stes8a faJJe cardiaca. Ci sia peNnesso di a(lgiungere elle lo stwJ.io della ort.odiagrafìa e wlumetria cardiaca e relative applicazioni cliniche ha il mMBinw interesse per i medici militari i q-ual.i. c.oRi .~peaso in presenza ad esempio di un sotfìo puntale rn0'11.08intomati.co llannn bisogno di utilizzare tutt1' i da.ti possib-ili per arrivare a una dwgnosi esatta. Su questo argomento, in ·un recentissimo nu.mero di Cnore e Circolazione, ha pubblicato pagine piene di a.lto interesse pratico il Carducci. Allo stato attuale non può in realtà dirsi che siano cospùmi e correnti i vantaggi dati daUa radiologia nella t!alutazione ad esempio dei vizi cardiaci 81'/eCÌe qucmdo non si sia in presenza di alterazi<mi rilevanti. E le oscill.azioni dei valori nei casi normali come SrYpra è stato riferito sono certo w~ notevole inconvenie11te. Ma se Bi pensa che nO/l più di tre anni or sono il Sahli neUa Sch woiz. M ed. Woch. svalutava recisamente l'apporto ckUa rad-iologia nel campo cklla diaf!MStica polmcmare e Bi petUia. ora alla magi.JJtrale numografìa BUlla ttd>erco-


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losi polmonare di M icheli n el trattato del C'econi in cwi è coS'l sapientemenu utilizzata e altamtnte apprezzata l'opera del radiologo B1lolta dal l/upo, 17ietl fatto di pemare che qualcosa di analogo potrebbe verificarsi ptr la semeiotica del cuore, qualora un clinico di alta autorità ne riprendesse lo studio sistematico con la collaborazione di un radiologo pure di valentia indiscussa, naturalmente t-enendo prese11ti tutti gli altri metodi elettrocardiografki, sfìgmomanometrici, biochimici, ecc. (n, d. ree.). BERTOLUCCI

CHIRURGIA CENEJW.E.

R. L ERIOHE E R. Fo~-<"TAINE. -

Tecnica della rimozione del gangUo stellato. (Jur-

nal de Chirurgie, Tomo XLI N. 3, marzo 1933). Gli autori, con l'esperienza di 99 casi operati (34. di ramisezioni cervicali basse e 65 di rimozione del ganglio steiJato ), d escrivono la tecnica di questo atto operativo che sta diventando liDO d ei pii1 correnti nella chirnrgia d el simpatico. Le vie di accesso sono due, \ma anteriore raccomandata dagli autori, l 'altra posteriore adoperata da altri chirurgi, specialmente americani; questi ultimi sono per la via posteriore perch è ritengono che questa pe1mette anche l'ablazione d ell 0 e 2o ganglio dorsale. Gli autori, invece, preferiscono la via anteriore p erchè m eno difficile, meno pericolosa, meno mutilante e permette di rimuovere il ganglio stellato che non è meno importante d e U'ablazione del l o e 2o ganglio dorsale. Il dato anatomico indispensabile, per la ricerca d e l ganglio stellato. non è rappresentato dal cordone d el simpatico, ma in realtà dalla scoperta d eiJ'arteria vertebra.le, nel suo !*'gmento di origine. Il ganglio stellato ò costituito dalla fusione del ganglio cervicale inferiore e del primo ganglio toracico ed è situato dietro l 'arteria Yerte brale, da cui può d ebordare dal lato interno; esso è tanto maggiore, più alto e più accessibile quanto più il ganglio intermediario è piccolo. Quest'ultimo è collocato a l davanti d ell'arteria vertebrale, al di sotto d ell'apofisi trasversa d ella VI V . C. e manda due o tre branche e fferenti che abbracciano l 'arteria e si gett~no nel ganglio st.ellato. Dal lato esterno di questo partono quattro rami comunic1.1nti (5o, 6o, 7o, s o), dal polo inferiore, un ramo che si getta sul l 0 ganglio dot-sale e dal polo superi ore, due o t re rami del nervo vertebrale. Altre nozioni da tenere present.i sono: la vena vertebra! e, in genere, non si v ede sul vivo, il g~nglio stellato è più cervicale sul vivE:'nte che sul cadavere, i legam enti sospensori d ella pleura non hanno interesse n el vivo; infine, quando si opera a. sinistra e si mette un divaricatore sul lato sinistro d ella ferita operatoria, si p uò m ettere in e videnza il dotto toracico. Atto operativo: anestesia locale e regionale, posizione semiseduta; quando il malato avverte un dolore scapola.re posteriore, è segno ch e si è arrivati ad infìltrare il ganglio stellato. Primo t empo: Si pratica una incisione llUlga sci centimetri fra i due capi dello sterno--cleido- mastoideo, in direzione delle sue fibre a cominciare od a finire sul margine superiore d ella clavicola. Secondo te mpo: Si incide l'aponevrosi cervicale m edia ed il muscolo omoplata-joideo, senza risalire più in alto. Terzo tempo: Si mette in evidenza lo spazio prevertebrale , liberandolo dal grasso, si sposta in dentro il fascio giugulo-<:arot-idco ed il nervo vago e si cade davanti al tubercolo di Chassaignac. Quarto tempo: si isola l'art.eria tiroidea inferiore dalla sua orlgine fino alla sua porzione orizzontale, si riconoscono i rami anteriori d el simpatico e l'ansa di Vieussens, che bisogna rispettare , e si sposta in fuori, con \ID divaricatore, l 'arteria tiroi dea inferiore. . QuinLQ tt~rnpo: Si cerca di riconoscere l'arteria vertebrale ch e bisogna vtldt~re dire~ta.mente, questa ò situat.a più all'interno e più profondamente d ell'arteria t.iroidea •n!eriore; si isola la vortebrale, si riconosce in alto il ganglio intermediario e posterwrmente e d ebordante dal Jato interno d ell'arteria vcrtebrale, il ganglio ste llato. Sesto tempo: Isolamento d el ganglio st ellato c d elle sue branch e. Si isolano prima le branche anteriori che si montano su d ei fini uncini , si tag liano q\leste, poi quelle superiori ed infine il tl'onco intermediario fra 10 e 2o ganglio dorsa le.


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Fatto ciò ci si può limitare alla semplice r amisezione o e.ll'asporte.zione. com· pleta del ganglio, che si ottiene tagliando le branche interne ed il tronco interganglione.re inferiore. Tanto la ramisezione che la stellectomia sono due operazioni equivalenti d ella stessa difficoltà. Praticamente può acradere di tagliare, senza saperlo, qualche branca prearte· riosa. (tiroidea), le branche che vanno all'arteria sottoclavicolare, l'anse. di Vieussens ed invece lasciare i rami che vanno al 1° ganglio dorsale. Inoltre può capitare di asportare i gangli intermediario e m edio e lasciare in sito il polo inferiore del ganglio steJJato. Tutto ciò non si d eve dimenticare quando si fa la critica dei risultati terapeutici e quando si allestiscono delle statistiche. Naturalmente in questo campo della . chirurgia p iù si acquista esperienza e più si è precisi. n lavoro è corredato da chiarissimi disegni per la dimostrazione sia dei dati anatomici (Hovelacque), che d e lla tecnica operativa. PLASTl~A

RADIOLOGIA. G. B ARBACCI. - Osservazioni su di un caso di cisticercosi muscolare umana. (La Radiologia Medica, febbraio 1933-XI) La cisticercosi muscolare nel '-ivente è un reperto radiologico incidentale e quanto mai raro (5 soli casi ne lla letteratma radiologica italiana e scarsi anche in quella straniera). Ca8o clinico: B. V. ùi anni 60 carbonaio; nulla di notevole nei precedenti familiari e personali. Non soffcrsc mAi ehnintiRsi. Asserisce di aYer mangiato rare volte carni suine crude pr-rchè mal tollt>J·ate dnl tubo dige rente. A 14 anni disturbi intestinali (diarrea, dolori addominali) e debolezza genertl.le. Guarì con cura arsenoferro-<:alcica per via orale. Stato presente: Accusa indebolimento, dimagramento, anoressia., set.e intensa, leggera stipai. · E. O. Soggetto di a lta statura, condizioni generali scadenti, nulla da rilevare all'esame d ei vari or-gani torneo-addominali. La cute è normale, la palpazione profonda e superficiale sui muscoli nulla rivt'la di anormale, non è d olorosa. Integra ed i ndolore. la motilit.à attiva e pllSSiva. Esam e del sangue: granulociti: neutr. 70 % bas. O %, eosin. 4 %, monoC'iti 6 %, Jinfociti 20 ~o · N egativo l'esame delle feci anche dopo sommin.istrazione di semi di zucca. e pmgante. L'esame radiologico d egli organi toracici e d el tubo digerente non mise in evid enza a.Jterazioni di sorta, ma si rilevò 'Subito la presenza di numerosissime ombre fusate, piccole (massimo di due centimetri) distribuite in tutto l'àmbito corporeo dal collo alle parti distali degli arti, con un massimo alle ascelle ed alle natiche, qualctma anche n el diaframma, qualche rara nel sottocutaneo. In regioni analog he, le ombre hanno là stessa disposizione, che di massima è col maggior asse in senso longitudinale; non se ne riscontrano nel cranio, lingua, mani e piedi, cioè n <>i plmt.i dove le masse muscolari vengono sostituite dai tendini. In complesso si direbbero in numero d i 1000- 1500. Per 'lo più i cist-icerchi calcificati sono fusiformi, raramente ovoidali, scarsissime le forme rotondeggianti le quali ultime, essendo piccolissime, potrebbero essere interpretate com e viste nel senso dell"aase maggiore. Molte d elle immagini hanno struttura. compatta, ma per lo più sono ~ra.nulose, specie sui contorni, che sono irre~olari. Non è sempre facile controllare l t"lsserto di Bi!:,''IIami, Abbati, Fusi, ecc. che J·immagine del verme, cioè, sia una ch.iazzetta. centralo più chiara o più scura, non essendo possibile distinguere tale clùazzetta. da una qua.llm.que delle grosse granulosità d e l contorno d ei cìsticerclù. Ma soprattutt.o importante è il reperto di una segmcntazione delle ombre, non deSCI"Ìt·ta da altri, in tre, quattro, cinque frammenti, più freq uente ad osservarsi nei cisticerchi locnlizzuti negli arti forse a. oa.usa d~·l l e contrazioni muscolari. Questa specie di frntturn. d<·gli estremi del fuso si ossernt specialmente in cisticerchi di tipo sottile e lungo. Huro a r·intracciare l'alone chiaro doocritto dal Pursche. Com e s i disse, il reperto rucliologico di cisticercosi muscolare è del tutto inc i d entale perchò l'infcstione extra-intestinale delle tenie, almeno per le localizzazioni


IUVIBTA D E LLA ST&MPA MEDIC& ITALIANA E STR.U.'IEBA

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muscolari e sottocutanee, è quasi sempre asintomatica. B en più di frequente osserv ata è stata invece la cli!ticercosi a localizzazione oculare o cerebrale forse a cauaa della sintomatologia grave ed evidente. Caratteristica della cisticercosi muscolare 'Ulll8.Ila è l'elevatiSBi.mo numero dei cisticerchi, la forma fusata, la disposizione lungo le fibbre muscolari. Assai difficile riesce la discriminazione sicura dell'ombra de l verme dalle altre irregolarità di deposito calcareo, ma certo quando è visibile, è di indubbio valore diagnostico, come le segmentazioni o fratture d egli estremi, fratture visibili anche ne lle immagini riprodotte da altri autori pei quali si può osservare che la scarsezza di tal r eperto è forse dovuta, oltre al minor numero di cisticerchi, anche alla minore età d ei pazienti ed alla mancanza, in tali pazienti, di intenso lavoro muscolare. P er la diagnosi radio logica differenziai<:> si ricorda la possibile confusione con «fl eboliti • (piccoli, rotondeggianti, omogenei, sul decorso delle ven e). con ossificazioni muscolari post-traumatiche, con corpi estrant•i, con residui bismutici o jodici (specie alle natiche). Chiara la differenza con le trichine (piccole immagini visibili abbastanza -chiaramente ne lle radiografie). Difficile, come del r <:>sto anche istologicamente, la differmziazione tra cisticer-chi di t enia saginata e di tenia solium. CABPiloi"TERI

l!IEUROLOGIA. A . M:. MEERLOO. -

L'azione paradossa e varlabOe del derivati barblturlel. (Loro comportamento nelle encefalopatie). (Zeitsch. f. d. ges Neur. u . Psy - Volume 143. pag. 722).

L'A. si d edica da alctmi anni con particolare intere:>sst> allo studio df.'i fenom eni che si osservano p er l' uso e l'abuso d ei derivati barbit.wici, in condizioni di sanità o d i malattia: m•llo stes.'lo argom~nto ha già. fatto preced('ntf.'mcnto a ltre comunicazioni de He quali l'attualA costituisce un compll"tamento. Nella valutazione cielle osservazioni fatte t ien conto non solo dell'esperienza propria ma anche di quella d ei diversi ricercatori che con pari intelletto ed amore si ~>ono occupati dell'argom ento. Il suo lavoro riesce perciò ricco di notizie interessanti e tanto più preziose per noi italiani inquantochè nella nostra letteratura ricerche analoghe fanno piuttosto dife tto. n Meerloo riferisce in primo luogo sui casi in cui in seguito a un uso prolungato d i sonniferi su malati m entali comunque eccitati, invece d'attenersi una diminu· zione dello stato di eccitam ento si è osservato un aumento di questo. P er azione ipnotica paradossa egli intende il fenomf.'no per cui la crisi narcolettica o la sonnolenza abituale che si accompagnano con alcun1 stati morbosi vengono attenuati o guariti m ediante la somminjstra.zione d'un sonnifero. Così ricorda ad esempio, Claude e Bt\ruk che videro scomparire stati di stupore isterico a mezzo del sonnifero. N egli stati d'eccitamento che si osservano nei vari stadi dell'encefalite epide· mica i farmaci della serie barbiturica - è osservazione generale di molt.i autorinon modificano sensibilmente le condizioni di questi malati che ritraggono molto maggior beneficio dall'uso della scopolamina. Talora l'azione paradosso. prodotta dai derivati barbiturici è tale da simulare addirittura un quadro morboso com e ad esempio, l'encefalite epidemica ; facilm ente casi del genere conducono ad errori di diagnosi. L'uso prolungato di sonniferi produce talora appetiti morbosi e sfrenati già conosciuti in patolo~a m ontale: la dipsomania e la polifagia. Si è cercato di porre questi _istinti primitivi in dipendenza della funzione d 'una parte d el cervello filogr_en ettcamente as.'lll.i remota; il tronco cerebrale. I centri regolo tori del bisogno alimentare, sotto l' uso continuo dei derivati barbiturici, ven<'bbero stimolati pa· rado~lmcnte e non risponderebbero più tìsiologicamf'nte alle necessità organiche. . L~- sfiora anche il problema molto complesso della tossicommùa a proposito ?el denvati _barbiturici (veronnlismo, Jumina.lismo, ecc.) , in tali stati l'nt.rR dntma p arte una dtsposizione costituzionale morbo&• ad inebbriarsi (isteria, <:>pilessia, ci-


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RIVISTA DELLA STAMPA M"EDICA ITALIANA E STRANIERA

clotimia), dall'alt.ra un bisogno acqtùsito e sentito dall'organismo in conseguenza. dell'uso contùmativo del farmaco. N ell'epiles:'lia - com'è noto - i barbit1trici, in specie il luminal hanno un effetto sedativo notevole: la causa di quest'azione riesce difficile spiegare, al pari dell'intero m eccanismo etiopatogenetico d ell'epilessia. Tuttavia quello cbe è stato. generalmente os.~~>rvato è che la soppressione improvvisa d el farmaco, dopo un uso prohmgat.o porta con sé a scariche motorie; e questo non solo in epilettici ma anche talvolta in mdividui che non avevano ma.i sofferto Ìll precedenza di episodi con vuJsivi. Anche colla sindrom e catatonica e catalettica i preparati barbiturici presentano rnpporti degni di rilievo: eBSi da un lato possono produrre tali stati morbosi;. inversamf'nte uno stato catatonico preesistente può essere at.tenuato o rimosso coll'uso del farmaco. ( Buscaino ha osservato dopo l'uso del sonnifero la catalessia. fino al 60 0 0 dei suoi malati di demenza precoce). Non soltanto l'intossicuz.ione per abuso del farmaco ma anche la dismtossicazione, specie se attuata rapidamente, può riuscire dannosa alJ'orgruùsmo. I nfatti.. durante i l periodo dello svelcnamento sono stati osservati fenomeni dovuti alla astinenza ehe l'A. enumera. Forel purla d 'una simbiosi tossica che verrebbe distnltta mediante la disintossicazione. La questione della tolleranza di fronte ai barbiturici, variabile da individuo a individuo e, nello steBSo individuo, a secondo. del)(' condizioni di affaticamento. corporeo, dello stato affettivo, ecc. è anch'esso un problema che ha bisogno d 'essere ancora approfondito. Così come esist.e una influenzabi lità dei narcotici fra di loro, già. da lungo tempo nota in chirurgia (difficoltà delJa narcosi eterea e ploroformica in alcoolisti) così puro i casi presentati dall'A . f1mno p ensare a un comportamento· analogo per ciò che riguard1t i preparati barbiturici. In particolare rilievo è da porre l'osservazione generale d ella pe•icoloRitil d eli 'uso dt•gli ipnotici in malnti affetti da forme influenzali; pericolosit.à che si può spit~gare mediante un'azione parallela. che le tossine influenzali e i radicali barbiturici eserciterebbero sul cervello in identici punti d 'attacco. I n conclusione ai deve dire ch e lo studio d ell'azione ora variabile ora paradossale dei derivati barbiturici riveste non solo valore teorico Ìll patologia. generale. ma anche pratico in terapia, p er poter valu tare, caso per caso, l uso che si può fare di questi farmaci nelle diverse forme morbose, in alcune delle quali hanno acquistato oggi un'importanza paragonabile a quella d'tm medicamento specifico. SACCHETTI

OFTALMOLOCIA.

G. R ossi. - Turbe cl.rc:olatorle retJnfc:be In epilettici, (Archivio di ottalmologia, nn. 11- 12, novemb re-<iicembre 1932·XI). L'A. espone due casi che portano un contributo alle teorie circolatorie dell'epilessia. Il primo con manifestazioni permanenti di alterato circolo ret.inico, e con fatti di angiospasmo durante gli accessi induce a ritenere che anche il sistema circolatorio endocranico sia interessato da un agente morboso (per altro non precisato) che nel suo accoosionale accumularsi determini con Io stat-o vasospatico nei vari territori cerebrali l'esplosione dei sintomi epilettici. Tuttavia, associando ai sintomi clinici e ai dati radiologici quelli oftamoscopiei, risulta pure evidente m qu<'sto caso uno stato di ipertensione endocranica. Esistono dunque elementi favorevoli alla dottrina del Fa.y e nulla vieta. di ritene re che il fattore ipertensione concorra con quello della. !abilità vasomatoria o. deter rni.nare il quadro morboso del soggetto. Il secondo, pure con fatti congostizi nei periodi intervallari, con stato di leggero.. ipertensione relativa delle arterie re tinicbe, ci richiama analoghe alterazioni nel circolo cerebrale, al determulismo delle quali può invocarsi pure qui il fatto. ipertensivo endocranico mosso in evidenza dalla radiografia e confermato da dati. anamnestici.


RIVISTA DELLA STAMPA l\lEDIC.-1. I TA IJANA E STRA.''II:ER.A

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DERMOSIFILOCRAFIA. A. FlmRARI. - Sopra un caso dJ llchen scrophulosorum provocato da applkazioni ,di ragcl ultravioletti. (ll dermosifilografo, n . 2, febbraio 1933-XI).

L 'A. riporta un'osservazione di insorgenza, in seguito ad esposizione di raggi ultra.violetti di breve durata e su un'area limitata. di cute, di un t ipico lichen scro· phulosorum generalizzato in un individuo affetto da tubercolosi polmonare, ossea e cutanea e contemporaneamente da sifilide. Data la rapidità. della comparsa della dermatosi e la sua prevalenza in punti disumti da quelli stimola ti, e data la presenza. di un forte edema. rileva bile all'esame istologico. l'A, ritien e di potere spiegare l'insorgenza della. dermatos i colla m esM in libertà da parte dell'epitelio infiam· mato di istamina o di sostanze istnminos imili che, vE-rsandosi in circolo, agirebbero elettivamente su lesioni anatomicamente precostituite edernat izzandole e rendendole quindi appariscenti. Eczemi da Idiosincrasia alimentare. - Urbach e F nsal cercano in • Archivi. De.r matologie tmd Syphilis •. vol. C'LXIV, n. l, recensito da EliaschE'ff in «An· na.les de Dermatologie et de Syphiligra phie • (novembre 1932) di dimostrare che esistono eczemi cronici dovuti ad idiosincras ia alinwntare . I nfatti eesi hanno ottenuto: l 0 - La guarigione di li.Jl eczema datante da Il mesi con la soppressione del bianco d 'uovo da lla nutrizione e l' ingt>stione di dosi hmgamE'n te p rolungate di propeptone specifico. 20- La provocazione di nuo,·e manifesta zioni con l'ingestione d 'uovo sop · primendo le dosi di propeptone. 3o - La riprodllzione, mediantE' trasmissione passiva col bianco d' uovo come antigene, del quadro clinico ed istologico di una reazione ecze matosa. In un certo numero di cosi gli autori non hanno ot tenuto reazioni eczematose con la trasmissione passiva ma reazioni t a rdive sotto forma di papule e di aloni infiamma tori. E ssi cercano di riunire gli eczemi cronici che reagiscono all'ingestione o alla iniezione intraderm.ica di alimenti con reazioni cutanee ~eneralizza.te o locali in un sotto-gruppo con la denominazione di «eczemi nutritiVl allergici •. E ssi dis tinguono clinicamente ed eziologicamf'nte tre gnJppi: l o- Gli eczemi cronici senza caratte ri clinici speciali n ei quali si possono già d imostrare con l'anamnesi le relazioni delle lesioni cutanee con alcuni alimenti. Si può con la soppressione di questi alimE-nti ottene re miglioramenti notevoli nelle manifestazioni ogge ttive e soggettive e provocarle invece int roducendo di nuovo l'a11ergene nutritivo. Si ottengono miglioramenti fino alla guarigione con la terapia. specifica. Ma. le reazioni cutanee tentate con ~li alimenti in quest.ione sono n egativi. 2°- In questo grupp o rientrano alcum casi di nevrodenniti difh1se cho d imo· strano una ipersensibilità generale o cutanea eli front.e all'ingestione dell'allergene nutritivo e principalmente lUla idiosincras ia cutanea pronunciatissima al bianco d•uovo. Queste forme possono essere influenzate con una terapia specifica intra· d ermica., ma. non col propeptone; 3° - Prendono quivi posto alcuni eczemi dl'\i lattanti e dei bambini della prima infanzia, corrisvondenti clinicamente all'eczematoide di R ost, e che s ono particolar· m ente carattenzzati da pruriti violenti. La pelle di questi ba mbini reagisce molto spesso al bianco d' uovo, al lat.te ed alla fltrina di frumento. Quest e forme migliorano sensibilmente con iniezioni intradenniche eli queste sostanze. L'eziologia di queste tre forme di eczema ris iede, motto probabilmente, in una idiosincrasia. primaria vas colare ad un allergene a.limentaJ"e. Urbach e F asa.J considerano le forme di eczema del primo gruppo come una ipersensibilità primitivamente intestinale e ,·as colaro e le forme eczematoidi E's sudatiYe tardiYe come una ipersensibilità. cutaneo-vascolare . Il fatto che un dialysat che sembra chimicamente disalbuminato, possa pro· durre le stesse lesioni cutanee di un antigene albuminoso conduce alla conclu· sione che l'esperimento b iologico nelle reazioni allergiche è molto S\lperiore ai m etodi chimici impiegati altre volt.e dagli autori {i). Da I l Dermosifìlograjo. n. 3, ma.rzo 1933-XI.


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RIVI8TA DE LLA STAMP A MEDICA ITALI ANA E STRANIE!t.A

Diagnosi preeoee della slftllde con la ricen:a del treponema nel succo dell'ade.,opatfa primaria. - Scha.udinn e Hoffmann banno dimostrato nel 1915 la p resenza. del treponema n elle adenopatie primitive. H a berma.nn e Mauelshagen n el 1919 h anno consigliato questa ricerca in vista. della diagnosi batter iologica.. Nu.mèrosi autori hanno da allora. confermato questo metodo. Ma poicbè esso non è ancora. entrato n e lla pratica ed è da. alcuni contestato, Sézary, Lefévre e Bouttea.u lo hanno applicato sistematicamente a 70 bubboni sifilitici. In un gruppo di 50 malati e.ssi hanno trovato il treponema n el 56 % dei casi ed in un gruppo di 20 malati nell'85 per cento. La. differenza della percentuale dipende dallo stadio evolutivo dei b ubboni. Con la puntura si estrae ltna piccolissima quantità di succo gangliona.re che viene e~<arnina.to con l'ult ra-microscopio o su patina. Questo m etodo è indicato: l) quando la r icerca del treponema nell'ulcera. è stata negativa; 2) quando il malato ha applica.t.o sulla sua uloera un antisettico che possa. ave r fatto sparire i tr"f)ponemi dalla superficie; 3) nel caso in cui germi a <;sociati abbiano rare fatto consid.:wevolmente la spirocheta alla. superficie dell' ulcf>l·a; 4) quando l'ulcE'ro. è int\CCC'S.'l ibi le: 5 ) quando l'ulcera è passata inavvertita.; 6) in caso di ulcera d e lla cavità boccale p er evitare la possibile confusione col trt'po nema d entium. Si tratt-a di un m etodo facile, inoffensivo, e di grande utilità n ella pratica.. (Rccens . da Rabeau in « Annales de D ermatologie et d c Syphiligraphie •, novemb re 1932) (i). D a Il Demwsi fìlografo , n. 3, marzo 1933-XI .

E . :\10RET1'I. - Su di un caso di bottone d'oriente unico palpebrale simulante un epltellloma. (Rivista Sanitaria S iciliana n. 4, 15 febbraio 1933). Il bouone d'oriente- bottone d'Aleppo, di Dehly. di Bombay, ecc. è tma forma di le ishma.niosi cutan ea propria d ci paesi a clima tropicale e sub-t.ropica.le che qualch e volta vien e S('gnalata anche da n oi. ~neralmente colpisce le parti scoper to della superfìcit' cutanea, specialmente la faccia alla regione zigomatica, ma può anche localizzars i alla mucosa d ella bocca e d E'Ila laring<>. Nel suo d ecorso s i possono dist.ingue re tre ~ariodi: il ma.ctùo-pa.puloso, il desquamativo e l'ulcern.tivo . I l ge rme patogono, da~ right chiamato Helcosoma tro pioum o Leis hmania t ropica, morfologicamonte è identico alla Leish.mania Donovani ch'è l'agcmte d el Kala-Azar. L'A.. pn' m E>ssi i caratteri clinic i che distinguono il bottone d'oriente, enumera i ca..;i di tal1' forma m orbosa wrificat is i in Sicilia e quindi passa in rapida rivista i pochi casi segnalati sinora a carico d ellf'l palpebre: due casi da Calderaro, quattro da Favalor o, uno da Guorricchio (in Puglia), uno da d'Amico e uno da R izzo. Riporta inni la c la~~ifìca.zionf' di Fa.valo ro d el botton e d'oriente d elle palpebre in tre forme cliniche: forma circoscr·itta c ulccrata., fonna ad infilt.razione diffusa a tutta. la palpe bra senza ver·a. e propria ulccrazione , c fo rma 1\ tipo epiteliomatoso, ulcora.ta, che è la più r·ara ed è stata. d rscritta sin'oggi una sola volta (caso dall'A. di questo studio, comunicat.o al IX Congr·csso m odico Siciliano). Data la mancanza di casi simili nt>lla let.t er·atura., per le difficoltà diagnostichE- presentate e per i caratteri di somiglianza con l'epite leoma dd la polpe bra l' A. n e riferisce qui d ettagliatamente la storin,. Una d onna di 55 anni di età.. da Catania, obbe a notare sei m esi prima la comparsa d'un n odulo alla palpebra inferiore destra, che , ingranditosi lentamente e pmg r·csilivamontc. d opo t re musi s i ulccrò e l' ulcerazione si ricopri tosto di una crosta. di colo!'ito bruniccio. La pazirnte non ubbo mai a lag narsi di dolori, turbe visive, fubbr·e o malt•s::;erc g•)rwr·tdc. N vl passato non aveva mai sofferto malattie d egne di nota trann~ una SC'mplico infPzionc rnalarica. patita dieci anni prima e che era. guarita radiOI~Imf:'n!.t• . Lo stat o g·~n crale è ottimo e n on s i n otano alterazioni d egli organi tora.cici e addominali. Nèl CPnt ro d Pila palpebra info•riore de ll'occhio d t>stro e in prossimità. del suo horrlo si r·ilc va. la. prN;t>nzn. di un'ttlccrazione r otondeggianto, di un centimetro di diamotro, r·icoperta da una crosta bntniccia; i margini non sono arrossati ma kggc rmen Lt• sol l!•vut.i t> in qualclw punto lasciano vedere la presem·.a. d i p iccoli nuduli appiattiti c lt•ggN·e ripi•·gature ra.ggiate dovut.e a l raggrinzamento cicatriziale;


CONFrBENZll; E DIHOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

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la cute palpebra le cii-oostante·è sa.ti.a. L'ulcsrazione è indolore., ha ·c onsistenza duro-

~la.::~tioa ed è forteru~nte a.derent~ al ta.t'8o sottosW.nte. Non si haruw altro a lterazioni

a carico della. palpebra, delle vie lacrima.li e del globo oculare; l'occhio sinistro è normale. Assenza di alterazioni delle ghiandole Linfatiche e negative le prove sierologiche' e allergiche. P er la lenta evoluzione, la. consistenza. dell'ulcerazione, i caratteri dei margini, l'età. della. paziente e la. localizzazione della lesione, la. diagnosi viene orientata verso il blastoma epiteliale, ma l'esame istologioo di un frammento di un tessuto, a ppositamente escisso, fa. rilevare le caratteristiche alterazioni istologiche e la. presenza. deli'Helcosoma Tropicum che chiariscono cosi la diagnosi di bottone d'oriente unico della. palpebra. inferiore destra., simulante una. forma epiteliomatosa.. L'A. discute quindi i sintomi che a vevano fatto pensare all'epitelioma. palpebra le e passa. poi alla. diagnosi differenziale tra bottone d'oriente palpe brale e ~a.la.zio, sifiloma primario, lesioni gommose luetiche e tubercolari, ulcera. m olle e tuberoolo luposo. Chiude accennando a.d alcuni rapporti etio-pa.tologen.etici tra b:>ttone d 'oriente e Kala. Aza.r e t·ichia.rua.ndo l'attenzione sulla. necessità. di pra.· tioa.re l'esa.m1 dello striscio e di faro la. biop3ia in tutti i oasi consimili onde evìta.re incresciosi od irreparabili errori diagnostici. T.ROINA

COIFEREIZE E DIMOSTRlliOII CLIIICHE IEBLI OSPEDALI IILITIRI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Oal proceHI verbali pervenuti alla Di rezione generale di Sanitl militare nel marzo 1933-XI)

BARI. - :Maggiore medico no b. FRANCESCO CAS'>ITTO: Su un caso di litia8i renale. L 'O. presenta. e illustra un caso di calcosi rènale non tanto per l'entità nosologica. in sé ma più per la grave complicazione post-operatoria per cui è stato necessario un secondo intervento. Il paziente affetto da grosso calcolo polimorfo e misto incuneato nella zona. midolla.re del rene sinistro veniva operato il 4 marzo di nefrolitotomia. A nove giorni di distanza si verificava abbondante e persistente ema.tw·ia per c ui il 14 successivo si rese necessaria. la nefrectomia. L'O. sintetizza. la. genesi del calcolo, espone la sintomatologia e gli effe tti d el suo incunearsi nei diversi tratti dell'albero urina.rio. Riferisce sulle complicazioni eventuali degl'interventi, soffermandosi sulle emorragie secondarie ed in ispecie, come nel caso presentato, su quelle tardive dovute ad un infarto emorragico. A conferma. esibisce il rene asportato dimostrando la. verità. del suo asserto e la. necessità dell'intervento demolitivo. BoLOGNA. - Maggiore medico prof. GIOVANNI PICCOLI: Alctme form e particolari di pleurite. L'O. ha. presentato alcuni casi di forme po.rticolari di pleurite essuda.tiva os.serva.ta recentemente nel reparto medicina da lui diretto, e precisamente tre casi di pleurite interlobare. Dopo di avere accennato al fatto che gli essudati interloba.ri sono relativamente più frequenti, come fenomeni concomitanti a. broncopolmoniti, ricordati i rapporti dei solchi iutedobari polmonari con la parete t.oracioa, ha espo~to i dati semeiologici che valgono tnh·olta alla discriminazione

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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICliE EOC.

clinica di tali forme morbose, in qua.ntQ che il da.tQ più sicuro è costituito sempre dal reperto dei raggi Rontgen. Ha esposto quindi gli argomenti che valgono a differenziare tali pleuriti interloba.ri da altre affezioni, quali tumori, ascessi polmonari, infiltrazioni pneumoniche. H a. presentato quindi un quarto caso, molto interessante sia dal lato clinico che da quello medico-legale. Si trattava di un militare che aveva prestato regolare servìzio al proprio reggimento per circa un a.nno e che aveva presentato iroprovvìsamente qualche disturbo cardiaco (palpitazione, dolore puntorio). Il soggetto presentava all'esame clinico e radiologico un cuore di grandezza normale, senza lesioni organiche apprezzabili, ma. spostato a sinistra.. Il paziente imputava. detto spostamento a. uno sforzo fatto nel sollevare in caserma un sacco di pane e ne chiedeva. la. dipendenza da. causa di servizio. L'O., basandosi specialmente sul reperto radiografico che ha illustrato, ha esposto g li argomenti clinici che facevano formulare la. diagnosi di pregreasa. pleurite medmtinica anteriore destra. Ha. esposto quindi rapidamente i segni differenziali patognomonici d ella pleurite mediastinica. anteriore sinistra. e della pleurite mediastinica posteriore. NovARA. - Maggiore medico MARCELLINO BERTINETTI: Un caso di setticopiemia da. pregressa. furuncolosi. Sintoroatologia., pa.togenesi, terapie., diagnosi differenzinle con altre setticemio. -

Capitano medico RAFFAELE DENZA: Un caso di cherato8i spinulosa. Sintomatologia., pa.togenesi, cure opoterapiche.

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Sottotenente medico PAOLO FRAQUELLI: Un caso di destrocardia in une. recluta. del 170 reggimento fanteria.

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Maggiore medico PIEBINO GU"nGo: Due casi di malattia di Dercum, di oui un caso molto avanzato, con vìtiligo, cute ipercromica., piccoli lipomi di vario volume, disseminati su varie parti del corpo, simmetrici, dolent i. Vedute moderne sulle. patogenesi .

Maggiore medico FELICE PoMo: Servizio sanitario in guerra. L'O. tratte. dell'organizzazione e del funzionamento del servizio sanitario in guerra, con particolare riguardo alla costituzione ed assegnazione delle unita sanitarie di mobilitazione. Accenna alle recenti trasformazioni di esse e, dopo aver parlato brevemente dei principi informatori su cui si basa la. mobilita-zione, passa in rapida rassegna le operazioni da compiersi dai Centri in tempo di pace ed all'atto della emanazione dell'ordine di mobilitazione. La conferenza è stata integrate. da une. manovra territoriale coi quadri di una Sezione di Sanità. -

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PADOVA. - Maggiore medico GIUSEPPE BU"GLIA.RI: Tre ca.n di appendt~ite cro nica. - Un caso di ritardata consolidazione eU frattura della tibia. - Ricerca dei gruppi sanguigni.

Capitano medico NICOLÒ CoLOMBA: S ulla papilla da sta8i. L 'O., dopo 1m breve cenno sull'importanza.· dell'esame oculare nei rapporti con la medicina. generale, passa. a. parlare della papilla da stasi. Si sofferma anzitutto sulla sintoma.tologia e sul reperto oftalmoscopico di detta. affezione e tratte. in seguito delle alterazioni anatomo-patologiche, della cura e più particola.rm ente della. patogenesi. Espone le varie teorie emesse dai singoli autori e dimostra come la. più accettata. sia, allo stato presente, la. teoria linfatica.. -

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Un caso di episclerite. Diagnosi differenziale colla. congiuntivìte flittenulare.


CONFERENZF. E DIMOSTRAZIONI OLINTCHE ECC.

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Su un caso di panno trcu:omatoso. P rimo capitano medico GusTA v o DE CARu: D imostra-tione radi olo(Jica de l cuore norma le ne lle varie posizioni e di un vizio di cuore.

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Capitano medico GIACOMO MAZZENOA: Sulla formula leucocitaria.

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Maggiore medico VINOEN7.0 1\fONTELEONE: Esercitazioni di semeiotica medica.

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Sulla papilla da stcui.

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T enen te colonnello m~dico GrusEPPE SmoLITteO: Un caso di uret·roci~t·ite gonococcica. Diagnosi e cura.

RoJtiA. - T enen te medico ALFO~so C.u tM.-\RANO: P neumotorace sponta11eo. L 'O. illust ra un caso di pneurootorace spontaneo benigno roa.nifestatosi improvvisamente in un giovane soldato in apparenza sano. Dopo aver pa rlato d ella etiologia e patoge nesi d eJ pneumotorace spontaneo in genere, s'intrattiene in pa.rticolar modo s ul pneumoto•·ace spontaneo benl!mo il quale secondo le mode rne vedute , vieue interpretato como dovuto a m a nifestazione tubercolare in fase cicntriziale , inattiva. Con ciò si spiega la benignità d e l pne umotorace, c he spesso decorre senza febbre, senza grave risentime nto d elle condizioni generali eù evolve rapidamente a guarig ione colle sole cure igieniche. n caso c linico è s tato illustrato con l'esposizione di va rie rad iogmfìe d e ll'appara to respiratorio (eseguite a periodi distanziati), le quali ha11no m esso in rilievo le varie fasi d el processo fino a l completo riassorbimonto d e l pneumo e d e l lieve v erse.mento endopleurico. -

Capitano medico prof. CoRRA.DINO GIACOBBE: Restringimento del retto e malaUia di Nicolas-Faure.

Appoggiandosi sulla letteratura. moderna. (sopratutto le comunicazioni di J ersild, di Nicolas-Faure e di Frei) e dopo aver rife rito un'osservazione personale, l'O. fa. rilevare come mo lti restringimenti d e l re tto cosidetti infiammatori vanno invece considerati quali complicazioni o particolare localizzazione di una. malattia. « nuova •, la linfogra.nuloma.tosi iugui.nale benigna. o qunrta malattia. venerea o bubbone climatico o malattia. d i Nicolas -Faure. Espone i caratte ri più importanti di questa malattia, p assa in rassegna. le ricerche biologiche di cui tale entità nosologica è stt\ta oggetto, ed illustra il trattamento di questi rest ringimenti. Prende la. p a rola. il direttore d ell'ospedale te n. colonnello medico MoNACO. L 'O. riferisce d i un c aso di Nstdngim:mto d e l retto p er sifilide occoraogli qualche anno a ddietro ne ll'ospedale militare d i Napoli. Il soggetto fu sottoposto, d'urgenza, ad inter ve nto la.paratornico per grave ed inca lzante sindrome di occ l usione intestinale. All'atto operativo non fu constatato alcun punto stenotico endoa.ddo.minale d el tubo digerente. Si p raticò un ano contro natura. iliaco sinistro. Il giorno dopo una. esplorazione rettale fece constatare stenosi a. circa cm. 6 d a.ll'orificio a.na.le. Si sospettò s ifilide e praticata la. Wassermann si ebbe esito pos it ivo. Una cura specifica. intensiva ebbe il suo be nefico e ffetto. L'infermo dopo circa. tre mesi uscl dall'ospada.le guarito con ano contro natura abolito e retto perfettamente pervio. -

Tenente ~lonnello m edico AMI!:RIOO Lucox: Un caao eli acromegalia.

Nel presentare un soggetto affetto da sindrome acromega.lica, L 'O. passa. in rassegna le varie teorie sulla. p a.togenesi della. malattia., soffermandosi a.d. esporre i fondamenti di quella. che ammette urla. iperfunzione ipofìsaria. dovuta. all'esistenza di un adenoma a cellule eosinofile o d i ipofisi accessorie. Dopo aver accennato alla. e mbriologia. e alla. fisio-patologia. d e ll'ipofisi e dell'apparato ne uro-ipofisario, parla. della sintoma.tologia., della diagnosi differenziale, del decorso e d e lla terapia. del· l'affezione.


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CONFERENZE E

DDlOSTBAZIO~"'l

CLlNlORE ECO.

fl direttore dell'ospedale ten. colonnello medico MONACO osserva. che il ca.so presentato, sebbene non assolutamente caratteristico, può farsi rientrare nel quadro dell'acromegalia.. Richiama. l'attenzione sul capitolo c.b e tratta questa forma morbosa. e cioè sulle lesioni ipertrofiche delle ossa, perchè d etto capitolo & alquanto oscuro e confuso per le incertez:f.e. etiologicbe e per le molteplici forme che vi si comprendono. Allo stato attuale delle conoscenze può concludersi che tutte le lesioni iper· trofiche delle ossa. hanno in comune: la cronicità, l'ipertrofia ed il movente etiologico, sebbene non chiaro ed accertato. Raggruppa le varie forme di lesioni ipertrofiche delle ossa: l o - Ostosi fibrose, che comprendono: a) Osteite deformante di P aget; b) Osteite fibrosa di Recklinl-'(ausen; c) Osteo-distrofia cistica. di Mickulitz. Le due ultime si connettono alla prima p t•r la grande affinità anatomie& e clinica. L'osteite deformante di Paget è caratte-rizzata da ispessimento delle ossa lunghe n ella. loro dio.fisi, che presentano creste smusse. All'inizio vi è rammollimento con consecutiva deformazione, non mai frattura.; di poi vi è ispeasimento fibroso ed osseo. Atteggiamento di senilità precoce. Atta.cce. l'adulto. Decorso cronico di 10-15 a1Uli. 2o- a) Acromegalia.; b) D eformazioni consecutive ad infezioni pleuropolmonari. Le seconde si assomigliano molto alla acromegalia. Questa., o malattia di Marie, è entità morbosa. che apparterrebbe alla neuropatologia. É una singolare ipertrofìa, non congenita., delle estremità. superiori, inferiori, cefalica. Vi è ipertrofìa delle mani e dei piedi, ispessiti, massicci, non allungati, ipertrofìa delle ossa. della faccia, specie d ella mandibola. Spesso cifosi cervico-dorsale e lesioni dei tessuti molli. 3o - Leontia.sis ossea. Questa forma. è caratterizzata da. speciali tumefazioni della. !accia. di origine ossea, a decorso lento ed inizio nella adolescenza.. Si ha dapprima periOétite, cui seguono osteomi, specie al mascellare superiore, a volte e.lle. mandibola., od axtche sotto forma di iperostosi diffuse alle os.<m della. testa. · · Circa il fattore etiologico, come criterio basale per tutte le forme, bisogna invocare quale disponente quello endocrino simpatico o neur~istroficw e quale determinante una cause. tossica (metabolismo intestinale); il t ramna può infuUre specie nelle forme monosteitiche. La. sifilide è spesso invocata come provooatrice di disendocrinie. Per la. leontiasis ossea la. sifilide ereditaria ha. il ruolo principale. Recentemente è stata studie.ta da Goundou una forma. dovuta a. pian · (tre-: ponema ipertenue). ·'

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UDINE. - Capitano medico FRANCESCO CoLA: Sindrome vertiginoBa da tampone à1 cerume. -

Primo capitano medico MARio FioRE: Un caso di enterite BOBtenu.ta dal bla$tocystiB homini8. Metodi di ricerca del bla.stocystis ·a. fresco e con . colorazione al Giem.se.. Caratteri morfologici differenziaJi con l'ameba. Terapia (stova.rsolo).

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Primo capitano medico FRANCEsco MAssiMo: Frattura dei malleoU e lu$Bazione esterna del piede. Meccanismo - Terapia - Apparecchio. FraUure e8p0ste. Trattamento cruento - Osteosintesi.

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NOTIZIE Regolamento sul servizio sanitario miUtare territoriale. D &l Giornale militare ufficiale, disp. 16•, 24 marzo 1933-XI. Circolare n. 164 (Direzione generale di sanità militare) 23 marzo 1933-XI. È stato pubblicato il nuovo c Regolamento sul servizio sanitario militare territoriale • - Ediz. 1933-XI. Esso sarà distribuito a cura del ministero (ufficio pubblicazioni militari) in base all'elenco San. l della circolare n. 126 del GiONUlle militare 1931. Il predetto regolamento è inserito nell'• Elenco delle pubblicazioni militari in vigore per il R. esercito •- parte II- servizio sanitario militare, pag. 143, dove si dovrà calcellare l'annotazione "in corso di compilazione », aggiungendo i seguenti dati: numero categorico n. 2544, ed. 1933, prezzo L. 6. Sul prezzo di vendita è accordato lo sconto del 35 % secondo le modalità stabilite nella circolare n. 98 del GiONUlle militare 1928. n MiniBtro: P . GAZZERA

Facilitazioni per eure a Salsomaggiore. Il G1crnale militare ufficiale (disp. 13&, 3 marzo 1933-XI, circolare n. 123, Direzione generale sanità militare) pubblica le facilitazioni concretate con la società esercente le RR. terme di Salsomaggiore per le cure Sàlsoiodiche al personale dell'amministrazione della guerra. . I turni di cure sono per quest'anno 15 e durano 15 giorni; il primo va dal 16 al 30 aprile, l'ultimo dal 16 al 30 novembre. Le modalità per l'ammissione rimangono invariate come per l'anno scorso; quali furono ri.P.?rtate nel fase. V, 1932-X del nostro Giornale, pa.g. 464-455. La retta è stabilita in lire 530 per gli ufficiali ed impiegati assimilati, che sono ammessi all'albergo c P orro •· in lire 370 per i sottufficia.li e militari di truppa.. che sono accolti, invece, nell'albergo « Valentini •. . · Nelle rette sono comprese le spese per vitto, alloggio e cure noncbè le peroentuali di servizio, restando a. canco degli ammessi il contributo di lire lO per la tassa di soggiorno. Ai soli ufficiali generali sono riservate camere ad un letto; tutti gli altri saranno alloggiati in camere a due letti; chi desiderasse una camera da solo, deve pagare un supplemento di 50 lire, rivolgendo la richiesta diretta· mente alla direzione degli alberghi s-uddetti. La società esercente le RR. terme offre, inoltre, delle facilitazioni per alloggio, vitto e cure anche alle famiglie degli ufficiali ed impiegati per i l periodo maggio-novembre, previ accordi diretti con la direzione dei detti alberghi. Le tariffe sono riportate nella circolare sopra citata. ' Le cure di Salsomaggiore sono specialmente indicate per tutte le malattie a fondo scrofoloso, linfadeniti ecc., per le affezioni tracheo-bronchiali croniche, eeclusa la tubercolosi; ~r i catarri naso- faringei, per alcune lesioni da pregressa lue, per artriti e nevnti e manifestaziçni varie da alterato ricambio.

Esami facoltativi per l'avanzamento a scelta degli umclali cblmlcl farmacisti In S.P.E. Dal Giornale m:ilitare ufficiale, dispensa 196 ,' 7 aprile 1933-XI. Circolare n. 172 (Direzione generale personale ufficia1i) 6 aprile 1933-XI. Nella commiAAi.one giudicatrice per gli esami facoltativi per l'avanzamento a scelta degli ufficiali chimici farmacisti, di cui alla circolare 130 del giornale militare c. a. il maggior generale medico l'liARxo·I-ri-BIANCHI cav. Giov. Battista è sostituito dal pari grado MA.BsARO'I'l'I cav. Giuseppe. Il MiniBtro: P. GAZZERA.


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NOTIZIE

Nomina di un sostituto del Collegio medico-legale. D>t l Gi{)rnale militare tt(fìcifJle, dis,pensa 21& del l 5 nprile c. a. (Circolare n. 191 di'l 16 m a rzo 19:33-X l ). Con R. d ecr,'to d t> l 16 m 1.rzo c. a .. dal t o aprile 1933 è chiamato a fa.r pMte d e l coiiA~ io m '!:iico-lc·gale . q u tt le so>titttto di uno d r·i s utli m embri e ffettivi (colonnt> llo ì'I'L<~.Ri\Nro:<ro ), il t-<'ne nw colonn .. IJo rn~clico d e llu R. marina BASILE c a.v. Vito, in lttogo d e l t en E> nte colonne llo m Pdico d c llfl R. mnrina )fAtO&OA cav. Francesco che , con la dat a stt:>ssa.. ce~<t ll tlllll carica ùi sostituto. E~aml facoltativi

per l'avanzamento a scelta degli ufficiali del Co ~po sanitario.

Con cir·colare n. 193 d ol 13 n.prile 1933-XI (Oiom'J.le m ilita.re ufficiale del 15 aprilr. ùi:spr u:;n 2 14 ) sono a mme:s:;i a so.; terwre gli c:mmi fnoolt.t\tivi per l'iscrizione sul qua rlro d'a,·nnzam•Jn t·O a scelta p er l'•tnno 1933, i >'< l'guenti uf:lbio.Ji del Cor·po Sn.nita.rio: mnggion~ m (l d ico DEL VASTO Giu;epp •, primi ca pitani m edici ScA.Il.PA An g io lino. .Mvsro Pm•quale, D~:: CESARE Luigi, GI.A.COBBE Corra.dino. capitano chimico-fa nnac i:lta F ANTOZZI L uigi.

Conferimento della qualifica di primo capitano. Dal Giom~le m.ilitrt.re u.Ffi.~iale . dis p3n~a. 21•, 15 aprile 1933.XI. Circolare n. 205 (Direzione grmt·r·,dc p or.;;onrd e ufficia li) 13 aprile 1933· XL

Agli e ffetti d e l R. d ecreto 28 m a no 191 5, n. 339 (eire. 210 giom~le militare 1915) sarà confer·ita la quilifìc a di pr·iro') C.lpitano a tur.ti i capitani d e lle varie armi, corpi o ::~Ot·vizi, comprt>si i CC. RR.., d e lle categorie di complomonto, rise rva. e ruolo speciale con anzianità Hno a tutto il 31 ffi!lrzo 1921. GH enti inte re,;sati tra.,mettl>r·a rmo le rHlntive proposte secondo le norme stabilite col dispaccio n. 5675 d e l 21 lug lio 1932·X dit·etto ai coma.ndi di corpo d'armata. Il M ini.<Jtro: P. GAZZEJU..

Appendice all'Istruzione sul servizio delle disinfezioni e delle disinfe3tazlonl • Edizione 1933. Dal Giornale militare ufficiale. disp en sa 21•, 15 aprile 1933·XI. Circolare n . 206 (Direzione g enerale di <~ttnità. U\ilitare ) 13 aprile 1933·XI. È stata pubblicata l' ~ App.m dice all'istruzione sul servizio d olle disinfe zioni e delle d isinfest,a.zioni •. E ssa sarà distribuita n. cura d ell'ufficio pubblicazioni militari in b!l.se all'olenco San. I d e lla circolare n. 126 d e l giorw.L-le militare 1931. L a. pubblicazione sarà inserita nell '« Ele nco delle pubblicazioni militari in vigore per il R. esarcito n - P~rte II - Servizio sanitario militare, a pag. 145 con i seguenti dati: numero categorico 2553, ediz. 1933, p rezzo L. 4. S ul prezzo di vendita è ~ccorda.to lo sconto d e l 35 % secondo le modalità stabilite dalla circolare n. 98 d PI giorttale tn·ilita.re 1928. Il Minù;tro: P. GAZZE&A.

Commissione giudicatrice per Il concorso alla nomina a tenente medico io S.P.E. nel Corpo sanitario militare. D al Giornale militare u[ft.ciale, dispensa. 21 6 , 15 aprile 1933·XI. Circolare n. 208 (Direzione g.:meral e p ers-ona le ufficiali) 13 aprile 1933·XI. L a commissione giudicatrice del concorso alla. nomina a t enente medico in S. P. E., di cui alla. circolare n. 11 2 d el giornale m i l·itare o. a., è così oompost&: Mag. ge n. m ed. MASSAROTI'I oav. Giuseppe, pruidente; Col. med. VoLPE cav. Mazzini, tnembro; CoL m ed. SA.NTA.lltiABIA cav. Alberto, membro;


NOTIZIE Ten. col. med. Ten. col. med. Mag. med. Mag. rned. l o cap. med.

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MoNACO cav. Artui'O, membro; MASSERANO cav. Gitùio, m,emhro; ANcu:LINl cav. Antonio, membro; GJUFI cav. Filippo, meuwro; MA2.ZAL"tONI cav. Giacomo, Begretario. Il Mini8tro: P. 0AZZERA.

BoUettioo del Corpo sanitario militare. LANDRIANI cav. Roborto,

tenente colonnello mcclico ospedale m ilit.are Milano. È nominato capo ufficio di sanità del comando militare dolla Surdegna. e direttore dell'ospedale militare Cagliari, dal l o febbmio J 933-XI. GURROsso cav. Gesualdo, tenente colonnello medico, ospedale militat-e Bologna. - Chiamato a far parte del collegio medico legale, quale membro sosti tuto, da.l 16 febbraio 1933-XI. I sottonotati tenenti colonnelli medici sono nominati direttori dell'ospedale militare per ognw1o indicato, dal Jo febbraio 1933-XI: SIMULA cav. Ubaldo, infermeria preOspedale militare Trento. sidiaria Sassari. BRIGUGLIO cav. Santi, ospedale miId. id. Messina. litare Messina. Ai seguenti capitani medici è- conferita la qualifica di primo capitano dal 5 marzo-1933-Xl. AM.BROSI Luigi, legione CC. RR. Bari. GIANNETTI Bernardo, scuola centrale fanteria. MEssiNA Angelo, direzione sanità mili tare corpo armo.tn Udine (com. 2a sezione disinfezione). DE HmRONYMIB Ruggero, ospedale militare Livorno. NANNI Carlo, scuola applicazione sanità militare (agg.). ALLOCCA Antonio, 28 fanteria. TEDEscm Nicola, ospedale militare Bologna. VITALE Nicola, id. 'l'orino. U&TOLER Fernando, 21 campagna.. LIPANI Antonino, 4 fanteria (assegnato MinistoJ"O guerra). CARBONE Teresio, ospedale militare To1·ino. GATTI Giovanni, 91 fanteria. BORAGNO Giuseppe, reggimento ferrovieri. FROSINI Dino, 5 bersaglieri. MAO&ONE Amedeo, centro chimico militare, aspett. infer. servizio. LABRUNA Francesco, ospedale militare Bologna. LEPOB.E Francesco, a disposizione .Ministero aeronautica. (f. q .). MAZZENOA Giacomo, ospedale militare Padova. Bomr Teresio, reggimento artiglieria. a cavallo. CASTELLANETA Vincenzo, ospedale militare Genova.. ScALA Enrico, a disposizione Miuistero aeronautica. (f. q.). CronA.Ro Raffaello, ospedale militare Napoli. PEcORELLA Giovanni, id. Napoli. PETITBON Lodovico, id. Roma (com. istitut. anatomia. patòlogicu. R. università di Roma). FEDELE Pasquale, ospedale militare Milano. GENNARO Luciano, id. Udine, aspett. infer. Roomò Nicola, direzione sanità militare corpo a.rmatn Ales:'landrin (uf!. igip n.ista.). .FER&ALORO Giuseppe, centro chimico mili tal'e. . LoRIA Giovanni, 18 fanteria. (assegnato Ministero guerra). DI MONACO Paride, 7 alpini. DEuoENIO Antonio, legione CC. RR. Trieste. BARNABA Leonardo, dil-ezione sanità militare corpo armata Bari (com. 9• sezione disinfezione). PAGNOTTA Umberto, R. corpo truppe coloniali Cirenaica (a disposizione 1\{inistero colonie) (f. q.). o - Giorn(•Ùl di 1/ledicit•a militare.


322

NOTTZU:

ALllERTI Ettore, 17 campagna. 'l'OLtRE ::>alva.tore, 31 fantol"ia . PEB.XICE Vincenzo, capitano medico cavalleggeri Guide. - Nel provvedimento che lo rignarda, inserito nolla disp. l 0" del Bollettino u{ficiale 1933-XI, ;pag. 497, anzi,c /1-è: anzianità 1° gennaio 1933-X.I, leggcuri: anzianità. 16 febbraio 1933-XI. J ... AORI Giltlio, tenente medico 4 pesante. È collocato fuori quadro, dal 29 ottobre 1932-XI, perchè t rasferito nel R. corpo truppe coloniali Tripolita.nia. Ai seguenti ca pitani medici rio.ss unti in servizio sedentario quali invalidi ùi gucrm è conferita la qualifica di primo capitano dal 5 marzo 1933- XI: PAOLUCCI Alberto, comando distretto Napoli (presta serv. Minis tero interno). PEOILLI Antonio, seziono pirot. R. esercito Bologna. Dal B ollettino Ufficiale, disp. 15a, 3 marzo 11133-XI. MARTOOLIO cav. F erdinando, colonnello medico direttore ospedale militare Padova. - Nominato direttore di sanità militare corpo armata Udine, dl\1 5 marzo 1933-XI. I sottonota.ti tenenti colonnelli medici, sono nominati direttori dell'ospe dale militnre a fianco di ognuno indicato, dal 5 marzo 1933-XI: AccoRINTI cav. Vincenzo, ospedale Ospedale militare Verona. militare :Firenze. Id. id. Padova. CoLITTI cav. Silvio, id. id. Napoli. Ai seguenti capitani medici è conferita la qualifica di • primo capitano ~> dal 5 marzo 1933- XI: DEN'LA Raffaele, ospedale militare No,·ara.. Uou Francesco, id. id. Udine. .MASSA Filippo, id. id. Bologna (comandato all'istituto igiene R. università Bologna). LA MARTINA Rosario, 79 fanteria.. I.ANNIZZOT'.ro Antonio, ospedale militare Catanzaro. P A.JUSI Ennio, 8 pesante campale. BELISARIO Giulio, ospedale militare Firenze. LAMENDOLA. Filippo, 67 fanteria. Fxsca:ETTI Giuseppe, 19 id. FILOGRA.NA Pasqua le, direzione sanità. militare corpo armata Firenze . Gu..J:n~<ANTONI :Mario, comando distretto P erugia. POLTRO~"E Raffaele, scuola. applicazione sanità militare (aggiunto). CAVANICLtA Alfredo, ospedale militare Napoli. t:ìiNIBA.LDI Guglielmo, iù. id. Roma (comandato campo climatico sanatorialeAnzio). D r LORENZO Odoardo, scuola. allievi ufficiali complemento Spoleto. Guroo Giovanni, os pedale militare Pale1mo. ::>Q'UILLACIOTI Ri~ffaele, id. id. Napoli. GAOLIONE Antonio, scuola tiro artiglieria. ASTUTO Giuseppe, ospedale militare Mila.no. MURRU Giacomo, 88 fanteria. MASTROGIACOMO Guido, 3 id. TAPPI Primo, ospeda le mJlitare Brescia. PALMIERI Alfredo, comnndo distretto Milano I. TO.FANO Raffaele, 70 fanteria. A VELLONE Gaeta no, 65 id. FAILLA. Sa:~.lvatore, 8 posa.nt~. NURRA Antonio, 4 fa nteri n. Rossr Mario, ospodale militare Savigliano. DE MIOHELIS Corrado, R. corpo truppe coloniali Tripolit.tl.nia (f. q.). FERRI Antonio, 23 campagna.. BREZZI Giovanni, infermeria presidiaria Parma. PAS~ALAOQUA l~!diaw llo, 13 campu.gm\ .


NOTIZIE

DoNSANTO Amedeo, scuola. allievi sottufficia.li Nocera Inferiore. COLTRONE Salvatore, a disposizione Ministero finanze (f. q.). PATTAVW'A Domenico, id. id. id. id. ALoNZO Ruggiero, Savoia cavalleria. MuSUMABRA Nicolò, ospedale militare Bari. FruM:E Gu~lielmo. direzione sanità. militare corpo armata Bolo~un. Goli'FRBDI Luigi, 94 fanteria. BUTTIGLIONE Michele, 14 campa~a.. PATTI Giuseppe, direzione sanità. militare corpo armata Veronu (comandato 4 sezione disinfezione). PERRICONE Giuseppe, ospedale militare Messina. DIANA. Eugenio, id. id. Bari. DEL FATTORE Guglielmo, id. id. Caserta. GIULIANO Celestino, laboratorio pirotecnico R. esercito, Capua. MALLOZZI Amerigo, 83 fanteria in a~ttativa. infermità. servizio. GASPARRrNt Nicola., direzione sanità. militare corpo armata Nnpoli (coma.nda.t.o 10 sezione disinfezione ). · POTENZA L uigi, l granatieri. PROVVIDENZA Savino, capitano medico riserva., riassunto in servizio qual<:' inva· lido di guerr.~ comando distretto Bari (in servizio 1\fini!'lwro edncazione na.zionale). - Conferitagli la quali1ìca di • primo capitano, dal 5 mar.w 1933-XI. Dal BoUettino ufficiale, disp. 17•, 17 marzo 1933-XI. D'AccARDO Salvatore, tenente colonnello medico ospedale militare P alenno. Trasferito ospedale militare Udine. Cmco Giuseppe. ma~iore medico ospedalè militare Palermo. - Trasferito ospedale militare Trento. PoLESE Nello, primo capitano medico, ospeda le militare Napoli. - Collocato n riposo, dal 2 aprile 1932-X, per infermità. provenienti da cause di servizio di guerra, ed insoritto nella. riserva, in seguito• alla liq uidazione {di un assegno rinnovabile di guerra di 8• categoria. AMOROSO Bartolomeo, J?rimO capitano medico t!.I'Sena.Je R. osorcito• Napoli. È collocato in aus1liaria, dal 1° novembre 1932-XI. Sarà. a.astmto in forza da l distretto Benevento. TtTFANO Raffaele, primo capitano medico 70 fanteria. - L'aspettativa per infPrmità. temporanee non provenienti da cause di servizio, d nl 7 maggio 193 1-IX, concessa. con decreto Ministeria.le 29 maggio 1931- IX. è commutAta in BSpettativa per infermità. temporanee provenienti da cause di servi?.io. SALVATORI Guglielmo, capitano medico in aspettativa per infennità. non prOVI'· nienti da cause di servizio. - Collocato a. riposo, da l 21 settembre 1932-X, per infermità non provenienti da cause di servizio. ToRELLA Giovanni, capitano medico 68 fanteria. Trasferi to 33 fanteria. Dal Bollettino ufflciale, disp. 1 8~', 25 marzo 1933-XI. lNGRAVALLE Alfredo, tenente colonnello medico, comando corpo stato maggioro. - Trasferito ospedale militare Napoli. MAONINT Enea, primo capitano m edico 51 fanteria. Tras ferito ospedale militare Perugia. I seguenti capitani medici sono collocati fuori qun.dro perchè colloca ti a rliRposi zione del Ministero aeronautica, dal 16 novembre 1932-X.I: BREZZI Giovanni (ora. primo capitano) infermeria pres idiaria P arma.. NtCOTRA Salvatore, legione OC. RR. Livorno. BRUNI Bruno, capitano medico 35 fanteria. - Collocato fuori qnadro pr-rr.llè collocato a. disposizione del Ministero aeronautica, dal 30 dicembre 1932- XI. IMBR'&NDA Ma.tteo, capitano medico 30 fanteria.. È collocato fuori C)no.dro perchè a disposiz1one del Mjnistero finanze, dal 1° febbraio 1933-XI. Dal Bollettino 1tfftcioJe, disp. 20•, 31 marzo 1933-XI.


324

No-rrzn;

Alla Scuota di applicazione df Sanità militare. Alla. Scuola di applicazione rli Sanità. militn.re si sta svolgendo 1'8° ciclo annuale delle confoNm?;e sciontifìcho, promo~<se dal benemenorito direttore, maggiore generale medico pr of. GxOVA'l'.'NI GnrxoNt. Il ciclo di quest'nnno è stato inan,gura.to dalla Medaglia d'Oro S. E. onorevole prof. RAF!!AEt.E PAOLUCCI, Vico presidente della Camera dei deputati, direttore della. Clinico. chirurgica della. R . Università rli Bologna., il quale ha parlato sulla. chiru-rgi<~- della tubercolosi polmonare, trattando in modo particolare le opera.z:ioni di a.picolisi extmpleurica. e di toracoplastica., dimostrate con chiarissime proiezioni. Sono so~uite finora le !<eguon t i altre confP.renzA: Prof. OTTORINO UFFREDUZ7.T, direttore della Clinica chirurgica d ella R. UniversitK\ di Torino: Problemi moderni dell'anestesia con speciale riguardo ai metodi adatti per la chiru.rqia di guf'.rra (25 marzo). Prof. PIETRO MAROGNA, d iret.tor·e della. Clinica chirurgica e R ettore Magnifico della R. Università rli Sas..<>ari: Tnbercolosi genito-urit1aria (R aprile). Prof. GIOVANNI DI Guor.mr.?.tO, direttore della. Clinica medica. della R. Università d i Catania: Apologia della medicina scientifica (22 aprile). La terza campagna antitubercolare. La • Federazione Italiana Nazionale Fasristn. per la Lotta con t ro la tubercolosi • ha avuto anche quest'anno da S. E. il Capo del Governo l'incarico di organizzare le grandi manifestazioni antitubercolari con la • Giornata del Fiore e della Doppia Croce» (9 aprile) e la «Campagna del Francobollo • che si protrae fino al 14 maggio. L a prima dimostrazione di questa terza CampajZlla è stata segnato. da una

8olenne cerimonia. svolta.<:~i a.lla. August.n presenza di S. M. la R ogin a il 2A marzo

nel Teatro R eale dell'Opera, gremito di una elettif'sima folla di signore, di autorità. e di personalità mediche. Era presente, in rappresentanza di S. E. il Mi· n iRtro per la guerra, il tonante generale medico Luigi Franchi, direttore gene· rale della S11.nità militare. S. E. l'on. prof. R. P aolucci, presidente della F ederazione, ha rivolto un riverente e fervido indirizzo a S. M. la Regina per ringraziarLa del rinnovato onore della Sua presenza, concludendo assero oramai tradizione che la prima Donna d'lt<~lia doni a queste aRsemblee il consemw d el Suo cuore materno e la Btt{]gestività del Suo nome regale. Il senatore Marciano, oratore ufficiale della cerimonia, ha pronunciato una smagliante orazione nella quale, col fa.<;;cino t ravolgente dolla sua poderosa elo· quen1:a, fiorita di commoventi imma.gini pittoriche e tutta sostenuta sull'ala di una fresca poesia, h a tratteggiati mirabilmente la storia ed i funesti a.<spetti del morbo, i danni sociali che ne derivano, l'inei>austo trava!Zlio della scienza por svelare i misteri del terribile flagello, rivendicando ad insiw:ll m edici italiani le maggiori scoperte in questo campo e m ett4."ndo in piena luce le benemerenze del Governo F n.scista che con la santa crociata contro la tubercolosi ha affron· tato con le più fattive energie ed in una meravigliosa organicità di leggi e di prov· videnze uno dei pii:! poderosi problemi sanitari, politici e patriottici per la bonifica integrale della razza. L 'Oratore ha conchiuso n ei seguenti termini il suo m agnifico discorso, coronato da una imponente ovazione: . Oggi che sotto l'aUo patronato di S. M. la Reqin<~-, la quale, nel fulgore reale del Suo diadema non è abitttata a vedere un privilegio, ma il simbolo della pietà e dei pitì. rilti doveri soc1'.aLi, si inizia la terza oanvpauna antitubercolare, a tutti deve giungere il cmnandamento del Duce: «tutelare la sa.nilà della stirpe •· TI pubblico, 1tl tormine della vibrnn te orazione è sorto in piedi ad accia· mare entusiasticamente la Regina d'Italia.. Terminata cosi la prima parte della manifestazione, si è iniziato lo svolgi· mento del programma m usicale. L'orchestra, sotto la direzione del maestro Gino 1\farinuz:r.i e il coro del Teatro R eale dell'Opera hanno intonnt.o l'« I nno della. Doppia Croce •, composizione di Riccardo Zandonai, su parole di Giuseppe Zucca; quindi, sullo sfondo di uno scenario, rappresen tan te una. mite e serena campagna. tutta fiorito., Maria. Letizia.


NOTIZI E

3:W

C'.elli. attrice d elle rappresentazioni siracusane, h a detto il melologo «Campane n. stormo», recitato su una ten ue trama musicale eseguita dall'orchestra; infine è stata. suonata la. sirtfonia doi Vespri Siciliani di Giuseppe V('rdi . La Sanità militare prende viva parte a. questa. terza cnmpaWta, cui S('~uirù. indubita.bilmente un nuovo decisivo progresso nel11l. strenua lotta, ÒCIIln qual" ~ià appaiono le promettenti conquisto e perchè la pR.rtecipazion<' fosse p iìr o rganica e fruttuosa, è stata diramata in data. 22 mnrzo la segu('nte cir('olaro Minir;teriale ai Comandi di Corpo d'Armata e ai Comandi militari rlella Sicilia o dolla Sardegna.. P ROl'AGANDA ANTITUBERCOLARE NI':L t.'ESERCITO.

Il !JWNW 27 del corrente mese S. E. il Catpo de.l Governo banclirà la terza r,ampagna nazionale antitubercolare che avrà inizio il 9 aprile in f11tta Italia con la • Giornata del Fiore e della Doppia Croce •. Occorre che l'li:sercito sia ben partecipe di Cf!U!$la santa lotta che. dopo i sueeMBi delle precedenti cami'{Jagne, si rinnova r,()n m·i!Jliori promr.~.,e e rmt ancora 11ta{1· giore inten8ità in tutto il Par.Fte, a mezzo di una p roparrnnda attù•f,çsùna. fatta d<t oratori prescelti tra gli uomini preminenti nel mondo della scienza, dell'arte e d.ella politi-ca e con tt~tto tm sistema di rru:mifMtazi.oni, che sarnnnfJ organizza.tr., su direttive del Ministero dell'interno, dalla • Federazione Na:;ionale FaJJcista per la lotta contro la tubercolosi •· E poichè anima e mezzo di tutto qtteJJfo vaJJto piano d'azione rimane sempre il migliorament.o della coscienza e della educazione irrienic.a del popolo, in nr.JJsun ambiente come nel nostro. p11Ò e.,ser dato con.veguire ri.~nltati più fruttiferi. Già da te·rnpo è ovunque ri~onosciuto alla. Sa,lilà militare il grande merito di essere stata l'antesirrnana, fi-r~ dal tempo della guerra, di questo grande movimento rli difesa sociale, con tttlto qu.el mirabil.e insieme di prowirl.(!~>ze e rl'ist-il.uti che sor.sero per preservare le collettività in armi ed il territorio rlal dila!Jare della triste infezione e che costi t n~ il nucleo e l'esempio delle succesR·it•e orgcmizza.zioni civili. «n Governo F a!lCÌ!lta ha. posto la lotta contro la tnbcrr.nlo~<i fr·a gli ohbiAt.· t i vi fondamentali dol!a. flua attività" ed anche in questo campo l'Esercito può ben Mpirare ad eJJse;re la Rcuola della Nazione, spe.cialmente merliante !.a divttl!Jnzione delle cognizioni scientifù'.he e dei metodi profi.latt.ic1' cl!e 80'110 a base della lotta, la quale, partita nelle sue diretti1;e dalle p itì. alte gerarchie, deve atHngrre le 111 igU.ori condizioni di vittoria dalkr. collaborazùme con-vinta e fattiva delle 1WUJse. popolar•·. saggiamente iUuminate sui danni e sui pericoli del più rrrare mahmno soci.ale, sulle vie che ba.tte il contagio e sulla 1Jitale nece.~~.ntà di rùlurne, per qurmto pos.~ib1'le. le comeguen.ze funeJJte sul oolore del più. vi.'toso patrimrmio nazi.orwle, quale è quello della integrità ftBica e della vigoria della no.~tra gagliarda 1·azw. A qtWJti concetti JJÌ iepirano evidentemente le linee ordinatri.ci rlf'll.a propruratvfa. che tJera.mente tende ad ammettere tutte le forze nazionaLi al «fronte ~w.ù·o ~ voluto rlrL S. E . il Catpo del Governo e che nella raccolta di mezzi ha saputo idrm·e for~ne prn.tiche di contributo universalmel9.te accessibili. come quella del franrol>ollo da d1te sold·i . che serve in8ieme a finanziare la lotta ed a con-tribuire alla litta ?;olgarizzazione. Per poter ben disc-iplinare l.a partecipaz·i one dell'Esercit.o a qne,çta terza cmnPO{]TUJ antitubercolare, si prega disporre ch.e dal 9 aprile al 14 ma(l(fio i mecUci mi· litari tengano agli utftciali ed ai reparti adatte conferenze per spiegare, con opportuni riferimenti ai compiti e alla vita nella m-ilizia, l'importanza della generosa batta.fJli/:1,. Nelle sedi dei Comandi di Corpo d'Armata e 11ei presidi magqiori potranno essere tenute conferenze distint-e dagli igienisti delle direzioni di sanità agli 1tf!ì~iaU. perchè qtWJti alla loro voUa possano promu.overe nei ri.<rpettivi repa.rti le condizioni più idonee per ogni maggiore rencl-irnento della campagna, e ciò sopra tuf.to anche aUo scopo che t1~tta l'azione non Jti esmtriJJca nella circ.oJttan.za. ma .~i perpetui col manf.ener viva e conlintro. pres.~o i reparti unn. salutare educazione iyienica., sempre rm,. v•;,;ata dalla propag(J.nda sùJt~natica derrli uf!ìciali medic-i e dei comandanti dci reparti e da esBi dire.tf.amenle controllata nelle pratiche atttwzioni. La swùleffa Federazione Bi è offerta di fornire alcuni schemi di conferellze mntura-rnente elabO'rati e che Bi fa ri.RertJll. di 1:nviare, perrhè, occorrendo. siano di yuid~ per ttna ma(fgiore uniffJrmìttl. rl'illdirizzo, senza che per: altro essi coJttituiArano co11· clizione alla propa.ganda nell' JIJaercito. alla quale si vorrà porTmano senz'altro con tutto lo slancio e con tttlte le iniziative che sapranno fnda più redditizia. 71. Il M in iatro: FnANUHI.


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NOTt?.Il!l

Problemi Igienico-sanitari trattati dal CooslgDo Superiore di Sanlti.

n Consi~lio SuJ)(>riore d i Sa.nità. nell'adunanza tE>nuta.si il 22 dicembro \1. R. pm<:ao il Ministero dell'Intemo (Direzione Generale della. Sanità Pubblica.) ha t.mt.tato problemi iJrienico-Ranitari e sociali di carat-tere p:enc>rale e speciale, rola.tivi a llJ'aVÌ questioni le quali richiamano urgenwmente tutta l'attenzione dell'igieni;;t!\, del medico e d el legislatore per una sempre piCI efficace e totalitaria difesa d ella salute pubblica. La prima questione deferita all'Alto Consesso è stata di e~aminare l'indiriz7.o RelltlÌto fino A. CJuesto momento e tracciare le direttive future per la profilassi della tubercolosi nell'infanzia; questione molto complessa ed importante che riflette una parte fondamentale della lotta antitubercolare in quanto mira a combat.tli'l'E' la malattia alle radici, nel fanciull o, sia come infezione, sia come disposizione orp:anica. Di seguito alla lucida ed esauriente relazione del prof. Manfredi e in riassunt·o della discus.sione svoltasi, il Consiglio si è compiaciuto di rilevare come. dopo circa un quinquennio da quando è in vip:ore l'attuale Or~Zanizzazione fondat.a Rul nuovo assetto dei Consorzi Provinciali Antitubercolari e sull'aRSicurazione obbligatoria contro la. tubercolosi, un mip:lioramento assai sensibile sia. già apparso nelle cifre di mortalità per que_sta !n'ave malattia. Tale risultato. sopratutto per quanto riguarrla. la tubercolosi polmonaro, va messo senza. dubbio in rapporto col notevole incremento dato alla ospedalizzazione dei malati in adatti istit.uti di cura (Sanatori ed ospedali sana.toriali), il numero dei ricoveri, in questo periodo di tompo, essendo sa.Hto da. circa 20 mila ad oltre 50 mila; incremento reso pos.-;ibilc, da un canto, grazie all'attività spiegata. dalla. Cassa Nazionale Assicurazioni Sociali e dai Consorzi Provinciali Antitubercolari nello svolgimento delle funzioni rispettive, e dall'altro, per il contributo sempre p iù cospicuo portato dal Dispensario Antitubercolare all'accertamento dia~ostico della malattia. Il Consiglio Superiore di Sanità ha. pertanto plauclito all'indirizzo finora adottato dalla Direzione Generale della Sanità Pubblica, considerando che la spedalizzazione dell'infermo di tubercolosi polmonare oltre all'effetto curativo, ha bnnanche un compito es.<>enzia.lmonte profilattico, poichè ossa toglie dall'ambient,a famigliare e sociale la principale e più poricolosst sorgente di conta~o ed è d'avviso che sia necessario continuare ad intensificare l'opera. di ospedalizzazione dovendosi questa ritenere come condizione fondamentale, anche por un razionnlo ed efficace programma di profilaRSi infantile contro lo malattie tubercolari. Riferendosi alle misure profilattiche da attuarsi più dirottamente nell'ambit.o d ell'infanzia. si è intrattenuto sulJe questioni del fonanz1,amumro, dei fa.nciulli dtt a88i8tere profilatticamente, sui modi di attuazione dell'as8i$tenza pro/UaUica, sulla gitln<UJtMa medica per i fanciulli assL<;titi in Istituti profila.ttici, sulla. collaborazione d~ diverse opere aBS'Ùitenziali ed ha anche fatto ogget to di particolare attenzione la proposta. di estendere la cartella radi.ologica a tutti i fancium, in confonuità doi voti espressi nell'ultima. riunione dei radiologi italiani. A questo riguardo ha approvato i criteri secondo cui la Direzione di Sanità pubblica intende sperimentare la pratica della cartella ed ha. espresso il voto che per i fanciulli sotto profilassi ant.itubercolare essa faccia parte sin d'ora dello schedario esi-:;tente presso i dispensari dei Consorzi. Por quanto concerne la questione tanto importante e dibattuta d ella vaccinaziatw antitubercolare, il Consiglio, prescindendo da ogni considerazione di ordine scientifico e ritenendo opportuno che sul terreno pratico tale questione rimanga tuttora impregiudicata nella. fiduciosa attc~>a dei risul tati provenienti dalle sempre più estesa applicazioni, che sono con.sentite colle debite cautele, approva. l'indirizzo seguìt.o finora. in proposito dal Ministero dell'Interno ed inspirat.o a tali criteri. La seconda questione trattata si è riferita alla proposta di eventuali modifiche alla legLo;;lazione sulla pellagra. Dopo una lucida relazione del consigliere prof. P. Canaljs il Consiglio baritenuto che la p ellagra. può dirsi scomparsa dal nostro Paese, come malattia endomica d elle classi r urali, rimanendo solo rappresentata da poche manifestazioni a carattere sporadico; ed ha. espresso il parere che il congegno legislativo mantenuto tuttora in vigore per la prevenzione della pellaJll'a debba essere riesamiJ:lato, con siderando questa malattia. alla strcf!Ua delle altro malatt-ie popola.ri per lo qual i si ritiene sufficiente l'applicazione delle ordinarie misure di profilassi e di a~i­ stenza da parte delle autorità sanitarie. In seguito il Cousiglio Superiore di Sanità proseguendo nei suoi lavori, ba a.p-


NOTIZIE

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provato, all'unanimità, la proposta, presentata dalla. Direzione Generale della ~anità Pubblica ed illustrata dal rela.tore prof. D. Ottolenghi, diretta ai fini della ùlClusione fra i presidi. med'i ci e chirurgici deUe nt(Uchere ed apparecchi di protezinone individuale contro i gaa e le polveri. nocive nelle industrie. l::>uccessiva.mente il Consiglio, sentito il relatore prof. Casagrandi, ba. data la sua approvazione a: modifu;he del regolamento 9 gennaio 1927, n. 147 CO?lcernente t'imp~o di gaa e088ici, per age,volare l'impiego deL solfuro di carbonio in aperea campagna a scopo agricolo. Quindi 11 Consiglio Superiore, che già nella sua. adunanza. generale dello scorso luglio 1932-X aveva affidata. ad una. Commissione composta. d ei consiglieri prolessori C. Ce.sagrandi, L. Manfredi, D. Ottolenghi, C. Ba.rgellini, A. Le.nfrancni e del comm. N . .!felici, per la Direzione Generale àella Sanità Pubblica, il còmpito di formulare proposte nei riguardi della di8ciplina e del controllo delle soseame diainjettanei, ud1ta la particolareggiata relazione del prof. D. Ottolenghi a. nome della Commissione predetta, ha. e:spresso parere favorevole nei riguardi dello direttive da seguirsi per la regola.mentazione della delicata materia, stabilendo precise speciali norme, alla cui obbligatorietà dovrà provvedere il Ministero dell'Interno (Direzione Generale della :::la.rutà. Pubblica) ne1 modi che saranno ritenuti più opportuni. Altro argomento, di assai notevole importanza. sanitaria. e soc1a.le, posto all 'ordine del giorno, si è riferito allo infezioni da. bacillo di Bang (Brucellosi), data la importanza. ormai assunta., in seguito alle più recenti indagini, dalla. malattia, eh~ dal bestiame è trasmissìbilo all'uomo e che è causa di assru notevoli danni ecouomici per le forti p erdite che l'infezione arreca al nostro patrimonio zootecnico. :::lono stati approvati voti e conclusioni diretti a inte!lBificare le indagini per gli accertamenti etiologici e per regolare la vaccinazione veterinaria. Infine, il Cons1glio Superiore di Sanità, prirn8. di chiudere i suoi lavori, ha votato, per acclamazione, un ordine del giorno di ammirazione e di plauso per la saggia ed energica azione sanitat·ia. e profiJ.attica svolta nell'.Agro poneino, la quale, ins1eme con gh imponenti lavori di bonifica. e di trasformazione fondiaria eseguiti, ha p ermesso la costituzione della nuova città di Littoria ed il riscatto al lavoro ed aHa. saluto del popolo di Wl& vasta zona del territorio nazionale.

Onoranze al prof. Roberto Alessandri. Il 12 marzo, nell'aula della R. Clinica chirurgica al l;'oliclinico Umberto l , in R oma., con austera sobria. cerimonia, altamente significativa, furono tributate solemu onoranze al prof. Roberto Alossandri per festeggiare il suo 300 anno d'in· segnameuto. Il prof. Alessandri, già. primario degli ospedali, nel 1912 fu chiamato, giovanissimo, alla cattedra d1 patologia. speCiale cnirurgica dell'Università. di Roma. e tetme con sommo onore questo posto fino al 1919, quando fu prescelto a succedere a .Francesco Durante nell'insegnamento della clinica chirurgica. La chiara fama del grande clinico, che onora nel mondo la chirurgia italiana, trova perfetta rispondenza nelle superiori sue doti di educatore, nella nobiltà d el s uo animo, nel suo fervido patriottismo, ond'è che intorno all'insigne Maestro si trovarono raccolti con commovente un.a nime slancio di d evota ammiraziOne, alte Autorità, i chirurgi più illustri di tutta Italia, le più spiccate personalità mediche della Capitale insieme con gli affezionati dJBcepoli, mentre i maggiori clinici stranieri avevano inviato entusiastiche adesioni e ts.luno, come 11 prof. Grégoire, direttore della clinica chirurgica dì Parigi, era personalmente intervenuto. La Sanità. Militare era rappresentata. dal Drrettore Generale, tenente generalo medico Franchi. Presenti il maggiore generale medico Caccia, il Direttore di 8a1utà. del Corpo d'Armata colonnello medico Na.polita.ni, ìl direttore dell'ospedale militare tenente colonnello medico Monaco e numerosi altri ufficiali medici. Parlò per primo ì1 prof. Dominioi, a nome degli allievi del Maestro e lesse una nobilissima lettera del prof Durante che suscitò applausi calorosi all'indirizzo d el venerando vogliardo, glorioso fondatore della Scuola. Chirurgica Romana. ::>egul il prof. Busi, Preside della. Facoltà medica e quindi sì levò a parlare il tenente generale medico Franchi, che pronunciò il seguente indirizzo: ,QuaLe Oapo deUa Sanità Militare ho L'onore di porgere al chiarìa$imo prof. Alea· sandri il saluto deferente mio personale e quello degli ufficiali medWi dell'Eser~. dei quali alcuni furono suoi allievi diletti e tutti lo ebbero Maestro in guerra.


NOTIZIE

Il Corpo St.,tita.rio rnilitct.re t ·intinu~mcnte partecipe di queata celebra~·ione elle e.~alta mt trenumni{) d'in.seynmnento di chi è OltO're e vanto della Sc·u ola Chirurgica Roma:na. In COB"l· l1mgo temtpo il pro/. Ale.orsaftdr.i, nella sua alta mente e nel 8UO gran

cuore. con quell·i cklla Jlcienza,, srppe impartire atte devote studentesche aUri precetti e<l-ncativ i ugtwlnumte preziosi, ispirati alla sua sqt,i.sita umartità, alla religio1te del dm;ere ed alla fede nei più sa·n ti ideali. Così è che dalla 81.ta cattedra irrad·i.a da sei lustri la luce .della scienza e della pietà, con l'Mem.pio vivente delle più, elette virtù, prima fra tutte quella deU'amme vivi.9.9inw alle' Patri.a, che condus.9e lo scien.:iato, vr.st-ito clella gloriosa divisa grig·io1Jerde, preaso coloro che verscwano il loro ecm.gue per un'Italia sempre più grande. Sprezzante d'ogni pe1·icolo e dimentico d'ogni privi.tegio che potease venirgli dal suo alto rctngo scient·ifico, il prof. Ale8eandri fu, per trenta 1nesi, alla d·irezio-ne della vc~lorosa seccmda ambulanza chirurgica d'armata, posta nell'immed-i ata vicinanza delle z.iuee del fuoco, perchè i soccorsi fossero più pronti ed efficaci. Ed è bene qui, ora riaUe1·mare il merito di tante giovani vite vittoriosamente conte8e aU.a morte e di tante ferite sc~nate da chi fu 1nedico soldato fra i più. procli ed ebbe il pet.to fre.giato cla "na m.edu{jli<t d'argento al vctlore. La Sanità .Militare, nel 1--ivo ricordo dei preziosi servigi resi fra le proprie (~. è qwi presente con "nanirne consenso, per testimoniare la sua ammirata devoz-ione all'insigne Maest·ro.

Il generale medico De Plato ricordò l'opera disinteressata e p remurosa data du.l Maestro a. pro della Milizia Volontaria. Il senatore prof. P estalozza., decano rlolla l<'acoltà dì Roma, rievocò con ispirata parola le grandi benemerenze del festeggiato. Il prof. Baggio porse un commo.sso saluto quale allievo d el prof. Dumntl:l e del prof. Ales;;a.ndri, associando i due chiarissimi nomi con reverenza. di discepolo e con affetto filiale. Il prof. F:gidi pronunciò un brillante discorso presentt:~.ndo l'omaggio di un bellissimo atlante della. resezione gastrica. I p rofessoChiassor·ini e R. Bastianellì ricordarono particolarmente il lungo periodo d ì p rill\il.l'it~to dol prof. Alossandri negli ospedali d i Roma, mettendone in rilievo i meriti oido.ttici e scientifici. Il prof. Manfredo Ascoli, in nome degli aiuti e degli assistenti della Clinica. prosontò al prof. Alessandri il primo volume del 1'rattati di Chirurgia che, sotto 11 suo nome e con la collaborazione della sua Scuola, è apparso in bella veste per i tipi del benemerito editore comm. Pozzi, nonchè uua raccolta di scritti di chirw·gi italiani e stranieti, pubblicati in suo onore in un numero unico de Il Policlinico od wìa riuscita medaglia d 'oro commemorativa d ella fausta ricorrenza.. !nliue parlarono studenti italiani e stranieri portando nella eccezionale adun ata la fre:sca voce d ella. nuova gioventù studiosa con accenti di rispettosa. entusia.stica d ovozione per l'amatissimo Maestro. L a ool'imonia si chius~ con un elevato discorso del prof. Alessa.ndri che, rùlgraziati i convenuti, profilò con incisiva efficacia la radiosa figura di Francesco Dw·ante e porse un pa1·ticola.re commovente saluto al Senatore prof. Marchia.fava, presente alla cerimonia.. Egli rilevò con particolare compiacimento il proposito me:;so in i\tto c.iai suoi allievi, antichi e presenti, di compilare Wl Trattato di Ch:iruryia, di cui, dopo quello di Dw·ante, ora sentita la mancanza in Italia e che potesse sostituire i val'l mt~nuali stra.nie1·i, come era. doveroso,dn armonia d el rinnovato spirito nazionale. .Ebbe speciali parole d i elogio per i proff. Ac;coli e Valdoni che htuwo ctml.tala redazione del Trattato e per il comm. Pozzi che • nullo. ho. ri8pai·rnùltO per·chè l'Opora. riusci.s.'3e perfetta dal lato tipografico e per la ricchezza. e la buona esecuzione delle figure che la corred ano •· D isse di avere gradito in mod u8tiu. l'tdto onoro fattogli con l'omaggio del supplemento speciale de Il Policlinico, che porta i nomi più celebrati della chirurgia. nostra e mondia le. Concluse infine con l'augurio che fosse degnamènte continuata la tradizione della Scuola. clinictt ed ospedalicra di Homa per il sempre maggiore progresso della nostra scùmza chirurgica, per la gloria sempre più alta della rwstra diletta italia. Direttore responsabile: Dott. LuiGI FRANOIU. tenente generale medico Redattore: Dott. prof. VIRGINIO DE B»RNARDINIS, tenente colonnello medico (51US\).17) - ltOMA, 1113:!-XI - I STI 'l'UTO POLlORUICO D E I~LO STA T O - O. C.


RIVISTE ~lEDI CHE MILITARI ---------0--------ARGENTINA : UEVlST A DE LA RA~ l DAD i\liL l'l' t\ R . - nlr·c?.ione genero le di so.nltà. Minisll'ro della. Oucrrn. Buonos-Airos. Fa~c. V, scl/euwre-ottobrc 10~2. Caceres : Attitudine al xon"lzio militare. - RapaUinl : Scrvlzi•l odootoialr·ieo nHil• mnrltu\ eli guerra. Otlllt: L' i~truziouc dellr• recinto in relazione all'ir.ltcn•ità c nlln dm'!\ t n dc: Ile epid<:mic m•llc caserme. - MKI!Intt: L'epulide. - D'OIIYtlra EletYH: Psichintrht militntt.

BELGIO: ARCHIVES MÈDICALES BELGES. - Direzione superiore dol •crv izlo di sanità <lcll 'Esorcito belgn (Redru~;ioue: Ospedale militare oi Llf'gi). Fase. 3, uwrzo 1933. Foc:q..t : I rcliquatl delle fratture degli nrtl nelle perizie medico-l~gnli. - BOllettino lntemiZion....

CECOSLOVACCHIA : VOJE~SHÈ ZDRAVOT:-."tCRÈ J,tSTY . -

Onnmn s •ienti tloo <lei medici, veterinari e fnr·muoisLI mllltarl cecoFiovaccbl. Redazione: Prahl•, 13ubonèe, !\!NO. - Zdnl,· . otldé lcnl. Fase.~. 1o:Jt. C - : L'esame dcll'occbln nelle vl~it.e cii r\'clutamento. - Clt~lc : )letodi di O"'!(·rvnzionc nel· l'<'~nme clinico <lei l'.aYnlli so~pettl di nrorvn. - T•m~lk : A lince soprnnun•erarlo . - T•rnì'lk: Condromnto8i clcll'artloolazionc del gomito.

FRANCIA: ARCIIIVES D E 1\l JtDECINE ET PHARMAOI E ;\IILITAIRES. - Direzione d "'l servizio di annlt.à, Ministero d,ella Gucrm. Fase. l I, /ebbro i<~. t<mw XCVlli, 11133. Y..-a e De C!lahemlttln : Studio sulla prc~RiMH" mèdin. - G041nene: Clorur·l, cloro c nefriti. A1llert : Osservazioni su quattr·o cu~l di clcr·mato~i erosi v n. - B.,.al e Luc : lli"·ultnti ottenuti col mehhlo dol dottor Jaoob~ou nel trncomu. - Baudet : Le prime tr·r>.~u~ionl eli Ruugue. oi!Kie, Balli', oastlllon e llllllacller: Or-ganizzazione moclico-ch ir·urgica d'urg<-nza nel t.orritori t.ll'l nord clelia Siria.

INGHILTERRA: JOURNAL OF TIIE ROYAL AR\\lY 111ED10:~ CORPS, - E:dito da .J ohn Dale, Son~ a.nd Da· n.lolsson, Ltd, L ondra, Fase. 111, uwr:o, Jll:l:l . Wlnlunson : t .-~d etti nel pn•~rtto e nel pr(·~onto . rtch\7.iono ~ull o ~vllurtpl) cor·vor~o. - Llster e laltord : Dcl<(' rizlonc ed t)S8<'rvazion i s ull'uso di un fHMl<> di m~dicu?.ion<' lll"b ilc.- AndeNM : Un tipo completo di pisointt. - Dafls: Hic•r•r"Cht: ~nll'inquirH\Illonto batt.eriC•) delle piscine (conlinua). - Oollpton: lnOuen?.a (lell'umlditù a~rno•fcl'lca sull • "vlhl 'I>Po della mcniogito cot"Cbro-spinalc.

POLONIA: LEKA RZ WOJSKOWY. - Organo clcgli uffici!• li d~l !'ìe•·vl:<io ~anitorio. Ccntrtun Wyszkolcnh• Snnlt. Gòn10~ln.•ko. 4.5, Varsavln. N. 10. 15, 1wumbre- ,\'. 11, ! 0 flinmbre 1U~2. Olllelul: Dlt'<li anni ùol Ccut.ro d'l~t ruzioue do l Scrvizirl MnitMio mJHt are (N. 101. - Janlszewalcl : Dl~lusettazlone con l'acido cinnid.r·ico e l'apparecchio ciel dottor Stiucr per In di~luRctwzlouc d l'gli elfettl (N. LO). - Sz-lcl : Sulla trasfu~lone del >;>lltguc ncl.'e"ercito lu t empo <li Pll<'C· e In tcJUI•O di guerra (.V. IO). - Pawlowslcl : Sgombro c smi ~t,l\mento del toritl dal pun t o di vl~t.a chirurgico seeondu Il rcgula.mento In vigQre ch·l servizio ~anitorin in gu~rra (N. LO) . Konùatowlcz : Il blocco dal cuor(• o la sua c ura t.V. 10). - JawoRicl: Febbre titoitle curata col neosal'"arsa.n (N. 10. t:t>nlinuu:imw e /ln'l) . - Cztzewlcz: 11 scrviY.iO R>lnitnrlo ncll'o~crcil" t~deso:.~ clurrlllt.e 1 prlrul anni dcUn grande guerra (N. 10, c.m/imu•). Hesoeontn del Ccutr·o d'Ist.rtl.Ziono 8t•nltMin noi pc ri•J<Io clal l" ottobre 19:11 al :10 scttcmb t·c 1932 IN. 10). Talllen: 11 g'lt.zo cndomico in Polonia (N. 11 ). - wacelc : En\icro.nla orh•lml<'u (.V. 11). M.lllnowatl: ~ll.r"C;omatosl rlclln pia mad re ct·rebro-~>pina.lo (N. 11). - Bhuotcr r : l ruvdicl durnnl<l l'lnsttrrcztono nazlonoJo ùcll'in,·oruo ISU:l- J<ì(H o loro blc)gr·o1lc. (N . 11. rmrlitw.a\.

ROMANIA: R~~VlSTA SAl-il'!' AllA MILlTARÀ. -

Hed:tzifliW ~ ammini"trazlooc: O~pcdnlc milituro • Rcginn Elisabetta '• Duca c-est. Fa.•c. l. ue>mnio 1!J:la. lltlca t Ltllll!l- : Due CllSÌ <li 0'11\IICILIIZI\ ch'l ril1t:~Si MtCO-ti'Jlùlnei. - ltoiUI t PKRitO: {Ì D CllfO dJ cisti dentari n. - Barsan : Pnmh8i degli oculo- motori dopo rachlQ-anestesllt. - Panutesco e Tatllrano: Rìecrcbo ~ pcrimonh\li in un cu~o d l cd l'ma aeu~o della fu<:cia. - An&elosco e Badtr : Un cnso di dirtcrlt.e ~econdar·!n. dell'orecchio medio.

SPAGNA: RE VISTA DE SANI OA O M[LlTA R. - Pubbli<:ozionc ruouAilo rlcl CQrpo .'mnitut'lo rn ilitarc. :lladrld. FflsC. H l , I>I{Lr;o 1933. •11111111: Profilassi della febbre gialla. - Llnarea Mua: El!t:nni mentali collcltivl (Ce>rlirtua) .

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Anno LXXXI • Fase. V MAGGIO 1933 - ANNO XI

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

l

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO o~LLA GuERRA

ROMA

Pabblkazione mensile


SOMMARIO LEZIONI NEQLI OIHDALI MILITARI :

Roasenda. - T o.bo doNalo & pa.mlisi generale progressiva. Nuovi metodi di cura Oongluutiviti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Casttonero. - La radiogrntla lo Mrle dell"npparato roeplrntorio o sua Importanza nella. lotto. contro la tubercolosi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Pag. S29

&QIIIInlttl. -

•

S36

387

MEMORIE ORIGINALI :

Trnuml e ~indroml pnrkinsonfstnc . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .li'ibro- angioma cavernoso gigante d l'l ·f!>~talo . . . . . . . . . . . . . . . . . . Plccaor.ta. - Oootriuuto alla diagnosi radiologlca delle clstl da ecbioococco (coJ.timta·

Pag. 3:l9 347

l'ell'ler. M-111. -

::Wne e (ine) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . O.<Scrv••zionl ft.i io- morfologiohc ~uglì :<eia.tori a. Passo lloiJe . . . . . . r . .

358 3H

Catttene. -

RIV18TA SINTETICA: VItale. -

r,e m~tlattic profes;ionall dell'ort:<'cblo con pnrticolnre riguardo alla funzione ud itiva. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . .... , .... .

Pag. S7S

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA: . • ....•.•. . •.•

Pag. 102

Ascotto della parete &«dominale da perltonlte pneumococclca lnclatata - P1 .1ZZ.\ . • . . • . . • . . Calcoli ~lllari . [,<t SUL$i fìsinlo(}ictulcllrt bUe ••·d ,;uoi rapporii. con la fnnnn~ion e cUi - LE)Icl!EL Calcoli biliari c ulcera gastrica. J/"1·• ttlic <la - }~lltotANN . . • . . . . . • . . . • . . . . . • f'~bre ( C.cL) rl :orrente nella Somalia ilaliana - l\lA'l'TEt . • • . . . • • • . • . . . • • . . . • f iantione dal complemento nell"lperJentlbllltl di fronte al proparatl aalwlft&nlcl. La pro~a <li -

301)

A~ldl11ohra1l& (L') nella lnfetlone &onocoeclca mascblle -

E:-<SBURO t' WE~DI.BF:Itr. EH

G!NELLA

;lO~ 39~

393 401

. .. •.. . • • • . . • . • . • . . •. •.

398 a9o ag;

Lflta anthenerea. PtriJ)r::it t!elltL- 0.\l.lnl' CII'&AI ' . . . . . • • • . • . • • . . • . . . • . Menln(ltf lf.,e , &tute llnlocltll'le bonlcne - )[OHt:·r-r• c MORELt.rNt . . . . • . . . • • • . . • Orcanl endocrini. Stwl:i<J sperim.<:ntale sulL'inf/ttetJZ<l deoli - o·ui. tessui'i - F.NDOO . . . . . Pseu4omlxoma peritone l ex appendice - )ton~:J.IJ. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Psichiatria. .';/.urli IJI)mat<>looici in - La pioolric.,.~i (Porolooia e cli-nica tl.ell'it.tossicozione ~mrremllc !.'T'I1!iCt~ 'in psi.C/tlt~lri-1") &ril'rEL~ . . . . . . , ••• , . • , . . • . • • Storia dal •rlzlo sanitario dell'eterelto belga. Contributo t,dla - MELIS . . . • . . . . . . . . Tlroldectomla (La) con sezione prlmltlwa CICli' Istmo - DUV,\1, C J)' AlJili(1Ni'. . • . . . . . . . • Trao:oma e hbcrcoloal. r.:·in.ccrslonc nucleare di. V!l ez ne-i rapporti Jra - Uosst . . Vaccinatlone (Sulla) col B. o. Q . per wl a orale nel lanclulll o ne&ll adulti non allercl cl - CA r.)l E'l'TE

CONFERENZE E DIMOITRUIONI CLINICHE NEGLI OIPEDALI MILITARI NOTIZIE . • . . . . . • • • • • • • • . . . • . . . • . . • • • • •

400 400 390 399 401 391

•

Pag. 404 • 408

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'e.bùooamento è an nuo e ùe~orre dal 1• g&onalo al 1>rezzo d.l L. 32 (Estero L. 44). Per gli ulllcie.li mod ici e t:bimici-farme.cistl del R. Eserci to, In BOrvlzJo &d in oong.. do, li prezzo ù&ll"abbona mento è ridotto e. L. 24 anticl pe.te. Per l soli uJfiele.li m&ùlc i (doii'P.sercito & ù&lia :\>farine.), lo qualunque posizione el tro vino, è ammesso un abbouam&oto cumulath'O al (}i.on>al~ tU Medicina Militltre •&d agli 4nnal i d·i M edicina Natale e Col oniaU! al pre--.zo di L. 40 a onu&. n prezzo d&l eupJ)l&mouto cout&nente i Ruoli di •tn.."iani ltl del COf"1"' ~nilario m ilitare è di L. 15, ridotto e. L. 8 p&r i soli a bbonati.

NORME PER l COLLABORATORI. Le OJ>Inloni manifes tate dagli Aatorl nou nape<."TTe.no la respohdllbilìtà. del perlodi<:o. , Agli Autori narnnno conoeSdi !n'Btnitament& 5!l estratti con copertine. stampata, frontespizio, lm· pagiue.ture. e numerazione s pecial&. J>er disposizio ne del Consl.rlio ranr.ioaalo dello rlo&rone e. oie.s::uo lavoro deve ess&re unito oo hre ve autor ia.•snnto (no o più di IO r ighe) . Le spese per le tavolo litogre.Ocbe, totogrnlleh&, e nc .. cbe e.<-r.ompagnll896ro le pub\lllcazlo:ll, sou o e. enrico òegll Autori . l me.raoscrltti oon si restltn~ scooo


ANNo LXXXI- N. 5

GIORNALE DI MEDICINA MILITARE

1\V.GGIO 1933-(XI )

LEZIONI NEGLI OSPEDALI MILITARI

OSPEDALE MILITARE D I TORINO

TABE DORSALE E PARAUSI GENERALE PROGRESSIVA NUOVI METODI DI CURA Lezione del prof. Giuseppe Roasenda., docente di neuropatologia nella R. Univ<'rsitli, tenente colonnello medico di complemento (4 aprile 1933- XI)

Invece di parlare pr-ima e ài dimostrare poi, tenendo conto del fatto che i pazienti convocati qui hamw una certa p·r emum <li rito·rnare a casa lm·o, inverto l'ordine: dico brevemente ài ognuno degli ammalati qui p1·esenti: e parlerò in seg1tito, più ordinatamente che mi sarà possibile, ma assai succintamente, per il t1·oppo scarso tempo a disposizione in conf1·onto della vastità dell'argomento, sul tema prefìssomi. Ammalato n. l. - Tabico con sintomatologia classica, e, si può dire, co·mpleta. Qualche mese fa soffriva di llol()?'i - caratteristici della S1ta malattia - in modo violentissimo. Oum contro di essi: iniezioni endovenose lli solfato ài atro7Jina. I clolori cessa1'ono e 1wn si ri1Jresentarono più. Ammalata n. 2. - T abica, vista per la prima volta quattro anni fa, in condizioni gravi, atassica, con una 1wtevole art1·opatia clel gi1wcchio clestro. Curata colla piret<r-solfo-terapia associata con cure specifiche. Risultati ottimi: l'ammalata ca1nmina e può attmulere alle faccende ài casa sua. L'artropatia è 1·etrocessa in modo insperabile. Ammalato n. 3. - Pa1·alitico generale prog1·essivo, già abbasta.n::a avan,zato nell'evoluzione della malattia t1·e anni fa. Curato colla mala1'iaterapia seguita da pa1·ecclti pm·iodi di m~re specifiche. R ecupero sociale e lavorativo completo. Ammalato n. 4. - Paralitico generale progressivo, Ì1l condizioni gravi, in principio di quest'anno. Malar-iaterapia, pi~ì cure specifiche. Rocupero

sociale e lavorativo com.pleto. Ammalato n. 5. -Paralitico generale prog1·essivo in, CO?tdizio?li avanzatissime cinque anni fa. .Malariaterapia con cure specifiche non molto intense né pTolungate. JJfiglùrramento notevolissimo. P ermane disa?"t?·ia rilevabile solo se si ricerca: mentalmente è bene orientato, attento. Esiste però nel suo complesso psichico un leggiero deficit in c01~jronto delle .condizioni precedenti l'inizim·si dei fenomeni della paralisi generale progressiva.


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TABJ; DORSALE E PARALI S I

GESE&ALE PROGRESSIVA

Ammalato n. 6. - Paraliflico generale progressivo, malarizzato l 'anno scorso a giugno. R ecupero: però a.nch'esso con legg·iero deficit, che ?U»l gli impedisce la vita fanliliare, socia.le, e proclu.t tiva.

Eà ora, pregand.ovi ài tenere M'Vanti agli occhi il quadro àei pazienti che ho presentato, clirò quanto mi sarà. possibile sul tema di questa riu·nione, vale a dire sui nuovi metodi di C1tra della tabe d.orsale e clella paralisi generale progre88Wa. Io voglio accennare an:ituUo ad un nuovo sistema tcrapeutico cont1·o i (lolori camtteri.~tici della tabe. Esso consiste in iniezioni end.ovenose di solfato di atrozJina. Alajonaninc ed Horowitz (l) la consigliarono contro le crùsi ga.striche dei tabici, clando ww .~tcti-istica fa porevolissima. Contro i d.olo1·i tabici es.~i non dich-iararono 1·i:mltati cos'Ì brillanti. Il dott. S. Garctt;o ul io abbia1no in11istito nell'az)plicazion.e di tale metodo di cura con moc7.alità particolari, fa.cendo cioè in ogni paz iente UM serie di lQ-12 iniezioni e1ulovenose, le prime ·i n giorni successivi, le altre a giorni (tlterni. Dosi: Yt-1 - 1 ~~fino a 2 milligrcunmi d·i atropina per ogni iniez ione. Risultati: buoni Cll otti m.·i in du e trr::i dei casi (abb·iamo fatto le rice1·che sopm 21 pcr,zienti); vantaggi anche negli altri, eccetto che in d1te Ìlt cui v'era da prevellere un ins1wce.~80 a1whe prima di incominciare la cura, per l'evoluzione della malattia. e le cattive condizioni degli ammalat-i. N o·i abbiamo fatta ww comunicazione in p1·oposito alla R . A ccademia di M ecl-icina ài Torin.o (secluta del 31 marzo 1933), e pubblicheremo il lavoro sulla cc M inerva JJIedica 1). Non pos.~iamo di re se i va'ntaggi ot tenuti in q1talche caso siano stabili o pc1-.~istano a l11.ngo: in parecchi pazienti, dall'epoca del trattamento, non si so1w pre.sentati più: in altri invece si è avuto una 1·ipresa eli dolori facilmente combattuti da altre poche iniezioni di atrop·i na. È da consùlerarsi che se anche non si può attendere la cessazione defonitiva di tali ilj.stU?·bi con qttesto m etodo ili Cttra, essa si ha ancora m eno cogli aUri sistemi finota proposti ed 1tsati: e se anche gli ammalati à~rvessero di ta ,nto i·n tanto assoggettarsi a qualche iniezione endove1wsa, essi lo faranno certamente volentieri per eliminare o far sospenilere 1t11- sintomo di una gravità talora 1wn comune. Si tratta, nella c1u·a atropinica dei dolori tabici, di una terapia sintomatica per un fenomeno fastidiosissùn.o della tabe dorsale : un sistema ài cu.m recente veramente contro la malattia fu invece quello applicato nell'am·malata n. 2. È necessario a questo punto dare uno sgum·ào generale sulla questione che ci in teressa. Riconosc·i uta l'origine sifilitica della tabe dorsale, fino a non molti anni fa (mw ventina o poco pi1ì) si curava la malattia con preparati mermtriali e, q1talche volta, joàici. Poi si aggiunsero - e f1t una grande conq1tista - i preparati arsenicali, di cui resistettero e sono adoperati tuttora su largJt,issima scala, gli arsenobenzoli; ed in seg1tito il bismuto, ottimo medicmnento antiluetioo anch'esso, in svar-iate forme solubili eà insolubili. (1) A .L AJOGANINE et liOROwt·n : Tmil.etJJ.etLt lle8 cr l.sea gastrÙ[IIt8 tab~tiques par les injection.' in.· t mr.ein.e•.'-•r.s àe s.Up!&(l/.c 11.'(1/.ropi~>e: Sociét.b mMioalodcs Hil pltaux, l!'lDnalo 19Sl. - IIOROWIW., ~.:

Crises qastrifJu.e~ du tabes; O. Ooin et C., éù . Il. Paris, 1932.


TABE DO.RSA.L!o: E PARALISI GENERALE PROGRESSiVA

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Ciò oon ostam.te certe forme continuavano a p-resentarsi ribelli o poco influenzabili àalle cure. Si incominciò frattanto, seguendo le dù·etti·ve di Wagner von Jauregg <li V ienna, a curare, con rist,ltati assai apprezZ{lbili, la paralisi generale progressiva colla 1nalariaterapia, s·ulla quale ci fermeremo in seg1~;ito. T entati'h"i, anche contro la paralisi generale progress·iva, erano stati fatti colla piretoterapia da proàotti chin~ici, batterici, ecc.; ma il metodo coll'iooculazione <lella malaria fu semp-re qt,ello che si ditnostrò il migl·iore agli effetti terapeutici desiderati in tale forma morbosa. Viceversa., nella tabe dorsale la piretoterapia non 1nalarica f'u quella che pare abbia dato e continui a ilare i migliori 1·isultati. Fu Schroeder che consigliò la piretoterapia collo zolfo contro le n~alatt-ie da sifilide antica del ~istema nervoso. Io, fm i primi, mi occupai ilella pi1·eto-soljo-terapia parecchi tmni fa (1). Feci moàifica?·e la fonnula di Schroedcr, aggiungend.o alla soluzione oleosa satura ili solfo, canfora pe:r da1· torw al ctwre, e novocaina-base per attut·ire alquanto il dol&re delle iniez·ioni: e feci seguire alle ·iniezioni piretogene ettre specifiche com.plesiie. I 1-isultati che ottenni f !trono per lo più assai buoni, ed in taluni casi ottimi: e la paziente pre8entata lo llimostra. · Nell'applicqzione del metodo io mi comporto a q·uesto modo: fac<,"ÌO una iniezione di olio soljorato: la prima volta ili 3-4 centimetri cubi, che poi a1tmento nelle successive, in modo da ottenere tm'elcvazione termica fin verso i 40o O. L'iniezione può presentarsi abba$ta·11za dolorosa per sè stessa, e rÌ<J;Ctdizzare anche i dolori caratteri.stici della tabe. In tali casi, smmninistrare qualche goccia ili laudano od ttsare altri p1·epm·ati d'oppio, ma non medicamenti analgesici che siano anche antitermici, per no·n influire sulla temperatura, che noi vogliamo a bella posta innalzare. Il gionw seguente: iniezione encloveoosa di Enesol; un giorno di pausa, poi iniezione lli Bismoa:il; un altro giorno ài pa·usa, quindi fare la seconda iniezione ili olio solforato: e così ili seguito, per 8-10 serie. La cu1·a specifica può essere modificata in molti modi: ad esempio, iniezione di cianuro di mercu1-io, più iniezione ili u1~ preparato arsenobenzolico, pi1't iniezione di un composto ili bismuto (facmWosi iniezioni di mercurio e ili b·ismuto co1Ltempm·anearnente, fare attenzione alle eventuali stmnatiti ! in caso, diminui1·e le dosi). N elle mie pubblic~ioni Jw messo sull'avviso i colleghi sulle difficoltà che si possono inco1~trare a proseguù·e la ou1·a ila parte del paziente, il quale si aàatta qualche volta poco volentieri al dolore provocato dalle iniezioni ed al dover tenere il letto durante il perioào della cura: c&ndizione questa utile, se non indispensabile, essenzialmmtte ne·i giorni in cui si inietta l'olio solforato e si provoca la febbre. Per ultinw, come em it~ p1·ograntma, vi parlerò della malariaterapia nella paralisi generale progressiva. Ricorilerò due questioni trattate in questi ultimi tempi sulla patogenesi ili tale malattia, oon risolte nC'ppure ora, e che possooo servire a spiega·re, sotto certi rigttarili, le ilitfìcoltà incontrate nella cura di q1testa for·m a morbosa. (1) O. RoASEl'"DA. - P!reto- soljf)-ltrapi<t e cure speci{lcht in malattie luet~he cltl sisùma l~·

roso. Olom. della R. Accad. di Medie. di Torino, u. 3. 192G.

. O. ROA!!ENJ>A . - DoJ..i C01l/trmatir-~ llt.Zl'eOìcacia della pirek>-solto-tercrpia associata con cure Bp eci{lcht in malattie luet~ht' cltl lri.stem.a mrvoso. Nota II. - Mluerva Medica, n. a, 1931.


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TAOE OORS., LE E PARAf,lSl c:a::u:RALE PROGRESSIVA

Si è parlato (Ll'\raditi e Marie, a cu.i si a.ggiumero in seguito altri autori) del dernwtropi111r~o e del neurotropismo della sifil·ide: per cui taluni ceppi di trrponemi cwrebbero ·tma. tendenza ad invadere eà a àa.nneggiare il sistema ner,;oso (nrurotropiluno), mentre altr-i darebbero prevalente~nente, per non dire quasi Ciiclusivamente, ma;nifcsta.zioni cutanee, e, particolarmente, non del parenchima nervoso. Questo concetto che per tahmi (t.~ petti pareva avere àati Stt cui appoggia?·si, non potè d'altra pm·te e.~sere accettato, così sche1natica mente come f1t proposto, pm· obbie::ioni valide e ben fondate. Altri stu(li e ricerche si riferiscono parimenti all'interpretazione àel ·motivo per cui la sifilicle ttia talora manifestazioni ner-vose di origine vascolare (endoarterite luetica.), altre volte manifesta.::ioni meningitiche, alt-re volte a·ncora parenchimatose (come nella paral·isi generale progressiva). Lasciando in cli.<tparte la questione dell'eventuale tw·m·otropismo som·a ricordato, parrebbe confennccto che i treponemi invaderebbero in 1n·imo tempo i vasi eà il connettivo intcrsti.::iale, facendo ostacolo la nevroglia alla loro d·iffusione nel parenchilna nervo.~o. Questct avverrebbe dopo un tempo pih o meno rilevante di latenza, in cui i treponemi si sarebbero meglio adattati, ed avrebbero attraversata la membrana perivasoolare. È bensì vero che altri auto?·i (Sézary) pensano di·versamente, n el senso che i treponemi si anniderebbero i1~ primo tem1>0 nella sostan::a nervosa, dove resterebbero latenti durante un lungo periodo di tempo, per poi a.clattarsi, prolifm·are e pullulare: ma questa opinione è accettata da pochi (l). In ogni caso, agl'i effetti della terapia, l'impo·rtante da 1·ile-varsi è questo: che se i tneàica·m enti antiluetici possmw ser-vire nelle altre forme della sifilide del sistema nervoso, compresavi anche la tabe dorsale, n ella paralisi generale progressiva, dove il treponema è annidato nel pm·enchima cerebrale, non solo non lo raggiungono e quind·i no·n servono, ma furono acmtSati a:rwhe di peggiorare le condizioni degli ammalati. A chi deve attribuirsi il merito ài aver applicato la pi·ret.oterapia eà in modo speciale la 1na/.a.riaterapia nella paralisi getwrale progressiva ~ Non voglia1no dil1mgarci -molto in dati stor-ici. Dirò solo che se ne so1w avuti clei preC1trsor-i in tempi antich.issitni (lppocrate e Galeno, i quali ha.n no constatato già il benefico effetto delle ele-va.z ioni termiche in certe malattie mentali) e, pi1l. vicini a noi, molti altri. In Italia (Pasini, l. c.) Antigono R.aggi (1876), in wna pubblicazione << Il processo febbrile n ei pazz·i '' accenna alla possibilità di cu·re colla malaria negli ammalati di mente, riconlando che il Galloni, nel ma·nicomio di R eggio Emilia, non cercava tli troncare la. 1na.laria che si 7nanifestasse nei ricovemti, per i vantaggi che ne ave1·a constatato. Probabilmente i più. avvantaggiati erano appunto i pa.ralitici ]Jrogressivi. A l 'orino Martinotti prima, Marro in seguito, usa·vano nei paralitici una fanna di piretoterapia a 1nezzo di ascessi provocati chimicamente con trementina. 1J[a chi arrivò in modo esplicito a conol1t8ioni che j1t1·ono in seguito anthe quelle (li Wagner von Jauregg fu 1J.n francese. È L(.'grain (1.'raité cliwique dr.~ fièt'l'f'S iles pays chauds: Par-is, 1913). Egli scr-ive: «L'avis des Anciens et l'ob.'lervation cliniqu.e nous aut.orisent à pratiqtter l'inoeu.lation cle la fi.èvn quarte clrws. . . . . . . . . (enmnera varie forme morbose), au dlbut de la paraly~Sie gfnérale et clu tabes . •.. L 'inocuJat·io11. de la fi.èvre intennit(l) crr. lllwbc per qu<'stl o.rgomcnt l: A. P ., !>l:\1. - Pirt!(J e malarw - t~ra.pia nella sifilide. R clnziono a l XXV Cougrc,so dclh\ 8ocictà. ltnllam• dl Dormutologiu o Si61ografta.


TABE DORSALE E l'ARALISI GENERALE PRQGRESSIVA

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tente, qui est toujours sans àanger, periculi expers, mérite d'étre érigée en méthode tMrapeuti,que >> (v. in Leroy et 1\iédakovitch - Paralysie géné·ra le et n~alaricttherapie. G. Doin et O. écl. à P aris. - I n questa pubblicazione io ho attinto molti dei dati che esporrò in segwito ). Spetta però incontestabilmente a Wagner von Jauregg il merito di aver fatto 1netodicamente ricerche su ammalati in numero tale ed in modo così completo e diUgente da ilare delle conclusioni, si può dire, definitive, guida sicura per quanti i1~ seguito si sa1·ebbero oc<Yupati della cura della paralisi generale progressiva, ed a'ltrebbero quindi applicato su la·rga scala la malariaterapia. Accennerò solamente che W agner von J auregg aveva, per la cura della paralisi progressiva, fatto esperimenti con elevazioni termiche a mezzo della tubercolina, e che in seguito si erano continuati tentativi con sostanze piretogene di altra natura (v. in Pasini, l. c.: VlW<Yino antitifico polivale1~te, iniezioni di streptococchi e sta.filococchi uccisi, nucleinato di sodio, flogetan, saprovitan, latte, albumose, peptoni, sieri eterogenei, aolan, yatt·en, caseina, ecc., per iniezioni). Per riguardo alle malattie febbrili, si provò con l'erisipela e con la febbre ricorrente: ma la malaria inoculata fu incontestabil1nente quella che diede i migliori r·isultati. Per cui s'è imposta e generalizzata in t1'tto il n~ nella terapia di cui trattiamo. I risultati sono, ripeto, ù~discutibili. Anche prima della malariaterapia esi.stevano remissioni nel decorso della paralisi generale progressiva, ma di tutt'altro ge·nere, e che non disturbavano, in complesso, l'evoluzione dellq, n~a­ la.ttia. Ora invece esistono delle vere guarigioni, nel senso della poss-ibilità al ritorno defì,?~itivo del paraliti{)O alla v-ita familiare, sociale, alle sue abituali occupazioni. È certo che in molti casi la guarigione, o meglio, l'arresto della malattia, si pttò fare con deficit poco o nulla, o, viceversa, molto apprezzabili: ma le varie statistiche su miglia.i a e migliaia di a1nmalati ààrmo c-irca il 40-50 per cento di guarigioni o ài miglioramenti notevoli: percentuale che diventa molto maggiore quando si tratti di paralitici all'inizio. Oon questi guadagni noi possiamo trascurare le morti che avvengono a ca·usa della cura (in talune statistiche il lO %, nelle pUt recenti meno, e sempre me.no quanto più si migliora la te&nica e si fa p·i ù diligente la sor,veglianza nel periodo degli accessi malarici), ed anche il modificarsi (in una percentuale non troppo grande di casi, fortunatamente) della sindrome psichica. Questa è da considerarsi l'eventualità peggiore, perchè in taluni ammalati le sindromi mentali che succedono alla malariaterap·ia dumno indefinitamente ed impediscono la lm·o restitttzione non solo alle loro occupazioni, ma anche all'ambiente famigliare. È necessario dire che le gttarigioni sono comp·rovate in 1nolti casi dal migliorato comportamento delle reazioni biologiche: le quali però qttalche volta possono tardare ~nesi ed anni a n~odificarsi . .Per qualche tempo si è molto discusso se basti la sola 1na~a1·iaterapia nella cura della paralisi p·rogressiva. Ora. è accettata dalla grandissima n~ag­ gioranza dei neuro-psichiatri, per non, dire da tutti, la necessità di far seguire .all'inoc·ulazione della malm·ia intense cure chimiche antiluetiche. Queste, dopo la malaria, agiscono. È come se - ipotesi avanzata - la sifilide n ervosa si abbassasse, dirò così, di grado: cla parenchimatosa si facesse aggredibile come qua.ndo non ha ancm·a attraversato la ba·rriera dei ·r:asi. Nei pri1ni tempi in mti si praticava la malariaterapia, si la.sciavano manifestare 10--12 accessi malm·ici. Ora si ha tendenza a di,m inuirne il numero


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TA BE DORSALE 1:: l'.~RALIS l OE:\ERALE PROGRESS I\"A

(6-8 eà am.che meno, poi interrompere; salw a non spegnere ciel tutto l'infezione ?nalarica per ria~cenàerla poi, àl)po qualche tempo, coi mezzi per ciò indica.t i, con inieziot~i di nucleinato eli soà·io aà ese-mpio) eà a fare, quando la si ritien6 opportuna, 'IMUf. eecon4a inoculazwne. Qu.esta deve anzi casere praticata abitualmente q?Lando dopo la p·r ima si siano avuti àei vantaggi, ma parziali, e no·n quelli che si sperQ;vano. Esistono àelle controin<licazioni all'inoculazione àella tnalaria. I n talttni casi di malattia avanzatissima, di àeperirnen.to organico estre1no, ài senilità troppo i ·nolt1·ata, è inutile torm.entare esist.en:::e, che sta·nno per spegnersi, con inani tentativi eli cura. Quc.~ti non serdrebbero a<l altl'o che a screditare il ?netodo. Se il fegato ect il rene smw gra1'emrnte ammalati la malariaterapia non va tentata. P er 1·igua.nlo alle lesioni carcli(}-'l)ascolari, controindicano la cura l'anenris·m a dr.ll"aol'ta, la stenosi mitmlica, l'arteriosclerosi grave e <liffusa. L 'insu fficienza a.ortic:a, co.\'Ì frrq1tente nei luetici, in genere, no. È 1neglio non praticarla nl'g/i ammalati che pre~tnta ·no accrntuata adiposità. l n comples.~o vale molto il criterio globale che il rneàico può avere dall'insieme delle condizioni fisiche dell'ammalato: tenendo conto che, per amor ài una buona st.ntistica, non bi.~ogna poi fm·si t·r oppo restl"ittiv-i. Non si deve <limenticare mai - e lo si elica chiaro ai parenti - che si tratta ài in.dividui perduti a breve sca.denza. Ora, anche in una certa perc&ntu,a le di casi che si sarebbero scartati se non fosse stata tenuta in conto tale considerazione, qualche buon risultato, nonostante le previ8ioni contrarie, si è potu,to ottenere. E.9senzialmente bisogna cercare con ?IWlta attenzione il ceppo da inocularsi - di mala.ria. terzana - ve(lere che si t·r atti eli oeppi agametici; che l'individ1w non abbia mai sofferto ili f01·me tnalariche diverse, e specialtnente estivo-a u.tunnali; che non sia resù1tente al chinino. Il ceppo si trcrva facilmente da noi nei varF istituti: la maggior parte di essi deri11a da ccp7>i isolati e CO?ttrollati d.allo stesso Wagnrr von J aur('gg. Si estraggono dalla t·ena ài tm paralitico in periodo di malarizzazimte da 4 a 6-8 centimr.t1'i cu bi di sang1M, se possibile dura.nte l'accesso (conclizion.e pet·ò non es.~enziale), che si iniettano al paziente che attende l'-i·IWculazione: o endovena (in que.~to caso il periodo di inc·u.bazione ~ wn po' minore: 2-3 fino a 20-25 gi01·ni), o sottocute (fm la scapola e la. colonna vertebrale; periodo eli incubazione più. lwngo: 3- 4 giorni fì,110 a lJUati?'O settimane). L'inoculazione sottonutanea ~ p·iì1 inclicata nfgli amtnalati che si p1·eve-dono tnMo rcsi8tenti. Se i! paziente che det'e .~ubire l'inoculazione non è vicinissimo, il sa·ngne colla m.alar·i a può essere trasportltto mediante taluni accorginunti (con aggi1mta, a. pm·ti 1~g11.ali, (li soluzione di citrato di soda a.l Yz %, o incorporato, dopo defibrinazione, con aga.r, con gelatina, con u·na solu.zi.one di dest1·o8io, ecc.; i sistemi sono parecchi a seconda degli autori e del tempo che de·ve int&rcorrete tm l'est1·azione àel sangue e l'inoculazione) _ La malaria è .~tata trasme.~sa, e lo è ancora in pochissimi istituti (I nghilterra) da anofeli che la prendono da in.dit•id1li malarizzati per tra,,porta?·la colle loro 1J1111ture a q1telli elle attendono la malarizzazione. Ma si tratta di 1vn sistema ài pih difficile applicazione, e che non. presenta vantaggi particolari: cla la.scùt?'si qu.inrli in dispm·te. N ella giornata dell'inoculazione talora si ha 1m po' di febbre, che poi scompa·re. Prima che si inizino gli accessi febbrili utili, tN, hanno frequentemente elevazioni termiche meno imp01·tanti.


TABE DORSALE F. PABALtSt GENERALE PROGRESSIVA

T1J ooWtiderato utile, fL{Jli effeUi della terapia malarica, l'accesso che sorpassa i 39o. O., preceduto da brivido e seg1tito da sudore. Non raramente in principio si hanno accessi piil regolari, a gwmi alterni, che poi diventano quotidiani (probabilmente ilovuti a schizogonie non contemporanee). Se si tratta ili pazienti àeboli, alcuni autori consigliano di s&mministrare àopo l'inoculazwne, a giorni alterni, 5 centigran~mi di chinino. Ciò eviterebbe andamenti pericolosi delle elevazwni ter-miche, ed essenzialmente la loro altezza eccessiva. E nei casi in C?ti non si vu.ole spegnere l'infezione, ma attenuarne gli effetti ad accessi incominciati, p·iccole dosi ài chiniM (10-20 centigrammi) event1talmente ripetute, possono servire aUo scopo. La malaria terapeutica - a meno eli pochissi·me eccezioni, i'n c·u i, pur troppo, q1talche volta si devono notare esiti non favorevoli - si spegne facilmente SO'm1ninistranào gr. 0,50 di chini·rw due volte al giorno per 5 giorn·i, e per altri 3 o 4 giorni dopo 10- 12 giorni ài intercallo. Qualche volta, durante il periodo degli accessi, si hanM complicazioni da parte del cuore (sostenerlo con ca·rdiocinetici, e prepararlo d'avanzo se ?W è il caso), àel fegato (ittero: complicazione non molto impm'tante), àel rene (insufficienza renale), dello stomaco ecl intestino (vontiti, diarree), ecc. Nel caso che si sia in dubbio S?tll'ùnportanza della compz.icazio1~e, interrompere gli accessi col chinirw: salvo poi a rialti·t·a1·li ocl a 1·einoculare la malaria se lo si 1·itenga opportuno.

E così ho accennato alle varie questioni più. impo1·tanti ed alla tecnica della malariaterapia. Qual'è l'intimo meccanismo della sua azione 'J Pongo questa d&ma.n da per dire che tutti ce la facciamo. La ri.~posta chiara e con·vincente non fu ancora data. La maggior parte <legli studiosi che si sono occupati dell'argomento so·no p·ropensi a c-reclere che non è la sola azione pi?·etoge?la quella che serve. Q1testo è q1tanto ha nw.ggior p1·obabilità di e.~sere nel vero. Quant.o alle ipotesi emesse in p1·oposito, esse sono molte, e ness·una del ttt.tto socli#sfacente. E, poichè il tempo manca, tralascio di espo1·vele. Oo·me anche non mi fermo sopra ttn mwvo sistema di cura p1·oposto ulti1namente in sostit1tzione dt'lla malaria.terapia, ecl i cui 1'isultati non sono ancora sufficienti per essere conclusivi. /:ii tmtterebbe di una nuova forma <li piretoterapia, perfettamente gra(luabile nei suoi effetti, coll'alta f·requenza ad onde corte, che si dm:e alle osservazioni di un in-gegnere p·rima (Whitney) ed agli studi successivi di Oarpentier e Boak, e rli altri. Prevalenclo finora il CO'nCetto, sopm espresso, che alla malariatempia sia connessa qualche altra azione non solamente piretogena, ne con8egue che essa, qua.n(lo sia possibile, debba essere applicata di preferenza. .bfa la questione, 1·ipeto, è allo stu<lio, e non si può pret;edeTe qtwli ne saranno le conclusioni definitive. Terminando ora, pC?·chè f?ti già anche troppo lungo nella mi4 esposizione, credo utile insistere nel 1·ichiamm·e anco-ra la vostm attenzione sull'impO!'tanza dei me/odi di cura ,·icm·dati, ma piit specialmente su ([?tello della malariaterapia. Bisogna che t?t.tti i me<lici siano solidali nel consiglia1·e ai pazienti, infettati o sospetti di lues, di ricorrere frequentemente a.gli esarni clinici, e specialmente di escludC?·e, colle prove biologiche, che essi siano nel periodo preclinico della sifilide del sistema nC?-voso. Quindi insistano


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CO :-:UIUNTIVITI

per la ricerca della reazione ài W assermann sul 8iero ài san-gue, non solo, ma colla stessa convinzione, per gli esan~i sul liquido cefalo~rachiàeo necessari per stltbilire la vera situazione ?lettro-sifilitica del soggetto: vincetulo i preconcetti contro la p wntura lomba.re che, specialmente in questi c<Ui, non presenta affatto pericoli. E quamlo ·vi so1w le ind·ica.zioni - positimtà nel liquùlo cefalo~a()huleo twn rùlucibile colle cu1·e specifiche - i1nponga1w se possibile, sen.z'altro llt malm·iaterapia. Così faramw opera meritoria, ài t'tilità graiUlissima agli a.mmalati, alle lo1'0 famiglie, alla società: mantenoudo ·e ricuperando llelle energie che, in caso contrario, sa1·ebbero andate irremissibilmente penl1tte.

OSPEDALE ~ I LITARE DI TO R.I;\0

CONGIUNTI VITI Lezione del prof. luigi Gugllanettl, dire ttore della Clinica ooulistica. della. R. Università di Torino (10 aprile 1933-XI)

L 'O. ha tmcciato un mpido ed efficace q1wd.ro sintetico delle cogiuntiviti più comuni 1wll'ambiente militare mettendone vn rnassima evidenza i caratteri differenziali. T 1·attò, fra le congiuntiviti catarra.li, di quella da bacillo ài Koch- W eeks e di quella da diplobacillo ài .Morax -Axenfeld facendo 1·ilevare le loro ilisso?niglianze cliniche e batteriologiche e il à·i·verso trattamento terapeutico. Accennò ancora, fra le congiuntiviti cata·rrali, a quella àa peumococco e a quella che può sopravvenire cam'minando a lungo s·ulla neve e sui ghiacciai: l'intensa fotofobia, che l'MCompagna, è dovuta, seco·ndo moclerne 1·icerche compi1de presso la R. Clinica Oculistica di Tm·ino, a piccole e fugaci lesioni dell'epitelio corneale. Fra le congi1mtùJ'iti pset~membranose il profess01'e 1·ichiamò l'attenzùme su quella a pseudomembmne superficiali in quanto che essa deve sempre risvegliare, se riscontrata in militare, il sospetto (li una forma provocata. Pa.Ysando alle congi'll;ntiviti con formaziorw di follicolo l'O. fece 1wtare come si possono t1·ovw·e dei follicoli su congiuntive senza la concomitanza di fatti infiammatori (follicolosi della congiuntiva); se qtwsti in·vece esistono si tratta d'i congi1tntivite follicolare. Carattere essenziale: i follicoli sco11~pa­ iono senza la.sciare cicatrice. T ale malattia non è ram nei militari addetti alla pttlizia àei cavalli. Si pttò anche avere la stes.9a forma di congiuntivite 1Yrovocata coll'introcluzione n el sacco congiunl!ivale di polvm·e da striglio• .Altra malattia con prochtzione di folli coli è il tracoma. Storia; dist·ribuz·ione geografica; clescriz-ione clinica,. Ca.1·a.ttere esse·n ziale: i follicoli scom.paiono lasl-'Ìando delle cicatrici. Esse 1wn m.ancano qttasi mai nei militari affetti, perchè nella maggior parte eli questi casi si tratta di riacutizzazione ài una infezion e insorta nella p1in~a giovinezza. Altro sintomo cm'to è il pamw


LA RADIOGRAFIA IN SERIE DJIILL'Al'PARATO ECC.

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corneale. Numerose le cmnplir,azioni e alcune anche gravi . Una malattia che si può talvolta confondere col trac01na è il catarro pt·i7naverile. Suoi caratteri clinici. L 'O. ha poi accennato assai brevemente alla congiuntivite fiitte1tulare, entità morbosa rara ?tell'ambiente m-il,itare, e a:Ua CO?Lgiuntivite blenm·ragica •molto grave nelle sue C01t8eguenze. Fu ·1wn infrequente durante la guerra cmne fornLa pro,vocata. Da ultimo l'O. ha parlato delle congiuntiviti provocate. Talvolta si tmtta di riacutizzazio?te artificiale di una malattia preesistente, ma pih spesso invece il provocatore dete1·mina la manifestaziolte di una malattia ex--novo, servendosi allo scopo àei pÌ'ii. variati agenti fisici e chi-mici. Tra queste ?neTitano una speciale menzione la congiuntivite àa pol:vere di ipecac1tana e la congiuntivite da seme di ricino, che il professore illustrò presentanclo anche àei conigli opportunamente trattati. Durante la dotta conferenza ·ve-n?tero presentati nmnerosi casi clinici.

OSPEDALE MILITARE DI ~IESSINA

LA RADIOGRAFIA IN SERIE DELL'APPARATO RESPIRATORIO ESUA IMPORTANZA NELLA LOTTA CONTRO LA TUBERCOLOSI Lezione del prof. Ettore Castronovo, direttore de ll'I:;tituto di radiologia. della. R. Univerl'ità di Me<>sina (22 aprile 1933- XI)

AUTORtA::lS'UN'l'O.- Oggi che il concetto della così. detta carta d'identità

raàiologica àel torace àel Tandaja si è fatto st1·ada, fino al punt() che il Busi ài Roma ha già avuto mandato ufficiale ài intmprendere espe?'Ìmenti vn proposito su giovani stu(lenti universitarii, penso che forse c&n maggiore 1't'ilità e con migliori possibilità la radiografia in serie è applicabile nello Esercito sulle giovani recl1tte. Non v'ha d1,bbio che i radiologi militari si troverebbm·o in conclizioni pa.rticolannente vantaggiose pe1· la straordinat'Ìa varietà ài provenienze del materiale di osservazimte, e per la possibil·ità di seguirlo per un tempo abbastanza tungo. I proble'mi connessi con la esplorazione in serie del torace, 1wn so1w soltanto à'oràine pratic(), ·~na anche ài ordi-ne scientifico. U·n cont·ributo àecisivo verrebbe p01·tato alla soluzio~te del problema àella. sede à'inizio della reinfezione t'Ubercolat·e o del tipo a'natomico del focolaio iniziale. È probabile che all'infiltrato JJrecoce di Assmann spetti un ·valore mi?Wre in pratica che in teo,ria. L'infilt1·ato di Assman.n rappresenta certamente un tipo ben caratterizzato di lesione d'inizio, ma non è oggi negabile che alt1'Ì àifferenti tipi ài lesioni si riscontrino in pratica. Il t'ipo anatmnico del focolaio ài reinfezione e la sua evoluzione appaiono legati 1wn tanto al '1neccanismo ài 'rei·nfezione, quant-o allo stato allergico dell'organismo e all'esi.stenza di una vera e propria immunità ti.s.sura.le.


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LA RAOIOGRAFIA lN SERIE DELL' .u>PARATO ECC.

Da questo punto ài vista Mqu.ista alto interesse l'esame comparato ài soggetti vi8111~ti sempre in popolose città e di soggetti provenitmt4 da lontane campagne e che possono considerarsi l]'UMi ~ergini. D'altra parte, alla stessa maniera con la quale ci troviamo di fronte a complessi primarii che costituisoono soltanto stimmate àell'inoculazicme primit·i·va, in un radiogramma torMico di m~ giovane clinicamente sano possiamo trovare alterazioni che non hanno altro val()re che di esiti di un focolltio di reinfezione pa..~IS(tto a guarigione. Si tmtta a volte fl·i tini i m magi?~i nodulari d'Mpetto fibroso, di ispessimenti callosi àella plew·a apicale, degl·i interlobi, di retrazione ecc., che n.ei loro gmcl'i elementari dobbiamo imparare a riconoscere e giti.Stamente valutare. A q1testo proposito bisogna riconoscere che la interpretaz·io1~e di un raài~­ gramma i~tolatamente preso può eiJsere eli gravùtiiima ditfìcoltà e può spesso cond1m·e a grossolani errori che possono anche riverberarsi a danno dell'indit•iduo os~trn:ato. Sono pochi i casi in cui si pu.ò recisamente affermare di trovarsi di fronte acl un e#if~ piuttosto che ad un processo t()rpido, clinicamente obsoleto, 1na at:ente ~<e m]Jre il va.lore di lesi01w attiva. Lo :sltutio in serie potrebbe chiarire molti dubbi d·i lett·ure e ci darebbe -ma.niera di arricchire la nostra esperienza sul particolare aspetto rad·iologico di certe 1·egioni pulmonari. Un accorgimento che ad<lirittura io propongo sa.1·ebbe quello di associare la intmdermoreazione tubercolinica aUa rall·iografic& in serie. Grancle sarebbe il vantaggio c7te ne verrebbe n el giw:lizio di attività di fini lesi~ni eli d1tbbia interprcta.zione. La raàiografia eseguita 6- 8 giorni dopo la. inoculazione della tubercolina ci dimostrerebbe una reaz ione di focolaio la qtwle, come è noto, assttme l'aspetto racliologico della reazione perifocale. Q1teste t·eazioni <li focolaio rad·iologicamcnte Mcertabili potrebbero essere assai 7Jii1 tmmrrose <li quelle clinica,mente riconoscib·i li e avrebbero maggior -vrrlore 'li 11 na semplice 1·ea.:·ione generale alla tubercolina, poichè costit nirebbero la pro1'a della attività. biologica di una lesione, per s ~ stessa di dubbia interpretazione; q?te.~ta prot·a tnbercolin·ica JJotrebbe essere riservata ad ?tn gnt])JJO di casi i q1wli abbiano dato luogo u, qualche d?tbbio al pr-imo esame. N aturalmrnte, in tutti questi esperimenti, occorre attenersi ad 1cna tecnica corretta rigorosamente standanli::::af.a adottando, per esempio, i dati tecnici già zJrozJosti ed attuati clal Bu8i. A cce/t no all'intereNse nwlico-legale che i ris1tltati di queste indagini avrebbero nel particolare ambiente ·milita-re. Il radiologo milit.are eviterà l'erro1·e tanto frequente eli eliminare ~m soggetto che clin·i camente è da ritenersi sano, come l'altro di giuflicarc tuberooloti.co «per calMa di servizio» 1m aoggrtto già ma}ato all'atto clcl suo 1·eclutamcnto. QM.<~to particolare aspetto del problema potrebbe avere 1wtevoli sv-iluppi poichè rappre.yrnfa 1m 7nmto rl·i convergenza della ·indagine condotta con fini puramente sp('culativi, ili q-nella condotta con fini pratico--profilattici, e dell' indagin e appl ict~ta allo .~peci(l./e a mbirnte in cui viene condotta.


MEMORIE ORIGINALI CLINICA NEUROPATOLOOICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI TORINO Direttore prof. E. LUGARO

TRAUMI E SINDROMI PARKINSONIANEPl Dott. Stefano Perrier, tenente colonndlo medico

Lo studio delle relazioni fra traumi e morbo di Parkinson ha sempre interessato molto gli studiosi - specialmente per l'interesse medicolegale che ad esse viene connesso- e già Erb ai suoi tempi riconosceva come in circa. il 10 % dei casi dovesse il trauma esserne annoverato fra i momenti eziologici. È però solo in questi ult.imi anni che si sono avute nuove e piu precise osservazioni (Bing, Kluge, Mendel, Heusage, Beker Paulian, Souques, Lotmar, Crouzon e Besançon, Eliasberg, Gl·ossoru, F. Negro, ecc.) le quali, se da una parte ci hanno dimostrato come tale causa sia frequente forse piu mquanto si creda. , d'altra parte sono venute decisamente a contestare il criterio t.r oppo unioista. di color o, che con la com-

parsa della encefalite epidemica riteneva.n o che la causa di tutte le sindromi parkinsoruane fosse una sola, quella infettiva.. Del resto ormai laclinica è concorde nel ritenere la sindrome parkinsonia.na come un complesso sin tomatologico, che può trarre 1a sua origine da cause molteplici: cosi oltre la forma post-infettiva, prevalentemente postencefalitica e le forme ancor oggi chiamate criptogenet,iche del morbo di Parkinson genuino, del praesenium, noi vediamo descritte sindromi parkinsoniane da tumori, focolai arteriosclerotici, lues, tuberclosi, sclerosi multipla, intossicazioni da ossido di carbonio e manganese, ecc. A v eva concorso a far rifiutare a certuni l 'importanza del t.rauma nella genesi delle sindromi parkinsoniane, il fatto che le prime osservazioni del d opo guerra avevano escluso che con i traumi bellici si fossE-ro avute sindromi parkinson oidi. 1\ia a parte il fatto che la rarità di queste osservazioni era anche da ricercarsi nella tendenza che sempre vi fu in guerra a considerare i quadri clinici di tremore e contratture, dopo traumi e stati commozionali, esclusivamente come quadri psiconevrosioi (non essendo che dopo la guerra che la questione degli stati pa.rkinsoniani potè essere ampiamente studiata), è certo che ulteriori e piu precise osservazioni han r ivelato l'esistenza in guerra di queste forme postraumatiohe e casi del genere sono stati pubblicati da varie parti (Trabaud, Guillain e Ala,juanine, Faure Beaulieu, von Sa.r bò, ecc.). Occorre inoltre ten ere p resente che un trauma cranico produce per lo p iu tali lesioni complesse (motorie, sensitive, psichiche) che spesso i segni d i una lesione extrapiramidale possono passare inosservati. (l) li J)Nlf!ente lavoro fu oggetto di comunlcoziono nl 1° Congresso Internazionale di N euro· logla a Berna nel settembre 1931.


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TRAU:UI F. SlSDROMl P.\ &:;L'ISOXU NE

A. priori infatti non vi è motivo di escludere che 1m· trauma possa esplicare la sua azione sui gangli basali -e regioni limitrofe. Le esperienze di Schmorl e Rosenfeld sugli animali n e hanno dimostrata la possibilità. Stati coreico-atetosici dopo lesioni traumatiche sono stati d escritti da Loewenstein, Crouzon, Cbavanj e Martin. Halpern ha ultimamen te descritti due casi di morbo di Wilson insorti dopo un t rauma . P er Halpern natura,lmente la lesione epatica è secondaria a.lla lesione n ervosa, parteggiando in ci6 le idee di Bonheim, che si oppone al concetto di Wilson della priorità della lesione epatica sulla degen erazione del nucleo lenticolare. Ma pur ammettendo t utto questo è certo che la massima ponderazione è sempre n ecessaria n el valutare i casi in questione. Una distinzione che occorre subito fare al riguardo è (luella. fra. trauma. periferico e trauma centrale. So oramai molti autori tendono a~ ammettere come probabile un'origine traumatica di sindromi parkinsoniane in seguito a lesioni a l capo e alla fa~cia, tut ti - si può dire- escludono che esse possano avere una dipendenza da un trauma p eriferico e tutt'al piu i pochi fautori, appoggiandosi al fatto della supposta comparsa di alcuni stati parkinsouiani dopo spaventi, fort i emozioni, ammettono che jn questo caso entri in giuoco il fattore psicbico, il cui meccanismo ci è n atutalmente ancora del tutto oscuro (anche se alcuni vorrebbero ricondurlO' a squilibrii di circolo capaci di determinare lesioni nei centri striopallidali). Non dobbiamo infatti dimen ticare che il piu delle volte il traUID.a periferico è una semplice coincid enza e che i pazienti sono sempre inclini ad attribuire la causa della loro malattia a4 un qualsiasi trauma- anche di minima entità - che si è verificato incidentalmente, mentre la malattia stava inizia.ndosi e che con la malattia non ha nulla a che ved ere. Post hoc, ergo propter hoc ... P er qualche autore il trauma periferico può avere una certa importanza come concausa, laddove si riscontrano lesioni vasali preesistenti to.ssiche od infetti ve, cbe il trauma può riuscire a far m ettere in evidenza . Così nei due casi di Beker in cui subito dopo un trauma periferico si iniziò una forma classica encefalitica seguita da stato parkinsoniano, l'autore ritenne che il t rauma avesse creato un locrts ·minoris resi8tentiae (1); nel caso di Marenholtz di una forma parkinsoniana verifìcatasi subito dopo schiaccjamento di 1m arto, l'autore ammise una emorragia nel corpo striato p er un'azione di spasmo riflessa in un individuo che aveva una predisp osizione arteriosclerotica. Claude (riportato da Grossoni) concede al trauma periferico il valore di un'azione scatenante, capace di esagerare e mettere in evidenza una. sintorp.atologia fino allora passata inosservata. In favore della tesi di un'origine traumatica p eriferica delle sindromi parkinsoniane è stato da taluni osservatori citato il fatto che la esperienza di guerra ci ba rivela to numerosi casi di t remore localizzati in arti trarunatizzati, t remori a carattere :parkinsonsimile, che si sono successivamente estesi ad altre parti del corpo non colpite dal tra.uma e che secondo i d etti autori furono erroneamente interpretati come forme psiconevrosiC'he, mentre avrebbero dovuto essere c.onsiderati come quadri pa.Tkinsoniani. l\Ia a parte il fatto che in questi casi potrebbe forse entrare


TRAUMI E

SINDROMI

PARKINSON I ANE

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in campo la questione dei tremori periferici, come quelli da freddo , da iniezione di adrenalina, ecc., che Frank collega a. disturbi dell'innervazione simpatica o parasimpatica del sar coplasma, io ritengo che non sia affatto giustificato escludere senz'altro in questi casi una origine psiconevrosica, passando cosi da un eccesso all'altro. Che form e parkinsonsimili postraumatiche di origine psiconevroska possano esistere (sia il tra1.m1a perif(~rico o centrale) è indubitato ed un caso, di recente riportato con molta cura dal Bing, è molto probat ivo al riguardo. Si trattava di un individuo che ferito al capo presentò in seguito un trt~more alla mano ed a ll'avambraccio, con parola un po' lenta, ma con nessun a.ltro seguo di lesione extrapiram:idale. Il :Sing aveva classificata la forma (data specialmente la S<'arsa sintomatologia) come forma psiconevrosica, ma da altri medici (si trattava di un assicurato) era stata supposta la diagnosi di pa rkinson traumatico. Ora essendo l'a. venuto a morte per tma forma pneumonica intercorrente, l'autoJ>sia rivelò, anche microscopicamente, l'assenza assoluta di lesioni nerv<>se. Quindi, giustamente dice Bing, prima di attribujre categoricamente ad un tremore, tipo para lisi agitante, un'origine parkinsoniana, occorre usare la massima prudenza. c non dimenticare il campo della psicogenesi. Per concluder e pertanto su questo primo punto della genesi periferica traumatica delle sindromi parkinsoniane dobbiamo ritenere che 1ma siffatta origine non è per nulla dimostrata e quindi è da rifiu tarsi, sempre quando - bene inteso - sia stato ben vagliato il modo di esplicarsi del trauma, percbè, ad es., il parere medico-legale citato da H. Mervein in cui venne esclusa un'origine traumatica di un.o stato parkinsoruano in un individuo, che cadendo da un comignolo aveva urtato sulla regione saorale, ritengo - a mio giudizio- sia stato erroneo, perchè una caduta. sulla r egione sa.crale potrebbo avere prodotto per contraccolpo, delle lesioni vascolari traumatiche nella rf'gione basale del cervello. Circa i casi invece in cui il trauma esplica la sua azione sulla regione cranio-faeciale ed è stato causa di uno stato parkinsoniano, essi, como bo detto, sono orama i ammc>ssi da molti a.utori. L a. deficienza assolut.a di dati anatomo-patologici che a questo riguardo purtroppo si deve lament.are, rende ragione del riserbo che taluni hanno mantenuto. Del r esto si deve anche rilevare che non tutti i casi pubblicati in questi ultimi anni sono convincent i. In genere si rileva che l'intervallo fra il trauma e l'iniziarsi della fenomenologia è troppo hmgo (taluni autori ammettono anche un periodo interv.allarc di dodici mt'si e piu) <>d io credo che anche il limite massimo di sei mesi posto da talnni sia già di per sè t roppo lungo e l'int ervallo fra momento etiologico e comparsa dei primi sintomi non dovrebbe mai essere· posto al di là di 3 o 4 settimane a l massimo. È bensì vero che per giustificare tm piu lungo intervallo è stato da a.lcllli autori citato il fatto che come i fenomeni spa stici piramiclali o i fenomeni coreico-atetosici, consecutivi ad ictus a[poplettico, compaiono dopo nn lungo intervallo dall'ictus, egualmente la r ig idità extrapiramidalc e gli altri fenomeni ipercinetici extrapiramidali possono comparire molto più tardi dopo la lesione emorragica dei gangli della base. l\Ia la cosa è esatta solo. apparentemente, percbè noi sappiamo b~ne come il passaggio dallo


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TR.~UAU

E SOiDRO:UJ l'ARKIN$0:-H.-\NE

stato di flaccidità a quello eli con trattura s i vada negli emiplegici installando fin da principio in modo lento ed insidioso, anche se apparen temente non visibile. Gli emiplegici segnalano spesso fin da pr incipio che in occasione di sforzi, d i colpi di tosse, di sba-digli il loro arto superiore si sposta spontaneamente in una attitudine passeggera di flessione (per ipertonia d(\i fh~ssori) e la tcnflenza alla pronazione dell'a.va.mbra-ooio, che esiste negli emiplegici sin dai primi f!ÌOrm (fenomeno di pronazion e di Babinskj), rivela la tendenza dei muscoli rota,tori interni dell'avambraccio a divenire preponderante, causa la lor o inizia.ntesi iperton icità. Inoltre non sempre gli autori banno appurato con la dovuta cura che nei loro precedenti gli ammalati non aves;;('ro mai sofferto disturbi nervosi e giustamente Crouzon sostiene cl1e si deve sempre esigere che gli individui in parola siano stati senza febbre da prima di sei anni e comunque siano stat,i sempre liberi da disturbi cerebrali avanti il trawna, perchè l'ipotesi di una encefalite sofl'erta in antecedenza e non avvertita o misconosciuta è evenienza tutt"altro elle ra.ra. Anche semplicemente il fatto che il trauma si sia verificato durante il manifestarsi di una, epidemia di encefa.litc deve rrndcrH molto prudente il nost ro giudizio, perchè n oi con osciamo delle forme rudimentali ed ambulatorie di enccfa.lite non solo, ma an che conosciamo da,Jla letteratura casi in rui il trauma fu il momento attivante e determinante per il presentarsi di uno stato parkinsoniano postencefalitico ('·edi sopra il caso r iportato da Bekcr). Fra piu di 150 casi d i sindromi parkinsouiane che nella clinica n europatologica di Torino e nel repa.rto neurologico dell'ospedale militare h o avuto in questi ultimi anni occasione di visitare, tre sono i casi di sindrome p arkini!oniana cousecutive a t raumi al capo che ho r iscontrato, e data l a chiarezza, che mi pare essi presentino, ho ri tenuto opportuno pubblicarli, anche perchè essi si prestano ad alcune considerazioni speciali. CASO r. - R.. . Felicino di Gioveno (Borgata Alasi ~t) anni 44, conta. dina, r icoverata n ella Clinica ne uropatologica della Università di T orino (30 ottobre 1 928). Nulla di notevole n el gentilizio. Non malattie acute di impor tazna, all'infuori di una. polmonite 16 anni or sono. Non ha mai avuti disturbi n ervosi che comunque po:ssano far supporre fatti encE>fali ti ci . Si spo&ò a 22 anni: 5 figli ed un aborto; un figlio morto di m eningite . È tuttora mestnul.t.a regolarmente. Marito alcooli sta, che in guerra, in seguito ad un colp o a l capo. presen tò segni di alienazione m entale e venne ricoveru.to al Manicomio di Volterra. per 8 mesi . Una sera, improvvisamente . quando era ritomato a. casa., n el 1917 (l'a. aveva allora 35 anni) le diodo con tma sedia un violentissimo colpo alla testa. (a.l ver tice) ed un altro colpo al braccio s ., che fu fratturato . Essa. cadde a terra con fenome ni v ertig inosi e p erdita di coscienza, che durò per ò p oco: r ìalzatasi per fuggire , ebbe da.l.ro.arito a lt ri colpi a l capo. D ue o tre giorni dopo il marito in cen di ò U11S. o•l.Sa. e fu internato nel Alanicoinio. N oi g iomi succE>Asivi ebbe cC'faiPa e le fu fasciato il braccio. Non tenne però il letto. Dopo alcuni giorni - non ricorda quanti - si a<:corse a.l mattino d i di sturbi m otori, rigidità e d ebole zza, all'arto infe riore s. (del braccio essendo fratturato n on sa. di re mtlla). In seguito al colpo e bbe anche disturbi psi chici: intontimento, perdita d ella m e moria . aproscssia., ecc., con fenom,e ni di agitazione psicomotoria.. Essi dopo qualche tempo migli orarono alquanto, p erò l'a. continuò sempre a.d essere dìsturbt~ta. noi senso ohe presentAva. un rallentamento di ttitti i processi psichioi con tend enza allo stato de pressivo, al pianto continuato, anch e per fu ti li m otivi.


TRAUMI E SINDROMI PARKlNSONIANE

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E. O. - Ha un'attitudine ed tma facies t·igida, che ricorda complet.amente la facies pa.tkinsoniana con rarità di ammiccamento delle palpebre. Bradifasia, scia.lorree. frequente. Pupille lt-${germente a.nisocoriche (S >D), con reazione alla luce e movimenti pupilla.ri di conv<>rgt'lnza buoni. Non nistagmo vero, però scosse nista.gmiformi nei movimenti laterali estremi d c.•i btùbi oculari; più che il nistagmo le scosse ricordano i movimenti a scatto de i bulbi oculari n e i parkinsoniani (troclea. oculare). Cammina dgidamentc trascinando l!'ggE' rrnt>nte il pied e s., la cui ptmta striscia a terra, m entre il calcagno è sollevato p er contrattura d ei muscoli delJt\ regione p osteriore della gamba. Esist,ono, specie n ella muscolatura dcgli art.i di S. (molto meno, ma un po' anche a D ), una r igid.ità. ed una contratturn, che ricordano completarnt-nte quf'lle dei parkinsonitmi e eh<' si rmdotto sp<'Cialment!' manifeste nd movimenti pa-ssivi, mentre i movimenti atti vi suno compiuti normalnwHt li', ma con g rande ddlicoltà e lentezza. I movimenti sono molto più sp editi a D., nondimeno si nota anche da questo lttto una rclati,·a lt•ntezza di esecuzione. N ('i movimt>nti pnssivi, troclca omc rale a S . ed anche troclf'a dl'l tibiale anteriore d t'llo stesso lato; impugnando il polso S. e fit>t t E'ndo ed est \'ndC'nclo fo rzo.tanwnt.o le di t a. si ossen·a una trepida· zione tipo tt·oc!Nl., più spiccata nelr<>.;tc·nsion <.'. Rifi<'ssi pt·ofondi vivac i bilt\t<•ralm cntc . Il rifk,->a o lecrnnico S . è d illicile a pro·

vocarsi, m ontt·eil riflesso dell'ttpcofìsi stiloide de l radio è viYaCf'. A df'Stl'n si otti~mo una flessione dolle dita con la pl?rcussiono dt>ll'apofìsi stiloidc' de l mdio. Dal lato S. la percussione dei tendini flessori C'rma.li non dA a.lctum contrazione visibilt-. trovandosi i muscoli in condiziono di vin• ipertonia. Vi è ipertonia anche a D. ma in gmclo notevolmente minore. Riflessi po1-turali molto e,·idPnti all'art.. inf. S. Attituclino bu.binskiana cl!•ll't•lluce S. Tnlom lt\ stimola:t.ione pro,·oca accenni a movimenti estensori; talora im·el'o si ha. flC'ssione piantare (combat. dPs reftéxPs). La. stimola.zione piantare stessa provoca. hl r<>traziono d PII'arto per flession6 dei suoi tre segmenti e talora. movimt,nti n e lla muscolatum del lato oppost.o (riflessi eli a.utomat'smo mi dollaro ?). Rill ps::;i cutant>i addomi n ali prel'lrnt.i bi latC'ralnlE'ntc . J.lllano sinistn\ in posizione coatta, rigida in estensione (rnain fìgéc ) con p elle liscia sottile e dita. affusolate, che ricorda. molto bl'no la mano fisiopatica. L'a. accusa. dolori alla mano s. costantemente, accusa anche spesso dolori al capo. Non tt·emore nè statico n è dinam.ico. Non Rombl't·g, non di:;tmbi cerebellari. Nervi cmn.ici funzionanti normalmente. N essw1 disturbo nella sensibilitÀ oggettiva.. Fondo oculare normale. Es. orine negativo. ·w a.ss. sangue, liquor n('gativa. L 'esame del fegato non lascia. rilevare nè ipertrofia nè cirrosi del medesimo.

Diagnosi. - Sindrome extrap.iramida le tipo parkinsoniano da emorragia tmuma.tica. d ella regione d ei nuclei della base. Probabi le risentimento del fascio pira.midale S . CASO II. - A .. . Giuaeppe di Cà eli Carlo (Montig lio), anni 21, cont;adino. (Visitato nel reparto n eurologico d ell'ospedale militare di Torino nel luglio 1931). Anamnesi ered.ita.ria e p ersonale n egativa. A dire dei parenti, da bambino si sviluppò r egolarmente, crescendo vispo ed intelligente fino alla età di 5 anni, quando per una caduta da urta scala, riportò una. forte contusione al capo con commozione cerebrale. Rimase incosciente per diverse ore, dopo di che si andò lentamente r imettendo, ma. a dire dci parenti dopo quella caduta cambiò complota· mente carattere e pur essendo rimasto sufficientemente intelligen te (tanto che frequentò anche la. 4a classe e lementare) mostrò sempre tendenza ad isolarsi, ad essere taciturno e di umot·e triste . Non ebbe mai a soffrire malattie infettive e l'anamnesi più r igorosa ha. escluso che l 'a. o qual01mo della sua famiglia abbia. sofferto di encefalite epidemica. N ega lue (Wa.ss. neg.). All'esame neurologico non si notano nel soggetto defici enze notevoli n elle facoltà psiohiohe superiori: la. m emoria è discreta, il giudizio conservato, l'attenzione però è piuttosto pigra.. Spicca in lui una costante apatia ed inerzia, una lentezza in tutti i movimenti (bra.clicinE'si ), ed una analop;a. lentezza si rivela, si può d i re in tutti i processi psichi ci (visoosità psichica.). A questo si a.'lSOoia una d epres · s i one d ell'umore e del tono sentimentale ed una facile emotività.


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TRAU)IJ E SINOr<OMI PAR KD<SONIANE

E. O. - Fa.ci<>s lt>g-w•rmente fìg~..(). Cammina a tronco rigido con arti superiori ciondoloni privi di movimenti associati. Troclca omerale bilaterale evidente. Ha frequenti di sturbi ,·nsomotori al viso ed alla mano ov<> accusa un persi~>-tente fonnieolio. Non tremori. RifleR.'li t~ndinei e superficiali normali. Ne!lSun segno di lesione cerebellare o pimmidnlt'. Nervi cranici norrna.lmente funzionanti. Sensibilità. oggettiYa. per tutt.e le forme non alterata. Diagnosi. - Esiti di stato parkinsoniano postnnuna.tico. CASO m. - D . . . E ...• di anni 69. Ufficiale a riposo, visitato nella Clinica. Ncu.ropatologica nel Rotwmbro 1932. Nessuna ta.ra ereditn.tia, ne!lSun precedente morboso di qualsiasi spL>eie. Circa duo anni fa e pr('Cisamente il 28 1\goMo 1930, essendo in automobile, fu investito da. un tr<>no ad un pa.ssH.g!;iO a li wUo e fu proiettato violentemente a parecchi metri di distanza dalla macchina. Riportò traumi multipli di ctù uno al capo senza fedto esterne, ma in oonst>guonza. dd quale rimase per tre giorni circa in incoscienza assoluta. Si tmttò CJttindi o di commozione c<>rcbralo o dj lesioni dj cui, a qu<>sta distanza. di trmpo, non si può indurre gravità. nè localizzazione. Dopo riprt>sa la coscipnza. <"gli notò dolori all'arto Supt'riore destro e dopo qualche giomo rigidità. e difl'ìcoltà. di movimf'nti in detto arto, che aumentarono progressivamente. Dopo un corto pl"riodo. c he l'a. non sa precisare, si agp;iunSt'rotremore con !formicolii e pa.mste:;i e allo punta dc li<' dita (spt>cialmente delle ultime due). In Sl'guito il tremo.r e od i dolori a destra diminuirono di moltc0 ed il tre more si manifestò invece, accentuandosi progressivamentt>, a sinistra ove è tuttora. assai notevole, mentre a destra. si manifesta solo saltuariamente. Degli arti inferiori trema essenzia.lmtmto il dest.ro. E. O. - Faci"'s pa.rkinsoniana. Tremore a tipo nl:'ttamente parkinsonia.no all'arto superiore s inistJ-o, il quale O(!SS!l. nei movimenti volontari e nei movimenti pa..gsivi; aamenta con l'emozione. Notasi pure tremore all'arto inferiore dest.ro e qualche volta all'arto sup. di questo lato. Rigidità. della musoulatura. Troolea dentata omeral<>. evidente bi latl•rt\lmente. Andatura caratteristica dei parkinson.ia.n.i con leggera propulsione e perdita dei movimenti associati . Non altri fat.ti d<"gni di nota all'esame obiet.t ivo dd sistema nervoso, nè a ll'esame della sensibili t à, n ò dei ri fiossi. Diagnosi. - Sindrome parkinsonia.na postraurnatioa.

I casi in parola sono a mio giudizio abbastanza probativi appunto per il nesso immediato e gra-dualmente successivo fra trauma e sviluppo della sintomatologia, per la gravità del trauma sofferto, che in tutti i casi è stato

accompagnato da stato comrnozionale, e perchè assolutamente è da escludersi qualsiasi elemento tossico od infettivo nei precedenti. È interessante notare come nei primi due casi si sono avuti disturbi psichici (come nel caso di Crouzon), disturbi che in genere gli a,utori vogliono escludere nelle forme traumatiche: nel secondo caso detti disturbi ricordano quelli che spesso si riscontrano negli stati postenccfalitici infa,ntili. Nei primi due casi manca il tremore, cosa. del resto frequente in queste forme, in cui domina invece per lo piu la rigidità. I dolori al capo ed al braccio sinistro che si riscontrano nel primo caso fanno pensare alla sintomatologia dolorosa delle sindromi talamiche. Pure da rilevare nel pi"inlo caso la contemporanea partecipazione del fascio piramidale, cosa frequente in queste forme postra.umatiche, in cui naturalmenge i focolai emorragici non possono limitarsi che eccezionalmente ai soli gangli della base. Sul caso m è da rilevare che data. l'et~ del paziente altera.zioni anatomiche della parete dei vasi cerebrali possono certamente aver favorito il prodursi di stravasi sanguigni e focolai emorragici nei gangli della base e quindi aver agito come concausa nel manifestarsi della sindrome.


TRJ\ U~U E SINDROliii PAB Kll'SO:o<IANE

345

Quale è ora l'interpretazione anatomo-patologica che noi possiamo dare di questi casif Ho già fatto presente come la letteratura sia scarsa al riguardo, trattandosi quasi sempre di descrizioni cliniche e non anatomiche. Ad ogni modo l'immediato susseguirsi dei sintomi, i precedenti di uno stato commozionale cerebrale, che sempre riscontriamo, fanno pensare in prevalenza a disturbi circolatori, che producono distruzioni piu o meno limitate nelle regioni dei nuclei grigi centrali. Ma oltre a lesioni vasa'i, anche altre sono le alterazioni anatomiche, che si possono avere in questi casi, quelle parenchimatose. Le lesioni anatomiche delle fini alterazioni dei tessuti nervosi dopo gravi traumi a l capo, che già a suo. tempo Naegeli aveva indicato come u Enzephalosen )) e von Sarb6 come << lesioni microstrutturali )) sono state ampiamente studiate in questi ultimi tempi da numerosi autori (Dinkler, Martland, 1\finkowski, Rosenhagen, Ricker, Scwartz-Cohn, citati da Bing). Sono in parte emorragie microscopiche, edemi delle meningi, paralisi delle pareti vasali, contusioni di determinati centri e nuclei. J\.finkowski parla di spostamenti, rammollimenti, deformazioni, lacerazioni della sostanza ce ebrale in determinati punti: emorragie ependimali, piccoli focolai di rarefazione e rammollimenti, cromato'isi, rigonfiamento, degenerazione torbida di elementi nervosi e della nevroglia. Ma, come ho detto, è in prevalenza a fatti emorragici che vengono ricondotte dagli autori le alterazioni anatomiche dei gravi stati commozionali cerebrali. Le emorragie degli stati commozionali come sappiamo dalle interessanti statistiche e ricerche del Martland, Harrison e Beling sono per lo piu emorragie a porpora, e consistono microscopicamente in stravasi negli spazi perivasco ari, i quali a causa di questi «anelli emorragici >> vengono enormemente di atati. Tali emorragie petoochiali sono frequenti non solo nel luogo che è sede del trauma, ma molto spesso nel luogo del contraccolpo ed i gangli della base, secondo gli autori suddetti, sono precisamente punti di sede abbastanza frequenti di queste emorragie da contraccolpo. Le emorragie puntiformi da contraccolpo, degli stati commozionali, che sono da interpretarsi secondo la pura. teoria meccanica dello scuotimento, non si verificherebbero, secondo i suddetti autori, se la convessità cranica è fratturata perchè in questi casi la pressione endocranica, che aumenta nell'atto stesso della ferì a-frattura, !li distribuirebbe in modo tale da imped re lo stravaso sanguigno. Questo fatto di un certo interesse potrebbe renderei ra.gione di quanto è stato constatato da piu autori, che non sono mai i traumi gravissimi accompagnati da frattura cranica, quelli che provocano stati parkinsoniani, ma sono quelli che producono con prevalenza so o stati commozionali di entità piu o meno grande. Conci udendo: 1o Esistono indubbiamente casi in cui una lesione cra.nio-fa{lciale è capace di determinare quadri morbosi di tipo parkinsoniano: la dipendenza del trauma in questi casi pu6 solo essere ammessa se lo svolgersi della malattia. sussegue immediatamente al trat.ma sofferto (al massimo tl'e o quattro sett.imane) e se si sono accur atamente esclusi precedenti tos-

sici od infettivi. 2-

Giornale di medicina mili ta'l'e,


346

2° Allo stato attuale delle nostre conoscenze è da escludersi che un trauma periferico possa essere causa indiretta di uno stato pa.rkinsoniano. 3o La fisiopatologia di queste fonne è da ricondursi o a !('sioni microstrutturali della sostanza nervosa o a proba.b ili emorragie puntiformi nei nuclei str:o-pallidali della base, elle si velifkano secondo il meccanjsmo noto delle emorragie da contraccolpo. Sono naturalmente deduzioru ipotet iche, che per quanto fondate è da sperarsi possano avere in avverure la conferma da qualche referto d'autopsia. RIASSUNTO. - L'autore dopo O.\'er comunicato tre casi di osservazione personale di sindromi parkin;;oniane postraumatiche e dopo un esame della lett<>ra.tnra al r :guo.rdo, conclude affe rmando la. pos.'!ibilità. del presentarsi di un tale quadro morboso come conseguenza di un trauma cent.ra.le ne lla regione c raniofs~coiale, possibilità che va però rigorosament-e valutata; ritien e invece da esclude rsi che un trauma periferico possa. essere causa indiretta di trno stato pa.rkinson ia no. BIBLIOGRAFI A. BINO ROBERT. - Zur fra.ge der traumati8chen Sch&ligung extrapjram:idaler a.pparate. - Schwe:zer archi v fi.ir Neurologia und Psychiatrie, Volume 27.

Fase. 2.

CaoczoN e J usTIN' BESANCON. -

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ISTITUTO DI ANATOMIA PATOLOGICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI FIRENZE Direttore: prof. Bmno DE VECCBl

FIBRO-ANGIOMl CAVERNOSO GIGANTE DEL FEGATO D ott. Mario Morelli, maggior~> medico, assistente militare

Vn vasto angioma del fegato ba presentato intfressanti }larticolarità all'indagine macro e microscopica siccbè ho ritenuto possa essere oggetto di una breve nota. d el l O novembre 1932 (Sett or~ d ott. )fore lli ). B. A .• femmina, a.mu 73. RiaaBUnto deUe notizie ana:nmestiche e cliniche. - Proviene dal Ttu·no di Saz1ta Maria Nuova d el prof. Signore lli (l), dove il soggett o fu degente p er broncopolmonite p er due giorni ed ivi trasportatA già in ist.ato grave . P er quant<> ci può interf'ssare nE'Ila di.-cusf'.ione. risulta che la d onna, nonosta.JJt.e due matrimoni, non ebb e che una gravidanza interrotta do abort-o nei primi m esi di gestazione. Non soffrì precedentement<l di alc\ma malat-tia di particolartl int,ereE'>$e. Circa i rilievi clinici, r esulta dalla cartdla che il fegato ~porgeYa due dita d all 'arcata. costale ed era a margine arrotondato, d olPnte alla pressione. Diagnoai anatomica : Broncopolmonite conflut:>nt«> del lobo superiore sinistro. Mioca.rdite degenerativa. Vasto tumore d l:'llobo dt:>st.ro ù el fegato (emangioma). Dal verbale di necroscopia. tralaocio i reperti che non interessano. Il fegato è aumentato di volume o di colorito gia llo verdastro piuttosto pallido e di consi.<;tenza più m olle del normale. Sulla glissoniana che è generalme;nt(> liscia., spicca sul lobo destro una lar~n zona di colorito bluastro che occupa. sin la f accia superiore che l' infe riore, sostituendosi anch e al margine anteriore d ell'organ o che appare anormalmente globoso, come se llma ma.ssa rotondeggiante grande qua.nto la testa di un foto, si fossA inserita n ella. parte antPriore e medin.Je d el lobo d estro dell'organo. In d etta zona la superficie è leggermente mammellonata a grossi e piatti rilievi, ed il colorito bluastro è ora. più intenso ora pii1 tenue, come so una capsula più spes!:la o più sottile, si frapponesse ad impedire la trasparenza del colorito inte rno. Tale zona. ha inizio a d estra d ella incisura. cistica e s i espande sia sulla faccia s uperiore che inferiore per una zona più la.r ga del palmo d ella mano. La faccia inferiore del fegato è resa fortemente globosa e sporgE'nte in basso. La consistenza. della massa è piut t osto molle e quasi cistica, ma non d ecisame nte fluttuante . Estratto l 'organo, che non presenta altre particolarità, si pratica. un tagli<> a. tutto spessore in senso orizzontale, ed equatorialmente risp etto alla massa . Si con· stata cosi chfl il pa.renchima ha un colorito giallo verclastro piuttosto chiaro, povero di !:langu e, ed a spetto torbiccio. I n questo parenchima spicca una zona rotondeggiante d e l diametro di cm. 12, eli colorito bluastro scuro che dal disotto òf'lla ca p~'<u la ~>i spinge fino alla m €'tà d fd l 'or· gano (v. fig. l). Dalla superficie di taglio trapela w1a discreta quantità di sangue liquido. D eterso il sangue dalla !>nperficie di ta glio, si constata un tessuto fine· AUTOPSIA n. 1850 N S

(l) Ringrazio U prof. Signorelli per avermi favorito il riassunto delle notizie anamne$tlcbe e cllnlobc cbc mi interessavano riguardo al caso In esame.


348

FffiRQ-AN'GIOMA CAVERNO SO Q!GA,..,.TF. DEL FEGATO

mente cribrato da tanti sottili fore llini appena vi;:ibili, come una sottilis.c;ima spugna, in nessun punto notansi lacuna più ampie. Ne ll 'interno di questo tessuto cribrato s piccano tre gros.~e aree irregolari (più un piccolo punto rotondeggiante sottocaps ulare) di colorito bianco madreperlacE:>o di consistenza piut tos to m olle di aspetto compatto. Praticati altri tagti ne llo stE:-!l-"0 ;.censo. s• ,·ede c he le zone bianche si diffondono come grossi tralci attraverso il tessuto rosso. In un taglio inferiore a quello rappre· sentato dalla figura lE:> a ie piil gr11.ndi si uniscono in un unico grosso tralcio, mE'ntre antel"iormente una la rga striscia di tale tessuto bianco, de limita il tessuto ros.«o in

Fig. l - Fotografia del fegato col dbro-angioma. Il fegato è sezionato orizzontalmente, equatorialmente rispetto al flbro-angl.oma. D scgment.o superiore del fegato è stato asportato. A sinistra del tagllo notasl il legameut,o soapeosore ed Il lobo sinistro ; superiormente sporge U tondo della olstltellea.

pos izione sottoca,psulare, ne lla parte a ntero- inferiore della massa (è !11. espansione di quel punto sottocapsula.re che s i vE'de nella fotografia d e ll'organo). La massa di tessuto rosso è appar<Jnte rnente divisa dal restante de l paren ohima da una specie di capstùa connE'ttiva le. Negli altri organi, oltre quello che risulta dalla diagnosi anatomica, non ho trovato fatti che possono interessare, salvo l'esistenza di una milza accessoria de-l volume di una grossa mandorla. S i pre levano pezzi da vari punti d olla massa sia dal tessuto rosso che dallE' zone bianche, s ia dall'interno de lla massa che d a lla zone di t ransizione tra questa e il t.es.~uto e patico, sia t ratti ui tessuto op :ttico distante dalla formazione patologica. Si fissano i frammenti parte in alcool c parto in formalina. Si colorano le sezioni con ematossilina-eosina, ematossilina Van Gieson . col metodo de l '''eigert pE'r le fib,·e c lastiche, col m(•todo di M:a llory. Previa fì <;gazione in formalina s i prat icano sezioni n l congolatore e si colora no con ~:>matossi lin a t> Sudan III.


FlBR0-ANùJ0)1.~

CAVER!'OSO GJGA.>;TE DEL FEO.o\TO

349

Esame microscopico. - L a mn~sa di tt>;;sut.o rosso è cost ituita da piccolt> lacune, di forma irregolare comf' tante maglie sepouatt> tra loro d11 paret i Vllriament.e speE~t' di COJmettivo fibroso e delimitat-e tnttf' dn tm distinto strato endotelin le e ripif'no di sangue . In molti trat.ti k· pare ti sono molto spesse e formano d e i setti divisori molto robu;;ti. L 'aspetto d e l tessuto è qu indi que llo tipico di un cav<'moma. N el cen t r o d e l t e:;suto cavernonmtoso. n on esistono zone d i tl's~uto 1:\patico, ma alla periferi a d ella massa, cont.omat.i compl<>tamt>nt.e da te~suto cavemomato;;o I]Ua]j residui d e l parenchima epatico, s i tron:mo condott i biliari ancorn ben conservati e. nella zona capsulare, a n che d t>i rf'li q uati di parencbimn. Ai margini d ella zona di tes.<~uto cavcn10;o;o e~'<ist e, come abbiam v i;::to macroscopicnm ente . pita che u11a cnp· "ula, una zona. di addensamento di t<'ssuto fibroso ricco di cdlule . Tra questi fasci fi brosi, s i l'iscontrano p iccole zone irn'~:oln.ri di porzioni di lobulo. L;, file c e llulari sono t ra loro add ossate, le cellul €· sono piccole, atrofiche . Notansi anche p seudocana· licoli biliari, come tentativi di rigenerazione. A l d i fuori d t' lln. capsula, in cOJTisponùenZA d<>gli spazi port.al i. tra il f-<'f'Suto epatico macroscopicamcntt' sano si v edono piccole zone caveinomatose e iniziali fe nomeni di ectnsia dei vasi, c he ritl."ngo l'SSer le ZOlle di C~'<pansion c d el proc-e~so, ma de lla loro minuta co;::tituzion e ad evitM·e ripetizioni mi I;S<'l'VO di trnt.t a r e più appresso. Le zone bianche sono costituitt' da un tr-ssuto di nppart>nza rrù:xomatoM, ma colorazioni oppor tune (Ma llory) fanno riconoscere chc le C<" llule n on sono a forma di stella, ma cellule e fìbr(· sono tm lo1·o isolate senza w1a sostanza intercellulare a tipo rnucoRo, con spazi vuoti come l'immagin e di un t.'dt'ma d e l connettivo. Se molti spazi n on sono chf' ln('une formflt~;>;,i tra i fnsci connct.ti\'oli fra loro allontanati, altri invece sono veri vas i vu oti o solo con qualche g lobulo rosso e bianco, costitujti da pareti endoteliali ben distinte e da uno strato sottile avventizialc con sea .r se fibre e lastiche . ,·asi ch e si riconoscono per linfntici. N't"l m o,> zzo di quPsto t<·•;;;;;Hto nota~<i anche qualch e sottil e- vaso sanguigno a ;o;ezionP rot.onrla e n o n ca,·ità a t.ipo cavprnomatoso.

Siamo di fronte ad un voluminoso ca vernoma ch&.~cupa una gran ·la.rte del lobo destro del fegato t> ne costitnisc'e io partR il margine anteriore, spingendosi anche sulla faccia inferiore del! 'organo. Ca.vernomi di un tal volume non sono poi ec.ceziona.li, poichè ne sono ::;tati descritti da vari AA. (Birscb-Hirsehelfeld, Leftaive. Hafen, Montle, Reitano). Non risulta che l 'a.n~ioma abbia dato Luogo, durante 1a vita del soggetto a una spiccata sintomatologia. morbosa., ma è opportuno rilevare che i Medici che esaminarono la paziente. poterono constatare il forte aumento del fegato e un margine globoso dolent e alla. pressione. D ebbo ciò rilevare per considerare come questi angiomi, così voluminosi, escono da.l comune reperto accidentale di necroscopia, per entrare nelle affezioni che posson dare una. sintoma.t,ologia clinica, invero di difficile discriminSI.zione, se stando a quello che afferma Thole, molti casi furono diagnosticati pE-r cistoroi ovarici e, con tale diagnosi, i soggt-tti furono sottoposti ad interventi c1lirurgici . Occorre tenere presente anche che il volum(\ che si constata alla necroscopia è inf<' riore a quello che essi raggiungono in vita, specie quando presentano grosse cavità cistiche, che sotto la pressione del sangue sono turgide, tese e quasi erettili. Le voluminose cisti ematiche che si formano nei cavernomi e che qui manca.,ano, possono dare emorragie spontanee (Roggenbau) o provocate da traumi compreso quello operatorio (Mantle), emorragie che possono riuscire mortali, perchè infrenabili. Vi sono in questo caso fatti comuni a molte altre osservazioni, e cioè l'età ed il sesso. P er l'osservazione di molt i AA., il st•sso femmjnile ha una


HBR()-A~GlO~tA

<.'A Vt::R:-!OSO OH: A l'TE l> EL F~:<;A'I O

a.-;soluta prevalenze} :ml maschile nella. freq m'nza. di questi reperti. Da. una statistica che ce ne dà H erxbeimer, su 15 cavernomi operati, 14 riguardavano donne. È comun r~ pure che i grossi ca.\·crnomi si trovino spccialmt-nte in soggetti anziani o vecchi; ma can: rnomi sono stati però riscontrati anche in bambini ed in neonati, (Ri bbert, Schmieden, Ha.mmer, Ma.rtinotti ), fatto questo molto importa.ntl· p,·r intrrpretare la. natura dell'affezione, se sia cioè da. considerari!i più un fenomeno acquisito, o una. malformazione congenita. l'Ia.uea. in vece in q ue;,to caso un fatto cui si assegna. un 'importanza se non etiologica. per il ca.vernoma. epatico, e per la teleangectasie epatichè, ahnt'UO come causa. del suo accrescimento attraverso la sta.si, vogllio dire le ripetute gravidanze, fatto questo, notato da. molti AA. (von Genersich; Rosenthal, Pfannenstiel, Da.lgreen, Pichler, Panà e Scotti). In questo caso invece tale circostanza non può esser('. invocata, perchè la donna ebbe una sola gravidanza interrotta da aborto. Quanto alla situazione del cavernoma., è opportuno notare che, mentre la localizzazione più frequentl• è quella del lobo sinistro e nella faccia inferiore dell 'organo, nel caso in e8a.me il ca.vernoma. si è sviluppato nel lobo des tro, occupando ugualmente la. faccia superiore e quella. inferiore, sostituendosi al margine epatico. Il ca.vernoma. in questo caso sorge distante dai legamen.ti, sia. ri.~p~tto alligamento sospensorc che al ligamento rotondo, ed ha preso cont atto colla incisura della cistifellea solo in secondo tempo dttrant;e l'accrN!eimf'nto. Si deve ritenere infatti che il ca.vernoma. sia intmrto in un punto profondo della parte anteriore del lobo destro. È da tener nota di questo fatto se si considera che alcuni AA. ritengono che gli an~iomi si sviluppino laddove normalmente vi sono zone di regressione del parenchima, ciò che avviene appunto in massimo grado in corrispondenza dell'appendice fibrosa e dei ligamenti. L 'atrofia del pa.renchima la)cia va.<Ji e rlotti biliari in gran numero. Questi fenomeni di regressione del pa.renchima dànno luogo perciò a condizioni analoghe alle ama·r tie , ma. mentre queste ultime sono da. riportarsi alla. costituzione dell'abbozzo del fegato nei primi periodi dello sviluppo, i fenomeni di regressione sono invece condizioni tardive ed in parte acquisite, che da Ribbert e da Sehmieden sono considerate le basi anatomiche sulle quali si può sviluppare un oo.vt:>rnoma. In questo caso nessun indizio di alterazione morfologica. sia della faccia. superiore che inferiore, nè a.loun" vicinanza con gli organi citati ei reca. indizio di anomalia di sviluppo: quale indizio geuet·ico di malformazioni in altri organi vi è solo la presenza di una milza accessoria. Circa la. struttura. è da notarsi che le cavità cavernomatose sono tutte assai minute, mentre negli angiomi così voluminosi sono frequenti a riscc. ntra.rsi ampie lacune. Particola.rl' notevole sono quelle larghe zone di tessuto fibroso crutra.li e periferiche, chic' si aggiungono al tessuto cavernoma.tol'!o. Quale significa to è da <larsi a. questo t essuto fibrosoY In vari punt i el'ìso prcnd<> l'aspetto microscopico di tm fibroma, quasi direi di un :fibroma duro (fig. 2), in altri punti il tessuto è in preda ad E>dema., le fibre sono tra loro clista.uziat(' e come sli l~··r.i~tt> in fibrille, sl chic' esso prende l'a.spl'tto di un tt•;;snt.o mixomato~o.


FIBRO-ANOIO i\IA CAVERNOSO c:tCANTE DEL F EOATO

351

Fibromi del fegato sono estrem .tmente ra.ri (Herxeimer). Merkel ne. nega l'esistenza. e li riferisce piuttosto a. cavt-rnomi trombizzati ed organizzati. Kotzny esaminò le fibre elastiche di questi fibromi e constatò che la disposizione di queste non era. tale da. poter arguire che essi derivassero da angiomi, secondo quanto aveva affermato Merkel. Pisenti descrive fibromi multipli del fegato. Siccome in questo caso il tessuto fibroso si trova. nel contesto ed anche alla periferia del cavernoma, mi sono per prima cosa domandato se questo t essuto originasse nel modo preconizzato dal Merkel. Non trovo prima. di tutto nelle sezioni eseguite nei vari punti del cavernoma. che soarsissimi fenomeni trombotici, e non ne trovo specialmente intorno al tessuto fibroso. Gli scarsi fenomeni trombotici che ho const~tato sono tutti fenomeni recentissimi, parziali e non in via di organizzazione fibrosa, e ne inferisco perc:ò, che tali fenomeni trombotici siano tutt'affatto recenti, probabilmente preagonici. La rarita dei fenomeni di trombosi mi fa ritenere che la velocita del sangue, nonostante la dilatazione del letto vasJJ.e, sia stata in questo caso abbastanza rapida e che perciò le comunicazioni colle arterie siano state ampie e frequenti. Se il tessuto fibroso ra ppresentasse dei trombi organizzati, le fibre elastiche dovrebbero rivelare le vestigia delle antiche pareti cavernomatose. Invece le fibre elastiche sono rappresentate dn. fasci che percorrono senza interruzione ampi tratti del tessuto senza che si rivelino reliquati di pareti preesistenti (fig. J); si vedono talvolta delle sottili pa.r eti elastiche, ma esse sono cavità vasali ematiche e linfa.tiche. In questo tessuto fibroso i vasi sanguigni non hanno i caratteri delle cavità cavernomatose perchè sono sottili, a pa.reti circolari e non ea vernosamente sfìancate. Si notano inoltre molti va.sellini linfatici, specie alla. periferia. del tessuto fibroso, spesso dilatati, ma non convoluti come quelli del cavernomll, questa. componente di vasi linfatici non mi sembra sia di tale entita da mutare carattere alla neoformazione angiomatosa., sì da dare il significato di emo e linfQ-angioma, a ravvicinare cosi il caso venuto sotto la mia osservazione e quello descritto da Reitano come linfo-angioma del lobo sinistro del fegato con oavità costituite come un cavernoma e nel quale invece ~ra una scarsa componente emoangiomatosa . Stati di passaggio fra tessuto fibroso e la parte cavernomatosa li trovo soltll.nto in quei punti o ve i setti che dividono le cavità. si ispessiscono, e dallo sviluppo autonomo del tessuto connettivo costituente i setti, si. arriva a questi ammassi di tessuto fibroso. Ta.le sviluppo ha apparenze n eo pla.stiformi. Ma il tessuto connettivo presenta altri interessanti aspetti nella. zona in cui l'angiom~ si espande. Il cavernoma, ho detto, si presentava macroscopicamente capsulato, e al di fuori della capsula. i lobuli del pa.renchima sono spostati e compressi ed in fine spariscono, mentre rimangono canalicoli. biliari. È questo l'indice dello sviluppo del cavernoma. Ma ho già fatto notare che le cavità era.n tutte minute e non si trovavano quei laghi sanguigni propri dei oavernomi del fegato molto voltuninosi. Quindi lo sviluppo espansivo deve essere stato poco accentuato, salvo che nuove cavità si sian formate n ell'interno stesso della massa cavernomatosa già costituita; ma per quanto vi siano cavità sanguigne anche di piccolo volume nell'interno del


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FlBRO-ANGfOMA CA VERSOSO O IO ANTE DEL FEGATO

tessuto cavernomatoso, l'&ecertarsi che queste subiscano seconda.rimente una. dilatazione non mi è sembrato di poterlo a.ccert.are. Al di fuori della. capsula. vi sono delle iniziali formazioni a.ngioma.tose che ritengo essere le gE>tta.t e espansive del processo nel pa.renchima. sano. Premetto che nelle zone parenchin1ali distant i da.l ca.vernoma., i vasi sanguigni non presenta.no evidenti alterazioni, salvo un lieve grado di sta.si e di dila.ta.zione delle sovra.rpa.t.icbe e fenomeni di degenerazione torbida. e gra.ssa. delle cellule pa.renchima.li, fenomeni che sono da. riferirsi alla. miocardite degenerativa., quale espressione dei fatti tossi-infettivi legati alla. bronco- polmonite. Interessante è ciò che avviene in corrispondenza. degli spazi portali in vicinanza. del C.t vernoma.; si ba. dapprima. un aumento di connettivo ricco di cellule che a vvolge i va.si prima. che questi sia.no decisamente dilatati (fignrf\ 4 e 5 ). In questo tessuto connettivo si vedono va.si sottili, come se a. quelli preesistenti si aggiungessero dei vasa. vnsorum. Negli spazi portali ove il connettivo è aumen tato nncor più notevolmente si ba. un'iniziale dilatazione di tutti i vasi un po' meno dell 'arteria.. Progredendo la. dilatazione e l'aumento del connettivo, i vasi dello spa.zio porta.le acquistano la. forma. di piccole lactme c~tvernoma.tose (fig. 6). Intanto le arteriole perdono la. loro individualità e non sono più riconoscibili; in certi punti sembra. che il connettivo abbia., prolifera.ndo, dista.cca.ta. la. muscola.re e fa sci di fibrocellule muscolari giacciono vicino alle cavità vasa.li dilatate con una. disposizione anomala. e senza. rapporto con la. parete. Si determina. con questi fenomeni una. specie di venizzazione delle cavità arteriose, e da questo fatto devono realizzarsi :~ nche quelle comunicazioni a.rterio-venose, che R eitano ritiene debbano effettuarsi nel suo ca.so di angectasia cavernosa angioplMtica. Non credo però che l 'elemento pressione sanguigna sia l'unico elemento che det<'rmini la dilatazione. Se in un distretto angiomatoso fosse la pressione quella. che domina., dirige e determina. il processo, noi dovremmo avere delle dilatazioni pressochè uniformi ed anche il t essuto int.erstizia.le, se avesse il significato di un 'a vventizia dovrebbe svilupparsi uniformem( nte, laddove in vece noi vediamo delle lacune di dimensione e di forma. va ria., delle fessure con pareti a. forma bizzarra più che delle cavità vasali dilatate. È inoltre a. notare che, in fondo, le cavità c·nernose perdono ogni struttura tipica di va.:,o sanguigno, perchè la parete non è costituita che da. un endotelio e da. connettivo fi broso con fibre elastiche. Un fa tto importante mi pa.re dowre asserire a. proposito delle fibre elastiche delle cavità cavernoma.tose: esse sono quasi sempre sottili, ma non sono dispostE:' a.d anello intorno alle cavità, ta.lchè se si segue il decorso loro, si vede cbe quelle di una cavità pa.ssn no nella parew opposta. di una cavità viciniore (fig. 7). Esse non possono esser considl'rate un'elast ica di una. preesist{'nte normale parE:"te vasale, ma d~:>vono essere neoformate e decorrono scompostamentc rispetto alla lacuna. sanguigna. Tutta l'architettura. vasale è anormale· e la stru ttura anche dei vasi preesistent i è scompaginata. Inoltre queste fibre elastiche della. parete ca vernoma.tosa non assumono i colori elettivi colla stessa. intensità delle fibre elastiche normali, come per esempio quelle dei vasi del parenchima epatico, differenze queste paragonate naturalmente stùlo stesso preparato.


FIBRO-ANGIOMA CA VF:R.'\0$0 GW A:STE OBLR t:O A T O

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Zone di parenchima t•pat ico rimangono impigliate nelle gettate di espansione e cadono in atrotia, la<;ciando canalicoli biliari spesso molto voluminosi che successivamPnte cadono pure in a.trotia. Poichè ho pa.rla.to di fenomeni degenPrati vi epatici, mi son domandat(J se questi fenomeni possano esst"n' in rl'la.zionc colla fonnazione dell'angioma. Purono infatti dt-scritte dilatazioni vE-nose del fegato che furono paragonate ai cavernomi: voglio a.cc<'nnare a lla telangect{l8'i a clissc·minat<t del fegato (Longhetti, Hedr~n ), alla dr·genera: ione angiomatosa (Swe) , alla degenerazione ca&emosa (Fabris) che sareùbe corrispondente al f egato a chiazze emorragiehe dei borin i (Raw•nna). Queste dilatazioni venos(' formano probabilmente un gruppo eterogeneo e complesso ove fenomeni meccanici di stasi, ed alterazioni delJa celltùa. epatica e dello stt•sso endotelio dei capillari concorrono in modo diverso a.lla formazione dei fl'nomeni. Saake riport.ò tali lesicni a trombosi ed embolie e quindi stasi e dilatazioni secondarie dei capillari. Stockemann attribuì le telangecta.sie dt>i bovini alla. cirrosi distoma.tosa, ciò che fu nt>gato da Stroh con ricerche sistematiche di tali angcctasie dei bovini. Jeger e Hedrén ritennero imputabili tali telagect.asie alla degenerazione della cellula epatica, anzi quest 'tùtimo l'attribui a fenomf'ni infettivi dovuti ad una monilia (Monilia tauri). Fabris nella cirrosi epatica ed in carcinomi gastrici, Schrohe in soggetti tubercolotici riscontrarono sfiancamento dei capillari e piccole Pmorra.giole tra le trabecolr epatiche, ed a.ttriblùrono la lesione alla distruzione delJe cellule epatiche. Nel caso di Schrohe coesistevano anche due veri angiomi. .A. fenomeni prevalentemente meccanici preagonici e ad oscillazioni di pressione intra.epa.tiea attribuisce le med(•sime lesioni nei suoi casi il Meyer , Kitt ritenne causa della malattia tma anormale disposizione deJle cellule epatiche, una specie di anomalia a.denomatosa e basale insieme. Lunghetti trovò in una tnbercolotica, oltre che dilatazioni delJe pareti vasali venose delle centrolobula.ri e delle sopralobula.ri e delle tùtime radici della porta, emorragie tra le tra.becole epatiche e attribuì in parte l<- lesioni ai fenomeni degenerativi e necrobiotici del part•nchima e dei capillari ed in parte ad tma componente malformati va a carico del sistema venoso intra.epatico. .A. concetti simili aderirono Pa.nà e Scotti in un caso clinicamente ed anatonùcamente studiato sul reperto di biopsia. Gamna, come già Len1oditi e Kempf, esperimentò sn animali l'azione dell'aYvelenamento per cuma.rina. che a vrebbe importanza nel determinismo anche della malattia dei bovini, perchè contenuta. in alcune piante alimentari (Ltmghetti). Ga.mna però nega. che la. degenerazione della cellula epatica port.i a. fenomeni di angectasia paragona.bili a. quelli della telangectasia dissémina.ta riscontrati da Lunghet ti e da. lui, ma constatò emorragie e, in mezzo a queste, reliquati dell'impalcatura reticolare del tessuto epatico. P (!nsa anch'egli a fenomeni di debolezza congenita della parete vasale nel determinismo della angect~1rsia disseminata. Costa però spiega come da un t essuto reticolare del fegato possa deri va.re, per impregnazione di sostanza collagt•na, una parete fibrosa. Questo modo di costituzione della parete angiomatosa si realizzerebbe an(:he qualora dalla


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degenerazione caYernomatosa dei sottilissimi vasellini intraepatici si passasse ai cavenomi, ciò che l' Autore st esso non afferma in modo deciso (pa.g. 14). Io non bo visto però q uaùri simili alla tela.ngectasia. disseminata nel mio caso e sono assenti fPnomen i di emorragia intra-parencbimale. H erxeimer nega ogni rapporto tra angiomi cavernosi e questi fenomeni telangectasicì. Nessun reper to mi inùuce ad a.mml"ttere che il cavernoma. descritto prHsenti stadi avvicinabili alla telangecta.sia disseminata. Ho già descritto come il fenomeno si svolga. coll'aumr nto del connettivo degli spazi portali, coll'apparire in questo t essuto di vasellini che devon ritenersi neoformati e. colla successi va loro dila tazione. Può darsi invece che fenomeni di telangeota.sia pa.ragonabili al ca.vernoma, ma senza fenomeni inva.sivi, si formino per fenomeni mecca.n.ici accoppiati a fatti distruttivi del par enchima.. Per quanto lo stesso A. ponga la sua osservazione in forma ipotetica è interessante l'osservazione di Costa; in corrispondenza di cicatrici gommose egli potè constatare lo sviluppo di tre piccoli cavernomi. Tali contingenze realizzerebbero condizioni simili a quelle che si determinano nell'appendice fibrosa e che sarebbero il substrato degli angiomi d el lobo sinistro. Ed è a domandarsi se an<:he nel caso descritto da R eitano, nel quale tra il lobo sinistro occupato da un angioma enorme e il lobo destro del fegato esisteva una specie di istmo o di strozzatura, i fenomeni di sta.si non abbiano giuocato una parte almeno iniziale, nel determinismo del ca vernoma. Ntùla. vieta però di ammettere che su questa base, fenomeni di sta.si, come sulla base di una amartia, non si possano instaurare, in qualche caso, fenomeni a tipo neoplastico. anzirhl' unka.mt'nte angectasici. Quale interpretazione è da darsi riguardo alla natura della formazione a.ngiomatosa descritta.~ Vernoni nell'aprire la. dicussione sulla natura. dei cavernomi soggiunge che sulla loro natura regna la più grande incertezza. Virchow, Ribhert, Rindfleisch, per citare solo i principali, considerano gli angiomi cavernosi, e altri fenomeni simili, come tumori con concetti forse troppo esten.<;ivi. Albrecht e Borst considerano all'incontro i cavernomi come malformazioni congenite, come amartomi; si associarono a. questo concetto Schmieden , Buchmann, ecc. . La natura malformati va non è negata nemmeno dai più antichi sostenitori della t eoria tumorale in quanto, ad esempio, Ribbert pensa che la. neoformazione abbia. origine da. g-ermi ,a,sali rimasti privi delle connessioni naturali ooi vasi dei t essuti viciniori. Barbacci tiene una. via di mezzo; considera degli angiomi cavernosi che rimangono per tutta la vita nelle loro proporzioni o magari regrediscono, e li considera amartomi nel senso di Albrecht: considPra tumori invece gli altri a ngiomi chP ad un dato momento della vita, acqtùstano un &ecrescitn<'nto a. carattere tumoralt·. Il fatto già citato eh<> qnel'lti t umori si riscontrano prevalentemente in adulti e son rari nei fanciulli, sta pl'r nn f~tto acqtùsito ed anche per la natura. neoplastica.


FIBRO-ANOIOMA CA.VERNOSO 010-~)."Tt: DEL FEGATO

Non posso sottoscrivere all'afft•rmazione di Barba.cci che esclude lanatura neopla.stica di una parte dei cavernomi perchè possono anche regredire. Sta di fàtto che per analogia accanto a fibromi e fibroadenomi uterini che prendono enorme sviluppo, se ne posson trovare, nel medesimo utero, altri atrofizzati e perfino calcificati. Andrei troppo al'tre se dovessi affrontare qui la questione della. regredibilità. dei tumori; ma io stesso ho descritto un tumore rena.le non benigno, nel quale si erano determinati fenomeni regressivi di calcificazione, sì da interpreta.rli come t entativi di guarigione (1). · Gli AA. più moderni negano a.gli angiomi ogni carattere neoplastico e li pongono tra gli amartomi anche quando presentano sviluppo espansivo. Cushing e Bailey, Roussy e Oberling (specie per gli angiomi cerebrali) Vernoni, Costa vollero dare un ordine e una classificazione al capitolo degli angiomi. Forse ponendo nella classificazione come base il largo concetto di ama.rtia, che va. dal tessuto aberrato od in eccesso fino ad una supposta anomala costituzione. intima., che costituirebbe una. predisposizione alla angootasia., si riavvicinano fenomeni molto disparati dalle varici alle emorroidi, dall'aneurisma cirsoideo all'angioma cavernoso, togliendo però al concetto neoformativo angioplaatico ogni e qualsiasi significato di neoplasia (Yernoni). Costa in un'ampia rassegna di tutti gli angiomi, classifica i cavernomi tra gli amartomi 7Jarietali e toglie dagH angiomi alcune forme che dell'angioma non hanno che l'aspetto. A base del processo, secondo questo A., sta una congenita. !abilità della parete vasale, costituita da ipopla.sia. e deficiente differenziazione; su questa. ba.se in via tutt'affa;tto secondaria, entra il fatt1ra meccanico. Che questo concf:'tto sia., in genere, giusto lo dimostra nella sua. ampia. trattazione e documentazione. Non credo però che si possa. escludere in modo a.ssoluto che; sulla base di questa.labilità congenita., non possa originarsi una. forma blastomatosa anche per gli angiomi cavernosi con significato alquanto diverso dai soli angioblas~omi ammessi da. Costa. Vircbow poneva quale fenomeno primitivo nella. formazione dell'angioma cavernoso, che egli interpreta come tumore, più che la neoproduzione di cavità sanguigne, l'accrescimento del tessuto connet_tivo che, per una irritazione progressiva, passavg, allo stato di granulazione, ed in questa matrice ci producevano vasi che successivamente si dilatavano. La chiara visione di Virchow è una iperplasia del tessuto connettivo in senso tumorale, ma è però espresso in termini che risentono del t empo in cui furono scritti, quando la diStinzione fra infiammazione e tumore non era. ben netta. Anche Rindfleisch, Flerichs seguono d'appresso i concetti di Virchow. Bors.t, pur propendendo per la. natura amartomat.osa degli angiomi, aveva a'lsegnato al connettivo una parte importante nella costituzione dell'angioma. stesso, percbè era, secondo lui, questo tessuto connettivo che det erminava l'allungamento, la dilatazione e la deformazione dei vasi fino a co'ltituire le cavità. cavernomatoRe. Io confermo la primitività dell'aumento del connettivo che precede la dilatazione delle cavità vasa.U. Non credo però si possa parlare di fenomeni (1) M. MORELLI. Contributo allo BtudJo lki twnorirenali denom;•utli iperJre'fWUliirul.rchivio

et. di Ut"OloqW, vol. vu, tnao. IIl. 1931.


3.)6

infiammatori, perchè il tessuto proliferando prende piuttosto le apparenze di un fenomeno neoplastico in quanto di questo presenta l'autonomia e la non finalità in quei grossi cordoni connettiva.li che si sono formati da.i setti, e cosi si può spiegare come il cavernoma si propaghj di pari passo con lo sviluppo del connettivo, anzi che da questo sia preceduto, mentre nuovi vasi si costituiscono in questo t~>ssuto n<·oforma'to. Il ca.vernoma può esser paragonato ad un tumore e trova analogie col fi bro adenoma. mammario. Anche qru si ha. una produzione anormale di connettivo e le cavità adenomatose, in parte neoformate, in parte preesisteuti subiscono i capricci (mi sia permessa l'espressione) del connettivo, quella medesima azione cioè che Virchow e Borst hanno notato nel ca.vernoma. Se si esamina quel sovvertimento che ho descritto avvenire nello spazio portale per opera del connettivo, la trasformazione delle pareti arteriose, l'apparire dj va.sellini neoformati, mi sembra che il processo abbia i caratteri della neopla.sia. Le cavità ca.Yernoxnatose irreg-olari, e eon pareti capricciosamente sviluppate in spessore, non hanno l'aspetto di un fenomeno reattivo ad uno stato di pressione, che deve dominare ugualmente in tutti i segmenti dj una, cavità., nè queste pareti banno nella loro struttura a.lçunchè dj .simile ai vasi normali. l'

.. Credo che il concetto malfonna.tivo degli a-ngiomi, anche se non dimo-

strato caso per caso, si debba senz 'altro ammettere, ma. ehe ciò non spi('gbi i fenomeni espansivi sugli altri territori venosi limitrofi~ e la consecutiva distruzione del parenchima epatico, e che, almeno per certi casi, come quello in esame, debba ammetterai il concetto dj fenomeni proliferativi neopla.stici benigni all'accrescimento progressivo e senza finalità, che del tumore sono i principali attributi. Del r<'sto e ammesso che l'ama.rtoma possa dare origine ad un amartoblastoma. N el caso speciale mi parrebbe dj dovere ammettere una produzione in senso neopl astico benigno sia del tessuto connettivo che dei vasi, e per lo speciale aspetto assunto dal tumore gli ho dato il nome di fìbro-angi<>ma cavernoso già usato da Donati. Nella classe degli <tngiomi sono compresi fenomeni di natura diversa, ora solo a.ma.rtomatosi nei quali giuoca una eomponente malforma.tivache può esser solo una congenita labiHtà va.~a.le, più una componente pressoria del sangue che detHmina fenomeni proliferati vi semplicemente compensatori, ma su questo substrato possono imp:antarsi anche fenomeni neoformativi neopla.stici. RIASSUNTO. - L 'A. descrive un angiol'Tl& del volume di una testa di feto. Nell'interno dell'angioma esiste un tessuto fibromatoso. L'A. descrive le pnrticolarità morfologiche del tessuto can~moso e di quello fibromatoso. Rileva come tutta. quanta la struttura grossolana ed intima dei vasi, specialmente per quanto riguarda le fibre elastiche sia scompaginata e sostituita da una struttura anormale. Descrive le zone di avanzata del cavemoma vel'so il tessuto sano. Ritiene per i caratteri morfologici e stmtturali che l'angioma descritto abbia i caratteri di una neoplasia. benigna paragonabile noi suo modo di sviluppo ad un fibro-adenoma, e per la speciale struttura assegna. alla neoplasia il nome di fibro-angioma.


GIORNALE DI MEDICINA M I LITARE

I"IG l - Strullura della sostanu fibros. bianca mtraca\·ernomatosa. Il teuuto ha a sinistra, l"aop<!UO d1 un fibroma duro. a dtotra <Judlo di un mixoma !alto.

FIC. 3 - P1ccolo ingrancLmento. We1gert fibre elaatiche. Le fibre ela•tiche della z.ona fibro1a. in genere molto sottili, decorrono nd t~uu to fibro10, aenza che si riscontnno rdiquati d1 cav1tà ~avernomatose.

FIC 4 • Microfotografia. EmalOMJiin3-eosina. Uno opa7oo rortale. Notau aumento dd connelhvo ua&l ncco di cellule; inmale d1latazione dei vasi : appa:ono nuovi va · ..,ltini (ndere specie quelli a &ini.tra in a!to &apra una vena l.

Dott. M . M O RELLI

F ibro-arg;r m~ g1g~>nle del fegato.


GIORNA L E D I MEDICINA MILITARE

FIC. 5 - Mtcrofoto~rafia. Ematoss:lma-eosina. Uno spazto portale con aumento del connetti' o fibro!O. lnit.tale dilataLione dei vasi: a sinistra : il vaso biliare; n de.trn: una ca,·ità con parete muscolare ipertrofica con anomala distribuzione della muscolare stessa. l vasi conservano ancora la loro individuahtà.

FIC. 6 • Microfotografia piccolo ingrandimento - ematosoilina- eo~ina. Una z.ona di espansione del cavernoma m piena sostanza epatica. Non sono più individualizzabili le arterie dalle vene. La normale archit ellura vasale è ecomparsa.

FIC. 7 • Piccolo ingrandimento. Wetgert fibre ela,tiche. Le fibre elaatiche del tessuto cavernomatoso. Veggasi come es&e p&Nano bizzarramente da una cavi tà ad un'altra senza formare un'clastica paragonabile a quella normale.

Dott. M. MORELLI - Fibro-angi oma gigant e del fegato.


EIBRO-A~GIOliA C AVER:-<OSO

OIGAI"TE DEL }'ElòATO

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SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MI LITARE GABINETTO DI TRAUMATOLOGIA

D irettore del Gabinet.to dott. A. MALICE, maggiore medico

[OftTRIBUTO lUI DIAfiftO~I RIDIOlOfil[l DflU [lnl DI UBift0[0[[0 Dott. Francesco Plccarreta, primo capitano medico

(Continuazione e fine). Quando ciò è impos:sibile, quando la cisti è aMollata al diaframma e non esiste a questo livello o a livello del cui di sacco diaframmatico alcuno spazio chiaro rileva.bile allo sch.enno nelle varie posizioni frontali o oblique, la localiz· znzione diventa. pa.rticolannente diflicile. Il Barjon dice; • Bisogna ricordarsi che una cisti della convessità del fegato può risalire noi torace e spingere il diaframma sino alla terza costola senza che il fegato presenti alcuna sa.lienza o ùeformllzione dal lato dell'addome. Bisogna ricordarsi anche che una cisti della base po.l monare può accollarsi al diaframma in maniera così intima che sembri far corpo col fegato •· CASISTICA PERSO'N ALE.

Tra i casi capita.ti alla nostra osservazione scelgo quelli piu dimostrativi. N e riassumo brevemente la storia clinica che desumo per benevola concessione del direttore della clinica medica di Firenze prof. Schupfer, dalle rispettive cartelle cliniche. Jo CASO: B-A. di anni 38 da. Lastra a Signa. Nulla di pa.rticola.nnente interessante nei precedenti ereditari e nell'anamnesi remota. Ha fatto sempre il pastore ed ha avuto sempre con sè dei cani. Un anno e mezzo fa fu colpito da dolori trafittivi al torace, febbre elevata, tosse con escreato abbondante dapprima muco-purulento e poi. emorragico. Mai emottisi_ Mai manifestazioni cutanee. La febbre alta durò 20 gioni, i rialzi termici erano sempre preceduti da b1·ivido intenso, la. defervescenzaseguita. da sudori abbondanti. Dopo circa un m ese permasero piccoli rialzi termici che non superarono i 37,5. Da quell'epoca il paziente ha continuato ad aver tosse insistente con escreato spesso emorragico, piccoli rialzi termici, qualche dolore a.ll'emitorace destro e spesso anche a sinistra. Data la persistenza. di tali manifestazioni chiede il suo ricovero in clinica. Obiettivamente: condizioni generali di nutrizion e e sa.nguificazione buone. Nulla ali 'app1ua.to va~ola.re superficiale_ Apparato respiratorio: torace regolarmente conformato, non si notano spazi intercostali più ampi di altri, nè retra.zioni, Escursioni dell'emitorace destro meno ampie che a. sinistra. Fremito toracovocale leggermente aumentato a destra anteriormente su una. zona che comprende il 2o 3o e 40 spazio intercostale dalla. linea emiclaveare all'ascellare media- Appare anche aumentato nella regione sottoascellare e posteriormente in corrispondenza del 7° 8° 9o spazio intercosta.le fino all'angolo scapolare. Alla percussione anteriormente sia a destra che a sinistra. suono chiaro polmonare. Posteriormente a destra zona di ipofonesi fra w:1golare d e lla scapola e ascellare anteriore che inizia in alto al 7° spazio intercoeta.le. Il margine superiore di detta ipofoncsi appare curvilinea a concavità in basso. Anche a sinistra in corrispondenza del 7o so spazio intercostale fra la. linea paravertebrale e angolare della scapola si nota leggera riduzione plessica.


CONTRIBUTO ALLA DlAGXCSI RADIOLOGICA E CC.

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All'ascoltazione a D. sia anteriormente che posteriormente, sulla zona di ipofonesi, respiro aspro a carattere leggermente soffiante; a sinistra anterionne nt e murmure vescicolare normale, posteriormente sulla zona di ipofonesi respiw aspro. A destra dove si hanno le modificazioni del respiro, la. voce ascvltata appare meglio trasmessa. Nulla di notevole al cuore ed all'apparato digerente. D fegato deborda 2 cent. dall'arcata costale, di consistenza normale, in al:o l'ottusità epatica arriva alla 5& costola. sull'emiclaveare. Esame del sangue: lieve grado di anemia. Eosinofili l %· Cutireazione alla tubercolina. + + +. Esame dell'escreato per la ricerca del bacillo di Kocb negativa. Intradermoreazione di Casoni positiva. Reperto radiologico: all'emitorace destro: grossa formazione rotondt-ggiant<:) a contorno netto che imprime una insenatura nel margine destro del fascio vascolare e comprime il bronco destro, e che si estende (proiezione p ostero-anteriore) dalla prima cartilagine costale al margine inferiore della 4• cartilagine costale e nel senso trasversale dal margine destro del peduncolo cardiaco all'ascellare a.n teriore. Paralisi del diaframma destro con movimento paradosso. A sinistra in corrispondenza dell'ilo si nota una formazione rotondeggiante pitl piccola a limiti piuttosto netti, che si estende dal margine inferiore destro della 2• cartilagine costale al margine inferiore della 4a cartilagine costale. Diagnosi radiologica: cisti da echinococco polmonare a destra e probabilmente:) a sinistra. (Radiogramma n . l).

Radlogramma n. 1.

2° C'ASo: R. B. anni 31 dn Monte,·archi. )fadre morta di tubercolosi polmonare. Ebbe pleurite a destra tre anni fa, per cui stette un mese a letto, e di cui guarì . Da circa un mese avverte senso di peso ali 'addome, specie nei quadranti superiori, febbre modica a tipo remitt~nte; non ha tosse. nè accusa altre turba sogget.tive. E. O. Buona costituz.ione scheletrica, Cute e mucose piuttosto pallide. Nulla al sistema p;hia.ndolare. Nulla al cuore e ai grossi vasi.


360

CONTRIB UTO ALL" PlA ONOS I RADIOLOOIC A ECC.

Apparecchio respiratorio: ambedue gli e mitoraci s i muovono bene , la metà sinistra un po' meno d ella destra. Fremito vocale ta.ttile dovunque conservato e normale. All'ascoltazione murmure vesoicolare normale su t.utto l'ambito polmonare , a d estra il respiro appare un po' più aspro che a sinistra. Fe~ato: limite s uperiore s ull'emicla,·eare al margine superiore della 5a costola, il margme infe riore sulla medesima. linea d e borda circa due dita., ~lia la xifo· ombelicale a.U'unione d e i due terzi superiori col terzo inferiore, è liscto, di consistenza leggermente aumentata. Tut ta la re{lione epatica è leggermente rilevata. Mil.z& in limiti normali. Esame urina.: albumina 0,25 per mme. Cutireazione alla tubercolina + + + F onnula. leucocitaria: cosi nofili 7. Intradermoreazione de l Casoni ..._ + ,-. Esame radiolog ico: presenza di una. gr<>&'l8· opa.cità sferica a Limiti netti e regolari, di tonalità uniforme nella base polrnonare sinistra, piuttosto anteriore. Nessuna modificazione agli apici. Ombra epatica aumentata. in toto (in basso arriva alla cres ta. iliaca), cupola e patica regolare rialzata circa tre dita. sopra l'emi· diaframma sinistro. Motilità nonnale. Stomaco spostato a sinistra ed abbassato notevolmente. Piloro pervio. Duodeno normale. Cieco abbassato nel bacino; angolo destro d el colon abbatosa.to alla cresta., colon trasverso accollato al discendente. Diagnosi radiologica: cisti da echinococco d e lla base pobnonare sinistra (relativamente anteriore ) e probabilmente de l fegato (radiogramma n. 2).

Ra.dlogramma n. 2.

3° CASO: G. C. di anni 40, cont-adino. n pazient.e si presenta all'esame radiologico la prima. volta quattro anni fa. Manca la s toria clinica dettagliata e mancano le ricerche collaterali perchè si presentò a visita ambulatoria all'Istituto di radiologia.


CONTRIBUTO ALLA DIAGNOSI RADIOLOGICA ECC.

361

Riferiva. che aveva avuto d elle emottisi e che il medico curante aveva supposto una lesione polmona.re specifica. tbc. Condizioni generali di nutrizione e sanguifica.zione buone. I esame radiologico : nel lobo polmona.re inferiore d estro si vede una opa.c ità perfettamente rotondeggia.nte, d el volume di un'arancia., c he non ha. aderenze col diaframma nè col med.iastino. I limiti sono molto netti. Diaframma. libero. La. opacità scende col polmone nella. inspira.zione. A sinistra., quasi sdraiata s ul diaframma., si veùe un'alt ra. opa.cità. meno d ensa., a. c:m torni netti, che è mobile col polmone e in parte s i nasconde dietro il cuore. Diagnosi: cisti da. echinococco p olmona.re bila terale. II esame ra.diologico praticato dopo tre mesi: condizioni stazionarie. III esame dopo altri quattro mesi: iden tiche condizioni. IV esame dopo quattro anni: il pazien te si ripresenta. ora. perchè ha a\·uto in seguito a colpi di tosse, espulsioni di liquido e di membrane di cisti. Si ri.'!contra persistenza. della cisti a destra, che è notevolmente ingrandita.; il polo su~eroester· no di essa, presenta. una opa.cità piìl netta., piìl marcata. del resto dell ombra e un tratto della. periferia. di esso si stacca. ben d elineato per circa. tre centimetri come un segmento di cerchio tracciato col compasso. (Ra.diogra.roma. n. 3). U n 4o e un 5o caso, uno di colecistite calcolosa calcificata. simulante una cisti da echinococco, e uno di cisti idatidea. s uppurata d el fegato, saranno illustrati nella parte: « cisti idatidee del fegato ».

Radlogramma n. 3.

I casi riportati si prestano a delle considerazioni che ritengo di qualéfie interesse. Mi fermo poco sulle considerazioni di ordine clinico, proponendomi di dare maggiore sviluppo a quelle ra.diologiche. Nel nostro primo caso nè la storia clinica nè l'esame clinico obbiettivo orientavano verso la diagnosi di cisti da echinococco polmonare. Soli dati in favore di questa potevano essere lo stato generale conservatosi buono nonostante il lungo decorso della malattia e la positività dell'intradermoreaa -

Giornale di medicina militaTe.


362

COX'1'R1BUTO ALLA DIAO"NOSI RADIOLOGJCA ECC.

zione del Ca.soni. Vi facevano però contrasto l'insorgenza a-cuta della. malattia e i caratteri r elativi all'esame toracico, vi si notava infatti a destra. aumento del fremito t. v. respiro aspro a carattere leggermente soffiante, voce ascoltata bene trasmessa. Come conciliare tutto ci6 oon una raccolta. liquida qual'è appunto la cisti idatideat Questi dati dovevano far pensare piuttosto ad un processo parenchlmatoso. L'esame radiologico invece permise di scoprire nell'emitorace destro una formazione coi cara.tteri classici della cisti da echinococco. Dinanzi a una diagnosi C"Osì precisa c'è da cercare per6 la spiegazione dei dati che sembrano esserne in contrasto. Il paziente aveva avuto un anno e mezzo prima d< n 'osservazione radiologica, una sintomatologia toracopolmonare a carattere acuto, febbrile. Non può escludersi si asi trattato di un processo di bronc'opolmonite, come fu diagnosticato dal medico curante. Tuttavia la sintomatologia, attenuatasi progressivamente, non C('Ss6 mai del tutto; non vi è un vero intervallo fra queste manifestazioni acute c le manifestazioni ulteriori che condussero l'ammalato in clinica e quindi all'esame radiologico che illuminò il quadro con la diagnosi di cisti da echinococco. È presumibile éne le manifesta.zioni acute non siano state che i primi segni tumultuari dell'invasione del parassita. Ci6 non è frequente, ma è ammesso da parecchi autori. Lo StrumpeU nel suo classièo Trattato di patologia accenna aJ quadro nosologico di una affezidne polmona.re acuta piu o meno, come manifestazione dell'attecchimento dell'echinococco polmonare. Il Calef ha trovato conferma di questa reazione vivace da parte del polmone in occasione di due casi di cisti polroonare capitati alla sua osservazione . .Anche altri autori (Escudero, Ferro) hanno riscontrata in alcuru casi febbre più o meno elevata (nur non essendovi suppurazione della cisti). L'Haller illustra. il caso di un paziente con cisti idatidea cerebrale, che aveva presentata, èirca due anni prima, una fenomenologia a~uta non precisata, con febbre (39-40) durata per tre settimane, cefalea, disturbi gastro intestinali, vomiti, a tal punto che èredendo trattarsi di appendicite fu operato di appendicectomia che non apport6 alcun miglioramento nè delle turbe digestive nè degli altri sintomi. In quanto ai segni fisici rilevati all'ascoltazione e alla palpazione è noto che essi sono molto vaghi e sempre in dipendenza dello sviluppo raggiunto dalla cisti. Quando è piccola i sintomi sono scarsi o nulli, coll'aumentare del suo vo1ume pu6 aversi diminuzione delle escursioni toraciche, specialmente quaudo {'Siste estesa sinfisi pleurica e anche diminuzione o scomparsa del frem. v. t. tanto piu apprezzabile quanto piu si è vicini al punto di affioramento. Quando per6 la cisti è centrale, questi sintomi possono mancare. La cisti nel suo sviluppo sposta e comprime il parenchima polmonare circostante ed è quindi logioo attendersi che il f. v. t. possa in tal caso presentarsi rinforzato, come in tutti i processi cne producono ispessimento del polmone. Anche nella pleurite essudativa, d'!i!ltronde, il frem . v. t. è talvQlta conservato o rinforzato quando vi sia fissazione del polmone compr esso dal liquido su la parete toracica o per indurimento del polmone che CQnducendo allora meglio le vibrazioni compensa l'osta-colo interpòsto dal liquido pleurico (Livierato).


CONTRIBuTO .!LLA DIA GXO::' I RAntOLOGICA E CC .

363

L'ascoltazione dt>lla trasmissione della parola ba lo stesso significa-to della paJpazione del f. v. t. Nel nostro caso ·d era anche alJ'emitora.ce destro sia anteriormente che postE>riormcnte respiro aspro a carattere leggermente soffiante, e anche questo si spiega con la sede centrale della, c1sti e consecutivaroompressione del parencbima polmona.r e, cosi come si ba soffio bronchiale autoctono in tutti i processi morbosi che inducono scompa.rsa dell'aria nel polmone e condensamento del parenchima, come nel1a compressione esercitata da tumori, aneurismi dell 'aorta toracica, versamento liquido nel pericardio ecc. (Ferrannini). In quanto alla tosse e all'escreato emorragico è noto che essi sono i segni dell'affezione forse fra i piu frequenti e che fanno spesso, data la relativa gravità del morbo e l'insorgenza per lo piu lenta e progressiva di essi, deviare il giusto concet.to diagnostico. In alcuni casi, per quanto molto raramente, l'espettorazione pu6 cominciare con violenti emorragie (Strumpell); per lo più si tratta di lievi emottisi che si ripetono. La formazione rotondeggiante riscontrata a sinistra presso l'ilo polmona.re non ha caratteri molto deèisi perchè a limiti poco nett.i e a tonalità non del tutto uniforme. La diagnosi di probabile cisti a sinistra acquista valore dalla concomitanza della cisti a destra, nè la poca nettezza del contorno può per sè sola escludere la diagnosi di cisti percbè il quadro tipico dell'affezione può in alcuni casi modificarsi quando la cisti provoca processi irritativi nel tessuto circostante (Businco). Anche nel 2° caso (radiogramma n. 2) la grossa opacità sferica a limiti netti e regola.ri, di tonalità dolce e uniforme, nella base polmonare sinistra, presenta tutti i caratteri peculiari della cisti idatidea. La diagnosi radiologica trova conferma nei dati forniti dalle reazioni biologiche: eosinofilia 7 %, positività della intradermoreazione del Casoni. Il fegato si presenta all'esame clinico notevolmente ingrandito, liscio, di consistenza lievemente aumentata e radiologicamente si vede giungere in basso fino alla cresta iliaca. La cupdla epatica si presenta ria,l zata circa tre dita sull'emidiaframma sinistro, è regolare e di mobilità normale. Libero il cui di sacco diaframmatico. Nelle varie incidenze non si è riuscito a isolare alcuna ombra alla base polmonare destra dalla cupola diaframmatica. La presenza della cisti polmonare di sinistra ( è nota la frequenza con cui le cisti polmonari si accompa,g nano a cisti di altri organi), l'ingrandimento notevole del fegato in contrasto col silenzio dei sintomi funzionali a carico di quest'organo, la ndrmale mobilità del diaframma, giustificano la diagnosi, per quanto circospetta, di una concomitante cisti epatica. È noto infatti che la presenza dell'idatide può mettere fuori funzione una quantità notevole di tessuto epatico, ma i compensi che il fegato pone in opera mediante maggiore attività delle parti sane (si sono da molti autori notate ipertrofìe compensatorie anche considerevoli, ben conosciute dopo i lavori di Ponfìck, di Ohaufiard, di Hanot, di Reineck) ne permettono la tolleranza anche per molto tempo. Ha una èerta importanza anche a favore della diagnosi di looalizzazione epatica. l'ultimo sintomo a cui si è accennato, e cioè la normale mobilità del diaframma. Il Barjon, cita,to dal Cottenot, assegna un valore a taJe sintomo e dioo


364

COSTRIBI"'TO ALLA O!AC:.K0\>1 R .H >!OLOC:ICA ECC.

che in ca6o di cisti polmonarr il limite snpE'riore dell'ombra presenta diminuzione di mobilit:ì. I'l'Spiratoria. Il 3o caso !Ja un pn.rticolarc interesse perchè la diagnosi potè essere fatta col solo esame racliologico, in asst•nza di altri dati clinici e sierologici. L 'opacità riscontrata nel lobo polmonare inferiore destro, perfettamente rotondl'.!!l{iantc, ([i tonalità uniforme, della grandezza di un'arancia., a limiti molto netti, erano ca.ratteristici della cisti idatidea. L\ùteriore decorso ne dctt.c pi!:'na confPrma: tre mesi dopo la prima osservazione 1!:' condizioni permanevano stazionarie e altri quattro mesi dopo, sette mesi dal primo esame, identiche condizioni. Dopo quattro anni si ebbe con la tosse emissione di m<'mbrane di cisti. Il radiogramma n. 3; che si riferisce appunto a quest'ultimo esame, fa notare: scomparsa della opacità preesistt>nte a sinistra ove residua solo una lieve ombra. mal definita. La cisti di destra invece si presen ta notevolmente ingrandita rispetto al primitiTO volume, di forma leggermente m·alare col maggior asse disposto orizzontalmente e un poco di fuori in dentro, a limiti sempre netti eccetto verso la Linea merliana ove si confonde con l'ombra mediastinica.; il polo superoesterno spicca per una opa.cit.à. piu netta, piu marcata, e un tratto di cirferenza ùi questo polo per circa 3 cent. si stacca b en delineata dal resto dell'ombra risultandone fra il suddetto tratto di circonferenza e il resto d ell'opa.cità. una zona. chiara a epicchio d'a.ra,ncio.

Che cosa è logico supporre sia avvenuto del nostro infermo T L'emissione di liquido e membrane di cisti indica che una delle cisti si è rotta e svuotata attraverso i bronchi. . La rottura dello cisti polmonari nei casi abbandonati a sè è frequentissima, si può dire che è l'evenienza normale; la cisti può aprirsi nei bronchi (e allora si ha la vomica idatidea), o nelle altre cavità. sierose (pel"icardio, peritoneo), raramente nei grossi vasi sanguigni (vene polmonari ). Molto spesso dà. luogo a. fatti impressionanti di soffocazione in seguito all ' occlusione delle vie aeree per le membrane distaccate ed espettorate o per cisti figlie, altre volte la cisti si vuota attraverso numerose piccole vomiche e disturbi relativamente lievi. È stato descritto qualche caso (Airale) di echinococcosi polmonare in cui la diffusione di molteplici piccole cisti si ebbe in seguito alla rottura di una cisti primitivamente localizzata all'ilo polmonare. Facile è la rottura delle cisti polmonari percbè la reazione del polmone intorno ad essa è lieve e forma una membrana avventizia molto piu sottile di quella che si trova, ad esempio, intorno alle cisti del fegato, sicchè bastano anche piccole variazioni di pressione provocate dalla tosse, da uno sforzo, per provocarne la rottura. Secondo alcuni anzi la rottura n ei bronchi e consecutiva vomica è curativa n ella maggior parte dei casi. Il Morquio la ritiene curativa nel 90 % dei casi. In realtà la prognosi resta sempre grave (Orarnwell e Vegas) poichè raramente la cisti dopo la rottura guarisce spontaneament,e. e diventa invece sede di processi infiam matori che possono portare, se non s'interviene, a decadimento fisico estremo, a polmonite, a gangrena polmona.re, alla tubercolosi, che insorge facilm ente in qu(>sti organismi debilitati (Oalef). Nel nostro caso, poichè l'opacità precedentemente riscontrata a sinistra è scomparsa, evidentE>m<'nt.e è la cisti di sinistra che s'è svuotata. In


CO:-.-T RIBl"TO ALLA DIAG:SOSJ RAD IOLOOICA E CC,

365

quanto alla cisti di destra, la, marrata e netta opa.cità del polo supero esterno sta a denotare un inizio di calcificazione della parete e proba,bilmente di una parte del contenuto, per cui la cisti stessa, dopo aver raggiunto il massimo della sua evoluzione, è poi entrata in una fase di regressione retrat>ndosi e staccandosi così in parte dal pericistio. La zona chiara a spicchio d'arancia si può spiegare quindi con l'entra.ta di a.ria respira,toria fra il pericistio e la parete propria della cisti calcificata. La calcificazione delle cisti idatidee è un 'evenienza possibile ma rara; eccezionale è nel polmone, dove, data la sottigliezza. del pericistio, è più facile che la cisti Yada incontro a rottUJ'a e suppUl'azione, anzichè raggiungere il massimo dell'evoluzione ed entrare poi nella fase di involuzione. Sono stati pubblicati pochissimi casi di cisti idatidea polmonare calcificata. Uno di essi è stato descritto da Chemsettin Arif nel Journal de R.adiol, et, d'Electrol, N. 9, del 1930: radiologicamente alla base poi· monare sinistra si notava una grossa formazione opaca pressochè regolarmente sferica, costituita da diverse piccole chiazze opache rotonde e disseminate. L'infiltrazione di sali calcarei, come fenomeno patologico in genere, sta sempre ad indicare una diminuzione della vitalità degli elementi che l 'banno subita. Il parassita., dopo un periodo di sviluppo, per la scle· rosi della capsula che lo circonda, può morire e la cisti subire una progrediente involuzione; il liquido si riassorbe, la membrana si dispone in pieghe, il focolaio si riduce notevolmente di volume, e può finire con l 'incrostazione calcare della membrana e con la calcificazione del conte· nuto (Fabris). Col progredire del processo di calc.ificazione i tessuti vanno diventando sempre più duri e acquistano talvolta una consistenza lapidea che ne permette radiologicamente un rilievo diretto. Sul meccanismo con cui questi sali calcarei tral>portati in stato di soluzione dal sangue e dalla Unfa si depositaJlo negli elementi destinati alla calcificazione, non si sa nulla di preci~o. DIAGNOSI RADlOLOGICA DELLE 0ISTI DA ECHlNOCOCCO DEL FEGATO•

.A) Cisti calcificate: Come si è detto, la calcificaziobe nelle cisti polmonari è eccezionale. Meno raramente che nelle cisti polmonari la calcificazicne è stata riscontrata nelle cisti idat.idee del fegato dove il pericistio è molto più spesso. In questi ultimi anni sono stati pubblicati parecchi casi del genere, e fra gli stranieri de Labbé Van Vyhe, Hammer, Lanari Battro, Paissea.u, Oumanski, Cbauffard ed altri; tra noi da Gnarini, Tartagli, Ponzio, .Mainoldi, V ischia, Stoppani, ecc. M. Labbé Lomon e Seligmann nel maggio 1928 presentarono alla Société :Médicale des hopitaux le radiografie di t re casi di cisti idatidee calcifica! e del fegato; in d ne di essi la, cisti, molto vo1 uminosa, calcificata non solo nella sua pa.r{>te, ma nella st4.'ssa sua ma::;sa, era latente, la si scopri a caso durante un esa.me racliologico, giacchè non si manifestava con alcun sintomo. La terza ossNvazione fu quella. di una cisti idatidea ancora in evoluzione che si a.p rl a capo di due anni e mezzo nei bronchi ; la radiog-rafia. aveva potuto confermarf' la. diagnsi clinka mo-


366

CO~TRTB UTO

AT, LA OIAGKOS I RAOI O LOGICA E ('C,

strando una pa,r tA della parot.e ci ~tica parzialmente opacifica.ta.. Questa ultima osservazione ha un particolare interesse perchè dimostra che in qualche caso anche durante la fase di evoluzione della cisti può aversi una parziale calcificazione della. parete. Non mi risulta però siano stati pubblicati altri casi del genere ed è dunque da ritenere che quasi sempre l'infiltrazione di sali calcarei si accompagna alla fase di involuzioue, di regressione che denota. la morte del parassita, involuzione però che non indica necessariamente processo di guarigione a..<>ettica., giacchè sono stati pubblicati dei casi di calcificazione della parete e contemporanea. suppumzione d<>l contenuto. Uno di que.')ti casi è quello pubblicato dallo St.oppa.ni nel Diario Radiologico N. l del 1929: l'esame rad.iologico dimostrava. nel tessuto epatico una massa. rotondeggiante della grandezza. di una. grossa mela a contorni n·~tti, nel cui centro si notava una. zona chiara dovuta ad una bolla d'aria sopra uu livello liquido mobile. Fu diagnosticata una. cisti da. ech. suppurata con pa.ret.i calcificate; l'intervento confermò la diagnosi e fu isolata d alla cultura lelliquido il ba.cterium coli. Sono stat.i riscontrati anche dei casi di cisti epatiche multiple calcificate. Il Ponzio cita il caso di una donna operata dieci anni prima di una cisti idatidea della fa.ccia. inferiore del fegato, che dopo un per iodo di benessere assai lungo accusò disturbi vaghi di disfunzione gastrica, meteorismo saltua.rio, deperimento. Non rilevandosi nessun dato a.ll'esa.me clinico, fu sottoposta ad U'J. primo esame radioscopico il quale permise di c:mstatare nell'ambito subepatico svariat e cisti nettament e definite per la calcificazione ac;suuta dalle parot.i di esse. I radiogrammi apparvero })o'lSai dimostrat ivi; le cisti, di volume variabile, da cent imetri 8 a. 3 di diametro, si mostrarono aderenti alla fa.ooia inferiore epatica, conglob.\te in una g.1.nga cicMriziale che fissa va pure il tratto piloro-duodenale e l'aug0lo colico, seuza. però determin!We in essi ostacolo di funzione. Il Mainoldi cita un'altro caso di cisti da eeh. calcificata che ha imporhnza. partioohre, sia perohè ebbe controllo operat orio, che per la coesistenza di una colecistite. Alla radiografia si osservava n ell'ipocondrio destro e precisamente nella. sede anatomica della cistifellea., una evidente immagine ova.lare delle dimensioni di una grossa. noce, riferìbile a calcificazione, a chiazze più o meno intense ; col pasto di contrasto si ossorvava che essa dava luogo a una concavità nella r egione piloro-duodeuale. Oltr e all'ipotesi di cisti idat idea. a pareti calcificate, si poteva pensare anche, per la colecistite concomitante, a una calcificazione della p:ll'ete della colecisti. L'intervento operatorio, mentre mostrò una colecistite calcolosa, fece inolt re rilevare, all'interno della colecisti, sporgente dal margine libero del fegato ma in gran parte annidata nel parenchima, una formazione cist ica spessa, grandt> come un mandarino, con zone calcificate; l'esame istologico mostrò tratt~trsi di cisti idatidee. Riporto a tale proposito un caso capitato alla nostra osservazione rrcent<>mcnte: (Radiograruma. n. 4). Si tratta. di una donna di 53 anni che presentava una tumefazione nel quadrante superiore destro dell'addome. All'esame radiologico si riscontrò quanto segue: dopo iniezione endovenosa. di tetra.iorlo non si iniettò la cistifellea. Si


OON"l'RIBUTO ALLA DlAONOSI RADtOLOOIOA ECO.

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notò invece nella sede anatomica di essa una. massa perfettamente rotondeggiante, del volume di un picolo mandarino, a limiti molto netti, di aspett-o ma.rmori.zza.to con delle strat.ificazioni concentriche. La mancata iniezione della. cistifellea era un dato in favore della diagnosi di colooistite, ma è noto che questo non è un dato sicuro, d'altronde i caratteri della formazione riscontrata erano quelli che vengono ordinariamente attribuiti alle cisti idatidee calcificate e si fu infatti all'esame ra.diologico propensi per la diagnosi di cisti idatidea calcificata del fegato. Al reperto operatorio fu invece riscontrato (operatore prof. Stoppato) colecistite calcolosa di antica. data,

Radlogramma. o. 4.

calcificata: la cistifellea si presentò enormemente ingrandita, con parete fibrosa ispessita, tanto da raggiungere nel fondo lo spessore di circa cm. 3, in parte calcificata, con aderenze strettissime con la parete addominale, col colon tr&· sverso e collo stomaco. Aperto il fondo della cistifellea, fu svuotata di una. massa fungosa. bruno rossaatra. in cui erano mescolati numerosissimi calcoli. n reperto operatorio dunque confermò la calcificazione, ma questa apparteneva alla. coloo18ti e non a una supposta cisti idatidea.

Oltre che a cisti idatidea o a una colecisti calcificat a, il reperto di masse calcificate nel fegato deve far pensa,re ad altre eventualità, per quanto anche meno frequenti delle prime, e precisamente a chiazze fibrose a carico della capsula epatica ispessita (Mainoldi) e anche, secondo il Monti, a tubercoli calcificati, a nodi neopla.~tici calcificati secondari, a carcinomi dello stomaco o del pancreas, ad angiocolite litogena con calcoli calcari delle vie biliari (rara forma di calcolosi epatica), ad ascessi


36,

CO:ST IHB UTO ALLA

DIAv~O SI

RA DJOI.OGl GA E CC.

multipli , a fornu1-1.ioni luetiche epatiche, a fieboliti. Sono forme rare di calcificazioni di~;trofiche e la loro diagnosi differenziale è spesso molto delicata. Le ombre delle cisti idat idee calcificate, come si è detto, non posseggono in genere una grande omogeneità, ma presentano bensl aJla periferia. delle stratificazioni concentriche, a limiti regolari, e aJ centro un aspetto granuloso (Bignarui). B) Cisti non calcificate. - Quando le cisti epatiche non sono calcifìcrLte e manca quindi il forte contrasto di permeabilità ai raggi X determinato d alle concr.,zioni patologiche, la diagnosi radiologica di cisti del fpgato iucontt·a ancora maggiori difficoltà. È noto che la cisti da ech. può svilupparsi in qualsiasi zona del fegato, per quanto di pref<'renza nel lobo destro, non solo pel maggior volume di questo, ma anche, secondo il F abris, per l'ampiezza e direzione del ramo portale di destra. La cisti può fare sporgenza alla periferia o rimanere nascosta nelle parti ceutra.Ji. Quando sporge dalla parte superiore del fegato, solleva la linea diaira mmatica che si mostra più o m(•no mobile a seconda dello stato di reazione flogistica pleurale. Se l'estrinsecazione è inferiore, l'opacità, rilevabile con un mezzo di contrasto, potrà apparire più o meno nettamente delimitata e di trasparenza più o meno Wl.iforme, ma le cause di errore qui sono anche maggiori. Riporto un ca.so di cisti idatidea sporgente dal margine inferiore del fegato osservato reoont~ mente all'Ospedale Militare Principale di Fir<'nze. Soldato D. P. Vincenzo. Cl. 1910, di professione colono. Ricoverato in Ospe· dale il 27 luglio 1931. Nulla di notl'vole nell'anamn<'si. Riferisce che da venti giorni gli riesce incomodo lo stare in sella (è un soldato di artiglieria) per l'insorgenza di un dolore nella rC'giono e pigastrica dopo i primi minuti di marcia. Da 5 giorni ha. febbre, poco elevata. accusa mul('ssere generale, dolori vaghi diffusi. È i.n buone condizioni d i nu trizione e sanguifìcazione. Si nota un lieve subitero alle sclere. Nulla. all'albero respiratorio, al cuore e grossi vasi. L'addome è un po' tumido, rf'sistente alla palpa.zione, specialmente nel quadran te superiore destro dove alla palpazione si provoca. dolorabilità; quivi si riC'sce a palpaJ·e una grossa tumefazione ne lla sede d el punto cistico, d ella. grandezza. e forma di un ·arancia, di consisten za tlu ro e lastica, che fa. corpo col fegato ed è mobile con i movimenti respiratori. II fegato amva in alto al 50 spazio intercostule sulla papillare. Milza. in limiti nonna.li. Esame delle urine: Nulln di notevole. Esame r/el sangue: Neutrofìli 60 ~~; Eosinotìli 2 ~ 0 ; Basofili O; Linfociti 28 %; Monociti 10 ~o · Cutireazi01te alla Casoni: nC'gativa. Esame radio/ogico (radiologo ten. col. medico ('respella.ni): la radioscopia. mostra il diafr-amma di dt>st.rn. normale per sC'd e e per aspetto; esso presenta solo evidente limitazione dt:lle escursioni respiratorie. L'esame dell 'apparato digl'rcnte mostra che la. tume fazione influisce: } o t\ carico d ello stomaco, nello scarso riempimento della parte pilorica, sia. in posizione orizzontnle c:he ,·erticale, il Yuotnm ento ga.c;t.rico M'vione por altro in tempo norma le. 2o il pnRSngp.io attrtwer;;;o il tenue avviene regolarmente. 30 a carico d el grosso intl'stino si nota che la colonna. bal'ica ristaJtna. nel cieco e n e ll 'ascendente. Non è possibilA cogliere il pa,;st~,ggio attraverso il colon trasverso. Rita.r do dol tempo di passaggio ne l discondcn k•. L a flessura epatica ed il colon trasverso sono notevolmente nb bassati. L 'opacit.à riferibilo alla. massa. epatic a. si presenta unifonnt> ~=<<'nza. zone di adrlcn<;amento. Con l'iniezione endovenosa di tetrniodo la. cist ifellea appat"!} iniettata e d i forma e dimensioni normali.


CO:STR IBUTO ALLA OlAC:~OSf RADIOLOGlCA E CC' .

369

L"$ agosto la. tumefazione alla regione ipocondriaca destra si presenta ancora aumentata: arriva. in basso a. una linea. che pas.'!a per l'orlo inferioJ-c della cicatrice ombelicale, in dentro a l prohmgamento della margino sternale sinistra in fuori all'ascellare media di dt>st.ra.. La tumefazione ha sempre consistenza. duro-elastica, vivamente dolente alla. palpazione, mobile col fegato nei movimenti respiratori. Non si apprezza. senso di fluttuazione. P ersiste subittero alle sclere. Il 12 agosto le condizioni generali d ell 'infermo si presentano lievemente peggiorate. La. tumefazione a carico d el fegato permane invariata. L 'ittero va le ntamente aumentando. T emperatura subfebbrile. Si decide l'intervento operatorio. Praticata l'incisione lapara.tomica (operatore magg. MaJice} si trova. il fegato debordante dall'arcata costale di oltre cinque dita t.r asverse. Previa. puntura esplorativa., si incide il fegato e si svuota una grossa. raccolta purulenta formatasi nella. parte inferiore d el lobo destro d e l fegato. Dalla cavità ascessuale olt.re al pus fuoriesce notevole qua.ntità di bile e dei corpicciuoli rotondi d e lla grossezza di una ciliegia. che si dimostrano essere delle piccole cisti idatidee. Nel giorno successivo continua la secrezione dalla ferita con fuoriuscita ancora di altre cistoline.

Si era dunque in presenza di una cisti da echinococco fertile, suppurata del lobo destro del fegato, che aveva fatto sporgenza dal bordo inferiore di questo . .All'esame clinico del pazient(' si era potuta porre la diagnosi di tumefazione circoscritta del lobo inferiore destro del f('gato, con caratteri <li una formazione ascessuale (modica febbre, dolorabilità, mononucleosi, E'CC.) e si era anche formulata l'ipotesi di cisti idatidea suppurata. L'assenza di eosinofilia e la negatività della Casoni non venivano a contraddire tale ipotesi percbè è noto che nelle cisti supJlurate le ricer-

che suddette riescono di solito negative. Non poteva escludersi però clinicamente un processo a carico della cist.ifellea. L'esame radiologico praticato con mezzi di contrasto aveva confermato la presenza di una massa abnorme nel quadrante superiore destro dell'addome che spostava lo stomaco e l'a.ngolo epatico del colon, dat.o già rilevato all.'('same clinico comune. La colecistogra.fia però aveva fornito un dato molto importa.nte, dimost.rando la cistifellea normale ed escludendo in tal modo un supposto processo a carico di questa. Anche in questo caso dunque, l'esame radiologico aveva potuto port.a.re, per quanto indirettamente, un notevole contributo al giusto conC('tto dia~ostico. Assai più difficile è la diagnosi quando la cisti resta inclusa ne llo spessore del parenchima epatico e non è calcificata. La scelta dolla qualità dei raggi da adoperare, la sottrazione dci raggi secondari col Potter-Bucki, e sopratutto il metodo d ei mezzi artificiali di contrasto, (insufflazione dello stomaco e del colon, pneumoperitoneo, pasto opaco), rendono possibile la visibilità dell'organo in toto, ma. tutti questi mezzi non consentono lo studio fine d elle lesioni intrapa.renchima.Ji d ell'organo stesso. Un passo a vanti in quest<> senso si è fatto con alcuni speciali metodi di epatografia, per qua.nt<> i risultati non siano ancora convincenti e dimostrativi. Questi metodi sono basati sul critetio di utilizzare delle sostanze di contrasto per opacizzare le zone chiare del parenchima epatico in misura più intensa che non le zone malate nelle quali presumibilmen te le sostanze di contrnsto n on si depositano. Einhom e Stewart hanno cercato di ottenere degli epatogrammi utilizzando le stesse sostanze eli contrasto che si adoperano p er la. colecistografia e nelle stesse dosi di questa secondo il m etodo di Grahm. Ri t.engono che prendendo degli epatogra.mmi circa due ore dopo l'introduzione d ella. tetraiodo per via orale o con la sonda duodenale, e cioè più prt>sto di quel che


370

COXTIUBU T O

ALL~

D IAG~OSI

R ADIOLOfaCA E CC.

si fa per ottenere l'immagine d ella cistifellea iniettata, si possano ottenere d elle immagini d ell'organo utilizzabili per l'esame funzionale dell'organo stesso e per quello di varii s tati patologici: tumori, sifilide gommosa, cisti idatidee, calcoli biliari intaepatici, ecc: Altri ricercatori (Pavel, 1\iilcon, e Tanasesco) hanno ape· rimentalmente adope rato nei cani la tetraiodo a dosi pib. elevate ottenendo delle opacizzazioni abbtlstanza evidenti (con dosi di 20 = 30 cent~. di tetraiodo per chilogrammo di peso). Data la tossicità d ella sostanza però il metodo non è stato adottato ne ll' uomo. L'Antonucci, seguendo un altro criterio, ha associato alla tetraiodo in dose abituale una soluzione di glucosio al 40 % per iniezione endovenosa e talvolta una dose opportuna di in<mlina «allo scopo di utilizzare una sostanza che elettivamente e rapidamente si portasse e si d eposita.'>Se nell'organo per qualche tempo trattenendo in esso una quantità di sostanza opaca sufficiente a opacizzarlo più che normalmente e quindi e. creare, in casi di malattie e sede epatica (cisti, tumori, ecc.) d elle differenze di opacità utilizzabili e. scopo diagnostico •· Afferma che i radiogrammi a scopo di epe.tografìe. d ebbano esser presi n el breve spazio di tempo (mezz'ore. - un'ora) che intercorre tre. l'iniezione endovenosa e la prima colecistografia positiva. Come rislùtato, si è avuto conferma d elle sue premesse }?Or quel che riguarda le. colecistografia rapida, ma, come dice lo stesso A .• per l epatogre.fìa i risultati non sono stati finora convincenti. n R adt ha adottato un nuovo sistema che darebbe, a quanto dichiara l'A., ottimi risultati. Partendo d a l concetto che certe sostanze colloidali introdotte per via pe.rentera le si d epositano elettiva mente, sotto forma di granuli, negli e le m enti del reticolo endotelio del fegato e della milza, gli parve lecito ammettere che, adoperando una sospensione colloidale di una sostanza ad alto peso ato· mico e prec isamente il torio (peso atomico 232), queste parti avrebbero dato un'opacità n etta, mentre sarebbero rimaste più chiare le parti in cui il sistema reticolo endoteliale fosse stato distrutto o sostituito da una formazione pato· logica.. Ciò avrebbe permesso di mettere in evidenza non solo la forme. e il volume degli organi ma le alterazioni della loro struttura. interna. Egli ha speri· mentato e. tale scopo sugli animali il Tordiol (toriodiossidosol) e poi, ave ndo potuto attenerlo stabilizzato e quindi reso innocuo, l' ha adoperato in alcuni ammalati ottenendo d ei raùiogrammi molto dimostrativi d elle lesioni d el fegato e della milza successivamen te confermate all'autopsia. n metodo è stato adope· ra.to in alcuni casi di meta.stasi neoplastice. nel fegato e nella milza e in un caso di cirrosi epatica.. Non risulta sia stato adoperato per la diagnosi di cisti di t ali organi, ma partendo da.! concetto che le sostanze colloidi usate si deposi· tano solo ove esistono elementi d el sistema r. e., è presumibile che il metodo debba riuscire dimostrativo anche in questi casi. n Ka.drnka, seguendo lo stesso concetto, ha adoperato il « thorotrast • sospensione colloidale contenente il 25 % in p eso di ossido di torio e il 22 % di torio metallico. Anch'egli d opo ripetute esperienze sugli animali ha com· piute alcune ricerche sull'uomo. Il m etodo è ancora allo studio. DIAONOSI lUDIOLOGIC A DELLE CI STl IN ALTRE SEDI.

Mentre per la diagnosi di cisti idatidee del polmone e del fegato l'esame radiologico può in molti casi fornire d ei dati importanti, talvolta decisivi, scarse indicazioni dà invece nelle altre sedi. Fra queste tuttavia merita speciale censi· clorazione il quadro radiologico d elle cisti sviluppates i nelle os.ia. e nei reni. Sisterna acheletrico: L'echinococco quando ha sede ne lle ossa, assume pe r lo più aspetto multiloculo.re, sicchè gli AA., Virchow compreso, lo giudicarono analogo all'echinococco alveolare del fegato. Il Dévé invece lo differenzia rite· nendolo esponente di tma. disposizione artificiale imposta al parassita malleabile dal mezzo osseo areolare resistente. La diagnosi è molto difficile, anche perchè la malattia è rara. Con l'esame clinico esterno, come scrive il Kienboch, la diagnosi è quasi sempre errata. Come nota infatti il P asquali, consultando i 43 casi di c. da e. delle ossa d e l bacino riportate nel lavoro di D eplas, Boppe, e Be rtra.nd ( 1924), si rileva che solo in due casi fu possibile una diagnosi preope ratoria di cisti idatidea, negli


CO!>TRIBUTO ALLA DIAGNOSI RADIOLOGICA ECC,

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altri casi il giudizio è mancante o si era fatta diagnosi di sarcoma, ascesso freddo, coxite, ecc. Piil probativa riesce l'esplorazione radiologica. Il Cranwel per il primo nel 1907 definiva. l'immagine radiografica. dell'echinococcosi ossea. come ca.ratteristica. Le Génissel, Coinard, Benha.mon, sostengono che al giorno d'oggi si può fare con la radiografia una. sicura diagnosi di echinococco vertebra.le. In rea.ltà non esistono segni ra.diografici specifici e una. dia.gnosi sicura. di echinococco osseo formulata. col solo quadro ra.diogra.fico non è possibile (Buglia.rello). Se è facile il rilievo di un'alterazione ossea., non semp re è ugualmente fa.cile sta.bilime l'esatta. na.tura. L'aspetto radiografico è quello di una perdita di sostanza ossea centrale di cui i da.ti piil importanti sono: l o la forma dei loculi decisamente ovalari, a margini ben delimitati, che molto facilmente dànno l'aspetto di setaccio; 2o l'a...senza di ogni reazione periostea; 3o il tono d'ombra (grigio-scuro) del punto di lesione, di tonalità poco diversa da quello della zona sana (Pasquali). L'echinococco osseo ha. tendenza a non rispettare le cartilagini, per cui inva.de spesso anche le articolazioni. Può procurare delle vaste distruzioni ossee. Kienboch e Mayer riportarono un ca.<>o in cui l'esame ra.diologico fece rilevare alterazioni di forma e di struttura di tutto lo scheletro della metà destra del bacino compresa l'articolazione dell'anca; si vedevano zone di distruzione (rischia.ramento) con strato corticale osseo molto sottile e ondulato e tra.becolatura fusa, con a.<>petto cistico, specie a carico dell'ischio che era cambiato di forma e nella parte caudale presentava una formazione sa.cciforme della grandezza di un pugno che gli AA. rassomigliarono a un secondo scroto ossificato. Altri casi di importanti distruzioni ossee radiologicamente e chirurgicamente diagnosticate sono state illustrate da Stone (diffusione cistica multipla alle ossa del bacino della colonna vertebrale e delle diafisi femorali con caratteristiche vacuolizzazioni micropolicistiche). da. Hsieh e da. altri. Dal punto di vista radiografico pre:sentwlo aspetto simile a. quello dell'echinococco la cisti ossea. solitaria., il sarcoma a. mielopla.ssi, l'osteite fibrosa localizzata; se ne distaccano maggiormente l'osteosarcoma., l'encondroma, l'osteite fibrosa generalizzata (morbo di Recklinghausen), le immagini cavita.rie di origine infettiva (nella tubercolosi, osteomielite, sifilide, ascesso cronico delle ossa). Lirnitandoci alle prime, la. cisti ossea solitaria detta anche cisti essenziale o benigna, a. eziologia ignota., è caratterizzata dalla formazione di una cavitt\ cistica unica, che si sviluppa in genere nella metafisi delle ossa lunghe, in soggetto giovane, quasi sempre nella prima decade della. vita, a evoluzione favorevole. Può, com e la cisti da echinococco, predisporre a fratture. Sintomatologia. scarsa e spesso del tutto muta. Radiogra.ficamente si presenta come un'immagine chiara ovala.re o fusiforme, regolare, a limiti netti, omogenea o con singole dense strie dovute a residuali trabecole ossee, senza reazione periostea; la cartilagine coniugale è rispettata. I caratteri principali di differenziazione dalla cisti idatidea sono la sede metafisaria e la. proprietà di rispettare le cartilagini. Il tumore a. mielopla.ssi ha. sede metaepitisaria; radiografica.mente dà luogo a. un'imma~ne sferoidale a. contorni ben distinti ma sfumati. asp<"tto policistico. Nell osteite fibrosa localizzata le vacuolizzazioni e il tono d'ombra. sono molto simili a quelle dell 'echinococco e anche qui non vi è reazione periostale. Reni: La sintomatologia non è nè rilevante nè caratteristica. Il pneumorene può dare risultati apprezzabili in caso di cisti a localizzazione periferica. La pielografia è tm ottimo mezzo p er la diagnosi topografica quando le cisti sporgano o si siano aperte nel bacinetto. In un caso il Valdoni notò n ell'ombra del liquido opaco numerose chiazze negative dovute alle cisti figlie che occupavano le d e escretrici. TI Legueerl (.Journ. d'urologie 1921 pag. 440) notò su una lastra radiografica un'ombra che corrispondeva. a tm calcolo ureterale, e sopra questo delle piccole ombre sfumate non bene precisabili. All'operazione fu rinvenuto un calcolo uretera.le e al disopra molte vescichette di echinococco incrostate. Poichè la loro presenza nel! 'uretere faceva supporre la presenza di echinococco nel rene questo fu liberato e venne infatti trovata tma grossa vescicola idatidea nel polo renate superiore.


3i2

CONTRIBUTO ALLA DllO:KOSI RADIOLOOICA ECC.

Come si può desumere dai casi illustrati e dalle considerazioni che ne d~rivano, l'esplorazione radiologica ha nel quadro diagnostico delle cisti da echinococco di alcuni organi un grande va1ore, non di rado preponderantc, talvolta decisivo. Gli studi recenti sulla epatografìa, splenografia ecc. fanno sperare che anche nella patologia di altri organi essa apporterà maggior luce di quella che non possa esserci fornita dagli altri mezzi diagnostici. Senza ripetere ciò che è sta.to precedentemente esposto, l'importanza della ricerca radiologica si desume facilmente dal fatto che se si percorre tutta la casistica delle cisti idatidee prima dell'avvento della Radiologia, si trova che quasi costantemente la diagnosi clinica fu errata. La diagnosi esatta di cisti polmonari ad esempio, veniva fatta o quando si era avuta rottura delle cisti twlle vie aN·ee ed emissione di liquido e membrane, o incidentalmente quando, ammessa per lo più una pleurite, si pungeva la pleura, e si estraeva liquido ch;tico. Il Cardarelli nel 1914 (Lezioni ra.ccolte dal Senise) diceva: «Non ho trovato nessun caso in cui fosse fatta direttamente la diagnosi di cisti da echinococco del polmone n e si felicitava con la sua Scuola di essere riuscita a porre in qualche caso la diagnosi clinica per quanto circospetta. AuTORTAS~UNTO. Ricordate sommariamente le nozioni biologiche e cliniche e i d!iti statistici che s i hanno sulla idn.tidosi umana, l'A. n e illustra alcuni casi o,:;.,«rrvat·i presso l'Istit.ut.o di R adiologin. d ella R. Università di Firenze e presso l'O~;pt'do.l e i\1 ilitl\l'e di Firenze. RiJcqJ. l'importanza prHdo minante e talvolta deC'isiva della esplorazione rarliologica pt'J' la dias,'!losi di cist·i idatidea. di alcuni orgnni e specialmente del polmone . Uno dci eMi illnstra.ti dall'A., di echinococco polmona.re, ha. un particolar(' intei'('S.'<f', pe rchè la rice rca radiologicA. mise in e ,·idenza una parziale calcificazione dE>lln. pn.ret.e dE'IlA. cist.i st.0ssn, evenienza molto rara ne lle cisti ida· t.itkc ù cl p o lmone.

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SCUOLA ALPINA DELLA REGIA GUARDIA DI FINANZA DI PREDAZZO LABORATORIO DI FISlOT.OOlA DELT. O SPORT D ' ALTA MONTAGNA

OSSERVAZIONI FISIO-MORFOLOGICHE SUGLI SCIATORI A PASSO ROLLE (m. 2000) Dott. Salvatore Cultrone, primo capitano medico

Per incarico del Comando generale della :Regia guardia di finanza ho fatto alcune osservazioni di carattere antropometrico e fisi~morfologico sugli allievi sciatori comandati a frequentare un corso di 45 giorni a Passo Rolle allo scopo di una valutazione fisiologica e sportiva di tutti i militari. Prima di incominciare, sento il dovere di esprimere la mia gratitudine al capo ufficio di sanità del Comando generale, tenente colonnello F. Fa.raggiana il quale mi ha dato l'impulso a studiare la fisiologia dello sport, ed il mio devoto ringraziamento all'illustre mi o maestro, maggiore medi<'o prof. Ugo Cassinis, il quale oltre ad avere moltissimo contribuito all'impianto del Laboratorio di fisiologia dello sport della Scuola alpina, mi ha indirizzato con autorevole e competente guida in questa nuova ed importante bra.nca della medicina. I militari esaminati sono stati n. 136 {106 guardie di finanza e 30 sottufficiali) i quali hanno frequentato il 2° corso sciatori a Passo Rolle dal 14 marzo al 20 aprile 1932. I soggetti sono stati distaccati dalla zona di confine e sono stati scelti con rigoroso criterio dai singoli medici delle legioni, alle quali sono state impartite dal Comando generale disposizioni varie, in modo da potere avere una norma unica nella scelta. Quindi sono tutti elementi idonei oltre che al servizio militare in genere, anche al servizio particolare d'alta montagna. .All'inizio del corso sono stati presi: la statura, la grande apertura delle braccia, il peso, il perimetro toracico medio, minimo e massimo, il perimetro delle braccia e delle coscie ad arto rilasciato, il perimetro addominale medio, la forza di pressione delle mani, la forza di trazione verticale e orizzontale, la capa{lità vitale, il polso e la pressione arteriosa. Sono state prese pure delle misure atte a dedurre il tipo morfologico secondo il metodo di Viola, con riguardo al rapporto fra tipo morfologico e valuta.zione sportiva. Tutte le misure e gli esami, ripetuti dopo 45 giorni di corso, dimostrano l'effetto dell'esercizio intenso sullo stato dell'apparato muscolare, circolatorio e sulla capacità vitale.


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OSSERVAZIONI FJSIO- MOll FOLOGICBE S UOLI SCIATORI ECC.

Studiati col metodo del Viola risultano cosi divisi: Longilinei · ·

l ~:!i··(~~~· ~dd~~~ ·~;~~~j~~;~ ·~l·t~~~~~} ~. 2! 1 Puri.............. . ... ......... .........

•

Bre~-ilinei. · · 1 Misti (ecu· tora ce p revnlentc sull'a ddome) » .:Vormoli ne·i.

Con prevalenza d e ll'addome ............ .

1 Con prevalenza del torace .............. .

» »

95 5 11 l

To·rALE... N'. 136

Complessivamente in quest-o gruppo predominano i brevilinei: 100, fra puri e misti contro 24 longilinei. Si ha notevole maggioranza di brevilinei puri. Ciò ha un grande significato, perchè se si considera che sono stati tutti scelti dalla zona di confine, dove la ma-g gior parte fa servizio da parecchi anni, vuoi dire che il brevilineo è il tipo più resistente alle fatiche di alta montagna e particolarmente il più robusto, come lo dimostra la terza combinazione di De Giovanni alla quale la maggior parte dei soggetti appartiene. Abbiamo anche 10 normotipi misti. Appartengono alla prima combinazione di De Giovanni soggetti n. l, alla seconda u. 4, alla terza n. 128. La statura va da un minimo di m. 1,55 ad un massimo di m. 1,79, cioè da gradi - 8 a + 6 (secondo la tavola di Viola) ed il perimetro tora-

cico medio da un minimo di m. 0,81 ad un massimo di m. 0,98. La statura media è di m. 1,64, quella del perimetro toracico medio è di m. 0,885. La grande apertura delle braccia è superiore alla statura in n. 118 soggetti, eguale in n. 16 ed inferiore solo in n. 2 soggetti. L 'età di questi soggetti va da un minimo di 19 anni ad un massimo di 32 anni. L'età media è di 24 anni. La capacità vitaJe media in tut ti gli esaminati è di 3000-3500 cc. che rappresenta una buona capacità funzionale dell'apparato respiratorio in individui giovani temprati alla vita rude e faticosa della montagna. Il polso è di !.Q:::1§ battiti al minuto primo in tutti i soggetti e la pressione sanguigna, determinata col sussidio dell'oscillomctro del Pachon, varia tra i 120 e i 130 millimetri di mercurio la pressione ma~sima (sist-olica), e tra i 60 e i 70 millimetri la pressione minima (diastolica). Secondo la scala pentenaria di Viola sulle valutazioni strurnentarie, riguardanti la statura, i perimetri, la capaeità vitale, le forze dinamometriche e la pressione arteriosa, tutti i soggetti appartengono alla classe medio-normale, alla classe superiore o alla classe eccezionale. .Alla fine del corso, durato 45 giorni, si è notato una diminuzione del peso in n. 107 soggetti, del perimetro toracico medio in n. 87, del perimetro delle braecia in n. 46, del perimetro delle coscie in n. 88, del perimetro addominale medio in n. 113, mentre risulta aumentato in n. 27 soggetti il peso, in n. 29 il perimetro tora.cico medio, in n. 30 il perimetro delle braccia, in n. 13 il perimetro delle coscie, in n. 12 il perimetro addominale medio.


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OSSERVAZIOSI FI:3IO MO I:U'O LOO l CH E SUGLI SCfATOHI E CC.

Le misure ris ultano costanti dall'inizio alla fine d el corso in una piccola p ercentu ale d i soggetti, eccetto il perimetro delle braccia che non ha s ubito alocuna v~~riazio ne in n. 60 soggetti. La dimin uzione del peso e di conseguenza dei perimetri s ubit a da lla ma-ggioranza,, SPmbra dovuta a l consumo d el grasso p er effetto dell'a llena mento. L'aumento del peso e dci perimetri è dovuto probabilmente ad un aun1ento deUc ma~se m uscolari non a,vendo ~i soggetti risentito la fatica dei primi giorni del corso, pcrchè già p recedentemente a llenati alla vita di montagna. In tma minima percen tuale le mis ure si man tengono costanti; sono quelli che per ragioni indipenden ti dalla loro volontà, non hanno potuto frequentare t utte le esercitazioni a causa di malattia o di lesione traumatica. I dati d inamometrici sono i seguent i: aumento della forza di pressione delle ma ni in n. 60 soggetti, della forza di trazione orizzontale in n. 73, della forza di t razione verticale in n. 70; mentre risult a diminuita in n. 50 soggetti la forza di pressione delle mani, in n. 43 la forza di t razione orizzontale, in n. 48 la forza di trazione verticale. La dinamometria si mantiene costante, dall 'i.nizio alla fine del corso, in una piccola percentuale di sogget ti. I dat i poi si riferiscono ad un gruppo molto limitato di muscoli e rivelano più le misure dello sforzo di etti è capace l 'individuo in un dato momento che quello della sua resistenza al lavoro. La capacità vitale si presenta aument ata in n. 19 soggetti, in variata in n. 54 e diminuita in n. 63. Nei primi 20 giorni di corso il maggior numero ha presentato un aumento della capacità vitale che diminuisce ma n mano verso la fi ne del corso. L 'esame del polso e d~lla pressione arteriosa ci dà un lieve rallen tamento del rit mo earòiaoo (6~5 bat t ute al minuto) effetto dell'allenamento razionale e dell'adattamento al clima d i alta mont agna ed una pressione massima di llQ-130 millimetri di mercurio con una pr<>Ssione minima di 4Q-60 millimetri, donde una eccellente pressione differenziale, la quale esprime una buona potenza cont rattile del miocardio. I risultati delle gare finali, dopo 45 giorni di corso svolto a 2000 metri in condizioni avverse di tempo eon cont inue precipitazioni di neve e nebbie persistenti e con cinque ore di esercitazioni giornaliere, sono i seguenti: Gara di pattuglia con mosch et to per esercitazioni di tiri a pallottola su bersaglio, durante un percorso di km. 16 con 600 metri di dislivello. La pattuglia vincitrice è arrivata in ore 1,46' formata da tre "brevilinei puri e due normolinei misti (brevilinei) molto vicini al tipo medionormale. Nella gar a individ uale svoltasi su un percorr:~o di km. 16 eon 600 metri di dislivello, fra i primi 20 soggetti arrivati in un tempo che va da ore 1,8',32" ad ore 1,13' ,35" vi furono n. 15 brevilinei puri, n. 3 n ormotipi brevilinei, n . l longilinei brevilineo, n. l brevilineo normolineo, molto vicino al tipo medio-normale. I primi 24 soggetti classificati nella gara di stile, svoltasi in una ripida discesa su terreno Mcidentato e con esercizio a slalom, sono stati n. 17 brevilinei puri, n. l brevilineo nonnotipo, n. 2 longilinei brevilinei, n. 3 normolinei brevilinei, n. l brevitipo longilineo, molto vicini al t ipo medio-normale. Nella gam di patt u ~li a ed in quella individuale che è una vera prova


OSSERVAZIONI FISIQ-MOltFOLOOICHE SUOLI SCIATORI EOO.

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di resistenza, fra i primi 20 soggetti arrivati, si è notata una netta prevalenza del tipo brevilineo con una eccedenza dell'addome sul torace da 4 a 14 gradi. N ella gara di stile che è l 'analisi meccanica, la sintesi e la coordinazione dinamica dell'esercizio, si è not.ato pure una netta prevalenza del tipo brevilineo puro; sono quasi gli stessi elementi che hanno dato prova di maggiore resistenza nella ga.ra individuale, che si sono dimostrati ottimi stilisti. Nella qualifica generale che comprende la prova di resistenza e quella di stile, il brevilineo puro si a.fferma e viene giudicato ottimo sciatore. Infatti su n. 136 soggetti, solo n. 20 vengono dichiarati sciatori scelti, di cui n. 16 brachitipi megaJosplacnici o n. 4 tipi misti con caratteri di bra.chltipia.. OONCLUSIONE. Anzitutto mi piace far rilevare che tutti gli elementi che ha.nno frequentato il corso sciatori sono stati scelti con giusto criterio perchè particolarmente idonei alla vita aspra della montagna. Rappresentano una massa di giovani robusti, con masse muscolari ben sviluppate e toniche. Ho detto giovani robusti non nel senso che essi presentano nno sviluppo scheletrico e muscolare superiore alla media, un ottimo colorito cutaneo, un torace ampio, un'esuberante nutrizione generale; ma nel senso di equilibrio armonico di tutte le parti componenti il loro corpo, in cui gli organi interni ed esterni si mostrano in buone correlazioni fw1zionali in modo da essere capaci di un ottimo rendimento e di una forte resistenza alle fatiche. In questo senso ho inteso giudicare gli allievi sciatori, i quali, esaminati, comprovano coi dati antropometrici e morfologici, le eccellenti capacità fisio-costituziona.li. Per effetto del lavoro intenso, dell'allenamento metodico e razionale e dell'acclimatazione, i dati antropometrici, il polso e la pressione arteriosa hanno subìto, nella maggior parte dei soggetti, delle variazioni in diminuzione, mentre i dati dinamometrici e la capacità vitale hanno subito un aumento. Riguardo al tipo morfologico su n . 136 individui prevale il brevilineo puro che è considerato il tipo che ha maggiore resistenza alle fatiche e alle cause morbigene. I brevilinei puri sono dei parasimpa.tico-tonici, con prevalenza cioè del sistema. neurovegetativo e con una superficie intestinale assorbente maggiore della superficie cutanea disperdente. Il longilineo microsplacnico è stato spontaneamente selezionato e quello solo presente, non ha mostrato particolari doti di adattamento alla vita scia.toria. Riguardo aHa capacità sportiva vediamo che il tipo brevilineo mega.lospla.cnico insieme al tipo misto con caratteri di brevitipia. prevale nella gara di resistenza e di stile. Riteniamo dunque potere affermare che i brevilinei, oltre a sembrare i più idonei al particolare servizio di alta montagna., sono quelli che sembrano riunire le caratteristiche soma.tiche e funzionali che permettono loro una buona riuscita nello sport dello sci che richiede velocità, forza., resistenza., ed ampia capacità funzionale respiratoria e circolatoria. 4 -

Giornale di medicina milita re.


RIVISTA

SINTETICA

CLINICA OTORINOLARINOOLOCICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI FIRENZE Direttore prof. U. L. ToRRINI SCUOLA D'APPLICAZIONE DI SANITÀ ltfiLITARE GABIN ETTO DJ MEDI CINA LEGALE

Direttore del Gabi netto: dott. R. D'ALESSANDRO, maggiore medico

LE MALATTIE PROFESSIONALI DELL'ORECCHIO CON PARTICOLARE RIGUARDO ALLA FUNZIONE UDITIVA Dott. Salvatore VItale, capitano medico

Le osservazioni circa gli eftatti d~lle ar tiglierie sull'orecchio, fatte da Leonardo e dalla Sc uola Galiloiana, furono completate da quelle che fece Goethe. A Valmj, egli, durante la famosa « cannonade », attese ai noti esp erimenti sulla. teoria dei colori e s ugli effetti fisiologici degli scoppi; e in tma. sua lettera dal 19 al 20 del settembre 1792, dettagliatamente d escrive gli effetti fisiologici che, sull'organismo umano, ha. il clamore della cannonata. Da ciò si comprende subito che, fin da epoca abbastanza lontana, fu osservato come a lcuni rumori producessero azione debilitante sull'organo uditivo, sia nel senso anatomico che in quello funzi onale. Da allora si sono presi in considerazione le svariate forme dell'attività sociale, che richiedono per la loro esplicazione la produzione continua di suoni e, più specia lmente, rumori che assillano l'individuo, durante tutto il periodo lavorativo. Non è da meravigliare se con lo straordinario sviluppo pre$o dalla meccanica, il numero dei d!tnneggiati nella. funzione uditiva cresce continuamente. Il personale aeronavigante deve pagare un largo contributo a. questo capitolo della patologia. Gli ammalati appartengono a quella. categoria di persone che, per esplicare il proprio lavoro, è costretta a vivere in mezzo ad intenso e continuo frastuono, il quale agendo coma un vero e proprio trauma, irrita continuamente l'orecchio interno ed il net·vo relativo, in modo che tale irritazione, sia pur lenta ma continua., specie nei soggetti predisposti e maggiormente in quelli che hanno lesioni dell'orecchio medio, provoca una progressiva degenerazione nell'organo del Corti, nel n ervo acustico e nei suoi gangli. Molti anni addietro fu studiato un gruppo di otiti interne così dette professionali, perchè tale affezione era strettamente legata al m estiere che esercitavano i relativi infermi, il cui numero prevaleva fra i fabbri, i calderai, gli artiglieri, i macchinis ti, specie quelli ferroviari, ed operai in genere che vivevano in officine in cui si producono conti.nuamente forti rumori. Il risultato di questi s tudi mise in evidenza che questi pazienti vanno incontro ad una. progress iva ipoa.cusia derivante da lesione dell'apparato di per -


LE r.fALATTIE PROFESSIONALI DELL'ORECCHIO ECC.

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cezione che molto spesso si accompagna ad acufemi sopra.t·tutto a tipo acut() e raramente invece si riscontrano disturbi di equilibrio. Questa forma di sor<lità può colpire non solo coloro che sono continuamente esposti ad assordanti rumori, ma anche qualche persona che all'improvviso venga colpita da uno o da ambo i lati dal fischio acutissimo di una sirena, di una locomotiva oppure dal colpo di un fucile o di altra arma da fuoco. P erfino l'uso continuo del te lefono può provocare dei fatti irritativi, e specie in coloro che già avevano qualche malattia auricolare si ha da principio lieve iperestesia acustica, rumori ed ipoacusia. ed in segLùto diminuzione dell' udito e rumori permanenti. Ta li alterazi.o ni sono provocate dallo scricchiolio della pias tra del ricevitore che provoca lesioni del labirinto m embranoso che a volte sono a.nche definitive. È bene dirlo subito che in questi casi, se le lesioni labirintiche non sono gravi, i disturbi auricolari provocati, qualora si tolga. la causa, molto spesso migliorano a poco a poco, per poi scomparire. Una lesione dell'orecchio che ha formato l'oggetto di accuratissimi studi, sia. sperimentali che clinici da. parte di moltis.<simi cultori della otorinola.ringologia è stata una speciale sordità meglio nota coll'attributo di • professionale "• la quale è stata riscontrata in individui, nei quali detta sordità non poteva attribuirsi che ai rumori connessi coi loro mestieri (cannonieri, caldemi, piloti aviatori, ecc.). Una categoria di lavoratori che vanno soggetti per il loro lavoro a lesioni auricolari, che per il loro meccanismo di determinazione devono essere considerate come esiti di un vero e proprio trauma, sono i palombari, i quali durante ]a. loro immersione sono sottoposti ad una. fortissimo. prcesionc che si ripercuoto& sulla membrana. timpanica. Ed a.llora, se in questi individui le. tuba è pervia e sana, i disturbi sono lievi e fugaci, altrimenti se esiste stenosi tubarica, l'iperemia da stasi prodotta dall'aumento di preEsione estema provoca dolori auricolari lancinanti, fuoriuscita di sangue dn.ll'orecchio e dal naso, diminuzione di udito per i toni bassi ed all'esame obiettiYo la membrana si presento. scura e con ecchimosi. Ma per questi lavoratori, le lesioni che si verificano all'atto che essi vengono alla superficie dell'acqua sono peggiori, poicbè si .possono avere embolie gassose che provocano alterazioni definitive dell' udito; indi per rapida congestione dei vasi labirintici e dell'orecchio medio si formano transudati ed emorragie in modo che, alcune ore dop<> che sono usciti dallo scafandro, sono colpiti da. vertigini, rumori auricolari, vomito e spesso anche da. perdita della coscienza.

•• • I primi studi di que.<sta. lesione auricolare px·ofessionale (sordità.), che a n oi medici militari interessa non p oco dal punto di vista medico-legale, furono iniziati dal Troltsch, quando ne l 1862 Ambrogio Pa.reo cominciò a rilevare tale affezione nei cannonieri. Questi si interessò solo delle lesioni dell'orecchio m edio e riteneva frequente la rottura timpa.nice. mentre altri Autori (Troltsch, Itard, Tojmbee) lo. ritenevano piuttosto rara. Ciò fu confermato dal Chimani il quale, .dopo il perfezionamento del servizio di artiglieria, scriveva che egli, in d ieci anni di servizio all'ospedale di Vienna, aveva OS.'lervato due soli casi di rottura della membrana timpAniM. per detonazionA di bocche da fuoco. Lo Scha.lle (1870) che ebbe occasione di giudicare molte lesioni auricolari dipendenti da causa di servizio in artiglieria, non si sentiva di potere affermare


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LE MALATTIE PROFE SSIONALI DELL'ORECCHIO E CC.

la frequenza delle rotture timpa niche da detonazione sostenute dal Troltsch, ma ammetteva piuttosto una lenta e progressiva diminuzione di udito, prodotta da violente perturbazioni che pervengono al labirinto. Il Boucheron n el 1885 richiamò l'attenzione sul danno provocato dallo aumento della pressione n ei casi di tuba os truita; ed il Verdos nel 1895 espose risultati delle sue osserva zioni fatte sugli artiglieri, nei quali tanto piil rara,. mente si osservavano le al terazioni auricolari quanto piil aumentava. la distanza tra essi ed il punto della esplosione. Il Miiller fece delle importanti ricerche su 51 artiglieri, esaminandoli prima e dopo il tiro e potette notare che solamente in tre casi di orecchio normale, prima del tiro, s i ved eva una lieve iniezione porimalleolare e n6S8una lacerazione di mem· brana; in sette casi osservò piccolissime emorragie endorniringee ed in 44 casi arrossam ento del condotto e della periferia della membrana. A riguardo dei distw·bi acustici Io s tesso autore nei soprascritti casi osservò i seguenti fatti: in 40 casi, durata della percezione os teo-timpa.nica. accorciata; variabile diminuzione di pe rcezione per la voce afona; n essuno degli esaminati accusò fischi, vertigini e cefalee; solamente quatt ro di essi asserivano di avere la • testa rintronata"· Queste constatazioni fatte sul vivente indussero alcuni s tudiosi a. riprodurle sul cadavere per meglio studiare l'insieme dei fattori che producevano le alterazioni descri t te dal Miiller e dagli alt.ri. Molti esperiment i furono fatti sui cadaveri per ricercare la causa. delle rotture timpanich e e lo Schmideka.m osserv~ che per ottenere una delle rotture predette occorreva una pressione di l, 75 atmosfere. Il Luzzatti fece uguali esperimenti otten endo la rottura d ella membrana con una. pressione che misurata col nlanometro risultò alquanto variabile e cioè da 0,75 e. 2 atmosfere. Tali esperimenti furono giustamente criticati perchè, come è noto, sul cadavere non si ha (per la. mancanza. dello s tato fisiologico della membrana e specialmente per la. mancata azione dei muscoli del martello che ha funzione accomodatrice) la difesa spontanea ed efficace che in tali circos tanze neutralizza in gran parte l'azione dei trauma.tismi sull'orecchio. Il Ma.gnus invece, osservando 100 individui sottoposti durante il loro lavoro ad una pressione di 2 Yz atmosfere, notò i seguenti fatti: tut.ti accusavano dolori all'orecchio, tranne un ragazzo che per affezione precedente non aveva la m embrana timpa.nica; spesso osservò sordità che alle volte era. permanente; l'orologio che ordinariamente e ra sentito a 20-25 passi, dopo la permanenza in ambiente ad aria compressa lo era solo a 1-1 J2; non notò alcuna perforazione timpanica , solo una volta osservò arrossamento della membrana. in corrispondenza del manico del mar tello. Queste ricerche cliniche, che hanno appA.SSiona.to sempre gli s tudiosi, furono riprese con più a rdore da Alt, Majer, Schrotter, Lester e ~m6'.~:. Secondo la maggior pa rte di q uesti autori, l'organo dell'udito reagisce in grado vario a seconda degli individui, di fronte alle vo.rie gnl(ia zioni di pressione atmosferica, e ciò è dimostra to c hiaramente dalle va rie lesioni, che s i riscontrano nelle diverse categorie di lavoratori. Di conseguenza ogni aumento o diminuzione di pressione a seconda dello stato fisio-anatomico doll'orecchio, provoca alterazioni più o meno violenti (retrazione timpa nica) degli ossicini, rottura. della m embrana, ipere· mia. ed emorragia nella ca.<>sa timpanica e labirinto. Questi fenomeni furono spiegati in va rio modo: il Sage t li a ttribuiva ad ischemia degli organi profondi conseguente iperemia alla pe rife ria; B ezold invece riteneva che, mentre l'aria com pressa sfuggo dalla tuba, noi momento della deglutizione si ha l'incurva-


LE MALATTIE PROFESSIONALI DELL'ORE CCHIO ECC.

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mento della membrana, decompressione d ei vasi e quindi emorragie nel labirinto. Altri autori come P. Bert e Leroj di Mericourt ritenevano che i suddetti disturbi fossero dovuti ad embolie gassose deUe piccole arterie. Lester e Gomez riscontrarono nei palombari le stesse alterazioni che avevano constatato negli artiglieri durante il tiro. Il Nimior fece dogli esperimenti in proposito con un tubo di vetro aperto agli estremi e portante nel centro de i poli tra loro attaccati con colla che hmzionavano da indice spostabile. Tale tubo, durante il tiro, fu collocato avanti al 1° serven te di sinistra a m. 1,60 d a lla bocca da fuoco, prima perpendicolare e poi pnrallelo al pezzo. Dopo il colpo, in tutte e due le posizioni, fu osservato che l'indico era stato attratto verso !11. bocca del cannone. Questi vari esperimenti ci dimostrano che nei palombari e negU operai, che lavorano in ambiente nei quali l'aria. è compressa, si hanno gli stessi disturbi e le identiche lesion i auricolari che si riscontrano nei soldati durante le esercitazioni di tiro; però, come ha voluto dimostrare il Nimier ed altri, il meccanismo di produzione è differente quantunque gli effetti siano gl.i stessi. U dottor Landriau ripetette gli stessi esperimenti ma ottenne risultati opposti. Il tenente medico Santa.maria, assistente de l capitano medico Ost ino, incaricato da questi di misurare col manometro la p ressione d'aria a.tmOi;ferica che si verifica all'altezza. d egli orecchi del servente (artigliere) durante lo sparo, riscontrò che d etta. pressione è cosi minima da. non potere essere registrata dal manometro. Di conseguenza, dopo questi risul tati sperimentali, ne scaturì l'osservazione che ne lla patogcnesi dei disturbi auricolari da detonazione, dovesse es· sere compresa anche la vibrazione sonora. Più tardi il ÙJ·a<ienigo coi suoi lavori espose ohiarnmente il meooa.nismo di produzione d ella • sordità. professionale » e stabilì che è solo l'apparecchio di percezione dei suoni che subisce alterazioni e che il vestibolo non viene intaccato; e perciò non si hanno vertigini, nistagmi, ecc.; i toni bll8Si sono percepiti normalmente, ma il aol 3 (1536 v. d.) il do 4, il aol 4 e il do 5 sono percepiti o fortemente accorciati o non sono affatto percepiti. La i e la a sono malamente percepite per la voce afona, ed il suono d ell'orologio, corrispondente per lui alla 4° ottava, non è mai ben percepito. Il limite superiore de lla scala tonale è quasi sempre normale. Esperimenti in proposito furono fatti anche s ugli animali (gatti, scimmie, colombi, cani, ecc.), che sottoposti per parecchi giorni all'azione continua di intenBi suoni di tonalità. acuta, dal do 3 al aol 5, diedero agio di osservare le alterazioni istologiche che si d eterminavano nel labirinto. Hoessli ed Eicken, coi loro esperimenti e cioè coll'asportazione d e ll'incudine o otturando un orecchio con una sostanza qualunque, s i spiegarono come operai, affetti da otite purulenta. cronica con distruzione dell'apparecchio di trasmissione dei suoni, presentassero la sordità professionale con caratteri meno gravi di fronte agli altri che avevano integra la trasmissione d ei suoni per via aerea. Gronde importanza hanno avuto anche gli esperimenti d el giapponese Toru-Kato, che riuscì ad isolare nei cani e nei conigli i due tendini dei due muscoli della cassa d el tirn· pa.no ed a metterli in connessione con un apparecchio elettrico scrivente, riu· scendo così a dimostrare: che per azione di stimoli autentici su di un orecchio, il tensore e lo stapedio si contraggono bilateralmente e la reazione mll8Sima si ha con toni acuti da la 3 a la 4. Nei gatti sottoposti al suono de l fischietto di Galt-on, dopo 24-48 ore, scompare prima il riflesso d ello stapedio e poi quello d el tensore. Nel coniglio poi paralizzando lo st.a pedio, con lo struppamento del


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LE MALATTIB PROFESS IONALI o~;LL'ORECCBIO ECO.

n. facciale di un lato, s i stabilisce la sordità rifies~a dopo solo un minuto e mezzo e n on dopo 5-6 minut i. Da t u tt.o ciò egli conclude che i rumori ed i s uoni prolungati danneggiano il labirinto per trasmissione per via aerea e che i muscoli della cassa timpanica difen dono con la loro funzi one l'orecchio interno contro gli stimo li Mustici intensi. Grande con t ri buto sperimentale a lla intero.':IS&llte quistione d e lla sordità profpssionale fu portato dal D 'Onofrio ( 1923) il quale studiò in 70 operoli calderai le a ltet·azioni arrecate all'udito dal loro mestiere. Egli tenne conto d e lle speciali condizioni inù.i,·iduali, e cioè dei p recedenti ere di tari, d e lle pr<'grosse malattie e d olle abitudini d e lla loro vita, cosa che all'autore riuscì facile porchè gli osservanùi erano tutti suoi concittadini. Le conclusioni d e lle sue osservazioni furono le seguenti: la sordità professionale ha i cara.ttori già riferi ti da altri autori e cioè difetto d e ll' udi to prevalentemente per i toni acuti d e lla scala tonale, dal do 3 al do 5. Aggravan o tale sordità le deficienze funz ionali d ell'orecchio medio (otite catarrale, stenosi tubarica, adenoidismo, ecc.), il fattore ereditario tubercolare, In. malaria pregressa. e l'alcoolismo. In alcune famiglie esiste una maggiore !abilità d ell'orecchio pe r i tmumi acustici, non una. vera eredità d e lla sordità profel>.~ionale, perchè le donne, i fa nciulli e glj uomini avviati ad a ltre professioni, non p resentano alcun difetto dell' udito. Tutte le calli!e che ostacolano la trasmis.~ione dei suoni per via aerea, ri tardano lo stabilirsi d e lle lesioni labirintiche. Il riposo frequente di 20-30 giori ogni 3- 4 mesi ronde più lento il progredi re d e lla sordità e meno grave l'esito di essa.

• •• Come si nota tale argomento ha appMsionato tutti i cultori d ella otorinoJaringologia ed ha ancora maggiormente interessnto quelli che si sono occupat! dei disturbi auricolari che si ve rificano nel personale aeronavigante. Tale studio speciale, tenace ed ininterrotto trova il suo stimolo nella sua grande importanza sociale e medico-leg>lle. Gl'ispettori modici d e l lavoro sottoponendo a visita preventiva i giovani' molte volto li d eviano dall'intraprendere un m estiere o una professione che potrebbe essere causa di danno non lieve per la loro salute; ed i medici che devono arruolare il personale aeronavigan te ed in ispecial m odo i piloti, col selezionare attentamente tutti quelli che offrono pos.~ibilità di affezioni auricolari, compiono opera preziosa per tutti gli interessati. Grande importanza acquista la predetta ed oculata selezione dal punto ru vista medico-legale miJitare, poichè non è lieve il d anno economico subìto dall'erario per risarcire gli a ffetti da lesioru dell'orecc hio (sordità, ecc.), dal momento che il giudizio d efinitivo d ei varì studiosi non ancora si ò avuto a riguardo della causa unica e d iretta che produce tale infermità. Su questo ultimo fatto molti autori hanno basato i loro studi per accer tare la causa d ella sordi tà che si ve rifica negli aviatori dopo un certo periodo di servizio. T ale lesione è stata molto studiata. e dibattuta e fra g li altri autori l'Accorinti in un suo lavoro, basato su 870 visite di controllo di piloti aviatori fatte nell' Istituto m edico· legale di Firenze (servizio otoiatr ico) dimostrò di non dovere ammettere la pred etta sordità p rofessionale, perchè la natura dei rumori che dà il velivolo sta n ella zona inframusicale; perché il reclutamento viene eseguito col rigoroso criterio di n on arruolare quelli c he p resentano !abilità d ell'orecchio medio; perchò il riposo che intercort'O fra i successivi voli, riposo spesso più che sufficiente, ridona all'organo dell'udi to le pe t-fe tte condizioni fJSiologiche.


LE MALATTIE PROFF:SSIONALI DELL'OBECCIDO ECC.

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Data. la grande importanza che acquista. per l'Aeronautica la scrupolosa visita che viene fatta. ai piloti ed agli a..<spiranti al pilotaggio, dopo le predette osservazioni altre ne seguirono in proposito. Il Casella che ebbe occasione di visi· tare n ell' I stituto medico-lrgalc per l'Aeronautica di Firenze oltre 2500 piloti ed aspiranti piloti, dalle risultanze dei vari esami fatti venne alla. seguente con· siderazione: • la diminuzione di udito t·iscontrata negli aviatori già in servizio da tempo fa presumere che possa esistere specie in soggetti predisposti wta vera forma di otite interna professionale da causa acustica•. Invece Galeone dell' Istituto medico-legale per l'Aeronautica di Napoli, a l IV Congresso internazionale di navigazione aerea (Roma, 1927) presentò una eccellente memoria su • La funzione uditiva in relazione al volo» e ritenne di poter concludere che in Italia, almeno fino a quell'epoca, non si poteva ancora parlare di una. ipoacusia o sordità professionale dell'aviatore vera. e propria, poichè i motori della. nos~ra. a viazione non erano stati tali da prodUI'I'6 una. com· plessiva intensità. rumorosa eccessiva da. potere nuocere all'orecchio. Ferrari Lelli, nello studio sulle • Modificazioni fisiologiche dell'organismo umano durante il volo" dice che oltre i 2000 metri, si avverte una. ripienezza. a urico.lare con conseguente ipoacusia. spesso accompagnata. da rumori. L'ota.lgia. è frequente nelle rapide discese ed essa diventa. più intensa verso gli ultimi 1000 metri: fatto dovuto alla. difficoltà. del ripristino dell'equilibrio di pressione nell'orecchio medio, dal quale, salendo, l'aria è sfuggita attraverso la tuba per fetto della depressione barometrica.. Il Balla, direttore dell'Ist-ituto medico-legale per l'Aeronautica u Angelo MoMo • Torino, dopo aver esaminaLo gli studi fatti precedentemente al 1929,

in una sua memoria espone con chiara competenza le sue conclusioni su • L'ipo· acusia nel personale aerona.vigante. Suo eventuale carattere professionale • e dice: allo stato odierno delle cose, ri tengo che non possa dirsi esistere una ipo· acusia o sordità professionale del personale aeronavigante • professionale • nel senso inteso dagli otologi, ma bensl sono indotto a credere, cioè tenendo una via di mezzo tra l'ipotesi del Casella e l'asserzione di Accorinti, che non si possa escludere in parecchi piloti, specie se predisposti per le condizioni del naso-fa· ringe, un'ipoacusia secondaria al volo, ipoacusia in dipendenza. non solo del complesso rumoroso del, o dei motori, ma in relazione al complesso anche degli altri fattori nocivi del volo, specie nelle rapide salite e discese, come giustamente vuole Galeone, ed alle varie e mutevoli condizioni atmosferiche durante il volo stesso. Giudizio questo molto oculato e che ha. segnato poi l'inizio di uJt,eriori ricerche che hanno avviato le conclusicni dei vari autori verso un criterio scientifico e legale quasi definitivo. Altri studi e nuove osservazioni in proposito sono all'ordine del giomo, poichè l'argomento, per la sua alta. importanza. scientifico pratica, ha appa$sionato molto gli specialisti, i quali, ce1cano con i singoli espe· rimenti ed eEami, di addivenire ad un chiaro ed esatto giudizio su questa a.ffe· zione auricolare per la quale essi tanto si cimentano. Recentemente il Bigler, medico pratico che si interessa di quistioni legali di medicina. assicurativa, in un suo lavoro sulla. sordità professionale ha. stabilito la. varia. misura. dei rumori inerenti ai vari mestieri; e cioè i due componenti dei rumori profe~sionali, l'uno acustico (altezza del tono) e l'altro dinamico (intensità. del tono). Questo indice variabile della misura su menzionata è detto • Phoned • ed è fondato sulle nozioni dateci dal Backhausen sul suo apparecchio


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LE MAL~TTIE PROFESSION ."LI DELL'OREOOHIO ECO.

misura.tore dei rumori. Questo apparecchio permette la misura quantitativa. dell'intensità d ei rumori straordinariamen te forti e cioè fino a 32000 Wien, ovvero 15 Phon; in cui un Wien ra.ppre~enta il valore soglia d el più piccolo rumore udibile al telefono, ed una intensit-à. di 100 Wien è il rumore uguale a quello che si può avere riduce ndo la corrente ad un centesimo nel telefono prima che scompaia la sua percettibilità. Con questo procedimento il Bigler ha potuto stabilire la misura dei rumori connessi coi vari mestieri ed ha avuto i seguenti d ati: nei calderai 16 Phon; nei m et.allurg.ici da 11 a 13 Phon; ne i tessili da 9 a 11 Phon; ne i filat-ori si arriva. a. 8 e qualche volta. a 9 Phon; in una. locomotiva. di llil treno rapido con una. velocità di 50 km. ora, 6 Phone con velocità di 85-90 km. ora., 8 Phon. Con questi dati l'autore dopo le sue osservazioni n ei vari individui che lavorano in ambient.e rumoroso ha potuto concludere che l'indice rumoroso nocivo per il loro organo d e ll' udito va o ltre i 9 Phon. Contributo preziosissimo questo per la quistione fondamentale d ella dipendenza o meno dal servizio de lle lesioni auricolari, po ichè le osservazioni del Bip:ler ci fanno orientare perfettamente verso la. giusta. considerazione medico-legale delle predette lesioni a seconda d elle circostanze in cui esse si siano verificate. Con ciò non in· tendo deciso il non lieve compito d ello specia.list.a, ma. dopo questi risultati, ulteriori lavori daranno certamente un giudizio definitivo.

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Nelle lesioni d ell'orecchio trattate, fra le quali spicca la «sordità professionale • il reperto anatomo-pf~tologico fin d alle prime osservazioni è stato poco chiaro e molto difficile all'interpretazione. I primi osservatori notarono otite media. catatTa.le cronica con rotrazione e spesso la.cerazioni ti m paniche. D Tojmbee in un individuo diventato sordo in seguito ad un colpo di tuono, trovò l'atrofia del labirinto membranoso e d elle fibrille nervose d ella chiocciola. Da ciò pos· siamo argomentare che essendo i disturbi funzionali uguali sia n ella sordità da d etonazione che nelle otiti interne, anche l.e lesioni anat.omiche del labirinto sono identiche nei vari individui che sono costretti a lavorare in ambiente continuamente rumoroso. L 'H aberman, alla sez.i one di un orecchio di un calderaio, avrebbe trovato: «completa scomparsa dell'apparecchio terminale nervoso e d elle fibre n ervose della lamina spirale, la diminuzione delle ce lJule ga.nglionari del canale di Rosenthal m•lla porzione terminale del giro ba.sa.le, mentre nella parte restante della chiocciola. esist.eva solo un'atrofia, una parziale scomparsa. dei nervi de lla lamina spira le ed era conservato l'organo d el Corti». Altri reperti furono descritti dal Gra.dtmigo e dal T enagl.ia, ma questi non aumentarono di molto le conoscenze anatomo-patologiche d elle lesioni provocate e quindi osservate alla sezione. Questa d eficienza. del reperto anatomo-pa.tologico sarà certamente colmata fra non )ungi dagli studi che sono in piena attualità di sviluppo. Il Bigler conferma in un suo recentissimo lavoro (febbraio 1932) che l'alterazione anatomo-patologica d ella sordità professionale consiste in una d egenerazione progressiva del neurone periferico del n ervo acustico, e che nelle lesioni forti da rumore si hanno anche gravi aJt.crazioni d ell'organo del Corti, tali alte· razioni secondo questo autore sono permanenti.


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• • Naturalmente r-ome si è osservato in tutto ,q uello che si è dotto innanzi le esioni d e ll'orecchio si sono ve rificato maggiormente quando in un individuo proosistevano alla le.,;ione stes.<;a condizioni fisiche alterato sia regionali che gE·nerali, in modo tale da favorire la maniftlstazione d ella nuova malattia. Fin dallo inizio d elle prime os.<servazioni fu attribuita a lla sifilide la causa più froqt1cnte di p redisposizione ad avero alterazioni de l labirinto; indi progressi processi suppura.tivi; la stenosi tubarica e la consecutiva retra.zione timpanioa; infine l'ampiezza. d egli spazi pneumatici d ell'orecchio medio. Da osservazioni accurate e fatte su la1·ga scala si. è visto che a ltre cause predisponenti allo suddette lesioni sono tutte le deficienze funzionali de ll'orecchio medio (otite catarrale, stenosi tubarica, adenoidismo, ecc.), e specialmente poi l'ereditarietà tubercolare, la malaria pregressa e l'alcoolismo. Va da sè che con quest-e predispos izioni anche un rumore di grado leggerissimo può provocare do lle alterazioni che a m aggior ragione dovranno essere prodotte da un rumore di più fo rte intensità. A questo riguardo furono cita.t i da alcuni autori co.si che dimostrarono pienamen te tale asserzione (Tojmbee, Nimier, ecc.).

• •• La sintoma.tologia. delle malattie professionali d e ll'orecchio varia. a. seconda. della lesione che si verifica. Quindi vari sono i sintomi obiettivi e svariatissimo è il corteo d ei sintomi soggettivi e funzionali. Una. prima ed esatta descrizione si ebbe dal Luzzatti, che fece su se le seguenti osservazioni: « appena dopo il primo sparo risentii una. g1'8.11de confusione ed un rumore come di pioggia che cadesse e diventai sordo. Quando ebbi finiti i miei colpi mi pMeva. di avere il capo avvolto nella. bambagia, la. mia. voce la percepiva. volata. e lontana». Egli notò inoltre abolizione d ella percezione osteo-timpt\nica dell'orologio, rumori soggettivi continui di pioggia cadente intercalati da ton.i musicali a timbro metallico. Dopo quattro giorni l'udito era. ritornato normale, persistendo solo qualche rumore che scomparve più tardi. In altri casi che rientrano in quelli di vero e proprio trauma, come si è detto ava.nti, si sono avute emorragie auricolari, dolori, vertigini, completa sordità, insonnia. ed eccitazione e dolore al capo; quost.i fenomeni però scomparvero solo dopo diverse settimane. N e i palombari si ha una sinto ma.tologia. speciale già. d escritta avanti e cho si verifica solo in questa ca-tegoria di lavoratori. N el personale lavorante in ambiente ove si producono forti e continui rumori la lesione culminante è l'ipoacusia detta d ai più sordità professionale, entità morbosa che con abbastanza frequenza viene riscontrata ne l personale aerona.vigante.

• •• Un compito altamente sociale ed importante anche dal punto di vista economico è l'attuazione dlelle n orme di profilassi. Norma fondamentale è quella di evitare nel campo civile inizi di carriera nociva. all'organismo con relative ripercussioni economiche familiari e sociali, e


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n oi campo militare di selezionare rigorosamente tutti quelli che d evono esple· tare il loro servizio in ambienti rumorosi e specie poi gli aspiranti a far parte del personale aemnavignnte. Quindi sarnnno e;:;clusi tutti quelli che precedente· mente avessoro sofferto di suppurazioni dell'orecchio medio ed anche quelli che presentassero segni manifesti di una otite media catarrale cronica con retrazione d ella membrana, tanto pii1 se questa lesione è sostenuta da vegetazioni adenoidi; da riniti; d cvinzione del :wtto nn.'>ill<', ecc. Va senza dire che coloro i quali hanno sofferto sifilide, malaria o che pre· sontino sin tomi di abuso di sostanze alcooliche debbono essere sottoposti a rigorosissimo esmne ~p<Jciulmente quando si t1·atti di arruolarli ne l personale aorona.vignnte. Fin do. moltissimi anni uddietro gli artiglieri di Napoleone I si tappavano gli orecchi con cera molle. R osembach raccomandava tm batuffolo di ovatta. arrotolata su se stessa indotta di va.<~ellina nella por.tione più profonda d el condotto udi t ivo e disposta a ciu.ffo nella parte che rimaneva all'esterno in modo che spiegato ricoprin1. in parte anche la conca e la difendeva. Iancka.u, agli operai che lavonwano tra i rumori, consigliò dci tamponi di gomm.a vulcaniz· zata. e ricoperti di garza. Questi mezzi però attutivano i rumori ma impedivano anche di sen tire chiaramente chi parlava; per cui il F errand creò una specie di orecchitl.li da appendersi ai padiglioni e pare che gli esperimenti, per le condi· zioni fisiche sostenute dall'autore, abbiano dato risulta.t.i soddisfacenti. In Germnnia da molti anni è obbligatorio per gli artiglieri tapparsi il condotto uditivo con cotone idrofilo; precauzione questa che ho sempre visto prendere spontaneamente dalla truppa e dagli tLfficiali ogni qualvolta sono stato al poli· gono di tiro o alle esercitazioni campali; ed io stesso ho potuto constatare sulla mia persona l'efficacia di tale protezione per l'orecchio, quando, unico medico del Presidio m ilitare di S. Maria C. V. prestavo servizio al poligono di tiro per settimane intere dalle ore 6 d el mattino alle 5 d e l pomeriggio. P er i piloti aviatori ricordo il metodismo di visita. per l'esame dell'aspirante al volo esposto dal Casella in un suo lavoro del 1926; e poi l'ampia. relazione del Ferrari Lelli fatta nel 1927 al ili Congresso d e ll'Associazione di Medicina. legale in Firenze. In questa memoria egli, fra i tanti pregevoli precetti che espone dice che agli n.<>piranti al pilotnggio di aeromobili sono indispen.'3abili ed e fficacissimi, per la buona cernita., fra gli altri i seguenti esami: e..."3me d e ll'orecchio, del naso, della gola e de lla funziono uditiva; esame dell'apparecchio vestibola.re e d el senso statico e oinetico, ecc.; insistendo molto sull'esame otorinolaringologico la cui importanza, sebbene sia. alq uanto trascurata presso altre nazioni, da noi è una pratica che ha. dnto ottimi risultati. CONSIDERAZIONI E CONCLUSIONI. Dopo questa. rapida scorsa Au tutto quanto è stato d etto s ulle malattie professionali d e ll'orecchio e della sordità. professionale in particolare sembrerebbe facile addivenire a conclusioni d ecisive, ma purtroppo non si può ancora pro· pendere i n modo definitivo per una. soln. versione, dato il parere dissenziente dci va.rì studiosi che hanno trattato l 'argomento ed anche per la mancanza di dati sicuri accompagnati da una confortante statistica. Che la sordità da. d etonazione e da rumori forti e continui possa essere considerata dipendente dal m estiere che si esercita come già. si riteneva. fin dai primi studì in propos ito trova oggi parecchi sostenitori, specie quando tale sordità


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non si può imputare a malattie specifiche costituzionali o ad affezioni varie pregresse dell'orecchio. Tra. la recisa affermazione di qualche autore e J·~~':!ol uta negazione di altri, gli studì sono stati continuati con maggiore alacrità ed oggi pare che ci siano abbastanza osservazioni per poter rite nere come accettato il fatto che i rumori connessi al proprio mestiere possono condune al la sordità.. Questa affermt\zione naturalmente si avvalora d e l fA.tto cho ancora attualmente questa affezione (sordità) si riscontra negli operai di indw'ltrie nu:norose e nel personale aeronavigant.e dopo un certo periodo del lo1·o servizio, all'inizio de l quale furono sottoposti a.d accuratissima visita m t•dica e re lativi esami speciali. Quindi non vi è dub bio cho la sordità di questi individui d e bba essere interpretata come dipendente dal servizio che prestano. R necel'!sario però che nel giudicare ogni singolo caso, oltre a tutti i fattori già descritti, lo specialista non dime ntichi mai la notevole importanza che h a l'età e la preclisposizione individuale , ed infine tenga gran conto delle affezioni precedenti e il decorso dolla sordità. di chiart~ta diptmdente dal lavoro, traendo d ei dati sicuri ed esatti da una cartella otorinolaringologica ancora più perfetta d i quel1a che è a.ttut~l mcnte in 1.tso nella R . Ae ronR.utica. Qualche autore alcuni anni addietro ritene va che essendo la tonalità dei motori di aeroplano inferiore alle 200 V . D., le condizioni del personal e aero· navigante non potevano a.mmettersi analoghe a quHlle eS(I,minate per gli operai dei mestieri rumorosi, per i quali fin dalle prime os.oservazioni si ammetteva ciò che ora. è certo e cioè che la ipoa.cusia da rumori è d11 cons iderarsi come una ma· lattia. professionale. Quindi se dubbio vi pot.eva essere allora. per la tonalità. d ei motori, b~':!Sissima, eli fronte a quella attuale, ora. che i motori hanno raggiunto coll'aumento del numero dei HP una. tonalità molto alta, si può con sereno e fondato g iudizio ammettere che nel personale neronavigante i disturbi funzionali (sordità) siano proprio da attribuire a l complesso rumoroso cui esso è sottoposto durante la navigazione . La diagnosi della sordità. profes:~ionale è basata sui dati d elle prove uditive funzionali; in essa. il limite dei toni ba.':!Si è normale, il limite dei toni alti è ab· ba.ssato e la. durata. di percozione de i suoni trasmessi por via ossea è diminuita, ed a volte p uò essere addirittura. scomparsa (calderai). Le lesioni poi dell'orecchio interno che vengono prodotte specie per rumori trasmes.~i per via aerea sono tanto più intensive qnanto più forte fu il rumore e quanto più a. lungo si fu esposti ad esso. Nelle industrie nelle quali si verificano le predette lesioni i rumori ai q uali esse vengono attribuite vanno oltre i 9 P hon. Gli affetti da sordità p rofessionale devono per molteplici ragioni essere sub ito a llontanati dal loro lavoro, poichè è stat.o largo.mente osservato nelle varie categorie di individui con tale lesione che l'allontanamento dal lavoro e relativo riposo h anno cooperato moltissimo per la miglioria della lesione stessa. Taio miglioramento è caratteristico di questa malattia e quindi avvalora la diagnosi. Le opportune curo facilitano moltissimo il recupero di questo personale. Accertata la natura professionale della. malattia è ovvio di re che gl'interessati hanno diritto ad tm indennizzo e a tut.to ciò che a loro necessita p er mettersi ne lle migliori condizioni onde attuare una cura completa e scrupolosa. È oppor tuno, data lt~. variabilità. di durata e gli esiti d ella malattia, che il risarcimento dei danni ai singoli individui venga fatto con un indenniz:w tem·


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pora.noo por un pEc>riodo di tempo variabile a seconda del grado della lesione prima di decidere per un provvedimento econ omico definitivo. Ciò ha. il suo gt11.nde in· terosse sia per l'ammalato che per gli Enti i quali devono provvedere al risarcì· m ento pecuniario a seconda dell'entità d ella. malattia e suoi relativi postumi. Sono convinto che questa mia succinta rivista sarà. seguita da lavori pitl d ettagliati Ec> da osservazioni sperimentali e cliniche che potranno far decidere defini· tivamento l'argoment.o di g1·ande importanza scientifica. e pratica (Medicina legale) da più anni dibattuto dai più appa.'>Sion a.ti cultori d ella otorinolaringologia. AUTORI.ASSONTO. - L'A. dopo una. succinta ras.'3Elgna degli studi fatti sulle m a la.tt.ie professionali d t>lrorccchio e sulla. sordità in particolare espone le varie ragioni che non ancora hanno fatto pronunziltre un giudizio d efinitivo sulla di· p end enza o meno dal lavoro d e lle lesioni e specie della sordità che alcuni rumori provocano nell'org~t,no dell'udito. Egli e!';pone le cause più dirette di queste le· sioni, le nnuliz7-a n e l loro m eccanismo di determinazione, sintetizza i s int.omi principali di esse e commen ta. dettagliatamente i m ezzi curativi e le norme di profilassi. Ritenendo le lesioni auricolari dipendenti dai rumori connessi col la· voro, e data la possibilità di modifìcazioni o remissioni di queste malattie, l'A. ammette chi:} l'indennizzo di esse debba essere temporaneo in primo tempo. BIBLIOGRAFIA. AccORINTI. - Esi.9te u,na BO'rd-ità profes8'ionale negl·i aviatori? m • Rivista. Aero· nauticn », anno 2o, n. 10, ottobre 1926. A ccORIN1'I. - LMions oj att<litory apparahl8 in a.viat.ors - 6 <Xl8e. ccArch. of crim. anthr. », n. 48, p. 267-269, m arch-a.pr-il 1928. BAO'KJIAUSEN. - cc Zeitschrift fiir rl.ie TechniRche Physi.k •, 1926, n. 12. BALLA. - Considerazioni sulle alterazioni uditive degli artiglieri in • Atti del XVI Congresso doli a Soc. I tnl. LuTi ng. •, l 914. BALLA. - L 'ipoac1.LSia nel personale aeronavigante. St'o ev611ttrole carattere «professional.e • in • TI Valsnh ·u », n. 7. l 929. BIGLER, M. - Ueber die professionelle SchwerhOrigkeit in ihren recht.lichen Bezie!t.ungen zur Unjallsversù;her·u11g. • Schweizerische Medizini.s che Wochens· chrift J>, 20 Februar 1932, n. S. Bn.ANCIONT. - ~Atti de llo. Clinica Otorinolaringologica. della R. Università di R oma•, XVI, 191 8. p. 181. BouCRERON. - Des trouble.s auditi fs par detonation d'annes à feu.. Contribu.lion <ì l'étude de la otopiesis de l'aclulJe. « Revue mcnsuellc de Laring. •, m aggio 1885. BoucaET. - V erliges post tramnatiques. Congrès Fmnçnis. O. R. L., octobre 1929. BRODEI:ttCK. Ear tympcmttm l1'ltu.m.aHc ruplure. • J. Iowa, Soc.», n. 19, p. 495-497, 1929. CALICETI. Compell(/io eli 0/,orinolaringol.ogia, Edit. Cappelli, Bologna, 1931. CITELLI. TmUalo di O. R. L. - U. T. E. T. CASET.LA B. - RilietJi e note sul s erdzio otorinolaringologico di Aeronautica, in u Il Val!';alvao, n. 12, 1926. CoMPAVIED C. - La. 11ordera i los vertigos com.o accidentes d.el t·r abajo. « Med. Ibera», Madrid, 1921, XV, pp. 77-82. CUNS P. et HEJMANN . - A propos de surdité profe.ssionnelle, « S.té B e ige d'Oto· logie. d e Rhiuologie et de Laringologie •, séance du 9 fevr. 1930. Doo<:ER R. - Eflr wounds and in.jur·i es. Medicol.egal Mpect of reduced audiNon jollowing injuries. " Arch. f. Ohren Nasen. u. K ehlkopflu, n. 122, p. 51-54, A ugustus , 1923. D 'O NOlìmo F. - Contributo allo studio clinico della sord•i tà profesBionale nei <Xddarai. in c< Archivio Italiano di O . R. L. », vol. 34, 1923. EnoER. - Visual and auditory eOidency in schoo~ industry and comme1·ce, in • Illinois M. J.,• n. 66, p . 226-228, sept. 1929.


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RffiSTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA SANITÀ MILITARE. L. MEus. - Contributo alla storia del servizio sanitario dell'esercito belga. (In· stitut Cart.hografique militaire - Bruxelles 1932). Il tenente generale medico dott. L. Melis che, nella guerra 1914-18, è stato ispettore generale del servizio di S!\.nità. dell'esercito belga, ha pubblicato, nel 1932, un volume di oltre cinquecento pagine, dal titolo Oontribution d l'Hi8toire du seroice de sm~tè de L'cn·mé.. Il volume è dedicato alla m emoria d ei medici militari morti al servizio della. Patria ed a S. M. la R egina d el Belvio ed è presentato da una prefazione d el Ministro della g uerra del tempo. con eRpressioni che sono un chiaro riconoscimento delle qualitli non comuni di medico milit.a.re e di patriotta d eli' A. ed tm attestato di gloria. per il Corpo sanitllrio militare belga. La pubblica.zione è suddivisa in cinque capit.oli, nel primo dei quali, dopo alcune considerazioni sulle particolari condizioni in cui è venuto a trovarsi il servizio sanitario, che ha dovuto essere svolto lontano dal territorio della Patria. e senza. i mezzi che erano stati preparati e studia.ti durante il tempo d i pace, l'A. espone come avrebbe dovuto essere la organjzzazione, secondo l'ordinamento stabilito per il caso di mobilita.zione, sia per il personale, ufficiali e truppa, numericamente dimostrato in una tabellina schematica, sia per i mezzi. Il capitolo secondo si inizia con la descriziont~ di tutti gli inconvenienti, ai quali ha dato luogo (come d el resto negli altri eserciti) il difetto di autonomia degli organi direttivi del servizio sanitario, d ei quali, l'iniz.iativa. e l'intervento tecnico è stato ritardato sempre e talvolta paralizzato da altri organi. Le restrizioni, nell'esercito belga, emno tali, che l'A. essendo ispettore generale del servizio sanitario dell'esercito .i n co,mpagna e delle pia.zzeforti, ha dovuto farsi rilasciare una speciale autorizzazione dal ì\Unistro per la guerre. per poter esercitare le sue attribuzioni, mentre l'ufficiale medico di grado elevato addetto al Gran Quartiere Generale, in un rapporto, fatto al principio della guerra, aveva scritto che il sotto capo di S. M. gli aveva comunico,to • essere le sue ftmzioni quelle di assicurare il servizio sanitario d el Gran Quart.iere Generale ~ . Fino dai primi giorni della mobilitazione, il personale medico si rivelò insufficiente, per le impe rfette disposizioni legislative del reclutamento. L'A. descrive poi la istituzione di ospedali a Bruxelles, con particolare riguardo all'opera altament~ umanitaria d ella Regina del Belgio, e la istituzione di ospedali nelle piazzeforti di Liegi e di Namur, fino alla loro occupA.zione da parte dell'esercito germanico, il quale, contrariamente alla convenzione di Ginevra., lasciò solo per pochi giorni gli ufficiali medici belgi presso gli ospedali e li internò successivamente, come prigionieri; mentre anche i feriti furono troppo presto trasferiti in territorio t edesco, con spiacevoli conseguenze per il decorso delle recenti ferite e degli int.erventi operativi. I fatti d'arme più importanti sono cronologicamente descritti e sono talvolta riportati integralmente i rapporti dei medici preposti a l funzionamento del servizio sanitario. LA. ritirn,tn, dell'esercito belga verso il confine litoraneo e verso quello francese, obbligò l'I spettorato generale del servizio FOanitario a provvedere ad un continuo sgombero dei feriti e dei malati trasporta bili nella stessa drreziono di marcia della ritirata dell'esercito; si dovettero perciò istituire sempre nuovi ospedali, con largo contributo, spontaneo, delle risorse locali. In tutte queste circostanze la Croce Rossa. belga è stata di grande ausilio, avendo validamente contribuito con i suoi mezzi alla costituzione degli ospedali e agli sgomberi; mentre ha ricevuto in consegna. ospedali e ferit i intra.sportabili quando le autorità sanitarie militari erano costrette a ritirarsi.


R I VISTA DELLA STAMPA MEDIOA I TALIANA r.: STRANIERA

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Il secondo capitolo termina. con un minuzioso rapporto sullo sgombro di 13.000 ferit i nel territol"io francese e in Inghilterra, a.llorchè il Belgio fu quasi totalmente invaso dall'esercito germanico. Nel terzo capitolo è particolarme nte descritta la organizzazione del servizio sanitario belga durante quel lun!'(o periodo della campagna che fu definito« guerra d i trincea» (l novembre 1914-28 settembre 1918). È riferita poi, nel successivo capitolo, la preparazione di personale e di mezzi, compiuta. dall'Ispettorato del sesvizio sanitario in vista d ella ripresa della guerra di movimento per l'offensiva iniziata nelle Fiandre dall'esercito alleato. Anche in questo, come nei capitoli precedenti, vi è w1a larga documentazione stll.tistica; tutt.a.via essa non può sen :ire a stl\bilire indici di perdite per ferite o di m orbosità., mancando i dati di riferimento alla forza. dell'esercito belga, effettivam ente impiegat.a, in ciascuno dei p!'riodi, presi in esame dali 'Autore. La. conclusione (quinto capitolo) è lo svolgimento raziona iP. di una premessa contenuta nel primo periodo del capitolo stesso: il generalo 1\klis affcrmn, ancora. una volta., che le «imperfezioni sul funzionamento del servizio sanitario dovettero essere attribuite sia ad errori dei regolamenti sul servizio sanitario iu campagna, sia a lla. tendenza, assolutamente ct·iticabile, dello Stato Maggiore Generale a.d estendere la propria compete nza ad ordini e misure, delle quali l'iniziativa e l'esecuzione guadagnerebbero sicuramente, se fossero viste con gli occhi del Servizio di sanità. •· C-ome appendice a l volume è inserito un progetto di l'iorgani:..:zazione del Servizio di sanità, compilato nel gennaio 19 18; e successivamente è riportata una serie di tavole ria.s.'luntive dei posti letto appresta.ti; dogli effettivi dell'esercito e del servizio sanitario; d ei feriti e dei gassati negli ultimi due mesi di campagna; delle perdite totali; dei mutilati; dei medici morti e feriti. Il volume pubblicato dal generale medico Melis è davvero un'opera pregevole, sia per la esposizione accurata. e documentata dell'importante servizio al quale fu preposto durante la campagna 1914-18, sia per la. critica serena delle disposizioni dei regolamenti nei riguardi del servizio sanitario; talchè le deficienze rilevate appaiono in ogni ce-so wt evidente difet-to dei sil!temi, gta.mma.i Wl!'l· imprep{l.r!lzione degli organi responsabili. l\IANOANARO

IGIENE. A. CALMETTE. - Sulla vaccinazione col B. C. G. per via orale nel fanciulli e negli adulti non allergici. (Interesse che presenta. questo m etodo per la premunizione del personale sanitario degli stabilimenti ospedalieri e degli studenti di medicina). (Annales de l'Institut Past~ur, Vol. 50, 1933, marzo, n. 3). La vaccinazione per via orale col B. C. G., ormai largamente introdotta. nella pratica per la. premunizione dei neonat i, nei quali la mucosa intestinale offre condizioni particolarmente favorevoli per la. somrninistrazione del va.ccino, ha senza. dubbio contribuito a. ridurre in modo non indiffe rente la mortalità infantile, nei p aesi o ve è stata impiegata. Ma, una volta stabilit.a. la t ecnica per la vaccinazione dei neonati, è apparso evidente il dovere di cercare di estendere il beneficio di questa premunizione anche ai soggetti di diversa età, che, essendo sfuggit.i, nei primi mesi o n ei primi anni dello loro vita., alle occasioni di infettarsi, rischiano di t rovarsi da. un momento all'altro in presenza di un qualunque focolaio di contagio. Dovrebbero perciò considerarsi come vaccinabili i soggetti apparentemente indenni da qualsiasi lesione tubercolare, anche occulta, in st.ato non allergico, cioè non presentanti alcuna reazione alla tubercolina.. Gli altri, in stato allergico, di gran lunga. p iù numerosi, non sono atti a subire la vaccinazione, perohè già. parass ita ti da bacilli virulenti. La vaccinazione per via sottocuta.nea col B. C. G. nei soggetti che non furono vaccinati nei primi giorni dopo la. nascita, determina in generale l'allergia tubercolinica in circa tre mesi, ma. offre l'inconveniente di provocare, per quanto ra.ramente, dato il perfezionamento che ha raggiunto la. tecnica per la produzione del vaccino, un piccolo ascesso freddo, che non si riassorbe che lentamente o che è necessario vuotare.


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RIVISTA DF.:LL A STAMPA ~IEDIOA ITALIAN"A E STRANIERA

E, per quanto t.ale ascesso contribuisca ad attivare i mezzi di protezione dell'organismo, pure è meglio evitarlo, perchè costituisce un inconveniente- poco piacevole. La via intrnrle rmica, più comoda ed inoffcnsiva, conferisce più rapidamente lo stato allergico. I l principale vantaggio, poi, che offre la via parenterale, è costituito dA. l fa.tt.o che è sufficiente una piccola dose di B. C. G. (l/100 od J/ 50 d i milligrammo secondo l 'ot~) somminist,rata. con una sola iniezione, per assicurare l 'insemensa~en t? <;ic i baci llo-va.ccin? ne lla l in_fa e l'este~s!o~e del la sua cultura ai diversi organi hnfattct. Ma la vaccmaztone pratiCata per mteztone, anche se non dolorosa., riesce quasi sempre poco gradita alle famiglie, e perciò l'A. ha. intrapreso, con i suoi collaboratori, rlelleesperiAn7.e al fine di estendere la vaccinazione per via orale, oltre che ai neonati, anche ad individui di a ltra età.. Tali ricerche sperimentali, condotte dapprima sup;li animali, hanno messo in evidenza come l'intestino di questi ultimi, compreso que llo dei ruminanti. sia perfettamente permeabile ai baci lli tuberoo· lari vivi, virulenti od attenuati. L'infezione vintlenta si affettua con grande facilità attraverso il tubo dige· rente, quando la quantit,à. d egli elementi bn.cillari ingeriti è convenientemente dosat,a. a. seconda. de lle different,i specie animali. L a ragio ne per la qua lo molti sperimAntatori hanno creduto che fosse necessaria una grande quant,ità. di microbi virulenti per inJettare gli animali sensibili attraverso il tubo digerente, sta ne l fat.to, secondo l'A., che essi quasi mai hanno avuto la pazienza di aspettare e di conservl\re per lungo tempo gli animali d'esperimento per permettere l'evoluzione dell'infezione tubercolare d'origino digestiva. Tale evoluzione, quando si somministrano dosi minime di bacilli, è effettivamente molto lenta: nelle envie può durare oltre un anno e più ancora nei bovini e nell'uomo. Con Romministrazioni di dosi virulente, ne lle cavie, dopo qualche settimana o qualche mese, comincia la. reazione alla. tubercolina. o, praticando dei saggi ripetuti, si può anche stabilire l'epoca nella. quale l'animale infe ttato diventa. allergico. Producendo l'infezione con dosi molto d eboli d i bacilli, questo tempo può rnggiungere anche i sei o gli otto mesi. Questi fatti si riproducono, nelle idf'ntiche condizioni, a.llorchè la sommini strazione per la. via. boccale si fa. col B . C. G. Ma è soprattutto l 'espm·ionza praticata su soggotti umani di diversa. età. che può mettere in chiaro il modo in cui s i effettua l'a.ssorbimonto del vaccino ed il conseguent-e f!tl\to eli premunizione, con lo stabilire l'epoca. nella quale comincia a manifestarsi l'allergia tubercolinica.. Le ricerche sperimentali, su soggetti umani di diversa età, furono seguite nell'Africa. Equatoriale, ove si trova ancora una grande maggioranza non allergica, e le dosi e la. tecnica furono ide ntiche a quelle usate per i neonati. Su un totale d i 149 VllCcinati per esempio, 98, cioè il 65,8% rivelarono uno stato d i immunità che fu apprezzato dopo tre mesi per 82 ind ividui e dopo sei mesi per g li a lt ri 16. L 'A. ha. intrapresa di recente una n uova serie di esperienze con lo scopo di realizzare la va.ooinazione con una sola ingestione di una. dose più forte d i B . C. G. (5 o anche 10 centigrammi) per potere disporre di un mezzo pill pratico, più semplice e del tutto inoffensivo. Se i r isultati di questo metodo saranno, come del resto finora sembra., del tutto soddisfacenti, bisognerà decidersi secondo l'A. a praticare il più largamente possibile la premunizione dei soggetti in stato non allergico, fra i quali si trovano molti bambini fra i cinque o sei anni d i età.. Ciò perchè, se è vero che le misure di igiene generale sono utilisl'lime nella lotta. contro la tubercolosi, è d'altra parte innegabile che la vaccinazione preventiva, o premunizione, è il solo mezzo valido per mettere gli organismi in condizione di resistere alle infezioni ed alle sovra.infezioni virulente. L'applicazione pratica di questa vaccinazione dovrebbe praticarsi, senza indugi, a ttttto il personale dei servizi ospodalieri, a.Ue religiose ed infermiere dei ~mnatori, agli studenti in medicina e, secondo l'A., si dovrebbe istituire l'obbligo di uno speciale esame clinico per tutti gli studenti da ammettere alle facoltà mediche, in modo da consentire l'ammissione ai non allergici solo cinque settimane dopo che sono stati vaccinati sol n. C. G. Se questa misura fosse regolarmente attuata e completata dall'obbligo delle altre vaccinazioni (antivaiuolosa, antidifterica ed antitifoidea), molte vite wna.ne, fra. quelle più preziose dal punto d i vista sociale, sarebbero salvaguard ate. PIAzZA


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RIVISTA DELLA STAMPA UEDI CA ITALlA.'(A E STRANIERA

A. MAT'l'"I!:I . - La febbre rlc:orn:nte nella Somalia Italiana. (Annali d i Medicina Navale e Coloniale, Vol. I , fascicoli 1° e 2o, 1933). L'osservazione personale di alcmli casi sporadici di febbre ricorrente africana nella zona. dei Villaruno Duca degli Abruzzi, in indi~eui colò. rt-sidenti o provenienti dai pressi d i Itala, e di due epidemie d e lla stessa malattia, verifìca.t.csi l 'una a Buloburti e l'altra nello stesso VillAl!!lÌO Duca d egli Abruzzi, ha indotto l'A. a praticare indagini a riguardo della diffwsione d f' ll!' zecche , trasm E-ttitrici dE'Ilo Spironema Duucni, lungo il corso ùell 'Uebi ooebcli. dal confine etiopico (Mustahil) fino ad Afgoi, est.endendole poi anche ad Itala ed a Mogadi.'!eio. I mportante è il contributo che l 'A. porta in questo capitolo di paras.<;itologia d e lla nostra Colonia date le conosc<'nZ<' sca.rse e tuttora imprecise chE' concernono la freq uenza e la di.':ltribnzione geografica della suddetta malattia n ell ' interno d e lla n ostra Colonia. Notizie ed osservazioni interes.<;anti a riguardo d ella sintoma.tologia, d ella diap;nosi n ei , -ari j)f'riodi clt•ll 'iJ1fezione, d ella <'ura e Ò<'lle norme profìlattiche da adottare in relazione alle speciali condizioni d e ll'ambiente (!oca li in muratura-tueul), corredano il lavoro che, più particolarmente, inter<'ssa per la segnalazione della distribuzione de~li Ixodidi. trasmettitori d ello Spironpma, lungo il corso del meciio e parte d e l basso Ut>bi Scebeli. L'Ornithodorus Sa.vi~ny ri.<;ulta largamE-nte diffusa, m ent.rE' v i ì: S<'Rr.<runl'nte rapprcS("ntat.a l 'Ornithodoms mouha.ta.. La prima p redilige i luoghi aperti, rin traccia.ndosi raramente nei luoghi chiwsi, e parassita gli animali ed anche l'uomo; la seconda invece predil i!<e i luoghi chiusi (tucul, vecchie prigioni in muratura.) ovesi annida tra la polvere, n elle fessure dello intonaco e delle pareti e sembra preferire esdusivamente l'uomo. Ne i ri~uard i d ell'importanza da attribuire alle due specie di Ornit hodorus nella trasmissione della febbre ricorrente n e lla Somalia. Ital iana, l'A. - in accordo anche con g li autori che già avevano descritto casi di ta le ma.latti>l. in detta Colonia. - ritiene dimostrat.o c-he la specie più t.ernibile è la O. moubata. L ' O. Savip;ny. estremament e diffusa in tutti i ce ntri abitati, non è mai risultata all'A. causa d iretta di episodi epidemici p er cni si deve rite nere che e~<Sa abbia sca.rsi>~Sìma importanza nella

trasmi'lSione della malattia all'uomo. Ed anzi il convincimento personale dell'A. è che l'O. Savigny non rappresenti n ella Somalia Italiana l'ospite trasmettitore naturale della. febbre da zecche e che anche per la. Somalia Inglese - le cui cond izioni non sono dissimili della. vicina n ostra Colonia - si sia data tma impor tanza ecces~i va all'O. Savigny n ella. epidemiologia. d ella febbre ricorrente, datala. grande diffW>ione e frequenza di essa. di fronte alla difficile reperibilità dell'O. moubata.

N ANNI A. GAUDUCHEAu. Peripezie della lotta antlveneru. (Re vue d'higiene et de med. pre v. - T. L V , n. I , gennaio 1933). I n una lavoro di sintesi critica l'A. discute le ra~i oni addotte da alcuni Queyra.t, Kolle e Evers. Sicard de Pla.uzoles, Forget Urion ecc. - contro o, per lo meno, non in favore d ella profi l aR.<~i individuale ant.iceltica a m ezzo della pomata che presso di noi va. sotto il nome di pomata di M:etchnikoff- Gauducheau, perchè, prima proposta da Metchnikoff, venne, poi, modificata dall'A. stesso del prese-nte lavoro, con l'aggiunta. del cianuro d i mercurio. Tale pomata. ò ora così composta: cianuro di mercurio gr. 0, 125; timo lo gr. 1,25; calomelano gr. 25; lanolin.a gr. 50; vasellina.e olio d i vasellina gr. 24. Il cianuro di mercurio viene a trovarsi nella proporzione di 1:800 mentre s i sa che immobilizza istantaneamente il trcponema di Shaudinn fino alla diluizione di 1:10.000. Una questione che risulta tuttora controversa riguarda la modalità di tempo con la quale il treponema penetra attravE-rso le mucose: as.<;ai rapidamente, Recondo una esperienza di Kolle e Evers, non cosi rapidamen te secondo esperienze di Levaditi. Anche dal punto di vist-a statistico, pur v en endo riferiti dati favorevoli, non è mancato qualche dato sfavorevole . L'A. si sofferma. sulla insufficie nza d e l lavagg-io semplice e saponato successivo all'amplesso: certo il lavaggio non può avere utilità. alcuna se praticato con la poca acqua. contenuta in una catinella... & -

Giornale di medicina militare.


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RIVISTA DELLA STAMPA

MJ<~DICA

ITALIANA E STRANI ERA

Data l'in.~ufficienza delle misure di profiJnssi generale, l 'A. insiste sulla utilità d ella profilassi individuale a mezzo della. pomata, specie per quanto riguarda l'esercito; ma ammonisce che n on bisogna affidarsi alle camere d i profiJassi, p erchè in esse si arriva troppo tardi: bisof!na. disinfettarsi a l piil presto dopo i rapporti sessuali. Se ne deduce che sarebbe utile che il soldato avesse con sé la. dose individuale di pomata; ma. la distribuzione ai singoli soldati di questo mezzo di profiJassi anticeltica va fatta. con discernimento, servendosi specialmente della collaborazione degli ufficiali e dei sottufl1ciali. Lo stesso Gauducheau afferma che la castità essendo i'l solo mezzo v!'ramenw infallibile per evitare le malattie veneree, occorre conti1ware a dare ai giovani d ci buoni cons igli e dei buoni PS(Impi. MENNONNA

MmiCINA INTERNA. G. LEMMEL. - La stasl fisiologica della bile nel suoi rapporti con la formazione del calcoli biliari. (.M:linchener m edizìnische Wochenschrift, n . 10, 10 marzo 1933). Molte sono le concezioni patogenotiche, che tendono a spiegare la formazione dei calcoli biliari, e ciò evidenwmente dimostra. che finortl, non osta.nte studi nwnerosi sull'interessnnte argomento, noi non possediamo ancora. una. concezione che possa da sola e Rempre risponde re alla giusta interpretazione delle numerose osservazioni che la clinica ci pr0senta. È stata. invocata la stasi biliare, comunque d etem1ina.ta; poi l'iniezione de lle vie biliari, catarro litogeno, ma successi ve ricerche hanno indotto lo st.esso suo primo sostenitore, Naunjn. a ridurne l'inl· portanza. Venne ro poi in quistione le alterazioni del ricambio colesterinico, l'ipercolesteriJl(•roia, e ciò trovava buon fondamento nella maggiore frequenza de lla. colelitiAsi nel sesso femminile a causa dell'ipercoleste rinemia, che accOYn· pagna Ja. gravidanza; ma a ciò gitL<>trunente ha obbietta.to Lichtwitz che dal 45° a.nno di età fino alla vecchiaia, quindi in una epoca in cui la gravidanza non può più essere invocata., il numero di calcolo::<i biliare si triplica. Fattori colelitogenetici importanti sono, !ICCondo altri, le alterazioni fisico-ch imiche della bile, p er cui si hanno nella colecisti precipitazioni, che costituiscono i m10lei dei calcoli su cui si stratifica successivamente la colesterina. Grande importanza hanno poi secondo D'Amato, le lesioni d el fegato, per cui viene secreta. una bile non perfe ttamente fisiologica e quindi la. presenza in essa di sostanze capaci di favorire la. precipitazione d ella colesterina. Tali ince rtezze patogenetiche inducono l'A. a premettere che allo stato attuale è necessaria. anzitutto l'accurata raccolta di ossprvazioni, che valgono a lumcggiare queflto o que l fattore nei diversi stadi della colelitog0nesi e pertanto egU si propone con le sue ricerche di ben mettere in chiaro uno di questi fattori, la stasi biliare nella cistifellea. P e r essa dai microliti, formatisi por precipitazioni di sostanza dura dalla. soluzione colloidale della. bile, si giungo a. concrezioni macroscopiche, che non possono più essere rimosse con gli ordinari movimenti di svuotamento della cistifellea. Di tali sta.si l'A. esamina le cause e, prescindendo dai processi morbosi delle vie biliari, come t.uroori, tumefazioni infiammatorie, ripiegature e forse discenesie di esse, si occupa di quei caRi in cui le vie biliari anatomicamente non si presentano altemte. Sulla guida. di osservazioni numeroRe e ben condotte nell'Istituto anatomopatologico di Lipsia viene esaminata la. viscosità. della. bile della cistifellea. ed è messo in rilievo che questa era molto aumentata., tanto da non poterne provocar e l'uscita, n eppure mediante forte compressione, in casi i n cui, per non somministrazione o per sorruninistrazione comunque d eficiente di alimenti in dipendenza dello stato morboso, erano mancati gli stimoli alimentari fisiologici determinanti l o svuotamento d ella cistife llea. L'esame a.natomo-patologico faceva escludere ogni lesione delle vie biliari. Le ricerche stù vivente, praticate mediante la colccistogra.fia, hanno poi dimostrato che a seconda degli stimoli alimentari si aveva uno avuotament.o più o m eno completo d e lla cistifeJJca e quindi nella deficienza di essi si determinava tm aumento d ella bile residua, la quale diventava sempre più spessa. e tenace, e ciò anche in assenza d i una lesione anatomica delle vie biliari. D'altra. la. bile epatica, meno densa, che sopraggiungeva, non riusciva. a determinare l a diluizione, in quanto nella cistifellea non avveniva mai una completa mescolanza.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRAl'HERA

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di esse. Ciò è confermato anche da Of'servazioni colccistografiche di E linsz, il quale ha chiaramente dimostrato come due bili, di diversa vischio!'!ità., s i tronmo l'una accanto all'altra non mel'colate e la m c~col nnza si ottiene solo mediant.c intensa. azione meccanica, di m odo che tra bilo epntiea. poco drnsa e bile cistica più densa si ha solo mescolanza e diluiziono alla superficie. Solo con numerosi svuotamenti e successivi riempimenti s i può ottenere che la viscosità de lla bile della cistifellea ritorni alla n orma. Dalle precedenti osservazioni l' A. pnssn a considE'ra re tut.te quelle forme morboSE', malattie altamPnte febbrili: angina, pulmonite, ecc., malattie d el paren· chima epatico ed a lctmi stati fisioloj!ici, rs. lo. ,~;.travidnnza., che s i a.ccompo.gnano a grave ino.ppetf'nza, })f'r cui scar:<a introduzione d i alimE~nti e CJuindi deficienza d E'gli ordinari stimoli alimrntMi a llo SVllotamento de lla cist ifr llea e con!';ecutivo aumf'nto di viscosità. dE' Ila bile ci~tica. Da llo osBor vazioni l'A. conclude chP la stasi bilia re, condizione necessaria per la formazione dri calcoli, pnò <'!<.'>ere di'te rminata s ia da processi morbos i d elle vie biliari; s ia eia f'tnt.i patologici ed anche fì.o;;i.olop;ici per la. deficienza. di stimoli a limentari allo svuotamcnto de lla colecisti, mt>ntre nessuna lesione anatomica si rileva nelle vie bilia.ri. Ce·r tament.e la st.nsi è fat.tore n<'ces!'nrio, ma non è il solo che entra in giuoco nella colelit.ogenesi. D 'ordinario anche (attori li to~cni tossici ed infettivi cooperano nel <le t erminismo de lla. forma morho::<a, della qun le l' A. con ricerche Ano tomo-patologiche e radiografiche hfl cprcato di m<'glio chinrire u no solo di essi: la sta~i biliare da de ficienza degli ordinari s timoli a limentari allo svuotamento de lla cistifellea..

R. D'Ar"ESSANDRO E. EHRMANN. - Malattie da calcoli ·biliari e ulcera gastrica. Osservazioni degli ultimi quindici atmi - (Deutsche mcd. W och, 3 febbraio 1933). L ' A., cha da una quindicina. di anni si è occupato particolarmente noli' ospedale di Be rlin-Neukolln di malattie da ct\lcolosi epatica. e di ulcera. gastrica riferisce s u un numero grandissimo di casi, circa 15.000, di cui molti completati dal reperto autopsico. P er ci6 che riguarda. la coleci$ti le malattie di essa hanno in quasi tutti i casi, come presupposto necessario la presenza di calcoli. L a statistica allegata coincide con quell'antica di Ka.ufmann; da not·a rsi che nelle dorule in et.à avanzata la calcol osi biliare può trovarsi con una freqn<'nzo. i mprcs.~ionante fino a l 70% . È im portante il fatto che m<'ntre il reperto della calcolosi non ha subito variazioni notevoli in lungo periodo di anni, è in\·cco aumr.nto.t.o il numero de lle malattie da es..'!a dipendenti, specie dopo la fine dalla guerra., fat.to confcnnato dai reperti necroscopici che hanno dato notevole aumont.o dei procc:<si infiammatori delle vie bili1ui. Per la spiegazione di questo f<> nom<'no massima importanza spetta a.l fa.ttore alim enta.ro. Avrebbe influe nza l 'ingc;;tione d i grnndo quantità d i liquidi gelati e più ancora il notevole consumo di gras.<ti mal digeribili. Data l'introduzione d i questi in a bbondanza si ha un rcAusso d i bile o di succo pn.ncreatico nello stomaco, s i provocano così contrazioni f1·equenti della cistifellea con spostamento dei calcoli ivi esistenti che te ntano di fuoriuscire arrivando così all'incw1eamE>nto ne l c istico o nel coledoco. E con essi s i insedia naturalmente il processo infiammatorio. Il consumo dei grassi estremamente ridotto durante la guerra riprese vigorosamente a lla fine di essa. c iò che spiega agevolmente l'aumento riscontrato de llo forme morbose colelitiasiche. Nella maggioranza di questi maJat.i non manca una disposizione ereditaria specie nei giovani. Ulcera gastro-duodenale: L'A. ha osservato circa 7.000 pazienti di ulcere; ha visto pure circa 800 autopsie di ulccro in atto o guarite. La l'requonza de lle ulcere in atto trovate al tavolo anatomico cresce lentamente, poi più intensamente fino al 1924. In seguito il numero di osso cala notevolmente. La curva. di frequenza n e lle ulcere guarite o cicatrizzate fa rilevare tm numero sensibilmente più elevato n e l sesso femminile. Questo plus di cicatrici è un residuo, una ciipP.nòenzA. rlAIIa. maggior frequenza della malattia ne lla donna anteriormente a ll'epoca attuale. La rim02ione del b usto avrebbe valore per qt1esta importante variazione. La malattia alla fine della guerra aveva presso a poco la stessa frequenza nell'uomo e nella


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RIVISTA DELL.4.. STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

donna: ma. nell'uomo sube ntra poi un forte aumento fino a d iventare l'ulcera una malattia quasi esclusivamente maschile. Secondo l'A. l'aumento di frequenza dell 'ulcera d eve essere ricondotto essenzialmente al modo di alimentazione che come si sa durante la. guerra e anche ne l periodo immediatam ente successivo fu a ssai incongruo provocando sovradistcnsionP gastrica e maggiore vulnerabilità de lla parete. L'ampio materiale osserva to dall'A. gli perml"tte di constatare che le ulcere si hanno molto piì• facilmente di que llo che non si croda; s pesso decorrono seìtza. s intomi e guariscon o con discrota fr<>qucnza. Solo una parte di esse non guarisce prendendo il tipo de lla ulcera cronica . La non guarig ione dell'ulcera viene determinata da una serie di fattori. Come si sa l'ulcera risiede principalmente ne lla piccola curvntura. (l\'la.genstrassE') au eccezione eli que lle dovute, per esempio, a fatti embolici che possono n. vere qualsiasi ubicazione. Esse dunque situate ne lla. zona medio gastrica o parapilorica stanno lungamente sottoposte all'azione urent.e dello strato cloridro-pep t ico ivi assai concentrato. Si stabilisce un circolo vizioso, una uleéra· zione che permane a lu ngo provoca. quasi sempre una. gastrite ipe rtrofica.. Quindi secrezione abbondant"' di succo gastrico e non guarigione, cronicizzazione dell'ul· cera. Un altro fatwre importante è l'eve ntuale compressione sulle pareti dello stomMo e a que!';t,o riguardo l 'A. cita la notevole osservazione d a lui fat ta. che individui cifoscoliotic i son quasi sempre affetti da ulce ra in rapporto appunto ai fatti compress ivi sullo st,omaco. È opportuno aAAiungere q ua lche parola sulle gastriti che accompagnano la grande maggioranza d elle ulce re. Esse rappresentano il substra.to anatomico de ll'aument-ata secrezione JZI\Strica, La ga.c;trite ipertrofica de ve considerarsi come un s intomo d.a irritazione de ll'ulcera e non il fatto inverso. E ssa scompare in caso di cicatrizzazione d ell'ulcera. Che l'ulcus conduca a carcinoma è cosa secondo l'A. straordinariamente rara. Si è constat,ato che il numero di malati di ulcera s u cui s i insed ia un ca.rcinoma è molto più esig uo del numero dei soggetti con stomaco sano sui quali s i sviluppa. il cancro. L'A. arriva ad affermare che l'ulcera protegge dal carcinoma. Non si dimentichi però a questo punto quello che costituisce uno dei più important i fattori noi riguardi d el cancro; l 'ered ità. A ntitesi e rapporti fra calcolosi biliare e ulcera ga8tro-duodenale: Sebbene lo s i affermi raramente esiswno contrasti frn. le malattie da calcoli e l'ulcera. Intanto i malati di ulcera. sono per lo più uomini, i malati di calcolosi donne. e volendo ancor più specificare si tratte rà di uomini m~ri e di donne gra8ae rispettiva.r:llente nell'ulcera e ne lle colelitia.<:~i. Riguardo ai rapporti tra esse in base specialmente alla. vasta esperienza de l periodo bellico e post-bellico può dirsi che i due t ip i di malattie esamina-te sono da ricondursi essenzialmente a un modo incongruo di a linlentazione. BERTOLUCCI

A. 1\-toRETTI e M. MonELLlNT. Le menlngltl acute llnfocltarle benigne. - (Il Policlinico, Sez. Pra.t., n. 14, 1933). P er molto tempo le reazioni m eningee più svariato sono state incluse nella comune denominazione di meningite sierosa, e solo in quest'ultimi anni s'è procurato di separare le forme impropriamente cla.'>sificate come meningiti sierose e s i è cercato di definire e chiarire il s ignificato di meningismo (o «reazione encefalomeningea » d ei francesi, « meningo-encefa.lismo ~ dei tedeschi) come uno stato d i sofferenza encefalica, cui corris ponde anatomicamente qualche minima lesione istologica., che s i estrinseca. con s intomi cerebrali passeggeri e leggeri e liquor normale; ment re la me uingite s ierosa verrebbe distinta dal quadro clinico meningitico più n e tto e d alle alte razioni infiammatorie de l liCJuor, quali l'iperalbuminos i e l'ipercitosi (Foruara). Non tutt i però acce ttano d i limitare in tale senso le meningiti s ierose, volendosi invece include re fra esse anche le forme caratterizzate da. ipertensione endocranica per aumento d elliquor, anche se esso non presenta alte. razioni qualitativo (forme che hanno ricevuto varie denominazioni: moningiti s ierose cronic he, idrocefalo acquisito intorno idiopatico, idrope cerebrale, ecc., per le quali il F ornara ha proposto il t ermine di« idrope cerebro-spinale»). Premesse queste nozioni, le mouingit i sierose acute vere e proprie s i possono distinguere in due gruppi: il primo formato dalle forme primitive e secondarie dovute a. cause etio logiche note (s ifilide congenita ed acquisita, parotite, spirochetosi ittero-emor-


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lltvlSTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

ra.gica, reumatiRmo articolare, elmint.i. herpE>s, satumismo- forse anche qualche raro caso di malatt ia tubercolare con esito in guarigione e di significato ancora oscuro); il secondo gruppo, invece, rappresentato dalle forme in cui non è possibile rilevare la causa etiologica. A quest'ultime formo, nelle quali manca qualsiasi utile dat.o anamnestico e di laboratorio, per il particolare reperto istologico delliq nor e per l'esito favorevole della malattia n ella maggioranza d ei cas i, è stata riservata la denominazione di • meningiti acuto linfocitarie benigne n. I più importanti segni di questa forma sono: colpisce individui giovani in pieno benessere, insorge con improv· visa. cefalea intensa., d à febbre a. tipo continuo, lo stato ge nerale spesso si a~ava rapidamente e compare vomito, rigidità. nucale, segno di K ernig, dermografismo, qualche volta. polso raro, addome avvallato, fotofobia, può esservi leggero d eficit a carico d ell'abducente, dell'oculomotore e del facciale, il sensorio in contrasto con la gravità dei sin tomi meningei resta norma le, il decorso di solito è breve e l 'es ito più frequente la guarigione; l'esame culturale e le prove biologiche non dimos trano esistenza di germi; il liquor alla. puntura. lombare most.ra un aumento d i pressione, aspetto limpido, aumento dell'a lbumina, reazione di P andy pos itiva., qualche vol ta forma reticolo, a.ll 'esame is t.ologico rivela. notevole linfocitosi; la. puntura. lombare ha azione ben efica. e porta \ID notevole miglioramento dei sintomi; la prognosi è fausta., il decorso dura di solito 8- 10 giomi, e la ma.lat.tia. non lascia. mai pO!!tumi paralit ici o psich.ici. Da. molti autori si ritiene che questa. forma morbosa. possa. a vere rapporti: l) con una delle tante «forme frustro »O «abortive • della malattia. d i H eine-Medin. non essendo stato infrequente il riscontrare casi di m eningite ad andamento benigno ne l corso delle epidemie di poliomielite; 2) con l'encefalite epidemica., t.anto che pe r la sua sintomat.ol o~ria. è meglio chiamare « me ningo-encefalite epidflmica •; 3) con l'influenza, poichè in diverse epidemie vi sono state manifestazioni cliniche che un tompo and avano sotto la denominazione di « m eningismo grippale n o di « pseudo meningite influenzale • ritenute oggi, invece, vere e proprie meningiti sierose ad andamento benigno. I noltre diverse considerazioni. dati epidemiologici ed anche sperimentali portano a considerare la. possibilità d'un e ventuale nesso etiologico tra. m enin:zite acuta li nfoci· tnria benigna e le tre forme morbose suddette: poliomielite, encefalite e pidemica. e influenza. Gli autori illustrano quindi un caso di meningite ac. linf. benigna., insorta. in una. giovane di 13 anni, a 15 giorni di distanza da un leggero attacco influenzale, e guarita senza reliquat i nel giro di pochi giorni; accennano poi brevemente a. un secondo caso occorso in un ragazzo di 12 anni, nel qualfl però por l'opposizione della famiglil\ non fu possibile praticare la ptmtura lombare e il relativo accertam ento istologico. guarito anche questo d opo un decorso d i pochi giorni e che per l'R.namnesi e l'etiologia completamente mute induce gli autori a concludere col Brèlet che accanto alle meningiti lin focitarie acute b enigne nello quali può esser posto in luce qualche rapporto con altre forme m01·bose resta sempre una meningite acuta liniocita.ria di « natura indeterminata. "· T ROINA

N. ENooo. - Studio sperimentate sull'lnnuenza degli organi endocrini sul tessuti. {Gun'idan-Zassi, n. 237, marzo 1933). L 'A. ha. rilevato cho il ttu"gore d ci tessuti d ci vari organi {di conigli normali) immersi in una soluzione fì.<:~iologica di N a Cl varia nella seguente scala. decrescente: pe lle, tiroide, ova.ja, paereas, muscoli, timo, cervello, capsule s urrena li, rene, fegato, muscolo cardiaco, t.esticolo, tessuto grasso, milza. Il turgore dei suddetti tessuti è in rapporto colla. concent-ra zione d ella. solu· zione fisiologiCa.: più d ebole è la soluzione, più turgido è il tessuto. D opo la tiroidectomia s i ottiene un quadro notevolmente di\·erso: il tessuto ~plenico e quello pancrea.tico diventano più turgidi, mentre qu ~'ll o delle capsule s urrenali, del1-ene e del timo diventa meno turgido e q\tell.o d el fegato, del cuore, d el cer vello e del testicolo non subisce rnodificazioni. Le modifìcazioni d el turgore, che s i rendono manifeste d opo la tiroidectomia, scompaiono quasi completamente se, all'animale opemto entro vt>nti giorni dallo inte rvento, viene im\estat a la t iroide di altro coniglio.


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RIVISTA DELLA STAMPA MP:DICA ITALIA.SA E STRANIERA

Le modificazioni del turgore dei tessuti hanno luogo anche dopo la paratiroidectomia: il tessuto ad iposo, il tessuto muscolare e quello testioolare diventano molto turgidi, mflnt,re il tessuto cutanro, dopo un iniziale aumento, presenta dimi· nuzione marcata - anche sotto il livello nonnale - in circa 60 giorni dopo l 'intervento. Il rene ed il timo mostrano diminuzione di turgore, il tessuto delle ghianclole surrenali non subisce alcw11.1. modificazione, e così pure quello d ella milza, de l pancreas, d e l fegato, del cuore e del cervello. Se, dopo la paratiroidcctomia. viene innestato, nel la regione addominale dell'animale operato, l 'or~ano asportato, non si verificano le suddette modificazioni, tranne l'aumPnto di turgore del t,ef;suto ad iposo. D agli esperimenti praticati l 'A. ritiene che )p modificazioni nel t u rgore dei tessuti siano in re lazione cogli ormoni d e lla tiroide c d e lla paratiroide. ma, poichè il meccanismo di azione di tali ormoni è molto complesso; crede impossibile giml· gere ad una conclusione est\tta, quantunque sia facile immaginare che i cambia· menti qualitativi e quantitativi d«.>gli ioni dei t es.<;uti pos.osano essere causa delle modificnzioni di turgorc nei vari t<'S$uti. FIO~RF.NZA

CHIRURGIA GENERALE. M . PIAZZA. - Ascesso clelia parete addominale da perltonlte pneumococ:clca inclstata. (Il P oliclinico, Sez. Prat., l 7 aprile 1933). ! Il ca.so capitato all'osser vazione dell'A. m erit,a di essere conosciu to perchè richiama l'attenzione su di una affezionP che per quanto abbin già una larga bibliografia non è sufficientemente riconosciuta e tenut.a presente dal medico pratico. Dal 1895, epoca. in cui il Bozzolo ed il D ieulafoy hanno descritto la peritonite pneumococcica., le osservazioni su questa malattia si sono andate sempre piit moltiplicando tanto che nel 1929 Ma.thieu e Davinot ne banno raccolti 325 casi. La frequenza di questa affezione è molt.o più grande di quello che si crede: m olte peritoniti pneumococciche rimangono indiagnosticate e la diagnosi ha una grandissima importanza circa le indicazioni terapeuticl'>e. Infatti le nwnerose statistiche operntorie presentate dai vari chirurgi hanno stabilito che la mortalità è d el 90% degli interventi praticati precocemente, mentre essa è mol to più ridotta nelle operazioni ritardate. D a ciò ne coru>egue il precetto che fatta d ia· gnosi di peritonite pnetUnococcica, contrariamente a quello che si fa in tutte le peritoniti acute, l'intervento chirurgico d eve essere procrastinato sino a quando l 'infezione peritoneale non si è circoscritt.a.. L 'A. descrive il caso di una donna di 41 anni e che nell'anamnesi remota pre· sentava wl'infeziono malarica, una polmonite soffer ta quattro anni prima e una dncriocistite da tre anni. Venti giorni prima di essere capitata, all'osservazione dell'A., in p ieno benessere, è colt.a da febbre a 40o accompagnata da. brividi, violenti dolori addominali, vomito e diarrea. Questa sindrome si è mantenuta inalterata per quasi otto o dieci giorni d opo i quali i sintomi si sono cominciati ad attenuare: la febbre ha assunto il t ipo spiccatamente remittente ed i dolori addominali si sono circoscritti alla parte bassa dell'addome. Al sedicesimo giorno di malatt.ia ha cominciato a notare la formazione di tUla tumefazione n elJa porzione addom.innle com.prN•a. f,.a J'ombAiico ed il pttbe. D etta. tumefazione era ricoperta da cute arrossata dolente alla palp azion e. L'esame obbiettivo faceva rilevare in corrispondenza d e lla regione sovrapubica una. tumefazione a salcicciotto, di consiostenza pastosa, nettamente fluttuante e circondata d a. un piastrone. L'esame dE>l sangue dà 28.000 leucociti con l 'SO% di polinucleari neutrofili. Il decorso della. malattia ed i dati dell'anamnesi accuratamente vagliati e la sindrome presentata fanno indirizzare la diagnosi verso una peri tonite pne umococcica secondariamente inci11tata.si. In ventesima giornata. viene sottoposta nd intervento chirurgico che dà esito e.d un'abbondante raccolta extraperitoneale di pus denso e verdastro; la cavità. ascessuale present.a. nel suo


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RIVISTA DELLA STAMPA MF.Dt CA ITALI!u'U E STRA.NtERA

angolo inferiore al di sopra del pube, un tramite che si approfonda nel cavo peritonea.le. Gli esami batteriologici del pus prelevu.to sterilmente hanno dimostrato la presenza esclusiva. di tipici pneumococchi. In diciannovesima giornata. dall'intervento la p. esce guarita.. L'esito della peritonite pneumococcica in p<'ritonite circO!'!critta ed incistamento è abbastanza comune, ma non ne cost,itui;::ce la regola poiehè la mortalità nella fase di peritorute diffusa è assai elevata: nei bambini è più frequente l'esit<> in incistamento. In gPnere la raccolta si viene sempre a formare nella r E:'gione compresa fra pube ed ombelico sulla linea mediana e. pure essendo delin:llta.ta. da ogni parte, è sempre int.raperitoneale. s() non si intervient~ la fistolizza.zione può avvenire o nelle cavità naturali (vf'scica e vagina) in un periodo che può andare fino a quattro mesi, o attraverso la parete addominale. Nel ca-s o descritto l'infezione pneumococcica si è fatta. strada attraverso il peri t.oneo in un punto decJi,-e formando una raccolta nE'llo spessore della parete addominalE'. Quest-a forma di incistamento periferico è assai rara: Nm·é-.Tosserand ne riporta solo tre casi. Circa la pato~enesi del ca;::o descrit,to la più probabile SE.'mbra. la via ematica sia che si pensi, come punto di partenza, alla. dacriocistite, sia che si pensi ad tm pneumococeo p resente nel sangue e fissatosi nel perit.oneo dopo essere penetrat.o in circolo attraverso la bocca od il naso-faringe dei quali è ospite abituale. MANIER.I

DUVAL E D'AUBIGl-"É. -

La tiroldectomla con sezione primitiva dell'Istmo. (.Tournal

de Chirurgie, aprile 1933). La t iroidectomia, con se?:ione primit.iva dell'istmo, preconiz?:ata dal Poncet

e indicata nella tesi di Bérard, è praticata da numl'lrosi chirurgi, per i vantaggi che essa presenta rispet.to agli altri metodi di cscresi della glandola tiroide. La sezione primitiva dell'istmo innanzi tutto facilita la trazione e la esteriorizzazione della tiroide, ne favorisce poi in modo cospicuo l 'aportazione, avendosi due piani di clivaggio, uno anteriore ed uno posteriore. La libern.zione della faccia. latera le della trachea inoltre mett-e in <>videnza il nervo ricorrente, di cui è fncile quindi l'isolament-o, come pure è facile il riconosciment-o delle glandole paratiroidi, che insieme al ricorrente sono rispet.tati dopo la sezione posteriore della tiroide. Gli svantaggi di tale metodo di t.iroidectomia non sono da prendersi in considerazione: la denudazione della trach<>a è senza. inconvenienti. La. tecnica seguit.a dagli autori è la. l'lf:'guente: Incisione a cravatta dei tessuti superfiein.li fino al piano muscolare: si scoprono i muscoli sottoio idei, che vengono sezionati trasver;::almente. Con la sezione dei muscoli si mette in evidenza la faccia. superficiale d eli 'istmo e dei lobi tiroidei. Si procede all'isolament.o del bordo superiore e do! bordo inferiore dell'istmo, che viene sezionato verticalmente tra pinze di Kocher. Si solleva la metA dell'istmo dal lato che si deve asportare e, traendo dolcemente da dentro in fuori, s i separa la faccia. profonda del lobo tiroideo dctlla trachea, sezionando le briglie fibrose dei ligamenti tracheo e crico-tiroidei. Il lobo laterale, cosi liberato dalle sue connessioni, si esteriorizza senza difficoltà, rimanendo attaccato ai tessuti profondi mediante la. lamina tiro-vascolare laterale. Si riconosco e s i rispetta facilment-e il nervo ricorrente. Riportandosi allora sulla faccia laterale del lobo tiroideo, si può apprezzare esattamente il livello. a. cui si deve praticare la sezione posteriore. Questa s i esegue rapidamente: si procedo indi a l pinzettamento e a lla legatura dei vasi che sanguinano, senza bisogno di ricorrere alla legatura. preventiva dei peduncoli va.scolari. La. tecnica su descritta, per la sua facilità. c per la sua rapidità, puo essere vantaggiosamente applica,ta negli intervE-nti di emi-tiroidectomia, come pure m que lli di tiroidectomia s ubtotaJe. ROSA


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RIVISTA DE LLA STAMPA MEDI CA I TALIANA E

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ANATOMIA PATOLOGICA. M. MoRELLI, maggiore medico. - Pseudomlxoma perltond ex appeadk:e. (Patho. logica, n. 496, 15 febbraio 1933-XI).

Un caso di pseudomixoma capit ato sotto l 'osser vazione dell'A. ha d ato a q uesti spunto per dimostrare quale grande interesse possono avere ancora al momento attuale i casi di que;;ta aff('zione ; e quindi egli espone in modo rapido e succinto tutte le quest.ioni ch e vengono prospettate a. riguardo della etiologia, la patogcnesi e la natura. d i questa malattia. Pur considerando che lo pS<~udomixoma peritonei ex appendice è quella singolare forma in cui il muco viene a trovarsi nella cavità peritonenle, esso spesso si trova accoppiato con la m ixoglobulosi di cui Hansemann n e descrisse un caso ch e oltre le concrezioni mucose, presentava anche il versamento di muco nella cavità peritoneale. La rarità del p. d. x. non ha perduto la sua importanza quantunque vi fossero stati molti a utori ad illustrarlo, poichè rimane sempre insoluto e controverso il giudizio definitivo sulla sua patogene•.,i e sulla entità. di tale affezione. E cosl si è potuto osservare il p. d. x. localizzato quando le masse di muco omogenee o foggiate anche ad uova di rane circondano l'appendice e alle volte lo p. d. x. generalizzato quando il muco in quantità. copiosa. viene a trovarsi in tutta la cavità addominale e al disopra di tutti gli organi i vi allocati come ugualmente avviene nel p. d . x. ovarico. S ulle prime parrebbe che tra p. d. x. ovarico e p. d. x. ex appendice vi fossero molte analogie. ma all'esame minuto di ossi si vede che nel prim o si t ratta sicura· mente d i un prooesso neoplastico mentre n el secondo la natura n eop lasticn soste· nuta. da alcuno (Hemhadjian) n on è condivisa da Merkel, Comolle, Muhle , Lohr, ecc., per mannanza di basi anatomiche sicure. A questo punto l'A. descrive l'autopsia. praticata in un uomo di 47 anni, nel quale la diagnosi anatomica fra le alt re lesioni n otifìcava « pseudomixoma appendi· colare n, che viene descritto isolatament e pur tenendo conto degli altri fenomeni

morbosi solo in quant.o po.qgono essi avere rapporto con la affezione predetta, modificandone i rt>perti . Si tratta di un p. d. x. p eritoneale limitato intorno all'appendice, n on incistato. L 'appendice è occlusa da un tessuto di c icatrice ed il lume a p pendicolare è di latato. Ritenendo che il p. d. x. s ia stato precedut.o da un mucooele l 'A. si addentra. ad esaminare dettagliatamente il caso anche per accertarsi se v i siano st-ati fenomeni di mixoglobulosi pregressa. La parete appendicolare pare che abbia ceduto più che essere andata incontro ad una rottura e quindi s i osser va la. formazione d i un diverti · colo mucoso e nello stesso tempo si rileva ch e le ghiandole, dilatate a forma cistica, sopravvivono in piena sostanza pseu domixomatosa dando luogo a produzione di muco nella cavità p eritoneale. Infìne l 'A. dalla disamina fat.ta precedentemente s u tutto quanto è stato detto a riguardo dell'affezione in esame; da quello ch e ha constatato al tavolo anatomico e da ciò che ha p otuto osse1·vare in un accurato esame microscopico conclude n e l modo seguente: «nel caso esaminato ritengo che non si possa parlare di degenerazione degli e lem enti della p a rete, o di alt.r a modalità. nella formazione del p. d. x., ma che il muco sia effettivamente pr·odotto dagli epitPli in situazione eterotopa; che per le imagini m icroscopiche constatate bisogna escludere la natura neoplastica d e l ps~>udomixoma peritonei ex appendice ». VITALE

NEUROLOGIA. A. L. EPSTEI~. - Studi somatologlcl In psichiatria. La plgotrfcosl. (lPat.ologia. e c linica dE> II' intossicazione surrenale cronica in psichiatria). (Zeitsch. f. ù. ges. ~eur·. u. P s ., vol. 143, pag. 556). ' L'A. fa sue le affermazioni di \Vilmanns e di Crukle secondo cui la soluzione del problema. etiopatogcnetico de lla schizofrenia potrà esser e raggiunta solo indirizzando le ricerche nel campo endocrinologico dappoich è il olliJDpo psico·


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logico e costituzionalistico s ono stati fin troppo sfruttati e col r is ultato che tutti conoscono. Partendo da tale convincime nto l 'Epstein ha studiato que lla manifestazione parziale dell'ipertricosi gereralizzata che s i estrinseca collo s viluppo d i peli a lle natiche e che egli denomina: pigotricosi. I pigotricotic i, secondo lui, sare bbero par ticolarmente predispos ti alle affe zioni neuropsichiche e fra. queste sa.rQbbe pre valente la schizofre nia. Parallelamente a. tale predìsposizione psicopat.ica ne i sogg~:tti osservati s ì sviluppere bbero alterazioni somatìche caratterizzate, oltrechè da. p<'losit à alle natiche, da pigmenta.zioni c utanee, indebolimento de lla funzione sessua le, flaccidità. muscoJa,re e disturbi vasomotorì vari. La. terapia. adrenalinica de te rmin ere bbe tma favore vole e a. volte meravigliosa influenza s nl decorso delle psico-neuropatie osservate nei pigotricotici e perfino ne lla. schizofrenia (! ). Dato l'effetto bene fico de ll'adrenalina. s u quf'sto complesso d i disturbi somatici e neuro-psichici si comprende como l' A. motta in relazione la. pigotricos i con alterazioni a. carico de i surreni i quali quindi avrebbero anche importanza ne lla genesi de lla. s chizofrenia. Conclusione, questa, c he, se appare prema tura, perchè non ancora convalidata da fatti sperimentali né confermata da osservazioni c liniche fat te altrove. merita l 'att.enzione e l 'interesse degli stud iosi che possono essere invogliati a tentare, anche per questa. via, la soltl'àone d <>Jl'arduo e comph:'sso problema d egli sta ti ment ali schizofrenici. SACCHETTI V {ENDLBEROER. La prova di fissazione del complemento nell'lpersenslbllltà di fronte al preparati salvarsanlcl. (Wicn. Klin, Wschr.,

G. E NSBURG, J".

17 marzo 1933). La. valutazione preventiva. de lla p €•culiare ipersensibilità che alcune ~rsone presentano di fronte ai preparati sal varsa.nici h a notevole importa nza per lo schivame nto di accidenti post-terapeutici così pericolosi in questo genere di cura. P a rtendo dalla constat.azione già fatta che le prove cut.anee preconizzate fino a tutt'oggi per misurare il particola re st.a to di a llergia in cui s i trovano talora i luetici sono esso stesse ca.usa di sen,.ibilizzazione dell'organismo di fronte a.! prodot.to, gli autori hanno pensato che, in aggiunt.a. a quel'lto prove cutanee o in loro s ostituzione, sare bbe bene poter saggiare precedentemente • in vit ro ~ l'inftuenza bilità. de l siero di sangue da pa rtt' degli a rsenobenzoli. E ssi hanno potuto Cltlcola ro n m(•z7.o di esperienze di cui va. me!<.o;;a in rilie\70 la note vole precisione, che in individui norma li, che cioè non presentano ipcrscnsibilità. di fronte a i d f:'ri vati sa.lva ,·sanic i, in gen e re so ltanto le d iluizioni di l :8 200 hanno

un influsso s ulla reazione di devinzionf' di complem ento, m ent.re nl"i s ie ri t olti da malati con manifestazioni di ipersens ibilità a lll:'rjZica (ad esl"mpio, malati con dermatite da salva.rsan). consegue un 'influcnzAbilità de lla ·w a:::sermann già con diluizioni fortissime pe rfino di l :500.000 e di l : 1.000.000). Gli autori dopo a\·er fatto una. breve espo,.izione de lle loro ricerche c he pre ludono ad altri' più vRJ>t A indagini sul parallelismo fra sensibilità. allergica e prova di d eviazione de l complemf:'nto, la.'i!ciano per ora. in sospt"'S O ogni conclus ione emana nte da lle loro esperienze che essi in tendono completare con altre dirette ugualmente a studiare l 'i nfluenza bilità. d ol siero m a con altre sostanze chimiche ben definite e d iverse d a que lle già. saggiate. S A CCH:ET'l'I

OFTALMOLOCIA.

G. Rossr. -

L'Inversione nucleare di Velez nel rapporti fra tracoma e tubercolosi.

(Archivio d i Ottahnologia n. 9-10, 1932). Ne l tormentato argomento de l tracoma. l 'atti vità di'gli studiosi si rivolse dapprima alla ricercn de li 'agen te e tiologico, che però non por tò a risulta.t.i concreti (si nega oggi anche al b. granulos is di N ogucki il valore di specificità), e, mancando


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STR.~NIERA

t.uttora ogni conosctmza sulla causa determinante del morbo, si cerca d i a.pprofon· dire lo studio d el terreno orgo.nico sul quale tale causa. ancora ignota agisce. In questo campo I'Ange lucci o la. sua scuola hanno potuto accertare che il t racoma at.tecchisce e si sviluppa nei sog~etti di costituzione linfatica. con soma organico altorat.o ne l senso di una la.bilità dflll'ectodorma ed iperfunzione del mesenchima; Au tR.le t erreno organico l'ngente morbigeno del tracoma s i impianta e determina le classiche alterazioni di tessuti oculari. Per qualche sornijllianza. anatomo-patologica e per il tipo costituzionale comwH) al tracoma e alla tubercolosi da molti autori s'è cercato d i vedere quali rapporti esistono fra i due processi; Gra.e fe ed altri autori sono convinti che la c ongiuntivit,egranulosa abbia intimi legami con l 'infezione da. b . di Kock. Le ulteriori ricerche però non sono sta.t{> sempre concordi, ma pe r lo più hanno dimostrato che iJ tracomatoso si trova in stato allergico tubercolare o tubercolo-tossico. È stato pure rilevato che dove esiste tubercolosi polmonare non si ha tra.coma, mentre il cont1·ario A.vviene quando l'infezione tubercolare si esplica con manifestazioni ghiandolari, siero;;e e scrofolose, e ciò si spiegherebbe bene colle vedute d ell'Angelucci sulla morfolofZi.a dd soggetti ne i quali il tracoma si sviluppa. Il Vélez nel 1922 comw1icò d'aver rilevato che ne i tubercolosi costantemente si ha « inversione nucleaN> • dei granulociti ossia anzi eh è aversi, come normalmente, secondo lo schema di Aruot.h, la prevalE-nza dei leucociti a nucleo trilobato piglier ebbero il sopravvonto numerico i bilobati e cioè verrebbe a d eterminarsi uno spostamf'nto a s inistra che indica prevalen:r.a. di lencociti di età più giovane, espressione, quindi, di maggiore attività del processo ematopoietico del midollo osseo. A questo S<>l2:nO il Vé i<!Z vorrebbe attribuire tma grandissima importanza per accertare o escludere, a seconda che la ricerca risulti posit.ivn o negativa, un fatto tubercolare, ma gli autori che in seguito si sono occupati di questa ricerca non sono d'accordo. T enendo conto di'l le divergenze di vedute su toJe segno, l'A. ha voluto ricercare se, tra le altre manifestazioni ematologiche d el tracoma, esistesse pure quella d e ll'.invorsione nuclcart', da vagliare ulteriormente nel problema d ei rapporti tra tubercolosi e tracoma. A tale fin e di è servito di 19 tracomatosi portatori di forme florido e cicatriziali dell'Ambulatorio della. Clinica Oculistica dell'Università. di Modena. Questi soggetti erano in massima p:ute gioquù e clinicamente non pre sentavano SP.fZOÌ di t. b. c. polmonare o di altri organi. Così seguendo la tecnica ed il m etodo del Vélez ha sempre trovato negativo tale segno poichè ha potuto constatare costantemrnt,e una grande preponderanza. dei trinucleati rispetto ai binucleati. Senza. entrare in merito a l significato di specificità o meno della «inversione nucleare • del Vélez, in base ai risultati delle ricerche fatte, conclude negando l 'esi· stenza d'un legame necessario tra tra.coma e tube rcolosi; la frequenza dei rapporti tra le due malattie riguarderebbe quindi la predisposizione de l terreno costituzionale che è comune ad entnl.mbe. TROINA

DERMOSIFR.OGRAFIA. A. GrNELLA. - L'acrldlnoterapia nella Infezione gonococclca maschile. (Il D ermosifilografo, gennaio 1933-XI). L'A. tratta. del problema chemioterapico della infezione gonococcica che da. parecchi anni è stata oggetto di accuratissimi esperimenti da parte di molti studiosi per l'a.pplicazione pra.t.ica di una terapia per via interna in questa affezione abbastanza. diffuso. o resistente o.i comuni mozzi t erapeutici. Egli ricorda le varia sostan:r.e usate a t.ale scopo e viene a parlare più dettaglia· ta.mente del giallo d i a.cridina che in commercio viene usato come colorante e che nella prat.ica nntisettica fu introdotto da Browing ed altri. A quest.a. sostanza., ne l 1918, Da.vis ed Harre l attribuirono un pote re antigonococcico di molto superiore al protargolo. Molt,i esperimenti Aono stati fa.t.ti dal 1920 usando per via endovenosa l'acri(lina nell'infezione gonococcica; ma purtroppo non regna l'accordo fra i vari autori sull'uso di questa sostanza, ta.nt.o che nell'uJtimo Congresso di Sifilografia e Dermatologia. ai preparati a.cridinici fu riconosciuto più che altro tm valore antisettico ma nessun valore chemioterapico specifico (a.ntigonococcico).


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RIVISTA DELLA STAMPA :M.Et>ICA ITALIANA E STBANU:B11.

Diverse opinioni esistevano fta. i ~ari espe-rimentstori circa il meccanismo d' azione d ell'a.oridina. nella. infezione gonoooccica, poichè alctmi negavano che i l gonococco venisse raggiunto dal fa.nnaco pPr mezzo d e l pla~<ma sanguigno, dato che è sufficientemente dimostrato como il powre battericida d i alcuni prodotti ris ulta enonne in vitro ment.rA in vivo o esplica Wl 'azione tossica o è insufficiente a pro· durre risultati benefici. Allo stato attuale il modo ùi agire della a~rirlina nl'lla infezione gonococcica è sostenuta da due teorie: la prima ammette un ·csalt.ttzione eh• l potere deiiP ftmzoni del reticolo-istiocitario; la s<>condn ammette l'azione dirotta d c ll'acridimt sul gonococco. Dopo di ave r dAtto quanto è stato a,t.tunto a ri~mudo dell 'acridinot~>rapia l 'A. p assa a parlare d egli 06ptwim<>nti pe rsonali fatti ne lla R. Clinica Dermosifilografica di Genova e dicc> che essi sono fondat i quasi totttlnwnte su forme blenorrag iche maschili. Egli ha usato la triptdla,·ina B a jer- MI'ister Lucius. soluzione al 0,5 e al 2 % in fial e dn 5o lO cc. e l<' ini~·zioni Pndon-no,;e vl:'ni,·ano praticate a giorni alterni iniziando d11.pprimacon dosi di'ho!i (0,5°·~ ). G li ammalati furono di,;si in due categorie: fonne di urctrite acuta o Ru hacuta semplice l' forme eli tu·ctritf' con complicanze (cistiti, periuretriti, coowpt•ritc, prostatitc, cpidiclirnite. orchicpitiiclimite). Una parte di tali ammR.lati fu sottopo;ota a lla acridinotf'rapio.esclusiva, senza nessun altro sussidio te rapcutico sia per Yia gf'nerale che por ,·ia locale; me ntrt· a Wl •~ltro gruppo fu prnticata fin dall'inizio una cura assooia.ta di giallo di a cridina per via endovenosa e cure ipodermich e con vacc ini, proteinoterapia Mpocifica. e cure locali. Su 60 ammalati curnti si ebbero i !<E'guenti ri!<ultati: guariti 23, accertati alla fine d e lla cura ed in Yisite sncc~·ssiq:> ; guariti 9 al la fuac d e lla cura ma non accertati in periodo f<UCC4"ssivo; altri 23 a.ppArC.ntl'mcuto mij:tliorati; insucci:'AAO complE'to in 6 casi, di cui 2 di uretrite acuta sr•nzttcomplicanze e 4 di formf' complicate; il 57 % di guarigione n elle forme uretrali semplici; scarsa azione della tripnflavina nelle artriti blenorragiche. Circa la tollcranza d e l medicinale su di un totale di 400 iniezioni l'A. non ha rile vato mai speciali dist.urbi e mai di importanza tale da dover interrompere la cura; raramente hn OS!<I'rvato vomito durante la iniezione o appena d opo, mentre in parecchi si e bbe modica febbrt• (38°) e cf'fal ea, qualcuno ebbe il colpo di sole acridinico e qualche altro un'cruzione urticarioide. Infine l'A. conclude che non può nej:tare come a ltri a i preparati acridinici qualsiasi valore t erapeutico ne lle infezioni blf'norragiche ma m• \lo s tesso tempo non può affermare che questi preparati siano un mc>zzo infnllibilo nt•lla lotta contro l'infezione gonococcica. Egli dice che un contributo non indifferente alla terapia antiblenorragica viene dato senza dubbio dall'acridinoterapia, la quale d eve essere attuata in indicnzioni precise e con molta oculatezza per ottl'nere i migliori ris ultati; in modo da considerare bene la forma. gonococcica che drve csscre curata ed avere sempre una. per· fetta conoscenza d e lla t ecnica e delle norm e da seguire dumnte la cura. VITALE


CDIFERUZE EDIIDSTIIZIIII CLIIICIE IULI ISPEDILI IILITIII ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal proceul verbali penenutl alla Olrtt lone ceneralt di 8anltl mllltart lltll'aprile 1888-XI)

Maggiore medico VITTORIO DoNADEO: .T onsilliti e sindromi renali. L'O., dopo aver a.ccen.nato mpidamente a.Jl 'ana.tornia dell'oro-faringe, ed aver osposto la conformazione armtomica. e struttura istologica delle tonsille in genere e di quelle palat,ino in ispccie, parla della fwlZione tonsillarc, espo· nendo le quattro teorie oggi sostenuto circa. la funzione tonsillare. Ta li funzioni sare bbero: 1o que lla t>molinfopoieticA.: 20 que lla di prima. barriera. dift•nsiva alla r etro-bocca.; 30 funziono endocrina; 40 funzione negativa ed offensiva., ne l senso che le tonsille costituiscono w1a porta d'ingrc~<SO a lle infezioni. Accenna. indi alle tonsilliti causa.te da micro-organi!lmi, ospiti abituali o accidentali d e l cavo orale, micro-or·ganismi che per ragioni di debilitazione generale o locale, ad un tratto dive ntano virulenti per il portatore, si sviluppano rigogHosamente sulla superfice e cripto tonsillari. per provocare alterazioni di ordine batterico o tossico in altri organi dell 'economia gez1erale. Espone quindi il nesso etiologico tra tonsillite e fatti renali ed accenna alla. teoria delle infezioni focali, intendendosi per /OCWJ st>tt.ico la sede d i un processo settico o suppura.tivo apparentemente spento, che non dà. segno di r ea.ziane in sito, ma c he tuttavia può essere il ptmto d i nuove riaccensioni di processi gene rali. Accenna a ll 'cRa.me clinico per accertare una tonsillite cronica ed alle ricerche battE>riologiche d e l contenuto dolle cripte. Divide infine le affezioni renali in rapporto al le flogosi tonsilla.Ji in tre tipi principali: 10 albuminurie semplici; 2o glomerulo·n(' frit i a. focolaio; 30 glomerulo-rwfriti diffuse . Accenna in fin a alla qucl"tione d ella tonsillect.omia. nelle ncfropatie in genere, no Ilo formo reumatiche, nell'endocardite lenta ed in alcune iperternie cript ogonetichP. BARt. -

CASERTA. - Maggioro m edico CoRRADINO ConciONI: Studio radi,ologico della appendicite cronica. L 'appendice è visibile ra.diologica.mente t anto in condizÌOJÙ normali che pnto.logiche, p e-rò la mancata sua iniettabilità, controllata da. attenti e ripetuti esami, è cort.amente tm sintomo caratteristico d i appendicite. La fis.~ità di essa, controllata con la palpnzione e con i cambiamenti di posizione dell'a.mma.la.to, g l'inginocchiament.i non modificabili, il dolore provocat.o alla pressione in corrisponùenza. d e l rno.r~ine interno de l cieco, t'l.ccompa.gnandolo in tutti i suoi spostamenti, sono Sf'gni di capitAle importanza per ammettere uno st.a.to infiammatorio de il 'appendice. Inoltre, l"ine,gnaglinnza di rie mpimento de l processo vermiforme, il riempimf>nt.o e svuoto.mcnto ritardati, le modificazioni dell'ansa afferente dell'ileo, le nltorazioni delle !inee di contorno dC'I cieco sono sE>gni indiretti non trnscurabili spccitl quando siano giunti ai precedenti segni diret.ti, che sono, al certo, quelli di indiscusso valore per diagnosticare radiologicamente l'appendicite c ronica.


CON'FERENZE E DI1>IOSTRAZIONI OJ.INICHE ECO.

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Primo capitano medico VINCENZO CASTELLANETA: Sulle C081. dette rotture spontanee dell'ac1·ta.

GENOVA. -

L'O. prendendo lo spunto da due casi d i rottura spontanea. d ell'aorta osservati durante il suo assistentato militare presso l'Istituto di Anatomia patologica. d e lla. R. Università. di Roma, descrive i caratteri clinici ed anatomo-patologici di questo grave accidente morboso. Dopo aver fatto rilevare che esso non è poi tanto raro come si crede, e non rappresenta affatto una triste prerogativa delle aorte senili, potendo anche vc•rifìcarsi in soggetti g iovani, l'O, passa a trattare della etio-patogenesi di queste rotture, nei riguardi della quale non è più sostenibile la. concezione semplicistica, idrodinamica, che riferisce la rottura aortica ad aumenti acuti o cronici della pressione sanguigna (in dipendenza. di sforzi muscolari, di emozioni violente o di processi morbosi quali la nefrit.o cronica le ipertrofie del ventricolo s inistro, ecc.). In base alle numerose ricerche fatte in proposito, è giocoforza ammettere che le rotture spontanee dell'aorta presuppongono l'esi:;tcnza di alterazioni più o meno gravi d ella pMete del va,'Oo, le quali starebbero perciò a rappresentare il fattore patogenetico principale della rottura, mentre l 'aumento della pressione avrebbe talvolta, nella produzione d€'1 fenomeno, l ' uffic io di semplice concatUJa. L'O., esaminando le varie alterazioni in tali casi riscontrate nella parete aortica, ritiene (anche in base alle personali ricerche iato- patologiche) di poter dare importanza prepondera.nte a quell'ins iem e di l esioni recf'ntemente dl'sCritte !"otto il nome di rn.ed1:o-n.ecrosis aorta.e di origine tossica, o, secondo a ltri, idiopatica. (V. Giorn. M ed. M il. fase . IV 1932 ). Da. ultimo l'O. mette in rilievo l'importanza delle rotture in parola, non solo dal punto di vista dell'infortunistica. ~enerale, ma anche da quello medicolegale militare, essendosi talvolta dette rotture verifica-te in soldati. LivoRNO. Capitano sùme d~l smlgt.U.

medico GIOVANNI BoRZELLI: Gruppi sanguigni e tra~~fu­

L'O. tratta degli accidenti, spesso mortali, causati dalla trasfusione del sangue prima della scoperta dei gruppi sanguigni. Ricorda che prima di tale scoperta l 'unicn causa incolpata di tutti gli accidenti era il rapido fenomeno della coagulazione del sangue. Passa, quindi, in rassegna tutti gli studi e le esperienze fatte per evitare assolutamente questo fenomeno. Solo molto tardi e dopo lunghissimo cammino potette finalmente essere a,'SSOdato che tutti i gravi incovenienti provenivano, invece, dal fenomeno dell'emoagglutinazione. che avviene quando si mescolano due sangui incompatibili fra di loro. L'O. spiega, all'uopo, che ne l sangue esistono due qualità di sostanze agglutinabili (agglutinogeni), cont.enute nello stroma dei corpuscoli rosai, e due qualità di sostanze agglutinanti (agglutinine), contenute nei sieri, e con specchio grafico illustra chiaramente ed ampiamente i casi di compatibilità e di incompatibilità di dette sostanze fra. di loro, classificando i vari gruppi sanguigni. Passa poi a trattare della. trasfusione del sangue, che, oggi, dopo la scoperta dei gruppi sanguigni, viene praticata s u vasta. scala e senza pericolo alcuno. L'O. s'intrattiene anzitutto sulla henefica azione da. essa. prodotta. sugli organi dell'ematopoiesi in quant.o li esalta nel loro potere rigeneratore. A scopo profila.ttico la trasfusione del sangue di convalescenti dà. ottimi risultati durante epidemie di malattie infettivo-contagiose. Ancora profila.ttica.mente riesce utile in tutt.i gli interventi chirurgici di lw1ga durata. in quanto previene accidenti da schok Op<'ra.torio. L'O. inoltre accenna alla trasfusione di sangue puro ed a quella mescolato con sosta.n1.e anticoagulanti, fra le quali predomina il citrato di sodio, ed infine termina enumerando gli apparecchi più usati per la trasfusione del sangue. Primo capitano medico GUIDO MASTROCIACOMO : Fisiopatologia del labirinto posteriore. Sindromi VC8tibola.ri e sindromi cerebellari. L'O., dopo aver accenna.t.o all'anatomia e fisiologia dell'orecchio intemo, si sofferma. su quella del labirinto p osteriore (o labirinto non acustico), illustrando MESSINA. -


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CONFERENZE E DIMOS'.l'RAZlONI CLINICHE ECC,

le ftmzioni d e i vari organi vestibolnri (canali ~mieircolari, otricolo e sa.cculo) trattenendosi s ulln. costituzione ana.tomo-fisiologica delle macule e creste acustiche a.mpollari, sui lapilli e sulle saJritte delrapparato otolitico, nonchè sulle connessioni norvose d ella branca. vestibola.re col cervello, con la. midolla a llungata., con la. midolla. spinale e principalmente col ccr vellett.o, per t rame la. spiegazione dei vari fenomeni dell'<:·quilibrio s tatico e dinamico. Illustra infine lo varie reazioni patologiche d e l labirinto posteriore (vertigiJù, nistagmo e varie pro,·o nistagmi<·he, crona.ssimetria, fenomeno dell'indicazione, ecc.) nonchè i va,ri dist.urbi drll'cquili brio e della orient.azione, sia del labirinto como del cervelletto, per arrh·are alle diagnos i differenziali fra le sindromi vestibolari e quelle cereb~llnri. NA.l'OLT. -

Primo capitano medico RAFFAELE SQUILLAClO'l'I: Ulceri duodenali

perforate. L'O., riferendosi ai casi di ulcori duodenali perforate operati da lui negli ospedali nùlitari di Torino e di Napoli, no tme argomento per .Jumeggiare il quadro clinico di tale affezione, insistendo sui dati c linici onde poter arrivare a d una diagnos i precoce; la sola che, con l'intervento chirurgico immediato, dà. s icuro affidamento d e lla salvl'zza d el pnziente. Fa a tale uopo rilevare la differenza enorme di m ortalitÀ tra g li operati d e He prime ore della perforazione e gli oporati tardivament.c ed infine tratta dci vnri inU>rvonti dn praticare a seconda d e l periodo in cui si è chh~mati ad inter venire. PADOVA. -

Maggiore medico GruSEPPE BuGLIARI: T ecnica

della trasfusi<me

del sangue. -Mt~ggiore medico VINCENZO MONTELEONE: Ascesso polmonare metapneum.onico.

PALERaiO.- Primo capitano medico ARTURO NtCASTRO: Un C<UJO di lupus volgare. L 'O. presenta un ammalato di lupus volgare con localizzazioni alla guancia sinistra ed alla gamba d estra.. Dopo di aver trattat.o della. etiologia, dingnosi differenziale , anatomia. patologica, decorso e complicazioni, fa w1a. rapida. sintesi d ei vari sistemi curativi sino ad oggi adoperati (finscntcra.pia, roentgenterapia, 'dia.ternùa, galvanocauterio, e lettrolis i, sostanze chimiche, metodo di Lang, e lioterapia ecc.). Accenna. alla necessità di nùgliornro le condizioni igieniche di vita e d i ambiente e di coadiuvare l a cura locale con quella. generale a base di preparati ferruginosi, di fosfati, olio di fegato di merluzzo, ecc. Si soffer ma. infine sui grandi vantaggi ottenuti colla dieta aclontrata di Gerson, che ha. risposto a ssai bene, anche in molti altri casi. -

P rimo capitano medico iV1NCENzo PERNICE: Bottone d'ori-ente e le·ish.ma-

niosi ·interna. L'O. si intrattiene sulla etiopat.ogenesi d e l bottone d'oriente e d ella. leishmaniosi interna ed accenna alle varie teorie avanzate da diversi autori circa l'unicità e il dualismo d e i parassiti che determinano le due forme morbose. Riferisce sugli studi fatti in proposito all'estero ed in Italia. ed in pa.rticolar modo ne lla Clinica Pediatrica di Napoli ed in quella d i Palermo. diretta ùal professore Cannata. Si intrattiene sui vari metodi di cura delln leishmaniosi interna e mette in evidenza come in casi ribe lli alla terapia, insieme col tartaro stibiato di antimonio, abbia dato risultat.i soddisfacenti a nche il tartrato di sodio e d i antimonio (per via endovenosa, in soluzione di acqua bidistillata all' l % . iniezioni da. 1-2 cc., due pe r settimana) esperimentato dal Ca.ru1ata. RiJerisce infine sopra un cnso di bottone d'oriente constatato in Sicilia. in persoua di un ragazzo d i anni 12, convivente col fratello affetto da leishmaniosi interna e conclude, anche in b ase a tale osservazione, sostenendo l 'w1icità dei parassiti, sia dal punto di vista. morfologico che da. que llo biologico.


CON7EREN7.E E DL'I:OSTRAZIONI CLINlCBE ECC.

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PERUGIA. - Sottotenente m edico CLAuoro AUGUSTI: L'etiopatogenesi deU'ulcera gll$tro-duodenale. L'O. espone le numerose teorie etiopatog('lnetiche dell'ulcera gustro--duodenale e ne fa. la critica. Conclude sostenendo che la. pil:t accett.abile, come quella che spiega un maggior numero di casi, è l~' teoria neurogcna. per la quale la patogenesi de lla les ione dove ricercarsi in alterazioni d el sistema nervoso intrinseco d ello stomaco. RoMA. - Tenente colonnello medico ~I COLA F ABHIZI: Un C<Ulo di pustola oorboncllioaa. L 'O. presenta un caso clinico di pw;t.ola carbonchiosa alla faccia già in via di guarigione. Espone la etiopatog<'nesi udl'affezione carboncluosa, fa. ampia ed esaurient.e discussione sui cl"iteri diagnostici e curativi.

Maggiore medico Uoo FERR.-\.RJ: Trrnnhoflel>ite del aen.o aigmoide conaecut·iva ad otomaatoiclite acuta. L'O. riferisce su 5 casi di tromboflcbit.e del seno sigmoide dn otomastoidite acuta da lui operati con esito di quattro guariti e w10 d eceduto. Tratta la patogenesi, la. diagnosi e la cura. dell 'al'fezione. -

Sugli a.rgoment.i prendono la pt\rola: il colonnello meclico NAPOUTAl-."I, d i retto:re di sanità, che fa considcrllczioni con applicazioni di :servizio sanitario e medico-legali militari o il tenente colonnello medico MoNACO, direttore dell'ospedale. Questi segnala l'importanza clinica dei casi trattati e fenna in special modo l'attenzione sui rapporti anat,omo-topogro.fici del seno sigmoide e sul valore di essi per la patogenosi, per la diag-nosi e per la cura chirurgica. delle affezioni mo.stoidee. Tra i metodi di topografia della mastoide prcsccglie quello del generale medico BoNOMO che espone dettagliatamente. -

Tenente colonnello medico ORESTE PELLEGRINI: A vvelenamento da clorato di pota88ÌO. L'O. riferisce di un caso clinico di avvelenamento acuto per clorato di potassio. L'infermo aveva ingerito in due giorni gr. 30 di clorato di potasl'lio in pastiglie. Al suo ingre:>so in ospedale, avvenuto subito d opo, prcsentaxa ittero, cianosi della faccia e delle mani, oliguria. F'u const.atnto, con esami eli laboratorio, intensa emolisi (corpuscoli rossi ridott! a 3.400.000), emoglobinuria, azotemia elevata. (4,20 %). L a cura fu sintomatica e consistè in somministrazione di diuretici, cardiocinetici, diaforetici, alcalini ed ipodermoclisi glucosate. Le condizioni del malato migliorarono gradualmente. Present.emente, a 15 giorni dall'avve lenam ento, le condizioni sono: scomparsa dell'ittero e d e lla cianosi, diuresi normale, scomparsa dell'emoglobinuria, azotemia. ridotta a. 0,14 0/ 0 0 , lievi sogni di glomorulo-nefrite e di anemia. UDINE. - Primo capitano medico FltANCESCO MASSIMO: St~lussazione latero?nediale deU'avambraccio sin,istro complicata a frattura delt'epicondilo, ed eateao enwtoma profondo. Meccanismo d'azione del trauma. Sintomi clinici. Terapia. - Frattura del femore destro. Meccani'lmO di rproduzione. Sintomatologia. Varietà anatomiche di tali fratture . Apparecchio. -

Maggiore modico GIORGIO SACCOMANI: Dimostrazione di alcuni C<Uli di linfo -adenite inguinale venerea curati colla proteinoterapia generale (iniezioni endo-muscolari di latte bollito) e colla fa&ciatura compreasiva del pacco giandotare. - Maggiore medico PASQUALINO SANTOLI: Polortmit·i, franche e broncopleuropolmoniti di natura influenzale. Sintomatologia clinica rispettiva e diagnosi differenziale.


NOTIZIE LJmltf di anzianità per la Iscrizione degli ufficiali del Corpo sanitario in S. P. E. sul quadri di avanzamento per l'anno 1934. Dal Gicmwle M iliwre U (fìciale, dispc-nsn 24•, 28 a.prile 1 93~XI . Circolare n. 230 (Direzione gon,•ru.le p ersonale ufficiali) 27 aprile 1933-XI.

IJimiti di a.m::i.anità. per L'iscrizione s·u l qtwdro di avaw.amento a scelta obbligatoria: C<llonn<'lli m edi ci fino a. NAJ>OLJTANl M<>lchiorre ; t<>nenti colonnelli medici fino a LAl'PO.l'<"l Guii.do; t en e nti colonnolli chimic i farmac isti fino a MoZZANA Carlo. Limiti di anzianità. per l'iacrizior•e sul quadro di avanzamento ad anz·ia.nità: Maggiori m edici fino a Conczo.t-"1 Corro.dino; maggiori chimici farmacisti fino a CAPPELLt Giuseppe; capitani m edici fino a SCALI SI Ignazio; capitani chimici farmacisti fino a F A~'TOZZI Luigi; tenenti medici fmo a htPALLOMENI Rosario; tenenti chimici farmacis ti fino a Fmscv. Piet.ro. I documenti di a\·anzame nto p er gli ufficiali comprC'si nei suddetti limìti di anzianità dovrarmo pervenire al Mini:;t.ero entro le date sottoindicate: non oltre il l o novembre l 933, pe r i colonnelli; non oltre il l 0 ottobre 1933 per gli ufficiali che d ebbono sostenere esami od esperimenti; non oltre il I O nove mbre 1933 per gli ufficiali che non debbono essere sottoposti ad esA.mi od es perimenti. I documenti d'ava.n1.amento dei colonnelli e t en enti colonnelli dovranno pervenire a l Ministero corredati dei rispe ttivi libretti personali, cui dovraru10 essere unite le note caratteristiche pel 1933. P er tutti i rimanenti ufficiali compres;i nei limiti, i comandi competenti trasmetteranno entro le date suindicate al Mjnistero (Direzione generale personale ufficiali - dh·isione matricola o libre tti prrsonali) anzichè i libretti personali, le sole note caratteristiche p er il 1933. In d ette note , che d ovranno ('sscre compilate prima che sia iniziata la procedura di avanzamento, lEI autorità dovranno tener cont.o anche della eventuale p artecipazione Ù~'gli ufficiali alle esercitazioni estive ; in conseguenza le note stesse per gli ufficiali che abbiano preso parte a dette esercitazioni non devono essere iniziate prima d e l 31 ngosto 1933.

Maschere antigas. Con le~ge n. 284, del 6 aprile c. a. riportata n ella dispensa 24 8 d e l 28 stesso mese del (h".orn.ale Militare Ufficiale (Circolare n. 222), sono sancite le seguenti norme relative alla distribuzione di maschere antigas : Art. I. - Ne lle località che saranno stabilite dal r egolamento per l'applicazione d e lla presente legge , tutto il personale civile o militare il quale in caso di g uerra d e bba. in virtù d 'e lle leggi su1la mobilitazione civile, continuare a svolgere la proprin opera anche durante attacchi aerei nemici, deve esse.r e provvisto di maschere an t igas. Art. 2. - Alln provvista, conservazione, manutenzione d elle masch ere occorr enti p er le esigenze di cui al preced ente articolo d e vono provvedere, sostenendone le relati,·e spese : i Ministeri interessati per il p ersonale facente parte della propria amministrazione ; gli enti parastatali, lo provincie, i Comuni, in teressati nella mobilitazione civile , per il proprio p ersonale, secondo le indicazioni che saranno fornite dai M:irtis tRr·i competenti; g li enti privati (aziende, stabilimenti, industrie) interessati nella mob~li­ tazione civile, per il proprio pe rsonale, secondo le indicazioni che saranno form te dal Comitato p er la mobilitazione civile.


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. Art. 3. - Le maschere da distribuire al personale di cui all'articolo p recedovranno essere : a) di tipo analogo a quello da distribuirsi a i reparti territoriali delle forze armate, quando si tratti di personale che deve prestare la sua opera - senza. interrompcrla - anche durante gli attacchi aerei; b) di tipo più semplice eù economico, quale quello ~~r la popolazione civile, per tutti gli altri personali che durante gli attacchi aerei possono int.errompel·o la loro opera e cercare protezione nei ricoveri. Art. 4. - Le masche re occorrenti al personale facente parte delle varie Anu:ninì.i trazioni de llo Stato saranno provvedute per mezzo del Centro c himico militare, a l quale dovTanno quindi essere rivolte le conseguenti richiest-e dei vari Ministeri. Il Centro chimico militare provvede alle relative ordinazioni per conto dei Ministeri predetti, al collaudo ed alla distribuzione. Le maschere occorrenti agli enti parastatali, alle provincie, ai C'omuni e agli enti privati di cui al precedente art. 2 potranno essere acquistate dal commercio presso gli enti autorizzati alla vendita. Art. 5. -La quantità di m(l.schere di vario tipo da accantonare per le necessità. di cui sopra dovrà risultare dai progetti di m obilitazione dell'ente interessato, in funzione del personale che de,·e essere protetto. Art. 6. - I Ministeri competenti s i assicureranno, mediante ispezioni, deUa esecuzione della presente legge pe r parte degli enti parastata.li, delle provincie e dei Comuni. Il Comitato pet· la mobilitazione civile, per mezzo degli osservatori industriali, si assicurerà, analogamente, de ll'osservanza de lla legge medesima per parte degli enti privati interessati nella mobi litazione civile. Quando sia ritenuta n ecessaria, può essere richiesta., per verificare la con· serva.zione d elle maschere, l'opera. de l Centro chimico militare. Art. 7. - I l Comitato pe r la mobilitazione civile denuncia all'autorità giudiziariy. ogni ente privato (aziende, stabilimenti, industrie) contravventore alla. prARCri:r.ione della presente legge. Qw'l~t.i ~<R.rÌI. punito con una. ammenda da. tm minimo di L. 500 ad un massimo corrispondente al doppio dell'ammontare delle spese occorrenti per l'acquisto del numero di ma.sche1·e de lle quali è stato trovato sprovvisto. La pena suddetta si applicherà indipendentemente dalle altre pene stabilite dal Codice penale, qualora il fatto sia ptmibile a termine di detto Codice. Art. 8. - Il Governo del Re è a.utorizzat,o a emanare il regolamento e quanto altro occorra per l 'applica-zione de lla presente legge - applicazione che sarà graduale - e per il suo coordinamento con le altre norme riguradanti la protezione antiaerea del territorio nazionale. dent~

Bollettino del corpo sanitario militare. GAGGIA Emilio, maggiore medico, direzione sanità corpo armata Bologna. Assegnato ministero guerra. Ai seguenti capitani è conferita la qualifica d i « primo capitano » dal t o aprile 1929-VII: TARQUINl Cairoli. PARANINFO Angelo. BELLELLI Carlo. CASTRONOVO Gaetano. P AOLILLO Stanislao. LISTA D omenico. PAvoNE Giuseppe. RrNALDI Orazio. FoTI Alfio. MANIERI Alberto. 'CASSANO Lorenzo. LONGO Domenico. GIACOBBE Corradino. LA RoccA Roberto. SCARPA Angiolino. 1\IoRr Annibale . ~lATARAZZO Lucio. TREPICCIONI Emanuele. SANDRETTI Ernesto. Avouo Caro Guido. P.umoLFI Edoardo. CIPRIANO Salvatore. PERNICE Vincenzo. Lo BIANCO Domenico. GELANzÈ Celestino. ZAN~'AGNA Riccardo. SALMÈ Ettoro. SANTO:RSOLA Domenico. 6 -

Giornale di medicina militaTo,


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NOTIZIE

Mo~ASTRA Sah·atore. VrrALE SAh-atore. VuwrLLO S>l\'l'rio. Piccror.r Ermenegildo. PALMF.RA 1Jgo. DA7.IO FrAncesco. de CESARE Gittrtnino. PALElntO Carmelo. PuRCAHO Cliuseppe. SANTOllONT Umberto. ARACRI Antonio. VIOLA Domenico. CACCIATORE D omenico. C'o:RTrC'ELLI Mario. ZoNA D<'nwtrio. ScHmRU Giu~<eppe. !ASELLI Mario. BARBfE!tA Giuseppe. CA RRUCCio Antonino. GATTI Art.uro. FERUETTI Virgilio. 1\!Aooro Pie tro. ALEssiO Poolo. CARPr!'ITETU Ern~>sto. MmuLI>."- C111·m<'lo. CoMEs Sebastiano. TJCRR.ANOVA Stth·otorP. GAGUARDI Pal'lquale. GrunwE Camil lo. SALVATI Gius<>ppc. SCIALOQNJI; nnrtolom!'o. MANZELLA Giw;eppe. PASSA::-11'E Ca n nine. PECORELLA Mariano. RlZ7.0 Carlo. Gt:roLIELMJNO Lucio. MA7.ZARONT Giacomo. D ' ANGELO Emanue le. CALCAGNI Amato. CocCIA Giuseppe. MOCAFlORE Carlo. SPAONOLE1'TI Galileo. PERRlNI Angc•lo. SPE7.7.AFERRI Antonio. GtURLEO .Mic·hcle. ZINOALE Salvatore. Clltl'AJ....-A Antouio. ScroRTlNO Salvatore. P IAZZA Antonino. VALENZANO Giuseppe. PAVONE Antonio. FENOA Edgardo. A.r.tonosr O!':va.ldo. GAMMARANO Vincenzo. N I CASTRO Arturo. FALBO Enrico. BER'rONE Giuseppe. GIGANTE Donato. ADAMI Felice. SANSONI Carlo. TRrrrLETTI I gino. CANNIZZO Sebastiano. LOMBARDI Salvatore. CALVELT·O Salvatore. DEL SENNO Giovanni. INFANTJNO Simone. ASTUTO Girolamo. CIGALA Mario. SACCHETTI Nicola. LABRUNA Vittorino. DE LISIO Giovanni. SARDONE Antonio. AIELLO Giuseppe. DELLO l 01o Giovanni. RIPA:Rt Enrico. TERZI F ederico. MAROCCO Luigi. CAPUTr Giovanni. DE PAOLI Paolo. M.u.7REDI Oreste. BARBIERA Ma.urangelo. PAPA Gennaro. FoRTUNATI Pietro, capitano medico 53 fant-eria. - Conferitagli la. q ualifica di • primo capitano •, dal 1° febbraio 1933-XI. La decorrenza della qualifica di • pri mo capitano • d i cui a lla detemùnazione ministeria.le 26 febbraio 1933-XI (BolleUino v.ffì.ciale 1933, pagine 800 e 801, ca· polista Ambroai Luigi), deve intendersi stabilita. al 10 aprile 1929-VII. La de<:orrenza. dolla qualifica di «primo capitano • di cui alla determinazione ministe ria.le 12 marzo 1933-XI (BoUettino ufficiale 1933, pagine. 881, capolista Denza Raffaele), deve intendersi stabilita. al 1° aprile 1929-VII. La decorrenza. de lla qualifica. di • primo capitano » di cui alla determinazione ministeriale 26 febbraio 1933-XI (Bollettino uffteiale 1933, pajlin.a 804, capolista Paolucci Alberto), deve inte ndersi ~>tabilita al Jo aprile 1929-VII. PRovVIDENZA Savino, primo capitano medico. - La decorrenza. della qualifica di« primo capitano • di cui alla dewnnina.zione ministQriale 12 marzo 1933-X I (Bollettino uffwiale 1933, pag. 883, deve intendersi stabilita al 1° aprile 1929-Vll). Dal Bollettino Ufficiale, ùisp. 21a, 7 aprile 1933-XI.

C.Accr.& cav. Filippo, maggiore generale m edico in S. P . E.- È collocato in a usi. liaria., per età, dal 16 aprile 1933-XI col trattamento previsto dalla. legge 8 gennaio 193J .JX, n. 29.


NOTIZIE

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È assegnato in ruolo al comando corpo armata R oma e agli effetti amministrativi distretto Roma II. Ruzu TI cav. GitL~eppe, colonnello medico in S.P .E. - È promosso maggioregenerale medico, dal 16 aprile 1933-XI, con d ecorrenza per gli assegni dalla. d ata. medesima, ed è collocato a disposizione. D 'ANNA cav. Giuseppe, tenente colonne llo m edico o. d isposizione ministot·o fi nanze (f. q.). Rientra. nei quadri, dal 15 gennaio 1933-XI ed è destinato ospe-

dale militare Go1·izia.. primo capitano medico ospedale milit.a re Cagliari. - La sospensione disciplinare dall'impiego, per mesi sei, infiittagli con R. decret0 26 gennaio 1931-IX, è condonata, a i sensi dell'art. l, lettera. b) del R. decreto 1o gennaio 1930-VIII, n. 2. RosmLLO Luigi, primo capitano medico ospedale militare Ca,!!liari. - Sono an· nullati e considerati come non avvenuti i seguenti decreti: R. dooreto 30 aprile 1931- TX, col quale venne richiamato in servizio effet.tivo con anticipa zione ai sensi dell'articolo l del R. decreto l ~cnnaio 1930-VIII, n . 2. dal 13 aprile 1931-TX, con riserva di anzianità as.~ol \Jta e relativa; R. decreto 14 dicembre 1931-X, col quale venne stabilita l'anzianità assoluta e relativa nel gradoattuale, in conseguenza della perdita. dei posti da lui s ubita, per effetto dei Regi decreti 26 gennaio 1931-I X e 30 aprile 1931-IX. NICABTRO Arturo (ora primo capit.ano medico) comando dist.retto Barletta. - Collocato a disposizione ministero finanze e fuori quadro, dal 15 gennaio l 933-XI. BLUNDO Luigi, capitano medico 20 campt\gna. - Collocato a disposizione ministero aeronautica e fuori quadro, dal 22 gennaio 1933-XI. Z..uTIRo Edoardo, t enente medico R. corpo t.ruppe coloniali Tripolitania (f. q .)- Rientra nei quadri, dal I O marzo 1933-XI e destinato 20 campagna. Cmn.Lo Giuseppe, primo capitano m edico distretto Salemo, riassunto in servizio sedentario quale invalido di guerra p er conto del ministero interno. - Tra-· aferito distretto Napoli, continuando come sopra. Dal BolleUino Uffu;iale, disp. 23a, 15 aprile 1933-XI. RoSIRLLO Luigi,

'l'EcCE cav. Pasquale, colonnello medico direttore sanità militare corpo armata Bari. - Cessa dalla carica di cui sopra ed è nominato sostituto presidente d el collegio medico legale, dal l o maggio 1933-XI. C!AURI cav. Rosolino, colonnello medico direttore ospedale m ilitare Ancona. Cessa dalla carica di cui sopra. ed è nomina.t.o direttore di sanità milita,r e corpo a rmatn Bari, dal l 0 maggio 1933- XI. BALLA cav. Alberto, tenente colormeiJo medico a disposizione minist.ero aeronau· tica (f. q. ). - Promosso colonnello medico nel cor·po stesso, con anzianità 16 aprile 1933-XI. Continua come sopra. Lxo Giuseppe, tenente medico 9 a lpini . - Promosso capitano medico nel corpo. stesso. con anzinnith 6 marzo 1933-XI. Continua come sopra. Dal Bolletti?lo Ufficiale, disp. 25a, 21 aprile 1933-XI. AVETA Francesco, tenente medico 18 ftl.nteria.. - È collocato in congedo provvisorio, dal l 0 gennaio 1933-XI. Sarà assunto in forza eia) distretto Caserta.. BERA.RDINONE Enrico, tenente medico 63 fanteria. - È collocato ll(•lla posizione

di f uori quadro, perchè trasferito, d'au.torità, nel R. corpo truppe coloniali Cirenaica, dal 10 gem1aio 1933-XI. Dal Bollettino Ufficiale, disp. 26•, 28 aprile 1933-XI.

Onorificenze. P er la ricorrenza del Na.ta.le- di R oma, su proposta di S. E. il Capo del Governo e di S. E. il l\iinistro della Guerra, soHo state concesse le s<'guenti onorificenze nell'Ordine della Corona d 'Italia:


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N(}T!.ZIE

In cons-iderazione (li lunyhi e buoni servizi: Cavaliere: maggiori m<>dici Uoo REITANO e PASQUALTNO SANTOLJ, prun1 capitani medici MARIO FIORE, Ror.tOLO CAJ.'IIEPA, ALFREDO CAPPELLI, GIUSEPPE Scu DERI, ALFONSO RAf' FO!ofE. E ua EN10 CAVALLO, primo capit.ano med ico riassunto in servizio quale invalido di gue rra ALc iDE Rosi; l n c071.8iderazione di speciali ben,emer em;e: Commendatore: maggioro go n<'ralc medico Cwv . BATTISTA MAJtiOTTI BIANCRI; Ufficiale : maggio r<' m E-dico ARNALDO IPPOLITI; Cavaliere: priwi capit n ni m Niid AKTON1NO CEl-I"TORE, CEsARE SALVINI, COR• RADINO GIACOBBE, Dol\IENICO VxoLA, capitano medico Avo usTO BIFANO. Sono s tate anche concesse lo segue nt,i altre onorificenze ne llo st.esso Ordine: U!Jìciale : maggiore medico TANCREDI PASSERA (l~. decreto d i Moto Proprio 15 ottobre 1932-X}, primo capitnno medico ria!"Ftlmto in servizio quale invalido di gue rra ALBERTO PAOLUCCI (s u proposta d e l l\lini!:'tero d c ii 'Intemo); Caval iere: primo capitano medico Vmoruo FERRETTI (R. decreto di Moto Proprio 17 novembre 1932-Xl), primo capitano medico UMBERTO PAGNOTTA (su propos ta d e l Minis tero dd le Colonie ).

Libera docenza. Il pr·imo capitano medico Carm<'lo PATANÈ con d ecreto d eii 'S aprile c. a.. d e l r.lini.ste ro d t' II 'Educazione Nazionale è stato abilitato alla docenza univcn;itaria in patologia colonia le. Cordiali felicitazioni.

Gare di scherma. Ne lla circolare n. 200 d e l 13 aprile c. a. inser ita nella dispensa 21• del Giornal.e M ilitare U(Jì.ciale sono e lenca.t i i nomi d egli ufficiali che essendo noti per la lol'o speciale abilità. schermist ica e per aver partecipato con ot timo risultato a compe tizioni nazionali ed internazionali, sono esclusi dal partecipare quest'anno a lle gll.l'e annuali di campionato divisionale di scherma. e potranno invece prender parto alla gara nazionale. Ne ll'elenco è compres o il maggiore mod ico Marce llo BERTl.N'ETTI de ll'ospedale militare di Novara, per la s pada, per il fioretto e per la. sciabola.

Il laboratorio di fisiologia dello sport d'alta montagna presso la Scuola Alpina della R. G. di Finanza. Presso la Scuola Alpina d ella R. guardia di finanza è sorto l'anno scorso il Laboratorio di Fisiolog ia d e llo Sport, A.llo scopo di studiare non solo le attitudini fisiche d ei s ingoli mili tari e gli effe tti de terminati dai di versi es ercizi fisici e di addes tramento alla montagna sia a. Predazzo, durante i sei m esi di con:;o degli a.llievi guardie, sia. a. Pas so Rolle (m. 2000) durante i corsi sciatori delle guar die dis trtccate dalla zona di confino, ma di C<'rcare i cri te r i di scelta nell'analisi d e lle capacità fisiol ogiche d e l militare e di recare qtùndi un modesto contributo di nuove osse rvazioni t~lla. fis iologia umana. In questo mttgnifìco is tituto di P1·edazzo, che sorge oltre i 1000 m etri di altezza e che forgia i migliori campioni nazionali di sci (v;va.io di sciatori, come molti lo chia mano) era necessario e direi quasi indispensabile un laboratorio scientifico che potesse studiare l'uomo in alta. montagna. per una valutazione fisiologiCi\. o sportiva e potesse adotta re , con criteri rigorosamente scientifici, corl'ispondenti alle eccez10nali esigenze d el servizio, una cernita se vera e coscienziosa d egli elementi che vengono arruolati, sia nell'interesso d el Corpo che d ell' individuo. oliminando coloro che o per cnratteri fisici o per incapacità. ~i resistenzo. o per disarmonia. delle capacità funzionali d egli organi o per inettitudine all'uso d ogli sci, non fossero ritenuti idonei.


NOTIZIE

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Il Labomtorio, impiantato in diversi locali , è stato fornito dal Comando genemle della R. guardia di tinanza d l.'gli apparc>cchi più moderni n ecessari allo studio sperimentale de lle modifìcazioni subite dalle varie funzioni del nostro organismo durante e dopo l'atti,·ità fisica. È diviso in quattro sale: l'una per gli esami fisiologici fondamentali e di valutazione fisica, l'altra per le ricerche di chimica fisiologica., la terza per le rieerche radiografiche e radioscopiche, In. quarta., suddivisa in due parti, di cui una è addetta. a. spogliatoio e l'altra a camcm1. oscura per lo sviluppo d elle peWcole radiografiche e dei films e lettt·octt.rdiog,·a.fici. Bilancia, nastri mf'trici, tavo Il\ pt'r In. misura cle lia grande apertura dE'Ile bra.ceia, altimetro, dinamometri, f'r·~ogrnfo del Mosso, tavolo antropometrico del Viola eoi suoi compassi, formano il rtruppo degli a.p-pa·recchi per gli esami di valtltazicme. Spirometro, maschera rt>spiratoria, tnmburi Mare.v, apparecchio di Hai ciane per l'analisi dell'aria espirata, upparecchio Siemens per la tensione del C02 alveolare, chimografì, sono i più importanti npparccchi scelti per gli esami d~Ua funziotUJ rfl8P'Ìratoria: sfigmografo, oscillornetro di Pac hon, cronografo Jaquet, e lettro· cardiografo portatile di Boulitte, capsula oscillografjca, a.pparecchio di radio· logia • Selevolta • di Rangoni pe r U>lei·tHlioscopia e grafia, formano gli apparecchi per gli e-8atni fondanumtali della funzione carfliocircol.atoria. Un completo impianto per l'esame microscopico del sungue e de lle urine e per alcune rict'rche sull'alimentazione e ricambio materiale, formano la. sala di chimica fisiologica. L'assieme di &utti gli esami e dati in<lividunli è riportato su npposite schede, ehe, raccolte ed e laborate, !ili conservano presso il Laboratorio, dimodochè, dopo un vasto ciclo di ricerche fìsio-morfologiche che possono rappresentare un pe· t>iodo di studi nuovi armoni1:zanti con le vedute moderne per lo studio dei problemi biotipologici d el militare, si potrà concludere con lu. scelta d el tipo morfologico costituzionale piìJ adatto al servizio di alta montagna, in modo da permettere di ottenere il massimo rPndimento lavorativo, con un minimo periodo di p .r epara.zione, da una. massa eterogenea di uomini, senzn spingerli alla selezione spontanea. Questo Laboratorio, che rappresenta. ttn piccolo centro scientifico per il maggiore incremento degli stucli della fisiologia. dell'uomo in alta montagna, nonchè dei metodi d'inr.lltgine sempre più pro.tici e perfezionati, corrispondenti alle vedute mode rn e, è aperto a. tutti gli studiosi a. cui, in questa meravigliosa quotidiana rinascita di energie e di rinnovato vigore, interessano le ricerche fisio· morfologiche applicate allo sport in alta. montagna. P asso Rolle, febbraio 1933-XI. D ott. SALVATORE CuLTRONE, capitano medico.

Penuria di medici militari In Inghilterra. Al Congresso dPil'As,.ocinzion<' 1\Ierlica Britnnnica vc>nne posta in rilievo la penuria. di medici di carriera rwii ' EsPn~ito e nC'IIa Mal'inu da jlUPrra, evid(:'nte· mente p erchè si offwno loro condizioni dC'ci:;amente inferiori a quelle che sogliono eonseg uirsi nell a p1·atico pl'ivut.a, anc;he modt•F<ta. Così il g€•ner a le medico Thomns rcsP not0 che, mPntrc i quadri della Marina comportano 402 ufficiuli mC'dici di carriera, f'ffctt iYnmente ve n e sono soltanto 325 e restano scoperti 77 posti . Ciò si deve alla retr·ibuzione scarsa, allt1 lentezza della. carriera ed al pc>nl"ionnm<•nto il quale avvi€'11(' r\. 50 n rmi, con w1a rf'tribuziou€' del tutto insufficiente , ml'lltre s i è ancora n Piln pienezza dE>IIa capacità lavorativa, ma non più in grado di formarsi una nuova posYtione: l'andata in p ensione si risolve in un disastro. Il mnggiore c;rnc•ralo Hnnnay prospettò una situazione s imile per i medici dell'Esercit.o; fece anche prei"Pnte eh t> molti ufficiali medici compiono opera altt~­ mente specializzata, 11011 Ya lutnta come t11le. Il Congresso votò un ordine del giorno per richiamare l 'attenzione delle autorità competenti sulla neCPSSità. di pr·ovvc>dr•re. Da Il Policlinico, sez. prat., n. 17, 24 aprile 1933- :XI.


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:SOTIZIE

Congresso di medicina legale generale e di medicina legale delle assicurazioni Come già è stato pubblicato n f'l n ostro g iornale , dA.I 1° al 4 gi ugno, sarà tenuto qui in Rom!l, nell'Istituto di Medic ina legale d i'Ila R. Università, il Congresso di Medicina l<~g.\le genomle e di Medic ina l~o:gale d e lle assicurazioni, sotto gli auspici d e ll' Associazione I taliana di Medi cina legalo, de lla. Ca.«sa. N azionale Infortuni, de lla c.~ssa N aziono.le por le As:!iCurazion.i socit\li, d e,\I'Istituto Nazionale d elle t\s.<;~ icurazioni e d e l tlindMt\to F n><eista d e i medici. Il Congresso. che ha camt.t c ro strettt\rnen to medico, in rapporto al momento attuale d ella L egislazione fn.s cista. si propone lo scopo dl favorire le r icerche scie ntifiche che valgano ad amplit\rf' il Ctlmpo d C'lla medicina ne ll'applicazione d elle leggi p on P.Ii o sociali, tli i ll u><trare in collaborazione coi pratici degli Istituti di As.'!!icurazione i più importanti pwblcmi pra.t,ici che tanto più oggi si impongono nel campo della. Moclicirla leg.Lie dnlle A~'l icurazi oni secondo i principi della Carta d e l Lavoro, e di interes..,;are a t utti quei prohle mi il maggior mune ro di sanitari che tanto d evono col htbora re n oll'ei!ecnzione de lla legge pe r1a. le e socia.le fascista. Importanti re lazioni svolgt>nt.i wmi rig t1a rdm1ti problemi di o.ttuulità saranno svolti dal prof. Ottolcng hi. Presidente d e l Comitato org:nnizzatore d e l Congresso e Direttore de ll' Istituto di Medicina legale d el hl R. Università di Roma, dal professore Giannini. c~\po del ~<ervizio sani tario d e lla Ctt>!Sa Nazionale p er le Assicurazioni sociali, dal prof. R o mn ne lli, Capo d el servizio sanitario d e ll' I stituto Nazionale delle Assicurazioni, dal prof. L t\t.tes. DirPLtore d e ll'I stituto di Modicina legale d ella R. Univ~l'!liLÀ. di Mod<'na, da l prof. Cnzzaniga , Direttore d e ii' I stitut,o di Medicina legale d ella R. Università di Mila no. d t\l prof. Fll.lco, Direttom de ll' I stituto eli Medicina legale d e lla, R. Università di Messina, dnl prof. Di Tnllio, professore pan'lggiato di ant.ropolo~ia crimina le ne lla R. Università di Roma, e dA. a lt ri docenti della :Medicina legale dello Università di Pavia e tli Palermo, professori Viola e Nicoletti.. Il Congresso si presenta de llA. più alta importanza scientifica e sociale ed è stato già onorato de lle n.Jesioni d ei Ministeri. de ll'Educazione nazionale, d ella Guerra, d e lla Marina. d ell'Aeronautica. de lle Comunicazioni, d elle Corporazioni, della Direzione ~enerale di sanità, d ella Milizia volontaria sicurezza nazionale, delle Confed eraziOni Nazionali Fasciste, d e l Consiglio Nazionale d elle ricerche, del Patronato Nazionale d ell'Assiste nza sociale, de ll' Associazione Nazionale d ei medici condotti, d ell'Associazione fascista del la scuola, d ei principali Enti assicnrat ivi d'Italia, d egli I s tituti eli Medicins lej:(ale d elle RR. Università e d egli Ordini d ci m edi ci, d egli avvocati e d ei procuratori. Le ade!<ioni individua li già pervenute sono numerose e altrettanto numerose affluiscono le comunicazioni scient-ific he . tutte ùi ~ande interesse. Il Congresso sa.rà inaugurato il Jo g iugno p. v. nell'Aula magna della R. Università di Roma, e le sodut.e saranno t enute n e i loca li dell'Istituto di Medicina legA.Ie d ella R. Università di R oma, e duo sedute speciali avranno luogo presso l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni o p resso l' Os p<>dttle sanatoriale "Benito Mussolini • di Porto. Fttrba, in OCCt\Sione d1 una vis ita che i Con~n-essisti faranno a questo importante Rant\torio che costituisce uno d e i piò moderni Lo:;tituti sanatoriali d ' ltalin.. Ne i loc•di d<>II'Istituto di 1\ledioinn.legale srtrà tenutn. una mostra di apparecchi scientific i atti n.Lla ditt!Znostica ~one r·al<' medico-l<'g:l.le, e nllo studio della simulazione, e samnno espost.~ preziose documentazioni consisten t i in cimeli interessanti la Medicina l•>ga le in gcnt>re e t avole grn.fichE> o. dimostrazione d e ll' incremento preso in qu<'sti ultimi anni sotto il R egime fascista dagli Istituti parn.stn.tali cooperatori d e l Con~rre::r::o n in isp:'lcie d ci m era vig liosi rÌ.'!Ultati raggiunti dal Oasell<,rie> Centrale l nfl'lrluni d i'l :'lfinistero d elle Corporazioni. I Congressisti potr,\nno usufruire di s pecia li facilitazioni e un apposito Comitato ~i sta attivamente occupa ndo per offrire quanto la Roma imperiale presenta. d~ grandioso e uno spJcit\lo Conve~--tno si sta. propa mndo presso l'affn.scinante Li~o eli R oma, p er n.mrnu·a.re le nuove opere dL Ca!'!tel Fusn.no che hanno me~<so m tutto valoro le bellt~zzc nt~tura.li de l Pt\rco offe1·t,o dal Duce o.l popolo dcll' Urb"'. NOT4. - Le adesioni ~ Corn;trcssist! ( l,. 31l) o n sool aderenti (L. 15 por l n on m edio!) si rloe-· vono p resso la Sc·gr•·tc r·ill d<'l Cuu~t-.J><~o. ViiL Marco i\liughc tti 17. Roma. ··Per QuMhlnsi ohituimcnto o por pt·cnotazlooc alloggi, rivolgersi alla Segreteria o alle Agenzie •' Chiari e Somma riva di Roma , Milano. O<.>no~·a, Napoli, Flronzc .

',-' .... .:.. ,,'

.. ../ ==========================================================~ Direttore re.9pon:while: Dott. LuiGI FRANCHI, tenen te gen erale medico Red4ttcre: Dott. prof. VIRGTNIO DE BERNARDINIS, tenente colonnello medico (510S33i) -

ROMA,

1933-Xl -

I STITUTO POLIOB.AFIOO

DELLO STATO -

G. O.


FEDERAZIONE I TALIANA NAZIONALE FASCISTA

PER LA LOTTA COl'ITRO LA TUBERCOLOSI

DECALOGHI PER LA III CAMPAGNA NAZIONALE ANTITUBERCOLARE - - -o----

PRIMO DECALOGO -

Il saluto romano deve sostituire la stretta di mano, che può essere pericolosa. e contagiante.

2. -

Il bacio delle pel'Sone sane può es.<>ere pericoloso, specialmente per i bambini. Il bacio dei malati è sempre un pericolo ed una colpa.

3. -

Deve essere punito, a norma d elle disposizioni vigenti, chi ha la ributtante e pericolosa abitudine di sputare sul pavimento dei luoghi pubblici e dei trams.

4. -

I locali pubblici d e bbono essere forniti d i sputacchiere, sollevate da terra. almeno cm. 70. Le tazze e i bicchieri d ei bara d ebbono essere pulit i a. vapore. Gli alimenti debbono essere protetti da involucri di carta nuova nè scritta nè stampata. La carta usata rappresenta un pericolo ed è vietata. dalla legge.

5. -

Le a u torità d ebbono eseguire sistematica 'lotta. contro le mosche, che rappresentano grave causa. di contagio.

6. -

Negli alberghi ognuno si lavi con acqua corrente. Laval'Si nel catino ove poco prima un tubercoloso può essel'Si sciacquata la bocca, rappresenta. grave p ericolo di contagio.

7.

-

Richiedete la visita medica per tutte le persone addette alla vigilanza. dei vostri bambini. Tutti i vecchi tossicolosi in famiglia. dove ci sono bambini possono essere fonte di contagio tubercolare.

8.

-

Da tutte le collettività d ebbono essere rapidamente e liminati i malati di tubercolosi

9.

-

I bambini debbono vivere parecchie ore al giorno all'aria libem e al sole. Nei giardini pubblici della città si creino spazi riservati ai bambini.

l.

10. -

Gli insegnanti hanno il dovere d i plasmare l'animo dei bambini alla edu-

cazione igienica. La stampa ha il dovere di diffondere tale educazione fra gli adulti.


SECONDO DECALOGO l. -

N csslma malattia compie strage di vite ed è causa. di d olore e di miseria. più della tubercolosi. O_gni buon cittadino ha il dovere di cooperare alla lotta contro questo Bagello dol genere umano.

2. -

La tuber<~olosi è la malatti.a cotltagiosa, prodotta da un piccolissimo essere vivente, dotto badllo dì Koch, che si diffonde specialmente con lo sputo d egli ammalati e con In pol vere. P erciò combattere energicamente gli sputi e la polvere è un mezzo di difesa nssai importante per la società e per l 'individuo.

3. -

Non si tossisca senza portare il fazzolett.o a lla bocca, e non s i sputi mai per wna. Il tubereoloso deve sempre espettorare nelle sputacchiere, e potrà riceverne una tascabile presso il Dispensario Antitubercolare.

4. -

Tutti gli oggetti usati dai tubercolosi d evono essere sempre scrupolosamente disinfettati; le posa te siano tenute separate. Non Bi lascino baciare i bambini. L a d onna tubercolosa non allatti i suoi figli.

5. -

Ai bambini particolarmen te è necessario usare cure ed attenzioni igieniche e di a limentazione. Aria, sole, luce, pulizia, difendono i bambini non solo dalle malat.t ie in genere, ma specialmente dalla tubercolosi.

6. -

Si faccia sempre bollire il latte; s i curi la pulizia ne lla preparazione dei cibi, e questi non siano confezionati da persone ammalate di tubercolosi.

7. -

Vivere il p iù possibile all'aria aperta, fare molto sport, condurre vita sobria e regolata: ecco tre ottime norme per accrescere di continuo la nostra resistenza contro la. tubercolosi.

8. -

La tubercolosi non d eve spaventare il malato, poichè essa è curabile e guaribile. Bisogna sempre ricordarsi che ai primi sintomi (tosse, cata rro, febbricola, deperimento, raucedine, ecc.), o ai primi dubbi, si d ev e subito farsi visitare. È da favorirsi il ricovero dei tubercolosi negli appositi luoghi di cura, d ove trovano tutta l 'as.~istenza neces.~a.ria a guarire pitl facilmente.

9. -

Il miglior consulente su la difesa e sulla cura della. tubercolosi è il DISPEN· SARIO L'n'ITUBERCOLARE che dà. informazioni, consigli, aiuti e cure gratuitamente. Rivolgersi per ogni caso, senza dannoso ritardo, al Dispen· sa.rio più vicino.

10. -

L a «Giornata. d el Fiore e d ella Doppia Croce " e la. «Campagna d el francobollo antitubercolare chiudilettera » sono manifestazioni promosse d al Governo N azionale, per chiamare tutta la popolazione a concorrere, con fraterno slancio, alla lotta contro la tubercolosi. Dia ciascuno il proprio obolo, che permetterà di aumentare i mezzi di cura e di difesa a vantaggio della popolazione intera d e lla nostra Provincia.


RIVISTE 1\riEDICHE MILITARI ----------0---------FRANCIA : A RCBIVES D F. 1\tÈD EClNF. E T PBAR1\tA01 E 1\i~LlTA l RF.S. - Direzione <le l ~<ervlzlo di ~anltll, Minlatero della Guerra. Fuse. Hl, mar.:o, tomo XCVlU, !933. Ltllller 1 l'Militi& : I pigmenti res piratori.- ZMIItr • a.rw : Alcuno uozionl rocentl n el campo della. difterite. G IAPPO~E:

G UN' IDAN-ZASSl. - Pubblicazione ufflcial<' del Con•u Snnltnrlo <le ll' Eseroito Gh•PPOUC$C. Toki o, N. 237, maNo 1933. IEJidla: Studio s perimentale sull'lnOuenza degli organi <'ndoor lul ~ul t<'S>'Utl. - ltbll: L' uso in campagna delle~ stecca g<'s•;uta eli Dcl bc.; ndlu fmtture d ella. gamba. - Mattaara : Riccrollc quantltatlve su varie soluzioni di clontro .11 calcio. - MIJaebl : Sull"' morfo logìa putologicn della. mo.lattln prodotta dalla punL1HII dellt\ Jurvu d i Dentlrolimus undanll c suu etiologia. Wllda : Qualità. del malto.'!io OOOIJe rato ne lle r ice rche di bntteriologiu. ·

INGIDLTERRA : JOURNAL OF TI]E R OYAL ARMY MEDICAL OORPS.- Edito da .Jobn Dale, Sons and Da· ulelsson, L td, Lnndr... , Fa.~c. IV, 111lrile 193~. Parr,, FlndlaJ e Benlterll : Vo.coinnzlonc nntltl1loo.. - Honocfll: 'l'c io dn tendo. t-rM ro m•AI.>il<- iu Ct\ppotto lmpurmcabile.

ROMANI A : REVIST.t\ SA NlTAHA liHLITARA. - Kcdnziono e a nunini~tmzionu : O~pcdal o militnre • Hegion Elisnbottn.•, BuC!U'CSt. FG$C. rr-rn. f ebbr ow- nwr:w J9:J3. Vu llelco : Coo~ldcr·nzion i ~u lh1 c urabllità. dello cirro,;i 1\!'Cit.Og<'no alcooliche. - Mlcballelce e Dlmltnlco: Consid~rn~ioui rac.Ji~ Jiugich c ne lla dillgnu<'i dcll'tdc~rn <iuo do mtle. - SI miei, Pnolesoo t Popesco Marln: Uo e>tso <l i Sl'l t ic•·mla sto.flloco<·ol~•\ tL'tttnlu c guurito con l'a~c~<SO di 0><>1· ziono n.ssooiato nll'immwJn -tru.oru~ìon" (metodo W•·igbt). - Marlnesco : li scr-v ì:.ìo sll uil .. rin pre~so lo t ruppa n ip!ne. - Ylutlcl: ::in ILO caso di c.Juplieità •·c no-urctcro lr..

SPAGNA: RE'V"ISTA D E SAN lDAn MlLTTAn. - Pubblicazlonu m c n.-;ilo <lei Co r·po ~aultar·i o ruìlitn.r<·. Ma <lricl. Fase. IV, apr ile !933. aandullo : Stuc.llo d'ins icm a dd ne rvi cranici.- Llnaret Mara: E snrni 111c ntuli coll~llh'i (conliwuo).

STATI UNITI: TElE MILITAR\" SURGEON. n. !l,

,,z. LXXII, tO!lS.

Armr ~lcdicnl .\luscum n.ud LibratT, Was u iugtou. Fw;c. >>V<rw.

Fox: Ln gue rra batte riologien. L'\L~o In guerru degli agcuti hioluglci. - Galdtltwalt : i.'•·ruìu lngtùnalc. - ltooktller : l'l.nggi Hocnl geu e ~cgni lisi d •w l! n diuguos l doltu t nbc rcolo ' i polwo nnrc.- LuU: Condlzlonl ~/l[titurie n e lle lHolc J·'ilipplnc . - Gay.e: Duè cn,;l d i rni:• si.- Plpes : Un npparecoblo t\usiUnrio di Ulumiunzinm~ .

SVIZZERA : RIVISTA TRUI ESTRA.L E DEUL l UF 6'ICIALl OI<;LLA SA:-I'ITA .MILITARE. Hedllzrone: ~al< O bcrstlt. P. VoUenweldcr Scnwnr-ztor-str. 26. Uurna.. b:òitoro: .Bc uno :>cbwallo e C. BaSil<'n. FMc. 3-4. sellembr e-<>Uobre 1932.

Sonicta >!Vizze ra. degli u tllcia.li m cdlcJ . per l'a.n no iV;la.

Lnvo •·l a p l'Omlo ue!ln 8Miottl. <Lcgll ulll•}i!\11 I!VI 7.zCrl

TURCHIA: ASKERl SIHIU\'E )IECl\lUASL - Rh·i,;t a trimcstralo di sanlt.à militare d cli'Est,l'cito ltnco. edita dnll' lspettomw ùl snnil-ì~ (l:il.tl.mt>crlu. d ella sanità Jllili t.tu~. Co~ttmtinop,.Jl ) N. t. tWrlle 1933. Nazlm Baklr • Lttll Hllml: L1\ Dit'll lotcm pil\ uolln ~i llllò.c ucr vos~>. - Nazlm Saklr : 'I'IIHHII!u·nt " vncciul·o u cll!l paralisi p wgrc.·s>iV«. - Mustafa Aslm : IJ li'IILtiiHIC' u tu d ci p1·u~l·••i r• u t·n h·nt polmonari con inioziuul e>n<lovcuo<~l di n leno l. - Adii Hakkl e Ahmet Muht ar : :\ lour w •'•l'• ' ""'"~ sulla. cbinopli\Smìn>L. - Dlhl Husrew: Uu Clts•) di Nlolnu lu ringc •o . - Kemil Se•kt t : • 11 1'111• · Oll.SO di m alfonnil.1.iont• conge nita ddlu runno e d•· l p iede. - Ekrom Sadl: l.uppt•n ··k•f111<1ln, della tostu..- Saim: Oli <> l'lllllrli pltuil<>ri o lo ro clf<'tti nello ùonua nornwh· c ittciutn . E!tal Recai : S ulla radlot••r;tp in dlll cane m ùcllu tntunmcllu . - Rlza Remzl: .\ Iom•<> niJ r•li "· zloul del bagui di lnc(l c ò.'nrln c loro crfcLt,i igi c~tici.


Anno LXXXI • Fase. VI GIUGNO 1933 - ANNo Xl

'

GIORNALE DI

MEDICINA · MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELL.l GUERRA

ROMA

Pubbltcarione mensile


SOMMARIO l MEDIO! D'ITALIA E LA GUERRA Pel1tpln l F . - PER IL OEIITENARIO DEL OORPO UNITARIO MILITARE ITALIANO (1833-1183)

Pag. -117 421

LEI IONI E OOJIFERENZE:

Alcotl M. - Lcziono cllnlcn (lnmbli nsi ed amebiasi ) Paalnl. - Le attuali dirctti .. o noUu tera plll dello sltUi de BI~. - Dlmostnlzioni flinlobo . . . oe..l, Demel. - l tumori n eUe pi nnt.e • oeaatta Dtmel. - I tumori negli animali

Png. 466 472 478 480

481

MEMORIE ORI8111ALI :

Cll-111. - Sulla lussazlonc congeulla bUI\torale della rotulo

Pag. <183

RIYIITA DELLA ITAMPA IIIEDIOA ITA~IAIIA E ITRANIERA : ACCidenti (Gli) (htrlcl ClftteMIYI alla : renlcectltMia tlnldra -

BERNARD, 0AUTBIBR, VILLARS O THOYER . • • . •• . . . . . . • . . . . • • . • . • . . • . • . • • . • . • • • • Altlnillonl (Sulk) Mll'wlto IMI penOIIAM -atlpntt. Rapporti tra iponcusin e professione · In base a rilievi ~tntlstlcl - TROINA • • • . • • • • • • • • • • • • • • • • • • •

Pag. 498 494 490

Appllldlce • .dncora sulla illt.,.,relazi~ del manc<lto riempìnurnl~ deU' - BnssoN . Qrlppe. Sul[{z di<Jg>Wsi diUeronzial.t: llei dowri adcwminali m ulti - W ,\OUS)I l:TH • • •

Clutrra •at~~rlca (La) . • . . . . . . . .

a..,. blltllrlelaclca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . IC'- (L") nstlde dtlla tallltt - A BB"- . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pollrt (Circa il) Il luazl- elle l' aeua cii f'IJia e l'•rlna llanno por Il dert , ..... - L~noox PrOtllene 1110clla lllnamlca In nppeno acll litri Yllorl -lnometrlcl - V:&LIOOGNA e VtzAINO •• r n . t l - (La) IMIWIIJ!a MI uni IWiuiU - TREA001.0 . . . • . . . . • • . • . • . • . • • . Sln*oml (Le) newosldMI da &jlpetlzlonl dal J11111t11 di •lsta n~H~tclco, medlco-toronn t sociale J\Jk:),"J';$1!\"1 • • • • • • • . • • • . • . • • . •

81attma di Qoldmann • prodta:lont di antl_,l - DORIA TontllloiiiiCOSI da • Oeetrlcolll candld•lll • - CORTE~E Truportl (I) unitari aerei In Palestina e nell'lf114 . . .

CONFERENZE E DIMOITRUIONI OLINIOHE NEGLI OII'EDALI MILITARI • NOTIZIE . • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • · · • · · · · . ·

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495 490 490 492 493 497 ..96

4114 492 &00 4111

Pag . 502 505

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'abbonamento ò a 0couo o decorro d61 1• goOcnruo al prezzo d1 L. Il (Eetoro L. « ). Per gli ufllalaU medici e cbimici - Car mac._tl del R. Esercito, lo eervizlo ed lo cong..do, U prezzo dell'abbonamento è ridotto a L. 24 antlc1Jl6te. Per l soli ufficiali medici (dell'E98rclto e della Marina), In qualunque posizione 81 trovino, è ammesao un abbonamento cumulativo al OWmale eli Medicina MUitare ed agll .dnnalt eli Medicina Navale e OownCak al prezzo di L. 41 annue. 11 prezzo del supplemento contenente l Ruoli eli .mMn.ild eld oorptJ eamtar\o mUita~ b d i L. 11, ridotto a L . l per l 11011 abbonati.

NORME PER l COLLABORATORI. Le opinioni manlrestate dagli Ao.totl non Jtupegn&no la reaPOnd6bllltà del periodico•

.Agli Autori earanno oonoe&fl tn"ntuit&l:Qente 50 estratti con copertlna~J)&ta, ftont.NI>Islo,lm·

paglne.tura e numerazione 8J)8clale. Per dlePQBizione del CoD.&Jgllo nazionale delle rioercbe a ole.ecun lavoro deve - r e unito un breve autoriassunto (non più di 10 r ighe). Le epell8 oer le tavole Utograftcbe, fotos"rallobe, eco., cbe a.ooom~ro le pubblloa&tonl, sono a carlGO degli Autor i. I manoscritti non 81 restltUJIIOOno.


Amto LXXXI- N. 6 GIORNALE DI MEDICINA MILITARE

Gtuo~o

1933-(XI)

I MEDICI D'ITALIA E LA - -- - La grande rivista medica nazionale, L e Forze Sanitarie, dedica un riuscitissimo numero doppio - presentato da un nobile articolo dell'on. prof. Eugenio Morelli - al XVIII anniversario del XXIV maggio 1915. Vi sono celebrati nella maniera più degna l'opera, l'eroismo, il sacrificio dei medici d'Italia in guerra con pensieri e messaggi delle più a lte persona.lità della politica , delle armi, dell'arte e della medicina e con effica~issime rievocazioni storiche commemorative del t ribut6 di sangue, di valore, di scienza e di carità, dato dalla classe sanitaria alla grande P atria immortale. Riproduciamo gli scritti dei nostri Capi militari, noncbè del tenente genera.le medico Francesco D ella Valle che fu direttore del Servizio sanitario in guerra:

S. E. il generale C azzera, Mini:Jtro per la Guerra: In un giorno lieto per la Sanità militare, che si veniva allora arricchendo della più bella e munita unità ospedaliera, nel mio dovere di ministro fui orgoglioso di dichiarare che i nostri medici militari riuniscono in efficace equilibrio tre qualità essenziali: scienza, cameratismo, coraggio personale. Questa constatazione è bene riaffermare anche oggi, nel XVIII annuale della entrata dell' Italia nella grande guerra vittoriosa. Poichè è in guerra che quell'equilibrio assunse il più alto valore e la più compiuta espressione, elevandosi a sintesi della figura del ·medico soldato d'Italia. D Corpo sanitario militare non ha necessità di argomentazioni per dar fondamento ai propri titoli di nobiltà. R sufficiente ricordare. Un secolo di vita; nove guerre; contributi essenziali alla ~cienza ed alla pratica; umanità di atti ovunque - in pace ed m guerra - la sofferenza doveva essere lenita e la morte com-


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J MEDI CI D ' ITA{.[A E LA O IJ!i:RRA

battuta; generoso sacrificio di vita per la Patria e per la scienza, sempre. Tale il p l.trimonio spirituale del Corpo. Non scorderemo mai il valoroso medico, dal cuore fraterno e dall'assistenza amorosa, delle trincee tormentate e degli ospedali e'3posti. Chè se qualcuno fosse dimentico, parlino le cifre: 720 medici morti, di cui 400 in combattimento; 255 medaglie d'argento, 1164 medaglie di bronzo, 1900 croci di guerra al valore ed encomi solenni. Su 18.000 medici. n p assato è dunque ragione di orgoglio; l'avvenire assegna severità di còmpiti, ed eccezionale importanza di missione. Eccezionale, p erchè nel medico militare non è solamente l'uomo di scienza che offre il suo sapere in guerre sempre più cruente, ed il soldato che sprezza per sè il dono della vita per conservarla ai camerati. Oggi più che mai, nonostante la macchina, l' uomo è elemento primo della lotta; oggi più che mai comandare significa guidare anime, menti e cuori in uno sforzo concorde che non vuole e non deve conoscere limiti. Come c'insegna il Regime. Ed il medico militare è collaboratore indispensabile del coma.ndante, nell'organizzazione, nell'azione. La selezione dei singoli, la preparazione dell'ambiente, la cura fisica e morale delle masse, sovrat utto nei momenti culminanti, si riannodano strettamente all'opera del medico, che, al disopra del sapere, al di là del sacrificio, dà certezza a chi comanda, fiducia a chi ubbidisce. I nostri ufficiali medici han sempre fatto tutto questo. Più e meglio sapran compiere in avvenire. Somma di doveri e di responsabilità che avvivano nel medico militare ogni più riposta energia fisica, intellettuale e spirituale, nell'assolvimento d'una missione che non conosce rivali nel contributo alla Vittoria.

/l .tenenfe generale medico L. Franchi, direttore generale della Sanità militare : Chi, come me, ha avuto l'alto onore e la rara fortuna di prestare servizio dall'inizio alla fine dell'ultima guerra oon le truppe di prima linea come comandante di Sezione di sanità. e Capo ufficio di Sanità. di D ivisione e di vivere quindi la stessa vita degli ufficiali medici dei Corpi e r eparti e delle formazioni sanitarie avanzate, dividendone le fatiche ed i pericoli, è in grado di poter dire delle virtù eroiche del Corpo sanitario militare in guerra e di proclamare che il sapere, unito alla pratica esperienza, la umanità., la fermezza del carattere, il rispetto della disci-


l MEDJCl D'ttALJA E

LA GUERRA

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plina, il valore, il disprezzo del pericolo, costituiscono le precipue doti dell'ufficiale medico. Chi non ricorda, chi non ba ammirato la valorosa condotta e tutta l'abnegazione dei nostri ufficiali medici assegnati alle truppe! Educati al devoto culto della Patria, nella radiosa primavera di guerra, pieni di fede, pieni di entusiasmo, di ardimento, lasciarono la casa, lasciarono la famiglia per seguire i loro reparti e con questi, sprezzando ogni pericolo, si trovarono nei tumultuosi assalti. Veri medici di guerra, risolutamente avanzavano, fin presso le· prime linee, il piccolo posto di medicazione, onde l'opera loro potesse riuscire più pronta e più effica.ce. E là - dimentichi di sé stessi - perchè animati da un elevato sentimento di altruismo e solo intenti a medicare, soccorrere, alleviare le pene di vite sanguinanti, doloranti, lacere, vi lasciarono la vita, confondendo serenamente il proprio sangue con quello dei feriti che stavano medicando. L 'opera pietosa di questi generosi valse a salvare migliaia e migliaia di feriti da sicura morte, ridonandoli alla Patria. Ugualmente ammirevoli erano quei valorosi Ufficiali medici che negli ospedali avanzati, o nei lazzaretti, seguendo imperterriti la dritta via tracciata dal dovere, dalla scienza e dalla umanità , facevano dono della propria esistenza per quella degli infermi affidati alle loro cure! Sacrifici questi in gran parte ignorati! Anche nella vita civile, e cioè durante le epidemie, o nelle gravi calamità che turbarono ridenti regioni della nostra Patria diletta, il Corpo sanitario militare ha aequistato numerose benemerenze. Ufficiali medici e gregari pure tra le più gravi, le più dure difficoltà, scarsi di mezzi, seppero moltiplicarsi e compiere miracoli di abnegazione, offrendo tutto sé stessi, ovunque il bi 'ogno lo richiedesse, con quell'altruismo che €- vanto ,c. r't)"..,·~ e tradizione della. classe medica italiana. \.-\' ..~ ·èf ...: · ~ .. f Ispirandoci all'esempio dei nostri valorosi, daremo tutte le nostre ,·, ,., forze per essere degni di loro, perchè in noi sarà sempre sentita la forte ~·~ ·) volontà di un lavoro operoso e nobile, per la maggiore grandezza, per -;· /"' .~, la maggior gloria del Re e della Patria! r;o:>:{? .;,.· ~~

>. Il tenente generale medico Francesco della Valle, capo del servizio ·~<~-<-~. · sanitario in guerra : :':'~·~ '-..:\ (!' '-.•. ~ ••• A

..

Vorrei poter rappresentare con parole adeguate il fascino dei nue1 ricordi, per non macularè, col risveglio della visione turbinosa che essi ridestano, il fermento benefico del sangue versato dai nostri medici caduti in guerra. Degna apoteosi del loro sagrifizio resta il monumento che Firenze, nel suggestivo silenzio dell'atrio di quella Scuola di sanità, quale gioiello imperituro, gelosamente custodisce. La missione di chi ba per destino la tutela dell'altrui vita, soffoca ogni parola ed impone quasi l'eloquenza del silenzio. Non senza commozione profonda rievoco quindi il periodo più aspro e contrastato del nostro Paese, quando ventura volle che fossi io designato a raccogliere la responsabilità del destino di 14.000 medici che il dovere chiamava alla difesa della Patria. Con profondo orgoglio di italiano ricordo quale gara ammirevole suscitò quell'appello, e con quale slancio


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1 MEDICI D'ITALIA E LA GUERRA

-comparve ogni personale ambizione. Ebbi così netta la visione della n ecessità, che, nel campo sanitario, si ra-ccogliessero armonicamente tutte le attività e tutte le energie per farne una forza sola. I contrasti inevitabili per il più adeguato impiego dei medici, a-ccresciuto dallo esigenze imperiose e complesse della guerra e da una collettività disgregata, accrebbero in un primo momento le difficoltà non lievi che si presentavano: ma la nobile gara, ridestata dal sentimento di un altissimo dovere, fu la leva più potente per superarle tutte. In un crogiuolo meraviglioso di fede, di amore e di tenacia, si fusero tutte le attività e tutti i valori. Sorse così quella robusta organizzazione sanitaria che fronteggiò la tragedia della guerra e che, per la ·valorizzazione feconda e senza rivalità di tutti i servizi specializzati, rid<:'stò più tardi l'ammirazione degli eserciti combattenti. L'opera. tenace, armonica e fraterna, preparò cosi profondo un solco a quella organizzazione più complessa e lungimira.nte che ora si svolge nel campo sereno e luminoso della scienza e della civiltà. Nella data fatidica del 24 maggio, la rievocazione dell'opèra silenziosa che il medico svolse nel turbinìo della guerra è l'omaggio più puro e più degno che possa offriJ·gli la coscienza nazionale. La classe sanitaria, che sotto l'egida e la tutela del regime fascista, stringe ora sempre più compatte le sue fila in difesa della umanità sofferente, alimenterà la forza e l'ideale delle sue opere, alla sorgente inesa.uribile del dovere compiuto in guerr~, e-on eroismo OC'Culto, dalla falange nobilissima di tanti e tauti missionari della umanità!


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RE CARLO ALBERTO FONDATORE DEL CORPO SANITARIO MILITARE


PER IL CENTENARIO DEL CORPO SANITARIO MILITARE ITALIANO 1 833-1933

CENNI STORICI del prof. Francesco Pellegrini, tenente colonn~>llo medico

Quando, nel luglio del 1849, il Principe di Carignano nel volontario esilio di Oporto stava «piegando il capo, lasciando passare la giustizia degli uomini e aspettando quella di D io », presago dell'imminente sua fine, nel salutare per l'ultima volta i pochi fidi che lo circondavano, dopo averli pregati di aHontanarsi, scorse ancora nell'ombra della stanza una persona a cui, non ostante il pietoso invito, mancavano l'animo e le forze per ubbidire: Alessandro Ribori, che voleva raccogliere l'estremo sospiro del suo Re morente. Nell'ultima, ma non ancor ottenebrat.a sintesi del passato, fra i ricordi del «concitato imperio ,, quando sul galoppante destriero attraversava le file dei suoi soldati tra il fischio delle palle e lo scoppio delle granate o saliva le brune giogaie delle Alpi~ e nella fatidica visione di un futuro , forse ancor lontano, ma definitivo trionfo delle armi italiche, Carlo Alberto rivide allora tutta l'opera del fedelissimo suddito, dello scienziato, che se aveva attivamente seco Lui collaborato alla formazione del corpo sanitario era stato anche sempre coraggiosamente al suo fianco durante gli aspri combattimenti. Il Re morente gli volse allora lo sguardo commosso e, stringendogli nuovamente la mano, « Rib&ri, gli disse, quanto ~ grande l'arte medica: essa non ~ solo l'esercizio di un'arte benefica, ·ma ~ il pii" S1tbli·me grado di virtù, wna continua prova della pi-ù soave amicizia ll. Mori Carlo Alberto. Attraverso le campagne dell'indipendenza, attraverso. la più grande guerra si compi il suo presagio, si compirono i destini della N azione: e il corpo sanitario militare, gradatamente divenuto parte integrante di quell'esercito da Lui riformato su basi che possono essere considerate le più importanti per quello che divenne l'esercito di Vittorio Veneto, diede sempre e dovunque le prove più manifeste di saper rispondere alle alte finalità per le quali daL suo magnanimo fondatore era stato creato. Il corpo sanitario militare, infatti, in una delle più grandi contraddizioni della vita - la guerra - scende in campo per salvare la vita e per combattere 1a morte, sia quando essa si affaccia crudamente sugli insanguinati terreni dei campi di battaglia, sia. quando ..... sui lini placidl e bianchi, quando non intesa. quando non vist.a.. .. . si chini colla sua fiaccola accesa.


422

PER IL CENTENARIO DEL CORPO SANITARIO ECC.

E vi scende forte di una scienza che insegna ad impiegare i mezzi più acconci e più attivi per la conservazione e la salute degli uomini: la scienza che salva di fronte a, quella che distrugge. Questa scit•nza d<•lla consPrvazione degli eserciti oggi non soltanto è ben nota, ma è anche giustamente apprezzata: lo dimostrarono con srmprc maggior larghezza, e specialmente in questi ultimi t empi, Auguste parole, efficaci espn•ssioni delle più alte autorita milit ari, la parola stessa d i Colui clw, r<•ggendo i destini d 'Italia, ha ricondotto la Nazione a far r isuonare nuo,·arnente la sua voce dominatrice nel mondo. D a quando Carlo Alberto, comprendendo il valore e l'utilità di questa scienza, creò il cor po sanitario milita.re, da quando Alessandro Ribcri col suo soffio animatore diede a quello l'efficace e generoso impulso culturale e scientifico, attraverso mutamenti e riorganizzazioni, a ttra,verso errori e cadut.e, ricadute e risollt>vamenti, nei periodi di t ranquillità e in quelli in armi, la scienza della conservazione delle armate venne sempre più consolidandosi per l'opera, dei suoi cultori, prima ufficiali dell'esercito sardo, poi ufficiali dell'esercito italiano. Uno sguardo alle CE'ntenarie vicende di questo corpo, sguardo cont.cnuto per necessità di tempo negli stretti limiti di una r apida sintesi, non potrà rendere, per molte ragioni, che un'idea assai somma.ria e incompleta della sua opera, non foss'altro perchè, se è difficile scrivere la storia di un esercito, ciò che significherebbe scrivere quella ((della civiltà del popolo e dello Stato a cui a.ppartiene e da cui deriva ))' altrettanto difficile è scrivere la storia di u n corpo che efficacemente ne contribuisce alla vita e alla difesa: ma potrà tuttavia confermare, anche sulla base di pochi fatti, quanto questo corpo, sempre operando modesto fra difficoltà d'ogni sorta, abbia saputo far progredire quella scienza: e, se insieme non riuscirà arievocare tutte le pagine della sua gloria, varrà a dimostrare almeno come esso siasi reso degno della posizione che gradatamente e faticosamente è venuto acquistandosi. PARTE

l.

IL SERVIZIO SANITARIO NELL'ESERCITO SARDO. I.

L'origine e lo sviluppo (1). Si può asserire che le prime basi di un servizio sanitario militare nell'esercito del vecchio Piemonte siano state gettate da Amedeo I quando, con sue patenti ducali, nel 1644, determinò la istituzione di luoghi di ricovero speciali per i militari (2), li provvide di personale sanitario proprio e assegnò inoltre medici e chirurghi a quasi tutti i reggimenti. (l l Le preaentl

notizie sono state rlca,•ate spoolalmente dalle st!{ruentJ tonti: L' E8u cil.o ciel vecchio PUmcnte. Part<> 1, Roma, 1923. CAS.\RINI A. - La :Medici.na mililare taclla leoqe.ula e~ Swri4. Roma, 1929 e Op. MlD • Diz'ionario a=lilico dc~ circolari deU' anenda oeneral~ di ,uerra, ecc., Torino, 1853. (~) ùorrl.spoodevan o, .n el riguardi glurl8dlzionaU, alle odierne lntermerle d1 P.reeidio. BRAr>OACCJO N . -


PER IL CENTENARIO D.EL CORPO SANlTARIO ECC.

423

Un tale complesso di provvedimenti atti ad assicurare con personale fisso e con appositi siti di ricovero l'assistenza ai militari malati segna certo il primo passo nella cronistoria delle nostre istituzioni sanitarie. Precedentemente, infatti, ad Amedeo I, i Inilitari ammalati trovavano a{)coglimento solo nei comuni luoghi di cura, mentre i reparti di truppa non avevano medici effettivamente designati e dovevano usufruire dell'opera dei sanitari sahuariamente chiamati, o - più comunemente ancora - di quella di qualche barbiere-chirurgo, che, come i vivandieri, si t rovava sempre al seguito delle t.ruppe, talora fors 'anco stipendiato, più spesso pagato dagli st.essi malati. Gli alti Comandi, come in genere tutte le Case R eali, principesche e i condottieri delle a.rmate, avevano bensl i loro medici che venivano scelti fra gli scienziati di fama {l): ma non sempre questi si '' abbassavano ,, a prestare la loro opera ai gregari, dei quali purtroJ>po spesso, specialmente quando trattavasi di milizie mercenarie, erano incuranti gli stessi condottieri: ma non sempre, si è detto, poichè anche nel tenebroso medio-evo la storia parla sempre più forte di sanitari addetti alle corti regie e principesche come di persone alle quali erano a.ffidatt~ mansioni di veri chirurghi da campo 7Jer il trattamento delle ferite anche relativamente ai combattenti. L'Italia, forse più d 'ogni altra nazione, quando aveva aTini proprie e poderose, concorse e poten temente, scrive il Cortese (2), allo sviluppo della importante arte della chirurgia di guerra e quindi, indirettamente sia. pure, a gittare le basi del servizio sanitario ai combattenti: le opere del Benedetti, del Ferri, del Da Vigo, <li Carcano, del Maggi e di altri illustri scienziati del XVI secolo hanno portato anche in qu.esta branca notevoli contributi sollecitamente accolti e sfruttati spesso dagli stranieri. Ma dopo che l' Italia divenne in gran parte serva dello straniero perdette, si può dire, l'abitudine di combattere per la propria indipendenza: per quasi due secoli le sue armate non presero parte alle grandi vicende PQliticbe dell 'Europa, o vi presero una parte limitata e secondaria: e se allora si assopirono gli eserciti si assopì anche il servizio sanitario. Quindi, dopo che Carlo VII, sta.nco delle Inilizie mercenarie, esegui il tentat.ivo di organizzare un esercito proprio, il provvedimento di Amedeo I sorgeva tra i primii a ordina.re anche un servizio sanitario per le sue truppe: e pertanto esso può essere considerato come la base delle nostre istituzioni sanitarie, sebbene in alcune sue parti abbia avuto ben corta durata: infatti, solo due anni dopo la promulgazione dell'ordine, tutto il servizio sanitario ripassava nelle mani dei medici civili (3): ma comunque un buon passo era sempre fatto col riconoscere la necessità di stabilire un'assistenza sanitaria fissa e costante alla truppa anche in tempo di pace e di affidarla a persone di scienza. Durante il regno di Amedeo II e, precedentemente, anche sotto quello di Maria Giovanna Battist.a. (1675-1730), vennero fatti nuovi tentativi di (l) Arcblàtti dJ fAIDA déi Duchi dJ Savoia furoliò, àd esempio, nel 1!(!<!. xv, Antonln Gualtiero di Pavia e Augusto Ciriaco di Tortona. c, nel sec. XVIII, I'Uiustre anat.o mlco e medico VJnoonzo Malacarne da Sa luzzo. (2) CoRTEI\IE F . - Guida twril:o·pralica al mulico miutare in campauna. Torino, 1862. (3) Ne furono appo,ltameute deterruluate le retribuzioni.


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I'Elt If, OF:N'l'ENARIO DEL CORPO SANITARIO E CC.

una migliore orga.nizzazione d el servizio sanitario in relazione anche agli event uali bisogni di una guerra. Non infatti al maggiore esponente del servizio sanitario, e cioè al medico personale della Casa regnante che rappresentava gli antichi À.rchiadi, i M e!lici regi e i L eibiirtzte e che faceva parte dello stato m aggiore generale, ma ai chirurghi assegnati agli stati maggiori dipendenti venne affidato il p oter e direttivo ed ispettivo di tutto il servizio sanitario dell'armata. Venne inoltre stabilita una gerarchia del personale: a capo della stessa furono assegnati' persone con potere e facoltà di organizzatori, e si pensò di provvedere a l ricovero ed a lla cura d ei malati e feriti nei combattimenti con appositi stabilimenti che potrebbero seuz'alt ro essere suddivisi in due categorie: di prima linea , e territoria1i. Questi ultimi non erano che i comuni civici ospedali incaricati, ma in parte anche a ciò apprestati, del ricovero dei feriti; i primi invece rappresentavano qualche cosa di nuovo, e cioè le vere unità mobili da campo - ospedaZi volanti - preludcnt i a quelle unità che - a prescindere dal tipo delle ambulanze create dal Larrey - furono sempre più larga.mente usate nelle guen·e successive, in quelle napoleoniche e quindi in quelle d ell'indipendenza , sia da parte dell'esercito piemontese, sia da. parte di più d 'una delle armate che a quello affluirono da ogni parte per la liberazione dell'Italia dal dominio dello straniero. Colla istituzione di queste piccole unità mobili, delle quali n ell'anno 1702 una venne assegnata. ad ogni compagnia., un nuovo e grande passo in avanti era. stato fatto, anche se dal lato tecnico il servizio sanitario ristretto, nei rig uardi del personale in tempo di pace, ai soli chirurghi maggiori rE>,ggimentali e ad uno speciale tipo di locale per ricovero dei malati che stava fra la semplice infermeria e un piccolo ospedale, lasciasse in v erità a desiderare (1). Migliore organizzazione non vide il successivo regno di Carlo Emanuele III, poichè, se si eccettuano l'istituzione degli Spedali R eali (che solo però di nome differivano dagli stabilimenti che abbiamo d etto territoriali) e la designazione di ufficiali non medici alla direzione delle singole unità non solo,, ma anche a quella di tutto il servizio sanitario (1793 ), nessuna modifica di importanza venne stabilita; e le cose cosi continuarono ad andare come prima., non certo però - generalmente p a rlando - lietamente per i malati; d ei quali la necessità di ricovero er~ sia in pace che in guerra, tanto in uno come nell'altro t;po di unità sanitaria, sfru ttata, dagli appaltatori a scopo di lucro e guadagno, mentre la frequente impreparazione scientifica dei pochi chirurghi assegnati ai reggimenti e dei (( frater », più b arbieri che infermieri incaricati specialmente d el servizio flebotomico, la mancanza di organismi direttivi, la limitazione della gerarchia a pochi gradi nella esclusiva sfera del riparto a cui ill p ersonale era

assegnato, la dipendenza diretta e assoluta del chirurgo maggiore dal solo comandante del reparto, dimostravano chiaramente che se vi erano anche gli elementi per formare un corpo sanitario, questo in effettq., per mancanza di Ulla propria organizzazione, in verità non esisteva. ( l ) Questi locali di ricovero erano sempre però affidati a m edici civili appositament e retribuiti.


PI!:R IL CENTF.NARIO DEL CORPO SA!-IITAR!O ECC.

Nomi illustri non mancarono e risplendettero: ma come stelle isolate, non potendo la loro gloria riversarsi su di un gruppo di st.ipendiati, in ·parte civili, in parte assoldati bensi colla truppa m:L non militarizzati, o meglio non elevati al rango di ufficiali, comunque non organizzati. Difetti questi dei tempi e non dei reggitori : poichè, a gloria anzi d'Italia e di Casa Savoia, va detto che ben antiche sono le origini di tentativi ed impulsi per assicurare l'assistenza. sanitaria alle truppe sia in pace che in guerra nell'esercito ~ardo, il quale con quello del Regno di Napoli divide a questo riguardo le primitive glorie risalenti almeno al xvn secolo (1). A quei tempi lo scienziat.o che per valore e meriti sapeva innalzarsi sugli altri era indubbiamente stimato e a\eva onori t.alora non comuni: ma la professione della scienza medica risentiva ancora dell'opinione d i epoche passate: e DLlmerosi erano i seguaci del vecchio Catone, che ri.ten(lvano la professione del medico indegna di un « civis romanus )), «E sseri preistorici, rimasti all' oscuro in nH.·zzo ai vortici stessi della luce inebbriante d<'l febbrile progresso n scriveva poi a qu('sto proposito l 'Agosti cc per i quali i medici non dovevano nè potevano partecipare ai nobili deschi » (2). In u no ·dei periodi più felici per l'Italia, in un momento in cui tutt.o il Paese sentiva-si mosso da motivi di gratitudine e ammirazione per l'esercito, Amedeo III (1773-1796) volle volgere a questo la suprema cura: e se giunse alla vecchiaia prima di sguainare la spada., se poco adoperò il suo esercito, tuttavia ne fu indubbiamente uno dei più grandi riformatori. A lui deve grandi conceSiliotti anche il personale sanitario, che con esse cominciò ad avere una organizzazione che preludeva alla istituzione di un corpo apposito: la concessione, cioè, dell'uniforme (1793) e l'equiparazione ai gradi milita.ri: inoltre gli deve ancora un re~olament.o (1795) sul servizio in campagna. e sugli obblighi e doveri dell'ufficiale di sanità. Se il chirurgo generale di tutta intera l'armata e i dipendenti chirurghi maggiori vennero rispettivamente equiparati solo aJ luogotenente di fanteria e ai sottotenenti, nulladimeno un altro pa.sso in avanti era fatto: e, mentre per esso au mentava il prestigio del medico militare specialmente di fronte alla truppa poichè i nuovi ufficiali nei suoi riguardi avevano diritto all'autorità. del loro grado, veniva stimolato ancora il desiderio di appartenere al nuovo corpo e sorgevano intlne i vanta.ggi dati dallo spirito di emulazione chl', indirettamente almeno, aveva efficacia sulla cultura. u. cui t;~uto teneva Vittorio Amedeo III, inflcs~ ibile p er quanto concerneva l'istruzione professionale dei suoi ufficiali. Questo ordinamento sanitario militare si mantenne quasi inalterato anche sotto il breve regno di C<trlo Emanuele IV tino a quando il R·t', ceduta ogni sua autori~\ (1798), ordinava ai suoi .suddit.i l'obbedienza. a quel Governo provvisorio che, nominalmente autonomo, divenne in realtà un vassallo della Francia: l'esercito passò allora a.l servizio della RepubIl ) Interessante esempio in Hall" nel sor. X\'11 rU ~t.auilimcnti sanitari di ~ucrr-a diodo l 'Hollpì.Uùe de feriti beUici ctre, d\rrant.e 1'1'-""Cdio di Ca~ie (16:! 8-t!r). fu dircltv dal • IJblrur::ico :Maggiore Romtlo J.'r>.U<.'CSCO Polino •: (cfr: CARUUXf:LLI. - lio~pil<tle de JeriU lrellici ntll'asse<Ji.o di Ca80le, ecc. Cu.sale 19:lv) . (2) AOOS'l'l G. - Il mit;li.oramerltn dd Corpo sanitm·io militare richiuto del tempi. Grlmaldo Venezia, · 1872.

dal progresso


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PER IL CE~'TENARIO DEL CORPO SANITARIO ECC.

blica; e quando buona parte degli ufficiali in servizio effettivo segui le armate francesi con essi partirono anche gli ufficiali di salute che, coi combattenti, in contrasto agli affrettati e poco lusinghieri giudizi di Napo- · leone, il quale a br<>ve distanza di tempo doveva pure e completamente ricredersi, furono durante le campa,g ne francesi p1'imi nei pericoli cnrunq1~e, ulti·m i n-egli onori sempre.

Non st>guireruo, percbè saremmo trasportati oltre il tema assegnato, le vicende del corpo sanitario militare durante la dominazione napo· leonica: l'esercito d'Italia, modellato su quello francese, pur avendo nomi, corpi e ba.ndiere italiane, srppe sempre tenere alt;o il suo nome: Wagram, la campagna di Sp~na; le st<'ppe della Russia se videro morire per ferite o malattie ben 124.759 ita.Iiani, videro a.nche l'eroismo e il valore del nostro popolo, degli ufficiali, e, fra questi, d i quel piccolo nucleo che rappresentava il corpo sa.nita.rio, modetlato anch'esso su quello dell'esercito francese. Come per l'eset·cito, cosi anche per il corpo sanitario, erano bastati pochi anni perchè potesse esser ricolloca.to all'altezza di quelli delle altre nazioni: il ]fan uale dell'Assalini, compilato per gli ufficiali di Sanità. sempre disposti a 1:ersare il loro sang1~e per conservare quello de-i soldati,

lo dimostra in modo inconfutabile (1). E maggiormente risplenderebbero di gloria le armi italiche se i reggimenti piemont<>si fosst>ro stati considerati come italiani e non com~ francesi! La storia dei <1 Tiragliatori del Po n, Austerlitz e J ena parlano a sufficienza di quanto, sotto le bandiere francesi, fecero quelli che furono chiamati i <l prediletti cl-i Napoleone''! IL La creazione del Corpo sanitario militare (2) .

Attraverso tali vicende la storia può affermare che buoni tentativi per assicurare l'assistenza sanitaria ai malati e ai feriti sia in pace che in guerra erano stati fatti: non solo, ma insieme che quel piccolo Stato, il quale, fra i diversi della penisola italiana, già stava - si può dire preparandosi ad assumerne la totale direzione e con essa quella di tutto un nuovo grande Regno a cui avrebbe poi imposto leggi e principi che gli erano propri, aveva già organizzato un servizio sanitario che ~ dati i tempi e gli analoghi servizi delle altre nazioni - poteva gareggiare coi migliori! (l) Afl!!alini Paoio (l i 59-IS~Ul fu medico militare nell' Armata franrose: segui Napo. Icono in J•:gitlo, In Spagna e In Russia, divellllo primo cbirtl.r go dJ Cor te: ritornato in ltalia tu lnsegnunte nell'Ospedale militare di Sant'Ambrogio in :Milano. Scris.~e tra l'altro un Manuale di chirurqia (1\IIIuuo 1812 ~. cbe ebbe l'onore dl 16 edi:.:loni e di numerose ~reduztonl. 12) Fonti principali per questo ('Qpitolo, oltre ouelle c:tate a p~. 422 ~ono: Il Manuale Riordinamenl.o deL ·pr.r8(!)'n.()lt e rlel ~roizio sanìkJrio militare· Torino, 1833. La Ntrova ·r accnrta delle leooi rerwlamenli e <lìspomìm•i relatit!e all' .drnull4 di tef'f'a e di mare, emanttto dal JS:H al IS!JO - vol. I , fase. U , Torino. 1861. Documenti consultati pt'e<!oo Il R. ArcWvlo dJ Stato di T orino, Alngolarmente <'ltati nel testo. GIGLIO. V. - Mili:'ie Pd eserciti d'Italia. Mllnnll, 1927. K~<onn. E. - E?tltC'ikelullfl und Gestaltunq du RUf"u-SanitiifgwtunJI der Europii.i.$f'hen Staaten. Hanno,·er, 1880. M v RnAC"t: P. - F.Iandfrnch tar K. u. K.. :Miliv•rlrzle. V lenna, 1897. liOIITOLO'ITI: V. - .:>t&ria l.lell' h'sercilo 3ardo. Torino, IStl\1.


PER IL CENTE~ARIO 0};L CORPO SANfTA.RIO ECC.

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Ma la storia non può con altrettanta !:licurezza a.ffermare elle vi fosse un corpo sanitario; vi era bensì il personale come vi erano gli stabilimenti sanitari: vi erano medici e cbirurghii che - specialmente al seguito delle armate francesi - si segnalarono pe-r capacità e per attività. anche di organi.zzatori: ma l'esercito non possedeva un corpo di ufficiali medici convenientemente organizzato, particolarn1ente istruito1 gerarchicamente diretto con unità di indirizzo. Mancava in una parola l'azione superiore tecnica direttiva. e coordinatrice, mancavano le fonti per l'istruzione, mancava ancora al medico che pone la sua sch·nza al servizio d eU 'es!.'rcito, ma con essa anche la sua vita, il riconoscimento del diritto a quella posizione, che, aumentandone il prestigio, lo doveva uguagliare piu tardi agli altri ufficiali. Nell'epoca in cui il Piemonte ritornava (1814) sotto il dominio di Casa Savoia,, che succE>ssivamf'nte, nel 1815, lo vedeva esteso a tutta la Liguria, due eserciti, fra. gli italici, non parteciparono alla generalo dissoluzione: quelli cioè dei due stat.i veramente indipendenti: il napoletano e il piemontese. Vittorio Emanuele I, fiero dell'indipendenza del suo stato, volse su bito ogni cura a quello c:be nP ritl.'ne>a il prin<'ipa.le strumento di difesa col fermo proposito di riordinarlo: e, coll'aiuto del 1\farchese di San Marzano, riuscì a costituirsi un esercito che, contando 30.000 uomini sul piede di pace, poteva giungere a raddoppiare la cifra in caso di guerra. Questa riforma, condotta a termine nel 1817, aveva sensibilmente toccato anche il servizio sanitario: infatti (l) venne in quell'anno proposto e approvato un breve regolamento a stampa rigua.rdanto gli individ1~i di R. truppa che cadevano am1nalati, i quali, in seguito alle nuove determinazioni, dovevano ricoverare negli ospedali militari e civili del luogo su richiesta del Commissario <li g1terra, o dell' [j fficiale del Soldo, o del Sindaco: veniva a.nche stabilito il rimborso del ricovero in L. 0,85 per ogni giornata. Il 27 novembre dello stesso anno un R. viglietto approvava un nuovo regolamento per l' Am·m inistrazione, co·n tabilità e governo degli spedali dei reggimenti e Corpi di ogni arma, e ne incaricava. della esecuzione esclusivamente i consigli di amministrazione esonerando i chirurghi maggiori «da ogni carico, per l'infermerie di reggimento o di battaglione, a.ll'infuori della cura degli ammalati. Se il servizio sanitario veniva con ciò ad assumere una maggiore regolarità ed uniformità, nessun mutamento favorevole avveniva riguardo ai chirurghi maggiO'ri di reggimento, ai chi·r urghi di battaglione e a quelli in sewnda, che ancora formavano non il corpo, ma il numero degli ufficiali di sanità.; questi perdevano anzi col succitato regolamento una parte dell'autorità ed autonomia già godute, venendo tolta loro ogni mansione direttiva sui singoli luoghi di ricovero, all'infuori di quella strettamente professionale (2). Durante la dominazione francese la questione del servizio ospedaliero rimase sempre sulla carta dei numerosi progetti; un grandioso studio a. (l) Dispaccio della R. Se~rreterla di Ouerra, lllutcllo 1817. (2 l cfr: .Dizion4rio a11Glilico delk circo/4ri dell'Azienda (l'eMrak di OU'-r•a etc. Tonno, l 851.


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tal riguardo non era ancor ultimato (1803), quando quasi tutti gli ospedali militari esistenti vennero aboliti: nel 1814 ad un secondo studio toccò la stessa sorte ed il progetto n aufragò ancora più velocemente del primo. Gli ospedali militari, quindi, dei quali potevano usufruire i reparti di truppa erano rappresenta,ti da quei pochi che aveva lasciato la precedente dominazione: tutto il rimanente servizio ospitaliero era affidato agli stabilimenti civili, che avevano però appositi e speciali reparti di a,ccoglimento, ed alle infermerie reggimentali. Sulla base di tali regolamenti si continuò il servizio sanitario militare con poche modifìcazioni fino al 1831. Quando Carlo Alberto ascese al trono trovò quell'esercito che già «era stato famoso fra i più rinomati d 'Europa, piuttosto depresso n ello spirito, scaduto nella fierezza, insofferente nella disciplina ». Conseio e quasi presa.go dei suoi de.~tini, volse Egli subito ogni sua cura agli ordinamenti militari: si disfece tosto dell'ispettore generale {l} al quale, poco prima di morire, Carlo Felice aveva dato incarico di riorganizzare l'armata, e, dopo aver preso in suo aiuto il Marchese di Villamarina, diede mano ad un'importante serie di riforme che possono essere considerate la base storicamente più importante sulla quale si formò l 'esercito italiano. Come por tutti gli altri corpi anche per il nostro corpo sanitario esse furono il fondamento di quella organizzazione che, sia pure attraverso future modificazioni e senza pregiudizio dei successivi mutamenti, accompagnò l'esercito e si prodigò nelle campagne dell'indipendenza d'lta.l ia dal 1848 al 1918. Cosi furono create le istituzioni sanitarie che il Re venne poi mano mano correggendo, perfezionando per armonizzarle coi progressi dei tempi e colle crescenti esigenze di quell'esercito che per tutta la sua vita fu sempre la nobile e costante preoccupazione dell'a.nimo suo. Ancora a.l 1831 risale l'istituzione degli Ospedali 'militari, mentre al1832 risale quella del supremo organo sanitario direttivo e cioè il Consiglio .9uperiore di sanità, la cui presidenza fu affidata al medico generale Gillio, illustre preside della facoltà medica torinese (2). Nel1833 venne pubblicato il Rim·dina.mento del personale e del Servizio sanitario milit<tre per l'Annata di ter-ra in tempo di pace (3) che riassumeva. le misure ordinative e r<'golamentari circa il personale e il funzionamento del servizio. Le dllite quindi del 24 dicembre 1831, del 22 no..,·embre 1832 e, in modo speciale, quella del 4 gi11gno de11833 rispondono ai momenti principal i della creazione del nostro corpo sanitario. V t citat.a istituzione d<'gli Ospedali divisirmali, limitata nel 1831 a quattro sedi fra le più importanti e, cioè, a Torino, a Genova, ad Alessandria , e a Chamber?, fu indubbiamente il punto di partenza ed il fulcro della nuova orga,nizza:r.ione, poichè questi stabilimenti militari al 11 mnrch ~~~ Filippo Pa'll nocl . Uitll!ePPO Ollllo tenne la Ruprcrna cnrica dal J S:l~ al 1842: tu poi sostituito da Alessandro Rìbe•·i . (8) Torino, 4 giu~no 1833. (l)

<t) li dott.


:PER IL

CE NTE~ARIO

D EL CORPO SANITARIO E CC.

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comune compito della cura degli iniermi un altro ne venivano ad aggiungere, in forza ai nuovi provvedimenti, assai delicato ed importante: quello cioè, di costituire tanti centri di istruzione e di perfezionamento tanto per i giovani volontari, come per quelli obbligati al servizio che desideravano intra,prendere la carriera dell' ufficiale di sanità. Su questo primo passo, seguìto poco dopo dalla istituzione di quel consiglio superioTe di sanità che « da. esso Ltti su ogni cosa consulta..to lo secondò di lumi che su tal materia gli pose con btm lodevole sollecitudi ne », e di cui« i Membri r-icchi di lttrni e d'esperienza furono chiama.t i a sopraintendere al servizio, a r-iconoscerne i di fetti e propor-re i miglioramenti da introdurvisi )), si basa la riforma cbe due anni appresso, proprio cent'anni fa, doveva giungere alla creazione del nost ro corpo. L'intendimento del Re si manifesta chiaramente nella premessa alle Deterrninazioni Sovrane sopra il rio·rdi-na.mento del personale e del Servizio sanitario militare, dove scrive (1): «Nel determinare con viglietto Nostro del 20 dicembre 1831 l'istituzione degli spcdali milita1-i di divisione per il ricovero dei militan-i che cadono anvmalati , persua,si noi che 1tn pri1no esperimento di una i.stitttzione siifatta avrebbe pi1't d'ogni altra cosa dimostrato il vero ?nodo di governo e d·i servizio che vi si conveniva, Ci riservammo di int·rodurre in essa tutte quelle modificazioni, ampliamenti e 'migliorament·i che si venissero a ravvisare tttili per giungere allo scopo che Oi siamo prefissi, qt,ello cioè di rispanniare le preziose vite dei Difensor-i del Trono e dello Stato, assicurandone il buon trattamento e cura se feriti, o malati d'altre malattie >>. E prosegue ancora in appresso: « Le assidue loro o1tre e l'esperienza di pi1't di un a?MW trascorso, dacch.è trovansi in esercizio li s11,mmentovati stabilimenti, giunsero a far conoscere come sia necessario un totale rÌO'rdi na,mento del Personale sanitario milita're, aooioe<:M somministri per Z'Annata di terra-, in caso di guerra, i me:!9i di far f'ronte alle esigenze di sì importante ra1no di servizio: a88icuri in pace ezian<lio il buon goverM degli stabili1nenti militari sanitari, e nel migliorat·e la condizione degli ufficiali di Sanità in generale, faccia a giusto titolo richiedere ÙA essi loro quelle cognizioni nella scienza e quen'esattezza nell'adempimento dei propri dove1-i cotanto indispensabili in un servizio sì dilicato e difficile )), L'istituzione dei suddetti stabilimenti militari (2), quella del Consiglio di sanità, l'emanazione di un buon r egolamento che stabiliva le norme del servizio sanitario, la concessione di una divisa, l'assimilazione degli

ufficiali <li sanità a quelli dell'armata col diritto a tutti gli onori e a tutti i privilegi agli stessi spettanti (3), lo stabilimento di una vera e propria carriera per gli ufficiali di sanità che potevano secondo le nuove norme aspirare ai vari gradi solo mediante prove della propria cultura professionale, la preferenza infine data ai possessori della doppia laurea costi(l) Dalla Nu()va raccoll4 delle lcooi reo()lamtml' e dispo$it;i()ni 1'tlative alL' .&rmat.a di terra e di mare, emanate da.ll831 a.l l SGIJ. vol. I . Fasr.. II, Dalmazzo, ·Totino 1861. (:l) In breve gll ospedali divisionali divcnncr(l sett e per agttlunta dJ quelli dJ Nizza, Cuneo e

Novara: dJ essi furono chiamati di prima ciiiK•e quelli di 'l'orino, Genova e Alessandria: d !seconda clas!l6 glJ altri quattro: oltre ciò, alcuni ospedali chtill funzionavano da • succursall • a1 principali. (S) Eocozlone fatta ~olo por quello eli ammissione a Corte: l'assttnlla.zfone em conccs:<a ill modo d.a produrre 80lo la nec<:ssarw su/Jordin~ tra oli indivùlu' sanitari (R. v iglietto del :lG marno 183 3}.


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PER IL CENTEN ..\IUO D F.:L COJtl'O S ANITATHO E CC.

tuiscono il complesso di quei principali ordinamenti che aumentarono e innalzarono di un balzo il pr<:'s tigio del corpo, cosiccbè i posti liberi furono ben presto riccrcat.i e occupati ed una generale contesa sorse per disputarsi i 100 posti di allievo fra gli studenti in medicina e chirurgia che potevano concorrervi (l). La critica straniera, specialment.e quella tedesca (2), si è affannata intorno a questa istituzione def!li allie\ri medici militari, e più che tutto sulle disposir.ioni per le quali essi non venivano tutti assegnati agli ospedali di quelle g uarnigioni dove eravi la possibilità di frequentare le lezioni universita,rie, di Torino cioè e di Genova; se non :possiamo disconoscere che per una tale condizione di fatto molti degli allievi venivano a compiere il loro servizio o presso qualcuno d<·gli Spedali reggimentali rimasti ancora in vita, o presso semplici reparti di truppa, o in _guarnigioni realmente prive e lontane da istituti primari di educazione scientifica, quindi in ambient i culturali - per quanto riguardava la loro professione, di mediocre impor tanza, dobbiamo pur tuttavia amme ttere che un duplice scopo era stato in ogni modo tentato e in pa.r te raggitmto: quello cioè di fornire l'esercito di un personale sanitario subalterno che avesse più degli studi tecnici e quello di preparare gli elementi idonei da cui trarre i futuri ufficiali medici, i quali d'altra parte dovevano esse-re bene istrutti, e forniti di tutte quelle CQgnizioni dalle quali dipen<le il buon esito delle malattie >> ciò (( esigendo l'incolumità militat·e e la sic·urezza della sanità del soldato » (3 ). E va notato ancora in risposta ai critici d'oltr'Alpe che nel Regolamento per l'insegnamento e lo studio della medicina e della chirurgia, approvato da Carlo Alberto il 21 agosto 1932 (4), colle disposizioni relative agli insegnamenti da impartirsi agli studenti addetti al servizio militare si stabiliva che anch'essi dovessero dare gli esami pubblicamente e davant i a quello stesso e intero collegio di medicina o di chirurgia al quale dovevano presentarsi tutti gli altri studenti (5 ); del resto, più tardi, quando l'esperienza dimostrò qualche deficienza iniziale e insieme l'opportunità di modificare il primitivo ordinamento, si provvide coll'assegnare gli allievi solo agli ospedali delle citt.à, universitarie (Torino, Genova e Cagliari): ma ciò non diminuisce affatto il grande merito del legislatore che, prevedendo la necessità di un istruzione tecnica particolare per i suoi ufficiali di sanità, la affidò, mantenendola sotto i controlli annuali e finali delle autorità. universitarie, agli stessi ufficiali superiori del corpo sanitario, preludendo in qualche modo alla creazione di un istituto apposito per la formazione del mt)dico militare, quale infatti sorse precisamente cinquanta anni or sono. Il corpo sanitario allora era composto: a) del per!\onale direttivo e cioè: c1) Con R. v lsdietto <lei 2 1 a~ost() 1 !l1Z erano stati determlnnt.i i requisiti di studlo rlob!e· sti per l'nmmts.~i<me nella ci«>~Se rlcoti alli•t·i· ossi vcui<'aoo claasitlcati nei 'JU&drl del Corpi nu· diantc co/locanumto al/h State JrlU{]uiOre dopo i chirur ghi. _ Fino dai prinwrdi dell"istil u?.!oue ue<:U n.lliovi cno>'i provveduto a determinare quall • h·

brt • dovessero aC1lll.s tare gli ospedali divisionali ver la loro iitruzion c. (2) K '<OtHt. Op. cit. (3) La l R. vildlotto re lati .-o alla conceSJ;ione dC'll'unirorme : 26 mnrzo 1833. (·1) Fodrnttl, 'l'orino, l Sà:l. (5) Art . 38 del $Uùdetto Hegolnmento.


PER IL CENTENARIO DEL CORPO S ANITARIO F.CC.

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d el Consiglio superiore di sanità forma,to del Presidente e V ice presidente rispettivamente nella persona del medico generale e d el chirurgo generale d'armata, ambedue parificati al grado di luogoten ente colonnello; di t re membri ordinari, medici-chirurghi, parifica,t i al grado di maggiore (1), e di due membri stra-ordinari, il chimrgo generale in seconda dell'armata, e un chimico farmacista, equiparati allo stesso gra.do di maggiore:; b) del personale esecut ivo e cioè: di 107 medici e chirurgh i militari d i,·isi nelle seguenti classi: medici in capo di osped.aU (capitani), ·medici di prima. e seconda classe (capitani o luogo tenentij, medici di presidio (sottotencnti), chimrghi in capo di ospedal-e (capitani), chi·rttrghi maggiori (capitani), chin~1·ghi maggiori in seconda (luogotenenti), chimrghi di presidio (sottotenenti): di nove farmacisti di cui uno capo (capit.ano) e gli a ltri di prima e seconda classe (capitani e p rimi tenenti); inoltre di 100 allievi eli medicina., chimrgia e farmacia (2). Se al piccolo corpo chimico-farmaceutico era sta.to provveduto relativament·e al personale, la formazion e di un apposito istituto farmaceutico militare rimase invece ancora per lunghi anni un'a.spira.zione, poichè, sebbene fin dal 1832 avesse il R e d imostrata l'intenzione di crearlo, como appare d alle Regie determina.zioni relative al Consiglio superiore militare di sanità. (3), esso sorse assai più tardi e cioè solo nel 1853. Alla istituzione del maggior organo consultivo, il Consiglio superiore di sanità, Carlo Alberto er a ricorso per stabilire la base su cui appoggi ed il perno intorno a cui si a.ggi·r i il servizio sanitario deU' Armata )1 , Nella suddetta determinazione (4), oltre le disposizioni relative alla generale sorveglianza. tecnica, si ordinava che dai membri del Consiglio fossero esaminati gli aspiranti al servizio o alla promozione, e che fossero redatti un apposito regolamento concernente le varie par ti del servizio stesso per il tempo di pa.ce, nonchè un progetto per il servizio sanitario in tempo di guerra che doveva compr-endere tanto quello d' ambulanza come quello degli spedali di seconda e terza linea (art. 12). Non seguiremo punto p er punto t u tte le modifìcazioni che negli anni successivi vennero disposte relativamente al corpo sanitario sia per l'organica sua costituzione sia riguardo al funzionamento del servizio, tale non essendo il nostro compito, rimandando il cortese lettore che bramasse conoscerle alla Raccolta di L eggi, etc. già citata, alla speciale monografia del nostro Casarini (5), alla. sua .Medicina militare nella leggenda e nella StQTia e ai citati lavori stranieri del Myrda.cz e specialmente del Knorr. :Ma non ci era sembrat o possibile un accenno meno rist retto circa la prima organizzazione del nostro corpo in quest'anno in cui si compie il ( 1) t membri, o consiolieri, ordJnarl &rano c hiamati aneto e I ~pcttori d t: medicina o di

chirurrria.

(2l L'anunisslone nel Corpo degli ufficiali di ~anitil militare nve"a loogo comJncinnclo do.i

gradi di medico di seconda c lasse o di Presidio, di C·•irurgo maggiore io secoulla o di ~-'1...aidio, di

farmacista di seconda classe Cart. ~·; del citato Regolarue, .to •. (3} L'art. I li prevede\"O. la sor<"••gliaoz<o d~ l Cou~iglòo ~npra Il Dcpo·ila cm t ral• 'ii farnw.cia. (4) R . determinazione 22 rllccruhre 11132. (~) Il Oorpo swlita.rio rnililure t le sue tradirwni storiche. Gior nale ùi rue <liolna mUltare.

fagc. I. 1927.


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lL 0::-.- rE :s-.\ltlO DEr, CO RPO SANITARIO EOC.

primo CC'n tenario, come S(·gno anche di gratitudine e ammira,zione per l a m<'nte illuminata di Carlo .Alberto che appieno comprese l 'importanza c la necessità di un corpo sanitario come di quello che Gli avrebbe garantita la conserYazione dell'esereito; poicllè la Sua mente creatrice conobbe che non ai soli ripari da \·an Li le malattie e le ferite doveva correre il mC'clico militare, ma COillJH't>Se, volle e ordinò che insieme dovesse conoscer e e l)rat icare qtwlla che più ta.rdi con felice termine fu cb ia.mata dagli inglesi « la scien~a della ('Onser razione degli ese1·citi u, per cui fra i provvidi citat.i ordinament i del 1833 non mancano i precetti di un'igiene militare; e ag-li ufficiali di Sanità ne fu aflìdata propriamente la sorveglianza, che da.lla salu.brità dullo ca ;wnno o d egli osp edali doveva estendersi all'alimontazionc ùel soldato, come dall"educazione fisica, c dall'igiene individuale giungPrc> alla profilassi d elle malattie infettive (l). Carlo Alberto pensa va come scrisse l'Arno n Id: cbe cioè « i soldati non si improvl'isano come le comparse di palcosc~nico, ma mi-litarmente si C1'eano n, e vide non solo l'importanza d ella. igiene collettiva ed individuale nel S<'nso più lato della parola! compresa q11indi anche quella della. educazione fisica, ma vide anche come essa. dOV(.>l'Se essere affidata ai tecnici a.i quali incombPYa l" obbligo ùi ga,rautirgli i suoi soldati come di garantire quest,i alle famiglil: alle q nali la sicurezza dello Stato li chiedeva. Vide e previde insomma l 'azione complessa del medico militare nella formazione e nella cousen ·aziooe fisica e mora.le d el soldato, e, principe octtlato e prudente, tenendo come il massimo dei beni l'incollllllitàe la forza del suo eS(!l'Cito, n1~ll 'organizzare a questo scopo il corpo dei suoi ufficiali di sanità volle giustamente pretendere ch e essi conoscessero e sempre più approfondissero questa scienza conservatrice, e diede a quel corpo un posto organico nella composizione dell 'armata della quale da allora divenne p arte attiva, importante ed integrante. Uno sguardo sintetico ai vari momenti della vita del corpo sanitario potrebbe, dopo una prima fase corrispondente ai citati momenti della sua creazione, fase compresa nel periodo che dal 1833 v a al 1840, fissare i limiti della successiva tra il 1841 e ill852. Nel primo anno di questa seconda epoca furono stabilite nuove norme per l'a.m.missionee per l'avanzament o del personale sanitario (2): nell843 (3) v enne resa obbligatoria. la doppia laurea per i chirurghi: fu questa importanLissima riforma che tolse di fatto, sebbene sia stata lasciata ancora sussistere di nome, la differenza. fra. i due rami della professione moùico-cllinngica avviandola decisamente verso la unificazione più tardi attna,ta. (1)

Vedi a que.qto pi'Qpo;;ito la bello. m onogra.fto. del TESTI: Storl4 retrorpelti114 dell'i·

oiene del N. Esercito Jlaliano. Roma J !IL2.

(;ome Carlo Alberto ordinò la com pilazione, nel 1838 di un Codi~ tarmo.cettti<X> mi/ilare anche per l'lslrul'.iooe dc~rll allievi e del glovuni ulllclaU di sanltà, cosi plil tardi per Suo ordine il medico dlv lqiona le dott. Cnrncvalc-Arclla srrlsse un trntto.to di Igiene mili tare.

(21 Nel personale del cor po aanltnrlo ol~ l medici el ch irurghi dell' Armùta erano compresi i fnrmacl~tl, come nnrhe fino al 1 M~ gli u !tlrfa ll di sanit-à ad !letti al I!Crvi71o Mnltarlo della n. Marina, il quale coslltul\·o. un ramo Rpecln le ma non autonomo : la Marino. aveva un ospetl•lle partloolure a Genova che fu J)Oi aLolito: il servizio, tranne quello a bor<to, cm identico e il per· sono.lc avc'l"a denominazioni c distinzioni \l ~uaH a quelle in uso presso I'Armnte. di t.e rra.. La separnr.tone avvenuta dctluiLJ,·mnente nel 1862, sl inl ?.lò con la nomine. di un medico d il>ioit)nole di ltla.-i11a (1860) . Ancbc Il corpo veterinario, che godeva però di autonomia, fa<'OT& parte di quello •o.nlt.ario. (S) n. derreto 5 <Ctt c mlml 18 l :l.


PER JL

CE!'<"TE~AlUO

DEL CORPO SANITARIO ECC.

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Il 1848 vide solo qualche nuova disposizione relativa al ser vizio in guerra, come un R egolamento l)er il persona.le e per il funzionamento d el servizio in campagna (1): in quell'anno inoltre fu istituito il corpo degli infermieri militari. Nel1850 cessò ogni distinzione di fatto e di nome tra medici e chirurghi: il solo appellativo meà:ici desi~nava tu tti i sanitari che vennero distinti t ra loro solo dalla denominazione assunta dalle unità presso le quali prestavano servizio, per cui divennero divisionali, eli reggim.ento e di battaglione: inoltre venne esteso a t utti gli ufficiali di sanità. l'obbligo d el servizio a carattere continuativo presso gli ospedali, mentre quello presso i cor}li doveva essere disimpegnato solo e a turno dai subalterni (2). Il 1852 segnò solo la definitiva soppressione delle vecchie infermerie di presidio e reggimentali che vennero sostituite dagli ospedali succursali. Il servizio sanitario in guerra comprendeva a quell'epoca gli ospedali temporanei e le ambulanze: queste, che possono essere considerate come vere unità sanitarie di P linea, erano costituite essenzialmente da un determinato numero di carri a due o a quattro ruote per il trasporto dei ferit i, da corbe o cassoni d'ambulanza contenenti i medicinali e gli oggetti di farmacia, da ceate contenenti il materiale di cucina e dallo strumentario chirurgico (3). Fin dal tempo di pace era prevista la dotazione precisa di ciascuna ambulanza, come era determinato il numero d egli infermieri milita.ri che dovevano formare le compagnie da assegnarsi alle divisioni di linea ed a quelle di riserva. · Gli ospedali temporanei invece non erano costituiti, o meglio non avevano dotazioni proprie prestabilite, fin dal tempo di pa<:e: si chiamavano temporanei perchè dovevano servire di transito in contrasto ai permanenti che corrispondevano ai nostri stabilimenti territoriali, e che erano considerati luoghi centrali di convegno e di scarico dei primi. Per l'impianto degli ospedali temporanei si doveva prima di tutto dare la preferenza agli ospedali civili delle borgate e delle città secondarie-, dietro speciali a<:eordi colle autorità municipali: la cura dei feriti doveva essere lasciata ai medici borghesi; ma, possibilmente, a sopraintenderli doveva assegnarsi un medico militare coadi1tvato da qualche a1ttorità del pari attinente all'Armata, poichè in tali contingenze non era soltanto questione di scie·n za, ma sì specialmente di moralità e disciplin.a.. In mancanza di ospedali civili dovevano essere prescelti i locali che prestavano i migliori requisiti, primo fra i quali la CO"modità di accesso dai trasporti dal campo. In complesso quindi, e almeno nella ideazione, il servizio ospedaliero in campagna non poteva chiamarsi insufficiente. Alle alte finalità della sua organizzazione il corpo sanitario era pronto a rispondere: mancava però una prova necessaria, e cioè il battesimo del fuoco, affinchè aveRse potuto dimostrare con degna risposta in tempo (l) Taio Regolamento tu modificato ~<uh !to dopo la R"Oerra di Crimea.

(2) Il Relrolamouto e lo istruzioni del 1 ~50 determinavano an<"hO l'obhllp:o per p:l! uffi<"la l\

di

~anltà dllnt.orven!ro alle te;. Ioni dJ anatomia e rl llnmcta oporaUvn. da cnmro, d! chlru'ltiA. den·

tale, di t'tkSuht.t are, dJ t;.erYJ1.1 tmuiUtrl, \'Cè. tcluttu dt"d n)(•dic l Ufvl~iona.lt; rentl<,vnno inoltro ohbH ·

gator!o l'Insegnamento do!l'i~leue miHtare e della compiluzlone statL•ti<'n: dn.-nno norme per Il KOrvizlo balneo-tennale. (S) Ogni divisione attiva <'onduceva al suo 90guito cinque del suddetti cassoni. 2 -

Gionl<lle di medicina m ilita-re.


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PER IL CENTENARIO DEL CORPO SANITARIO ECC,

di guerra, per la quale l'esercito è fatto, come fosse in grado di adempiere l'alta missione affidatagli. Senonchè, se in simili contingenze alla prima prova possono dimostrarsi la bontà di un'organizzazione ed il valore dei suoi componenti, solo attraverso prove successive e ripetute si svelano i difetti, si rivelano gli immancabili errori, le manchevolezze, i punti deboli del sistema, del complesso cioè di un servizio che, nel caso specifico, come lo definilo stesso suo ordinatore Carlo Alberto, è quanto mai delicato e difficile. Poichè anche l'assistenza ai feriti sui campi di battaglia e dopo il combattimento non rappresenta che una sola delle grandi questioni che il problema sanitario si propone da risolvere. «Non è difficile di condurre le truppe al fuoco, ma è ben difficile farle vivere e conservarle »1 scriveva il maresciallo Bugeaud: «davanti al nemico occone ed è sufficiente pagare per un momento di persona: l'esempio dei capi poi trascina elettrizzando: i reparti e i soldati compiono il rimanente n. Ma all'infuori e, meglio ancora, dietro a tutto ciò, e perchè non ogni momento si combatte, è un'altra cosa: nelle marcie, negli accampamenti, nelle trincee, prima e dopo i combattimenti, in mezzo a fatiche e prove quasi sempre necessarie e spesso gloriose, vi deve essere una scienza che fa durare e protegge il soldato: una scienza che prepara gli uomini a vincere o che, se mal condotta, li perde. Questa scienza della conservazione degli eserciti deve curare bensì le ferite; ma occorre sappia e possa prevenire e combattere le cause imminenti di riduzione, le malattie, che decin1ano i reggimenti, che obbligano ad un'organizzazione tanto costosa quanto imbarazzante quale è quella dei numerosi stabilimenti sanitari. Può ben darsi quindi che anche dopo un solo combattimento un corpo tecnico come quello sanitario, magari spontaneamente moltiplicatosi senza riposo per far fronte alle esigenze delle più gravi sit,uazioni, nulla abbia pii1 da aggiungere alla sua devozione, al suo coraggio, alla sua abnegazione, ai suoi sacrifici; ma avrà sempre da aggiungere alla sua scienza, all'esperienza, come all'importanza della sua missione: poichè non si improvvisano, in poche parole, i Larrey ed i Percy se non dopo ripetute battaglie; e la giusta visione dei mezzi e delle modalità. sorge solo dopo le continue prove. n corpo sanitario militare sardo nelle guerre dell'indipendenza si prodigò interamente: e, nonostante la scarsezza dei mezzi e del personale, rifuù;e per il valore dei suoi componenti e rinsci in breve (1854-56), nella guerra di Crimea, a reggere non solo il confronto con quelli degli altri eserciti, ma a collocarsi addirittura fra i primi, raccogliendo insieme colle truppe combattenti il plauso di tutto il mondo civile: e ben di maggior gloria. risplenderebbe la storia del suo comportamento nelle precedenti campagne se «non pochi coraggiosi medici non avessero subito le fatali conseguenze di un errato concetto circa. l'importanza della loro opera e della loro posizione ad onta della eloquenza dei fatti e delle leggi al riguardo )) (1). (l) P~.~.role del dott . A.stostl, medico di re~imento e poi divisionale,

tutt·e le campagne dell'lndipcndenza: crr: op. cit.

che preso parto a


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Ma errori anche di organizzazione e di previdenza, poi troppo a lungo scontati, non mancarono: dovuti in parte a deficienze di preparazione, di personaJe, di mezzi, nonostante che, fra le generali tenebre ancora abbastanza fitte dell'assistenza sanitaria ai combattenti, l'esercito del piccolo Piemonte abbia costituito un faro luminoso nella storia, sia nelle guerre nazionali precedenti a quella di Crimea, come anche in quelle successive: ma non mancarono gli errori che anzi, in contrasto all'esperienza, furono a lungo mantenuti: nè l'a.ssistenza sanitaria alle truppe in guerra potè raggiungere quel punto indubbiamente sperato dalla intelligenza e volontà di Chi aveva ordinata l'organizzazione sa.nitaria e di Chi con opportune modificazioni cercava continuamente di mantenerla efficiente e di migliorarla. N oi non entreremo nel merito di alcuni certamente non lievi difetti in parte umanamente inevitabili ogni qual volta si crea un nuovo e complesso organismo destinato a funzionare colla correlazione di numerosi componenti, in parte dovuti a precedenti ragioni econoiniche (1): il subordinare, ad esempio, gli ospedali alle Giunte sanitarie formate da combattenti, l'affidare la direzione di ogni singolo stabilimento al Capo di stato maggiore della divisione o ad un suo delegato (2), como anche il comprendere nel personale amministrativo la compagnia degli infermieri, sottraendola. quindi del tutto alla subordinazione verso le autorità. sanitarie (3), erano difetti dovuti anche ai tempi, a speciali condizioni di cose, alle idee che correvano come a vecchi pregiudizi; ad essi in ben più alte sfere facevano riscontro quelli lamentati in tutti i grandi eserciti, non foss'altro relativamente alla dipendenza di tutto il servizio sanita.r io dalle intendenze: dipendenza che in taluni Stati - nella Francia ad esempio giungeva al punto di togliere ai medici Inilita.ri la possibilità. di costituirsi, nella organizzazione generale d eli 'armata, in un corpo distinto, in un corpo avente la possibilità di funzionare sotto l'autorità. dei propri capi: il corpo sanitario era quasi dovunque 'Vlo strumento, un accessorio messo a disposizione dell'intendenza: un quadro, in una parola, di a.genti esecutivi posti tra le sussistenze e i fornitori dei differenti servizi (4). Lasciamo questi ecl altri difetti, pur meritevoli di ampia discussione poichè anche dallo studio degli errori si giunge ai migliori frutti, per ritornare al nostro proposito. Nel1840 Francia ed Austria furono di nuovo di fronte: Carlo Alberto non concesse il suo esercito alle due potenze, nonostante le vive richieste mossegli d'ambo le parti: ma pensò giustamente di mobilitarlo per poter difendere la neutralità.. (l) cfr. BORTOLOTI'l V. - Stori4 deU"Esercìto BartW owlla Campam~.a de.l 18·i8-t9. Torino, 1889. PII&'· 27. (2} T-e Giunte Banit-arit militari alle quali era. affidata. la iSPeZione ~v.periOrP. dogli ospedali mlllta.rl erono ln ogni <'aPoluogo prosledute dal Oovernatore o - pet· di lui delega - d~>l generAle coma.nda.nte la divisione: membri ne erano l colonnelli del corpi o gll ulli cìall al Com~>ndc, cJegli stessi. (:l) Nelle osservazioni che fanno seguito a.Ua. deliberazione relativa o.llR l~tituzlone del corpo de~>: li lnfell"mlerl è detto testuAimont,e: In cam'[XJ 14 raccolta dei /erUi. e dipendente dall"ammù•istraz i.nne militare: oli in/ennieri e i l<>ro 1tfll.cl'-di devono quiru.li dipendere e ri.cet>ere ordini d«lle C:ummi88arie di querra solamente e ~n prom-i11Cuamente da ?Uesle e rla·i cltirttrQ/ti. Do11e molti dànno ortlini nasce con;usione e nessttno obbetli~ce. (Doli b. n. 2:l del 7 110ttombro 194 8 del Con~rresso oowmltlvo permanente di gtwrrn. Minl•t.ero Gucrr>1 - Onbinetto-P~<cco 19, u. 611 - R ; Arohlvl eU Sta.to di Torino). (4) CIIE~ U.- 1-anwrtalilé cla>l.g !'armée. Pa.rls, 1870.


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Se quella mobilitazione riuscì un efficace esperimento per tutto il suo esercito, pur non essendo finita in una guerra, lo fu senza dubbio anche per il corpo sanitario che, ancora. sotto la. direzione del dott. Gillio, presidente del Consiglio superiore di sanità (1), ebbe cosi la prima occasiono di prepa rarRi all agiTI~ in combat.t.iml'nt.i. Il personale intanto doveva aver rit ratti nuovi vanta.ggi nella istruzione, poicbè precedenti di:-~posizioni (1838) avevano stabilito che i chirurghi maggiori dovessero tener corsi chi1··urgici e di servizio sanitario non solo agli allievi, ma a,ncbo agli ufficiali dei gradi inferiori, mentre la direzione di tutto quanto concerneva l'insegnamento professionale era passata nelle mani del Consiglio superiore di sanità conseguendo da ciò una migliore unità d'indirizzo. Nel luglio del1843 la presidenza del Consiglio di sanità venne assunta. da Alessandro Riberi. Riservandoci di pa.rlare più tardi della sua opera di scienziato, non è possibile fare il suo nome senza rivolgere il pensiero a quanto il corpo sanitario d.eve a questo che fu uno di quegli uomini così fatti, propri a tutte le funzioni perchè posseggono t1.ttte le attitudini, che da lla cat tedra universitaria di Torino, dove continuò l'opera, del Bertrand, del Rolando, del Rossi, del Geri alla. presidenza del Consiglio di sanità, dalla Camera al Senato portò ovunque l'ingente frutto di una di quelle intelligenze elette che danno gli scienziati ed i pratici superiori (2). Colla sua facoltà meravigliosa di coordinazione, coll'alto magistero della parola, sovrano nel dominio della chirurgia, ricco di espedienti d avanti all'imprevisto, mente aperta a tutte le novità della scienza, Alessandro Riberi fin dall'inizio della sua assunzione all'altissimo incarico incominciò ad attuare varie riforme più conformi ai tempi nuovi e più adatte ai progressi della scienza , mediante le quali una nuova era fu aperta per il corpo sanitario militare: cosi, a ncora nel 1849, in Senato potè eloquentemente e con dat i di fatto dimostrare il diritto degli ufficiali di sanità ad essere compresi fra le armi dotte. Fra le principali innovazioni alle quali si è accennato e che dietro suo consiglio furono portate nel corpo sanitario due specialmente costituiscono le basi fond amentali dell'opera sua rinnovatrice e restauratrice: l'obbligo, cioè, della doppia laurea per i chirurghi aspiranti al grado di chirurgo maggiore e quello degli esami di concorso per le promozioni ed avanzamento degli ufficiali di sanità. Se oggi, quando, sopiti gli odi, si è potuto scrutare, come voleva e prediceva G. B . Borelli, con analisi rigorosa tutta quella B'UCcessione di fatti per cui i l Riberi fu bersaglio a tante accuse onde estrinsecarne le virtù sul conto suo e sul co-nto di tutti (3), se oggi la scienza medica molto conosce di dover a lui specialmente per la fusione delle cattedre universitarie medica ( l ) Nel l 83~ Il Consiglio Superiore di sanità. era. stato ridotto a. cinq ue membri.

(~) l:i•t Ale~•nndro Riht1rl >('dt~re tra. l'altro Il discorso del C.en. Medico Ferrero di Cavo.l·

lerlt-onc In fliorn<~le di mC'iwina mUUare 11) I l, n . 1O; ~tli scritti di Cna Brini in Gior>uzle di Medicina •n·i /ilare 1927, n. l , c in f'rMili cti chirurnhi m ilitari italiani -RomA, 1929, e tra le noorologle , qncllt• do! Bor<' lli publolka ta nella Uuzutta m•A.ica ilatiana l'anno d1 sua morte, e quelle d el medici militari Pcronc o Burofll,,. (3) l\ocrohlologi!l di Hil>cri già citata.


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e chirurgica (1), per la elevazione dell'insegnamento al grado di un vero sacerdozio, per la nobilitazione della professione del medico, molto e assai più ancora deve a lui il corpo sanitario militare, che, sugli anzidetti cardini, venne restaurato con tanti provvedimenti atti a promuoverne specialmente l'istruzione, non ultimo dei quali la fondazione di un Giornale proprio del corpo, che nel 1927 compi il 75° anno dalla sua fondazione. Il personale del corpo sanitario trovavasi in queste condizioni al sorgere della prima campagna dell'Indipendenza, quando il periodo prodromico stava raggiungendo l'acme e la guerra si vedeva inevitabile; quando dalle bocche di tutti freneticamente si cantava a Carlo Alberto: Se ti sfida la rabbia straniera 1\font·a in sella e solleva il tuo brando: Con azzurra coccarda e bandiera Sorgerem tutti quanti con te: Volerem alla pugna. gridando Viva il Re! Viva il H.e! Viva H Re!;

quando a Milano, a Mantova, nelle calli e nella piazza di San Marco risuonava dovunque il grido: Viva Pio IX, Viva l'Italia! n Riberi, non pago di aver favorita e promossa l'istruzione del corpo sanitario, strenuamente lavorava per migliorarne le condizioni, sebbene taluno dei provvedimenti gli fosse acerbamente discusso e ·combattuto, in gran parte per opinioni di casta e per abitudini già. inveterate; vide che un certo malumore regnava fra gli ufficiali a causa del trattamento e, in quanto gli fu possibile, tentò di provvedere. Ma, fra le lacune della organizzazione alle quali si è accennato, l'insufficienza specialmente del personale tecnico di fronte ai bisogni dell'armata in guerra era difetto ancor grave, che, nonostante i provvedimenti proposti e in parte accettati, non poteva non aver tristi ripercussioni nei momenti del maggior bisogno. In data 28 marzo 1848 il presidente dei Ministri aveva trasmesso a S. E. il Ministro di guerra e marina un progetto di mobilitazione del servizio sanitario per un corpo d'armata della forza presunta di 40.000 uoinini,

in seguito a concerti presi col presidente del Consiglio superiore di sanità.. Dall' interessante progetto, che trovasi all' Archivio di Stato di Torino (2) nel Corriere del 5 aprile, compilato in tre specchi, si rileva che si era prevent.ivato il movimento di quattro medici e quattro chirurghi con funzione direttiva, dei quali due ispettori e due capi: di 19 ufficiali di sanità. da adibirsi alle cinque ambulanze divisionali, dei quali 12 tra medici e chirurghi militari e sette chirurghi civili: di quattro allievi militari laureati, e di otto studenti del sesto anno di medicina. Tutto il materiale di mobilitazione consisteva poi nei carri d'ambulanza, in cento corbe o ceste di materiali vari (medicinali, medicazioni, strumenti), in 105 barelle, 2000 marmitte da campagna, 60 bidoni di latta, cinque dotazioni complete di biancheria, stoviglie, e mobilia per servizio ~l J 11 Rib!'rl era stato aggregato n l Collegio di chlruNtlfl nel 1815 In sè~.tulto alla brillante dJsr.uas•one au lla 11entenza del Jo'rnnk: Non minu.~ chirurgo medicina, QWlm chiruruia mcdi"o op•<S e~t. (2) 1848 Bmt.a P g. llloldtcro di guerra prcs~o l'Armata in Lomllarùiu.


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d'ospedale (destinate alle cinque divisioni), tre grosse casse di medicazioni avute in dono, sei casse di medicazione che dovevano costituire la riserva. A questa evidente ristrettezza di mezzi e di personale si aggiunsero disgraziatamente altre cause che resero scarsa e difficile l'assistenza ai feriti dura nte i combattimenti del '48 e, dopo l'armistizio di Salasco, anche del '49, nonostante i provvedimenti attuati per migliorare il servizio ospedaliero di guerra. Senza entrare in particolarità, sebbene assa.i interessanti, poichè ci trasporterebbero oltre i limiti segnati, pur riservandoci di ritornarvi sopra in altra occasione, si può ricordare, ad esempio, come appena qualche giorno (2 aprile) prima dei combattimenti di Goito, Monzambano e Valeggio (8 -11 aprile) i carri d'ambulanza fossero ancora tutti ferrni ad Alessandria (l)! Dal quartiere generale dell'armata il Capo di stato maggiore generale Di Salasco, faceva conoscere al Ministero della guerra, il 4 aprile, che non aveva potuto ancora parlare col medico e col chirurgo in capo dell'armata, poichè non giunti: e, lamentando la mancanza assoluta di ambulanze, resta da fis.~are - scriveva - d1w o tre città ove ap·rirebbonsi ospedali di prima li·nea ca.pa-ci ca1tduno di .300 a 400 malati)) (2). EppuTe penuria di personale e di mezzi non fecero che far r isplendere nella campagna sia del '48 che del '49 il valore del piccolo corpo sanitario, che, come disse lo stesso Riberi, senza distinzione di casta, di condizioni, di g1·adi, di a·mico o nemico, non altro sco·rsei n tanta strage, fuorchè un fmtello in pericolo un cittadino da salvare alla patria, e che in se1nbianze di rimproverare colla s.ua presenza e con la nobiltà delle sue azioni i combattenti che facevano a gara nel rapirai a vicenda la vita, accorse con inquieto tra81Jorto fra gli 8tr1lmenti di morte per reca·re al ferito e al moribondo gli aÌ14-ti dell'arte e i conforti di un amico. E i sacrifizi e i meriti del piccolo corpo sanitario furono esaltati in pieno Senato il 12 novembre 1849. La nota mancanza di unità di comando e di direzione di un esercito per allora ingente (3) , nonostante che, ad onta di ciò e della. configurazione del territorio e dello scarso sviluppo delle ferrovie, le operazioni di radunata siansi potute ben compiere, ebbe le sue funest e influenze anche sull'andamento dei servizi compreso quello sanitario. Le relazioni, fra tante altre, del dott. Mussa, che prestò la sua opera presso l'Ospedale militare di Asti, del dott. Cravera e del dottore Rastelli; chirurghi ambedue in capo d 'ospedale (4), interessantissime fra l'altro perchè c'informano come fin d'allora «con successo venisse praticata l'eterizzazione su tutti gli operati)) (5), e come il chirurgo (l l Dal citat o Corri~re del 5 aprile. Fo~tllo 1926 del pro~ldente del Consiglio dl)l Minllstrl. ·R. Ard>lvio tll ::ltnto <li 'forino. t ti Oa l citato Curnere del 5 aprilo. R. Archivio dl Stato di Torino. (3) ('n rio All •crto MCii<' In cnmpo oon J>oco piil di 38.000 uomini: ln.sèg'Uito, oolle truppe nu~lllario. la fora• aumentò •·on~iderevolmt'nte. Cfr. BORTOLOTTI. - Op. cit. ( 41 R.l:'l'l'f:J.t.l l\. - Note •.d "·""'-'V(tZÌIIlli tli. cltirurgia militare. M !lnno, l 8 t9. . . . l ' HA n .u 1 C. L. - Jiela:rioni intomo alle più grat>i ferite t·urate nell'ospedale nul•tare d~ am·

frttlan Z<l 1ii, l ";&icytJio . ii iL',;'<~. - lluluzioni In (;itmwle della Il. Accademia di metlil'ina rii TorirvJ. A.llDO I, vol. 3•, sez. 'l.•.

C5l 11 prlrno a t>ratlcarle '11 1 <'A\mpo di battaglia fu Il dott. Giacomo Donino, medico in

capo dell' c"urd l.u.


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generale d'esercito, barone dott. Massara di Previde, seguace del Bliquer, illustre chirurgo di Federico II, spingesse tutti i suoi dipendenti alla chirurgia conservativa, ci dimostrano anche quale fosse il lavoro a cui sottostarono i pochi rappresentanti del corpo sanitario sparsi negli ospedali di ambulanza, dei quali, per esempio, quello di Volta ebbe perfino un movimento complessivo, fra entrati ed usciti·, di 500 individui al giorno. L'Ospedale dei veterani ed incurabili d'Asti, ricoverò da solo 1600 feriti dopo i combattimenti di Volta, Goito, Rivoli, Roverbella, Villafranca. Solo a S. Lucia le perdite furono di circa 800 uomini (1): verso la. metà di giugno ben 6500 uomini giacevano negli ospedali a causa della malaria che aumentava ogni giorno il numero delle sue vittime (2). In seguito ai combattimenti tutte le case, le chiese, e i casolari riboccavano di feriti che vi arrivavano dopo aver passate molte e molte ore sul terreno, se non erano in grado di recarsi da soli :a cercare ricovero: scaglionati a grande distanza fra loro i medici militari si moltiplicavano come potevano sulla linea del fuoco (3), sprezzanti del pericolo, accorrenti prontamente presso i feriti: ma molti di questi lungamente e invano attesero chi li potesse soccorrere (4), sebbene la pubblica compassione non rimanesse inerte: poichè, mentre chiese e case erano offerte con filantropico e fraterno sentimento di umanità e colla. soddisfazione che da il poter concorrere ad un'opera santa e pietosa., qualche ospedale sorse dalla carità privata, anticipandosi cosl la organizzazione d.elle formazioni sanitarie di soccorso (5). Lo scar so personale sanitario dell'armata sard a, giunto in buona parte al proprio posto a campagna già iniziata, ancora all'oscuro di norme e di regolamenti che vennero pubblicati dopo l'inizio delle operazioni, sebbene, si ripeta, abbia moltiplicato fino ai limiti del possibile la sua. attività, non fu in grado di prodigare una sufficiente assistenza. sanitaria., limitandola anche al solo compito della cura dei malati e feriti. Se ogni battaglia ha la sua storia, come scrive il Mignon {6), anche quella del servizio sanitario dovrebbe essere scritta singolarmente per ogni campagna. Ma la ristrettezza del tempo non ci permette di dilungarci, stimando sufficiente quanto si è narrato relativamente a questa fase della vita del nostro corpo sanitario, il quale, se non ha potutQ allora rispondere (l) Cfr. DELLA RoccA. - 4utobin(lra(la. Vol. I. Nel tatto di Santa J,ucla. a eausa dcii" in· •utflt'lenza del se"·izlo sanitario, paroccbl feriti perirono per mancanza di soccorsi, tra l quali Il marcbcse del CArretto. Cfr. BORTOLOTn.- Op.cit., pug. 129. (1) Ctr. DELI.A Rooc.<. .d~d<>bVJ(Jra(la. Vol. I. (3) Quando. fra un vero diluvio di r•rolcttlll, fu fe rito vicino a Goito (30 ml\glrlo 1841\), Il Duca di Savoia. Il chirurgo era pronto a pochi passi, dlotro IJna slet>e <ti ~tci<Ji. Cfr. Dt:LLA. ROC('A. - ()p. cii., pag. 1 13. (4) llopo la ba.ttaglla di Novara. i rcrltl che venuero portati a Vercelli arrivarono, nos~uno eccettuato. attcttl da gaDJ(l'6na mo•oromlule. - Cfr. OIOHPA:-'0 . .<;criUi ' di.t~Ct•r9i, 1181!'. 882. (6) Va ricordato l'Ospedale che, nt'l 1 S 18, POr'«l )lcr opera d e lla madre e ()e lla ~<crolla del giovane marchese Olrolnmo lle fllacqua caduto Il 30 a.prllc· • 118:Ml n cosl crudclo SCIQifum non trovarono pii) pietosa con«ola>.lo uo !!C non quella d l stablllre In Valcg~i•• un os pedo le l>Cr rm·IU Italiani che amoro!lamente e coragglo!lflmoute cnravauo e cou(ortaYauo. Cfr. DBI.L& RoccA.. ()p. cii., pog. 18~. (6) l\110:-'0X. - lA ~ert1l e de santi pendanlla !/lltrr'. 1911·18. l\la;l.~On -Parls l !lZi.


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JI'F.B IL CENTE:SARIO DEL CORrO SANITARIO ECC.

come le necessità richiedevano, è giustificato appieno dalle na.rrate condizioni (1). È obbligo però di storici aggiungere che gli errori furono, almeno in parte, prontamente rilevati e che il Consiglio superiore d!i sanità. con opportune proposte cercò di toglierli e di colmare le lacune. Se, infatti, ancora a1l'epoca dei primi combattimenti del '48, dal Quartiere generale si poteva scrivere che infino ad ora i malati 80'1W r-icover<tti nell'Ospedali Civili ne sono stati istituiti spedaU per opera nostra per il difetto anche del necessario (2), già 1'8 maggio il Salasco poteva, colle Notizie sull'esercito, informare da Sommacampagna che nel combattimento vi erano stati 659 feriti e 78 morti, ma che i feriti ricevettero le printe C1tre sul campo di battaglia dai chirurghi che accorrono sollecitamente a ogni bisogno (3): buone notizie parimenti giungevano sul modo con cui erano trattati i feriti da Brescia;, da Desenzano, e da Castiglione il 12 dello st esso mese (4). Così è dovere ancora di ricordare come il 4 agosto '48 il Congresso consultivo permanente della guerra deliberasse di aprire quattro ospedali, ad Asti, cioè, a Chieri, a Carignano ed a Cherasco (5), e come nella trediccsima deliberazione (27 agosto 1848) dietro consiglio del cavaliere Ejnaudi, membro del Consiglio superiore di sanità.~ si ordinassero 40 carri nuovi di ambulanza che furono preferiti ai cacolets in distribuzione nell 'esercito francese. Va ricordata infine l'accennata istituzione del Corpo degli infermieri militari avvenuta proprio do-po i combattimenti del '48 (6), in analogia a quelle formazioni sanitarie che l 'Austria stava appunto allora sperimentando sull'esempio delle Sanitiits compagnien della. Germania: come anche l'assegnazione dei cappellani alle ambulanze e agli ospedali di linea dell'esercito (7). Il 28 novembre 1848 venne poi sancito il .Regolament<> di servizio sanitario per l'Armata di campagna (8). Ciononostante anche nella successiva campagna del '49, come non fu convenientemente organizzata l'armata, cosl fu insufficiente del tutto, o quas~., il servizio sanitario, causa non ultima questa del disgusto sorto nei 'soldati per la guerra e di un certo mal a.nimo verso i superiori, seguìti dalle tristi e note conseguenze. Ep'pure durante la preparazione di questa parte della prima campagna la necessità. di un buon servizio sanitario era divenuta questione di maggior importanza, tanto è vero che si scriveva: per entrare in guer-ra bisogna pe1isare al servizio sa,nitario: un'Armata ben~ organizzata (l) Non è possibile non rlc,rda.re tra gli eroi del dovere, l medici Momndlnl. Barellai e Pasmnuooi. che, alle Orwie e a tl-lor•.lanara non potendo - por maocan:r;a di amtmlanze - con· d11rre In snlvo i feriti, di la.~ciarono trasoina.ro prlgionterf con essi. Crr. BoRTOLOTJ>I. - Op.

cit., pag. 171.

(~J R. Archivio di Stato di Torino. Busta 1• g. Armai~ in Lombardia 1818. Foglio n. 138 del 3 aprilo ! 84ll. · (:{) R. A•-chh1o di Stato di Torino. Incarto dianzi citato. (4) R. Ar<:bivlo di Stato di Torino. Ine&rto dianzi oltato. (5) Deliberazione 6• dol Congres~o. R. Archivio di Rtato dJ Torino. Pacc-o 19, n. 611. (6) Dclibera:(.IOne 23• del 7 eottemiJre 1&19 del clt.A.to CongrC'!!H'l. (7) L'as~cgnazione venne fatta ~n progetto del Congresso, dietro propo~ta e offerto. del canonico De Vlv>Lldi (28 settembre 13-l$). (8) CircohHc n. 1045 del !S g~unulo 1849.


PER IL OENTENARIO DEL CORl'O SANITARIO ECC.

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per una Oa:rnpagna offe'IUJÌVa deve avere aZ suo seguito tutto ciò che è necessario pe1· la formazione di ospedali militari. Voci autorevoli e proposte non avevano fatto difetto: ma anche questa volta i fatti non seguirono: e il corpo sanitario dovette dare una nuova prova di grande abnegazione non solo, ma anche di grande ini· ziativa moltiplicandosi e ricorrendo ad ogni mezzo per procurarsi quello che la deficiente preparazione non aveva concesso o trovato. In una relazione sul fatto d'armi di Mortara (1), il chirurgo principale della 1a divisione, ad esempio, (2) lament,andosi di essere sprovvisto di tutto l'occorrente, scriveva: cio nulla di meno con 1tn po' di energia e di attività seppimo ricorrere ai cittadini mortaresi e far sì. che ogn'i nostro ferito venisse soccorso provveduto e ricoverato nell'ospedale pro·~Jvi­ sorio che io stesso ho messo i1~ piedi.. • nè la certezza di essere fatto prigioniero, nè i pericoli che ci sovrastavano valsero a spaventarci. Stettimo fermi sempre presso i feriti e col soccorrerli nei loro bisogni adempimmo strettamente i dove·r i imposti al chirurgo militare i·n gue·rra. E, fatto prigioniero, prestò l 'opera sua anche ai nemici ottenendo poi un magnifico attestato dallo stesso Comandante la città di Mortara (3 ).

Finita la prima campagna si studiò per riparare ai più gravi degli errori che si erano resi manifesti: con assidua, incessante attività non mancò il Riberi, a cui Vittorio Emanuele II conservò tu.tta quella fiducia che aveva già goduta presso Carlo Alberto, di cercare ogni mezzo atto a migliorare il funzionamento del servizio sanitario in guerra. Ma gli inconvenienti derivati dall'affidare la direzione delle unità sanitarie a personale non medico perdurarono ancora: e le Gi1mte continuarono a dirigere il servizio come Commissioni scelte sanitarie, composte - come ironicamente rileva, ma purtroppo giustamente, il Knorr - di tutti gli elementi possibili fuorchè di esperti nella scienza medica! Organizzazione poco opportuna, perchè per essa spesso accadeva che il direttore, nella persona di un ufficiale di stato maggiore non effettivo, o in quella di Wl suo sostituto (4}, oomunqu.e ignltro dell'attività e del funzionamento tecnico di uno stabilimento sanitario, fosse più giovane del medico divisionale, del medico cioè in capo dell'ospedale. Il dualismo era in&vitabile con scarso vantaggio del servizio: e non può negarsi del tutto ogni ragione all'ironico commento straniero (5), sulla erroneità del noto proverbio (( fra due litiganti il terzo gode »1 perchè il xpale veniva a riflettersi sui malati! Che il servizio ne dovesse soffrire è fuori dubbio: ma è altrettanto però certo, almeno in molti casi, nella. pluralità anzi, che l'esperienza della vita di uomini di scienza riusciva con giusta tattica. ad attenuare (l )

Reln.zlone tlel Cbzarnowskl al Mlulatro In: Relazioni e raP'fK}rti. generali della Campagna

del '49 nell'.&lla Jtalia, Romu. 1911.

(2) Dott. C'erale: obbe la. menzione onore>ole sul CJ\mpo.

13) Ancbe la relazione Sllll servizio sanitario nella ca.mpBgna del ' t.9 fatta dallo Ja.rrin, eblrnl'lto In oapo, è aasai dlmost.rat.lva perebè narra le oondlzlonl dllUcill tra le quali potè es.'lere

compiuto da. lnl e dal s11ol colleghi <Comettl, Mori, Ferrario, Frlzzetti c Areno , chirurgo dc i· l'artiJClioria), (lbe mt(!icavano 0011Ul pol.tl'('no dnto il diJttto tli 111aUrialP., di ~trumalti, di luce: in tuUo una ca>l.llela l'he 81)USO dove11a e~re l.tnuta all<l dtù ferilo in man~<tflza a'in/ermieri. Cfr. llela:-i{)ne cit. vedJ nota t. (4) TI Capo militare della pronncla.. (5) 'KNORil E. - Op.

«t.


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PER IT. CEl'ITENARIO DEL C(•RPO SANlTARIO ECC.

gli urti -e l 'interne lotte, mentre lo spirito di sacrificio e di abnegazione Sftpeva condurre gli animi al disopra di meschine competizioni, volgendoli solamente verso lo scopo della missione che loro era affidata. La campagna di Crimea. comprovò in ogni modo che, pur contenuto in str etti limiti di personale e di mezzi, il corpo sanitario sardo dopo le prime guerra d 'indipendenza era venuto spiegandosi a migliori ordinamenti; potè N!so anzi nella campa.gna. d'Oriente (1854-56), sotto la direzione di Giovanni Antonio Comissetti, medico di divisione, acquistarsi quelle benemer enze alle quali si ò già accennato, elevandosi su quasi tutti i corrispondenti corpi degli ·altri eserciti operanti. Il corpo sanitario d<>ll 'A rmat.a inglese, forte di quasi 500 medici effettivi e quello del piccolo Piemonte, furono i soli che rivelarono finalmente il valore vero di una scienza nuova: quella che chiamammo la scienza della conservazùme delle a.rmate. Gli eroismi personali di un dovere santamente sentito ed eseguito non mancarono anche negli altri eserciti (1): ma la organizzazione del servizio era in essi meno adatta: le perdite allora subite da.gli esercit i stanno a dimostrarlo: su sette, e spesso su nove perdite, una sola avveniva per ferite, mentre da sci a otto erano causate dalle malattie (2). Il Piemonte, come aveva provveduto per i combattenti, aveva anche provveduto per un buon servizio sanitario. Il Comissetti, dopo essersi recato a Marsiglia e a Parigi per rendersi edotto :personalmente delle principali predisposizioni prese a tal riguardo dagli altri eserciti, propose ed ottenne dal suo Governo un aumento di organico del personale; provvide con saggie norme all'istruzione degli infermieri, cercò di adat,tare il ma.teriale sanitario dei corpi e delle ambulanze alle necessità. di una guerra di montagna anmentan· dolo di apparecchi e di mezzi; ed ebbe la soddisfazione di vedere accolte integralmente le sue proposte non solo, ma di ricevere anche uno speciale elogio da Alfonso Lamarmora (3). Le unità sanitarie di prime linea dell'esercito italiano poterono·, mercè i provvidi ordinamenti suddetti, seguire e soccorrere quasi sempre le truppe operanti; il servizio di sgombero, che già cominciava. a delinearsi nella. sua. grande importanza al pari della necessità d' uso di unità essenzialmente mobili e leggier e, fu bene coordinato (4). Giustamente a questo proposito il Chenu (5) rileva l'errore grave dell'esercito francese di aver immobilizzato le ambulanze fino a farle divenire pesanti ospedali: questo, e l'altro non meno gTave, a cui si è accennato, di porre alla direzione degli stessi personale non tecnico, furono amaramente scontati fino a quando una voce autorevole non si levò dali campi di battaglia, una voce di donna, miss Nich~ingale, la signora della lampada, che, chiedendo solo la ispirazione al suo buon senso e alla competenza dei medici, stimolando le autorità a provocare O l Jl corpo sanltnrln trance>e I>erdette 82 medici su 4-50 J)6r ferite e J)6r contagio nel·

I"M-•Istcn>.a di colt•ro<l " tifo~!.

(21 Ncll'ullinta. J!.'I'Crra 19H-ll', si ebbe la propon.tone perfettamente l.nvol'i!a! Ol J moùclll di uua tenda osrx:dulo o doll'o~r>cdale da <·ampo della '!T>edlzlone Italiana In Crimea sono o).{gl oouse•·vu.tl nl'l Mu>!eu 'torlco nuzionale dell'arte 68nitarla in Roma reoontlssllllllluonte lnnu;rurnto. (4 l N•·llr. ..:uerm d"Orlonl<~ fo<·oro In loro apparizione l treni o~pednll. (6) (;ut::o:u. -Ve la morlulilé <lar1~ l'a.rmu. - Pnrl~, 18i0.


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il consiglio della. scienza durante il bisogno imperioso, « tenne questo per primo e migliore di tutti gli articoli del regolamento: la salute del soldato n. Molto che fino allora non era stato ottenuto nè dalle richieste degli scienziati nè in nome della scienza ottenne una donna in nome della pietà.. E la scienza della conservazione degli eserciti segnò per essa un altro grand-e passo concordemente rilevato e posto in luce degli storici del servizio sanitario di quella guerra, dal Cheine, ci~è, e dallo Smith, dal nostro Comissetti e dal Pirogoff.

La. conferma che l'igiene non si frango impunemente e che questa scienza rappresenta il più grande dei fattori di conservazione delle armate si ebbe in tutta la sua estensione intorno alle mura di Sebastopoli, dove gli organi direttivi ed esecutivi, i sacerdoti di questa scienza, i medici militari specialmente dell'armata inglese (l) e del piccolo esercito italiano trovarono campo e modo, ma soprattutto intelligenza, per dimostrarne tutto il valore e l'alta importanza. Pochi iatti tra le tante not izie che si potrebbero con vantaggio riportare bastano a confermare questi progressi del servizio di assistenza sanitaria presso l'esercito del Piemonte. Le cinque brigate che scesero in campagna formanti il corpo di spedizione sardo, con un totale di 21.000 uomini, poterono ben presto giovarsi, anzi quasi subito dopo il loro sbarco, di ben 1600 posti letto in baracche-ospedali a J eni-Koi , nonostante che il naufragio e l'incendio del Cresus avessero impedito l'approdo di gran parte del materiale ospedaliero. I sanitari del piccolo Piemonte dovettero scendere quasi subito in lotta col colera importato da Costa.ntinopoli e collo scorbuto (2): non solo però riuscirono a domare in breve con una buona organizzazione igienico-profilattica l'epidemia colerica, ma rapidamente la vinsero, impedendo anche con sollecita cnra che potesse propagarsi in Italia per mezzo dei rimpatriati. Se consi·d-eria.mo le varie malattie che ai toccò affron:tare, scrive il Comissetti, a cominciare dal primo istante in cui si pose piede i·n Crimea gli è certo che all'apparizione di guesta infermità (3) che menava tanta strage t~ei campi e negli spedali francesi, v'era di che trepida-re sull'ulteriore andamento: però, come il Oomissetti aveva preveduto e in grazia dell'attiva profilassi, la sorte non fu consimile e lo stato sanitario della truppa italiana si mantenne soddisfacente. Le perdite complessive del corpo di spedizione sardo nella guerra di Crimea furono del 7,86 % ; il numero degli ammalati curati negli ospedali del Bosforo fu di 6620, dei quali 446 morti: cifre eloquenti in confronto a quelle di 106.634 entrati durante il secondo inverno- nel periodo di assai minore ostilità - negli ospedali dell'esercito francese, (l) Mentre nel!" Inverno 1854-55 l'A1·mata fn.~tlcse ebbe Il 63 ~~ di mortL per mnlntt le. noll"loverno suooessl\·o la sua IP:feno vltlorloN\ no <Liminutll u.lulero al 3.:18 ~. cft·. SF.UI<E J. - Mamwù di chiruroia ·li ouerra. Nnp'lli , 18:!8. · (2) Circa. 200 ,-.asi dol primo e 700 Ilo! scN>ndo. t lntercs•nnw rilevare come oou mirabile 11revis lone Il Comlsset.ti nell"' sua rcl112lone pnrli proprio dt un • o;urmo • c-olur•~tcno. (3) Do!lO li colertt o lo scorl>ulo wc·ovtJ!ò ~.ona grave infezione li!Qhh>.


PER IL CENTENARIO DEL CORPO SANITARIO ECC.

che aveva una forza effettiva di 130.000 uomini e che in questo solo periodo lasciò 21.171 morti (1). Il piccolo corpo sanitario del Piemonte poteva essere ben contento: e, ritornando in patria, ben meritò l'elogio di un'alta personalità greca che, recando il suo saluto ai medici partenti sulla strada fra Stenia e Jeni-Koi, disse: Oz~i en regrettant bea~woup votre départ je suis keureu:v de vous dire q~M vous étes les dignes représantants de la bravoure et de la rnoralité italienne (2). Se p er questi fatti la guerra di Crimea domina, si può dire, sulle precedenti sotto il punto di vista sanitario, la successiva campagna d'Italia del 1859 ha un altro merito indiscusso e non meno importante, quello cioè di aver dato occasione a quei lavori preparatori che condussero all'effettuazione di una delle più belle conquiste del sec. nx, la Convenzione di Ginevra. Anche qui non è compito nostro entrare in merito ad una polemica di cui l'eco ancor non è spenta: alla rivendicazione, cioè, della priorità dell' idea <U n eutralizzare i feriti a quella figttra mirabile di scienzia,to e di filantropo che fu il Palasciano (3), tanto più essendo costretti ad accennare, e solo di volo, a questa ed alle successive campagne dell'Indipendenza, sebbene ognuna, come si è d etto, anche dal lato sanitario m eriterebbe la storia. Purtroppo, nonostante tanti ammaestramenti, nonostante gli sforzi di chi stava alla direzione di un servizio che aumentava sempre d'importanza, anche n el '59 si verificarono nuovamente molti degli errori occorsi nelle campagne precedenti. Il corpo sanitario militare sardo contava ancora solo 133 medici e 29 farmacisti, oltre il personale direttivo che formava il Consiglio superiore di sanità: la Compagnia di inferrnieri faceva. ancor parte del Battaglione di ammini,~trazione e disponeva solo di 366 uomini di truppa comandati da 21 ufficiali. È evidente che, per quanto non mancasse l'opera d el Riberi e nonostante la riorganizzazione dei servizi attuata. dal generale Alfonso Lamarmora, il personale sanitario poteva bastare appena ai bisogni ordinari in tempo di pace o, tutt'al più, a quelli di piccoli corpi di spedizione; ma era insufficiente nel caso di mobilitazione generale di tutto l 'esercito: insufficiente quindi fu nel momento in cui questa ebbe inizio, quando, nel gennaio del '59, la tensione fra il Piemonte e l'Austria cominciò a manifestarsi e quando furono rinforzate le guarnigioni austriache in Italia (4). I m ezzi sanitari per ricovero e cura dei feriti e malati in guerra si riducevano in tutto a una diecina di ospedali mobili della capacità variabile da 100 a 500 letti ciascuno, complessivamente inferiore a 4000, e alle ambulanze divisionali e reggimentali, delle quali alcune ancor (l) Co~nS!l f:TI'r. - Sul/t: 'IWJlatti" ~h-. hanno dllmintrto in Oriente !ra te truppe tùl C'orpo di

speà:izio n~ sardo.

Torino, l ~57. Ctr. Cu~:so. -LA. nwrlt;llité datl.ll l 'armie. Pari~, 1870.

l".! J CMnsst:TTI. - Op. eU.

(J ) Ol~ro al l'ala.scinno. I'Arnoult u U Dunnnt furono llll st.ronui dllen.•ori della. oentralìt!\ dci feriti. C fr. CliOHI)ASO . - ()u,erra e chirurgia io :;critti e discorsi,. M'lano, J9:JO. - B.u>OF.L. - Le.

Cr iJ•'" u..s.«• lta l iml4. Anno I\!~7.- CA.'iAIU:-11 in op. clt•. e MANOANA.RO.- Bolkttino ck4'1. S. l. D . •4. S., n. l, l !)33.

(4) Clr. '"'' l)llerrn del 1859. Studlo llo1oa 1 !JJ o, vol. I, pug. 41.

storico. Comauclo del C'orpo dl Stato MQ~r~rlore


PER IL CENTENARIO DEL CORPO

SA..~ITARIO

ECC.

ridotte alla più semplice espressione di due coppie di casse di medica-

zioni portate da un mulo e di qualche carro. In maggio tutte le ambuh~>nze vennero mobilitate: ma durante la. prima parte della guerra gli ospedali mobili o temporanei rimasero solo snl progetto di mobilitazione e gli sgomberi dovettero essere eseauiti direttamente sugli stabilimenti territoriali. , Il Ministero della guerra, preoecupandosi della insufficienza di personale, bandi nel marzo un concorso e cercò di assoldare alcuni medici civili per poter colmare i vuoti almeno presso i reparti e presso q negli ospedali temporanei che più tardi dovevano entrare in azione: alla deficienza numerica degli infermieri cercò ovviare traendoli dai reparti combattenti: nei riguardi dei mezzi il Governo fece quanto potè e accettò le offerte private, cbe, in verità, non mancarono (l). Dopo iniziata la mobilitazione apparve il Regolamento s1d servizio sanitario di terra in campagna ordinato dal Lamarmora. (2). Le ambulanze furono allora divise in divisionali di fanteria (possedevano 14.300 medicazioni), divisionali di cavalleria (4300 medicazioni), divisionali di montagna (3400 medicazioni), reggimentali (250 medicazioni), di battaglione (20 medicazioni); esse potevano costituire coi loro mezzi delle Sezioni leggere che, quando l'unità si stabiliva dietro il centro delle truppe combattenti, avevano il compito di recarsi sulla linea. del fuoco a raccogliere i feriti : inoltre un analogo tipo di ll1nbulanza legyera seguiva. le avanguardie (3). Ma, ciononostante, il ritardo nella preparazione, la solita soarsezza

di personale e di mezzi, la mancanza di istruzioni regolamentari precise, non potevano non avere influenza sullo svolgimento del servizio da. parte del personale che, in buona parte, ancora una volta entrò in campagna non addestrato allo speciale servizio e senza. conoscere le norme alle quali avrebbe dovuto attenersi: mentre i pochi ufficiali di sa.nità effettivi, avendo veduta cadere gradatamente ogni speranza di miglioramenti della. carriera si trovavano in condizioni d'animo depresse: nè si era. saputo o voluto a t empo opportuno ovviare a tale inconveniente che pure non poteva non essere di ostacolo ad un migliore rendimento. Se nel 1855 (4) un decreto aveva pareggiato gli ufficiali di sanità a quelli delle armi dotte, se successi ve determinazioni (1856) avevan cercato di migliorarne la posizione, a poco a poco l'assimilazi·O?le era divenuta una semplice condizione speciale per cui il corpo sanitario militare aveva assunto tutti gli oneri imposti ai combattenti, senza (l 1 Al pic'l'.olo nucleo di medici ofTett.lvl si Rltlliunsoro pochi ma valoro~i volontal"l <-be •pontB· oN\mente o.fT<Jr«ero la loro opera, fra l q uRli A~ostino llcrtani che con altri collegltl cnstitnlun·am· bulanza al sc~rnlto del Cac<'lnlori delle ..\lp!: ç)(!l. che p;il\ noi 1848 aveva. pre•o pnrte alle cinque giornate di ~lila no, era nel l 85!1 mc<li<'o divi><iona:e: a<:compru::nO poi Garit.o.ldi uelln s pedizi•mo <lei ::IIillec fu chiamato U • Medico degli eroi • avenuo curato U 1\lanara, il Mamell. li Cairoli o lo stcs•o Garibaldi. l'cl CaociBtorl delle Alpi fu anche m ed ico Pietro Ripari; va ancora ricordato Il tenl'nte medico Oddo Tedeschi dl cui si gcrìM~e: l<"cco Qunnto uomo p nO fare, nnzl pllt pcrcbè carità ruol"i· pllcasse le sue fone nell"assi•Umzn, nelle opc-t·A>.ioni e nel bisogni molteplici d~i feriti •. G"fr. 1 Medici dell'ew~a oari/lalditUJ del 1960 GlUFf'Rtl.: L. - l'nlermo l 7 ~·3, o La OuerN dtl 1859, opera già citata. (2) Torino, 2:! aprile I8.S9.

(3) Fu ovlluppnto In aJtro pnrolo !l eone<-tto che nneho l"A•1stdn nvovn nbboz,ato n e l 1848-49 e cbe allargò nella oarnpu.gna del l S~9. (4) Col 1855 111 inizierebbe la terza. fa'IO tll vita del corpo sanitario, faRe che rapprescnte ·

rebbe quaal lLil regresso, In confronto allo preccdcnt.i, nel rlgunrdi della pooizione del medico.


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PER IL CENTENARIO DEL CORPO SANITARIO ECO.

però migliorie di attribuzioni, di prerogative o di diritti: nel 1859 esso anzi perdette nuovamente tutta la sua autonomia, e le eccezioni già fatte a suo riguardo riconsacrate e stabilite assunsero altro carattere dal primordiale. Tuttavia, e come sempre, a qua.nto fu umanamente possibile sopperirono la. buona volontà. e l'attività. dei componenti il corpo sanitario, che già il 20 maggio 1859 a Montebello poterono darne una nuova prova, quando in linea si schierarono le armi italiane, come poi a Magenta a Solferino e a San Martino (1). Un solo accenno tolto ancora dalla citata autobiografia del Della Rocca è snfficiente a dimostrare contro quali difficoltà venisse allora a cozzare il buon volere dei medici militari: dopo il combattimento di San Martino si recò il generale Della Rocca a Lonato per dare le opportune dtisposizioni per i feriti: ma ancora il giorno successivo, accompagnando il Re sul campo di battaglia avemmo, scrive, l'orrendo e commovente spettacolo di un numero infinito di feriti che atwora non si erano potuti trasportare itL luoghi riparati; le chiese dei dintorni ne erano tutte piene: soltanto della terza divisione i feriti erano 2200. Pur non potendo, per le ragioni più volte esposte arrestarci su episodi particolari, non è però possibile tralasciare il ricordo di un brano della descrizione fatta da un medico reggimentale di un episodio aMaduto mentre prestava servizio al 3° battaglione bersaglieri nella giornata di San Martino (2). n battaglione fortemente decimato stava gloriosamente disputando palmo a palmo il terreno al nemico quando il Comandante chiamò il medico per rammentargli quanto disponeva il ca.po IX del succitato regolamento (3). Ma non ve n'era bisogM, scrive, e rimasi coi feriti: con 120 feriti in. campagna totalmente aperta prosegtt.endo l'opera in qttesti sublimi 1nomenti ove nt'lla si ode, nulla si sente, fra il sibilo stesso dei proiettili di ogni genere, l'avanzarsi baldanzoso, fra urli felini, grida selvaggie, e male articolati barbareschi accenti deU'inebbriato ·ne·mico . ... . E rimase infatti solo coi suoi 120 feriti. Olocausti come questo furono frequentemente pagati sull'altare della patria dagli ufficiali di sanità anche in questa campagna della indipendenza. E dovremmo notare che i medici militari italiani prodigarono la loro opera umanitaria anche ai feriti delle schiere nemiche, cosi che poco più tardi il Palasciano poteva dire: <c In caso che l'Austria nella prossima. (l l N olfatto della M~\doon'~ del la Scoperta, Stefano Regls elle allora ~eg•ù'l'a U 2• OranafiPri. pii) tardi t~pottore capo d<:llt\ Sanltà militare, ebbe per il ~uo Yaloroso contegno la medagUo. al vnlor milit..rt'. A lllont ebcllo e a San :\farti no ottenne duo ricompense al valor m111tare anche VIttorio Giudici, che poi ragghm'\e il grndo di maggiore generalo modico Ispettore, e che ave ... a pre~o part{l alle campn,;:no del 48 e tli Cr·ionca. 1u cui ebbe una promozione per la nobUo sua condotta. (2) .AOOSTI - Op. cit. 13) ll CllJJO TX 11e1 ~uccit.at.o Regolamento san<'iva l"obbll!l'O del ~nnltarl • di rimanere alpos t.o pre!'so l feriti ancbe co n s icuro pC:'ricoio dJ re,;tnre prigionieri di guerra •: il Legislal.ore, comm•mta. ancora I".AgostJ. r k!titUiçva e att,.ilmiva al sanitario UTut somma di aUi rtrtui,•ili psioolouici nel disi1n· 'J)eiftlO delle sue two:i.mi: e oli a&<C!IIlava in circostante eccetio•ur.li sac,.itlci per.~nali twn me.w emilumli tr:z- t più su&limi che csi.tJerc si possano da w• comtattente ..••• il sacrificio della propria esistenza in vrotczio~te e soccorso a quella dei commiliumi.


PER IL CE!'ITESARJO DEL COHPO SANITAR IO ECC.

guerra preferisca il partito delle barbarie e dell'efferatezza, l'Italia, sicura della vittoria, non prodigherà ai vinti minori e meno caritatevoli cure di quelle che furono loro prodigate nel 1859 )). L'esperienza del '59 aveva confermato ancora una volta che il servizio sanitario in guerra può rispondere agli effettivi bisogni solamente se affidato a personale non solo tecnicamente capace, ma anche numericamente sufficiente: aveva dimostrato la necessità di suddividere in migliore maniera le responsabilità direttive: aveva insegnato inoltre essere un errore il concentramento di personale e di mezzi presso certe unità ta.Liiiche fittizie troppo scarse per effettuare grandi operazioni militari, a scapito di unità maggiormente abbisognevoli di centri propri di aiuto. Allo scopo di ottenere una migliore suddivisione delle responsabilità, il Governo, nel 1861, istituì una nuova importante carica: quella cioè di Medico capo di d·ipartimento, a ctù furono date funzioni analoghe a quelle di un odierno direttore di sanità, conservandogli però sempre quelle inerenti alla direzione tecnica dell'ospedale (1) : tale provvedimento, preso dopo la avvenuta fusione dei due eserciti, corrispondeva anche alla aumentata estensione territoriale. Quando nel 1860 le forze dell'armata della L ega dell' Italia centrale passarono effettivamente alle milizie di Vittorio Emanuele, un decreto Reale (2) aveva st.abilito che i regolamenti del Governo sardo fossero estesi all'esercito della L ega e che gli ufficiali conservassero il grado che avevano al momento dell'ammissione: allora molti medici, già addetti alle varie armate italiane, entrarono nel grande nuovo esercito . .Anche il corpo sanitario dell'armata dei volontari, quel piccolo corpo che per tm'intera Campagna ·1nostrò la sua capacità e il s1w disinteresse che senza ·mezzi opera·va miracoli .. . che da Marsala al Volturno cur() migliaia di feriti rispar·m·iando pitì, sangue di q1wnto le 01·de borboniche ne fecero versare, quel corpo che ha dato tante splendide prove di sè (3 ), e che si dis ~e sufficientemente pagato dall'alto elogio tributatogli dal Gran Re a Napoli nel1860, entrò nell'esercito r egolare ad aumentarne le file e a contribuire con tutti a dargli ancora 'più ampio carattere di esercito italiano. In breve il corpo sanitario militare contò 739 ufficiali: ma all'aumento del personale non tenne dietro quello del numero dei gradi superiori che rimasero limitati ad un colonnello, a 13 tenenti colonnelli e a 40 maggiori medici. Le condizioni di lentezza dell'avanzamento rimaste sproporzionate in confronto a quelle godute dagli ufficiali delle armi dotte, la inevi(l) Dnrante la ~.amptt.gM del '66 lo due cariche vennero dt~tlnte por breve periodo: alla fine della campngua !urono uuovnmeuw riu.ultt>. La posizione del ruedl~i capi di dipartimento non fu però mal ben precisa e definita: la cagiono delle lnoortczzc o di qualche errat..a. intorpr~:ttl7.ione <-a. rtooroa.ta nella disposizione di leggo che el limitava. a. <lire: • l m&dicl capi che In tempi di pnce Aarauno addetti all'osvodalo prlncipnlc del loro dipartimento e oh o in tempo di gncrra dov~•nno a!lllurnere la direzlono ~uPc•·iore del servizio sa.nlt.ario di Uil Corpo d'n.rmata mobilitato, ><arauno nominati t.ra l medici di divisione senza. riguardo all'anzianità di servl.:lo, purcht' 'lianu in grado di compiere il lavoro che \'erra loro as~<:· gnato In un Corpo d't>rmAta •. (2) 25 marzo !SW. (3) Lettera. a. Rtamp~ <U Maorrodo Fuoti diretta al Ministro dclln guerro. Ctr. GIOFmt. - Op. cit., pag. &11).


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l'ER U,

CENTE~ARIO

DEL CORPO S.LVITAJtiO EC{).

tabile ripercussione di un aumento caotico dei quadri, divennero in breve ragioni ili disgusto pt>r la carriera del meilico militare: infatti b en prt>sto cominciarono a v<•rifiearsi i vuoti nelle file, t anto che allO gennaio 1866 ben 86 ufficiaJi medici si erano già ritirati. Al principio del '66 l'Italia, quando era ancora lontana dal supporre prossima una guerra con l'Austria, staYa cercando tutte le ra~rioni possibili ili economie, gran parte delle quali gravavano sull'esercito. Il corpo sanitario, al quale pure non furono risparmiate, si trovava anche per queste ragioni in uno stato ili disagio: le diserzioni erano aumentate fra le sue file dopo fallite le aspirazioni d ei suoi componenti ad una organizza,zione più conforme alle esigenze del tempo. Sfortunatamente alcuni miglioramenti rapidamente sottoposti dal Ministero della guerra alla Camera dei deputati e prontamente attuati non diedero buon effetto, riuscendo anzi a destare il malumore fra i combattenti. In tutta fretta nella. primavera d el '66, spogliando gli ospedali del personale effettivo, concedendo agli ufficiali medici qualche nuovo, ma effimero, vantaggio perchè in parte limitato al solo tempo. di guerra, allargando il numero dei gradi superiori (l), si riuscì a riordinare un corpo di 970 medici chirurghi, ai quali si aggiunsero numerosi studenti di medicina e i corrisponden ti farmacisti. Furono costituite 25 ambulanze più leggere delle precedenti, fornite di un maggior nwnero di carri per trasporto, di cacoZets, parte a sedile, parte a lettiga, e di una buona dotazione di barelle: l'organizzazione del servizio comprendeva anche un certo numero di tende coniche e materiale vario per l'impia,n to ili ospedali pro~visori: però solo a campagna avanzata si usufrui di queste ultime dotazioni, poicbè in principio furono sufficienti gli ospedali militari già impiantati e gli stabilimenti civili (2). La campagna sia per la breve durata, sia per la sta:gione propizia, sia infine per tutte le a ltre circostanze che favorirono l'assistenza sanitaria ai combattenti, si effettuò e si svolse in buone condizioni e il servizio sanitario non trovò, o quasi, difficoltà da superare (3). 11 eorpo sanitario nell866, ebbe cinque ufficiali tra morti e feriti sul campo e ben venti prigionieri di cui alc1tni costituitisi tali per ·non abbandonare i feriti senza soccorso e in mano al nemico. Francesco Cortese, che di questa campagna. diresse il servxzto sanitario, sentì il dovere di attestare queste perdite perchè << si comprenda anche da siffatta circostanza come un ceto di persone degne di stima e di rispetto per il loro carattere, sanno nelle occasioni, (l) I medl<·l CI\PI da sette di,•ennerododici: 'lll clll dh1slonnll dA. 38 di\'ennero 60; Il rego· In mento del 2l< giou~no as•<:R"nò - (ra l 'altro -Il grado di mag~lorc generale medico al presidente del (JOill'igliO Slli'CI'iOI'C di sun ità. (l!) Com J>Icsslvt"nento poi Ycnuero preparati quMi 30.0()0 letti su tutta la roto degli R~omberl , dei q nn il l ~.OtHJ n ello città eli .Milano, Plar.enza., Cremona e Bologna. 11 slst.ema di ,~~;ombcro e m ~t-M.o rreventivament.o hcn stnclinto dal Cor~e. Dn molte citt-à d" Italia affluirono rt~who IUI\hn iA.n?.o bOMI:ht1si. scbhcon l'Austria non nve;,~o a.nrorn t\derito allt~ Convenzione di l;inovra: sqnn<h\! ''Oiontltr ie di •o•·•·orso furono orttaoizznte da Lorenzo Bruno, dlsoepolo delltlberl, 1r'll.llJ•·opri allic,·i <'(,.,si ~c"oallu·ono poi por c:OI'tllfl.tCO e valore. (31 81 eiJlle uua. hr·e'' " l!!Jidemia colerica t.o~t.o domata: vennero curati In tutt~ circo. ! OOf\ fori ti.


PER

n. CENTENARIO DEL CORP O SANITA.RlO EC C.

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sostenere coraggiosamente gli eventi della sorte e meritare quella considerazione che purtroppo, cessato il bisogno, diviene così scarsamente retribuita n (1). Il corpo sanitario, come tutto l'esercito, sentì nuovamente subito dopo la guerra d el '66, gli effetti del bisogno di economie e quindi i suoi quadri vennero ridotti di circa 200 effettivi; nè miglioramenti potè portarvi il Consiglio superiore di sanità, presieduto da S . .A. Comissetti, successo al Riberi fin dal 1861 (2): così nessun fatto importante nei riguardi del nostro Corpo vi è da registrare fino agli ordinamenti della legge Ricotti del 30 settembre 1 873, se si eccettua una lunga campagna mossa attraverso la stampa contro l'organizzazione del servizio sanitario, campagna alla quale accenneremo di volo ricorda,ndola solamente per la verità della. storia. · Essa, iniziatasi poco dopo il '59, prese piede nel 1863, si continuò ancora per diversi anni con uua vera invasione di opuscoli spesso segnati da pseudomini, sotto dei quali indubbiamente si celav.ano anche ufficiali di carriera: oggi, sorvolando su qua lche meschina b ega inevitabile nel corso delle cose umane, dobbiamo per la verità ricordare che tale campagna, fornitrice d'intensa gioia ai critici stranieri, ebbe però anche esponenti che a viso scoperto lealmente espressero le loro opinioni, basate sui confronti dei corpi sanitari d egli altri eserciti, afferman ti i diritti d egli ufficiali medici (3 ). Assai opportuno giunse quindi il nuovo ordinamento dato dal Ricotti apportatore finalmente della tan t o attesa autonomia. al corpo sanitario. Si riteneva ancora dai più un errore quello di affidare la disciplina e la intera responsabilità del servizio ospedaliero ai medici, quando la legge Ricotti, conferito, fra l'altro, il grado effettivo agli u.fficiali del corpo sanitario militare, loro affidò la direzione degli ospedali e costituì questi ultimi in enti amministrativi autonomi. La realt à , confermata anche da leali giudizi dello str aniero, incon-

trastabile e convincente amenti fin dall'inizio ogni supposizione contraria al progetto; nè alcuna au torità fu poi costretta a deplorare le tre1nende conseguenze della incapacità amministrativa dene nuove direzioni (4). P er effetto d elle nuove disposizioni, la suprema direzione del servizio sanitario, passò dalle mani del Consiglio superiore di sanità in quelle del Comitato di sanità militare, di cui il primo Presidente fu il dott . Francesco Cortese, successo al Comissetti il 10 luglio 1873. Risale :alla stessa. epoca. la istituzione delle compagnie di swnità delle quali ne venne assegnata una a d ogni divisione: il loro p ersonale, sia negli osp edali come nelle ambulanze, passò sotto il diretto comando dei rispettivi direttori tecnici. Il) CORTESE. F. Rela·r:i<me sulla Campagna del '66. Atti dell'lstlt. Veneto. Tomo X VI , PlHtc l. e UUtrwri r aqgltCV)Ii sulle perdite delt'e<ercito italiano nella Campagna. del '66: :Milano l 868. (2) .AJes<ll>ndro Rlberi mori Il 19 novembre 1861, a 'forino, • dono e<>sere salito a tale rinomanza- scrive li Gior-dano - che sulla sua tomba !u S<'ritto solo Il $UO nome: RlBERJ, come si sarebbe detto • No,poleone-= GIORDANO: D. Scritti e di.scor,1i: pag. 32!1.

(3) Cfr. Aoos-r1 Op. Cit. - D. Q. G. C. - Dll!lla 11ects:tild di migliorare le co11di.zi&ni del orpo sanitarie mili/(U';e italiano. (l3re~cia), 1863) - KsoRn: Op. Cit. ( 4 ) 0/r. KNORR In Op. Cit.

a - Giornale di medicina milita-re.


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PER IL CENTF.NARIO Dt:L CORPO S ANITARIO F.CC.

Tu tte le norme concernenti il servizio sanitario vennero raccolte ed emana.t(• l'anno SHCC(•ssiYo (187'4) da nn membro del Comitato di sanità. mili tare, il colonnello medico Mana.yra (1) . Sulle basi di qtwst.o riordinamento, che d estò vivi sen t imenti di ~ratit.udin e e di riconoscenza negli ufficiali medici verso il generale Ricotti (2), il corpo sanitario militare, che già si chiamava d.ell'esercito i talia.no, libera.to da ll e pastoie rli vecchi pregiudizi, i:l.iziò allora la sua vera rna reia risolu tamente su lla via del progresso fondando la su basi scient ifìc:he. PAR.TE

II.

IL CORPO SANITARIO MILITARE DELL'ESERCITO ITALIANO. I.

Il servizio sanitario nelle guerre e spedizioni coloniali.

Il lungo periodo di tregua successo a lle gu€'rre tanto sanguinoso quanto ricche rli gloria per l'indipend<'nza fu interrotto dalle non meno gloriose giorua.te africane cl1e risvegliarono il corpo sanitario assopito nei molti ann i di pace dopo il risorgimento della nazione. Dall'epoca della cit,Ma. riorg-anizzazione portata dal generale R icotti (1873) fino al 1866 ben poche modificazioni troviamo d ' importanza. La riduzione del numero delle direzioni di sauit.à da 20 a 12 (1882), la distinzione delle due cariche d i direttore di sa nità c di ospedale, la riduzione del numero delle compagnie di sanità proporzionatamente a quello d(•gli organi direttivi superiori (1884- 85) sono i soli fatti che meritano ricordo. All' inizio d ella campagna d'Africa un ospedale fu nzionava a Massaua (3), che, con pochi uffi ciali medici, rappresentava da solo il corpo sa.nitario di spedizione. Quando le barbare orde di R as Alula nel gennaio del 1887 distrus:>ero, non vinsero, il piecolo manipolo che a l comando del D e Cristoforis, benchè sopraffatto dal numero, seppe mostrare tuttavia quale fosse il valore italiano a Saati e a Dogali, dove domati dalla imp~Lri pugna, fra i soldati della gloriosa coorte, giacquero a llineati nel posto ove avevano combattuto (4) anche il capitano medico Gasparri e il tenente medico Ferretto, la not izia dell'eccidio suscitò un grido unisono di r iscossa. Fra la valanga di proposte, di consigli, di esortazioni che vecchi soldati, viaggiatori e sinceri amici d ell'Italia fecero affluire alle superiori l slru!i.,,.i .<ul serd?io ~M.tleoort/1 'IJTeslare gli infermieri militari neU' interno tkoli ottpedali. 11 ~lnruwra prese IJI>rt.c a tuU.e le r•o.tl'ie hatt(~lle dal IStS al 186() a(ktniJJta.ndo~l le Pi•) elevate cJiql.iuzioni aC<·or~lnte 1.\1 ('<>raggio, alla abnega.zJonc, all'operosità medica.: la. meda~tlla al val oro militare e la c'to<X' <Il Savoia. l'l) F11 dcttO'Illlorn <'h c • nos«nn aiLro uomo d "lta.lh\ AlrinfoiOri del generalb Ricotti. n vr•ebb., avuto ii con4çgiu di prospcLll\«J e ci 'e.;.,guJre <ttW;ta. r iot11'anlzza.zionc tanto decLliva • Cfr: KsonR E . ln op. <'it. (31 :"-<ot.lzie !mi •no run·tion~tm<•nto si t~ovono In - L'Os-pedaù tl(l Oamm in Mas<aoUJ e le mcende sanitarie del Oo"t'po di apcdiziolle • ... del capitano medico P. PAN.UU, sbarcato tra 1 (l l

prlmi >\ Mt\ll..<nua. ubi dimlcarunt- ordino io uno!

<•>· ... .


PER IL OF.:s'TENARIO DEL CORPO SANTTAR.TO ECC.

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a.utorità, e che riunite insieme darebbero materia per un volume d egno della più alta meditazione, ma anche dello studio di un eminente frenologo e psichiatra, tranne una dozzina di unguenti e ba lsami miracolosi, nessuna proposta fu fatta circa il servizio sanitario d ella spedizione (l). Certamente ai quesit i proposti all'allora maggiore medico Guida. circa i provvedimenti da adottarsi per la organizzazione di un buon servizio sanitario in Africa facevano riscontro le difficoltà date dall e esigenze di un corpo di spedizione destinato a operare in terreni e contro un nemico tanto differente da quelli contro i quali gli eserciti europPi dovevano normalmente combattere. L 'esercito italiano non en~ a.llora CPrta.mente preparat o in questo campo: l'autorità sanitaria milita re (2) si mi se alacramente e subito allo studio dei maggiori problem i partt'ndo assai giustamente dal concetto espresso già. in proposito da uno d ei più g randi generali coloniali: cc ascoltate attentamente tutto ciò che gli esperti avranno a dirvi: fate quindi l'uso della vostra propria esperienza militare e delle cognizioni che ricavate dalla storia, e, fino dove è possibile, da a naloghe imprese, e venite poi ad una transazione fra ciò che è d esiderabile e ciò che è fattibile (3) .,. Sulla base delle considerazioni d ell'eminente uomo di guerra inglese, che se sono, come scrive il Guida, della più elementare dottrina e quindi superflue per un Capo di stato maggiore e per un comandante di grandi unità, suonano invece di opportuno ammonimento per i direttori dei servizi, fu compiuLo uno ~:~tudio ba.sa.Lu l!U concetti più ampi che non fossero quelli in precedenza q uasi esclusivamente esaminati e ristrett i alla organizzazione del servizio sanitario d ' una campagna con sole proposte relative a quanto la teoria. medico-chirurgica e l'arte o l'industria man mano trovano di più perfetto nel progresso scien t ifico. E vennero delineandosi necessità e importanza nuove o quasi nuove nell'impiego dei mezzi e d el personale sanitario, la necessità cioè di quella tattica sanitaria che doveva poi prendere sempre maggiore svi luppo per raggiungere quel grado che oggi detiene, costituendo essa oramai una. delle non minori parti dello studio e della coltura di un medico militare. In particolar modo si conùnciarono a delineare i problemi di sgombero non più come evacuazioni materiali di feriti e malati rette solo dalle modalità dei combattimenti, dal terreno e da necessità tattiche; ma si cominciò a intravedere l'importanza di un altro grande fattor e della modalità di sgombero: l'esigenza tecnica. Era naturale quindi che lo studio dovesse rivolgersi sopratutto verso quell'organismo che è l'anello di congiunzione tra la linea del fuoco e le unità sanitarie di ricovero: vale a dire su quello che si chiamava lo <c scaglione divisionale del servizio sanitario di linea ll e cioè sulla Sezione ài sanità. (l) GUIOA: S. lA sezilmedi sanit<ì per Idruppe i n Africa In Giornale di medlclnA militare -1888.

(2) Nel DO'I'embre del 1887 al Comilt'lW di sanilà millùve venne so"tttult.o l'/$pdkwato d~ sar~ibl miliùve. di cui Il primo l~pettore g ou01·nle tu Il dot.t. Giacomo PecC"o. (:l) WOt..'IELY·Soldier's f)()Cket tor fìeld srrtlit:'..


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PER. IL CENTENARIO DEL COIU'O SANITARIO E CC.

Poco dopo la guerra del 1870 da quasi tutti gli eserciti europei era stato adottato il sistema. di organizzazione sanitaria proposto dallo Stromayer, vale a dire su tre scaglioni; e l'unità che collegava il più arretrato di questi colla linea del fuoco, si chiamasse Ambulance, Hauptverbandplatz, Divisùms- Sanitat.sanstalt, Sezione di sa.nità costituiva ovunque il fulcro principale del sistema. Senza entrare in pMticolarità, che anche qui ci trasporterebbero fuori t ema, bastandoci aver accennato al nuovo indirizzo del servizio sanitario, si può ricordare che la scelta cadde sul tipo delle piccole sezioni di sanità autonome anzichè su qut•Ue ricche di personale e di materiale, ma pesanti, quali erano in uso anche nel nostro esercito, come, di massima si può dire, in tutti gli es<'rciti europei. Il concetto informatore di questo studio era logicamente connesso col sistema tattico usato dal nemico: e considerava bene anche la possibilità che la Sez-ione dovesse esser chiamata in determinate situazioni a prestare la sua opera direttamente alle truppe senza. l'intermediario posto ùi medicazione in linea. Come tipo base si pensò di adottare la Sezione di sanità per montagua, già studiat:.~ nel 1882. Durante la campagna 1895-96 poche altre innovazioni furono fatte, se si eccettua qualche provvedimento adottato in base all'esperienza delle precedenti operazioni, come l'aumento da. uno a. due degli ufficiali medici addetti ai battaglioni, quello del materiale sanitario di dotazione ai corpi, l'ulteriore ampliamento delle sezioni di sanità aumentate anche di numero: furono inoltre assegnati nuovi mezzi di sgombero (muletti e cammelli) (1 ), e furono ampliati i luoghi di cura fra. i quali concorse anche la. vecchia nave Saati. Se le vicende della campagna non perxnisero poi sempre agli ufficiali medici e specialmente alle sezioni di sanità di ottenere il massimo frutto dalle predisposizioni, di esplicare tutta la loro attività, le cause vanno ricercate nella barbarie delle orde abissine, nella. rapidità dei combattimenti celeramente ridotti a lotte corpo a corpo, nella sfortuna di giornate disgraziate per il corpo sanitario che vi perdette la massima parte degli ufficiali dei primi scaglioni per morte sul campo, per prigionia o per ferite (2). Giornate disgraziate si, ma gloriose per i colleghi quique funestis periere belli$, munera explentes operO$i amoris,l quique supersunt!

In quella sfortunata Campagna, scrive il Trombetta (3), il personale e il ma,teriale sanitario erano in completo assetto di guerra e il servizio procedette sempre regolarmente, salvo purtroppo nella terribile giornata di (l ) Specialmente noi combnUimento eU Agordat lo sgombero fatto per carovane 1m C'be· reu fu facilitato ctnll'uso degli anoareb, nnioo suppcllott.llo dci tuguri dcgll1nd.lgon1 obe sostituisce Il letto, la lctLi.,n. Il divano, ecc., cnl'iootl ~ u cammelli o portati a braccia. Cfr. Uo'l"l'AIIDt. - Cemti sul /ullzilnUJtnttlW del 11ertricio roni.tario nel combaUimento di .<fgorda.t. Voghera, 1894. {2) Ad A miJa. Alagl e ad ~"-bba Carlrna ben 14 ufficiali medici trovarono gloriosa mort'.c sul oompo di bl\ttaglh\. (3) 1l stro;i...-io ronil.ario neTl'F:sercUo. Vallardl Milano , 1908. <;tr. !'AN ARA.- Sulla operosiw del CorpO Sanitario durante~ la CampaqM d'Africa,,_. Giornale di med.iolna militare, 189?.


PER IL CENTENARIO DEL CORPO SANITARIO ECC.

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Abba Carima, in cui l'assalto fulmineo del nemico preponderante, come gettò lo scompiglio nelle file dei soldati, cosl rese vana l'operadegliufficiali• medici di cui dodici lasciarono gloriosamente la. vita sul campo e gli altri furono fatti prigionieri dopo aver combattuto corpo a corpo cogli assalitori. Per porre in evidenza l'attività dei preposti al servizio sanitario basta ricordare che dall 0 dicembre 1895 allO giugno 1896 furono complessivamente curati negli stabilimenti della colonia fra bianchi e indigeni, quasi 17.000 feriti e malati, fra i quali molti di tifo (1500 casi solo in Adigrat) e malaria (l). Il numero delle perdite nella giornata di Adua fu del 29%, mentre il numero dei malati raggiunse talora 1'89 %Sebbene non ancora fosse raggiunta quella profonda inversione del numero delle perdite da malattie in confronto a quelle da ferite a cui si arrivò, come si è detto, nelle ultime guerre, tuttavia la scienza deUa conser-vazione degli eserciti, doveva già essere assai progredita se seppe condurre la proporzione che già era da uno a nove ad uno a tre, e se così potè ridurla non in guerre combattute nel proprio territorio, ma in paesi lontani e di selvaggia natura: quando e dove alla selvaggia natura dei luoghi faceva riscontro una più selvaggia natura degli uomini che alle numerose perdite per ferite e malattie vollero aggiungere quelle per le orrende mutilazioni che Menelik, dietro il suggerimento di Ras Mangascià e il parere dell'infame Abuna 1\tfattios, ordinò di infliggere ai nostri ascari percbè avevano difesa la bandiera italiana. Desta un senso del più legittimo orrore e del più grande raccapriccio la lettura della relazione fatta a questo proposito dall'allora tenente colonnello medico Luigi Ferrera di Cavallerleone, divenuto poi ispettore della sanità militare, chiamato in Asmara il 3 giugno 1896 per assumervi la direzione del servizio sanitario con lo speciale inca,rico di occuparsi dei mutilati ricoverati nella infermeria Toselli (2). Oltre 1400 furono le esecuzioni eseguite letteralmente in massa dopo la giornata di Adua, come riferì il tenente Mulazzani al colonnelloFerrero, consistenti nella mutilazione della mano destra e del piede sinistro: mntila.zioni dalle quali ben pochi sopravvissero per l'emorragia consecutiva o perchè gettatisi, a causa del dolore patito e delle sofferenze alle quali rimanevano in preda dopo il supplizio, nelle acque di Mai-Gogna e Mai-Assan per cercarvi la fine colla morte. Pagine di dolore che la penna rifuggirebbe dal ricordare se lo storico non dovesse servirsene come t estimonian..a dell'opera altamente umanitaria eseguita dai nostri medici, della loro alta missione sociale, per cui poteva ben scrivere il Ferrera, chiudendo la sua dotta relazione, che i superstiti «mutilati della colonia nel mentre ricorderanno la barbarie abissina, dimostreranno la pietà e la filantropia dell'Italia verso i poveri infelici e la sua gratitudine verso quelli che combattono per lei ''· Pochi anni separarono la campagna libica dalle precedenti guerre africane: ma furono sufficienti perchè la scienza della conservazione degli eserciti fa-cesse nuovi passi da gigante. (l) Cfr. C.>8A RINr.- La. Me<licir~.a militare nelùt leorwull• e nel!(' St.nria., pag. 554. l\IA· nocco. - Seroido sanitario a<:l •.fdiurat in Gio rnu.le di medicina militare, 1 8111!. (2) FERRERO or CAV A.LLF:RLEO:-IE. - R~lazion.e sui muli /ali curali nelle infermerie di A smara e di OM.ren In Otornrue di medicina militare, 1896.


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PER IL Ct:': -ITE:-IARlO DEL CORPO SANITARIO ECC.

L'organico del corpo sanitario militare aveva subìto nuove modificazioni nel 1898: erano stati mig-liorati i suoi quadri che allora comprend<·va.no un t.otale di 683 ufficiali medici (1). Una Commissione d 'inchiesta per l'esercito (2) rilevò in seguito che '' non poc·hi eomplPmPnti c miglioranwnti rimanevano ad ottenersi per porre anche il nostro Corpo sanitario al livello dei pTogressi applicati con grandi suece;s::>i in altri "• ma in::>it•me che per la salute del soldato, mercè le cure degli ufficiali medici, il cui corpo '' sopperi con pari sentimento d 'abn(>gazione alle difficoltà create da.Jla scarsità dei mezzi e del numero d el personal<')) si erano ottPnuti riKultat.i soddisfacenti. La stessa Commisf!ione dimostrò poi la necessità di colmare le deficiènze del persomLle e qm•llo d<'i mezzi; e a'"anzò saggio proposte relative a.! miglioramento ddle unità sanitari(· da campo, dci mezzi di trasporto, Ne., in SPguito a.Jl€' quali furono subito approntati parecchi studi che fleh•rminarono utilissime, se non esst•nziali, riforme. Nel1H08 {3) H'nne aumentato l'organico dei gradi superiori, ma diminuito quello dPgli inferiori per modo che la cifra totale si abbassò a 657. Coi provvt•dimenti poi ordinati nel 1910 (4) furono nuovamente aumentati i quadri organici elle raggiunsero complessivamente il numero di 761 nlliciali medici. Relativamente alla gu<>rra di Libia un buon studio preparatorio sulla base dell'esperienza della precedt.'nte campagna condusse all'allestimento di una organizzazione sa,nitaria che rispose egregiamente allo scopo. Colla campagna. di Libia si entra p(•rò in una fase della storia del corpo sanitario che, come maggiormente si accentuerà relativamente alla grande guerra mondiale, è impossibile riassumere in pochi cenni. Ogni branca del servi:zio sanitario, divenuto ormai tecnicamente potente sotto la direzione del tenente generale Luigi Ferrero di Cavallerleone, si presterebbe a lunghe e singole considerazioni atte a valutare l'applicazione saggia di tutti i me.,;zi additati dal progresso scientifico, i vantaggi materiali e morali portati ai corpi di spedizione dagli ufficiali medici colla loro arte professiona,le e coll'esercizio dell'alta missione umanitaria loro affidata. Medicina, chirmgia, igiene aiutate da tutti i nuovi mezzi ausiliari di indagini, di terapia, di difesa, di profilassi, gareggiarono con pari valore tra loro e con quella che a bbiamo d efinita la tattica s01nita.ria, col servizio sanitario, cioè, nello stretto senso d ella parola, esclusa la tera.pia: e quindi colla organizzazione degli sgomberi, colla rapidità nel portare l'assistenza sanitaria ai combattenti, coll'invio periodico e straordinario di mezzi dal territorio, colla ripartizione delle unità sanitarie di ricovero, coll'allestimento di ospedali e di navi ospetlali, colla a Yocazione, infine, alla autorità sanitaria militare di ogni compito riguardante l'organizzazione della polizia sanitaria. (l) LeKIW 1-1 luglio J SUR. (~) Lctc~<· 6 Kinguo l !!Ili. (:l) Lc.::;:c ~ g1·11u" io 1!111~.

( l ) LC!<!{C l 7 l Uttlin I IJIII l'~r s uc<·c&.fn, •lisl•nsizioni cmnuntc durauto lu gu<·rra Ili Libia ('li giugno 1912), i ruoU OriCIIOICi 1>hl1t>ro UU 1\l~ro HULLWIIW Cb c purloJ il lllllllCI"Ò (!<:gli ut11ciali lllCtUci a 77 ~.


PER IL CENTENARlO DEL CORPO SANITARIO ECC.

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La scienza medica, non più la d<>bil arte e mal RÌCUI"lt scorta che il mal att~>nde o non pt·o>viene ac,..orta,

trovò nE'l corpo sanitario militare italiano i suoi E-fficaci rappresentanti che seppero prontamente sotTocare la epidemia colerica (·he minacciava di rapidamente diffondt•rsi nella zona tripolina all'inizio delle ostilità, e combattere c trattenere le epidemie di t ifo, di diss<'l'ltl•ria e di altre forme infettive, nonostante le avverse condizioni climatich·c e la scarsezza di aequa potabile (1). Fatti questi che, tenuto conto dei numerosi ed aspri combattimenti, delle marcie faticose, dPgli ammassamenti forzati e dPlle continue relazioni col territorio per lo scambio di truppe fresche, di convalescenti, di malati, comunque di rimpatriati, mettono da soli in evidenza - più ancora che l'eloquenza delle cifre - quale sia stata l' importanza di una difesa sa.nitaria ben intesa e ben organizzata, clw non solo seppe e potè domare fin dall'inizio le più pericolose man.ifPstazioni epidemiche, ma ne ghmse a impedire a ncora la propagazione nel teuitorio della madre patria. Scorrendo col pensiero alle devastazioni già portate negli eserciti dalle pestilenze, quale H tifo pet~ccbjale, il vai uolo, la pE>ste, rifulgono maggiormente questi risultati, queste atl"ermazioni sci<>ntilìche: e sembra ancora financo un sogno, se non fosse una realtà storica, la successiva e costa.nte repressione di tutti i focolai di peste bubbonica che, a cominciare dall913, minacciò, talora in forma di vera epidemja, la nuova colonia (2). Quella igiene degli eserciti che, quando l'arte medica era lontana dalle conquiste moderne specialmente della batteriologia, preoccupò altamente tutti i grandi condottieri, da Ciro a Giulio Cesare e a Napoleone, la cui necessità ed importanza furono descritte con mirabile intuizione, su pagine degne di essere ancor oggi attentamente studiate, quasi tre secoli or sono dal napoletano Luca Antonio Porzio (3), poi dagli inglesi Pringle e Monro, da Bernardo Ramazzini (4) e più recentemente dal Sarcone a Napoli, dal Carnevale-Arella e dal Comissetti in Piemonte, quella igiene fu una delle principali basi della nuova scienza della conservazione: e i vantaggi che con essa ottenne il corpo sanitario militare ita.liano poterono .far scrivere a l Cortesi nel 1922 " risultare evidente che le co·ndizioni sanitarie hanno in Libia presentato, facendo uno studio comparato delle condizioni di vita wtto le dominazioni turca e italiana dopo il1911, un notevole beneficio, ed alctme forme epidemiche come il colera ed il vaiuolo, che insorgevano periodicamente sotto il passato regime, non hanno fatto più la comparsa, il primo in via assoluta, ed il secondo almeno in forma epidemica >> (5). (l) Il primo cas o di <:OIPra. s i ehhe il 1il ottnh r<> l!) l l In un ~oldl\t,o (lei H• fnntcrla: com!llcs· slvamcnte si ebhero lOi!ù casi con :J:J3 mort.i: l'ultimo caso R[ ebbe il 27 diccu •hre. Cfl". <'AI'lAIIISt. - Op. cii., png. 5U:l. (2) Nel 19lli ne rurono coh!ifi u rwh(• uno del IH)$trl soldati c un !3a\·nri. Cfr. Gntl.:OSI.- Ot:O!!ra(ìa mNii,·a cfl ;,,iene dei nostri pos•cdimenti ~olimiali. Ronut, l 9t6. (:1) De Mililis in l:a.•lris !;,n ila/l! lunuw, l M!r .

(4) Il RA)tAZZINI nel CitJiitnlo • 1)<' uturhls custrcn.~iius • dcllu ~\la opcr a De morbi ; arii/lcum (Londlnl, 17421. t\ propo~ito degli c.qcrcltl era costretto ancora a ~cl'inwc: Uto·o evenil ul ah ulillt14 1naliuna e1ri.dem.;a nun f/er:-inumfur. (l;) Arcbivio imitano di ~f·icnzc me<li<'hC colonlnli. 192:.:!. Ctr. (:RIXOSI.- 0)>. ci/. Dovrebbe cs;scre qui ricor<luta I"OJ>CI"Il tlell·a,,torltà sanitaria <:i\•ile dovo mano a mano sostltul quella militttrc c cosi l""~ quella dCII<• C. R. L La collabora?.ione intclligontc. l"indcrl'~sa. attfvi~ù. l sncrltki. l"nhucgn7.ione di qncst"ultima In Llbl.a non potrcbiJct·o Cf<~<'I'C pm•nmente • l'ico,·duti •, se Il prcscl\tc lnvvt·o uou do\·csse 8lt~Lta·

mente riguardare il coq>o snnltario militare.


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PER IL CE::.'TF.~ARIO DEL CO:RPO SANITARIO ECC,

Questa parte della scienza della conservazione degli eserciti cosi altamente progredita e complessa che, per opera del corpo sanitario militare italiano ~ ottenne nelle campagne d'Africa tanti risultati non assorbì da sola tutta l'att.ività dei suoi componenti (l): ma a questa, all'assistenza sanitaria - in senso stretto - ai combattenti (2), a ll'alta funzione morale e disciplinare, un 'altra n uova funzione si aggiunse - specie nella campagna di Libia - che potremmo chiamare extra professionale, quantunque con la nostra professione sia intimamente legata: quella rappresentata cioè dal concorso non ul timo, primo talora, nell'opera di penetrazione coloniale. E come per l'adempimento d el proprio dovere e nell'esercizio della santa e nobile missione si videro, fra gli altri, rosseggiare del sangue dei medici mmtari i terreni di Henni, di Lebda, di Sidi Bilal (3), così versò il proprio sangue per la patria il tenente Michelangelo Domine mentre a T ocra, nel giugno del 1913, accompagnava in qualità d'interprete un gruppo di ufficiali in una pericolosa gita di esplorazione (4). Fu quella, ed è tuttora, funzione che si esplicò e si esplica in particolar modo con l'aiuto portato agli indigeni in nome dell'umanità verso il fratello sofferente: attraverso specialmente i numerosi e attivi ambulatori, i qu:tli, guardati in sulle prime con una certa diffidenza, attirarono poi a frotte gli indigeni che, per citare un solo esempio, nello spazio di dodici mesi richiesero nella zona di Bengasi ben 32.527 visite senza contare quelle privatamente esegt1ite alle famiglie e quelle richieste dalle pratiche profila.t.tiche a cui anche la popolazione indigena fu sottoposta (5). II.

Attività scieotitka del corpo sanitario mllitare Italiano. Da quando Carlo Alberto richiese in tutti i suoi ufficiali ampie cognizioni di una scienza CIJSÌ delù;ata e diflì;;ile, sotto l'impulso specialmente d i Alessandro Riberi, il corpo sanitario militare pose a base della sua attività l'applicazione di ogni progresso scientifico: e su tali fondamenti andò sempre piil consolidandosi, portando anzi sempre migliori e più numerosi contribut.i al progresso stesso con studi e memorie originali, con opere e lavori, con produzioni scientifiche, non ristrette ad una sola branca ma a tutte, poichè la medicina militare non è una branca della medicina in genere, ma è la somma di tutte, o quasi, le specialità dell'arte nostra. CI l Al h~ campn~nA. d.i Libia. presero r•nrte cirra due terzi del personale componente U corpo san itario. (t) A questo propo~ito hasti ri cordare cbe dalla sola Trlpolltan la e n el solo periodo 28 ott.ohr(l ! 9 11 - :H mlt!..'l{io l !112 il •novi mento di sgombero sugli oapedall di riserva del territorio tu q uw;l di lSOQO t ra mulaLi o feriLi. Cfr. CA'!ARlNI. - Op. cit., pag. 560. (:l) Vi t.rovt\rono 1dori01>a mor te l tenenti medlcl Amerigo De MurtaB e Altonso Priori e U capitano m o<llco R1tilaele Te ntoni. ( 4) U n VJ\Inroso m c<! ìc.rch h·urgo veronese, Costantino Canello. disimpegnò pure nel 184 8 delicatissime m.is~iooi non at tinenti alla ~ua profeaslone di medico. Già. aiutante di campo del generale DuN•udo. fu nell'ago•to •wgrc~mto allo Stato Maggiore goncrale piemontese: ricevette due medaglie al valore di cu i 111111 ~111 e.ompo. a Novura. Fo. POI medlco di S. A. R. l1 principe Ferdinando, duca di Oouova. o giun~e nl l>:r>\do di tenonLc colonnello: fu spe$$0 latore di socrete e Importanti oomu· nlca.zionl del <e("lerale Durando e di Alfonso L a marmora. (>\femori.o ined ite di C . Canella. Biblioteca Comunale di V crono ). (5) CaS.'I. RI~J Op. cit. , 569.


PER IL CENTENARIO DEL CORPO SANITARIO ECO.

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Tanto lunga quanto difficile riuscirebbe però una raccolta anche se limitata solo ai principali lavori e contributi scientifici portati dagli ufficiali medici italiani; e sebbene essa, anche sotto l'aspetto semplicemente bibliografico, sarebbe per certo vantaggiosa allo scopo prefìssoci nel ricordare l'opera centenaria del nostro corpo, tuttavia per la stessa sua mole deve essere rimandata ad altra occasione. Senza qnindi voler dare al poco che segue un tale significato, ristretto anche ai limiti di una citazione esclusivamente riservata ai lavori principali, poichè nemmeno di tutti questi è possibile parlare, basti a tal proposito un sommario accenno per ricordare solo qualche momento della complessa attività scientifica sanitaria militare in rapporto allo sviluppo della scienza medica in generale (1). Nel1851, come si è visto, comparve il trattato del dott. CarnevaleArella, scritto por ordine di S. M. il re Carlo Alberto, dietro proposta del Consiglio superiore di sanità. Certamente, scrive il Testi, quel libro è degno di molta considerazione e va ad onore delle nostre istituzioni militari che anche allora si preoccupavano della igiene del soldato; anche se qualche ingenua e semplice riga specialmente del capitolo riguardante l'etica militare che l'autore comprese nell'igiene può far sorridere, muovendo però nel tempo stesso tm senso di vera ammirazione per quell'igienista che intendeva cooperare anche all'educazione morale del soldato. Da quel momento i contributi di questa branca si seguirono ininterrottamente fino a raggiungere lo sviluppo dimostrato durante la guerra libica, e, ancor più evidentemente, in quella mondiale. Il Carnevale-Arella si occupò inoltre particolarmente dell'epidemia tifoide e del problema, allora dominante, della vaccinazione antivaiolosa, mentre G. A. Comissetti nell'importantissima r elazione sul servizio sanitario in Oriente lasciò un lavoro notevole di igiene militare in guerra non solo, ma anche di epidemiologia riguardo varie forme morbose quali il colera, il tifo, lo scorbuLo, lavoro ricuo di ùaLi clinici, frutto di osservazioni precise ed intelligenti. A questi pionieri dell'igiene militare si aggiunsero poi il De Renzi, il Givogre, e, più tardi, lo Sforza, con studi riguardanti specialmente la tubercolosi nella popolazione civile e militare (4); e si aggiunsero i lavori del Pecco sul vaiuolo, del Ferrero e dello Sforza sulla malaria, del Mangianti, del Ba.r offio, le opere di igiene, di epidemiologia, di batteriologia e di geografia medica del Marocco, del Testi, del Grixoni, sulle malattie coloniali del Grixoni, di Annaratone, gli studi del Trombetta e di tanti altri innumerevoli cultori di questa branca della medicina, della quale anche il Riberi nella sua vasta attività scientifica si era occupato con grande competenza, per cui vide anzi allargarsi la schiera degli ammira(1) È evidente che un role cenno deve limitarsi a p~entare q nalcbe nome e qua lene tit-olo senza pregiudizio di altri nomi illustl"i c di altri e ben notevoli cont1·ibuti scièntl!lci relativi specialmente alle epoche Piil recenti o a noi o.ncor vicine. Due luteroasanU bibliografie che riguardano specialmente l lavori d! Igiene mUltare e coloniale si t rovano nelle opero del TESTI.- (Storia retmspetliva deU' i()iene nel R. esercito ìlaliano), e del OruxoN't. - (GwrJrafìa medica e ioie~ dei 1wstri POBScdirrvnti colt>niali). (2) Trattato à 'iuien e militai-e. Tipografia militare Torino 1851. (3) n dott . A. Carnevale-Arella. alloro. medico divisionale nell'ospedale militare di Genova, fu uno del primi decomtl al valore con medaglia di argento. (4) Quando la scoperta della tubercolina di Kocb destò tante spcronze, lo Sforza in Ite.lia tu tra l primi a ripetere gli esperimenti (1890).


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PER IL CENTE.SARIO DEL CORPO SANITARIO ECC.

tori specialmente dopo la relazione fatta in Senato sul progetto di legge per la sanzione di una convenzione sanitaria fra le nazioni, nella quale ba pagine assai importanti relativamen te alla questione delle quarantene e della profilassi int.ernazionale (1). La bromatolog ia, gli studi sull'alimentazione del soldato, sull'educazione fisica e s uliP ma lattie profPssiomtli ebbero numrrosi cultori fra gli altri nel :MarstrPIIi , m·llo Sforza, nel Panara, n<>l Mangianti, nel Nieddu, n eli ' Ast(•giauo, nel! 'Ostino, e iu Pt•rassi, Quinzio, Trombetta., Grixoni, etc. Se solo nel 1906 l'<>d uC'aziotW fisica del soldato fu ufficialmente proclamata. cc primo e siruro coeffkiente di forza e di pot<'nzialità per gli esercit i di ogni tempo e di ogni pa<'se ''• noi non dobbiamo dimenticare però che, fra gli articoli cl<'l regolamento sull'est>rcito di Carlo Alberto, erano prescri tti il nuoto e la sc ht•rma. anche come vere misure ig ieniche, e che molti dei lavori degli a.utori prima ricordati precorsero e prelusero con autorevoli pa.role lo sviluppo moderno di questo ramo della medicina prevent iva come anche della patologia d<'l lavoro. Fra i competenti st.ucliosi del servizio sanitario militare in pace e in guerra ricorderemo appt>na d i volo Manayra, Cort.cse (2), Silvestri, Tosi, P anara, Bonalumi, Randonf', Bernardo e Brezzi, Baroffio e Sforza (3), Imbriaco, Ostino, Trombctta, 1\femmo e Villasant.a. L a chirurgia e t raumatologia di guerra possono ben vantare i nomi del SP.gre, di FerrNo, di Imbriaco (aseC:'Ssi delle ferite in g uerra e studi sull'azione dei proiettili), di Carta. Mantiglia, di Valerio (sugli innesti cranici e craniotomie), di Bonomo (topografia cranio cerebra le), di De Sarlo: come la medicina lega.le militare ricorda fra i suoi scienziati il Cortese, il Baldanza, il Quinzio, il Bonalumi, il Trombetta il Nieddu, l'Ostino (4), che fra i primi introdusse l'esame funzional e dell'orecchio, e le loro scuole, per opera dei quali anche a coloro che ritenevano ancora la medicina legale militare cc un simulacro (per non dire una parodia) di scienza composta di due sole branche: una regolamentare e una empirica,,, apparve cc come una vera e propria branca delle scienze mediche i cui principi poggiano sullo studio antropologico d el soldato.. sull'esame prettamente scientifico .. esame che ora domina in tutta. quanta la medicina militare n (5 ). Fra le classiche opere di medicina militare si deve poi collocare quella di antropometria proposta dal colonnello Guida, ordinata dal Ministero della guerra, opera veramente monumentale, compilata da Rodolfo Livi. (l l .lfemorie ili iyiP>lt'. R. A~~a<lemia. di mcdieint\ di Torino, Vol. lV. (2) Oltre alla Oui<lrrlrur ir<>-1)rolira del mNI·i c" mili(ar r in camparma (Torino, l 862), Il C ORTE<; ii:

pubbli<·ò ùue relazioni s ul Hen·izlo stm ilRrlo nella !!'UCtTil del '61\, un la>oro sullo 11'/alattie t i.mper ft'::imti r·he 1>tcaoUmw la C<"cd.~i•me ,)tilil<1re nel /iP!JIU> d'llctlio ()tilano. 1866): le Re-mi~ti$ct·n~e. d t: u•• tria(mi" in Gern,mia C,. ('nCzia, 187 l ). lnvoro ricco di O!<S~rvnzioni s ull'a7.lone d e i Comlt.nt i cii soccorso ai fcl'iti o mola t i in ,~:nC'rrn : un trnUnto 1\.ncorn mccllco-legnle socia le S\tllo lmperfe~ioni 81(P..rsliti a.l/t ferile eil alle ma loti i e cmtlmllt· in camPamw. (1'orlno, !864 ). (:1) 11 )3.\IH>I'FW t' lo ~ ~·u nz,, rlnuirono In un C<>nt(H'11tlio di chin1ruia (Roma: 1 884), numerosissiml qnanll> importnnti argom<'nt l t.racndoll rln llc o~Hcr\'ll7. ioni e dnlle Atatl~tlcbe di quel vt:ro monumcuto che ru c l<:vnlo dn ll'OTISC dal BAHNF.S a lla chlt·urgia di gucrt·n: (Guerra americana di sccessi<>>~c),

(41 L'OSTI:-<0, uno rlcl rnlgllorl spccinli•tt del corpo snnitario miUtaro, contribui notc>olnwntc ollft trw<lidnn k gu lC' Cl(•ll 'orecchio. n11~o e ~ul11; no n possono eJ>s()rc dimenticate le ricel'<'he dd la sun Sc·noln ~nlln rorrelrt1.ione trn ttlterazioni ciel le vie na~oll c run ~lonalità. c:-lrcolat.oria e re~<J)i· rntorin. <·onte 11on 1"'"-•ono c..~<·re tlim<•nti<'lll i. schh~>n c qnl •la imposs ibile enumerarli, tutt.i l la.vor\ d cll!l ,.:c·uola ronw 1<1i n l lievi c-b (l ne 11~drn no cl t·•wi del nu<c"tro. (5' Da uno. l<;ltCm s<:ritta da nn llhtst.t-c cultot-c di sdcnzc lcgnllall 'allora maggiore medico Tromhrt tn. Cfr. Tno~rnf:ITA. - .llfl>wn/P di medicinn leoale milìlarr. (Prefo zlone). l\lilnno. ! 90S . (Se però l'Illus t re culwrc di scienze le~rnll si fo!'~e data la peuu di ICfl'gCro l'opcm di FRANCESCO Con-


J'EH IL CE~TF::l<A'RIO DEL CORPO SA";)ilTARlO F.CC.

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Questo lavoro di N~cczionalr irnporta.nza, basato SLl cirra 300.000 cartelle antropologiehe eon c ri1Pri an1ropologic·i, igic>nic'o-sociali e mt>rlico legai i, o l trt> ch e :uri te· h i l'<' e com pl<'lan: le no~>t n• eonosr·cnze a n t ropologirhe che già erano s t ate abbozzale p1·ima da illustri t•tlltori di qtH'sta. sc:ienza. come il 1\1orsl'lli, il 1\Iantc•gazza e il L<Hllbro~<f', co!-ititnisee aneura. un'ottima base e una ric·Pit fonte JW I' :studi r•1·nograti(·i c> c>t nologiti. Int.e ressa.ntissima sarf' hue la bibljogralìa. di tutti i lavori eli cliHira, di casistica meclico-rhirurgi<'a· e cklll' SpN·i<Ll i1à Sc' l<' già eiipoxtP ragioni non impedissero an<·lw la nuda l' varzialP eitazionl' dt>i pii1 importanti: hafltti a qu ....sto propo1; ito rkordarr sole' l:t ,-ita ininh·t·rotta dPI Giornnll' di mrdicirta militare, eh<' in buo na. partt> li ra<·c·ol~c· e la st ima c·lw t>Siìo h a SPmpre goduta P gode negli am biPnti seic·n ti!ìti in Ita lia e all'l•stc>ro. Anc·ht• la s t.oria rlt•lla m(•di1·in ~t militar(• (•bht' i suoi c·ultori (Cort<·se, Baroftio, Romano, T <"s1·i, Tromh<:'1 ht, ( 'asarini, <•te.).

*** Come si è già accennato, la. cultura e la istruzione degli ufficiali medici era stata. clappritmt aflìda1 a. ai ~<tuitari più d1·vati in grado addetti agli ospNlali di'IJ'esPrcito sa1'dO: in un seeondo h•mpo essn s i conel'ntrò negli stabiliuwnti cla' t>rano in g-uamigioni centri di studi universit a.ri: inHne quasi rsclu;,ivamc>nte a Torino. Per OJWra dPl J~ibN i , ('he ta·n la .sco.y.~a sal11lare seppe imprimn·e- nella cultura- a.i C011{ra[(1ni il elle R . arma.te, colla istitur.ione di corsi di studio, di confert~nze, con l'obblig;ttorit•tà (lqrli esami, con la fondazione di un giornale, di borl'c' di studio e cii prnni prr i migliori contributi 1';C'i('J1tifìci portati dai suoi uffichlli, fu s t a.bili1a la bas<' scic•n 1ifica d1•lla mediC'in a. militare. E il Ribcri cominciò col contribuirvi pot(•ntemcnt<', poiehì.' nwntro il Carne,·ah•-Arrlla e il Comissrtti sviluppa,.-ano lo studio dell'igif'ne, egli, mente a.perta a tutt.ll !(• uov itii, f<C'ÌPntil-iC'ht>, S!:'guacc e critico positivo e intelligente d'ogni progn'sso d f• lla seic>nza, teneva alla grandf' srhie,>ra dei suoi allievi, assetati dellit sua dotta{'(} eloquente p}Lrola mirabili lezioni eh(• a distanza di tanti anni ancora si It•ggono con frutto cd ammirazione (l). I suoi lavori specialmente S11lla gangreua. nosocomiale c tutti quelli raccolti n<•lle Opere Minori (2) ba.stcrebbero da soli a renderlo celebre nel mondo scientifico. Fu primo il Ribrri a usare n<'lla nostra It alia la narcosi eter<'a e cloroformica, dopo am.•r n<•lla, sua clinic·a f'St'guite moHe r icerche sul nuovo metodo. Fondaton' di accacl<'mie e di musei riusel a trasfondere nel corpo sanitario militare italia.no quella passione allo studio, all'indagine seient.ifì.ca, quell'amore alla propria arte, quella stima alla srienza rbe c'gli volle ottene re coi suoi provVPdimcuti JWI' la scelta e funzione del m edico militare, a base dei quali pose il principio: <<se eiascuno può nell'ordino civile TF.RF.: 111 alnltie ed ;mperle'-i(ltti rh e i1•ranlimM la cn.• mzi,nr mUiln.rr nel Tlecmn rl' lfhlin (Rinnlcllni.

~~~no, 18116), nvrcbhc potut-o rilcvaN', in ml•zzo Rd uu'ott.lmt~ trnttozion<' delle vnrie <'o~tltuzionl

:P,8 1•~1dunl! n<•llo provincie d'Italia. in mez7.o a stn.ti~ticbe e lt<'llinli o•~<'".ll7.ioni. che l'Idi Un P

0

horn voleva cbc il perito mocli<'O r;nlltturc si tttlenc;;se al rl~ultntl <lei ~<)l i <'~o mi ohbtetl ivl. è ~<~rlve.-n. a<l eRemplo. pnt·ll• odo d~tdi emoftoi('i; • ma lo •on cl'n..-vi<> <-be In Sl'(IJ)Orta debba or fattn. coll'e~umo della pel'!!onn, cl olia nscflltozione e porMl~l;iOn(' del torace. Ctl·. •).

~1c

(1)

Furono I>Oi raccolte o pubhlicat.o du Fobro e l'cc<:o.

(2) Torino, 1801.


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PER IL CESTENARIO DEL CORPO SANITARIO ECC.

scegliere quel medico in cui suppone più cognizione e maggiore esperienza, essendo invece imposto il medico al soldato, incombe al Governo di restare a questo mallevadore della sua abilità» (1). Questo soffio animatore della cultura dei nostri ufficiali urtava. però contro un non lieve ostacolo: quello cioè di essere costretto a frangersi per quanto riguarda specialmente la prima formazione del medico militare -in tanti rivoli e C'anali, con nocumento alla uniiormità di studio e di metodo, con difficoltà di controllo. Occorreva una scuola della quale l'istituzione del corpo di 100 allievi non era stato che un preludio: una scuola come già aveva l'Austria fin dal 1796 nell'Accademia Giuseppina, la Germania fin dal 1795 in quella che poi divenne Accademia medico-militare (1811), la Francia in quella di Val Gràce istituita fin dal 1850. I buoni ordinamenti relativi agli ospedaili militari principali, i miglioramenti apportati con la legge Ricotti (1873) permettevano ai sottotenenti medici di nuova nomina che dovevano, prima di recarsi ai corpi ai quali erano destinati, compiere almeno quattro mesi di servizio ospedaliero, di trovarvi una cert.a educazione e un indirizzo per la carriera medico-militare: ma ciò non poteva essere sufficiente, poichè l'esperienza e la storia hanno dimostrato che solo un'apposita scuola può dare quello spirito militare che è condizione principale per il r etto esercizio dei compit i affidati al m edico che vuole intraprendere la carriera delle armi, come altrove si è cercato dimostrare (2). Alla lacuna provvide un de.creto Reale del 1882 fondando la Scuola di applicazione di sanità. milita.re, della quale in quest 'anno è ricorso il primo cinquantenario. Della nostra Scuola, che non t eme, nè ha mai temuto paragoni, che

intttr aequales micat . . . . . per Orbem Mmine claro, apert.a per la prima volta il 24 marzo 1883, dalla quale uscirono a migliaia gli allievi, di cui i sr veri chiostri sparsi di marmi recanti i nomi dei nostri eroi ricingono il monumento ai medici italiani caduti in guerra, di questa scuola che vide temprarsi la nostra gioventù alla disciplina militare, che radicò in noi un affetto che non muta nè può mutare cogli anni, u perchè vi è in esso tutto il fascino della giovinezza memoria dolcissima degli amici lontani », di questa nostra scuola nulla più abbiamo a ricordare dopo quaut.o fu detto nella celebrazione del suo primo cinquantenario il 12 febbraio di quest'anno all'Augusta presenza di S. M. il re Vittorio Emanuele III (3 ). Solo p er il compito prefissoci nell'accennare all'attività scientifica del corpo sanitario militare italiano non possiamo non ricordare come sebbene ardui ed anche modesti sian stati i principi della Scuola, essa siasi affermata come ente culturale, riunendo in breve una enciclopedia di medicina militare completa, ricca di molte opere originali alle quali vanno ( l ) CA'HRISI. - Profili di chir·urghi m ililari. Rome. l !130, pe.g. 2S~ (2) n sernizio sanitario m ilitare ... neL sec. l!. T~. Verona. 1933, p(Ìg. 67. (3) Oinqwmtenari.o deUa .Scuola di A.rmlicazi.one di sanità militare. Roma. 1933. Pubb.lloozlone del :o\Uol st~ro della guerra.


P~<;R

IL CENTENARIO DEL CORPO SANITARIO ECC.

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aggiunte innumerevoli pubblicazioni che affermarono rapidamente la sua azione tra le vicende storiche della scienza, mentre la sua unità di indirizzo didattico ha fatto scrivere fuori d'Italia: En somnettant tous les médioins a une instruction tecnique "nijornte, l'a1ttorité italienne a 81t crén ttn corps médical homogène et parfaitement a.pte à remplir ses obl-igations militaires: c'est un rés14ltat des plus favorables a14- bon fonct-ionnement du service de santé en campagne (l). L 'attività però di questo istituto volta per la massima parte a.Ua formazione del medico militare non poteva dedicarsi insieme a tutte le richieste relative al suo particolare perfezionamento, per le difficoltà, non foss'altro, sempre più imposte dalle specializzazioni mano mano aumentate in seno alla scienza medica, mentre anche la scienza della conservazione degli eserciti ognora più sentì e manifestò il bisogno di cultori specializzati. TI medico militare d'altra parte deve <<Saper eStE'ndere clO\tlDque la sua missione e deve saper rispondere ai più reali bisogni non solo d 'ordine militare, in pa.ce e in guerra, ma anche d 'ordine sociale e politico ». Nel progresso dci tempi e della coltura sorse quindi la necessità di più ampi studi e di perfezionamenti: e per rispondere a tutte le suddette esigenze si riconobbe la convenienza di ricorrere a.Ile Cattedre universitarie, come alle fonti prime, alle perenni sorgenti del sapere, per ritemprare anche gli animi e le forze a.lla viva voce di qut>lli ch<' furono sono<' saranno sempre i nostri maestri. Con provvida e saggia determinazione si pron·ide allora ad inviare gli ufficiali medici più meritevoli presso le •arie cliniche del Regno per annuali o bi<>nnali tirocini (2). E poichè l'esercito richiede che i frutti dt• ll'~>spt'J'i<'nza cosi acquistata valgano alla sua dii<>sa per la quale il corpo sanitario è stato appositamente creato, e per le ragioni ancora dianzi addottr d'ord ine non solo militare, ma anche sociale e politico, era naturale ch e questo maggior studio e questa maggiore esperienza si dovessero estrinst>care anche attraverso istituti creati per rispondere alle suddette esigenze: tanto più che questi avrebbero poi potuto provvedere non solo alla pratica applicazione, ma anche a trasformarsi in enti culturali atti a loro volta. alla formazione degli specialist i. I già ripetuti motivi inerenti al tempo e allo spazio non permettono che un solo accenno ai Repm·ti di accertamento <Ziagnostù:o per la tubercolosi (3), problema del quale l'Autorità sanitaria militare - pioniera in pa.r ecchi campi- si è da tempo tanto efficacemente quanto attivamente interessata (4), e al Sanatorio militaTe (5 ), a questo grande istituto che ha destato, come tutta la complessa organizzazione antitubercolare mili(l) Al>"'I'ONY D.- Ar<'h. de M•d. et de Pharm. milil. anno 1904.

(2) Da oltre trent'anni annunlmonte concorrono e Teno:ono pre~celtl ufficiali medlcJ qnnlf a88ist~ti alle cliniche tmi~er.'<ila1'ic. sempre nei limiti mosslml consentiti doiJc necessità del servizio.

(3) Furono l!!tituitl noi dicembre del 1916 (('Jrcolare SGJ (}ùmuùe Militare): In meno di un decennio essi provvidero nll'accertamonto dla~ostlco d1 32.1100 mllitt\rl o di 74.200 lnvnUd1 di guerra. (~) Occorrerobbe qui ricordare l lavori precedent.l, In parte !l'là cftntl, sulla t.u borcolosl nel· l'E~rcfto, In relazione a qnoUn nella popolazione civile, specialmente d~llo Sforza. (5) Il Sanatorio mflltare di Anzio tn L~titulto nel 1918: rlcove~ò nel primi dieci annt dalla vera creazione oltre 5000 malati di tubercolosi polmonaro o cblrurgica.


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PER IL CENTEN ARIO OEL CORPO S ANITARIO ECO.

tare italiana, l'ammirazione indiscusila di eminenti scien ~iati stranieri (l). Questi importati centri culturali e di pratica applicazione, come alt ri sorti dumutt> In. g uerra e ct>ssati quando necessità belliche più non Li richiest>ro, come intì no 1· att.uale L ab or a torio d i fi siologia. a;pplica.ta all'educazione fi s ica dovr('bbero a buon diri tto qui avf're quello che i limit i imposti a questi frarnmf'ntari e rapidi appuntì non p«"rmet.tono attualmente di flarr.: cioé un ·esa.t.ta. ~ com plt•t~L trattaz ione, affineM anche per essi si vf'tla qna.nto ha, fatto e fa, il cnrpo san it ario mili tare italiano non solo in rel az i on(~ ai dov('ri ai qnali è st r<>ttamf'nt·<' chiamato, ma anche a vantaggio d (> ) prog r1•~;so S<·iPntilieo. "?\(': inlint\, rnn-ncarono i contribut i d f' ll a <:him iea e fa.rmacia. Il Lnb()l'f(ff)rio (·/t imico farmacf'u.tico -militf!.re, sostituito dalla Farmacia centrale mililnre nel l x84, e infì ne d all'Istituto chimico farmaceutico milita.re (l!U:3) ai f'Oillp iti di fabbriC'are, coll audare e allestire i medicinali e i m·ttPrial i d i nwd ic:azione pt>r t u t t i i luoghi d i cura, i corpi e n >parti delle Forr.<> arma.t<' clPllo S t.ato, a qu<>llo di pro,· vedere il m atf>riale occorrente per l<' ctot.azioni RHm itarie di c·t.mpagna, aggiunse poi anche t utti quelli eh €' si possono rit·l1 i<>dt>re ad un orga.no tecnico, quale è divenut o, quelli cioè di stu1li, cl i c"perimenti, d i analisi riguardanti il servizio sanitario in gener e, l'igiene e l'alimentazione del soldato in particolare (2).

III. Il Corpo sanitario militare dell'esercito di Vittorio Veneto. Come s i è premesso a i rapidi ricordi sull'assistenza alle truppe combattenti nella guerra di Libia, dato lo sviluppo assunto dal servizio sanitario militare relativamente ai suoi numerosi e sempre più complessi compiti, sarebbe ora vano qualsiasi tentativo di un resoconto, per quanto si voglia sommario, della sua esplicaz ione durante la guerra mondiale (3) . P er poter s volgere u n tale argomento con conveniente estensione e col necessario rigore storico-scientifico occorrerebbe, a prescindere da pro- · fondi e prolungati studi, una trattazione che non può esser e contenuta n e i limit i di poche pagine (4). (l) Per quanto ba $pccialmcnto a.tt!nen•.a. colla. guerre,

Do~/or in

fl'rtr.

cfr. Wooo9 H UTcan:sos In The

(2) Non è Il Cl\.~() d ì citare cirro per dimostrare l'attività di questo grande I stituto: bMti r icordare che ow.ri puc\ mcn~llmC'ntc preparare milioni e tonnellt\to dl prepa.rar.loni mediciuall c d l rncdica.turc: come non è pus.~iuilo, per io ragioni già. ripetute, riporta mc la. vaata produzione scicn· tifi ca. l forrnacf•U militari riuniti In Corpo tarmacmlico nel 1853. dopo la grande guerre. co:me UUi(iali cltimìci {r<rmaMBii entrarono. pur etl•tituendo un ruolo a part.c, nella fambtlla del corpo sanitario di ('U i hanno smupro con<livige l~> sorti c gli onori nelle campagne nazionali e coloniali. (8) Durante la ~ucrra. mondiale Il no all'»fl'ORto del '1 5 fu I spettore capo il tenente generale Fer rcro di Cn"allerloone. poi ~o~titnlto <lnl ~renerale medico Claudio S tona. Nel 1916 fu ist.ltuito. in zono. di onernr,ioni. nn nfllcio ~mnltarlo s pcoio.le che, nelt917, Pll&lò al 1\llni~tero della guerra, ove poi asR u~•c Il nome di D irezi<me generale di B(lniM milftare retta daU'allom colonnello m o<li<'>o Fron<;csco D('lln Vo lle. Nel l 920 fn SOJ>J>ro.• •o l' T.•J-.eltoraln fii ..aniM. militare e venne SOI!tltu.tt.o dalla Direzione cen· tra/e 1/elstm,ìzio sanitario militar e. a. sua. volta sostituita dalla. Direzione gener ale di sani!<l m i · li/Qr e ne i 19·!4. (·l ) il llltONON che scrisse la storia rle Le suvice de Santé pendmu la ouern 1914-1918 dell'eser cito fra.noo.~o. occupc) ben •1nn.ttro volumi pur limJtandosl, per quanto rl.gua.rda~a U funzionamento, a. descrivere qu ello della zona di Verdun!


PF:R IL CE~"'TE:SARlO DEL CORPO SA~ITARlO ECC.

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Ogni branca del servizio sanitario quale ha trova.t.o applicazioni dal 1915 al1918 costituisce un largo capitolo <legno almeno di una monografia. d 'altra parte, come scriveva ancor recentemente il Casarini, è a.ncor troppo· vicino il ricordo di tanta opera umanitaria per poterne parlare. Il corpo sanitario militare ita liano prese pa.rte a lla guerra mondiale entrandovi con 800 m edici eiTettivi, numem che salì n el 1918 a 87,1: ma pi\1 di 17.000 furono quelli delle categorie in cong<·do che n e ingrossarono lA file! Uno storico straniero nello scrivere sul servizio sanitario mmtam italiano si arrl'stò quasi spa.v<>nta.to da>anti al numero degli ospedali da campo scagliona.ti lungo il fronte d uraute l'otl'('Jisiva del 1917 s u Trieste: fra ·migliaia di cannoni e milioni di bombe, scrive, 100.000 Zett·i stavano sudil:idsi su <li un fronte di t· enti 'miglia! (l).

Roma fu fam osa per la sua. igiPJH' c per la s ua legislazione non meno che per le sue legioni: quando i suoi disceJHknti e ra.ppr<'sentanti di oggi, continua lo storico, scesero in campo, sulle orme degli antichi lat ini risolutanwnte attaccarono i più vasti problemi tanto della sanità, quanto d 'ogni scienza ausiliare a qu<'lla che è la strategia militare per una guerra che fu di montagna, per montagne e fra montagne. Frammezzo alla grande falange di militi dell'arte sacra, frammezzo a tante unità sanitarie (2} e stabilimenti sragliona.ti dalla prima linea fino al cuore e agli estremi limiti opposti dl.'lla Nazione, fra tante parti di una organizzazione così complessa che mano mano andò adattandosi a~ esigenze sempre maggiori, a condizioni nuove non previste nè prevedibili in tempo di pace per gli speciali caratteri che a,ssunse la nostra guerra si. grandiosa e sì lunga, quanti nomi, quanti fatti ancor oggi sconosciuti, quanti sae rifici ignorati, quante cose quasi diment icate, o diJierentemente interpretate, o oscure! Senza timore di errare si possono ancora ripetere in t utto il loro significato anche relativamente a l corpo sanitario le parole dell'autore delle Oasi del Dolore: (3} << ~Ia per la storia di domani, per quella che sa,rà intessuta di tutti i sacrifici di tutte le fedi, per quella che scriveremo quando avremo raccol ti tutti i spgni delle virtù che non sospettavamo, anche gli oscuri, gli ignoti, i dimenticati, gli sconosciuti balzeranno alla vivida luce del sole e l 'anima della Naldone che ha mille vite come ebbe mille energie (or che ella si sciolse da una catena e si rifece nel sangue) non avrà mai avuto prima di questa nostra guerra un diadema piil luminoso n. Alla vastissima organizzazione del servizio di sgombero effettuato con tutti i mezzi ordinari e di fort una coi quali p er terra, p er mare e per aria (4) si provvide al ritiro dei feriti e dei malati da tutto il fronte, compreso quello dell'Albania e Macedonia, fa riscontro quella non meno vasta profilattica che fino dall'inizio si trovò a lottare con l 'infezione colerica, debellata in breve periodo mediante sforzi che vinsero quella ch e fu, scrive il Trevelyan, forse una delle più grandi battaglie della guerra: e fanno riCl ) Wooos RUTOHI:"SON- Thednrlnrin TVar. Boston,1918. (2) Oltre 450 furono gli ospedali da campo assegnati al corpo operante, e qunal 100 le

Se l':lonl di eanlt& comprese quelle por gruppi alpini.

(3) S. 0. GALW. Bologna 1917 (4 l L'Italia tu laprlma.nazlone a sgomborare ferlU nella.guermdl Libia e In quella. mondiale

anob e oon aeroplani.

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PER IJ, CENTENARIO DEL CORPO SANIL/IRIO ECC.

scontro ancora tutte le specializzazioni, caratteristica questa tutta propria

del servizio sanitario nell'ultima guerra, coi loro reparti a ciò destinati e diretti da personale tecnico competf.'nte e sperimentato: e tutta l 'assistenza sanitaria prestata sulla linea del fuoco, tutto il sistema medico-legale, tutta la vasta rete s~tnitaria territoriale forte di ben 1142 stabilimentii, tutta infine la complessa organizzazione i cui compiti principali si posso·no comprendere nel «prevenire, curare, sgomberare e ricuperare». Compiti che, sotto vari punti di vista, per finalità nuove richiesero metodi e modi radicalmente ditl'erenti da quelli usati in tutte le guerre precedenti al 1914; assolti tuttavia da un'organizzazione fra le più perfette e degne dei tempi nel suo definitivo assetto e nelle sue caratteristiche tecniche particolari (1). E tutto circonfuso dal senso della pietà, dall'amore verso il fratello, dall'abnegazione, da quei sentimenti che, in quella grande contraddizione che è la guerra, animano i medici militari forti della scienza che salva di contro a quella che distrugge. E la scienza a. cui è affidat a la conservazione del capitale urna·no si rivelò finalment,e libera e completa in tutta la sua potenza: cosi che non è temerario affermare che se dal punto di vista militare vi furono dei vincitori e dei vinti, da quello sa.nitario l'igiene non ebbe che t rionfi (2). Questa la scienza che riuscì, ad onta della gravità e del numero dei feriti e dei malati, a ricuperat'Ue in zona di guerra quasi il 73 %, e il 50% (3) nelle zone territoriali; che fermò, domò, estinse le epidemie che mai non mancarono; che in così lunga ed aspra lotta di resistenza seppe raggiungere ed ottenere il massimo possibile di comcrvazione degli effettivi. E i sacerdoti di questa scienza (4), dai più elevati organizzatori di quello che lo storico di Garibaldi, il Trevelyan, chiama<<il gigantesco servizio sanitario così accuratamente sistemato))' ai più modesti esecutori degli ordini fino ai più umili portaferiti che fra le stragi - come a S. Gabriele attirarono l'ammirazione dell'eminente storico inglese quando li vedeva <<trasportare penosamente e con passo paziente i loro compagni giù per l'asp1·o pendio fino alla strada: e mai non s'affrettavano, nè mai deponevano le barelle, allorchè uno scoppio di grana.ta. faceva fnggire tutti gli altri intorno a testa bassa e in tutte le direzioni >> (5), tutti i cultori come gli umili operai della scienza della conservazione se meritarono an eh 'e s~i la gra.titudine della Nazione meritarono anche l'elogio che sempre più spontaneo e abbondante fluisce dalle pagine d<>gli scrittori strarueri ni quali si è lasciata frequentemente la p enna in qucst.i rapidi cenni per sentir parlare da chi fu testimonio sui campi di battaglia dell'opera del corpo sanitario militare itaHano. Poichè, tra un aneddoto e l'a.ltro, o meravigliandosi scherzos~ m (>nte maga.r i à.ella suprema a1tdacia degli italiani nel 'VOler combattere anche le (l) M-gmro. -

lltare m. l, 1924.

n Serr>izio saniiario militare nell'ultima guerra In Giornale di medicina mi·

(2) nnuNr. - Imporlan:a ddl'i{lie.~-e militare in pace e in uuerra. Siena, 1931. (3) f'A!<AntNr.- Op.cit., png. 615.

(4) Como si è dotto a proposito della guerra libica, questa rapida Bintesi ~<l Umlta al Corpo snnitarlo mlllt~rc: ma ùe"e ricordare la preziosa valida e estesa coUnborazlone della C. R . r. o la apccil\le attività dolle .dmlnllanu cllin•r(liche, delle QuoJJ un solo resoconto: • In. citllì dì ll:fila1UJ del pror. B~t.flO ROSèt. è su01olcnte a dimostrare la importan7.a é la efficacia del còiicòrsò. (6) lliC'AOLAY TREVE LYAN G.- Scene dd/a ~"Utrrad'TtaUa. Bologna 1919•

.. . ..


PER IL CENTENARIO DEL CORPO SANITARIO ECC.

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mosche, o ammirando uno sgcmbero, est>guito con slitte tirate da cani, dei feriti da un ospedaletto piantato su di precipizio di 9000 piedi, mentre scrivono poi che il mondo ha risuonato del trionfo dell'ingegneria italiana, tributano un incondizionato elogio all'opera di quel corpo sanita.rio, al funzionamento di quel servizio, •che, come tutto il resto, «l'Italia fece da sè>>. Potrà. parer strano che fino al momento di chiudere questo rapidissimo quanto incompleto tentativo di sintesi storica sia.si appena accennato e solo qua e là., isolatamente, talora solamente nelle annotazioni, quasi venendo meno al dovere di storici, ai sacrifici personali compiuti dai me· dici militari nelle guerre, nelle epidemie, nelle catastrofi (1), ovunque essi portarono la scienza, l'umanità., l'amor di patria. Parrà. strano: ma ciò sarebbe fuori di posto! poichè si diminuirebbe l'altissimo valore di quel predicato con cui l'Augusta Maestà del nostro Re ha voluto aprire la motivazione concedendo la. medaglia al valore al modesto corpo sanitario militare italiano (2). Del resto parlano le pietre tombali che formano la base al monumento eretto dal Minerbi al medico caduto in guerra, parla il numero delle ricompense al valore, parla l'Albo d'Oro, parla la falange dei morti sul campo, non ultimo fra i quali può unir la sua voce quel portaferit.i che meritò, con la medaglia d'oro, una delle più belle motivazioni (3); parla illabaro concesso al Corpo sanitario collo scintillio delle medaglie che vi risplendono (4). Il Corpo sanitario, oggi nel suo centenario, volgendosi a rivedere l'opera compiuta, le graduali trasformazioni, i progressi, il raggiungimento degli altissimi scopi affidatigli attraverso tutte le giornate del nostro ri· scatto dal 1848 al 1918, non può non volgere riverente il pensiero a Re Carlo .Alberto suo magnanimo fondatore, come a coloro che lo hanno riordinato e guidato, a coloro che lo guidano nel Nome .Augusto di Vittorio Emanuele III e di Colui che cosl sapientemente seppe riport-are l'Italia alle glorie dei fasci e delle aquile romane. E, nella giusta soddisfazione procurat.agli dal riconoscimento de1la sua opera e dall'amore da cui si vede circondato, modesto, ma ' forte del sentimento per il quale i suoi Eroi dettero il loro massimo tesoro, dell'incondizionato ossequio, cioè, alla giustizia, alla più alta di tutte le prerogative dell'anima umana», volgendosi al passato, sa di essere pronto per il futuro. Effulsit: ergo eff1ùgeat. (l) Il corpo sanitario militare Italiano si prodJgò scrupre

nazionali.

nelle grandi calamJtà tellurlche

(2) R. dO<'reto 5 giugno 1920. (3)

Il soldato portarorltl An!{~lo Vnnnful.

(l) Durante le cn.mpagne clnJ 1833 n l 1914 gli uil'clnlt del corpo sanffnr!o ot.t<•nncro 669 metlnglie al "<'alore delle 'l Unli 2ao d'ltJgrnt", 430 di bronzo (cfr.: Ne! I Oenlet~arl.o dcii(' istilu· zione deUe Medaolie al ,;aùwe. R omn, Utncio Storico, 193~!-XI).

Nell'ultima guerra ebe "<'i<IC 720 urthloll JllC<If<'i n ;ortì del quali 400 in rombnUimcnto, perdite quc~te proporzi onnlml·ntc inferi ori Eolo n cnwllc FUblte dnlln glorioFn mmn t!t>f fnntl, gli uffiefoll del ('Orpo snnitnrlo n•eritnrono ~55 medaglie d'argento, 1164 d1 bronzo, 37~ encomi e mlgliaia di croci d l gncrra. Il IRharo fu concesso nl corpo snnftnrio con drcrct o J7 ngosto 1020. Oltre alla me<loglfa <l'argento al "<'alor ntililnrc per In campngna HHG-18 il corpo wnitnrlo oUcnuc una medaglia pure d'argento per la cnmrngna di Libia (H. D. 19- 1- 1913), c lluc mcdoglic d'oro <li Lcncwcrcnzn (HR. DD. 27-5-11 o 15-3-1922).

4 -

Uiornale di mediC<ina mi!ita.,.e.


LEZIONI E CONFERENZE OSPEDALE MILITARE DI PALERMO

LEZIONE CLINICA (LAM B LIASI ED AMEBIASI )

del prof. Maurizio Ascoli Dire t,toro d•)lla. Clinica medica d ella R. Università di Palermo (12 aprile 193~XI)

La m.i a conferenza., giacchè è necessario che una conferenza abbia un titolo, porta quello della F ebbre esa.ntematica mediterranea. S trada facen.do però tni sono accorto che, oltre a questa fonna morbosa, altre ne occorrono tli intcre.~se 1·egionale non meno spi.ccato ed ho pensato che sa·rebbe riuscito molto più interessante far precedere all'esposizione te<rn'ca eli dati di pa.toZogia e di clinica 1·igua1'Clanti le forme morbose peculiari clel bacino me(literraneo, l'ill-ustrazione d·i alcuni casi occorsi recentemente in eli nica. Lo studio <li qnesti ca.si è eli particolare interesse per noi e per voi: per noi perchè, se è dovere clcl clinico oltre che <li insegnare anche <li ricm·care e di far progre<lire le ·nostre conoscenze sui morbi in gcn('te1 che affliggono l'umanità, lo è ta:nto più quando queste malatt-ie ahbiano tm ca.ra.ttere di particolare diffusione nelle 1·egioni, in cui ha sede l'università che lo ospita; dico anche per voi, in qua.nto qtwsti argomenti devono interessa.u , per le ste~se ragioni, an.che la Sa.nità militare, che per il fatto stesso tli a.vere a. cl-isposizione un matm·iale di osserva.:;i.one più a·mpio di quello che non possa. avm·e la popo· laz·ione ospeda.liem, ha anche la po!~sibilità di nwcogliere pUl- vasta m es8e (li osservazioni e di detti, cla port<tl'e a contributo alla conoscenza della pato· logùt rnediterranea. Caso I. - Bambhw <li sei anni cla Palenno. Ness·u.n dato (leg1w ài t'ilievo pm·ticola1·e nel gentilizio ascendente e collatel'ale dell'infermo. La malattia attuale ebbe i nizio cing~w mesi fa, epoca n ella qua.le l'infermo comi?tciò a soffrire di tenesmo, (lia.rrea e dolori di vent·re. N elle feci emesse l'infermo t'ifm·isee di aver rwtato la presenza <li sangue. La, eletta sintomatologia si è protratta fi.no a due m esi fa, epoca in etti viene alla nostra osservazione. Obiettivamente è 1m bambino in sca.denti condizioni di nutt·izione e sangu:ifìcazio1Le, in cui l'unico dato riportabile è 1tna leggera dolenzia, diffusa a tutto l'ad<lome. Riassumenclo, in qtwsto bambino, si è costituita una fonna non grave di dia.t'?'ea, con emissione cz.i feci commi.~te o 1·icoperte di sangue. Non febbre, non altm·azione notevole dello stato generale, solo 1m tnodico grado di anemia, cl<rv?tta alle pm·dite, se non profuse, contintw di sangue per le vie dell'intestino. Vi di?·ò sttbito che ilfonclamento etiologico della forma morbosa è rappresentato dalla lamblia o giaeàia intestinalis, che fu riscontrata in buon


LEZJO)."E CLJ~ICA

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numero · neUe feci del nMtro piccolo 'infermo. Gaso ra.ro itunque, 1wn tan),o in sè, quanto p er il particolare a.~pelto clin·ico cla e.~so rivestito, cioè la forma emorragica, dissenterica, giace/tè la lambliasi per solito dà delle diarree irregolari, atipiche, che clifferiBcono notevolmente dall'aspetto assunto n el nostro caso; caso raro ancora p er l'esito particolarmente favm·evole della terapia. Voi .sapete giit conM n1tmerosi siano i m e::;;i proposti a combattere qttesta forma di p{tra.~sitosi inte8tinale: l'emetina. lo st&varsolo, l'ycLtren, il r·iv anolo, il cloroformio, il timolo, la stmtonina, ecl altri m ez::i ancor<t sono stati proposti ed acloperati, purtroppo senza risu:Unti tangibili, o solo con migliO?·amenti effimeri, ben lontani <lal rappresentare la sterili:::::az ione completa e definitira clPll'intestino. R ecentemmte il prof. Sorge, n~io alliero eli Ortta.nia, ha proposto l'uso clelia naftali.na (gr. O,:W, tn~ volte al giorno). Noi l'aMicano provetta altre volte, però sen::a successo. Ecco viCI.!l'el·.ça un ca.•w, in C'lti la cura è stata veramente giorerole; il che sta a dimo:strr1.rci come il m Ptoilo ilel 71rof. Sorge rappresenti rerll mr>nte ltll progresso nrlla c w· a tli questa mrtlattia.

- Il prt::iente è 1m umno di 4~ anni cla Palermo, ve1ulitore ambulante eli . L'CI'llttra., (t m moglialo con prole. K essun rlato dPgno di riliet•o nel gentili::io ascendente e collaterale. N ei preccclenl'i anamnc8tici rlell'·i nfermo, notiruno due aflP::ioni a carico (lell'apparecchio nYpiratorio, tt'l~ polmonite clPstm soflrrtr~; circa 16 anni fa,, guarila sen::a reliquati dQpo ttn mese eli cura. che l'infermo non ricorcla ecl 1m empiema destro sei anni fa, gztarito ·in sèguito a toracotom'ia. Sp.osò a 30 anni una donna eli buona costit1~zione, lt' qunle ha cn·uto tre gravùlan-::e p ortnte a termine e seguite da parti etLtocici. I figli vici e 8<tni. L 'attuale malattia. ·risnle al gi·ugno del 1931, epoca nrllcc quale l' i n fermo cominciò a soffrire eli una v aga sintomatologia intesti1~le , consiMente in dolori lievi aU'rulllome, accompagnati saltttar·i amente da sca1·iche diarroiche, sen::a ?nuco, nè sangue. Oontemp01·aneamente l'infermo notò eleva:;ione serotù~ clella temperat·u ra, che talvolta raggiungeva perfino i 39o. N ell'ottobre 1932, alla sintonwtologia su esposta si aggiu.nse: sensazione subiettiva eli c'ltmento eli vol11me dl'll'adclome, pesante::::a an'-ipocondt'io clestro, dolore gravativo clifluso a tlttfo l'arlclome, maggio1-m e·nte marcato al quadrante snperim·e lli clcstm. U1'1'n c ipe.rcromiche, in quantità normale. Si presenta alla nostra osser!,'azione il 24 (liccmbre 1932. Obiettivamente è nn nonnotipo, di aspetto sofferente, ilecubito inclifjerente. S tato generale clella nutri::ione, cli8creto. S viluppo tJcheletrico 1·egolare, masse muRcola1·i discretamente trofiche, 1'potoniche, pannicolo adiposo conservato. Sistema linfoghian!lolare: micropolir,denia genemlizzata. Colorito della pelle e ilelle sclere itterico, le m ·ucose visibili pallide. Pupille isocoriche, reagiscono alla luce e all'accomodazione. N1tlla a carico del cavo orale e faringe. Addome lt'll mentato di volmne, globoso, meteorico; cicatrice 01'/tbelica.le spianata, lungo i lati dell'addome si nota marezzamento venosa, linee a:ìfoombelicale e 01nbelico-pubica conves.~e, l'addome non è palpabile ed è dolente alla P.alpazione, anche superficiale in tutti i q1ta<lranti; con la pm·mtssio?-w non Bt. 'r iesce a m ettere in evidenza, neppure con le opportttne manO'Vre, la presenz a di liquido libero nel cavo peritoneale. CASO II.


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LEZIOJ:o.'E CLINICA

Milza notevolmente aunwntata di volume, il polo superi<>re e posteriore m'riva al settimo spazio intercostale, lungo la linea a1tgolare 'della sc01pola; il polo inferwre ed antm-iore deborda dal. lato costale e giunge due dita tra.$Verse al disotto dell'ombelicale circolm·e ed oltrepassa la linea paraaternale sinistra: essa ha superficie liscia, consistente, duro-fibrosa e sul S1tO ma.rgine mediale si apprezza una incisura. Fegato anch'esso notevolmente aumentato di volu1ne, a1Tiva in alto al quinto spazio intercostale lungo la linea parasterna.Ze e segtte via via l'inali· nazione no'rmale; il margine inferiore deborda dall'arco costale e gi·unge all'ombelicale circolare lungo la linea para.Yternale prolungata, tre dita tra.· averse al di sotto dell'arco costale lungo la l·inea ascel.la·re anteri<>re prolun· gata, e si i·mmette sotto l'arco costale lungo la linea ascellare posteri.ore. Esso è Uscio, a C01!-Bi.~tenza duro-elastica, a margine tagl·iente. Niente a ca.rico degli altri organ·i ed apparati. Riassumendo dunque in poche parole, il nostro anuruclato cominciò a soffi-ire 20 mesi fa di diarrea, cui dopo b1·e1:e tempo si associarono febb?·e irregola1·e 1na non troppo elevata, ad anda;tnento remittente o inte1'1nittente ed aumento di volume dell'adiJon~e. Obiettiva1nente si 1-iscontra ittero di modica intensità, fegato enormemente a1tmentato di vol·u.me, duro, liscio a margine irregolare, tagliente; considerevole splenomegalia. L 'insieme della sintomatologia potrebbe far pensate ad 1ma fonna di sifilùle spl.enoepatica, ma l'anamnesi personale e familiare è muta al rigua.rdo; tutte le prove siero· logiche, compt·ese quelle di flocculazw?w, la intradermoreazwne alla luetina, hanno dato concordemente esito negativo; la temperatura è un po' troppo ele· -vata per una fOt'ma di l·ue epatica; neanche la dia-rrea fa parte del quadt·o abituale di essa. Si potrebbe trattare di un kalar-a.zar dell'adu.lt.o, ·ma l'in· sieme della fenome1wlogia non si inquadra negli schemi, chè la nostra espe· rienza ci ha indotti a formarci dell'aspetto clinico di questa malattia: le condizwn·i generali sono troppo buone per 1m kal~ar che duri da 20 mesi, l'ittero non è abituale nella leihsmaniosi viscerale dell'adulto e poi in qttesta predomina l'in-grandimento della milza su. qu.ello del fega-to e 1um viceversa, come nel caso nostro, e poi a-ncora nel nostro am-malato vi è una leMocitosi neutrofila, seppur lieve, anz·ichè una leucopenia intensa con linfocitosi 1·elativa, quale si è soliti 1·ilevare ?Wl .kala-azar. V i faccio grazia di tutte le costruzioni diagnostiche più o m.eno artificiose, che pot1·ebbero mettersi in campo e che ci porterebbero ad una lunga d·iscussi.one su q1tello che c'è e 1wn dov1·ebbe esser&i o su. quello che non c'è e dovrebbe esserci. Il quadro clinico, presentato dal nostro i1~fermo, ci porta ad ammettere, l'esistenza di una di qnelle forme, che 1·app1·e.sentano la cosidetta ci1·rosi bilia1·e di Hanot e che in clefinitiva non sono delle .sifilidi epatiche o delle cirrosi biliari, propriamente <lette colangitiche o colostatiche. E fin qui il nostro caso, seppur interessante, poteva consillera·r si pe1· la f?·equenza di q·uadri morbo.9i clel genere,, come 77iutt.osto banale, ove a 1·enderlo pi1ì com.plesso e degno <li studio particolare e lli meditazione non fosse venuto il reperto del liquido duoclenalc; il sondaggio, oltre ad infm·ma?·ci sulla per-vietà delle t·ie bilia.1·i - giacchè la 1J?'ova di ]felzer-Lyon ha dato esit.o positivo - ci ha dimostrato la presenza i ·1t tutti e t1·e i component.i della bile (bile A, B, 0) 1 ottemtti con la iniezione di solfa,to di magnesio che: 1n-ovocmulo la contra-


LEZIONE CLJNIOA

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zione della cistifellea, àeter-mina la espulsione nel coledoco della bile B e O, ilei fiocchetti dall'aspetto mucoso, che all'esame ·microscopico si sonc rilevati. come costit1,iti ila ammassi ili lamblie, commi.ste a leucociti, La presenza di qttesti fiocchetti nella bile è stata gi à segnaJ,ata alcuni anni or sono àa 1m •m io allievo ili Catania, il dott. Pappa.lardo, che ne aveva messo in rilievo l'importanza (liagnostica; egli ha anche allora dedicato uno studio accurato alle invasioni della vescichetta biliare da parte della lamblia ed aveva cre(l1tto opport1mo di indicare questa forma mo·rbosa per la sua atip·ia, per la diversità cliwica ed anatomo-patologica da quelle derivanti àa infezioni ad opera di altri gem~i, come una colecistopatia da lamblia allo stesso modo come Aschoff differenzia le appenilicopa.tie parassitarie dalle vere appendiciti. Tornanclo al caso nostro, dobbiamo dmLque affermare senza tema di smentita, che il nostro soggetto ha una infezione lambliasica d.elle vie biliari, come viene dimostrato dal fati() che non solo la bile A, ma anche la bile B che proviene dalla cistifellea e la bile O che prot:iene direttamente dalle vie biMari intmepatiche, contengono 1m grand·issimo numero di lamblie. M a ci autorizza questa constatazione a rinchiudere tutto il quadro morboso nell'àmbito lli queste infezioni? Oosi affermando, noi verremmo a creare una n?to'!:a forma morbosa: quella de17a colangite da lamblia e (lella cirrosi biliare colangit·ica, (lovuta alla penetrazione nei pi1'ì. sottili canali biliari lli codesti parassiti, ma, per quanto recentemente sulla base di osservazioni molto simili alle ~wstre, qualche A. è ven1tto infatti a tale concl1t8iotw, questa conclusione sembra a ?IOi qt,anto mai an·ischiata od almetw p-remat1"a, giacchè non ci sembra possibile escl·udere l'et·entualità che a fianco alle lamblie, altri germi dr:lla. flora inte.~tinale siano penetrati assieme a queste nelle vie bilia1-i, per clelerminarvi un processo infi.ammatorio del t1dto· simile a quello provocato dagli stes.<Ji germi in circostan.ze diverse <la qu.eUe della lambliasi. Tanto più lliscutibili appaiono nel nostro caso le conclusioni degli autori belgi, in q1,anto la rip1·ova terapetttica, ben lmtgi dal confermarle, depone anzi in senso opposto; infatti diversi t1·attamenti antiparassitari esper.Ui, ki compresa la naftalina, il sondaggio <luollenale, l'ins1tlina, l'urotropina per via endovenosa, non contlttssero a<l alcun risultato favorevole. I o ricord.o eli a.ver letto due anni fa ili un preparato ili arsenico ed emet·ina, che era stato acloperato con successo in sim'ili ci·rcostanze. A noi n.on è stato possibile averlo: a.bbiamo adoperato invece l'arsaminol per iniezioni ipo(lermiche bisettirnanali alla cwse di un centigrammo per ogni chilogrammo lli peso. L 'effetto fino a4 oggi ottem'to è molto incoraggiante, l'ammalato è notevolmente •migliorato nelle conilizioni generali, la feblYre e l'ittero smo scomparsi: voi vedete inso·mma quam.to intere.98e presenti questo caso, sia dal punto lli vista diagnostico, che terape1ttico. CASO III. - Vi presento aclesso l'alt-ro wmmalato, che presenta 1m interesse speciale, se non d.(ll punto di v-ista diagnostico, pe'l· l'insorgenza acuta della sintoma.tologia e per l'assenza completa di ptecedenti intestinali, che sono soliti aprire il quadro di qu.esta affezione. È 1m uomo di 30 anni, lla. Jfonreale, bracciante, a.m m.ogliato. Nessuna tara erellitaria pesa sull'infenno. La sua ana.mnes·i 1·emota non presenta alcun clato lleg1w lli pm1icola1·e ril·iet:o. La malattia, che attttalmente lo affligge è i·nsorta bruscamente quattro mesi fa, epoca in cui, in pieno benessere


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LEZIONE CLINIC A

e sen::a prereclenti intr·.~linali tali pn lo III.PitO da richiamflrt• (altt' IIZÌ<me dell'infermo, j1t colJ,ilo da dolore trafitti'!:o al fianco destro, che .yi irradiat·a ve1·so la spalla tlello stesso lato. Contempomneam rnte l'iufenno notò rial.:o termico, che Taggiwu;e i 3 9°; la febbre co11tilmò 1H?1' cirra 1m mese, a .~s'll ­ mendo un carattere nettamente inlermittente. Si presenta alla nostra o.SRPrt·a zione il 10 mar.:o 11 . s. Da due mrsi è apiretico, accu.ça Sl'/!.~0 di ten8ione dcll'ipoco ndrio <lciifro, accompagnato da 1·iro clolore, irradia·nfe8i urso la spalla. Obietliramt•nte: inclhirluo di co;;titu::iollf' ·rnbMftt: facies composita, decubito obbligato supino. L 'r1ddome di 1:ol um.e nonnale, fl.~i m mrtrù:o 7Jer ]Jrominm::a dt:ll'ipoconrlrio dr.ytro; alla palpa:::ione l'addomP è dolente uPl quadrante superiore eli dc8tra , ll11 t'C .yi aJ,Jir f'::::a una ma;;.ça a consistenza durc;-cla.~tica, .~uper{icie li/;ria, margine tagl icnte; (lt·tta 11ta8.YI! gi1mge all'ombelicale o-ircolctrr lungo la linea :rifo-pubica trr dita tra.<tret.,~P al disottt> <lell'a.,.co costale, l·ungo la linm emicla~;f'a re JJrolungata, :si immette sotto l'arco co.ytale lungo la liu ca ascrllare posteriore. Detta ma.:ssa., che segue il movi·mento del relipiro, si identifica. con if fegato. JI il::a -nri limiti. Si ente a carico (legli altri organi t'd apparati. Riassumf'n(lo: la sintomalologia. è do n~in (tta dalla febb1·e a lÌ110 supp-u mtivo, e dal dolore all'ipocondrio (lestro, insorto bruscamente senza p1·euclenti climne. L'esnme parassitologico delle feci 1'Ì7Jet1ttmnente nPga.tivo, la deviadone del com7Jlemento pe·r l'a.meba, proposta dal mio aiuto di Catania. il prof. I :::ar, negatit•a. Oiò noiiOIJtrtnte Fii fa diagnosi di epatite am.ebica: si pratica l'epalocrntesi, che clà esito a. eme. 1 200 di pus amPbico. Si iniettano 11 ella cavità cg. 4 di emctina, si continua la cura. emetinica, così come son solito farla praticare io, cioè cg. 4 pro dio per t'ia ÌlJodeTmiea per otto gio·r ni, quincli una serie eli stova1-.~olo, poi w1a (li yatren e poi ancora tma serie di emetina e così via 7>er tre volte. L'ammalato migliora 1·apirlament.e. fino a raggiungere lo stato attuale, a porta?'Si cioè ·i n co1ulizio·ni di Tiprendere Te stte occupazioni. A. proposito (li q1testo caso ricm·do un altro ammalato tuttora giacentP in clinica, anch'esso sen~a p1·rce<lenti intesti nali, che cla 101 m e.çe soffrica d·i dolore grat'ctfivo al fianco d1'stro. La 1·icerca dP-l pams~ita nelle frc-i era anche in que.~to caso negatira, la, <l1•rin.::ùme (lel complemento invrce positiva . L 'interesse clcl caso sta nrl fallo chr la prima JJ11nlura., che rlie<le eNito a eme. 300 di pu.9 amebico, non ntu(lifioò lo stato clt·lla JIÙ'e.~sia.; una seconda p1mtura. che (lie(Ze e8ilo a eme. J 00 rli pus. la8cii) ancora la situa.:::ionc i nwwtata; finalmente una terza Jiltntm·a, JJratica ta dal prof. 8erio con la sua solita paizia, che (lùde esito a eme. 500 rli Jìu .~ amebico, <lrtrrm inò la 8compm·sa clt>lla febbre e 1111 miglioram ('n to mzJido di'Ile condi~iotti (l(l/'inferm.o . che è stato dimt•sso 1:3 giomi fa i n CO/I(lizioni di salute fla poter rÌJII'tlldere il suo fctticoso laroro. 0 1·a 'l:i lJrescl!to ·un altro ca.so clegno Jno·e di 1wrticolarr intrre.sse, ma che 1·iass~tmo as.~ai breremenlr wnrhe 1w·rht\ il IWIJJO stringP: C'ASO IT. - D(JmW di a·n ni 46 dlt Palnmo, ea.~ali-11ga. Kulla di notevole nell'a1wmne8i familiare; Z'i?lfelma ?"ifaiscc eli non au r IJOfterto in passato malatt.ie degne eli 11ola, ec('f'tto 1ma infezionr coleri.ca all'età di 1 8 ann·i . S7Jo.~ò a 16 amli. E bbe 10 graridan.::e, dr11P q1tali d11e interrotte da


LEZIONE CLINICA

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aborto rispettirarnente a qttati?'O e cinqtte mesi; le alt1·e condotte a termine e seguite da parto eutocico. L 'ammalata fa t·isalire l'attuale malattia a due 1nesi fa, epoca nella qua7e ftt colpita deL b?-iddi intensi, segtdti subito dopo da temperatura elevata (40°), tosRe con scarso espettomto, dolore gra·vativo all'ipoconclrio destro, clze .~i irracliw.:a alla spalla deflo stesso lato. Qt1esta S'intomatologia continuò i mnwtata per tn~ giorn-i. Al terzo giorno •notò colorito itterico dtlla c•ute, fr<"ì ipo<"romù:he, U?'Ùte fortemente pigmentate. Dopo cinque giorn·i compane l'ittero, contitwò in1:ariato il 1·esto ll!!lla sinto?natologia e cioè: febbre continua, leggerme11te rcrnittente, dolore all'ipoconclrio e alla spalla destra, contimto a. tipo gra-vafit'o, elle aumentava coll'ùzgestione dei c-ibi e dinL'inttira con l'applicazione eli cataplasmi. Per qtusta ?·agiorte ch-iese il ?'icovet·o nella nostra. eli nica. Durante la degen::a l'inferma si è lamentata dello stesso dolore, lct tempr:ralt1.ra ma.~sima ragqiunta: gradi 38,6°. Soggetto in discrete condi::·ioni generali, 8'1ìt'lt1ppo scheletrico regolare, pannicolo adiJJoso sca·rso, pelle di colorito roseo-bruno poco elastica; ·mucose visibili, roseo-pallide. ll[icropoliadenia generalizzata. Lieve tinta itterica delle sclere. Nulla agz.i apJ)arati t·espimtm'io e circolatorio. L 'addome si presenta asimmetrico per una lieve prevalenza del lato clestro. L 'ipocondrio destro si presenta leggermente prominente. Alla palpazione si suscita lieve difesa muscolare in corrisponden::a clel qu.a<Zrante su.periore destro clell' addome. Il fegato è ingrandito; debm·da dall'a1·cata costale mn. 8 lungo l'ascellare ante'l'iore, c-m. 10 lungo l'emiclavea.re, mn. 5 lungo la xifo-ombelicale, scompare sotto l'at·co costale del lato oppo.<tto, in corrispondenza dell'emiclaveare. Esso è liscio, di consistenza d1,ro-elastica, dolente, a margine ta.gliente. Il limite superioré dell'ottusità epatica è modicamente innal.zato. La n~ilza è ingrandita. D eborda daU'a1·cata costale lungo l'ascellare anteriore di circa mn. 2, è molle e li., cia. N~tll'alt1·o eU notevole all'esame obiettivo. La sintO?natologia di questa infet·ma dunque pt·esenta dei punti ili contatto con i casi precedentemente presentati. Il fegato notevolmente ing?·andito, dolente, la temperatttra elevata, Z'ittero precedentemC?lte sofferto, ci lasciava dubbiosi circa la <liagnosi. Abbiamo praticato ·i l sondaggio duodenale e non abbùtmo riscontrato nulla di patologico. Ho fatto allora praticare 1tna p1mtu·r a epatica dal professore Serio, il quale, con la s1~a nota peri::ia, ha tirato fum·i circa mnc. 10 llel liquido, che vi mostro. È un liquiclo gelatinoso, a grurnetti, attaccaticcio, tli colorito giallastro, che all'esame mù:roscopico si rivelò perfettamente anisto. Dai cm·atteri di questo l iq1t·id<J, non a7171are po.9sibile che una sola d'iagn.IJsi , c-i,oè che si tratti <li wtr~ jm-ma eli. dstoma epat·ico. Come vedete il ca.so è abbastanza interessante e met·itet·ebbe di ess~>re illustrato con maggiore pa1·ti('olal"ità, ma. il tt'mpo st·ringe e preferisco ?··irna.ndare quella che sarebbe la conferenza p1·opricwunte detta, perchè mi sembra di avere già troppo abusato della pazien~a ·vostra. N el chi1ulere e nel ring?·azia?'1>i del benevolo ascolto, io vm1·ei irzcitarvi a che i nostri rappm·ti con la Sanità milita1·e divengamo pi1't. fuquenti e ne scatu1·isca opet·a p1·oficua. pei nost1'i sofferenti.


OSPEDALE MILITARE DI MILANO

LE ATTUALI DIRETTIVE NELLA TERAPIA DELLA SIFIUDE Conferenza del prof. A. Paslnl, Dirattore d :llla Clinica Darmosifilop atica della. R. Univarsità di Milano (12 maggio 1933-XI)

Nell'aaoingerai a trattare d~lla cura della sifilide secondo le attuali direttive, non si p1tò esimersi àa una raccomandazione e ila 1ma àomanàa. La raccomandazione è di non iniziare mai una cura specifica pri·m.a che sia bene accertata la diagnosi. La domanda riguarda il 1nomento in cui, a diagnosi assicurata, la terapia specifica debba essere intrapresa. La necessità di un accertamento diagnostico deriva dalla impossibilità in oui si cade, nella maggior parte dei casi, di procedere allo stesso quando una cura specifica sia stata iniziata e clagli inconvenienti 1nolteplici che derivano da incertezze postume. Alla sifìl,ule si associa molto spesso la sifilofobia, e sono nunMrosi i pazienti che, superati i primi 8intomi e non CQ11'/,parenàone dei nuovi, chi-edono ansiosamente a se stessi e.à al medico se veramente sia1w affetti àa!l' affezione affermata, o se vi furono soltanto pa1'Vtm.ze cl·iniche, che abbiano co~tto ad un errore diagnostico e ad 1ma cura ingiustificata, superflua e dannosa. L'a.~sillo cresce quando sopravviene una malattia qualsiasi che alimenti i dubbi, nella evenienza (Zel n~atrimonio, nelle affezioni del coniuge e dei figli! La malattia as.~ume allora l'aspetto di 1ma colpa. In queste conài.ziotti la vita diventa tormentosa e si costituiscono spesso deUe vere psicosi! Gli elementi su.i quali ci si può appoggiare per la diagnosi di sifilide ai suoi cliversi stadi sono molteplici ed integrativi l'ttno dell'altro. Per la sifilide recente vi è l'anamnesi, la obiettività clinica clelle lesioni, la ricerca e la dirM.1trazione àel treponema pallido: si aggiunge in un secondo tempo la W assermann con le altre prove sierologiche. Per la sifilide antica serve l'anamnesi, l'obiettività clinica ed ùttologica delle lesioni: raramente torna utile la ricerca del treponema pallido: elementi di grande valore sono le prove sierologiche. Criterio di cont1·ollo è sempre il risultato della cura. J{a quando, a. diagnosi stabilita, q1,esta si deve iniziare? Subito, rispondono in coro i sifìl,ografi e con essi la maggi&r parte degli internist:i. N ella s·ifilide recente, a periodo prmm~orale, al fine di debellare al più presto la infezione, eventualmente di farla ab01·tire . .A periodo u1norale già co.~titttito per contrapporsi ad ulteriori progressi e diffusioni del male. L'accodlo non è com7Jleto però sulla sifilide recente con sieroreazione positiva, per la q1tale alcuni internisti e •neurologi sostengono, sia preferìbile attenllPre la generalizza~ione secondaria, la comparsa della roseola e con quest.a, es.~i alfcrm.tuw, lo svolgersi di un processo immttnitario e di u.n a vaécinaziOIW viscerale.


LE ATTUALI DIRE'ITIVE NELLA TERAPIA DELLA SIFILIDE

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In favore di questa tesi B. Bernard, .Dttjardin, Golay, von Bogaert, Lepin, ecc. sostengcnw che l'evoluzione dei sintomi ·nella sifilide è regolata da un equilibrio fra la immunità e l'allergia: che l'allergia viscerale è in gra.n parte sotto l'influenza dell'allergia della pelle e ne dipenda così, che un individuo che ha prese·ntato poclle lesioni cutanee è particolarmente predisposto a lesioni viscerali gravi, in quanto la vaccinazione generale non è stata sussi<liata àa una efficace allergia cutanea. Dujaràin sintet·izza le sue vedute affermando, che 1W1L si deve sopprimere, bruler, nella sifilide, la tappa della generalizzazione secondaria, della roseola, se si voglwno ooitare le ?nMtingoreciclive e le lesioni nervose tardive. Demullle1· attrib1tisce la rMitcì della pa1·asifiliàe negli indigeni equatoriali alle loro abituali imponenti manifestazioni C1ttanee protettive, ed Resse vecl.e 1ma spiegazione <kllo stesso fatto nell'infl:uenza sulla pelle clei potenti raggi solmi <lell'Eq1l,at.ore. R . Bernarà att?·ibuùwe l'attuale wrnpa1·sa di accidenti nervosi luetici nelle popolazioni <li colore alla europeizzazione della sifilide, sotto l'inflnenza delle nostre cure. Ora, se pos8ia·mo ammettere, sulla scorta delle osservazioni che esistoM sui poteri difensi•vi della pelle, che una stimolaziO?Le ài q1testa con irritazioni sia specifiche che aspecifiche se1"Va aà accentua,re i poie?'Ì di d·ifesa clell'organismo, no·n si vecle co·me possa bastare la fugace e lieve in"Ìtazione àetf:1'7ninata dalla roseola ad esercita1·e una reazione alle1·gica protettiva e d·i vaccinazione ve1·so alterazioni viscer<cli tardive. Qua·ndo ·i sifilografi parlano di infezioni inizialmente gravi che clecon·ono poi asintonuttiche, intendono riferirsi ad infezion·i ?'icche nei primi tempi ài manifestazioni infiltmtive papuwse, pa.puw-vescicolose o pustolari ài sifilide maligna, le q1tali determina·M reazioni molto vi•vaci del tegumento estertw e che f1wono a.ssoggettate pe1· <li pUt a c·w·e 1Mlto intense per la ste,~sa gravità del n~ale. Este non s01w certo paragonabili all'e1-itema ?'Oseolico, che nel mentre non può provocare che <leboli t·eazioni àifensive cutanee, ·irulica comunque la p1·ima diffusùme metastatica pm·assitat-ia; diflusiM~e che è del massimo interesse impedi·re o sopptimln·e al più presto, giaccM può C01'rÌ8pondere a contemporanee wcaUzza.zioni viscerali, che rappresentano il punto di partenza delle gravi •manifestazioni &rganiche tardive . .Anche a p7·oposito della così drtta 11 eut·opeizzaz·ione )) clella sifilide fra le popolazioni di colore, i sifilografi non negano che la sifilide nostrana, trapiantatavi, possa ave1·e reso più jreq1tente la compm·sa della tabe e pamlisi progressiva: ma più che alla qualità del ceppo trepon..emico europeo e alla intro<luzione delle nostre direttive terapeutiche, i sifùografi credono di dovere attribuire l'aumento delle wcalizzazioni ne1"l!ose acl alcuni fattori ed inconvenient-i che trae con sè la civilizzazione, come l'alcoolismo, i t1·aumatismi psichù:i, ecc., che minano la resistenza del terreno. Occorre inoltre tenere presente che se si vagliatw non tanto, da neurowgi, i soli casi che giungono alla tabe e alla pm·alisi progressiva e nei quali si risoontt·a costantemente il preeedente l·uetico, 1na da sifilogra.fi, il complesso, numeromsinw, clei sifùitici che hanLno av1'to poco o punJ.o manifestazioni i"}-iziali ed hanno trascu·rat.{) la cura, si trova che il numero dei malati che gzungotw alle manifestazioni vi.sce1·ali e nervose è così esig1w, cla 1wn potere 8t.ahilire la pretesa equivalenza f-ra « scarse lesioni c"tanee iniz·iali e frequenz·a d~ le-s'ioni cent1·ali, sopratt1ttto nervose, tardive ». La 8'cat·sità di cure inizial·i e l'a-ssenza o quasi (li manifestazioni cutanee del pe-1'iodo secondario possono,


474

L E ATTUALI DIRE'l'TIVE NELLA TER APIA DELLA SIElLtDE

al pitì , fat·&rire, ma non obbligano JJtr 'I'I?Jlla la conseg1ten~a d·i loca.li::za.z ion; treponcmiche 1.'i.~cera7i, con manifestazioni tm·dit·c. Si ilere sfraltiare pertanto dal dibattito qua11to 1.: i può essere di ·utile per la cm·a della sifìliclc, e 1nn·e com·cnen<lo che possa tornare oppm-tuno aslloc-im·e alle c11re chnn-iotn·apitlte fiJJecifìclte l'impiego eli '[H'firidi {ì11ici e chimici aspec-ifici che valga·no n stimolare e ad intensifica-re ·i feuomr,ti immmtitari della pelle, al fine di ww a1.t.~picata più che dimo:~trata pmte.zione e raccina.done t'i.~cerafe, non ci .~·i deve alfonfa11(11'e dal win<:'ipio fondamrnfalt• di iniziare aJ Jliù pre.~to la cura ch<·miotempica fiJif'r.ifica, az;prna a.•~sicurata la diagno~;i, nl fn gwtlunque stfl<lio si tr&ri la sifìlicte. Un· alfe~;a dì n1107·i. .~in tomi eg1t i1'ftle a<l assiistne im•rti ad ultninri tappe clfl male e Ml wtrt (liff•uxione ]Jrogn•:;;:;ha, scmJJre M111I08a, del 'fin1s 1m· tutta l'economia. Cirro [a, l inca di ('()11(}1>ifa ntlla W?'a della sifìli(le, race<wdo è ?W anime per i sifìlografì 811 duf p1mti fonll.amentali: iniziare al 71hì '{Yresto fa C'lt.ra, specifica e concl'la·la con la maggiore attù·ità, com1Jatibile con le c011dizion·i & ganiche dell'ammalato. Se in·i;;iata in prn'odo 1n·e1nnorale, la cm·a pot1·à dare la speranza ài essere al1ortiva. Se inù·iata a. periodo 1tmorale cost·ituito dm·à affidatnento di aggreclire con la. massùna atti'l:ità la in fezione. JJfa poichè anche nel caso di sifilide preum.m·nle non Ri hanno criteri per giuà-icare se wna oura, a.nche molto intensa, abbia 1·aggiunto l'obiettivo di esseTe abortiva. i-t~ q·ttalunque caso si deve far seguire ad 1ma cura iniziale di a,'isalto, 'ltna cura continuativa di consolidamento. L o sche1na di cura chernioterapica è, salvo qualche varia.nte, egt~ale presso le diverse scuole. Nel tnio insegnamento che data dal 1916 presso gli Istit'ltfi clinid lÌ'i perfez·ionamento prima e la R. UniveTsità di llfilano poi, ho sempre proposto ell ill11"stmto il seguente schema di cura, che S11bì negli a1111i nwdificazioni soltmtto 11rr il sopravvenire ecl il snccecle'r si di nuovi medicamenti. Eccone l'attualr (V. pagina seguente): Q1testo schema eli czu·a è dato, a moclo di esempio, per la sifilide a decorsi) abituale, silente o q·uru~i, do7ìO le prime tnanifelfta::ioni che hanno OO Jl(l.otto alla diagnosi. E:s~>o andrà nnt~tra{JMnte moilificato, a giudi.:::io del medico, in t·elazi&ne a(l C1'entnale pnrticolare decorso del singolo caso, tanto nella sintomatologia eU nica che nella sierologia del ~ang•u e e del liq110r. l:.'ella eve-ntual-ità di sifilùle 1·e.~istente è opportu no as.~otiar·e alle cw·e spec-ifiche cltemiote1·apiche ri1ì fli1de (eon As. trirr1h•ntc e penta:Vfllentr, con H [f., con Bi.) 1111a t(>ra.p ia integratinl asr1ecitìca (rag.Qi attinici, fri::i.oni, rf"vtdsi7·i, bagni solfm·os·i caldi, ecc. ). e nwr.r.i adiu v~nti, come la piretoterapifl. (malm·ia, 8111/fJ-'[Iireioterapia, ùt·ìe::ioni (li ·rnccini enrlorenose, proteino- terapia). Come ]Jte]wmti arsflwbenzoliC'i abbiamo in Italia proclotti na:;ionali ottimi nl in tutto equiralmti ai corrisporHlmti d·i ·ma.r c(t estera, nel Neojacol e ncll'Argentarsrn I. 1:1. JI. e nel Keo e X ea1·girolo I. C. I. Qttesti a.r.senoben:::oli na:::ionali pre.~enta no ·inoltre il 1,;antaggio di esseTe prepa·rati tanto in polvrre per iniezioni endnrenose, che in sol11zione stabile p er inie.::ùn1i endomu.Ncolari. Durante la cura di consol-idamento si procede con 1m lent.o dearescere <li intensità terapeutica, dato, si intende, che la in.fedone deeon·a in silenzio


475

LE ATTU At.I DIRETTIVE NELLA TET<Al'U D EL.LA. SIFILIDE

SCHEMA DI CURA DELLA SIFILIDE (A. Paslni)'. Meso

I

n

Anno I l

Annoi

<la infczio· ne

Cura di assalto

l

Cur.a. di consolidamento

(2)

Riposo

+

l

(3)

O~sorvr~ziono olinl·

cl\ e 1tonz. •Il W 11.8·

SOl"IJUtnU 8IJnuaJe.

.A.tseo~lx)nzoll

, Dismuto o M:erourio 1 Bismu to o Mercu rio

l Arsen~enzoll ! Ripo~o

)

Reaz. d l \ \'asscrmllDn

VI

/

Riposo

\ B ismuto o Mercurio j

VII

l

Joùlo

(

R iposo

l

Farmaco P ollinl.

Arsenobenzoli

+

B ismu to q J'>·( crcurio

XI Xli

Riposo

Arscnoberuwli

+

U

vortf~

medico

•1clln pree.~i~tenza

~ione

Roaz. dJ \\'nssennann 1

l

~ell'avvenlre sta v·

<li silllhlo in occa·

R iposo

l Arsenobenzoli + BIRmuto o Morourlo \

J odio a ripetizione.

l

RipQSO Reaz. di Wrussermonn

IX

x

+

l

Bismuto o Mercurio

VI II

e S('gUCn ti

'nea.z. di Wtl.l!•ormonn

A.rsenoboozoll

III \

v

IV

l

B ismuto o )lercurio

IV

.~nno

Diagnosi ollnicn (l) H i poso Rcoz. tli \\·u.so<.·•·•naon Renz. dJ Wa.eserma.nn l

l '

Anno III

~

ro•·•na

di qunl~h• sl morbosa

nuova

Riposo

Henz. eli Wassermamo

Bisnluto o Mercurio

'l

Jodlo

(t) Lo diagnosi clinica do,•o riposare : •ui dot.[ ananmc.qtlci, sulla obt.oicllività dello altera· zione esistenti. e ~u l I'Cfl<'rlo positivo del TN'I!Onc-mn (hdliolo. (2) Ln Hca7.iono <li \\·ns~cl'luann prlltlcnf.!• priiJu~ ùi ini1-inre ogni curn bu una gronde lm· P<lrtaozn, 11 stabilire !!P il [lnzicnto trov,lsi ancoro in fl!'rio<lu ptt'tlnlorn lo (\\'ni'S. ll(·gnt iva), o se ~là. si è stab ilito Il P~•·itldo \llllOrale (\\'ns~ positiva.). Nel primo cn.~o è PO.«.•II•Iio istituire tosr.o unn encndca cura 1tlnto che lo condizioni org>lniche de l paziente in f~t<·<·inno rit enere pos· 'li bile) senza teme l'O t>urit'ui•>so re adoni di €1<: rxbcilllcr o rugginugcrc una r~t]Ji<l(• al teounzioue (foa:s'nnche la ovmp letn cstin"ione - cm·a nbol'•iva) ùclh• infezione s iOiìlicn. Le ncozjr,u i tli \\·ns.~, JDl éJ110 Sti C<"('H•ÌYè 8t·rvnno ~ ~ulutnrt·. in uninno nl cnmporhln'lento clinico delln malnttin, l'andanoeJ>lo di'l prore.q so itofettivo. Il s ilenz io s int ornntn iogico cliuico e la 'Va<~Aermann nega ti va IJon dcvouo <li.• togli•'I'() dtd pcrsoverurc ucl.la cla,sicn •·uru. Il 8oprav. -voniro lm·ece òl nu <> <"i sintomi clinici e la \\"all.<enuanu P•'r~istc-ntomcmu P"~itiva tlcvouo in· durre ad ioton~ificarc la ou ra od a. coulinlll\t'l•t nuche ul <Il là •lui voriudo ch>so ico, con nggiunt.a. dl cure adiuvanti (pirot<>t.<-rar>ifl.. nttlno,t~~rapi:n eco.). È iJ:lQltro con,;iglinb ile un esame ùel liqulclo ccCtl lo-raobitiinno per va..utare Il costi t uirsi di eventuali locnlizzuziuni uurvose. lJcllo usMuO diventa IJC~C."S<o rio quuo•lo si v• ·duno in~orgo1'0 nel sifllitieo dil'lnrhi n<'rvo~ì. o comunque al termine del a• nnno di cur!l "P<'<'itlcu. (S) Come IJ(::oiodl) di r·ura .-\M!('tlf)h('nznllco + HIRmntn n )fercurio ~i 11<>""0110 J•ratfcaro, set• thnannimeiJte , e per la •Lw·t•ln di Lt"u 1Uc~l . tnla inicziou•· cudovono><a oppnro cudomnscolat'G di u~ arsenobenzolo cù allli~ •li pr<•parnto di B illmnl o o <Il )lcrcHrio. Le iniezioni "i alternano ln t modo alla diStauza ali t.re-<tuutl ro giorni. Quando non v1 siano speciali circo~tnnze organi · che ~cl Pnztent{', oppure oon<lixionl part icolnri •l'ilrnhicnte che lo sconsigliano, ~~ preferiscano, per II l a rsellobonzoll , lo Iniezioni endovenoso ltlle endomuscolari. T(l.Dto lo WlO che lo altre de · v ono es.sere t>rnticute, sempre, <la un medico.


476

LE ATI'UALI DIRETI'IVE NELLA TERAPIA DltLLA 8D'IUDE

tanto nella sinum~atologia clinica, che ·neUe reazioni biologiche. Giacchè utta ripresa de·i sitU.Omi clinici, accompagnata o meno, da una persistenza della W a.asermann, o la ricomparsa anche di questa sola devono inàurre a riprendere in qualunque m~menf,o la cura specifica con attività pari a quella. del pritno anno. n pritno anno è consùlerato di cura di assalto: il secondo e il terzo di cura di consolidamento. .A partire da questo anno si entra nel periodo di osservazione, che deve essere seguito con esami clinici e sierologici frequenti, e deve trovare pronti a supplementi terape?ttici, appena si abbia un sintomo che indichi 1m riàestarsi della infezione che si riteneva spenta. È opportttno inoltre per diversi anni comecutivi praticare della cura joàica, ài cui è nota l'attività verso i reliquati infiltrativi che possono resiàuare le lesioni specifiche. Consigliabile è anche il Farmaco Pollini, prepamzione italiana che vanta quasi due secoli di vita, e che è attivissima contro le m,anifestazioni tarllive della sifilide cutanea e viscerale e, più di tutto, nelle complicazioni specifiche, d·istruttive del si.atema osseo. È sempre consigliabile come periodo eli chiusa nella terapia specifica, eà ha il pregi<> di non avere controindicazioni, in quanto non provoca mai fenomeni tossici. Q1t.este le ài·rettive per la cura della sifìlide, che sono su per giù le stesse nei diversi Paesi, e con le quali si giunge nella granàe maggioranza dei ClUJi a tacitare - sempre incerti se a ·vi·ncere l - la infezio·ne in moào du1·aturo. Ma vi sono casi di sifilide che si dim,ostrano 1-ibelli, o per il 1-idestarsi impensato ài sintomi clinici o per una tenace persistenza delle 1·eazioni biologiche positive, prima fra tutte della W assenna.nn. So·1w questi i casi nei q·uali, in assenza ài le.,ioni specifì,che cutatwe, è logico sospettare localizzazioni viscerali e netvose, e nei quali è pa.rticolannente opportu1w ricorrere nell.a terap·i a all'1ta0 (lei preparati di .As. pentavalenti (Stovarsolo soàico, Triparsami<le, ecc.), oltrechè a. quelli trivalenti comunemente in u.ao (1914) ed alle preparazioni di Bi. e di Hg. È inoltre in questi casi di pa.rticola.re resistenza che s·i prospetta l'opportunità ài atfì.ancare la chemioterapia specifica con una terapia integrativa e adiuvante aspecifica. Come terapia intt>grativa aspecifica è opportuno stimolare d1trante la cum specifwa il tegumento esterno con irritanti fisici e chimici (elioterapia, radiazioni 14-ltmviolette associate o meno ad auto-emoterapia, applicazi<>ne di 1·evulsivi, f'rizioni, bagni solforosi molto caldi), che aumenti1w le difese aspeàfich.e generali, jcw01·iscano ed integrino l'azione ilella chemioterapia specifica. Ma al lli là ài questi mezzi integrativi che sono consigliabili anche nelle sifilidi a decor.9o comune e silenzioso, vi sono a.ztri mezzi adiuvanti che cominciano ad avere inclubbie indicazioni nei casi di sifilille particolarmente resistenti. Il principale di essi è la piretoterapia e soprattutto q1ulla re.a.lizzata con la malaria. R is'ltltati modesti dà la malariaterapia. nella sifilide Hcente (Pa,gini, Kyrle). Non così è àPlla. sifilide resistente viscerale con W asserm.ann llel sa.ngue e reaz1:oni del liq1wr irriducibili, con alterazioni cioè che famw preveclcte l'esplosione di tma sindTome nert1osa, e della paralisi progressiva, anche già c11plosa purchè ancora non 11WltO a.vanza.ta. l risultati <lella malariaterapia in questi casi sono vera.m ente notevoli per una attemta-


LE ATTUALI DIRETTIVE NELLA TERAPIA DELLA St:FILIDE

477

zicme o la soomparsa tanto dei "s"intomi clinici che delle reazioni biologiche. Resultati inferi<Jri a quelli della terapia malarica àà la pirototerapia provo· cata oon altri 'mezzi, quali: iniezioni di vaccino tifìoo, di peptone, di vaccino Mixogon e di vaccino Dmeloos. Una particolare attività sembra avere la sulfopiretoterapia (Buscaino). L 'esperienza ha però dimostrato che nella sifilide resistente e nervosa ~ opport1~no associare alla piretoterapia, tanto prima che dopo di essa, l'impiego di cure che·mioterapiche con arsenir.o, tanto trival&nte che pentavalente, con bisnwto e con mercurio . .Atwhe la semplice proteitur-terapia (iniezioni di latte, siero di cavallo, ecc.), sembra adatta ad esplicare nella sifilide resistente un'azione favorevole, traaformando un'infezione anallergica, che non sa difendersi e poro o p11.nto risponde alle medicazioni specifiche abituali, in um,a sifilide allergica, che si difende meglio e sa utilizzare i s1tss·i di della chemioterapia. La terapia della sifilide ha fatto in questi ultimi cinque lustri progressi notevolissimi. Nuovi preparafii e nuovi metodi sono andati sommanàosi e succedendosi e notevoli progressi hanno fatto le stesse conoscenze sulla pato· logia della sifilide. Còmpitc del medioo ~ di oontemperare gli uni alle altre, ricordando che la sifilide è, fm tutte le malattie, una delle più proteiformi, e nella q1~e ocoorre saper sorprendere la partioolariUì del singolo caao, per applicarvi con savio criterio i divertti presidii di cui dispm~iamo.


CLINICA DERMOSIFILOPATICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI TORINO

DIMOSTRAZIONI CLINICHE del prof. Enzo Blzzozero, Direttore d ella Clinica., agli ufficiali medici d? l presidio di Torino (2& dimostrazione- 2 maggio 1933-XI )

l o - LUPUS ERITE?.L\TOSO. - Diffuso ad entrambe le guancie, simmet?·ico, clatante da llue anni, con estensione periferica e 'regressione centrale. Lesione alopecica della stessa ootum al cuoio capell7tto. Diagnosi differenziale: con sifilodcrma per il colm-ito t1·oppo vivo, .~immetria, llecorso lentissimo, et.c., collupus volgare p&r la maneanza di noduli tmnslu.cidi (l1t,pomi), e dei camtteri del tessuto lltposo (facile penetrab·i lità nel tesrmto con emor?·agia) ecc. 20 DESl'RA. -

SIFILODERMA

TUBERO-ULCER0-SERPIGINOSO

DELLA

COSCIA

Diagnosi di_licrenzia.le: con tubercolosi ulcerativa in base ai caratteri obbiett·i vi della lesione: bord·i infiltrati, tagliati a picco, di colm·ito cianotico, sfumante alla periferia; fonclo necrotico; a.spetto ~·enifm·me llella 1tlcera:;ione; inoltre costit1tzione ed età. 3o - LUPUS ERITEMàTOSO. Oon aspetto tipico delle lesi.oni (al llo1·so del naso, g1tancia, padiglione aw·icola.1·e), nettamente delimitate, eritematose, lievemente infiltra.te.

4o - ERITEMA POLIMORFO. - S ede ti pica (avambraccio e mani, collo). Pap1tle eli colorito rosso vivo, conflt,enti in placche. Comparve llopo 1ma angina. 5o - PERIOSTITE LUETICA. - Tumefa zione dolente <lclla t.ibia si1~istra.: sede ti pica. - Dia.g nosi differenziale colla periostite comune: decorso lento, riac1tti:::::azione dopo l'niezione eli a1·senobenzoli. 6° - RosEOLA GRANULOSA. - Chiazze dissem,i nate di lesioni paptùo.se a sede follicolare: stadio che precede la sifìlide lichenoide. 7o - LEUCODERMA LUETICO. -

..Aree acromiche localizzate al collo, su

pelle iperpigmentata. go - Lil\'FOGRANULOlliA INGUINALE SUBACUTO (Malattia di Nicolas e Favre). - Accenni a descrizioni del linfogranuloma inguinale s1tba.cuto 'nell'ottocento. Interp1·eta<:ione delle lesioni prima che josse1·o riconosciute come dovtde acl 1tna malattia a sè. Natura venerea della 'malattia. Lesione iniziale cl'aspetto erpetico. Perioclo di ineuba.zione, sintomi soggettivi (dolore); comparsa (lelle t1tmefazioni ghiandolari, aderenza delle linfoghiandole prima alla


DIMOSTRAZIONI OLINICHE

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cttte poi ai piani profondi; perforazione della ett-te; fluulifica;;ùme del c~nten1do. Sintomo importante: t·u mefazione delle linfoghiandole iliache. I stologicamente: sostituzione tlel tessuto linfatico con tessuto cl·i granulazione in etti stan1w llisseminate le gomme formate da un nucleo cent1·alc eli prodotti di llisgregazionc circoncla.to cla un largo vallo di cellule

epitelio-idi frammiste a cellule giganti. RPa;;ione che climostra la specificità di questa malattia è la reazione di Frei che si esegue iniettando intradermicamente una. piccola quantita eli pus di linfogranu.loma, (lilttito eà inattivato: si ottiene la comparsa eli un in filtrato 1wdulare profon'lo che comlJa.re già dopo 24 ore e persiste 1·ari giorni: è spccifwo ed ha la stessa struttura delle ghiandole linjogran11Zomatose, se lo 8Ì esamina dopo 8-10 giorni. E possibile ottenere il trasporto della malattia negli animali. La 1nalattia non ·rima.ne sempre limitata soltwnto alle ghianllole linfatiche ing1tinali1 ma può intm·essare a;nche le i liache ed alt1·i gruppi ghia-nclolari e la milza. Si è osservata la comparsa di W?- m'itema polimotfo nocloso: in un caso la preunza di virus nelle lesioni renne dim.ostra.ta da 1ma reazione <li Frei positiva in un malato. col liquulo ricavato con cerotto canta1·idato dalle lesioni stesse. La posit·ivitcì della reazione di F1·ei ha pc1·messo inoltre di chiarire la natum di sindromi Ù?- passato àiverxamente interpretate (1)er esempio, e.stio·mene, sifiloma ano-rettale, ecc.). Cura: locale, s·vu.otamento degli ascessi, lavaggi con solttzioni iodate, ctpplicazi.o ni locali eli pomata jod.o-jodurata e nei ca.~i gravi, aspmiazione delle ghian.<lole; generale, inie::ioni di preparati jodici ad alte dosi.


OSPEDALE u COSTA...~ZO CIANO • -LIVORNO

I TUMORI NELLE PIANTE Prima confe renza del prof. Antonio Cesarls Demel (25 a prile 1933-XIJ

La direzione dPII'ospedale a Costanzo Ciano •, in Livorno, fa tenere por i

propri sanitari , J:r.riodicamcnU>, da alcuni profes.<~ori della R. Università di Pisa conferenze <~ci entifiche a lle quali, pe r gcntile concessione d ella direzione stessa. sono ora ammE>ssi a nche gli ufllciali medici dell'ospedale militare e dei corpi del presidio che tutti vi assistono. Il 25 a prile e ill2 maggio il prof. ANTONIO CESARI$ DEMELha tenuto due conferenze, delle qua li riportiamo i seguenti riassunti im·iatici dal direttore d ell'ospedale militare, colonnello medico PAOLO FRLSONI.

L'O. riccn·da come già gli antichi sospettassero elle esistesse un'analogia. fra le malattie delle pù1nte e quelle degli animali, e co1ne già, ad esempio da Malpighi, si ritenesse che alcuni tu·mori delle piante fossero determinati da n~icropara.ssiti che agivano specialmente per l'azione irrit.ante dei tos8"ici da lcn·o elaborati . Afferma però che l'analogia fra i tumori delle piante e queUi degli animali ebbe una base scientifica di nwst-rativa solo ?no(ler-namente, da qua?UÙ> si è potuto dimostmre che esistono dei tunwri delle piante, dai quali si p1tò ricavare in C1tlt1tm p1tm, il tnicro-rganismo specifico che li cletermina; specificità che è dimostrata <lal fatto che con la cultura pu-ra così isol.ata, opporlun.a·mente innestata nelle piante, si p1tò riottenere il t1tmore: tumore poi che è pure trapiamtab'ile i·n serie in alt1·e piante, e della stessa specie, e d i specie diversa, giacchè molte sono le specie di piante nelle quali si può, nel duplice mod<J ricordato, ottenere il tumore. Parecchi sono i baUeri producenti effetti ipertrofici nelle piante, e vengono rico-rdati, ma quello che determina nelle piante un.a 1·eazìone veramente twnorale è il bacterium tumefa.ciens, mentre gli altri detennvnano reazioni che si possono assondgz.iare alle gran ulo-matose. Questo microrganisrno inoe1t.lato i??- alcuni animali vi può determinare 1m t'umore, corne pure da tu mori spontanei di animali e dell'uomo f?t pure potuto isolare, e con questi .~tip iti animali e umani si potè semp1·e riottenere il tumore nelle 71irwte. L e tumefa zioni che .yi o.sscrvano nelle piante per azione <lel bacterium turncfacieus ha.nno molti dei ca1·a.ttcri dei veri tumori, e dall'O. sono fa.tti i 'raffronti fra le lesioni i.~tologiche che in questi twnori s-i ossel't'a1l0, e quelle che si osserva no nei tu.mori anim.nli. Anche nelle piante ili os.serra, dopo che si è ini.::iata la formazione del tnmorc, la scomparsa rlt•l micmpm·f!s.'li/fl, il qnale così (limostra eli dare pi1.ì elle altro la. spin ta fllla jorma:::ione tumorale. Questa si pro<luce .~z,eeialm rnte sulle piante giorani e gli elementi che rntrano in attira prolijrraz io11e sono gli clrmenti <lcllo strato germinati·ro, i qu11li nella loro moltiplica:: ione disordinata presentano sensibili modifica-


l TUMOR I NEOLI ANIMALI

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zwni di grandezza, ·nel numero dei cromosomi nucleari, e di fOT1na, e rapidatnente vanno incontro a processi degenerativi . .Anche nei tumori deUe piamte si osservano dei nodi secondari che hanno ale1mi dei caratteri dei nodi meta.statici tumorali, come a.d esempio la inversione degli strati, quale si osserva nelle perle epiteliali dei cancri c-utanei. Pure però anttnetlendosi questa analogia, l'O. dimostra come nei tumori delle piante non si abbia 1ma così completa ed irreversibile mutaziotle nelle cellule germinative sì da trasformarle i·n veri e propri parassiti, cotne si osserva avvenire nei cancri degli anima-li, ma possotW in un dato momento arrestarsi nella loro evoluzione, non degenerare, ma esser p1mto di partenza di gemme, sorte quindi in sede insoWa alla periferia del tumore, che possono progredire nel loro sviluppo sì da assomigl·iarsi a gemme ?torntali. Questa conclusione si ·ricava in gran parte da osservazioni di biologi italiani che vengono citati dall'O. La conferenza fu àocJUmentata da tavole riproducenti tumori spot~tanei e sperimentali in va.1-ie specie di p·iante, nel loro aspetto macroscopico ed istologico, e dalla presentazione di lttmori spontanei in piantine di geranio.

I TU~fORI NEGLI ANIMALI Seconda conferenza dd prof. Antonio Cesaris Demel (12 maggio 1933-Xl )

L 'O. ricorda come solo nel sec. XIX si cominciò a parla1·e di cancro negli animali, cancro che fu studiato dapprima nel cavallo. Successivamente si vide che negli animali si pote-va anche constatare la con~parsa di tuntm'Ì m1tltipli di diversa ?~tura conte·mpc;raneam.ente, e si sospettò che negli animali potessero i sarcotni dipenàe1·e da traumi, e che il cancro potesse essere in rapporto a dieta esclusivamente carnea, ipotesi che cadde quando si riscontrò il cancro anche n-egli erbivO'rì. L'O. poi continua la sua trattazione parlando dei tumO"ri delle specie inferiori pe1· salù·e su, su nella scala zoologica fino a.i primati. N egli inverteb-rati si smw trc;vate p1·oduzioni pigmentarie multiple 1telle larve iklla Drosofila melanogaster, interpretate come metastasi di un tu.1nore melanotico malig1w, m entre da alt?i si v1wl dare a queste forma.z ioni il significato di una malformazione embrionaria, di nevi, sulla C'lti malignità si può ancora discutere. Engel invece ?~ga che negli invertebrati si abbia•tw tumc;rì 1na.Zigni. N egli animali a sangue f1·eddo f1tro1w riscontrati tumO'rì di Mtura diversa, così nei 1·ettili, ?telle -rane, nelle salamandre, nelle lucertole. I nteressanti i tun~O'rì ~ranchiali dei salmonidi, talm·a cotnparsi in forma epidemica, da alcuni ritenuti veri tumori, da aUri quali 1·eazioni granulon~atose da virus ig?Wti. Nei pesci furo·tw osservati tumori 81Jaria.tissimi sia di nat·ura epiteliale benigni (aàe'ltonti), o ntaligni (cancri) -alcuni di questi preceduti da localizzazion·i parassitarie - o sarcotni con metastasi 'multiple. Relativamente ai tumori degli uccelli, fa la storia del più interessante e ?wto: il Barcoma dei polli di Peywn Rous, che 8Ì può t:ras-mettere tanto col filtrato, quanto con polvere secca del tunwre, e 1-icordando le classiche esperienze di Pentimalli, 5 - Gwrna le di mediciua m il•ture.


482

l TUMORI NEGLI A.KlMAtA

dimostra come qur.sto tumore abbia una vera struttura blastomatosa (e nmt quindi granul.omlttosa.) e pretula origine da elementi connettivali giovani negli interstizi dei tessuti, specialmente laddot·e un trat,ma pregresso determini un processo ripam,tit·o, e come in esso si possano avere 1nela$fasi tanto per trasporto per tJÙt emlttogena delt:irus, quanto per trasporto di semplici cellule bla.~toutaf.()Se. Degli ttccelli 1·icord.a a nelle l' em.oangioma emon·agico che talvolta si dimostra. endemico negli allevamenti clei polli (anche in quelli di razza lùlornese), dotmto ad una clisposizi.()ne congenita da et·editarietà. di tutt.o il si.strma, capillare a dare form.a.::ioni tmnoral'i e stJariati altri tttnwri epiteliali o sarcomato.~i che furono con.statati i·n lliverse specie di ucceUi. Trattando dei tunwri lli altri animali ricorda quelli de·i topi. In questi il tumore più, frequente è il cancro d.ella mam.mella con meta.sta.si e segtwno il cancro delle surrenali. dell'utero e cleU'intestilw (questi ca.ncri talorlt si dimostmno in rapporto apreculenti loclùizza.:::ioni parassitarie) e tumori sarcomatosi o ipcrplasie linfoidi con leucemie e linfosa.rcomatosi. Nei ra.fti pretJale il sa.rcom.a, ma si può avn·e anche il ca.ncro talora precelluto lla localizzazioni pat·a.ssitarie (cisticerco fascicolato, ten·ia crocicoll'is, epaticola carwerogena). Kellc cavie sono rari i tumori spontltnei, più frequenti i sarcomi (>tiene 1·icord-at.() il liposarcoma tra.pia.ntabile <lella j}l[erulelioff ed il sarcoma clescr-itlo cla Roskin), m eno frequenti gli epiteliomi. Nt1i conigli pu.re sono nu·i; più frequ.enti i cancri partent·i o dall'utero o llal testicolo, pi'IÌ ra1·i i sa.rcomi ed i ncu.rinomi. K ei cani i tumori e speci<~lm.ente il cancro, sono pùt frequenti che in ogni altra specie di animali, ciò in 7'ltpporto al fatto che i cmti freq·uentemente raggiwngo1w la senilità e forse anche perchè, vit,endo coll'1wnw, ri~entono forse delle stesse cau.se cam.ce1·igne i.n gran pa1·te igMte che determùwtw in essi il cancro. Ricord.ati poi gli altri numerosi tumori osserva.ti nel cane e quelli che f1'r01w riscontrati negli equini, nei bovini: in svariati animali feroci, tanto in cattività che liberi, rilPt'a, come nei primati sia·1w estre-ntamente ra1·i, e qtta.ndo si sono osservati eNtno a tipo p·referibilmente epiteliale. T ennin.a.ta. qttesta esposi::ione l'O. ne tme le conclttsioni da.lle qttali risulta talora. llt gra.nlle somiglianza, talora l'a.ssoluta ùlentità dei tu?n.()ri spontanei degli animali con quelli ilell'uomo, e risu.lta anche che le stesse cause irritative, fisiche, chimiche, bacteriche o comunqtte pam.ssitarie che posso1w, agend.o sull'uomo, condurre le cellule epiteliali a qtulla profonda mttta.zione CM le trasforma in mollo irreversibile in cellule cancerose e come tali agenti, quali para.ssiti ilell'organismo nel quale si soM fomtate, posso1w agire anche negli animali detenninaniwvi pttre il cancro. Unica d·iflerenza fitw ad ora riconosciuta è che mentre i cancri spontanei degli animali si posso1w trapia,?ttare per innato antopla.stico, o·mopla.stico e talora eteroplastico, ciò twn si è ancora ottemtto per i cancri 1tmani, ehè dalle sca1·se, n~a p1.1.r probatvve esperienze fino ad ora tentate da coraggiosi sperimentatori sopra sé stessi, è risultai~ che il cancro uma1w s·i pttò tra.smettere solo per innesto a1,topla.stico. Lll conferenza ftt. documentata fla tavole riproducenti a.spetti macroseopioi e microscopici dei t1,mori spontanei di varie specie di animali, e fu accompagnata clall<t (limo.~tra..ri.one di nu,merosi preparati istologici, di pezzi a?t.atomici conservati in formolo, e dll anin~ali vivi, aventi tumori nwligni innestati .


MEMORIE ORIGINALI

SULLA LUSSAZIONE CONGENITA BILATERALE

DELLA ROTULA Dott. Alessandro Glannelll, colonnello medico, direttore d i sanità

La relat iva. rarità delJa. lussazione congenita della rotula. mi induce a renderne noti tre casi di personale osservazione (ospedali militari di Piacenza e Palermo), i quali sono interessanti anche per considerazioni di indole medico-legale. La lussazione congenita. della. rotula. è deformità infrequente (Za.noli in 1ma. recente e completa monografia ha raccolto 153 casi dalla disamina. totale della letteratura ed a questi ha aggiunto 13 osservazioni personali dal vasto materiale clinico dell'Istituto Rizzoli di Bologna). E ssa consiste nell'abnorme spostamento abituale o permanente della rotula all'esterno. Questa deformità può esser e bilaterale o, meno frequentemente, unilate· ra.le. Il 50 % dei casi sono bilaterali, il 30 % del lato sinistro, il 20% del destro. Con una. cer ta frequenza. essa è deformità familiare od ereditaria; spesso si associa ad altre malformazioni congenite. I casi occorsi alla mia osservazione sono i seguenti: } o- B. G. inscritto di le va d ella cla.sse 1912, d el distretto milit-are di Agrigento, ricoverato in osservazione all'ospedale militare di P a lermo nel 1932. Anamnesi familiare negativa. Il p. asserisce di essere nato con le deformità, che in seguito verranno descritte. La d eambulazione, a d etta del p., si è iniziata a otto anni di età. Esame obbiettivo: Individuo con arti inferiori d eficientemf'ntc sviluppati rispetto al tronco. Organi toracici e addomina li norma li. Le d eformitÀ. sopra accennate consistono in valgismo bilaterale dei ginocchi assai a.ccentuato (30° di valgismo). Piede piatto bilaterale di a lto grado. L e ginocchia., oltre al descritto valgismo, presentano altre importanti alteraz ioni di forma: infatti la normale sporgenza. mediana della rotula manca ed in quel punto le regioni anteriori si presentano appiattite. Con leggeri movimenti di flessione e di estensione si riesce a m ettere in e videnza la doccia intercondiloidea del femore. Le rotule, spost-ate dalla sede n ormale, sono d eviate all'esterno e protu berano in corrispondenza dei condili femorali; la contrazione d ei quadricipiti le fissa in tale posizione. F acendo invece rilasciare i muscoli ed estendere r egolarmente gli arti, è p ossibile riportare le rotu le verso la loro sede normale e ciò riesce ancora più facile facendo estendere le gambe sulle cosci e e flettendo queste sul bacino. I movimenti di estensione o di flessione d ell'art icolazione d el ginocchio sono possibili e completi; difficile e m olto dolorosa. riesce i nvece la flessione del tronco; possibile, ma. sempre doloroso, il sostenere il corpo su di un ginocchio poggiato p er terra. D eambulazione difficoltata, specialmente in discesa. Esarne radiografico: I n proiezione antero-postf'riore si osserva la completa. ossificazione dei componenti l'a.rticolazione d e l ginocchio (fig. l e l bis); il valgismo bilaterale, clinicamente osservato, appare bene anche radiograficamente. Nel fem ore da ambo i lati si osserva una notevole ipopla.sia di ambedue i condili esterni, i q uali, oltre ad essere dinùnuiti di volume rispetto a quelli interni, sono notevolmente a ppiattiti. L e due rotule sono totalmente lateralizzate, talchè le loro ombre s i sovrappongono a quelle femorali. L e tibie sono anch 'esse ipoplasiche nella loro


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Sli LLA LUSS AZIO~ CONGENITA J::CC.

Fig. 1.

Fig. l bU.

epifisi prossilllll!e· Le superfici tibiali sono piatte. Le spine interglenoidee sono scomparse quast to~lmente. I rad.iogrammi mostrano altresì un lieve grado. ma pur bene apprezzabile. di extra-rotazione d elle tibie.


SULLA LUSSAZIONE OONGENlTA ECC.

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2° - R. B., soldato del 600 R~pa.rro distrettuale di Agrigento, classe 1909, distretto militare di Avellino, ricoverato all'ospedale militare di Palermo nell930. Anamnesi personale e familiare negativa.. ][} p. riferisce, come il precedente, essere affetto dalla. deformità che in seguito verrà. descritta, fino da.Ha. nascita. A causa. di essa. ha compiuto i primi pà.ssi assai tardi. La. deambulaziotiè protratta. gli è impossibile, come pure la statica su di un solo arto, per la sensazione di instabilità. Esame obbiettivo: È individuo sano, se si esclude la. seguente deformità bilaterale delle ginocchia.. Ambedue le rotule all'ispezione ed alla palpa.zione appaiono totalmente !.aterizzate , talchè si riscontrano poste sulla fa.ccia. esterna della regione del ginocchio. L'asse dei ginocchi appare normale. La deambulazione è impacciata. Lo spostam e nto lat.erale di ambedue le rotule è specialmente notevole nella ficssione forzata di queste. L'esame radiografico dimostra. quanto segue: In proiezione antero-posteriore (fig. 2) si nota l'ossifìcazione normale dei componenti schelet.rici di ambedue i ginocchi. Anche in questo caso, come nel prece-

Fig. :2 .

dente. esiste una ma.rcA.ta ipoplasia di ambedue i condili femorali laterali, un notevole appiattimento delle faccette glenoidali delle tibie, tma ma.rcatissima ipoplasia. delle spine interglenoidee tibiali. Le rotule sono totalmente latera.liz.z ate, talchè le loro o:mbre si avvicinano appena ai condili femorali. L e proiezioni laterali (fig. 3 e 4) di ambedue i ginocchi confermano i reperti radiografici della. precedente proiezione e mett.ono in ma~ore evidenza le ipopla.sie dei condili laterali dei femori, nonchè quelle delle epifisi prossimali delle tibie. In questa proiezione le rotule non occupano le gole intercondiloidee, come di norma., ma le loro ombre si so"-ra.ppongono a. quell~ dei condili fe~ora.li, dimostrando lo ~postamente abno~me, già S<?pra. descnt.to. L'esame radiografico dimostra altres1 un certo grado d1 extra--torsione di ambedue le tibie.


SUL LA L USSAZlONE CONGENITA E CO.

Fig. 3.

Fig. 4.


SUL LA LUSS AZIONE CONGENITA ECC.

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3°- S. G. iscritto di leva della classe 1910 . - Distretto militare di Parma, inviato in osservazione all'ospedale militare di Piacenza nel 1929. Gentilizio e collaterali immuni. La d efor mità attuale, a d ette. de l p .. risale dalla nascita.. Essa arreca. notevoli d isturbi nella deambulazione e ne lla stazione eretta, inque.ntochè il p . rife risce di camminare stentatamen te e facilmente cadere per l'impossibilità di fissare con stabilità l'articolazione di ambedue i ginocchi. Esame obbiettivo: Poco è da aggiungere a quanto è stato descritto ne lle due preced enti osservazioni, in quanto anche in questo caso l'esam e obbiettivo riguardante le ginocchia del p . (per il resto individuo perfettamente sano) collima con i due precedenti. In questo caso, come nella. prima osservazione, esiste un certo grado di valgismo di amb edue le ginocchia, un a bnorme spostamento all'esterno di ambedue le rotule, situate sulla faccia esterna d ei ginocchi. I noltre s i osserva una. deambulazione stentata e un 'accentuazione d e lla deformità, allorquando le gambe sian o totalmente fiesse sulle coscie. Esame rad·iografì~: Esso dimostra sostanzialmente le alterazioni anatomiche dei due precedenti e cioè: (fig. 5) ipoplasia dei cond ili esterni d ei femori, appiattim e nto in toto delle epifisi prossimali delle tibie, spostam ento esterno abnor me di ambedue le rotule. In questo caso è presen te da ambo i lati la fabella. (fig. 6 e 7).

Fig. 5.

Il quadro clinico di questi tr e casi, corredati da indagin(' radiografica, è così tipico, che non mi sembra abbia bisogno di commento alcuno. Si tratta in sostanza di tre casi di lussazione congenita bilaterale dell~ rotule, deformità. questa, caratteristica. Che si tratti di una malformazione congenita, non v'è alcun dubbio, anche facendo astrazione della anamnesi, in quanto gli esami radiografici hanno messo in evidenza. quelle alterazioni, che sono caratteristiche della deformità, quali Solieri e Zanoli


488

SULLA

L'l:S SA<~:IO!"E

CO:"GENITA KCC,

Fig. 6.

Fig. 7.


SULLA LUSSAZIONJII CONGENITA ECC.

489

hanno ampiamente desaritto. Nei nostri casi mancano i re.perti anatomici, perchè i p. non sono stati trattati chirurgicamente. Essi convalidano le recenti vedute sulla patogenesi della lussazione congenita della rotula, in quanto, se è pur vero che in due di essi potè essere constatato un lieve valgismo del ginocchio, questo si è dimostrato non contribuire in modo alcuno alla produzione della deformità. E sso deve esser e considerato un fattor e concomitante, in quanto ciò che dominava la patologia di questi malati non era più il valgismo, bensl un complesso di ipoplasie genetiche e l'extra-rotazione tibiale, presente in tutte le osservazioni. La fisiopatologia. del passo di questi individui dimostra che le alterazioni sono strettamente legate alla morfologia alterata, per cui gli individui affetti da lussazione congenita della rotula, avendo spostato l'apparecchio fissatore del ginocchio (tendine rotuleo e rotula), non sono in g1·ado di deambulare correttamente e di rendere stabile volontariamente e automaticamente la posizione di flessione e di estensione del ginocchio. Da ciò consegue una facile tendenza a cadere, eccessiva stanchezza nella. marcia, difficoltà a compiere passi affrettati ed a salire e scendere su t erreni accidentati. Oura: L e statistiche operatorie più recenti dimostrano c.he con metodi adatti è possibile migliorare ed anche guarire tale deformità con la disinserzione del tendine rot uleo ed il suo trapianto mediale, associato a capsulorrafia esterna. Oomiderazimi meàiccr-le.gali: D provvedimento medieo-legale adottato per i tre casi è stato quello di riforma dal servizio, applicando tassativamente l'articolo 23 dell'Elenco infermità .A. Le menomazioni funzionali rendono l'individuo un non valore completo, per l'Esercito, anche per i servizi sedentari o per assegnazioni speciali, come nel 2° caso, impossibilitato a compiere la ferma anche in nna compagnia distrettuale.


RffiSTA DILLA STAIP! miCA ITALilN! l STRANJIBA SANITÀ MILITARE. La guerra batterica. - Il Comitato speciale per le armi chimiche, incendiarie e oat.teriche, presieduto dall' italiano Pilot.t i, hn risposto alle questioni poste dalla Conferenza del clisanno con sede a. Gine vra, concludendo che l'interdizione di preparare la guerra chimica non den~ impedire le ricerche scientifiche della chi mica. e d e lla farmacologia se n on si vuole arrestare il progresso della scienza, le probabiliti\ di dominare la n atura e di lottare contro i flagelli e le malattie . Per ciò che concerne la g u erra batterica il Comitato speciale dichiara che non è pn1ticamente pos.<Jibile impedirne la preparazione. Ecco a lcuni punti fissati dal Comitato in proposito. l o Il proble ma d e lla guerra batterica si presenta in modo affatto diverso d a lla g uerra chimica. Di qu esta n oi abbiamo wta. esperienza vis.~uta, laddove la guerra batte rica è soltanto tma ipotesi. Tale gue rra. non è impossibile, ma n oi possiamo soltanto supporre in che cosa. consista la sua preparazione e il modo di pn•setTttrci dalla m ed esima. 20 1: na efficac~> lotta contro la guerr a batterica potrà effettuarsi con maggior succcs!'lo n egli Stat.i in cui l'igiene abbia raggiunto un grande sviluppo. Un s er·vizio d'igiene b en e organizzato in t e mpo di pace sarà l 'arma migliore c ontro un possibilt' contag io batterico. Non si può garantire tuttavia che un tale ser· "iz io p ossa dominare s icuramente una epicle mia.. Uno Stato ch e avrà provocato una cpidr mia non ne sarÀ. pitr padrone e con-eri\ rsso stcs.'So gravi p ericoli. 3° I m ezzi di cui disponiamo a l prr&'nte non p ermettono di esercitare un efficace controllo Sltlle ricerche ba.tte riologic he. I b atteri virulenti, cause di f'più e mie, p <l:>.'Sono trovarsi in tutti i laboratori di b atterioiogia, pubbiici e privati , e cosi pure rwgli Osp(•d a li in cui si c urano malattie con tngiose. N on si può p ensare ad impfld irr i pr·ogr t:>ssi d e lla bat.tcri.ologia medica ch e ha uno scopo umanitario (pre parazione d e i sieri, d ei vaccini, ecc.) contr ollando e limit ando le esperienze con le c rdtru·c \'irulenti. U n t a le cont.rollo d 'a ltro canto n on sarebbe mai comple to e q uindi mai etlicace. 4° La. Commi:;sion e p ermtmente d el disarmo non d e ve p erder e di vista il probabile p ericolo di una gut>rra batterica. Il Comi t nto specia le dichia.ro. infine ch e la constatazione d ei casi di violazione aiJ 'interdiziune d e ll ' im piego, contro un determinato avversario, d elle armi chimich e, inct'ndia rie e bntt.c rich e d eve soddisfa.r e alle tre seguenti condizioni: cs.~e re estremamente r·apido, offrire tutte le possibili garanzie di imparzialità, ed esser e e fl't"ttua t o du pl'r"Sone di indiseus."a compet.<:>n7.t\ e va lo re m oral e. Da M inen;a M edica, n. 18, 5 maggio 1933-XI.

Guerra batteriologica. - Durantr la guerra mondiale si ebbero forti sospetti che gli Im peri Centrali M:cs!'tero fatto tPntativi p er contaminare le sorgenti di acque p otabili degli e;;r•r citi d e ll'Intesa; ma non si raggiunse alcuna prova sicura d el fatto . Nl'lle gu erre future i microrganismi patogeni potrebbero avere una parte im portante e li.\ gu erra hutteriologica supcr e rebb<' p er crude ltà tutte le altre for me di off<'sa. La qtH'Stione vien e sttl(liata profondamente dagli Stati Maggiori, essendo con vinzione gen eral i' ch e , se s i potrà impiegltl'e con successo questo m ezzo di lotta. le Com·e nzioni Internazionali non impedirarmo di usarlo. L e con clusioni di qtlf'sti studi sono t€'nute sPgrf't P; tuttavia. un lavoro di LuszTio (Berliner Thieraer:tliche Wochenschrijt, 1932 N .o 20) di\ dirit.to a p en sar e ch e la risoluzione d e i p1·oble mi &'ienti hci f<ia n ot evolmen te a vanzata. L'impiPgo d elle cult.ure di batteri p er infliggere p erdite al n emico è subordi· nata a lla cond izione di protegger e in modo assoluto le proprie truppe , che potrebb ero t>SS~o"re colpit.e dalla cspn.n;~ione e pidemica, specialmente durante l'offensiva. . I mic r·orgunism i più indicati sono quelli patogeni per l'uomo e p er gli animali, g rtt<'ehè a i danni d elle epid e mie si a.ssocier ebb ero le e pizoozie d e l bestiame, che


RIVIS'l' A DELLA STAUPA MEDlCA ITALIANA. E STRA.NrERA

491

renderehh Aro difficili i movimenti dei ripQrti, spooiQimente ne li<? zone di montagna, dove non è possibile l'autotratione. I batteri adatti per questo uso sono i bacilli d el carbonchio e d e lla mor va ed, ~ventualmente, il vi rus della. rabbia. L e prime due infeziotù potre bbero diffond erst p er m ezzo di culture; la rabbia, infE>ttando dt'i cani e cacciandoli verso le t rincee n emiche. D tifo addominale, la dis.~entP.ria, il colera potrebbero diffondersi inquinando i corsi d'acqua e le sorgenti da cui s i riforniscono le truppe nemiche. La ~este si potre bbe diffondere per mezzo di ratt·i infett.i, che si metterebbero in libertà n elle linee ne miche. Il tifo petecchiale si potrebbe propag are s pargendo i pidocch i infetti s ulle truppe a.v,·ersarie. n mezzo più efficace p er la diffusione d Pile malattie ar1zidette è rappresentato d.agli a e roplani che spargerebbero le culture virulente sui nucle i dei nemici; diffictle sarebbe la propagazione mediante a nimali infetti: cani pe r la rabbia, rat.ti per la. peste, pidocchi per il tifo p etecchia le, q uadrupedi per la. morva. La difesa. d e ll'Eserc ito e d ella popolazione c ivilEo· contro questo nuovo mezzo di lotta è basata sulla preparazione igie nica e principalme nte sulle vaccinazioni profilattiche. Sotto questo rispett~, come in gt'nert> per tutto ciò ch t> riguarda la guerra, d eve essere di g uida la massima: « non lasciars i cogliere alla spr·o,·vista •· D a Rinascenza M edica, N. 9, l maggio 1933-XI.

trasporti sanitari aerei In Palestina e nell'Iraq. -

(L'Ae rotccruca, g<'n.-f(' bb. 1933).

Il trasporto dci malati e d~>i feriti pe r \'ÌU aerea. e ffettuato d a li 'aviazione militare britaru1ica in Palestina e ne:> II'I ract. ha ;:;ah·ato parecchie ,;te umane, in quest i ultimi dieci aruu. I n questi paesi. dillicili a travt•r-snrsi, i mezzi di trasporto a tPrra sono necessariam t>nte lenti (' inC'omodi, p m·ta n to il ve livolo è il solo si!':t('rna sicuro ed efficace che possa garantire senza ritardo, al personale gra,·emente ammalato, le cure sanitarie dell 'ospedale pitt prossimo. ben"' eq uipaggiato. E p r ima d oll'impiego dell'aeroplano, molte ,·ite pr0ziosc fmono perdute, d urante il trasporto per via terrPst l'!'. Negli altri pae!':i. in cui le squadri~lie d<, lla R o.val Air F orce s ,·olgono la loro attiviti\ - in Inghilterra stes.>a, a lle Indie . in Egitto e al Sudan - il ,·elivolo sanitario è impiegato in caso di urgenza . Ma ndl'lrnq c in P a lPstina l'evacuazione delle vittime per ,-ia a erea è un'oper·azionP no rmalt> ed ha sostituito qualsiasi altro m ezzo pPr il trasporto dPgli uomini gn.wemente ammalati o ferit i. Dalle ultime cifre disponibili risulta che. nel 1931. non meno di 102 malati e feriti sono stati trasportati per via aer('a nell 'I raq f> 21 in Pa lestina . GU appMccchi militari che presero parte a questo la,·oro pf'rcor-sero circa 30.000 chilo m<>tri. durante i6 voli distinti, di cui 26 Pra no normt\li. I ,·oli sprcinli si effettuurouo quando l'urgenza. il luogo del sinistro o .la natma della ma lo,ttia o fc-rita costituivano fattori di imp01·tanza mnggiorf' . Dal 1920 al 1924, due apparecchi bimotori Ranitari, studia t i in \'i.sta di \jiiPSte missioni, facevano parte d t•ll'f'q uipaggiament~ YOia nte d•· lla R oyal Air Force n e ll'Iraq; ma, dal secondo sE:'mestre del 1924 ad oggi. questo la ,·oro è r«>alizzato dai tipi regolamentari di velivoli da campagna , e gli apparecchi sanitari ;:.po'ciali sono stati ritirati. Tutti i velivoli di trasport~ truppa. ad esempio, dt'stinati a ll 'Iraq, sono modificat.i in modo da rend<>re possibile la trnRformazione d ell'interno d ella cabina, in pochissimo tempo, per il trasporto di d\IE:' feriti o malati in barella e quattro seduti. I tifi di appnrecchi pi~• piccoli, come i biplani da osservazionP, sono attrezzati per i trasporto di una barella ne lla parte supt>I'iOI'f' d e lla fusoliera, dinanzi a.l pilota. Quasi tutti i \'elivo li militari d i o,:;servazionf'. r1•cente mente studiati e costruiti in I nghilterra, sono stati rifinit.i in modo da assicurare il posto ed i mezzi necessari per trasportare a nche le bardlt'. Nei nove anni, tt1rminati il 31 dicembre 1931. i n'IÌ\·oli militari britaru1ici hanno t ra:>portato, soltanto ne ll' h aq, un totale di 1086. fra ferit·i e malati: il chilometraggto totale pe rcorso in questo periodo si eleva ad oltre 150.000 chilometri. (De. Esercito e Naz ione, N. 4, aprile l93S ).


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R IVISTA DELLA STAMPA lfEDICA ITALIANA E STRANIERA

IGIENE. ABBA F. -

L'igiene custode della salute (Soc. Ed. Int., Torino 1933. L. IO).

Que."tA. rect>ntP ope ra <liv nlgA.trice de ll'illustre igit>rusta di Torino si inserisce ne ll'aurea collezione I libri della famiglia per i tipi d e lla Societì\ editrice internazionale e p1·ecNl e un più ampio Manuale di I giene applicaU:J che dall'A. viene annunciato e che otterri\ tra. gli studiosi f)ne ll 'accoglienz.a. che ha sempre accompagnato le varie edizioni de ll"altra pregevolissima opera de ll'Abba, il Manuale tecnico rli microRcopia e batter iolo(fÌa. La profonda conoscenza della mat.Pria ho. pt•rmesso all'A. di compendiare in nn manua.letto d i 300 pagine una infìnit·h di ut.ili cognizioni e di pre ziosi a.m. maPstrament i. P remesse sobrit" n ozioni di anatomia e di fisiologia umana. rese più accE>.ssìbili da uumerofl«' figure. tratta con mn.jlgiore ampiezzA. d eiiP malattie infettive e con· tagiose: delle principali tra que!'lte riferisce la storia epidemiologica. di\ qualche notizia etiologica e riporta i dati della morbositi\ e de lla mortalità, sempre ra.f. frontando qut>lli degli ultimi anni con i dati ris pettivi d el 1888, anno al quale riSI\Ie la nostra le!-!is lnzione p rt> ve ntiva. cont.ro le ma.latt.ie infettive. Particolarmente intere&'U\nti riescono i capitoli sulla tubercolo~Si, sulla malaria, sulla fe bbre tifoide, mentre in tutti sono chiaramente spiegate le norme p 1·ofìlattiche da attuarsi. Seguono i capitoli delle malattie de l lavoro, de ll'alcoolil'lmo, de l tabagismo. L'igien e de lle abitazioni, dell 'alimentazione, d el vest.iario. l 'igiene individuale e que lla scolA..<Jtica hanno pure una adeguata trattazione. Chiudono il libro nozioni ut.ili di pronto soccorso, di assist enza agli ammA.la.ti, di le!rislazione igienico-sanitaria e di statistica de mogJ:afica de l nostro Paese. In complesso l'A. rif'sce a divulgare efficacemente le varie provvidenze igie ruco-profilatticho e t ende A.d educare le famiglie a quei sensi di altruismo che l,a educazione e La moralità odien..e orm.ai elevarono c~ (/.Q1Jere sociale.

DoRIA. - Sl>tema di Goldmann e produzione di anticorpi (Anna li ùi Medicina. Navale e Coloniale 1933 - Vol. 1°, Fase. 1·4. ) Sono noti i risultati qn.anto mai discordi ot.u-nnti dagli AA. ne lle ricerche s ull'influenza d ol sistema di Goldmann o R. E . sulla produzione di anticorpi. Le discordanze sono io parte giustificate dalla diversit!\ de lle tecniche usate e sopro.tutto dalla diversità d elle sostanze impiegat(' per ottenere il cosidetto • Blocco t> d el S. R. E. Tali sostanze spesso esplicano azione tossica generale e probabilmente provocano un perturbament.o chimico-fisico del sangue, condizioni queste ca.p~\ci di disturbare per sè stesse la produzione d !"gli anticorpi. L 'A. s i è servito p er ottenere il •• b locco " di un preparato, da poco introdotto n ella pratica 1·a.diologica per rendere il fegato e la milza visibili allo scher mo: il ThorotrMt, che è 1ma soluzione colloidale di biossido di torio al 25 o/o. Tale sostanza è innocua per l'organismo. Vaccinando sia contro il tifo che contro la m elit erL'Ie dei conigli previamente tratt.a.ti con thorotrast e ricercando successivam ente gli anticorpi, l'A. trova che in questi animali, rispetto a i controlli, il potere precipitante e que llo fagocitario non subiscono not,evoli oscillazioni, m entre di minuiscono il poter e agglutinante e, anche di pitt, il potere batteriolitico. L' A. e mette l'ipotesi che le agglutinine e le precipitine abbiano una diversa sede di ol"igine, e che probabilmente le agglutinine e le batteriolir.ine si originano ne lla milza e n e l midollo deUe ossa, che sono gli organi più ricchi del sistema eli Goldrnann. Quest e ricerch e richiamano l 'attenzione d egli !Jt.ndiosi sulla intima natura d ella fo rmazione degli anticorpi; ma s "impongono nuove e più ampie indagini di immunologia p er la risoluzione ùella complessa question e. MENNONN.A


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITAr.IANA J!: STRANIERA

LEBoux L. - Clrea Il potere di llssazlone che l'acqua dl fogna e l'urina hanno per il doro gassoso (Atmosfera nociva). (Revue d'Hygiène et de Médecine Preventive -

Vol. LV - N. 4 aprile 1933).

L ' A. si è proposto di stabilire se l'acqua di fogna, che costituisce un complesso organico estremamente importante per il suo volume, per lo meno n elle grandi c itth, abbia, n e i riguardi d e l cloro gassoso. un qualunque potere di assorbimento e . nello steRSO t empo, ha volut-o studiare le proprietà fissatrici dell'urina. per il clox·o gassoso. considerando che. in ultima analisi, l 'acqua di fogna si può considerare una. soluzione m olt.o diluita di urina.. E gli m ette in rilievo come tali questioni siano state finora scarsamente studiate . per quanto l 'acqua di fogna, rice tta.colo dei r esidui di tutte le attività urbane, costituisca. Wl mezzo di evidente insalubrità, specie n ei periodi epid~>mic i. L 'A. ricorda. ch e Bach, Klingsberg, Schroed t-e r, utilizzando il cloro gassoso per la. e put·azione de ll'acqua. di fogna, hanno tx·ova.to che la quantiti~ media di cloro da usare d eve essere di 3 gr. per mc., avvertendo p e rò ch e un'acqua di fogna che abbia subito un principio di fermentazione e che contenga. per conseguenza idrogeno solforato, è capace di assorbire una quantitt\ di cloro più grandE'. D 'altro canto la presenza di matetie in sospensione, aumentando pure tale potere di assorbimento. complica il processo d e lla disinfezione. Zaleski ed Elmanevitch n el 1915, Pecker, nel 1921 , dimostrarono che gli idrati di carbonio aggiunti all'acqua non modificano notevolmente l'assorbimento del cloro e che invece le albumine ed i loro prodotti di d ecomposizione hanno una azione manifesta. È da. notare che, in tutti questi esperimenti, il cloro è stato impiegato sotto forma di ipoclorito. L e rice1·ch e riguardanti l'assorbimento del c loro da parte d ell 'urina, sono ancora m e no numerose. E l'A. ricorda in proposito l'interessante osservazione fatta da Francis Marre, durante la guerra, circa il modo col quale molti combatte nti, all'inizio d egli attacchi chimici, riuscirono a. salvarsi ricoprendosi il v iso con W\ qualtmque pezzo di tela. inzuppato n ella loro stessa urina. Il Marre pensò di attribuire a.ll'urea il potere di fissare i gas ossidanti allora impiegati (cloro, bromo. vapori n itrosi). L 'A. con le numerose rir.erche personali, che espone in questo lM·oro con v era precisione di d ettaglio, si è proposto di studiare ; 1° In quali condizioni si verifica l'assorbimento d el cloro gassoso, sia da parte dell'acqua. di fogna, che da parte d e ll 'urina. no La velocità di tale fenomeno. rno Il raffronto d t>l pote re di assorbimE-nto t ra l'acqua di fogna, l'urina e l t> solt12.ioni varie. JVo Quale parte abbia l'w-e a n e l poter e di assorbimento dell'acqua di fogna e dell'urina. v o Il potE're epuratore r eale ed immt>dia.to d el! 'acqua di fogna e d e ll'w·ina a riguardo delle atmosferE' contaminate. Dalle sue ricerch e risulta pertanto che l'acqua di fogna assorbe il cloro gassoso in due modi differenti; fissandolo chimicamente o dissolvendolo, cioè assorbendolo sotto una forma abbMtanza instabile , suscettibile di rim ettere il gas in libertà sotto l'influenza di tma elt>\·azione d i t emperatura, d ell'agitazione ecc. I noltre la fissazione chimica d e l cloro da parte deli·acqua di fogna è quasi istantanea e sembra ch e non si modifichi dopo 5 secondi. L 'azione è assai pitt rimax·chevole che non utilizzando il cloro attiYo di un ipoc lorito. Anche l'urina ba dimostrato un buon poter e fissatore nei riguardi d e l cloro gassoso ed in ciò essa può ben para,gona.rsi alla soluzione n eutralizzante tanto efficace, utilizzata durante la grande guerra., a. base di carbonato e di iposolfìto di sodio. Il potere fissator e rapido e notèvole dell'uno e d ell'altro liquido non sembr ere bbe poterai attribuire all'urea, almeno p er ciò che riguarda la part-e più

importante di tale fissazione . Nelle condizioni di concentrazione di cloro (atmosfera. clorata. da l a. 3 °/oo) ne lle quali si opera, la r eazione dell'urea. col cloro è in effetto assai lenta e non può quindi spiegare la rapidità d el fenomeno. In ogni caso, se resta. fino ad oggi ~~il:e di att-ribuire tale pote re fissatore a. questo o a quel corpo contenuto in questi liq~di oo_mplessi, rimane per lo m eno certo che l'acqua di fogna e l'urina sono d e1 m6ZZ1 epuratori importanti n ei rigltardi dell'atmosfera contaminata. col cloro. PIAZZA


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R I VISTA DELLA STAMPA M EDICA ITALIANA E STRANJER.o\

MEDICINA LEGALE. G. MENES I Nt. - Le sindromi neuroskhe da appetizione dal punto di vista oosologlc:o, medico-forense e sociale. (Ra.ssegna d e lla Pre videnza Sociale; novembr ed icembre 1932). Att.raverso tma ri('apitoln:.done d e lle d iverse dottrine emes.<>e dai pi\1 antichi AA. (ÙpJ)(>nheim. Chareot) fino ai più mod erni, in materia di nettrosi trau matica l'l ad una rie ln.borazione d otta e sinV:ti<"t\ d e llt' varie interpretazioni che di questa sindrome è staW\ data in tt' mpi dive rsi, l'A. giunge ad una pr~i~a m<'ssa a ptmto d t>lla qul'~tione ch P tanto trsw~tglio di studio e di ric Prche ha suscitato nel campo scientifico e tanti dibattiti d'o pinioni m edico-forensi fra loro contrastanti, ha solle vato in S<'no ai tri b una li prima e. ancor piì1 . d opo la conflagrazione mondia.le . Hailway-spine, rniLu·oy-bmi n. n ettrosi da in fortnnio , si nistro.9i, n eurosi-rendita, t.utti i t ermilù che t•ap presenta no le principttli fas i di'l concetto d ottrinale vengono ricordati e discussi dn,II 'A. ne l lo ro valore teorico e pratico con ampiezza di vedute ed acume critico not <'vole . .Ma è sulla concezione mocl<·rna d e l Kretschmcr nei riguardi dell'isteria., i mpostata non semplicemcntt' ne i limiti d'una analisi neuropsichia.trica. d e i sintomi is t.t·riei. mn, tmtro un piìt ampio quadro biologico di ricerche in a nimali inferiori di cui alcune part icolt'l.ri form e di reazione trovano riscontro ne l modo di reagire d t>gli istf'rici. che il :\'[e nesini pogg ia. l'interpr<'tazione d e lla sindromi n eurosiche tmumatic·ht> o n eurosi da ap pet izione. come egli preferiscE» chiamarle, in quanto non il tr·a.uma ma l"indermizzo (> cagione d t> lla volont à eli m a lattia. Vo[o,tà di malallia, f'Spr'!'S::<ionè' su cui la mente acuta d e llo studioso di Ma.r burgo ri ct~ma lar·g:a.ment<' e gt•ninlmente a spi<'gazione d el m eccanismo patogenetico d e llE' comuni formi' di is t <•ria da cui la neurosi da appetizione. considerata n e lle s ue t.ipiche formo generali e locali, sost.a.nzialment.e non differisce. Ogni ct~:uenimento le.q i~·o . dal p i1ù grave a-l pi ù i n signi(ì.cante, non è che la cau.9a appa.rcnte d1: queste sindromi : La r era causa è data d.aUa. disposizione alla malattia che trona. nel desiderio dd la. ri"al.9a economica, o i n altra aspirazione, la. masB"ima risonanza. Identifieatt> queste form e morbose con la sindrome isterica, intesa n el suo rpm<lro piìt ampio. è naturale che p e r l 'A. la neurosi da appetizione rimanga. una forrna mor·bosa vera e no n una simulazione , concetto espresso già da altri AA. ma ch P il M€'nesini mette in maggiore e videnza sulla base d e lle r icerche e d e lle osservazioni fa tt.e d11.l K retschmer. I nfine. come corollaiio m P.<lico-legal e d ell'interpretazione fin qui ammessa ris ulta che. poichè le n t>uroRi traumat,iche sono - a lmeno ne lla maggior par~ d e i cH.si - l'e><pressione <li nno stato emotivo soste nuto dalle rappresentaziotù d i appet izioni', es,;e non pos;;ono considerarsi in rapporto col fatto lesivo, ma colle conseguenze giuridi<' he proveni<>nti dal fatto lesivo, cioè coi vantaggi ch e se ne possono trarre. Ond e, venendo a mancare il n esso di causa.Ut~ fra la s indrome e il fatt-o lesivo, ces.<>a di fatto ogni diritto a un indennizzo di sorta.. Orif'ntazione medico·ll•gale che, qualora venga accett-ata nella pra.ssi dei vari enti consultivi civili, acquista notevole int eresse anche in p ensionistica di f.ruerra e nell'ordinaria m edicina leg a le militare. S ACCKE TI'I

F. TaotNA, primo capit-ano m ed ico.- Sulle alterazioni dell'udito nel personale aeronavigante. Rapporti tra ipoacusia e professione In base a rilievi statlstlc:l. ( Jl Valsalva - \fn,ggio 1933.XI). L 'ipoa cusia riscontn\ta ne l p ersonale a eronavigante, argomento di attualità e eli grandissima. impor tanza scientifica e m edico-l E-gale viene affrontato dal Troina con la necessaria a vvedutezza d i ide e e con chia ro commento de.lla ricca statistica t~onsul tata.

Vari lavori sono stati pubblicati in proposito, ma non essendosi potutç ed esatto giudizio sulla relazione che corre tra la

detrarr~ ~a essi un d efinitivo


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALI ANA E STR.'lNJER.-1.

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ipoacusie. e la professione di aeronavigante, le os.<;ervazioni in proposìt<> continuano tut-t<>ra onde ad divenire ad una conclusione che dica. chiaramente del determinismo d i questa. lesione che purtroppo non molto di rado si riscontra nei soggetti addetti alla. navigazione aerea. L 'A. nell'esaminare 8099 cartelle sanitarie esistenti nell'I stituì<> 1\ledicolegale per l'Aeronautica. di Firenze e rilevando dati da. oltre sedicimila. fascicoli di visite mediche p raticate per la pa.rtf' otoia.triCt\ dallo specialista dell'Istituì<>, ha riscontrato 147 casi di ipoa.cusia maniff'statasi successivamente all'arruolamento, di cui 47 da attribuirsi all'orecchio interno. D i questi ult.imi casi, escludendo quelli dovuti a fattori estranei alla causa p rofessionale vera e propria, nella l.llil.ggioranza. di essi, dovuti a forme cocleari, non si trova spiegazione alcuna ci.rrca. la loro patogenesi, so ei si allontana dalla causa predetta. Inoltre avendo egli constat-ato in queste forme gli stessi sintomi delle altre sordità p rofessionali è incline ad ammettere che nel personale aeronavigant,e si può aver e una. sordità. simile a quella. che si riscontra negli a ltri mestieri mmorosi.

Ta.te gill!dizio t-rova sicw·a. base nell'analogia. d etta avanti e nelle varie cause non b ene anoora. definite e valutate come e quanto esse riescono nocive all'organo uditivo durante il volo. Questione que!lta che, per quanto sia stata studiata a. fondo dai vari AA., non ancora è stata portata. a termine, perchè, data la. rapida evoluziont> dell'aeronavigazione ed il continuo progresso dell u. pot~nza d ei mot<>ri degli aere i, non si è potuto avere un indirizzo unico di ricerche e quindi diverse sono le opinioni sull'argomento in esame. La paziente ricerca di dati certi da. pt\rte d ell' A. collo studio del grandissimo numero d i documenti sanitari con::mlta.ti è di non lieve interesse per il contributo p rezioso che tale pubblicazione portero\ certamente in questo campo di lesioni dell'orecchio. Queste ricerche dal p\mto di vista funzionale e specialmente p t>r quanto riguard ano la. professione di a.erona.viga.nte acquistano grandissimo int.eresse scientifico e medico-legale, senza dimf'ntica.re quello economico, per quant<> riguarda la. Medicina. del Lavoro con tutte le sue disposizioni di legge. S. VITALE.

MEDICINA INTERNA. "V. W ACBSMUTB. -

Sulla diagnosi dlfterenzlale dei dolori addominali nella grlppe

(K lin. Wochenschrift, 22 aprile 1933). La. presenza. di sintomi morbosi locali nell'ipogastrio che corrispondono al quadro d ell'appendicite acuta e che si notano all'inizio o ne l d ecorso ulteriore della. malattia. grippale è cosa. da. tempo asso.i nota. In un lavoro preced ente l'A. che appartiene alla. Clinica di Bonn, potè al tempo dell'epidemia d el 1929 comunicare una serie di ca...'>i nei quali, dopo accur ata anamnesi ed esame clinico completo, si esclude l'intervento chirurgico sebbene i pazienti fossero stati introdotti in clinica. con la. diagnosi di appendicite. Dati differenziali nei confronti d e ll'appendicite furono il breve decorso con rapido passaggio alla forma grippale, la. leucopenia. relativa o mancanza di leucocitosi, ciò che costituisce senza alcun dubbio uno degli elementi pil'l importanti. L'origine dei dolori addominali, in corso di processi polmonari, in.fiammat<>ri, è stata molto discussa.. In alcuni d ei suoi casi crede l'A. poter pensare a nenalgie n e l territorio del XI e XII n. intercostale e del n . ileoinguina.le e ileoipogast·rico e a.nche a. emorragie nei muscoli addominali specialmente nei retti, a. cagione dei f orti colpi di tosse. Ci si può domandare ee non Bio. possibile di poter distinguere in modo sicuro q uesti processi che si svolgono d entro la. parete dell'addome da. quelli che banno origine i nvece nell'interno d ella. cavitl\. La. parete addominale, allo stesso modo dei ~uscoli, viene innervata p er mezzo dei n. intercostali, ileoinguinali, ileoipo· ga.stn ci. <?oll'anestesia per conduzione, praticata. dall'sa costa. alla cresta iliaca., }ungo la lmoo ascellare media, si ottiene un'anestesia. completa della parete al disotto dell'ombellico.


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R[VlSTA DELLA 8TA.HPA KEDIOA ITALIANA E STRANIERA

Si deve quindi riuscire in questo modo a fare scomparire i dolori spontanei , allo stesso modo del dolore alla. pressione, quando essi abbiano origine nella paret.e; al contrario neS-'!Un& influenza si avrà ne i riguardi deJJa sensibilità. profonda. Poichè il dolore dell'appendicite, invece, viene condotto per la via dello splacnico e d ei nervi comunicanti, l'interruzione d e l dolore nell'appendicite sarà solo possibile con interv ent.o paraverte hrale sui rami comunicanti, come hanno fatto Laewen, Kappis e altri. Questi dati possono applicarsi alla diagnost ica. Una paziente inviata con diagnosi di appendicite con forti dolori all'ipogastrio, specialmente accentuati con la tosse e ten.sion(' parieta.le , presentava inoltre una sintomatologia a t ipo grippale col reperto e matolog ico di questa malattia. L 'A. praticò l'anestesia n el modo suindicato e ott.enne così la rimozione d e l dolore spontaneo e alla pressione con cessazione altresì d e lla tem~ione parieta.le. Questa stato durò varie ore; la paziente riferiva che anche ne l t.ossire non a\·eva alcuna sensazione dolorifica. Al mattino seguente le cose l;'rauo t.ornate come prima; naturalmente ciò permise di escluder e la n ecessita d el\'iut.ervento. Come t ermine di paragono, in parecchi casi di appendicite acuta. fu praticata. prima dell'intervento l 'anestesia per conduzione n e l modo d escritto. La tensione addominale si affie volì un poco, ma il dolore alla pressione in pi'Ofontlit1\ rima.'!e completamente invariato, da.nrlo così, sulla base di quanto sopra esposto, un indiscutibile appoggio pe r l'intervento operativo. BERTOLUCCI H. A. TaEaGoLo. 1933).

La pressione sanguigna nel sani adulti (Th e Lancet, 8 aprile

Le cifre ::~tabilite per la pressione sanguigna normale , essendo nei paesi anglosassoni principalmente basate sui dati d elle società assicurative americane, non sembra inutile all' A. riferire su più di 20.000 individui che egli ha avuto occasion e di studiare in otto anni all'ufficio medico centrale d ell' Armata Aerea Britannica. Massima attenzione d ove esser data. alle modalità. di misurazione. In tutti i casi, col metodo e.scolta.torio, è stata sce lta la cifra corrispondente alla più bassa di almeno tre letture 090g1.1ite con soggetto supino, apparecchio con manometro di mercurio provdsto di bracciale di 12 cm. Non vengono impiegati gli apparecchi a manometro aneroide. Un tipo americano da poco introdotto, Baumanometro, sostituirebbe con grande vantaggio gli attuali apparecchi di questo genere. Passando al d ettaglio l 'A. d eplora che la maggior parte d ei dat i americani per la pressione dia.st.olica siano quelli corrispondenti alla cessazione di ogni rumore . P er quanto non possa negarsi che non sempre sono distinguibili le quattro fasi che schemat icamente si descrivono durante la lettura della pressione col met.odo a.scoltatorio, pw·e con l'esercizio ci si deve sforzare di identificare la pressione diastolica nel momento in cui dalla 3• fase si passa alla 4a fase perchè ciò corrisponde a larghi dat i sperimentali. Quando ci si trova in presenza di difficoltà particolari nel d eterminare l'inizio della 4a fase ci può essere di notevole aiuto il paziente stesso s egnale.ndoci il momento in cui avverte il cessare della pulsazione sotto il bracciale, momento che quasi sempre coincide col principiare d ella 4• fase stessa. Nei riguardi d e ll'etì\ si conosce da t empo che essa. ha scarsa. importanza n e l periodo fra l S e 40 anni come ba messo fra gli altri in rilievo il Symonds analizzando un ingentissimo materiale assicurativo (150.000 schede). È di grande importanza il fattore emozionale d ella prima visita che riguarda principalmente , rialzandola, la pressione sistolica. Questa. ·variazione che risultò all'A. a.'l83i pronunciata nei soggetti non idonei al sel'\izio militare è però assai comune anche negli individui idonei e che si tratti di cosa. transitoria è dimostrato dagli esami successivi durante lo svolgimento d el servizio. In questi casi è di grande importa.uza il comportamento d ella. pressione diastolica. Un fattore da riguardare sempre con attenzione è lo stato della tiroide, l'ingrossamento di essa è responsabile di un'alta. p ercentuale di insufficienze cardiovascolari e causa per lo p iù dei valori di pressione sistolica e diastolica leggerm e nte sopra il normale. P er quanto riguarda gli stati così detti ipotensivi, dagli esami praticati può affermarsi che anche con una pressione sistolica al disott.o di 100 m.m. può riscontrarsi perfetta salute; il 3 % d ei piloti esaminati e risultati idonei erano ipotèai.


RIVISTA DELLA STAMl'A Ml!IDIOA ITALIANA E STRANIERA

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ciò si riscontra di rado alla prima visita dato il sopracitato fattore e mozionale ma in questi casi può metter sull'avviso un valore della pressione diastolica assai piil basso d el solito. Una pressione sanguigna elevata al disopra di mm. 140 di mercurio è stata trovata ne l 6 % d ei piloti abili. L 'A. nella conclusione del suo accurato lavoro, rilevando che la t endenza. alla ipo o ipertensione è probabilmente un fattore costituzionale, cred e di poter affermare che quando -altri fattori concomitanti, obesità, tossiemia., ecc. vengono a modificare la pressione arteriosa., ciò è sempre in rapporto con la tendenza co· stituzionale stessa che vi<'n<' ad essere più particolarmenttJ influenzata e accentuata. . [Nella Presse 111édical d el 15 aprile è conte nuto un lavoro sulle c ifre normali d ella tensione arterioAA, di Cha.zal e Degtty, appartenenti al laboratorio di ricerche m edico-fisiologiche d ell'A('\ ronautica l\lilita.re francese. G li AA. richiamano la nec<•s..<~ità di indicarf''sempre e in rlC'ttaglio il m etodo usato, l'apparecchio, la posizione d el soggetto, i criteri di lettura etc. Purtroppo, e non ne rlànno la ragione discordando dai m etodi attt1almente in uso, hanno u;.ato l'apparecchio di Pachon con bracciale unico, all'avambraccio, cii cm. 8 di la rghezza, di modo che le cif~ sono d iverse da quelle abituali, più elevate cioè specie per la pressione sistolica: 14()-180 m m . per la sistolica, 7Q-80 per Il\ diw;tolila~. E :ll:li h~nno cercato sistematicamente anch €• la p~cssionu med ia o dinamica che pure risulta piò. e levata, cioò IOQ-110, invece de lle cifre 85-90 trovate da Vaquez, Gomez ecc. (N. d. rec.)J. BERTOLUCOI

A . VELICOO:-<A. t' A. VrziA?S O. - Pressione media dinamica In rapporto agli altri valori osclllometrl (Lt\ :Medicina d el Lavoro, febbraio 1933-XI). D ella. pres..<>ione media individuata dal Pachon nel 1921 ne è stata introdotta rlal Vaquez e sua Scuola in Clinica la misurazione, in modo da avere a disposizione un mezzo per valutare la capacitÀ. funzional e del cuore. Su questo concetto gli AA. gih preced entemente a vevano basato d elle ricerche per ~dagar~ il comportam_ento d ella Pm?. dopo f~tiche in~e~1so_ ~or _accertare il significa~ cu·ca la va~utaz10ne d e lla f~1one cardi~a negh mdiv1dU1 con appa rato cardio-vascolare mtegro. Tale stud10 aveva dimostrato che, se dopo sforzi così intensi la pressione media non subisce che scarse variazioni, essa non poteva costituire , anche se E>saminata prima e dopo un d eterminato lavoro, un me22.o d i valutazione funzionale d el cuore. Le nuove ricerche fatte dagli AA. ed esposte in questa memoria invece cercano di studiare il comportamento della Pmd. a riposo prima e dopo un razionale allenamento in varie categorie di sport. Essi, osservando tutte le precauzioni di m etodica, adottando criteri severi e prolungando l'allenamento per 3-4 mesi a s econdo d ella categoria di sport, onde evitare pos.<>ibili errori, hanno esaminato 69 individui così ripartiti: 13 nuotatori, 14 canottieri, 8 giuocatori di volata, l cultore di atletica leggera., 22 donne giuocatrici di palla al canestro. Di questi casi solo da 27 ( 14 ragazze e 13 maschi) si sono potute trarre attendibili d eduzioni. Le curve oscillometriche, ottenute sia prima che dopo l 'allenamento, dopo ripetute osservazioni, sono state ricavate diminuendo progressivamente di cm. in cm. di Hg. la pressione del bracciale, portata prima ad un valore superio~ alla Pmx. ed o89ervando di mano in mano le varie pressioni sull'oscillometro di Pachon modificato da Gallavardin. La dimostrazione di tutti gl'indici trovati è stata riportata. su di un'ampia e chiara tavola in cui oltre ad esservi segnata la Pmx., la Pmd. e l'I. O. vi è anche un altro punto fissato dagli AA. s tessi arbitrariamente nell'incontro del t ratto discendente d ella. Clurva con la linea orizzontale che corrisponde ad u n cm. di Hg. in modo che leggenrlo la tabt>Ua riesce facile riconostruire mentalmente la curva completa (Pmx: inizio della. curva; Pmd: vertice; il pw\to predetto: fine della curva stes.."a). Confrontando le diminuzioni dei tre valor i, per a.vere un apprezzamento esatto dei dati t rovati è necessario tener conto soltanto delle variazioni di almeno un cent im et ro o piò., considerando come risult-ati nei limiti di errore que lli inferiori al centimetro. In questo modo dalla tabella. si rileva cht> la. Pmx. è diminuita in 16 Il - Giornale di medicina militare.


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BIVISTA DF.Ll.A STAKPA MEDICA r .rALIANA E 8T.RANIEHA

ca'4i ed a.a'llenta.ts in 3; la. Pm:i. è diminuita. in 8 ed aumentata. in l; il Pml. (punto minima.le fissato ds~li AA.) diminuito in 16 ed aumentato in n essuno; l'I. O . diminuito in 12 e:i a.u 'llent.at.o in 5; niente varia.1:ione n egli altri casi. Dai dati avuti n ei CMi os~erva.ti gli AA. dicono che per il momento attuale possono affermare ch e se la P md. non ha m ostrato, come hanno già esposto in un precedente studio, varia.1:ioni appre?:?:abili p er effetto di un esercizio fisico intenso, essa., pur mostrando una tendenu~ alia diminu?:ione, non presenta. importan ti m odifica?:ioni n eanche n e l caso dell'allenamento, o per lo m eno non presenta variazioni tali da costituire un criterio p er la va.luta1:ione dell'efficie nza d ell'apparato ca.rdio· vascolare. Quindi durante l'allenamento la Pmd. fa rilevar e una t enden1:a. di essa alla diminu1:ione, ma. di grado nettamente inferiore a. quella della. Pmx. e maggiormente a quella. di un punto (Prnl) artificiosamente fis.sato pe r segnaro la fine d e lla curva oscillometrica.. VITALE

CHIRURGIA GENERALE. L. BlllRNARD, GAUTH IER· VILI'..A.RS e TaoYER. - Gli accidenti gastrici consecutivi alla frenlcectomla sinistra. (L a P resse Mé:iicale, N. 34, 29 aprile 1933). I disturbi gastrici consecutivi alla. frenicectomia. sinist·ra. rappre!!enta.no un problema. inte ressante, sia. dal punto di vista. delle indica1:ioni operatorie, che d e lle modifica.zioni della posi1:ione del diaframma e consecutive turbe fUU?:ionali determinate dallo spost-amento degli organi digest ivi. Un'os.'!erva.zione r ecente ha offerto l'occasione agli AA. di esa.r:nina.re minutam ente il problema: si trattava. di un uomo di 51 anni in c ui l'esame ra.diologico faceva. con.~tatar·e la. presenza di una caverna sottoclavicolare sinistra. con lieve r etra.zione costale. Riusciti inutili cinque tentativi di pne umotorace, fu prati cata la frenicectomia. sinistr11o che d ette buoni risultati, nel senso che si osservò l 'ascen.'!ione d ell'emidiafrarnma sinistro con r elativa immobilità.; però qualche giorno dopo insorsero vomito b iliare matti.nale, a.nox·easia., pesantezza dopo i pasti. Un esame ra.diologico dello stomaco dimostrava. Btlgni di un' ulcera. a ntica. della. piccola curvatura con fenomeni di retrazione marcata. della. r egion e pilorica.. Sottoposto ad intervento operativo, si rinveniva uno stomaco sottoteso da. una. briglia. che s i inseriva. su una. zona indurita, verosimilmente cicatrice d 'ulcera; sezionata la brig lia. ed affondata. la. zona. di sutura., s i terminò l'intervento con una gastroenterostomia. tra.nsmesocolica.. Dopo l'opC' razione si ebbe una. pous.c;6o evolutivu d ella tuber colosi n ei du{~ polmoni, clirnng r·imen to 1·a.piùo, dispnea. progressiva. e morte circa due m esi dopo. All 'autopsia fu riscontrnto , oltre a noduli diffusi dei due polmoni e a du e ca.v e rne n e l polmone s inistro. cupola emidia.fra.mma.tica. sinistra. molto risalita n <'l torace, abitat a da tma porzione del colon discendente, da.U'a.ngolo colico, dalla pn.rt.o adiacen te d el colon trasverso, dalla groBSa tuberosità dello stomaco spinti:\ contro la. cupola. e ba..'lcnlato indietro. La storia di questo mo.lato presenta tre tappe succeBSive: l" tappa.: tuberco losi lento. sinistra, insuccesso del pne umtt.torace, frenicectomia. 2" tappa.: di sturbi ga.<~trici a tipo di stenoili pilorica.. 3" tappa: gastroenterostomia. seguita d a fatti di tube rcolosi polmoo.a.re acuta. Certamente, nel caso presente, le t urb c ga..c;trich e, manifestatesi dopo la frenicectomia, sono legate alle lesioni gastriche e p eriga.strich e g ià a<~istenti e mes.'!e in evidenza. dall'operazione. Gli AA., n e l consultare la lette1·atura. sull'argomento, non hanno trovato menzione di distltrbi gastrici dopo la frenicectomis sinistra, tranne che in pochissimi ca..'!i (Rosse l, Bona.fé e Poulain, Béra.rd, Delore e Bona.fé, ecc.). B 6ro.rd, Dumarest e D esjacques con cludono le loro osservazioni dicendo che i disturbi ga.-.trici d o po la freniceotomia. sinistra. sono cosl poco numerosi che Sè ne d ev e t en er conto, solam ente, in individui a teBSuti atonici e quando li pres entano già prima dell'intervento. Gli AA. distinguono i disturbi gt1.'4trici, ch e insorgono dopo una frr.nicectomia. sinistra , in du e sindromi: una leggera, caratterizzata da. manifestazioni dolorose. dù•peptichù od a l'ro[o.gich e clo vute alla distenzione gastrica, consecutiva. all'ascensione clell'ernidiafr-t~.mma; ed una. grave, consistente in dolori e vomito a caruttere


IIIVIBTA D:F:LLA S'!AM.PA MEDICA ITALIANA E

STR.~NIERA

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progressivo, con data dì apparizione variabile dall'intervento e segni di volvolo dello stomaco, determinati da una torsione o da una plicatura dE-ll'organo. condizioni indispensabili per dare i sintomi gravi. Nel caso presentato dagli AA. vi era una plicatura dello stomaco legat.a ad una briglia che aveva fatto basmùare l'organo. Gli AA. concludono sull'argomento affermando: · l o Gli accidenti' gastrici consecutivi alla frenicectomia sinistra sono rari, il più spesso sono leggieri e legati ad una semplice aerofagia determin.a ta dalla distensione dello stomaco risalito in seguito all'ascensione del diaframma. 2o Nei casi eccezionali in cui si ha il volvolo dello stomaco, vi sono condi· zioni che preparano questo meccanismo, quindi prima di fare la frenicectomia sinistra bisogna procedere ad un interrogatorio minuzioso del malato e praticare l'esame radi.ologico completo de!Jo stomnco per ricercare la pr~enza di una eventuale lesione gastrica e periga.strica. so I casi osservati dimostrano che gli interventi praticati per volvolo dello stomaco consecutivo ad nna frenicectomia sinistra sono gravi, specialmente per la suscettibilità che hanno i tubercologi per gli atti operativi sull'addome. PLASTINA

RADIOLOGIA. P. BuiSSON. - Ancora sulla Interpretazione del mancato riempimento dell'appendice. (La Radiologia Medica, aprile 1933). L'A. riconosce che il segno del mancato riempimento dell'appendice (m. r. app.) "da solo • non è unanimamente riconosciuto da tutti i radiologi come segno patognomonioo di appendicite cronica. Riporta in proposito pareri di autorevoli radiologi e, fra quelli che accettano il segno del m. r . app. come patognomorùco, lo Czepa, il quale però propone la somministrazione di sei pasti di prova consecut ivi al solfato di bario con l'aggiunta di alcuni cucchiaini di solfato di magnesio. n Vietti sostiene che l'appendice che non si inietta dopo quattro pa<~ti debba, per un aspetto o per un altro, ritenersi anormale. L'A. afferma che il segno del m. r. app., se rilevato col metodo combinato di tre pa<~ti di bario con clisma opaco, costituisce di per sè solo il più sicuro segno d'impervietà. app. da processo flogistico acuto o cronico, in atto o spento. Tecnicismo della ricerca: l o Preparazione del paziente: n essuna (controindicata la somministrazione di purganti! di at;tt~p~modici, oppiacei, e<:c., in genere f~rmaci ~apaci di alterare le reali condiz.iom del tubo digerente m esame). Se Bl fos:~e m presen7..a di un crasso dilatato da gas, materie fecali indurite, si potrà prat icare prima d ello inizio dell'esame e sotto controllo radioscopico, un clisma opaco (gr. 800-1000 di solfato di bario in due e mezzo o tre litri di acqua a 37°, 38°, a pressione moderata). 2o Numero dei pasti opachi: due pru~ti se l'appendice non si inietta al primo, o tre se resta invisibile dopo il 2° pasto. Le appendici normali si iniettano nel 60 % al 1o pasto e nel 100% con due pasti; le appendici patologiche nel 30 % al 1o pasto, nel 70 % dopo il 2° pasto, nell'SO 0 0 dopo il 3°. Sicchè già dopo il m. r. app. dopo il 2° pasto roa.ssivo fluido si potrebbe con· cludere per una lesione app. 3° Modo di somministrare i pru~ti opachi e quanti ti\: onde avere una continuità di azione del pasto opaco è necessario che i vari pasti non siano troppo dis tanziati, e perciò col seguente schema: 1° giorno d'esame pasto opaco al mattino a diguino e 2o pasto alla mezzanotte stesso giorno. 2o giorno d'esame: 3o pasto al mattino a digiuno. Se tra il primo e il 2° giorno si dovesse praticare l'iniezione endovenosa di tetraiodofenolftaleina per lo studio delle vie biliari, allora il pasto della mezzanotte viene rimandato alla sera del 2° giorno d'esame e in suo luogo si pratica l'iniezione di tetraiodo. Quindi, complessivamente l'esame (assieme alla colecistografia) dura da 30 a 48 ore. La quantità di solfato di bario, pro dose, non deve essere inferiore ai gr. 250. Importantissima è la condizione di fluidits\ del pasto (poco adatta quindi la gelobarina e simili, cioccolatto, farine, ec~.) non


RlVISTA DJ!:LLA STAMPA JII[EDlOA ITALIANA E STRANli!:RA

conviene aggiungere antispasmodici o invece stimolanti che alterano, come si dis.'le già, le condizioni reali dell'app. 4° Condotta del malato durante l'esame: il paziente non deve ingerire cibi o b evande sino a che la evacuazione gastrica e di gran parte del t-enue non sia completa. (fatta eccezione per l'acqua di fonte che invece è consigliata p e r tenere fluida la massa di contrasto), quindi è bene che il .paziente digiuni fino a.l controllo pomeridiano. 5o Tecnica Radiologi ca: Controlli della zona ileo-cieco-appendicolare devono essere praticati siste maticamente fra. la 6a-12"'-24• ora dA.ll'ingestione di ogni pasto (si hanno così circA. 8-9 controlli) in tutte le proiezioni consigliate, specie la. « Trendoh'tnburg •· ::;e nonostante tutti gli esami radiosoopici l'appendice resta. invisibilf' si passa alla radiografia. L'A. consiglia 6 proiezioni: 1° proiezione dorsovent.m le, paziente prouo; tubo d ello stativo a. colonna.- 2° pr. d -v., posizione s upina; t.ubo sotto il trocoscopio. In queste due proiezioni è bene esercitare la. compressione con cuscinetto di cotone sul cieco- 30 pr. d-v., paziente in cTrendel. » o Vf'rticale ma capovolto - 40 profilo 8-'lsoluto in decubito laterA.le D<> - .so pr. d-v. pos. triclinia.re Sn (paziente adagiato su un t.a.volo che viene appoggiato a.ll'ortoscopio, si controlla. scopicamcnte l'immagine, quindi si applica. la pellicola con forte pressione sull'arldome - 60 paziente in posizione eretta). L 'A. passa quindi ad enumerare gli argomenti che militano favore yo\mente a che il segno di m. r. app. sia riconosciut.o come pat.ognomonico di affezione appendicolare, appoggiandosi specialmente al fatto d el controllo chirw·)lico al 100 ~ o di 12 anni di esperienza.. Riferisce come sia all'ordine del giorno il misconoscimento clinico d~lle app~>n­ diciti a sindrome vescicola.re, scambiate con tUla inesistente colecistite calcolosa. (sono casi di appendicite sottoepatica. con anomalie di sede e di decorso del cieco e d el colon D .• come il cieco invertito, il bra.dicolon ascendente, cieco elevato, cieco mobile, ecc.) o con appendiciti a. sindrome gastrica od epigastrica. così detta. v ulcera.tiva. » o con colite, ecc. L'A. espone anche le obiezioni che si possono muovere alla validità degli argomenti addotti (assenza od oblitera.zione congenita dell'app., fatto che però dagli anatomici è stato riconosciuto rarissimo, regressione naturale dell'app., o, se anche normale e p ervia, l'app. può non iniettarsi perchè inglobata o strozzata da m embrane congenite o da aderenze) e pa$sa. a.l confronto del segno m. r. app. con gli altri segni (fissità. dell'app. , segno del dolore loc:a.lizzato). C ARPINTERI

OT().RIN()..[..ARGOLOGIA.

F. CoRTESE. 1933-XI).

Tonslllomlcosl da • Oeotrlcum candldum ». (Il Valsa.lva), marzo

La localizzazione in gola del Geotrichum ca.ndidum (Oospora lactis, Oidium lactis) molto raramente è stata constatata ed il Motta. che ne ha. descritto un caso d ice che prima che lui lo avesse reperta.to tale micete non era stato mai isolato. La. letteratura cita. gli studi del Castellani sull'Oidium matalense, rotundatum,l'a.~teroides e l'Oid ium la.ctis che, secondo questo stesso A., è caua.a della tonsillomicosi. La rarità del caso che presenta. numerose analogie con quello descritto dal Motta ha dato argomento all'A. di d t>.scrivere e discutere su di una manifestazione di « tonsillomisosis spinulosa. • presenta.ta.si alla sua. osservazione. Si tratta. di una signorina. di 37 anni, che si presenta. a.l medico perohè da alcuni mesi avverte lieve m a persistente senso di costrizione alla gola e modica. difficoltà con senso di puntura nei moviment i della deglutizione. Niente altro da. notare nella. anamnesi personale e familiare. All'esame della gola. si rileva: mucosa rosea., tonsille p ala.t ine ingrossate d el doppio del volume normale e tempestate di piccoli nodi bianco-grigiastri, consistenti e molto aderenti alla. tonsilla; con gli stessi caratteri si presenta la tonRilla linguale. Isolato il mice te fu iniziat a una cura. generale di ioduro di potassio e loca.l.mente applicazioni di soluzione idroalcoolica. di timolo prima. e acido salicilico e borico dopo, con risultato benefico in principio molto lento e dopo alcuni mesi .molto più vantaggioso.


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RIVISTA DELLA S'rA)(PA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Il micete fu isolato mediante semina di frustoli di zaffi miootioi in tubi di a.gar di carne e a.ga.r di carote, alcuni tenuti a temperatura ambiente (15<>-180 C.) altri in termostato a. 370 C.; in un solo tubo di agar di carote tenuto a temperatura. ambiente si sviluppò ìn cultura pura un micete identificato come « Ge<>trichum ca.ndiduro •; tale risultato fu ottenuto nelle stesse condizioni di semina anche quattro mesi dopo. Il fungo isolato, confrontato con ceppi di Oospora laetis Fres Sacc. e Oospora.lactis va.r. para.sitica Pritcha.rd et Porte, è stato riconosciuto identico a ques ti. Segue nel lavoro una. d ettagliata descrizione d ci caratteri d e l micete che presenta quegli stessi del ceppo sopracitato. Furono fatte anche inoculazioni del micete in animali da esperimento e fu constatato che quelli ai quali era stato inoculato una dose alta morivano in uno o due giorni senza presentare all'autopsia localizzazioni viscerali micosiche; gli altri ai quali fu inoculato una dose lieve sopravvissero indefinitamente e solo due presentarono alla sezione alcuni noduletti bianchi nel fegat,o. L'esame istologico dei pezzi di biopsia. non fecero rilevare i segni di un processo infiammatorio in atto: ai lievi aggruppamenti di linfociti superiori alla norma in alcune zone d e lln. tonsilla, non si è dato importanza per la natura linfatica dell'organo stesso. L 'A. infine considera che il suo caso ha molte analogie con quello d e l Motta e specialmente per quanto riguarda i reperti if'tologici ed i caratteri clinici. La caratteristica. dei piccoli nodi bianchi è che essi si differenziano di molto da. quelli della comune tonsillite follicolare e dànno invece il quadro della tonsillomicosis spinulosa d e l Castellani. Anche in questo caso i disturbi catL-mti dall'affezione in esame e rano lievi ed il male in principio fu ribelle alla cura. iodica generale, a quella locale e regredì molto lentamente sì da. essere ancora in atto dopo un anno d t>ll'inizio d ella. cura. Per quanto si è detto precedentemente l'A. riassume dicendo ch e la localiz· za.zione micosica era alle tonsille patatine ed a que lla linguale con l'aspetto clinico della. ton."'illomicosis spinulosa; che l'isolamento d el micete riuscl due volte a. distanza di quattro mesi e che esso non si dimostrò patoge. no per gli animali da. espriroento ma che le retrocuJture riuscirono positive anche dopo 18 giorni d ella. inocula.zione. Il micete si localizza. prevalentemente nello stroma reticolare d e lla. tonsilla., usurando piccole zone dell'epitelio di rivestimento ma senza determinare un processo infiammatorio; adattandosi così ad una vita para.ssitaria. ne l tessuto tonsillare senza determinarvi stimoli irrita.tivi e most.ranclo un'attività pa.togena. abbastanza scarsa. VITALE


COIFEREIZE E DIIOSTRlliDII CLIIICIE IULI ·DSPEDlll IILITIII ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal proceul verbali pervenuti alla Direzione renerale di Sanitl mllltart nel magalo 1988-Xl)

Primo capitano m edico EMAl'o-uELE TREPICCIONI: L e scleroai p olmonari dal pnnto d1: vista clinico e medico-legale.

B OLOGsA. -

V ariPtìt anatomo-cliniche. con dimostrazion e: sclerosi parziali, sclerosi diffuse. totali e sistemazioni inte rmedie. Sclerosi parenchimatose, iuterstizi.alt, pl{lurogt>n e . TI fibrotorace. Complessi sintomatici e rilievi semeiologioi. A spetti radio logici. Diagnosi anatomica e diagnosi otiologica. Valutazione medico-legale con particolare riguarrlo alle sclerosi tubercoltui, quali processi cicatriziali e quali proces.si evolutivi e progressivi.

L1 voa:-ro. -

T en ente chimico fftrmM i:>ta F u Lvro L ONGO: Impiego degli aggru -

sivi chimici in gu~1·ra.

L'O. fl\ rilevare anzitu tto c he l'origin e d e ll' impiego d e i gas asfissianti in combattimento risale fino all'ant ichitll. ma ch e l'arma. chimica. ha avuto la sua più t>ffic,~ee applic:a.zione t ecnica n ell'ultima. g u erra. Parla, quindi, degli svariati aggtessi\·i c himici usati e d e l continuo studio p er crearne d ei nuovi sempre più micidiali. Pas:~a. in rMsegna i vari m etodi d'impiego, dalle prime emissioni a ondate ai moderni lanci di bombe da M roplani, e fa rilevare, infine, come n ell<> guen e fut.ure . p otendo l'arma chimica, p er m e zzo d ell'aviazione . portare la s u a offP."a. "'u t.ntto il t e rritorio nazio nale, sia di somma importanza lo studio della difes,~ th•lla popolazione civile . ::c\lEl'lSJ:\A. -

Primo capitano m edico

GIOVANNI

Z .o \.FFlRO:

Le

affe::.io,~i

ocular-i

ttri loro rapporti colle nUlÙL/.t'ie interne.

L ' O. d o po avere rilevato che lP affozioni oculari il p iù d elle volte sono el'lpressione di m ttnifestn.zioni morbose doll'orgt1.nisnno in genere, manifestazioni tnl\'olta est.1·inser.atisi con altri s into mi e tal 'altra solo con sintomi oculari, s'intrat t ie ne in modo particola•·e s u quest i ultimi casi, poten do essi a vere grande Yalor.· diagno~t-i ro pe1· l' accerta me nto di alcune malatti e generali, non facilme nte diagnostict\bili.

N APot.r. mit;/~.e.

T <'n ent.t> c-olonnd lo m ..d ico p•·of. ALFru; oo GE RMI NO: Le batti biochirlella OrfJano-tempia delle anemie sintonwtiche ed a tipo peruicioso.

L'O. conside rn.ndo le diver:'le forme di ane mie , e sp ecialmente quelle a. t ipo p er·nic io:<o come ma.ltttt ic da care nza, cioè com e stati morbosi caratterir.zati dal\n ditficoltà fisiolor;ica da par t(l du~di orgt~ni.sm.i ammalati. a produrre in quantitt\ normale il pigmr nto c romatico d e i g lobuli ros.">i. d ice com e si ò cerca to di sup plire a questa insufficionza. oq~anica, sommi n.istrando a lcune sostanze, ta.htuc d otute di pmpriotà costruttive !is iologich t>. le altre capaci di stimolare le funzioni C'pati<'h e. fì i ~o rn mini struno agli ammalati a mino-acidi e mogen etici, contenenti d c i n uc!.•i pir-rolici t'\S.'Iimilo.bili. o.tlinch è l"organismo p ossa ricostruire facilm en~


COKFJ!:RI!:NZF. E DlM OSTRAZTONI CTJNI CHE ECO.

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l 'emoglobina. per com binazione organica. in presenza. dd feuo come demento costrut.tore e de l rame ed altri mf'talli com e Plement i l'<int-Tgici o• ca.ta.lìtici. Si completa. l'azione r icostmttrice col concor!'IO d ell 'azione stimolante glan dola.re, e di qu ella fermentativa intestinale a carattere p roteolitico delle sostanze c he si trovano nor malm('nt t> nPI fpgato e nPila. mucosa gastrica. &Silociate all'azione eli alcune vita.ruine. Maggiore medico GIOACCHINO PASSALACQU A: lllustrmiotle clin ica e necrosc&pica di un caso di pneumo·tifo.

P ALERMO. -

Soldato F. C., classe 1910, del 22° rf.'gg. artiglieria da C'a.mpagna. Vaccina.to contro il tifo ne l maggio de l 1932. R icoverato il 27 mano 1933, proYeniente dalla polve riiO'ra eli Villagrazia . Circa quattro giomi prima era stato colt.o da brividi d i freddo, seguiti da febbre alta e da dolol·e all'emitorace sinistro. All'ingresso in ospedale pre&ent.a.va febbre alta, continua, remitte nte, ipo· fonesi al lobo infe riore del polmonE~ sinistro, con lieve aumento dE:'l fremito vocale tattile, soffio bronchiale in detta zona. Non si riscontrarono alterazioni clinica· mente apprezzabili a carico doll '~pparato gastro·enterico. D }o aprile si apprezzò ipofonesi ed aumento del fremito alla regione scapolare dest.ra. e scarso espettorato rugginoso. Dopo un giorno di apiressia (3 aprile) ritornò la febbre e contem· pora.nea.mente insorse diarrea con feci color pisello e meteorismo addominale, mentre l'ipofonesi ed il soffio bronchiale si resero manifesti al lobo inferiore de l polmone di destra. La milza e ra aumentata di volume. Successivamente le con· dizioni generali si aggravarono not-evolmente ed alla febbre alta ('d ai fatti toracici ed addominali si accompagnò delirio, seguito da. stato di a~'<sopimento e polso frequentissimo, filiforme. L 'infermo decedette il 21 aprile. L'emocultura, praticata il 3 aprile al primo apparire dei sintomi a carico dell'apparato d igerente, diede esito positivo per il b. di Ebe rth. Coz:~ì pure la sierocliagnosi, eseguita tre giorni dopo {l : l 00). L 'esame necroscopico fa rilevare: meningi discretamente iperemiche, pol mone sinistro di colorito cianotico e fortemente iperemico con tessuto e patizzato, lobo medio ed inferiore del polmone dest ro epatizzati, cuore in diastole, floscio ed anemico, fegato fortemente anemico in degenerazione graRSa., milza aumentata di volume di colorito nera-stro, dura, alqnant<> congesta, reni congest i. L 'apertura di un lw1go tratto d'intestino fa notare iperemia c cong<'st,ione della. mucosa, con erosioni superti<:iali a cru·ico do\ tratto distale dcii 'ilt.'o in prossimità de lkl placche del P eyer, decorrenti in senso longitu<lina lo, mpotre a carico de lle altt·e porzioni del\ 'intestino nor1 si riscontra alcuna alterazione. Dal decorso clinico e dal refeJ-to nf'croscopico si dove pensare che si sia trattato all'inizio eli una polmonite del lobo inferiore sinistro e dE:'I lobo medio destro, e che, succeSilivamente, contemporaneamente alJ'estendersi del proces.'lo a carico dei polmoni, sia sopraggiunta setticemia. di origine ebet·t hiant\, che do· minò il quadro clinico e che causò il decesso de ll'infe rmo. Non si ritiene che la localizzazione intestinale sia stata manifestazione ter minale eli una setticemia di origine pneumococcica, sia per i risultati degli esami di gabinetto {em ocultma e sie rodiagnosi positive per il b. di Ebt'rth), s ia per il particolare aspetto e la particolare sede delle lesioni riscontrat-e all'ileo, le quali sono carattet·istiche dellt\ infezione e berthiam\, mentre non sogliono mai riscon trarsi nelle Retticemie pneumo·strepto e stafilococciche. SAVIOLIA..'iO. -

Magg io re medico

VINCENZO DE

CESARE:

H icupe-ri e 8(10mber·i.

L'O .•. accennata la pode rosa e difficilE~ organiz:tazione di un grande esercito mod erno Ul gue rra dal lato logistico sanitario nei riflessi individuali e collettivi, N'o! fBSCioolo dello scorso mar-~o la conferenza. tenuta all'ospedale mUltare di 1 Nota. P•~~rfmo dal Prl m o C>lPitano m ed ico Ott•sr;;PPE VALENZA SO su l'~••uresi, In erroneamente ripor · ta ... rA. quello dt'll ' os pedale mflltarc tll P crulfÌa.


CONFBRENZE E DIJI08TBAZIONI CLTNIOHE ECC.

tratta de lle norme d ello sgombero dei malati e feriti n ella. zona. di combattimento, delle formazioni ospedaliere di linea e territoriali. Passa. poecia in r888egna le varietn di trasporti a.datte alle diverse contingenze della lotta impegnata, delle lo::alit!\ e de l g enere d elle lesioni, concludendo col mettere in rilievo il vistoso ricupero ottenuto nell'ultima. guerra. me rcè l'opera degli adatti consessi medicolegali all' uopo istituiti e d ei luoghi di cura specializzati tuttora. previsti nelle vigenti diJ>posizioni. -

Primo capitano mt>dico GrusEPPE GERMANO: L'eaame radiologico in rapporto agli altri ntetodi clinici di esame. L 'O., premesso che l'esame ra.diologico durante il corso di un esame clinico è

diventato una necessita, per cui il clinico e il radiologo devono collaborare in comune accordo p e r arrivare alla diagnosi, nel suo significato vero ed unico, cioè ricognizione ed uame di tutti i caratteri pertinenti ad una malattia nota, d~­ scrive il modo di impost.are un esame radiologico, dividendolo in tre fas1: l o la. preparazione, 2o l'atto stesso de ll'esame, 30 la. sintesi, o valorizza.zione clinica. Passa in rassegna le possibili cause di deviazione 'dalla giusta linet., per insufficiente o cattiva impost.azione del quesito radiologico da un lato, e per conclusione troppo affrettata. dall'altro. TORINO. - Tenente colonnello m edico GroLIO MASSERANO: Dim~trazione anatonw-patolO(J ica. Sold. B. N., deceduto in ospedale il 24 aprile 1933 con •liagnosi clinica di sospetto tumore cerebrale e 'Tneningite sierosa. Diagnosi anatomica: Glioma cistico ed en~orragico dei n ud~i della ba-ae di sinistra; idrocefalo ·inl.enw. TRENTO. - Tenente medico GruLlO REBUn'AT: bnportanza della, conoscen.w esatta delle lesioni anatonw-patologiche causate dagli aggressivi chimici per la scelta di una pro(ùaasi e terapia adatta. L'O., dopo avere trattato rlella diagnosi differenziale delle lesioni da. aggresSIVI chimici, m ette in rilievo l'import.anza che ha. una. diagnosi t>Satta della. lesione. o d ell'aggressivo agente, p er la scelta temp!O'-~tiva. di una t.era.pia adatta onde salvare i colpiti P p er l 'opportm1o stabilirsi di una profii8Sf!i energica e razionale. QuP.Rto anch e allo scopo di non incorrl:'re in errori fa.t.ali, data la diversità de lla. terapia. per ciascun gruppo sistema.t.ico di aggressivi. Parla. poi pa.rticolarmante de lla profilassi anti-gas, della terapia a.nt.ia.ggrrs.<riva, dei mezzi art hoc di cui oggi si dispone. Conclude affe rmando la. necessità che n ell'Esercito vi f'Ìa un pet'Bona.Le sanitario ed aiutante particolarmente addestrato e che i me<lici in genere, sia. militari che civili, conoscano a. fondo qu!O'sta branca. a.ffa.tto r"'conte dolla. medicina.; sia. in rapporto alle possibili evenienze belliche, sia in tempo di pace p er il trattamento e lo studio di traumi ed infermità particolari, che lo sviluppo m oderno di alcune branche rlell'industria. chimica. hl\ reso in certo grado freque nti. Pl'imo ca.pita.no medico CARr.o CAI.IOAEIS: Due cn.si di meningite tubercolare. Pat.ogenesi, tt>ra.pia, prognosi.

UDL'i'E. -

-.Primo c.a.pit.a.no m edico MARIO FIOR'&: Alcuni casi di ipercloridria provocata. u~ vta 1'tzleasa da apl?endicite cronica - Criteri diagnostici - Terapia. etioPt\t.ogenett~a .(a.ppendi~tomia.), sintomatica. (artropina, alcalini) é dietetiCa. (grn.Hlll a.hmentan, 1dra.ti di Clubonio, verdure). -

Primo capitano medico FRANCESCO MASSIMO: Empiem.a metapneumonico e paraprwuu~onico - Cnra chirurgica.


CONl'ERENZE E DIMOSTRAZIONI CLI NICHE ECC. VERONA.- Primo

capitano medico localizzazione pericardica pura.

DOMENICO

LoNGO: ~ma,tismo

acuto a

L'O. presenta. un ammalato che offriva. a considerare, all'ingresso, i seguent.i sintomi: febbre continua remittente, lieve sensazione dolorosa alla regione pre cordiale. Tutta. l'obil'lttività. riguardava l'apparato cardio-vascolare dove si ri· scontravano segni di versamento ~;>ericardico. Condizioni generali buone, polr.o e respiro regolare, pleure e parenchima polmonare indenni. L 'esame clinico e ra.· diologioo parlavano per una pericardite essudativa di modico grado. Nessun fatto articolare nè segni di affezione endo-miocardica. La diagnosi et.iologica più probabile era. la pe ricardite reumatica pura. Intrapresa un'energica terapia salici· lica si ebbe una progressiva attenuazione dei sintomi e dopo trenta. giorni un esame radiologico faceva notare un'ombra cardiaca qU811i n o1'11lale. Parlo. infin~ degli esiti possibili e prospetta. le considerazioni medi~o-legsli militari inerenti al caso.

-

Stenosi aortica in soggetto mala.rioo.

In un soggetto affetto da febbre malarica. in atto, con anamnesi del tutto n egativa riguardo ad altre malattie pregresse, si scoprono sintomi di un vizio valvolare: ingrandimento del diametro obliquo, nett<> e rude rumore eistolico col massimo di intensità sul manubrio sternale e che si propaga ai vasi del collo, polso un p<>' tardo, ma ritmico e valido. Nessun segno di insufficienza. aortica. lieve ipertensione, senza caduta della pressione minima, differenza notevole tra polso radiale e femorale, che è quasi impercettibile, con pressione arteriosa all'art<> inferiore molto bassa. Nessun disturbo subbiettivo. Rsdiologica.mente modico ingrandimento del diametro obliquo. Esclusa una dilatazione acuta. dell'aorta di origine malarica anche per la negat.ività. della cura chininica intensa, l'O. si sofferma. sulla diagnosi differenziale coi vizi congeniti di cuore e specialmente colla stenosi congenita. dell'istmo aortico. Lo sfigmogramma. scrupolosamente eseguito dà la piena conferma che si tratta. di stenosi aortica. Si ha infatti un pulsua buferiena tipico. Tratta infine della. prognosi e dell'applicazione medico· legale militare.


NOTI Z I E S. A. B. il Principe di Piemonte visita la SCuola di applicazicne di Sani tà

militare e l'Istituto chimico fe.rmac:eutico militare.

Il 18 maggio S. A. R. il Principe Ereditario, giunto a Firenze nelle prime ore del mattino, si è recato alle ore 7 alla Scuola di sanità militare accompagnato da S. E. Graziosi, comandante il Corpo d'armata e dal generale Gabba. Presso la cancellata monumenta.le d'ingresso alla

Scuola, erano a riceverlo S. E. Amantea, comandante designato d 'Armata, il ten. generale medico Luigi Franchi, direttore generale della

!". l \ . H. IL PRl:--c:"TI'E 'DI PIE~IO!'TE PASSA 1:-- Rl\"J;T,\ I L BATTAG LI O:<E AJ.I.IEVI SCHn::THTo co:-- rL. l•ABARO Dt;r. CoRPO S.\ :<ITARIO.

Sanità militare, il generale M:a ravigna, comandante la Divisione ed il ten. colonnello medico prof. Bruni, direttore interina.le della Scuola. Appena giunto ha passato in rivista il battaglione allievi ufficiali medici e chimici farmacisti, comandato dal ten. colonnello Becuzzi, quindi due allievi banno deposto sul monumento del Minerbi una corona di alloro, omaggio di S. A. R. ai medici caduti in guerra. Preso posto sotto il porticato dell'artistico chiostro, dinanzi a.lla lapide commemorativa del cinquantenario d' istituzione della Scuola, circondato dagli ufficiali generali e dal corpo degli ufficiali insegnanti,


NOTIZilll

007

S. A. R. ha. assistito allo sfilamento in parata. del battaglione allievi con alla testa, il Labaro del Corpo sanitario. L 'Augusto Principe, accompagnato dal tenente generale medico Franchi e dal ten. colonnello prof. Bruni, ha visitato i laboratori scientifici dell'istituto soffermandosi particolarmente nei gabinetti di chimica, medicina legale ed igien~. Al termine della visita, dopo nna brevP sosta nella sala convegno, o ve ha apposto la firma all'Albo d 'Oro della Scuola, si è recato ·a rendere omaggio al monumento ai medici italiani cadut i in guerra. Prima di lasciare la Scuola S. A. R. si è degnato esprimere al direttore interiuale il Suo alto compiacimento per la ricchezza, l'ordine e la precisione dei laboratori scientifici e per la maniera brillante ed inappuntabile con la quale il battaglione allievi ha sfilato alla Sua Augusta presenza. . Il giorno successivo dalle ore 7,30 alle 8,45, S. A. R. con lé alte Autorità militari fiorentine ha visitato l 'Istituto chimico-farmaceutico militare di Castello (Firenze).

S. A.. R. SOST~ DINANZI Al. MONUMENTO Al MEDICI CADCTl IN G1.1ERRA.

Ricevuto dal direttore di sanità colonnello medico Bayon, dal tenente colonnello chimico-farmacista dott. Mozzana, direttore e dagli altri ufficiali dell'Istituto, si è degnato visitare i diversi reparti e laboratori dello Stabilimento nel seguente ordine: l. Il Magazzin.o eli deposito e distribuzione medicinali, nel quale sono raccolte le materie prime che si acquistano dal commercio e i prodotti elaborati nei diversi laboratori dell'I stituto stesso, prodotti che vengono poi distribuiti a tutti gli Enti sanitari e ai Centri di mobilitazione delle Forze armate.


508

NOTIZI E

2. La. Centrale termoelettrica, nella. qua.le S. .A. R. ha. potuto esaminare il grandioso impianto termoelettrico a. ricupero, costituito da due grandi generatori di vapore a tubi subverticali, della superficie riscaldata di m 2• 185 caduno, e da. un degasatore per la diseareazione dell'acqua di alimentazione, nonchè dai due turbo-alternatori della potenzialità, l'uno di 75 KW e l'altro di 125 KW. 3. Il LabQra/m'io preparazW'ni chimicQ-jar-macett-tiche, nel quale l'.Augusto Visitatore si soffermò ad osservare la lavorazione di diversi sali e prodotti chimici, delle tavolette compresse e della pomata antiluetica; la maci-

S. A. R. VISITA L'ISTITOTO ORIXIOG-FABJIUCEUTIOO MILJTABE.

nazione e poi verizzazione delle droghe; la lavorazione dello spara.drappo, delle pomate, dei disinfettanti, delle emulsioni; le varie distillazioni, ecc. 4. D Laboratori.() materiale ài meàicatura, nel quale si svolgono le lavorazioni del cotone e della mussola e si procede alla sterilizzazione di gran parte dei materiali lavorati e in particolar modo dei pacchetti di medicazione individuali. 5. II LabQratQriQ preparazW'ni d'mQ ipoàermioo e per suture chirurgiche~ cui è devoluta la preparazione di tutte le varie iniezioni ipodermiche sia. di uso mf'-dico che veterinario, nonchè la sterilizzazione delle minugie e della seta per suture chirurgiche. L 'attenzione di S. .A. R. si è soffermata specialmente sui laboratori asettici nei .quali si confezionano la seta e le minugie e più spooificatamente sui sistemi di filtrazione dell'aria che viene int-rodotta meccanicamente


~gL LABORATOIUO P&R P~P.\R.\ZIOX J

D'l80 11'001-!RXJCO.

N:&L LA.BOR.t.TOBIO P&R IL M.l'l!I:RIALII: DI Kia>IO.t.TO& .


510

NOTIZIE

in detti laboratorì. Anche la lavorazione riguardante l'estrazione della. lecitina dal tuorlo d'uovo richiamò l'interessamento di S. A. R. 6. Il R eparto allestimentc dotazioni sanitarie e -veterinarie, il cui compito è quello di provvedere all'allestimento di tutte le dotazioni sanitarie e veterinarie di mobilitazione, delle quali inoltre cura la perfetta. conservazione ed integrità per essere pronte in ogni occorrenza. 7. I LalJoratori analisi chimiche e .Studi ed esperien.ze, dotat i di modernissimi apparecchi per lo studio e le indagini riguardanti, non solo il perfezionamento delle Lavorazioni stesse dell'Istituto, ma altresì la fabbricazione di nuovi prodotti. Quantunque la visita abbia dovuto svolgersi nel breve periodo di t empo di un'ora e un quarto, pur tuttavia essa diede campo a S. A. R. il Principe Ereditario di conoscere, nel nuovo grande impianto, l'unico ed importante Stabilimento chimico-farmaceutico militare e di esprimere il Suo alto compiacimento a tutti gli ufficiali dell'Istituto.

Mel I centenario deUa istituzione delle medaglie al valore. Con questo titolo l'Ufficio Storico del Comando del Corpo di Stato 1fa.ggiore ha pubblicato un elegantissimo libro con la seguente present .~ozio ne di S. E. il Ministro della guerra. generale Gazzera, riportata in autografo: Un secolo di gw,..ia ricordato dal segtw del valor militare su migliaia di petti e su centinaia di bandiere. Dal giorno in Clti, or sono cent'anni, la Maestà. del Re Carlo Alberto istituiva l'ambita ricompensa per il Soldato, le tappe dell'ascensione della Nazione italiana sono segnate d'azzurro. Seguire le vicende delle ricompense al -valor militare è dunque illuminare la nostra storia di luce pttrissima. È rendere omaggio . ai Soldati che questa storia hanno costruito. Roma, 26 tfiarzo-Xl. Generale P. GAZ~RA L'opera, ben degna della fausta ricorrenza, è divisa in sette parti e contiene studi di-vivo interesse, redatti in modo chiaro ed attraente dall'Ufficio Storico, da Giovanni Cossu-Rocca, dai professori Antonio Monti, Adolfo Colombo e dal dott. Pio Cartoni. Vi si tratta. delle ricompense al valore fin dalle prime civiltà, in Egitto, presso i popoli dell'Asia Minore, gli Etruschi, nell'antica. Grecia erl in R o:n:t; degli ordini ca.vallereschi; delle decorazioni militari in Italia nel periodo na.poleonico, e, successivamente, nei vari Stati italiani; del R. VigliHtto del 26 marzo 1833 con cui S. M. il Re Carlo Alberto istituiva la. medaglia d'argento al valore e delle ·successive disposizioni fino alla riforma fa')cista dell'anno X. Oompleta la trattazione una particolareggiata stat,is tica delle ricompense al valore militare concesse dal 1833 aJ 1932-X incluso. fF· volume, che costa soltanto L. 12, dal punto di vista. editoria.le


6Il

NOTIZIE

(Tipografia Regionale - Roma 1933-Xl) non pote>a esser meglio curato. Di grande formato, con una bella copertina azzurra adorna di un artistico fregio dorato di rame d'alloro, contiene 258 pagine di testo in carta. eccellente e 61 nitidissime tavole con illustrazioni riproducenti d ecorazioni e cimeli, sì che il lettore scorre il libro con superiore godimento estetico, artistico, storico e letterario insieme, traendone preziosi elementi di erudizione e mot ivo di viva fierezza per la sobria e dotta esaltazione di un secolo di gloriosa vita nazionale. È qu esto uno di quei rari volumi che pia~e leggere, rileggere ed ammirare, conservandolo a decoro del tavolo di lavoro, a ricreazione e conforto dello spirito, specialmente per chi iha la ventura di servire sotto le bandier e. Lo storico avvenimento che coincide, nell'anno, col centenario del Corpo sanitario militare ci dà modo d i ritrarre dall'opera le notizie statistiche sulle ricompense al valore concesse alla Sanità militare, oltre quelle guadagnate nella grande guerra e già ricordate da S. E. il Ministro nel messaggio che abbiamo l'orgoglio di riportare nella prima pagina. di questo stesso fascicolo. Così si perpetuano nel tempo le tradizioni di coraggio e di abnegaz ione del nostro Corpo, la cui storia secolare è circonfusa della stessa gloria riflessa. in un secolo dagli azzurri segni del valore. Ricompense al valore militare concesse alla Sanità militare nel 9rlmo secolo dalla loro Istituzione. DECORAZI ONI

ANNO

argen w

Individuali : IS48 (Guerra) ... ..... ............... . 1 849 (Guerra) ... .. .................. . 1855 (Guena) ................. ...... . 1859 (Guerra) ............ . . . ........ . 1 860-61 (Guerra) .................... . 1862-65 (Guerra) •... .. . . . .. .... . .... . 1866 (Guerra) ......... . . •............ 1870 (Guerra) .................... .. . . 1887-1896 (Guerra) .... . ........ . .... . 1911- 1914 (Guerra) ................. . . 1833 al 1914 (Ordinarie) ........... . . . . 1919 al 1932 (Guerra e ordinarie) ...... . TOTAI. I N ... . N e lla grande guerra (1915-1918) ..... . . T oTAr, r GENERAU N .. . . Campagna di guerra 1911-12 Colle ttive (R. D. 19 gen naio 1913)

j

Campagna di guerra. 1915-18 (R. D. 5 giugno 1920). • •

11

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bronzo

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Orool dl guerra al V. l\1.

17 27

28

35 3 125 103 4 120 2 61 188

3

50 49 4 27

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30 50 l

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234 255

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T OTALE

30 30 1900 1930

45 44 758

3319 4{)77


512

NOTIZIE

Ufficiali medici in S. P. E. assistenti alle cliniche ed agli istituti sdentilld della R. Unlverslt1 del Regno. Dal Giornale militare uffici,ale. dispensa 27a d el 19 maggio 1933-XI. Circolare n. 270 (Direzione generale di sani h\ militare) 18 maggio 1933-XI.

•

D etermino che, anche per il prossimo annq accademico, ufficiali medici in S. P. E. !!inno inviati alle cliniche ed agli ic;tituti scientifici delle R. università del Re~no, quali assistenti militnri. Potranno aspirare all'as..:;e>~azione di cui trattasi i maggiori medici, con non pii• di t.n> anni di grado alla data d e l 31 lug lio p. v., ed i capitani medici. Tale Msognazione >;arà fatta. pe r un anno, salvo al ministero la. facoltil di confe,rmal'la p<' r un Sf'condo anno. Sarà limit-ata come segue: 4 posti di assistente militare pret~so cliiùche chirurgiche. 2 po~<t,i di assistente militare pres.c;o c liniche mediche. 5 post,i di assistenti.' militt\rl" presso cliniche neuropsichiatriche. 2 posti di a.-:;.c;ist.•nte militare presso cliniche oculistiche. 2 posti di >~.RSistente mil itare presso clinich e otorinola.ringoiatrich e. 2 posti ùi &'1-'>istente militare presso istituti d 'igiene. Potrnnno concorrf'rc - per ciascuna specialità. - tutti gli ufficia li che si trovino nelle soprainùicate condizioni di grado e di anzianità, purchè abbiano g ià prestato servizio nella specialità stessa in qualiti\ d i capo reparto o di assisten to, o poRSnno dimostrare di p os.<>edere in essa una buona preparazione. Saranno psclusi qnf'lli comunque in a~~pett.at,iva o in licenza di convalescenza e que lli che hanno gii\ preso parte ad altri corsi di specialità. Gli uffic iali che intendono concorrere all'ammissione dovranno, per il tramite delle d irezioni di sanitil, farne d omanda al Ministero - direzione gene rale d i sanità militare - unendo, e ventualmente, quei titoli o documenti che c red eranno opportuni a d imostrare il posseRSo di attitudine generica e specifica alla speciali t,à richiesta. Nella. domanda d on·n essere indicata la. branca che essi desidera.no coltivare. senza far ce1mo di sede gradita, riserbandosi il Ministero di fare l 'llSSegnazione di sua. scelt-a. I direttori di snnità d ei corpi d 'armat-a faranno pervenire direttamente a questo Ministero - direzione generale di sanità milit-are - non oltre il 31 luglio p. v., le domande ed i documenti annesJ!i, accompagnando ciascuna. domandi!. con una breve relazione. la quale ponga in evidflnza non solo i t itoli dei candidati, ma anche la loro attitudine e la loro preparazione ne lla specialità prescelta. Qualora. necessit1\ di servizio lo richiederanno, il Ministero si riserba di aumentare il numero dei posti di qualcuna delle specialità messe a concorso. Gli ufficiali che saranno comandati alle cliniche od agli istituti scienti fici verranno, di massima. - al termine d el corso - destinati agli ospedali militMi, a. seconda delle esigenze del servizio.

Il Ministro: P. GAZ7.ERA.

AttrlbuzJoni del capo ufficio di sanitA della Sardegna. Con R. D . Il maggio 1933-XI sono d eterminate, dal seguente articolo unico, le attribuzioni del capo ufficio di sanità d ella Sard egna: • Al capo ufficio d i sanità d ella. Sardegna sono devolute tutte le attribuzioni disciplinnri. igieniche e sanitarie , che attualmente, in base alle disposi zioni vige nti, compl'tono al direttore di sanità di corpo d'armata - ma non quelle merlico-legali - che sono invece affidate al direttore di sanità di corpo d 'armata di Roma. Sono abrogate le d is posizioni contrarie a lla. presente». Dal Giornale militare utfi.ciale, d ispensa. 31•, 9 giugno 193~XI . Circolare n. 294 (Gabinetto). Il maggio 1933-XI .


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NOTIZIE

Taritla del medicinali e prodotti accessori. Dal Giornale Militare Uf!ìdal.e, dispen!'a. 31 a. 9 giugno l 933-XJ. Circolare n. 310 (Direzione genc·ralo di sanità.. militare) 8 giugno 1933-XJ. È pubblicata la nuova 1 Tariffa dei medicinali e prodotti aCCf'!'SOri, degli oggetti di medicatura, dei rcagtmti. ecc. •, la quale OJadrò. in vigore il }o luglio 1933. In relazione alla diverl:!a di~posiziono e rn{l~ruppamento dati all<' voci della nuova tariffa, la circolare n. 220 de l Giorllale twilitare -ufficiale 1932 riferente!'i alla u Somministrozione a pagamento, da parte delle farmaeic degli ospedo li militari e delle infermerie presidinrie, dei mediciunli, e degli oggetti di medicAzione agli ufficia.li e ad altri personali ed enti stah1li • pur rironm·ndo in vigore resta come appresso modificata:

Art. 2, comma 1° . ultimo alinea, alle parole: • ad eccezione de lle segttenti: zucchero, aceto. olio d'olivo, mie le, vjno,J ma n-a la •. Fono sostituite le> scg~.tenti: "'ad eccezione di quel)e contrnssrgntlte con la lctt r ra E ».

Ibidem, secondo comma, sono soppresse le parole: «È altn·sl consentito il prelevamento dei termometri clinici ». Art. 12, prima rigo, sono soppr~>S.'>e le parole: •e l e sostanze pure, per scientifico ~.

u~<o

La nuova tariffa sarà distribuita gratuitamente a cura dell'ufficio pubblicazioni agli enti indicati nell'elenco SAN. l , di cui alla circolarP 126 dPl Giorn(lle mil:itare ufficiale 1931. · Il prezzo di cial'cnna copia dPIIa tariffa è di L. 2.50. Il ,'\-Jinistro: P . f:AZZERA.

Bollettino del Corpo sanitario militare. SARTO cav. Vittorio, colonnello medico. - Collocato a riposo dal 10 febbraio 1933-XI ed inscritto nella riserva. R :cruccr-CB'tNm cav. AgoRtino, maggiore medko R. corpo truppe coloniali So· malia (f. q.). - Promosso t-enente colonnello medko nel corpo st-esso, con anzianità 4 marzo 1933-XI. Continua come sopra. CoLOM.BARA Guido, primo capitano medico ospedale militare Alessandria. È collocato in ausilimia.. a domanda, dal 16 febbraio 1933-XI. Sarà assunto in for;:a dal distretto Alessandria. M IGNANl Vittorio. primo ~·apitnno medico Ol'pedalC' militare Bologna. È collocato in aspettnt iv n. pC'r infem1iti\ temporanee provenienti da cause di ser· vizio, p er mrsi dodici, dal 6 marzo 1933-XI. GERMANO Giuseppe. primo capitano nwdico ospedale militare Savigliano. Trasferito ospedale militare Torino. La decorrenza d ella CJtaalifica di • primo capitano •, a suo tempo conferita ai primi capitani medici con anzianit.i\ di grado dal 1° aprile 1917 fino a t.utto il 31 ottobre 1918, è stnbilita al 1° aprile 1929-VII, in conformità e p er effetto d ell'at·t. 2, 1° comma d el R. decreto 28 marzo 1915, n. 339. MANClTON.Ill Giuseppe, capitano mndico centro chimico militare. Trasferito ùist.retto R eggio Calll.bria. ·CALABRO' Salvatore, tenente medico 20 fanteria. - Trasferito 65 fanteria. Dal Bollettino Ufficiale, disp. 28", 5 maggio 1933-XI.

7-

Giornale di medicina milita'l'e.


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:s'OTIZIF.

CASF:Lr.A cav. Dante . r.PnPnte colonnello medico ospedale militare Roma membro effettivo del collt:gio medico legale. - C~>ssa. dalla. carica di cui sopra ed è nominato dirett.orP O~'pedale militare Ancona, dal 1° maggio 1933-XI. PASQUALI cav. Vincf'nzo, maggiore medico ospedale milittue Alessandria. Collocato a riposo. dal 3 mag~io 1931-I X, p er infermità provenienti da e&\L'\e di sen·i1;io rli gut>.rra, t'd inscrit.to nel la rise rva. in l'icgttito alla liquidazione di una. pensione vitalizia di guerra di 6a categoria. MIGLlACCIO cav. Romano, maggiore medico ospedFLie militare Firenze. - Colloca.to a 1·iposo, dal 14 agosto 19:11-IX, p er infermit-À provl"nil'nti da. cause di !-\erviz:io od inscrit.to nella. ri!-\ervti. PEDRINI cav. Antonio, maggiore m edico ospedale militare Genova, in aspettativa. per infe rmità t e mporanee provenienti da cause di ~ervizio. - Richiamato in servizio effett-ivo, dal 4 marzo 1933-I X , c d estinato ospedale militare Brescia. CALVO Attilio, capitano medico 4 L fanteria.. - Trasferito ospedale milit-are Alessandria.. I seguenti tenenti chimici farmacisti sono tra,~feriti all'ente a fianco di ognuno indi0at.o: ORLANDO Teodoro, infermerfa presidiaria Parma. Ospedale militare Trieste. SANTEUSA.l•n:o Mario, o.speclale militare Trieste. Inferrr\eria presidia.ria Parma. Dal Roll.eUino ufficiale, disp. 313, 12 maggio 1933-XI.

CONCIATORE ca.,-. Domenico, tenente colonnello medico o;:;pcda.le milit.a.re Livorno, in aspettativa per infermit!\ t emporanee provenienti da cause di servizio. Richiamato in servizio effettivo, d;t.l 16 t\prile 1933 -XI e d estinato al suddetto ospedale. SARNELLl Tomma.so, primo capitano medico R. corpo truppe coloniali Eritt·ca (f. q.). - - Rientra nei quadri dal 4 ottobre 1932-X. Trasferito legione CC. RR. Roma. DE Lrsm Giovanni, primo capitano medico r eggimento pontieri e laguna.ri. Trasferito 20 reggimento pontieri, dal 15 maggio 1933-XI. BEr.LA. Vincenzo, capitano m edico R. corpo t r uppe coloniali Eritrea. (f. q.). Rientra nei quadri dal 27 ottobre 1932-X. Trasfe rito 8 a lpini. INGLIMA Amodeo, t enente medico 38 fanteria. - Collocato a riposo dal 12 gennaio 1932-X. per infet•miti\ provenienti da cau9e di servizio, ed in.scritto nella. rise n ra. I seguenti tenenti medici sono collocati fuori quadro perchè trasferiti n el R . corpo truppe coloniali Tripolitania., dal 28 gennaio J 933-XI : GRIFONI Osca.r, Il pesante campale. PALLERONI Dino, 65 fanteria. VERTEOHY Giovanni, te11ente medico R. corpo truppe coloniali Tripolitania (f. q.). Rientra nei quadri dal 12 gennaio 19.3 3-XI. Trasferito 8 bersn.glieri. CER~:<IGr,u.ao Michele, tenente medico R. corpo truppe nolonia.li Eritrea (f. q .). Rientra. nei quad..ri dall ' 11 gennaio 1933-XI. Trasferito 51 fanteria. CAMP.\.GN'ot.t Vincenzo, tenente medico ospedale militare Cagliari, in aspettativa p o1· infermità t e mporanee provenient-i da cause di servizio. Richiamato in se•·vizio effettivo, dal 7 aprile 1933-XI e destinato ospedale militare Catanzaro. PrsKttCEitA Natale, tenente medico gruppo aerostieri. - Trasferito ospedale militare Roma, dal 15 maggio 1933-XI. Dal BoUettino uUìciiJle, disp. 32:>, 19 maggio 1933-XI.


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BoRELr.o Gio va nni Giuseppe, primo capitano medico ospedalP militare Torino. Col locato in a us iliaria, a domanda, dal 16 mnggio 1933-XI. A~>unto in forz(,l, dal distretto Torino. Cor.A.OOI Fra.n ces~:>. tenente medico 3 montagna. - Promosso capitano mE>dico nel corpo st.esso con anzianità 15 a prile 1933-XI. Continua come sopra. Lo Ve:coa:ro Giu~>eppe, tenente medico. - D ispensato da l servizio dal 10 gen. na io 1933-XI, ed inscritto col s uo grado e la sua. anzianita. nel ruolo deg li ufficiali di complemento de l corpo stesso. Dal Bollett-ino ufficiale, disp. 34a, 26 maggio 1933- XI.

Per il Centenario del Corpo sanitario militare. Il nostro Giornale commemora in questo fascicolo il Centenario del Corpo sanitario militare, con la memoria storica. de l t.enente colonnello medico Francesco P ellegrini. La fausta ricorrenza è st,a.ta celebratA. con austere cerimonie nei nostri stabilimenti, insieme con l'annuale festa d ella sanità militare, il giorno 5 giugno. A Na poli il solenne rito si svolse all'Augusta presenza di S. A. R. il Principe di Pie monte, con un discoriJo d el direttore di sanità colonne llo medico Mazzetti e fu conchiuso col giurame nto delle reclute. Nella Scuola d i Applicazione di sanità. militare in F irenze s i raccolsero tutti gli uffi.()iali medici e chimici fa rmacisti de l Presidio, con il battaglione allievi e i milita ri dello. compagnia di sauità. Furono deposte corone sul Monumento ai me. dici caduti in guerra, dinanzi a l quale fu celebr>lta la Mo.~a al campo. Seguirono d iscorsi commemorativi, a lla pre!<enza di a utorità. militari e civili e di nwnerosi invitati, de l direttore de lla Scuola, m aggiore generale medico Grixoni e de l direttore di sanità., colonnello medico Bayon, che fece solenne consegna al soldato di sanitl\ che s'era. meglio distinto, di un premio, tratto, come di solito, dagli emolum enti dello m edag lie d'argento concesse al Corpo sanitario. Analogo. cerimonia si s volse nell'ospedale di Roma, ove fu deposta una co· rona d'a lloro s ulla lapide che ricorda i soldati di sanit.\ morti ù1 guerra. I milita ri d ell'8 8 Compagnia eseguirono esercizi ginnastici e cantarono ù1 coro inni patriottici. Il direttore di s anità. colonnello m•' dico NA.polit&ni ricordò la storia e le ben('m erenze del Corpo sanitario ed il genurale Giacchi, in rappresentanza del comandante la divisione, disse e le vate parole di circostanza. A Cagliari nella CP.rimonia religiosa officiò personalmente S. E. l'Arcivescovo che a metà Me!!sa. ebbe parole di pia e!laltazione per l'opera dei medici in pace e in guerra, ricordando come il Divino Maestro fosse il primo medico delle anime e dei corpi. n Comandante militare della Sardegna, generale Pugliese, pronunciò un caloroso indirizzo per il Corpo Sanitario, del quale il capo u fficio di Sanità, tenente colonnello medico La.ndriani, fece una. sobria evocazione s toriea., mettendone in rilievo il valore militare e cultura!~. Nell'osp'1dale di Livorno, con l'intervento del comandante della divisione, gene ra le Sanmt.. fu inaugurata, nell'occasione, la casermetta per la truppa., rledicata al nome d e l porta--feriti m edaglia d'oro Angiolo Vannini e vennero scoperte due lapidi, urut. con la m otivazione rle ll'altissima ricompensa a ll'eroico milite e l'altm con quella de lle medaglie d'argento al valore assep:nate al Corpo sanitll.rio. A Verona dopo una funziono r eligiosa., parlò il d irettore de ll'ospedale tenente colonne llo m edico Accorinti. S. E. il comandante d el corpo d'armata ge nera le Baistrocchi volle conferire il più significativo risalto alla cele brazione con una sua fervida, incisiva orazione, per rievocare il sacrificio, l 'eroismo, la pietà. dogli ufficiali medici in guerra . A P adova intervenne alla. festa il comandante la divisione generale Marinetti, che già aveva e manato un ordine de l giorno di saluto e di augurio per il Corpo sanitario. S. E. il comanda nte del corpo d'armata, g('nerale Calcagno


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:!'<OTIZIE

aveva iJwiat<> un nobile telegramma al direttore d e ll'ospedale, tenente colonnello m edico Colitti, che pron\m<:iò un efficace di~COI'l'O comml'morativo. Così presso h1tt.i gli altri nostri i~ti1nti. (·on largo conco1·~o e vivo consenso di a.utoritù militari e ci\·ili fu OYUJl(!ne <.h gnn mentC' l'C'l'O onore alle beno:r:erenze d el Corpo, che compie il suo primo CC'n h nnriu nPlla tradiziom• delle più elette virtù mili ta ri e civiche. mai l'imcntitt'. per continuan·. nel sacro adempimento di ogni dover e>, lungo le luminose \'ic ~;egna t<' ul ln graucl <: Patria da ll'Era novella.

VII Congresso di medicina e b rmacia militare. Ne l prossimo fascicolo pubblicheremo un'ampio re lazione clf'l VII Congn'ESO di mc·dicina. e farmacia militare, t onut osi a Madrid dal 29 rnttggio al 4 giugno u.s.

Conferenze alla Scuola di applicazione di Sanità militare. Alln Scuola di applicazione ùi Sanità. militare è terminato l 'so ciclo di confes·enze scientifiche, d e l quale d emmo notizia ne l fascicolo dello scorso aprile. Dopo quelle g ià annunziate sono state svolte le seguenti altr e conferenze: Prof. SERGIO SEHCI, ùirett.ore d ell'I stituto di Antropologia della R . Uni· vcrsitk di R oma.: Le genti d'Italia al l1.1me degli st1.1di antropologici. Prof. FRANCESCO DELI'fALA, d ella R. Università di Padova.: La nwc· china 'Umana e la su.a resistenza ai /.raw7ti.

l nuovi ufficiali di complemento del Corpo Sanitario. Dai 26 maggio al 19 giugno hanno avuto luogo gli esami finali degl i allievi ufficiali medici presso la Scuola di applicazione d i Sa1ùtà. militare in F irenze. Su 432 allievi, 429 sono sto.ti dichiarati idonei al gre.do di sottotenente medico di complemento. Gli esami degli allievi chimici farmacisti si sono svolti dal 6 a ll'S giugno. con esito favorevole per tutti i 54 allievi.

Direttore responsabile: Dott. LuiGI F1U.NCHl, tenen te generale medico Redattore: Dott. prof. VmGINIO DE BERNABDINIS, tenente colonnello medico (5109279) - ROMA, J!J33-X1 - I STIT UTO POLIGRAFICO D ELLO STATO - G. C.

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RIVISTE 1\tiEDICHE MILITARI ITALIA: ANWALI DI MEDICINA NAVALE E COLONIALE. - Dlr~zlone centrale dello. san ità rnllitnro llll\rittlmo.; l\tlniBtero dello. Mo.rlnn. Vol. I, Fn8C. III-l V, m«rzo-apri./t 1933. La Ten.a : Iutlaonzo. di regimi nlimcnto.ri s porimento.ll nollu lolczione tuberoolnr<' della cnv ìn. IIIJHate : Rioorobe sulle Brucelle BAng e ~{olitensc ool m etodo d(!IJO cu lture In vivo in aacohettl di collodio. - Doria : Sistema di Ooldrmuto e proo.J.w.ìouc di Rllticorpi.- Mldlelettl: Nuovo contributo a.Uo studiO del Blo.stooystiB jalluw. - 611mta : Profllos~i contro l'Uocinn· rlosl In Somalia. - Ptzzl: Te nto.tivl di tt-rnpia della lebbrn no~eteticn co o Iniezioni -eutlovenoso di autollquor. - a -1o11: Su di una rara varietà di decorso d i nlouni nervi ornn.icl.

EST E RO : BELGIO: ARCRIVES ?l'lÈDI CALES BELGES. - Direzione superiore del scr"izlo di snoità. dcii'E~erclto belga. (Redazione: OepednJe mllitare di Llel(i). Fase. 5, niQ{J(Tio lll:\3. Y.-tll: lo"uglnaziono lhtestlnalo. - lollettiM lntefll.lènllt.

FRANCIA: A RCII!VES DE :t.IÈDECINE ET PH .\ l'n!.:\ Cf E MIL I TAIRES. - Direzione del RCr'i'izio di sanità Minlatero della Guerra. Fase. l v. aprile, tomo X CVl Il, 1933. Meenltmln: Le arteriti oblltertmti giovanili o In malattia di Léo Burgcr. - G•IIIWmln: Ii f,rattamento cbJrurgioo <lolle suppurnzìol.ll perltonslllarl. - Malre : L e aequo termali di Suint Nectnlrc. - Dtlaef'lls : Cbatei- GuJ'on. le 1ruo acque e i suoi malati. - Roche : l\osogr1t6a d ol dulta del T ouob ino. - G•IUilllet : Guarigione di un grave caso di t etnno con sior otcrtlpia Jntensi'i'a sotto nncsteehl generale. - Dftpujola: Formu di tubercolosi acuta osser'l'ato nel militari In $Crvtzlo neii'A!riO>\ del Nord. ARCHIVES DE !\IÈDECI:-<E ET PHAR.\{Af'TE :-<A YALF.S. - Rcr..-tzio centrn lc di sanità, ìltlnlsLoro clelia 1\l ariuu. Fasr.. T, qen1lftio- m<t"n, tomo OXXlll, 1933. M-.ndy : L'accomoclru:ionc. - Sawk: L'os.tme radiografico s iatematico dei polmoni nel la l<·vn di mare e pcl candi rio ti all'arruolamenro nel 2• •JiJ)artltnento marit.L:mo. - P.,nelr : Il IJI'O blcmn vene reo a bordo di un avviso in orocier••·- ol-aln: Come ourarc,a bordo, le m:tlnttic• veneree e le 1\ffèzioni cutanee più fre quenti. - Loyer: A pro posito di un caso di occlu~ione lntcetloale. - Le Roy • B•ftet : Un eliSO di potiomiclito 11outn. - foet'sbr : Nota sul d osaggio del ferro negli elettroli! l e nell'acqull.

INGHILTERRA: J OURNAL OF T EIE ROYAL A.R~lY Mlì1DICAL CORPS.- EdJto da. John Bale, Sona and Da· nJel.eso n, Ltd , L ondra., Fase. V, ll&a!/Qi/1 11133. n~t~~~~ton : L 'azUone del calore soln.l'e sui te li d11 tcndn c su altri mllterinli. Dnh : Ricerche ~<ull'Jnqulnamento batterico dello piscino (co•r.Hitt<a). - Beattl• : Il tipo di modioatur>~ • tullc grns • o la sua Importanza hl o blrw·gln. - Ti~JI~ : Alcuno osservazioni sullo lnfezic•ni sT iluJ>· patesi durante l'evoln.zlone doi o.J.enti Ilo! giudizio.

STATI UNITI: T BE MIL ITARY SUR.GEON. - Army ModJoa.l Mueoum and Librar;or. Washingtou. Fase. rmrile, n. ' · rol. LXXU. 1933. K-'z : Studi d el dopo- guerra suJ trnttnmcnto del gassnti - Montemlf111: :\!odlftoa.zl oni sull " teon.loa della slmpntloeotomin porin.r tc rloen. - Wlllon : P iretoterapin della luc. - Lull : Ell..mluazlone dal sorvb;lo per Inabiliti\ fisica. - Qoldtll. .ll : Il problema del dJo.betico. - Lnlne : L'nJitnentazlone cloflclente quale cau.sn preclispononte a.Uo infezioni.- RoiiOrtlon : Importanza dello a utopsie e,eguite durante Il perioclo bellico. - E wl !l(: Blopsit• del cn.ncro della m ammella.

Fa9C. maqgio, n. 5, t1ol. LXXII, 1933. Ranlrtn: Lp SVIlUPPO della chirurgia del colon e dol retto. - MenMta HOJel : La pressi ono medi li dinamica. del &aDirtle e l'ldonoità. al servizio mUltare. - Hltllllns : Un perf<'7.ionnto porturl1lutl mosoblclda. od un adatto POrtu-()SOII moscbiclda. - 0.111 : Pue\Uuotorucc bllat,crale. Kwlenat : S!mpatJoectomia peria,r teriosa ndl'ondoo.rtcrito obliterante.

SVIZZERA: RIVISTA TRCMESTR.u,l!) DEGLI UFFICIALI DELLA. SA~ITA MILITARE. - RodaT.Ione: So.n Oberstlt. P .• Voflenwoelder, Soll•varzt<;lrstr. 26, Be rna. EdJtqre: Benne;~ Scbwabe e c. l3nsllou. Fase. t. allf'•k 1983. fiOIIr: Il nuovo lllago.zzlno sanitario militare dello. ooontedora.zl ono svtzzcra.-lu Berna.


GIORNALE DI

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DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE t4I:NJsTBao DELLA

ROMA

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Gueau


SOMMARIO CONGREISI :

V IL Comtr•·~~o lnt~l'll8Zf(lnflit• di m<:di<>inn, e farmndR m ill ta t•e . . . . . . . . . Coug"!.-'O d i m edici na lc·ga lc l(l'ncralc c di mcdiC'ina leg a le ch· lle n~;sit· urazioul

Pag. fi l i 5H

LEZIONI E CONFERENZE :

Il mc· l nbulismo d r•l •"•>l<·io m· l h• ntfel.ioni d e llo s dwll'lro . . . . . . . . . . . . . L'Otll(· h ia~l . . , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ... . ..... .... . Peraula. - D iffir·o lt/1 e "''n~<' <l'••t·rcm· twlla ln lcnm:lazionc di radiograuunl di t rll.llllltl· t.ologia o~geo . . . Guctl•ettl. - I t ruwn! ocuhu·i . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Fol. -

Il... -

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MEMORIE ORI GINALI :

Mallce. -

J-'rut tn r" diaft•at·h• r·h lus,· •kl l<' •lu<· 0"S(t ck ii'OVt\mbmcdo . . . • . . . .

Pa.g . <>64

MEDICINA LEGALE MILITARE :

VIola. -

Clln•idt'I'O?.ionl ~ ul giudizio di inabilit à a h••o•·o proftc·110 n! fini .Ie lla l<'gl!'e s ul rcdlllulll l 'lllu d el l tc..:io E ,er•·tt<> . . . . • . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . .

RIVISTA DELLA STAMPA MEDIOA ITALIANA E STRANIERA:

Anemia ptmlclosa. !)u/lo ntmt.ifc.<ltt..-ioru:, l' el iolo(JW , l a $inlwwlo/<>gia ecl il decCJrsa d.t l l' S OUEIDBI, . . . . . . • . , • . . • • . . . . . • . . . . • , .

. . • ...... ,

Attlrltl a ntlllerlb<lrlca di estratti ,.getall contenenti tllunl enzimi (fosfatasl) - Cc-DONI Carotld' (Le<) lntrapett~sa 6 chtrarglcamente ragclunglblle - RA~tAniER • . . • . . . . . . . . Conrulslonl epilettiche. Il m t>m en/J) rti r.ontpnr$a dcUc - in relrrziclte CtJn l'el<l, l« dl4r(ll<l e In fnrnw 1lVIrbosn - Il Ot.KI :<s. • ••..•. . .•.••..• Diatermi a. t:.,,, ,; di - "OWAT~'3CIIlt<. . . • • . . . • . • . • . . • • . Ea.ma an11oneur>tlco di Qulnke da sost anze med icamentose - R u nAT.TEU.t . . . Ertlrparlone de l Janlll sopraetarlcolatl. 'l'ccnica cù/1' ...:. D ov.-L J>T ltot' VIEI<E Gastrite. Il q"•t<lrn radio1ouico ckllrr - l\ l n:-~.H·~u . . . . . . . . . . . . . . Infezione <•neraJe $11eptoco:cica. Ternz)irt d : l!' - GEil.'f.~t:< . . . . . . . . . . . . . . . . . . Llpora:clno T. A. B. A .i~Mb ime nio ed rrllil'ila anli(Je1tc d el - 11.c i vaccinati con r eazi o ni torre/i. aiJlwr m i . P olae l.mll rrir.idn dP./ sa>~ou~: i11 eletti s'>U(Ietli - l'A:<Xl . . . . . Malllltltaz lonl cun1uhlwe sperimentali - W o RTIS • . • . . . • . . . . . . . . . . • . . . • . • Progna!lamo. 'l'r(l/lmncnl o chir uryico •lt•( - 13\l t'BOXET • . . • . . • . . . . . . . . . . . . 8ftC1TiomaMmetro (Lo) nel!a diagnosi dello Jrregolarltl cardiache - ~~~ AW • . . . . • • • • • • • Trattato d' Igiene - 0'l"''(lt.,E:<•: 111. Dr;; B &r.u, BR01'7.ll, BP.n:t, CA RO"~zr, LARIH :<0.\. M 1 morrt-BtANt:nr, )lAR<>I.'I·:,..o c PIRAS (Ctba E<liLt·icc Fmncosco Vallurdi,

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J!l:!:J-X r1 • . . . . • • •. • . • • Coti"'SI~ . . . . . •• . . . • . • • . • . . . . . • . . . . • . • .

Vertigine eommozionalt -

BIBLI OGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA • • • . . . • . • • . . • CONFERENZE E DIMOSTRUIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI NOTIZIE . • . . . • . , • , • . . • , . . . . t NOSTRI MOR TI

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CO NDIZIONI DI ABBONAM ENTO. r, 'abl•ono.monto è a nnuo o do ·orre dal 1• !\'enna.lo al rtre-t.t.O dJ r.. 32 (Estero l •. 44). l 'or ~lì ullll'iali medio! e doitnlci·fO.r!oll.<:isti de l R . IO:serci to, io serv i?.iO ed In cong"do, Il pre:~:zo Llell'o.bbonnwt'uto 1:- ri •lotto e. L . 24 autlc·i pate. l'or l soli Hflldall medH (<lell'l•:~erd to e della ~ lario&) , In IJtt&IU O•Iue posizione al trovin o. ;. O.lllmesRo tlll nhbouamout.o cuwnlo.l•vo al liiornale di :lledictna .ltililare ed agli 4nnali di Medidnn

t\'ttmle e. G<~lnnia~ al pre>.7.0 di L . 46 ann ue. 11 fltC7.7.D ,le t lllli'Plemt>nto con lt>nellte i Ruoli fli ,,nz(mltl<l del COI"W> .anitc.rio 1nilila.rfJ è d i

r.. 15, r hlolto a r•. a 11er l so li ahhouatl.

NORME PER l COLLABORJ\TORI. Le opinl..,nl manlfe <tat.e <ln~tll A ntnri no n nope!lnano In respondabllltà del per loclico. A!{ li Amori saN~nno conoo<"i "ratui tamente ;,o estratti con covertlna stAmpata fro n tesplzlo, ìm · )>agi rontu ra o lltuueroz•one speciale t'cr d•~ ··u~it.ton e •lei <:;o,.Hi.{llo unt.ionale delle ricorche o. oias<>u o lavoro deve essere nnlto nn Lrov o nutnrin•~nuto (non tliir tll 11• r•~hu) . J,e SPI'S" nor lo ta\·olo lit.ogr!\!lcl.to, fotografiche, e c·c., e lle a.ccompagnassero le pubbUoazlo:~ l. son o n ca r ino rloo:JI Autori. l m a 110scr ilti non e l rc~'tltUi acono.


ANNo L XXXI· N. 7

GIORNALE DI MEDICINA MILITARE

L UGLIO 1933-(Xl)

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VII [OftfiREUO lftTERJIIliOitiLE DJ lfOI[fftl f fllll[g IIUTIÌP (Madr id, 29 m aggio-4 giugno 1993-XI)

I Congressi di medicina e fa.rmacia militare hanno una breve, ma interessante storia e può considerarsi con lusinghiera valutazione il contributo che essi hanno finora apportato allo studio delle specializzazioni militari medico-farmaceutiche e alle intese dE'i Corpi sanitari delle Forze Armate di quasi tutte le nazioni. L'ultima guerra aveva dimostrata l'opportunità di meglio definire dei precetti d'ordine generale nel trattamento dci feriti e nella tutela igienica delle armate in campo e, già durante il conflitto, le due grandi coali:t:ioiù avverse avevano cercato di funùere i loro sforzi con ripetute conferenze, tenutesi rispettivamente a Parigi e a Berlino, nelle quali erano convocati rappresentanti delle Sarùtà militari alleate, per mettere a. frutto la comune esperienza e gli insegnamenti emergenti dalle contingenze varie dei teatri di lott.a e dalle condizioni sanitarie delle diverse fronti di combattimento e dei territori dei paesi in armi. Dopo la guerra, per felice iniziativa del compianto generale medico WIBIN, direttore dei servizi Manital'i dell'esercito belga, nel 1921, Ai rinnl a Bruxelles il I Congresso internazionale, cui aderirono quarantadue nazioni e per la sua organizzazione, come per le successive rinuionieper l'esame e la regolamentazione delle varie materie e delle norme inerenti, fu creato il Comitato Per·ma·nente, presieduto per turno dai direttori gP.ne· rali di sanità dei paesi che ospitano i Congressi e formato da un membro stabile per ciascuna delle seguenti nazioni: Brasile, Francia, Inghilterra, Italia, Spagna, Stati Uniti, Svizzera. Segretario il dott. WONCKEN, tenente colonnello medico dell'esercito belga, che ha sempre dedicato la sua instancabile operosità, intelligente e fattiva, a questa istituzione della. quale s'è reso altamente benemerito. È tuttora a.-ssai vivo il ricordo del II Congresso di R-oma, solennemente inaugurato nella Sala Capitolina nel maggio del 1923, e svoltosi sotto la presidenza del tenente generale medico DELLA VALLE, che per questo VII Congresso era stato richiesto di un messaggio, nobilissimo, riportato al posto d 'onore nei diari giornalieri pubblicati durante i lavori. I Congressi si sono poi seguiti con ininterrotto ritmo b iennale a Pa~·igi , a Varsavia, a Londra, all'Aja, fino a questo ultimo di 1\'la.drid, tenu-


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VU CONGRESSO INT.I!lRNAZIONALE DI M.EDIOINA ECO.

tosi dal 29 maggio al 4 giugno dell'anno corrente e del quale ora facciamo la cronaca., seguendo lo stesso ordine del programma.. Ne risulteranno intercalate le notizie riguardanti i lavori con quelle dei ricevimenti, delle feste e dei conviti, di cui è stato signorilmente prodigo il Comitato Ordinatore, secondo le tradizioni di squisita signorilità. dell'ospitalissi.ma. Spagna. Del resto siffatte manifestazioni a~ssorie, che fanno parte abituale d'ogni congresso, finiscono per esserne una delle più utili integrazioni, nell'atmosfera di cordiale cameratismo che permette anche in privato, nelle relazioni personali, proficui scambi di idee e conoscenze su rispettive attività. professionali, determinando correnti favorevoli allo spirito di collaborazione schietta e leale, cui devono informarsi i pratici risultati di questi convegni internazionali. Il giorno 28 maggio, alle ore 11 del matt ino, ebbe luogo all'hotel Ritz la riunione del Comitato Permanente sotto la presidenza del generale medico GoNZALES GRANDA, ispettore di sanità. militare dell'esercito spagnolo, il quale pronunciò un elevato discorso di saluto. Il Segretario dette comunicazione delle variazioni verificatesi nel Comitato, per la sostituzione dei rappresentanti di Francia. (colonnello medico M.ALASPINA) e d'Italia (generale medico CACCIA), rispettivamente, col colonnello medico SoiCKEJ,ET e tenente colonnello medico DE BERN ARDINIB. Si procedette quindi alla trasmissione dei mandati per parte della presidenza e della, segreteria del precedente Congresso dell'.Aja. Farono nominati i presidenti e i segretari delle varie sezioni del Congresso, rimanendo affidata la presidenza della Commissione degli .Atti all'ispettore farmacista dell'esercito spagnolo CASÀ.NOVAS. Il Comitato in sèguito prese in esame numerose questioni organizzati ve ed iniziò la revisione degli statuti, ai quali, in questa prima seduta ed in quelle successive, furono apportate lievi modificazioni non sostanziali. Nello stesso albergo le Commissioni del Congresso vollero offrire una colazione al Coinitato Permanente, durante la quale furono fatti cordialissimi brindisi dal generale GoNZALES GRA.NDA e da.l generale DIEHL, dirett.ore del servizio sanitario dell'esercito olandese, già presidente del Congresso dell'.Aja. Alle ore 12 del giorno 29 nel Palazzo delle Esposizioni, al Parco del • Retiro "' si riunirono i Capi di servizio e delle Delegazioni nazionali, ai quali dette il benvenuto il tenente colonnello medico V AN BAUMBERGHEN, membro del Comitato Permanente e Commissario generale del Congres~:~o, che aveva atteso alla somma di tutta l'ammirevole organizzazione dei lavori e dei festeggiamenti, in modo veramente superiore ad ogni elogio. La Delegazione italiana. era composta del direttore generale della sanità. militare, tenente generale medico Luigi FRANCHI e del tenente colonnello medico Virginio DE BERNARDINIB. Numerosi i congressisti italiani, ufficiali medici e chimici farmacisti in servizio e in congedo: generali medici CAOCIA e GRILLO, colonnello chimico farmacista Suzzr, tenenti colonnelli medici lANNrzzoTTo, DELOGU, FABRIZI, MAUGERI, POLOSA, Soooru, maggiori medici BINAGHI, GAGGIA, SCA.l';NAVINO, maggiori chimici farmacisti GoRRETA, PALMIERI, D 'ALEsSANDRO, primi capitani medici CARIMATI, TEDESCHI, PULTRONE, oa.pitano medico PLASTINA.


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VU CONGRESSO rNTERNAZIONALE DI ME DICINA ECO.

Gli uffi ciali italiani furono amabilmente ricevuti dal R. Ambasciatore S. E. Gu ARIGLIA e ricevettero distinte corte11ie per parte dell'addetto militare, tenente colonnello di S. M. RODA. Ovunque, negli ambienti d el Congresso ed in quelli cittadini, essi erano accolti con segni di rispetto e viva simpatia, per la comune civiltà e cultura o la fraternità sentita dei due popoli latini e per la dignità che il Fascismo ha restituito agl"italiani all'estero. La seduta lnauprale.

Alle ore 16 ebbe luogo la solenne seduta inaugurale nel << Teatro della Commedia »1 che presentava un magnifico colpo d'occhio, totalmente gremito di congressisti in uniforme di gala, in numero di oltre 800, appartenenti a 42 nazioni, e di numerose signore e signorine. Sulla scena erano il Presidente della Repubblica S. E. ALcALÀ-·ZAMORA, il Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro della Guerra S. E. AzARA, il Corpo diplomatico, il Rappresentante dell'Alcade di Madrid CocA e numerose altre Autorità, con la Presidenza e i Comit.ati del Congresso. La seduta fu personalmente diret.ta da1 Presidente della R epubblica che dette per primo la parola al segretario del Comitato P ermanente, tenente colonnello WoNCKEN. Seguirono brevi indirizzi del generale medico polaeco RoUPPERT, per parte Mi présidenti dei passati congressi, e d el generale medico francese DoP'rER in nome delle diverse D elegazioni. Il generale medieo CONZALES GRANDA illustrò in un lungo e documentato discorso lo schema dei lavori e i principali fini del Congresso. Si levò poi a parlare S. E. il Presidente, che con affascinante eloquenza disse dei superiori còmpiti delle sanità militari nelle tragedie delle guerre, vE>.dendo in esse il simbolo della solidarietà umana e del diritto delle genti e facendo voti per la loro missione di pace e di fraternità umana. Un concerto esegui, dopo l'inno spagnolo, l'inno del Congresso, formato con le principali fra si musicali degl'inni nazionali delle diverse ~!-azioni partecipanti, in ordine alfabetico.

Esposizione internazionale di sanità. Alle ore 17 ,30, con l'intervento del PreAid ente del Consiglio, fu inaugurata l'Esposizione internazionale di sanità nel palazzo del Parco del « Retiro », designato anche a sede dei lavori del Congresso. La mostra, interessante e ben disposta, conteneva prodotti chimicofarmaceutici di diverso genere, anedi chirurgici e radio1ogici, libri di scienze mediche, apparecchi per disinfezioni, impianti igienici e materiale sanitario d'ogni speci~. Distinti stands erano riservati alla dimostrazione dell'organizzazione dei servizi sanitari in pace e in guerra, all'aviazione sanitaria, all' esposizione di materiale odontoiatrico e veterinario, di aggressivi chimici e mezzi di protezione, di oggetti di equipaggiamento e viveri in uso nell'esercito. Ai congressisti furono distribuite eleganti pubblicazioni di omaggio, uùntenent.i monografia storiche art.istiche sulla Spagna, la sua Capitale e i suoi monumenti, e notizie particolareggiate sugli stabilimenti medlco-farmaceut.ici militari e civili di Madrid.


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Ricevimento del Presidente ·della Repabblfca. Alle ore 19, nei magnifici salonj del (( Palacio Nacional ,, (già Palazzo Reale), ebbe luogo in forma solenne e con gli onori militari un fast-oso ricevimento offerto dal Presidente della Repubblica, il quale era giunto poco prima, avendo al seguito il Segretario Generale della Presidenza, SANCHEZGUERRA, la sua Casa Militare, il comandante e gli ufficiali della Guardia Presidenziale. S. E. ALCAI.À-ZAMORA , con il Presidente del Consiglio e Ministro della, Guerra e coi Ministri della Marina, S. E. Gnu.r,, e della Giustizia, S. E. ALBOKNOZ, ricevette i congressisti, che sfilarono dinanzi a lui nella sala di Carlo III. Assai notato il gruppo degli ufficiali italiani, anche per il saluto romano, reso secondo le norme regolamentari. Si aprirono quindi le porte del (( Comedor ,, di gala, ove fu servito un sontuoso lunch.

Discussione del primo tema. Alle ore 9 del giorno 30 maggio il Congresso si riunì per la discussione del primo tema di relazione: Principi generali che d.evono informare l'organizzazione sanitaria d'una nazione in caso di guerra. Applicazione alle diverse for·mazioni sanitarie della nuova Convenzione di Ginevra. Data l'importanza del tema, furono ad esso riservate le prime due assemblee, in sessioni plenarie, presiedute da.l tenente generale medico FRANCm. Alla vice-presidenza fu assunto il generale medico FISHER. Segretari gli uffi.cia,li medici spagnoli SAINZ e UcALAY. Il generale FBANcm, assumendo la presidenza, pronunciò il seguente discorso: « Ho l'alto onore di p·resiedere, 'nell'inizio, ai lavori di questo Congresso ieri inauguratosi con la solenne cerimonia, della quale viln·a a-ncora il nostro a'ilimo commosso. Il successo che già ha a·rriso, lietissi1no, alla ttostra adunata in questa grandiosa e gentile Metropoli, sarà indubbiamente confennaro dal valore degli studi e dalla importanza dei tributi che siamo per rendere alle discipli~te scientifiche che governano le nostre gravi mansioni e le superiori finalità uma·ne, che - nell'àmbito dei sacri doveri patri - ispira1to i rapporti di collegialità e le p·roficue intese fra le nost·re corporazioni. L'opera nostra incomincia co-n i più, lieti auspici, nel nobile viatico ieri offertoci dal Capo dello Staw, al quale rimtovianw il nostro devoto O'maggio, n.egli incanti di questa ospitalissima, cavalleresca terra di Spagna, cui vanno gli auguri più fervidi, nelle suggestioni della sua millenaria, gloriosa storia. Qui sarà dunque da noi degnamente segnata un'altra tappa del nostro cammino verso mete sempre più alte ed agognate con purissi1ne idealità di scienza e di amore, fissi sempre ad un solo scopo: ·moltiplicare le nostre forze perchè maggiore e pi.J completa sia l'assistenza e la cura del ferito e del malato in g·uerra. n ten~a che per primo è posto allo studio, per la sua vastità ed importanza, giustam.ente assorbe il ?naggior tempo dei ·1wstri lavori in sedute plenarie e riguarda an(Jhe il n1tovo Patto fra le nazioni per la neutralizza-


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zione e l'assistenza in campo dei feriti e degli infermi e per la limit~i<me àeUe perdite unwme che impongono le guerre. Nessun arg®~ento, meglio di questo, poteva dimostrare la pratica efficacia delle nostre assise, donde devono ora provenire le i·nterpretazioni e le norme per servire fedelmente, cml u-niversale criteri<>, aUe disposizioni sancite e agli- intendim~nti che le hanno ispirate. Ed ora, o Sigttori, al lavoro!

Ebbe per primo la parola il colonnello medico PoTous MARTINEZ che dette conto delle conclusioni adot.tat.e nella prima e nella seconda parte della. relazione ufficiale, da lui redatte. L'O., dopo premesse d 'ordine generale sulle difficoltà inerenti alle gravi incognite di una futura guerra, richiamò particolannente l'attenzione sulla decisiva importanza della preparazione dei quadri dei Corpi sanitari militari. Sebbene la pura istruzione professionale, acquisita nelle università, controllata nei concorsi di ammissione nelle Forze .Armate e

continuata nelle Scuole od Accademie di sanità militare, debba sovrastare ad ogni altra preparazione, tuttavia occorre provvedere con vivo impegno e larghe facilitazioni alle .specializzazioni proprie dell'ambiente militare. Tutto ciò che varrà a. favorire materialmente e moralmente il perso-

nale, servirà a stimolare l'emulazione, già tanto sentita dai Corpi sanitari, nell'adempimento delle loro delica,te mansioni, a facilitare il reclutamento e la scelta del personale ed a. garantire l'adeguato disimpegno del servizio sui campi di battaglia. . Con gli stessi crit,eri occorre tener preparati ed organizzati i quadri di complemento e della riserva e il personale delle Associazioni di soccorso per i loro còmpiti di guerra. L 'O. s'intrattenne quindi sulle dotazioni regolamentari del materiale di mobilitazione e sni depositi di riserva. A suo avviso, in caso di guerra, non dovranno essere subito inviate se non le Unità campali che siano di immediato impiego, per non ostacolare le ~perazioni di adunata che esigono rapidi trasporti di truppe e relativi servizi. Tanto i mat-eriali di regola.menta.re dotazione come quelli provenienti dalla requisizione, dalla mobilitazione industriale e commerciale e quelli fabbricati negli stabilimenti militari e civili, dovranno essere accuratamente collaudati e sperimentati, tenendo altresl il personale sempre addestrato alloro impiego e provvedendo con larghezza ai materiali di ricambio e di rifornimento. Le Associazioni di soccorso, in caso di guerra, saranno in streW rapporti con la sanità militare per una conveniente e armonica utilizzazione delle loro risorse. In ogni cru!o, fin dal tempo di pace, occorre provvedere ad assicurare sufficienti scorte, secondo un piano di acquisti, di fabbricazione e di immagazzinamento, che valga a prevenire improvvise esigenze e che sia tale da rispondere alle più gravi possibilità di durata e di estensione di un eventuale conflitto. Le previsioni per gli sgomberi e le ospedalizza.zioni dovranno poggiare su calcoli delle perdite, e sulla loro specie proporzionale, secondo gl'insegnamenti della grande guerra. Le regolamentazioni, semplici e chiare,


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dovranno essere ispirate, nel campo tecnico, a crit-eri di larga autonomia nella direzione del servizio. La popolazione civile dovrà essere dotata di mezzi di protezione per gli attacchi con gas di guerra, previe adatte istruzioni teorico-prat iche. Alla relazione ufficiale, raccolta in un volume di 218 pagine, avevano largamente collaborato il sottoispett.ore farmacista in 2a DE RoYAS y CEDRUM e la « Union farmaceutica Nacional » con un ampio studio dei dottori MUELA LAGUNA, BAYONA SANCHBZ1 DIAZ lJOPEZ, FERNANDEZ ROJO e LOPEZ P EREZ. Per questa parte riferl prima il dott. DE ROJAS. Dopo considerazioni di non necessaria pertinenza al tema, l'O. parlò dei P archi farmaceutici da istallare, in guerra, presso i più adatt.i nodi ferroviari per il rapido rifornimento d6lle formazioni sanitarie. Disse delle predisposizioni e dei calcoli per il sufficiente rendimento dei laboratori militari nella preparazione dei medicamenti chimici e della medicat ura, specialmente per le aliquote che non potrebbero essere fornite dalla industria civile. Richiamò l'attenzione sulla importanza della coltivazione delle piante medicinali, sull'acclimatazione di quelle specie che debbono essere importat.e dall 'estero, tenendo, in ogni modo, sempre pronti sufficienti depositi di droghe e prodotti chimici di oui non sia possibile il rifornim.,nto in paese. Terzo oratore fu il maggiore farmacista in congedo LoPEZ PEREZ per le eonclusioni della quarta parte della relazione: La missione che il farmacista civile può adempiere in caso di mobilitazione generale deve f'Ssere subordinata all'organizzazione metodica delle disponibilità del paese. Essa deve compiersi in stretta collaborazione ed integrarsi sotto ogni aspet.to con le professioni affini. In quest'ordine di previsioni occorrono intese fra i Ministeri militari e degli affari esteri nonchè fra le Direzioni dell'a.griooltura, dell'industria, del commercio e della sanità., relativamente all'organizzazione della mobilitazione industriale. In caso di guerra, i farmacit;ti civili, per le loro conoscenze e specialmente presso le popolazioni rurali, sono in grado di prestare in ogni momento opera efficace per l'assistenza dei colpiti da gas tossici, potendo provvedere ai primi soccorsi fino al ricovero nei prossimi luoghi di cura. Essi poi, per la loro specifica competenza in fatto di chimic>.a e d'igiene, sono chiamati ad una preziosa collaborazione in quanto concerne problemi di attinenza, direttamente interessanti la difesa nazionale. Il tenente colonnello medico GoSZALES DELEITO espose la parte del tema riguardante l'applicazione alle diverse formazioni sanitarie della nuova Convenzione di Ginevra, facendo una lucida interpretazione ed applicazione delle norme sancite nel Patto. Assente il correlatore per la Svezia, tenente colonnello medico Osca.r NORDLANDER. P er la sezione veterinaria, ammessa per la prima volta, a titolo eccezionale, a questo Congresso riferì il primo veterinario SAENZ DE PIPAON. Egli illustrò le seguenti conclusioni, dello studio inserito nella relazione sul primo tema, e da lui condotto in collaborazione con il sottoispettore veterinario in 2• MEDINA GARCIA:


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Per ottenere un perfetto funzionamento dei servizi veterinari e per far sl che la funzione dei veterinari militn.ri sia la più efficace e dia il maggiore rendim('nt.o, occorre che il Corpo veterinario abbia una propria personalità. e che la sua. organizzazione riposi su di un'autonomia cosl vasta. da permettere all'iniziativa., tanto personale che collettiva, di estrinsecarsi in armonia con gli scopi generali del servizio, evitando impacci e ritardi nella attuazione delle misure di carattere tecnico consigliate dalle circostanze. « 2o - I principi generali dell'organizzazione veterinaria in ca.so di guerra devono comprendere: a) le regole concernenti il reclutamento, la mobilitazione e la. ripartizione del personale, in modo che la sua funzione sia la piìt utile nella prestazione di cure igieniche, mediche e chirur· giche agli animali, nei campi di concentramento, durante i tra.<iporti, durante e dopo i combattimenti; b) le relazioni fra il servizio veterinario e quello di sanità, nella concreta questione della lotta contro le zoopatie «l 0 -

t.rasmissibili all'uomo; o) le norme da seguire per l'esplicazione del servizio

igienico-bromatologico, nelle pertinenze alla veterinaria, la cui importanza è tanto grande durante la guerra. « 3° - Le funzioni varie che in caso di guerra sono esercitate dai veterinari militari esigono una preparazione speciale, per la quale è necessario che sia mantenuta in efficienza, durante la pace, una organizzazione appropriata ai fini militari e proporzionata alla potenzialità. economica del pa-ese )). Aperta la discussione sul primo tema fu concessa la parola al tenente colonnello medico DE BERNARDINIS che commentò le concluMioui ed alcuni punti della relazione. L'O. insistette particolarment.e sullo scarso sviluppo dato dal tema allo studio della Convenzione di Ginevra, limitato alle applica.zioni riguarda,nti le forma.zìoni sanitarie: La Convenzione devolv~ le sue pratiche attuazioni ai Corpi sanitari ed è necessariamente sommaria nella enunciazione delle categorie di infermità che formano oggetto di provvedimenti diversi, come, per esempio, il rimpatrio e l'osperla.lizzazione dei prigionieri in paesi neutrali. Questo è un fertile campo d'indagine e sarebbe st.ato bene spaziarvi per raggiungere quelle intese che dovrebbero assicurare una uniforme interpretazione ed applicazione del Patto, che rimane la. Magna Oarta delle Sanità militari nei confronti della guerra. Come una legge, in casi di ta.l genere, pre· vede le specificazioni regolamentari, così, per la Convenzione, sarebbe opera degna e proficua preparare in queste adunanze internazionali schemi esecutivi e norme di a-dempimento, da sottomettere alle superiori approvazioni L'O. presentò in tal senso una formale proposta che fu ammessa all'esame del Comitato Permanente. Il generale medico della riserva UzAC (Francia) svolse una comunicazione esponendo suoi criteri sullo sgombero dci feriti e malati dalle prime linee, sostenendo che nelle formazioni sanitarie avanzate devono essere ricoverati solo i feriti gravi intrasportabili a grandi distanze, o che hanno bisogno di un urgente intervento operatorio, mentre tutt.i gli altri (eccetto, s'intende, i leggerissimi, guaribili in tre o quattro giorni, che si fanno rientrare subit{) ai rispettivi reparti) saranno sgombrati negli ospedali da campo delle retrovie.


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VU CONGRESSO INTERNAZIONALE DI IO!:DICJNA ECC.

Il presidente dell'assemblea, tenente generale medico FRANCHI' prese la parola per associarsi completamente ai giusti criteri del generale UzAc. A sostegno di queste tesi riferi che nei primi mesi della grande guerra ebbe modo di constatare i gravissimi inconvenienti a ctri si andava in(',ontro, con danno dei feriti, applicando le disposizioni regolamentari, che fa~evano obbligo di ricoverare negli ospedali di corpo d'armata, oltre ai feriti non trasportabili a grandi distanze, anche quelli giudicati guaribili in 15-20 giorni, allo scopo di poterli ricuperare non a.ppena guariti. Accadeva che ben presto le formazioni sanitarie di prima. linea erano intasate e d 'urgenza si doveva (anche dopo due o tre ore dal ricovero) addivenire ad un secondo e terzo sgombero, per non avere subito presa la saggia decisione del diretto invio alle formazioni sanitarie da campo di armata. Spesso, solo dopo due o tre giorni i feriti potevano essere rimedicat.i. Dati i comodi e rapidi mezzi odierni di trasporto- concluse l'O. i feriti e malati giudicati guaribili in 15-20 giorni, dovranno essere direttamente sgombrati negli ospedali da campo delle retrovie, dove arriveranno dopo qualche ora di viaggio non disagevole e dove potranno essere convenientemente visitati, medicati, assistiti, in ambiente relativamente tranquillo. Il ricupero di tali feriti, o malati, non appena guariti, sar& altrettanto fa-cile e sollecito che se fossero stati ricoverati negli ospedali da. campo di corpo d'armata. n colonnello medico Scrc.KELET (Francia), considerando i pericoli di bombardamento sempre più notevoli, ai quali saranno esposte le formazioni sanitarie di campagna e gli stabilimenti ospedalieri fissi, propose al Congresso, per lo studio dei Governi, il seguente duplice voto: « l o - Che i centri urbani con ·installazioni sanitarie siano riservati esclusivamente per i bisogni del servizio di sanità. e messi sotto il segno della Croce Rossa. « 2o - Che al più prest-o possibile si provveda ad una regolamentazione per determinare le condizioni di applicazione di questo provvedimento, nel quadro della nuova Convenzione di Ginevra, per il miglioramento della sorte dei feriti e degli ammalati negli eserciti in campagna ,,. Secondo l'O. si dovrebbe stabilire che le nazioni non partecipanti al conflitto fornissero delle persone da insediare nelle cittA neutralizzate, per essere di sicura garanzia a che non vi si preparino materiali di guerra e che comunque esse non siano utilizzate per scopi bellici. Il presidente, pur lodando la umanitaria proposta, ne mise in dubbio la prat.icità. A pa.rte la considerazione - disse l'O, - che le nazioni in guerra, per aver presto ragione del nemico, tenteranno subito ogni mezzo per deprimere il morale delle popolazioni della nazione avversaria col bombarda.re, a mezzo dell'aviazione, le città più prontamente ra.ggiungibili, rimangono le difficoltà inerenti alla designazione dei neutri, perchè - come la grande guerra ha dimostrato - chi è neutro oggi, può non esserlo domani . Intervennero alla discussione del tema il tenente colonnello medico FERNANDEZ 1\!A.R.TOS ed i maggiori medici MURILLO e V ALLAl>OLID (Spagna) con importanti osservazioni e considerazioni inerenti alla relazione e ai problemi in esame.


vn CONGRESSO INTERNAZIONALE DI MEDICINA ECC.

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Furono inoltre svolte le seguenti comunicazioni: Generale medico UZAc (Francia): Della utilizzazione, per il servizia sanitario, tùi mezzi di t·rasporto che offre l'in4:ustria. moderna. Dott. S.A.NFELICES (Cile): Sul trasporto degli infermi, tùi feriti e degli operati. Capitano medico BLASCO SAJ-AS (Spagna) e dott. GARVISKI (Polonia): Sullo stesso enunciato del tema. La seduta fu tolta verso mezzogiorno e la discussione fu ripresa. alle ore 9 del giorno successivo, sempre sotto la presidenza del tenente generale medico FRANCm e con lo stesso ufficio di segreteria. Il maggiore medico WINTERZ (Belgio) lesse un interessante rapporto SU il trasporto dei feriti in prima li·nea. Il dott. BERGES illustrÒ un suo lavoro, con grafici dimostrativi, riguardante il traspo-rto dei feriti per via aerea. Il generale medico HAUSER s'intrattenne su argomenti del tema e il dott. SAIN~ERBIN, capo del servizio chimico-farmaceutico di Brest, prese la parola sulla relazione in quanto concerneva i servizi farmaceutici. In ultimo parlarono i relatori, i quali risposero alle osservazioni dei congressisti intervenuti alla discussione del tema. Per la redazione delle conclusioni fu nominata una Commissione composta del tenente generale medico FRANCID1 presidente; del colonnello medico PoTous MARTINEZ, vice-presidente e dei congressisti FER:NANDEz-MARTos, RoJAs, V ALLADOLID, DE BERNARDINIS, S.A.INz DE Pl.PAoN, S.A.INz e URCELAY.

La Commissione esa.uri il suo còmpito col piÙ! diligente esame dei c<>ncetti emersi dalla discussione e, in un'atmosfera di cordialissima collaborazione, furono accolti gli emendamenti ritenuti opportuni alle conclusioni delle relazioni ufficiali e lo stralcio di alcune proposizioni già ritenute dalla presidenza, con l'approvazione delle :assemblee, non strettamente pertinenti al tema o non di assoluta competenza.

Gita aii'Eseurlale. Nel pomeriggio del giorno 30 maggio i congressisti si recarono aJl'Escuriale, a 49 chilometri da Madrid, per visitare quel Monastero, ~­ lossale opera costruita sotto gli auspici di Filippo II e considerata come una delle meraviglie del mondo. Il monarca volle celebrare la strepitosa. vittoria, guadagnata il 10 a.goBto 1557 a.l suo es-ercito da Emanuele Filiberto di Savoia a. San Quintino, con questa gigantesca costruzione architettonica, destinandola, oltre che ad uso religioso, a. luogo di ritiro e di studio per lui stesso. Gli artisti più esperti furono chiamati da Filippo II per contribuire alla costruzione dell'edificio che, iniziato nel 1563 e portato a termine uel 1584, fu arricchito di meravigliose opere d'arte e di una preziosissima biblioteca, ove si accede dalla grande scala con la volta tutta dipinta a fresco da Luca Giordano. La smisurata mole occupa un quadrilatero di 206 x 161 metri. I suoi angoli sono dominat.i da torri che si elevano maestose e severe sulle imponenti facciate. Fra le tele e le sculture di insignì artefici italiani si ammirano lo stupendo crocefisso in marmo bianco di Benvenuto Cellini,


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le statue di Carlo V e Filippo II dovute al magico cesello di Pompeo Leoni e gran numero di quadri del Tintoretto e di altri di quei nostri pittori che diffusero nel mondo la luce del Rinascimento. Il Panteon dei re e quello dei membri delle famiglie reali costituiscono un meraviglioso insieme monumentale in marmi di Firenze e di Carrara, distribuito in nove sale, in una delle quali sono le spoglie di Giovanni d 'Austria, il vincitore della battaglia di Lepanto.

Visita al Laboratorio centrale di farmada. Alle ore 11,30 del 31 maggio ebbe luogo la visita al Laboratorio centrale di farma.cia, allogato in numerosi padiglioni distribuiti in un vasto terreno. Una prima sezione, in un fabbricato a tre piani, è destinata alla confezione delle compresse, past iglie, pillole, granuli, nonchè per la confezione, l'imballaggio e la distribuzione di altri prodotti farmaceutici. La seconda sezione è riservata alla preparazione degli estratti, delle capsule e perle gelatinose, nonchè di prodotti di distillazione. La terza sezione è per il raffinamento e la purificazione di prodotti chimici del commercio e contiene impianti e laboratori di analisi, specialmente di chimica tossicologica e per ricerche biologiche e batteriologiche, per cui dispone di una completissima attrezzatura. La quarta sezione serve aUa preparazione di prodotti per uso ipo· dermico e contiene laboratori di ricerche e di controllo, nonchè un completo arredamento per la lavorazione dei vetri delle fiale. Vi sono anche annessi laboratori per l'allestimento delle pomate, per la polverizzazione delle droghe, ecc. La quinta sezione è destinata alla preparazione degli oggetti di me· dicatura. La sesta sezione è riservata alle analisi e alle verifiche dei medie-amenti e di materiali diversi. Anche essa possiede completi e modernis· simi arredi tecnici: microscopi, ultramicroscopi, polarimetri, strument.i per analisi elettrolitiche, microanalisi, ecc. Completano il vasto Istituto gli uffici di direzione, un museo, un~ biblioteca e capadssimi magazzini di deposito.

Dfscussf0111e del secondo tema. Presieduta dal generale medico DoPTER (Francia), assistito dall' ispettore provinciale d'igiene BARDAJI e da.i segretari NAGER e V ALLA· DOLID (Spagna), si svolse il mattino del l 0 giugno la seduta per la discussione del secondo tema: Le vaccinazioni preventive nelle armate di t-erra, di -mare e dell'aria. La relazione ufficiale, in nn volume di 206 pagine, era stata redatta per l'Inghilt-erra dal tenente colonMllo medico DAWSON e dai capitani medici SHELDON e WHITTINGIUM; per il Giappone dalla Direzione di sanità della Marina da guerra e dal maggiore medico M.As.AJI KlTANOi per la Spagna dal tenente colonnello medico FERNANDEZ MA&Tos, direttore dell'Accademia di sanità militare di Madrid e dal maggiore far· macista SAEZ F. CASAB.IEGO.

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VII CONGRESSO ISTERNAZIONAL.l: DI MEDICINA ECC.

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I relatori dettero conto delle loro conclusioni. Intervennero alla discussione numerosi congressisti e furono presentate le seguenti comunicazioni: 0WCZAREWIEZ1 SASKI1 STETHIEWIEZ (Polonia): Saggi di vaccinazioni preventive con anatossina tetm~ica nell'esercito polacco, dal 1928 al 1932. V. I. BABESHl (Polonia): Le vaccitwzioni antitifiche, oomparativamente per via ipodermica e boccale, nell'esercito polacco, dal 1928 al 1932. TEJADA SALGADO (Spagna): Considerazioni sugli ultravirus. MARTIN SALAZAR (Spagna): La immunità contro le infezioni nell' esercito. TORMOS DE BENITO LANDA (Spagna): La vaccinazione sistematica dei neon,a ti col B. C. G. - Risultati. Capitano medico Mario FIORE (Italia): La vaccinazione antitifica nel corpo di spedizione della Cire-naica (1914-16). Riportiamo le conclusioni delle tre parti della relazione ufficiale. I relatori inglesi conclusero il loro studio con il seguente riassunto: (( I risultati dell'esperienza fatta nelle forze britanniche di mare, di terra e dell'aria, dimostrano che l'immunizzazione per inoculazione di va-ccini contro le febbri enteriche, rivela un grado assai notevole di protezione contro queste malattie ma che le misure generali d'igiene non devono essere trascurate. «L'immunizzazione contro la difterite e la scarlattina non è stata applicata in modo intenso, pcrchè nei contingenti britannici il numero di queste malattie è assai ridotto; ma essa ba dimostrato tutto il suo valore, quando è st.ata impiegata. Nelle Scuole e negli a ltri Istituti di istruzione la profilassi immunitaria attiva è stata assai largamente utilizzata e si è osservato che essa era efficacissima. ((L'immunizzazione contro l'influenza e il raffreddore è un problema di grandissima importanza e sebbene numerosi ufficiali medici si siano pronunciati favorevolmente, altri banno manifestato opinione contraria. Per decidere, a questo riguardo, sulla efficacia dei vaccini in uso, questi dovrebbero essere impiegati su larga scala per parecchi anni, durante i quali occorrerebbe tenere una esatta registrazione dei casi constatati di influenza e di corizza in tutti i gradi di intensità nelle città ove essi sarebbero oggetto d'osservazioni. Attualmente non sembra possibile di registrare altro che i casi dei malati che entrano in ospedale o che si presentano per la cura medica >>. I relatori giapponesi alla loro volta presentarono le seguenti conclusioni: <~Sebbene la necessità di praticare una vaccinazione profilattica in un determinato paese dipenda dalle locali ricorrenze di malattie infettive per sè stesse, essa t utt.avia costituisce uua. misura importante per la profilassi milita.re. Il grado di efficacia della vaccina.zione preventiva. varia a seconda delle diverse malattie e i diversi metodi di vaccinazione. Se si vuoi cercare di ottenere gli effetti più favorevoli colla minore reazione è necessario migliorare l'organizzazione profìlattica generale e perfezionare i vaccini, scegliendo i metodi di vaccinazione convenienti per


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Vll CONGitESSO INTERNAZIONALE DI MEDICINA ECC.

assicurare i migliori risultati pratici. L'immunizzazione per via boccale, che gradualmente è arrivata ad essere impiegata in questi ultimi anni, ha dei vantaggi, quali i sintomi leggeri di reazione e la facilità. del pro· cedimento, ma essa ha anche lo svantaggio di richiedere un gran numero di bacilli. La opportunità della. sua applicazione dipende naturalmente dal grado della sua efficacia e cosi pure dalle differenti condizioni di ciascun paese e da circostanze diverse». Il maggiore farmacista SAEZ F. CASARIEGO (Spagna) nelle sue conclusioni osserva che prima dell'incorpora.zione delle reclute occorre conoscere lo stato sanitario delle regioni di provenienza per le necessarie osservazioni e l'opportuno trattamento preventivo, nonchè per la ricerca dei portatori. I contingenti destinati alle colonie dovrebbero essere sottoposti a trattamento vaccinico per le malattie endemiche delle zone di destinazione; ad ogni modo è necessaria la rivaccinazione contro il vaiolo. La vaccinazione contro l'influenza può essere r egolata secondo opportunità. regionali. In tempo di guerra, al principio della. campagna, occorre vaccinare tutto l'esercito combattente contro le maggiori malattie infettive. Negli stabilimenti di campagna si terranno sempre pronti vaccini preventivi contro la ca.ngrena ga-ssosa. Il relatore tenente colonnello medico FER.NANDEZ MAB.Tos (Spagna), premesso che la vaccinazione antitifoparatifica è il mezzo più importante di lotta, a disposizione degli eserciti, contro le febbri tifoidi, richiamò alcuni capisaldi in merjto all'applicazione pratica. di tale vaecinazione profilattica e cioè: che il momento più propizio per attuarla è quello più vicino possibile all'incorporamento dei militari, prima dell'inizio delle istruzioni; che qualora speciali condizioni sanitarie locali impon· gano di eseguire, oltre la vaccinazione antitifica, altre vaccinazioni (prima o dopo di essa), occorre distanziare di un mese le rispettive pratiche va.ccina.li, per evitare di vaccinare in periodo di fase negativa; che la preparazione del vaccino, come si fa in quasi tutte le nal$ioni, avvenga da parte di un organo proprio, militare; che le norme di applicazione del vaccino siano fissate con ordini di servizio. L 'O. affermò inoltre l'utilità che le reclute da vaccinare, siano, se possibile, alloggiate separatamente dagli anziani; che i medici militari facciano sulle reclute stesse opera di vigilanza sanitaria e di educazione igienica e che le autorità. sanitarie militari, olt re a sorvegliare di continuo le misure di prevenzione della febbre tifoide ed a tenersi a contatto con gli organi sanitari civili, eseguano per ogni caso di febbre tifoide una inchiesta epidemiologica, onde rintracciare la fonte di contagio e la ragione della. mancata protezione vaccinale. P er la vaccinazione antivaiolosa sostenne che deve essere obbliga.· toria per le truppe, regolata da norme tecniche fisse ed eseguita con vac· cino della maggiore purezza, preparato e conservato, come s'è detto, da. un ente militare apposito. L'O. infine soggiunse che il servizio della vaccinazione antiral>ica fu stabilito nel 1917 presso l 'Istituto d'igiene militare dell'esercito spagnolQ. n metodo vaccinale seguìto, con lusinghieri risultati, è quello di Hoyes o delle diluizioni virulente.

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La discussione sul tema, alla. quale intervennero altri numerosi ed autorevoli congressisti, fu iniziata e si consluse con applauditi discorsi dell'illustre presidente, generale medico DoPTER, che apportò allo studio delle vaccinazioni il sapiente contributo della sua alta dottrina, per cui egli è tant-o chiaramente noto negli ambienti sdentifici internazionali. Il generale FRANCHI prese la parola per presentare il seguente ordine del giorno, ispirato dalla considerazione che, ai fini pratici dei lavori del Congresso, sarebbe opportuno conoscere i metodi di preparazione dei vaccini preventivi in uso presso le varie nazioni, senz.a le attuali riserve ed il segreto che talune di esse credono di mantenere: «.Atteso che fra gli scopi essenziali dei Congressi internazionali di medicina e farmacia militare vi è quello di stabilire una effettiva collaborazione fra le sanità militari dei diversi paesi, specialmente in fatto di medicina preventiva,. si fa voto che tale collaborazione debba essere attuata senza limitazioni e senza riserve, facendo palesi ed illustrando quei metodi tecnici che nei singoli eserciti sono seguiti nella prepara-

zione dei vaccini e degli altri prodotti ad uso profilat.tico n. Il voto fu approvato dal Congresso.

Banchetto e ricevimento otlertf dal Governo. Con l'intervento del Presidente del Consiglio S. E. MANUEL Az.ABA ebbe luogo alle ore 21 del l o giuguo il banchetto di gala offerto dal Governo della Repubblica ai Capi delle delegazioni e aJ Comitato Permanente. Eranop resent.i i Ministri della Guerra e degli Esteri LL. EE. GmAL e ZULUETA, il sindaco di Madrid Rrco, il segretario alla Presidenza della Repubblica SANCHEZ GUERRA . .Allo spuma.nte prese la parola il Commissario generale del Congresso, tenente colonnelllo medico VAN BAUMBERGHEN, che fece una breve storia dei congressi di medicina e farmacia. militn.re, so:fiermandosi a sottolineare l'importanza di quello che si svolgeva in Mailiid e presentando omaggi ed espressioni di riconoscenza del Comitato Ordinatore al Presidente del Consiglio e ai Membri del Governo, per l'onore fatto al Congresso e per gli appoggi concessi alla sua organizzazione. In nome dei congressisti fu designato a parlare il Capo della Delegazione italiana che pronunciò il seguente indirizzo: Eccellenza, M i è stato affidate l'alte onore di pMgere alla E. V. espressioni di devote onw,ggio per parlc delle D elegazioni nazionali e dei part.ecipanti

al VII Oon,gresso internazionale di medicina e far-m,acia militare. Dopo la solenne i-naugurazione del nostro Congresso, alla quale il Oapo dello State si è degnate conferire il supremo onore di wna presidenza effettit·a, noi abbiamo iniziato e continuiamo i nostri lavori in questa augusw città, d01Je le twstre assemblee amJengo1w nei riflessi l1~minosi di gloria, che armi e arti e scienze hanno gua,da.gnato alla nobilissima N azione spagnola.


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VTI CONGRESSO 1!-."'TERNAZIONALE DJ MEDICINA ECC.

L e nostre azioni di grazie, Eccellenza, per la ospitalità cordiale e sigrwrile di cui <nnm~ue sia11w fatti segno, sono vive e sentite, come vioo t sentito ~ il nostro entusiasmo per la vostra grande Patria, di cui noi - nelle brevi remore che i nostri sttuli ei concedono - ammiriamo le magnificlt.e bellezze. I n questa calda atmosfera di simpatia, noi siamo lieti di ela-borare i fruUi delle nostre conoscenze ed esperienze, nvnch~ di unire i nostri sforzi per servire gli ideali di profonda umanità, a cui si ispira la nostra mis· sione e cioè di rendere effìaienti le norme che già legano le nazioni civili per quanto 'riguarda la medicina preventiva e la neutralizzaz~ ed aJBi· stenza d-ei feriti e malati in guerra. La 1w.~tra 11wdest1,, ma dura fatica, trae il suo premio non solo dalla soddisfazione di un puro d,QVere compiuto, ma dalla sollecitudine e dal CO?t· senso del vost,ro Governo. Ec:cellenza, L'invito ge;ntile che ci avete ri·volto ci è ri1t8cito som·mamente gradito ed io sm~o fiero di essere l'intm·prete fP-dele di q1testi 11enti·menti che a.nima110 noi tutti, presso di Voi e p re.~ so il Governo che c:osì degname1ue presiedete. Alzo il calice alla .~al1tte di S. E . il Presidente della R ep1tbblica, a!la V ostra, Eccellenza, ed a quella di tutti i Membri del GoveMw, auspicando ogni ·migliore fvrtuncl per la gloriosa e nobile N a:ione spagnola.

Il discorso del generale F'RANcm ebbe per parte degli intervenuti la più calorosa aoooglienza e fu coronato da un entusiastico applauso. Si levò quindi a parlare il Presidente del Consiglio: « In poche parole egli disse - io vorrei ri!!pondere all'amabile indirizzo del Capo della Delegazione italiana. La brevità rende più evi· dente la vivacità dei sentimenti. Nel corso di questo Congresso, che si tiene nella. nostra Patria, voi avrete avuto l'impressione di trovard nel pae$e degli amici e della cordialità. Ma non trovo parole per esprimere ciò come io vorrei, })erchè non conviene a me spagnolo vantare l'ospi· talità e le bellezze di Spagna di cui ha parlato il Delegato d 'Italia ». Il Presidente esaltò poi gli ideali di pace e di libertà della. Repub· blica Spagnola ed augurò che fossero durevoli, cordiali e gradite le im· pressioni riportate da.i congressisti durante il loro soggiorno in Madrid. Il discorso a,c;~coltato con la più deferente attenzione, fu salutato da un' imponeute ovazione. Tolte le mense, il Presidente s'intrattenne affabilmente con i con· gressisti e tornò a felicitarsi personalmente col generale FE.WOHI, al quale rivolse cordiali espressioni. Col:!i anche numerosi congressisti .pre· sero occasione per esternare al Generalo la loro viva simpatia, sottolineando la dignità e la misura 1lel suo discorso, con parole di alta considerazione che oltre la sua persona erano indirizzate alla grande Nazione italiana. Al bancl1ctto SPguì , negli ampì E~aloui del lussuoso albergo, tUl ri~e­ vimento per tut.ti i èougres.sist i con nn ricco rinfresco.


VII CONGRESSO INTERNAZIONALE DI MEDICD<A ECC.

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Riunioni del Capi delle Delegazioni. Dopo quella del 29 maggio ebbero luogo altre due riunioni dei Direttori di sanità e Capi delle Delegazioni. In una di esse intervennero anche i l'apJJresentanti della Società del diritto intt>rnazionale. Furono ('saminati questioni di diversa specie, inerenti a problemi tecnici d'ordine generale e furono approvate lievi modificazioni allo Statuto dci Congressi.

Visita aJt•ospedale mRitare. Alle ore 11,~0 del 2 giugno i congr essisti vigitarono l'ospedale militare di Madl'id, che per i suoi impianti e per la dotazione di personale e per la sna capacità, è il più importante della Spagna. Si t.rova nel sobborgo di Carabancbel t>d è costruito in padiglioni sta.ccati circondati da ampi giardini. E sso comprende i seguenti reparti: Un reparto chirurgico per ufficiali con 24 letti, un reparto medico per ufficiali con 21 lt~tti. Questi due reparti, installati in padiglioni distinti, dànno la. più gradita impressione p er il loro arredamento, per il confort e per le loro condizioni igieniche. Hanno due belle sale per opera-zioni chirurgiche, sale da bagno e sal~ da soggiorno, terrazze e verande, cucina e dispensa proprie, riscaldamento indipendente, lavanderia ed essiccatoio. Sei padiglioni chirurgici per la truppa, divisi in tre reparti, di cui uno per chirurgia ortopedica con laboratorio proprio e gabinetto radiologico. Vi sono perfetti impianti di sterilizzazione e abbondanti iRtrumentari. Dieci sale per mt'dicina generale. Un reparto di cardiologia. Due sale per infettivi. Cinque sale di venereologia. Un reparto di dermatologia cun laboratorio proprio. Un p::tdiglione per malati del sist-ema nervoso e per l'osservazione delle malattie rnentltli, Un altro padiglione di s~<n"ega.zioue. Un reparto di urologia.. Un reparto di oftalmologia. Un reparto di otorinolltringologia. Un laboratorio d'analisi. Un gabinetto di radiologia e terapia fisica. Una farmacia riccamente dotata. Cucine, dispense, lavanderie, magazzini. Uffici per la direzione e l'amministrazion(>. La visita allo stabilimento riusci di grande interesse e dette luogo a. manifestazioni del più vivo compiacimento per parte dei congressisti, ammirati d-ella grandiosità, della proprietà e dell'ordinè del vasto e modernissimo stabilimento. 2 -

GfO'Ml<tle di medicinel militel'l'e.


OMAGGIO AGLI UFFICIALI MEDICI SPAGNOLI CADUTI IN COMBATTI MENTO.


Vll CON·ORESSO IN'rERNAZJONALE DI :MEDICI~A E CC.

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Nei giardini Mll'ospedale sorge un monumento io ricordo degli ufficiali medici spagnoli caduti in combattimento nel Marocco. Su di esso il generale medico FRANCHI, a nome del Congresso, depoRe una bella corona di fiori. I congreRI)isti furono ricevuti dal diiret.t{)re dell'ospedale, teneot.e colonnello medico SOLER RODRIGUEZ e dal generale medico ispettore Jos'È .AUGUSTIN che porse il suo saluto e quello degli ufficiali dello stabilimento ai congressisti. Rispose il tenente generale medico FRANOJU inviando un pensiero alla memoria dei colleghi spagnoli caduti per la Patria e rilevando Ja fraterna solidarietà. che unisce le sanità militari dE>i vari paesi. Gli ufficiali dell'ospedale furono nella visita guide premurose e cortesissime e vollero offrire un signorile rinfresco a tutti gli intervenu1 i.

Convito delle classi sanitarie. Alle ore 14 dello 11tesso giorno i medici, i farmacisti, i dentisti ed i veterinari di Madrid convitarono nei maggiori alberghi della città i rispettivi colleghi convenuti al Congresso ed anche in quest'occasione si rinnovarono manifestazioni del più. vivo cameratismo e della più cordiale collegialità.

Discussione del terzo tema. Contemporaneamente al secondo t<'ma furono discussi io sezioni distinte il terzo, il q uarw, il quinto tema e si svolsero i lavori della SE>zione veterinaria.. Il terzo tema aveva per paesi relatori la Spagna e il Belgio. La relazione, io un volume di 131 pagine, era stata redat ta per il Belgio dal tenente coloru1ello medico LEMAN e per la Spagna dal tenente colonnello medico GoMEZ ULLA, dru maggiori merlici SANCHEZ VEGA, HERRER M.ENGUJION, dai capitani medici MADRUGA JEMENEZ, 1\LutTIN SANTOS, dal maggiore farmacista CAMPOY IRIGOYEN, t.utti de)l'(lsercito, ooochè dai maggiori medici di marina MARTINEZ FALERO e ABENGOICHEA !JAITA.

Enunciato del tema: Trattament<J nei posti avanzati dei ca..'ti chirurgici d'urgenza nella guerra di moviment<J. Concezione d''INUt formawimte specializzata. Sua organizzazicm,e tec-"nica e suo impiego dal punto ài vista tattioo. Le conclusioni della relazione ufficiale erano le seguenti: ,, 1. Le possibilità di guarigione di un ferito sono tanto più gramll per quanto più precoce e completa è l'assistenza. chirurgica che gli viene prodigata. « 2. Nessun intervento è capace di evitare l'infezione di una ferita. di guerra eome la precoce escissione Ili essa. « 3. Nessun intervento sarà praticato io un luogo ove non fosse assolutamente gareotita la realizzazione delle condizioni necessarie per una. tecnica rigorosa.


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VII COI'lGRESRO lNT&RNAZION'ALE DI MEDICINA ECC.

« '1. I

Sf>rvizi chirmgici dovranno !lpecializr.arsi quanto più pos-

sibilt•. cc 5. Il per~ouall~ sarà ugualmente specia.Ezzato e sarà ripartito in modo rla «lare il suo massimo rendimento o che pos:la almeno esplicare effiL•.acemPnt~ le propriP mt] o:teità. « 6. Nei posti di soccorso reggiment-ali non si eseguirn:nno che operazioni di estrema urgenza, a venti cara.ttere di primo soccorso. « 7. Si inietteranno siatematicament(' a. tutti i feriti - e pn•cisamentE' in questa prima formazione sanitaria - i sieri profila.ttici anti· tetanico e anticangrenoso. "8. Si curerà di preferenza, in qtle!'ti post.i, di effettuare lo sgombero rapido dci feriti suUa phì prossima Ambul:mza, chirurgica. « 9. Nella guerra di mo,rimento l'impianto delle Ambulanze vicinissime alla fronte è rischioso e per di più non è di nessuna ut.ilit.à. cc 10. In una tale guerra, in ragione dl'lla. natura del genere di combattimenti, hisugna che l'Ambuùmza cl1irurgica faccia una cernita dei feriti per cui neces~ita un 'operazione di estrema urgenza c di quelli intrasportabili, e che sgombri gli altri con tutta sollecitudine sugli ospedali da campo. Per ottenere la sua massima mobilità è necess:nio che i suoi mezzi di ospedalizzazione siano ridotti a quelli assolutamente indispensa.bili. « 11. Il Gruppo chirurgico complementare è indispensabile, percb(> il lavoro riservatv alle Ambulanze sia in ogni moment-o proporzionato al numero dei feriti che vi sono raccolti. << 12. Per conseguenza la formazione chirurgica specializza.t.a è formata dall'Ambulanza chirurgica e dal Gruppo chirurgico complementare P può a.ncora. dirsi che essa non è completa, se non si a-ggiunga a queste due formazioni la Sezione chirurgica di sgombero. cc 13. Questa formazione deve essere provvista dei mezzi necessari perchè ogni sorta. d'operazioni d'alta chirurgia possa esservi eseguita con la rapidità cui si ò accennato con il concetto della. precocità, e perchè vi siano cura.ti tanti feriti per quanti possa.no esRervi accolti ,,, Sul terzo tema fm·ono :vresentate le se.gnenti comunicazioni: Colonnello medico ADA.M Huzcz! (Polonia): Organizzazione di un posto di soccorso chiru·rgico allcL fronte con annessa 1ma flottiglia aerea sanitaria. Tenente colonnello medico KENJI YBUCA (Giappone): Con w ste-Sso enunciato del tema. 1tfaggiore generale medico I. W. WERT (Inghilterra): L 'organizzazione dell'esercito inglese in argomento al tenta. Capitano medico di marina .A.l:GUABELLA Y BUSTILLO (Spagna): Anestesia estradttral e. Tonente colonnello medico di marina SANom:z GOMEZ (Spagna): Contributo originale sulle legature auto1Mti<:hc riassorbibili nel trattamento delle enwrragie. Alla discussione parteciparono chirnrgi militari spagnoli, francesi, italiani, inglesi e belgi. Assai importante una commùcazione del generale medico CACCIA (Italia) che ebbe grande influenza !lulle conclusioni generali del tema, present-ate all'approvazione dell'assemblea plenaria.


vn CONGRESSO tNTEitNAZIONALE DI l\fEDICINA ECO.

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finale del Congresso. L 'O. richiamò s uoi precedenti studi , svolti nei p: I!!Sati congressi di V ar savia e dell' Aja, sui mezzi di emosta.c;ia sul campo di battaglia e sulle teleferiche, come prezioso mezzo di trasporto dei feriti in m ontagna, secondo la va~ta e11perienza fattane sulla fronte italiana. nella. grande guerra. Come egli E'bbe a dimostrare nel IV Congresso, l 'Aviazione sanitaria, pot.rà avere eccezionale impiego, in prima linea., nelle guerre europee, pur continuando ad a.vere proficua applicazione nelle colonie. Parlò d el "Nucleo chirurgico ,, quale formazione specia· lizzata della Sanità militare ital iana, che a t.aJ ri~ardo aveva. già espressi propri concetti in una sua nota J'ÌJ.JOrta,ta nella relazione ufficiale del tema. Disse che in alta monta.gna ~ difficile realizzare un ambiente operatorio adatto agl'interventi cavi tari, come invece è possibile in fondo >alle, onde il vantaggio del tra-sporto rapido del ferito al chirurgo con le teleferiche. Concluse affermando cbe nelle formazioni sanitarie avanzate non ai p ossa, anzi non Ili debba parlare ili specializza.ziune, dovendo le squadre chirurgiche fare tutta la chirurgia d 'urgenza. La specializzazione vera e propria, da tut.t.i riconosciuta molto utile, potrà. cominciare ad essere convenientemente applicata solo negli ospedali delle retrovie (ospedali di armata).

Discussione del quarto tema. 11 quarto t·ema r iguardava: Gli alùt<enti conservati ('he fanno pa.rte àella razione del soldato in pace e in guerra.: loro modo di preparazione ed a.n~tlisi. Ne furono relatori, p er la Svizzera. il colonnello farmacist.a THoMANN, e per la Spagna il tenente colonnello metiico HBRRERO Y DrEz DE ULZURRUM, il maggiore di commissariato ROBLES P EREZ e gli ufficiali farmacisti CALVO "MUNoz Toaaoz, CAsAs F ERI"ANDEZ, FERNANDEZ E SPINA e SALAZAR HIDALGO. I relatori det.tero C4mto delle condusioni adottate e da essi riaf:snnte noi seguenti termini: cc P er consen·a alimentare s'intende ogni alimento nel quale dopo un apprOJiri:tto tratta.mE'nt.u persist.ono: grad~vole aspetto, buone condizioni di digeribilità, valore energetico pros!'limo a quello dt>l prodotto natnrale. «Il prodotto conservato deve in ogni caso rispondere alla denominazione con la quale è prel"cntato e non f!arà ma.i ammesso alcun genere di 11ostitnzionc. cc L'impiego degli antisettici deve l'Si!ere del tuttv proibito. « Pot ranno e11sere impiegate come soMtanze culoranti, Ofl in determinati limiti, la cocciniglia. e sostanze di origine vegetale, ad oocezioue della gorr'lla gutta. u T. -~.:lipienti e le saldature non debbono cedere m P- t alli ai prodotti che coutengono. «Tutte le operazioni di preparazione e di sterilizzazione flegli alimenti conservati debbono essere eoudotte in modo da evitare la dil\t.ruzione delle vitamine.. «In rapporto alla grave difficoltà. per evitare la distruzione rlella vitamina C negli alimenti conservati, 'occorrerebbe aggittngere alla ra-


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VU CONOR'eSSO INTERNAZI ONALE DI MEDI CINA ECC.

ziono <li riserva un arancio o un limone e, in mancanza di questa frutta, il succo di nna ili esse o quf'llo di pomodoro in perfette condizioni di cont<erva zionf. <<Le ~allette dcl,bono far parte della razione di riserva. Non essendo stata risolt.a la conservazione del pane normale a tempo indefinito, o, meglio ancora, non potend(lsi evitare che esso indurisca e d ivenga immangiabile, forse pcrc:hè si ignorano le ca.use fisiche e chimiche di quest.i fenomeni, si deve accettare l'uso dei biscotti (gallette), da sostituire al pane nelle razioni di riserva. I relat,ori trovano conveniente il metodo di preparazione r egolamentare nell'esercito spagnolo (diffusamente descritto in relazione) e che ha fatto bnona prova in lunghe esp~­ rienze eseguite in Africa. <<Non si considera totalmente risolht la questione della compoRizione della razione di riserva ed occorre intensificare gli studi a qu~.>sto riguardo. Sarebbe ra.ccomauda bile la speciale razione « Sarmionto l), studiat.a nella relazione. cc Il problema teorico della eonserva.zione delle ca.m i ed alimenti similari, in qua.nto a vut.rcscibilità è risolto, m~1 non lo è dal punto eli Yista pratico. Occorre vertanto continuare gli studi per l 'installazion~ rli fl'igoriferi e per le fabbriche d!i conserve alimentari del genere >l. II tema fu ampiamente discusso e ftu·ono presentate in argomento lf' seguenti comunicazioni: Tenente farmadsta LEMPICHI (Polonia): Saggi di deter,mirtaZiouc chimica della decO?npoi>izione delle carni conservate. Maggiore medico SILLEV AEXTS (Belgio): Gli stocks di viveri di risl'rva che costit?tiscono gli apprwvigionarnenti di guerra dell'esercito belga. Farmacista. GOUTALAND (Francia): Metodi colorimetrid d'analisi. l't!aggiore f<mnacista PR.EOT (Belgio): Con 'Lo ste.~so enunciato dt'l tema. l\lag~iore fanna.cista, BEKER. (Polonia): Impiego di sostanze consr:r?Jt,ttrioi e di colori artificiali nelle cO?tSCMJc alimenta·r i per gli eserciti. Dott . H.Ert&KRO BESADA (Spagna): n latte eondensttlo come alimento im1ispenst~bile pn le truppe ùt t•ampagna . .M:aggiorc farmacista. CAMPOY (Spagna): Sulla. 1·azione di ·riser~:a. l\faggiure r.himieo-fa.rmadst~~ GOR.RE1'A f' capitano medico CALIGARIS (Jta.lia): Con lo stesso Mwnciato del tema.

Discussione del qJJinto tema P er il quinto tema sullo St,u dio (;umparatit•v dei scrd~i oclon.toiatrici td mn·m inistrafit i nelle annate di terra, eli ma?'e e dell'ariu, erano stati dt~si­

gn3.ti come paesi rela,tori il Messico e la Spagna con il tenente colonnP.llo di amministrazione ABEILHE Y RomtiGUEZ Fll'o, l'ispettore farmacista in 2 8 ABADAL y Sr'BILA e il dott. v AZQUE?:. I reln tori iUnstra;rono le conclusioni del loro elaborato stn<lio cu·ca l 'orga.nizzazion~ del servizio odontoiatrico militare, proporzioualmente agli ordinamenti clei Corpi armati. ERsi tra(;ciarono schemi per quella cbe dovrebbe essere una organizzazione idealmente prrfena in ronfronto di ciò elLo dovrebbe costituire


VU CONGRESSO INTERNAZIONALE DI MEDICINA ECC.

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il mlllllllo indispensabile per rispondere alle inderogabili esigenze del

servizio stomatologiccr-odontoiatrico, del quale misero in rilievo la grande importanza per l 'igiene della bocca e per la salute del solda.to, insistendo ~ulla necessità della scelta e della preparazione di personalE'~ che deve essere professionalmente e militarmente all'altezza del proprio còmpito. Nella relazione amministrativa furono esaminate comparativamente le disposizioni vigenti nelle varie nazioni, ottenute con un referendum, come del resto era stato fatto per tutti gli altri temi del Congresso. Dai relatori e nella discussione furono vagliati i diversi m·dinamenti, con la conclusione che, senza pregiudizio delle responsabilità che incombono a chiunque collabori nel Servizio sanitario, tutto il personale (come pat·c non avvenga ovunque) sia s ubordinato a,i direttori del Servizio stesso, J)Cl' il cui funzionamento è di vitale importanza la parte amministrativa..

Dimostrazioni scientiftche. Il 3 giugno dalle ore 9 alle 16 ebbero luogo, presso I stituti medicofarmaceutici della cit.tà, esercitazioni scientifiche varie, alle quali presenziarono i congressisti secondo le loro diverse specializzazioni. .All'ospedale militare vi furono sedute chirurgiche con atti operativi (ULLA, PATRY, BATOS e DERACHE), oftalmologiche {RENEDO), di laringologia (FUMA GALLO }1 di radiografia (FRaNCO), di tisiologia (V ALDES). AJt.re dimostrazioni ebbero luogo all'Istituto 1< Rubio »1 al Consultorio pediatrico, all'I~:~tituto d 'igiene militare, all'ospedale della Croce Rossa", all'ospedale « Bambin Gesù l>, a.l manieomio di Ciempozuelos, all'Ufficio d'igiene municipale e presso gl'impianti igienici della città, all'Ospedale nazionale per le malattie infettive, alla Scuola nazionale di puericultura, all'I stituto provinciale d'igiene, alla Facoltà di farmacia, al L aboratorio chimico municipale, alla Casa di maternità, al L aboratorio centrale dello Stabilimento farmaceutico militare, alla F armacia militare, alli\ Scuola superiore di veteTinaria, al Mattatoio municipale di 31adrid.

Altri trattenimenti e gita a Toledo. Come già. si è dett-o, il programma, già. tanto d.enso per quanto riguardava lo svolgimento dei lavori e le visite a stabilimenti sanitari, ri~ervava giorno per giorno ai congressiRti ricevimenti, feste, manifestazioni d'arte e gite turistiche, con nna prodigalità e signorilità St>nza confronto. Alle ore 17 del giorno 31 maggio, al « Teatro Calderon »1 ebbe lnogo una seduta del Centro culturale dell'esercito e della marina, tenuta in omaggio al Congresso. Il giorno successivo alla steRsa ora vi fu una gra.nde corrida straordinaria di tori con l'intervento dei più celebri espadas. Lo spettacolo fu del ma,<>simo interesse, anche perchè nuovo per la grande maggioranza ilei congressisti. Quanto mai attraente e suggestiva la rappresentazione di gala offerta dalla Municipalità di Madrid al u Teatro l!~s}Jafiol >> per le ore 22,30 del giorno 2 giugno. L o spettacolo si svolse in due tempi, il primo riser-


VH CONGRESSO I NTERNAZIONALE DI MEDICINA ECC.

vato ad uno sceltiRsimo progmmma. musicale eseguito magistralment-e dal concerto municipale di Madrid, diretto dal maestro Villa. Particolarmente applaudita fu u La Procession del Rocio n, una de1le maggiori opere del compositore si vigliano Turina, meraviglioso quadro sinfonico, cbe descrive una classica festa di Siviglia. Seguirono, nella seconda parte, rinscitissime, eleganti rappresentazioni folkloristiche regionali, di Galizia, di Andalusia e di Aragona, con da.nze e cori eseguiti da abilissimi artisti. Il 3 giugno, nel pomeriggio, vi fnrono la visita all'Aerodromo di Getafe e all'AccademhL n azionale di farmacia, oltre ricevimenti presso ist.ituti ed associazioni femminili per le signore dei congre.'lsisti. Alle ore 21,30 ebbe luogo il banchetto ufficiale di chiusura, che dette occa,r;ione a manifestazioni di ammirata gratitudine per parte dei congressisti ai Comitati OJ·rlinatorii, specialmente al Commissario generale VAN BAUliiiE&GHEN, in uno schietto entusiasmo per la Spagna e per la. bella e gentile Madrid. Il giorno 4 giugno, domeni<~a, il Congresso fu invitato ad una gita a Toledo, l'antica capitale del R egno spagnolo nelle epoche più glorioRe del passato e che ora è come nn immenso museo di reliquie aecumulate in 14 secoli. Fra i suoi insignì monumenti domina la Cattedrale, considerata a giusta ragione come una delle più belle del mondo per la. sua struttura architettonica e per i tesori d'arte che ra{}Chiude. I congressisti furono ospiti di quell'Accademia militare, cbe ha sede nell'Alcazar, o pa.laz?.O di Carlo V, magnifica costruzione del secolo XVI.

Le conclusioni adottate dal Congresso. Secondo le norme dello Statuto dei congressi, al termine della, discussione di ciascun tema si erano radunati i rispettivi relatori con i congressisti cbe avevano presentato comunicazioni in argomento o erano intervenuti nel dibattito, per la redazione delle conclusioni. Queste, rassegnate al Comitato Permanente per una successiva elaborazione e coordinazione, furono presentate all'assemblea generale finale del Congresso che ebbe luogo alle ore 19 del giorno 3 giugno. Ri110rtiamo le conclusioni adottate, ripetendo, per opportunità di esposizione, gli enunciati dei temi. lO TEMA.

Principi generali cke devono infonnare l'Qrganizza.zione sanitaria di una nazione i•n caso di guerra. Appl·ica.zione alle diverse formazitmi sanitarie della nuova Convenzione di Ginevra. 1 o - Data la complessità e l'estensione del tema, le conclusioni devono essere d'ordine generale, comprendendo i seguenti punti: prevenire sgombrare - curare - ricuperare. 20- In conseguenza, l'attiviltà, tanto complessa, della Sanit.à militare deve svolgersi, agli ordini dei comandi, in piena aut{)nomia tecnica in quanto concerne l'utilizzazione del personale e del materiale sanitario, allo scopo di assicurare nel miglior modo le esigenze del servizio.


Vll OONORE:SSO INTERNAZIONALE DI !IIEDIC.D<A E CC.

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3o- Il disimpegno del servizio sarà tanto migliore quanto più i quadri dei Corpi sanitari saranno fatti oggetto di una selezione la più accurata, mercè un reclutamento erl una preparazione militare e tecnica che diano ogni garanzia di valore milita,re e professionale. 4o- Questa preparazione s'imponP- ugualmente per i personali di complemento o di riserva incorporati nei quadri di mobilitazione. 5o - In rapporto all'incessante evoluzione delle scienze mediche è necessario formare degli specialisti di provata competeuza m•i Corpi sa.nita.ri militari. 6° - La nuova Convenzione di Ginevra, .Magna Carta delle ~anità. militari, enuncia soltanto dei principi generali che debbono essere ovunque applicati in modo uniforme. Sembra dunque opportuno di codificare iu un regolamento medico-tecnico internazionale i metodi di applicazione del

P atto. 2° T EMA . J.,e 'Vaccinazioni preventi·ve nelle F'o1'ze .Armate di terra., di mare e dell'at<ia. l O- Le vaccinazioni preventive destinate a premunire le truppe con1To le malattie infet.tive devono Pssere praticate, tanto in t empo rli pace come in guerra, per lotta,re contro le epidemie e le endemie. L ·applicazione di questa misura varierà secondo lo stato sanitario abituale, o eventuale delle armate interessate. 2° ~ Le dette va.ccinazioni non debbono clis]wnsarl?. in alcun caso da.l prendere le altre misure idonee nella lotta contro i contagi dire t ti ed indiretti. 3° - Il metodo delle vaccinazioni associate è l'a-ecomandabile. 4° - È desiderabile che, prima della chiamat.a., il soldato debba già essere immunizzato contro le malattie infettive da cui egli è minacciato durante il servizio militare e di cni può aver ra-gione la vaccinazione preven tiva. A questo scopo è augurabile che in ciascuna n azione intervenga un'intesa fra le autorità civili e milit.ari in rapporto all'esecuzione di questa va.cina.zione premilitare, della quale pot rebbero beneficiare insieme la popolazione civile e quella militare. 5° - È desiderabile che p er ottenere dei risulta.t i più completi in medicina preventiva si rendano noti i metodi usati nei diversi eserciti per la preparazione dei vaccini e degli altri prodotti profìla ttici. 30 TEMA.

1'rattamento nei posti atJanzati dei casi chiru1·gici d' urgenza neUa gtUrra di mO'Vimento. Concezione eli una formazione specializzata. Sult orga:n.izzazione teenica e suo impiego dal p1mto di vista tattico. 1° - Il successo della cura chirurgica dipende dalla rapidità e dalla proprietà dello sgombero sui centri chirurgici più prossimi. 2o - Il concetto di una formazione spedalizzata. dal punto di vista chirurgico d eve, di necessità, nelle guerre di movimento, basarsi sugli insegnamenti della grande g uP-rra.


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Yn CON'ORESSO U."'TER~AZIONALE DI MEDICI NA ECC.

:lo - Date le caratteristiche della guerra di movimento, i tipi di ospedali chirurgici da camvo adottati nella conflagrazione europea sembrano troppo complicati e si propon4.', come formazione più mobile, un Gruppo chirurgico, motorizza.to, leggero, con materiali in serie sostituibili: 40 -La. detta unità. costituirà un ser vizio di corpo d 'armata, intermedio fra i servizi di estrt>ma avanguardia., di divisione, e quelli già più fi ssi di armata. 5o- P el disimpegno delle sue runzioni il Gruppo si in!ttallerà nelle vicinanze di un oRpedaJe da campo, o di ed ifici di requisizione, secondo i casi, e di>iporrà di adatti mozzi di trasport.o. 6o- La formazione chirurgica proposta sarà modificata come meglio possibile, secondo le circostanze dolla guerra. e sopmttutto secondo la specie del terrHno. Essa in ogni caso deve essere mobile e leggera .

Gli alimenti conilervctti che fanno parte della razivne di riserva del soldato, tanto in tempo di pace come in guerra; loro ·modo di preparazion.e e analisi. 1 0 - Considerata la grande importanza delle conset·ve alimentari n ell'alimentazione del soldato, la prima. condizione cui questi alimenti debbono corrispondere è una buona cons(•rva.zione. 2° - P er garantire questa huona conser vazione servono le seguenti norme: a) I prodotti imviegati per la preparazione (carne, farine, latte, ecc.), e;iano di prima qualità. b) Durante la preparazione delle conserve deve essere osRervata la più :;_'Tande proprietà. c) Pnr rispettando le qualiti\ organolettiche e i principi essenziali, ht st.f•t·ilizza.zione sia completa. Se la. sterilizzazione non è possibile, il disseccamento (pane, ecc.), deve ess<:re sufficient<'. 3o - Ad eucezionc del sale di cucina e del salnitro in minime dosi, g li agenti conservatori devono es~>~ere proibiti. 4° - Per avere migliori garanzie, la da.ta di fa.bbriea.zione deve .essere impressa sul copt>rchio metallico delle scat-ole o stampata sug-J 'imbaJlaggi di altro genere. 5° - Poichè allo stato attuale delle cose i procedimenti d'analisi differ iscono da paese a paese, sarebbe desiderabile unificare i metodi d 'analisi in uso nei diversi eserciti e pubblicare questi metodi, sia n egli usuali formulari farma.ceutici, sia in altri docttmenti messi a dli!posizione dei farmacisti milit.ari. 6o - Le operazioni di controllo delle conserve alimenta.ri che fanno parte della razione del soldato debbono essere, in linea di principio, affidate a ufficiali medici igienisti e a ufficiali chimici farm acil!ti per le loro specifiche comvctenze.

, ··tudio compttrati·vo nelle diverse arma.te di terra, di mare e deU'aria dei servi zi odontoiatrici e amministrativi . 1 0 - È desiderabile la creazione di un servizio odontoiatrico-stoma tologico m ili l are in tu tt.i gli C\serciti.


VII CONGRESSO fNTF.R:-IAZIOI'ALY. Df MEDI C INA EC'C'.

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2o - L'attività di questo srrvizio deve assif'urarc:

a) la profilassi, l'igiene e le cure bucco-dentarie; b) l'eventuale cooperazionP. negli accertamenti di identificazione. :3° - Il personale ter.nico deve essere reclutato fra i professionisti eon titolo legale (come ora, in qualche Psercito, non avvieni:'). 40 - La specializzazione medico-militare ùei dentisti dove formare oggett-t~ d 'una appropriata preparazion<'. 5° - Stante che una perfetta gestion e amministrativa è un'indi:Spensabile garanzia del buon funzionamento dei Ser vizi di sanità, sembra dN;iderabile di affidare qu<'::;ta missione a ufficiali specialmente preparati a tale còmpito. La sede e l temi dell'VIII Congresso.

Il prossimo VIII Congrt'sso di merlicina. e farmacia milita.re avrà luogo a :Rucarest nell'autunno d(•) 1 935. I temi di relazione ed i pa.esi relatori saranno i seguenti: l o - Principi d 'organizza.zione e di funzionamento d el servizio sanitario nella. guerra, rli montagna (Romania-Tta.lia). 2o - Determina.zione dell'attitud.in(\ ali~ diver~e specialità delle Forze Ar mate di t erra, di mare e dell'aria (Romania-Francia). 3° - I postumi delle ferite tlPll'addome (Romania-Stati Uniti dell'America del Nord). 40 - Ricerche per unificare i metocli di analisi degli alimenti e delle bevande del soldato (Romania- Cecoslovacchia). 5o - Cure b ucc.(}-dentarie presso le truppe avanzMe (RomaniaLituania). 6o - Studio comparativo delle at.tribuzioni dei servizi amministrativi sanitari nelle Forze Armate eli terra, di mare e dell'aria dei diversi paesi (Romania-Cile).


CONGRESSO DI MEDICINA LEGALE GENERALE E DI MEDICINA LEGALE DELLE ASSICURAZIONI (Roma, 1-4 giugno 1933-X l )

H ela.zione de l maggior e genera le m edico Giuseppe Rluutl

Il mattino d<'l 10 giug no 1933, ali<' ore 10, ha. a vuto luogo a Roma, n1•ll'Aula Magna della R. Uni v<'rHità , l'ina u;.rnrazione del V C:ongTesso di medicina l<'ga le g~n era l e e di medicina h•galc delle assicurazioni , promosso da il' Assvduz ione ita li an a fli m1·il icina )('gale con In. colla bora :dune dt~i tre grandi istituti af;siuurativi paraiitata li: l'J stitu to na zionale fasci:>ta di preddenza sociale, l 'l sti t11 t (l na.ziunale fascista d i a:>sicura,zioni (\Ont ro gli infortuni sul la voro e I'Jst it ut u n:l.7.iona lc dt'llc as~ i c ura.z ioni. Nell'aul a g remita (li congre~s i st i si no tavano numeroSt' a.utorità, fra cui ill\1inistro di Gra zia. e Giust i.7.ia. ed il Sot.tospgretario di S tato alle Corporazioni, i ra pvresen t.aut.i della Camera, rlei D eputat.i e del Senato. il Vice-Governatore di Roma , il Vice- Segretario del P artito nazionale fa sci· sta ed i rappn'SI'Utanti della D irezione generale di sanit à pnbblira, 11l'l h Direzione g•meralc eli sanità militare, della Direzioni' centrale eli sanità. militare marittima e dell'Ufficio sanitario della R. Aeronautica. Al t~v\•lo rlQlla prPside.nza, t~ede va.no l'on. prof. Roc~o l~t'ttore clt•lla R. Univtm>ità, il prof. Ot tolenghi Prc·sidente dt>l Comita to organizzatore del Congresso, il prof. Perrando Presidente dell'Associazione naziona le di medicina legale, l"ou. 1\Iorelli Segretario generale del Sindacato na zionale fascista dei medici. Prese per primo la parola il Rettore della R . Università rilevando !"importanza del Congresso di medicina legale generale, cui per la prima Yolta s'innesta quello applicato alla materia delle assicurazioni e che per la prima volta segue all'applicazione dei nuovi codiei penali L'lH• han da to alla medicina lega1e un posto che finora non aveva mai avuto. Seguì il discorso inaug urale del prof. Ottolenghi, nel quale egli espose gli scopi dell'organizzazione d(ll Congresso di fronte alla crescente importanza del sistema assicurativo che comprende le varie branche asskura.tive della Carta del Lavoro. L'O. accennò, quindi, come punto essenziale dd Congresl'lo, alla opport.unità. di un'opera che estenda sompre più la cultura generale medicolegale fra i sauitari, cui è affidata la documentazione indispen ~abile alle applicazioni della modema. legislazione. Infine dimostrò come in Italia la medicina lega.l e si sia sempre orient-ata verso lo studio antrop(}-psicologico della personalità umana, ricordando i brillanti risultati uel campo penale ed accennando alla gra.nrl•· efficacia in tutti i campi della medicina sociale. L'on. prof. Morelli portò al Congre~>so l'adesione del Sindacato dei mt-dici e pose in luce l'opera precipua che il medico può compiere in ordine


CONGRESSO Dr MEDICINA LE GALE OE.NF:nALE ECf".

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alla. prevE>uzione del delitto e più generalmente nel più v;~ sto campo dtllla, ('òucazioue morale. Infme il prof. P errando eRpi·eRse i sentimenti di riconuseen;m ag-li T:ttituti assicurathri per aver coutribuito ad una. ma.nifestaziono destinata ad avere uotc~vol(ll infinenza m1ll'indirizzo della medicina leg-ale nel t·a.mpo assicurativo e cvnclust• ricorrlando con commosst> parole il Lombroso, che alla scienza medico-legale dette t.utto il suo fervido iugecrno. N el pomerigg-io presRo l 'l stit.uto cl i meiticina legale della R. U niv;rsità.

s "iniziarono i la.vori del Con~resso con lo s volgint<'nto delle rela,zioni del primo tema: sui gruppi sanguigni in. mcdie-·ina legale, in rapporto pttre ai caratttwi 1n.ortolugi(;i ra.zziali e fam.iliaTi. Il relatore del tema, prof. J,. J,attes, l'ifPl'ì ampiamente sni problemi relativi ai gruppi sanguigni in medidna lrgale, prendt>ndo in speciale considPrazione i diversi qnesiti 11ulla filiazione, condudendo che in tale campo di ricerch<> è pienamente giustificata, in linea generale l'applicazione rnedic(}legale dt>i gruppi sn.ngnigni; reud<'Si però necessaria. in ogni c~1so pratico la. moltiplieazione dei cont rolli al fine di r~t.g-giung<'t"e quella sicurezza che è base indispenRì't.bile dPi responsi medico-le.!!"a.li e delle deduzioni giuridiche. Il correlaJ.orc prof. F. ~icoletti svolse la partE~ del tema rehttiva alle correla:!ioni rtWrjologiche dei gruppi .~angu·igni, dimostrando l'esistenza dei rapporti fra i gruppi ed i caratteri somatici ed auspicando la. estensione delle ricerche tendenti a dar va.lore definitivo a queste interessanti òedu " zioui corrchtt.ive. Il secondo correlatore del tema~ prof. Dom<'nico Viola, primo capitano medico del R. E., docente di medicina lrgale, riferì sulle correlazioni rtnu-antropologiche dei gruppi sanguigni, dimostrando l 'esistenza. di rappQ'rti fra i gruppi e gli aggregati et-nici dei va·r i popoli, concludendo che, pnr senza iperbolizzare ed ingigantire i fatti, si può oggidì ritenere che l(, studio della. sierogenesi è un elemento necessario alla sintesi biotipologica individuale. L'O. ha auspicato l'istituzione di larghe statistiche di gruppi allo scopo di potere con maggior numero di risultati, stabilire la importanza della sierotipologia che certamente, a suo giudizio, dovrà a><'re vasttl applic:azioni nella dottrina costituzionalistica. Seguirono le di~cussioni cui pll>rteciparono i professori Ottole.nghi, Lattes, Falco, P crrando, Nicoletti, Viola, Del Carpio. Infine furono svolte numerose comunicazioni sull'argomento c su argomP-nti affini. 2 giug1w - ore 9. - Seconda sedut-a nell'Ospedale sana.toria.le dell'Istituto nazionale fascista della previdenza sociale, I>Cr lo svolgiment.o di altri due temi. Il prof. C. Giannini, medico capo dell 'Istituto, riferi s1tl rischio assicurativo nella legislazione sociale, dimost.rando comt" il cliritto assicurativo fri eleva decisamente a funzione di tutela igienica e biologica, positiva.mente tesa verso la difeRa integrato della salute e della vita. La previdenza al disopra dei canoni e dalla. tradizione, al di là dd concetto riparativo e della definizione giuridica, assurge a funzione tutelare biologica, in armonia alle esigenze del lavoro ed a quelle della vita. Segui il prof. A. Cazza.niga che trattò 81t alcuni proble'mi di medi(;-ina assicurativa attin~n.ti alle infezioni, discutendo in modo pa1·ticolare i gin-


54 ti

CO:>;t:tl.JO:SSO D I )JEOIC I~A l.EG.\J,E

OE~E I~ALF.

ECC.

dizi di accertamento, tli a :;~i<.:urahilità, di riferimento ca,usalP, di professiona.lità dPI risthio e quelli valutativi del danno. .Alla discu11sivne prCl!Aro part.e i professori Ott.olenghi, Biondi, Diez, P at.rizi, P('<llegrini , Cazzaniga Pd alt.ri. . 2 giugnQ - ore 15,30 - Terza Rednta presso l'I stituto di medicina legale, nella qua.le furono svolti aJt.ri due temi. Il prof. G. Falco riferì sulla m e,dit:in.a legale e polizia scientifica ed il prof. B. D. Tullio sulle applivaz-iuni della legislazione penale fascista in ·rappV'rto alla personalità di'l deliM[uente. Scaturl il concPtto che il medico deve collaborare allE' funzioni di polizia giudiziaria e preventiva, che sono l'espressione più viva di quella riforma che la legisla.zionf' penale fascista ha a.ccoUo per ispira-zione della medicina italiana, le cui conqui11te medico-legali sono vant-o dE'Ila Scienza italiana. Alla discu!lsione presero partfl i professori Ottoleoghi, Lattes, Biondi, Cazzaniga e PPllegrini. Segui una serie di interessanti comunicazioni su argoment.i vari di medicina legale. Notevoli, fra le altre, le seguenti comunicazioni del primo capitano medico prof. Arturo Sabatini: 1. Il valo-re del metodo adottato in Italia per la presa delle impronte digito-palmari e plantari. 2. Una variazione morfologica del piede ?sm.ano. 3. La figu1·a ad ansa ed il suo sig·nificato funzion.ale nei 1'ilic.vi e1ttanei digito-palrnari e pla.ntari. 4. Avv. F . lJucifero e prof. A. Saba.tini: La morfowgia delle impronte digitali in soggeUi no-rmali italiani e ~ deli·nquenti italian i e stranieri. 3 giugno- ore 9. - Quarta seduta pres~:~o l'Istituto nazionale delle a r<sicurazioni. Il prof. I. Romanelli svolse la relazione sul t.ema : La m etlicina legale nell'assit.:urazio·n.e vita, illustrando tutte le quest.ioni mecli~;o--lc>gali che suscita l'assicurazione sulla vita umana e l'importanza. di tali studi che vanno sempre più perfezionandosi oggidì, in vista della potenzialità. cui sono assurti i vari enti di assicurazione. Dopo ampia discw;sione sul tema i congressisti visita,rono l'I stitut o. 3 giugfW - ore 16. - Qninta. sedut.a presl:!O l'Istituto di medicina legale, dove il prof. Ottolenghi svolse l' tùtima relaziono sul tema: Il problema delle causalità ·twlla legislazione perwle e nella legge i·J~forttmi. I:O., dopo ampia di~:~sertazione, mise in evidenza l'indirizzo st.rettamente biologico delle nuove leggi diret.te tutte allo studio ed alla valutazione della personalità umana.; per cui alla medicina lega,le sono ora assegnati uòmpiti ben più elevati che per il passat o, dovendo essa efficacemente concorrere da una parte all'iden tificazione dei rapporti giuridici vari e dall'altra a.ll'applicazione di quelle misure di prevenzione che s'impongono per il ripristino dell'integrità. fisica e morale dei cittadini in genere e degli operai in ispecie; ciò che costituisce il supremo interesse dello Stato. Seguì ampia discussione cui presero parte i professori LatteR, Tovo, Pellegrini, Biondi, temente colonnello medico Giarrusso ed altri. Infine furono svolt.e le comunicazioni all'ordine del giorno, il cui numE'r o fu considerevole in rapporto al poco tempo disponibile per la trattazione: ben 130 comunicazioni sono state registrate negli atti del Con-


CON GRESSO DI .MEDIOINA LEG ALE GE NE RALE ECC.

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l?feS!;o, su argomenti vari di medicina legale generale e di meilicina legale dE-llE>- assicurazioni. I lavori del Congresso furono chiusi con una seduta privata dell'Asso<'ia.zione di medidna legale nella quale fu designata }filano come sede del fut.uro Congresso. Durant.e il Congresso fu oggetto di ammirazione da parte dei congressisti la mostra impiantata nelle sale dt>ll' Istituto di medicina h•.gale, di apparecchi scientifici, di grafici e tabelle illustrative, oggE-tti ed altri documenti inerenti alle principali questi1JDi di medicina legale generale e di medicina legale delle asSièttrazioni. La Direzione generale di sanità militare aveva concorso alla mostra col fornire apparecchi per gli esami antropomet.rici, la cassetta per la ricerca dei gruppi sanguigni e nove grandi tavole grafiche stat.istil'he, riflet.tenti le perùent uali dei riforma.ti delle claflsi di leva 1907, 1908 e 1909. Molto interessante fu altresi la visita fatta il 3 giugno all'I stituto medico-legale u Benito 1tiussolini » del Ministero dell'Aeronautica , ove tutti i congressisti si soffermarono a gruppi nei vari reparti di medicina generale, di psico-fisiologia, di radiologia, di oculistica e di otorinolaringoiatria per osservare minutamente, sotto la guida dei singoli capi-reparti, i principali metodi di esami, soprattutto dell'esame psico-metrico. A nome dei congressisti il prof. Ottolenghi ebbe vive parole di compiacimento e di elogio per tutti gli ufficiali medici addetti all'Istituto e p.er il direttore dell'Ufficio centrale di sanità, del Ministero dell'Aeronautica. l congressisti part~t!iparono inoltre ai seguenti ricevimenti e manifestazioni: 2 giugr..>: Ricevimento in Campidoglio, offt>rto da S. E. il Governatore. 3 giugno, al matt.ino: Ricevimento all'I stituto nazionale delle a t>sicurazioni; alla sera.: Banchetto alla. Casina delle R.ose. 4 giugno: Vil!ita alla. mostra della Rivoluzione fascista; Gita al Lido di Roma ed al Parco di Castel Fusano con cola.zione allo stabilimento del Lido.


LEZIONI E CONFERENZE OSPEDALE MILITARE DI .MILANO

IL METABOLISMO DEL CALCIO NELLE AFFEZIONI DELLO SCHELETRO Lezione de l prof. Carlo foà, Direttore dPII' Istituto di Fisiologia d ella R. Univers ità di Milano (5 maggio 1933-XJ)

I. - L 'ASSORBIME~TO E I,A E::;CREZ10:NE DEL CAT.CIO.

Il calcio è pt·esente in ogni cellula dell'organismo animale ed è un elemento necessario alla vita e alla f'U.nzione di ogni tessuto. Ho voluto premettere questa asserzione anzichè dedurla come una necessaria conclusione dei fatti che espo-rrò, perc"M sia fin da pri?Wipio atabilita l'enorme importa:nza biologica del calcio, ed appaia giustificato l'interesse grandist"imo che fiaiologi, farmacologi e medici, hanno fatto convergere negli ultimi tempi Bt' questo elemento. La v·i a normale di somministrazio?te del calcio è quella alimentat·e, ma l'assorbimento per questa via non avvi ene con facilità, e ·molta parte se ne elimina con le feci. Molta importanza ha la gratulezza ?nolecolat·e del sale e la sua diffusibilità; il cloruro ingerito è assorbito 1nolto piii. facilmente dallattato, e prodt~ce una fu.gace ipercalcem·ia, presto compensata dalla eliminazione pel t·ene. L 'ipercalcemia non è tutta da attribuire all'assorbimento del calcio ingerito, chè per avere ·un simile ris1tltato occorre ingerire forti quantità di clo-ruro lli calcio, e ne lleriva una notevole acidosi, e l'acidosi di per ae stessa, come quella prodotta, a<Z esempio, dalla ingestione di cloruro d'ammonio, è accompagnata da un aumento del calcio del siero e àa una corri8ponde-nte maggiore eliminazione. Hjort sostiene che sali come il cloruro, illattato e il glicerofosfato di calcio riescono, per ingestione, ad ltumentare il calcio nel siero, pure'M se ne somministri una q11,antità corrispo?ulente a pi1't di g. 0,2727 di osndo di calcio per chilogramma di peso del corpo. L 'a.ssorbime-nto gastroenterico del calcio è influenzato àai diversi fattori inerenti alla di.eta ed ai stwchi digerenti. L'alcalinità del contenuto intestinale è condizione afavorevole all'assorbi1nento del calcio, e ciò avviene nella rachitide, mentre l'acidità ottenuta con la ingestione di acidi organici favori.sce l'assorbimento. Se la dieta è ricca di cloruro di Sollio l' assorbi·mento del calcio è maggiore, mentre esso è co-ntrastato ila un eccesso di pota.ssio, <'li magnesio o di fosfati. Importante è nota,re l'influenza dei fosfati ingeriti, chè se esn s01w in eccesso sul calcio, pure essendo entrambi questi fattori in quantità superiore al fabbisogno lZ·i cia.9CU?W di es.~i, può derivm"?u; una rachitide per difetto nella calcificazione delle ossa, special-mente nei gio-vani animali in via di accrescimento. Di cit) si deve tenere granlle co-nto nei tentativi di tera-pia deUa rachitide


IL METABOLISMO DEL CALCIO NELLE An'EZIONI ECC.

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e dei difetti di accrescim ento per mezzo di fosfati sol11bili o anche per mezzo di composti di calcio e di fosforo. Un fatto che interessa ad 1m tempo l'a,ssorbimento, il t1·asporto e la escrezione del calcio, è la sua solubilità nella bile. Ditrich e Gillert trO'I:arono notevoli quantità di calcio nella bile, il che è dovuto a.l potere che hanno l'acido colico e l'acido clesossicolico di sciogliere fa-cilmente alcuni secli insolubili di calcio e particola.rmente i saponi di calcio. Q1testi si formano abbondantement.e nell'intestino e la bile non solo li solubilizza, ·m a forma sali ultrafiltra-bili che possono attraversare la parete intestinale. Stoltz trovò che l'optimum dell'a.ssm·bimento del calcio nel bambino, coincide con la sonttministrazione di g. 0,04-0,08 di calcio con g. l di grasso, mentre 1tn difetto od un eccesso di grasso rende meno alto l'asBorbimento. Si comprende tutta l'importanza di questo fattO?·e nell'alimentazione del bambino e nella genesi della ?'achitide. Se scarsa è la se01·ezione biliare e p(;rciò la presenza (li aciilo colico neU'intestino, o se poco a.ttiva è la lipasi che possa liherare dai grassi alimentari gli acidi grassi, che debbono formm·e i saponi di calcio, può esse1·e grave·mente compromesso l'assorbimento del cal-cio e conseguentemente la sua utilizzazione. Certo non tutti i saponi di calcio ve•ngono solubilizzati dalla bile c si trova in genere, nei bambini, che il 20-30 % del calcio inge?ito si elimina con le feci sotto forma di sapone. Se la somministrazione di calcio non è sufficiente, l'intestino si irrita per la presenza. di acidi grassi non legati e si produce diarrea, che viene prontamente sedata somministmndo calcio sotto forma ài carbonato. Se i saponi ài calcio sono in eccesso può prodursi l'effetto contrario, cioè la stipsi. Il 1·apporto Oa: P nell'alimenta-zione ha p1tr esso ttna grande imp01·· tanza nell'assorbimento del calcio, e il val&e optimum di q11,el rapporto è di l : 3, come è nel laUe di donna. Uno spostamento forte di questo ra.pporto è (lannoso aU'assorbi1nento del calcio, come avviene con la (lieta rachitizzante n. 31 e n. 34 di Mc Oollum e Park, che contiene 1m. eccesso di carbonato di calcio. Esistono dtmque proporzioni ottimali non soltanto fra. calcio e fosforo, ma anche fra gmssi, calcio e fosforo. I composti calcici degli acidi biliari assorbiti daU'intestino passano nel fegato ma non si ritrovano nel sangue, dove infatti non si svela una q1Lantità di acidi biliari così alta, come sarebbe necessaria a legare i lO milligrammi per cento ài calcio che si t1·ovano nel sangue. V erosi1nilmente, nel fegato, il calcio si libe1·a nella forma che am·à nel san· gue, mentre gli acidi biliari ritornano nella bile secreta. Quanta importanza abbia la bile nel ricambio del calcio è dimostrato da alc-une antiche 1'icerche, secondo le quali un cane che pe1·da continuamente bile da una fistola biliare si ammala di osteopot·osi, come conseg1tenza, ad 1.1.n tempo, d'una eccessiva perdita di calcio e d'un troppo scarso a.ssorbimento. Iniettando bile nel sacco linfatico d.O'J·sale di una rana si abbassa notevolmente l'eccitabilità spinale (Rossi), il che è fm·se dov1tto ad ttn aumento del calcio reso solubile dagli acidi biliari che lo liberano dalle sostanze proteiche alle quali era legato. Impedendo colla l-egatura del dotto coledoco il no?"male deflusso della bile nel duodeno, la concentrazione del calcio nel siero scende dal l - Giornale di medicina militaTe,


5:30

lf, )1ETABOL1SHO DEL CALCIO NELr.E AFfEZIONI ECC.

valore nonnale ài mg. 11 % a mg. 6 %; e non appena si scioglie la legatum, s1~bito la concentra;;ione llel calcio nel siero ritorn.a normale. il problMna dell'assorbimento del calcio alimentare fu studiato dosando il calcio del siero, e t1~tti gli autori ~>Ono co-ncordi nell'affermare che è ben difficile innalzare stabilmente la concentrazione <lel calcio nel siero con l'introduzione di sali d·i calcio per via orale, mentre riesce di riportare stabibmente alla nonna il calcio, se la sua concentrazione è al disotto dei valori normali. L'assorbime1tto stu<liato durante qu.attro mesi per diversi sali di calcio si dimostrò differente per ciascuno (li, essi, e precisamente nell'ordine seguente (1·ispetto all'unione): (H00 3 ) -

S0 1 -

01 - Acetato- Br- Lattato- Fo.~fato.

Il massimo (lcll'atunento nel sangue avvie1w dopo poche ore clalla som?ninistrazione ora.le (5-7 ore per il lattato ). Una inie;ione endovenosa <li clon"o di calcio provoca 1m a1unento di calcio nel sangne, che dt~ra cù·ca due ore e che scompare a ca]JO di questo laSI!O <l-i tempo, senza clw ciò sia in istretto rapporto con la qnantità, del sale iniettato. Uno studio si:>tematico sulla cl·urata dcll'ipercaleemia, in sèguito a.lla iniezi~ne e1ulovenosa ed intramuscolare eli preparati (liversi di calcio, potrebbe dare preziose ùulica.:;ioni per l'uso teraJ;etl.tico di essi. La concentrazio1w alla q1,ale si porta,il calcio nel sangue, clopo la somlninistrazione orale, n? n può essere presa come indice dell'assorbimento soltanto, potemlo essa variare per intensità e per durata a secon.dc' della rapidità della eliminazùme. Ed il fatto che questa a;vvenga con le feci non basta a far ritenere che il calcio introdotto per v·i a orale non sia stato assorbito, poichè esso pot1·ebbe invece essere stato assorbito da 1tna parte clel canale alimentare, per essere riversato dal sangue in un'altra parte ài esso, e ·venire così eliminato. B ergheim infatti ha àimostrato che il calcio alimentaTe si assorbe nell'intestino tentte, e viene escreto nel orasso. Il gatto ne elimina pel orasso due volte pi1ì che non ne elvmini pel rene. Le osservazioni St(.lla esctezione del calcio per via 1·enale sono assai numerose, ma non così univoche da poterne dedurre conclttsioni sicure, e le contraddizioni derivano forse àal non aver tutti gli autori, fatto un esat"to bilancio fra la quantità calcio elimi?ULta con l'orina e quella eli'minata con le feci.

li. - I

FATTORI DELLA CALCIOFISSAZIONE.

QMnto sia importante lo studio completo cZel bilanci.o del calcio è àimost1·ato dagli esperimenti sulla fisiologia delle paratiroiili e sull'azione della 'Vitamina D . Oggi non sa;rebbe po.9sibile indagare le funzioni biologiche del calcio senza te~Wr conto di qttesti due fattori. Sono essi che condizionano l'assorbimento alimentare del calcio e la sua escrezione, e cade sotto il loro controllo così il pote1·e calciofissa"tore dei tessuti ed in pa·rticola.re dell'osso, come la mobil'izzaz·ione del calcio dell'osso stesso. Si attribuisce all'ipooalcemia, e soprattutto ad una minore co-ncentrazione del calcio dei m?(.Scoli, la tet.ania che consegue all' esti·r pazione delle paratiroidi; e gli animali che n.on..~occombono t·ro·p po rapidam~ente all'operazio-ne, mostrano una progressiva decalcificazione delle ossa e dei denti.


1L METABOLISMO

D~L

CALCIO NELLE AFFEZIONI ECO.

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Vero è che, secondo Dragsteilt, non è indispen.wbile la pr(•.venza d elle pa.ratiroiài perchè una frattt"a nel cane si ripar-i C01t la forma::ione d'un callo osseo, ma. tuttavia perchè ciò a!lvenga in un cane paratiroprit·o bisog·n a somministrare forti IJMIItità ili calcio, ul in ogni ca.so la calcificazione del callo è pitì sollecita se, col calcio, si sommin-istra anche l'ormone paratiroideo. Non m eno i·mportanti sono i rapporti fra la calcio[i8sazione e la vitamina D. Q·uesta, come è Mto ha gra.nde somiglianza, alm eno per la sua azione calcio[i8satrice, coll'ergosterolo irraltiato con raggi ultra.t·ioletti. Si può produrre in un gio-vane ratto la rachitid.e sperimentale co-n wta dieta squilibrata nel rapporto fra. calcio e fosforo, 1·ieca acl esempio di calcio, ma po-ve·r issima o priva lli fo.qforo. La somministmzione eli ergolitemlo in·adiato gum-isee q1~ esta rachitide e provoca in b1·ere tempo la. calcificazione clelle ossa. Nel ratto a clieta rachitogena la compo.~izione clel sangue riflette qttella della dieta, perchè l'eccesso del caù:io precipita i fmsfati 1ull'intestino. La sommini.9tra::ione di vitamina D pro<hwe aumento df'l fo.qforo e clùninui.~ce il Ca del siero, e 8i p1tò pensare che ciò <Upenrla cla tw migliore asiJorbimento del fo.qjm·o. JI.Ia è a.ltre.lfì a.mm·i.~s·ibilc c]u! la dtrunù1.a D 1'H'ot'O<'hi un maggiore assorbimento del Ca, cmne avvifne rwlro!!temnalacia. L'(f..~.~m·bimento intestinale del Ca, dipencle in certa misura dal pH clel contenuto, in quanto l'alcalinità, se c' è ·m,olto PO 4, facil·i ta la precipita<ione dd fo~:~fati. N ella mchitùle il contenuto del colon è alcalino m entre normalmente è acid.o, e la vitamina D gli rest·i tuisce la sua acidità normale. Questo nw.tamento può esse1·e, seconclo Thomson e CoUip, tanto il risultato quanto la. cart.~a del rniglio-re assorbimento del Ca, e sembra diffìcile che la vitamina ]) possa mutare di per sè la reazione clel contenuto intestinale. Che il rnecca n:i.Y mo d' a.zione àeUa vitamina D .stia t1ttto in un rnigliore assorbi-mento ·i ntestinale ilel Ca è llttbbio, conte non sembra che tale assorbimento sia migliorato dal paratormone. Se s-i somministrano dosi non eccessive eli ergosterol.o irradiato acl animali nonnali, non si riesce a provocare l'ipercalcemia. Jf a l'ipercalcemia si produ.ce se oltre alle dosi moilerate di ergosterolo si sornministra un sale di cal{}io. Frtr(}no molto studiati gli effetti delle altissime dosi il-i ergosterolo in·adiato, e si t1·&vò che gli effetti di tale somministrazio,w eccessiva dipendono dalla qt(,(lntità d·i calcio che viene contemporaneamente somministrata. Se essa è alta si ottiene una ipercalcemia di grado elevato, con diffusi depositi di calcio negli organi, ma ,'fenza lesion·i delle ossa. Se invece alla dose ece.essiva di ergosterolo irradiato non si accompagna una corrispondente somministmzimw eli calcio, allora l'ipcrcalcemia e le calcificazioni eterotope che ne sono la conseg-u enza, si producono a speJJe del calcio d.erivan,t e <lalle o.'fsa. l n tal ca.~o si provoca l(l, prec·i])itazione del calcio nelle pat·eti vas ali, nel miocaràio, nei polnwni, rLei reni, nei surreni, nei m1tacoli intercostali, nelle pareti gastriche. Se questo calcio nm~ p1tò derivare da quello com1mgrte i-ntrodotto n ell'organismo, esso viene mobilizzato dalle ossa c7w si decalcificano. F emori di ratt·i dell'età M 68-138 giorni, ai quali fu somministrato ergosterolo irl'(uliato per (}irca otto settimane in tcùe dose da fa·r li venire a morte, erano porosi e ft·agili (Jo-nes e Robso-1L1 1933). S'era formato 1.m tessuto osteoide povero di ceneri e soprattutto po-verissimo ài calcio, e la calcemia era scesa sotto mg. 7 %-


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IL METABOLISMO DEL CALOIO NELLE A.J'J'EZIONI E CC.

Si manifesta du?UJ1te 1m f enomeno apparententente paraà<Jago, e cioè una fotte ipoca.lcemia per dosi eccessive di ergosterolo irradiato. M a la contraddizione non è che appare'ttte, perchè non si deve dimenticare che il quadro clescritto si ottiene soltanto qu{l.nàQ l' er,gosterolo in dese alta, non trovmulo calcio esogeno, da fissat·e nelle ossa, provoca la reazione inversa, e cioè la 1nobiUzza.zione clel calcio-dell'osso. Ma questa, qua.ndo l'osso è decalcificato e poroso, non può pùì essere di tale en tità da mantenere ttn'ipercalcemia, e alla. fine l'organismo è gravemente depauperato tanto del calcio delle ossa, quanto di quello del sa.ngue. III. - GLI EFFETTI DELLA SOMMI1'iiSTRAZI01'iE DI ORJ\1:01\E PARATIROIDEO

L 'in·iezione sottocutanea o intmm-uscola.re di pat·atormone (Collip), att?nenta la concent1·azione del cal,cio nel siero proporzionalm ente alla dese dell'ormone; l'aumento è graduale e raggiunge il massi?M in 12-18 ore. Pttò salire eccezionalmente si·1w a mg. 18 %· Aumentano pun:, ma. lievemente e fugacemente, il K ed il magneaio del sie1·o. Talvolta i fosfati inorganici dimintdscono, talvolta invece cresce il P totale ed anche l'ione PO' del sie1·o. La diminuzione della rise1'Va alcalina e l'acidosi che ne consl!gue possono alterare il rapporto Ca: P del siero. La som.ministmzione del pamtm"1none per via ga~t1·oenterica è assolutamente inefficace, anche se si t~sano alte dosi di preparati ?Mlto attivi. La somministmzione proltmga:ta di dosi alte ma non eccessive di parator· nwne al cane (lO unità al giorno), fa da pTincipio aume·nta.re molto fmtemente l'escrezione 1~rina1·ia del Ca (da mg. 0,3 a mg. 39 al giorno); poi l"escrezùme declina, e calle sotto i valori normali, se le iniezioni vengono sospese. L'escrezio1~e del Ca e del P con le feci~ poco alterata. Si può pensare che la maggior quantità di Ca secreto del'ivi dalle ossa., ?na con le dosi suddette non si ottiene 1l.na rarefazione dello scheletro dimostrabile ai raggi X, ed il rapporto Ca: P nell'&rina non corrisponde a quello che essi hanno nelle ossa. Somministrande invece dosi più alte e cio~ 20 unità, al giorno a giovani cani per oltre sci m esi, si prm;ocano estesi riassorbimenti nella parte spugnosa e parietale delle ossa, con fmmazione di tessuto osteoide e fibroso, e con defor'lnazione degli aTti: un quadro ·molto simile alla osteite fibrosa generalizzata (Jaffe e Bodcmsky). Ripeterulo nel ca.n e ogni q1tattro m·e l'iniezione di 25 unità. di paratormone (Collip), si eleva la calcemia si?w a mg. 20 % nello Sl>azio di 20 ore, ma continu.ando poi la som ministrazùme, la calcemia progressivamente climinuisce. Da principio aU"ipe1·calccmia s·i accompagna una maggiore escrezione di calcio con l'orina e con le feci. Nell'orina cresce pure il fosforo e l'azoto ed il mpporto N:P, àùninuenclo il va.lore, dimostra che l'aumento del P non~ dovuto ad 1m a scissione d·i prote·ine. Contin1tanllo a somministrare alte dosi di paratormone, si produ.ce una forte azotemia. e iperfosfatemia che dimostrano come il rene funzioni male, ul infatti llecresce la escrezione u rinaria del P. I n questo periodo intervengono gravi sintomi: anoressia, diarrea, vomito, e coma finale. Il sangtte si fa ?nolto vi.schioso e concentrato; la sua pressione osmotica atl.menta; c'è disidratazione e fm·te acidosi.


IL XETAB0Ll8JI[0 DEL OALOIO NELLE 4 1'J'EZIONI ECC.

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In p4ri tempo attmenta il contemtto in Ca deUe parti molli, spccialn~ente del rene, con deposito ili calcio nello spazio della capsula ili Bo-10man, n elle cellule del K'ltpfer del fegato, nelle pareti dei bro-nchi, 'nel tcssttto interstiziale OO'nnettivo del cuore, nelle pareti gastriche e intestinali, e n elle pareti llell'aorta e delle coro-narie (Hofn~>Q,nn, 1932). D 'onil.e pro-viene il calC'io che s·i iieposita nei tessuti '/ Certo ilfatto·re deter· minante di questa predpitazione sta n ell'au·mento sim1tltane,o delle concentmzi<mi del Ca e del P nel sangue, e questo aumento può essere dmmto tant-o ad un maggior versamento q1tanto ad 1ma di,m inuita escrezione. I due fatto-ri si embricano e si sommano perchè l'iperca.lcen~ia iniziale danneggia il re·ne, e la ditnin uita funzione escretrice del rene cont·ribttisce aà aumentare la concentrazione d egli elementi del sangtte. La per.àita di acqua e l' ispessimento del sangue dànno poi il1'istdtato di un a1tmento di co-ncentrazio-ne percentuale di N a e di P, Ì'ndipenilente dalle loro variazio-ni a.s,9olute. Comttnque si svolgano i fenom eni, la precipitazi-one clel calcio nt>i te.ss1tti è certo ào·v uta all'ipercalcemia ed alla contemporanea iperfosfatemia. Lo st.es.<Jo quadro si pu.ò infaJ.ti riprodztrre iniettando sempUcemente nelle vene di 1m cane dosi alte e contimtate di fo sfato mo-nosodico e iU cloru·ro ài calcio. Quanto all'origine ini::iale ilell'ipercalcemia. lrisogna tenere in grande conto la presenza àel calcio il~ co-pia maggi01·e o ntin,ore negli alim-e nti. N ella cavia g-iova·n e l'eccesso di paratormone proàu-ee iperca.lcemia se11::a alterare le ossa se la dieta è ricca di calcio; se invece ne è poverissima o priva del tutto, lo scheletro si decalcifica (Bodansl.:y e Jaffe). Nel ratto adulto si pttò persi·no osservare un arricchimento i?t calcio delle ossa se si so-mministrano alte dosi di paratormo-ne (otto unità a-l gio-rno) con 1ma dieta ricca (li calcio, mentre se non c'è introduzione di calcio dall'esterno l'ipercalcemia non può avere altra o-rigvne che dalla decalcificazione dello scheletro. Il bilancio totale del calcio e d el fosforo per azione delle alte dosi di parato1'mone, varia dunque a seconda di come i d1te elementi so-no rappre.~entati nella dieta. Se questa ne è povera si ottie-ne la àecalc-ificazi.one delle ossa, se invece il calcio abbonda, lo scheletro può arricchirsi rli calcio sino al prodursi di zone marmoree od eburnee. In un caso e nell·altro l'alta concentrazio-ne dei due elem.enti nel sangue, può produrre, come dicemmo, caldficazio-ni in tuUi i tessuti ed in tutti gli organi. Queste precipitazioni possono essere definite metastatiche quanito il calcio che si deposita nel teSS'Ilto 1nolle pro-viene dalla decalcificazione dello schelet·ro. Tanto piii, facile sa.rà la precipitazione nei tessuti del fosfato tricalcico commisto con carbonato di calcio, q1tanil.o il tessuto si-a alterato, o n ecrotico, fO'rse in causa dell'alcalinità che tJi si stabilisce. Qui mi preme di insistere an()o-ra sull'interpreta.zio-ne che s'ha a dare d ci valori della calcemia e della fosfatemia in rapporto al m etaboli-smo generale del calcio ed alle sue alterazioni patologiche. Certo il sang'lte è il veicolo degli eleme-nti che si depositeranno nelle os.~a, ma il po-terne svelare la presenza nel sangue dipende llal tempo durante il qttale essi vi sostano, e se troppo presto si depositano, o se per contro, vengono t1·oppo rapidamente escreti, non si riesce a svelare le ·variazioni tlPlla loro concen trazim~ nel sangue.

m


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IT,

MF.1'~D OL1SMO

DEL CUCIO XELLE AFFEZIONI E CO.

Concordi so1w gli autori sulla incostanza delle variazioni della calcemia

in rapporto alla sommùtistra::ione della vitamina D. Nel coniglio questa produce 1ma netta iperplMia delle paratit·oidi sen za che n~uti il grado eli calcemia, m entre la sommini.~traz·ione di aUe dosi ài ergoslei'Olo irradiato prtn:iene e reprime, come ll·icem:mo, la tetania paratireopriva. del cane, sen.:a eiJitarr ripocalcemia. i1[entre da un luto que:stu risultato dimostra che l'ipocalcem·i a non è la sola cau..ya che determini la tetan ia e le lesioni scheletriche con~ecutive alla parati1'0ÌClPct<nnùt, ci induce a.d insistere sul concetto che le determinazioni i.sola.t.e nella calce mia non 'l algono a darci un quadro com1>leto del metabolismo del calci() e clelle sue altera.::ion·i. N el sangue il calcio compie wna delle s1te tappe, e ·vi si accumula o ne scompa1·e a seconda che si ]JOS/ia o no fissate nei te.~suti o eliminare per gli emuntorL Poichè il prùtcipale di questi è il rene, converrà introduTre il conrr,tto eli solia renale della elim·i·n azione clel calcio e di questo fattore si (lovrà, sempre tenere 1na.ssinw conto, det-erminando asiJieme il grado (li concentra:ione del calcio, (lrl fo.<rfm·o nel sangue e nell'orina, senza tt·a.scu·rare, bert inteso, (li conoscere qua·nto lli qne8ti elnnenti venga intror.lotto nell"organismo, e quanto se ne elimini con le frci. Bisogna cltmque detenninare un cmnpleto bilancio degli ele·m enti in questione, così come si fa p el gl1wosio nello studio del diabete, anche se nel ca.so nostro la ricerca sia molto pih compliMta, sia. pP.rchè gli elementi sono <lue, s1'a p erchè si deve considera.re anche l'elùninaz·ione intesti·n ale. Anche nello ~tuclio del m P.tabolismo normale e patologico (lel calcio nell'1wmo, qneste n.onne non clPbbono e.~.9ere tra.scurate. Si p e:n8i che i·n 1rwlti casi di ca.lo-irwsi diffusa., 1u-i quali cioè il àet>osito di sa.li insolubili di ca.lcw 8i fa wn po' in tutti i te.ysuti e sopratt·u.tto nelltt pelle e nel tessuto sottocutaneo, nMt si 1·iescc a dimostrare alcuna variazione 1u:i t•alo1i della calcemi.a. S1t questo punto c'è a-ccordo fra i àiver8i ricercatori: Tisdalb e Erb, Stenitz, Friecllaender. Si può p ensa1·e che la dieta d·i q1t-esti ammn.lati contenesse calcio in quantità sufficiente a rijorni?·e, se cosi. si pu.ò dù·e, tanto le ossa q·uanto le precipita.z ioni a-normali. Per analogia con quan.to accade se la. dieta è 1nolto pove1·a lli calcio e l'organismo è .9otto l'azione di do.-ti ecce.~sive di el'gosterolo o di pamtormfl-nl', si può pensa-re che nei ca.9i di calcin.osi diffusa, se non si somministras:rl' calcio in sufficiente quantità, l'01·ganis1no avrebbe forse in sè la tendenza a depauperarne le ossa per preeipitarle nei tessuti molli. ][a in 1m ca.so come nell'altro il cal.cio .~i troverebbe fu.gacemente nel sangue scorrendo alla s·u a mrta, e lo sperimentato?·e non sarebbe in gracl.o di svelan te le varia:ioni QIWnlitatit•l', flw·ante questo s1w passaggio nel sangtte. Finchè c'è eorrisponclen:::a fra l'introd1tzi.one da un lato e la fissazione o l'escre:::ionl' dall'altro, o se solamente si t·m tti di un t1·a.sporto interno da un tess?lfo all'tLltro, i valori (lella calcemia poaso1w appari1·e costanti, malgrado il ·metaboli.9mo (lel calf"io .yia alterato e gra.vi possa1w essere le clm.segttenze eli quesfrt allera::iont> pm- l'orgrr.ni.smo . .È c1Liaro che la concentrft:;ione in C1(.i il calcio S'i trova nel sangue non -rapp1'Menta che un momento clel ricmnbio totale del calcio, e non ci permette (li cledttrre .~e una quantitrì maggiore o ·minore se ne sia fissata nei tessuti, o se p er contro ai tessttli sia .~tata sottratta, nè in quale rapporto stianw le va.riazioni emrttiche con l'eliminazione attraverso gl·i em?tntort intestinale e renale. Que.9to concetto appare chiaro se pensiamo a ciò che accaile nel rica·mbi.o dei carboidrati. Certo, per quanto i1nportante sia conoscere la concent1·azion6


IL METABOLISMO DEL CALCIO NELLE AFFEZIONI ECO.

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del glucosio nel sangue di un diabetico, nessuno plmserà chr q~1 esto solo elemento basti a darci tm'idea del ricambio dei carboid-rati. Oltt·e a tener conto della quantità eli carboidrati che entt·mw nell'organismo con l'alim.enta.::-ione, d<ntranno e.ssm·e presi in consi-derazione, da un. lato i depositi eli glicogeno nel fegato e nei muscoli, e d 'altro lato la eliminazione del glucosio co1~ l'orina. Le stesse considera:inni s'hcwno a fare per il calcio. L 'i1m·calcentia 11on può ef/sere presa. .~en.z'altt·o comf imliN' eli una. migliore utilizzttzione llel calcio.: potrebbe a.n.zi talora significare JJmprio il contrm·io, come avviene qtwndo la maggior copia di calcio che si ritnn:a nel .~angue deriva d.alle ossa, che se ne 1•anno intpoverendo, a.n::ichè dal caldo alimentare meglio assorbito. Che se invece l'ipercalcemia fosse const'fJ1tente ad tma maggiore sommini.~tra::ione pm· ma enterica o parenterale, con ciò non sa.rebbe dimostmto affatto che il calci{) circolante in maggior copia. sia facilmente e abbondantemente fis.~a.to 1uri tessuti. Ad una simile conclusione non si pott·ebbe pervenire se non CO?t esatte cletPnninazioni del calcio clim.inato pN' tutte le vie, e di quello che rim.ane nell'organi.mw al di ftwti dd .sangue. L 'organismo assttme calcio llot'e lo t?"O'Va ptr 1ttilizzarlo dove occorre. Si osservò che l'embrione di pollo trae la rnaggim· parte del calcio che occorre alla formazione <lelsuo scheletro dal guscio (lell'uo1:o. La gall-ina tenuta a d·ieta scar~a (li calcio trae dal proprio scheletro il calcio che le oeCO?"Te pm· fabbricare il g1tacio delle uova. L o scheletro di una femmina da lungo tempo allattante può impO'verirsi d·i calcio se la sommini.~t1·azùme alimentare lli calcio è insufficie-nte. Una vacca che allatta per 133 giO?"ni percle 1300 grammi di calcio, cioè il19 % del calcio totale del corpo. La femmina del ratto d1trante la gra'll'idanza e l'allattamento perde il 10 % del calcio del su.o schelet·ro e lo riacquista nei periodi di riposo. D evesi dunq1te tener pt·esente che [.Q .çcheletro pu.ò accumulare calcio, o, al contrar-io, cederlo se l'orga.nis?no ne abbisogna, cosicchè i costittte11ti minet·ali delle ossa non rimangono immuteuoli e fi ssi come 1JÌ si sono depositati, ma su.biscO?W invece un contintw ri,cambio. È necessario che que.~te considerazioni siano temtte pt"I'Senti q1tando si h,a da indagare il ricambio patologico del calcio o da t•al1ttare la. 1"Ì11.Ù terapcutiea dei vari composti del calcio, o delle sostanze calciofi.çsat?ici: O?"moni e vitamine. Non a me spetta, perchè nO?t sono cl·inieo, di lumeggiare le applicazi-oni che delle nozioni acquisite dalla fisiologia sperimentale ftt?'O?W fatte alla, intm·p1·etazio11.e od alla terapia di alettne malattie. scheletriche dell'uomo. R iporto qui quanto ne dis.'le il collPga illustre prof. Mario Donati in 111w- S?ta r ecente conferen.za all'Accadernia 1Wedica Lo1nbm·da. Sin àal1903 A skana.zy fe,ce la const.ata.zione di un t1tmm·e parati1·oicleo i·n un individuo affetto da U?t'osteopatia genm·alizzata (Jel tipo dell'osteite cleformante. Ossm-vazioni d 'ipm-trofia o aclenoma delle pa1·atiroidi in casi di osteomalacia fecero successivamente nel 1906 W ei.chselbamn e Erclehei'ln, il q1tale descrisse anche alterazioni dr>ntarie (de,calcifica.zioni), in mtti sottoposti a paratiroidectomia; nel 1907 SchmO're, Stratla, Battf'r, Holhbamn; nPl 1912 Todyo: nel l913 MolineWI, in ca.si di o.~teite fib1·osa, ecc. E1·dhrim intf'rp1·etò le iperplasie pamtiroidee, che si possono 1'iscontrare anche in animali mchitici, cO?ne sintomo di iperfunziO?tamento 1·eattivo. e cioè di un'ipertrofia da. lavoro, e ?Wn già 1m fatto primario. Egli segnalò a11che la possibilità di osteomalacie senza ipe1·pla.sia paratiroidea. Codesto concetto dell'iperftmziona,menlo


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IL METABOLISMO DEL OALOI O NELLE A VVEZIONI ECO.

paratiroiileo secorulario all' affezi<me ossea (osteomalacia, osteite fibrosa), fu cotuliviso ù~ sègztito da aUri, ad esempio da Stenkolm (1924). L 'ipotesi a~~titetica, cke cioè l'ingrossamento àelle paratiroiài sia primitivo a causa àell'affezior~e o,~$ea, risale a Hchlagenhaufer (1915), e fu ripresa da Hoffhrin:: (1925), ma ebbe la sua sanzione definitiva soltanto allorchè il30 l1tglio 1925 ilJlandl e~Seguì in un caso di osteite fibroiJa generalizzata grave progressiva la paratiroidectomia, e precùJamente l'asportazione di wt adenoma àella paratiroiàe inferiore sinistra, che, si noti bene, twn si palpava dall'esterno, ma che il chirurgo a1ulò a cercare espressamente; egli climostrava co~Ji che q~testo intervento può guarire tale affezione. P er la printa volta venita provato che que~Jta non è irrl'parabae. Il Ma.ncll stes.~o, che nel Cà80 da lui opel'ato aveva fatto ilàpprima un imttile tentativo inverso d·i opoterapia paratiroidca e poi eli trapianto di quaUro paratiroidi umane, e..~attamente com'è toccato assai più recentetnente al Pie1·i, mentre riconosceva che l'e/letto favorevole dell'ablazione di un t1mwre paratiroideo prova che nell'osteite fibrosa generaliz.:;ata, l'affezione paratiroiàea no11. ha il valore il-i un'ipertrofia di compenso, ammetteva tuttavia che q·uesta conclusione non poteva essere estesa a t1ttte le osteiti fibrose, perchè ve ne sono ài quelle senza tumore paratiroideo. Certamente, nel 11uo ca.so il hunore paratiroùleo agiva nel senso di una àisfun.zùme, simile, egli à·isse, ad 1Ln t?mwre ipofisario nell'<wromegalia. Le nwnerose osserva~ni, che ormai superarw la trentina, che ta1~to in EU1·opa quanto in America hanno seguìto la prima del Manàl, twn hanno fatto che riportare risultati ch-irurgici concoràa?ui nel concetto che la lesione paratiroidea s·i a primitiva. E poichè con l'ormone pat·atiroiàeo di CoUip è possibile provocare una sindrome, nella qttale all'il>ercalcemia e l'ipercalci?tria si asso(--iaJW rammollimenti ossei, si ha la coturoprova delle possibilità, se anche non della costanza, deU'iperpa,ratiroiàismo nelle lesiot~i ossee a tipo osteite fibrosa. A proposito dei casi operati, a cominciare da quello del Manàl, per venire ai 7Jiit recenti, non si è avuto soltanto miglioram&nto o guarigione delle lesioni ossee, dei dolori eventuali, ecc., ma àimimtzione del calcio sanguigrw e d el calcio urinario. I n moUi casi furotto fatti studi abbastanza profondi d el metabolismo del calcio e si sono così potttti osservare i risultati particolarme1ue i1np01'tanti di questi interventi nel senso correUivo di àetto m etabolismo. Tutto q1~esto -i?Mieme ài osservazioni ha se1'vito a tracciare il quadro àell'iperparatiroiàismo in clinica, quadro che si può oosì sintetizzare: rarefazioni ossee, tumori cistici multipli delle ossa (talzmi àei quali hanno anatonwpatol,ogicamente il carattere ài quelli che un tempo si chia·mava·rw sarcomi a cellule giganti, ma che modemamente sono stati considerati neoformazioni non precisamente ài natura sarcomatosa), debolezza e ipotonia muscolare, ab1wnnemente alt.o COIUtmuto di calcio nel siero sanguig1w, eliminazio1w abnorme di calcio colle orine, formazione ili calcoli di calcio nei reni. Qztali sarebbero i sintomi e le forme cliniche attribu,i ti all'osteosi paratiroidea? La fonna tipica e11olut-iva è quella in cui le lesioni ossee rapidamente giungono a una àecalcificaz·ione intensa e talora ad un estremo ram1nollimettto dello scheletro. Le lesioni ossee so1w dimostrate àa dolori ossei, da fratture , àa tumefazioni, da incurvamenti e schiaccia menti; turbe· g&nerali, sintomi 'VÌScerr.ili vari, si aysociano precocemente: vomiti, coliche ·nefritiche, turbe cardiache, talol'a


1L METABOLISMO DEL CALCIO NELLE A.J'FEZ.J01oo-:t ECC.

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polidipsia e pol'iuria, eco. Gli esan~i ra<liologici sono molto caratteristici per lo me1w di solito, eà i segn·i biochimici, qttali l'eleva..,"ÌÌne clel calcio sanguign.o, l'abbassame1~ àel fosforo e soprattutto il bilancio ca-lcico negativo, sono abituali, se anche non costanti nè caratteristici. Clinicamente si osserva p1tre diminuzione àell' eccitabilità. elettrica neuro-muscolare. T olto il tunwre paratiroiàeo, anzichè il progresso della malattia che cO'ndurrebbe in qualche anno a nwrte, si osserva, taJora a pre::::o di 1tna tetania temporanea più o meno importante, soomparsa, qua.9i istantanea clei sintomi funzional·i, rapi4o miglioramento ilei 11ari sintomi, 1·icalcificazione dello scheletro, trasformazione del bilancio calcù·o da negativo a posit-ivo. Altre fanne dell'osteosi paratiroidea sono quelle nelle qrw.li la malattia ossea è circoscritta, o cistica o clellipo del tumore a cellule giganti, la forma renale itl czti la malattia si rivela con qzw.dro della nefrite cronica, ipercalcem:ia, ipemzotemia; la forma con calcific~ion·i metastatiche, re.~wli, sottom"tanee, vasali, ecc.; la forma con sclerodennia; la forma cachettica. V·i sono anche delle forme a clecorso lento, in cui l'evoltt-=ione può a.nche cturare 10-30 a-nni, e persino forme spontaneamente curabili. Dal punto di vista anatomo-patologico, per qu(•llo che riguarda le ossa, sono da 1·ilevare il ?'a1nmollimento e la fragilità , l'allargamento clelle cavità 1niàollari, le zone cistiche, le zone jìb1·ose o emorragiche; cla ciò il nome di osteoàistrofia fibrosa, che fu d!Lto al,l'af!ezione, in quanto si trovano le 1wte del riassorbimento laczuuzre con formazione freqttente qua e là di veri e propri osteoclastomi e con proli/orazione fibro-blastica intensa nel mùtollo. Spesso il tessuto osseo è sostituito cla osteoide e si possono anche osservare deUe opposizioni lamellari. Più, rari sono i casi dove si hamw oste.oporosi pure, COil .<templice allargantento àegli spazi lamellari, sc01nparsa od assottigliamento de-i sistemi hatoersiani , midollo non fibroso, ma grasso , opp1,re linfoùle, o anche vasoolare. Tutto ciò fa dire al Lièvre che l'w.tsorbimento lacwnare, la fi.brosi miàollare e la proliferazione mieloplassica (osteoclastomi), non sono gli elementi fondamentali àell'osteosi paratiroidea. La m.odificazione fisico-chimica del tessuto osseo avrebbe un'importanza primordiale in oonfronto alle lesioni anat01nopatologiche. Notevole interesse hanno i casi in C'Ui si osserva infiltrazione calcm·ea dei tessuti moll·i ed in partioolare del rene, in q1tanto c-iò oostihtisce la dimostrazione in.àiretta della 1Mbilizzazione del calcio osseo verso le parti molli e verso l'esterno oon calciofissazione nei tessuti; tale fatto ha tanta importa11za, che Manàl e Uebelhor desc-riv01w addirittura come un sintonw àell'osteite fibrosa generalizzata coàesti depositi di calcio nelle vie urinarie. L 'iperfumione paratiroidea è stata presa in considerazione c01ne ca;usa di certi reumatisnti cronici e in particolare delle poliartriti anchilosanti. La base di questa teoria dovuta soprattutto a Oppell ecl alla su.a Smwla, è costituita dallo studio della calcemia, ed anche dai risultati fa vorevoli di talune paratiroidectomie. Di gran.àe interesse è la discussione fra col.oro che ammettono una ·origine comune ai morbi di Paget e di R ecklinghausen e coloro che li considerano invece di natura 1nolto diversa. Questi 11l.timi 7-10rtano innanzi gli argomenti seguenti: Il morbo di Paget ha l'inizio àopo i 45 anni, aumento tli volume del cranio, corticale spessa, assenza di a<lenoma paratiroideo, calcemia normale, fosfatemia normale, Ca urinario normale, effetto negativo (lell'ablazione di


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IL METABOLISMO DEL CAT"CIO NELLE AFFEZIONI ECO.

due paratiroidi. ));Plla malattia di Recklingkau8en al contrm'io: inizio deU'età giovane, cisti m ·ultiple, 1·ias8orbimento rll·lla corticale, stadio terminale pseudoo.~teomala<rico, pre.~e nza (ti adenmna 7>aral'iroideo, i],rrcalcemia, ipofosfatemia, eliminazione del Ca in eccesso colle urine, effett() notevole dell'ablazione dell 'aclenoma pamtiroillto pa·rallelo all'abbassamento <lel Ca sanguigno. Q11.esti f atti me.~si in •rfiJIJU)rto con l'·ipercalcemia e le llfcalcificaz ioni spe·r imentali con le i.niezioni lli paratrmno·ne Collip. farebbrro della malattia rli R ecklinghatw•n la. con.~rguen~a dello stato di ipf'rfun::'irmamrnto pamti?·oideo. D elmas 111 a.r.~r~let, commrntand.o quei<ti fatti ài.qcordanti e 1'ilevando giustamente come .'iiano lungi dall'esure 81'1nplici i rap1)(rrti fra calcemia e nutrizione ossea, 1J!'II.~a (·he il procrsso ili llecal~ifica::ione esistente nelle dtte forme morbose potrrbiJr• rli]l('ndere rla t·a.rie cau.~r.: l o- D t>caki{ìrfl:::ionr pm· insujfìcienza (lell'apporto calcico alimentare (ipocalcernia c ipor,l<·iuria). 20- D ecalcifìca.:::ione pr-r fis.~flzione insufficiente S11ll'osso di m~ apporto ca.lcico 811{ficiente (calcemict e calciuria normale o legge-rmente amnentata.). 3o - D ecalcificazione prr mobilizzaziont> del Ca già. fissato sulle ossa e sni tessuti (i7>ercalcemia ed ipPrcalciuria). ;l[entre il Paget St' mbra attrib11ibile alle <l11e prime ca1tse, semp-re secondo D elmas .Mar.~alet, il Reclclingha.usrn ,qarebbe. attribuibile alla terza. Il trattamento con Ca e la t'itamina D nel Pltget apportnebbt> gli elementi che mancano, nel Recklinghaursen verrebbe a sost1'tt1ire continuamente le perd-ite calciche risultanti da u-na mobilizzaz'ione anormale del Ca os.yeo. N el Reckli11~ghausen a lt4-ngo andare il trattamento modificltr.rebbe frworevolmente lo stato paratiroùleo e pot1·ebbe poi essere .~osprso. Si spiegherebbe da quanto precede anche come la paMtiroirlrctomia risulti ù~ generale efficace nel Recklinghausen e inefficlwe nel Paget. È anche possibile chr le t·re cau.'1e di decalcifica,ri.one si associno come nel Recklinghausen, che non cede, se non alla paratiroidectomia eventualmente associat(t a.lla som1ninistra:::ione di Ca e 1•itamina D. P er ciò che riguardrt, l'osteomalacia, n.ei casi in cui accanto alla. notevole decak'ifica:::ùme o8sra vi 8Ìa ipotonia muscolare, ipercalcemia, aumento della elimin~·ione del calcio. (liminuzionr del fo.~foro nrlsiero ed aumento dell'elùnina.z ione drl josj01·o ..~i 1>otrrbbe fm-.~e fare diagnosi rli iperparatù·oùlism.o e sat·ebbero gittstifi.cate oprrrtzùmi pa.rati1·oùlee. S 'i-ntende che in q11esti ca.si lo studio del cctmbio del calf'io 7>rrmrtterà di rlare all'ipc?·caleemia i.l suo giu.sto valore. Ho desiderato riprn1m·e. qui, per gentile coneessùme del Donati, alcuni fra i punti r.~srn::iali ilf'lla .9ua rit•ista .~intetica., che contien.e inoltre il prezioso contenuto it'un11 sta/'i.~tica 7>er.wmnle r ili .~tud·i eseguiti nrlle cliniche italinne. Ciò facenclo hn intr.~o mettere in chim·o ?·ilievo l'intima. collaborazione fTa. l'a t·icerca sperimPntf!fe e l'a7Jplica-rione clinica. Lo st•iluppo preso dallo studio dell'endocrinologia e ila quello dr>lle vitamine nel cam710 delle Ì11dagini di labor·atorio ha gettato una forte l1tce .vu molti morbi che a!fliggo1w l'1tmanità, rd ha arltlitato nuo,re t•ie alla r:u.ra di qu.ei morbi. La colla-b01·azione fra laborato1"io e clinica si ffl srmpre stretta; nella scienza non esi.~t()no c01npartinumti stagni, ed 'il mNlico df'!'f' guanla1·e con crescente interesse ai risultati degli st-udi fi.siologici c fisiopatologici se vuole arrif'ch~re la propt·ia cult?tra e dare maggio1· fondcunento all'e.qc•rcizio dell'm·te saltttare.


OSPEDALE ~ULITARE DI MEi':iSINA

L'AMEBIASI Conrerenza de l prof. Guido lzar, Direttore della Clirtica medica de lla R. vnivcrsità di l\l C'ssina. (16 maggio 1933-XI)

l) La storia dell'amt•bia.Yi, storiu di 50 auni, m ette in evide.nza l't:norme e importante oontributo della clinicu nurlicct itali ana, ~:he tvylierulo al para.~sila patogeno il .~1w carattere strettllmm te d·i.s:~enterige no, la dirnostrò malattùr nostrale, infetti·va contagiosa, di /htsa in tutti i parsi dd mondo, costituita da m;,'affezione che ha pPr porta d ' ingrn:t.~o l'intestilw, n~a che può durr; metl(stasi F. complica·n.zc n ei più, divers·i o·rgM~i e che è r,a.ratteri:..::ata dt~lla 81J Ù.;~:ata tendenza alla erunicità con raffiche di ·r iesacerbazione, intercallatr; da lunghi periodi lli calma. 2) N ei nostri non llobbiamo ricercare le fvrme acute intestinali, pi·ù proprie ai paesi tropir.al·i, mt~ dobbiamo t·icwrcare le 11Ì?tdromi ati piche, a llintomatologiaprot<Ji/orme, ad andamento vronir.i.ssin~o, in rapporto ad w d nfinito nu·mero di cause fisiche, chimiche, biologiche e allu struttura etnica della poz1olazione. 3) N Pl q1~adro subcronico più proprio ai uostri clilni si notano delle punte eli acuzi e dumute i nu.~i estit'i o anche delle piccole epidemie a focolfdo, che stauno in rapzJorto ad w1a. e11alta:ùme tra'llsitoria del potere patogeno del para.ssita o ad una dim.inu::·ione collettiva dei poteri alti'Ci di ·r esistenza, conte brillantemente è dimv.~trato dagli epi.~odi del brefontrofio eli _u es~Jina: del m.anieomiu di Jl[essina., ma 1Ja.rtieolann entc dai dati forwifi dalla Di rezione Gen&rale di sa.n ità 1n-ilitare. 4) Per una ·migliore stati.,·tica dell'amebiasi in ltr.~.lia, occorre mod·i ficMe la dizione ·richiesta per la denunzia e alla dicit11.ra (( Dis~tentaia .A mebica •> 8ostituire la formula 7Jùì. prupr-ia u .Amebiasi in t1ttte le .~ne funnr •>. 5) Risen:ia:mo la parola <• amebiasi '' per drfi~t·i re l'infestio'll e da Entamoeb<' h-i.stolytica (Schaudinn). L e altre Entamoebc· possono forse da.1·e solo q·u.adri locali o limitati. 6) L ' E-tda:nweba hislolyticcL è ~tempre patugenlt pt"r l'·uomo, ed è patugena per se stessa, 1wn per a.zione di uerm i associali. 7) Il concetto di portatore in senso batterico non si ]JUò applicare 11el caso di q1~esta infestione, se non nel sr 1180 eli soggetto vv;wule.<;re1t1r o di soyf}ttto ammalato latente, ·perchè anche la ]Jrcscnza persi:>te,tte di cisti uell'i11testino è it~dice della p·resen::a di forme atti·re nrlla subm1tcosa de/l'iutrstino stesso. 8) L'enorme freqùenza di questa para.~sitos i nei va.l'l 1ìa<'I1Ì t·\~tificano ]>c?rta.nto l'enol"me importanza ili que.9to problema. 9) La port<t d'ingrexsu del pttra.ssita è sempre gudla. orale. lr'ra.lc 1: ie di trasmissione del contagio, quella. indiretht è furse ln più c:unuttle, ma a<·ca,~to all'uomo a·mmalato devottO essere val·utati ·nella. giusta i mporlait::a anche aninw.li, che coll'uomo vi·vonv cont<ttio.

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L'AMEBIASI

lO) Sia nei no~tri climi, che ai trvpici, l'amP.biasi si svolge sempre allo stesso tnof.W, e q1utntunqtw variabile r~e i suoi aspetti, n elle sue for-me, ~ sempre una nella sua essenza, tantv n ei fvcolai endemioi tropicali e su:.btropicttU che in quelli autoctuwi delle zone temperate, comr. malattia ad evoluzione turpida, ricca di esa.cerb11.zion·i e di remissivni, it~ rapporto a stati di eq1J..ilibrio fra aziiJnc vffcmsi'lul de~ parMS'Ìt<' e reazione difensiva dell'ospire. l i) L 'ltmebia.9i intMtin11le ~sempre malattia squisi/.ame~r.ta crvn,ica, a si·ndrume locak atipica, pruteiforme. accornpagnatt~, a disturbi generali e deperiment-o organico pregrtJS.~ivo, n el cui decorso le rùwutizzazioni parossistiche non sono che accidenta-li epi.vodi. 12) Ogni caso di amebùt.Yi intest·i nale prescnt""' una Rintomtitologia propria, personale, ch.P. dalla va.ria resi11tM-::a ind·i vidua.l e, dalla predisposizio1~e e labilitrì di determina.ti orga11i, dcd.lt~ speciale rea-:ione sogg11Ui va ad 11.11. unico stim-olo, trae la -~p eciale figura. 13) Il predumittio dei di.~turbi generali e del deperimento organico e di lesioni en~cttichtJ, P"? conferire il q1'allro particolare della fonna cachettizzante, dell'' fvrmu, p~euilot1~bercolare e della sindrome pernicio.<tiforme. 14) La diagnosi <li amebia!Ji i ,ttestirutle si fonda prinaipalmente sull'accttrato studio di un preciso anamnestù:o, e sul risult<tto dell'esa.me coprosc()pi~Jo, condotto con tecnica esatta. · 15) La propagttzione a distanza (lell'infestione amebica è dovt,ta al t1·apianto del parassita dell'intestino i1t nltri orga1ti. Utt impianto diretto dell'Entamoeba histulytica nelle vie aeree, n ella ·ves&ica ·urinaria, ~~ella colecisti, ·nor~ è gitl--~tificatu dalle event1tali conoscenze sulla bic>logia del paras:Jita. 16) Il fegato è la sede piu f requet~te di m etastaai, ment·re le localizzazioni del polmone, del cervello, e eccezion(tlmente in altri organi, suno eventualità molto più rare, qua,si sempre in dip e1ulenza all""' lor volta (lall'impia1tto epatico. 17) Esiste una cistite amebiaa con localizzazione n•Jllo spessore della parete della vescica della Enta.moeba histolytica. La terapia di qtwRta forma è devol·u ta all' emetina. 1 8 ) L 'a·m ebiasi poltnonare è un'affezione forse menu rara di q"altlu sinora ri.<Julti, che 11erò solo eece.zion(tlmente ~ dato ·ri:~eontrare come forma pura negli stati iniziali, più. freqtwnte è l'osservazione di ascessi nti .vti da Entamoeba e bacteri. È malattia grave, a prognosi riservata., ad evul"zimte tHtica in lesio~l6 ulcem-flem?norwsa, la oui terapia ptJ..ò eccezùmalmente essere medica, raramente devol"ta alla cull(t'Jso-terapia, di norma mista medic')-uhimrgica. 19) I rapport·i fra arnebia..~i ed ltscesso epatico nostrale, affermati da clinici italiani or sono 4~ alHti, trovano in ricerche si.'ltematiche la loro dimostrazione. 20) L 'Entamaeba hi.~ tulytic<t giurtgt! al fegato n el numero di eMi per via portale, .~olo eccezionalmente può gim~gervi per alt·re vie. 21 ) L e varie forme cliniche di epatite amebica, de.~critte dagli autori, noa rappresentano che 1tna ta.ppa più o ·m eno lontarta del processo di evoluzione delt'<~mebiMi epaticq. 22) L o ~lt.tto 11resuppurativo di Rogers ha bar~i esclusi.vamente cliniche, mentre nessun d.:Lto an•t-tomico pennctte una neUtt distinziorte fra lo stato di tl6crobio.qi e lo -~tato di t'l'm colliqu.a::ione. 23) L 'esltme clinico dell'ammalato nnlla offre di caratlel'isticu per una diagnosi ili epatite amebica colliq1tata: solo l'e.9ito positivo di 1Ma puntt4.ra epatica esplorativa, che è .yempre perft<ttamente innocua, p!Lò essere elemento di


Dn'FICOLTÀ. E CAUSE D'ERRORE NELLA INTERPRETAZIONE ECO.

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certezza, ·m entre l'esito ncgat·ivo della pu1ttu.ra 1W~t escl1tde la presenza di wna raccolta intraepatica, anche cospicua. 24) La terapia dell'amebiasi il~testinale ~ e.~rlusivmnente devoluta all'emetina, abbinata a preparati arse1ticali e a p1"ganti. L'1tso dell'alcaloide deve essere precoce, tempestivo, sufficiente, ripetuto in cicli seria.li: solo con cura cronica si può avere ragione eli malattia orcmica. 25) Col trattamento emetiniclrarsenicale, assoe--iato o non ad epato-centesi, l'intervento chirurgico nella cura di'il' epatite amebica colliq1tata è di'tentato un intervento episudico. (AUTORIASBUNTO).

OSPEDALE MILITARE DI MILANO~

DIFFICOLTÀ E CAUSE D'ERRORE NELLA INTERPRETAZIONE DI RADIOGRAMMI DI TRAUMATOLOGIA OSSEA Conferenza d el prof. Felice Perussla, Direttore dell'Ist.ituto di Radiologia della R. Università di Milano (9 giugno 1933-XI)

Se la interp·retazione di una Tadiografia os!lea è talvolta così banale àa poter e.~sere eseguit~t anche da 1m profano, si dànno in-vece casi numerosi in cui svariate cause d'e?'r&re possorw present(,rsi a rendere estremarnente diffi.cile il riconoscimento radiografico di una lesione t·ra?tmatica o da si-rnulare la p?'Cstmza di 1'na frattura che in realtà non esiste. Vi smw poi particolari circostanze le q·u ali, per ragioni di proiezione, ài va·rietà della frattum, di modalità seguite clal p'rocesso riparato?·e, rendmw assai difficile di stabilire in modo preciso se in verità una lesione traumatica delle ossa si sia o no verificata, se la s-i debba considerare recente od antica, se h~ttora in atto o g1tarita. Poich~ tutti que.Yti p·rohletni hanno nella pratica un alti.~simo valore, specialmente pe·r il medico militare, il q1tale dere spesso esercitare wn eontt·ollo fiscale o precisare una valutazione di invalidità. o cmnunq1te fa.rsi giudice in merito a queaiti d'i·,~dule medico-legale, l'O. crede 1~tile pa$sare 1·a7Jidamente in ra.ssegna, s1tlla scorta di molte dia.1Jositive ·radiografi~:he, le pri·ncipali e più jreq1tenti cause d'errore e le difficoltà. ùhe si oppo~tguno ad 1ma esatta interpretazione delle radiografie, in traumatologia ossea, pTospettando però al tempo stesso artifici e cog-nizimLi che rendono tuttavia possibile al rcuhologo eserc-itato un giusto orientamento nella maggior parte dei casi. La documentazione iconografica che l'O. intu;tra in proposito, ·rigum·da apparenze di frattura per evidenza di cm·tilagini di accrescimento, pre,;enza di ossa soprannumerarie, di ossa bipa·rtite, (li canali ossei, di calcificazioni delle pani molli paraarticola.r i, conwmitanza di malformazim~i conge-nite, ili distrofie da crescenza, di stati patologici delle ossa, colpite da tramni.. (AUTORIASSUNTO).


OSPEDALE :\HLITAR E DI TORINO

I TRAUMI OCULARI Lezione del prof. Luigi Gugllanettl, Direttore della Clillica Oculistica della R. Università di Torino (10 giugno 1933).

L'O. ha. co,ninu·iato col rilevare l'(tlta vulnerabilità dell'organo della ·viste~ nelle gw:rre moderne, già calcvlnta dal K ern cinque volte e mPz:::o superiore

a qw~lla cl elle altre 1Jarti clelia .~uperficie tlel corpu di uguale e8tensionc, e dovt~ta sict all-a .~ede più. esposta dell"org<oto !Jisiru ncl~:u.po, sia, in rapporto alla. tatt.i ca nwi{prnu, alla posizione del solrlato in tr·i ncea e dietro i ripari. Uicorrla.rulo l'e.'>pericnz<t diretta, quale consulente clella I .A1·mata durante l'ultima. gra ,tde !JW' rra europea, ha clivi.vo le le.~·ioni ocula;ri di guerra. ùt traumi e in.fortu.ni di guerrx. Ha ac<:ennutu ai trawni vcu.lar·i indù·dti, meno frequenti ma di maggiore i ntercs.~e tecnico per il meccttt/Ì.Ymo di procluzione, per la patogenesi del quadro clinico (!Onsec·ltti.vo, e ancora per la loro stessa gramtà. Riportartdosi, in m erito, a una elaborala e dotta pubblica::ione da lui fatta nell'epoca Sui traumat.ismi di guerra del bulbo oculare, con particolare riguardo alle altera.zioni indir~>tt~-: delle membrane profonde, ha detto delle lesioni flell'ootJhio provocate dall'a.gente vulnera-nte a distanza del globo oculare, disting1ten<lo quelle in cui le alterazioni furono causate dal passaggio di proiettili eli fucile nell'orbita, da altre in oui l'agente feritm·e aveva colpito la regione periorbilaria; c mostrando le relative figure illu,~trative ha r·i ferito alcuni casi nei q1.tali l'occhio f•u, leso per pmiettili che ctt~raversarono l'orbita. In 1tno la pallottola di fuvile attraversò tra.sversalmente entrambe le orbite verso il loro apice provocando una corioretinite <ttrofica e proliferante in am.bo gli occhi; in altri due casi la J>ullottola, dopo a.vere direttamente offeso l'occhio sinistro al p1tnto cla provocar ne l'atrofia, attraversò le fosse na.sali e rase1ttò, con direzione trasversa.le, la parte inferiore dell'orbita destra, determinando la cecità dell'occhio destro, in ww per corioretinite atrofica e proliferante e nell'aUro per distacco retinico; in 1tn quarto caso il proiettile, dopo ave-r colpito la regione temporale, attrM!ersb l'orbita sinistra passando dietro il .bulbo oculare cun dircz·ione obliqua, dall' a.lto in basso e da .sinistra a destra, e detenninò nell'occhio una corioretinitc atrofica e proliferante. L 'O. è passttto poi essenzùtlmente a dimost·razioni cliniche di trct?tmi oculari diretti, costitu.onclu essi ·mfltoria cli.pitì co1nnne interesse per la generalità dei rnedici m·ilitari. Dopo aver notato che offese anehe minime dirette, le q1,ali in altre regioni (lel corpo avrebbero scarsissimo rilievo, vengo·no ad acquistare una gra.visrtima importan::a se in·vece portate all'organo della vi8ta, per la delicata strutt1l.ra e l' alti.Ysima funzione di tttle organo, è passato a illustra·re i vari casi cl·inici, cZa uno di ferita penetnmte clella cornea con coloboma irideo, a uno di


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I TRAU.\H OCULARI

ferita corne.alc con impegnu dell'iride e cata.ratta traumatica con conseg1umtc aumento di tensione lndbare, a wn altro di corpo estraneo di ferro endobulba:re con cml$eguente siderosi arrestata. suln ilcpo l'estrazio)le della .9cheggia m etallica, a un altro ancora di ferita, penetrante del bulbo da corpo estraneo a cui segtà un'infezione puru.lenta endotula.re col quadro del p.~eu,doglioma,. Durante tale esposizione il profes.qore JH'CI1e occasione per /<tre importantissimi ·r ilievi: 1nise in e!liden.:a l'11tilitlr e il vario im]Jiego <lell'elcttrocalam.ita gigante e dell'elettrocalamita a ma.nc dell'Hirs flnbng per llt diagnosi e l'estmzione dei corpi estra1~ei m etallici endob ttlbari; cl'iRse (/f·ll'a.::ione propria dei corpi estranei endobulbari, da qnella chi mic<unente più da.nnosa del ra~~mJ , capa.ce di <letermin<l;re la S1tppurazione chimica e la culeosi, c del ferro capace di determinare la siderosi, a. qu.ella meno dannosa del piombo che si incista in uno strato ù~erte rli ea.rbonato di piombo e a q1wlla di t~chegg·ia di pietra; riletvò come talvolta piccoli corpi estranei si arrl'stano nel cri.~ta.llinu e passano inosservati perchè il cristallino a lm~go p ttò ri ma.n ere trasz>a.rente , m ent·re poi anche d.opo anni in qne.~ti casi insorg(' e 8i sta.bilisce una c<tlarattct completa; r ichùunò l'atten.::ùme sui camlteri dell'iri<loddite e .~u ll<t po:$sibilità o m eno d elltt insorgenza di ofl<tlmia .~ùnpcttica all.ctltro occhio: traltt) infine degli acc<Jrgimenti tecn·i ei e (lelle varie indica::;ioni <lell'exententtiu bulbi e d,ella e11 ucleazio ne. (Riassunto de l primo cnpit.ano medico X. VITALE) .

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MEMORIE ORIGINALI SCGOLA DI APPLJCAZIO:!\'E DI SANITÀ 1\!ILITARE GABINETTO DI TRAUl\11\TOLOGIA

FRATTURE DIAFISARIE CHIUSE DELLE DUE OSSA DELL'AVAMBRACCIO TRATTAMENTO INCRUENTO Dott. Alessandro Matlce, mavgiore medico

Le fratture diafisarie chiuse delle due ossa dell'a.vambraccio, frequenti specialmente nei bambini e nei giovani, possono essere prodotte da causa diretta (es., urt o violento contro un ostacolo) o da causa indiretta (es., caduta sul palmo della mano). Secondo FoRGUE risiedono per lo più al terzo medio delle due ossa; per LUSENA si verificano di preferenza a.l terzo inferiore dell'avambraccio o fra questo ed il t erzo medio (56,5 % dei casi), meno spesso al terzo medio (39,1 %), assai di rado al terzo superiore (4,4 %). Possono essere incomplete (a guisa di legno verde) o complete. L e prime sono frequenti nel fanciullo e sono caratterizzate dal fatto che i frammenti non si disgiungouo, ma si iuflettono più o meno l'uno sull'altro. Le fratture complete da causa diretta sono quasi sempre a linee trasversali, a superfici dentellate e si verificano di solito allo stesso livello nelle due ossa; quelle da causa indiretta sono di regola a linee leggermente oblique e si verificano nei tratti diafisari di minore resistenza, per cui l'ulna si spezza di solito più in basso del radio (LUSENA). I frammenti nelle fratture complete possono restare ingranati fra lor o e non subire quind.i alcuno spostamento; più spesso sono liberi e presentano una notevole e complessa dislocazione - ad aa;im, ad longit-udinem, ad latus e ad peripheriam - in rapporto all'azione delle forze vulnera.n ti, alla contrazione dei vari gruppi muscolari e al peso della parte distale dell'arto. Talvolta. si spostano soltanto i frammenti di uno delle due ossa, di solito quelli del radio; il frammento superiore del cubito, articolato con la troclea dell'omero, generalmente si sposta di poco. Di notevole importanza sono la deviazione di J. L . PETIT e la rotazione dei frammenti radiali (décalage di DESTOT). Nella prìma i frammenti, per la contrazione dei pronatori (rotondo e quadrato), si avvicinano fra loro, faC<'ndo scomparire talvolta. lo spazio interosseo, ciò che può costituire in seguito una causa di disturbi funzionali gravi nei movimenti <li prona.zione e supinazione della. mano. La. rotazione dei frammenti radiali (spostamento ad peripheriam) avviene sotto l'azione dei muscoli snpinatori e dei pronatori. Secondo alcuni,


J!'RA'I.'TURE DIAFISAR IE CHIUSE ECC.

5(i.')

so la frattura si verifica sopra l'inserzione del pronatore rotondo, il frammento radiale superiore, per l'azione del bicipite e del corto supinatore7 si mette in anpina.zione, mentre il frammento radiale inferiore, per l'azione dei due prona.tori, ruota in pronazione; se la frattura si verifica sotto l'inserzione del pronatore rotondo, l'azione di questo muscolo sul frammento superiore limi'ta quella dei supinatori e mantiene il frammento radiale in una posizione intermedia di prono-supinazione, mentre l'azione del pronatore quadrato attira verso il cubito e mette in pronazione il frammento radiale inferiore. DE'STOT ed i suoi allievi hanno dimostrato però che l'azjone del bicipite e del corto supina~re è sempre dominante e che, a qualunque livello avvenga la frattura, il frammento supe'riore del r.W.io r esta Rempre in supinazione. I sin'tomi delle in.fr.4Zioni e delle fratture a legno verde possono limitarsi al dolore looa.lizzato, ad una lieYe tumefazione e ad una transitoria irnpòtenza furu;ionale. Talvolta si ha deformazione angolar<· dell'avamb!'"<lccio. Nelle fratture complete e con spostamento dei frammenti, oltre il dolore localizzato e che si accentua imprimendo alla mano movimenti di pronazione e ~pinazione, si ha tumefazione e deformità dell'avambraccio, mobilità anormale, crepitazione ossea, impotenza fWlzionale. Le fratture dell'avambraccio, specie se complete, sono in genere> di facile diagnosi. Questa si basa sui segni clinici ricordati. Con la radiografia, fatta in due J>Osizioni ortogonali è possibile poi stabilire con precisione se la frattura interessa tutte e due le ossa od un osso solo, se è incompleta o completa, la. sede e la. direzione delle linee di frattura, lo spostamento dei frammenti, l'eventuale presenza di frammenti secondari, ecc. Mentre gli esiti delle fratture incomplete, dopo la eventuale riduzione della deviazione angolare, sono buoni, nelle fratture complete la frequente e complessa dislocaz.ione dei frammenti rende talvolta difficile una esatta riduzione incruenta ed una buona contenzione, difficoltà che è maggiore qna.ndo le linee di frattura sono trasversali ed allo stesso livello; in tali calli la prognosi è molto riservata (LuSENA). Si pnò avere nna consolidazione con spostamento angolare dei n·ammenti, altre volte Wl voluminoso callo di frattura od unasinostosi perfusione dei calli ossei con conseguente impossibilità dei movimenti òi pronaziione e supinazione della mano. Spesso il frammento inferiore del radio si consolida in semipronazione e resta così limitato il movimento di supinazione della. mano (dècalage di DESTOT). Non è poi rara la mancata consolidazione dei frammenti per interposizione di fasci muscolari e la conseguente pseudartrosi, che può aversi in tutte e due le ossa od in un osso solo. DELBET dice e F vRGUE conferma che non c'è frattura più imbarazza.ute, vale a dire con maggiorfl tendenza a sfuggire alla contenzione, di quella delle due ossa dell'avambraccio, poichè in questa si o·ndeggia fra la pseudartrosi ed il callo vizioso. I chirurghi sono d'accordo nel convenire che la cw·a delle fratture incomplete e di qneiie complete senza spostamento dei frammenti, debba limitarsi alla contenzione ed al riposo per il tempo necessario alla consolidazione. LÉJARS consiglia in questi casi d'immobilizzare l'avambraccio mediante Wl bendaggio ovattato e due stecche di sosteguo, nna anteriore e l'altra posteriore, lasciando l'apparecchio in sito alcuni giorni e prati4 -

Gicnonule di ntedicina militare.


5!i6

F RA"l' TU H.E DtAHSAI!IE CI II I:,., E

c;~nùo subito <lupo

~:cc.

il m<t:;:;a.gg io. So e::;i:stc deviazione angolare è nece:s.sario

ridurre prima. qtH' ;.;ta ( LUSE~A). L3i questiono è invece tuttora controversa nei casi di fratture eompll-'te con spostamento dei frammenti: alcun i ritengono sempre sufficiente il trat tamento incruento, altri. necessaria la cura cruenta., altri- pitt opportunamente -limitano l'int t•t·vcnto a casi particolari e propriamente a quei ca.si in cui esiste una notevole e complcs::;a ùisloca,zione dei frammenti e n ei qua.li riesce difficile, talora impossibile, anche in narcosi e con una energica trar.ione, ridurre i moncoui osSP i e m<1nteuerli in bu ona p osizione. Per J, f.:JARS l'intPrvcnto è indicato a.nche quando la. deviazione dr.i frammenti rimanehTillncibile dopo 10-12 g iorni rli trattamento con app~l­ r~cchio go~sa.to od estensione a permanenza, o qua.ndo, nelle medesime condizion i, la mobilità verso il 20° giorno resta completa. P er ottenere dal trattamento incruento un buon ristùtato anatomico e f unzionale bi ;;o~rrln osser'vare alcune conclizioni. Col s~<YID.ento fratturato devono essere immobilizzati il gomito P•l il polso: l'elimina.r.ion.e del movimento di pronazioue e supinazione non è possibile, infatti, se non si immobilizzano solidamente il goruito, l'a va mbraccio e la mano. Il gomito deve essere immobilizzato in fkssionc ad angolo r <>tto. L'estensione del gomito è mal sopportata dall'infermo, mette in tensione i flessori dell'avambra.coio ed aumenta la deviar.ione dei frammenti (FIN OCCHIETTO).

La

m<~no

va immobiiizzata in estensione, lasciando liber(' l e dita;

T .U>DE( preferisce immobilizzarla in lieve fkssione palmare per far rila-

sciare i ftew;ori. Talvolta conviene mettere la mano in adduzione pe1· far ruotare il frammento inferiore del radio quando l'estremità superiore di questo è fortemente deviata verso il cubito (FINOCCHIETTO); una lit>Ye adduzione favorisce l'abbassamento del moncone radiale (TADDEI). Circa l'atteggiamento rla dare all'avambraccio esistono divergenze fra gli autori: alcunj immobilizzano l'avambraccio in sem.ipronazion e, al t ri in supinazione od in semi pro nazione a seconda del punto in cui è localizza t a la frattura del radio, altri sempre in supinazione. I primi immobilizzano l'avambraccio in semipronazione per allontanare più che sia possibile i frammenti radiali da quelli del cubito ed evitare la formazione di un callo unico tra i frammenti e la. conseguente pel'llita dei movimenti di pronazione e supinazione della mano. Gli altri, più che della formazione di un callo unico- inconveni<·nte che si può evitare anche immobilizzando l 'avambraccio in completa supinazione- cercano di impedire il saldamento dei monconi radiali in diver~o grado di rotazione e quindi i disturbi della pronazione e supinazione dPiht mano derivanti dal <l,~calage di DESTOT. Senonchè mentre alcuni di questi immobilizzano- per le ragioni già esposte - l 'avambraccio in supinazione se la frattura del radio è localizzata al disopra dell'inserzione del pronatore rotondo ed in scmipronazione se è localizzata al disotto, altri, seguendo i consigli di DE.3TOT e dei suoi allievi, immobilizzano l'avambraccio sempre in supinazione. MAltrNo-Zuoo ha trn,ttato incruentemente più volte simili fratture ed ha immobilizzato l'ava.mbraccio sempre in supinazione a quahmque li\ello


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llr: OI.HIS .\ I< H: C' lll l"Sf~ f.(T .

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fosse la frattur~L th·l r;u lio, ott t•nr ndo in tutti i casi ottima conse n ·azi(llle dt>i movimenti di pronaziun<> e wpinazione t1ella mano. TADDE:I considera l'immobili zzaz ione in snpina.zione eome uno dl•i da t i fondamental i da tenore prcseutP nel trattaml'nto <lc·ll(• fratture diafìsa rie •1t:lle due ossa delr.wambrartio. P er ristabilire << di<:e questo anton• n l'tA-Sse di rotazione antibrachiale alterato in una fra.ttura dalla. supi11aziu11e del moncone supniore e dalla z,rona;;ione del moncone inferiore del mdio (d;,calage di DESTOT) bisognn supinare al ma.~si mo la IIWI!O. Prima di esprimer(' il mio pa.rere sull'argomPnto dt>YO fa,,· uotan! come alcuni .Autori (FORG UE, LA li'IU;:'\'1.'1 T ESTU1'1 J ACOB, ecc.) ritrngano che lo sp<tzio interosseo abbia la mag~iore laJ•ghczza, nella supinaziono complt·ta ùell'avambraccio e deducono da ciò che nel trattamento delle fratture dia.fisarie del radio e del cubito - por conservare al detto spazio la sua maggiore larghezza- occorrerebbe immobilizzare l'avambraccio in snpiuazione. Non essendo - por i d etti .Autori - tale posizione tollemta dal paziente, l'avambraccio \'iene immobilizzato in semipronaziono. La 81tpinazione completa ''d ice FoRGUE n che sarebbe opportuna per conser vare allo spazio interos11eo la sua maggiore larghezz<t, non è tollerata; bi.<~ogna, dunque, collocare l'avarnbra.ccio in semipronazione col pollice in r1ri.a. Indipendentemente dalle vere considerar.ioni cbc indicano la po;;izione da dare all'avambraccio nPile frattnn· dialìsaric del radio e del cubito, t rovo u tile far rilevare clw lo spazio io tProsseo ha la sua maggiore amp iezza neBa posizione di :iemiproua.zionc e non nella supinar.ione eompleta. dell'avambraecio. Ci6 ho potuto constatare anch'io, osservando all'esame radiologieo il detto spazio durante il movim('nto di rotazione dell 'estremità inferiore d el radio intorno a quella del cubito. A misura che la mano passa da.ll<L posizione di supinazione a quella tli semipronazione lo spa.zio interossPo a umenta di ampiezza; cont inuando il mov imen to verso la pronazionc com · pleta lo spazio si restringe ed il radio si riavvioina al cubito. (figure l e :tl. Ho ripetuto l'osservazione Rtl diversi cadaveri, dopo aver messo allo scoperto lo scheletro dell'avambraccio, la membrana interossea e le articolazioni del gomito e del polso. Imprimendo alla mano movimt'llti rli pronazionc e supinazione, lo spazio intcrosseo assume la ma~sin1a ampiezza e la membrana ei tende al massimo quando la mano è nella posizione intPrmedia di pronosupinazione. La differenza nelle distanze misurat.e fra determinati punti ùelle due ossa, nelle posir.ioni di supinazione e di somipronazione della mano, varia n ei singoli casi. In uno di questi l'ampiezza dello spazio, misnrata ogni due centimetri a cominciare da quattro centimetri al disopra delle superfici articolari infrriori del radio e del cubito t>ra di mm. 12, 13, 15, 16, 15, 7 %, 4 Yz, 4 Yz, 5, nolla posizione ùi supinazionc e rispt;>ttivamente di mm. 15, li>, 16, 17, 19, 13, 10, 11, 11, nella posizione di S(•mipronar.ione della mano. Con ciò non intendo dire che la posizion e cln dart' all'avambraccio n<'l trattamento delle frattur~ diafisarie delle due ossa debba ~::;sere quella di scmipronazione, ma confermare un dato di fatto , che ha la sua importanza anatomica e clinica, e cioè che lo spaz io e.-istPntP fra il radio e il


568

FRATTUHJ;! DIAFISARI E CRIUSE ECC.

cubito ha la. sua massima ampiezza. nella. posizione intermedia di pronosupinazione e non nella supinaaione completa dell'avambraccio. Trovo giuste le conclu.sioni alle quali è pervenuto DESTOT, e sono anche io del parere che nelle fratture diafìsa.rie del radio e del cubito l'avambraccio debba essere immobilizzato in completa supinazione. Cosl ho fatto in diversi casi, ottenendo ottimi riSlùtati anatomici e funzionali. Di

Fig. 1. - Ava.mbraoclo In 8\lPi· nazione completa.

Fig. 2. - Avambmcoio io aemipronnzlone.

uno ~di essi r·ifcrir6 in questo lavoro, avendo avuto occasione tempo fa di rivedere, a distanza di anni, il paziente e di constatare l'ottimo risultato del trattamento adottato. · T/avambraccio va immobilizzato dunque in supinazione completa, ma ciò non per conserv::~>re allo spazio interosseo la sua maggiore larghezza, che, come ho detto, anche nella posizione di snpinazione - se i frammenti sono mantenuti ben ridotti - è sufficiente ad evitare la formazione di un callo nnico, ma per evitare il saldamento dei frammenti radiali in diverso grado di rotazione e quindi i disturbi nella funzion e della mano derivanti dal dècalage di DESTOT.


FRATTURE Dl.AJ'lBARlE CHIUSE E CO.

56\)

Nè in pratica risulta che la. completa supinazione sia mal tollerata dal paziente. La. ridlnzione dei frammenti si ottiene praticando- se occorra sotto narcosi o mediante anestesia locale- la trazione longitudinale sulla. mano disposta. in snpinazione, mentre un a.ssistente esPrcita la contro estensiorre sul braccio a gomito avvicinato al tronco e fiesso ad angolo retto. Talvolta riesce ntile esagerare la deformità per ingranare prima uno delle due ossa e poi l'altro (M..A&INo-Zuco). Di grande vantaggio può riuscire la riduzione sotto lo schermo radio· scopico e specialmente so è fatta sotto il controllo _simultaneo del doppio schermo (PABOALIS). BoiiLER per ottenere la riduzioue dei frammenti adotta questo metodo, che desumo dal lavoro di MARINo-Zuco: dopo aver praticato l'anestesia locale, iniettando nel focolaio di frattura 15 o 20 c.c. di novocaina al2 %, dispone il paziente supino stù letto ed applica alla regione anteriore del braccio, sopra il gomito, una benda che attacca ad un uncino fissato alla parete o ad una porta. Fasciati insieme il secondo, terzo e quarto dito, un assistente afferra con una mano il pollice e con l'altra il tratto fra indice ed anulare, punta il piede sopra un appoggio e fa trazione sulle dita, esercitando una maggiore forza sul pollice per correggere lo spostamento longitudina.le del radio. Quando la trazione ha corretto l'accorciamento, BOHLER mette i pollici e gli indici rispettivamente nella parte estensoria e flessoria. dell'avambraccio, esercita una. pressione nello spazio interosseo e con ciò ri'àuce lo spostamento laterale e l'avt•icinamento dei qwdtm jra1'tvmenti. MABINO-Zuoo consiglia di ridurre meiliante trazione progressiva, graduale, in rilasciamento muscolare completo, sotto na.rcosi. 11 pa:>:iente è coricato supino con il braccio sporgente dal tavolo e l'avambraccio flesso ad a.ngoJo retto e sospeso per mezzo di una fionda di tela a.pplicata al polBo. L'Autore passa ad ansa sul braccio una fascia di tela i cui capi non devono essere fatti avvicinare tra loro. Se. la trazione può essere esercitata dall'alto fissa l'ansa del braccio, altrimenti fa passare i capi di questa sotto uno dei suoi piedi e pratica in tal modo la distrazione dei f1·am.menti con una trazione lenta, sicura, progressiva, graduabile a. volontà, capace di correggere la deviazione ad longituilinem ed in parte ancht> gli altri spostamenti. Indi afferra a pinza, fra il pollice ed i polpastreUi delle altre dita delle due mani le estremità dei frammenti ra<liali o cubitali e, mentre lUI aiut.o porta la mano del paziente in supinazione e leggera adduzione, mette a contatto i capi ossei. Se si a.llenta di poco la trazione i capi ossei possono ingranarsi tra loro. Ottenuta con uno dei metodi sopra ricordati la l'idnzione, possiamo. immobilizzare i frammenti con adatto apparecchio gessato. Di regola bisogna evitare le fasciatw-e circolari, perchè riportano i frammenti verso lo spazio interossco; sono da preferire invece gli apparecchi a doccia, con i quali si sorveglia anche la sede della frattw-a e si impedisce la possibilità di para]) si ischemiche o ili comprt'ssioni vasab. L'apparecchio consigliato dalla maggior parte degli Autori consiste in una. doocia cbe circonda. i due terzi della circonferenza dell'arto ed im mobilizza il gomito ed il polso, arrivando in alto alla metà del braccio e1l


510

PHA1."l'UR.t:: VlAFlSAHlF. Oll!USE ECO.

in basso alle utieolctzioni uwtncarpo-f.atangee dcii<• ultime quattro dita . L a doccia vif'ne apf)liC"ata sulla faccia postE>rior·c del braccio, del gomito, clcll'a;ntmbra.ccio e :mi cl or:;o della mano. Nel ti po consigliato da LÉJARS occorre fare due tap:l i obtiq ui in corris pondenza del gomito ed uno longi1"-tHlinale a livdlo d el polso pt>r pit-gare la doccia al gomito o circondar<> con un tn'LUO di <•s:;a, la Ùà$!.' del pollict'. I.u~E."II \ prt-para una feruJa gessa t a a lla BEEI.Y con 15-20 strat i di organtiua gommata. L 'a,pplicaz ione della doccia d P ve esst-re fatta sotto un a giusta cst;(>oRionc e controestens ione, ehf' vanno mantenute fino a. disseccamento comp!Pt o dell'apparecchio. . Occorr~ndo, si può complcotarc la, coattazione dei frammenti, premt'ndo con le dita, applicatt• sullo spazio int(·rossC>o, nel mezzo della regione a,ntl!riore dell'avarnbrar·rio (LÉJA.RS). ~fARI:--<o-Zoco fa un a pparecchio gessato cl:'teso dalht base del polso a,lla metà del braecio <' morlclla col margine ulnare delle due mani o con due a~s i celle rotonde di l(•gno un solco volart> ed uno dorsale, per assicurar<' il mantenimento dello s p~Mio iuterosseo. Ad ap1Jarecchio consolida t o t.a,g lia l'a,nsa che sostiene il braccio e la fionda del polso e per sicurezza ft>ssura l'apparecchio longitu linalxnontc dal lato dorsale. FI.NOCCEIIETTO nella 'l Pr<>nsa. ~ledi ca Argent ina >> {lo-1-1930) descrive un ~l>pparccchio da lui ideato c costit ui t o da una tavoJetta di legno, d a cotone e fascie g~·ssatl' . TA.DDEI dopo avt•r protct,to con cotone l'cpicondilo, l'epitroclea. l'olecranon e le apofisi stiloidi del radio e dol cubito, fa un apparecchio gessato chr• reilta circolare dal gomito in su f' nel t ratto corris pondente al carpo ed al metacarpo ed a doccia per il tratto corrispond('nte all'avambraccio: un orifizio OV<Lle lascia libero il pollice. Consolidato l';l.pparrc(·.bio, bisogna cont,rollare a, mezzo ùei raggi la posizione rlPi frar.n meuti: se vi è spostamento occorre rifarlo: altrimenti lo si lascerà in s ito per un mese circa. nell'adulto, per una quindicina di giomi nel fanciullo, controlla nùo spcilso la riduzione e contenzione l' facendo muovere le ùita . ~e i casi in cui rit•sce difficile ridurre ed immobilizzare i frammenti con <tppuerchio g-1·ssa.to si può ricorrere alla t ra,zione continua, che può Psscre fatta. mPdia.nte pPSi, fe rule gornita.te <'sten!libili d i ALQUI ER, appositi Nlllg1•gni f'lasti('i, E'CC . l 'er Lr::.JARS l'E'st<>nsione continua costituisce il met.odo di scelta n el traLl<tlllt'll l o incrn<•nLo delle fr·at;turt- dell'a.vamhraccio. L 'A. consiglia d i ricorn•t'P alla doc<:i<1 gt·~8al<t quando non si può far di meglio e nei casi d i spostam(•nti IramrnPnLari po1:0 st.<>si; la, JH•rma,nenza dell'accavallamento o <letta di'Yiar.ion<• a,n~ohm• <;r·uNch bPl'O in ogni moclo l'indicazione formall· a ll'cl<tensione rontimw. JA:.J Al{.~ JmLt Ì('.<t la trar. iotH' m celia n t e duo f<'mlc gomitate estensìùil i di .:\.L(lUIER. Appli~·a pl'itmt rlrw collarctti g.•ssati : uno s uperiore, che circorHla il tNxo SUJH·r·ior·l· tkll'~n' <Lrubracci o e1l il terzo ixrferiore del braccio . ben mo<ldlato s ull'<'pitroell·a é sull'l'piconllilo; l'altro inferiore, che circonrla il pol ~o l'Cl il rn PI<t<,arpo (fino ~tlla plir:a ]mlrnare inferiore) ed l' rnodvllato sulla h•sta dt·J cub ito, s nll'os:;o un cinato, .-mll't•pifLsi radiale e sul lntpcz io. Las~,;i;t dì ;;s~·<;~,;;u·c c· poi <lis pnn <• 11' due f('f'll l t1 l atenl,lrnent~· , w w


FRAT'.rUHE DIAF"TSARJF: C'HIUSE ECC.

571

sul bordo radiale, l'altra sul cubitali:', fi s:·mnriole ai braccialt'tti con delle fascie gessate. Dopo disseccamento di queste mette in tensione. Per otten ere la riduzione pratica l'estensione e la controestension<> per una v entina di minuti, e: ridotti i frammenti, chiude le viti. Se il controllo racliOi>COpico dimostra un risultato insufficiente ripete nei giom i seguenti la manovra. Toscm, che si è oncupato del trat tamento delle fratture delle ossa lunghe degli arti superiori, ha ideato un apparecchio a trazione, fatto con piastrine di ferro della larghezza di un centimetro c me?.zo e dello spessore di tre millimetri. L'apparecchio è costituito di tre parti: una per il torace, una p er il braccio, ed una. per l'avambraccio. L'A. afferma di a.vere ottenuto con il suo apparecchio buoni risultati tanto nel trattamento delle fratture dell'omero che in quello delle fratture del radio e del cubito. ~elle fratture con forte spostamento dei frammenti BdiiLER applica l H trazione dirP.tt.a sullo scbelet.ro mediante fìli metallici antiruggine (messi con anestesia del plesso brachiale sull'olecranon e sul polso od alla base di un metacarpale, dal secondo al quinto) ed un arco elastico di BECK. Ottenuta. la riduzione fa un apparecchio gessato c quando l'apparecchio è solidificato, toglie, dopo controllo radioscopico, gli archi di tensione ed applica sui fili m etallici delle viti a chiusura., affida.ndo ad essi la funzione di impedire lo spostamento dei frammenti. MoMMf3EN realizza la trazione a permanenza col seguente metodo, ·che traggo dal lavoro del MARINO-Zuco: fa un apparecchio gessato che dal lato prossimale prendo valido appoggio alle spalle ed al braccio del paziente e si continua poi in una. stPcca di C RAMMER pil'gata a.d angolo retto al gomito e CQrvata a concavità in alto in corrispondenza del polso. l\Iesso il pollice in opposizione, fa una piramidè gessata che si adatti nel ca.v o della mano, avvolge la base della mano con un manicott.o di flanella e pas:;a. sopra questo delle fasce gessate . .Applica sul lato radiali' e su quello cubitale del manicotto due strisce di tela che, fissate all'estf('lllità della stecca, possono essere messe in tensione da uu tirante che l e attorciglia. I n tal modo l'cstcnsion<' è pra.ticata con maggiore efficacia sullo scheletro, è fatta nella somitlcssione del gomito e delhL mano e lascia lib<>ri l'avambr·accio e le dita. Saldati i frammenti e rimosso l'appatwchio gessato o quello a trazione~ si inizieranno l e cure fisiche complementari: massaggio, mobilizzazione del gomito c della mano, bagni caldi, ecc. Sono questi i criteri fondamentali che regolano il trattamento incruento delle fratture diafisaric chiuse delle due ossa dell'avambraccio. Riferirò di un caso che trattai con metodo incruento diversi anni or sono e di cui ho avuto occasione di apprezzare ancora una volta, tempo fa, l'ottimo risultato anatomico e funzionale ottenuto dal t.rattamento che adottai. P. S. di anni 7 do. Firl!nze. Nell'agosto 1923 cadei~ in Pomino da un cnr· re tto, battendo violentemente a terra con la mano d estra. In seguito a t,ale caduta. riportò frattura. d e lle due ossa dcll'nvmnbraccio destro. Venne affidat o ndlo stesso giorno a lle mie cure. All'esa.me clinico notavas i tnmdmdon c al t<>rzo mNUo dell'n vaJnbraccio d estro; la palpaziono praticata in qucstu sede pro,·oc(wa vivo dolore e faceva ri·


672

Fn.U'TURE DI.AFIS ARIE OHIUSI!i EOO.

conoscere una. interruzione nella. continuità delle due ossa., con spostamento ad laltu dei frammenti ra.d.iali; facili i movimenti abnormi e ma.roe.ta. la crepitazione nella sede della fra.t~ura.. impossibili i moviment.i attivi di prone.zione e supina.zione della mano; nessun disturbo a. carico dei vasi e dei n~rvi vicini. L'esame ra.diologico confennò quanto avevo rileva.ro all'esame clinico, precisando inoltre la. direzione delle linee di fra~tW'a e lo spostamento dei frammenti (fig. 3).

Trattai la lesione con la. trazione a. permanenza. su stecca di legno piegata a.d. angolo rett.o. Ridotti quasi del tutto i frammenti mediante estensione e conn'Oellterunone, dir;posi l'arto, desso ad angolo retto nel gomito e con l'avambraccio in completa

Fig. 3. - Frattura delle due ossa dell'avambraoolo deetro.

supina.zione, sopra la. stecca, fi'!Sando con giri di fascia la. metà inferiore del braccio alla branca. verticale di questa. Applicai delle SGriscie di cerot.to ai due lati d el tratto distale dell'avambraccio e dél polso e su queste, disposte ad a.nA& e tenute cliva.rica.te da una. assicella di legno, feci agire la trazione continua, servendotui di un 11ubo di gomma., la cui tensione potevo graduare mediante una. vite fis.c;a.ta a lla superficie inferiore della. branca. orizzontale della stecca. Regolando opponuna.menw la. trazione, mantenni nella. giusta posizione i frammenti per circa. 20 giorni: tolto l'apparecchio feci iniziare il massaggio ed i movimenti dell'avambraccio e d ella mano. Dopo \ID mese il ragazzo era. guarito e poteva senza. alcun inconveniente servil'Si dell'arto. La figura 4 mostra una. fast' della formazione del callo osseo.


F.EIA'l'TURE DlAFlS ARlE CHlUSt.

~: cc.

573

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574

FI!ATTUHt: D t AFISAH I E CHIUSE EOC.

Le. figura. 5 è t.ratla rla radio~rn.fia. pmticnta. a dL-;tanza di nove anni da.Jl'-,poca della fra.ut.ura. e dimostra il rL~u ltato anatomico ottenuto. I frammenti s i sono saldati 11ella gilli!ta. posizione ed in modo pt:~rfetto, tanto che non resta t raccia de lla pregrtll:lsa frattura {fig: 6). I movimemi dj prona.zione e supinazione de lla mnno sono normali.

Fig. 6. - Coorro nt.Q fra le ossa dell'nvombracc io nel due lati.

Identico ristùtato ho avut.o in altri casi trattati con la. trazione a permanenza, per qui posso conclttdere che nell e fra tture diafìsarie del radio e del cubito, qua.ndo non es iste notevole e complessa dislocazione dei frammenti, si può ricorrere con fìclucia a l tra.ttamento incruento, ch e se è ben 1 condotto~ può dare ottimi risultati si~l. dal punto di vista anatomico che funzionale. AUTORIASSU~TO . L ' Aut<H'C' h o, t'icord a to i crit.eri che regolano il tratta· m ento de lle fn\ttme diafìsaric chiuse delle due ossa de ll 'avambraccio e, dopo aver riferito sul risu ltnto di ricerche ntcliol o~tiche cd anatomiche fatte per s tabilire l'ampiezza dello spn.zio inte rosseo nr· ll ~ posizioni di supinazione. semiprona.zione e prona.zione del la mnno. ha portnLo il contributo d i un caso di fmttura. dia.fisaria ùc l radio e nel cubito da lui trnttnto incl'llenlcmente con ottimo risulta to anatomico e funzionn.le.

"


FRATTUHE D!AFISARJE CllfUSE ECC .

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BI13L[Ot: RAFTA.

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MEDICINA LEGALE MILITARE!

CONSIDERAZIONI SUL GIUDIZIO DI INABILITÀ A LAVORO PROFICUO Al FINI DEllA LEGGE SUL RECLUTAMENTO DEL REGIO ESERCITO Prof. Domenico Viola, primo capitano medico, libe ro docente di medicina legale

Tr~ttai quest'argomento nel1929 (cfr. Archivio .Fasc-ùtta ili i.,lcàwina Politica, fascicolo VI); il maggiore medico prof. J.~ampis ne scrisse nel1930,

prendendo in particolare considerazione i difetti di vista (cfr. Giornale di ..:1/eài&ina Militare, fascicolo Vlll- IX), ed il capitano medico dott. Filog rana se ne occupò nel 1932 (cfr. Giornale di J!edi&ina Jlfilitare, fascicolo l); il lavoro del Lampis era accompagnato da un commento della Redazione di questo nostro giornale dove fra l'altro si diceva che si sarebbero visti pubblicati volentieri contributi di altri colleghi sull'argomento medesimo. Ma oltre a quelli succitati non mi ristùta. che siano comparsi ulteriori contributi; la questione è invece molto importante e merita tutta la nostra attenzione. Infatti il giudizio sulla inabilità a proficuo lavoro è ancora richiesto, essendo la disposizione di legge tuttora in vigore. Non di rado accade che presso Consigli di leva, od in altre sedi si discuta sulla interpretazione di queste disposizioni di legge, cbe, come è noto originariamente erano quelle dell'art. 5 del R. decreto 7 gennaio 1923, n. 3, riportate nel Testo Unico delle leggi sul Reclutamento del R. Esercito (5 agosto 1927, n. 1437), ripetute nell'articolo 12 della Legge 8 gennaio 1931, n. 3 e di recente sostituite dall'art. 91 del vigente nuovo Testo Unico approvato con R. decreto 8 set·t embre 1932. In quest'ultimo articolo è stabilito che allo scopo di costituire titolo per l'assegnazione a ferma minor(', sono da considerarsi come non esistenti in famiglia gli affetti da infermità permanenti eà insanabili, imperfe:~ioni~ o difetti fisi&i che li rendano inabili a.Z lavm·o proficuo. La definizione dell'inabile a lavoro proficuo era stata originariamente fornita dall'istruzione per l'applicazioni' del R. decreto-legge 20 aprile 1920; trovasi riportata nella Raccolta ll.elle disposizioni concementi il Recluta?nento del R. Esercito, e nrlla drcola.re cbe contiene le Norme per l'appTi· cazione della legge 20 aprile 1920 (Circolarf' 260, Giornale, .Militare 1931, dispensa n. 27, paragrafo n. 75). ll testo rf'golamentare dicf' che inabili a lavoro proficuo rlebbono inte·,tclersi coloro che, inrlipe·nd.entnnente d.a.lle condizioni econorniche della loro famiglia, per i11jennità prnnanenti ed i11.~anabili, impe-rfezioni o difetti fi,8i-ci. non possono atten(lcre in morlfl co.~tanle e continuo aà 11na q?.tal.sivoglia proficua oc01~pazio11e. Di solito non vi è discussione stù giudizio medico relativo alla diagnosi elinica dt•lla infermità., irnpt>rff'zionc o difetto fisico, nè sul criterio della perma.nenzft ed insa.na.bilità dC'lle affPzioni morbose riscontrate.


CONSlOERAZIONl S UL GIUD IZIO DI INABlJ..l'I'À EC('.

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I Consigli di leva, dal punto di vista meùico incompetenti, accettano di norma il parere consulti·ro clinico-prognostico espresso dal perito. Le divergenze di opinioni sorgono allorchè si tratti di applicare alla diagnosi formulata. la. disposizione ùi legge; cioè allorchè si debba concre · tare la àeci8Wne. In questo campo essendo ciascuno indotto a. l'agionare a suo modo, sorgono facilmente divergenze di opinioni. Generalmente vengono discussi il criterio della contù~uitd e costanza, <>ù il valore della espressione qualsivoglia profi-<tu a occupazione. In realtà il testo della disposizione si presta a soggettive interpretazioni, spesse volte arbitrarie specialmente se chi deve applicare la legge, intende interpretarla con anchilosato rigidismo di idee. La inevitabile disparità di giudizi che deriva da tale stato di cose ha serie ripercussioni non solo individuaJi e famigliari ma anche sociaJi, per cui è utile cosa. discutere queBt'argomPnto, per tentare di debitamente sincronizzare la dottrina alla pratica. Di certo non è mansione da prendersi alla leggera quella di coloro i quaJi sono chiamati ad applicare un beneficio di legge che lo Stato concede; costoro debbono pertanto muoversi cautanwnte sul difficile terreno della pratica, ma per tale scopo è a. loro indispensabile una congrua scioltezza. di ragionamento. Non è compito loro discutere il beneficio sancito ed a.rgomentare che sia. più o meno giusto applicarlo in questo o quel caso; la legge per il solo fatto di essere tale è giusta. Chi deve applicare la legge ba solo il compito di debitamente interpretarla, onde non siano annullati, dagli errori degli esecutori, gli scopi che la legge si prefigge di raggiungere; la panoramica visione della legge, a.i singoli organi periferici, può anche sfuggire. Per bene applicare una legge è utile anzitutto creare l'universale uniformità dell'applicazione; per la legge che ci interessa quest'uniformità è ancora meta da raggiungerai. Ogni perito valuta a. suo modo, ogni Consiglio di leva giudica secondo eome interpreta la legge, talune Commissioni ospedaliere in sede di appello noncludono ùiversamente da talune altre. Su quest 'argomento mi sembra quindi necessaria quella larga collaborazione di idee, già sollecitata da chi di competenza. Come si è ·detto i punti controversi del testo della legge sono: il criterio della continuitd e costanza ed il valore dell'espressione qualsivoglia proficua OCC1tpazione. Per quanto concerne il criterio della continuità e costanza penso ci si debba anzitutto riferire al significato letterale delle parole; per continuo si intende ciò che è senza interruzione, cioè persistente, per costante ciò che è stabile, cioè invariabile. Quindi, come già scrissi, (l. c.) il concetto di continuità >a applicato al tempo in cui si compie il lavoro, mentre qut"llo di costanza al tipo del lavoro. La legge nel dire i1t modo costante e contintw indica che il lavoro di eu i si occupa sia di tipo invariabile eà eseguito senza interruzione; questa è 11 n a delle condizioni essenziali che la lPgge richiede.


Deve intendersi, ùice bvne il Lam pis, e~~ercizio costa nte e continuo e non saltuar,iu e temporaneo dell 'attività lavorativa. Conseguentmtwnte IIO U pnò iutenJl'r:si protil.:m~ ai fini del:a l<:ggl', l'a-ttività. laYorativa di c hi a ca.giunP dl'll t• propt·ie condizioni di salt.tt• è costretto a sospendt•J c il la voro ed a m ut arlu. Il critrrio di continuità e tpwllo di cost anza non possono andare d isgiunt i, essi si completano e si lWI'fezionano a vjcenda; difatt i il testo della. legge dice in modo continuo o co8tante, e non continuo o costante. Le d ue condiz ioni tlrùbouo quodi f'SSt•rc· contE:'rnporaneamente lJl'l'· senti o assenti; né l'una può conqwnsarc l 'alt ra. Su ciò non pa.rrrblw vi potessPro <·sserr: contmsti d i opinioni. Viceversa t<Lluni arzigogola-no cho il criterio della continuità e costanza m rift>rito non alla capaeità lavorativa ma all a capacità lucrativa, del· l 'indi-viduo: nosiceltè quando JWr r agioni di sa.Iute vi sia cbi è costn:tto ad est·rcit ;t H· urùttti,·it à, la,voratiYa. in nH>do salt uario P t<'mporauf'o St' il cespite del suo guadagno non ('.«'SSa la ùisposiziom' di l<·ggE:' non dcn• esseri' a pplicata. Ho visto così giudieare in un caso; s i t ratt;L\·a di un droghiere il quale aveYa n<-gozio in proprio, si a rgonwntò eh <> st>bbene il droghiere a cagiom' della propria salute fosse cos ' r('tto ad assentarsi veriodicame nte dal negozio, e presf'ntasse una. grave in f<'rmità, non veniva a cessare il suo cespite di guadag no perc•hè la v<'ndita C'OntinuaYa pf'r opPra dPI comnwsso di negozio. Questa ed altre simiU a.rbitrarie argomentazioni non corrispondono ùi certo allo spirito dell a legge. L a l egge dice in modo continuo e costante, e modo significa ?MOtit•ra. on(1e una cosa è o avvie11e o si fa (cfr. Alfa ni), è quindi già b en chiaro cb<• la, cosa alla quale si riferiscono gli aggcttivi usati dal legislatore è quella (')le completa la proposizione del t(•sto di k ggr e cioè una qua.lsivoglia pr·ofku<'t. occupazione, quindi il lavoro. A pa rte questo la legge nell 'i nd.ica.r~ particolarmente ch e bisogna. prescindere dalle condizioni economiche della famiglia, stabilisce inoltre nettam<~nte che non si debbono avE:'re finalità di accer tamento dello stato finanziario di <'hi chiede di fruire del beneficio di lf'gge; il giudjzio quindi deve unicamente concretarsi su accPr tament i fisici, in modo indipe nd<' nte da ogni altra considerazionE>. Non la capaf'ità lucrativa va <'Saminata, ma la cana.cità. lavorat.iYfl: l 'espressione modo contim10 e co.~ tante si riferisce al lavoro e n on al guada,gno. T al uni pPnsa.no clw l'espressione profimto g iustifichi le indagini sulla valutazione lurrativa. del lavoro. A me non pare sia cosl; anzitutto anche letteralmente profiruo non è sinonimo eli lucroso: il primo significato letterale di proficuo è utile, segu<nlo poi in v a-lore i sign ificati di fruttuoso, profìttevole, lucroso (cfr. Georgt•S)i or·be ne uti](' signifi(·a giovevole, confacevole e non solo vantaggioso. Nel dire prolicuo, a mio giudizio, il kgislatore volle stabilire il con cett.o qualitativo d P Il ·occupazimw, volle fiRsare che non poRsono t•SSt>n.J considf'rat<· occupazioni inibf'nti l';tpplirazione del beneficio di legge qtwllo


CO:-ISIDJ,;ItAZ! (J.:-1{ SUL Ofl"O IZlC) Dl I ~AB I LJT\ t~GC .

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residue attività che ta.luno può qua.lchn volta f>Splicare più che in virtù delle proprie disponibilità fisictw per merito dell 'a.ltrui generosità o condiscendenza. Cosl. per esempio l'accattonaggio. la mendicità e similì altre attività le quali, come si sa, possono talora portare a non inùilt<' I'enti cespiti di guadagno, ma che di certo nf>ssuno con..~idererebbe come lavoro proficuo. Ond'è che io credo che la legge non si prefiggo di accertare le condizioni del guadagno, ma col dire proficuo stabilisce un sano principio di elevata considerazione della pE'rsonalità wnana del lavoratore, garantendo il superiore interesse morale, anche allorchè si tratti di concretare il riconoscimento d i minorazioni fisiC'he e di applicare un diritto individuale. Per quanto concerne l'interpretazione dell'espressione qualsivoglia proficua occupazione i pareri sono discordi, e particolarmente è discusso il significato del termine q1wlsivoglia. Taluni intendono l'espressione nel senso ristretto di 1ma fm tutte le owupa.zioni e la riferiscono alla particolare occupazione escrcita,ta. dall'individuo in esame. Se dovesse essere così ogni caso dovrebbe essere valut.ato con particolari criteri; bisognerebbe giudicare diversamente poniamo i calzolai, i contadini, i sarti, gli autisti, i meccanici, ecc. In tal caso occorrerebbe che la professione dei singoli fosse legalmente comprovata, non potendo evidentemente E'Ssere sufficiente la dichiarazione degli interessati. Tale documentazione non è richiesta da.lla legge, e se una cosi intuitiva. disposizione manca è appunto perchè non è questo l'intendimento della legge. Altri considerano l'espressione diretta ad indicare t1ttte ins-ieme le occupazioni e richiedono, quindi che il soggetto in esame sia inetto non solo alla attività lavorativa che gli è propria ma a tutw le altre nello stesso tempo. Se cosi fosse, dovendo ad esempio giudic.arl' un meccanico amputato di un arto inieriore si potrebbe dire chtl egli è inetto all'occupazione di meccanico ma potrebbe fare qualche cosa d'altro, e per esempio, il sarto, il calzolaio, ecc. Cosicchè si verrebbe a giudicare taluno idoneo ad una attività lavorativa che per lni potrebbe non rssere utile perchè potrebbe non sapere esercitare le mansioni inerenti a quell'attività. Altri intendono la parola qualsivoglia come sinonimo di qual8ia8i cioè diretta a.d indicare indifferentemente una q1uù1tnque attività lavorativa. A mio giudizio l'espressione si prefigge di fissare che quahmque sia l'occupazione del soggetto il criterio della capacità lavorativa va formulato stùla valutazione della diagnosticata minorazionP fisiea; cioè che debbasi accertare quanta capacità fisica lavorativa generica rrsidua ancora all'individuo esaminato. Il perito medico, appunto percbè tale, non può eSSPrP stato chiamate ad altro fare che una valutazion<' strettamente inerente a riliPvi di natura fisica.: il perito deve anzitutto diagnosticare la minorazione fisica presentata. dall'individuo, ed in seguito, esclusivamente in rapporto a questa minorazione, valutare le residue capacitft lavorative deli 'individuo.


t'O:SSlOl<:HA'l.. IOK l S lé l. Oll:DIUO D I lN:\BILl'I' À E CO.

Non è possibile che in queste condizioni il medico faccia comm.isurazioni nell'ambito di ristrette singole at.tività specifiche, ma può evidentemente solo valutare estcndPndo il suo giudizio a concetti d'ordine generale. La valutazione delle capacità fisiche in rapporto alle singole àttività porterebbe a far sì che le disposizioni di legge non sarebbero ugua.li per tutti i cittadini indistintamente, ma sarebbero diversamente giudicati poniamo i calzolai dai sarti o dai parrucchieri soltanto perchè o caJzolai o sarti o parrucchieri. Ciò che, evidentemente, non può essere. La valutazione della capacità lavorativa non può variare col muta.re di individuo, ma col mutare di malattia. di imperfezione o di difetto fisico, chiunque sia colui che presenta queste minorazioni. La valut~~zione non può avere altra ba.se che quella desunta. dall'indagine meùica strettamente inerente alla. persona fisica dell 'esaminato. Né l'accertamento deve estendersi dalle considerazioni sulla capacità lavorativa del sogg<•tto esaminato alle considerazioni sulla capacità lucrati va. Il perito nwdko non può essere chiamato a stabilire di quanto sia diminuita la capa.cità al guadagno di un individuo e se per questa diminuzione egli e la famiglia siano in condizioni di necessità. Se così fosse bisognerebbe che il perito sapesse quale è il fabbisogno minimo per quel determinato individuo e per la sua famigli.a , giaechè ad ogni caso variano di certo le condizioni del fabbisogno. Ma il perito non sa né deve sapere questo; la legge stabilisce di prescindere dalle indagini sul reddito, e quindi per analogia indica che devesi

valutare la capacità lavorativa dell'individuo e non la capacità. lucra.tiva. In definitiva trattasi di stabilire con giudizio medico-legale di quanto siano ridotte le fisiche energie del lavoratore, ed indagare quale è l'attitudine ad utilizzare in forma costante e continua le energie residue; cioè precisare se l'energia dinamica ancora utipzzabile è tale da potere coprire il fabbisogno minimo di energie necessarie per una generica attività lavorativa. Per l'esatta applicazione della legge oltre alla già discussa interpret azione del t esto, è importante anche raggiungere l'uniformità nel criterio valutativo della minorazione fisica. Come già dissi (l. c.) l'inabilità richiesta dalla legge sul reclutamento ò quella stt>ssa che nella legge civile degli infortuni è definita colla espression<> i1walidità per-ma.nente parziale, cioè una minorazione per la quale la capacità lì.~ ica. lavorativa è in moào notevole diminuita per tutta la durata dt'lla vita. In modo notevole diminuita, quindi non del tutto abolita. In questo stesso ordine eli idee è il L ampis (l. c.). Per la valutazione che ci intPrt'ssa credo sia più esatto non fìssare tassi di dosaggio, perchè dato lo spirito della legge non è possibile prestabi.liré indici limite, dovendo il giudizio volta a volta concretarsi sull'apprezzamento clinico ed adeguarsi alla prognosi; è scientificamente più corretto, quindi, fissare a base dei criteri valutativi, concetti generici adeguandosi ai quali sia possibile raggiungere l'a·uspicata uniformità di decisione.


CO:\'SIDER.-\7.1 0 ~! S U L Gl t.: DlZlU D I 1::-<ADI LIT .\ ECC.

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Altra volta (l. c.) a proposito della valutazione della minorazione fisica ai fini che ci interessano, espressi il concetto che il graeùJ di inca.pacità debba essere t.ale da ricondu1·re ai due estremi fi.~ici di minomzùme della capacità lavotatit·a e cioè alla immatm·ità otgani.ca (fanciullezza) od all'organico decadimento (vecchia·ia). È la legge stessa che suggerisce questo concetto; difatti in altra delle

d isposizioni sul rt-clutamento è prescritto che ai fini della riduzione di ferma (cioè agli stessi fini per i quali è sancito l'accertamento della incapacità lavorativa), sono da considerarsi come legalmente non esistenti in famiglia gli individui di età inferiore ai 16 a nni o entrati nel 65° anno. A me sembra che questa djsposizione fissi il concetto informatore della legge; e penso che l'identità del fine indichi per analogia il limite della valutazione che a noi int-eressa. Giudicando sulla base di questi concetti a. me pare che si ag-isca c.on correttezza di ra.gionamento scientifico, con giusta comprensione dello spirito della legge, e che sia possibile equamente decidere ed efficacemente applicare il b en eficio sancito. RIAS SU NTO . L ' A. discuti' l'a rticolo di l r~ge re lntivo al giudizio di inabilità a profic uo lavoro de i paren ~i di iscritti di lc, ·a; prr nde in esame il sancito cr-it.erio di cont,inuità e costanza che egli ritiene debba riferirsi a lla ininteiTuzione d e ll'a t tivi tà lavorativa ne l tempo, ed alla immutn.bilità d el t.ipo dell'occupazione; sost iene che il giudizio de l perito medico de ve essere desunto esclusivamente dalla indagine tecnica ineren te alla persona fis ica de l hworatore pe•· ntlutarne la r esidua capacità di r endimento lavorativo gene ricamente inteso e non couRidr mto nt>ll 'ambito di ristrette s ingole attività specifiche. Nel criterio d i giudizio l'A. ritiene che debba essere preso in con'lide razione il concetto d el la Yoro e non que llo del guadagno, dal quale chiammt>nte la legge s tessa indica di prescindere; rifugg<'ndo dall'infido indirizzo di prestabilire tassi limite, l'A. pensa c he come criterio generale si p ossa ritenere c he la. riduzione d (O' Ila capocità lavorati va de bba essere tale da avere ricondotto l'indiv;duo ai due estremi fisici, de lla immaturità organica (fanciullezza inferiore ai 16 aruli) o dell'organico decadimento (vecchiaia s up<'r iore a i 65 anni); come analogam<:' nte la l<'gge s tc:'ssa pr<>sc•·ive in a lt ro a rticolo p<'r g li stessi fini de ll'assegnazione a fe-rma minore ò t·gli iscritti di leYa.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA l STRANJW IGIENE.

Trattato d'Igiene.

Sotto la direzione del prof. Donato Ottolenghi e con la collaborazione di S. E. il prof. Dante De Blasi, e dei proff. Belli, Brotzu, Bruni, Caroz~i, Labranca, Mariotti-Bianchi, Marginesu e Piras è stato in questi giorni pubblicato dalla Casa editrice dott. Francesco V allardi un nuovo Trattato d'lgie~. destina to ai m edici ed agli ingegneri, nonchè a tutti i cultori di opere igieniche. Il trattato è diviso in due parti e 4 volumi, di non grande mole, e tratta in modo veramente completo e moderno dei vari capitoli dell'igiene generale ed applicata. P er quanto riguarda i problemi militari, che han trovato nel suddetto trattato larga ospitalità, la parte dell'Igiene navale è stata compilata dal generale medico della R. Marina prof. C. M. Belli, quella dell'Igiene coloniale, che tanto interessa i nostri medici militari, dal generale medi.co del R. E sercito prof. G. B. Mariotti-Bianchi e l'Igiene militare dal tenente colonnello medico prof. N. Bruni. C. NANNr, p1·imo Citpitano medico - Scuola. di applicazione di Sanità militare Firenze. - Assorbimento ed attività antigene del llpovacc:tno T. A . B. nel

vaccinati con teazlonl locali abnormi. Potere battericida del ungue In detti

soggetti. - ( Hollt>ttino de ll'Istituto Sierotera.pico Milanese, fase. 4o, aprile 1933-XI).

L 'A. ricorda come l'uso degli idrovacc ini, e. sommirtistrazione frazionata, nella profìlaAAi immunitnria nntit.ifica, abbia presentato per l' E ;wrcito n on lie·d inconvenienti ne i riguardi de l In applicazione pnttica e come, per merito di Le Moi· gnic e Sezttry, siano stati f' limina ti tali il1converùenti, mercè l'uso dei lipovaccini che, per il più lento assorbimento, permettono la somministrazione d ella dose massi va, pur non provocando grn,vi reazioni gPncrali. Riguardo alle reazioni locali, in un primo wmpo molto froquonti, si è fatto oggi un notevole progresso, in quanto col nuovo lipovaccino T. A. B., le reazioni abnormi sono ridotte a ben scarso nunwro e sarebbPro dovute, S<'condo a lcmù autori, ad unn specie di ipersensibilità. individuale naturale. L ' A. cita in proposito le ricerche di Bruni che, controllando le reazioni prese ntate da 30.000 vaccinati col nuovo lipovnccil1o 'F. A. B., ha segnalato il caso di un militare il quale, s ia dopo la prima vaccinazione, sia dopo la rivacci· nazione, presentò un ascesso asettico al punto di inoculazione. Un caso identico ha ri~<cont.rato ,~g li Rtesso nel presidio di Fi•·onze. Col suo iavoro l'A. si è propost.o di ricercare se, por l'intervento di dette reazioni abnormi, venisse a mancttre o arl P!<sere ost-acolato il completo assorbi· mento del vaccino inoculn.to, con conl<l'f."U!'nte perturbazione dt>l processo imuniz. zante. L 'inten·>;.-;e di tal €' ricerca non è indifferente, qu ando si pen..<Q che, n e lla ev~ntualità di Wllt confermi\ del manc!lt.Q t'tssorbiment.o del lipovaccino, nei vac· cinati con reazione locnle abnorme sarobbe necessario provvedere con ulteriori misure profilat.t iche. Dopo a.v<'r cit.n,t.o le ricerche eRf'~uite in proposito dai vari autori, tra le quali molto intere;.;.ttnti quelle di Lovaglio, Bnmi e Mennonoa, passa. ad esporre le proprio che ri;rua rùano 27 militari vaccimtti col lipovaccino T. A. B. d ell'I. S. M:., dei quali 7 avevano presentato reazioni locali normali e 20 reazioni abnormi.


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lUVISTA DELLA STA:!ofl'A lfEDICA ITALIA.."'A. E STRA.NIEUA.

Per il controllo ha saggiato la positività. ed il tasso dt>l potere agglutinante, cercando di stabilire anche se nei vacciJHtti coo reazione locale abnorme l'aziono antigene del vaccino assorbito era stata pari a quella riscontrata n ei soggetti con r eazione locale nor mn.le. Inoltre, per alcuni dei vaccinati prt>si in esame, ha saggiato il potere batte r i cida del sangue (studio d e l f<'nom<'no di Luse na). Dalle ricerche, ch e l'A. c;;pone con precisione di d<)ttnglio, si rileva che l 'assorbimento del lipovaccino T . A. B. dell'I . S. M. si è compiuto r<'golare nel tempo, essendosi avute reazioni positive in tutti i vaccinati già dal 10o giorno d e ll'iooculazione e costantemente io tutti i soggetti vaccinati a vari inter,·alli ùi tempo da l 100 al 53° g iorno dalltt vaceinazioHe. Cosl l'att.ività. antigene d el detto lipovaccino si è dimostrata pari a quella. ri levata nei vaccinati con reazioni locali normali. Pertanto, anche i vaccinati con reaziotù locali abnormi, debbono considerarsi protetti ai fini irrununizzanti. I l potere battericida d e l snngue in toto non ha dimostrato differenza di attività con quello rilevato nei vaccinati con reaziotù locali normali (io tutti notevolm e nte elevato entro 42-55 giorni dalla vaccinazione). Ciò dimostra che, nei vaccinati con lipovaccino T. A. B . dell'I. S. M., lo stato di eventuale iper-recettività. (fase negativa), che secondo l'ipotes i d e l Luse118., sarebbe legata alla caduta del potere battericida normale d e l sangue, snrcbbe giù superata al 430 giorno dalla. vaccinazione. P IAZZA

E. CuBoNI. - Attività antlberiberlca di estratti vegetali contenenti talunl enzimi (fosfatasl). (Bollet tino dell' Istituto Sierotempico Milanese, fase. 4°, aprile 1933-XI ). Da precedenti studi di Belfanti e Contardi - sulle analogie esistenti fra le proprietà caratteristiche riconosciute alla vitamina. B e quelle ben note della fitasi - l'A. è stato indotto ad tm vasto e brillante studio sperimentale per ricercare se effettivamente, io accordo con l'ipotesi d ei predetti AA., esistesse io vivo wùmalogia d'azione curativa fra la vitamina Be la fitnsi. Le ricerche, esperite su un compl<'sso di 175 ammali (dei quali 162 piccioni), hanno avuto lo scopo di studiare: l) il potere curativo verso la polìneurite in atto d ella fitasi d ella pula e gemma di r iso, per iniezione e per boccn, ed in quest'ultimo caso associata. a fitina: 2) il pote1·e preventivo della fìtasi fitina sulle manifestazioni polineuritiche; 3) il potere curativo e preventivo di fitasi di diversa. provenienza o voluta.mente denaturata. I protocolli, riportati con pratico dettaglio e felicemen te r iassun t i in grafiche dimostrative, comprendono i risultati ottenuti su 85 animali che, dei 175 sottoposti a regime d i riso brillato, furono dall'A. riten uti u tilizzabili ai fini d'una. scrupolosa ricerca, la qua le per esser tale doveva comprendere solo gli animali che presentarono la. classica forma d i p olineurite aviaria a tipo convulsivo. E ciò, è noto, non avviene che in pa.rte d egli anima li sottoposti a dieta avita.minica B . Sulla base sperimentale, severa, di un cosi est.cso numero di ricerche l'A. ha potu to dimostrare che: La. fitasi dal la pula o dal la gerrun11. di riso ha il potere di guarire la polineurite da avitaminosi B d egli uccelli, sia se venga somministrata. per bocca. che per iniezioni: questa proprietà viene dimùmita, ma non soppressa, dal riscaldamento della fita.si a 120° C. per 30 minuti. La fitasi da pula o gemma d i riso somministrata quotidianamente per bocca ha il potero di p revenire l 'insorgenza della sindr ome polineuritica nei piccioni tenuti a riso brillato. Al co ntrario la fita.si che si può estrarre da.ll'aspergillus niger, come pure la fitasi estratta tanto dal lievito di birra quanto dalla gemma d i riso, ma p reparata in modo speciale (d ecolitùzzata), ha un particolare comportamento io vitro, e non ha azione curativa sul beri- beri sperimen tale dei volatili. I nfine la fì.tasi che si estrae da.ll'aspergillus or~ae ha. pure un suo particolare comportamento diverso da. quello delle fita.si a nzidette in vitro ed è anche essa sprovvista di potere curativ o del beri- beri. lnteresstmti considerazioni sulla interpretazione di tnli risultati a riguardo d e 11a. identificazione o non della vitamina B con la fitasi portano infine l'A. ad

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Iti\"ISTA DF.LLA STA~ll'A )fEDTCA I T.-\LL\:'\A E

ST H A~"l:ER A

un 'acut a c su!!g,•:oth ·a coordinazione d ei doti !'<pc>rim(• ntali con l'ipotesi pros pettot.a da Puglic>se c he ~ fitas i e vito m ina B co><titui$CilltO un s istema fC'rme nta tivo in cui l'uno d e i comporwnt i alJbia u!lì.cio di cof<·rme nto "· Il Ja ,·oro è c>orr<'dMo da i ntc>res;santi e ni t idP foto~rafie lP qm1li, o ltre ripro· durre i oaratt<.•ri:>tic i a tt PgginrnPnti d t> lla polin<'urit t' a\·iuria di a lcwù e:-se:-mpltHi. dimostr.tno con p.uticulan• d'ficncia J'nzione curntinl rapida d(' lla fitasi pt•r w 111 fe lice di;;;posizionc- in s;pr·ie fig urato di a lcu n(' p r o,·e sp crimc>nta li eSC'guite sul piccion<'.

MEDICINA INTERNA. H.

Sulla manifestazione, l'etiologia, la slntomatologla ed Il decorso dell'anemia pern iciosa (:\liinchPn<'r l\!t-dizi~tis<'hc W ocht•nsclu·ift, 2-l fe b· braio 1933, n. 8).

'cHE lD:Jo:L. -

Da llo studio di 269 casi di a nc>mia p cr·nic iosa, rico\"E•rnti da l 1908 a l 1932 n e lla C linica Medica d i'II'Uni\·er><itil d i H t'idelherg, studio accurato e sistematico pt•r· c iò c he rigu•t rda i fA.ttori c ti ologic i comunem ent.P invocati, il r!"pe rto ema · t.ologico, le alte razi oni d nll 'app arato d i~<'rente . cii·cola t orio, le manifestazioni a carico d el sistnm a nc>rvoso, i risultati krapc>ut.ici con~eguiti, specie con l' in t r oduzione dt>lla t ontpia e patica, l'A. corea d i rnettl:'re in rilievo t u tti q uei fatti risultanti, che possono contribui re alla mig liore cono~c!"nza del morbo di Biermer. In tale stu d io !"gli tiene in g iusta considerazi one tutti i contributi portati da numer osi osservatori Ìll questi ultimi t e mpi, contributi m iranti a. sempre più precisar e la su a sintomatologia, specie que lla iniziale, la sua tC'rapia , quale felicl"mente s i nt svolgendo e p erfeziona ndo, la. sua e tiopatop:c n!"si, c he. non ostante il fel'\rore di studi numeros i, resiste t ena.cem (,nte a ll 'indaginf'. È un lavoro dunqul" d i t't', ;. s ione e di s int.esi. che si propone lo scopo, ed in p a r te Io raggiunge, di aggiorn are e completare le nostre conoscenze sull 'anemia pe rniciosa. P n,rticola..re cma l'A. mf'tte nel rili('vo d ei dati otiologici, d'interpretn,zione n on scmpro a~0vo le, così l 'aurnent.o d f'l numero di ammalati in a lcw1i aruu ed in alcuni m osi dd l'>tnno (ordina rittrnente maggio e giugno ) e ciò indipe nde u t l'm ente ÒR-ll ' inter w nto di fa.tt.ori appr~zzabili. L a guerra n on pare che abbia esor citat.o influe nza rilevabi le s ullo. m orbilità: non s i e bbe infatti un maggiore munet·o di ammalati t.ra g li individui ed i P aesi partecipanti a lla guerra. che in quelli n eutrali; ciò n on osta.n te il Sf'r vizio pr<!s;tato in guerra è stato in s ingoli casi chiamat.o in causa, specie se r a pport i di te mpo er ano evidenti ed in r eo.Jtà non può n on essere a volta, a volta valutato. Con tinua la disamina d ei dati etiologici negativ i: non hanno import.a.nza le condizioni ccor10miche. sociali e professionali d ei sog· g <>tti, fatto confe rmato da N tigc•li. Cabot, Schmunann, ed a ltri, contrariamente a ll 'opinione di Moravitz; t,anto meno le condizioni climatiche e geografiche . P er il sesso, ne llt\ s ua. ca~istica è più rappresentato q ue llo femminile . cont.r ariamente a quanto sost c·ngono autori ing 14"si ed A.mAricani. P er l 'età, la m a lattia, rara, n e l secondo d ecennio, aume nta progressivarnt>n te, raggi ungo il massimo nel sesto decennio e poi d eclina . !::icar.;a m ente r appr<>scntat.i sono il fat.tor e er edita rio, la gravidanza, la luc , l'infostazion e da ascaridi. da e lminti. eia botriocefa lo, elem e nti f01·se cho sono d a in t.e rprotnre pitr g iustamente com e fat tori contingenti, cui ,.a. !:t.ttribui ta quind i importanza l'ltiopatogenE>tica molto dubbia. Spesso l'anemia p erniciosa è stata precedut.a d a d isturbi gastro-enteric i di un ternpo vu.rio.bile. fino a 10' anni ed una volt.a fino a 33 anni; in a lcuni casi. Rpecie in ex combatte nti, s i t r att.ava di dissenteria, ed è ormai riconosciuto che es.::;a ne l 23 % d ei casi por ta all'achiliA.. in a lt re f'ra preceduto tm intervento, talora d l'molitivo, sullo stomaco. onde Moravitz p a rla di anemia agastri ca.. N e lla. s intom a t ologia sono m P:<se in giusto rilie vo le caratteristich e d el r ep er to emato logico: la poic hilo-a.ni.socitosi. la pr l"senza di m egaloblasti e m egalo· cit.i, indice questi d i ('mopoiesi a tipo e mbrionale pre!"pa.tico, I' ipercromia e l 'an· m ento d el valor e g lobulare; cosl pure l'a.lhmtzionc de ll'acidità gastrica c he \"U da.lla subacidità fin o A. ll 'achilil'\. s into mo quest'ultimo qunsi costante e c he n f'lln sttttis tica d i Nagcli fig ura n t' l 98% dci ca:;i. D egno eli particolare m enzione fi.


RIYISTA DELL.-\ STAlii!A .\t.,;i)ICA ITALlru'IA E STIU..."UEHA

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gura un cl\so, in cui fu nou.to un cc>rt.O parallelismo tra comportamento d e ll'acidità gas trica e r <"p erto emtltologico. Riulzi termici furouo con.stntnt i in più d e lla metÀ d ci cnsi e nel 14.4 % e rano supt•riuri a 38°, essi >womparintno durantt· i pt•riodi ùi re mis11iOnt>. Di frcclu!'nt<• con~tntaziorw ( 4 7 o0 ) fu una diminuzione d i IH'i<O corporro, d i grado però non •·ilcvnnte. A carico tlt· l cuoJ't• si notò ingraudinw nto ddla St'Zinne ventricolare . con rwnore ;;istolico; una diminuzione df'lln prf'ss ione sanguigna di 10- 20 mm. di hg. fu quasi costnntr t'c iò in cuntmddi7.iOIIc con l't:>tà d egli tlmm~t­ ],lti .. in cui pra dn. aspNtilrsi un 'ipt>rtonia.. Frt·<!U<'nt issime· le n l !t'razioni dt·lla. lingua r con discn' ta frPqUl'IlZil !'palo-i' spl1•n onH'ga li rt di gnulo non gr~tVP. Non mn:JCa\'llllO i st•gni di aumt•ntnl>~ (•molisi. dimoslr·alu dnlln n ·aziun t: di Hjmnns ,·a n d e Bergh con valori cl.. vut i. X l'l 33 ~o fìguru,·a ncccleruta lu \'('locità di st•d imPnt azinnt•. Particolnre m l"nzione mPritu il fotto, ril <'n1 tO s ia dnlla cn~ist i cn d e ll'A. che da ~flll'llu dt·~di a ltri, che rwf(li ultitni tre turni l 'ttrwtniu pPrnicio::;u è uccomrugnata con maggiort' frPquenza n distur·l.Ji npn·o:<i, i quHli hnnuo mostmto nnchc cnrntt t:>ro di maggior!' grnvità (mit· litl', co11fusionc rncntult•. stati di d l'prt':<:sion<!, di C'Ccituziom•, di d e lirio. ecc.). E ssi 11 0 n soJtO stati influ<•nznti dalla tprupiu epatica, cht· anzi in alctmi casi ha d ctt•rminuto un aggm,·fmrt·nto di f'><si, m ent.r P In crisi s anguigna si è nOriTUllizzatn.. In cow;;idL'mzione ddltt diffusione d cll'epatot.erapia n e ll'ultimo trif'nnio, l'A. aqmzn con molta riserva l' ipotesi C'hc forseall'jn;;orf.!!'nza dei disturbi n ervosi non sht t•~<tram·n la !t•rapia stt·~sn <: cita in proposito l'osservRzione di S!'yd!'rhelm dei casi isolati di a1wmin p!'rniC'iol>a, curati con prl'parati epat ici e v('nuti a morte sol t o il quadro dL'II'into~sicazion<• ct>rcbra le grave con reperto ematologico qunsi normule . !\lenti'(' non è po::sibile stabilin• con s icuro>zzn l'inizio do>lla mnlattin e quindi la sua durata, risulta però in modo n on duubio cht• in !'èguito all'introduzione d e ll'l.'patoterapia, anche JWi cal"i ad esito lct.nle, attuulml.'lll e rari , hl dunun dPIIa malattif~ è stata di molto prohm!Zflta, in tm caso tino a. 14 nnni. Non sembra però senza influenza l'età del sof!gl•tto, in quanto la dunlta pitr breve , cinque settimane.', fu osservata in un indi,·iduo diciott E>nne. il pitl giontrre dt·g li ummah.1t-i della ca!'istica ed in cui la mnlattin mo:;trò d< cm-so acuto, prog1·<·~siYo spiccato. Cer tamente l'impiego di prcpnrat.i eli fcguto o eli stomaco hanno note volmPntt' modificato il decorso e l 'esito della malattia, anzi è Rttraverso i risultati di tale terapia che l'indagine ha cercato di apriJ·si un varco n ell'etiopatogencsi tuttora oscura d ell'anemia perniciosa ed in linea ipot<'tica ha ammesso la fonna.zionc nello stomaco di sostanze, forse ormoni, normalizzanti l'emopoiPsi e la cui mancanza d e terminerehbe la grave em opatia. L e rict"rche pt·rò comun.icnte t·eccn temente da Pa.l, il quale ha ottenuto buoni risult.ati terapl:'utici dall'impit•go di estratti di altri orgarù, hanno portato clementi che complicano ITUlggiormente il problema, che appare perciò tuttora irto di difficoltà. e circondato da incognite .

R. n 'ALESSANDRO ~l-

SRAw. Lo sflgmomanometro nella diagnosi delle Irregolarità cardiache. (The British l\ledicnl Journal, marzo 1933).

La diagnosi clinica delle aritmie cardiache è stata molto semplificata dal risultato degli studi e lettrocardiogrnfìci ma vi sono S!'mpre d<"i casi in cui una diagnosi dE'finita è impossibile senza l 'aiuto di altri metodi (sfigmogrammi, fiebogrammi, ecc.). È noto, ~r quanto ciò non abbia la consid<'razione che si merita, che il polso alternante può esser spesso ri conosciuto durant e una presa ordimuia d c i dati sfigmomanometrici. Lo sfìgmomunometro fo. ormai parte d ell'equipaggiamento medico alla pari dello stetoscopio e il polso alternante è \Ul sintomo dtal!' importanza che o~ i metodo che lo può facilment e riconoscere m erit.a attenzione particolare, dato che all'('sume ordinario d e l polso non è così facil e distinguer<' i battiti alterni. È pure di conoscenza comune che la pressione sistolica è assai incostant" anehe nello stesso individuo. E~~a non solo varia di giorno in g iorno, ma di minuto in minuto, anzi ùa tu1 battito all'•tltro. Essendo co;;tanti gli altri fattori, ltl pressione a rteriosa mnssima dipc nd c dalla forzu della contn1Zione ventricolan· .


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Quando tn li contrazioru variano di int<>nsità., vi sarà una corrisponùentt> pres:;ione sistoli<·a.. Ciò è facilmente riconoscibile pe r m ezzo d e l manometro. Una. variitzione di mm. 5 di m ercurio può essere age volmen te di· stinta e anche più piccola solo che si ponga mente alla sua possibilità. In cert.i casi piil evide nti può attenersi un numero di pulsazioni dimezzato qttando si istit-Lùsce ne l braccia le una p rPssione sistolica a. un live llo di poco Ruperiore a que llo con-ispondente ai battiti dovu ti alla contrazione ventricolare più debole. t:;olo il tracciat-o sfìgmogratico può signifìca.rci con a ltrettanta evi· cknza il rilie vo dola'altemarsi de l pol~>o. L a palpazione, come si è dett-o, non c i fa rilevare le piccole difTercnze e l'e luttrocn rdi ogramma., ciò che è molt-o im· por tan te, può esser normale a dispetto d i ogru alternanza. È ovvio ricordare a quosto proposito la possibilità di extrasist-oli alternan· ti"li con battiti normali . In tali casi però l'alternazione d el ri tmo n on sarà diffioi le a riconoscorsi. I n a ltro formo di aritmia è pure di grande importanza lo studio d ella. pressione. La fibrillazione auricolare può esser spesso diagnostica ta colla. pa.lpaa.ione simultanea al polso e alla punta del cuore. Se s i prende la pressione in tali casi si rileva che è assai difficile a va lutare; il primo battito che si ottiene alla d ecom· pressione rimane isolato e può esser necessario scend ere 2(}-30 mm. prima che il numero dei battiti udibili s i w1iformi al polso reale. Se sì tiene gonfio il brac· ciale al livello corrispondente a ll 'udibilità del primo battito non si odono di questi più di due o tre al minuto. In alcuni casi in cui frequenti e xtrasistoli simulano da vicino l 'aritmia da fibrillazione, se si a scolta alla piega d el gomito il ritmo con bracciale d e l mano· metro parzialmen te insuffiato, può aversi la chiave della vera sorgente d e lla. irre· golarità d el ritmo. I battiti extra.sistolici specie di origine ventricolare infatti possono esser esclusi innalzando la pressione ne l bracciale a un live llo subit-o al disotto d e lla pre.~sione generata dalle contrazioni normali; nelle aritmie da fibrilla· zione il divario fra i due livelli sistolici è in genere assai più elevat-o. Questo m etodo non ha. certo la sicurezza di quelli grafici ma l 'A. dice di esser riuscito in precchi casi a. stabilire correttamente la diagnosi di extrasistoli in pazienti che avevano p recedentemente sofferto di fibrillazione e nei quali la. pa lpazione d el polso e dell'ìtw avevano fatto pensare a. questa ultima. evenienza.. Yt~riazione d ella

BERTOLUCCI

CBIRURCIA GENERALE.

Dvv AL ET Rouvrl:RE, -

Teçnlça dell'estlrp!ldone del cancli sopraçlavlçolarl.

(Journal d e Chirurgie, n. 6, giugno 1933-XI}.

L 'estirpazione dei gangli sopraclavicolari è d estinata. a. diventare una opera· zione frequente nei tumori ma ligni d e l seno. Gli autori, fatt a una d escrizione topografica. di questo sistema. ga.nglionare, dànno le norme per la tecnica operatoria. Si trat ta di asportare, in blocco, il tessuto cellulcr-grassoso che contiene i gangli linfa.tioi d ella. loggia sopra.cla.vicola.re. I gruppi ganglionari che è necessario estirpare sono: il gruppo esterno d e lla giugulare interna, il gruppo sottosterno-mastoideo d ella giugulare anteriore, il gruppo del nervo spinale, la. catena. della giugulare esterna, la catena cervicale trasversa, il gruppo sotto·trapezoide profondo e il confinante gangliona.re sopra· clavicolare. L a t ecnica operatoria è dominata da tre punti: l} necessità di sezionare la clavicola, per potere mettere in evidenza il confluente g iugulo-sopradavicolare e retroo]a ,,icolare; 2) prendere come pw1to di rèpere il bordo e.sterno d ella. giugu· IMe interna; 3} necessità di utilizzare, per togliere l'ammasso, lo spazio scolla· bile che si trova in avanti d e l piano profondo, scaleni e plesso brachiale. Si pratica. l'incisione del piano cutaneo con un taglio verticale che si inizia due dita tras verse sotto la ma.stoide e termina un dito tra.sverso sotto la. cla\'Ì· cola ; s i seziona la c lavico la secondo l 'asse dell'incisione cuta.nea in modo da avere facilmente l'abbasst\mento dei due segmenti ossei; i bordi dell'incisione


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STBANlERA

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cut;a.nea. sono dissecati in dentro per un buon centimetro sulla faccia antt-riore dello sterno- deid<rmaatoideo. e in fuori fino sulla faccia anteriore d el trapezio. Scoperta in tutta la s ua ltmghezza la guaiJHJ. dello stern<releidc:r-mastoideo si seziona il capo clavicolare di questo, per mettere in evidenza il confluente \"E'· noso giugulo-eucclavio; il nervo si ricerca sulla faccia profonda d el muscolo e si seziona la sua branca esterna. Dopo la i'll'zione della giugulare esterna il più alto possibile, spostato in dentro lo stern<releido-mast.oicleo, si mette bent> in evidenza il piano profondo della regione sopraclavicolare e di quella caroti dea. Riconosciuta l a giugulare interna, si procede alla dissezione cauta di tutto il tessuto celluloadiposo della loggia sopraclavicola.re e della loggia carotidea, che comprende nel suo spessore i vari gruppi ganglionari sopracitati. È nec<>ssario spingere tale dissezione in avanti al disotto del capo sternale dello stem<reledio-mastoideo pe r l'ablazione dei gangli de l gruppo clellt\ giugulare anteriore, e in dietro sotto il trapezio per l'ablazione della catena cervicale trasversa. La delicata tecnica di tale dissezione importa oltre la sezione della. branca esterna dello spinale e de lla giugulare esterna anche quella della giugulare anteriore e delle arterie cervicale trasversa e retro-cla.vicolare. Prose~endo in basso, occorre abbassare forte· mente il segmento interno della clavJCola: si ricerca la vena succlavia. e si completa la dissezione della lamina cellulo-adiposa. della. regione sopraclavicolare intorno a questo vaso. In. questa ultima. parte dell 'intervento bisogna E'8Fere bene accorti a rispettare a destra. la. grande vena linfa.tica. e il dotto toracico a s inistra. Asportato così in blocco il tessuto cellulc:r-a.diposo, si sutura la clavicola ed il p iano cutaneo senza. drenaggio. L'estirpazione dei gangli sopraclavicolari ha le sue indicazioni nell'amputazione del seno per cancro. La diffusione del neoplasma dai gangli della. regione ascellare specie da quelli dei gruppi mammari, può facilmente estendersi a i gruppi sopraclavicolari d e lla catena cervicale trasversa. e della giugulare interna, cui pervengono rami afferenti linfa.tici provenienti dai gangli ascellari. L'ideale dell'intnvento sar<'bbe portare via in nn sol tempo, la fascia sopraclavicolare, i gangli ascellari e la fa.scia cla.vi-coraco-ascellare. P er ragioni anatomiche questo non è age vole a

farsi e, a. giudizio d egli autori, il metodo migliore di e xeresi consiste nell'aggredire in primo t empo i gruppi ganglionari sopraclavicolari e giugulari, secondo la. tecnica sopradescritta, senza però suturare la clavicola, e in secondo tempo procedere alla. dissezione sottoclavicolare al davanti dei vasi euccla.vi. MANIERI 0ERMAIN. -

Terapia dell'lnftzlone &enerale streptoc:oedca. (Revue de Chirurghe,

giugno 1933). L 'asepsi e l'a.ntisepsi più accurate e più rigorose della moderna chirurgia., se hanno notevolmente ridotto il numero dei casi di infezione generale streptococcica., in confronto di quanto avveniva nell'èra preantisettica., non sono riuscite tuttavia a prevenire del tutto l'insorgenza. di tale gravissima complicazione, contro oui le molteplici risorse della terapia si a.ddimostrono spesso iJUlufficienti. Non soltanto affezioni di pertinenza della chirurgia. generale, ma specie alcnne di pertinenza della oto-rino-la.ringoia.tria e della ginecologia, si complicano frequentemente a infezioni generali streptococciche. È noto infatti come il pw1to di partenza della infezione sia. spessissimo nn focolaio di oto-rnastoidite, w1a. localizzazione infettiva uterina: in altri casi, oggi sempre meno frequenti, il focolaio iniziale rimane sconosciuto. Sono queste le forme criptogenetiche, che diventano sempre più rare, in quanto che i mezzi diagnostici moderni consentono di individuare la localizzazione primitiva della infezione streptococcica ne l tessuto tonsillare e peritonsillare, ali 'apice d entario, ecc. I germi responsabili di tale grave complicazione, gli streptococchi, sono stati studiati nei loro aspetti morfologici, culturali, antigeni ecc. A noi intert>ssa t~ner presente, per non ingolfo.roi nelle difficoltà. delle numerose classificazioni proposte, la. sola cla..ssificazione clinica dello Schootmuller, che diYide gli s treptococchi in due gruppi: quello degli emolit ici e quello dei non emolitici. I primi sono ùegli streptococchi patogeni virulenti, i secondi sono degli strE'ptococchi saprofiti inoffensivi .


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Il l \' lSTA DELL .- ' STJUlPA

~l !::DICA

ITALIA:s"A E

STllA~IERA

Pr•e m t>S'<f' q u<>stA COrls idc>mz.inni d i in d n lP g•' rH'mle su Ile iuft' Zioni strf'pt ococc iché, l' A. cnn un'accum.!lt ll.nnlisi, e,;pon t• e di:'«!ut.e i mcz:zi medici e chihtrgici di CUI'tt di l"l<St'. Innanzi tutto trl:\tt.-.. rll'i ffil'Zzi di profì ll\ssi dt>llr• inft.>zioni ge nerali s tr<'ptoCO<'ciche. L'llst·ps i ope ra.t o•·ia costihLÌ>;ce tUl fattore di n ot.e-,·olis:;ima importanza nPila profila;;;;i di tn.li complit•azion i inif'ttivE:'. Qut-;;to n on può dirsi ~rò quando l'int.en·c nto chirurgico è portato s u te:<;< uti çrià in pN:'da d t•l proc<'sso infiammtl.tnrio. In tu li f•a;;i, dinanzi tld un focolai o Slc'tti co s tn·ptococci<·o. il chir·urgo ÒE'' ·e prE'OCe uparsi di n on provocare la m obilizznzione (lei gf'rmi e l' infezioue genE>rale d e ll 'organis mo. L~t _fc>rita infd.tn. d l·,·e <'><~<ere luscia ta n-~rta e conve nie nte m e nte drr' rHtta. Son<> npplicabili in tnli cnf'i i c rit f'I'i ch e rt' I{Olnrnno la condott~1 de l c hinu·go n el trntt<tmt>nto di'Il e fl' ri te iufPtte di guerra. ili cui la stE-rilizzazione chirurlo!it:a, assoc inr.o. ai m <' todi di irrignziorH> di -Carrf' l e di D e lbf't. diede così briiiFtnti risulttr t-i. Pf'r ciò clw riguarda i m et odi biologici di profilassi, sieri e vne.eiui, e m t>todi chimici, n on s i può esprimere alc m• giudizio, es..<:;endo le basi di tali m et~1di ancora. poco l'< ieur!'. Il tra t hHn <•nto curati\'O dt'lla infezione gnJCrale sti'E'ptococcica compre nd e rnetotli chirurgic i o m c t<ldi nwcli<:i. L e g randi linr<' d i'Ila cond otta chirurgica possono rins.«umersi così: l. Dinanzi ad una S!'tt'i ct'm ia ad oudameuto grave e dinanzi a.d un focolaio che può <'><1<••re s opprt'!•so, è l'amputazione rapida in t<>ssu to sano che può salvare la vit.a d e l malftto. 2. Se lo st.at,o sç•mlxa meno allarmante o se s i tratta di un focolaio accessibile , ma no n susct>ttibi l!' di asportazionE', è il IMgo drenaE!JriO c h e bisogna realizza-r e . La terapia c hirurgica può non limitt\I'l!i ad ag-gredire semplicemente il focolaio infett-ivo; può anche impPdil'ii' la diffusi one del pro!'I'AAO infiammatorio dal focolaio ini?.ial<', bloccandol o con la lPgatura d olle vie afferf'nti linfatiche e Ye noso. Tale m et.odo, che è stato qual ch11 volta applicat-o con intRI'\'E:'nti sul st-no lat<'rale c s ul ln p:iugulnrf' in terna rwlla trom bofle bite del Slc'nO lat-erale da ot.o-mas toì · dite, sullo ven e ipogastrihe nella trombosi di queste d e lle infezioni puerperali, sulla vena il ~>o-co li ca. in cnsi di trombofl.ebite mE<sera.ica post-appe ndicolare, può essere eventualmente tentato, in quanto che sem bra che i ris ultati conseguit-iue s iano stati soddi,;fn centi. Riguardo A.l trattamento d ei focolai m otastatici, l 'A. è favorevole all'intervento chirurgico, Rempre chP questo sia limi tato ad tm minimum sufficie nte per lo pi(t ad as..,.icurare una rapida rC'grt•s::;ione d c i focolai mt' t.af!tatici. D c i m etodi di trattamf'nto biologici delle infezioni generali streptococciche sono tra.ttat.ì e consid<~ro.tì n el loro valo•~ tf'rnpcutico l'nsccs,;o di fì.c;sazione . il t.rat ta.mr·nto a mezzo de ll o choc colloidoclttsico (con pl.'ptone eli \Vitto, mf'tulli colloidali o ini t>zioni di la tte ). la auto e lo. stok-vaccin otcrapia., la sil.'rOtt'rapia ant.istrf'pt.ococci ct~-, la trasfu~ione d e l sangue, e la inununo-trnsfusione , la batte riofa.gia, la chemiotern.pia (con nucl oìnato di sodio, siero glucosato isotonico. solfato di r ame arnmoniaCI.Ile. sn licilato di sodio per via endovenosa, compos ti a bMo di iodo e di urot ropim1., giR.llo di a-cridina, m ercurocromo, flCC.). Que.'lte mol teplic i risorse biologiche di tl·mpitt d e lla infezione st.reptococcica., di cui alcuni AA. si dimostrano en t u'linsti, nltri invece diffide nti, possono aver e i loro razionale impif'go come coadiuvanti d e l t.ra.t.tamt>no chirurgico e sem pre che siano usati con discc•rnim•• nto SL·nza d t'tc:>rminare d e lle ,;olcnte reazioni generali. A giudi1.io d e ll 'A., l'Mso<:ii\Zione d <:> i m etodi chirurgici alla sieroterapia od alla immuno-trasfw;iont>. s!'rnbra ri1:1 pondere all e condizioni Tichieste per un completo ed •·flicttce tmt.tarnento dPII e inft-zioni stroptococcich o. La condotta d el medico e d ol c hinn·go dovrf' bbf' in ogni cuso f'ssere la seguente: • Int.ervento immediato sul foco laio infettivo: secondo i casi drenaggio, irrigazione cont.inua. ev·entu~lmont n e s<·nza. tardare troppo, amputazione. Quando è p ossibih.: Ad il caso lo ri chieda, legatm·a o resezione d e l tronco venoso principale. ~i er:Ot<'rnpin ltnti><t.rt•pfo()O('cica imm('(lit~hl a forti dosi e continuata o immunotrt~:; fusi one a egunli condizioni . QUt•:::to m:·to:lo. rigorosttrnt• nf,c a pplicato. può mi g liortll'tl la prognosi cosi ~t·.:tve d e ll n infnzionP stt•optococci e~L gt• t~t• t•u l izzutu . RosA


RtnSl'A DELLA STA:IlPA )If:OICA lT.U.IA~A E STRA);lERA

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NEUROLOGIA. H. H OPKINS . - Il mormnto di comparsa delle convulsioni epilettiche In relazione con l'età, la durata e la forma morbosa. (The jou•·u. oi u~.·n·. ami meut. <.lis ., febbraio 1933 ). É risaputo che gli episodi convu li>i\'Ì d e-gli <'pilt>ttici. quHl <'he t l'mpo dopo il loro primo esplodm·e-, t t•udono p <'r lo pi(a a r<•golarizzars i n~lle loro manifN:;tazion i, assume ndo un andamento per lo pil1 p<'riodico non soltanto ril"petto alle epocho d e l m ese-, ma soprattutt.o riguurdo ttlle ore d t•l giomo e allo stato di veglia o di s omw fL~iologico. Qnt>Sta p emtliare maniera di ript'ters i d egli a cc(';;si ad ora fissa, m•llo va rie cause che possono influcnzarla, è stata s tudiota s tatisti camf'nt c dall 'A . su un materiale di 302 paz~enti, 147 elci quali erano affl' tti da epil essi~1. g<'nuina e 155 da e pilessia sintomatica. I preced enti lavori che rig uardAno lo ste;;~<o soggdto calcolano le ore d e l giorno in cui si ripetono gli aecc>s:Si :;C'nzo prl'ndf're• in considerazione se n el part.icolare momento in cui si produce l'acc(•;;so, l'organismo è allo stato di veglia o eli sonno. Ciò che, invece p t•r l'A. ha g r·nndc importanza, ~'pperciò egli ha assegnato n ei due periodi: notturno e diurno. le ot·e ,·e ramente lega.te allo s tnto di sonno o d i veglia, m entre ha ar tJitrariamrnte circoscritto n el pE-riodo di risveglio, la prima ora di veglia dopo il sonno. Il riprodursi d egli at.tacchi in que:;;ti tre pe r iodi è stato fmnlizzato, tenuto cont<> d ell'età d el paziPnt.e (t1-l disopra o al disotto d e i 15 nnni), d el t empo di durata della ma:la.ttia e d e lla forma morbosa incontrata.. Considerando i malati sotto tutti e tre gli a spetti, si nota una coRtante pn' Yall'nza d egli accessi dur ante il sonno. Tuttavia, p er ciò che ha attinenza colla durata de lla malattia, sembra che, col p r ogredire di questa, si manifesti una te ndenza negli attacchi a cambiarsi da notturni in diur ni.

Le due forme, genuina e sintomat.ica, contro ogni a sp ettativa., non mostrano ris ultati contrastanti circa il momento di produzion e d egli accessi. I n tutti i casi la maggiore frequenza si nota, com €' era. già stato notato da a ltri osserva.tt>ri, fra la mPzzanotte e le otto ant·imeridiane , il massimo venendo raggilmto alle quattr o antimeridiane. Il rapporto che, almeno in apparenza, sembra esistere fra insorgtmza dello accesso e Rtato d i sonno fisiologico dovrebbe servire di ;;timolo secondo l'A., a uno studio nceurato e piìJ approfondito di quanto non sia stato fatto fino ad oggi, delle modiftcazioni fisiologiche e fisico-chimiche che si producono nell'organismo sotto l'influenza d el sonno. In par ticolare egli a;;segna importanza alla maggiore di luizione ematica osservata durante il sonno, la quale raggitmgo il suo massimo appunto n e lle prime ore antimeridiane . Questa osservazione andre bbe d ' accordo colla r ecente concezione dei rapporti probabili fra a.tt.acco epilettico e disturbato bilancio idrico. •

S- B.

WoRTIS.

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SACCHETTI

Manifestazioni convulsive sperimentali (ThA journ. of nPrv.

a. ment. dis., marzo 1933). Il problema delle origini dell'accesso epilettico malgrado le tant~ elaborate r icerche che si vanno eseguendo per ogni dove da cultori nppassionati d ell 'indagine scientifica, si mantiene, n el suo inrstricabile int reccio di rn.pporti n ervosi, tOJ=<J=<ici, umorali e fisico-<)himici, sempre impPnetntbilmen te oscur·o. L'A. h a ripreso in esa.me questo grM·e problema ;;tudiando sperimentalmente in qual e misura. la canfor a monobromata è capact> di favorire o eli produrre accl'ssi co nvulsivi, simili a quelli dell'uomo, in animali da laboratorio (gu.tto) sani o sottoposti a svariati nocu.menti e lesioni craniche ed extracran iC'hc . In quelli sani con iniezio1ù di una soluzione nl ch'<' Ìmo di canfora m onobromat,a s i riesce a ottenere un tipo di con,·ul ::sioni c lw . rwi s uoi \'ari e lpment.i costitutivi, somiglia assai dappresso all'acce;.so epilettico gen ernlizzat o dt>ll'uomo-


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RIVISTA DELJ. A STAMPA htEDICA ITALIANA E STRANIERA

Gli effett.i ottenuti colla stN>f<a !'ostanzn ne i gn.tti sottoposti ad at<portazione d el lobo frontale, della zona rolnndica, di Ila cortrccin parict <r-occipitale e dE'l cervelletto, oppure di regioni inte rnt>, (corpi striati, tuber, corpo calloso), sono stati divef!'i a Sl'condfl. dc llu zona a~<portata. L 'assenzio, isomero dc ii a canfora, i11 flu<'nzcrebbe anch'esso attivament-e la prodttziono dPII'acc('sso convulsivo. La simpu!Rct.omiu cervicale, preconizz.a t a da alcuni medici per la cura della epilf'ssia , ma rimasta in terapia senza s ucc•·sso, è st.a.ta m el'.o.;a in atto dall'A. nelle su.e esp<'rienze. Ne sono risultati, dopo iniezione della caniora, sta t i convulsivi, senzn apprezzabile diversità nel quantitativo di sostanza occorrent-e di fronte agli animali sani. Le esperienze fat te su animali tra umatizzati al cranio o con presenza di corpi estranei ex t radmali. su quelli a cui vcnnero asportati i surreni e stù tiroidectomiizzati, concludono u~wlmf>nte )X'T la produzione di manift?stazioni convulsive in misura ug uale o maggiore di queJ:Ie ossen ·ate colla stt?l'sa sostanza n egli animali sani. L'A. infme si sofferma a considerare, jn modo particolare, il valore che può competere nella genesi de ll 'a cces.<;o convulsivo alla vaso<:ostriz.i one cerebrale. Ch e questa insorga n11l corso degli accessi epilt?ttici non può essere negat.o; molti competenti osservatori l'hmmo vista manifestarsi nel cervello umano e animale messo allo scoperto, ma che questa vaso-costrizione sia essa la causa di convulsioni generalizzate appare assa.i discutibile. È più logico, in vista della presenza di fenomeni s impatici di varia natura nel corso di un accesso epilett ico, un accordo sulla seguente ipotesi: che, cioè, durante l'accrsso epilettico, si produce una scarica nervosa propagantes i por tutte le vie, attraverso )a via cereb~pina.le come per quella nervos<r-vegetativa, causando in quest'ultima, olt.re le reazioni simpat.iche più comuni e visibili dell'accesso epilettico (ptialismo, midriasi, pallore de lla cute e d elle mucose) anch e uno stato anemico de lla corteccia. Ques to fenomeno perciò rappresent.er ebbe un effetto e non una delle possi-

bili cause dell'accesso epilettico. SA.CCKETTI

RADIOLOGIA. V. MONAUMI Il quadro radlologlco della gastrite. (Wimer Klin. Woch, 14 aprile 1933 ). Sull'argomento della gastrite cui hanno tanto contribuito recentem E>nte anatomo-patologi, chirurgi, gastroscopisti non è mancata una notevole collaborazione da parte d ei radiologi . La possibilità di dimostrare coi rag{!i X alterazioni gastritiche della mucosa allo stesso modo come s i possono riconoscere nicchie da ulcera o difetti di riempimento consiste n ç l fatto che si può ormai studiare il rilievo della mucosa d e llo stomaco. Questa cTiagnostica. iniziata da Holtznecht, Haudeck, ecc., fu ripresa in sèguito e perfe.-.ionata coi la vori di Forrsell, Berg e altri molti. (In Italia specialrnente ò al Va llebona). Anzitutto sono da porsi due questioni. Qua li sono i fondam~nti della diagnostica della mucosa e qual'è il quadro della mucosa normale? Qua li le basi della r adiodiagnost.ica d elle gastriti ? Quali i limiti? Se s'introduce nello stomaco vuoto una piccola quantità. d i sostanza opaca flu ida, s i ottiene non Wl completo riempimento ma solo una. tappezzatura pa rie t o.lc. Il bario si mccoglie nelle profondità. d el rilievo, lasciando libera la sommità delle pli cho. Le parti riC'mpite dalla sostanza opaca, secondo la loro estens io ne, hanno forma di strisce opache più o rneno larghf'. Questo disegno appare anC'or meglio allo scher mo nvliologico so colla mnno si esercita una pressione ben d osata: In comp reSI:iionc è utilissima anchC' per far pussare la sostanza opaca dall' una

nll'11 ltra parte dello stomaco che deve essere esaminato cambiando ln posizione e il decubito del sog~e tto .


RIVISTA DELLA STA:\H' A MEDIC A ITALIANA E STfiAN IER A

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Dopo queste brevi premess~· di tecnica l'A. a<'cC'nna ai due principnli sistemi di pieghe che si dis tinguono nello stornnco. L 'uno cont.inua quello dC'll'<'sofogo e prosegue lungo la piccola curvatura fin o al piloro fl a l bulbo. L 'altro rigua.rda principa lme nt-e il COl'po e la grande curva tura dello stomaco. Secondo alcuni, nella pa re te a.nteriorc lo plicht• sono poco s,·iluppa t.E' o manca no affatto. Alla grande cur,·atw·a s i ha la cosiddet t a de ntatura, un sintomo noto fin dai primi tempi della rad iologia e che fu interpretato com e un S<'gJ10 to· nico, pe ris taltico. Si tl·atta di p liche che vengono interessate di profilo. E stato lungamente diba ttu to se q ut:-sto as})(' tto è costante, se q uindi p<>r o~ stomaco ci sia un quadro carattl'rist ico, w1 a fa.cies vent riculi propria. Secondo il Forrsell, la mucosa. gastrica è un organo plastico <lhe ha. un s uo meccanismo ili movimento. P er mezzo di que:->ta autoplustìca la mucosa. prende un atteggiamento conforme ai bisogni della digestione. La tunica muscolare può faciltare o rendere difficili i m ovimenti di essa che però conserva 1ma certa inctipendenza. La larg hezza delle pliche dipende dal tono gnstrico, un innalzamento di esso le allarga, un abbas.;;;amento lE> impiccolisce. È nella regione d E-ll'antro che si ha una s peciale variabilità del rilievo. In relazione coi movimenti peristaJtici le pliche possono a pparire e scompnrire, il che costituisce appunto un segno della integrità della mucosa. Se noi vediamo delle pliche rigide che non partecipano a quest.o gioco alt.e rno, ciò dipende da cause patologiche. Per quanto riguarda la diag nostica delle gastriti si possono avere le seguenti manifestazioni: l. Allargamento, irregolarità nel d ecorso, rigidità del1e pliche. 2. I mpiccolimento e atrofia. 3. Protuberanze e formazioni poli pose con ispessimento delJa mucosa. I noltre tutte quelle alterazioni riguardanti la grandezza, forma e motilità dello stomaco, sintomi che essendo comuni ad altro malattie necessitano eli un'accurata discriminazione. Si vede da ciò che precede che nessun dato può aversi circa le emorragie de li n mucosa, erosioni superfi.c iali, evenienze che sono di dominio del sondaggio gnstrico, ga.atroscopia, ricerca sulle feci, eco. Non ogni ga.atrite può avere la documentazione radiologica.. P er quanto le forme non siano mai ne ttamente distinte, può parlarsi di un tipo iperplastico e d i un tipo atrofico. È nota la forma di gastrite che si ha in genere nel dooorso dell'ulcera cronica gastrica e duodenale caratterizzata da pliche grossolane e rigide, non solo in vicinanza dell'ulcera, ma estese a tutta la parete, s~ia.Jmente nel tratt.o a ntrale. Il radiologo in presenza di quest.o quadro deve sempre ricercare accuratamente l 'ulcera. Anche lo stomaco che ha subito la gastro-enterostomia o la resezione mostra un quadro simile. Una. gastrite ipertrofica si può avere anche senza ulcera; gastrite ipertrofizzante non complicata, com'è stato controllato al tavolo operatorio. La mucosa può pure offrire dei quadri a.~~ai ir regolari con formazioni rotondeggianti o papilla ri. Quando questa specie di prot ube ranze sono piÌI grosse e irregolarmente delimitate si può pensare a formazion.~ di carattere ma.ligJ10 e anzi non di rado capita di incont.ra.re queste formazioni a tipo poliposo cadute in preda. a degenerazione maligna. Qua.ndo l'aumento in larghezza delle pliche è meno evidente iJ giudizio è più difficile e meno evidente la distinzione tra normale e patologico. A quest.o p\mto l'A. insiste opportuname nte sul fatto che come non ogni gastrite è radiologicnmente visibile, a sua volta non ogni ispessimento delle plic he de,·e autorizzm-e la diagnosi di gas trite; ess a. deve esser stabilita in correlazione col quadro eli · nioo completo non trascurando le altre malattie d el tubo digef('n te (vescicola biliare, pancreas, appendice, eco.). Anche nei riguardi del quadro opposto, cioè impicciolimen to e scompars o. de li,. pliche, non si deve rite nere eh~ ciò s ignifichi sempre la gastrite atrofica . Questo t'\..'lpetto si t rova, com'è noto, nell'anemia perniciosa. Gastrite acuta. Caratterizzata., com'è, da Jimit.ato rigon fiamento dello mucosa e da lie vi erosioni offre rare possibilità di dimostrazione n u liologica. Da qua lcuno si è affermato di potorla riconoscere dall'a.umento d ella peristalsi e d <>l tono, da. un forte rilie vo d ella mucosa d ell'antro, dove la pressione determi ua

vivo dolore.


lllYlSTA DELLA ST~I P.A )f E DI CA l TALlA::-; A E

STBA~IER A

~f<t iu r,•altù q uPsti ><intomi, come nltri di nnturn fun ziona )(;', po><sono ('"'"er pn•scnti in tt ltre mulutt-i<> d{·,.di orguni addomimdi. l'otl<:lud<·ndo l 'A. in><istl" s ulla itnportat1ZI\ tlc lla mdi o lt,~ i a m• Ilo $tud io dt:lla gnstrite, pun·hè essa. non sia scornpn.~ rtnlu dagli esltm i cl inici nb ituali.

BF.nTOLvccx

OTO..RINO-LARl NGOLOGIA.

J. RA)tADIER. -

La carotide in trapetrosa é chlrurglcamento raggiungibile. (Presse .Médica.le, n. 16, febbraio 1933).

L'osteite .PI'rilabiri nt icn e ù:JJ~ punta d <'ila roccn. h,~ w1 'importanza. capitale n Plla patogl'ntJJ. Ùl' ll(l co111 phca7.JOIH endocrantche dt· ll ottte ~<uppurunte, per cui si cerca di mggiunp;cre in m odo inoffert.'iivo qut>sta regione prof<>Jida. Stra i t ( 1902 ), G<n·is ( 1903) h anno raggiunto l'n p,• x dn Ila fnccia. ant.er-supe· riore c, pE'r vii\ sottod tiT'n le, come per r agj!iungt·re il jlHII{liio di Gasser: inte rvento non facile e non scevro di pe ricoli, tenendo conto delln prossimità delle mc>niugì e d e llo stn.to settico d<•ll'osso. I noltre la.birinw o cnrotid~ sono ostMoli ins uperabili per l'uc:cesso chirurgico d ell'apice: pericolo d i m enin!-!ite in dietro, pericolo ancor pitl tE'mjbìle d'emorragia. cntaclismica in avànti: J:kricol(, rNIII' il primo. elle pntr~>b bt' iìVE'r poche probabilità di ess<"re e\·itato da borri ere di difl·sa intorno al focolaio di otola.birint.ite; p eri colo immane n te il Sf'Condo pl'r la ~trut tura anatomica locale . Labirinto , carotid e , facc iale e golfo d e Il n. g iug ulnre a.ddos."ilti ù1 strNt issimo spazio. L 'A . con rice rc lw di medicina operatoria in t rapri'S€' con Guillon e B ecker, ri· tiene ch e è meglio scopriire il vaso cht' fa da sé g uida a lln massa a p icale e in tal modo n1ggiw1gibilc. Compl<'tato lo svuotam<'nto p<'troma~<toidE'o classico s i ha visione ,·erso la part.e a n teriore d e lla. cus~<o dove si apre una breccia a. liv-ello d ell'angolo infcro-post.cri or(• dell'orifizio tuba rico. Facondo saltara il setto intertubo-caro· tideo si scopro il vaso e, sollevando con divaricatore a. nastro la dura e abbas· sando con specia le spn.tola i1 tratto orizzontale di carotide scoperta., si può curet· tare l 'A p ice sotto il contr·ollo della vista. L ' A. ha esegt1ito l'atto O}X'ratorio s ul v ivente due volte e con esito buono. Ha avuto campo di notare, e in ciò conferma la. osservazione precedente d i J . Rich a r ds ( 1927), che l'apertura accidentale della. carot.ide fu domata con gli stessi m ezzi usati per il ~<Pno ·pet.roso. Ricerche iswlogich e su le pareti d e lla. carotide in· trapetrosa fanno rilevare la ass('nza d e lla media, per cui d e tte pareti r a ssomi~liano acl uua parete di seno Vf'll(l1;0 il ch e s piega la mo.ncanza d i pulsa.zioni riscon· trat.e ne l vaso arterioso scopert<>, fatto quf'sto molto fa,·orevole alla formazione di coagul o otturatore e a lla coal<'>~ccnza delle labbra. della ferita va.sale. Incisione di due millimetri e pinzet.tarnent<> fra sgorbia e par ete ossea, d el vaso scoperto, in uno scimpanzè di grossa t ag lia, det.tt>ro luogo a emorragia arteri osa. imponente, lievemente pulsatile, di cui s i ebbe ragione iu m ezzo minuto con compressione. Il t amponamento dopo quattro giorni non dava irnbibizionesangtùgna. d e lla medica· tura sovrapposta . D unque è possibile SE'nzn p<:'ricolo rag~ungere e dl'nudare la carotide intra· pC' trosa, il SE'no vcnoso pericat·otideo non ostacola la d en udazione ; il vaso intra· p i•troso ha ins i~tn ificauti pnhmzioni; la sua parete è quasi sprovvista. di tWlica. m ed ia Phl -<ticn . a rt!'ria di t.ipo muscolarE'; nna ferita a ccidentale di essa non sembra dia lt wgo 11-cl e morragia, che n on ceda ~1-l ttl>mponamento. Tali fatti fanno luC'e su certi cnsi c linici, precedent.('mente non spiegati. Emor· rn(!ie spontanee d••lla curotid<' intrnpetr o!'a (carie tbc. df>ll'apice. 08teite necro· sunte, asc·c;.so la.tc•r o-fn rin!ZeO rimontante) non !lono qual!'i ma i mortali d 'emblèe, e un adatto tnmponn n\!'nto può avl'rne rn~iont?. Colpo d'arma da fuoco n e ll'orecchio, ft·attu.re d<•lln. r occa eccPzionulnwnte s i acrompa~mnno a otorra!<ia mortale. Le Mèe ha notato l' lit otorrugia. poco nhbondnnt(' c> il su o a rrf'sto fac ilt> e brusco, nei colpi d'arma da fuoco (Thè>:o de Paris) tanto da poter OS!<en·nrE' anche emon·agia secon· d;u·it• d i tn l vuso. Emostn>'i, spontanr·a o col tatnponnmf'nto. ci autorizza, n supporre che l'arteria s i avvale d,..l ca rattere a.natomo-fi:;iologico particoltu·E' del tratto intra.petroso


RIVISTA DeLLA STAltP.\ Mli:DJC.-\ iTALIANA E

STRA~·n:R A

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per far cessare l'emonostin in caso di rottura della parete sia in sNruito ad accidente operatorio sia J)f't' alternzioni concomitnnt i a osteito perilobirintirn o npica.lc.. RAFFOSE

R. Coussi:- Vertigine commozionale.(Les Annnl<'sd'Oto-Laryng.,n .l; 1933 ). Fra i postumi di troumi cran ic i la vertiginE' occupa w1 posto eminente; s i n~ dal 60% dei casi nt> lln, stnti~<t.ica di C:m~rr e Scl11wfer (:255 casi) t1 1 90~ 0 in quellA di Linthicum e Ra.nd. Es.c;a costit.uiSCf' m1 fattore molto importante di incapacitìl tanto da. farla considerare un dnru10 pitl '<crio della snrditìt post-trnumntira. All'otologo si richiede quasi srmpr<• se l'rRamc d e l trnumatizzato può confermare il disturbo subiettivo rapp re,;(•llh~to dalla. n'rti~ine. È e ,·idente comt> oltre alla pratica di esami vec;tiboliu·i e alla conoscE:'nza df'lla patologia dr l labirinto. è sovente necessarin lo. collaborazione d e l n eurologo e con lo psichiMrn. I l problt'ma della vertigo commozionnle è rect'nte, e si può fat· r·isa 1ire a l l'epoca d e llo sviluppo d ell'automobili:': Passow ( 1905) tro.t.tn di traumatizzo.ti (Die Vcrlctzungen d es Gehororgan) in c ui i fatti labirintic i erano ntt.ribuit,i n frattura d~<lla base o d e lln rocca: queME:' lt>sionj non ho.nno lo stPSSO intere!'\.'St> d Pila commozione; si potrebbe dire che la vflrtigiJH• post-traumatica è iJwersamf'nte proporzion11le al gna.sto anatomico (Nel frat.t urato il guast.o anatomico è talf' che sicunlment e uccide illabù·into, organo periferico dclln sensazione centrale YE'rtigine; m·l commozionato il gua.st.o anatomico non gitm!ZP a pMalizzare il labirinto, per· cui la fuuzione in esso permane, ma alterata. N. cl. r.). L'A. espone in uno studio pa.r·t icolareggiato lt> acquisizioni pih accreditate su la vertigine commozionalc c, accennato ai procedim<>nti di esame pii• idonei rilevando come i tramnatizzati cranici souo spe:=oso degli ansiosi, che paq>ntano tutte quelle ricerchE' che fanno appunto compnrin' i disturbi di cui si la(!nano. o sono eso.p;era.tori o flimnlatori. per c ui n~>ces.<>it t\ nna tecnica che non eliA luogo a vive reazioni, che d 'o.lt.ro canto debbono css<'r controllatP all'i.nsnput.a dèll'rs~l· minato, si dilunga su la RintomatoloftiO, a llo 10copo di diffcrt>nziurc nettamente la v t'rtigo commozionale da q ne lla da nevr·osi JabiJ'ÌJ1tica, istcro-tronmn t ica . simulazione. Il carattere rota.t.orio della sensazione, la provocazione di essa con mo,·imento brnsco del capo o speciale posizione di esso, la concomitanza di oistagmo spontuneo e di d eficit auricolare, sicuramente post-traumatico. la modificazione delle r eazioni provocate, il carattere accessionale a forma di crisi di breve durnta, son tutti ftlt· tori positivi. La forma commozionale, sia. da commozione ccrebral<> come da commozionC' l abirintica. si bnsa, s ul conc<"tto d el subst.rat o anatomico dei distm·bi commozionali, di ordine vascolu.re: vaso-dilatazione. isclwmia. stasi. f'mOl'l'fl{:(il'. Nella forma da commozione cerebrale fa difetto il disturbo uditi,·o, se non è leso il cf'ntro dello acustico, e si nota ipor eccitabilità la.birint.ica. di carattere vnscolare-siropntico: n e llo. forma da commozione labirintica., non snmpr!' concomitnnte alla commozione cerebrale, si hanno predominanti l~>sioni coclt•ari (deficit, udit.ivo ) per rffctto delle turbe vasomotorie sui liquidi endolinf.-ttici (lnbir·intite liJ1focinetica di Brunnt>r) e ipoeccitabilità vostibolare fino alla parnlisi Jnbirintica. Per quanto riguarda la ne\.Tosi lnbirintica, nf'll'istcro-t.raumatismo tratta~i cii tltrbe funzionali che le ricerche rf'centi di Minkowski ( 1930) n on ritengouo pri,·e di substrato a.natomo-patologico: m·lle simulazioni l 'A. ritiene pos;.ibilC' Rropr irl" il vertiginoso falso, sia valutando i disturbi subbiettivi che i risultati dd l 'csu uw obbiettivo. Vertigini accusate in modo continuo, intenso e oltr<> i 18 mesi dnl tnw· mason dovute pitr a. Ja,·orio mentale de ll 'interPs8ato; l e proYe stntich<' f' cinetiche svelano subito la s imulazione, quanclo In pf' rdita eli equilibrio è a base di contor· s io ni d el tronco, senza souplesso reazionale dei movimenti del cingolo pckico (pel · vie girdl mou.vements d egli amE:'ricani) che è ùwece i l caratter e pr·ecipuo della l 't'l\· z ione al Rornberg labirint ico, inclinnzione, tonica.. lent n., tardiVI\ di cui il RO!!!!Pttu non ha coscienza. (Il siroulatorr n on <'Mie m a i come il labirintico o il cer<'h(•llar<'}. Cosi anche le proYe a braccio t.cRo. lo incticn7.ioni. , i caruttt'rizzuno tH' I n •r·o ,·er·tiginoso labirintico, per In dE:'vin7.ione ritnrdntn (2'-3') e non con ri:=opoRte cht-


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RIVISTA DELLA S TAMPA

MEDICA ITALIANA E

STRA~IER .\

sono effetto di contrazioni muscola ri, ccrtam<'nte volontarie, appena applicato lo stimolo. Il labirinto commozionat.o ,.a esamina t o a Yari periodi per le modificazioni che in esso si possono svolgere, s pecie in m eglio. R-AFFONE

E. R.UDAI.TELLI. -

Edema angioneurotico dJ Qulnke da sostanze medicamentose.

(Il Va.lsalva, marzo 1933-XI). Molte osservazioni e numeros i s tudì fatti a ri~ardo degli edemi non ancora ci hanno dato quella ta.nt.o ricercata cert.ezza s ulla. loro etiologia e pat-ogenesi. L 'A., prendendo s ptmto da duE> casi di edemi del viso e delle prime vie respiratorie istit.uitisi in modo acutissimo e risoltis i in poche ore o giorni, discut.e ampiamente sul determinismo e le cause p iù E'Yidt'nt.i che prorlucono l'insorgenza di tali fenomeni. Il primo caso ri~arda wta infermie ra di 23 anni, a. costituzione mega.losplancnica, ipovegetativa ma con organi ed apparati sa1ù. E ssa nel 1929 per la. prima volta. fu colta da una forma improvvisa ed acuta di edema del viso e delle mucose delle prime vie aeree con disfonia, disfagia e stenosi respiratoria. Attribuita. la. forma. edematoRa ad W1 fattore flogist.ico do vuto all'anormale pervietà. delle fosse n asali e alla tonsillite lacunare cronica latente, la paziente fu sottoposta a resezione del setto, a turbinotomia p11.rziale ed a tonsillectomia.. Ma dopo tre me.-si dell'intervento, senza. causa infiammatoria e vidente, l 'inferma fu colpita nuovamente da edema e cos i in seguito, per cui indagini minuto condotte a scoprime la causa fecero assodare che le forme ademato~e esplodevano ogni volta che la. giovane, durante il suo servizio, era esposta. ad inalazioni di jodoformio. Sospettata. dunque una forma allergica! 'inferma fu allontanata dalla ca.u.«a.. sospetta e stette bene per un anno e mezzo, quando essendole caduto cas ualmE-nte su di un piede una soluzione di gomenolo e jodoformio presentò nuovamente rn1a forma cutanea simile al ponfo da urtica.ria., con prurito ma senza. febbre; forma che scompa rve in 12 ore. La storia clinica. e l'ultimo fatto verificatosi hanno dimostrat-O chiaramente che la forma edematosa era lpgata a. fenomeni a nafilattici. L'altro caso riguarda un infermo dii 19 anni affetto da forma apicale specifica biln.terale. Questi, dttrante \ma cura ricostituente arsenico---ea.lcica, dopo una iniezione (gr. 0,0161 Ca e gr. 0,0044 As) improv,isnmente e in modo acuto fu colto da una forma edematosa del viso e d ello prime vie aeree con immediato senso di soffocazione. Esaminato il caso in clinica. ed escludendo il calcio quale causa. determinante dell'edema, in questo secondo infermo si potè concludere che tale forma poteva considerarsi tm edema transitorio del viso e delle mucose delle pt·ime vie respiratorie dovuto a sostanze medicamentose e con molta. probabilità a li 'arsenico. A questo punto l'A. ricorda un recente lavoro del Melli che divide le diverse forme di edemi nelle seguenti categorie: edemi cardiaci, renali, locali da cause infiammatorie. locali per compressione dei tronchi venosi o linfatici e sotto il nome di edemi discrt~sici o t rofo- ne urotici riwlisce tutti i rimanenti compreso l'angioneurotico di Quinke e trofo-edema di Meige. Egli analizza. dettagliatamente le varie categorie e discute con larg hezza di vedute ed ampio ragionamento i complessi meccmùsmi umorali, nervosi o vasali che favoriscono l 'insorgenza. di questi fenomeni. Indi basandos i s u tutto quanto è stato studia to e scritto da eminenti cultori della M:cd icina sulla estrinsecazione degli edemi tratta con chiarezza e citazione di autori le va.rie teorie a. rigua rdo: la nervosa, la vasale o linfatica,la endocrino-simpaticaparasimpatica e l'anafilattica, sulla quale si dilrn1ga alquanto perchè da molti autori l'edema angioneurotico di Quinke è ascritto a. manifestazione anafìlattica simile allo s hock colloidoclal-'.ico. Dopo questa minuta rassPgna di tutto qua.nto è stato studiato e sperimentato a riguardo degli edemi l'A. conclude che i due casi in esame devono essere ritenuti ed<'mi angione urot,ici di Qu.inkc di origine tl.llergica, espressione locale di turbamc>nto ciel sistema autonomo neuro-vegetativo, simili all'urticaria. ed allo shock anafilattico. VITALE


RIVISTA D ELLA STAlllPA ltEDICA lTAl.IA~A E STRAl\lERA

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STOMATOLOCIA. BotmOUE"J'. - r..-ttamento çhlrurg!ço del prognatlsmo. (La R e vue stomatologique, febbraio 1933). L'A. in uno studio d ettagliato e illustrato da fotogra.fìe e radiografie, nonehè da dis('gni schematici, mette a confronto il metodo di J a-boulay - reseziona bicon · diloidea - e il metodo di Lane - sezione bilaterale d ella branca verti<'-ale d e lla mandibola - per il trat.tament.o chirurgico d e l prognatismo. Premetto che l'A., come d'uso ne lla nomenclatura franceSP., adotta il termine di prognatismo p er indicar-e la malc•cclusionc con protrusione d e lla m andibola, ciò che noi, seguendo la classificazione di Sternfcld, chiamiamo progC'nismo, riservando il nome di progna.tismo alla protrusione d el musct•llare superiore. L 'A. già. in comunicazioni precedent.i si era. chierato contro l'opc.>razione di Jab oulay e a favore d e l metodo di Lane. Ne l presente la voro egli ribadisce i suoi concetti e conferma col risultato di un caso personale e con que lli di altri autori la bontà. d el metodo di Lane che consist.e ne lla ostcotomia orizzontale o obliqua, secondo, i casi, d e lla. branca verticale della mandiboltt poco al disopra d ella s pimt di o::ìp1x. La questione è ancora dibattuta e quindi non priva di interesse> . I risultati d ei sostenitori d e l metodo della. resezione bicondiloidea (Dufurmente l. Darsiyac, ecc.), non pare siano probativi come lo sono invece que lli di Pichler. Erust, Brulm, che seguono quello d e lla osteotomia d e lla branca verticale. Le ragioni anatomiche che infirmano il primo metodo possono così riassumerai: n ella. resezione bilaterale d ei condili le bra nche verticali, prima dell 'appoggio di questi, risalgono sotto l'azione d e i muscoli elevatori, ciò determina un moviment.o di bascule de lla mandibola. per cui si ha l'abbaSRamento d el mento e non la sola spinta di esso indietro che ci proponiamo di ottenere. Si viene così ad avere un mordex a.pertw che si presenta quando si toglie l'apparecchio di ·Contenzione , e quindi un difett.o talvolta più grave di quello che vogliamo correggere. Gli oppositori d ella osteotomia a loro volta fa.nno a questo metodo d e lle obiezioni di ordine anatomico pressochò analogo: scontinuata la branca verticale, essi dicono, il frammento superiore per azione d el muscolo pterrigoidso esterno si sposta medialmente e per azione del temporale subisce un movimento di torsione in alto e in avanti intorno a un asse che passi per l 'articolazione t emporo-mandibola.re. mentre il framme nto inferiore è tratto direttamente in alto dal massetere e dallo pterigoideo interno. Viene così a p ('rdersi il cont.atto fra le superfici di sezione e quindi in d efinitiva lo stes.<>o movimento di bascule p er a scensione della branca verticale. L'A. non si addentra ne lla discussione di carattere anatomico. Egli si limita a presentare il caso da lul operato dimostrandone il buon risultato con fotografie e radiografie eseguite prima d ell'intervento e a distanza di tempo, e sulla scorta di ques to e di alcuni casi di altri autori, propugna come metodo di e lezione il m etodo di Lane. Nota del Recensore: Le nitide fotografie e radiografie presentate dall'A. sono dimostrative. L 'argomento tuttavia merita il conforto di w1a più ricca casistica. D ei mezzi chirurgici adoperati p er correggere il progenismo grave e conclamato quando non lo si possa. correggere con i comuni mezzi ortodontici, la resezione bilat.era.l~ s immetrica. della branca orizzontale d ella mandibola è quasi abbandonata e 1! Bourguet non ne fa cenno. In quanto alla resezione bicondiloide a (metodo d1 Jaboulay modificato da D ufourmentel) le obiezioni che vi si fanno sono inoppugnabili. A noi sembra che col metodo dell'osteot.omia d e lla branca verticale i risultati debbano essere migl'iori. E comunque questo metodo potrebbe essere ag~­ volmente integrato: dopo aver pra.ticato l'osteotomia e spostato indietro la mand1: boia quanto basta per correggere il progenismo, potrebbero fissarsi i due moncom n e lla posizione voluta con una sutura m etallica o con l'applicazione di una placca di magna.lio che presenterebbe il vantaggio di essere in sèg uito riassorbita.. qi sembra che con questo semplice sistema, largamento adottato, d'altronde, in clu~gia ge.nerale e in tra.umatologia., verrebbe facilmt'lnte ad evitarsi il lamentato mconveruente dello spostamento del frammento superiore. PICCARRETA.


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BrDf.l(.)UHAF[A l\IEDIC'A MILrTARE ITALIANA

TERAPIA FISICA.

J . K owARSCHIK. -

25 a nni di diatermia (\\"ien('r KJ;n. \Yoch., 14 aprile 1933).

Nel 1908 comparve pro,·eniente dalla clinieo vieruwse di Ortner la prima comunicazione su quel metodo cw-otivo che oggi è generalmente conosciuto sott(l i l nome di diatermia. Merita di es.~<'r rilevato chE' mni!Zl'a.Ùo gli incontestabili meriti di D 'Arsou\"al in Francìn. di Nap:Plchmidt in Gr>rmn.nia, il pr·imo ad usate le correnti cti a l t a fre quenza a scopo t.t-ropcutico fu appw1to il v. Zeyzwk nE'l lo,·oro succitato, il qunh' rig ua rd ava. J O casi di cu.i ciuque affetti da polittrtrite acuta, tre di poliartrite cronica, uno di rt'lamati><mo mu.scolan' , uno di sciatica. L'A. pioniere e autorità ind iscussa, fa un' intcre><--<>l nte e rapiùo scorcio storico sullo s, ·iluppo della diatermia dai primi t:tpparecchi rudim('ntuli cort elt-t.t r odi bagnati che potenwo solo per pochi minuti ('><sPr t e nuti in posto, con guasti frt-qucnti dei condensat ori e di tuttt'l le strut.tw·t> dell'appnn~to a qu<"lli r<>centissimi che 11 0n la.">Ciano nulla a d esi. dcrare comP ~l"mpl icit.à e sicur<>zza d"impi<'go. Il cttmpo di applicazione dt>lla diatermia che si limitava dapprima al trattamento delle artrit.i, nevralgie, mialgie ha subito un rapido allargam<>nto. La mt•dicinu intf'rna si rivolse per la prima n l nuovo mct.odo pPr la cura degli organi , ·iscerali. Anche la chirurgia e l'ortopedia utilizzarono ben p!'l"sto l'alta frequenza per il trattnmpnto succ~>ssivo di frntturl', lus.<>azioni, distorsioni e tutte le altre lesioni traumatiche di etti si ('hbe tanta frpquenza ne lla grande gueiTa: la ginecologia pure riconobbe ben presto l'importunza cl('! la diatermia come mezzo curativo. Sl"glliJ·ono le a.ltre discipline e oggi si può dire chr non vi è branca d<:'lla medicina ch e non ut.ilizzi per i suoi scopi le correnti ad alta frequ .. nza. Occorse invece assai più lungo tempo p t!rchè venisst-ro conosciute le possibilità piil st.rE>ttamcnte chirurgiche di esse. Per quanto giil da t <>mpo la dcm1atologia ricorre><sCl per scopi più che altro co$met.ici a lln e l ett ,·ocoa~ulnzionc- . la chirw·g ia generale si manteneYa r<:'stia all' impic:>go del nuovo strumentario diatc:>rmi<'o. È ,;olo in questi ultimi anni che se({uendo l'impulso proveniente sp<'cia ]mpntP dall'Anwl'ica, anche il chinu·go operatore ricorro \"OIE-ntiori all'alta rrequenzn e oggi il colt.e llo diatem1ico ha le pi1a va;;t e applicazioni. rendC'ndo indubbi e s<>gnn lat. i servigi. RERTOT.t."CCI

BIBLIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA (Pubblicazioni ricevute nel Jo semestre del 1933-XI)

- - - -o - - F i>riE•rigo, primo capitano medico. L'a-ssistenza sociale degli wnmalati di tubercolosi chirurgica (Relazione a l "Convegno scientifico sociale pPr la lotta contro In. tubt•rcolosi ostco--articolare " Cortina d'Ampezzo, 25-26 fe bbraio 1933-XI). Lotta contro la tubercolosi, n. 3, marzo 1933-XI. Riassunto. - L'A.. dopo aver sostenuto la necessità, da pn-rte della class•' medica. di studiare sf'mpre di ogni fenom0no scientifico l'aspetto sociale, e:;;pone lo st.ato attwdo de ll'a.s:;ist.e nzn della tubercolosi osteo-articolarc in Italia. Dimo><trn poi che ltt tubm·colosi ost\"o-articolar\l costituisce un 'entit.à clinica i cui darmi. Re non razionnlnwnte curata, >:ono notevolissimi nel cnmpo economico, ÌJJdivirluale . soci>tle. Infiae - consirl~rando che la. tubercolosi a.r ticolare non è tma mal t~tr-ia locale , hf'n~ì ~PnPrnle. che va. a.ffront.ata con parità di mezzi E~d unitarietà d'indirizzi, m• lla lotta contro la tubPrcolosi - dimostra la necC"ssità perché si provveda affinchè l"us.'li::ltt•nztt sciPntilico--.;ocial<> 8ia inquadrata n elle prov\"idenze volute dal R{'gimt>, si pt·o\-vNiu alla diag nosi precoc<' di t>ssa, e che gli iJifermi BoCCHETTr prof.


B1BUOOJ1AF1A MEDICA MILITARE ITALIANA

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siano tolti dalle case, dagli O>'pedali comuni ove- sono attualmente aPsistiti. e s iano r icoverati in sanatori specia lizzati nei quali solh•nto p ossono trovare que ll 'insieme di apprestamenti tecnici, scientiftci . tli n mbi!'11te, t! i personale e di cl ima n i:'CI'S."ltlri per poter attuare la compl1•ssa cura che devo cs.-;crc conservati va-funziona lo o di bonifica d el terreno orgallico. CALCAONI Amato, primo capitano medico. Carcinoma primitivo del fegato e trauma. Cliiùca chirurg ica, n. 3, 1933-Xl. Riass1mto. - RifCI"endosi alla ben nota questione dell' importanza del fattore trauma ne lla etiopntojZC'ncsi dt'i tumori mHiigni. l'A. !lenza Pntrare in merito al dibattuto argoment.o, riferisco un Cll><O di cuncro p rimi tivo tlel fegato, in cui il rapporto fra il trawntl e la compar::llct tlclla Iwopl usia sembra a>;Sui tJvidente. CASSINIS prof. Ugo, maggiore m edico. D ella fatica. Le F orze Smùtarie, n. 4, 10 feb braio 1933-XI.

DE PoRCELLINIS Carlo, tenente colonnl'IIO m cd ico. 0.9sen)azioni ù;tologù:Jw 8'U irn~.Uti testiwlari. Archivio zoologico italiano, Vol. XVlll, fase. 3-4, 1933-XI. RiasfJunto. - L'A. ha eseguito dellt• ricerche sull'innesto della gonnd ('mnscllile. Prem esse alcwte notizie storiche su ll'argomf'nto, relative ai tentatiYi fatt.i da molti ricercatori nei vari animali con vari accorgimenti tli tecnica, e dopo ave re riportato le idee contrastanti circa la que:;tiuno do..:! ><ignifìcato e Ùt' ila impo1·tanza dci vari e lementi istologici de lla gomtdo mltilchik n!'lla produzionfl dci car attt>ri i"('tiSUt~li secondari, ha.rif<'rito s u di una sc1·i(• di f'Sf>Cl·icnze con•piuto sul cane con l ' innesto i o vario modo esl'guito d i pf•zzi d i testicolo, e il ;~uccessivo e."amc istologico. D a lle espori(•nze fat.te è venuto alla concJu;.ione: che i detti iunC'sti sono seguìti sempre da degenerazione del tessuto scminifcro e da abbondaute sviluppo del t-essuto intel'!ltizia le, che tale fatto si os..c<crva con mttp:gioro ovidcnzu. nel testicolo c h u 11dl'epid idimo, e chu g li « ll' nté'll ~Ì Ì11Lunst izinli ::sul>iscono V>tri stadi di trtisl'Or· rnazione, non potcndosi però in ogni cuso con,;idern.rc g li stadi ftnali com e un pro· dotto di evoluzione ùell'cpitcuo S<.'mina le. FELSAl'<"I Oiacint.o, mn~p-iore medico. Il cinquanJ.Ilna,,·io drlla Scuola di San'ilà mili· /are. L a Riforma .Medica, n. 9, 4 marzo 1933-XI. FILIBECK Giuseppe, primo capitano m edico. L'auroterapia nella tubercolosi polnw· nare. Lotta contro la tubercolaRi, n. 2, febbraio 1933-XI. Riassunto. - L ' A., dopo aver t,raLtato brevemente la questione dell'auro· terapia nel suo sviluppo stOJ·ico e noi rigua rdi del m eccanismo di azione, delle indicazioni e cont-roindicazioni, Recondo quanto è sostenuto al lo ;~t,l\fo attuale dagli autori che s i sono occupati de ll 'argomento, riporta le suo osservazioni personali e conclud e n e l aenso che la terapia con su l i d'oro va considerata come metodo di cura stre ttamente individuale e che trova la, intlicnzionf' qua!;i C'Schu;iva ne lle fonne a decorso lento. torpido. ove può riuscire utile CSPrcitar-e un 'azione stimolunte. GrANNELLI Alessandro, colonne llo m edico. Contributo allo studio sul comqx;rtamento della velooità di sedimentazione dei globuli rossi in alC'I.lni tubercolott'ci C'l.lrati contemporaneamente col 'JYI?IX monolaterale e con sali d'01·o. Rivista Sanitaria Siciuana, Vol. XXI, n. 5, 1933-XI. R iassunto. - L'A. dimm;tm come la velocità. di sed imentazione dei globuli rossi nei tubercolotici p olmonari venga iJlfluenzata e m odificata per l'azione terapC'utica del pnx artifìcialC' e dC'lle inil'zioni endoven ose di sali d'oro. Mette in evi· d enza che coJ migliorare dei sintom i o di' Ile- condizioni di nutrizione si ha una note· vole diminuzione d ella velocittì. di scdim<>n to?.ionc e che p er complicanze parapnoumotoraciche detta velocità torni ad aumt:'llt.ar<>. Ciò è con f('rmnt.o dai ri:=;ultati ot· tenuti curando alcuni casi di tubercolosi polrnonaro al R eparto accertam(•nti delle malattie tubercola-ri delle t ruppe della Si<·ilia. 6 - Giornale di medicina militare.


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BIBLIOGR.AJ'IA MEDIOA MILITARE lTA.LlA:SA

L o Bv..l<rCO Domenico, primo capitano m edico. Note su alcuni casi di febbre eaar~­ temalica med iterranea (Vermotijo ben igno eativo e1ldemica). Il Policlinico Suzione p ratico., n . 17, 24 aprile 1933-XI. Ri<MswltO. - P re nde ndo spunto da tre casi capitati sotto la sua osser vazione l'A. fa. una bre ve disnmina Ùl'lle fe bbri a. tipo eruttivo tifosimili osservate da. circa un ven tonrtio uol ba.ciuo modite rmneo. Dt~lla. rassegna cri tica sull'argomento e d al q u adro c linico os.«erva.to noi oa.si pe rsona li, sorge evidente, secondo l'au tore , l' ide ntità n e lla. feb bre e rutt.iva di R oma con la {t-Cure bouionneuse, la. fe bbre di à<Iarsigliu, la. febbre esa.utcma.tic11. m edit(:rra.oea. L ' identità di queste febbri che secondo l 'A. in comw1.ità. dii v edute col P ecori, sarebber o tutte da. r aggruppare sotto la d e nominazione comune , più comprens iva. \li a dernwtijo ben-igno eati vo endem ico • è evidente a nc he con il m orbo di Brill ch e !lrtrPbbe la forma. m orbosa piir vicina a.l tifo esa.ntomatico c la!;sico n el cui à mbito è da. riportare in d efinitiva tutto questo gruppo ui feb bri.

Stt alcuni casi di menin(lite cerebro-.9pinale epidemica. 08servaziMi su l decorso e sulla cura. La Riforma Medica, n . 6, 1933-XI. R ia.9su11to. - L ' A., d o po r apida r assegna. d elle moderne vedute sulla. M. C· Sp., espone dLte cas i persontdi, n e e$amina. le particolarità. del d ecorso, ed esprime il p a rer e: l ) che n e lle r ecitl ive d olla M. C. Sp. il punto di partenza. d ella. nuova invas ione mie robica. po::~.'<a r icercar;;i ne llo spazio e pidurale 2) che nella. terapin d e lla M. C. Sp. o.cca.n to alla. precocità d e l tra ttamento ed all'u.cso del siero preferibilmente omologo e di preparazione locale , possa. esser considerato come e lemento favorevo lme nte coadiuvfl,ntc, la is tituzione ed il mantenimento di un utile dre· n aggio d e l liquido ce ft\lo-ra.chidiano dallo s pa.zio subarn.cnoideo a.Uo spazio epidu· rale . Qui vi è presumi bi le cheo la lieve gradua.!o i nful.mma.zion e concorra ad esalta.re le provvidenze immunitario, fornendo fors'anche la. possibilità d'un'autova.ccinazione. -

LODATO G,~ospare, capitano m edico. Alcuni c<Mi di pwtture di zecche del tipo Omi thodoros jran.chillii. Arc hi vio italiano di scienze m ediche coloniali, fase. II, 1933-XI. R i.(f.9S!mto. L 'A . tratta. d e lla p resenza in a lcune locali tà d ella Tripolitania di varie specie di zecche: Omitlw<lo-ros frall.chinii, O. savig1~oyi, O. mouòata, Arga$ persicus, Hyalomm.a dromedari. D a tali osservazioni r isulta. che l'O. moubata n on è così r a ra come si crede e che la p untura d oii'O. jran.chi'Lii dà. una sintomatologia. caratterizzata. da. lesioni locali e da fe bbt'O, la cLti natura ueve esser e d et e rmina ta con accurati esami microscopici d e l sangue, che fino ad ora n.on si sono potuti eseguire . ~L~IMONE Dop:a lìno, magg iore medico. I

preparati bi8mutici liposolubili [ nella cura della sifilide. Il D ermosifilogra.fo, n . 3, marzo 1933-XI.

MEN.NONNA Ge ra rdo, capitano m edico. A z ioni leucocitarie, produzione di imnnmcorpi ed immwlizza.zion.e attiva. B ollottino d oli' Istituto Sieroterapico :Milan ese, fase. III, marzo 1933-XI. Ri<Mswtto. - L ' A.., con diversi esperimen t i ha ricercato le interferenze trtl. a zioni le ucocita.rie in vivo ed in vitro su un matoriale vaccinante con buone pro· priotà. antigene ed immunizzante , la. produzione di immuncorpi e lo stabilirsi dell'immunità a ttiva n elle cavie . Ha. trovato che l'azione dei leucociti s ul vaccino ne attenua le proprietà. a ggluti_nogona e precipitinogena., n e conser va od addiritt1u·a esalta. le proprie tà ba.ttoriolisinogona ed immunizzante. MrAnoN~.o\ Antonio,

tenent-e colonnello m edico. Le malaUie nella v-ita militare. Valutaziolli medico-le(tali. Volume di n. 155 pagine edito dallo. tipografia cav. Carlo Conti. Matera. {pre zzo L . 7).

PazzA Guido, capitano m odico. Ricerche std uclri ·m etodi d·i conse,-vazimte del complc· me1~to. L 'I giene Modem.a, n . 6, giug no 1933-XI. RùM.~wltO . L 'A. pA.!=l>ll\ in rapida rasgegna. molti d e i vali metodi pratici !ìnora impiegati por la conse rvazio ne d e l complement{) ed espone i risultati delle rioe1·che spe nment ali che h a ei!tlguito a l ri g u11.rdo. In base a tali ricerche, creòe


BmLIOORAFIA MEDIOA MILITARE ITALIANA

599

poter concludere, concordemente ai ri.s ultati ottenuti da vari altri ricE>rcatori che rmo dei mezzi pratici che m eglio risponde allo scopo sia quello di servirsi dell'acetato di sodio in soluzione fisiologica., addizionato del 4 % di acido borico.

Risultati soddisfacenti, ma non altrettanto buoni come col metodo prece· dente, ha potuto ottenere conservando il siero fresco in ghiacciaia a 0° C., ricoprendolo con olio di vasellina sterile in modo da impedire ogni azione dell'aria. MoRELLI :Mario, maggiore m edico. Pseudomi~:oma p eritonei ex a.ppetulice. Pathologica, n. 496, 15 fe bbraio 1933-XI {Recensito Ciomale Mcd. 11JjJitare., fase . V, maggio 1933-XI).

-

Di alcune malformazioni polmonari. Ricerche di morfologia, 1932-XI.

Riassunto. - L'A. descrive una ciste bronchiale situata sotto la pleura del polmone destro faccia mediastinica . Mette in evidenza la patogenesi di questa fòrma che considera quale malf ormazione di un bronco occluso e trasformato in ciste per a<·cumulo di secreto. Mette in evidenza le differenze tra questa fornHl cistica e altre malformazioni cistiche o bronchiectasiche del polmone. N ANNI Carlo, primo capitano medico. Assorbimento ed attività ant1"gene del lipovaccino T. A. B . nei vaccinati con reazioni locali abnormi. Potere battericida del 8angue in detti 8oggetti. Bollettino dell'Istituto Sieroterapico Milanese, n. 4, aprile 1933-XI. {Recensito nel Giornale Medicina Militare, fascicolo VII, luglio 1933-XI). NASTASI Antonino, capitano medico. La febbre esantematica mediterranea a Tripoli. Il P oliclinico - Sezione pratica - Anno XL, 1933-XI.

Riassunto.- L'A., traendo occasione da un caso di febbre esantematica mediterranea. osservato, riunisce tutte le affezioni consimili descritte fìnora a Tripoli; discute sulla. diagnosi differenziale, e pensa che m olti caratteri le avvicinano in modo da. far ritenere che possa trattarsi d ella medesima infezione. -

Sulla 'conservazione del complemento. [Bollettino dell'JHituto Siuot erapico Milanese, n . 4, aprile 1933-XI.

Conclusioni. - Dalle esperienze esposte pare che si possa concludere ch e il complemento di cavia. fresco diluito in parti egu ali con una soluzione in acqua distillata di acido borico al 4 % e cloruro di sodio al lO% conFerva a lungo la. sua a t tività complementare e che cert-amente la conserva quasi intatta per almeno

un mese.

Posto poi che è necessario titolare volta per volta gli elementi della R. W. che si mostrano variabili nel titolo; pos to che una delle migliori tecniche è proprio quella che dosa volta. per volta il complemento e ne adopera la dose minima utile o una di poco superiore, ecco che cade anche la possibile obiezione o difficoltà che potrebbe trovarsi nella. variabilità del titolo del complemento cosi conservato. U che non pare che sia del tutto pr ivo d 'interer;se specialmente per i piccoli laboratori. PALMERA Ugo, primo capitano medico. T erapia acridinica ed infezione blenorragica. Il D ermosifìlografo, n. 4, aprile 1933-Xl. P.umt Walter, maggiore chimico farmacista. D etonazione ed antidetoncmti. L'Aerotecnica, n. ~. giugno 1932-X. ConcltUiioni. - Sotto la spinta della necessità, sia le vedut.e dottrinali come le realizzazioni pratiche riguardanti il miglior impiego dei carburanti e la utilizzazione delle risorse in combustibili nazionali stanno p er arriva.re a rettlizzazioni di carattere pratico.


600

DfBLTO CIRAl"IA MECICA MILITARE ITALIANA

Il problema. d e lla prorluzione di carburanti n on d etonanti rappresenta un particoiMe imporWtntR di qu~st(• rea lizzazioni. É p ossibi le a l mom!?nt.o attuale influire sulle proprie tà d etonanti d e lle benzine in due m odi fondamentaU. l 0 - Pe r m escolanza d i benzine d ~tonanti con indetonnnti. 2o- P er aggiunta. di antiJe tonant.i attivi. Non tutte le soluzioni proposte httru to possibilità. di impiego g<'nerale, ed ogni Nazione d eve adattarle secondo le caratteristiche d e l proprio attre zzamento indtL'It.ria.le . Il primo mPtodo r·i chicrl e, pr' r es.'lere e llìcace, note voli quantiità. di composti aromntici n on re pPribili fnc ilmt·n te. L ' Ita lia sta dando una fìson omia propria al problema d e lla produzione nazionale (o Rr>m inazionniE') dd Cltrbumnti per motore a scoppio sulla quale an<lnì armoniZZ!~to anche questo problema di mig liore u ti lizzazi one dt~i carburanti.

-

Relitti rli m<mijatture di porpora a T obruk. Ri\'is ta. d e lle Colonie Italiane , n. 9, 1932-X. prof. Fr·ancesco, t e nf'nte colonnello m edico. Un medico poeta: Sir di Storia. d e llo Scienze ~!ediche e Naturali, n. l-2, gennaio-febbraio 1933-XI.

PELLl<:GRINT

Ror~ald Russ. Ri\rii<ta

-

Il serwizio sanitario militare n elle provincie veneto-lombarde duran,te il secolo XIX -R. Cabittnca editore, Verona 1933-XT (Recensito Giornale Medicina Mil. fase. III. marzo 1933-XI).

PERILLI Gio vanni. m al(!gior~:~

m edico. 1l1e.dicina preventiva. La scuola nazionale ,

fascicoli 2, 3, 4, 19'33-XI. PICAZIO

Antonio, maggiore medico. Su. di un caso di insufficienza val-volare aortica

~ con aortite di nat·u ra reumatica. Folia m edica, n. l, 16 gennaio 1933-XI.

Riassunto. -

L'A. d escrive ed ilhL'>tm la complessa s iotomatologia presen·

tatA. dall'infC"rrno, l'<Offerma.nd nsi s u a lcuni fatti, quali l 'ampliamento dell'area. d el

fascio vascola re, il rumore sistolico-diastolico suJlo s t·crno, il p olso di sinistra ritardato e m r:ono ampio dPI d estro, che potrebbero orientare verso la diagnos i ru formazione aneurismatica. .Ricorda, in rapida s in tosi la semiologia fhca e ru.diologioa dell'aorta ed espone le rn.g ior1i c he fn.nno escludet·e n on solo formo di aneurisma o di ectasia parziale d e ll'aorta, m a !utche processi di natura le utica o arteriosclerotica. Ricorda. infine, l' ovolw~;iorw c linica d e ll 'endocal'(lite r eumatica. a localizzazione val volare aortica, e la. corrispondente alterazione ana tomica. ed istologica. R EITANO pror. Ugo, mttggiore m odico. L e attuali conoscenze eu.lle malatt·ie del grnppo t ifo eeanUHWt,t ico. Bolle ttino d ell'I stituto Sieroterapico Milanese, fase. III, marzo 1933-XI.

R ia.9ewuo. - L 'A .. d o po aver d escritto le sindromi clinich e d e lle infezioni che og'Si si t endo a ra.~gruppare ne l grande quadro del dermotifo, sintetizza le più r ecenti rice rche sperim,.ntali dirotte nd individuare l'agente etiologico responsabile d oli e malattie in questionA, i v ettori ed i serbatoi naturali d el virus. In base a lltt a.nalis i critica <h•gli t> lem enti di ra\rviciname nto (aspetti clinici ed anatorno-istolog ici, reazione d i V !}i1-l!,elix, r e perti di Rickc tsio, prove sperin1entali s ug li a nimali), l 'A., potr non traRcurnndo g li aspetti ancora. oscuri del problema, abbisognovoli di ul teriori indag ini, crede di potor gitmgere ad un criterio e tiologico, unita rio. L a s indrome clini<.>a d escritta sotto il nome di « Fièvre boutonneus~> », « Fièvre exanth. », ''Fe bbre e rutt.iva di Cnrducci », ecc., è da considerare come un d ennotifo endemico a carattere benig no.


BIBLIOGRAJ<.IA MEDICA .MILITARE I TALIANA

601

SABATINT prof.

Arturo, primo capitano medico. Il t:alore del mewdo ad<-ti/J tv in l tal w 1-•er la presa de. le i mpronte di gi t.o-palmar i e plcmta:ri .

-

U na ooriazione morfolcyica del p iede umane.

-

La {igttra ad a.nsa ed il 81W signi ficato t~ntziooole nei r·i lie••i cutv n.;i di gi t>palmari e plantari.

-

e avv. F . LUCIFERO. La nw rjola!7ia d elle i m.,,ronte di~; ital i in sog':lt tii 1•ormali i t<t-liani e i n deli nq·uenti iwliani e 8tran ieri . (Comunicazioni al Congrt>Silo di medicina legale , Roma, giug no 1933-XI).

SARDONE Antonio,

primo ca pitano medico, aiuto volon tario d e lla Clinica d elle malattie ner vose e men tali d e lla. R. Universit à di Bari {Diret.tore : profeSilOre S . D'Antona). La ra'P'prMentazione mowria d~lla ma.no nella sost<m za grigia

~tpinale .

Bollettino d ell'Accademia Pug liese d e lle Scienze , fase. 4, ma{!gio J933·XI.

Ria,ssunto. -

L'A. ha studiato con t.agli in serie , il ri gonfiamento cervicale di

un individuo morto all'età di 68 anni, a l q tutle 40 aru1 i prima era stata disarticolata

l a mano d estra. Ne l mido llo è stata riscontrata n trofìa d e lle ce ll ule radicolari di destra, interessante principalmen te il g ruppo poste ro-latorale , limitatamente a l t e rzo inferiore d i C. VIII ed ai du e terzi s uperiori d i D. I. M iot<Jnia ed epilesltia. Bolle t t ino d ell'Accad emia Pugliese delle Scienze, fase . 4, ma-ggio 1933-XI.

Rias8t,nto. - L'A. d escrive un caso ne l quale ad tma s indrome miotonica. riferibile ad tma forma incompleta di distrofia miotonica., s i a ggitmsero in secondo tempo attacchi convulsivi con caratteri di e piles.c;ia sottocorticale . Discutendo il caso l 'A . prospetta l'ipotesi chfl la miotonia e l'e pilessia in esso riscontrate non rappresentino una pura e semplice associnzione m orbos~t , ma riconoscano nn d eterminismo comune in una a lterazione , anatomica o ftmzionale , d e i centri meso·diencefalici. chia:ri{icazione di M einicke (M . K. R.) nella s ierodiagiWsi d~lta sifilide . Giorna le ita litUlO di d ermatologia e si filologia, fase. VI, l 932- XI.

SCARPA Angiolino, primo capitano medico. La reazion e di

Riassunto. - L'autore - d opo a,·er somm11riament-e ri corda to le reazioni di flocculazi one nella sierodiugnos i d C'IIa lue c le tt~orie emesse per spirgarne il loro meccanismo - dà a lcune no tizie sulla. M. K. R. o reazione di chiarificazione di Meinicke e ne espone i re lativi risulta ti conseguiti Ropra tiOO sieri di sangue, a confronto di quelli avuti con la M. T. R. e la R. \V. che s i pntticano connmcmente in Clinica. Notati i pregi ed i dife tti d ella M. K. R. l 'A. concludo che essa è una reazione di spicoatasensibilità s pecifica e facilità di esecuzione e soprattutto di chiarezza di lettura, per cui dovrebbe eSile ro pratica ta con onterncnte a fianco d ella R. W. Sopra un 0080 di epickrmoli8'i bollosa di.strofica . Giornale italiano di d ermatologia e sifilologia, fas e . l, 1933-XI. Riassunw. - L ' A., dopo aver d escritto in un bambino di 10 a nni, una distrofia cutanea congenita e cronica d el tipo di epidermolis i bo llosa, ne discuto Ja. diagnosi differenziale e mette in rilie vo i va ri t•cperti d<'gli esami .pra t.icat i , d a i quali ò orientato verso una. teoria. ezio·patogenica. fondata. s ulla disfunz ione ncm·cn docrina che ge nerere bbe p rincipalmen te disordini vasali cuta.ne i e quindi la sindrome morbosa.. -

Scom Giuseppe, tenente chimico farmacis ta. U n nuovo m etodo per i l m.icrodosaggw d.el calcio nel sangu-e. Diagnostica. e T ecnica di Laboratorio, n . 8 , HI32- X. Riassunw. - L'A. presenta un nuovo miorometodo utilizzabile s ia con sangue intero che con sangue d eproteinizz.ato.


f>02

BrBLIOORAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA

TADDlA Leo, tenente medico. Su di una em,ogregarina del • Chalcz".de8 occellatm •.

Archivio lt~liano di Scienza J\ladicbe Coloniali, n . 5, maggio 1933-Xl. Riassunto. - L'A. ci descrive nna. emogrega.rina. osservata. nel Cb. occel la.tus d olla. ~ardcgna, ne rileYa i carat,teri morfologici che la differenziano do. quella. descritta rla altri autori mettendo in r apporto tali differenziazioni morfologiche con quelle osservate in emogregarine di altri rettili. -

e prof. G. FRANCHINI. Sopra un ca.ao di balantidioei. Archivio Italiano d i Scienze Mediche Coloniali, n. 5, maggio 1933-XI.

Riassunto.- Gli autori descrivono un caso di Balantidiosi in una donna di 40 anni in provinc ia di Bologna. Clinicamente vi erano turbe dissenteriche intesti· nali ed all'esame delle feci numerosi Balantidi mobilis!~imi. Una. cura di Jatren 105 per clistere ba portato la. glla.rigione colla scomparsa dei parassiti neHe feci . TREPIOOIONI Emanue le, primo capitano medico. La diagnosi e la terapia della Leishmaniosi. Le Forze Sanitarie, n. 5, 20 febbraio 1933-XI.

-

Sul signift-eato clillico-radiologico delle linee capillari del campo polmonare de· stro. Rivista di Patologia e Clinica della Tubercolosi, n. 2, 28 fe bbraio 1933-Xl.

Riassunto. - L a. quest,ione d e l s ignificato, normale o patologico, d elle strie capillari del campo polmonare d estro non essendo ancora risolta, l'A. con lo scopo di apportarvi un contributo di osservazioni, ha condotto, in merito, indagini alle quali ha dato uno speciale indirizzo. Pil:l che comporre bilanci statistici riguardanti le percentuali di apparizione di tali immagini su radiogra.mmi di toraci normali o patologici, si è voluto ricer· care so la stria capillare poteva essere l'espressione radiografica di un interlobo che, per coesistenza o precedenza di lesioni polmona.ri e pleuriche, si aveva ragion e di riteuer·e non assolutamente intatto, ma, sia pure in minimo grado, patologica· m ente alterato ed ispessito. Numer ose e var·ie constatazioni avendo permesso di ammettere questa even· tu~lità., si deduce assera la stria c a pillare la proiezione radiogra.fìca. di una scissura. (orizzonta le o scissura del lobo inforiore accessorio di tlestra) i cui foglietti sierosi sono, per una cau.sa pa.tolo~ica qualsiasi, lievemente e parzialmente< lesi e d ispe..<ositi. TROINA Fra nC::lSCO, primo capitano m edico. Sulle alterazioni dell'udito nel personale aeron'J.vigartte. R apporti tra ipocu;usia e professiOile in ba.se a rilievi statistici. Il Va lsalvo.. fa.::~c. maggio 1933-XI . (Recensito nel Giornale Medicina Militare, fase. VI, giugno 1933:..XI). VIOLA. prof. D omenico, primo capitano medico. Gruppi sanguign·i e cost·ituzione fisica. Atti d o! IV Congre:'lso naziona-le di microbiologia, Milano, 3, 4 e 5 ottobre 1932-X.

- I gru.ppi sanguigni in medicina legale Ùb rapporto pure ai oo·ratteri morjologioi, razziali e familia.ri. Corre lazione al Congresso di medicina legale. Roma, giugno 1933-XI. VmOILLO Sa,·erio, primo capitano medico. Istituto di Anatomia e Istologia pato· logica della R. UnivPr,:;ità di Milano. R ilievi statistici e considerazioni sui tu.m.ori maligni osservati n ell'armo 1930. Tipografia Tosi Egidio. Corso San Gottardo 39, Milfl.no, 1933-XI.


...

CDMfERUZE E DIIOSTRlliOII CLINICHE IEBLI OSPEDALI IILITIII ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATrATI (Dal procaaal verbali pervenuti alla Direzione generale di Sanltl militare nel giu gno 1938-XI )

Maggiore medico VINCENZO SciLLIEBI: L'oscillazione cellulare nella patogenesi dell'epiles~ia.

GENOVA. -

L 'O., ritornando sugli studi da lui fatti in precedenza circa la patogenE>Si dell 'epilessia, intrattenendosi brevemente sulla importanza e sul valore delle vecchie e nuove teorie, su tutte le ricerche di laboratorio, con particolare attenzione anche a.ll'enzimo-reazione, agli esperimenti con sost.anze vaso-motorie ed all'impiego dell'iperventilazione polmonare, valorizza. con rapida sintesi, gli studi sui fenomeni tele-psichici, facendovi risaltare la teoria di G. La.k.hovsky circa l'oscillazione cellulare. Cita, in proposito, una serie di lavori svolti da Adarn, D 'Arsonval, Attiy, Brunori, Rigaux, Lakhovsky, Rivcra, M.ezzadroli, ecc., ed in tali studi egli trova. anche la ragione d'essere di tmo dei fattori determinanti l'attacco epilettico, considerando che il perturbamento elettro-magnetico dell'atmosfera provoca lo squilibrio della oscillazione cellulai·e, il quale, a sua volta, per le complesse azioni e correlazioni riflesse sui siRtemi neuro-vegetativo, vasomotorio e nervoso, dà. luogo all'esplosione dell'accesso. R iservandosi di riferire sopra esperienze nel campo della n eurologia e psicologia normale e patologica, con l'impiego di tm apparecchio ideato e costruito da. Lakhovsky, conclude che, nella applicazione appropriata delle cosi dette micro• onde, si troverà anche il miglior modo di affinare J'orientnmento agli studi che tend ono a svelare molti segreti della -v;ta e perciò pure la natura intima dell'epilessia..

Tenente chimico farmacista FULVIO LoNoo: L 'uso degli aggre.sntli chimici in guerra.

L IVORNO. -

L 'O. riprendendo l'argomento della sua precedente conferenza, si intrattiene ad illustrare i vari aggressivi chimici di guerra dal punto di Yista del loro impiego tattico e delle lesioni da essi provocate sull'organismo. E sposti i concetti fondamentali della. classificazione tattica e fisio-pa tologica, tratta d elle n orme più comuni ed accettate di profilassi e terapia antigas. Conclude con i mezzi di protezione individuale (maschere, autoprotettori), e collettivi (ricoveri), insistendo sulla necessità di una maggiore conoscenza da parte di tutti, di questa nuova arma. di guerra, e, in particolar modo, da parte della popolazione civile che, certamente non sarà risparmiata in una eventuale guerra futura.

'Primo capitano medico GIUSEPPE troindicazioni della cura elioterapica.

MESSINA. -

PERRICONE:

Indicazioni e e<m·

L'O., dopo avere accennato all'importanza della luce solare dal punto di vista fisico, si intrattiene sull'azione dei raggi solari sui microbi patogeni e sul meccanismo d'azione ~elle radiazioni solari sull 'orga.nùcmo umano. Mette in eVId:enza le proprietà. curative della luce solare, la grande efficacia di essa in deterrmnate malattie e le cont-roindicazioni della medt>sima. In ultimo espone la tecnica. precisa dell'elioterapia..


604

CONFEltEN7.E E

DDl()S'tRAZIOSl CLINICHE ECC.

NAPOLI. Primo capitano m edico Gu<H.. IEI..MO DKL FATTORE: Concetti attuali sulla terapia delle~ bleM>rmgia e delle 81~ p oMibili complicanze. L 'O., premesse alcune rapide consicli•razioni sulla. fìsinpatologiR. d ella blenorragia o della sua pos<~ibile ~rmvi tÌl., ri chiama l"at.wnzione sull'jropor tanza di w1a ter apia rigoro;;am<' ntA a ccuratn. pPr evita re o per lo m eno r·cnder e m eno facili le com· plicftziorù od il pass1tg,c;io ai la croni ci tà. Pr-ecisa quindi ch1l la tt.·rapia di'Ilo stato acuto, come di quE> IIo croruco, deve uniformarRi st•mpre ai due trMtamenti, localp (il pià importunte ) e poi a quello g••nerale e di qu<•st.i clù. una ,.;int(•ti<"a Psposizione. D opo ntpidi anct>nni f<ulla t<>ntpia s pN:ifica con sinri o con vaccini o con preparati di tossi n•~ liberf\ da b<ttt<'ri e di cui dà i risult.a.ti ottenuti in 18 c&ASi complicati, cumti con quest'ultimo rn~zzo nel roparto, ed a quelllt specifica. proteinoterapica, chemioterapia, mistit e maaarica., fa. una p >trticolMe disamiJ1a. d ei diversi sistemi. da con.sidorM-si come coadiunwti Pl'r una c ura complet-a. Pas.«a quindi a t.rntto.re d Pi difft·rPnt,i rno'zzi modemi di curt~ d tllle uretriti blenorragiche croniche e de lle cornplicR.nze . Oltre all'azione u t.ilissima delle lavande urctro-vescicali. così importanti anche n e lla forma acut.a, ril·o r<la qnC'IIa a mPzzo d ' iniezioni e <.ii istillnzioni uretraJj, quella rlovuta alla distruzione d ei focolai esterni para-uretrali, il massnggio prostatico e clo lle ghiandole urctrali. il trattamento uretroscopico, la diatermia, l'applicazione d egli ioru sulla mucosa w·etrnle, le ililataziotù, le condelett e con i ruffe renti meùiCftmcnti. Conclude dopo il particohwe esamP di tutti questi sist.emi di cura, col dire che, n onostante le indagini e d i cont.inuj stuili ancora. molto incompleti, in questo campo non ~~si.,;te una. precisa te rapia. Q uesta d eve uniformars i pitr cho alla pre fere nza dì un m ezzo o dell'altro, alle particolari nccc::.sità di ogui forma. che d~;~ve e::~sere con ogni d iligonza singolarmente esaminata. e curata..

NovARA. -

Slltt.otenonte meùico MICHELE DRAGON~TTI; Ri/f,Msi paJAJLogici degli

art·i inferiori.

L'O-, esposti i riflc;:;..:;i pià comtmi, insistP s u due punti d ella questione: suJI'opp01·tw1ità di ricercare in llll esam p n evrologico R.Ccurato. non soltanto il Babinski e l'Oppenhoin, ma anche g li altri (Mendel, Duprè, Ro>~.«olino), por la. notevole frequenza. di casi n oi quali, mancando l 'uno, è presen te l'altro. A questo proposito f11. noto nn nuovo riflesso peroneo. da molti anni ricercato sistematicamente nella. clinica di Milano, notflvohnente frequente ne lle forme normali e patologiche. Si ottif\no strisciando il 3° inferiore d el pcrone, in quPlla parte priva. di muscoli, con flessione piantare <ie lle dit.a n e lle forme normali, estensione nei casi di perturba.ment.o delle vie piramidali. Nota come, a mano a mano c he l 'osservazione si è fatta più at.t.enta, il gjgnificM.o clinico dei segni pA.tologici d <>ll'art.o inferiore, si sia fatto più est.eso. Acce nna alle teorie P•ltog~?. n etiche, face ndo pa1·ticoln rmE>nte menzione di quella di Pie>rre Marie e Foix, che fMebbe ri<'ntrai·c il sogno di Babinski nell'aut.omatismo lllldollare e a quella. di Minchowski che li rapporterebbe a.d una delle fasi di sviluppo d e i riflessi stessi . Il tenente m edico PIETRO SALSA.NO, presenta un ca..so di 8ittl8 vi.sce.rum inversus tot.c~li.s, riscontrato in un iscrit.to. inviat.o in osservazione dal Consiglio di lE~va locale , jn cui si osserva. pure la ritenzione dei testicoli in sede inguinale, più marcata a. sinistra.. L't>.same radiologico ha confermato i dati clinici. Breve R.Cccnno all'etiologia, alla teratogonesi e clinica. della inversione. Primo capitano m edico GIOVANNI Gumo: Rene unico ù~ sede pelCongjdorazioru cliniche, anatomo-patologiche e m edico.Jegali. L 'O. presertta un caso di r one un.ico ed ipertrofico, con anomalie di sede e sviluppo d e ll'organo, osservato in un militare ricoverato aU'ospeda.le. PALERMO. -

vica. -


OONFERE:SZE E DIMOSTRAZIO NI OLINJCHE ECC.

605

Dopo aver esposto le varie conside razioni c liniche, che hanno portato alla diagnosi di sed e, prospett.a le diagno>;i difft•rf'nziali d t:'ll<' altre lesioni renali, aventi s.intoma.tologia quasi simile a que lla d e l caso in esame e giunge alla dingnos.i di natura d e ll 'anormdia cong<•n.ita. esponendo le indagini cliniche, che harmo validam ente concorso a chiarire il quadro a nntomo-patologico. Fra. queste, l'O. met te s pecia lnw n tE> in e videnza l' importanza dPlla piclografia disce nde nte con l'urose lectan, cho ha. dat-o anche coefficienti di giudizio suiJa fun· ziona lità. d el rene anomalo, t<>nendo conto d e l tempo d e ll 'eliminazione d ella. SO· stanza opaca. L 'O. riferisce poi s u altre indagini. da lui esple tate pt>r lo studio completo d ella funzionalità re nale e fa rilevltre chE' l>t cromocistoscopia, seguita dal catete r ismo d egli uroteri, ha svelato J'csi::;tlo'nza di ÙU<' :sbocchi ut·eterali in sed e normale mettendo in evid enza l'impervietà di qu('Jio impiantato s ul lato opposto alla sede d el rene. Dopo a.lcw1e considerazioni sulle anomalie di sviluppo del re ne , bacinetto ed uret.ere, l'O. ha illustrato il conce tto medi co-kgale applicabile al caso, con provvedjmento di riforma. Maggiore m('rlico GE:-<~ARO RMIANO: Valutazione della resi~tenza deU'operaw.lo e sua prepar(uione contro i rischi operato,-/..

P ERUGIA. -

L 'O. dopo breve pr('mesl'a sulla import>.tnza d e ll'esame d e llo stato d e l paziente, prima di sottoporlo ad un Lnt.er vent.o chirurgico. parla. genericamente d e li 'influenza. fisio-l>iologica <.h:l trauma ope ratorio e d e i vari aneste tici: fatturi indispensabili per un int{)rvento chirurgico di quals ial'i e nt.i tà. P assa quindi ad iJlustrare, in base a doti statistici e biologici, la resistPnztt d ei vari tipi morfolog ici, e le varie complica nze immt'diate o Joutane rifet·entisi ai d iversi tipi. Tra i meno rosistenti in ~enere: il tipo brevilineo, o macroplacnico (embolie, trombosi. ecc.) e il tipo timo. Jinfatico. Quindi l 'O. parla diffusam E'nte doi pe ricoli inerenti a speciali malattie costi· tuzionali, soffermandosi sul diab~'te, coi pericoli gravi cui esso espone (infezioni, acidosi cancrene, ecc.). Dimostra come d opo la scop<'rt& d e ll'insulina, la preparazione d e l paziente abbia di molto diminuiti i rischi dipendenti da. tale malattia.. Un'nltra importante discrasia da tene re in considerazione, e d e lla quale l'O. rammenta i vari m etodi d'indagin0, è l'emogenia, indicando i mezzi (siero ùi cavallo, calcio, ecc.) per me ttere chi n'è affetto in condizioni di rr:si:;tenzo.. Dopo aver parlato d elle t\nemie , ddla. nevruswnia e di a ltre forme morbose da prender in considerazione, e d egli esami speciali clinici e di laboratorio e del loro trattament-o preo-peratorio e post-opl't·n.t.orio, l'O. passa a illustra.re i rischi operato!'i inerenti a !abilità, o malattie di organi importanti (cuore, polmoni, reni, fegato, ecc.) prospettando in base a dati statistici . le complica.nze tardive o vicine, cui possono essere soggetti, t' i mezzi per prevC'nirle, 1<ia negli interventi di necessità e di e lezione, che in quelli a carattere d'w·gcnza.. Conclude l 'O. insistendo sulla g rande importanza valuta.tiva d e ll'operando, e sul rigoroso dovere di prepa.rarne la rcsist0nza, ove occorra, per ridun-o al minimo i rischi operatori che s i riferiscono ad essa. ·

RoMA. -

Maggiore medico Gxon.oro GIORGI: L 'ossigenotempia ne·i colpit.i da aggre8·

si·vi chimici. L'O., dopo aver premesso brevi cenni di fisiologia sugli scambi gassosi polroona.r i rilevando l'importanza. che a sstune la tensione pt~rzia.le d e ll'O nell'area alveare ne i riguardi d e ll'ossigena.zione del sangue, espone i capisaldi su cui si devo basare la soroministra:tione dell'O noi colpit.i da aggressivi chimici. Però le modalità per la somministra.zione dell'O variano a seconda che si tra.t~i di colpiti da aggressivi soffocanti oppure di intossicati da ossido di carboruo.


606

CONFERENZE E DlM OSTRAZI OJ:n CI.U.'lCHE E CC.

N ei colpiti da aggressivi soffocanti (tipo f~gc·ne) si d ebbono seguire le norme seguenti: t o- L 'O deve <'S.<;e~ somministrato pe r m ezzo di speciali apparecchi e ad una. conce ntrazione non iuferiore a l 75 %. Gli a.pparoochi più noti sono: a) Tipo Draeger; b ) T ipo Andos; c) Tipo Novita. 2° - L a quantità di O da sommu"listrare non deve essere infe riore ad una. medi.a. di sei li t ri a l minuto. 3° - La sommiu.istrazione d ell'O d eve essere precoce, protratta e ripetuta sp ecialmente nelle primo duo giomate. 4° - L ' O a i colpiti da aggressivi soffocanti n on d eve essere somministrato sotto pressione . Avendo questi ammalati i polmon i già lesi per efff'tto d e ll 'edema. polmona.re, un aumento superi ore alla. norma d e l in wnsione parziale d e ll'O n e l! 'area polmona.re può produrre rottura degli a lveoli cou conseguente enfisema polmona.re e sottocutanoo. 5° - L'O da. sommin istrare ai colpiti da aggressivi soffocanti non d eve contenere anidride carbonica. Si usa m ett ere n e lle bombole di alcuni apparecchi per la. somm.in.istraz.ione dell'O una p ercentuale d el 3-5 % di anid1·ide carbonica. per eccitare il centro respiratorio. Q\leSta miseria vi ~·n e chiamat a Carbogen . Nel sangue deg li intossica ti da aggressi \i soffocanti si d et ermina un accumulo di aru(lrido car·bonica per ctù è inutile ug;gitmgem e ali ' O da somm.in.istrare. Negli intossicati da. os.c;iùo di cnrbonio la somministrazione dell'O dovrà rispondere ai coucotti ,wglr<'nti che in parte :>i differenziano da que lli impiegati per la. cura d c i colpiti da aggr<'ss ivi soffocanti. l 0 - L'O d eve essere sommi n istmto puro o ad w1a concentrazione n on infe· riore a l 75 %20 - La sommiuist.r azione d eve avYenire p er mezzo di spe<-ia li apparecchi, i quali lo somministrano, oltre che alla concentrazione dovuta, anche sotto una certa pressione. L 'au mento della t ensione pArziale d ell' O nt> ll 'area a lveolare, mentre non d etermina inconvenie nti essendo il polmone d i questi anunalati integro, favorisce l o spostamento d ell' ossido di carbonio da Il A- carbof<siem oglobina. 3o - L 'O in q uesti intossicati è più efficace se viene m escolato ad una percentuale Ù('l 3-5 % di anid ri de carbo11ica. Questa t'ccita. il ct>ntro bulhare r el'pirAtorio e ren de g li atti respiratori più pro· fond i. Migliorando così la venti IAziont> polmonare si facilita da una parte l'e liminazione dell'ossido di carbonio, dall'altra l'assunzione dell'O. 4 0 - La somministrnz.ione d e ll 'O , accompagnata a. Ila. respirazione artificiale devo cont.inuure p er molto ~mpo prima d i considerare perduto un into!l.'licato da ossido di carbonio, anehe n ei CAsi in cui si creda già sopraggiunta la morte. L 'esperienza ha dimostrato che la morte può es.o;cre solo apparente, essendosi verificate d!O' IIo vere resw-rl.'zionj di indi\'Ìdu.i che erano rimasti in stato di incoscicm:a p er più eli 48 orf'. L'oratore in u ltimo accenna all'opportunità. di dotare gli ospedali militari d.i qualche a.ppa.rccchio p or la sornmin.istra.zione d ell'O e di un apparecchio per la respirazione a r tificiale . -

Sottotencnte medico Grusc:rPE LACAVA: T etano locale in profila8sa.to con eail.o ù~ gua-igione.

L 'O . f erma l'attenzione specia lmente sulla terapia. seguita: sierotera.pia. ad alte dosi (complcAAivamcnto 500 cc.} endora.chidoo c endomuscolari, uso d e l cio· r a lio idrato, d ell'aver tina, d ella rachianestcsia stovain.ica. Primo capitano m edico Do:MEl\'ìCO L o BIANCO: F ebbre esantematica mediterranea (dernwtijo estivo endemico}. L ' O presenta. un caso di febbre esantematica m editerranea, n el quale si è avuto la. ventura. di scoprire l'ng('nte vettore (zecca) rimasto attaccato al punto dj inoculazione, dando modo di precisare il p eriodo d'incubazion e. -


NOTIZIE

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TRENTO. - Maggiore medico FILENO T ATTOJ:\'1: La tubercolosi polmonare dal punto di vista prognostico e della guarigione. L 'O. illustra, secondo le ultime vedute, i vari fattori che concorrono a sta· bilire il giudizio prognostico d ella tubercolosi polmonare e poscia fa uua rapida. disamina delle varie possibilità di gua1·igione della. malattia ste~>Sa, in base alle conquist-o acquisite nel campo della moderna terapia. UDThE. - Primo capitano medico FRANCEsco MASSIMO: Un caso di acrocianosi della mano destra. -

Frattura sopracondiloidea delfem&re. Trattamento coll'apparecchio a trazione, app licato previa trastìssione d ei condili femorali, secondo il m~>todo di P utti.

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Primo capitano medico GAETANO R oNOA.: Quattro casi di sifìlomi iniziali. Ricerca del treponema a l paraboloide.

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Un caso di ectvma profondo sifìlit1'co in indiYiduo a R . W. debolmente positiva. Diagnosi differenziale. Terapia.

NOTIZIE Graduatoria dei dichiarati Idonei nel concorso, indetto con decreto mlnlsteriale IO febbraio 1933- XI, per la nomina a tenente In S.P.E. nel corpo sanlta.rlo militare (ruolo ufflclatf medici). Dal Giornale militare utfu;iale, d ispensa 34• del 30 giugno 1933-XI. Circolare n. 345 (Direzione generale personale ufficiali) 29 giugno 1933-XI. Ai sensi dell'art. 9 del decreto ministeriale 10 febbraio 1933-XI (circolare 112 del Giornale militare 1933 ), si porta a conoscenza la graduatoria dei dichiarati idonei nel concorso, per titoli ed esami, a 40 posti di tenente medico in S.P.E.: )o BARTO.NE Luigi di Francesco, sottotenente medico di complem ento; 2o GRIMALDI Valentino di Ercole, sottotenente medico di complemento; 30 CANCER Luigi di Emilio, allievo ufficiale medico di complemento ; 4o CEBRELLI Giuseppe di Giovanni, allievo ufficiale medico di complemento ; 50 ALVISI Elmo di Ugo, allievo ufficiale medico di complemento; 6o D 'ALESSIO Giova.mbattista di Ant<>nio, sottotenente medico di com· plemento; 7o SA.VI.NO Luigi di Salvatore, sottotenente medico di complemento; so Ruocco Alessandro di Francesco, sott.otenente medico di complemento; 90 N APOLEONE Andrea. di Davide, allievo ufficiale medico di complemento; 100 M..u.TESE Francesco di Francesco, sott<>tenente m edico di complemento; u o ALBERGO Vito di Giuseppe, allievo ufficiale medico di complemento; 12o RAGNI Guido di Antonio, sottotenent.e 1nedico di complemento; 13o SABATINO Riccardo di P ellegrino, sottotenente medico di complemento; 14o NrrSDEO Vi ncenzo di Ra.ffaflle, sotto tenente medico di complemento: 15o ARcui Gaetano di Bernardo, allievo ufficiale medico di complemento: 16° SALVATORE Francesco di Giovanni, allievo ufficiale medico di complemento; 17° PERCOPO Vincenzo di Ernesto, sottotenente medico di complemento; 18° DI MARco Antonino di Sebastia.no, sottotenent.e medico di complemento; 19° LUPo Amodeo di Giuseppe, sottotenente medico di complemento; 20° MusE'rl'INI Giuliano di Giuseppe, milit.are di truppa in congedo;


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NOTIZLE 21o PANTÈ Domf'nico di S11lvatore, sottoteru>ntf' medico di complemento;

22° FEr~Hw:-ro C.: iust' f>P\' cl i vincomo, a l lievo ufficiale medico di complemen to; 23<) D1 loruo Alfrf'd O di Gri·nnaro, alliflvo utfi<' iale medico di complemento; 24o CARDUCCI An.T·EmSIO Adolfo di Giovnnni, ttllicvo ufficiale medico di complc ·nv•nto; 25o P.~S CERI Domenico di Raffaele, a llievo uffic iale modico di complemento; 2() 0 l<~ llfHNO R ft fftH• Ie> di Enrico, f>OUOtf'rlt'nte mf'dico di complemento; 270 l\IF.N'l)ICINI <Jiu~<'PP(' di Luigi. mi li tare· di truppa in congedo; 21! 0 TA u r.tO Fr·>trlcl·sco d i Vit.o. ali iuvo uflic inl!' m edico di complemento; 29° SP.'IRANO Vinct·nzo di Rn.ffa('le. militar(' di truppa in cong<'do; 30° PI'ITAIH J::r-n(;':;to di !3ar-naba, militare di truppa in congedo; 31 ° L OJODICE C'nt.nldo di Vittor-io, sottownente m!"dico di compEemento; 32° MOJ-AIO:-<r Vinet·nzo di ~hu·io, sottot.enf:'nt.o nwdico di compleme-nto; 33° 1\fQitl!:LLl oa ~·tuno di Tornmaso, sottotenente medico di complemento; 3JO R usso !:ic·bn,.;t ia no d i ( :nf'tano, Rottnt1•nente- me-d i o di complemf>nto; 350 FEDELI Carlo di Agostino, allievo utliGittle med il~O di compMemento; 3l)o GrusTrzn;HI Armando di EtHl:Pnio. sottot-<·nPntt' mc>dico di comple>ml'l1to; 37o BAMOXTf: Enzo di niiJ ><I·~ ppc , sottot t> nl'ntf' mf'dico di comp~emento; 380 M ONO!LLO Mi<'h•·· l ~ di Dunu•nico. ;;ottoLenent.e medico di comp~cmento; 31)o BAMONTf; Nico la. eli Errwsto, sottoterwnte nwdico di compNemento; 40o MANCINe Giovt~nni Bat.Li;,:t.a di Dome njco, allievo uflìciale medico di compkmPnt.o; 41° ATTANASIO Arnaldo di Ugo, sot.totenente m edico di complemento; 42° Plli'A NO Giovnoui di Vincenzo, sot.totenente medico di complemento; 430 Lr C.-n!Lr 1Sn.vt>rio di Nicola, ><OttotPne-nte m edico di compFernento; 4 40 MINEJW!Nl Giovanni di Muuro, allievo ufficiale medico di complem ento; 450 SCTFo Sal vatore di FranCPf'CO, sottote>nento m0dico di complement-o; 46° CELENT.-tNr Nicola di Cado, sottotcnc>nte medico di complemento; 47° CEHVAOOttO Vince nzo di Greg()rio , sottotcnonte medico di comple m ento; 48° l\'lARcH:ESI .Fausto di Raimondo, sott.otene-nte medico di complemento; 4Sl<> MANCO Primaldo di Romeo, sottotf'nent.e medico di compleme-nto; 50o UNOA.RO R r nato di Enrico, a ll ievo ufficiale mf'dico di complemento; 5Jo NAJt.OELLA Ferd inando di D om,•nico, allievo utficiale me-dico di complemento; 52<> Cwr Antonino di Alfonso, sottotenento m odico di complemento; 53° Nuw Salva.torf' di M if'h('( (>,, sottotenl'nte m edieo di complemento; 540 l\fAZZt1CA Giovanni eli Pa.squal<>, sottot<•nonte mPdico di complemento; 55° Cr.APS Andrea ùi L eo nardo, sottotcneute modico di complemento; 56° ÙCC'HINO Giovanni di (;iu~!'ppe, sott.ott•nf'nte medico di comp~ementO; 570 FERRO Angt·lo di Fntncesco. sottotenente medico di compl1emento; 580 CHuuco Arturo di F ort.unilto. sottotRnente mf'dico di complemento; 5Ho Scor,PINI SANZA Mu1·io di Cius<'ppt), militar·f' di truppa in congedo; 60o l\lo~"TESANO Oiu;;eppe di Ruggil:'ro, sottotenente medico di complemento; 6JO A:-.'G ELO~"E Luigi di Antonio, m udico civile; ll2° CA.rwso Mttnlio di Franc,•sco. ;;ott.otenento m edico di complemento; 630 NOTAT!TOMASO Francesco di Nicola, sottotenente medico di complemento; 640 DE MARCO Giulio di France.scantonio, sot.tote-nente medico di complernt•nto; 65" Dr Tono Antouino di Filippo. militare di truppa in congedo; ()()O AsVNl l\lnggiori110 di Antonio, militat·o dj tr·uppa in congedo; 67° :-)rMONE RonERl'I Fnmccsco di Car1nine, sottotcnente m edico di comple mento; 68° Bvrr~RA Calog<'ro di Liborio, sottot<>nentc medico di complemento; 690 TosCIRl Cesn.ro di PiPtro, alli!'\'O 11fficia.le medico di complemento; 70o DI CAPUA :FranCf'~'<CO di So.hnto, militare di truppa in congedo; 71° GALLELLI Giuseppe di Domenico, sottotenente medico di complemento;


NOTIZtE

609

72° CARNOVALE Luigi di Antonino, aottot.f'nente medico di complemento; 3° D'ABRuzzo Lui!ti di Alfonso, sottotPnento mf'dico di complemento; 74° BRUNO Emilio di Enrico, sotwtenente m edico di complemento; t° CARBONI Antonio di Vincenzo, sottot.enente medico di complemento.

I primi 40, dichiarati vincitori del concorso, saranno nominati t enenti in S.P.E. nel Corpo sanit.ario militare (ruolo nftici>tli medici) e la loro nomina sarà pubblicata sul Bollettino ufficiale; snlvo qunnt.o è disposto p<'r i concorrenti ammogliati, per i quali la nomina rimane sospesa fino a quando n on avranno ottenuto dal tribunale supremo militare la declaratoria della idoneità e sicurezza della rendita dotale. Il Ministro: P. GAZZE.RA.

Bollettino del Corpo sanitario militare. Gumo Giovanni, pr·imo capitano mE:'dico o,:;pcdale militare Palermo. rito ospedale militare Roma. Dal BoUeUino ulficùtle, disp. 358 , 2 giugno 1933-XI.

Trasfe-

PoLOSA cnv. Vincenzo, terwnte colonn BIIo medico a disposizione ministero fìmmze (f. q.). Rientra n ei quadr·i, d n l l o fobbr:aio 1933-XI, e trasferito direzione sanità militare corpo armata Bologna, quale scgrotnrio. I seguenti primi ca.pit.ani m('d ici ccs~ano di e!'.'lcre comandati quali assistE'n ti milita ri a lle cliniche ed istituti scil•ntifìci della Ro~)lia uni versità, dallo luglio 1933anno XI. e, sotto la stcs::;a data. sono de~;tinati all'en t e a fianco di ognuno indicato: Moawo Enrico, 92 fanteria (c('lmandato c linico. ot orinola.ringoiatrica. R egia. università T o rino). Oapedale militare Verona . PETITBON Ludovico, ospedale militnro Roma (comandato istituto anatomia. patologica. Regia universitt\ Roma). Ospt-dale militare Ancona. PAOLILLO Stanislao. dist.retto Siena (comandato :clinica medica R egia università Siena). Ospedale militare Milano. CALCAGNI Amato, ospedale militare Roma (comandato clinica chirurgica R egia università Roma). Ospedale militare Milano. RIPARI Enrico, 8 gonio (coma.ndo.to istituto radiol ogico Regia università Roma). Ospedale militare Roma. DELLO Joro Giovanni, infermeria presidiaria Parma (comandato clinica oculistica R egia università Parma). Ospedale militare Genova. PANARA Carlo, capitano medico O!<p11dnle militare R oma (comandat-o clinica n europsichiatrica R egia università Roma). - Cessa di esser e comandato come sopra.. CASSONE Antonio, tenente medico infermeria prcsidiaria Ravenna, in a.<Jpettativa p er infermità temporanee non provenienti da cause di servizio. - È richiamato in servizio effettivo, dal 14 aprile 1933·XI e destim\to ospedale militnro .Mo:>ssina. Dal Bollettino Ufficiale, disp. 36", 9 giugno 1933·XI.

DEL VASTO cav. Giuseppe, maggiore m edico a disposizione Ministero aeronautica (f. q.). - Ha sostenuto con esito favorevole gli esami p er l'avanzamento a scelta facoltativa. al grado superiore per l'armo 1933. I seguenti primi capitani medici hanno sosto:>nuto con esito favorevole gli esami p er l'avanzamento a scelta facoltativa al grado superiore per l 'anno 1933. DE CEsARE Luigi, a. disposizione Ministero aeronautica (f. q.). GuconBE Corradino, ospedale militare Roma. ScARPA Angiolino, ospedale militare Trieste.


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NOTIZIE I seguenti capitani medici rientrtmo nei quadri dalla data a fianco di ognuno

segn.ata, avendo cessato <li appartenere al R. corpo truppe coloniali Tripolit&nia., e sono trasferiti agli enti pure a fianco indicati: :I':ODATO Gaspare. - Dal 20 settembre 1932-X, l costa. CALIA Stefano. - Dal 2~ ottobre 1932-XI, 49 fanteria. Il R. decreto 5 agosto 1932-X è rettificato nella parte relativa alla nomina al grado attuale dei seguenti tenenti m edici nel senso che gli ufficiali sono nominati al _b'l·aJo stesso con anzianità assoluta 22 luglio 1932-X, anz·ichè: 5 agosto l 932-X: Ca:ÈscrMA..>rnO Bernardo. l\lAxrA Cosimo. L'anzianità relativa dei sPguenti tenPnti medici nomintlti a tale grado con anzianità. a.s.'ioluta 22 luglio 1932-X è sta.bilit.a. come appresso: SAL9ANO Pietro. ZAGAMI Antonino. ZoiLo Giuseppe. SALERNO Alfonso. CuTULI Francesco. ANAGNI Mario. CAONASSO Giuseppe. ToOLIA Carùo. Dx GIOHGI Pict.ro. ELISEI Carlo. DE ANDREIS Giuseppe. :M.AZZOLI FC"rnando. MA..VDO' Alfredo. .MODIJGNO Frnncesco. TAGLIAFERRI Enrico. !ACCARINO Giuseppe. l ADEVAIA Francesco. RIBAUDO Antonino. l ASCONE MAOLIERI Giuseppe. GR.LVDE Pasquale. TEONI Giulio. MELILLO ~lario. Au m Guglielmo. MA.UESCA Corrado. LmERI F ederico. z~mELLI Antonio ÙTrAVIAi'W F austo. MAxu. Cosimo. SIRI.L~I Carmelo. TERRA.."'"A Salvatore Rossi Bonifacio. DE RENSIS Emilio. PISTILLI Giulio. R EBUFJo'AT GiuHo. DASTOLI Domenico. VICENTINI Antonio. Gour Giovanni. LOMBARDI Mario. CA v ALtERE Gino. CRESCU.tANNO Bernardo. I seguenti tenenti medici rientrano nei quadri dalla data a fianco di ognuno segnata, avendo cessato di appartenere al R. corpo truppe coloniali rispettivamente indicato, e sono trasferiti agli enti pure a fianco indicati: MARtOTTI-BIANcm Guglielmo. - Dal26 settembre 1932-X, Tripolitania, ospedale militare Padova.. TESTA Ugo. - Dal 6 agosto 1932-X, Tripolitania, iniermeria presidiaria Bolzano. CIEIU Vincenzo. - Dal 13 ottobre 1932-X, Tripolitania, 2 minatori. CURIA.LE Vito. - Dal 27 settembre 1932-X, Tripolitania, 78 fanteria. LuCENTE Pasquale. - Dal 20 novembre 1932-XI , Tripolitania, 50 fanteria. LAGNA DoiH:>.t o. - Dal 7 dicembre 1932-XI , Somalia, 6 bersaglieri. ScALZI Carmine. - Dal 7 dicembre 1932-XI, Somalia, 231 fanteria. L'anzianità reln,tiva dei sottonotati tenenti chimici farmacisti nominati a tale grado con anzianità assoluta 14 luglio 1932-X, è stabilita come appresso: SANTEUSANIO Mario. BocCHINI Francesco. Aunrsro GiÙlio. TANCREDI Gabriele. COLELLA Vi t tori ano. SEVERINI Giuseppe. RoTTEflLIA Enzo. TERRANOVA Salvatore. MELCRIO.:<.:<A Ettore. SANI Carlo. GAhtBAR!N'I Giuseppe. VECOLI Norberto. LoNoo Fulvio. SAIA Mario. PoRTELLI Giuseppe. Dal Bollettino U(fwiale, disp. 38a, 16 giugno 1933-XI.


NOTIZIE

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GIANNOTTI Dino, maggiore medico scuola allievi ufficiali complemento Lucca. Trasferito ospedale militare Palermo. P ASSALAOQUA Gioacchino, maggiore medico ospedale militare Palermo. - Trasferito OSJ>f:dale militare Torino. RosiELLo Lwgi, primo capitano medico ospedale militare Cagliari. - Collocato in congedo provvisorio dal 10 gennaio 1933-XI ed in ausiliaria, p el raggitmgim ento del limite minimo di servizio, dal 20 gennaio 1933-XI. Sarà. assunto in forza dal distretto Cagliari. SANSONI Carlo, primo capitano medico 57 fant.eria. - È collocato in a-spettativa per infermità. t emporanee provenienti da cause di servizio, per mesi sei, dal 15 aprile 1933-XI. BABONE Giovanni, primo capitano medico 75 fanteria. - Trasferito scuola allievi ufficiali complemento Lucca. F.c:.uiEOK Giuseppe, capitano medico l contraerei autocampale. - Trasferito ospédalé miutaro Pt\lermo. lPPoLITO Angelo, tenente modico. - Dispensato dal servizio dal l 0 gennaio 1933 anno X l , ed inscritto col suo grado e la sua anzianità nel ruolo degli ufficiali di complemento del corpo stesso. D al Bollettino Ufficiale, dis p. 40". 23 giugno 1933-XI. È collocato in aspettativa. per infermità. temporanee provenienti da cause di servizio, per mesi sei, dal 7 aprile 1933-XI. Dal Bollettino Ufficiale, disp. 41", 30 giugno 1933-XI.

AVELLONE Gaetano, primo capitano medico 65 fan teria. -

Onorificenze. P er la ricorrenza della festa dolio Statuto, su proposta. di S. E. il Capo del Governo e di S. E. il Ministro della guerra, sono state concesse le seguenti onorificenze: ORDINE DEI SS. MAURIZIO E LAZZARO. In considerazione di l unghi e buoni servizi : Ufficiale: tenente generale medico Lmor FRANCHI, maggiore generale medico GIUSEl'PE MASSAROTTI; In considerazione di speciali benemerenze: Ca'IJ'aliere: tenenti colonno!li modici FR.&..'<CESOO SEcom, PIETRo C.AbWRIANO; In occasione del collocamento a riposo: Utfrciale: maggiore generale medico ALBERTO ALTOBELLI; Cavaliere: maggiori medici Ntcor.A DE CAlto, ALFIO TERRANOVA.

ORDINE DELLA CORONA D'ITALIA: In occasione del collocamento a riposo: Commendatore: colonnello medico LUIGI BERNARDI; Cavaliere: tenente medico GERARDO MANUPPELLI.

ORDINE COLONIALE DELLA STELLA D'ITALIA. Di Moto Proprio Sovrano : Cavaliere: tenente colonnello meclico Vcro CIAomo, primo capitano medico CARLO MooAFrOHE, capitani medici RAFFAELE FALCONE, BELLABMINO PROCOPtO, tenenti m edici ANToNINo BAuoo, )Luuo PREITE.


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NOTizrE

Un premio e un diploma. L a « R0ale Accademia d' I tulia •, nC'IIa soiC'nne ad unanza tenuta in Campid oglio il 23 ap r·ile, ha con f«.>rito un prl.'mio di cinquC'mila liro a l colonnello chimico farmncist a <h·ll u Din•ziorw ~t•·tw rn le d i snnit à militare, dott. prof. .AL:Fru!:t>O P AON n~LLO, per la costunte allìvitù st·oltn con i lmoi numerosi la vori di chimica bel/ ica. 11 maggior<• mPdi<"o Au~~'<SA :-.-nno ~IALI('P;, n('l )o scorso gi u~no, ha conseguito pn•sso l' Uni vf' rl'it.à di :.\1 ih1no, col mns:simo dei p Lmti e cou lode, il diploma d i ;;;pecinli!'tn in c himr~ia. Congm tu l tizio n i.

L'assistenza degli orfani dei medici morti in guerra. ~e ll a !"l'd<' <klla F ('d ernzionp N az ionn l<' Itn li nna Fal'<ci;;;t a per la lotta contro la tubPrcok>si si è riunit o i l ~iorno 17 f!ill!!llO il Comita t o pc·r l 'as:sistenza d egli Orfani d c•i i\Tc·di ci m orti in gul.' rra, pr<';;;ieduto dal tenente g···nE>rale medico Fra ncesco dl'lln Valle. Erano prL•senti il s!'naton> L. S imonettn, l'on. prof. E . :\lore lli , il generale mcrli<'o Cnpo d•·lln Snnitù rnur·ittima Falso, il colon n<'llO m edi co prof. Sa.ntama.r ia p er la l:ìtutitil mili tare, il colonm'IIO m edico pruf. A. Di Nola per la Sanità d e ll'aer onautica, il d ott. comm . ( \' suri cldi'Op<'r·n NazionalE~ Orfmù di Guen·a, ed il segreta rio gpnc•ra le primo cupit11no mNiico prof. F. Bocchétti. I l g<• nPrnle d ella \ 'n Ile r i,·olge nobilis:-;imc p a r ole ùi saluto ai convenuti ed in sp(>{'ill.l modo al l'on . l\loJ'<' IIi Ml a l sen. SimonNta; illu.«ha l 'opera iniziata da ll 'epoca d ella. ceiPbr aziune d f·i tnl'dici m orti iu gucJTtl a Firenze, ed ancora una volta r i· t.i enE~ cho qu<''<til &f<SisH'nza ::;i compia inint1•rrottnmente fino al 1942, segu e ndo la via tìnora,bnttuta, con dignità e s<'nza c lamor e<' cort quello stesso s pirito, immlme da 4unlsiasi vanitù, ctH' m<·glio si addice al profondo significato ed ucativo ed l.UDano al qual<' è iRpirntt'l. tnttn l 'op<• rn. Il st•natore Fiimon\'ttu, l 'on . Morelli e tutti i compon enti il Comitato appr ovano pi<'nmnentll lo direttive d nte d n l g<'ne rale d<·lla Va lle e sostengono ugualmente l 'opportunit-à di <'vitarP qunlsiasi forma r ech1mistica, anche se munifica, che possa accornpngnn rsi l\ q uN•t.'op cra di assistenza ch e ha finora as..,istito sessantacinque orfani. e c ito onora l ' int.!'ra cla!'se m E'dica eh<' ha p r ovved uto al finanziamento. Il Pn•sidf• Jt te illust ra l'off<·rt-a a beneficio degli orfani del libro: Tra i misteri della scienza e le luci c/{'l/a iecie, eli cui è autore il ùott. F esta. I l PrPsid t·ntc propone un voto di plauso all'on. Morelli ch e ha iniziato la. nobile fo.tica JWr la costrll'l.ionc d<' Ila Cnsn di R iposo del Medi co, iniziatiYa che rientra n e lla ~tesRn. concPzione a ltruist ica. cJ,.IJ 'assiRtenza. di'g-li orfa ni, ed a l sen. Simonett.a che prc:.;i(•<.k• in una mnnicra incomparabile l' I stituto degli Orfani d ei Sa-nitari in P erugia. J pt'<'sc•nti si Associa n o app laudE>nrlo. Infine il segretari o gc n1'rnle espon e dettagliatamente l'assistt>nza fatta ne l 1932, i llustn\ le nuove domande giunt P. e pro pone un secondo lancio di cartoline che illustr ano l'opera dd medico in p ace ed in guerra per poter trarre m e zzi dj finmtzia.rn!'nto a ll 'opera di f.IR.'\ istf'nza. La r <'lazione morale e futanzi aria fatta d a l prof. Bocchetti è approvat..a a lla unanim ità.. Si dr-cirl<' la conCN<.«ione di borso di stud io per il 1933 ai seguent i orfani as.~i· stiti n egli anni p r<>ccdcn ti: l. ARC \ NC1F. I,T A lftNIO 2 . H•IOC'('Jif )1. l, nl$1\

4• r~tituto

3• HAR"A1'() L\IÌI{Ì 4. HARt"f'l't l'i<•i ro

2° Mùd ìdna

5. 11 .\~ll.F nntr~c·lln 6. B~'t..qo Oio,·nnnR 7. lltAJ<4' 1lt A.

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16. DF. SANCMS Domenico 17. F u~ Lorenzo 111. FORNA•n:Rt F.nrlco I li. rzzo Macrina '!O. J.o MY-or!"o :\1. Gra7.l a 21. Lo :MF.ntco Ma<lrtaleoa 2~. LonrA Filomena ~,/:l.

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2 r • Lorut:szna A.IIJert o :~r.. MA7.7.0ccm Giulia 20. llfRsAr.UO?>J Nicola

27. M•~ltF.t' Frsn,e.soo z~. P.,ClLF.O 1\icoht 29. PAOt.•:'T'ri ;\1. J.uiAA 30. PAOU:TTI Enzo :H. P.u•OUA!..E F erdinando 3 ~ . RoBF.RTl Michele 3:l . ~co t.~RT Ounlberto 3L SJ<t-:!11 Alc!<S/Ind.ro 3:•. S JCC'ARm GiulianA 3fl. STF.R;(T Ouldo :17. TEPPA T I Renato :!8. 1'EPPATJ OJni!IUln 3!1. \lNACCJA Antonio 4 n. V oLPF. .Antoniett.a 4 l. ZAXOT.E"I•rt Mnr.in. 4 !?. ZAR !<! Lucia

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4 ~- P.\SOC'."-~: f:~tt:J•

•

l.UlJII

L a seduta f<i chiudf' con un v i,·o p lmtso n l Presidente t enente g<'nera.le wcdieo Frat1CtS(·O tk lla Va lle .

XXIII Riunione del Gruppo dei radiologi emtliani nell'ospedale militare di Bologna. Il 1-l maggio il C:ruppo dei rudioloyi eoti.lùm i. t.t"·n.nc la sua XXIII t·imuone di Bolog11a . Alla ceri.morua inaugurale <'ra.no I·a.p prPsc•ntati il Comando del Corpo d'm·. m.t\ta, il Comando d ella Divi::;ione o la Dirt•zion c gen erai<' di >'aJlittL nuliture . Eruno interw·nut i il ~ena.t.ore prof. Vio lu, il p1·of. Siciliani, President" df'lla S . I. R. M., il prof. Busi, le Antorit.à Sll.nita l'ie C' n.lt rl' >ìjlÌ<:Catl' pc:J·sona.lità m edich e bologrw~;i con mmwrof<i congrt>ssist.i. Il tent~nte colonnollo m edico i\Jodesti ni. di n· t t o H· ddl'ospednlt' , prcHO la pn.rola per porgere il benvenut-o n.i gmdit i o>-pi ti c• per dirsi lieto di coHslatal'e che la riunione d ei Radiologi emi li1111i iu <ilte·Jiu "'d~· vt·nivn a cvJlft·Jrruln·, se v•· ne fosse stato bisogno . i !laldi vincoli di cam c·mt i;mo . di st imn (• di t·nllnbora· zionc g ià cem entat.isi nella gmndc guf'rra. fm tut t i' h· J'oJz<• suni hui" d el Paf·~e . L 'oratore ril <·vò come la Rndi ul<,gia t.rovi lnrgo inq>i<go nella Hlllitù rui littH(', ove è coltivata da coliE'ghi di indi!'cu:;so v nlorf' . alli< v i d i illu::.tri l\lat >-l lÌ. C' <:<,mt· t utti gli ospedali militari s in no p<•r <'Fr<u. ilft1 t·zzatj :;( c·oudc1 ,,, piì1 lllOcl<·nt<' c•,.,igcnze , ciò che può b en dirsi put·c p c1· l<• i"UJm(l.'l.ÌOl•i C>lmpali . Hubito dopo il direttOJ'C di sanità. <:olm. rwll o mc•dico Zanuttini, ring ruziil d e l su o inwrvonto il r·appn·;:;~:ntuntc di !:i. E. il conunHiuntc ckl Corpo d ' ttrrruua !' de:l Comando della Divisi om~ . mnggioH.: f:!< twrn.h· B o><i , <• p ortò ai congressi>:! i il salut.o cordiale df'l Dirett o1·e g\:Jlerùh.:, t< rl\. llt~> gcrwra.h· m edico FHUH'h.i, a n ome ùi tutto la Saniti\ milita r e, lt'Jlg•.. ndo i l tE-Iegnu... •n•a. p : •·v t,JJlltogli <.lu HoD Hl, eh<'> gli conferiva t u lo incarico. Concluse imwg;riondo ullu f~<ll<· tnitiL dt· lle chl»<i t!I'IJ'o;;pedalt~ nùliture

7 -

liiornttl~

di medicina militare.


614

NOTlZIE

StLnitari ~,

vot.tt.Vl a l b HJ W d dla. runaniLà. sofforf'nto e al servigio d ollu g ranrie Pl\tria.. Il p n> f. Uiovan1wt ti . ,.;r•grot.ario do l (; ru pp<). rin~.:raziò dc ii~:~. ospitai itÀ chPpet·met.t.ova. ai rncdic:i r:ivili di ri.rutova.re ai collt·ghi 1uilit.a.ri i sen t.iment.i rlr•lla loro sitnpA.tia e co llngiali t 1\. S"gnì un rinfrnsco offPrto rl·tlla clire;done d Pirospeùale o la visita al C'..abi· nl}t-~o rari inlogico, ammirato p e r la sua attrczzutunl. model'uissùna e completa. Il 1na.~~iore mud ic:o UrnbCirlo CcmlPIIi . prosidf'n to Ù<'l'<i~nnto d e lla. riunio1tc, d o p o tt.v<-re a s ua volta rin gr·a'l.iA.t,o le Autorità. militari, re8o omagg io agli illustri int9rvenut i. p it.I'LÌC()Ial'lnen Lu ad Aristidt> Busi, I'Ìcordando le benemerenze acqui· state dal cornu11e Ylacstro rlumnto la gw~rra ne lla organizzazione radiologica d e lle uni tà sanitarie mobilit..n.tc· o come· c liri ~AntC' df'llo stesso gabinet·W radio· logico dell'ospedt~.l e militar~ di Bologna, ovo anche s i avvice nda rono a.ltri insignì radiologi presenti fra i co n~ro><~isti. L 'ora.tr)I'O t·ioor.lò come l t~ ~a.1tità. n1.ili t,a.rn it a liana s ia stttta fra. le primi", n e l ca.m po intuna.zionaiH, ~d a.clottt~.l'O n ello formazioni di guerra g li apparecchi ro.diologici e d ot.te infine principio a i hwori scie ntilìoi. N e lla g iornat a de l raduno. lino a. tarda ora, furono :>volle· trt· n tatr~ impor· tanti comunicazioni. fra In 'lmtli una. dello ~;t.es.'!o maggiore Com,..lli sulla iwwgine r<vlif)lo[Jica. del tora•;c tl>f,Jli 11.spiranti all'u.rru.olu.mento nel R . E.

Il Congresso internazionale di aviazione sanitaria. Il 10 g iugno alle ore 16 fu inaugurato in M:a.drid, alla pre!lemo;a ciel Presidente del Consiglio dei Ministri S. E. Azai'l~.t . il II Congrei!SO internazionale di Avia· zionc sanitaria. Presied ette ai lavori d e l Congresso i l dott. Cardena.l. Il dot.t. P01·ez·Nuez. m edico f' pilot a, d <•tto lettm a di uno stw.ii0, fatto in collaborazione coll'ingegnere d e ll'Aviazione militAre Gudin, ;;ul tema: DotazioM e tmsformazùme degli aeroplani oommerciali in aeroplani .ya.nitari. Il colonn e llo mP.dico francc•sn Schickelè fece un notevole discorso p er dimostrare i v mt1~ggi d e ll'aviaz ione nel trasporto dei malati e fe riti, dovuti alla velocit.à e a lla completa libertll. nnlle vie d e ll 'aria. Secondo l 'O. la tecnica aer onautica. d eve mi· rare in primo luogo alla sicurezza. e al cnnfort. Egli indicò le caratteristiche go· nonl.li che rlebbono avere gli appa recchi specializzati, per il decollo e p er I'atter · raggio. ed esaminò p a r titamente le condizioni o le dimensioni d e lle cabine, il modo rli fissare le baroli,.., il matnrinle medico-chit·w·gico e di approvvigionamento necessario. Su qnesto a rgo mento presm·o la parola numr rosi mc~d i ei e ingegneri rii diverse nazioni. N~) ll ll. seconda seduti\ (2 ginp:no) il lionente colonnello H erret•a, di rettore della Snuola superiore di Aeronautica. militare sp!>gnola, ospose una relazion e r edatta in'liomo col dott. Alv<tro Elises, m edico d <'lla Direzione generale dell 'Aeronautica. civile , con il t iwlo: La sicure-zza degti aeroplani 11anitari ogni loro i niiJ'ie!lo. In assenza d e ll'autore, fu data lettura di un'interessante comuni nnzione dd c hirurgo principale d eJia Marina. da guerra argentina Oliveira Estevez su: L 'ad.at· tam.ento professionale dei t>iloti aa1~itari. L' ingegnere militare aeronautico spag nol o Bada-Vassallo fece proposte inE'· rc nti ad auspicati accordi i ntornazionali. p er l ' unificazione d e l materiale cle ll 'a viu· zione >~anit•aria P. p el' il rapido o facile arla.ttamrmt o rlngli ae roplani civili. !:ieguirono a lt ri" comunicazioni .

in

Congresso della Società italiana di medicina Interna. Nel mc~e di ottobt·e p. v. avr a luogo a P avi!l il XXXIX Congres,;o della Soci<•tà i tal i11 n a d i m fXI iC'ina in t.('rna. Sarann o ~rattttti i seguenti argom~"nt. i: L. L ' 11 c'ellua (rei. prof. F . SchupfoJ" J. 2, Le infezioni focnli (n· L proff. M. Lu:-,,•IHt ~~ \ ' . Ch ini).


NOTlUE

615

3. Le m!~.lattie da lesioni di'Ile paratiroidi; tenm in comune colla Società. italiana di c hirurgia (re i. proff. P. Sist.o e M. Donati). La Si!.nità m 'litMe, per invito de lla Società. prenderà pa rte ai lavori de l X L Congresso, ohe si terrà. in R oma ne l 193t , con una re lazione s u le pleuropatie nell ' Ese:rcito, g ià. a.tlll'l.t-a al m!\3gio•·e modico R td'fa.olo D ' Alessandro.

Congresso della Società Italiana di chirurgia. Dal 18 a l 21 ottobre 1933 avrà luogo in Pavia l 'annuale Cong resso della Soc ietà italiana di chirurgia, sotto la preside nza d e l prof. G. Fich(ll'H.. I temi di relazione sono i seguenti: l.. Drenaggio delle vie biliari (derivazione de lla bile): re latore prof. O. Uffredw:zi (Torino). 2 . .\lalattie da lesioni de lle po.rati.roidi; t ema in comw1e con la Società. di m edioin.a. interna: re latori i proff. M. D onati (:\1ilano ), P. Sisto (Modena).

Congresso Internazionale di medldna dello sport (Torino - Roma: S-10 settembre 1933-XI). Il C{)ngresso internazionale eli m eclicina de llo spor t sarà inaugurato il 6 settembre mattina in Torino. Le sedute avranno luogo nfll pomeriggio del 6-7-8 settembre, secondo un programma d ettagliato che sarà comunicat{) in seguito. Ne l pomeriggio del 6 sarà aper te. la discussione sul tema proposto dal Presidente dell'A<;SOCie.zione internazionale m edico-sportiva, prof. La.tarjet: «Scheda biometrica internazionale e obbligo di questa da par te degli studenti universitari •. Il Congresso s arà. chiuso a Roma il giorno IO settembre.

XX Congresso Italiano di pslcblatrlL Nei giorni dal 1o al 4 ottobre p. v. avrà luogo in Siena il XX Congresso i taliano di p3ichiatria nel quale saranno trattati i seguenti temi di relazione: l 0 La diagno3i nelle cere bropatie ne lla prima infanzia (rei. prof. Balduzzi). 2° Decorso e d e3ito della. psicastenin (rei. prof. Puca). 3° Le nuove realizzazioni dell'assistenza. ospitaliera psichiatrica all'estero (re i. prof. Manzoni).

V Corso di cultura medica. Varese, settembre 1933- XI. Endocrinopatie - Affezioni reumatiche. 4 setU!mbre - Lunedì. PEPERE: Fondamenti anatomici ù elle endocrinopatic. BESTA: Sistema nervoso e disendocrinie. 5 settembre - Martedì. F IOHERA: Disendocrinie e tumori. RONDONI: Chimica degli OrtnOJli. 6 settembre - M ercoledi. BOEln: Obesità. PEPERE: Fondamenti anatomici delle endocrìnopnt it·. DoNATI: Osteopatie e disendoeri.uie. 7 settembre - Gio·vedì. FERRaTa: Le sindromi ipofisa.rie . R oNDONl: Ormorù e vitamine.


6IG

~0'1'17.IE

8 ' aettembre - ~V ~1U?7'd ì. Pl!:NDF.: I dis tnrbi clt·lla l'l'P!'ét'nza. ZoJA: L'ip~t't(:n><ione e l'ipot1·nsionc lll'i loro mpporti <'tlllocrini. PoNTICACCIA: li rPumutismo urticolorE> ac·uto. 9 s ettembre - Sctbato . Fnuoom: ATtropotic E> ipc>r;;en s ibilità. ZOJA; L'ipf'rttn~inn e e l'i}lotrnsillllf' uri loro ropporti rndocrini . Il settembre - Lw~R•ll. MICI!F:LT: I re nmut ismi ~trt icoh~ri cronici. PAsr~1: L 'artrit<· gonococcitn. PEPERE: Anatomia patologica. delle arti col1u~ioni. 12 settembre - MartedL CESA. BlA>'-'CHI: T erapia medi ca d el morbo di BuFE>mlow. Rmmom: Fi>~iopatologia generale dt:ll<1 Mticolezioni. F oÀ: Gli or1noni che •~go l ano il m etabo liFmo (c·orboidrati, gTa!'FÌ, arqua, w li ): 1 3 settembre - 1\1 Prr.oledì. ì\•J rf'Jn:u: I rPumnt i!511li nrt.ic:olnri cron•c•. COllfl!:L: T er apia. fìs ic·n d .. l!e artropatie . PEl'EHE: A11utomia patologica ùrllc articolazioni. 14 s ettembre - (Jiooedi. FoA: Gli ormoni chP t·Pgolano il mtotalx>lism o (c. s.). .Zo.rA: Rewnatismo nrticolaro tubercolare. l 5 settemln·e - V enerdi. RoNDONI: J<'i,;iopntologia generale d e lle art icolsnioni. GALDJ: C liuicn e t erapia della gottu. FoA: Gli ot·moni che r(•golnno la circolazion e del >'llloJZUP.

l6 settembre -. Sabato. PatogeueRi d elia gotta. GALEAZZl: 1.\ >rapin ortopedi ctl d e lle urtropn tie. Fo·À.: G li oJ·moni che r Pgolnno lo ;;,·ih•ppo fì,o;i op:;ichiro . RONDONI:

•

I

NOSTRI :M:O.RTI

Il 2R mu ggio è m vrto, a T orino, il t en ente colonne iJo medico in congedo prof. d<ott. Luigi Sansonl, all'età di 73 anni . Soctott>n e nte f'l'fr· tti,·o ne l l 8 R7. dopo llll anno, a ;;ua domanda, fu trasferito nr- i qnndri di c·omple111ento. R ichiulllnto ùw·a.nte la !<l'andE' campagna, pl"P;;tò s<.!rvizio lod,.volis;;imo in zona di ~ueJ'l'a e pre,.go l 'osp edal e mili t art' di Torino. Doceuto in clinica In1•di(·a, fu n~stti stimato per ntlor e profe><sionale e pt>r e lc> tte d o ti di lnf'nte e di (' tHlrt•.

., .... ..'? . lo.

l' ~ ~

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. . .....

Direttore rupcmsabile: Dott. ll~· · Redattore: Dott. prof. Vmotmqrf>:S'-' (G!ll~Z2)- HOMA,

~

FRANOHI, tenente generale medico RNA.RDI.NIS, tenente

colonnello medico

GRAFICO DELLO

S'fATO - O. O.


RIVISTE MEDICHE MILITARI ---------0--------BELGIO: ARC.EIIVES MIÌ:DICAT,ES BELGES. - Di,.c zlonc superiore del ~orvlzio di ~llltitA dcii" E~creit.o belga (Reduzlone: Ospe(lf<lc •uilitare d i J,iegl) . F(l.<c. 6, oiou.J>W 1\l:}~l. Dakla : L'orgu.ni.zi';o.zione igien ica d'el Congo h c l~n. -

O.amiM'eaJer; l mpi<>go ddl 't•n irlrid'-· (.' l\rhv-

n lca. durante la O>\reo~i. ncglì o~r.>edo.ti roilib•ri d el Belg'o . - Do o.o,wo'l·o:-.-u Dl'n; I<.' ·'"-'ON'AU:: Von Baumllel'llltn: 1./c:volluziono de ll a m odici nn militare in Sp ognn. - 8ehlekelé: Lo nornoc dell'osp t•daUzznzi on c n " ll' organizzaz!onc dl.'l s<·t·vizlo sanitario in guct·ra. GIAPPO~E : Gl':\' IDAK-~ASSI. - Pubblkazionc umdule <lol Corpo snnil>\rio dell' E~crcltÒ giapponese. Tol<io N. 238, «Prile l93a. K•bOta : Stuclio comptLrtLtlvo $otllo Unfu vuccinicbf) Pl'CIIatMc dn dh•crsl lktituti del (linpponc. Hayalrawa : Mnlnttic octùu o·i n elle r c<.'lntc de l di;;trctto di )lito. - Saaanta o Tak en~ura: ..Malc•ttie

c hlrurglr.bc e prc~enza di noido iodidrioo nel Ricro di sangno.

N. 239, m«ogio 19:!3. Kaburql: Un Cll$0 di <'.angrena polm om•re gunrlto con in tl)o'V(•nto OP<'rntivo. - Ueta : Infiucnza cloll'est.irpazlono clel grande: omonto su liti ! ormt•7.i<•uc fldlt• p•·ec·ipit.inc. - Vano e Mlzunt: Lt•slonl trnumnticho p rouotto colla bn.c~hcltn da hH·il" .

INGHILTERRA: JOURNAL OF THE ROY AL ARMY ~U:D[C.\L OORPS. - Edito da Jobn Dalo, Sons aud Da· nlelsson, L td, L ondra, Fnsc. 171, oi;u:mo 19~3. Wast: Storia <li una breve C>unr.agnn: Il serVi?.io ~a ni bu·i.., duranti' la ribt•llin no tll Hurnou n el 193.1. - Hanaftn : Pro!l llls,i d ell" muhu·i!• onllr• ~om,.•ini<ll'a7.inne d e lla pla~mocloiua. Dlxon: S eicento casi di mnlarìa trattati co lla pla~mochi na t' t·o l c hin ino .

.JUOOSL.A VIA: VOJ!\0-SAN!TETSKI OLMl:"< I K. - Ttivist n irim<·~trnle di m C'didnn. hu·twH'ill. t· me tlic-iniL veto· rinaria <l!.'II'F;sorTitu jugoslnvo . cd it.a. chllla JJil·t·zione di'l '"l'"i>.io di S!tlli t.à ( ltc(lnv.ione ed ltmnllnlstraziono: o~pednh! mili tlLI'l' •li llelgrndo). N. :,, l'fi l. [ ~'. l~:J:l. 81m ltch: Con tribu to allo stucllo della ma l<tl'ia nella ~rbio~ rl<·l i>utl. - O•ltano•ltch e do.ano•lteh: Le pleu riti purulcntt· rlolh'• g r'1111do <'tl.\'itit.. ::irwl io nri l ioo .<Il l:)n c·n~t. - Marllo•ltch: J~o viC' do. seguire n e llo dt.wllo rlcl prohlc mn d•·l raneo·o , - Bra.~o•atehkl: Il ro·ntbtmonto dt•i cn>'i chirurgil:i (l'1111:t'IIZ>• ncHc prime linet·. oi\11';\II(C la f.l'llcrr·a di 11111\'inwuto. - RouJidltth : t'n eMe> di pt\-rali~ i d egli art.i .su)Jt:riot·i ~ in!l'r·iuri 1lopu la. vac·('tnnxionc nulirn,bic·.n.- CYetofeyitçh: L'inflnmmaziono ncutll. <le i tml ~n U\"Oalo dopn h1 "'"""illì\ziurw t\111 tvaiolo<n . - Groas: I cole<> Il bilinri. - Kateharewltcll : Lo. nll'nlngite c-pid c mir·u. C'11·~1wu -~ piunle nl'II'J':,•rC'il•• jngosl..vn.

P ERÙ: RE VISTA DE !'; \:-.1 (J)AD :IULfTA R . - Orgn un dt•l :-'t· I·Vizin d i !<n n ilà mililt\1'1' <Id Pct'ÌL ì\lini, tt·o·o d<~lla GnorN\, Llm·a. Oen11nio-dicrmhr~ 1\):l~. Ohnes Velando: Osservazioni d'or•lin" oftUhllolugko >\ l rt' !'I'OIIlm•'nt<> pPr l'in;,hilitil nl ~c rvlzin JUil i t a-rc . - DaYila: ( CCHlg't'.'""~~i int.c"I'IUUr.iounli dl UH'flidrll\. C {\fll t tlda m i Ji iHI'O (('OJ,Iiltt"rt) . Batron: La fHOrbHiLà. Olah\rit~ a suro. - Barton : c &.lll {llig'lìi\ ani in uùa.ri •·a l)(•j]\· ... t'rc•ll l ), AJ•an : S...na.t->rio rnilit>u'<l Pt'!' ~ubcr<:ulòtici della 3"' o o~• Di>•i<i<>llt'. - Matos: Ding uu><i c· cmn dell'ulcera m ollo con proccdimc uti - p C'I'iilPi. - Barron: :\l t'todi rrtltlui eli ln h •ll'at •>l'In. Aranlb:tr : G&s di guerra. - Dawlla : S•·rv:7.itl ·il\11 itn rlu In ca m l)ngn;L l' l !Lt t le·a "auitlU'ill (•>•w/in Ull ) .

SPAGNA : RE VISTA DE SAN l DAO li'[UJ lTAR. - Pubh licaz iooe u)AU<ilf' olel Corpo~Rnit>Wio nailit:~rc. ~[a<lrld. l •'asc. V, ?lW!JUlO J9S3. Renedo: Oontrtoaso lo t.erno..zion ,tlo di otl"hu lli•JI;'ia.. - Nouwllas: La eu o'>\ /l')r-ia.lc i n p, ieh iat ria . Llnates Maza: Esami mentali t·ollcttivl (ctml.ùuw). F (ISc. vr, (liu(Jno H>aa. llalazat; !:!aiuto a i momllri d N <Jnogrc;so ùi roNticinll o t o.rmor·iA 11U iit>l1'<'. - l .l \' l T C•m:.'l'C'~'o rll m c dicln:\ c farmacia milì1a1-e o il (',ongl'l$SO dcll 'avil;i7.lnu.- ~an ital'ia, t.·uuti<i " .\l;~driol (co>tlinuu). - Roe ha : C•>r~Q olo J>t<'P"ro:..lono P<' r l'avanzam<·nLO (LI J:t• w lv lli o'nl•itano (,;•mliuwr).Llnarcs Maza: Esami m onUtl i cnll"ltivi fconlin ola).

STATI UNITI: TllE MILITARY SUROEON. - Ann> :IIcdica.l Muscnm nucl Libm.ry, \Vugbiugtou . Fase. (]i.11.(1M' n . 6, -ool. LXXII, 1933. Dyar : U tl!o c lo. tobbro delle montagne rocciO$C mgll Stati Vnit.l. - Schwartt: Lo. prova. di Kakn nell'Esercito degli Stlnl U u.itl. - Elvlns: Puntura delhi cistcrua mugm\.


AGOSTO 1933 - Amfe XI

GIORNALE DI

EDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE lrlmJSTBBO DELLA. GVBBBA

ROMA


SOMMARIO çOIUIREIII: Le~ Riunione

l\evrologicn intcrnazl<male

P~. 617

UZIONI E OONFEREIIZE : Mltlinottl. - Mcutli problemi di diugno;:f c tempio ùeiln sUUidc llatL - Formu &iupaticbc da. traumi di gueiTa . . . . .

Pag. 626 6~'\)

MEMORIE ORIGINALI :

Di ai ~uno propri età ùiocbirnilliJO del tuicroco•x:o mclltenso o del bacUlo d1 ... . . . . . . . . . . .. .. . . ..... . Aul4. - l.a fnnzion~ doo.rnroiuante del fegato nelle ooclnsloui sperimentali elci coledoco, studiata con ~~~ curva ammlnoat•i<lcmlca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Mont.ne. - J."allergin cutu.uca. m·U'u lcera ' '<· uerca . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . flero. - Tcrt\Pià. ioùlca o stati Uroldcl costit.u.zlonrul . . . . . . . . . . . . . . . • . . . Oonlllone. -

Daug ~tudlate compllrutt\"amente

Pago. 633 6~5

611()

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CONFERENZE CLINICHE E DI IOIEIIZE MEDICHE NELLA SCUOLA DI APPLICAZIONE DI IANITA' MILITARE (\'o!. VJl l: Relulont eun' andiJnent. della &:vola -

GRIXO:< r

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La pntaalone del Malati e del fWiti anttrlorment. Alla Conftnalone di Qlnewra tlei1M4 - )[A :<t'lA :<.H<O La trast•lone del aan&•· Cenni at.rlcl auua ••• ""alone tlll '700 al tempi 111odeml -

Pag. tlll~

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JOUOANO

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L'eaperlmento biDioclco In Italia - C:oWH:<r • . . . . . . • . . . . • . . . • . . • . . . . . . (ronti.ttuo)

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RIVIITA DELLA ITAMPA MEDICA ITALIANA E ITRANIERA :

Alchimia t alchlmlttl. Trenta !lecoli tlt follie qcicntitlcbe o lllo•o11cbe - POCE . . • . . . • Ameba dlpioldea. IUrer<:he s ui ciclo euol~<liv<> e la cultura dell' - (Hart'TIUmn e N(l(ller!90S l -

P og. 705

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D:&:5CBIENS . . . . . • . . . • • • • • • • • . • . • . • . • . . • • . •• . •

Artflt. dtf-antt e Infortunio. - l\lfo:LCIHOR. • • . . • • . ', . • • • . . • . . • • • • • • • , B:aclllo tuiMrcolltt Studio 81.>e1'im entalc su un - •li ori(Tine umana. roltit:aw per 11entid1U mmi t;on,seculit:i su terre110 a base rli bi l•~ - GAI~\IE'I'TE, GUfo:RDI è NEGRE • . • Gastro-e teroatomla. Sotltc• valù(Jtii<'.S' e il trot•mr.enl.o del • Circolo trizioso • c/Opo - DELORE

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Gyerra c~ l mica St:ilwppi post-belli.ci dello -

in aroomenli di caratten sanitario- KOONTZ Mllatlle (L-~) ntlla Ylta mllltaro. V>l lutnzioul ruecUco-Jeg6li - MIADON:<A . • . • • • • . • . Menlnefte Hmto-splnllo Ricerche 81>erim.e11.tali suLla. 'Pfllooene8i. della - e aul la 'trirul.en~ dei tMni•lJJOCOCchi - ZDRODOWSKl . . . . . • • • • • • . . • . . • • • • • • • • . • . Pslcosl altllltlc~o Due casi di - acute con /'aspello clinico della demenza precoce - NOIOA, AB.o\1\lA è LUPULESCO • • • • . • • • • • • • • • • • • • • . • • . • • • • • • • • •

Sacco lactlmale Con.lritmtQ nllo s/.w1i.o dell'ei>lirpozione del - e del canale 1W$ale membra· nQ<lJ. Stwi ri su ltati remoti - VIDAL . • • . • . . . . • • . . . • • • Slftloml c tra-renltlll - LAMY. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . Tracoma .Siuctio owuraiico del -. Sua tlistrilmzionc w>ndiale - Mur.t,RR . . Tumori maligni Rilitt>i slctlistici c oon_~era;i<mi su 236 ca.fi di - VrRG JLLO Ulcera traumatica del duodeno e dello stomaco - OROUN " G &Rl'::<IJASY VltiJnlne Corl<t delle - WF.i!TON, LEVTh"E e PARRI . . . . . . . . . . . . . .

CONFERENZE E DIMOSTRUIONI CLINICHE NEGLI OIPEDALI MILITARI NOTIZIE • . . • • . • . . . . . . • . . . . . .

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t.rfr. .. ANNo LXXXI · N . 8 GIORNALE DI MEDICINA MILITARE

AGOSTO 1933·(XI)

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LA RIUNIONE NEVROLOGICA INTERNAZIONALE R elazione del primo capita no medico prof. Carlo Rizzo libero docente in ncuropsichiatriu

Il giorno 30 e 31 maggio u. s. si è svolta, nei suggestivi ambienti d alla Sal~trière, la XIII Riunione neurologica internazionale, che suole essere promossa annualmente dalla Societ-à di Nevrologia di Parigi coll'intento d'illustrare e discutere questo o quel punto particolarmente attuale e interessante delle discipline nevrologiche. Quest'anno erano all'ordine del giorno le cosidette meningiti sierose (che vennero ampiamente t rattate sotto l'aspetto anatom<>--elini co, semeiotico, terapeutico) e l'encefalografia, di cui furono principalmente discusse le possibilità semeiologiche e le modalità tecniche. Le relazioni ampiamente svolte in proposito furono le S<'guenti: l. La leptomeningite sierosa ce-rebrale (relatore il prof. H . CLAtrnE); 2. Jllen·ingiti sierose interne o ventricolari (prof. G. Bosc m); 3. S t.ttdio sull'aracnoidite spinale e l'amc· noidite della fossa cerebrale posteriore (prof. J . .A. BARRÈ); 4. Oura chi-rurgica delle m eningiti siero11e (dott. D. PE'riT-DUTAILLIS); 5. Espl&razione delle cavità cerebrali per ·m ezzo d'iniezioni d'aria (CLOVIS VINCENT e collaboratori). Suppongo che sarà gradito dai Let-tori un breve riassunto del contenuto d elle singole relazioni, tanto più trattandosi d 'argomenti che oltre ad essere d'attualità. hanno una gt·ande importanza ancb.e per i non specialisti, giacchè, in definitiva, concernono, dlli un lato, lo studio patogenetico, clinico e torapeutico di affezioni largamente diffuse e spesso misconosciute, quali sono appunto le meniugiti sh'rose, e, dall'altro lato, trattano uno dei più moderni mezzi diagnostici dello affezioni encefaliche. La relazione del CLAUDE s'inizia con una breve discussione a sostegno d ell'individualità anatomo-clinica delle leptomeningiti sìerose cerebrali, le q uali possono dividersi in due tipi: la forma diffusa e la forma ciTcoscritta (cistica o policistica) . Le raccolte sìerose prediligono i grandi laghi aracn oidei; esse generalmente consistono d i cavità saccate che a volte si rompono all'apertura della dùra madre cui aderiscono, .e lasciano fuoru· scire il loro contenuto liquorale; più di frequente la sottile parete traslucida. d e lla sacca è indipendente dalRa pachimeninge e la si deve incidere perchè

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LA RlUNIONE NEVROLOGICA D;TERNAZIONAL.E

ne esca H contenuto che ba generahnent-<' r a.apettQ dt>l liqoido cefalorachidiano normale. D efluito quest-o liquido, appare la sottostante p&rete cerebrale che può es:5ere più o meno incavata od anche di forma normale; la superficie cortiea.le, p-oi, può essere più vascolarizzata del1a norma ed anche edematosa e cong<'sta per la concomitanza di piccoli focolai encefalit ici. L 'etiologia di queste formazioni è asMi variabile e spesso ignota: trattasi di cont.usioni o di fratture cranichl": d 'aff~zioni locali (otiti, riniti, sinusiti); di processi encefa.litici localizzati; di focolai leptomeningitici t.b.c. paucib:willari o di circoscritti fenomeni reattivi di natura leutica;

di disordini circola.tori aspecifk i; ecc. Quanto alla patogenesi, si tratta, p~r lo più, rli u n edema delle leptomeningi aecompagnantesi a processi aderenziali per cui si giunge alla formazione di sacche più o meno isolate con tenenti liquido C(>falo-rachidia.no lE'ggermente alterato n ella sua composizione, che comprimono questa, o que11a regione corticale, onde fenomeni generali di ipertensione e, talora, a SE'conda delle sedi colpite, fenomeni da focolaio anche per l'eventuale inglobamento o compressione di nervi cranici. La sintomatologia E'volve piuttosto rapidamente; l'ipertensione è abbastanza moderata; la cefalea è assai frequente, ma per lo più localizzata e, spesso, si es.arcerba per crisi anche violente, specie in casi di cisti sicrose della fossa cranica postE'riore. A ciò si aggiungono i sintomi legati alla sede della collezione cistica e variabili con il variare di questa; così, nei casi di localizzaz ione alla fossa cranica posteriore (che sarebbe la. localizzazione più frequente) si suole avere, fra l 'altro, rigidità nucale, di sordini dell'equilibrio, rlisturbi del V e del VII che precedono il più modesto interessamento dell'Vili (ciò cbe rappresenta un eccellente sogno diagnostico differenzia.le rispetto ai neurinomi dell'acu stico); a volte si aggiung ono segni di compressione pontina. Dopo la comparsa di un gruppo di sintomi sogliono aversi periodi anche lunghi di stato e persino di remissione, cui seguono nuove crisi con fenomenologia spesso in parte diversa dalla precedente: il che ha grande importanza diagnostica.. Su codesti fat.ti si basa, principalmente, la diagnosi differenziale nei confronti coi t umori (che è la diagnosi più delicata, su cui l 'A. si sofferma phì a lungo): i tumori di distinguerebbero dalle collezioni cistiche sierose delle l~ptomeningi per un p iù precoce e più grave •Comparire dci segni ipert·ensivi endocranici e per un accentuarsi più graduale della sintomatologia.

La relazione del prof. Boscm premette, alla trattazione d elle meningit i

sierose ventrioolari, le notE' vedute dell'A. relat ive alle sorgenti del liquido cefalo-rachidiano ed alla sua circolazione. Contrariamente all'avviso dei pi ù, il Boscm sostiPne una produzione ((ubiquitaria )) delliquor attraverso le pareti d egli spa.zi cefal~racbidei lungo tutto il nevrasse; il liquor, poi, circolerebbe in senso cando-cefalico e sarebbe riassorbito prevalen temente attraverso i plessi coroidei. Venendo alle meningiti sierose interne, l'A . prospetta e sostiene la possibilità. che, per un'alterazione tossica o tossinfettiva d ella sostanza. cerebrale e, quindi, d<>gli scambi nutritizi che avvengono in seno ad essa, si scarichi no nei ventricoli, attraverso all'ependima, dei prodotti pa.to-


LA RIUNIONE NEVROL OOICA INTERNAZIONALE

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logici che determinerebbero un 'irritazione e, a lungo andare, una sclerosi dei plessi coroidei; questi, pertanto, ridurrebbero sempre più la loro capacità d 'assorbimento del liquido ventricolare e si avrebbe così l 'idrocefalo interno, il quale potrebbe anche essere favorito d a un'iperproduzione liquorale per la concomitante flogosi dell'ependima. Tale sarebbe, in breve, la causa più frequente ed importante dell'idrocefalo «idiopatico n; accanto a lla quale si devono ricordare anche certe flogosi meningo- ependimali e certi processi di ostruzione dei fori e delle vie che collegano le cavità ventricolari fra di loro e con gli spazi aracnoidei. II momento etiologico più comune dell'idrocefalo interno sarebbe dato dalla sifilide. Quanto alla sintomatologia, essa varia- come è noto ~ specialmente in rapporto coll'età degli infermi; nei bambini i segni neurop sichici sono scarsi, ~entre_la_ mor~ologia de!la scatola cra~ica è notevol· ~f.:('~ m ente alterata; negh adulti s1 ha 11 contrano. :Parla.ndo, infine, della te- ~-~) ra pia, il Boscm ricorda, fra l'altro, la necessità di tener presente - agli ç?~\ effetti di un raziona le trattamento - che la causa prima dell'idrocefalo /:;:,'.,<. interno, non è nei plessi coroidei o nell'ependima ventricolare, beE~ 1.~•:--?t>­ in seno alla sosta.nza nervosa cerebra.Ie, come appunto l'A. sostiene. . : 1,..,,.(·~: '"!'>.,'>/

..... d_.~' "­ :.,~,>~ "

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L a relazione BAJR.RÈ si divide in due parti: nella prima e più ampia l 'A. si occupa dell'aracnoidite spinale; nella seconda tratta dell'aracnoidite della fossa cranica posteriore e cosi si ricollega in parte allo studio del CLAUDE, precedentemente riassunto. L'aracnoidite spinale - argomento assai nuovo, essendo stato affrontato sistematicamente dall'A., per il primo, solo da circa un lustro - può essere secondaria (a-d affezioni radicolari, a pachimeningiti, a tumori extra.- o endomidollari) oppure primitiva. Di quest'ultimo tipo si occupa quasi esclusivamente il BARRÈ, definendolo una moltiplicazione ed un'alterazione strutturale delle lamelle di tessuto subara.cnoideo con conseguente formazione d'ispessimenti, di cisti, di aderenze, onde, clinicamente, un assieme di sintomi traducenti il patimento di radici o di porzioni midollari; trattasi di stati anatom(H}linici ad evoluzione lenta, che si mettono in evidenza, generalmente, solo in una fase tardiva. La forma a-cuta dell'aracnoidite spinale (purulenta o sierosa) è ancora troppo poco nota e l'A. tralascia completamente di occuparsene. Seguono tre a-ccurate osservazioni cliniche tipiche, scelte nella ventina di casi sinora studiati dall'A. ed in gran parte controllati operatoriarnente o all'autopsia: con queste basi il BARRÈ, traccia il quadro clinico dell'aracnoidite spinale, premettendo che esso non è strettamente simile a nessuno dei tipi patologici midollari finora noti. In un p eriodo iniziale il soggetto avverte, di solito, fitte dolorose, sensa.zioni urenti e fatti costrittivi che sopravvengono a crisi, interessano un territorio piuttosto ampio, poliradicolare, uni- o bilaterale, ed hanno un precipuo carattere migratorio; a ciò si aggiungono crampi, fini tremori, reazioni vegetative varie. Nel 30 % circa dei casi l' inizio, anzichè sensi tivo, è puramente motorio (trattasi di mono- o paraplegie più o meno gravi e fugaci che sopravvengono in poco tempo e facilmente recidivano più volt.e). L'evoluzione dei disturbi è discontinua, col carattere, spesso, di crisi successive intervallate da lunghe soste ed a nche da cospicue remissioni; altre volte, invece, è progressiva, continua,

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LA &ru:-.'IONE l\"EVROLOG I CA U.'"TERNAZIONALE

sul tipo (Ielle compressioni tumorali. Nel periodo di stato è facile distinguere tre tipi clinici di aracnoidite: la forma radicolare sensitiva (con aJgie varie, zone di ipoestesia, torpore o abolizione di questo o quel riflesso cutaneo, ecc.); la forma radicolo-midollare (ove, pur col consueto corteo di disturbi senRitivi, sta in primo piano una paraplegia spastica caratterizzata. dal tardivo apparire dei disordini sfinteriali e dal frequente e strano disaccordo dei rifte;;si tendinei o cutanei in rapporto alla spasticità); infine, la forma ra<licolo-cordon<1le posteriore, che è la più rara. e che si avvicina al primo tipo clinico coll'aggiunta, specialmente, di un'alterazione del senso di posizione, onde lo stabilil·si di note atassiche più o meno gravi. Nell'aracnoidite spinale il liquido cefalo-rachidiano ha per lo più una tensione normale e suole o'lscre limpido, incolore; linfocitosi generalmente poco intensa; netta iperalbnminosi (0,40- 0,80 %0 ); curva benzoinica spesso con questa caratterist ica: 0002200. Colla prova del Qneckenstedt si ha, nel roagl!ior numero dei casi, la dimostrazione di un blocco incompleto. Il lipiodol introdotto nello spazio s ubaracnoideo a volte si arresta in tutto o in parte, altro volte percorre tutto lo spf~zio senza arr€'starsi. Non è raro, però, trovare una discordanza tra questa prova. c la prova del Queckenst.edt ~stè citat.a . Nell'ulti.tm~ parte della sua rdazione il BARRÈ si trattiene sulle ara.cnoiditi della foilsa cranica posteriore, dist inguendole, anzitutto, in questi vari tipi: aracnoi(lite g('n('ralizzata della fossa stessa.; aracnoidite della grande cistnrna; ara.cnoidite della rt>gione del foro uditivo; aracnoidit.e CPrebellare o prcpontina. L'aracnoidite generalizzata della fossa cranica posteriorP si caratterizza <1ll.zitutto per l'interessamento, abitualmente

bilatt>rale, di un gran numero di nervi cranici attraversanti tale regione, per la prrce(lenza dei frnomPni irritativi su quelli deficitari, il contrast.o fra l'imponenza di queste turbe polimdicolitiche e la relativa esiguiU~ di'i spgni Cl'l·ebellari e piramidali, la rapida evoluzione dei disturbi e il precoee ist.ituir·:;i dc• lla sindrome d'ipertensione cranica generalizzata. L 'ar·acnoidite ùl'lht rP~ionc d«'l foro uditivo, che, presnmibilment,e, è una aracnòidite adesiva circoscritta, si rivela col rapido costituil·si di disturbi irrita tivi a carico d€'i nervi cocleare c vestibolare di un sol lato, senza comrmrt('cipaziouc di altri n ervi cranici, nè interessamento cerebellopiramidaJe, nè SL·g ni d'ipertensione endocranica: questi disturbi hanno la C<tratt€'ristica di rimaneL·e stazionari e, talvolta, rc>grediscono persino. L 'aracnoidite della. ~mnrle cistema mal si differenzia da un tumore del IV ventricolo e della linl'<t mNliana, so si escluda il fatto che nell'aracnoidite i sintomi hanno maggiore intensità e più rapida evoluzione, e che questi fc·nomeni post>ono e:;sere accompagnati da rachia,lgie a distanza. L'aracnoidite cercbe.llare infine, più. facile a<l osservarsi dagli otoiatri che non dai ue\'rologi, compare più o meno a lungo dopo un processo otitico cornplica.to por htbirintito €', clinicamente, consiste in cefalee, vertigini, disturbi ccrPbellari, ipertt>rrnia, ecc. Anche qui la diagnosi dillerenziale è ancora assa.i delicata e difficile. L'A. poi tnLttoggia l'anatomia nor·male e patologica dell'a.racnoide tl·ssuto particolarmente la,bilc data la su<1 struttura c per quanto c'è dato sapere anche d~dht fii!iopatologia - e passa a parlare intorno all'etiologia delle a racnoiditi. SLam10 in prima linea, le infezioni (soprattutto quelle


LA RIUNIONE NEVR()LOGICA :U.'"TERNAZIANAT..E

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suba,cute e leggere: influenzali, scarla.ttinose, reumatiche, anche tubercolari attenuate, ecc.), poi le emorragie sottoaracnoidee ed i traumi. V enendo, da ultimo, a.lla terapia, il Bu.RÈ si limita a parlare dei trattamenti d'ordine medico - lasciando quelli chirurgici al relatore seguentetrattamenti che saranno tanto più efficaci quanto più precoci diverranno le diagnosi di. queste forme morbose, e che per ora consistono in rimedi antiflogistici, in iniezioni endora,chidee di lipiodol o di aria sotto pressione per lacerare le aderenze delle lamelle aracnoidali in via d'ispessimento, e nella radioterapia diretta sui focolai meglio localizzati. La relazione del PETIT-DUTAILLIS, concernente la chirurgia delle meningiti sierose, s'inizia con uno sguardo d'assieme sull'etiopatogenesi di questa complessa forma morbosa: improssivi o lenti processi congestizi meningo-cerebrali, ipersecrezione dei plcssi coroidei senza causa sicuramente apprezzabile, stati irrita.tivi post-traumatici da versamenti sanguigni, onde processi irritativi sugli apparati secernenti del liquido cefalorachidiano oppure produzione d'ostacoli meccanici alla circolazione liquorale (grumi di sangue obliteranti i forami ventricolari, processi aderenziaJi aracnoidei, ecc.), diminuita capacità di riassorbimento del liquido cefalo-rachidiano per cause svariate agenti sulla superficie degli emisferi o nelle guaine perivascolari, fatti aderenziali di ependimite, e, più, di aracnoidite cronica, con consecutivi impacci alla circolazione del liquor, ecc. Quanto al significato di tali aderenze, esso è tuttora oscurissimo; forse la causa prima di questi processi è, solitamente, una circoscritta e leggera lesione infiammatoria della sostanza nervosa o dei nervi da parte di un qualche virus neurotropo. In definitiva può essere lecito ritenere che, generalmente, le meningiti sierose acute siano forme ipersecretive, d 'origine puramente funzionale, e che le meningiti croniche dipendano da un ostacolo meccanico alla circolazione liquorale. La diagnosi delle meningiti sierose è assai ardua; a detta dell'A. essa non può essere mai affermata prima dell'intervento operatorio, le cui stesse constatazioni, del resto, possono ancora lasciare nell'incertezza quando si è di fronte a forme croniche. Tutte queste difficoltà, per fortuna, non infirmano la condotta del trattamento chimrgico, il qualedata la relativa rarità della meningite sierosa in confronto colle a1tre lesioni a. sintomatologia assolutamente affine (l'ascesso cerebrale nelle forme otogene, l'ematoma nelle forme d'origine traumatica, un tumore nei casi apparentemente primitivi)- dovrà essere diretto alla scoperta ed alla cura di queste cause tanto più frequenti. Comunque, data anche l'accennata differenza patogenetica abituale fra meningiti sierose acute e croniche, il trattamento varierà nell'uno e nell'altro caso, e terrà conto a.ltresi delle possibili diversità etiologiche. Nelle forme acutissime postinfettive si ricorrerà alla puntura ventricolare qualora le punture lombari si mostrino insufficienti a motivo di un'idrocefalia bloccata. Nelle forme acute ed a<1utissime in rapporto con un focola.io infettivo localA(otite, per lo più) si impone l'intervento operatorio anche per ovviare al pericolo di una forma ascessuale che, se trascurata, può condurre rapidamente a morte per blocco bulbare. Nelle meningitì sierose acute d'origine traumatica, piuttosto rare, si può trattare d'un'arac-


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LA RIUNIONE NEVROLOGIOA INTBRNAZIONALE

noidite sierosa diffusa ovvero di un idrocefalo interno dato dal blocco ventricolare per coaguli ostruenti i forami di deflusso del liquido cefaloraehidiano: qui è indicata una trapanazione posteriore e l'apertura della cisterna con successiva eliminazione dei suddetti grumi di sangue. Nelle forme subacute e croniche l'A. (''lDSiglia d'intervenire sempre, aprendo sistematicamente la. dura madre, appunto a motivo dell'incertezza della diagnosi etiologica, anzi per la ricordata rarità delle meningiti sierose croniche in confronto ai tumori. A questo proposito il PETIT-DUTAIT.Lrs, che appartiene alla scuola del GUILLAIN, scrive testualmente che «i pretesi argomenti clinici non hanno un valore assoluto per una simile diagnosi " (fra tumore e meningite sierosa); e, poche righe dopo, aggiunge: <<gli idrocefali infiammatori ad evoluzione subacuta. o cronica, da ependimite o da aracnoidite, rimangono rari. Forse lo sono meno nel fanciullo che nell'a· dulto. Comunque, in confronto coi tumori, non riteniamo che la loro frequenza sia superiore all'l-2 % ». In tutti questi casi la condotta del medico dev'essere la seguente: puntura esplorativa di entrambi i ventricoli laterali seguita dalla vcntricologra.fia per un migliore orientamento diagnostico. Successivamente si procederà alla terapia o con metodi palliativi (iniezioni endovenose di sieri ipertonici; punture evacuatrici lombari o, meglio, ventricolari; trapanazione decompressiva); ovvero - e assai più razionalmente, date le note incertezze diagnostiche - con metodi diretti, a finalità radicale, che variano col variare delle cause dell'ipertensione. Nelle ependimiti l'intervento endoventricolare (liberazione del foro di Monro o di quello di Magendie dalle aderenze che l'otturano, estirpazione di un plesso coroideo, perforazione del setto lucido, catererismo dell'acquedotto di Silvio) è sempre grave, ma talora ha dato buoni e durevoli rimltati. Nelle ara-cnoiditi gli interventi (evacuazioni delle colleziod cistiche, resezione delle parti asportabili delle loro pareti, sbrigliamento delle aderenze) sono più semplici, ma assai più aleatorii, chè le cisti tendono invariabilmente a riprodursi; il che sembra dar ragione a chi, come l'A.., sostiene che i processi leptomeningitici sono l'espressione reattiva di una sottostante infezione del nevrassc. La relazione di CLOVIS VINCENT è duplice. La prima-redatta in collaborazione col DaVID e il PuEcH- concerne la ventricologra.fia e rappresenta, essenzialmente, il frutto dell'esperienza personale sulla scorta di 250 iniezioni d'aria nei ventricoli laterali. Dopo brevi premesse sulle indicazioni della ventricolografia (nelle forme cerebrali che si presume possano beneficiare di un intervento intracranico si pratichi la detta esplorazione quando la diagnosi di tumore o della sua sede non è sicura o anche quando si voglia trovar conferma di una sindrome clinica che farebbe escludere una forma. tumorale), e sulle sue controindicazioni (evitare la ventricolografia quando la diagnosi di tumore è praticamente certa, quando si presume che l'iniezione d'aria aggraverà lo stato dell'infermo mettendone la vita in pericolo o rendendolo inoperabile, quando il paziente è già in condizioni molto gravi); l'A. accenna alla tecnica ventricolografica, raccomandando, fra l'altro, che l'immissione gassosa sia lentissima, specie per gli ultimi cc. che dovranno essere introdotti sotto leggera pressione allo scopo di ottenere radiogrammi bene evidenti; si consiglia


LA RlUNIONE NEVROLOOlCA INTERMAZIONALE

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anche di fare la. lettura delle lastre allo stereoscopio, il che consente di avere dati assai più precisi. L'A. si sofferma quindi sulle difficoltà e gli accidenti della ventricolografia - effettivamente scarsissimi se si proceda a regola d'arte - insistendo sull'importanza di far seguire il più presto possibile alla ventricolografta skssa l'intervent.o operatorio: questo, stando anche ai dettami della scuola americana, resta uno dei migliori mezzi per evitare incidenti mortali. Il VINcE~T pa.ssa, poi, ad esporre i dati ventricolografici che si ottengono nei normali, nei portatori di tumore (tenendo presenti, quasi esclusivamente, per la necessità di limitare in ~ualche modo il vasto argomento, i tumori del m ventricolo), e nPgli affetti da sindromi ipertensive non tumorali: meningiti sieroqe sottodurali, ~ncefaliti e croniche, idropi ventricolari dell'adulto, aracnoiditi diffuse e circoscritte, ecc. La seconda relazione del VniCEXT - in collaborazione colla RAPPOPORT e col BERDET - illustra l'encefalografia gassosa per via lombare, che ha lo scopo di rendere visibili, cont<'mporaneamente, i ventricoli cerebrali e gli spazi subaracnoidei. Anche qui vengono dati precisi particolari di tecnica, fra cui mi sembrano specialmente importanti quelli relativi alla introduzione dell'aria: si faccia la puntura lomba,re in decubito laterale; se la pressione iniziale del liquido cefalo-rachidiano è superiore ai 25 centimetri d 'acqua - indizio di probabile idrocefalo interno bloccato d 'origine tumorale - l'iniezione d 'aria è controindicata; altrimenti si mette il soggetto in posizione seduta e si incomincia ad estrarre il liquido sino a che i valori della pressione iniziale siano quasi dimezzati; quindi s i inietta l'aria (precedentemente aspirata in una siringa attraverso compresse sterili) a 5-10 ce. per volta sino a raggiungere, quasi, ma senza snperarla, la cifra manometrica iniziale; procedere così, gradualmente, sincbè tutto il liquido cefalo-rachidiano sia defluito; il che consentirà buone immagini radiografiche, ma, d'altra parte, come l'A. stesso dichiara, è la probabile causa dell'intensa cefalea consecutiva alla sostituzione gassosa. L e controindicazioni all'impiego dell'encefalografia per via lombare si possono riassumere in una sola: l'esistenza di una netta sindrome clinica d 'ipertensione endrocranica. Successivamente l'A. passa in rassegna i reperti encefalografici normali e quelli patologici rilevabili in svariate forme morbose (epilessia, sindromi neurologiche consecutive a traumi cranici, encefalopatie infantili, psicopatie, lesioni leutiche del cervello e delle meningi, rammollimenti cerebrali, ecc.) e consistenti, prevalentemente, in fatti di atrofia delle drconvoluzioni, distensione dei ventricoli e loro asimmetria, cisti subaracnoidee ed altre meno frequenti alterazioni che giovano a chiarire il quadro clinico ed assai spesso a mettere in giusta luce l'importanza e la vastità. delle lesioni nervose, sia agli effetti curativi e prognostici, sia dal punto di vista medico-legale. È, infine, interessante quanto l' A. accenna. n ei riguardi dell'azione tera.peutica esercitata dall'iniezione d'aria per via lombare in varie forme nervose, ma specialmente nei disturbi dei craniolesi; forse il beneficio dipende da un miglioramento nella canalizzazione degli spazi subaracnoidei con consecutiva. diminuzione dell'edema e 1 degli ostacoli prodotti dalle aderenze sulla circolazione liquorale e sanguigna.


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LV RIUNIONE .NEV.ROLOGJ CA INTERNA.Z IONALE

Entrambe le relazioni dt:>l VI!\CE~T sono corredate da una documentazione clinica, radiografica ed anatomo-patologica che ne illustra i punti principali ta.nto per quel cht> riguarrla le qu€'stioni di tecnica, quanto quelle neuro-chi rurgiche. All'esposizione di ciascun rapporto segu irono interessanti diacussioni sulle quali sorvolo per necessità di spazio. Ricorderò solamente che, in tema di rneningiti sierosP, pn•s<>ro la p arola il GUILLAIN, l'AYALA, DE MARTEL, GAUDUCHEAU, 1\fo~rER-VINARID , ecc. Sulla questione delle encefalografie parlarono, fra, gli a ltri, GOZZANO, LARUELLE, MARTI::-1. D all' insieme delle relazioni e delle d iscussioni relat.ive si possono trarre le seguenti conclusioni principali. Le meningiti sierose sono date da un'aumentata secrezione, da un diminuito assorbimento o da un accumulo localizzato di liquido cefalorachidiano, producentisi in conseguenza, di reazioni infianunatorie anche minime - diffuse o circoscritte - dei plessi coroidei, dell'ependima o delle leptomeningi: reazioni infiammatorie le quali sono l'espressione di processi infettivi o tossici attenuati, spesso interessanti anche la sostanza n ervosa adiacente. Conviene distinguer€' tali m eningit i sierose in tre grandi varietà, corrispondcntf.'mente alle tre grandi localizzazioni nevrassiali delle cosidette raccolte sierose patologiche del liquido cefalo-rachidiano: 1. gli idrocefali interni, o ventricoliti, o coroido-ependimiti aierose, prodotti da collezioni liquorali all'interno dei ventricoli cerebrali; 2. gli idrocefali esterni che postno essere causati da raccolta di liquido cefalo-rachidiano negli spazi sottodurali o - come a~ade assai più di frequente - negli spazi sottoara.cnoidei (leptomeningiti sierose); 3. le aracnoiditi spinali. Prevalgono, in pratica, le forme a ssociate delle due prime varietà. Qui, specialmente, le difficoltà diagnostiche sono notevolissime, massime in b ase ai soli dat i clinici, ed è perciò indispensabile, al rigua,rdo, oltre all'analisi liquorale, l'esplorazione veotricolare con insuffiazioni d 'aria. La terapia è essenzialmente chirurgica, anche in vista della scarsità delle forme sierose in confronto alle forme a diversa etiopatogenesi (ascessi, versamenti ematici, e, specialmente, tumori); l'intervento d eve essere attuato il più presto possibile. Nell'esplorazione gassosa è da prefe-

rirai la ventricolografia all'encefalogra.fia per via lombare, essendo m eno p ericolosa. e forni trice di reperti più precisi; il miglior modo, infine, per eliminare i rischi dell'esplorazione gassosa dE'i vent ricoli consiste - una • volta che siasi precisata la diagnosi - n el praticare l'intervento chirurgico il p iù p resto possibile dopo la ventricolografia. Sempre sugli argoment i delle relazioni si svolsero, poi, numerose comunicazioni, fra le quali ricordo le seguenti: BUENO R. (San Sebastiano): Due casi cl'aramwidite cerebrale. CAMPAILLA (F errara): Ricerche sulla oircolaz·ione ilelliquido spinale a mezzo dell'iniezione di sulfofe,wlftaleina. CATOLA (Firenze): Sopra un caso di leptomeningite cronioa bassa con sindrome della coda; eq11.i na e cisti sierosa della regione lornbare opera.ta. COLOMER T. (Ba,rcellon a): Sulle immagini e'Mefalogra:fiche del V e del VI ventricolo. GOYA:"ES 13. (Valenza): L 'ipertermi a reattiva


LA. lUUNIONl!: Nl!:VROLOOIOA INTERNAZIONALE

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ftdl'encefalografia. GOZZANO M. (Napoli): Ricerche manometriche e osservazioni sulla pressione del liquido cefalo-rachidiarw speci-almente nelle me-ningiti sierose. MARINESC0 1 GRIGORESCO e DRAGANESOO (Bucarest): Un caso d'aracnoidite cerebrale diffusa. MEDEA E. (Milano): Contributo clinico alla diagnosi differenziale fra meningite sierosa e tumore cerebrale. MEYEB. (Stranburgo ): Il ritr<YVamento dei ventriooli nel lattante e •nel bambino. Ml:NKOWSKI (Zurigo): Sopra wn caso di meni?~gite sierosa post-traumatica cronica guarito con una sola puntura lombm·e. PAVIA (Buenos .Aires) e B.AILLIA.RT: Un segno d'iperte?~ione endrocranica (tonoscopia di Bailliart) attraverso la cine?natografia. RISER (Tolosa): L 'encefalografia con iniezione d'aria. RIZZO CARLO (Milano): Considerazioni sui rapporti fra la pressione del liquido cefalo-rachidiamo e la pressione del sangue. RoGER e ALLIEZ (Marsiglia.): Sulle aracnoiditi. TAsso vATZ (Strasburgo ): Evoluzion,e citologica di alcuni casi-tipo di meningite sierosa ?Wl fanciullo (meningite poliomielitica, tubercolare, da siero di cavallo, cerebrospinale, asettica del neonato dopo emorragia meningea). WINTHER K. (Copenaghen): La men,ingite aierosa d'origine encefalitica. Le sedute alla. Salpetrière vennero completate, come di consueto, il l 0 giugno, con una seduta presso la Società nevrologica di Parigi, alla

quale erano invitati i Congressisti stranieri che ebbero agio di farvi numerose comunicazioni su svariati argomenti della specialità. Anche qui si distinsero i nevrologi italiani Cbfl erano intervenuti numerosi all'importante Riunione internazionale.


LEZIONI E CONFERENZE OSPEDALE MILITARE DI BOLOGNA

ALCUNI PROBLEMI DI DIAGNOSI ETERAPIA DELLA SIFIÙDE Conferenza del prof. Leonardo Martlnottl, Direttore della. Clinica dermosifilopatica. e Preside della Facoltà med!ica de lla. R. Università di Bologna. (23 maggio 1933-Xl}

La sifilide nei suoi vari periodi può colpire tutti gZi organi; la di4gnosi della lue nel periodo iniziale, o per meglio dire, subito dopo il contagio è nell'uomo presso che i·mpossibile. Noi sappiamo che la sifilide, fin dai primi giorni, è una setticemia, ma in tale epoca le ricerche nel sangue sono riuscite fonora negative. Nè, a parere dell'O., è gi1,stifica,to quello che praticano alcuni si{Uografi tedeschi, i quali iniziano la cura in quegli individui che hanno avuto rapporti con donne luetiche con manifestazioni, senza che gli individui stessi presentino alcun segno clinioo di lue. La ricettività al contagio luetico varia da soggetto a soggetto, ed è not<Frio come di parecchi individu.i che abbiano avuto rapporti con una donna infetta alcuni contraggono la lue ed altri ?to. Nè d'altro canto in soggetto non luetico le cure piu energiche o, addirittura, l'impregnazione, con preparati antiluetici riescono a prevenire il contagio: tan,to è vero che, spesso, in soggetti così trattati, in un datQ momento per ulteriore contagio, appare il sifiloma. Trascorso il così detto primo periodo di incubazione compare la lesio-ne iniziale, per lo più acompagnata dalla ade?lite satellite, la cui diagnosi è talvolta difficile, perchè vi sono manifestazioni che, pur presentando molti caratteri del sifiloma, non lo .sono e viceve·rsa. La lue è una setticemia; l'agente specifico invade specialmente la m.i lza e le esperienze fatte sulle scimmie hanno di·mostrato com~ essa costituisca un ricettacolo precoce per il treponema pallido. Ma nell'uomo a tutt'oggi non si può utilizzare questo fattQ per una diag?wsi precoce. Notoriamente frequente è la esistl?nza della sifilide ignorata; si può avere l'immissione diretta in un capillare del virus sifilitico, ciò che si è 'V'istQ accadere con frequenza nei medici; però dopo adeguato periodo di incubazione compaiono i piccoli segni, quali la cefalea, l'astenia, che valgono ad indirizzare talvolta il medico ad una giusta diagnosi. È di sommo aus1.lio la reazione W assermann, ma non bisogna completamente fidarsi delle reazioni ài flocculazione, che talvolta appaiono, è vero, più precoce1nente della R . W. ma posso.. no essere anche aspecifiche. Fra le reazioni di {locculazi01M le più quotate oggi sono: la M ulùtr e la Kahn. La reazione di W assermann è positiva, nel sangue, generalmente dopo circa sei-otto settima?M.


ALCm<"l: P.ROBL&&tl DI DIAGNOSI ECC.

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N el seconiW periodo di incubazio-ne po.~sOM aversi delle forme di itteri che preced<mo la com.parsa degli esantemi; e tra questi m erita menzio-ne la forma grave che porta alla atrofia gialla acuta del fegato, spesso misc&nOsci1t,ta e purtroppo qu48i sempre mortale. Altra sindrome assai importante di detto periodo è rappresentata dal reperto delliquor e vi son<> delle 11tatistiche, specie america·ne, le quali dànno delle percentuali altissime di luetici, che in q·u,esto periodo presentano le reazio-ni delliquor positive; le nostre statistiche invece sono molto inferiori, aggirandosi sul trenta per cento ed è da presumere che tali reaziO'ni in seguito scampaiano. Dopo il periodo di secmda incubazione si 1wnno le manife~tazioni secmularie cutanee e mucose: è l'individuo allergico che reagisce con gli esantemi. L'O. ha ricqrdato che in q•u.esti ultimi anni sano JJtati osservati, ed egli stesso ne ha descritti alcuni casi, esantemi in tutto somiglianti a. quelli luetici. Egli li ha C(ntsiderati come dovuti ad un probabile virus i?•fiuenzale, comunque li ritiene di natura infetti·va. Egli ha accennato anche alle roseole che possono dare i balsamici ed altri ·medicamenti, esantemi che talvolta sano stati diagnosticati per ma:nifestazioni l1tetiche. Anche in que11to caso la R. W. ci è di potente ausilio, anzi è talvolta l'unico che ci possa indirizza·r e alla diagno.~i esatta. È grave errore curare un individuo immune d·i lue, ma è forse pi1i g-ra.ve misconoscere la lue in chi ne è affetto. Un granite chirurgo della Scuola Bolognese, prima di ·intervenù·e chirU?·gìcamente, praticava ai s1t.O'i ammalati delle iniezioni di calO'melano da 10 ctg. e molte volte vedeva così scmnpari?·e i tumO'ri r.he si apprestava ad operare. È questo il criterio cx-iuvantibus, tanto 'l/.sato dagli antichi, e che ancora deve essere opportunamente praticato. Si SOM così potute scoprire le m·igini luetiche di gravi albumi·nurie, di sciatiche radicolari, ecc. L 'O. ha avuto occasione di osservare dei casi di lesione dell'arco della aorta at1r.he in giovani di diciotto e venti anni i quali, ]Jrecoci sessualmente, a. dodici, a quattrordici anni avevan<> contratto la lue. Egli s'intrattiene su questo argomento e ricorda che la lue è la malattia dei vasi, che vi prod14.Ce delle alterazimi molto gravi. A questo period{) segue la seconda latenza o tregua in cui i sintomi smw incerti e la R . W. oscillante. Conclude che nella lue ·v'è una sindrome poli-diag,wstica, in cui i vari elementi devano essere valutati e vagliati, ciò che ?tm sempre è facile, cos1 non si de1Je essere fuorviati da una R. W. positiva senza altri sintomi, p&rchè è noto che vi BOM dei soggetti sani 0~-1 %) che hann<> la R. W. positiva (sieriautotropi). Vi sono anche problemi di terapia che si riconnettono ai problemi di diagnosi ora accennati. Oosì per esempio: quando si deve incominciare la cura e quando si deve finire 'l La cura si deve incO'minciare non appena si è fatta [,a, diagnosi; q1te8ta è l'ittdicazionc più. .sicura. Gli antichi ritenevan<> inutile curare nel periodo i·niziale1 perchè a4/serivan<> che le manifestaziani secondarie sarebbero CO'mparse ugualmente; questo cancetto oggi ritorna per la proclamata t~ecessità di lasciare stabilizzarsi lo stato aller-


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ALOUl'il PROBt.EMI DI DIAGNOSI E OC.

gioo dell'orga.nisrno. Pare certo che i rnedicamenti antiluetici 'M'n abbiano valore per sè stessi, ma in quanto agiscono sia unitarnente a particolari sostanze che compaiano nell'&rganismo delluetico in un dato rnomento e forse non nei primissimi giorni dell'infezione; sia perchè provocano la produzù:m.e e si combinano con speciali corpi a.n tiluetici. Egli cita a tale proposito l'azione pressochè nuUa dei più. attivi antiluetici 81tgli spirocheti. L e cure non debbono essere t1·oppo bl.m ule in quanto possono in gannare con le pseudQ-guarigùmi; non debbono essere ecce.~sive in quanto provocano dei disturbi d'intossicazione che impediscono l'ulteriore pt·oseguimento d.elltt cura. ·K on si deve mai curare con. 1tn solo antil'lt,etico, perchè a.ssoluf.atnente bisogna evitare l'assuefazione clello spirocheta ad un solo meclioamento. l1nedica.m enti oggi in uso sonc noti: il mC?·ou1·ic, il bismuto, l'arseno-bC?~­ zolo , lo iodio e la malariaterapia.. Il migliore preparato di mercttrio è il calomelano, segue a distanza il salioilato di m crC'!trio, ecl altri p<" o nl)ti (es. ti·molacetato), hanno un.a scarsa azione i prodotti solubili; fra quest' i meno blandi so1w il sublimato e il biwduro di merctt-rio, che si elimin.ano rapidamente. Tu.ttora molto efficaci sono le frizioni merettriali. Q11..alche sifilografo usa anc01·a curare i sifilitici con le solette di mercu.rio.· lo spesso strato corneo della pianta dei piedi d&vrebbe impedire l'assorbimento cutaneo del mercurio, e q1tiruli è da presmnere che l'a.ssorbimento avvenga anche pC?· l'albero respiratorio, come voglio-M alctmi. Altro meclicam ento molto importante è il bismuto di oui in commercio vi sono centinaia e centinaia di preparati; quelli solubili si sO?W mostrati poco effica.ci; dei liposolubili 'M'n si è ancora detta l'ultima parola., certo è che talvolta dànno delle stomatiti molto penose. I 1nigliori prodotti sono quelli a ba~e eli salicilato di bismuto e fra qu esti il S albiolo, il Silubin, il Bùrphol, il Bi.<;mogmwl, il Bisuspen. Vi soM anche Mi prodotti eli bismuto combinati con jodio e col chinino; s01w ottimi ma di azione un po' blanda. Gli anti.~pirochetici più forti soM senza dubbio qttelli a base di arsenobmtzolo, e fra qttesti il Neo Salva·rsan, il Neoiacol, il Neo I . G. I ., l'arse1ur benzolo PierO?ti, ecc. La migliore i ntroduzione di questi t~ltimi prodotti è qttella endovenosa, che però spesso non è CO?taigliabile per 1·agioni varie e allora occorre seguire la via endomuseolat·e. Infatti gli operai o non stamw digiwni, o subito dopo l'iniezione si espongono a fatiche, a.l sole, ecc., i l che non è ila consentirsi colla cura end&vetwsa. N el pm·iodo tardivo della lue un meclicamento che non. va omesso è lo iodio che si può somministrare per oR, o 1neglio ancom per iniezioni. L 'iodio è da prescrivere nella sifilide precoce perchè esso può agire come rivelatore e irritante per la CO?nparsa di esantemi; utile invece è contro i fetw-

meni subiettivi (cefalea, d.olori osteocopi). N ella sifilide nervosa e specialmente nella paralisi p1·ogressiva la malaria. tC?·a.pia si impone e dà dei risttlta.ti, se praticata all'appari·re dei primi sintcmi, ve1·amente brillanti; oggi con buoni risultati si usan.o anche altri m ezzi (es. f. ricorrente)..M a è da sta.re in g~tardia contro la piret<J-terapia semplice it• quanto è inefficace.


OSPEDALE MILITARE DI MILANO

FORME FISIOPATICHE DA TRAUMI DI GUERRA Lezione del prof. Carlo Sesta, Direttore della Clinica delle malattie nen·ose e mentali della R. Università di Milano (26 maggio 1933-X.I)

Trattasi di una particola·re categoria. di forme nevrologiche, ·mes.se in e·viàenza durante l'ultima guerra, del tutto diverse dalle forme note di lesione degli apparati ?teuro-nwscolari, i1Morgenti abit·ualmente in individui feriti, senza, però, che il quadro fenomenico- sempre molto appariscente- potesse essere spiegato dalla ferita, di solito lieve. La mani.festazione fondamentale di q?Msti dist·urbi era data dall'assoluta incapal'ità. all'1tso di ?tn at·to o di un segmento di arto; nei rigua.r di terapeutici, poi, i distu.t·bi in parola erano camtterizzati dalla loro tenace t·esistenza alle JJiù 911ariatc pratiche curative. L 'O. crede oppO'rtuno pa.rlare di queste forme morbose, nO'Mstante che, col cessare della guerra, siano praticamente sco·m1Ja.Tse, per il fatto che esse colpirono 1m vasto mtmero di combattenti 1·endendoli assolutall~ente i·n-tttilizzabili ai foni bellici per lunghi mesi ed a.nni, J)erchè non è affatto improbabile il1·ìpeters·i dell'affezione in ca.so di una y11.erra f?ttura, e, infine, per illustrare un metodo perso·nale di cura che dette rig?tltati costanti, simtri e rapidi, p1tr essendo di facile appl·icazione. Le forme accennate possono essere distinte in tre gr?tppi fondament<I.li: l. fortne paralitiche pu.re; 2. forme par((.toniche; 3. contratture. I casi appa·rtenenti al primo gruppo presentavano, come caratlete clinico, una paralisi flaccida, interessante, di solito, tutti i mll-SCOli di un arto o d·i un segmento di at·to; nella grancle maggioranza clei casi veniva colpito un arto superiore, di preferenza la mano e l'avnmbraccio. La paralisi era per lo più., assoluta e soleva accompagnm·si acl alterazioni dist1·ofiche e circolatorie che davc~no un aspetto caratteristico agli arti colpiti: cute sottile, liscia, fredda; unghie opaeate o screpolate; sistema. pilife1·o atrofizzato; anomalie della secreziane stulorale; 1ma lieve decalcificazione diffusa alla radiografia. L e altetaziani muscolari erano quasi costa.ntemente evidentissime: ipotrofia, sempre pi1't marcata nei piccoli muscoli della mano o del piede; eccitabilità meccanica aumentata; defic·iente contrattilità m.uscolare allo stimolo faraclico (senza inversione deUa jo1·mula colla ~;tùnolazione gctlvanica), sì che i mu.scoli paral-izzati erano incapaci, pur cont·raenclosi, di determinare, nei seg1nenti di a1·to stt-i quali agiscono, il nonnale effetto locomotorio~ m entre, a.umentando l'intensità. della corrente, si prod·uceva:no atteggiamenti a.ffatto anormali per il propagarsi dello stimolo ai 1n1tscoz.i antagonisti. Basandosi su questo particolare com]Jortanumto delle reaz·io1~i elettriche, l'O. fu ind.Qtto a praticare le stimola.zioni fa.mdiche s1ti mttscol'i paral·i.zzat·i,


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FORME FISIOPATICBE DA TRAUMI DI GUERRA

twen<W la precauzione di tenere pa.ssivamentc i segmenti dell'arto offeso neUa posizione che i muscoli, co·ntraendosi, a'V'rebbero doouto prooocare; egli vide, rosì, che la blanda faradizzazione di quei muscoli ne rinforzava grad'Ualmente ·il tono rimettendoli presto in grado (li f1tnzionare secondo l.a nor·m a. Dopo poche 1-1edute la forza m1tscolare aumenta·va. mpidame1ue, i mooimenti attici si reinif'gravano, e, parallelarnmte, a.nche i fenome?~i circolatori e ie distrofie andavano visibilm.ente s001npa1·endo. N elle fr.nne paratoniche, !e q11.ali colpivano in modo quasi esclusivo le rlita delle mani, estendendosi solo rara1nente al carpo e all'avambraccio, il fatto caratteristico era costitu1to da att~;ggiamenti permanenti che ricùrdavano, fino ad un certo p1tnto, quelh che .~i ossen;ano nella demenza precoce catatonica. Le mani, per lo più ~;Stese in linea 1·etta coll'avambmccio, di rado fiesse ad angolo 1·etto ell in s.;miprona.zione, presentavano le dita in singolari atteggiamenti (embricate o ad unr.ino o atteggiate 001ne la cosidetta mano ostetrica, ecc. ) che la volo-ntà del.~'ammalato non ri1LSciva a modificare in alcun ?nodo, che con molta difficoltà e solo p;·oovisoriamente veniva1w modificati con manoV're paSSive, ma CM tatv(l[ta, per l'esistenza di ispessimenti periarticolari, non potevano esttere mo(lificati del tutto. I je1w1neni dist1·ofici e vasali erano, q·ui, 1nolto più gravi che nelle forme paralitiche pure. L 'esame elettro<liagnostico dimostrava. che l'eccitabilità faradica dei tronchi ·nervosi era conservata, ma Lo stimolo p1·oduceva 11.n effetto molto scm·so; assai diminuita era anche l'eccitabilità fat adica e gal•v anica collo stimolo applicato sui muscoli; ma non vi era inversione de!la form1tla.. La cut·a di q1teste f01·mc fu sempre pitì ltmga e delicata che 'nelle fo-T7ne precedenti: alla faradizzazio-ne dei muscoli atrofizzati (colla co-nsueta norma lli mantenere passivamente, durante le applicaziO?ti elettriche, i segmenti dell'arto nelle posizio-ni più favo-revoli perckè i muscoli esercitassero senza sfo-rzo il loro no-rmale effetto) si doveva.no aggiunge1·e oppotune mano-vre m.anuaU, blande ma CO?ttinue, pe1· vince1·e l'ù-rigidimento delle articolazio-ni, sopratutto ttei casi itt c1ti esistevano degli ispessimenti periarticolari. La guarigione fu, anche in queste forme, costante e sicura, ·ma era necessario insistere nella terapia per un tempo sufficientemente lungo. L e f01·me contratturali avevano co,_e caratteristica fo-ndamentale la fissazio-ne di un a1·to o di un segmento d'at·to in un atteggia1nento costante, che si 8arebbe potuto dire volontario e che ii esplicava quasi sempre nell.a direzione fi.~iologicamente più favorevole alla resistenza pass-iva, per una contrattura dei nittscoli che negli Ì'ndividui normali sono i più vigo-rosi. Tale contrattum, poi; si esercitava anche se i muscoli contratti erano stati lesi e, quindi, avevano dovuto essere funzionabnente dimimtiti di attività. Si potevano così osservare mani strette coattamente a pugno, gambe f!P.sse s·ulla coscia, piedi in tale flessione 1Jlantare sulla ga.mba da fonna.re con questa una. linea quasi retta, ecc. Que8te pa:rticolari forme di C0?1trattura, rappt·esentanti sempre u.n esito di pregres8i tra1tmi chù·urgicamente g1tariti ed affatto sproporzionato all'C'n tità. dei trau1ni stessi, at'evano, poi, la particolat·ità di essere a~solutamente ribelli alle manoore e Ctl.re meccanoterapiche; pe1·sino la loro correzio-ne in narcoiJi e l'applicazione eli apparecchi rigidi atti a mante?te?·e la correzione p f'r lungo tempo era perfettamente Ì/Ìutile, giacchè l.a contrattura riapparivct


FORME J'ISIOPATICBE DA TRAUMI DI GUERRA

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rapidamente q>UandAJ gli apparecchi venivano tolti. Anche in q'uesta categoria l'esame neurologico ed elettrodiagtwstioo faceJva escludere in ·modo assoluto oo·me per i d'Ue gruppi di forme 1rw·rbose precedenti - l'esistenza di lesioni dei tronchi n ervosi: q>Uesti si comportavatw, infatti, in nwdo normale agli stimoli elettrici, e mancavano altresì del t1ttto turbe parestesiche ed alterazioni delle sensibilità. A carico dei muscoli si rilevava pressochè costantemente l'ipotrofW, delle masse muscolari antagoniste a quelle in contrattura, e la loro ipoeccitabilità faradica senza inversione llella for711?Ula collo stimolo galvanico. Le articolazio-ni o eraM normali o presentàvano ispessimenti della capsula periarticolare nell'area di flessione e rilascianumti in q•uella d'estensione; le ossa potevano presentare spostamenti e sublussazioni in rapporto colla 1Jermanente dislocazione delle superfici articolari. La cura clelle forme di questo gruppo diede ristLltati costanti e sicuri, ma si dovettero combattere contempo-raneamente la posizione anormale determinata dalla contrattura e la paresi dei muscoli antagonisti a quelli in stato di contrazione permanente. La semplice mecca·noterapia mancava allo scopo perchè, se tendeva a co-rreggere la posizione anormale, lasciava però imrnodificato lo stato dei muscoli antagonisti, sicchè, la contratt1~.ra, anche se vinta momentaneaneamente, ritornava; le cure elett·riche applicate irrazionalmente ?Wn giovavano od anche peggioravano lo stato anormale. JIa se, correggendo passivamente la posizione anormale e vincendo la contratt1tra, si esaltava l'attività funzionale dei muscoli paretici e se ne aumentava gradatamente il tono e la forza attiva senza far loro esercitare sforzi eccessivi, allora si poteva gradualmente ristabilire l'equilibrio funzio-nale dei grwppi muscolari antagonisti e l'arto ritornava sempre allo stato normale. Riguardo al meccanismo patoge1~etico delle tre forme che si sono passate rapidame?~te in rassegna, esso può riassumerai in uno squililrrio prima1·io delle funzioni muscolari (prodotto da ferite o cont•usioni dei muscoli o dei tendini, da risenti·m enti dei tronchi nervosi, ecc.) mantem~to ed aggrava.to sem.pTe più da un particolare stato psichico (apatia ell inerzia nelle d1te prime forme, in C1ti gli infermi non fanno il minimo sfO?·zo pe1· mette1·e in attività gli arti lesi, ma si abbandonano al loro stato anormale per evitare il dolore dei primi sforzi volonta1·i o, magari, per sfuggi?·e al]. u1~ richiamo in servizio; n ella forma di contrattura funzionale il fattore psichi'co è, invece, almeno nell'estrema maggioranza dei casi, da intendersi in senso piuttosto « attivo )): il malato, cioè, fo-rse per evitare stiramenti dolorosi in CO'r rispondenza della regione ferita, imm,obilizza l'm·to nell'atteggiamento che rende più facile la ?'esistenza a manovre antagoniste; po-i, l'ipotrojùJ. seC01lda1·ia che presto ins01·ge costantemente nei muscoli antago-nisti, rende smnp1·e più difficile il movimento in se•nso contrario, sicchè il tra1tmatizzato, anche se lo voglia, non riesce più a c01·reggere la posizione impTopria, e gli imp11.lsi volontari, incanalati sempre in una determinata direzione, non possono che aggrava1·e la co-ndizione anormale). Data questa c01nplessa patogenesi, si CO?nprende come una ?'azionale tempia non possa trascurare, accanto alle cu1·e fisiche, un oculato e perseverante trattamento psichico. Converrà, anzi, come si fece per il passato, ereare nei Reparti di cura l'amlriente psicologico opport'U?U> che renda edotti i malati non, solo della guaribilità dei l01·o disturbi, ma quasi dell'inevitabilità della


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:!"ORME FISIO l'ATIOID!l DA TRAUJQ DI G'I:TER&A'

loro guarigione. Si ponga, poi, me-nte al fatto che per una più soUecita e completa guarigione ~ necessario interve-nire coi trattamenti indicati quanto più presto ~ possibile, per t:vitare il secondario produrs-i di quelle gravi alterazioni trofiche ed articolari alle quali Bi ~ acce-nnato e che sopravvengono fatalmente nei casi inveterati rendendo la c1~ra assai più lunga e complessa. La sicu·ra conoscenza dei meccanismi patoge-netici consiglia, infi'rle, di praticare una specie di terapia preventiva delle affezioni in disoorso; il che Bi otterrà age-volmente sia coll'evitare ai fe-riti, sin dall'inizio, che assumano atteggiamenti anormali, sia agendo su di essi con una opportuna psicote-rapia. Questo, del resto, vem~e g·i à praticato per consiglio dell'O. su vari reparti combattenti, nell'ultimo nuerra, coll'eccellente risultato di evitare compl~t•J. mento la comparsa delle forme m&rbosc di oui si ~detto nella prostmte conferenza (AUTO RIASSUNTO).


MEMORIE ORIGINALI ISTITUTO D'IGIENE DELLA .R. UNI VERSITA DI ~APOLI Diret tore: Pmf. DA':\""Tt: DE BL-\SI

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DI ALCUNE PROPRIETA BIOCHIMICHE DEL MICROCOCCO MELITENSE E DEL BACILLO DI BANG STUDIATE COMPARATIVAMENTE Dott. Ralfael ~ Confalone, l o c \pita.no rn~dico, <1-'l,istente militare

L'agente causale della fubbre ondula.nte e quello d\•ll 'aborto epizoo· tico sono stati scoverti e studiati isolatamente ed in tempi diversi. E cioè, nell886, a Ma.lta, il medico militare inglese D. Bruce, studiando la milza d'un soldato morto di febbre ondtll:1'ltP, ne scovre il microbo provocatore: un micrococco cb 'egli chiamò melitense~ ma. che in onor suo è stato poi cbia.mato brucella. Dieci a mi dopo, un veteriu.~rio danese, B. Bang, scovre il gern1e elle fa abortire i bovini, e lo chiama. b. abortu.y. Le due scoverte sembrano non a.vere alcun legame fra loro; fiuchè, n ell918, per opera di Eva.us, si cominciar·ono a rilevare le affinità esistenti fra i due germi, rapporti fi n allora non messi in rilievo fforse per la separazione che esiste fra. la patologia umana e q uelh~ ùegti animali. Molti studi sono stati fatti successivamente per dimostrare l'eventuale identità dei due germi, che hanuo nel latte il me1lc$imo h abitat, senza però venire a risultati concreti. Senonchè in questi ultimi auui la frequente constatazione, nell'uomo, d ' una forma clinica. affine alla febbri.' ondulaute, traamessa indubbiamente per contagio da vacche affette da. aborto epizootico, riaprendo la quistione d ell'ideotismo o meno, ba invogliato i ricercatori a studiare più profondamente l'argomento, allo scopo di risolver·e l'importantissimo problema della loro ident'ficazione o dilierenziazioue. L 'argomento desta molto interesse non soltanto dal p unto di vista scientifi.co, ma anche da quello igieuico-profilattico, poi.chè da. una. riconosciuta. identità dei due germi scaturir·ebbe la. ne:l?ìlSttà di rivedere il capitolo della profilassi e della epidemiologia. della febbre oudulante, già chiamata da ~icolle, pe ' la sua crescente freq uenza, «malattia dell'avvenire». La dibattuta quistione ha anche interesse economico-sociale per le industrie connesse con l'allevamento del bestiame lattifero. Epperò mi è parso opportuno occuparmi dell'argomento, studiando i due germi dal punto di vista delle loro attività biochirniclle, forse le piì1 a.da.tte ad illuminarci sui rappot·ti esistenti tra la brucella abortus e la brucella. melitensis. Avanti di esporre gli esperimenti eseguiti ed i risultati ottenuti, accennerò a l complesso di os:3ervazioni e di ricerche fatte da altri autori sui rapporti che intercorrono tra i d ue germi. 2 -

r.iornu le eli m edic irta militare.


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DI ALCU~~; l'ltol' l<JETÀ Bl<lCRlMJ CI!E DE l. ~II C itolCOCCil E CC.

Dal criterio e pi th:miolo~i co e pa.to~enoti co, ampiamente trattato e discusso, non è sc.~turita alcuna. luce per una notta separazione dei due gernù . Se da una part,e l<l esp<'rienze di Fk~>l"llnl'r, Yecki, Shaw e Meyer 11u.lle scimmie, e di NicoiJc, Burnet e Consci! , di Vercellana, di Giugni sull"uomo, e se ((' prov~:~ cpiùerniologiche di Zanzucchi tendono ad ammettere che il h. :tl)()rt.us non sia lJatogc•no pM l'uomo, d 'altra p arte i r Nmltati eU t<Lli c•s pl'ri<·uze sono stati contradclcLti da numerosi rilievi cliniro-epidemiolo~ici, pt•r pa~ spe<:ialment<' di autori stranieri, che dimostrerebbero l'<'iiiSt<'nza d'infezioni. a 1ipo melitense, in individtù i quali abbiano avuto <:ontatto con va{'che aJtette da aborto epizootico o che ne abbiano bevuto il latte, ~d in lo<:alilà (Gcrmania, Polonia) ove la febbre melitem;e è stata s<·mpre scono. ('iQta. È certo però che t• n tram be le malattit• assumono in molte Regioni un decorso COlllJ1Ictamonte autonomo cd indipendente fra di loro, come se esse dal punto di vista etiologieo non avess<'~'o nulla in comune, mentre in altre R.egioni si può constatare una dipendenza fra i vari casi clinici nell'uomo e la diffusione epidemica. dcll 'abort.o nC'IIe vacche. Unicità di vedute è stata invece raj!giuota circa le analogie morfoloJ!icbe e strutturali esistenti fra il m. me1itcnsis ed iJ b. abortus: entrambi i germi infatti comportano forme rotonde ed allungate; entrambi pres<.'ntano granuli interiori, né l 'uno n~ l'altro possiede mobilità vera. Tali analogie, uwsst> in evidenza. fin dal 1918, per merito specialmeut.(• di Alice Evans, che studiava la flora batterica del latte di vacca, sono sta.t.e confermate dalle osservazioni deUa quasi genl'ralità di ricercatori. Tuttavia il Trambusti aliPrma di non aver mai visto la brucella melitensis sotto forma nettamente bacillare, ed Evans ammette cbe in generale il corpo batterico del b. abortus sia un po' più grande di que1lo del m. melitensis. Ma sono dati troppo vaghi per serviTe ad una dilierenziazione. Anche lo studio dei carattit'ri c•ùtm·ali di questi due microrga.nisrni, cbe crescono sui medesin1i terreni e subiscono le 1nedesimo modificazioni nelle culture invecchiate, non ba. fatto rilevare differenze importanti. Non si può infatti considerare come carattere differenziale costante il fatto, constatato d;\ Shaw e Meyer, che il b. di Bang darebbe una patina più fortemente pigmentata se coltivato su patata o su agar glicerinato; e neppure il fatto che esso preferir<.'bbe, specie nel primo isolamento, una. parziale anaerobiosi; o che, come ha rilevato Haddon, esso, su terreno piuttosto povero, forse per un processo di difesa del germe, diverrebbe frequentemente viscoso. Ni> costante è infine la. diiTt>rente vitalità dei due germi, segnalata da Favilli e Boncinelli, i quali hanno riscontrn.to che le culture di abortus sono ancora tutte vive e rigogliose ad un'epoca in cui quelle di melitensis e paramelit.ensis sono morte in gra.nde m aj!gioranza e le sopravissut.e crescono st~ntatamente. Contra-drlittori sono poi gli esperimenti istituiti circa il comportamento dei due germi nei terr<>ni di cult.nra con l 'aggiunta di soluzioni dei diversi colori d{ anilina; mentre infatti Hnddlf'nson e .Abell hanno rilevato che alcune culture di b. abortus sono nettamente impedite nel loro sviluppo, aJtre osta~olate ùa,l viol<'tto di genziana a delle diluizioni che non portano a.lcun nocumento a quelle di melitensis; il Saitta, che ha fatto ricerche 1lello stesso genere oltre che col violetto di genziana, anche con fucsina


01 Al C t:XE l'R• I P.IUET.~ BltlC HDIICliE DEL J\JH..:HOCOCCI) ECC.

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bas.i ca e con verde di maloobi~, sostanze aggiunte in determinate proporzioni all'agar, a.fferma che è la brucella melitensis invece quella che vient> ostacolata nel suo sviluppo dalla, sostanza colorante aggiunta. Il Vegni, che ha studiato poi il potere bat~ricida di diverse soluzioni di rivanolo (derivato dall'acridina) di fronte ai due germi in parola, non ha trovato differenze apprezzabili nella sensibilità di essi. Entrambi poi i microrganismi man~ngono inal~rata la loro virulenza sulla comccia d ·arancio, come recentemente ha dimostrato Zanzucchi. La possibilità che i due germi venissero distinti mercè uno dei metodi di colorazione indicati da Besszonoll, per dif!erenziare germi affini del gruppo tifoideo (vasserbleu, crisoidina, rosa bengala), fu studiata da Vercellana, il quale avrebbe constatato che mentre il b. di Bang si colora in l.Jleu, il melitense si colora in rosa. Tale diverso comporta.inento però, oltre ad essen~ un carattere insufficiente per distinguere le due specie batteriche, non è stato poi confermato dai controlli istituiti da .Andrei, il quale, con lo stesso metodo microchimico, ha visto che sia gli strisci di Bang sia • quelli di melitensis restano tutti colorati in rosa.. Larghi tentativi per riconoscere una differenza fra i due germi sono stati fatti da diversi autori nel campo sierologico-immunitario. Già E vans, Zeller, Mazzi ed altri avevano notato che le prove di agglutinazione, sia semplice sia mediante l'assorbimento delle agglutinine, quelle della deviazione del complemento e quelle delle termoprecipitine davano resultati costantemente identici, sia che si fossero cimentati ceppi di b. abortus con siero antimelitense o antiaborl o, sia che si fossero cimentati ceppi di melitensis di fronte a siero a.ntiaborto o antimelitense. Non mancano però autori che hanno notato delle differenze nel campo serologico. Così A.scione, che con stipiti Bang e melitensis virulentati immunizzò una serie di conigli, i cui sieri furono poi saggiati, con prove dirette ed incrociate, sia alla reazione agglutinante (saturazione incrociata del Castellani), sia alla deviazione del complemento, ammette che i due germi abbiano nn tipo comune di agglutinogeni, ma che ciascuno di essi possieda. recettori propri che appartengono a due tipi diversi; ed ammette altresì che con antigene e siero corrispondente si abbia a-ssenza di emolisi, la quale peraltro appare completa, e più o meno rapida, con siero et~rologo all'antigene. Anche il Polettini, mediante le medesime prove di agglutinazione su sieri immuni provenienti da cavie iniettate con germi vivi, mette in luce delle differenze fra le due specie batteriche, le quali invece non ,·engono rilevate se il siero è proveniente da arùmali immunizzati con b<Willi morti. Né le ricerche nel campo serologico si sono qui arrestate; giacchè Ficai ed Alessandrini, nel 1925, con prove fondate sulla termoresistenza delle agglutinine antibang ed antimelit~nsi, constatarono, previa distruzione delle agglutinine aspecifiche mediante inattivazione, che le prime resistevano alla temperatura di 65o, che erano ancora evidenti a quella d i 70°, che venivano distrutte a 75o; e che invece le vere agglutinine antimelitensi resistevano a 6oo e venivano distrutte solo a 65o. Tali comunicazioni destarono un grande interesse in quanto che sulla loro guida si poteva giungere !illa sicura differenziazione dei due microrganiami mediante una semplice prova agglutinante, previa inattivazione dei sieri all'opti-


6:36

DI A I.Cl" ~E P H ilP R I E 'l"À BIVC HIMICRE DE J. MICIWCOCCO E CO .

rnttm dì temperat ura. stabilito d agli autori. Sononchè i numerosi ed autorevoli cont rolli istit uiti da molt i spcrimenta.tori (Bastai e Cerruti, Favilli, Ponticaccia, Trentini, I acouo, Simonetti, ecc.), seguendo la. tecnica di Fica.i ed Alessandrini, fecero concludere che, anche di fronte al riscaldamento voluto, le agglut ir1ine antibang e quelle antimelitensi presentano un comportamento sostanzialmente eg uale e che quindi le due agglutinazioni, antimelitonse ed antibang, sono perfettamente sovra.pponibili. Non essendosi ottenuti resultati pratici e sicuri dal criterio delle agglutinazioni specifiche, il Vercellana e lo Zanr.ucchi hanno, nel 1926, studiato la possibilità di di.!Ierenziare il m. melitensis dal b. di Bang mediante un saggio di agglutinazione aspecifica ed hanno visto che, trattando un'emttlsioue di !Il· melitcnsis in ~LCqua distillata con un egual volume di soluzione di acido b ttico (l %), ai verifica, dopo breve soggiorno in termostato a 37°, una netta agglutinazione dei germi; mentre tale fenomeno non si ottiene, nelle identiche condizioni, con un'emulsione di b. abortu.s. Questo criterio ditrcrenziale, pur confermato dal Sangiorgi, non ha • purò re~i stito agli ulteriori cont rolli. Infat ti il Cerruti, che ha ripetuto gli esp erimenti servendosi di stipiti di provenienza sicuramente nota, ~ia usando acqua distillat a, come vogliono il Vercella.na e lo Zanzucchi, sia usando soluzione fì.siologica, ha notato che non tutti gli stipiti di melitensis agglutinano con il metodo all'acido lattico, ed ha notato altresl che anche alcuni stipiti Bang dà.uno luogo ad agglutinazione aspecifica.. Non ha visto poi sostanziale di.!Iorenza tra il metodo originale del Vercellana. (all'acqua distillata) e quello alla soltLZione fisiologica, che il Cerruti sperimentò simultaneamente per meglio avvicinarsi alle condizioni in cui avvengono le agglutinazioni specifiche. Alle medesime conclusioni del Oerruti hanno condotto gli esperimenti del Trentini, del Favilli, di Andrei, di Vida.l, di Ecker e Simon con procedimento pressochè identico a quello del Vercellana. Altri autori, Domingo e Lopez, asseriscono che il m. melitensis. trattato con bile, perde la sua., sensibilità alle agglutinine antibang, conservando invece l'agglutinabilità con sieri specifici antimelitensi, mentre il b. di Bang non si modifica con lo stesso trattamento. Tale presunto carattere differenziale è stato però recentemente coutrarldetto dagli esperimenti di Brotzu e da quelli di Vidal e Abella. N r sono mancati studiosi che hanno saggiato il comportamento dei due germi di fronte al potere battericida del siero umano normale; così il Ninni ha notato che esso per la maggioranza. degli stipiti Bang è di circa. 100 volte snperiore a. quello che si può riscontrare per gli stipiti di melitensis. Anche nel campo delle reazioni allergiche sono state istituite, ma senza. resultato, ricerche tendenti a scovare qualche differenza di comportamento fra i due germi: Fleischner, Vecki, Shaw e Meyer, il Mazzi hanno infatti dimost rato che è possibile vaccinare efficooemente col b. a.bortus la scimmia contro il m. melitensis, e che il siero a.ntimelitense esercita. lo stesso potere difensivo d1}l siero antiaborto; e che infine l'iniezione intmdermica. di meletina. o di abortina. dà le medesime reazioni. Né sono mancate ricerche comparative fra le alterazioni anatomopatologiche, provocate sperime ntalmente negli animali sia con l'uno sia.


DI AI..CUNE PftOI'IU:ETJ. BIOCHDtJCR E DI!:L. MlCR\JCOCCO ECC.

6:!7

çon l'altro germe; ed esse, controllate recentemente da Smith, dimostrano che le alterazioni sono pressochè identiche; così come non furono rilevate apprezzabili differenze da Da Rin e Weinterger e da Lonero, che studiarono comparativamente le alterazioni indotte nell'infezione sperimentale dall'uno o dall'altro genne, sia nel quadro ematologico, sia nelle variazioni dell 'indice opsonico. Nè la reazione emoclastica del D 'Amato, studiata dal Bossa, in animali trattati rispettivamente coi due germi, ba realizzato alcun carattere differenziale. Dal punto di vista delle attività biochimiche e metaboliche, i tentativi di ricerca di carat teri dilierenziali fra i due germi sono stati poC'CJ numerosi, per quanto importanti. Huddleson, Hasley, Torrey, nel1927 notarono che le culture di b. abortus, a differenza della brucella melitensis, s 'accompagnano ad una certa produzione di C0 2 , ad emissione d'idrogeno solfora.to ed alla formazione di solfato ammonico-magnesiaco. Nell'anno successivo Alpine e Slanetz hanno constatato che, nei terreni peptonati e glucosati, il b. abortus d'origine bovina non utilizza pil1 del 2 % di glucosio, il m. melit.ensis e gli abort us d 'origine umana ut.ilizzano invece dal 5 % al 20 % di glucosio. L 'incapacità di utilizzare il glucosio da parte degli stipiti d 'origine bovina sembra compe n s~Lta da una maggiore capacità nell'attaccare le proteine ed i loro derivati, dando origine ad abbondante NH 3 , la. quale non è quasi affatto prodotta. da i ceppi di origine umana. Notarono infine che gli stipiti di origine bovina, piuttosto che nell'aria, crescono meglio in ambiente contenente il 10 % di C02 , che al contrario impedisce parzialmente la cultura di abortus di origine umana e dei melitensis. I resultati di queste osservazioni manterrebbero in certo modo distinti i b. abortus di origine umana ed i meliteusis dai b. abortus di origine bovina; e ci autorizzano ad ammettere che la continuazione di questi studi potrà fornirci la soluzione dei problemi inerenti ai rapporti tra brucella abortus e brucella melitensis. (l) Epperò, attratto dall'argomento, e dietro consiglio del mio ma~stro prof. De Blasi, ho voluto studiare compMativameote alcune proprietà biochimiche dei due germi, occupandomi: lO Del loro potere di utilizzazione del glucosio. zo Del loro potere riducente su agar cou bleu di metilene, con fucsina basica, con roRso neutro, con violetto e verde di nwtile, e con tellurito di potassio. 3o Della loro proprietà catalitica.. .A. -POTE RE D[ UTILIZZAZIONE DEL GT. UCOSIO.

Ho adoperato cinque stipiti di m. mclitensis (Ascoli, Palermo, Severo, . De :Bla~i, Stazzi) e cinque di b. di Bang (Napoli I, .Ascoli Milano, Bang 69 Milano, Bang Copenaghen, Bang 67). (l\ ftoo<'ntl stn dl d e l Pngno.nl t' (\el O>rrutl inf>ltll Amrnetl('lno 6hP ;nPIIA mug11lo r pnrU• d <'ll<' dt o.bortu._q &i ho. produzi()nC di 11 1 6. m o ntn:· mnn<·o. in q1wllo nH ·lit•·n~h•: n-.o. gl n u tur""i '!!:t•·M.Si ri CtJUO~co no n o u C':1-44}re q uc~to un ca rat tere COI'ilOI\U:.> d i dilfei~D?.inzi on(·. pot c ndo~i trovfirt1

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O~ ALCl'KE l'llOPRH; TÀ BIUCUDifC'tu,; OEI

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~nCJVlC0CCO 'F:C'C.

Le culture di essi sono statE' fatte in mat.racc.i di <'lllC. 100 <'ont<'nenti ciascuno eme. 40 di acqua prptouata con l'l % di g-lunsio. La d<'termi· nazione d<'l g.lu<'osio è stata t'Segui t a dopo una sett imana di pf'rm;menza ddle culture in termostato a 31o. Altrettanto fu fatto su uu campione della stessa acqua peptonata e glucosata, ma. sterile: P ciò pt>r t€'nt>r conto e8atto df'lle variazioni in (lipendenza diretta specia.lmente detrevaporazione stabilitasi durantE' ili ungo periodo di permanE>nza a 370. Ho esnguito la dE'terminazione: 0

ù.elraeidità, con sol uzionE' di X a OII , (' ft•nolftaJE>ina. <'Omt: indicatore; l0 b) del Ph, servendomi dt•l nwtodo colorimetrieo (colorimetro di Hellige; i11di<-a.tore di Clnrk ): c) del :rlucosio, Bt>rvenclom i ùd mH odo JssE>kutz E' Bot h, consigliato da. Cianci per il dosaggio dt>l glucosio nelle culture (Boli. J:Joc. Biol. Sper .. nov. 1929). Con tale metodo si ottiene la qua.ntità di zucchero dalla (t}

q uantità di eme. di soluzion<' ~ di ferrocianuro d i potassio ridotta. dal

:w

glucosio contenuto nella soluzione in prova, e nelle condizioni volute dal nwtodo, che non mi fermerò a descrivere. La titolazione è fatta con una soluziou~ ; , d 'iposolfito sodico in presenza d 'una sol uzione di Zn 804 , N a Cl, e KI ed acido acetico in proporzioni opportune, adopera.ndo come indica,torf.' la salda. d'amido. I resultati ottenuti sono E'Sposti nella seguente TABF.LLA

r.

Dati preliminari del terreno di cultura sterile Acidità ...... . ........ . . .

D etenninati coi metorli gi•\ a ccNmati. e Jopo per·manenza de l torr't"no in tenno· ;;tl\to a 3i'o per una ;,ettiman~t.

Ph .. . ..... ............ .

G lucosio

Dati rilevati dal terreni coltivati, col metodi già accennati e dopo permanenza delle culture In termostato a 37° per una settimana

s l [ (j i i l

:1\le litcnse Ascoli .. .. ..... .... . Melitense Pal~·rmo . . . . . . . . . . . . l\folitcnst~

::ìc,·t•,·o . . ...... .. ... .

ì\1Piit.onse Dl' BJa.-i .... .. ... .. . M<.>lit.ensc· Stuzzi .. . .. . .. ... . . . . Bang N apoli ... . .. ..... .... .. . Bang As<•oli l\lilano .. . . .. .... . . Hung 69 .M ilano . .. .... .. ..... . Hong Copenu,rzlwn .. . . . ... .. .. . Bt1ng 67 ..... .... .. . ... . ... .. .

l

Achlilà

0,2 0,2 0.3 0,5

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i,6 7. 4 7~5

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GhtC<l-'i" ltl ilizzu 1o

2,9 % 6. S IJoo 2, 3 ~o 8. 9 <}0 2, 9 ~o

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2. ~ ~~

0,3 0. 4 0,4 0.3

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2.3% 2, 9 ~o

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1,4 7.5

quant ità iuft•r·iore all'l ~o quantità infe,·io r'f' all' l 0 ,l


DI ALCUNE PR 'JPRIETÀ. Bi ùCHI~UCRE DEl. )U CROCOCCO E OC.

639

Come si osserva dai dati esposti, le variazioni che si riscontrano, almeno nel nostro ca.so, non sono tali da rendere agevole la distinzione tra m. melitensis e b. di Bang. Infatti un consumo piuttosto elevato di glucosio è stato messo in evidenza solo per due stipiti melitensis (Palermo, D e Bla.s.i), mentre gli altri tre stipiti si sono comportati presso a poco come i Bang. Esaminando con attenzione i diversi dati rilevati (acidità, Ph, glucosio utilizzato), noto che, tra i diversi stipiti dei due gruppi, essi non variano in maniera molto larga; e non possono quindi rappresentare un carattere da inYocarsi per la differenziazione dei due gruppi tra loro, cosa possibile qualora. i dati differenzia.li fossero accentuati e costanti. Dagli esperimenti eseguiti appare inoltre che le differenze riscontrate n el consumo del glucosio sono così piccole da !asciarmi incerto se esse siano dovute veramente ad un diverso comportamento e non ad errori inevitabili. Tanto pih che i prodotti di scissione del peptone disturbano in piccola parte, ma sempre in maniera notevole per variazioni cosi limitate, i dosaggi del glucosio, Dl; c'è modo di poter fare che tale inconveniente sia ovviato. B. -

POTERE RIDUCENTE.

Oltre il potere di utilizzazione del glucosio, lro studiato il comportamento del potere riducente dei medesimi cinque ceppi di m . melitensis e di b. di Bang. All'uopo ho preparato i terreni di cultura con aggiunta di colori di anilina (Gnibler) o di qualche salo metallico (le cui soluzioni madri venivano convenientemente sterilizzate all'autoclave) nella quantità necessaria per ottenere la concentn~;zione desiderata. Durante tali prove, oltre il potere riducente dei germi cimentati, ho rilevato anche il diverso potere inibitorio esercitato sullo sviluppo degli stipiti dei due gruppi dalle varie sostanze aggiunte ai terreni di cultura. Fra i colori di anilina bo scelto il bleu di metilene, la fucsina basica, il rosso neutro, il violetto ed il verde di metile, clre conferiscono, anche a forte diluizione, la caratteristica colorazione al terreno culturale sl da poterne scorgere i diversi gradi di decolorazione. Tra i sali metallici ho scelto il tellurito di potassio, che non dà alcuna colorazione speciale all'agar, ma che, trasformato eventualmente in tellurio elementare dall'azione riduttrice dei germi, conferisce, come è noto, un colore grigio al terreno su cui si compie la riduzione. Dopo numerosi tentativi per trovare la diluizione limite in cui lo sviluppo non fosse impedito, essendo peraltro bene rilevabile la colorazione del terreno, ho praticato le prove definitive a.Ue seguenti diluizioni: Bleu di metilene ........................ . l: 10.000; Fucsina basica ..... ................. .... . l: 50.000; Rosso neutro ........................... . l: 50.000; Violetto di mctile ....... . ............... . l: 50.000; Verde di metile ......................... . l: 10.000; Tellurito di pota;;sio . ................... . l : 250.000;


t;i,ll'

DI Al CIJ :-<E l'R!IP R I ETÀ ll i OCHDIIC' HE DEl. ) fi C R l l C OCCù

ECC.

ed bo Sl'minato, per ciascu n t<>rreno e p~r ciascun ceppo, cinque tubi, lasciando na.t nmlmrntc un S{·sto t ubo sterile da sorvire quale controllo. Fin d'ora d ie.o ehe i tt•rreui al v('rde di metile, e più ancora quello al Yioletto d i met ile, banno in certo modo ostaeolato lo s;iluppo dei germi e per qualche ~ppo lo hanno assolutamt nt<' impedito. Tuttavia mi sono dovuto li mita.re a qur!Ja concentrazione per dare al terreno una sufficiente colorazione, tenuto conto eh<' lE' sostanze proteiche dell 'agar esercitano g ià. una certa riduzione del col or<'. Ne ripor to nella se~ uente t abella i r(:'sultati dai quali si rileva lo s.-iluppo piìt o m<>no rigoglioso o l'ass<'nza di s;iluppo per qualcuno degli stipit.i ad operati. Il seg no - indica assenza di sviluppo. 1l segno + ind ic·a sviluppo di qualche colonia. Il segno ind ica patina sottile o numerose colonie isola,te. Il segno + + ~ indica. sviluppo rigoglioso con patina spessa.. I r<sultati riportati sono stati desunti dalla lettura complessiva di tutte le culture allestite (cinque per ciascun germe) e si riferiscono anc he alla velocità di sviluppo oltre cbe al numero delle colonie o alla. presenza. di patina. L a let tura è stat a fatta tutti i giorni fi no acl otto giorni di permanenza al termostato a1la t<>mperatura di 3 7o.

++

T A BELL.\

II.

Intensità di sviluppo del germi .~ gar bleu

S tipiti

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ile ne

1 : !0.000

.-\ g a r fuc ~in n.

bn •i<'o l : 50.000

Ag a r rosso Agar vi ol a Agar ver d e nont ro di metl le di met.Ue l : 50.000

1Ie litense Ascoli . . . .

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Melitense Se,·ero . . ..

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l : 260.000

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Agar teliurf~.-o

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Bang I Napoli .. . . .. Bang Ascoli .:\Iilnno

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.L.

D onde si rileva che sia i ceppi di brucella melitensis sia. quelli di brueella abortus si sviluppano quasi con eguale rigoglio su agar al bleu di met ilene, alla fucsina basica , al rosso neutro, al tellurito di potassio; che lo s-dluppo è pii1 o meno scarso, ed in qual<>be caso impedito, su a.gar al


64l

DI ALCUNE P R CI1'1UE'rÀ B IOCHI:\UCHE DEL M:ICROCOCOO ECC .

violetto ed al verde di metile, nei quali terreni partecipano del maggiore o minore sviluppo ora i ceppi di brucella melitensis, ora quelli di abortus. Queste osservazioni fanno quindi ritenere che tra le due varietà di brucella non esist e fondamentale differenza nel loro sviluppo su terreni trattati coi diversi colori ru anilina o col tellurit o di pot assio; e che le lievi differenze riscontrate sono legate al diverso grado di adattamento pBr i vari terreni. Il potere rid·ucen.te di ciascuno stipite è stato desunto dal grado di decolorazione dei t ubi se.minat i in paragone col tubo controllo lasciato sterile. I rilievi raccolti sono indicati n ella seguente tabella. n segno + + + corrisponde ad una intensa decolorazione del terreno anilinato. Il segno + + corrisponde ad una decolorazione meno forte. Il segno + corrisponde ad una riduzione appena accennata. n seguo - significa che il terreno è rimasto immorlificato. Le lettere st. significano assenza di sviluppo. T A B E LL A

III.

Intensità di riduzione operata dal germi

S tipiti

Melitense Ascoli .. . . Melitensc Palermo .. )felitense Severo . .. Melitense De Blasi .. :Uelitense Stazzi .. . . Bang I Napoli .. .. . Bang Ascoli Milano Bang 69 Milano .. . . Bang Copenaghen . . Ha.ng 67 . . . .... . ....

Ag ar bleu n 1e1 il<- no

+.L ++ ++ + +..L +++ +++ ++ + ++ ++ + +++

A!!'tlr

fucsina b asica

Ag a r rosso Ag ,.rvio ln Agur ve rde oe u t.ro di m c t ilu d i m t:tile

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•

st.

st.

Dalla precedente tabella si rileva che i colori più ridotti sono il bleu di metilene ed il rosso neutro; tutti gli stipiti infatti esplicano su questi t-erreni un forte potere riduttore. La fucsina basica è ridott a discretamente da quattro stipiti di melitense e da tre di a.bortus; il verde di metile, ridotto da tre stipiti di melitense e da due di abortus; infine il violetto di metile non è stato ridotto da. alcuno degli stipiti delle due varietà di brucella, così pure il tellurito di potassio.


Ò-l ' !

01 ALCl'l'E PROJ:>RIF f.~ Bto CRll'>llCHE DEL :\IIC'ROCCCCO ECC.

Non l'Siste quindi alcuna differenza di comportamento fra. i due g ruppi di germi in rapporto al loro potere rjducente; cioè sia i germi del gruppo melitense, sia quelli del gruppo abortUB riducono quasi nel medesimo grado i terreni anilinati e non riducono aliatto i terreni cui sia stato aggiunto del tellurito di potassio. N o n è uuuque possibile, neanche in base a tale potere, differenziare i due germi tra loro. C. -

PO'ff;R~ CATALITICO.

Molti batwrì, come è noto, scompongono l'acqua ossigenata in acqua ed ossigeno libero, che si raccoglie sotto forma di schiuma alla superficie dl•lla brouo-cultura su cui si opera. Ho voluto ricercare se tali proprietà possiedono i germi del gruppo melitensis e quelli del gruppo a.bortus. per rileva.rne eventuali dilterenze nel comportamento di tale proprietà. All'uopo ho allestito, pm· ciascuno stipite, delle brodo-<!ulture; quando lo sviluppo era bene evidente, e ciò a.vveuh-a dopo tre o quattro giorni di termostato, a cia8CUU tubo aggiungevQ due gocce di H~ ot (peridrolo :M:erk) e ne osservavo l'eventuale 8viluppo di bollicine. Tutti i dieci ceppi adoperati ha,nno dato luogo a formazione di un anello di schiuma, che, per il melitense Severo, per il ruelitense Palermo, ed il Bang i\.Scoli, era di q ualcbe millim<>tro più alto che non per i residua.li ceppi. Non ho eseguito la determinazione quantitativa di tale pot:•re, perchè l'os ;ervazione macroscopica mi è stat.a sufficiente a stabilire che gli stipiti di entrambi i gruppi possiedono la proprietà catalitica: e perchè le insensibili differenze coesistevano oltre che fra i due gmppi, anche fra i diversi stipiti del medesimo gruppo.

COYCLUSIOJ:-i"'' I rcsultati ottenuti dalle esposte ricerche, istituite allo scopo di mettere in evidenza eventuali differenze, nell'attività biochimica,, tra il m. melitensis ed il b. di Bang, mi autorizzano a fot·mulare le seguenti conclusioni: 10 - In ra,pporto alla possibile differenziazione del b. di Bang dal m. meliten8is e dègli stipiti da riferire ai relativi gruppi, mi sembra che il criterio dell'utilizzazione del glucosio, sostenuto da Alpine e Slanetz, sia insufficiente. Principalment.e mi sembra che il più delle volte la. utilizzazione del glucosio da parte di questi germi sia così minima che molte variazioni hanno un valore che rient-ra nei limiti dell'errore sperimentale. 2o - T1o studio del potere riducente dei germi dei due gruppi, su terreni anilin<tti ed al tellurito di potassio, non offre alcuna nota differeur.ia.le in quanto sia quelli appartenenti ad un gruppo: sia. quelli appartenenti all'a,ltro ridur.ono o non l'iducono una determinata sostanza. Per ciò che si riferisce allo sviluppo dei germi seminati su tali terreni, sia quelli a.ppar·tencnti n.l gruppo della brucella meliteusis, sia quelli a ppart.enenti a.l gruppo dl'lla. brucella. a.bortus, mostrano concordemente le stt\.<ss~ propriPtà.


DI AI .CU!ofE PROPRI ET..\ l.HOCRD!ICHE .O El. M fCR flCO CCO E<:C,

tl43

3° - Neanche lo studio della proprietà cata litica, conservata presso a poco nel medesimo grad() cl:l. tLttti gli stipiti cimentati sia del gruppo me· litensia, sia del gruppo abortus, fornisce elementi utili per una differenzia-

zione dei due germi. In complesso i criteri biochimici, di cui mi sono occupato nel presente lavor o, si sono mostrati insufficienti a stabilire una. separa,zione fra i duo germi, giacchè le minime differenze constatate, pur incostanti ed incerte, si riscontrano, oltre che fra i due gruppi, anche fra ?:li stipiti di ciascuno. Tale riawtato, negando ditiereuze ben definit~ e costanti nei caratteri biochimici studiati, rafforza l'ipotesi dell'unicità del germe e dimostrerebbe che le diverse varietà non sono che differenti aspctt.i dello stesso germe, il quale possederebbe peralt;ro v::~,ri graùi <li virul{'nza e di arlattabilità ai diversi tipi di ospite. A UTORIA$SUNTO. L 't1.utorP hn s tudiato alctUw propr·i<>tà biochimiche, comparativamente, d e l m. m<'litcn;;e e de l b. di Bang, allo scopo di tr11.rne utiii e lementi di differenziazione. H a. sperimentato su cinque ceppi d f' l gruppo rnelitensis e s u altrcntnnti de l gruppo abortm, rilevando, per ciascuno stipire, la capacità di utilizzm:ione del glucosio aggiunto alle brodo-culture , In proprie tà catalitica E'd il potC're riducent C' su diversi terreni anilinati e s u quello al tellurito di pota.'>sio, opportlU\tlmPnt.costruiti; ed inoltre il poterE' inibitorio esercitato du tali sostanze sullo s,;Juppo di ciascun ceppo. I risultati di tali prove gli fanno affermare che le variazioni che si riscontrano n e l potere d .i utiliz7.azione dt~l glucosio non son o tali da re nder e ag<'Yole la dis tinzione ; che anche il potere rid11cen te e In propricrtil. cat>ditic-n non forniscon(• da.ti di differenziazione d ei due g1·uppi di germ i. il cui s dluppo sui terreni anilinnti ed al tellurito di K. è più o m eno rigoglioso o nullo, a seconda della sostnnzu aggiunhl, ma indipendentemente dal gruppo cui appnrt~ene cin:;cun gcrmf' in esame.

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CESARE. -


li44

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OSPEDALE MILITARE DI :VJIL ANO D irettore: tenente colonnello medico CAR~I ELO J.~:s-:-: rzzoTTo

LA FUNZIONE DEAMMINANTE DEL FEGATO NELLE OCCLUSIONI SPERIMENTALI DEL ..);COLEDOCO STUDIATA CON LA CURVA AMMINOACIDEMICA <*l Don. Guglielmo Augl, t etwnte

m~dico

Numerose ricerche sia cliniclw che s1wrinwutali sono statP di n·cC'ntt· in t raprese per studia re e con trollare> le moltc·plici fu nzioui dt>l fc>gato, molte delle qua.li n on sono state ancora com pletanwnte S>('late nella loro int ima essenza a causa sopratutto della di fficol tà. tecnica dell' indagin l'. Una delle funzioni epa tich e l'itl.'nute oggi fra le piu importanti e SJH'· cifìche è quella riguardante la, disintegrazione e la ut ilizzazione delle sostanze proteiche, cioè a dire la d eamminazione degli amminoacidi, per cui da questi ultimi vengono a libera rsi ammoniaca l' radiC'a li grassi aromatici ed eterociclici che, o sono a loro volta d isintPgrat.i, o w ngono impiegati d all' organismo per la sintesi di a lt1·e sostanze endogene. Il fegato agisce a nzit utto s ul ricambio azotato colla formazion e di sostanze proteicbe di riserva ch e possono servire, i n caso di bisogno, od a fornire, colla loro combustione, energia, od a produrre, colla loro sintesi proteine viventi: interviene p oi, come ho dc> t to, nC'l proc()sso di riduzione d egli amminoac id i, col determina re il d istacco di uno o piu gruppi amminici mentre dall'ammoniaca deri\·ante dalla d ellln minazione di essi forma uroa.; ed infine provved o alla sintesi dell'acido urico n(·gli uccelli ed a.Ila funzione uricolitica n oi mammiferi. Per quanto riguarda la dcamminaz ioue degli amminoacidi è ormai sicuramente dimostrato ch e essa avviene quasi esclusivamente nel fegato e piu precisamente in corrispondenza dei cordoni di Remak , dato che i muscoli, che pur possiedono tale proprietà., la possono E-Splicare solamente quando si trovano in istato d i attiv ità. (GOTTSCHAJ.CK , Lo;~rn&oso, No:-oNENBRUOH, V. SLÙCE e MAYER) . A tale f tmzione specifica del fegato è stata, in questi ultimi anni, rivolta l'a t ten zione degli studiosi, per t rarnc un m etodo d 'indagine clinica preziosa in tu tti i casi in cui sia n ecessario saggiare lo stato della funzionalità. epatica. In un primo tempo si pensò a dosare gli amminoacidi delle urine a digiuno o dopo somministraziono di singoli amminoacidi od a miscugli di essi; questo metodo d'indagine fu ( 0 ) n presen te lavorO è Stato ln lziut O 11~11 istituti di <'lifiiM lllOtliCtl O OIJlrUigic<L della. R. Unive rsità eU P ale rmo &<i ul t ìrnaw, In SC!!'U i to nlla u o m iu a d ••ll'.\ . a ton e ure med ie<• io s. p.<·., nel labo ratorio d ell'o•H'"ùal<' miUtur.: tll.\Iilt<uo, •iiL·.:tto iur ~d naltn~u l t' olalhl st c68v .-\.io a~t~euza del titolare.


64.6

ben p)'(•sto abbandonato dato cbt> l'amminoa.ciduria è notevolmente influenzata dallo stato della funzionalità rena.Je. Ancora oggi p<>rò alcuni.A ..A. fra.nc<'si (Cl:llUSTOL, Pl:;ECH e TRIVAS) propongono, per saggiare la funzionalità <'pat.ira, il cosiùetto "CMfliri<•nte di disdeamnùnaziont' >11 ch e starebbe ad indica.re la maggiorP o minorP quantità di frazioni amminiche, polipeptidicbe e ammoniacali, rispetto, all'm·ea nell'urina. .Anche questo metodo d' indagine è inJkiato n<· l suo valore dalla instabile funzion e r enale. L 'a,ttenzionl:' dPlla maggior part.e dei ricer catori si è rivolta quindj al dosaggio d<•gli amminoaridi nel sangue, dosaggio eseguito, in un primo t-empo, a digiuno ed in B<'gnit o dopo somministrazione per os, o meg lio per via endov('nosa., tli a.mminoa<:i<l i sinl!oli od in miscuglio. Tale metodo d'indagine è stato applicato con sucePsso in numerose ricerche sia clinjcbe che sperimentali fom<'ndo srmpr<• 1lat i f•satti sullo stato della funziona.lità f>pa tiea. CHASA't7.1\Y1 con tale metodo, ha potuto constatare, quasi costa.ntement(', uno stato d'iperazotE'mia anehe nella, insufficienza epatica; la differenza f>Ssrnzial e tra qtwsta iperazotemia e quella dell'insufficienza renale sta, secondo l' A., nel comportamento dt'lla frazion(' azotata, nel senso che mentre nella. insufficienr.a epa.tiea. è aumentato l'azoto amminico, n ella insufficienza renn.le è aumentato l'azoto urc:•ico. Ta.li risultati trovano piena conferma nelle r('cc·nt.i ricerche dPl P ELLEGRINI. CHASATZKY ba inolt.re notato che l'aumPnto dell'ar.oto amminico n elle iperamminoacidemie è proporzionalr alla levulosuria sperimentale confermando in tal modo che l'iprrazotemia è legata ad uno stato d'insufficienza epatica. Il suddetto A. ba riscontrato tali modificazioni del ri cambio proteico nei tumori dPI fegato, nelle cirrosi atrofiche ed ipertorficbe, nel morbo di Banti e n<'l coma ep a t,ico. CIPRIANI inwce non ba riscontrato nel coma epatico nessuna modificazione nel contenuto dell'azoto del sangue, o solo lievi aumenti dj esso. Tale A. ha notato inoltre, nelle iperazotemie epatiche, una netta differenza tra il comport~tmcnto dell' azoto amminico e quello non amminico nel senso che il primo è sempre nel s ~1 ngue in quantità maggiore del secondo, confermando in ciò le osservazioni del CHASATZKY. D egno di nota il fatto , messo in evidenza dal CIPRIANI, e già nota.t o dal MICHELI c BORRELLI, che nea.ncbe negli ultimi periodi delle gravi insufficienze epatiche il fegat-o perde la sua funzione dcamminante sugli amminoacidi, essendo dimostrabili sempre, nelle mine, d(' li(' quantità non indifferenti di urea. Il CIPRIANI ha infine osservato, nellr ('pa.topatie, un abbassamento costa.nt.e del r apporto azoturico, doYuto all'ammoniaca, cb.e l'orga.nismo cerca di mantenere in quantità. costantP onde reagire allo stato di acidosi. Per qua.nto rigua.rda la funzione ureogcnetica del fegato BURcm ba cercato di studiar<· le modifìcazioni cb<' l'ammoniaca del sangue subisce in seguito a somminis trazione pPr os dj sali d'ammonio. L'.A. conclude con l'afferma.r e elle la curva ammoniemica, dopo somministrazione p er os di sa,li d'ammonio, ra.pprèsPnta, un ottin10 mezzo per indagare clinicamente la funzionalità epatica, ritent•ndo che la. funzione ureogenetica del fegato non è in alcun modo influenzata nè dalle modi.ficazioni dell'eqwlibrio acidoba.se, nè dalla funzione amrnoniogenetica del r ene, messa recentemente in luce da NASH e BE:'-"EDICT, AMHARD e SCHIMDT.


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FC:"ZlO:O.'E DEA~Dil:"AXTE D Y.L FF.OAT<) ECC.

(t47

Bt.nu::m ha tro\"atO eh<' nel f<'~rato da stasi l'ammoni<>mia è amnenta.ta sia a digiuno clte dopo ingf'stion<> Lii 11ali d'ammonio. DE TULLIO ha inoltre dimostrato che nel](' insuffi<:i<•nze epati<·he, mentre è aumentata l'ammoniemia,, è invece diminuita, rurt>a dPl sa-ngue !' rlt>lle urint'. CoHEN e LEVIJ\ p!'nsarono di sfruttare tali variazioni di urea d('l sangue come metodo d'inda~ine clinica: J1anno infatti osserYato che facendo ingerire a, degli indi•idni sani l gr. di sostanza protPica per kg. in pf'so del corpo, si wrifìca dopo circa 4 b. un aumento d(') 50-70 % di urea nel sangue, mentre che negli individui con insufticienza epatica. si ha una diminuzione notevole rli •·ssa ed alc.une •olte la completa scomparsa. Su~ZERI però ha di rec(•nt.(• dimostrato che anche i muscoli dei ca-ni, sottoposti a circolazione artifìcialt>, !<Ono ca paci di dare origine ad UJ'!'a, specie se i muscoli sono prelt,,·ati clura.nte il periodo di a-s sorbimento dei cihi. V'è da ritenere quindi che eli tutti i me:oùi d'indagine chf' cercano di yagJiare lo stato funzionale del ft>gat.o controllandone la sua funzione proteica, quelli che si propongono la misurazionr delle variazioni ddl'amminoacidemia in Sf•guito a somministrazione pt>r via l'Dd c.vt> n osa di un dato amminoacido, per es. la glicocolla, danno i migliori risulta-ti. Con tale metodo si può essere sicuri di sopprimere le cause di errore derivanti dall'intervento del rene, il Ql.Jal(• sembra che non abbia akuna influE>nza sul metabolismo e sulla eliminazione dt'gli amminoacidi. Infatti ScHLOSSMAN N ha dimostrato che la cun·a aruminoa.cidemif'a si comporta ugnalm< n te sia negli animali sani che in qul'lli D<'frcctomizzati. E d'altra parte BUFANO giustamente obbiet.ta che S<' anche in qualche caso i reni non dovessero vermettere la normale elinùnazionc di amminoacidi, il loro aumento nel sa.ngue starebbe semprt' ad indicare uno stato d ' insufficienza epatica, inquantoehè un fegato normalmente funzionante non dovrebbe permettere a,gli amminoacidi di accumularsi nel sangue. Anche nelle nefriti con iperazotemia l'aunwnto dell'azoto non è dovuto ad un accumulo di amminoacidi, non f•liminati attraYCrso i l'(•ni, ma a<l un aumento dell'urea. Spetta senza dubbio al WmcK~fAl" N e Dom:-.rrcx il merito di avere per i primi usata la glicocolla., per via endovenosa, nello studio della fnnzione deamminant<' del fegato, guida,ti dal concetto eh!' se un amminoacido è somministra-t-o per •ia intt>stinalt>, esso giunge gradatamente al fegato, il quale è in grado lentamente di deamminarlo senza svelare per nulla il suo stato d'insnfficiPnza, ment.re che inwce int.roducendolo per v ia endovenosa si mett.e di colpo in circolo una grand<' quantità di un amminoacido, che cost1·inge il fegato ad una rapida deamminazione, svPlando in tal modo anche le sue più piccole defìci('nze. La via int<•stina.le avrebbe il pregio di condurre direttamente al fegato tutta la quantità di a.mminoae ido somministrato senza farlo venire a contatto con gli altri tessuti, i quali potrebbero eventualmente intervenire nel modificare il metabolismo dell'amminoacido somministrato; ma le ricerche di VAN SLYKE e MAYER, NoNNEJ.~BRt;CK, GoTTSC-HAJ CK, ecc., hanno dimostrato che solamente i muscoli sono capa.ci di assorbire gli amminoacidi del sangue e cbe nei muscoli a, riposo, t.a.le capacità è ridotta, a.l minimo (LOMBRoso), per cui qna.n do si usa la via endovenosa si può esclu .


LA 1"1'!\Z!CI NE: OEAMMINAKTE OEI . F],; O ATO E CC .

dere qualunque causa di errore tt>ncndo il pazientE> o l'animale da esperimento in completo riposo must"\olare per tutto il periodo di durata della. pro nt. S<'gnendo qu<·sta tecuita WIECJVUJA::XN e Do.M ll"ICK hanno trovato che negli indi,' idui sani la somministrazionE' t>ndovcnosa di glicocolla è segu ita o da una rapida discesa del contenuto di amminoacidi nel sangu('1 a.l disotto dd normale, o da n essuna modificazjone d el tasso amminoacidE'mico, ovvP-ro da. un lieve e fugace aumento injziale se.gnito da un rapido ritorno a.i vaJori iniziali. In tali individw una nuova iniezione endovenosa di glicocolla d:\ luogo ad una curva meno elevata e più lunga della prima.. Nei diabPtici gravi invece hrumo trovato che l.a cur,·a amminoacidemica s'ilmalza ra.pidamente subito dopo l'iniezione endovenosa di glicocolla, per tornare ~bi valori iniziali alla fine dell'esperimento; nei diabetici trattati con l'insulina, la cur•a amminoacidernira si comporta come negli individw sani. Piu recentemente BUFA~O ha apportato interessanti modificazioni a questa prova, della frmzione epatica., elevandola a metodo d'indagine clinica; il metodo così come è stato dall'A. proposto e come è stato da lui stesso e dagli altri applicato, consiste in ciò: si preleva il sangue dalla vena la mattina, essendo l'amma.lato o l'animale d'esperimento a digiuno da 12 h. ed in i~:~tato di completo riposo muscolare, s'inietta subito dopo nella stessa vena od in un'altra, circa 10 cc. di una. soluzione a.l12 % di glicocolla (sol. satura), si prelevano altri tre campioni di sangue dalla vena ::~.Ila distanza di Yt 1/z, l b. dalla iniezione di glicocolla. Sui quattro campioni di sa.ngue cosi preiHvati si pratica il dosaggio dell'azoto amminico con l'apparecchio di Van SLYKE. ~egli individui sani BUFANO ha trovato che dopo Yt- tli h. dall'iniezione di glicocolla il contenuto di N amminico nel sangue si abbassa o aumenta solo di poca sul livello iniziale, per abbassat·si notevolmente dop % h. e ritornare al livello iniziale dopo l h. L'A. ritiene che tale comportamento della curva amminoacidemica sia dovuto al fatto che l'immhsione in circolo di una soluzione quasi satura di glicocolla aumenti bruscamente la concentrazione del sangue, determinando in un primo tempo una. violenta reazione da parte dell'organismo, il quale fissa nei muscoli una parte della glicocolla e degli altri amminoacidi circolanti, mentre i muscoli cedono acqua a.l sangue; nello stesso tempo il fe_ga,to, cosl energicamente stimolato, provvede ad una rapida deamminazione degli amminoacidi. l~istabilitasi la normale concentrazione del plasma sanguigno, i muscoli cominciano, in un secondo tempo, a cedere al sangue gli amminoacidi fissati, i qua.li vengono a mano a mano deamminizzati dal fegato. Applicando la t ecnica sudescritta il BUFANO ha osservato due tipi di curve differenti negli individui affetti da insufficienza epatica grave o lieve: nei primi la curva s'innalza gradualmente e progressivamente sul livello iniziale, in modo da raggiungere la ma-ssima altezza dopo Y2·1 h. da ll'iniezione, nei secondi invece si ha nel primo quarto di h. un discreto abbassamento d ella curva, seguito da una ascesa terminale piu o m eno marcata. L'A. attribniscc questo diverso comportamento della curva amminoacidemica alla minore o rispettivamente maggiore capacità di assor-


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bimcnto dei muscoli per la glieocella messa in circolo. Bt:FA:'i'O tfnderebbt> a spiegare, negli epatoimn:ffici( nti, questa diminuita capacità dei muscoli a fissare la f!licocolla, ammettendo un preesistente stato di saturazione dei muscoli in amminoacidi, dov uto all'alterato potere deamminante del fegato. Modificazioni notevoli nella curva amminoa,cidcmica B UFA:NO ha riscontrato nelle cirrosi atrofiche, nei cancri ed ascessi del ft>gato, nellt' iufezioni ebertiane, n ei paratifi, n(llle broncopolmoniti e nelle polmoniti crupali , minori nelle sindromi nervose extrapiramidali ed in alcuni casi di sifilide secondaria, terziaria ed ereditaria curate con neosalvarRau; mentre alterazioni di lieve grado ha trovato negli afl'etti da ipotiroidismo; nei basedowiani la funzione dcamminante del fegato era, secondo 1'..:\.,

pressochè normale. n MARTINI, somministrando ai cani estratti tiroidei e tiroxina, ha ottenuto eguale comportamento della curva amminoaeidemica. Di recente B UFANO ha studiato l'influenza che esercita il sistema nervoso vegetativo sulla funzione deamminante del fegato controllata con la curva amminoacidemica, facendone variare il tono per mezzo di speciali farma.c i ed ormoni ad azione elettiva su i due sistemi simpat.ico e paras impatico: ba notato che le sostanze eccitanti il simpatico (adrenalina, E joni, Ca joni) e le vagoparalizzanti (atropina}, stimolano, sà.lvo rare eccezioni, la fnnzione deamminante, mentre le sostanze vagoeccitanti (pilocarpina, istamina, OH joni, K joni} ne provocano il rallentamento; fa eccezione la colina la quale determina invece un acceleramento che, Sf'c-ando l 'A., si esplicherebbe per tramite dell'instùina; con l'ipofìsina ha. avuto una curva amminoacidemica simile a quella riscontrata con le sostanze eccitanti del simpatico, cioè un abbassamento, mentre con la tiroxina ba ottenuto risultati antagonistici sia a quelli del MARTIN! sia a quelli propri sugli iper e ipotiroidei, osservando un aumento della curva amminoacidemica. VALLEBONA ba controllato su individui sani il m('todo proposto dal BUFANO, confermandone pienamente i risultati; ha studiato poi sia clini<·amente ehe sperimentalmente le alterazioni che si verificano nel fegato in seguito ai vari a.nestetici. L'A. ha osservato che i narcotici che determinano alterazioni epatiche, in ordine decrescente di gravità, sono: il cloroformio, la morfina, l'etere, l'avertina (per anestesia. locale), il narcilene, l a novocaina. DEL VIvo ha eseguito lo studio della funzionalità epatica eol metodo della curva a.mminoacidemica, in alcune dermatosi e nei vari stadi dell'infezione luetica: mentre nelle dermatosi non ha trovato modificazioni della funzionalità epat ica, invece n elle infezioni luetiche ha ottenuto risultati oltremodo interessa.nti avendo dimostrato un lieve stato d 'insufficienza epatica non solo nel periodo secondario e terziario della malattia, ma anche n el periodo primario, specie se l'ammalato è stato sottoposto al trattamento con neosalva.rsan . L'.A. conclude con l'affermare che il fegato è uno degli organi che per i primi vengono attaccati daUa spirocheta, e che è necessario, nella cttra arseno-benzolica, controllare contirmamente lo stato di funzionalità dell'organo. 3 -

filornllle di meclic i na militare,


LA FUNZIO~'E DEAMllflNA.NTE DEL FEGATO ECC.

Dall'insieme dci risultati ottenuti dal BUFANO e dagli altri A.A. si può concludere che la ricerca. della. curva. a.mminoa~idemica., eseguita con le modalità. di tecnica suesposte, è capace di svelarci anche le piu piccole deficienze funzionali dell'organo, che non sarebbe possibile mettere in evidcnr.a sia. con la sintomatologia clinica, sia con le altre indagini cliniche esistenti, sulle quali, per brevità, non credo opportuno intra.ttenermi. Riferirò ora brevemente delle inda_giui cliniche e sperimentali sugli itteri dn. sta.s i in rapporto sopratntto alle alterazioni del fegato. Recentt'mente PATER!'il ha eseguito uno studio sperimentale completo sugli itteri da stasi, detcrnùnati sia con la legatura, del coledoco, sia con la legattua del coledoco associata alla splenectomia, sia con la legatura clei rami bilia.ri del dotto epatico. L'A. ha potuto innanzi tutto constatare che l'insorgcnr.a dell'ittero per legatura del coledoco non avviene sempre nello stesso periodo di tempo, ed attribuisce questa differ enza di tempo in primo luogo alla zona in cui fu praticata la legatura (variando in tale modo l'ampiezza va.s ale rimasta in connesione col fegato), in secondo ltwgo alla capacità delle vie biliari, in terzo luogo alla quantità di bile . ecreta. nell'unità. di tempo, ed in ultimo al potere di assorbimento dei s<tli biliari. L 'A. non ha rilevato mai nè fatti distasi nei dotti biliari interlobttla.ri, nè lesioni di continuo immediatamente dopo la legatura, ha solo notato iniezione di bile nella rete ca.pillare citozona.le fino a molto tempo dopo l'intervento, fatto questo che induce l'A. ad ammettere che in tale caso l'ittero non è do~'llto a cause meccaniche. Assai precocemente appaiono invece lesioni piu o meno gravi a carico del parenchima epatico, consistenti sopratutto in atrofia che nei casi piu avanzati arriva fino alla atrofia rossa, con va.cuolizza.zione del protopla.sma e focolai di necrosi; ha trovato inoltre liposi ed abbondanza di glicogene negli animali aUmentati con idrati di carbonio, altre volte scarsezza di glicogene. Per quanto si riferisce alla pigmentazione delle cellule epatiche essa non esiste nei primi giorni dopo l'intervento, mentre si sviluppa in seguito in discreta quantità; nelle cellule di KUPFFER tale pigmentazione compare fin dall'inizio dell'espedmento. Interessante è il fatto che qualche volta qu.:-ste cellule di KUPFFER pigmentate si trovano sporgenti od anche libere nel lume dei capillari sanguigni, senza però ritrovarsi mai nel sangue periferico. Scarsa produzione di connettivo l'A. ha osservato dopo lungotempo dal trattamento intorno agli spazi di KmRl\'AN. A carico della milza ha potuto mettere in evidenza solo una piu a~centuata emocateresi; le lesioni su riferite sono state riscontrate sia negli animali sottoposti alla semplice lq~atura del coledoco, sia in quelli in cui sia stata. associata la splenectonia; in quest'ultimi l'A. ha notato negli spazi di KmRNAN la presen.z a d'in.filtrati costituiti da cellttle paragonabili agli splenociti ed interpretati come un wntativo di funzione vicariante. lNTROzzr ha notato, in seguito alla splenectomia, una proliferazione delle cellule di KUPFFER, che conduce a lla formazione di C<'Llule istiocitarie. ~cl terzo gruppo di esperimenti il PATERNI ha trovato che mentre negli animali in cui aveva eseguito solo la lega.tura dei dotti epatici medio e di destra, non si dcwrmina l'ittero, negli altri casi invece in cui aveva praticata anche la legatura di un ramo deltlotto epatico di sinistra, si vcrifìcal'ittero. All'autopsia eSCo<TUita dopo nn certo periodo di tempo d}tll'intervonto l'A. ha riscontrato un'atrofia


I. A 1:-T:-;'ZlO?-.'E DEA3fMT:>A~TE DEL FEGATO E CC.

6i.il

netta. dei vasi biliari legati, ed alterazioni del parench.irna epatico pre>alenti nel lobo destro, le quali mancano nei primi giorni e si rendono specialmente evidenti dopo qualche mese. Tali alterazioni del parenchima consistono sopratutto in una lieve iniezione delle ultime diramazioni dei dotti biliari, in una atrofia delle cellule epatiche e nella presenza di bilirubina nelle cellule di KUPFFER. Kegli animali lungamente sopravissuti all'atto operativo il PATER~I ha notato un'atrofia evidente del lobo destro del fegato; in un animale in cui era stata pratieata la legatura del dotto epatico medio e di destra e nel quale non si era avuta la comparsa dell'ittero, dopo 4 mesi e mezzo dall'intervento l'A. riscontrò una classica cirrosi localizzata al lobo destro. PATERNI trae dai suoi esperimenti importanti considerazioni sulla genesi della bilirubina ammettendo che questa sia formata dalle cellule reticolo-endoteliali del fegato ed eliminata dalle cellule epatiche. Per quanto si t•iferisce alla patogenesi dell'ittero da stasi l'A. ritiene cbe si tratti prevakntemente di un'altera-zione funzionalo dipendente da una causa meccaniea, come lo dimostra il ra;pido stabiliTsi di nn disturbo funzionale in seguito ad un disturbo meccanico. Deoauo di nota il fatto che SI\ELL, GR.EENE, Mc WICKAR, W ALTER e ROWNTR.E saggiando lo stato funzionale del fegato con le varie prove sia negli itteri da stasi spontanei che in quelli sperimentali, non hanno trovato alcuna alterazione della funzione epa.tiea, tranne che una deficiente eliminazione dei pigmenti biliari; MAYO ha confermato che negli itteri da stasi il sangue impiega. un maggiore tempo per coagulare, consigliando pert.anto di astenersi, fino a quando è possibile, di operare individui con itteri in atto. L'A. consiglia negli itteri da stasi la somministra.zione di glncosio per via rettale od ipodermica. ErsmCHIRo TsucRAMOTO ha dimostrato che negli itteri diminuiscono i processi ossidativi sia nel sangue che nei tessuti. BUFANO pensa che pur ammettendo che la bilirubinemia produca notevoli altera.zioni in tutti i processi fisiologici del nostro organismo, ciò nondimeno non si può ammettere èhe essi possano rappresentare la causa della morte negli individui con occlusione del coledoco, mentre c'è pin verosimilmente da pensare che la morte sia dovuta ad uno stato di epatargia completa che in essi si determina per le gravi alterazioni del parenchima epatico. Allo scopo di portare nn modesto contributo allo studio dello stato funzionale del fegato negli itteri da stasi, argomento questo, come si è visto, non completamente risoluto, ho intrapreso, dietro consiglio del mio Maestro Prof. N. LEOTTA, una serie di ricerche sperimentali tendenti a dimostrare le varie e progressive modificazioni che subisce lo st.ato funzionale del fegato nelle occlusioni del coledoco, saggiandone la funzionalità per mezzo della curva amminoacidemica. Gli esperimenti, in num<>ro di otto, pin dne controlli, vennero eseguiti sui cani con le modalità di tecnica che passo a descrivere: si procedeva ad 1m primo prPle>amento di sa.ngue (5 cc.) dalla vena femorale, essendo l'animaie a <ligiuno da 12 h. ed in riposo muscolare; indi s'introduceva, per via endovenosa 2-3 cc. di una soluzione di glicocolla a.l 12 %, la qua,ntità di soluzione da iniettare variava in ragione del peso dell'animale; si preleva>ano altri 5 cc. di sangue


6.)2

dalla vena 1 / 4 , li ! e l h. dopo l' iniPzione endovPnosa di gli<>ocolla . Il sangue veniva quindi dt' albuminizzato con ac. tricloroa(\etico al 20 % e sul filtrat o si eseguiva il dosaggio deli'R amminico con l'apparecchio di Va.n Slyke (l ) . Dopo qmtkhP giorno si sottoponeva l'animale, previa laparotomia mediana sopraombelicale ed anestesia locale con novocaina al 015 %)1 ad una re<lir;ione del coledoco tra due l<'!!ature. Il coledoco veniva legato e reciso nel trat.to posto in tutta d <> inanza del duodeno, in modo da essere sicuri di non escludere i dotti epatici aC'C'essori che, come è noto, nel cane sono assai numf'rosi. La. con ~ f'cutiva. stasi biliare era con trollata ricercando i pigrotmti biliari nelle ff'ci (reazione di Gmelin) e nelle urine (reazione di Seh· midt). Dopo 48 h. dall'atto opt>ratiYo si saggiava lo stato funzionale dt·l fq:rato, eseguendo la misurazione della curva amminoa-cidemica con la tP.cnica sopra.dcscritta, e che si r ipeteva ed intervalli vari di tempo (3-4 giorni) fino alla morte dell'animale. Furono adoperati preferibilmente cani di grossa taglia per evitare che le continue sottrazioni di sangue avessero potuto arrecare alterazioni nella crasi sanguigna. Il dosaggio degli a.mrninoa.cidi fu eseguito, come ho detto, con l'apparecchio di Van Slyke, il quale si basa sulla misurazione dell'N ammini<-o che si sviluppa dai vari liquidi organici sottoposti all'a.zione di un aeirlo forte, e per la cui esatta descrizione rimando ai trattati di tecnica biochimica. Nei due aJtima.li controlli fu eseguita solamente la laparotomia mediana con eviscerazione dello stomaco e del duodeno e manipolazioni sul re$tli dell'intestino tenue, per escludere le eventuali modifi cazioni dello stato funzionale dt>l fegato, imputabili al trauma operativo. PROTOCOLl.O DEO LI E SPERIMENTI.

Espel'i mento I. - (;nn e di colo•·ito bian co-n ero, di sesso femminile, d e l p P;oo di kg. 9,600. 17-IV-1931. Atto o p<"rat.i,·o: duplice legatura e recis ione d e l co le doco ne l tratto intermedio. L 'animai<' muore dopo 6 giom:i dall'intervento pres~'n· ta ndo alla a utops ia rlil nt.a zionc note vole d elle vie biliari extraepat iche. E po,·n d ell 'esame (i'\ nnam ini co In lltlllg . • .) 'rcm]lo ùc i [li •·lcnummti Prirun

l

DoliO ~ s b.

l

Do po~ (; g .

Prima ...... ... . . ... .. .. . ...

IO, 34

11 , 31

25, 27

Dopo 'l. h.

9, 10

30, 53

34, 47

8. ()1

22,62

24, 70

IO, 50

7,91

27,05

.

Dopo 1/ h. ~

D opo l h.

• • • • • • • • • • • • • • • o.

•

o

••••

o

•

•

•••••••

•••••••••••

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•••

(1) L e det.crmin~zl~n i d e ll ' .\" rotunin i"O <'011 l' up pn rcC'<: h io el i \ 'a u S l r ke soo <> $t ute ò~ognit e nel ln boraloriO <ICI! btttulo ul Cl inica ) 1cùica della H. Univer sità eli Palermo per gcnllle con· cc~sionc ùel ebiaJ•o Proi. l\1. Ascolì.


653

LA Jo'l"XZIO:SE DEAM lfiNA~TE DEL FEGA'l'(l !::C O.

Esperimento 11. - Cane di colorito n ero. di ses.c;o maR<'hile, d el p N,;o d i kg. 10,-!00. 28-IV-1931. A tto operativo: n-ci><iou e d e l coledoco fra" dn e legAture. L'animale muore dopo 11 giorn i dall'atto opcrativo: . A u t opsia: notevole ectnsiH d e lle 'ie biliari al disopra d e l ptmto occluso.

IJtìpn ~ x b.

lluf)u 10 g.

Prinla .. . . . . .. .. . . . .. .. .... .

15. IO

15, 3()

18,15

D opo 1 ' 4 h . ... . . ........ . . . .

J.!, 53

3ù, 12

31, 16

D upo 1 ' 2 h .. ...... .. . . .. . . . .

13,39

2(),2\Ì

32,30

Dopo l h . ........... . .... . .

1-!, 53

20, ) 7

2~). 15

Esperimento 111. - Can e di colorito marr on e, di st'sso femminile, d el p eso eli k g. 7,900. 19-V -931. A tto ope rat.ivo: r e<'is ione d l' l eoledoco fra du e I~·~~:Rtt H'e. L'animale muore dopo 16 gio1·ni dall'intervento. Au t op:;in: notevole ectMia dl'lle ,·ie biliari e).:tn\epatiche . EJH>Cn clell'r<nmC (.V ll11111ÙJJÌC'<l ÌD lllnll(. nu )

Te mpo clei prei<•\'IIJi\<.'111 i Pl'imo.

l

V npo .J-, h.

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13. 47

33, 70

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35,70

D opo / z h ... . ..... . ......

12.31)

3:?.1\0

31.55

36,63

Dopo l h . . . . .. . .. .. ......

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•••••

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•

••

•

•••

•

•

•

Dopo J.'4 h .. . .. . .. ' ..... .. ! •

Esperimento IV . - C:lln<' eli colorito ro:;~O· m(• lnt o . di sesso ma;;chiiC', d el p eso ùi kg. 8.i00. 10-VI- 1931. A tto opc•ra.t .ivo: r f'ri;.:ione dd coledoco tra duc legature. L 'animale muore dopo 20 giorni dall'openw.iun e . Autopsia: uote vole di lutuzion e d e lle , ;e biliari cx t nwpati<"he . E tuwn dC'IJ'f:samec (.V aum liu ic·o In nuug. ~. ) Telllfl•• <lei Pl'(>le\·a nlCUti

b. lD opo 6 g.l Dopo 11 g . ,Oopo g.

Prima

l ùnpo 48

Prima . . . ..... . ....... . .. ..

9, 72

12,32

18,70

20. 11

19, 70

Dopo ' l h. . . ..... ... .... . .

lO, 61

11,50

25, 30

28,71

31,10

D opo lf2 h ... . ......... ... ..

8,51

Hl. 35

26, 4-!

30,53

30, li

Dopo l h ... ....... . . . .. ... .

9,80

15,41

23,73

27, 62

29,32

••

lì


r•.o\. FU!'IZIO~E DEA'l \1:\!INA.."TE DEL FEGATO ECC.

654

Esperimento V. - Cane di colorito biAnco, di sesso femminile. del peso di kg. 10,500. 22-VI-1931. Atto operativo: recisione del coledoco tra. due legature. L'animale muore dopo 15 giorni dall'i.ntervt'noo. Auoopsia.: notevole ectasia. d elle vie bilial"i extra.epa.ticbe. Epoca dcll"esa.me (.V a=inJoo in mmg. %) Tempo dci lll't'levaanem i

Prima

[Dopo~ h.[ Dopo 8 Il-l Dopo 13 g.

Pa·hHa

9. 72

10,81

ll ,80

20, 13

o.

8,51

12,34

14, lO

38,40

Dopo 1 /~h ......... .... ............ ..

8,10

13,93

14,90

29,91

Dopo l h.. ..........................

10,13

11,74

16, 80

28, 30

•••

•

Dopo 1f 4 h.

••

•

••••

••••

••

•

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•••••

•

o.

Esperimento VI. -Cune di colorito nero, di sesso maschile, del p eso di kg. 10,360. 2-VII-1931. Atto operativo: recisione del coledoco tra. due legature. L 'animale muore dopo 26 giorni dall'intervento: Autopsia: notevole dilatazione delle vie bili ~tri extraepatiche. Epoca deU'esame (N amminico In mmg. %) Te m p o del prelevameuti

Prima Jnopo4S b. , Dop o e. g., Dopo 10 g.Jnopo la g., Dopo 20 g. ,Dopo ~g.

Prima • ......... .. ..

9,52

10,81

1-!, 10

14,51

16,18

18, 11

20,55

Dopo 1 / , h. .........

7,81

11, 20

12,90

25,30

22,72

20,30

19,62

D opo 1 / , h.

8,43

14,33

13,62

26,22

24,81

24,41

25,72

9,10

13,30

15,60

28,30

21,30

23,70

29,32

••

o

o

•

•

••

o

D opo l h . ..........

Esperimento V II. -

Cane di colorito rosso-melato, di sesso femmine, del

p <'!iO di kg. 12,600. 6-VII-1931. Atto operativo: recisione d el coledoco tra due le· ga ture. L 'animale muore dopo 22 giorni dall'intervento. Autopsia : spiccata dil~!-·

tnzione delle vie biliari ext.raepatiche .

'l'cropo del wclcnuu<:nti

Pxlma

l

Epoca. dell'esame (N amminico In mmg. %)

Dopo 4.8 h. , Dopo 6

g.l

Dopo 10

g. lDopo 15 g. l Dopo 2ll g.

P riTU.a . ....... . ....

9, 92

lO, I!

li , 57

16,18

14,94

18,24

D opo 1/ { h .........

12,84

16, 1-l

14,30

15, 90

17,20

19,36

Dopo 1 /z b .. · ......

10,65

18,20

13,90

18,73

19,33

22,66

Dopo l h ........ . .

9,60

19, S!

15,89

20,52

24,73

25,85


655

LA FUNZIONE DEAMJillNAN'TE DEL FEGATO ECC.

Esperimento V III. - Cane di colorito bia.nco·melato, di sesso femminilt>, del peso di kg. 11,900. l 2·VIT·1931. Atto operat.iYo: recisione del coledoco fra due legature. L'a.nima le muore dopo 23 gior.ni da.ll'operaziont>. A\ltop!<ia: spic<'nta ectssia delle vie biliari extraepatiehe. Epoca dell'esame (N amminico In mmg. %) Tempo del prelenunenti

Prima

l

Dopo 48 b., Dor>o 7

g.l Dopo 15 g. , DoPO 20 g.

Prima. .....................

Il, 12

12,67

14, 13

13, 50

18, 19

Dopo 1/ 4 h ... .. .. .. . ........

10,26

11, 23

]6,58

12, 97

22,63

Dopo 1 / 2 h. ................

9,55

14,86

17,18

15,36

25,75

Dopo l b ..................

11 ,65

15,71

20,24

19,81

28, 94

Esperimento I X (cont.rollo ). -Cane di colorito bianco-nero, di sesso maschi lt>. del p eso di kg. 11,700. 1-VII-1931. Att.o operatiYo: Japarotomia rn('(liana sopnl· ombelicale; esteriorizzazione delJo stemMO e del duodt'no; trazioni sul m csentere: chiusura. della ca\>;tà.. Si saerifica dopo 25 gior.ni. Autopsia: aderenze epiploiche . Epoca dell'esame (N amminico 1n mmg. ~0 ) T empo del prelevamenti

Prima IDoPQ48 b. ,Dopo 5 g. IDopolOg. Dopol5g.,Dopo20g.:Dopo25g

P r ima. . .. . .. .. . .. ...

10,40

10,82

8,84

12,25

7,58

8,41

10, 70

D opo 1/ 4 h . .... . ....

9, 86

12, 20

9, 21

10,47

8,88

11,87

12,35

Dop o 1/ 1 b ..........

10,61

11,44

10,46

0,49

8, 26

10,29

11,66

Dopo l h .. .... .....

8,23

10,62

7,69

8,29

6,90

8,:?5

9,43

Esperimento X (controllo). - Cane di colorito bianco·roelat<>, di sesso femmi· nile, peso kg. 12. 2-VII. l 931 . Atto operativo: identica t ecnica del precedente espe· rimento. Si saerifìca dopo 30 giorni. Autopsia: aderenze epiploiche. ]';pooa dell'esaute (N amminico in mmg. ~.) Tempo del prelevamenti

Prima lDOP048b.,Dopo 5 g., DOPO 10g.,DoPQ16g.,Dopo 20g.JDopo2Sg.JDopo 30g

P rima .......

8,67

11,68

8, 70

10,51

12,17

10, 30

9,47

12,09

Dopo 1/c. h . . .

9, 80

12, 82

7,93

8,93

11,91

8,68

12,48

11,61

\

D opo 1 / 1 h . ..

9, 13

12, 40

8, 11

9, 65

10,64

12, 10

9,66

9, 88,

D opo l h . . .

8,20

11,53

8,97

10, 16

11,91

10,79

9,26

12, 11


().)!i

Dal protocollo ll•·gli <')!perirnenti risulta in modo chiaro ed evidente (·ùe già dopo 48 h. dall'occlusione dd coledoco si determinano alterazioni gravi a ca rico della funzionalità c'pat.ira, chC> si mantengono tali fino alla morte dell'animai<>. Tali altt:>razioni non riguardano soltanto l'inversione tl<>lla curva amminoacidemica., consistente in un innalzamento costante Ilei valori dell'N ammiuico subito dopo l' immissione in cireolo d i glicocolla, ma si riferiscono a.nclw a ll 'aumento dei singoli valori dell'N amminico, indip(HHlentenwnte dal suo comportamento in seguito ad iniezione di g"licocolla; si nota appunto, in ttnasi tutti gli esperimenti, che i singoli ,-alori dell'N amminico vanno progressivanumte aumentando tino alla morte dell'animai<', aceompagnati da una l'quivaleut.., maggiore alteri~­ l'-ione della ou rvu, a mminoacidemica. Volendo a.dc>sso pa1;sarc~ rapiùam<'nt<> in ra~;sl'~a i risultat i dei singoli !'Sperimenti, notiatno dH' nl'll'(;'sp. I , rnt•ntre prima di provoca.r c l'occlttsione d<'ll(• vie bilial'i i valori dell'N amminieo si aggiravano intorno ai 10 mmg. %, dopo 48 h. dall'intPl'V('nto subirono un brusco aumento (30, 53 mmg. %), il quale si n'SI:' pit'1 t:>videntl' dopo 5 giorni (34, 47 %), seguito <la rapida morte dell'animale. Anche la ctuva amminoacidemica subì un notevole inna.lzamento 48 h. dopo l' occlusiono; infatti i valori dell'N amminico dopo Y1 di h. dall'iniezione endovc>nosa rli glicocolla, salirono da 11, 31 % a 30,53 mmg. o/o. Tale innalzarnento della curva amminoacidemica si <'bbc anche dopo 5 giorni dall' intervento con relativo aumento cl elle cifre dell'.N ammini<>o (34,47 o/o). L'animale venne a morte dopo 6 giorni dall'atto operativo presentando i segni di un ittero grave con dilatazione notevole delle vie biliari extraepaticbe. Nell'esp. II i valori iniziali dell'N amminico (15,10%) si presentarono Jlit'l elevati del precedente esperimento, rimanendo t,uttavia nei limiti normali il comportamento della curva amminoacidemica; invece già dopo ±8 h. dall'occlusione del coledoco si notò un rapido innalzamento della, curva dopo % di h. dall'iniezione endovenosa di glicocolla (15,36% prima, 30,12% dopo) chl' lentamente andò diminuendo (26,20% dopo Yz h., ~0,17% dopo l h.), non raggiungendo JWrò dopo l h. i va,Jori iniziali. Anche in questo caso i valori dell'N amminico raggiunsero cifre {30,12 %) spiccatamente patologiche. Tali alterazioni si o~servarono pure nell'esame esPguito dopo 10 giorni da.U'a.tto operative, rilevando solo una piu grave alt.erazione nel comportamento della curva amminoacidemica e maggiori Yalori dell'N amminico (.32,:~0). L ·animale v t'nn e a morte 11 giorni dopo l'intervento, prPsentando i segni di una evidente epatargia con ectasia notevole delle vie biliari poste a monti' d t• l tratto occluso. . .Anche nell'l'sp. m si notò un'altc>ra.zione notevole della curva anuninoacidemica dopo 2 giorni dall'atto opera.ti,o, con valori dell'N a,rnminico maggiori di quelli dei precedenti esperimenti (33,70%), i quali si resero ancora maggiori (36,63 %) dopo 15 giorni da,ll'intervento; in questo esperimento si ra~giunsero appunto le cifre piu alte nel contenuto dell'N amminico, con le più gravi alterazioni nella curva amnùnoacidemica. L'animale venne a morte dopo 16 giorni dall'atto operativo presentando il quadro delle gravi insul:ficienze epatiche. Una maggiore sopravvivenza dell'animale (20 giorni) si osservò nello e:-;p. I V, unita a ntlori assoluti di N amminico meno ele~·ati (31,10%)

•,


ti 57

ùi quelli dei preced enti t'Sperinwnti; anche in questo caso però si veritkò una inversione netta Ù(·lla curYa amminoacidemica la quale, compar~;a g ià dopo 48 h. daH'orc·lu sioo(', si rP~P a mano a mano piu evidPnte fino alla mor~e dell'animali'. ~ell'esp. V si conferma.rono i cla.ti dei precedenti esperimenti, si notò solo, dopo48 h. dall'int<•rn·nto, un minore innalzarn<·nto della eurva aminoaciùemiea A valori 1li T amlll inieo non molt,o PlPvati. PPrò tllli alf;pl·azioni si resero più Hid1•nti dopo 8 giorni ed ancora di piu dopo 13 giorn i, P poca in cui l'K ammiJ1ieo mggiun:se cifre nettamente patologiche (29,91 c;.,) con innalzarncnto brusco e p('rSil!ll'nte dE'Il a curva amminoaeidemic.a: infa.tti dopo YJ- Yl b. dall'iniezione t>ndovenosa di glicocolla, ed ancora dopo 1 b., i valori dello ...Y amminico si mantennero notevolmente elen.ti (28,30 ~'o) rispet.to alla cifra inizial e· :20,13 % )- La morte avvenne dopo 15 giorni dall'atto operativo con rept:rto di autopsia identico ai pre<·edenti . ~ell 'esperimento :s uc·cp~:; iYO ( Yl ) si r ag-giunse la massima soprav ,·ivenza. ossen·a.ta nel cor~o d eli<> nostre eS)J<'T'it•n7.(' (26 giorni ). Anche qui si notò già dopo 48 h. un 'alterazione evidente della curva, a.mminoa.eid emica con aumento lento ma pro~ressivo dei valori dell'N arnminieo dte raggiunse il massimo (29,32%) dopo 25 giorni dall'atto operatiYo. Reperto di autopsia, simile ai pre<'edenti. Infi ne n('gli esperimenti VII e VIU , nei quali gli animali soprav, risSI·ro rispettivamente 2:3 c 23 g iorni , il dosaggio dell 'amminoacidemia, in :::l'gnito ad iniezione endovenosa. di glicocolla, diede a,umento dci valori (ldl'N amminico ed in>ersioue della cun·a dà dopo 48 h. dall'occlusione tle l coledoco, modificazioni che ~ i ancla.rono sempre piu a.ccent.uando fino a Ila morte d ell'animale. Nei due esperimenti controlli (IX e X ) :si notò solamente un li evissimo innalzamento della, cnrYa amminoacidl·mi<'a dopo 48 h. dall'in tervento (10,82% prima , 12,20 % dopo), mentre i valori dell'N amminico si mantl'nnero normali. Tale li~>ve modificazione della. curva amminoacidemita, (·he non si è veriflèata piu nei successiYi prele\1amcnti a dista nza maggiore di t.empo dall'intervento, fu indubbiamente dovuta a lievi perturbamenti prodotti dal trauma upc:> ratorio sul part>ncbima epatico. Volendo adesso passare alla interpretazione patogent'tiea dei risultat i ottenuti, bisogna innanzi t.utto indagare piu da vicino l' intimo nwccanismo della deamminazione dPgli arnminoacidi, che, come ho detto, st>conrlo l'opinione della maggior part<> d<'gli AA . (VA1'i SLYKE1 SCHLOSS)1Al"~, B UFA:"O, E'Cc.), si compie quasi cschlsiYamente nel fegato, S<' ne escludiamo i muscoli i quali avrebbero solamente la eapacità di a:;sorbire gli a mminoacid.i nel periodo d i attività, senza però sottoporli ad a !eun processo di disintegra,zione. Sel f(•gato dunque gli amminoacidi vf' n~ono traf,t(' nuti dal sangue circolante e sottoposti ad una serie di trasf01mazioni eh imiche per mezzo delle q ua.li Y('ngono seis.si nel gruppo amminico N H 2 1la l quale si formerà poi ammoniaca e quindi urea, ed in una serie di radicali grassi ed et-eroeicliei, dai quaH, per sintesi, si formeranno altre sostanze endogE>ne. Come ho già detto, è ormai dimostrato che questi importanti e dPii· c·ati processi chimici si S\·olgono quasi esclusivam('..nte in corrispondema rle lle cellule dei cordoni di R1~mak; si comprenderà quindi fac ilrnNlte come,


658

J. A Ft:~ZIOSE OEAl\I~UJ'A!'TE DEL FEC: ATO ECC .

tutte le volte che per una causa qualsiasi si venga. a turbare la. fragile ed i11stabile vitalità d<"lle cellule epatiche, ne debba essere immediatamente alterata la, funzionalità epatica in rapporto al metabolismo proteico in gt·nerc e d(•gli amminoacidi in ispecie, che si rende manifesta con un anmento del contenuto rli essi nel sangue circolante. Per cui tutte le volt<> che in seguito ad immissione in circolo, per via endovenosa, di una certa quantità di amminoacidi, il f<'gato non è piu capace di riportare, in breve tempo (l b.) , al normale il tasso di E'SSi nel sangt1e, si può con certezza ammettere lilla deficienza fwlZionale piu o meno grave di questa ghiandola. Ciò premesso, nei nostri esperimen ti possiamo ammettere che il rapido e pPrsistt>nte squilibrio che si verifica, nel ricambio degli amminoacidi, subito dopo l'occlusione del coledoco, sta a testimoniare una grave alterazione delle cellule epatiche. Tale alterazione della funzionalità epatica. insorg<"nte co~i 1·apidamente (dopo 48 h.), bisogna ricercarla, come giustamente ba affermato il PATER:XI, in una causa meccanica determinata dalla stasi biliar<' a monte dell'ostacolo, ed alle conseguenti gravi lesioni che si YCrificano, sin da ll'inizio, nelle cellula. epatica. Concludt•ndo, i risultati delle esperienze da noi eseguite ci autorizzano ad ammettere che: l'occlusione dd coledoco determina sempre e rapidamente nna grave altera7.ione della curra amminoaridemica; tale altera:done d('lla curva arru.ninoacidemica, consistente in un rapido c persistente innalzamcnto di essa, si rende sempre piu manifesta fino alla morte dell'animale; l'occlusione del coledoco det-t>rmina anche un aumento progressivo dci singoli valori dell'N amminico; l'innalzamento della curva amminoacidemica e l'aumento dei valori dell'N amminico, che si stabiliscono già dopo 48 h. dall'occlusione del coledoco, stanno a dimostrare il rapido stabilirsi di una grave alterazione funzionale a carico della cellula epatica; le gravi alterazioni del parenchima epatico, che si stabiliscono fin dall'inizio dell'esperimento, sono prodotte dalla notevole sta~;li a monte del tratto occluso consecutiva all'interruzione brusca e completa d<>lla corrente biliare. AUTORIASS"G::s'TO. - L 'A. ha studiato sp erimentalmente, n ei cani, le m odifica. zioni d eJJu curva amminoacidemica dopo l'occlusione d el coledoco. Ha potuto os."er. vnre, già d opo 48 h. dall"inten·ento, un netto innalzamento della curva, cbe si mantiene costante per tutte la durata dell'esperimento. Ha notato inoltre un aumento dei singoli vn lori dell'N amminico. che compare fin dall'inizio e si va sl"mpre più accentuando s ino alla morte dell'animale. L'A. interpreta tali m od ificazioni della cun·a a.mminoacidf'mica come l'h1dice di una grave e rapida altera· zione nmzionale della cellula epat ica, doYuta con ogni verosimiglianza, alla n o te · vole stasi che si verifica a m onte del tratto di coledoco occluso. BIBLIOGRAFIA.

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A.,'IBAAD E


LA FU~ZIO:!oo"E DEA:UMIN.&l<TE DEL FEGATO ECC.

ti 59

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CLINICA DERMOSIFILOPATICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI MILANO Direttore: pruf. ...\c:osn;.;o PASI:SI

L'ALLERGIA CUTANEA NELL'ULCERA VENEREA Dott. Arturo Montone, capitano medico

J,a n·azione allergiea. cutanea in pa.zi(•nti affot.ti da. ulcere '\"ener ee fu nwssa. in e'iclenr,a,, cou le sue pri111e ricerche, da Tet.suta.-Ito. Questo ~Llltor{' notò ehe inoculando, per via. int.radermica, una sospensione fenic:a.ta di streptobaeilli del Du<:rey si det('rminava una r eazione infiamm;l>torict che difetta nell'organismo sano. l n seguito altri banno studiato il comportament.o dell'allergia cutanea in presenza di lÙcerc venere.e, SPmplici o complicate a<l a.dcnopatia., ed banno messo in eYidenza, con contributi statistici, il va.lore diagnostico della cute e dell' intradermorNtzione nell'accertanwnto (lt'lla natura venerea dell' ulcerazione. Es~'­ guendo le due ricNc·h<' ron din>rsi mez:t.i, alcuni hanno inoculato prodotri di secrezione dell'ulcera o dell'adenite, altri invece, antigeni est.rat.ti dagli s t,rt> p t.obacilli. Durante il pr·riodo rlel confusionislllo per la diagnosi differenziale fr<'l. ulc<.'ra molle erl ulcera sifilitica il criterio dell'aut.oinoculazione del prodotto sHcn'to chtll'ulcera fu l'unico mezzo che diede modo al Basseraux, nel 1851, di dimostrare, con argomenti sperimentali, che l'ulcera molle era nn 'infezione loca.lo pl'rCllè non dava luogo a manifestazioni costit.uzion~Ji mentre l 'ulcera sifilitica, interessando la. massa sanguigna e gli umori d t>] corpo~ era da ritenersi come rspr(•ssione d 'un processo morboso organito ~cnC>ral e. Con Bas!leraux, quindi, l'aut oinoculazione assume l'import-anza dell'unico mezzo d'indagine per la determinazione della natura ulcerosa d 'una lesione pnr dimostrandosi, nel st>guito delle rict>rl'he, priva di fondamento l'asserzione dell'insigne sifilografo francese che, c:iof., l'ulcera '\"E',ncrea d ebba essere consirlerata eome manifestazione puramente locale. 111\iilian, in una r('centissima pubblicazione, afferma che non domandiamo più, ora, all' autoinoculazione il mezzo peT differenziare la natura venerea da quella luetica d'una lesione ulcerosa percbè abbiamo la preSC>nza del treponema da mettere in evidenza. Con questa ricerca, dice, si vnole la pron1. positiva dell'ulcera molle in q11anto che non si può affermare, in maniera perentoria, la natura venert>a d'un'ulcera per la sola presenza di bacilli a>enti i caratteri del D ucrey come non si può giurare sulla natura. tifùi<lo d 'una febbre per la constatazione, nelle feci, di bacilli con caratteri morfologici simili a qnelli di Eberth. Il nostro modo <li .-edere non ci fa condividere le iMe dt>ll 'eminente sifilografo per dtVPrse ragioni:


661

1 o. PNehf.l lo streptobacillo ident ifi<'ato dal Dnerey ha caratteri morfologiri ben d<>finiti e chiari in seg-uito all'isolamPnto ed alle culture fatt<' d a Unul\ ed A.tt.ri. 2o. 1i: vero che, malgrado i suoi ca,ratteri, riesce difficoltoso mctterlo in eddenza. mentre è fa<:>ile rimanere in~~rti o confonderlo con altri bacilli simili: ma è appunto per quPsta veritil. cho dobbiamo chiedere all'autoinoculazione qualche cosa di piit della prova positiva e, cioè, dobbiamo vedere in essa la sicurezza iudiscutibile della diagnosi. 3 0. Ment.re per il bacillo di Eberth è dimostrato che Ti sono dci portatori che non presentano alruna. manifestazione e non ne risentono alcun uocumeuto altrettanto non è dimostrato per Io streptobacillo d~>l Dncrey tanto più che le ricerche, sull'esistenza dei portatori senza lesioni a ppare.nti dimost mt.e da Ravant, R.abea.u ed H esse, non hanno ancora :wuto conferma da altri. Noi, dunque, ritt>niamo che l'autoinocula.zionc l'ia., quando la ricerca. dello streptohacillo rimane costantemente nflgativa, il solo Nl unico mez1.o d'inda.gin~ per chia.rif(l con sicurezza la dia_gnosi in qnei <':>l'li, come non tant.o difficilmente ne capitano e. non dei soli orgaui grnitali, rliuanzi ai quali si rimane incerti c diffidenti. St>mpre nella sti:'Rsa pubblicazione il Milian, accennando all'autoinor nlazione mediante il prorlotto secreto dall'u lcera, richiama l'attenzione ~:nU a t.er uira da seguire ed anche stilla quantità di materiale da inoculare affermando che i risultat,i negativi spesso si debbono ascrivere all'imperfe>?.ione dPlla tecnica ed alla povertà. del materiale inoculato. Scrivendo anrora che quando l 'esit.o è positivo già dopo 36--48 ore, scoprendo la pustola, la lesione presenta << molto bene » i éaratteri dell'uleera molle e che quando, invece, l'esito è negativo ciò è dovuto a.l fatto che o l'inoculazione è stata e>segu.ita con povertà di mn.teriale o perchè « l' ulcerazione iniziale non è un'ulcera molle '' ammett-e esplicitamente che la l('sione possa, in primo tempo, non avere i caratteri venerei. Questo fatto, per il nost ro lavoro, è d 'una importanza non indifferente. R esse, Rabe>n.u e Ravaut, eseguendo delle int raepidermoreazioni, lumno notato che nelle prime 48 ore la reazione è data da una semplice papula che, passando a.t.t.ravrrso gli stadi di >escicola e pustola e nello spazio di tre giorni, dà luogo alla riproduzione dflll'ulrera molle tipica . Dne fatti importanti hanno osservato ancora: l o - Che rla qnalunque sta<lio (papnla, vescicola, pustola) la INiiooe può regredire riassorbendosi. 20- Cht>, nei trapianti in serie, si hanno delle lf?simti torpide, Jent<', con tendenza alla guarigion<' spontan<>a, con fn•q n<'nte asscnr.a d('liO strept.obadllo che cercano di spiegare con la poca virulN1za del nHbtPri:tlc inoculato affacciando, d'altra pa.rt<', il dubbio che lo str~>ptob;wi llo di Ducrey non sia il solo a p rovorarle. Altro punto interessante per il nostro lavoro. R avaut e R abeau . in un'alt.ra comunirazionf?, pur amm<'t.tendo la diminnita virulenza del materiale d 'inocnlazionP, m•ll'iut<'tpPtrare la. leu tezza di s riluppo e la tendenza alla guarigion(' spontaMa delle ulcere da reinoculazione credono p ossa trattarsi di fatti di autoclermoterapia . Han dimostrato, inoltre, ch e i risul tati sono molto pii1 sprsso Tlositivi ton intradermoiuocula,zione anzicl1è con ent.ino<'u lazioJH' {."d es;tlt:>no la snpe-


61\:2

t.'AJ.l.EROIA C OTAKEA XELl."ULC~:RA V'EN'EREA

riorità di qut>lia reazione. Infatti, eseguendo le due reazioni con secreto dell'ulcera, i due autori ottennero una pereentuale di positività del 4 % per 13 cutireazione e del 40 % per l 'intrlldermoreazione; con il Dmelcos la superiorità di questa. seconda ricerca si rese ancora. più evidente percbè raggiunse il 65 o/o . .Altri autori banno avuto con vaccini autistreptoba.cilla.ri vari (streptoha.cillina, Ducreyna, antigene figurato, Dmelcos, ecc.) percentuali di posit.ività, per l'intradermoreazione, che arrivano fino al 95 % (Nicolas e Larassagne) e qualcuno fino al 100 % (Venturi) . Tutti sono d'accordo nell'ammettere che l'intra.dermoreazione si mostri superiore a qualunque mezzo d'indagine nell'accertamento della nat ura venerra d' una lesione ma. nessuno ba cercato di dimostrare il perchè <l ella maggiore percentuale di posi ti vità. di tale ricerca. Per i loro esperimenti M . Rivalier, P. Teissier ed J. Reilly u.sarono, eome ant.igene, un prodot.to ottenuto con la triturazione minuta e prolun~a.ta dei corpi microbici disseccati ed addizionati con sale marino; la polvere microbica, poi, trattata con acqua distillata e l'emulsione mantenuta in ghiacciaia per 24 ore. A questo prodotto diedero il nome di « streptoba.cillina bruta )), Osservando, però, che i fenomeni infiammatori determinati da questo antigene erano di grande intensità. liberarono, con altro procedimento, il preparato delle nucleo-proteine ed a questo secondo preparato diedero il nome di « streptobacillina. purificata )), Onde evitare la. diminuita ma sempre vivace sensibilità, che ancora si verificava con questo preparato e che rischiava d'essere un inconveniente, diluirono i loro antigeni (quattro volte la streptobacillina. bruta. e due volte quella plll'ificata) usando la prima per via sottocutanea ed endomuscolare e la. seconda per ,-ia. endovenosa. Nicolau e Baneiu, considerata l'enorme difficoltà di ottenere delle eultare soddisfacenti di streptobaeilli in terreni solidi, ricorsero alla preparazione dell'antigene su mezzi liquidi estraendo dalle culture due spooie di prodotti. Il primo, che chiamarono« Ducreyna.n, cosi preparato: insemensamento d 'nn ceppo streptoba.cillare in un mezzo contenente 2 cc. di soluzione fisiologica, 1cc. di sangue defibrina.to e 3cc. di siero umano; il tutto tenuto prima in termostato per 48 ore a 36o indi 3-5 giorni a. temperatura ambiente e poi filtrato attraverso una candela di Chamberla.nd. Il prodotto è un liquido rosa che può essere sterilizzato a 56° perchè termostabile. Il secondo, che chiamarono « Antigene fì,<TUrato )) è cost preparato: liquido iniziale uguale al precedente tenuto per 48 ore in termostato indi contrifugato e decantato. ll deposito viene sottoposto a. 5-6 lavaggi successivi c, dopo agitazione prolungata, diluito da. 50 a 100 volte il suo volume in acqua salata all'8,5 %· Seul Gallicc preparò i suoi antigeni sia per tritura.zione dei tessuti nlccrosi in soluzione fisiologica sia per emulsione di culture di bacilli del Ducrey. Anche il Durand preparò, con metodo su per giù simile ai precedenti, un vaccino autistreptobacillare. Agli autori già. citati va aggiunta ancora una schiera di studiosi (Miiller, Otto Stein, Mira.vent, Quil"oga e Sosa., Milian, Lortat-Jaeob, Poumeau-Delille, Thérèse Brosse, ecc.) che hanno cercato, con indagini

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663

accurate e severe, di chiarire il problema ma come avviene per ogni capitolo della patologia umana, anche su questo argomento, i pareri non sono sempre concordi quando non giungono perfino a giudizi diametralmente opposti. Scopo, dunqne, del presente lavoro è quello di comunicare i risultati ottenuti e, dato il nnmero degli ammalati curati, dopo aver tenuto presente le osservazioni fatte dagli altri, trarne qualche deduzione che '·onfermi o modifichi in parte quanto è stato asserito su tale argomento. · Mentre quasi t utti sono concordi nell'attribuire all'intradermorea.zione un'importanza rilevante, nell'interpretazione delle manifestazioni allergiche i pareri variano in modo non indifferente. Gli esperimenti di Totsuta vennero confermati, con un lavoro completo su 400 casi, da.

Reenstieroa. prima, da Nicolle, Dura.nd e collaboratori poi; più di recente Nicolas e L ac:.tssagne banno contribuito con una statistica che parla. nel medesimo senso. Rivalier, Teissicr, Rcilly, nelle reazioni eseguite coi loro antigeni, richiamano l'attenzione, innanzi tutto, sulle false reazioni di origine proteinica che si verificano in soggetti particolarmente sensibili ad albuminE· estranee (asmatici, ortica.riosi ecc.), affermando che, tali reazioni, si hanno solo inoculando streptobacillina bruta mentre non si avverano con quella purificata. Interpetra.ndo i ristùtati positivi in individui che non hanno mai avute lesioni ulcerose come reazioni determinate dalle nucleo-proteine dell'antigene bruto consigliano di considerare una rear,ione positiva, anche leggera, solo se presenta il carattere della durat a. È noto che i fenomeni infiammatori suscitati dall'int radermoreazione sono grandemente variabili nella loro intensità andando dalla semplice mactùo-papula fino allct formazione di placche eresipelatose, flittenulari, circondate da. tralci linfangitici, con dolorabilità dei gangli linfatici vicini, rialzi termici, ecc. Ta.lt\ diversità, secondo gli autori suddetti, è in rapporto con i vari periodi di sensibilizzazione dell'infermo. Infatti l 'iutradermoreazione è più leggera e, qualche volta negativa, in pazienti affetti di recente e senza compli eazioni mentre aumenta d'intensità quando vi sono complicanze e, piil ancora, quando nn infermo ripresenta la lesione ulcer osa. A tale proposito Nicolas e Lacassagne hanno notato che occorre un periodo di t-empo variabile (in media 6-8 giorni) perchè l'intradermorea zione si dimostri positiva, fatto confermato anche dalle ricerche di Hudelo e Garnier, e paragonano questo periodo a. quello presierologico della sifilide. Questa constatazione ha permesso a Rivalier, Teissier, Rcilly, Nicolas e Lacassagne di considerare l'ulcera venerea come una infezione gener ale, in quanto che è evidente la penetrazione e disseminazione, lenta ma continua, nell'organismo d'un antigene microbico; penetrazione e disseminazione che si accompagnano con modificazioni umorali messo in evidenza dalla deviazione del complemento. Infatti, eseguendo la reazione di Bordet Wassennann su 56 oasi di ulcera venerea complicata o non, Rivalier ebbe 53 risultati positivi (9171 %) mentre su 50 convalescenti di altre malattie ebbe 48 esiti negativi. La positività aumentò ancora eseguendo la reazione sn d ue categorie d'infermi: con ulcere non complicate e con ulcere complicate. Su 11 pazienti della prima categoria ottenne otto risultati positivi


6M

I ."A,Ll.EBCJA CUT.-\KEA .KEI.L'l"LCEHA \ 'E .XERE.""

(71.5 %} e trr n ~"gat iYi mrntrt' su -15 ctdla S(•conda e bbe t utti ris ultati

positivi. Questi 1lati sem brano ronfermarP l'opinione 1li S icolle, secondo la q naie i fC>nonwni d 'iperst>nsibil ità sono don1 t i alla. presenza, nel si<"ro di s<~.ngn(l, di antirorpi litir.i. T<>tsuta, però, prat.icò la deYiar.ione del complemento eon nsito negativo; Miiller, Otto Stein, AlYimar de ('arYalho, ecc. non furono più felici; l\firavent, Quiroga e Sosa, con le loro ricerche, hanno concluso che (· impossibile dimostrare la presenza di anticorpi nel siero rli sangue clell "ttomo ammalato ed uguali ris ultati nega,tivi si hanno nel siero fli sangue eli coniglio o di cavallo immunizzati; Seui OaUico ebbt'. invece, nei tre quarti dei suoi casi ('Sito positiYo. T eissier. Rh,alil'r e R·eilly insistono sulle modificazioni umorali riteTll'ndo cbe i risultM·i ne~at:i vi si debbano a~;erivere al! a poco sensibilità de-gli ant igeni usati. Nicolau e Bancit1 , usando i propri antigeni, hanno ottenuto che s u 182 sieri esaminati 1:n h anno dato esito po;;itivo e 51 negativo, con una percentuale di poRi t ività. del 78,15 % e-d hanno n otato. ~ome il R.('illy, Teissier e Rivalier, che la percentuale nei non <'OmplicMi è- del 71 % mentre in quelli compli<>ati raggiunge 1'85 %f1iò dimost.ra che lo strept.oba~illo secerne una tossina (endotossina s<'condo Teissicr , Rivalier e R P-illy ~ esotossina sei'OlHto Nicolau e Bancit1) r.he, contrariamente all'opinione ammessa, non n>st.a. costantemente fì~­ s~ta al corpo del bacillo ma è capM·.e di diffondersi, anche in quant.ità notevole, nel mezzo ambiente. !J'affermazioue del Basseraux: che l'ulcera venerea è una manifestazione esclusivamente locale non re~ge , quindi. ali 'evidenza. dei fatti. Un 'altra constat.azioM è stata fatta e cioè: che solo l 'infezione può realizzare i vari periodi di sensibilizzazione, espressione. dell 'improvviso conftit.to fra st.r eptoh a.cilU viventi e CPllule della cute, in quanto che: malgrado !0 ripf'tute prove di sensibilizzazione m<'diant,e inoculazioni di diversi antigC>ni a dosi graduali, nPssuno è riuscito, fino ad ora, a riprodurre }(> reazioni allN~iche. Nicolau e B:wciu affermano che l'allergia. nPll 'ulcera molle, è nna l)Toprietà. caratteristica limitata alla sola cute t;d ai tf'ssuti sottof<tanti e <'iò percllè essi hanno ottenuto ris ultati costantrrnrnte nrgativi sia. instillando la << Ducre~y-na" nel sacco congiuut.intl!' (oftalrnorea?.ione) , sia frildonando sulla cute una pomata. contenente una fortA quantità di « Dnereyna" st(•ssa (sistema i\foro).

Di fronte a d<~ll<> iniPzion i rip<>tnt.e ed a dosi sempre crescent.i di V<\r· eino la reazione orglbnica diminuisce gra~ualroente sino a scomparire doJW l a ter1.a o qu arta inil.'zimw. Questo fl'nomeno di desensibilizzazione è stato studiato da R eilly che h a concluso: 10 - rJ1 e la desonRibilizzazione ò tanto più rapida quanto più vint è stata la snscett.ibi lità di rea1.ione. 20- che a SPnsihili zzazione uguali'\ la descnsibilizza?.ione avviene viìt facilmente e pH1 mpidamcnte in quei casi in cui la reazione è stata piò forte. Anche Kicolas e La.cassag-ne hanno studiato da qu esto lato il problema ed anch'essi, come il Reilly, si sono accorti che il passaggio dallo Rtadio allC'rgiro a quello a.n('rg-ico non determina uno stato di refrattaric•tù.. <'osa che avrYa già affNrn:tto il Ri va.Uer prr lo stadio allergico; ne risulta ehe, sin. nella fase all ergica che in quella auergica, uu individuo è semprr nn soggetto adatto a. cont nwre una nnO\' a ulcrra. yener<'a..

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L ..~ L.LEROIA COTAJ\EA NELt1 C'I.C ER A \'E :-;J'~R EA

665

In un parallelismo fra intradt>rmoreazione e moditicazioni umorali i due autori ("Sicolas e Lacassa.gne) banno notato cbe, nt:>gli stessi pazienti, le due reazioni non sono sempre d'accordo e che è qua.~i sempre la reazione di deviazione del complemento rhe si trova in dift>tto dimostrando cosi che, fra. le modificazioni impresse all'organismo dall'infezione streptobacillare, quelle che interessano la cnt,e sono le pih oostant.i, le più profonde e le più durature Ognuno, quindi, ba. apportato un contributo più o meno pr<'zioso: ehi s ull'interpf'tra.zione dei fenomeni locali, ch i su quelli generali; diversi, e questi sono i più, si sono soffermati sttl valore terapeutico dei vaccini a ntistreptobacilla.ri in genere e del Dmelcos in ispecie, valore tera.peutico cbe rappresenta l'unico fine di tanti lavori ed indagini percbè si può dir chiuso un periodo di ricerche, su una data malattia, solo quando si riesce a trovare il mezzo efficace per curarla e vincerla in ogni sua manifestazione e complicazione. Quello che ha colpito la. nostra mente e ci ha spinti a ripetere, con grande circospezione, gli esperimenti già fatti da altri è stat>(): lo La costante discrepanza nella percentuale di positività fra cutireazione ed intradermoreazione eseguite con vaccini differenti ed autoinnesti di prodotti secreti dall'ulcera. 2o Che L'ulcera di riproduzione presenta i carat.teri clinici venerei solo in secondo tempo. 3o. La lieve o nessuna partecipazione reattiva da parte delle stazioni linfo.ti<'hc prossimiori o.ll 'ulcero. di riproduzione, contraria.mcnto a.

quanto affermano alcuni (Tzanck, Rivalier, Milian, ecc.). 4o. La negatività quasi costante della cuti ed intradermoinoculazione eseguite con secreto di adeniti inguinali. Onde procedere con il più rigoroso criterio pos:>ibile di controllo gli ammalati sono stati suddivisi in tre gruppi <lifierenti: Del primo fanno parte infermi che mai sono stati affetti da ulcere veneree; Del secondo, quelli che affermavano, con sicurezza, ess<>rne stati affetti; Del terzo, infermi con ulcere veneree in atto con o senza complicazioni. Con i printi due gruppi s'è voluto saggiare La specificità e la costanza d ella cuti ed intradermoreazione con un vaccino antistreptoba.cìllare, nel nostro caso il Dmelcos, in soggetti sicuramente affetti o non, nel loro passato, da. ulcere veneree onde confrontare le nostre percentuali di positività con quelle ottenute dagli altri. Negli "infermi del t erzo gruJ>PO invece, oltre la costanza e la specificità delle due reazioni, s'è proceduto alla riproduzione dell 'ulcera mediante autoinoculazione dei prodotti di secrezione sia dell'ulct>ra che della adenite e per via cutanea e per via intradermica. li procedimento è stato il Seguente: dopo la det!'I'SÌOlle dell' ulcera con garza sterile, onde asportare la maggior parte di pus ed i detriti di s ecrezione, con un vaccinostile si è prelevato il materiale da innestare al di sotto dei bordi scollati, essendo quf'sta la zona piil carica di strE>ptoba.cilli come giustamente han rilevato il Ducrey, rnna, Milian, N·c. 4-

Giornale d i medicina militare.

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6ti6

Il prelievo vtmiva ripetuto t.ntto in giro al bordo doU' ulcerazione ed il mat(lrìalc cliluito in soluzione distillata e sterile contenuta ne·! solito vetrino d 'orologio. Nei casi di ulcera ripara,ta od in riparazione avanzata, il preJie,-o veniva. eseguito per grattamento: dall'adenite, prHvia disinfezione della park' snpcrficialc con tintura (li iodio, veniva fatto aspirando qualche goccia di pus diluendola, poi, in a'<'qua. distillata come avanti. Con una siringa da bat.tf>riologia (Barthcleme:v) ad ago capillare, pr('\'Ìa disinfezione dt~lla parte con alcool, si depone,·ano una o due gol.'l.'e nel medosimo punto o si procedeva alla S<'arificazione come 'J)er una. vMcinazione alla J enncr. A quattro o cinque centimetri più in basso si procedeva all'inoculazionc intradcrmica di due, tre o qua.ttro gooM fino a notare il solle,·amento caratteristico dell'epidermide. La regione prescelta pt>r q tli'Ste due reazioni era l'antero-esterna. doli a cosria all'unione del trrzo medio col terzo superiore; simultaneamente si procPdeva alla cuti ed int.radermoreazione con Dm ~lcos nei quadranti inferiori dell'addome. Le cutireazioni venivano coperte con vetrino d'orologio mantenuto in sito da striscio di oorotto adesivo, disposto in qua-drato, in modo da lasciare la parte centrale del vetrino libera per l'osser vazione che veniva fatta, ili 24 in 24 ore, fino alla <limissione del paziente dal Reparto. Prima di procedere all'autoinoculazione, onde conoscere ed escludere probabili fattori d'errore, Yenivano eseguit-e le seguenti ricerche: Albumina, glucosio,. ecc., nell'urina. Wassermann, Meinike Klaerung Rea.ction e Miiller Ballung Rea.ction sul siero di sangue. Gli esami microscopici del secreto dell'ulcera o dell'adenite venivano eseguiti sistematicamente oon due metodi: l o. Immersione del ]Preparato nel liquido di Ziebl diluito l : 4 per la durata di cinque minuti indi lavaggio abbondante del preparato ed oss<'r· vazione ad immersione. 2o. Immersione del preparato nel liquido di Unna-Pappenheim per la durata di tre ore, indi lavaggio ed osservazione ad immersione. La ricerca microscopica dello streptobacillo veniva sempre prati· cata, ed a volte a varie riprese, quando una o tutte e due le reazioni lla· vano esito positivo. L'esito delle ricerche si può riassumere nelle seguen:ti tabelle.

:::

I GRUPPO

(Reazioni COil Dmelcos in individui mai affetti da ulcere veneree) . Reazioni

Ncgntlve

l

Dubbie

Positive

•"

T otali

t. •l

c utironziono ............... .

164 (91 %)

4 (2,2 %> 12 (6,6 %)

180

I ntra.ùcrmoreazione ........

156 (86, 6 %)

4 (2,2 %) 20 (11, l %)

180

•


(Rea:ioni COit Dmelco8 i1~ indi1>idui sicurwtumle a/i,.ll i. uel loro iX'"ato, da ulcerr t·euereP) p.,~il 1\' 1'

Rt·uzi onl

l

Dttbbic

:->f'!tll l f\· 11

TOiltU

4 (2. il o 0 )

48 (30 o 0 )

160

12 (7 ,:; 0 0 )

160

l

Cutir·I"M.iont> ... . ....... ... I lOR ( ui, :) 0 0 )1 Intra<IE'nnor eazione .... .... 1148 (95,;; o~ l

III

GRUPPO

Df:OLI

A U l'OI :SNESl'I

(Reazioni COil vaccino Dmelco11) Reazioni

Totlll i

Cuti re azione .... . ... .... . .... .

21 (87. 5o ~)

I n t rl\<lennoreazione .......... .

23 ( 95 %>

3

2-'

24

AUTOINNESTI

~C<" rt•lo

R eazioni Po~<hlvc

l

t•lccm

!'fagali.-&

E:-<·rcto arlt"nlte

l

TotuU

Cutinoculazione . ... ....

7 (39,4 %> 16 (69,5%)

23

I n t rndermoinoculazione

14 (fiO, 8 %l 9 (3\.1, 1 %)

23

Positive 11\cgative l Totali

ll ( Il %1

9

9

8

9

Esaminando i risultati del primo gruppo constatiamo che le reazioni eseguite in individui mai a llett i da lesioni tùcerose han dato una percentuale di nega.tività. che rag-giun~e il 91 % per la. cutirPazione c 1'86 % per l'in tr&dermor ea.zione. Le reazioni d ubbie (quattro per la. prima e quatt ro per la. seconda) vanno, in •erità, considerate come n<'ga.tive data. la leg· gera. intensità. e la scarsa.dura.ta della reazione stessa. Fra i ristùtati net tamente positi ~'i troviamo, sia. per la prima. che per la seconda reazione, quattro pazienti ohe hanno affcrma.to dopo di essere


t.i68

stati affetti da lesioni ulcerosf' ai geni tali, la na tura delle quali non è stata possibile accertare; lasciamo il d ubbio, quindi, sulla. specificità od aspt>cificità delle reazioni stesiìe. Le reazioni l' Seguite su imli ddui sicuramente affetti da ulcere veneree, nel loro passato, hanno dato una. percent uale di positività che raggiunge per la cutireazione il 67,5 % mentre per l'intradermoreazione il 92.5, <}-~ • .Anche in qu<'sto secondo gruppo, e solo pt'r la cut ireazione, abbiamo a v11to quatt ro casi che, a nostro parere, andrebbero ad aumentare il numero dei negativi che raggiunge cosi la cifra di 48 con una percentuale del 30 %· La. nega.tività per l'intradermoreazione raggiunge solo il 7 %· Nella disamina. delle reazioni eseguite su individui mai affetti da lesioni ulcerose veneree const atiamo, contrariamente a quanto hanno asserito gli altri, che la negatività (91,5 %) della cutireazione supera. quella dell'intradermoreazione (86,6 %) pur mantenendosi entrambe molto alte. Lo stesso non possiamo dire, ne.i riguardi della positività, per quelle reazioni avute su pazienti affetti, nel loro passato, da ulcere veneree, perchè la cutireazione ha dato una percentuale di positività (~7 , 5 %) inferiore a quella dell'intra.dermoreazione (92,5 %) confermando cosi i dati, su per giù, dei precedenti ricercatori. D perchè, secondo noi, del sopr avvento dell'intradermoreazione su la cutireazione diremo più avanti a proposit.o degli autoinnesti. Rimangono, però, da interpetrare degli esiti positivi (8 per la cutireazione e 16 per l'intradermoreazione) in individui mai affetti da forme ulcerose e degli esiti negativi (48 per la cutireazione e 12 per l'intradennoreazione ) in pazienti portatori di forme ulcerose . .Anche Lortat-Jacob, Poemeau-Delille e Brosse hanno riscontrato delle reazioni positive in pazienti mai affet t i da ulcere molli ed han fatto tutte le riserve sul valore di tali risultati mentre spiegano la. negatività delle reazioni, nel 25 % dei casi, con variazioni di qualità del vaccino. Payenneville attribuisce questi risultati paradossi a. deficienza di reazioni; Kicolau e Ba.nciu dicono che lo sviluppo dell'allergia non costituisce una r egola assoluta avendola riscontrata assente nel 25 % dei casi. Prima di attribuire a questa o quella causa la. mancata. r eazione dell'organismo in un portatore o la. positività rea.ttiva in un organismo mai affetto da ulcere veneree pensiamo che molt i fattori concorrono nel determinare, in senso positivo o negativo, la risposta organica. Fattori (maggiore o minor<' virulenza degli streptobacilli, diversa qualità, quantità e concentrazione dei vaccini usati, accentuazione più o meno marcata delle modifìcazioni umorali, ecc.) dinanzi ai quali l'organismo reagisce con tutta. una ga mma variabilissima per intensità fino a dare reazioni paradosse. Ma l'esiguo numero delle percentuali para.dosse ottenute non infirma certamente il valore dello reazioni specie nei riguardi dell'intra.dermorea.zione. .Anche noi abbiamo potuto constatare la specificità netta in individui affetti da. ulcere a distanza di 3, 14, e 17 anni (Nicolas e Lacassagne a. distanza. di 21 anni, Nicolau e Ba.nciu di 32, Cacioppo di 43) mentre l<> due r eazioni sono state negative in un caso in cui il paziente affermava esserne stato affetto tre mesi avanti. . Risultati ben differenti da. quelli che hanno ottenuto gli altri ci lasciano considt>rare gli specchi degli autoinnesti.


L'AL[,};ROIA C1JTA:-;E,o\ SELL't:;LCEH A \'EXER E A

669

Innanzi tutto ci troviamo eli front<> a risultati di cutireazione ed intradèrmoreazione, eseguiti con vaccino antistreptobacilla.re (Dmelcos) in individui con affezioni veneree in atto, con ·percentuaJi altissime (su 24 casi la cutireazione è stata 14 volte positiva l volta positiva 2 volte positin .1. + , 4 volte posith·a e 3 volte negativa. dando cosi una positività globale chE' si aggira. intorno a.ll'87,5 %; m P ntre s ugli stessi 24 casi l 'intradermoreazione è sta.ta 20 volte positiva + +, l volta. positi >a + +, 2 volt-e positi>a + +, l volta nC'gativa. dando cosi una positività globale dt•l 95 %) che raggitmgono, pii1 o meno, quelle degli alt ri. Nella riproduzione dell'ulcera venerea. con a.utoinnesti eseguiti con secreto dell'ulcera. stessa abbiamo che s u 23 casi la cutinocula.zione ha dato 'i esiti positivi e 16 negativi con una. percentuale di positività uguale a l 39,4 % mentre l'intradermoreazione, n ei medesimi casi, ba dato 14 esiti positivi e 9 negativi con una. perc.entuaJe di positività del 60,8 %· Nella riproduzione, invece, dell'ulcera con autoinnesti eseguiti con secreto d 'adenite abbiamo avuto che su no•e casi la. cutireazione ha dato n essun risultato positivo mentre l'intradermoreazione, negli stessi casi, ha dato un esito positivo con una percentuale di positività dell'Il %· P er la statistica aggiungiamo che s u 24 esami microscopici, es('guiti nel modo detto avanti, quat t.ro volte solo- non ci è riuscito di trovare lo strcptoba.cillo nel sccreto dell'ulcera. spontanea, malgrado che gli esami fossero stati ripetuti varie volte. Nell 'ulcera di riproduzione, con la cntinoculazione, su sette casi l 'abbiamo ritrovato 1wi volte ed in quelle con l 'intradermoinoculazione su 14 l'abbiamo ritrovato ~'et te volte. Nell'unico easo di riproduzione dell 'ulcera. con secreto d 'adeniti' non ci fu possibile ri trova.rlo. Sia. nei casi di ulcera spontanea sia in quelli di riproùnzione, presente o non lo streptoba.cillo del Ducrey, l'esa.me microscopico ha messo in evidenza sempre ammassi di comuni cocchi, non di rado strevtococchi, bacilli simili a quelli riscontrati dal Cartia ed infine bacilli, non identificabili, sparsi, a gruppi, Ducreysimili ma non in catenelle. Le culture eseguite in brodo semplice, agar e sangue di coniglio, agar siero, agar semplice hanno messo in evidenza colonie di stafilococchi comuni, sarcine e stafilococco albo. Confrontando i risultati ottenuti riscontriamo che, nella riproduzione d ell'ulcera venerea con autoinnesti fatti con sccn~to dell 'ulcera stessa., la cutinocula.zione ha dato una. percentua le eli positività rlel 39,4 % mentre l' intradermoreazione raggiunge il 60.8 ~~· E satta, dunque, l'affermazione di R<tnJ.ut ed altri. Sorg(', però, spontanea. un'osservazione: in seguito al contatto sessuale l' ulcera venerea si riproduce evidentemente per innesto epidermico ora perchè la. cutinocul azione, nell'inoculazione sperimentale cbe dovrebbe rappresentare la via d 'elezione per la. riproduzione, dà una percentuale di positiYità di gran lunga inferiore a quella dell'intradermoinoculazionef È vero che con la. cutireazione si determina sempre la fuoriuscita di linfa e, non di rado, anche di qualche lieve gemizio sanguigno, linfa e gemizio che t enderebbero ad allontanare i germi d alle scarificazioni ostacolandone l 'attecchimento; ma queste condizioni si verificano ancora per

+ + +,

+

+

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tutte quelle altre forme morbose nf•lle quali la cutireazione assume una importanza veramente grande e poi, se ciò fosse la vera causa., la percentuale di IJositività ottenuta dai diversi autori, con gli stessi vaccini, dovrebbe essere su per giù uguale, invece, quest 'ultima condizione, non s i verifica nel caso specifico. Più che a ciò pensiamo che l'intradermoreazione dà un'elevata percentuale di positività sia perchè la. cupola formata dalla epillf'rrniùe pr<>senta cond izioni ambientali molto più favorevoli per lo att<'cchimento e lo SYiluppo dello str€'ptobacillo del Ducre:v, sia perchè l e reazioni all ~:> rgiche av•engono, se non esclusivamente almeno con gra.n. fac-ilità, più negli stntti s u perfich~U del derma che in quelli profondi della epidermide, Ria. perehè lo streptoùacillo non è il solo ed unico germe a (h•terminar<> la. Je~ion e iniziale; quest'ultima <'o ndizione già ammessa da Resse, R abeau, H.avaut e confermata dal Milian pPr i caratteri present ati inizialmente dalla lesione. Quali siano i germi che concorrono, in principio, a dare alla lesione tutti i carattC'ri banali aspecifici abbiamo già accennato nel dire delle ricerche microscopiche e Clùtttrali. Sarebbe molto intt>ressante per la dimostrazione dell'a.Uergia cutanea stabilire, con una serit• di ricerche sperimentali, se sono le cellule degli strati inferiori del corpo mucoso d(•l :Malpighi o quelle dello strato superficiale del drrma che rt>agiscono di fronte all'infezione streptobacillare e qlH1li modificazioni strutt urali s ubiscono. Il Ventm·i con ricerche istologicbe praticate su tratti di cute normale e cicatriziale, nei quali era avvenuta la reazione allergica, non ha messo in rilievo modificazion.i degne di considerazione. La presenza di numerosi altri germi mt>ssi in r ilievo dagli esami rmcroscopici e dalle caltltre, la quasi costante n<>gatività delle due r eazioni esegtùte con secrt to d'ad('nite, la len tezza con la quale l'ulcera di riproduzione acquista i caratteri venerPi ci spingono ad ammettere che: l 0 • l\ella lotta proveniente dalla simbiosi batterica lo streptobacillo soccomba facilmente (difficoltà della ricerca, assenza nel pus d 'adenite, r egressione della lesione, ecc.). 2°. L'ulcPra di riproduzione sia. determinata, in primo tempo, dla altri germi e che acquisti, in secondo t empo, i caratteri venerei solo quando lo streptobacillo riesca a vi vere o per maggiore virulenza di stipite o per maggiore predisposizione organica all'attecchimento: condizioni queste 1ùtime che vengono ancora intluenr.ate favorevolmente con l'apertura della pustola, consecutivo allontanamento m eccanico e diminuita virttlenza dei comuni germi. Nei nostri innesti abbiamo potuto notare, oltre la regressione ad un dato momento dello sviluppo della lesione (papula, vescicola e, qua.lche volta, anche di pustola iniziale) anche che il tempo impiegato ad assumere i caratteri venerei è molto più lungo di quello osservato dagli altri. i\filian, come abbiamo detto, afferma che in 36-48 ore da.llo innesto si forma la. pustola, seoperta la quale, si notano già i caratteri d-el fondo proprio dell'ulc<.'ra. venert'\a e che, att!>ndendo altre 24-36 ore, la lesione diventa manifestamente venerea; Ravaut e Ra.bea.u concludono che a.l massimo in 3-6 giorni la lesione riprodotta acquista i tipici caratteri passando a.~tra.•erso gli stadi di papnla e vcscicola. Noi abbiamo potut-o nota,rt> che, qu :t~ i l"l·mpl'<', dopo 4-5 g iorni i caratteri clinici non (' fano


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ancora tali da permettere la diagnosi di ulcera nnPn•a. cosa che a.veniva sempre dopo 7--8 giorni dall'innesto. Un'altra. constatazione abbiamo aYuto modo di fare cd è la seguente: mentr(' l'intradermoreazione, eseguita con prodotto dell'ulcera, ha dato una percentuale di positività molto alta e con questa Ja. sicurezza della diagnosi, anche quando potrebbe ('SSere oftnscala da altre cause concomitanti, la stessa intradcrmoreazionc, fatta con pns di bubboni, per il numero irrisoriamente basso di positività non dà risultati attendibili. U1timamente anche qualche altro autore (Ra\'aut) M'endo ciò riscontrato, ha affermato che l'intr:.u l!'rmoreaziont' con pus di adenlte non può essere presa in considNazionE'. La reazione det<>rminata da.ll'inocula.zion(' intradermica. s'è sempre mantenuta in proporzioni limitate. In quattro Cl1.'li l'alone aritematoso ha. presentato una estensione nt.riante da tre centimetri di diametro al palmo d 'una mano con una zona linfa.ngit ica. per iferica cosparsa di ritieYi della grandezza di piccoli piselli, di consistenza duro ~ lastica; però tutto scompariva in 2-3 giorni. Hudelo e Garnier banno notato nel 45 % dei loro casi che l'intradermorea.zione può accompagnarsi con rialzi febbrili che raggiungono appena, o superano di qualche decimo, i 38 grMli toccando il massimo d'elevazione io sei ore e ritornando alla norma 3-6 ore dopo. Questa febbre da intradermoreazione è, secondo gli autori, una reazione specifica che rivela l'intensità della desensibilizzaziooe permettendo di conoscere in anticipo l'importanza delle reazioni che darà il Yaccino. Per la verità, io SC'i dei nostri casi {numeri 61 8, 9, 10, 15, 21) nei quali abbiamo atteso uno o duo giorni dopo a ver praticato le reazioni e prima dj iniziare la cura onde sorprendere questi rialzi termici, non abbiamo rilevato alcuna modificazione nella temp<'ratura. Fra tutte le reazioni osser vato le più vivaci e, qualche volta le più tumultuose, sono state quelle che si svolgevano su organismi tara.ti dalla lue. Questo fatto ci ha. spinti al trapianto del prodotto d'un' ulcera di riproduzione d'un luetico costituzionale in un caso di sifilide t erziaria con mani· festazioni in atto. Abbiamo ottenuto un'ulcera di seconda riproduzione (v. figure) con reazione violentissima. durata qualche mese o più, caratterizzata. da eritema. di colorito rossO-bruno est('ndentcsi a t utta. la coscia, tralci linfangitici estesi, ~nd enza. spiccata. al fagedenismo, rilievi termici non importanti. Sarebbe interessante poter accertare se la vi-.;-acità delle reazioni in terreno luetico sia. dovuta. a maggiore virulenza degli streptobacilli od a. peculiari condizioni organiche stabilite dal treponema. Comunque sia, elimjnato il dubbio della. lue e tenendo presento la normalità delle reazioni avute in generale, a noi S<'mbra ingiustificata· la. cauta raccomandazione, di quasi tutti gli studiosi in proposito, di ricorr ere all'intradermorea.zione quale metodo d'indagine solo in quei casi nei quali la natura. della lesione non può essere accertata. con altri mezzi. E dire che non abbiamo neanche notato il minimo r isentimento, nelle ulcere da. innesto, delle stazioni linfatiche prossimiori. P er quanto riguarda. l'azione curati n~ del voocino anth1t reptobacillare {Dmelcos) essa. è veramente molto intensa e rapida. Dopo la seconda o tC?r za ini~zione abbiamo sempr<' ossenato la dett·r11ione clt>lle ulcere e


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L'ALLERGIA CUTANEA N ELl..'ULCERA VENEREA

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l'inizio del processo di cicatrizzazione. Sull'adenite l'azione terapeutica è ancora più spiccata e decisa; fin dalla prima iniezione si osserva. la scomparsa. del dolore e, non di rado, la diminuzione di volume della tumefazione. Solo quattro volte in 24 casi (16 %) s'èdovuto ricorrere alla incisione dato lo stadio avanzatissimo della fluidificazione ed anche sul processo di

Ulcere di seconda l"iprodu.zione !,n individuo lueiico ottenute con Innesti (cutinooulazlone !.n alto, lntradennoinocnlazlone ln basso) del prodotto aeoroto da.ll'uloem di riproduzione del oaao n. 12.

cicatrizzazione l'effetto è stato notevole. Uguali risult ati non si ottengono per via endomuscolare e tanto meno per via. intra.dermica. Tenendo presente che la degenza. in ospedale d'individui affetti da. ulcere veneree complicate ad a.denopa.tie suppurate s'aggirava intorno ai 30 giorni prima che gli st essi pazienti fossero in condizioni di riprendere il lavoro abbiamo voluto confrontare, con quella., la media attuale in relazione ai moderni sistemi di cura.


L 'At..LI!:Ill:tA ClJ' fA!'fEA ~EI.L.lJ'LCE RA VE~REA

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n~AZIO:'< F: SUT. I"U~RO Ot S.tNI'lUE

REAZIONE

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Ulrer(' ,·ennrre- Pollntlenovu· tifi inguinolc destra . . .. ... . l ' lcera in r ipRNI7.ionc <"OD ade· ~:mllio C....... . nlt<: luguinalc >ini•tro ... ... Ant«> IO .13..... . .. U lrore ' ' Cn<'rec multi ple con adenite ingu inuic s inistra .. Aldo G . ........ . Ulccru vcnoN'n ~Cl"lligin osu poiJt<dN>it c ingui n nl e de~tra Et•rico DJ 13. . .. l "Jt-cra ,·oncrea in ripara zione cuu aden il e ingui nule ~iuis~ra Giulio G ........ U let'ra v en erea con Omos i di· sc r·ut>\ ..................... .. AJesso n d.r o F. . . L l cere veneree l n r lpn razi one con nt1c nilc inguhmle.:< tnlstr"n VIttorio B ...... tr lcoro nmcroo - Rif\litle Il t\donopotlu sutellit<'· ..... ... Costoute B ...... !11ccro nmercc prepur.io - ade· n i te Jugu.lnale bilaterale .... Edgardo T ...... Uloere veneree - adenite in· ~ruiunle òc•tra suppurata ... Q\rlo T ......... . Ulet'm ~- .,neren glan de- Rd e· nite ln1nrinnle ainJ,tra sup · puro tu ...................... . Vitto rio T ...... . Ul(l('rc vC'nerce ~olco - ndeno· pntla luguiuale In soggett.o luctico .. ...... ... .... ..... .. . L uigi C... . .. .. .. \.:!cere veneree so it·o - ndc ui· te bliugnlnale .. ........ .... . Oreste V ....... . t'rot rlt<' gonococclco subncnto totale- ul('<'l.'6 veuCN.'O- ade· nite lnv;uinnll' bilatcrnle in S<.>ggel tu luet ico ............ . Achille F .. .... . Ulcere vf' nt>rcc prepuzio- n de· nlte in1ml n nl o sinistra ...... Giuseppe della S. U lt!or:e veneree ~olco e pr:epu· zio - ade ni te lnguinnlc ~lni· stt·a s uppurat-a ..... . ....... . ~forio S . ....... . l" Ice re vt~ ucr-cc prepuzio- ade· nite lugulnolc sloi~trn .... . . Ambrogio l\J• . .. t; lrt>re '"oneree- adenite e ro· ralu s inistro ................ . Angelo O... .. .. . l ' l<:crc ,·eucrcc multiple - ade· nitu 1 111~uiuale do8tr·u ~up· pw·atu ...................... . l Pio 111. ....... . . . "lect't.' •·encree frenulo in sog· g e:t to l u ctii'O ..... .... .. .... .

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Cuti· reazione

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L'ALLERGIA CUTA~EA l"'ELL't;LCERA. YEl'o'"EREA

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SECJU:TO

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conda cuti ed intra del'Illo con materiale rioaYat.o dall'ulcera zlonEJ provocata con l'in trad ermo•·N•zlone e si ottiene una cuti nt> 1---- - 1 ------- 1 gatl va,lntradrrmo p o si Uva con presenza d numerosi bacilli dJ Du crey

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L'esame miorosco pico del sP.Oreto cstmt - - -- 1- - - -l to dali 'adenite è stato

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L 'esame microsco ploo del secreto dell'a den!te è stato nega - - - -1- - - - l - - - - 1 -- - -- 1- -- - - -- - l tivo P<'r Il Duorey

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Paraboloide d e l l'ulcera negati'l'"o per il treponerua


Sfoglia.ndo le cartA.•Ile uosologiche degli ann.i 1929-3o-31, della nost.ra. Clinica abbiamo potuto constatare che sono s'ta.ti ricoverati, per forme complicate: 253 pazienti con una degenza cosi distribuita: da. l a 10 giorni .......................... . n. 123 da 10 a 15 giorni .. ........ ................ . )) 81 31 da 15 a 20 giorni ....................... .. . . 18 oltre i :?0 giorni ......... ... . ............. . . . )) l)

Sommando le giornate di degenza e dividendo per il numt>ro degli amma.la.ti a.bbia.mo a>'uto una. media. generale di giorni 11,6. Conclus1~oni. - :Sei t rarre delle conclusioni non ci so1Iermereno s u alcuni punti dd problema. dell'allergia nell' ulcera venerea già dimostrati u dei quali abbiamo antto ancora conferma con le nostre ricerche. La. sensihilitù spC>cifica, netta delle r eazioni in pazienti affetti da. ulcere veneree a dista.nz:l. di anni, la. superiorità dell'intradermoreazione su la cutireazione, il Tantaggio enorme della. cura. va.ccinica. antistreptobacilla.re in qualunque stadio della manifestazione complicata o non, sono punti che non hanno più bisogno d 'e:~sere illustrati. Rivolgendo la nostra attenzione al complesso dd ri:~tùta,ti ottenuti dagli altri ed a quanto abbiamo potuto constatare nel corso d<'lle nostre indagini possiamo aggiungere: l 0 - Che in pazienti mai affetti da. tùcere veneree, in contrasto con quanto hanno asserito gli altri, le nostre ricerche sembrano ammettere, nella negathità, una lieve superiorità della cutireazione (91,5 %) sull'iniutra.dermore.azione (86,5 %) pur avvicinandosi, con percentuali molto forti l allo stato vero delle cose. 2o - Che in pazienti affetti nel passato o portatori di lesioni ulcerose la cutir<'azione ha. dato percentuali di positività (67,5 % per i primi e 87,5 % per i secondi) sensibilmente inferiori a quelle forniteci dall'intradermorea.zione (92,5 % per i primi e 95 % per i secondi). 3° - Che le reazioni pa.radosse riscontrate vanno messe in relazione, secondo noi, con i fattori citati avariti. 4° - Che nella riproduzione con autoinnesti i nostri risultati di positività sono di gran lunga superiori a quelli ottenuti dagli altri pur nuntenendosi la cutinoctùazione (39,4 %) inieriore all'intradermoinoculazione (60,8 <}0 ) . 5° - Che lo stato d'inferiorità della prima reazione nei riguardi della, seconda, più che a minore specificità, va messo in r elazione con le condizioni concomitanti dette innanzi. 6° - Che allo stato attuale delle ricerche l'ulcera venerea, per Le sue manifestazioni cq,tanee ed nmoraJi, dev'essere considerata. come una. ma,l!ittia generale. 7° - Che altri germi, accanto allo streptobacillo del Ducrey, possono concorrere alla determinazione dell'ulcera spiegandoei così la negatività delle reazioni con pus d'adenite, i caratteri venerei acquisiti dalla lesione in secondo tempo, il periodo più lungo dello sviluppo, lo stadio torpido, l'assenza del bacillo e la. tendenza alla guarigione spontanea delle ulr ere riprodotte.


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8° - Che l'intradermoinoculazionc molto ra.rameutt· dà luogo aJ inconvenienti di una certa. gravità,. 9° -Che rimane ancora da accertare se la pt?rsist('nte intensità ed il fagedenismo delle reazioni in terreno luetico siano dovuti a varticola.ri condizioni organiche stabilite dal treponema o sia lo streptobacillo elle aumenti la sua virulenza a conta.tto dei tessuti S<'nsibilizzati da quello. AUTORI.A.SSUNTO. - L'A. t ratta l' allergia cutunea in individui affe tti 1wl pai>sato o portatori di lesioni ulcerol'e veneree prendendo in considerazione i ùi· vet·s i sistemi e mezzi u sati da altri ricercatori per stabilire il valore diagnos tk·o della cuti ed intradermoreazione in tale affezione. Mettendo in e\·idenza i ri, ul· tati ottenuti con le sue ricerche, che in parte concordano ed in parte modifkano quanto hanno asserito gli altri, richiama l'attenzione sulla risposta cutant'a ed umorale dell'organi! rno in pr~>senza dello streptobaci Ilo. sul concorso di altri g <'l"lni n e !fa de terminazion e dell'ulC'era. venerea, sulla rarità degli incon venitmt i cinti dall" intrndermorenzion e ed, infine, sull' intensità e i l'ndenza al fagedenismo ddl..l'f'llzioni in t er reno luc tico. BIBLIOGRAFIA. Nrcous J. et LAC.ASSAONE J . - Traiteme11ts b'Ì,ologiques dn bubon chanrrr.lleuse: AutohémotJI.[rapie, Protéinolhérapie, P yrétothbapie, l"accination spécifìqHe; Lt>urs modes d'action, • Bull. Soc. Franç. D ermat. "• vol. 35, 1928. NICOLAS J. et LACASSAONF. J. L ' intradermoréaction chat1crelk·u se; Sa eale•1r diagnostique; Se8 variation.9: Etat allergùzue et anergique, ~Bui!. Soc. Frane ·. Dermat. "• vol. 35, 1928. FREI W. - Reaktionem mit Streptobacillen; Vaccine bei Ulcus molle, « Schlc·,;. D ermatol. Ges. Sitzung. "• vom. 8-7-1922. FREI W. - Uber die Allergieverhaltnisse bei ei nem FaU vou [;lcus m olle e 1pi · gùwaum, « SchJes. Derma.toL Ges. Brcslau · Sitzg. •, vol. 19, XI. FRF.I W. et STUMl:'KE. Ulcus molle, «Trattato di Dermatologia e Vene reo· logia" diretto da Jados1~ohn, vol. 21, 1927. REtLLY J . L'état alle1·gique dans le chancre mou vi.s-4-vis des inoculalions pro· fondu/ d'antigène atreptobacillaire; li>Iodifkation.s de cel état sou l'in{lue11ce des iniections répètées, « Bull. Soc. Franç. D ermat. », vol. 35, 1928. Rrv.u.u:B E. - Méthodea et m i lieux de cuUu.re dtt bacille de Ducre!J; Obtenlion duJ antigènu, c Bull. Soc. Franç.. D ermat. •, vol. 35, 1928. Rn· ALIEB E. La réaction de fìxati<m dans le clumcre mcnt., u Bull. Soc. F'1·anç . D ermat. ,, vol. 35, 1928. RtvALIER E. L'antigènothbapi-e du chancre nwu, « R evue Franç. Demmt . "• vol. 4. H UDELO et GABNIEB G. Le8 réacti<ms fébriles de la vaccination antirlumcrel· leme, c Bull. Soc. Franç. D ermat. ~. vol. 35, 1928. H l" DELO et GABNIER G. A proposito dell'intradermoreazione vaccin cde. (c Bui l. Soc. Franç. Dermat. ''• 1928. l\hLIA..'i" G. Le chancre mcu, Pa.ris, 1931. .P.o!.StNI A. - Iperserunbilità e Dermatosi,« RivistaAccaclemiu )fecli<·n Lombarda • , n. 3, marzo 1931. RAVAUT et RABEAU. - •Sociétécle D ermatologie et Syph olograf.ie•. maggio 1930. RA \"AUT et RABEAU. - • Société de Dermatologie e t Syphilogrnfie », giugno 1931 .


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liAGGWLLI G. -

Sul valore dell' intradermore(l,:.ione col1·accino di N icolle • l)me/,cos • nella diagnosi di ulcera venerea. in • 11 D crmosilìlogr•.~fo •, n. 2). MlRAVENT J . M.-Q urnoo.~ tutù SOSA H. Biologie des Drtcrey Bacii/Ns, • Act.as y tra.ba.io::~ d u 3 cogr. nao. d e mcd . •, n. 4, 1927. R EEN'STIERNA . Cutireaktion mitstreptobacilletwarcitt, « D t! rmatol. C:P:'l. Stoc~kolm Sitzg •, vo l. 12, X. TEISSr:E.R P.-REILLY J. et RlVALTF.R E. R écherciUUJ e.l·périmenlales sur l'inje.cliatl chancrelleuse; Pr~J~pcLration. cl' une ant.i{!Ì:ne sl·reptoba,cillttire solu.ble; Ses ef/1'18 tmr L"ani mal et l'homme sain . • Journ, d "' physiol. et. Ùè patho l. •, n. 2;5, 1927. CA.RTIA B. - Contributo aUo studio batteriologico dell' ulA;era. venerea, (Cl in. D erm. Un. Milano) «Giornale ILalio.no di D ei·matologiA. e Si6 Jografia », n. 67, 1925-26. Rnm G. - Les association.s du bacille de Ducrey, • Ann. d es malndies vénér. • Jg. 21. P aris , 1926. VE:o.TU RI T. 0Mervazioni sull'alle.rgia cutanea ne.ll'infr:ione da .çtreptobacillo d·i Ducrey. in • Gio rnttle I tttliano di D r nmJ.tologia e sifìlog rafia », vo l. 69-1929. Prs.~NI E.- R icerche si.erologiche n egli in/ertni d i ukem molle , « Archivio I taliano ei D e rmatologia e Sifilografitu , vo l. 3, 1928. PoUTtuflR L . M:.- A propos de la rhwtion de Borrlet~ Wassermann dana le chrmcre mou, • Bull. Soc. Franç. D ennat. •, vol. 35, 1928.

OSPEDALE ì\HLITARE DI UDINE Dire t.tore: tenente colonnello medico SA , - E RIO CuRClO

TERAPIA IODICA E STATI TIROIDEI COSTITUZIONAU Dott. Mario Fiore, primo capita n o medico, cn.po re parto di m ('dicin a.

Il iodo, da antichissùno tempo noto e Iargament~> usato in medicina rappresenta una risorsa t erapeutica di primissimo ordine p er la indicazione indiscussa e i notevoli vantaggi che dimostra in svariati processi morbosi (arteriosclerosi, reumat ismo a.rticolarc cronico, sifHirle terziaria, a lcune forme tubercolari, ecc.). A fine però di sfruttare convenientemente le proprietà. terapeutiche del iodo, e soprat utto a fine di non m~ocere, è necessario valutare, al lume degli attuali studi costit uzionalistici, la pii1 o rn<•no tolleranza individuale verso questo prezioso medicamento. A. tutti i medici pratici è noto che a letwi soggetti tollerano, senza alcun disturbo, forti quantità. di iodo, mentre alt ri avvertono a dosi minime segni di intolleranza.. È noto altresì che il iodo è meg lio sopportato ùagli abitatori di alcune

regioni (zone montane) anzichè di altre. La. ragione di questo fenomeno va ricercata nell 'intimo rapporto che esiste fra la funzione tiroidea, variabile da individuo a individuo, e il ricambio del iodo. Secondo le moderne ricerche di biochimica la tiroide possiede forti quantità. di iodo, superiori 8-10 volte a.Ua quant ità esistente in qualunque


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TJo:HAI'IA l 'lDI C A E STATI TIIWJ D Ef C0STITU7.10KALI

alt ro organo, e vi si t ro,-a combinato con U lllll albumina, iodotiroglobulina, in quant ità che osc illa cht 4, 5 a 8, 5 mgr. Il iodo degli alimenti si fissa elet th·amt>nte nella tiroide che lo trasfor· ma in iodotiroglobulina, e perciò la quantità di iodo della glandola cresce per somministrazione meùicam(\ntosa di preparati iodici: iniettando il iodo esso viene istanta-neamente fissato dalle cellule tiroidee. Ci spieghiamo cosl pt'rrhè la tiroide, fra le molteplici e complesse funzioni stimola ed accell'ra il ricambio, produce una quasi costante accelera,.. zione del cuore, modico a~t~ne nto della pressione massima, diminuzione della minima (segno di Pend(•, aumento della pressione differenziale), e sul sang-ue determina una monocitosi; esplica cioè sul ricambio, sull'apparato cardio-vascolare e sul sangue un 'azione che conosciamo caratteristica dei preparati iodici. Ne consegue che prima di prescrivere una cura iodica è doveroso esplorare le funzionalità della tiroide. La Semeiotica ci insegna di iniziare l'esame obbiettivo con lo studio della costituzione dell'individuo, studio elle non deve limitarsi alla sola morfologia corporea individuale, sibbene estendersi anche al dinamismo fisico e psichico, secondo il metodo biotipologico di Pende. Il mio maestro Pende basa questo metodo sul principio: che le glandole endocrine, in correlazione e in equilibrio funzionale fra loro, regolano con la collaborazione del sistema nervoso della vita vegetativa e di quello di relazione non solo la morfogenesi dei tessuti, ma anche la funzionalità dei vari apparati (circolatorio, digerente, genito-urinario, nervoso, muscolare) e il dinamismo psichico (carattere, intelligenza) intimamente connessi fra loro. In pratica però non si ha mai un vero e proprio equilibrio ormonico perchè in ogni individuo accade che una glandola, pur non presentando un vero stato patologico, funziona di più o di meno prendendo il predominio sulle altre. Questa glandola predominante snb-patologica o pre-morbosa, iper- o ipo(unzionante, imprime al dinamismo fisico e psicbico quelle caratteristiche speciali che costituiscono il temperamento. Dunque il temperamento è dato dalla funzionalità esagerata o insufficiente, ma non patologica, della glandola che domina nella costellazione endocrina individuale. In pratica per l'apprezzamento funzionale di una glandola endocrina seguiamo oltrechè la valutazione antropomet rica (peso, statura, ecc.~ anche quella morfologica-ectoseopica (proporzioni scheletriche,caratterl dei peli, unghie, cute, connettivo, ecc.), l'orientamento del sistema nervoso 1~egetativo e l'orienta1nento psichico. (l). La conosct>n za dei tE>mperamenti sia detto incidentalmente ba grandissima importanza pratica per le molteplici applicazioni mediche e medico-sociali. Nel reclutamento pqi delle For'ze armate dello Stato, in particolare modo nella scelta degli specialisti, la conoscenza dei temperamenti sarebbe preziosa per un raziona,le sfruttamento del dinamismo psichico e fisico degli individui. (l) P er mnggiorl d ,•t t.n gli r·onfrontor,· : P Ex nE - T.r deho~ne di cost(tu.ftone e dello str·s.so ~. Trattato si?1l elico di vutoloui11 t clinicll medica , t• c ~· volume .


TERA.l'B . WDlCA E STATI TIRO!D.EI CUS'I I'l'U ZIO:o<AI.l

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P er riprendere a questo punto il quesito dal qua.Ie abbiamo preso le mosse, cioè l'esplorazione funziona le della tiroide, devo rammentare che gli ormoni tiroidei stimolano lo S>iluppo del sistema nervoso dt:.'lla.vita di relazione (prevalenza dei diametri longitudinali sui traversi, degli arti sul tronco, ecc.), favoriscono i processi catabolici, stimolano il simpatico, le funzioni motrici e seusitive, i centri della vita emotiva, i centri psichici. P ertanto in rapporto ad esagPrata o ìnsufficièute stimolaziollé degli organi tiroidei abbiamo un temperamento ipert iroideo e uno ipotiroideo, i cui caratteri fondamentali si possono cosi riassumere: TEMPERlliE~To IPER'frROIDEO (ipcrtiroidismo costituzionale ortoplastico di Pende): Tipo microsplancnico, longilineo, con magrezza abituale, peli abbondanti specie sul corpo, ROpraccig!ie, tronco, ed arti. Cute accesa e calda. Occhi grandi e vi\·aci, brillanti. Preponderanza del cuore sinistro sul destro, tendenza alla tachicardia. Stomaco piccolo, alvo piuttosto diarroico. Velocità delle reazioni funzionali. Emotività; grande instabilità e velocità psichica; forte istinto di difesa-offesa. TEMPERAMENTO IPOTIROIDEO: È l'opposto del precedente. Brevilin eo con statura un pò inferiore alla norma; faccia e collo grosso. Mani corte e tozze. Occhi piccoli poveri di espressione, scarso sviluppo dei peli. Cute spessa, tumida e umida. Preponderanza del cuore destro sul sinistro; bradicardia abituale. Tendenza alla costipazione abituale. Lentezza e torpore di tutte le reazioni organiche. Basso il tono del simpatico, preponderanza del vago. Tipi apatici, timidi, lenti psichlcamente. Questo quadro schematico si riferisce al tipo pur.o e in pratica deve essete utilizzato come guida, giacchè di rado si riscontrano tutti i caratt,eri suddetti in un solo individuo. Orbene sono appunto gli ipcrtiroidei, soggetti con esagerata funzione della tiroide, che m.al tollerano i preparati iodici; avvertono, anche a piccole dosi, fenomeni di sopraeccitazione nervosa, tremori, palpitazioni, nausea. A questi il iodo, sotto qualunque forma, va somministrato molto cauta· mente e sotto la sorveglianza del medico, gia.cchè è facile provocare in essi una vera sindrome basedowiana. Viceversa gli ipotiroidei, soggetti con insufficiente funzione tiroidea sopportano b ene il iodo anche a forti dosi; a questi individui si può, in tutti gli stati morbosi nei quali è indicato, somministrare iodo a dosi massime. Lo stesso criterio, in senso più lato, si deve adottare nel consigliare il soggiorno in stazioni climatiche, giacchè, per le ragioni su esposte, agli ipertiroidei nuoce il clima marittimo, il quale riesce di notevole giovamento agli ipotiroidei. AUTORIASSUNTO: L'A., dopo aver 1·icordato l'intimo rapporr-o che esiste tra la. funzione della tiroide e il ricambio del iodo, ritiene doverosa l'esplorazione funzionale di questa. glandola prima d 'iniziare una cura. iodica. Accenna al m etodo biotipologico di Pende e ai temperamenti ipo1·· e ipotiroidei. Conclude affannando che il iodo nuoce agli ipertiroidei m enlre giova agli ipotiroidei.

5 -

Oio1'1lale d i m-edi cina mil i tare.


CONFERENZE CLINICHE E DI SCIENZE MEDICHE NELLA SCUOLA DI APPUCAZIONE DI SANITÀ MILITARE V OLU ME V II

La Scu,nlctd'Applù.xuione di Sanità "l!ilitare ha racco/.to ir~ un grosso volume- V Il della serie - edi to ccn eleganza di tipi, le ccnferenze cliniche e rii scienze mediche tenute da .Maulri illu.,tri delle nostre Università del nostro Ateneo militare, n~l l932. Le otto ccnferenze sono precednle dal disccrso tenuto a Milan~ il 28 ottobre 1931 in ocr..asione dell.ina,u{Jurazione del nuovo ospedale militare da S. E . il Ministro Gazzera, ecl esaltante l'opera del Corpo Sanitario in pace ed in guerra. Seytre la R elazione sull'anclamento della Scuola, detta dal Generale medico Grixoni per l'inau{Jurazione rlell'anno accademico. Ad illu<Jtrare la diuturna falliva opera della Scuola e ad incitamento per l'av· ven·ire sono ricordati gli elogi erl i plaus-i che nell'anno pa<~sato furono tributati aulla stampa e dalle tribune delle& Camera e del Senato al Corpo Sanitario Militare ed alla sua Scuola d.al relatore del bilancio della Guerra, S. E. il Generale Baistrocchi e dagli onorevoli professori Salvi e B. Rossi, e da S. E. il M inistro Gazzera. Viene quindi riferito 8Ucointamente l'andamento degli studi nell'anno scola· stico 1931- 32, e accennato quanto verrà fatto per favorire sempre più il miglioratnento di questo nostro ma88Ìmo centro di studi. Il volume contiene anche la lezione inaugurale tenuta dall'insegnante di servizio sanita.rio tenente colonnello medico Mangan.aro, che è di argomento storico, come tulte le altre conferenze, essendosi oredu.to u-tile dedico.re tutto il ciclo a studi di storia della medicina, materia, purtroppo, poco coltivata presso di noi.

T An entfll colonnello medico C. 11-lANGANARO: La protezione del malati e dei feriti anteriormente alla Convenzione di Ginevra del l 864. La conferenza, come indica il titolo, tende a far conoscere quali norme rego· lavano la protezione dei feriti durante le guerre, prima che fosse stata stipulata la convenzione intemazionale di Ginevra. del 1864. Il conferenziere, dopo aver riferito sulle successive proposte del Pa.lasciano, 1861; doli'Arrau.l t, 186 1; del Dumant, 1862; accenna. alla mancanza di qualunque concetto etico di sa.lvaguarclia d ei feriti fra i popoli b elligeranti dell'antichità, non esclusi i Romani. Cita poi eaempi storici di empiE-ti\ avveratisi ancora nel m edio evo e di epi· sodi di clemenza vArso i feriti praticati nella stessa epoca, sino ad arrivare al primo trattato scritto, stipulato nel 1581 fra il duca Farnese di Parma e la cittA di Toumay, aggiungendo che da quell'anno sino al 1864, come può essere storicA.mente documenta.to, furono stipulati, fra comandanti di eserciti n emici, circa trecento trattati riguardA.nt.i la protezione d ei feriti. Cita, di alcuni di essi, le clausole più importanti, dimostro.nrlo ch e mano a mano la protezione si era venuta


C'O:<: f E REXZE Cl.IXI C' !H: E DI S CIE:\ZE

~EDI CHE

E CC.

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ad estendere aJ personale sanitario e religioso, e agli ospedali, non soltanto del te.rritorio n emico occupato, ma del teat.ro stesso della guerra. Fa rilevare poi che questi patti, stipulati dai comandanti degli eserciti, erano limitati alla durata d ella guerra, m entre la convenzione di Ginevra. fu conclusa in tempo di pace dai principali Stati, che si impegnarono di adottarne le clausole. Si passò così dal trattat-o occasion.a.le al trattato permanente. Pur dovendosi quindi dare la maggiore valutazione aliA. Convenztone, si d eve tuttavia riconoscere che essa non può essere conside rata. come la prima espressione d ella idea di prote zione dei feriti, essendo dimostrato ch e questa si praticava, con patti scritti, già. da. secoli. Il conferenziere conclude con una esaltazione della missione d el medico in ogni epoca e durante le guerre.

Prof. D. GroRDAxo. - La trasfusione del sangue. Cenni storici sulJa sua evoluzione dal '700 al tempi moderni. L'importa.nte problema della trasfusione d el sangue, ancora oggi tanto studiata. per modifìcame e migliorare i vari metodi ed il semplice strumentario, è stata. trattata. dal prof. Giorrla.no con p erfetta. chiarezza e rara competenza sl da. rievoca.rne con parola facile tutta l'evoluzione che va dalla fine del secolo XVII ai tempi moderni, interessando vivamente non solo la eletta. schiera d elle autorità mediche presenti ma anche quegli uditori che di medicina non si erano mai int.eressati. L'O., dopo di aver ricordato il Castigliola quale w1o d ei medici militari che ha trattato sapie nt em ente l'argomento ed il generale medico Grixoni che non poco ha giovato alla t ecnica contemporanea con rigide ricerche fisiologiche, si addentra subito nel tema parlando di Michele Rosa (1731-1812), che coi suoi meravigliosi esperimenti ruppe il silenzio in cui era caduta tale pratica. Difatti il Rosa per primo attuò il progetto « di ravvivare un animale svenato esangue n mercè la t rasfusione di sangue dalla carotide di un vitello alla giugulare di un agnello precedentemente svenato, facendo ammirare come l'agnello, • appena rinsanguato, da moribondo che era, pisciò subito, bevve e saltellò per la stanza ed in meno di venti giorni anche la piaga prodotta al collo per la incisione cicatrizzò perfettamente». Tali esperimenti egli ripetette anche su animali non svenati e cosi potè rilevare quanto se ne avvantaggiassero quelli ai quali sangue veniva trasfuso. Fece a nche pulsare la. radiale di un morto rendendo più tiepida la mano corrispondente col fare arrivare nell'arteria sangue dalla M.rotide di un vitello e dimostrò ancora come per stimolare il cuore e rendere agli animali esanimi il moto e la vita. occorresse del solo vero sangue e non un qualsiasi altro liquido (egli aveva usato il latte in un agnello), introdotto a scopo puramente meccanico per stimolare il cuore e riempire le arterie. Dopo altri esperimenti analoghi, il Rosa, pur non illudendosi di aver convinto i suoi contemporanei circa i suoi stud redasse la Carta della tr<UJfusione, n ella quale diceva che le trasfusioni fatte fino allora gli avevano dimostrato • s eparatamente tre verità egualmente importan· tissirne e nuove: a l) che i vasi d ell'animale vivo e sano sono capaci di ricevere e circolare, salva la vita. dell'animale, una copia di sangue molto maggiore di quella che naturalmente contengono ..... ;


084

CO:s"FERE :-.'"ZE CLTX!C !:iE E l)I SClE~ZE MEDICHE ECC.

« 2) c he è possibile la pro miscuità o mescolament:.o del sangue fra specie e specie, salva la. vita delranima.le; « 3·) che è possibile e quasi a nzi ce rt:.o il ra.vvivament:.o di un a.nima.le reso esangue, e perciò mort:.o fisiCt\lllante, colla sola. rifusione del sangue arterioso anche di una. specie diversa •. Indi l'O. fa. rilevare come il Rosa, nonostante il buon risultato dei suoi esperimenti, fosae c11dut:.o in oblio presso i suoi conte mporanei tanto che il Dizùma·r io Classico di Jledicina nell'articolo suUa trasfusione, non citava. il suo nome, sopprime ndo cosl con iniqua. viole nza ropera. sua., che Egli dimostrò sempre in pubblico non iwendo a.\'Uto la. timida ingenuità di affidarla. ad un principe come soleHI.no fare gli altri studiosi. Ne l 1785 si e bbero gli esperimenti di trasfusione tra animali carnivori ed erbivori e dopo il 1789 il Portai scrisse un ca pitolo «sopra. l'introduzione di di,·ersi ingredienti nei vasi sa nguigni, e Rulla trasfusione del sangue •· Con maggiore interessamento e ricerca più fiduciosa di risultati pratici, in Inghilterra continuavano gli esperimenti; difatti di Leo.cock nell817, si esprimeva. pooo favorevolmente all'uso di anima li dive rsi nella trasfusione di sangue, mentre il Blundell, con espe rimenti che vanno fino al 1826, riuscì a. dimostrare come mediante la. trasfusione si potesse ravvivare un cane che aveva. cessato di respirare da. cinque. minuti. Quest:.o stesso Blundell fece altri esperimenti, tanto che gli fu attribuit:.o. s enza. ricordare il Rosa, di aver attuat:.o per primo di riempire il sistema. circolat:.orio in caso di grave ed improvvisa emorragia. Sono citati poi gli esperimenti di Prevost e Dumas, del )'la.gendie e del D ief· fenbach. Quest'tlltimo dal risultato dei suoi esperimenti (1822) potè concludere che: il sangue di un animale i nìettat:.o in un altro di specie diversa riesce mortale.; che un abbondante sala.sso fa. diminuire l'azione nociva. del sangue straniero; che il sangue espost:.o a. lungo all'aria non uccide l'animale da inietta.t'Si se a. questo si sottrae una. certa quantità. del proprio sangue. Sono ricordati inoltre gli studi fatti per risanare i pazzi tra.nsfondendoli con sangue di bestie mansuete o di uomini ritenuti savi; studi ai quali attesero n u merosi italiani t ra cui Caselli, Ponza., Rodolfi, Michetti, Bonfigli, ecc. L'O. ricorda ancora il Moncoq (1874) che inventò un apparecchio per la trasfusione, il quale non era. altro che una copia. di quelli di Ma.jor, di Folli e di Blundell. I nfine egli conclude dicendo come a. questo punto gli sperimentatori, deviando dalla. loro strada., ed i medici, sbizzarrendosi a. voler fare della. trasfusione un rimedio universale applicandola. perfino a coloro che stavano morendo per emorragie patite, cooperano a far tramontare la. trasfusione nuovamente ma. in modo meno peggio che nella seconda metà. del sec. :xvn, poichè questo prezioso mezzo te· rapeutioo, sostenuto dall'avvento della chirurgia asettica., arriva. cosi nel periodo contemporaneo, in cui esso, perfezionato nella. tecnica od applicato in casi precisi, dà risultati ottimi e più sicuri.

s. V ITALE.

Prof. A. Co RSU.'"I: L'esperimento biologico In Italia. L'esperimento biologico, almeno nel significato limitat:.o di esame di organi interni dell'animale e de ll'uomo, risale probabilmente a.d elevata. antichità, perchè solo in questo modo si può spiegare la. precisa. riproduzione plastica. di organi de~ dicati a. divinità. come ex voto, la pratica. di operazioni di notevole difficol tà


CO)ITERENZE CLI:NICRE E DI SCJE~ZE MEDIC HE E CC.

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(trapana.zione del cranio), di cui si trova. tr;wcia anche nei pctiodi preistorici, e quel corpo di scienza. a.na,tomo-religiosa. che va sotto il nome di Haruspicina.. .:.\1a se si banno fondate presunzioni che Galeno ed in genere le scuole mediche greco-orientali praticassero correntemente l'anatomia., occorre varcare tutto il medio evo e venire a ?.fondino de' Liucci {sec. xrv), per trova.re in Bologna la prima Scuola anatomica nel preciso significato di questa parola. È però certo che anche prima. Guglielmo da. Saliceto (121o-27) abbia. sezionato cadaveri; che a Bologna e a. Firenze gli Statuti dell'arte dei medici e spe:z.iali imponessero e regolassero annuali anatomie umane a scopo di studio. L'anatomia. t entò, <Jome tutti i rami dello scibile, il genio di Leonardo, che può considerarsi come il precursore del Galilei nel gettare le basi del metodo sperimentale. Ma nel campo dell'esperimento biologico pare aJl'A. d ebba considerarsi iniziatore del metodo sperimentale il cremonese R ealdo Colombo, allievo del Vesalio, che insegna t ecnica della vivisezione, e getta col Cesa.lpino le ba,'!i di quella che sarà la. grande scoperta. di Harwey: la. circolazione del sangue. I ..a. questione se accanto a. vivisezioni di animali si praticassero anche vivisezioni umane è tuttavia aperta.. P er l'antichità classica. (Erofilo ed Era.sistrato), non è esclusa l'anatomia su criminali ancor viventi. Nel rinascimento se ne autoaccusò Berf'ngario da Carpi ed il Fioravanti; ne fu accusato principalmente il Falloppio. Per quest'ultimo però non risulta specificatamente che sezionasse viventi i criminali che gli inviava. Cosimo I ; ma che questi, s ull'esempio del suo maestro A. )'!usa Bra.aa.vola., servissero da materiale p er esperimenti farmooologici con veleni, e dopo morte fossero s ezionati per studio. L 'epoca. è matura. per pas.'la.re dallo stadio descrittivo ad un pii1 intimo studio della funzionalità. degli organi. Santo rio Santori da. Capodistria. (1561-1636), e con beo altra. ri.sona.nza. Alfredo Borelli napoletano (1608-1629) e Francesco Radi di Arezzo ( 163{}--97 ), applicano alle scienze naturali il metodo sperimentale. n Redi, equilibrato ed ooutissimo sperimentatore, si può con Marcello Ma.lpighl di Crevalcore (1628-94), considerare il centro propulsore dell'esperimento biologico in Italia; ne continuano la. tradizione Carlo FrMassati, Francesco Folli da Poppi, Lorenzo B ellini (1643-1704) e quel Giuseppe Zambecca.ri (1655-1728), che per primo dimostrò la. possibilità di vita dell'animale privo di qualche organo pa.renchimatoso, per terminare a Lazzaro Spall~nzani e Felice Fontana. Queste ultime due grandi figure di fisiologi si può dire chiudano il glorioso periodo del primato della Scuola. italiana nelle scienze biologiche. Le disgraziate condiZioni politiche prima, il travaglio della. risurrezione nazionale poi, distraendo gli animi dai problemi scientifici, iniziano un progressivo decadimento anche in questo campo, decadenza. che assieme a primati stranieri portò gli Italiani all'oblio delle glorie passate. Oggi che dalla. supino. imitazione altrui torniamo oo una nostra. linea di progreeso scientifico, non è male riferirsi per quella fona di incitamento che emana dalle tradizioni gloriose, alle nostre grandi figure d el paasat-o e, tra. le altre, a. que!la. luminosissima. di F. Redi nella quale all'ooume e coscienziosità di sperimentatore si oocoppia. la. dignità ed eleganza d ("U'esposizione, secondo la. linea. deiJa. buona tradizione italiana .

w. FARRI.


RIVISTA DILLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRAmA SANITÀ MILITARE. A. MIADONNA, tenente colonnello ·medico. - Le malattie nella vita militare. Valutazioni medico-legali. (Tipogr·ctfia Editrice C. Conti, Matera., L. 7,00). Il lavoro che il tenente colonnello medico 1\fiadonna ha di recente pubblicato risponde a finalità pratiche. li libro ri vela una impronta personale che gli conferisce un indiscusso carattere di originalità. Con sP.mplicità e chiarezza egli prospetta. i vari problemi che frequentemente si presentano al medico militare e li risolve con senso di giustizia e secondo le direttive delle vigenti disposizioni regolamentari, ma. anche con spirito riformatore . Nella valutazione delle malattie e delle lesioni, come è detto anche nella prefazione del libro, non è p ossibile trascurare la corrente innova.trice delle diret.tive at tuali della. infortm1istica civile, per cui l 'A. prospetta. l 'opportunità. di una revisione d elle basi giuridiche del risarcimento del danno di servizio. · Il lavoro è d iviso in tre parti. Nella prima l'A. fa. opportunamente uno studio comparativo fra la legislazione civile e quella. militare. Un capitolo è particolar- · mente dedicato a lla concausa che è trattata con profonda disamina. Secondo l'A. non dovrebbe essere totalmente esclusa nella valutazione delle malattie o delle lesioni, come vuole la vigente regolamenta.zione militare, mentre essa è ammessa nell'infortunistica civile. La seconda parte è d edicata ai vari capitoli della patologia militare. L 'A. premette una visione sintetica del nuovo ambiente in cui la giovane recluta. viene a trovarsi, ne studia le alterazioni psichiche e fisiche del primo difficile periodo, fa rilevare come il vivere quasi tutto il giorno all'aperto anzichè nell'ambiente malsano di llll'officina., la vittitazione, ora molto varia ed abbondante, l'educazione fisica, annullano il danno che l'organismo può ritrarre da una forzata vita collettiva in un'età in cui non è più confacente. Tra i vari capitoli sono bene elaborati ed interessanti quelli delle malattie dell'apparato circolatorio, del respiratorio, con particolare riguardo alla tubercolosi contratta in servizio, in rapporto alle moderne conoscenze sulla. grave m alattia., q uello delle malattie dell'apparato digerente con la discussione s ull'erniainfortunio od ernia-malattia, quello delle. rna.la.ria, quello sulle malattie nervose e mentali, nelle quali il problema della simulazione è sempre così interessant<:l. D i ogni gruppo l'A. espone la valutazione medico-legale allume della vigente giurisprudenza civile e militare. La terza. parte è dedicata alla p atologia coloniale che va assumendo grande importanza per il fiorente sviluppo delle nostre tt·e colonie. In questa pat·t.,, a lquanto sintetica., ma. che nelle future ristampe d ovrà. avere il necessario sviluppo, l'A. riporta quelle malattie che sono più comuni in quelle 1\:lgioni, prospetta. i progressi fatti e le migliorie da portare, ne studia. a fondo il clima in r app orto a lle manifestazioni morbose, ed esalta infine con ispirato lirismo l'opera passata e presente d ei medici militari, veri pionieri nel campo sanitario coloniale. Tutto il lavoro ò pervaso dal senso di responsabilità del medico militare, come fiduciario dello Stato e dalla coscienza delle difficoltà di questa opera continua di scienza e coscienza per ridurre al minimo gli en·ori di diagnosi e d'apprezzamento, che, oltrE' il danno recato, come dice l'A., non depongono bene anche s ul valore professionale d el m edico. Con piacere infine rileviamo, s ulla copertina, che il libro è m13sso in vendita, presso l'A., a totale beneficio degli orfani dei m ed ici morti in guerra.


R I VISTA DELLA STAMPA MEDICA ITAUA...._A

t~

STRANIERA

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AMos R. KooNTZ, maggiore medico. - Sviluppi post-bellici della guerra chimica In argomenti di carattere sanitario. (The Military Surgeon - fase. 4, aprile 1933-XI ).

L'articolo tratta brevemente di alcuni risultati ottenuti dagli sperimenta-· tori del servizio chimico militare: risultati che hanno applicazione pratica in al· cuni problemi di medicina. Nei seguente sommario vie ne mante nuto l'ordine cronologico delle ricerche in quanto, però, lo pe rme tta la successione logica. TRATrAM:ENTO DELL'AVVJo.:LENAbfENTO DA FOSCE~'"E. Gli espe1·imentatori tedeschi, Laquer e l\lagnus. ri tenrw ro che l a sezione bilat,era]e d el vago- conset·· vando, però, un nervo laringeo pe r imp1'dire la chiusura. della. laringe consecutiva alla. paraHsi bilaterale delle corde vocali -diminuisse oppure impedisse comple tamente lo sviluppo d ell'edema. polmona.re nell'avve lenamento da fosgene, e che la produzione dell'edema fosse, quindi, dov-uta allo stimolo r iflesso delle fibre vaso-motrici contenute nel vago. Se tale ipotesi fosse stata esatta, la terapia relativa all'avvelenamento da fosgene avre bbe avuto pochissima probabilità di successo, perchè non esiste. a l· cuna dr-o ga capace di bloccare gli impulsi d e l vt\go; d'altx·o canto l 'intervento operativo sarebbe stato fuori di que;:;t.ione. Era quindi indispensabile, prima di condune esperimenti sul trattamento terapeutico nello avvelenamento da. fosgene, conoscere so le conclusioni di Laquer e Magnus fosse ro esatte. A questo scopo Vedder e Sawyer sezionarono i nervi vaghi m un certo numero di ermi. La sezione del vago di destra fu eseguita nel torace, sotto il punto di origine del nervo la.ringeo; la sezione d e l vago di sinistra fu eseguita rwl collo: dopo la guarigione chirw·gica, i cani vennero gassati con Iosgene insiem e ad altri cani controllo. L'edema si sviluppò rapidamente e con segni cl i gravità nei cani vagotomiz· zati, i quali m orirono prima dc i cani di controllo. Questi esperiment.i molto importanti dimostrarono che le conclusioni di Laquer e Magnus sulla natura dell'edema polmonare erano errate, e fecero pensare alla pos.~ibilità di ulteriori esperimenti per un trattamento terapeutico nell'avvelenamento rla fosgene, più efficace d.i quello usato al termine della guerra. mondiale, il quale consisteva nel sa.lasso, seguito dalla somministrazione di ossigeno. Wedder e Lawyer, continullndo gli esperimenti intrapresi, pensarono di neutralizzare nel polmone la maggiore quantità del gns o de i suoi prodotti irrit.anti,

e poterono -coll'iniezione di urea.~i - diminuire notevolmente la mortalità dei cani avvelenati con fosgene. L 'enzima suddetto idrolizza l'urea producendo ammoniaca, e questn., a. sua vol t a , neutralizza. l'aeido cloridrico prodotto nei tessuti dall'idrolisi del fosgene. Gli AA. trovarono, inoltre, che l 'iniezione di emetma. produceva costrizione dei capillari del polmone, e conseguente diminuzione dell'edema. polmomtre. I su ddetti risultati insieme a. quegli altri ottenuti dagli stessi sperimentatori coll'inie zione endovenosa di una soluzione gommosa di glucosio, permisero di stabilire un met-odo t erapeutico nello avvelenamento di fosgene, cho rappresenta un passo avanti sui metodi già usati. T RATrAlltENTO COL CLORO DEI COLPITI DA VA.PORI TOSSICI. Prima d el 1924 erano s t at-e adoperate, con effetto dubbio. varie sostanze ina lanti P~"~" impedire l'irritazione prodotta. dai vapori tossici. Wa.lton erl Eldbridge poterono invece dimostrnre che i l c loro ossida rapi· da.mentt:: i vapori tossici D. A. (difenilclorarsina), D . .M. (difenilaminoclora.rsinn) e Cyan D . A. (difenilcianarsina), t.rasformando l'arsenico d a trivalente in pentavalente e dando luogo ad un prodotto non irritante. Gli esperimenti condotti sopra uomini es posti all'azione dei vnpor·i t ossici portarono a rapida guarigione dei pa.zit>nti ed alla scomparsa degli effetti tardivi.


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RiVISTA DELLA STA:I!PA :O.fEDlCA ITALI.~A E STR.L'(IERA TR.\'.l'TAME~"'TO DELLE SCOTTATC"RE DA F OSFORO

BtA:!-WO. -

Il trattamento

delle scottature da fosìoro bianco è stato sempre di grande difficoltà, perchè il fosforo aderisce ai tessuti nHllli e s i addentr·a nel sottocutaneo, dove continua a. bruciare, producendo talvolta. nuovamen te la. fiamma; tale condizione portava alla necessità di mettore i colpiti da fosforo in w1 bagno continuativo. Le ricerche di Wa lton, però, ha nno dimostrato che una soluzione di solfato di rame all'l % impecl ìse<~ la formazione dei vapori nel fos foro affondato nei tessnti molli, mentre rende agevole l'allontanamento d ei pezzi di fosforo, perchè forma sopra di essi uno strat.o di fosfato di rame. D suddetto autore consiglia, pertanto, di avere a portata di mano la suddetta soluzione in tutti i luoghi, dove esiste il pericolo di u,;tioni da fo;;foro. L'applicazione <li una spugntt, formata di cotone idrofilo imbevuta colla soluzione di so Irato di mme all' l % formerebbe, quasi immediatamente, s ul fosforo che brucia , uno s t.ro.to che impedisce l'ult.eriore combustione. La spugna. può essere r imossa dopo due-tre minuti di applicazione, e il fosforo coperto dallo st.rato di rame può wni t·(' a llontanato con una pinza o coll'irrigazione: il paziente dovrà tra.tt(~t-si ulterio rmente come un comune ustionato. TERAPI.~ D'I>T,L'AVVELENAMENTO DA ossroo DI CA.RBONtO.- Una notevole discussione si è dibaLtuta in quei!ti ultimi anni nei r igttardi d ella convenienza di usare l'o;;sigrmo, opput·e la miscela di ossigeno-anidt·ide carbonica, nel trattamento terapfmtico doll'av\·elenamento da ossido di carbonio. Allo scopo di d eterminare quale il m e todo più utile e di maggiore praticità, Walton, Aldbridge, Allen e Withers poon int raprf'sero una serie di esperienze, le quali permisero di scartare, per molte ragioni, tutti i m etodi adoperati, tra nne quello coll'ossig~no e quello colla miscela di ossigeno con anidride carbonica al 5 %, e fecero rilevare che, coi due metodi, la diffe renza nel t empo di eliminazione d ell'oss ido di on.rbonio dal san~ te è molto piccola. Gli A. A. consigliano, come metodo di s0elta, il trattamento di solo ossigeno, pet·chè è di più rapido impie${0 e non richiede un apparecchio ingombrante, come lo richiede invece il metodo con ossigeno ed anidride carbonica. Essi, inoltre, consigliano l'uso dell'apparecchio portatile di H a lda.ne (aria più anidride carbonica) per l 'opera di soccorso nelle miniere inaccessibili e nelle operazioni militari. (L'aggiunta di anidride carbonica serve p er stimolare il centro respiratorio e per aumentare quindi il numero degli atti respiratori). EFFETTI DELLA COMBUSTIONE DI POLVERE SENZA FU1110. - K.night C W al ton hanno studiato sugli animali gli effetti della combustione di polvere senza fwno. E ssi osservarono che alcllllÌ animali, i quali non morivano Attbito sotto l'azione d ei prodotti della combustione, erano uccisi -immediatamente dopo - p er l'azione dell'ossido di carbonio; altri animali, invece, che guarivano nell'avvelenamento per os.'lido di carbonio, venivano ulteriormente a morte pe r edema polmonare causato dai vapori nitrosi. Stabilita la causa d ella morte in questi casi, e ra chiara. la condotta del trattamento n ecessario. EFFETTI TARDIVI DEGI.l AGGRESSIVI DI GUERRA. - L 'uso dei ga-s tossici n ella g uerra mondiale introdusse un nuovo capitolo nella. medicina. militare . Ness uno poteva prevedere quale danno permanente avrebbero riportato i p olmoni dei soldati che avevano inalato i gas. Dopo la guerra, gli ex-militari, i quali chiesero accertamenti per lesioni da aggressivi chimici, furono molto più nwnerosi di quelli che erano stati effettivamente colpiti dagli ag~ressivi suddetti, e ciò perchè molti cercavano di ottenere w1 trattamento ponsionistico ai danni dello Stato. NeJ;li accertamenti sanitari, pe rò, non si riscont.ra.va.no alterazioni d 'import.a nza. anche negli ex-militari, i quali in guerra avevano presentato manifestazioni g ravi per azione degli aggressivi chimici, ed in molti casi era difficile riconoscere quale fosse il s imulatore e qualo il vero paziente. Infatt i non s i riscontravano, a distanza di anni od anche di mesi dall'inala zionB tossica, manife<;tazioni polmonari morbose le quali potessero mettersi in r apporto coi dist-urbi accusati, mentre non si rilevava alcun fondamento patologico, che potes,;e spiegare i sintomi accusati .

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RI'll.STA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STR.A:SIER.o\

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Allo scopo di stabilire in quale misnra. fossero presenti eventuali lesioni ana.tomo-pa.tologiche, Koontz fece uno studio sui polmoni di cani, già guariti dei disturbi consecutivi all'inalazione d ei gas tos.'lici. Più di 300 cani furono adoperati per tale studio. Essi furono gassati colle concentrazioni approssimativamente letali dei gas seguenti: fosgene, gas-mostarda, lewisite, cloro, cloropicrina. e m etildiclorarsina.. Dopo la guarigione clinica, gli animali venivano uccisi ad intervalli vari sino a. 15 mesi dall'epoca della. guarigione- e sottopm:ti all'autopsia. L'esA.me dei polmoni dimostrò, nella maggior p11rte d ei casi, l'assenza. di alterazioni del tessuto polmonare, che potessero mettersi in rapporto coll'azione dei gas. In pochi casi furono riscontrate microscopicamente piccole a.ltera.z ioni, ie quali consistevano in chiazze di sclerosi, ispessimento delle pareti bronchiali, e talvolta., ostruzione di un bronchiolo per la presenza di essudat.o organizzato. Le lesioni, non generalizzate e di estensione molto limitata, non compromettevano molto la funzione polmonare. Da tali esperimenti si venne alla conclusione che i disturbi accusati dai militari, i 9uali erano stA.ti colpiti dai gas. non potevano mettersi in esclusivo rapporto coll'aziOne dei gas stessi, ma dovevano ritenersi la conseguenza di altri ìattori concomitanti oèl aggravanti . GAs BELLICI E TUBERCOLOSI. La conseguenza mol to temuta durante i primi due anni per inalazione di ga,s bellici è stata la tub~rcolosi polmonare. Furono raccolte, però, osservazioni cliniche piuttosto numerose per dimostrare che l'azione degli aggressivi chimici non predispone allo sviluppo della tubercolosi polmonare. Tale fatto divenne generalmente conosciubo da quei sanitari, i quali si t enevano oo.'!tantemente informati della letteratura scientifica, mentre un gran numero di medici e quasi tutta la. massa dt-i profani ritiene tuttora che il militare ga.s'lBto sia un soggetto particolarmente suscettibile a lla tubercolosi. Koontz intraprese una serie di esperienze di laboratorio sull'argomento. Egli iniettò nella. vena auricolare di 335 conigli bacilli virulenti della tubercolosi umana: metà d egli animali trattati furono tenuti come controllo; l'altra. metà fu .sottoposta. all'azione d egli aggressivi chimici (gas-mostarda, fosgene e lewisite). Lo sviluppo della tubercolosi negli animali gassati ed in quelli non gassati fu praticamente lo stesso. In alcuni animali, che già presentavano tubercolosi polmona.re, l'azione d ei ga.~. non accelerò, in maniera apprezzabile, il processo infettivo. GAS-MOSTARDA E TtTBEll.COLOSI. N egli esperimenti riportati nel precedente capitolo furono adoperate dosi piuttosto abbondanti di bacilli tubercolari, cosi che negli animali gassati ed in quelli non gassati si ebbe lo sviluppo della malattia. Koontz intraprese una nuova serie di esperienze per st,abilire se i vari aggressivi chimici avessero azione inibitoria sullo sviluppo della tube1·colosi polmonare : fu provato per primo il gns-mosta.rda. Su 160 conigli furono iniettati, nella vena auricolare, i bacilli della tubercolosi umana; metà. dei suddetti animali furono sottoposti per un'ora alla dose approssimativamente letale d el gas-mostarda, l'altra metà fu tenuta come controllo. La. tubercolosi si sviluppò nel 64 %degli animali gassati e nell'83 % di quelli non gassati, ed il processo infettivo fu più esteso negli animali di controllo, che contrassero l 'infezione. Queste esperienze dimostrarono chiaramente che il gas mostarda ha potere inibitore sullo sviluppo della tubercolosi polmonare. I risultati suddetti, che sembrano verament-e strani, sono, però, d'accordo colle osservazioni cliniche sulla rarità della tubercolosi nelle persone affette da stenosi mitralica; la congestione polmonare sarebbe, apparentemente, una condizione sfavorevole allo sviluppo del bacillo tubercolare. PERSISTENZA DEL GAS·MOSTARDA NEI TESSUTI. Albert e Eldbridge OS· servarono che il gas mostarda liquido, applicato !lnlla pelle, pt:>netra rapidamente e persiste inalterato nei tessuti per circa 18 ore, ciò che, però, n on rappresenta il limite della sua persistenza. La conosct:>nza di tale fatto ha. importanza fondamentale per il trattamento immediato delle scottature da gas-mostardn,.


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RIVISTA DEI,LA STAMPA MEDICA ITALIA..!'iA E STRAXIEBA

MoDO D'AZIOSE DEL GAS-MOSTARDA. - Lawson e Ried provarono le reazioni del gas-mostarda con pa t·ccchi composti amiuici ed ott.ennero risultati c he furono d'accordo colle cono:.ce uze teoriche: l 'azione vescicatoria d e l ga.s-mosta.rda è dovuta alle sue reazioni con i costituenti d ella cellula vivente. PRODOTTI CLOHICI DEL CAS-~fOSTARDA. - Giacchè il metodo principale per la. distruzione d e l gas-most.arda. consiste nell' uso del cl01·o, si rendeva necessario conoscere qualcosa su lla nattLra e su li 'azione dei prodotti clorici. Lawson e Da.wsons, trattando l'a.rgomento, isolarono ed identificarono i prodotti clorici, saggiarono l'azione vei3cict\torill di ciascwlO e trovarono che soltanto due di essi avevano aziono vescicatoria quasi insignificante. SUCCINOCLORAMIDE COME AGENTE PER LA DISINFEZIONE DELL' ACQ.UA. - Wood ins iste sulla necessità di un agente più att.ivo per la disinfezione dell'acqua potabile in guerr·a. Fu riscontrato che la s uccinocloramicie possiede potere battericida molto s piccato e d è abbastanza. stabi le. Egli, però, raccomanda ulteriori studi sulla detta sostanza. AssoRBIMENTO CUTA..."fEO. - Poichè si riteneva che i fattori d e ll'assorbimento cutaneo avessero una grande importanza s ul problema relativo al meccanismo di azione d elle s ostanze vescicatorie, Brown e Scot.t fecero nume ro;;e esperienze pe r t·icercare i vari fattol'i che accelemno o ritardano l 'assorbiménto d e lle droght> attravt>rso la pelle. E ssi concluse ro che la penetrazione attrave rso la pe lle è molto più facile se w1 composto è solubile sia in acqua che nei lipoidi. che l 'assorbimento è maggiore se la sostanza vie ne applicata in soluzione acquosa, che non in soluzione oleosa op pure in veicolo grasso, e che la pelletrazione aumenta molto per mezzo d e l calore e del massaggio (il calore ha effetto più spiccato). NATURA DELLA POLMONITE CHUUCA. - P er molti anni, anche prima ddla guerra mondiale , il termine di «Polmonite chimica • era dato a determinati tipi di polmonite, che si rilevavano all'autopsia di individui morti in seguito ad a,. _ velenamenti industriali, specialmente da anidride nitrica. Tale tipo di polmonite era caratterizzata dal fatto che gli alveoli polmonari erano pieni di cellule epit.t·lia.li desquamate e di grossi mononucleati, con presenza di scarsa fibrina edipochi leucociti, che ta.lvolta potevano mancare. Lo ste:sso tipo di polmonite si riscontra anche, occasionalmente, in individui gassati con i vari gas bellici, e più specialmente con metildiclorarsina. Koontz ed Al ben cercarono di determinare se il tipo di polmonite era dovuto esclusivamente all'irritazione chimica. oppure all'invasione batterica consecutiva. I preparati microscopici dimostrarono che i batteri sono più numerosi ne lla. polmonite comune e sono meno numerosi ne lla polmonite chimica. Fu notato inoltre che casi della cosidetta «polmonite chimica" venivano riscontrati anche in animali, i quali non erano stati mai sott-oposti alla azione di gas o di altre sostanze irritanti. Durante questi ultimi anni un certo numero di casi di psittacosi umana h a svegliato molto interesse, pe rchè alcune autopsie praticate hanno ri velato un tipo di polmonite simile a quella finora. d escritta come« polmonite chimica • (Koontz ). L'essudato, infatti , è formato prevalentemente di cellule epiteliali desquamate .,. di grossi mononucleati con scarsa fibrina e poche cellule di pus: in alcuni casi si notarono focolai cii broncopolmonite . Pe r quale motivo, in condizioni apparentemente eguali e con fat.tori e tiologici simili, si sviluppi in certi casi w1a polmonite caratterizzata prevalentemente da cellule alveolari desquamate, mentre in molti casi si sviluppa una broncopolmonite volgare, è un argomento ancora in discussione. L E CONDIZIONI DELL'A.RTA :!>"El SOTTOlltA.RINI. - Brown mette in evidenza. l'importanza dt>l carbonato di soda ne i pw·ificatori meccanici dell'aria usati n ei sottomarini. Egli condusse una serie di espe rienze pe r di'terminare la capacità di assorbimento d e l carbonato di soda cosparso in sottili strati sopra supe-rfici piane in ambiente di a ria. calma. Egli notò che 0,3 libbre di carbonato di soda assorbono l'anidride carbonica emessa da 1.tn uomo nel periodo di un'ora. Egli studiò inoltre l'influenza di a lte concentrazioni di ossigeno sopra gli e ffetti nocivi di alte concentl'ùzioui eli anidride Ctll'bunicu, ri:o;coutnmdo che L'au


RIVlSTA DELLA STAMPA lltED ICA IT ALLANA E STR.u>IERA

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mento della quantità di ossigeno allevia )lli effetti d ell'anidride carbonica ad a.l ta concentrazione e chela capaci~\ fu;ica e mentale d e lle persone obbligate a lavortwe in alta concentrazione di C O• non è diminuita in maniera. sensibile. NUOVI KETODI RAPIDI PER LA OIAG!'<OSI ISTOLOGICA.- Coll'intendimento di perfezionare i metodi di esami i~to l ogi ci pih adntti pe r lo studio d ell'aziono iniziale del gas-mostarda sui tl'<;Suti, Hjort e i\fulton, hanno ideato nuovi metodi di colorazione d ei tessuti frPschi , sezionati da pezzi congelati: tali mt'tocli di colorazione sono non soltanto adatti per gli studi s uddetti nm rappresrntano uu progress o sui metodi finora adoperati, perchè dànno pos ibilità di una rapida diagnosi istolog ica d e l mate riale adope rato. Tali metodi, eh~ possono e:iscre studinti dettngliatamrntc ne i lavori pubblicati, rappresentano un importante cont...ibuto alla tecnica istologica. Essi non f!oltanto a ssicurano una rapida dingnosi, ma sono pe rfezionati in maniera tale da permett.em di ott-enar~ preparati perm!tllònti d c i tess uti tagliat i da pezzi congelati; s i possono anche applicare ai t l'ssuti lis!>ati ed essere adoperati per l'lezioni otttlnute da pezzi inc lus i in paraffina t'Ù in culloidina..

LA NARCOSI AVERTfNICA NELLA CURA DELL'EDE~lA POl..MONARE PRODOTTO DA IRRITAZIONE CHIMICA. Da molto tempo si po.rlava ne lla Jettf'ratura mf'dica di avve lenamenti fortuiti, che avvonivnno in vari stabilimenti indu.o;triali, in seguito all'inalazione di vapori o di jl;as di varia specie: l 'int;roduzione di gas velenosi, come strumento di gue,·ra, mi!<e l'argomonto in granòe evidonza. Dopo il conflitt? ~on~iale, l'incendio d elle J)elli c~l c . avvenuto ne l g11.bi':otto radiologico d e lla. chmca d1 Cleveland, ed altn di!<aStn d e l genere hanno agg1unt.o nuova importnuza. alla. questione, dal punto di vista socialE'. La. lesione principale consecutiva all'inalazione di sof!tanze velenose sia. ne ll 'industria., che ne lla vita civile è quasi f!e mpr.,- l'ad ema acuto pohnonare, a ca.ratt e re piuttosto fulminante. La suddetta lesione polmonarc> fu riscontrat.a, q uasi gene ralmente, nei gassati di guerra ed in verità è la. lt:lsione.jorse "m·ca, prodotta d a. uno dei due più importanti aggressivi chimic i: il fosgf'ne. La polmonite si sviluppa solta.nto come complicanza tfu·diva in quei casi che sopravvivono dopo le prime 48 ore, sia negli avvelenamenti da fosgene che negli avve lenamenti accidentali. Il principale proble ma, quindi, nel trattnmf'nto tNapeutico di tali avvele namenti è que llo eli combatte re l 'edema polmonare, che s i ma.Ilifesta. alcune ore dopo l'esposizione al gas. Dut'lmte e dopo la guerra mondiale moltis!<imi sforzi degni di nota furono fatti per trovare un metodo per il trattamento dcll'edemtl polmonare, che fosse più efficace di quelli precedentemente wati. Un progresso e ra stato dato dall'inie zione endovt~noso. di ROluzioni ipertoniche, ma la. diminuzione della mortalit,à non fu quella che si sperava. Allo scopo di ottenere una !<Oil<~ibile diminuzione d ella mortalità K oontz e Moulton intrapresero una. serie di e!<perienze suJ tratt-amento dell'nd ema. polmona.re, somministrando per os. dosi varie di cloru1·o di calcio e di la.ttato di calcio a conigli e cani ga-'>sati col fosgene, basandosi sul ìa.tto che il calcio diminuisce la permeabilità dei capillari. Con tale terapia si ottenne una sensibiiC' diminuzione d e ll'edema, ma non s i ebbe una diminuzione della. mortalità. Poichè è molto noto che gli. sforzi di quals ias i genore producono aumento d e ll'edema polmonare, gli sperimentatm·i pen...::arono di usat·e l'avertinf\ (100 mg. per chilo di po::~o ) ne i cani gassati somministt·andola anche a distanza di 24 ore. La narcosi mantenne g li anima li t1·anquilli per molt.e ore dopo l' inahL7.ione, portando una notevole riduzione n t' llo sviluppo d e ll'ed ema ed abbnss~tndo la percentuale dei casi letali. 1\!ANUAT.E DELLA GUERRA CH IM ICA D.~ L PUNTO DI VISTA l"A:!>'ITARfO. TI colonnello Vedde r - già capo d e lla divis ione dc~ Ila ricerche mediche d el servizio chimico di guerra- ha dato alle stampe il suo « T e xtbooJ;. on ruedical aspect.s of chomical Wnrfare • il qualf' è un ma.ntlfllt' complt'to, srri~to in formi\ chiara 0 piacuvoln alln lottun1.


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RIVISTA DELLA ATA."\!PA lltEDICA l'TALIA..."A E STEANIERA

COMBUSTIONE

DELLE PELLICOLE RADI OORAFICHE. -

Quando, nel maggio

l 929, avvenne il cli;:;a.stroso incendio nel gabinetto radiografico della clinica di

Cle veland, il maggior .!Z<'narale H. L. Gilchrist. capo del servizio chimico militare, fu incaricato dPIIa inchiesta. I risultati molto importanti sono pubblicati in una relazione di oltre 100 pa· gine di stampa: soltant.o n.lcuni accenni se n e possono dare qui. La Commissione rilevò che le pollicole radiografiche bruciano rapidament.e all'aria aperta, producP.ndo wHl quantità relativamente piccola di gas velenosi; se, però, brucia.no dentro spa,zi chiusi -dove la quantità di Of>Si~eno è limitataproducono una grande qunntità. di ga~ velenosi {ossido di carbonio e vapori nitrosi). Lo. combustione delle pellicol ~ può ave re inizio per il semplice riscalda· m ento prodotto da una lampada. elett.rica accE-sa o da. un tubo contenente ar-qua. calda, oppure da. qualsiasi altra sorgento di calore che porti la. temperatura. delle pellicolo sopra i 100° C. Ciò produco combustione priva di fiamma, la quale pu~

protrarsi, per tempo piuttosto lungo, con produzione di abbondante quantità d1 vapori brunA.<::tri velenosi. So, però, si fa arrivare d ell'ossigPTIO {come può e.vvon1re coll'apertw·a. di una porta) tntta. la massa. si infiamma ed i gas già. prodotti, me· scolnrviosi coll'a1·ia.. di vontano esplosivi. Quando le pellicole r adiografiche vengono bruciate sotto una cappa di ferro, fornita di un s i~<tema. d i .spruzzatore automatico, soltanto il 5 % di esse viene di· strut.t.o dal fuoco. Le maschere antigas non se mpre costit.uiscono una. protezione sufficient~ n el lavoro di soccorso in casi d 'incendio da pellicole, perchè i gas tossici prodotti ~<ono ad alta. concentrazione, mentre la. quantità di ossigeno presente nell'atmosfera. è insufficiente alla. vit,a: w1 elmetto ad ossigeno {autoprotett.ore ) è l'unica prote· zione sicura in tali circosto.nze . L'ossido di carbonio, se respirato in concentrazione letale, produce la m~rte istantanea: i va.porj nitro,;i possono dare luogo a. morti immediate o ta.rd1ve, spPsso complicate ad intcnf>a irritazione dci polmoni ed a. pulmon ite consecutiva. FIORENZA

IGIENE

Studf,o sperimentale su un bacillo tubercolare di origine umana, coltivato per ventldue anni consecutivi su terreno a base di bile {Anna.les de l'Institut Pasteur, vol. L, fase. 5o, maggio 1933).

CAt..METTE A., GUEIUN C., NEoRE L. -

Parnllelamcnte alle ricerche eseguite sul bacillo tubercolare di origine bovina per ottenere il B. C. G., gli AA. hanno applicato lo stesso procedimento di at· tenuazione ve rso un ceppo di origine umana., ottenuto nel 1908 da un laboratorio di Sa.ranac. Tale ceppo era. di media. virulenza: 1 /100 di mmgr. uccideva o tuber· colizzava gravemente la. cavia. in 60 giorni. Seminato su patata più bile di bue si sviluppava ste ntatamente, dando rare e de boli colonie. Gli AA. pen.o:;arono allora di sostituire la bile di bue con bile umana, ot.te· nuta vuotando le vesciche biliari di 4 condannati a. morte, giustiziati nello stesso giorno. Le culture, ottenute in seguito a tale sostituzione, diventarono subito molto più ricche. Le_esperienze, che gli AA. espongono nel loro lavoro, dimo!ltrano come, applicando ad un ceppo tubercolare d'origine umana il metodo di cultura. in terreno molto alcalino, (quale è specia.lmc.>nte la. bile di bue pura) già utiljzza.t.o pe r ottenere il B . C. G., si riesca. a. far perdere progressivamente a questo ceppo. dopo circa 200 passaggi successivi in bile di bue, l'intera virulenza che inizia!· monte pre~nta.va. per gli animali sensibili {cavie e conigli per le diverse vie d'•· nocula.zione ). Il ceppo di SR.ranac è costituito attualmente, alla sua 418• cultura, da \Ul bacillo di origine wnana, le cui proprietà ant.igene e prem\mizza.nti sembrerebbero sensibi~m':nte eq~ivalenti a quelle del B. C. G. d'origine bovina; ma da qu~t 'ul · t1mo si dd'fer~nzterf'bbe ~etta.mente, per alcune proprietà che presenta, di dare c toè c u!ture ptù grasse, p1ù aderenti all'ansa di platino, più spesse e uniformi. ~~~ ~- non . pemsA.no però. di servirsene come vaccino preventivo della tuber· colost, net bamb111t, dato cho 11 B. C. G. continua. a. dare, ovunque venga adot-


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RI VISTA DELLA STAM P A MEDI CA I T ALIANA E STIIAXIERA

ta.to, i risultati più soddisfacenti, ma ritengono che non sia scovro d'interc:<Se il continuare, paralle lamente a quello de l B. C. G., il trattamento di quf'sto ceppo. a l fine di controllare , di tempo in tempo, la :stabili tà d e l suo comportamento ::;i~ ne i riguardi de i te rreni di cultu n1., sia. noi riguardi d egli animali di e::;perunento. P uzzA

P. - Ricerche sperimentali sulla patogenesi della meninglte cerebrospinale e sulla virulenza del meningococchi. (Auna.lcs de I'I nstitut Pasteur, Vol. L., fase. so, maggio 1933).

ZDRODOWSK.I

P e r meri to specialmente d elle ri cerche di Doptf'r, oggi la meningite c. s. viene ritenuta come una e ntità morbo::;a ben definita e verosimilmen te, come una mani· festazione secondaria eù eventuale della setticemia meningococcica. Ilrino-fa· ringe è la. porta. d'ent.rata del meningococco, il quale w~gcta e pullula a livello d e lle mucose e d elle forrun.zioni li ~tfatiche, e, mentre nei portatori di germi, non oltrepas.<;a. questa prima sede rino -faringca, in circostanze s peciali, quando le resistenze organiche sono inde bolite, può invadere l 'organismo, determinando le lesioni caratteristiche e, sopratutto, quelle meningee. L'A. in pt·eceùunti espe· rienze ha. già dimostrato come l 'inoculazione diretta. d el meningococco ne lla ca.· vità. sotto-aracnoidea provochi nei conigli la menin(jite c. s. con setticomia meni· gococcica secondaria; ora, con le pre:;onti esperienze, ha. tentato di riprodwTe negli stessi animali, d e lle lesioni meningce, per mezzo di una setticemia. menin· gococcica primaria., onde avere tma prova sperimentale in favore d el conce tto attuale stùla pa.togenesi d e lla meningite c. s . Da. queste esperienze risulta che l'iniezione meningococcica per v;a venosa d etermina. nei conigli wta setticemia. ben notta., alla quale, di regola, ai accom· pagna. la penetrazione d i meningococchi nella cavità sotto-ara.cnoidet~, per cui p ossono risulta.rne d e lle lesioni meningee secondarie. Ma, d ata la notevole resi· s tenza che questi animali hanno vers o i meningococchi, le compliuanze uu:mingce non s i manifestano che raramente. Con inocLtlazioni nella cavità sotto-aracnoidea, s i determina. l'infezione meningea. primaria., a lla quale segue sempre una. setti· c ernia meningococcica secondal'ia. I..e ricerche d ell'A. confermano completa.· m ente la. concezione attuale, secondo la qua le la meningite c. s. nell'uomo è tma complicazione secondaria della aetticemia. meuingococcica d'orig ine farin~ea.

L'azione patogena dei meningooocchi sarebbe , poi, un po' complessa, ri.sul· tando di due proprie tà: quella. tossica. e quella virulenta. Le culture patogcne possono perdere la virule nza e conservare le proprietà t os.'liohe; d'altra. parte l'endotoSl:!ina può esaltare le proprietà virulente dei meningococchi. Perciò la. sieroterapia a.ntimeningococcica deve essere antibatterica. ed antitossica; l'azione d e i s ieri difet tosi può aggravare l'infezione meningococcica. I cavalli siero-pro· duttori, quindi, dovrebbero essere immunizzati con le culture più patogene. L 'A. ritiene poi di potere affermare che i ceppi di m eningococco A e B, da poco isolati da malati affetti di m eningite, e non attenuati con passaggi su teueni poco adatti, s ono capaci di riprodurre nei conigli la m eningite mortale, quando vengano ino· c ula.ti per via sotto-aracnoidea. alla dose di due miliardi di germi. Le culture iso· late da portatori sani ma.r1ifesta.no pure una discreta. virulenza. nei riguardi d el coniglio. Le ctÙture meningococciche molto virulenti possono perdere il potere pt~.togeno verso il coniglio quando vengano seminate in un terreno poco appro· pria.to. Per conservare, in modo s icuro e pratico, i ceppi virulenti, l'A. ritiene che, meglio del Dorset, risponda il metodo d e lle culture anaerobiche, fatte in un terreno liquido da lui sperimentato. Le culture parzialmente attenuate pos.'lono essere riattivate con passaggi per via. intra.-ra.chidiana nei conigli, fatti con dosi di germi aumen tati o rinforzati mediante l'aggiunta di endotossina omologa. L 'A. conclude ammettendo che l'impiego delle cwture virulente di menin· gococco, nella pratica. corrente di laboratorio, è possibile, malgrado qualche even· tua.le difficoltà. La. ~ea.lizza.zione d ella meningite c. s. s perimentale nei conigli permette cosl molte importanti ricerche di sommo valore pratico. PIAZZA


CARTA DELLE VITAMINE

PARTE

I. Q>

~ l"umo o cnrattcristlcbc

Azione fl~ologloa generale

Funzioni neU'organJsmo

VITAMINA A

Anti·x<?roftalmica. Antiinfettiva

Impedisco lo infezioni, spccio.lmonto degli occhi ed npparato respit·atorio

Coadiuvanti o atthxmti

Ecci~ l'a.ccroscim<'nto e

Ormoni follicolari v i~· mina.b

l\Iantiene la saluto e la vigoria

Sin~imi

lliostcrina.

OaraUeri Liposolubile Tcrmos tnbilo Inattiva~ da. ossidanti

Antagonisti Ormone tiroideo 1 (tit·oxina)

la. longevità.

Eccita l'appetito o la digestione Essenziale por la. riproduzione normn.le, por l'all(\ttamento o allova · mento del bambino Mantiene l'intogdtà dei tessuti c pi· telinli

Reazior~i colorate attribuite

Triei. di antimonio al 30% in clorofonnio = color azzurro (Karr o Price) Ac. triclora.cetico + pirogallolo = color rosa poi violetto ,Fea.ron).

Elto ~tl dcUa dcflclcnza o dcll'asecnza

Scarsa resistenza alle infezioni. Ritardo noll'accroscimento. Suscettibilità. alle affezioni: a ) base dolla lingua (n.scos:~ i ); b) seni frontali (sinusite); c) oroochio (otite medin.); ci ) occhi (ernemlopia, xeroftalmo); e) ghiandole lncritnali (pcrditt\ ùol potoro di socorner·e lacrimo); /) ghiu.ndolo an.livnri e linft~ti cltc; g) poltnoni- naao-pollc; h) ronl-urotori-voscica (calcoli).

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Debolcua fisica.

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Sterilità por mu.ucanzl\ d'ovulaziono. (Karror 103:!)

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Diarrea. Dis turbi digc.;tivi o rnu.ncanza ù 'nppoti to.

Formula chimica attribuita

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Cornillcaziono doll'opitolio seci'OLOI'O,

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V ITA~UNA. B (bl)

Anti- nomitica An t i-beri borica

T5ccita. l'appetito o lo. digostiono

Diminuzione e perdita. dell'appotito.

Eccito. l'accrescimonl;o s~;imolsndo il metabolismo

In<lebolimonto de lle funzion1 di*ostive (at-oSin<m·imi nia de llo stomaco- atonia d eli intestino). Torulina. (vitamina. b Coadiuvanti od altiV<mti Scarso acc rt·soìment-o del bambino ne l periodo del liovito) Prot.ogge l'orga.nismo da malati io ne rdell'ulJa.tt!ll.mento (deficienze qualiLativo del Vitamina A, G vose (polin'mritc, beriberi) latte materno). Caratteri Anidromiu. Irlrosolttbile Necessaria. alle madri pe r la riprodu- P erdita di peso. Termolabile zione normale e per la produzione P erd itn di forLe - senso di st.oncheZ7.a. Aci1lo resist. del latte Tomperatum Rurnormn.le. Alcali lt\bile , B eriberi o polineuritc Tonifica il s istemo. digerente l!'orm.ula chiurica ullribu·itc' a) pe t-dita del potoro ooordinMoro dui IUUSCOii; c. H 10 N 3 O • HCl (Ja.nsher e Dont.) b) disturbi alimentari (indigest ioni, costiNota - La ox vitamina B è stt~.t& distinta in due frazioni prizwi)Jt\li: B 1 o B 2 secondo pazioni, ro liti); molti autori, specio inglesi; B e G secondo la deci;;ione de l comitato per la c) tlirnagramento; nomenclr•Lurn. della. Società. di chimica biologica. americana. (1929)

d) pru-oJisi go·ndun.lc dolio o..;tromità..

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VITAMINA 0

Anti-scorbutica

CaraUeri, Idrosolubile Acido resist. Alcali labile inattivata da riducenti Reazioni colo-rate attribuite RearL.ione Bezssonoff = ac. fosfo- molibdo- tugstico =colore azzurro Formula chimica attrib·u ita (Rych - 1932) CH

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Soorbuto

Protegge dallo scor buto ~ecessaria al metabolismo cho s i com-

pie nelle ossa Necessaria alla normale [ormaziono o conserva-zione dei denti

a) {'morrngie (llluCOS(', pollo, articolnzioni,

f'Strcmit,\ , midollo OSF;CO); b) gomme spugnos" e Mnguinanti (ulcere); c) emorragie da muscoli f) tessuti; d) dolori o gonfiori alle giuntur" td estremità: e) fragilità delle ossa (fratturo sponta.noe). D ectlloificazione delle ossa.

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Ma lattie d t>i dt'nti, indebolimento e caduta.

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Perdita dell'nppetito.

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Senso di stanchezza- colorito pallido.

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Perdita di peso.

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Nome e oa.rattoriatlche

Azione ftsJolOfdoa senorale

E11'e ttl della deftclenza o d<'ll'allllenta

Fu.nzlonJ noll'Ofll't\DIIJDO

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VITAMINA D (*)

Anti-rachitica

Oaralleri

Coadiuvanti

Liposolubi1e Termostabile Alcali ed acido labile.

Ormone paratimidl•o

R egola l'assorbimento ed il metabolismo del calcio e fosforo

Rachitismo. Deformità dello ossa. a) ossa fragili e molli . b) ingroSRaincnto dci polsi e go1niti; c) ingrossa.ml'nto giunture dello co!!!lolo·; cl) protuberanze frontali; e) rammollimento oaaa cranio: f) ri tardata f'hiusura. J ollo fontt\Jwllc; g) cattiva con(ormnzione ùel Lorace ò bacino; M gambe storte. De bolezza muscolare generale ed instnùilità del sistema nervoso. I rregolarità dell'ai!Sorbimento; ritenziom•, deposito del calcio o fosforo. Bassa percontuo.le d i Ca. e 1:~ nel sangue o nelle ossa. Difetti nella dentatura (carie, dcnt.i poco calcificati) .

Regola il metabolismo minerale delle ossa e dei demi Necessaria alle donne gmvide Pt'r impedire la. rachitide del bambino

Remioni colorate attribuite

+

Anidride acetica clor. zinco = colore verde im· mediatamente Fucsina decolorata= color rosso (cetone) Nitrato argent·O amm. = riduzione SOBtanze aUe quaH sembra accompagnarsi o àerivartle Ergosterolo - ste rine animal i e vegetali VITAMINA E

An ti-sterile

Caralleri Liposolubile Termostabile Sostanze alle quali sembra accompagnarsi Sterine vegetali VITAMINA

o (b.)

Anti-pellagrosa

Oaralleri

Deficienze nellu riproduzione (sterilità): a) degenet-aziono d PII'epitelio germinale <k l maschio; b) deficienze nPIIa funzione della piacenti•; c) disturbi nella g1•st.azione (I'ÌilSSOrbinwnt.o dei matcrillli che formen•bbero il bambino).

E ssenziale per la flUl.z ione riprodut· ti va normale a) necessaria alla ma.turo.ziono nor· male della cellulll germinule nel maschio b) essenziale per il normale funzionamento delln. placenta nella femmina Imptldisoe la pellagra (Q.Silieme nd altri fattori)

Pellagra a) di~turbi alimentari; b) dermatiti; c) pigmentazione

cd ispessimento d t·llo. pelle; d) dolori e infiammaz.ioni d ella lingun; o

Termostabile Alcali labile Liposolubilo

della bocca;

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e ) dio.rrea; /) disordini n e rvoBi e montnli.

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SOSTANZJ; NELLE QUALI SI TRO VANO LE Yl'l' AMINE

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In grande abbondanza <+ + +)

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Olio di fegato Broccoli di merluzzo Carote Lattuca Spinaci Pomodori Crescione Alfa. alfa Olio di palma (rosso)

Frazione non saponifi· cabile dell'olio di fegato di merluzzo

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I n abbondanza (+ +)

OonceQtratl lntl1lclal1

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Ca.rotina, da carote, vegetali verdi (solo dopo passaggio nell'organismo; fegato?)

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I n notevole quantità (+)

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Ort-aggi

Formaggio Crema di latte Carciofi Uova (tuorlo) Asparagi Latte (intero) Cavoli Sedani Cardi Trifo lio

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Piante

Animali

Scaro~a

Frutt-a Albicoocho Pere-burro Banane Arancie P esche Susine Ananas

.Aohnall

Organi ghian· dolari F egato Reni Ostriche (crude) P ettini

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Zucche Fave Piselli(verdi) P epe (verde) Patate gialle Frumento (giallo)

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> Estratt-i di lievito Estratti di pula di riso ~

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Estratti di germi di frumento (con alcool a 950+J % di acido gallico)

Lievito

Cereali (interi) Uova (tuorlo)

Ortaggi Asparagi Fave Cavoli Carote Cavolfiori Sedano Verze Lattuca Cipolle Patate Spinaci Pomodori Pastinaca Rape verdi Crescione

Fr-utu' Mele Banane Meloni Datteri Uva Limoni Pompelmo Noci Aranci Pesche Ananas Susine Fragole

Cervello R eni Fegato Latte Formaggi Uova di pesci Os triche (crude)

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SOSTANZE NELLE QUALI SI TROVANO I~E VITAMINE lo grande abbondanza (+ + +>

"Concentrati artiftolaiJ Pianto

Concentrato dal succo d 'arancio Concentrato dal succo di limoni C)

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Dalla narcotina p er ar. ione raggi u lt.ra. violotti? (Rygh-1932).

Ortaggi

Cavoli Lattuga Cipolle Spinaci Pomidori

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Frutta

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Limoni Aranci (e loro succo)

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Frazione non sa.ponificabile d eU 'olio eli f egato eli merluzzo Ergostorol irradiato con luco ultravioletta

j Alimenti irradiati con > raggi U. V. (latte) Azione d ei raggi U. V. 8 ugli organismi animali

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Jn abbondanza <+ +)

Animali

Pianto

(Le sostanze animali sono praticamen te prive eli vitamina 0)

Ortaggi

(Le sostanze Olio fegato vegetali sono merluzzo praticamente prive di vitamina D)

In DOW\"O(C QIIIIUtità (+)

Animali

Sedano Rabarbaro Rape

Frutta Cedri Pesche Ananas (e succo) Lamponi Fragole Mandarini

Uova (tuorlo) Salmone

Piante

Anlm111i

Ortaggi

Fr<utta

Fave (cotte) Bar babieto lo Cavoli (cotti) Caroto Cavolfiori Verze Cetrioli Indivia Piselli (cotti) P epe verde Patate Zucche Rapo vordi Crescione Spinaci (cotti) Frumento (tenero)

Mele Banane Uva e succo d'uva. Pere Cocomero P ompelmo

Latto (variabile).

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Burro (variabile). La.tto intiero (variabile)• Ostriche. P ettini.

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cahil<' d <>ll'olio (lj <'rnbrioni di frumonto o cotono

(fr·u mon t. o cotono)

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dal lievito

Est.mtto acquoso conC<'ntrt~to di fngn.to autocltwato (privo dj vitamina. b).

·~ Bi11nco d'uovo dopo olis minnziono albumine > (privo di vitumina. b)

Lievito

Organi ghiandolari: fegato reni mil:r..o. Carne 1na~ra

Biet.olo verdi Verzo Patate Spinaci Crescione J1apo Vf'r Ùi Germi di fwmento

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Embrioni d i frumento

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Note al!.a tavola. - Col nome di • Carta dolio Vitamine» è stato. ripubblicata nd giugno 1931 dalla South C'arolina F ood Rosco.roh Commission Charleston U. ~. una tavola ria.<>Suntiva di W. Weston e H. Levino, assai intur·ossanto perchè condonsa molti dati in poco spazio. Questa tavola è stata riportata dal Gioma.lc di Chimica Industriale e Applicata, n . 8, Agosto 1932, dal quale la rileviamo. Dovendo por ragioni di impaginazione modificare la disposiziono della tnvola, ho aggiunto anche dati roconti riguardanti principalm<'nte le carntteristich<' fisico-chimiche mancanti nella ta\·o la originaria; gli ultimi dati sulla costituzione chimica, quesr.i ultimi a titolo informativo, anche se non hanno ricovuto definitiva conferma. I dati aggiunti son tutti quelli delle colonne Ia e 2• della I parto, e q ualcuno nello altre colonne. La. ~arto II, che nell'ori~le è affiancata alla I e non successiva, comprende wm suddivisrone su 4 colonne secondo il contenuto in vitamina dello varie sostanze, a cominciare dai pitl ricchi (concentrati artificiali). Sono escluse le sosta.nzo a contenuto vitaminico molto basso. Lo sostanze inrlica.te n ella medesima colonna. hanno un contenuto vitaminico 5;olo a.pprossimativnmente uguale. Il contenuto in vitamina. O s'intende rifer ito ul contenuto globale in vitamina O + perchè ~a. decisione della. separa.zione della frazione O dalla a è èli data recente, o mancano perciò dati sicuri dei contenuti sepa.rati dolio due frazioni nello stesso elemento. Dott. WALTER P .utnr, maggiore cllimico-jarmaci8ta.

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RIYIST.\ DE:!..LA STAMPA MEDICA ITALIA."A E STRANIERA

DES CHIE~!'; . R.

- · Ricerche sul ciclo evolutivo e la cultura dell'a Ameba dlploidea $

(Hartmann e ~aglt'r, HI08 ). (Ann11le;. d e l'Jn;;;titut Pastem·. Vol. L, fu,;c. 5o, muggio HJ331. N el 1908. Ha.rtmu nn e Nagler, misero in e \·idenza 1\•!<ist e nza di una special,· ame ba ne ll 'inte,;tino d e lla « L tl.Certa Agilis • e la chiamarono " Ameba diploidea •· E s.;;n. è carnttft'rizzuta dulia presenza costante di W\ d oppio nucleo e da un ciclo evolutivo multo can~tteri,;tico. L'A. ha. os;:ervato, assieme a Robic . un'ame ba diploidt-a in tUl campione di t erra umida, proveniente d a i giardini d ell'Istituto Pas t eur di P arigi, e su essa ha condotto lo propt·ie ri cerche . Da. queste risulta come , coltivando un ceppo d'Ame ba. diploidea provenient.e dalla t erra umida., egli abbia potuto riscontrare alcuni dt~ti già d escritti da N11gle r s ulla. morfologia e s ulla. biologia di questa ame ba. H a messo anche in evicltmza la. fase schizogonjca del ciclo evolutivo di eS!la: dopo otto o tredici giorni, il doppio nucleo di certe amebe s i divide in due riprese successive e si ha nno le ame be quadrinucleatf', poi ottonucleate, con i nuclei appa· iati. Queste ame be s i dividono presto in quatt.ro piccole amebe, da ognuna d ell t• quali si riproduce un'am!'· ba adulta.. PIAZZA.

MEDICINA LEGALE. E. MELCHIOR. 1933 ).

Artrite deformante e infortunio. (Kiin. Wochenschrift, 22 aprik·

I l proble mu se le altf'razioni articolari d e formanti s iano originate o pos,-,ano esse1· peggio1·ate d a un infortlmio è nella p1·atica. odierna infortunistica eli s t raordinaritl. importanza. La na.tltra. d ell'artrite d i'formante è ormai abbastanza conosciuta. Si tratta. di precoci screpolature , erosioni articolari con alte razioni a tipo regre.o;sivo e progress ivo cui partecipano tutti i tessuti formanti l'art icolazione, cartilagini, o~l'<a, sinoviale. É onnai noto che in questo processo sogliono mancare proce;;si infiammatori cosicchè è da. molti prefe rita la. rle uominaziom· di artrosi. Le difficoltà che insorgono così spesso circa. il mpporto f1·a infortunio e lo stabilirsi di tma artrite d. consistono generalmente n e l fatto che nella gran mag~ioranza d e i cas i essa. non rappresenta una. malattia. traumatica., ma piut.tosto u na malattia indipendente da tale fattore. Si tratta in una note vole par t.e di casi. di w1 morbo che vie n d esignato come costit.uziona.le, fondato sullo sta.t.o generale corporeo d e ll'individuo. U na tale causa generale non esclude però che il prOCE'SSO anche pe1· lungo tempo si mantenga. limitato a una. singola. articolazione. Fra i fatto1·i Cl\tL'>ali g~nera.li è da menzionare l'età avanzata. Ai fattori locali che favor iscono l 'insorgenza. dell'artrite d . appar t engono in prima. li nea quelli che riguar· dano la. stntica articolare come nd PS. il ginocch io valgo, la coxa vara, la. lussa.· zione congenita. d e ll'anca., etc. L'artrite d. è anch e conosciuta. come complicazione tardiva di malattie a.r· ticola.ri inJiammatorie passate a guarigione specialmente di natura. tubercolare, gon oooccica., etc. Già questa. grande molteplicità delle forme di artriti d., non trau matiche ci indica. senz'altr o che nella. non men o grande frequenza. di evenienze t rau matiche il fatto di un trauma. precedente non esim e il perito in nessun modo dalla. necessit.à di provare lo stretto rapporto rl i causalità. Questo compito viene anche par ticolarmente a.ggravat.o dal fatto che p uò intercorrero un lungo inter· vallo perchè si i'IViluppi una. deformazione in un'articolazione che h a. subito un trauma.. Specialmente Pvidente appare ciò dagli esemp i del ginocch io valgo o della coxa vara. d ell'età. giovanile in cui solo in età più avanzata si sviluppano evid e nti a.lte1·aziotù deformanti. I noltre è d a tenersi presente la. difficoltà di de· terminare esa ttamente i limiti delle a lterazioni funzionali nè sempre soccorre a q uesto proposito l'indagine radiologica., anzi, com'è noto ad ogni medico p ratico non di rado manca uno stretto parallelismo fra l'intensit à d elle a lterazioni con· statate ai raggi e i reali disturbi funzionali. Viva discussione ha suscitato i l termine entro c u i si· debbono svilup pare le altl:'razioni secondarie al trauma. Come tempo minimo si pensa. che non prima. d i 6-S settimane :>iano da. a.spettarsi, specialmente al quadro m d iologico, dei sin·


RinSTA DELLA STA..-..JPA M..ED!CA ITALIA.-.;A E STRANIERA

tomi sicuri di artirite d eformante. Circa. l'a.lt.ro tt•rmine, da (Jua lcuno si dice che o ltre i 2 anni d eve negarsi ogni ri conoscime-nto; questo è molto dubbio perchè ad es. il comportamento del genu valgum dei ~iovoni c i insegna che prima di ar-rivare a. una sensibile a.lternzionE' di'Un colonna vertt>brole po:::l'<a occorrere &Ilc he un periodo di 5 anni. Co:sì Liniger e Hnenher ncgarw la possibilità di stabilire un termino fisso rigido come limite e:srrcmo del riconoscimento. Importt1.nza e,;sE>nziale pe r un giudizio esatto sui rnpporti di dipendenza ha il reperto radiografico praticat.o nei primi tempi, della le:;ione tratunflt.ica. Infatt.i es:>o solo può in maniera indubbia far riconoscere !':C esi"ltevano di già alternzioni del tipo deformante e a questo proposito è da rnmmaricarl'<i che il contr·ollo radiologico nelle lesioni recenti non sia. praticato colla la rghezza nE·cossaria. Specif:' ne-i traumi vertebra] i la fr'<:'(Juente a:::st"nzn. del rPpf'rto radioloj?ico precoce è di grande nocumento poichè. non di rado, anche nei casi di ~cmplice contusione o di a,llegata dilacerazioni' dei muscoli d el tronco è po,:;sibile trovare d c-Ile formazioni a uncino di una o più \'ertebre, le quali, mancando la flo):!ranza. d••l qm\drO radiologico precoce, sarebbero in seguito senz'altro ascritti al t.rauma in diSCUSl'<iOnf'. Nella pratica comune l'artrito ci. ,·iene spesso invocata in quei casi in cui non si ebbero gravi IP.siOJl i inizia li ma solo infortuni a:;.<:olutanwnte lej?gcri che non produ~>sero le~ion i an11tomielw evidenti o tutto al pitì rl<.'i vm·samrnti articolari non complicati. Si trat.ta quindi di t raumi lievi, tm colpo al gil10cchio o contro l'anca etc. che non cnn:::arono intenuzione di:' l lavoro n è alcun provvedimento medico. :Solo dopo settimane, mesi e t\nche piìr vt"n,l!ono accu.mpati diritti di risarcimE- nto. Il compito assai difficile cho spetta a} perito in questi casi è perÒ attualmente a!'sO.i attenuato in quanto che si è ormai d'accordo chiC' l<.' picco!<> e limitate lf'sioni dc··con-•mti senza o.lterazion.i <;vidcnti d t"ll 'apparato articolare non sono suffici enti per l' inRtaurarsi cii una artrite deformante. Anehe un ematoma traumatico non complicato non può essere rit('nuto cnpaee di provocare la suddetta forma. Spesso questi traumi articolari di lieve ent ith non vE-ngono allegati come cnusa. di artrit.e d. ma invPce resi responsabili di un note\·ole aggravamento di e-;sa, Va. da sè che per la vnlutazione di un tale prggioramC'nto vam10 tenuti in primo. linea i reperti ohiettivi, al di fuori dei dati sogj!eltivi clf•l p!lziente. L'A. a confermo d e ll'importanza Ù!i>i limiti di tempo necessari per lo sviluppo dì artrite d. riferisce di w1 individuo caduto da una sca lo.. »enza avere lì per li disturbi di sorta. Solo quattro ml'si dopo fu avanzata domn.nrla di risarcimento. Vna. radiografia eseguita 4 Yz mPsi dopo il tra.urna metteva in evidenza notevoli alterazioni dell'anca, con allargamento della t.estn. femorale etc. Risultò però che il pnziente aveva sofferto assai prima di sciatica che. come si sa, è un sint.omo precoce da riferirs i alla coxite. L'A. in conformità. del da.t.o Roentgen che deponeva in modo indubbio per alterazioni di antica data negò il dirit.t.o al risarcimento, il che fu accolto d a l processo in corso. Circa 3 anJ1i più ta.rdi l'A. ebbe occasione di riveder!! il paziente il quale presentava ormai alterazioni di a. d eformante anche ai due ginocchi, il che naturn,lmente confe rma la giustezza del parere medico-legale preced entemente e~>pres:::o . BERTOLUCCI

CRoHN e GERE~OASY. -

Ulcera traumatica del duodeno e dello stomaco. (The .Journal oi the Am. ì.\It>d. Ass., 27 maggio ' 33),

Nello studiar(' un caso di ulel't'a duodenale cronica. cnu!':ata con ogni probabilità da nn trauma addominale g li AA. scorrendo In let.tl'ratura americana hanno constatato che rarament.e in essa viene riscont.rat.a la possibilità. di una tale evenienZf~ e che la mn.ggior parte dei clinici sono propensi a n('j<a re un rapport.o di tal fa tta; al contrario in Francia e Gl'rmania molti autori con esempi ass~ti illustrativi descrivono in de.t.taglio il modo d'azione del trauma, le manift>stazioni che accompagnano lo sviluppo deiiP lt"sioni e il decorso c linico dì (J\lrsta certamente non comune sindrome ulcerosa. Gli AA. riferiscono succintamente il loro caso che "ie ne tmttato per esteso in America Joumal Surgery di quest'anno. Una donna di 45 anni che non aveva mai sofferto in precedenza di disturbi rlell'a.pparato digerenti' fn una sern su d i un autobus, in consrgnt>nzn di tma scossa.


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Rl\"ISTA DELLA ST,\:Il!.'A MEDICA ITA.LIA...'\A E STRANIERA

viole nta., gettata con forza contro lo spigolo di un banco, battendovi specialmente coll'aia epigastrica . Accw~ò dolore immediato, ma fu in gra.ùo di raggiungere la s ua abitazione. La. tnt\ttina srguento mrucata dolor·abilità epigastrica, melena.. Due giorni dopo na.u,;ea. e vomito ~'matico in note vole copia. Inviata in ospedale l'e matem esi e la me lona si rinnovar·ono per ,·a rio t empo. Al l'c»A.me, a par·te lo shok, si notava una largn ecchimosi a d estra cl.c ll 'epigt\>'t.rio. Fu dimer;sn dall'ospedale dopo un mese, l 'emorragia gastrica fu potuta frena re e anestare con tn"'ttamento medico appropl'iato. 11 decorso s uccessi vo th•l cn!'lo è stato quello di una tipica ulcera duodenA,lr: vi furono pe riodi di ùolol'Ì acuti, bntcior·e, vomito et.<:. alternanti con periodi di ri" ln,tiva quiesMnv.n,. Due completi esami radiologici, l' uno esPguito nn m el>€' e l'al:,r•o 13 m~'si dopo l'a<'cidentc mostrarono chiaramen te la pres••nza di tUla uJ. cera duodumtle cara.tterizzata. da d e formità del bulbo, pilòro;;pasmo e residuo gastrico dopo 6 ore. In questo caso ùunque non pttre possibile pote r negare la d iretta d ip~·ndenza dell'ulcera dal trauma. Volendo sottilizzare ci si può domandare se non preesi· stesse una. ulcera asi n tomatica, tant.o più che secondo gli AA. circa il 5% degli adulti harlllo o hanno avuto una ulcera gastroduodenale. È probabile a.uche che non siano pochi gli individui in cui le ulce re siano silenti o con anamnesi quasi muta ne i riguardi del tubo digerent e. Purtroppo però ne ll'applicazione pratica questo rilievo s arà di scarso aiuto perchè solo per un puro caso sarà possibile ave re un esam9 ra.diog rafìco gastroduodenale prima del trauma e d 'altra parte ò noto che l'indagine radiologica non è sempre positiva in caso di indubbia pre· senza di ulcera. D opo L't'spo.sizione df'l caso pe rsonalr~ g li AA. riassumono brevemente quanto è noto in argomunto attin,:!•'nÙo specialmt•nte al m>.tnuale ùi R. Stern Tra.u.matische Enstehw~g inneren Krankheiten. La traumatologi>.~ c'insegna che dei g ra\'Ì colpi stLll 'acldome possono lace rare lo stomaco, sono specialmente d e i calci, gravi cadutf', infortlUti automobilistic i che pos.'!ono T'ealizzare quPste condizioni. Tt\li l e.~ioni si avvut't\no principalrnonto alla piccola curvatura d ello stomaco o vicino a l piloro. I tipi piLt liuvi possono rogt·ediro fino alla guarigione, in que lli più gravi s i ha l'esito lota lo per emormgia o perforazione, in altri casi possono aversi come postumo de lle ulce razioni d e lla mucosa e d e lle a ltre pareti. Non mfmcano inrlagirti spol'imer'lita,Ji sugli animali A gli AA., tutica indicaziom• italiana. citano fra gli altri gli espe rimenti di Varuti pubblicati in Lo Sperimen· tale 1889. os(lguiti su cani n,nestctizzati e )~;>gati con addome in alto ai quali si infligg,wa un colpo violento s ulla. p arete con un pesa.nte bastono o un marte llo. Si sono cosl pr·o::lotte senza difficoltà rotture o lace ra.zioni $pecialmente a stomaco pieno, s 3nza pet'Ò arrivare a lla produzione di vere ulcere c t·oniche. Una dt~ll e prime o più importanti osset·vazioni cliniche è que lla di P otain che ne l 1856 descrisse u n caso in cui una. donna di 60 anni ebbe un urto v iolento all'addome: ne seguii'Ono S anni di sintomi clinici di ulcera.. All'autopsia eseguita alla presPnza di Ct·uve ilhier fu dimostrato uno stomaco a clessidra con una. ulcera a. cavallo d elln piccola curvatura pe ne trante fino a l corpo del pancreas, o fu rico· nosciltta la m1>tura traumatica di e;;sa. Di casi simili ne fm·ono rife riti altri t anto che Petit in una pubblicazione del 1913 potè raccoglierne 73, tutti di ulcera gastro· duodenale a.vent·i una vcll'osimilo Ol'igine traumatica; a qut'sta statistica può es· ser fatta però l'obiezione che i ca.si ripor·tati non sono per lo pitl suffragati da autop· sie nò da biop~ie, nè da e.~<tmi ra:;liolo~ici completi come gl i attuali nè in questo periodo e ra brn conoilciuta. la sp~~cialc freque nza. e la sintomatologia d e ll'ulcera duodmmlo individuata per primo dal !\1oiniham. L2 alterazioni patologiche in seguito n, trauma sono dapprima di na.tura emormgica mucosa o sottomucosa. con lnccra.zione delle varie parot·i gastriche secondo ltt violenza d e l t rauma. Dopo un breve periodo di incubazione si viene alla forma zione di una \ '('l'Q. ulcera aocalizzata alla sede del trauma, presumibìl· me nt-e pe r la digPstione pt•pt,ica del tessuto mucoso lacerato e soffuso d i sangue. I.' rtlc.•ra è us u!llnw nte unica.; in un caso citato da Fe rtig furono viste 3 ulcere s ituat~' alla piccola cun·atura d ello stomaco, una d e lle quali avevtt intere::.st\to l 'art<'r·ia coronaria. La forma di cs.-;a è variabile, circolare, ellittica. ovalt' . .:\Iiet·o· scopicamente l'ulcera traumaticn, a sviluppo completo nor1 diffl•risce pe r nulla di\l t ipo peptico orJinario. È frf'quent om ente colpito il piloro spesso la piccola curvatur·a. e piìr di r·tHlo h\. supt'rficif" anterior<' e post.l• rio re dell'antro o d e l corpo


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RIVISTA DELLA STAMPA l\1EDICA ITALIANA E STRANIERA

dolio stomaco. A questo riguardo è facile nota.re chC' l'ulcera traumatica. ha pr(>s. s'a poco la stessa distribuzione locale d ell ' ulcera ordinaria e ciò non tanto p erchè queste sedi sono più esposte alle violenze esterne ma p<'t·chè qui traumi anch~ più piccoli possono, per rngioni di concentrazione d e l succo gastrico, dar luogo alla formazione di u lcere. Cii AA. n.J t c r·rnine dell 'interessante lavoro richiamano l 'att.enzione sull'importanza d e ll'ulcera traumatict'\ peptica nella mrdicina lcgnle. LE' perizie in questo campo richiedono più che mai coscienziosità ed esperienza, e piena conoscenza d ei fatti già a.cqttisiti, clinici e sperimentali. BERTOLUCCI

CHIRURGIA GENERALE.

e BRUN. - Sulla patogenesl e Il trattamento del « circolo vizioso • dopo gastro-enterostomia. (Revue de Chirurgie, luglio 1933).

DELORE

I vomiti a.limf'nta.ri e biliari, che insorgono 6-8 giorni dopo una. gastro-enterostomia, resistenti a qualsiasi trattamento medico e compromettenti in modo note vole l 'esito dell'interVf>nto chirurgico e la. vit.a d e l malato, costituiscono qnogli accidenti, per fortuna molto rari, cui è stato dato il nome di «circolo vizioso n. L e osservazioni p ersonali d egli AA. e preced enti osserva.zioni di Tixier, Rochet, Polesson ed a ltri permet.tono di att.ribuire la patogenes i di tale compl icazione principalmente a fatti di poritonite localizzata in corrispondenza della bocca anastomo:tica. Ma non è soltanto a que!>ti fenomeni infiammat-ori localizzati che bisogna ri1fe rire l'insorgenza dd circolo vizioso: l'osservazione operatoria ha consentito agli AA. di l'ilevar e che l'infiammazione non è circoscritta alla sierosa peritoneale ; interessa tutte le tuniche ; si rileva. una congestione infiammatoria della mucosa in tutta la zona. corrispondente alla stomia e a tutto il tratto digiunale che segue. L e tuniche mucose e muscolari si ispessiscono; alla peritonite loca.lizza.ta si a.ggi1mge una. m cs<'nter.ite retrattile eh<> coxnp1·omette ancor più la. canalizzazione. Vione così a d eterminarsi tma vera e propria occlusione digiunale; il malato vomita n e l suo stomnco, prima di vomitm·e all'esterno. Gli accidenti di ritenzione mantengono lo stato congestivo edematoso; a questo bisogna aggiungere l'importanza tlello spa.smo sopraggitmto, donde il giusto termine di « circolo vizioso •, che non ha solo significato m eccanico, ma anche fisio-patologico. In base a questi concetti sul significato del circolo vizioso dopo gastro-enterostomia, in base ai fattori patogenetici che lo determinano, dedotti dalla osser vazione operatoria d elle alterazioni anatomo-patologiche, quale è l'intervento che si deve praticare in casi del genere? Due interventi sono possibili ed entrambi possono realizzare dei successi facilmente spiegabili. 1° La dig iuno-digiunostomia completamente a livello d el piede dell'ansa abboccata., su tessuto sano. Tale intervento però, se permette lo scolo d ella bile ed il passaggio libero degli alimenti, non mette in riposo il piloro, che la precedente operazione di gastx·o-enterostomia si proponeva appunto di mettere in riposo. 2° É preferibile perciò un intervento che sia praticato su tes.'!uti perfettamente sani, a distanza della sede delle lesioni e che lasci il pilor o in riposo: tale intervento consiste nel praticare una seconda gastro·enterostomia anteriore. Gli AA. hanno eseguito questa operazione in cinque casi, ottenendo dei risultati eccellenti, senza dubbio di gran lunga superiori a quelli che possono ottenersi con la digiuno-digiunostomia complementare. ROSA

ANATOMIA PATOLOGICA.

S. VmGILLo, primo capitano medico. - Rilievi statistici e considerazioni su 236 casi eli tumori maligni. (Tipogr. Tosi E., Milano, 1933-Xl). L 'A. illustra, in numerose tavole, 236 ca.si di tumori maligni, osservati n elle autopsie (1566) esf'gttite neWi stituto di Anatomia Patologica d e lla R. Università di Milano n e l 1930.


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fliVISTA DELLA STAM P A

liEDIOA ITALI ANA F: STR.AN I E RA

Di ogni C1\.<;0 Bgli l'iport.a dati anamnestici sommari, la diagnosi clinica, il r e perto o.no.tomico. p tr·ticola re d e l tumore e CCllia.terale, e la cliajlnOsi ist-o·logicA.. D a. l m~te ri ale e:;o.mirulW Cjlli tme dttti statistici ne i confr·outi d e ll 'età e del sesso, illwtra. le pa-rticolarità. d ei tumori o.<..;srv<~.ti divis i per· Sf'de. cerca di stnbilire a l cuni 1lati :>tati:;tic i sulle m 'ltastr>si di esse; e in c~tpitoli speciali, parla d e i twnori mult~pli e d e i r11.pporti fm. cancro e tubs rcolosi, C>tncro e car·diopatice. Il lavoro è intorosso.nte sotto diversi punti di vi:stt\ p or quo.nt.o rigmnùa lo lo studio d vi blastomi.

OFTALMOLOGIA. M. :'1-fuLLF.R, Studio geografico del tracoma. Sua distribuzione mondiale. (Arohives de :\Iédecine et d e Pha rma.cie milita.ire:s, fase. 5, maggio 1933).

][l tracom~, causa 1li centinaia di migliaia. di ca.si di cecità, é diffu.<>o n ei cinque continenti; la sua distribuzione geogrt\fico. obbedisce ad alcune regole ·e sembra dover apportare d egli e le m enti utili pe r lo studio etiologico. I p;~,csi contaminati sono compresi fra il lOO e 600 grado di latitudine nord e fra il 100 e 350 gr·ado di la.t.itudine sud; tre zone dunque sono indenni da tracoma. l 'r~rtica, l'anta rtica e l'equatoriale . L 'Egitto è il pac:>e più colpito (90 p er conto della popolazione), l'I rak conta 1'80 per conto di tracomat.osi. Ba.'<andosi su statistiche che dànno la percentuale d ei tra.comtl.tosi non più sulla popolazione ma sullo malnttie oftalmiche esaminate, si trovi\: St-..rdegna. 90 per cento: Spagna d e l Sud 45 per cento; Italia 40 per cento; Siria 74 per conto; Inclocina 50 pe r cento; Algeria, Tunisia, Marocco 40 per cento; I paosi m e no colpit.i sono: la Franc ia 2,4il pe r cento; la D animarca O, 7 per cento; la Sve:r.ia 0.2 p er cento. Il mas.<;imo di intensità. si osserva dunque nelle r egioni a clima sub-tropica.le (tomperntnra media fra 15° e 25°, g rado igromotl'ico a.<;aai basso); geologica.meut.e paesi con suolo d'origine primaria o terziaria. L e condizioni climatologiche-googi·afiche sembra abbiano grand e i mportanza; i fattori individuali e !>OCiali sono secondari ed int.ervcngono sopratutt-o nel modo di propagarsi della malattia. M. VmAL. - Contributo allo studio dell' estirpazione del sacco lacrimate e del canale nasale membranoso. Suoi risultati remoti. (Archives de Médecine et de Phamacie mi litaires, fascicolo 5, maggio 1933). L 'estirpazione totale dell'apparato lacrimale nella maggior parte dei casi dà. una guo.rigione d e finitiva. d ella dacriocistite . Il prof. Rolle t ha già. da tempo proposta la segnante tecnica: Pre via. anest e!<ia r egionale, incisione curvilinea di dodici rni ll in:otri d e lla _poli~ della regione prelacr~a!e, p oi d e lla aponev~osi pre sacculare. Rtccrca e dissezione d e l sacco col cucchiaio, che sarà prosegutta fino nel canale; p oi, con leggere t i·a.zioni, estirpazione di tutto l'apparato lacrimale intra-o:;,;eo . Il risultato consiste dapprima n ella soppressione della suppurazione, poi. pe r via riflessa, nella diminuzione d ella secrezione lacrimale. Su 37 operati con questa tecnica i r isultati re moti (cinque a dodici anni) si sono dimostrati eccellenti . Cura radicale nell '81 per conto d e i casi.

DERMOSIFILOGRAFIA. LAMY . - Siflloml extra·gmltall.

(Archives de :\Ié:lecine et Pharmacie militaires,

fase. 6, giugno 1933).

Qw·;;to ltworo offr(l un contributo allo stlt.lio dei sifilomi extra-gonitali. L'A. ha e::~aminat(: le stu.tiilt.iche dt'l Centro antice lt,ico di Bordeaux dal 1922. 1 s ifì lomi oxt.ra-gPnitali sono frequenti ( 12 % circa df'lla totalità. degli accid enti iniziali ). :-;ernb1·ano pit1 nwne1·osi ne lla donna, probabilmente peroh è in


RIVISTA DEf,LA STA:\Il'A

.:.a~DlCA

JT .-!.UANA E STRANIERA

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e:>5a i sifilomi genitali :>ono più difficili a scoprir-si c he nc·ll'uomo. Si constatano più comunemente sulle mucose, in ragione d t• llu. loro naturale fragilità. Si è prettJ:so che la. sifilid e contrat.ta per vie ~xtra-genit<t.li fosse più grave. I n realtà si tratta di lesioni cnmte t.ardin'l.mt'nte o mal curate e che hanno dato luogo in seguito a manifc;;tazioni nen ·ose. In alclU1i casi non si è potuto far subit.o la dit\gnosi pe r l 'atipico d ecorso dell'affezione. Occorre dunque che i medici conoscano queste forme anomale d e ll'iru'ezioue treponernica e s i sern1.no di tutti i mode rni mezzi di controllo per evitare gli errori diagno;;tici e terapeutici che possono compromettere gravemente i loro infermi. NorcA. Art~)tA, L tT PCt.E9CO. -

Due casi di psicosi sifilltiche acute con l'aspetto clinico della demenza precoce. (R:w ista S~tnitara :\Iilitara, fase. 5, maggio 1933).,

Si tratta di due inf(' rmi clw presentano unn sindrome Cil.tatonica (catatonia. indiffe renza, JWgativismo, t'Cc.) e la. reazione di vVassermann positiva intensa, in tulO rwl liquido cc[alo-rachiditmo e nel sanr~ue con SO linfociti per mmc. nel l. c. r. e. ne ll'altro, nel sangLtC ed una leggero. reazione mcningea {6,6 linfociti por mmc. nel l. c. r.). La cura antisifilitica li fa mi!!lioran'>, uno di t-'ssi è in vin, di gu>trigione. Sono noti i disturbi psichici in tutti i periodi della s ifilide, al di fuori della nl'urolue, e :\Iarcus di Stocohntt, nd 1920 ha descritto d e lle ver·e psicosi s ifilitiche acute. Occone t l' ner conto di queste psicosi tanto dal punto di vista scientifico che medico-legale e medico-rnilitar·e. La costituzione somato-psichica spicg•'l. perchè i disturbi psichic i non appaiono che in alcuni infermi e non in tutti. STORIA DEU.E SCIENZE. MARIO Pocs. - Alchimia e Alchimist i. Trenta secoli di follie scientifiche e filo· softche. (P resso l'autore). Roma, via Orazio, 3. L. 36. (1).

Se pure la lctte r~tt.ura. prett.amente scientifica sulla storia della chimica non scarst:ggia, tuttavia 1\Ia.rio Poce ha inteso di circoscrivere il cnmpo d ei suoi studi e d elle sue 1·icerche. occupandosi esclusivamente dell'Alchimia e d egli Alchimisti, dalle loro ot·igini mistiche fino ... ai giorni nostri. L'A., bene noto per altre opere geniali, dimostra anche con questa. la sua rara virtù di paziente ricercatore e di storico coscienzioso. E, s pogliando l'argomento d elle considerazioni superflue a. cui poteva prestarsi e che lo avrebbero certamente appesantito, mira al lodevole fine della volgarizzazione d e lla parte pura di que lle t eorie che non si possono considerare ancora sopite, adoperando chiarezza e facilità di espos izione, che rendono sommamente dilettevole la lettura del libro, tanto per gli studiosi, quanto per gli iniziati e anche per gli stessi profani. Le origini delle ~cienze ,:wgrete- fra le qu>l.li quella che fu poi l'Alchimia trovò un post.o principttle - si p~1·dono ne lla notte dei t empi e risalgono, si può dire, al p rincipio dell'umanità. L 'A., quindi. ci guida in una lunga corsa nei secoli, facendoci assistere alle pratiche iniziali, misteriose e leggendarie dei primi empirici, pe r soffermarsi sul periodo classico dell'alchimia, caratterizzato dall'ansiosa ricerca di quanto si riteneva. come il caposaldo della felicità perfetta e d esiata: ,, la pietra filosofale ». Questa, secondo le originarie t eorie ermetiche, dove va possedere tre proprietà e.ssenziali e distinte: a) al stro primo st,adio di purez~a. integrava il concetto della "w1ità della materia » che, ngli effetti pratici, si traduce va nella possibilità d ella tra.smutazione dei metalli vili in que lli nobili: • creare$ oro e argento; b) al secondo grado di purezza, av1•ebbe pos~wduto la prerogttt iva di guarire tutti i mali che a.ffliggeq~ono l'uman ità, prolungando la vita oltre i limiti (l) P er gentile prezzo in dicato.

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RI\' ISTA DF.LLA

STA~lPA

MEDICA ITALIA~A F. STRAN'IEBA

orr!inari, e v<'ninl d;•nomi nnta la "pa.nacca IUli\'\!I'Sttle •; c) a l più Rito grado di estdtazione, prt•ndc \·a il tito lo di • animR del m ondo~ dimostrandos i capace di superare le ba rriere che sep~ua \•a n o il mondo d,-.i viventi dai mondi s uperiori e rive lando agli uomini, in una sublime contPmplnzione, i misted d e ll 'esistenza imrnat.e riale. Ora, se 1,-. spPrt\nze fondt\t e sulla t e rza proprie tà v ctUl CI'O man mano Rffie vo. !endosi, b l•n a ltrimenti accttdde p C'r le altre due. l'l'T la l'<C!~onda , infatti, l'indirizzo che si attribui:sce a Pamcelso- di riferire lo stato san o o malat,o d e l corpo umano a processi chimici, p t>r cuj solt.anto a mez:iiO d i prt>parati chimjci un or~Anismo malato dov(•va ns:<et·e riportato a llo stato n orma li', e che ebbe p er principali sost e · ni t 01·j J. ,B. VR!l H oltuont, D e le l::$oe Sylnts e T tw henius -condusse al passaggio d i'Ila :\lt'dic ina nC'IIa Chimica, alln fu:;ione ciof> delll' due scie nzP. che caratterizzò il periodo d<'lla n i1ltrochimica » (rhimicn m edica), che pre cedet.te quello della « teoria d!"l flo~ifito "· L a prima iu\'t'CC',- c he prcs~?ntnva magg iori attratt.ive, oltre a tutto di indole pratica -rhbo pi{I lurga fortuna e fu costantt·montt' srguitn. tanto da co. sti tu i rP un probiNna c hi' pl'r s<·coli e sPcoli a ffn t icò le mPnt i d i filosofi, natuml isti e medici, oeh o vi s i dt~elica•·ono con tutto ardore mn, SPOZa alcuna. pos!libilitt\. di riuscita, dati i nwz~:i tecnici rudimentali a di!=:posizione c la cerchia limitat.a delle conosCPnze scirntiti<:h u d <'i vari pt>riodi l<torid. N'è mancò di suscitare l'inte•·esse di regmlnti, pr·incipi. rdi g ios i. a rrinmdo perfiJlO a turbare lo spirito del « D ottore angPiico"- un o d i'i p iLt insig nì mn <>stri dt•lla filosofia e teologia dt•lla Chiesa cattolica- S. T omaso d 'Aquino! Es!<O, comunque, non può an cora considt>rarsi come morto di'l tutto sP- sotto altra luce - \·olta a vo lta affiora, m t>i'l'O p f> r'Ò sulla \'i11. ma estra <.h•lla scienza purn , sebb ene, p er imp~;>rfE•zione di m ezzi. d(•bba tuttora costringt•I'e lo ;;pirit.o umano a d e lh.> so:;te, :><' 11011 a t ernponuwe dt'lu."ioni. :::>ono note , infatti, IC' b<'n r·ipost o spcrnnzE' ~usci tutt' dnlla scopPrta del raditun e dallo s tudio s ulle su e e munazioni; souo u~unlmentc note le cornunica.zioni fA.tte dal chimico t ede»co prof. Mieth e, d e l Politccuico di B erlino, il quale, n el 1924. riteneva di avere ottenuto la tl'H!-lformuzione del mt>rcurio in oro, confermata da prove di controllo favorevoli l'ipetute dal prof. R. Sheldorì d eli'Univei'l'iti• di N ew-York e dal prof. Nugno ka d e ii 'Uni\'<'t'Sit.à di T okio. ma inte mment.e caduta dopo gli esp erimt>nti n egativi d egli scie nziati t f'd eschi RiC'senfe ld, Haa,»e, Tied e, Schlecde, Goldschmidt, com·alidati da qudli parimenti nC'gativj d e i chiari ma P· stri italin.rd prof. Piut.ti d olla R. Università dj Napoli e pro!. Pa.rravano d E'Ila R. Università di Roma. Il probl~?ml\, dun f JU P, ri vivP; rivive secondo l 'e\'OiuzionP d e i tempi e le s orprende nti conquisto d l•lla scienza. In ori~i11e, gli a.lchimisti si il.lude vnno di vin· CPre la na·tura, e carpi1·ne i Stl(l:reti, tormentn n do i quattro unici e rudiment,ali e lem enti: terra. acC)un. fuoco, aria, che - SPCOndo la teoria di Aristoteles, ispirata a.JI'idea di Empt>dokles - costittùvano il substrato da cui tutte le sostanze d e l cos mo d erivavano o er ano composte, ma. sotto il necessario stimolo d e l sospirato g erme ... « la pietm filosofale». Oggi, invece , si dispone di E-nergia elettl'ica ad al· tissirno po.t(:nziale, sebben e non ancora tanto altQ da produrre qu ei r~tggi X di tale colossale attività da t'Ssere capaci di scomporTe l't\tomo e , ne l caso contin· lO!:Cnt.e , di sta.ccarC> uno degli 80 Plettroni d ell 'atomo di m ercurio, per tras fonnarlo così in atomo di oro. eh€' nP dispone appunto di 79. Non facciamo cenno. be nin· t eso, d e lle nume ro;;p c larghe applicazioni chE' discendono dalla disintegrazione d e l s istema costitutivo dell 'atomo materiale . specil' n oi campo d e ll 'applicazion(' clo lle grandi ol<e risf'I'VI? eli Prwrgia che trovansi in esso immagazzinate e che V<'r· r t>bbo ro ca.p t,a.te, o ùi•·ettamcnte utilizzate allo stato nascente. Nè parliamo clc>,l!li alt.ri notevoli progt·Pssi ch e è stato possibile raggiungere in altri campi, come od esempio; impif'gando tempero.t-urE' e levatissime, pi"E;~SiìÌon i colo$.~1\li e a.da.tti catu· lizza.to ri; o con gli s tudi sui d e licati fenomt>ni che s i svolgono n el microscopico laboratorio d e lla cellula e che d ettero modo a Fischer - «il mago d ella sintes i » a Kosscl 6 ai loro alliPvi di conseguir!' la preparazione artificiale dt>liE' proteine . pt·odotti 11i q unli non mttnca che il soffio di\'ino per dive ntare la sostanza Yi\·cntf' d t'l p1·oto plasma. D etto tanto. appare evidente l'impossibilità di riassume r<> il b el lavoro di Mario P occ. Punto di purtenza, puuto di arri\'o: ma n on d~ sosta. chè lo spirito urna no -costantem ent e pc'ITaso da Il 'a nsio;.n ft:>bbrr d i ma~;Zgiori conosce nze e


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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dall'ardore di progressive conquiste - tende se mpre a solle vare i veli dei segreti della natura, pure affrontando lotte ardue e sube ndo sacrifici non lievi. Il distiuto A. ha il grande merito di aver trattato uno d ei capitoli più attraenti di storia delle scienze, e ciò stante , d e ll'Umanità: •d e dott rine alchimistiche • - dall'epoca dei precursori mitici o leggendari, H ermes Trismegistus, Agathodaimos, Isis, fino ai tempi attuali - sviluppandolo in 266 pagine, corredate di molte , note voli e significative illustrazioni. Una di esse , fra le più inte ressanti, è que lla qui ripr·odotta e attribuita al cele bre alchimist a - reale o immaginario- Bas ilio Va.len-

IL f' UtOS(• ENIGMA DI BASILIO VALENTINO.

tino, che si vuole fosse un frate benedettino, vissuto in Sassonia., nella seconda metà del xv secolo. Il Valentino, ne lla frase latina «Visita Interiora Terrae R ectificando lnvenies Occulta.m Lapidem •, volle nasconde re il motto Vitriolum che, secondo lui, rapprese ntava la. «pie tra filosofale •· E, difatti, con le prime lettere delle parole sopraindica.t.e si compone Vitriol. Ora., ciò che più monta, si è che Mario Poce ha svolto l'argomento in forma piana piacevolissima e, soffusa di arguzia, in matùera da non stancare il lettore e da allettarlo, anzi, col più vivo inte resse. PAGNIELLO


COIFEREIZE E OIMOSTRAIIOII CLIIICHE IEBLI OSPEDALI IILITARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATIATI (Dal processi verbali pervenuti alla Direzione aeneraie di Sanitt militare nel luglio 1988-XI)

BoLOGNA. -- Primo capit-ano medico FRANCEsco LABRUNA: Un caso di meningite cerebro-spina!e epidemica curata con ant.isiero + siero umano normale

fresco. L 'O. ha presentato e illnstrat.o un caso di menengi te cerebro-spinale m e ningococci ct~ in un ricovflrato d e ll'Ospedale.

Analogamente al caso riportato nel N . 20 d e lla Sezione pratica del Policliltico c. a., h~ tcr11.pia cndora.c hirlea. non antisie ro polivalen te, continuata. in giorni itlte rni pc.r l O g iol'lli, ave va prodotto w1 rnigliommento clinico ma non la st.arilizzazione dd liqnor·. Al d ecimo gior·no di cura.. l'iniezione andorachiden di 3 cc. di siero umano normale fre;:;co + 15 di ant.is ie ro ha prodot·tO la sterilizzazione d el liquor e la gun.rigiorH' clinica, reale e d e fmitiva, confermata dai succ<:ssivi esami di laboratorio, pur ossontlo stat,a sospesa ogni ultedore terapia dopo 1m secondo trattamento rii s it'ro umano+ an t is iero ripetu to per prudenza dopo 4 giorni dal primo. L 'O. l'ichiama l't\ttenzione sui risu l t~1ti d e lle ri cerche fattt~ ~u lla preflenza o meno d o! complement-o ne l liqui,lo cefalo-rachidiano pat-ologico ed ha trovato che ne l caso in esame non vi e r-a no lliquor complement.o dimostrabile. Conclu(le che il fe nomeno può iuterpretarsi por tma batteriolisi por apporto di comp.le rnc nto contenuto n el siero fresco umat1o, tn,nto più che la concentrazione di germi nel liquor si avvic ina alla concentrazione ottimale che si usa. in vitro per p rodurre il fenome no batte rioli t ico. Non esclude che il siflro d e l donatore possa contenere anticorpi specifici, p or imrmuùtà e vontualmonte acquisit-a, considerando che il meningocco è ospite Sftprofitico frequente d e lla mucosa rinofaringea, che può produrre iniezioni e forme ambulatorio che pa..'<sano inosservate, che la localizzazione meningea non è obbligata e che quindi la. acquisizione d ella immunità s i può trovare in soggetti che non ebbero mai a soffrire moningite m eningoeoccica. T en E'nto colonnello medico ETTORE Rrccò: Dist(U'-Co della retina -· Patogencsi, terapia. L'O. dopo aver parlato d elle vo.rie te orie e messe sulla. pn.togenosi del distacco di retina e dei com;oguenti metodi di cura medicamentosa e chirurgica tentati in pass ato, espone la t eoria del Gonin, il suo metodo operativo, le m od ificazioni apportate da Guist Lindner, da We we : e riferisce sul contributo d ella clinica oculistica di Bologna alla pratica opera.tiva del distacco d e lla retina. CASERTA. - Maggiore medico L UIGI TaTARELLI : Ckusi(icazione sistematica d.elle malattie reumatiche. L 'O., in d ue distint.e conferenze, ha trattato d el vasto e complesso proble ma d elle affezioni re umaticho, d edicando prel imina.rmen to la p rima parte alla poliartri te r e umatica acuta. primitiva, di cui espone la evoluzione storica, le varie dottrine etiopa.togenetiche e i carl\tteri clinici pe r i quali rimane inquadrata tra le s indromi infettive. Pas!'ìando, nella seconrla. conferenza, a l problema della classificazione sistematica tlolle malattie re umatiche, dopo ave r accennato a i vari tentativi compiut i d a nume rosi s tudios i pHr V(•nire ad una cla ssificazione , quanto più possibile precisa, s i è soffermato t.~d illustrare que lla d el 1\Hiner, c he r isponde meglio ai vari concetti etiopatogcnctici ed a.mttomo-patologici, e che s i avvicina a quella adot-


CONTERENZE E DIMOSTRAZIONI CU:NICBE ECC.

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ta.ta recentamente dalln, Lega Int,., rnazionale pPr la. lotta contro il reumatismo, la quale riunisce le affezioni reumA.tichl' in due distint.i gruppi : q ue llo d elle forme infìallllllatorie, meglio dette infetti ve, e quello delle forme degomerative. Di ognuna di queste due categorie l'O. ha trattato la.r~amente l 'etiologia, la pat.ogenesi e l'anatomia patologica delle varie uni th. nosologiche, soffer ma.ndosi spe cialmente sui criteri dìagnost.ici differenziali e sulla. loro precisa c lassificazione clinica. GENOVA. - Tenente colonnello medico ADOLFO BACCHIALONI: L a velocità d·i sedimentazione dei globuli rossi nelle varie forme morbose. D opo aver parlato delle osservazioni fatt.e dagli antichi s ul fenomeno della separazione dei globLdi rossi dal siero del sangue, O'*lervazioni che si accentuano dopo l 'invenzione del microscopio, l 'O. parla degli studi compiuti dal Fareus n e l 1918 e d elle osservazioni da lui fatte sulla sed imentazione dei globuli rossi re ndendo incoagulabile il sA.ngue coo Rolnzioni dì citrato di sodio, su cui enunci6 la f ormula che la V. di S. degli eritrocit i è a.umcnt.ata in tutti gli stati di infiamm azione e in generale in tutte le affezioni a. substrato organico, i cui effetti interessano più o meno l'organismo, e che i valo.r i ottenuti sono direttamente pro· porziona.li alla gravità de lla m11.lattia. Accennato a.i metodi di ricerca a.dotta.ti da vari studiosi, descrive quello più comunemente in uso, cioè quello di Linzenmeic r, e ne espone le modalità; de scri ve poi quello recen tiss imo di Cl utez che dà tma registrazione grafica della reazione. P arla. inoltre de lle ricerche fatt-e da molti autori su numerose forme morbose nel campo della. medicina e dE'Ila chirurgia e in speeia.l modo in quelli d e lla tubercolosi e sifilide. Enuncia le varie teorie tendenti a spiegare l'intimo m eccanismo della reazione e conclude affermando che la V. S. degli eritrociti, se non ha. nn gran valore diagnostico, può invece averne nno considerevole per qua nto riguarda. la prognosi.

L IVORNO. -

Primo capitano medico R oGCERO DE HlERONYMIS: Attinoterapia.

L'O. ha spiegato, secondo i più mode rni criteri, il meccanismo dell'efficace azione che i raggi ultravioletti harlll.O s uli' organismo, insistendo s ull' opportuna scelta dei casi o sulla. necossità del prude nte dosaggio, nelle irradiazioni locali e generali. Egli ha accennato a una pubblicazione de i maggiori medici francesi Augé e Binat i quali hanno usata la irradiazione ultravioletta in 5 casi di orchiepididimite tubercolare con ottimi risultati, mantenendo, dopo una licenza di convalescenza., in servizio militari che prima. erano senz'altro riformati. Da taio pubblicazione ha proso occasione per passare in rapida rassegna i casi ne i quali l'att inoterapia. si rese utile nella. medicina militare in pa.ce ed in guerra. MESSINA. - Tenente medico DOMENICO PANTE': lttero cattarale - Pa.togenesi e terapia. L 'O. ricorda come l'ittero catarrale pe r il passato sia stato considerato un processo infiammatorio d i natura infettiva Joca.lizza.to alle sole vie biliari. Ma dalle nuove vedute fisiologiche in rapporto al metabolismo del pigmento emoglobinico, dai reperti ana.tomo-pa.tologici che hanno messo in evidenza lesioni degenerati Vtl e focolai parce llari di necrosi 1:1. carico ùt1l t~::::s.':luto Ctlllulare epatico, si deduce che tale affezione deve considerarsi come un'epa.tosi, e che il fatto catarrale rappresenta un fenomemo primitivo nel caso che l'infezione avvenga pe r via. ascendente, secondario se per via ematica.. L'O. ha trattato inoltre de lla terapia in rapporto alla dett a concezione patogenE'tico..


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CO NFEltl-~~ZE

E DnlOSTRAZIO}o."'J CLIN I CHE ECC.

:'>IILANO. T ene nte colonne llo medico prof. PIETRO CA..'40RIANO: Carbonchio ematico. L' O., pr<>mt~>;se a lc u• w notizic- s ulla Moria di f!n esta. infezione, ne illustra la pntogenesi, ctc~crive il microbo ciel cnrbonchio sotto le sue va rie forme ne l sangue uma no. n <>ll'edc•ma, w·lle c ultnre. Si d iffonde s ulle l~·sioni cho pii• intert>sr.;o no il chirurgo quali la pustola maligna e l'ed~ma mo li ~rno o d,·lincu i c·,·i t~ ri p r r la c nra. Cit.a il CO.!';O d e l soldato r. G. che, affetto da pustola m nligna. fu ricoverato ne ll 'o.~pedn iP milita re ùi ?\Iilano il 15 gi ugno u. s. e trattato chirUJ·gicamente con s uecesso. :\iu~e:i<IJ"f.l

medico A:-rro:-<10 SESTO: Un ca.so incipiente di lebbra erite11wtoda e no-

dulare.

L'O. illu,;trn un cns o di lebbra inizitl ll• in pN-sona di w1a gmudia di Finanza. L'nnunnlato, cJ,•ll'età di anni 25, ne ha sette di servizio, ed è na.tivo di Floridia (:-5iracwm). La malu.ttitL. a dirP rlPII'infPT"lno, avN.•bbo av ut.o inizio circa un anno addietro, con lo. compul"St\ di qmdche nodulo cuta nt'O a ll 'n.vambra.ccio d estro, propagatns i succcssi vanw 11 t<~ al l'>tlt•·o avttmhraccio ed ~1 ll e gam be. Allo stato nttwtle pn'S(:n ta qn11ttro chiazze eritematose a ll 'cpigastro, f'inunet J·icamente dispo>'t.O, di colo rito caffò o 1J11.t.te, leggerm<>ntl) rilf•vate dal piu.no cu taneo, a limiti notti, ùc lle dim('nsioni di una moneta da 20 lire ad un pug no di bambino, non pruriginoso, nò ù e>'q uamanti. S ulle regioni po:;t.ero-in torn e degli twnmb racci e sulle regioni a.uteriori dei 2/3 infe ri ori c.ll'lle gambe, piccoli tubercoli intradermici, del la grossezza di una lenticchiu ad un pi1wllo, d i forma emisferica, di con,;istPnza duro-fibrosa, di colorito rosso-bruniccio. indolcnt.i, con ente in massima parte inte~ra. Qualche raro tubt••·colo P•'<>sc-nta la superfi cie ornbe licata. per pregressa. suppurazione. Ln c uto in corri,;pondL•nza d e lle lesioni preS<'nta note di alterazione d e lla sensibilità. S fugge l'orig ino dP I contagio. L 'infermo ignorava la natura d e lla malo.ttia e t1·ova.vasi ri cove;>rato all'ospm1ale per congiw1tivite. La ma.lat.tia è Rtata 1\CCl·rt.ata. miscroscopicamente con la presenza di numerosi baciHi di Hansen ne i tube rcoli cuta ne i. PALERMO. - Colonn<>llo medico ALESSANDRO GIA.NNELLI: Nucl.eo chirurgico. L'O. accenna per sommi capi a l còmpito svolto dalle Sezioni di Sanità n e i vari pe riodi d r lla gut>TTI'\ e soprat utto alle trasformazioni da esse s ubite in re lazione al còmpit.o che ern no chiama.te ad espletare e che, col progredire d e lla guerra, si fac<wa sempre più complc-sso. Dimostr a. la nC'cos~ ità. d i un organo p erfoziona.to per le operazioni di urgenza. improrogabili 110i fe1·iti ulteriormente iJJtraspor tabili e , p assati in disamina i vari tentativi fatti p er raggiungl' re lo scopo durante la. guerra, viene in ar~o mo nto. Desc•·ive la costit uzione d e l Nucleo chirur~ico come personale e materiale , ns.<:;cgnazione e dipend t•nze. Discu te sull'opportunità d ell 'avvicinamento o m eno d el Nucleo a lla S(•ziom· a seconda d e l teneno, dimost.rando come l'ospedalizzazièlne d edi ope rati dal Nucleo stf·~so da part.e d ella Sezion tJ eli Sanità d ev 'essere sempre intesa in lincn perfettamen te provvisoria o ne espone lo ragioni . Diff<·rc: nzia l'attività d e l Nucleo da quellt\ d elle a.l t re unità chirurgiche d i Armata, di corpo di Ar·mata cd c ven tualmr n te di Divisione. T ermina esiben<lo pra.t,icftment.o la b(u·acchetta impi!mtat.a., il ricco mate tinJe cl 'opo•·azione e d il Gruppo ~~ l ettrogc-no in funziono per tutti i servizi d e lla baracch<!tta st<·ssa c he si pre:>cnta.no in pic nn efficienza (luce, riscaldamento, n"Uiiogn:di>l, etc.). Primo cn.pi ta.no m od ico ARTURO NroASTRO: Un cxt.so di lebbra anestetica. L 'O. rrl'i'<C'nta. un ummalo.t.o ricoverato ne lla c lini.cn d e rmosifilopatica di Palerrno da oltre due anni. É una e x guard ia di Finanza conto,giatas i d i lebbra <htrante l•l sua pe •·man(•nza al con fina j ugosln vo ne l 1919-20.


CO'\FEHF.);ZE E

DDIOSTR.~ZIO~l

CLJ:-;lC'BE ECC.

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L'O. si intt·attiene difflL~n.mE'nt e sulla. storia anannwsticae sull'esame obbie ttivo e fa rilevare le a lte rn.zioni gnwi a cat·i<·o ddln sensibilità, che è abolita nelle z one cutanee, sedi di pr<•greilsi uoduli, <:'d anche in parti suue. Accenna alla eziologia ed ai metodi di col•mtzion~' d ol bacillo di Hansen, alla sintomatologia de lla forma t.uberosa e di quf' lla anestetica. Doscri,·c lo ll'sioni che più frequentemente colpiscono le congiunti >c, la mucosa nasale e la laringe, le alterazioni a carico dei gruppi muscolnri superficiali d f'lla faccia e d elle mani e la caratt.eristicn. deformazioni' d ella mo.no per nl·ut·ite ùoi cubitali. Si sofl"erma sulla scarsa contagiosità ddla malattia qua ndo non vi siano ulcerazioni e sugli stndi ~s,;eguiti nella clini('a dermosifdopatica di Palermo dal d efunto Prof. Philipson c he riport6 vari casi di ftmmalati rimasti in famiglia per molti anni <;l' nza contagio da parte d ei fAmigliari. Accenm\, infine, alla profilassi t'd A.i sist-emi di ctu·a usati (olio di chalmougra ed il derivato etilico • antilepro lo », ciascw10 di mercurio, ecc.) che non sono riusciti mai, malgrado si sia insistito pe r annl ed armi, a guarit·e lu. iufezione TRE~To: .M a!lgiore medico SALYATOllE ì\{ L'RA :

Aff~zioni addominali ac'ttte a 8Ìndrume difj1t,Sa. Diagnostica diffPrl'nziale e indicazioni sull'intervento chirurg ico.

L 'O. riassnmo i s intomi comuni alltl pet·i tonite acuta diffusa, tlllo. occlusione int.est.innle, o.II E~ r,oliche epa.ticlw e rr nali, a ll'nppPndicite, alla t.ot-sione di testicolo ectopico, all' in vaginnmento intestinale, alla colica saturnina, alla tors ione d e l perhmcolo di ltunore addomina le , alla troJllbosi eù embolia. di vasi addominali, alle formP di pseudo-peritoniti e a que lle di peritonismo isterico. Prende in speciale cons ideritzione la complessa sintomat.ologia d elle varie forme di occlusione intestinale ed espone lo vn.•·itl.zioni cat·atteristiche di ogni sintoma e le r e lative modificazioni quasi specifiche e costa.nti per ogni singola lesione. Così i l dolore, la ipertlstesia, la coutmttma addominale; il vomit.o, il singhiozzo, il meteorismo, la dispnea, le ar~?e di ottusitÀ. epatica e splenica, la prC'sen1.a di liquido endoaddomina le , la canalizzazione dell'intestino, i caratteri del sensorio, il d ecorso d ulia te mperatura, i SC'C(ni tli F E'dt>rici e eli von-Wahl, ecc.; sintomi tutti che variano ne lle loro rnanifasto.zioni e la cui giusta valutazione indirizza a un rn.pido giudizio diagnostico e di conscguom:it alla opportunità d e l t empestivo intervento e di'Ila sua t-ecnicA. piit razionale. Tfmente colonno:>llo medico SAYl!:RIO CURCIO : Ede.m.i infiammatori cronù:i delle estremità ed edemi simmetrici rlu sco111penso w ·rdliaco (tre Ct\si). Diagnosi differenzinle, patog... nesi, terapia, pJ·ovvediment.i medico-k•gali . - Dut> casi d i appendicite act1ta. con sinrlrome doiOJ·ifica gastro-duodenale e colecisticii.. Si.ntomatologia di ffcrcnzialE'. In d icnzioni dcll'intel'vento chirurgico d 'ttrgenza. - Fi9tola stereoracea ed ano onntro natura. E t iologin,, patogt•nesi, terapia clùrurg ica e descrizione dei metodi ()(>Ila tecnica operativa radicale. - Gangrena 11eccct di un piede quale rat·a complicanza, const·cutiva ad ischemia da compressione dr) t'arteria femorali' da parte di un monC'ono di frattura. sopra condiloidea dd f(•more - 2\Ieccnrti;;mo di produzione. E sposizione rlelle varie forme clinjche, tmttamento terapeutico. - Nefrolitia.si - Patogenesi d e lla calcolosi renfl.le: primitiva e secondari t~-. SiJltomat.o logia. Esnmi di laboratorio, metodi e mezzi Pl'r la rice rca dd le funzionalità (Widal-Ambard}. R.arliologia dd rene: semplice e cou mezzo di eontr nsto (Urose lectan). Te rapia medica e chirurgica: d escriziouo d ei metodi operativi, loro indica?.ione. - Primo capitano medico FRANC'Esc o MM>snro: P eritoni te tubercolare insor ta con s intomntologia appendicoluro. Trat.t.amento. - Primo c11pitano medico GAETANO I{oNGA: Due casi di cowlilomi piani vegetanti d e ll'ano e d e l glande. Diugnosi diffe renzia le, tern pin.

UDINE . -


712

VEHONA.

~OTlZrE

Primo capitano medico D ollrENICO LONOO: E ndocardite lenta.

IllustrA.zione di un caso <'linico c he ofl"re a considera re : preesistenza di un vizio va.lvo la re mitralico; da cinqur mrs i fr~ hbre di modico ~rado con oscill11zioni d a 37.2 a 38°; ne l marzo cmbolin cerebrale; progressiva a<'ltenia. Obbie t.tivamente stato di anemizzazione e Ùt>perinwnto; a ca rico d el cuore in~randimento dei dia· metri, netto rumorr sistolico alla punta a gt•tto di vapore che s i trasmet.te all'ascella e non si modifica. App>u ato respiratorio indt-n ne, milza e fegato ne i limiti normali , lì<'ve emip~~,resi dritt ra. L'esame d e l sanguE' dà 1·eperto di anPmia secondaria di modico grado, formttla leucocit.oria normale, ro:•azione di Wa.s:;ermatlll nega· tiva, cmoculturn posit.i,·a per lo stre ptococco viridan'!. Le urine esaminate una ventina di volte costa ntemente negative . Prove cmogf•niche negative . Al te rzo mc>~e di malattia compare tm segno ve ramente prezioso: il s intomo di Os ler. Inefficacia de lla terapia sa.licilica_ L'int·•'rc;;:se d<'l caso cOt1.«istE' n el fatto che clini ca men~ s i dilltacca dal quadro abi tualo de ll'e . l. pm· la manca nza di tumore s plE'Itico e di lesione renate anche lie ve . Diagno8i rlifferenziale. -· E sclusa cvident.P.monte un'E>ndoctlrditt> maligna ad evoluzione rapida, bisogna conside1·ar-e i~Oio due forme: o l'endocardi te s ubacuta rowntttica o l'e ndocardite lrnta. Il seguo di Os ler, il dt>perimento e l'ane mia, l'ineffica.cia della terapiti. salic i lica. il re perto positivo d <'ll 'cmocultm·a. parlano &euz'a.ltro pe r l'endocardite lenta. Progno8Ì infaus ta, Obitu.$ alla fine d el quinto m ese di malattia per emobolia. cerebrale.

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Ple-urite interlobare purulenta. Ilht.<;trazione di un caso clinico: F e bbl"€1 continua fortemen te remittentc, decubito obbligato destt·o, piccola zona di ipofonesi sull'ascellar<' posteriore de· stra al so spazio intercostale, sospesa tra due zont> di sonorità. Dimost.t·aziont> radiologica di versame nto che sPp;ue la scissura inte l'iobare infe riore a, d estra. Vomiche frazionate. Guarigione dopo due mc>!'li , controllata c linicarnt'nte e ra· d iologicamente.

NOTIZIE Inoltro al Ministero degli atti medico-legali espletati ai 6ni di pensione. Dal Giornale M ilitare Uffu;iale, dispensa 35•, 7 luglio 1933-XI. Circolare n. 350 (Direzione generale personali civili e affari generali) 3 luglio 1933-XI.

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Allo scopo di assicurare sempre meglio la maggiore spedit.ezza. della trattazione delle pratiche di pen sioni privilegiate dirette, si avverte che la trasmissione a questo ministero degli atti medico-legali re lativi all'accertamento de lle infermità. lesioni e ferite di militari in attivit.à di servizio (o.rt. 13 circolare 354 !]Ìornale militare 1928) può d'ora innanzi essere effettuata direttamente dai comandanti di corpo o capi di ufficio a. cura d e i quali si svolse la relativa istruttoria. Salvo casi del tutto eccezionali, infatti, per le prat.iche del genere le superiori autorità. gerarchiche non sono tenute ad esprimere pareri o formulare proposte dopo che si siano pronunziate le autorità. mediche militari. Epperò la trasmiJ:!sione al ministero pel tramite gerarchico non riesce, in pratica, di vantaggio al servizio, mentre importa di necessità impiego di tempo e di carteggio, che il più delle \·olt.e può f.'f•sNe utilmE'nte rispar miato. Il Mùlistro: P. GA.Z ZERA.


N<l1'JZIE

713

Bollettino del Corpo sanitario militare GIUD ICE Ua10illo. primo capitano medico 85 fan teria . -

È collocato i1 1 lt.'l)X'tta.tiva. per inf~rmità t empora n ee non provc nieuti d a causr d i :;er vizio, p<-r m esi ::~ei, dal 7 maggio 1933-XI. ScrALDONE Bartolomeo, primo cu.pitùno medi co l >tlpini. - Trasfe1·it.o ospedale militare Novara.

I segti('nti pr·imi ca.pitùni m~:di ci son o trasfi"riti a ll'.·ntt> a fìn n co tli ognun o indicato:· DE: BF.RYAROO F•·o.uct>sco :.!5 campitgna, l (l campagna. DE~ZA R .W't:ade, ospedaltl n1ilitare Novara, 25 ctUu pagna. L~ccESE Antonio. et1.pitano m N iico o.~pi·d a le mili titi'P Na.poli. - Collocato fuori qmtd1·o, ù a ii 'S nuu·zo l 933-XI, (:k:r·chè tn1sferito cl'rwtorità R. COI'fJO tl'ltppe coloniali Tripolita nia . I seguenti t e nenti rno•di c i ~ono p romo:::.:;i rm pitù11i mo•dici con )p anzianità c le d estinazioni ilo t.t oiJHI icnt r :

Con rmzittnità 15 ctprile 1933-XI: P ROTO Antonio, a d i spo.;izi ont~ miuistor·o ao;:rouautic·~ (L q.) CoJJt in un come con t ro .

Seguirà nel l'llolo il pMi gra d o Colacci. FrancE'sco.

Con anzianitrì 16 1Mggio 1933-XI: ZtCCHIRRI Leon•~ . 59 fanteria. ContinU>l com e cout•·o. SERRA Giuseppe, t e nen te medico IO cnmpagna. - Promn,.;;;o cn.pitnnu m edi c:o con anzianità. l 6 maggio 1933-XI. Scguù·à n e l ruolo il pari g rado Zù;cllieri L<-•one. Destinato centro chimico milih1-re. C.f.MPAOYOLI Vincenw, tenente m edico ospedale militare Catauzaro. -· · R collocato in a s pettativa. pe r infermità temporanee provenienti da c:aus~ di Sf•r·· vizio, per me!'!i dodici, dal 15 maggio 1933-XI.

I st1guenti tenenti c himici farmacist.i sono promo:<s i capita ni chimici fanna.c isti con anzianit1\ 9 giug-no 1933-XI o con le dt'i>tinll.7.ioni sottoindic>Lte : NoCE:-.TTNl Dino, oopeda.Je mili tare Milano. Continua come contro. Sc:oxrr GiuJ!eppe, :scuola applicnzione sanitt\ militare (nggi11nt.o). Coutinua cmnt~ cont•·o. SA.'iN'A Alessa.ndJ·o, ospedale mi litare Mihmo. Cont.inua come cont1·o. ZoDnA Aldo, R . cor·po t l'llppe colonin.li T1·ipolitania ( L q.). Continua com e cont.ro. Dal Bollettino Ufficiale, disp. H", 7 lu~lio 1933-XI.

MONGUZZI c11v. Umbe t·to, te•wnte colonnello m ed ico ospedale militar~> Nov.u·u, in a..o;~pettativa per inf.•t·mità. t.ernporanee provenienti d!\ cause di servizio. - È ri chiamoto in St>rvizio ~ ffcttivo, dal J O foblm1.io 1933-XI. )lONGUZZI cav. Umbet-to, tenente colonne llo ffi(~dico ospedale milit.a,rfl N ov(tm. È collocato a d i.'!pos izione ministero Mrotu\utica e fuori qna.dt·o, d a ll'l t•• h. braio 1933-XJ. PRIOOLO Alfonso, tenente chimico fat·rnacistt~ infermeria pruaiJial'ia P a rmA-, ilOi!p(>!;O dall' impiego. - La sospensione pt·pcauziomt le dall'impiego, inflitta. con R. decreto 23 maggio 1932-X. è commut!\t.n in quella dil'ciplinnrl', I:>e•·lndmnta di mes i dodici, d a l 23 m n!!g io 1932-X.


71 ·l

~OTIZlE.

Pmoor.o AlfotliO, tcnentP chimico farmar:i-<ta infe rmoria presidia1·ia Pa.rml\. ltich iamato in s~'rvizi o ··ffe t.tivo dul 23 m.tg~io 1933-XI e d estinato ospeùalé militare Casert a. D al 8 ()/IPtl ùto "C'tlicia.ll~ . eli>< p. 4 6a, 14 l n l! li o l !l:J3. XT .

.\1ATAI(V:;m S.•l'lllìnu, c::~ r>itn.no mlldi co .'}6 (an t.•·rin (•ls."'"~nMo mini;;t.,•t·o ;:;rlùJTtl.). - È coli•H;>ttr) a tlispo.,izii)J\IJ lll ini><t<'rO fina n:r.c • c fuori q 1utdro , dal 16 n o · ,-Nnhrc J !)32-XT.

CAsSONE Antortico, !A·rlt' rr!A· nwd it:o o,:pP.dalc milit>~!'C .\f,·,.,.;inu. L'a.~pottativa r~r inf~:m nità tc·mpl>rl\lll\E' 111)11 provenienti rla cause di serviZIO per la d1trata. d i mPsi sc-i. clal LO ott.nbn· l!I:~:!-X.. coru:us.'!agli con d !'Cwto ministe rin.le 16 novembre 1!1:}2-XI, è commuL~tLa in il·>-[>etta.t.iva pN infe rmit.à temporaneo proveui" nti da caw<c di !lcr·vizio. Dnl JJnlletti11fl U(!ìrinle, di >< p . .J.~a, 21 lng lio 1933-XI.

Onrxo::-a ca,·. Gio n :uwi, mngl!i•JJ'El goH<'I'IliC' meùico in S. P. E. - È collocato in ausiliaria , per età, dal 30 lug lio l !133 -X l, col traLt&JnlllltO pre visto dalla logge 8 gennaio 19:31-J X, n. i9. E' R$>l:guato in ruolo n l comando Cl)rpo r\rmat.a. Fi re nzc e agli effetti amministra t iv1 distrctLo Fu·c-nz~'. FUNAIOLI' eu,.. Gaetl\ne, colorlncllo m <:<li<·o a di:< posizione Mi11isooro uoronautica (f. q.). - R ient;ra 11ei q uadri dal 30 lug lio 1933-XI ed è nominato diret tore sanità militare corpo annata Nst[>Qli. Portau ca.v. l'if'tro, tenente colonn•·llo rocuico direttore ospedtde mili tare Genova. - Cossrl. dalla car ion. <li di r·ettore d o! suddPtto ospedale, d f\l 30 l uglio 1033 -X[ od è co ll ou.~LO a disposizione Miniskro aer onautica. CrusorONE cav. Gae w.no, tooent~ colonne llo m etlico ospedal•~ n1ilitart> Roma. E' nominato direttore O!<p <•rla1e militare Genova, dal 30 luglio 1933-XI. CUCCIA Francesco, capitano m•s• lico infermeri >~ p residiaria Sa;;sari, in aspetta.th·a per infermità temporanoP pr·ovenionti da cause di servizio. - E' richiamato in servizio elYettivo, dal 16 g iugno 1933-XI e d estinato infermeria. presidi!\ria Ravenna. Lo DATO Gasp,wo, capitano modico I costa. - E' collocato in aspettativa por infermità. t a mpor an•la non prové n ienti d11 eausc di servizio, por mesi sei, dal 2-1 maggio l !133-XI. Dal Bollettino Uf!iciule, di><p. 50.., 28 lug lio 1933-XI.

Corso libero di Igiene. Il t<HJCnLc coll,uncllo modico pmf. PAOLO RoMBY, rluro.n Le l'anno tu·caderoicu l!l32-33, ha tenuto presso la R. Università di Cagliari un corso libero •li I giene. nel quale ha particolarmente sviluppato i capitoli fondamen tali di !ginn o Milit.a.re. seconò.o le d isposizioni della Commission e S uprema di D rfesa o quelle om m n.Lo dal Ministero della Educazione Nazionale con circolare del O fe bbraio 1!l33-X I . n. 1236. Como si r ileva un una lus inghiera partecipazione d e l R ettore deli'Univcrsiti~ a l Gon nralc Comandante militare d e ll'Isola, i l Corso ha avuto la piena sorldi.sjazio11-e del D irettore dell'I stituto d.i l [Tiene ed il gradim ento del)li slu<ienti c/,e numerosi lo hanno frequentato.


il i)

NOTI Z.lE

Onoranze al Caduti del Corpo Sanitario [l Cntaandc) dc·ll·~~l" R.!g~i llkll! O . i>llltc.' ria, in ri cordo Ùt·i propri ufficiali mc · dic i e roi caJnt;n LP cadu ~i s11 l c11.rnpo d e ll 'on<.JI't•. ha int iwlal\1 ciaJ<cuna dl'lk tr<· rnag~iori snl11 di •·icc>''" ro d,.l l,t iui•·rme•·ia r~ggimentale, ri,.. p13ttivamcuw, al ten~nte medico ALb'O:-<so Pruotu da T orino di Saugro (M(Jntict'll i di l A'· bd.t . 12 gingno 1912 ) ed a.i s ott ot.<·uenti medici G I O\'A)<::'>-1 K.r,:nuFJ' O da Oc•novn (:\lrzli , 3 !{Ìll· gno 1915) e PASQO'.H.. F: AMt:o~;o da Catanzaro (Canso, quotrt 20S, lO Clttobre l !HG). Tutt i e tr-e gli ufficiA-li fu•·ono d c•corati di mt~da.gl i a d ' clt'f't'lltO n l vo.lor milit.are . Cor1 solcnuo au:<t.fJra cc r·imonia ne lln Scuola s pecia le p f! l' fanc iulli a.nOJ'Jill\li jJilichici « Z. Trr~ Vc!S » in Mila.JlO, lP aul e sortO statl' con;;ucrute in g ran p n rt<' 11 Ca duti d e l Cor po :mnitur·io: A:-.-or;r.o VA~IHl'H. solclnto p or t>tfu•-iti, luocla~li o d'o ro; c; ,u:TANO PF:uu orNI dtt U dinf' . cu.pit>~ono mr-d ieo, m r duglin d'nn~t·nto; PIETRO CAP&:I...LI rla Castf' llc·tto Ticino, capit~Lnn m odico, tn<'dttg lia d 'argento; t :wvANNl Go v dfJ. :\1 dHno. t< 'ltc'nte medico, m erh<glia d 'ar!o(<}nt-o; Uoo CA.LCA'r.t:t~ HA c!.t Doma.so (Co mo ). r.t>n•·IILC.: m e dico; Ar.BER' t O :::ì.ECCtH da Milano, tt-nP-IIte rn.•clic~c.>; è:r.u L n :-oGONl dii 8"ril)nto , tenente medi co, m edag lia d 'tHg<>ntv; Vn-roRro T!BALDI da Mila no, t<-nc·nLe m e dico: BRUNO Rt;a•>A. t unr•ntr· rnt·dico: {)ARLO \'t>' ~1ARA da :\lilano. sottot•·llcntr· 1nedico; ANToNio Cozzt d>l :\(il!\no, s otLot<mPnt e m ... di co; R!!:NZO PIA7.Zl tln :\filn11o sottote nente nwrli<'n: A ND~~EA ZEI~ PI. a ..;p il'lllltc• mt'dìco, mc•d11 g lin dì hrr•nzo; Au GUSTO GruLlA~t. ,;tnd Pnto c..li m N iic inn, moda~lìa d 'arg<' nto.

IX Conferenza fnteroazlonale per la lotta oontro la tubercolosi. A P arigi si è riunito ie ri il Consi~ l10 Dir·ett ivo d eii ' Union<' IntPrtu:tzionnlc P"'' la lotta con tro la tube rcolosi a cui ha nno pa.rtecipttto i rit.ppt·<·scnt.a nt.i di 40 1\uzioni. P N l'Italia, in ,·apprese n tanza d e l Pr.~~id nnto d e lla Feder>.~.zione .Nazionallè Ital i>~.na l"ascist.a per la lotta contro la tubf'l·colus i on. priJf. R. Paolucci. era presente il p•·of. F. R occhetti, primo C>l.pil!trto medico. l fra le o.lt•·o dccis ioui è stata scaiM Varsavia a S(~de d e lla futura lX" Conferenza IntNm~zional t" che avr1\ luoa0 dal 4 al 6 sott,embre d el 193". In questa ConfMemm Inte rna7.ionnl e, alla quale part ec:iperanno tutte lo Na zioni d e l mondo I!>.Uanno trattati i seguenti nrgomen t i: TEMA BIOLOGICO: f-e Vflri(l.zioni biologiche del vinlJ.I tubercolare - TEMA CLI· NWO : Le varie forme di tubercolo.9 i o11teo-articolare e loro twxierno trattamento TE.\U SOCIA LE : .L'utilizzazione de·i di!ipCMMi pe·r l<t c.u.ra della tuhercolo~gi. I primi due argomenti sono stx~t i proposti dali n • 1"1'd e razion e I ta.lia11a :!\azionale Fascista per la lotta. cout•·o la tube rcolosi • e la t·PI~zion<' ge ne ral i" .s11lle va·r ie forme di ttd>ercolosi ost-eo-a ·rticola.re e loro nwdemo trattamen.to è stata affidatl\ al· Ì'Italia . Ugw~olmente tre corrulatori s ugl i al t ri argomeuti saranno .i tnlinni. Ancora una volta in qu<'s to .-tito <lon;;N!SO di ><c ia nzinti di tutto il mondo è s tato riconosciuto il gm.ndis;;imo ;;fo•·zo fatto ir.t Italia i11 quest.i ultimi anni da l Regime fascista che, per merito dH! In SU!.!. ll'gis lazione ardita e chiarovpggente , ha meRSo il nostro paese all' avangwwd ia. n.nc hc n PI campo d c Ila. dife!"a d e lla razza dalle ma lattie sociali. L a • F erlerazione Nn.zionale Itt'l.liana Fasc isttl per la lotta contro In tubercolooi • prcpn.ra int-anto p(~ r la prossima Confer-onzn. un'l\mpia. d ocu mt'nta.zione di quanto è stato realizzato rlaii'Isticuto Naziontd t' .Foscis ta. p or la previdc uza sociale, dai Consoni Provinciali An tutu bercolari d ella F ed erazione stessa, e dagl i a ltri enti a.'ISistenzia.l i che t ut ti, vivendo appassionatamente n e l Reg ime, agiscoÌH> sotto le dimttive cl·~ ll a Di~·"zì one Gen erale di S~tnit.à Pul;blicu .

V Congresso della Sezione Italiana della Società internazional e di microbiologia. PRntAVERA

1934.

La. Pre.~idonzt~ d e lla. S•Jzione italiana d clht. Socie t.it. In trnmzio ltitlt· di m[c·robiologia. ha fissato i temi di re lazione por il V Ù()ngn,s,;o nnziottalt> c lw a\TÙ. luogo n ella pr1rnavcn\ d e l 1934.


/Jij

); 0 TV.JE

I tt•mi pre:scelt i son o :

l viru.s filtrabili nelltt JXIl"luyiu vegetale . Rela turè pruf. V. Riwr·a (Pe r ugia) • .Vuove v edute sulla f}i ()logia dei pa r(l,fffliti mala rige?t i . Rt>latore prof. G. Ales:;n n d ri n i (Roma). Il B rttteri oj ago. R·· la t on· p r·o f. G. Or·s i (Napoli). Sat"i~

iu o ltro s v o lto il t<t'gu e n t.- a t•g:omPu t o all'or dine dol giorno: Natura ch iw u'l.' degli antigeni e degli <tnlicorpi . Relatore pro f. P. Rondoni

(:Hi lan o).

Durantt: il Co11grP:ss•> .~ttraruw wnmesse comw1icazioni, prderibiJrutmte su ar_gomf'nti di re laziout:J. N on sar·armo acce t,tate comunicazioni aventi carattere pubblicitario. I d atti losc:ritt i tklle comn11 icazioni, in lingua italiana o francer:;e, dovranno pcrvPnire aJhl Segret eria dd Congresso non più t.urdi d e l 31 gennaio 1934. Sar anno in(•sora bilrtwJJte l'<'spintc quf'lle comw1icazioni che pe rvenissero alla Segreteria. d opo tale ù~tta.. I titoli rlelle varie cornmùcazioni sararmo accettati a partire dalla pubblicazior w d e l pr•·sc11te progmmrna a. tutto il 31 dicembre 1933. Sono urn m>'i".'!e comunicazioni anche da. parte d i studiosi stranieri. Una sedutlt d e l Congresso sarà ùeùicata a l Comitato italiano per lo sturl io d ei J.(r·nppi sa11guigui, ch e t errà in tale occa,<;ione la sua soli ta. riunione . :-:ia rà d i scu~so i l :<4' gllc nte t <•ma: T fJI'Uppi sanguigni in clin ic" ·n te<lica. Rela t or·e prof. P. l!iuo (Torino). So11o ttccet.t.at.e s ull'ttrgome11to anche ddiP comtmica:tioni, p er le quali v igono lt• \'4•gole pitl so pra r·iferit.P. La. quota d ' iscriziom• 11l Congn:,.;.<;o è fissata in Lit. 25 e dà diritto a l volume dt•!di atti ed a lle fac ilit.nzioni fr>rroviari e di rito. Pt~r ogni ulteriore informazione rivolgeN<i ai seg1·e ta r i pwf. O. Arnaudi e pt·ol. G. J)e.Ysy. via D a r·win, 21), ) l iluno.

Dirauore ru p<mMJbi le: Dott. L u iGI FRANClll, tenente generale medico Redattore: Dott. prof. VIRGINIO DE BBRNA.RDINIS, tenente colonnello medico (ulUl :l44) - ROMA, l!-13:$ - Xl - IST ITUTO POL1GRAJ'lCO DELLO STATO - G. O.


RIVISTE J\tÌEDICHE MILITARI ITALIA: A!'<NALI DI MEDICINA N .A. VALE E COL ONIALE. - Direzione. centra.! o della sanltà. mJiftare. matittlma, J\tlnist.oro della 1\larlna. Vol . l, Fase. V-VI, maqgW-(Iiuq•w 1933. De 81n•nl: Della Rinft9J peri cardi ca Clllclftcant.o con nuclei dJ ossi1lcazione. - ...,_: Ricerche spertment.a.l! sulla intlucnza della narcosi eterea e clorotormlca nella morte da. freddo. Polllect: Un caso di tossiutezlone NJweutare da bac. dJ .A.ertryck. - Olancl e Yitlello: La glicemia del conigllo nella futezlone sperimentale da pneumocoC<'o. - Dt Mwo : • Molineu11 vogellanus • spec. nov., nuovo ne~atodc ncll'intc~tino del PerotlictlcUll potto (prosinù).

ESTERO:

l<'RANCIA: ARCIHVES DE MÈDECINE ET PHAft~lACJ.E )ULIT.HRES. - Dlrczionedel.•crvlzio tU sanità Ministero della Guerra. Fase. V, muygio, lmno XCVlll, !933. <lllfJ: La tn~esfiLqloue del sangue. - CouriiOuijt: Ln tubercolosi chirnrgi<:t~ nello raz~c Jlero. ... lon: Dl•wnosi oziologicn <le Ilo emorrnglo intestinali clinicanlonw const.a.tabili <: solitarie.RtJ: Dell'ImPiego dj uu grUJI I>O snnih•·rlo motorlzznto nel Marocco durante le ope t-ozioni cbc portnrono all'occupazione di Ta6lnlet (inverno 1031- 1932). - Baullet c Dleula" : I 6emmoni della lingua. Fase. VI, giugno, temo, X CVIII, 1~33. Ooattlklt: L'autopsia nei ca~i di morti guiJitaneo. - Pomm6: Dia)!nosl dei tumori ccrebrnli. Velia: n sang1,1e, s ls t·cmn 6sieo-C'him.ioo. - Fauqu o Manceau : 1>otiUA"gio dei llpoidi nel SI>DJtllC degli epatit l c dei dlnbet ici. - AHI~• l: Il mcta.boUs1no bns alo. - klllckeU: L'~vht:o.ionc san itaria nel i\larocco, ln Algeria c nel Levanto. àRCRIVES DE l\lÈDECINE :F;T PH A R~tacn; K A V .A.Ll,S. - f',ervizlo ccntl'I,ÙC tU sartit.à. ?.Uni· ijtero della Mn•·inll, li'n.<C. n. npr ile-Q1.vuno. '"'"" ('X'Xl{l, 103:.1. Ptoy6 : Contributo a llo 8tudio nello. mt~latth• dJ Pcl:egriui-Sticda. - Upeuplo : I ~ntrl di r;po~o in Conolnclna. - &u&llet: l>i alcuno rualnttic epidorulche e oodemlcho nel S;)negal. - Q•eran111 dea Enll'tl e 8IIJ de CariiO!Inlùea : Un esperìiii<"UI o di vacciuuziono col B . C. C<.

GIAPPONE : GUN' !DAN-ZASSI. - Pubblicazione utflcfale del Corpo sanitario dell'Esercito gtapponcse. ·T okio.

N. 240, {1ituQno 1933. ' Ueda: TnHuenza doli'Mportuzlone del grnnde omcnto stù sAngue. - Mldlluakl: Tte cll81 dJ Jesionl · del n~rvo ottico. - YamiMia: Un caso <li ro~tura dell'arteria e <lello. vena femorale di sinlstra.

Trntta.mento colla legntura.

INQffiLTERRA: JOURNA.L 01!' TRE ROY..U. ARMY MEDICAL CORPS. - Edito da .Tolin Baie, Sona a.rìd Da. • · nle18son , Ltd, L ondra, Fase. I, luglio 1933. KtnnedJ : Ricerche sull'energia inlpicgat.a. negli esercizi fisici dttlle recinto delio vario armi (con· tinua). - DIYII : Ricerche sull'tnqulnaruenio battcl'ico delle piscine rconti111taziçm.e e jiu). - · Hunter: Rachianestesio. colla porcalua. - Macltenzlt o Plnktrton: Rachlaneswsin colla pcrcaina: ..

ROl\1ANIA: HEVlST.t\ S.<\NIT.ARA 11!ILIT.ARA. - Ro<iazfone o A.lruninistrnziooc: Ospe<lalo militare •.Regina· Elisabettt\ •· Bucarest. Fcuc. V, maouio 1933. Nolca, Atama e Lup!llel": Due onsl tU psicosi siftlitlche acme con a& petto clinico di demenza precoce. - Saludean• o Panaltescu: Su un caso di !ebbro ortdulaoto.- Anrelncu c Blldtr : L'ero· sipola dolla mucosa rlno-tnringca. - 1'19eacu: Protllnss.i dcUe ma.lattio infettivo in gtÌerra. D•mltn--hpowlcl e at.nc.aca: La cUl'a razlon&Jo della stipsl. - Papi• : Noto prU>tlcbu.

Army Medlca.l M~nm and Llbrary, Wnshlngton. Fase. luglio, n. 1, tli>l. LXXIII, 1938. Fallt: Organizzazione del servizio sanit{trio nel forto Denrung In Georgia. - PoiOk: [ntlicazioni

TRE MILITARY SUROEON. -

por la frenlco-exoaeresi. - Ylnct!lt: Nota storica. tchttiva a ll'angina ulooro-membranosa di VIncent. - Hltdlenl: SchermJ da ftncijtrtt per la cuttura delle moscbet

:

·•


GIORNALE DI

I ....... .........

DICINA MILITARE

DIREZIONE ED .UOONISTRAZIONB

ROMA


'

.

.. SOMMARI() .

\

L.UIOIIII E OOIIFEIIEIIU: ...IICIIano. - Non ò l'uomo plù robllJ!to, ma l'uomo meglio immunizzato quello· cbo meglio resisto allo molnttie tuooroolori T..ln~. - Ferite dol tomoo e toraCO- Illast lcho Paoluccl. - Le appendiciti •. . . . Malan. - Sul problema tonslllar-o . . BlaOftfO. - Dlmostrn.zion1 cliniche.

Pag. ·717 ••

72!

72.5

727

128

MEMORIE ÒRI8111ALI :

Frauetto. - Formulo dJ uorma.Jità fra statura peso e perimetro toracico nei soldati Italiani dello cla.qai recenti c on spcchùo rigua~do all'arma dJ cavalleria. . . . . . . . . . RolllbJ. - Sulla biologia •lei parusei ti de lla malaria.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Pag. 7SO 701

Fnncltl. lil~o:rc~:8: :Jfill~o~ ~. o.hl.a~~~~o~~ ~ .~o~~c~~ (M: ~·.~· .I~). ~e~a. e~e~o: MEDICINA LEGALE MILITARE: Deci siOijll di massima . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

768

Pag. 781

. CONFEREIIZE OLIIIIOHE E DI IOIENZE MEDIOHE NELLA ICUOLA DI APPLIOAXIOIIE DI &ANITA' MILITARE (Vol. VII):

Dalla motlol•cla da111ca ..a morttlocla sperl.,.ntale - C,H ,.T .U.DI . • • Una IIOfla di Rtllla .ntlca. Il c ..ena una In ctrpon sano • - CARDINI ·· RIMndlculonl ltalllnt ntl c. .po dtllt Kltnu IIIMICIM - PlCClNINI . • Rema td Il pensiero latino nella aterla dtlla atdlel11a - CASTioLlONI

Pag. 783 785 ?86 788

( continuazior1c.l

· ..;.

RIYIITA DELLA STAMPA MEDIOA ITAUANA E ITRAIUERA : A:eoaao (L') appendlcltlco • l , .., ra,pottl col calcoli fecali . - AaouOFF . . . . . . • . . . . . · Chi mka cleiJe sostan.ze a~:cre~the. - SARTORl • . • . • • • • • • • . . . • • • • • • • • • • • OQftli cronica procresaln. Tre casi di. - <!.ti quali uno senza a.lteraziont! ckllo slrtqro -.

Pag. 7118

DIAOL''l . - • . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . • . . . • • • • • • • . . . •

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Dfenqalo (nJ aott~occlp.tale (tra.pana~iona atlantol<lo-ocolpitala dJ ·F . Ody) wlcllto al trattamento dille ltalonl ttaarl8tlc1M cranlo-tncttllllciM. Le tappe principali <lell'ldea. La toon1oa - LP.:NOR.\tAl'IT e PATEo. • • • • • • • • • • • . • • • • • • • . • • • • • • Emec:romatasl (f,'J. Eveut.ua.le perloolo della terapia oon preparati di rame - DA.RNAJ.L Emottisi ed ematemtal nel campo dell'otorlnolwlnplattla. - Donn1 . . . . . . . . . . • . . . FOipnt. Postùmì dell'intos.~icaeione da -

e relazionr. di alcuni casi • • • . . . . . . • •.

l.l,uor. S"ll.a in(luenzabi.littl teroveuUca delle otallozimti n~Uo prcslrionc del - Rni:nEl.ING Nwro lnttaofbibrlo. lncisWM estetica per la ric~ca fl<:l - BIILLll:LLI • • . • • • . . . . • Tlllltl (Le) appendiCOIWI rlbrdar.. loti cocnll, forme ga.ngrenose, fol'IJle abortive.- FrOLLE, •

LUCCIONI e L L J OOIA • • . . . . . . . . . . . • . . . . . . • . • . . • • • . • • •

Tifo. L'immunitn locale ml - stwiiata per ntez~ della scomplementazi{)'ne . - DE A.NTONJ Trattlatt di lcl ene. - OTiot.F.NGHl . . • . . . . . . . . . • • . • . • . • • . . . . . • • . • •• Trtpontru pjl!tldum. Su di un nuo1:0 n~etod<l di colorOJ:ione del - PlxETrl. . . . . . . . . . Tublftoltsl. Che cosa sitmifica •modi.{lcaz:wne usenziale• ?lei pensionati di ,guerra PM - T

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Tllllertolttl polmonart. ll risv,,gU.o della - nell'adt)lto - SERGENT . • • • . • • . • • • • • Tutori cerellfall. Sulle alt~ra-"'ionì del tessuto ctrehrale e par ticolarmente iùlla ~roolia nel l e ton e COIIIi(fu.e a - C ASPER • • . • • • • • . • • • . . . . . . • . . • . • • Ulcera pstr/ça. RitleMioni. su.U' evoluzwM, la natura ed it tr attamento dell' - LEmonE • COIIFEREIIZE E DIMOSTRAZIONI OLINIOHE IIE8LI OSPEDALI MILITARI • NOTfZIE • • • • • • •• • • • • • . • · • • • · • • • • • • • • · • · · ·

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ANNo LXXXI· N. 9 GIORNALE DI MEDICINA MlLITARE SETTEMBRE 1933-(Xl)

LEZIONI E CONFERENZE

OSPEDALE MILITARE DI GENOVA

NON È L'UOMO PIÙ ROBUSTO, MA L'UOMO IEGUO IMMUNIZZATO

QUELLO CHE MEGLIO RESISTE ALLE MALAITIE TUBERCOLARI Conferenza del Senatore prof. E. Maragllano (29 giugno 1933-Xl)

Non è l'wmo più robusto, ma. l''UOmo meglio immunizzato quello che megLio resiste alLe malattie t-ubercolari: ecoo la verità che mi propongo di illustrare. Vi è un fatW cli-nico universalme•nte noto ed entrato nelle abituali CO?W· scenu dei medici pratici, quelLo del differMte modo di comporlarsi dei vari uomini innanzi alle malattu da infezione e questo fatto viene abitualmente attribuito ad una naturale resistenza dell'orga-nismo i-nnanzi ad esse. Si ritiene che questo fatto della resistenza sia proporzionato alla validità del soggetto e che quanto più sia-no spiccate in esso Ze note caratteristiche della robustezza, d'altrettanto sia maggiore la resistenza di esso innanzi alLe malattie infettitve. 1t vero f È ammissibile? Ecoo u·r~ quesito di grat~ importanza pratica e che mi propongo, miei Signori, di esaminare con voi per quel che riguarda Ze più temute fra Le malattie infettive: le malattie da infezione t1tbercolare. E dico ad arte malattia da infezione tubercolare e non infezione tubercolare. Si p1~ò essere infetti per la presenza di bacilli t-ubercolari e non esserne malati. È dimostrato, lo sapete, che tutti gli uomini od almeno quasi tutti: 94-95 su cento, albergano nell'intimo loro i bacilli patogeni mentre non piU di uno a d1~e per mille ne •uoiono per malattia prodotta da essi. Si ritiene, oggi, dalla massima. parte dei n~edici e dei non medici che questi colpiti siano i soggetti meno validi e che i risparmiati siano i più validi, precisameme in conseguenza della loro validità. A designare questa situazione si creò iL termine di immunità naturale che va differenziata dalla immunità specifica. Perchè, lo sapete, è àitnostrato che esiste una imm1~nità specifica, contto il btJC1,tlo tubercolare e creata da esso, vale a dire 1~ imm.unità esclusitva; una immunità, quindi, bene distinta àaUa naturale che è generica e comune


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L' U OMO PIÙ R UBUSTO, MA L'UO MO MEGUO ECO.

inna·n.zi a tutte le infezioni ed anche a tutte le più ~tvat·iate infermità. E giava t'ic~dare che l' esistmm di questa immwnità speeifico,, 'M{}ata da UM legio1u

di sperimentatori perchè non eran<> rimciti a dimostrarla, fu infine prim,amente di·mostrata in Italia ed oggi, à<Jpo infonite esita1~-Ze 1 è ric<nwsciuta da illttti gli osservatori, àa tutti i patologi e dai tisiologi sovratutto. Lo ricordo a voi, medici soldati, che avete insito il culto di quanto è proprio della Patria e la oncra: culto che fino ad ora twn è pmticato dalla massima parte degli studiosi Italiani, nei quali non si è atwora creata una coscienza scientifica nazionale. . Ciò pt·emesso, si può oggi, i'lmM~zi alle nostre attuali cognizioni, ammettere che la grande massa degli 1wmini che pur essendo infetti non diventatw malati ài tubercolosi, resti immune, in virtù della loro validità? E dico la grande massa, perchè tnentre tutti gli uomini o quasi tutti, come testè dissi, per generale consenso, albergano nell'intitno loro bacilli della tubercolosi, solo sopt·a mille ve ne sono appena uno oil al massimo d1te che muoiano per malattia tubercolare. E gli altri che non muoiono sono difesi in forza di questa immunità naturale od è una immunità specifica che li difendef Ecco il quesito che oggi mi sono proposto di esaminare, ài illustrare e possibilmente ài risolver.e. M a a risolverlo non <:redo ben fatto ài seguire i wtetoài instaurati dalla biologia pura, nello studio dei problemi di patologia umana. Perchè la biologia pura ha per mo di subordinare i fatti che la patologia umana raccoglie, alle ricerche di laboratorio e ài negarli o di snaturarZi, quando queste Mn ri68COM a spiegarZe e per esse ?Wn ri68ce a eotnprenàerli. Io invece, credo utile procedere in nwào inverso: prendere <:ioè le mosse dai fatti quali sono e chiedere, subO?·dinatamente ad essi, alle ricerche di labO?·atori, di spiegarcene la ragione e se le rictJ?·che non sono ancora riuscite a spiegat·li, aspettare che n1wve e piit precise inàa.gini ce li spieghino, ma intanto mantenerli nella loro integrità. Ciò pren~esso vediamo quali sono i fatti ·indisc1ttibili che possediatno in ordine al quesito che ci sia'lno posti. Eccoli; quali àerivMW dallo silltdio epid&miologico e clinico delle 'lnaZattie tubtJ?·colari. Lo studio epidentiowgico delle malattie tubercolari dice che la 'Validità, ohe la robustezza, 'l'Wn difendono l'uomo dalle malattie tubercolari. Per questo studio gli uomini si devono dividere in àue gra;n(ji gruppi: uomini che vivono in a1nbienti nei q1tali la infezione tubercolare domin~ da tempo ed uomini che 'VivO?to in paesi vergini, nei quali la infezione tubercolare non è pt!?· anco penetrata. La storia sanitaria di quei popoli ci dinwstra che appena entrano in cO?ttatto cogli uomini dei paesi civilizzati, per quanto siano 'Validi, per q?tanto sia1'w robusti, per quanto in prestanza fisica li supeTÌn() nctevolfM!nte, diventano pronta1nente colpiti dalla malattia illwercolare non solo ma in modo notevolmente esteso, quale non si vede negli altri e -nelle forme più gravi che la malattia tubercolare può presentare. Molto eloquente è il fatto ài questa natura, osservatosi a sw tempo nelle isole àella Polinesia. Gli abita?~ti ài quella regione per consenso unani-me di tutti coloro che H conobbero al momento àella loro floridezza, ra.ppresentava1w sotto l'aspetto


NON Ì:: L'UO~JO Pi è R VB USTO, MA L'UOMO ME(lLI O ECO.

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fi~Jico

una raz:ct di vrri atleti. I primi viaggiatori che li concbbero non esitarono a riconoscere la IIUperioritii fisica di quegl·i aborigeni sui marinai delle tt4vi europee. «..Sono gli uomini più belli della terra n, scrisse We·illbach. Ebbene qu~ta popolazio·ne lli uomini belli e validi f14 distrutta àa malattie tubercolari ao-utùJsime acce11e, dopochè i primi marinai Europei sba.rcarono ila i vascelli di K och. Tahiti nel 1774 avcrva 80.000 abitanti e l~el1869 erano ridotti a i .oou, le isole Hawai neZ 1778 ne a-vevano 40U.OOO, nell869 j5.000 e nel 1900 30.000. La, nuO'va Zelcmcla nel 1769 a,vC'Va 500.000 ab·i lanti e nel 1877 em ri.<lolta a pressochè 30.000. Lo ~>tesso è avvenuto in tutti i paesi ài oltre Oceano appena in essi sono penetrat·i gti uomini dei paesi così detti civilizzati. G11tstamente innanzi a questi fatti il nost1·o Sanarelli esclamò: L' uomo occupa il primo gradino m•lla scala degli organismi animali i più vulnerabili dallo malattie tubercolari. In qu~ta straordinaria sensibilità dei popol·i vergini vm-.~o il bacillo tubercolare, tal1mi hanno preteso (li vl·àere l'influenza del fattO?·e climatico, ma ciò è a-8solutam.ente àa escluder11i, perchè il fenomeno si p·rod1we in un.ameàesinLa località, dO'Ve il clima no-n nwta innanzi all'arrivo del batterio infetta·~Lte, perchè si ripete nei climi i più diversi, anche nello ste11110 continente,........... ,. Europeo. E di questo O'l"mai tutti conve1tgono. ( ..• ..: ·'t · --r~ "? '. .. -. .Ma q1testo m·gatLÌS1M u1nano, che malgmào la S1la ·robustezza è così. ,.... -.... poco resistente al bacillo ài Koch q11ando è sempre vissuto in ambienti Ve?'gini ''..,:· ..:, <li q'IUSta infezio?M, ài·venta m eno sensibile aà essa, quando nato e vissuto .~ , ·' in .a1~bienti infetti, si è -per così dire -a(lattato all'ambicmte infetto ~" :;~ c."U~ mve. '\._· ~ · Es11o è m enu valido, 1ne1w ,·obWJto, ma ·viceversa è assai più 1·esutente. ' ·,.:. ~ ,.. .....: · . Cosi il numero àei colpiti dalla rn.alatt-ia tub~n·cola?"e è ridotto e-nonnemente talchè, come dissi, il m1.mero delle vittime che fa, non tocca nemme110 l.~)\ il à1'e per mille, le fO'mLe che ass1~me la tnalattia non sono q1wsi mai acrute, n~a ad andamento lento, un gta:n. n1.1-mm·o d.ei colpiti g11arisce. E malgrado la 81la pre._~enza, le popola;:ifmi 1wn ne sono ài11trutte ma progressivamente aumentatw e so1w a.u·ment(~te. Questo s1wcetle perchè gli uomini nel tempo, a contatto con l'age·nte infettivo senLpre spa1·so negli ambùmti w·bani diventane più resistenti e divent(l1W sempre più 1"C~Iistenti p~n·chè da questo contatto acquista.no lentamente 1t1W stato immunitm-io, specifico che è à·imostrato dalle st·igmate biolog·iche, specialnMnte dalla cutireazione, così larga·mente esi11tente nella grande maggi01·anza,: questa c1ttireazùme la q1tale dimostra, sì, che in quel dato O?·ga?Lismo, c.~i8tO'M bacilli, ma con essi movimento immunitario. Oggi la stO'ria epidemiologica delle malattie t-ubm·colm-i, e la stm·ia clinica d·i esse, quali l'apprendiamo dalla OSlfervazio·ne quotidiana, ci autorizza a dit·e: Che la resistenza al bacillo patoge11o non è in proporzione della 1·obustezza, ma in proporzione dello stato immunitario. E dico la storia clinica attuale, perchè ogni giorno veàiamo che - c01ne è accaduto nei popoli vergini - anche negli UO?nini immigrat-i. dalle ca1npagne nei centri u1'bani, pe1· quanto più t·aliài infermano proporzwnalmente più ài quello che infermQIM i meno valiài dell'arnbiente urbano e q1tel che ancora wnpressiona con fonne ac11-tissime, divemtte p1·essochè sconosciute attualmente nei centri urbani. ~

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NON 'È L't;OMO !'r(> ROBUSTO, MA L'UOMO MEGLIO ECC.

La robustezza ha wn valore subordinato, inqtw.ntochè, negli organismi più validi ~ più squisita la reattività e ~i stabilisce quindi più facilmente il movimento im.m.un·itario, se però già gli stinwli gpecifìci lo promoovoM. V edia1M ora che cosa ci dicooo le ricerche istituite nei laboratori per spiegare la generi del movimento immunitario. Essi ci dicono ohe i bacilli tubercolari, introdotti in misura nell'organismo animale vi àetermmano moàificazioni che li rendono più o men.o inse11.8ibili alle offese di nuovi bacilli mtrodotti successivamente nei loro tesMi, memre i medesimi bacilli introdotti nella medesima quantità in altri animali '1W11. precedentemente trattati, crea1w alterazioni mortali eà uccidono. Queste ?Mdificazioni consistono nella produzione ài prinoipi àifetl8ivi che 8i ài?Mstratw, si dosano sperimentalm.M&te, chimicamente, fiaicamente e biologicamente, rivelano le loro proprietà specifiche, mette-ndo così in evide-nza una situaz-ione immunitaria, che negata fino al 1895 àa una legione ài sperimentatori, fu primamente ài?Mstrata dagli studi italiani M ora ricono. sciuta vera e reale dagli osservatori e dai patologi ài tutto il?Mnào. Questa situazione i1nmunita~ è specifica, inqW~ntochè si esplica solo innanzi alla infezione tubercolare e si produce nell'uo?M, come negli animali, perchè in esso, se artificialmente ~ messo a contatto cm gli elementi bacillari, si trovano le stesse ?Màificazìmi riscontrate nel mezzo orga·nico àegli anin•ali che resistoM alla infezione sperimentale, che ucciàe gli a'nimali di ccmtroUo. Da quanto ko fin qui detto risulta quindi: ohe lo stato difensivo e quindi l'immunità, quello cioè, che conferisce all~ pluralità degli uomini la proprietà ài resistere alla infezione tubercolare è la espressione ài uno stato imnlunitario specifico, non di una i·m munità naturale, àata solo dalla validità assoluta deU'organismo. La 'Validità àell'organis·mo può essere presa suboràmatameme m considerazione in quanto contribuisce alla reatti'Vità àa oui esce il movimento i mm1mìta·rio, ma senza questo ?Mvimen-to imm1mita.rio specifico non è possibile difesa. E questo movimento imm1mitario specifico, oggi tutti ne convengotw, si produce innanzi all'azione dei bacilli della tt~bercolosi, comunque la si voglia intendere. E q1testa verità, sperimentatamente di1Mstrata, spiega il fenomeno 1>U i testè abbiamo accennato di quella im?nunit4 che gli uomini acquistano negli ambienti infetti in etti 'Vivono; in q1~esti ambienti, àai quali giornalmente penetratw nell'organismo loro bacilli tubercolari. Questi ba.cilU sono capaci di produrre il 11wvimento i1nmunitario comunque entrati nell'organismo, sia penetrati accidentalmente dall'ambiente estenw, ~ia introdotti ad arte. Questa. moclalità è da ternpo contemplata cla.gli osserratori ed ka affaticato tante menti, create tante preoocupa::ioni, fatto scorrere fittmi ài inchiostro; tutto cama ài un falso ilogma. Si àiRse: i bacilli per determinare 1111 numi· mento immunitm'Ìo debborto essere vivi. T'utto q11,esto perchè i batteriologi eà i biologi non si erano nella pl1tralitit ocettpati ài inilagm·e in forza di quali, fra i suoi elementi , il bacillo eaerrita la stw. attività patogrna.


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Oggi le ricerche ài fisiccr-cMmica completate àalle indagini sperimen,tali hanno qualificato questi nMzzi, che sono materiali proteici, tnurati nel corpobacillare, che no1z.. si àiffoni:lO'no àal bacillo 'Vi-vo, ma che ne escono solo quando è m.orto e morto si dissolve. Solo in questo momento nel quale questi materiali sono messi in libertà, si ha l'azi<n1-e patogena del bacillo perchè sono !J.Uesti elementi che agendo sui tessuti vi determinano le alterazio-ni istcr-patologiche e tossiemiche, onàe le malattie tubercolari per unanime consenso sono caratterizzate. Così oggi questo si deve ritenere: Che il bacillo penetra in condizioni ài vitalità nell'organismo eà in essovegeta e si moltiplica là ove riesce a niàificare; ma là ove niàifica via via. ntuore e si dissolve e dissolvendosi crea il morbo. Per tal modo in un primo· tempo prepara gli elementi patogeni, in un secondo tempo questi agiscono:· in conclusione i bacilli creano la malattia tubercolare coi loro cailalveri. E ' Ut.nto questo è vero che uccidendo i bacilli, ed introducenàoli nell'organis·mo· usi generano lesio•n i in tutto uguali a quelle prodotte dai bacilli se int'J'odotti 'Vivi: tanto le istcr-patologiche quan-to le tossiemiche. Queste verità in vero le aveva affermate e dimostrate or sono 45 anni l'opera geniale di Utt grande osse1-vatore Italiano. Fu infatti ml 1888 che Angelo M afftuJCi sperimenta1tào ha veduto che i bacilli vivi muoiono nei tesBfl.ti,. ivi si dissolvono e solo àissolve1tàosi creano le alterazioni proprie della mal4ttia. Questo fatto nel corso degli anni, fu constatato àa parecchi valorosi osset-vatori stranieri che ne fecero menzione mi loro lavori: tant'è che Baugma1·ten poteva scrivere nel 1911 che tanto i bacilli vivi quanto i morti spiegano la loro azione sui tessuti; per mezzo di una sostanza chimica esistente nel loro corpo: parole testuali. E dal 1911 aà oggi tutto questo fu ripetut{l.mente veduto per quanto ?W1t se ne sia rilevata l'inz,portanza, che f1L pure messa. 'Dia via in luce ila ricerche coi cadaveri dei bacilli iniziate àa Pruàen, HorJenphill Strauss e Gamaleia nel 1903 e continuate coi medesimi risultati ila una. quantità di sperimenta-tori. Questi studi però aveva·no dimostrato tali fatti con 1·icerche sperimentali. àirette, ma senza conoscerne le ragioni: ora le recenti ricerche sulla composizione dei bacilli e sui loro principi patogeni le hanno chiarite. E poichè come avviene in tutte le infezioni, gli elementi che creano la. malattia sono dotati d lla capacità in mi8ura ili svegliare il movimento speci:fico protettore, così questi elementi sotw patogeni ed a volta immunizzanti. E questa loro proprietà antigene, è anche àel ·resto, dimostrata sperintentalmente. I n conseguenza di tutto ciò oggi quindi, si deve ritenere: Che i bacilli vivi esercitano la loro azione imntut1ùzante morendo e àissolvendosi, per cui ·twn esiste differenza fra bacilli 'Vivi e bacilli mo1·ti in quanto riguarila la loro azione immunizzante. Assodato che la base della resistenza in1l4nzi all'azione patogena del bacillo tubercolare non è generica, non è naturale, ma è specifica vale a dire conferita ila elementi bacillari; ne consegue che la difesa avverso le malattie tubercolari consiste nel movimento immunitario dell'organismo e quindi itt una situazione immunitaria creata dal bacillo. Questa situazione immunitaria l'organismo può acqui8tarla anzitutto per l'azione dei bacilli penetrati in esso quale conseguenza ili infezione accidentale, spontanea, contratta nell'ambiente in cui vive.


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Il microrganismo patogeno entra abitualmente in piccole quantità, i tessuti lo àistmggono e dal suo oorpo distrutto escono gli elementi c'M crea-ti-O il movimento immunitario, movim&nto che inàagVn.i biologiche di 'Varia natura dimostrano. Ed è qt,esto movimento, oome ripetutamente dissi Vnàiscutibilmente specifico, che oonferisce alla ma.gsima parte degli uomini la possibilità di ri1nanere itn4ifferente all'azione patog&na dei germi. Che se il germe non trova l'organismo in completa difesa, la malattia può nascere, ma il più delle volte si spegne e gtU~risce e avvenuta la guarigione l'immunità rinasce e spesso in misura maggiore. 1!J questa U'1!-a verità che omai tutti ammettono e solo il dottrinarismo acceca alc-U1ti pochi che oontinua1w aà affermare yueUo che si affermava mezzo secolo addietro; che le malattie tuQercolari non guariscono mai. Guariscono si eà i guariti possono restare difesi per httta la vita. Le autopsie fatte in Germ.ania eli solclati morti combattendo porta 1noUa luce in questo argomento. N el 60 e pÌ'Ìl. per cento ài giovani robusti e sMti furono trovati focolai di tubercolosi gu,ariti, confermando così i reperti degli anatomopatologi che già àa t&mpo avevano tro·vato perfino nel 68 % di cadaveri fatti consi1nili. Coloro che negano questi fatti sono dottrineggianti per quanto spesso eminent.i : essi affermando che chi ft' malato eli ttweroolosi ?Wn guarisce mai si illudono di poter negare che sia. possibile l'immunizzare l'wmo per ·mezzo di elementi bacillari. 1!J ben vero che vi sono soggetti ?~ei q1~i la malattia non guarisce mai e twcide ohi ne è affetto, ma questo succede nella minima parte dei casi. f:{i calcola che ogni cento malati ne mttoiono 10 e 90 guariscono ! E quelli che mttoiono sono soggetti nei quali l'immunità non si stabilisce perchè in essi la reaziotw difensiva è nulla od insuffìciente, mentre che nel mtmero maggiore, la reazione difensiva si ~ affi.evolita. solo temporanea.mentP e poi si è ripresa. Ma ne,l medesimo ?nodo che per i?~fezùme acciden-tale l'uQmo alberga ·inconsciamente i bacilli che vi penetrano dall'ambiente e crea1w q1tel mo~·i­ mento immunitario che lo difende, un uguale fenometw si avvera se i bacilli od i loro elementi attivi, si introdtwono acl arte in esso, per mezzo di qu,ella procedura detta vaccinaz-ione. A tale ttopo giova1w tanto i bacilli vivi qtl-anto i bacilli m()rt-i. In Ital·ia. dove, è noto, la immunizzazione preventiva dell'ttomo fu p-rimament~ concepita, di cui si stabilirono le basi scientifiche e che prima si attuò fin dal 1903, si usarono quale mezzo vaccin-ante i bacilli 1norti. In Francia invere, v&ntuno anni dopo dell'Italia, si adoperò ttn bac-illo specia-le prepa.rato da Calmette e Gt~erin, nella credenza che questo baciUo non del tutto vivo ma non del tutto 1norto, avesse un potere immunizzante maggiore del bacillo morto. P er qualche anno si àisct~se 1nolto, specie in Italia, su questa pretesa differ&nza immtmizzante fra il BO G ed i bacilli morti. All'estero, dove i bacilli mO'rt·i si studiarono e si usarono, la maggioranza degli ossm·vatori, conobbe e confern~ò il valore immtmizzante di essi; Vn. Italia si negò, ma nessuno d·i quelli che negarono esperi·mentò, e non fece che ripetere quanto affermat,a. una minoranza stt·aniera. Oggi, le precise conoscenze acquisite e di cui vi dissi test~, hanno resa oziosa eà intttile questa contr:oversia, perchè oggimai è fuori di dtwbio che i brwilli per svolgeri' la. loro a::ione immtmizza:nte deNmo morirl' l' di.ssol11ersi,


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acciò i m4teriali immunizzanti cm~tenuti nel loro oorpo, messi in libertà possano agire. Del resto, io, innanzi alle accuse di cui fu oggetto il BCG sostenni sempre CM lo credevo capace di immunizzare come i bacilli morti ed innoCUQ u.sato per via orale come Calmette propose. Oggi la questione della immunizzazione per mezzo della vaccinazwn,e è semplicizzata, qu.al1tnque ele-mento t-ubercolare può crearla: quello che imp01-ta non è il mezzo vaccinante ma il principio ed il fatto della vaccinazione. Oggi tanto io quanto Calmette abbiamo da combattere la medesima battaglia, la battaglia coturo i dottrinari CM negano la possibilità di immunizzare l'uomo per mezzo delle vaccinazioni; mentre milioni di uo-mini sono da secoli auto-

matieatnente immunizzati per mezzo delle contan~iwuzioni accidentali e qu·i'luli in sostanza per mezzo di 1ma vaccinazione automatica. I n Francia il àott1inarismo ha disarmato e sono gùì presso a tre milioni i vaccinati e la vaccinazione prevemiva comincia a percorrere trionfalmeme il mondo, ma cmt etichetta francese si vaccina1w neo·n ati, bambini, giovanetti, uo1nini e soldati. Ed il successo fu già tale che .,1 Governo Francese pB"r bocca del suo Dicastero della Sanità in un àocum&nto ufficiale ha testè affermat~ che là ove si vaccina le malattie tubercolari vanno scompareniJ.o e la mortalità scomparisce. In Italia dove la v accinazione è nata, dal1903 ad oggi si sono vaccinate appena 100.000 perscme, perchè si oppQn[JOM remore sopra re1nore e se ne ritarda quindi l'appUcaziO'I~e. T estè il Governo Itluiano anch'esso con un àocumento uffi.ciale la ha raccoma1ulata, 1na cretlo inutilm ente perchè da noi il àottrinarismo non cede mai e non decampa mai innanzi alla realtà. Certo che pure un gio?'no la vaccinazione in Italia si applicherà ma dopo che avrà p ercorso il mondo con bollo straniero, dopo che av1·emo per molti anni Mwora pagato un t,-ibuto ài vite che gli altri Mn avranno più pagato. Ed ora ritor-nando all'abbietto nostro, da quanto si è fin qui detto appare manifesto, egregi Colleghi, che le 1Mdalità colle quali l'uomo può acquistar6 una situazione imm14-nitaria ohe lo protegga da una malattia tubB"rcolare sono molteplici: una parte di esse può acquistarla inconsciamente, una pa;rte ad arte pB"r iniziativa propria. Si può àiscutB"re se bastatw quelle acquistate i-nconsciamente o se sia invece saggio ad ogni modo, promtrarse-ne ancora, p er· mezzo ài una im1nunizzazione preventiva. Poich.è vi è senza dubbio un mt1nero di uomini nei quali queste i·rnmunizzazioni inc<YnBcie non SO?W sufficienti ed am1nalano, sarà prudente prOC1t-· rarsi quelle che l'arte mero~ wna '!'MC'inazwne, può (/.q,re. n ?VUmero degli ammalati, relativamente al totale degli uomini è certo esig1to; ma assolutam ente è pur grande. In Italia quasi 60.000: è bene àim,inuirlo e possibilmente anmtllarlo. A questo non si pot1·à riu.scire che mB"rcè l'immunizzazione. L'immunità, miei SigMTi, ricoràiamolo, àom,ina la profila..~si e la patologia della tubercolosi e l'immunità contro la ttwB"rcolosi non è naturale, non è la rob1utezza che la. àà; è specifica ed è il bacillo che la confe-risce.


FERITE DEL TORACE E TORACO-PLASTICHE Conferenza del prof. Giuseppe Tuslnl, Direttore della Clinica chirurgica d ella R. Università di Genova (28 giugno 1933-XI)

L 'O. parla d.apprima deUe ferite parietali del torace, facendo notare come in esse (specie in quelle causate da arma da taglio) siano tem.i bili le lesioni -vascolari (arterie intercostali). Tali ferite possono determinaTe fratture costali anche senza rendersi penetranti; t1 loro tragitto (di solito breve) può eccezionalmente essere assai lungo, allorchè l'agente vulnerante incontri la parete toracica pressochè tangenzialmente. Accenna anche alle lesioni dei visceri addominali che possono interve· nire allorcht l'agente vulnerante incontri la parete toracica in direzione assai obliqua daU'alto al basso. Pa-ssando alle ferite penetranti (e naturalmente riferendosi a quelle fra di esse che sono passibili di soccorso chirurgico), fa notare che in queste (specialmente nelle ferite d'arma da fuoco) anche più dell'emoraggia sono da temere le complicazioni settiche. Le quali si verificano specialmente nelle ferite per proiettili di a·rtiglieria che scavano tragitti irregolari ed anfratlllwsi e trasporta-n{) facilmente nell'interno frammenti di vestiti e di equipaggiamento. Circa la terapia di tali complicanze infettive saranno poste in opera le comuni risorse chirurgiche, quali la toracotomia. Anche il lavaggio pleurico ha dato in parecclti casi buoni risultati. A volte però si stabiliscono fistole toraciche da empiema cronico per le quali si re'I'UÙmo necessari interventi atti ad addossare al polmone divenuto itu:stensibile un tratto piu o meno ampio di parete toracica. L 'O. accenna alle varie operazioni di plastica, sia che esse interessino la sola parete toracica (Estlander, Schede, Ceci ecc.), sia che comprendano aMhe la decorticaziotu: polmonare (Delorme, Zambotte, Goldmann, Donati ecc.). Espone quindi il suo metodo di plastica, il quale permette di otte11-ere l 'obliterazim~e della cavità, pur essendo assai meno traumatizzante degli

altri. Consiste- in sintesi- nella for'TnOJZione di lembi rettangolari muscol{)cutanei a base in alto, al disotto dei quali viene 68eguita la resezione di quattro o cinque coste e della parete torMica corrispondente. Si può così esattamente ispezionare la cavità ascessuale procedtmdo, se del caso, alla decorticazi<me del polmone. Successivamente i lembi muscolo-cutanei -vengmw ribattuti in dentro ed in alto, in modo che la sacca ne resti esattamente tappezzata nella sua parte superio-re, mentre la parte inferiore 'Viene suturata alla pelle e la cavità zaffata con garza. La conferenza è stata cQ1'red.ata di proiezioni e dalla presentazione di un caso clinico.


OSPEDALE :\flLITARE DI BOLOGNA

LE

APPENDICITI

Lezione di S. E. il prof. Raffaele Paolucel, Direttore della. Clinica. chirurgiCA d ella. Regia Università di Bologna. (3 giugno 1933-XI)

L 'O. incomincia col parlare brevemente dei quadri sfni,Qmat<>logici coi quali clinicamente si appalesa l'appendi<:ite cronica. I n alcuni casi si ha un dolore saltuario e di solito di breve durata nella fossa iliaca destra, in altri una dispepsia, ipostenica o iperstenica a seconda che il senso di peso, piu che di dolore, all'epigastrio, insorge subito dopo il pasto o nel m<>mento in cui lo stomaco inizia l'espulsione del chimo; in altri casi i disturbi sono a carico dell'intestino ed ora a tipo diarroico, o·ra con stipsi ostinata. Essendo difJerse le forme con le quali si può presentare l'appendicite acuta, sia in rapporto all'intensità dell'infezione che per le differenti sedi dell'appendice nell'addome, non esiste l'appendicite acuta, ma esistono le appendiciti acute. Dopo averne delineato il quadro clinico ed anatomo-patologico viene parlare dell'appendicite con peritonite generalizzata, della quale sono sintomi precoci i dolori addominali progressivamente crescenti, i-n principio diffusi a tutto l'addome e che si localizzano solo in seguito, con maggi<we intensità, nella fossa iliaca de8tra, la tensione e la durezza della parete addominale eontratta, la temperatura febbrile, l'aumento di frequenza del polso. Le lesioni anatomiche in questa forma possono andare dalla semplice appendicite fiemmonosa alla cangrena masttiva, all.a perfora:do·ne appendicolare. L'O. circa la diagnosi differenzi.ale fra le perforazioni da ulcera gastrica o duodenale, fra l'altro, osserva che il dolore, talvolta riferito alla fossa iliaca sinistra in caso di ulcera gastrica perforata può essere spiegato dal fatto che i liquidi, seguendo la pagina del mesentere, defluiscono nella fossa iliaca sinistra; mentre neUa perforazi<>ne delle ulcere duodenali, defluendo i liqui di attraverso la docoia pariekr-colica nella fossa iliaca destra, è in questa che il d<>lore può essere a'V'Vertito. Se la virulenza dei germi 1um. è eccessiva e se le resistenze dell'amma:lato Mn fanno difetto, per un processo di peritonite plastica localizzata si ha la formazione di una massa, che cirCOBcrive l'organo ammalato e cke contiene, oUre di uso, O!Mhe del pus. In seno a tale massa si può formare una raccolta p1Wttlenta, talvolta cospicua, c'M richiede l'opera d.el chirurgo o che si 8f7U{)ta spontaneamente in uno degli organi addominali vicini<>ri; oppure si f)Uò avere dopo un meset un mese e mezzo, il riassorbimento dei prodotti purulenti con la scomparsa della flogosi peritoneale. TalvoUa il medico, talvolta i famigliari, ai primi dolori, somministrano un purgante!


• 726

LE APPENDI OITI

Per l'a-umentata peristalsi intestinale si possono così distruggere q•uelle provvuknziali aderenze, con le quali la natura cerca di circoscrivere il processo infiammatorio e p1tò di conseguenza accendersi la peritonite così detta a due tempi. N è il medico deve mai prescrivere la 'I'MT{ìna pttr togliere il dolore, che gli può dare il più esatto conto dell'andamento della malattia. Q1tamilo (e ciò è il più delle volte da attribuire ad indecisione del chir-urgo) un ascesso peri-appendicitico si apre nella cavità peritoneale, si istituisce la p~ritonite detta a tre tempi. Si ha infatti in primo tempo l'attacco appendicolare, in secondo tempo la formazione della raccolta ascessuale, in terzo tempo l'irruzione del pus nel peritoneo. I n presenza lli 11.11 appendicitico, che si presenta a noi con un piaatrone, u l'attacco a-ppendicitico risale a pUt. di 48 ore e non può essere praticata quella. umplice operazione, che è l'appendicectomia d'urgenza, l'attesa deve essere n.rmata. Se la curva termometrica e quella della leucocitosi mostrano 1m andament.o crescente, bisogna aprire e drenare l'ascesso, riservandosi di asportare l'atppendice in secondo tempo. Se temperatu·r a e leucocitosi si ?nostrano stazionarie o MCM»uuw a di·m inuire si può tranquillamente attenllere, per operare q1tando ogni sin,Unrw di flogosi è scomparso o qtta.'li. Dopo aver parlato della sintomatologia clinica particolare, che presm~ota. l'appendicite a sede retrocecale, la quale p1tò essere diagnostica-ta per il dolore che si ri.~veglia circoscrivendo con l'indice disposto ad uncin.o la eresta iliaca, a destra, dalla spina ilicwa anteriore alla spina iliaca posteriore superiore,

e dopo a.ver raccomandato di non dimenticMe mai il riscontro rettale, per poter ·riconoscere l'esistenza di un ascesso pelvico profond.o, l'O. accena agli a.~cessi app l}ndicitici, che po11sono aver sede nella fossa iliaca sinistra~ nella zona mesoceliaca, in quella sottoepatica e termina dicendo che, se in 1tn congresso di chirurghi tedeschi il Pa.yr dichiarò di trovar8i perplesso tra que$te d1te formule, l'una che l'appendicite è una malattia, la quale va ettmt.a dal medico e dal chiru.rgo, l'altra. che l'appendicite va solamm1te curata dal chir?trgo~ la s1~.a. opini.on-e è deeisa-men.te per la. seconda. .


OSP EDALE àULITARE D l TORINO

SUL PROBLEMA TONSILLARE Conferenza del prof. A. Malan, Direttore di'ila Clinica oto-rino-Jaringologica df•llo. R. Università di Torino (Zl giu!lno 1933-XI )

Qualunq1te infiamma::ione a,cuta o cronica ton.~il/are pttò provocare dei fatti morbosi a distan::a ((·uore, 1·eni, articolazioni) o dei fenomeni settici pi1ì o meno gravi la cui causa primitit·a pun re.sta.re a l1mgo sconosciuta perchè ?Wil sempre le lesioni tonsillari &ono evidr.nti. L'andamento subdolo delle tonsillopatie è so·vente da riportttrRi alla mm·fologia della tonsilla. La presenza di cripte a-nfrattuose, lunghe, talora profonde. fino alla capsula, la costituzione in due lobi. di cui il sn7Jeriore è sm•rnte na.scortto dentro il velo, s1 <la sfuggire all'indagine, la prcsrn;;a fm i d1w lobi d·i una specie di cavità in cui ristagna materiale r.a.sPo.~o; l' e-~istenza frequente di un prolungantento inferiore che va a mggiu ngne la. ton.c;i/la lingtutle. ra.ppresPntano altretta.nte condizioni favorPvoli per mt.i i germi pos.~ono Mìilnppar.~i p, determinare flogosi circoscritte.

La funzione fisiologica della totP<illn nm~ è perfettamente nota: ce-rtamente essa esplica 1wa fwn::ione rli rlifesa e serve arl umidificare la c&rrente aerPa inspiratoria rhf' p·roTirnr dnllP foRsP nrwr.li. I R!WÌ rapporti topografici so1w a.ssai i1nportanti: soprattutto !?Ono da ricordarP qnelli con i t'asi arteriosi (carotide, faringea aMendPnte, palatùw, ecc.), .'/ia per lP frntu.enti ano-malie di decorso, sia per la tecnica opPratoria. È nozio,ne comune che ad un'angi1w. anche banale spg·ua. con f'req?tenza 1m risentimento renale che si manifesta. con un'alb?tm&turia più o meno tran.~itoria, a q1testa stes.'la angirw possono .~eg1tire complicazioni a distanza, più g-ravi (glo-merulo-nef'rite., endocnrdite, poliartritc 1'fl1ttnatica, .~epsis lenta); qur<ste lesioni i·ntervengono per lo più dopo una tonHillite laettnare caseosa in tonsille con cripte profonile e che non di ra.do presentano degli ascessolini i 'u,a;ta-capsulari. Non mra.mente si p o.~ sono i,çtolngicam&nte rlimostra1·e degli ascessolini microscopici che risiedrmo nel nodulo linfatico st,sso, che tra.ggmw origine da u·n'infezione. partita da uno sfondato drlle m·ipte e che contengono dei germi (in genere st1·eptococchi) intra ed e.?:trct-cell1t.laTi. Non se1npre la tonsilla si dimostra obbiPtt·i vammte malata., onde acl u.n 8Pm7Jlice esan~e non Ri pttò af!&rmare che es.~a sia. il focns clr.lle le.~ioni a distanza.. Un m ezzo efficace per svelarlo è il test tonsillare. Si tratta eli wn. massaggio o di una ru~pirazione praticata, con una tecnica costante sulle tonsille e seguita da 1tna s~trie di e.~ami morfologici e nttmerici degli ele·menti bianchi del sangu.e. Be la ton.8illa rappresenta il focolaio .~ettico si avrà all'vnizio una linfopenia rf'lativa ed asffolttta ctti segw~ una leucocitosi senza linfopenia iniziale. Si tratta di fe-nomeni emocla.sici dov1tti alla messa in circolo di materiale contmuto nelle cripte tonsillari, il q1tale determina spesso anche una riacutizza-


128

DJMOSTRAZIONl CLINICB.E

zio,ne dei jenommi rnwli, cardiaci ell articolari. Con questi segni si può afjertnare con crrte::za che la tnnsilla è mctlal.a e causa delle lesioni a dista11za, O?tlle bisogna provvedere all'intervento. Naturalmente bisognerà, in queste condiziO?~i, 'I'ÌC(}rrere ad una ablazimw totale extrar-capsulare della to,nsilla e ~ pi-ù, al vecchio metodo deUo spezzettamento. V i smw per qttesti interventi essenzialmente due tipi di tecnica: l'avulsi&ne per strappamento (metodo di Slud.er) e la dissezione col bisturi, spatole e fMbici (Kokley). Essi hanno indicazioni diverse, SO?W i nterventi rapidi, sicuri e brillanti. La tecnica ~ è molto complessa (dim-ostrazione con prO"iezi&ni). Unico pericolo può essere l'emorragia, la quale, se si sono bene scelti i casi, se si SO?W seguite tutte le precauzioni indicate, non sarà m.ai grave e si potrà fren,are c&n il solito metodo chirurgico di afferrare il vaso sanguinamte con una pinza e di legarlo. Qualora vi siano CO?tfh'O"indicazioni al metodo cruento si pttò ricO"rrere alla Roentgenterapia che ha un'azimw riducente elettiva sul tessuto linfatico ma che tuttavia nott è esente da recidive. l risultati sono quasi sempre bUO"ni se si interviene nel periodo iniziale della m.anifestazione meta·tonsillare; le lesioni cardiache, articolari, m,a soprattutto quelle renali e le sepsi tonsillogene possono regredire completamente o per lo meno arrestarsi nel progressivo aggravamento inquantochè si è eliminato il focolaio di partenza degli elementi infettanti.

CliNICA DERMOSIFILOPATICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI TORINO

DIMOSTRAZIONI CLINICHE del prof. Enzo Bizzozero, Direttore della Clinica, agli ufficiali medici d el presidio di Torino (3• dimostrazione - 12 giug no 1933-XI)

L'O. prese1tta i seguenti casi clinici illustrandone le particolarità pit't pi-ù. moderni metoài ài terapia. l 0 - Bambino con alopecia luetica. Si tratta di un bambi1w con manifestazioni ài sifilide secondaria. La fMma in questiO?W, soprattutto per l'età àel p., deve essere differenziata àa una th'icofizia di cui m.ancano squame e peli e la desquamazion-e, àa una alopecia àa impetigine contagiosa che si può escludere perchè non si hanno tracce ài cicatrici, dall'alopecia areata per il grande numero di chiazze, per la delimitazione poco netta, per l'assenza dei capelli « pelaàiques l). La diagnosi ài lue è pure convalidata dalla pre· senza CO"ntempManea ài lesioni luetiche dello stesso periodo. 2° - Sifilide ignorata. Sifiloderma tubero-ulooro-serpiginoso alla. radice della coscia ed alla natica sinistra. Discute la àiagnosi differenziale salie't~ti, discutendone la diagnosi differenziale eà esponendone i


729

DlMOSTRAZlONl CU!'nCR.E

colla tubercoLOsi (gomme tubercolari, l·upus ·volga·re), colle micosi, colla lebbra (quest'ultima fonna può essere escl1t8a fra l'altro per la mancanza di alterazioni di sensibilità). 3° - Sifilide ignorata: gomma al palato (donna) . .A proposito della sifilide ig1wrata cita i ~vari casi in cui il sifilO?~~ può pa.ssMe inosservato (sifiloma della portio, della parete posteriO"re della vagina senza aàenopatia inguinale, endouterino e rioorda brevemente i dati della sifilide asintomatica sperimentale àegli animali). È stato infatti osservato che vi SO?W conigli inoculati con materiale virulento i quali, contrariamente a quanto awiene nella grande maggioran,za, non presentano alou1~ lesione locale, nè adenopatia nè manifestazioni generali. Orbene le ghiand.ole poplitee di questi animali, che venivano considera{i come refrattari ed in. oui si pensava che il trepO"nema venisse distr-utto in situ, inoculato ad altri animali provocavano una infezione c&n tutti i caratteri tipici. N e deriva quindi che i c&nigli inoculati con virus sifilitico hanno u·na infezione generalizzata, sia che abbiano presentato lesioni (sifiloma) nel p14.nto ài inoculazione, sia che 1wn n.e abbiano presentato. Queste sifiliài generalizzate senza segni locali poss01w restare a lungo latenti. Talora in capo a parecchi n~esi possO?W provocare delle manifestazioni apparenti (g01nme, cheratite parencM~natosa, ecc.). N el topo e nel ratto la sifilide asintomatica è la regola: solo raramente si osservano manifestazioni. La generalizzazi{)ne dell'infezione è però dinwstrata dal fatto che certi organi (gangli linfatici, milza, cervello) SO?W capaci di riprodurre il quadro tipico àell'infez;ione luetica quando sw;rw inoculati nel coniglio. È O'IJ'Via l'importanza ài questi dati sperime-ntali per l'interpretazione delle sifilidi latenti, tardive, ignorate nell''Uom{). 40 - Sicosi tricofttica in individuo addetto a lavori di stalla. 5o - Tigna favosa ed eredo-lue in bambina dodicenne. Forma di tigna favosa pitirode con a.sset~.za di scut-u.Zi, desquamazione, aree cicatriziali, diradamento dei capelli, aspetto pulvurulento dei capelli. Sintomi di l1u: asimmetria facciale, diametro tra.sverso del viso piltt. largo, marcata Mticolazione dei ma.scellari, na.so a sella, àefice·nte 8'1Jiluppo fisico e psichico. A proposito dei predetti oa.si di tricofizia e di favo, l'O. ricorda che il para.ssita può diffonderai per via ematica, sopratt1ttto nelle forme profonàa1ntmte mfilflrate, provocando iperleucocitosi, t1tmori di milza, eruzioni outaMe diffuse follicolari, eritema polimorfo, eritema nodoso alle estremikì, eritemi àiff1tsi. Di regola non è àinwst1·abile la presenza in queste lesioni dei parassiti e perciò esse sono state considerate alla .~tregua dei tnberculidi, cio~ come ùna reazione allergica della &ute verso i parassiti i1>i pe-rvenuti attraverso il torrente circolat{)rio. Una. ulteriore dimostrazione della compartecipazione di tutto l'organismo è data dalla intradermoreazione a.lla tricofitina (reazione allergica caratterizzata <la un nodo infiammatorio specifico). FERR ARI


MEMORIE ORIGINALI ISTITUTO DI ANTROPOLOCIA GENERALE ED APPLICATA DELLA R. UNIVERSITl DI BOLOONA

•

fORMULE DI nORMALITA fRA STATURA PESO E PfJIIIITRO JORJ[ICO nEI SOLDATI ITALIAni DfllE CU~SI RECEnTI con SPECIALE RI6UIRDO ALL'ARIA DI CAVAllfJUA Prof. Fabio Frassetto, direttore

1. - A prescindere dalle necessità di una preClSlOne sempr e magg iore che a mano a mano si viE> ne realizza,ndo in t utte le rice.rche scientifiche moderne, per cui oggi non soddisfa più ciò che ieri sembrava ottimo. certo è che l' interesse sempre crescente per gli studi antropologici e costit uzionalistici, favoriti d alle altissime finalità d el rinvigorimento fisico della nostra stirpe, e in pace e in guerra, ha creato in questo fecondissimo campo del risveglio del pensiero it.aliano, insieme con la necessità di ricerche più accurate e vaste la opportunità di nuove correnti di studio. A tal fine non sono piÌl sufficienti i d ati e i metodi di ieri; e alla. valutazione generica della robustezza fisica e della idoneità alle Armi è subentrata la necessità di una valutazione specifica, precisata nel grado massimo consentito dalla nostra attuale fase scientifica. P er queste nuove valutazioni, un minimo di tre dati è indispensabile, e rispondono abbastanza bene allo scopo quelli riguardanti la statura, il peso e il perimetro toracico insieme considerati; nè potrebbero essere sufficienti soltanto due di essi. Nei nostl'i studi di ant ropometria militare, già da tempo iniziati, abbiamo pot.ut.o ottenl"rt> buoni risultn.ti !Wrvendoci di questi tre dati , i quali ci banno permesso di stabilire un sist ema di rlue t>qnazioni, che chiamam mo di «normalità>> \1l atto a precisarP i va.lori che, per ogni cent imetro di statura, debbono avere il peso ed il perimetro toracico affinchè l'individuo in esa.me possa giudicarsi normalmente costituito. Un tale sist.erna di normalit.à si rifPriva però ai soldati ventenni delle classi anzianf' (1859-63), mai ammalati, complessivamente considerati, senza distinzione di n~gione o di a.rma. È evidente cbe questo st.esso sistema non può essere applicato a.nche alle classi r ecenti, per i mutamenti che, in queste, si sono determinati, tanto nella sta.tnra., quanto nel peso e nel perimetro toracico <2 >. Ta.nto meno tale sistema può valere come criterio di idoneità e di robustezza per l'assegnazione d ei soldati nelle cla.ssi recenti alle varie Armi. Per fll F . FR \!'lil~:'M'O. - Si.•l'""' 'li IIIJrtlullil·l Jra .•fqlura . p(s•• e !)(:rime/m torQCioo In • Endoot·l· noi<>llil\ e P>ltnl ngin cnstiluzionnh• '• v n l. r C~. S.). f a•o. I V. Bt>lol!'nl'lll\~n. (t l F Frt ' '"~;,..ro. RavfiOrti / r(l <lal>tm. ne.~o e nrrim.elm l orarico nei tul>eroolot iN e palmo· nttri in cnnfrmllo roi nmi In • R i,-i<tfl <Il l '•ìl<Jl ngin <: 01iuiCII tl c lllt Tuhor cn losi • , .A uno l, fnsciC<JIO VI li, 131>1111lllll, t9~ì.

-


FORMU LE Dl N ORMALITÀ FRA STATURA, J' ESO E C'O.

731

ROddisfare a queste nuove esig-enze occorrono nuovi studi, ed è ciò che itbbiamo tentato di fare nel presente lavoro cercando di stabilire speciali formule, idonee a precisare e graduare il criterio di robustezza. In particolare ci siamo proposti di a{}Certare per ciascuno dei tre caratteri fondamentali: statura, peso e perimetro toracico, i limiti dei valori normali e paranormali, non soltanto nei soldati delle classi recenti, insieme considerati, ma anche nei soldati delle varie Armi, allo scopo di poter sostituire alla cernita fatta con criteri empirici o quasi, criteri razionali e scientifici, per cui sia sempre possibile valutare il grado di normalità e robustezza di un individuo di cui si conoscano questi tre dati fondamentali. 2. - Favoriti dalla liberalità del Colonnello medico dott . Carlo Gillone, Direttore di Sanità del Corpo d'Armata di Bologna e dal gentile inte1·essamento del tenente colon nello medico prof. Paolo Romby, che ne fn il col'tE~se tramite, abbiamo potuto raccogliere i dati riguardanti la statura, i1 perimetro toracico ed il peso di 3386 militari delle classi 1908-09-10. ~elle tre Armi si dist ribuiscono come segue: Ca-valleria: 1775 individui, tutti del Reggimento Genova, ugualmente ripart iti nelle tre classi 1908-09-10; Fante·ria: 1020 individui, quasi tutt.i della cla.sse 1910, provenienti da varie Compagnie (compres~L una del Deposito) dei R eggimenti 28o, 35o, 360 e 94o; .A.rtiglie1-ia: 591 individui, quasi tutti della classe 1910, provenienti dal 6o Rt>ggimento pesante ca mpale e dal 20 Reggiment o da campagna. Nello specchietto n. 1 , qui appresso, tutti i soldati da noi esaminati

sono classificati per provenienza., per professione, arti o mestieri e raggruppati in classi secondo lo schema stabilito dall'Istituto centrale di statistica del Regno d'Italia nell'apposita pubblicazione: Nomerwlatu1·a Professionale, Roma, 1928-VII. Dei tre gruppi, quello dei soldati di Cavalleria, più numeroso e più omogeneo, ha consentito uno studio più particolaf(>ggiato ed una maggiore elaborazione dei dati; ment re per gli altri rlue gruppi la mancanza di una buona omogeneità ed il numero non sufficientemente grande di osservazioni, non ha permesso che una somma.ria utilizzazione dei dati. I quali, per a.ltro, abbiamo voluto riportare nelle apposite tabelle, anche so allo stato grezzo, affinchè possano, in avvenire, essere ut ilizzati da altri studiosi, in modo da poter avere 1 anche per le Armi di Fanteria e di .A rtiglieria, quei risultati che oggi possiamo offrire solta.nto per l'Arma di Cavalleria. Que<ti provengono per un terzo circa (564 su 1775) in prevalenza da la Emilia, dal Veneto, dalla Toscana. e dalla Campania e sono nella maggior parte agricoltori ed operai. o

STATURA.

3. - Seriazione e classificazione della :~tatu·ra nell'An na di Oat'alleria e nelle tre .Anni ·i nsieme conside1·ate. -Come dimostra la seriazione (Tab. I), e meglio il diagramma corris.pondente (fig. 1), la statura dei soldati di

Cavalleria da uoi esaminati, ha un campo di variabilità relati>amt>nte ristrétto Sé soltanto 21 sono le unità, cioè i centimetri, che separano il valore minimo di cm. 158 dal valore massimo di cm. 179.


732

FORllfULE DI NORlllALITÀ FRA STATURA, PESO E CC.

SPF.CCBIETTO N.

l.

Classificazione professionale del soldati di Cavalleria esaminati.

Classlftcazlone per retrlone

Classiftcaslone per prof8811ione

Classe I. Agricoltori .... ......

711

Id.

II. Commercianti e im· piegati

79

94

Id.

III. Operai

........ ...

686

Emilia . . .............. .

564

Id.

IV. Addetti a. servizi di trasporti e affini

214

Toscana ............... .

236

Id.

V. Persone di servizio e di fatica

38

1\Iar.che ................ .

131

Id.

VI. Condizioni non pro· fessionali

20

Abruzzi .... ... . . . ..... .

l

Id.

Ince~i per mancata indi -

21

Lombardia . ..... .... .. .

5

Veneto ................ .

264

Venezia Giulia . .. ...... .

cazwne Campania ..... .. ..... . .

260

Lucania ............... .

l

P uglie ......... ... ..... .

5

Cala.bria .......... .. .. .

92

Sicil.ia ................. .

99

Sardegna ...... ........ .

10

I nce:rti per mancata indi· cnzione .......... .. . . .

13

TOTALE . .•

l. 775

T OTA LE ...

l. 775


733

FORMULE DI NORMALITÀ FRA STATURA, PESO ECC.

*'

La distribuzione delle frequenze, molto regolare e del tipo binomiale, si adatta con sufficiente esattezza alla curva binomiale teorica pcrcentuata e perequata di (a b) 41 , che vi abbiamo sovrapposta (fig. l) <1>. La media e la classe di maggior frequenza o moda (rispettivamente di cm. 166,16 e 166,5), così prossimo ira loro, sono indizio di una buona omogeneità del gruppo, la quale è anche confermata dal piccolo valore del coefficiente di variabilità (1,921) . In confronto con la stat ura media dei soldati delle tre Armi insieme considerati (Tab. I ; fig. 2), che è di cm. 165,33, q ue.c;ta dei soldati di Cavalleria risulta più alta di circa cm. l e di cm. 2,5 più alta di quella della Fanteria (Tab. I ; fig. 3); mentre è di poco superiore (neppure mezzo centimetro), alla statura media dell'Art iglieria: cm. 165,93 (Tab. I; fig. 4). Se volessimo · ora procedE're ad tma classifìca.zione razionale della statura in modo da poter distinguere nelle nostre due serie relative alla Cavalleria e alle tre Armi le stature medie da quelle inferiori e superiori, potremmo utilizzare i valori degli scostamenti sestilico e bisestilico <2>, da noi calcolati e riprodotti nei relativi diagrammi. Per la Cavalleria e le tre Armi insieme considerate risultano pertanto le seguenti classificazioni, senaria e trin aria:

+

Cnvallcrin

'l're Anni inslcmu con!<ldemt e

~ TAT U RE

dn cm.

fino a cm.

158

da

fino n

CUI.

cm.

163,5

151

161,5

163,5

165

161,5

l~

Normali minime .. .. ..... . .............

165

166,5

164

165,5

Normali massime ... .. ... ... ... . ..... ..

166,5

168

165,5

167

Paranormali massime . . ...... . .........

168

169,5

167

169,5

l\1assime ... . ... . ......... .. ..... . ..... .

169,5

179

169,5

185

P iccole ... .. .... . . . .... . ..... .. ..... . . .

158

165

151

164

Normali . . .. ................ . ....... . ..

165

168

164

169,5

Grandi .... . ............. . .............

168

179

169,5

185

.Minime

o

•••••• o

•

•

•

•••

o.

o.

o

•••

o

•••• •

Paranorrnali minime .... . ........

•

o.

.. o.

Le classificazioni senaria e trinaria <3 > della Fanteria e dell'Artiglieria si desumono facilmente dai diagrammi (figure 3 e 4), dove esse sono state tracciate, analogamente a quanto abbiamo fatto per la Cavalleria e per le tre Armi insieme considerate. (l) F . FRA>lSETTO. - Nouveau procb:U d'aiw<teTMnt f)Qur ~~riat·Wn8 trinomiales svmetriqu.es, • Rcvue A ntropologtquc •, )Cf, A nnée, n . 7 Ar·t l r>mbre , Pari~, 19RO. (2) F. FRASAETTO. - V alm-i deoli scot<l<n>l<:1'1i ti pico, bisestilico e sestilico nei poliooni bi>ro· miali In • Endocrinologia e Pat ologiA costituzio nale • vol. v l (:-E. S.). fil l'O. ll r, Bologna, 1931. (3} F. FR.\SSE1"ro. - La clas8i/icoewne UMria dei rlllorl antropo~~u:trici e biometrici e ù sue pratiche applicarlonì In • ArchiVio di Scienze biologiche •, vol. IX. n. 3- 4, N'apo U, 1027.

2-

Gior nale d i m edicina m i litare.


734

FORMULE DI NORMALITÀ FRA STATURA, PESO ECC .

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162 164 16).S 167 169

Fig.'·

184 •


735

JI'ORMULE DI NORMALITÀ FlU. STATURA. PESO ECO.

4. - Dopo queste comparazioni giova prendere in esame le recenti disposizioni relative a.i limiti della. statura. richiesti per i Cavalleggeri e per i Lanceri. Come da. circolare n. 259 del Giornale militare del1931, i limiti minimo e massimo della statura per i Cavalleggeri e i Lanceri sono stati fissati rispettivamente in cm. 158 -: 168 e in cm. 165 -:- 172. La bontà. della scelta di questi limiti per la. separazione dei due gruppi risulta dalle corrispondenti curve teoriche binomiali aventi per esponente il campo di variazione delle due serie: 10 (158-:- 168) per i Cavalleggeri e 1 (165-:- 172) per i Lanceri. Come dimostra il grafico (fig. 5), le rispettive curve binomiali percentuate si sovrappongono soltanto per una piccola parte, che equivale all'll,8 % di casi incerti nel totale dei casi. Le stesse curve della fig. 5 dimostrano che la statura media dei Cavalleggeri è di cm. 163, mentre quella dei Lanceri è di cm. 168,5; a. differenza della statura mP.dia da noi trovata per i Lanceri del Reggimento Genova, c.b e è di cm. 166,12 (Moda: 166,5). Questa discordanza dipende dal fatto che il Reggimento Genova non è stato reclutato colle disposizioni di cui alla citata circolare del1931 p er la classe del1911, ma. con le circolari dello stesso Gior·nale 'militare n. 540 del 1928, e n. 469 d el 1929, rispettivamente per le classi 1909-10, nelle quali sono stabiliti come limiti minimo e massimo p er i Cavalleggeri cm. 158 e cm. 168; per i La.nceri cm. 160 e cm. 170. Questi limiti, troppo prossimi fra. loro, d eterminano, come d educesi dalla sovrapposizione delle due curve che le rappresentano (fig. 6), una quota di circa il 55 % di soldati che possono appartenere indifferentemente all'uno o all'altro gruppo e che p erciò non sono classificabili; donde le opportune modificazioni che si sono apportate a detti limiti nella citata circolare n . 259 del 1931. Riteniamo ora utile dare la classificazione delle stature, rispettivamente per i Cavalleggeri e per i Lanceri, rimanendo entro i limiti stabiliti delle ultime disposizioni, e di cui alla circolare testè citata. Dalle nostre tab elle o>, relative agli scostamenti sestilico e bisestilioo, e dalle ourvc binomiali percentua.te ricaviamo, per la ourva della statura dei Cavalleggeri il poligono binomiale di (a b)l0 , e per quella d ei Lanceri il poligono binomiale di (a o)', coi rispettivi scostamenti bisestilici di 1,53 e 1,28. Togliendo ed aggiungendo a ciascun valore modale dei due gruppi il rispett ivo valore dello scostaroento bisestilico, arrotondato alla mezza unità, si hanno le seguenti classificazioni trinarie:

+

+

Cnva llcggerl Lanrerl (Stat. modale cm.I63) (Stat. modale cm.168. ~) STA T URE

Piccola ..... . ......... . ............... .

Normali .......... .. ............... . Grandi ........ .. ..................... . (l)

l

fino a cm.

da cm.

156 161,/)

161,5

165

164,5

Hl7

164,5

168

da Clll.

V. nota o. (2) a pag. 73.~ Valori clculi scn8f<l1>~tnfi ecc.

169

l

fino a cm.

167 169 172


TABELU I

~ Cl)

STATURA. -

Serlazlone e costanti caratteristiche della statura nel militari delle classi recenti (1908 - 1909- 1910)

CAVALLERIA (Og. !)

FANTERIA ( ftg. 2)

ARTIGLIERIA (Og. S)

T OTALE (ftg. ' l

Fn&QUEJSZE

FREQUENZE

FREQUENZE

F R EQOXISZE

CL ASSl

Grezze

l

%

l Peroq oote (Il + b)"

.. ..

7

0, 69

0,9

9

0,88

..

l' o

13

1,27

l' l

19

1,86

l,2

15

l, 47

1,6

36

3,53

2,2

48

4, 71

153 154

..

.. ..

155

..

..

.. ..

.. ..

.. ..

.. ..

152

US6

157

l

Perequatc (a+ b)"

%

.. ..

.. .. ..

151

Grezze

Grez1.o

.. ..

l

l

Pere q u11to (a + b )"

%

..

..

.. .. ..

.. .. .. ..

l

0, 17

2,9

2

.. ..

l

%

o

Pcroquatc (a+ b)"

~

z

0,2

9

0, 27

0,3

§

13

0, 38

0,5

li>"

19

0,56

0,6

i3p.

15

0,44

0,8

0,8

37

l, 09

0,9

~

0, 34

l, o

50

l , 48

l, l

t

m o

11

0,62

0, 5

51

5,00

8,8

4

0,68

l,5

66

l , 95

l,7

159

27

l, 52

l, o

54

5,29

4,9

4

0,68

2, 4

85

2,51

2,5

160

58

3,27

l, 7

74

7,25

5,9

31

5,25

3, 5

163

4,81

3,6

161

71

4, 00

2, 9

57

5,59

6,8

38

6,43

4,9

166

4,00

4, 9

162

103

5,80

4, 7

71

6,96

7,5

59

9,98

6,5

233

6,88

6,5

163

121

6,82

6, 7

80

7, 84

7,9

43

7,27

8, 0

244

7, 21

7,9

164

162

9, 13

8,9

76

7,45

7,9

44

7,45

9,2

282

8,32

8,9

165

187

10,54

10,9

76

7, 45

7,5

62

10,49

9,9

3:25

9,60

9,5

166

210

11,83

12, l

6,8

61

10,32

9,9

318

9, 40

9, 5

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47 r.n

4,61

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......

-

~

169

144

8, 11

8, l)

32

3,14

3,8

•JO

6, 94

U,6

2 16

6,38

6,5

170

125

7,04

6, 7

~6

2,55

2,9

5,58

4,9

184

5,42

4,9

171

73

4, 11

4, 7

27

2,64

2,2

33 15

2,54

3,5

115

3,40

3,6

172

38

2, 14

2,9

28

2, 75

l ,6

9

l, 52

2,4

75

2,22

2,G

173

21

l, 18

l, 7

16

l, 57

1,2

lO

l , 6!l

l'5

47

l, 39

l, 7

174

7

0,30

l, o

19

1,86

l, l

8

l 'o

34

1,00

l' l

175

8

0,45

0,5

21

2,06

l,o

4

l ' 315 0,68

0,8

33

0,97

0,9

176

4

0,23

0,3

IO

0,98

0,9

4

0,68

o, 7

18

0,53

..

0,8

0,2

5

0,49

o, 7

3

0,51

0,6

8

0,24

0,6

177

..

178

a

0,17

o, l

6

0,59

0,6

2

0,34

0, 4

11

0,32

0,6

179

2

o, 11

.. ..

3

0,29

0,4

3

0,51

0,3

8

0,24

0,3

180 181

.. ..

183

.. ..

184

..

185

..

182

..

.. .. .. .. ..

l. 775

3

.. .. ..

..

..

..

l

..

..

100,00

100,00

0,29

0,3

..

0,2

0,09

0,1

0,09

.. .. ..

100,00

100,00

.. ..

l 1.020

3

0,51

0,2

.. .. ..

o, l

..

.. .. ..

2

0,34

..

591

.. .. ..

100,00

0,2

..

0, 1

0,03

..

..

..

2

0,06

l

0,03

.. ..

100,00

100,00

.. l

..

..

100,00

0,18

6

3.386

~

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2 UJ

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UJ

o

~

o M.

= 166, 16

= 166,5 C.V. = 1,92 1 ltfo.

= 163,62

= 4,66

M. = 165,93

=

3,20

~1.

C182 =

3,09

Mo. = 163,5

as1 = 4, 61

Mo.

C181 =

l, 38

c.v. = 2,85

as, = 2, 01

c.v. = 2,32

(1

(1

= 165,5

= 3, 84 as1 = 3, 71 (181 = l , 66 (1

M.

= 165,33

= 165,5 c.v. = 2, 398 Mo.

(1

= 3,97

C18t = (181

3, 83

= l, 71

... ..:1

w


738

FORMULE DI NORMALITÀ FRA STATURA, PESO EOO.

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7


740

F ORMULE DI NORMALITÀ .FR.,\ STATURA, PESO E CO.

Se ora volessimo procedere alle classificazioni senarie di questi due gruppi, sottraendo e sommando da.i rispettivi valori modali di cm. 163 e di cm. 168,5 oltre che gli scostamenti bisestilici, sopra citati, anche gli scostamenti sestilici (0,68: 0 157) pure arrotondati alla mezza unità, si avrebbero i seguenti limiti: Cavalleggeri STATURE

flno a

Lancerl

cm.

da

cm.

fino a

Clll.

Minime .. . .............................

158

161,5

165

167

Pa.ranorma.li mini m " ... . ......... . .....

161,5

162,5

167

168

Normali minime ........ ...... . ........

162,5

163

168

168, 5

N orma.li massim~ ......................

163

163,5

168,5

169

Para.normali ma.ssim,' ..................

163,5

164,5

169

170

Massime ................................

164,5

168

170

172

da

cm.

PERIMETRO TORACICO

5. - Seriazione e class·ificazione del perimetro toracico nell'Arma di Cavalleria e nelle tre Armi in.sieme considerate. -La seriazione del perimetro toracico dei soldati di cavalleria (Tab. II), ed il corrispondente grafico (fig. 7), dimostrano un perfetto andamento binomiale della curva, che è indizio, come nel grafico della statura, della buona omogeneità di questo gruppo, la quale è anche documentata dai valori molto prossimi della media della moda (M= 85,4:; Mo = 85), nonchè dal valore piccolo del coefficiente di variabilità (3,33). La perequazione binomiale percentuata dei valori di questa seriazione, ci permette disovrapporre allacurvagrezzalacurva binomiale di (a+ b} 38 la quale, come dimostra il grafico, vi si adatta abbastanza bene. Quasi uguale a quella della Cavalleria è la distribuzione dei valori del perimetro toracico nelle tre Armi insieme considerate (Tab. II; fig. 8), poichè le rispettive medie e i rispettivi coefficienti di variabilità sono: per la Cavalleria: l\I = 85,42; C.V. = 3,33; e per le tre Armi insieme considerate: M = 85,79; C.V.= 3,55. In confronto con le altre due Armi il perimetro toracico della Cavalleria risulta inferiore di circa un centimetro a quello della Fanteria, che è di cm. 86,49; e poco minore di quello dell'Artiglieria che è di cm. 86,58 (Tab. II; figure 9 e 10). Le classificazioni senaria e trinaria del perimetro toracico nei due gruppi sopra considerati (Cavalleria e tre Armi insieme), fatte mediante gli scostamenti sestilici e bisestilici (indicati nelle rispettive figure e arrotondati alla mezza unità) sono le seguenti:


741

FORMULE DI NOBMAUT.~ FRA STATURA, PESO ECC.

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eo eu &•..s 66 &..s &9..S Fig. 10.

Cavalleria

PERIME TRI TORAClCI

da cm.

'fte a.rmJ insieme considerate

cm.

da cm.

1lnoa.

fino a

cm.

?.Iinimi ........ .. ...... .. .... . .....•.. .

77

82,5

77

82,5

Paranormali minimi

82,5

84

82,5

84

84

85

84

85,5

84

86

85,5

87

86

87,5

87

88,5

?.!assi mi ........ . ........... . ..........

87,5

95

88,5

99

Piccoli ..•.•.•......... .. .............. .

77

84

77

84

Normali . .. ..• . . . ..... . . . .... . ........ .

84

86

84

87

Grandi

86

95

87

99

Normali minimi

• •••• o o o

••••

o

•• •

•••

••

••••

o

o

•••

••

o

o

••••••

•

••• o

•

o

o

•

Normali massimi

•

o

o •

Pa.ran or mali massimi

o

••••••• o

o

o

o

o

•••

•• o

•••• o •• o

o

•• o

o

o

••• o

••

o

•

•

o

•

o

•

•

o

o

•

o

•••••

•

o

••

•


TABEL LA II.

OA V ALLERIA (6g. 7)

FAN T ERIA (fta'. 8)

ARTIGLI ERIA (6g. D)

TOTAL E (6g. 10)

FREQQIGNZE

FRBQ UEN ZB

FREQUENZE

FREQUENZE

CLASSI

Grezzo

76 77

78 79 80 81 82 83 84 85

86 87 88 89 90

91 92 93 94 95

96

97

98 ~

l

..

0,06 o, 17 l, 19 2,27 4,59 8,90 9,42 13,33 13,22 12,93 9,31 9,30 6,41 4,82 l, 64 l, 02 0,68 0,57 O, 17

..

0,3 o, 7 l'6 3,0 5,3 8, l 10,9 13, l 13,9 13, 1 10,9 8,1 5,3 3, 0 l, 6 o, 7 0, 3 O, l

.. ..

.. .. .. .. ..

100,00

100,00

.. .. .. ..

.. ..

M.

= 85,42

?\1 0 •

~ t-\5

('v -

(a+ b)"

..

l 3 21 40 81 157 168 235 233 226 164 176 113 85 29 18 12 IO 3

1775

PoroQUI\t.c

%

:l :1:1

~ t>:)

Scrlazlonc c costanti caratteristiche dtl p. t . nel muttari delle classi recenti (1908-190~1910) .

PERIMETRO TORACICO. -

" == 2,83 2,7:\ OHt

n H. =

1.22

Grezzo

l

.. ..

..

..

20 43 67 78 97 130 125 97

Poroquate

%

(1\

2

1020

5

..

M. ~Tr,.

..

.. ..

.. ..

4

69 73 19 30 25 14 8

Orcv.zo

.. .. .. ..

l , 96 4,22 6,57 7,65 9,51 12,75 12,25 9,61 11, 18 6,76 7,16 l, 86 2,94 2,45 l, 37 O, 78 0,49 0,39

114

+ b)"

..

2,3 3,8 5,7 7, 8 9,9

11, li

12, l 11 ,5 9,9 7,8 5, 7 3,8 2,3 l, 3 O, 7 0, 4 0,3 0,2

(li+ b)"

.. .. .. ..

O, 51 3, 72 7,61 7, 28 10, 99 9,80 11 ,83 9, 14

3 22 45 43 65 58 70 54

11, 50

68 40 53 13 19 14 16 l 5

..

l l

0,20

o, l ..

6, 77 8,96 2,20 3, 25 2,37 2, 71 O, 17 0,85 0,17 O, 17

100,00

100,00

691

100,00

..

=

3,24 = 86,40 " = K6 os, = 3,13

rv -

.. ..

Pcroqunt.c

~i>

'l ~'7

- ~o

-

l

. ,,

M.

..

.

2,6 4,0 5,6 7,7 9,5 10,8 11 ,2 10,8 9,5 7, 7 5,6 4,0 2,6 l. 6 0,9 0,6 0,5 0,3 0,2

100, ()()

..

= 86,58 a = 3,46 Ollt = 3,35

Mn• ...,. 86

, \,

.. .. .. ..

__. n.-l

--

. '"'

Grezzo

..

%

I'eroCJW\lO (11 li)"

+

..

..

l

3 21 63 146 269 289 397 421 421 315 358 222 211 61 67 51 40 12 IO

0,03 0, 12 0,62 l, 86 4, 31 7,94 8.53 11,72 12,43 12,43 9,30 10,57 6,55 6,23 1,80 l, 98

0,4 0,7 l, 4 2, 7 4,5 6, 7 9,2 11 ,4 12, 7 12,7 11 , 4

9,2 6, 7 4,5 2,7 1,4 O, 7 0,4 0,2 O, l

l , 51 l . 18

l 2

0, 36 0,30 o, 16 0,30 0,00

.. ..

3386

100,00

100, 00

5

..

M. = 85,79 a = 3,01 M0 • = 85,5 Ollt = 2,94 " .. ,. , r' "\ T O

Ao

6:0 l!:

E ...tl z

o

11:1

E ~

i3

Il>

UJ

> ""

~

'"O

Cl

o

l'l

o o


743

FORMTTLE DI NORMALITÀ FRA STATURA, P.ESO ECC.

T AB8I.LA. III.

Arma di Cavalleria (classi 1908 - 1909 - 1910) Perimetro toracleo Tabella dei valori normali e paranormall (Numero delle o88ertJazi oni 1738)

Statura (ln cm.)

Valori Valori normali Valori normali Valori normali paranormall mlolml centnU massimi minimi (io cm.) (In cm.) (lo cm.) (In cm,J

Valori paranormall m a..oslmi (In cm .)

-;-t

-:- o. 078

-:-0,090

-;- o, H' O

-:-o, uo

100 ..... .. ..... 151. .... ....... 152 ...... . . .. .. 153 .. ..... . ... . 154 . ........ . .. 155.......... .. 156 ...... . ..... 157 .. .. .. ..... . 158 .. . . ... .....

81,720 81,8 81,9 82,0 82,0 82, 1 82,2 82,3 82,3

83, OlO 83, 1 83,2 83,3 83,4 83,5 83,6 83,6 83,7

109 ...... .. ... .

82,4

83,8

160 ....... ..... 161 .... .... ... . 162 . ........... 163 .. ..... ..... 164 ....... ..... 165 .. .. ........ 166 •. .. ........ 167 ..... ....... 168 ......... ... 16?· ...... ..... 170 .... . .. . . ... 171 .... .. . ..... 172 ...... ...... 173 ............ 174 ............ 175 ........... ., 176 . . . . ...... .. 177 .. . .. ... ...• 178 . .... . ..... . 179 ...•.. . ...•• 180 ... . .. . .. ...

82,500 82,6 82,7 82, 7 82,8 82,9 83,0 83,0 83, l 83,3 83,280 83,4 83,4 83,5 83,6 83,7 83,7 83,8 83,9 84,0

83,910 84, 0 84, 1 84,2 84, 3 84,4 84,5 84,5 84,6 84,7 84,810 84, 9 85,0 85,1 85,2 85,3 85, 4 85, 4 85,5 85, 6 85,710

84,050 84,2 84,3 84,4 84,5 84,6 84, 7 84,8 84,9 85, 0 85,050 85,2 85,3 85,4 85,5 85,6 85, 7 85,8 85,9 86, 0 86,050 86,2 86,3 86,4 86, 5 86,6 86, 7 86,8 86,9 87, 0 87,000

85,090 85,2 85,3 85,4 85,5 85, 6 85,8 85,9 86,0 86,1 86,190 86,3 86, 4 86, 5 86,6 86,7 86,9 87,0 87,1 87,2 87,290 87, 4 87,5 87,6 87,7 87,8 88,0 88, 1 88,2 88,3

86,380 86,5 86,6 86,7 86,9 87,0 87, 1 87,2 87,4 87,1> 87,600 87,7 87,8 88,0 88,1 88,2 88, 3 88,5 88, 6 88,7 88,822 88,9 89, 1 89,2 89,3 89, 4 89,6 89,7 89,8 89,9

88,390

90, 042

84,000

-:-0,122


744

FORMULE DI NORMAUTÀ FRA. STATURA, PESO ECC.

PESO

6. - Seriazione e classificazione àel peso nell'Arma ài cavalleria e nelle tre .Armi insieme co·nsiàerate. - La. seriazione del peso dei soldati ùi Ca.va.lleria. (Tab. IV) e meglio il relativo diagramma. (fig. 12), dimostrano un andamento binomiale regolarissimo (specialmente per i valori superiori alla. mediana. rappresentat i nel grafico dalla. emicurva destra.), ed anche abbastanza simmetrico: indizio questo di una buona omogeneità. del gruppo come avevamo anche desunto dai rispettivi grafici della statura e del perimetro toracico. % P(l.so... <.•••"•'"'

''•u• 1908. 1P09. tttO

M

J

fri1.1~•'• delle uur.,••i•,.;

s.,.•• ",..... -

173-e

s.,..~,..,..,.!•.- .{4•ll' ( o :;;J.),07 6

.M

o,= ,.,., O)j= 1.161

M. •S$,.24

C.V.- M'l

Questa regolarità si manifesta. anche coi valori, prossimi, della media e della moda (M= 58,24; Mo =58), e col coefficiente di variabilità (6,67), se pure un po' maggiore di quelli della statura e del perimetro toraci co. In confronto col peso medio dei soldati delle tre Armi insieme considerate (kg. 61), il peso dei soldati di Cavalleria (kg. 58,24), risulta. inferiore di circa kg. 3; e inferiore in confronto al peso dei soldati di Fanteria e di Artiglieria, che sono rispettivamente superiori di kg. 6 e kg. 7. Prima di passare alla classificazione del peso nell'Arma di cavalleria e nelle tre Armi insieme considerate, giova ricordare che nei nostri studi sulla statura, sul peso e sul perimetro toracico dei soldati italiani delle classi anziane, in mancanza dei dati corrispondenti per le classi recenti ammettemmo <1>, sulla. base delle nostre formule, per queste ultime, come valori medi per la statura cm. 165,5 e per il peso kg. 61,2. Queste nostre previsioni sono state pienamente confermate da successive osservazioni dirette, giacchè nel gruppo dei soldati delle classi recenti da noi esaminati, e che ascendono a 3500 circa, è risultato precisamente la statura norma.le di cm. 165,5 (media cm. 165,3), e per il peso il valore modale di kg. 60 (media kg. 61,1). (l ) F. FRA88K1'1'0 - &pporlt fra statura, puo e perimetro~ nei 80ldaU itat«mi (Tabelle del "aleri normali e paranormall) in • Endoerlnologla e Patologia costltuzlenale •, vol. VIII (N. 8.), taae. 1, Bologna, 1988.


745

FORMULE DI NORMALITÀ FRA STATURA, PESO ECC.

Per la statura possiamo aggiungere che il valore da. noi st-abilito, trova conferma anche nella media di 499.889 militari delle classi recenti, che è risultata secondo le statistiche militari O>, di cm. 165,4, e cioè quasi uguale al valore nostro di cm. 165,5, che abbiamo dato arrotondato alla mezza unità.. Queste premesse inducono ad accordare fiducia ai risultati conseguiti nella presente Nota, anche se il numero delle osservazioni non è cospicuo come quello delle statistiche militari.' Possiamo quindi procedere ora alla classificazione senaria e trinaria del peso nei soldati di Cavalleria e nei soldati delle tre Armi insieme considerate. Seguendo lo stesso procedimento adottato per le classificazioni del perimetro toraeico, e cioè sottraendo e sommando dalla mediana i valori dello scostamento bisestilico e sestilico indicati nelle rispettive figure, risultano le seguenti ripartizioni, che diamo come provvisorie in attesa che siano confermate da un maggior numero di osservazioni. Cavalleria PESI

dn

kg.

tìno a

l

Tre Armi Insieme considero te

da

kg.

kg.

l

fino a kg.

Minimi • .. .. .... ...... .................

44

54,5

44

55

Pa.ranormali minimi .................. .

54, 5

56,5

55

57,5

N ormali minimi ...................... .

56,5

58

57,5

60

Normali massimi ..... ... ..... . .. ..... .

58

59,5

60

62,5

Para normali massimi ......... .... .... .

59,5

61,5

62, 5

65

l\fa.ssimi . ..................... .• .......

6l,5

76

65

85

Piccoli ........ ... ............. . . ...... .

44

56,5

44

57,5

Normali .............. .... .... . ..... .. .

56,5

59,5

57,5

62, 5

Grandi ........... . ............. .... .. .

59,5

76

62,5

85

7. - Valori normali e centrali, ·minimi, ?Mssi?ni e valori paranormali minimi e massimi del perimetro tomcico per ogni centi·metro ài statura nell'Ar·ma ài cavalle·ria. -Nei paragrafi precedenti abbiamo esaminato separatamente la distribuzione delle seriazioni dei tre caratteri: statura, perimetro toracico e peso. Pur essendo i risultati interessanti di per se stessi, non possono essere sufficienti per fornire un criterio rigoroso circa la robustezza e la normalità. dei diversi individui, che può soltanto risultare dal confronto, tra loro, (ld) P'. F RASSE1'1'0. - De~ le~~a !li terra sui uiot>ani naU neU'anno 1901, Roma, Ist ituto Poli· groftco e 11 o 8 tato, 1031.


TABF.LLA

PESO. -

FANTERIA (fig. 13)

ARTIGLIERIA (llg. 14)

TOTAL ~~ (llg. 15)

FnEQ U F.NZF:

FRE QU ENZE

FREQ U ~:N:I; E

F'RKQUENZE

Grezze

""

O>

Serlazlonl e costanti caratteristiche del peso nel militari delle classi recenti {1908-190!H910)

CAVALLERIA (llg. 12) CL.A:>S I

....

IV.

%

P('rO(Illl\ lo (a+ b)"

Grezze

%

P e ro•tluth·

(a+ b>"'

Grezze

%

lP~rcqtmf<~ (a + ù )"

~

:d

Grezze

l

P c rC<] ttHI O

(.. + b )

%

Il i

a:

~

... l::;j

44 4i) 46 47 48 49

l

0, 05

..

..

61 62

l 3 4 7 35 35 53 81 101 135 153 173 171 153 145 122 98

0, 05 o, 17 0, 23 0, 40 2,01 2, 01 3,34 4,66 5,81 7, 78 8, 81 9,96 9,85 8, SI 8,35 7,02 5,64

tl3

6\1

6-J

50

3.117 3.16

50

51 52 53 54

55 56 57 58 59 60

'

0,3 0, 4 0, 5 o, 7 0, 8 0,9 l, 2 1,9 2,9 4,2 5, 7 7, 2 8, 6 9, 5 9,9 9,5 8,6 7,2 5, 7

.. ..

..

2

.. O, 19

..

..

9 8 14 17 34 28 33 59 39 87 57 56

0.09 O, 19 0,49 0,88 0,78 l, 34 1,64 3,31 2, 72 3,21 5, 76 3,80 8.52 5,57 5,52

4.2

71

7. ()()

2,\)

03

r,, 23

l

2 5

0 , 02

o, ()4 0, 06 O, li o, 17 0, 27 0,41

0, 61 0,87 l , 20

.. ..

.. .. .. .. ..

.. .. ..

..

.. 2

.. ..

3 3 5 9

0,09

0,27

-lO

l, 20

l' 77

46

l ' 38 2, 13 3.06 3, tl5 5,27 5,84 6,56 7,25 6, 27 8, 19 5,90 5, 75 5, 27

2, 42 2, 83 3,60 4, 43 5,27 6, 05 6, 71 7,19 7,44 7,19 6, 71 6, 05 5,27

d

..

.. .. O, 7 0, 8 0, 9 1, 0 l,2 1,0 2,0 2,6 3, 5 4, 3 5,3 6, l lì, ~~

102 122 176 195 219 242 209 273 197 192 176

7 !l

ld.1

2, 13 2, 72 3,36 4,05 4,73 6,37

7 4 7 14 13 12 17 40

5,94

JS

6,37

38

6, (15 t\ . 7:.

3(1 .!C l

A lU

l , 63

.. ..

0, 13 0,22 0,36 0.00 O, t-15 J ' 25

l

.. .. 0, 34 0, 85 1.19 0, 68 l , 19 2,39 2,22 2,05 2,90 6,83 3, 07 6, 48 6. 14

5

..

7l

0, 03

..

0 , 09 0, 15

A(\

.... .,

z

o

~

il:

~

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j ...M Ul

o

M

o

o


.

tltf

;!Il

l 'O()

' .,

61

23 12 12 16 4

1, 32

0,9

0 ,69

0,8 0,7 0.5 0,4 0, 3 0.2

49 25 39 25 33

o, l

13

GS 69 70 71 72 73 74 75 76 77

4

0,05 0,05

l l

..

.. ..

..

80

..

81 82 83

.. .. .. .. ..

85

.. ..

.. ..

78 79

84

0,69 0, 92 0, 23 0,23

.. ..

..

.. ..

.. ..

..

"' 55

'

fi.37 4,77 2,43 3,80 2, 43 3,21 l ' 93 l , 24 l, 04 l, 34 0, 78 o, 78 0,29 0,78 0, 09 0, 09 0,09 0,29 0,09

20

.. ..

14

..

8

.. .. .. .. .. .. .. ..

8 3 8

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11

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5,04

35

u, u;

6,9

111

5,37 4, 73 4.05 3,36 2, 72 2, 13 l, 63 1, 20 0,87 0,61 0,41 0,27 0, 17

48

8, 19

41

7,00 8, 19 2,39 2,73 1,71 2,05 l , 37 l , 19 o, 17 0,51 0, 34 0, 34 o. 17 0,17

109 78 103 43 43 29 26 20 22 9

.. ..

6, l 5,3 4, 3 3,5 2, 6 2,0 1, 6 1.2 l, o 0,9 0,8 o, 7 0,11 0.5 0,4 0,3 0,2

0,17

o, l

3 2

100,00

3338

48 14 16 IO 12 8 7 l

3 2 2

o. Il

l

0,06 0,04 0,02

1

..

.. .. 1

...-- :-r:-::"1"" ,.:....

-. "·.

3,32 3,27 2,34 3,09 l, 29 l, 29 0,84 o, 78 0,60 0,66 0,27 0,33 0,15 0,30 0,06 0,06 0,03 0,09 0,06

2, 42

100,00

11 (j

IO 2 2 l

l' 77

l , 25 0,85 0,56 o, 36 0,22 0,13 0 , 07 0, 04.

.. .. .. ..

.. .. .. .. ..

.., ~

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9

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o

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(J]

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"

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1738

100,00

100, 00

586

100,00

1014

100,00

(J)

JOO,OO

o

t'l

o

o

5,92

M. = 65,26

a

Mo. = 64

aa2 =

5,72

?tfo, = 65

aa1 =

4,73

Mo. = 60

aa, =

5,18

C.V. =

aB1 =

2,55

c.v. =

aB! =

2, 11

c.v.= 8,93

aBj =

2,31

3,87

M.

Mo. = 58

aa2 =

3,74

c.v. =

C181

= 58,24 6,67

a

= 1,67

=

64,002 9,25

a

7,54

= 4,90

M. = 61,095 a = 5,36

=

=

M.

_.

.... ~


748

J'OBKULE DI NOBIIU.LITÀ F&A STATU'R.A._, PESO ECO.

~

Nu,.~• 4dt ....,...._;....r

P•so. r•""""•·'•"•"•,.... At'fif'o•,.J•

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, 60

Ftc. 13.

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Peso. ~M.,.l., (.1.~ $·

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1910

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64

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M . a 63,U (.1(= 7.54

---~·

63

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62.

6~

rtc. 15.

J

,


FORMULE DI NOBMAUTÀ FBA STATURA. PESO E CC .

749

di questi tre caratteri fondamentali insieme considerati per lo steS$0 individuo. Riteniamo perciò più che utile, necessario, dare per ogni centimetro di statura, insieme coi valori medi centrali perequati del perimetro toracico, anche i valori normali minimi e massimi ed i valori pa.ranor· mali minimi e massimi, pure perequati. Per la perequazione d ei valori centrali sono stati utilizzati i valori grezzi corrispondenti al gruppo di stature centrali, dalla statura di cm. 160 a quella di cm. 170 (Specchietto N. 2). D ato l'andamento lineare di tali valori abbiamo proceduto alla pere· quazione r ettilinea mediante una speciale formula (vedi appresso). Abbiamo in seguito, e soltanto per le stature centrali da cm. 162 7170, d eterminati, nelle rispettive seriazioni del perimetro toracico a mezzo degli scostamenti sestilici e bisestilici, i valori normali minimi e massimi ed i valori pal·anormali minimi e massimi a partire dai valori normali centrali precedentemente perequati. Da ultimo, mediante l'uso di determinate E-quazioni, abbiamo proceduto alla perequazione lineare, eli tutti questi valori grezzi considerat i separatamente in ciascuno dei quattro gruppi. Le cinque equazioni lineari rappresentate nel grafico dalle ret te a, b, c, d, e (fig. 11), ci sono servite per calcolare t utti i valori corrispondenti alle stature comprese fra cm. 150 e cm. 180, come risultano nello Specchietto N. 3. 175

o

b

o

o o o

l l l l

170

l

o

c d e •• •' ••

• ••

o

.

'

o l

160 166

l

104

162 100 l

l

• •o• o •• o • o ••• ooo oo o •

.

o o o o l l

o

l

l

o

00

6a

l

04

06

Ji'lg. 11~

S-

Giornale di medicina mtlita-re.

00

90


750

FORMULE DI NORMAUTÀ FRA STATURA, PESO ECC. SPECCHIETTO N. 2,

Dati perequatl e grezzi dei valori nonnall e paranonnalf del perimetro toraclco corrispondenti ad un gruppo centrale di stature

(Tra parentesi i dati grezzi) St atura (In cm.)

o 160 ............

VA.lorl Valori Valori normali Valori normali Val ori normali pamnorrnall para normali minimi oentrall ma.ealm.l minimi mOoBSimi (in cm.) (in cm.) (in cm.) (in cm.) (in cm.) 2 3 4 6 l

..

..

85,050

..

..

..

..

(85, 050) 161. •. .. . ......

..

..

85, 150 (84, 430)

162 ...•.. .. ....

163 . .. ........ .

164 ...• .•. .•.. •

165 ... . . .. .. . ..

166 ... ••. ... ...

167 . . . . ........

168 ...•• •.• ••••

169 ...•... • ....

170 .....• .•... .

82,740

84,330

85,250

86,570

87,76 l

(82, 656)

(84, 090)

(85, 230)

(86, 410)

(87, 844)

82,660

84,150

85,350

86,550

88,040

(82,734)

(84, 180)

(85, 330)

(86, 520)

(87' 966)

82,810

84,270

85,450

86,630

88,090

(82,810)

(84,270)

(84, 950)

(86, 630)

(88, 090)

82,820

84,330

85,550

86,770

88,280

(82,880)

(84, 360)

(85, 350)

(86, 740)

(88, 212)

83,010

84,470

85,650

86,830

88,290

(82, 958)

(84,450)

(85, 630)

(86, 850)

(88, 334)

83, 110

84, 570

85,750

86, 930

88,390

(83, 036)

(84, 540)

(8fi, 730)

(86, 960

(88, 456)

83,160

84,650

85,850

87,050

88,540

(83, 114)

(84, 630)

(85, 560)

(87, 070)

(88,578)

83, 350

84,790

85,950

87, 110

88,550

(83, 192)

(84, 720)

(85, 950)

(87' 180)

(88, 700)

83,280

84,810

86,050

87, 290

88,820

(83, 280)

(84, 810)

(85, 550)

(87, 290)

(88, 822)


FOlt~IULE Dl :!'OR:'>!AI.IT.~ FRA STATClU, l'ESO ECC.

la l

Essi sono stati rica,·ati tlalla bt·n nota equazione lin1~are della t'etra. y-y,=:t:-x, Y t - Yt Xt- x,

nel SE>gurnte modo p<'r

emque ca;;J.

1o Caso: Equa,zione p<'r hL pPreqJHtzionP dPi \ a.lori grezzi pa.raoormali minimi (rolonoa. l dPila Tab. III t> retta <t df'lla fig. 11).

Facendo: ::r1 =

t·m. 164; x~= cm. l'iO; y 1 =cm. 82,810 ; Y! =ero. 83,280

e sostituPndo nella citata Pquazione genrra.lr rlE.·lla rHta questi valori di Xu x 2 , y 1 , y 2 , abbiamo:

11 -82,810 x -164 0,470 6

y - 82,810 =

[l)

0,470 (x- 164) 6

[2)

y - S2,810 = 0,0783 x- 12,8413

[3)

y = 0,0783 x + 69,963

[4)

Sostituendo in [ 4] ad y il vu.lore pamnormale minimo del perimetro toracioo, misurato in cent,i metri, che indicheremo con t/', e ad x il valore, pure misurato in centimetri, della sta.tura, che chiameremo con S , si ha la formula generale: t" 1 = cm. 0,0783 S

+ 69,963

(5]

che rappresenta dunque il valore paranormale mtntmo del perimetro toracico, per ogni centimetro di statura, nei soldati di Cavalleria da noi esaminati. Dal coefficiente di Sin [5] si deduce che i perimetri toracici paranormali minimi si seguono con mgione di cm. 0,078, per ogni centimetro di statura, come dimostra la colonna l della Tab. III e la retta a della fig. 11. 2o Caso: Equazione per la perequazione dei valori grezzi normali

minimi (colonna 2 della, Tab. III, e retta b della fig. 11). Facendo: x l = cm. l64; x 2 =cm. 170; y 1 =cm. 84.27;

y 2 =cm. 84,81


752

FOR~f t:l.E Df ~O R~fALJT.\ FR .'\. STATL" R ~. PF:SO E CC.

l' sost.itw·ndo

nt·lla citara equazion«:> generale tldla retta questi \·alori di

.t' 11 x 2 ,

y 1• y 2 , ahbiamo: y - R4,27 _ x - 16-l0,54

y - 84,2i =

-

6

0.54 (x 6

HH)

~l]

[ :)' -J

y - S4,2i = 0,09 x - 14,76

(3]

y = 0,09 x + 69,51

[4

Sostitut•ntlo in (4) :ul ,11 il valorl' normate minimo del perimetro tora<·ico, misurato in ceutinwtri. che chiameremo con t 1 ', e ad xii valore, pure misurato in cf:'ntim<'tri, ùt' lla statura, che chiameremo con S, si ha la formula genrral!': t 1' = r m. 0.09 S + 69,51

[5]

cbe rappresenta precL-;ameute il valore normale mmtmo del perimetro toracico, per ogni centimet-ro di sta.tura, nei soldati di Cavalleria da noi <'Saminat i. Dal cocftìcieute di S in (5] si deduce che i perimetri toracici normali minimi si seguono con rag ione di 0,09 per ogni centimetro di statura, come dimostra la colonna 3 dt>lla Tab. III e la rett a b della fig. 11. 30 Caflo: Equazlou(' per la perequazione d ei valori grezzi normali centrali (colonna 3 della Tab. III e retta b della fig. 11).

Facendo: x 1 =cm. 160; xt =cm. 169; y1 = om. 85,05; y 2 = cm. 85,95

e sostituendo nella citata equazione generale d ella, retta i ..-alori di x 11 x 2 , y 1 , y 2 , abbiamo: y -

85,05 x -160 9 0,90

[l)

0,90 { x - 160) 9

[2]

y - 85,05 = 0,10 ( x - 160)

(3~

y = 0,10 x + 69,05

[4]

y - 85,05 =

Sostituendo in [ 4] il valore normale centrale, misurato in centimc•tri. che indicheremo con t 0 , e ad x il valore, pure misurato in centimetri, della statura, che chiameremo con S, si ha la formtùa generale: t 0 = crn. 0,10 S

+ 69,05

[5

che rappresenta dunque il valore normale centrale del perimetro toracico, per ogni centimetro di statura, nei soldati di Cavalleria da noi esaminati.


FllH\1\·t.E DI ::-OR~lALIT.~ FR .-\ $TATCHA, l'ESI) ECC .

753

Da.! coPtlìc.:il'nte di S in [5] si deduce che i perimetri toraci<:i normali Cl'ntndi si S~>guouo con ragione di cm . 0.10 JWr ogni <:entimctro di stt'ttura., come dimo;;tra la. colonna 3 d Plla Tab. III e la retta c della fig. 11. .J:O oc~so: Equazione PN ]a perequazione dE'i valori grezzi normali

ma.ssimi (colonna 4 della Tab. III e retta cl della fig. 11). Facenclo: x 1 =cm. 164; x 2 = cm. 170 ; y 1 =cm. 186,63; y 2 =cm. 87,29

e procedendo come nel J o caso, abbiamo: ?/ -

86,63 - x - 164 0,66 6

y - 86,63 =

0,66 (x 6

l64)

[l]

[2]

y - 86,63 = 0, 11 (x- 164)

[3]

y = 0,11 x + 68,59

l4)

Sostituendo in [.J:] ad y il valore normale massimo dd perimetro toracico, misurato in centimetri, che indich<'r<'mo con t 2 ', e ad x il valore, pure misurato in centimetri, della statura che chianwremo con S, si ha la formula generale: 12 ' = cm. O,llfS

+ 68,59

(5)

che rappresenta appunto H valore paranormale nHmmo del perimetro toracico nei soldati di Ca,valleria da noi esaminat.i. D al coefficiente di S in (5] si deduce che i perimC>tri toracici normali massimi si seguono con ra.gione di cm. 0,11 per ogni centimet ro di statura, come dimostra la colonna 4 d ella Tab. III e la retta (l della fig. 11. 5° Caso: Equazione per la perequazione dei Talori gr ezzi paranormali massimi (colonna 5 della 1'ab. III e retta. e d ella fig. 11). Facendo: x 1 = cm. 164; x 2 =

c> m. 1iO; !h = cm. 88,09; y 2 = cm. 88,82

e procedendo come nel l o caso, abbiamo: y - 88,09 _ :r - 164 0,73 fj

y - 88,09 =

0.73 ( x - 164) 6

[l]

[2]

!J- SS.09 = O, 1217 x + 6',137

[3]

!J = 0,1217 x + 68,137

[4]

~ostitt~endo in [*]ad .IJ il valore paranorma.le massimo del perimetro toractco, rntsurato in centirnt:tri, che indi(·hen•mo con t 2" , e a.d x il valorE>,


754

FOR~10LE D( NORMALITÀ. FRA STATURA. PESO ECC.

pure misurato in centimetri, dt·lla st,ttura, eh(chiameremo con .S, si ha. la formula generale: t"~ = cm. 0,1217 S

+ 68,137

[5]

che nei soldati di Ca,valleria da noi esaminati, rappresenta appunto il valore paranormale massimo del perimetro toracico, per ogni centimetro di statura. Dal coefficiente di S in [5] si deduce che i perimetri toracici paranormali ma.s simi si seguono con r agione di cm. 0,12 per ogni centimetro di statura, come dimostra. la colonna 5 della Tab. III, e la retta e della fig. 11. Riassumendo: le cinque formule relative ai valori centrali normali, ai valori normali minimi e massimi e ai valori paranormali minimi e massimi, risul tano. ordinati secondo il valore crescente della ragione, le seguenti:

t/'= cm. 0,\1783 S + 69,963 t 1' = 10

cm. 0,09 S + 69,51

= cm. 0,10 S + 69,05

+ 68,59 t~" = cm. 0,1217 S + 68,137 t~' = cm. 0, 11 S

Le suddette cinque equazioni si possono riassumere nell'unicaseguente: t= (0,10 + 0,01 ± 0,0117) s + 69,05 ± 0,46 + 0,453

nella quale sono indicate t utte le costanti rela.t ive ai valori normali ceu· trali (prima costante, entro parentesi e fuori); ai valori normali minimi e massimi (seconde costanti, entro e fuori parentesi); ai va.lori paranormali minimo e massimo (terze costa.nti, entro e fuori pa.rentesi). Conoscendo già le cinque formule dei suddetti valori non è necessario ricorrere a quest'unica formula. Per le es·igen::e pratiche 1>oi, mrglio delle formule, valgono i valo·r i della Tab. III nella q~tale, per ogni centimetro di statura, sono rip01·tati t1dti q1lei valori del perimet1·o tomcioo e del peso che a noi occorre cenoscere per il giudizio di rob"stez.: a e di idoneità alle m·mi.

8. - Valori ?U>nnali centrali: normali ·minimi e masstmt, e paranor· mali m.inimi e massi,m i del 1-1e.qo pr:r ogni centimetro di stat1tra nell'Anna di CavalLeria. - Annlogamt-ntP a quanto abbiamo fatto per il perimetro toracico, diamo a.nchc per il peso, i valori perequati non solamente d<>i ùa.t,i grezzi rela.t ivi ai valori nMmali centrali, ma anche di quelli relati vi ai valori normali minimi e massimi e ai valori paranormali mitùmi e massimi. Per la pet·equazione dei nl.lori normali e centrali sono stati utilizz:lti i valori grezzi corrispondenti al gruppo di stature medie da cm. 163 a cm . 170 (Specchietto n. 3). Dato l'andamento linea.re dei detti valori


755

F!lR:\fU"I .}; DI 1\0RMAI..ITÀ l'RA STATURA, PESO ECC .

x. 3.

SP.I!:CCHIETI'O

Dati perequatl e grezzi del valori normali e paranormali del peso corrispondenti ad un gruppo centrale di stature. (Tra parente$i i dati grezzi) Statura (in cm.)

16:2 ............

163 . ...........

164 . ..•........

165 ............

166 .. .. ... . ....

167 ............

1 68 .......... . .

169 ............

170 ............

171. ...... . ....

Valori paranorxua.LI minimi (in kg.\

Valori nonna!! Valori normali Valori nonnall Valori paranormali minimi centraU massimi massimi (In kg.) (in kg. ) (In kg.) (In q.)

54, 148

55, 708

56,968

58,228

59, 788

(54, 180)

(55, 740)

(56, 530)

(58, 240)

(59, 820)

54,491

56,051

57, 311

58,571

60,131

(54, 493)

(56, 053)

(57, 311)

(58, 573)

60,133

54,48-1

56,234

57,654

59,074

60,824

(53, 860)

(55,610)

(57, 030)

(58, 450)

(60, 200)

54,387

56,387

57,997

59,607

61,607

(54, 520)

(56, 520)

(58, 130)

(59, 740)

(61, 740)

54,890

56,800

58,340

59,880

61,790

(54, 910)

(56,820)

(58, 360)

(59, 900)

(61, 810)

55, 073

57, 073

58,683

60,293

62,293

(55, 040)

(57,040)

(58, 650)

(60, 260)

(62, 260)

&6, 206

57,766

59,026

60,286

61,846

(55, 760)

(57,320)

(58, 580)

(60, 840)

(61, -100)

56,089

57,909

59,369

60,829

62,6-19

(57, 100)

(58, 920)

(60, 190)

(61, 840)

(63, 660)

55,940

58,020

59,712

61,400

63,480

(55, 940)

(58,020)

(59, 711)

(61, 400)

(63, 480)

56,315

58,385

GO, 055

61,725

63, 795

(56, 270)

(58, 340)

(60, 010)

(61, 680

(63, 750)


756

FOllllULE DI NOIDIALITÀ FRA STATU"RA, PESO ECC.

grezzi si è proceduto alla perequazione rettilinea mediante una speciale formula. In sèguito, per tutte le stature da cm. 162 a cm. 170, abbiamo determinato, nelle rispettive seria.zioni del peso, e sempre a mezzo degli scostamenti sestilici e bisestilici, i valori grezzi normali minimi e massimi, e paranormali minimi e massimi, a partire dai valori normali centrali precedentemente perequati. Infine, ancora mediante l'uso di determinate equazioni, abbiamo proceduto alla perequaziooe lineare di tutti i suddetti valori grezzi considerati separatameote io ciascuno dei quattro gruppi.

Le cinque equazioni lineari, rappresentate nel grafico delle rette a, b, c, à, e (fig. 16), ci sono servite per calcolare tutti i valori del peso corrispondenti alle stature compresi tra i cm. 160 e cm. 170 come risulta dalla Tab. V. Esse sono state tutte ricavate dall'equazione generale della retta per i cinque casi nel modo seguente: Y- Y1 = x-x1 Y2- Y 1

X2 -

X1

l ° Caso: Equazione per la perequazione dei valori grezzi para.normali minimi (colonna l della Tab. V, e retta a della fig. 16).

Facendo: x 1 =cm. 62; x 2 = cm. 167; Y! = kg. 54,148; y 2 = kg. ;55,708

e sostituendo nella citata equazione generale della retta questi valori <li :.tll x2, Y1• !h, abbiamo:


FOR:\f t: LE DI S()R)fA LIT.~ }' IlA STATl;RA, PRSO E CC .

?l -

54. 148 0,9:?5

11-54 148 = ol •

162

:t: -

5

0,9:?5 (r - 162) o-

757 (l)

[2]

y - 54.148 = 0,185 x - 29,970

[3]

y = 0, 185 x ..L 24, 178

[4)

Sostituendo in (.j.] a.d y il valore paranormale minimo d el peso, misura.to in chilogrammi, che indicht>remo con P t", e ad x il valore, misurato in centimetri, d('lla, statura, cbe indicheremo con S, si ha la formula genc>ra.l(': P 1" = kg. 0,185 S + 24,178

[5]

C'he rappresenta il valore paranormale minimo del peso, per ogni centimetro di st <~.tura., nei soldati di Cavalleria da noi esaminati. Dal coefficiente di S in [5] si d erlnce che i pesi paranormali minimi si seguono con ragione di kg. 0,185 per ogni centimetro di statura, come dimostra la colonna l d ella Tab. V e la retta a della fig. 16.

zo Caso: Equazione per la perequazione dei valori greggi normali minimi (colonna 2 della Tab. V e retta b d ella fig. 16). Facendo: x 1 =cm. 162; x 2 = cm. 167; y 1 = kg. 55,708; y 2 = kg. 57,073

e sostituendo nella citata equazione generale della retta questi valori di x 11 x 2 , y 11 y 2 , abbiamo: y - 55.708 x - 162 1,365 5 1,365 (a: - 162) y-55,708 = 5

-

y-

as:;os = o ,273 x + 11,482 y = 0,273 .c + 11,482

[l) [2) f3] (4]

Sostituendo in [4] ad y iL va,lore normale minimo del peso, indicato in chilogrammi, che chiameremo con P 1' , e ad x il valore, misurato in centimetri, della st.atura, che cl1iameremo con S, si ha la formula generale : P 1' = kg . 0.273 S

+ 11,482

[5)

che rappresenta il valore normale minimo del peso, per ogni centimetro di stat ura, nei soldati di Cavalier i~~ da noi esaminati. Dal coefficient.e eli S in [5] si deduce che i pesi nor mali minimi si seguono con ragione di kg. 0,273 per ogni centimetro di statura, come dimostra la colonna 2 d ella Tab. V e la retta b della fig. 16. 3° Caso: Equazione per la. perequa.zione dei valori grezzi normali centrali del peso (colonna 3 della Tnb . V, e retta c della fig. 16).


758

F ORl-ITT. E DI NORMAJ. I'rÀ FRA STATt:R.-\, l'E SO ECC.

Fa.ceodo: x 1 = cm. 163; x 2 = c m. l iO; y 1 = kg. 57,313; y 2 = kg. 59,711 E' sostitu€'ndo nc·lla. citata E'quazione g~>ot>rale dt'lla n >tta

questi valori di

a· 1 , x2 , y 11 y 2 , a.bbiamo: ~- Jti3

,, _ 57.313

2 .398

=

[l)

57' 3 l 3 =

2,398 (~ - 163 1 -l

[2)

y - 57,3 13 = 0,343 x - 55.909

l3J

y = 0,343 x+ 1,404

[4)

?l -

Sostituenrlo in r-t.J ad y il valore normale CE-ntrale del peso, che chiameremo con P 0 e inrlicberemo in chilogrammi, e ad x il valore misurato in ccntiml'tri ùella statura, che chiameremo con S, si ha la formula generale: p o = kg. 0,34-3 s + 1,404

[5)

che ntppresenta il \·alorc normale centrale del peso, per ogni centimetro di sta.tura, n1•i soldati di Cavalleria da noi csamina.t i. D al coPfficiente di Sin [5) si deduce che questi valori normali centrali dPl peso si lWgunno con ragionp di kg. 0 ,343 pt>-r ogni eent imetro di Rt:litnra,

come dimostra la colonna. 3 della. Ta.b . V e li'li retta c della fig. 16. 40 Caso: Equazione per la perequazione dei valori grezzi normali massimi (colonna 4 della Tab. V, e retta d della fig. 16). FacPndo:

y 1 = cm . 16:2; x 2 = cm. 167; y 1 = kg. 58,228; Yz = l,g. 60,293

e sostituendo 1wlla citata equazione generale della retta questi valori di x 11 x 2 , Yt• y 2 • }\bbiamo: ?l- ;)8.228

2,065

-

162

x 5

[l)

2,065 (x -162\ 5

[2)

y - 58,228 = 0,413 x - 66,906

[3]

y = 0,413 x - 8,678

(4]

?l- 58,228 =

Sostituendo in (4.-) ad y il valore normale massimo del peso, indicato in chilogra.mmi, che chiameremo con P 2', e ad x il valore misurato in centimetri della stat ura. che chiameremo con S, si ha la formula generale:

P'.= kg. 0,413 s -8,618

(5]

che rappresenta il Yalore normale massimo del peso, per ogni centimetro di statura., nei soldati di Cavalleria da noi esaminati.


FORMUl. E DI NORMAl.lTÀ FRA STATURA, PESO ECC.

i 59

D al co<·fficientc di 8 in L5J si ùt>cluce che i pesi normali massimi s1 srguono con ragione di kg. 0,413 per ogni ct•ntimetro di statura, come dimostra la colonna 4 della Tab. V e la rt>tta o della fig. 16. 5o Ca8o: Equazionr per la pcrequaziont' dei valori grezzi paranormali massimi (colonna 5 della Tab. V e retta e della fig. 16).

Facendo: :t1 =cm. 162; x~= cm. 167; y 1 =

kf!. 59,788; y 2 = kg . 62,293

e sostituendo nella citata. equa.zione generica dl·lla retta i >alori x 11 x 2 ,

y 1 , y 2 , abbiamo:

y - 59.7H8 x - 16:.? 2,505 = 5 2,505 (x- 162) oy - 59,788 = 0,501 x - 81.162 y - 59.788 =

y = 0,501 x - 21,374

l l] l:!] l3] (4)

Sostituendo in [4] ad yil valore paranorm1tle massimo del pN;o, calcolato in chilogrammi, che indicheremo con P 2" c ad x il valore, misura.to in centimetri, della sta.tura, cb e cbiamE>n•mo con S, si ha la [or m ula gen erale: P 2" = kg.0,501S-21,374

[5]

cùe rappres~nta a.ppunto il va.lore paranormale massimo del peso , per ogni centimetro di stat.ura, n ei soldati di Cavalleria d a noi esaminati. Dal coefficientr di 8 in [5] si deduce che i pesi paranormali massimi si seguono con rHgione di kg. 0,501 per ogni centimetro di statura, come dimostra la colonna 5 della Tab. V e la retta e della fig. 16. Riassumendo: le cinque formule relative ai valori centrali normali, ai valori normali minimi e massimi r ai valori paranormali minimi e massimi, risultano, ordinati secondo il valore crE>scente rlella ragione: le seguenti:

+

P 1" = kg.O,l85S 24,178 P 1' = kg. 0,273 S + 11,482 P 0 = kg. 0,343 S + 1,404 P 2' = kg. 0,413 S - 8,678 p2·· = J.(g. 0,501 s- 21,374

Anche queste cinque equazioni del peso possono riassumersi in una

uniea equazion<', analogamente a.lle cinque equazioni del perimetro toraeico. CHIUSA Lo nostre formule, e più ancora le nostre tabell e, ci permettono dunque di precisare facilmente e rapidamente so nel giovane ventenne italia.uo i dati del perimetro toracico e del peso corrispondono alla sua effettiva statura, o di quanto se ne allontanano; ed in quest"ultimo caso se lo seo-


i 6~

~t.am~nto dt•lla norma sia o no compatibile con la normalità o parauorma-

Utà e quindi con la robnstezza tìsica e con la salu te.

Ciò in particolare abbiamo ottenuto, secondo quanto ci eravamo proposti, per i soldati dell'Arma di cavalleria e per i soldati delle tre Armi (Cavall eria., F anteria. e Artiglieria) insieme considerati. S u~TO. Sui dnti r e lati,·i alla s tat ura, al p li'rimetro toracico ed al pei'o di 3386 ,;oldati itahani d..Ile c la,;si H)US- 09- 10 d e l Corpo d'Armata. di Bologna, appartt·nent i a varie regioni, sono state d eterminate le formule di n ormalità e di para normalità che legftno fra loro la statura, il p eso e il p erimetro toracico, sia consick·rati nel loro iusieme, s ia per ogni centimetro di statura. In speciali tabe lle sono stn.t i rias.«unti tutti i valori che consentono di pote r !):indicare facilme nte e r apidamente, se in un g iovane ventenne italiano i dati del s uo perimet ro tor a cico e d e l s uo p e;:o corrispondano o no alla sua effetti\"l\ st-atura; e , n el caso che n on vi corrispondano, se lo scosta.mento d ella norma sia o no compatibile con la normalità o pa.ro.normalità. e quindi con la salute e la robust('ZZ!1 fisi<'a.

SPIEGAZIONE DELLE FIGURE. Fig. I. Fig. 2. Fig. 3. Fig. 4. Fig. 5. Fig. 6. Fig. 7. Fig. S. Fig. 9. Fig. 10. Fig. Il. -

Statura de i sold~tti di Ca\'aUcrio.. (Uni tà: il centime t.ro- 8<'-ala l 7 4 ). Statura dci soldati di Fanteria, Cavalleria, A1 tiglieria. (Unità.: il centimf'tl o - S<'.ala l 7 4). Statura d e i solda ti di Fante ria. (Unità: il centim~tro - Scala l 7 4). Statura d·~i soldati di Artiglieria. (Unità: il centimetro- Scala l 7 4). Statura: poligoni binomiali t e orici pl"l' i Lancieri e CavalleggE-ri. (Unità: il centimetro - Scala l 7 4). Come figura 5. (Unità: il centimetro - Scala l 7 4). P c r·imf' t,ro toraeico dei soldati di Cavalleria. (Unità.: il centimetr·oScala l 7 4). P erimetro toracico dei soldati di Fante ria, Cavalleria, Art.ig lieria. (Gnità: il centimetro - Sca.la l -;.- 4). P e r im etro torac ico dei soldati di Fanteria. (Unità: il centimetro Scala l 7 4). P erime tro toraeico d ei soldati di ArtigliE-ria. (Unità: il cen timetro Scala l + 4 ). P e re qnazione li n e'are d ei valo1 i d ol perimetl'O toracico .secondo la cla.ssificaziont} own a ria. (Unità: il Cl\ntime tt-o - Scala l -;.- 4).

P eso de i soldati di Cavallerin. (Unità: il centimEitro - Sc:ala l 7 4). P eso cl€-i soldati di Fante ria, CavaJJeria, Artiglieria. (Unità: il centim~ tro - Scula l 7 4). Fig. 14. - P eso d e'i soldati di F tmte1·ia. (Unità: il centimetro - Scala l + 4). Fig. 15.- P eso de i soldati d i Ar-tiglie ria. (Unità: il centim etJo - Scala 1 + -l). F ig. 16. - P erequ a zione IinE•aro de i valori d el p eso secondo la classificazione senaria. (C nità: il cent.imctro - Scala l+ 4). Fig. 12. Fig. 13. -


OSPEDALE MTLlTARE DI CAGLTARI

SULLA BIOLOGIA DEI PARASSITI DELLA MALARIA P mf. Paolo Romby, tenente colonne llo mcdieo

L'adozione dei metoùi di colorazione vitale ha reso possibil e una sic·tu·a conosc<'nza dt>lla struttma degli elementi morfo logic:i ùel sa ngue. I lavori di I srael e Pappenheim, di Giglio-Tos, di : uaximow, di F oà, ù i Bidone e Gardini, di Guarnieri e Daddi, di Poggi, di Biffi, di Negri, e iu partieolar modo, quelli classici di Cesaris DPmel e di Biondi, hanno n·<·ato molta luce sulla natma e sul significato delle sostanze cromatolìh·, endol{lobulari, d('gli eritrociti. l tuetodi di eoloraziono vita.Ie praticati da questi valenti autm·i, diffc·riscono sensibilnwnte: fra tutti, certamente, il metodo di Cesaris Demel, è quello che permette di realizzare una rapida e completa differenziazione ùelle sostanze cromatofile enrloglobulari, in guisa rla porne in e>idenza i più fini dettagli. Il metodo di Ccsaris Demd si basa su l contatto diretto del colorante, allo stato secco, con la goccia di sangue. Il coloro.nte è il Brilln.ntluesylblo.u, in soluzione ttlcoolioo. all'l %. Per l' allestimento dei preparati è necessario proc1•dero nel modo s<'guente. Su vetrini porta oggetti ben puliti e riscaldati l<'gg<>rmente alla fiamm a, si pratica uno striscio di brillantkresylblau, portando su di essi rapidamente una bacchetta di ·vetro immersa nella soluzione del colorante. L'alcool della. soluzione evapora subito e sul vetrino rimane un velo sottile e uniforme di colore. Si depone quindi sul vetrino, così preparato, uu copri-oggetti con una piccola e r egolare goccia di sangue, prelevata con i noti accorgimenti, ad evitare che gli eritrociti possano subire mod.ificazioui nèlla forma e nel volum e e altera.zioni nel contenuto, per fatti di attrizione e di contusione, determinati da inopportune compressioni stilla parte da cui si preleva il sangu e. Deposto il vetrino sul porta-ogget ti, fa d 'uopo esercitare una delicata compressione per rendere uniforme lo straterello di sangue. Nei preparati cosi allestiti, gli eritrociti normali appaiono con la loro tinta giallastra caratteristica, su un fondo incolore; in alcuni eritrociti si osservano particolari formazioni, che sono state descritte mirabilmente da Cesaris Demel e distinte in due sostanze: l 'una filamentosa, ortocromatica, colorata in azzurro; l'altra granulare, globosa, rnetacromatica, che assume un colore rosso viola, e animata, come il Cesaris D emel intravide e il Biondi più dettagliatamente descrisse, da movimenti browniani. Sono queste due formazioni croma.tofìle endoglobulari, designate come le sostanze A e H di Cesaris Demel. Il numero degli eritrociti contenenti queste sostanze cromatofile, nel sangue u mano di soggetti adulti e sani, è sempre molto limitato. Certa-


i62

SIJJ,LA BIOLOGI.<\ DEI PAJlASSITl DEI.. I. A MALARIA

mente fra le due sostanze, quella reticolo -filamentosa, si osserva con piit frequenza. Nel sangue di soggetti giovani nei quali i processi emopoietici sono molto attivi, le due sostanze cromatofile sono largamente rappresentate, ma sempre ha la prevalenza la sostanza reticolo-filamentosa. Nel sangue di soggetti in preda a fatti anemici, le sostanze cromatofile variano in senso quantitativo, non solo assoluto, ma anche relativo. Si ha in altri termini, un aumento considerevole del numero degli eritrociti, contenenti le so:;tanze cromatofìle, nonchè in aumento della quantità. delle medesime, contenute nei singoli eritrociti. M:a possono osservarsi anche notevoli variazioni quantitative a carico delle due sostanzf'l eromatofile, entro i singoli eritrociti ed aversi persino un contenuto a.bbondante e talora esclusivo, di sostanza granulare, globosa, metacromatica. (Reazione metacromatica di Oesaris Demel). Tralascio di riportare gli autorevoli pareri emessi, circa la natura ed il significato di queste sostanze cromatofile. Mi è necessario invece ricordare quanto, sulle medesime sostanze, ha potuto accertare il chiarissimo prof. Biondi. Questo A. è riuscito a dimostrare con un suo metodo di colorazione, che i globuli rossi policromatofìli nei preparati fissati, non sono altro che le emazie, che nei preparati vitali, mostrano di possedere le sostanze A e B di Oesaris Demel. Nei preparati trattati col metodo Biondi, gli eritrociti presentano delle formazioni colorate in azzurro, molto simili per le apparenze a quelle determinate dalla sostanza reticolo-filamentosa, nei preparati vitali.

Nei preparati vita.li allestiti col brillantkresylblau, si osservano inoltre, molto evidenti, le piastrine ed i leucociti, differenziati sensibilmente nelle tinte del nucleo e del citoplasma, non solo, ma con le granulazioni colorate in modo diverso, sì da permetterne il riconoscimento. Ho avuto la possibilità di compiere molte e laboriose osservazioni su sangue di soggetti in preda a fatti anemici di natura varia, su sangue prelevato da placente, come su mestrui tolti da animali, intossicati in vario modo, con la somministrazione di sali di piombo, di anilina, d i nitrobenzene, ed ho potuto cosl notare le più diverse apparenze assunte dalla sostanza reticolo-:fìlamentosa. Talora questa sostanza cromatofila è costituita da esili filamenti a decorso irregolare, spesso con diramazioni dentritiche: talora questi filamenti sono distribuiti irregolarmente, a raggiera verso la periferia del globulo rosso ; talora S·ono disposti si da formare un intreccio delicato, più fitto nella porzione centrale. n riconoscimento della sostanza reticolo-filamentosa non può presentare difficoltà di sorta, quali che siano le figure da essa assunte. Analogamente va detto per la sostanza granulare, globosa, metacromatica di Oesaris Demel: essa si presenta come piccole goccie disposte in modo diverso, ma con frequenza, riunite a coppie, di colorito rosso viola ed animate d a movimenti browniani. Durante le osservazioni si è fatto strada in me il covincimento che l'oxazina, secondo la tecnica espressa da Oesaris D emel, potesse essere impiegata con successo nello studio dei protozoi parassiti del sangue.


SULLA BIOLOGL-\ DEr P .>dl.ASSITI DELLA ~A LARlA

763

Considerando infatti da tempo, come roxazina si d.i.ffonda nel plasma ematico e penetri rapidamente negli elementi morfologici del sangue e che, a questi, è capace di conferire tinte diverse a seconda delle diverse affinità cromatiche, sino a determinare in alcune parti il fenomeno della metacromaaia., mi sono chiesto piì.l volte, per quali motivi l 'oxazina avrebbe dovuto comportarsi in modo dif.fercnte, dinanzi a-d elementi parassitari, contenuti negli eritrociti, per il cui studio, diversi autori hanno consigliato l 'impiego di coloranti comuni, con preparati vitali. Da diversi anni ho in corso ossE'rvazioni sul sangue di mala.rici per studiare le modificazioni e le altcr:tzioni morfologiche e mi sono servito largamente, p er lo stopo, di prep:uati vitali (1). Queste osservazioni mi sono riuscite molto agevoli, disponendo di un ricco materiale di esame, fornitomi da individui con infezione malarica primitiva e rrcidiva e da un numero considerevole di individui sottoposti a mala.rio terapia. Dapprima ho usato vetrini porta-og-g('tti con sottile velo di brillantkresylblau; in seguito ho visto che per rendere le osservazioni più propizie, conviene praticare lo striscio con la soluzione di oxazina, in modo che residui sui vetrini un velo, non eccessivamente sottile. di colore. L'allestimento di un buon preparato richiede che la goccia di sangue prelevata sia piccola e regolare e che si usino quegli accorgimenti che permettono di ottenere uno stra,to mouoglobula.re di eritrociti. Effetti cromatici ben più mauiff'sti e pronti ho potuto osservare usando la soluzione di brillant.kresylbla.u aciilifìcata con acido acetico (20 cc. di soluzione colorante 6 o 8 goccie di a,cido acetico). In questi preparati dopo circa. un quarto d 'ora dall'allestimento i globuli rossi conservano la tinta propria ed i parassiti assumono il colore

azzurro. Particolare interesse d(•Sta rossE'rvazione dei parassiti, in ista.dio iniziale di sviluppo: i piccolissimi anelli sono posti in evidenza con singoare precisione. I parassiti adulti e quelli prossimi alla fase schizogonica di Pl. viva:c e Pl. nuùariae, appaiono con le note figure, colorate in azzurro più o meno intenso. Un certo tempo dopo l'allestimento del preparato può osserva,rsi inoltre il fenomeno della metacromasia, in corrispondenza delle formazioni nucleari dei parassiti. Ma ciò che si rileva subito praticando l'osservazione di questi preparati, è come ho detto, la facilità con cui si riesce a-d identificare le forme trofozoitiche più piccole. Ho avuto modo di oss<'rvare molti mcstru.i di individui affetti da Pl. praecox. Coi medesimi preparati la ricerca e la identificazione delle semilune è resa molto agevole. Le semiluue appaiono bene .individuate, con una colorazione intensa delle estremità, e spesso, presentano una tinta rosso viola nella parte centrale, nella quale è d'ordinario raccolto il pigmento. Con frequenza può osservarsi l 'ombra residua del globulo r osso invaso. Qualche difficoltà diag nostica nelle osst~rva.zioni di pr<'parati vitali, allestiti con la t ecnica espressa, può essere determinata dalla presenza, di

c.•

(l) Camprvma ""tir>vLiarjr(f, 1 Pn7-l!l()~ nr•l ~lia<ll\:'1 p(' r l •l .. t.torl AHT{TRO MATITtF.U e PAOLO Ro~IBY. E stratto du~:ll aLti <iella l:òooiclu por gli studi della malaria, Volu me X lll~9.


j().j.

S t; U.A 13101.0(; 1A DF:t f'AIC\ SlSlTI DEI. l..A l!Al .ARU

piastrine son apposte ad eritrociti o entro gli eritrociti. Il rìc.onoscimento di questi elementi è reso agevolo dal fatto che assumono una tinta 'iola diiiusa e posseggono gra,nuli irregolarmente sparsi, pii1 intensamente colorati; sono di forma rotonda o onde e privi di vacuolo. Ma a parte !"indicazione d('LJ"uso del briltaotkresylblau nella tecnica di laboratorio1 le osi3crvazioni praticate su mestrni walarici con preparati vitali, allestiti col procedimento consigliato da, Cesads Demel, mi hanno permesso di fissa.re fatti veramente importanti sulla biologia dei parassiti della malaria. Ho osservato in molti mestrui d'infermi di terzana primaverile, che negli eritrociti contenenti le sostanze A e B di Ocsal'is Demel, è eccezionalmente raro constatare la presenza d('l parassita. Con la medesima constanza ho rilevat-o elle gli eritrociti contenenti le sostanze A. e B di Cesa.ris Demel, solo in >ia d"cccezione, ospitano individui di Pl. JJraecox. Ho voluto documenta,rc con preparati li:;sati e colorati, i reperti descritti, e ciò anclle, percllè bo ritenuto che le ossen-azioni su ampi, estesi strisci, potessero fornirmi un controllo pil1 sicuro, che non i fatti rilevati nei preparati vitali, i quali sempre offrono un numero di campi di osservazione, piuttosto limitato. E per l'allestimento di simili preparati, llo usato il metodo Biondi, mediante il quale è possibile fissare nei preparati colorati, con appa.r enze caratteristiche, le sostanze endoglobulari. Il metodo Biondi, constste nel distendere un velo di brillantkresylblau sul vetrino, con gli stessi tccorgimenti, usati per i preparati vitali. Si pratica quindi lo striscio di sangue, che si lascia essiccare all'aria; poi si fissa in alcool metilico, o nella miscela alcool-etere, di Nikiforow, agitando nel contempo il vetrino per allontanare ogni traccia dell'oxazina. , La colorazione del preparato si effettua con il liquido di Giesma, nella solita diluizione di una parte su dieci, in a.c qua distillata. Osservando un preparato allestito col metodo di Biondi, si nota che i parassiti sono posti in evidenza, con dettagli morfologici, così precisi e manifesti da far pensare che l'oxazina possa agire come un particolare mordente sugli elementi parassitari. Si notano poi in un certo numero di eritrociti, formazioni colorate in azzurro, t ali da richiamare molto da vicino le apparenze della sostanza reticolo-filamentosa di Cesaris Demel, osservabili nei preparati vitali. I risultati di queste osservazioni banno pienamente confermato quanto mi è stato .dato di rilevare nei preparati vitali. I JO studio di mestrui di individui ma.larici con i preparati vitali, mi ha permesso di fissare altri fatti, di non dubbio interesse. (l) BAUER: P r esde mèdical, JOJl n . 72.

Descrive liD nuovo met.Odo dì ("oloraz ione d~>l !'(l ngue. L '.\.. tratta U sangue con una solu· zlono di brillantkrcsyblan In acqua distillatn n l 2 ·~ (una pnr u· del lif]uido colora.nte con 4-5 parti di sangue). Dopo aver ottenuto uno. ernul~ioue omog.:n•·u d~l mestruo, aJlestisoo prepa.rt\ti per strL~cio. Dopo 0!18icamento a ll'urla, col oro cui liquido dì i\fay Grunwo.ld, per due minuti. La soluzione di brillo.ntkresylblau deve cs.~ero Rt'Condo l".:\.. prepara.~\ a caldo e poi ftltro.to. accuratamen te: si conservo. attiva. por pareccllìc scu imune. Questo metodo dì coloraz ione permette dl osserva re la presenza. dì globuli rossi granulo- re· ticolo-ftlumontosì e di studiare i processi e ri t mùlnsticl. L'A. evidentement e no o conosce il mctnd c c he il Binodi ba da oltre 20 anni oonslgllato. me· dinnte, Il QUAl~ ha potuto s tab ilir<" l"ident il(\ •lcgli eritrociti policromallftli , con gli eritrociti contenenti l e sostanze cromatoftlc cudoglobuiare, nel preparati vitali.


SIJLI.A BIOI.OOlA DEl PARASSITI DJ':l.LA MALAI.'UA

765

Il numero di eritrociti con sostanze cromatofile endoglobulari, non è rapportabile alla gravità del processo morboso; nei casi di perniciosa e di malaria acuta, con manifestazioni gravi, osservazioni accurate, ripetute, mi hanno fatto rilevare che detti eritrociti sono in numero assai scarso. Seguendo gli infermi per diversi giorni, ho visto che con l'attenuazione dei fenomeni morbosi e con il graduale miglioramento delle c<>ndizioni generali, il numero degli eritrociti contenenti le sostanze cromatofì.le aumenta rapidamente. L 'impiego dei pr~>parati vitali secondo il metodo consigliato da Cesaris Demel, e, meglio, usando la soluzione del colorante con l'aggiunta di qualche goccia di acido a~tico, rappresenta veramente un mezzo assai prezioso per la diagnosi della malaria, in quanto rende non solo più agevole ma più sicura la identificazione del parassita malarico. Nei mestrui di soggetti malarici ho potuto accertare la presenza di parassiti, anche dopo la somministrazione di dosi terapeutiche di chinino, pe.r via orale ed endomuscolare. Alterazioni morfologiche molto evidenti possono rilevarsi nei preparati colorati a carico degli eritrociti che ospitano individui di Pl. vivax. Non vi ha dubbio che gli eritrociti siano dotati di notevole elasticità e che dietro azioni meccaniche che si sviluppano entro di essi, possano a-cquistare dimensioni veramente cospicue. Ma in alcuni casi, ad esempio quando si osservano eritrociti para.<>sitati da due individui di Pl. vivax in pieno sviluppo (due parassiti in fase achizogonica; un parassita in fase schizogonica ed un gametocita) non riesce facile ritenere che le dimensioni veramente cospicue raggiunte dagli eritrociti, siano dovute a semplici adattamenti di necessità. Tanto pilt ai rimane incerti in proposito, quando ai considera che eritrociti, con giovanissime forme di Pl. vivax presentano dimensioni già notevoli e tali da superare, non di rado due volte e più, quelle di eritrociti normali. Fatti di notevole importanza possono rilevarsi poi quando sia dato di osservare eritrociti che ospitano in individui Pl. vivax, con caratteristiche morfologiche anormali, come precisamente nel sangue di malarici recidivi, assoggettati a cure irregolari e con dosi di chinino insufficienti. In questi casi i para.ssiti si presentano più piccoli, e nella fase schizogonica, mostrano un numero di merozoiti, decisamente minore a quello che di solito si osserva. Tuttavia gli eritrociti sono ingranditi sensibilmente, mentre i parassiti, anche a completo sviluppo, non occupano in toto gli eritrociti, sì che è facile osservare fra i parassiti e il contorno degli eritrociti ingranditi, un evidente spazio libero. L'aumento delle dimensioni degli eritrociti invasi da Pl. viva.'V, non può dipendere con tutta evidenza da intervento di semplici azioni meccaniche. A questo convincimento si è tratti anche pei seguenti fatti: N ella febbre quartana, il Pl. malariae può a.cquistare dimensioni notevoli ed occupare molto spesso, tutto il globulo rosso; non per questo gli eritrociti sono ingranditi. Nella febbre estivo-autunnale, gli eritrociti appaiono ra.ggrinziti, impiccioliti, eppure è proprio nei soggetti infermi di estivo-autunnale che data l'entità delle alterazioni ematiche, qualita.tive e quantitat.ivc, di solito t -

nionwle di medie ha militare.


76\S

SUL.LA .SIOLOCI .-\ D E I PARASSITI DELLA )!ALARlA

determinate da Pl. pracro:c, è molto fa.cile osservare eritrociti di dimensioni sensibilrnl'nte piìt grandi, come appunto si verifica in t utte le anemie. La t inta pa,llida degli eritrocit i parassitati da. Pl. viva..t è, con la mag. giore probabilità. da ri[erirsi a particolare azione del parassita. È ben vero però che l"altmento considerevole delle dimensioni degli eritrociti può in pa,rte essere invoca,to, come causa detorminante dello scolorimento d ei medesimi. Sul sig nificato dei granuli di Schufiner e delle macchie di Stephens e Cristophers (gmuuli di .Mau.rer) si è molto discusso. Alcuni autori ritengono che i gra nuli di SchuJiner siano eli origine mecca,nica e rappresentino tracce di uno spezzettamento superficiale dd Pl. vivax in rapporto col movimento ameboide a{lsai attivo del parassita, e che le macchie di Ma urer siano il ris ultato di azioni di natura chimica, sullo stroma degli eri trocit i, destate da Pl. pra.eoox. Osservazioni di Cllatton, inducono a sospettare che in realtà le macchi e di Stephens e Cristophers e i granuli di Schuffner rappresentino as.petti della medesima alterazione, determinata da una vera secrezione del Plasmodi. Una tale in terpretazione può essere ben giustificata e tanto più, quando si considc, ra che fra le cause che portano i due fenomeni a manifestarsi con app aren ze diverse, certamente vi è quella dovuta al diverso modo di compor tarsi dt>gli eritrociti di fronte alle due specie di parassiti. Quando si tratta di P l . vivax, poichè gli eritrociti risultano notevolmente ingranditi, il fenom eno deve manifestarsi necessariamente con granuli fini e sparsi abbastanza regolarmente; nel caso trattasi di Pl. praooox, poichè l'eritrocito con frequenza subisce un raggrinzamento, il fenomeno deYe n ecessariamente manifestarsi con macchie irregolari ed irregolarmente disposte. Non sembrava dovessero esistere alterazioni negli eritrociti parassitati da Pl. 'lnal.a1·iae, simili a quelle descritte sotto i nomi di Schuffner e di Stephens-Cristophers-Maurer. Se non che, di recente S. P. J ames ha reso noto che con molta frequenza le medesime formazioni possono osservarsi negli eritrociti parassitati da Pl. malari.ae, formazioni che propone di indicare dal nome dell'osservatore cbe per primo l e ha descritte << punteggiature di Ziemano (Ziemann S. stippling). Queste formazioni nella quartana, appaiono come granuli ben distinti, piccoli , di forma meno regolare di quelli di Schuffner ; inoltr11 assumonoil colore molto lentamente, dopo mezz'ora cù·ca di c>.,ontatto con la soluzione colorante. Ho voluto approfondire le mie conoscenze sulle formazioni in parola per quanto riguarda la loro affinità cromatica. Posso riferire i risultati di queste mie ricerche solo in riguardo ai granuli eli Schuffner e di l\Iaurer (Stephcns e Cristophers). Da taluni autori è sostenuto che i detti granuli siano neutrofili. D alle mie osservazioni è risultato che questi granuli reagiscono come la sostanza cromatinica del mlCleo di fronte all'eosinato di azzurro rli >;;. P . Jo nw< T •••ttt" . Rn~· ~ne. T•·l1t). nwcl. IUHI. b ygl T . XX [II N. 3. l'AOLO RO\IBY. - l rili•J \'I clinici o gl i >tcccrtamcntl di labortltorio ni'UI\ lotta contro la m,,larh~. lA sperimentale IV~'·


SULLA lliULUL:!A DE! l'ARAS>;1Tl DELLA

~IALARTA

7117

metilene : possono aSSLUnere un bel rosso, usando il liquido di Giemsa, nella solita diluizione. ~Iostra.oo di reagire co111o l a sostanza nucleare, anche trattando i prepa.rati di sang-11e col metodo r1i colorazione da me oonsigliato e descritto alcmti anni addietro : acquistano cioè, come il nucleo, la tinta rossa. .Altro qul.'sito che da tempo ho in istudio, è quello che concerne la presenza di più parassiti nello St('SSo globulo rosso. 1ì:atta.si di invasione plurima di eritrociti o trattaai eli rcpE>rti d<' terminati ùa moltiplicazione di parassiti, avvenuta, pt>r didsione diretta, nell'interno degli eritrociti ' Vi sono ca-si nei quali è possibile osservare in un globulo rosso più di un parassita, della mrdE>sima svecie e nE'Ila medesima fase di svìluppo: taloTa si osservano due pa.rassiti, nf'l moml'nto in cui questi aggrediscono il globulo rosso : in posizione epiglobulare. Altrf\ volte si osservano due parassiti, in divrrso stadio di sviluppo. Yien dato di domandarsi se, in questi ultimi f'asi particohmnente, l'esistenza di alcuni eritrociti con più eli un parassik~ 1 possa rit<'Jwrsi un fatto pura.mento accitlt·ntale. Quando si abbia un ri(\CO reperto emo'J)arassitario1 specie di forme in schizogonia, non sarebb(' in verosimile pensa,re che alcuni eritrociti possono essere soggetti ad infezione plttrima, per fenomeno di necessità; ma qua,n do l'osservazione mostra un reperto emoparassitario scarso, la presenza di due o piil parassiti 1 talora, in periodo diverso di evoluzione, non può essere interpretata nel medesimo modo. In questi casi si è indotti a pensare che l'invasione dei parassiti sia stata agevolata d a speciali condizioni, che si realizzano nei mestrui dei soggetti malarici. A questo convincimento si è tratti ancora, più, dinanzi a reperti, non frequenti, ma nemmeno ecct>zionali, di eritrociti contenenti parassiti di Pl. vivax c di Pl. 1waeco:r. RIASSUNTO. - Nuove conoscenze sulla biolog itt cll!i pa•·assiti d f'lla ma.lat·ia ha r <"cnto lo studio eli un num" t'O cospicuo d'infe rmi d i t e rzana liev•~ e di estivo aut·\Umalo. I r ep et·ti •Jtnoparassitari ott.o•nuti con pre pan1.ti ,ritali allo•stit i socondo la tf'cr'l.ica di Ccsal'is D c rnr·l ed usa ndo opport.uni acoorgimenti, hanno fatto ap· pren cLN'f': J) - cho n•·gli <>t·itrocit i contPn!'nti le so;;h n tzc· crornatofiiP A P B rli Ce sari:< DPmP.l ò eccczionalm.~ntc rar·o coasta.tan• la prf'S-enza di inùiviui di Pl. vi!Jax o di Pl. praecox; ' 2) - chi' il nmnPr'o r{ i e ritrociti cont enc nt,i lP sostanze cromat.ofilf' A e B di C<>saris D e rnc•l nou b in ntppor·Lo a lla e n t.it.iJ, dol processo mo•·bo;;o. X e i casi di p f't'nic io;:;n !' di malaria t\Cuta con m ani.ìc;;t,azioni gr·avi de tt.i e •·itr·o · citi nppaiono in n tun<>ro m o lto scnrs o. LP os;;<> rv azioni c o mpiuto su pt·l'p a ra ti fissati <' t.mttl~ti con i comuni m e tod i rli colori-\Zionc, htlnno, r·é'cat.o il convinc ime nto ch f' le a.Jt,era7.ioni ril f'vR.bili >\ c•rrico tk•!'(li erit·•·ocit.i sono originate da. di r.•tt •\ azione de i pa ras!'it.i ma non solt anto d ' ord ine m f'CCttnico e cil(•, 11.lmeno in buon numPro di casi, l' infe zione plurimn di Prit.roc iti non può rit-PtLe rsi com e nn fat-to semplicementA accirle ntale. Un complesso <li e lom en t i port a invece ttrl ammf'H e•·c che il fe nom(•no d ebba •'S'>PrP n.g•:voluto da. SpèCÌt~li condizioni che si realizzano ne l san~uc d<Ji soggot1.i m alarici.


ISTITUTO DI CLINICA DERMOSIFILOPATICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI TORINO Dirt·t.tort>: Prof. ENzo BIZZOZERO

LA SECONDA REAZIONE DI CHIARIFICAZIONE DI MEINICKE (M.K.R. U) NELLA SIERODIAGNOSI DELLA SIFILIDE <•' Dott . Filippo Franchi, n.ssistente volont.ario

Fra le ormai nuroeros(· reazioni proposte allo scopo di affiancare o meglio sostituire la rea.;done di Wassermann nella sierodia.gnosi deUa sifilide, quelle elaborate da Meinicke, in oltre 15 anni di ricerche, occupano senza dubbio un posto predominante e stanno ad attestare i progressi realizzati dalla sierologia in quest'ultimo ventennio. Dopo il Wasser-Methode (I), il Kochsta.ltz-Methode (II), la DritteModifikation (D. ~L) -oggi del tutto abbandonate- a.p parve la. rea· zione di intorbidamento (M. T. R.) e quindi (ottobre 1929) quella di chiarificazione (M. K. R. l ) che fu dall'A. successivamente modificata e perfezionata. (luglio 1931) nella M. K. R. I bis. Sia dal punto di vista della sensibilità che da quello della specificità queste ultime hanno dato risultati superiori alle reazioni di fissazione del complemento ed invero le qualità ed i pregi loro si sono dimostrati tali da consacrarne l 'u.so nella quotidiana pratica di la.b oratorio. Nella reazione che viene r esa nota sot.to il nome di seconda di ckia· rificazione (marzo 1932), Meinicke si è sforzato di perfezionare al massimo il suo metodo, semplificando la tecnica di preparazione dell'estratto, e, grazie ai diversi metodi di lettura proposti, ha cercato di realizzare una vera reazione mult.iforme, che offra una 'g amma estesa. di sensibilità, e che permetta di poter svelare i sieri leggermente positivi e nel contempo saggiar e l'iperpositività di altri. Vi è riuscito impiegando i sieri in esamt.' a due dosi diverse, e preparando delle sospensioni colloidali la cui stabilità variabile è graduata con l'addizione di Na 2 C03 • Meinicke è venuto in tal modo a realizzare uu doppio st.ato di equilibrio fra la dose di siero e l'antigene impiegato, per cui la sensibilità della reazione ne ristùta notevolmente accresciuta. La M. K. R II si dist.ingue dalle precedenti reazioni dello stesso tipo inquantochè offre quattro differenti modalità di lettura (l o- rea· zione di flocculazione nticroscopica, 20- reazione di flocculazione macroscopica, 3°- reazione di chiarifi{;azione, 4°- reazione di centrifugazione) affatto indipendenti l'una dall'altra - che costituiscono quattro vere e propriE> Cll Comnnimzionr f flt.t.a all n Sc·zionc Pìe mont~&i' tl!•lln Soc·letà Ita linnll di Orrmat.o lo;ria c> :-<ifllos:ronn. - Torino - ::'cùut-11 del 3 itt'lliO t ~3:s-XL


L... SECO!'o'DA REAZIONE DI CHIARIFICAZIONE ECC.

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reazioni diverse, anche se il loro allestimento è pressoccl1è ug11aJc cosi da powr essere usate isolatamente; associate, si completano a vicenda e, secondo l'A., permettono di distineo-uere assai meglio di ogni alt.ra r eazione il grado di intensità dei sieri presi in esame; la :M. K. R. II per la notevole sicurezza con cui si possono classificare i risultati verrebbe pertanto ad t>Ssere una fra le migliori reazioni di flocculazione costitlwndo un dato sierologico attendibile e sicuro ai fini della diagnostica. Altro vantaggio per nulla trascurabile, di questa reazione, è, sempr{' seconùo l'A., il suo impiego, oltreehè nella. sierodiagnosi della sifilide, anclte nella diagnosi di altre ma.l~tttie infettive (com11reso l'aborto epizootico), purchè all'estratto fondamentale venga aggiunto in ciascuna JH'o,·a l'antigene microbico rispettiva.mente specifico. La M. K. R. II a:;sume pertanto il valore di un m etodo universale, quale sinora si a.,veva soltanto nella. prova di IH!olazione del complemento. Al XV Congresso Tedesco di )ficrobiologia. (Giessen, settembre 19:{:,!) Meinicke ha riconfermato i pregi del suo metodo, invitando i sierologi a, provarlo ec'l a controllarlo su larga scala. La :M. IC R. II fu, in tale occasione, oggetto di discussione: Blumenthal e Sachs prospctta.rono infatti il pericolo di positività ::~speci­ fiche, dovute alla troppa sensibilità di questi metodi sierologici. Come era logico prevedere sifiatte premesse non hanno trovato indifferenti ricercatori ed analisti, ed infatti già sono appa.rsi alcuni lavori di controllo, che, senza dubbio- come avvenne per la M. K. R. I in breve si moltiplicheranno. Dernanche, nell'aprile scorso, ba pubblicato i risultati e le considerazioni pratiche tratte dall'esame di oltre 600 sieri: risultati favorevoli e considerar.ioni che sono in complesso una conferma alle affermazioru ed agli insegnamenti dati da Meinicke. Particolarmente nei casi difficili od in quei cas1 m cui le altre reazioni davano risultati indecisi, ovvero là dove il valore della Wassermann abbisognava di un controllo e soprat tutto in quei casi nei quali la rea.zione di Kahn era debolmente positiva o dubbia, Dema.nche ha potuto apprezzaxe i vantaggi di questa nuova reazione. Pure nell'aprile 1933 Fiorio ba reso noti i risultati di 602 M. K. R. II,

tllieguite comparativamente alla reazione di Wassermann, alla M. T. R., alla M. K. R . I, alla Sachs-Witebsky e<l alla. R . di Kahn Standard: in base a questi riRultati ritiene che la sensibiliu\ della M. K. R. II sia nettamente supP..riore alle altre reazioni e che in s(·guito al t.ratt.amento ess~t sia l'ult ima <t scomparire. Come specificità. si è dimotrata invece inferiore alla reazione di Ka.hn, che non ha mai dato ristùtati positivi aspecific·i Nicole ba eseguito più di :WOO reazioni, mettendo a confronto la micro.. ~1einicke K. II con le reazioni di Wassermann, Kahn, SachsWitebsky e M. B. R. Il: la nuova reazione di Meinicke ha dimostr~tto un'a,lta sensibilità (94 o/o) ed nn quoziente di specificità pure assai alto (98%), superando nett'ament.e tutte le altre reazioni. Sohles-mann con la l\:L K. R. II ha. otten.uto risnlta.t.i positivi specitici nel 72% dei casi, mentre la Pa.llidarca.kt.ion di Garthgens ha dato il 66% di positività. e la reazione di Wassermanu, con quelle di flocculazione, solo il 54%-


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I, A S~'CO:l'DA REA'l.WNE DI Cl:fiARIFlCAZIO~'E E CC,

R•'<Wntementc (maggio 19:~3) ho pubblica.to i primi risultati ottenuti dàll'applica.zione (]c'Ila "àl. K. R. II al liquido cefalo-ra<>hirliano per la, rliagnostica. della neurolue: 1·isultati veramente incoraggianti ctai qua.U si vuò dedurre che questa reazione è r ealmente in grado di dimostrare anche sul liquor qnP-lla SJWcifìeità e ~ensibilità elle da 1\feinicke le sono state pr~>c>oni:r.zate per il siC'ro di sangue, ven(:nrlo quindi a costituire nn ottimo t·ontrollo ed un vrezioso aiuto a,i fini della diagnostica. Det·oto ba, provato la M. K. R. II ndla siProdiaguosi della sifilide ed ha quindi esteso le ric.;er<'lte- con antigene appropriato- alla sierodiagnosi di'Ila .gonorrea: t>~1i ritiene che questo metodo d'indagine sia dotato di finissimà st•nsibilità. Anche Chiale lta e!'CI!uito la M. K. H. H, con il metodo della centri[ugazione, per la dia~rnosi delia gonoco<'cosi, con buoni risultati. I risuJtati siuo ad oggi ottenuti sono quindi veramente soddisfaceni i sotto ogni asp~t to (sensibilità. speeiticità) e confermano la bontà di questo metodo. Ciò non toglie interesse alcuno al proseguimento delle ricerche: in.fat t.i ulteriori risultati non saranno meno interessanti, poichè anche la 1\L K. 'R. II, come tutté le altre reazioni di flocculazione, abbisogna di essere controllata su di un numero di casi elevato; altresl numerosi debbono inoltre essere gli speriment.atori, poichè, a somiglianza di quanto capita nei confronti della reazione di Wassermann, spesso i risultati non sono fra loro para.gona,bili, perchl} la tecnica subisce delle modifiche e delle variazioni individuali tutt'altro che t.rascurabili. Parti.colarmente poi tali reazioni devono trova.re applicazione in campi essenzialmente diversi, per poter fornire tm <•satto criterio di quello che esse possono dare, non solo per ciò che concerne la sensibilità, ma soprattutto nei riguardi della loro specificità. Come bo più sopra accennato le modalità di lettura della M. K. R. l I sono quattro, una restando, n elle sue linee generali, la tecnica, per l'esecuzione della quale occorrono: 10 - L'est.ratto Standard di Meinicke, costituito da un estratto alcoolico di cuore di bue addizionato eli balsamo del Tolù, nella proporzione deli'1,4 %, e di bleu Vit.toria in proporzione del 0,01% (l); esso si presenta d 'un bPl colore bleu-intenso, limpidissimo; deve essere conservato a temperatnra ambiente ed al riparo dalla luce, in bottiglif' ben chiuse con tappi di sughero, evitandone l'ap!'rtura in locali umidi. 2o - Una soluzione al 0,5 % di Ka Cl (pro a.nalisi), da J'innoval'si settimanalmentP. 3o - Una solu:donc al 3,5 % di Na Cl, a cui, al momento dell'uso, si aggiunge df'l Na 2 C03 (purissimo, anidro) nella. proporzioni' del 0,01 o/o. 40 - I si1•ri in !'same non rlevono essere riscalda,ti, ma usati attid e freschi: essi veugono distribuiti in due serie di (•omuni Jll'Ovette ni mm. 80 '< 10, n~lla quantità rif;petti,-amente fii cc. 0,20 o di ce. 0,10. cl) - 'l"'Hlll e~ t n\.1 to ,·it·tu- ...o l 1C•Jt''~' () n d un r orH inno t~out.r·ollo m.:ll"l'~t iluto ~icroloLri'·u di .\ld ul•·k •: ad Hull f(('D· Auabr<•<·k (\1\·•tfu lla) " <lu i•(·rdO c<•lliJtkto ntTi•lnut<·oro .. ullu ·U•• Ulo lroduaw.


.L A SECONDA REAZlONE DI CHIARIFICAZIONE ECC.

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TECNICA. - a.) Prepamzùme delle diluizioni eli est·r atw: in 1-m tubo da saggio (A) si pone una quantità di estratto corrispondente al quantitativo che occorre per la prima serie di prove, ponendo in un sooondo tubo (B) una decupla quantità della soluzion(\ salina al 3,5 °/o. Analogamente per la seconda serie di prove (tubi C e D): per queste per6 si usa una soluzione salina al 3,5 %, alcalinizzata con Na 2 C03 al 0,01 %. I quattro tubi si pongono a ba.gno-maria, a 570-58o per 10', con lo scopo di portare i liquidi in essi contenuti a.Ua tE~mperatura di 55°-56° (controllare con il termometro la temveratura in un t ubo contenente acqua, posto nelle medesime condizioni). In tal modo mantenendo il livello del bagno di un paio di centimetri al disopra del livello del liquido contenuto nei tubi, si ottiene un riscaldamento omogeneo, poichè è essenziale che al momento della mescolanza dell'cstraHo con la soluzione salina la temperatura dei liquidi sia P.Sat.taroente 55<>-56o. Allorquando questa temperatura, è raggiunta si versano rapidamente le soluzioni saline nelle corrispondenti porzioni di estratt.o, indi si travasa due o tre volte la mescolanza da un recipiente all'altro, evitando però ogni perdita di liquido. Si ottengono in tal modo delle diluizioni dell'estratto che si presentano torbide e lattiginose, di colorito azzurrognolo, le quali vengono subito riposte nel bagno-maria e ivi lasciate maturare esa,tt.ament.e due minuti: dopodicbè sono pronte da adoperarsi per le prove. b) Esecuzione della reazione: in ciascuna provetta contenente cc. 0,20 di siero si versano cc. 0,50 della mescolanza A + B, ed in quelle con cc. 0,10 di siero si aggiungono cc. 0,50 della mescolanza C + D (soluzione alcalinizzata). .Anche questa operazione va compiuta rapidamente per evitare una sovramat\ll'azione della miscela; quindi si a.gitano tutte le provette che contengono siero; a queste se ne aggiungono però altre due contenenti rispettivamente cc. 0,50 delle due mescolanze, a titolo di controllo. È bene che la temperatura dell'ambient-e si aggiri sui 20°, poichè t 0 più forti indeboliscono la reazione in modo crescente, mentre con t0 più basse si corre il risehio di ottenere reazioni non specifiche.

l. REAZIONE DI FLOCCULAZIONE MICROSCOPICA. - lmme(iiatamente dopo l 'allestimento della reazione si preleva da ciascun tubo - previo rimescolamento - una go<l\"Ìa di liquido, che si pone su di un vetrino porta-oggetti accuratamente pulito e sgrassato. Il lato opposto di eiascun vetrino, stilla guida, di un modello tracciato su di un foglio di carta sottoposto, deve essere in precedenza diviso con inchiostro o, meglio ancora, con la, punta di un diamante, in una serie di dieci campi fra loro uguali; in tal modo es~o risulta sufficiente per l 'esame eli cinque sieri, ad ogni siero corrispondendo due provettine. I vari vetrini vengono poi contraddistint.i da una cifra nell'angolo SUJ)eriore sinistro. Per prelevare le goccie è consigliabile servirsi di una ])iccola vipatta, non graduata, di mm. 2 di diametro interno: si porta la pipetta riempita di liquido, tenendone chiuso l'estremo superiore, verticalmcut(l a contatto con il vetrino e !SOllevando a poco a poco il dito si dc:;crivc sul vetrino stesso un piccolo cerclJio, così da rlt?positarvi una goccia d i


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LA SECO!'DA RJ:l:A7.I<ll\'E DI

CRJARlYICAZIO~

E CC.

m.m. 5 di diametro. La irregolarità delle goccie non disturba, nè altera i risultati: anzi a questo proposito Fiorio adopera, per ogni siero, due pipette di calibro diverso. Appena versate tutte le goccie, per evita,re 1'essiccamento, i porta-oggetti vengono posti in una camera umida: serve ottimamente allo scopo una scatola di Petri, contenente del cotone idrofilo bagnato, nonchè delle bacchettine di vetro per a,ppoggiarvi i vetrini. Dopo un'ora si procede alla lettura dei risultati, servendosi del microscopio, con un ingrandimento di 60 diametri. Le reazioni fortemente positive ( + + +) sono caratterizzate dalla formazione di ftocculi e lamelle fitte, di colorito scuro, talvolta raggruppate a guisa di rete; il liquido fra i singoli fiocculi è chiaro e limpido. Se la intensa flocculazione si osserva soltanto nei preparati della seconda serie, allestiti con cc. 0,10 di siero, mentre in quelli della prima serie manca qualsiasi flocculazione, bisogna concludere che si tratta di un siero iperpo8ilii'O ( + + + +) il quale nei preparati della prima serie, in cau_sa di tale sua intensa reattività si trova, di fronte all'antigene, in proporzioni eccessive che sorpassano i limiti entro cu_i è compreso l'optimu_m delle condizioni sperimentali, oltre i quali la flocculazione non si avvera più. I sieri mediocremente positivi ( + +) mostrano flocculazione spiccata uei preparati della prima serie mentre in quelli della seconda si rileva una debole flocculazione ovvero mancanza di ftocctùazionc. I sieri debolmente positivi (+ ) dànno una debole floccula,zione soltanto nel preparato della prima serie. Nel caso di reazioni negative il campo microscopico, di colorito giallo-grigiastro, di intensità crescente verso il centro della goccia, appare in entr~mbi i quadratini uniformemente coperto di piccoli granuli; le granulazioni sono però più fini nella seconda serie. . Nei casi dubbi (±) nei preparati della prima serie si osservano granulazioni diseguali per dimensioni e forma, mai flocculati. I controlli dell'estratto mostrano nella prima serie una fitta ed abbondante granulazione o addirittura una flocculazione al fondo delle goccie, mentre nella seconda serie si rileva solo una finissima granulazione, mai floccula,zione. Se dopo l'esame i porta-oggetti si ripongono nella camera umida si può - dopo un'altra ora - procedere ad una seconda lettura (e cioè a poco più di due ore dall'inizio dell'esperienza). Questa seconda lettura mostra costantemente una intensificazione notevole della flocculazione nei sieri positivi: inoltre anche alcuni sieri che alla prima lettura apparivano negativi mostrano nella seconda risultati debolmente positivi. A questo proposito lo stesso Meinicke consiglia di considerare positive soltanto quelle reazioni che appaiono negative alla prima lettura e positive alla seconda, nel caso che si tratti di ca-si riconosciuti di sifilide; altrimenti esse sono da. considerarsi tutt'al più come sospette. Avendo a disposizione soltanto minime quantità di siero si può altresì allestire la reazione invece che nei soliti tubi, direttamente sui porta-oggP-tti, per mezzo di ada.t,te anse di platino di differente diametro, esattamente calibrate. Per la tecnica di tale metodo, che però ritengo non possa trovare ovunque una pratica applicazione, rimando al lavoro • originale di Meinicke. ·


l-A SECOSDA R E AZJO S K D I CRJARifi CAZl<)NE E CC.

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IL REAZIONE DI FLOCCU LAZIO NE MACROSCOPICA. - ~elle stesse provette dove è stata esegui ta la reazione, dopo ore 1,30' , mediante una lente di ingrandimento ed a luce art ificiale, si leggono i risultati: se i sieri sono fortemente positivi, la positività. si traduce, nel liquido lattescente, con la presenza di grossi fiocchi di colorito scuro, in part t' sedimentati. Una flocculazione più debole si distingue da una intensa per la minor grandezza dei singoli fiocculi e per la ma.ncanza sia dclhL sedimentazione sia del colorito biancastro, caratteristico delle reazioni intense. Se la reazione è negativa il Jiquido si mantiene di colorit o giall!rbrunastro cd è privo di agglomerati. ~el t ubo di controllo della prima serie si ha fiocctù azione; in q uello della seconda serie un colorito giall!r-bruno, proprio d('lle reazioni negati ve, o tutto al più formazione di una lieve stratifica.zione. Secondo Mcinicke la re<~zione di flocculazione macroscopica fornisce r isultati assai fi ni e p ossied e il vantaggio d i una certa r apidit.'t di lettura. D 'alt ra parte essa presenta invece qu alche diffi<'.,oltà per ciò che r iguarda la lettura, spccialmMt(\ nei casi debolnwnt(' positivi.

Ili. R E AZIO);E DI CBIA&IFICAZI ONE. - Gli stessi t ubi che hanno servito per l'allestimento della reazione di fl occulazione macroscopica e prima ancora per prelevare le goccie necessarie alla prova microscopica, si lasciano a riposo alla to di 2oo circa. Temperature superiori provocano un certo indebolimento della reazione, men t re t 0 più b asse possono provocare la comparsa di risultat i positivi aspecifici. Ho osservato cbe è sufficiente porre i telai con le provette sopra un comune termostato per realizzare le condizioni richieste, purchè aJ riparo da correnti d 'aria . I n t al modo se dopo 8-10 ore nelle provette di controllo della prima serie (mese. A.+ B) si ha una quasi completa chiarificazione e in quelle della seconda serie (mese. O+ D ) un durevole intorbidamento o al massimo una lieve stratificazione, vi è garanzia assoluta che i risultati otte· nuti siano giusti. La lettura dei risultati viene fatta ad occhio nudo e non riveste difficoltà. alcuna: se la reazione è negativa il liquido si ma.ntiene lattescent~ e bluastro in ambedue le provette; una leggera formazione di sedimento, senza chiarificazione del liquido sovrastante, è priva di valore. Se la reazione è debolmente positiva ( + ) si ha chiarificazione incompleta nella provetta della prima serie e scarsa o nessuna chiarificazione in quella della seconda serie. Se la reazione è mediocremente p ositiva ( + + ) si ha chiarificazione completa nella prima provetta e parziale od assente nella seconda. Se invece in ent rambe le provette si osserva chiarificazione completa la reazione è fortemente positiva ( + + + ). Se p oi nella prima provetta non vi è t raccia d i chiarificazione, o questa è appena accennata, ment re nella seconda si h a chiarificazione totale, si t ratta in questi casi di sieri il cui contenuto in reagine raggiunge un alto grado, cosi da venire classificati come iperpositivi (++t + ). Nella provetta di controllo della prima serie il liquido deve risultare quasi completamente chiarificato, ment re in quella della s<'conda


I..A !;gC(J~OA HEAZiliNE Dl ClilAHlFICAZI O:\E ECC.

serie resta torbido, lattescente e solo tal volta può presentare una lieve strat ificazione. l V. METODO DELLA CE='TRIFUGAZIO?\E. - Per questo metodo basta allestire Je prove ddla Sl:'ri«.> principale (cc. 0,20), poichè la imbibizione zonaJ.e dei sieri iperpositivi risulta vinta dalla centrifugazione. Per la esecuzione df>lla reazioni" oc.eorrono dei tubi da centrifuga con l'estremità arrotondata com<.• i comuni tubi ùa saggio. Subito dopo l'esecuzione df'lla reazione i tubi vengono aJritaH e quindi immediatamente centrifugati pt>r 10' a.lla velocità di 2000 giri. Con ciò si ottiene la chiarificazione completa. in tutti i tubi, e la forma.zione di un sedimento turchino, para.gonabilc ad un bottone. Si allontana allora con caut(\la il liquido chiaro sovrastante a.I sedimento e si pongono i t.ubi capovolti in un sost.Pgno. La lettura si compie mezz'ora dopo il capovolgimento: nelle reazioni ncgat.ive il sedimento ha, in questo tempo, defluito in lunghe strie bianco-azzurre lungo le pareti dei recipienti. Nelle reazioni intensamente positive il deposito turchino è rimasto invariato, col suo aspet.to rotondeggiante di bottone, stù fondo dei tubi. Le reazioni debolmente positive sono contraddistinte dal fatto che il sedimento turchino si è alquanto slarga.to, senza tuttavia essere chiaramente disceso verso l'orlo dei tubi.

I sieri laccati o in via di putrefazione anche se non provengono da pazienti luetici si comportano come sieri iperpositivi e dànno una. reazione più fort-e con la sospensione alcalinizzata. Si riconoscerà la loro falsa positività. diluendoli con un siero negativo noto nella proporzione appresso indicata: 1o tubo: cc. 0,02 di siero alterato -+· cc. 0,18 di siero normale; 2o tubo: cc. 0,04 di siero alterato cc. 0,16 di siero normale; si })rat ica quindi la reazione con una sospensione non alc.alinizzata. I sieri veramente po13it.ivi daranno sempre una reazione net·tamente posit.iva in ambedue i tubi o almeno in uno di essi, gli altri reazione negativa.

+

P er quanto riguarda l'intensità delle reazioni positive, essa viene da l\Ieinicl'e esprf'ssa con + + + se il siero dà risultato fortemente positivo, mentre i sieri iperpositivi vengono contrassegnati con + + + + · Nel corso delle mie ricerche ho osservato che assai frequentemente il risultato + + + della M. K. R. II corrisponde al + + + + della reazione di Wasscrrnann, mentre i sieri iperpositivi non trovano un segno corrispondente nelle altre reazioni. Ora, appunto per non generare confusioni eù ugnagliare la graduazione dei risultati, e nello st<'SSO tempo per signi.fican· e da,re risalto all'iperpositivit.à di un siero, mi sembrerebbe opportun<1 l'adozione cl<'lla sigla ++ + ++, per quei casi appunto in cui il siero ha dimostrato un contt·nuto di reagine veramente notevole, mentre gli altri graùi di intcm;ità. w·tTèbbero contraddistinti come si fa per le altn· reazioni. La n'uziotw di flocculazione microscopica t.rova in Fiorio un valido Rostt>nitor<·, mt•nt re Dt>manche è del pa.rere che essa costituiJ!ca un metodo di presunzione piuttosto che di cert-<'zzn., che deve· pertanto essere completato con la reazione di chiarificazione.


J,A SECOI'D& REAZIO!o!E DI CEUARU'lCAZIONE ECC.

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A parte il pregio indiscutibile della rapidità, la microlettura richiede non soltanto una certa perizia tecnica per un awurato allestimento, ma importa altresì un dispendio di tempo non indifferente, specie se il numero dei sieri in esame non è piccolo, tenendo anche conto che la :M. K. R. II non si eseguisce mai isolatamente; tali svantaggi non sono d'altronde compensati da un'alta specificità dei risultati (vedi a-Specificità della seconda lettura!). Le difficoltà di lettura, a cui accenna lo stesso Meinicke, sono confermate da Fiorio per il metodo di flocculazione macroscopica: tale lettura è infa.tt.i sovente delica.t.a, in causa dell'opa.cità del mezzo, ed anche con l'aiuto di una lente di ingrandimento e di una forte sorgente luminosa sovente io non sono riuscito a rilevare la formazione dei flocculi, se non nei casi fortemente positivi; e poichè le fini flocculazioni sono difficilmente riconoscibili si esita spesso a classificare quest.i reperti come negativi ovvero come dubbi o leggermente positivi. Pregio della M. K. B. II è che anche i sieri emolitici, itterici e torbidi non costituiscono controindicazione alla esecuzione del.la. reazione, perchè la presenza di sangue o di altre impurità nel siero non è generalmente causa di un falso risultato positivo; orbene nella reazione di flocculazione macroscopica questo pregio subisce talvolta delle eccezioni che non tornano a vantaggio di tale modalità di lettura. Per quanto riguarda la reazione di chiarificazione essa è senza dubbio la forma tecnicamente più semplice per ciò che si riferisce all'allestimento e alla lettura dei preparati; essa infatti si manifesta con una immagine facilissima a riconoscerai, e nel contempo la.scia una certa libertà di tempo per la lettura, poichè questa può compiersi bene entro limiti abbastanza ampi (16-24: ore). La sua specificità è una dote concordemente riconosciuta (Fiorio Demanche) e pertanto costituisce una reazione di sicurezza per il controllo dei risultati positivi ed una reazione base per la loro valutazione qua.ntitativa (Demanche). I risultati ottenuti con il metodo della contrifugazione corrispondono all'incirca - per sensibilità - a quelli della prima lettura con la micro-reazione (dopo un'ora). Meinicke sconsiglia però l'uso isolato di questa prova, poichè essa può dare, per quanto assai raramente, qualche falsa reazione posi ti va con sieri particolarmente !abili o contenenti particelle estranee (emazie, globuli bianchi). Devoto con il metodo della centrifugazione ha ottenuto apptmto un quoziente di aspecificiit·à che si aggira intorno a l 5%. Anche Fiorio ha osservato, con la centrifugazione, qualche risultato aspecifico; l)ur tuttavia egli la ritiene un mezzo precoce ed originale, con il quale si riescono a rilevare sieri luetici, che nè con gli altri metodi della stessa reazione nè con a.ltre reazioni di flocculazione si riuscirebbe a scoprire. Conviene però nell'ammettere che minime cause perturbatriei possano dare falsi risultati positivi. D emanche fa notare inoltre cht> a fianco di piccoli sedimenti, positivi, nettissimi per il loro aspetto condensato e la vivacità della loro colorazione, nonchè per la notevole nettezza dei contorni, si hanno invece dei sedimenti appiattiti, a bordi diffusi, ma nello stesso tempo senza sbavature lungo la pa,rete, la. cui inte.rpretazione è impossibile.


776

L A SECOND A Rio:AZIO:.J:: DI CHIARIFICAZIONE ECC.

Anche D emanche ha ottenuto con la centrifugazione dei risultati positivi con sieri nei qnali la lue non era in causa. La sensibilità veramente eccessiva di questo metodo ne deve pertanto limitare l'impiego o·vvero esso deve venire adoperato come complemento di un altro metodo. Come conclusione a questa particolareggiata esposizione dei metodi, che costituiscono la seconda reazione di chiarificazione di Meinicke, nonchè dei pregi e dei difetti di questa prova multiforme, venuti in luce dalla loro pr::ttica applicazione, sorge la domanda: a quale modalità di lettura si deve dare la preferenza, o meglio quale di esse dobbiamo escludere nell 'eventualità di non poter le eseguire integralmente tutte e quattro '1 In base alle osservazioni degli autori riportati e all'esperienza personale, elle mi viene dall'esame di molte centinaia di sieri, ritengo di poter dare l'assoluta precedenza al metodo della chiarificazione: con ciò del resto io non faccio che riconfermare quanto ebbi recentemente occasione di dire nei riguardi della M. K. R. II applicata al liquido cefalo-rachidiano. Ed infatti pur ammettendo che la reazione (di chiarificazione dimostri una sensibilità inferiore alle altre modalità di lettura, essendo i risultati positivi da essa forniti relativamente meno numerosi, occorre pero tener presente e metter bene in rilievo le qualità veramente superiori della prova di chiarificazione, principalmente per quanto concerne la sua specificit4, che io ho potuto particolarmente saggiare in un certo numero di gravide ed in alcuni individui affetti da lebbra, sui quali avrò occasione di tornare più avanti. Anche per ciò che si riferisce alla sua sensibilità credo di avere nulla da obbiettare: i risultati da essa forniti sono senz'altro superiori alla prova di deviazione del complemento e ad un'altra reazione di flocculazione qual'è quella di Sachs- Witebsky. Date le alte percentuali raggiunte ritengo che non si possa e non si debba pretendere di più da una reazione di flocculazione senza. correre il rischio d'incappare in risultati la cui attendibilità non è sicura, fatto questo non infrequentemente osservato con il metodo della centrifugazione. Il vantaggio notevolissimo di quest'ultimo è appunto costituito dal fatto che con esso sono facilmente rilevabili sieri iperpositivi, che talvolta la sola reazione di Wa.ssermann è capace di rivelare, poichè essi possiedono delle proprietà inibitrici che impediscono la flocculazione: ora nè queste proprietà inibitrici nè l'eccesso di contenuto di rea.gine luetiche influenzano i risultati della centrifugazione. Tuttavia anche per lo studio dei sieri iperpositivi la prova di chiarificazione, mediante l 'uso dell'antigene bicarbonato, rende ottimi servigi al pari del metodo di centrifugazione. Con queste affermazioni io non intendo affatto scindere le varie modalità proposte da :Me.inicke e tanto meno ridurre la ~1. K. R. II ad un solo metodo, chè in tal modo essa verrebbe a perdere quella che è la i>Ua caratteristica principale di reazione multiforme. Lo stesso :Meinicke tuttavia, confrontando queste diverse modalità di lettura, consiglia appunto varie combinazioni e modifìca.zioni, da attuarsi in dipendenza di fattori molteplici: a seconda cioè dell'obbiettivo che si vuole raggiungere, dell'attrezzamento, della quantità di siero, della rapidità di esecuzione, ecc.


LA SECONDA REAZIONE DI CHIARITICAZIONE ECC.

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Comunque io ritengo che al metodo della chiarificazione seguano nell'ordine: il metodo della centrifugazione, la microreazione e d:\ ultima la reazione di flocculazione macroscopica. Riferirò ora i risultati ottenuti dai miei esami, condotti oltre che su un certo num('ro di individui normali e di malati non luetici, su sieri di pazienti affetti da sifilide in tutti gli stadi e nelle sue varie manifestazioni; nella quasi totalità questi pazienti sono stati osservati ed esaminati nei nostri ambulatori, e pertanto la diagnosi clinica e quella sierologica sono venute int(•grandosi e completandosi (essendo strettamente necessaria una collaborazione feconda fra clinica e laboratorio), vantaggio questo non indifferente ai fini della valutazione dei ris1ùtati, specialmente in confronto ai reperti cbe provengono dai laboratori, don1 i sieri giungono assai spt•sso con dati clinici impr('t•isi o del tutto mancanti. Su 1000 sieri di sangue ho eseguito parallelamente alla M. K. R.. II la reazione di Wassermann e la reazione di Sachs-Vitebsky. Per ciò che concerne i risultati essi sono compendiati nell'ann€'ssa t abella. In 37 casi di sifilide iniziale la l\1. K . K II ha dato 28 risultati positivi (75,65 % ) di fronte a 24 della reazione di Wassermann ed a 27 della reazione di Saehs-Witebsky (rispettivamente 64,85% e 72,95 % ), dimostrando quindi una sE•nsibilità alquanto superiore alla prova della deviazione del complemento. Tale maggiore sensibilità è del pari rilevabile negli altri stadi della malattia. Degni di rilievo sono a questo proposito due casi di sifilide terziaria (una aortite luetica ed una gomma del naso) in cui la Meinicke era positiva insieme alla Citochol, mentre era negativa la Wassermann; ed ancora due casi di paralisi generale progressiva in cui Wa.asermann e Sa~hs-Witebsky diedero risultato negativo mentre la sola M. K. R. II risultava fortemente positiva.

In modo particolare la sensibilità della Meinicke si è dimostrata evidente nei ca.ai di sifilide latente, in quei pazienti cioè che sottoposti a t rattamento, non presentavano alcuna lesione specifica in atto: su 403 sieri presi in esame la M. K. R . II ba rivelato la presenza di reagine lueticbe in 185 casi ( 45,90 %), in confronto a 180 risultati positivi dati dalla reazione di Sachs-Witebsky e particolarmente ai 157 della reazione di WassE>rmann (risp<'ttivamente 44,64% e 39,3 %). Complessivamente quindi su 560 sieri sifi.litici la M. K. R. II ha. dato 324 risultati positivi (57 ,87 % ) mentre la reazione di Sacb~- Witebsky ne ha, da.ti 314 (56,02%) e la reazione di Wassermann soltanto 288 (51,56 % ). La M. K. R . II ba altresl dimostrato di possedere una specificità pari alla sensibilità, nei confronti non solo della reazione di Wassermann, ma anche nei riguardi della reazione di Sa~hs-Witebsky, che è notoriamente una delle reazioni a quoziente di aspecificità più basso; con la M. K . R. II ho avuto infat.ti solo quattro risultati che si possono considerare aspecifici (0,94%) su 432 sieri di indenni presi in E>Samc: si trattava di qun.ttro individui di cui uno con ulcere molli, un S('COudo afT('tto da


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linfogranulomatosi inguinale, una. g1·avitla ed un qua rto con un eczema essudante ed anamnt•si muta. Di front.e a que:>ti ristùta.ti stanno ben 14 Wassermann aspeeiliebe (3,25%) in imknni o affetti ùa forme cutanee (vitiligine, prurigo di Hebra ecc.), forme nwntalj di natura non luetica (schizofrenia paranoitll', pseudo-paralisi alcoolica) nonchè qualche caso d "infezione blenorra.giC<L e cti linfogranulomatosi inguinale ùi ~icolas­ Favre. La Citochol ha. dato solt~tuto sci risultati aspecifici (1,38 %). P articohtrmente degni di nota sono i riimlt.ati forniti dalla .M. K. H.. II su otto p<tzienti a[Ptti tla. lebbra nodulare, anestetica e mista: in tutti i risultati sono st:tt.i cost~tntcmente negativi con la reazione di chiarificazione, mentre la prova di centrifugazione ha dato ùue risultati positivi aspeciL1ci parallelamente alla. reazione ùi \Vasf.wnnann ed alla reazione di Sachs-Witebsky, le qua.li tlltime hanno dato, con questi sieri, un quoziente di a.speciticità rispettivamente del 37,5 % e del :.:l5 %. Tali osservazioni sono pa.rticolarment.e intert-ssanti oltrechè dal hLto teorico anche da quello pratico: esse stanno infatti a significare che i sieri Icprosi debbono venire staccati da quelli siJiliti~;i nel loro comportarnent.o di fronte ad una reazione che h<L con quella di Was:~tmnann tanta intimità di rapporti; tale reazione inoltre pernwtte di disporre - sia pure in via non assoluta - di un dato sicrologico di notevole importanza nella eventuale diagnosi differenziale fra lt•JH"a e sifilide (Cappelli). D a quanto ho esposto si deduce facilmente la indisctttibile superiorità delle reazioni di flocculazione; risalta poi in particolar modo la bontà. della M. K. R. II, che non è rimasta seconda nemmeno di fronte alht reazione di Sachs-Witcbsky dotata di sensibilit·à e specilicità. «Di più le reazioni di flocculazione non possono dare ne di più si può chiedere>' in questi termini si esprimeva appunto Meinickc al VIi Congresso di Sierologia Ted<.'sco, aggiungendo che «se qualcosa di piit ancora si poteva sperare esso doveva venire dall'impiego di antigen i specifici, preparati direttamente da culture di treponemi >>. A conclusione di queste considerazioni bisogna però tener presente che se non infrequentemente si sono ottenuti risultati positivi con Il\ r eazioni di flocculazione in casi certi di tue, là. dove la reazione \Va.ssermann era negativa, è stato pure talvolta osservato il fenomeno reciproco, e questo fat.to è di per sò più che sn.fficiente per giustificare l'impiego simultaneo delle r(>azioni di emolisi o quelle di flocculazione, cbP si completano a vicenda.. D 'altra pa,rte se in pa-ssato si sosteneva clte le reazioni di flocculazione altro non fossero che un ingrandimento scmplillcatore e rivelatore 1li ciò che si svolge nella classica reazione di Wasserrnann prima dell a. immissione del sistema emolitico (Rondoni), considerando le due reazioni come rappresentant.i i due st.ati diversi di uno stesso fr.nomeno, ricerche recentissime, au basi sperimentali, a.vrebbero dimostrato che in linea generale i due fenomeni sono diversanwnto influenzabili da agent i vari; è stato inoltre possibile realizzare la scomparsa isolata di due indicatori; per primi Sachs e Klingestein e più tardi D '.Alessnnùro e Gaglio sarebbero appunto rinsciti a dare la dimostrazione prat.ica di questo fa,tto. P rescindendo da quest.e osservazioni, che attendono per ora un ulteriore controllo e conferma, la reazione di Wassermann resta quella


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L.A SECONDA

R~:.~Zl<I:-JE

DI CHIARIFIC AZIONE l!lCC.

che è, con i suoi pregi ed i suoi difetti, ed ottima cosa sarà affiancarle quelle reazioni che più delle altre avranno dimostrato di possedere una sensibilità e specificità. che le rendono superiori alle consorelle, poicb(. non è a.ssolutament€' concepibile una sostituzione assoluta, come non è logico ammettere che un laboratorio debba polarizzarsi verso una reazione piuttosto che un'altra., quando è noto che nessuna ci dà oggi risultati al cento per cf'nto, sia per ciò che concerne la. sensibilità ch e la specificità. Praticare piì1 reazioni vuol dire d 'altronde esporsi a ristùtati talvolta. di11cordanti che sono in parte dovuti ad un valore est.rinseco dei metodi e dPgli antigf•ni, ed in parte a condizioni individuali, variabili. dello stato fisico-.chimico del siero, prova ne sia che tali discordanze persistono ad esami più volte ripetuti. Per ovviare al primo inconvl.'nicnte occorre pertanto che a lato della reazione di Wassermann vengano poste quelle reazioni di flocculazione che banno dato prova indiscussa di sensibilità e specificità realmente superiori: la M. K. R. II ha dimostrato di possedf're in grado elevato questi pregi ed è perciò stat.a. adott.ata nel laboratorio della nostra Clinica. AUTORIASst::-;1'0 . - L'A. bot eseguito la SE'Conda renzione ùi chiarificazione di Ml.'initkE' (~l. K. R. II} su 1000 sie ri, confront.nndola. con la reazionE' di SachsWitebsky e con la reazionE' di "l:\'as.o:;cm1a.nn. La. M. K. R. II ha in comples.'!o dimostrato di poss<'cll."re una sl."nsibilitA cd una specificità ri.'almente superiori . Dei vari mPtodi di IPttura preierisce quello d ella chiarificazione. che. seb · bene IE'ggermente meno sensi bi lP degli alt.ri, dA senzfl. dubbio maggiorE' affiduml.'nto circa la specificità d <:> i risultnti.

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MEDICINA LEGALE MILITARE DIREZIONE GENERALE DI SANITA MILITARE

DEQSIONI DI MASSIMA

PSICONEUROSI ASTENICHE Posizi!()ne nofografica - Criterio d~ compettnza di cui l'art. 14 del R. D. 1024 del 15 aprile 1928.

Dall'esame di numerose pratiche medico-legali si è avuto occasion e di constatare che a riguardo di alcune neuropsicosi, non tutte le Commissioni mediche ospedaliere si attengono al prescritto dell'art. 14 del R. decreto 1024 del 15 aprile 1928, il quale deferisce il giudizio definitivo delle malattie mentali alla. Commissione di seconda istanza. Questa va,rietà di comportamento procedurale delle Commissioni m ediche ospr-daliere deriva dalla difficoltà del criterio di competenza che ingenera la posizione nosografìca incerta di alcune neuropsicosi

rispetto alla loro classificazione nelle malattie mentali secondo il criterio del legislatore. È noto che la classificazione delle psicosi non soltanto in medicina legale, ma anche in clinica, costituisce talora uno dei più ardui problemi della statistica psichiatrica su cui le diverse Scuole dei paesi diversi non hanno potuto raggiungere l'accordo. E poichè i varii criterii clinici di raggruppamento nosografìco sono a volte fondati sulla sindrome fenom enica, a volte sull'andamento anamnestico-catamnestico, o sull'etiopat ogenesi, o sull'anatomia patologica ecc., è naturale che non si possa sempre far coincidere la ca.ta.logazione di una stessa forma morbosa n ello stesso raggruppamento. Se si pensa poi che difficilmente una malattia nervosa funzionale rimane entro confini netti d i nosologia, o soltanto nervosa o soltanto psichica, mentre più spesso risente dell'uno e dell'altro insieme, si comprende subito come non sia facile decidersi per la competenza della sede procedurale cui deferire il giudizio medico-legale definitivo, di cui al R. decreto 1024 ISuccitato. In clinica la fusione onomastica di queste forme morbose nella dizione « psiconeurosi '' o cc neuropsicosi >> che r acchiude appunto questi conce.tti di !abilità nosografìca confinaria, non è fatta certo per chiarire la situazione statistica di queste malattie e per b en selezionarle ai fini d.ella loro cla.ssificazione, ed è necessario, perciò, nella nostra medicina legale, di fissarne, almeno in il.inea generale, i limiti , onde poter adottare uniformità di adeguamento procedurale ed evitare cosl contestazioni o da parte delle gerarchie superiori competenti,

o da parte degli interessati, per essere stati visitati e giudicati talvolta in una sola e tal'altra in due sedi di valutazione medico-legale. 5 -

Gio-rnal e di medicina m ilita-re.


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D ECiSiONI DI MASS IMA

Fra queste sind romi morbose che sono spesso causa. di incertezze di classificazio ne e di equivocazioni cliniche, si trovano le neuropsica.stenie, le psicastenie, i cosiddetti «esaurimenti nervosi n. Dovendo mettere un po' d'ordine nel campo medioo-legale amministrativo di queste malattie che per l'incertezza dei loro confini nosologici si prestano a diver·se inteq lrctazioni, è da ritenere che queste sindromi morbose ncuropsichiche dl' bbano essere inquadrate nella classificazione medico-legale di << malattie mentali » nel senso lato previsto dal legislatore, nell 'art. 14 del R. decreto succitato, specie quando la semeiologia della sindrome vcrte principalmente su sintomi di ordine psicopatologico, oltre che neuro patologico. Certo, la psicastenia come sindrome di Ianet, è una psicosi osscs:;iva e come tale entra nel raggruppamento statistico delle malattie mentali, ma anche quando per psimL.'!tcnia. si voglia intendere una sindrome di (( sposs~•mento psichico n, questa sindrome va inquadrata egualmente tra le malattie mentali e perciò il giudizio medico-legale d<'finitivo è di competenza della, Commissione di seconda istanza. Anche il cosiddetto «esaurimento nervoso " guardato dal punto di vista clinico integrale deHa sua onomastica nosologica, ai fini medioo-legali amministrativi dovrebbe essere inquadrato nel capoverso dell'art. 14 surricordato che riguarda la Commissione di seconda istanza, ammeuochè le Commissioni mediche osp<'d<tliere non restringano la dicitura estensiva di qn<'sta onomastica nosologica, nei confini netti di una diagnosi a contenuto clinico, esclusivamente neuropatologico. Il sistema nervoso ha funzioni di moto, di senso e di pensiero; se esiste «esaurimento nervoso n esister~ indubbiamente esaurimento delle funzioni psichicbe e perciò mala,ttia mentale in senso lato. Com 'è noto, con la dizione illimitata e clinicamente equivoca di « esaurimento nervoso " si denota uno stato di infermità della capacità nervosa funzionale che può comprendere tutta la patologia nervosa e mentale in riferimento all'esattrimento delle suaccennate funzioni complesse, cui il sistema nervoso provvede, come può, invece, comprendere un leggero stato di malferma salute compatibile con le ordinarie occupazioni della vita di relazione. P erciò quando si legge la diagnosi di cc esaurimento nervoso ,, in coda ad una relazione di visita medic(}-legale, diventa necessario prendere in attento esame la descrizione della sintomatologia per poter circoscrivere il criterio diagnostico alla sede anatomica, alla natura ed all'entità del processo morboso; in altri termini, quando si legge questa diagnosi in coda ad una relazione di visita, la diagnosi bisogna farsela per proprio conto ricercando tutti i sintomi semeiotici a traverso cui identificarla e frugando a traverso l'anamnesi per poterla classificare dal lato della natura; e guai se la relazione di visita è vestita di dolorosa povertà francescana. Quanti «esauriment i nervosi ,, non sono altro che sifilide cerebrale ca,mutbta, o arteriosclerosi alcoolica, o stati prodromici di schizofrenia o di paralisi progressiva, o magari astenie nervose costituzionali di origine disendocrino-neurovegetativa a tipo erotistico o anergetico, o soltanto delle sindromi emot ivo-patematiche contingenti ad interesse utilitario o disciplinare e persino inscenature pseudo-neurasticbe che sarebbero meglio diagnosticate come cc imbecillità morali )). Questa dizione estensiva, vaga, equivoca di «esaurimento nervoso Il (se il sistema nervoso fosse esaurito non ci sarebbe più posto per la vita!),


CONt'EltENZE CLINICHE E DI SCIENZE MEDICHE ECC.

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si suole adoperare in clinica quando non si sa, o non si vuole, precisare o rivelare la malattia base di cui la sindrome è esponente sintomatico, come si ricorre talvolta all'ipocrisia diagnostica di « periencefalite 1>, quando non si vuoi dire sifilide cortie<r-meningea; ma se in clinica è talvolta tollerabile l'uso di questi eufemismi, non sono ammissibili queste usanze in medicina legale amministrativa, in cui le diagnosi debbono essere 11 qualitative e quantitative n, diagnosi etiologiche, patogenetiche, catamnestiche e prognostiche, rispetto alla natura, alla durata e alla derivazione causalistica, a seconda dei quesiti medie<r-legali cui gli accertamenti sanitari si riferiscono. Questo genere di diagnosi come quella di 11 esaurimento nervoso n, a larga portata, a conflui elastici, a patologia vaga, indecisa, prevalentemente subiettiva, non solo ingcnera confusionismo di competenza di sede valutati va, mn, si può prestare a "tutti gli usi '' e può anche servire da ipoteca clinica met·amorbigena per tutti gli eventi della salute avvenire. Per quest.e considerazioni, tutte le forme morbose neuropsichiche che presentano sintomatologia prevalentemente di ordine psicopatologico, qualunque sia la dizione dia.gnostica con cui vengono definite, debbono intendersi inquadrate nella dicitura medic~legale estensiva di 11 I'iferibili a malattie mentali " usata, dal legislatore nell'a.r t. 14 del R. decreto 1024 del15 aprile 1928, e per tanto, in siffatti casi, è di cou1petenza della Commissione di seconda istanza, il giudizio di valutazione definitiva.

CONFERENZE CLINICHE E DI SCIENZE MEDICHE NELLA SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE VO LUME VII (Oontin·uazionP-)

Prof. L. CASTALDI: Dalla morfologia classica alla morfologia sperimentale. Alcmeone dn. Crotone, che visse cinque secoli 1wanti l'inizio dell'era cristiana fu il primo a conoscere e illustrare organi del corpo umano, e, subito dopo di lui, Filistione e Filonide da. Ca.taJÙa ed Empedocle da Agrigento sezionarono cadaveri di uomo per apprenderne la morfologia.. D nome di Alcmeone, però, non ci ricorda. solamente il primo anatomista ma ci indica pure il fondatore della fisiologia, il creatore della patologia. umora.le e della. sperimentazione biologica, a. porlo ne!Ja. luce che merita, basta pensare che egli visse in un periodo in cui non era. an· cora. sorta. la. scuola. ippocro.tica, che dovevano trascorrere 200 anni prima che sorgesse la. scuola alessandrina. di Erofìlo e di Erasistrato e 500 pe rchè a Roma., con Aulo Cornelio Celso, si facessero Le prime dissezioni llmane. Nei secoli succe88ivi i medici non si occuparono affatto di morfologia. umo.m~ ma si limitarono solo a. ripetere senza discuteJ'O quanto Galeno, che non esplorò cadaveri umani {o solo pochis.<;~imi) ma animali, nel n secolo dopo Cristo avevo. insegnato. Per vede r risorgere e 1·ifìorire gli studi anatomici bisogna arrivare a.JJ'epoca in cui Federico Il di Svevia., che t enne in onore la Scuola Salernita.na. e gettò le basi di un ordinamento sanitario, per primo decretò (1224) L'utilità d'esaminare


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CONFI':Ilf:l'7.E C LI:-JI C' HE E DI

SCIE~ZF:

MEDICRE E CC .

c u laveri umnni. co ma ndò ch e nes<~Wlo potesse esercitare chinrr~Pa senza. prima aver appresa. l'a rte disllettoria e dispose ancora che in Sicilia ogni cinque anni a scopo di studio '!i diss f'casse il corpo umano alla presenza di medici e crurut~hi. Nel 1308 il 1\:la.ggior Consiglio Venet.o e manò an11l o~o ordine. Nel gennaio 1315 Mondino de' Luzzi, docente de llo Studio Bol ogn e~>e, terme pe r primo le zioni d 'anat.omia su ca.dtw ere disseca t.o e sottopose a. cont rollo le affe,·n'Ulzioni che do. 11 secoli si ripet eva no sulla base dell'auto rità dispotico. di Galeno. L 'esempio del Mondino fu seguìt.o nel 1348, in occas ione di pestilenza., a PaJo,·a e a Pe rugia. e nel 1370 a Siena da T . .\J euccio da .\lon talcino. Al di là de lle Alpi s olo nel 1376 si seziona un cadavere. Ne llo S tud io Fio rt"ntino, SPcondo gli Stu tuta Uni,·crsitatis, nel 1387 si praticano già le sezioni da\'anti la scolaresca. A Vienna la pratica diBsett.oria non incominciò che nel 1404, a Praga ne l 1460, a Lipsia.nell5 19, in Spagna ne l 1550, in Iughjlterra a ncora più tardi e a Danzica solo nel 1613, quando già da tre secoli Ba rtolo me o da Varignuna a Bologna a scopo medico-legale aveva ricerca.t.o nel cnda vere le tracce di venPficio, e qua ndo g ià Antonio Beninv;eni (xv secolo) praticn,va. dis.'lezioni non più col solo scopo di conoscere l 'architettura d el corpo lJma.no ma pe r t.ro varvi le cause de lla mo rte e sca.vav<t. in tal gtùsa i! primo solco dal quale doveva s orgere l'Anatomia Patologica. Se André Vesale dì Bruxelles (1514-64), professore a Louvain, Padova, Pisa e B ologna.. nella scuola e col libro stampato viene co!Uiidera.to come il r est.aura.t.ore della anatomia descrittiva, Jacopo Berengario da Ca rpi ( 1460-1530) ha il merito dì averno costruite le fondamenta; entrambi pe rò furono preceduti da l ve ro gigante de l pensiero e dal genio più grande che l ' umanità abbia. prodo tto: L eomrrdo da Vinci (1452-1519). Egli impresse anche n ella morfologia degli uomini la sua profonda orma immortale dissecando cadaveri con p erfezione e riproducendo col disegno le immagini dei suoi preparati anat.omici che riguardano oltre la morfologia esterna anche quella interna, e most rando così di essere sospint.o a ta li ricerche dal desiderio di conoscenze na.turalistiche p er que ll'irrequìetudine sublime del suo p ensiero. Ma altri grandi artisti nostri del Rina.soimento si dedicarono pure agli studi morfologici o as.<>ist.endo a dissezioni (Donate llo, A. del Castagno), o fru:endo di..<.aezioni essi stessi (Antonio d E'l Pollaio lo, l\I. Buonarroti), e numerosissirni artisti e lett.erati nostri coRtru.ss ero canoni dì morfologia esterna. Dal Rinascimento in poi è tanto numerosa la. schiera degli osservatori e descrittori della morfologia umana passata in rassegna ed illustrata dall'O. che è impoMibile qui anch e l'elencarne i soli nomi. Durante questo periodo di rigogliosa fioritura degli studii anatomici da tutte le parti accorrono in I talia schiere dì studenti, e numerosi capit<>li dell'anatomia sistematica vengono fondati da italiani: Falloppio scopre i liniatici, Eustachio il dotto toracico, A1:1elli i vasi chiliferi, Mascag ni costruisce un'opera monumentale ed insupemta sui linfa.tici, e negli studi anatomici sull'orecchio interno brillano i nomi di Valsalva, Cotugno, Scarpa e Corti. Scop erto il primo microscopio semplice dal GaWei, Ma.lpighi (1618) conquista il va nto di fondare l'Ist.ologia e l'Anatomia microscopica e Fe lice Fontana (1 781) scopre il nucleo cellulare e il cilindra.ssile delle fibre nervose. Lo studio topografico dolle regioni corporee era stato previsto e coltivat<> da Leonardo, ma Vino. 1\i~la.ca,rne per primo comprese l'importanza. dell'anatomia topografica e Rcrisso anzi per la. chirurgia militare un libro che è il primo apparso in questa branca.. !Ifa se lo studio de lle forme corporee esterne ha raggitmto in Italia tanto splendore, ancora nostro è il vant.o d'aver creato col De Giovanni, nel 1876, la morfologia costituzionalistica avente scopo clinico. L'O. spiega quindi le mgioni che fecero l'l ta.lia culla d ella morfologia classica e precisamente in prin-


CONFERE~ZE

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CLL"'ICHE E DI SCIENZE MEDICHE ECO.

Cip!O la :\fa.gna Grecia e La Sicilia, I'Italio. centnl.lo poi. La morfologia macro e microscopica., cho s'era molto arricchita con una serie di scoperte fatte intenu~:z.io· nalmente tra il 1500 e il 1800, fa sentire, a partire da questo periodo, la necessità di allargare i suoi orizzonti affrontando la risoluzione dei problemi riguardanti la. ragione de lle forme e delle strutture e diventa, cioè, morjologia cau.sal3. L'indirizzo u.no.t.omo-compt\rato, col qualo si cerca d'abbracciare e spiegare l'insieme dell'organizzazione an.imaiE>, pi~lia così il sopra.vvento ne llo ~>corso secolo (diversi grancli ana.tomist.i de l p eriodo aureo d ella morio logia cl!U'!Sica avevano Era.tico.to anche la zootomia ma non a sco po compamtivo), c raggiunge il massimo s~ndore con le Scuole francesi di Cuvier e di Saint-Hilaire e quella t edesca dei Filosofi dcllt~ Natura. La p>l.leontologia, l'embriologia e, dopo i concetti dello. trasformazione e voluzionist-ica eli Darwin ( 1809-82), l'esa.rne de lle con-e lazioni .filogenetiche e onto~onetiche servono ai nuovi studi chE' cercano così con comune finnJ.iS~mo di spiegare l 'uomo con la Natura (OE>genbaur). S i entra quindi con l'indagine sperimentale nella vera morfologia causale con \YiU1em Roux ( 185Q-924), il q uale, pur es.~en.do Rtuto precetluto da Lombordini, d a His e da R1~ub er, fonda l'Embriologia. spE-rimentale e per primo ne affronta i problemi in modo metodico. Nel nuovo campo di ricerche sono da. cit.a.re gli italiani R t\ffaello Zoia ed H erlitz.ka.. Bl'illant.i sono le ricerche di J. Loeb sullll p11.rtenogenesi artificiale, quelle di teratologia sperimentale di Lombardini e di Chiarugi, le colt.ivazioni sp<'rimontali in vitro rli elementi ti.<;;;~urali di Harrison, Volpino, G. Levi, im port-anti gli studi su vari fenomeni della crescenza sotto l'azione d elle ghiandole endocrine fatti da Gndemats<' h, Cotronei, E. Giacomini e da altri, quelli di elettrofisiogenia. condotti da Lombardini, FMola, R oi!$i e Gurwit.<Jch, e vengono fondati, dal 1\:Ia.ntega.zza, il capitolo degli innesti e, da M. Troja. quello delle rigenern.zioni. L 'illustre morfologo rli Cagliari, che ha trattato l'argomento in modo magistrale e appn.s.iionato, chiude la b1;llante confe re nza con l'augurio che l'I talia, ohe fu splendida culla e maestra al mondo ne lla morfologia dt>~rittiva., possa collocarsi ancora all'avang ua rdia e dive ntare pure Jllae!'!tra. nei problemi de lla morfologia spe rimentale. TROlNA

P rof. M. CARDU.'I: Una gloria di Roma antica. Il « mens sana In corpore sano ». Sempre opportuno ogni ammaestramento tendente a dimostrare l.a bellezza del l'armonia tra. i valori dello spirito e i valori del corpo, tale anuuaestra.mento diviene pre zioso quando è ro.ccolto da. giovani medici, appena usciti dalle nostre Università. Anche oggi spetta infatti al medico il còmpito di portare un po' di equilibrio nelle menti umane e di richiamare le nuove generi.\zioni dal feticismo per l e gare e dai professionismi sportivi di ogni so1·ta. Il prof. Cardini, n ella sua confe1·enza, ha. illnstrato come le energie dello spirito e quelle del corpo venissero consiùemte insieme dai saggi delle ci,,iltà Greca e Roi'Jlil.na, pur es:<e udo le nozioni biologiche o.llora posaedute ~sui più modeate di quelle odierne. I Greci più de llo. forza bruto. valutarono la. destrezza e l'agilità. I Romani compresero essere la re:;istenza - alle vicis:;jitudini atmosferiche, alle malattie infettive, ai disagi e nlle fo.t.iche - più utile de lla virtuosità corporea, atta a vincere le gare in Olimpia o nei ginnu.~i: ebbero perciò in onore la dura e sana. ginnastica agraria ed il Cn.mpo Marzio. E non furono m eno spirituali dei Greci, perchè di questi meno cerebrali: basterebbe confrontare la morale estetica ellenica con que lla dei Rolllani consistente ne lla onesttl. e nella probità, nella


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CON'FERENZE CLI!'H CRE E Df SClENZE MEDJCRE ECC.

pie!.as, nella clw.ritas. MeiUI fu per essi lo spirito, in una visione unitaria della. vita spil"ituale e terr~>na. Con il II secolo a. Cristo, incominciando il decadere dei costumi questa giusta e sana armonia andò perdendosi. Gli uomini si dett.ero alla. mollezza e le donne abbandonarono la pudicizil\ e si det.tero ad esercizi sportivi atti a soddisfare una. eccitazione nervoso. smod.at.a. Fu allora che Giovenale con le sue satire fustigò l'intemperanza degli umani de~;~ideri ed ammonì che l'tuùca. coBa. da chiedere agli D ei fosse appunto lo spirito sano nel corpo sano: • Orandum est ut sit mena sana. in corpore sano •· La morigomtczza dei costumi, la sana armonia t ra spirito e corpo furono le cara.tterist.iche dei t e mpi migliori della civiltà Romana: sono ancor queste le qualità che la no!ltra razza saprà. far rifiorire.

Prof. P. PtccrNr:on: Rlvendlcazlonl Italiane nel campo delle scienze mediche.

È sempre un godimento dell'animo e un soddisfacimento del proprio orgoglio nazionale la rivenclicazione delle più pure conquiste del genio italiano. Ed il professore Pra.-;sitele Piccinini, con quella competenza che tutti gli riconoacono n el campo della. storia della medicina, non poteva trattare più brillantemente questo vecchio argomento, ma sempre vivo e palpitante di attualità. Rivendicazione non si rife risce soltanto a tutto ciò che è ~;~tato dimenticato ed usurpato ingiu.stament.e a favore di altri. ma. anche al semplice concetto di maggiore valorizza.zione di beneme renze non abbastanza riconosciute, ristabilendo la. verità, documentandola, in rapporto alle proprietà. di scoperte, di studi, di concezioni, ecc. · Accennato al concorso nazionale dallo stesso O. bandito nel 1926 su« Rivendica.zioni • e che riscosse il plauso delle più i\Ju.stri personalità delle scienze mediche e politiche, riassume schematicamente il contenuto dei lavori premiati. E, primo fra tutti, quello d el Castaldi (Una Centuria di Rivendica.zioni di priorità italiane in contributi scientifici nella medicina. e chirurgia), mirabile per scrupolosità. di ricerche bibliografiche e di elementi, sì da potere costituire il germe di una centuria di monografia italiane. Vincenzo GagUardi, della Clinica Medica di Messina, rivendica a G. B. Morga.gni il merito di avere osservato e descritto il tipo ana.tomo-clinico della malattia di fegato sessanta anni prima del Laennec di cui impropriamente porta il nome. A Gaetano Salvioli, secondo Pujatti e Zannier, spetta il merito di avere individua.lizzato il pneumococco nel 1883 e cioè tm anno prima di Fraenkel e Talamon. Alessandro P eri nella sua. • Medicina del Lavoro, disciplina ita.lica » dimostra quanto vasto e multiforme sia stato il contributo originale italiano nel campo della Medicina del lavoro, nel quale l'Italia ha una prioritll assoluta, che è rappresentata nell'opera di Bernardino Ramazzini. Rivendicazioni interes.<>antis.<Jime sono quelle che riguardano Guido Baccelli, Pietro Castellino, G. B. Ughetti, Ferranini, Rummo, Tomaselli, Bozzolo, Aievoli, Loreta, Codivilla, Giordano, Tansini, Poggi, Caselli, Parlavecchio, Tricomi, Sohiassi, Biondi e contenute nei lavori del Fusco e di Dante Narni-Ba.tar;si. Ricordati infine i 11\vori, sull'argomento, del Merlini e dell'Amitrano, anch'essi degni di nota. e di lode, espone alcw1e delle rivendica.zioni dovute a. Luigi Castaldi


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CONFERENZE CLINICHE E DI SCIENZE MEDICHE ECO,

La. invenzione del microscopio fu dovuta. al Galileo ed il primo fu costruito da. Frenct>tco F ontana nE>I 1618 ed il Malpighi fu il \'ero creatore d ell 'anAtomia, microscopica. ne l 1671. Osmosi ed endosmosi furono scoperte ne l 1822 dal siciliano FoderÀ, m entre so ne impadronì, sei anni dopo, il Dutrochet . Le culture in vit,ro di Carre! sono vanto d e l nostro Volpino che due anni prima. di Carre! coltivò, per la. prima volta, cellule di mammifero e a Paolo Mantegazza. spetta. la priorità sug li innesti. L e d o ttrine evo luzionistiche furono conquista di due precursori ita liani, Franco Andrea Bonelli di Torino e Filippo Civinini di Pistoia, ma intorno a loro imperò la congiura d el silenzio e vi influirono le condizioni politiche d el tempo con una censura ecclesiastica inesorabile. Nell'Embriologia Sperimentale si affetma il LombaJ·dini di Pisa prima. che Dareste fosse colli3iderato il fondatorE'! d ella. teratologia. sperimentale. Santorio Santori di Capodistria (1561-1636) e OioYnnni Alfonso Bore lli ( 1608-79) furono i precursori d ella biomatematica. I m etodi stat istici moderni, che tutti fanno risalire n r lla Biologia al Quet elet (1796-1894), spettAno all'abate Giuseppe Olivi di Chioggia (1769- 95). Lt>~ indagini anatomiche nacquero sul suolo italiano con Alcm eone, Empe· d ocle , Filistione e Filonide fino tl, Mondino d e L iuzzi e al grande Leonardo da Vinci. Così l e glandole intestinali d el I.ie berlmhn furono scoperte dal Ga leati o Galeazzi; la • bulla etbmoidalis del Zurkerkandl >l fu d escritta da Giovanni Zoia nel 1870; la regione nasale de l Kiessclbach, da, Valsava; l'antro di Higmoro da Leonardo da Vinci; il m etodo d elle atrofie nervose d el Gudden spetta al nostro Panizza (1885), ed all'Albini (1868), e, prima ancora, a Vincenzo 1\ialacarnc di Saluzzo ( 1871); il liquido di Hort si d eve a P il ade Laghi e al D ell'I solache avevano provato, con successo, la fì~~zione con miscela di formalina e bicrom11.to di K . Una grandissima. gloria d ella biolog ia italiana è la scoperta d e!Ja circolazione del sangue e della linfa dovuta a Realdo Colombo (1559), al Cesalpino (1571- 93), a Paolo Sarpi e a Gaspare A'3elli. Il meccanismo d e lla. accomodazione ottica è eli Francesco l\iaurolico ( 1494 - 1575) e non di D escartes; l'inibizione cardiaca è di Luigi Galvani e nqn dei fra· t elli Weber. Agostino Bassi precede l'Henle ed il P asteur nella. natura parassitaria d elle malattie infettive (l 773- 1856); Filippo Pacini di Pistoia, Koch nella. scoperta del vibrione del colera; Atto Tigri, Eberth in quello d el tifo; Domenico Cotugno rilevò l'albumina ne lle urine prima. d el :Sright. La fascia. d i Esmark fu dovuta al vicentino Silvestr1 (1862);lacurachirurgica delle varici alla Trendelemburg a Tomaso Rina (1775-1843); la posizione d el Trend elemburg a Rolando da. Parma; la protesi cinematica è gloria d el Vanghetti di Empoli e non di Sauerbruch ( 1915). Dopo avere rivendicato a F erdinando Palasciano la. prima idea d ella Croce R ossa e non a Dunant, ricorda G. B. Alberti ne l campo d ella Eugenica, Pa!Jetta. nella • coxa vara n, Ugo Biffi nel campo d ella storia della sedirnentazione d ell'an· gue, Vincenzo Diarnare come precursore d ella insulina.. Il r.ampo d e!Je rivendicazioni, afferma l'O .. anche soltanto per quanto ri· g uarda le scienze m €diche e biologiche è vastissimo e non presume di averne dato il quadro completo. Certo è interef>.<;a.ntir:Jr:Jimo il lavorQ autore vQle e fecondo della bella esposizione che egli ha fatto dell'ar~omento. MANIEltt


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CONFERE~ZE

C LIN ICHE E DI SCIENZE liLEDI OHE ECC.

P rof. A. CA'iTIOLIONl : Roma ed Il pen>lero latino nella storia della medicina. L'O., dopo avere accennttto a tutto ciò che è st.ato d etto con esagerazione d i ammirazione od ecce<>So di negazione. sull'influe nza romana nel campo d e lle scienze, passa. a considerare imparzialmente e serenamente quello che è stato il pensie ro latino n oll11. storia della medicina. La cultura greca, mera.vig lio'!!lmente fior·ita ne lle isole deii'EIIa.de e d ell'E geo, formataii >lttra.verso mille correr<ti di pensiero e di irlee, per la potenza di critica di un popolo squi:sitamente sen-;ibile e dotato di alto sentire, det,erminò un orientamento d ecisivo ne lla storia umana d e l p ensiero e d e ll'arte. Roma e reditò dalla Grecia questo indirizzo, però non bisogna dimentic~re che, per il continuo sC'.,a.mbio di idee che vi fu fra Italia e Grecia, molte alte dottrine della filosofia classica greca e d ella. medicina ippocratica derivano d alla scuola italiana di Pitagora . Da questa. scuoln. fu proclamato, per la. prim1\. volta, il conce tto fondamentale dell;t legge maWmatica. dolla nntura, concett.o che venti ilecoli d opo era riaffermato da. Galileo. concetto che conferisce alla storia del pensiero lat ino la sua classica impronta. Il pensi oro latino è crit ico, ordinatore ed impone la giusta misura; Roma ne lla. m edicina fu veramente latina. Grandi tradizioni giìt e!li<stevano: gli Etruschi godevano fama di grandi medici, in Etruria erano stati compiuti hwori importantissimi per il risanamento del suolo, nello tombe !!Ono state trovat.e legature di denti in oro, T arquinio il Superbo. con una ideazione veramente grandiosa, cert.<t.ment,e t;reditata da Re EtntSchi. costrui la Cloaca. Massima, la più grande opera che l'ant ichità abbia. mai fatto noi campo dell'igiene. La medicina romana si staccò rapidamente dalla t radizione mitologica, pur rimanendo nel popolo la superstizione e la concezionA magica.. concezioni che. del reilto, non si può affermare con sicurf'zzn., se dominassero piil in Roma antica o nei nostri giorni. Ne lle leg!;i più antiche romane ve ne era una che proibiva le pratiche mediche dei maghi e degli li.l'tLSpici e sanzionava. la responsabilità. eh-ile del medico di fronte a l paziente. Una legislazione igienica perfetti\ creava gli edili addetti alla sorveglianza dei mercati erl i magistrati che d ovevano invigilare sulle acque. Tutte le grandiose opere d estinate a. fornire Roma d i acqua potabile, in quantità infinitam~nte superiore al bisogno, le costruzioni di magnifici bagni pubblici e di terme, dimostrano q uanta import,e,nza des.'!ero i Romani alle regole ig ieniche. A Roma per la prima. volta il medico, investito di funzioni uffici>lli, viene conside1·ato un funziona-rio di Stato. Al te:npo della Repubblica l.a medicina era esercitata da medici !ttranieri e specialmente greci i quali non godevano buona fama e, piutto.'!to che la m "dicina.. o sott.o il manto della. medicina, esercitavano arti poco confe.'I.:Jabili. Però a poco a. poco le cose cambiarono. venne l'epoca dei medici colti ed intelligenti tanto che , nel 46, Giulio Cesare ritenne i medici, per il so!o fatto di o:;~ere medici, degn i de l diritto di cittadinanza romana. Nel periodo aureo d e lla. letteratura., oltre i minori, due grandi scrittori latini s i occuparono di medicina: Aulo Cornelio Celso e Plinio. Aulo Cornelio Celso è un uomo che AA di medicina ma. non la. e'lercita.; con un criterio e::m.tto di 0'183rvatore ci dà. l'e3empio di un trattato di medicina sistematica : le malattie che si guariscono con la dieta. quelle che si guariscono oon i rimedi. quelle che si guariscono con l'operazione chirurgica; con spirito essenzialmente latino ordina il materiale confuso.


CONFERENZE CLINICHE E DI SCIENZE MEDICHE ECC.

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Plinio proviene da nobile famiglia, ha rivestito a.lt.i inca.richi nE'Ila Repubblica e, pur conoscendo il pericolo CLÙ va incontro, vuole studiare e sorvegliare il fenomeno dell'eruzione del Vesuvio fino a trova.r\·i la morte. Nel s uo libro di storia naturale raccoglie ed ordina tutte le cose degne di nota: le malattie e la loro cura, gli ani~~li strani e le piante magiche e ci lascia un'enciclopedia che è una delle più meraviglioso che abbia. mai prodotto l'antichità. Lo spirito veramente latino di Plinio dimostra su quali solide basi è costrlùta. l'architettura cl~! pensiero romano. Tanto nelle leggi come nella letteratura, nelle arti, nella medicina., tutte oose strettamente unite le une alle altre, si vede sempre questa. caratteristica, questa necessità dell'ordine crit.ico e m~ttema.tico, que;.ta. profonda. analisi del giudizio. questa sicura sintesi ne lle conclusioni. La. medicina latina. portò certamente un contributo alla. scienza. La. medicina romana valorizzò l'opera del medico; ogni coorte, ogni trirame aveva un medico e la legislazione stabilì esatt.a.mente i diritti ed i doveri del m edico. Anche pensando che, nel campo d e lla medicina scientifica, Roma non abbia prodotto qualche cosa di veramente nuovo, ad es.'lll spetto. il merito di aver cr~t.o l'igiene di Sta.t{) e la medicina sociale e di avere coltivato la. medicina

militare. A Roma., dopo il lungo periodo di guerre per il rist.a.bi'limento della pace roIll3na e per il consoliù~\mento dell'Impero, vediamo sorgere il più gro.nde medico della storia, Galeno, che, per quanto nato in Asia Minore e per quanto scrivesse in greco, passò tutta. la sua vita a Roma e fu latino n ella forma della sua mentalità perchè anzitutto fu un critico ed un sistematico e le sue opere, ancora dopo diciotto secoli, destano profonda ammirazione. Dopo questa. epoca la medicina latina comincia a d ecadere non tanto per la corruzione oiei costumi quanto p er l'infierir e d elle pestilenze che devastarono l'Italia.. L~:~- medicina latina risorge sulle sponde d el mare nostro a Salerno. Erroneamente la Scuola sg.lel'Oitana fu creduta greca od araba, essa fu essenzialmente latina perchè conservò la tradizione romana: fu pratica e l'insegnamento impartito perfettamente ordinato; da questa scuola fu pubblicato in versi il • Regimen Sanitati~:~ » uno dei libri più letti e più studiati. A Salerno, dunque, si concentra il pensiero latino che ricompare nelle scuole italiane di Padova e di Bologna. Pensando all'evoluzione storica d el pensiero medico, si vede che in Italia, pur combattuta. dalla passioni e dalle lotte, il popolo non aveva dimenticato le sue origini e pen.o~ava con fede alla ricerca appassionata della verità. Il Rinascimento I taliano fa rinnovare la tradizione latina. fa rinascere l'amore della glori!\, l'amore della fama, l'amore d ella bellezza, l'amore per il corpo umano, l'amore dell'arte e, quindi, era. fatale, che in Italia na.qcesse l'amore per l'anatomia. TI più grande pensa.tore, il più grande artista Leonardo da Vinci fu il fondatore ed il rian.ima.tore dell'anatomia.. Questo Grande !tl.SCiò nei suoi disegni e nei suoi scritti il più bel libro di anatomia che sia mai esistito. Leonardo dim{)stra come lo scienziato possa es.'!ere artista e come il grande artista che è critico possa es.c;ere scienziato. È nel Rinascimento la caratteristica del pensiero latino; l'uomo che si preoccupava di problemi di arte, sapeva anche trattare problemi sdentifici, scriveva dei versi e si dedicava allo studio dell'anatomia. Ancoro. oggi il pensiero medico latino continua ad affermarsi; pochissimi dei problemi fon<:lamentali della vita sono stati risolti, la microbiologia non ha dato quella risposta che si attendeva sicura ed in Germania si parla di «crisi d ella medicina.». In I talia questa «crisi della medicina» è a.s;;ai meno sen.'libile perchè la eli-


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

nica. italirma. si è la.<;c iata. sompre guidare da un p ensiero essonzia.lmente clinico. es.<>enzialme nte latino. Non a caso la grande scuola italiana della dottrina costitu:tionale è stata erede d e ll'antica dottrina ippocratica ed in I talia. la. comprensione del valore della per· sona.litil. non si è m a i lascia.tn. floffocare dalle idee della. ondpotenzia.lità delle ri· cerche di labot·atorio. Siamo giunti ad un oricntltmcnto che ci fa. affermare che il medico n on è solamente lo scienziato che cerca nel labonttorio la risposta dui problemi, ma è anche tUlat-tista che d eve giudicuro con la sua mente ape1-ta. e col suo ragion~mento cri tico e trame il giudizio che può essere di sollievo al malato. Il pensiero latino, pe rchè e stato esscnzialment.e equilibrato e critico, ha sa. puto valutare il \·alore n ei secoli e quf'st.a t.mdizione di R oma che, in un modo così memviglioso h t> S>\puto prov\·ederfl alla salute pubblica, non può essere cancellata n t'lla storia e r!:'sta e r cstt>n\ ancora in ogni t e mpo l'esempio luminoso che tutti do\·rarmo seguire . PLA.STINA

(Continua)

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA SANITÀ MILITARE. SARTORI. -

Chimica delle sostanze aggressive {Ed. H oepli, l\Iilano, 1933-XI).

È un libro di srrnnde interesse per tutti gli studiosi di chimica, al q u ale la chiara e significati\·a prefazione d el prof. Bargellini ègaran:~:ia di sicuro successo. L'opera è divisa in due parti: tma gener a le ed una speciale. La parte generale consta di tre capitoli: nel primo l'A. fa un riassunto delle proprietà fìsicht~ comuni a tutti gli aggressivi {densità, tensione di vapore, volatili ti\, punto di ebollizione, punto di fusione, persistenza, stabilità) e d elle relazioni che inte rcorrono fra a lcune di 11ueste proprietà; n e l St)Condo capitolo, uno dei piò interessanti di tutto il volume, tratta delle relazioni fra. struttura chimica. ed azione aggres;;i,·a, intesa principalmente come azione irritante, esponendo con diligenza, acume ed o ri ginali ti\ le nozioni piò sicure che si hanno su questo com· plesso e poco noto argomento; il terzo capitolo tratta delle var ie classific.azioni proposte per gli agllrl·ssivi (clnssificazione fisica, tattica., biologica e chimica). Nel la parte sp eciale, divisa in undici capitoli, vengono pass.ati in rassegna i vari a~l:!ressivi e forniti p er ciascuno di essi, dopo un bre\·e cenno storico, i princi· pali m etodi di preparazione sia di laboratorio che industriali, tutte le proprie tà fisiche e chimiche ed i m etodi più pratici di riconoscimento e di determinazione. La raccolta d e i dati r e lativi a ciascun aggr essivo è stata fatta con rigoroso m etodo crit.ico, al quale è venuta in ai uto la personale esperienza dell'autore. che, senza essere mai ostentata. traspare in t.utto il volume, cosicchè i dati ripor· tati sono da rite-nere i più f<icu•·i d e lla letteratura. attuale. La trattazione, facile e chiar a, pur essendo rigorosamente scientifica non ha nulla di arido e di pe:!ante. La imponente documentazione bibliografica (oltr e 600 citazioni n el tC'sto), l 'abhondanza e la sicur ezza d ei dati, contenuti n el volume, fanno della Chimica d elle sostar~>.e aggressive del dott. Sartori un'opera indispensabile per i chimici i~ genere e p er gli ufficiali chimici-fannacisti in ispecie ed una preziosa opera di


RIVISTA DELLA STAMP ...

~fEDICA

I TALIAN A E S TRANIERA

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consultazion e pe r gli uffi ciRii m 0dici e p er gli uffi ciali in p:Pn <:'ro eh~:> , p <' r d oYe re profۥssio.nale , n on posson o n on intercs,;ar~i ai problemi rigu a rdanti la rhimica di gue rra .

E. PLACIDI BABRY L. GlLCHRIS T e Puu.rP B. MATZ. -

Postumi dell'intossicazione da fosgene e relazione di alcuni casi. (The m ed icai bullctin of th eVet erans' administrat ion, lug lio 1933).

L e conclusioni d PI particolareg g iato articolo sono lf' Sl' gu en t i: • l. I quad ri c linici d e i gassa t i da fosgene ril eva ti durant e la guerra mondia le sono: a ) l'a8.fìssio bleu o cirmotira n e lla qual e il sog_getto, dive nuto di colo rito vio lacf'o. p r esrn t.f\. dirn inuizion P d e ll e quant it À di os;;ig(·no n <'l sangue arte ri oso ed a.umE'nto di anidrid r CH.rboni ca in t ut t a la massa sang uigna, la qual e ba i n toto i ca t·atteri d el l'<fm g w: V<'n oso: b) l 'asfis.~ia 71allida o grigia ne lla qual t• s i ril c ,·a riduzion e d i anidride car b oni ca n el san gu e e n ut <:'volf' costJ·izion e d e i ca pill uri sup<' l·lieinli. L 'f',·id Ntte t~noss i E•m i a r end•' intanto g li at t i r <'>'< pira t o J•i m o lt.o frC'qn<"nti, ma. poco profondi, dimimwndo in ttil m od o l'aerazi on e p olmomue e ridtiC<•nd o la quan· titil. di o;;sigen o n t'l su.ngu o. Il p l' ri colo - n PI tipo g ri g io - consii<te n e ll 'even t uale p a ralisi d e l cen t ro r espira t orio . 2. G li e ffetti immcdi a t.i. d ('_gni d'import anza, d on1ti ~;tll 'azione d e l fosp-f'ne sono consegu enzn d ('l t r a uma soppo rtato dai capilla ri po lmonari. i quali, in primo t e mpo, s ubi::;con o costrizione e coll as.c;o m entr<', in secondo t.empo , presentano dilatazion e, la qua lf' d i\ luogo Alla fo rmazion e d ell'ed em a p olrnonare . Tali alt erazi oni hanno lu ngo p och e ore d opo l'av vekna m cnto da fosgene. 3. C: li e ffetti d ovuti all'nzimw d f' l fof<gt>ne su l cttOI'<' son o in parte ffi('ccanici

ed in pai'te dovuti al l'anossiemia: si rileva froquontemente di latazione del cuore o tachica 1·dia. 4. In m olti ca s i g l'indi,·idui j:(assati con fosgen t' n on dimostrano a lcuna alte razi on e immediata, m a su ccessiva nw nt c vengono ri le vate lE' RC'gucnti affezioni: bronchite , enfisema, a sma bron chifd e, fibrosi p olmon a re , ta chicardia, tubercolosi polmonar~ attiva. nf'vrU-st enin. L e affezioni suddette Ri sviluppano lentamen t e ed in manie:ra ins idiosa. 5. In 79 cas i di ex- mili ta1·i, i quali a vevano subito l'azione d el fosgen e . soltanto di eci prt>sentaron o r d iqu ati anatomici e hmzionnli attrib uibili all 'azione d e l ga<~. In cinque casi i l rapporto tra i disturbi prrsenti e l 'azione d e l ga s e ra molto dubl>iR; n e i rimanenti 64 n on si n otava alcun r e liquato. ch e potesse farsi risalire all 'azion e d e l ga s. L ' intervallo fm l'epoca d c ll'a.vvelenamento e la diagnosi d ell 'affezione r esidua.ta fu di un m ese in un caso di tube rcolosi polmonare attivn e di Il m esi in un c aso di fibrosi polmonaro. Nelle bronchiti cronich e l' intervallo tra la data d e ll' azione d e l fosgen e e la collf:Jtatazion e d ella bronc hite fu in m ed .i a di Il m esi, d e ll 'enfisema polmonare di 80 m esi, d e ll 'asma bronchia le (compa rsa d e l primo attacco) 86 m esi. 6. La durata d e lle affe zioni t ardive, d ovute all 'azion e d <'l fosgen e , dalla data. della diagnosi all 'rpoca rl <'ll o studio fatto dag li autori, fu la segu<'n te: bronchite 9 anni ed 8 m esi; fibrosi polmonare 3-4 m esi; enfisema polmonare 3 anni e l v m esi; asma bronchiali' 4 anni; tubf' rco losi p o lmona.r e attiva l J m esi. 7. Il fosgene ha s p eciale predilezion e p er i picco li bronchi, p e r cui l'azione d e l :s uddetto ga s porta alla bron (·hi te e alla bronc hi olite . La bronchite cronica è l'affof'zione r esidua piit frN 1u ente : durante il corso d e lla bronchi tE', in S<'guito allo spas mo d ei bronchi, s i ha a.rrf'sto t emporaneo d e lla r espirazione, m entre gli alve oli con t en enti aria s i dist enc!ono, ciò che port.a alla formnzione d e ll 'enfisema. 8. Su 10 casi di tube rcolosi polmonare a t ti va la malattia e ra già pre sente all'epoca. d ell'uzi one d e l fosgen e, il qual e n on fece <:'he riattivare il processo morboso. FIORENZA


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RlnSTA DELLA STAlLI'A :\tEDICA ITALIANA E STRANIERA

IGIENE

Trattato d'igiene. (Due volumi di complessive pag. 2198Ed. Vallarùi 193:3).

Ùl'TOLJ<:XGJJI. -

Come è stato annunciato n el fascicolo Vll di questo Giornale, in una Mcuratissima veste editoriale, la Casa editrice Vallardi ha pubblicato un nuovo 1' rattato d'igiene compUa,to per cura del prof. Ottolenghi, con la. collaborazione di Maestri di varie scuole d 'Italia. • La parte prima del volume primo è dedicata alla epidemiologia e profilassi d(>Jl<~ malattie infettive, sia generale (Ottolenghi) come speciale (De Blasi). Nelb parte seconda dello stesso volume sono trattati: l 'ambiente fi sico e sociale e la salute (Ottolenghi), l'igiene degli aggregati urbani e rurali e delle abitazioni (Ottolenghi-Piras). D volume secondo è a.nch 'esso costituito di due parti: nella prima sono trattate: l'igiene dell'alimentazione (Marginesu), l'igiene del lavoro (Oarozzi), l'igiene dell'allevamento (Piras) e l' igiene navale e dell'emigrazione (Belli); nella St>Conda parte: l 'igiene militare (Bruni), l'igiene coloniale (MariottiBianchi), la legislazione e gli ordinamenti sanit.ari (Labranca). In complesso il trattato rispecchia sinteticamente l'attuale sviluppo delle differenti branche dell'igiene e riuscirà utile a quanti si occupano di problemi igienici o connessi con l'igiene. Riuscirà poi sommamente utile ai medici del R. E sercito e della R. Marina perchè i problemi di igiene militare, navale e coloniale vi sono largamente con-

siderati e sono bene coordinati con il problema igienico generale. In queste parti di particolare interesse p er i medici milita.ri hanno collaborato al trattato il generale medico della R. Marina O. M. Belli, il generale medico G. B. Mariotti-Bianchi ed il tenente colonnello medico N. Bruni. Il generale Belli ha dettato due import.anti capitoli: l'igiene navale e l 'igiene dell'emigrazione. Nell'uno e nell'altro egli ha trattat.o la parte puramente specifica, rimandando, p er il resto, alle altre parti dell'opera e specialmente all 'igiene militare. Dà chiare nozioni sulla costruzione delle navi, sui tipi principali di navi da guerra componenti l'armata navale. Tratta l'epidemiologia e la profilassi delle malattie infettive interessanti la Marina includendo anche quelle esotiche; e mette bene in chiaro il modo di propagarsi di questi morbi e i mezzi di difesa, anche per quanto riguarda i piroscafi addetti al trasporto degli emigranti, ricordando pure la legislazione internazionale vigente al riguardo. Il generale Mariotti-Bianchi ha trattato l'igiene coloniale. In modo eminentemente pratico presenta i problemi dell'acclimatazione, della alimentazione e dell'abitazione nelle colonie, condensando in poche pagine quanto è necessario a sapersi per la difesa della salute dell'Euro· peo che vive ai tropici. Si sofferma stù colera (ricordando il pericolo r appresentato da certe pratiche Islamiche); sulle febbri tifoidi; sulla dissenteria bacillare e specialmente sulla dissenteria amebica, « triste flagello d elle regioni tropicali )); sulla tubercolosi (di questa malattia nel mondo


RIVISTA Ot<J..LA l:TA~fPA llleOICA ITALIANA E

STRA!-HERA

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coloniale l' A. ha trattato in modo completo nella recente opera. La Tub ercolosi del Devoto, edita da Vallardi); sulla sifilide e sulla framboesia. ·Le micosi, le malattie da. metazoi parassiti, le intossicazioni alimentari sono più ampiamente trattate, in considerazione della grande importanza che queste malattie hanno nelle colonie. Non manca un'adeguata trattazione a riguardo degli insetti trasmettitori di malattie infettive, delle piante e degli animali velenosi. In tutte queste parti l'A. ha prospettato in modo particolare le condizioni, i pericoli, i bisogni delle nostre colonie. L 'igiene militare propriamente detta è stata scritta dal tenente colonn e:lo Bruni. La vasta materia è così trattata. da. informare ogni studioso ed ogni medico militare -

dai colleghi che prestano servizio ai corpi a

quelli che vivono in ospedale o alle direzioni - di tutto ciò che, da.l punto di vista dell'igiene, può interessarli nei riguardi del reclutamento, dell'allenamento, dell'educazione fisica, dell'igiene individuale del soldato. In tutti i capitoli domina il concetto che è còmpito del medico militare «prevenire» più che curare. E in ogni argomento c'è l 'espressione di una lung_a esperienza vissuta nella vita di Rcggùnento e all'igienista. dottrinale si sostituisce di tanto in tanto il consigliere amichevole, che suggerisce, speéie al medico di Corpo, l'oculatezza o la prudenza. A riguardo delle malattie infettive negli eserciti sono non solo dettate le norme di profì.Jassi generale, ma sono in modo particolare trattate quelle principali. Per ciascuna di esse è chiaramente indicata. l'ùnportanza che ha per gli eserciti in pa-ce e in guerra, con notizie statistiche nostre e di eserciti esteri sulla morbosità., mortalità e letalità. nei periodi prebellico, bellico e post-bellico. È un materiale di studio quanto mai prezioso, che mette anche in condizione di esattamente valutare l'estensione relativa. di ciascuna. di tali malattie negli eserciti. E poichè, come giustamente afferma l'A., l'epidemiologia militare non è per lo più che lo specchio di quella. civile, si arriva cosi indirettamente a meglio conoscere anche l'andamento epidemiologico delle malattie nei diversi paesi. Nel capitolo della disinfezione sono chiaramente esposti i concetti di disinfezione concomitante e terminale e sono date le indicazioni pratiche dell'una e dell'altra nell'ambiente militare con sottocapitoli relativi al funzionamento delle Sezioni di disinfezicme e delle Stazioni di bonifica. L' .A. tratta infine dal punto di vista igienico il problema dei gas bellici. Il medico militare dell'Esercito o della Marina, in tutte le possibili contingenze dell'attività professionale, nei reparti di truppa, negli ospedali, sulle navi, nelle colonie, ricorrerà. utilmente a questo trattato, che costituisce la più completa ed oggettiva messa a giorno di tutti i problemi che possono int-eressarlo dal punto di vista dell'igiene generale ed applicata. V. D. B.


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RIVISTA DEr..LA STAMPA MED ICA ITALIAN A E STRANIERA

Pn<ETTI. - Su di un nuovo m et odo di colorazione del treponema pallldum. (Diagnostica e tecnica di laboratorio, vo l. 4°, n. 3, 1933--XI). Come è noto, tm m e torlo di colornzione pe r essere pratica=ente adottato deve rispondNo a diversi r equisiti: semplic itÀ di preparazione dei r eagent.i, semplicità di t•sccttZione , chiarezza e costanza di risultati , n essuna influenza modificatrice sugli e lE-m enti in esam e . I numer osi m Pt odi proposti p er la colorazione d e l trepon~;~nll;'l. e la continua r·icm·ca di nuove t ecnich e fttnl10 pensare che lo scopo non sia a.ncora sta t o raggi unt.o. Certo, con i vari m e todi di colorazione e di imprrgnazione s i met.tono in evid e nza germi in nume ro a.-ssai infr r·i or e a quello c he n t" IIO st.esso mate riale ri vela il paraholoidP: ciò è asMi importA.nte, quando si tra,tt.a di esaminare materiali poveri di germi, tanto più c he in qucst.e condizioni un n·perto posit ivo sarebbe pa.rticolarm ente importanti' ai fini d iagnostici. L 'uso di sostar1ze morclenzant.i se p e rmette w1a più attiva fi.,.sa.zione d e l colore r ende m en o facilo la diff1·renziaziou e d el fondo e ntodifica la forma e le dimensioni d e l tn·pon ema. Allo scop o di corre!!I!Nf' quest.i dife tti, il t en ente colonnE' Ilo m erlico R omby r ese n ot.o in questo Gim·nale (l 931 ) w1 suo nuovo metodo di colo razione d e l t r eponema pallidum. ComP sostunza fissatrice egli adopera l'acido osmico, com e morden te una milio<•la di snli di ram e . ch e in presénza dù deboli soluzioni di a cido osmico esplic hcr c·bbe un'n7.ionP ve ro m ente E'let.tiva sul treponema. Associn ino ltre l'acido ac<~tico in d ebol e con ccntrnzione, c he o lt r e a l esplicare tm' azione. discmog lo binizznnte. d e t.erm ina il disincim ento d ei ~ranu li albuminoidf'i e ,·,ende trasparente il protoplns ma cellulare: il metodo combimt in tm tmico r Ctlgent.e le azioni fissatrici mordcnzntriC'i e rischitll'anti. I preparati vcn~ono suecessivamente colontt.i con fucsina c arbolica di Ziehl, O\'Vt·ro , come p ropone il Pinetti, con una soluzione a base di bleu Vittoria. Nol primo caso il trrpont>ma s i colora in rosa violaceo, n el. secondo c11so in bleu ne r o inte nso. su fo nt lo decolur!lto o liovem ente ror>eo. L 'A. n e lla clinica d e rmosifilopat.ica di'Ila R. Unive rsi ti\ di Cagliari ha. sperimt>n ta.to il m e todo Romby in 69 casi di lesioni luetiche, compar andolo con le rice rche al paraboloidc e con le reazioni si c rol ogi ch~. L'A. raccomanda. qu€·sto m etodo, p er chè è di facile e r elativamente rapida esecuzione . perchè permette di m etter e in evidenza tutti o gran parte dfli trrponemi e;;istent.i nel mate riale in esame, perchè è di riuscita costante e dà immagini pe rfett.amonte colorate con br i Il ante diffe renziazione dal fondo. Conside ra il m f'toùo Romby com e il più soddisfacente dei met odi propost.i per la color a· zione d e l treponoma pallidum. MENNONNA

DE ANTONT. - L' Immunità locale nel tifo s tudiata per m ezzo della scomplementazlone. (Boll. I. S. M., voL XII, fase. V II, 1933--XI). La natura d e lla immunitÀ. antitifica è argomento [ancora molto discusso: secondo 13esredka l'immunità nel tifo sarebbe di natura esclusivamente locale secondo Neri e Neufeld sA..r e bbe sempre di caratter e generale. Con le ricerche rife rite, l'A. apporta un contributo alla risoluzione di tale quist.ione , servendosi di una tocnica originale. È nota la grande resis t.enza dPi conigli alla infezione Eberthiana. Tale resistenza essendo kgata al forte pote r e batte ricida. d el sangue di questi animali v erso i bacilli di Ebet.h, l'A. li ha resi artificialmente recettivi, tra.ttandoli eon sostanze capaci di annulla r e in vivo tale poter e . Da. p r ecedenti ricerch e di Lusena e D e Antoni è risultato ch o tale annullamento - p er la durat·a di 24 ore - si può ott.ener o con no vintdina (soluzione a l 2 % in sol. fi s ., cc. 4 per chilo) o con n eoa.rsenobenzolo (centigr. 20 per chilo). Gli animali così trattati, se infettat.i per via e ndovenosa con bacilli di Eberth, muoiono in breve tempo, presentando notevoli lesioni intest.inali. I coni~di va.ccinat.i p er os o p er via endovenosa e suoces!!ivamente novi rudi· nati i quali, durante il t empo d e lla scomplet em entazione, vengono infettati p er via endovenosa, non presenter ebbero lesioni intestinali e mostr erebbero anche tma r e lativa r esistenza generica all'infe zione: in questi conigli, p er l'azione antibat-


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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ter.i cida e l ~tnticomplem~ntar~ delll\ novirudina, sarebbe dn. escludP.re qualsiasi difeM uruorale. L it mancanza. perciò di ll'sio!li intestinA li t• la relativa. rosistl'nza. all'infezione sarebber o da ritenersi dovute aù tmo stato immunitario di natura locale . Anche la vaccinazione p or via. endovP.nosa sarebbe apportatrice di immuni tà locale ed inoltre l'immunità. da essn. conferita sembrerebbe meno solida e meno co:;tante . :\JENNONNA

MEDICINA LEGI\LE • Rn-rE.a L - Che cosa significa • modificazione essenziale , nel pensionati di guerra per tubercolosi 1 (Die Medi zini ~c h" W elt. , :24 giugno 1933). L'A. ne l trattare con ampil'zza un pamgrafo d e lla legis lazione germanica. sul le pon:o;ioni, i l n. 57. p•·escri\•ente che nuo•·i provve-liirnen ti d ebbano es>Wr istituiti qualora. s ia constatata unn eso;enzi rde modifica n t> llo s tnto dPi pazienti, fa alcune con:;iderazioni ch e specie ne l carupo ù e llu. tubercolosi polmono.r e possono int,e r·cs:'l!l.ro il c ttl tore dì m odi ci na lf'!!'ale. P oichè· il giudizio di m oclificazimw di Wl processo tubPrcolare può implicar o un abbtL:>Su.rnento o Wl acerescim••nto di pensione il p e-rito d t>\' e usan · lu ma,;~ima oculatt>zza. non dirttrton<losi mni dn rritt>r i pm·11mente m N lici. NPi ri i--'11Hrdi. nd ese tnpio, del rq>crto po lmonnre ott<·nuto coi mezzi dd la diu;mosti ca fìRica Mdin~t ­ ria, specinhner1t-e ne lltt 1'\'Pntunlith di pronunci>ar>'i p('r un m.igliorament<J, si adotterà sempre .a:•·ande cireospt>zione, molto più chè ne·lln, grande mngj.!iomnza d e i Cfl,.«i il primo l'same obietti,·o è stato a;:.o;unto dn altro p('l"ito. È constatazione di ogni !(iorno riscont.rare come varino i criteri pl'r dt>si~'11Rre i l suono di p e- rcussiont>, i rantoli, sfregarnent.i ecc . Cio ch e tmo ha ch iamato rinforzo dd r c·,.:piro. un altr·o può chiamar·e r c.<>piro bronch iale. RJW:<so un rcspil·o dt·signato come vescicolnre da altri viene denomina t.o alqunnto imil•bolito, impnro, ecc. Anche sulla qunl itr\ dei rantoli se umidi, S@cchi, ecc .. uon di rado si n;.siste a. discreprulZe che impongono la maRs ima oculatezza n e l trnrre conclusioni. Lo stesso può dirsi n e i rig ua rdi d e li 'e1'am e rndiografìico e dci dllti offe1-ti allo schermo. Astraendo d a l fatto chc~ IL\ tecnica h11. fatto progtessi not.evoli!'f'imi e anche at.tunlmcnt.e i risultati \·ari ano a;;,;ai a sc>cont!A. ddl fl Yarie installazioni e più che tutto d e i proposti a l~sso. non s i d imcnt.ichi che il giudizio di un esaminatore pu•· trat.tandosi c.le llo stPs:;o caso può diffe rire da Wl altro; la. vi~lutnzi one qnindi di un esame r adio logico I"C'cPnte n e i confronti d e i reperti r adiologici pre· grcs;;i deve esser a ma.gszior ragione as:-Xli riservata. L ' A. si ma.ravigliu di trovare non eli rado dichiantzioni ch e su lla base di un r eper to radiografico concludono «senza ombra di dubbio per la guarigione d e l vecchio processo tub~>rcolarc •. Abbast.anza di frequent (;' si dt\ il ca;:o clw in una. tubeJ·colosi polmonure di vecchia data e con decorso be nigno f!i istituisce os;:ni prE'cocement~> un (:'nfisema: questo collegato spesso con uno. bronchitP Yiene da ulcwli preHtlentemento giudicato come una malattia indipendcmte da lla tubercolosi. Secondo l'A. quPstu mancanza di r elazione è dal punto di d~ta scientifìro a::;sai difficile dn sostenere: es~<o è d E'l pare r e che un enfisema evklt"nte insort.o prima dt' i 50 anni in un tubercoloso di vecchia data sia sonz'altro da considcrAr·si a ftwore c.lcl ppn;;ionato. I segni più sicuri e scevri di ogni obiezione per decidPre di tma modifica e-ssen· ziale nel caso di tubercolosi polmonan' sono sempre que-lli offPrt.i dnlln ricm·ct\ dd bacillo nell'escrcato. Finchè ~'<i abbia un re- pe rto positivo non s i pt•Ò certo parlare di miglior!tmtmto. Si puo considerar!:' come ch iu~'<n. una tubt>rcolosi prect"dentpmente ap(;'rta o per lo m eno • es;;enzialmentc mig liorata ,. solo se a.Jmeno da un anno malgrado ripetute osservazioni n on si sono rinn•nuti bacilli n ello ..<;puto, prt>supposta n aturalml'nte la concordanza d<'l g iudizio clinico. È appPna il cn!<O di accPrmare alla possibilitÀ. di sostituzione ddl'escrPato, che d el l'c8to secondo l'espe rienza a ssai vasttl d e ll'A. è rara. specie negli ult.imi anni. Il peso del corpo è un o.ltro sintomo obiettivo di grande importp.n,za, se esso è aumentato in modo indubbio e r egollu·e ciò d e ve avere un giusto valore p er il concetto di miglioramento essenziale.


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Bl\'LS1' A DELIA STAMPA l'tfl::DlC A ITALIANA E S T RANIERA

È plll'o di notevole valori', sia. pure con cert.(> limitazioni, la prova. della. Ye lo· citt'l di sNlimentaziorw clr•i ~lobuli ro»si . }:ssa pe rò è stata introdotta e adottata in vasta scala ,·erso il l U25 CQsic•·hè la masl'ima parte d egl i esami anteceden ti è spovvi:<ttt di tali' dnto e mmwa quindi il tNmine di paragone . Quando sia possi bile fare il co11fr·onto, la diminuzione r ('golare ddla velocità di sedimontazione aquistu. per il concNto di migliorHm(·nto un buon !=:ignificato. Va.lf" la p<·mt di acec>nnan· a questo proposito alla. opportunità di orientarci nei riguardi d<'lla pos:~ibilitit di WlS. lul~S. In n on rari casi un aggravamento n otevole dello stnto gc• nl·ralt> non dir•'n<.le dalla tubercolosi polmonare in atto, ma da una COl'><i:;tente int\·zion e luetica. l .'na. quc•,:;t.io nP mnlt.o .JPiienta da I'Ì:'<oh·ere è quella di decider e se si abbia un miglioramPnto t'><>"cnziaiP in casi in cui è stata assegnata una pensione pPr una leggera tubercolosi a.picale ch ilt:~a e scarsnnwute attiva. Obiettivamente tale repert.o n on può modifiL'>tr:-:i in modo n ot evole: rimangono ~;empre una. lieve riduzione di suono, scursc• alt.erazioni di r <'spi ro e manca un indice >'!icuro per decidere se qursto lic"i alterazioni fisic'h~l corrispondono a un vecchio processo del tutt-o guarito o a focolni a.ncorn in lltti,·itt,, L ' A. ritiene !=:ia g iusto in questi casi di non pronuncili l'Si per tma modi tica ~al e da prO\'OCare l'abbassamf.'nt.o o l 'abolizione della p~'nsione p!:'rrh& taiP r~' IW 11' 0 polmomne di })('r sè per rag ioni anatomic h e n on è pill sttScettibile di modilicazioni note,·oli. BERTOLUCCI

MEDICINA INTERNA. E. - Il risveglio della tubercolosi polmonare nell'adulto. (Masson et C.ie, Editori. l 933).

SERGENT.

Il solo titolo d PI libro che t'see in vr!':tf' nitida ed e legante, conedato di radiografie molto dimostrative, pPr cura d ella Casa editrice .Masson, riguardante uno d ei problemi più attuali. importanti e dibattuti d e lla tisiologia, il nome del tisio· logo franceRe. c he g raJl p11.rtc d ella sua. attività ha d cdica.to allo studio della malattia tubrrcolnre, bastano a ri chiamare l'attem:ion e di ognj medico. In esso sono armonicn.mente raccolt.i \'llri lavori, alcani gi!\ pubblicati, altri non ~>diti, in cui l 'A. affronta lo s t.wiio d e i ri s,·~>gli d e lla tubercolosi polmonare nell'adulto n e lla. sua complessit.Ì\ in modo s i);tcmatico e coropleto, o giungendo a. conclusioni, che, per quanto non uni ven;al mente accettate, pure portano un contributo notevole alla. soluzione d e ll'irnpo1·tante problema. I n uno stuùio gener A.)<' sull'evoluzione clinica d ella. tubercolosi polmonare m ette in ri lie,·o i l pal'ticola l'e modo di IDi\.nifestarsi di essa n e i diversi periodi d f.'! la vita. cioè- n el bambino, nel giovane, n ell'adu.lto e nel vecchio, ciò in dipendenza d e lle particolari conrlizion.i del terreno, t erreno vergine e prima infezione n e l bambin.o, già infetto e in stato allergico n e ll'adulto. I n questo l'esplodere della malat.tia tube rcolare nella J:eran ma~gioranza dei casi è conseguenza di re infezione autogena per il riaccenrlersi di focolai latenti o dormienti, come l'A. li chiama, e che sono tenuti in soggezione dallo f;tato allergico d ell'individuo. Tale stato può modificarsi o per cirro:>tanz E.' fisiologiche (pubert.A, !>!rav;danza, ;parto, menopaur:;a, sopt·af. faticamento fi sico o psic hico. iponutriziont>. quest'ult.rma talora. volontaria nt'lla d onna per dim11grire) o pato logiche (pertosRe. scarlattina, infezione tifoide. ecc.) e si stabilisce così l'anergia per cui, venute m eno le difese d e ll'or!Zanismo. la !llRia.ttia tubercolnre, che e r·a in ~'<tato di lateO?:a. ma attiva.. entra. in fase evolutiva ed esplode f.'Strin~<ecantesi n c>l più complesso polimorfismo anatomico e clinico. L 'A. così g it\ mette in modo chia.r o e deciso la distinzion e tra i due con!:'f.'tti di tubercolosi attiva e tube1·colosi evolutiva. In un capitolo molt.o d rttug liat.amente esamina e ribadisce l'importanza del terreuo nell 'etiologia e nel polimorfismo del risveglio della malattia e ricorda come m entre dopo la scopE:>rta di R. Koc h ogni impo•·tanza al fattore ter reno era stnta tolta. e tutto ~>i volle t·idmTf' al solo contagio, successivamente con t>tudi pazienti ed OS.<;ervazioni numero:>e si è manifestata unn. !riu.<:ta r eazione c si è, pur con le dov·ute limitazioni. ritornati all'idl'a dd medici, che ci hanno preceduto, i quali con ~agace e quotirliana osservazione avevano notat.o la frequenza d ella. malattia in d eter-


Rl\lSTA DE LJ A STAJ\IPA lllEDlCA lTALIA"A E STRANIERA

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minate famiglie c mc"-So in rilie,·o l'importanza del fattore terrfno. Quindi allo st-ato attualP dello nostre cono;.cpnze, mc n tre l'importan:zu d<'l fattore bacillo non è discutibile, occor-re tl'ncro anC'he conto di'l terreno Ht cui et=Fo cade, !n quanto se questo non è adatto, il ~erme da solo non potrà esercitare Ja sua azione pat.op;ena e detcrmin1u·e la mnlottia. La migliore flemf'n:zn di grano non potr;~ germog-liarc mai, dico l'A., RE' il terreno inscmen1uto non è propizio, fecondabile e fertil~l. Pas.c;a. in ncutn. disamina i caratteri morfolo~ici, chimico-bio logici, ondocrinologici del SOI?f.!«"tto in rapJ)Ot-to dell'inft":r.ione tubct·colure, caratteri che possono e!'.~ete <•tt·dit nrii cd acquisiti. Ricorda in proposito tutte 4ueliC' condizioni che. modifi<•ando il tt"rreno, lo rE'ndono piit adatto a favorire l'azione del bacillo di Ko<•k, mettono cioè l'organismo in stato anergico ed è importante il rilievo d<'i rapporti tra funzione epatica ed infe:zione tubf'rcolore, rapporti bc•n studiati 1eeent<'rr.ente, onde si parla di un'ane1'gia <'pati<'a. l\lolto intcrC'ssante cd anche Rl.tg~cstivo è lo studio E-ull'importanza dell'agente pRtogeno sia in rapporto alla f!trn fn!'e bacillare comuno, sia a quella di ultJ·av-irm• ì.' Rulle relazioni che rileva. tra lC' fusi del ~f'rme, l*'! diYrrsc fo1mc e localizzazioni d<•ll'infezione t11hrrcolarc- <'d i p<'riodi evolutivi di quE'Rt<·. Ri ro ll('!!R C'Osi all'uJtra\'irus la. tappA. abAcillarc- Hll'inizio o nel corso dcll'C','Oluzione de-lla tubercolo~;i polrnonare, pe riodi di lnt<:nza, ondo mentre coll'indagine microscopica non si riesco n dimostrare il germe ncll'<';;pettorato, quest-o p<'rÒ si dimostra virulento negli animali da espel'im ento in cui determina lesioni tubcrco!a.ri raratteristiche nello qnnli si po:<><ono metten· in evidenza i bacilli. Analogament<' nei rapporti tra asma c-d infl'zione tubC'r·colnrf' i l f-i<'rj:!<'nt chiama in causa l'ultraviru!' e riporta e comme-nta in proposito un ca..:;o di OSf'<' rYazione personale molto dimoAt ratiYo. In uno studio sulla bacill<'mia tuberC'olare, che sì gmnde SYiluppo ha. a\-uto dopo l'applicazione del mC'todo LoC'w<'nstein. l'A. pur ricono&'<'ndo all'indagine de l lnboratorio tutta la sua. importnnza. da. clinico reclama i diritti ROnani della clinit"a e fa. le sue riserve si11. d'ordine batteriologico che clinico. Ricorda quindi da una pn.rtc la delicatezza ed il rigore che l'esame riC'hiC'de, dall'altra. poi giustamente aft'f'rma che un'emocul tura positiva da. sola. non pnò autorizzare a dc-durre che un determinato quadro morboso ~;ia. p..-rciò di nat,ura. tubercohll'e; basti tener presente la nozione delle scariche bacillemiche, dei bacilli chr chiama di sortita, della. J•ia.ttivazione dei focol ai tubercolari latenti sotto l'aziono ddlo.molattia in atto per convincersi che su qu<'sto tc-rr<'no biso~'lla non esSE'l'l' aft'nttat.i in troppo faci li deduzioni. Ciò vale 111Hssimnmente per l'etiologia tuttora ùi~cussa della poliartrite acut.a reumatica. Neanche nel campo anAtomo-patologico si può sempr<' dedurre dalla E:ola presenza del bacillo di Koch in una lesione che questa perciò sia di natura tubercolare, e,·enienza non rara in lesioni di certa natura. neoplostica o lE'utiC'a, il che importa il concetto df'll'ibridismo delle lesioni. Chiude l'importante pubblicazione un Accurat-o studio clinico e sperimc·ntale !lUlla questione, tuttora. O.(!.(!etto di palpitante dibattito, della propagazione della infe?Jone tubercolare ai polmoni per via Jinfatica dai s;:angli cervicali e tracheobronchiali, questione che l'A. c-on osservazioni clinichE', di cui una molto dimostrativa, dettagliatamente riportntn. o con rict>rcbe sperim<'ntali ri!--olve in sen!'o affermntivo. Ribaclisce quindi o nwtto in valore il concetto di trumìtc- di Bezan con o Brmm e d('lla propa[!nzionc linfnt,ica porilobulare pt'<'<'OJ'l'c>utc la lobulare, ondo una pori lobulite, concetto noso~rafìco cho l 'A. introduco. All'obbiezionc rlclll~ via. rf'trop:rada osserva che per lo alternzioni auatomupatologiche l'infezion e si diffonde non sempre secondo la via normale; ma nel senso della via più pervio o dova incontra quindi minore r<'sistenza. Cita anche in proposito gli autori che hanno portato il loro contributo alla conoscenza di tale modo di propagarsi df'll'infeziono tubercolare ai polmoni. Questa opinione tenacement6 sostenuta in ltlllia da valorosi tisiologi, tra cui il Costantini, che Sergent non cita mai, per quanto abbia prove cliniche, radiolo.eichc e sperimcutali in suo favore, è ancora oggetto di vivace controversia e le obbit zioni ad C'!ll'a contrappostesono ancora numeroso e b en fondate per poter allo stato attuale J;(iUDS!:Cre ad una soluzione universalmente accettata su tale fondamcntnlt.l quistione ~etiopatogo­ nica. della tisiologia. R. d'ALESSANDRO 8-

Giornale di medicina militare.


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Rl\' 1$TA DE: !..LA S T\MPA ME:DIC A rTA LTANA E

STRA~lF.RA

L urr.: r ASC llt>r~·. - L'accesso ap p ~nd icltlco e i suo i rapporti coi calcoli fecali. (K iin. \\'ochenschrift, 15 luglio W33 '. Malgntdo tanti sfo1·zi p e r· risnhiftmrc la (jucstione ezio p>ttogrnetica. d e l! 'attacco o.ppenuiuo laro. non s i ~certo arrivati a uno. soluzione d e finiti va. È certo che non si ha. nos::<nna. a.ppen<li1·iw tipica senza lo. prc.;;enza ùi d eterminat i germi . I pi(t recen t i Stlllli n.mmettono che il principali! agente di essa. é J'e nte·r ococco. in cn-;i asSt\i piìt 1·a. ri il diplicocco e il trop po norninttto bacte riurn coli. Questi germi costituiscono la (:osidrlctta florA. RppendicoiRrE' che è spesso in contra.<;to coll~t flora cocn.le e si svilupp11. prevaiE>ntemen w nella pa rte distll.le dt>l vermio. In qual mocto si arriva allo sviluppo ui questa flol'a e in quali condizioni essa di,·ie n•' virul!.lJ1t.n? Si tratta. pe r co.,;ì dirE>, d!'lln. prepl\razione abatte rica d e ll 'atta<·co appendicitico che si ~!volgere\ poi attraver>;o l 'infe zione bacillare . IL fo.ttore primo e piìt importA.nte ò la pirgat.unt fisiologica d ella parte distai<' d e ll'appPn <lice: d a ciò la. nat uralo Jifficoltl\ ne llo s ntOtfl mento di essa.. Che quest o siA. un fatto e,;senziale lo dimo><trn l~ con::>tatM.ione c he l 'appfmdicito comincia quasi sempre die t.ro la ripi E>.!!ntura por poi p1·osngui re lungo le p(m;oti: questa localizzazionr> è, sooondo l'A .. afft\tto indipcnù~omte d alltl distribuzione vasa.le. Ammc>~f<O du11que como prob~tbil o che nella ripiegatura fìsiolol!'ica risiedano l<" condizioni t.woronti lo sviluppo eli una !!pecird e flora appendicolare rimane da. risolvore la que><tiorw pcrchò e::>sa possn prendere a tm daLo momento una virulenza impro,·visa. Di sicum non 'li sa null•t a questo riguardo; press'a poco come p e r l'an~ina. Nè è stabilito a ncora se pusl'!a ba.' !tare il ristagno d e l secreto a provocare l 'attrn Pnto di viru lonz<t. Che costt tt<·cadt) quanJo, <;ernpre in mpporto alla sua ripiE'ga.t ura, l'appendice vie ne nrogrpssivarnc n te d a mleggitttotl. nella Slta funzione di s,·uotament.o? Il s~·.l!nO pitt s icu1·o di <:i6 ò l'aumentt.t.ta ritL•nzione di feci. P robabilmente queste mi\>;SP fooa li tr·(•ppo fL lungo trattenute possono o.ncho pt·ovocaro d e ll e frequent.i contr~t· zioni che attr·1:t.V<Wf'O al tt> ra:.r.ioni d e ll 'app11 n tt·o nnuro-muscolare si risolvono in con trazioni d olorose. Pe rò questo m aggioro inJugio d e lle feci non è nncor·R identiti . cabi le col ca lcolo fecal e. Questo s i forrnP.rt\ quando lo svuota.monto delL!t pttrtc d istale appendicolare non solo è piit diffie iic rnn. è impossibi le; comincia nllo ra In forma zione caratter-istica, a strat.i tino alla s ucces!'i va incrostazione di sali di calcio. Ta.nt.o pi(l il calcolo è duro e spe.s->o. tanto più e videnti sono le stratificazioni; la grandezza di esso non sembt·a avere importanza. Lo studio dei vari strati svecialm ente utilizzando la reazione d e ll 'os.<;idMi pe rmette di riconosce re che in essi 111. e vidcnt<" formazione successiva e col lep:atn. all'apporto alimentll.re. Pas~mdo all0 studio d e l contenuto batte rico d ei calcoli si può os..:;ervare c he contrariamente allA colonna focale mollo che mostra per lo piì1 una evjdtmte flora a tipo cecale si può facilmente stabilire che i microrganismi d E'i calcoli ham10 il tipo di quelli che si conside rano prevnle n tem ente agenti d ell 'appendicite , cioè diplococchi grampositivi e bac illi sottili e leggermentt) curvi. E se sì segue ancora più esattamente il contenut.o batte rico del calcvlo si Oi;Sen ·a che negli strat.i este rni di esso vi sono grandi masse di microrga.nismi facilmente riconoscibili e quanto più ci si avvicina al c entro i batteri hanno l'aspetto di un detrito meno diagnosticabile. In certi calcoli ne lla zona centr t\le non si può con n essuna colomzione me ttere in evidenza alcun gE-rme>, p er q\ll,t nto senza dubbio microrganismi vi siano stati precedentemente sì da far pensnre a una specie di antoopurazione batterica. Una const.atazione pure assai importante è que lla che ne i calcoli piuttosto grossi si possono alternare stnl.ti ricchi di germi con altr·i che ne sono scl\.rsamente provvisti; è specie negl i strati formati da fibre vegetali che si nota la scomparsa di batteri, come se qui sia mancato n essi il nutrimento. Risult.a dunque che la formazione d c i calcoli fecali è assai più importante di quanto non s i ammetteva precedentemente. È pure notevole il constatll.re che essi sono forma.t.i da nuove e successi ve stratìfìcazioni, cosicchè può esclude r·s i con sicurezza che in e;~si giochi una parto i mportant.c il muco in qualche modo compr e;;so. E con ciò, secondo l 'A. sarebbe e liminata ogni teoria sulla nocivib\ d o! calcolo, n ei riguardi d ella mucol'!a. Si può quindi amme ttere che il Cltlcolo di p or sè non scatenante l'attacco o.ppendicitico fa.voriscn la virulen t11.zione dei microrganismi che abbiamo d esig nati come flora o.ppcnclicolnre.


Ri\' fSTA DELLA STAMPA :'tlEOJCA 11'AL1A:-<A E STRAY.!ERA

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C'orni! p o i si v<> ri fichi la m~lg~iorf' a.ggrcs:<i,·it.\ d c-i J:!:(•rmi propri dPII'uppendicc è questione chtl s pcr.to all'avv••nire di risolve m . Attualmente. conclude l'eminent e patologo di Friburgo, ci dobbittmo limittlre a constatat·f! le vftriP succe,.;;i,·e condizioni pPr lo scatena mento dj tm attacco appen· dic iti co e cioè ripi et:t\tura fìsiol()gica f'omplicnta o no d a altre aderrnz~· d e l processo vermiforme, ristngno d el secrcto, s viluppo dt'lla fl ora Rppendioola r e sono tre tappe ormai idf'nt.ificntc. Non s i può nncora rispondere al l'ultima e più importante questione sulla viru· lent.azione ù e lla ftora sia ,•;;sa rlovuta. a tma inter'rllZÌunc- d ell'i rnmtmitÌ\ d e lla mucosa o per azione pNpi·ia d e i bacilli o p er quals iasi altro p rocc·sso ad utt.ivith infiamma.· toria o p er a ltre cond i:~.ionj ancora. Di !';icuro può nffe r·mar·s i eh(• sf'nza mie"!rorgf\ n ismi fra i q u ali l'euterococco è il più importa nte f••ttore, n on :;i ha lUI procesf<o di ~l ppendicite acuta. B F:RTOLUCCI

,T<)SEI'H R . D AR:-< ALI, . - Eventuale pericolo della terapia con preparati di rame: l'emocromatosi. (T h o ~lilitat-y Surgeon, ìlgosto 1933). L'em ot· romato:;i. d ~sc rit.ta p e r la prima volta da Troisie r nd l 87 l sotto la d f'nominnzionc di <~c·achesl' itt bron7.in!'t »P t la L'haufì<trd e Ha no t n el I SSI col t e r mine di "dhtbl·•te bronzino" ìu stud iata u t> l 1899 ùa R eckliag hausen, il quale le di ed <' il nom e attun le. La suddl•tt.A, mn lnttia ò un rl i;;turbo m etobolico caratteriz:wto dal d epo!'<ito di pigment i Pmatici (e mofucl'inn (•d c-mosid Pr ino) nf'i v·ari orj:!arti e t.eAsuti e da conse· guent•' s v i luppo di tm procf:';:;:n di fihm"i e !'<CIPfi>Ki interstiziftli d egl i Or!!ani sotto· p osti all'~•normal e d eposito dd pig m Pnto (pm·ticoltwmente d~·! fegato, d <'l pancreas l' d t> Ilo. mi lzo ). n quadro c linico complt'to è dato dullA. pignwutazione df'lln cute (la qualE• diventa di colorito g rigio-bnmo p !:'r d <"posito di C'mosiderina e p C' r anment.o d e lla melanina), dalla. cirro!'i Ppatic-a (talvolta atrofica, mn pirr spesso ipertrofì ca), da l d iabete mcllito (il qua le si n ota. uPll '85 % d ei casi ed è dovuto t~ Ila d egene razi one e trasfomHtzione fibrosa d e liP isole pancreatichc) e d a lla fibrosi splcrtica con modico grado di splenomegalia, non sempr e controllabile all 'esame c linico. Sono .s tttte and1e d esc ritte altemzioni <lf'l lobo ante1·iorc- ddl ' ipofisi, per fibrosi p igment.aria d e lla g hiando la, ed in (Jualch e caso l'a.t.rotia bi latt>rnle d e i testieoli. Qunsi t u tti i ca..;i appartengono a ll 'et.\ m edia e, sopra poco più ili un centinaio, soltanto una m ezza dozz inu. sono stati r iscontrati ne l sesso femminile . L 'emocrom~ttosi ha s,·iluppo i11Sitiioso c tl>nde allo stato cronico: g li amma lati presentano d e boiPzza g enem le, cknutrizionC', turbe gastro-inte-stinali, abbassamento della resistenza alle infezioni. Quando la morte non a\·v ien e pc-r malattia intercorrente, l'esito letale h a luogo in consegu enza d e lla cirr osi epatica o del diabete (in q u est'ultimo caso tm anno o Òtle anni dopo la comparsa d e l difthctt>). L 'emocromatosi può essE' re anche provocata sperime ntalmente coll'ingcstionc di part,icelle di mnw. Infatti Mal lory. P a rkl.'r P N ~'E' la provocarono in animai i. ai qua li ven i va sommi· rustr ato del mme commisto a~<li alimenti; Hall e Butt - che conferm.a1·ono i sud· detti risultati - produsse1·o cinosi pig m untaria n ei conigli, nelle p ecor e, eù in minor misura nei t opi bianchi , ~>omm inistnmrlo dE>II'acetat.o di ram e commisto al cibo: le m~mi festazioni riscontrat.e fu rono molto simili alle m anifestazioni iniziAli dell'emocromatos i umana. I ~<uddt>tt.i autot•i riscontrar ono inoltre c he l'alcool somrojnistrato insiem e a. ll 'aceta.to di rame non soltt1nto r itarda o diminuìsc·e la cirrosi pigm t>ntaria, ma ri duce ma.te rialmf'nto il d Pposito di m me nel fegat.o dei conigli e d ei topi bim10hi . L 'A. d e ll'articolo, senza entrare n ella quest.ione deUe var ie teorie sull'etiolo· g ia e pato,l!cnesi della malattia, in!<iste sul fatto che l'emocromatosi non è rara, come si r:itiene, e e h e può es;;er e consid er ata un evcnt.ua.l e p er icolo d e l trat.t amento t erapeuttco con prepnmt i di rame . L ' ipotesi dclJ'avvelt:>namC'nto da ram e comfl causa d PII'emocromatnsi vi<'nc sor retta d o.! fo t.t o che molti cafli sono sta.ti riscontra t i in individui chfl lavorano


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RIVISTA DE uT.A STAMPA l)fEDICA ITALIANA E STRA..."i""ERA

il surldctto metallo. oppure in bevitori rh P hanno ingerito sostanze alcooliche rimaste a lungo a contatto con rccipif'nti di rame. Le pos.cribili cause dell'avvele namento da rame possono essere le seguenti: l) liquori di;;t;illat i che p rcsr.ntRtW particelle di rame provenimti, per azione di acidi volatili. dAl sPrpPntino d ell'apparecchio di distillazione; 2) esposizione alla polvere di mme. come 1\V\·iene nell e fond e rie di rame, nelle riparazioni di fili tele fonici. ccc.; 3) prC'senza di r a me n"i cibi . marme llate, canditi , sottoposti alla cot· tura o conser vnti in r ecipienti ùi ramP (specia lmen te se presenttulo reazione forte· m ente acida); 4 ) tL<;o t t> rapeut.ico protratto di prPparati di ra me. È possibile che le ò o~i te rapeu tiche di rame w;a te n el trattnmento d ell'anemia. non abbiano il s upposto effetto d elet e rio; è consigliabi le. p erò. che il trattamento d e ll 'anemia con prepnrat.i ùi rame venga fatto adoperando dosi non molto eleYate d!)l m t>hlil<) e c he la cur·a non ::;ìa di mo lto protratta.

FroaE:-:z.-\.. CHIRURGIA GENERALE.

J. Fwr.r.E, F . LucciONI e H. Lr.cccrA. - Le tifiiti appendicolari ritardate. feti cecali, forme gangrenose, form e abortive. (J oumal d e chirurgie, tomo X LII; n. 2. agosto 1933). Gli au tori descrivono sot.to il nome di tiflìti appendicolari ritardate, d elle manifP..st.azioni anatomo-cliniche a d ecorso e gravità molto variabili ch e insorgono qualch(l t.empo dopo l'ablazione d e ll'appendice infiammati\. o gangrenata; dette rni\.nifel'<taziorù sono separo,te dall'intervento primitiYo pe r m ezzo di un p eriodo di latf'nza t.otalo che va da dieci giorni a Wl m l'se o anche più. Si distinguono due forme: untl gang renosa ed una abortiva, in C]uest'ultima., pur es.«enào il ceco colpito in moòo brutale, non si arriva mai allo sfac(>]o d ella parete e le due forme rappresen· tanQg ra di dive rsi d el med esimo processo. La seconda forma è meno rara d ella prima e g li a u tori in qualche mese, ne hanno raccolto quattro osservazioni che passano e. d!'scriver e. Dallo studio c linico di questi casi eme rgono i sPguentì fatti : la malattia s i presenta in giovani donne che hanno avuto in preced enza due o tre crisi appendicolari curat.e medicatmente e solo l'u lt.ima crisi è stata tale da richiedere l'intervento chir urgico nelle prime ore. All'operazione l'appendice p resenta. quasi sem· pre lesioni molto acute: r ossa, congestionMa, ripiena di pus color cioccolato; si pos:;;ono trova re lesioni avanzate della. base senza che si osservi tifiite, sia. imme · dia.ta che con.secuti va. Il decorso post-operatorio è normale fino al d ecimo giorno, più spesso fino al qu.incticesimo o al quarantesimo giorno, l'poca in cui improvvisamen te insorge un dolore viole nto, brut.al e a lla fossa iliaco d estra, esattamente localizzato a!Ja r e g ione di Mac-Bm·m~y. A d etta dei malati, questo dolore non somiglia a quello delle cri ~'< i appendicolari preced enti, non si irradia, ma riman e fisso alla r egione c ecale. È sempre accompagnato da vomit.i alimentari o biliari, ' non si ha mai arresto d oli e feci e d e i gas, piuttosto tendenza marcata alla costipazion e. La temperftt ura da normale che e ra sale a 38,5-40° e dura per tre o , quattro giorni cessando col diminuire delle turbe funzionali. L'esame fa rile nue un punto n ettamente doloroso aiJa regione di 1\Iac-Bumey : non sempre vi è dife:;;a muscolare deU~t parete che in gene re è discreta; l'esame d egli altri organi è negativo. Nelle forme abortive, la sintomatologia dura qua t tro o cinque giorni, poi tutto torna al normale. La. rad ioscopia fa localizzare il dolore al ceco e questo d olore non è modificato d a lla posizione; qua-lche volta sì vede sul bordo esterno d el ceco un'incisura accentuata. Ne lle forme gang renose la sintomatologia è allarmante, si interviene rapida· m en te pensando di trovare tin ascesso ed invece si scopre un ceco arrossato con

placche di sfacelo quasi sempre localillzate allo. parte esterna. della. faccia anteriore del viscere; se si tarda ad operare si può trovare una perforazione. • La localizzazione rigorosa d el dolore. l'assenza di aJteraziorù degli altri o rgani addominali ed il reperto radioscop'ico permettono agli autori di precisare il ruolo


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rnppre:;entato d al c eco n elle turbe addominali consecutive ad un'appendicectomia. A. caldo. Ci rca la. pnt-o,g enesi di C]Uf'sta s indt'o>me gli a u tori non pensano ch e l'infezione s i propaghi al ceco pe r Yia venoSii o l in fatica, ma. ri tengono piutt-osto che s ia. più logico fo.r inte r venire tm e lemento vn;;cola.r e importante dat.o dalla trombosi d ell't~rteria appendicola re; detta. arteria comtmica in modo variabile, ma più spesso molto direttamente, con le arte rie cecali; ora 1ma trombosi ch e abbia origine nell'arteria appe nd icola re si può p ropagare agevolmen te, riso.Jendo in alto, alle arterie ceoali ed inte rrompere, così, In vascolari.zzazione a t·teriosa di una. p a rte d e l ceco. L e forme abor tive in generf' sono benig ne e s i ri!!olvono in quattro o cinque giorni, <tue lle g rnn.g reno;:;e pos:<ono portare alla. perforazione e quindi richiedono il trattamento chirurgico precoce. Cura : La. profilassi di questi.' forme si fa inte rvenendo, ne lle appendiciti acute, p iù pr€'COCf'me nte c he !=<in possi bile. N e lle forme gang renose se la placca di sfacel o è limitata si tenteril l'infossamento, se lo stl\to delle pa,reti del ceco fosse molto cattivo ci s i cont.ente rft. di un abboccamento d ella perforazione alla p elle o di una esteriorizznzione d el ceco; se lo stl\to generale del malato lo pe rmette, si potrà fare la resezione ùe i bordi d e lla perforazione seguita da sutura in due piani, fissando poi il ceco alla p!Hete per metter!'<i a l ri pa.ro rli nn'estensione del processo. N elle forme abor tive ~i fa rà il tmttnmènto sintomatico. P L ASTINA

R. LF.rtrc ln:. - Rinessioni sull 'evoluzione, la natura ed il trattamento dell'ulcera gastrica. (La Presse Médicale, n. 62, 5 agosto 1933}. L 'A., ba.-<ttndosi sull 'osservaz ione di 566 malat.i, operati pe r affezioni gastriche, esamina obbiettiva men te certe posizioni d e l problema d e ll'ulcera gastrica, dal punto di vi:!ta dell'e voluzione , d e lla n atura e d e l trattamento di questa. malattia. I noltro l'attunle me moria. si appoggia anche sul complesso d:i studii ist-opatologici e spe riment-ali m et-odicamente condotti dai s uoi allievi dal 1928 al 1932. L'A., fin dal 1!128, emise l'ipotesi che il punto n odale de lla patogenesi d ella ulcera. gnstrica s i trova.o;;se nella fisiologia del muco gast.rico e nelle sue a lte razioni. Le ricerche d egli a llie ,·i d ell'A. lumno dimostmto che le ulceri harmo sede in mezzo alle g hiandole alcaline e non n clln zonn acida, che in piena digestione l'antro è a lcalino E>tl il fondo è acido, che la resezione d el fondo d e llo stomaco abbassa. n otevolment-e il tasso della cloriùria e che l'antrectomia t-otale rende lo stomaco acloridrico presso il cane. Paralle lamente. con altre rice rche sp e r·imenta.Ji, sono state studiate l'influenza ùe i pasti fitt.izi e d e lln fist-olizzazione dcll'esvftlgo s ulla m ucosa gastrica e l'azione d ella soppres:;ionf:l dt'lle ghiandoiP salivAri sullo stato d e lla mucosa gastrica. F atto que;;to, Fontaine ed a lt t·i nbbonlnt·ono il problema d e ll'ulcera sperimentale per enervazione e d eriva7.ione d ei s nrchi duodenali ed infine ancor n. Fontaino, d opo oser e»t\min.o.t-o istolog icarnente il problema d e lla gastrite d egli ulcerosi, precisò la t op<>gr Mia, le r eazioni e gl i stati del muco ga.">trico. Da tut.to q uesto materiale l'A. el'<pri me il s uo punt-o di vi~<ta sulla qnestione: Evo luzione d e lle uleeri: L 'f'voluz ione d r-Ile ulcC' ri gnstric ho e duodena li sfugge a qualsiasi previsione , a lcune gua riscono facilmente con w1a semplice cura m edica., a ltre appaiono inc urabili e recidivano anche dopo inte rnm ti così det.t i radicnli . In un cer'to numero di casi la terapin, soppri me la sintomatologia ftmziouale, ma la..o;;cia indenne la lesione anat<>mica. Quest-a d i::;sociazione fra sintomat-ologia e lt•.sione a natomica è senza dubbio la causa d ella caratteristica evoluzione eh+ l' ulcem, a tt~ppe, diluita in ptnecchi a rmi, con periodi di sintomatologia attiva e periodi di calma completa.. L ' A. pensa che, nei ca si in ctti la sintomatologia clinica d ell'ulcera si presenta n pottssée;;. durante peri odi lung his.<>imi allu volte tli dieci armi, si tratti aemp1·e d e lla stesso. ulcera e che l'apparizione tloi sintomi rive latori non i• data dall'infe zione nè dalla brusca formazione di piccole ulcere d elle vicinanze. Piuttosto è stato clirno:>trato che uno d d fa tt<>ri dominnnti d ella vi& patologica d ello stomaco ulceroso sia il tasso d t:lla cloridria iniziale; bisognerebbe sapere come questo tasso si modifica e che cosa ne r egola le evoluzioni.


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P or·tant.o vi sono nl c~> r·i ch t- JZUII T'Ì!'<Con o focilml'nte . n ltrt> che si mnniff•stan o nd interm ittenz,•. altre c ht> pcrm!lngono ino lt(> r·ute eu 11ltre cht> recidi,·an o anche dopo la rimo:.r.icme. Fra queste son o d a a nnove rare le ulcer e così d l'tte penetranti rwg li organi vieini; questo t tJ rmine è i.m proprio pcrch è il fonùo d e ll'ulc<• ra non è d ato mai da t essttto epati co o pancrea tir~) . ma b ensì da tcs::<uto forte m ente si'! eroso. Gt·ne.~i clt>ll'ulcera: L ' ulcera è una malatt.ia seconùari a di cui la cntL<;n è estrin,;eca alla zona uleen1 t a : questo fatto è dimostrato dalla re~=<<>zi one antropiccola c un·a t ura di F'in!';tc rer che basta a fnr guarirf' di'Il<' uleeri du od enali s;.,I'J ·a ,·i. I l p robl e ma cousi:;te nel sapere qut\le è la mnlatt.ia ca usa le . Questa mtlla ttia eon moltis,;imn pi'Obubi li tt\ è la gastrite ch e in gt•m•re è costante, atrofìca. m a reatrt sull 'an t ri). s ulla piccolA. cu rva t.ura e sulla r egion e pilorica; si può legitt.ima.mente supporre clw la 11;11.;;t ri te cambi le propriPt.h della zona del le glriandole a muco alcalino, nor·mulmc·nt ~' inca ri cate <li prott>uger e la mucosa antro-duod enale contro l'azi unf' d t• l succo cloriclric>o-IWJ>t·ico. Inol trt- la gastrit e conduce ad 11na difl'er t;>rziazionl' istologica dl'll 'f'pit..J io a.nt.rale Y f>J-so il tipo mueo~o intestinale e s u questo s i esplica l'a zione corro::.i,·a d ell 'acido d C'terminando la formazion e d e ll'u lcera. :-:>ccondo il p~uer·f' di'Il 'A .. IH !!HStrit!' no n (• d i nllt11rn inff'tti,·a f' le r·icPrch e dellt~ s ua. scuola climo>;trano c he S<'m plici t urbe intest-inAli p ossono mcx lilieart> la mucosa a u tro-du (rd t·mlle e ftu·l a evolve r e n• rso il tipo gl\st.ri te. I nol tn• è dimost.rato c h e l 'ecc·itazion e cle ll 'an t·I'O. c>he è- alcalino. dctf'rmina la formazioni' di acido al livello d el fondo, quindi S II una mucoRa a ntralc m odi fica ta la minima eceit.azione produce ìpc rC' Ioridria f'd ipt'rRecrezionf'. Pe rtanto J'a nt.ro (pPr l'A. l'ant ro comprende il bulbo, il piloro, l'antro C' la pi cco!~~ curvatura) appare così come il luogo di oriJ:{ille d ellf' azioni che portano nl lu l'o r·mnz ion P d e ll 'ulcP rn; il m pccani >"mo di rPgo la:7.ione fisiologica df'll 'acidità è in tra- gastrico e n on può s uss ist,crf' la t.f'oria che fa dell'ulcera una consegu enzu d e lla soppr·e>;s.ion <· d e l rifl esso di Roldyreff (refltL<>SO d ei succhi duodenali). Ammet.tendo, quindi, ch e l'ulcera è d et ermin.at.a. da lf'sioni antrali che indeboli;;cono il pote r e prot~>ttore ti PI muco e che producono un 'iperat t.i,·itÀ. della zon a d el fondo, la cu ra. <"Onsiste, s ia n el togliere tutti i ristagni. sia n el sopprimere l'antro in t.otalità pe r r ('nde1·e lo stomaco anacloridrico; ciò si ottiene facf'ndo una gastroe nt-e r ostomia molto a d f'stra, antri\ le e marginale ed una gastrectomia molto t'Stesa, soprntutto sulla piccola curvatum; la gnstrcct.omia non d eve averP. pE-r scopo prin. ci pale que l!() eli sopprimere la lesione. ma di cambiarE' le condizioni d e l funzionanwnto acido df'lla zona d e l fondo. PLASTINA E PATEL . Il drenaggio sottooccipltale (trapanazione atlantoidooccipitale di F. Ody) applicato al trattamento delle lesioni traumatiche cranioencefaliche. Le tappe principali dell'idea. La tecnica. (J ournal de Chirurgi<•, lngl io 1933-Xl).

L ENORMA}."T

La "tr-apanaziom• p o;;ter iort• ». ehe miro a dn•nare dircttanwute il gmmle conflut•nte d egli spazi "ott.ou r·acnoicle i, ci prE>sPnt.a. sotto un nuoYo a s p etto i l problema t erapeutico d e lle lesioni c.:- re bro-rneuingee di origine tratunatica. L'ap~' r·­ tura di questo confluente è stn.tn in un primo t empo indicata ne l trattam<' nto d e lle moningiti purul<'n te: s ucc<'ssivamen t<• a lla sPmplice incisiont> di Psso si è pe nsat.o eli n.gqiunge re una esuis->iOn<' limitata <lt•lla mt>mbrana occipito-atlantoid Pa. al fìne d i s tabilir<' un dre naggio dt'l li rtuido cefalo-rachidiano n el t essuto C<"ll ul nre d t> lla nuca. Spetta p erò a Ody il mer ito di tW<'re a pplic1J.to i concetti di ta le procC'dirm·nto operatorio al tr·attamc n t o d t-11<" !C'R ioni t.ra umaticlw cranio-PnC<' fa liche . Fa t t i A.natomici e d anatomo-pato logici giustifìcttno pii?Hamento le ragioni dd drf'nnggio sottooccipitale n e l campo d c:-lln. traumatolog ia cra.nio-enct'falica. I..e dimensioni del confluente d egli s pazi sottoaracnoidr i, la sua sed e sotto e re trocerebe llaJY'. sott.o e retro-bulbare , le sue connessioni. attraver>"o i forami di Magendie e di Lushka, ci s piegano come esso rnppresenti il punto in cu i convergono i tre !'<ist e mi secondari, s pinale, b asa le c sagittale . Ora ne i traumatismi cr anio-encefalici, qualunque s ia la sede d e ll 'f.'mormg ia cont emporanea alla contus ione cE>re br·alo. i l sangue t end e nat uralmente a raccogliersi nel punto più d ecli,·e e propriamente


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIA.!' A E STRA;.."lERA

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nel grande confluf'nte. I coaguli f'matici qui raccolti non !ioltanto iRo lano la eavità. spinale dall 'encefalo. ma per In pressioni" diretta sui c1•ntri vitali dc•l midollo a llungato, respiratori e cardiaci. compromettono la vita d(~l paziente. Accumulato a li v<' IlO della grnnde cistl·l·na il sanj!ul'. per il bloceo che dctl"rmìna, viene a. rompe re inoHre il norma li' rn.pporto tnl lo sf'crrzione ventricoli•re e l'af<S<OJ·bimento sottoaracnoideo d e l liquido cefalo-rachidiano, favorrndo così la dilatazione dt"i ventdcoli cerebrali. In base a ta li conc('tti onatomiei e anatomo-patolngici, Ody ha s tabil ito il pr·incipio e le indicazioni di qul"ll'intt·n·pnto, ehc chiama • trapnnaziouc c,·acuativa atlantoido-occipit.ale ''· La tecnica dell'intf' J"Yf'nto è la s(•gut>nte: Ammalato in d ecubito ventralf' con testa a lta : incisione m ediana posteriore dalla tubt-rosità. esterna occipitale alla quarta apofisi spino~a vertebra le cetTicale. Si distaccano con lu sgorbia o col bi;;turi lf' inserzioni d e ll'aponevrosi cervical., superficiale da qtwstc a pofìsi e s i a llontauano le masse muscolari del la nuca. Si m e tti" i n e drl<mza co><ì l'a reo post.f'riOI"<" dell'nt lnnte. che si r(>seca p e r due centimetri. Apparo la mf'mbrana. occipito-atlantoidea, su cui si pratica una incisione longitudinalf' p aram<'diana. chE> dà luo~to a fuoriuscita di coaguli sanguigni e di li quido spinale ematico. Si complrta l' intervE-nto con una rt-sezione d~·i bordi de ll'inci~<iotw e con un dn~nA~gio con tubo di vt•tro. Sutura dei piani muscolocutanei. Dopo 4 o 5 giomi . qunndo il liquido cefalo-rachidiano n011 ha piit carattere (>matico, :si può toglie r(" il drenuggio; la fistoln che rimane guarisce spontaneamente . Tale inten:pnto non è stat-o sPmpre st-gu'ito da !>UCCf'I"SO . Contro la statistica di Ody (8 cnsi, l morto) stanno i risultati costantt'ml•ntl:' nt-gntivi di a l tri Autori. Gli AA. si ri~erbano di sviluppare a.mpiumente le varie consid<'razioni inerenti a l metodo suddetto in altro lavoro. ROSA

NEUROLOGIA.

G. BtAOINI, maggiore rrefli<'o. - Tre casi di corea cronica progressrva del quali uno senza alterazioni dtllo striato. (Rivista di N euroJogia, fase. II, aprile 1933-XI). L'A. espon e il reperto anatomieo di ti·e casi di corea cronica progressiva, in due dei qual i riscontt ò il r cpe1 t o clafsico della d epPn erazione cortico-striata, mentre nel terzo la lesione d egenrt·at,iva riguardava essenzialmente la corteccia senza partecipazione apprezzabile df•llo striato. Pur riconosc€•ndo la parte che alla lE-sione dello stria.to compete nella genesi d ellf' sindromi coreiche, l'A. ritiene che in aleuni casi queste abbiano un dete rminil'mo preYall:'nternente cortica le.

S. CASPER. - Sulle alterazioni del tessuto cerebrale e particolarmente della neuroglla nelle zone contigue a tumori cerebrali. (Zcitsch. f. d . ges. N eur. u. P s .; vol. 145).

I progressi chi' la neUJ'ochinu·jlia ha rajlgiunto in queRti ultimi anni hanno n·so SPmpre più indispf'nsabil t> la diagnol'i prccoee d t-i tumori del cervello, che sola permf"tte di sperare risultati favoreYoli da tlll interYf'nt.o operatorio. I casi in cui si è potuto riconoscere l'esistenza d i'l tumor e )l:ÌÌ\ p er mezzo d 'una puntura d el cerveJJo o d'una piccola escissione di tessuto cerPbrale n on sono stati presi in e;:~ame dall'A. ohe ha invece diretto le sue l"icerche appunto allo st.udio di quei casi in cui qucf<to intervento chirurgico pre liminare non ha dato i risultati sperati: gli è parso di g1·ande utilità prat.ica p(•rciò lo studio d elle !lltPrazioni osservabili n ei tessuti che circondano il tumore allo scopo eli trovare elementi p er la diagnosi quando g li altri m€-zzi di ricPrca falliHcono. L e altera7-ioni che i tumori c<>rebrali Rono in grado di produrre ne i tessuti cont.igui sono state finora studjatt· poco e ma.le e in nessun caso sistematicamente su un materiale d 'oFS('l'V87.ione sufficientemente vAsto. Bicerche del gene re son o ~;tatf! h Pnsl fatte ma solo in singoli casi e pnrt endo da punti di vista d'interesSi' pa_rt.J<:o~ure. Così.~<.! esempio il Duprè dalla constatazione non nuova d ei disturb i ps1ch1C_J osservabll1 m mnlati affetti da 1tm1.or cerebri ha trotto motiYo per indagini •stolog1che sulla corteccia cereb t·ale di quest,i malati.


RI\"'STA DELLA ST.-\~t P A :\IEDICA IT.u.IANA E STRA..."'ERA

Stertz c Creutzfeldt si son o b ensì propost i lo stesso compito d eU'A. ma. hanno limit,nto h} lo ro ri cerch e a casi sottopvsti intra ·v itam 11. p untu ra. cerebrale, e eh<' in OC("ni cA>--;o r:ostitui,;cono un nume ro esig uo. Il Casper , invece, a. completa· rne nto d l'l le .-ice rch e d i questi a u~ori ha stud iato in 6 1 cas i di sua o>:~servaz i one, lo m ' lÙa li ti\ di r Pnzione cle i Wssuto cer ebrnle con t ig uo a tumore. L e osservazioni da lui fatte possono csse,·e riil.<;<;unte i11 questi term ini: TI t es,;ut o Cf' rt'brale che ci rconda i tumo ri è contrassegnato da q uello ch il l'A. chiama • ri ~c.nlia.rnent.o CNdJrale • (Hirnschwe llung) sempr e apprezzabi le macro· ><copicam ente e rul es t ensi o a e v~:triabile. I stologicameni e Cfllc:sto rigonfiamento cere brale ch i' Sparz chiama • s int.omat.ico • s i mnnifcst,l\ cou un rammollimento d e lla so;;tanzn bianca pit1 1\CCentuato mo.n mano c he ci si av,·icina nl tumore in prossimi ti\ del quale può am·he tra.-;fonnur.-;i in una n ecr osi d e i t.P:;suti. Il r >tmmol· l i m en to è os...,crntbi le Ro lo n (• lla sostan~a biun~a in t m cNt>bru le e n e l primo d egli strati d olln cor teccia. mu.i IV'I(I i a ltri strati o nf'i nuclt•i g ri~i dd la buse. [l fpn omr>n o peculi tu·e d tll rigonfiame nto d e l cerYello pare abbia origin e da un disturbo va&tle funzi on11l1• cuus~tto dal n copltu nna. N e i dintomi di tutti i tumo l'i d el Cl!rvc llo, uù eccezione ùr>i g liomi indiffer cn· zit"Lf i s i t rovA. unn c la.smo.to-<le ndro!li ù e llll. macroglia, di graùo più nccf'ntuato ia vic innnzn ù ol tumore e che diminuisce proporzionu.lmente col crescer e d e i fatti di rammoll imento. ~on s i apprezza iperplasia d e lla glia ne lla sostanza bianca intorno a i tumori, n ota:;i invece un ri,gonfìt\m en to d e lle cell ule gl inli d ovuto a prot,t:lssi d egene rativi. Si p o-rln. p e rc iò qui di u g lio:;i r eattÌvl\ • più ch e di vera ipc rplas ia. Proce;:s i iper· p la.-;t.ici vori e propri a carico ù!'i ln mnc r ogl ia s i ossen·ano solo n e lla coi·tf>ccia. A cari co d ull'v ligodendrog lia e d el la micw g lin non s i notano mai alte razioni, quelle d <•lle collui P gangliari son o di poco rili ovo e non carotteristich e . I vasi, ne llo vicinanze d e l tumor e. appa iono dilata t i o t·ipieni di corpuscoli rossi e bian(·hi; le pa re ti sono alterato, indice questo d e ll'esistenza. di disturbi v asai i fanzio nnl i. Il n·po rto d.olle a lterazioni suddescritte quando venga osservato in un fram· m ento di tossuto ce rebr ale p e rmette di stn.oilire la s ua proveniem;a dai dint<lrni d \ m processo po.to log ico. Questo p e r ò può essere di varin nf1tura (tumori, corpi ostrtmf'i, pt~rn..'Ssiti, alicessi, focolai di mmmollimento) e pt>rtant.o a llo. di agnosi p t•cci.;a e ,.:il!ur,~ di neop la,:;m ~ del cet·vello s i può g iunge re solo ml'dil\nte l'e:;uUa v.tlutaziono di t u tti i segni c linic i e anat.omici. SACCliETTI

C. RIEBEJL!!'(O. - Sulla lnftuenzabllltà terapeutlca delle oscillazioni nella pressione del liquor. (Zoitsch. r. d . gos. N enr. u. Ps., vo l. 145)

!t qu0.:;ito c'inico-tom poutico ch e rÌJ:;Llll.rda la po:;>ibilit~ d 'influenzare alrneno tt.~mpora noamcnte le oscillazioni c he si ve ri ficano nella prcs~'<ione d e l liquor in vari

,;tatì pnt.ologic i d~ m otivo all'A. di pus;;aro in rM~eg nn dalla letteratura tutw In espcri e n;-.e e l<} indngini re lative n l fin e di st.~:~.bilire il m etodo più adatto allo sco po di mod ificarE\ t erap euticamente lo variazioni patologiche ch e si osservano n nlla pres~io ne d el liqnor. L e rice rc he sperimentali attuate specialmente in guo~t i ultimi anni e ch e l'A. ri nssume brevemente , pur estr emamente vn.rie e discordanti n ei risultati servono d ' inc itnmen t o a l Riobcling p er sa.g giare clinicam ente s ui suoi amma lati i vnri mE~todi proconizzati p or la r egolarizzaziono d e lla prt-ssione d e l liquor i l cui o.bnormo innalzamonto o In. mpiun. diminuzione mettono talora i n serio p e ricol o lA. vita d el malato. E g li, dopo ricerch e ripetute, p ervie ne nllo seguenti conc ln:"ioni: Soluzioni ipertonich c iniettate per viA. endovenosa d eterminano, come haru10 dimost·t'at o sugli animali Cooper e i s uoi collt~bomtori , un abbassamento d e lla pressione del liquor sperimenta lmen te o p t\tolog icamente innalzata. Quest.o d ato sp!'rimen ta le d eve esser e utilizzato c linicam e nte neg li stati patolog ici che si accompagnano con ra pido a ume nto di p1·essiooi; principalmente quindi n egli accessi eclnmp~ici . Nello stM.tts e pi lep t ic ns che s i accompa!Sna notoriamente con aumento d e lla pres<;ione d e l liquido egli raccom anda, in primo tempo, un forte sala.<>so (25(.)..300


R I VISTA DELLA STAMPA MEDI CA ITALIANA E STRANI.ERA

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centimetri cubi di sangue) che favorisce l'abba.o:;samento d ella pressione sanguigna e p e rciò anche quelln <le i liquido, successivamente la puntn•·a lombare con estrazione di 60-80 centimetri cubi di lirtuido e infine una iniezione endovenosa di 50 centimetri cubi di soluzione di g lucosio .al 40 %- Soluzioni ipotoniche come pure in minor gr·ado soluzioni isotoniche possono inftu('nznre gli stati pat-o logici che si accompagnano con dimi.mtzione d e lla. pru:;:< ione d e l liqllOJ'. Anche qui le ricerche di Cooper sugli animali cullimnno colle ossurvazioni cliniche fatte dall'A. n e i malati sottopost.i ad encefnlogratia. Egli raccomanda a que::;to sco po l' uso di almeno 1000 centimetri cubi di ,;oluzione fisiologica di sale da cucina, ù~t iniettarsi ipoderrnicame nte subito dopo l ~t t·ncd(tlografia che, com'è noto, t•icbiede l'c:otmzione d 'una. cer·ta. qnantiM. di liquor. '.SACCHETTI

OFTALMOLOGIA.

F. BeLLELLI. - Incisione estetica per la ricerca del nervo infraorbitario. (Riforma ~[ed i ca, n. 23, 1933 ). L'A .• d e ii'Istit,nto d i Anatomia Umana di Napoli. di rett.o dn.ll'on. pro i. G. Salvi, d esc rive un suo m etodo di tecnica p e r la ric.;,rca d el n ervo infrnm·bitario, senza inci;.:ione cutanea. e cioè a.ttriWOt'SO la. via. trc~nsconrJI:•mti,••tlfl giìt a do ttata in chirurgia estet.ica da Bourguet por le linee adipose d e ll 'orbita. Ecco i v>~ri t em pi d e ll' inte rvento: lt~mpo: Due delicate pinze di Cha.put pinzet.tano lungo l '!:'stremo m edia le e la.te ral t> d t'l suo mar gin e la p>lip~bra. infe riore che vierH' allontanat-a d>tl ~ lobo ocnla r e, tmonùolu, in fuori e un poco in bas;;o, in modo da md.t.(· re in r\·idl'nza il fo J·nice congiuntivale inferiore. Le due pinze vengono tnantcnut.e <hd l'as:;:istente, che con l'altra mano sostiene una spatola insint1ata sotto la. pa!pE'brn infe riore rove i!Ciata in fuori o ciò p er mette re ancora in migliot· luce lt" con~iu nti\'!'l. palpebrulc. Si procede allora all'incisione di essa, orizzontalmente d nll' inte rno all'e~<t.erno, a metà distanza fr~ il margine libero e il fornice . II tempo: Pinzettato con unA. pinza da oculista il margine inferiore della congiuntiva incisa, m entre le stes.<;e Chaput ch e prima sost~ncvn no il margine palpebrale afferrano a tutto spessore il ma.rgine supe •·iore della ferita congiuntivalf', la. si scolla. previtt sezione dei muscolo palpe-bra le inferiore d nl la fA ccia profonda del semiorbicolare infe l·iore, lavorando delicatamente con untL sonda nel connetti v o r etrornuscolare. IIl tett!po: Giunti in corrispondemm dell'orlo infe ri or€' del contorno orbita.le, si scolla facilmente il tratto di continua1.ionc tra i l ;;etto orbita! e inferiore ~ la p eriorbita, allargando lo spo.zio con un. klc mmer chiuso che ~·enga gradatamente aperto. IV tempo: Si incide l'endoorbita c la s i scolla, come n ella comune tecnico.. Si mette così in evidenza il Ctl.rtttle infra~rb ital e . IJna spatola, pas&\ta sotto l'eudoorbita, porta in a lto i l contenuto d.:>i cavo. Allor11uando non riuscisse agevole idcntificu.r e il canale, si ricorre n.l piccolo arti(izio di tecnica di u eterminllre l'incisura sopraorbitaria: come è noto. il fomme sottoorbitario si trova sullt\o stessa verticale e dal forarn e si potr·i~ indiviclunre il can11.le, ricordando che esso ha una direzione leggerm ente obliqna dall'esterno verso l 'interno. V tempo: Rotta con una guida smus;;a la lamintt os;;ea. che costituisce 'Ja parete s upe t·ior e d e l canale infraorbitario, s i solleva il n ervo su un uncino da stra bismo e lo s i r eseca p e r un tratto di qualche centimetro, dopo M·erlo isolato dai vasi. V I teu>po: Si applica qualche punto di sutura con cnt.gut 000 t.ra H septtm. orbitale e la p er iorbita. Una serie rli punti delicati ad "U » con lo st.E"sso catgut riunisce i rlue lcmt>etti della congiuntiva. IL vantt~ggio del m etodo è esclllSivamcnte estf'tico: si E-vita non solo la cicat rice cutanea, ma soprattutto l'edema palpebra,le, inevitabilE> n el taglio cu taneo e che più d olltt cicatrice deforma il viso. L ' incisione a. m etA distll.nZt\ t-ra il limbus e il fomico pone al ripttro Ji un possibile entropion.


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RlYl!>TA D ELLA S TAMPA

M E DICA ll' AUANA E STRANI E RA.

OTO.RINO..LARlNGOLOGIA. C. Boma. - Emottisi ed ematemesi nel campo dell'otorinolarlngolatria. (Il Yal~a lva. n. 6 1933 ). Le emonagie d(•lle vie n•spirntorie e q u<'lle delle vi<' clig<'sti ve un tempo ,·eni· nmo cons id<·r'!il e qna;;i com<' s icura c•spressione di lesioni gravi del polmone e de llo st,omaco. spccinlmente poi qualo ra si avesse ra1-rione di escludere una e mo JTagin vicariante in donne dis- o amenorroi <·he o un 'ematemC'~<i di vecchi cmorroidari. Tali concetti p~· r·ò ;;i po~«ono Jire ormai trnmontati, poiehè si conoscono s,·ariate cause>, oltre qucll<' polmonnri e gnstriche, chC' pos!':ono rlar luogo a emorragie della. !=:pecie suddett a . A!lllltnto p<' rciò, quando gli f?sn rni <'lP! polmone e d ello stomaco [anno esclude re l't•><ist<•nZl\ di l~sion.i capaci di provocare simi li fatti emorrag ici, vengono inviat.i tali sog!!et t.i a!l'otorinolaringoiatra a.fiinchò n e ri cer<"hi le cause negli organi di s ua ep(•cinlt' compett:n~a. Ora ~ noto chC', oltrP tutt.e le lesioni ulcc-rose, nf"oplastiche e t raumatic h e, de lle prime vi<' acrN' (' d iEtt·l" tivo - ch e· g li esami endoscopici me ttono presto in ri lie,·o - esistono emottisi ed ematemesi dovute a una particolare debole zza. o ad ect.asie d <'ll<' pnrrt i capillari d t> l naso, del faringo, dell'ane llo del W aldayer e d ella bn<:r d<'lln lingua (;;irtd rome di Os ler) che in seguito a m odic i fa tti flogi stici possono prO\'OCl\.l'f:l emorragie anehe imponC'nti. Assai rare sono le va ri ci de lla laringe e scarsa n e è la, letteratura, contraria · m1·nte a quunto e st,n t.o notato p er l'esofago. L 'esistenza di varici esofagee infatti è piuttosto frequPnt.e e il Dionisi. che l 'ha intt.e oggetto di particolare s tudio dal punt o ùi vis tn d PIIa patogenesi, distingue ta li ect.asie venose in seccm.darie, cioè dipendenti da al tE'razioni portali, de lle mesent.erichc e spleniche, o dovute a com· pressioni a cnl'ico della cava superiore per part.e di neoplasmi m ediastinici, e in primitive , o cht> n on riconoscono mla causa rle t.erminata atta a giustifica.re la loro insorgenza e pC'r le quali il Dionisi (e 11. tale opinione aderisce l 'A. ) ammette un fat.tore congenito consistente in una spiccata debolezza congenita di tali pa· ret i venose. E poich ò quasi t utti gli autori ne lle varici esofagee annettono ancor oggi importanza patogcnet.ica solamente ai d isturbi d~l circolo portale e d ella. cava superiore, l'A. coglie l'occa..«ione per riaffermare l'importanza d el concet to de lla de bolezv.a. , ·a sa.! e congenita espresso dal Dionisi a proposito del determinismo di tali varici . I n appoggio a tale concetto illust ra cinque casi capitati a lla sua osservazione. Nei primi due casi (giovani donno), in seguito a emottisi ripet.ute, era stata posta la diagnosi di le11ione polmonare specifica e !>Olo la la ringoscopia, m ettendo in evidenza piccole ecta.c;ie vcnose poco sotto le corde vocali, potè chia rire la. diagnos i permett-<'ndo di ott.<'nere In g~-rarigione colla galvanocauterizzazione; in tut.t'e due i casi esis tevano ectasie venose a carico degli a.rti inferiori che stavano a dimostrare la debolezza vasale congenita. Nel t~rzo soggetto si ebbe a rile vare la prc>senza di gr·o~i pacchetti varicosi alla base de lla lingua e piccole ectasie a carico di tutto il p rimo tratto de ll 'esofago; l'individuo e ra. un luetico senza altre alte razioni organiche e la cura iodica intensa fece scomparire gli episodi em or· r~tgici ch e non si sono più ripre!':entati da oltre un anno. Il quarto e q uinto caso (individui int-orno a 50 anni d'età. il secondo dei quali di costituzione artrit-ica e gra:<sa) e blwro e matP.mesi imponPnti in spguito ad errori d ietetici; l 'P!=:O[ap:oscopia prat icata con molta pruclt"nzl1 per mise d.i rile vare la presenza di nume rosi gozzi va1·icosi n el t ratto mf'dio d e li 'esofago, alterazioni che vennero poste chiaramentE' in luce anch•• dall'~>sa me radiografico dell'esofago previa ingestione di latte di bario un po' denso. Con tutti g li esami clinici si potè escludere ogni a lt ra alterazione che potesse st.n re a base patogenetica delle l e~<ioni riscont.r·a.t.e . L 'A . rile va, quindi, che ne lle prime due malate il fat.tore predisposizione pe r debole zza congenita risulta appoggiato dall 'esistenza. di ectasie a carico degli arti inferiori, mentre il det.e.rminarsi dell'emorragia dalle vene ectasiche laringce per la loro rot.tura appare spiegato dalla stasi veno!'a ch e porta all'assot.tigliamE"nto d ella paret-e venosa e a lla di sepiteli zza~ione, e dai leggPri fatti flogistici. Accenna. inoltre a C<'rti legami E"Ris tenti tra circolmdone p olmona.re e que lla laringe&, legami che chiariscono l'in-;;or·g<·nza d E'i fat.ti emoftoici nel primo cn!'o descritto dall'A. con l'aumento della s t nsi ne lle venuzze ectasiche della laringe in relazione con la stasi


CO~FF.RE:NZE

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E D ntOSTRAZWNI CLl!oòìCRE ECC .

polmonare detP.rminata nell'ammalat-a da 1m processo broncopneumonico. D a l punto di vist.a terapt-11tico ha ottenuto risultati mo lt.o soddisfaeenti da llagah-anor·autPrizzRziont>: p<"r·ò n on si può I"SClud,... r·e la poss ibilità d 'una ri compnrsa c:Jcoi f;ltti emorragici in SE'guito a su cce>'siva formazione di nuo,,i gozzi ,·ar·i co~ i in laringe. L'irnportanza dei t.r·e Cltsi di var·ici !f'sofagl' e dPscritte dall'A. risu lta dnlla llS~';Cuza di <JitAI:::iasi fatto morboso atto a giustificame l'insorgenza (ove si faccia una piccola E'CC('ZiOrlC' per cpwllo affr·t.to contt-mporl.uwamente da luP), a~s<"nza che induce quindi a fnr con!<iderare tali forme come congE-nite m'l senso espre-sso da. Dionisi . Tt> rmina ril E'n111do l'importanza c!t•llo e~ofap:os<'opia in q11estc forme, nt>lle quali può e>'S<•re> eli nntf'\'OI<• niuto an<·hE' l'csanw rndiO>'C'opico d t>ll'f'sofago. aiuto ch a è addirittur·n prPzioso in qut>i cnsi nC'i f]unli no11 (• pos;::ibilo prntica.re I'Psofugoscopia senza P•'ri1:o!o rwr l'nmma lnto. TnoiSA

CONFERUZE E DIMOSTRAZIONI

CLINICHE UGLI OSPEDALI IILITIRI

ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dai processi verbali pervenuti alla Direzione generale di Sanità milita re nell'agosto 1983-Xl)

Primo t·ap ituno mt-dico C:10.H.'CH1NO L o VECCHIO : F erita. eia punta pfnell'ante nel globo oc·ulare sinistro con lacera:ione dell'iride e della capsula • anteriore del cristallino.

ÙAC:I.URI. -

L'O. dopo a,·er(• el"po:::to rkth1gliatamente il caso cl inico trattrnl'nnosi con spt>cia](' ri guardo a l trattamt'nto terapPutico, ri C'piloga per l"OIT m i capi tut.ti g li esit.i di lesioni a carico d e l sPgmPnto anteriore e postc>riore d E'l globo oculare cau· sate da traumi con o senza IPsioni dei tE'gu mPnt.i f'Sterni. -Primo capito no medico U?>ml:~RTO SA.NTOB ONT: Rotttn·a t·ra1mwtica h1diretta

dell'aorta toracica associo/c~ u rottura delle sem-ilwwri aortiche e polmona·ri.

L'O. ill ustra un caso di rott.ura t-raumatica ind iretta dell'aorta toracica a ll' inizio dPIIa porzione discendente, associata a lacerazione di tutte e t r e le semilunari aorticht> e di tutte le srmilunu ri polmonari. osflernlto all'a\Itopsia di un l';oldato precipitato da un'altt>zza. di circu 3(1 m('t.ri e morto irr.mediat.flmente. L o scheletro torncico era indenne. Mr•tte in evidt>nza la r aritl'l. del r Prwrto. spt>cialmentt> pt>r quanto rijltrarda le vah·olt- polmonari; illustm le puticolariti\ anatomo-pt~tologiche e discute il meccanil"mo pat.og:enetico <.Iella lesione. T~n<·ntC:" colonm•llo med ico SANTI BRrctwr.ro: Con.siderazioni mcdicoleyali sopra un caso d·i in~Juf!ìcienza aor/i('a. L'O., a scopo mt>dico-legale, pr·eFenta un ca:::o di vizio cardiAco occor;:o in

MESSI'NA. -

un graduato che a\'f'VR gii\ prestato dieci m t>si di servizio, senza al l t>~Brf' a lcun disturbo e senza an'r sofferto malattiP ne prima nÈ' dunmte il serYizio militare. L a diagnosi eli insuffici('nza aortica, che aveva prel'!entato qua lche incert ezza per la non concorde interpretazione Ò€•i fatt.i Acustici. vit>ne confortat a dall'r$8IDC ra<iiografìco (configurazionP aortica e del miocardio} e da quello della pre~sione sanguigna (manifest a formula div<'rgt>nte).


CO~FERE~ZE

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E DIMOSTRAZIONI CUNICBE ECC.

L'O., in mancanza cii qnalsiasi moment-o cau.<>ale che possa dare spiegazioni sull'origine dell'attu;~,l c ma lattia. è obbligato e.d ammettere. come ipotesi più probabi le . che all'atto de ll'a•-rut>lamento preesist.esse un incipiente vizio, muto di m1mifestazioni cliniche, con ulte riore subdola evoluzione durante il se rvizio mi litnre. o, come ipotes i meno probabi le. che il vizio sia insorto durante il se rvizio p<'r cause che siug~ono m•lla manie ra piì.1 assoluta. (La indagine su una. probabile lue acquis ita o e redittuia risulta nel1;ati\-il.). L'O .. ritiene cho le modalit.\ di maniìe.«tnzione del vizio escludono qualsia,.,i rapporto con eventi di ser vizio cui l'interes..-tato, naturalmente, pretende ricollegare la s ua infe rmitì\. lllu:.A::-<0. -

P t· imo capitano mPdico S ,\ \'ERlO VIRGLLLO: Cirrosi epatiche.

L 'O. prende lo sp\lnto dal re pe•·to ttutoptico ùi un brigarli e re di P. S. di a.nn\ 43, ve nuto a morte pe r cirrosi e patica, o in cui fu posta la seguente diagnosi anatomica: « ipoplasia nortica, cirrosi atrofica volgare, tumore di milza, ao::cite, lieve itte ro, ::~clero"i pancrcatica, catarro gastro-enterico con forte pigmentazione d ell"' placche di Po.yer. surreni piccoli, stato de2:~ne ra.tivo e st-o.si dei restanti visceri in individuo a cost.ituzione linfatico-ipoplast.Jca n. PMsa in ms:;egna dal punto di vista anu.tomico le cirrosi epatiche in genere, che vanno ricondott.e a due tipi fonJamontali: le cirrosi epato:=:iche ed epa.titiche: le prime sono vere e proprie malatt-ie d t>l fegato. le seconde sono ma.lo.ttie dell'apparato re ticolo-ist iocita.rio in genere, si echi.·, a volte, sono connetti\'i di più organi ad essere )Psi. Nel CMO attualo in cui non appnre chiaro uno dei soliti momenti eziolog ici di tale malA.tt-ia, a\·anza l' ipotesi, 2:iù ventilata da di,·c rsi autori di una pa.toge nesi costituzionale de lla. cirrosi epatica atrofica, secondo cui questa è una malattia generale costitu7.ionale; vera mesenchimosi iperplastica cirrogeoa di alcuni organi (fegato, milza, pancreas. ecc.). L 'O. si ri>st•rva di illustrare il caso in una appos ita nota. P EH UOIA . - Tenente modico Mrc.a:ELE CERNICLlAttO: Glicogeno ed aci<lo latt{co nei ·mu-9coli denervai.i durante la fui i ca. L 'O.. da risult-ati o t tenuti in esperimenti fatti all'Istit.uto di Patologia generale di Napoli rile va. che noi primi gion1i consecutivi alla d enervnzione non s i riscontrano mod.ificazioni apprezzabili nella quant,itR. d'acido lat-tico dosabile dopo la fatica (denervo.zione di lO giorni). Negli esporim<>nti success ivi (dene-rva7,ione dai 17 ai 55 giorni) nota anmont-o d'acido latt.ico ne i muscoli dene r vati, rispetto a quelli sani, di circa il 4 % dopo 17 giorni e di circa i l 78 °'<;. successivamente. Il contenuto io glicogeno varia di poco nelle condizioni spe rimentali stabilite. Crede che l'aumento di acido lattico può trovare la sua spiegazione sia in una diminuita capacità del mu,.colo denervato a ricostituire lt\ttacidogeno, sia, ciò che è più probabile, in unA. diminuzione della capacitA ossidativa dello stesso io rapporto colla diminuzione del contenuto proteico ciel muscolo e dell'aumento del contenuto io gra;;so (Scalfidi). Questi fattori che modificano forse quaUtativamcnte, certo quantitativamente, il chimismo d el mw>colo denervato (come si può amme ttere che giustifichino l'aumento del contenuto in glicogeno), ritiene che costittùs<>.a.no i fattori essenziali determinanti l'accumulo de ll'at·ido Jatt.ico durante la fatica .. Suppone quindi che se l'acido lattico permane ne l muscolo denervato io sogttito alla fatica. in maggioro quantità che n ell'omologo muscolo normale, ciò deve essere in rapporto colle variazioni del contennto proteico, dei lipoidi e mine rali dol m•tscolo de nervato, modificato rispetto al muscolo normn.le, condizioni oheo fttnno determinare s ia una limit.aziooe al restauro del lattacidogeno, s.ia con maggiore orobabilità una limitazione all'ossidazione ulteriore dell'acido lattico. -

Primo capitano medico }fARlO ÙIANNANTONI: Cenni storici deUa profilassi i mrnunitaria.

L 'O. ricorda i diversi periodi storici d ella immuno-profilassi dalla antica vaiolazione ai più moderni procedimenti immunizzanti. Pone in rilievo l'importanza


CONFERENZE E DTMOSTRAZIO:t-.'1 CLT:to."lCBE ECC.

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della vaccinazione J enneriana. fl per i benefici chE' apportò e tuttora. apporta. e per essere stata il punto di partenza dei ltwori di Pasteur che int.rodusse le vaccinazioni batteriche. -

Maggiore medico RAFFAELLO PEPE: Organizzazione e funzionamento del servizio di sanittl in una divisione d1i jante1·ia moMWata, con illustmzioni topografiche.

L'O. illustrando una recente manovra. coi quadri, cui partecipò con le funzioni di Capo ufficio di sanitfi, col leggere, spiegare e segnare sulle carte topografiche, gli ordini avuti ed impartiti per lo sgombero degli ammalati e feriti, ha ampiam ente trattato del funzionamento e dell'organizzazione del servizio di ~;a.nità in tma Divisione di fanteria, in t empo di guerra. Si è intrattenuto, in specia.l modo, sui compiti del Capo uffieio di sanit.A, sui metodi di sgombero presso la Sezione di saniUt, rilevandone l'importanza e la. delicatezza per mantenere int.egra. l'efficienza dell 'ft-<;ercito operant~;~ e sull 'impiego del nudeo p<.ortaferiti che, convenientemente distribuito e ripartito in adatti posti avanzati, contribuisce ad un !<ollecito, razionale e proficuo sgombero di ammalati e fe riti. -

.Maggiore medico GENNAUO R o:MANO: A7Jpendìciti larvate.

L'O. dopo una breve premessa genPrica su f'rrori diagnostici nei riguardi dell'appendicite, quando non presenta sintomatologia tipica, passa. ad esporre le cause che possono mascherare tale malattia. Dette cau<:e l'O. riassume in due gruppi: anatomiche e fisiopatologiche. R ammenta con minuta esposizione, tra le prime, le varie anomalie di forma e di volume di detto organo e i rapporti con organi vicini, ecc., e tra le seconde lò correlazioni simpatiche e appendicolo--peritoneali. I n ultimo l'O. parla degli esami radiologici e di laboratorio come ausilio dell'esame clinico, di cui espone gli accorgimenti tecnici per ì rilievi scmeiologici differenziali. Conclude richiamando l'attenzione sulla {l'l'ande importanza pratica di tali forme larvate, allo scopo dell'inr!irizzo terapeutico, non solo per il chirurgo, ma anche per il medico in genere, onde poter effettuare o consigliare la terapia adatta. Tonrno. - Tenente colonnello mpdico GITLJO MASSEJ!Al\0: Su tm caso di metlin· gite purulenta otogena gum·ita. L'O. illustra un caso clinico di meningite purulenta. otogena, guarita con drenaggio intermittente lombare, trattamento coadiuvato da iniezioni endovenose di alcool a 33o, per l'azione tonica prevalente sull'apparato circolat<>rio e sullo stato gonerale del pazit>nte, e da iniezioni int ramuscolari di preparati colloidali (Santo!). L 'O. dopo aver riferito sull'anamnesi e sul decorso della grave forma morbosa e sull'iridociclite mctastatica verificatasi all'occhio d .. passa in rassegna le complicanze possibili d elle otiti purulente e la loro patogenesi, sofferma.ndosi particolarmente sulle varie forme di 1·eazione meningca e sulle enerfaliti suppurate; tratta poi della terapia. applicata d'accordo con il capo del reparto otitici, nel caso speciale in cui non si erano verificate paralisi dci nervi cranici, nè sintomi di localizzazione a. focolai. Prendono la. parola in argomento: Il primo capitano m edico NicO.tA VITALE: Rilen, la gra,;tà dell'oftalmia me tastati ca (ricordando, a conforto, una casist.ica della Clinica oculisti ca eU Roma), che quasi fatalmente si definisce nell'atrofia. o nella tisi, d el bulbo. Riferisce di tre casi clinici capitati alla sua osservazione presso l'o::;pedale mjJitare di Torino, uno di origine settico-piemica, uno da bronco-polmonite influenzale con associazione di germi (cocchi in ca.rnera anteriore), il terzo, l'attuale, di origine otogena. Dice dell'etiologia., patogenesi, sintomatologia dell'affezione, ed espone le ragioni che in questo caso- definitosi con l'atrofia del bulbo- richiesero l'enucleazione.


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C ONr'ERE-"ZE E

DTM OS TIU.ZIO~l

CLINICHE E CC.

Il primo capitano m c•di co T. ERESIO C.-\ RBO~E : Dopo a ,·er d i'scritta la :;int. >m .\wlo~iu a.uriCI>hu·e riscon t i'Ut-t~ n e l caso pre;;entat.o , espon e le ragioni ch e lo ham1o

indotto a.tl a stf'ncn:;i dall'inte.n·enira chi rurgicament.e .

TRE:-< L'O . -

Prim:> capitano m t'dico A-"C~~ LO P r.RR I~r: Gaso clinico di Rettie<r-pioemia

gonococcica. L'O. parla. di un C>\~O clini ~o di setti co-pioemia gonococcica a d ecorso b eni. gno cnmto presso l'o;;pcd >tle militnre e guarito >;f'nza. complicaziorti sia. a carico ù e ll 'ondocarclio sia a carico d e!(li altri organi , tf•s<suti ('Ù appnr·ati . La s intoma · to lo.rzia clinica. e più ancorA. la curva t ermi ca ha. dato luogo a. b en fondate discu s s ioni di di agnostica differenziale t ra infezion e malarica prim~uia a d ecorso atipico, m el itt>nse, :wtticl"mia e pioemia. Il p>tziont~>, ricoverat.o co n diagno:::i di un•t.ri te j:!Onococcica., alla dat-a d'ingre:<o;o. di obbiettivo present-ava soiLanto SCI\rsa. soorczione uretrale con fuoriu scit.n. di qualche goccia. di ptL'< bianca.-stro semiliquido solo dopo spremitura. d e lJ'uretnl., d o lori sal~uari al polso s ini;:;tro ed angina appPn a. ac<'ennata. D opo sette giorni di d c!!f'nu• compar,·c ro acct·,s i fe bb rili (40.4o-.w.6o) prc ccdut.i d a brivid i e r f'm it.t.!'n t i con profw<i s udnri dopo qualc he o ra . C'ontempor aneam!'n lie a ta li acc!'ssi febbrili comptu\·e tumore di milza. L'PsamP d e ll 'w·itta dava il st'gtt~nte r·l"lpe rto: urina torbida. a. r euzione a lca iina, scnzl\ albumina e senza muco-pus c·himicamente apprezzabi le . lllic t·oscopico,m en te: corpuscoli di 01uco-pus, dipl ococchi Gram rwgativi endo <'d extra cellulari; fl or s bnttPri cn comune, scar·sa (sta ti lococch i). L \•>;fl lll<' plll.rnssitolog-ieo d e l sanj:.'lte pitt volte cse;:;uito. p rima, durnntf" e d opo g li 1\CC!'::<:si fe bbrili da va risultato ne~l'l.ti ,·o p e r i pAmssit• ti p ic i de'Ila malarin. m ('n t r t'. l 'Psame citologico facp,·a n uta.re : nurner osi e gros;si g ranuli di mt•lanina , mononucleosi, ipoglubilia (3500 g lobuli rossi) , leucopenia (4000 g lobuli bianchi), emoglobina. (67 %). L a siero-di agnosi p er i pa.ra.tifì e p er la m el itenso riusciva n egativa anche al titolo l :50. N egutiva anche la ricerca del lo spi.rochete di O b enunjer. L 'emocul. tura prat;icata. con v enuta B e ring su brodo comune e su brodo g lucosato, dopo quarantotto ore di termostato da ,·a ris ultato n egativo (cultura st.erile ). Solo l 'esam e batte riol ogico-cul t urale d e l Rnngue praticato su t e rrC'no di \Ve rth eim clan\ risul tato positivo p er un dip lococc:o Gram n egativo con le caratteristiche morfoJogi ch e e colturali d e l gonococco. L 'O. ri t ien e che il d ecorso benigno d e lla infezione e la completa. guarigione si d ove non solo alla cura vaccinka praticat.a ma anche alla stessa natura gono· coceica d e lla infezione e ritiene che tutte le gonococcemie caratterizzate da accessi fobbr·ili c he raggiw1gono o superano i 40° , hanno un d C'corso b enigno purchb ~le tem peraturà si m >Ultenga alta per diver se ore. R itiene inoltre che se le com. p licnzioni endoc•udiche n on si m a nifesta no prima della insorgenza, d e lle alte t emperatttre, difficilmente potranno insorger e in seguit.o, a.ppuuto pP-rchè l'ottimo t e rmico di sviluppo d e l gonococco oscilla da 36o t~ 38,5o, m entre una tempe· ratura di poco.superiore, se non lo uccide , n e attenua di molto la virulenza. A sostegno di tali afferrna.zioni, adduce la scomparsa d e l gonococco d a ll'uretra e lo sviluppo lento, torpido, st entato do! gonococco n e i ter r eni di coltura sp ecifici adope rati ncll'es.~me batte riolog ico d e l sangue .

UDI'~'<'E.-

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Primo capitano m edico FRANCESCO COLA: Paeud.oemottiai.

l:n caso di settico-pioemia da. otite est.erna foruncoloti ca.

- Primo cnpitano m edi co FRA:-<CESCO MASS DIO: Epididimi/e tubercolare bilaterale. Trattamento chirurgico con epididimectornia.

-

P eritonite cronica tubercolare. Tratt amento chirurgico.


CO~FERE!-iZE

E

OI~IOS1'R AZIO:-II

CLI:SICHE ECC .

81 1

-

:\fag;:dore medico NtCOLA PESCE: Pre.>t' nt.nzione, disru<;:<ione, illu;:trazione eli un ca-:o complesso di vi:.-;io organico di cuore: irt$uUicielc::.a m itralica-stenosi erl insuffìcienza aortiect.

-

Vizio doppio organico d i cumc: in~m!Jìcienzn mit-rczlica ed aortica. Illust-razione clel caso cl inico; discussione e diagnosi .

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Pri mo capit.ano med ico GAETANO Ro:-~GA: Un cn::.o di ec::.eu1a acuto essurlati-vo diffu-;o in indivicluo psor·iasico dovuto a sen-;ibilizzazione da c t·isarobina. Pato!ogiu, terapia.

VErW:<rA. -

:\Ia.g~ioro medico FILIPPO CRIFl : Tranmi recenti su reliquati

di pre-

cedenti lesioni.

Promesso come accadf.t frequentemente che a traumi recenti vrngano attribuìte alterazioni che non hanno alcun camttere di lesioni recenti, e che lesioni traumatic he aggro.vino e modifichino una precsistent.e alterazione, l'O. dimostra alcuni casi di recente os:;ern1.:Gione. illustrandone i fatti clinici e r·epet-ti radiologici, chiarisce il valore da attribui l'e ad ogmmo di essi por la prccisa:r.ione din_g-nost.ica. e (le;;umG, sul la. ba~e di con;;ide r·aziorti e tiopatogenetiche, i crite ri nwdicolegnli p er la att.ribuzione e valutazione d e l danno. Prim·.J capit.u.no mc.lico Do.\rE:-<IGO LON'OO: Presentnzione rli cusi clinici. J o caso: .Malntlia 1l/: Roger. Presentazione rli un soggetto che offre a considenne: c ianosi modica delle labbra, colot·ito d e l viso rosso-acct•so. con qualche ectu.-;ia caJ.!illttre . Non dita a bacc hettu di tambmo. A ca.rico d e l cuorr> : non apprezza bile ingran dimento dei diametri; rumore sistolico rude che occupa tutta la piccola pausa con massimo di intensità. in corrispondenza d e l terzo spazio intercostale lungo la mat·gino-stemale sinistra. Il rumore ha tutti i caratteri di un rumore organico e si trasmette, sebbene attenuat.o, in alto a sìnist.ra. L 'esame del sangue d•\ 1ma polìglobulia molto modesta: 5.300.000 globuli rossi. L 'O. tratta d e lla diagnos i differenziale e sospett,a una comunicazione tra i ventricoli. E spone le dovute considerazioni medico-legali. 2<> caso: Insufficienza aortica. Illustr.tzione di un caso clinico abituale con considerazioni diagnostiche 0 prognos ticho. -


NOTIZIE ORDINE DEL GIORNO ALL'ESERCITO (l o S<'tt.:.'mbro 1933-XJ)

S ALUTO

Al

CONGEDANDI

Terminata la ferma, la classe anziana ritorna al forolare domestico. dopo aver superato gioiosamente le asp re fatiche dei campi di e~ercitazione - L'accompagna l'eco nostalgico dei nostri canti ma rziali dei bei reggimenti ([Uadratl di forza, onusti di glorie, vll:ranti di entusiumo - Non obllerà, <ssa, le parole che Il nostro Grande CJtpo, pronunziò a Cuneo nell'atto stesso in cui indirizzava e ravvivava il lavoro delle truppe, alle grandi esercitazioni delle Langhe. Al congedandi invio il saluto affettuoso e beneaugurante mio e dei Camerati dell'Esercito. Per la Maestà del Re l Per la Patria immortale ' Per il Duce l A Noi l Il Sottosegretario di Stato BAISTROCCHI

Corsi preparatorii agli esami di avanzamento. Con cirrolare n. 434 dE'l 9 agosto 1933- X I del Minis tero della guerra (d irezicne generale sanitÀ. militare) dal 10 settembre al 9 novembre 1933 l'Ono istituiti preF~o la. Scuola di applicazioni' d i MnitA militare corsi p r eparatori agli eFami di aYan7am ento per i capitani m rdici e chimici farmaci sti e tenmti m edici e ch:m ici farmacisti in S. P . E. , che sono compresi nei limit i di anziani t A per l'iso izione sui quadri di avanzamento ad anzianità pe r l'anno 1934 (circolare 230 giornale milita,re c. a .). È data fncoltlt a~li ufficiali di rinunciare a frrq uentare i corsi prepnratorii, nd essi p erò non ~ conce~;!'a alc\ma licenza straordinaria, oltre quella ordinaria del biennio loro spettante. Sono esclus i dal corso gli ufficiali in a$pettativa. D al Giornale miWare ufficiale, disp ensa 45", 24 agosto l 933- XL

Commissioni per l'esame dei titoli scientifici degli ufficiali del Corpo sanitario da iscrivere sui quadri di annzamento a sctlta per il 1934. Con circolarf> n. 4 l 4, 12 aj!osto 1933- XI, d el MinisU>ro della guerra (Gabinetto -Ufficio dei ge1v•rali ) sono f:tatc nominate le scgu<'nt.i Commissioni t,ecnich e p er l'esame d ei titoli scientifici degli ufficiali m edici e chimici- farmaci sti da. iscrh-ere sui quadri di avanzamento a scelta per il 1934. P er gli ufficiali m <'dici: T enent.e gcnernle mcùico FR.-\NCtn, presidente; maggiori genera li medici MARTOTTI BtANCJII e RJZZ'O'I'I, membri. P er gli ufficiali chimici-farmacisti: Maggiore gen erale m edico RIZZUTI, presi dente; colonnello medico K APOUTA..."'T e colonnello chimico-farmacista. P AGNIELLQ, membri. Dal Gior'nale m ilitare utfìciale, dispensa 44a, 18 agosto 1933-XI.


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Commissioni giudicatrici per gli esami di Idoneità aWavanzamento degli umclall del Corpo sanitario. Con circolare n. 476 del 28 agosto 1933-XI del .Ministero della guerra. (dir ezione generale personale ufficiali) sono state nominate le seguenti commissioni giudicatrici per gli esami di idoneità all'avanzamento per anzianità e a. scelta degli ufficiali del corpo sanitario in S. P . E. da iscrivere nei quadri di avanzamento per l'anno 1934. Utfr.ciali medioi: tenente generale medico FRANCHI, pre8idente; colonnelli medici VoLPE, SANTA MARIA e MoLISANI, tenenti colonnelli medici DE BERN.ARDINIS e BASSI, maggiori medici MAIMONE, MAGLIULO, GRIFI e REITANO, membri: primo capitano medico Mazzaroni, segretario. G'li esami avranno inizio presso l'ospedale militare di Roma il mattino dei giorni t1ottoindicati: 15 novembre 1933: capitani medici; 28 novembre 1933: tenenti medici. Ufficiali chimici farmacisti: IIU\ggiore genemle medico RtzztrTI, presidente: colonnello chimico-farmacista P .AGNIELLO e tenente colonnello chimico-farmacista MozzANA, tnembri; primo capitano medico LIPAm, segre:ario. Gli esami avranno inizio presso l'ospedale militare di Roma il mattino dei giorni sottoindicati: 13 novembre 1933: capitani chimù;i-farmacisti; 23 novembre 1933: tenenti chimici-farmacisti. Gli ufficiali ammessi agli esami dovr anno presentarsi. al Ministero (direzione generale di aa.nità militare) alle or e 9 del giorno precedente all'inizio d egl.i esami. Dal Gior-nale militare ufficiale, diapenaa 4 7"', 1° settembre 1933-XI.

Trasferimento degli ufticlaU. Dal Giornale -militare nfficiale, dispensa. 4 7", l" settembre 1933-XI. Circolare n. 473 (dir ezione generale personale ufficiali) 31 agosto 1933-XI. Con riserva. di apportare le r elative var ianti al regolamento p er le note camt.teristiche, qu esto ministero determina che il primo comma del n. 19 del regolamento stesso venga. sostituito dal seguente: • In occa.sione della. compilazione d elle note caratteristiche, l'ufficiale può presentare domanda. di trasferimento per motivi specificati di interesse privat-o, dopo tre anni almeno di permanenza nella stessa. regione, ovvero n ello stesso corpo o presidio. « L 'ufficiale indicheril. nella domanda., in or dine d i preferenza, le sedi alle quaH desidera di essere destinato. · • Le doma.nde di t r a.sferimento sono valide per un anno dalla data di presenta?.ione. Trascorso l'anno s'intendono scadute, ma. possono essere rinnovate •·

Il Sottosegretario di St<Jto: BAISTRoccm.

Bollettino del Corpo sanitario militare. CATARZI Ottorino, primo capitano medico a. disposizione minist,ero aeronautica (f. q.). Rient·ra nei quadri dal 16 maggio l 933-Xl ed è t r a.sferito ospedale militar e Livorno. I sottonotati tenenti medici sono collocati fuori quadro perchè t r a.sferiti d'auto·r ità nel R. corpo truppe coloniali rispettivamente indicato e dalla data. per ognuno segnata.: RuooERI Tullio, 19 campagna. Dal 22 aprile 1933-Xl, Tripolita.nia. CASSANDRA L uigi, 2 costa. Dal 9 aprile 1933-XI, Cirenaica. 7-

Oior11ole di metfieifl4 milit<tre.


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N(JTIZIB

I sot.tonotati tenenti medic i rientrano n E'i quadri dalla data pe r ognuno r;egnata pe rchò Cf'S.«~mo di appartenere al R. <'Orpo t ruppe coloniali risp ettiva· mente indicato, e sono t rasferi ti n,zli enti sottoi ndi c~tti: SesTo Eugenio. Dall'8 g iu.!!nO 1933-Xl, Cirenaica, ~ftvu.llegge ri Ale.<>~dria.. Ro~IANO Cami llo. Dal 2 ma)l~rio 1933-XI. TripolitAnia, 30 fanteria. D tll BoUellino U(Jìoietle, disp . 5 1•, 4 ago:'lto 1933-XI.

BRRTOLUC<'I C ino, primo capitano medico scuo la applicazione sanittl. militare. - Trasferi to ospedale militare Verona. Dal Bollettino UOìciale . disp. 53•, I l agosto 1933-XI. MASSAROTTT cav. Giu'leppe, ma~giore generale m edico in S. P. E . - È collocato in Aus.iliarin. por e tà, cl.d 15 agosto 1933-XI, col trattamento previsto dalla legge 8 gC'nnaio 1931-IX. n. 29. È as:>egna.to in molo comando corpo armata Milano e a.gli effetti amministrativi al distretto Milano. 1\lAZZ!i:TTI cav. Loreto. colonnello m edico in S. P. E. - È promosso mt~ggiore generule medico con anzianità 30 luglio 1933-Xl, ed è nominato direttore d ella scuola d'applicazione di sanitÀ militar.,. MARENGO cav. Lorem.o, colonnello medico in S. P. E.- È promosso maggiore generale medico, dal 15 ag~to l 933-XI, ed è collocato a d isposizione. BEDEI cav. Maurizio. colonnello medico. direttore ospedale militare Savi· gliano. - Cessa dalla carica di cui sopra ed è nominato di rettore sanità militare corpo armata Al es.~ndria, dal 1° settembre 1933-XI. CONCIATORE cav. Domenico, tenente colonnello medico ospedale militare Livorno. Nominato direttore ospedale militare Savigliano, dal 1o settembre 1933-Xl. GRE CO cav. Domenico, maggiore medico ospedale militare Verona. È collocato in aspettativa per infermit.A temporanee provenienti da cause di servizio, pe r m esi sei, dal 19 giugno 1933-XI. CEI I sidoro, maggiore medi.co ospedale milita.r e Caglia..r i. - Trasferito ospe· dale militare Savigliano. GENTILI Ale.' !sandro, tenent-e medico 33 fanteria.. - Promoeso capitano medico con anzianit4\ 24 maggio 1933-XI. Dest inato 28 campagna. I seguenti ufficiali, allievi ufficiali medici di complemento e militari di truppa vincitori d el concorso, indetto con decreto ministeriale l O febbraio l 933-Xl, sono nominati te nenti in S . P. E. nel corpo sanitario militare (ruolo ufficiali medici), con anzianità assoluta. 1° luglio 1933-XI , con riserva di anzianitÀ re lativa e con decorrenza d egli assegni dal 1° lug lio 1933-XI. E ssi sono destinati effettivi alla scuola di applicazione di sanità militare d i Firenze, ma. p reste ranno temporaneamente servizio, dal 15luglio 1933-XI, presso i corpi a fianco di ognuno indicati, fino a quando non avrÀ. inizio il corso di applicazione presso la scuola stessa: BARTONE Luig i di Francesco, sottotenente medico di complemento, 15 fa nte ria.. GRTMALDI Valentino di Ercole id. id. id., 6 pesante campale. CANCER Luig i di Emilio, allievo ufficiale, 20 fanteria. CEBRELLl Giuseppe di Giovanni, id. id., 30 fanteria.. ALVISI Elmo di Ugo, id. id., 70 fanteria. D'ALESSIO Giovambattista di Antonio, sottotenente medico di complemento, 10 pesante campale. R u o oco Alessandro di Francesco, id. id. id., 9 pesan te campale.


NOTIZIE

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N,\POLEONE Andrea di D avide, allie vo utlì.ciale, l O cAmpagna. MA LTESE Francesco d i Francesco, sottotencnte medico òi complem<'nto. 22 campagna. ALBERGO Vito di Giuseppe, allie\"O ufficiale, l O fante ria. R AG Nl Guido di Antonio, sottotenente medico di complem ent-o, cavalleggeri Aosta.. SABATINO Riccardo di P e llegrino, id. id. id., l ben:<a~rlieri. NusoEo Vincenzo di Raffaele, id . id. id., 24 campugna. ARCARI Gaetano di B ernardo. allievo ufficiale, l granatieri. SALVATORE Francesco di G iovanni, id. id., 14 campa!ma. PERCOPO Vincenzo di E m e<sto, sottoten en te medico di comp lem ent<>, 40 fanteria. DI MARCO Antonin o di Sebastiano, id. id. id., 12 p esante campale. L UPO Amedeo cii Giuseppe, id. id. id., R. corpo t-ruppe coloniali Tripolitania. MuSETTINl Giuliano di Giu1<eppe, militare di tmppa, 21 fant-e ri a . PANTÈ D omenico di Salvator e, sott oten ente medico di complemento, 10 bersa~l ieri. FERRtONO Giu.<~eppe di Giacomo, allievo n fficialo, 31 fanteria. DI I onto Alfre do di Gennaro, id. id., 12 campagna.. CARDUCCI ARTE:nsro Adolfo di Giovanni, id. id., 6 fanteria. PASCERI Domenico di Raffaele, id. id., 19 fanteria.. F URINO Raffaele di Enrico, sottotenente medico di complement<>, 47 fan· t e ria. MENDICINI Giuseppe di Luigi, militare di t.ruppa, 16 fanteria. TAURO Francesco di Vito, allie" o ufficiale, 14 fanteria. SPARANO Vincenzo di Raffaele, militare di tmppa, 15 fante ria. PITTARI Ernesto di B arnaba, id. id., 75 fanteria. LOJODICE Cataldo di Vittorio, sottotenente m edico di comple mento, a disposizione minist.e ro aeronautica. MOLATONI Vincenzo di Mario, id. id. id., 2 b er saglieri . MoRlU.Lt Gaetano di Tornrna~o, id. id. id., 3 fautaria. R usso Seba~~tiano di Gaetano, id. id. id ., 85 fanteria. FEDELI Carlo di AgoAtino, allievo ufficiale, 7 fanteria. Gru~TIZIE1U Armando di Eugenio, sottotenente medico di comple mento 6 alpini. BAMONTE Enzo di Giuseppe, id. id. id., 28 campagna. MONGILLO Michele d i Domenico, id. id. id., cavalleggeri Firenze. BAMONTE Nicola di Ernesto, id id. id., 29 cAmpagna. MANCL>u Giovanni Battista. di Domenico, allievo ufficiale, 2 granatieri . Dal Bollettino ufficiale, dis p. Ma. 18 agosto 1933-XI .

Ricerche scientifiche in Cirenaica. Il primo capitano medico p r of . Arturo Sa.batini, assistente nell'I stit.uto di ant ropologia della. R . Università di Roma, è rientrato dalla. Cirenaica, dove si è r ecato allo scopo di organizzare ricerche pt'lr uno stu dio antropologico completo sulle popolazioni indigene di Gialo a di Cufra. A Cufra. trovasi un nucleo notevole di Tebù <:h e si ritengono i primi abitatori dell 'oasi e ancora a n t ropologicamente poco not1.


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NOTIZIE

S. E. il Vice Governatore, gen. Graziani, che ba legato il suo nome alla conquista di Oufra, nel prendere visione dell'importante problema. scientifico, ne ha fadlit.ato il compito. Per tale indagine, il Sa.bat.ini 11i avvale della. effioa.ce collaborazione di ufficiali medici r esidenti da tempo nella precletta oasi, i quali, nella loro diuturna e faticosa opera, hanno possibilit.l\. di avvicinare e conoscere le popolazioni indigene, ispirando in esse quella necessaria fiducia che è elemento essenziale per così utili ed importanti ricer(~he. L'inte resse di tale studio non è soltanto scientifico, ma anche pratico, poichè la. colonia viene oggi tanto maggiormente valorizzata, quanto più si approfondisce la conoscenza degli abitanti, sia per comprenderli, sia per apprendere le loro con· dizioni di vita e il loro stato fisico. · Da Il Popolo d'Italia., 19 agosto 1933-XI.

22° Congresso Italiano per Il Progresso delle Scienze. La Società I taliana per il Progresso delle Scienze si adunerÀ. a Bari dal l ?. al 18 ottobre. Dell'Ufficio di Presidenza fa parte. quale vice-presidente, il pt'O· fessore Dante De Blasi; la Classe B (Scienze biologiche) comprende una Sezione (3") di Fisiologia e Psicologia ed una Sezione (41•) di Patologia, le quali sono presiedute rispettivamente dai professori Silvestro Baglioni e Raffaele Paolucci. Quota d'iscrizione alla SocietÀ. L. 30; quota. d'adesione al convegno L. 15. Tutta la. corrispondenza relativa. al convegno dev'essere indirizzata alla. Segreteria., presso l'Istituto farmacologico della R. Università • Benito Mus.<~olini •· Bari. Sono in programma var ie gite e una crociera a Rodi e At.ene.

Nel giornalismo medico. La RMBegna internazionale di oto-rino-laringolo!]ia ha iniziato la. pubblicazione annuale di un Indice int~mazionale bibliografico (lndex univerBaliB otorhitto· lar·ingologir.us) dove sono riportat.i tutti i lavori di oto-rino-laringologia divisi sia per regioni anatomiche, sia per argomP.nti. I titoli dei lavori e le indicazioni sono scritti nella. loro lingua. originale. Questo accurato Supplemento della pregiata Ra.ssegna è di grande vantaggio per g li studiosi che vi t rovano preziosi riferimenti, facili e compiuti, per seguire i progressi dell e scienze nel campo della specialità.

Di.,.lllln*'ll r~il4l: Dott.. LUI~ ANOHI, tenente generale medico 'R-'ldnJ.Ir<*'ll: Dot.t. t>t>of. VmotNJo D:a: BBBNARDlNlS, tenente ooloonello medioo

{6101441) - ROMA, 19lJ3-D - ISTITUTO POLIORAVIOO DELLO STATO - O. O.


RIVISTE MED'ICHE MlLIT ARI ----------0---------ITALIA : ANNALI DI A1EDI CINA NAVALE E COLONIALE. - Direzione centralo della sanità mllltarc marittima., Mlnllltero della Atarlna.. Anno XXXIX - Vol•• II, Fase. I -II, lugl'io-·auosto 1933. De Gle'fllllnl: La pneumoventricolografta come mozzo ausiliario della diagnosi del tumori endo· c1·anici. - laltta: Sui v ad metodi della cistotom!a. ed ep!clstotontla e sulla i clentiftcazlono della veecica. In particolare.- ol1eone : Osservazioni e ricerche suli'Amoeba (Httrtmanella.) OasteUanil. - Vltltlle: Contributo allo ato<llo del i\Ial Rosso del suini In unlmn.U non:onll e In nnimn.U trattuti con Trypanblnu. - Dortllo: Antidoti dcll'ileldo cianidrico. - Mlchelettl : Studio mor!ologico di alcune larve del Oen. Onstropbilus in un caso di polimlasl gastrica In una. zebra. (lppotigris Cha.pmani var. Granti}.

E STER O : BELGIO: ARCHIVES M.ÈDI CAT,ES BELGES. - Direzione superiore del servizio di snnitàl dell'Esercito belga (Redazione: Ospedale militare di Liegl). Fase. VII, luglio 1933. Glllldluart: Il simpatico oculare. - Vencllr~~tren: Riflll!'sionl su alcune vacclnazlonl in caso di mobilitazione. - BoLLJ;TTTNO JNTI!.n:<AZIONALF.. - VII Congresso Internazionale di medicina o Carmaclt< mllltnro - Rivista Internazionale - Rn.ssegna bibliografica. Fase. VIII, agosto 1933. De ..aacllt t: Sin'tomatologla e dlognosl clinica dei tumori encoCoUci. - BoLLETl'INO rNTER~A · ZIONALF.. - ASsemblea intemazlonale del servizi snnitnrl degli e&ercltl - III oossloné dello Utftclo internazionale d! docwnentnzlone di medicina militare. - Tlldltcll Rlldort : 11 compito del bntterlol ogl nelle guerre futuro. - M11aq1111n: Gli aspergilli pntogenl. - Jnobleste ioter· nazionali: Odontolatrla militare - Rivista !nterna>:lona.le - Rassegna blbliogrsftca.

FRANCIA : A RCHIVES DE MÈDECINE ET PIIARMACI E MILITAIRES. -Direzione dol11ervizio di sanità, Minittero della Guerra. Fase. l, luglio, temo IC, 1999. DldiM: Semeiologla radlologioa dell'articolazione del ginoe<;hlo. - Cllaumtt : Raggi X e ftA1ote· rapla nell'esercito. - Jaltt : La ftltra.zlono del raggi X.

INGHILTERRA : J OU RNAL OF TRE R OY AL AR MY MED IOAL OORPS.- Edito da Job n Baie, Sona a nd D anieleson, L td, Londra. FaM. II, vol. LXI agosto 1933. ,."J, Flndlay e Benated : Vaccinazione antltlftoa. - Yovng: Profthtssl chlnlolca nell"lndia sctteu· trionale (continua). - Mltchell: Recipienti di nllumlnlo ed nlte1·azione dei cibi (eontirma). KenntdJ : Ricerche S\lll'enorgla impiegata negli esercizi fisici dalle reclute deUc varie armi (continua,.

ROMANIA : REVISTA SANITARA MILITARÀ.- Redazione & Amministrazione: Ospedrue mUltare • Regina Elisabetta ' • Bucarest. F ase. VI, oiu(!IW 1933. Nolca, Arami. PII'Yultacu e L·1pu1tacu : L a diagnosi ollnit"& doll'epilcsMIB eRsonr.lale. - MlcllllltiCll 11 MUim : Il dosaggio dell'ossigeno e del biossido di carbonio nel sangue col mict~motodo d i Mook. - Stolan e Drareml reacu: o~teomielìto acuti• del mascollnro inferiore. - Anceleacu, lloerlu o Toma: Le otitl medie purulento croniche sono tnlvol t.L tubercolari 1 (studio cond otto su 53 osservazioni personali ).

TURCHIA: ASKERl SIHHIYE MECMUASl. - Rivista bimestrale di sanità tnilitaro tlcli'Escrcito turco, edita dall'Isp~ttorato di sanità {Stamperia della sani tà. militare, Costantinopoli) Fase. Hl maqaio-oiu(ITII) 1933. Yllldettln S.klr : Studio clinico s ul cancro delle corde voca li. - Natum Saklr e Ali RMim ' J<;rolno mania. - Mulltat : La reazione di Dick e li vaccino nntiscarlattinoso. - Ali Rl'z a: Le J)aJ·tl· colaritil. della malaria nell'estate (}el 1932 o l'importanza dclln ph\&mocblon n oi suo tratta· monto. - Ari! lamtt : Ii diabete nel tanoìullo. - Rwlll Ibrahim: La cura della mnla.ria oon In combinazione • obl niuo-piMmocbina •. - Sadritl n 111 o Bnb S.bee l : Un caso dJ ulcera t roflca della gamba g\ltlrita con In sirnpaticoctom!a. - Di lli Hutru : Un caso di slmlromo d i Gra.de nigo compllcatn. - Se~at: A proposito di un caso <li nrtrit<> gonococcicn. - Ekrem Sadl e Oaman Dandll!l' : Un tumore <lel tessuto co nnetti-v o del bacino. - Omer Lutll: La demenza precoce c l'llaehlqcb. - Efdll R&cal: L'itmd1ii.zl oM dell'ut<:ro e delle ovrun col metodo dt Erlangen. - H11IOal Haaan e Dilli H•at• : Le nn !'Cino o le malattie della. cavità boccale. - Nakl : La curll deUe l.ìs tolo peri - anali con In diatermia.


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GIORNALE DI

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE JriiftiBTBBO DBLL& Guaau ROMA

PubbUecmone menafle


SOMMARIO COIIIlREIII :

CongreAAo tntcrmulonale di me d lcina dello s port . . . . . . . . . . . . . . . XXIX Congr'OS!lo della Società itaUann. di ln.r lngologla, rlnologla e otQlogla.

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LEliOIII E CONfERI!IIZE :

UttndRZl. - Dlnguosl e te rapia dell'ulcera gastro-duodenale . . . . . . Paln~lerl . Jnt.orno al rilievo del pi ccoli sego! rndtologlci della ple ul'it.e

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MEMORIE ORIIIINALI :

Paollllo e Lftc.hlnl . - O~<C!"Vazloni cliniche su 360 <'asi d l febbre tltoidc (continua) de Ceaare. - 'I'crt'«!'no di P elrognnn! Miginal c c ruodltlcnto . . . . . . . . . . . . . CulttoM. - Contl'ibn lo nllo s tud io rlcll'nlburn inuriu da lavoro negli sointori . . . .

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RIVISTA SINTETICA :

Plastlna. - 'La sim pntì•:ect omin J)Crinl'teri osa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

P ag . S55

ATTUALITA' E COMMENTI :

Manganaro. - tJ ~ervlzlo F.Unitario in guerra per• l COl pi ti d rt gas t O"SICi . . . . . . . . . kar11a. - Sull'Indirizzo gonòralc dello cura antU uctira In r·apporto al ~<er·vizio militare

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CONFERENZE OLIIIIOHE E DI SCIENZE MEDICHE NELLA SCUOLA DI APPLICAZIONE DI UNITA' MILITARE (Vol. VII - conUnua..-ione e /lne):

L u s toria della <'irt:"olu:donc rlel anllgue - ÙAPPAllONl . . . . . . . . . . . . . . . . Lo sviluppo storico <ll.'lh~ tnnllncologin e tl.'rnpia sperimentale - DF.:<F.U!Ct;:l\'TI RIYIITA DELLA ITAMPA MEDICA ITALIANA E ITRANIERA : Af!Uionl (L,e) oculari d'orlclne dentai'IL - TBIRAt."LT . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ANeblaal ed altra paraultotllntettlnall. Rir:crcbe paras.qitologlche cd anntomo- clinicbe. - T.\RllO Blotoela delle emozioni. - D'ONOBIA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Dln lmmetl'la ( TA l •del corpo umano e na Importanza come fattore P"dlaponente. - GANG I n emmonl piantati fi"'fondl. Loro t re.ttmnent.o. - COSTA:O:TJ.NJ E LlARAS • . . . . . . lnteJJonl dette tnteatlnatl. Stt/la va/.Qge11csi e sttl frattam.erd.o delle - 8Al'AIRELI.l • . •• • • Llttu"o celaJ,..riChldlano. Consid<'T<IZioni :mi rapporti tra la presaiotte del - t la preMiOIIe del sa1lfltU:. -

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Malattie dell'occhio. Mmmale flelle - M ,\Y-'.fJtO)fH"TI'A • • . • . . • . • • • . . . . . . . • Patologia funzionale. - llF.HC• M1\.-:.N . . . • . . . • . . • . . . . • • . . . • . • . . • . . • Pncumoconlosl e tultoercolosl 110lmonarc: Azione del r.:nrhonc • ul pol crc t.o~sku tU al<;unc to-;sinc t'tln • rwr1u.le •·Herirrt~ nr o lilla I O~$ina lubcr·<·•'I•U'I.'·- S I ON OI<•;LLl 81crotcrapla nella malaria. l!:sJJ< rirr~ c nN di - KORF.$Wil . • . • • Traum i t i) e la hbercolo51 e la .alut:ulone del danno. - J)r J'OHTO • . Tubercolosi. La raù iol cmJ>iu dclllt- llAC~m t-1'f:l! . . . . . . . . . . . .

CON FERENZE E DIMOSTRUJONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARti PJ!;; TRO CASTE LLINO NOTIZI E . •. . • l NOSTRI MORTI

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CONDIZIONI 0 1 ABBONAMENTO. L 'o.bi•OIIameuto è a nuuo ~ d~corre dal t • ~~nnalo al Dre>:zo di r•. 32 (Estero L. 44). l'o r :.:li u !!leial i m O•l i <li o l'loimi co- fo.rmo.::istl dol R. Il:aerei to, in aerv lzio eoi In congndo, Il prezzo :lell'niJhonn onento è riolotto a L. 24 antici pate. l •c r l soli ufllr-iali motllc i (dell' E~erclto e olella ~lari nn), lo qualunque posiziono si trovin.o! è arome•so un a lobouamento cumulativo a l Oi.ornal~ di .Uedicitlll Militare ed o.gll A-nnali di Me<i>ctna Namle e Cnluwi.ale n l prezzo di L . 46 annue. • Il prezzo de t supplemento ooot~neute i Ruoli ài anzianiltl del corpn tanitario mil(lare è di 1,. 16, r idotto n L. 8 per l soli abbonati.

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j ì (Torino 3-6, Roma 8-9 settembre 1983-X I )

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Il congresso internazionale di medicina dello sport, organizzato dalla. Federazione Italiana Medici degU Sportivi in occasione dei Giuochi iillterna.zionali universitari, è stato inaugurato nell'aula magna della R. Università di Torino il 3 settembre mattina alla presenza delle LL. EE. il Segretario del P. N. F. e il Ministro della Educazione Nazionale. .Assisteva,no tutti i Rettori delle Università d' Italia convenuti per l'inaugurazione dei Giuochi universitari, moltissimi professori ed un pubblico imponente che la grande sala non riusciva a contenere. Erano presenti: il tenente generale medico Franchi, direttore generale (li Sanità militare in r appresentanza di S. E. il Sottosegretario alla Guerra, il tenente generale medico Falso, dU'ettore generale della Sanità militare ma,rittima, il prof. Bobbio in rappresentanza del diret tore generale della Sanità pubblica . Numerosissimi i medici stranieri le cui rappresentanze ufficiali erano costituite: per la GERMANIA: dott. ::Sartels per il Ministero del Reich, dott. Conti per il :Ministero prussiano dell'interno, dott. Schultze per il Ministero della Baviera, dott. Klein per la Sanità pubblica della città di Berlino, prof. Knoll segretario della Federazione internazionale medicosportiva, prof. Hoeflma.yr per la Federazione tedesca medico-sportiva; per la FRANCIA: prof. Latarjet presidente della Federazione internazionale medico-sportiva, prof. Challey-Bert della Federazione atletica francese, professori Duvernoy, Buy, Romieau, dott. Maronneaud, per i Gruppi regionali; per l'UNGHERIA: prof. ~zukowathy direttore dell'Istituto superiore di educazione fìsica;


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CO~G R ESSO l ~TER:-IAZIO:N.U.E DI MEDICI N A DELLO Sl'ORT

per la POLONIA: prof. Missiuro por la Federazione polaeca medico-sportiva; per la R OliiANIA: prof. Covaciu-Ulmeanu segretario della Associazione romena di educazione fisica, professori Albesco, Olinescu e Strugurescu per il Ministero dell 'interno e per i Gruppi regionali; per la CECOSLOVACOHIA: prof. Kral per il Ministero Cecoslovaeco dell'interno e per l'I stituto superiore di educazione fisica.; per la SPAGNA: dott. Manool Usano per la Federazione spagnola medico-sportiva. Dopo i discorsi del Rettore Magnifico della R. Università, del Podestà della città di Torino e del Presidente della Federazione Italiana Medici degli Sportivi, S. E . il Segretario del Partito ha tracciate quelle che egli vuole siano da oggi le linee di attività della Federazione e dei medici nell'ambiente sportivo, che sosterrà. tra6odo ragione anche dai rapporti che saranno mantenuti fra organizzazioni giovanili, il C. O. N. I. e l'Esercito in relazione alle norme dettate in questi giorni da S. E. il ' SottosegretArio alla Guerra. ~ella prima seduta il generale medico Franchi ha portato il saluto di S. E. il Sottosegretario alla Guerra e il prof. Arnaldo Maggiora il sa.lut{) della Facoltà di medicina di Torino della quale è Preside. B stato quindi discusso il tema: Scheda biometrica internazionale per studenti universitari. Il prof. Latarjet (Francia) propone di nominare una Commissione ioternazi®ale composta dì due membri per ogni nazione, incaricati di studiare le quatt.ro parti nelle quali ritiene dovere dividere le schedo: parte clinica, antropo-morfologica, fisiologica., psichìca. I professori Benedetti e Gastaldi parlano del metodo morfologico della scuola di Viola e del suo valore nell'ambiente sportivo, specificando la necessità dì tali esami nella scheda. Interloquiscono, a.nche in merito alla scheda dettata dalla Federazione italiana gruppi universitari sportivi, i professori Herlistka , Viale, Hoefunayr, Knoll, Usaon, Romieau, La Franca, Del Guerra, Cassinis, ecc. Si palesano due tendenze: quella scientifica pura, che nega il valore di esatni obbligatori, quella pratica che sostiene la necessità di dare direttive uniche onde poter raccoglie.re larga messe di osservazioni cogli stessi criteri su un numero considerevole di individui. Il prof. Baglioni riassume le varie tendenze e pouo i punti fondamentali della discussione. Resta approvata l'idea del prof. Latarjet della nomina dì una Commiasione int-ernazionale per addivenire a. tale conclusione ed a lui è demandato l 'incarico di formarla. Egli intende prima provvedere al riassetto della .-!ssociazione Internazionale Medi.co-sportiva, che, sorta nel 1928, è rimasta. nell'abbandono. Riunisce i membri presenti del Comitato esooutivo allora nominato e in più i presidenti delle Federazioni medico-sportive italiana e tedesca. Il nuovo organico è rapidamente discusso od ap-


COSORE:SSO lN'rt;RNAZIONALE DJ MEDICh'<'A DEL~O SI'OIIT

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provato; tutti i presidenti delle Federazioni nazionali esistenti fanno parte di diritto del Comitato centrale della nuova Federazione internazionale e per ogni nazione ne f~t parte una sola personalità (da indic~trsi), nota per il valore scientifico nel campo educativo sportivo. Il Presidente nomina un presidente ed un segretario che assumano, nella nazione ospitante lo Olimpiadi, l'incarico di organizzare il Congresso internaziona.le di medicina dello sport ed un vasto laboratorio per ricerche sperimentali sugli atleti che convengono da tutte le parti del mondo. Questo presidente e segretario restano in carica per due anni prima e due anni dopo le Olimpia<li. Il Pres.idente della Federazione italiana propone che la presidenza centrale sia lasciata al pro!. Latarjet (Francia), segretario il prof. Knoll (Germania), tesoriere il }}rof. Szukowathy (Ungheria), e che il prof. Lat.arjet, eseguite le nomine del Comitat.o centrale, si fa,ccia indicare dai ( /Jj-..) presidenti delle Federazioni singole quelle personalit.à che nei diversi '{i ·~:ç.J campi potrebbero esser meglio indicate per lo studio della scheda inter,...-;-::· nazionale, fermo restando che sia, diLto ad ognnno un tempo limite per \:.~:/ J.:rodun-e i propri lavori. .,( _-\ .·:;;;, Intanto nel salone del Congresso si susseguono le comunicazioni clHf~~')··> ·...f't.',-( l'ordine del giorno porta nel considerevole numero di 107. Le serlute fu-"-.·, . . ..:'" ~ . rono sempre rignrgitanti e l'uJt,ima riacceso discussioni senza fine sulla · · igiene delle piscine. Il materiale scientifico diviso per gruppi comprendeva: l ) orga.nir.zazione della medicina dello sport nelle diYerse nazioni (Germania, Ungheria, Polonia, Francia, Romania., Spagn3, Cecoslovacchia, Italirt); 2) valore di taluni esami medici e della sorve.glhtnr.a medica degli sportivi; 3) morfologia e sport; 4) rene, cuore, elettrocardiogratia, ecc. e sport; 5) cartella radio logica e sport; 6) metabolismo, l-l limentazione: 7) fatica e metodo per dosarne il grado (molto interossante il metodo di Donaggio sul jeno1neno dì ostacolo); 8) allenamenti od efficionr.a, f1sica : 9) studi ùi ortopedia, traumat.ologia, igiene, tecnica sportiva, psicometr ia ecc. :ì\lateriale sufficiente a dare un manu<11o di medicina dello sport e che, raccolto negli A tt:i del Congresso nel più brt>ve tempo po'lsibile, dimostrerà come il ('onwcsso sia riuscito a fare riconoscere ufficialmente la. modi<:inl1, dello sport in Italia ocl a riehiarna.re l'attenzione dei numerosi studiosi rloll c maggiori nazioni europee. I congressist,i visita.r ono il nuovo la.b oratorio dello Stadio Mussolini. rhe promette di divenire uno d<•i più completi finora. esistenti fra noi, <Id i>i ebbero luogo dimoRt.razioni pratiche del metodo morfologico italiano. Mentre lo gare si svolgevano negli stadi e nelle pi. cine, i lavori si chiudevano a Torino ed un folto numero di congressisti si portava n. Roma, òove furono visitate la Seno a MilitMe di Edneazione l· isiea ed il Labor.ot<,rio che ivi funziona, appartenente alla Direzione generale di Sanità militare, per lo studio del lavoro muscolare del soldato; il Foro .Mussolini (· I'Aecademia l"a•cista di Educazion e Fisica., lo Sta.dio d.-l P . ~. F., l'f~ti­ tuto medico-legale dell'Aeronautica, il campo Dnx, la Mostra della Rivoluziono, la cit.tà. universitaria, le bonifiche di Littoria ed infine furono ricevute, le sole rappresentanze ufficiali, da S. E. il Capo del Governo nel pomeriggio del giorno 9. Maggiore medico U. Cassnns.


liil t0ft6Rfl!O DD.I.A SOCIETA ITALIIJIA DI LARift60L061l Rlft0L0611 EOTOL0611 Il Con,gresso si è svolto a Bolzano dal 9 all2 settembre ed una delle sedute, quella per la parte climatologica. è stata tenuta a Merano. Gli intervenuti erano circa :200; fra essi numerosi i congressisti esteri. La prima seduta dt~l Congresso è stata occupata dai discorsi ufficiali e da quello di inaugurazione, pronunziato dal Yic·e presidente della Società italiana di laringologia, rinologia e otologia, prof. Oreste Bellott.i, di Milano, in assenza do! presidente, prof. Guglielmo Bilancioni, impedito per motivi di salute. Nella stessa. seduta il prof. Sairauek di Bud<1pest, dopo aver messo in evidenza. l 'ar:rùcizia itaio-ungherese e reso oma.ggio all'Italia ed al Duce, ha conferito quattro diplomi ad oto-laringologi italiani nominati membri d 'onore dell'Unione degli oto-laringologi ungheresi, della quale egli era delegato ufficiaJe al Congresso. Nel pomeriggio ha.uno avuto inizio i lavori. Primo relatore è stato il prof. Vidau di Roma, per il terl1a: t·r aumi del naso e delle cavità annesse e sull'argomento hanno preso dopo la parola anche i professori Caliceti di Bologna ~ Malan di Torino. Secondo rolatore è stato il prof. Pietrautoni di Brescia il quale ha riferito sul tema.: t1·aum.i dell'o-recchio. Alla relazione ha fatto s&guito una ampia discussione ctù hanno partecipato, fra gli altri, i professori Torrini e Torrigiaui di Firenze, Caliceti di Bologna, ~lalan di Torino, Bombelli ed il maggiore medico prof. Casella di Roma. Quest'ultimo ha riferito che, a.vendo cont.inua.1o le sue esperienze sul personale aeronavigante, irùziate lo scorso anno e comunicate auche al congresso di Roma, ha ottenuto nuova couferma sulla esistenza della sordità professionale negli aviatori e che tale sordità si manifesta in una percentuale dall'otto a l dieci per cento e si eonsta,ta specialmente a carico dei toni acuti. A t.utti ba replicato per tùtimo il prof. Pietrantoni ed a conclusione sono stati proposti dai profPssori T orrigiani e Caliceti due ordini del giorno, il primo riflettente la uecessità. che nella pros'!ima legge sulla assicurazione obbliga.toria delle mala.ttie, la sordità professionale sia riconosciu ta come mala,tt,ia indennizzabile ed il secondo per affermare il principio che i tra.umatizzati del cr anio siano sempre visitati fin dal primo tempo dall 'otologo, anche se non vi sia.no segni manifesti di lesioni oto-rinologiche. Dopo l'approvazione degli ordini del giorno sono seguite t re comunica.zioni: quella del prof. Abrecbet di Tùbingeu sui t·r aumatismi ostetrici <lell'01·ecchio e del naso; quella del prof. Rosselli di Milano, corredata d a numerose proiezioni, SLtgli esiti traumatici del na8o, orecchio e gola e loro terapia e quella. del dott. Bernard di Parigi, presentata dal prof. Silvagni di Roma con due r adiografie, dal titolo: ·r adiografia dello scheletro interno della faccia e suoi rapporti con lo scheletro profontù> per 1nezzo del metodo biqualitativo. Questa comunica.zione ha trattato di un artifizio di tecnica ottenuto per mezzo di raggi duri e raggi molli, ovvero mediante una speciale disposizione delle pellicole nella cassetta, in modo che ne risulta un eiietto visivo che può somigUal'e a quello dell'immagine rontgenst~­ reoscopica.


XXIX CO::-<ORESSO DELLA SOCIETÀ ITALIANA ECC.

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Nella seduta antimeridiana de.l giorno seguente (11 settembre) ò continuato lo svolgimento delle relazioni. Il prof. Simeoni di Napoli ha riferito Stù terzo tema: traumi della lari11ge ed il prof. Alberti di Broscia ha parlato sul qua1·to tema.: la ra-diologia. nel Cltmpo della traumatologia otorinola.ringologiea, corredando la, parte speciale della rela.zione con numerose proiezioni radiografiche. Sella, parte generale il relatore, dopo a n~r premesso che non vi è altra branca in cui vi sia più bisogno della indagine radiologica, ila illustrato la necessità della intima, costante e sistematica collaborazione tra otologo o radiologo per ot.tenore risultati soddisfacenti. ~ella prem<>ssa alla parte speciale il r elatore ha dimostrato che in questo campo occorre semplitiC<tre e rimanere alle t1·c proiezioni: sagittale, lateraJe e caudale e che nei traumi clelia, rocca non bisogna mai limita.r e !"esame radiologico alht regi01w, ma rilevare sempre base e volta. insieme. Nella stessa seclnta, ed in quelle succedSi\~ e hanno avuto luogo numerose comuuicazioni e relat ive discussioni sui vari a.rgomonti scgna.t.i all'ord.in(~ dei lavori. Degno di menzione è il contributo portato al Congresso dali 'I stituto medico-lega.le della R. A(~ronautica con la comunicazione del maggiore medico prof. Casella., da.l titolo: pro'Ve di orienta-mento acu.~tico. Egli, servendosi di tre suoni (basso, mcclio, acuto) ''cicala)}' situat.i agli angoli di una grande carnera, ha notato come tutti sbagliano nella indicazione di tali toni. Però l'errore è più accentuato per quelli acuti e situati diet1·o il soggetto in esame. Dopo l'eccitamento labirintico, gli errori aumentano. 11 tono su cui si è nota t o minore errore è sta t o quello basso ''fa controt.t.ava ll ed, a tale prOpOSito, l'O. ritiene che S<U'ebbe Opportuno cbe le tonalità. dHUe varie segnah1.zioni acustiche citta dine si uniformassero a tale tono, per diminuire il frastuono delle grandi città. Una delle seduto è stata. dedicata ai lavori do! 1° congresso della Società italia.na di fonet.ica biologica e fonoiatria, svoltosi sotto la presidenza del vrof. Silvestro Baglioni, pre::lidente della società. anzidett.a e relatore del tema: impo1·ta:nza del fattore uditivo nel ling·uagg·io fonetico (fisiologia- psicologia- patologia. - arte). Alla relazione hanno fatto si•guito numorose comunicazioni sugli argomenti attinenti al t.ema., sia da parte dei congressisti italiani, sia. (li quelli esteri. Fra qnesti ultimi, la dottoressa J ellinok, clelia clinici\. psichiatrica di Vienna, ha- riferito sui mul(tmenti delle facoltà rit-miche n egli ammalati a:mtt.~ici o affrtti cla clistm·bi cerebella1·i. Il Congresso di laringolo!!ia, rinologia. e otologia. e quello di fonoia,tria. sono risultati del più alto interesse seieutifico per il numero e i nomi dei partncipanti, per l 'importanza degli argomenti trattati e p(lr la perfetta organizzazione conseguita dnl Comitato ordinatore. Durante i lavori ebbe largo impiego la parte dimostrativa e doCll· mentaria, media.nte la proiezione ùi ra<lio~ra.fìe, fotografie, dia.grammi e microfot ografie. Bencbè il convegno fosse italiano, assunse il cara.ttere di congresso interna.z iona.le, per la larga part.ecir1azione, cui ho innanzi accennato, di altre nazioni, qu:lli l 'Austria, il B~lgio, la Francia, la Germania, l 'Ola.nda e l 'Ungheria. Tl'nf'nte colonn~>llo meclico M. FIERRO.


LEZIONI E CONFERENZE OSPEDALE MILiTARE D I TORINO

DIAGNOSI ETERAPIA DELL'ULCERA GASTRO-DUODENALE Lezione del prof. O. Unreduzzl, Direttore della Clinica Chirurgica d ella R. Univer sità di T ori110 (6 giugno 1933-Xl) Rn('colta. ùn.l primo capitano mt'dico PASQUALE GAGLIARDI

Le nostre cognizioni sulla patogenesi dell'ulcera gastrica, per quanto abbiano dato luogo negli ultimi decenni a numerose ricerche cliniche e sperimentali, non sono di molto progredite e ancor oggi si contertdono il campo le varie teorie già da molto tempo avanzate senza che sia possibile con u-rw sola di esse spiegare tutti i fatti che si riferiscono all'ulcera gastro-duodenale. Non v'è alcun dubbio che l'ulcera gastrica è un'autodigestione della mucosa da parte del s·u.cco gastrico normale o eventualmente più ricco del n.ormale delle sosta1~ze digestive. 1lfa certamente rimane il dubbio su.lle cause che rendono la mucosa meno resistente all'azione digestiva del s~I-{;CO gastrico, fi·no a consentirne l' autodigestione. E noto infatti che è carattere i11,sito n ei tes!t'Uti viventi quello di resistere all'azione digestiva. Qt"esto fatto è noto fi·n da quando Claudc- B ema.rd aveva fatto 1t.n'espe1'ienza ormai classica dimostrando che mentre lo stomaco colla sua. secrezione attacca e lligerisce facilmente una rana •morta. una rana viva pu(1 rimanere lunga•mente nello stomaco senza sottostare a fatti di digestione, come si osserva sperimentalmente e come dimostrano i numerosi casi di indiviclui che i-ngoiano animali vivi e riescono a riez.imi. narli per l.a bocca viventi. M a tutto il problema è legato alla determina.zione dei fatti che creano nella mucosa gastrica, o per dir meglio in piccoli segmenti di essa, le con.<lizi<Jni che perrnettono la autodigestione di essa. A determinare queste condizioni ha valore anzitutto lo spasmo vasale, d·ipendente da alterazioni dell'innervazione della mucosa gastrica e da squilib·r i·i tra la funzione del simpatico e del parasi·m.patico. Altro fattore determinante va ricercato nei tra1tmatismi etti la mucosa gastrica soggiace, sia questo w~ tra~~oma 1tn·ico violento sull'epigastrio, sia·no numerosi piccoli t·r aumi, sia infine la stessa azione dei cibi che per la digestion-e vengono ripet1ttamente proiettati contro la via ga.~trica e cioè contro la piccolft cnrvat1tra e -il piloro, finchè sia avvenuta la completa. mescolanza del cibo col succo gast·rico. 11~ terzo luogo pu.) esser ca·u .~a di ·minore resistenza della 11wcosa. la, occlusione di 1'asi delln. m·ucosa gastr·ica per emboli e per trombosi. Q1wsti vasi, per q1tanto 1"iccamente anastomizzati tra loro in due reti, sottom1wosa e sottosierosa, hanno t?tttltvia 1m ca.rattere relativamente termina.le e se avvengono em.bolie più o meno estese nella mucosa gastrica, si possono cffettiram.ente crem·e delle zone di minore resistenza all'azione digerente del su.cco ga.strico. Così sperimentalmente si 11ossono ottenere delle 1tlcere gastriche con iniezione di


DIAGNOSI E TERAPIA DELL' ULCERA GASTRO-DUODENALE

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polv eri 6 di granuli 6 dal, pwntQ di vi~tta clinico appartengmw a qt,esto tipo di ulcere gastr<r-duodenali, quelle che si osservano nel decorso di scottature estese. M a vi è un fatto la cui conoscenza è relativamente recente e che merita di essere messo in luce. Oggid, l'ulcera gastrica non pub più essere considerata co•me una lesione isolata a sè, ma piuttosto come l' espressim~e, più gra·ve di una malattia estesa della m.ucosa gastro-duodenale. Infatti la chi·r urgia ha nle.<tso in luce meglio forse dell'anatQmia patologica, il fatto che assai spesso le 7tlcere gastriche sorw ·multiple e il fatto che intO'rno alle ulcere gastriche si svolgo-no fatti infìo:rmnatO'ri nella mucosa gastrica, con caratteri di vera gastrite; tantochè ·molti chirttrgi parlano di u·na vera gastr·ite ulcerosa in cui l'ulcera sarebbe semplicemente la manife.~tazi<me di uno stato patolog·ico più grave, diffuso peri> a lm·ghi tmtti llella mucosa. Non si può O'rmai più tra.scwrare ·nemmeno l'imp01·tanza del terreno costituzio-nale sul q1tale avviene la ma?~ifestazùme dell'ulcera.. A pa·rte il fatto che è ornlai ben accertato che l'ulcera gastrica colpisce pa·rticolMmente ind·iv·idui a tipo costituzio•nale ben determinato e pa:rticolarmente individui splatwnoptosici, longilinei, a.stenici, ecc., come già il V·iola molti anni fa aveva affer·mato, è certo che vi sono ammalati i1t cui v i è una specie di << diatesi ulcerosa , , per cui qual.siasi lesione della mucosa gastrica tende immediatarnente alla fonnazione ài 1m'ulcera peptica. Appartengorw a qttesto grnppo gli individtti che fortnano un'ttlcera gastrica do-vunque chirurgicamente si cerchi di fO'Trnare un neostoma. SO'?w gli iruli<lrid!Ui che dànno l·uogo alla fO'Tmazione di ttlcerc pcptichc digiunali dopo la gastr<rentcr<r-anastQm.osi ed eventualmente a?whe dopo la resezione gastrica per ttlcera e spingono talvolta ta·nto oltre la dvmostra.zione di qttesta lo-ro speciale predisposizione, che dO'vunq·ue lo stomaco venga toccato là si forma i?nmediatarnente un'ulcera p eptica. Tutti i chirurghi così r·icorda:no cas·i operati parecchie volte CQ?t.seC·ittiv arnente per nuQVe ulcere gastriche e l'O. ricor·da un amrnalato che ha sttbìto in queste oondizio·ni ben sei interventi laparatomici, di cui l'ultirno è cort.sistito in un'ampissima resezi<me pilM<r-ga.~trica, che ha pmato ad una gua1'igiO'ne che pur no-n potendosi ancora considerare definitiva, tuttavia dttra da tre anni. Speciale interesse ha ancora il problema della possibile degenerazio-ne dell'ulcera in cancro. No-n è certo il caso di riprendere qui questa tanto dibatt•uta questio-ne: ma dobbimw pur oonfessar·e che anCO'Ta oggi non si ptM) dare tt'lt.a risposta defìmitiva. P oich~ è vero che in 1m numero discreto di casi si nìeva effettivamente nei pazienti 1m primo p e·riodo a car·attere decisamente ulcero11o ed un seco-nilo periodo in et~i la malatt·i a assunte il carattere del carcinoma ga~trico. Talvolta accade che dopo l'epi.<wclio u.lceroso fu praticai{) un intervento chirurgico, di solito una gastrcr-enter<r-anastomosi, cui ~ seguito un lungo periodo di benessere, e pi1ì tardi è avvenuta la degenerazio-ne in carcinoma. lJf a l' osservazi<>ne di questi ca.si perd-e m.{)lto del suo valMe se si ricorda che lo stomaco ~ una delle sedi pi1ì frequenti di localizza.zione del cancro e fO'Tse. prescindendo dal cancro àell'ntero, la 7Ji1Ì frequente. È facile intr1ulr1·e così come talvolta si po.~.~a. o.~.~cr))(we lo stabiliTsi di ttn cancr·o in ttno .~tomaco che ha sofferto d'ulcera , senza co-n questo 7Jotere determint~Te la partr rh.e l'ulcera esercita. come fattm·e p?·eparatorio allo sviluppo 1lel cancro. N Qtl. 8 ttlttavia im•erosimile che a quel modo stMso che in alt1-i trrritMi è. brn clùno.~tmtn il valMe prepaoratorio che hanno per lo sviluppo clel cancro i fatti infia,mmatori

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DIAO:-;rOSI E TERAPIA DELI.'ULC~:rtA OASTRQ-DUODENALE

crontm. ~ le cicatrici, anche nello .«tornaco l'ulcera gastrica, che ra11prese.nta ,yia tma. porta à'inyre.~NO a fa.lli infiammatori cronici, sia mw ca.u sa eli cicatl'i:::azione, t·a p p1·e.~rnt i r fli•tfit•a ml'1l.tl' 1mo di qursti fattori preparatm-i allo Rt•ilup po clel oancro. Tra le qnr.st.ioni eziologiche intere.sllrtnti 11a ric01·dato il fa.tto clell'au mrnto di frP.q71rnza che l'nlcera gagfrùJC~> avrebbe nr.gli 7Lltimi tempi. In alcune statistiri/e OJiCraturie di clinirhe di grantli centri di notrvole ci'l:iltà, l'ttlcera gast1·ica. fig11ra per 1 /5 di tutto il matn·iale chirurgico attuale e anrhe nelle ·ntJ.~f,·e eli niche clzimrgi<'he fli Tori no, in mt.i il rnatrrialr d' urgenza è poco rapp1·c.qentato, l'11lcera grt ~fro-clumlenale rappresenta 1/ 6 di t11Ua la statistica oprmtoria. (ìur.Yto mtmrnto di f1·eq7ten za è certamente- dovuto in parte al pn-feziona.mento dri mrzzi rl'i'11&gùtr, talllO<'hè oggid? 8i /!coprono ulcrrr iniziali. mentrr ancora non molti anni fa, e cioè prima clell'era racliologica. si diagno.<?ticcwano in. grmulis.~imn ]ire~·alenza soltanto le ulcere che già erano giwtte n qualche C.()mplicnzione . .Ma que.qto fa.tttJ non spiega ttttto l'aum ento e 1wn t' 'i: alc·u n (lubb·io che la. 1:ita modrnw 7 nella qua.le hanno indubbiamente tma ·rwtet·ole prrmlenza le a.n.sietà, l'aflat.icamrnto 718ichico ed 1m logo-rio fìs·ieo e ne,"'Joso notevolmente twperiore a quello lli altri periodi, lu' u.t w parte intportante ne/.la spiega~ione eli que.~to a1tm.ento lli frrqttenza.. N o n si può poi dimentican l'importanza. che ha cla qursto ]nLrlto lli vi.~ta l'i ncremento clel ta.ba.g ismo, dell'alcoolism.o, 81iecialmrnte nrlle classi elevate, che. sono anche le più e.~poste allogorìo r/Prvoso e finn1mente della. lue, che, eom.'è noto, se non ha un'importanza dnisiva. come fa.ttore 1jatogrnetico, tutta'l:ia entra nel cleterminism.o d.ell'ttlcera in rwtevole miswra almeno in 1m numero notevole di casi. La <lia.g1wsi di 1llce/'a g(~stro-àuol~enale nei primordi clella chirurgia addominale, era ba.~atc' sulla tliag1wsi delle complicanze dell'nlcrra stc~.~fl­ Si diayrwstiCltva così SO]JI'(ttitdto la stenosi pilorica., t'Sito della guarigione alme1W parziale iti un'ulcera pilorica o dtwdenale; si <liag·IWsticm.:a l'1tlccra. matemesi e rnele~1e 1·ipetute; ed i ·ufine la perfora.zione q1tanào dava luogo ad e> veniva d·iagrwsticata a ne h 'e8sa in bttse alle complicazioni che essa arrecava, la peritonite sa.ccata, l'ascesso sottoclùtframmat·ico, ecc. Ramm.ente. veniva po ...ta la diagnosi di perforazione d'tt.lcera '11elle prime ore, come oggidì correntemente vien fatto. Si comprenite come in q·ur.vte eonàizion:i anche la. terapia chirttrgica si t-ivolge.<tse più. treq1tentenumte alle co-mr1lica:::ioni clcll'ulcel'l~ e comunque alle ul.cere già molto avanzate nel loro sviluppo. E' in questo petioclo che è nafrt. q1tella operazione chr ancm· oggi conserva intatto tutto il s1w 11alare f' che è la gastro-entero-atwstomosi dest·inata a curare tJ·iiÌ la steMsi pilorica che l'ulcera in atto. Ma t·ecentementc i mezzi d 'indagine a nost1·a disposizitJne permetto/W eli .9orprendere l'1tlcera 11.r>gli stadi iniziali ed hanno qui·1uli profonilamrntr moctificate le nostre conos(·enze sia clal punto di vist(l cliag1wstico, s·i a clal punt<t (li vista terapeutico. La rniglim· conoscenza ha ]>ernw,~:so eli a·, wlizzm·e e t>alol"iz::a re mcylio anche i ,<Jintomi cla.<Jsioi dell'ulcera gn..~t1·ica. E' noto ormai che l'f'11101Tayia imponente (lell'ulcem non è un .~i1~tomo di essa, ma è già uM. cotn7Jlicaz·io·1tr. Q7t i nel i non sa.rtì tanto qtu.~to fatto clamoroso che tU1'i dobbiamo t·icercare qultnto piuttosto le piccole emorragiP occultr t·ilc1:abili con l"esa.me chimico o nel s1u:co ga:strico o nelle feci. Tt,ttat'ia nem.m.eno q1te.~ta emormgia oe('ttlta è costa.nte e noi sa11 p·i amo che vi è pur sem]1re 1m 4-0 % dei ca8i di ·u.l.cera gastrica e duodenale, che ?Um dàn no alcuna. emorragia nè mas~Jiva nè occult-a. Giù non


DIAOXOSI E TERAPIA DELL'ULCERA GASTRQ-DUODENALE

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rleve meravigliare se s·i 1>ensa che q11antlo l'1dcera assume il suo caratteristico anclamento cronioo, si approfonda. lentamente e q'ltancZo ?'aggiunge i vasi q1testi sono stati precedente1ncnte inte1'e11sati (la .quell'alone infiarnmatm·io che

Mrconila e precede l'ulcera e sono q~tincli già t1·ombiz::ati quand,o il proce.~Ro ul.cerativo gi1mge ad e.9si. -~~a se il processo evolve u.n poco piÌI a.cuta.rnentll, ]W·Ò manca re quest' (t::ionl' JJreparatoria, quest.a copertura (lell' avanzata clella ulcera e si ha allora l'emorragin e a seconcla dell'importanza clei vasi potrà rssere piccolct. 710t1·à essere <li malia importanza, pot?·à essere imponente e persino mortale. Anche l'iperclorùlria rapJ,resen ta uno dei dati importanti J>e?·la diagno11i rli 1tlcera ga.~triea e <l1wrlr1u(le. J.Ia aneli 'essa non è costante. N cll'1t.lccra gastrica. 8i pu:, calcolare che .~ia 1'osit·iva. nel 60 % clei casi, mentre negli altri 40 si ha wt'acùlit(ì normale o, srcondo alc·uni autori, una ipocloridTia e pers·i no una anacloridria (Ale.~sanrl1·i). L'O. non ha CO'/Mtatato mai l'anacloridria e solo ra·ram.ent.e l'ipocloriclria e pensa anzi che l'anaclori(lria àebba essere ritem.tta come l'es prrs'<ione lli 1m'i niziata <lcgenfl'azione carcinomatosa ilell'ulcera. Nell'ulcera <luorlen<lle. seconllo n-umerosi 1'icercatori, l'iperclorillria sarebbe 7Jilr frrquente che ntll'ulcrra ga,strica, ma questo fatto non rn~ò unir confenMto cla.ll'O. ehe ha riscontrato nell'ulrera duodenale il ~O %. me1w di ca.si con iperclorirlria Ì?l confron.t,o a.ll'~~lcera gastrica. Indubbiam ente 101. mPzzo prezioso rli inrtagine è l' anamnesi e la ricerca rlella sintomatologia S?tbiettira, sprcialnunte per q1tello che si riferisce al dolore .. Qu.rsto sintomo è ilulubbùuncnte il più impo1·ta nte e q-uello che analizzato esattamente basta. 1ta .~olo i·n un numero ·1 wteNle rz.i casi a porre con tutta sicurezza la <liag11osi. Il tlolore lr'gato aU.a /'lm~-ione lligestiva clello stomaco interviene poco àopo l'i ngPstion~ <lei cibi, che è camtterizzato dal tipico scn:Jo iti brucio1·e con ripe1·cussi.one tJerso il dorso: il llolore elle calma colla ingestione rli alcalini c pa.rtic()lannente lli bica.?·bo1wto di sodtt è molto carat.teristico Jler l'1tkera gastrica. Il flolorr Umlit'O che intM'viene. molte ore <Zopo i pa.~ti che,. ces.~a con l'ingestione <li cibi, fa pcn-Mre piuttosto all'1tlcera lluoclenale, ecl in da subordinata anche all'ulcera della r•iccola cun,at :tTa che non 1-a?'amenteha una sintomatologia analoga. Pe-r r ~~lena a.·1wdenale 1 poi, sono particolarmente oaratteri:Jtiche le 1-u·ngl!e remi.~s·ioni e i lunghi periO(li di benessere nfi q1ulli l'a.m mal<tlo ritiene 1li essere completamente guarito, puii rnangia.re rli t1ttto, e non ha flisturbi <ligcst.i •ci apprrzzabili . .lrfa il nu::'!O d'indagiue· ·inclubbia·nu·ntc più prP: ioHo, quPllo che. permette di sco·p rire anche sta<li ?'eiat iv a mente ini::iali dell'1dcera e che in ww percentuale di casi che si avvioinaal 95 %, ci permette ll·i (tffennarr. con t11tta sicurezza Jn"ima dell'operazione la pre.~enza dell'ulcera, è intlu.bbia.mente 1'€-samt- ntdiologico. È C(Tto che fin dai. primi an-ni del .~ecolo attuale, molti tentativi sono .~tat-i fatti per mggi1~ngere lo scopo <lella visione rliretta rlell'ulcera e ·v i è ww. lw~ga serie (li studi e lli ricerche tecniche <lirette allo scopo fli creare ww tecnica ga.stro-en<loscopica analoga a quella che con tanto sutcesso fu creata per la vescica. L 'O. ?'Ìcorcla che fin dal 1912 aveva potuto, Ul!anclo ·il gastroscopio di Liining e Stied1t,_ t·edere direttamente ulcere ga:Jtriche e carcinomi, ma si det1e pur confessare che sebbene l'apr1a1·ecchio :Jia stato ulteriornu.mte molto perfe:::ionato, non è 1·iuscito acl im.porsi e<Z a entra.re nella p·r atica. L e clifficoltà tecniche sono tedi e l'e11nme è così pe1wso per il paziente che q1testo metodo n<»n ha potuto trovarefinora lm·ga applicazi011e e forse ISoltant.o ora si potrà pensare di ripren(lerlo)


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DIAGNOS I E TERAPIA DELL'ULCERA OASTRo-DUODENAT.E

in esame dato che la tecnica ha permesso di costru.i re dei gastroscopi flessibili che con.~entono un uso più facile e meno penoso dell'apparecchio. Del resto affatto recentemente è stata anche intro<totta nella tecnica l-a gastro-fotografia:, che permette di introdurre nello stomaco n1~ pwcolo ap1)arecchio di p·m ;a, che permette di fotografare i vari settori della mucosa gastrica, ch e possono cMì e.~.~ere st1uliati attentamente s1tgli ingrandimenti per la scoperta <lelle et•ent-lwli sol1t:::ioni di continuo e delle eventuali lesio-ni. Jlf a anche qut>.vfo mt>toclo finora non h-a raggi1mto ?.tna gra.nde diffu.sione. Del re.~to si comprnl(lt> fa.cilmente il valore secondario di queste indagini quando si pensi che soltanto l'7tlcn·a ga.strica. può essere s&rp·resa co-n questi mrzzi, mentre sfugge la più gran parte delle ·ulcere j1,xta-pilO'riche e duoàmali. E non .~i pt'll lta.~con~t>re il fatto che all'i nfuori ili vaste ulcere callose crateriformi , non raramente è 1>i1ì faC'il e veàere un'ulcera che causa una 7)iccola nicchia. sullo schermo raàioscopico, che non il vederla direttamente. Tanto è uro che spe.~so piccole 1tlccre possono persino sfuggire all'indagine diretta durante l'operazione a stomaco o d1wtleno aperto. È natu-rale quindi che t1Ltta la nostra attenzione debba essere partwolarm rnte richiamata sull'esame racliografico. Questo pe-rmette di studiare la morfologia, la motilità, il peristaltismo dello stmna-co e dell'intestino, di st1tdiare la str1ttt11ra 1ninuta della mucosa e delle sue pieghe, di scoprire infine anche le pi;t 7Jiccole soluzioni di continuo di essa che si presentano in forma di nwchie particolarmente evidrnti. 87Jedalm.ente la trenwa si è perjezio1wta nello s_tucli.o clell"ulcera duo(lenale, eli sco1>erta e eli interpretazione certamente pii' dilfi.cile di quella dt>ll'1tlcera gastrica. Infatti, mentre sullo stmnaco l'ulce1·a gastrica è sit-u ata eli solito sulla piccol.a curvatum e i1~ vicinanza del pilo·ro, do-nile la facilità eli scopdre la nicchia 1mi tnargini dell'organo, nel duode·no invece l'1tlcera as.çai spesso si localizza in corrispondenza della parete anteriore o posterim·e, la.sC'ia.nclo pressochè 1wrmale la forma e i contorni del bul.bo duode~talr. Si comprende quindi come in un n ·umero notevole ili casi l'intnpretazione Tadiol.ogica del b1tlbo duoclenale 7ntò offrit·e notevoli clifficoltà e si possmw non vedere ulcere an-che note-voli se non si ricorre a mano·vre speciali eli compresl5ione grad1tata, <li clisposizione speC'iale del paziente in vari demtbiti, che pt•rmettano di scopt·it·e i particol-ari eli struttura sia della parete anteriore, sia della 71a.r ete posteriore. N elle ·railiografie mostrate da.ll'O. si possono vedere a.lcuni (li questi quaclri caratteristici di 1tlce:re duodenal-i, sempliC'i o multiple, mes~re in luce con q·u esto accorgimento. È ind·ubitato che la perjezi.one mggittnta dall'inlla.gine radiologica. è tale the noi JIOSSiamo n ella. qu.ctsi totalità. ilei casi intraprendere l'opemzione colla quaxi assoluta certezza {li riscontmt·e l'ulcera sospettata e spesso anche con prccisi.~sime 1w::io·wi sul ~Mwtero delle ulcere, sulla loro sede e s1tlla lo-ro posiz ione nel b1tlbo rlu.odcnale. Ciò è tanto vero che se per caso all'operazione non si riscont1·a Sttlla faccia estern.a del d1tOd&~w traccia del processo uleerativo e se anrhe la pafpa;;ione <liretta del rltwcleno non permette di scoprire l'1tù:era. cliagnostir·ata. mdiologicamente, noi non esitiamo ad aprit·e il dtwden.o per .<;cowire l'ulcrra, tanto riteniamo .~imwa ul impm·ta.nte la diagnosi radiologiea. 1!J in realtà il numero clPi ca.si in cui questa S'i è dimostrata fallace è così .~carso che 1mb venir realmente tra.':lcurato. Hi ma ne <la accennare infine a qualche paTti.colare che si rife?-isce alla cm·a fle/1' ukcra gcPrtro-duo<lenale. Non spetta a 1wi discorrere della te·rapia med·ica,


DIAGNOSI E TERAPIA DELL'U LCERA GAST!\0-Dt:ODI!:XAL~

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chP t·utt(llf)ia conta. i suoi successi. Vi so?w alcu11i me(lici i quali .yono vnamrnte trOJJ]lO scettici S'IL questa possibilità. di guari?·e l"'ulura, specialmente (l1todena1e. Cosi il Gtttmann pensa che in ·realtri la cura meilica nell'1tleera (1.1wdmale si beneficia eschtsivamente di quena be·n nota e natumle tf'ìulen::a chP l'ulcera ha a mettersi in l"i1'oso ed ·i n latenza e ritiene elle qun;ti lungh·i intervrllli [·iberi si potrebbero ug1wlmfnte rrnl·izz.a:re all"injuo1·i di qu,alsia.~i terapia, eseil<Si•t:anu•nte 7Jer l(~ normale evolu~ione rlell"uleem .~te8sa. Xoi p e n.~iamo che in n•allà l'1tlcera, 8pfciclmente i ni.:ial.e, JIOSSa PR.'JPre utilmente infltten.:ata dalla terapia medica t'che sia effdtivammte mgiont•rolf tenta.rla in ogni caso lJCI" 1m tempo non tToppo lungo ed o.~.~ervando i r·i.~ultttti che la terapia -9ies.va ha potutr1 ?'l'ttli:zare. N a se si 1:uol raggiungl'l"f qurl :20-:!5 °~ di guarigioni che pa1·p all'O. che sia Ta.gionrl'ole ricono.~cne. OCCIJrre rhr la c·ura mNlù:a sia effettivam ente fatta con t1ttti i mezzi a (Z.Ì.~fJ08i:iOJi t, dieta, ri110.30, sommini.Ytrtt.:ione di alcalùti, somministra.::ione di pn'f)(.trali capa(·i d·i formare uno stra.to protettivo sulla mu.cosa gastrica. 808lituru do e<l iul e n.~ ·ifi.Mmlo l"azione 11rotettiva che in condizioni normali esrrcita il muco. fll infine a.nche le iniezioni di pepsina e preparati analoghi eli CIIÌ ]Jf/'iJ, a Vei'O c!,irr, (Q. 110/t ha 01WOTa potuto osservare alcun effetto appre.:.:abile. Dobbiamo rieo11oscere che nella qra.ndf ?naggi&ranza ilei ca.~i la Clua IM<lica. ciPit fattu con t8trt:mct irregolarità ert incoiJtanza, tantochè il gi1tdi::io 11fm:orecflle chf da molte ]Jarti 'IJien dato, de·re nst·re piuttosto diretto a. q'l<e.yto mvrto incompleto e in<li-~ciplinat() di farf z,, C'l<ra. che 1-wn alla vera cura liledicu rPgol11rm ente a]Jpticata, in genere in adatio am~ientc sa.natoriale. Jlla è indubitato che ·nella ma.ggioranza dei cctsi la terapia (lell'ulcera gastrica e sopratt'lttto di quella clttoclenale, de~·e essere ,·Jtirurgica. È certo che la c·" ra chiTUrgica ottie"e risultati pih immediati, più rapidi, più brillanti della cura med·ica, ma non è tuttav-i a nemmeno essa una terr~pia causale e ]Jerci, si compTen,de come numerose incertezze e numl'rose qu r,~tioni anche tecniche ancor oggi si di~cutono al riguard() di esiJa. Troppo poca esperienza abbiamo ancora oggi di quei tentativi di CU1"<t cattsale d-ell'ulcera fatti con l'e~terva::ione dello stomaco e del resto essi non ha n no pe1·duto il carattere di wn certo empirismo, data la incompleta conoscenza della ricca innenazione gastro-duodena.le e la impos.'Jibilità eli esercitare un'azione limitata o sul .~ùnpatico o sul ]Jam.simpalico, tanto piit che i <l1te sistemi gi1mgonn a.llo stomaco altra t•erso t·ie miste che comportano fibre dell'uno e dell'altro gruppo. La .soppN'.'ISione brutale di qualsia.~i innN-va:z-ioue estranea, che viene n sott·rarre lo stomaco a tutte le influen::r rhe i centri e gli altri organ·i della (Z.Ìgestione dPbbono per coordinazione e.~ercitarr su esso, non pu ·, essere che una tr'ravia incerta e tale ila rrnrl fl' ilitfìrilr di mi.~urarne gli etfftti. D'alt1·on(Ze i tentatil'i di enrrcti,:ione dello stomaco non hanno dato finora risultati az)p?·e:::.::ahili nell'ulcera fl'l.~trica. ed i porhi succeR.~i che ·il metodo an-novem, vantw att1·ib1dt·i piuttfl.~to alle opera::ioni di derira:in111' che contem poranemnente qttasi .'1empre furono praticate. L'operaz·ione cla.<Jsica prr l'ulcera ga.strifa è inilubbiamrnte la gaMro-(•ntt•ro-anastomosilma noi dobbiamo tener pre!!PIIlf che que.~ta nfìl'/"ll::ione fu. trovata ecl applicata con surcrssi continuati!'i ed indùftt!!.~ i soptathlfto ]>rr quf'l[p 1tlcrtre che o per c·icatri:::::arinnr. o 11er SJ>a.~mo pilotico dm·nno 1ma !letta -~into­ r.,ntologia di stenosi 1>ilorica, 1ur lr qua.l i quinrli ln gastro-el!tno.qtomia l'afì/)I"Psenta ?tna solu::·ione felice del11roblcma, sia dal punto di ril4a n11aton~ico, 8ifl


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DIAGNOSI E '.tE ltAPIA DELL'ULCERA GASTRO- D UOD EN ALE

dal punto di vista fisiologico. Poichè la ne.ceJ>sità di una facile penrietà delle ·vie ga.st·r o-intestinali, i: rwrma al te-mpo istesso anatmnica e fisiologica, per il buon andamento clelia digestione. E non v'è alct~n dtwbio che ancor oggi per l'ulcera stenosante cicatriziale, queJ>ta operazione è l'operazione di scelta che ?tulla pt~ò wncoro allo stato delle cose 8o11tit1tire. Ma. tra.sportata a curare non 1l'iù la stenosi pil<trica, ma l'11lcem ga.strica in atto, è evù.lente che abbia di?JWIItrato le sue deficenze. Eli11a rappreJ>enta an-cora un fatt<tre fa·vorevole, in quant<t chr a:;sicura il 1Jronto ·cuotamento dello stomaco, eliminando le dannose conseg·ucnze dello spa.~mo pilo1·ico; evita i·ndubbiamente col ra1Jùlo svuotamento dello stomaco l'azione tra.wnati:::zante della digestione e l'urto ripetuto dei cibi contt·o la vi<~ ga.~tTiC(t e contro le ulcere che si riscontra·JW in essa. Rappte15enta infine un fatt<tre di cura dcll' iperacidità inquwntochè c<tnsente sempTe un certo grado di nflttsso di bile nello stomaco che l'a a ne1ttralizza1·e precoce?nente l' acùlitli del succo gastrico. Per queste e molte altre ra.g ioni che per brevità qui non vengono ricordate, è fuori dubb·io ehe la gastro entero-anasto1no11i t'Nercita ?tn'a.:::ione sommamente bc11rjica sull'·uleera gastt'iea e per 1Joco che questa abbia lf]Jon/.a.nea tendenza. alla cicatrizzazione e alla guarigione, l'ana:;tomosi ric11cc a ilan~ la sp·i nta definitiva. e ad a.'sicu.rare la gt,a?·i.gione. T ·utti i chimrg7!i t•iopcrando per (Ùtre ragioni pazienti opet·ati p·recedentemente di anastomoiJi per tilcere callose dello stomaco e del piloro, hanno potuto osser'l:a.re con me-raviglia la scomparsa completa di queste lesioni e la perfetta guarigione anatmnica e clinica ottll'nu.ta eon tal metodo. Noi reputia1JW che nel 65 % dei cas·i cost operati si ottenga tLna b1wna gu.a·rigione e conclizioni eli vitlt perfettamente tollnabili e possibilità di esplicare un!u.tile attività. Ohè se poi l'anastomosi venisse effettivamente 7Jraticata soltanto in casi di sicut·a indicazione, q?Lcsta cifra potrebbe an-cora e,ssere notevol1nenle attmentata. J.lf a è ben certo che 1-irnanc un numero di casi abba.stanza notevole in cui la gu,arigwne non si ott·iene o pm·chè l'anastomosi rimane ineffica-ee, o perchè essa. stessa diventa oggetto di complicazione, c&me a-ccade 11er esempio n.ei casi di gi1·o vizioso cronico e sopmttutto nei ca.~i ili ulcera. peptica della bocca ana.~to­ motica o dell'a.n~a digi1tn.ale ante.~tante. Si cornpnm.de qu.indi come numerosi chiru1·ghi abbiano tentato di mtervenire in m.odo pÌÙ ·radicale, non C<tntentandosi cioP di fare una opera.zione ind·iretta di pura drt-iva.zione, ma ricorreniio invece a.lla t·ese.:ione dell'ulcera stessa, ricostittwndo poi con va·rie ·mod.alitit la pervietà. delle vie ga.stro-intestinali. Nessuno p1''J mettere in d.ubbio che la Tesezione asportando l'ulcera gastrica e maga.ri in.~ieme tutta quella pa·rte di stomaco che più spesso è soggetta alla nleerazione, dà l'impressione di essere inter11ento assai pii'- .~icm·o e radica.te che non l'anastomosi. Non si pu. ì negm·e che tuttamia questa radicalità è relativa perchè a meno di reseca1·e pa1'ti e.~tesigsime dello stomaco, vi è pu.r sempre il rischio eli lascia.re abbastanza stomaco pm·chè in esso si possano tt·ovare o 1.tlcere in atto o ul<Jere succe.~sive. Inolt1·e wnche la resczio11.e è noto che non ?nette al coperto dalla. possibilità della formazione di 1tleere peptiche, ma non si pu? negare che q /teste eventnalità. sono più ratre che non nella gasflro-entero-anastomosi; e prr quamto col rnoltipliom·81 drlle ossm'!lazioni di re.~ezione si comi.ncino a notare 11leerr. pepti.che post-operatori.e abba.~tanza frequenti, perforazioni di ulc~ra dopo l'intervento e persino à11genera.zioni carcinomatose, è ind1tbitato che la possibilità. chP- questi fatti si verifichino è, dopo la resezùrne ampia dello Rtomaco. da ritrnere come m.eno probabi1.e e meno f?'eq1U!11te.


DIAGN OSI E TERAPIA DEI.. J 'IJ'LCERA GASTRO- DIJ'ODENAl.E

8:20

.llfa vi è un pttnto 81tl quale non v'è possibilità di corw-iliaziotwt ecl è s·uUa gravità dell'intervento. Per quanti sf()rzi i fa·utori della ·re11ezione abbiano fatto, e per qttanto effettivamente questa operazione in mani particolarmente allenate abbia visto rapidamente scemare la sua pericolosità, non si pu~ assol·utamente 'negare che la resezione cmnporti ttna 1nortalità ])er lo meno dop pia di quella .della gastro-entero-ana.stonwsi. 8-i comprende perciò C<Yme il campo tra i chir1trghi sia ancora diviso e ·metttre alcuni pensano che i miglio·r i risultati che la resezione assicttra co·mpensino della maggiore mortalità, alt1-i ritengono ancora che l'operazione meno pericolosa sia la più oppo·r tuna, sopratt1ttto quan.M si calcoli che circa il 70 % dei pazienti ·raggiunge con questa operazione m eno pericolosa una guarigione sufficiente. Non è possibile oggi ancora dare un giudizio definitivo; noi in ge·nere de.eidiamo caso per caso a seCO'Itda delle condiz·ioni generali del pazie1tte, dell'età e clella se(le dell'ulcera. L 'ttlcera gastrica, natural·mente, comporta in genere una facilità di resezione maggiore lli quella duod-enale, ma in complesso anche l'ulcera duodenale, coi perfezio•twmenti attuali della tecnica, pu) essere re.~ecata in un numero notevole di -casi, senza troppo gravi pericoli. l n mezzo a questo d·issenso ed a q·ueste d·iscussioni discordanti, si è fatta a poco a poco strada ttna tendenza intermedia molto recente che 1wn pu ) pi!Ì- oggigiorno venir trascurata. E cioè tra i resezionisti ad oltranza, che ritengo·1to che in ogni ca.so di ulcera anche duodenale, debba essere rese.cata insieme all'ulcera gran parte dello stomaco, e i fautori della semplice gastro-enter<r-anat~tomosi, si sono fatti avanti numerosi chirurghi i q1tali pensano che si possa1w concil·iare le due tendenze, praticando la gastn~-en­ tero-a.nastomosi e un'operazione molto li1nitata e parziale di resezione, come sarebbe per esempio il metodo di B alfour applicato spesso con vantaggio nelle 1tlcere perforate duodenali, e cioè gastro- entero-anastomosi e cauteriz.zazÌQ'Ile a f01tdo dell'ulcera con affondamento, oppure anche metodi di resezione p1wa e semplice, 1nolto limitata e conservativa. Tra q1Msti metod·i, due soprattutto mer-itano di essere ricordati, e cioè: la resezione longitud.inale della piccola curvatu-ra per le ulcere sihtate in questa, secondo Keys.~r··-Schmieden e la resezione anteriore del piloro ttaata da .Judd di Rochesttr per il primo e poi introdotta in Europa dal Gos.~et per l'ulcera della parete anteriore del duo(leno. Noi abbiamo applicato in questi ultimi tempi largamente questi due metodi, ottenendo ris1tltati notevolmente soddisfacenti. L'operazione ~ indubbiamente la più. lieve che possa essere p·raticata e dà, almeM finora, una mortalità inferi.ore persino a qttella della gastro-enteroanastomosi. I risultati immediati sono ottimi ed i pazienti hanno la se?taazione soggettiva di essere completa1ne-nte liberati dai loro dist1trbi e di digerire perfettamente. Oome risttltati vmmediat.i si pu? persino riconoscere che sono nell'apprezzamento dei pazienti migliori di qttelli dell'anastomosi. Ma l'osservazione è ancora troppo breve per poter dare ttn giudizio definitivo. Secondo le prime osservazioni la iperacidità ~ si modifica e perci? nessun giud·izio p?tÌl ancora esser d.ato sulla stabilità di queste guarigioni. Soltanto per le resezioni della piccola C1trvatura, secondo Keisser, l'O. che ha avuto occasione di praticare le prime più di dieci anni fa, ptt? confermare che la guarigione ~ rimasta stabile in molti casi, p&r molti anni. Per la resezione secondo J udd non vi sono anC<Yra risultati tardivi apprezzabili che ci tranquillizzino sttlla reale efficacia duratura di qtusto metodo.


OSPEDALE ~IILITARE DI BOLOG1':1A

INTORNO AL RILIEVO DEl PICCOLI SEGNI RADJOLOGICI NELLA PLEURITE Conferenza del prof. G. G. Palmleri, Dù·ettort> d eli'Jst.ituto d i radiologia ddltt H. "Gnin~r;;ità di Bologna (30 giugno 1!!33-Xl )

L'inda.gine radiologica, (lice l'O., è chiamata a risolvere il proble·rna assai at·d1w deU'attivUà d·i un proce.~so pleurico in rapporto con una forma sospetta tuber('ola,re, opp1we a.nche prevedere lo sviluppo della malattia; inoltre è estremamente importante riconoscere i segni di una pregres11a ple'ut·ite da sottoporre al vaglio della ctinica, allo scopo di stabilire il gra.<lo di tlvminuzione della invalidità per la vt~lutazione medic~legale. La serneiotica radiologica drll<t pleurite ha aspetti tuttora non bene conosciuti e molto difficile sernp·re si prPsenta il giudizio di 11tabili·re se un processo plew·ico è ini.:ziale, evolutivo. in atto, oppure .9e si tratta cl-i un. fa/w post11.mo, di 1m reli.quato, oppw·e (li 'ILn eiJito. P erciò non sempre il 1·adìologo può giudicare dfll"attualità di un processo pleurico. Gli artifici indicctti per la. risoluzione del p1·oblema sono i segu.enti: Seguire la evoluzione dd segni radiologici riscontrati. L 'aspetto <liverso ed il confronto dei dati raccolti per settimane, mesi ed anni rappre:senta., nella massima parte dei casi, w1. criterio di alto valore per il riconoscimento della involu.zione ocl e·voluzio-ne di 1m_segno ra.diologico. È q1w.,to u.n procedimento molto pratico e che risponde bene, qualora possa C$Sere ttpplie<tto. 2° - Ricerca. di segni anatomici e funzionali. Fra q1wsti segni i pri,twi hanno il va.ntaggio delllt obiettidtà., inlPSa sempre in rapporto con l'abit.o mentale del radiologo. Ciò l'appresenta Wl docttmento che pttò essere sottoposto a ri7Jetute osservazioni. e controlli. I 11egn i funzionali m(liologici ltan n o pure qur1lcosa eli obiettivo e vengono raccolti alla ·radioscopia.. I dati fu nzionali a carico della plcura .~i rifer·iscono sopratl.utto ai movimenti dr·llc c·ttpole diaframmatiche, alla disposizione delle coste, al mediastino, alla rischiarabilità del campo polmonare, a.ll'ampic.:;;a, dei seni cmnpleme11tari. -~.ro n si può 1nai prescindere in qu esto studio dall'esame nulio11copico. Passando alla dimost.razione dei q1tadri ra.diologici più carattcristir.i delle pleuriti, l'O. nota ch e fra i segni classici esiste 1t1ta. opcwità più. o mcne ampict della base di un ernitm·a.ce, che si contimut lateralmente i?~ alto, fin() rtl polo superiore del polmone. Questa OS8er·vazione e le esperien::e del professar F. Schia8si nella. Clinica medica. di Bologrut suUa disposiziour del l0 -


INTORNO AL RIUEVO DEI PICCOLI SEC:Nl ECC.

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lipioilol nei versamenti della grande cavità pleurica, e11cl·udono un valore detcnninante fkUa gravità nella distrib1,zionc fki versamenti stessi. Tale fatto sta a confermare la concezione del Viola, che a1nmette la presenza di un tono polmonare che inte1·v·iene attivamente per regolare, caso per caso, la distribuzione del liquido pleurico. Accant-o a q1testi segni grossolani, inequi·vocabili, esistono O?nbre a striscia di solito esilissime, formaziO?ti che si frappO?tgono fra pol1n01te e costato, descritte dal Palmieri col n01ne di << banderelle opache marginali » e che sono 1neglio rico1wscibili nelle p·roiezioni del torace secondo la tecnica indicata dal Palmieri stesso e cioè cranio-dorso-ventra.Je, con raggio normale tangenziale al ve?·tice del cranio. Tale p·roiezione se?'Ve per allontanare le immagini delle parti scheletriche della gabbia toracica, rendendo così meglio visibili que.~te banderelle opache, che rappresentano un ispessimento pleurico, in senso lato. Knutsson per rigum·do a q1,este stesse formazioni ha sostenuto e dimostrato la presenza di una struttura muscolare ed ha perciò ammesso che queste ombre siano determinate da speciali muscoli intercostali, che però mancano lateralmente ed in basso. L 'O. pa.ssa quindi a descrivere un altro piccolo segno radiologico importante per il giudizio diag1wstico di pleurite e cioè quello dell'ombra satellite anteriore superiore, rappresentata dallo sdoppiamento dell'ombra ma1·ginale delle costole. L'O. conclude esprimendo il proprio convincimento che il radiologo, procedend.o con pe?'izia e con prudenza, si trovi oggi in grado di potere giudicare delle fini e limitate lesioni pleuriche, il cui corrispettivo clinico è molte volte di difficile rili81io.


MEMORIE ORIGINALI ISTITUTO DI CLINICA MEDICA GENERALE DELLA R. UNIVERSITÀ DI SIENA Direttore: prof. CARLO G~A

OSSERVAZIONI CLINICHE SU 360 CASI DI FEBBRE TIFOIDE Dott. Stanlslao Paollllo primo capitano medico, a.'3Sistente militare

Dott. Libero Leechlnl assiRt e nt e

Durante gli ultim i sei ann i neiJa nostra Clinica sono stati ricoverati numerosi ammalati di febbre tifoide. Potendo u na casistica numerosa e convnnicntemcnte studiata apportare un contributo pratico e vivo ad un argomento di patologia tanto importante, accolto il consiglio del nostro Maestro cui siamo sincer,imente g rati, abbiamo rived uto tutto il vasto ma· teriale d ella Clinica studiando qua nto fu frutto d ell 'osser vazione al letto d ell'ammalato con quel contributo di ta:.,oratorio che nel diagnostico della, tifoide è indisp<ms'lbile. Durante il sessennio 1927-32 nella nostra Cli nica vennero diagnosticati 360 casi di infez ione t ifoide (tifo-paratifo) che a seconda delle stagioni sono così rip artit.i: l. 8TATIS1'ICA. -

casi 196

Autunno . Estate . . . Primavera . Inverno . .

• )l

,

135 15 14

Che durante le stagioni estivo-autunnali si osservi il maggior numero di ca.si d ì tifo è nozione cl a.~s ìca. Si tratta di un processo morboso che nella sua di.ffusione ubbidisce all'influenza di certi fattori meteorologici, specialmente a.Jla temperat ura, cosicchè è :iustificat.o il dire che l'iufe· zione tifoid e presenta in inverno-primavera un carattere cc sporadico-endemico 11 e in estate-autunno un carattere << epidemico "· P or quanto riguarda il scdso, nella nostra casistica rileviamo una preva.lonza del spsso femminile su queiJo maschile, prevalenza che è apparsa ·costantemente in ciascuno dei sei anni studiati. Ecco l<.> cifre: Anno

maacbl

femml.ne

1927 . 1928 . 1929 . 1930 . 1931 . 1932 .

l1

25 18 24 12 38

29 33 37 36 19

72

134

226

TOTALE


OSSERVA.Z ION1 CLINI C HE SU 360 CASI Dl FEBBRE TlFOfDE

833

Questo fatt-o della prevalenza del sesso femmiuile su quello maschile ha già attirato l 'a.ttenzione degli studiosi. Prima della guerra mondiale tra i colpiti da tifo si notava una lieve pre,·alenza dei maschi Bajla riporta le seguenti cifre che riguardano il comune di ~lilano: Anno

1911 . 1912 . 1913 . 1914 . 1915 •

1916 .

mascbi

feru mine

627

608

462 631 459

54!) 725

408

598 439 501

591

Durante la guerra sh•ssa o precisamente a partire dal 1917 si è \erifi-cato il fatto opposto non solo, ma l'f'ccedenza delle femmin-e sui mns<·hi si -è fatta molto più marcata di quel che non fosse prima l 'eccedenza dei maschi. E Bajl a, semp.n• pt•r il comune di ~filano, riporta i seguenti dati. Anno

1917 • 191 8 • 1919 • 192(1 .

mn~cbi

fcn.uuinl.'

834

1267

1314

1RS3

487

783

89$

1354

Il fenomeno è: stato rilevato auche all'est.ero (Chautrard, Achard ). Per spiogarlo, in un. primo tempo, i -vari autori si sono trovati d'accordo ammettendo che nel dopo-guerra molti maschi fra i 18 e i 45 ~1>nni risentissero ancora il benefico effetto delle vaccinazioni obbligatorie antitifiche. Successivamente Bajla, avendo riscontrato un fenomeno simile in altri periodi di tempo, allorchè le vacciuazioui non veuivano praticate, ha ammesso che i militari durante il periodo bellico, per le speciali condizioni di vita e di alimentazione cui vennero esposti, avessero subìto un processo di sel ezione e di immunizzazione contro tutte le infezioni. Il Pezzi, più che alle condizioni di vita e di alimentazione, ha dato importanza al fatto che durante la guerra molti militari si sarebbero ammalati di forme abortive di tifo, che spesso sfuggono al controllo del medico e in tempi di epidemia .sono molto frequenti. Questi uomini sarebbero rimasti immuni dalla malattia nel dopo-guerra. In Italia. è da parecchi anui adottata per le forze armate la vaccinazione obbligatoria contro il tifo e i paratifì mediante l'uso di un vaccino polivalente in veicolo oleoso. Dal 1929 è prescritta altresì la rivaccinazione entro l'anno di servizio. Se consideriamo il forte contingente di idonei al .servizio militare (circa il 60 % dei giovani) e l'immnuità che per effetto deHa vaccinazione viene ad essere acquisita dalla grande maggioranza di essi nell'epoca della vita che risulta la più colpita dalla tifoide,~noi potremmo forse spiegare come il fenomeno della prevalenza morbosa nelle 1emmine continui a sussistere. Nella nostra casistica abbiamo rilevato un fatto che conforterebbe tale ipotesi: la prevalenza femminile ò più marcata fra i 20 ed i 25 anni, mentre fra i 15 ed i 20 anni le cifre nei due sessi su per giù si equivalgono notandosi anzi una leggera prevalenza dei ma,schi. 2 -

Giornale di medicina militar•.


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OSSERVAZIONl CLINlOHE SU 360 CASI DI l'EBBRE TII'OIDE

L 'età dei colpiti ha formato oggetto di particolare attenzione da parte nostra: abbiamo voluto pertanto, in un grafico, schematizzarne il comportamento, parallelamente per i due sessi, date le differenze alle quali abbiamo accennato (v. grafico n. 1). Per quanto riguarda la forma clinica, la nostra casistica oomprende: a) 338 casi di tifo eberthiano; b) 21 casi di paratifo B; c) l caso di paratifo .A. Una discreta percentuale di casi clinici, batteriologicamente eberthia.ni, ebbero decorso mite (5 persone) mentre una piccola percentuale (2, 7 %) è rapt>resentata da forme fruste. Nella nostra casistica figurano sette maschi vaccinati contro il tifo ed i paratifi da pochi mesi: erano militari di truppa del locale presidio. N2 e/e i

Mt1schi

casi

Femmine

70

60

50 40

20 10 5

o

l]

Anm' 12 .. 1.5 .. 20 .. 2.5 ...:>O .• .JS . .40 ..45 .. 50 •. 55 . . 60 olfre 60 Gratloo n. 1.

.Abbiamo particolarmente osservato il decorso clinico di questi casi rilevando che mentre in tre di essi la malattia ebbe decorso tipico, e uno anzi fu un caso mortale, negli altri quattro il decorso fu mite ed in uno è stata osservata una forma frusta. Oggetto di particolare attenzione sono stati altresì i casi occorsi in gravidanza e dm·ante il puerperio. Vennero osservati sei casi in gravidanza: in tre si ebbe l'aborto rispettivamente al terzo, al quinto e al sesto mese; in due fu portata. a termine la gravidanza; in una si ebbe l'obitus subito dopo l'aborto (quinto mese). Vennero osservati tre casi in puerperio: due di essi ebbero un decorso particolarmente grave, uno invece ebbe un decorso mite. .Abbiamo osservato infine «ricadute )) in sette caai (2 %), di cui una a decorso grave, e sei a decorso mite.


OSSERVAZIONI CLINICHE SU 300 CASI DI JI'EBBRE Tlf"OIDE

835

La. mortalità ha presentato delle oscillazioni, varie da anno a.d anno a seconda delle <<genio epidemico)). Fra i 21 casi di paratiio B si ebbe nel 1929 un caso mortale; le forme eberthiane diedero una mortalità media del 10,55 %- Nel grafico n. 2 sono compresi tutti i casi distinti per anno e la. relativa mortalità percentuale. Fra i due sessi è stata. riscont rata una lieve differenza percentuale che però concorda con la mortalità. Infatti mentre nei maschi abbiamo avuto 14 decessi con una media del 10,44 % dei casi, nelle femmine i decessi sommano a 24 con una media del 10,62 %La prov(}nienza dei nostri infermi fu quasi generalmente dalle provincie di Siena e di Grosseto, qualcuno anche dalla provincia. di Arezzo. Molto scarsi i casi della città di Siena. Fra le località che hanno dato un maggior contingente di ammalati figurano: Monteroni d'Arbia, Taverne d 'Arbia, Asciano, Castelnuovo Berardenga, Murlo, Vescova.do, Monticiano tutti in provincia di Siena; Pari, Casal di Pari, Paganico in provincia di Grosseto; Ambra e Bucine in provincia di Arezzo. In second'ordine vengono poi numerose altre località. 2. SINTOMATOLOGIA :

a) Inizio. - Non fu possibile in alcuno dei nostri casi stabilire il periodo di incubazione, mancando l'accertamento preciso del momento del contagio. Tra i sintomi prodromici della malattia abbiamo notato frequente, ed in particolare nel sesso femminile, l'epistassi che qualche volta si è ripetuta fino a richiedere l'emostasi locale (tamponamento, vasocostrittori). Più nel sesso maschile che nel femminile abbiamo riscontrato frequente l 'inizio reumat ~lgico (dolori muscolari agli arti e ai lombi). L'inizio febbrile è stato spesso preceduto da brivido intenso. Quando questo è avvenuto, la temperatura ascellare ha. raggiunto sin dal primo giorno un'altezza considerevole segnando nei giorni successivi ampie remissioni o mantenendosi continua (mancanza dello ((stad.ium incrementi»). Questa ultima forma d'inizio l'abbiamo registrata nei casi di pneumotifo, di cui diremo, e nella maggior parte delle forme a decorso particolarmente grave. La maggioranza dei casi ha presentato una elevazione graduale della temperatura con o senza piccoli brividi. Qualche volta si è manifestata fin dal principio una colangite acuta e in un caso di questi si è verificato il decesso in 1Sn giornata. La colangite tifosa all'inizio di malattia è un fatto abbastanza raro, non è infrequente nel corso o alla fine della malattia, per concomitante azione del bacterium coli o di piogeni. È risaputo p er contro che i bacilli di Eberth possono soggiornare per tutto il tempo della malattia nella cistiiellea senza arrecare noia al malato e sono stati ivi riscontrati dopo parecchi mesi dalla guarigione clinica (serbatoi di bacilli). Frequenti all'inizio sono stati i àolcm addominali, insistenti, acuti, accompagnati a disordini dell'alvo e ad anoressia: Quasi costante l 'a.~t&nia neuro-psichiea accompagnata a malessere, cefalea, pessimismo, bisogno di riposo e di quiete.


836

OSSERVAZIONI CLINICHE S U 360 C ASI DI l'EBBRE TI:J'OIDE

L'inizio della tifoide in conclusione, cosl come noi abbiamo potuto rilevar1o, corriBPQnde alla caratteristica d'inizio di tutte le setticemie con

1927 :1928 1929 1930 :1931 1932

110 100 90

JO

80 20 70 iO 60

-

...........

1

,... ,...

50 40 :30

20 10

o Orafteo n. !.

le varianti che mentre Iiella maggior parte dei casi l 'invasione è progressiva e la. sintomat.ologia. si rende evidente in tutta la sua. gravità dopo alcuni giorni (incubazione più lnngat), in un minor numero di casi l'inva-


OSSERVAZIONI OLINlCHE SU 360 CASI DI FEBBRE Tll'OIDE

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sione batterica è brusca e il quadro setticemico si impone già fin dal primo apparire della febbre. Probabilmente in questi casi l'incubazione è breve o brevissima, sia per maggior virulenza del germe specifico, sia per diminuita resistenza dell'ospite. b) Il sistema nervoso. -Fra le turbe funzionali nel campo psichico, il primo posto spetta nella nostra casistica al iklit-io che fu presente nel 55 % dei casi. Non avemmo mai a riscontrarlo all'inizio della malattia. Sembra appunto che in tale periodo sia molto raro. Campani e Bergolli su 400 casi di tifo lo videro una volta sola. Anche Bacearani che ne ha descritto qualche ca.so lo ritiene raro. Qualche autore però (Murchison) lo avrebbe trovato nel 9 % dei casi. D periodo nel quale più facilmente si ba delirio è quello dell'acme della malattia, dal secondo al quarto, al quinto settenario, in qualche caso fin nel settimo settenario (decorso protratto per complicazioni) in coincidenza con la temperatura elevata e per lo più nei giovani. Non sempre però vi fu relazione diretta tra altezza della temperatura e comparsa del delirio. In alcuni casi si ebbe delirio con gradi 38,5 di febbre, mentre in altri non comparve delirio con 41o. Lo abbiamo riscontrato più frequentemente nelle donne, negli alcoolisti, nei soggetti nevropa.tici. Ebbe quasi sempre carattere onirico: sogni strani, muti, sogni accompagnati da verbigerazione, sogni accompagnati da gesti. Qualche volta però il delirio ebbe carattere di attività: i malati parlavano animatamente, gesticolavano, gridavano, tentavano di alzarsi, di scappare e dovevano esser trattenuti. Qualche volta i nostri pazienti hanno avuto delle allucinazioni penose, visive, uditive, olfattive; idee di persecuzione o comunque illusive, fino ad entrare in uno stato angoscioso contro il quale si è dovuto intervenire con sedativi. Nel periodo della convalescenza abbiamo riscontrato qualche volta ottundimento dell'intelligenza, amnesie, nelle donne soprattutto, abbiamo potuto notare emotività esagerata. In due casi però (due donne) abbiamo riscontrato nella convalesceru~a disturbi psicbici caratterizzati da un negativismo assoluto che è durato in un caso circa tre mesi. Entrambe queste psicosi risolvettero in un periodo di tempo relativamente breve. Non abbiamo rilevato fra i nostri ammalati alcun caso di meningotifo. Per contro venne riscontrato in parecchi casi quello che va sotto il nome di stato meningw (Widal) o di meningi811W (Duprè). In sette soggetti di sesso maschile e in tredici di sesso femminile noi abbiamo rilevato, fra il secondo e il terzo ~ettenario per ]o più rigidità della nuca e Kernig. La puntura lombare ba. dato esito a liquor in iperpressione, limpido acqua di rocca., privo di modificazioni albumino-cit.ologicbe con glicorachia e clornroracbia normali, assolutamente sterile. Questo stat.o obiettivo è durato qualche giorno dileguandosi poi lentamente; in tre casi si ebbe anche vomito, c.oscienza obnubilata, dermografismo rosso e lo stato meningeo persistette per qualche giorno di più. Venne particolarmente ricercato in questi tre casi il potere agglutinante del liqnor verso il bacillo di Eberth, due volte con esito positivo (1:6o-1:80).


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OSSERVAZIONI CLINICHE SU 360 CASI DI FEBBRE TrFOIDE

Come interpretare queste complicazioni' Alcuni autori ammettono che si tratti di meningite tifica, sia pUll'e in forma benigna, e, secondo Carroccio e Sturicchio, il bacillo tifico sarebbe costantemente presente nelliquor dei tifosi per lo meno nel liquor di quei tifosi che manifestano facilità alle reazioru meningee. Allorchè lo stato merungeo si accompagna a reazione albumino-dtologica, anche se mancano i bacilli di Eberth, si può ammettere o una vera e propria men.ingite tifìca o una meningite asettica di natura tossinfettiva. Ma con nn reperto di liquor normale dal lato chimico-citologico e per il solo fatto di un aumento della pressione endorachidea si può parlare di meningite' A rigore, si. Fra le meningiti sierose aeute (Quinke) sono comprese anche alcune forme, per solito lievi e transitorie, di carattere irritati vo (tossico o tossinico) delle meningi che possono apparire in corso di malattie infettive e non infettive e sono caratterizzate da assenza di lesioru anatomiche. Sono state d ette anche meningiti 8enza 1ntmingite ovvero anche 1ne-ningiti cliniche senza meningite anatomica. Non abbiamo mai registrato casi di encefaùr-tifo nel senso di sindrome encefalitica acuta come prima manifestazione e con i segru della febbre tifoide che compaiono dopo alcuni giorru. Qualche autore dà come non rare queste forme (Stahelin) e ne descrive qualche caso in cui la sindrome ebbe iruzio con manifestazioni psichiche, confusione mentale, delirio a tipo di marua acuta o sistematizzato o stato demenziale. Per contro sappiamo che la setticemia eberthiana può accompagnarsi a manifestazioni encefalitiche in forma bulbare (tachicardia, polipnea, disturbi della termoregolazione, ecc.), in forma mesocefalica con ipertonia muscolare degli :arti o con paralisi dei nervi cranici (strabismo, disfonia, sordità, dispnea laringea) o in forma cerebello-spastica con sindrome di atassia cerebellare. Sappiamo come le prime due forme siano gravissime e a prognosi quasi generalmente infausta mentre l'ultima sia di prognosi generalmente buona. Rare sono altreslle lesioni organiche o funzionali del cervello da t rombosi o embolia determinanti il quadro morboso dell'emiplegia o dell'emiparesi e quello dell'afasia. Questo ultimo sembra meno raro nei bamini e negli adolescenti (Marina). Tra la casistica del 1929 già noi troviamo un caso di complicanza cerebrale da. trombosi. Tra.ttavasi di un soggetto di sesso femminile, di 23 anni, senza particolari tare anamnestiche familiari e personali. Entrò in Clinica in 10a giornata di malattia ed al momento dell'ingresso presentava, oltre ad uno stato infettivo eberthiano sierologicamente accertato con agglutinazione positiva 1:500, una sindrome emiplegica. flaccida sinistra con partecipazione del facciale omolaterale. La paziente era completamente incosciente. A detta dei familiari la sintoma.tologia a carico della metà sinistra del corpo era insorta gradatamente qualche giorno prima dell'ingresso in Clinica. L'ammalata venne a morte in 52a giornata presentando complicanze broncopolmonari terminali. Anche durante il1932 noi abbiamo potuto personalmente osservare e deguire in una ragazza di 13 anni in corso di tifo una emiparesi destra con partecipazione del facciale omolaterale, con parola leggermente disartrica, disfagia per i liquidi, riflessi tendinei e cutanei accentuati, accennati il


OSSERVAZIONl CLINICHE SU 360 CASI DI FEBBRE TIFOIDE

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clono della rotula. e quello del piede; accennati l'Oppenheim ed il Babinski. Tale sintomatologia insorta in 166 giornata raggiunse gradatamente il suo acme in 20-21a giornata e cominciò poi lentamente a risolvere fino ad un completo ripristino funzionale in 32&.-34& giornata di malattia. Dobbiamo ora accennare allo stato del sensorio. Lo stato tifoso fu evidente nella qua.si totalità delle forme a decorso tipico (92 %), comparve alcune volte precocemente: al ~esto giorno; al settimo giorno di malattia in una diecina di casi; una volta in quinta giornata. Si mantenne a lungo nelle forme più gra:vi, mai meno di 15 giorni nelle forme tipiche. Le forme a decorso mite e quelle fruste non ebbero questa caratteristica. Le alterazioni più frequenti degli organi dei sensi riguardarono l'udito: In una trentina di casi tra. i due sessi riscontrammo ipoacusia. fin dali 'inizio del secondo settenario o la fine del primo; in quattro casi si ebbe cofosi che durò per un periodo variabile da cinque a tredici giorni. Sembra che i disturbi dell'udito sian più frequenti nell'età avanzata e in soggetti particolarmente defeda.ti per intossicazioni esogene. I nostri quattro ammalati che presentarono cofosi erano uomini intorno alla cinquantina, alcoolisti e fumatori; uno di essi era anche tara.to dal lato professionale (tipografo). Complicanze a carico dell'orecchio sono nella nostra casistica eccezionali. Qualche autore (Campani) ha riscontrato l 'otite nel 4 % degli ammalati di tifo, Yergnes nell'8 %· Noi abbiamo registrato un sol caso di otite media pnrulenta. Si trattava di una giovane donna che aveva già sofferto della stessa affezione due anni prima che ammalasse di tifo; ne era. apparentemente guarita in quanto non era comparsa secrezione dal roeato esterno da molti mesi, pur continuando la paziente a soffrire saltuariamente di otalgie. Questa nostra ammalata guari del tifo; l'otite, lungamente durata, si complicò a carie delle ossicine e divenne cronica. Oltre a questo avemmo in quattro o cinque casi delle forme catarrali di otite che guarirono in una quindicina. di giorni, Abbiamo potuto osservare anche delle anosmie e delle ageusie, per lo più transitore, sia nei casi di tifo grave che durante la convalescenza., particolarmente nel sesso femminile. Non abbiamo nella nostra casistica complicanze oculari. c) L'appara/() àigerente. - La sintomatologia addominale s1 unpone sopra tutte le altre fin dal periodo prodromico, anzi da quello d'incubazione. La storia dei nostri ammalati parla. quasi sempre di disturbi dell'apl)etito e della digestione, di disordini del! 'alvo già fin dal periodo che precede la comparsa della febbre. L 'anoressia è per lo più spiccata. al principio della malattia: spesso sentimmo dai nostri ammalati parlare di ripugnanza. al cibo, a qualunque cibo, anche se liquido; l'acqua stessa non è molto gradita e non può essere deglutita che a piccoli sorsi. Nelle forme leggere però il senso della fame raramente scompare del tutto. Queste forme offrono quindi la possibilità di lesioni anatomiche intestinali gravissime relative al disordine dietetico commesso a causa di uno stato patologico non conosciuto. Uno di noi (PaoWlo) ha potuto osservare nel 1926 a Tripoli un caso di tifo ambulatorio con esito infausto per perforazioni intestinali multiple,


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OSSER.\ AZIONI CLINICHE SU 360 CASI DI l'EBBRE TIJ'OIDE

e consecutiva peritouite purulenta. Si trattava di un soggetto che fino af sopraggiungere della perforazione aveva potuto sostenere un lavoro fisiconon indifferente nutrendosi con cibi solidi. Casi del genere, per quanto rari, sono stati osservati da Zagari ed altri autori. L'esame della cavità. orofaringea offre nel tifo qualche cosa di veramente caratteristico. La lingua è intensamente disepitelizzata ed impaniata sul dorso, arrossata al bordo ove si possono osservare papille rilevate, ancor più arrossata è la punta ove può osservarsi una figura. triangolare a fondo rosso vivo. Con l'accentua.rsi della febbre la lingua diventa. ~ecca., si screpola, assume un a.spett{) fuligginoso, giustificando nei casi gravi l'epiteto di cc lingua arrostita » o « lingua di pappagallo,_ Nella nostra casistica la lingua è caratteristica nella quasi totalità (93 %). In pochi casi, appartenenti per lo più alla. categoria dei tifi lf.'ggeri la lingua mantenne durant e tutto il decorso df.'lla malattia un aspettopressochè normale; qualcl1e volta però l'aspetto della lingua fu poco caratteristico anche in forme gravi, due delle quali ad esito infausto. Le alterazioni descritte a carico della lingua si possono osservare nella, maggior parte delle malattie infettive acute, ma l 'intensità di tali alterazioni ben raramente si raggiunge come nel tifo. Possono osservarsi nel cavo orale delle oidiosi, ma ciò non ha nulla di caratteristico ed è espressione di deficiente pulizia: sono complicanze che cedono r apidamente alle comuni norme igieniche. Più importanti sono invece quelle ulcerazioni che da alcuni autol'i (Duguet) sono state osservate e descritte a carico dell'ugola e dei pilast.ri. faringei. Anche noi abbiamo potuto osservare qualche volta, concomitanti sempre ad un'angina (angina di Duguet), tali ulcera.zioni per lo più all'ugola ed ai pilastri anteriori, meno frequentemente sul palato molle e alla parete posteriore del faringe. La presenza di tali angine non ha alcuna importanza. diagnostica e tanto meno prognostica. Altro fatto osservato nel tifo è l'opacità dei denti e la disepitelizzazione delle gengive. Nella nostra caaistica abbiamo potuto rilevare che Ja. opacità dello smalto dentario va d'accordo con lo stato di secchezza della mucosa orale e faringea, mentre la disepitelizzazione gengivale, da noi osservata in sette casi, si verifica quando un fenomeno simile avviene anche a carico della lingua. Abbiamo poi sempre riscontrato il faringe intensamente arrossato, spesso con ipertrofia tonsillare e disfagia. Le glandole salivari, e particolarmente le parotidi, furono in alcuni casi partecipi di lievi alterazioni _flogistiche boccali (piccoli ingorghi dolenti, in breve risolti). Avemmo però a registrare anche due casi di parotite purulenta. La suppurazione della parotide che in corso di tifo è rara e deve ritenersi espressione setticemica, suole aggravare il pronostico e richiede un pronto intervento. Dei nostri casi uno solo vell!le a guarigione. Con qualche frequenza abbiamo osservato il vomito. Qualche volt.a si ebbe fìu dall'inizio, ma, per lo più esso comparve durante i1 periodo di stato, raramente durante la convalescenza.. Le cause del vomito possono nat.uralm.,nte essere molteplici. Nelle fol'me complicate a broncopolmonite ipostatica o a polmonite, la causa emetizzante va ricercata nella tosse stizzosa. È un fatto di comune osservazione negli a.<mti dell'apparato respiratorio.


OSSEilYAZl0!-11 CLINICHE SU 360 CASI DI FEBBRE TIFOIDE

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Cosi anche l'iperpiressia può essere causa di vomito per stimolazione cerebrale diretta. Ed anche le condizioni stesse in cui trovansi la lingua e le fauci di questi ammalati possono costituire causa di vomito. Ne1Ie forme leggere quf'sto inconveniente non lo abbiamo mai rilevato, mentre nt>i casi con peritonit<>, il vomito lo abbiamo osservato di regola. In un caso abbiamo re~istrato una vera e propria gastrite in periodo di stato (15a giornata). L 'ammalato cominciò ad a~cusare senso di oppressione alla regione epigastrica e dolore vivo a breve distanza dalla ingestione dei cibi anche liquidi. Obiettivamente si notava contrattura di difesa della parte superiore dei retti addominali e la palpazione dell'epigastrio provocava dolorabilità. Tali fatti si attenuarono gradatamente fino a scomparire in una diecina di giorni, dopo di che il dolore ricomparve in corrispondenza della parte più alta deJJa regione epigastrica, dolore a tipo spastico, continuo, esacerbantesi ad ogni passaggio di liquidi anche se in picc.ola quantità. Questa sintomatologia scomparve in altri dieci giorni per cedere il pesto ad una faringo-stomato-glossite. Tale complesso di fatti è, a nostro parere, riferibile in un primo tempo ad una gastrite che Gi è per contiguità propagata alJ'esofago e alla cavità orofaringea. Abbiamo osservato due volte ematemesi in principio di malattia. I nostri due r>azienti risultarono però essere due ulcerosi dello stomaco con n etta sintomatologia recente da ulcera. Schlesinger ebbe ad osservare un caso di ematemesi in una forma ambulatoria di tifo. La letteratura non è davvero ricca di osservazioni del genere e l'ematemesi nel tifo dobbiamo considerarla come una eventualità rara legata ad uJcerazioni della mucosa gastrica che in qualche caso possono essere di natura tifosa. Molto complessa nel decorso del tifo è l'interpretazione patogenetica dei sintomi dolorosi a carico dell 'addone. Verso la fine del p eriodo di stato, allorchè è maggiormente temibile il prodursi di perforazioni intestinali, è naturale che il medico sia particolarmente preoccupato dall'insorgenza di dolori addmninali. Non è raro il caso che tali dolori traggano in inganno e facciano pensare persino ad un intervento per peritonite da perforazione anche quando tale perforazione non esiste! Carducci in tre casi riscontrò dolori addominali violenti da far pensare alla perforazione: in uno era però in causa una perfrigerazione da ghiaccio; in un secondo lilla tromboflebite della crurale sinjstra e in un terzo una nevrite degli ultimi intercostali. È stato descritto da Bergolli un caso di orcbiepididimite, cistite e nefrit.e da pa1·atifo B in cui si ebbero sintomi peritonitici. Nella nostra casistica non abbiamo rilievi di taJ genere. Abbiamo registrato nove casi di perforazione intestinale che insorsero durante l'acme della malattia, presentando il quadro classico. Le perforazioni seguirono sempre ad enterorragia ripetute, come per lo più avviene, giacchè l'enterorragia di solito è di per sè indice di ulcera a tendenza perforante. Salvo due casi in cui i familiari si opposero all'intervento, gli altri vennero consegnati al chirurgo in tempo utile. Due degli operati guarirono (28,57 %) gli altri vennero a morte entro 48 ore dalla laparatomia. Pana.gia su 30 oporati di perforazione intestinale riporta una percentuale di guarigione del23,34 %. Nei nostri casi le perforazioni intestinali si manifestarono più frequent< m ente dalla fine del secondo a tutto il terzo settenario; in due casi la perforazione avvenne verso la fine del quarto; in uno, durante il sesto settenario. La sintomatologia clinica che questi ammalati presentarono fu


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OSSERV AZIO~"I CUmCRE SU 360 CASI DI FEBBRE TII?OIDE

tipica: fortissimo dolore addominale che insorge improvvisamente (colpo di pugnale), ta.chicardia (fino a 140 pulsazioni al minuto primo) con polso piccolo, difesa. muscolare della parete, meteorismo con scomparsa dell'aia di ottusità epatica, facies hyppocratica, vomito, singhiozzo. In cinque di quelli consegnati aJ chirurgo e da noi seguiti potemmo osservare come alla. perforazione si accompagnasse remissione della febbre (un grado, un grado e mezzo) seguita da subitaneo rialzo; nei due casi non operati invece si ebbe caduta brusca della febbre seguita da morte in ipotermia. Oltre ai nove casi di peritonite da perforazione, abbiamo nella nostra casistica sei perium:iti da propagazione. La. diagnosi clinica qui si è fondata soprattutto sull'aggravamento progressivo del quadro nosologico. Pazienti che fino a quel momento avevano presentato un decorso grave, ma non allarmante, cominciarono ad avere polso più piccolo e frequente, meteorismo con progressiva scompraaa dell'aia di ottusità epatica, contrattura muscolare di difesa al quadrante inferiore destro, facies hyppocratica, vomito e poi singhiozzo. La curva termica presentò delle oscillazioni che si ripeterono in vari giorni successivi fino alla morte che avvenne più frequentemente in ipertermia. Oltre ai casi di enterorragia segulta da peritonite perforativa, noi abbiamo potuto registrare altri 16 caai di e.nterorragia che vennero a guarigione. In alcuni le enterorragia si ripeterono parecchie volte e per diversi giorni con perdite sanguigne rilevanti. Particolare attenzione è stata rivolta nell'indagine anamnestica di questi caai allo scopo di accertare l'esistenza di eventuali tare costituzionali di diatesi emorragica. L 'indagine in tal senso però non ha portato alcun dato positivo, nè le ricerche di laboratorio espletate a tale scopo hanno fornito reperti a favore. Giauni in 14 casi di enterorragia tifìche ha potuto accertare soltanto in due, una diatesi emorragica costituzionale. Currado su 30 casi di tifo trovò sempre negativa l'indagine anamnestica rivolta allo stesso scopo. Contrariamente all'opinione di questi due autori si esprimono Donini, Weil e Lévy i quali ritengono l'emorragia nel tifo sempre legata a fattori emogenici individuali. Complessivamente noi abbiamo dunque riscontrato 25 casi con enterorragia, il che corrisponde a.d. una percentuale media del 6,6 %· Pezzi su 244 casi di forme eberthiane trovò una media del 7 % circa di emorragie intestinali; Liebermeister ebbe il 7,3 %, Griesinger il 5,3 %; anche Campani e Bergolli su 400 casi di tifo riscontrarono il 7 % dì enterorragia. La percentuale di mortalità nei caai che presentarono enterorragia è del ;j6 %· Tale cifra si accorda quasi con quella riscontrata da. Liebermeister (38 %) ed è di poco superiore a quella riportata da Griesinger (31 %). Il comportamento del sesso e dell 'età nei riguardi dell'enterorragia risulta come segue: tnaechl teuunlne

Età

Fino ad t~.nni 20 • 30 • • 40 • » 150 • 60 "

l 15 3 l

~

ToTALE

lO

4 5 4 2

15


OSSERVAZIONI CLINICHE SU 360 OASI DI FEBBRE TlFOIDE

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Il tempo in cui si manifestò l'epterorragia risulta come segue: SPtt.enarlo

masch i

I II III. IV .

l 4 3

VI.

l

v

l

T orALE lO

rentnllne

l

6 5 3 15

Qualche autore (Huchard) ha voluto riconoscere qual segno premonitorio di enterorragia, un aumento improvviso della pressione arleriosa. Per Bouchard questo aumento di pressione si accompagnerebbe ad una scomparsa del d icrotismo e ad una frequenza aumentata del polso. Per Ohretien invece il dricrotismo sarebbe uno dei principali sintomi precursori di enterorragia. Nei nostri casi noi non abbiamo riscontrato quanto gli autori suddetti affermano. Il polso non ha subito variazioni di carattere e di frequenza prima che avvenisse l'enterorragia e solo dopo questa lo abbiamo riscontrato notevolmente frequente, piccolo, filiforme, qualche volta vuoto. La sintomatologia aecusata da questi nostri ammalati è stata quella che si risoontra nell 'emorragia acuta (pallore, dispnea, ronzii agli orecchi, arti freddi, sudorazione fredda, ecc.) accompagnata a volte da dolorabilità addominale diffusa e da notevole diminuzione del met eorismo, tanto da vedere l'addome a barca, in qualche caso in cui si era prima notato un addome espanso. Non è compa.rsa per solito alcuna contrattura muscolare di difesa. Il comportamento della curva termica è stato in 20 ca.ai caratteristico: brusca caduta (20-30) segult.a da ritorno al valore di partenza. In due casi invece, che pure avevano perduto molto sangue e a. più riprese, si è avuta più che una vera caduta, una perturbazione della curva con abbassamenti termici di lieve entità seguiti da rialzo. In tre ca.ai infine, malgrado la profusa enterorragia, la curva termica non ha. avuto alcuna variazione. Raramente abbiamo riscontrato una sola scarica sanguigna. (quattro oasi). P er lo più le enterorragia si sono ripetute nella awssa giornata. o in giorni successivi: in un caso venuto a guarigione, per sette giorni consecutivi si sono registrate da due a quattro scariche sanguigne giornaliere. Abbiamo già detto del meteorism,o nei casi di peritonite. N ella grande maggioranza degli altri (90 %) abbiamo riscontrato l'addome espanso, meteorico, diffusamente dolente, timpanico alla percussione. Nessun parallelismo esiste fra quadro clinico di malattia e intensità di questo .sintomo. Casi con ventre a barca presentarono enterorragia e perforazioni mentre altri con addome molto espanso, con senso di tensione spiccatissimo fino ad ostacolare la inspirazione profonda, guaru·ono. Del gorgogli() ileo-cecale poco diremo. Fu presente nella quasi totalità d ei casi (95 %) specie all'inizio. Il comportamento dell'alvo fu vario, spesso anche nello stesso soggetto. Noi abbiamo voluto distinguere per definire il comportamento dell'alvo tre manifestazioni principali: la diarrea considerata come tale non soltanto per il numero delle scariche quotidiane, ma anche per la consistenza e l'aspetto


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OSSEHYAZIO~I CI.:QIICBE SU 3ti0 CASI DI FEBBRE TIFOlDE

delle deiezioni, distinguendo una àia1'1'ea m,oilerata (1ma o due scariche quotidiane) da una. dia.n-ea intensa (tre o più scariche) e la stitichezza (mancanza di evacuazione spontanea). Volendo altresì mantenere una distinzione di S(•sso, abbiamo potuto raccogliere le seguenti cifre percentuali: Diarrea. intensa. . . Diarrea. modertota . Stitichezza . . . .

~aschi

temmJno

53 %

68 0/.o 10 % 22 %

21 °~

26 %

Qualche autore ha riscontrato che la stitichezza si accompagna alle forme più gravi della tifoide (Ca.mpani e Bergolli). La nostra casistica di casi morta.Ji non conferma questo assert.o. Su 38 casi seguiti da deCf'sso, indipendentem~>nt e dal sesso, noi abbiamo notato che la diarrea molto intensa, e relativamente anche precoce, fu presente nel maggior numero. Non crediamo per questo che alle manifestazioni dell 'alvo si debba attribuire un valore prognostico . .Allorchè il crasso è intensamente e diffusamente colpito, ciò che p uò aversi anche all'inizio (colotifo) le scariche alvi ne sogliono essere molto frequ('nti (10-12 al giorno). Alla diarrea è da qualche autore attribuita una. certa azione disintossicante dell 'organismo colpito da tifo, e sotto questo punto di vista, la stitichezza viene ritenuta come più pericolosa. Riguardo all'aspetto e consistenza delle feci diremo che nelle diarree si ebbe più frequentemente il classico aspetto di purée di piselli, nella stitichezza il materiale fecale rica.v ato dal clisma si present-ò sotto forma di piccole masse spappolate di color verdiccio scuro. Il fegato, per quello che abbiamo potuto osservare, è di solito durante il tifo modicamente ingrandito e dolente. La, sofferenza di questo organo ci è rivelata anche dalla quasi costante aumentata eliminazione di urobilina. Nel3 % dei casi abbiamo notato net.to risentirnentocolecistico con punto di Flemming dolente, irradiazione del dolore al dorso e al1a spalla destra, contrattura muscolare di difesa., lieve subitt.ero delle sclere, nausea e raramente vomito. In genere, vario è ìl periodo di insorgenza di tal(' sintomatologia. Più frequentemente noi l'abbiamo osservata in periodo tardh·o (terzo, quarto settenario ). In tre casi alla, colecistite ha fatto sèguito un'angiocolite caratterizzata da colorito itterico intenso, tensione e oppressione all'ipocondrio destro, speciaJm(>nte dopo l'ingestione dei liquidi, coluria, acolia, prurito cutaneo, bradicardia, ecc. Tutti e tre questi casi vennero a gua.rigionc. Parlando del modo d 'inizio del t.jfo a,b biamo già avuto occasione di accenna.re ad un caso letale che insorse d '('mblé(' con angiocolite. (l) L 'a.pparato cù·colatorio. - Si dà molta importanza nella. infezione eb<'rthiana al sintomo bra(licaràia. Vari meccanismi sono stati invo(·ati per spiegarne l 'origine. Alcuni aut ori e fra questi Danielopolu e Carniol, paragonano la bradicardia che si osserva nella tifoide a quella comuneme nte nota cleglì itteri, appoggiando la loro convinzione sul fatto che, quasi sPmpr!•, nell a tifoicle è leso il fegato, con conseguente intossica-


OSSERVAZIONI CLIN I CHE $('" 360 CASI DI FEBBRE •r iFOJDE

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2ione del sistema. nervoso cardiaoo da parte dei sali biliari, i quali avrebbero azione eccitante su l parasimpatico. Questo modo di vedere però è og~i messo in dubbio da vari altri autori. Dtunitresco e Chiser banno cercato di esaminare nella tifoide lo stato del vago e del simpatico esplorandone il tono con la prova dell'atropina endovenosa in dodici casi. Da queste ricerche sarebbe risultato che il tono del simpat-ico è costantemente diminuito. Secondo esperienze di Takahashi e Richardet esisterebbe nel fegato una secrezione interna che a guisa di ormone agirebbe eccitando il simpatico; allorchè il fegato è alterato nella sua fun zione, verrebbe meno questa secrezione ormonale e per conseguenza il to uo vagale avrebbe la prevalenza ritardando il ritmo card iaco. Studiando il comportamento del polso nella nostra. casistica, siamo stati un pò colpiti dal fatto che la bradicardia non è così frequente come<· stato rilevato e si afferma. Noi abbiamo trovato amdtutto nel comportamonto del polso un notevole divario fra i due sessi. Mentre in quello maschile la bradicardia flt presente in una percentuale alta di casi, nel sesso fem minile fu di gn1.n lunga più frequente la tacbicardia. Abbiamo fatto tre distinzioni in riguardo alla frequenza del polso, elassificando come nonnale quello la cui frequ enza relativa alla, temperatura non fu superiore nè inferiore a quella che comunemente si osser-va nelle alt re malattie, frequenti' e raro i due estremi opposti. Le cifre percentuali relative ai due sessi sono stilte ria<>suntc come SPgue: Rispetto alla T.

maschi

f emmine

Polso raro . . Polso n ormAle P olso frequente .

48 °~ 21 o~ 31 O!..

18 % 21 ~;, 61 o/..

..

Dobbiamo aggiungere a queste cifre, che possono sembrare troppo .schema,tiche, qualche notizia. Nel sesso maschile, indipendentemente dall'età, si ebbe per Io più polso raro in principio di malattia, mentre durante il periodo di stato, la [requenza andò normalizzandosi. Abbiamo osservato d'alt ra parte, dei casi ·Che iniziarono con polso normale: più frequentemente in questi, anzichè negli altri che iniziarono con turbe della frequenza, osservammo benignità del decorso e assenza di complicazioni. I casi infine che iniziarono con tachicardia notevole, furono quelli il cui decorso fu particolarmente grave. Nel sesso femminile prevale la tachicardia; anche in formo benigne fu osservato spesso l'esordio febbrile con polso a 110- 120. Anche qui, però, i l polso normale fu osservato raramente in forme gravi. P er maggior chiarezza abbiamo voluto riassumere le caratteristiche d el polso nei 38 ca-si mortali, come segue: Rispetto alla T.

maocbl tenunine

P olso frequente . P olso raro . . . P olso norrnttlP .

9

TOTALE

Totale

z

21 l 2

30

3

14

24

38

4 4


846

OSSERVAZI ONI CLINICHE SO 360 CASI DI FEBBRE TIFOIDE

Di fronte a queste cifre la teoria dell'ormone epatico simpaticotonizzante non è del tutto convincente, perchè dovremmo in tal caso ammettere che nel sesso fenuninile, il fegato, durante la tifoide, sia meno interessat.o. Noi non abbiamo osservato però differenze cliniche tra i due sessi in tal senso. Il fegato ha partecipato con alterazione della sua funzionalità. e con aumento del suo volume, sia nei maschi come nelle femmine, su per giù con le stesse proporzioni. Il meccanismo di produzione della bradicardia tifica non ba ancora trovato una «messa a J>Unto » soddisfacente. Durante il corso del tifo abbiamo notato in una discreta percentuale di casi (5 %) la comparsa a carico dell'apparato cardiovascolare di una sintomatologia riferibile a lesioni tossico-degenerative delJa fibra miocardica. Questi ammalati cominciarono ad accusare fugaci palpitazioni, qualche dolore al precordio e senso di oppression~. Obiettivamente presentavano modica cianosi e dispnea, polso frequente, piccolo, molle, dicroto; scomparsa o indebolimento dell'itto, leggero ingrandimento dell'aia di ottusità, indebolimento dei toni, specia.Jmente di quello sistolico alla punta. Qualche volta si è riscont.rato il ritmo embriocardico, qualchP altra quello a tre t empi, altre volte ancora aritmia totale. La pressione arteriosa in questi casi si è per lo più abbassata e sono comp~i qualche volta veri e propri segni di iposistolia, con incipiente edema polmona.re, cianosi di alto grado, pericolo di morte imminente. Sono questi i casi in cui più facilmente si hanno complicanze a ca.r ico del! 'apparato r espiratorio, in special modo broncopolmoniti ipustatiche che aggravano notevolmente le condizioni gt>nerali. Tale complesso di fatti insorge di solito in periodo di stato avanzato. Quando avviene precocement-e è espressione di stato tossico particolarmente intenso, per cui l 'esito letale è in quest.i casi la regola. La p1·essione arteriosa si presenta nel corso del tifo sensibilmente abbassata. Acca-de di osservare, quando il fastigio si prolunga eccessivamente per complicazioni o qualche volta in convalescenza, che la pressione arteriosa si mantenga bassa. Si parla in questi casi di iposurrenalismo. È un fatto che il trattamento a{}renalinico, o con altri preparati surrenalici in genere, migliora questi sintomi. Le t1·ornbosi venose si sono manifestate con scarsa frequenza. Su 360 casi di t ifoide noi abbiamo notato nove volte flebite (2,50 %), sempre degli arti inferiori e mai bilateralmente. Fra i due arti fu pit1 frequenwmente colpito il sinistro...Anche P ezzi che su 800 cru~i di tifo riscont,rò

flebiti 19 volte (2 %) ebbe a rilevare un più frequente intercssament.o dell'arto inferiore sinistro. Fra. i 22 casi di paratifo non sono state mai riscontrate flebiti. Il decorso di tali complicazioni non presentò particolarità de.gne tli rilievo. Gli esiti per circolo collaterale deficiente furono coiltanti e non fu possibile una riprc>sa funzionale tanto sollecita. l' no soltanto dei nove casi venne a morte per sopraggiunta complicazione broncopneumonica durante una ricaduta. (Cont i mw).


ISTITUTO D'IGIENE DELLA R. UNIVERSITÀ DI PISA Dirottorr: Prof. FR.L"lCESCO SANFELICE

TERRENO DI PETRIGNINI ORIGINALE E IODIFIGITO Dottor Giannino de"Cesare, primo capitano medico, assistente militare

Sono già abbastanza noti e numerosi i terreni all'uovo per la coltura. del micoba.tterio della tubercolosi, che dopo quello ideato nel 1915 dal Petrof, si sono ra,pidamente succeduti, con più o meno varia fortuna e sopratutto pratica applicazione nel laboratorio. Sono meritevoli di menzione i terreni all'uovo di Lubenau e di Hobn assai vicini per la loro composizione e le proporzioni dei vari ingredienti, nonchè per il loro ottimo rendimento nello sviluppo di colture pure e materiale patologico t. b. c. Anche il terreno di Pergola solido è considerato, da alcuni AA, buono per il suo basso PH (6,3) e la sua notevole fonte di carbonio, nè va dimenticato il terreno di Vercellana, di semplice costituzione e di buon rendimento nelle sue varietà I e II, adatte rispettivamente per l'isolamento del germe dai prodotti morbosi e per i successivi trapianti. È solo nel 1928 che il Petragnaru rese pubblico il terreno da lui ideato e la cui composizione è già così nota, che ritengo per brevità di ometterla. Successivamente il Lowenstein di Vienna, ha ideato un terreno alt'uovo per la. coltura del bt. della t. b. c., la di cui composizione iniziale è stata due volte modificata: la. II modifica apportata dall'A. ha sensibilmente ravvicinato questo terreno a quello di Petragnani. In quest'ultima modifica il Lowenstein ha conservato immutata la quantità di a-spara~ina, quantità già fissata a gr. 3 nella prima modifica, ed ba ridotto invece il fosfato monopotassico, il citrato sodico ed il solfato di magnesio, ciascuno da gr. 1 a gr. 0,2, mentre ha lasciato inalterata la quantità di gr. 60 di glicerina. La composizione con le riduzioni apportate viene ad essere una soluzione idro-glicerina di asparagina. Le sostanze necessarie perchè il bt. della t. b. c. possa trovare le migliori condizioni al suo sviluppo sono, secondo il ponderato studio condotto da Braun e Kondo, sul biochimismo dei vari terreni all'uovo, l'asparagina sostanza apportatrice di azoto e la glicerina ottima fonte di carbonio. L'asparagina per le sue spiccate proprietà di generatrice di azoto, entra come componente del terreno sintetico di Sauton nella proporzione di gr. 4 per 1000, fa parte della composizione del terreno sintetico di Henley nella proporzione di gr. 12 su gr. 100 di glicerina pura, è inoltre il costituente del terreno Lowenstein.


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TERRENO DI PE'l'RAGNANI ORIGINALE E MODIFICATO

Nella costituzione dei t~rreni di Petrof, di Vercellana, di Lubena.u, di Hohn e di Petragnani non vi partecipa l'asparagina: negli ultimi tre terreni entra in varia misma il peptone. Di tutti i numerosi terreni all'uovo per la coltura del micobatterio ·della t. b.c., tanto per il ceppo umano che per quello bovino, sono adottati nella pratica di laboratorio, più comunemente quello di Petragnani per 1a. sua facile preparazione e per la sua spiccata sensibilità, meno frequen-

B

c

D

Fig . 1. - Col tura di bt. della t.b.c., ceppo umano, al 30• giorno dalla semina (..4 e B su terreno di Potr. originale; C e D su terreno di Petr. modl11cato).

temente quello di Petrof, per la sua lentezza nel dare i risultati: i terreni di Lubenau, di Hohn, ecc., sono adoperati nei laboratori, per lo più, per .studi comparativi, o per controllo di risultati. D terreno di Lowenstein con la 2a modifica recentemente apportata, .darebbe, secondo vari AA., buoni risultati sotto tutti gli a.spett.i , nella pratica di! laboratorio. Numerosi sono i lavori di questi ultimi anni eseguiti da. diversi ricer·<:atori, tendenti a stabilire qual•1 sia il miglior terreno all'uovo, a quale dare la preferenza, sia dal lato della facilità e semplicità della preparazione; sia dal lato batteriologico, per la rapidità dei risultati, sensibilità del terreno, sviluppo delle colonie da materiale sospetto, qualità e quantità della patina bacillare. Ronzini, in un lavoro pubblicato nel 1931, ha studiato la coltura .del b. di Koch per quanto riguarda la. pratica. applicazione in clinica.:


TERRENO DI PETRAONANI ORIGINALE E MODIFICATO

dopo aver esaminato i numerosi referti avuti da materiale t.b.c. e sospetto sui terreni di Lubenau, di Hohn, di Petrof e di Petra.gnani, conclude che la preferenza va data a quest'ultimo, per la sua altissima percentuale di risultati positivi, fino a.ll'80,43 %, secondo l'A. Cormio ha studiato invece comparativamente il comportamento, dal lato batteriologico degli st,essi 4 terreni e dopo lungo esame è venuto a lla conclusione che fra tutti, quello di Petragnani è da preferirai per la f:acile preparazione, sensibilità, precocità e lunga durata.

E

o

F

n

Fig. ~. - Coltura di bt. della t.b.c., ceppo bovino, al so• giorno d&lla som lna (E e F su terreno di Pctr. originale; a e H su terreno di Petr. modltlcato ).

RICERCHE PERSONALI.

In un lavoro di Ninni, comparso sul C. R. de la S. de B .. del 1931, sull'« aspetto dell'infezione bacillare provocata dall 'ultra-virus inoculato in serie, ecc. » ho rilevato che detto A. si era servito per la coltura del b. di Koch dal materiale patologico, del terreno di Petra.gnani modificato. Successivamente Saenz ed Eisendrath in un altro studio sulla« microcoltura e la sua importanza)) si erano serviti dello stesso terreno di Petragnani modificato, ed asserivano anzi, che questo terreno, con la modifica apportata poteva essere considerato il migliore e più sensibile terreno all'uovo che si possieda. Analoghe affermazioni emettono Sacuz e Costil in due lavori pure apparsi nel C. R. de la S. B. nel 1932. S - Giornale di medicina militaTe.


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TBRRENO DI PETRAGNANl

O.RlOL~ALE

E MODIFICATO

La modifica introdotta dal Laboratorio di ricerche dell'Istituto Pasteur consiste nella sostituzione di gr. 1,25 di asparagina al peptone ed in alcune manualità di preparazione di secondaria importanza. Ho ritenuto opportuno, istituire un breve studio comparativo per cercare di stabilire se la modifica proposta d al detto Laboratorio apporti reali vantaggi e di qua.le entità. per la co:tura e sviluppo del bt. della t.b.c., sia. da materiale patologico che da trapianti. Ho allestito n. 40 tubi di terreno di Petragnani e n. 40 tubi di terreno di Petr. modificato. P er la costituzione e preparazione dei 2 terreni mi sono attenuto rispettivamente alle norme dettate dall'A., ed ai consigli d <'i ricercatori del laboratorio dell'Istituto Pasteur. :à'Ii sono servito di bt. della t.b.c., c~:ppo umano, proveniente da coltura dell'Istituto, di germi vivi e virulenti. La sospensione era costituita da un'ansa normale di patina bacillare, stemperata in cc. 10 di soluzione fisiologica sterile: dopo omogeinizzazione completa bo effettuato la semina in 2 serie di 3 tubi per il terreno di Petr. e altrettante serie di 3 tubi p~r quello modificato: complessivamente n. 12 tubi. La quantità seminata è stata esattamente di un 'ansa normale di detta sospensione per ciascun tubo. ~ Nella stessa maniera bo proceduto p er il ceppo bovino, servendomi : putre di coltura pura viva e virulenta dell'Istituto. Ho fatto la sospensioni' con le stesse modalità, ed bo seminato la stessa quantità (un'ansata normale) per ogni tubo in 2 serie di 3 tubi per ciascun terreno: complessivamente n. 12 tubi. I tubi dopo la semina sono stati posti in termostato a 370 a permanenza. ed esaminati ogni 24 ore. ' Le colture hanno cominciato ad essere percettibili al 120 giorno per il ceppo umano; ed all3°-14° per quello bovino. Le colonie erano maggiormente evidenti, rispettivamente, al 16o (}(} al ISo giorno. Lo sviluppo delle colonie è di mano in mano rapidamente progredito con belle patine fino ad occupare buona parte della superficie a becco di flauto dei tubi. Non bo rilevato differenze di sviluppo delle colonie, 'o qualità e quantità delle patine bacillari, tali da poter stabilire caratteri di preferenza ad un terreno piuttost-o che all'altro. Per controllare il potere di attenuazione della virulenza. nei due terreni bo proceduto alla inoculazione di n. 6 cavie per il ceppo t.lb.c. umano, tre animali per ciascun terreno; e n. 6 conigli per il ceppo t.b.c. bovino, tre animali per ogni terreno; complessivamente n. 12 animali. Le cavie sono state scelte con le minime differenze di peso possibili e cioè da un minimo in pe&o di gr. 380 ad un massimo di gr. · 400. I conigli da nn minimo di gr. 1370 ad un ma.<>simo di gr. 1520. Ho fatto quattro sospensioni con le patine prelevate dai tubi dei rispettiv-i terreni e' dopo omogeinizzazione ho inoculato con cc. l di sospensione, ognuna delle 6 cavie, nella cavità peritoneale; con cc. l ciascuno dei sci conigli nella vena marginale dell'orecchio.


TEitRENO DI PETRAGI'ANl ORIGINALE E MODTFI CATO

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La prima cavia è deceduta al 22° giorno e rapidamente una dopo l'altra le altre cinque, allo scadere d<>l 26o giorno dali 'inoculazionc. Per il ceppo bovino, il primo coniglio è morto al 240 giorno e gli altri cinque a breve distanza di tempo, l'ultimo allo scadere del 27° giorno. All'autopsia, tanto le cavie che i conigli presentavano evidenti le caratteristiche della t.b.c. generalizzata. Ho voluto inoltre saggiare la sensibilità dei due terreni rispetto a materiale patologico t.b.c., Per questa esperienza mi sono valso di pus di ascesso freddo, materiale scarsissimo, come è noto, in contenuto di germi, e quindi di esito raramente positivo. D materiale, prelevato con le necessarie norme asettiche, mi è stato fornito dalla Sezione Chirurgica dell'Ospedale Santa Chiara di Pisa, proveniva da pus di ascessi freddi di 1• e 2• svuotatura ed apparteneva a due diversi pazienti. Ho seminato due serie di tre tubi per ogni terreno e per cia-scun pus: complessivamente n. 12 tubi. .Al19o giorno i tubi seminati con pus di prima svuotatura hanno dato esito nettamente positivo in ambedue i terreni. Le colonie sono andate progressivamente aumentando sulla superficie del terreno; maggiore limitazione di sviluppo ho rilevato nei tubi allestiti con terreno di P etr. modificato. Le due serie di tubi, la di cui semina venne praticata con pus di ascesso freddo di seconda svuotatura, hanno dato esito completamente negativo su tutti e dne i terreni. I tubi continuavano ad essere sterili anche dopo il 40° giorno dalla semina. CONCLUSIONI. Dal mio studio comparativo ritengo di poter concludere: l o che la modifica al terreno di Petragnan.;, proposta dal Laboratorio di Ricerche dell'Istituto Pasteur, non ha dimostrato vantaggi di sorta, sia nei riguardi della rapidità e precocità. di sviluppo, che della sensibilità, nè differenze del potere di attenuazione della virulenza tra i 2 terreni; 2o che i risultati ottenuti non ne consigliano, nè giustificano la adozione; 3o che allo stato attuale delle ricerche, la preferenza deve essere data al terreno di Petra.gnani originale. AUTORIASSUN'l'O. -

L'A. ha. eseguito uno studio comparativo tra. il terreno

di Petra.gnani originale ed il terreno di Petr. modificato dal Laboratorio di Ri· cerche dell'Istituto P asteur (sostituzione del peptone con l'asparagina). I risultati ottenuti non hanno dimostrato vantaggi di sorta. e quindi non ne consigliano, nè giustificano l'adozione.


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TERRENO DI PETRAONANl ORIGINALE E MODIFICATO

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SCUOLA ALPINA DELLA R. GUARDIA DI FINANZA-PREDAZZO l.A.BORATORIO DI li"ISIOLOOIA DELLO SPORT D'ALTA MONTAGNA

CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELL'ALBUMINURIA DA LAVORO NEO LI SCIA TORI D ott. Salvatore Cultrone, primo capita.no medico

Le ricerche riguardano due gruppi di militari: un primo gruppo di 150 guardie di finanza distaccate dalla zona di confine e venute a Passo Rolle per frequentare un corso sciatori di 45 giorni (dal l 0 marzo al 15 aprile 1933); un secondo gruppo di 150 allievi guardie di finanza, quindi

reclute, venute a Predazzo per frequentare un corso normale di sei mesi alla Scuola Alpina. L 'urina dei singoli soggetti è stata esaminata prima e dopo l'esercizio fisico. Il primo gruppo, prima d'incominciare il corso, è stato sottoposto ad una prova di lavoro intenso, consistente in una. corsa veloce di circa 500 metri, ed bo notato che mentre nessuno presentava tracce di albumina a riposo, per effetto della corsa e cinque minuti dopo, sei ne presentavano fra l' l e 3 %o e 21 fra tracce evidenti e 0,50 %o· L 'esame del sedimento è risultato negativo. È da notare che questa albuminuria non è da ritenere da fatica, percbè a questo gruppo appartengono elementi arruolati da parecchi anni e provenienti tutti dall'alta montagna, dove sono stati bene allenati alle dure fatiche della vita militare e del loro speciale servizio. Dopo 45 giorni di corso svolto a Passo Rolle (m. 2000) con cinque ore di esercitazioni giornaliere e con allenamento metodico e razionale, i 27 soggetti che presentavano albuminuria all'inizio del corso, banno ripetuto la stessa prova di lavoro di 500 metri di corsa veloce ed ho notato che, per effetto dell'allenamento bene applicato, in 21 soggetti l 'albuminuria è scomparsa e solo i primi sei ne presentavano in quantità assai inferiore che all'inizio e cioè fra lievissime tracce e 0,40 °/00• Il rendimento di questi albuminurici è stato buono ed il loro organismo non ba risentito delle fatiche del corso; anzi una guardia che presentava all'inizio l 'l o/ 00 di albumina, alla gara finale, svolta su un percorso di 16 chilometri circa, con m. 500 di dislivello, si ò classificato. o.l t erzo posto su 50 concorrenti, compiendo il percorso in un'ora e 23 minuti. Anche gli altri banno compiuto perfettamente la gara, classificandosi in tempo massimo. Riguardo al tipo morfologico, tutti questi soggetti sono dei brevilinei puri e longilinei brevilinei, con i valori del tronco, arti, addome e tora~e inferiori al tipo medio-normale secondo le tavole del Viola.


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CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELL' ALBUMINUtlfA ECC.

L 'età va da un minimo di anni 21 ad un massimo di anni 31. Il secondo gruppo che comprende i 150 allievi guardie, è stato sottoposto all'inizio del corso ad una prova di lavoro, consistente in una corsa veloce di m. 200, ed ho notato che mentre nessuno presentava albuminuria a. riposo, per effetto della corsa 8 ne preH•ntavano tra l'l e 1,5oo j 0 0 e 26 fra. tracce evident i e 0,80 o/00 • Negativo l'esame del sedimento. Dopo cinque mesi di corso, svolto con a-ddest.ramento alla vita militare e alla montagna, i soggetti che presentavano albuminuria all'inizio hanno ripetuto la stessa prova di lavoro ed ho constatato che, per eO:dto deLl'allenamento bene applicato, in 24 è scomparsa completamente l'albumina e in 10 si è riscont.rata nelle proporzioni da lievissime tracce al 0,50 °/00 • Anche in questo gruppo che ha frequentato a Predazzo un corso sciatori ridotto, ci sono stati parecchi elemeuti che pur presenta.ndo albuminuria nella quant.ità da 0,50 all'l o / 00 aH' inizio, banno compiuto perfettamente la gara di mezzofondo, classificandosi fra i primi 10 arrivati. Anche qui predominano i br<>vilin<'i puri e i longili.nei brevilinei molto vicini al tipo medio-normale. L'età va da un minimo di anni 18 ad un massimo di anni 23. Si è visto dunque che negli sciatori, il lavoro fisico dell 'a.Uenamento bene applicato non produce alcuna azione dannosa sui reni, possiamo anzi ammettere un'azione benefica perchè l'albuminuria rla lavoro nella maggior parte degli sciatori è sparita coll'<'sercizio. :Mentre presso i non allenati la tossicità urina.r ia varia di continuo, e di tanto in tanto a intervalli ineguali, sempre corrispondenti a periodi di malessere gcnera.le mal definito, può aumentare notevolmente; negli individui regolarmente allenati la t.ossicità urinaria non varia. In essi non si l1 a più l 'emissione periodica, a periodi diversi, di urine ipertossicbe percbè l 'esercizio ba regolarizzato i loro processi di disassimilazione ed impedisce l 'accumulo di veleni n ell'economia. L 'albuminuria dipende da.U'irrita.zione dei tossici prodotti nel lavoro muscolare sull'epitelio renale, dall'anossiemia e dall'ossidazione incompleta dei rifiuti che banno luogo particolarmente nella. corsa (Hill). Non si parlerà quindi di albuminuria patologica ma di debolezza costituzionale del rene. Sono però d'avviso che l'albuminuria non si dovrebbe riscontrare nelle urine di individui sani ed in perfettll. efficienza fisica, perchè nei reni norma.li non deve p assare l'albumina e se questa compare è segno che l'organismo sopporta male lo sforzo (Ca:-;sinis). AuToRrASsUNTO. Dalle ricerche eseguite su due gruppi di sciatori, l 'A nella maggior parte di e;;si, con l'allenamento metodico e razionale, ha consta· tato la scomparsa dell'albuminuria da lavoro.


RIVISTA

SINTETICA

SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANIT A MILITARE GABINETTO DI TRAU~tATOLOGIA

Direttore del Gabinetto : dott. A. MALICE, maggiore medico

LA SIMP ATICECTOMIA PERIARTERIOSA Dott. Mario Plastfna, capitano medico

La chirurgia del simpatico rappresenta, secondo Pierre Marie, la chirurgia d ell'avvenire ed è talmente entrata nella pratica. chirurgica da rendere innumerevoli le osservazioni sui malati determinando, fra i chirurghi che l'hanno adoperata, i. pareri più discordi ciroa i suoi effetti nelle varie a.ffez:ioni. I risultati liìi potranno avere in pro o in contro solamente consultando tm'e.mpia statistica., basata. non solo sul numero dei casi, ma anche sulle specie di malattie che possono risentire beneficamente della chirurgia simpatica. Le arterie sono innervate da fibre mieliniche edl amieliniche o di Rema.k. Queste ultime costituiscono i n ervi vascolari che provengono dal sistema del gran simpatico. Le fibre a.mieliniche formano nella. tunica avventiziale tma rete a. larghe maglie, chiamata. p lesso fondamentale, da cui s i dipartono fibre che yanno a.d intrecciarsi intorno alla tunica muscolare in tm secondo p lesso detto intermediario o pcrimuscola.re. Da questo si originano altre fibre, molt-o pi~ sottili, che penetrano n ello spessore dello strato medio e vanno a. costituire un'ultima rete detta. intramuscolare da cui prendono <Origine le fibrille terminali che innervano le cellule muscolari. Oltre a queste fibre motrici le arterie posseggono delle fibre sensitive che penetrano nello spessore dell'intima e si risolvono in una. rete finissima detta. rete sottoendotelia.le. Secondo le cognizioni classiche, i nervi vascola.ri provengono dallo branche efferenti dei gangli della catena simpatica.: queste branche di volume molto vario, si irradiano in tutti i sensi e si distribuiscono, dopo un decorso più o m eno lungo, ai visceri, allo ghiandole, ed ai vasi investendoli e seguendoli fino alle loro più fini

rnmifìcazioni. Ricerche ulteriori (Guiilaume e Diaz) hanno dimostrato che i filetti simpatici eccitomotori, che camminano nella parete dei vasi, non sono fomiti a questa guaina a livello dei tronchi arteriosi in corrispondenza della radice degli arti, ma giungono alla tunica avventizia.le a gradi ed in modo progressiv·o, in ptmti differenti, lungo tutto il percorso delle arterie, sia che si tratti del tronco principale, sia delle .collaterali, sia dei rami di divisione. Con l'osservazione di circa sessanta. preparazioni, H irsch ha. stabHito che la maggior parte delle fibre nervose periarteriose sono provviste di mielina ed ha tentato di mettere in evidenza l'origine dei nervi che si trovano nei tessuti peria.rteriosi e nell'avventizia. vasa.le. In nessun caso è rh.~.seito il dimostrare la presenza di


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LA SIMPATICECTOMIA PERIARTERlOSA

lunghe vie nervos<· che accompagnino i vasi: così, per esempio, il plesso aortico non fornisce che pochissimi rami a ll'arteria ilia.c n, fu cui innervnzione è data. per la massima parte dal nervo geni to-ft>monde. Tutti i nervi d t>i vas i degli a rti provengono dai nervi periferici, così le arterie ASC(•Ilare cd omerale ricevono molte fibre dal plesso brachiale, in pi\1 l'omernle, D('] ter.-:o s uperiore, ha fibre che derivano dai nervi radiale e c u taneo m edia te d<'il"avambraccio, n e l t.erzo medio, dnl mcdinno. Sempre secondo Hirsch , i filetti D(' rvos i d <.'corrono ~D7Al. dttre diramazioni fino allo strato flSterno della muscolare e si anustomizzano lì con altri rnmuscoli che provengono dn altri nervi. Da q uesto plC'sso partono de lle d iramazioni di cui , a lcune vanno allo stt·ato musco lare, a ltri:' s i riuniscono per formare de i nervi che in parte si dirigono verso le collaterali de ll'arteria ed in parte s i perdono nel connettivo e nel tessuto ndiposo circosumte, mppresentando cosl, secondo l'A., le vie nervose per questi tessuti. Similmente a ltre ricerche tendono a. dimostra-re che fibre vaso-motrici decor· rono ne i nervi mis ti spina li e raggiungono ad altezze di verse le arterie nell'avventizia vRSale. A qneflto proposito Wiedkopf fece degli studi interes..c:anti: escluse con l'a.nestesia nevocainica i tre nervi che vanno alla mano, cioè ra<;liale, mediano e cubitale ed osservò iperemia. della mano con aumento della curva pletismogra.fica, che non si modificava s it\ con stimoli calorifici che dolorifici. Questi risultati dimostrereb· bero che tutte le fibre simpatiche decorrono nei nervi e non !ungo i vasi. In un altro gruppo di esperienze, sempre il Wiedkopf, esegui la. s impaticectomia pe riarteriosa. sul cane e non osservò alcuna. modificazione nel volume della zampa che l'e rò era sempre influenzata. da stimoli dolorifici lontani. Invece determinando un congelamento del nervo sciatico, osservò che la medesima za,m pa. si tumefaceva e non rflngivn pii:l ad alcun stimolo dolorifico lontano, deducendo così, che nel cane come ne ll'uomo, le fibre s impatiche efferenti decorrono solamente nei nervi misti spinali. Il La.wen confermò queste ricerche di Wiedkopf perchè in un caso di angiospasmo dell'arto inferiore, avendo praticato l'isolamento de l n ervo sciatico con l'an estesia cocainica e con il congelamento, otteneva la cessazione del dolore in modo completo. P er tant.o, oltre che n ell'avventizia. vasale, anche ne llo spessore dei nervi misti spinali esist.ono delle fibre simpati ch ~ centripete e centrifughe. Jabula.j ne l 1899 comunicò, alla Società di chirurgia di Lione, un metodo operatorio da. usarsi nella cura delle nevralgie rib<'lli, conllistenw nell' isolamento del tronco ar terioso r.ome si usa comunemente per proccd• re all'allacciatura. n Lariche, per il primo, par tendo da l concetto che bnst~ssCJ sezionare la guaina avventizit~.l e arteriosa per as.~i cur~:we la distruzione di tutte le fibre vasomotorie che mant-engono il tono capillare e che decorrono nell'avventizia vasale fonnando un pll'sso continuo dal cuore a lla periferia, pensò di denudare por un tratt.o moq~iore o minore l'~rteriu liùer-andolu. dalla s ua gut\iua avveu tiziale, in

moùo da ùi:sLrugg~:>re il ple~:;o

fondamentale dei nervi vaso-motori. Con le primo esperienze, Lerich e constatò che la denudazione arteriosa d<'t.er· minava uno spasmo immediato de Ha. parete arteriosa. al punto da ridurre a O la prt.<.'!ione arteriosa pe riferica, con vasocostrizione generalizzata a valle che durava da mezz'ora a c inque gion1i. In seguito notò una vasodilat.a.zionP. più pronunziata inizia lmente, che poi gradatamenw diminuÌ\·fl, ma che p<>rò dun•vn in complc;;so


LA SlMPATIOECTOliUA PERIA.RTElUOSA

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d ei mesi, accompagnata da iperemia cutanea con aumento d ella temperatura. Naturalmente ne conseguiva un aumento degli scambi nutritizi e delle va.rie funzioni de.! territorio a valle. Il primo intervento fu praticato nell'uomo nel 1914 per male perforante piantare e dopo i lavori di Leriche, questa operazione è entrata nel dominio d ella ch.irur:gia corrente. La sua diffusione è stata rapida e nello scorrere la letteratura si vede come essa sia stata adoperata nella quasi totalità delll' malattie d egli arti. La tecnica classica di Leriche consiste ne l sollevare con una piccola pinza una plica di avventizia, praticarvi con una forbice un'asola e tagliare la tunica estema, Iongitudinalrnente al vaso, per tutta. la lunghezza che si vuoi dare alla decorticazione; poi, ai limiti estremi dell'incisione longitudinale, praticare due incisioni circolari in modo da limitare a monte ed a valle il tratto da sirnpaticectomizza:ro. Fatto ciò, afferrato con una pinza uno d ei bordi del taglio loogitudinale, si pratica lo scollamento dell'avventizia con precauzione e con delicatezza dalla tunica media. Questo ultimo tempo è molto difficile perehè fra tunica estema e tunica media non esiste un vero e proprio piano di scorrimento e moltissimi autori dicono, nelle loro publicazioni, che quasi mai sono riusciti ad asportare il tratto di avventizia interamente, ma. quasi sempre a piccoli pezzi ed a brandelli. Al metodo classico sono state portate da vari autori numeroSt modifìcazioni: adoperare il bisturi invece della forbice per praticare l'asola primitiva sull'avventizia; afferrare per la decorticazione successivamente i due bordi del taglio longitudinale e praticare lo scollamcnto non in modo continuo per tutta la circonferenza, ma separatamente per le due semicirconferenze; fare solamente un taglio circolare

e poi tirare jn basso l'avventizia come si fa quando si rivolta una manica. Camera ha. pensato di iniettare del liquido sterile fra m edia ed esterna in modo da facilitare il distacco delle due tuniche. Per poter fare agevolmente l~ simpaticectomia è necessario sollevare il vaso con due striscie di garza (Tanarescu), oppure con due uncini smussi (Dominici). Da molti chirurghi è stato trovato utile riempire la ferita operatoria con soluzione fisiologica sterile, in modo da rendere bene evidenti i lembetti di avventizia che rimangono aderenti dopo la prima. manovra e che con maggiore facilità possono venire in segtlito asportati. Il pericolo più grave è dato dalla esistenza di collaterali che debbono essere allacciate e resecate. Durante la simpaticectomia. si ha sempre tlll'emorrngia a. nappo proveniente dai va..'la-vasorum, ma. questa viene facilmente arrestata con la sempliM compressione di un tampone di garza. È nooessa.rio inoltre che la. simpaticectomia sia eseguita. su un tratto ltmgo di arteria (6-15 cm.) e pos.<>ibilmente estesa a lle collaterali, ma che è sempre bene allacciare e tagliare per evitare il pericolo di emorragie. Sarebbe interessante potere stabilire la zona d e lle arterie in cui la simpaticectomia può essere più efficace. Le ricerche, eseguite da Durante a proposito del problema topografico d ella simpaticectomia, tendono a. dimostrare che, quando si vuole essere sicuri di interrompere il maggior numero di fibre simpatiche, occorre praticare la. simpaticectomia su arterie situate il più vicino che sia possibile alle lesioni da curare; in questo modo si ottiene una netta azione territoriale, non però in senso assoluto, in quanto non si può dire se la simpaticectomia abbia un'azione strettamente regionale. Nei sei casi personali, operati da Durante sulle piccole arterie, situate vicino alla zona lesa, si sono a\rute sei guarigioni immèwa.te. Al con-


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LA SlM:PATlCECTOMIA PERlA.RTERIOSA

trario, Gallarci ha praticato la simpaticectomia periarteriosa, per lesioni dell'arto inferiore, s ulla femorale comune piuttosto che su quella superficiale, affermando che uno dei vantaggi di questa operazione, fatta quanto pià in alto è possibile, è quello di influenzare un territorio più esteso. Per analogia con i lavori di Leriche, il DOppler (Vienn.a.) ha pensato di sopprimere i filetti simpatici con l'aiuto dell'acido isofenico, realizzando cosi una simpaticectomia chimict\. Infatti, distruggendo i rami simpatici va.sa.li corrispondent.i agli organi sessual i, si d etermina a carico di questi una congestione passiva che agisce sulla ghiandola sessuale nello stesso modo come la vasodilatezione che si ba dopo la decorticazione arteriosa. Anche il Pauchet afferma che la simpaticectomia chimica degli organi sessuali (Doppler), stimola. tutto il sistema endocrino, ringiovanisce il soggetto e solleva il tono generale; naturalmente è bene associarla al l'endocrinoterapia. Il Guadier ha sperimentato il metodo Doppler usando l'ammoniaca in soluzione commerciale, neutralizzata poi. con soluzione salina tiepit!E\. I l m etodo Dopr-ler è stato usato anche da Desplas sui peduncoli testicolari, ottenendo il ritorno della forza genetica tre volte su sei. L o stesso A., afferma che, nelle insufficienze ghiandolari, il metodo chimico presentit dei vil.ntaggi rispetto a quello chirurgico. Il Rocher, in Wl suo lavoro, riferisce che la dissociazione e l'allungamento degli elementi del cordone spermatico determinano un'azione uguale a. quella d ella soluzione di isofenolo di D oppler; questa operazione avrebbe l'importanza di una vera simpaticectomia perchè provoca una vasodila.tazione benefica per la ghiandola sessuale. A proposito della simpaticectomia. a.Ha Doppler, è necessario riportare gH esperimenti praticati, recentemente sugli animali, da autori Italiani (Luccbese. Siciliani). Il Lucchese, in una prima. serie di esperienze, ha visto che il m etodo chimico, praticato sulla carotide, ha i medesimi risultati di quello di Leriche e ritiene che sia da preferire il primo perchè applicabile in tutti i casi e meno pericoloso. In una seconda serie di esperienze, lo stesso A., che ha. praticato l'isofenolizza.zione degli organi genitali maschili, ha ottenuto i seguenti risultati: maggiore irrornzione &a-nguign~, diminw::io11e di vol\lme df.'llla. ghif.Wdola., m~ta. a.trofia d el parenchima ghiandolare con riduzione notevole della funzione spermatica, attiva proliferazione degli elementi interstiziali e maggiore quantità. delle cellule di Leydig. L'A. conclude dicendo che bisogna. essere riservati nell'adoperare sistematicamente il metodo Doppler a scopo di ringiovaniment-O. Siciliani ha notato che il metodo chimico, praticato sugli organi genitali maschili, determina sul parenchima. e sullo stroma testicola.r e un'ipertrofia ed un'iperplasia degli elementi costitutivi che va. fino al 30° giorno, poi dopo i 60 giotni, si hanno fenomeni di ipotrofia e di atrofia che persistono dopo i 120 giorni, con evidente rigenerazione degli sperma.togoni. Le ricerche, praticate da Jesu sulle alterazioni arteriose consecutive alla simpaticcctomia chimica, dimostrano ahe i processi conseguenti sono meno intensi di quelli determinati dalla decorticazione arteriosa di Leriche e che, dopo un mese circa, si ha lj\ restitutio a.d integrum. Prima di lasciare l'argomento della tecntca della simpaticectomia, è importante citare la n eurotomia pan~arteriosa di Brummelka.mp. Questo prooesso oonsiste nella sezione dei rami a.ffot-enti del reticolo vasomotore periarterioso e fu scoperto dal13. casualmente: nel pratica1·e una simpaticectomia peria.rteriosa., che fu dovuta


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interrompere prima d ella dissezione dell'avventizia porchè l'anestRsia era insuffi-

ciente, con grande meraviglia, l'A. notò miglioramento notevole del malato a cicatrizzazione dell'ulcera dopo 15 giorni; forte di questa esperienza, l'A. ha poi ricorso sistematicamente a questa operazione e, su 90 malati, circa il 70 % sono guariti. La docorticazione arteriosa det.ermina, ordinariamente, delle modificazioni che sono di vario ordine: l ) tma costrizione anulare del segmento arterioso denudato; 2) delle modific.1zioni di carattere generale a. carico dei quattro arti, di intensità sempre minore a seconda. che si considera l'arto operato. l'arto simmetrico e gli aJt.ri due arti. Queste modificazioni di carattere vasomot.orio e circolatorio passano per due periodi iv,versi: il primo, di riduzione della circolazione (va.socostrizione), si susseguo subito a ll'operaztone e dura da qualche ora a 4-5 giorni, il secondo di accelerazione della circolazione ed aumento di apporto di sangue ai tessuti (vasodi latazione) dura da du' a tre settimane, secondo alcuni, fino a qualche mese secondo altri. Lo spasmo vasaio della. prima fase colpisce anche i vMi venosi (Scalon e) e quindi il vuotamen to del sangue divien e lento. La contrazione è dovuta ad un eccitamento del simpatico, mentre invece la. d ilatazione è regolata dalle fibre del sistema spinale comune; quindi tag!iando i filetti simpatici, prevalt> l'azione spinale e si determina la vasodilatazione dei capillari. Però avendo di sopra. detto cho i fùetti simpatici vanno a finire alle art,erie a gradi e progressivamente, in differenti punti del loro percorso, ne vi<>ne di conseguenza che la resezione completa della guaina di un'arteria. n on produce l'interruzione completa della via simpatica e quindi non sottrae all'influenza. del simpatico i vMi situati a valle del tratto denudato. Infatti l'asportazione dell'avventizia provoca una costrizione anulare nella zona denudata e, secondo l'opinione di alcuni autori, non produce contrazioni vascolari nei segmenti situati a valle. Il fenomeno costrizione sarebbe, quindi semplicemente locale e si spiega molto bene con l'eccitamento determinato dal trauma operatorio sul sistema eccitomotore intraparietale. Il Guillaume ha notato, presso l'uomo, che il fenomeno vasodilatazione, che si determina dopo la simpaticectomia periarteriosa, non si limita al segmento di arto a valle, ma insorge anche a monte, non solo, e di frequente ancho all'arto opposto, indipendentemente dal punto a livello del quale è stata fa tta la denudazione. Il Robineau, seguendo il concetto di Guillawne sostien e che nella simpaticeci tomia si ba: l ) una contrazione anulare segmenta.ria puramente locale n ella zona di decorticazione dovuta ad un'eccitazione mecca.ni.ca sui centri va.somotori intraparietali; 2) un'azione estesa più pronunziata nell'arto operato; questa azione è da ricollegare ad 'UD.8. vasodila.tazione dovuta al sovrapporsi di meccanismi sensitivdifferenti; in mezzo a questi, fenomeni di conduzione antidromica., d 'a.'lSone riflesso e di ri.fiessi lunghi, passanti per la via del midollo spinale, dominano gli stati fisiopatologici delle modificazioni prodotte. Quindi si è ben lontani dalle idee che sono state punto di partenza. di questo intervento ed infatti il Lariche, nel 1924, cominciò ad ammettere che i fenomeni osservati dipendono da un'azione sui nervi sensitivi ed anche da fenomeni vasomotori rifiessi non ancora spiegati dalle attuali teorie. Wiedkopf e Lawen parlano di un'azione riliessa. vasodilatatrice con punto di partenza. dal Cl!dDpo operatorio ohe ritornerebbe dai centri, per la via dei nervi misti, arrivando ai vasi segmentaria.-


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LA SIMPATICECTOMlA T'ERI ARTERIOS.o\

m ente e ad altt.•zze di verse. Uffreduzzi, anche n el 1924, sostenne che l'azione della simpaticect.omia pot~~w essere spiegata da un riflesso provocato dalla stimola.zione portata sul simpatico che viene trasmessa al midollo e da quest.o, seguendo la via dei nervi misti, raggiungC'rebbe i va-si d eterminando la vasodilata.zione. Seguendo qu;>sti concetti. furono is tituitA\ muncrose ri cerche tendenti a dimostrare (come già. sopra si è d etto) ch e fibre simpatiche d eco n-ono ne lla guaina e n e llo spessore d ei nervi misti spinali. D ette fibre, tanto affcr<•nti che efferenti, abbandonano i n ervi misti spinali o guadagrumo i vasi vicini; la lo ro pl'('senza è utile a spiegare molte volte gli insuccessi d e lla simpaticectomia pcriart.eriosa. Stando a. queste idee è stat.o logico ammettere che, oltre che agire sul simpatico d e lle arterie, bisognasse aggredire anche le fibre che d ecorrono n e l connettivo peritronculare ne rvoso. Infatti i l Negro propose di inteJ·venirP sul simpa.tico perinervoso e Bobbio trattò col m etodo Negr o otto casi tipici di causalgia, ottenendone dei buoni risultati immediati. A questi si unirono Rolando, Donat-i, Scalone e Duranti che tentarono di rea.lizuu-e la distruzione de lla guaina perinervosa.. Il Palma, per studiare gli effetti de ll'ablazione del perinervio, istituì delle esperienze sullo sciatico d e l cane , spogliandolo de lla sua tunica, dalla origine fino alla sua biforcazione con tecnica rigorosa e me todica. I risultati ottenuti sono stati i seguenti: Claudicazione ed attitudine viziosa d ell'arto durante la. deambula.zione, mentre la. sua posizione è normale n e lla. stazione eretta.; aumento di volume del tronco nervoso dovuto a. tessuto cicatriziale fibroso; vncuit.à dei piccoli vasi profondi, che sono diltl.tati; formazione di connessioni vascol(l.ri fra essi ed i tessuti vicini; d ecolorazione segmentaria delle fibre n ervose; riduzione d nlla mielina in m asse amorfe . Dopo trenta o quaranta giorni si nota comparsa di neurofibrille nelle guaine vuote e, verso i 45 giorni, la rigen erazione è già avanzata.

Le modificazioni istologiche d e lla parete arteriosa, dopo la simpaticect<>rnia, furono studiate da vari aut.ori fra i quali il Carmona che si servì di venti cani di grossa taglia, che furono s impa.ticect.omizzati sulla. carotide e sulla femorale, dieci d a un solo Lato e dieci da t utti e due i !a.t.i. I ris ultati furono i seguenti: necros i parziale d e lla twlica media d el vaso con sostituzione , a periodi di tempo di lunghezza più o m eno varia, di t essuto COimettivnle che a un dipresso riproduce le caratteristiche della tunica avventiziale mancant-e . Inoltre osservò tentativi di prolife razione di fibre e lastiche e muscolari. Le fibre e last-iche n eoforma.te, in prosieguo di tempo, vengono spezzettandosi per cui si formano degl i e lementi corti e grossi a ssai simili a quelli d e li 'avventizia. normale. In un periodo di tempo abbastanza lungo, fino a qualche m ese, le fibre muscolari a poco a poco si atrofizzano, rogrediscono e scompaiono. Dopo circa dieci mesi, si nota ne l vaso operato una estesa e diffusa proliferazione connettivale che ricostituisce la guaina avven tiziale asport,ata che si estende anche alla media, sostituendo g li e lem enti propri di questa tunica; questa prolifet·azione agisce anche s ull'intima, in quanto si forma uno strato abbastanza spesso di cOJUlettivo fra. la lirnita.nte interna e l 'endotelio. Queste alterazioni sono maggiori operando sulla femorale, in grado meno esteso sulle carotidi. Inoltre si notano fenom eni di iperemia capillare diffusa, che persiste di più n egli organi interni che n o i distretti dei vaai opona.ti.

Gli esperimenti d i Colle e Pecco dimost.rano che si forma, sul posto dopo la


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sùnpatict>Ctomia, w1a circolazione collaterale, per neoformazione e dilatazione dei va.sa.-vasorwn d eterminando cosi una ipertrofia d e lle pareti vaacolari le quali acquistano una fragilità particolare. Le fibre amieliniche della tunica avventiziale, dopo la decorticazione, d egenerano con caratteri che sono stati indicati da Nottebamn. Detti caratteri sono rappresentati da assottigliamento d elle fibre che non riempiono più totalmente le guaine di Schwann e che, con la colorazione a lla nigrosina ed alla fucsina acido-aceto·picrica, si p resentano sotto forma di ammassi r egolari ed arrotondati. · La riparazione d elle fibre simpatiche avventizia.li avviene con le medesinle caratteristiche d elle fibre mie linichc, con la difi"erenza però che, essendo le fibre di Remak più semplici, i processi di rigenerazione si compiono più rapidamente . La cicatrizzazione d e lle fibre nervose, dopo la. simpaticectomia, è stata studiata da Wojeiewky, Schmidt, Nikolaieff, Leriche e Fontaine. Questi ultimi due autori hanno osservat.o, presso l'uomo, mediante una seconda simpaticectomia., che la tunica esterna di un'arteria femorale era costituita da un tessuto connettivo d enso che conteneva in sè numerose fibre amie liniche disposte e ripartite irregolarm ente e disordinatamente. Le conclusioni di tutte queste ricerche sono state le seguenti: non si è mai osservata l.a formazione di tm n euroma di cicatrizzazione dopo la simpaticectomia periarteriosa; ne llo spazio da tre a quattro mesi la tunica I}Vventiziale si riforma in modo completo e la rigenerazione s i fa probabilmente a spese delle fibre di Remak sopra e sottog iacenti al tratto operato.

INDICAZIONI. Fare un quadro completo d e lle indicazioni d ella simpaticectomia peri arteriosa non è molto agf•vole. É servita di guida, a questa esposizione, la comunicazione fatta da Leriche, al 36° Congresso francese di chirurgia tenutosi a Parigi nell'ottobre 1927. Nel consultare la letteratura sull'argomento si vede che i risultati, qualunque sia. il chirurgo, qualw1que s ia la tecnica, sono incostanti; molte volte sono favorevoli, spesso negativi e quando il risultato inlmediato è st.ato soddisfacente , in molti casi, i disturbi recidivano. Que.<:>ta operazione è stata adoperata nella quasi totalità delle malattie d egli arti ed in genere in malattie croniche di cui la guarigione è difficile e forse impossibile e di cui la patogenesi è oscura e quas i sconosciuta. 1o - Sindromi dolorose d egli arti:

In queste sindroini bisogna ricorrere alla simpaticectomia quando si è ben sicuri che il dolore è provocato da una lesione che d etermini il disturbo dell'innervazione vasomotoria: a) nella causalgia, che si ritiene w1a malattia simpatica, ma la cui patogenesi è oscura, si deve praticare la sinlpaticectomia quando sono riusciti inefficaci gli altri mezzi (alcoolizzazione di Sicard, neurectomie limitate al bisogno). Quando vi è anche una oblitera.zione arteriosa è bene reseca.re il tratto obliterato, perchè cosi s i realizza una vera e propria simpaticectomia. Sarà opportuno, per ciò che è stato esposto più sopra, associare una simpaticectomia peritronculare nervosa secondo il metodo di Negrò. Lo Speciale ha avttto un caso di guarigione con la sola asporbazione della guaina d ello sciatico. Cotte in w1 caso di causalgia nel


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LA SWPATICECTOMIA PERIARTERIOSA

dominio del mediano ha avuto una guarigione, liberando il n ervo e praticando la simpaticectomia dell'artRria omerale; b) monconi dolorosi: secondo l'opinione di Lericht>, il dolore dei monconi non è univoco e :;i pr·esenta sotto tre tipi principali, dovuti ciascuno a tre meccanismi different,i. La simpnticectornia deve essere precoce, quando i monconi dolorosi si presentano con pous:sécs vasomotorie, edema, cianosi ed ulcerazioni. 2o - Sindromi vasornotorie degli arti: a) morbo di Ra.ynaud: È nece~ario prima. di praticare la. simpaticectomia, in questa maltlttia, di a.ccertarsi bene della diagnosi secondo lo schema di Raynaud stesso. La successione doli e tre tappe classiche, che si iniziano sempre con sincopi locali, l'evoluzione della malattia per crisi con integrità della circolazione negli intervalli, accertata mediante l'osciJlometro, rappresentano i segni sicuri della malat.tia. Infatti Charbonelle e Massé pubblicano un caso di falsa sindrome di Raynaud, in cui la simpaticectomia periarteriosa è stata seguita da insuccesso, mentre invece riportano un buon risultato in un caso di vera. e propria malattia. Nelle sindromi di Raynaud bene accertate è necessario ricorrere prima alla cura specifica ed alle iniezioni di instùina. II Barley è convinto che la decorticnzione arteriosa attenua rapidamente i sintomi della malattia. di Raynaud; il MUller, in tre cnsi, ha avuto due guarigioni persistenti, una dopo sei anni, l'altra. dopo sei mesi. Quando la s indrome è unilaterale, il Leriche consiglia di ricercare la presen.1.a della costola cervicale e, se esiste, asportarla. Il :M:UIJer riporta un caso di sindrome di R., dovuto a presenza della costola cervicale, operato con successo; b) nella sclerodermia, sclerodattilia e dermatite atrofizzante, la simpati· cectomia periarteriosa. agisce beneficamente p1·aticata. in tempo e quando le lesioni non sono avanzate; questa operazione fa retrocedere quelle alterazioni che non sono irreducibili. In otto casi trovati, scorrendo la letteratura, sono stati riscontrati quattro risultati benefici e quattro insuccessi.

3o - Malattie organiche de11e arterie: a) lesioni traumatiche:

È indicata la simpa.ticectomia in quanto favorisce la. costituzione del circolo

collaterale, perchè determina la dilatazione del territorio vasale che deve dare e di quello che deve ricevere. È bene farla sostituendo alla semplice allacciatura la resezione del tratto arterioso fra due fili; inoltre combatte i disturbi generati da una legatura o da una trombosi traumatica. A questo proposito è opportuno ricordare le idee di Leriche circa le occlusioni arteriose, in seguito a legatura, trauma, trombosi acuta, arteriti da congelazione, embolie, arteriti localizzate e trombosi recenti da arteriosclerosi. Il predetto A. ritiene che, quando un'arteria è obliterata, i suoi nervi non rimangono indenni, ma subiscono un'ipereccitazione prodotta dalle modificazioni trofiche che insorgono nella. parete dei vasi; i disturbi possono essere sia nel senso della vasocostrizione che della va.sodilatazione. Quindi il tratto di arteria obliterata si trasforma in un nervo simpatico ammalato ed oltre agli accidenti meccanici dovuti all'occlusione dell'arteria si hanno dolori, cianosi, disturbi trofici, ipotonia. muscolare, provocati dall'eecitazione cronica dei nervi della parete · vasale, che scompaiono con l 'arteriectomia.


LA SThiPATICECTO MIA PERIA.BTERJOSA

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Il Lanos riporta un caso di ematoma. d e l polpaccio da f('rita <h· ll 'art<-ria poplitea; ogli ha praticato, invece della semplice legatura, w1a resezione di W1 picc olo segmento arterio;;o e di più immediatamente tula rc>.->ezione d C' l simp~t tico perifemora.lc al triangolo di Scarpt~, p<:'r prevenire gli inc id<•nti ischt"mici. L 'A. non ritiene che, in un caso uguale, sia pre feribile la rC'sezione, che sopprime delle collaterali utili, alla legatura; la simpaticectomia, in questi casi, ha dei risultati t roppo incostanti perchè se ne possa fare twa regola; b) arteriti senili: ln queste arteriti non s i ha mai l'oblit.·nniono anatomica completa ed in ciò differisce da quelle giovanili. P erchè sia utile lt~ simpaticectomia., è ncCt:'lS:sario dirimere con giudizio i casi e, per la sua applicazione, occorre esaminare la malattia nei tre stadi differenti: doloro, claudicazione intermittt'nte ~ cangrena. Le. simpaticcctomia. è indicata. solamente quando i dolori sono prcmoJùtori d ella cangrena e si accompagnano a crisi vasomotorie nette, con raffreddamento e stadi di cianosi. Quando il dolore è continuo ed a tipo neuritico allora rispondono bene le neurotomie multiple alla. Quénu. • Nella claudicazione intermittente, essendo questa dovuta a. diminuzione dell'afflusso di sangue ai muscoli in movimento, durante la deambulazione, deter minata da l restringimento d el calibro dell'arteria, la simpaticectomia, secondo Leriche, non produco buoni risultati se non eccezionalmente. Il Grauzelle riporta. un caso di guarigione, datante da due a1m i e mezzo, per opera di una simpa t iceotomia perifemorale bassa.. Nella cangreua da arteriw senile, secondo il parere concorde d egli autori, la. simpaticectomia ha scarsi risultati a meno c he non si tratti di stadi inizialissimi, linùtati ai dolori, a~fissia, cianosi e formicolii (Avoni). Il Leriche ritiene che la simp aticecti.omia posSt\ migliota.re alcuni stadii di cangrena, pur ammettendo che alla obliterazione di un'arteria non corrisponda perfet~amente la cangrena d ella zona dall'arteria stessa irrorata. Il Mliller, nei suoi casi ha. notato un miglioramento d e l dolore, ma non ha notato a lcuna influenza sul processo di sfacelo. c) arterit i giov_a1ùli: dal ptwto di vista. patogenetico, queste forme costituiscono un gruppo molto esteso e confuso, però dal punto di vista clinico e fisiologico evolvono sempre in due stadii differen ti: nella prima fase i disturbi sono lievi e passano in genere inosc;ervati e si rendono clinicamente manifesti, q uando la malatt ia è arrivata a lla seconda fase, ossia quando la conseguenza d ell'obliterazione arteriosa si ripercuote sull'avventizia.. In genere in queste forme è necessario escludere prima. di tutto la. s ifilide, per mezzo d e lla cura specifica, anche quando la reazione di W'a.ssennma.nn è negativa. Tolta dal campo etiologico la sifilide, le arteriti giovanili s i possono dividere in quattro categorie: l) forme localizzate di natura traumatica, per cui, invece della simpaticectomia, è indicata l 'arteriectomia estesa; 2) forme tardive dopo i congelamenti: i risultati in genere sono buoni, poichè la simpa.ticectomia agisce direttamente sulle piccole arterie; 3) forme post-infettive: si sono avuti dei buoni risultati specialmente a. d ett,a. d egli autori russi (tifo addominale, t ifo esantematico); 4 ) trombo-angioite o malattia di Buerger: siccome in queste forme le arter ie sono obliterate nei loro rami periferic i, la. siropaticectomia non è in grado di provocare la. d ilatazione necessaria e pertanto i suoi effetti, secondo l'opinione di Leriche, non sono duraturi. Il Muller, su 17 casi di trombo-angioite obliterante, ha.


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J.A StMl'ATI CEOTOMIA PERIARTERIOSA

avuto solo due casi di guarigione, non otteJ,,mdo nei rimanenti eh €' un mi~Iiora.mento temporaneo. Ne lle arteriti giovanjJi, sarebbe opportuno unire all'operazione simpatica la surrenalectomia, l'insulinoterapia., t> la somministra.zione di preparati ovarici o testioolari. Infatti Goina.rd, Pieri e Gueòy pubblicano un caso di endo-arterite giovanile in cui hanno ottenuto fe lici risultati, associando la simpa.ticectomia e l 'insulina. che si erano d imostrate inefficaci adoperate isolatamente. In un caso di arterite ornerai!" oblit.erant~. da cau.~ sconosciuta., il Cain ha avuto buoni effetti, consistenti in cessazione completa dei dolori e in rimpristino de l colorito normale. persistendo i segni d oll 'oblit,eraziont> arteriosa; questi risultati si sono mantenuti int<>gra.lmente per due anni. P t>r Robineau le arte riti obliteranti conf1"m1ate costituiscono una contro indicazione operatoria: gli incidont,i sono numerosi, le amputazioni non sono evitate e non sembra dimost.rato che la simpaticectomia permetta delle amputazioni piì1 economiche. 4o - Ulceri croniche:

Nello scorrere la letteratura, balza subito agli occhi, come la. decorticazione arteriosa abbia dei risultati brillant.i nella cicatrizzazione delle ulceri croniche situate noi torri torio a valle dell'arteria simpa.ticectomizzata non solo, ma anche a distanza e qualche volta sul lato opposto. Però in tutti i casi è neces.'lll-rio a~ociare anche la rimozione della causa che sostiene l'ulcerazione e che varia a seconda della natura de ll'ulcera (soppressione di varici. resezione di calli esuberanti, sterilizzazione de lle piaghe). Infatti Loriche e Font.aine, con le loro esperienze, hanno stabi lito che alla simpaticectomia bisogna unire la disinfezione rapida delle ulcere: in primo tempo fanno la s impa.ticectomia per modificare il terreno, in secondo oompo, mediante innesti, portano aul po;;to dell'ulcera de lla pelle sana. a) nelle ulceri croni<:he di origine traumatica la simpaticectornia. periarteriosa ha dato buoni risultati, si sono avute guarigioni in otto giorni; così anche ne lle ulcerazioni su cicatrici da scottatura.; pe rò,è bene associarvi anche degli innesti; b) ne lle uloerazioni consecutive a congelamenti, la simpa.ticectomia prati. cata a distanza, non rie.<;ce che eccezionalmente. Robineau ne pubblica due casi, di cui il primo guarito rapidamente, ma recidivato, il secondo interessante per l'azione tardiva della simpaticectomia.. Il Sirneoni, nelle sue ricerche sperimentali, fatte sui cani, afferma che ne lle ulcerazioni da congelament.o la decorticazione arteriosa provoca una modificazione favorevole che è sempre temporanea; c) ne lle ulceri varicose vere la simpaticectomia ha sempre, in genere, sortito de i buoni e ffett i, ma bisogna che sia preceduta dalla asportazione dei pacchetti varicosi e dalla sterilizzazione della piaga.. È b ene anche far precedere all'operazione un riposo a letto di circa ven t i giorni, per migliorare le condi zioni di circolazione de ll'arto. Il Durante, partendo dal fatto che ne lle ulceri varicose si hanno anche de lle alterazioni dei tronchi nervosi, consistenti in fatti di nevrite interstiziale iporplasica, ha ottenuto de i buoni risultati, sia. da punto di vista de lla guarigione rapida che dal punto di vista d ella persistenza della guarigione, mediante la. n eurotomia del safono intorno, associata alla simpaticectomia perifemorale. Lo stesso A. consiglia in modo speciale la. safenectomia alta (terw medio de lla coscia) e la. soppressione de lle anastomosi simpatiche fra il tronco del safeno interno e la guaina arteriosa (femorale e grande anastomotica);


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d) nei casi di ulcerazione dovuta ad accessi di flebite recidivante, la s impaticectomia. non è indicata, il metodo curativo migliore consiste nell'asportazione d e l tratto venoso obHterato. 5o - Ulcerazioni di origine nervosa: Scorrendo la letteratura su 15 casi di male perforante piantare, sono da annoverare sette casi di guarigione ed un miglioramento. P erò il Leriche afferma che, a torto, si ritiiene questa malattia il trionfo della decorticazione arteriosa; a questa è da preferire il trattamento prolungato degli arseno-benzoli. 6o- ContrattLu·e, mioclonie, malattia di Wolkmaru1: In un caso di contrattura trofìca, trattato con la simpaticectonùa, Miiller riporta. tm successo, però in quelle di natura. centra.le la decorticazione arteriosa. è assolutament-e controindicata. Circa la malattia di Wolkma.rm, la cui natura non è ancora ben chiarita, varie teorie patogenetiche attualmente sono in valore (teoria iscbemico-miogena, nervosa e simpatica). Questa forma. consiste in una m•crosi ischemica muscolare consecutiva ed una contusione art<>riosa. Quando l'ischemia è completa ed il muscolo è ucciso completamente, la lesione è irreparabile e la sìmpaticectomia non sorte alcun effetto. Può dare dei buoni risultati nel primo stadio, quando la sclerosi non ha invaso tutti i muscoli. In quattro casi trovat.i nella letteratura, quello d el De Gaetano è stato seguito da guarigione, sull'altro pubblicato da Charbonelle e Massé, l'influenza. della simpaticectomia. si è esplicata solamente sull'elemento dolore, ser1za modificare affatto la flessione permanente d e lle dita. Negli ultimi due casi di Ceballos e Gioia i risultati furono ottimi: in uno non residuò che una supinazione incompleta della mano, nell'altro vi fu la restitu· zione fw1zionale completa in 42 giorni. 7) Ma.la.ttie d elle ossa e d elle articolazioni: a) ritardo di consolidamento, pseudo- artrosi: T enendo presente i fatti che si svolgono nel processo di guar1g1one delle fratture, dopo aver esclusa la natura luetica delle alt.erazioni, è facile comprendere come la simpa.ticectomia possa dare d ei buoni risultati: infatti la iperemia e la dilatazione dei capillari, che derivano dalla decorticazione a rteriosa, accelerano il processo di formazione del callo. Florescu pubblica un caso di pseudo-artrosi dell'avambraccio, in cui la. radiografia faceva vedere assenza completa della rigenerazione ossea. accompagnata da. rarefazione d ei monconi ossei. Praticata la simpaticectomia tre m esi dopo il trauma, w1 esame radiografico mostrò la formazione dì un buon callo con rest itutio ad integrum della funzione d e ll'arto. Mathìeu, Thalhcimer, Larget, Laman, Gaurdon, Cop e Mage hanno ott('nuto dei buoni risultat i con la simpaticectomia in casi di pseudo-artrosi della gamba, osteoporosi post-traumatica e ritardo di consolidamento delle frattw·e. Il Santi ba visto che, negli innesti autopla~tìcì, la decorticazione arteriosa d etermina. w1a rapida. e solida connessione dell'osso iru1estato col porta-innesto; i fenomeni neoformativi e regressivi che di solito accompagnano l'evoluzione di questi innesti, sono più rapidi; b) tubercolosi osteo-articolare: Poichè la s impaticectomia rappresenta tm mez~to potente per provocare l'iperemia., si pensò di applicarla nella cura d e lla tubercolosi osteo- nrticolare. Il • - Giornale di medici11a milita·re.


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LA SIMPATICECTOMIA PERIARTERIOSA

Leriche è dell'opinione che l'opera~ione simpatica agisce in modo benefico, in quanto determina un'azione di troficità. com1ettivale e di osteogenesi, ma. non perchè riesce a soffocare il procedere delle fungosità tubercolari. Nel consultare le ricerche di Gundermann, Sebestyenne e Fontaine si vede come la simpati· cectomh~o sia controindicata nelle forme chiuse ed in piena evoluzione di tuberco· losi chirurgica, in quanto sembra che invece di fare regredire le lesioni, favorisca. lo sviluppo del bacillo di Koch. Al contrario nelle forme antiche e fistolizzate, la decorticazione arteriosa agisce in modo rimarchevole, in quanto provoca una. eliminazione più rapida dei sequestri e delle parti caseose necrotiche, in modo che il processo si avvia. rapidamente verso la guarigione. È evidente che, quando si hanno delle lesioni ossee in via di sequestro, alla simpa.ticectomia bisogna associare un intervento chirurgico sull'osso malato. Considerando le altre forme di tubercolosi, sembra che la. decorticazione arteriosa agisca. favorevolmente nelle forme iniziali di lupus e di infiltrazioni dermiche. Il Canestro ha voluto sperimentare l'ablazione del plesso carotideo di Haller semplice od associato e. simpaticectomia. del bulbo carotideo nelle laringiti tuberculari disfagiche; ha ottenuto dei risultati soddisfacenti per tutto ciò che riguarda l'elemento dolore. In ogni modo, allo stato attuale della questione, non si possono formu· lare dei giudizi definitivi; l'argomento merita di essere ancora studiato per stabilire le indicazioni precise.

(so -Malattie delle vene, edemi ed elefantiasi: a) nella evoluzione delle flebiti, nella produzione dell'acrocianosi ha una grande importanza il ven<>-Spa~o, il quale produce li cordone venoso all'inizio della fiegma.sia alba dolens. Pertanto, nella. patologia venosa, esiste un elemento vasomotorio avventi· ziale considerevole. Dai fatti fino ad ora osservati si può affermare che le simpaticectomie e le re.'3ezioni venose migliorano i postumi della flebite e della periflebite, fino ad ora ritenuti incurabili; b) edemi chirurgici: per questi si ammette la patologia meccanica e la stasi venosa, però in realtà la legatura e la. resezione venosa, negli studii spe· rimentali, non producono che un edema molto passeggero. La simpaticectomia periarteriosa. è dimostrata, negH edemi trawnatici, formalmente indicata, perchè ha fatto scomparire subito i disturbi della. vaaomotilità.. Al contrario, negli edemi spontanei, la decorticazione arteriosa si è dimostrata. inefficace; il vero trattamento consiste nel resecare il segmento venoso obliterato: P or la elefantiasi il trattamento simpatico deve essere considerato un tratta.· m ento coadiuvante secondario, perchè conosciamo molto male la patogenesi degli stati elefantiasici. Oltre a queste indicazioni, cui la simpaticectomia. ha. riposto con maggiore o minore successo, l'operazione eli Leriche è stata sperimentata in dive.rsi stadli morbosi con risultato vario: Aneurismi dell'arteria poplitea (simpaticectonua e legatura del vaso) due casi, due guarigioni. :Vlorbo di Dupuytren: un caso, un insuccesso. Dolori degli arti da emiplegia cerebrale: due casi con due miglioramenti.


LA SDlPATlCECTO:\IIA PERlARTERIOSA

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~e irit<l dolorosa (~<impat icolifli del

prrhmcolo rena le): un caso, un successo. Ematuria essenziale: un easo, tma guarigioni:'. Emicrnnia. (simpnticectomia dell'arteria fnccinle): m1 coso, un insuccesso. Epilessia generalizzata (simpaticectomia. carotidea): un caso, uno. guarigione quasi completa. Ipercheratosi piantare: un caso, \ma guang10nc. Lesioni antiche dei nervi periferici: sei cosi con searsi efft'tti. Eczema. d elle mani: un caso, una gtJarigione. Pr()C('ssi infiarnmatorii: ristùtati nulli (esperienze su cani). Ferite cut(~nee: dal lato simpaticectomizzato si nota un accrescimento· maggiore d ell'epitelio, un maggior numero di capillari neoformoti, una. dilatazione evidente di quelli preesis tf'nti e, quello che è più importante, nessun \atto n ecrotioo. C"():\fPLIC'AZIONI. Le complicazioni della simpoticectomia periarteriosa sono rappresentate da:· 1o P eriorazione dell'arteria. durante la denuda1.ione. 20 R ottura e perforazione secondaria dell'arteria nel tratto simpaticectomizza to; ao Trombo-o:rterite poat-operntoria. 4 0 Aneurismi ed cmatomi aneurisma.li. 10 - La perforazione nel corso dell'asportaziona della guaina avventiziale in genere è benigna, però qualche volta. sono stati descritti casi di ca.ngrena dell'arto; solo una. volta si è avuta. morte immediata per emorragia. Ad evitare questa complicazione, a parte una tecnica rigorosa, è necessario non praticare una denudazione eccessiva., evitare la sezione delle piccole arterie collaterali rd operare su arterie perfettamente sane. 20 - La perforazione secondaria rappresenta una. eventualità molto grave, • p crchè in genero è seguita da morW improvvisa oppure da fenomeni gravi, per cui si deve ricorrere all'amputazione. Quasi sempre è dovuta ad una decorticazione troppo estesa; la tunica muscolare non è stata intaccata, però può cedere in seguito all'urto dell'onda sanguigna.. Le arterie che presentano segni di arterite, fibrosi periarteriosa, si rompono pili fncilmente per il meccanismo della ischemia e della necrobiosi asettica, che appare simultaneamente in tutte e tre le tuniche arteriose, ma non si determina l a rottura., se non quando la tunica media è necrosata in tutto il suo spessore. In altri casi la rottura secondaria è dovuta. alla necrosi parziale della parete arteriosa che resta privata dei vasa-vasorum. Infine può essere provocata da insorgenza di fatti flogistici che, ulcerando il vaso, dànno luogo ad una emor r agia secondaria (Caso di Schròder). Il Damon ha raccolto nolla letteratura otto casi di rottura secondaria dell'arteria. femorale; cinque riguardano individui giovani operati di endo-arterite obliterante giovanile e tre vecchi operati per cangrena. Di tutti questi in uno solo ò stata rilevata una infiltrazione infiammatoria delle. regione operata. In sci casi l'emorragia fu preceduta da stillicidio sanguigno o da. piccole emorrAgie. Nei casi, in cui fu praticato l'esame istologico delle pareti vasali, furono rilevati dci . fatti di necrosi ischemica, interessanti lo st.rato elastico


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LA SlMPATlCECTOlllA PEHlARTEHIOSA

avventiziale e lo strato muscolare. In una donna, operata di simpaticectomia femoral e, in nona giornatn, insorse una. emorragia fulminante; a ll'autopsia fu constatata una rottW'a par~ial e d e ll 'artt•ria, in corrispondenza di una piaga di sfacE\lo, senza presenza ili fatti suppurati\; d e lla ferita operatoria. I pericoli d e lla rottuxa secondaria sono tanto maggiori, quanto più si opcrs su art.e rie di f:,TI"OSSO calibro; infatti gli unici due casi di simpaticectomia del· l 'arteria iliaca est<:rua (Briining e ::\latons) furono seguiti da emorragie secondarie mortali. 3o- La trombo-arterite sc..'Condaria. sembra essere provocata dal traumatismo operatorio, il quale, per azione di trazioni continue e ripetute e per le manipola· zioni cui va sog~Z..tta l'nrtcr·in, determina d~?lle piccolr rotture d ell'intima., che sono punto di part.enza. d e ll'affezione. COXCLlìSIONI. D a quanto sopra è stato esposto, consultando la le tteratura sull'argomento, si può concludere quanto segue: 1o - La simpaticectomia periartcriosa non d etermina in modo completo l'interruzione d elle vie ecoitomotrici simpatiche, sia per l'esistenza di fibre sim· pat.iche che d(.'COrrono nei ne rvi misti, s ia per la presenza di una rf'\t.e simpatica. sit.uata n e lla twuca media. 2° - Il suo modo di agire si esplica. con una. aggressione sui nervi misti. che rappresentano punto di partenza di riflessi di cui l'inizio è dato da una vaso dilatazione generale, maggiore sull'arto operato. 30- La denudazione di un'arteria, per un tratto di grande lunghezza, sem· bra. n.on essere una condizione indispensabile di successo, piuttosto avrebbe valore la topografi~l. d ell 'arteria simpaticectomizzata; alcuni ri tengono che la. decortica· zione tanto più ha valore quanto più si pratica vicino alle lesioni che si vogliono curare, altri invece pe nsano che la simpaticeotomia influenza un territorio mag· giore, se fatta quanto più in alto è possibile e in vicinanza della radice dell'arto. · 40- L'operazione non è as.~olutamente benigna. ed inoffensiva; si possono avere, sia pure raramente, accidenti di perforazione o rotture secondarie, che possono compromettere la vitaliti1. d ell'arto e l'esistenza del malato; naturalmente molto dipende dalla. rigorosità della tecnica e dalla. qua.ntit.à. di avventizia asportata; 5° - Le indicazioni operatorie sono multiple; i risultati sono, in moltissimi casi soddisfacenti, spesso contro.ddittorii ed in quelli favorevoli non è molto chiaro il meccanismo di azione; questo donà. es.«ere delucidato con uno s tudio accurato di fL<>iopa.tologia e con lo. conoscenza. esatta detle malattie in caUStl.. 6°- I risultati vicuù in genere sono buoni, perchè è attivata temporaneamente la circolazione in un arto in cui era diminuito l'apporto arteria.le del sangue: i risultati lonhmi buoni sono molto minori e non sempre pos.<;ono essere attribuiti con sicurezza. all'operazione; 7°- Si può ricorreJ-e alla simpaticcctomia quando i mezzi di cura comune falliscono e quando s i possono dare a l malato dci benefizi sicuri e certi, anche temporanei. In molti casi è bene associare alla simpat.icectomia pE'riarteriosa, la simpati· cectomin pt>r itroncula.re nerYosa di Negro.


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LA 811\rP ATICEC'I0::11IA PERL-\RTERIOS.o\

At:'.rO:RUSSUNTO. L'autore, dopo an~re esposto le nozioni anatomiche e fisiologiche del simpatico perivaSI:de, passa a d escrivere l'azione fisiopatologica, le modificAzioni istolof!iche, le indicazioni e le complicazioni d ella simpat.icectomia periarte riosa. Conclude dicendo che il meccanismo di azione della simpaticectomia non è ancora ben chiaro e che si può ricorrere a questa operazione qnando i mC'zzi di cura comune fa lliscono e quando si possono dare a l malato dei benefizi sicm·i e cc11.i, anche temporanei.

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PATEL ot :;.~.~3.\lUJ. - Plai~ u IT Ì'lU'II.•t n;pparaes Sttr une ~icatrice n:ostJOSI/Illilese: (Jtu::rison vnr St/tnpatliiceclomie Um.Qru/.e. ::>ociété Xntlonalo de )[éùocino et rlos Scie ncos Mé dicalos dc

TJ\·on, l 5 )flOV ier HI:JO. PAOOH f:T . -

fln ·P.tnri.•.• enumt TJ<tr SJJITl!JU~M.cectornie cltimi.que àe8 olan.ctes se.rtu::lles. Sociét~ de )1é·

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RoOBACRF.FP. -

R.u~s~. - Su. i ri-41f..U'lii tl~Jlnitl~;t dellu <"Ì fii.JJ<tlicec;/t)ulia tu; riar terio"fl· • Deut . Zelt..."tcb. f . Cbir. ' •

torno OCXV. f!l<c. ~~-~ mMzo l!J'lll . nocrrER. - ";:Jnt(lfllh•,l'/•mt ie et ord>i•lvpc.ri~ . Socil:t(• du )(étleciuc: et dc Chirurgie de Borùeau~. séance 1\nil 111·~9.

1 .

..


!, A SI:MP.&TIOEOTOMIA PERIARTERIOSA

Si l

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VooEL ut. ~;u~;:tU.tl<. -

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\Vf:RT tu: r.,tFft. - 'l'rou&les vaso- moteurs t i ùot.tloureu.T du mem.bre soup!Jrieur awarus tar di<Jcment

' 'Ile< <LI> anl'ie•t bleuJ de fJI<erre. S!ftttpatll~rlomi~ f>Jr~-artlrie/le Sciété de Cblrurglode L)·OD

1 O d éc. 1931.

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ATTUA.LITA E COMMENT I

IL SERVIZIO SANITARI O IN GUERRA PER l COLPITI DA GAS TOSSICI Il colonnello chimico-fa·rmacista. prof. Alfredo P agniello ha pubblicato una monogra.fia dal titolo Chimica di guerra (Rassogna di Clinica, T erapia e Scienze affini: ff..sc. 3, maggio-giugno l933~XI). Riguarda il Servizio sanitario anUg<l8 in g1terra e vi sono espresse idee e proposte sulla organizzazione di esso. Poichè S. E . il Sottosegretario di Stato alla. Guerra ha esortato gli ufficiali a recare co1~ la chiara e serena esposizione delle loro idee il proprio contributo allo stttdio e alla soluzione dei problemi tecnici-milita.f'i, mi è sembrato conveniente che fosse conosciuto il parere di un ufficiale medico sull'argomento, che il colonnello professore P agniello ha svolto, come sempre, con la ben nota competenza chimica. )iaturalmente non ho la più lontana intenzione di polemizzare, ma. di opporre idee a idee, col solo intento (ciito ancorale parole della circolare di S. E. il Sottosegretario) di s•uacitare interessamento, meditazione, e anche cordiale d'i.acu~B-ione. Dichiaro subito che condivido ta.luni concetti espressi dall'A., e discordo da lui in molti altri. Sarebbe certo opportuno che chi legge questa mia nota. conoscesse già la. mono· grafia. Poichè ciò non è forse possibile, procurerò di seguire l'A. capitolo per capitolo, esponendo l'argomento in modo che sia facile intendere quale è il suo pensiero e quale è il mio.

Il servizio sanitario antig<l8 in campagna. Di.9tintivi di neu.tralità per il servizio sanitario antiga8 in campagna. L'A., dopo alcuni cenni sui mezzi di protezione individuale antigas (maschera polivalente) e sulle cause che possono concorrere a. diminuire il valore preventivo e difensivo della maschera, afferma che è indispensabile una completa e severa preparazione degli ufficiali medici e del personale che sarà addetto alla raccolta e alla cura dei gassati .

Non vi può essere nulla da obiettare a questo suo giudizio . Infatti presso la Sc\10la di applicazione di Sanità. miHtare sono impartite istntzioni sugli aggressivi chimici e sulla terapia dei gassati. In sèguito l'A. sostiene che avendo iZ Seroizio chimico di guerra il cèmvpito di appre8tare i mezzi di offesa, è ttgUalmente allo stesso che det--e speUare lo 8tudio e ùz. dipendente costituzione del aìatema dijenB-ivo, compreTUlendo in esso anche l'addestramento completo ed esauriente del personale. Io reputo che questo concetto non possa essere accettato, perchè la cura dei gassati non è limitata. alla conoscenza e ali 'applicnzione, caso per caso, di 1ma sostanza chimica. che deve arrestare l'azione deleteria di \m'altra. Si tratta invece di lesioni anatomo-patologiche da rilevare, da valutare clinicamente e da curare. Credo che per istruire seriamente dei medici su codeste cose oc-


1L SERVI.ZlO SANITARIO IN GUE1~RA ECC.

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correrebbe, per lo meno, da parte de l Servizio chimico, w1a radicale trasformazione di mezzi e anche di personale tecnico. L'A. sostiene pure che il Servizio chimico di guerra. deve avere il còmpito di allutire le unità sanitarie di mob-ilitazione da culibìre, in modo speciale, alla cura dei gassati, e propone che sia fatt-a. una particolare Convenzione internazionale per la salvaguardia del Servizio sanitario antigas. Apparo chiaro che dovrebbe essere redatta ad imma.gine e somiglianza della Convenzione di Ginevra, ma con speciali distintivi di neutralità. Io devo dire con franchezza che mi sembra. un poco artificiosa questa con· cezione, perchè si può esset·e piuttosto indotti a p ensare che si voglia dare, con una speciale Convenzione internazionale, con speciali distintivi, ecc. una consistenza · propria a quella che altro non può essero ritenuta che una branca del Servizio Sanitario di guerra. Le unità e le fotmazioni :;ani tar ie sono già pt·ovviste di mezzi n.tti alla cura. dei gassati. Ma se alcune don·anno essere esclusivamente adibite a questo scopo non vi sarà che da adattare la loro dotazione al fine che si vuole ra.ggitmgere: e la Sanità militare, valendos i d e ll'Istituto chimico-farmaceutico, de lle notizie che le saranno date dal Servizio chimico (perchò è sopra tutto questa forma di collaborn.zione che ci vuole) e d elle direttive di ufficiali medici competenti, non potrà trovare particolari difficoltà ad approntare unità e formazioni specializzate alla cura dei gassati, se prevaiTà il concetto di organizzare un particolare servizio sanitario antigas. Ma questa organizzazione, che entro certi limiti non esito a definire necessaria, non potrà che rimanere nel quadro di tutti gli altri servizi sanitari di guerra e le ragioni appariranno evidenti per ciò che SArà detto in seguito.

Raffronto fra Posto di medicazione, Sezione di sanità e Posto eli soccorso sanitario antigas. L'A. in questo capitolo espone le diffico1tà nelle quali si troverebbe il Posto di medicazione dei reparti di prima. linea, se dovesse promiscurunente occuparsi d i malati, feriti e gassati, a. cominciare dalla necessità, per il personale sanitario, di adoperare costantemente la ma-schera e gli indumenti anti-ipritici. Sostiene poi che l'ufficiale medico si t roverebbt> in imbarazzo anche per 1a parte diagnostica, specialmente per l 'apprezzamento clinico dei gassati, maggiormente bisognevoli clel suo sollecito aiuto, poichè non è raro il caso che una lesione SU·

per(iciale si manifesti con sintomi apparentemente più gravi di altri che, pure essendo realmente tal-i, non si rivelano subito nella loro imponenza, ma con effetti ritardati (aggressivi: soffocanti e vescicatori). P erciò l'azione del medico sui gas.sati al posto di medicazione 8aTebbe necut~u·

riamente sommaria e incompleta. Gli stessi rilievi l'A. fa alla Sezione di sanità e conclude che l'assistenza sanitaria antigas dovrebe svolgersi nel modo seguente: a) soccorso urgente da apport-arsi in loco da graduati di truppa, espressamente istruiti e dotati di materiale adatto; b) pronto intervento, che riuscirà naturalmente più vasto ed efficace, da prestarsi dall' ufficiale medico di reggimento o di bat.taglione, dotato di znino o cofano antigas; c) primo cure e assistenza specifica da praticarsi nel Posto di soccorso sanitario antigas, unità con attribuzioni e funzionamento analoghi a quelli della Sezione di sanità.


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IL SERVIZIO S.-U.l'ITAlliO IN Gt;ERRA ECO.

Io vedo qualche contraddizione fra le premesse e le conclusioni di questo capitolo. Difatti: Conclusione a). -Il personale di truppa appositamente istruito sarà forse quello che apprezzerà con maggiore competenza dell'ufficiale medico quei gassati abbisognevoli di più pront,o aiuto ecc. ? Non mi resta che da ripetere che non si pttò ridurre lu diagnostica e la. terapia dei gassati ad una reazione chimica e la cultut·a media del personale di truppa. da istruire, è da presumere che sa.rà. infe riore a que lla dogl i ufficiali medic i, i quali, io credo, possiedono una pre parazione tecnica e scil}nt ifìca che li metterà più facilmente, e a. buon diri tto, in grado d i soccorrere i gassa ti . Conclusione b). - Se il pronto intervento (così de nomina l'A. l'opera. del medico d ei reparti di truppa al posto di medicazione) dovrà essere prestato dal medico d i reggimento o di bttttaglione, non si e viterà più la d eprecata promiscuità dei soccorsi a malati, gassati e feriti, nè si potrà del pari escludere la. necessità dell'uso cos tante d e lla. maschera e deg li indumenti anti- ipritici. Vero è d'altra parte che essi non sono soltanto indispensabili per coloro che si trovano in pz·ossimità degli e lementi generatori de l g<ts (proiettili ecc.). ma per chiunque abbia contatto con individui iprita.ti . Ma ci saranno a nche feriti gnssati. Allot·a : dovranno o no i colpiti da gas sostare al posto di m edicazione, per i l pronto intervento, naturalm~nte più vasto ed efficace, dell' ufficiale medico? In cuso affermat ivo, e non può essere altrimenti, cotesto in· tervento non sarà che unn delle incombenze del medico, una parte cioè del suo servizio. Egli poi dovrà sempre curare di proteggere sè stesso, il suo personale, i l suo posto di m edicazione dai gas, ci vadano o non ci vadano i gassati. Hen altre invece saranno le esigenze da riso l \·ore, e prima fra tutte quella. dei mezzi di sgombero per i colpiti da gas vescicatori. In quanto a l personale adibito alla raccolta e al trasporto tanto dei feriti quHnto dei gnssati, esso dovrà sempre essere difeso dai" gas, vic;to che non è inteso che l'offesa nflmica. si s volga in tempi s uccessivi coi gas, col fuoco d'a r tiglieria ecc. Conclusione o). - l'A. dà. al Posto di so<Xorso sanitario antigas attribuzi01ù e funzioni u.naloghe u. quelle della Sezione di sanità ed aggiunge che dovrebbe essere costituito da personal!:' specializzato e dovrebbe essere largamente dotato dei mezzi di soccorso adatti a llo scopo. Questa osservazione è giustissima; ma non comprendo perchè il Posto di socoorso antigas debba poi essere impiantato dal Servizio chimico di guerra e debba essere nettamente distinto dalla Sezione di sanità e da ogni altra formazione del Servizio sanitario. Se per impianto nettamente distinto si vuole intendere ubicazione di locali che d evono trovarsi conve nientemente separati, magari nello stesso edifizio (quando c'è), noi quale si trovino altri reparti di formazioni sanitarie, la cosa è ovvia.; ma non sembr·a questo il pensiaro d~li'A . , p erchè aggiunge che deve f'Sscre lontano da ogni ultra formazione de l Ser vizio AAnitmio. OrE~ io mi doma ndo: curare i g~tssati ò o no di compet.enzn dei m edici ? Mi sembra indubbia. la ri~posta aff!'!rmativa.. Devono i m~dici milit(l,ri a,·ere particolari cognizioni per riuscirvi bene? Ciè. le possiedono. 1\fu se ml:'dici, chirw·gi. radiologi, psichiatri ecc. uppart,engono al Servizio snnitario ::li guerra, perchè quelli addetti a lla ter·apia dei gassati dovono far pa rte p er sè stessi? E se i medici d~i pos ti di medicazione, civè de l Sen-i~io 'llcmitario di guen a, banno dato qud tt\le pronto


n. SERVIZIO SANITARIO L"< GUERRA ECC.

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inw rvAnto, efficRce e p iù vn... to, p nrchè t\ltri medici, di qnelli p~trticolarment<> istruiti, n on potranno trovarsi alla. Razione di '>dnità, c<Jr, m~zzi di ogni natura, adatti alla bi.•og:na, invec~ di stRr~eno rinchiusi, come d~ntl'o ad una mu1·aglia cinese, nel pos to di soccorso antig•ts! 8 i t.rov erebbero presto in un grande imbarazzo per mille ra· gioni che vedremo in sèguito! Si d eve da.ro a l Scrvi~io 'il•\nÌt!l.rio antigas il pnsto che me rita, ma. non bisogna farne una cosa truqccndcntule! N on si può og~i pensare ad una veri\ e propria n.t.tivit,i\ chi!Urgica d a svolgersi pro<>.'50 le Sezioni di sanità.. Chi hu. veduto in quali condizioni dis.~.gi<~.w è più spesso costr~tta a d impiantar.-;i la St)ziono, qun.11t0 sia precaria la sua stabi.ità, quanto sia affollante il nume ro ciei fori t i e de i m a lati che vi g iungotlO incessnntem en te durnilt.e !e battAglie, che durano giomi, qettim'l.nc; sa che il còmpito vero è I)UOilo d e llo smietam onto e d ello s~omboro . Checchè ne abbiano d otto g li stud.os; teorici, le s~zioni di sani t?l. ~ le fonn:.tzion! sanitarie equival,mti. S<l.lvo casi eccezionali e non sempre lodevoli, n on sono sta.t.e a ltro <'ho stt1.zioui rli smistarnento e di sgombero nella guerra d e l Trasvttal, nellu. guaiTa di Cuba, nella guerra di Manciuria e n ella guerra mondiale. P e r que~te consirlP-mzioni le set.ioni di s,tnità potrebbero esse1e alleggerite, een.za inconvenienti, di molti m e'l.zi chirUJ-gici, m P.ntire non sarebbe diffici le complet a rle con uno speciale !'eparto anLig•\':', che nhbia pen;or.n!e di truppa particolarm ente istrnito e m 'lteriale adegu11to.

Impianto del Posto di soc:c0rso sanita·r io antigas.

L'A. espone le norrlla d a sPguir·e per l'irupianto più conveniente rispet.to alla di<;tanza dalla linea di combattime-nto d e l Posto rli !!OCCOrso sanu"rio anti{Jas e ripete che s ia comunque separato e dist.intt> d a ogni a lt ta unità o formazione Sllnitaria d P:::tinata alle prime cure o al ricovero de i m a la t.i e de i feriti. D e;;crive poi, assai compiutamente, <'O m~ deve essere l 'edifizio per la inst.J.llazione d e l Posto di soccorso sanitario antiga:1, non e;JOluSd. una particolare sistemazione delle porte rli ent.rata e di nscita negli ambieuti, aggiungendo le istmzioni p er il priruo trattamento d ei gas· l?ati. Il Posto deve avere pure un '.l. infermeria tempon:met:J. per ospedalizza.re e curare a.dequata mente coloro che fosser.:> giudionti a bbisognevoli di ulteriore assistenza, in vista <·oprattutto di complican7.e dell'apparato respiratorio. Quando poi questo non fosse più possibile;, saranno <>gombcrati sugli ospedali da ('ampo d el Servizio sani· tario di guen-a., dove ci &Hh un reparto speciale per i ga~cmti. Ci sono alcune obiezioni da. fare anche a que!'<to capitolo: Prima. fra. tutte quella. che, d ovendo esst:lr~ il Posto di BOCCMso sanitario antigas impiantato >~.Ila stesSil rlil:'tanza. dll.llo prime linee della Sezione di sanità, non si troveranno mai i locali che abbiano, n emmeno in parte, le caratteristiche ritenute ne<>e.,sarie dall'A. È ~roiò che prececlentemen te ave vo scritto di oostituU'e un r eparto antig•ls presso la Rezione di sanità e non mi ero limitato a. dire di aumentare la esistent.e dotazione di cofani e di altri mezzi antiga.s. Tl reparto difatti potrà anche avere convenienti mezzi mobili di ricovero, oltre a quegli altri che l'A. crede (come ha scritto in Ulll\ nota a fondo pagina) siano attualnumto po,.sednti dalla Sezione di dis infezione , mentre in r~altà rappresentano una parte di una. speci>tle unitn sanitaria de l Corpo cl'armat'l che per rngioni di ri ><,•rn•tez7.a non ri t.engo do,·cr denomina re e descrh·e r·e . P ei' ciò eh~ rìgmwdR la persistente idea di "eparaziono netta di questo Servizio


876

IL SER\"lZIO SAl-llTARIO I!' GUERRA ECC.

da. ogni altro dd SPrvizlo sanihu·io d i guerra }XItrei rifer.i nni alle o&;erva.zioni fatte a l cupito!o preced<'nte. :\fa devo dire pe rchè i medici del posto isolato di soC<'orso a ntigas s i troverebbC'ro p resto a disagio. Infatti : ~ giunges."e tm gaSSttto che è con· t.en.por ancamcn te un ft>rito cavitario o un ferito che richit·do un inteorvento chirur· gico eli minore importanza, come si comporterebbcro Y D ovrebbero, per necesc;ità, mandarlo al nucleo chirurgico o ad un ospedale chirurgico da campo. E allora. si ril)adr':'bbe nella promiscuità, argomento principe per dimostrare la n ecessità dfllla org:anizznzione del mlO\'O Scn ·izio non dipendente da. quello sunitat·io, con speciali distintivi di neutralità ecc. Jnvt'ce è lo stesso A. ch" si vede costretto ad amme ttere che i gassnti sttmnno sgomberati s u ospedali dn campo, pPrchè ~ ovvio che l'infflrmPria tcmporunea, impiantata t~ fianco al Posto di soccorso sanitario antigas, non potrà t mtte nere che i più g t·avi, n~lla migliore delle ipoksi, e solo per brevissimo t.E'mpo, per lv. necessaria limitata Cl.lpacità. P<'rtanto anche il Posto di Ror.cor.9o sanitario anti']a;~ deve essere Fidotto a quelle che 11 me sembrano le sue vere proporzioni. Sia esso un repat·to della Sezione di sanità o tma. unità particolarmente istituitn e opeumte presso la Rezione, rimarrà lf'gato e in rapporto inovitnbile con tutti gli altri servizi sanitari , 1 <'ui or~ani dirett iv i, cosl come d<'::>tinan.o osp<:'dal i da C"ampo all'e<;clus ivo rico\'ero dei malati di affezioni contngioS<', ne destineranno, n.l l'occorrenza, a ll'e<>clusivo ric•Jvero dei gassati, con person~;tl e e q1ezzi ttdegu~.ti. Tilpi eli <• Unità, santarie uflitiga..ç stra1~iere • :

Sono descritte una Tasca san·itaria per a.iutante di sanità ddl Re rvizio speciale antigas e tm ~ofano per il posto di medicazione di reggimento o di battaglione, già. adotu<tc da un esercito stra.niero. D loro u llestimento i· giudicato completo e razionale dall'A., avuto riguardo alle conor::cenze attuali sullt\ chimica di gtterra: e di questo apprezzamento è l.lDa garanzia ltt sua competenza. Però, p<'r quanto riguarda la parte medica, la tasca per aiutante di sanità cont iene f l'a l'altro due bisturi, una pinza, una forbice, una siringa Record A fiale per iniezioni, l'uso (Ielle qua-li presuppone un esatto apprezz.amento diagnostico dello stato dell'individuo colpito da gas tossici; così come si deve ammetter-e la possibilità. che l'aiutantE' possa usa.re b isturi, pinza e forbice. lo mi tro,·erei imbai·a.zzato a pensare a quale categoria soci·a le, in I talia, dovrebbe ro appartenere gli uomini da recluta re per la istruzione P !''impiego come aiutanti del Servizio sa.nita.rio dei gt~-<>sati, se d ovessimo imitare il sistema, almeno che non <>i voless('! istituire un m olo di infermieri professionis ti, tipo F eldschers del l'esercito imperiale msso, i quali frequen tavano un corso della durata di quat tro anni, presso scuole appositamente istituite. E ssi stavano fra il flebotomo e il ba1·biere-chirurgo e le loro malefatte ;;ono così not.e, che Sllrebbe, peli' lo meno, una cosa inopportuna richiamare in vita questa specie ibrida. In uu 'luccessivo capitolo l'A. espone le Cflratteristiche più salienti dei principnli rimedi a nt igas con le loro più no te C)lmlit.t\ t.erapeutiche. Applica quindi i roncetti generali, espost.t n<>i capitoli precedenti, a quella cbe dovrebbe essere 1~:~. no!'tra spc!!inle orgt'mizzazione ~an itaria. antigas in campagna, insistendo sulla specializzazione del pPrson,lle medico e la conveniente istruzione del personale di truppa adibito a llo stP~so servizio. Dà. a lctme norme sull'alle-


lL SBRTIZIO SA:"<lTAillO L" GUERRA ECC.

8i7

stimento d e lla TMca di sanità per un primo e l<>mentnt·e ;;occorso del pazi ent.~. annettendovi una. i~truzione chiara che prec is i la fonn<'l. e il còropito delras~i. stcnza stesSI\ . Ad~>guate proposte ft'l. per la preparazione d e l Cofano antigM. Al P.Jsto di soccorso sanitario antigM assegna gli ste'lsi còmpiti di reparto d i Razione di sanità, cioè: raccol k'\ e t.raspor t.o dei ga:1sati, pr~vio giudizio clell"utficiule medico del posto di medicazi01w; soccor;;o urgen te, smi<>t.amento e sgombem per In o::;pcdalizzazione; riforniment.o !!t'l ma.t.eriale delle t Mche e dei cofani per gas>;ati. A vero dire le premes.<;e gennrnli mi facevano ritenere che si dovesse giungere ad uno t::ch ema di organizzazione autonomo del Servizio sanitario a.m.igas. ~Io. se il còmpito del Post.o di soccorw rlovt·à. essere que llo d escritto. non è ovYio, io ripe to, chG faccia parte d ella St>zione oli sanità P. sia. una integrazione, imposta da lUl nuovo mezzo di. offesa, del Servizio sanitn.rio di gt1erra. che questa formazione è d estinato a svolç-eru? In un ultimo capit.olo l'A. riporta le cognizioni sommarie, già notE~. sul tratt.a.· ment.o meclico dei colpiti dagli aggressivi chimici e sulla bonifica dell'ambiente e d ei mate t·iali infestati e conclude che è 1wcessario vincere l'inwmprensione di alcuni o l'indifferenza di moltistti problemi che si a llaccinno a l la guerra chimica, richiamando 'Su di essi l'attenzione d e i dirigenti, che hanno la responsabilità. di organizzare e disciplinare le provvidenze adeguate. In realtà la. organizzazione del servizio di assistenza d ei gas..~ti, compresa però nei còmpiti d el Servizio sanitario di guerra, non è stat.a. trascurata, come risulta. dalle Norme generali per l'organizzazione e /tmzionamento de·i Bervizi in guerra, edizione 1932. Si potrà semmai rende rla più completa. Riassumo ora il mio pensiero e mi sembra quasi superfluo premettere che non ho la pretesa. di avere detto cose nuove e tant.o meno di credere alla infallibilità di esse. Gli ufficiali medici devono es..<;ere tutti istruiti sul servizio sanitario antigas, il quale non può essere, per la organizzazione e lo svolgimento, che tma. branca del Servizio sanitario di guerra. Non ritengo tuttavia. che la. terapia d ei gassati possa assurgere alla dignità. di vera e propria specia.lizzazione, perchè, quando dal primo soccorso si passa alla. diagnostica e alla cura delle complicanze che interessano i tessuti superficiali e profondi e gli organi intemi, il medico non avrà che da applicare le ~cognizioni terapeutiche che valgono per consimili forme morbose. Mi appare ovvio che la istruzione d egli ufficiali medici d ebba continuare ad avere luogo presso lo stesso L<>tituto, nel quale s'inizia la loro preparazione profes· sionale militare. Ma a questo punt<> una domanda mi si presenta.: la esigua. schiera. degli ufficinl i medici effettivi potrà p rovvedere da sola a l Servizio sanitario antiJZas in guerra.? Non ignoro le provvidenze adottate dalla. Croce Rossa Italiana per istruire il suo personale. Ma. la. grande maggioranza dei medici che sarà. d estinata a completn.re l'organico d el persorw.le per il Servizio sanitario d ell'esercito mobitat.o sarà. data dag li ufficiali medici di complemento in congedo e anche da. medici che non hanno mai prestato servizio militare. Ecco che la preparazione dei sanitari alla terapia dei gassati esula. dalla stretta compctcrna d e lla Autorità 1nilitare, a. meno che non si mettano in atto i sistemi


SiS

IL S ER \' lZIO SA)IITA1UO I :S CU:ERRA ECC.

già applicati pre~so qualche nozione estera per istruire annualmente gli ufficiali medici in congedo. Tuttavia non si devono tacere le difficoltà che il m etodo, se imitato, dovrebbe superare: prima fra tu tte quella. degli obblighi professionali dei m edici liberi ef:crcenti, i quali sarebbero, magari per breve tempo, costretti, periodicamente, ad allontanarsi dalla sede abituale. Vi è poi da. considerare che l'impiego negli aggressivi chimici in guerra non sarà limitato alla zona. dcll'e~ercito operante, ma ~arà. esteso alla zona territoriale. perchè il nemico si rende conto del danno morale e materiale che in:fìiggerà alla nazione colpendo le popolazioni dei maggiori centri industriali, o quelle che si trovano colà dove convergono nodi ferroviari importan ti ecc. P ertanto la conoscenza d egli aggressivi chlmici e la t.era.pia dei ga..~ti dovrebbe fa.r parte del patrimonio culturale di tutti i medici. Ammessa questa necessità, mi appare logica. la conseguenza: la preparazione t.ecnice. dovrà essere impartita nelle Uni versità, visto che fra i còmpiti di ogni futuro medico potrà esservi anche quello di curare i colpiti da aggressivi chimici. P articolare istruzione dovrà pure avere il personale di truppa, che sarà. adibito alla raccoltà sul campo e allo sgombero dei colpiti da aggressivi chimici; i.'!truzione naturalme nte limitata ed elementare, perohè assai elementa-r e potrà e dovrà essere i l soccorso che presterà. Speciali mezzi di sgombero occon-eranno per i colpiti da. gas vesciica.tori. Non credo che possa presentare particola.r i difficoltà la ospedalizzazione e la terapia dei ga~Mti, l'alvo la eventuale insufficienza numerica dei posti-letto delle formazi oni sanitarie ospedaliere di campagna, in caso di un grande numero di colpiti da ricoverare. Ma a questa evenien za si potrà sempre provvedere come si suole, in circost.a.nze simili, per i ferit i e i malati. Infine, il concetto della coordinazione dei servizi dell'esercito operante, che ha trovato una soluzione ed una sanzione n elle N(}rme, edizione 1932, dianzi citate, deve avere, fino dal tempo di pace, la più ampia. e costante applicazione fra gli organi del Servizio sanitario militare e quelli del Servizio chimico, affinchè i m ezzi materiali di offese. e di difesa indiv iduale e collettiva, studiati dal secondo, siano, per il Servizio sanitario, il substra.to logico, stù quale deve essere fondata la organizzazione della assistenza sanita ria dei colpiti da aggressivi chimici. D ott. CARMELO MANGANARO, tenente colonnello medico.


SULL'INDIRIZZO GENERALE DELLA CURA ANTILUETICA IN RAPPORTO AL SERVIZIO MILITARE È precetto fondamentale e condizione n ecessaria ed indisp en;;:a bile ch e p1·ima di p1·a t icare tma quaL..iasi cura a11tiluetica vi sia sicurezza assoluta de Il 'esistenza reCtle di tale infezione. È perta nto condannabile la spensieratezza di praticare una terapia cosl fatta, salvo casi ecceziona)j , soltan to in base a sintom i di presunzione e n on di certezza, soprat utto ora ch e disponiamo di mezzi d 'indagine numerosi p er una. ·Jiagnosi esa tta : a na mnesi, esame clinico accurat.o, ricerca microscopica del c.repon<'mn., sia a m ezzo d el pa.raboloide che con preparati colorati , esami sicrologici, s ia a. m ezzo delle r eazioni di de·dazione d el complemento che di quelle di floccula zione, esami istologici t'Cc. Tanto più che l'esp erienza quot idia na in;.egna quali fun este conseguenze postume deri vino dall e cure cosiddette di precauzione: o la sifìlofobia che a.vvelena e attossica l'esistenza dell'individuo, o l'abbandono prematuro di ogni cura con p ossibilità di u lteriori e gravi accid enti personali e iumiglia.ri ecc. È anche precetto fondamentale che w1a volta ra.ggiunta la certezza della di ngnosi, la cura dovrà essere intrapr<:>sa al più presto, t en endo conto del fntto ora ma i assoda to che i più brillanti risultat i si ottengono da una t erapia precoce, ed essa dovrà. essere condott,a con il maggior vigore, badando na t uralmente a salvaguarda re l'integrità degli organi del paziente. Non cure quindi troppo blande che riescono soltanto a cancellare superficialmente i segni dell'infezione, nè cure troppo intense che riescano ad uccidere il t reponema magari a prezzo della vita . I noltro la lotta dovr>~ essere condotta non alla cieca m a sorvcglwndo scrupolos~tmente il paziente, ed essa dovrà essere p erseguita con costanza e regowrità, ax t'ndo fiducia co mpleta nella vittoria defini ti va. E p or chò non nutrire tale fiducia ed infonderla n el malato, se ormai è acquis ito che numerosi luetici cura tisi regolarmente, sono, in sèguito, esenti da ogni u lterior e manifestazione clinica e aierologica e se essi possono avere discendent i p erfetta.mE>nte sani ed esist e in loro la possibilità di reinfettarsi: argomPnti tutti che sono a favore della presun ta guarigione, anch e se malauguratamcnte ancora n on a bbia mo mezzi per parlare di guarigione assoluta e matematica ? ~[a d 'alt ra parte, il vole r crede re cho la cura della sifilide possa. ridursi all'attua zion e di un semplice unico e rigido schema applicabile a. tutti i casi, è semplicemente assurdo; e coloro ch e t.enta.no di farlo indicando in cifre precise il numero cl<' Ile ini1•zioni cd i cicli di cura elle devono es<'guirsi in ogni malato di lue, m ostra no di non conoscere quanto possa essere diverso da un individuo all'alt ro l 'andam ento d ella malattia, il modo di agire d ei m edicamenti, la tolleranza individuale. Tanto più che in questione cosi a rdua., se alcuni punti di orientament.o gener a le riscuotono ormai il consenso della m aggioranza d ei sifilografi, altri im·cce sono ancorn ogget.to di pa reri diversi e discordi e di appassiona t e discussioni.


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SULL'I:-tDIRIZZO GEt\ERALE DELLA CuRA ECC.

Da quasi tutti infnt.ti è tunmes:>o: che la cura nntiluetica dt' bba essere piuttosto lunga e controllata da esami c linici o s ierologici; chi' la cura mista, a base c ioè di arsenicali, bist'llutici e me rCl.triali, sia eli supcl'iorit.\ indiscussa; che le tnntl" tf'mute nE>uro-n-cidi\'e non dipendano clagli arsenoben_zoli, mA. da cure insufllcicmti. 1foltc di:>cOl'danze di ve>dutE' inn~CE' esistono: suJI P modalità di'Ila cu.ra; sulla suCC('s.<:iono cronologica dC' i , ·ari medicarrumti; sullf' dosi da somministrursi; sugli intC' r'Yalli tra le si ngole d osi; sulle ,·i e d'introduzion e di es.«i; sulla durata dei pcrioùi eli cura e di pttusa; sulla durata della cura f'CC . In basE:' a tali sommarie e schematiche prcmes.o;e, è eYidente che, n el trattare dell'indirizzo gC'ne ralc dellA c ura antilu<'tica. non si possa. che indicare le norme

ge1ll'richr di orientarn!.'nto, lasciando al medico specializzato la libr rtÌl di adat.tarle al ca~o in csamf', tenendo conto di molt.eplici elemPnti di giudizio e cioè: principali indicazioni dei vari rim<·di antìluetici; principali controindicazioni neE soggetto all'uso eli qualcuno di essi; stadio della mnlattia e sede ed intensità dell.e manifestazioni. Solttmdo con la valutazione obiettiva, serena ed esatta di ciascuno di tali clementi, il medico cosciPnte ed int.f' lligente potrà scegliere la. cura aclat.ta caso per caso. (Tro.loscio, per brPvità, supponendo che siano nozioni già acquisite, tutto ciò che si rife risce alle proprietà chimiche e biologiche d ei vari rim('(ti, alle loro dive rse ,·ie di sornminist.razione, alle relative dosi ed alla. tecnica di introduzione di essir. Le principali e sommarie indicazioni dei rimedi a.ntiluetici sono : a) gli arsenobenzoli: sono indispensabili nella sifilide primaria pre-umora.l<~. nella sifilide mal igna, ne lla sifilide durante la gravidanza, nella sifilide socialme nte pericolosa per i contagi, nella sifilide intollerante o ribelle o recidivante ad altri prep!lt'ati; sono fa.colta.tivi ne lla sifilide primaria con R. W. positiva. in quella secondaria e terziaria, in individ ui senza t.are ed in età inferiore alla cinquAntina; b) i bismutici: sono indicati in tut.te le si fi l idi attive, nella sifilide come cura di consolidamento c di complemento e di sicurezza, n ella sifilide intollerant e o r ecidivante o resistent.c a.d altri p~parati; c) i mercurinli: sono indicati (a. parte le frizioni, specie i.n terapia infantile), nE'Ile sifìlidi oculari, aortiche, renali ed epatiche (specie il cianuro di mercurio). nella sifilide come cura. di consolidamento e complemento e sicurezza, ne lle silìlidi resistenti o intolleranti o recidivanti ad alt.ri preparati. Le principali c sclwmatiche controindicazioni d ei rimedi antiluetioi sono le seguenti : a) per g li arsenobenzoli: cattivo stato dell'apparato circolatorio, d e l fpgato, dC'i t'l'Ili e delle caps11le surrenali (giudicabile mf'diante l 'esame clinico e la ricerca


SULL'INDffilZZO OE='ERAI E DELI.A CURA ECC.

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d ell 'albuminuria, azotemia, prC'ssion (• arteriosa ecc.), l'etÌt oltre il cinquantesimo annoTdi vita, la. t e ndenza. a.ll'~>morragia, i fenomeni d'intoll!'ra.nza (specie ence· falite emorra!{ica ed e ritrodermia), segni di arseno-resistenza ed arseno-recidh·a; b) P"'r i bismutici: cattivo stato della bocca e d elle gengive e d egli organi inte rni, specie dei r eni; catti,·o stato gener ale ed anemia, fenomeni d'intolleranza (stornati t e , e nte rite , n f'frite, ecc.), bismut.<r-resistenza e bismuto-recidiva; c) p e r i m ercurio li: cattivo stato d ella bocca c degli organi viscerali (sebbene il cianuro ;;ia spesso il m eglio tollerato dai r eni e dal fegato sifilitici), cattivo stato generale (st:'bhE'ne il mercurio sia meno anemizzante d el bil"m\ltO), fenomeni d 'in· tolle ranza (stornatite, ente rite, eruzioni cutanee ecc.), me rcurio-re:<is t enza e mer· curio-recidiva. Occorre soffermarsi pit1 particolarmeHte sull'indirizzo generale della terapia antiluetica. in rapporto ai nui p eriodi di:'Jla sifilide acquisita, specie primaria e secondaria. È questo l'argom ento principal e p e r le d eduzioni pratiche che mi propongo farne scaturire. 1°- Sifilide prima.1-ia pre-·w ,wrale, cioè con R. W. n egativa (approssimati· vamente n c.> i primi 15-20 giorni dalla compa rsa d e l sifìloma). Tutti i clinici sono d'accordo sulla n eces.sith impe llente di praticare, in questo p eriodo, w1a. cura precoce ed inte nsiva o d'attacco o d'M., aUo (secondo le varie d enominazioni), a m ezzo d c i più attivi treponeroocidi, ossia gli arsenobenzoli. L e modalitt\ di tale cura sono varie: ulcuni sifilogro.fì iniziano In. cura con dosi di O, lo di arsenobeuzolo p er via endovenosa. e, con int.e rvalli da prima di 3-4, poi di 5-6-7 giorni, aumentano grarll\tnmente la dose fu1o a 0,60 e, ripe t endo quest\lltima. varie volte, iniet.tano comples.'<ivamente, in circa due m esi, quasi g. 5 di preparato; altri , t e m(' ndo Io stabilirsi eli ceppi di trepon cmi arseno-resistenti, iniet· tano subi to dosi di 0,30 o 0,45 p er arrivare a 0,90 e fino a 1,05 n ell'uomo, con una quantit1\ globale di g. 7-8 di arseno-benzolo in circa due m esi; altri im·ece usano do»i forti e ravvicinate, arriYondo p erfino ad int rodurre g. 4 di arseno-benzolo in 20-25 giorni ; a ltri infine alternano le injezioni arsenobcnzoliche con quelle di preparati bismutici o m erouriali, alla distanza di 3-4 giomj tma dall'altra, realizzando così la cura d'assalto mista o combinata. È nn.turale, e anche in ciò tutti sono d'accordo, che questa cura intenso dl'l>ba A~'lere sorvegliata scrupolosamente, p e r sospcnderla al primo accenno d' intolleranza, e ripetendo spesso la reazi one di Wassennann eh<' alla fine del ciclo · d eve persistere n egativa. SucceRSivamente a tale primo p e riodo di cura: alcuni sifilografì fanno seguire immediatame nte tma se rie di iniezioni intramuscolari, in numero di 8-10-12 di bismuto o di mercurio; a ltri invece, dopo w1a pausa di 3-4-5 settimane, praticano, come cura di c01nplemento un nuovo ciclo di iniezioni, simile a qu e llo di attacco, ma ridncc-nde> e distanziando le dosi. Durm1te il 8econdo semestre d ella mnl Etttia: a lcuni s ifìlografi ripetono la cura di sicurezza con arsenobenzolo; a ltri invece praticano soltant.o cure bismut.iche o m ercuriali; a lt ri infi.n(' usano alte mativamente tutti e trr i rimedi antiluet.ici. f

- Gio-rnai<J di medicina milita.,.• .


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SCLL'I:-:DlRIZZO GE~ERALE DELLA CURA ECC.

Nell'insieme adunque, nel primo nm1o <li malattia, :;i e~'<egtlono o cinqu , o quattro o tre cicli soltanto di cura. Nel secondo anno di malattia poi: alcuu.i autori sospendono quaLc;ia.'>i trattamento e praticano il p eriodo di osservazione e cioè s e i pazienti non presentano alcuna manifestazione clinica. o sierologica, por Io spazio ili otto ru~?si (Vernes), e la R. \V. ripetuta più volte, anche previa riatti vazione, si mantiene costantemente negativa ed infine i l liquor non fa notare nulla di anormale, essi eme ttono il giudizio <li guarigione; altri invece, e sono la maggioranza,, ripe tono cicli di cura di C0118olidarner1to, sebbene con minore intensità rispetto al primo anno; altri infine prolwtgano le cure anche al te rzo anno. Nell'uno e nell'altro ca.so, il giudizio di guarigione è sempre em esso dopo un hmgo periodo di osservazione con i criteri <lianzi espo!:>'ti . A conclusione delle vm·ie modalità. di cura, della sifilide primaria pre-umorale, seguendo la maggioranza dei sifìlografi italiani, possiamo così sintetizzare le norme generali, senza aver p eralt1·o la pretesa di dare schemi J'igidi ed irrevocabiH, e rife rendoci alla malattia a d ecorso abituale: a) cura d'assalto con arsenobenzoli per via endow·noF;a. (salvo controindicazioni), alternati o seguiti da bismutici o da me rcuriali p e r via intra.muscolare; b) cura. di complemento dopo 4-5 settimane di pausa, ripetendo la cura. precedente; c) ripetizione di tali cure n el secondo semestr e; d) n el secondo anno cure più miti e mist e, a titolo di sicurezza e di consolidamento; e) nel t erzo anno osse rvazione clinica e sie rologica; /) alla fine d el terzo anno, dichiarazione di guarigione se l'andamento è stato 1·egola.re e se la R. Vv. si è lllantenuta costantem ente n egativa e l'esame del liquor non rivela altera.zioni d egue di nota..

2o - Sifilide primaria con R. W. positiva e sifì.lide secondaria. -:- La cura. da adottarsi è quella cronica-intermittente, secondo il vecchio m etodo <li Fownie r; le modalità di tale cura. sono p erò innumerevoli, anzi si potrebbe dire che sono tante quanti gli specialisti, poichè ciascwJO n e ha foggiata una secondo la propria esperienza. Attenendosi, come al solito, ai concetti e norme gen erali , potremoricordare i precetti seguenti: a) non far uso soltanto di un preparato ma servirsi di tutti i rimedi spe cifici, t en endo presente che l'arsenobenzolo ed il bismuto sono in gt>nere più adatti n ei periodi di manifestazioni contagiose esterne; b) iniziare sempre la cura con iniezioni di bismuto e di mercurio p er poi passare ~tgli a rsenobenzoli endovenosi; onde evitare le p ericolose reazioni di H e:rsboim er, specie a carico di alcuni organi come laringe, sistema n ervoso, organi dei ~tm~i ccc; c) le cure dovranno essere più enrrgich e all 'inizio fino ad ottenere la scompar,;a duratma ùei s intomi clinici e della. positivitA della R. W.; d) non esagerare n elle do~i somministrat,e nè in troppo nè in poco p er non provocare intossicazioni o mitridatismo, e le cure vanno proseguite, con adeguati per·iodi ùi riposo dopo ogni ciclo, per almeno quattro anni e sospese soltanto se non ,;i è avuta a letma manifestazione clinica o !=<icrologica negli ultimi due anni;


Sl;Lt.'P.'DJR I ZZO GF.:S'ERAI, E DELLA CURA ECC.

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el prima di so,.pc·nd1· re o~rn i eu m, do \'l·!\ prut icar!'i l 'C'!<anw 1l<·l liquor cheùoYrìt t•s:::•·n' nf'C;nth:o. 30- Si/ìlide terziaria. - Il tnE'dico s i trOYI'rà. dn,·anti a manifesta;doni ter· zinriE> o n el ca-'!0 rli lu!.' Ìf!110rata o per cut·c insuffiC'i(•nti o mnl fatt e. In tale contingenza si sC'guono gli.stl'ssi c1·iteri dianzi esposti, somministrando. p C'rò jodo iu notevolE' quantità. La. cu ra va u~a\ment!' protrattA per quattro o cinque anni e si sospenderà. quando si constati mancanza ns.,.oluta di manifestozioni a enrico di'i vari organi interni o del liquor. (Non n1i dilung-o 1ndl1' nfi'l'~iuui ~ifì litiche vi!'Ceroli ('del si:.tl'mn nl'rvoso che formano oggetto di alt re branche di'Ila medicina).

Queste poche frnmmcntariP nozioni gem•roli ho voluto premettere, p or le opportm1e considcmzioni prati<'he che po:::sono scttturire nl'l campo della medi· cina militar<' d(') tt-mpo di pace. È noto che l' ElNlCO delle imperfezicmi e infermitd esitnNtti dal sen'izio militare stabilisce, all'art. 8, quanto segue: La sifìlide manifesta per grat-i lesioni dei t·ari tt!$8tlti oryanici, accertata con o8servazione in ospedale mili tare. Nelle forme meno yraL-i trascorso il periodo deUa rit:eclibilitcì, nel militare dopo infruttuosa cura e p Priodi dti convalucenza. A vYertenza: Le tnatlifestazioni litCOttdari.e della sifilide a carico del/4 cute edelle 11mcose 1101~ debbono colltii•Jire U11180 d·i itwbilitcì. tl emmeno temporanea, esse-ndo sU8celtibili di scomparire c01t odcgttalo pn'cdo di cura. In base a questi concetti direttiYi e data la giovane età dei cittadini chiamati alle armi, è naturale che pochi soltanto potranno tnn·arsi in condizioni di fare applicare il suddetto articolo per l'<'senzione dal s('rvizio militare; mentre d'altra parte con.~i derando la. d.iftusione della inft!'Lione nella società moderna ed i potenti mezzi di cura che riescono quasi sempre a dominare la malattia o per lo meno a far scomparire le manifestazioni obbiettivo di essa, è certo che parecchi son o i luetici arruolati ad ogni contingente di leva e che avranno bisogno di ulteriori cure durante il loro servizio militare. Ma oltre tali luet.ici che a noi giungono dalla vita civile, più forte è il numero di quelli già. alle armi cht-, malgrado l'attiva propaganda e l'istituzione della camera di profilassi preventiva in ogni caserma, si contagiano di sifilide durante il servizio militare. Nell'insieme adunque noi medici militari ci troviamo continuamente davanti ad un gran numero di luotici da curare: quale sarà la via migliore da seguire in tale lotta T La terapia antiluetica nell'esercito importa la soluzione, per quanto è poa. sibila completa, di vari problemi: individuali e sociali, disciplinari ed economici. Infatti, poichè per condizioni naturali inerenti allo. giovane età dei militari, noi ci troviamo il più spesso davanti a sifìlitici in periodo primario o secondario, è naturale che la teropia che dovrà espletarsi nel giovane alle armi debba ìn gener(' essere molto intensa, non solo per determinare la rapida scomparsa delle manife. stazioni ma per influenzare beneficamente l'ulteriore decorso dell'infezione. Attuando u.na. cura precoce, intensa, sistematica noi assolveremo nel modo migliore il nostro primo clovero nell'interesse dell'individuo e quindi della soci('tà.


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SULL' I)(D IItiZ7.0 OE :-;" E R.-\.LE D E T, LA CURA ECC.

Ma se tale più impor tan te o b biotti,·o riunisce il cons1~nso di t utti, poichè r npprcscn ta la su p N'rna aspirazione d e lla lotta int1·a presa, non è da. credere c he s i possa consogu iro in modo facile e piano . Le ragioni con t ingen t i che possono frustrare questo scopo sono varie: trascuratezza d e l lurtico il quAle, dopo la scom pa.r.;a d elle ma nifesta zioni esterne, n on s i cura di sollecitare il proseguimen to d ella cura., secondo gli è s ta.to consig liato; ma ncata. cono::~cenza d e i luctici da pa r te del medico g iunto nuo vo al reparto c quindi d e ll'even t ua le nocP-ssità. d i fa r lo ro ripre ndere la c ura eac. D'altra parte si d eve tenere in d ebita considerazione il rno t ivo disciplina re , nel senso che l'infezio ne non co~t ituisca. un'~~orbi t1·ar·ia sa.lva.g ua.rdia per il militare onde sot t rarsi a s uo p in,cirnon to od u. l momen to oppor t uno ad eve n t ua li incombenZA <h servizto. Finalmente non si p uò nè s i d eve dimen t icare il fatwre economico che ha la s ua impor tanza ne l sonso di cercare di ridu rre a l min..imo il dispendio di una c ura. s iiTa t ta. Come si potrebbe , a mio vederE>, risoh·ere praticamente questi vari e Importan t i proble mi? 10 - l~seguiro ad ogni nuovo a rrivo di g io va ni alle armi un vero e proprio -cen.sim.ento dei luetici (co~ì come si pratica p er i ma la rlc i), annotandoli nell'appos ito registro d c i ma la ti venere i da Cltrare a.m bula toriame n te, esistente presso ogni infcrml'ri a. di Corpo, con le indica-zioni somma rie relative a tutti i s ifilitic i circa l'epoca di con tagio, il d ecor.:;o, le cure praticate da ciasc un ma lato ecc.,~in modo che il medico conosca sernpt·e le e ve n t ua li necessità terapeuticbe. .l~ superfluo aggiungere che la .ricerca d ei luetici per i l censimento va fatta con molto tatto , e prudenza da pa r te d e l medico, po ichè la. s ifilide è una. malattia con Jidera.to. .ancora da molt i come vergo~no,a, e quindi d a celars i con la massima cura(!). 2o - I stituzio ne in ogni osped el.le militare di un ambulatorio celtico, non solo _per a.ssolvc ro le prime necessità. di w~ dia gnosi esatta, con l'am;ilio d ei m ezzi di indagine di labora to rio, ma a nche per le c u1 e endovenose da prat icarsi ambula-toria.meu te durante i peri odi di a ssenza di m unifestazioni cliniche obbiettive. Per il funzionamento di q\testo d elicato ed importa n te cen t ro di lotta a ntilue tica Si\.tebbero necessari va ri requisiti: a) anzitutto che tale ambulatorio sia diretto da. medico specializzato e competen te; b) che esso s ia annesso a l repa rto d e rmocelt ico d e ll'os pedale per ragi o ni di opportunità. e di semplici tà; c) che esso funzioni soltan to ad ore e giorrli stabiliti; · d) che esso s ia. provvisto di un re~istro per annotarvi tutte le notizie relative a c iascun militare Yis itat o o cw·nto, in modo da costituire un d ocumE-nto importante per l'indirizzo d e lla tera pia (no tizie a namnestiche, diagnosi clin..ica, esami di h~boratorio, cure pratica te ecc.); e) che ciascun militare vi perve nga. d a i Corpi. con apposita ri chiesta firmata d a l p roprio m edico e che ritorni a l proprio Corpo dopo qualche ora di s osta, a. sèguito dell'iniezione endovenosa r icevuta, per rest.arvi a hneno 24 ore a. riposo, sotto la sorveglianza. d el m edico d el Corpo ecc. 3o - Affinchè t u tti i mili tari luetic i possano us ufruire di tale ambulat-orio, si potrebbc r"O trattener~? a lltt sede d el reggimen to i militari luetic i abbisogne,·oJ i ( l ) l\!" ,e. ~ome di fntti av d ..nc. In •ifilide è ce luH\ con >>u.ssil>vr cur a, n on si ..-edt." e<>n quali pmti<;i. ido n ei . •·on~t-ntiti m ezzi "l pot rebhe ~iuuge re nd un 11ero e 1>roprio ccm.•in~fo dci luelìM ad oqm· arri•'<' di oiowm; alle armi , com e vot·r-..· bbe 1• A. (N. d . R .).


CO:SFERE:SZE Oll:SICBE E DJ SCIENZE MEDICHE ECC .

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di ult E>riori cure, e'\'itando di inviarli ai distaccamenti, e per quei Corpi in sedo diversa dall'ospedale militare si potrebbero effettuare tem poranee aggregazioni a reparti della sede stessa. I o insomma. vorrei che tale ambulatorio costituisse pe1· ogni presielio non solo l'ambulatorio d'accertamento diagnostico e eli terapia endovenosa della sifilide latente, ma anche ii centro eli1·ettivo per ottenere unità d'indirizzo nella. lotta da attuarsi. 4 0 - IJ vero ricovero in ospedale sia r1sen rato soltanto a quei casi conm anifestazioni cliniche in atto. 5° - Nei J)f.'riodi indicat i, le somministrazioru di prepamti antiluetici per via int.ramuscolare o orale siano eseguite naturalmente presso le varie infer· m erie di Corpo. Con tali semplici norme e provvedimenti, p er l'attuazione delle norme gene· rali vigenti nel campo della. terapia antiluetica, si otterrebbe, a. mio modo eli vedere, ethcace e sistematica cura dei luetici durante il breve servizio militare, con unità d 'indirizzo ed utilizzando i necessari mezzi eli indagine di laboratorio; con grande vantaggio personale del m alato e quindi, di riflesso, sociale (nel senso di poterlo rest.ituire alla. vit.a civ ile per quanto più è possibile sterilizzato del contagio sofferto) e nel contempo con grande vantaggio del servizio e dell'erario. Dott. A NGELO SCARPA, primo capitano meclico, specialista in dermosifilopatia.

CONFERENZE CLINICHE E DI SCIENZE MEDICHE NELLA SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE VOLUME VII

(Continuazione e fine) Prof. P . CAPPARONI. - · La storia della clrc:olazlone del sangue.

In un periodo di intenso risveglio di studi e ricerche n el campo storico d ella. medicina. non poteva essere secondo ad altri lo studio della. storia della circolazione d el sangue, in cui le feconde ricerche degli a natomici italiani apportarono tale :roèsse di conoscenze., da consentire ad llarvey di ricapitolare e tracciare, con la. guida. di esse, il magistrale capitolo della circolazione. D prof. Capparoni ba fatto opera. davvero meritoria., svolgendo in una. dotta. e b rillante conferenza., la storia della circolazione del sangue e trattando di essa fin d a lle più lontane con oscenze anatomiche, che precedettero e prepararono quelle fisiologiche. L e prime nozioni, riguardanti tale argomento, le abbiamo attraverso le conoscenze meeliche degli assiro-babilonesi: solo molto più tardi ne fa cenno la Medicina. Cinese attraverso il Nei-Ching, un tra.tta.tQ sul sistema arterioso e quello viscerale.


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CO~FERE~ZE

CLIN I CHE E DI SCIENZE ){EDICHE ECC.

L e antiche e primitive cono;oonze sul si'!tema cardiaco e su quello vasale basate non suHa. osservazione obiettiva., ma. sn concezioni, alle volte strane e para. dossali, non subirono profonde innova.7iorù dagli studi e dalle ricerche anato· micl1e di Alcmeone, ùi Empedocle, Ippocrate, Erofilo, Erasistra.to, Eliodoro e di Rufo di Efeso. Si arriva. così a Galeno di Pergamo. Quest.o colos~o della medicina. greco-romana., anatomico, fisiologo,patologo, clinico e filosofo, descrisse il cuore come avente due sole cavità, i due ventricoli. od ammise che nel setto interventricola.re e.~istessero dei pori indivisi bili, che per· mettevano il passaggio di una certa quantità di sangue dal vent.ricolo destro nl sinistro. Per primo Galeno correl'so l'errore che le arterie contenessero aria, dimo· strando invece che in vita. contengono St"~>ngue. Sarebbe lungo riportare tutte le oonceziorù galerùche sulla circolazione dfl sangue e sull'azione dell'aria nel sangue, come pure quelle riguardanti la funzione polmonare: importanto però è ricordare che le teorie galenichE' sul movimento del sangue nei vtlSi, amme&<e più tardi da tutti e per tutto il medio evo, fino a.l rinasci· mento. non più discus.~e, ritardarono moltissimo le ricerche e la scoperta. della circolazione del sangue. Solo alla fine del seo. XIV tali fltudi furono ripresi con ricerche sui cada· veri dal Mondino e nella. seconda metà del sec. xv dal sommo I ...eonardo da. Vinci. Il g rande genio italico compl su cadaveri umarù le sue ricerche anatomiche: studiò con pa.~ione il problema. della circoh~2ione, perchè più strettamente legato alle questioni di meccanica e di idraulica, da lui predilette. Constatò che il c•1ore ha quattro cavità e chiamò orecchiotte i ventricoli superiori: studiò le valvole semilu· nari aperte e chiusa, la contrazione dei ventricoli, il movimento del sangue nel· l'aorta, la funzione della vena e dell'arteritl polrnona.re. Forse la mente divinatriet· di Leona.rdo intuì la. soluzione del problema., ma. non l'e11presse, per non avversare le dogmatiche asserziorù d ei cla.s.'!ici, ritenutfl canoni inviolabili. Gli 11tudi 11nlla. circolazione furono inten.cmmente ripresi nella seconda m età del soo. xv: appunto in questa epoca l'anatomico Realdo Colombo, allievo di Vt>.salio, scoprì la piccola circolazione, precisando il movimento del sangue dal ventricolo ùestro, per l'arteria polmonare, ai polmorù e dai polmoni, per le vene polmonari. 3>11'orecchietta sini.~tra.. Il Colombo stabilì la mancanza. di pori nel setto interventri· colare, ma. nulla. intul della circolazione capillare dei polmoni. Fuori d'Italia. hanno voluto attribuire allo spa.gnuolo Servede la. prima descri· zione ù-:~la circolazione polmonare. Non è improbabile che il Servl'de abbia. appreso dal Colombo i ri.«nltati degli studi di questa sulla piooola. circolazione, seguendo • corsi di anatomia a.ll'Universiti\ di Padova. Tenendo conto della epoca d€'lle pubblicazioni del Colombo e del Servede. il prof. Ca.pparoni ritiene, non senza. giusta ragione, doversi per lo meno ammettere che ambedue abbiano formato la loro teoria, indipendentemento l'uno dall'altro. Un altro pa.<>.'lo nella scoperta della circolazione fu quello della conoscenza deUe valvole nelle vene. dovuta a Fabrizio d'Acquapendente ed erroneamente attri· buita a Fra P aolo Sa.rpi. E finalmente si h!!- la. conoscenza. della grande circolazione ad opera. di Andrea Cisalpino, che precisa il cammino del sangue dal cuore destro ai polmoni, dai polmorù al cuore sinistro; da questo alle arterie, dalle arterie, a traverso le anastomosi capillari, alle vene e da queste al cuore destro. La cono· scenza del meccani11mo della. circolazione del sangue è completa, sebbene non n•· sia 1\ncora defirùta. la ftm1.ione. Non rimaneva che radunare in \m solo capitolo e


OO~EERENZE

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CLINICHE E D I scn::s;r.E MEDICHE ECC.

illustrare e compro \'are con l'esp~.J rim ento quant-o em stato il frutto di isolate e geniali ricerche (\i studiosi italiani. A questa opt•ra si ctcdicò l 'H~tnrt·y, che riunì e complrtò lP ricerche precedent<•mento fatte e apportò il gr>Uidi;;simo contributo a lle conoscenze fL'liologiche d ella c ircolnzione, importantissima funzione d e l nostro organismo, quella c ioè di una nuova ed importan te dimostrazione d el movimento circola re d el snng ue; basata sull'azione e s ulla. funzi one d elle va lvole delle vene. L ' H a rvcy ino ltre pe r il primo fa menzione dd rumori ch(' accompagna no il mo,·imento ritmico d elle part.i del cuore. La scoperta però non poteva dirsi completa, se non foRse stnto dimostr~tt o il p>~.ssaggio d e l Stt.ngue attr1werso i capillari. Per addivenire a quest.o occorse eh<' Ca· l i IPo e Leeuwenhoeck scoprissero il microscopio e Ma.lpighi potes..<>e vedere la cor· n•n te de l saa gue muo,·ersi attraverso i capillari polmonari e il mesentere de lla rtmf\. L'osservazione fatta dal M.alpighi sugli. animali a sangue freddo veniva con· f(•J'ffii~ta pienamente s u quelli a sang ue caldo da Lazzaro Spallanzani. Tale è la storia d olla circolazione d el sangue. Come sempre, fuori d '1tnlia., il merito d elle ricerche più importan t i viene attribui to a tutti, fuorchè agli it11 1iani. Non p er spii·ito campanilista., nè pe r svolgere un tema a solo fine di rivendict\zioni in campo di ricerche scientifiche , ma per la pura e semplice veri tà, sulla baSE' indiscutibile ed inconfutabile di documenti, il prof. Capparoni stabilisce la proprietà c la priorità d elle scoperte d ei nostri grandi ana.tomici e na turalisti. L'opera ed il contribu to ck;di altri non sono disconosciuti e roisconosciuti: altrettanto non vien fatto dag li altri, all'estero, dove, nella storia d ellt\ circolazione d el sangue, si omette s pesso finanche fa re cenno nominativo tlegli italia ni, forse, perchè « quando gli avve rsu.r i incutono v e ramente timore, è m eglio far finta. di non conoscerli

affr1.tt-o ». RosA

P rof. A. BE~'EDICEKTr. - · Lo sviluppo storico della farmacologia e terapia sperimentale. La farmacologi tt, r he empiricamente intesa può considerarsi nata con l' uomo, in quanto il bisogno di curaro il ma le ha origine nell'istinto stesso di conservazione, ha avut-o il suo sviluppo reale soltanto ne ll'evo moderno, quando è entrato in atto il metodo spe rimentale applicato non solamente ne lla scienza. dei farmaci ma in tutte le discipline mediche e in quelle fisiche e natura li. Il primo tentativo di c lassificazione delle sostanze vegetali medicamentose rimonta nell'an t ichità a Dioscoride , a il buono accoglitor » citato da Dante, c he giunse nd annoverare fino a ottocento erbe medicamentose. Affat to sconosciute e ra no tuttavia nell'antichità le cause che d eterminavano il peculiare modo di agire di ciascun farmaco, e i termini successivàment.e adoperati nel m edio evo n .:;ignificare le proprietà a ttrattive, d etersive, inspissative di ciascun fannaco apparvero vuote di senso quando non servirono a. suscitare le risa dei letterati d C> U'epoca, come il Ma lebranche. Da l medio evo, epoca d 'intrist.imento d ella civiltà, la fa •·macologin come ogni altra scienza in gene re, non poteva attendersi un favorevol e sviluppo; i medic i g iuravano ciecnmente sugli sct·itti d.i Ippocra.te e Galeno, grandi cultori d!'lle scienze mediche e naturali d ell'antichi tà greco-romana i quali fino a l piì.t tm·do mooio evo fecero t esto p er ogni controverì'lia diagnos tico. come p er ogni o.pp li -

Cfl:Gione tet·ape ut ica.


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CONFE!IENZE CLINICHE E DI SCIENZE MEDI CHE ECC. ~fa il Rinascimento, come in tutte le altre manifestazioni della civiltà, deter-

minò grande fervore di ricerche anche in medicina dove si andò delineando un ritorno più sincero alla. natura. col tendere alla ricerca della verità con l'osservazione diretta dei fenomerri naturali. Qualche medico cominciò a scuotere il giogo della. venerazione cieca verso i maestri antichi, e Para.colso, con grave scandalo dei galenisti, bruciò pubblicamente sulla piazza di Basilea i codici di lppocro.t,a e d·e l grande di P ergamo. Nel sec. x:v grande fervore di ricerche invade i laboratori degli alchimisti; contemporaneamente la scoperta dell'America. permette introduzione in terapia di nuove e importantissime droghe. Nasce cosi la farmacologia. e tempia. sperimentali che dopo i primi e difficoltosi tentativi di Gossner d.i Zurigo e di Querni di Parma fu realmente creata da .Mt\rcello Malpighi. Questi dettò le norme che debbono regolare la. farmacoterapia; questi fece fiori~ ~~rimenti per ogni dove ed esperl ricerche nok· voli per proprio conto j non senza. dover sostenere acerbi contrasti nella fede scientifica che lo avvivava. ed ingiurie atroci per parte di avversari in buona. e in malo. fede. Il suo contemporaneo Francesco Redi fu anch'egli sperimentatore appassionato e ciò dimostrò provando e riprovando pazientemente su animali i fa.nnoci che i missionari dell'epoca gli portavano dall'America e dall'India.. Contemporaneamente, anche negli altri paesi europei la farmacologia. sperimentale si affermava per opera di Wepfer in Germania., Boyle e Willis in Inghilterra.. Questi furono i padri dell'esperimenta.zione in medicina.; essi nacquero proprio nell'epoca. in cui la. chimica veniva. assumendo grande sviluppo e i farmaci, importati dall'occidente e dall'oriente entravano vittoriosamente nell'agone tera.peutico. TuttAvia nel se.c. xvn i galenisti costituivano ancora uno. gran parte dei medici dell'epoca e, sempre pronti a giurare «in verba. ma.gistri », parla.vano a] letto del malatto di vapori fuliginosi e mordicanti che pungevano il cervello, di corruzione del sangue, di putrefo.zione d'umori e d'altre scempiaggini che destarono l'acre umorismo di .M:olière. Nel sec. xvm, che tanta. parte ha. avuto nello sviluppo della civiltà conten•· poranea. per gli sconvolgimenti sociali che in quell'epoca. si produssero, ci ricorda i nomi di altri due grandi clinici e sperimenta.tori italiani, il Morgagni e lo Spu.l1a.nza.ni. Ma il secolo luminoso per l'esperimento farmacologico fu il sec. XIX. Un fatto importante doveva. aprire alla. farmacologia. nuovi orizzonti e fu lo. possibilità d'isolare i principi attivi di molte erbe e droghe allo stato di purezUl., scoperta. questa, legata. al nome di Serturner. Ad un nome assai più glorioso però è legata. la storia della farmacologia e fisiologia. sperimentali in questo secolo, a quello di Claudfl Berna.rd che nel suo libro «Action d es substances médicamenteuses » chiarisce l'intima azione dei farmaci che viene ricondotta. ad una modificazione chimica e fisica. del mezzo intro.organico in cui vivono le cellule: sorgeva cosi la farmacologia cellulare. In quest'ultimo cinquantennio, col generale progresso avutosi in tutte le scienze, la farmacologia sperimentale è venuta accumulando coll'esperimento un t-esoro inesauribile di fatti riguardanti l'assorbimento e l'eliininazione dei fnr· maci, le trasforma.z:ioni chimiche che essi subiscono nell'organismo ecc. L'osservazione che gruppi molecola.ri esistenti in farmaci diversi esercitano prPS!~ochè sempre lo stoésso éf'fetto, ha. apel'to il campo allo. chemioterapia i cui


RIVISTA DELLA STAMPA )fEDlCA lT.U.lA:!'A E STRA:!'IERA

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notevoli risultati sono a tutti noti. Principe fra gli sperimentatori moderni, è Schmiedeberg che. per il numero enorme di allievi avuti .i n tutto il mondo, fra cui Ya ricordato lo stesso vonferenzicre, e il grande contributo da lui dato alla disciplinu, può considerarsi come uno d t?i fondatori de lla moderna farmacologia sperirnent.alL•. Alla quale, n ei suoi sviluppi pii1 recenti, siamo giunti attraverso una 8-'!Ce."a faticosa di cui le tappe successive sono state segnate dai gr·andi illustri le cui op ere rimarranno incancellabili nella storia d ella medicina. Esse deYono servire di monito e di esempio per i giovani che rla esse trarranno lt·na per il loro lasoro avvenire: questo solo sar à garanzia di ulteriore svih1ppo per qucst.a scienza così feconda di utili applicaz.ioni all"umanità soffer('nte. SACCHETTI

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA IGIENE SA~ARELT.I

G. -

Sulla pa togen esl e sul trattamento delle Infezioni dette Intestinali. dell'S e 9 febbraio 1933, n. 2).

(Bull(>~in de In Sociéte d e pathologie exotique, tomo LXYI - Sedute

In quest.a comunicazione, fatta. alla Societé de pathologie exotique 1'8 e 9 febbraio 1933, l'illustre igienista di Roma riassume tutte l~ nuove M(JW~zioni scientifiche stùla patogenesi e sul trattamento d €'lle principali malattil· infettive dette intestinali. Comincia col ricordare quali fossero le opinioni tradizionali sulla enterogenesi di tali infezioni e come gli studi recenti, specie sulle febbri tifoidi e para.ti foidi , sulle dissenterie, snl colera, sul carbonchio interno, abbiano messo in chiara luce sia l'impossibilità da parte degli age-nti di tali infezioni a traversare la barriera. gastrica e moltiplicarsi quindi nel canale digerent<', sia la facilità estrema con la. quale qualcuno di questi microbi, arrivando in contatto d e lla mucosa d ella bocca e della gola, possa riversarsi in circolo e quindi localizzarsi nei vari organi, anche senza che sht favorito in ciò da lesioni accidentali dei tessuti . Tali nozioni avrebbero dovuto, non solo orientare in modo nuoYo e diverso sul meccanismo di azione di certi germi patogeni, chjamati dall'A. enterotropi sin dal 1919, ma. avrebbero dovuto altresì scuotere la fiducia inveterata sulla efficacia terapeutica e preventiva. della cosiddetta antisepsi intl;'stinale. Le vecchie concezioni etiologiche, patogenetich e e terapeutich e esercitaro11o invt'ce p er lUDgo tempo la loro fuftuenza anche sulle misure profìlatticbe d elle malattie considerate a st-de intestinale, specie nei riguardi d el colera. Si ammetteva che g li agenti specifici d elle malattie caratte rizzate da sintomatologia ed alterazioni anatomiche interessanti l'apparato digerente, avessero la loro sede n atm·aJe ed esercitassero la loro a,zion<' nociva nel suo contenuto con la produzione di veleni, i quali, assorbiti dalla mucosa. enterica e riversati in circolo, avrebbero d ete1minato una 8\Jtointoss.i cazione entt-rogena. ("osi, la ft•bbre tifoide era considerata come una infezione tipica, de!l 'intestino. ove iii bacillo di Eberth, ingerito con L'acqua o con gli a limenti, avrebbe t roYato il t e rrE•no più adatto per viveH! e p er elabomre i suoi prodotti tossici. . L e rice rche aperim•m t,o!ì ese~uite dall"A. poi~a.rono, con Ja preparazione del vuus esaJtato, alla possLbJhtà di riprodurre nt.>g:h animali tm quadro morboso analogo a quPIIo dell'uomo. ed allo studio del m eccanismo di azione della. tossina. tifìca.. Tali ricerche dimos trarono inolt x·e come la febbre t.ifoide non sia una infezione dd l" intestino ma una iHft'zione generale con de Il P localizzazioni intestinali. Sin


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RIVISTA DEl. l.A STAMPA .'ltEPlCA

ITALIA~A

E S'rHA:-<IERA

dttl 1894 l'A. affermM·a oh (' l'infezione tificn non hn. la sua sede nell'intestino, e eh€' la lesione inte><tinult' h a solo il ,·a.lon.' di una localizza zione. Ha potuto inoltre climos&r:arf' la. po><.-:ibili tÌ\. d i ottenere una vera c propria assuefazione locale de lla mucosa ont.e rica rispetto a lln toss ina tifi<.:a. anc he quando que:;t.'ul tima sia dotata d i w1 ent.erotropismo spiccato. Que:;ta assue fazione co;.ti tuisce uno dei fattipiùint e ressanti per l'int(' J'P''Nilzionc di cetti fenom('ni che si osser vano in patologia. Le p areti int<'stinnli t·oagi r<'bbc ro ai veleni microbici ta n to meno qua nto più e.<>Se "'ono stat.e abit uate alla e limin azio·nc di vdt'ni anche banali. P e r quanto riguarda i l colera, l'A. c;; pone lt' vecchie teorie sul meccanismo patognnetico. secondo le qua li il microbo. inghio ttito da ll'uomo, dopo aver attraver::;ato lo stomaco. arriverebbe all'intestino Pd ivi si moltiplicherebbe e laborando anchr il veleno, c he, a.'lsorbito dnlla mucosa. inte>'ltinale, pas.<Jerebbe in circolo. Tnl f' tt'oria e ra confermat;& dl\lle ben 110te ricerche eli Met.chnikoff sui conigli appena nati. L'A. pf'rò, ripnmdendo appilllto tali ricerchf' . è pervenuto a d elle conclus ioni dd t.utto d it'fP I'l'nt.i, •·in.-:cendo a dimost.rare ch e il contenuto gastrico normale dt•i conigli lt~ttant i costituisce una barriera insormonta.bile per i vibrioni colerici e che quindi qtw><ti vibrioni. pe r potere attaccare lo ul t ime porzioni del canall' digesti,·o, do,·evano arrivarvi JW r via indiretta, attraverso la circolazione gPne ra le. Tale m.ig raziOJW 8areblw favo1·ita da lla manct\nza, nel s iero d ei cOiùgli suddetti, di sostanze vibrionicidr . La JWnot nvzione dei vi brion.i nel circolo sanguigno si effettua attra· ve1-so lo fo rmazioni linfaticho d ell 'anello di Wa ldeyer. Studiando poi la cosiddetta p e ri tonito col<~ •·i ca Spl·riment.nlo de lle cttvic, l'A. ha messo in evidenza come q ul'sto proct'AAO morboso s i svolga in modo ben diffe rente da quello descritto da P feifff'r e dai suoi a lli evi. I vibrioni. inoculati n el perit-oneo, n.nche a, dose mort-ale, non sono lisizzati. ma penetrano in modo istantaneo ne lla circolazione generale, dirigendosi verso le pareti de llo stomaco e dtlll'int<'stin.o, che attaccano a tergo e attraverso le quali sono espulsi poco per volta col contenuto d e l tubo digerente. Anche nei conigli adulti i vibrioni riescono a tnwersare la mucosa della gola ed a dirigersi, per la via del circolo sanguigno, vPrso lE> p areti intestinali. L 'A. si occupa anche dello studio de lla a lgiditt\ colerica. e riferisce le proprie ricerche spel'imentali in proposito. Pensando che la. grande facilità con la quale il b. coli si rnobilizza ne llf' iufeziorù da vibrioni, dovesse avere Wla impo rtanza sp ec ial <' per il veri ficu rsi d Pila ft~>;e a lgida, l'A. riuscì ad ottenere nelle cavie un quadro d e l tutto simile a quello d e lla algiditl\ cole rica n ell'uomo, facendo seguire alla. inoculazione di vibrioni q uella del coli-bacillo. Nei conigli o ttenne lo scoppio di una c risi violenta di probabile natura ana.lìla.ttica. caratterizzata da. illla enterite desqua mativa A dttl di><tacco 111!t...'l.<:;ivo ed impone nte d egli epite li di rivestimento di tutte l e s uperficie mucoso (epi tal~:~.o;;sia). Questa crisi si a-ccompagna sempre, come nell'uomo colN·oso, e come in tutte le crisi a.nafi.lattiche con la. caduta progressiva. della pressione arte riosa e moditica.zioni d ella formula ematica. Secondo l'A., il meccanismo pa.togrnetico de llo scoppio d ella crisi algirla n e l colera umano si spiegherebbe con una. sensibilizzuziono dell'organismo e de lle pareti intestina li in ispecìe, per mE'zzo de ll'antigen e vibrionico. I vibrioni, loca.lizzandosi n ella sottomucosa enterica, determinano W l focolaio che risveglia i microbi fino allora sile nti e ciò provoca l'ent rata i n circolo d.i una nuova tos.<>ina. che si compor ta come Wl antigene scatenante i.n Wl organo precedentemente sensibilizzato. Riguardo a lla patogc nesi dell'n.ppendicite e dell'ictus appendicolare, l'A. m<>tte in ovidenzn come non sia verosimile l'origine enterogena di questa infezione e rifl"risce Lt~ esperienze pi'Opl!'ie sulla produzione de ll'ictm; a ppendicolare n el coniglio. Osserva, come rt('i folli.coli Linfatici dell'appendice, anche apparentemente norma le, si trovino molti microbi i qua li provengono dal c ircolo sanguigno ed lutnno eome punto di partenza la cavità boccale, l'anello linfat.ioo di Walde yer, le ami,JZda le. PN il carbonchio inter no l'A. ritiene che le ll"Utnifestazioni morbose e le alt.crazioni patologiche d e ll'intf•stino d ebbano es.-;ere a.tt;ribuite ad Wla rt>azione locale spt'Cifìca,, provocat~t d t\i ba,tteri c he raggiungono la mucosa. intestinale solo per ,;a. sn.nguigna. . Da t.ut.t<' lr. r!cf'l'che 01<pnste riS1.dta in modo evident.e quanto ince rta debba es.«E'J'f' l'azione d P 1 cosiddetti ùi;;inf<'ttanti intestinali e com<' essi possano anche ri u-


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R!\ISTA DELLA ST.Ulf'A MEDICA !TALf.>\~A E STftA...'<!ERA

sci r e dannosi. L'A. m ette in particolare rilie,·o il m<'ccanismo di azione dci purganti salini e l'importan:r.a del loro impiego. 1:)i occupa infine d ella s ie r·otc rapia e niCcinot e rapia d Plle inìezioni tlette int t':>t.in t~ l i. PrAZZA

'l'Anno . - Amebiasi ed altre parassitosl Intestinali. Ricerche parassltologlche ed anatomo- d lnlche. (Boli. I . 1:) . .\1., agosto 1933, fase. 8). L'A. che già rwg li anni d ecors i si e ra occupato d ell'am e biasi. d <'gli altri protozoi e degli e lminti intn;tiuali in ~Ies.<si na. e pro,·incia, hn avuto occasiorte di ;;;tudiare un [ocolaio di amo>bia.'<i tra i d eg<>nti e g li inie rmi eri d ell'osp edale p~iC'hiatl'ico provinciale di .\Ie,.:>ina stessa. Rife r·i:::cc gli <'sa.mi e l"' os.-;erva.zioni praticate su 1162 ricovol·ati e su 9!l persone di custodia. Di ogni sou~f'tto ha. allestito 3-10 preparati a fresco pe r· ciascm1a scarica succC."'-"LVa alla sommiJlistrazione di purgante salino. D c i L2ti0 indiddui C&\minati ris u ltarono positivi p or l 'entamoeba histolytica 234 ( 18,5°~) . Su 182 autopsie eseguite n egli anni 193(.}-32 hn riscontr·ato 35 oasi d i amebiasi (20,5 °0 ) . L 'A. rifere ndos i alla. diffus ione d t>ll'amebiasi in Sicilia, opina che non pochi all'entrata ne l mauieomio potussero es.<sere già affetti da amebias i, ma che per la mag~ior parte l'infezione sia st.a.ta contmttn n el manicomio sws;.o, ess" ndoue la diffus ione favoritft p~r le condizioni m entali dogli infermi e per l'inadegunta. attrez zatura igienict\ dc i locali, specie d~d punto di vista dello smaltimento dei materiali di rifiuto. DA.g li esami c lirtici sono ris ultati: due soli casi di s indrome dissenteriforme acuta in atto, 97 ca.~i di e nte r·itc cronica. 59 cnsi di ente rite croni ca accompagnata disturbi generali, 17 ca.;;;i di dist.urbi general i soli, 6 ca;;i di disturbi intestinali n ella anamnesi rernottt e. infine, ben 112 casi con anamnesi ed esame obiettivo completam onti' n egativi. Di 41 indiviclui di que l manicomio, venuti a mortc dopo queste rice rch e coprolog ieht', ha eseguito l'autopsia: in 30 con esami di foci n egati ve non ha t.rovato le sione alcuna; in 7 con esami di ff'ci positive ha trovato la colite ulct>rosa ame bica <lhe ha anche trovato in a ltri 4 individui, n l:" i quali il reperto coproscopico era stato n egtttivo. Si deduce cho la negatività d e ll'csanw d (:'lle feci n ei riguardi dell'entamoeba histolytica, specie nelle forme di amebiasi intest inale cronica. non è criterio a.-;soluto p e r· e:;clude re la malattia, ancho quando l't·.same d•·lle feci viene ripetuto. Altro do.to a.'!sai importnntf' da l'iiP\·are ò che n el 47,iS 0 'o di'gli individui con rE>perto coproscopico positivo, l'A. ha trovato anamnesi ed esame obiettivo negativi: son dunque questi portatori sani? Ciò è da negar'>'<i: infatti in alcuni di essi v enuti a mort<' l'A. ha riscontr:ato lesioni inteRtiJlali specifiche. Si tratta perciò di individtù appur·entem ente sani. Sono d escritti i caratteri morfologici cie li e ami:" b e r cpl:"rite : n el5,9 % dei casi si !'!ono trovate solo forme mobili, nel 18,3°·0 forme mobili e cistiche insieme, n el 75.600 solo forme cistiche: in complesso, nonostante le varietà. di a~peUi morfologici da lui osservati. l' A. ritie ne che nell'amebiasi intestinale d ell'uomo sia in gioco untt soltt specie: l'entamoeba hist.olytica. Dallo studio compiuto a riguardo d egli altri protozoi e degli elminti inter;tinali è risultato para.'lSitato il 72C:0 degl i inùividtti esaminati . La latenza d e lla parassi tosi è risultata d <'l 50"6 circa. Protozoi più frequ ente m ente trova.ti: endolimax nana, cercomonas, iodarnoe ba bi.isch li. ontamof'ba coli; e lminti: trichoccphuhrs dispar. Mcaris lumbricoides, oxyuris verrnicula.ris. L'A. r iporta anche le osservazioni clinidt.., riferite ai vtwi pan..,;:siti so litari où a"'~ociati .

Questo studio m ette in ri lie,·o ancora una volta L'estensione d elle malattie protozoar·ie e par·a.o;sitnri e irt gene1·e . spes.<Jo latenti. e l'in'lportanzn di ricerchE> Ristemat ic iH' opportnrrom\'mt• condott<'. onlllque sorga il sospet to di eventuali foco l>ti.


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IU\"ISTA DELl••~ STAMl'A :MEDICA I'TALIANA E

STRANIER.~

MEDICINA LEGALE. A.. Dr PoRTO. - l traumi e la tubercolosi e la valutazione del danno. (Rassegni!> d e lla previde nza soc ia le, n . 3, marzo 1933). Il complesso e non facile problema riguardante i rapporti che intercorrono t r·a jtmumi riportati sul lavoro e la tubercolosi, trattato nmpiameute da molti auto ri sia in Ita lia che all'estero e nonostan te sia a n com i11soluto, è sempre piò inquad1·nto n ella, legisla zione d ei vari ::;taii. L ' A. si propone col pred t>tto la ,·oro di contribuire allo studio d ell'argom<'nto facendo con rapida siutesi tm esame di quanto si riferisce ai rapporti patogen t>tic i t ra trauma e tuberco losi, d e i risultati statistic i più dimostrati,; e pro bativi, e d e lla moda.lità c liniche con cui l 'affezione si presenta, per considerare poi più ampiam<'nte le Yarie opinioni ne i riguardi d ella valutazione d el danno e cercare di trarre dai discordi pttreri w1a norma che si avvicini ad indirizzare il m edico perit-o nellami~-ura d e ll'indeunhzo n l'li casi di t ubercolosi dir~>t tament e colJegati ad un trauma. Dall'eS<am<' dPi vari studi fntt.i a ri~tt~a,·do si arriva alla conclusione che il trauma, pur non avendo il Yalore assoluto ch0 gli si accordava ai tempi di Schiiller , può rive la rci nn processo tubercolare e ciò rwmbra avvenga 1100 p er la localizzazione baeilla re su un punto sano, p erchè il snnguc di un tubercolotico, come Calmctt<· ha di r ecente dimostrato ampiamente, è poco ricco di bacilli, bensì perchè il trauma d eterminerebbe tm locus minoris resistentiae in un punto ove i germi esistono allo stato latente, rompendo cos ì l'eqtùlibrio stabili tosi t ra i poteri di difesa ed i micror· ganismi, a favore di que:<ti ult imi. A rigua rdo della statistica di complicazioni tubercolari consecutive a trauro.i, risulta questa essere a.bbastanza e levata, poichè osservazioni fatte su pazienti d el. reparto chinu·gi.co d i'Ila Cassa Na.ziona.le Infortuni nell'osp edale di S. Giovanni di Torino, dimostrano che negli ultimi quattro anni su 3681 ricoverati, 288 malati prellentava.no lesioni osteo·art.icolari primitive e fra questi le lesioni di natura specifica tubercolare furono in numero di tredici. Indi l'A. passa a trattare dell'andamento c linico delle varie complicazioni trattenendosi più a lungo sul periodo di insorgere d ella complicazione stessa a distanza dalla data d el trauma subito; e per concludere su ciò dice che p er riten ere c linict1mente a ttendibile il nesso ctlttsale t.ra. un processo specifico ed un trauma occorre tener conto d ei Sf'guen t i fatt-ori: l) lo stato di salute d ell'infortw1ato anteced entemen te ed al momento d el sinistro; 2) l'inten sità d el trauma; 3) la. sede d e l focolaio specifico il1 rapporto alla cat~.&l. tra.umat.izzante; 4) la rE~laziono tra. t empo trascorso, tra trauma e sviluppo d e l focolaio t ubercolare; 5) la sequela cronologica d e lla sintomatologia; 6) l'esame radiografico . Passando a parlar e della valutazione d el d anno l'A. dice che non segue tutte l e norme che regolano l 'attuale legge iufortunistica italiana (1904 ), e da.t-o che continuamente vi sono riforme e mig lioramenti di ogni previdenza sociale, vuole esprimere i l suo parer e pe r quanto riguarda la tubercolosi. Egli fa una d ettagliata disamina d e lle norme esistenti da seguire e fa rilevare quanto sia difficile per un p erito m edico poter stabilire in piena coscienza se, senza il concors o di un trauma, solam ente per gli usuali movimenti, si sa.rebbe sveglia,t o un processo tubercolare juxtaarticolo,re, o una lesione polmonare in fase non fatalmente e celermente evolutiva. avesse potuto volgere verso l'ulteriOJre ulcerazione o verso la. cicatrizzazione. In conclusione s i può dire che è opporttWo indennizzare ogni caso di tubercolos i traumatica escludendo dall'indennizzo solo quegli individui per cui s ia ampiamentE· dimostrata una forma specifica in pien o stadio evolut ivo prima. d ell'accidente violento. e che si sosten evano sul lavoro a l disopra d e lle loro forze e d e lle loro possibilità di E'quilibrio o per i quali l'inciden te, datala loro g rave rninorazionefisica e di consrguenza psichica, può essere pers i11o dovuto ad imperizia. Circa il qu.antum d e ll'indennizzo bisogna ricordare che n e8Sl.Ul perito m t>di co potrà in piena coscienza dimenticar e che l'infortunato di lesione specifica, anch e se un'apparente guarigione clinica g li a.vrt''t ridato l'equilibrio e l'en ergia occorrente alle Rue necessitìt, è S('mprt> sotto la minaccia. di una ria<;ccnsione d el pro<'f'-"SO e dovril perciò ll<'mpre evita re ogni sforzo prolungato, ogni ecc!'SSO di lavoro. Quindi nella liquido.ziOHt>, oltre ad tm dam1o attuale mppre!'Pntato dagli esiti permanC'nti


RIVIST A DELLA

9TA~1PA

MEDICA ITALJ•.U'i"A E STHA-'<LERA

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d e lla l e.<~ione, occon·e t e ne r conto di una. minorazione potenzia le rappresenta-t a. dn tut t e que lle possibili conseguenze che pot ranno presentarsi anc he dopo i due anni dal p <•t·iodo di re vis ion e . Sttrcbbe ben e, dice l'A. rife rendos i all'assicurazione obbligatoria. cont ro la tube rcolo;;i, che pe r t·isolver e equamente le questioni inevitabili ad essa, fosse segLtÌt a. in questo campo la legislazione tedesca., ch e in ce r t i cas i di .infortunio ri· la.c:cia il s inis t.rato so tto l'à.mbito d e lla Gassa m alattie pe r le prime 14 settinume e solo dopo q uest o pe r·ioclo fa r·i en t rar·e il caso n e lla s fe ra d e ll'info rtunio e come tale lo tra tta.. S. VITALE

MEDICINA INTERNA. G . V. B ER Oi\tAN..N . -

Patologia funzionale. (I. Springer, B erlino).

In un ampio capito lo d l'lla. sua. opera che a u to rc.! voli clinici consider a no una d e lle pitt a vvincen t i letture di questi ult imi a tmi il v. Bo r~mann sotto il suggestivo titolo D ia.gnostische R ejormation s i occ upa d olla. n ecessrtà. di rived e r e a lla luce d e lla pa tologia funzio na le g ra n nume ro di etiche tte diagnos tich e che ancora oggi h a nno la mo.ssima diffv.sion o. Il clinico di l3erlino comincia prima di tutto con W\ somma rio d elle diag nosi cho d ebbono es.;;er poste assai più spesso di quello che non si fac::itt; succe::;siv.tmonte col sot totitolo cavete dia(/nosen dà. invece que llo ch e sono di solito e rronee o comunq tte sono a s.-;ai m eno fre quenti ùi quello ch o non s i cred a . L e prime sono: 1a iperten~'<ion e latf'n to; 2• in.<;utficienza. circo latoria allo stato di latenza; 3" disturbi d e llo iato esofageo con o senza. cardiospas mo (complesso s into. m a.tico epifrenai P); 4a gn....t,ritP. (an a.cida . normoacida , s uperacida.); n• u lcera d el duodeno e in più ulce ra <iig iuna lc peptica; 6• opa topatie (itterich e laten t i, anitteriche, fegato grosso); cirrosi latenti, colangit.i latenti; 7"' coleci~'<topat.il1 latenti; 8"' leggerP a ffezioni d el pancr eas; 9• di verticoli specie d e llo, pa pilla d e l Vater con concomitanti affezioni de lle v ie biliari e d el pa ncreas, dive rtico lite d e l colon ; 10& disturbi latent i delle secr ezioni inte rne di natura ipe rtiroidea, ova rica . ipofL'>arÌ tt; m agrezza, polisarcitt erldocrino; a lt erazioni polig landolari, stati d epres· si \ri endocrini; I L• stt~tì alle rg ici infiammatorii (oltre l'asma e la. colica mucosa), inten'\S· santi le articolazioni, la cute, il ìegato, intestino, stomaco, v escica bi lia r e, vasi; disposizioni infiammatorie d ei t es.<;uti ecc .; 12• infezioni latenti, streptornicosì fluttuanti. Appa rtengono al parag rafo cavete dic~nosen le segue nti: l" novrosi organiche pure: c' ) n evrosi cardia.oa, d ebolezza di cuore, n evrosi v RSomotoria; b) n evrosi gast!'ica, ca.r·dialg ia, dispepsia. ne rvosa, n e urosi di secrezionE' e mot ilit t\ dello stomaco, pilorospasmo, sindrome gastrocardia le ecc.; 2• ptosi e at.onia. d e llo stomaco e intestino, n efroptosi, spla ncnop tosi ge ne · ra lizzA.t.a: 3" spasmi e intoiiSicazioni intestinali; 4" disturbi da fatti adesiv i; 5" dolori r eumatici, n evralg ie intercostali; 6" angina. addominale; 7a vagotonia., simpaticotonia. Vo lendo solo soffermaroi su qua.lcuna. d elle voci s uindicat e, acce rm eremo dapprima aii P a noma lie di posizione d ei \;sceri ancora. troppo s pC'sso invocat e . In questo campo la. radiologia ha chiarame nte inse~ato ch e sull 'orig ine d ei disturbi non ha importa-nza l'alte razione di forma, ma il fatto e~senzial e è lo sta to


RIVlSTA DELLA STAM('A MEDICA lT.UJA:-.-A E STRANIERA

tli alterata funzion e. C'iò Honostante a lcuni radiologi pal'lano tuttot·a di ectaiJie alo· niche: e.s~t>, ~f'condo l'A. d f>bbono esser considerate collo stesso scett.icismo come i rumori di gunzzame11to gastrici che non sono ancora affatto Wl sintomo di malattia se non viene dimostrata w1a abnorme permunenza gastrica d egli alimenti. (A q1ieslo riguardo non è inopportuno 1·ichiamare u.n'opera recente aullct radiologia del tubo digestivo di A. E. Ba.,.clay cJte è stata anahzzat" recentement e in un artirolo editoriale del Brit-ish Mf>dical Joun1al del 12 a{;osto u. 8. Il Barchay veramente benemerito per i suoi studi eli (tSiologia. radiologica del sistema digerente, è arr·i vato alla conclusione che in in(Hvidui perfettamente sani lo stonu:!Co, il cieco, i l colon poss0110 funziona re r egolarmente a?Jchc se in posizione anomala. È owio quindi che operazioni .çullo stomaco o interventi per fissare il colon ecc., sono basati su fals e premesse, essendo indiscutibile un largo margine di variabilità di posizione con normale funzionamento, n. d. ree.). Anche la ncfroptosi ~ una diagnos i prediletta da molti medici; ma essa. per lo più non dà s«>nt-ore dj sè finchè su di essa non è s vegliata l'att enzione del paziente (malattia iatrogena). Gli spaRmi d e l tubo digerente così sprsso enunciati. come il pilorospasmo, gli spasmi mediogastrici, que lli d e l ten ue e d el colon m eritano invece dj esser r eti O· ceRsi a un posto assai più modf'sto. Il pilorospasmo degli adulti è per lo più caUSflt.O da un 'ulcera d e ll 'nnello pilorico o d ell 'immediata vicinanza o da affezioni d ella vescicola biliare. P e r quanto rigua1 d a il cardiospasmo la moderna radiologia ha segnalato la. frPquenzn dj es,;o in caso di al~erazioni d e llo iato esofageo con r e lativa sindrome epifrrnica. 1\fn, è specia.lmf>nte il capitolo d elle cosiddette nevralgit:- intercostali, d e llo s~in­ tico, d e l reumatismo e psnudor·eumat.ismo che d ev'esser profondamente rive duto e modificato. Queste diagnosi sono poste spE>~o con g rande imprecisione e spesso vengono così misconosciute malattie di varia natura. A questo riguardo si d eve tE'ner presente ciò che si riferisce ai problemi d e l dolort> viscPrale coi suoi fenomeni riflessi viscerosensori, viscero-motori. viscero-viscerali secondo i concetti di Lange e di H ced. Se non può certo negarsi che in cnsi dj lombaggine ci si trova. qualche voltn di fronte a una. vera e propria malattia d e l t essut-o muscolare , si ricordi però che i~ queste forme si deve sempre p ensare alla possibilità di calcoli renali o di altri processr d e lla m ed esima zona (pieliti, asceR.c;i paranefritici), e che in casi di spondjJiteo d efor· ma n t e, ad esempio, uno strappamento t1·aumatico d eiiP. n eoformazioni calcaree può dare dolori intensi accompagnati da contrazioni muscolari locali. Analoga.ment.e per i l torcicollo sostenuto non dj rado da lievi processi d e lla colonne. cervicale. Maggior~ difficoltà si avranno per quanto riguarda. il r eumatismo muscolare cronico. I reperti di contrazioni e irrigidimenti muscolari sono poco dimostrativi quando non sono ben circoscritti e limitati, dovendosi in certi casi ammettere un cambiamento gent': rale d e l tono mu.c;colare; spesso tuttavia non basta il rilievo dj queste alteraziom loca li p er amme ttere la. djagnosi di reumatismo cronico. Si p ensi alla contrazionr duratura d el tet·zo superiore d el muscolo r et.t.o dj d estra dovuto a w1 rifl e.«so visccr•omotore ne lle malattie d ella. colecisti e alla corri~'<pondente difesa muscolare nell'ulcera, appendjcite e affezioni del pancreas. Ne ll'angina di p etto spesso si i.nduri~cf' il m. pettorale di sinistra con ipersensibilità. d ei rami nervosi, ciò che può considc· rarsi , un ' importantE> sintomo di un'nngina p e<:toris latente.

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Un pseudo-reumatismo assai importante è quello che può avers.i neU'ipertoOJB per cui R. Schrnidt ha introdotto il concetto di n evmlgie da ipertens ione. Si tei•ga prei'ente che se l'ipertonia si maniff'sta. con frequenza ne ll'età matura. essa può decorrere latente per lungo tempo, potendo avere inizio ne lla giovinezza. Non sono rari in iprrtonici tipici dolori d ella nuca, d el mascellare inferiore, nel territorio M I· l ' ulru.tn·, a llo gambe, a.! sacro ecc. ::!empre ne l campo d e i pseudo- rcumatismi si 1·icordi la possibilità. dj aMu· rismi dcll'norta addominale, n è sono tanto rari i portatori di anew·ismi d ell'aort_a torueica. c ho vengono cumt.i a ltmgo p er r eumi d el cingolo scapola re o per nevrnl!lrc intNcosta li. E anrorn. troppo spes.o;;o vengono raccolti sotto l'etich etta di rcun!ll: tismo mwwolurc, o articolare, ea s ì di tumori m etast.a.tici d ello scheletro. o SJ)Ondillll, rac hidite tanlin1, arteriosclerosi delle e;;trE>mitit, pachipl t>\rrit e apicale , dcgeJJ6 · ruziorw rwrvo1<a funic·o la re d f> ll'ancmia p erniciosa, n eurit t· in diabet e latente, 11011 dinwnticn11do noturulml' nte la n eurolue che ofl'rp il piir lnrgo contingf>nte.


IUVJSTA DELLA S"tAMl'A 1\tE DJC.A ITALIA:-JA E STRANIEUA

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L'A. u llH fi ne d r l suo in tere~n te ltn·oro richia ma l'at tenzioni:' s ulla n ec(•s:;ità di affina re più che mai l'indap:ine per scop rire le forme precoci latent i e la rvate, il cui sviluppo ul teriore può es::~er ostacolato con un t f'mpestivo intervento. In ciò è preziosa, cont ra riamente a ciò che affermava il L eube p er il quale il lungo inter· rogatorio era t empo perduto pe r la diagnosi, l'arte d ei rilievi anamnestici. Ciò vale, ad esempio, per le malattie della. vescica. biliare che possono esser conosciute con a ccurato esame nello stadio della semp lice discine.'lia, o per la cirrosi epntica. o pe r l'ipertensione, diagtlos ticabili a i primissimi st-adi. Lo s tesso va le p er altre numerose malat tie addominali che rimangono lunga m ente allo stato di latC'nza. In d efinitiva la conoscenza. degli sta,ti morbosi latE>nti e larvati deve acqui · s ta re sempre maggiore importanza n ei confront i de lle malattie dichlarate. (Ci ò ha, come si capisce facilmente, notevole 1--alore nella medicina legale m ilitare, n. d. ree ). Riallacciandosi infine a l concetto informatore di tutta la sua opera v. B eorg · m a nn dichiara che l'alterazione anatomo-patologica. è in certo modo l'epicrisi m orfologica di dis turbi funzionali che possono essersi instaurati e durati vari a1mi prima. Più che alla forma si pens i quindi alla funzion e: non ognj alte razione st.rutturale è malattia; la junctio laeaa è invece in ogni caso malattia. App licando q uesti concetti somma riamente riassunti l'A. ritiene giustamt> nte di aver confutato le note e diffu:::e discussioni su una crisi d ella medicina, su 1m preteso carat t e re epigonale della clinica. moderna che sarebbe ormai priva di vita attuale. Kon s i tratta. di una crisi ma di una benefica rivoluzione che deve p orta,r e a una. riforma della diagnos tica, non solo col lavoro metodico d ella clinica e dei labo· ratori , ma m1che a t traverso a nuove concezioni patogenetiche che implicano nuovi orientament i diagnostic i e conseguentemente nuovi indirizzi t e rapeut ici. BET{TOLU CCI

S., t.encnte colorUle llo mPdico. - La dissimmetria del corpo umano e sua Importanza come fattore predisponente. (Il Policlinico, Sez. Prat., 1933).

CAXGl

L'A. ha cons tatato che il corpo umano è dissimmetrico: tma metà dei vari S<'gmenti del corpo (cranio, faccia, collo, torace, addome), appare m eno sviluppata od ubicata su di un piano arretrato in rapporto all'altra metà. La dissimmetria in ce rti soggetti è totale, intere$$a cioè tutta una m età del corpo. In altri individui s i mostra crociata; appare meno sviluppata, per esempio la me tà destra de lla fronte e la met a\ sinistra de l torace. I n numerose osservazioni ha potuto rilevare la localizzazione dei proceesi mor bosi n ei sC>gmenti d el corpo che appari-...- ano meno !'.viJuppati od ubicati su di un piano arretrato. Nei dissimmetrici totali (destro-labili o s inistro-labili), non era. infre quente la omolateralizzazione d elle infe1mità. Ne deduce che occorrono altre ricerche ne i vari campi della biologia per pot e re stabilire il valore r eale della- dissimmetria come fattore controllabile de lla prc· disposizione individuale. (Autoriassunto)

S. - Pneumoconlosl e tubercolosi po1monare: azione del carbone sul potere tossico dl alcune tosslne con speciale riferimento alla tosslna tubercolare. (P a thologica ,n. 499, 15 maggio 1933).

S IGNORELLI

Dagli studi fatti si è potuto cons tatare che si può avere sperimentalmente una fi!'<Sazione di elem enti tossici delle tossine t etanica e tubercolare mer<:è l'assorb imento con polve re di carbone. Ma il risultato di questo espe rimento abbastanza. semplice n on è sufficiente, a. giudizio dell'A. a spi c~are il m eccani €mo di :resistenza alla infezione tubercolare da pa rte degli individUl che lavorano n elle miniere di carbone. L e osser.·azioni ininterrotte circa le lesioni polmonari prodotte dalla polvere di carbone hanno potuto dimo;;trare che questa non solo n on dA alcuna lel"ionf' polmonare, ma la sua azione riesce protettrice contro lo SYiluppo dci processi tuberco· l a ri. Una d el le prime spiegazioni di questo fenomeno fu data da Amold (1 885), ch e


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l'attribui n 'l. a l sf'm plice d r·po.• ito di poh-ere, che proteggt'\'a rneccanit::ame ntc dalla dil'l:u.-;ionE' d ol male; osservazion e> modificata in è eguito da altri autori e fra gH altri dnl .\Iavrogarclato ( l 022), che attribLtin~ tale pote re a. qWl.lsiasi polvere ine rte inalata. A t1tle propo'<ito sono st>tt.i tatti E'>:perime nti a. riguardo della silicosi e si è pot.uto constatare che il tipo di scle r·osi sil icotica a piccoli nodi, specie nei sili cotici prtri, costituiscf' uu terreno ott.irno pe r l'impianto dei processi tubercolari. Stando lo cose a questo punto. e ri cordando come il Cumminis attribuisce al pot e re di assorbim~'nto de ll t~ polve r·e di carbone un'azione specifica. verso i prodotti d e l ba-cillo tubercoln.re, l'A. ha volm.o istituire d e lle ricerche sperimentali per s t.abilir·e: l) se ;;i può parlare di un'azione int-tttivante del carbone in comples...,i molocolari tossici e part.icolarmente sulla tossina tubercolare; 2) se tale azionf' inattivante in vitro va. m essa in rapport.o a l ben noto pote re di assorbimento della polvf'r'e di carbono, o se invece entrano in gioco altri fattori chimico-tL<oici: od infine cercare di stabilire fino a quu.l punto i risu ltati d elle prove speriment a li po:;;::;ono accordan;i coi dati d e lla. patologia umana.. E cos ì sono stat<> scelce tre tossi ne: tubercolare, tetanica e difterica (I. S. N.). e quindi tr·attate con polve rii di carbone diverse (carbone animale, nerofumo tc>d antmc ite), pe r saggiame prin::u.1. e dopo il pote re tossico sulle cavie. In un primo g r·uppo di espe rienze è stata saggiata l'azione di d ette varie tà di carbone sulla tubercolosi bruta. mettendo g. l di carbone in un tubo conten ente cc IO di tube rcolina e la!;ciando tutto in ghiacciaia.. Dopo quattro gio rni a. q uat tro mwie è stato iniettato r;c. l irumperitonoale d e lla tos.~ina bruta., di quella dte ha sublt.o l'aziono d e l carbono anima le , d e lla tossina che ha. subito l'azione del nerofumo e d ell'alt,r·a che ha :>ulbìto l'nzione del ctubone minei·a.le. In altri due gruppi tttli r>Spt>rienze sono state ripetute con tossina difte ri ca e con tossina tetanie a. facondo ~~~i re s ulle tos~ine oltre alle so>tanze suddette altt·e due polve ri inerti ch.pot<'>'>~ero e>splicare a?:ione assorbente e propriamente: silice e caolino, mettendo di q1te><te sost.anze g. 0,05 in cc. l di tos.'>ina e trattando gli animali con dosi d ecuple dt•lla d. m. m., ~ttecessi\·a.meute dopo 24 ore, 48 ore e sei giot·ni di pe rr:ru:\ru>uza d e l mestruo to~~ina più sostanza a,.,'!OI'bente in ghiacciaia. I risu lt,ati totali d·~ lle es perienze sono i seguenti: Il carbone animt\le m esso a contatto con tossina tubercolare e tetauica. r\e atMm ua fortemente il potere tos;;ico, mentre nelle stesse condizioni rli esperime nto non esplica nessuna e vidente a z.ione analoga. sulla tossina diftt> rica. Il nerofumo e l'ant.racite non d•\ nno diminuzione d e l potere tossico d ella tossina tubex-colare m•~ntr·o con la tossina tetanica il ne rofurno stabilisce un tipo di innM.ivazione t.rans itorin. cioò que l pote re tossico che sembra attenuato o scomparso ne i prirrù giorni. ricompar·e dopo qualche tempo (sei giorni), come se un legame labile M'esso ce duto g li olcrnenti tos.-,ici jJ!'ima in parte fi.,;;ati . Come il nerofumo n oi riguardi d t>lla tossina tPtanica si comportano anche altre sostanze con proprietà as sorbe nte (nntracitc. cu.olino). mentre tutte queste sostanze si comportano come il carbone animale nei ri~rardi d ella tossina difterica.. QL1indi, dice l'A. allo stato attuale d elle conoscenze, bisogna abbandonare il conc0tt-o di un'azione a ntitossica. del carbone, o di altre sostanze {.'SOgene che a queste si accomp11>gnano, e cercare la spiegazione d ella. resistenza d ei minatori di carbone all'azione del bMillo tubercolare in e ventuali fattori e ndogeni che con l'inalt't-zione;di polve re di carbone e col processo in ge ne re di pneumoconiosi abbit\nO ptutic:oltu·i ra ppOit,i. Infme eg li cred e che si debba in proposito rivolge t·e l 'attenzione all'azione che i lipoidi, di cui i polmoni nntracosici sono particolarmente ricchi, possono esplicn re s ulla vit.a e s ulla ,·irulenza del bacillo di Koch.

s. VIT.U.E

N. T . Kon.Essws. - Esperimenti di sleroterapla nella malaria. (Ridsta di Malariologia, fase. 2, l u:J:J). Nel corso di alcune ricerche praticate ne ll 'ospeda.le d ella • Pitié » in Algeri. sull'efficacia tC'rapeut.ica di un siero emolitico in ammalati di sclerosi a placche e di a lt re. forme mor·bo;;e d e l sistema n e rvoso, l'A. osse n·ò uno speciale comporhlOWnto d e lle t'N\zioni allo rchè d e tto s ie ro e ra preparat-o e..on ~angue di pa.ralit.ìci progrossi,-i malnrio-terapiz:wti e veniva inoculato a paralitici progressivi in

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RIVISTA DELLA STAMPA ·" EDIOA ITAUANA E STRANIERA

corso di malario-terapia.. Per tale trattamento i p~tzi enti prC:'sentava.no un mpido ed improvviso aggt·twamento .de lle turbe p sichiche ma n e l contempo la curva termica dellì\ infezione mo.\a rica artificiale. in atto. veniva particola rm t>n t.e influf'nzata no.' l sPuso chi:' delle opporttmf' dosi di sie ro (cc. 5) interrompevano gl i accessi febb r ili malarici. Partendo da tnlt~ ossen·azione e dalle conoscenze r e lative alla immunit-À. malarictt-, non uni vocamente ammessa (almcHo nel seHso stl·etto ùt•to a lla paroh" immuniti\.), ma sostenuta tuttora. da autorevoli stu diosi, l'A. h a condot.to delle esperienze per ricNcare se fosi;e possi bile attuA.r e una s ie rot0rapia ndln mnlaria. I primi espe rimPnti con s ie ro di conig li (animali naturalmente immuni verso la malaria). p r·c·pat·ati con inif.'z ioni ripetute di sangue di pazienti di malaria da pln.smorliwn vira.r in atto, furono condotti sopra. dE'i canarini infetUtt i con pla.smodiwn ·r elictwn. ma il trat.t a mellto ùi ta li animali si rive lò t roppo d elicato c costituì un ostacolo al pro,eg-uimt:nto ùi ta li esperie nze . L'A. ripre,~e LI' ri cC'rch e in AlgPri conducendole sopra una d iecina di malarici scelti fra Cju!'lli con forme malariche primitive, nel period o di invasion e d ell 'infezione. e abolt•11do ogni altro tmt.ta m cnto tarrtpeutico ne l cor;;o ùl'i ll' P>< perienz.;J di s if' rotempia. È dn 110t.n re chC' Il' r l'azioni cousecnti\•e a ll' iniezione del siC' ro dimostt'al'ono :muito come clo::~i supe ri or i ai cc. 5 fo».'!NO dannose pcrchè capaci di p r oVO<'fll'<' una rapida P imponent.c emolis i con il fr0tpH'nt<' ~<t,abilir-&i di tma feb b r·e emoli tica con ctLn·a tennica simile ttù u.na febbr e sNticPmica . L'A. riporta i protocolli riguardanti otto malarici :sioruterapizzoti. tutti affetti da forme estivo-a.utwulnli (pla.~ntodiwn fcdcipanun), sott.e dei quali furono trflttati con l>iero pr·epa r ato con sangue ù i p. p . rntdarizzuti con pla·~mod.ium vi~·ax (;;iero ~mti-vivo.x), meutre uno solo pot.f. t•sspr·e t.rattato con siero omolo~o anti-ftl lciparum. I ri,.;ultati ottt•nut.i: • diminuzione in una diecina di gio!'lli ch•gl i accessi feb . b r·i li f' d imi n uzionP 1\0ten>lt• dPI HHII1cro dei pa.rossiti in circolo •, pur non essE'ndo molto dimostratid . ~;ono dal l' A. favorEwolmcnt.e interpretot.i nd senso ch e essi fa n no supporre IH' I si~ro W'>tto la rn·csenzn di un fìlttOI'O emolitico capace di agiw e lt>ttivam<'nte dist l'll)!g!'ndo i globuli r ossi pnrassitnti . L'A. ri tieni' inoltt·e che solo con l'lt.-;o di si0ri omologhi, cosa c he Pgli h a p ot u to fare in uno solo dei malaI'iei trnttati. si potJ'tlmlO ott •·lli'J'e risul tat i compiNamente dimostrativi . N ANNI

CH1RURGIA GENERALE. CoSTANTr:-:r E

L IARAS. -

Flemmoni plantarl profondi. Loro trattamento. (Journa.

d e Chir , settembre 1933).

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A diffen•nza d e lle suppurazioni della mano, che sono state oggett-o di aceuruti studi da parte d••i chirurgi. i fl pmmoui plantari non sono sh1ti ampia nH:>nt!' l' com·enif'n tt'mPntl' trattati, pur prl'!'tf'ntnndo per la loro g rnvitil e per la po;;!<ibi li t:\ eli g rM·i compli <·azion i <" di IP'Il \'i €'sit i una irnportam:a non infe rio re o.llc prime. Nel la \·oro di l'ost.autini e Lia rns. sulla guida di otto osservazioni pN>"Onali dq:di autori. \'iene trn.t.tato o per dir m€'gl io vit'JH' S\'Olt.o il capitolo dei flemmon i pl11ntari pmfondi che. se interE.'RStJ.no la chirurgia in ge nere, in terc.'s<;a.no ancoru. di pi(t la chirur~ia militar('. pC:'r la maggiore foci l itì~ con cui le affezioni intiam•n:tt.orit~ d ello pianta d el piedi" possono colpire i soldatr. IJNehò po::;,;a dewrminar"><i l'infezione dc.' l Cl'llulnro sottoa.poncvroti co d e lla p ismta df'l pi<'dc è 111-'<'C"-'in.rio c hC' l'ng0nte inft'tt i,·o p<'nf'tri profondaml.'nte ne lla n·gion c: si trattn. p0 r· lo pilr d i get•mi portat i di rC' thunente dal cor po v1rlne r·a.nt.e, c hioùo, p0zzo di n•tro, ago ecc. Il procc~so iufi nmmnto ri o ha inizio nd punto di p Pnetmzione dci germi. mn facilmente si diffonde n tuttn la piitnta dc>.l piede e . s(>guendo le guaine tendinee e più probnbilmf'nte le guaine connPtti\'flli periva.~ali e pt>riu!'r·\·osc, può mggiungl:'r!' il col lo d el piede e la r C'gione posteriore~ del In gRmba, s ,-olg!'udo"li rt <'l t!'s,;uto con n<'ttivo i;Ott oapon C'\-rotico profondo. I n pochi ca.<>i, qunru.lo i gc.' rrni p<'nt•trano n ('Jie loggie mediai~· c lat~·ml e . il p rocesso s uppurativo può A.ITC~<tar;;i, t.mtt.pn uto dai setti apon('\'I'Otici che limita uo quPstc• loggie da. quella media p iù ampia e piir t·icca di t<'ss uto connett i\·nl~> . 6 -

Giornale ài m edicina militaTe.

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RlVISTA DELLA STAMP A M E D I CA ITALIANA E STRANIERA

Da l J)lmto di vista. a.t'ul tomo-p i.\to lògico e da qu ç.llo tt"ràpeutico inte rt'Sstm o maggiorm€'nt€' i fkmmoni d e lla logg ia m C'dia, che, oltre alla fa{)iliu~ e possibilitÀ. di dil'fus iorw al collo d <'l pied e e alla regione post eriore de lla gamba, hiUlllo ordinaria mt>nt.e un d t>corso grave e pol'ISOno guarire solo se l'intervento chirurgi c o è precoce e praticato l"l'Condo i crite-ri i di tecnica che g li autori d escrivono. Fra Ee complic~tzioni di ta li pt·oct·s:.;i suppura tivi d f' lla pianta dc>l pied e sono consh.h>rat<> l e art-riti t ibio-t tlrsichf' e le trombosi d e i vasi d t>l canul<> calcanco-tibio-astragalico. Il t rattame nto de i fl emmoni pla nturi profondi è esclusivamente chirurgico. La vaccinote rapia costit ui.;ce H compl<'mcnto indispensabile dell 'atto ope rativo. Gli autori consig li uno di prutica.J·e sotto an €'stosia generale \Ula incisione p rofonda d l•lla pia nta d el piede, est endendola pii1 o m euo in alto fino alla regione pos te rio re d t'lla gamba, a seconda de lla dift'us ione d e l procl.'s..o:o suppurativo, seguendo il solco rctromnll rolare interno €' la faccia interna della tibia.. Il tag li o dt'vo t?~sc re profondo fino a raggiunge re il piano ~'<Ottoaponevrotico: se il pu.<> è abbondan te, s!lrÀ. prudent i? fa re anche qua lche controincisione. Allorchè v'ha. a.r·t rito tibio-t.ar:sica, occorre aprire l 'artico lnzione o proced ere ad una astragale c t omia p er pote re dre nare convenientt?mtmt e l'ai-ticolazione. Nei casi g ravissimi, ip~rtossici, con stato gene rale allarmante, l'unica. risorsa p er salvare la -vit.a. al paziente, è l'amputnzione. Questa di've essere la linea di condotta de l ch:irw·go di fronte ad Wl fle nunone plant.are profondo. Stabilita la diagnosi non bisogna indugiare, ma procede r e immediatamente all'ntto operativo, secondo la tecnica e le direttive precedent e mente esposte. RosA

C. R1zzo, primo capitano m edico. - Co1111lderazlonl sul rapporti Ira la pressione del liquido cefalo-rachidiano e la pressione del sangue. (Revue Neurologique, n. 6, giugno 1933). Trnttasi di una comunicazione fatta alla XIII Riunione nevrologica inte rnazionale (Parigi), allo seopo di chiar·ire i ra pporti, tuttora discussi, fra pressione liquorale e pressioni F<anguign e (at-teriosn e vl.'nosa.): problema che inte rc:>l'-.."'8. da aiC\mj anni gli intc>n1isti ed i nevrolog i, in vis ta, specialmente di acce rtare l'esiste nza di lma patogcnesi idrocefalica d.i t.altuHl iper tensioni arteriose. Questa patogen esi è. senz'a.ltro, ammessa da parecchi autori, i quali parla110, in cotest.i casi, di cc ip1>r tensione n ervosa. centrale», che snrebbe causata dalla disfw1zione dei centri vege tativi incaricati di regolare la vasomotilità dell 'organis mo. Altri nrgnno qualsias i rapporto fra ipertensione endocranica ed iperte nsione arteriosa . Altri, infine, ammettono un rappo1·to fra l 'idrocefalia e l'iperte nsion e s nnguigna., ma nel senso ch e lo stato idrocefali co sare bbe d et erminato da una aumentata pressione veno~n. Poichè le ipertf..'nsioni sanguigne particolarment.e i11teressanti per lo studio eli una loro e ventuale patogene:si nervosa cl.'ntrale sono quelle cosiddette "e;;s e nziali ». che sopravvengono in soggetti ancor giovani, all'infuori dei c>omuni fattori cardio-renali, il mate riale da studio umano fornito dagli ospedali militari è il più opportuno por quest.o tipo di ricerche. t rntta.ndosi, ttppunto, per lo più eli individui in et à giovani le. E l'A. si è avvalso di cotes to materiale studiand o s ist emat icame nte le tre pr·essioni (liguoralé, artei'iosa è venosa}, sia in sogge tti ipe rtesi, l'< ia in idrocl.'fali ci. La presente cornunioazione - che ba, principalmente il valore di una nota preventiva - ri guarda lU1 primo gnrppo di 13 infermi, studiati nel r epo.rto neurop s ichiatrico d ell'ospedale militare di Milano ed aff('tti da pletora (l caso), ipe rt e nsiont> parossistica (2 casi), me ningiti infPttive (2 casi ), idrocefali post- tmumatici (3 casi), idrocefali c ronic i (4 casi ), s iringomielia (l caso). Da que:ste prime ricerch e è lecito conclude re: a) non esiste un rapporto c ostante nè fra prc>s.,<;ionf' artc>riol'a c pressione endocranica, nè fra questa e la pressione venosa; b) manca altresi un preciso rapporto fra pressione arteriosa e pressione venosa; c) esiste tma notevole sensibilità delle pressioni san guigne di fronte alln rachiecntesi.


RIVISTA DELLA

STA~IPA.

MEDICA l'I'ALJA:S .'\ E STHA:-IlEllA

È, pt- r·ta nto , d a 8J11.11Wtt.ersi la patogen rsi idroc•·fAlicl\ d i cert e ipt>rt t>nsion i a rte riose • essenzia li •: e ciò ha unn g nmde importanza nn ch e ag li eih·tti ùi una razionale t erapia. (Autorinssunto) F. D 'ONGHIA. - Biologia delle e mozioni. (Bologn a , L . Cop pclli, edito1·e). Da mo lto t e mpo il problema rigunrdan te la gen t' :'< Ì d PI f1·nom cno em otivo ò uscit-o dal cn.mpo pura rnt' ll tl" ::;pecula ti\·o e press'a p oco steril e• d e lla p sicolog ia c ln.;ssica , p e r entra re n e l campo :sp erime nta le . as~ni pii• di m ostrnth·o e ri c<·o di ris ult a t o, d e lla ps icolisiolog ia. A ragioue, P•' rtnnto , l'A. i ntitola la ;,ua m on ogmfìa B iologia delle emozioni, i n. qua n t.o è sua c ura di p•·cud e re in (•sa m e g li elem euti bio logil'i di quest a funzio n e, le varie compon enti somnt ich e, fh,i ologich e, Rnat orni ch<' t' clinich e. A un a t•sposizion e n ecessariamente so bria ma obbiett i\·a t' se1·c·nn dcii t: \·arie teorie sull'argo m ento , dalla vecchia t eor·ia som a ticn d ti>lle em ozioni di JnmesL a nge, alle piì1 recf'n t i d e l St'rgi, d el Buscaino. d €'1 P c·llacani. d t>l ::)ollier, d f'l SnJ. mon e d d Camis , l'A. fa S<'guiro 1tna cri t ica acuta ad ognuna di ess~·. prouw1ciandosi sopr~tttu tto a dis fa vore d t·lle t eorie p eriferist e . d a. qut'lla df'llo ,Tnmef< l<enz~t s ubstrato anatomico dimostrab ile a qu elle al t rf' ch t>. pon endo a ba;;e d e l fenom eno e mot ivo il fattore endocrino-simpatico. hanno •·icen•to w1acPrba sm entita d a lle csp eri.enze d ~·l g eninle Maraiion (ipe radrc• na limmiR t! ip~·11 iro idi$mo ;op erim entale ), e!lp e rienze la cui vasta portata non può Pf'Sere sfuggitn a n essuno d e i cultori dell 'ar~omento. Il D 'Onghia, segu ace coli~:~. I'Yillgf(ior parte d egli ~tut o ri m od Prn i d e ll'o1·i~in e cen t rista d el fenome no emotivo, per vien e n elle su e con clusioni oll'affe rmaz10ne n etta ch e ogg i tutto vien e a d ep orre p e r un m €'ccanjsmo d elle emozioni clw h a sed e n ella corteccia ce re brale e p iù prec isam eu to n e lla vasta rE>gione r f'trorolan· dica, in quella. ch e il Sollier molt.o appropriatam en t€• chiama etiTI'llo organ-ico, poichè in esso sono contenute lP localizzazioni corticali di tlltt l' l«:> funzionj d ("lla vi ta veget a ti va. Non è con sentito, almeno p er qua uto riguarda l'uomo, mm localizzazion e d el fen om eno emot ivo n ellP fo rma zioni g r·igit> R\lbcortica li. I nuc lei d ella base, c entri soprattutto di atti istintivi e mimiei, pos.'iono l'lÌ E>n t rare in hmzion e ma senza che si produca n i•ll'animo umru10 tm \'ero e proprio stato affet t ivo di tipo emotivo. L e reazioni organich e, endocrino-simpatich e, ch e si a ccompagnano all'em o zione non sono il primo fenomeno ch e compare - com e voglion o gli assertori d elle t eorie p e riferiste - ma l'ultimo, in ordi11e di t empo E' ·scmprt- con secutivo alla rapprm;entazione m entale - idea, ricordo, sen sazione - ch e d e l complesso fe Homc nico costitui;oce il prirnum mot-ens . Quest e \·ariazioni organich e non si producono senza un p er t urbamt>nto d e lla cen est.Pl'i, di quf'lln ch f\ l'A. chiAma senso della vila e che rappresenta, p er lui, il n eces..«ario an ello di collE>gam cnt o fra lo stimolo corticale e lo r eazioni o rganiche p e rifE>riclw . Ogni p er t urbamento cen cstesico non aYent e w1·01·iginC' p sichica può anch e d et e rminare al tE>razioni organic h e in tut to s imili a lle emotiYe, ma tale fenomeno non costituisC'e em ozion e, cos ì come non possono prPnde r e il nome di emozione i fenomeni orgEmici ch e cons('guono a iperadrt>nalinemia, ipe rtiroid i; mo, ecc. Al s ist c·ma e nd ocrino. a cui tanta importanza è stata attribuita da. alcm1e t eori e p crife rist <-', compPt e , secondo il D ' Onghia, un còmpito sussidiario di difesa organica, in quanto - egli dice - in sèguito a un trauma emot h ·o il secr eto tiroideo e surrenale. col loro aumt>ntato ver~amti'nto in c ircolo, sost.it,uiscono lo stimolo psichico n t>lla sua azi on e s impaticotonica, in tant.o ch e la corteccia cer e · bra le è v olta ad altre mans ioni di difesu, s volg en t is i n elràmbito d e l sist ema n e rvoso d ella vita di r e lazione . Fina.lit1\ tel ~·ologi ca a. cui può riport.a.rsi, secondo molti autori, tutt.o il rneccanis mo d e ll'emozione . Con cludendo, l'interp1·eta.ziione ch e l'A. dA d el fenomeno em otivo, considerato n ella sua gen esi e n el s uo sviluppo, non manca tli g ('nialitì\ e può considerarsi. allo s t.a to a ttua le d elle nostre conoscenze scientifiche . p erfe ttamente ade rente ai fatti sp erimentalme nte controllati.


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Rt\"ISTA DELLA ST AMPA ME DICA

tTALtANA F. STP.ANTEHA

N r lla disc u;;.c;ion E' d el problt>mn l'A. appor ta notPvolf' acum e criti("O, cosi

come tlf"II'C'spo:-;izione non manca di chiArezza. chfl non clC'!!'t'l1Pra mai in JO:em· plicit.à C'cces.-:;int ch e potr Pbbe C'"'-"><." re d 'o>;taeolo al buon int l'ndimt?nto dell"arduo t ema. SACCHErii

OFI'ALMOLOGIA. M Av-TnoMnE:TTA. - Manuale delle malattie dell'occhio. (St' ,;ta f'clizion!' itnlia.na. :-:ullH t-r·rdiee,:;imo 1lnwricanu, intC' I'I'U11E'l tt.e ri\'l'dutn . l!nione t ipogr afica-editrice to r inf'sc - L . 55}.

L 'U. T. E . T. presenta un11 nuo\'!l edizionC' df'l cln:o,;ieo mnmm iC' dE'l }Ta v sullt? .1'11ahrttie dPll'orchio. in una \'!"!;te ancora piìt l'lq;rnnte d r• lle prel'cdl'nti, coit 3-1-7 nitid e, ligure . di cui 73 a colori in 23 tavo li'. arti,;ti<·nml'nt<' ril(')!at a. L'oprnL non ha bi><o~no di pre>'~Pntazion<'. A n~'S."un libro ha nrrii'o 1m 11~\Ulle m (• ritnto sucrc·;;,;o di diffusiorH• f' di cu>:tantf' prl'fC'rrnza d ·t pnrt!' df"~..di sturl<mti. d e i mt:dici prutiei e clt·gli ><p~>cioli,.,ti .. E non è mai inv!'cchintn. f'IH\ nl "no mn~:oimo pr·cgio o rig iruu·io. qunlc è qul'llo d Piltt espo"izion t> pinnn e chin1·is."inlfl <' dl>lla impeccabi le di,.;t ribu1.icme e tr·attaziorìl' dt• lla mat Nia. rwllE> succe'<siv€' (>d izion i hft. man mnno eo rr·i::<po:<to uno ~rup()loso flj!l!iornamE>nto d 'ogni progrr•;;."'o nel campo ch,lla speein lità. La cu ltura itnliann ch P Sl'JZII E' con ft•r·,·or'f' il ritmo di'fin r•innonltn \' ita nnziomtlt>, giustamt·nte a><p ira nrl affrancar·;:;i r!Hiln innt~ionc libr·.trin !;tnmit-ra. alla quale rw r· t r<>ppo t<'rnpo s i i> m ostrata s u pin nmf'ntP ligia . rniscono>wcrado i migliori vn.lor·i nazionnli con ur tH imbl'!lc e rn sst>gru1t n :oog!!'Pzionf' fRttn di >:c!'tti('O ><nobismo .. Ma l'opt•rn ri PI .\ht~· c:nnsid Pnn·si una YPr'fl !'t'I'Pzionl' 11 (jlll'!;t i fini. E;.sn p os· si~c l<' lP virtù c he pu.'<:-;ono d cgnam <>nt P r·r·rH ierla int e>rnllzionnlc c>d è 1<tnt a pr·c•sE'n· t a t n olln c la><ge mc•dica itH.Iinnn n <'lln ,,.i,·ida t ntduzionP E' ('on Il" not-<> t' i commcnti intl'g ~nt.i,·i dt?l t l' nPnt.<' gr•np r·ol <' mc•d icn prof. Tromhrtta. c· h,, lo' hn futto ncquista1·e pt'<'l-'f;O di noi i pii t P Il iene i d ir·itt i di ci t torti rwrrza.. Quf>:'tO nni:tro berwmt:'ri to P amato MoP!'òtro, rhe c fra i più insignì cultol'i d ·•IIA ì\lc>ttiC'inA IP<;ral<' militari? e df'l lu oft.nl mo login. non si ~ li mihtto arl una sernplie<' trndu7,ionc·, ma hu ;:;uputo volg<•r·e il te>:t.o n C'IIu nost 1·a lingua apport'lllldcwi i r·ont r ihuti df'l la s ua nlt.a compf't.c> nzn e con qurlla pur·is;,irnA proprid!Ì lf'tt<>nuin che cumttel'izzn lo ><t i l<' rh• Ila ;;ua ,-nsta ed app r<•zzn ta p roduzi one sc·it,·utilica <' Yaria e cbl' è bt•n nota ai \"PCchi mPdiC'i militari. p('l' mo lt.i corr<i IJ!'fasr·innt i (lallr smn):!liAnti "IH' IPzim1i alla Scuola di s~l­ niti\ mili tar·e> in FirenzP. E (Wl' quc•::<to clw il no.stro Gio,·ru:d(• lod!t e svp;nnla con par-ticolu r·e int('['P!\.'i(' qm~sto libro. ciH' pt·r In ,:;c•sht volta ò p rt'!"<• ntato al pubbl iro nwdico ital i11no, sE'nza ave1· s ubit t> nngiurit> dl'l tl'lnpo cd a.nzi I'On i meriti d ~'lla p ii'.r compiu ta o frf'scn uttualit>L

,,,.,.<'

THIBAIJLT. -

Le eflezioni ocul ari d'origine dentaria. (P a ris m édical. fuse . 3f>.

9 sC't.tcmbre 1933).

Alcun!' aff<'z ioni gcngi,·o- dt•ntnrif' sono cnpaci di ri><cntinw nti ::;ulla ca,·it n c sull'ocrhio. Quc•,.;tf' n·l nzioni patolo!!ichc sono in n·ro eonMciutE> <iR g ra n t,l'fHj)O ~ iJ t.<'l'll1inc t< dt>~JtP cit-JI'O.C'C'hio "• . eJ:p è l'appditlti \.-0. poe~Jnre d t'i cau ino >'U'1I' t'IOI'P. rndr ca clw s r tr·ntta <11 rrozron r d r puhblrco d om• nr o .. C10 ch t• nni snppiamo ' cldlt• NHHJ(•,;sion i os~l'!' , ,.R'W~>IHr·i <' n~n·o;:;p ch P uni ~~ono gli appar·f>~chi dc1 1t.ario ,.d ot'trlnrc. sPmbnt che bm;trno n sprl'_ga•·lc . 1\tttn\'ra la patogt•rwsr di a lt"'nn<" complicazioni <>Cultui d'o r·i~tiTw d en tnr·in appari) fra lP pin compi<,>'SC. Gt'rto esistono <kgli uccidenti o r·bito-orulnri che soprn,·verHzono per est,Pn><io rH' prn. grPssivu. di gr·uy! irt!'<•:-:ioni l:ucC<I-dl'lltlilrif' s ulla cui nnt~ra non ,._i può ~~:-1:1' dn'?hio: mo alt r·e nB'pzrnnr prop t·o>tnwnt<' ocnlnr·r, comt• ll'ttr, coro rrlr t1. nevrrtt ottrc·hC'. possono Ul!tlldnwnt.e pro\·c·nir·e in nk uni ('t1SÌ da una l<•sion f' òent ar·iu. spc"-"'0 su bdola, st'IIZ>J f'lt<· i t<'"-"llti int<•r·po:;ti fra il d 0nte f' l'occhio "t'mbrino part<'eipn r p a l fll'O('(',.;,~() Lllf('t.t i\-o. ;\fft·~ioni di .tA! w·nr r !'l SOli<? statE' O><SPI'\'I1t.<' ~I n. oftulmo l<>)!i E' dl'ntistr ed nt (JIIl'Str ultrrm nnn1 s 1 ò tt•ntRto d t J a r·n e spws.wzrona. L 'A. f•~ponr ron !-l(o'mplirit1'l i fat.ti eh(> a \·olt f.> occorrono IH~ IIa pratica corr0ntco e [c tkch rzi on i tt•mpt•ut id1<' eh~· COII\' i(•nt• t rnrn e nell' intc r<?ssc d egli anuna lA t i. 0 1·bitnrin


RI\"'JS'T'A DJ::LLA STAMPA MEDICA l'l'ALTANA E STRANIERA

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Circa le complicazioni inft'ttivo ncut.e di vicinanza. ch<' sono le m eglio conosciute , es.<:o sttcceJono in c-ffdt.i Ad at•cid<•nti dentari gm\"i e- l'inìezion<' si propaga pct· contiguitÌ\ t·d in mttnif'ra clinicnmc-nte apparif'ct•nt~' dalla cavità hoccal ~· verso l'occhio. E~so coll:<i:<wno sopra tutto in complicazioni o rbi tario o hH•rimali, essendo lo lt>sioni oeulnt·i. propriunwntt- J ette. affatto contiJli{C'nti. D al de nte malato (canini o pn·muhu·i supr!'io r·i. pi~t rtU'n.mf'ntc inci~ivi o m olari), l'inff'zion<' può propagm-si all'o r·bihL [Wr ~p tnHr·o \'i t·: edlularP. 0><-"1'11 , !'inu.<:alf' o \'f'no;:;a . Queste vie sono pnr'titanwlltt· t'stuni nnt c d n ii'A. Pf'1• ;:;ift'ntt•· IC'sio ni occone m etter e in opera lE' curi' c·hir111·gich<' e- vn<"c iniche abituAli. l disturbi rifl ...ssi . ~<·n~<itivi . motorii rJ ttlldl<' sPnsoriali consrcutivi a lt>sioni dr·rH-Ari!' acut<'. d nlornst>, intP J'I'sHAtr 1i il trigl"mino C<'dono snbiro a l tmttarnento d Pila polpa infiunml>ltu o ulla <'~<l rmdonf'. L'tt,ziort t' )J>IfologieH a distaiiL:II, cupace di apportarf' affezioni oculAri (Rpc c it\lm rntt." iriti. iridueieliti (' eoroiditi ). e climo1'tl'l1ta da fntti bPn(' OCCll'I'IB.ti. E ssa (, pro,·nta dnl rnodn conw compai .. rw ~l i accid cnt,ì morbosi. dAlla loro C'voluzione clinica e dal t·i:mltllto tt•r·a,wuti<·o, mu è anco n1 molto discu,..sn. la fr<•quenza di qu!'sti rn p porti df'nto-of'ulat•i. l n prnt iPa tuttn ,·ia cotl\'it•nt;> pPm•n rvi dopo avrre p,.,eJu..;i i comuni momPnti dinlng iPi: silil id<', tubPrcolosi. r eumat.i,:;mo. Quundo le f' IA :<.<<if'h<' curf' foi<.<:f'ro fnllite <' dallo ><ll'><"o lato i prpmoluri o il primo mo l>tre (che piir d PI canino sono i vPri "d~'nt.i d PII'oN·hio b) prPsf'ntino d <'i focolai d ' infrzion o, mnnift•;.ti :sia p !'l' untt c· il'ili ric·,• di fi,..to la, s ia p er un n l q~g<>r·a Sf'nsibilith ulla pal1'~'7.ionP \"PstihoiHr•• •· niiH pì·rc•w-.'<inrw, s ia per una chinr11 immnginf\ ratliogt•ntica nll'up ice dt>llu nldict· no·lla \'iriru1nza tf,• l seno, i c rit.p r·i di prPstmzione di llllH origi ut." d .-ntnriu sono sulliL'II'IIt.<•tn••nt<> forti JWr procc·dt'rc SP11Z!l iJ rdugio alla, estrRzionf' di'i d Pnti ~<O><Iwtti. ò:Ìf' inolt r f' p;;i;:tono i SPgn i di unn lievf' sinu!'itP o. alla rn.diografiR, wtn irn magÌil(' :::inu,..u ll' \'l'lata, l'impo•·t.amm f'tiologica ch•i dPnti vicini diw•ntn CJIIHSi C(•f'U'ZZfl,. Tu tte qurHt<' cotnplicnzioni oculari d'origint> rlPntur·ia forR<' si dimostre r E>b b,,r·o piìr fJ·('{prt·nl i ,;~ lusscru •·ic<•r·t·at•' in modo sist~?matico. St?mhro augurabile e h f' 'IU<'><ta part iC'olfu·p Niologin sia p<••· l'avvenir<' oggl'!to drlla. !it\'f<."'fl. At.tc>nzione C'ht• si p onf' prr tuttr.: le a ltn·, soprn. tutto quando si traMi di uvC'iti e nevriti ot.tich.- la c ui ca usa sfugge tanto sp~·s:;o. malg mdo lf' invcstigRzioni piìr minuziose.

TERAPIA FISICA. A.

BA01F.IS'l'ER. -

La radioterapla della tubercolosi. (Die l\Teò izinische Wclt,

24 g iugno 1!'133).

C'omE' ,:;i ,;yolg11 l 'azion f' tf'l'llpC'l.tt ica d Pi raj!gi X n C'l tessut,o tube rcoltue non ò n rmmt>no og,:i ,:;ic·nromf'nt r ncc·rrt-ttto. L'azione btl.ttericida. data anche la piccolez:r.a. ddl c dosi impiPgntl' pvò esser St'flrtata: gcneralmt'nte si riti~·ne che le cellule del t.es.o.;uto di f!l'llnulazione piìr F<cnsihili ui rnggi. Cf'llulc epitc>lioidi, linfociti e<;c., provochino. coi loro prodotti di di,.:intPgrnz.ionP. df'i processi rigencrativi. 1\on deve c r:t;>ders i pt'rÒ chP ,:;i d l.'bba arrinll'<' lino alla distruzionE' cellulare p erchè si formino i prodotti di dif'integ rnzione protPicn. Lc riccrch€' spt>t·imentali e lr- esperienze al letto d<'l malato mostrano che, accanto ai procei<,.;i riparati vi ott.cnut i per m e zzo dcii ~;~ piccole dosi, vengono pu.re piìr rnpidum entt" distrutte quelle cPIIulc, gii~ dannf'gg iate dalle tossine tubercolari e non pii1 st,sr:ot.tibi li di riparazion t'. Quindi in ,:;intesi rinfot·z.o dt'll'~ttt ivit.h ricos truttiva e acceleramento d ella cl i st.ru zione d<•l tpss uto condannato. Secondo que::sti principi gunero,li l'indicazione df'lla radiot e rapia sarl\ !<Olo p e r quelle forme che h~tnno una t€'ndl'mza alla riparazione; al contra ri o i proc~·~si u c i quali manca un tPssuto di granulazione pronto p€>r la diff:'sa o in C\ti il pr·oces;;o di strut·tivo ò troppo avanzato, non possono esf<ere favorevolmentP influenzati. Ciò ha specialmente importanza nel campo di applicazione pitl difficile, ye,Je a dire n ella rndiotempia della tubercolosi polmonarf'. Nei riguardi del dosaggio valgono i seguenti principi generali. L'energia non deve essere tanto int.ensa. da danneggiare gli istiociti c i fìbrob last.i che sono i primi fattori del p rocesso di cicatrizzazione nè da provoc:'are una


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RlYl:>TA D EJ,LA ST.UfPA MI::DI CA ITALIANA E S T RAl'.'"tERA

t roppo a ffrntt atn distruzione ÙI"IIC cellule colpitc> dal p rocesso. Bio logicament-e l'a7.iont> de i rag)!i s ul l'ocolnio t\lhe rcolare si maniiesta con iperemia, che provoca. una più intensa in.filtr·aziont> cellula re con formazione eli Eldema, infia.mrnazione pe dfocale o !'('azione di focolaio. Onesta r('azione può sboccar e ne l riai!sorbirnento d eli 'flssudato e ripri:<tino dello ;:;tn-to preced en te; con unn. stimolaziQne invece più int-ensa può a versi w1a. caseificazione Pst.esa . È compito quindi della radio t tfl·apia di mantenere lo stimolo nei limiti d esid~ rati •'Sl'lurlendo oQ:ni pos><ihilitl\ eli danni. )leno ch e ma i 'luindi ;;i Ù('ve pnrlar<' n e lla t ube rcolosi di una dose fissa: es..-.a d e ve es><o r adattata scrupol o:;amente a ogui orjlano, a oin,-.;cun a forma di tubercolosi. si d on• lanll'>ll't' con dosi piccole e piccolissime fr a 4 e 30 °~ di H. E . D. e temmdo fermo il p ri ncipio che quanto più recent<' e grave è la forma, tanto più pi.ccole debbono e>5scr le doc;i. D opo wut r·apida trattazione d t>IIP varie forml' di tube rcolosi suscettibili di ter·ap ia R oentg0·1 . l'A. viune a tratt.n re e>;pressament.e del tra.tt.umento della tub1:'rcolo8i polmonar·e in eu: hA una ri conosciuta autoritÀ. D ebbono considerarsi adatte alla radiote ra.pin (p forme di tnbercolosi polmono.re stazionarie e tendenti alla later\7.a: in P:ise la gunr·ig:ione può meglio stabilirsi e con maggioro rapiditÀ. L a radioterapia ~ non "olo ine fficace ma an:d dannosa ne llo forme a focola io precoce e:"sudnti,·o . in tutte le fo nne caseose essudati ve e anrh e ne i casi a. t-ipo produtti,-o molto estP..,O, per rag ioni facilme nte comprensibi li. Nel fatto ch e il quadro della tisi polmon1Ue cronica è composto per Io più di focoltti produttivi e es,wlat.i,·i. c h e s ingoli focolai h anno eccitabiliti\ e propri e tà di E'S:mdazione di,·erse. consiste la specinle clifficolt1\ della ra diote rapia d e lla t.uber. cohsi polmonare; in eo;s•\ i con fini tra il van taggio e il d anno son o a breve distanza, richieden do quindi la m ns.-ima oculat,('z7.a. L'A. c he pratica questa curo. da 20 anni aggiungP pe rò che. stabiliti ef'attament e l'indicazione e il trattamento, si possono ave re in r c!l lti\ ottimi risul tati. Il grande \ 'Rnt.agj:!io della. mdiote rapiia di fronte n ogni a ltro trattament-o stimoln.nte consiste ne l fatto che si può irradiare in campi di limitata estensione e ch e attmverso qnesto stimolo non viene interessato l 'organismo n ella sua genera.liti~. si da e ,·itnr e i fen om eni di sopr·a dosaggio che s i verificano non <li rado con altl'i tentati Yi di cm·a. ::)j deve poi osser vare w1 riposo assoluto. L a temperatura presa t re volte a l g io rno per ,·ia rettale ci deve rende r e pc r fett.amentc llicuri ùeH'ASs!mza di febbre. Si den1 anch e tener conto d e lla Yelocitl\ di sedim ent.a.zione dei glob\ùi ros.«i , dell'em ogmmma etc .. e c iò non solo a ll'inizio ma anche du ra n tf' il trattamf'nto. I da,t i completi di labor atorio e in primo luogo l'accurata os.'<ervazion e c linica, costituiscono In più importante diret.t-i va per la g r and ezza dei e ampi da irradiare . pt>t· l'inte nsità d e lle dosi e pe r la freque nza ù t>IIH irradiazioni . BERTOLUOCI


CDIFEBEIZE E DIIDSTBlliDII CLIIICHE IEGLI OSPEDALI IILITIII ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal proceul verbali pervenuti alla Direzione ltnerale di Sanitt 11llltare nel aeltembre 1988-XI)

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A.Nzro. - Sanatorio Militare. - Primo Cll.pita.no medico prof. FEDERIGO BoccHE'l'TI: Le ntLove conquiste nel canvpo scienti{u;o della tubercolosi. - Le bacillemie. L'O. espone quanto di notevole è stato pubblicato nel biennio 1931-32 nel campo d o lla coll\I.:!Soten~pia o d e lle varie cure t entate nella. tubercolosi polmonare. Rife risce a.mpi1•mente sui nuovi lavori apparsi sulla d ottrina dell'immunità. provocata. sia con bacilli vivi cho morti. Espone poi gli studi fatti dal Lowenstein sulla. bacillemia nella tubercolosi ed altre malattie e tutte le critiche mosse dai vari autori ai risultati ottenuti col suo m etodo.

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Capitano medico LUIGI BoLLA: Mocktlità di 1uarigione delle caverne polm~­ nari tube1·coktri.

Statistiche di gua.t·igione spontanea d e lle cave rne in alcuni sanatorii (Schiimb erg-Da.vos), e pe r vari autori (Turban, Sta.ub, Bacmeister, Firsbergen, Jacquerod, Burmard, ecc.). Criteri di guarigione dal lato anatomo-patologico, radiologico e clinico. Dis.<>ensi ne ll'intet'Pretazione tra i vari studiosi di tisiologia, p essimismo d egli anatomo-patologi.

Guarigione d elle caverne in rapporto allo stato a llergico ed a l tipo anatomopatologico elementare fondamentale d e lla lesione polmonare. Come avviene la guarigionP. d elle cave rne. Quali i tipi di caverne che possono guarire. Classificazioni d e tte varie caverne (Schminke, Jacquerod, Flerisoher, Costantini, Busi). Caverne precoci o r ecenti o elastiche di 2o grado, cn.verne tardive o antiche o di 3o grado, gravi o rapide. Quali sono te possibilità mediante le quali può avvenire la guarigione d elle caveme. Critica personale. Esposiziont:J e presentazione di un caso clinico-ra.diologico d i caverna recente guarita in due m esi. T enente medico VITo CAMMA.RJL'<O: Le sindromi em~jroiche . L 'O. comincia col fare la distinzione tra false emott.isi delle prime vie aeree e digf'renti ed e mottisi ve re bronco-polmonari. D opo aver passato in rassegna le false emottisi e messo in rilievo come non sia sempre facile pe r il medico distinguerle dalle vere, pada di queste affezioni d ell'apparato respiratorio e cardio-vascolare; poscia s'intrattiene su quella tbc, soffermandosi minutamente sulla loro patogenesi ed -

a-natomia patologica. Espone infine i sistemi curativi più moderni d elle emottisi

tube rcolari. -

Primo capitano medico PAOLO DE P AOLI: Toracoscopia e pleurolisi intrapleurica. L'O. tratta dapprima l'argoment-o d ella tora.coscopia soffermandosi sulle re-

centi origini di tale mezzo di indagine, sulla tecnica e sui quadri toracoscopici di ma-ggiore interesse pratico fra cui le varie forme di pleurite in pneumotorace, le fistole polmonari nel pneumotorace spontaneo, le neoplasie e la. sifilid e della pleura , le lesioni traumatiche del torace e l'ernia diaframmatica. Successivamente d escrive le varie forme di aderenze pleuriche e le indicazioni e controindicazioni per la. sezione di esse col metodo intrapleurico di Ja.cobaeus. D escrive di tale intervento le particolarità della tecnica, l'apposito strumentario, le possibili complicanze ed il decorso post-opera.torio.


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CON~'.Eit.E:-IZE

E DDJ()STRAZ I Q:-1 1 CLl);lCHE ECC.

( '0nC'IudNtdo ;:ostii'IIC eh<' t n l<:> int<'rv<•t~to. no n ,.c-,.,·ro di pel"icoli. ~da limit.an;i n ca>~i piut.tosto ru.r·i e cou iudicazioni ben pn·c·i:w e de,·c essere e>~<'guito con tecuica. rigorosa. ' -

T enenti' m edico GwsFn'PE LA RovERE : La febbl'e nella tubercolc8i.

L'O. dnllf' divc t'!'<' t.t·orie giung<:> al ,.;igni(icuto t.o:s;;i- rH"n ·oso d•·llo. f<:>bbre. Con><id Pm il concpt·t.o ùi ft•bbrP n e lla tubPr·t•o losi. qunh• Psprr;:.<:ion<:> di atti\·itt\ dPI proC<'sso; l'eziopatoLrt' lll'::;i in rt"lazione allt• \"lll'i(· fonnt" nnutomo-cliniche spt><:ifidw, ai uis'luilibr·i umumli l' 11('1'\'0><Ì. alle ult.nnzioui Ol').!ll lliCh t· f' funzionuli e olll' coudizioui climnticlw E' a rnbit•ntnli; il dt•corso r d i tipi f1·hbri li, d nllu frhbrc soggctth·n 1tlla febbre Pti c·a . rif•·n·udoli. ru•l caratteristico polimorfìs mo. al giudizio diu)!nO:;ti<'o e pro)!nosti<:>o d PIIP J,•,-ioni; infine. il trattnm.·nto, necessario fu.tt.ure Pt' r l a psiche d<' li' informo. - Lt"nt"nt<' nw di c·o Acun.IiE MARMO: Sulle 1.mriazioni microbiche e sui /enometr i di diasociazione cil·i !'Uri tipi del w icobatterio del tubercolo.

l.."O. d opo UYPt' dntA uua rapida vision<' st.o rica d <" ll'argom<"nto . pn!=<SA. nlln d t•f<O rizion<' ch•i ft"nnmt •u i di nll'inzioni f' di mutazioni microbiche. dt,ll t• <'IIUl<E' di u l• t t.i ff'rwnwni t' dt' i <'nrnttf'l'i dl•!lP v11riP rolnnir. parla d e lla fo;w invisibilt- df'i "l'rmi. dì'lltt re ,·t·r-siou l' di fn..se e dt'lla ,·nr·iazitllll' d··l pot<'n· antig<·ne. ,... f:ii ocn rpn quindi rkllo ùiss:oc·inziont" d i'i vnri tipi d<'l b. t.ubercolur<' ttttx a.,·(•rso l<' <':'lpr ri r·uz•· dt•i nn·i autori. e clt>ll'ultnwints tub.·rcolar<'. Pou<' inlir11• in rilit' \'O In grandt> inHuc-·nut c:ht-' quPsto capitolo fu n\ !'Pntire nl'l campo dell't>pidl'miulogil1, ddla battt•riulogia e d<"ll'immunologia. -

T ene nt.l' c:himico-fiHITI!l<'ista dott. FHA!'rESCO PozzuoLI: I prepamti di bismuto usati nella cur(l cil·lla sifilide.

I.'O .. dopo iW<'r tr·Httnto della. storia d<•lla bismuto-terapia. passa a dt•srri· vnri pr·rop>lt'ati di bismuto attunlrnonte in cmruner·cio, s i soH1•r·ma spt>(•iAImente sn ll<> imlicazitmi . controi.11dicazioni c sulla po~<ologia del bismuto nt> llll. t e mpio. dl'lla htP. :\l ett.- in t·isnlto i vnntnggi del bi><muto sug li altri anti ludici in d e t e 1·mim1tr localizzazioni della mu ln.t ti a ( lué ncn·osa <' cardio,·a~<colarP ). Tratta in tìnt• d t•i Jll'odvlti nuziorhtli, mettendo i11 evidenza com<> null1:1 nb· hiamo da in,·idiarP ai prodotti simila.ri !>trani(•t·i , s ia dal punto di vista d ella pre· purnzione eh€' d (• ll 'eflicocia. v<"r<' i

Primo c:opitano tnl'dico CucLIELMO SINIBALDI: Il trattamento chiruryico della t ubercolo8 i po/u!Onare. Rif<>risce su lla illc!Ìc!t7.iorl(> <' sul ln t.ecni<:>a dei vari int<>rvent.i chirurg ici pmticati m'lltt t.ub~)rcolosi p ohno<HII'<' : frt>nicoexcr·esi, pnt·ttmolisi intra-pk-urico (op. di ,J1tcoba<' us), ed f'xtro-ph•urica (apicolisi); toracoplastica. S'intnl.ttiene s ul rnt>ccn.· nismo d 'azione e t·iportn il· statistiche d e i nui uutori sui risu ltati mggiw1ti. Parla infine d el trattnmc 11to chirurgico delle complicazioni plt•urich e ckllu tubercolosi polmormre. -

Tent:'ntP nwdico GIOVANNI VENDITTI: Osteiti tubercolari iuxta-articoial'i delle ossa lunghe. Sono fr<'quentis»ime e tipiche nl'l fanciullo. Anutomo-pat.ologicmnt•ntc si presentano a forma di Cll\"<'rnt1 co11 Sl'l.Jli<'Stt·o cc·ntralp e le s i riscontrano nelltr zona cliafiso-PpifiAAt'ia, d<•tta nnt'he m<'tnlisi o bulbo d<>ll'osso. Non si ha r <:>nzionl' pt•riostea. Lascia!<' 0\'(JI\·ert•, po;;sono o apr·irsi all't:'stt•rno senza interessan• l'arti· cola:z.ione o aprirsi in CJUPsta. I :sintomi per la vicinanza. dell'art.icolu.zione souo: dol ore, tumefazione locale . reazione art,icolare, limitazione d ei movimenti. Per In d ingnosi ci è di valido aiuto la radiog rafia. Le cure generali giovano molt.o. Circa l'intervento i fra.nc<:>si dicono di. iJttervenire appena s i sia. formata la cavPrna per e·dtare l'invasiom• dell'articolazione. I t-edeschi al contrario sono astensiouisti. L 'iJlterveJtto è molto d<'licut.o; d opo aver tr·apnnato l'osso, pulire la cavitA cercando di non ledere la cartilagine fertile per non aver in sèguito a.ccorciam<:> nto d c ii 'arto colpito. -


C'ONFERE)IZE E DlMOSTRA'7.JONJ CI.J~l CBE ECC.

L rvonNo . -

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)l!tggiorc medico GIOVANNI R MJO: .rlcque minerali e crenoterapia.

L'O. parht d t-lla valoriz.zazionf' d f' l nostro patrimonio id r·ologico e df'l mo\'i· m ento iniziato dal Sind acato Nazionale Fascisttl- dei m edici, mirante a metter{' in contRtto dir·ctt.o qut1si tutti i m €dici italiani con le principali s t azioni di cura idrologica. ::>i r iportnnll<:> cur!' pmticate con l'aequo, un St'colo fa, dal Pri e~snitz che futm apostolo d .:·ll'idrotç-rapia. e giungt• aiiP mode rni' App licazioni d~?lla cn •notl.' ntpin. Dr'~ )a dl'finizitHl t! d<·llt• U.Cqm• minPrali e pnrln. d e i loro p rf'gi . SOffi' JID!UidOsi particolarnu·nt(· ><ullu ruùio- utti,·itù e ~ullo stuto collo'dule di dt't-te acq u <·. Fa ccnuo dt•lla t.1•Cr1 ica idro-min!'ralt· <:> indi fa una chu·~ifica df'IIP più impprtnuti acque mirwt'H ii co11 le ,:;ingolc indicazioni knlp<•uticht·, iutrottt•nt' rHiosi s ulle i'Orgenti di ;\l ontrcatini. :mila prcparnziout> d (·i su li Tnrrwrici. rrom•hè sulla pr!'pamzione d t· ll·acqua rndin-att in1. l' sul C€·11t1·o emn.noterapico. m<'tt<>ndu in rilieYo il valorf' iiJdist:u.~so n<·quist uto da tali acque JH•Ilt~ <·ura d i uiC\UI{' mult~ttie dell 'apparato digNent e o dd ricambio. T<' n ente m< dico ANTON I O C'ASSO:-< E: [.'n caso di orchiepidimite ble.,m-rogit'A'L cb/l sintomatologia peritonrale. L 'O. discntP Wl cnso di o rchiepidid imite Yf>rifieato;;i it t un milit>lJ·r, prl"c<•d t>n· tement(: afff't to dn bl!'nornlgia. Il milit-are, d upo l o giorni di d <·p:r11zn in o><pedale, sPmbr·aqt g\tl.u ·ito. nllorqunndo senza alcum~ Cllw ;a app rezznbil,,, f'bbc a prr>st.'ntorf' la s<•gu<·ntr siHto matologiA.: fl"bbrr alta (3!l,2), polso piccolo. fi'NJU<' ntc• ( 120), addomt• metc·orico, dolenti,.':limo >u tt1tLi i <tt lll<hant,i con una l egg~> r·u accl'ntua:~.iou c sul quad rante infe1·iore s .. diicsn muscolare intf'nsA. su tutto l'àmbito add ominali'. DidimÒ Ad <:>pididimo s. aumentati di volume (t l'P \'O it <• c irca pitr ùf'l n orrnalf'), molto doleuti alla pnlpa:t.ione. Dopo 24 ore cil'<'Et: t,rmpE'rat-ura 36.9, polso 78, addom f' lic·,·e rn ent r ml'tcorico, moho m eno dol l'nte. T esticolo s. diminuito ùi volume, poro dolc·nte. L'O. espon e la d iagnosi dia'e nmziole d<'ll(' vnrif' ttfTf'zioni d f' ll'oddomf' <? con clude p er tma l'orma di orchÌl'pid idimite dj natura b leno r·ragico cotl s intomutologia peritoneale. l\IESSlNA. -

-Capitano medico CHJSEPPE FILinEJ': La bilil-ubinemia neUa tubercolosi polnwna:re. L 'O., dopo ave r a<.'Ct>nnnt o al ricambio emoglohinieo c-d olia discus!<u fJU!'stione d ella bilirubinogen <·si. ~'<i soff<•rma a pa1·lare d··lk \'llTiazion i chr subisce il quantit,ativo di bilirubina nelle varie mnluttif' e in particolnr mcdo n<:'lla tnbcr colosi

P ALERMO.

polmor:ared. . rca e d 1' d osnj:!:gtO . d c- Il a b'1l'n-u b'rnt>m1a, . so ff!'rmanRrcor a r. varr. nwto d'1 di rJCe d osi sul metodo d i Hijmnns Van d t>n Bt' l'g !' su qtwllo d i Doddi. Nei riguardi d e l primo metodo dim ostra comr l<? r l"azioni dir·pttn c indiretta non stiano a. provare una divl" t·~a or-ig ine d t·lla bilirubina e nei rip:uardi d ci1<<?Cond o mt"todo lo rit.ien(' il piit seMibile finora conosciut-o. potendo dare reazioni positive fino a l : 3.400.000 di soluzioni? di bi lirubina (Da dd i). Ne i riguardi d e lla tubercolosi polmonnre, da quanto h11 potuto osservar~'! con ricerchf' p ersona li condot.t<> su 100 amrnalati sottoposti allo. rice rca della bilirubina n!' l si<'ro di sangue, può affermare: l) ch e in tutti i casi ha accertato la bilirubina; 2) eh<• nei tubercolosi apirettici il tORso di'ila. bi lirubinnnon differisce molto d a quello indicato pet· la bilirubina nOJ·rnale e cinò mg. 0, 1-0,3 per C('nto di siero; 3) che nei tubercolosi gravi febbrili, tl differenza di quant-o è stato riferito d a altri ricercatori, h a potuto constatare come i valori d cl.la. bilirubina presente nel siero di sangue fossero sensibilmente superiori alla norma; 4) che n e i tubercolosi con complicanze intestinali, in accordo a. quanto ri sulta dalla letteratura, il dosaggio della bilirubina mi!Je in evidenza valori infe riori alla norma.


CO:-:FERE:"ZE E DDIOSTRAZIONI CLINICHE ECCo

T RE:O..'TO. TrmPnte chimico-ìarmacista dott. SAL'"ATORE TERRANOVA: Vitami ne e noti ::ie chimiche. L e \"ÌtamirH'. sost.anze indispensabili alla vita, non si possono considerare come

catalizzatori. ma come sPcr·fniorti interne per due motivi: l ) p er il fatto che Agiscono a dosi inlìnitrsinw ; 2) peorchè ciascuna ha. w1a fw1.zione specifica. V·itamina A. La rnuncnnza d t-tla dtamina A (fatt.ore di crescenza) conduce a fo rm<' pato logiche con i sef!ue nti carat.tf' ri: arresto d e lla crescenza; xe roftalmia. E,;sn, e~<ist t> princ ipttlrnente ne ll'olio di fegato di me rluzzo, latte, burro, carote. pomidoro, spinaci !?CC. I.a ,·itamina A è solubile ne i grassi e resiste al calore, a g li a cidi o rga nici. agli alcali ed è os:;ida.bile all 'aria. Con acido acetico e benzoico si lascia acerilnr<' e hcnzoilt\l"t'. Gli o lii animali sono più ricchi di vitamina A . Gli olii idrogenati non ha nno alcuna traccia di vitamina pe rchè l'idroge nazione dist.rugge i doppi lf'gnmi d egli olii non l'sturi trasformando li in olii saturi (a legame semplice), oli i quf's ti pri,·i di vitamina. Quindi la funzione vit-aminica d e vesi attribuire ai d oppi legami. Carotene e ·àtan~ina A. ~egli alimenti il tenore di vitamina non è costante, ma P><SO v1wia qw1.si pa rali Plamr nte n l contPnuto in caroten e o in lipocromo (pigmento colorant.P). 11 ca r·otpn(• cristallizza in lamine quadratiche dal giallo al rosso rame . :-;olubil t• ne l bt'IIZt'u e . nei c lo t·oformio c rwl solfuro di carbonio. La fo rmula. risulta di c40 H 56" La vitamina A è un composto OSiligonato ed incolore e possif.>dt.> u n o;;.-;idrile alcoolico (rice rca K a rre r). Lo. formula che se n e ded uce è C, 0 H 30 O; quindi l'idea chi' il carott-ne >~i idPntificog:<(' con la. vitamina A è tramontata. Il carotl'rH" sembra essere la pro- ,·itamina dalla quale d e riva la. vitamina. Vi tamina D. La mancanza d l'lla vitamina D (fattore antirachitico) conduce a fo r m(· patologiche con i seguerni caratteri: rachitis mo; disturbo dell'ossifìcazione e fissazione d el calcio. I l rachitismo è prodotto da diete male equilibrate per i rapporti P h- Ca. La vitamina D è a ssociata alla A n ell"olio di fegato di me rluzzo. Molte sostanze oleose poco attive ed inattive. olio d i lino, di arachidi, d i mandorle , d i cotone ecc., latte e lievito ed anche alimenti completi acquistano pote l'e antirachitico per sola esposizione alla luce ultrnd.ole t.ta. L'attidtl\. vitaminica è a.ttribuibile ai grassi e propriame nte alla frazione insaponificabile d ell'olio, m entre non si trova. nei grassi saponificabili come la tr·ioleina. tripalmitina. ma n e lle sterine che sono insaponifìcabi ti e che accompagnano i gt·assi. La vitamina D appartiene chimicamente al gruppo d o lle sterine nella cui molecola <'ntrano anelli d e l benzolo. Giacchè l'attività vitaminica è attribuibile ai g1·assi ins aponificabili, le rice r·che si sono orientate verso gli storoli (storine). La colesterina normalmente inattiva a.cqttista forte potere ant.iro.chitico pe r esposizione alla luce ultraviole tta per il fatto che si forma in essa la.

vitamina D antirachitica. Questa. vitamina non si formerebb0 p ropriament-e d alla colesterina. (colesterolo) ma da un a ltro prodotto che accompagna sempre la. colesterina nella proporzione d e l 0,25 °~ ch'è l'ergosterina (ergosterolo). I rapporti tra e rgosterolo e dtamina D sono quelli che intercedono tra carot.ene e vitamina A. Esso furtziona da pro- vitamina; è tm corpo molto ossidabile, ingiallisce all'aria ed è solubile ne i gras<~i . La formula sembra essere Cu H., O. V ·i tamina E. La man~.lnza d ella vitamina E (fattore d e lta riproduziono ) conduce a. forme p \t)to ~ iche cor1 i seguenti caratteri: arresto della. spermatog e , tesi, eli ;turoi J e lla nutrizione f ~hle, s ~crili.tà., L 'i vita!uina E si trovereb be nella. lattugtJ., ne5li olii d ei cereali e ne l tessuto m uscolar·e. È u n corpo t e r mostabile e -1 è s'llu bile nei gt·assi, come te vitamine già. enunciate, appartene nti al gruppo d ell<' vit.lmine liposolubili.


PIETRO CASTELLI NO Il 30 settembre~ morto improvvisamente Pietro Casteilino. La Medicina italiana h~ preso il lutto con attonito cordoglio ed infinita n· veren-La. La generosa metropoli del Mezzogiorno, in tutte le sne classi, ba tributato onoranze commos.'le e solenni alla memoria del grnndP. Estinto che per oltre un trentenmo t~.veva 1.1ggiunta nuova. gloria alla rinomata Scuola medica. napoletana, tenendone a superbe altezze le ininterrotte tmdizioni di sapienza e di d P.coro con tutta una vita rli studio geniale e severo, con l'incontam.inato esempio delle più rare virtù civiche, con l' impareggiabile fascino della Rua Rmagliante eloquenza. Egli fu sommo Maestro n el senso pin compiuto di questa devota parola, qUAndo sia riservata a chi sappia. meglio guidarci per le vie del dovere e del sapere, ed assolse sempre il suo ministero con inesauribile entusiasmo e con fervore di a.po· stolo, educando valorose schiere d'allievi e signoreggiando con la sua. alta mente i più ardui problemi profilatisi nei nuovi orizzonti della medicina moderna. Aveva 69 anni. La sua carricn;~. scientifica fu rapida, secondo gli eccezionali poteri del suo intelletto e la perspicacia e il rigore del metodo seguito fin dalla prime ricerche nella Clinica di ~nova, ove, laureatosi nel 1889, rimase assistente di Queirolo e di Maru.gliano. Da Genova passò a Pisa. e poi ~ Padova, alla cattedra di patologia medica. Questa fu una tappa assai important~ per gli orientamenti di studio nella. sua. preziosa produzione a contributo rlella dottrina delle costituzioni, della quale De Giovani o quei tempi aveva formato le busi con le originali impronte che dovevano far sorgere una delle più mirabili e salde costruzioni scicmtifiche :della !Scuola medica italiana. Nel 1899 si tragferì n Napoli e vi restò, passando alla clinica, per continuare fino all'ultimo respiro a profondere tutte le sue indomite energie al servigio della Patria e della Scienza, pe r addestrare, secondo gli impulsi del suo gran cuore, le folte studentesche al più umano e nobile esercizio dell'arte salutare. Nato in terra straniera da. genitori italiani, aveva p er l'Italia Wl fervente amore che diresse ogni sua azione ed ispirò costantemente la sua condotta politiCI~ in lunghi anni di deputazione alla Camera come rt\ppresentante del collegio di Foggia. Questo incondizionato culto per l'italianità., che l'infiammò per tutta la sua vita, non venne mai meno, pure in tempi oscuri, e non si ridusse ad una pate. tica esaltazione, ma. si concretò in una. serie di opere e di iniziative, fatte di fede, di coraggio e di lavoro. Nelle università dell'America latina tenne conferenze, scientifiche e letterarie insieme, che ebbero grande risonanza e gli valsero tangibili segni di riconoscenza per parte dei nostri connazionali, che, fra l'altro, vollero che al suo nome fosse intitolata una. strada. di S. Paolo, quando egli, nel 1911, sfidò un Ministro e 11e ottenne spiegazioni per questioni di prestigio italiano. Nelle calamità nazionali fu al primo posto nella prestazione e nella organizzazione dei soccorsi. Nell'eruzione


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l'l.l·~·rHO

CASTELI.INO

vesuviAna d e l 190(ì diress~:: una spedizi on~ ad Ott.aiuno; nel ten -emoto del 1908 accorse sui luoghi d e l di:;astt·o con tu ttn la sm1 :::cuoln e vi si mantenne hmgamente a sue spese: n e l colera di 'Foggit~ ne l 1911 s i pr1>digò gcnm·osa.mcnte per tutta la durata d e ll'cpiclem.ìa. Cenerai<' mPdico m·lla S!t'nndt' guerm, d••ttc l'appr•·zza.ti:;simo contt·ibuto dc llt~ ~ua consulenza m•ll t~ zona Jtdle opomzioni o n e l territorio; a N t\poli fu pres idente instanc.:tbile d e l Comitato di tt<>sist f'nza pf'r lo fami g lie dei combattenti . L'a\'Y<'nto tlt·i Fnsci tro,-ò in lui uno d<'ì piìJ e nt.uf<iast,i a>iSf>rtori, poichè egli Sttbìt.o vi scol':'<' lP condizioni di [rrundczza pPt· l'nma.tn Patrin,:secondo il suo lucido ,·aLicinio o in t1rmoniu di'li l' st•···nn<' lott.e sostenute contro so v varsi vi e disfattisti rwlla s ua combttttint cci int.f'm rrntu ,·ita politica. Ne l 1925 gl i fu d atu. ltt- tes::;enl. nd honorem d<•l Partito. :\ht se la sorte gli fu ev:::ì bflPi~nn ne l conct'd (' rg li dì \'edere integralmente rralizzat,e Il' sur> aspirazioni pntt•ic prim11 cht' ,•olge::::::C' al t-ramonto la >ma luminosa P,.:i,.tcnza.. 110n !!ii jJ<'I'mÌSC' ill\'<'C(' di r.tCCOglit•J'e il maggior frllt.t.Q d cJiu SUa opnrosità ><cit•nt.ifit'a. Egli è nmne<~to (Jtl<tlldO In sua geniale scoperta d r>lla ~pa.to ­ tt·rapit\ m•llo nncmit•, !<olr•nnemeJtt<' riconosciuhtgli con priorità assoì.uta in unn r e>ccnt-i,.:sima sedut a pl~"nari:-1. clPI C\m:<i(?lio Nnzionalc d t> llt• ricerch e, stnva p <:> r attingr·re ~tlorificnz i ou o intermtzionnle con ht proposta assegnazione del prE"mio Nobcl. Rirmme tuthwin il suo nomf' consucra.to allo. eelebt•it.Ì\ per questa conquista c he è fra le più dt>Cif<ivt' tll·lla clinica moùernn. c per tnttn In sua, meraviglio:::a mess\' eli ccntin.ti•t di opere e di memorit>, dPIIr• qun li non ò possibile parltt.rl-' brC'· ,·emcnte, nemmeno prr tiCCrnnì. B11sti'r··hbero da sol i. per unii. famn impet·iturt~, i classici stncli eli enclocr inologin o sul sistf'mH nNtro-vng<>tntivo con l<' originali concezioni \'itto r·i o~ftmentn contJ'>l ppostC' a quf' llt', gisì trionftmti. di seuol~ str,\niere . Chi l 'h(~ S<'gniLo, chi l'htl nscoltnto consC'rH'r~ s<.>rnpr(' il ri cordo dellà sua. n obile immagine, d E"lln prPst.tmte Sllt\ fif,!tu·a, ch•i snoi occhi mdiosi donde tmluceva il potere fa::<cinatore df' l suo mugn.mimo spirito o non dimenticherà il supcrion• godimento intc>llettu.tle di'I lo s ue lezioni. d E"llo confert>nze, dolle discussioni, d<:>i discorsi, ove non si s.tpt>vu !>O più >tmminu'l' il vrtlore d e llo scienziato chia.ro <?' pn•ciso, o d••ll'orAt ore d l\llu sconfinM-<\ co ltu•·a, che> rinsciv1t a vivificare anche i piò n.ridi nl'gomrnti spazinndo con di::<im·olta sicurcz7.fl, o ltre il campo m edico, i.n quello d ello arti. doli<' 1!\ttcre, d c llu storia . Fra gli Pscmpi più chiud può rirordnrsi un'alata orazione su La Scuola rli Salerno, chi' C'$rli free n e l 1929 alla Scuola di .~pplicazione di So.nit.,'t milit.nJ•e in Firtmzc, tenendo avvinto con la sua calda parola, in oltre due orP, l'a.ttento udit.orìo, ammirat-issimo P<'r l'ornat.ezzn. della forma, per le aruto O!lscn·nzioni scientifiche e filosofìchP o p er il rigo1·e P l'ampiezza d e lla indagine st01·ica, sapic>ntamonte inqundnltt~ sui comple!<Si avvenimenti politici e religiosi del t empo. Il Corpo SttJlit-•u·io si unisco con commosso consenso ttlla. s ua. più grande fa. miglia. medica italinna. Pd innaiM il pensiero a lla m emoria d el Maestro amatis.<>imo per S€'rharln, nel cuore•, per ispirarsi ult'esempio di così fulgide virtù.


NOTIZIE ORDINE DEL GIORNO ALL'ESERCITO (22 settembre 1933-XI)

Per l'esemplare contegno tenuto In occasione dello scontro ferroviario di Solopaca ( Benevento), Il 20 luglio c. a., tributo un encomio solenne al 1° capitano medico Dr. Raffaele CONFALONE perchè: u In uno scontro ferroviario, avvenuto In ore notturne, con gravi conseguenze In morti e feriti, benchè egli stesso contuso, non si perdette d 'animo. Organizzò Immediatamente l soccorsi, individuò i feriti più gravi ed a questi prestò la sua preziosa opera, che continuò Instancabile dopo che giunsero i soccorsi da lui stesso richiesti • . Solopaca. (Bcuevento), li 20 lug lio 1933- Xl. al soldato FOSCHI Achille del re ggimento cavalleggeri • Ao>ta " perchè:

• In uno scontro ferroviario, avvenuto in ore notturne, con gravi conseguenze in morti e feriti, viaggiando In uno dei treni scontratisi, non si perdette di animo, ma si prodigò Invece nell'opera di soccorso, riuscendo particolarmente prezioso nel· l'Individuare ed estrarre alcuni feriti rimasti impigliati nel rottami "· Solopaca (Benevento), li :20 luglio 1933-XI.

U Sottosegretario di Stato BAISTROCCHI.

Contributo degli ufficiali allo studio dei problemi militari. Per conoscenza e norma dei nostri collaborator i riportiamo la seguente circolare n. 10306 in data 18 agosto c. a . emanata d a S. E. il generale Baistrocehi, Sottos<'greta.rio di Stato alla guerra: In q1te.Yta sana vibmnte atmosfera crea.t a dal Regime fascista, mai come oggi, il nostro pensiero ha potuto, in ogni cam,po l.lelle JJi•ì <lit'Crsc atti·vità svil11]1 parsi e 1·isolt•m;i con realizzazioni concrete e rc(lllitizit•. E anche nel ca1npo militare - clot·e l'importa.n:a <lei problem·i , come ha dello il Duce, è all'ordine <lel giorno della Nazione - il nostro pcns·icro svincolato da preconcetto e forme orto(losse uffìcio~>e e scola~Jtiche, potrà ·rinnot•ars·i ed or'ientarsi decisam ente verso mwve concezioni e 1·eali.zzazioni. Ecco perr.hè gli ufficiali de1l' E.~er<:ito, dP-positm·i di w-1-'insigne t?·a<lizione <li pt'll.~iero, 7Jo.~sono e devono contrib1l-ire allo stndio a1)pas.~ionato e profon(lo eli tali problemi; ad essi compl'te clctenninarne gli elementi essenziali, 1·icercauilone non solo le solu.zioni a<leg1tate nel campo strettamente militare, ma, anche, in quello clelle scienze per volger ne i risultati a vantaggio d ella difesa della Patria.


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);"0T1ZIE

A questo aJJpello da m e lanciato non ài&ertemnno i nostri bravi ufficiali, ne .~ono .~icuro; e co.~ì, in una dist1t11sione ampia elevata serena, contenuta in qudle che &ono le li nee caratteristiche imm1ttabili della nostra salda disciplina rnilitarr, n·twt;e nece.~sità potranno aflìm·are e nuove soluzioni potranno a,ff ttecial-.~i. E perciò, mentre fo affidamento 11ulla collaborazione delle LL. EE. i comandanti eli corpo èl' anna.ta perohè orientino in questo senso il pensie-ro cld JJrOpri 1tffìciali, im·ito i direttori di ri1:i11te e pe·riodici militari a dare amJIÌa ospitalità agli .~c-ritti meritevoli à'inco1·aggiamento stimolamiLo con op pori une 71rovvi<lenze l' a.us]Jicata. rip1·esa àella nostra letteratura milita?·e a sfondo realistico, concreto, fa.~ci.sta.

Nota. -La tratta:ionr. d'argomenti relativi alla grande guerra, obbiettiva, imper.~onale e perciò all'inj110ri di polemiche dannose ed inoppm-t1mc ri1t8ci1·à grallita e assai benefì.ca. prr gli amma.estramenti che 1wtranno rilrarlli.

Norme per la statistica sanitaria militare. Dal G·iorn.ale M i li tare Ufficiale, disponsa 52t., 6 ottobre 1933 - XI, Circola re n. 529 (Direzione f!onern le di sanHà militare), 5 ott{)bre 1933-lX. Sono sta.to pubblicatE' lo nuoYe " Norme por la statistica sanitMiit milit-ar~ • Edi7.. 1933-XI. E sse sara nno distribuite a cura de l ministero (ufficio pubblicazioni militari) in bR~e all'elenco Snn. l (moclifìcato) d ella. circolnro n. 126 d e l giornal-e 1nib:tare 1931. L e predette. norme sono inserito n ell'« E l<:> nco d elle pubbUcazioni militari in vi_gore per il R. f'..sercito » - part<• II - servizio Sllnit.a.rio miliUI.rt>, pag. 1+3. dove Ri do,·rù cancellnrf' l'annotazione « in COI~ di compilazione», aggiungendo i Sf'~tJenti duti: numero categorico 2591, ed. 1933, prezzo L. 5. Rul prezzo di vt•ndita è nccorrln to lo ~conto d e l 35 per cento secondo le moda lità stabilite nella circolare n. 98 d el giornale milita1'1~ 1928.

Il Sottosegretario di Stato: RAI!'!TROCCHI

Nel Collegio medico-legale. C'on R. d erret.o del 24 agosto l933·XI (Cit-colare n. 498, Giornale M.ilitare U(ficia/P., 18 settembre l933·XI, dis p. 49) sono stati disposti i sE>guenti movirn<'nti n e l Collt•gio medico-lc~ale: Il colonn<'llo medico d e l R. esercito in A. R. Q. CALENDOLI cav. Saverio. ri chiamato in t.cmponmeo servizio con la st~'~<sa. decorron7.a., ~ nomina.to m embro effett.i,·o del collegio rnedico-lt>g»le d a l 1° settembre 1933·XI. in sostituzione de l colonnello m <>dico de l R. mmrcito iu A. R. Q. PASSERA, cav. Ercole il quale. promo::-so a l g rado superiore, ha cesstl.to dalltt predetttl. co.t·ica dal 20 agosto 1933-XI. Il wncnto colonnello rn<'dico d el R. eRf'rcito GIARRusso cav. Om•tmlrlo, ~iii sostituto di uno di'i membri eff<'ttivi df'l colll:'g!!io medico·legule, è nominato, d sl 1° Sf't wmbrc 193:1-XI , mf'mbro effe ttivo rl<'l collegio m edesimo, in sostitu7.iom• del ronf'n t.e colonnt>llo medico del R . esercito CASELLA Ca\'. Dante, il quale ha. C<'S· sato dalla pl'ed•'tttL carica.


)IOTlZJE

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Bollettino del Corpo sanitario militare. MONACO cav. Arturo, tenente colonnello medic-o direttore nsprda.le militllre Roma. - Promosso colonnello me-dico, per merito rccrziona le, con anzianità 30 luglio 1933- XI, continntmdo ne lht c•nica. di cui soprA . DELOGU cav. Gino tenrt.t e colonne llo mf'dico osp\•dah' milihlt'E' &rna. (assrgnato ministl"ro gue•m). - Promos~o rolonnr.l lo mNiico per merito t•cccziona.k' con anzianità 15 agosto 1933-XL ColloC'ato a dispo:<izione. ROMANO Gt'nnaro, maggiore m edi<'o o spedale militllre P erugia.- Trasferito ospedA.le militare Cagliari. GALLo cav. Arturo, mnggiore medico ospednlf' militAre Roml\. - Tra.5ferito direzione di sanità corpo armata Roma. SANTOBONI Umberto, primo capitano medico ospedale militare Ca!!liori. Trasferito ospedale militare Perugia. Dal Bollett·i no Ufficiale, disp. 5ia, 1° settembre 1933-XI. '

SALVATORI Guglielmo, primo capitano medico (ora a riposo). - L'aspettt\tiva per infr.rmità temporanee non provenienti da cau~<e di ser'v;zio, dal 2 1 settembre 1929-VII, concessagli con i decreti ministeriaU 20 gennaio 1930-VITI, 28 febbn\io 1931- IX, 14 luglio 1931-IX e 19 gennaio 1932-X è commutata in aspettat·h·a per infermità temporanee provenienti d a cause di S<'rvìzio. ZICCHIElti Leone, capitano medico 59 fanteria. - Nel pron:cdimento che lo riguarda, inserit<> nella dispensa 44a d el BolleUino ufficiale 1933-XJ, pa.~ina 2139, anzichè: a-nzianità 16 m aggio 1933-XI , leggasi: anzian.ith 7 maggio 1933-XI . PARREI.LA Tullio, tenente medico 2 pesante. - È collocat,o ne lla posi:t.ion€' di fuori quadro perchè trasf~>rito rl'aut.o rilà nel R. corpo truppe coloniali C'ir<ma.ica, dal 7 mawo 1933-XI. AccARDI Antonio, tenente medico R. corpo trupp€' coloniali Cirenaica (f. q.).Rientra nei quadri dal 20 apriltl 1933-XI avendo ces.·•nto cii appartenere al suddt'tto R. corpo ed è trasferito 4 1 fanteria. Dal Bollettino Ufficiale, disp. 5Sa, 8 set.t-emhre 193:l-XI.

CALDAROLA Francesco, tenente colonnello medico o~dalomilitnre Ancona. Trasferit<> ospedale militare Bari. DEL VASTO cav. Giuseppe, maggiore medi<><> a disposizione ministero aeronautica. (f. q). - Promosso a sc€'1ta t-enente colonnello medico con anzianità 30 lu~lio 1933-XI. Continua come sopra. DE CESARE Luigi, primo capitano me dico a dispo!'izione ministero aeronautica (f. q.). - Promosso a scelta maggioro medico con anzianiM 30 luglio 1933-XI. Continua come sopra. FAJ.CONE Raffae le, capit-ano medico R . corpo truppe colonia li EritrNl. (a dispos izione mini~"<tero colonie per incarico civile) (f. q.). - Cess1~ òi essere a disposi7.ione d el suddetto ministero, dal l 0 lu~lio 1932-X, e. dalla stessa data, è collocato a disposizione roini!<tcro affari esteri, continuando nellu posizione di fuori quadro. FALCONE Raffaele, capitano medico a disposizion<' ministero aff~tri <'!"t-eri (f. q .}. - C't>;,.'>lt di f'ssere a. dispo~'<izione del suddetto ministt'ro. dal 12 n.prilc l U33-XT, e, dnll11 stessa data, ò collocato 1-1 òisposizione mini!'<tRro coloni€' per incari0o ch·il<" in Erit.r<'fl, continuando ne lla po~<izionc di fuori quadro. FALCONE Raffae l<', cnpitnno medico n <Usposizion<' mini:<tero coloni ~> per inCMrico ci,·ile in Eritrea (f. q.). - Ri<mtn.l. nei quadri, dal 21 ugo;;to 1933-XI, avendo cessato di essere t\.disposi1.ione d el suddetto ministero t•rl è t.rR.sfel'ito l reggimento pon tieri e lngunar1.


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NOTIZIE

I SP!!UC'ntì tenenti m•~u ici sono promossi capitani m edici, con le anzianità e le destinazioni sottoìndiottt.e :

Con anzianità l O luglio 1933-XI. V ASSoro An ton io, R. Corpo truppo oolon ìn lì TripolitHnia. V ASTOLA Mario, l 0 genio.

Continua come contro. Continu a come contro.

Con anzicmilà 30 luglio 1933-XI. MEGARO Miche le', 5 p osante campale.

l

Continua come contro.

~IO USA NI Rìccinrdo. maa,crìoro chimico farma.cistu, osped<~.le mi lìta.re P erugia,. Trtt..'Sf('rito ospcd~\)(' milìtnro Padova. Nocr-.:NTINI Dino. cHpitnno chìmjco fM:macìsta ospedale milit.are M ilano. Tmsfcl'ito ospedale mi lilurc Perngi:t. Dal Bolll>ttino CUiritl/.e, <lisp. 6Ja, LS settC>mbre 1933-XI.

BATTISTI~! crw. Comi llo. tenente colonnc lln m C'dìco d irt>7.ione sanità n~ilì t>1.re corro ormntH Roma . - È colloeMo in Mpet.t!lt.ìvn per infermità temporn.npe non provenio>r.t.i da cause di servizio. p ot· mesi d odici, dal 12 agosto 19:13-XI. Dal Bollellino UUiciale, clisp. 62a, 22 scttNnbre 1933-XI.

SACCOMA:-."I U ìorg-io, mng_~ìoro medico o:::prct 1le rnìl itnn" Udine. Trn!"ft>rìto o:::pethtl<' mìlitnr·r: Gorizia. (:ATTI CionuHti, primo cnpìt>tno nwd ico 91 fanteria . Tms f<'l'Ìto l p cl;ante. I seguenti capitan i medici sono tra:;ff•rir.i •~ll'ente a fianco di ognuno ind icato: MmADELLA f' luudio. 12 fnntrrio. Ospedale mìlit.tuc Trìe>te. D 'AMBROSIO AJcs;;andro, l pesante . !H fanteria . Dal Ball((!lino UOiriale, dì"P · 64•, 29 sPttembre 1933-XI.

l

Onorificenze. Su pi'Opostn d i S . E. il Cnpo del Governo e Mini!'<t.ro Segr<-tai'Ìo dì Stat.o per la guerra, sono state concesso le seguenti onorificenze : 0RDl~"E DEI SS. MAURIZIO E LAZZAI'tO.

In oc•:n:::ìone de l collocumentQ in nusilinrìa.: Cm·aliere: tem·nte colonnello medico :.\ 'l.uno A ccARDI, maggiori m edic i FRAN· CESC':O ~1r;s1'lCA, G tOVAN~'I NocE;

In occn:::ìon<' d c>l collocamento a riposo: Caualinl': t cn<'nt o colonnello mf'dìco VINCENZO SCHIFANI, m tlggìori m edici VIN c:F;NzO PASQ U ALI, GrusEl'J'E Pr.<\.N'l'E'LLI. 0.RDTNE DEI.r~A CoRONA n'ITALIA.

In oc•~nsione dt· l collocanwuto in nHsìliurì a: Commendatore: colonne· Ili mcdi(' i ANDREA GEtWI.LI, CARLO GrLLONE ; Cnvalim·e : pdmi cupì~Hn ì nwdìcì Guwo CoLOMlJA.RA, AuousTo CosTA; In occul!ion<' d el collocanwnoo >l ri poso: Coml,!en,fatore: rol onm•llo nwd iro flEDA!'>TIANO R uTA; Ufficia/.e: colon n<' ilo m\'dico (.; IOV ANNI CASAPINTA, tenente colonnello modico VINCF:NZO ~TC::LLAj

Cavaliere: primo CApitano mrdico N E I,LO POLESE.


NOTIZTE

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Riunione del Consiglio superiore di sanità. Pt'<l;>_"O il ?.iini-<tf'ro cir ll' lnt.Pm o ::<i ~ riunito in !'('::<;;iolln g•'rwm lr. i l Consi~lio !l\lpPr'iOro di Mni t!\, rN'l'nh•nwnt.c riro,.;t i tuito pt' f i l t1·iennio l933- J9afi, ::<Otto la pl'f'f<id ~>nzn di S. E. i l pi'Of. Dant.o Dc> Hla.«i. prP,.;idt'nte e d t• l prof. C. Frugoni, vi<'•'·Pl'P>iidl•n t<'. Hflll!"><i><titn Ri lovm·i il ~otto;;..grctario n.II'Inti'ITIO S. K Hntl'.-uini. ·1 IH,.o,·i sono ><tat i innug\tmti con tm n obih• di;;cor,;l) do• l pn'sitll·nt<• cht· h~ messo in h1 c"' l\1 lto significntn d1•l lu dirPtt~ purtl"ripaziont\ di 1111 uomo rli ÙOVf'J'!ll) clw rapprf'SI"ntavo. il Capo. ond•· • ilnuOWI Consi)l;lio non potrYn. ambirP una. inVf'>'titum piit ori ~tino lP. ,:;o,.;tnnzitllt> <' ~o l.·nn<' ». Rivolto un prn;:il·ro d,•,·oto" df'fe r~>ntl' al s uo berH' · mrr·ito, \'Pill'ntnd o prt>df'Cf':",.orc>. on. Sf'T!. pr·oi. Mll.rl'hiHfttvo. c·hP<'on tnntn ><apiPnzn c saggczZtL hu. prc>f<i••<luto pt"r' lung hi anni ininlt'JTOtta nwntc il Const•:;so. ~- E. Do• Hlusi ha pronunciato nn fl'tTidn indirizzo ,,,.,. il Duc·t• con In f(·dt·le prom1.·~<;a o col f••rmo pr,oposito di ;;t"n ·ii·Lo c·o11 tutt-E' lt' po"-«ibili f'nt•rgif' pt"r la prosp<'rirò di' Ila stirp<'. ,,..,. lt~ gmndt' 'l.ZI.l >W IIIJW<' rnH,I!g iorc <klla Nazione, n<'lh1 fulgidu g lo ria d•· l l'inUln):!ibilc· b inom io /1(1/Ùr P Fo.~rismo. l i dir·c f,tor·e w' rwrnlr df·ll>t l::ianità pubblico ha ftttto un'ampia t•;;po,:;ìzion <' sull•• condizioni sanitari t• de l Pn•·:<P. sulle p rovvid•·nzl' n:::,:i,.;t('nzin li e pmfilat-ticlr(' nttunt•• f' >'<li qut-•1)(• dw formano il 1111•todiC'o g r•ndm1 IP pinno d<· ll'n"'·•·nirl'. N<' è S~"guittt un'elt>va ta disc u:<.«iono ullo. qunlP hanno partecipato i conSij!lif•I'Ì on. pmfe,-. sori Mon•Jii ,, l)prono, i professo ri Bu!!liun i.l\lnnfrcdi. Mor pttrgo (' \.idf'nti. il t Pn<'nt•• g~'ncrale mc>dico F mnc·hi dir~ttorr g<•m•ntil• <kl la Sani t.\ n.ilitm·P. il gr. uff. H\'\'O('nto Fabbri, pre;;ident<' <.J pJI'Opt>m X a ziomdo per la. )JI'<)Lt'ZÌ<•n(' dt·lln, :\!Ht<'rnitìt <' ddl 'J nfanzi~\ H il ~tr·. uff. Ans<'lmi rl irdlorP I!<'IWI'>lle dl•l ln,·oro, d f' ll 'n"~i,.;tt'll7-'.t c prC\'irl cnw social <' Al :\lini:;tc·ro dl'll<· Corporazioni. Ft·l\ )p qur><tioni particolarmente C'AA m inn tr, b pr·imn è >:iatfl qu<•lltt conc!'rn<·nl t" In 'fJ'I'OfìloiJ8i dt>lla frbbr" t-i,foidt>. I d ati ru<'colti dnlla dir<'zione gmt>mlf' di'Ila ~<1nitil pubblica sono stati t• lttbtwa ti in unu rP!uziono d•'i pi'Ofcssori Ca;;agl'lmùi <' Pr·cori. I n si:·guito u ll A. di>'~CIIS.."i On(• in >trgomento ]Wl' p11rte d ei cou,.;iglieri profe,.sori Frngoni . Ott,o l,·ng hi. PuJttoni, Al t'ssand t·ini, Mt~nfn,di, è :stato appmvato rtll'unnnimit.(t i l seguente voto: «chi' l'lia d>~to il mnggirH'f' pos,.ibilc impulso all\tpprovvip:ionamf'nl o idrico, sia d<'i gmndi <:<'ntr·i urba ni, ;:in di qu('Jii chi' si trovano m·Ht> zono t•w·ali, preoccupandosi oltre che de lla qualità. dt-1 quantituti,·o nt'CE':5-·>m·io non solo pe-r f.! li u;.i pri vati ma anche p er que lli pubblil'i; ch<' s iu rigorosn nwnt<' opplicu to un ctlicace c precoce isolam(•nt.o dei mulut,i P. si dif~ quanto più pn•sto po:;..,.ibi 1.' praticu f'ffettuazionf' ai ser·vizi provincia li cii p rofila.!'fli; che. p r r qua.nr.o ;;:i riferiscP a ll' i~iene gt>ne•'A II' n egli stessi centi'Ì, s ia provv<·duto al rr•golarc allontnnamPnto e smaltimf'nto di'i rifiuti umani, ad. una raziomdt! disciplina d e lle con c imaie, alriJ.!Oroso div ic-to clr>ll' uso dellf' ncque luridf' P•' r In. irrigazione dC'J!Ii orti<' riE> i frutt-~>ti. o.l l ~• buona tenutadc ll'nl•itat.o, a dnre opt>rn. attìvn e piì:l ampia ch e sin pos."ibi lo di crlura:r.ionc>, di divulfmzione c prop1L~n.ndn igienic:H . con var·1 icola.r(' •·iguar·d o ai m<'zzi di d ifesa e di lotta contro h> mo::;cho o contro ogni >litro v<>icolo di inf('zion e; che ~i ano frilttanto l'stese le vacci. n>lzioni antitifiche u.llt\ popolazione civile in qtl('i oentt'i rurali in cui la infPziono tifoido si p resenta con tmtt continuità <>ndcmi<:il. (specie durante gli eventua li e pisodi <'pici~·mici), raccomAndHndo che <:'><se, per quanto si può, sirtno fatt e pr>r vi,t ip odt>rmica ~ ripetute anche annualme nte 1n epoca. anteriot'(' all'ordina1·io in;;o rf!.Cl'<' d ell'Pndemia; c hP s in no fa vo1·iti gli swdi intt·si alla prPpnmzionn d i ,·acciui che diano un minimo di n •ozioni nttuabili possibilmt'nte con tma sola iniezione •.

La. secondi\ qurMiorw concl"ment<> In lotta c(mlro la malaria in t'apporto Ali;\ bonifica int.q;nde e l\ Ile nuOVf' pro\'\·id<•nze lcgi;;IMivcal riguardo. èstotn illustrnh\ d a. uno. conrmi:;.-,;ione composta del f..'T. uff. Inndolo, direttore g~·nerfdCI della bonifica in tegrale e d t' i proff's:<orr A I!'S."'lndrin i "Ottol~>n~h i. li Consiglio ha appro,·u to un ordino d el giorno con il quale a::<severa come la recente lcgis la7.ione, m ercè la colla,bonlzione d ella. direzione gonende di Sanitil. pubblica o d e l Sottoi>t'gretario d e lla bonifica in t<'gl'a le, st·l!n i un pas.<;o ÒPC i ~>ivo ne lla lotta a.ntima lari cA. Le provvid<'n:t.e ndottate, in quanto meg lio gan·ntiscono la tutela sanitaria <.le i lavor tttori nplle zone malariche , giustificano In norma cho c-sdude il carattore di infortunio alla malaria contmtto. in occasiono di lavo1·o, pure n::<Sicurando adeguata in dennità nei casi di morte pPr pomicioti>l.. 7 -

Gi01"nale d i medicina m ilita'l'e.


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I'OTtZlE

Il Co n -<i1.dio ha fc\~to voti c he n nlla. prcp!Ha.zione ed attuazione ùei progetti cii bonifìC>J., st•conrlo i nuovi oriAnt.am.,nti lt>gi:<lativi s i abbia. presente la. necessità rli un'o.mpià collaucH'<t4ione scientifiCI\ ~ pmtica da parte di eaperti nei problemi Ì!!;ionici o in pa.rticol~:~ot'O d~ Ila m\\laria; che l'avviamento alla. unific.tlzione dei servizi :tntimt~.lnrici >li !Wiluppi ult.e rio rm~n to; che• il concetto di non limitare a.i soli proprie· t>~ri di tl'tToni i:l f,tbhrict\ti cl·llo zo ne m ·~lat·iche l'one re tributario della. sommini3tra· zione d~'i ritn•Jrii an t im da.rici t\bbii~ più arn:)io sviluppo, in Mmoni.a. al carattere no.zionale d e lla luttt\ contro lo. rmd a ria ; che .-iano ass icurati i m ezzi necess.~ri a.l •·egol:1re funzi fm t\tn m to d ) i Còmitati p•·ovincitdi antim~lt\ric i e che !li tenga presente lt\ neCP>~':I i tò. di e h iam'l.ro a f.u·no pa.r·te e.~p arti ne l ct~.mpo scientifico e pratico deU~ maluria.

Il Con~i ~Jio si è fliV'h l' occup \LO di n.lc un.i importMlti pa.rt.icola.ri dell'organi.:w· z ùme antitubercolare c he il Go ve rno cura con s pac ittle interosso e con gempre mag<;iori m ezzi. È stato pt'Oso in e:~t\IU ~ e si sono d 1te direttive sul problema d e lla. dept4rll· zione d elle acque rli rifi"to n ei ·"m'l,t.orii. s u cui h<J. riferito una speciale commissione formatt\ d ai prof~·>!;Ot·i Mow lli, Mttnfrecli, Or.;i c ing. Bordoni. StlCCOssiva.mente si è ('Onsidomta h~ qu':lstione rlollfl. osped'!.liz~'l~Ù>M deg/ i infermi di t"bercolo~i chirur· qiw, sulla qu ~te h>\ tmO rifel'ito i con 'liglicri G iannini, Va.la.gussa., c tenente genurale rncdi('.O Franchi. D opo discu'l'Jione s i sono app rov.1te le S({guenti norme: istituire in ogni di!>penso.rio antitube rco la re con'!nltazio ni pe r la diagnos i d ei ca.si di tuber· colo3i chirurgica; u:<ttfmire clegl i istituti permanenti gii\. bene attrezzati e procurare rli completa.re quelli che vi ::;i pre:<t!\1'1.0 tra.sform\\nioli in St\natorii specializzati per la. cura d ella. tubercolo3 i chimr~ica; dare ampio f!v iluppo a.l!t~. costituzione rhllo stazioni oliott>t'ttpiche p ur le fo rme tube rcolari che n on richiedano i trntt3· m enti s peciali d ' immobilizza1.ione, od altt·i. In quanto all'Msiste•~za d elle geJJt.w~ti tubercolotiche e alla prevellZiolte del~ ,,.-ùatti.e t ubercolari neU'ir~fa•l·Zia il C:msig lio ha. dato lt\ sua pie tla approvazione alle "eguenti conclu'>ioni d e i ralat.ori prof. ~1a.nfredi e avv. Fabbri: predis porre stati· sr.i~hA piìt complete in. m"'teria, cumre la collabomzione e la coordinazione fm. gli i':lt.i t uti ch e provved ono alle varie form3 di 1\ilsistenza antitubet-cola.re materna. e infantile, aff t:e tta.ndo Mcordi d efinitivi fra l'Opera Nazionale Maternità e Infanzia., I stituto Nn•~ionnle Fasc is ta clollt~ previdenza sociale e Consorzi proviu· c in.li tmtitubercola ri. Stl relazione d e i consiglieri profe<ssori Man[redi e Giannini sono state poi •·•~tmina.te le .9tat·istiche relative ai Diaperuari provinciali ant·i tubercolari elaborate clJ.Ila Feder<~zi on.e Italiana Nazionale Fasc is ta per la. lotta. contro la. tubercolosi. I d11.t i riflettono 77 con3orzi, p er un complesso di 361 dispensari. I ris ultati globali sono i "e~uenti: riconosciuti affetti da. tubercolosi polmona.re 59.824, non riconosciuti a.ffotti 122.143, in a.ccer·ta.mento 33.057; visrta.ti complessivamente 215.024. È ris ultata la. preponderanza. d el sesso fe mminile per alcune forme tuberco· lari più import>lnt i, come que lla d e i polmoni e della pleure; m entre il rapporto fra. maschi e fe mmine subisce poche o3cillazioni p er le affezioni dei gangli tra.choohronohia.li oo è quasi identico pe r tutte le altre forme . In rapporto all'età, m entre le forme tra.cheo-bronchia.li rt~.g~iun~ono il m\ssimo nei primi 10 anni di vita, le forme polmonari aumentano dall'età. di 15 anni all'età. di 35, raggiungendo il massimo vP. rso i 23 anni. L& cla.'>Se più colpita. è que lla. d egli operai e, subito dopo, alcune n" tcgot·ie non professiomdi {att1~ndeuti a casa., disoccupati, mendicanti, ricoverati in ospizi, ecc.). Il Cons iglio ha approvato le conclusioni d ei re la.tori. auspicanti: una. sempre più uniforme e completa. unificazi one della. segnalazione statistica, la quale comprenda. Pqua m onte non soltanto i m~la.ti in regime consorziale, ma a.nehe quelli in regime assicura.tivo; un Ct\sollnrio unico, centrale , che costituisca. un vero e proprio censi· m ento d elle tubercolosi i.n atto, in Italia.. Una speciale commissione composta d 9i professori Ve moni, Lanfmnohi o S tazzi ha. preso in esame U problema delle brucello$i ed ha. ampiamente riferito sui modi di acce rtamento che, n ell' uomo, d ebbono svolgersi sulla base dei seguenti capisaldi: manife.<>t.azioni cliniche, indagini epidemiologiche, identificazione batte· riologica. Dopo la discussione il presidente S. E. De Ble.si. ha nominato Wl.tl commissione per la continuazione d egli s tudi, così composta: prof. Fru~oni, presidente ; professo ri P untoni, Vornoni, Lanfra.nohi, Stazzi, Bisanti, membrt.


~ I NOSTRI MOUTI

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• 11 ;;en. pt·o f. Pest-t\l oz:~A ha proposto un Yo to, approvato dal Consiglio, per un ()Ontrollo s ulle delluntie obbligatorie degli aborti procurati ptr indicazione medica, diretto a limitare entro confini sempre più stretti tale misura. Un ::~oconòo voto, proposto dai consiglieri professori Cu..<;mgrandi, on. Serono. Valen t i e Barct•llini, si è riferito alla opportunità. dello studio di provvedimenti diretti a rendere pi.ù facile e più diffuso il COW/Umo deUe CW[ue minerali naturali. le qun.li costituiscono un vero e gn1nde patrimonio nazionale che dovrebbe es;1ere più largamen te sfruttat.o. Infine, un terzo voto concerne il problema dei fabbiliogni minimi di vent·i lazione e di cubatura d'aria per gli ambienti. Dato l'interesse del problema, il presi-dente hu nominata pe l suo studio, Uill\ commissione composta d ei consiglieri: <.m. prof. E. More lli, presiùente, proff. Cti.Sagrandi, O ttolenghi, Puntoni e P ecori, membri.

La. sessione si è chiusa con il plauso del Consiglio e l'una.n.i.me suo compiacim ento per l'azione svolta dalla direzione generale della. Sanità pubblica.. Al termine d e i lavori, il Sottosegretario all'Interno. S . E . Buffarini, ha. espresso la. sua viva. soddisfazione p er la elevata discussione cui hanno dato luogo g li argomenti trattati e per l'alto spirito che fa. de l Consiglio superiore di sanità un idonAO effìca.cP iltrnmnnto, del qnale il Duce e il Regime possono valersi Bppieno pAr l 'opera indefessa che vanno svolgendo a tutela delh~ sanit,à fisica e morale d ella stir~ .

Premio Piero Boverl. Il Direttorio dell' Accademia Medica Lombarda, ad onorare la memoria. del eompianto prof. Piero Baveri con i fondi pervenutigli d alla disciolta. Associazione fo;}mita.ria Milanese, ba.nd1sce un primo concorso per un lavoro inedito su: Ricerche Bperimentali sopra. le evenl·uali modifìcazioni biologiche che possono essere 'fYI"OVocate dall'invecchiamento delle acque md.nerali. adp07"tate d4Ua sorgente. Al vincitore verrà assegnato un premio di L. 2000 (duemila.). P ossono concorrere tutti i laureati d el Regno. I lavori, da.ttilog;rafati in triplice copia, dovranno essere inviati raccomandati allt~ Segreteria d ell'Accademia in Milano, piazza Duomo 20, entro il 30 giugno 1934-XII in busta chiusa contenente i lavori cho dovranno portare, oltre al titolo un motto: questo motto sarà ripetuto all'esterno di una busta. chill.S& contenente nome, cognome e domicilio d el concorrente. La commis..c;ione giudicatrice d el Premio Boveri è composta. d a i profeRSori Luigi Zoja, presidente, Prassitele Piccinini, Adriano Valenti, Andrea Vinaj, Vito J\fassa.rotti, segretario.

I

NOSTRI 1\((0RTJ

Il tenente g enerale medico nella riserva grande ufficiale Vlrclia Tommaso è morto il 2 ottobre, a Reggio Calabria, all'età di 7:-1 anni. Era entrato a far parte d el Cor po sanitario dal 1885 e vi aveva prestato ininterrotto servizio fino all'ottobre del 1920, quando, da colonnello, domandò di essere collocato in aspettativa per rid=ione dei quadri . .\vovn preso patte alle campagne d'Africa dal novembre del 1888 al giugno ò e l 1895, guadagnando una medaglia d 'argento al valore militare, de lla quale ci è g rato riportare, in onore d ella !!ua memoria, la. magnifica motivazione:

Nel jaJto d'armi di Halai avvenuto il 18 dicembre 1894, direttore del 6emzi.o JJt:mitario presso la colonna d'oper~ion~. si dimo.~trò aJtivo, celere, utilùsuM nel ,.ecare ordini, attraverso roccie e dirupi ai reparti in marcia per aspro e difficile Ben-


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•

l

~OS'l'RJ

MORT1

tiero; qt,indi accor~e lJUlla linea rl·i fu oco e noncurante del pericolo, cal.mo, 8ereno, risolttlo, prestò le cure d.ell'n:rle e;,/, i l confarlo della parola ai feri.ti che poi 8eguil òa medicare d'ttr·ante una notte srMseguente a più giorni di graruli Wisagi. Nei combaJtiment i di Coatit ( 13 e 14 gennaio 1895) noncurante (lel pericolo t vibrante di zelo e {ìlantro·pia., diltl081rò colma etl attit•ità ammirevoli, nel TClCCO!]liere, 1n.edicare e confortare f erii? .• otlo il fuO<'AJ 1wmico e sottrar/i al pericolo di cattura imtM· diata.. S tabilito il 7>0HIO rti merl·icnzione, e ve,[enrlolo as11alito dai t.igritli. con rara pre11em::c' di spirito ed enerr1ia, raccoL~e. arm,ò e rnunizionò disperai, feriti leggeri, wndttf'en ti cct attendettti etl Ùlr 7JI'flt••·i,•ù una rl ife~~a che valse a fugare il netT.ico.

Si or·a segna lato rwll o O ]Wl'(' di soccot'!';o por il U>rremoto del 1908 t" n e E'l'a statorimeritato con unu. mednglia d'nr~ent o . Da l. sett,ernbro 1912 t..,n nt- p<>r un a nno hl di re zione d ell'o;;ped a le milita i-e dì Tripoli con sommn. ptlrizi>L c~ dis tinzione. N<'ll ' ultima guerra fu C>tpo de ll'ufficio di ;;;;tnità d ella 298 cih·is ione, segna lando~i pt~rticolnnnen lt• pe r le ene rp:iC'he e fortunnt<! opere di profila.'-si de lle ma.ln.ttif' in· fa ttive o :-;pcciu l tnf'n te del colera, pe r C' ui g li fu ancho conccsSH. la medaglia di bronzo d c i bcmcml'rit i dPllu. salutC' pubblica . C'ome ne lle accennate occnl<ioui. così in tut ta lu >lllll cat·riera, per ogni carica o incombenza, i l gflnera.le Vill'dia dette prova di proclori virtò militari e di distinta cultura proh~s~ionnl c, affinatasi ne lla lunp:t\ <'sporien?:a d ei vnri rami de!Ja m edicina militare od 1\l'l'icchitB con >;tudi di pcrfe1.ionamcnt.o e con un b iemùo di assist.('n· tato universi t n rio in · anatomia patologica. Mn. c iò ch11 soprattutto dis~ÌJ1SO la nobile fi~~;uro del compianto genera le fu il suo carattN·o orlarmmtino. li vigorn d t>lla s uo. volonth che egli sapeva trasfonù••ro ai collu.bomto r·i e ai dipendenti, un scnso relig ioso de l dovere, un indomito coraggio: erano qu(>ste le• doti c he, temperato da li>~ bontà innnta de l s uo animo generoso, fecoro di lui un perfetto ;soldato. Gli ideali cho egli servì scnztt condizioni, furono lo specchio d e lla sua. vitn o p or t'Ssi pn.lpitò il s uo gran e u.ore fino all'ultimo battito. Sempre u~le a sè •itf'l'!So, nt'l!c sQfft•rcnze della. :;;un ltmg!\ mR-11\tti!J. o dinttnzi alla morte, il vecchio combatte nte rli Coabit sorbb magnanima intre pidezza. o l'ultima sua invocazione egli ri volse a lla Maestà de l suo RE' e n l Duce, ne llo. visione de l nuovo volto del· l'I talia fuscista, viri le o gue1Tiera, che rinnovtt il destino di R om!\ in quell' Africa ove, ai tristi tempi d oli<' prime ca.mwt.g"ne, egli u.ve va. vist.o frustrato da bieco disfai · tismo i l valor>c m~ti sment ito de ll' Eserc ito fodelissimo.

Il capita no m edico Drago Damiano è morto il 24 set,tembre a P a letmo. Nato a MontemRgg iore (Pnlermo} nE'l 1901 , si laureò a 23 anni . N ol luglio 1925 fu nominato sottotenonte medico di complemento. .<\E:sunto in s . p. e . dal 1927, il 9 g ing no 1930 conseguì In promozione n ca.pitano. Durnnte h~ sua b t>cve carriern. così dolorosamente st•·oncatn. ne l fiore dellilgiovinezza, s i e ra sempre distinto por ottime q ua.lit1\ professiona li, militari e d i carattere. In Libia. aveva egregiamente dirette le infermerie presidiarie di Buerat ol H strm e d i Cndames.

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~~~~~-.•NOHI,

tenente generale medico s , tenente colonnello medico

AJ'IOO DBLLO STATO -

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RIVISTE l\IEDICHE MILITARI ---------0--------BELGIO: ARC HIVES iMÉDICaT~ES B F.LGES. - Direzi on e superiore del !<Crvlzin lli ~anltà tlcln~scr<'lto belg~ ( Red~~J<ione: Ospe<lnlc militare di Llegl). Fn.,c. lX. se'tem.bre 1\13~ . lodlll't : Le curo di disintossicazione col t•loridrnto di omctinu. prinf'iP!tlnwntc n~l1"8ltoooll•nw ct·onko. - BOLLF.TTt:<O INT~:m<AZJONA I,K - Yargas: C"ontrlhuto nllo • tn<lio dcll"infc>.iotw •tr<·pto<·o~<:lr·a. - Gonerts: Idee n>odòrnc ~ulln g innoijt!cn - Rh is tu lntetnnzionltlc - Ha•:-wgna bibliogt•atJcn.

BRASIL E: HE Y l::'T.~ DE ~TF.Ll i Cl~A :\!JI, fTt\ H. -

Pirf'ClOf'in <IC :-;tll\rlc dtl GllOt'l'll. lluu :"llou('on·o Hl ho !)4, .Rio dc Jn.nciro. fl,osc. ur.,ntuiO·· !Ji1'Qnf> JU3:.s. Porto : Polmonitc doppia<· ~in<lrouw 1\ddllminnlc n'' "'"· - Pelxoto: l-:pinn '"Cnto~n . - de Mello: Coll<ider·n,inlli ~u >l if'nlli """ ; di f'hìrut,::in d i ~tuctTa. - canaJho c caw.,cante : .\ prnv<><ito di t~.;etli• ·a th'llc t it·oid<·etnmit· t~xtra-Ct\p..;.u lu,r·! . - Goncalwes: ~n di u n ~"n~o d i l)'tnh uopaliH di indist:nlilJilu oril(ino <lt' nlnr·in. - Martins: l rag-.ri X n<'lln determ inazione dtJII'o:til. - r lejaldc: Su un N•M di di~Lt'Otln l(r·n•·c infnntllt-. - Castro: Un "'"orli ~m hr· iontn de l t·n nn.lo inguitu1it'. D. S. Q,: Condizioni s pct·iR.I i di irw hilìt.ll ncii'A•·mo Aerorulnti<'ll. - Porto: Lll l m<ht~ iun<· dc·l ~t\lli{UC n egli o<ct·citi - Il vulorc t)('lla JJOnl1\tl\ di <:n lomt'luno nella proriln<;-<Ì nn l i-~·~n•'ren J..,'Avin_zìou <' ~t\.nilat·itt u('Jiu ••nu ç{" ('c.u\vQu~ i ona di O'i f'o •or·H - J?,·o AJ a,..Hi dulia tnl u.~rc·t>l ojo.i n<·l1u Forza Pubbli(;a di San l'aolo. - Cha~as: La wollla~-i delh• mular·ia pt·es~o hl '"'l'l'C clt-II'A ·

m a ,on ia. - Sampalo : Lo ~J)Oci a lizznzioni nei (:o~pi snnitai'Ì militari. - da anwa: nara loct•· llzzazlone o rorft'tta t ollcrnnza di un gro~ ..o corpo C$trfl.nco. - Woltlenlluttel : Un f'n~o di ba.•ctlowlsmo rn..~to - J,,, Roiuzionc lpcrto11ku di ld tli'Oslo pe r via cndo ,·mu>sn 1wl trnt.tn· mento della polmonite lob••ro. - Fonnca: l)o~nggio degli tLicaloidi. - Brandao Gomes: ~1ctodi rl.l dopnr·:l?.lonc doll'acquo in campagna . - l.ucu: F'ormu hwio mcdir·o- Cnt·mtv·cul Ì"O dol· l'cset·c·lto.

INGHILTERRA: J OURNAL OF TIIE ROYAL ARMY MED lCAL CORPS. - Edito da Jobn &le. Sona and Danlo13son , Ltd, Londra, O rcat Titobllcld stt·eot. >~3-0 t . Fase. Hl, rol. LXI, scll<>•nbrr 1933. Elllot: Tr·attamcnto dell'acqua collt\ <'lorami.na. - Younr: Protllnssl chinJnica n ell'ln<lla. S<'tten· trionn le (conJ.inuo). - KonnedJ Riccr·cbc S>lll'e n o•·gin h n picgu t.(l n cgl1 esercizi flsìcl ilo.llo reclute delle 'l"nrle nrmi (l'Oillinv.o,. - Mltchell : Recipienti di nlluminio c<l n ltcmzio nc rlei cibi (crmli· '".t<t<:ione e ·lì ne).

SPAGNA : l t P.V IS'l' A D E S \:-.1 r O .\ O ~rn~ l'l'.\ R. -

Pub h lic t?. ' o n " m" n<i lf1 <1<•1 Oor tHI ~"nimrio milita re·, ~r:ul••i d. l?,,,,c. VII , l<tpli<J l!l:l:l - F'n.<r. Yfll, lr(JIH{t, J!>:J:: - [i,,.,., l X, srllnnl>r ! l!)~S:l. Il ~·1 ( f' n rt!.Ct'C!-.<50 •1i rucclicitn r f arnlnc1n IH i lit •J•, · ... il ("on~rC!8f?(1 tlt•Jf''" '· inzh,nc sa uiffnin, (t·nu •-J~i a ~ltt•lrid ( 1-'"fl. ...·c. VII. YIIf- ~'cln liu't6 'l:;ioot) e Ji ut· ). Rocha: t;r. r~u di px·crmn, /.it) n~ l 'c'l' l' nvn nztllltl"nl<> ul Jl'l'a•lo rU f'>lf•ÌIMtr• CFtr <r, \'Il , Yl! l , lX). -- Llnares Maza : l•:<arn l Jn<·m nll c:~•lh• tth·i ( F t($(:. \" l l. Yl(J - cuut;nu n: i'd'~ c fin;' ). :;:~lata.r: Hirl' !'t~\ ùcllc furrnu,·it• mil~ tu rf t l itul.ul'.i a l (:nn_.;ig l it~ rli S~tnl U' ( Fa.'«:". VIIU- Rda.;dn1d •lt·l ~·r·,~ bdn .Qt•nit.a.r·it, •·c)n ltJ :..:lult".. tnlt!,-giorc ( ~-''•·•~'· 1 X).

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Ftt.-~c. H T, wl. r, ~Xl l l , seltcmlm; t03~. Makel: r, ·a,pendi r•ito "I'OIIi<·a.. - Wesley: Autoval'<·ìnot{•t·nuia n oliò atrczloni r;ronir·hc dd ~··n i (' u~ll'aiJ()~in nu<u h:. Kordenat: Colln.-;.~o ca•·tliO-r'C<J>i•·.,torio conseoul h·o o. r·nchiune•t <',<iÌO. Ru6derow: r.o ipol.crruio. - Hume: [ soecorsi snoit.ur i l'<'r Il tl'rrc u\olo <1Cll9J:> in Italia.

SVIZZERA: ! UVl >;T A 'l'RlMESTRALJ.~ DEOLl UFF'TCI ALI DELJ,A ~ANl'rÀ :\ULlTAHE.- Redazione: :-'nn Obc,.t.lt.. P. VoUcmveider Scawarzlor~Lt·, 26, D c rnn. E<lit orc: J:lcuao Sc:bwahe c ('. Ba...ileu. 'F'o$C. Il, aooeto 1933. !l "Cntennrlo d e lla. Soc ietà degli u ll!.claU - As.~crublen amiunlo degli ufftf'itlll d ol Corpo l';o nitnl·ir> ~,·izr.cro - OllCblnll por masP.b cre antigas . - Tbom111n : La llarelln W e i.Jor dinanzi ali n Com · missione lntcrnazionnle di standnrdlzzazlooo dol materiale san itario o l<\ bll.rclla. Wobe r ~~~ ruote.


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GIORNALE DI

DIREZIONE ED AMJONISTRAZIONE Munauao DaLLA GUJ:au

ROMA

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SOMMARIO CONGREIII : C.l mmì~•ìon') ln toru'\·don'l.lo di s'•~rl'l .,-,Ji~7.azio ne <lol m ateriale ~anita rlo Ooo"ogno i rltel'lli\.J.ionn.lo d 'i mmunolo~in. . . . . . . . . . . Con~trc<si dell o ~ociotà. ili medioin~ int.orna o di cbirutgia . . . . . . . .

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X X Cougros.;o dolln Società eli ps iobia.tria.. . . . . . . . . . . . . . . . .

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LEZIONI E CON~ERENIE: D' A ~a . -

Oh irotr:tin rìco<t.ru •tri~..o rhll'r.pJla.rato looomotore • . . . . . . • • • • . Alcuni "iPOLLi •lelln p·•toloqia uralo. Trottamonto dolle fratt ure dell e ossa mu<~oollal'l . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . .

&eretta. -

MEDICINA LEGALE MILITARE: Qlarr ISSO. - Ù;>tl <ll., "Oli" l\l <>L, O~CI'Hi(ll\0. in IOO<lir:i n • lo;ol iO ponsio olst lr.a Fllo.rra~a. L•• L• thot·croli.l<i rtell:. P•'·" i-:>.• lllOÙi<;o-l c:r.•lo militare . . . • .

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RIVISTA li NTETI CA :

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La ' rctal oa. rU origi no nn>a lc . . . . . . . • . . • . . . • . . . . .

ATTUALITA' E COMMENTI : Parnlello. Guerra chimica. o Po4o di socco rso s aniLa.r·io a.utiga.s . . . . • . . . • .• Rtltan e. U problul.lla tlolla JW <>rra rnJ r;robion ~<.tLravorao la stampa . . . . . . . . . .

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A propo<ito dolio formulo •Il normalità fr•a. stt\tura., pe~o e perimetro toraolco

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA: Angtoma mucotare. Un "utODò caso eli - C ._\ LROT o DOtlllOV.ET. Audizi one (Su l' l blnutale. - D(lNACrXJ. • • • • • • • . • . • • B. 'prldlgloso. Ru:erclte sull" u'lrifi.IJUiltì del - DAD DI. . . • . Crul,ll: la ~eottlturlonallstlca. I ton.d.mr•enti della - BARB.lRA • . . . . . . . . . . .. • Qas di cuerra. t?li eQr:t/i <lei - ill<f}li ttUnw:ttU e sull'aequa - MIOUAIL!Il900, B.u.ABAN e

Sono rn,:sorr . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Qllcemla. G'azion.e dell'"' ''''• sr•/t;tt•>lrflt e uo~tlrtllnon l'lttl(& - KmRTt . • . • . • . . . . • . Larln:lte 03ll ·m>r)lllosa . .Sullrt pre.s'M" del /HICilw di Loe:Tùr ir• cnsi di - a ~ prolun.galo. - GALLtN A. • • • • • • • • . • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • Olio di tuotl' d' u,o. U tr tUeri flsi.cn ·c'•imir.i (J.cll' - .:ori v:srti.co!<•re riJut&rdo atta solub!li t d neU'nlcool etilico - VITA o BRAOAT.0:-1'1 • • . • . • . • • • • • • • • • • • • . Par'>tlte e,uemlea. NtWfJO roturwuto 11/U r i.cerc!te sttUII e/.i.o/.oolt• tklta - Rooow . . . .

Rotture ( U} soprarotulee d el qulldrlclplte femorale. - LENORMAliT o 0LtVTER . • • . • . • 8n1lrlo sanitario In ca-n~a ,.a. l principi ckll'ospedrtU~Ziltione nell'oroMiteazione del Sourotl: ELt~ • • • • . • • . . . . . • • . • . . • • • • • . . . . . . Tlf~ oJanto:natico . Ricerche 4Ul e ·'"ll" St<a ori.yine murina. - rAt PrN'E

CONFERENZE E DIMOSTRUIONI CLINICHE NEQLI OIPEDALI MILITARI NOTIZIE . • . • • , . • • . . • • . . •••• • • • • • • • • • . • • ,

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CONDtZIONI DI ABBONAMENTO. T-'abbooamento è a uoao e decorre dal 1° geona.lo al prezt.o di L. 32 (Estero L. 44). Per gli nllloial! me.ticl e ohlmioi-farmaoistl del R. Esercito, io servizio ed In oong.odo, ll prezao dell'abbonameoto è ridotto a L. 24 a nt icipate. l'or 1 soli ulllola li tUO lici (doii'E'"'r~ito e della Marinai, lo q ualao 111e poslzlooe • el troTin_o 1 è arnme83o u n a bbonamento onmulatlvo al f'liomal e d( .J!ed!cl~~a MU«ta.<e ed agU AnM" dl Me4&Ctno N aM'ù e OQ!qnialc al prezzo di L . 4& annue. U prezzo del snrltlleroento oon teoente i Ruoli di anrlan(ld del cor p11 •anila.no mUCCare è dJ L. t 5, r idotto a L. a per l eoll a bbonati.

NORME PER I COLL~BORATORI. Le opini oni ma.o lf&.~tote ola:;ll Autori non ltn pegnano la respood&bllltà del ~rlodJoo. Ag-li A.ntorl saraono conoes..i ~ratuita.!lleote 50 estra~tl ooo oopertlna etaml)ata, troatellplalo, Im pagi natura e n nmerazlooe speciale. Per dlspo31-.ione del Consiglio na7.io:ta.lo delle r loorohe a olae~ao lavoro deve essere ullJto un breve nutoria..~sunto (non più d! 10 righe). Le 81)886 per le tavole lltogra6ob.e, fo t.ogra6ohe, ecc., obe a.oJO!lltlll.:lDa88&ro le PtlbbUoazionl, sono a enrico degli Autori. I manoscritti noo ai restltniaoooo.


CONGRESSI

COMMISSIONE INTER NAZIONALE PERMANENTE DI STANDARDIZZAZIONE DEL MATERIALE SANITARIO R elazione del tenente colonnello m eùico Giuseppe Bassi

Nella seconda decade del mese di ottobre si è tenuta a Ginevra. l'annuale riunione (8a sessione) della Commissione internazionale di sta.ndardizzazione del materiale sanitario. Come nell'anno decorso, inviarono un loro delegato le seguenti Nazioni: Belgio, Francia, Germania, Giappone, Inghilterra, I talia, Paesi Bassi, Romania, Polonia, Svizzera. Intervennero inoltre un rappresentante del Comitato internazionale della Croce Rossa ed il Segretario permanente dei Congressi internazionali di medicina e farmacia militari. TI lavoro è stato in parte di ricapitolazione o di definizione, in parte n uovo 13 non portato a termine. Passerò brevemente in rassegna i vari temi trattati.

Barella standardizzata. Questo argomento fu posto allo studio fin dal 1926, all'epoca della prima sessione della Commissione. Successivamente. in ogni riunione, formò oggetto di nuove relazioni, di discussioni ampie ed approfondite e di esperimenti pratici, che portarono via via. alla revisione ed alla modi.fica,zione di precedenti conclnsioni. Fu anche indetto un concorso a premi per le barelle che meglio avessero couisposto ai requisiti richiesti nel relativo ba.ndo. , Del resto è superfluo spendere parole per dimostrare quale importanza ha la barella, considerata in se stessa o come elemento base di tutti gli altri mezzi, per il trasporto dei feriti e malati in guerra; e quanto sia difficile costruire un modello che risponda alle molteplici e svariate esigenze di impiego, che sia resistente senza essere eccessivamente pesa.nte, che non vada incontro a facili guasti e che assicuri un razionale e confortevole trasporto dei feriti. Basterà a tale uopo ricordare che la Commissione ha riunito all'Istituto internazionale di studi del materiale sanitario di Ginevra, oltre 140. esemplari. Quest'anno è stata approvata una risoluzione nella quale le caratteristiche, che deve possedere la barella standardizzata, sono state distinte


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OOMMISSIO!'<"E INTERNAZIONALE

PERMANE~""TE

ECO.

in due gruppi: quelle obbligatorie e quelle faeoltative. Senza scendere ai particolari dirò che le prime riguardano le dimensioni, il peso e la robustezza della barella; lo spessore delle aste, la loro divisibilità in due parti identiche, scambievoli, l'a.rticolazione mediana, che deve essere semplice, solida, facile a, prat.icarsi anche nell'oscurità, il punto di attacco su di esse del mozzo di sospensione o di sostegno, ecc. I vantaggi derivanti dai citati requisiti sono intuitivi: dirò soltant.o che, fissate in modo rigoroso le dimensioni della barella e subordinando ad esse la costruzione delle vetture, dei treni, degli aeroplani sanitari, sarà possibile la realizzazione del principio, che deve presiedere alla evacuazione dei feriti: che questi, ove necessiti, restino sulla stessa barella dal momento in cui sono raccolti sul campo di battaglia, fino al loro ricovero negli ospedali territoriali. Le caratteristiche facoltat.ive riguardano la possibilità di utilizzare ciascuna mezza barella. come barella di trincea; i dispositivi per fissare il ferito su di essa; la possibilità di poter allungare le aste con dei manici rientmnti o ribattuti, ecc. Infine vengono fatte alcune raccomandazioni.

Dispositivi per J• adattamento della barella standardizzata ai comuni mezzi di trasporto miUtarl o di requisizione. Questo tema ha formato oggetto di due particolareggiat.e rela.zioni presentate negli anni 1931 e 1932 dal generale medico polacco RUPPERT, nelle quali sono passati in ussegna i diversi dispositivi ideati e costruiti da privati e da qualche servizio di sanità militare e di ognuno sono illustrati pregi e difetti. Un'altra relazione è stata presentata, nella recente tornata, dal generale medico rumeno l LIEsco, il quale h ~t pure presentato o fatto vedere in funzione un suo dispositivo, molto ingegnoso, pratico, semplice, certamente il migliore tra, tutti quelli sui quali è stat.o portato l'esame. Anche su questo argomento la Commissione ha approvato una conclusione nella quale, dopo aver premesso che essa non è in grado, al momento attuale, di definire nn tipo standard di apparecchio semplice, resistente, di facile impiego, e tale da poter essere applicato a qualsivoglia veicolo, si limita a segnala,re i punti più interessanti messi in luce dalla lunga discussione, riguardanti soprattutto le caratteristiche che deve avere il sistema elastico ammortizzatore dei dispositivi, per garantire un trasporto agevole, o almeno non dannoso, dei feriti.

Medagllonclno di riconoscimento. Tale questione fu tra,ttata la prima volta nel1926, dal generale RUPPERT, medico capo dell'Esercito polaeco, con un elaborato e dettagUato rapporto, nel quale egli consigliava di usare il duralluminio per la fabbricazione dei medaglioncini. E la Commissione redasse in tal senso una prima risoluzione, che fu adottata dalla 13• Conferenza internazionale della. Croce Rossa dell'Aja dell'ottobre 1928. Ma nella 4e. sessione della Commissione di standardizzazione del 1929 il generale medico francese :MAR.oTTE comunicò che esperimenti fatt.i in Francia con medaglioncini di duralluminio avevano dimostrato la poca resistenza di questo metallo ai prodotti della pntrefazione ed aggiunse che migliori risultati erano stati ottenuti con quelli fabbricati con


COMMTSSIO:-o'E

l~ERNAZIONALE

PERM.A)'.'EJ\"'TE ECC.

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maillocbort (lega, eli zinco e rame). In conseguenza la Commissione modifi cò il testo della p recedente risoluzione, ag~iungonilo che il medaglioucino

deve essere fatto con un metallo resistente ai prodotti doll.'t decomposizione carlaverica e decise di fare eseguire nuovi esperimenti, est~n­ dondoli a più specie di metalli. L 'incarico fu affidato al colonnello chimico farmacista svizzl"ro TH011IAN, il quale, negli anni 1930-32, ha pra.tica.to accurati saggi con medaglioncini fabbricati con diverse materie (alluminio, duralluminio, anticonodal (lega di siticio, manganese e magnesio), zinco, ma.illeehort, atelite A (lega d i rame o zinco), atelite B (lega di stagno con bismuto e antimonio) acciai inossidabili, celluloide, caucciù indurito), sottoponendoli all'azione di vari agent.i chimici, dei vapori r lJ'jf',/}J umidi e seccbi dei gas di combattimento (cloro, fosgene, iprite), dei pro~'--~.~ dotti della putrefazione cadavo-rica, ed infine del fuoco vivo e del calore, · .r;..~ in conformità. di rlelioorazione presa dalla Commissione di stan<Lardiz\:'~( zazione ed adottata dalla 14a Conferenza internazionale della Croce /~~ >'<<.~ Rossa. La eonel usione è stata che gli acciai inossida.b ili sono i p it't appro- f..~ ..~;...;:':;r ··.~~ priati alla fabbricazione dei modaglionciui. ~ (k rl/,ç;-..; Il predetto ufficiale quest.'anno ba completato lo studio sull'argo'<:~ <~·~y mento presentando una relazione sul mezzo di sospensione del meda~,~\ glioncino. ~ A conclu siono la Commissione approvò la seguente risoluzione: «Il medaglioncino di riconoscimento deve essere fatto con sost.anza incombustibile e resistente soprattutto ai prodotti chimici ed a quelli della put.refazione ca.daverica. E sso a p1·eferenza. realizzerà. la forma. ovale (mm. 45/50) e nel suo asse più piccolo dovrà presentare una fessura orizzontale, che dovrà permetterne la rottura in due parti uguali. La metà che dovrà rima.nere sospesa è perforata presso il polo superiore da due fori; mentre quella che dovrà distacca.rsi ne ba uno solo. Ognuna delle due metà dovrà portare incisi in profondità gli stessi dati mat ricolari e cioè su una faccia: nome, cognome e religione del soldato; nell'alt ra: il suo numero di matricola, il luogo di reclutamento o di abitazione o di nascita. Il medaglioncino sarà sospeso con un mezzo che offra la stessa resistenza, di esso. Sono poi fa tte le seguenti ra{!coma.ndazioni: che per la fabbricazione del medaglioncino sia usato l'acciaio inossidabile; che per il mezzo di sospensione sia usa,ta nna catenella fabbricata in filo, pure di accia.io, di rum. 0,85 di spessore.

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Apparecchi per l'emostasi. Due relazioni sono stat-e presentate da:! maggior generale medico tedesco PFLUGMAOHER. La prima relativa ad un concorso indetto dana Commissione per il migliore apparecchio di emostasi d 'urgenza sul campo di battaglia, che, secondo il relativo bando, deve possedere i seguenti requisiti: essere semplice, poco ingombrante, di facile applicazione anche da non medici costruito di materiale resistente, possibilmente non di caneoiù per poterai conservare facilmente, non essere lesivo dei tessuti.


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COUMlSSIO~E

I NTERNAZIONALE PERMANENTE E CO.

D generalo PFLUGM.ACIIER dopo numerosi esperiment i, fatti con gli

apparecchi presentati al concorso fìn dall 'anno 1932, ha concluso che nessuno di essi riveste tutti i requisiti voluti. La Commissione ha fatto sue dotte conclusioni, decidendo di non procedere all'assegnazione dei premi concessi dalla O. I. C. R., consistenti in un primo premio di medaglia d'oro e di un secondo di medaglia d'argento. Nella seconda relazione il predetto generale ha parlato, da un punto di vista generale, dell'emost;a.si sul campo di battaglia, ricordando le accurate relazioni presentate sull'argomento al II Congresso internazionale di medicina e di farmacia militare dal generale medico OAOCI.A e dal tenente colonnello medico CASELLA, nonchè la. dettagliata discussione che ne segul. Egli ha presentat-o a.Ua Commissione una numerosa ra.ccolta di apparecchi, che furono usati in guerra dai vari servizi di sanità e su ognuno ha fatto la critica basata su pratiche esperienze. Ma l'autore non ba. per ora tratto le conclusioni del suo lavoro accurato e particolareggiato, ciò che farà nel prossimo anno.

Trasporto dei feriti e malati a meLZo delle teleferiche nella guerra di montagna. Sono stati relatori del tema la Svizzera e l'Italia. Per non andare troppo per le lunghe mi limito a riportare le conclusioni della relazione, presentata e discussa dal delegato italiano, che sono le seguenti: 1 o lo sgombero dei feriti dalle prime linee alle formazioni sani-

tarie di ricovero e cura costit uisce, nelle zone montane, uno dei còmpiti più importanti e difficili del servizio sanitario in guerra; zo innanzi tutto esso deve essere esognito nel modo più celere possibile por poter pra.tica.re interventi operativi precoci, atti ad impedire lo svil uppo di infezioni secondarie; · 3o ma la natura e l'andamento del terreno di montagna, lo stat.o della rete strada.le, che limita assai l'impiego degli automezzi, spesso le condizioni climatiche, rendono difficilissima la realizzazione di un rapido sgombero; 40 d'altra parte nella guerra moderna, anche in montagna., treqnen· temente si dovranno effettuare numerosi trasporti di feriti, dato che per lo stabilirsi delle fronti continue, anche in queste regioni si svolgeranno operazioni più o meno attive, impegnandovi numerose truppe. Ciò costituù·à poi la regola per quelle nazioni che banno il loro con.fìne terrestre delinùtato da sistemi montani; 5o In tali condizioni un contributo notevolissimo alla risoluzione del problema sarà dato dalle teleferiche, che r appresentano il mezzo di trnsporto più adatto alla montagna; . 6o con l'impiego delle teleferiche vengono a raggiungerai quc$t·l principali vantaggi nello sgombero dei feriti e malati: rapidità; grande economia di personale; possibilità di effettuare il tra.sporto in qualsiasi stagione ed in qualunque ora del giorno ed anche durante i t iri di int.er· dizione dell'artiglieria nemica, poicbè l'esperienza. delia guerra passa~ ba dimostrato la. poca vulnerabilità che le teleferiche presentano ad esSI;


CONVEGNO INTERNAZIONALE D'Ili!MVNOLOOIA ECC.

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infine possibilità di trasportare anche i feriti gravi, cavitari, dato il movimento rapido e dolce dei vagoncini ; 7° naturalmente saranno utilizzate le teleferiche da campo leggere, trasportabili in qualsiasi zona e con qualsiasi mezzo, rapidamente montabm e srnontabili, di cui è provvisto l'esercito e che saranno impiantate in gran copia in zona di guerra. per assicurare alle truppe com· battenti il rifornimento della ingente. mole di materiali, di cui hanno giornalmente bisogno e per allontanare quelli non più utilizzabili ; so in considerazione di ciò la nostra Direzione generale di sanità. con il concorso del Genio militare, qualche anno addietro mise ano studio la costruzione di un vagoncino speciale da adibire esclusivamente al trasporto per teleferica dei feriti seduti o adagiati su barella, in luogo dei comuni carrelli usati nella guerra passata, allo scopo di poter migliorare tale servizio, in confronto di come fu fatto allora sotto la pressione delle necessità. La :relazione trovò il consenso della Commissione.

CONVEGNO INTERNAZIONALE D'IMMUNOLOGIA llfDETT() DILLI FO.NDJZlOKE l. VOLTI, PRESSO LI BElLE l CCIDEIIl D'IULIA ( Roma, 25 settembre-1o ottobre 1933- X I)

Relazione del maggiore generale medico Giuseppe Rizzutl

L 'inaugurazione del Convegno internaziona.]e d 'immunologia ha, avuto luogo alle ore 11 del 25 settembre 1933, nella sala Giulio Cesare in Campidoglio, alla presenza del Duce. Erano presenti i Ministri per l'educazione nazionale e per la giustizia, le rappresentanze del Senato e della Camera dei deputati, le autorità. civili e militari, alcuni membri della Reale Accademia d 'Ita.Ua. Fra i congressisti si notavano i rappresentanti esteri: .A.BDERHALDEN, BESB.EDKA, DEGKWITZ, DOERR, D 'HERELLE, KAHN, K.LOPSTOCK, KOLLE1 L A!'iDSTEINER, LECOMTE DU NOUY, MADSEN, NUTTALL, PETTERSSON, RAMON, SACHS, SCHILLING, WEICHARDT. D opo il saluto agli intervenuti al Convegno dato dal Governatore di Roma e dal vice-presidente dell'Accademia d 'Italia,, pronunziò il discorso inaugurale il prof. DE BLAsi, presidente del Convegno. Egli, dopo avere accennato alle finalità del Convegno, illustrò ampiamente le conquiste della scienza nel campo dell'immunologia, ricordaudo le tappe principali che condussero all'applicazione dei sieri e vaccini profilatt.ici e curativi, con i successi ottenuti, confermati dalle statistiche delle varie nazioni e soprattutto da quelle dell'ultima grande guerra. Dalle statistiche si può desumere, secondo l'O., che dall'applicazione delle vaccinazioni antibatteriche S'È' ridotto in media con grossa


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CON\TEGNO 11!\TERNAZlONA.LE D'IMMUNOLOGIA ECO.

approssimazione alla metà circa il numero dei malati ed al quarto quello dei morti. Egli accenna infiuo ai progressi delle reazioni diagnostiche dopo La. scoperta del complemento. Preso quindi la parola il prof. MADSEN che a nome degli intervenut i straniori espresse il ringraziamento per l 'invito ricevuto di partecipare aJ convegno A. Volta e l 'ammirazione per l'Italia, illustrando quello che il mondo devo alla coltura italiana. ·Esaltò la grande idea della fondazione Volta, di riunire molti cultori della scienza immunologica, per pr ocurare l'occasione unica ed ambita di discutere temi e problemi di somma imp ortanza, idea che porta l 'impronta di quello spirito d 'iniziativa che distingue al massimo grado l'Italia contemporanea. I nfine il D uce portò al Convegno il Suo sa1uto e l'augurio per la proficua riuscita dei lavori e per le conclusioni importanti degli studi d 'immunologia per il bene dell'umanità. Dal26 al 30 settembre ebbe luogo nell'aula magna della Reale Accademia d 'Ita.lia la lettura,, con le rispettive discussioni, delle relazioni sui temi prestabiliti col sc~u ente or dine: l - A. PETTERSO NX: La sierolisina {3 e l'immunità antibatter-ica

contro i microrganis?ni da essa influenzati. 2 - K. LANDSTEI NER: La specificità immuno-chimica. 3 - F. D 'HERELLE: Il batteriofago nelle sue relazioni con l'immunità. 4 - B. D OERR: La teoria dell'anafilassi nei riguardi delle scienze

mediche e biologiche. 5 - A . ZIRONI: Fenomeni allergici nelle malattie da infezione. 6 - T:s:. MADSEN: La fase negativa.

7 - P. LECOMTE nu NOUY: Fenomeni fisico-chimici nell'i?n;munità. 8 - H . SAc:s:s: Applicazion,i diagnostiche delle manifestazioni immu-

nitarie. 9 - G. RA1110N : Le anatossine e loro applicazio,ni. 10 - S. BELFANTI : Sieri antiofidici. 11 - C. ScHILLING: L'immunità nelle infezioni protozoarie. 12 - W. KOLLE: L'imm1mità nelle spirochetosi e specialmente nella

sifilide. 1 a R elazione -

A. P ATTERSON : La sierollsina {3 e l'immunità antibatterica

contro i microrganisml da essa lnOuenzati. L'O. riferisce sulle numerose sue esperienze che portarono alla scoperta n el siero di sangue od in altri umori dell'organismo. di una particolare sostanza da lui denominata sierolis iua Beta, differente dall'alassina di Buchner, entrambe dotate di pot-ere battericida. La sierolisina. [j si distingue dall'alessina. perchè dotata di maggior resistenza verso quelle influenze che tendono ad ostacolare l'azione bttttericida del sioro. La proprietà della. sierolisina <ti aderire in parte al precipitato di eug lobulina fa sì che si può mettere in evidenza il suo potere battericida sulle soluzioni stesse di globuline. L'O . s i sofforma a riassume re lo influenze che agiscono sul fattore battericida nell'1tnimale immunizzu.to, fattore che non si riesce ad aumentare verso quei batteri sui quali n eSJsuna azione distruttiva abbit~no le cellule ed umori dell'organismo.


CO~'VEONO INTERNA7.10NALE D 11MMU NOLOGIA ECO.

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In de terminati cusi si può fa.Yorire il processo di guarigione promovendo un aumento ne l nume1·o ddi leucociti e l'a.fllusso di essi ne l focolaio stesso dell' infezione, come s'è potuto ottene re, ad esempio con le radiazioni rosse. E gli accenna da ul t imo, in base alle sue esperienze. all'azione varia immunitaria di s ieri stimolanti il potere fagoc ita rio in animali immunizzati con bacilli \'Ìvi più o m eno virulenti .

.Alla discussione sull'argomento prendono parte: lt'fAR.AGLIANOt A. ASCOLI, STAZZI, MrCHE1LI1 ZffiONI, RONDONI, WEICHARDT, M.Al>SEN. MARAGLIANO, dopo aver ricordato il contributo italiano portato sulla immunità, afferma che nella sua scuola è stata. messa in evidenza. l'esistenza di lisine per iJ bacillo tubercolare. A. AscOLI richiama l'attenzione su quelle proprietà della sostanza attiva del siero anticarbonchioso, quale la capa-cità di essere assorbita da.l siero e la sua presenza nella frazione della euglobulina dj esso, che collimano con quella delle lisine studiate dal PETTERSONN. ST.AZZI riporta la questione nel campo pratico e basandosi su esperimenti eseguiti sui bovini vaccinati contro l'aborto epizootico, conclude che sono possibili le vaccinazioni con germi vivi. 1\'llcHELI sostiene che nell'infezione tubercolare non deve agire essenzialmente una immunità antibatterica: i bacilli restano in varia guisa. influenzati dall'azione immunizzante, ma rimangono nell'organismo, rinchlusi nei vecchi focolai. ZmONI osserva che il potere difensivo dei sieri antistofilococcici è sopr1tttutto legato alla presenza di antitossina e non di lisine. RoNDONI condivide l'opinione del prof. l\IICBELI cbe l'immunità antitubercolare è essenzialmente istogena e consiste in un'aumentata funzjone difensiva, forse fibrogena ed incapsulante del connettivo. WEICRARDT rileva che bisogna distinguere le sostanze protettive già presenti fisiologicamente e caratterizzate da una certa specificità e le sostanze ottenute mediante pr<X:essi immunitari. I processi fisiologici di difesa si possono rendere più accentuati media,nte stimoli vari. l\IADSEN accenna ad esperienze proprie che confermano le idee del PETTERSONN e di STAZZI sulla vaccinazione contro l'aborto epizootico con bacilli vivi. 2a Relazione -

K. LANDSTEINER; Sulla specificità fmmunCH:hlmlca.

L'O. rife risce innanzi tutto sui risultati delle sue ricerche sugli antigeni e sulla loro importa.m.a per la spiegazione del fenomeno de lla specificità dei sieri. Svolge indi i seguenti punti dell'argomento. a) Circa la preparazione d'antigeni complessi mediante l'unione di composti chimici differenti con sostanze proteiche. I sieri immuni che ne derivano e ntra no poi in reazione con le sostanze impiegate per la preparazione di tali antigeni complessi ed anche con i composti chimici. La reazione è in alcuni casi dimostrnbile con il saggio a.na.filattico e con la prova delle precipitine. b) Sui problemi della reazione d'affinità di gruppo e sulla specificità stereo--chimica. c) Sulla specificità delle prote ine, ancora insoluta ed al riguardo comunica il risultato eli alcune sue ricerche sui peptidi e sulle albumose.


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CONVEGNO INTERNAZI ONALE D ' UU1UNOLOo · A ECC.

d) Sull 'esistenza. in natura. di antigeni complessi e sulla. loro diffen>nza dagli a.nt.igoni p r oteici semplici, dal plmto di vista serologico, indicando le ctitierenze essenziali d e lle r~>nziuni Pterogcnetit'hr. Gli antigeni complessi conte ngono d t:l lle sostan ze non albwninoidi con rea· z.ioni specifiche, d enominate hapu·ne. e) sulle ll'icerche eseguite sulle ha ptrne batte ri che che le avvicinano ai polisaccaridi. f) Sui J'is ultat i d elle ricerche chimiche sulle haptene animali e sulla im· munizzaziono con le st carine e le lecitine . L 'O. conclude che con lo. ricerca d0i fe r·menti difensivi s i possa realizzare In differenziazione di sostunze antigene rile vandone ltt s tretta. specificità.

Prendono parte alla. discussione i congressisti seguenti: A:BDERJIALDEN mette in evidenza come con la ricerca dei fermenti difensivi si possa realmente realizzare la differenziazione di sostanze antigene e la loro specificità. DoER.R rileva le proprie ricerche eseguite per lo studio dell'azione antigene di composti arsenicali e ricercando poi l'a.rsenico negli antisieri ottenuti. SAOHS porta il contributo delle indagini eseguite sulla r eazione degli anticorpi e sulla specificità degli organi, particolarmente del sistema· nervoso, specie della sostanza cerebrale, con importanti deduzioni sullo sviluppo filogenetico ed ontogenetico dello stesso. L ECOMTE r ileva il paragone esistente fra l'immunologia e l'elett.rioità, per concludere che i lavori di LANDSTEINER e della sua scuola rappresen· t ano la base dei futuri progressi immunologici. M!CHELI richiama l'attenzione su alcune ricerche della sua scuola che comprovano come le forti dosi di antigene turbano la specificità di reazione. 3 a Relazione t•immunltà.

F . D 'H ERELLE:

n batteriofago nelle sue relazioni con

L'O. in tma. prima parte d ella relazione tratta dell'azione e d elle reazioni determinate dal batteriofago. La principale azione d el ba.t.teriofago sare bbe la distruzionf' dei batteri per d issoluzione, mediante l'intervento di fermenti litici segregati dai corpuscoli del batteriofago. La virulenza di tali corpuscoli verso i butteri è suscettibile di esaltuzionr e di attenuazione e talvolta. si att.e nua al plmto ùa. aversi untt vera simbiosi fr~ loro. In t.al caso avviene una tra.<;formazione profonda ne i caratteri dei batt.en in simbiosi col batteriofago, come ha potut o osservare l'O. ne lle sue Jungh!' esperienze . E~li d escrive indi le modificazioni d e lla virulenza dei batteri sotto l 'azio~e del batteriofago, che non si comportano a llo Rtesso modo per le varie s~c1e batteric he; ciò che vale a spiegare le differe nze che si notano ne i caratt-eri ep~<lr· miolog ici di alcWle malattie infettive, quali la febbre t.ifoide e la dissenteria dt• una parte ed il colera. a!'lintico dl~ll'altrn. .. Segue la. t rattazione circa l'influenza d el batte ri ofugo sull'agglutinab1hl.\ dei batteri e sulla loro sensibilità. all 'a~r.ione della alessina; sul potere opson.'c d e i fermonti litici segrega ti dal batte riofago che favorire bbe in alclmi CIJ.."U la distruzione d ei batteri; sull 'azione d e l siero antibattoriofago che si verifica nell'organismo trattato con ripetute iniezioni di bntteriofago,per la reazione ai fer: menti litici sovra.ccenna.t.i; sul potere immunizzante d e lle sostanzes solubili de• batteri sotto l'a:z:ione d e l batteri ofago.


CONVEGNO INTERNAZIONALE D 'IMMUNOLOG IA ECC.

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I n una seconda parte della relazione l'O. descrive l'ordine con cui si susseguono i fenomeni d'azione del batteriofago nel corso de lle malattie infettiYe per dedurne il meccunismo della guarigione dovuto alle reazioni dctcrmjnate dal batteriofago e delle quali r immunità. è una conseguenza.. Accenna. infine all'origine del bat.t<-l'iofago e ad alcune prove sperimentali comprovanti la proprietà del batteriofngo come agente di glillrigione di malattie infettive e come fa.tt ore di nncsto di epidemie.

Prendono parte alla discussione sull'importante argomento: BERTARELLI, BESREDKA, CARONIA, LANDSTEI1SER1 DOERR, DEGKWITZ, ABDERRALDEN.

BERTARELLI, premesse alcune considerazioni di carattere teorico, accenna ali 'attività. litica del batteriofago, al titolo batteriofagico e alla termolobilità.. DEGKWITZ riferisce sulla costituzione e proprietà fisiche del batteriofago che egli considera un fermento. CARONIA discute alcuni processi di guarigione di mala.ttie infettive, come quelli in sèguito ad iniezione endovenosa di Usato di b. del tifo, all'infuori dell'intervento del batteriofago.

4a Relazione - R. D oERR : La teoria dell'anafilassi nei riguardi delle scienze mediche e biologiche. L'O. espone qua-nto si conosce sul m eccanif'mo de ll'anafìlas.'!i ed accenna alla. troria istnminica ; dimostra le differenze essenziali fra le due reazioni, l'anafilattica e l'istaminica, soprattutto per guanto concerne il periodo di latenza. ed il comportumento dinanzi a stimoli ripetuti, per cui non si può ammettere l'analogia voluta. da alcuni ricercatori. L 'O. tratta. indi i srguenti punti dell'argomento. a ) Sulla genesi dell'istamina, escludendo che si possa, come ammetterebbe il DALE, trattare di fonnazione libera di essa nelle fibre muscolari uterine della cavia, o di derivazione dall'istidina., essendo queRto amino-acido l(:>gnto alle p roteine cellulari. Ammettendo l'ipotesi di DALE si dovrebbe ri tenere possibile la. funzione vitale e la capacità di reazione dell11. cellula, dopo la rapida e sosta.n_ziale disgregazione della molecola albuminoide, come pure davanti alla. permeabili tà de lla membra.nn cellulare per l'eliminazione dell'ist.aminn dalla cellula, durante la reazione antigene-a.nticorpo, ·si renderebbe s uperflua. la. concezione d i un 'azione tossica. b) Sull'ipotesi cosiddetta. della membrana, formulata dall'O., con la. quale !':i possono interpretare meglio le maniJestazioni anafilattiche ed anafilattoidi, anzichè con la teoria istaminica. e gli effetti citotossici in dipendenza di processi fisici più che d'azione tossica dirett-a. Ad ogni modo l'intervento dell'istamina. o di sostanze istarmino-simili, qualora s i dovesse ammett.ere, potrebbe essere soltanto tmo dei fattori di un fenomeno pMologico complesso che non può certament-e dipendere da un unico meccanismo funzionale. c) Sull'eredità anafilattica, per cui si devtl ammettere una. forma. latente . di anticorpi , secondo le esperienze dell'O. d) Sull'esistenza di w1a vera. sensibilità. nornmle verso le reazioni dianticorpo, invece della capacità. reattiva. cellulare accresciuta od alterata, come la dimostrano la scoperta dell'anafilassi passiva, la trasmissione p~o~ssiva. degli stati idiosincrasici, la reversibilità. delle stesse esperienze di anafilassi passiva..

Prendono parte alla discussione i congressisti seguenti . reazioni anafilattiche e di altra natnra che si sviluppa.no nelle cellule e tessuti in sèguito a stimoli diversi CENTANNI che riferisce sulle varie


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CONVEGNO INTERNA.ZIONALR D'IMMUNOLOGIA ECC.

ed al periodo di resistenza dopo avvenute le prime reazioni, che sareb be dovuto ad un esaurimento delle risorse rcattive dell'organismo. :M. ASCOLI accenna ai fenomeni d 'ipersensibilità. orga.nica che si verificano in alcuni ammalati in sèguito all'introduzione di sostanze eterogenee, quali l'a.lbume d 'uovo ed in rapporto al passaggio nel sangue di albumine et.erogonee. RONDONI osserva a proposito della latenza dei fenomeni istaminici ch'essi possono derivare dalla di.IIusione dell'istamina noi tessuti organici rilevando altresì ch'ossa non ba noi tubercolosi la stessa reazione della anafilassi. KOLLE rileva i benefizi che sono dorivati dalla pratica applicazione delle conoscenze rela.ti ve ai fenomeni anafilattici quali le ipersensibilità individnaJi di front.e agti arsenobenzoli. DEGKW!TZ informa che nel sangue dei neonati egli ba osservato la presonza di antitossine in maggiore quantità che in quello della madre. \VEICKARDT concorda col DOER.R che l'ist.amina non possa essere invocata como solo movente di fenomeni cosl complessi come quelli dell'anafilassi per cui occorrono ulteriori ricerche sperimentali e cliniche. 5a Rel:1zione - A. ZmONI: Sul fenomeni a11ergfel nelle malattie da inlezione. L'O. si limitu.a.ll'csposizione di a lcuni f<-nomeni e loro conseguenze che possono trovare legttmi fra epidemiologia e clinica delle malattie infettive. Egli espone an;-;itutto il fenomeno dell'ipe1-sensibilità alle tossine e la sua importanza n ella po.togonesi delle tos:sinfezioni . Tale ipersensibilità alle tossine, nota come fcmomono paradosso di BEHRING, rappresenta la prima forma di allergia infettiva. La quantità di toss ina elaborati<- in una infezione mentre può r iusci re mortale in un animale ipersC'nsibile, non produce fenomeni morbosi, quando manca l' iperl'lc·n:sibilità. Egli passa indi ad esporre i concetti fondamentali dell'allergia infe ttiva propriamente detta, sorti dopo le osservazioni fondament-ali di Koch S\Ù decot-so d el1a superinfezione nella tubercolosi e sull'azione della tubercolina nei tubercolotici. D escrive i fenomeni dell'iperscnsibilità alla tubercolina da cui appare il divario strident.e fra allergia tubercolinica ed anafilassi. L'O. fa da ultimo una sintesi dei dnti sperimentali e clinici sull'iperrecettivitA che dimostrano tutta l' impOI"ttml'.a dei fatti osservati per lo studio della patogenesi delle infezioni, in alcune delle quali si esaltt~ la potenza. della difesa, m entre in a lt re si creano p ermanentemente, per breve t.empo o se.ltua.riamente delle condizioni che la diminuiscono. L'iperreccttività, secondo l' O., avrebbe stretti rapporti con la ipersensibilità allo tossine, con l'allergia infettiva propriamente detta e con l'anafila.'>Si . Circa poi i rapporti dell'iperrecettività. con ln fagocitosi e con la. reazione istocitaria del sistema. reticolo-endoteliale l'O. aggiunge che tanto l'una che l'altra riescono utili od indifferenti a seconda che tali elementi normalmente contengano o no principii difensid ed abbiano o no acquistato la. proprietà di elaborare sosttl.nze di solito non prodotte in assenza di germi.

Prendono parte alla discussione sull'argomento: F RUGONI, KAHN,

Azzr, MrC'HELI, MAn.AGLIANO. FRUGONI espone alcune ricerche eseguite nella sua clinica su alcune

malattie inffJtti>e in base alle quali s'è potuto constatare nel sangue l'a umento di anticorpi cirr.olanti e che coincide con la scomparsa del potere


CONVEGNO lNTEll}<AZlONALE D ' f.MMUNOLOGIA ECC.

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battericida del sangue, il che i· in rapportc, col fenomeno di setticemia prolungata ed iperreoottivitn morbosa. KAHN espone i risulta.ti delle sue rice1che dirette ad ottcnerP-la sensibilizzazione generale o cutanea e la diseusibilizzazione di a.uimali trattati con iniezioni sottocutance od endovenose di sospensioni batteriche varie. 'lKHELI ritienf' chP. occorre delimitare i fenomeni dell'allergia da q uclli doli 'anafi bssi, osservando che ripersensibilizzazione tu bercolotica potrebbe consideraJ·si un fenomeno anafilattico. Osserva dal lJnnto di vista clinico l'importanza del fenomeno allergico in alcune malattie infettive quale il reumatismo articolare. i'dARAGLI ANO accenna ai rapporti fra allergia e fenomeno immu nitario nella tubercolosi, intimamente connessi fra loro e l'importanza del fatto dal punto di vista clinico e prognostico. 6a Relazione - TH. MA D SEN : Sulla fase negativa. L ' O. accf'nna nl l'impMtnnza de l fflnOmC'nO, rile ,·ato lo. prima volta dal WRI· inff't.tive e riporta i risultati otte nut.i da i vo.ri ri C<'rCt~t o•·i d opo Bnu:c J-~ R ed ErJRLICR e q ut' lli de lle pro· pri<' e!>peri f' nze sullo oscill•tzi oni onduh1nt i ck!odi a nticorpi. t\ sèg11it.o di una sola iniezione sot.tocutunea di nntigf'n<>, s tabilendo la c urva d ' imnJuniz:ttw.iono ed il suo andamento Pf'l' \'ari antigPni ed in o rgnnismi din•rs i. Egli PTf'l'\enat indi ed illustl'l\ umpiumente una sc•riP di grafici dimostrativi d e lle curve d e lle oscil lazioni d<·l l 'an tito~sina in conig li imzmmizznti at.ti\'amente con l'anutos:<ina difwri ca c do po ini.~zi oni e nd ovC'n O>'e di tossina diftE> rica in dosi crescenti ed in altri conigli prC'ccd ente rncnte tratta t i con iniezioni di tossina ed anatossinn dift cr·i ca.. Con altri grafic i dimostra. la. fa;;P nC')Zativa che seguc.> n r> l conig lio immunizzato attivamente con l'an a tos,;inu dift!.'ri ca, dopo l"ini<'zione cndovC'nosu. d e lla. tossina difteri ca 1\lla d ose di 0,5 cc. o d opo WltL s~·conda iniezion e , a distanza di un m ese, di 5 cc. d e lla toRsina diftc.>rica. Fn le proprie deduzi oni sull 'orig ine' dr> lla fm;c.> n egativa, dopo n,·c re accennato a. quella di EHRLrCR basat a su ll'ipote;:;i d ella n<'utralizzozione diretta fra antigene ed ~>ntieoz·pi . L'Mc<'s a d e lla curva che segue alla cadutlt propri(l dd la fase negntiva può, secondo l 'O., m ette rs i in rapport.o sia con una nuova f01·mazione di antitossina., CHT, pPr quanto •·i trua rdttl o. ,·aceina zion C' contro di \'C'I':<e mu ln tt ie

:<in. con nrrice hirnl'nt.o di antito!>Sina p•-efot-mn t a e più \'t>ros imilme nte con una.

dissochtzione p~trziule in vivo intravuscolare de l complesf>o antigene-antitossina. già form>lLa primitivamen te. L'O. si riserva. di ripetero le esperienze su conigli immunizzati passiva mente p er pote re spiegare m Pglio l'origine d ella fase n egativa.

Prendono parte alla discussione: li. AscoLI, ZmoNr, Ra~ION, SAcHs, D OERR, WEICHARDT, KLOPSTOCK, porta.ndo ciascuno il risultato delle proprie r icerche sull'argomento. 7a Relazione Immunità.

P. L ECOMTE n u NoUY: Sui fenomeni fi sl~himlcl nella

L'O. d ice che l'argomt'nto data d a poco t empo e scarso è il numero di fatti precis i al riguardo. A ccenna ullu rea1.ione meiostagminica di 1\f. Ac:;cou che rapprt>senta. il primo tentativo di un m t>todo fis ico-chimico, applictlto ullo s tudio d e lle modificazioni d e l sie r•o n egli s tati patologici ed all ' importa nzn de l me todo fis ico- chimico nel


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CONYEONO lNTERNAZlONALE D'IMMUNOLOGIA ECC.

campo d(· JI ' immunolo~ia.. D opo avore a ocennato o.i fenomeni c lassici della preci· pituzionc, d c lla fl oc·culaziorw, cit>ll 'n)?:!!lutinazione, e~li passa a descrivere i due fonorneni fì,..ieo-chilllici puri. d osabili che camtterizzuno l'irrummità. propria· mente ùl'lta: In cndnta a ssoluta eh-Ila tensione super-ficia le s tatica d elle so luzioni di s ie ro t' J'anmcuto assolu to de lla viscosit,à d e l s iero puro dopo l'aggiunta di an ti lo((> ne specifico. ll primo d E>i due fenomt•ni non è spE'cifìco ed è legato al pot.er e antigE>nc; il s<·condo c h'esige l'aggiw1ta di una goccia di antigene è invece essenzialmcnt.e speci tico. <.:ir·ca il primo, la caduta d ello, wnsione è espressa dalla diffe renza tra la tcn;;iOII E' uilltlllliCu is tuntaneu e la teus ione Statica sempre più b!l.'~SI\; la C<Hluta è pii1 dc bo iP S(' s i t.rntta di un siero puro mentre è più forte per il s iero diluito in solnzionf' fi;.i o logi<'.J~. Tuh· difl'c rc riZtt vi t>n e ilhr,;tra ta da ll'O. m ediante la dimostrazione di un grafico int<'l't'S!<nntc . dal quale si ril f'va la c urva d ella caduta d e lla t.en~i one superfieinle d e l s i<Jro normtde e de l siero immunizutto sotto l'azione d e lla dilui· zionc . In nltri dm• gra fic i s i nota la curva di caduta d c lla wnsion o superficiale del siero normale e de l siero diluito immw1izzato in rapporto a l tempo d ella diluizione ed in un 40 ~ndico lu curva di diminuzione del valore as.<;oluto de lla tensione sta· tiea, di un sit>rO immunizzato. In a lt r·e tavo le ro. espon e la differenza di cris tallizzazione del Na. Cl dopo evapOI'Il:t.ione nt> i Vt'tri11i cht o rologio n e l sier o immunizzato e n e l siero t estimonc o l'as pc t.l o diffPrcnte mic roscopico, anche a luce polarizzata, d ello strato cristollino n ei du e si<'ri. E_gli riferi~<c<' sullc varinzioni d ella t ens ione superficiale nel siero inatti,·ato: il calore a 560 tl.pport<·rebbo una lif' \'O diminuzione n l'lla t-en sione. Cir'<'n il Sf'COndo fcn omPno s pecifico d\tccrescimonto d e lla \'iscosità, trattn.•i di un fenomeno fis ico-chimico quas i i,;tnntoneo, dovuto con f,utta. probabilità alla pn•cipitaziollf' sotto forma insolubile di part,icel le proteiche, nonna.lmen1e solubili, di cui non s i cono~ce l'int,imo m eccanismo. Segue In dimostrazione, medi~mte un ~ITttfico. d e lla cu1·\'a d 'accr(•scim.nento d e lla viscosit1\ di un siero, dopo l' nggitmtn di antigc?nf) s pE•C'ifico al viscosimC'tro di Noiiy. L ' O. a ccenna infìno ad ult.ro ricerche in parte E'Seguite, in parte in corso, per lo studio d<•l mnccn.niRmo ddl e reazioni immunitarie con l'applicazione di metodi fisico--chimici: così lm potuto rileva,re , a m ezzo di esami spettrofoto· m etrici, ndl' ultroviolett,o, difTpr·onzc qualitative e qunnt,it.ative nella di struzion~ d el compl<•mento e ò f' lln s<>ns ibilizzatrico . formandosi il convincimento chl' il complem t'flto rtlppr·c>senta unB proprietà globale d ei gruppi chimici super fìt-inli inclipt•nd<'nte dai gruppi cromofori, m entre dipe nde da quc~;ti la sonsibi lizzatrice. Inoltre l' O. ri tiene di aYcr d e limitato il problema de ll'idratazione d elle• pro· toinc e dimostmto ch e la tem perattu·u, di 550.56o cost ituisco i l grado critico dal punto di vis t-a tis ico, fisico-chimico , come dal punto di vista biologico. per le proprit•tt\ d e l siero: vi;:;cosità, potere ro~ttorio, rapidità. di sf•dimentazione delle globuunc, fissazione de 1l'e t-<.• n•, rC!:iÌStenza e lettrica, fn.ttore di d e polarizzazione ecc.

Alla discussione sull'argomento prendono parte· MARAGLIANO, Sacn~, ASCOLI M., DOERR, SCJITLLING, DEGKW1TZ. SACHS richiama l 'attenzione circa, le ca.ratteristiche della rea-zione an ti·

gene-anticorpo, ost:cTva,ndo che in essa occorre distinguere una prima fase eminentemente chimica ed una seconda di carattere fisico-colloidale. MASCOLI concorda nell 'ammettere l'essenza chimica dei caratteri immunitari, a~giungendo che non bisogna irrigidirsi nella distinzione tra reazioni specifiche e reazioni di labilità. :R,oJ'\DO?<J ricorda alcuni dati da lui ottenuti sul valore polarimetrico dei sieri Wassermann positivi, valore che risulterebbe più elevato eh(' nei sieri normali e di malati non luetici.

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CONVEGNO INTERNAZIONALE D ' IMMUNOLOGIA ECC.

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sa. Relazione - H . SAOHS: Applicazioni diagnostiche delle manifestazioni Immunitarie. L 'O. accerma anzitutto ai procedimenti in cui vengono usati siori in concentrazione elevata ed alle pseudo-re>lzioni indipendentemente dalla formazione di anticorpi nei processi infiammatori, nei tumori, nelle malattie infettive ne lla gravidanza, ecc., e cho riflettono un aumento d ella colloido-labilità d e l sangue. Occorre, egli dice, evitare l e pseudo-reazioni e perciò s i d eve ricorrere ad ant.igt.>ni puri per avere reazioni specifiche, sebbene lo stato di purezza può contribuire ad alterare alquanto la sensibilità della reazione stessa. t componenti Sp('cifìci doll'nntigene nella forma biologica pura. ra ppresen terebbero g li e lementi chimici studiat i dal LANDSTEINER e denominati chemio-specifici . Egli ri corda i ra pporti di tali componenti n E'Ile soluzioni di est.ratto alcoolico di ant.igE'ne con pote1·e di fissazione specifica come • semiaptene » sul primo stft.dio d e ll 'antigl'ne cui seguirebbe lo stadio di aptcne, per modificazione colloid ale capace d'indurre le reazioni di anticorpo. Accenna a ll'opport unit.à, di aggiw1g0re per i fini siero-dingnostici agli estratti d ei colloidi qua.!i le colesterina, oppme d ei balsamici o resine che pe1·ò inducono sull'aptene variazioni sensibili, sia quantitativo.mente che qualitativamente nel materiale non specifico. La colloido-labilità. è poi influenzata dal riscaldamento che s i usa ~1r l'inattivaziono o st~tb ilizu1zi one d el siero da esaminare, in quanto c he a 55° diminuisce sensibilmente e tu.le diminuzione non è da trascurarsi. In u.lcuni cusi è anche necessario eseguire la fissazione del complemento a basse temperatu re. L' O. dopo aver riferito su di una sua reazione diagnostica della specificità basata sul recuporo degli anticorpi dnJle loro combinazioni con gli antigeni, accenna. alle reazioni non caratteristiche e non esclusive a singole infezioni, ai vantaggi ed inconvenienti d ell'aggiunta di lecitine per l 'attiva zione di fissazione deU'antigene e da ultimo alla siero-dittgnosi nei tumori ma ligni, dopo l~\ constatazione dehispettivi antigeni specifici e ad alcune sue esperienze sierologiche nelle sclerosi multiple.

Prendono parte alla discussione MICHELI, .Azzr, KAIIN, Zrn.ONI, MADSEN, ASCOLI :M:. . MICRELI riferisce sullo studio degli anticorpi naturali nelle malattie infetti>c. Azzr accenna ai tipi di reazioni siero-diagnostiche più o meno sensibili e che si possono avere risultati differenti sia con reazioni emolitiche che di flocculazione. ZIRONI parla della siero-diagnosi dei tumori. 9a Relazione -

G. RAMON: Le anatossine e loro applicazioni.

L 'O. fa una preliminare esposizione di alcune manifestazioni immunitarie, facendo rilevare i rapporti che esistono tra i differenti e lementi già. noti della immunità e l'altro messo più tardi in evidenza, l'anatossina. Egli descrive le proprie esperien7.e fatte per l'at.tenuazione d(' Ila tossina difterica, mediante l 'uso do l formolo, senza va.ria.rne il potere di floccu fazione E'd ottenendo cosll'a.nntossina non più tossica. e capace di determinare l'immunitÀ.. Tale principio fu successivam('nte A.pplicato per ottenere altre anatossine specifiche, come la teta.nicn, la dissenterica, la. streptococcica, la botulinica. e le anatossine dei VlLri germi della g-nngrena gassosa. Accenna al procedimento più sicuro por la preparazione dell'anatossina medit1.nte il fonnolo e l'azione combinata del calore u 380-4Qo C. ed a l coutrollo successivo dol valore antigene intrinseco, col metodo d ella flocclllazione, per constatare se la. dose di formolo usata sia stata sufficiente in ra.pport.o al grado eli risca.l damento della. tossina.


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CONVEGNO INTERNAZIONALE D ' IMMUNOLOGIA ECC.

SC'guono lo norme per la prova d 'innocuità assoluta che va ripetuta. primn dell' uso sull ' uomo. L 'anatossina possiede le due proprie tà d rlla stabilità e dell'irreversibìlità. oltre ad un 'attività. immunizzante s upc!'iore a. que lla di tutti gli antigerù difterici finora. utilizzati. L 'O. passa indi a tnlt.tare i seguenti punti de ll'argomento. a) CirCf~ l'uso d<'IJ'anatossina e la p1·odu7.ione rlel siero antidifterico sul cavallo e dei risultati ot.tC'nuti nc lJ'abhrcviare di molto il tempo per ottenere l 'imrnunizzu7.ion~> nPII'animnle, con minor qunntit1\ di ant.igene, provocando una irnmwlità. pii.t duraturtt. b) Snll ' u!<o dP!l'anatossina pe r l'immunizzazione attivo. dell'uomo, che s'è dimo!ltrnt.a dtmt t.urll. contro llflta con la proYa di SClliCK. c) Sulla profiJassi della difte rite con tale immunizzazione col metodo anatoss ico, 1·ilerl'ndo s ulle basi del metodo, s ui ris ultati ott.enuti e sul programma d'azione. d) Circa la pr~>parazione dell'anatossina tetanica ed il suo impiego per la profilassi d PI t<'tano m•gli animnli domcJ>tioi e particolnrmente nel cava.Jlo. Come per il siero antidift<>rico è stata utilizzata l'anatossina te tanica n ella produzione del siero 1mtitf'tanico nel can1 llo con risultat i a.naloghi. e) Ricorda le anatos>;ine per altre malattie infet.tive preparate allo st.esso modo e che hanno avuto minore applicnzione . f) Circa il m etodo delle vaccinazioni più in uso, as1'ociate all'anatossina e la cui a.pplicaziom~ si può ri tenere come un vero perfezionamento dei m etodi finora usa ti di immunizzazione. L'O. conclude cbe lo anatossine, derivati inoffensivi delle tossine, possiedono tutte le proprictl\ specifiche ed immunizzanti. I me todi del loro uso, sia sotto forma di vaccinazione anatossica semplice, sia sott.o forma di vaccinazioni as.c;ociate, permettono di ass icurare ne llo condiziorli più favorevoli la profilnssi individuale e collettiva contro molte malattie infettive nell'uomo e negli animali domestici .

Segue un'ampia discussione sull'argomento, cni prendono parte CENTANNI, NERI, DEGKWITZ, PE'l'RAGNAI\"1, KOLLE, ABDERHALDEl'\, D'HEREI.LE, PuNTO NI E 1\fADSE.N. CENTA.NNI richiama l'attenzione sugli effetti che il formolo esercita

non solo sulle esotossine. ma sulle endotossina e sulle basi organiche dei comuni vaccini batterici e che l'a,zione sulle molecole delle basi organiche può appo1·tare proprietà. biologiche nuove, fra cui un eventuale aumento di tossicità. NERI riferisce sulla possibilità dell'immunizza,zione umana con due sole iniezioni di anatassina a-d alt.o titolo, che egli ottiene mediante l'ultrafiltrazione, e comnnica ricerche relative all'anatossivaccinazione dissenterica. 10a Relazione -

S. BELPANTI: Sui sieri antfoftdici.

L 'O. espone le caratteristiche principali dei sieri antiofidici che nell' immu· nologia e nella sieroterapia si differenziano da quelli antitossici e più ancora d t\Ì sieri antibatterici. Il siero antio(ìdico possiede pluralità di valori perchè il velE'no da cui vione preparn.to è cos tituito da ve leni parziali non uguali tossicologica,. menti' fra loro; sarebbe 1m a,ntigene molteplice non unico. E gli pnssn quindi ad esporre il m eccanismo d'azione de l siero antiofìdico basato sopruttutto sull'azione enzimatica ed enumera al riguardo i principali enzimi più o mPno tossici ricavati dal veleno dei serpenti, con speciale riguardo ai duo ptù tossici fra di esJ>i, l'emorragim1. e la neurotossina. Accenna quincli alla pams pecificit.à de i sieri antiofidici, illustrando al riguardo i dati contenuti


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CONVEGNO INTERNAZIONALE D ' IMMUNOLOGIA ECC.

ne lla tabella di Vellard in rapporto alle azioni tossiche ed anche per quelle plnziaJi enzimatiche. Infine l'O. rife risce sui rapporti tra sier·i antiofìd ici ed antifìtoto;;sici. s ulla polivalcmz~1. di'i primi che trova unn limitat.a coni;;pondeza con quella d e i secondi e da ultimo sullo proprietà. particolari d e lle tossi ne e d egli enzimi.

Prendono parte alla discussione SACHS ed ABDERH..UDEN . na R elazione -

c. ScmLUNG: Sull'immunità nelle infezioni protozoarie.

L'O. accenn1~ anzitutto a.i molteplici aÙt\ttamenti d ei protozoi ne lle varie modifìcazioni d oll'n.mbiente che valgono p<"r l'interpet.rnzione d ei fatti che si d eterminano ne l fenomeno de ll'immunità w~ ll o malattie protozotlrie. Egli rit\SSwne poi quanto si conosce Sldl'immunitil. d..t la malarì:l e riporta al riguardo \ma serie di esperienze esegui te da vari ri ccrCI\tori . Le tossine de lla malluia. sfuggire bber·o allo rice rche s pe rimentali, mentr·e si conosc:ono, e bene, da. lungo tRropo quelle d ei tripanosomi c de i sm·cosporidi. Ricerche più precise sono stnt.e possibili sugl i antigeni parassiticidi de i plasmodi e s'è potuta dimostrare anche la comparfSa. di anticorpi capaci di distruggere ne ll'interv.tllo tra un parossismo e l'altro, i parassiti esistenti in circolo. La malaria secondo le concezioni de ll'O. appartiene a. quel gruppo di malattie, per il quale il decorso ritmico, l'a lw rno g ioco tra antigeni prodotti dai parassiti ed anticorpi preparati Ùttll'organis mo ospite, sono già sperimentt1.lmente dimostrati. Egli accenna indi aJ rapporto esiswnte t ra l'aziono dci medicinali n elle malattie protozoarie e l'allergia dl'li'organismo. I l chinino non agirebbe direttamente sui parassiti ma mobilitando le difese d e ll'organismo, cioè favorendo la produzione di anticorpi. La dimostrf~zione d e ll'importanza dogli anticorpi nell'insorgenza dell'immunità nelle malattie protozonrie è riuscita finora soltanto per poche forme e precisam ente per quelle dovute a plasmodi, a tripanosomi e non per le piroplasmosi, leishmaniosi, amebiasi ed altre. , Nelle malattie protozoarie è da tene r conto di un fattore importante costit uito dall'infezione latente duratura e per alcune di e~>se si può sost.enere che l'immunità è legata a tale fattore, fenomeno denominato dal SERGEN'r • promuni zione • e dal KoLLE u immunità dn infe1.ione •· L 'O. discute inoltre l'influenza che possono avere sull'esistenza dell'immunità le reinfezioni per la conservazione della così detta infezione labile che a sua volta influisce sull'immunità stessa. Tale concezione dell'immunità basat1t sull'infezione labile, cioè sul processo d ella pretnuni?.ione, fSa.rebbe il fondamento di una idea unitaria del processo immunitario in quasi tutte le malattie da. protozoi e nella. malaria in ispecie.

Prendono parte alla discussione

sull'argoment.o:

AsCOLI M., CARONIA, v ALAGt:SSA, CASAGltANDI, D E BLASI.

MARcmAFAVA7

M.Alt('!'IJlAFAVA pone in rilievo

i risultati delle ricerche condotte nei p aesi endemici ed iperendemici, specialmente dell'osservazione di una diminuzione dell'incidenza malarica col progredire dell'età e della grande incidenza e perniciosità che la. malaria acquista per individui che siano di recente immigrati in re~ioni di alta endemicità. V ALAGUS~A ricorda le espericu?.e del CEuJ e RANTORO che banno comprovato che il siero nel periodo febbrile non ha azione immunitaria e che hanno messo in evidenza l'importanza dcll 'immunità nat.urale nella malaria. DE BLASI espone le sue ricerche sulle cause dell'anemia malarica e

sopra una nuova proprietà nei sieri emolitici specifìci.


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00:-<GRE~Sl DELLE SOCIETÀ DI MEDICINA

INTERNA ECC.

12a Relazione -

W. Kor.LE : Sull'immunità nelle splrochetosi e specialmente nella sifilide.

L 'O. riferisce clettng:liatnmentc !'Ulll\ origine e sviluppo dell'immunità. nelle spirochetosi, con spPcinle rig uardo alla sifilide. Ritiene c ho ne lla si tilide non può parlarsi di una vera immtmità. attiva, in base allo proprie e!'pPrienze e di altri osservatori ed a considerazioni cliruche. Tmttus i, a s uo dire, di una immtmità. da infezione, come nella. tubercolosi. Ad ogni modo tn l o questione non può considerarsi ancora risolta. completamente ed occorrono ulter iori ricerche per risolverla esaurientemente per l'applicazione di metodi chA conducano ad una attenuazione, se non alla scomparsa d e l flage llo luetico. E g li ricorda c he dopo l'uso de lla terapia salvarsanica, per m erito d e ll' EHRLICH, s i sono g iù, ottenuti i primi buoni risultati, e conclude insistendo che occorre ora npprofondire sempre più le ricerche spe rimentali relative all'immunità. ed al lo. resistenza o rga nica ai fini prat ici d e lla buona riuscita della terapia e profilassi de lla si filid e

Nella discussione M. Ascou manifesta l'idea, che non ha. potuto provare ancora, sperimentalmente, su un'eventuale trasmissione della. sifilide anche per ectoparassiti. I partecipanti al Convegno presero parte ai seguenti ricevimenti, visite e manifestazioni: 25 settembre - Visita ai fori imperiali, ai recenti scavi ed alle principali opere della Roma moderna. R icevimento nella sede della Reale Accademia d 'Italia. 28 settembre - Ricevimento nel Palazzo dei Conservatori in Oamvidoglio. 29 settembre - Visita' all'ospedale co Benito Mussolini n. 30 ':!ettembre - Visita alla mostra della Rivoluzione F ascista.

1o ottobre - Visita allo bonifìoho doU'Ae;ro P ontino. Rioevimen to

di commiato nella sede della R.eale Acca-demia d'Italia.

CONGRESSI DELLE SOCIETÀ DI MEDICINA INTERNA E DI CHIR.UR.GIA ( PA VI A 18-21 OTTOBRE 1933-XI )

Con inappuntabile organizzazione da parte di Comitati ordinatori presieduti dai prof(·ssori FERRATA E FICHERA, Pavia ha degnamente ospitati i1 XXXIX Congresso della Società italiana di medicina interna. e il XL CongrPsso della Società di chirurgia, solennemente insieme inaugurati il 18 -ottobre nell'aula magna di quel glorioso ateneo e svoltisi, rispettivamente, nelle cliniche medica e chirurgica del nuovo grandioso policli nico di S. ~latteo, con una seduta comune per la trattazione di un tema in collaborazione.


CONGRESSI DELLE SOCIETÀ DI !\IEDICINA INTERNA ECC.

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Alla cerimonia inaugurale pronunciarono elevati .discorsi il prefetto gr. uff. Turbacco, il podestà prof. Nicolato, il rettore magnifico p'l'of. Rossi ed i presidenti della Società di medicina, senatore Maragliano e della Società di chirurgia, prof. Alessandri. Subito dopo, alla presenza dei congressisti, fu scoperta una lapide in -onore di Camillo Golgi nella casa che fu abitata dall'insigne Maestro.

LE SEDUTE DEL xxxiX CONGRESSO DELLA SOCIETÀ. ITALIANA DI MEDICINA INTER.NA LE INFEZIONI FOCALI. Nel pomeriggio del giorno 18 s'iniziarono i lavori del Congre~so di medicina con la trattazione del primo tema su (< L e infezwni focali "· La relazione, compiuta per la parte storica e densa di osser-:azioni ed esperienze personali quanto mai complesse, rigorose e significative, era stata elaborata dai professori ~I. LuSEN.A e V. Cml\I della clinica medica di Roma e consegnata in uno dei volumi, di 128 pagine, degli Atti àel Congresso, editi, come sempre, da Luigi Pozzi in una veste nitida e d eco resa. D i essa dette conto, con chiara esposizione ed acuto commento, il prof. Lusena, anche per l 'altro relatore assente per malattia. Riportiamo le conclusioni. Dalla fine de l secolo s:cors:o in scuole e paesi diversi, partendo da. punti di vista d e l tutto indipendenti per giungere anche molt<> spesso a interpretazioni differenti e in contrasto, l 'osservazione clinica e in Ameriea anche la patologia sperimentale hanno condotto fondamentalmente a una st essa conclusione: e cioè che stati infiammàtorii cronici, anche modesti e silt>nti, in w1a parte q ua lsiasi de ll'organismo. per lo più ne lla éavità orale, possono sostenere stati morbodi in organi lontani. Tali focolai vengono designati col nome di focus. L 'elenco delle malattie cui è stato attribuito questo m eccani;::mo patogent>tico s i può ri nssumere semplice· m ente, dicendo che olt re le forme reumatiche, n efri ti, appendiciti acute, la maggior parte delle forme ad andamento cronicizza nte marcato da. fasi di remissione e d i esacerbazione, tolte naturalmente quelle a ctiol<>gia infettiva conosciuta, sono state considerate o sospettate come da • infezione focal e » Secondo la scuoln di Rosenow si tratta di ger·mi per lo più streptococchi o in eerti casi di veleni da essi elaborati che uscendo dal focua ra.ggiungono un dato <>rgano o tessuw e vi mantengono uno stato morboso a caratt-ere infìammawrio guidati da elevv;tività che s i potrebbe paragonare a quella di cer te tossine o anche <li cor ti germi. In questa, come del resto in tutte le proprietà degli strcptococchi si <>sserva una notevole variabilità. Tuttavia, i germi coltivati da i foci dei pazient i (p iorrea, denti cariati, t.onsille, ecc.) inoculati in vena negli animali da esperimento <>ppure introdotti ne i loro tessuti in modo da costituire un focua, si localizze rebbero preferibilmente negli organi corrispondenti a quelli lesi nel paziente. P er quanto rigua.rda il reumatismo articola re e le forme reumatiche, in genere questa teoria va incontro a ll'ipotesi sostenuta oggi dalla maiZgior parte degli a u tori, s ebbP.no ancora in m ezzo a d ubbi e contrasti, secondo la quale tali forme sono di erigine streptococcica. e alla nozione corrente dei rapporti con la tonsillite. Anche in molte forme addomiali, come u1ce ri , appendiciti, colecistiti, in genere s-indrome dell'addom" d e~<tro, indipenden temente dalla dottrina delle infezioni f ocali , era stato da taluni invocato un momento infettivo (e parecchie ricerche batteriologiche han no messo in evidenza una flora streptococcica). Mentre altri. sulla scorta di numt'rO!'e osservazioni cliniche, nveYano denunciato la frequente concomitanza con infian:rr:azicni gengivali e con faringo-tonsillite. 2 -

Glontale di medicina m ilitaTe.


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CO~ORESSI DELLE SOCU:TÀ DI MEDlCf~A INTERNA ECC.

PosRiamo aff,>rrnar<• che, a pre.;;cindere da qufllli che per il lungo tempo dedi r11to a quest,'ll>t"gomr nto. l'a•1torità . la molE> d('lle l'ÌCflrche e d e lle pubblicazioni. pos.«ono dirsi i banùitori uffic iali di qucst.o teorie, lo studio d L•ila letteratura ne i vari campi d e li A. mrdicina. pcrme t.te di constntare come rapporti tra. infezioni localizzate e de· terminato mahtt tie, siano stati ve ramt:>nte messi in evidenza da num3rosissimi osse rvatori. in moltis»imi casi anche in<lip 3nchntemente e prima che queste co· gnizioni prendessero forma e digni tà di dot.trina. E l'osservazione intenzionato d e i m a lRt i ne offr<' non eli rado persml.s ive conferme. P er quant rigut~.rda le forme re umatiche. n pt•escindere p 3r il m )ffi )nto d d l~ qurRt ione non sicuramente risolta, se esse siano d'origine streptococcica., i lavon d el la nostra :>cuoia Jmnno mc:>so in evidenza questi fatti: a) esiste veramente n<!i germi coltiqtti dallo tonsille dei reumatici, tma. artro· fili a ben superi oro n q ne lla di cui paiono dotati gli stessi. germi quando vengono iso· h\ti dn non remna.tici. QucRto, come g li altri tropismi, si può vedere con numero>e esperienze , pcrhè s i t.ra.tta di differenze numeriche, non di effetti totalmente e im· ma.ncabilment.e sprcifici caso per caso; b) insta.unl.ndo in animali una. infezione streptococcica loca.lizza.tn (focus por esempio :>ottoeutaneo) $i ottif'ne. come è noto, uno stato di ipersensibilità tissula.re. Se ora s i inic t.ta.no gli stt>ssi streptococchi morti (per escludere grossolane localizzazioni da azione diretta.) e quindi in funzione di allergeni, si riproduce gra· nuloma.tosi a carattere istiocita.rio, molto simile, se non addirittura. identica, a tJuella. wuana. reuma.tica. Qualche volta basta. per questo il solo foCWJ. È notevole il fatto che con a ltri allergeni anche ba.t terici e p <!rfino cogli stessi streptooocchi morti iniettnti sottocute in funzione di focUII non si ottiene lo stesso risultato; c) ustl.ndo gli stes.'.!i streptococchi come allergeni, ma. in modo opposto, cioiiniettandoli sottocute, come joCWJ, in animali precedentemente immunizzati e quindi ricchi di anticorpi, si ottiene scarsa. o nessuna. reazione tissulare, ma. invece, uml. vera. ~>epsi lenta molto simile a quella umana. Questi fatti, in unione colle co· gnizioni a.oquisit.e sulla. componente allergica. nel reumatismo e sui fattori umorRli di iperrecettività. in molte setticemie. specie n e lla. sep3i lenta., invitano a. conHap· porre le due forme, re umat.ismo e sep.3i lenta, coms ra.pprasenta.n ti di due modi cl i reagire fot·se allo stesso a.nt.igene stropt,o coccico : il primo: reazione tissulara ip3rargica senza anticorpi; il secondo: reazione umorale, non tissulare, con molti anticorpi.

In attesa di accertare questa sistema.zione, s egnaliamo. intanto. che in patolo· gia sperimentale, partendo dal m:)d~s imo g <lrrn3, le due modalità d i reazione sono stato perfettamente realizzate Il fatto che l'origine stril ptococcico. d f'lle forme re um!l.tiche è autorevo lmente sosknutn e costituisce oggi l'ipotesi più probabile, la. conferma di a.rtrofìlia. pnrti· eu lare noi ge rmi da re um'l.tici, la riproduzione non solo d e lla localizzazione (semplicè prova di artrotropismo) m'\ anche rl.,lla v~>ra. granulomat-osi con m eccanismi nnsloghi o. que lli che producono il focus umano sono argomenti di importanza \'NH · mente grande in favore d ella ipotesi focale, streptococcicu e a llergica delle fonM re umatichr. All'infuori delle affermazioni sp~rimonta.li di R o<Jenow e cliniche di parecchi t~lLri au Luri. non abbiamo prove dirette in appoggio alla teoria focale in uwlt<' affl·zioni croniche d e l s istrma nervoso centrale e anche d i malnt.tie mentA li. Anzi, trovammo da muovere qualche appunto alle esperiemr.e di Ros~;>now sulh1 riproduzione di o.ffpzioni nervo~e. D'alt-ra parte le indagini sui tropismi sp('ri· montnli eseguite n rlla nost.•·a scuola. confermano in modo preciso la poss il>ilild. che uno stroptococco abbia. o con.;;egun un tropismo così elettivo por il sistema nen·osù da farne un vero focu.~ n f'uro ti'Opo . Le re la.zioni frn. ton«illiti e ne fl'iti, con conseguenti a-tteggiame nti terapeutici: trnttnte n t' l capitolo IV, Ri riferiscono a. conoscenze già correnti. Le ricerchi' d• ordino batte riologico fa.tte nella nostra. scuola confermano anche sot.to quf'sto punto di vi;;ta i rapporti tra. t.on'<il li ti e nefrit.i. Quanto alle pi0lonr friti e alla c~tlcolosi, è da notarsi come oltre le espPriPnze (klht scuola amr ricana.• H.nche o;serv.:\zioni cliniche di altri autori hanno trovaro una .r <'.lazione colla ton <>i.lli te ed altre infìa~mazioni localizzate. È in ogni modo di cogruz10ne corrente che t gPnm provcment1 da un focolct\o infi \m !O 1.torio quul.


CONGRESS I DELLE SOCIETÀ DI MEDI CINA l~'TERNA E CC.

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~ias1 s1

Pii minAno sp<'S~o a.ttravE>r;;o i TE'n i f' ch f' i gf'rmi in ,::r nf' re . o da solo o in coincidenza di fatti infiammt\tori. possono cnus>\rt' o faciliht rt' In formazi on P d ei C>tiColi. Un caso clinico eli t.(>n«illitl' cronicA C'On cni C'()Io~i mu ltip la bi lnteralr e l 'e;:pc ri enzl\ chi" nl' ;:..-~uì (lo<·nlizza7.ioni •·<·nn li st.rtH)I'dinat·iamt>nte mn •·cn te o rip•·odotte in SPr·ir <li animnli con gl'rmi dA cairoli d PI maloto ) porta un contributo anche in quE>st o campo in appO!.!ll:io a ll!t u•oria d e ll E> lorni izzazion i. I rnpp(H'ti d ll'i foc·i coiiR tir·oide . colle malattie cumneC'. coll'infrziono plll'rp€1ralo P coll'nhort o. ri:<tdto.no nnch' P~'<!< i da os:!>C'rvazioni cliniche numer o:<i;:sim€1, nm.i nt' lla maggior parh> di clinici d('[ tntto ignar·i o estrane i a.lla d ottrina dello intPzwni focnli. Anc ht> in qut•sto campo abbiamo potuto p orttue <ltUtlche contributo origina lt•. 11 m eccanismo focn iC' de ll'appendic ite, ulcera gastro-duodenale, col(•cistite e in g:Pn~t-e di CJU('llo che è s tato chiamato • a:a:s.trot-nteropathia pnminfectiosa » da linfangite peritoneid t-. ba,'<<" a natomo- patologica dPIIa s indrome d••ll'nddomP d ~>stro, è anch'"s~o so~<tl'nut.o da infìniu• ossflrvnzioni cl iniche. Srcondo la nostra eRpr ri cnzo. il focus più faci lP a es;:t>re ritro\·ato e anche quello in cui ri e,o;ce più agl'voiP lA. climos tra zion (') d e ltwsso C!\\tsnle, è la tons illite, csst-ndo molto comune, ttlmcno pi' r chi OSRE: rvi e inte nof!hi inte nzionalmente qtwsti pttzienti, trontre in P><Si n on :<olo la t.onsi llite. ma le n.cc••ntuazioni rlr lln sintomM.ologia nddominaiC' in rn.ppor to con e~>a· cerbaz io ni tonsi ll itichC'. Dnl punto di vis ta sperimrntnlP, n r lla no:; t t·a scuol a non sono stltte riprod ott-e t>lettività vt>rso i vari orgRni dPII ' nddome, come riferisce RosPnow, m11- si è potuto a.ccertare tma e lPtti\· ir.à molto marcata \'erso gli organi d t" ll 'apparato dige-en te, in genere da parte d e i germi provenienti dn tonsille o piorre() alvPola ri, di gt~.;:tr<rE'ntf' ro--<'pato-pazit-nt.i. I gt> rmi da. loro i ~'<olati produ!'I!':PrO con frN Juem:a n otevolmente superiore a quf? lli d 'altra pro venienza lt>sioni int<'Rtin a li. ga~triche a tipo emorrA)!ico o ulcc roso. col<'cistiche, p a.ncrPatiche . Spesso que!"te e lettività si mantengono n e i pn;,snggi in serie. ParticoJ.up importa nza h1umo le affnioni oculari, come irite, cherato-congiuntivi te, coroidite. neurite ottica. Una ri cchissima le tte rn.tura M·ev~~o già m esso in. e\-idcnztt i loro rapporti con infiammazioni localizznt<•. spPCitdmente sinusiti e cnrie

dentttrie. In reaJtà l't•sistenza di queste relazioni incontrò molto sc<lttici~mo fino a. clHI fmono chiRri tt' lP vie a.no.tomiche, catpo.ci di pPrmrtto rf' l.a diffus ione di p r ocessi infìnmmatorii fino all 'orga.n o oculare; oggi m o lt i,-simi otointri e ocu listi amm .. ttono come ft·cque nti queste re lazioni e con s uccesso si rf:'golano di conseguenza. dal lato ternpf'utico. La scuola aml'rictum ('qualcuno in G.-rmania hanno m t>sso in E~v idenza come anche infiammazioni lontnne dal cranio (pros tata, Ct>rvicfl ute rina.) possano so,.;tenere sta.ti morbosi oculari . I n Ameri<'a ammi~'<f' I'O cho l't- l<'tt.ività oculare degli streptococchi ,o;ia ca.usn. di que;<to fatto . Effottivnnwnt<' IC' r·i cerchc compiute n PIIa n ost ra f<Cuol!~ hanno confer·mato tutto qut's to n e l modo p irr completo. L 'e le ttività d ei u;enni da. foci di q ne<; t i mn.J.tti è tahnt"nte a l ta " i n compen!'lo così bn;.su, hl percentua le <.li locl\lizzazioni oculari asp<•cin <:hf', cioè con 1-'(ermi da non oculopazienti (5(1-60% contro l-2 %), che il valore d1>gli es p f'rimenti può dirs i in questo oeampo a:=<solnhtmente ta.«:,a.ti\'0. Dn.ti i rapporti di contigu ità tra S<'ni paranasali e occhi e s iccome le lt>sioni d t>n tarie chf' so:::tf'ngono afff'z ioni oculori sono pPr lo piì.t d e l ma-scellare. sllpt>ràore, co><ì noi Crl'diamo diP fattori di contiguità abbiano una grandf' importRnza. Tuttit\-i lt qut>><ti n on sono affntto n ccl'\;:;sari. dal momen to che anch e foc i lont.(tni producon o g li stt's!<i <'ff••tti, specialm<> nt<l le cen·iciti. Sin dal punto di visto. eli n iC'O. !<in da fJuPllo spP rimE>ntale . noi crl'dil\1110 che le malattie oculari r.appre SE·n t ino l 'c<>E~rnpio pin tipico di infezione focale e g li <'"Pf' rirnen t i in a•·gomt> nto :>iano t 1·a. i piì.t facili. bri ll nnti e dimostrat.i\·i p Pr la tt>ori~t d e iiP localizzazioni f'l~t.t.ive . . A Clttlsa df' ll e variP analogie tra tali affezioni e molte o.ltre rnalo.t.tie d e l gruppo d.1 que lle attribui te a infe zione focale . po'!s iamo dire che v~ra.mente lo. clinica e l1:t pntnlor,:in s pPrimE·tHILio d Plle malfttt,ie oculari offrono un appoggio de l più alto valorr a lla d ottt·ina di'Il e infezioni focnli in gPnf're. Dall'ano.lo![ia colle ch1sRiche r icerche di Passle r sui rnpporti tra tonsillopatifl e mttlattie oga.niche , ri<'Prche che sono tra le fon damentali in argomento e da m otivi d 'ordinf' cl inico siamo stati indott-i a studittre la que;tione anche p er la prostata.. E tliftuti si è visto w' Ila noiltra scuola com"' n~> i sogg,,tt,i aff.-t ti da. malattie d e1gruppo d e lle• foca li o 'a ton'!illit€1 o m'>~lio daambr·due le forme , il rl"p erto di pro!'ltata patologicamen te ingrossata. e indurita sia molto più fre quente che tra gli altri pazienti a parità d1 età e oeon e:sclusione di form3 eventualm~nt~ gonococciche . !Questi studi


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CONGRESSI DELLE SOCJETÀ DI MEDICINA INTERNA ECC.

rafforzano la teoria del l" infezione focale in genere e d ella particolare importanza che ba in essa la prostata, la quale, d opo essersi infettata probab~lmente in sèguito a tonsillite, può agire poi, come la letteratura ba ampiamente documentato, anche da focU8 (/ocU8 seconda rio). Siccome gran parte d e lle oppos izioni mosse alla dottrina d elle infezioni focali si ba.$ano sulla pretel'a imposl'\ibilità n egli streptococchi dj modificarsi o comunque di produrre a lterazioni morbose tanto diverse tra loro, a bbiamo voluto per via ind ire tta controllare le loro capacità patogene e la variabilità di esse. Sfrut.tando tecniche e m etodi che n on era-no stati in uso pri;ma d.i noi, abbiamo potuto ottenere ris ul t.ati completi e persuasi vi. Infatti, anche partendo dai med esimi ~t.ipi ti dj strcptococchi, per mezzo di pasMggi in bile e in vivo nei vari organi d e i conigli, a bbiamo potuto costnure d ei veri virus a e le t tività diverse e straordinariamen te marcate; affinità per le vie biliari, ma piit specialmen te per le articolazioni; p0r g li occhi e pe r il s istema. nervoso centrale. Tali affin.ità erano accompagnate da. m odifica.zioni sierologiche e non si limitavano alla localizzazione batteriologicamente constatabile ma porttn·ano anche alla riproduzione completa d el quadro cl inico e anatomo-patologico. Nel corso di questi esperimenti e di altri appositamente is tituiti è stata a più riprese constatata da noi pure la tanto discussa. variabilità d egli streptococchi anche n ei loro ca.r a.tteri battt'riologici . B en s' intende che ci rife riamo per questo a ri cerche fatte con germi ripetutamento pa.c:i\Sti prr piastra. Dal punto di vista clinico, come da que llo prettamente batteriologico è s tata ammrsso. la possibil ità che certe infiammazioni localizz.a.te, specialmente tonsillite e piorrea alveolare non sian o le cause, m a l'effetto di quelle malattie organiche colle quali appaiono associate ne llo stesso i11dividuo. Le ricerche ba.tter .o log iche e le osservazioni c liniche da noi eseguite hanno appoggiato la tesi oppos ta, che d el resto già dalle cognizioni precedenti ci sembrava ed è rit enuta dai più quella. più attendibile. Sia d a l ptmto di vista tissulare e umorale, sio. da quello esclusivamente anatomico, schelet.rico, lo studio d elle infezioni focali fa. vedere come ne llo stabilirsi d ei foci e nelle conseguenze da essi provocate ba parte di assoluta preponderanzA. l't? lemento costituzionP.. D a llo studio d e lla letteratura, dalle nostre osse rvazioni cliniche e sperimentali noi siamo portati a ritenere che, almeno in linea generale e per talune forme, i post ulati fondamentali della dottrina d elle infezioni focali rispondano al vero. Abbiamo già dimos trato come s ia possibile regolarsi in proposito dal lato terapeutico e d a que llo preventivo, senza cadere in dannosi eccessi, ma anzi seguondo semplicemente le norme che g ià costituire bbero canone nella corretta pratica d elle singole specialità. L 'esperienza di questi anni e una attenta analisi delle lesioni focali e di m eccanismi attraverso i quali esse posl>ono esercitare effetti a distanza ci permett-e di evi tare i dannosi eccessi n ei quali caddero in principio gli ame ricani attirando il discredito su teorie che a n oi sembrano fondamentalmente giuste, specialmen te pe r quanto rigua rda i d enti. L 'esercizio attento, corretto e moderno d e lla pratica odontoiatrica in diagnostica e in terapia permette nella maggior parte de i casi di agi re s ui d en ti sospetti d.i funzionare da joCU8 n on sacrificandoli senz'a.ltro, mi\ curandoli e fficacemente . Il concetto che i d en t i << morti » s iano da considerarsi p r ricolosi come tali è d a respingere in modo ass oluto. Questi d enti che non sono affatto morti, come a torto è stato d etto con termine t roppo comprensivo, d e vono l"oltanto essrre dis infettati e perfettamente curati. È certo che in ogni modo il 1m•d ico d en t ista di m oderne vedute d eve tene r conto d ella. dottrina d ei foci e. com e i più autorevoli già da tempo consigliano con insistenza, prima di ricopri re lt> Ca\oità. pulpa.ri da. lui C\u·ate sotto il suggello d e ll'otturazione d efinitiva, ricor · clnrs i sempre d e lle conseguenze anche e xtra- d entarie che possono d e ri vare d a ~ve ntunli imperfezioni tecniche. Fortunatamen te ne lla maggior parte d e i casi d m edico int.ernista che voglia agire sulla bocca dei suoi pazienti in re lazione alla dottrina d e i foci si trova davanti a. lesioni d entarie e gt> ngi vali di tale aspe tto "_nat.ura che p;ià m eriterebbero t ra ttamenti più o meno radicali dal punto dj vista clt una hcno int<'sa i!!icne buccale e d elle ccmuni norme odontoiatriche . . Più fa ci le è l:lecondo no i il contegno di fronte alla t ons illite cronica in quanto 110 1 siamo convin t i che es."n d rbba essere curata rodicalmente di per se steSS>l


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anche a prescindere da eventu11.li azioni a distanza e rapporti con malattie organiche. P erchè un sospetto anche minimo in questo senso sarà. solo un argomento in più in favore di un pro,·vt>dimento che già sarebbe consigliabile. Tra le altre lesioni croniche cui l'internista deve riYolgere particolare a.tte nzione sono le sinusiti, le prostatiti silenti e le cen·iciti. Queste lesioni hanno una grande importanza, specialmente pe r le affezioni croniche oculari. Anche qui si tratta di solito di inGammazioni che già di per se stes.'le e per le conseguenze di cui rappro!:ìontano spesso una perpetua minaccia merìtnno di essere diligt>nt emente trattate secondo le buone nonn!l de lle re lative specialità. .

.Alla esposizione del relatore segui un'ampia appassionata elevata discussione, come meritava l'importanza attuale del tema, che coinvolge gravi questioni fra le piò intricatc della Medicina moderna. P er esigenze di spazio ne riportiamo soltanto fugaci accenni. GIUFFR.È (Palermo). Osserva che il diverso e molteplice organo-tropismo dei germi focali è di difficile interpretazione e richiama l'attenzione su altre circostanze estrinseche capaci di diminuire la resistenza degli organi su cui agiscono i germi, come, per esempio, le vicende atmosferiche per le affezioni reumatiche. PRETI (Parma). Si dichiara fautore della dottrina di Rosenow ma con molte riserve, specialmente per la elettività dei germi, tanto più che le esperienze sugli animali non sempre sono ri.feribili alla patologia umana. PALAZZI (Pavia). Come stomatologo, ril~va l 'importanza delle infezioni focali dal punto di vista odontoiatrico, auspicando ad una intima collaborazione della sua specialità con la, medicina interna e la chirurgia generale. L:> Cascro (Napoli). Espone i risultati delle suo ricerche sull'tùcera gastro-duodenale, considerata dal punto di vista dell'infezione focale. La rimozione dei presunti foci in dieci ulcerosi non dette Tisultati dimostrativi, né si riuscl a comprovare la elettività dei germi focali su animali d'esperimento. MALAN (Torino j. Parla del prezioso contributo degli otorinolaringoiatri allo studio del tema, intrattenendosi particolarmente sul problema tonsillaro. .A questo riguardo rimandiamo i nostri lettori alla conferenza tenuta dallo stesso O. nell'ospedale militare di Torino e riportata in ria.sstmto nel f ascicolo di settembre u. s. del nostro Giornale. A.'3COLI M. (Pa.lermo) . La vera determinante dei tropismi, secondo l'O. non è relativa ai germi ma è condizionata a fa.ttori costituzionali e disposizioni organiche . .ANDREI e RAVEN~A (Torino). Anche in base a loro esperienze, non definitive, sarebbero contrari al concetto di una diversa artrofi.lia di vari ceppi di streptococchi. ZmONI (Milano). Poichè i germi essiccati serbano inalterate le loro proprietà caratteristiche, biologiche e di virulenza, propone che, a scopo di studio e di controllo, sia.uo conserv~tti allo stato secco i microrga,nismi isol ati da lesioni focali e dotati di un notevole organo-tropismo. CANNAVO' (Palermo). Richiama l'attenzione su pancroatopatie diab etogene di presumibile origine focale. Foci specialmente dentari e tousill ari sono stati trovati in diabetici ed egli ne ha osservate correlazioni intercorrenti, col peggioramento degli infermi al riacutizzarsi del processo tonsillare o dentario.


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F ERRATA (Pada). Riti(•ne che se sono indubitabili i rapporti fra tonsille e reni, analoghe corrf'lazioni con altri organi devono ancora. essere meglio ùimostr<lte e bisogna andar cauti nella valutazione degli esperimt.> nti condotti sug li animali. Fra le malatti<~ del sa.ngue è dd parere che l'atrotìa midoide pro~re~;siva sia da considerarsi di origine focale. In qua,nto al t ('umatismo si è aneora ben lontani dallo stabilirne sicuramente l 'eziologia streptococc ica . GA.MMA (:5iena). Si domanda entro quali limiti di specificità si avverino e si svolga.no i fenomeni di tropismo. Si intrat tiene, al riguardo, su importanti esperit•nze condotte a Siena e pubblicate dal professor D 'Antona. CESA-BIANCHI (:\Iilano). Secondo la sua personale esperienza i risultati lonta.ni ckU a rimozione di foci, a differenza dC'gli immediati e dei prossimi, per quanto riguarda le aiTezioni renali, sono scoraggianti. Vantaggi evidenti si hanno solta nto nella glomerulo-nefrite parcellare, ma non si deve diment icare che quesra forma abitualmente guarisce con la terapia usuale. Nessun risulta to nella endocardite lenta. Nei ca.si di infezione reumatica a decorso protratto o fa,cilmente recidivante, che abbiano strett i rapporti cronologici e clinici con una infezione focale, la rimozione dei foci esercita spesso una benefica influenza sul decorso del processo morboso, che non raramente ne risulta del tutto debellato. Per quanto riguarda i processi ulcerativi gastt:o-dttodenali, l'esperienza dell' O. porta a conclusioni negative. ROCCIA (Torino). Porta il contributo di sue esperienzespecialmente in riguardo alle cosi dette infezioni focali odontogene. SABATlN1 (Sassari). Rileva l 'importanza di pregresse infezioni streptococciche e particolarmente dell'eresipela nella patogenesi delle affezioni biliari. Rene c vie biliari, come punti di passaggio dei germi, hanno grande importanza nella patologia focale. ZANETTIN (Padova). Riferisce ricerche eseguite nella clinica oculistica di Padova che lo inducono ad ammettere l'origine focale di alcune affezioni oculari. FRUGONI ("R,oma). Considera ampiamente il tema dal punto di vist a clinico e pratico e nei rapporti delle indagini di laboratorio. Lu sEXA risponde, anche per il prof. Chini, ai diversi oratori, e li ringrazia per gli elogi cbe tutti hanno voluto tributare al loro lavoro. Dà chiarimenti e conferma ogni punto della relazione. L 'UREIDA. Il s<'condo tema su <• L 'm·emia " era stato affidato al prof. F. SCHUPFER (Firf' nz<:> ) che ne aveva trattato in una magistrale relazione di 140 pagin<', in collaborazione con i proftssori F. D 'ARBELA M. VoLTERRA e A. LU:-!EDEI. La p r ima part e, grn c·rnlc, s v olta dal prof. SCH t"PFE:R è riassunta n ei sc~ent i t ermini. Tnt lc s ind•·omi C'h e furon o dt'~critk ~:o tt o il tennine di uremia si d e \·on \> d i:;tilljlliC'I"!> :


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1o L ' urr mia v era, la qunle è una intos..,icuziono d ovuta. o. gr·n.vis.'<imo. :ns ufficenza n on >'>olo del t Ulf', ma a n che d l'gli orga11i df' puta ti a compensnrne la funzi one, p e r m odo che l'organi>mo n on ri e >ce piì.r a li bt>rarsi in m odo sufficien te n on solo d ell'nc<'umul o di sC"orie azotntf' f' mill t'l'll li d PI ri cnmbio mntc rr aJe n orm a le , ma anche de i ·n· leni cht'. in const•_g\rc nza di t~d (' rit E>nzione :;i producono n e lr o rganismo, e di q ue lli ch1• ad un dnro mom Pnto pn' ndono in esso origine do. una di:;integrazion t" pnr<•nt r nllt.' patulog:ka pro t('iea. Si ha ne lle nl'friti cr oniche ipero.zotcmich e ed ha 1wognosi S(•mpre s f~l\·o re\'o h' . 20 L ' anuria \'f'ra , ch e si d ('\'E' t f'n!"r distinta dalla preced r nte e che non sempre è m o rt a le . 30 L ' iperazot emia con Cloropen ia. c h l' può a\'ers i n<•i n efriti ci, ma. più sp<>sso ne i n on n eiritil'i. e ch r ha uno prOj:!flOSi n on nu·nml'nte favorevole. 4 0 L 'ecla mpsia d e i n efritiei, c he ch · \'E" t'>'H'r t• t ~'JHttn dis tintn dn ll'ecltlmpsio., C'hP s i pre!wnta in pe r!'.On e con reni :>a ni P eh<' è dnta da t>dt>mn o.ngiospastico cere brale, unito ad un fattore t ol'sico f(l r::t• di o rig ine r en ale. AnC'llC in essa s i può a vE'r e la guarigi o ne . 50 LA, p;;eud o- ur€mia nngiog{'na . ch e 8i può irl{'nt ifka rE' colla sintomatoloj!ia de lle fo1me nn g io>po,.,tiche dqr li ipe rt p;:i n on n<'fritici. In essa la prognosi è in r e lozione C'olia malattia art Pri osa che l'ha, prodotta.

Il prof. D 'ARBELA tratta d ett aglia tamente d E' Ile «T urbe dell' equil1'brio acidobase n ell'uremia vem • . D opo a Vf· r esposto lo S\'i luppo storico d e lla questione. i caratte ri c li nici ed i s intomi, prende in conside razione i fa tt ori patogenotici i qua li convergono n e l d et erminore un impo\'ernne nto d e ll 'organismo in alcali, tma. insuffic iente e liminazione di \'alenze n<'ide, una p1·oduzion e E'Cc('ssiva. di m etaboliti acidi. L e tre tappe su ccessi\'e sono l'acidosii latente , l'acidosi compensata e l'a-cidosi scompen sata. K e ll'ultimo p~·ri odo l'A. fa. interve nire un nuovo m eccanismo di compenso dil'armonico per opera d f• ll'ammoniogenesi tiss ulare. Tratta poi ddla patogencsi, d ei m etodi di studio, ddla terapia a lcalinizzante . Il pro f. VoLTERRA si è partico larmente~ occupato d e lle • Alterazioni chimiche d el sangue e d ei l•i quidi organici ne/l'urc.mia t:oa • e del loro volore p er la pa.toge n esi, la di agnosi e la prognos i. Il sangue e i liqu idi organici pre~entano m'gli uremici molteplici modificazioni chimiche ch e rip:unrdano i costituenti inorganici e g li organici. Queste ultime hanno mng)!ior valore per la di agnosi (! In prognosi d e ll' uremio. e per la differenziazion e d ell' uremia Y ('l'& dalle forme d e tte pseudourerniche. L ' u remia vera è sempre accom pagnato. dnlle m od ificazioni c himiche che caratterizza no la ins uffic ienza rennle nssoluta ma n on v i sono e lem enti di laboratorio che indichino il passaggio da questa a qu e lla . Tutta\'ia n o n \'i è \'era. uremin senza accumulo di sostanze aromatiche n e l sangue. N Pila gl'n esi d e lla w·emia. vera i fa.ttori chimici hanno, a giudicare d a lle attull li cono>'cenz<', una import a nza fondamentale; infatt·i agli effetti tossici d e ll ~> sostanze ri tenute per insufficien:r.a r enale, molte d elle quali sono note , s i aggiungono lo consr,!!:\aE'nze di una tumultuosa formazione di scorie albuminoidee do. distruzione prot~' i cn. pttre ntt' rale . Secondo il r elatore è \'erosimile anch e che in qu est e eondizioni tutt- i que i corpi in accumulo crescente determinino un arresto del catabolismo cellu ~nre per effetto dE• Ila cosiddetta. uazione di massa •· Il pro f. LUNF.DETha r edatto un dis tinto capitolo s u uLa patogenesi deU'eclamp8ia dei n ejritici e dellit pseudO'll1'em i a at~gioyena • . Ri f\Sstmtc e discusse le varie tesi sull lil ptttogene:;i df'll' eclRmpsia d ei n efriti ci, s i giungt• a lla conc-lus ione che la piì.r soddìsfncf'm e iut('l'prvtaziotll' di es><a è qucolla di amm r t tf•rl" : l ) (•he la crisi eclumpt ica l'i n dcot<•rminnta da una forte riduzione (senzn isch C"mizzazione a!<i<Ohlla) d e ll'aftlu;;so d PI sn ng uf• ,11 CC'rv••llo per arterios p asmo più o m en o <.liffu~o. aocomplllp-uato \'Pr o,.imilm<•nt o anc he dn, s pasmo vconoso; 2 ) ch e a tale nlt r razio ne ddla ci rC'o la zionP con><•"Jlua. come rPnzione a lla soffen•nza dcoi t<•!<;:;uti, e per lilwraziorw cd n<·cumulo di .-o><lllllzl, Ntpillu roatti\·o, br·u;:cr:r permenbilizzn:r.ionP d PIIe pnrNi cnpillnri <> f!ui ndi N lem a c•• •·••h ral.~ più o meno drffuso: 3) e h C" esi;;ta in qut'st i soggt'l ti un n pnrt icolnre ftwi li t•'q;•·nl·rtdu o regiona le alle renzìo ui t.issulari di quest'ordino e clo\'IIh'\. vl·r o;;imihm·nte a l-


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l'azione di fattori to.s'!ici, stato questo cap~ce di per sè solo di daterm in~re l'ac cesso ecla.mptico, indipendentemente duJiu crisi vasale. La patogenesi de i sint.omi de lla p>eudo-uremia. angiogena. viene riportata in parte alle a.l terttzioni arte riosclerotic he d ei vasi cerebrali, in parte ad aumentata. formazione d el liyuido Cdre bro-spin.1ls , in p a r te anche a. crisi a.ngiospas tiche localizza te.

Il tema fu discusso il giorno 19 e non occorre dire con che deferente attenzione e con quali unanimi consensi fu accolta la esposizione del professore Schupfer che illustrò da par suo in una lucidissima sintesi i punti sostanziali della relazione. Alla discussione parteciparono gli oratori che seguono. MrcHELI (Torino). Ricorda, fra l'altro, i lavori di G. Ascoli che nella clinica di Maragliano per primo indicò l'opportunità di distinguere l'uremia vera dalle varie forme di pseudo-uremia. L 'uremia vera non è che l 'epilogo fatale della insufficienza assoluta del rene con la cronica ritenzione di scorie azotate. L'O. s'intrattiene particolarmente sulla sindrome della iperazotemia con cloropenia, alla quale giustamente il relatore ha dedicato un distinto capit.olo. PA&I (Padova). Avanza riserve su una separazione troppo netta dell'anuria dall'uremia vera, esistendo fra l' una e l'altra complessi rapporti anche causali, poichè l 'anuria e la ritenzione possono provocare alterazioni di organi diversi dal rene, le quali diventano poi, a loro volta, fattori di uremia vera. In quanto a terapia, è contrario alla somministrazione di preparat i renali all'uremico, per il quale il tessuto renale alterato è un fattore di intossicazione. È contrario altresì ai preparati di estratti tiroidei che secondo l'esperimento e la prova clinica risultano dannosi; invece la somminist razione di paratiroide si sarebbe dimostrata utile in prove eseguite sugli animali, sì da incoraggiare a saggtarla anche nell'ammala.to. DE FLORA (Genova). Richiama l'attenzione sull'alterata funzionalità. epatica negli uremici e sulla sua importanza nel determinismo dell'uremia., secondo sue ricerche sperimentali. OANN.AVO' (Palermo). Rileva il grandissimo valore diagnostico e prognostico dello studio dell'a{}idosi nell'uremia, nonchè della ricerca e del dosaggio delle sostanze a radicale aromatico contenute nel sangue. ZAPPACOSTA (Napoli). Approfondisce il problema delle basi guanidinicbe che, secondo molte ricerche, hanno una parte preminente nella genesi dell 'uremia. MaCCHIA (Napoli) Ha osservato sperimentalmente che fra le sosta.nze aromatiche, pur tanto importanti nella patogenesi dell'uremia, l'indole non è da considerare come veleno renale. LA~DOLFI (Napoli). S'intrattiene sui disturbi oculari e sulla t erapia dell'uremia. Rivendica alla scuola del prof. Miranda l'applicazione del metodo favorevolissimo delle iniezioni endovenose di calcio nella eclampsia gravidi ca. "MARAGLIA:-iO. Si compiace del ricordo dei lavori del suo allievo · G. Ascoli, la cui importanza non fu sufficientemente valutata in Italia. Oome nella nefrite, così nell'uremia, il quadro morboso non si costituisce


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soltanto delle lesioni renali ma della partecipazione di tutto l 'organismo allo stato di malattia. Nella valutazione della ritenzione, va dato rilievo anche all'aumento di prodotti preurf'ici non elaborat.i, che passano in quantità mag~ore nelle orine. Il prof. ScHUPFER risponde con conferme e chia.rimPnti, chè, in definitiva, la relazione, precisa ed esauriente, non ha incontrato sostanziali obiezioni per parte dei diversi oratori, i quali volta a volta avevano tributato fervidi om\\ggi all'illustre relatore, vivamente applaudito dalla intera assemblea. (contilwa)

XX CONGRESSO DELLA SOCIETÀ DI PSICHIATRIA · ·~

(SIENA, 1-4 OTTOBRE 1933-XI)

R elazione d e l tenente colonMllo medico prof. Gesualdo Giarrusso

Il Congresso si è inaugurato a Siena i l l0 ottobre, alle ore dieci, nella magnifica «Sala del "Mappamondo >l dello storico Palazzo Civico. :Kel cortile del podestì\. e nella sala d'inaugurazione prestavano servizio d'onore reparti di Giovani Fascisti e di Avanguardisti, mentre negli scaloni di accesso alle sale e nelle sale stesse erano schierati a labardieri e vaHetti del Comune nelle storiche uniformi medievali della vecchia «Signoria di genti». Ina.ugurò il Congt·esso S. E. Solmi, in rappresentanza del Governo. Al tavolo della presidenza gli siedevano a fianco S. E. il prefetto, il segretario federale, i1 podestà, il preside della provincia, j professori .Ayala e D·Ormoa., presidenti del Comitato ordinatore, il prof. Donaggio, presidente della Società di psichiatria, il rettore della R. Università. e quello della «Società di pie istituzioni )>. Erano inoltre presenti alla cerimonia le altre autorità civili e quelle militari locali, i rappresentanti della Direzione generale della Sa.nità pubblica, della Direzione generale di Sanità militare e dell'Ufficio sanitario della R. Aeronautica. ~all'aula, gremita <li congressisti e di signore parlò per primo il Podestà. che ringraziò il Governo Fascista per il suo intervento e diede il benvenuto ai congressisti. Segui il prof. Ayala che ringraziò anche lui il Governo e le autorità e personalità politiche, civili e militari che col loro intorvonto avevano reso più solenne il Convegno scientifico dei psichiatri . .Accennò al lungo elenco dei lavori sciontifìci inviati al Congresso e nell 'e:>primere il suo compiMimento per la mirabile attività dei )laestri e dei giovani cultori della scienza psichiatrica che numerosissimi erano internmuti a questa assise di Siena, mise in rilievo come in Italia il fervore della scienza aleggi vivo e proficuo nell'atmosfera morale ed intealettnale creata dal Fascismo. Porse infine un saJuto deferente alle Signore dei congressisti,


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e disse che al loro a ccon ere cosi numeroso a Siena non dovette essere estraneo il fascino che emana dalle secolari bellezze artistiche e da lle rinomate tradizioni di gentilezza di q uesta nobile città. Anche il profcssor D 'Ormea dist~e parole di ringraziamento specialmente rivolte a.lla «Società di Esecutori di vie istituzioni, )) che regge da moltissimo tempo le sorti amnunistrative di quell"ospeùale provinciale psichiatrico e verso cui è sta.ta sempre prodiga di assistenza morale e finanziaria. Il prof. Donaggio pronunciò un lungo ed elaborato discorso, in cui tratteggiò brillantemente l'importanza scientii)ca, umanitaria, morale e sociale della psichiatria, i suoi vari orientamenti dottrinali e pratici nella sua evoluzione a tra,verso secoli, le sue affermazioni e le sue conquiste nel campo della diagnostica e dell'assistenza dei malati di mente, assistf'nza che anche in Italia ha molto progredit,o non solo in seno agli ospedaJi provinciali, ma anche fuori, specialmente in questi ultimi tempi per l'azione che ...-anno svolgendo i dispensarii psicl1iatrici e gli istituti e i consultori di profilassi e di igiene mentale. Concluse con un inno al Go verno Fascista per l'azione che svolge nel campo assistenziale e in quello della prevenzione con le sue va,rie << Opere N azionali n volte a conservare ed a migliorare la sanità della raz7.a. In fi ne S. E. Solmi, accolto da vibranti acclamazioni, portò il saluto e l'augurio del Governo, mise in rilievo la grande importanza che ha la scienza nel vastissimo còmpito della profilassi sociale delle malattie, oltre che nella cura e nella salvezza della salute individuale. Ricordò a tale riguardo come le mirabili provvidenze volute da,l Duce, han portato sin dai primi anni del suo governo, l 'azione degli organi pubblici nelle fibre più delicate della salute e della vita umana, nella sua eugenesi e nel suo divenire. Parlando di Siena, ricordò le singolari disposizioni in materia di sanità pubblica del Costituto Senese del 1262 e di quello del 1309-10, ed il loro perfezionamento nelle leggi cittadine e regionali, nell'ateneo senese e, più tardi, nell 'antico e grandioso ospedale psichiatrico di S. Nicolò. « Siena - dice S. E. Solmi - accoglie dunque a buon diritto gli scienziati della psichiatria italiana; il vostro lavoro affidato a d una tradizione continuata e sicura non si disperde, ma fruttifica; auguro che questa riunione sia feconda di risult ati e con questo auspicio in nome dell 'Augusta Maest,à del B.e , dichiaro a.perto il XX Congresso di psichiatria ». Nel pomeriggio, nell'a,ula magna dell 'I stituto comunale d'arte e di storia, i congressisti si sono riuniti per iniziare i loro lavori. Dopo l'approvazione unanime di telegrammi inviati a S. M. il R e, a S. E. 1\Iussolini e a S. E. Ercole, è st ata ~>volta la prima relazione sul tema: << La diagnosi clelle cerebt·opatie della pri1ni8sima infanzia)), Il relatore, professor Balduzzi, della R. Università di Genova, circoscrive la tratta,zione dell'a.rgomento alla diagnosi delle cerebropatie del neonato e del lattante, a quel periodo, cio<-, in cui i processi morbosi per le speciali condizioni ana.tomiche e funzionali dell'Pncefalo non possono essere evidenziati eò identifi cati senza speciali proeedimenti semeiotici e senza il concorso di particolari metodi diagnostiri. Il Ba.Jduzzi riassume nella su a. chiara- r r1azione, tutto i1 dottrinale acquisito finora sull'n.rgomento e lo completa,, in alcuni punti, ron i risultati di sue ricerche originali. An-


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nunzia di aver trattato in un suo manuale la semeiotica e diagnostica di queste malattie cerl'brali della primissima età esponendo una metodologia di esame il più possibile sistematica. DicP che in questo suo tent ativo ha incanalato la trattazione della materia verso l'accertamento della diagnosi generica di encefalopatia, prN;entando la diagnosi di natura e quella di sede troppe difficoltà e sollevando vasti ed ardui problemi elle non potevano esst>re affrontati in una trattazione particolare. E gli ha anche dovuto trascurare tutto ciò elle non ha ancora trovato chiare applicazioni alla patologia, a,nche se acquisito alla fisiologia, come ad esempio, le importanti recenti acquisizioni sulla reflet.tività condizionata. P er la diagnostica delle malattie cerebrali d(•l lattante - egli dice -occorre seleziona.re bene tre gruppi principali di sintomi che in quell'età appaiono meno distinti e, cioè, le manifestazioni riguardanti gli organi interni, quelle extra-nervose ll'gate alla cerebropatia ed i sintOini veramente a carico del sistema nervoso. L 'O. illustra quest'opera. selezionativa speciiìcando i mezzi di diagnosi; dice che non è vero che, da.ta l'età del paziente, non è possibile fare un'esatta selezione di questi segni, basta adottare metodo nell'esame e speciali accorgimenti, e lo scopo si raggiunge quasi sempre, a.nzi si riesce talvolta a mettere in luce anche malattie insospettate, o })assate inosservate, come monoplegie, contrazioni e spasmi muscolari, clonie, ecc. E poichè le schiere degli anormali neuro-e psicopatici sono fornite da questi piccoli lesionati del cervello infantile, diagnosticare precocissimamente le forme nervose della. priinissima infanzia è della massima ut,iJità per poter intervenire in tempo con una cura razionale adeguata ed evitare le profonde ripercussioni che queste malattie hanno per tutta l'esistenza dell'individuo sulla sua. a.ttività motoria e psichica e perciò sulla sua vita sociale. Nella discussione d eli 'interessantissima relazione hanno interloquito i professori Colella, Medea, Besta, Treves, Audenino, Battistelli, Salvioli, Boschi, Amaldi, Lucangeli , P ellizzi e Vizioli. Ultimata la discussione, delle trentacinque comunicazioni inscritte nell'ordine della seduta si son potute svolgere soltanto le seguenti: Amaldi (Firenze): << La posizione delle forme infantili ed adolescenziali della paralisi progressiva, della demenza precoce, della encefalite letargica nel quadro delle frenastenie )), Pisani e Cacchione (Roma): << Frenastenie e dermatosi »; d.ssa. P etri (Sondrio): <<Su di una rara manifestazione psicomotoria da encefalite epidemica della primissima infanzia »; Pisa.ni e Cacchione: « Ricerche capillaroscopiche in fanciulli neuropsicopatici »; D e Mennato (Napoli); «Su di alcune costanti chimico-fisiche del sangue nell'epilessia)), La seduta del 2 ottobre si è iniziata sotto la presidenza del prof. Fragoito ed è stata occupata dalla relazione del prof. A. Puca sul « Decorso ed esito (lella psicastenia )), L 'O. dice che mantiene il tNmine di questa psiconeurosi specialmente per indicare la p ersonalità su cui essa si origina e si innesta e solo in omaggio alla tradizione verbale, anzichè al significato patogenetico nel senso di Ja,n et. J anet costrul -secondo l'O. -una psicastenia che abbraccia forme di nevrosi e di psicosi differenti per etiologia, per meccanismi psico~renetici, per la peculiare costituzione che le determina, pl'r f!li elementi etiologici del soggl'tto, invadendo cosi tutta la psichiatria. L'O. dice che la. psicastenia può mante-


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nersi anche autonoma e decorrere come malattia a sè, come nevrosi ossessiva pura. L 'ossessione insorge involontaria e si immischia nella coscienza come un complesso parassitario che pure imponendovisi non riesce ad intorbidarla. Egli paragona questo complesso parassitario ad un fiocculato in una s0spensione colloidale. Al suo ingresso nella personalità psichica del soggetto, l'do >> ne riconosce l'estraneità e non l 'afferra, anzi tenta di respingerlo, si difende, e nello sforzo tensivo di difesa nasce l'ansia, l'angoscia. Ciò che floccula nella coscienza rappresenta un complesso di una fase primigenia dell'energia istintitivo-emozionale indifferenziata; alla base di ogni oss<>ssiJDe -dice l'O. -c'è un trauma. emotivo, un trauma infantile o attuale {i psicanalisti l'identificano con la 1< libido »), questi traumi emotivi possono essere esperienze dolorose: il crollo di una credenza, la rivelazione d 'una verità al contatto colla rea.ltà, ecc., t~i creano cosi nell 'animo dei nuclei di sensibilizzazione che originano le ossessioni e le fobie a seconda della risonanza emozionale e delle situazioni che si vengono a formare in conseguenza. Alle volte la liberazione frazionaria di un pensiero interiore lungamente represso nell 'incosciente {trauma infantile) si verifica durante tossi-infezioni: l'encefalite letargica ha dimostrato come l'affiorire di nuclei ossessivi nel campo della coscienza possa avere una ba.se organica. L'O. richiama poi l'attenzione sui carichi credo-biologici dei psicastenici; un'eredità particolare è la schizotimica, frequente è anche la schizofrenica, rara la ciclotimica. .ti} anche frequente l'eredità tubercolare. n fondo organico di questi infermi è dato dal temperamento e dal carattere a. tipo ossessivo: pedanterie, scrupolosità, affettività dissociate con l'ambiente, timidezze, dubbi, disposizione all'angoscia, ecc. Costituzioni iperestesiche, autistiche; instabilità nenro-vegetative, squilibri disormonici, sono la base organica del temperamento di questi psiconevrotici. Il decorso della psicosi ossessi va può essere aQcessionaJe, periodico, remittente, cronico; sono facili le riaccen.sioni periodiche, le forme ad accesso unico sono proprie dell'infanzia e dell'età del climaterio. Riguardo alla prognosi l 'O. è pessimista; E'gli ammette la guarigione in qualche caso, in cui incidano condizioni di una certa gravità, meno cercate, che subite, come i grandi cambiamenti nella vita, dolori, crolli economici, malattie infettive gravi, tramonto degli istinti, ecc. L 'interessantissima e dott.a relazione del Puca, ha messo in luc.e parecchi aspetti della psieosi ossessiva specialmente a riguardo della sua. patoge.uesi, ma la psicastenia rimanE' sempre una malattia che invest-e il problema dell'origine e del meccanismo del pensiero, e la sua mise à point, n<>l campo dE"lla psichiatria non è ancora definita. La. psicosi ossessi va, o considerata come l'han vista JaneteFreud, o guardata come lavede Pucarimane sempre contesa tra neurologi e psichiatri, tra organicisti e psicogenisti, a meno che non si voglia neurologicizzare la psichiat-ria e seguire i cellulisti nelle loro dottrine intransigenti. Alla discussione, che fu animatissima come lo richie1leva l'importanza del tema, parteciparono i professori Treves di Torino, Boschi di F errara, D e Lisi di Cagliari, Medea di Milano, Montesano ed il tenente colonnello medico Giarrusso di Roma, Amaldi di Firenze, Alberti e :Morselli di Genova, Insabato di Bari e l 'ungherese Dobò Nugel. A tutti gli interlocutori ha risposto esaurientemente il relatore.


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Una comunicazione molto interessante che richiamò particolare attenzione del Congresso, fu fatta dal prof. Donaggio sulla (( Reazione d 'ostacolo n. Questa nuova reazione si pratica sull'urina e sul liquor. Nel campo della patologia nervosa essa si presta a fornire anche elementi di diagnosi sulla natura e sull'autenticità di crisi convulsive, e, sotto questo aspetto, si può considerarla uno dei mezzi di prova medico-legali quando si è sicuri peròche • il soggetto non si sia artificialmente cc preparato '' p er render possibile il « fenomeno di ostacolo " che in questa reazione chimica si verifica. Su tale r eazione aono state poi presentate parecchie comunicazioni che contribuiscono a consolidarne l'importanza specie come indice biologico, ed hanno interloquito discutendo il « fenomeno d 'ostacolo» nella interpretazione diagnostica e medico-legale, i professori Audenino, Alberti ed il tenente colonnello medico Giarrusso. Il terzo giorno della riunione, il dott. Bruno Manzoni riferì su «L e mwve realizzazioni nell'assistenza p sichiatrica all'estero)). n relatore s'intrattenne sui criteri per l 'ammissione e la dimissione degli abnormi neuropsichici parlando dell'utilità delle dimissioni precoci da molti anni preconizzata ed attuata dal Bleuler specie nelle forme schizofreniche, non appena superata la fase acuta. Egli ha. inv ocato che da noi l'alienista venga sgravato dall 'eccessiva responsabilità inerente ai provvedimenti di dimissione, cosi da rendergli possibile l'applicazione di questi criteri che l'esperienza fatta all'estero ha trovato utili e pratici. Fa cenno a tale proposito, della cosiddetta «assistenza graduata e scaglionata» sviluppata a Berlino da Bratz e Wittmann e parla poi della « terapia più attiva » del Simon, e d ell'applicazione del metodo Simon negli ospedali psichiat rici della Germania e della Svizzera. Dopo aver passato in rivista tutte le nuove realizzazioni dell'assistenza psichiatrica conclude constatando che dopo tutti gli sforzi fatti, a riguardo, in Italia ed all'estero, la salute individuale dei malati di mente ed il problema della loro dimissibilità dagli ospedali, si sono molto avvantaggiati sia nell'interesse degli infermi, che in quello della società. Sull'accuratissima rassegna esposta dal Manzoni interloqnirono parecchi direttori di ospedali psichiatrici, che concordarono con l'oratore circa le provvidenze invocate per la ccdimissibilità precoce» e confermarono che quasi tutti i nuovi metodi di assistenza applicati anche nei nostri ospedali, hanno dato risultati favorevoli. Oltre i temi di relazione, furono svolte numerose ed interessanti comunicazioni dai professori Colella, D e Lisi, Bertolani, Lugiato, Fiamberti, Salmon e dai dottori Trossarelli, Barison e molti altri. Furono in fine votati all'unanimità. i seguenti ordini del giorno: l o n XX Congresso della Società italiana di psichiatria riunito in Siena, udita la relazione del prof. B alduzzi, convinto che la maggior parte delle malattie del sistema nervoso che avranno profonda ripercussione per tutta la vita stùl 'attività psichica e sociale dell'individuo si inizia nella prima infanzia; che oggi non si dispone di sufficienti conoscenze per riconoscere o quindi curare tali frequentissime mala-ttie; che effettivi progressi in questo campo non po~ranno essere fatti se non con una preparazione e sistemazione d 'indagini del tutto specializzate;


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fa voti che per l'alti:;sima necessità. di salvaguardare le venture generazioni, le istituzioni pubbliche e principalmente l'O.N. .M.I. vogliano promuoven• la Cr('aziono di org;l.nismi atti a raggiungere tale altissimo fine. 3° Il XX Congresso di psichia.t.ria, udita la relazione del prof. ColeIla sulla « tiililicte d(•l sistema nervoso n, convinto che l' infezione sifilitica dirett~tment<>, o indirettamente attraverso la ereditariet~L, più che la, tnb<'rcolosi, è fa.t tore importante di degenerazione della specie umana, fa voto che il Governo Nazionale, strenuo tutore della difPsa della stirpe, voglia attuare tutte qut•lle provvidenze occorrenti per combattere questo flagello. 3o [l XX Congresso della Società italiana di psichiatria ritiene che l 'applicazione dt>llavoro alla terapia delle malattie mentali non debba essere interpretata nel senso dell'introduzione nPgli ospedali psichiatrici di assetti a tipo industriale e di connesso lavoro macchinale, causadi automatismo e di dissoci~tzione mentale, ma nPl S('nso che essa avvenga a mezzo del lavoro del t.ipo artigianale, cioè del lavoro veramente formativo e rieducativo della personalità umana, e fa voto che tale concetto sia. espresso nt>lla vivamente attesa nuova ((legge sui manicomi e sugli alienati )). Nuova SE'de del futuro congresso che si terrà nel 1935, fu designata la città di Napoli. Furono stabiliti per tale congresso i seguenti temi: 1 o << Clinica ed anatomia patologica delle atrofie circoscritte del cervello ,,, relatori i professori Bonfiglio e SchaiUon. 20 « Psicosi secondarie alle malattie. Psicosi e malattie del ricambio n, relatori i professori Penta e De Marco. 30 ((Metodi dell'ergoterapia applicati alle varie sindromi psicopatologiche ,,, rclatori i nrofessori C'orberi e Daneo.

''lifNegli intervalli tra le sedute, i congressisti visitarono la R Clinica delle malattie nervose e m<'ntali nel bellissimo nuovo assC'tt.o dato ad es:;a dal direttore prof. Ayala, ed il magnifico ospedale provinciale psichiatrico S. Nicolò, diretto clitl prof. D'Ormea, ove presenziarono l'inaugurazione del nuovo Consultorio di igiene mentale. Prima di sciogliersi fecero interessanti escursioni a Pienza, a Chiusi ed agli st.abiliment.i di Chianciano-terme, ovunque accolti con signorili e cordiali manifestaziòni di gentile ospitalità.


LEZIONI E CONFERENZE

0l)PEDALE MTLTTARE DI ~J8SSINA

CHIRURGIA RICOSTRUTTRICE DELL'APPARATO LOCOMOTORE Lezione clinica dC>I prof. Giuseppe D' Agata, Dire ttore della Clinica chirurgica della R. Università di ~lessina (8 giugno 1933-XI)

Vi presento dei casi clinici che servono acl ·illustrare alcuni aspett·i della chirurg-i a ricostru.ttrice dell'a.ppamto locomotore. I ncomincio con dne ca8i di pie(li torti. N el prùno caso, il rneno gmve, trattasi di un ragnz:;o cli anni 7 (R. Antonino), entrato giorni fa in Olinic(t chinagica pe·r piede torto va:r(}-eq1tùw a destra, postumo (li pnralisi ·i nfantile. D el gruppo rnutwolare a nter(}-esterno ~ ipofun:;ionante il fle.ssore comune clelle dita, rnentre ·i p eronei soiW completamente paralitici. Nel seconilo caso trattasi eli una ragazza eli 9 a.nni (D. L . Giovanna) che p·r esentava pieile torto caV(}-I'ar~quino a destra. Del gruppo t1Ht8Colare a nter(}-esterno ipofunziona.nte il tibia.le anteriore, completamente paralitici i p eronei: Ì7Jerfun:.:iona nte il tle.~sore. pmprio dt'll'allucr.. Il progrmnma. generale di lavoro è il seguente: l) correggere l'eq1tinisu~o; 2) ristabilire la mancata fwu:ione della prona.zione e nel seconclo caso anche dell'estetUJione con correzione del carismo. La correzione dell'eqlti.nismo si ottiene, e l 'abbiamo otten1ttf~ facilmente, con l'allungamento del tendine lli Achille, secondo la tecnica di Bayer, che risponde ai fì1~i pratici, cl(tttelo luogo a.<l una perfetta reintegrazione a·natomica e fun.::ionale di'l tendine. Il secondo qnesito potrà Pssere risolto ricorrendo a·i metocli di plastica ten4inea: prendendo in toto o in pa-rte un ten<line sano antagonista e ìnser endclo sul tendine pa.raUtico (trapianto tendineo attiPo di H offa o p1·ocesso d·iscenclente di V1ilpiu.~), oppure llisinserendo w1 tendine sano antagoni.~ta e fissan<l.olo sullo .9chtletro direttamente, O'vvero a mezzo dell'estremo dist.ale <lel tendine paralitico, in modo tale che con la funzione del muscolo trapiantato venga .91lJ)plita la funzione del ·1nu.~colo paral·i t·ico. Spesso e con bMni 1·isultati, nei casi tli piedi torti '1Jar(}-equi1ti, in cui del gruppo muscolare anteriore jundoni almeno il tibiale a.nteriore1 sjruttimno il tibiale posteriore (flessore e 81tpinatore), dis·in.<Jcrenclolo dal s1.w normale attacco sullo scafoicle, facendolo passa.re al d-i dietro del malleolo esterno per inse-rirl.Q rUrettamentc s1tl cuiwùle o alla ba.se rlelq11'i11lo metatarso. È ciò che ·io esegui?·ò fra, pochi giorni clinnan.z i a voi. In tal Ca8o il muscolo tibiale posteriore trapiantato a.girà cla estensore e prona.tore.


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CBtRURùJA RJCOSTHtTTBlCE DELL'APPARATO LOCOlllOTORE

N el secondo caso che vi presento, già operato, essendo CO?npletatnente non funzionante il muscolo tibiale anteri01·e, 11on abbianw creduto prudente di 1·icorrere all'innesto del tibiale posterioTe (che m:rebbe potuto lXnnpromettere la. funzione d.i B111lina::ione), ma siamo ?'i.corsi al trapianto delL'estensore pro1n'io dell'alluce, come diremo tra poco, e al trapianto tendineo attivo di B offa, o processo discendente di V1dpius, prendendo una bendereila del ten<7ine di Achille, innestandola sui tendini dei peronei, diet1·o il malleolo esterno. I n q1,esto caso, volend<> apportare n,u ova energia alla diminuita funzionalità del tibiale ant.eriore e nello stesso tempo per corregge1·e il caviamo, ho cruluto sfruttare la f1tnzionalità dell' estenso1·e proprio dell'alluce, che v·iene sezionato in con'isp01ul.enza della prima fala.nge: innestando il capo periferico al piccolo tendine del pedidio e il ca1>o centrale, portando/o in corrispondenza. della base del primo metata1·so attraverso un tunnel osseo, s·ut1t.ra.ndolo ad ansa, secondo la nota tecnica del Putti . In tal modo l'estensore proprio dell'a.ZZuce verrà a supplire il m1t.Scolo tibiale anteri01·e, compro'messo più o meno gmvemente nella sua funzionalità. Con questo artificio verremo contemporaneam.ente a correggere il cavismo, in quanto che v1wrà ad essere Ml!n1tllato l'angolo metatarsQ-falangeo, d<>vut,o alla 1narcata iperestensione dell'alluce indotta dal tentativo di funzione vicm·iante d eU' estensore proprio. E ciò che ho eseguito nel caso che qui presento e il m'i risultato è otti·mo sotto tutti gli aspetti. N el te?·zo caso trattasi di una bambina di 7 anni (R. Isabella) che pt·esentava piede torto equino, leggermente varo a sinistra, per paralisi completa di tutti i m1tacoli del gruppo antertr-esterno, sol~ ipofu?lzionante l'estenson proprio dell'alluce. In questo caso ho voluto ricorrere alla rieostruziO?le dell'apparato locomore a mezzo di tendini artificiali di seta, sec<>ndo la tecni.ca di Lange. Quest'autore n.el 1928 ren-deva note alcune particolarità tecniche d·i 1111 s1w metodo, 1tsato da più di venti a.n ni nella sua clinica, e perfezionato nell'ultimo periodo; metodo che si proponeva il fine di riparare alla ma-ncanza di funzionalità di un dato gruppo muscola1·e di un arto a mezzo di tendini artificiali in seta. Gli accorgimenti tecnici detta.ti dal Lange per l'1tso dei fili di seta, anche in base al risultato di esperimenti su animali, smw: 1o - La seta dev'essere preparata mercè ebollizione in soluzione di ossicianuro di 1nercurio all'l 0 l 00 • zo - Il filo di seta deve sottostare a graduale distensione a mezzo ili uno speciale dispositù:o (distensore del Lange), che riesce a diste11dere il filo di seta di cit·ca il lO 0 / 0 , di quanto cioè il filo si accorcia con la 81tbìta ebollizione. 3o - La. tensione del filo di seta de'Ve con·ispO?tdere al normale t0110 muscola1'l~.

Il filo di seta d(ve sc01'rere r~el tess1tto sottocutaneo, in punti molto ricchi di gras.~o, evita91do di farlo passm·e in 1:icùwnza di inci.si011i cut.anee. In q1wlehe mro caso 1'J1tò esset·e legittimato di fare pa$sare il filo di seta 4o -


CR!RIDtOlA RJ COSThlJ'M'RICE DELL'APPARATO LOCOMOTORE

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dentro la g1wina tendinea di un tendine paralitico; in questo ca.so ilt·isultato è scarso. Si comp·rende bene che sono da evitarsi le plastiche con fili di seta in vicinanza di processi infi.am?natorii. Un dato i1nportante è quello che si riferisce al destino e alla fwnzione del filo di seta. Questo non rimane in situ quale corpo estraneo, ma riesce di stimolo alla formazione di un tessuto connettivo, attorno a.d esso, assum endo in tal modo un'organizzazione più o meno perfetta agli effetti anatomici e funzionali. Il mantello di tessuto connettivo attorno alla seta, che dopo pochi me6-i appare gros11o come un ferro da calza, può raggiungere dA>po q1talche anno, o p·i-ù, la gtossczza di una ·matita. P&rchè ciò avvenga è necessario che il filo sia sollec·itato a lavorare, e a CO?lferma di c:iò il Lange riporta un caso di innesti di fili di seta, che dA>po otto a.n ni e-rano rimasti delle stesse dimensiO?ti, perchè ?lon era1w stati sollecitati a lavomre; mentre in 7tn altro caso i fili di seta, che a·vevano lavorato per dodici anni, presentavano molto bene sviluppato il mantello di tessuto connettivo attO?'?W alla seta, ta.nto da poter suppl·ire alla fisiologica junzù>ne tendinea. fie in tal caso, afferma il Lange, a ca1tsa di un processo flogistico tardivo si arriva~:~se all"elirninazione della seta, il r·ùtultato rimarrebbe lo stesso, potendo da solo il 1nantello CO?mettivale (formatosi attorno alla seta) basta·re a mantenere la funzione tendinea. Il metodo del Lange non ha trovato apriorist·icamente il consenso dei chirurgi e degli ortopedici, S7Jecial.m ente in Italia, e il Palagi in 1ma interessante e dotta relazione al X X II Congresso della Società italiana di ortopedia, nell'ottobre 1931, t·rattando sulla terapia ortopedica degli esiti della paralisi infantile, a propo.~ito della tectl.ica del Lange sui teniti?'l.i a·rtiflèiali in seta, afferma che essa ha a:vuto finora un'appl·icazione piuttosto sporadica in Germania e in America. « La ragi-one di questa scarsa popolMità si deve sopmtt1tUo alla poca simpatia che incontra generalmente l'1t.,o dei tendini a.rtificiali e della seta in pa1·ticolare modo; ma si deve ric01tasce1·e che i vantaggi dell'atto operativo divulgati dalla scuola di M o1wco in 1t1w serie di m'merosi casi, sO?W veramente apprezza-bili. Vi sono i1ulubbiamente dei casi gravi di paralisi soprattutto dell'anca, nei q1tali l'impiego della tecnica del Lange a.ppare giustificato e m.eritevole d'ora in avctnti di più la1·ga applicaziQ7},6 ». In due dr.i casi che qui presento ho creduto di applicare il metodo dei tendini artificiali in seta. N ella bambvna (R. !Rabella ), con paralisi completa del gruppo muscolare antero-esterno, nell'agosto 1931, hq proceduto all'operazione, inne.~tando d1te grossi fili di seta S1tlle masse mwwolari del tricipite, facendoli passare sottomttanemnente e inserendoli 81tlla faccia dorsale del mediota·rso: impiantando uno dei fili verso l'interno, al p·rimo ooneiforme e quello esterno al cuboide, con fissazione osteo-periostea. Tranne la comparsa di 1m modico, passeggero edema reattivo al terZfl inferiore della gamba dopo alcuni giorni dall'operaziO?M, ~'l decorso post-operatorio si presentò normale. Dopo due mesi i fili di seta si repertavano in situ, poco ®mentati di volume, ma capaci di mantenere il piede in posizione normale, con leggera tendenza al varismo, che veni'L·a corretto n ella deambulazione e nella contrazione del gastrocnemio. 3 -

Giornale di m edicina militare.


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CBtRUROIA RICOSTRUTT itiCE DELL'APPAltATO LOCOMOTORE

I genitori della bambina, soddisfatti dell'esito dell'operazione, tum voll&ro più fare rimanere La figLiuola in ()linica e il 10 ottobre 1931 ritornava in famiglia. Dopo q1wlche tempo la bambùw, ebbe a notare che la resistenza daL lato esterno veniva a mancare, tn.ent·re pre1uleva il soprawento il tend·ine artificiale del lato intern-o. .Acc&ntuatasi d·i più la d&viazione del piede all'i·nterno, richiese di nuovo ricovero in Oliniea, cioè dopo ott<J mesi dall'operazione: Pre-sentava ben funzionante il tendine artificiale in seta, dal lat>O Ìllterno, della grossezza di u.,w, sottile matita, be1~ appariscente, specialmente nel suo terzo inferiore. &i notava come esso esercitasse u,w, tensione tale, da portm·e il piede in varistno. Da.llaw estern-o il filo di seta, che era 81ato impiantato sul cuboide, twn è stato possibile repertarlo; esso ha dovuto o lasciare la pre.~a, in corrispondenza della S'l~a fissazione osteo-periostale sul cuboide o ha do·v1tto subire qualche scontinuità. Per correggere ciò, ho voluto sottoporre l'inferma ad un secomlo i1ttcr· vento, cioè ho impiantato due fili d.i seta al terzo medio del lato esterno &l tet~dine di .Achille, fissandoli in basso alla base del quinto metatarso col metodo end.osseo, facendo pas8are sott.ocutaneamente i due fili, uno al dava·nti del malleolo e l'altro dietro il 1,~alleolo, servendomi come tnez.ro di scorrimento, nel punto di rijles11i<me al malLeolo e11t&rno (allo scopo pure di impedire le aderenze), di un doppio strato di pergamena, che secondo Lange, agirebbe da?Ulo lu-ogo, in definitiva, alla fornw,zione di una borsa mucosa. Ho creduto utile, ?Wlllo stesso tempo, di procedere ad una parziale ten-otomia del tendine artificiale in seta, dal lato interno, c'M si mostrava in ipertensione. .Ad un mese dall'operazione si ebbe modico edema delpied8 e in corrispondenza del punto, dove era st<tta applicata la carta pergamenata, si ebbe a notare l'apert?,ra di u,w, piccola raccolta e, in seg1tit.o, elimi,w,zione della carta pergamenata e di uno dei due fUi di seta, quello che scorr&Va al di dietro del malleolo este-rno. Un'aUra piccola raccolta 8i ebbe di poi più in alto, al terzo inferiore della gamba, al lato esterno del tendine di Achille, e da questo punto si è avuto la f?wruscita del capo prossimale dell'altro filo di seta, che tuttora passa sottocutaneamente avanti al malleolo, ritna?~&ndo impia:ntat.o alla base delq1tinto metatarso. Oome potete osse-rvare, questo filo di seta mantiene in atto solamente U?t po' di secrezione purisimile. Lungo il tramite, dove passa il filo, vengon-o im·messe, ogni cin{j?/..e o sei giorni delle gocce di alcool a 90° nell'intento lli stim.olare maggiormente la formazione di tessuto reattivo fib·ro-connettivale atto-rno al fil,o, che agisce da corpo estraneo. Allo stesso intento vengon-o esercitate sistematicatnente delle trazi01~i sul tuo di seta, che fa capolino dalla ferita cutanea; trazioni che, come potete osservare, sono in grado di portare passit•amente il piede in flessione rlorsale e pr01ULzi-o1w. Quale dunqtte in definitiva in questo ca,so il risttlt-ato dell'applicazione del mr.todo del Lange, con tendini artificiali in seta f B·umw il risultato, che si è ottmt?tto col filo di seta sottocuuu-,eamtmte tra il tricipite e il primo cuneiforme, capace di nwvimenti attivi i-n flesliione dorsale e s?tpi?t<tzione; anzi, notandosi tm'iperestensione, siamo stati costretti


CHIRURGIA RICOS'f RU'TTRlCE DELL'APPARATO LOCOMOTORE

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a proced&re nel secondo tempo ad una tenotomia di q1~csto tendine artificiale. L'operazione invece è, in parte, fallita allo scopo dal lato esterno, dove il filo di seta teso tra il tricip·ite e il cuboide ha lasciato la presa i·n un primo tempo e si è verifwalo 1'n tardivo p1·ocesso settico in un seconclo tempo, non tale però da richiedere l'allontanammtto del filo stesso. I n atto cerchiamo di provomre una reazione di tess1tto connettivo, attorno alla seta, immettendo dell'alcool attraverso il tramite fistoloso e esercita·ndo delle sistematiche trazioni. Potrà a'!>venire però che il tessuto connettivo neofonnato attonw al filo, prenda aderenze con i tessuti attorno para- tib·io-tarsiche; ed a.llora. in ultima analisi, dal lato interno, n ella peggiore ·ipotesi, awem.o quale risultato q1tello di 'ttn'ope·razione stabilizzatrice da compararsi alla fasciodesi o sindes·moplastica (1). l n ultimo voglio mostran;i il caso di un ragazzo di 11 anni, che per paralisi degli arti inferiori ha se·mpre ca·mminato a q1tattro p·iedi. .All'entrata in Clinica presentava: a sir~istra, paralisi completa dell'arto inferiore, con ipoeccUabilità dei muscoli glutei; a destra, a carico della coscia, poco o nulla funzionante il quadricipite, a carico della gamba e del piede, nessuna funzional·ità dei muscol·i del gruppo antero-estemo ad eccezione llel tibiale anteriore, che si presenta. ipofunzionante. P1·ogramma di la:voro: .A destra, per l'estensione della cos<-'Ìa, abbian~o creduto leg·ittimato pmticare un innesto d·i tendine a.rtificiale in seta, inserendo i fili daJ.la parte media del sartorio, fino alla tubm·osità della tibia. È ciò, che ho eseg1t.ito dodici gi<mti fa, secon<lo la tecnica del Lange, il quale assicura che i suoi operati a molti anni di distanza dall' intervento n01t solo cammina1w ben.e, ma possono compiere ma·rce prol1wga.te. Pel piede ricorreremo all'innesto del tibiale posteriore S1tlla faccia dorsale llel medio-tarso o sul tendine del muscolo breve peroneo in corri.spondenz a del suo attacco al q1tinto metatarso. .A carico dell'arto Ì'nferiore di sinistra, d&ve esiste g·rave deficienza statico-dina.m ica dell'a:rto, ricorreremo al geniale congegno statico-passivo <lcll'arto, secondo il metodo di Pu.tti. Egli consiglia in simili casi l'artrorisi a.nteriorc, prop01tendosi lo scopo di ottenere durante la dea.mbulazione, coll'arresto solido della flessione del piede a.d un angolo di modico equinismo, l'iperdistensione automatica del ginocchio e dell'anca, indispensabile e sufficiente per permette1·e all'arto la fun zione pas11i va di sostegno. Conte dimostrano gli schemi riprodotti c1al Putti e dal 111 ezza ri, si vede chiaram ente come in un arto paralitico il carico tenderebbe a <leterminare il crollo, p er chius1"a in flessione delle tre a·rticolazioni, mentre la iperestensione automatica del ginocchio e dell'anca sollecitata da una dimv11uz·ione della flessione dorsale del piede pel modico equinismo (otten1tto per ntezzo dell'artrorisi anteriore), i·mpedisce il crollo, realizzan<1o l'optimum delle c01zdizi01ti statico-meccaniche. I perestensione del ginocchio e dell'anca, che abbiamo ottemtto grad?talmente, a mezzo dell'applicazione di apparecchi gessati. (Il Il Ilio ~~ è cllmlnnto nel luglio sr.or-so ed il mantello llbro-"onnett h·nlc ba acquistato la ruuzì one tenrlinea. tula dn poler ntt l\·nnwnto (·om pic o•e l movhncnti di llcs.- lone dor<~Uie e di pron~tzionc, totlllmeute aboliti Jlrlmn dcll'oJJ cru7.lonc.


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ALCUNI ASI'ETTT D E LLA PATOLOGIA ORAI .E ECC.

E fra giorni (l) alla vostra presenza, procederò all'artroris-i anteriore, che può essere pmticata a 1nezzo dell'innesto di u?t.a stecca ossea da impia.n tare n el corpo dell'astragalo o sollevando da questo un lembo ostw-cartilagineo, che si rincalza con ntateriale scheletrico preso dallo stesso astragala; a·rtrorisi, che spesso è opportuno associare con altri artifici: accorciamento plastico del tendine di Achille, tenodesi, artrodesi dell'articolazione sottoa.stragalea e astragalo-scafoidea. Ma purtroppo in quest.o caso, anche i ntuscoli glutei, a sinistra, sono poco o nulla funzionant·i, per cui si impone un'aggiunta aZ programma di Zavoro e cioè un tmpiMtto di scendente, a mezzo di due fili di seta, che, inseriti S1tl muscolo sM?·o-spinale, attraverso il cellula1·e sottocutaneo, vengono i·rnpiantati al piccolo trocantere (2). E tale progra.rnma abbiamo attuato e attuerenw gradatamente nella fiducia che, anche in questo caso di grave deficienza statico-dinamica degli arti inferiori, si abbia ad ottene1·e in definitiva un buon risultato ortomorfì.co e funzionale.

OSPEDALE )fiUTARE DI BOLOGNA

ALCUNI ASPETTI DELLA PATOLOGIA ORALE TRATIAMENTO DELLE FRATTURE DELLE OSSA MASCELLARI Conferenza. del prof. Arturo Beretta, Dire ttore dell'Istituto Clinico per le malattie d ella bocca d ella R. Università. di Bologna (lO giugno 1933-XI)

Col 1wme di odontoiatria e protesi dentaria si indica il ramo della medicinar-chintrgia che studia l'origine, lo sviluppo, la funzione, la patologia e la terapia del sistema dentario e dei tessuti ed organi che con questo hanno diretto rapport.o. Questa definizione spiega anche il perchè sia1w co-mpresi alcuni capitoli clella m ediaina-chirurgia generale che sembrerebbero estra·n ei all' odo'ntoiatria, q11.a li ad esempio i capitoli che riguardMW la frattura delle ossa mascellari e l'ortopedia dent.o-facciale, in qua·nto per lo studio delle fratture delle ossa ma.scellari è necessario conoscere i rapporti anat01tlici, fisiologici e fisio-patologici dei mascenari coi denti e l'i?np(}rtanza che assumono questi organi per l'a,pplicazione degli apparecchi che servono alla riduzione e contenzione dei frammenti. Altrettanto possiamo di?·e dell'ortopedia dentr.r-facciale, sC?'vendosi essa dei denti per l'applicazio?w delle forze che indirettamente possono 'modificare i processi alveolari e regolarizzare così lo scheletro facciale. (l ) r.. · op~rA?.ione è stata eseguita in p resenza ni numerosi uflloìall roediol U 17 giugno 1933. (~\ l." opcrazlon e è stilla eseguito. U 18 luglio 1033.


ALCUNI ASPETTl DELLA I'A'fOLOOlA ORALE ECC,

Data l'imp<n'tltnza che ha assunto la specialità odontoiatrica nel campo delle scienze mediche, il~ relazione a·nche a ragioni di ordine sociale e scientifi,CQ, essa è assurta, per opera del Gover·no nazionale italiano, colla promulgazùme della vigente Legge sull'crrdinamento degli st1tdi odontoiatrici, a -vera e propria specialità medica con solida base scientifica. Gli st1uiiosi sono concordi nell'a.ffermare che le affezioni dell'apparato dentario hanno qumti sempre una diretta ripercussione ed una stretta influenza sulla f1mzionc digestiva, anche prescindendo M.lla principale funzione fisiologica dei denti, qual'è la triturazione e dalla sua importanza nei processi digestivi, e sull'organismo in genere. Il F·rugoni ed altri hanno provato come focolai infì.ammatori localizzati all'appamto dentario possano molte volte spiegare tante altre affezioni dell'organis?no che una volta erano designat.e come criptogenetiche, idiopatiche. N ella cavità orale esistono condizi(mi antagoniste che allo stato di salute si trO'Vano in equ-ilibrio biologico: da una parte gli agenti dell'infezione, dall'altra i mezzi di difesa (principalmente l'appamto linf(}-glandotare e la saliva) . Per molteplici ragioni q1testo equilibrio biologico p1tò rompe1·si, determinando svariate condizioni patologiche locali e, secondariamente, anche generali. In proposito si poss01w affermare questi principi: ogni modifica;ione dell'eqttilibrio biologico dell'ambiente orale si riflette s1tll'orga· nismo; e per contro t1ttte le nwdificazioni patologiche dell'crrganismo possmw ripercuotersi anche nella cavità orale. Fm i fattori generali che provocltnO ripercussimti nell'àmbito boccale e dentale è da annoverarsi il fattore ereditario e tutte le came che agiscono aan· esterno e M.ll'interno, determinando uno stato costitttzionale, particolare per ogni indit'i<luo, di ?naggiore o mi1wre recettività alle infezioni. Un alt·ro fa.ttO'I·e importante è da annoverarsi n ella funzione delle ghiandole endcerine e loro o1·moni (tiroide pel trofismo osseo; 11aratiroidi pel ricambio e fissazione del cal.cio; timo per lo sviluppo ossC(}-1n1lScolare e nletabolismo del calcio ecc.). Le ripercu.ssi<n~i per contro eh.; si possono avere s1tll' O"rganismo per lesi<mi primitive ilella cavità orale, sono svariate c si manifestano ogni volta che -venga a mancare l'equilibrio biologico esistente nella cavità buccale, per modo che i germi che stanno abitualmente i1~ bocca esaltano la loro virulenza latente ed attaccano i tessuti ed organi orali. Fra questi, e che don~ina la patologia orale, il più importanu è il dente, che è intimamente connesso al resto dell'organismo per mezzo della polpa dentale, i cui nervi comun·icano direttamente con il sistema generale. Data poi la estrema labilità dell'crrgano p1tlpare, si comprende come questo cada facilmente i?t pred4 a processi infettivi ed infia,1n-rnatorii, i quali diffondendosi per contin1tità e per contig1tità possono portare gravi compli· cazioni settiche locali, metastatiche e generali. La malattia predominante che colpisce il dente è la carie, che distruggendo la parte mineralizzata della ccrrona del dente, mette a nudo la polpa la quale perciò facilmente si infetta (pttlpite), .~i ncerotizza e cade in gangrena. Attraverso l'orificio radicolare il processo infiammatorio può pa.ssare ai tessuti peridentali e determinarvi fe1wmeni Ì11fiammwtorii (periodontite),


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AI,Ct1:->l ASPETTI DELI.A PATOLOG IA ORALE ECC.

esteriorizzarsi e volgere a guarigione, O/JP!~re interessare anche le ossa mascellari dando osteiti, osteotlemmoni, ecc.; attraverso la via sanguigna, poi, p·uò dare setticemie. Se la flogosi della polpa e dei tessuti peridentali assume decorso cronico, questi reagiscono con prod1~zioni iperplastiche: si forma allora il cosiddetto granulonw, apicalei ovvero si possono formare nei tessuti peridentali delle saccocce suppuranti: la piorrea alve.olare che può portare, in sèg14.ito alla facile e conliwua ingestione di plta, a secondm·ie complicanze dell'apparato gastro-enter i co. Molti sttuliosi, come fl~ già detto, hanno di·m.ostrato che vari germi, fra cu.i lo streptococcus >iridaus, dai focolai settici periapicali del dente. o dalle saccocce piorroiche, possono 7Jassare periodicamente o contimta· ·mente in circolo per poi localizza1·si in organi e tessuti diversi dan-<lo le così dette ma.nifesta::ioni morbose cri11togenetiche (e1ulocardi ti, affezioni renali ecc.) . .F·requenti ed in ra-pporto con le malattie dei denti sono le nla.n ifestazùnl'i a carico del sistema nervoso periferi co (nevralgie del trigemino, fW1~riti, paralisi del facciale), a carico dell'appara-to gastro-enterico (gengiviti, sw· matiti, ga.striti)i man·ifestazioni cuta.nee (prurito, erpete, eczema deUa faccia, area celsi). A nche gli organi sensitivi posson.o essere compromessi e prime fra tutt·i, per contimtità e contiguità, ~·apparato oculare (ede-1na deUa palpebra inferiore, flemnwni orbitari, congiuntiviti, iriti, ecc. ). Infine le malattie dentali possono dare complicazioni tw.sali, come ascessi del pavi· m ento delle fosse, suppurazioni dei seni ma.scellmi ed a carico den' appara te uditivo la così detta otalgia nervosa dentaria. Da quanto sin qui si è detto dell'interdipendenza fra fisio-patologia ora/,e ed organismo, appare evidente come ogni n~edico generico debba a-ve-1·e ut!a buona conoscenza tem·ico-pratica di odontoiatria, affinchè. possa sooco1-rrre. le malattie dentali pitì comwni non solo, ma a-nche perchè, colla con,osoenza di qttesta specialità, possa riuscire più completa la sua opera di assistenza umanita1·ia e sociale. Non è a dire q1tale importanza abbia l' odont.oiatria anche per il meclico militare, specie dt~rante il reclutamento, affinchè la scelt<~ dei fisicamente idonei sia il più possibile corrispondente alle esigenze de4 servizio milita-re, a-nche dal lato dell'apparato denta-le e poi perchè una buo11a conoscenza dell' odontoiatria possa aitaare a svelare - come hanno insegnato i frequenti esempi in guerra -le simttlazioni nell'a-mbito buccale. Vediamo ora di quale importanza. sia anche lo studio dell' odontoiatria in 1·ig1tardo alle lesioni trau11j,Q,tiche delL' a-pparato dentario e specialmente nei riguardi della terapia di queste lesioni, fra le quali senz' altro la. pii~ importa-nte è la frattura. delle ossa. masceUari. Questo stttdio, sebbene sembn di spettanza della traumatologia, è invece intimamente connesso all'odon· toiatria, non solo per i rappo1·ti ana.tomo-fisiologici intercon·enti fra denti e ossa mascellari, ma perchè n ella frattura di queste ossa ci si dt>1'e va-lere dei denti come mezzi di sofftegno e di fissazione di speciali appa· recchi co.~truiti dallo specialista odontoiatra, per la riduzione e contenzione dei frammenti. P er ciò che concer·ne l'eziologia dPlle fratture delle ossa 11j,Q,8Cellari ·~ de ve ricordare che, oltre l'agente v1tlnerm1-te, ha gra.nde importanza. il terreno

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ALCUNI ASPB'l'TI DELLA PATOLOGIA ORALE ECC.

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sul quale esso agisce (fratture patologiche). Traseurani/() poi lo studio particola-reggiato delle va-r-ietà di frattura: dirette, indirette, c<nnplete e inc<nnplete, se1nplici o cotmninute, chiu~Je o aperte ecc., e della loro sintQmatologia, studio di C'"i si occupa la traumatologia, si accennerà invece alla .terapia delle fratture dei mascellari, per la, quale lo st·udio dell'od&ntoiatria è di prima necessità. Se la frattura è esposta, primo cc:mpito dello stomatologo è quello di una accurata toletta della cavità buccale e del focolai<> di fmttura, consiste1~te nella rimozione di mucosità, coaguli sanguigni, tessuti in sfacelo ecc., per 'mezzo di abbondanti e prolungate irr-igazioni CO'n soluzioni tiepide debol1nente antisettiche (permanganato K al 0,50 o / 00 ; timolo al 0,10 o / 00; acqua ossigenata al 3 °/0 • .A questo lavaggio deve seguire subito il trattamenw chirurgic€r'n~eccanico con asportazione generosa dei brandelli gengivali, tessuti necrotici, schegge ossee libm·e. Bisogna invece rispettare i frammenti ossei ancora aderenti ed i d61tti mobili che nO'n peschino però nel focolai<> di fratt1l,ra, giacchè possono successivamente atwora CO'n8olidarsi. Viceversa tutti i denti che c&municano col focolaio di frattura devono essere subiw asportati, poichè agi?·ebbero da, corpi estra?lei ostacolando la formazione del callo e provocando fen<nneni infiammaWri. Segue la cura propriamente detta per la quale deve intervenire l'odO'ntoiatra e che consiste nella riduzi01~-C e cotttenzi<>ne dei fm1nmenti. La riduzione può essere immediata, oppure può essere lenta e prog-ressiva mediante speciali a1Jparecchi (molle, bende elastiche, viti ecc. ), per la C1l,Ì messa in azione occo·,-rO'JW i così detti p1m.ti di a1woraggio che possono esser scelti sullo stesso mascellare fratturato, o su ambedue i masceUari, o sul crani<>; di qui la distinzione di questi apparecchi in mO'no-inte~ranio­ mascellari. Pure per la contenzione dei framme'nti abbisognano 'mezzi meccanici suddivisi in mono--inter-crani~ascellari. Questi apparecchi ve-ngMW a,pprontati dallo S1Jeciali.~ta odontoùttra, il quale dopo aver presa l'esatta impronta delle d1te arcate dentali CO'n apposite paste o con gesso, costruisce su questa il modello in gesso del focolaio di frattura, sul quale a sua volta prepara gli apparecchi che dovranno servire alla contenzwne dei frammenti. Fra gli apparecchi di contenziO'ne monmnascellaTi sono da ricordare la legatura dei denti, le feTule e le docce. F •ra quelli intennascellari il più importante è la doccia di Gunning o doppia doccia, di cautciù o di metallo, riunita in un sol blocco, la quale serve a manteneTe in occlusione forzata i masocllari. n tn<Jzzo miglioro di contenzione però è u blocco d.clle masocllR che si ottiene applicando CO'nt61nporaneamente sui mascellari antagonisti o delle doccie, o ferule e fissand.Q tali dispositivi fra loro per mezzo di legatut·e metalliche intermascella1-i. Si ottiene così rocclusione forzata l' permanente delle mascelle per tu.tto il tempo necessario alla formazione e al CO'nsolidamento del callo. Quesw mezzo che si riteneva barbaro ed intollerabile per il paziente costretto a portarlo per l11-ngo tempo, da,nrwso per il pericolo di insorgenza di infeziO'ni, di rigidità muscolari e d-ell'articolazione te11~por~andibolare e da,nnoso anche per l'insutficente mttrizione, fu largamente usato in guerra dando ottimi risultati.


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AT,CONI ASt'ETTl DELLA P•\l'OLOGIA ORALE ECC.

L ··uso ha poi dimostrato com.e i pazienti possano a lungo tollerare il blocco delle rnMcelle senza risentirne affatto molestie locali n.è generali, e se-nza dare co11tplicazioni nè a carico dei muscoli, nè delle articolazioni telnporo-·mandibolari. Comporta naturalmente 1ma accurata igiene della bocca ottenuta co·n frel_uenti riscicwqui ed ogni tanto con la rimozione dell'apparecchio. I risultati di contenzione otte,~uti hanno confermato che il blocco delle mMcclle è il 1nezzo più efficace di cura delle frattt4.re e soprattutto di quelle della mandibola. Gli apparecchi cranio-mascellari sono rappresentati da mentoniere, fasc-iature, caschi, fionde ecc., che prendono appoggio sulla testa del paziente per contenere i frammenti mascellari. n più. semplice e di immediata e fac-ile preparazione è la fionda. Dalle esperienze della guerra, nei riguardi delle fratture delle ossa mascellari, sono scat1t·riti pre.ziosi insegnamenti che si possono riassumere nei seg1Mnti princ-ipi: È necessario che i fran~menti di frattura vengano rimessi in buona ed esatta posizione onde ottenere col consolidamento anche la migliore continuità dell'osso e soprattutto il perfetto ingranaggio dentale. L'operato·re deve preoccttparsi anzitutto della restaurazione scheletrica, in quanto le eventuali concomitanti lesio-ni dei tessuti molli presenta·no i·n~­ portanza secondaria, potendo-ne gli eventuali difetti essere riparati con successive operazioni di plastica. Se si vuole ottenere un risultato perfetto, l'intervento deve essere possibilmente immediato, poichè l'attesa favorisce il consolidamento dei fra·mmenti in posizione anormale in modo da dete-rminare gravi e perman~nti difetti nella funzione masticatoria e nell'estetica.


MEDICINA LEGALE MILITARE

CAUSA, CONCAUSA, OCCASIONE IN MEDICINA LEGALE PENSIO N ISTICA Prof. Gesualdo Giarrusso, tenent e colonnello medico

Mi acca.de talvolta. nell'esercizio del mio mandato medico-legale militare di constatare come il rapporto giuridico di causalità lesiva di servizio non viene sempre considerato, o dagli interessati, o dai periti militari, sulla scorta dei criteri fondamentali della legge che lo regola. Comunemente gli interessati ritengono che la <<occasione di servizio))' come l'occasione di lavoro in infortunistica, ordinaria, sia titolo gimidico sufficiente a conseguire diritto di trattamento di quiescenza privilegiata, e questa ignontnza dei fondamenti d·ella legge pensionistica di Stato è fonte di reclami, di appelli e di liti che dopo essere giunti sino alla suprema Corte dinanzi al Magistrato delle pensioni, lasciano nell'animo dell'interessato la convinzione d'essere stato vittima di un'ingiustizia. Talvolta, invece, sono i periti che nel valutare stati morbosi si lasciano guidare da improprietà di apprezzamento, fondate sulle sole conoscenze mediche senza adeguarle opportunamente allo spirito delle disposizioni legislative e procedmaJi che regolano appunto la materia su cui sono chiamati a giudicare. Cosi ad esempio, i concetti di ca.usa, dj concausa e di occa<>ione di servizio, che pme nella nostra legge sono esplicitamente fissati negli articoli 40 e 41 del Re~io decreto 5 settembre 1895 n. 603, non sono sempre tenuti presenti nei giudizi medico-legali valutativi. E pur dando alle volte all'art. 18 del Regio decreto 15 aprile 1928 n. 1024 quella larga interpretazione che la gimisprudenza medico-amministrativa. va promulgando a poco a poco col sostituire al concetto di causalità uni- • voca. fissato dalla norma di legge, quello di u concausa 1>, non sempre i periti medico-legali adottano a riguardo criteri di uniformità e di adeguamento tali da ben selezionare nel concorso delle causalità lesive, questa concausa nella sua azione e funzione di determinismo morbigeno ormai ammesso dalla giurisprudenza suaccennata. È noto che tra il fatto di servizio come causa morbigena e l'evento morboso, deve intercorrere un rapporto di causalità almeno necessario e preponderante, se non esclusivo, perchè l'evento possa essere ascritto ai termini di legge. La concausa che la legge nega, nei snoi fondamenti, si può dunque accordarla nella prassi, ma solo quando, tra il concorso delle cause coefficienti, rappresenti dal lato clinico--etiologico un fattore deter· minante dello stato morboso, portando questo stato a grado di malattia nel senso nosologico, e quando dal lato medico giuridico rivesta i requisiti di elemento non soltanto sufficiente, ma assolutamente necessario per la


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CAUSA, CONCAUSA, OCC ASIO!'E l:S MEDICINA ECC.

realizzazione dello stato morboso. Io bo avuto occasione di svolgere più a lungo questi concett i in tm altro mio a1·ticolo sulla ''causalità lesiva di servizio in medicina l<'gale militare » (1). E poi bisogna tener presente che nè causa, nè concausa significano «occasione di servizio»; non bisogna confondere i fattori morbigeni eventualmente contenuti nel fatto di servizio, con quelli che si verificano o elle influiscono ''durante il servizio, ma per circostanze estranee al servizio stesso''· Le «coincidenze cronologichen, le «rivelazioni morbose», le « ma.turazioni morbose '' di processi in evoluzione biologica silenziosa ma spontaneamente progressiva insiti nell'organismo, non possono, non debbono essere addebitate al servizio, di cui non rappresentano altro che un " momento storico ''· C'osi non bisogna attribuire a "rischio specifico di servizio » tutte le sensibilizzazioni morbose contingenti di origine spuria, o disciplinare, o economica, che col servizio hanno ra.pporto occasionale, mentre riconoscono la loro origine genuina in disordini del contegno e della condotta individuale, o in stati neurosici~ o paranoidi costituzionali. E soprattutto non bisogna addebitare al servizio le meiopragie originarie, le soprastrutture caratterologiche, le anomalie del temperamento, che il servizio <<rivela" in un dato momento come farebbe un alt.ro qualsiasi reagente mesologico che venisse a contatto del sogget,to in un qualsiasi ambiente sociale della sua esistenza. Bisogna ricordarsi che il servizio militare non ha rischi morbosi di malattia come accade per esempio nel mestiere di tipografo o di conciatore di pelli, ecc. Il servizio militare è fonte di salute, non di malattia. Quante tubercolosi allo stato di sclerosi sìlt>nziosa, anziane di decenni, non vengono caricate ingiustamente al «servizio » solo a traverso ombre apicali radiologiche fatte apposta per offusca.re la mente del perito! Quante neura.stenie ed esaurimenti nervosi non si costruiscono "su piccoli tremori delle mani protese a dita abdotte e su vivacità di riflessi rotulei n, naturale appannaggio delle costituzioni emotive, in cni il servizio non rappresenta altro che «la occasione>> o il " pretesto >> per sollecitare una villeggiatura compensata con "assegni " al cento per cento. ' Bisogna dtmque, che i periti militari in questa delicata materia che solletica tutti i giorni appetiti pensionistici o interessi utilitari, siano ponderati e precisi nei loro giudizi, in maniera da, non ledere i diritti degli interessati, ma ancht! da non consentir loro «l'assalto alla diligenza >>, e in maniera da non prestare essi stessi periti il fia nco alla giusta critica delle gerarchie superiori chiamate di frequente a rivedere gli elementi di ragione medica in raffronto a quelli del rapporto giuridico che han costituito la base di certi erronei provvedimenti medico-legali. Un altro dei fattori di giudizio medico-legale che si vede spesso frainteso nelle valutazioni di alcuni periti, è il criterio cronologico nell'insorgenza o nel decorso di stati morbosi. Anche qui entriamo nel campo della causa o della concausa preesistenti o susseguenti ed in quello delle succes· sioni morbose. È noto che un processo morboso nella sua insorgenza e nel suo decorso è definito non soltanto dai fenomeni patologici che lo cara.tterizzano (1) \.iomn/e di mcdioina mili111rt. ottobre 1!>:12.


CAUSA, CONCAUSA, OCCASIOJI.~ IN MEDICINA ECC.

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dal lato clinico, ma anche dai limiti di tempo in cui questi fenomeni si manifestano. Quando la fenomenologi a morbosa si estingue, allo stato di mala.ttia subentra quello di guarigione. È vero che dallato clinico la guarigione può essere completa o parziale, cioè con difetto, ma se l'individuo ritorna alle sue occupazioni sociali espletandole tutte in modo incondizionato come prima della malattia, egli si deve ritenere guarito dal punto di vista medico-legale, come difatto lo si ritiene riammettendolo in servizio. .Accade tal volt~~ che a dista.nza di alctmi anni questo stesso soggetto si ammala di nillovo di forme morbose anche siruilari a quella precedentemente sofferta; non c 'è dubbio che per poter insorgere quest.o nuovo stato morboso hanno dOVlito influire nuovi fattori causalistici endogeni od esogeni, altrimenti il dinamismo dello stato di salute del soggètto aVTebbe continuato a tenere lo stesso punto di equilibrio su cui procedeva, e non si aVTebbe avr11to la malattia. Delle volte di questi nuovi momenti causalistici non si tiene conto nella valutazione medico-legale del rapporto giuridico; i periti addossano questo nuovo stato morboso, senza alcun ulteriore esame etiopatogenetico, alle causalità di servizio valutat.e magari sette od otto anni prima, ed omettono cosi l'istruttoria di legge. Succede allora che una, volta acquisito, o protestato, un giudizio di ca.usalità a rapporto giuridico di trat.tamento privilegiato, su questo giudizio si deliberano provvedimenti medico-legali, ripetuti a distanza di anni per i quali non si è fatta la prescritta istruttoria di legge. Ora, indipendentemente dalla norma. di legge, è noto che qualunque rottura di equilibrio degli stati di salute riconosce momenti e fattori causalistici

complessi e differenti, in cui magari potranno partecipare elementi etiologici remoti con aspetto clinico e giuridico di concausa preesistente, ma non saranno certo questi elementi remoti che determinano il nuovo stato morboso. Altri elementi recenti se non attuariali hanno influenzato lo stato di salute dell'individuo per trasfcrirlo in quéllo di malattia. Son questi elementi che bisogna prendere in esame medico-legale maga.r i unitamente all'eventuale concausa preesistente acquisita o protestata, e vedere se essi rivestono i r equisiti voluti dal legislatore per assurgere alla dignità di "fa.tto di servizio ''giuridicamente idoneo a costituire causalità morbigena contingenziale produttrice di dannoindennizzabile. Se non si procede in questo modo si viene meno non soltanto allo sph-ito della legge, ma anche ai criteri di valutazione medica degli stati morbosi ai fini della diagnosi medico-legale etiogenetica richiesta dalla sede speciale di valutazione. Non bisogna dimenticare che il perito non è soltanto medico, ma è soprattutto medioo-legale, ed egli perciò non deve ritenere le eventuali vecchie deliberazioni precedenti come delle ipoteche amministrative accese stùla salute agaranzia di scadenze a venire insolvibili, n è deve ritenere le diagnosi cliniche precedentemente formulate degli <<attaccapanni nosologici •• a cui a.ppendere qualsiasi indumento sdrucito della salute di un individuo che molteplicità patogene complesse ad azione sensibilizzante, hanno logorato nel successivo decorso del tempo. n criterio cronologico nella ca.usalità lesiva di servizio è uno dei fattori più importanti nei giudizi medico-legali etiogenetici degli stati patologici e specialmente quando questi sta.ti non sono entità nosologiche bene delineate nella tassi nomi ca clinica, o sono conseguenze di maturazioni morbose costituzionali latenti, o attenuate,


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CAUSA, CONCAUSA, OCCASIONE lN MEDICINA ECC.

comuu<1ne insta.bili nell 'evolvere del cosl detto stato di salute ordinario. Sul criterio cronologico nelht suddetta causalità lesiva, il legislatore dà, del resto, una norma. nel secondo capoverso d ell'art. 1 3 del R. deeroto 2480 del 21 novembre 1923, in cui fissa a cinque anni il termine di una presumibile azione etiogenetica dellt causalità di servizio. Si presume che oltre questo tempo, nell'ambiente organico, siano avvenute evoluzioni e tr11.sforma.zioni tissurali della struttura e morfologia degli organi che ne modificano indubbiamente la posizione rispetto ai meccanismi p atogenetici. L 'organismo ha situazioni biologiche che variano si può dire di a.nno in anno, anche all'infuori dei periodi di crescita e di involuzione organica che caratterizzano l'adolescenza, la pubertà, la virilità, l'età matura, la presenilità e la senescenza. Guardare uno stato morboso soltanto sotto l'aspetto medico-legale con cui si presentava in un passa.to anche prossimo, significa esporsi a giudizi unilaterali lìpesso fecondi di errori e di ingiustizie, e incoraggiare l '« istituto delle ipoteche cliniche» a scopo di profitta.zione. Certo, se si tra,tta di un processo morboso in corso con al ternati ve di remissioni e di riaccensioni, in cui esiste evidente la consecutio tempo1'wrn dello stato di morbosità, è superfluo ed ozioso fare nuove indagini medico-legali sulla causalità morbigena precedentemente identificata, m a se in questo processo morboso si ottiene una guarigione, anche soltanto medico-legale, con intermissioni di completo silenzio clinico intervallare di lunga durata, è necessario identificare nuovamente i fattori etiopatogcnetici della nuova morbosità, anche se essa sia una app arente riaccensione di un vecchio stato p atologico già fisiologicamente compensato. Nella dinamica della nuova insorgenza indubbiamente altre causalità, oltre quelle anticamente identificate, banno influito, e può anche darsi che quelle antiche non abbiano più avuto influenza morbigena di alcun grado, o perchè spente anche esse col tempo e, perciò, incapaci di ulteriore ~,zione patogenetica, o perchè perfettamente neutralizzate da, nuove sistemazioni organiche compensative;e viceversa, altri fattori patogeni estranei al servizio sia.no intervenuti, o di indole tossico-voluttuaria, o a substrato emotivo patematico, o di natura infettivo-microbica, o di origine metamorbigena risalente a vecchi nosologismi precedenti allo stato morboso acquisito a rapporto giuridico di servizio. Uno stato prodrornico neurasteniforme metaluetico inscritosi nell'intermissione cronologica di una guarigione medico-legale di uno <<spossamento nervoso , precedent-ement-e attribuito a fatto di servizio, riconosce causalismo univoco nettament-e luetico e non può essere equivocato con una neurastenia di servizio diagnosticata uno, due anni avanti. Una sindrome di deperimento organico di origine patematica dovuta a situazioni sub-ansiose insorte dura.nte il servizio (occMione, non causa di servizio), o riferibili ad evenienze penose di indole privata, non può gabellarsi p er filiazione o successione morbosa diretta di una infezione brucellare eventualmente occorsa t re anni prima; una sindrome neurastenoide da arteriosclerosi cerebrale tossi-a.lcooli<'a in un soggetto di cinquant'anni, non può considerarsi la stessa neurast(llia occorsa all'interessato durante un surmenage di 'servizio di cinque anni prima. L 'esemplificazione si potrebbe continuare, ma a che pro'; non c'è dubbio cbe il tempo è fecondo di tanti eventi e dentro di sè avvolge, rivolge e sconvolge ogni cosa umana, e nella sua incessabile fatica tutto


CAUSA. CO NCAUSA, OCCASIO~"E IN ME DICiNA E CC.

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distrugge e tutto rinnova. Bisogna frugare dunque nuovamente in questo tempo successivo alla guarigione medico-lrgale di un processo morboso preesistente, per vedere se esso ripete n uovi elementi di etiologismo clinico e di mecca,nismo patogeno. E poi bisogna anche vedere se si tratta dello stesso processo morboso t>ventualmente acquisito a ca.usalità di servizio. Le malattie nella loro sintomatologia, clinica hanno alle volte simiglianze nosologiche percbè traggono il loro colorito clinico dalla costituzione che forni sce il terreno di fertilizzazione dd processo morboso, ma i fattori causalistici non sono sempre eguali, e soprattutto non sono, nel tempo, gli stessi. Un'arteriosclerosi Ct'rebrale può essere influenzata da eccessi alcoolici o aggravata da abusi dietetici, o da sovralavoro estenuante ed emotivo; una debolezza n ervosa costituzionale può divenire una sindrome neurastenica cerebro-spinale a grado nosologico per il sovraccarico o di agenti tossici ncrvini, o di abusi voluttua.ri, o di strapazzi, fatiche, patemi, ecc. Bisogna dunque selezionare l'etiologismo di uno stato morboso e vedere quali fattori causalistici banno agito da lf•va patogenctica a.ttua.riale per determinare lo sta t o di m:) la t t ia, non eristallir.zare la dinamica del biologismo umano in una fo~-;:-;ilizzazionc medico-legale etiopatog<'netica, quale può essere quella aeet•rtata tanti anni avanti. Cosi mi accade spesso di vedere peri ti di parte invocare a fnt.tore rmtogeurtico di una sindrome neurastcniforme insorta ncll930 le ((ca usalità generiche)) del servizio di guerra tramontato da 14 anni, come SI.' in tutto questo tempo l'individuo : wcsse sospeso la sua ~vita nd mondo imrnf'rgendosi in uno stato di fachirismo catalettico. Pcrchè appellarsi alle caUsalità generiche e, pf'rciò, incontrollabili, di un'epoca tmmontata anche nella. storia, cd estraniarsi invece di tutta una vita di 14 anni succcsf!i,:u.nente vissnta in questo basso mondo allo sbaraglio di tutti i causalismi endogeni ed esogeni, fisici, psichici, economici, morali e sociali capaci di cento, non di una sola neurastenia! Ma la perversione dell'istin to di cousèrvazionc, a volte ha delle aberrazioni inspiegabili n elle leggi della natura, come quando fa mettere allo struzzo la testa sotto l'ala per non fargli vedere il pericolo. Ma lo struzzo ha il cervello piccolo e dmo come il suo stomaco elle digerisce il ferro. Noi medicilegali non siamo a.ttrezu~ti per dig<•rire certi causalismi utilitarii più duri del ferro, e perciò abbiamo ii dovNP- di guardare bene i fondamenti della causalità in medicina legale militare non soltanto interpretando con criterii di probità giuridica il conc0tto di cui è informata la relativa norma di legge, ma risolvendo con intelligenza clinica e con adeguata mentalità medicogiuridica. i problemi d<•lla concausa in tutte le sue diverse incarnazioni. A tale uopo quindi è bene non dare sopravalutazioni giuridiche a quelle cause o frazioni di causa che non hanno sicura efficienza morbigena s1ù determinismo dell'evento patologico. E poi non identificare malattie insorte in periodi diversi e lontani, riassumendole in un'unica entità nasologica, su cui si è acq uisiLo in tt>mpo pr~ccdent,e diritto di trattamento privilegiato. Si deve tener presente, a riguardo, come si è detto, che causalità patogenc possono agire anche soltanto temporaneamente da fattori roorbigeni, e possono rimanere successi>amente inerti e, perciò, nuove insorgenze, o anche riaccensioni morbose, possono ripetere etiologismo da nuove cause patogene <•he con viene esaminare.


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CAUSA, CONCAUSA, OCCASIONE fN MF.DIC.TNA ECO.

La concausa di servizio, per lo stf'sso fondamento di legge, non può assurgere alla dignità di rapporto giuridico, elle soltanto quando ha avuto a.zione di determinismo morbigeno sull'evento lesivo, e perciò non si possono valorizzare conca\Ise prece~nti ad un fatto di servizio che coincide con l'evento morboso attuariale. Le concause susseguent i (concause di aggra-vamento o di decorso) non si possono ammettere, altro che quando assumono importanza di elemento necessario e preponderante nella trasformazione di nno stato di salute (compatibile con le ordina.rie occupazioni ), in stato di malattia a grado nosologico minorativo di capacità psico-fisica lavorativa, o addirittura invalidante. l\fai l'occasione di servizio può essurgere a titolo medico-legale da costituire r apporto giuridico di causa di servizio. L 'autore richiama l'attenzion0 sul rapporto giuridico di causali tà lesiva di servizio contemplato dalle vigenti d isposizioni legislative in m ateria di pensionistica di Stato privilegiata. Accenna al u concorso di cause • sull'e,·ento lesivo ed al loro app rezzamento medico-legule onde selezionare tra esse l'elemento etiogenet ico che ha avuto efficacia di d e terminismo m orboso. Parla dei rapporti d i «causa, concausa. occasione, coincidenza •, e fa cenno al criterio di valutazione del fattore cronologico nelle c·oncause preesistenti e sussegu enti, dj cui sembra si trascuri t t1 lvolta l'importanza medico-legale p er parte d i qualche peri t o. AuTORIASSUNTO. -


DIREZIONE DI SANITÀ MILITARE DEL CORPO D'ARMATA TE RRITORIALE DI FIRENZE

Direttore: colonne llo medico prof. G. B . .\1ARIOTTI-BIA~CHI

LA TUBERCOLOSI NELLA PRATICA MEDICO-LEGALE MILITARE Dott. Pasquale Filograna, primo capitano medico

In q uesto momeuto in cui con fervore ,-erameute arnm.ircvole e con rinnovellato spirito si sta combattendo, sotto buoni auspici di vittoria, la santa, la bella battaglia contro il diffondersi del morbo sottile, m.i è sembrato opportuno rivedere i criteri meùic<rle.gali nei rignaJ'di della dipendenza da causa di servizio di questa infermità. La lotta contro la tubercolosi, iniziatasi ora è qualche anno con la obbligatorietà della assicurazione contro la malattia per la più gran parte dei salariati civili, non pnò alTestarsi, anzi sembra opportuno e logico si estenda, si amplifichi, miri pitì lungi, per non rendere insufficiente, dal punto di vista sociale, il prezioso ricavato che si ottiene dalle attuali provvidenze antitubercolari. 11 La tubercolosi è malattia che solo in Italia uccide ogni anno circa 60.000 persone: fra noi abbiamo oltre 500.000 infermi dichiarati d.i tubercolosi n (Bilancioni 1928). E nel 1929 Luigi Manfredi, ancora ammoniva che 11 la malattia più denstah·ice (alludendo alla tubercolosi) uccide da sola, presso di noi, ogni anno, più di 50.000 vite umane, oltre 500.000 ne rende più o meno invalide». Di fronte a queste constatazioni, c'è veramente da preoccuparsi, giacchè tali altissime cifre di mortalità e morbilità stanno da sole a dimostrare che il male è profondamente radicato, e sarebbe una vera minaccia per la stirpe se non fosse affrontato con mezzi ad(\g'uati, oon armi formidabili orientate a scopo sociale. E in verità soltanto il R<•gime Fascista b a dato nn nuovo r azionale indirizzo alla lotta antitubercolare la cui savia concezione è dimostra.t,a da tutta una. serie di provvedimenti organici e fattivi che già, in pochissimi anni hanno dato risultati dimostrativi e real.i contro il diffondersi del male. Ed infatti in questi ultimissim.i anni la mortalità accenna a progressiva diminuzione. Onoriamo dunque il Governo Na.ziona.le che in questa, come in tante altre battaglie ha dato il suo impulso, imprimendo alla lotta contro la .Vota. - La dlrC7.1one del Gionmle. se~ o ndo l e direttive di !'l. F.. Il !'lotto~egretnrio alla guena, g(lnel'l\le Baist.rocchl (eire. 10306 li l'l 18 agoSto l 93~·Xn. ll<'<'nglie rli buo n gn•do gli ~todi meritevoli cbe trat tino que~tioni e problemi del :::;cr.-izi o sanitario neli'E""''c'to. rimanendo però •cmpre bene inteso cbe le opinioni e~pr-e.se dnl(li a.ut o rl non imPt gunnu in alcun modo Il periodico, come è s tabilito nelle • Nonn e per i collabo ru.Lor i • , ripo rtato in cin ~cuo (asclcolo.


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LA Tt'BEHCOLOSI .!>'ELLA PRATICA 1\lEDI Co-LEGALE ECC.

tubercolosi in Italia u11 nuovo orientamento, un nuovo indirizzo, che si innesta nel quadro generale della politica sociale e sanitaria del H<•gime. ")[t•ns sana in corporo sano'' ammoniva il vecchio adagio latino ed il Governo Fascista lo ha fatto suo elevando a caposaldo de! programma demografico, la difesa della rnZ?;a da tutte le caus(l di d epauperamento, al fine SUJn·emo di mantenere la integrità della stirpe. Xt'il'Escrcito, per quanto la selezione del p ersonale all'atto dell'arrnohLmento sia rigorosa,, mercè ripetuti esami personali, visite di osservazione, accfJrtamcnti diagnostici, visito sanitarie periodiche, la tubercolosi in tut.te le sue varie manifestazioni, ma in più larga misura in quella de.gli organi respiratori, disgra:~.iatarnente è tuttavia presente, non risparmiando n<'ppure quelle Armi e Corpi nei quali si richiede un personale fisicamente srelt o e idealmente sa,no. Le statistiche e la mia personale esperienza p& an~r tr'aHato pratiche sanitarie per circa 5 anni nella Commissione medica di seconda ista,nza di Fil·t·uze, mi provano elle il maggior contingente delle malattie tubercolari, proporzionatamente alla forza, lo dànno i così detti Corpi sc<'lti a lunga ferma,, CJnalé l'Arma dei CC. RR., il Corpo della Regia Guardia di fitlanza, ecc. Quale la ragione di tutto ciM Come avviene clto indi vidui indubbiamente rohusti all'atto dell' assunzione (ciò di cui ci dà ht certezza il ri~orc con cui vengono eseguiti gli accertamenti sanitari d'arruolamento) dopo un numero più o meno lungo di a,nni si vedono man mano deperire, perdere la, propria efficienza, accusare astenia, poi tosse, sudori, febbricciole e finalmente prC'senta.re i segni di una manifestazione tubercolare dr,ll'apparato rnspiratorioT Sappiamo b«>nc che certa.mente non si può pensare a fatti d'infezione recente, perchè l'ambient.e in cui vivono i militari, lontano dai focolai d 'infezione, igienicamente beue predisposto, fa senz 'a.ltro escltulero una tale evenienza. Per fissare un prilno criterio d'importanza capitale, come vedremo innanzi, in medicina legale. il focolaio d'infezione silente esiste nell'individuo da lunga, data e ce-rtamente da un'epoca precsistente all 'arruolamento. Questo dato, del resto, concorda perfettamente cou le moderne acquisizioni in fatt.o d'infezione ed evoluzione della malattia tube.rcolart>. Innanzi tutto è nozione ormai acquisita che la trasmisRione ereditaria del bacillo della tubercolosi pC'r Yia placentare d a madre a figlio è una. rarità. Resta invece a dimostrare se. a,t.traverso la vita uterina, possa. il fr,to acquisire una vredisposizione speciale a contra.JTo l'infezione tub ercolare. Qui, naturalmente, i pareri dci tisiologici e degli igienisti sono stati discordi: alcuni hanno creduto di vedere in ogni anomalia di sviluppo, in ogni tara distrortcn. del nPona,to, quando è da escludere l'infpzione sifìlitica, i S('gni premonitori di una predisposizione alla tubercolosi. Altri <'guaimente dimostrano con una infinità di argomentazioni e di ellp<'rienze cbQ la ereditariet.i\, o anche ht predisposiziono stP-Ssa all'infezione non E'Sish~ affatto al mom<'nto della nascita: e secondo le belle vedute del Sann.relli esiste amo:i nr,ll'infante nato da genitori tubercolotici, un certo grado rli resistenza an:r,ichè una prerliRposi:r,ione. Molti sono stati gli n,ntori che hnnno eseguito nccmate e minuzioso ricerehe allo scopo di ved<'re se


LA TUBERCOLOSI NELLA PRATICA MI::OICo-LECALE ECC.

~IIettivamente

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i neonati da tubercolot.ici siano tarati con stigma.te

tubercolari. Tutte queste ricerche hanno dimost rato in modo inoppugnabilt' che i neonati da. tubercolotici nascono perfettamente normali e, allontanati .subito dall'ambiente familiare, ove correrebbero il pericolo di un rapido contagio, presentano almeno lo stesso grado di resistenza orga.nica di fronte a,lla malattia, degli altri bambini nati da genitori sani. Senza dubbio nel neonato da genitori tubercolotici possono rilevarsi delle tare inerenti alle condizioni anormali dell'organismo d ei genitori stessi, ma questa non J~arebbe nna particolarità intrinseca della sola infezione tubercolarl', ma di ogni malattia cronica esauriente. È leggo generale che gli individui, nati da genitori comunque debilitati da malattie lunghe ed esaurienti, possono presentru-e delle caratteristiche speciali (malformazioni congenite, distrofie, disturbi delle ghiandole a secrezione interna, disturbi nervosi, ecc.) che in ultima analisi si traducono spesso in quelle condizioni generali dell 'organismo che indichiamo sotto il nome generico e comprensivo di debolezza di costituzione. Non è mio intendimento minimamente di addentrarmi nella. questione tanto delicata della esistenza o meno della -ereditarietà e predisposizione ovvero della, accresciuta resistenza; esorbiterei dai fini assegnatilni e non avrei la n<'cessru-ia competenza per affrontare un simile problema. Per noi basta fissare un concetto esRenziale e rli -capitale importanza nella trattazione della t. b. c. in medicina-l<'g-al<> milit.are e cioè che la tubercolosi nell'adulto, nella quasi totalità dei ca,si, va riallacciata a focolai esistenti già fin dai primissimi tempi della. vita. « NE'Ila. dottrina della tubercolosi è ormai nozione fondamentale il fatto che essa .segna il primo momento della sua storia nell'organismo piit o meno precocemente, negli anni dell'infanzia, ed il numero degli infetti cresce col progredire dell'età, fino al raggiungere quasi il l OO% negli individui adulti " (Jemma). E il Besançon dice che noi bambini il fattore contagio (• l'unica fonte della infezione tubercolare, e che negli adulti, organismi più resistenti, il pericolo principale della t. b. c. polmonru-e risiede quasi sempre in un risveglio di nn processo tul)('rcolare doll' infanr.ia., rimasto latente. La reirrfezione endogena, dunque, deve considerarsi, nella. massima. parte dei ca.si di tubercolosi polmonare negli adulti, come il fatt-ori" assolutamente predominante, per la ria.ttiva.r.ione dei vecchi processi, imprimendo ad essi un andamento evolutjvo, con sintomi clinici dia-gnosti-cabili. Non che sia. del tutto escluso che la reinfezione nell'a,dult.o possa venire anche dall'esterno, allo stesso modo come accade nel primo conta.gio avvenuto nell 'infanzia; ma, ormai, tutti i tisiologi sono d 'accordo nel ritenere che la reinfezione esogena è un'eccezione, giacchè per poterai verificare una simile evenienza è necessario che il soggetto adulto si trovi ~sposto a cariche massive cvnt.inue e ripetute di bacilli di Koch. Questa condizione si verifica soltanto, in generalo, nell 'ambiente familiax·e, ma. è da. escludersi assolutamente che possa sussistere nell'ambiente militare, ove una fonte massiva eli contagio continuato non può esistere e non esist.e, tranne, se mai, casi <'ccezionalissimi <' assai transi-

toriamente. 4 -

Gior>oale rli mellid11a m ilita r~.


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LA TO BEROOLOSJ N~LLA PRATICA MI!:DIC(}-LEGALE ECC.

Dopo qua.nto sia.mo andati esponendo sin qui sommariamente, possiamo concludere col Bocchetti « che la quasi totalità dei casi di tubercolosi nell 'E sercito è dovuta a reinfezione di soggetti che, già nell'infa.nzia. banno subìto nna primajnfezione più o meno allergizzante e che una parte miillma, trascumbile, è dovuta al contagio massivo e ripetuto in soggetti fOTtemente rec~ttivi 1), Da.ti i suesposti criteri, appare chiaro che la valuta.zione medicolAgale di siffatta malattia nei riguardi della dipendenza da cause dj servizio, da contenere nei limiti delle disposizionj legislative, è di una delicatezza e difficoltà non indifferenti. Innanzi t utto la disposizione di legge che il medico militare, in ogni sua valutazione medico--legale per stabilire l a dipendenza da cause di servizio di una lesione od infernùtà, non deve m ai perdere di vista, è tassativa, semplice, inequivoca.bile: le lesioni, le malattie perchè siano considerate dipendenti da cause di servizio, debbono derivare unicamente, direttamente e imn~ediatame11te dal fatto di servizio invocato ed accertato. Se ci si dovesse, in tutti i casi di tubercolosi, attenere scrupolosamente a quest.i dettami, è chiaro che non un caso di malattia tubercolare potrebbe essere dichiarato dipendente da causa di servizio, tra.nne i rarissimi casi di infezioni accidentali nelle forme cutanee primitive nel persona.le sanitario ed in qualche rarissimo caso di manifestazione tubercolare pohn onare o estrapolmonare nel personale specializzato per l'assistenza nei rapa,rti di tuber colotici, potendosi qni ammet.tere che si tratt.i di nna infezione o reinfezione esogena per cariche maasive e ripetute di had lli introdotti nell'organismo nella diut urna continua assistenza a malati con forme specifiche aperte òell'apparato respiratorio. In tutti gli altri casi, che sono in fine dei conti la quasi totalit.à, verificatisi in occasione del ser vizio ordinario, trattandosi di reinfezione endogena non sarebbe assolutamente possibile concedere la dipendenza. da. causa di servizio, se le disposizioni di legge fossero da ogni perito militare applicate ad litPram. La tubercolosi insorta. in queste circostanze non potrebbe derivare in alcun caso unicamente, direttamente ed imm('!diatamente dal servizio. Com'è dunque che qualche volta il p erito m edico militare ha potuto dare, anche in simili casi, il suo responso positivo sn di una malattia tubercolare' Non le normali contingenze della vita militare, non i comuni servizi d 'istituto, non l'agglomeramento p otrebbero rappresentare, per il p erito militare, fn ttori tisiog~ni veri e propri p er un responso positivo nel suo deliberato. E qui possiamo ricorda.re le varie tesi che si sono divise il campo nei riguardi della morbilità tubercolare in rapporto alla vita militare. &conrlo Sanarelli, la tubercolosi, nei milita.ri, non dipende nè dall'influenza tisiogoena della caserma, nò dali 'esplosione di forme tnoorcolari latenti pPr l 'effet.to di strapazzi fi sici, dovuti alla n nova vita cui sono chiamat-e le giovani reclute, ma è dovuta al fat.to che queste, per la massima pa.rt.e, venute dalle campagne e, diciamo cosl, vergini di precedenti tubt>.rcola:ri, in am bient.i urbani colJet tivi inqnina,ti, più facilmente vengono agg'Tedite dal virns tnb('r<lOiaro, p <>rc}H\ più recettivc, non prcsenta.ndo h"nccia di


LA TUBERCOLOSI NELLA PRATICA Ml':DICQ-LECALE E CC.

r~iSOOI17.t~. siccome provenienti da ceppi immuni da

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malattie tubercolari e quindi del tutto indifese. La concezione dt>l Sanarelli senza dubbio ha una grande e reale importanza; ma bisogna pur tener cont.o che in tempo relat.ivamente breve e per cause molteplici le campagne si sono ormai tubercolizzat.e, e perciò di reclute vergini si può oggi difficilmente parlare. Pub essere che nella grande massa dell'Esercito vi siano individui fortemente recettivi, perchè indenni da precedenti tubercolari; ma sono ormai la minima pa,rte d~>i casi osservati, e, se mai, sono quelli che presentano forme tubercolari acute, miliaricbe, a decorso rapido. In tutti gli altri casi, che sono, direi, la quasi to~ità, trattasi sempre di reinfezion.i endogene giae.chè, come pensa il Boccbetti « tutt6 le nostre campagne sono ormai infette; la civiltà ha ra.g-giunto tutti i pa~si e tntt.e le più oscure contrade, la guerra e l'emigrazione, hanno fatto tut.t o il resto >>. Altri avanza.rono perino l'ipotesi, sebbene in tempi ormai lontani, che la tubercolosi nei militari sarebbe addirittura dovuta alla influenza tisiogena della caserma per la sca.rsezza delle difese igieniche. Questa concezione deve senz'altro llcartarsi: " basta pensare che i soldati passano la maggior parte della giornata aJl'aria aperta e che, nella caserma, la pulizia e l'igiene sono osservate con ~ande scrupolo '' IMemmot D 'altra parte il numero degli individui affetti da tubercolosi aperta fra. i militari è molt,o esi,g:uo e cer tamente la loro dimora in caserma è assai t.empQranea, giacchè la loro eliminazione non tarda a venire: la visita medica. giornaliera. dei chiedent,i visita, la visita periodica settimanale a tutti i militari dei reparti fanno sl che nell'a-mbiente miUtare il tubercolotico aperto dimori molto precariamente. Del resto già. il Kelsch e poi in gener ale tutti gli altri epidemiologi militari banno dimostrato ed affermato che la caserma non ha alcuna responsabilità nello sviluppo dei casi di t ubercolosi tra i militari; si tratta sempre di forme tubercolari ignorate, latenti, le qnaJi, sotto l'influenza di cause esogene capaci di diminuire la naturale resistenza organica, acquistano un andamento evolutivo più o meno r apido. Durante la guerra, con la valutazione del concetto di concausa, il problema fu Tisolto e quasi tutti i tubercolotici di guerra ebbero la, dipendenza da causa di servizio. Ma con la legislazione di pace, il problema è stato riaper to e si può dire, almeno da quello ebe mi è dato conoscere peT mia personale esperienza, la grande maggioranza dei tubercolotici che l'Esercito riversa nella. vita civile vanno a casa senza la pensione, mentre dal punto di vista sociale, sarebbe indispensabile ého ad essi, divenuti inabili a proficuo lavoro, si desse modo di difendersi e di guaÌ'ire. .A me pare che, col fervore impresso dal Regime Fascista alla lotta contro la tubercolosi, qnest{) dato di fa.tto non possa essere trascurato. L 'Esercito può e deve essere uno dei fattori di questa sa.ntissima lotta e tutte le volte che individua, che accerta, un a.mmaJato, potrebbe rappresentare un'arma ben valida per dare il suo contrib uto alla soluzione del problema sociale che deve condurre alla vittoria. Nell'Esercito francese si dà al fattore tempo ed ai disagi della vita miljtaN~ una grande importanz~: f., atabilito infatti cht> o~ i forma di


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tubercolosi sorta dopo tre mesi di vita militare debba senz'altro essere considerata dipendente da causa di servizio. Ciò vuoi dire che all'allenamento, alla nuova vita cui il militare è chiamato, agli strapazzi ed a i disagi inerenti alla specifica vita del soldato è data importanza di fattore tisiogeno preponderante nella evoluzione di un'infezione specifica, sia pure insita nell'organismo per antico contagio. Se ciò sia giusto, non tocca a me stabilirlo. Da noi ciò non è ammesso e se, per non dreare precedent i o per non sconvolgere t utta la legislazione medico-legale in fatto .di dipendenza da causa di servizio, non sembra consigliabile modificare, per ora almeno, la lettera e lo spirito della disposizione di legge, tuttavia è doveroso e necessario, t rovare una giusta via, che senza ledere la legge stessa, possa, in qualche modo, essere di utilità all'ammalato "' a lla Società. che, di fronte al flagello immane, chiede misure profilattiche adeguate. È un fatto che per quanto rigorose siano le misure adottate nella scelta e selezione nelle visite di arruolamento dei militari di carriera, il contingente di gran lunga maggiore dei casi di tubercolosi nell'Esercito viene dato appunto dai militari a ferme lunghe o permanenti. E ciò è naturale; basta cbe si pensi a quali e quanti inevitabili disagi ineren ti alla specifica vita militare vanno incontro questi milit ari durante la loro lunga carriera, disagi che sommandosi e moltiplicandosi possono, a lungo andare, rappresentare cause preponderant i nello sviluppo ed evoluzione di un processo tubercolare, sia pure insito nel soggetto allo stato di iatenza. p er antico contagio. Per quanto riguarda i militari a ferma di leva, non può dirsi alt rettanto, giacchè il breve servizio militare, nella massima parte dei casi, non può rappresentare fattore di agente conca~uale efficiente per lo sviluppo dell'infezione tubercola.re latente. Nè va dimenticato che dopo la selezione rigorosa praticata presso i Consigli di leva, presso gli ospedali in sede di osservazione, presso i Corpi nel primo periodo della vita militare, i casi di t ubercolosi polmonare nei militari a ferma di leva, specialmente in quest i ultimi anni, si sono notevolmente ridotti. Jl Bocchetti ora è qualche anno, preconizzava i seguenti postulat.i in fatto di arruolamento: l o IJa selezione dev'essere quanto mai rigorosa, specialmente n ella prima vis.ita ai Corpi ed ai R eggimenti, ove dovrebbero fare servi:r.io ufficiali medici provetti. 2o Dhgnosi precoce, allontanamento rapido dai ra.nghi' dei tubercolotici, specialmente di quelli infettanti. 3° Necessità che l'Esercito ahbia un corpo di m edici specialist.i in malattie tubercolari. 4" Sorveglianza rigorosa, continua da parte di medici reggimentali, dei militari sospetti. Con questi sani e giusti crit.eri che, ad onor del vero. in (ìaet~ti ultimi anni sono stati generalmente adottati, la tubercolosi polmonare nei militari a ferma d ii leva è rappr('!Sentata da pochi casi sporadici.


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In ogni modo questi pochi individui colpiti, anche quando la malattia non venga considerata dipendente da causa di servizio, rientrando alle loro famiglie potranno sempre trovare assistenza e provvidenze da parte degli Enti civili, cosi come sareb'be avvenuto se il breve periodo di vita militare non li avesse dist{)lt.i dalle loro ordina,rie occupazioni. E difatti l'Esercito, licenziandoli, li designa ai Consorzi pel tramite dei medici pl'Ovinciali. La cosa è diversa per i militari tubercolotici a ferme lunghe o permanenti (ufficiali, sottufficiali, ca.r abinieri, guardie di finanza, ecc.), specie quando essi non hanno ancora maturato il diritto al minimo di pensione ordinaria. Certamente ;. penosa la situazione a. cui va incontro un ammalato a.J quale, dopo che ha passat{) nn certo numero di anni nelle. file dell 'Esercit.o, viene soppresso ogni P qualsiasi emolumento. La maggior parte rli qut>st.i sventurati hanno a lor{) carico una famiglia più o meno numerosa, che cadrà immediatamente nella miseria col cadere della pa.ga del capo-famiglia.. La società stessa, che vuole ad ogni costo tut-elata la razza, che vuole fare {)pera a-ssidua di profilassi, che cerca di carpire alla scienza ogni mezzo, pur di debella.re l'insidiosa malattia, non può disinteressarsene. Gli ufficiali, i sottufficiali, i militari di carriera in genere, per ottenere l 'arruolamento, debbono subire il filtro di varie visite, att.raverso il qual t> viene vagliato tutto il loro organismo e, solo se questo risulta perfettamente sano, si procede all'immissione nei Corpi armati. ~i t-ratta dunque d'individui elle all'atto deJl'anuolamento erano robusti, sa.ni e con organi assolutamente immuni da qualsiasi sintmna.tol.ogia obbiet.tiva. La questione perciò deve impostarsi così: si può realmente, con sicura coscienza, sostenere che i casi di tubercolosi verificatisi tra questi individui non abbiano una stretta relazione col servizio militare' La vita militare, con tutti i suoi inevitabili disagi inerenti 1 sia pure, all'ordinario servizio, rappresenta sempre una causa d'importa-nza cospicua nello sviluppo ed evoluzione di un'infezione tubercolare latente nel soggetto, favorendo la rottura dello stato allergico ma.n mano che diminuiscono le naturali difese organiche. Non possono considerarsi normali fatiche i campi estivi, le escursioni invernali, l'intenso periodo d'istruzione delle reclute, le marce fatte anche sotto le intemperie, come non sono contingenze normali per i carabinieri, le guardie di finanza, le soste, gli appiattamenti in aperta campagna con qualunque sta.gione, di notte, spesso sotto l 'infuriare delle avversità atmosferiche. · P erciò il perit.() deve profondamente valutare nella propria coscienza se sia giusto, nel singolo caso, rimandare a casa senza speranza e senza aiuto individui arruolati robusti, sani e che, sottoposti per lungo tempo agli inevitabili disagi della vita militare, ad un certo momento, senza apparente causa grave e decisa, manifestano i segni di una tubercolosi, sia pure che allo stato attuale delle nostre conoscenze scientifiche debba essa riferirsi ad un contagio lontano dell'infanzia. Ohi può affermare infatti che. questi soggett-i fa.cendo una vita più comoda della milita.re sarebbero ugualmente rimasti vittime del1a loro infezione latente T


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Vero è che questi derelitti sistematicamente chiedono la dipendenza da causa di servizio della loro infermità attribuendola a.i disagi dei lunghi anni della vita militare, ma è anche vero che in un gran numero di casi le autorità sanitarie, preposte alla trattazione delle pratiche medicolegali, esprimono un giudizio negativo, basandosi sui moderni concetti scientifici di cui sopra ho fatto oonno e secondo i quali i disagi della vita militare a rigore non costituiscono la causa 1tnir.a, diretta ed immediata della insorgenza dell'infermità. Ecco un dato statistico, ricavato dalla Commissione medica di seconda istanza di Firell7.e e riguardant-e gli anni 192R-32. Pratiche esaminate di militari ammalati di tubercolosi polmonare accertata o sospetta: n. 446; n. 29, giudicate dipendenti da causa di servizio; n. 41'ì giudicate non dipendenti da cansa di servizio. Dunque, in una percentuale molto limitata, poco più del 6 %, la malattia fu giudicata favorevolmente, mentre poi era stata giudicata negativament~ dalla Commisaio.ne di prima istanza. E quest.i pochi casi si possono chiamare fortunati, giacchè non è affatto escluso che se giudicati da altri periti, da altre Commissioni, avrebbero corso il rischio di ritornare a casa privi di ogni so'ltenta.mento, come gli altri loro compagni di sventura. Difatti, esaminando attentamente questi pochi casi positivi, ci accorgiamo che, su per giù, i disagi, gli strapazzi, gli affaticamenti allegati ed accertati sono, per qualità, i medesimi di quelli ai quali non fu accordata la dipendenza da causa di servizio, mentre fu dato parere positivo perchè fu accertata, in ognuno di essi, una causa immediata, una perfrigerazione più prossima a.ll 'esplosione del male (tempo), od una intensità maggiore (quantità) della causa allegata. Tuttavia badiamo che, a ri~ore, queste sono sempre concause e come tali sono diversamente valutate dal perito. Ma questi in tali ca.si ha dimenticato per un momento disposizioni legislative e concetti moderni sull'iniezione tubercolare ed ha fatto entrare un po' di logica, di cuore (perohè nol) affermando che gli eventi allegati ed accertati sono preponderanti per l'esplosione dell'infezione tubercolare, latente si nel soggetto, ma che tale, con ogni probabilità, sarebbe rimasta indefinitamente, se non fossero intervenute le gravi evenienze di servizio. Piìt in là di questo concetto ritengo che non si possa andare senza coartart.' gravement.e la legge, la quale altrimenti ne verrebbe annullata. II perito più longanime non mi sembra tenga nel dovuto cont-o le disposizioni oggi in vigore. Ora ci si può domandare: è legalmente giusto trattare più umanamente, per ciò che riguarda la dipendénza da causa di servizio, i casi di tubercolosi veritìcatisi specialmente tra i militari di carriera, conw quelli che più lungamente sono esposti agli inevitabili strapazzi della vita militare! Un recente articolo dell'Avarelli, Consigliere della. Cor tt' dei conti (La causa di servizio nella pensione privilegiata normale) pubblicato nella Rivi&ta: « La Corte dei conti in sede giurisdizionale •, aprilP. 1932, può servire a dimostrare, con una voce autorizzata, che una estrema rigidezza nell'a.pplicazione della legge non sarebbe ragionevole. È ben vero che il perito d(we, come sempre, anche per la tubercolosi, evit.aro


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il grave errore di confondere l'occasione di servizio con la causa <Li servizio (ad esempio il soldato che cade per le scale della caserma, non è

per causa di servizio, ma in occa11ione di servizio); ma l 'Avarelli è ben chiaro quando afferma: uCome nel primo tempo non si potrebbe imputare a.U"impiegato la mancanza dei mezzi preventivi, quando non sia tale da eostituire una vera colpa, così negli altri momenti non possO"'no invocarsi, per negare il beneficio consentito dalla legge, le condizioni snbiettive di una insufficiente · resistenza organica, neterminatc• da una spedale predisposizione o da. una infermità latente u. Da questa voce, ripeto, a utorizzata, appare ben chiaro che non si può negare la dipendenza da causa di servizio al tubercolotico per il solo fatto che la infezione esisteva in lui latente fin dall'infanzia: cii> apre dunque la. porta alla concausa, che è solo in apparenza contraria alla disposizione di legge quando diviene così grave da pot~:~rsi dire efficiente e preponderant.e. Gravissimo errore commet.terebbe colui che in t.utti i casi di tubere olosi decidesse per la dipendenza: errore sciontifico ed errore legale; ma al perito den essere ed è consentito apprezzare con equanimità la importanza di taluni elementi i quali nel loro insieme costituiscono bensl delle concausE.', ma tali da acqnistare una preponderanza, un'importanza così grande da divenir quasi causa unica, diretta ed immediata, nel senso che senza queste concause la malattia non si sarebbe sviluppata. È pertanto lecito al per ito sceverare caso rla caso, e, sia pure in una minoranza più o meno larga, ma non troppo, decidere per la dipenclenza, senza. per questo coar tare la legge, che è quello che è e tale riman('. Per l 'alt.ra parte dei casi, quella che purtroppo costit.uisce la maggioranza, ulteriori studi potranno indicare i mezzi efficaci per da,re ai colpiti quell'aiuto che in definitiva t.orni anch(• a vantaggio della società e della razza.. AtrrORlASSUNTO. - L'autore, premesso chE> la tubercolosi polmonare è tuttora presento nell' Ese rcito, sebbene diminuita. t?- ciò a malgrado che la seiE>zione all'atto dell'arruolamento sia rigorosa per ripet.ute visita pe1'Sona.li, d'osservazione, ecc., tratta brevemente della etiopatog<>nesi della malattia e della parte .che hanno nel risveglio di essa le varie continj:tenze del servizio militare, facendo notare che i militari, ma. in special modo quelli di carriera, ufficia.li,!sottufficiali, carabinieri, guardie di finanza., ecc., sono non raram<>nte espost.i a gravi fat.tori morbigeni, che rappresentano concause bensì. ma capaci di imprimere un andamento evolutivo ad un'infezione latente nel soggrtto, per contagio avvE'nuto n ell'infanzia. Passa quindi a. studiare le dispos izioni legis lative e conclude eh(' il perito sanitario, pur senza coartare la legge, può concedere, ad un ristretto numoro d i casi di tubercolosi polmonare verifica.tisi specialmente nel personale militare di carriera, la. dipendenza da causa di ser,·izio, sempre che gli eventi di servizio allegati ed accertati, assurgano a tale importanza da rapprcscntar(' fnttori efficie nti e preponderanti nel riswglio di focolai latenti sp<>cifici.

Firenze. dicembre:- 1932-XI .


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~ELLA

PRATICA MEDICQ-LEGALE ECO.

B I BLI OGRAFIA. MARAGLIANO. - l nuot:i indi rizzi delw patologia lube,.colare. l o corso di til'l iologia •· L. Pozzi, Roma, l 928.

• La tubercolos i ..

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RIVISTA

SINTETICA

CLINICA OTO-RINO-LARINCOIATRICA DELLA RECJA UNIVERSITA DI ROMA Direttore: Prof. Gt:G T. IELMO BLLA .~CIONI

LA CEFALEA DI ORIGINE NASALE Dottor Francesco Floridia, capitano m edico

Sebbene la cefalea di origine nasale sii.\ stata descritta dagli AA. in epoca ormai: non molto recente, pure, per la. poca conoscenza che si aveva fino a pochi anni fa della patologia nasale, tale affezione, come entità morbosa a sè avente come base anatomica d elle lesioni extra-craniche è passata quasi sempre inosservata. Solo· quando la rinologie. conquistò il meritato posto di specialità e le ricerche più minute ed accurate furono condotte in questo campo, si potè const.atare che una cefalea.,. che in altri tempi veniva considerata come sine ca\Lcm, poteva essere la conseguenza di affezioni del naso o delle cavità accessorie. Riferendomi ora a questi studi e a queste ricerche, tenterò in questa nota sintetica di dare uno sguardo a quanto fino· ad oggi sia in I talia che all'Estero è stato osservato e scritto sull'argomento non privo, in vero, d'importanza, data la frequenza con cui si presenta questa forma morbosa e data la guarigione talora immed iata che si ha in seguito ad un semplice trattamento rinologo. Per limitare il campo della nostra ricerca alla cefalea di origine puramente nasale, noi dobbiamo intendere, con l'Halphen, sotto il nome di cefalee« ces douleurs sourdes ou fortes, renouvelées, si non continucs, prolongées et tenaces qur affectent et obsèdent meme les sujets, intriguent souvent les médicins et justifient les examens spéciaux d'ophtalmologie, d'oto-rhinologie et de neurologia en vue· d 'une thérapeutique rationelle ». Le cefalee di origine nasale sono conosciute e de8critte iu tutti i trattati cla.ssici. Dopo le memorie fondamentali di Hach nel 1883, i lavori e le osservazioni si. ,:;ono moltiplicati. Nel 1888 Menière aveva segnalato la guarigione di cefalee frontali in seguito a cauterizzazioni dei cornetti inferiori. Lermoyez ( 1906) segnala che nel corso della corizza cronica, la cefalea, la costrizione frontale possono essere talmente violenti da mascherarne l'origine. Tretrop (1913) fece una comunicazione sulle emicranie e le cefalee di origine nas<r-faringea.. L 'anno seguente Raoult e .M:ounier fecero una descrizione precisa di questi disturbi. Sono da ricordare anche i lavori del Didsbury riguardanti l'ostruzione nasale da causa vasomotoria nel corsod ell'emicrania. Dopo un'interruzione di qualche anno, gli studi e le osservazioni furono r ipresi nel l923 e da questa epoca ad oggi è WJa ricca messe di lavori: Terracol, Bregen, Watson- Williams, Sluder, Segura, Dufourmentel, Grunvalt, Canuyt, Worms di Val-de-Gràce, Ca.liceti, Ferrari Gio., Halphen, Vernet, Dutheilhet de Lamothe, Costiniu, Borries, Espildora Luqu(', Di Core, Sargnon, ecc. tutti r iportano osservazioni tipiche con ris ultati notevoli ottenuti mediante una. terapia endonasale.


LA CEFALEA Dl ORIGI.N E NASALE

• Il mal di testa è un sint.omo clw accompagna sempre ogni lesione a nat.omopatologica. d el cervello o df'lle mt>ningi ex se; ma non manca. in molte malattie delle .cavità nasali e dei segni accessori come un risentimento trasmesso coll'intennedia.rio delle connessioni ne rvose e va.scolari che esistono fra queste regioni e l'encefalo <Jon i suoi involucri. Si tratt.a sempre di un fe nomeno circolatorio, congt>A>tizio o ane-mico, localizzato o diffuso, in rapporto con le differenti zone della corteccia o d elle meningi. In ultima analisi, la cefal<'a, quale che sia il moocanismo d ella sua origine, è sempre il risultato di una. affezione dei foglietti meningei tra la massa dell'enCt>fa.lo e la. scatola cra nica,. (Ferreri Gio.). Sindrome meningea, caratterizzata da un dolore intracranico, persistE'nte, .essa riconosce>, secondo Costiniu, Tetu e Buzoianu, d elle origini diverse: Trawnatismi : che a l terano la capacità respi ratoria delle fosse nasali; I ntossiccuioni esogene, da agenti tossici che penetrano nell'organismo colle vie nasali (an<'>~tetici: cocaina, etere, ecc.) e intossicazioni medicamentose (assorbimento di joduro di potassio, per es.); I nfeziani generali: rosalia, influenza, vaiuolo, febbre tifoide, scarlattina, difte1·ite; I nfezioni locali, meningite di origine naso-sinusale, riniti acute o croniclw, riniti sifilitiche, sinusite, ozena; Tum.ori na8ali, polipi, gomme, tumori maligni; AUeraziani nervose funzionali , coesistenza di lesioni locali con un certo stato .d i eccitabilità neuro·veget:a.tiva nasale o dipendente da. squili brio neuro-vegetat i vo generale. Fino a pochi anni fa, dice Worms di Vo.l-de-Gràce, nell'etiologiadelJacefalea. <ii origine naS!1.le, dominava sopratutt<> la nozione della genesi meccanica, riferit-a alla espulsione delle secrezioni nella. stenosi del canale naso-frontale, all'ostruzione d egli orifici cavitari (cellule etm oidali, sfenoide) che impedisce la comunicazione nasale, sia il fatto di una d isposizione congenita o, più spesso ancora la coll.SE'guenza di una infezione a forma stenosante o proliferativa (degenerazione polipoide). Che una. ostruzione degli orifici dei seni p ossa da.re dei disturbi dolorosi è un fatto in· contestabile, ma se la genesi m eccanica e l'infezione sono le cause pi'il frequt>nti. esse non costituiscono la so la genesi dei disturbi dolorifici come la cefalea. Fe rre ri Gio, a questo p roposito, d istingue le cefalee e le emicranie di origin<· nnsa.le in tre gruppi: Io le cefalee dovute a. lesioni riconosciute dei seni accessori del naso (fron· tale, etmoidale, mascella.re , sfenoida.le); 2o le cefalee di origine nasale propriamente dette; 3o le cefalee dovute ai fattori che agiscono sulla mucosa che tappezza lf' fosst• nasali (speroni o creste del setto, ipetrofia. dei cornetti, disendocrinie della pituitaria, ecc.). Queste forme sono da. distinguere dalla cefala.lgia, tipo di cefaela ad accessi <' he si presenta costantemente n ella medesima regione, e dalla. emicrania, che è dovut-a ad una vasocost.rizione t-emporanea della. rete va.scola.re cerebrale. Accanto quindi alla cefalea. rinogena. ostruttiva, da disposizione congenita, infettiva, bisogna ammettere in quei casi in cui le ricerche rinologiche, radiograficht· ed anche operatorie si dimostrano negative, altre forme di cefalee, quelle di origùlf' nasale propriamente d otte, la cui causa risiede nel sistema nervoso: trigem iuo, sim patico e parasimpatico (Worms). Ciò che si sa infatti della anatomia e della fisiologia del trigemino e de l posto <Jhe gli è devoluto nella sensibilità a carico della mucosa nasale E' dt'lle m<'lningi. r<·r ·


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mette egualmente di supporre la gran parte che de ve prendere con la sua irritazione nella genesi di questi disturbi funzionali. L'innervazione della pituitaria è molto ricca, sopratutto a livello del corne tto medio e particolarmente negli strati sottoepiteliali: sono note infatti le molteplici connessioni dire tte del trigemino e del s impatico. Alla innervazione d ella mucosa. nasale presiede particolarmente la. seconda branca del trigemino, a cui è annesso il.ganglio sfen<>-palatino o di Meckel, il quale ha forma di cono appiattito ed è situato nella fossa pterig<>-palatina immediatamente ali 'apertura del canale vidiano e lateralmente al foro s fen<>-pa.latino. Il nervo mascellare gli passa a qualche millimetro al di sopra e lo tiene sospeso per rnt>zzo dei nervi sfen<>-pala.tini. Al sudde tto ganglio arriva come branca affere nte il ne rvo vidiano, che, come è noto, risulta. dalla fusione del nervo grande petroso superficiale, del nervo grande petroso profondo e di un filetto s impatico proveniente dal plesso carotico. Il simpatico nasale nasce dai segmenti cervicale infe riore e dorsale supe riore del midollo, e proviene dagli ammassi di cellule multipola.ri d el corno laterale. Le fibre vegetative arrivano al ganglio cervicale per l'interposizione di rami comunicanti. A questo punto le fibre, a. destinazione cefalica., lasciano il ganglio per accompagnare sia la carotide esterna sia la carotide inte rna, formando, attorno alla loro tunica., il plesso carotideo inte rno e carotideo esterno. Il primo plesso, arrivando a. livello dell'orificio inte rno del canale carotideo, cede il filetto s impatico del nervo vidiano, quindi, continuando il suo tragitto nel seno cavernoso, abbandona per il ganglio di Gasser un filuzzo a.nastomotico destinat.o alle tre branche terminl\li del trigemino nas<>-oculare. Il secondo plesso, accompagnante le differenti branche della carotide esterna, arriva alle fosse nasali perl'arte riasfen<>-pa latina. Il sistema parasimpatico cranìauo, di cui fa parte il simpatico pituitario, è fisiologicamente considerato come il prolw1gamento cefalico del vago e come l'antagonista del simpatico. Una sì ricca rete nervosa, costituita dalle te rminazioni specifiche del trigemino, dalle fibre simpatiche e parasimpa.tiche vasomotrici e trofonourotiche, rappresenta. una via assai importante per l'arrivo e pe r il ri.fiesso degli stimoli o delle eccitazioni che prve ngono dagli organi più dive rsi o più lontani del corpo ed è d ' una importanza capitale pe r la spiegazione della fisiologia patologica di molte cefalee senza lesione nasale e pertanto d'origine nasale. E la scomp•lr~a di queste cefalee sotto l'influenza di un trattamento na::;ale appropriato (cocaiuizza.zione dei m ea.ti-ablazione di una spina irritati va) ce ne dà la ben fondata s piegazione (Worms). Anche gli AA. rumeni già citati Costiniu, Tetu e Buzoianu concordano con questa. concezione patogenetica d el Worms ed affermano che la cefalea nasale riconosce per causa una irritazione delle fibre senaitive delle menù1gi ed in particolare della dura madre, irritazione il più spesso rifles.~a.. che si produce nelle tre condizioni seguenti: a) di8quili brio funzionale della capacità reBpir~ria normctle, donde accumulo di acido carbonico, vagotonia intracranica, pe r vasodilatazione meningea; b) irritazione trigeminC>-IIimpatica e comJecutivamente alterazione va8o-nwtrice nasale. Sono disturbi vago-simpatici (il vago essendo rappresPntato dal trigemino) provocati e mantenuti da disturbi locali o generali (e ndocrini). c) Produzione di una intOB8icazione acuta o cronica dell'organumw con punto di partenza nasale. La cefalea delle infezioni generalizza.t.e è dovuta a diastasi microbiche vagotrope. La tossina della sifilide è nettamente vagotropa.. Nf'l medesimo modo, le tossine secre te a livello delle cavità nas<>-antrali provoca.no una irritazione dei nervi va.somotori meningei; un esempio è fornito dalla cf'falt-a d t>gli adenoidei che si accompagna a dis turbi dell'attenzione.


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LA C EFALEA DI ORJGJN"E NASALE

Il maestro prof. Guglielmo Bilancioni, al quale vadano i miei piìl vivi ringramenti ed i sensi della mia riconoscenza per avermi permesso di scrivere e di pubblicare il p resente lavoro, descrive nel s uo Manuale di otorinolaringoiatria (Vol. ICasa ed. Pozzi) le cefalee di origine nasale nel capitolo dei riflessi nasali sensitivi, confermt~ndo la natura. trigemino-simpatica di esse. Egli cosl si esprime : • i rifies.~ sensit.ivi consistono talvolta in dolori sul tragitto dei nervi, dolori che vanno posti tra le nevralgie riflesso e che risiedono dal lato corrispondente alla lesione nasale, ;:;in. sui rami del trigemino, sia, più di rado, su quello dei nervi oocipitali; ta,Jvolta sono dolori di natura meno determinata che rivestono il tipo dell'emicrania o d'una cefalalgia diffusa a sede frontale od occipit.ale, in rapporto con la sede delle lesioni nelle zone anteriori o posteriori delle fosse nasali. Gli infermi accusano una sensazione di bruciore urente in tutto l'ambito nasale propagato all'orecchio, alla gola, ai seni acces.<;sori, all'occipite, a una metà della faccia. La rinoscopia è pressochè negativa: si scorgo a volte uno stato conge.stizio, a volte una ischemia della pit.uitaria, talora segni di pregressa flogosi: alterazioni in parte transitorie e non costanti , in parte di nessun valore etiogenetico in rapporto al dolore. In via ipotetica può riportarsi l'algia d i origine nn.<;sale a lesioni delle fibre simpatiche perivascolari, identificandola con la Causalgia per primo accetmata da Scarpa, e poi i !lustrata da W oir Mitchell. Si tratterebbe di una intensa iperestesia dolorifica, unita a turbe va.somotorie, insorgente per lesioni nerveo-vascolari p iù o meno gravi. È ammissibile che nella mucosa nasale, la quale possied e una cospicua ret-e sanguigna, si determini n~ esiti infiltrativi della guaina periarteriosa e venosa, dove d ecorrono i ramuscoli Rimpatici, in conseguenza. d i ripetute congestioni e d i versamenti siero-ematici interstiziali (rinite vasomotoria) non completament-e rias.9orbiti e in definitiva. ROStituiti da connettivo compatto, subendovi le stesse alterazioni che si verifi-

cano .nella. ca.wmlgia e -.dando cosi il dolore riflesso •. Anche Ssrgnon di Lyon, in una interessante e dettagliata monografia. su questo argomento, sostiene, fra l'altro, l'importanza delle cause nervose nella. genesi delle cefalee di origine puramente nasale e ne spiega il meccanismo, per il quale bisogna incriminare diversi fattori : la congestione (per esempio nelle ipertrofie congest.izie dei cornetti); l'ostruzione (ipertrofìa polipoide- creste del setto); l'infezione; la. compressione nervosa, nelle deformazioni dell'architettura nasale, per disturbi simpatioo-trigeminali. F. in un a ltro lavoro, in collaborazione con il Bert.ein, riferisce numerose osservazioni con risultati tera.peutici sorprendenti, talora quasi miracolosi, dopo interventi endonasali, invero assai semplici. A questo riguardo sono anche assai importanti i lavori e le relazioni all'ultimo Congresso di Oto-rinolaringologia di Di Core di Napoli, il quale, in base alle numerose osservazioni cliniche ed ai brillanti successi curativi ottenuti per mezzo di un intervento chirurgico sul cornetto medio o sulle cause irritanti locali (deviazion~resta-sinecch ia, ecc.) oppure per mezzo di applicazioni endonasa.li di soluzioni di cocaina-adrenalina che talvolta hanno portato, da sole, dei risultati ottimi e definitivi, viene alla conclusione che esistono delle cefalee, ribelli a qualunque sedativo e persistenti per lungo tempo, a l difuori di ogni malattia acuta. o cronica delle fosse nasali, a punto di partenza nettamente pituitario dovute a turbo trigemino-simpatiche per irritazioni delle terminazioni nervose della pituitaria. in seguito a compressione transitoria o perma.nente fra la mucosa dei cornetti e gli elementi vicini. Da quanto siamo venuti finora esponendo, varie sono le cause invocate dagli AA. per spiegare la genesi di queste nevralgie: cosi le cefalee rinogene sono state considerate da cause meccaniche, infettive, tossiche, neoplastiche, endoorine ed essenzialmente nervose. Da questa diversa concezione patogenetica sono scaturite


LA CEFALEA DI OR!OIN"E NASALE

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finora. (Di Core) trt" teorie: la tt"oria infettiva s inuaale, la teoria. della cavità la. teoria. n ervosa.. La prima., sostenuta. da Sluder, Sogura.~ Canuyt, ecc., SE' è esatta. nei riguardi delle sin usi ti posteriori, in cui l 'apertura. del SE'no sfenoida.le o lo svota.mento del labirinto etmoidale portano s ic uramente alla guarigione della complessa sin torna· tologia (turbe nevralgiche, neuriti ottiche retrobulba.ri, ecc.) non può CSSo.)re pi\t ammessa quando tutti i mezzi d'indagine diagnostica. (rinoscopia, radiografia, dia· Ianoscopia, ecc.) riescono completamente nega.thoi. La. teoria della cavità chiusa o del • va.cuum sinua » (Dufourmentel, Ra.ma.dier, ecc.) che fa dipendere la. call'sa delle n evralgie e delle turba vis ive da. una ostruzione degli orifizi di escrezione dei seni -oppure da. una mancanza o ins ufficienza di a.t'razionE" della cavità siousale, viene .invocata dagli AA. per spiegare gli ottimi ri.~ultati ottenuti dopo l'apertura dei seni posteriori, riconosciuti sani all'operazione o dopo la resezione del cornetto medio. Ma oggi invece si ritiene che il successo di quPsti inte rventi sia. dovuto in realtà alle modificazioni apportat-e dali 'opera-zione sulle fibre nervose trigcrnino-simpa tiche (Di Core, Sargnon e Bertein). Infine abbiamo la teoria <Mrvoaa, che costituisce il capitolo più moderno dello studio dei fattori patogenetici dellE' CE"falee nasali. L a maggior parte degli AA. (Di Core, Sargnon. Carrari, Giussani, ecc.) sia nE'Ile loro ·relazioni all'ultimo Congres.~o di O. R. L. di Roma sia nelle loro interessanti pttb· blicazioni, sono concordi nel ritenere indiscutibile la genesi nervosa. di queste celalee e nell'affermare che in numerosi casi a.d etiologia dubbia bisogna incriminare le cause nervose andando a ricercare l'origine nasale simpatico-trigeminale. Noi .abbiamo visto infatti quanto sia ricca e varia.l'innervazione della mucosa na-sale data dal trigemino e dal simpatico, in corri.s pondenza del cornetto medio e spe·cialmente negli strati sotto epiteliali, e i rapporti esistenti tra essi nervi con i vari gangli, particolarmente col ganglio sfeno-palatino, per cui ci è facile immaginare '()()me queste turba dolorese siano ordinariamente legate, per compressione sulle terminazioni nervose della pituitaria., ad irritazioni lievi e superficiali, con~cutive talvolta ad un banale attacco di corizza o dovute più spesso a fatti di compressione tra il turbinato medio e il setto, tra un turbinato e l'altro o tra un cornetto e una -deviazione o w 1a cresta del setto. E la. prova migliore della genesi nervosa di questo cefalee di origine nasale 111 troviamo negli ottimi risultati della cura chirurgica per mezzo di un inte rvento endona.sale assai semplice, in seguito al quale, con l'asportazione del cornetto medio sia totale sia limitata alla. metà. anteriore o al terzo posteriore, si ha rapidamente la ,scomparsa di questi fenomeni dolorosi tanto ribelli e persistenti. A questo riguardo gli AA. (Sargnon, Di Core) pensano che tali guarigioni susseguenti alla amputazione della coda del burbinatu muùiu ~i~;.~.nu leg~:~ote ~:~.Ilo Mtru.ppame::uto di Wl certo numero di filetti d el trigernino e del s impatico ed attribuiscono all'atto chirurgico valore di simpatectomia, che viene a modificare l'influsso nervoso, che origina, le .cefalee, in una. regione particolarmente riCCI\ di terminazioni nervose, qual'è il cornetto medio. ~hiuaa e

Quali la sintomatologia e i segni che possono p('rm('tterc di svelare l'origine .nasale di una. cefalea! I casi di persone che si lagnano di cefalee di origim· nasale sono molto numerosi ·e la loro banalità e frequenza non fatmo d 'altru parte che accrescerne l'importanza. I disturbi si presentano sotto forme diverse: si tratta di malati che da. mesi, da anni soffrono di mal di testa, il cui inizio è stato ins idioso. Il carattere principale È' . il dolore ,che compari" sopra tutto la matt,irm al risvp~l io. !'li ('sa.gcra dopo il p~lsto e


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LA CE'P'.AT..EA DI ORlCJNJl: NASA.Ltt

gli esercizi violenti. li ma.lat.o paragona la sua sofferenza ad una pesantezza, ad un cerchio doloroso. che localizza nella regione fronto-orbita.ria; accusa un senso di })(-"»O profondo dietro gli occhi o alle tempie; in altri casi il massimo di sens ibilità è al vertice, più raramente indietro alla nuca. Qualche volta. i caratteri del dolore sono più nettamente nevralgici: stiramenti, bruciori seguiti da crisi pa.rossistich e e accompagnantisi ad irradiazioni Vf'l'SO la mastoide, la regione stemo-ma.stoidea, la. r egione occipitale. In parecchi malati il massimo di sensibilità è al sincipite: qui vi esiste una. zona. di iperalgesia superficiale estremamente penosa: il semplice strofinio d e i capelli provoca un doloro intenso. Al primo inizio nulla distingue questi disturbi da quelli che possono avere origine da ogni altra causa generale o l ocale. Un punto deve richiamare l'attenzione: l'impotenza dei sussidi terapeutici usuali. Molti malati sofferP-nti da molto tempo avevano esaurito la prova di tutti i medicamenti nervini, ad altri erano sta.ti estratti parecchi denti, ad altri ancora era stata corretta la loro ametropia; tutto ciò senza risultato. Nell'anamnesi di questi malati si trova s~i!SO pochis.o;;ima cosa: dei piccoli attacchi ripetuti di corizza, d.i rinite banale, acni si associa, sotto l'inAuenza del freddo o d'una. irritazione leggera, una. sE-nsazione di naso otturato o meglio ancora. di distensione accompagnata da battiti arteriosi. In alcune donne, questi fenomeni congestizi, hanno tendenza a.lla ripetizione periodica., ogni mese, al momento d elle regole, e coincidono con una 6-.«&cerbazione della cefalea e di disturbi visivi, come se si trattasse d'un vero attacco di rino-3inusite endocranica.. Altri malati sono stati operati d'una deviazione del Sfltt.o o d'una ipertrofia d ei cornetti, qualche altro presenta una sinecehia del corlletto inferiore con il setto medesimo. Se in questi malatti si pratica una ricerca sistematica radiologica. del cranio i risultati sono completamente negativi: e tal i sono anche i d ati forniti dalla dia.fanoscopia. Per contro, la. rinoscopie., dimostra con frequenza una malformazione de l setto (cresta, sperone), qualche volta un cerro grado di st~nosi d elle fos.o;;e nasali; tutte particolarit-à sulle quali hanno insist,ito parecchi AA. (G. Didier, Bouchet e Soulas). Questi difetti dell'architettura nasale non sono tutt-avia affatto costanti, poichè vi sono dei casi in cui la sindrome esiste senza che si trovino deformazioni notevoli delle coane nè dei con1etti n è del meato. Un segno pitl sicuro, che manca raramente, è una sensibilità viva della mucosa naso.!" dal lato ove ha sede la cefalea. L'esplorazione con uno specillo rivela in quasi tutti questi malati una iperestesia d ella. regione del cornetto medio e provoca od esagera la crisi dolorosa. L'aspetto d eJ.la mucosa non è patognomonico nè presenta caratteri che possano indirizzare verso tma ipotesi diagnostica. Esso è vario: rosso. congesto, lucente, qualche volta l'aspetto è normale o anche pallido, come lavato: non pu.~ nè mucosità nel meato. L'idrorrea. manca nella maggior parte d ei casi; spesso predomina la. secch ezza riDo-faringea. Riassumendo si può dire che, oltre ai grandi sintomi conosciuti da tutti, ci sono delle piccole modifìcazioni d ella mucosa delle fosse nasali che sono sufficienti per provocare delle cefalee ribelli e dolol'OSe. P er la diagnosi bisognerà anzitutto e~iminare le cause più comuni delle cefalee. Le cefalee infatti possono essere dovute ad infezioni acute (tifo, eresipela, influenza, vaiuolo, ecc.) o croniche (malaria, tubercolosi, sifilide, ecc.); ad intossicazioni t>ndogeno (gotta, diabete, ecc.) o esogene (piombo, mercurio, iodo, ecc.); a diatl"si (neuro-artritiche, emorroidarie) o a disfunzioni endrocrine (menopausa, ecc.). Esse possono anche dipendere da. infiammazioni delle cavità nasali e da suppurazioni acute o croniche d ei seni (frontali, mascellari, etmoidali, sfenoidali ) o da origine dentaria o da origine oculare o infine dalla presenza d i tm tumore cerebrale. In d i bisognE>rà ricercnre l 'origine nasale. L'origine nasale potrà essere affermata per esclusione e dopo un esamf' cotn-


LA CEFAl.i!:A D I ORIGINE N-AS ALE

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ple to del malato. Localmente ossa si traduce spes:~o con ipervascolarizzazionA ri AI cornetto e d e l mea.to medio. Frequentemente si osserva anche una ipertrofia d e t cornetto inferiore oppure una d e \·iazione a forma di spe rone o. una spina d el setto, che stabiliscono uno stato di compressione temporanea o permanente sulla mucosa pituitaria., la. quale in simili condizioni subisce e";cl!'ntem!'OtP turbi' profonde nella sua circolazione e ne lla sua sensibilità (Dì Core). In a ssenza di ogni ca.ra.t.tert' obbi!'ttivo gros.<;olaHo, la prova d f!lla cocaina è quella che agli AA. (Wor llll!) è sembrato l'argomento d ecisivo per la diagnos i. I n· fatti l 'introduzione di un piccolo tampone imb!'vuto d'una soluzione di cocainaadrenalina profondamente ne l meato meJio e nella part~ profonda d ella fossa na.~;ale calma quest i dolori in modo qua lche volta magico. D ue segni sono sto.ti dati per pArmet.tcre di affermare l'origine rinogeno.: Il riflesso naso-ja.cciale, d escritto nel 1922-1923 da P. E. We il, Lévy-Frankal e Juster, che consiste in una viva reazione: ros8ore d el naso e d e lle congiunti ve, lacrimazioue in seguito al tocca.mento del cornett o medio. Il segno di Ewing, de8critto da. questo A. nel l 889, e che consiste in un dolore vivo provocato colla pressione ne ll'angol(} s upero-interno d ell'orbita. E sso ha un valore ii1cont>f'stabile nei disturbi nevralgici. che corrispondono a l piano m edio delle fosse na.sa.Ji. Il trattamento. come consiglia Tetu, d eve essere essenzia.lmen t.- causale con l'e liminare, quando osiste, la lesione nasalP (polipi, ipertrofia. d ei cornetti, sinusite, d e viazioue d el setto, presenza di-una s inecchia, di una cresta, ecc.) Ne lla maggioranze. d ei casi in cui la. cefalea è 8ostenuta da. un d isturbo trigemino-~impatico si ricorrerà ad un trattamento nasale a.pprop1·iato. (cocainizzazione dei m t>ati). E se g li effe tti non s aranno sempre duraturi, bisogne rà rinnova re l'applicazione a parecchi giorni d'in tflrvallo. Sik agni. c he nella Clinica Otoiatrica di Roma s i è occupato d e lla cura di questi d isturbi, ha trovato che il ripete re tali appycazioni porta n ella maggioranza d ei casi, a nche ostinati, a notevoli regr essioni pe rs i· stenti o a guarigioni d efinitive. In ogni caso (Sargnon) la cura medica consiste rà, secondo la causa, ne ll'aumentare la permea.bilità nasale con l'adrenalina·cocaina e n el calmare i dolori con un trattamento loca le (cata.pla..c;mi, applicazioni ba lsamiche , is tiJla.zioni oleose) e generale (calmanti per via interna). La cura. chirurgicl.lvarierà secondo la. causa endonasale: pnnnellature nnestetiche d el cornetto medio e della sua parte posteriore, vero punto s impa.tico-trigemina.le del naso ed anche dell'occhio. A volte la resczione della regione malata s'impone, sopratutto l'abla zione parziale del cornet.to medio, specialmonto il terzo posteri oro, opera zione eh~ dà molti b uoni ris ultati per l 'aerazione dell'incrocio etmoido-sfenoida.le e per l'a zione nervosa.. Mediante w1a tale terapia nasnle medica o chirurgica benigna 8Ì pos~<ono in numerosi casi migliorare o guarire delle cefalf!e dette ribe lli. Concludendo si può dire: 10 che molte crfa.lee hanno il loro punto di partenza in una perturbazione d e l sistema trigemirJO·simpatico; 2o che la ca.u~'<a che le sos tiene può es.<;ere locale o generalr (nervosa, endocrina. ecc.); 3° che il maggior numero di es8e cefalee cedono come per incanto alla cocainizzazione d e i meati, all'ablazione di una spina irritati va per mezzo di un intervento in generale a ssai semplice; 4o che il vedere queste cefalee ribelli cedere a qut>8to semplice mezzo t<-•rapeutico intranasale prova che si tratta di cefalee rinogene. AUTORIASSUNTO. L'A. d opo aver passato in rassegna quo.nto è stato sc1·i tto ne lla letteratura medica. sulle cefalee di origine nasale , conclude affermando che molte cefalee ribelli sono sostenute da piccole m odificazioni d e lla mucosa nasale o che talvolta cedono comP per incanto acl un ·~;emplieo t rattame nto rinologo.


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I.A CEII' ALEA DI ORIGINE

N~SALE

!."im)>ll rlnnr• rir /11 clo<~•ifiriJ{il>n """I"'Ji'IVr ti rliniqut rfn ct!pholl~s dQn( l e"""'"' " M" cnu.o-.• •.Ili rtllliliAirflhlr. rlt In di.-er sil é dts /ormrs dr cephalies. i';oclcté d"Otoncure>-ocnlistiquc.

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Congrci~ d<' BnrdNtu:<,

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BERTY.T!'I. -

f:s.olli Ortl71flm'l·rlin i'[llf SII T lr •11·' ';."" .ovmpatltitriU! de la mwrutuse J)ituffaire. A reb. tcrn. de Loryngo lollie XX XI. 4 . 1\I~.S.

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Manuale di 0/orinolaringoinlria - Vol. )O pag. 13!1. Cusa Editrice Poui-

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111. BOillm:i!. - f'mtlrilml inn 1l '" r rp/wlaloie rltlnoo~ne. Cotn\tni<:az. alla seduti\ del Comitato n nue~c <Il Oto1W11ra-olt. Il nuu·zo 1113 1. BOUCBF:T et SOUI..,'I. - La ciphalie du m.émno11en. Prog{.,; MM.ical 20 maggio 1926. B OECH. Uehc r dcn, Mw-kscheM Adrenalinsa11 den r:er811ch. Zeit. 1. Bals-Na se, XfY, pag. -HG , 10'26. n uar:f:R. - Da~ r:anulirm •fcno-palnlinum. Acta ot o-lnrl.n g, :XI, pag. 221. 1927. ]l'l. EI . CA!tOC1n:. · - Cépludù1< el trfluJ./(.11 neuro-~<tti/s (Jttiri<$ par la deslrttdion dt 8/mécl>ies Il-OSO· leJJ. Co111unlcaz. al (;ongrcJ~so Oto-ueuro-oft. di Purigi 13 febbraio l u:lO. L. CAC'~'IH. ur 1. :11nlatlie nll•o-octdari di origi1~ simpatica. Rh-. Ot.o-neuro-oft. pag. Sll~. ago ~to 192 ì. P. C~LICF:n. - -"" ~&na """"" J<irv.trom.e ocùlo-end<>cr aniC<t di or igine tu1.$ale. ( rtl\'". oto- ncuro - oft p~. 419, lugl l o-o.p;o~to l !l2i ). -G. CAX\JYT. - T-e Smvlrome ctu Ga,'f]ti.on Sphéno-palati.n. R l'v. d'oto-nenro-oenllstlque, 1923 ). .(l. CASU\'T. Lu rél'lwlér.s d"or-i.{]i11r 1r.a8alt et• (lén~rcu. Comunica.z. al U Congresso della So" . ~·rane. d"oto- neuro-o ph to ln •. l !ltO.

CASl"\' 1' et. T•: RttA('Of..

Le sympatiqu~ nasa/. Soc. d'oto-nenro-ocul. de St·r8$lbu.rg 13

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gio 111%.

ffi Hir-

.'!euro~ i rih->Se tli origine na~<ale. Relaz. al Congresso d i.' li" :<oc. ! t. d'O. R. ,l.. Romu . no.-cmbrc t9:l2. COi!TIXI I'-T F:Tll-BCZOIA:>C. Ctlphn.lie rhino{léM. Congresso Rumeno di otor inolarlng. ott.obre

C ARilAHI- (;WS.'-lA:-11- P .uL&•TI<ISI. -

1 !H ti . A. DI Colti':. -

Le ~eia/M )!cr~>i~ttnli e ri(~LU di flri(line 11asaLe. Rus>C!OHI lnt.ernnz. di Clinica c Terapia. n. 12, 19 211. A. DI ()o nR. Contrilnilo allo Bl•utw IU.//t sintiSiti. J)òSl Ui<Jri t dt/J.e l<Jf6 é<Jt~tplictmze orula r i Ha...,;ctruo Hnl. di o. n. L., 11. -1, t ll~i . DI CORE. f't/alaluie ed "flalmflf)(llic r innoe11c, Com noictoz., a l Congresgo della Soc. !tal. di

O. R. L. -

Homn, nO\'cluhrt: l ~:-12.

DtmJ~:11.1.•:1< Df: LA~tOTm:

f:T sotillD IT.l.E. -

<:on~ercs. Fran~ai.~ d'O.

c. EsPn.DORA L m> uv.. FERRF:IU O I OROW. -

>r. L . 1029.

!.c~ cépha/l!ts/ronlaU-s rhinoqhtes cl

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U sundrome d11 neri nasal. Are b. de ort. d e Bue no~ Ayres, mani o 1930 _ Da ce/al ea d i origine puranumte naRale ~ tJerament e /requcnlt1 Ri v. di

oto-- nou •·o oftuhu . 1!.1"!9. O. Ft;)tA!WLA. - Oifl!nwslica tlelle nwlattie fùlsisltma tteN."ORO 0a~a Edltrloc Pozzi, Roma. 1 9'23. H AOUP.XAU et V'ER:.'f;1'. - A prnpos des cépltrrLfllgiu fronto -occi.pilalu d'ori(Ji.M n<w>-frontalt. ( ncv. d 'O to -ncurfi-Ù IJbtnhn ., pag. 443, 1 9:12. HALPHEN, :11oxnnex et T oc-RS.\ ~- - l .es céplwlées en oto-netorQ-(Y1Jhtalmow(Jit, Re>. d'oto-nC'uro-

opbtl\lm. :11arzo 1929. M ucK. Ueber dfU! Wa-'len unti di.e kUniscll.e /Jtdtnlu•'fJ eines nasalen M8071Wiorii!Clten r t:Jic:rphm

nomens. Zeit. f, Hals. :\n:<en u. Oh1·Cnheilh:, XIII, f)Rg. 311, 1926. S ARONON et BP.nTf:ts. !.o chirurgie en<lonasale de .;ertaines aluin {aci-ales. Arcb. Intero. do Larygol. lllt;;, o. i. A. SA.RONON. - Le~ cépi<O iécs rl"oriuinc n,aRa/e. Jourruol dc médécinc de Lyou, n. l!t>O, novcm· bre !9:!0. SLUVER. 1'he cflnlrnl o/ henrlorhe thmuol• tlle 1>a.lal uanoli.on. Journal. of Amer. m<'d. nss.. LXXVIU. P!Ut- I Oil'>, !O:lt. TESTUT. - 7"ra11Mo di anat omia wuano. \ "o l. II: !"curologhl. C n. T IJI. Ed. Tori ne~ t 9!7. A. TntMAR<'UI c o. D.H...''-' · - Il siq11;1ir.alo del r i,'esso nnyo-facciale in ram)()rlo al 81->Stema N'O/! talit~o. Oomunicuz. a l Co ugrC:iiu dl Oto- neuro-oft.nlm. di R.oma, ottobre 1926 . .ltl. VER:-lF.T. f'lnssificalion dea ~éphalées et l esles thérapeutiq1~es Re\". d 'oto- ncuro-opb!a.lm .

png {>{!!)-Hl t li.

G . WOR''"· -

r~"/Jalie•

et lrmdJI,s oculair ts d "od!line sintiSfl-na.aale. Comu nlcuz. alla Soc. di

Otorino-lurlug. di Parigi, J 9~4.


ATTUALITA E COMMENTI

GUERRA CHIMICA E POSTO DI SOCCORSO SANITARIO ANTIGAS Ne l mm1cro preced ente di questo Gic;rnale, il te n. colonne llo medico dott. Carm elo Mangana ro (l) si è diffnso a commentnre una mia monografia di recente pubblicazione (2). Al riguardo, d ebbo subito rilevare come egli si s ia. limitato a. circoscrivere l'esame a. una parte soltanto e delle meno salienti dei quesiti da me trattati, senza approfondirne le vedute e i possibili sviluppi, sebbene essi fossero stati brevemente esposti. Vero è che, con lodevole franchezza, ha rimandato il lettore alla conoscenza d e lla Nota originale; ma è ovvio che, in tale circostanza, ognuno può rendersi esatto conto d e ll'argomento ne l senso in cui è stato svolto e apprezzarlo seguendo la linea d e lle proprie vedute. Premetto intanto che non seguirò l'egregio contradittore nella sua lunga. disamina, sia perchè la. discussione non può fe rmarsi :al Lquadro in cui l'ha ris trett-a e sia perchè - come appare intuitivo - data la delicatezza o la riservatezza delle questioni in ogg<'l tto, il tema non si presta a. un dibattito pubblico e, por dippiù, approfondito. Ciò non pertanto, è giocoforza intendersi. Il fatto che nella monografia ricorre costantemente il riferimento alla pre.cis ~ dizione a Servizio chimico militare • e l'altro che , nella. nota in calce alla prima pagina, si accenna alla compilazione eseguita« senza alcun ricorso a. quanto c oncerne gli a.ua loghi siste mi di difesa chimica palesi o t"iservati, universalmente i n tl3o n, sono indici sufficienti, mi sembra, per stt~bilire che il lavoro non riguarda, sp }cificata.mente, l'organizzazione de lla difesa antigu..<s italiana. Che le mie idee p ;, ;sano essere accolte in una nazione piuttosto che in un'altra; che esse riescano u ti li per gli apprestamenti d ella difesa chimica sanitaria militare, o per la cosi d.d.> ~ta « c.~mpa.gna antig<J.s » civile; poco importa. Qui si tratta invece di m ettet·e in rilievo i risultati d el re ttilineo orientamento dei miei molteplici lavori di « chimica bellica • e come, in questa occas ione , io abbia inteso di uscire dal campo teorico, didattico e scolastico - in cui molti di le ttanti si compiacciono indugiarsi - per considerare, sia pure con un semplice schema, la migliore realizz azione pratica di uno d ei rami d e lla difesa chimica. che, dal puntoJ di vista. professionale, maggiormente ci interessa.. Ho detto schema. - cioè modalità di indirizzo - e, come tale, esso ha necessariamente ragione di ulteriore sviluppo, s econdo le peculiari necessità di ogni nazione, come ne spiegherò meglio in se guito i motivi, che a me sembravano fin troppo e viden t i o d e i qunli, in _ogni caso, ave vo fatto ri petuto cenno nel corso della esposizione. (t) Dott. OA RMP.LO MA>'>O AN .~RO, t<'nl'nto ~olonnoll o mE·dico- Il :servizio stmilttrio in guerra per i colpiti da oas to.,sici - Roma. • Oiol"llalo di :'l[cdi<'ina :\Lilitnrc •, fast:. X. 1033. (2) PAONIELLO Prof. dott. Al!1·edo - Posto di soccor~o stm ii.<trio ttnlirltZS. Roma.. • Rru;sogna

di Cliille&. 'l'orapla. o Scienze alfioi • · ta'le. IU. 11133; lloru.a , • L'lndusLI'il\ (.;hl mica ' • nn. 8 e 9, HJ3S. 5 -

Oionwle ài m cdiciu~ milita re.


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GUERRA CBIMJCA E POSTO D I SOCCORSO SANITAIUO ECO.

Date tali premesse, è naturale che le unità sanitarie da. me indicate e lo speciale servizio al quale dovre bbero destinarsi fossero tratta.t.i concisamente; e quindi - passando, sotto un certo angolo visuale, in seconda linea - siano da. cons i· d era.rsi corno suscettibili di modifiche e adattamenti, devoluti proprio a quei tali organi dotati di specifica competenza a i quali facevo ricorso, sul quale punto, almeno, s<•bbcne in via teorica, il mio contradittore conviene. Senonc~è egli, per quanto e; attiene all'Italia. rimanda i lettori alle • Norme gonerali per l'oJ1Zn· nizzaziono e il funzionnment.o d ei servizi in guerra. Ediz:one 1932 » e alle •Unità sanitarie • allestit.e dall'Istituto chimico -farmaceutico (militare e da me dir<'tt() per di t'ci anni), provvidenze da lui giudicate bastevoli ad assicurare la nol<tra tranquillità. A vero dire, io avrei citato anche le • Norme speciali per i l funzio· namento de l servizio sanitario in guerra chimica •, di cui si fa menzione n ella Premesso. della • Istruzione sulla difeEa contro gli aggressivi chimici. Ediz. 1930 •; a ogni modo, come è ben naturale, volenti<•ri no p rendo a.tto, senza peraltro scon· fessare la mia pubblicazione e convinct'ndomi sempre pii! de lla inopportw1ità del dibattito. E infatti. se il quesito si interpetraSEe nel seneo suindicato, la. mia monografia col'<tituirebbo già una discussione; l'artico.Jo dell'ottimo contradittore - col rioondurmi a uno stato di fatto ormai stabilito divente rebbe una diRcussione de.lla discussione, un ritorno cioè alla rt'go.la e, ciò stante, una divagnzione non n ecessaria. E mi spiego: a) So s i è ravvisata la n <'cessità ch e taluni colli di unità Fanitarie da campo portino de i contrassegni speciali pe r identificare: stnunenti e apparecchi chirurgici, oppt1re oggetti di medicazione, o m edicinali, o viveri di riserva o di conforto, ovvero i mt\teriali di uso veterinario; se per il r icovero dei malati colpiti da morbi contagiosi si è riconosciuta l'utilità di istituire particolari formazioni o di ricorrere a locali appartati contradistinti da una bunderuola gialla; non ,·edo la ragione p er cui d ebba ritenersi artificior:a la proposta di adottare distinti,·i con leggere modifiche s u quelli già consacrat.i. p er specificare: i colli d e i mntf'· riali, le formazioni sa.n itarie e lo stesso personale addettovi, per quanto riguarda la • difesa chimica •, dal punto di vista sanitario, ben s'intende. Nè m i S('mbra che possano affacciarsi serii motivi per negare a una proposta di tal genere la eventualità di essere sanzionata con un articolo aggiuntivo della u Convenzione di Ginevra •. b) Il ten. colonnello Manganaro indil'a col titolo di gas tost"ici gli aggress:i,·i chimici; ma, pE>r poco che si conosca la to~sicol ogi a, è lecito affe1mare come n on sia affatto complicato, ne.lla maggior parte d ei casi, portare un primo elem<'ntare aiuto - tempestivo e talora provvidt'nziale - a un intoBsicat.o. L'aiu· tante di sanità, da d estinarsi ai lesionati da aggreesivi chimici, scelto fra i più bravi e inte lligenti, che abbia ricevuto una specifica istruzione teorica integrata da appropriate esperienze nel campo pratico, che sia dotato di una «tasca. di sanità antigas» di cui conosca il contt'nuto e l'impiego, nonchè di una. tab<'llaprontuario con poche norme a portata di mano, potrà - io penso, e in man· canza. di altro - offrire a un colpito l'antidoto appropriato, un soccorso immt'· diato e sia pure elementare, capace talora di salvare \ma vita umana; non certo la cura e tanto meno l'integrale assistenza sanitaria le qua li, indubbinmcnt<'. restano devolute al medico. Tolto il caso d ell'a.vvelenam€nto per acido ciani· d rico e cianuri - che, bene ~;peseo, n on dànno neppure il t empo di intervenire quali sono quegli altr i aggressivi di tale fulminea attività da richiedere l'irrme· dista ed esclusiva opera. d e l sanitario?! Non ne esistono, foree, anche di qlll'lli,


GUERRA CH1l\UCA E POSTO DJ SOCCORSO SANITARIO ECC.

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ben pc t·icolos i o qualificati subdoli, che manifestano i loro imponenti effe tti solo col ritardo di varie ore, o di giorni T! Ora se, ne lla generalità, ogni com battente è forni t<> di tm pacchetto da medicazione individuale, che si presumo d e bba sapere utiUizzare da sè, nonchè di una pomata o di una polvere contro l'azione d ei gas vescicatorii; se vi è una tasca di sanità per soccorn>re i feriti, des tinata a essere adoperata da un niuta n tc; pcrchè mai un altro aiutantfl - per dippiù particolarmente istruito - non dovrebbe sape re impiegare que i rudimentali rimedii o antidoti, già. pre destinati como di primissimo uso contro l'azione d e i yaa tos~ci, molto opportuna mente così d efiniti d a ll"articoli!'ta?! c) P er quanto ri guarda la «Tasca di scmità antigas », il « Cofano di sani tà antigas» e il « Pos to di soccorso sanitario antigas •, io non dirò più di quello che succintamente - c sempre !':Otto forma di schema, come dianzi accennavoho espos t<> ne lla monogra fitt. De bbo solo rile vare, a questo proposito che, contemporaneamt>nte , il ten. colonncllo .Mu.nganaro ba. esagera to l'importanza che a ess i int.endevo as.c;Hgnare e n e ha. sminuita enormeme nte l 'effic ienza. L 'articolo inoltre, nella quasi totali tà, è soffuso d e ll'amle tico dubbio circa le reali finalità de lla mia concezione; dubbio c ho fina lmen te si dirada a l te t·zo capoverso d PIIa po.g ina 877. Ma, una vo lta g iunt i a tale constatazione , nocessari nm<' n te ne discende il sereno giudizio che il dibattito poteva considerarsi quanto m eno superfluo. I nfatti, sen7..U. parln re d 'a ltro, con l'a ggettivo san itari o, co>;tan tcmente usat o, non si vole va forse s pecifictu·e, in modo più che e vidente, che t a n to g li stuclii re lativi all' ttllestimcnto d e l ma teri a le quan to, e massima mente , l'impiego di questo erano còmpiti riservat i ai sanit.arii e non ad a lt ro e diverso persona le ?! d) Riportandorni a l quadro generale prospet ta.t o d ulia mo nografia e non s oltanto a que i d ottngli c he hanno a t trat to particola rmen te l'at tenzione d el t en. colonnello .Ma.nganaro e, come già dissi, da m e re putati di nat.ura prettnmcnte secondaria, d ebbo infine no tare c he so eg li avesse per poco medi t ato sug li scultorii concetti espressi ne lla « R c htzione sull'esame de l Bilnncio di pre visione d el 1<1inis tero d ella guerra per l' E scrcizio finanzia rio 1931-32 », non fwrobbe cono il rischio di essere classificato fra co loro che commet tono il grave errore di sntlutare la guerra chimica e da me , comunque, tacciati di incompn•ns ione. E. pur senza sopravvalutare sovc rchiamen to la pred etta guf'r1·a chimica , dimostrerò che la « cosa non trascendenta le •, con cui qualifica il Servizio sanitario antigas, costituisce per lo meno tm'a fft' rmazione azza rdata. Questo è il ve ro nodo d e lla questione, su cui reputo che s i renùa. necessario ancora qualche altro. sommaria. d e lucidazio ne. La futura guerra chimi ca (per modo di dire ), se mai vi sarà, non può s ubire a pri.ori la. considornzionf' di f'SSersi cristalliz7..ata agli aggressivi chimici che ci sono familiari. La fine de l conflit.t o mondiale , u. questo rigua rdo, non d e ve ri tenersi che una tappa. L 'evoluzione comincerà esattamente da que l punto, continuando a S\dluppt~rsi a seconda d elle circosta nze, preci!'amente como avvenne dopo il primo esperimento d ella emissione di nubi di cloro, il 22 aprile 1915. Ora, pensare a difende rsi - anche , e in ispecie , sanita.riamente parlando - contro quei tre o quattro ag~·cssivi che riscuotono mnggiore fiducia, costituisce una i ngenuità imperdonabile. Intanto non è esclusa. la posstbilità di azione d e lla u guerra batterica. •, o l'impiego di quei n raggi diabo lici • di cui si parlò alla conchiusione d ella guerra; ma. - e questo cos tituisce quanto più part icolarmente importa - non d ebbono dimenticarsi le larghe risorse che offre la chimica o che eolo in minima. parte furono fin qui sfruttate. Ebbene , è appunto verso queste


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GUERRA. CHIMICA. E POSTO DI SOCCORSO SA!HTA.RfO ECC.

r isorse cho inoonde vo fo~sero indirizzati gli studi! e lo rice rche per giungere a.U'acca.pn.rrarncnto di mozzi nuovi e più idone i di offesa, ott-enu ti i quali - com'è elementare e di pntmmntica - occorre accudi re a~li adeguati apprestamenti per la dife~!l. (sani tar ia inc lusa). Senonc hè tut.to questo, pe r eviden ti ragioni dj rise rvatezza e s erie tà di rice rche. ne l supremo interesse della difesa. nazio nale, non s i studia nè può s tudia rsi all'Università che in via assai generica e sommaria, ma è oggetto invece di lavoro indefesso, diuturno e, soprat,tutto, s egreto del «Servizio chimico militare • (cosiddetto), pre:>so il quale potrebbe ro trarre maggiori cognizioni i snnita rii, o l tre gl i altri inte ressnti . N è è da ri tenersi che tali studi i riescano a stimolare l'iniziativa di singoli scicnzia.ti gravati da. cariche ufficiali. mancando loro il te mpo necessario richiesto dall'applicazione e da prove lunghe e pazienti. 1~ paci fico. infatti, che la Germania. dispone va di un centro scientifico dire t t iv-o dolla più alta. importanza, l'« Istituto K a ise r \Vilhelm •. e d e i la.boratorii di rice rche de ll'• Interesse n ~meinschaft • per le applicazioni industriau. Ciò posto, se le autorità militari più in Yista eU tutto il mondo son~ convinte della gius ta importR.nza che l 'arma chim ica deve assumere nel quadro g.)norale de lla guerra avvenire; se è cognito che nel luglio 1918 l'Esercito ted esco disponeva di p!trchi divisionali da munizioni riforniti di granate di cui il 50 % ad aggressivi chimici e che in ta.ltme offensive ne impiegò fin l 'SO % de l totale d ei proie tti adoperati; se a un me mbro d olio. « Missione tecnica interalloata. R artle y • in visita di controllo agl i stabilimenti tedeschi di produzione dell' iprite - un chimico, con patcmte or:goglio, potè dire che non sarebbe certo stata l' iprite a esse re adoperata ne lla prossima. guerra; se è nota. l'accurata preparazione alla difesa c himica: in America, ne l Giappone, in R ussia - specia lmente - e' nazioni limitrofe; se l'osimio mio contradittore infine si è reso conto dei risultati delle manovre a eree di Lione del lug lio 1930, d urante le quali furono sp erimentati m ezzi di offesa. di inaudita potenza ; non vedo i motivi per cui amme t tendo che l'arma. chimica si aggiudicasse sol tanto il 50 % d'importanza de l valore offens ivo - egli d obba tanto sminuirne l'efficacia e, dipendentemente. la difosn (i vi compresa. l'ass is tenza sanitnria) da non concede re a questa almeno que lla modesta quota - di gran lunga infe riore alla presupposta percentuale c i ta.ta quale può vnlutnt·s i l' istitu?:ione di: una tMca di !'ll\nità antigas , un cofano di sanità ant,iga.s, un pos to di soccorso sani tario a n tigt\S. Quest'ultimo, be ninteso, distinto o separato (non isolato e chiuso in una. torre d 'avorio) dalle al tre formazioni destinate all'as.c;istenza sanitaria ge nerica, concretato fin dal tempo di pace, n on improvvisato o impiantato solo ne lle c irco:>tanze di guerra e - come era e resta o ollo mie intem.ioni, s enza poss ibilità di dubbio qualsiasi - se mpre dipendente dall'autorità sanita.ria. -Qui g iunti, occone riportar;si ancora a l punto cardinale che avrebbe destato l'interesse del mio eontradittore. Egli si d imos t,ra. fermamente convinto che questo ge nere di studii d obha esula r·e da lle competenze del «Ser vizio chimico militare •. Tale Se rvi?.:io - sempre nel conce tto generico, dirò così, e séuu\ a lcuna allu-;iorto al nostro, che d'altra parte ha. una diffe rente denomina-zione dovrebbe essere cos tituito, com'io già lo intravved<'YO fin da lm decennio addietro, so t to l' indirizzo di un Comita-to, dire ttivo o cons ultivo che fosse, d i scienziati dive rsi ( I ) e con l'integrazione di dipendenti laboratori i di: chimica., fis icu, (Il P AflXIELLO o C \ l'PE l-LI. - l r.-.~or <tlort di chiml.ca presso le .4rm(l.le. Relazione Ufilclal~ e ul V Tema. del II Con;;ro.~so Intcrnn~ionale di >I cdicina e F a rmaci .. MUltare. R orua, • Atti Uttlclali del C'-ungreaso ' • 1923.


IL PROB l.I::MA DELLA OOEHRA MlCROB ICA ECO.

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fisio-patologia, meteorologia., ecc., in stretta colhtbora.ziono fra di loro. E non appare chiaro e naturale a ognuno, dtmque, c ho se questo Ente si nssume la. grave responsabilità. degli studi i per l'offesa - quant'altri m ai riservati e segretidebba anche curare l'organizzazione e g li apprestamenti per la difesa., sanitar·ia inclusa, ma quest'ultima, como ben s'intende, devolut.a. a sanitariI specializzati? l E faccio punto, affermando che, per conto:; mio, la discussione può ritenersi definitivamente chiusa. Tuttavia, n on posso esimermi dal clichia.raro che sono grat-o a.l ten. colonnollo ::V1anganaro per avermi offerto l'occasione di aggiungere le altre qui esposte consiùPrazioni sull'a.q~omcnto, mentre in origine le ritenevo superflue, e che saranno valse, io spero, a meglio chiarire o completare i quesiti già prospettati nel la monografia.

A.

PAGNJELLO,

colonnello chimico-fannacista.

IL PROBLEMA DELLA GUERRA MICROBICA ATTRAVERSO LA STAMPA La questione della cosiddetta guerra microbica cont.inua. ad interessare la stampa =edica. e, purtroppo, anche la stampa non medi-ca. Un problema scientifico di :cosi appassionante interesse, se è affrontat.o, discusso, vagliat-o-ct';:""'p"Pr'sone competonti, può essere ricondotto alle sue giuste proporzioni senza p ericolo di incorrere in conclusioni esagerato in 1tn senso o nell'altro; se invece è sot· toposto alle manipolazioni critiche di chi non ha la. necessaria preparazione scientifica. e il senso della pratica organizza.zione, rischia di essere trasportato lontano dalla nuvole delle fantttaticherie. Giova subito dire che onna.i vi è una messe di cognizioni dl microbiologia acquisite alla. scienza che non si possono disconoscere: questa importantissima. branca della m edicina è in continua evoluzione e va seguita giorno a giorno. Oscuri invece permangono tutto·r a alcuni aspetti dell'epidemiologia: dobbiamo conf(ls sare che l'intima essenza dello epidemie di molte malattie inJettive ci sfugge (nè gli accurati studi sperimentali di Topley, W ebster, Amoss ci han portato molta luce ). Non possiamo regolare a nostro piacimento lo svolgersi di un'epidemia, talvolta. non sappiamo arrestarla: ci mancano delle conoscenze ptecise su svariati fattori, specialmente quello metereologico e cosmico, che aVl'anno senza dubbio influenza notevole n ella cliffusione delle infezioni. Ma è appunto il nostro stato attuale di incertezza, è il mistero che avvolge molti fenomeni che non p erm ette I di acquietarci, ma che ci spinge con ansia alla ricerca dell'intimo m eccan ismo dell'epidemiologia. L'aspetto pratico della. cosi detta guerra microbica è intimamente legato all'epidemiologia. Parlare di 1rucrobi come se SI trattasse d i prodotti chimici costanti acl efiotto ben doterminato in qualsi!l.Si momento e in qualsiasi contingenza, dimenticando che il microrgan:ismo, come ogni essere vivente è suscettibile di tante variazioni, e trascurando i fattori molteplici che presiedono al suo ciclo biologico, dimostra un semplicismo non più ammissibìle. O ttenere e conserva-re per qualche tempo in la.born.torio dei germi ad alta viru· l enza non può chiamarsi di certo un problema insolubile: mo. l'alta virulenza,


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IL PROBLEMA DELLA GUERRA MIOROBICA ECC.

pur rappresentando un fattore necessario, non è tutto. Si può disporre di microbi virulentissimi in grande quantità e non avere i mezzi per adoperarli nel s ignificato di un'arma di guerra, o non cogliere le condizioni indispensabili di tempo e di luogo perchè la malattia infettiva attecchisca, non solo, ma s i dif. fonda. D i guerra batterica si è discusso, come è noto, anche negli ambienti ufficiali. Dopo le conclusioni molto rassicuranti cui giunsero batteriologi famosi, quali esperti alla Conferenza internazionale di Washington del 1922, i t imori che la catastrofica visione di una nuova terribile arma di guerra aveva diffuso, parvero acquietarsi. .Ma le discussioni su questa scottante questione subito ripresero, le dicerie andarono aumentando, tanto più che non avendos i esperienza di guerra in proposito come per l'arma chimica, le ipotesi più ardite, come quelle che abbracciano misteriosi eventi delle guerre future, sono sostenute. E la Commissione permanente del disarmo a Ginevra, ammollisce prudentcm<'nto che non s i debba perder di vista il 'probabile pericolo di una guerra batterica. Questo Giornale (fase. VI , giugno 1933) ba già riportato i ptmti fissati dal Comitato specit~.le per le armi chimiche, incendiarie e batteriche a Ginevra. D opo gli articoli di Meyer (Volkzeitung, Il fe bbraio 1921), di Georges (P arù m.édical, 3 giugno 1922), di Espé de Demetz (Le progrèa médical, 14 giugno 1924) che furono tra i primi a scrivere intorno alla cosiddetta gu.,rra batterica e non in maniera molto rassicurante, apparve un simpatico opuscolo su« L'Arma batterio· logica • di V . Flick (latituto nazionale medico-fannacologicc « Serono », Roma, 1927 ), che già s'era occupato dell'arma chimica. Il Flick crede che vi siano numerose analogie fra l'arma chimica e l'arma batteriologica e che per un sistema di difesa molto si possa apprendere da ciò che si è compiuto per la difesa chimica. Conclude affermando che « la nuova arma può produrre degli effetti spaven· tosi e terribili, che sorpasseranno di gran lunga quelli ottenuti dall'arma. chi· mica, ed è perciò che una nazione, pur preparandosi nella. linea pratica a difendersi con l'applicazione delle solite norme, dovrà avere in serbo nei suoi laboratori qualche cosa di nuovo e di terribile, da poter lanciare come fulminea rap· p resa.glia sul nemico ..... ». Ci sembra per lo meno prematuro stabilire le analo gie cui accenna il dott. Flick, se mai analogie ;esistano, e parlare d ella « nuova arma. • come se la sua efficacia fosse stata confermata dall'esperienza. In questo stesso Giornale (fase. X, ottobre 1929) A. Mennella in una brevè rivista in cui giustamente critica «le vane elucubrazioni dell'Areopago di Gi· nevra. • ritiene di potere affermare senz'altro che a l'arma batteriologica non h a serio valore e che il terrore da essa suscitato non è giustificato dalle attuali conoscenz-e di batteriologi ai» egli pensa che a l'arma batteriologica, in una guerra futura, non sarà adoperata, come non fu adoperata nella passata guerra •, perchè « il successo sarebbe molto inferiore alle aspettative •· Cita le opinioni rasa sicuranti degli eminenti professori Sana.relli e Puntoni i quali tuttavia fanno d e lle riserve per l'avvenire. L'A. non sembra che tenga conto dell'effetto morale che l'oscura minaccia può determinare tra gente incolta e sottoposta a. continua tensione nervosa. per le molteplici cause deprimenti che la guerra apporta, nè della somma di energie e di lavoro impiegata presumibill .mente dalle autor ità civili e militari per intensificare al massimo grado le misure profilattich e e la vigi lanza sanitaria. Di guerra batterica si parla anche nella R ivist.a rumena. antigas {1928) e nella Revue m.ilitaire fmru;aise (1930). Il F erretti (Rivi~ta AreonauJ.ica, febbraio 1931 )


1L PBOBr.E!IlA DELLA GUERRA X lCROBICA ECC.

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prende in esame i varii presunti mezzi di diffusione d e i germi patogeni, che ormai appaiono in tutti gli articoli riguMdanti ltl guerra. batteriologica, compreso qudlo a ss<1.i ben fatto di F. Zugaro (Esercito e Marù~a. n. 18, 1924) ma non si è parti<:olarmente soffermato su importanti quostiorti di epidemiologia. Anche il Lu<Jztig (Rerl. Tierlin. Woch., n. 20, 1931). dopo una lunga disc ussione re lativa alla storia d elle epide mie ndle passate guerre e alcune considerazioni di ordine dottrinale, non addimostra. di aver ponde rato abbastanza i pro· biomi epidemiologici quando fa cenno d el virus d ella rabbia. Di note vole interesse è la. comunicazione di Trillat (X VIII Congresso di igiene, Parigi, 1931). Come è noto, il Trillat, professore all'Istituto Pasteur di PMigi, è oggi uno d l)gli autori più qualificati per lo studio di questi problemi, poi cha egli dtl. anni ha d edicato la. sua attività all'influenza d egli agP.nti esterni sulla marcia d e lle epid emie trasmissi bili pe r mezzo d e ll'aria e p<~r mezzo d e ll 'acqua. Egli ha studiato sperimentalmente il valore d e ll' umidità, d ella pressione, d e lla tensione e lettrica, d e lle correnti d 'aria, d e lle emanazioni terrestri in rapporto alle malattie infettive, su animali di laboratorio. Le sue ricerche , pe r la serietà d e ll'autore e per la tecnica rigorosa, sono d egne d e lla mMsima considerazione. Ebbene il Trillat si sofferma sulla po11s ibilità di creare de lle vere nebbie microbiche, altamente aggressive, sotto particolari condizioni, rappresentate dall'insie me d ei fattori metereologici: egli crede, ed è in vero assai probabile, che in molti paesi si facciano delle ricerche in questa direzione e che i risultati d egli. i!tudi sian tenuti segreti. Precisa il germe di elezione: il battet·io <!~Ila peste. Ma bisogna intender.si: qui non si tratta di infezioni pestose che d ovrebbero propagare i ratti, immessi in gran nums ro in te rritorio nemico, secondo le concezioni alquanto e lemen tA.ri di qualche autore ! Si tratta di provocare invece, per mezzo di nebbie bacillifere, de i casi di polmonite pest,osa., malattia terribile e contagiosissima, la difesa contro la quale non è molto agevole. Quale sarà praticamente il risultato di un simile tentativo? quali probabil ità di successo potrà avere? Non è possibile precisarlo, soprattutto perchè ci m ancano - come è ovvio - d elle esperienze compiute sugli uomini. Ricerche, o r mai già. vecchie, di Martini, però ci dimostrano che la polverizzazione di batteri d ella. p este in ambie nte in cui vivono d egli animali sensibili, può dar luogo a ~a.'!i di polmonite p astosa. E non è improba. bi le che tale ordine di studi sia stato ripreso presso laboratori particolarmente attrezzati. I procedimenti per ren<lere bacillifere le ne bbie, in particolari condizioni d'ambien te e di clima, non saranno di certo molto facili; ma comunque è certo che, se saranno escogitati, res teranno segreti. Il Trillat giunge alle conclus ioni che l'utilizzazione d e ll'arma batterica è possibile, e che questa eventualità. d e ve essere attentamente considerata. I. A. Farjot (Journal dea sciences médicales de L ille, 18 dic. 1932), uno d e i m edici militari:che ('si sono occupati de ll'argom<~nt.o, pensa che gli e lemflnti della guerra microbica sono limitati e che i varii m ez?.i di diffus ione dci batteri non sono tutti utili.z zabili . Egli si sofferma sttlle nebbie microbiche: prospetta, come han già fatto altri autori, l'ipotesi di propagazione d e lle malattie infettivo a m ezzo di insetti. Studia in sèguito le cosiddette infezioni di guerra- febbre tifoide, colera, tifo esante mat ico, peste bubbonica, peste polmonare, febbre onùulante - e dimostra molto prude ntemente tutte le difficoltà che incontra l'attuazione pratica di diffus ione di tali infezioni, dovendosi te ner conto della recetti· vità di razza, d ella variabilità di virulenza d ei germi, de lle condizioni metereolo-


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lL PROBT,E~A DELLA OUERRA ~ICROBICA RCC.

giche e ancora de ll'insieme di fattori imponderabili che va sotto il nome miste· rioso di «ge nio epidemico •· L'arma. mic robi cA. dovrebbe es.'Ser diretta contro la popolazione civi le, lontana dalle linee di combattimento. Sono anche e lencati i m<'zzi di dife~a, fra i quali i laboratori bat.teriologic~ da campo e le masche re contro le nubi microbiche. L'A. infine manifc:;;ta. la speranza che non s i rico rre rà. a questo sistema di lotta per le difficoltà grandissime di ordine pratico che s i d ovrebbero superare. A11cora un lungo articolo s ulla gue rra. bat.terica è apparso di recente da pRrt.e di un autore americano {Milital'y Surgeon, n. 3, marzo 1933 ), il maggiore F<>x. L'agi tazione che s i manifesta oggi intorno agli a genti chimici e batterici . dice l'A., s'è sempre prodotta. tutte le volte che si profila la minaccia di un nuovo aggressivo che, se giudicato utile ai fini della gueiTa, finisce con l'esse re adottat.o, nonostante le illusioni umanitarie. n Fox pensa che il gruppo d elle iniezioni cosiddette intestinali, che si voJTebbero provocare, non potrà. mai esser pt"ricoloso pe r una nazione ci·..-ilo, la quale p<>ssieda valide barriere profìlattiche . E s clude il vaiolo, l'influenza e la polmonite per ovvie ragioni, ma crede che potre bbero apportare por lo meno un danno morale i te ntativi di diffusione de lla. p este bubbonica e del tifo esantematico. L 'accenno a processi infettivi, come il carb<>nchio, il tetano, la gangrena. ga-'>Sosa., i cui t•ispettivi microbi sporulati possono benissimo rC'.s istere fuori dell'o1·ganismo vivente, non ci convince affa tto neanche a. ti tolo di ipotesi. Eppure il Pentler (citato da Fox) n ella sua tesi s ulla • Guerra batterica. » ha cercato di dimostrare che il bacillo del carbonchio ematic o rappresenta l'agente microbico di scelta! E gli dà una descrizione delle caratteristiche J dell'« agente d'aggressione batte rica-tipo »: esso d eve agire suJ l'uomo e sugli animali, de ve avere azione rapida, esser e estremamente virule nto. resis t-ent issimo agli agenti este rni (ge rme s porigeno). D eve inoltre pote r p ene trare sia pe r la via digerente che per quella respirat.oria., come anche att rave rso la p elle. Questo microbo non deve dar luogo tuttavia a malattia molto contagi osa, perchè il paese aggressore abbia sempre la. possibilità di dominarla. È necessario anche di pot.e1• ottenere con facilità e in breve tempo delle enormi qua.ntità di questo germe, sia nella sua. forma vegetativa. s ia. in quella. sporulata. Se tutti i danni di una ipotetica guerra microbica si dovessero limitare a quelli che potre bbe causare il bacillo del carbonchio, anche diffuso in enormi q1.1antità in territorio n emico, si tratterebbe in verità di una ben pove ra cosa. R e-sterebbe così falsato il concetto della guerra batterica, una volta esclusa la facile e rapida. conta.giosità. dell'inftlzione da uomo a uomo. Come molti altri prima di lui, il maggiore F ox conclude il suo studio aff<' rmnndo che, allo s tat.o attuale della questione, difficoltà tecniche quasi in><o rmontabili ostacolano in pra,tica. l'impiego dogli agenti biologici come arma efficace eli guerra. n problema di cui trattimno si affaccia qua e là in trattati moderni: il ten('JIt e colonnello N. Bruni nel suo recente volume d'Igie ne milita.t·e (Tra.;tato d' ig ien e , dire t to dal prof. Ot tolonghi, Vallardi, Milano) fa. una rapida ma vigo rosa sintesi de lle questioni legate all'ipote>tica gucrrn batterica e non nasconde il s uo scetticismo sull'effica.cia di un simile sistema di guerra. Come s'è visto dn qtwsta breve rassegna, il proble ma de.lla guerra biol o~ica poggio. tutto su delle ipot-<>si : non si ha la tragica esp.cri E'n za dell'arma chimirtl, ne è possibile formarsi que.<~ta esperif'nza in tempi ordinari . Le eventuali E-pidemie che si p otrebbero pro Yocaro t.ra animali da sperimento con germi adatti e


A PROPOS ITO D ELI. E Flln ~t 1JLE D l NOR MALITÀ ECC.

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con modalità. le più ingrgnose, no n snrebbc prudc>nte ripo rtarle senz'n ltro, pf'r analogia, all'uomo. Tuttavia accadn ttdvolta d i osser vare degli episodi cpid<'mici che hanno tutto il valore di un'cspcri r nza prat icata sull'uomo: questi eventi ci possono dare qualc he ammo.Pstrament.o. T rarre oggi d ('lle conclusioni sarebbe azzardato. J~ que;;tione però non può mette rs i da part.e, nò de ve essere trascu · ra ta. Ci sembra M~gio non abbn,ndonnrsi ad ecccssi,·i ottimisroj, m a vig·ilnre, osservare, studia re,. ind11gare. Prof. Uco REITANO, maggiore med ico.

' A PROPOSITO DELLE FORMULE DI NORMALITA

FRA STATURA, PESO E PERIMETRO TORACICO Lo studio attento de lla preg<'vole m em oria de l chiarissimo prof. Fabio Fms• setto sulle Form·u.le di normalità fra statura., pe$0 e perimetro toracico nei soldati d.elle cla.asi recenti, con speciale riguardo all'anna di cavalleria comparsa no i fa. scicolo IX c. a. del Giornale di .1U edicina M ilitare (pag. 730 e seguent.i), mi ri· chiama alla mente t o.luni concetti di dottrina costit uzionalistica che forse non è d e l tutto inutile riba dix·e. P rescindo dal fatto - senz..'l. importtlnza - che l'esi mio autore ne l s uo studio ha trascurato miei precedent i l a,·ori sull'argomento stesso da lui tJ'fLt· tato lveda.si: Archivio Fascista di M edicina Politica, fnsc . III, 1929; Giornale di Medi cina M ilitare, fase. VII, 1929; Bollettino delkt Società M. e(lico-Chirurgica di Pavia, fase. II, 1930). Importante è invece lo s tudio de l Frassetto, ricco di tabelle, di diagrammi, ricchissimo di formule. É ammirevole lo sforzo de lla scienza pura o de ll'elevata ricerca di laboratorio, di concretare iin formule matematic he l'indaf!ine o l'esperimento; ma qt~~'""te formule, diciamolo francamente, a.th"rrirebbero il pratico se gli si imponesse di applicarle ne lla sua ordinaria att.iv ità professionale . Nel caso particolare io c redo che s i t rovcrc hbe a mal partito il medico militare se fosse costretto a sviluppa re una formula indice, qua le essa sia, od a con· snltare complesse r.abello per stabilire l'idoneità fìsica al sen·izio, durante la f ebbrile attività. in sede di Cons iglio di leva o dì Distretto. Be ne inteso, io non discuto l'impor tanza d ello studio morfologico dl." l so~­ g etto quale coefficiente di giudizio dc lla robus tezza fisica; similmente io non n ego che i tre dati f ondamentali per questo studio s ia no la s tatura, il pe rimetro Mracico ed il peso. Osservo soltanto, come ho detto, che questi dati misura.bili sono uno dei c oefficienti del giudizio de lla robustezza costituzionnlc, essendo che la c osti· wzione è « la risultante m orfologica., fisio logica e psicologica de lle propriet.à. di ~utti gli elemen ti ce llulari ed umora.li dcl!'orgn nil'mo , (l"t>nde ).


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A PROPOSITO DELLE FORMULE DI NORMALITÀ F.CC.

È per questo che nella valu tazione della robustezza fisica l'applicazione del puro criterio morfologico potrebbe condurre ad errori di giudizio. L 'applicazione di qualsivoglia formula indice può condurre al risultato di e liminazioni troppo empiriche, esageratamente rigide, o, come io misi in evidenza. (cfr. lavori citati), esageratamente vaste, sl da comprendere anche e lementi validi. Non n ego che l'arruolamento limitato a lle fisiche perfezioni darebbe un corpo di truppa esemplarmente scelto; ma così non credo s i potre bbe formare un esercito: tutto al più si avrebbe per ogni c lasse di leva un battaglione d i soldati. A mo n on sembra si debba twere una eccessiva preoccupazione per il fatw çhe i soggetti s iano un centimetro più o mf'no alti, un chilo più o meno pesant i, o c he il loro perimetro toracico Ri avvicini un centimetro più o meno (rispettati, s'intende, i dovuti limiti minimi) ~~Ila cifra di ra ppor to stabilita colla. statura, e çhe questi dati collimino più o meno col peso. Mi sembra invece che noi dobbiamo mol to di pil1 preoccuparci di stabilire che non esistano stati morbosi già in atto, q uali che essi siano, e che l'individuo s i trovi in condizioni di equilibrio dci vari componenti la sua personalit à. fisico-psich.ica; s i trovi cioè entro quei limiti di equilibrio al di là del quale è lo stato morboso. Per noi ciò è allo stesso tempo indispensabile e sufficiente. Ma gli a lemonti per questa indis pensabile valutazione solo in parte possono ~sserci fomiti dalle misurazioni antropometriche; pur riconoscendo alle formule di normalità fra stat.ura, peso e perimetro toraci co un loro intrinseco valore, b isogna dire c he esse non possono essere per noi un dato di importanza d ecis iva. Essendo così, non conviene a noi complict\re il sistema di acquisizione d ei dati antropometrici c he ci servono; corri!>pondono egregiamente, come a l tra volta ho dimostrato (cfr. lavori citati), le poche e semplici c ifre della tabellina d e l. l'art. 2 dell'elenco A de lle infe rmit.à. In pratica (giacchè è questo quello che maggiormente conta) più che le e laborate fonnule, per il medico militare (il quale - ripetiamo lo ancora una volta. n e l s uo campo è uno sepcialista vero e proprio), valgono quelle ''valutazioni mentali • d erivate dalla pratica e dalla esperienza. (Cassinis), che non sono empirismo, ma sono invece fine apprezzamento scientifico del complesso strutturale, m orfologico statico e dinamico, umorale e neur<rps ichico dell'i.ndividuo; a pprezzamenti questi imprec isabili con valutazioni strumentali od a ritmetiche . P avia, 23 ottobre 1933 - XI.

Prof. DOMENICO VIOLA, primo capitano medico.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA KSTRANIERA SANITÀ MILITARE. I principi dell'ospedalizzazlone nell'organizzazione del servizio sanitario in campagna. (Conrerenza tenuta alla 2a Sessione d e ll'Ufficio inte rnazionale di documentazione di medicina militarP. - Archives médicales bP.Igos, giu. gno 1933; Archivcs d e médecino et de pharmacie militaires. agostO·Rettem · bre 1933).

ScmcKF.IJl:. -

Di fronte alle perdite elevate dovut-e alle armi moderne e all'aumento cont inuo della loro portata, le risorse ospedaliere d evono ris pondf.> re a. condizioni di numero, di conforto e di sicurezza indispensabili. Secondo l'esperienza dell 'ultima guerra, la dottrina concernente l 'ospeclalizzazione ~>i è fis!:latR sul se· guente doppio principio: 1o nessuno sgombrato d eve lasciare la zona d elle armate senza avervi r icevuto un primo trattamento (seguito d t\ un minimo rli ospedalizzazione): 2o l 'ospeda.lizzazione deve inte rve nire tutt o le volte che vi è danno, per l o sgombrato, a continuare la sua strada in diet.ro. L'ospedalizzazione può dunque effettuarsi tanto più lontano dalla fronte per quanto meglio i mezzi di trasporto siano rapìùi e perfezionati. Non sono pertanto trat-tati nella zona avanzata. che i soli casi urgenti, rimanendo il centro di gravità del Servizio sanitario, ne lla. maj:rgiora.nza d ei casi, fra 150 e 200 chilometri dalla f ronte, senza. che la sorte d e l fet·ito ne sia compromessa.. I migliori punti d 'impianto per le formazioni sanitn;rie sembrano essere gli ospedali, gli edifici delle caserme, già adatti in totalità o in part.e alla loro missione d i guerra.. Alcunj di es.'li tuttll.\ia presflntano l'inconveniente di Pssere installati in centri ag.~lomerati, ciò che diminuisce considerevolmente la loro s icurez:Ga. Bisogna d'altra parte aver presPnte l 'ins ufficienzll. o l'assenza di locali preef'istenti, donde l a necessità d'ingrandimenti o della completa costruzione di nuovi c;tabilimenti ospedal.ieri. L a loro realizzazione, in questo caf'o, richiederebbe parecchie settimane e forti spese. Se una tale eventualità è accettahile in un lungo periodo di st.abtlizzazione, non lo sarebbe per operazioni di grande ampiezr.a, rese possibili dal progresso della motorizzazione. Ci si conte nterà dunque, ne lla zona avanzata, di m ezzi mobili leggeri di ricovero, non accogliendo che casi di prima lll'genza; la massima parte d e lle ospedalizzazioni si farà in grossi centri arretrati, collegati a ll'avanti con un buon sistema. di sgombero, usufruendo di t.utte le risorse ospe· daliere disponibili. L'O., colonnello medico Schickelè, esamina le condizioni nelle quali può essere con.'!E>guit.a la sicurezza delle bMi ospedaliere. Egli propone che questa. sia realizzata con la proclamazione di città e villaggi esclusivamente sanitari, con notificazionl'.l reciproca. fra i b ellige ranti. sia dirett.amente sia pe r mezzo del Comitato internazionale permanente della Croce Rossa. Il controllo sarebbe assicurato in ciascuna di que!:lte loca lità da un commissario neutro d esignato dal Vomitato internazionale. I bisogni dell'ospedalizzazione devono essere ragguagliati ai calcoli d elle presumibili perdite, secondo J'p.sperienza e le statistiche dell'ultima. guerra con un certo margine per essere pronti all'imprevist.o. L'O. ammette che. in prat ica. il totale dci letti di cui btsogna. disporre per una battaglia, è uguale a tre volte le pE>rdite del primo giorno, per un terzo ne lla. zona delle operazioni e per due ter zi all'indietro. Queste cifro non sono affatto a.!:l· solute, ma costituiscono soltanto unn base di pa rt.enzn che sarà necessario adattare alle circost.anzo. L'O. conclude se!!nalando che g li attacchi acrPi in forze, sui grandi centri del territorio, potmnno in larg he proporzioni aumPntare le cifre d elle perdite, donde un pa~·all elo aumento dei letti di ospcdalizzazione e dei gravi ri Rchi per i centri Ol'lpedalieri non sufficientemente isolati; tutte ragioni che militano in favore della realizzazione di località sanitarie neutralizzato.


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Rl\'I:;TA DELLA STA.\IPA M E D1 C A l T AI. lANA E STRA:-ilF.RA

MrCBAn.Esco, BnA n A:-; E RcnonEs('H. -

Gli effetti del gas di guerra sugli alimenti

e sull 'acqua. (R.ovi;;ta ..anito.ra mi litara, fase. 9, settembre 1933). G~i a limenti e l'acqua p ossono essere resi t ossic i, direttamente o indirettamen te. con i gns di gu,•n ·a. Fr-a [!li olirnpnti sono il burro, il 12ras,.o, gli oli e la carne che prE'sE'ntano il m aggiore pe ri colo per la loro p roprie t à di trattenere lt> sostonzc t ossic he . Fro i gns di guerrll, il cloro, il fosg1•ne, il dis fosgetw sottO qua"'i inoffPnsivi per g li nl iment.i e per l 'acqua con c ui siano Vl:'nuti a contatto; inYPCC l'ipritA' o le at·sinc sono a&-.ai peri col os<'. Vi sono rlivers i mC'zzi pt'r mt.'tt-E>re in e videnza l' iprite (l 'orlot·ato. r e a.ttivo di Grigna.rd·RivAt l !'I le a rs ino (nw todo chimico di :\lnrE'ch , m etodo hiolo1<ico eli Rossi o). C: li autori d t'scrivono alc uni proced imenti di di;;;intossicazi one d c-gli a limenti e dell 'acqua nv vele no.ti. In caso di duhbio val meglio distr·uggcre una. più grande quanti ti\ di a limc· nti, anzi che correr e il rischio - a voH~ mortale - di produrre a vve l<'n amenti di uomini 6 d 'onima.li. Como mezzo di prot-ezione ùr~li alimenti s i raccomanda che ess i s iano custo· cliti in recipil·nti pc rfettnmente chiusi o anche involti in t.f'le cerate o ce llofano. Qua ndo essi s i ~~>no in grande qnant.ità d evono essere tenuti in mttgazzini ben chiusi o in fos..:,e speciali. Co:>ì a nche per il fie no.

IGIENE P. LÈPINE. - Ricerche sul tifo esantematico e sulla sua origine murina. (Annales In.stitut P Mtom, Tomo LI, n. 3, se ttembre 1933). All 'Istit.uto Pasteur dì Atene, P. Lé-pinl? da circa due anni ha eseg1ù to una serie d i ricerche Spt'rimontali e d epide mio logiche, che sono g ià stato oggetto di parecchie note e comunicaziont. In questa ptimn impertanto<' me moria l 'A. ha riunite le indag ini compiut.e tl giunge a 1ma s int.es i sorrata, degna della ma..<;Sima considerazione ~pecie noi ri g uardi de aJ'epidcmiolog-ia. L e· ricC' rche di P. L 6pine s i ricoll e~?n,no 11 quelle eseguite in America da Maxcy, da Moosor. Ca.<;t.a.neda e Zim:;:(lr , d a K cmp, da D yer, Rumre ich e B adgE>r, c in Europa da Plazy, l\Ia.rçon e Carboni, Marcandier e B ideo.u, L e Chiuwn e P irot, ed n It ri. L'e pidemiologia de l t.ifo esantematico sembrava riposare fino a qualche anno fa, a sèmtit.o dei memorabili lavori di Ch.l\icollc e collaboratori. s ul binomio uomopidocchio. Oggi q uesto d omma è scosso: un altro fattore è stato seopert.o, t m fattore che pot rebbe spiegare e lc uni aspetti non ben chiariti del problema epidemiologico d fil tifo esnntemn.tico. È sta.to accertato, dapprima negli Stati Uniti d'America e p oi in Europa, che i ratti con i loro e ct.oparassiti hanno una parte importante ne ll'insorgenzn d ci cas i sporadici e relativamC'nt.e benigni di tifo esanwmnt.iC'o; tali ca.si si idcntifnoa.no clinicamente col cosiddetto morbo di Brill, col tabnrdillo m essicano e non è ROmpre possibile pe r la s intomatolop:ia di differenziA.Ii dalla (Uvre boutonne1tse. L e ricnrche di laboratot•io (specialmente sulle cavie e sui r ar.ti albini) tenderobb<' ro a dimostrare una certa differenza t.ra i due virus , quello del tifo osamematico classico, ep idemico, a mor talità alquanto e levata e quello del tifo d'or igin e murinl\, sporarlico. a mortalità praticamente nulla, m entre che le prove d'immunita crociata e In sicrorc azione di Weil F e lix ne fa rebbe ro ri· sah.arc l'identità. I lavori di P. Lèpine si rife riscono a llo studio di alcuni ceppi di vi r us murino: isolato s ia a partire dai ratti (.M us ratt'll8 - Mus A le:randrinus). s ia a. partire do.i cas-1 umani, nP.I bacino orientale d ol Medi terran t'o. Non s arà. privo d 'inte1·esse ripor· ta re alcune concluc:ioni: Un virus murino può. s!'nza perd ere la. sua vin.tlcnw, a bba ndomHC' i cnra.tt-P-.ri che lo d iffcrcnzinno normalmente dal tifo epidemico (edema Rcrotale nello cavia, infPzione npparentf' r1el r atto) dal quale difficilmt' l1t-l' si potrà distinguere. L o s permofilo d ella Macc·donia (C itillUB Cit·i llus) è sensibi le a l virus murino e a que llo dd tifo cpidNnico; il conig lio e il t.opino fanno un'infe zione in >t~ · p a rente ma consço•·vntto il virus n e l nevl'a~<se. Il vi1·us del tifo esantem tttico ept: tlemico può talvoltn, analogamente a q_n!!llo muritHl 1 pérsistcre noi Mrvello dci


R.IV!STA DELLA STAl\fi'A l l EDlCA ITALIANA E ST&A.KIERA

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muriùi. Tra g li e-ctopnrns;:;iti elci ratti la X euop.9yllt' rheop1:s- che attacca nnche l'unmo - è st.n.tA. tr·o,·.-t.a tjlli\Si cost.>LI\t.l'rn<'nh• ÌllÌPtt.>.• di ,·irus nuu·in o; la t.rasmil'<iOi(me d E- lla malattia all ' uomo, pin che alla puntnm di'Ili\ pu lce, è da attribuire aiiC' dei•·zioni vir1tlent•' d ell'ectopnras,.ita e alle piccole soluzioni di continuo d e . t erminR.te riai grattamento. Sc:-condo P. L t·pin<', mf'ntre sC'mbrnno risolti i t•oppMti tra tiio e;:;nnt.ematico classico e fìivre botliOII11eu.~e. febbre delle mor1tagne roccio.se, ti!() di S. ,,.,aolo, !ebbre fhwiale del Ui app()ne, nel SC'nso di una propria individual ità di cia;:;cuna di qn!"'ste mn latlie da Rickf'ttsio, le r c lnzioni tra tifo e;;;nntemat ic:o classico e tifo murino dànno molto d11 p<'n,;are. L ' inchif'sta epidem iologica compiuta dall'A. in lllacedoniaha pC'rme;;;<o di svcla1·e i punti di trnn«izione tl"ll i caratt.f'r i dt>l tifo <'Pi· d Pmico e quC' IIi d·~ l tifo esantematico !~poradieo. Ammettendo (e quPstn è l'ipote:=;i c•1i >mche noi ci avviciniamo) che un virus originnriamPnte murino, a sègtùto di pas:saRe:i da uomo a uom<l vetto1·c il pidocchio. fl!>~lllua i caratteri rl~l virus epi<h·mico, l'epidemiologia clc·l t ifo (Jf'tecchiA.Ie cla~sico ne sarebbe molto chim·ita.. Si :=;pi<'!!hl'rebhe cos·t do v<' possa pPrRistE're i l vi1·u~ tra un '<'pidem ia e l 'altra, ci si rendl"rebhe conto come i primi casi puR;;ino inosSC'r,·ati p erchè leggeri o atipic i e come in sòguito ma.n mano l 'infezione vada acquistando quei particolari caratteri di grtwità a tut.ti not.i. col su>sid io dì allPati ncC<'SSII ri. carestia miseria sporcizia. Gli studi su l comportttmento del virus murino nel pidocchio che faratUlO ojrgetto d i unn s<'conda memoria di P. ;Lé·pine. ROno stati in parte compiuti in America: e i risu lt.at.i sembrano favorevoli a li n no:> tra. !.esi.

F . REITANO

R occ..r. Nuovo contributo alle ricerche sulla etiologia della parotlte epidemica (Annali d'Igiene . settombro 1933-XI). K ermorgant, nel 1925, prescindendo da tutte le prPced E'nt.i acquiRizionj sul presunto agol\tf' etiologico della parotite epidemi<'a, id('ntificato da vari. autori p er un cocco. un diplococco, un b . sitr.il.diftet·ico, un virus filtrabile, seminando il residuo ne lla centrifugazione d el secret.o bucco-faringt'O pre le n1.to dalla bocca di soggetti affetti da • orecchioni», su un torreno a. ba:;e di siero di coniglio ed estratto di globuli rossi di cavallo, ott.enne lo sviluppo di una spirocheta, che con.siderò agente specifico doli a parotite . ~l ise in evidenza. nt>l s iero dei ma.Jati guariti l ' esistenza di ttggl utinine per la spirochet.a e per un batterio con il quale la spirochc-t A. stessa vivo in simbiosi obbligatoria sui d otto terreno nutrit-ivo. Non trovò tali aggl u tinine nel siero ùi indi,·idui normali. T entò anche i'inoculazione con colture di spirochote nel te:lt.icolo e n ella parotide di macllChi e conigli con risultati positivi: K ermorgant sos!Rnnl1 perciò la spP.cificità. della spirocheta da lui isolata. Zoeller ( 1926) conformò in ce rto sE'nso tali ricerche . I n Italia Miro ne e &c-itano ( 1929) eff<,tt.uarono accurate ricerche con materiale r icavato da d .ieci soldati ammnlat.i di po.rotite e conclu;:;cro di non pok~r conformare le vedute di K e rmorgant. Essi inoltro non c~bbcro n uanche ben efici dalla ten\pia. arsenicale, già vantat,a. da Farrera;: (1926), Molinelli (1926), Di L eonardo (1928). Anche Pontano ( 1930) rip•~teva tali ricerche. venendo alla conclusione che la spiro-cheta prestmta parotiti<:a non è che una delle tante spirochete ospiti ordinarie d e lla cavità boccale. · Con l 'attuale contributo Rocchi crede di pot-<1r eliminare in modo sicuro la figura patogonu. d e lla spirochota di Kc rmorgant. Egli ha infnt.t.i inutilmente ricercato tale presunto agente etiologico in 146 campi orti di saliva raccolti dirottamente dal dotto di Stenone. nel liquido e ne i fru!';toli ùi te:ssuto estratti mediante pw1tma esplorati va da. 15 parotidi. ne l l"Ucco raccolto con puntura esp lorativa di~ sei testi· coli orchitioi, nella poltiglia dei parçonch.imi di questi organi. Le ricerche di Rooc hi. che riassumono lo stnùio eli 50 ca.:;i di pnrotite epidemica acuta., sono state d e l tutto negati ve oltre c he all'indngine batt·N ioscopica., anc~o ~ q_uel~a culturale e istologica (sei biopsie). L 'A. pcl't>~nto coufcrma le . con· cl us10~n d t Mtrone e R eitnno e quelle di Ponta no. n"gancio in modo a!>Roluto tl va· loro d1 a~~nte etiologico d e lla parotit.e epidemica alla spirocheta di Kermorgant. Questa. spu·ocheta va quindi cousidenl.ta come un o,;pite bamde d ella cavità oJ·ale. MEN"NONXA


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDIC A ITALIANA E STRANYERA

G. - Ricerche sulla variabilità del B. prodigioso. (Bollettino d ell'I stituto S.ierotera.pico Milanese, vol. X1IT, agosto 1933-Xl ). T germi cromogeni hanno fomito s<'mpre ampio mat.eriale alle indagini sulla variabilità. dei batterii, problema a ssai complesso ed interessante. Pe r quanto il B . prodigioso sia. t.ra. quelli c he maggiormente hanno servito a quest.e ricerche, m• A., pE~nsando alla mol tcplicit,à. di as pe tti che, nel campo d ella variabilità, può pre~<cntare uno stc~<so ~erm<', ha creduto opportuno compiere a lcune rice rche sulla dissociabilità del B. prodigioso, per conoscere quanti e quali st.ipiti variamente pigm<'nta.t.i .><i pot~'>swro ottenere, e se, a l loro ~i vers<? potere crOJ,nogeno, faceSS(>ro riscontro chff••rcnze notevoh nelle a.ltre propr1età b10log1che. L A. pre m e tt-e tma citnzione storico-sintetiC'a. delle ricerche sul B. prodigioso che hanno affinità con le SUfl at.t.uttli indngini, sia per gli scopi perse):!uiti, 1<ia por la tecnica impiegata. Cita cosl le ricerchc di SchottC>lius c he , p er il primo, ossorvò come, coltivato a. 3;o, questo ge rme si s viluppasse privo di pigm€'nt-o; quelle di Wasserzu~:r, cne per il primo diede In dimo~trazionP della p rel'<c>n2a spontanea, nelle culture del B. prodi· gioso, d i elPmr.nti differenziabili g li uni dagli altri in base alloro potere croruo~no; quell<' d i Hilgcrman ci rea l'azion<' a ntngonistica de l B. coli sul B. prodigiof>o; quelle di Gorini s ulla proprietà lat.to-coagulante dci prodigio~>o; di Gozzet ti. di B<"rtart'lli, eli Beijorinck e di F:isf'mbcrg. Sp€'ciole import-anza hanno avuto le ricerche di que· ~'>t'u l timo che, coltivando sette CC'ppi d i B. prodigioso e di B. kielense. su t.errt'ni l!lOrma li c su t<'rr<'ni cont.enC'nti ;;ost.anzo coloranti, a rrivò ad ottenere hen 22 varictà, chc differiva no fra loro pc>r la pigmentazione, per le caratt.eristiche delle~ colonie e por la maggiore o minore facilità di accrescimento. Solo uno de i sette ceppi produsse ben 19 va rie tà. Dalle ricerche de!Jo stesso A. apparve inoltre che i ter r€'ni ~iquidi e qnPIIi con sostanze coloranti e rano i p ii'l adatti a dare delle variazioni. Fra i molteplici fenomeni della variabilità batterica merita.no speciale atto:n· zione lo variazioni spontnnce, che possono comparire improvvisamente in condi· zioni di norma lità o quas i, oppure che possono essere me&'le in evidenza m ed ianti Rcmplici proc<>dimenti di sell:'zione. Le variazioni spontanee sono l'espres.c;ione d elle dive rse tPndPnze evolutive, che poRsono essere contemporaneame nte pre· senti. anche in culture di aspett.o omogeneo. L ' A. si €1 proposto di prendere in considerazione la. variabilit.à. spontanea di ~m unico c€'ppo, il'olnto dalle acque di una sorgente e conservato da circa l O anni (B. prodigioso« Siena»). In tm primo te mpo, m ediante isola.menti in serie ha. cer· catodi diff<>rPnziare il massimo numero po~sibile di varianti e di ognuna ba de ter· minato le att ività biologiche; in un secondo tempo ha. studiato sierologicament.e i rapporti come antigene esistenti tra. le varianti isolate. Dal complesao delle esperienze, che l'A. riferisce cvn chiarezza ili d e ttaglio, e che sono illustrate da nit.icle microfotografie e da una. tavola a. colori, risulta che d al ceppo B. prodijlioso "Siena.» l'A. h a. potuto ott.enere otto varianti. le qua.Ji, e!lsendosi manifestat e in condizioni di cultura. normali, debbono essere considerate como spontanee. È da notare che le varianti ottenute dall'A. l'li potevano su.ddi· videro negli stessi quatt.ro gruppi principali già. distinti da. Beijerinck e da Eisem· lberg. Le ricerche immtulologiche mostra.rono come il B. prodigioso u Siena. • e le sue varianti fosse ro legati da stretti rapporti sierologici, però le singole varianti avevano ciascuna qualche ricettore part icolare. La ricerca. dei ricettori termolabili e termost.a.bili dimostrò come fra l'àmlbito di reazione doi primi e quello dei se· condi potRssero esistere molte interferenze . Le esperienze eseguite dall'A. confE>r· mano l'opinione di Gots chlich e di a ltri AA. che, nei casi in cui le varianti conser· vano sempre la stessa ampiezza e si manifestano nelle condizioni abituali di vita, ritengono le varia.7.ioni stesse come facenti parte delle ca.ratt.eristiche della specie. PtA7.7.A DADDI

MEDICINA INTERNA. l\1. BAnBÀHA.- l fondamenti della craniologia costituzionalistica. ICa.11a di R. L . Pozzi,

Roma 193R- XT). Primn dell'avvento rlello studio sistemat.ico della costituzion e, le prop1 ietà ino'lividunli del malato - come ogmm sa- erano t€'nute in non cale e sparivano d i frontfl alln tirannia. d1•ll~ comuni kggi. et.iC~lop.iche e pat.()genetiehe ricava.te dAlla


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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~l inico. e dal laboratorio e che regolavano in ogni caso la condotta del medico al

letto del malato. La 8cie11zu dell'indùnduale, ini:r.iata. in Italia dal De Giovanni, ha trovato nei suoi allievi cultori geniali e appassionati cho, nello studio della costitn ~ione, si sono orientati ora proval<>ntemenw verso il fnt.tore morfologico {Viola), ora, invooe, verso quello endocrinologico e neuro-v<'getutivo (CastRilino e Pende), as~gna.ndo all'uno o all'ultro olc>mento ma_ggiore importanza a seconda delle concezioni da cui si era partit.i. Oggigiorno in que~to campo fecondo di E<turli fat.t.i nuovi sono venuti accumulandosi e ricevondo quotidiane conferme nt~lle numerost'l pubblicazioni di patologia costituzionale stampate in Italia.. in Germania e altrove. Il Barbà.ra, valoroso 1\llievo del Pende e vice d~ttorP. d<'ll'htituto hiotipologico della. R. Univt~J'Sità. di GenovA, ha voluto, in qu<'sta ctiligente monogmfiu, applicare ttll'l'stremit.n cefalica il ben noto metodo del Viola, Ml quale- come è noto - viene espres.c;amente trascurat·O lo st.udio del cranio, poichè sembrava che, agli scopi dt'lla m~>dicina intoma, poca speranza vi fol'-se di ridurre le miEure esterne del capo e del collo a conelusioui utili per la clinif'a. Il Barbà.1·a, dopo avt>r eRpoi>-t.o in bre.ve sint<flsi le discipline e le dottrine eh~ in tempi diversi hanno fatto ogg<'tto d~l loro studio il cranio, sia pure per fini diversi, dall'antica fì~iognomorùca a lla frPnologia di Gall, dn.ll'antropologia del criminale di Lorr:broso alla p!'ichintria moden\a. del Kretschmer, viene ad esporre il criterio cho egli propone per la classifi(·azione dei crani, nriterio- come egli lo c-hiama.-- biologico, arwtorno-funzionale e costituz·ionali$tico, inquantof'hè piì.1 che ~~ considt>raziorù di puro ordino morfologico, si ba..«a. sul criterio del rapporto inwrcedente fra lo sviluppo della vita vt>get.ativa e quello della vita di rela:r.ione, di cui già il Viola, un quatto di !)~)Colo fa, trovava gli Cb-ponenti morfologici rispettivamente nel tronf'o o n<:z:li nrt.i. L'A., sulla hase di coJ'ISid<:>razioni hiologiehe d'indubbio valore, ammette J>fll' i due segmenti r.ra.nici, fa<>ciale e cerebrale, \a. stessa rispondE-nza con la vita vegetativa. e rispettivamente eli relaziono già amme;:sa dal Viola per il tronco e gli arti. Anzi, - egli al-l'erma- il cranio facciale e il cranio cerebrale sono esponenti piil fedeli di ques to due attivit·à vitAli di quanto lo 1'-ia.no il tronco e gli arti, e~sendo bon noto che il cranio far.ciale e il cranio cerebrale hanno negli animali superiori f orma e propor7.ioni divel'!':e che nell'uomo in eui il secondo S(Jgmento tende ad accrescerRi a scapito dl"l primo, per il preponderante sviluppo assunto dalle fun. zioni psichiche. Pervenuto a queste concezioni toorf'tichi!, per poter vnlutare praticamente il rapporto intcrccdentA fra lo sviluppo !lolla vit.a veg<'tativa (cranio facciale) e Lo sviluppo della vita di reh\zione (cmnio cerebrale), l'A. si st•rve delle misuro seguenti: altezza del cranio, larghl'zza clf'l cranio, lunghev.za del cranio; altez:r.a. dE-Lla. por-tione nasalo, larghi"Z7.a dolio. porzione na..<;ale, profondità media della porzione nasale; altezz~l. d<-lla porzione boccale, larghezza dPJla porzione bocc.tle, profondità media dt>lla porzione boccale. Dalla. somma delle miru.re del cranio (prime tre), della porzione nasale (soconde tre) e della porzione boccale rterze tre) ottiene tro va.loti- indico che servono di hru;e alla detorrrunazione del tipo incli·dduale di cranio. n Barbara riduce i tipi cranici a nove gmppi fondamentali, vale a diro: un tipo medio (cnratterizzato dallo sviluppo armonico e proporzionato d<>liH varie ossa. tra loro, tanto di quello spettanti u.JJa. vittt. vegetativa, quanto di quello ~pet­ tanti alla. vita. di relazione) e ot.to diverse varianti. Il tipo medio, como lo varianti, egli determina seguendo in ultima analic;i l'originario metodo del Viola. rlf\1 quale egli si era avvalso già in precedenza, con opportuni ritocchi, per la determinazione dei va1i llahitus individuali ( 1). St.abi· lisce co!lì tre gruppi armonici (il tipo meclio, il tipo eccedent~, il deficiPnU>), tre gruppi longit.ipi (w\o con antagonismo, tmo oocfldonte, wto dHfici•mt~). tre gruppi brachitipi {uno con antagonismo, uno eccedente, uno doficienw). È utile osservarE' dopo di ciò che l'A. lascia - e non potrebbf' fMe altrimenti -· itnpl'f'p;iudicata la qucstion~ con qualo frequenza si t.rovino uniti cranio e ha',.it·u.'J dello ste~o tipo, questione rht- sarà. oggetto di sue ulteriori ricerche. (l) M. BAM.\ RA. I fondamenti della biotiPO/Qqia unuma. (bt. Edlt. Soient., MJiano !920),


RIVISTA D EJ.r,A STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

I! mot.orlo <'ho A.bbiamo brovmnE'nt(l rin..'ISunt.o, il Barhà.ra ha saggiato nt>lla misurazione r·ompamtiva di 0ltrP 5()(1 r.mni di uom ini adulti appartenenti per la mus..;;ima j)t\rto a n~zztt li~uro. A <'onroluc;ione dellt:~ ricerch<' da lui esperit-e riltwa il <·outnl'itO cwidont~ frtt In rnrità de l tipo,. In ott.o varianti, nonchè l'a.ssPnza d'ogni rapporto fra indie<• cmnico e i dh·e•·si tipi costituzionA.li. Ù ) ricorche del Uarhò.ra sono int-oiP'•lte nf'll'ult.ima parto da studi fatt-i dai suoi collaboratori )fmdo. Bard>IJlZPIIu e Casazza sulla morfologia di alcune ossa -e Tegioni o~· CI'IU1ic:he risultante 1wi diver><i I{I'Uppi cranici . Jn conclusione, al l' A. d+-"vC' E'!'sere riconosciut<> il merit.o d'apportare, ~ol suo nuovo 1111'todo, un ordine ud ct'tlllpo d•·llu morfolog-ia, avendo egli seguit<>, nello clw;sific,~ziono dc i cmni e d<'llo costitu7.ioni. uno stu<:>..;;o cri~rio e W\O sw~so me· toclo. P e r qUt'll<l <'h<' riguardi!. in particolaro la craniologia. ~ poi da mAtte!'<' in risulto la SI'Jnplic ità ddlo fonnulo da lui sugg(•rit~ Il!'r l'idontificazione d ei gruppi crv.nici '' J' t\bbond:lnza del matoriul<' da cui ugli ha potuto ricavare i suoi d11ti st.1tistici.

F.

L'azione del fegato, splenotrat e ventramon sulla glicemia. (\-Viener Klirùsche \Yoch~'rtSchdft, n. 18, 5 maggio 1933).

KF.:RTr. -

La constatazione fatta da nwnerosi autori dell'insorgenza di sintomi ipo· perniciosa con fegato o preparati epatici, ha fatt.o sì che ricerche SlliJ'influenza. del fegato sul ricambio dogli idrati di carbonio fol;Sero da diverse parti intraprese. Esse fu· rono portate su !!oggetti a ricambio normale e su clia.ùetir.i ~ la. letteratura abba· stanza ost.osa in propo<>ito mostra solo la grande divergenza. dei risultati dai diversi ricercat-ori ottenuti; la qw-l-Stione, eh<' con e~'l6 si cercava di risolvere o quanto meno chin.rireo, ne è riuscita ancora piì1 intricata ed oscura. MentrE' taluni, infatti, dopo somministrazione di fegato a. riiabet.ici non hanno osservata nessuna. influenza suilla glicemia, altri hann<l osservato \Ul innalza.ment<> eli essa ed altri infine un a.bba..'lSament.o fino alla norma e sotto la norma, talQra t(lmpora.neo, talora, dopo proli.i.t'igttta sorm'ò.Ìri.istra.ziòM, dt>fìnitivo, con miglioramento dolio stato indivi<iuale, onde si è po1-sino parlato eli guarigione. Alcuni, specie gli a.ut.ori francesi, invocano a spiegare tale diverge nza come df' cisivo lo stat<> del fegat.o del soggett-o e Bordley descrivo in proposit<> un ca..<;<> di ùiah<'t.e mellito che giunsA a guarigione completa in seguito alla comparsa di Wl!;.l. cirrosi epatica, evenienza questa, in verità non troppo felice, confermata anche da H erxheimer. 1\ello stesso SOll$0 furono condott-e ricerche sperimentali anche per stabilire tm'event.u alo aziono dE'li a milz>t e si ricor~ all#l. splenectomia in conigli. alla som· ministrazione ~t cani di milza per via orale o di splenotra.t per via sottocutanea. L' A. pertanto ritiene opportuno· a llront.are la quest-ione con tma Rerie di ri· cCJ·che organicamente condotto in una clinica medica d egli Ospedali di Vie1u1a, sott.o la direzione d i \•Veimboru;er; prende in esame il modo di comportarsi dolla -glicemia in soggotti diabetici t'li in soggetti a ricambio normttle sotto !'azione di un pasto di fogato, di un prepMato splonico, splenotrat e, per maggior compio· tezza, anche di un preparat,o ga.qtrico, il vcnt.ramon. D opo somministrazione rii g. 200 di fegato st.nfu.to con g. 35 rii burro e g. 20 di pane bianco a undici d iabE-tici e duE' individui normali ottenne i seguenti risul· tati: in sei diabetici nel eorso di 8 oro si ebbe, rispett<> al valor<- di partenza un abbassamento dol la glicemia fino a l 28 o/o. in quattro innalzamento fino al 36 %• in uno infine solo loggere oscillazioni. Nei du<> sog~ctt.i normali nello sW5so lasso di tempo s i flbbe aumento rlc'lla glicemia fino arl un mas.'>imo dol 48 %. Analoga.monte fu esaminat-o il modo di comportar.'!i della gliC{'mia dopo tUl pii;St.o eli carne di manzo in cinque diabetici: in quattro si obho attmento, od abbas· S11>1110nto di es.c;u. in uno, eh•~ noll'esame dopo soroministrazione di fegato si t~ra comprH·f·ttto come gl i altT·i, cioè aveva presentato un aumento dolla glicemia. . Cu'o~rvn.zione important-e fa l' A. ed è cho il modo di comportarsi della gh· cernia in tali ricerche {o inclipendf'ntA' rla.ll'età, dal sesso, d alla gravità della malattia e da un eventuale tra.ttamento dietet.ico od in.<>ulinico praticato in precodonza. Ciò contesta i risultati ot.tenuti da Lombardi, sucoudo il quale la caduta. d ellt• ~ l icemici (fame, cefaloa, vertigini) d11rante il trattam<-nt<> dell'anemia


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA I TAUANA E S'l'RANJBRA

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glicemia sarebbe tanto maggiore, quanto più alto era il valore di essa prima della prova.

Neanche dopo la sommini!'ltrnzione di fegato prolungata per pnl'i'cchi giorni 19-21 ), J>Eir quanto l'li sia potuto oE<SOrvare in alcuni casi un' influenza benefica sulla glicemia e glicosul'ia e si sia pot.uto contemporant>ament.e ridurre o sopprimere il trattamento insulinico, i risultati non sono ~<ta.ti in genero univoci ed in ogni caso di breve durata. Dopo la. somministra.zionA di g. 15 di splenot.rat por v ia orale a dieci iliabetici ed a due individui normali l'li osservò in quosti iperglicemia notevole, persi~<tente in un caso oltre la terza ora; dei diabetici invece cinque risposero con abba.ssa.m ento del 12-30 % e cinque con leggero aumento de lla glicemia ris})fltto al valore di parten7.a. Le reazioni glir.emiche quindi allo splenotra.t, qua.ntitativamente pil'l inten.~. qualitativamen~ invece sono simili a quello dopo sonu:oini<>trazione di fegato ed ugualmente indipendenti du.ll'Hà, !)(ISSo, stta-.,.;t.ì~ della malattia e trattamento in precedenza praticato. Esso da H oppe e Schliephnke vengono interpretate come dovute a &>n.o;;ibilizzazione va.gl\le. La sommini!itrazion e di g. IO di vent,rarnon determinò in soggett.i normali aumento d ella glicemia con un massimo del 22 o;,, e che dopo due ore ttJrminò, quindi reazione m eno inwnsa cLe dopo somministrazione di fegato e splenot.rat. In 13 diabetici determinò: in nove una caduta, in quattro un inn.alzamento de lla glicemia; in ambedue i casi dopo t1'0 ore fu raggiunt<> il valore di pa11.anza. La carath•ristica poi ili tale reazione stava in ciò, che quei diabetici, che avevano reagito al f~>gRto e splenotrat con un innalzamento, reagivano a l ventramon con a.bbassa.roento e viceversa e ciò con ~;Qrprendent.e regolarità e costanza. Di modo che si può dedurre un'azione anta-gonistica del ventramon sulla glicemia rispet.to a l f(Jgat.o oo allo splenotrat, azione della qua le l'A. non può dare una spiogazioue che sia e...coente da obiezioni. In quattro diabetici, in cui la somministrnzione di ventra.mon fu prolungata per 6-13 giomi, in due si ebbe inualzament.o, in due iliminuzione d ella glicemia. La durata di tale reazione non fu potuta c..tabilire, perchè una pa.rtc d egli ammalati la..«ciò il reparto ed una pal'W fu sottoposta a terapia insulinica. Dalle s ue ricerche l'A. r-onclude che, mentre dopo sonuni.nistn.t.zione ili fe gato, splenotrat o ventramon in soggetti normali si ha aumento della glicemia, in soggetti diabetici si ha aum<mto in alcuni, abbassamt>nto in altri, reazioni in genere diverse per intensità e durata secondo il prepamto impi~>gato ed indipend~nti dal SI)SSO, d11.ll'età, dalla gt:avità dolla malattia e d alla terapia in precedem.a praticata. Carattoristica infine è l'azione nettamt>nte antagonistica sulla glicemia nei iliabetici del ventramon rispetto a l fe~ato ed allo splenotmt. In considerazion e de lla discordanza dei r isultati ottenuti e del numero rolat.ivamente scarso di ammalati su cui lo ricerche sono st-ate portate l'A. n on rititme di poter giungere a conclusioni, per spicgare tali azioni e tali iliver~enze di risultati. Tant.o meno dal suo stuclio s i possono trarre elementi di gmdizio su un eventuale impi~'~go sostitutivo, totale o parziale, di tali p reparati nella terapia del diabete.

R. D'ALESSANDRO CHIRURGIA GENERALE. CALBOT e BouRCUET. -

Un r. uovo caso di angiuna muswlare. (Revue d e Chirurgie,

ottobre 1933). La scarsa frequenza della localizzazione muscolare degli angiomi ha dato occa.sione , agli autori, di illustrare un caso presentatosi alla loro OS8er vazione, di W1 soldato n e l quale la neoformazione si era manifestata in sèguito ad un traumatismo. Trattandosi di w1a tumefazione circoscritta in corrispondenza della faccia media.le della regione d el ginocchio, in dentro e al disopra d e lla rotuJa, per i particolari caratteri obiettivi e subiettivi di essa, il giudizio diagnotico, ad onta di ripetuti esami, è stato dapprima alquanto incerto. L a. puntura esplorativa però, con esito di un sangue puro, ha. orientato la diagnosi di tumore angiomatVI:Io d el muscolo vasto interno. L 'intervento chirurgico e l'esame istologico della massa 6 -

Giornale di medicina militare.


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RIVISTA DRLLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

asportata hanno pienamente confermato la diagnosi, precisando trattarsi di un angiolipoma. L'angioma muscolare si presenta sotto tre forme anatomo-patologiche: la forma circoscritta, quella circoscritta con tendenza alla diffusione e quella diffusa. Tale classificazione ha anche importanza ai fini pratici, per le difficoltà di trat· tamento della forma difflL<~a e per il pro~ostico più grave di questa forma. La sintoma.tologia si b asa. su tre segni: l'impotenza funzionale, il dolore e la tumefazione che, dal volume di tma noce, può ra.g~iungere la grandezza di una testa di bambino. Ai segni di probabilità, quali la pulsazione, la riducibilità, ecc., bisogna aggiungere, inoltre, quelli di certezza come: l'aumento di volume della tumefazione con la compressione a monte, l 'estrazione di sangue puro a lla. puntu.ra esplorati va. Il trattamento di scelta degli angiomi muscolari è l'eseresi operatoria. Tale trattamento se è a.ppliaa.bile nelle forme circoscritte ed anche in quelle circoscritte con tendenza alla diffusione, non lo è invece in quelle diffuse. In queste, sia per l'estensione della n eoformazione, sia per l 'imponenza d elle emorragie, alcuni autori consigliano di ricorrere ai mezzi fisici di terapia, come la coagulazione, l'elettro· terapia, la radioterapia., la curieterapia., le iniezioni sclerosanti. In qualche caso, come estrema risorsa. si deve ricorrere ad un intervento chirurgico mutilante con amputazione o disarticolazione. MANIE&I

TRAUMATOLOCIA. Ca. L ENOR.MAN"r e C. OLtVtER. Le rotture soprarotulee del quadrlclplte femorale. (La Presse Médicale, n. 81, Il ottobre 1933).

Gli autori, dopo aver accennato alla frequenza ed alla storia di queste rott.~ e dopo aver esposto i ricordi anatomici e fisiologici sul quadricipite femorale, passano a descrivere l'anatomia patologica delle lesioni. Distingwmo: l o d isinserzioni rotulee: queste forme sono abbastanza frequenti, in genere presentano rottura completa del tendine quadrioipitale con oul di sacco aottoqua dricipitale la.rgamtmte aperto; l'ematoma conseguente comunica con un emartro del ginocchio; 2o rotture a livello del tendine del qua.dricipite: questa lesione è spe;;,1o trasversale, con notevole allontanamento dei monconi e con le porzioni del qusdricipite discontinuato ad un'altezza e secondo una direzione differente per cis· scuna di queste; anche qui la sinoviale è largamente aperta; 3o rotture puramente muscolari : sono molto più rare delle precedenti, colpiscono in genere il retto anteriore, meno frequentemente i due vasti e sono molto spesso bilaterali. Se l'allontanamento dei monconi non è considerevole, le estremità tendinee si uniscono con un callo fibroso che può trasformarsi, secondo alcuni autori, in un tessuto tendineo. Se l'allontanamento è importante, ciascuna delle estremità cicatrizza per proprio COnto e l'aderenza del Capo superiore ai vasti pUÒ in \W& certa misura ridurre l'infermità. Oame determi nanti: L a. rottura soprarotulea. del qua.dricipite si produce in genere durante uno sforzo per evitare una caduta all'indietro; qualche volt-a, ms raramente, si può avere discendendo rapidamente le scale per evitare una caduta in avanti; allora il soggetto cade a gamba iperflessa. L e came predispone-nti sono: l'età avanzata., l'arteriosclerosi, il diabete, l~ sifilide, il reumatismo cronico, ed infine la presenza, nel tendine, di formaziolll ossee o cartilaginee. L 'origine di queste formazioni è molto discussa., però sembra trattarsi di un processo di osteocondrite dissecante che ha. dissecato progressiva· mente un frammento rotuleo il cu.i distacco si completa in seguito ad una con· trazione più forte del quadricipite. Sintomi. L a depressione soprarotulea spesso si presenta occupata da una tumefazione con un'ecchimosi subito al di sopra. della rotula. Con la. palpa.zione


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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si avverte un solco soprarotuleo, al di sotto del quale si p uò arrivare a sent ire la facci a anteriore dei condili femorali; la rotula si presenta abbassata e qualche volta spostata all'esterno. n fe rito può flettere leg~ermente la gamba, ma non può assolutamente sollevare il tallone dal letto. Nelle rotture muscolari del retto anteriore i sintomi sono molto più appariscenti che in quelle dei vasti. P rognoai. P rima che fosse impiegata la sutura, la p rognosi di queste lesioni era cattiva. C14-ra. Il trattamento ortopedico consiste nel ravvicinare al massimo le d u e estremità rotte, sollevando la gamba su un piano inclinato e spingendo in a l to l a r otula con un apparecchio a l diachilon. Il trattament o chirurgico consiste nel suturare i due capi, previa incisione dei comuni tegumenti a fe rro di cavallo o verticale. La sutura d eve realizzare una ricostituzione anatomica perfetta e d eve essere fatta a più fili passati intorno alla r otula. Nelle rotture recidivanti si può fare una sutura con bendellette di fascia l ata pa.ssate attraverso dei fori praticati ne llo spessore della rotula. L a mobiliz. z a.zione d eve essere precoce. 8& l'inter vento porta su una lesione antica, può essere impossibile abbassare il capo prossimale ed allora bisogna ricorrere ai processi di tenoplastica. Gli AA. riportano, inoltre, 21 osservazioni inedite che dimostrano gli ottimi risultat i della cura cruenta in queste les ioni. P LASTINA

OTO-RINO..t.ARINGOLOGIA.

Sulla presenza del bacillo di Loemer In easl di laringite post- morblllosa a decorso prolungato. (ll Valsalva, n. 9, 1933).

GALLINA D. -

Nel d ecorso d 'un'affezione morbillosa possono comparire fenomeni stenotici a carico della laringe che di regola r iconoscono una doppia natura: esclusivamente morbillosa una, morbillosa-difterica l 'altra.. Nei casi di questa ultima specie si può avere anche la comparsa di una netta angina difte rica, diagnosticabile solo che si guardi l'orofaringe, oppure insorgono in modo subdolo i segni a carico d e Ua laringe, quali voce capriz.z ante e dispnea, disturbi che progressivamente si ag· gravano ed allora. è coll'esame laringoscopico che se ne accerta la natura, poichè in tal modo si mettono in evidenza le pseudo-membrane caratteristiche sulle cord e vocali e n egli spazi sopra e sottoglottico. L'A., con rice rche sistematiche condotte nella Clinica d elle malattie infettive e <Contagiose della R. Universitil. di Roma su 150 eMi di morbillo, ha stu· diato il quadro d e lla. laringite morbillosa allo scopo di cercare di rilevare l'esis tenza di eventuali particolarità cliniche n el suo d ecorso e indagamo quindi ile probabili cause. Di sèguit!o alle osse rvazioni fatte ha potuto constatare che la laringite morbillo!'lil. si comporta come un'affezione benigna, a sintomatologia scarsa e fugace, cui segue facil e risoluzione. Meritevoli di particolare rilievo invece ha trovato cinque casi di morbillo in cui ebbe a notare l'esistenza d 'una laringite a d ecorso prolungato, con sintomi subiettivi e obiettivi sempre più accentuantisi, nei quali in assenza di qualsiasi traccia di pseudo-membrane potè accertare la causa di tale anomalo comportamento nell!a. presenza d e l bacillo della difterite . I segni clinici a carico d e lle prime vie aeree in questi cinque casi consistevano i n senso di bruciore o di secchezza alla laringe, tosse a volte dolorosa, raucedine o afonia, e talvolta espettorato mucose e disfagia; obiettivamente si notava ipe· r emia più o meno intensa, qualche volta con ptmti di mucosa disepite lizzata e sanguinante, abbondante secreto muco-purulento o croste ematiche al rinofar inge; la mucosa la.ringea. era congesta, particolarmente tumida in corrispond enza delle false corde che arrivavano a coprire e a nascondere completamente l e corde vocali vere. In un caso esisteva pure infiltrazione di una. aritenoid e e in un altro vi erano disturbi déll'lldduzione di tutt'e due le a.ritenoidi. In questi cinque ca.'3i descritti non esistevano dunque alterazioni del tipo d ifterico abituale, nè a carico della laringe , nè del rinofaringe. L'~me batteriologico venne sempre praticato sul tampone laringeo prelevato direttamente in laringe sotto la guida della laringoscopia; solo in tal modo


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RIVlSTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIEBA

fu possibile stabilire la presenza del bacillo di Loeffier nei cinque morbillosi descritti, fra i quali non vi e rano stati rapporti di vicinanza poichè apparte nevano a differenti corsie, nè rapporti di tempo p erchè capitarono in epoche diffe renti. L 'A. ri tiene quindi che il bacillo di Loeffler sia entrato n ella et iologia di que· ste laringit i postmorbillose as.<:J iem e agli altri germi ma non essendo stato suffi· ciente a det e rminare le caratte ristiche alterazioni difteriche pseudo-eme mbranose, forse in v irtù di una atten uata a zione dei ceppi d el bacillo difte rico capitat-o in laringe, ha limitat o la sua azione alla semplice produzione di fatti congestizi ed edematosi. TROINA

C. BONACINI. -

Su l'audizione binaurale. (Archivio di fisiologia, fase. IV, 1933).

L 'acustica fisiologica è un capitolo important issimo e si potrebbe dire re· cente, avendo S('guìto ed utilizzato con i moderni m etodi i dati forniti dal suo pred ecessore, l'acus tica fi:;ica.. Nell'audizione binaurale vanno dis tinte tre funzioni: lateralizzazione, orien· tamento, localizzazione. I n ogni moment.o e in ogni posizione del corpo noi distribuiamo gli s timoli sonori in due emispazi dis tin t i, due campi uditivi ad assi divergenti, seguendo un elemento-guida nel lateralizzare. Questo elemento-guida p er il Venturi sarebbe la intensità : il suono è lateralizzato dalla parte ove lo stimolo è più forte: per Hornbost el e Wertheimer, e, prima di loro, p er Pinto e Agazzotti, sare bbe diffe· renza di t empo nell'arrivo d el s uono: il suono è late ralizzato ove arriva prima: pe r altri è la « fase » elemento di lateralizzazione: il suono si late ralizza dalla parte ove la fase è in anticipo. La intensità. è causa generale di diffe renzazione, mentre t empo e fase sono fat tori collaterali. L 'orientamento è anch'esso funzione binaurale: l'orientamento mono-auralf' è dovuto all'aiuto di fw1zioni vicarianti, ed è frutto di analogia. Noi percepiamo uno. vera folla di suoni contemporaneamente, anche se da una sorgente unica. in causa delle riflessioni che si producono sui corpi ambienti. Il Bonacini, antico cultore e spe rimentatore in ta.le ordine di rice rche, dice che «sono appunto i ri· fles.'!li a. guidare n ell 'orientazione uditiva, e l'esercizio del senso è modellato su la necessità di sceverare il complesso spaziale da essi provocato ». In r agione di questa analisi si ha l'orienta mento. L'A. nello studio dell 'audi zione binaurale ricorda che si deve tener gran conto d ella endoaudizione, che si effettua p e r via solida, p er quanto la si consideri un fatto concomitante, un episodio d ella audizione. L 'orecchio per la en.doaudi· zione viene ad ave re due campi di eser-cizio: interno l'uno, esterno l'altro, ma non scindibili, anzi l'uno invadente l'altro. Infatti l'A. si vale di un piccolo apparec· chio «magnetofono» del Piola (1917), fondato sulla magneto-strizione d el nichelio: in una sbarretta di nichelio si risvegliano vibrazioni elastiche notevoli quando essa sia sottoposta ad un campo magnetico variabile. Con tm tale ap· parecchio l'A. isola il campo uditivo interno in modo che stimoli acustici arrivino sicuramente e solamente per via ossea. Inserendo poi due reostati n el circuito si può pas."!Bre gradatamente dalla stimolazione per via aerea a quella per via ossea partendo dalla piena concomitanza fino alla estinzione completa di una delle due. Per la t erza componente della audizione binaurale, la localizzazione, l'A. ritiene che essa è funzione d ella inte nsità: l'apprezzamento della. distanza SI\· r ebbe d esunto dalla intensità apparente d ei suoni di cui sia nota la intensità assoluta. Dall'insiem e di quest e componenti dell'audizione binaurale, si ha la stereoacusia. R ecentemente l'A. con grammofono con amplificatore a valvole ionicbe. due altoparlp,nti collegati attraverso \lil potenziometro capace di modificare coor· dinatamente le due intensità, in modo che all'aumento dell'una corrisponde lA diminuzione uguale d ell'altra, ha condotto vari esperimenti venendo alle prin<'i pali conclusioni seguenti: a) nonostante la duplicità di sorgente sonora, entro certi limiti di distan~ angolare non si ha diploacusia; è la funzione stereofonica d ell 'orecchio, per cw ai fondono i riflessi importantissimi dell'orientamento uditivo;

l


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CONFEREN7.E E DDIOSTRAZIONI CLINIOBE ECO,

b) sorgenti a varie altezze sono avvertite distintam('nte quando la. componente dello spostamento si troYa lungo l'oriz.z onte uditivo; c) due sorgenti sulla stessa vert.icale ma ad altezze note volmente diverse a distanza da 3 a 8 metri vengono fuse. RAFFONE

CHIMICA FARMACEUTICA. G. VITA maggiore chimico farmacista e L. BR.~CALONI capitano chimico farmacista. - Caratteri flslc&-clllmlcl dell'olio di tuorlo d'uovo, con particolare riguardo alla solubilltà nell'alc:ool etilico. (Journ. Pharm. et Chim., sa serie, tomo XVTII, pag. 104, agosto 1933). Gli AA. hanno determinato le diverse costa.nti fisico-chimiche dell'olio di tuorlo: confrontando i dati ottenuti con quelli riferiti nella bibliografia, hanno notato delle discordanze che credono siano da attribuire a lla diversità di composizione delle uova a seconda dei luoghi d a cui provengono ed alla qualità di becchime usat-o nell'alimentazione d ello galline. Gli AA. hanno quindi d eterminato la solubilità dell'olio di tuorlo nell'alcool etilico di diverse concentrazioni (600 - 990), a. tre temperature: - 40 C, + 150 C e + 37o C. Essi hanno notato che la solubilità. d eli 'olio di tuorlo aumenta insieme a l grado alcoolico rapidamente per concentrazioni superiori a soo, e che la temperatura influisce notevolmente sulla solubilità dell'olio di tuorlo nell'alcool a grado e levato, ad es.: in 100 eme. di alcool di 99o si sciolgono gr. 0,78 rli olio di tuorlo alla temperatura di - 4° C, e gr. 3,24 a + 370 C e che questa influenza diviene molto minore con il d ecrescere del grado alcoolico, ad es.: in 100 eme. di alcool di 60o si sciolgono gr. 0,016 di olio di tuorlo alla temperatura di - 4o e gr. 0,038 a+ 37o C. La conoscenza della solubilità. dell'olio di tuorlo nell'alcool etilico è particolarmente importante in quei procedimenti nei quali si fa uso di questo solvente per la preparazione dell'estratto d'uovo che, come è risaputo, de ve essere esente di sostanza gras.<u\..

CDI FERUlE E OIMDSTRAIIOII CLIIICHE l EGLI OSPEDALI Il LITIRI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal proceul verbali pervenuti alla Direzio ne aeneraie di Sanltl militare nell'ottobre 1988-XI)

T~mente ()himico farmacista dott.. GIULIO A UDJSIO: Gli aggressivi chimici e la relativa difesa.

ALESSANDRIA. -

L'O. accennat-o brevemente alla clas'>ifìca.zione degli aggressivi chimi~i. tratta del mecca.nlllmo d'azione sull'uomo e dei piò importanti di essi, soffermandosi specia!mente sui vescicatori 4;' sui tabirint ici. Dice quindi della necessità di appron• ta.re un servizio sanitario antigas specializzato fin dal tempo di pace, e considerata la maschera antigo.s, tipo Penna modific-ati), parla l'lull'allena.noento razionale per l'liso protr<1tto di essa, <'he deve fls..<;er~ fatto oseguire sotto il controllo del medico chs ne deve anche curare la di!<infezione. Descrive quindi i migliori metodi di disinfezione di questo mezzo di difesa antigas.


1002

COXFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLI~"'CRE ECC.

Tenente co lonnello medico CARLO BuoNOPA:sE: Ntwvo regol<Jment/J sul Ser· vizio sanitario militare. L'O. tra t.ta rl.i tutte lf.' innovazioni riportatf> sul nuovo regolamento sul Servizio sanitario militare, svoi~E"ndole e commentandolE' diffm"a.mente, anche in rapport.o al vecdùo regolamento. - Maggioro mfldico Co!>JMO SuM .o\: ProfìZMai d-eUa tubercolcai polm.onare dal punto di vista sociale e legislativo. L'O. tratta d alla profìla.~'li d ella tubercolosi polmonare soprattutto dal punto di vist.a socialo. Mette in rilievo tutte le importanti provviden1.e che il RegllntFe.soista ha at.tuato per combattere il diffondersi d~lla malatt.ia e le varie Teggi che hanno d a to al nostro Paese il primato nella lotta antitubercolare. -·Colonne llo medico DOMENICO SORDI: Mobilitazione. L'O. tratta. de lle opera-zioni varie CÙl svolgersi all'atto d ella mobilitazione, a ccetuUI.ndo allfl predispo!;izioni che si attuano fin dal tempo di pace e occupan· d osi pa.rticolarmonte de llo schedario ru mobilitazione. Sottotenontl' modico CARLO Lmr.r EMILIANI: Appendicite cronica. L 'O. considera la frequenza con cui malati di disturbi digestivi e di !'!Offeren7.e nella fos.'l& ileo--<:ocale vengono con diagno$i di appendicite cronica operati, ma senza vantn.g)!io; osamina il problema. di questa. m alattia. n t3lla sua fonna. dett.a cronica ab initio, mettendo in rilie vo come causa degli insuccessi operat<»ri debba ritenN'!li, non di rado, la inc&1.tt.ezza. della diagnoP.i, diagnosi tutt'altro che facile per In. mancanza di segni c>linici e radiologici che pos.<;ano sufi'Taga.rla in modo sicuro, e per la t'strema possibilit~ che la fe nomenologia morbosa, credut-a propria d ell'apJ>f'ndic ite c ronica, sia data da. a ltre malat tie degli n.ppara.ti digt3ronte, uri· nario, genitale, ecc. Sulla esperienza di vari autori e <C~u11a propria., considera l'apJ)I'ndicitè cronica malattia. piuttosto rara. e del tutto divel."ffa da ll'appendic>ite acuta e dalla forma cronica. che a. quosta subentra, dine di non ricordare casi in c ui eSSl:~ s ia stata terreno favorevole a llo scoppiare d ella fiagoei acuta; ritiene infine che il tratta· mento chirurgico le conv<"~a solo dopo mimtziose o ripE~tute inrlagini e quando lfl cure mediche delle sofferen1.c addominali non ahbiano giovato. Da ultimo richiama l'attenzione dei medici militari sulle possibilità cbo la sintomatologia su biottiva d ella malattia venga simulata o e,<;agerata; E'spone quindi le ragioni per cui stima. che es.c;a. generalmente non t<»lga la idoneità al servizi.o militare, ~pecie alle forme meno gravose di quflsto. BoLOGNA. -

-

Tenente colonnello medico P A Or.<> .MODESTINI: Silius visce-rum i "lve-ratU totalis. L'O. pl'('senta un iscritto di leva in cui a.ll'esa.me clinico, confortato dal repe rto radiolo~co. si è constatato s-itu8 viscerttm im:ersU8 totatiB a..'ISOr.iato a vizio organico di cuore (ÌDI"Ufficienza nùt.ralica). Dopo aver fatto cenno d elle modalità di sviluppo df'lla eterot<»pia. in esamE', che, anche in questi ~;!timi tempi è stata oggetto di varie memorie, fra cui pregevoli quelle d d dott. Franchi di Torino, pubblicate sul nostro Giornale di roerucina. militare (fa.<~c. 12, 1929, f} fase. 12,1931). ha trattato la. parte legale, condividendo il parere di quest'ultimo autore, che conclude per l'as..'!Elgnazione ai servi7.i sedent-ari (art. 18 elenco B.) dt"i soggatti afft\tti da. situa vi8cerum 'ÌmJerBU8, quando non vi siano mala ttie organich<'3 <iei visceri eterot<»pi. Ne l ca.'!o in esame, essendovi concomitante vizio orgtt.nico <ii cuo~, d oveva f\S.qere applicato l'art. 75 dt\ll'elenco A. Maggiore medico FELICE PoMo: Sul senrizio sar~iiario in guerra. L'O. dopo avere accennato gonericamflllte al servizio sanitario in guerra, si sofferma particolannente sulla. costituzione, sul funzionamento delle unid. sanitarie da campo e sui mi,.;liora.menti tecnici ati esse apportati in confronto delle unità che -


. CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI OLINlCHE ECC.

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presero parte all'ultima guerra e sullo unità sanitarie di nuova formazione e relativo impiego. È stato impiantato un ospedale da campo con tende e l'O. ne ha dimostrato 1 materiali di dotazioM. Primo CBJ)Ìtano mt>dico NICOLA TF.DES{'JIJ: Sifilide palmare e plantare psoria.aijorme terziaria.

L'O. presenta un raRo di sifj)jdf' p~~lmarP f' piantare psoriflsiforme terziaria. Co~lie l'occasiono

per accennare alla varietà d i t·ipi frustri di sifilide terziaria e alla differenza collo fo1mc secondarie. Il caso presentato si riferiva ad un sottufficiale eh<, contrasse la lu<> circa tN>dici anni fa c non si e ra mai curato; ere. stato ric..overato con diagnosi di cheratosi pa.ImafE' e piantare blenorragica, ma, a. parte I'a~nza clinica dell'uretrito gono<'occica, mancaya,no le caratteristiche morfologi<'hc dt>lle cheratodermie specifiche gonMocci<'he. La. d.iagno~i clinica rli sifilide palmare e piantare psoriasiformo è stata confermata dalle wazioni siorologichc.

CAOLIAIU.- Primo

capit.ano

m~"di<'o

IJUl servizio sanitario militare.

SALVATORE LOMBARDI: lt.1uo1;o re{loltlmento

L'O. commenta il nuovo regolamento l'ul Servizio sanitario militare c•m 'lpe· <'ialo riguardo a quanto Pi riferisce ai s~>gucnti argomt>nti: Ordinaroento c funzionamento dell<' infPrmt:'rie di corpo; Compilazione di documenti stutistid; ~rvi:r.io d<)lle rassegni' e rtelle osse rvazioni; Conservazione f' manutenzione del matPriale sanit11.rio di mobilitazione; Igiene della ca~rma; V 1\C'cinazioni profilat.t iche;

Disinfezioni e rlisinfestazioni: Prende la p1nolo il capo ufficio di sanità d ella Snrdf'gna, tenen!a colonnello mE'dico RoBERTO LANDRIANI, che riassume gli argomenti svolti dall'O. prospettandone l'import8Jlza morale, tE-cnica e disciplinartl. GoRTZIA.- T enente colonnt>llo mt1diCo GruSEPPE D':h.'NA: r:n CQ$0 di dù:zbete mPUi/o: etiogenesi e cura. - Sottotenente mf'clico ETTORE D'OSVAt.DO: Eui vizi di re/razione dell'occhio e sulle loro 1'\orrezioni. - .Importanza clinica dE'l Be.gno di baia1di pc1· la Medicina gr.nerale. Importanza della circolazione retinica per lR diagnostica medica.

- - - - - -. Printo capitano medico GrusEPPl': RH~BI: M eccar>ismo deUa mo·rte da occlusione intcBti;nale.

L I\'ORNO. -

L 'O. tratt.a d<' l mP.Ccr..ni<~mo della morte nell'occlu~ione intestinale diffondendosi nell'eRpomzione e nella c1·itica d ellfl t.re clas.-•iche teorie: dei riflessi nervosi, dell'infe~done & dell'intossicazione. Con ~perimenti su animali e con speciali" tecnica operativa ha. potuto stabilire che la morte nell'ocrluaione intt>stinale è tanto più rapida quanto più grave .,d estesa. è l'altera7ione anatomica della. mucosa. dell'ansa occlusa e quanto meno traRformato è il suo contenuto per l'azione chimica del ~creto della mucoea. medesima.


1004

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI OLUilCHE ECO.

MEs~n:A.

Sottotf'nente Mrca:ELF: Gruorc.-.: Pwrrea alveolare e cura con gli

arsenobenzoli:. L'Q. a.coannn. alla eziologia, discnt;Pndone l~ vari4:' teorie, alla .ointomatologi!i, ai caratwri cliffert>nziali della piorrea alveolare con lA. pericementite fa.gede nica; ed allo sva.ria~ complica.nz~, talvolta abbastanza gravi. Fa !a. !'ltoria dei vari mf'to!li di cura. f,noggi adoperati, intrattene ndosi a desc riv~re qw~llo rlt-'lla iniezione intragflngivale di a~nooonzolo in soluzione !(li· c~>rica..

EspoM la tecnica. dettaglil\ta di quest'ultimo metodo t> rit.iene eh~ es~ sia l' unico chi\ dia a ffidamento di guarigione rteflnitiv!l. P ADO\' A . -

Ma~!;iore me>dico GrosEPPE 13UCII.AIU: Un Cl\.'>0 di artro.s-irwn·it.e trau·

ma1.1:ca del ginocchi.o d.

-

Un caso di contturi.one IIHtScolare con ema/.Oma della farr:ia a11teriore: del terzo inferiore della. coscia. - Ritenzùmc totale cronica .d~ urina da gro.91JO divertù:ol'J -leUa l.~eScir.a, etùcolosi e dise.ctcu1ia del collo.

-

Primo Ct1pit~1.no m(ltlico nuST.AVO DE CART..I: Metodo di e.9ame radiografico dello stomaco. Pros~ntazione di radiogrammi (n un tumore gastrico. Maggioro m edico ALFREDO MA"NFREOI: Cause priMipali di ematurie. Primo capitano m~ico GIACOMO MEZZANGA: Lettura di preparati malarici.

-

T<;~nente colonn~llo merlico Grus::t::Pt>F. StNOLITICO: Sindrome addominale destra.

PERUGIA. - Maggiore mOO.ino RAFPAF.LLO PF.PF.; Psoria9i e parapsoria.lti. L'O. dopo aver accennato alle diverse teorie etiologioha-pa.togenetiche, delle psoriA..si e pa.r~~opsoriasi , alle difficoltà diagnostiche di dotte dermatosi peor d.ifferon· ziarle dalle altre consimili, parla. dei diversi sistemi curativi, dimostrando corr.e essi siano lunghi e Renza. sicul'f'zza di un'assoluta. guarigione. A qu~ti riguardi fa alcune corL'•idera.zioni sull'appli0aziono d ull'art. 15, elenco A i. i. riten~rudù, a suo parere, come sia pii1 opportuno e conveniente per lo Stato prendere, nei militari afftltti da tali dermatosi, prOVVPdirnenti mooico-legaJi più mdiCI\Ji da quelli COn· i'entiti dt~.lle disposizioni in vigore. ROMA. - Maggiore medico U oo FERRARI: Trt CCUJi clinici di mastoid-i.ti 9upp"rale con complicazioni endocraniche. 10 CASO - Granatiere />',G. Diagnosi: ~fa.st.oidit-o acuta s inistra post-influPnzale con complicazione me· niQgoa e con.'«leutivo a..«<'eil-'10 extradurale dPlla fos«a. cranica. media. Tratl~'mento: Mastoidot.omia, punture lombari ripE'tute, vaccinotera.pia, ellet· trargolo per via endoveno::;a; consecutiva.m~nte apertura della fossa ora.ni<'a. me· dia s inistra, svuota.mento dell'a.sncsso t-xtradura.le; drenaggio. Ettifo: Guarigione.

20 CASo - &rgente maggioTe C. S. Diagno.'li: Ma.stoidit4> cronica d~Rt!'a. con <'omplicazione di trombofle biw del seno laterale ed a.sces.<;o e:<.:tradurA.Ic della fo!I.Sa. cranica po«terioro dQIJo ste~~o lato l"d a..c;ces'lo pulmonarl) sinistro m eta.sta!;ico. Trattamento: Operazione radicale alla. Scha.wartz, apertum e svuota.mento d<'l tratto sigrnoidoo del seno lM.erale, previa. IE•gatura della giugulare a.l disotto rlel


CONFERENZE E DIMOSTRAZIOlH CLINICHE ECC.

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tronco t.ireo-linguo-faccial€', apE'rtura €' f'VUotaml'nto di lm a.<>ce'<SO dfllla. fos.om cranica. postoriore; drenaggio. La. complica7.ion~ pulmona.re (I.\.SOOSSO metasta.tico dal pulmone sinistro, ~onstatl\to anche raòiogTa.fict\mentfl) fu trattata con iniezioni endoveno~ di neo~lvarsan (0,30) quotirlinn<> P"r 12 giorni. Esito: Gunrigionfl. 30 C ASO - · Soldato G. r..

Diagnosi: Ma!<toidito a.c1tt.a sirùstra complicata a tromboflebit-e dol seno later<tlf). Trattamerr.f/>: Antrotomia. 1(\gllt\tra r!t~lla giugulare interna al dic;otto del tronco tirf'o-linguo-facciaiA, apArtura. e svuotatr.ento del tratt-o sigmoidoo del SE'no !ntern h·, ctn-naggio. lnieùoni di stomosin~ antipiogene. E.~ito: Guar·igionu. L'O. d(';tcrivc df'tta~liatam(mt<' la sintomatologia oR-<>ervata noi suoi tro infor'Tli e In. tecnica operntorin ~guìta. -- Il colonnP.Ilo medico ARTt:RO ~fONAcn, din'ttnro d('ll'o!';pedn.le, prenrJe la parola. !<ull'argomento.

)fettA' in rilie vo come i rasi presentati sono Rcola.sticamflnw tipiP.i a dimostrare, nella. qnMi complfltezzA., le C(lmplica.?.ioni \mdocrarùche otogene. Ricorda che quflste si riducono a tre: a) rneningiw; è) tromhoflebite l~no laterala e }X'tro~o superiort'): c) ascesso endocranico (della fo.;ea. crA.nica media o po5Wriore, extradurale del lobo ta mporalo o rle l cervAl!f'tto). Riassume i ra!)port.i topogrfl>fic i de lla rnastoidt>, SpE'Cie per quanto riguarda qnelJi della. ca.s~ e de ll'antro con il seno lawralo o con le fosse crl\nicb~>, e Il;' consegue-nti deduzioni od applicazioni chirurgiP.he, a.tte a lum~,!gia.ro la pt~.toge­ nAsi e la frequAil'U\ dollfl ~ompliC'azioni endocraniche dello ot.iti suppurt~.te. Os.'!erva cha la buona riuscita della. cura. è principalmente da rn..t.t.erl'i in rapporto al pronto intervento; neca;<Sità quindi di dia.gnosi precore. Ferma l'o.t.t.f'nzione sui principali sintomi delle varie complicazioni soprnd<'tt€'. -· Primo capitano mf'dico prof. ConRAOINO GIACOBnF.: Emofilia e tras/tutione di san(Jt~e.

Dopo aver brflvflml:'nte illu!lt·ra.to tm caso tipico di emofilia e IJe ricerche fatte sullo stmlio dell'wwsta.si, l'O. pratica nol paziente, profondamente anerniz· zato per ripetute emorragie, wta. tri\Sfu.<;ione di sangue ili 500 cc. Donatore è stato il padre dell'infermo.

-

G-ist·i d'echinococco del ren~ .

L'O. pn'Senta tm caso di cisti rl'echinococco dol renP., a deo:JorM subdolo, in cui era stata posta, prin1a dell'intervento, diagnosi di voluminosa idronefrosi. LR. cisti asportat-a, grande quanto 1a tasta. eli un feto, è risult.ata preva.lflllt.enwnte a. carico del polo superiora d·~l rflnfl destro. L'O. accerma alla rarità cle ll'affeziona. Questa ba decorso lf'nt..o, compatibile con uno stato generale buono e può considern.Ni relativamente bflnigna., se non int~rvieno la sua prinGipa le complicazione, la rottura. La diagnosi, facile quando "i nota lfl. presenz~t di membrane nell'urina., è assai deli<lata. e ta.lora veramente diffìcolto!la quando la cisti è chiusa. Ad ogni m odo l'esamA clirùco, l'e<>plorazione ra.cliologict1., e il risultato d()lJe reazioni biologicho specifìchfl possono pormfltwre di pervenire alla dit~gnosi prima de ll'opera.ziono; l>a.stereboo ~mp!icomentfl pe;Marci. -· ColonnP.llo m~·iico ARTURO MONACO: Cùti di echinococr.o del muscolo psoasiliaco sinistro. Fatto un breve cermo sulle diffinoltà della diagnosi clinica di natura, nel caso presentato dal precedente oratore, si Pofferma. principalmente sulle diagno<~i differenziali tra. idronetro::-i, a.denocistorna del rene o rene policistico, tumore surrenale di Grawitz o ipernefroma maligno o tumore surreno-renale e ci!rt.i di echi-


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

nococco. La difficoltà di diagnosi nel caso in esame fu data dall'assen7.a di fremito idatideo e dalla mancata ricerca delle rea?.ioni biologiche specifiche. L'O. riferisce d'un caso di <'isti di echinococco del muscolo psoas-iliaco siniRtro, occorso alla sua os..~rva.:-.ione, qualcht> anno addietro, nell'ospt'dale militare di Napoli. e da lui oporo.to. Al fianco sinistro. profondamente, osservavasi u.na. tumefazione allungata, della forma e del volume di un gros_~ rene, col polo superiore perdentRSi nella loggia rena.le corrispondente, con il polo inferiore, non ben delimitabile, al disotto della bisilin.ca. I rilievi ~emiotid furono pE>r una tumefazione rena.le. Fu constatato evidente fremito idatid(' O e le ricerche di laboratorio furono nettamente po~it.ive per l'echinococco. L'atto operativo fece constatare porò chE:' il rene era integro e cho aveva Mlo rapporti di continuità con la cisti, che era in pieno muscolo psoasilio.co, e, ~guendo la clirezione di esso. aveva un prolungamento, SP. "pre più as'lottigliato, che raggiungeva l'arcata di Falloppio. Non sempre è pos.'!libile, in pratica, accertare la diagnosi di ~e e d.l natura; i due casi presentati, errati, il primo per la. diagno~ di natura, il secondo per la. diagnosi di sede, valgano come ~porienza ed ammaestramento.

SAVYGI.IAN"O. -

da infezioni.

Maggiore medico VmcE~"ZO DE CEsARE: Ri.lievi suUe malattù

L'O. p11.rla delle geniali ricerche del Sana.relli e delle recenti sperimentazioni d t>l Gougerot in merito alla patogenesi di alcun..- malattie infetti ve, secondo cui l'infezione, avvenuta attraverso note vie d 'ingresso, è generale, prima che locale dfli singoli organi. S' int.rattiene particolarmente sttlle infezioni luAt.ica e tifoidea.

- Game eU morte w.i t-i.<tici: L'O., riferendosi allo form..- cliniche ed alle parai· !E'Ile lesioni anatomo-pat.ologiche in evoluzione nei <:~ingoli ca.'>i, elenca brevemente le cause di dece"'-'>O di questo genere di ammalat.i.

TRENTO. Tenente medico VrNCENZO FEDE1UCO: Ricerche eperimentali $Ulle alterazioni prodot.te nelle arter-ie dalla contusione associata alla irradiazio11t del calore. L'O., in sègu.it-o a numerose E~Sperienze eseguite sulle arterie carotidi e femo· rali di cani di media ta~lia, dopo nver descritto la tecnica operatoria e micro· soopica delle esperien:w eseguite e le alterazioni illtologiche riscontrate, è venut~ allt> seguenti conclusioni: l o Le arterie possono sopportare dei traumi intensi e rlurevoli, associati ad irradiazione calori~a intensa. Esse, nel punto leso, perdenrlo la tonicità ed elasticità

dei t.essuti nobili, cedono alla pressione sanguigna sfia.ncandosi, oonza. a.ver!!i mai formazione di a.nPurismi. 20 La. riparazione degli elementi elastici e mu.<;colari, alterati o clùltrutti. avviene per giovane connettivo il quale poi fa da impalcatura alla. rigenera.zione di detti elementi. P a.ra.llela.mente a tale rigenerazione, il vMo riacqui.,ta la toni· cità ed elasticità perduta nel punto leso e l'ecta.sia. si riduce man ma.no sino o. scomparire colla. riparazione completa delle tonache arteriali. ao Il primo degli elementi a rigenerami ~ l'endotelio, favorito in ciò dali~ formazione del trombo. 'Tale proliferazione endoteliale non <>i limita a. ricoprire 1 pu.nt.i in cui l'endotelio è distrutto, ma avviene in tutta la circonforen7.a. del vaso e nei punti sopra e sottostanti al tratto laso; si ha così l'endotelio disposto in pill ordini. Ne ROgUE' la neoformaziona connettivale e quindi la rigenera.zione d+~ile fibre flla.stiche che è più abbondante e più rapida di quella delle fibre muscolari. Tale rigenerazione appare prima ed è sempre intensa suhito al disotto dell'intima. per divenire meno int.ensa ma.n mano che si procede verso l'('llt.erno.


CONFERENZE :S DI:MOSTBAZIONI CLINICHE ECO. -

1007

Capitano chimico-farmacista dott.. Do~JENICO MILLrno: Le acque minerali in relazùme ai coll<>idi.

Un'acqua minerale potrehoo rhimicamenw definirsi Uilll. sospem:ione colloidaltl in una soluzione elettrolitica con rapporti e reazioni regolate daUe log{!i chimico-fù;iche ben stabilite della dis."'ciaziono elettrolitica e dello stato colloidale. È noto chf' le <'ellule viventi e ~li umori dell'orga.niAmo vivf}nt~ sono da con'!i· dorarsi anch'essi come sospensioni colloidali in una. soluzionoolettrolìtica; e tutti i fenomeni della vita ce llulare sono originati dagli scambi fra le micelle e i globuli micellari, di cui è costituito il protoplasma. cellulare e i liquidi nutritizi quali sono il sangue o la linfa che circolano per tutti i UlSSuti. Que~Li scambi sono tanto più vivi quanto più il volume delle particelle è piccolo e cioè quanto maggiore è la somma dEllle ruperfici micella.ri. Ancho le micelle sospt>se nPi liquidi dell'organismo vivente subiscono l'evoluzione dei colloidi nel senso chEl i globuli micellari aumen· tano di volume, raggiungono maturità o finiscono per floccnlare. Questo fenomeno si verifica sia P~<~iologicA.mente sia patologicam6nte, quando si introducono nell'organismo elementi cristalloidi e colloidi capaci di produrre alte· razioni chimico-fisiche nei tessuti e n egli organi. Le acque minerali con il complos.qo elettrolitico colloidale sono in modo a..'l.«a.i evidente atte a proteggere i colloidi del protoplasma. vivt'nt~ e di provocarne la flocculazione. P er ottenere notevoli rea2'joni biochimiche nell'organismo, non occon't' che le acque siano fortemente mineralizzato ma è sufficiente que l minimo di elettroliti e colloidi tali da provocare quelle modi.ficazioni biochimiche atte a proteggt~re e a vivificare la vitalit~ dei te.~uti e a imprimerf' un'armonica funzionalità. all'organismo. In questo consiste il benefico effetto che lo ac9uo minerali imprimono a ll'organismo, beneficio già noto sperimE~ntalmP.nte nell odierna torapeuticn con i tre fattori principali: temperatura, tonicità e radioattività. Ma allo stato pre'>Onte, la biologia. non è ancora giunt.a. alla penetta. conoscenza dello. costituziono chimico. di ogni singolo teaauto, nè delle ren.?.ioni Ppocifiche che intervengono tra gli elettroliti introdot.ti in circolo e i tessuti ste:>si. Questo è ancora un punto oscuro che sarà schia.rit.o, in sèguito, mediante una più ampia e più perfetta conoscenza della biochimica colloidale. Quando sarà poi ri$0lto il problema di'Ila relazione di interdipendenza. tra llli elettroliti e colloidi contenuti nell'acqua minerale e gli ormoni chf.l vengono attivati, la farmacodinamica. dell'acqua mine· rale sarà resa evidente dal punt<> di vista biochimico, dandoci una spiegazione e ana conferma scientifica. e logica dell'azione terapeutica già conosciuta. dal Ja.t<> sperimentale. UDINE. - T enente colonnello medico SAVEJno CuRCio: l<'ratture isolate dei segmenti ossei del bacino. Cause efficienti traumatiche dil-ette ~ indirette. -

-

Illustrazione di un caso di rara. frattura della branca orizzontale del pube n ella. sua estremità mcdiale. Mec('ani<~mo di produzione; rilievo e discussione dei sintomi obiettivi di non facile interpretazione; valutazione rlei reperti ra<liologici. Terapia. Sottotenentt' medico EnoRE D 'OSVALDO: Tonometria oculare.: istrumentario metodi di esame. La. pulsazione dell'arteria centrale della retina (sintomo di Baiardi) come segno precoce della ipertensione essenziale.

El

Primo <'apitano medico GAETANO RoNoA: Due casi di derrnat·ite poBt-arsenobenzolica. Iru;orgenza., decorso. - Rassegna di tutti gli accidenti post-arsenobenzolici immedia.t.i e t-ardivi. Etiologia. Mezzi per prevenire tali complicanze. Metodi terapE'utici. - Un ca..qo di restringimenti multi.pli deU'uretra anteriore e posteriore post-blenorragid, complicati a orchioopirlimite e cistite da ritf>nzion e. Fasi del proces.'!O morbo1:10. Meccanismo an.atomo-patologico riguardo alla formazione degli infiltrati della mucosa dell'uretra. Metodi curativi cruenti e incruenti nei diversi periodi del male. -


1008

CONFERENZE E DIHOSTRAZIONI CLINICHE ECO.

Primo capitano mecli<'o

SALVATORE ZINOALE:

Semeiologia. delle malattie

esterne dell"OC<".hio in rapporw al 8ervizio 8anitario militare con dimostrazione di casi clinici ed esercitazioni di schia.scopia.. VE RO~.&. -

Maggiore m<'dico Muzro Fl:ORTNT: A n&uriBma p'Mt-traumatù:o della carotide prùnitit•a con esoftalmo llimpaJico .

C: . E. cnrnhi.niore 1\IL'<ilinrio in congedo. TI 13 lugloi 1921. in ~!vizio d 'ordine pu hblico. in m1 conftitt.o f:rn r~pubhl ic::uù e fascisti, forito da pallottola di rivol· tella a l ct~opo con fo ro di e nt rata aJ lato s inÌ!'!tro della nuca e di uscita. alla rogion& mNtt.oniera con COJl."()gtHmto frattura ddla mandibola. Dimesso guarito da ll'inicr· mNia. prosidiaria di 1'N:Ivi&> dopo venti giorni di dog~>nza e s ubito congedato per fuw f<'rma. Da qualchA anno twvorte forte rumore di soffio ~:~.Ila regione la.tero-<:er· ,;ro.le sini!'>tra rhe sì propaga alla guancia e ch'"l lo distw·ba notevolmen te cau.san· dogli !<tati ,·e rtiginosi. Il p. pn.w mta in corris pondenza doll'an~olo dalln mandibola una tumASCenza ovalnrt> d(\1 vohtme di una. ntandorla con pul~zione diffu.cm. Sulla sacca aneuri· smt'ltica fremito e soffio cartl.t.wric;t.ico. }~wftalmo sini~tro, notevole iperemia. delle congiunt ive tmma e bulbare, li~ve insutficil!'nza. dal fn.cciale e d ell'ipoglos.'lO. L'O. dopo un richiamo an.at.omico della T'f'gione later()-(lervicale , tratta dol moccuni'lmo di 10rmaziouo tardiva dolla sacca aneurismatica. e Rpi€'ga l'origine dell'f>SOfhl.lmo d11. compl'f','!Sione !'nlle fibre nei"Vose della catena gangliare del s impatico cervicale rhe cmtsa., quasi per intero, la sindrome di Claude Ber· nard-Horn~r .

L'O. s'intrattiene poi l'L parlare della prognosi e cura. -

Coreo-atetosi.

C. I . inscritto di leva. Presenta. movimenti coreici-atetosici, spasmi tonici e clonici e notovole grado di torpore ps ichico. l/0. trae occasiono dal caso clinico, molto nimostrativo, per trattare di tut.t i i movimenti abnormi involontari e della loro pre.'lunta patogenesi e cura. -

Primo C>tpita.no modico DOl\lENICO LONGO: lrum{ficienza aortica di origine en<locardie<' ù~ 8oggettc lu.et ico.

Soggotto di 40 anni contagiatosi di lue l 5 anni or sono. P rt)S<•nta la sintomatologia cardiaca e periferica di insufficienza. aortica. No n ha ma i BOfferto di rewnatismo A.rticola.re acuto. Non !?i m ettono in evidenza segni clinici e radiologici di aortite. R% zione Wasoerrna.nn nel siero fortemente positiva. Diagnosi diffe renziale tra l'insufficienza. aortica di origine endocardi tica e quella di origino a.ortitica. Prognosi, terapia e applicaziono medico-legale m ilitare. -· Ittero epatogeno r. it.tero l'nwlitico.

Nell'illustrazione dì un caso clinico, l'O. tratta della diagnosi differenziale tru lo varie forme di ittt'ro. Dimostrazione prc~.tica d~i vari mtltodi di laborato<>rio snssidiar"ii per la. diagnosi: dati e mtt.t.ologici, resistenza globulare, reaz.iono di Van don &rgh, dosaggio d()lla hilina fecale col met.odo di 1\felli, indice emolitico.


NOTIZIE Unlforme degli ufficiali del Corpo sanitario. Con circolare n. 620 d e l 9 novembre 1933-XII (Giornale militare uf!ìciale del 17 novembre c. a.) è annunciata la pubblicazione d e lla. seconda serie di aggiunte e varianti al Regolamento sull'unijonne (L. l). All'infuori d ell'unifor me bianca. di recente adozione, sono adottati due tipi di uniforme di colore e di foggia totalmente diversi : una grigio verde, aperta e rispondente specialmente ai criteri di semplicità e di adattamento alle diverse esigenze d e l servizio; l'altra nera., chiusa e rispondente ad esigenze di adatta· m ento alle consuetudini di società. Fra le variant i ed aggiunte, più notevoli e dist.intive del Corpo sanitario, vi sono le seguenti: Il caratte ristico fregio è completato con l 'aggiunta, sotto la stella, di due caducei incrociati. Gli ufficiali generali medici portano l'aquila d'argento invece d e l fregio. I distintivi di grado sul berretto grigio verde e sulle maniche sono su fondo di colore amaranto. n bavero d e lla giubba grigio verd e è di velluto amaranto; per i generali è di velluto nero con filettatura di panno rosso. Le controspalline di panno portano ricamato il fregio come quelle del berretto; l e controspalline metalliche prescritte nella grande uniforme grigio verde hanno il f regio in rilievo; così anche i bottoni metallici d el berretto e della giubba. Il gallone superiore d e i gradi BUllo maniche forma., come p er tutti, n ella parte centrale, un occhiello ovale. P e r gli ufficiali g en e rali, greca., grado ed occhiello ovale sono ricamati su panno amaranto. D ello stesso panno sono fo· d era.te le controspalline d e lla. giubba n era e d ella. uniforme estiva. Le manopole d ella giubba nera. sono orlate supe riormente di filettatura. in panno amaranto (in rosso--scarlatto per gli ufficiali generali). I pant.aloni lunghi ne ri hanno una banda di panno amaranto di 40 mrn. Nella grande uniforme è adottatala han. d oliera, uguale a quella finora prescritta pe r gli uilìciali di fanteria e cavalleria con la sola variant.e che il gallone è d'oro a.nzichè d'argento. Le spalline per l 'uniforme nera, d e llo stesso tipo d elle attuali, sono d'oro, fino al grado di colonn ello e portano sullo scudo il fregio del Corpo, in argento.

Esami per l'idoneità all'avanzamento degli ufficiali del Corpo sanitario. Con circolare 584 de l Giornale militare ufficiale d e l 27 ottobre u. se. i se· guenti ufficiali del Corpo sanitario in s. p. e. sono stati ammessi a sostenere gli esami per l'iscrizione sul quadro d'avanzamento ad anzianità. UFFICIALI MEDICI.

Primi capitani : Co&TELLA Francesco, SPERAPANI Elpidio, MosCHETTA Gio· vanni, SEVERI Pompeo, DE NuNZIO Francesco, PxccOTTI Egidio, CATTANEO Achille, SA.RNELLI Tom.maso, CENTORE Antonino, GERMANO Giuseppe, PACILLI Alfredo, BERTOLUCCI Gino, SPAONUOLO VIGORITA Nicola, MOAURO Aurelio, QUEIRoLo Emilio Ernesto, CHIABRERO Carlo Luigi, Bucor Paolo, CALIOARIS Carlo, GRAMEONA Giovanni, TROMBATOR.E Vincenzo. Tenenti: GIAOALONE Silvio, TEsTA Ugo, SisTo Eugenio, CYTRON Lazzaro, L EO Giacomo, FIGARI Alberto, GEMMA Salvatore, ScAGLIONE Francesco, MABALA SECCHI Mario, VERTECHY Giovanni, P ALMINIELLO Pasquale, LAs cARo Alfredo, ClERI Vincenzo, CANCIELLO Francesco, PANSERA Ottavio, FOTI Giovanni, AN· DOLFATO Mario, CoLOZZA Giovanni, AcCARDI Antonio, FRANCIA Adolfo, ZAFFmO Edoardo, L A.BELLARTE Orazio, ROMANO Camillo, BARTOLOMUCCI Domenico, L Al'ENTA Innocenzo, OLIVE&IO Alvise, IMPALLOMENI Rosario.


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UFFICIALI CKIMICI FARKACISTI. Capitani: FANTOZZI L uigi. Tenenti: DATriLo Angiolino, PALMERio Pietro, CuRAToLo L orenzo, Focm Roberto, DE BENEDICTIS Raffaele, ZANli:LLI Alberto, ORLANDO Teodoro, FRiscu Pietro.

Corsi allievi uffiiciali di complemento del Corpo sanitario. Con circolare n. 545 del IO ottobre 1933-XI (Giornale militare ufficiale del 13 ottobre c. a., dispensa. 53&) sono istituiti presso la. Scuola di applicazione di sanità militare, in Firenze, i seguenti corsi che avranno inizio il 20 gennaio 1934-Xll a) corso por la nomine. e. sottotenente medico di complemento. n numero d ei posti per gli allievi aspiranti a. tale nomina è limitato a. 430; b) corso per la. nomina. a. sottotenente chimico-fa.rma.cista. di compie· mento. Il numero dei posti per allievi ufficiali chimici farmacisti è limitato a 70. Ciascun corso avrà. la. durata. di cinque mesi, e, quindi, terminerà a lla data del 20 giugno 1934-XII. Presso il reggimento d'artiglieria da. campagna. a. Firenze sarà. svolto un corso di equitazione, al quale dovranno prendere parte gli aspiranti alla. no· mina. a. sottotenente medico, che abbiano i requisiti fisici per le armi a cavallo. Nel Giornale militare utficiale seguono le norme per l'ammission e ai corsi e per il loro svolgimento.

Bollettino del Corpo sanitario milihre. GoNZALES Alfredo, maggiore medico ospedale militare Roma.. - È con· fermato per l'anno accademico 1933-34 assistente militare presso la clinica me· dioa delle. R. università. di Roma.. I seguenti primi capitani medici sono confermati per l'anno accademico 1933-34 assistenti militari presso le cliniche ed istituti scientifici universitari a fianco di ognuno indicati: Rwci Antonio, 6 posante campai~. Istituto di radiologia. R. università ModPna. PICCARRETA Francesco, ospedale miliClinica odontoiatrica. R. università Roma.. tarA Roma. MAS~A Filippo, id. id. BolognA. Istituto igiene R.. università Bolog:ru~. BF.LT.ELLt Carlo, id. id. Roma. Clinica otorinolaringoiatrica. R. univer-sità Roma. ZANFAONA Riccard.o, irl. id. Napoli. Io::tituto igienP. R. università Napoli. DE CEsARE Giannino, distretto P isa. I stituto igieno R. universit.à PiAA(:linica nPuropschiatrica .R. univer· CAMPANA Antonio, ospedale militare sità Firenze. Fir€'nzE>. Clinica chirurgica R. università Pn· PALERMO Carmelo, 12 pE'Mnte campale. l ermo. COME!; SAba.stia.no, ospedale militare Clinica otorinole:ringoìatrica R. unì· Milano. versit.à !\filano. 3a clinica medica R. università Ka.poli. MA.-.~:ELLA Giusep~. id. id. Napoli. ScronTINo Salvatore, reggimento carri Clinica oculistica .R. università. Boloarmati. gna. I seguenti capitani medici sono confermati per l'anno accadeffiJco 1933-34 a..-ssistenti militari presso le cliniche ed istituti scientifici universitari a. fianco di ognuno indicati: LEoNARDI Domenico, ospednle miliIstituto igiene R. università Rom!\. tare Roma. CASTELLI Giambattista., id. id. Padova Id. id. id. Padova. TAGLIAFERRO Armando, 6 ~Anio. Clinica. m edica. R. università Bologna. PAl'AI'lNO Minhele, ospedale militare Id. ocLllistica id. Genov'"· GPnova.


NOTIZIE

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MARINI Carlo, maggiore chimico farmacista, ospedale militare Brescia. Assegnato comitato mobilitazione civile. Dal Bollettino Ufficiale, dispensa 65 8 , 6 ottobre 1933-XI.

VxscoNTI cav. Giuseppe, tenente colonnello medico ospedale militare Piacenza. - Collocato in ausiliaria., a domanda, dal l 0 ottobre 1933-XI. Sarà &.."Sunto in forza dalla rlirezione sanità militara corpo armata Milano ed agli effetti amministrativi dal distretto Parm11. PIGATI Giovanni, primo capitano m edico ospedale militare Trieste. - Collocato in ausiliaria, a domaruia, dal 16 ottobre 1933-XI. Sarà assunto in forza ed Agli effetti amministrativi dal distretto Savona Roomo' Nicola, primo capitano medico direzione AAnità militare Alessandria (igienista). - Trasferìto direzione sanità. militare Verona (igienista). Dal Bollettino Ufficiale, dispensa. 66 8 , 13 ottobre 1933-XI. Rc:>MANO Ge nnn.ro, mo.ggiore medico ospedale militare Cagliari. - Trasferito ospedale militare Perugia. SANTOBONI Umberto primo capitano medico ospedale militare Perugia. Trasferito ospedale militare Cagliari. Dal BollettiM Ufficiale, dispensa 68.8 , 20 ottobre 1933-XI. I s ottonotati maggiori medici sono promossi tenenti colonnelli medici con le anzianità sottoindicate, continuando nelle attuali destinazioni:

Con anzianità 12 agosto 1933-XI: VroLIANI cav.! Federico, direzione sanità militare corpo ~armata Torino. Co1~ anzianità

15 ago9to 1933-XI: Rrzzo cav. Cornelio, ospedale militare Livorno (commissione medica pensioni guerra). I seguenti maggiori medici sono trasferiti all'ente a fianco di ognuno ind icato: DE CESARE Vincenzo, ospedale rmliScuola allievi ufficiali complemento tare SA-vigliano. Bra. BRUNO Carlo, scuola allievi ufficiali OspedAle militare Savigliano. complE'mento Bra. FIORE Mario, primo capit.ano medico ospedale militare Udine. Promosso maggiore m edico con anzianità 15 agosto 1933-XI. Continua come sopra. I seguenti primi capitani medici sono trasferiti agli enti e comandati alle cliniche ed istituti scientifici delle R . università del Regno a fianco di ognuno indicati, nella qualità. di ass istenti militari per l'anno accade mico 1933-34. Essi Ri presenteranno alle cliniche ed istituti cui sono comandati il mattino del 1o dicembre 1933-XII: DE PAO!"..I Paolo, ospedale militare Osp<"dsle militare Genova (clinica Roma (comfUldato campo eanamedica R. universia~ Genova). toriale Anzio). Ptcczou Ermenegildo, ospedale miliO~dale militare Fironze (istituto tare Chloti. igiene R. univf'rsit~ Firml7.e). SARDONE Antonio, IO fanteria. Clinica neuropsichiat.rica R. univorsità Bari. PAVONlll Antonio, primo capitano medico ospedale militare Piacenza. Trasferito ospedale militare Ancona. ANNARUMMA Ermanno, capitano m edico 14 fanteria. Sospeso disciplinarmente dall'impiego per la durata di mesi 12.


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I seguenti capitani medici sono trasfe riti agli enti e comandati alle cliniche ed istituti scientifici de lle R. università d e l Regno a fianco di ognuno indicati, nella qualità di assLc;tenti militari per l'anno accademico 1933-34. E s.c;i si prfl!lC'nteranno AIIP cliniche ed istituti cui sono comandati il mattino del l o dirembre Hl33-XII: Pl:.ASTJNA Ma1·io, Sl fanwria. (r.oCessa dalla carica di C'Ui contro ed è m>~-ndnto !'«'uola applicnzionA satra..crlerito osped.t\le militare Rorua pjti~ militarf', in.c;cgnante a!]giw1to). (clinicA. chirurgica R. università Roma).

Franr:osco, scuola t\pplicazionn ;mnità militare (insegnante aggiunto).

Ce:.c;a cia lla carica di cui r.ontro ed è

Tnorl'iA

t.ra.."ferito ospedale n:.ilitare Firenze !clinica otorinolari.ngoia trica R. universit.à Firenze). CALTENDO Michele, ospedale militare Ospe&.tle militare Padova (clinica Torino. otorinolaringoiatrica R. univt>rsit.à Padova). Dr MAc:<:ro F1-anoesco, scuola ··dli~vi Ospedale militare Milano (clinica n~>u· sottuffidali Rioti. ropsicbiatrica R. università Milano). VENTt T.It.~ Vittorio Emanut>le, 3 ber· Distretto Siena (clinica neuropsirhitt· sa~ l i Ari. trica R. univf\rsità Siena). BALSA)fELU Filippo, l OOt'l:laglieri. Distretto Pavia (istituto igiene R. università Pavia). BAVA Arturo, capitano medico 16 campagna. - Trasferito scu ola a l lievi sottufficiali Rieti. I sottonotati tenenti medici sono promossi capitani medici con le anzianità ao lit.oiudica.te continuando nelle attuali deatiuo.zioni:

Con anzianità 15 agosto 1933-XI : BAUDO Antonino, R. corpo truppe coloniali Cirenaica (a disposizione mini· etero colonie) (f. q.).

Con anzianità 16 agosto 1933-X I : PELLIClNI F errante, 83 fanteria.

Con anzianità 24 agosto 1933-XI : BoRoHl Leonida, cavalleggeri Vittorio Emanuele II. SAVINO Luigi, sottotenente medico di complemento vincitore del concorso indet.to col decret,o ministeriale l O febbraio 1933-XI. - É nominato ten ent-e in servizio permanente effettivo nel corpo sanitario militare (ruolo ufficiali medici), con anzianità assoluta 10 luglio 1933-XI con riserva di anzianità relativa e con decorrenza per gli assegni dal 1° settembre 1933-XI. Destinato effettivo alla scuola di applicazione di sanità militare Firenze per frequentarvi il prescritto corso. I sottonotati tenenti medici sono collocati fuori quadro dalla data per ognuno segnata, perchè tra.sferiti nel R. corpo truppe c oloniali Cirenaica: DE LIPSLS Fortnnato, 2 alpini. Dal 28 maggio 1933-XT. PISERCllJA Natale, ORJ>fxln!e militare Dal 4 giugno 1933-XI. Roma. I sottonotati tenenti medici rientrano nei qu adri dalla data. per ognuno segnata perchè cessano di a p partenere a l R . cor po t ruppe coloniali Cirenaica e sono destinati all'ente a fianco di ognuno indicato: LAI'EN'rA Innoconzo. Dal 18 giugno 1933-XJ, 68 fnnte ril\. STI'II MA.ttoo. Dal 24 maggio 1!}33-XI, 57 id. I seguenti tenenti medici sono trasferiti a ll 'ente a. fianco di ognuno indicat.o: CANCELLOTTI Enrico, 16 campagna OspeclalR militare PE\rugia.. (gruppo Sassari). MAXIA Cosimo, 78 fanteria. 16 campaglll\. Dal Bolleuino Ufficiale, dispensa 70a, 27 ottobre 1933-XI.

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NOTIZIE

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Croci al merito di guerra. Su propo!ita. di S. E. il Ministro p er le colonie, con d ecreto l" se ttembre 1933-XI (Boll-ettù 10 UfficiaLe d e l 6 ott obrn c. a., t!i sp f'nsa 6iia), f. stata concessa ai s egu !'nti ufficiali m edi c i 111. croce nl m !'r·ito di gtll·tTa p !'r op Prnzioni gn<'rl'!'sche n e lle colo ni e : maggion· FnANCESCO CaSSlTTO, primi cnpit1mi SANTE Sono, GIUSEPPE BARRIERA, ca pitano EvASJO DE Au:sst, h •rw nti GtoVANNI RoRZELLT. ANTOJ).' TO VAssor~o. GTuSEPPE LoREN7.INI, GIOvA~Nl MAlUOI.IA NO, EuoE~ 10 SI STO, FrtAN· CESC'O CANCIF:LI.O, ANTOl'HNO ACC.ARDL, 0RAZ10 LAU~LLAHTE, DO!\,lEl'IICO BARTOLO)IUCCI, I~'"NOCF.NZO LAPEN'fA, ALVISE 0LJVEJU0,3 ROSARIO I!\tPALLO!\lENI.

Onorificen ze. P er la ri correnza d ella 1\fa.rcin. su n oma !'0 110 s t a t A COnCN<se le !Wguf' nti onorificenze nd l'Ordine d e lla CCll'ona d 'Ttn!ia (llolle1ti11o U tfic.Utle 28 ot t.o bro J 933 Anno X:U, di sp. 7 1a 1: Su proposta rli, S . E. il Capo del Oo·verno e /ltlin iYtro per la guerra In consider a zione di lun ghi o buoni l"r.n :jzi: Commendatore: magg iori g~ nerali m edici in s. p. e. GIUSEPPE Rrzz uTI, Lo.nENZO 1\IAJmNcw. Uf}ìciale: colonne lli m edi ci in s. p. e. FELT<'E BARILE, Do:m;:~(CO S cr~vr. I n c<>ns i<krazione di s p eciali hen em ert>nz,.: Ufficiale : t en enti <~ olonnc lli mNii c i in !'!. p . t>. Goroo LAPPONT, CARLO DE PoRCELL[NIS, STEF'ANO PERRIE.R. Ccwalier!'.: primi capitani mrdi c i in s . p. e. ~r cor.A TEDESCRT, ANTONINO L IPAl'-"1, GrovA~'l LoRL<~., SALVATORE CTPRIANO, CARLO Rrzzo, capitano mcrlico in s. p. e . L uiGI AllmRosr. S1~

proposta rlel iWini.~te.ro dell'in!erno

Ufficial'>-: primo capitano m edi co ARTVRO SADATit-'1. In via strool'dìnaria, n ell' occa8ione 'dell'At.l(Just.o genetliaco di S. M . 1·z Re, sono stati nominati cavalie1·i n e llo ste~so ordine i S<•gu enti pri mi Cftpituni in s . p. e. r·educi di guerra d e ll <> maErgiori anzianità. nonchè capitani insig11iti di du e o più d ecorazioni al valor milit n J'l' (Bollettino Ufficiale li novembre 1933-XII, d isp. 77&), P rimi capitani m~dici : NICOLA Dr NELLA, GusTAVO D E CAnr.r, GIOVANNI BAROl\'E, FEDERICO CATERINI, 0TTORJNo CATARzr, GmOLAllfO Gu.\RNACCIA, DoMENICO DE CATA, ELPTDIO SPEllAPANl, GIOVANNI MOSCRET'l'A, LORENZO FON· ZONE, FllANCESCO ANTONIO D E BERNARDO, DOMENJCO MODUGNO, AUGUSTO DE PARrs, POMPEO :SEVERI, FRANCEs co DE NuNZIO, TollrMAso SAlnrELLI, LUIGI D E CESABE, GIUSEPPE GERMANO, ALFREDO PACJLLJ, GINO BERTOLUCCI, AURELIO 1\-f oAuRo,. PAOLO Buccr, CAR.Lo CAJLJGARIS, GIOVANNI GRAMEONA, RoMUALDO G ANORA, VINCENZO TRoMBATORE, PTETlto SANDULLJ, EDOARDO CAltVAOLJO, A UltELIO· D E M ARINIS, GIUSEPPE GIRARDI, RAFFAELE PECORARTO, SANTI ÙENTINEO, FELICE LuciANO FuscÀ, PASQUALE VETUscnr, GmsEPPE D'A?dico, CAMILLo D ECINA, SANTI Sono, LEONIDA LANNA, ANTONIO RICCI, GIUsEPPE CARIMATI, ENEA MAoz->m, GAETANO RoNoA, PASQUALE Bucci, ENRico MORINO, EuANUELlll CHIESA, LEONIDA CAPRA, BENEDETTO PROPERZT (URTI, ERNESTO MILETTI, PA· SQUALE :MUSTO, FRANCESCO PICCARRIETA. FRANCESCO FROGGIO, ARNALDO MAN· FREDI, GIOVANNI ZAFFIRO, GIOACCliTNO L o VECCHIO, AGOSTINO D 'AGOSTINO, G IUSEPPE CASSONE, GIUSEPPE SALO?tiONE, ULISSE Cll'OLLJNA, Ca1111LLO 1\<JERLINI, FRANCESCO D E BERNARDO, VITTORIO M10NAID. Cupi-tani m edici: RUGGIERO DE EIERONYMIS, R CSARIO LA :MARTINA, LUIGI P OTENZA, MARio CxoALa, ORESTE MANFREDT, ANTONINO FIUMARA, URBANO TAN· CREDI, GIOVANNI Fll.ANCRINI, BELLARMINO PROCOPIO. Capitano chimico-farmacista SAVERIO MASSEO. 7 -

Ofcn-na!e d t medicina militan.


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NOTlZlE

Titoli di studio. D d. l la R. Cl in ica ùtd la tu bN·colos i P. dolio malattie d e ll'apparato r es piratorio in R om •l. è stttl.o confrrito il dipl oma di SIWCi,\lizzazionf' in t is iologia al primo ca· pituno nw di co PAo r, o DE PAO LL Hanno consPguito il diploma di p erfezionnnwnio pr·.•.;so lo stc.•.~o istillrto il cnpitano m Pdico AcHILLE MARMO ed i ten enti medici CwsEPPE LA l'tovERE e VrTo CA~!MARANO .

Il XXVIII Congresso della Società italiana di dermatologia e sifilografia e la difesa contro il pericolo venereo. L-t S(d c tl\ italirtna di d Pnnatologia e sitilogrnfia ha t (lnuta la sua 28a riuJtion~ n r•l Po licl inico di Pavia d tt l 21 a l 24 ottobre u . s. Fu ampinmPntf' trattat.o il primo t 1·rn•\ di re lazio ne s u « I 7Jiù. m r>rlenli aspetti: rlella fisiopatologia cutanea », suddi\iSO in tr·e distinti Cltpitol i. Su~ui rono interes~nnti comunicazioni di con~rr<'ssisti ita· lia ni e straniOI'i n l'a ltro wma ll u lle • Lesioni articolati e ossee nella sifilide • · Il Congresso votò il se g uent.e ordine d e l giorno p e r la di/eiJa, contro il pericolo venereo: L't S·J~ie!rì. i!alirmn di d emvttologict e si(i.logm(i.a, riunita in Congre-sso a Pavia ( 21-24 oUobre 1933 ); wiite le com:micazioni d el presidente sulle attuali cond·i zioni di diffusione delk infezioni ·vene ree, tattlo n e/a"!Jte <tlla sanità della stirpe; c?n91r~'ala lrt rl"-fi.~i,m:r~ .-li un insienn or(fanico e completo di pratiche pro~·vidcn:t p ·t'>'J{Ì.('.he pro(i. !u!lich c e curnlive che valgano ad e(ficacerwmte argùuJre e comballcre il 'l ilnJare di qn!!Ue infezioni ed i gra.viiJsimi clunni i mrnediul"i e lontani che dc f.'I!J-e d~rivrtno nlla famiglirr, erl alln sociPià; plawte aUa ·i.ni::iativa della !XJStiluzione di una Lega na.~iona.le fascista cottlro i l p ~ricolo ven e.reo, la qnale in~erisca disciplina /a.mente la p i-ù Ùllcnsa att i>·itò rlì lutt-i i cultori r.lella r.lerm'Jsifìlopatia in Wl ben organiz.::ato e coordinato progronmw d i m~rlioina sociale qu.ale lo Stato fcr,sc.ista ha già m eravigliosamente (l(lltato pa lct lotta contro la l ubercolo.9i, contro i l cancro, e a d·ifesa della maternità e della infrtn~ia :

fa IJIJ/.i p err;hè le Superiori gerr1-rchie politiche e sanitarie, affron/.(lndo r,on follCÌ· stica visione rlei suprem i iMerll8.9i della salute d ella st·irpe i complessi problemi che ai r ic:mnettono ctllch loUa contro le in/ezio111i veneree, diano immediata pratica allu.a:io11c ai tanto invowti provvedirnenti i ntesi a: l o conferire il nn9SÙ I1? svilt,ppo alln prep'l.razione teorico-pratù:.a d ei medici nella sp ~r.ialità.: ren-1.-;wl? il C?t".SO e l'eutm~ rli Clinica d ermosi(i.lopatica obbligolnrio 7JCr ìl corw~.7ttimmt!o rldlB lrt w·ce in m~rl ;c in'!. e. chirnrgia, esiJendo dc~ /.u.tt·i i medici o i qualì v ~np.n? a/{i i '~'·Ì r)J'n.piti n !'rl camp? ctella lotta contro le mnlnttie veneree ailnRno il p'J,~sso rl ~l rli.plom,'l. di 8p3cialir,:rnzione consPguito atttaver.9o corsi di perfezionamtn/1) s w zrrwnn'e r;?whrti e . rli, preferen~a. ti 1oli acquistati coll'effettivo ti·rocinio preMo le Cl inichz rl~nnni(i.!rip?.tù;he d $lle R egi e Unit•ersitrì; 2o applicare n el1Mrlo più ampio wl organico l,e ctirett i.·ve già. più volle ùnprtrlitt. 1n'l sinora m olto incompletam'!rnte rt.//u,ate, n ei ?"iguardi rleUe pro·vt·id.en::e. pubblirM 1>ro(i.lnlt1:che e curative contro l" infezione .9ia at.traver11o t.ntti i Dispeu.sari di spl!ci(l/ilò e le 8ule Ctlllic:!te, sìrL ••ç()pratlutto nttrcwr.rso bene ccttrezzctt·i e numerosi R eparti o.<pt· chlieri specùtl.izwti, cli.retti esclusiv<UMnte da 8]Jecialisti nominati in sègnito '' regolore concor.9o; 3<> CQ/ttl ttrre atti1·a lo/la rontro i l t:i'lrfula.nismo ed i 1·ichiami pubblicitari iwlcco· r o.9i, rigwtrrlcmt·i le nvdattie V1'11l'ree. vietanrlo soprattuU.o in modo assoluto le jols< aff''I"/Wtzioni e prom'!.Sse a proposito eli med.icmnenti di specialità; 4° inlrn<;i/ioore la sorveglianza ed il controllo della prostituzione, spccialm<nlf d,: quella libera. che risulta es.<;ere la p i-ù pericolosa n ei 1·iguardi. della difjusio'u: tic/Id malati ie veneree.


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XXIV Congresso della Società Italiana di ortopedia. (Palei'TT1Q 22- 24 ottobre 1933 - Xl). So l t~nn•'mt>nl l'· inaug ur,l ti) m• l pa la7.z o co mun a le con un tliscor·~o d i ~- E . i l Mini»tro pt'r l'etlucazionP nnzionnlc, dul 22 ul :24 o ttobt·c li.~- ::;i è ,.,·olt.o a P,de r·mo il XX[V Co rU!rC'sso rle lla t>ocidà. it11lia n a di ort·opc·din . Pn·sr nti fm i ronj!rC'si' i,.,ti i <li rottori d •Ila. m aggior pnrt.r d f· llc rliniehe e d•·gli istituti o rtoprdici d t• l R l'gno e. fm gli stranit•ri. il prof. Bo hiC' r d .. IJ'Unin' J">"ità di \' ienna ed il prof. Roch••r, r >tppresenttmt<' d PIIa F ttcoltà di m edirina di Bordl'a ux e d r lla Società fr·ancr:<E' di -or topedia. G<>nti lm<•nte invitnti . IMnno tt:<:list it o ai hwori d t> l Con)..TJ't:>S:<o il direttore di sanità mi litare d e lla l::>ici lia o il dirc·ttore dc ll'os pedo.le milit.m·(• d i Pal.ermo. Il prof. Enrico Ettorrr , (h·ll 'o~pNiu i P )loggiore di Milano, ha riferito s u l p rimo tC"ma di rfllnzionP sui «Oritui e mrtodi ort;emi ?1elt·r altanu<1liO delle fral/uren . Il p ro fessor H.aff.w le Z>l.no li, dirct.to r<· d c ll'i,;ti t uto OI-tOpt•d ico di Pie trnli .srure , è >' ttlto r ehttore d e l second o tema s u " L e artrodesi nella tubt•rcolosi osteo-articolm·e •- N un wr ose ed import.an t i le com\micflzioni inerf'nti ai tf'mi o s u n t ri a 1·g omenti d<· lla sp ('ciu lità. I lavo ri elc i Cong rt"!'SO !'<Ono s tnt i a l tt.> rnati con visite 11> stabilimenti snnilm·i e co r1 signor ili ri cevinlC'nti offNti dul Podestà o dal Circolo dP IIo. Stampa. Il XXV Congrf':<>'O sa rà wnuto in R omn n f'l 1 93~. sotto lu presiùl'nza <.l r l pro.fossor D e lla V(•dovn, con tm t f'm a. di r·f' lnz ionc s u «La cura. del p ied e torto congenito ».

XII Congresso della Società italiana di urologia. (Pavia 21-22 ottobre 1933- Xl). N ei giorni 21 l? 22 d t> llo scorso ott ob1·0, n d nuo,·o Policlinico eli S . Mn ttf'o a P nviR>, si ·è te nuto i l Xlf Congresso d t'i la SociNà itu lit\no. di urologia. Il prof. Bono.no mo d i R o ma ed il prof. CHpOn\ IP. d f' lla c linica cbiwr~icA. di T orino svolsero i t.,•mi di rl'l azione, rispPttivamf'nte . s ul «Trattamento lran.mrelnm' delle ostruz ion-i del coll.o dellct vescù;a.» e s ulla" Gu.1·a e111loscop~·ca dell'ipertro(ta pro.qfoticct- e d.elle ctfjezioni del collo ve.sc-icale ». A lla. d is<·u~,.;i o rH" presero p nrtC" numt'T'osi (•o n gro;:osisti i tR li ani e s tranieri. Furono pri':,;entatl' pnrPcchi e n otcvol i comunicazio n i. fra cui quelle dei prof{'~so1·i I31um. H Pitz (' Luys. P er i l xrn congrc•sso. c he snn\ t,rnnt.o in Roma, è stato stA.b ili to COl tW t e ma di re la zione «Lo 8tudio d ella !unzionalità reno le nei rigu<1rdi della cltina!ti(l

u rin aria» .

Onoranze a Bernardino Ramazzini. TI e:iorno 4 c. m., ricorrendo il t ricent L'na t·io d e lla nnsr it.a di B Prn ardino R amazzin.i, n t71l'a.nfit.eatro d ella Clin ica de l lavoro di 2\lila n o s i è iniziata la se rie d elle commemoraziom, intrse ad onorare l a m em ot·ia dO?llo illnl>tre scicnziuto di Carpi, univorsn.lm e nte ri conoscinto come il fondatore d ella Me dicina d el lavoro. T,e onoranze promosse dall a Societ à. itfl.lia na d <: lla m etlic ina d el Ja ,·oro. h a nno avuto giustamente la primH solen n e cdcbt·azione in Milano, poichè> è tr(Ui oh(•, or sono trc nt! anni. è sor ta p r r opt•ra. di Laig-i 2\1ang ingalli, lo. prima Clinica dd h' malattie cie l ln.\'0ro, chn do,·cv;~ es»r r·e la primn rcalizuw.ione d e l pen !<iero ramazzirtia.no. E nt!S!!tmo ffil'glio d e l prof. Lu it;i D e,·oto, degilo cot\tÌì1Uat ore del· l 'opera di Be rnardino R amo.zzini pote n \. og!?i es:;ere chiamnto a prf's ied{'l'e il Comitat-o esecu tivo d elle onoranze che so no riuscite un a Yera apoteosi p er il gp,ni a le creatore della M edicina degl i ttmiti.


1016

NOTIZIE

Nella Clinica di via S. Barnaba, a r endere più s olenne l'adunanza, souoconvenute numerosiRsimo autorità e personalità. cittadine con a capo S. E. il prefet t o Fornaciari, il podestà di Milano Visconti di Modrone, il rettore magnifico d ella università. prof. Livini ed il segretario fed erAle ·N ino Parenti. Pre~ senzia vano iuoltre moltissimi professori d elle vAri~ università itaHane, i rapp resentanti d ei 1\linisteri d e lle corporazioni e d e lle comunicazioni, il rappresentante d e l Comitato d elle ricerche presso la R. Accademia d'Italia, il gener ale m edico Mola , espressamente venuto da Roma per rappresentare il Corpo sanitario d ella R. Ma rina, molti ufficiali m edici d el presidio, con il sottoscritto che rapprP.sentava la Sttnità militare, c moltis~<imi m edici venuti d'ogni parte d'Italia. P er tutti gli italiani int.ervenut.i è s t a ta però ragione di sommo orgoglio na ziona le poter constatflre il largo concorso d egli scienziat i esteri, espressamt'\nte v enut i d 'ogni parte d 'Europa per r endere omagg io, colla loro gradita presenza e colla loro calda parola, al g enio d el grande Meciico Italiano che , con la sua. opera ha v m'cat,o i confini d ella Patria per r e ndersi il benefattore riconosciuto d e lle umili claRSi la vorntrici di t u t to il mondo. Alle onoranze infatti ha aderito con un magnifico m essagp:io, inviato al prof. D evoto , il direttore d e l B . I. T. di Ginevra I. B. Butler. E fra i profes· s ori es t.eri int.ervenuti hanno fatto bre vi illustrazioni di B ernardino Ram.a zzini: E. Ma rtin di Lione, rappresentante d el Ministero d e l lavoro e della previdenza socia le di Fra ncia; D. Glibert di Bruxelles: Sir Tboma Oliver di Ne w Cas tle; R. 7-iPl di Praga; D. Pometta di L ucerna; E . Breijna di Vienna; I. Lowj di Pra~a; R. Pro5:'er W eit.e di Manchest er; W. R. H. Kra n enburg di S. Gravenhage; V. Gudjns.<~on di f'.openaghen e Daner di B erlino. Fra g li italiani inte rvem1ti banno preso la parola il prof. Messea, il quale ha por·tato il sa.Juto cieli 'Acca d emia d'Ita lia e di S. E. Guglielmo Marconi; il profes.<~oro P e llP.gt-ini d Pll'univerRità di Padova, n nome <ielle univeri'Oit/1. italiane ; i r appresentanti d ei Ministeri d elle comunicazioni e d elle corporazioni ed il rettore d ell'univers ità. di Milano prof. Livini. La s eduta ~<i è chiusa con un magnifico chscorso d el prof. D e voto inneg· giant-e all'opera di B. Ramazzini ed in tut ti gli int.ervcnuti è rimasto il gra.dito ricordo d ella bella giornata , intesa a valorizzare n el mondo l'opera d e l g eni oitalia no, cosi come comanda Benito Mussolini, Duce d el Fascismo, iJ quale vuole che in og ni campo d ella attività umana g li ita liani cii o~gi si inspirino alle glorie passat~ soltanto per attingere dall'esempio le necessarie en ergie per un più ra· dioso domani. Nella seconda. seduta del 5 c. m. che si è svolta. nell'anfiteatro della Clinica d el lavoro di Milano, sott.o la presidenza d el ven erando Edoardo Perroncito, è stato degnament-e commemorato dal prof. G. Quadre lli di T orino un altro illu· stre italiano, Angelo Dubini, al quale l'umanità. deve la f_I'ande scoperta d ello anchilostoma. duodenale. E n ella se duta tutta. d edicat.a ali anchilostomiasi, sono stati svolti interessanti t emi sull'argomento che ancora oggi int.el'j"ssa gli stu· diosi di tutto il mondo. Nei giorni 6 e 7 ottobre le onoranze a Ramazzini si sono svolt.e a Parma ,. Modena, Carpi e Padova. e di tutte le celebrazioni si è avu t a. una vasta eco in tutti i giornali politici quotidiani e ne i giornali scientifici professionali Dott. CARMELO IANNIZZOTTO, tenente colonnello medico.

JJi..etm<'~ rNt'P"~il,_: Dott.. Luxm F a lùJI~! Dot.t. -ptof. Vmatmo Dlc B~~~~~ R, tenente colonnello medico (6103453) - ROMA.

DBLLO STATO - G. O.


RIVISTE l\tiEDICHE MILITARI ARGENTINA: REVISTA DE LA SA.:-TlOAD )[(LITAR. - Di rot.io ne ll"One•-;~Ie d i $1\1\ltà, :\Iinl~toro dell r• Gnerra il Buenos-Aire.!. Tomo XXX(t, Utli>U~io !liuuno 1033.

14•1rrll: 'l'rat ta•nonto inizil\lo dolio !r<\tt.uro. - o,nnan: Rottura dei cnenisclll dell'arti.-.ole.zione

del ~lnoCJlWO . Suo t ra.ttmnent.o . - MUI'JI: L'igiono n ·Ila marciR. - Zlllllllrlnl : L'aJ1Ùgdaleo· tomia immodiata noi tm~t uncnt ~ del llcmm"' rti o a~co.-;~i para tonslllarl. - Oortl: ~oto sulla derattizzazione.

FRANCIA : AROEliV.ES DE ~fÉDEOINE ET PElAR:\(AOIE M!LtTAIRES. - Dlrezionedelservl.zlo di san!tà ì Ministero della Guerra.. F(1,S(J. Il, <li.JOS~seUcmòre, tonw IO, 19~3. Belot: L'eaame lii!iologìco noi corpi d i truppa.. L'l\llona•nouto f:lsioo - Sua sorveglianza pra• t ioo.. - Glrod, ;l'lqutltlal e Mlll~ : r, .. rnn~ iouu llol ms •lico nell'allenam ento delle truppe di montagi\A. - Prat: Inoorporaziono o<l è~a.mo mo<ll·~ nolle Lruppe alpine. - Latarjet: Risul· tati di alcnni esami praticati sugli 'I'Ji>•t<>ri. - Kllplfel: L'osJ>odale militare di istruzione a :\ietz. - Oblbrllld: Sull'analisi delle conilerve di pomodoro. Fa.sc. Hl, othbre , tomo IO, 1933. Gautltltf: Lo netriti iltfett ive. - Dnrfau : L'os ped u.le militare di L agbouat .

INGHILTERRA : JOURNAL OF T H !l: R O Y AL AR~lY MI!:DWAL OORP3. - I'Jtlito da Jobn Ba.le, Sona and Da· nielssoo, Ltd, Londra., S,:l'(lat l'ì t.cbllold Stl'Oot , sa-91. F(1.S(J. CV, vol. LXI, ottobre 1933. Antllnoll e tpi'Otlle: .'lote s ull'a.~climl\tn.zloue noi tr·oplci, con p re: azione del generale medico !Ieudel'!'on. - KtnnedJ : Ricerobe snll'onergia im1>io~nta negli esercizi llsicl dalle roolute delle varie al'IJlì secondo 'o i~trnzionl di addestr•~meuLo (C("'tir•uanOM ). - Younr : ProOJMsi oblnl· n1ca nell'India settentrionale (continuaziollc\. - stm: Sulla rebbro gialla. - T. o.: I doveri dell'ntllcll\lt> m"ùlco vonso i soldati del prop rio Corpo.

ROMANIA: REVIS T A SA:-TITAR,\. ii>[[LtTARA.- Roda.llio ne e Ammlnlstt'l\l.lone : Ospedate miUtaro c Regina Elisabetta '• Bucarest. Fase. VIII. auosto 1933. Mlchalltsco e Dlmltre1co-Ptpoflcl: S u un r:Mo lli ;~rora:;! a . - Dln11ltseo, Demotnsco e Popesco: La l ono teraPia In o ttalmolo;rìa. - VAta: L t\ •lin-;noii della tub ercolosi polmonaro nel fauoiullo. - Ada11esttano: l l'ersamont,i traumat i<·i ùol glnocollJo all'lntnorl delle fratture e delle ferite articolari. F MI:. IX, sette~ 1933. Blltel- e 1111-sCY: .(mp~ionl di Ma •!l'Id. - Mogos: L'organizzazione che dove avere Il labo· ratorio per preparati farmatleut.ici nell'o-;ercito romeno in guer•·a e in pace; quali sono le organtr.zazlooi slmilt\ri straniere f - MlchaUescu, Balaban e 8ch6boscll: GU effetti del ga.q d1 guor•·a sugli alimenti e snll'a oqna. - Qupar: Rlcel"}he sull'ultra-virus In alcune t orme eli· n!cbe di tube1·colo•i. - Dlec:lcow: L'orgnnizzaziono dei t-entri olòttro-mngneticl i>Or gli nccl• denti oc:ulari.

SPAGNA a REVISTA DE SAN ID A. D MILITAR. - PubblioMioue men8ilc del Oot·po ~anitarlo militare, :\iadrld.

Fa8C. X , ottobre 1933.

o-w e taanz di MI-: Setticemla d'origine oLiti ')fL. Un caso oporato con osit.o In guarigione. Del Rle: Etlologi!l. e oli.oìcl\ doll'nlceru. l'."l!.St ro ·duo<lenale. trattamento della !pogUcemia (continua.).

Orll4o Oll'llena: Diagnost ica. e

STATI UNITI: TRE l\ULITARY SURGEON. vol. LXXIII, Otf{)bre 1933.

ArmY i\1edical

~luscum

nnd Llbrary, WMhi.ogtoo . Ft184 IV•

loltlciiiM: n Rervizio sanitl\rio nell'osorcito f•··•n<:o~<· dut·nute la guerra. mondia le. - Schutmeltr: Gangrena ga.ssosa - aetz: La protezione eout,ro l'impiego dell'olottrlcità In guerra. - Wtlts: U n bagno portatile. Impiego ed IStruzione po•· !'•1~0 s•ll campo. - lrwtns: Rl<:orcll: una lotta con 1 banditi. - H. H. R. : La Gua.rdia :-<u.zi•Hmle. - llott ft1edlco-ft1JIItlrl: Il trattamento d el m orso di serpenti - Scuola medica. navale dogli S. U. - Il servizio dello. sanità pubblica negli s. U. - Esami tll laboratorio '101 <' lb l conservati - Elogio a.cl nn ulll<'iale moùJr-o eli marina - Una vittoria per la medicina preve uliva.

·.


GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MnfiiTEBO DELU Guzau

ROMA


-·

·.

..

SOMMARIO OONGRU81 :

( 'nng•·c~ .. i dd lo :::lodt•tà ltnlinn<- di medici na interna e di chirurgia . . .. •

ME~ORIE

ORIGINALI:

M•lottl Bianchi. - Di 1al11né n<·<'<:"! t>\ <klltl Clt ··<·nnn mnrk•·no . . . • . . . . . . . . • Pa'IIIIO e Letcblnl. - 0'•t'l'\R7.Ìt>lti diuidte • U ;,ti\) éaii tli (t·bll''t" ti fOldc (CQnlilllmziO»~ e t ìn r )

8Uatln l. Papazno, -

. .

. . • . . . . . . . . . , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . .

1,,. purnlnzlllnl <1<•11 .. ua•l d i (; ialo o di Cufr11. (R i<·urcb o ant•·opo loglcb.e). Rui t'UI'P<>t'Wittl '"ttgmali•ntO" UliOJJill.,. , , . . . . . . . . . . . . .

MEDICINA LEGALE MILITARE: Pag. 1•'iU

AnUALilA' E COMMENTI :

Felsanl . - L'ti!ÌIU<Iinc p$l<'<>tl,ir•• u f ~,..r,·izfo mi i itnrc-. . . . . . . . . . FranetU . - F .. twul.., d i nOt'tJon iilà c Labollu in u.otrOPOilll' lrin 'r:nllilat-c .

P<~g . H t; :~ }ti, ,

RIVISTA DELLA ITAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA: Antidot i dell'acido claniArlco. - D om:J.LO • . . . • • . • • • . • • . . • . • . . • . . • . . . Dog·m l di p'atulogla tubercolare Infrant i. D 7Jrimunt l1WCC1i-' del n10\' inJCU(O h uUIItniturlo. :\JA!l.\l1 U .\:---I) . •

. • , .. • .. • . . . . . . . • . . . • • . • , • , ••• , . • .

Emorrat la prolna acuta dello stomaco. TrnltmMnl o cltir urtri<'o dell' - 'F' t:---STI·:mm . . . . . . Gas ( l ) da combattimento cons iderati dal punto di vl1ta medico. - APOSTOL . • . . . • • • . • !),era (L ' ) citi Reglmo t•clsta per la difesa della rana. Discor;:o o l :Sonni n <Id R egno. -

lf,,•o )u ... ;

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Fur),\1.\fr:l. • . . • . . • . . . . • • . • . . • . . . . . • . . . • . . •

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Protezlonl !La ) &lurldlca delle popolazioni dviii In «u•"a- n"L YECX"IUO . . , . • . . . . . . • . Rlfteuo a urlcolo-cardìo-pulmonare. Jllqlt>rl "nza d <:JI'm ('<Tbi•J ocllu l'Ili ogcm'>l dcii n tnort•·

Seno carotideo . I.<t >Jrde cle l /IJtffJre nu-cwnico t thimico dell'l P li i ~O, ..;\,.:.ti , \:'\' (\

)lAitC'r)t'

~ensi&ilil<l

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CONFERENZE E OIMO&TRUIONI CLINiCHE NEGLI OSPEDALI MILITARI • NOTIZIE . • • . • • • • . . . . • . . . • • • • · • • . . • . · · · · · · INDI CE GENERALE DELLE MATERIE PER L' ANNO 1933 INDICE DEGLI AUTORI . . , . . , . . , . . . . . . , . . . . . . . . . .

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D.\1->I~XO·

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lbstanze ( f-e) a~creuhe. ) lo ' HEI<- . . . . . . . . . . • . . • . . . • . . • . . . . . • • . Sterll inu ione ( L11) col cloro e l su?l compntl sembra dowuta !Id an semplice eilctto d'ouldaz:looo. - f,.u~r .\1'X . , . , . .• • , . • . . . • Yontrlculorrafia. l pcricu /i e /" noorla lllrì della - R tous

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CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'"b hooa.mento è a.nmto e de )orre d a.l 1• geu.nalo a.l prezzo d! L . 32 (Estero L. 44). Per gli u tOcia.ll rno,l!cl e cll imloi-ra.r ma()lsti del R. esercito, In servizio ed In cong.,do , Il preuo delt'a bi>Ona mento ò r idotto a L. 24 a.nticlt>ate . Por i soli nlll.}ia li me \I ci (rlell' li:~ercit.o e delta. Marinai, in qua.lnnque Posizione si trovino, è a.•nmesso n n ahhonamooto oumula.tivo al l?iom ak d ( .lf edi cLna Mmtare ed agli 4.nnali di Jled.ki~tn NaMle e C 'Jlotlia le a.l prezzo dl L . 45 a.noue. 11 pre~zo del suprlementn <lO'l teoou te l RuoU di muian' là del corpfl tanitarlo mU(ta~ è di r,. 15, r idotto a L. a per 1 soli a bbona.tl.

NORME PER l COLLABOR.\TORI. Le opini oni manifestate do:;li Aato rl no n ltnpe:,rnano la. respon~~abllltà d el periodico. A:.rl i Autori aa.ra.nno conce~<i g ratuitamento 50 e atracti èon col)ertlna stampata. rroutreeplzlo , lm · pa.gi nn tura e n umerazl oue speciale. Por <li-1 posit.ione Jei Consi~llo nll.lliooa.le delloe r io&rc3e a. olaf!OWl lavoro de ve essere un it o ua Loreçe u.uloria.-!Sunto (noo plil di 10 r ighe ). Le s pe~!l uer le tavole li t o:tratlone, rotograaolle, o~c. , olle a oo)Ompagua.ssero le Pubblioaalo:Ji , ~<ono a. en rico d eg li Autori. l m .. noscr ltti uoo al re~tituisoono.


ANNO LXXXI . N. 12

GIORNALE DI MEDICINA MILITARE

DtCE:O.l BRE 1933-XII

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CONGRESSI DELLE SOCIETÀ .\ -:3" DI MEDICINA INTERNA E DI CHIRURGIA''"""' ( PAVIA 18-21 OTTOBRE 1933-XI)

(Continuazione e fì,ne).

LE SEDUTE DEL XL CONGRESSO DI CHIRURGIA Relazione del maggiore medico Giuseppe Palumbo

I L D.&ENAGGIO DELLE VIE 13ILIARI. Il prof. UFFREDUZZI, relatore del t ema su il drenaggio delle vie biliari illustra ampiamente lo svol!ZiJOento del suo lavoro. L'O. p1·emeite tma descrizione ana· tomica. delle vie biliari intra ed e xt.ro.·opatichc, dimost.ra, ch o il complesso d ell('

funzioni lot·o devolute è la ri>!ultante dì t m 'armonia fra la forza secretiva delltt. cellula epatica e la resistenza che la tensione d ei capillari offre, e che tali fa t· tori sono fra loro proporzionali. Queste funzi oni. estremament.e d elicate e com· plesse non possono considerarsi come un problema e::-clusivamente meccanico ed idraulico, poichè al fegato si deve riconoscere una duplice funzione glandoh'l>l'l': una di secrezione esterna ed tma interna, con tm orìentamPnto bipolare insito nel lobulo epat,ico in cui, il polo cE.>ntrale è formato dal capillare sanguigno inse· rito fra il ramo portale e la vena centrale del lobulo che sbocca nei rami d cllt> vene sovraepat.iche, ed il polo p eriferico costituito dal capillare biliare. Le sostanze provenienti tutte dal capillare sa-nguigno vengono immagazzinate, elaborate ed in parte immesse nelle vie biliari di escrezione, in parte rin•rsata nel circolo sangtùgno. Perchè la complessa ed importante funzione della eellula epatica si compia normalmente è necessario: che esista una pressione po$itiYa nel circolo portale P relativa rete capillare, una pressione negativa nel circolo delle vene centrali del lobulo e sovracpatiche ed infine che vi sia una tcnsioue n«>gativa, o comunque inferiore al potere secretorio della cellula, n oi capillari biliari. Se un processo patologico turba il circolo porta.le, a lungo andare la cellula epatica ne soffre e si hanno gravi quadri di insufficienza della funzione epatica generalmente senzn ittero, così puro non s i avrò. ittero se un processo patologico turbi il circolo d elle Yene epatiche e sovraepatiche. Se invece un processo patologico prodnc(l un ostacolo al deflusso d ella bile e fa aumentare la tensione nell'albero biliare, a llora la. sccr('zìone esterna è impe· dita e si avnl. ittero da ri ten zione. Ne consegue che, quando l'ost.acolo è diretto contro il polo estemo della funzione della cellula epatica, il drenHggio trova una indicazione indiscut.ibile, quando invece il processo patologico si a.ggìra. intorno al polo interno ed altera la funzione di secrezione intema, il drenaggio non può modificar e lo svolgimento di queste funzioni. Al la funzione estema del fegato, quella della secrezione della bile, se ne associano una interna molto complessa e non esattamente conosciuta che si compendia ei"senzialmente nel ricambio d elle sostanze proteiche, de i grassi e d egli idrati di CRrbonio ed una disintossicante molto importante ai fini chirurgici.


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CO~ VRESSI D J::LL.Jo; SOCmT.\ D I :UEDI C' IXA 11'TERNA EC'C.

Scopo d<'l rlrPnagg io Ù('lf<' \'i(> biliari è quello di abolire o diminuire la tensione sia normA lP eh<' patologica. esistPnte in <'SSe e di ripristinare l'alteratA. fuuzionHiità. epatica. lJa bil~ no r·mnlmcnt e procede nello \•ie bilia ri con nna tensiorw minima.; 6f'l'<a. è molto al<'atoria e può su bire notevoli variazioni anche m•lle conrli:Gioni normuli a seconda. che lo sfint.ere di Oòdi sia compl<'tamente od incompletam ent~ chiuRo ed n. se<:ondn. c h e la. cistifellt>a intE-rwmgA. pitl o meno atth·amente cd efTicacPmente come fattore regolatore di tale tensione. PPr condizioni pa.toJ o~ic~he !t\ t ensioni' <l<• Ile vie b i Jia.ri può aumentar<', sia p er un ostacolo sul d ('corso cldla. bile (calcolo rwl coledoco, tumore d e lla. t esta del pancreas, tumore d ella. papilla}, sia pf'r spusmo patolog ico d ello sfinterP di Oddi. I n tali cas i, l'< e con tul inte rvento si riesce• a rimuov0 re l'ostacolo o la condizione patologica. ed a riportare lA. te nsio ne A.lla norma, non si può parla.rf:' di drenaggio. Questo però non s i può uonsiderarc come un problt•mo. esclusi\'amente idraulico perchè alla tens ione e progre8sione d e lla bi le contr·ib\ri;,cono meccanismi n e n·osi molto sensibili che le t·egolano e mantengono n c>ll 'a lbero biliare una tensione sufficientemente piccola, tale insomma da non ostacolare la. sua progressione e da. evitare qualsiasi refius.'IO. La cellula epatica., per pote r ftmzionare normalmente, de\'e trovare davanti a si'. 11e i cn.pilll'\n biliari, una pt·essiono minima e talvolta anche- negath·a.. È difficile l'<tabiliro con quale meccanismo vl?ngano ottenute tali condizioni. Le- numerose glandole che si trova.no in vari ptmti d e lle vie biliari anche ext-ra-epatiche, costituiscono, con la loro ::;ecr Pzione mucosa, lUla barriera al n•flusso nel fegato, ;;ia d.i sostanzc> dannoso d f'stinutte ad essere eliminate , sia sovratutto di gPrmi. Uno dei punti più importanti di addPnsamento di tali ghiandole si trova nelle prime vie biliari extra-epatiche, posto in cui la diff'AA è affidata esclusivamente ali~~> st:crezione g hiando la.r e, e non vi si riscontra, come nella zona. colletto-cistica e II Oilo sbocco d el coledoco 1H1Jl 'intestino, alcuna formazione sfiuterica, forse perch{>. se questa. esisteSS(~. contraendosi aumente rebbe la tensione ir1tra-epatica. Il dreJlaggio può es.c;ere medico e chù"Urgico. Quello medico trova numerose i.nclica.zioni e può apporta.re grandi vantaggi sia provocando la. risoluzione di un ittero o di una. stasi biliare , sia per preparare un infermo a.d intervento chirurgico; esso agiRCe però aumentando la tensione e provocando forte contrazion e a,. monte d e ll'eventuale ostacolo e perciò, secondo l 'O., non può cònsiderarsi un vero P propt·io drenaggio ma piuttosto mezzo diagnostico prezio~'<o, in quanto, col sondaggio duodenale associato alla introduzione n el duodeno ili una soluzione al 25 % di solfato di magnesio, secondo MELTZER-LYON, si provoca tma forte contrazione della cistife llea e conseguente espulsione di bile densa verso il coledoco e d il duodeno. L 'esa.me di tale bile rappresenta un m ezzo presioso per studiare lo stato fisiologico o patologico d e lle vie biliari, questo sondaggio è anche utile come m ezzo curativo e rende d ei notevoli servizi in varie forme di litias i accompagnat.e da h1fezioni iutra ed extra-epatiche, nelJ,e forme di ca.Jcolosi d el coledoco con ittPro e specie nei disturbi che seguono alla colecistectomia, e l'O. lo raccomanda vivamente ritenendolo un trattamento razionale e molto effica.ce. Rispondendo al suo nome, è il drenaggio chirurgico che può essere <'.sterno <>-d inte rno, a seconda che la bile viene portata ùefirutivrunt>nte fuori d ell'org1111ismo o immessa nell'intestino p er altra via che non sia que lla normale. Fra le due modalità vi è differenza sosta.nziale di tecnica e di risultati. La perdita completa d elia bile che si verifica con il drenaggio esterno apporta conseguenze in parte dannose, p r rchè nel tubo digerente appaiono segni di mru1cata azione d ella bile stessa; ha. però il vantaggio che tutte le ~;ostanze da1mose contenute nella bile infetta vengono eliminate, m entre, col drenaggio interno, tali sostanze possono di nuovo essere riassorbito dall'intestino e rinviate al fegato tttt.raverso il circolo portale. Praticamente p e rò il drenaggio estenw viene ben tollerato ed anche s<' prolungato a lungo non apporta gravi inconvenien ti. I vad m etodi di drenaggio est e rno sono la colecistostomia, la. cisticostomia, l '<'pn.t ico-coledocostomia secondo K ehr, che si impit~gheranno a. seconda, che l'intervento rilevC'I't\ la po~sibilità. di tmo o doll'nltro intei-vént.o. Il drénAggio i11temo ha su que llo esterno l 'indiscusso \·antaggio di evitare la dispersione di liquidi o rganic i il cui r ecupe ro da parto dell 'intestino è necessario p er l'organismo. Esso però pre:<enta due pericoli: il primo che il neostoma può restringersi tanto da. fru· strare il vantaggio d e ll 'abolitll. tf'nsione, il secondo che ilneostomll. può dare adit.o n. fatti infettivi ascendenti d all'intest.ino al fegato. Anche tali inconvenienti per fo rt.mla si verificano molto raramente. I mezzi tecnjci p er ottene l'lo sono:


CONC:RESSI DI-:LLE SOCIETÀ DJ l!ED1CJNA INTERNA EC C.

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..... -

La dilatazione d ella papilla o d el cole doco dopo 'coledocotomia, o dnl duo- . ~ ' ,. ~~ -~..... ~ ::..,)" d eno per via retrogr·ada dopo duode not.omia. ..... . ' La papillotomja tra.nsduodenale secondo LorPnz. Il dr<>naggio truns vat <'riano ~on tubo p erduto dopo la co lcd ocotomia se'\ ·~.': > tondo Duval. / :,..· ,; · I ..a. coìedoco-duodcnostomia secondo Ri l"dcl, Iurasz. /.• ' J:La cis tico gastrostomia e cistico ùuod CilOStomia secondo Ahrenz. {~;:; :.- · ·,-_:.>--7' La colecistogast.rostomia. 'C::. ,·· -.. ··' -:' ~ -:; La. col ecistoduodenostomia.. "'( ·.: ···· , ' · L(\ colecistodigiunost.omia. '·\. :· ·· L 'O. fa W\a minuzia$& di;;amina d c i vari inte rventi e d escrive i ,·antaggi e g li (. • .".) inconvenie nti imputabili ai diversi m etodi che si eseg<10no p er ott-enere il drr - ~ naggio d elle vie biliari. Nel dreno.ggio estemo è dPl parere che la fistola non d e bba lasciarsi aperta per più di due o tre mesi e che, appena l'esame batteriolog ico d ella. bile farà rilevare che l'infezione d elle vie biliari è esaurita, bisogna. cercare di ott enere la chiusura. della fist<>la. L 'O. infine conclude la sua brillante e dotta esposizione m ettendo in risalto che l'indicazione d el drenaggio comprende i casi con ostacolo ed aumento d e lla t,ensione ne lle vie biliari, e dice ch e s~ si tratta di calcolo del coledoco con fatti ~tngiocolitici e note vole deficienza. d ella funzion e epatica., è indicata prima la colecistostomia. ed in secondo tempo, a funzione epatica migliorat-a., l'allontanamento del calcolo. Nei casi di ostacolo estrinseco, generalmente ina.movibiiP (tumore della test-a. del .pancreas o della papi Ila di Vate r) è indicato il drenaggio i n temo, specie la. coleCJstogastrostomia.. Nella. pancreatite acuta l'esperienza è scarsa e l'indicazione d e l drenaggio è discutibile. Nella panoreatite cronica è indicato il drenaggio esterno. Nell'angiocolite con ittero, sia. ucut<> sia cronico è indicato quello esterno. Nell'ittero epatogeno o primitivo, così detto catarralE", per quanto le esperienze s iono ancora limitate , tuttavia. il drenaggio esterno pare indicato in tutti quei casi che si annunziano fin dal principio con W\a certa gravità e che p ersistono per oltre due o tre settimane. Ne lle epatiti acute senza ittero, o grosso fegato infettivo, il dt•e11aggio non è indicat<>, e la. la.paratomia. semplice con puntura d el fegato dà spesso ottimi ris1ùta.ti. Nelle epat.Jti croniche non si può dare un giudizio. Il drenaggio può trovare indicazione nei casi con ittero e fegato grosllO, non è indicato nelle forme croniche senza. ittero. Nelle discinesie della cistifellea è indicato il drenaggio solo quando tutto l'albero biliare è inte ressato e vi è sta.'!i e ritenzione. Ne lla calcolosi d ella cistifellea e nella colecistite senza calcolo, non vi è indicazione al drenaggio se non esiste pure angiocolit-e e pa.ncreatite . Il drenaggio pare non arrechi a.lcWl beneficio alla flmzione epatica alterata nei casi gravi di colecistite senza. sta."li e senza. ittero ,j • •

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La fine dell'esauriente esposizione viene salutata da un lungo, prolungat.o, unanime applauso. BEDARIDA riferisce su di un caso di cisti da echinococco a sede unica e primitiva della cistifellea trattata col drenaggio. lt'IAB.GARUCCI nelle ostruzioni del coledoco afferma di avere avuto buoni risultati col drenaggio esterno dell'epatico, intervento facile semplice e ben sopportato anche da pazienti in gravi condizioni. Anche nelle pancreatiti croniche ba avuto buoni risultati col drenaggio temporaneo dell'epatico coledoco. ALESSANDRI preferisce alla colec.istostomia la colecistectomia ed il drenaggio alla Kehr che esegue, tranne nei casi gravissimi. Ha proposto fin dal 1889 la coledocoduodenostomia che ò opemzione non difficile, purcbè si trovi il coledoco anche solo lievemente dilatato, è l'operazione preferibile. Nelle orclusioni per neoplasma. della testa del pancr<'aS o della papilla preferisce la colecistogastrostomia. La colcdocoduodenostomia è ottima anche nella calcolosi specie qua.n do vi siano calcoli e sabbia nel coledoco, e la ritiene operazione di scelta anche nei casi di ittero


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C'O!'<GRESSI DELLE SOCIETÀ OI :l't E DICINA INTERNA ECC.

epatogeno e nella dila.tazione cosi detta cistica del coledoco. Il perirolo del riflusso è stato esagerato, nei suoi oasi non ba mai avuto incon,·enienti. Assicma che non è operazione diffieile purchè vi sia una dilatazione anche modica del coledoco, una mobilità relativa del duodeno e sopratutto si possa prepa,rare bene il legamento epato-duodenale. Ritiene che l'operazione dovrebbe incontrare un maggior favore e diffusione. DONATI fa rilevare che, per quanto il drenaggio medico non rappresenti un vero drenaggio porcbè agisce aumentando la tensione, però resta il fatto che la detensione segue alla prima fase. Altrimenti non si potrebbe comprendere la risoluzione di un itt,ero o di una staai colecistica. Il dre· naggio medico è importa.nte non solo perchè scarica la bile settica ma anche perchè riesce a rompere il circolo epatoenwrico portando la bile all'esterno. La sonda duodena.le va lasciata in sito tre o quattro ore. La colecistostomia è operazione di necessità e di ripiego e non può :parago· narsi alla colcciatectomia. Ritiene che le fistole biliari totali prolungate possono produrre inconvenienti anche nell'uomo e perciò occorre provvedere al ripristino del deflusso bilia-re. Nella pancreatite cronica preferisce il drE>naggio interno specie con la nolecisto-gastrostomia percbè dà i migliori risultati e lo confermano i numerosi casi clinici operati . Crede la coledocoduodenostomia indicata nei casi di calcoli multipli dei dotti biliari. CAPPELJ,J nelle pancreatit.i croniche preferisce la coleeistostoruia. Accenna ad un caso in cui dovette ripetere la colecistostomia ed infine potette otwnere la guarigione con una coledocoduodenostomia associata alla colecistectomia. 1\'I.ASNATA in colicistiti calcolose e caleolosi d~>l coledoco ha avuto ottimi risultati con la colecistostomia. 1n un caM di calcolosi d<'l eole· doco trattato con il drenaggio con tubo di gomma, estratto il tubo ottenne la fuoriuscita di numerosi calcoli. BAGGIO si domanda come possa avvenire che la bile dell'epatico }_)('· netri nella dstifellea mt>ntre in questa esiste tma pressione maggiore. Crede che vi debba essere una dilatazione attiva. delle pareti delia. cistifellea e contemporanea chiusura dello sfint.ere di Oddi. Questo spieghe· rebbe la dilatazione del coledoco dopo colecistectomia e giustificherebbe, dal punto di vista. chirurgico, l'anastomosi con lo stomaco. A tutti risponde esaw·ientemente l'O. che ·viene vivamente applaudito.

LA SEDUTA IN COMUNE DEI DUE CONGRESSI MALATTIE Da LESIONI DET,LE l'ABATIROIDI.

n giorno 20 ottobre, nell'aula di clinica medica, a.ffollatissima , ebbl· luogo la seduta in comune dell<> due Società di medicina e clill·m·gia stù tema: malattie da les·i oni delle pamtiroidi. R elazione del prof. SISTO. È difficile poter dare un resoconto deUa relazione perchè essa non è stata distribuita completa, ma solo in rias· sunto; ccrehcrò perta.n to, su qua.nto ha riferit-o il dotto conferenziere, di


C<ì;-iC:REilS'I DELLE SOCU:TÀ DJ MEDJCI NA J:-;TER:\"A ECC.

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darne un concetto, chiedendo sc·usa d~>lle involontarie m a nchevolezze nelle quali potrò essere incorso. L'O. affermn che finora n e!'.<;tma dd le qui><tioni iner enti allo studio dt·llc l"iud romi provocate da. alterazioni dd le p arntiroidi ha M"uto una d••fi.ni.th·a. soluzione :iÌu (l~tl )f,ttO fisiopatologico che da qu e llo clinico, p er quanto in que-sti ultimi anni la clillica. operativA. e la patologia. sperimentale abbinno dato nuovo e valido impulso a. tale studio per il pal"ticolare inten.'s.;;amento che s i è esplicato m·l c~Unpo biochimico mf•dia.ute le ri ct•rc.bc &perimmtali ~\1gli effrtti delle tu;portazion i totali o parziali d e lle pa.ra.tiroidi dn l Iato clinico, o qudlc sull e alte1·azioni chr- in ducono su( ricambio m.iJ1erafe Sl)Ccie del CH)CÌO C uel fosfOJ"O. In sostanza le sindromi ciniche doYut e ad alterazione della ftmzione ut>lle paratiroidi pos.'lono r aggrupparsi in djsturbi da. ipoparatiroidjsmo e da.iperparatiroidismo. L a prima si maniie;;ta con ip<::ruccitauilità .n f'uro-mu.scolnre; aum.:nto d e lla cronassifl> d ci n e n ·i e d ci muscoli; i])OMk:emi!t t'd aum<'nto d e i fosfati inorganici de l siero di san~e co11 altern·z ioni trofìche d ei denti e dd le ossa ;e ritardo dP I consolidamento delle fratture. In tutte le forme di t e tania, l 'a lterazione pi(J costante che lo studio biochimico d el sangue ha mostrato. è l 'alralosi del sang1u~ stesso. NE'Ile aheruzioni paratiroidec è la diminuzione d e l c-alcio del s ie ro di sangu<: che, con l' aunwnto dei fosfati organici, fa d eviare v erso l'alcalosi la reazione de l sangue. Nelle a ltre form e sono cause biochimiche diverse . Sicchè la causa. fondamr>ntale d e lla t ctania è l'alculosi dd sangue ch e può esse re prodotta. da. deficienza della funzione paratiroidea ma anche da. altre cnuse. Ques to è com·alidato da!!Ii c-flit i del la terapia delle varie forme dì tetania che può esser dnta da tutti quei m ezzi tera.peutici ch e spostano il rapporto calcio-fosforo diminuendo i fosfati inorgaHici ed aumentando il calcio. Affatto recente è lo stud io dell'iperparatiroidi'>ID.o. Spe1imentalmente ~i è cPrcato di riprodurne la sind rome con inM•sti di glandole che s i sono però d imostrati poco vitali e const>C\Itivamente con estratti di glandolE'. n pili diffuso di tutti è il para.torm.one di <.:oUip, per quanto non possa parullona.rsi c erto nell"effetto al la. funzion e delle ghiandole stes.<;e, specie per i mptodi di preparazione. La s indrome è contrassegnata da: diminuzione d('ll'eccitabilità n eu ro-muscolarc, dimin uz ione dell~l cronassia d ei nervi e d ci muscoli, aumento d el calcio del siero, diminuzione dei fosfati inorga.nj ci d el s iero. Sperimentalmente, f"i ntroduzione prot ratta di estratti paratiroidei produce negli animali da ('Sperimento, Rpecie S<' gioYnn i, altPrazioni osseP c.on clPNdcificazione, ritl..'>.'>orbimento o:;seo, congt'stionc e d emorragie n e i vari \;sceri, deposizioni calcaree n e i vari organi. aumento totale del calcio del siero e diminuzione d<'Ì fogfati, morte in acidosi. L a vitamina D e l 'crgoster iJ1a irraciiata producono benefici effetti nt'lln. tetanja. paratÌr<{Oprinl., ma. nou paragonabili a quelli che si ottE'n gono con la sornminist.razione di Psirat:ti paratiroidei. L 'osteite tibroso -cistica. di R ecklinghntiSPn è la. più importante delle sindromi da iperpara.tiroidjsmo. U n grande coutributu alla conoscenza di questa malattia ha portat{) la chinrrgia con molti casi di interventi sulle par atiroidi. L 'ipE'rfw1zione di tali glandolE>, sost~.;rntta da nn 'adenoma f1mzionantP o, pi\.1 di rado da iperpla,;ia diffusa, costituisce la causa. delle alterazioni dr-I morbo di RccklinJZh~usen. Speri mentalmente la diminuzione del la. calct>mia si può ottenere con vari intcr;f'nti chirurgici, reseziono pnrziale <.lella tiroitle o n·sez.ione deUe arterie tiroid~;;t·, r~->:'lf" ­ :done del simpatico pt>riart<'rioso Anche it l J"epioni lontane dt>l collo. Nella. osteomalaeia, nella malattia di .Ptlgf>t, nel rachitismo si tro\·a quasi costantemente w1 inJlr·os.c;amf'nto d elle paratir oiui che dr·q) CSS{' TE' interpretato come conseguC'n:Z.a, non come causa d••llo stato mor·boso. Fra le sindromi di ipF-rparatiroidismo w no state Of!gi compres<' alt 1·e aff1·zioni conH• il rt' \lffiati!lffio cronico anchilosante e vnric altre alì"ezioni articolari in cuj ,; è aumento d el calcio dPI siero. D alla scuola ruAAa dr?!f"Oppel, in varie forme di artriti croniche anchilopoietichf', è stata praticata l'asportazione di una o pii1 paratiroidi con effetti lit>\·Pmente benrfici, consistenti in ge nere in dimill\JZione dei dolori e d··lla ri0d.it h mw;colare. L"O. anche p er gli scarsi risultati ri tic·ne che, allo stato' d e lle attuali condizioni, tal m intcrYPnti 111Jn t>iano da riten~rJ<i _l?iu:'l ifìcati in que;;te malattiE'. La n·.w>inzionP- rl~>lla r·nl<·f'min 1\ funzioni' tr,osai piir r·omplP:::.<.a di qua11to g<>rwral-


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CONORESS T DI::LLE SOCTETÀ DI MEDTCfNA I~'T.EBNA ECC.

m<'nte non s i c re da e non è l'unica funziono d e lle paratiroidi e forse n emmrno ..;;chtsi,·a. di eS~:;e. l":: necr•s."flt'iO eh (> la sindrome di ipcrparatiroidismo sia. rapprl·· ,;cnt ata non ~;o lt.anto da atunPnto de l calojo d el siero, ma. dal complesso d e i sintomi consistenti i n diminuzione d e l t-ono musco lare c d{' Ila eccitabili t t\ ele ttrica dei nen ·i t' d c i muscoli con d olori gr•ne ralizzati dc•lle ossa. È da ri tene rsi perciò prematuro ogni !!iudizio sui vantaggi ddl'aspo t·U!zionc d elle paratiroidi in diver&l forme morbosP in cui es.~.:a è stuu~ tmtuta (sclcrodermia., cheloidi, malatt ia di Biirgcr, cancrena. diabetica.).

La fine della relazione vien<' accolta da proltmgato applauso. Relazione del prof. Do~ATI. Con una sintesi geniale e completa che avvince l'uditorio, il prof. Donati t ratta l' interessantissimo argoment~, ne illustra le diverse tappe, e con acume di scienziato e di instancabile ricercatore, fa un 'accurata disamina delle cognizioni finora acquisite de· finitivamente e òelle numerose incognite che ancbra oggi presenta il pro· blema delle sindromi cliniche consecutive ad alterazioni delle paratiroidi. . Negli ultimi otto anni, egli dice, il capitolo d e lla patologia e 'clinica d elle paratiroidi, specia per l'introduzione d el concetto di iperparat.iroidismo, ha dat-o impulso a numerosissimi studi e ricerch e, o in seguito a queste, le paratiroidi sono ,;tnte ritenute responsabili di sindromi cliniche ad ignota. eziologia e come organi regolatori d e l m etabolismo del calcio. Così malattie considerate prima di natura infiammatoria o di natura nooplastica (tumori bnmi o sarcome. a rnieloplassi) sono ore. passati ne l no ve ro di dist.rofie endocrine; e disparatissime affezioni cutanet'. ossee, articolari, oculari, gastro-intestinali, rena.li e vascolari sono state ritenute dipf'ndenti da al terazioni parat iroidee. In tanto entusiasmo di ricerche, seguite da t·isuJt,a.ti n on sempre comparabili e qualche volta. contradittorii, era naturale cb(' sorgesse il bisogno di una r evisione p er stabilire le acquisizioni indiscutibili rag· giunte dalle moderne r icerohe ed osservazioni. L'O. rievoca i nomi di Vassalc l' Generali chE\ p er primi riuscirono a dimostrare l'importanze. funzionale delle ptt· ratiroidi e dist inguerla da que lla de lla tiroide. Ne l 1896 veniva riconosciuta. la funzi one specifica d ella. paratiroide con la dimostrazione ch e la tetarua, e rronea· mente attribuita. a d eficit tiroideo, era invece conseguenza della paratiroidectomia, di apa.ra.tiroidismo od ipoparatiroidismo. Per quanto riguarda l'anatomia dellt> pa.ratiroidi dimos tra la difficoltà n el riconoscerle e r itrove.rle p er la varia. disposi· zione topografìca, sia. ne lle ricerche sperimentali che nell'intervento chirurlrico s ull'u omo e come l'esistenza. di t essut.o paratiroideo accesssorionon consenta sicu· 1·e zza sulla quantità di tale t essuto che vjene asportato con l 'operazione, e ritiem' g iustificata la. d enominazione di operazione cieca dat,a alla paratiroidect-ornia. La sindrome paratireopenica. ha servito ad acc rescere le nostre conoscenze sulle con· ,;eguenze del de ficit pa.ratiroideo. L 'ipoparatiroidismo si accompagna. cos ta nte· m ente ad ipocalcemia e costituisce il seguo di vera e propria tu rba d el m et.abo· lismo del calcio. Numf'rose esp e rienze eseguite dalla souola d el Donati d imo· strano tali fatt.i e d inoltre che a.ll'ipocalcernia si associa iperfosforemie. ~ l 'insor· genza di nno stato alcnlotico e che la pe rdita. d e l potere calciofissato re, n e li 'ipoparatiroidismo, sarebbe specifica d ell'osso. La determinazione d e lla calcemia non offre un da,to sufficiente per la conoscenza, d e l metabolismo del calcio, occorrere h h<' d eterm:in~;~ore il bilancio, sf' attivo o passi, -o di questo. Lo studio d e lla iperca.Jcemia provocata. m ediante la somministrazìone d el calcio potrebbe in clinica a&'lumrN' impor tan za pe r svelare uno. disfw1zione paratiroidea e sa.g~Pare la facolt-à calcio· tis!;&trice dell'orgl:lnismo. In seguito alla para tireidect<>mia V I è un turbamento d<'l· l'equili brio acido·bMico al CJuale p e rò n on possono essere attribuite lo m odifi·

cnzioni della. calcemja. Con so mmini~trazione di ormone paratiroideo può d t>trr· miwns i t tn q uadro di iperpa ratii·oidismo acuto e cronico. L'iperparat.iroidi~mu c ro nico spontaneo ha il suo paradigma n ella. osteodistrofia fibrosa. generalizzata o malattia di R ccklingausen . Og:gi è d imostrato la possibilità di poter riprodw·t•' l'oF<tcoùistrofia fibro11a sper·imentalmento medianto trattament-o con ip<:>rdosi rli p;uatot·mone o con inie zioni di poltiglie di paratir oidi. La fw1Zione pa rat iroidr11 ~'St>I'Clto. aziono dNtiva sul cnlcio osseo e se vi è d eficit parati.roideo il calcio d i,

Il


COKGftESSI I)Jo;l.LE SOCI ETÀ D! )!EOIC!SA INTEHSA Ere .

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minuisce ne ll'osso per mancata. fissazione; se vi è eccesso di ormonE' para.tiroid<'o diminuisce pe r m obilizzuz·ione. Si sono riscontrati in c linica ed a l t1.wolo anatomico nume rosi casi di adenomi pa.ratiroidei associati o no ad a lterazioni distrofiche delle OSSR . È e vident.e che. se si tratta di adenomi funzionanti, iperparatiroideomi, che d eterminano iperproduzione di ormone pa.ratiroideo Ri hrunno altE-razioni d elle ossa, in caso contrado non se ne hanno. Il quadro biochimico ed am\tomo-clinico d el paratiroiùism o cronico può es:>ere ri i~&">W1to così: iJ)f:'rcalcem.ia, iperca.lciuria, ipofosforemia ; iperfosfaturia, ipe rfosfatasemia; ipotonia. mw;eolare; cnlcifìcazioni met Rsta.tiche. decalcificazioni ossf'e con k note d e l riassorbimento lacunnrf': htli sintomi ,C<'Il <' rali sono variabili a seconda d e ll 'intensità d ell'iper·plH'a t iroidismo. Osteodistrofia parat.iroidea è quel la osteopatia che si identifica con la osteod istrofia. fibrosa generalizu~ta. di Recklingauseu con segni certi d i ipcrpt\ratiroidisrno as.c;ocia.ti a tumore parat iro ideo. In alcune osteodist.rofie agiscono come fattori patogE"nctici alte razioni del ricambio di o rigine alimentare o fattori tossici. L'os teomalacia. che anatomopatologicam ente è tm processo diverso dall 'ost eodistrofia paratiroidt'a, forse lo è anchE> dal punto di vista patogenetico. Il rachit.ism o non presenta sintomi clinici che lo possono far ritenere dipendente da gen esi paratiroidea. Il m orbo di Paa;ct con iperce.l oemia è taiOJ'B favorevolmente inAuE>nzato dalla terapia parat.iroidea. Nellt• fratture non si ri!e,·a.no alte razioni costanti d e lln calcemit\. NellE> poliartriti anchilosant·i e nelle osteoartros i d eformanti, l 'ipl'rcalcemia s i riscontrn di rado, od in molti casi con calccmia aumentata., opem.ti di pamtiroidectomia gli e ffetti b ene fici riscontrati sono solo stati t empo rane i e transitori . NE'Ila sclerodermia il metabo lismo d el calcio s i comport.a in modo assai vn rio; in tale malattia, ancho Sl' accompagnata da. ipet·ca.lcemia. la paratiroidectomia non ha alcun hllnefico effe tt-o. Tn alcuni disturbi di circolo accompa~orua.t.i ad ipet·calcemia f,l:li effetti d ell'inte rv e nto mostrano un'azion t• utile solo su l fatt.o re angio~;pastico. Essendosi riscontrato in ammalati di \llcera. gastrica una d eficienza calcica netta si son fatti tentativi di cura con est.,·atti paratiroide i pe r bocca con azion <' lievemente favorevole; è st.ato pure u.<;a.to l'ormone paratiroidPo per iniezioni con buon risultato t emporaneo: sc.-.ondo l'O. tale cura. corrispoude solo con effe t.ti sedativi. I tùmori d alle para.tiroidi p osf!ono esst>re intra- e i,1xta-t iroidt>i, talom hanno sede aberrant-e, anche intra-tora.cica. Pe r· la na t ura sono bf'niJ:?rli e maligni. i primi adenomi ~aratiroid ei semplici. i secondi sono adenomi parattr<>idei tossici o iperparatireomt che si associano ad osteodistrofia. Sono raccolti ed illustrati 56 casi di adenomectomìa para.t.iroidea in individui affetti da osteodistrofia generalizzata e fra essi v i sono casi in cui, all'atto operativo, non fu trovato il tumorE' paratiroideo, in taluni però l'autopsia ne dimostrò l'esistenza. Malgrado l 'esist-enza di adenomi paratiroidei in soggetti senza altE-razioni d e llo scheletro il rapporto fra adenoma. paratiroideo ed ost.eodist.rofia fibroso-cistica g ene ralizzata si d everitenere dimostrato su solide basi. Le possibilitÀ. di ricorrere alla terapia opoterapica. o calciovitaminica e la perfeziomtta tecnica n elle operazioni di gozzo ha fatto p e rdere molto della sua importanza al trapianto parat iroideo. La resezione fra due legature del segmento t e rminale d ell'arteria tiroidea. infE• riore può tentarsi solo quando vi sia indicazione di paratiroidectomia. parziale. Le ope razioni esigono una. tecnica molto a ccurata con anestesia preferibilmente locale, incisione a collare di Bassini; d opo sezionata l'apon E>v rosi s upe rficiale e media. e sezionat.i, o solo divaricati, i muscoli stern o -tiroide i, bisogna. esplorare bene la faccia anterim·<· e late rale d ei due lobi d e lla tiroide e succ~'ssiYament e la fa ccia posteriore di essi rovesciando il lobo tiroideo verso la linea mediana. L 'a.Uncciatul'it pre,·entiva della tiroidea. inferiore facilita molto la. ricerca del le para·tiroidi normali. Sono stati d escritti benefici effetti d i intE>rventi ptll'amE"nt<' e"plo rativi, t.ati operazioni però non devono ri tenersi giustiJicate. L a. simpn.tectomia. d elle arteriE' t iroidce si dovrebbe eseguire mediante isofenouzznziom• d ei peduncoli ar-teriosi.

La fìno della brillante conferenza esposta con facondia e chiarezza viene accolta da un interminabile generale applauso.


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C~>:-:OR~:SSl D~: L.J. ~ SOC IETÀ DJ 31EDIC1NA INTERNA ECC.

Importanti comnnil'azioni inerenti al tema vengono fatte da numerosi professori e giovani ricercatori delle diverse cliniche specie dagli 1li· lievi della clinica chirurgica di Milano. D. l\1ARAGLIANO presenta tre pazit•nti di poliartrite anchilosante calciopriva operatJ di paratiroidectomi~~ con buon esito an<·he a di >~tanza. Alla discussione prendono parte Arcangeli, Bastai, Micheli, Marcolongo, Foà, Condorelli, P epere. ARCANGELI ricorda che una volta si credeva che per guarire l'osteomalacia fosse necessaria l'ovariectomia ed in seguito invece si è potuto consatare che questa malattia può guarire anche con la semplice simulazione di una operazione, basta la na.rcosi. Asserisce di avere avuti ottimi risultati con il vacci no speciale di diplococco isolato da Arcangeli l:'d Artom e studiato da D e Blasi. Secondo l 'O. il cloroform io determinerebbe una modificazione dell'indice opsonico analoga a quella p rodotta dal vaccino. BASTAI pa.rla dci rapporti tra disturbi vascolari, specie arteritici e para tiroidi. n dubbio che potessero esservi rapporti tra funzionalità vascolare e paratiroidi nacque nell'O. e nel suo collaboratore Dogliott.i dalla constatazione di ipercalcemia nelle tromboangioiti obliteranti tipo Bnerger. Bastai e Dogliotti hanno pensato che la ipercalcemia nel morbo di Buerger sia conseguente ad aumentata funzionalità paratiroidea; che la ipercalcemia, sovrastimolando il simpatico, produca vasocostrizione ed angiospasmo che sono i fatti patogenetici fondamentali della malattia. La para,t iroidectomia praticata in 5 casi ha conferma,to l'ipotesi prospet· tata perchè, dopo l'atto operativo, si è avuto miglioramento de i dolori e della vascolarizzazione con guarigione di piaghe e contemporanea diRcesa della calcemia a valori normali. Gli sembrano ingiustificate le riserve del prof. Donati in quanto il miglioramento degli ammalati opera.t i è stato per tutti consta.tato. L 'O. afferma che si deve rilevare anche un evidente effetto sulla pressione arteriosa. Ritiene tali risultati important i dal punto di vista della fisiologia e fi siopatologia delle paratiroidi. L'ormone para· tiroidco prende il calcio dalle ossa dove si trova fissato dalla vitamina D e lo porta nel sangue e nei tessuti e in essi concorre a mantc· nere l'equilibrio elettrolitico, base della regolazione umorale del sistema nervoso vegetativo, e per la sua azione simpaticotonica l 'aumento del cal<'io nell'organismo stimola la innervazione simpatica e quindi la. vascolare. l\lroHELI. Per la polia,rtrite cronica primit iva è fondamentalmente di accordo con le conclusioni dei relatori, specie con quelle meno a~soln· ta.mentc negative del Donati. Nell'apprezzamento dei miglioramenti chi' si osser vano in soggetti giovani con forme squisitamente infettive di poliartrite, bisogna andare cauti, percbè la malattia ba un decorso int<'r· mezzato da fasi di esacerbazioni e di tregua anche di anni, ed i migliora· menti ottenuti con vari mezzi offrono alle volte le apparenze della gt1ari· gionc. Non esclude che la paratiroidectomia ed altre operazioni equin1· lcnti pos,ano dare buoni risultati nei casi con un certo grado di ipcrcal· <'ernia. L 'amncnto della calccmia nel siero di sangue esprime un disor· dine dci poteri regolatori del calcio e verosimilmente un disordine funzio· nal(• dcll<' p<uatiroidi e l'intervento può migliora.re la situazione for~t' modit-ìcau(lo il l'C"'ime circolatorio.

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Per rosteomala.cia vi ò oggi tendenza a ravvicinare tale forma clinica a.lla osteodistrofìa tipo Recklingauscn e si parla di forme di associa.zione e di tramizione capaci di aJì'ermare l'intimità dei rapporti fra le due malattie dimostrat;~ dal riscontro, in casi di osteomalacia, di veri e propri tumori od iperplasie diffuse o a focolai delle paratiroidi, dalla possibile coesistenza con un quadro clinico radiologico di osteomalacia della sindrome biochimica del morbo di Recklingausen, dal successo ottenuto in casi di questo tipo con la paratiroidectomia. MARCOLO:-ì'GO. Riferisce di un. caso di ipertensione arteriosa primitiva ili a.l to grado senza lesioni renali nel qn;tle fu praticato intervento chirurg ico sulle paratiroidi. Si ebbe, dopo l'intervento, notevole abbassamento della pressione sia massima che minima durata per circa 5 mesi, dopo di che la pressione stessa tornò alle cifre cbe aveva prima dell'operazione. Fol. Tratta del metabolismo calcico nelle affezioni dello scheletro e ùell 'a.ssorbimento gast.ro-enterico del calcio e quindi tratta dei fattori ùella calciofissazione facendo notare ehe la tt'tania che consegue all'asportazione delle paratiroidi si attribuisce alla ipocalcemia e che gli animali che soccombono rapidamente all'operazione mostra.no una progressiva decalcificazione delle ossa. La somministrazione del paratormone per via gastro-enterica secondo l 'oratore è assolutamente inefficace anche se si usano a1te dosi di prepa,rati molto attivi (Cfr. Fol: Il metabolismo del c alcio nelle a.fl't'zioni dello scheletro- Giomale <li medicina ·militare, fase.

·vn, 1933-XI).

CoNDEIU:J,T.t. Parla dell'ormone pare1 tiroideo quale rl'golatore dello equilibrio elettrolitico dell'intero organillmO. PEPERE. Non si sente in grado di conclividere l 'entusiastica ascensione che accompagna la dottrina dell'iperparatiroidismo e si permette di suggerire una parola di prudenza. P are si ripetano oggi le esagerazioni di anni or sono quaudo sorse la dottrina dcll'ipop~u·atiroiclismo. Gli sembra strana la constatata esistenza di stnuni paratiroidei a sede anormale. Non negativismo assoluto ma prudente e sobria r accolta di fatti la cui valutazione porterà. a concetti definitivi finora non ancora x·accolti. I relatori ringraziano vivamente il numeroso uditorio ed in ispecial nwdo i colleghi che, prendendo parte alla discussione, hanno mostrato di portare un maggiore interesse alle quist,ioni trattate sull'importanteargomento.


MEMORIE

ORIGINALI

DI TALUNE NECESSITÀ. DELLA CASERMA MODERNI Prof. G. B. Mariottl Bianchi, maggiore generale medi~o

La questione della caserma è sempre di primo piano: nella magnifica monografià: «Esercito - Anno X )) alla quale il Duce si è degnato fa.r precedere sette pagine di prefazione, piene di senno e di cuore, sono contenuti taluni concetti che ogni medico militare dovrebbe tener presenti ad ogni ora: << I,.~a. vita moderna ba la sua salvaguardia nell'igiene; e perciò là ove il soldato vive, quanto ad essa si riferisce è oggetto di cnra. costante, sia col continuo migliorare e perfezionare i mezzi, sia coll'osservare e far osservare rigorosamente quelle regole che sono fondamento di sanità e di forza •. È questa una constatazione, ma è anche un monito, che va a.ll'ufficiaJ~ medico prima di tutto, ma anche aii comandanti dei reparti, sì. come agli ufficiali del Genio; la ca~erma deve essere curata, migliorata, perfezionata. anche quando si è ragghmto quel grado di salubrità oltre il quale sembri non fadle o superfluo andare; nulla è superfluo, quando si tratta di curare lo stato di salute, di robustezza del soldato, percbè questo significa cooperare alla sanità, alla vigoria del cittadino, e nulla è più importante, per questo scopo, della forza fisica del soldato, perchè esso si trova in quel periodo delicatissimo della vita in cui l'organismo può agevolmente risentire gli influssi perniciosi di una dimora in ambienti incongrui, igienicam<>nt.e condannevoli. Cosi parla del soldato la pubblicazione che ho citato più sopra: « •••.. ma la caserma sarà la sua casa ed essa deve essere la chiara immagine deUa sua vita. Intendendosi l'alto valore morale ed educativo di questo principio, le ca~erme sorte nel decennio fa,s cista son luogo di vita semplice, ordinata. moralmente e fisicamente sana, e materialmente ne sono l'espressione ». « Problema vasto ed oneroso, questo di sostituire alle vecchie, inanatte, talvolta indecorol3e costruzioni ove alloggiavano le truppe, edifici idonei c degni della destinazione l>. La stessa pubblicazione avverte che quest'opera di trasformazione, di rinnovazione non è finita; ma già è bene innanzi e chi, come noi, giunti ormai presso alla fine della. nostra vita militare, conobbe i vecchi conventi nei quali, specialmente in periodi di forza massima, erano stipati i soldati può bene apprezzare i progressi raggiunti in questo deoonnio di R.<>giml' Fascista, il quale fra le ta.nte sue mirabili opere può annovera.rc auchl' questa, d~>lla trasformazione, del rinnovamento delle caserme. Ricordo presidii in cui un reggimento era diviso persino in cinque fa.bbricati, lontlllli fra loro persino di qualche chilometro; erano altrettanti distacc,amenti indipendt>nti, do>e il comandante non poteva esercitare che in maniN:I del tutto insufficiente e saltuaria la sua azione di comaudo, di vigilanzn


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att.iva e fl"conda, di guida paterna Nl rfficace: e qnellti fabbricati erano solo di nom(~ délle caserme, pcrchè insu tticienti, inadatti, mal vt>ntilati, male insolati e illnm inati, talora con camerate umide o mal protet.te da Il t> vicissitudini atmosferkhe: di riscaldam('nto non si parlava neanch e in prcsidii assai frecldi; rifornim<•nti idrici imp<>rfetti o insufficienti, eliminaziom• cl(•Ue a<·que nere ott<•nuta con apprestam<>n ti antiqua.ti e antigienic·i. ba~ni per lo più limitati a una sola caserma di'l presidio e costituiti dn sta.nzoni neri, affumi<:ati, con poC'l1e cipolle di erogazione delracqua,, tì~sate nel mezzo, stanzoni do>e spPsso si faceva tutto; dal ris(',a}llamento, di solito assai nominale, d eli ·a<'qua, ottenuto con fornelli " e.aldaie imperfette, allo spogliatoio, al ,-cst itoio, tutto era contenuto n!'ll'unica stanza dello docce. ove tra il fumo e il va por d 'acqua, gli uomini si lavavano scambievolmente. Cucine fum ose, nere, ove il bruciore agli ooohi non const>ntiva rli trattenersi un })O' a lungo, assenza completa di refet torii, e quindi rancio consumato nella tradiziona le gav<'tta, stando SPduti sulla branda, colla pa{!notta posata sulle coperte, a. fianco delle scarpe tolte poco prima, al ritorno dalla marcia o daJla tattie.a, e per t('rra pezzi di pane, tendini, ossa o altre part·i non mangiabili della razione di carnP; questo era spesso l 'aspetto di una camerata di giorno, ed è mirabile che in tali condizioni di a.ccasermamento la salnt.e della truppa fosse anche allora, se non ottima. come lo è geDt•ralmPnte oggi, almeno assai buona. Certo vi doveva contribuire la selezione C'he am'l1e allora (ed è merito dei nostri vecchi medici militari, tutt.i dotati di un senso pratico veramente mirabile) si faceva con ~rr11nde attenzione, come vi doveva contribuire l'interessamento costante, affettuoso che, per antica consuetudine, l 'ufficiale italiano aveva per i suoi soldati, anche so talora le forme burbere nascondevano ciò che di umano e di amore.-ole era nel cuore. 'Ma sopratutto ciò che doveva giovare era la. scopa, l'umile ramazza, che tanto bene faceva e fa nrlle mani del soldato: in linea generale può dirsi che nelle caserme la. pulizia è stata sempre curata, anche in passato, e se la camerata dopo il rancio o al mattino era ben ricca di rifiuti, ci pensava il caporale o il furiere a farla pulire più volte al ::dorno; che se poi interveniva il furier maggiore, e se questi erigeva i baffi, come fa il gat.to adirato, eran dolori! Vecchio furier maggiore, talvolta la ~'!era un po' innamorato di un buon bicchier,e di vino, come eri bello e grandtnelle tue modes te, ma non per qu('sto men nobili funzioni! Oggi la caserma ~ cambiata e segue i dettami dell'igiene con saggio criterio e con :profonda conosc('nza di questi dettamL Le cucine, nella maggior parte delle casf'rmc, sono state trasformate, in tahme sono in corso di trasformazione; le pareti di esse oggi sono spesso a mattonelle maiolicate, bianche, pulite; i focolari pNft•zionati, moderni e non piit fumosi; i pavim('nti lisci, senza intE>rstizii, b en lavabili; moltissime caserme hanno oggi il refettorio per la truppa e molti corpi hanno adottato le tova~lie, i piatti, le posate. Si è detto che il soldato, il quale deve prepararsi alla guerra, non deve avv<•zzarsi a queste finezze; è un errore: il soldato in ~uerra o al campo si adatt<'l'à subito alla ga.-etta, ma in caserma può ben mangiare seduto, sulla tovag lia e nel piatto, con la forchetta anzichè <:on le DHlni, apprenderà a vivPro (~ a mangiare igienicamente e con pulizia, continuerà a farlo anche quando sarà tornato alla sua famiglia e gli inflegnamenti appresi porterà in m!'zzo ai suoi <'ari.


1o:2s

DI T.-\Ll":-iF. ).'ECESSI1.'À DELLA

c . ~Sl·:RlllA liiODERX.-.

Jl ùagno lta aYuto ormai pressochè dappertutto una sistemazione r:lzionalc; il riseal!lam(·nto dell'acqua si fa in una stanza apposita e con apparc·cchi modNni, e tutte o la più gran parte delle caserme ha.nno spogliatoio .., vestitoio; ma si è fat to di più e in questi ultimi anni è stato a-ccolto in vieno un nostro postu lato, quello secondo cui l'impianto bagni deve esser eostituito a loculi, sì che ognuno si lavi senza e.sser visto dagli altri. Con ciò si rende assai pih gradito e cercato il bagno, ed i corpi che banno ormai il nuovo impianto, ne sono contentissimi. Un punto vera.mente nero era costituito dalle latrine: orbene ormai gran parte delle. caserme hanno latrine a sifone idraulico, coi posti sepanl.ti l'uno dall'aJtro, in modo da dare al soldato la soddisfazione di sottrarsi alla vista degli altri. Di norma si è ricorso alla cosiddetta latrina alla turca: ora è noto che io ho un fatto l)ersonale contro quP.sta latrina, perchè la considero come la più antigienica fra tutte; d ebbo peraltro riconoscere (·be, fino a quando non sia entrato più largamente nelle masse il concetto della ma.~sima cura che ognuno deve avere della sua latrina, si può a'el'(' q ualche inconveniente dal vaso così detto all'inglese, l'unico per cont.ro il quale sia capace di impedire i.1 disseminamento dei materiali fecali. Ma rl'altro lato il vaso all'inglese è stato già largamente introdotto in ospedali {'d in infermerie, ed anche nei reparti di caserme destinati a sottufficiali, mense, ecc. È questione di educare il soldato e questo si finirà con l'ottenerlo. Molta cura è stata posta un po' dappertutto nel migliora re i lavabi, nel perfeziona.re e mettere al riparo da inquinamenti il sistema di rifonJimento idrico, aumentandone dappertutto e considerevolmente la dotazione; si è p roneduto a dotare le caserme di spa-cci cooperativi, spesso con S<lle apposite di consumazione di semplici e sani generi alimentari, spesso persino <·on giardinetti all'a.perto, dove sotto l'ombra amica di alberi o di piantr rampicanti il soldato può t rattenersi la sera nella buona stagione a sorbire bibite fresche, senza che senta il bisogno di anda.r fuori, nelle osterie; la più gran parte delle caserme ba.nno ormai sale mensa e sale conve~no pt•r sottufficiali, veramente belle e confortevoli, con riscaldamento, spesso Jlersino con bagno proprio; molte a.ltre si sono provvedute di apposito bagno annesso aJle sale di scherma; le scuderie sono state migliorate l', neLle nuove costruzioni, sono state convenientemente ubicate; letamai <• immondezzai sono stati costruiti a regola d 'arte, ben coperti con sporteiH 1netallici; lavatoi per piccoli oggetti di tela (cravatte, fazzolett.i), sono Rtati impiantati largamente. E da vari anni si fa una lotta ra zionale èd intensa contro le mosche. Tutto questo ha reso le caserme non solo igieniche (in fondo antigieniche non erano neanche prima), ma belle, pulite, ben tenute, e tali da appagare non solo, ma da costituire un ambiente simpatico e gaio. Tuttavia, ('Ome dicevo, non basta ancora: come il mondo civile cammina, progredisce, accresce le sue esigenze, cosi l'abitazione del soldato d eve di ncccsf; ità seguire passo passo quel che fa l'ambiente cittadino che la circonda: non si deve pretendere, e sarebbe assurdo, che la caserma divenga un Juo~ro (li lusso o pt"ggio ancora., di godimento, pe.rchè la vita del soldat-o è fa~t a di l;L\"Oro, di rude la:voro, di vi ta semplice e austera, che prepara alla. nt<l 1li cam1Jagna. e non elevo prrciù ammollire gli animi e i costumi; ma In p~trt e


D! TALL");J<; S~;(" t:SSI'fÀ OELl,A C'ASE IU U

MO Ot:rt:'\A

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igienica si, de'e essere curata fin n(•i minimi particolari, pcre:h& dd soldato, che la Nazione ci affida giovane, baldo, sauo e vigoroso, si fa<>cia uu valido difensore della Patria e 1100 se ne gctti, S<'nza un vero, sacro motivo, la vita preziosa. Nel t rattp.to di Igiene militare che pubblicammo nPl 1929 Costa ect io avevamo già fatto cenno di t alune necessità che non sempre si tengono presenti nella costruzione delle caserme: gli è che taJora gli ingegneri non tengono conto, come si vorrebbe, di·Ila parte igienica della ingegrwria sanit aria, ano stesso modo come i n1t•dici non ne conoscono la parte tecnicocostruttiva. Ognuno dei duo, ing~>gm• re e igienista, parte da, presupposti particolari, da speciali punti rli vista: se questi postulati si incontrano, tanto meglio; ma se non si incontrano, l'ingegnere, che h a. in ma.no ìu questo caso il potere, procede innanzi senza preoccuparsi degli inconvenienti che, a costruzione compiuta, l'igienista denuncerà. P er lo più anzi • l ' igienista non è nemmeno interpella.to e quando, nel caso dell'Esercito, il direttore di Sanità apprende che si è iniziata la costruzione di u na caserma o magari che ne è prossima la occupazione, e va a vederla, compaiono i difetti d'indole igienica ed è ormai impossibile talora eliminarli. Badiamo, ho detto il direttore di Sanità. per mantenermi nel nostro ambiente, ma l a. cosa avviene lo stesso ad anche più largamente nell'a.mbieute civile; in una citt-à posta sulla, cima di un monte e nota per la sua grande ventosità un bel giorno si p ensò di costruire un nuovo ospedale; si scelse il luogo piu esposto alla tramontana, e verso tramontana, si disposero le enormi superfici vetrate; i n definitiva, quando l 'ospedale si occupò, si dovettero vroteggere gli ammalati con paraventi collocati fra le fi nestre ed i letti e fu un problema economico g1·avissimo quello del riscaldamento. Orbene chi scelse la zona, chi rivide i progetti degli ingegneri non fu mic.a un medico ! sarebbe stato logico, ma la logica non sempre è di questo mondo: t utto E:.i passò fra il presidente dell·istituto, ehe era un avvoca.to e gli ing<'gncri. Bisogna persuadersi cl te l'ingegnere e l'igienista debbono essere uniti nello studio delle nuove costruzioni destinate ad usi collettivi (osp>Ctlali, scuole, collegi, e nel caso nostro, caserme), debbono procedere di consen·a met t endo in comune le proprie cognizioni, completandosi l'un l'altro. Viceversa a.vviene talora, eò. è avvenuto anche a me, che il du·cttore di Sanità del Corpo d '.Armata non è interpellato dagli organi del Genio; e questo deve essere evitato. Il nuovo Ospedale militare di ~Iil ano fu studiato, profondamente, passo passo, da un valoroso ufficiale superior e del genio (tenente colonnello Cri·varo), dal generale medico CaJ(•gari e da me: tutto fu studiato, analizzato, modificato, occorrt>ndo, e non c'è dubbio che questo ospedale è ben riuscito. Se si facesse sempre così, certamente se n a avrebbero dei vantaggi. Ma per tornare a.lle caserm(~ , è chiaro che il perfezionamento deve essere continuo e progressi-ro, tenendo conto dci det.tami dell'igiene, pur riconoscendo in pieno, ripeto, che progressi veramente grandi si sono conseguiti, specialmente nel decennio del Regime Fascista. È da qualche tempo apparsa in taluni luoghi (cito ad esempio, la 7a Compagnia sanità - Ospedale di Firenze), la opportunità~ dirò m <>glio, la nece~s ità di offrire al soldato dell'acqua calda per lavare la gavetta, o, dove esistono, le stoviglie. In passato era costante veder lM·are la ga'l't'tta,


Dl TALr:-;.,; ~ECESSIT.~ DELLA CASER:UA :UODE1t~A

dopo il nuwio, con a1·qna fredda, il cb(' volt>va dire che i grassi non pote· Yano essere asportati ~e non in modo d el tutto imperfetto. E cco dunque una, prima neC('ssità: a fianco della cucina o d P! rdettorio dl·Yono <·xist<>re d(•i la n1.t oi con a<'q ua calda, l~·ggl?rmente aJca linizzata, e a fìa.nco di I?SSi >aschctte di risdaequatura. con acqua semplicy; D('} trattato di Costa e mio, a pagina 104 è fa.tto chiaro cenno di ciò, ma solo adesso, come dicevo, sono appar~;i i primi saggi di questi a.pprcstamcnti che costituiscono un elemento indispensab i le della igi<>ne alimentare. P er la mensa ~ottufficiali ci si può pPrfl?zionare ancora, ricorrPndo eventualmente ai hwa-stovigli<> mt!cca nici; ma ci6 non è affatto necessario, spec ialm~?nte do,·e la mano d· opera esi:stC' t· va usata, come è nell'Esercito. Ba.sta. una sor· gente di acqua calda che dalle cucine e facile avere con dispositivi assai semplici; in una prima vasca proporzionata ai bisogni si fa la lavatura. con soluzione sodica molto calda, <'in 11na seconda la risciacquatura con acqua semplice, fredda o tiepida. Con ciò si evitano inconvenienti igienici cb1• possono essere non lie vi, come il passaggio di germi patogeni da uno aJl 'altro. con gavette, panni, ecc., e le fermentazioni, spesso dannose, dei r esidui ali· mentari rimasti aderenti specialmente aJle gavette, più dei comuni piatti difficili a pulire. D ci bagni si è parlato: oggi non è più tollerabile lo stanzone unico dove tutti fanno il bagno in piena vista e promiscuità fra loro, e bisogna genera-lizzare il concetto ormai in piena evoluzione, dei ba,gni a loculi, dove il soldato è completamente sottratto alla vista dei compagni, do>c si spoglia, si lava e si veste a s uo agio, dove il senso di pudore, natw·ale specialmente a venti auni e iu soggetti che provengono in gran parte dalla campagna, è rispettato. n Genio militare ha fatto in molte caserme, nuove e >ecchit', impianti del genere molto ben studiati e riusciti e persino, ta.luni, con comando dell'acqua calda e fredda a porta.ta del soldato, in ogni loculo: e tutti, a cominciare dal soldato, hanno accolto con grande soddisfa.zione questo concetto moderno. Anche per quel che riguarda i lavabi molto, moltissimo si è fatto e si va facendo; nelle vecchie caserme peraltro non sempre è possibile ottenere una sistemazione razionale. Bisogna considerare che l 'elemento la~;abo deve essere bene a portata di mano del soldato, il quale tanto meglio e più volentieri si laverà. quanto più comodo per lui riuscira l'impianto. Il vec,chio concetto clhe il soldato non deve avere mollezze e deve andarsi a lavare all'a.perto, al vento, alla pioggia non era a,ffatto giusto; nei presidii freddi, era veramente penoso il la.varsi al matt.in~ e posso dirlo perchè l'ho fatto a nch' io, da volontario di un anno. ~1 tornava intirizziti in camerata e ci si riscaldava a forza di movimenti. Ora. che il soldato non debba esser!' a>vezzato fra le piume è ,.·eris:;ìmo, ma non lo si deve nemmeno mettere in condizioni di aromahu-e se non p er necessità reali di servizio. Perciò i lavabi debbono essere situati nfia.nco delle camerate, in locale chl' alla sveglia d~ve avere le fencstre <:hiuse. Di solito esso e costituito dall'antilatrina e questo non è lodevole: certe promiscuitil. possono riuscire dannose e meglio sarebbe si' fosse un loc~~le separato, adibito esclusivamente a quest'uso. Dico male, c~sclush·am('nt e: l a sala dei lavabi dovrebbe avere uni\ tloppia. in:Hallazione, <la nn lato i la...-abi in quantità suffici~nte, a sola


DI TALUXE NECESSrt.:\. DELLA ~V3ERMA MODER~A

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acqua fredda e dall'altro i lavapiecli, ad acqua calda e fredda,, anch'essi in quantità corriSI>Ondente al bisogno. Temo che t.ahmo, a questo punto, sorrida: comeT i lavapiecli! ma è dunque necessario questo f Si, è necessario, inclispensa bile: non ci laviamo dunque ii l viso almeno una volta al giorno col sapone'? ~ella mia vita militare ho sempre aV11to l 'abitudine di entrare dappertutto, di notte e di giorno, per rendenni conto di tutto: ora chi ha fatto questo sa bene quale grado di animalizzazione dell'aria si trovi in una camerata, specialmente di estate, pur che vi si entri un'ora dopo il silenzio. Se la stagione consente di lasciare le finestre aperte, !"inconveniente è minore, ma St> esse debbono rimaner chiuse, e se le camerate hanno poco abbondante il rinnovamento dell'aria, l'ambiente è irrespirabile, repnlsivo. Ora. il primo e più importante fattore di questD stato di intensa anim.alizzazione dell'ambiente sono i piedi, che nel soldato lavorano molto e sudano altrettanto. Che cosa fa l 'alpinista' Appena tornato all 'albergo da una escursione, a.ppena sistematosi per passar la notte al rifugio, pensa ai suoi piedi e li l ava amorosament(~; e badate che questo si faceva venti e più secoli addietro: lo faceva anche Gesù ! Tutti coloro che debbono lungamente marciare debbono far così, pena la impossibilità di continuare a servirsi di questi che sono, per loro, organi indispensabili. È dunque logico e necessario che ai piedi del soldato si prestino le mag;giori attenzioni. Ora questo si fa, ma non abbastanza; i piedi si lavano quando si fa il bagno, cioè una o due volte la settimana, secondo la stagione; altre volt-e H soldato se li lava di sua iniziativa. Ma non basta: è necessario che al ritorno dalla marcia, dalla tattica, dalla istruzione di piazza d'armi si dedichino giornalmente, costantemente venti minuti allava.ggio dei piedi; dovrebbe essere una operazione ordinaria come la distribuzione del rancio, la sveglia, la libera uscita; dovrebbe precisament-e precedere la distribuzione del primo rancio ed essere obbligatoria per tutti. Se ne avvantaggerebbe la salubrità delle camerat.e che, di notte, non colpirebbero per il cattivo odore; ma per far ciò è necessario che ogni caserma abbia nelle sale dei lavabi anche le corrispondenti batterie dei laYapiedi, con una sorgente di acqua calda per l'inverno. Un'altra cauaa della forte sensazione di animalizzazione, di tanfo che colpisce, di notte, chi entra in una ca.mera.ta è costituita. dalla. necessità per il soldato di tenere tutto presso o denti·o la propria branda: chi usa, nelle visite, nelle ispezioni far aprire le brande e verifica.rne lo stato di pulizia, trova illevitabilmente dentro pezze da piedi, o calze sudici e, anche se la vigilanza è abbastanza assidua; e pendenti sotto la branda sono assai spesso le scarpe e nel tascapane, a capo della branda, si trovano frammisti asciugatoi, stracci 1mti di grassi con ctù si p1ùisce il fucile, spazzole da scarpe e spesso anche le pagnotte. Non bisogna dimenticare che il soldato, come disse Laveran, è un fanciullone che non comprende certe necessità igieniche; egli ha bisogno di essere educato, di essere persuaso che la roba sudicia è un grave pericolo igienico, specialmente se viene a cont<Ltto con quello che si deve ma,ngiare. Tutte queste cose sporche dovrebbero esser bandite dalla camera dove si dorme e relegat.e altrove. Dove e comeY Vi sono degli enti collettivi, nei corpi armati, e;be hanno ben provveduto a questa neces-


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DI 'l'AL~E KF.CF.SSITÀ DELLA CASERM A l!ODERNA

sità, costituendo dei veri e propri guardaroba in ambienti a.ppositi, guardaroba ra.ppresentati da annadi fatti a caselle, ognuna da poter chiudere a chia.ve; si potrebbe studiare questo problema e adottare dispositivi analoghi anche nell'Eserdto. I vantaggi sono notevolissimi: si può ottenere che tutto quanto è possibile sia tolto dalla camera dove si dorme, si sopprim~ la. piaga pNenne della ca8erma, che è il furto, il piccolo furto che non ò considerato tal(·, ma piuttosto è ritenuto, come si dice in gergo, un arra.n· giarsi, e si dà al soldato la soddisfazione di avere un luogo, sia pnre piccolo, dove tener c·hiuso ciò che l'interessa. Si potrà dire che questi casellari diverranno covo di sudiciume: ma a ciò si rimedia facilmente con periodiche visite. D el resto lo stesso inconveniente hanno le attuali valige o cassette. con l'aggravante cbe esse, col loro contenuto, stanno in camerata, soprn alla branda. Se si adottasse questo sistema, sopra il letto e sulla plancia resterelr bero solo le armi e gli oggetti di equipaggiamento e di divisa che sono stret· tamente di prescrizione, escludendo tutto ciò che non è perfettamente pulito. Ma per far ciò occorrono sale apposite, annesse a quelle dei lavabi. e corrispondenti per ampiezza alla forza del reparto a cui debbono servire (plotone, compagnia). In conclusione la caserma futura dovrebbe avere alla t esta.ta della camerata, tre ambienti: quello delle latrine, isolato dagli altri, e, interco· municanti fra loro, quello dei lavaibi e lavapiedi e quello del guardaroba In tal modo la camerata sarà sempre sgombera e pulita, e servil'l\ solo per dormire; con quanto beneficio è facile comprendere: se si pensa alla. polverP, al fango, al sudiciume che il soldato porta dall'esterno, e alla necessità attuale di riptilirsi in camerata, appare evidente il beneficio che arrecherebbe il guardaroba, d<>ve avverrebbe la pulizia delle scarpe, la. battitura e spazzolatura degli abiti, insomma tutto ciò che lascia rifiuti e chP arreca polvere. Un'altra questione che merita di essere esaminata è quella delle infer· merie: anche qui il progresso è stato veramente cospicuo, e se si pensa alle vecchie infC'rmerie di caserma, povere stanze mal disposte, male illu· minate, spesso non riscaldate, imbiancate alla meglio dagli zappatori dPl reggimento, vi è motivo di compiacersi di quel che si è già fatto. Si può dire oggi che non vi è reggimento il quale non abbia una buona, talora ottima infermeria: belle sale, bene illuminate, bene riscaldate, ben disposte, distinte per malattie mediche e chirurgiche; sale di attesa, di visita, di medicazione; sa.le apposite per isolamento di infermi sospetti di morbi diflusivi; bagno proprio, ritirate a sifone idraulico per malati comuni, ed altre a pai·te, per le sale di isolamento. Tutto è ben tenuto, quasi sempre con zoccoli delle pareti a smalto; l'arredamento è passato dalle vecchie brande ai letti da ospedale e relativi comodini. È dunque evidente che il pr<>gresso è stato grandissimo: e tutta\111 non baata a"ncora. Molte volte, nellle nuove caserme l'infermeria vien pro· gettata e sitnata nel fabbricat-o Comando, talvolta a fianco del Oomanrlo stesso, o al piano superiore, presso le camere degli ufficiali o dei sottuffici:tli alloggiati in caserma.. È ben vero che spesso aU'inferrneria si accede J~'r 'Una scala e alle altre parti del fabbricato per un'altra; ma poi tutto è LO


DI T .UU)<"'"E ~n:CF.SSITÀ DELLA CASERMA MODERNA

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-comunicazione per mezzo dei corridoi. Ora noi cbe ci occupiamo di igiene non approviamo ciò: è necessario che l'infermeria sia del tutto appartata dal resto della caserma e ciò per ragioni intuitive; e perci6 raccomandiamo sempre che sia costituita da un fabbricatino a parte, lontano da quelli delle camerate comuni, e possibilmente con ingresso speciale, onde il movimento degli infermi si faccia senza traffico nei cortili o nei piazzali d ella caserma. La cosa non è punto difficile, perchè oggi t utte le caserme hanno vasti piazzali e numerosi fabbricati e non è nemmeno molto costosa. Non si creda che questo timore di diffusione di malattie sia ecces sivo: il malato, qualunque esso sia, non può considerarsi incapace di fare da.nno agli altri, anche se è affetto da una forma ritenuta banale e lieve, e perciò va tenuto a parte. E finalmente voglio parlare di un elemento che è il più importante di tutti, la camerata, il dormitorio dei soldati. È chiaro che sulla camerata l'igienista voglia insistere, perchè essa rappresenta il luogo dove tutti devono riunirsi e vivere per lunghe ore, per lo meno per tutta la notte. Dalle caserme di un tempo a quelle di oggi il progresso è senza dubbio immenso: nei vecchi conventi il soldato veniva sistemato ovunque e si avevano spesso celle dei frati occupate da due, quattro soldati ognuna. Difficoltà di vigilarne la disciplina e le comuni regole di pulizia si univa a mancanza delle norme elementari dell'igiene: fìnestrelle piccole e insufficienti, insufficiente cubatura, spesso umidità cospicua rendevano questi ambienti non rispondenti ai requisiti che deve avere un buon dormitorio. Si aveva in altri termini una perfetta concorda.nza del militare e dell'igienista nel considerarli inadatti, perchè l'uno ne deprecava i difetti disciplinari, l'altro quelli igienici. Oggi le cosé sono cambiate e se ne è avvantaggiato il militare e l'igienista, ma forse più il primo che il secondo. Un tipo di camerata oggi in uso risponde pienamente alle esigenze disciplinari, perchè l'elemento base, la compagnia, è in linea generale sistemat-o in un dormitorio che -costituisce un tutto unico, anche se apparentemente suddiviso in più locali. Esso è rappresentato da un piano intero di fabbricato o anche da mezzo pia.no, se il fabbricato è di grandezza dopJ>ia, contiene dai 100 ai 120 uomini, ed è costituito da una serie di camerate intercomunicanti per grandi aperture ad arco, centrali, camerate in numero di cinqÙe o sei, ognuna capace di una ventina di posti. Ognuna di esse ha una. finestra. ad una estremità ed una alla estremità opposta. N on vi è dubbio -che questa disposizione è comoda dal punto di vista disciplinare, perchè -consente al comandante la compagnia ed ai suoi ufficiali di tenere sotto ma.no tutti i loro uomini, di vigilarli continuamente, di riunirli in pochi minuti per talune istruzioni teoriche, per comunicazioni, ecc. Ma dal lato igienico le cose sono diverse: intanto le due uniche finestre, pur tenendo -conto che sono a riscontro, non sono sempre sufficienti nè come illuminazione e insolazione, nè come ventilazione; è noto che la superficie vetrata dovrebbe stare a. quella del pavimento come l: 10, e questo non si xaggiunge. Per di più una orientazione ideale non è sempre possibile per necessità di terreno, e questo fa sl che spesso è insufficiente anche l'insoJa,zione. Ma soprattutto è da tener conto che il dormitorio cosi fatto è in pratica. una camerata unica per 100-120 persone, essendo insufficiente, 2- Giornale di medicina milita1'e.


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D l TALUl>"E l'<"'"ECESSlTÀ DELLA C ASERMA liODER);A

agli effetti igienici, la, suddivisione in più scompartimenti, i qnali poi, si noti , in tn.l une Ct<serme non recentissime sono separa.t i da muri non a tutta. altezza, ma che si arrestano a poco più di dae metri. Anima.lizzazione not t urna Mspicua, promiscuità. altrettanto con tinua ed intima, facilità di di1Iusione di morbi infett.ivi si accoppiano ad elementi negativi d 'indole psichica; il dormitorio diviene rumoroso, è difficile a ri!lcaldare, genem spesso forti conenti d 'aria e toglie al soldato quel senso di riposo, di quiete, di cameratismo che egli desidera. nei momenti di sosta fralf' varie istruzioni. Tutti questi difetti sono reali e chi è avvezzo a frequentare la truppa lo sa. Un tempo per ragioni varie si dovevano tenere i soldati nelle parti centra.li della città; allora le necessità. m spazio, di aree libere erano gravi. Oggi non è più cosi e il soldato si tiene alla periferia della città, ove trova. una infinità di vantaggi, igienici e militari. Così la. difficoltà di trovare aree adatte è in gran parte scomparsa., anzi queste, perchè periferiche, sono meno costose: per ovviare agli inconvenienti delle grandi camerate bisognerebbe estendersi in superficie invece che salire in altezza, in altri termini, ricorrere al sist.ema a discentramento, a padiglionL Nel trattato di Costa e mio avevamo già insistito su ciò (pag. 96); l'ide.ale è sempre il padiglione per compagnia il quale del resto può anche essere raddoppiato nel senso della lunghezza, unendone due per una delle loro testate. Meno buono è raddoppiare l'altezza, facendo padiglioni piccoli, ma a più piani, per due compagnie, sebbene oggi gli igienisti non siano così restrittivi nel consentire i fabbricati a più piani per abitazioni collettive. Il tipo che secondo me rappresenta la perfezione è il seguente: padiglione munito di semin terra to asciutto, da servire parte per magazzino, parte per sala di riunione della compagnia; due piani sovrastanti; al centro la scala e le camerette per ufficiali e sottufficiali e ufficio; ai lati della scala. le due camerate, ciascuna di 24-30 posti, senza corridoio centrale o laterale; alle t estate le lat rine, 'i lavabi, la camera per guardaroba, come si è dettor il padiglione risulta cosi di un seminterrato e di due piani e quattro cameI·ate, per un complesso di 96-120 posti, oltre ai sottufficiali. Se viene raddop· piato in lunghezza, serve per due compagnie, ma deve avere due scaJe e separazione netta fra le due metà. Le tinestre sono esclusivamente sui lati lunghi e possono essere situate in alto o almeno, se in basso, avere i vasist& nella parte superiore. Tutti i padiglioni sono orientati ugualmente e distanti fra loro il doppio dell'altezza. I fabbricati non destinati a dormitorio possono essere disposti a piacimento. Se l'altezza dei paruglioni viene raddoppiata, si ha maggiore promiscuità; invece il padiglione tipo, per un~ compagnia, dà tranquilla dimora al soldato, relativo silenzio, vita djrei quasi familiare e ma~simo frazionamento possibile, in relazione alle esigenze della disciplina, con grande vantaggio dell'igiene. . La caserm~ evidentemente viene a costare di più: ma i va.ntaggt che se ne ottengono compensano la maggiore spesa. Quanto ho detto sulle necessità igieniche delle camerate è frutto di ll1U\ lunga vita militare, di protratte osservazioni. Vi sono vecchie caserm~ anche relativamente buone, che hanno per retaggio annuale epidemie dl morbillo, di paxotite; di solito in aprile-maggio cominciano i ca.si, che· l 'igienista contiene con misure PlOlto.rigorose, ma, ciò malgrado, si hann~


Dl TALU NE N E CES:3JT.\

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DI:: I..LA CASElOlA )f0DER.'<A

stillicidi penosi, che turbano la st>renità dei Comandi ed ostacolano grandemente le istruzioni. A voJt,e ciò avviene in una caserma situa ta sttlla riva eli nn fiume, e al contrario non avviene in un 'altra che trovasi a 500 metri di distanza; in tal caso l'influenza. del fiume, comunque possa spiegarsi, è indiscutibile, ed io ne ho avuto più di un esempio, ma altre volte quest'influenza non c'è e lo stillicidio dei casi non può imputarsi se non all'affollamento, alla promiscuità, agli eccessivi continui contatti. P erciò il discentt·amento, il frazionamento, sono di grande, indiscut ibile utilità. Molte volte avviene che l'ingegnere progettista si trova alle prese con una difficoltà grave e persino talora insormontabile, quella della scarsezza cl ella somma assegn!l.ta per la costruzione: è logico pertanto che egli cerchi di risparmiare dove può. Tuttavia non sembra opportuno che si risparmi in ciò che vuole l'igienista,, perchè questi pensa alla salute del soldato, ciò che rappresenta un dovere sacrosanto per tutti e che si risolve in definitiva in una maggiore coesione, compattezza, forza, valore del reparto. Perciò nel chiudere queste note io mi permetto esprimere il voto che delle indicazioni e suggerimenti dell'igienista sia sempre tenuto il maggior conto possibile, quando si debbano costruire caserme, ospedali, abitazioni collettive in genere. AUTORIASSU:s'I'O. - L'A. tratta d ei requisiti igienici della moderna caserma, ne illustra gli elementi, e specialmente le camerate ed i loro aecessori e fa voti che dei postulati igienici sia sempre tenuto il maggior conto dall'ingegnere progettista.

Nota. - Que~to articolo era gtà scritto quando usciva, poco fa, U nuovo trat.t.ato di !glene pubblicato dal VaUardi e diretto dal prot. Ottolengbl. In esso è cont.enut.a l'Igiene militare, obe 11 tenente, colonnello m edioo prof .• Brnni ba rt:datta. con la sua riconosciuta compet~nza: e sono lieto di rilevare che egli è d'accordo con me in w oltissiwi del vunli che ho esposti in queste vagine.

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lSTITUTO DI CLINICA MEDICA CENERALE DELLA R. UNIVERSITÀ DI SIENA Direttore: prof. CARLO G.utNA

OSSERVAZIONI CLINICHE SU 360 CASI DI FEBBRE TIFOIDE Dott. Stanislao Paolillo Primo capitano medico, assistente militare

Dott. Libero Lecchini Assist e nt.e

(Continuazione e fl,ne - V. /a8C. X )

e) L 'appamto respiratorio. - Riguardo alla sintomatologia. re~pi · ra.toria nei nostri pazienti abbiamo potuto osservare un comportamento del tutto indifferente nei riguardi del sesso e dell'età. Il laringe ben raramente ebbe a presentare fatti infiammatori importanti. In quei pochl casi in cui fu riscontrato un interessamento di tale organo, gli ammalati lamentavano sensazione di bruciore e dolore alla deglutizione. Obiettivamente si notava arrossamento del faringe e d(:'! laringe, voce rauca, emissione di secreto mucoso o mur.-o-ematico con la tosse. Questi fatti che interve~ero piuttosto precocemente, scompar vero in breve lasciando uno stato iperemico della mucosa e una toSS(:' stizzosa che disturbava molto il riposo. Il sintomo più frequente a carico dell'apparato r espiratorio fu In. brunchite che fa parto del corteo sintomatico normale dell'Eberth mentre è di gran lunga meno frequente nel paratifo. Però la nostra casistica non reregistra una eccessiva frequenza della bronchite. P er lo meno vi è stata una. percentuale forte di casi (45 %) in cui la bronchite apparve in forma acuta e diffusa come classicamente è descritta, mentre in una percent,uale meno forte (25 %) questa fu rappresentata da effimere e scarse manifestazioni obiettive. Nel rimanente dei casi infine (30 %) l'albero bronchiale rima~c pressochè indenne da partecipazione obiettivamente e subiettivamente constatata. La bronchite è comparsa nei nostri casi meno frequentemente in secondo settenario, più frequentemente in terzo o in quarto per scomparire gradatamente durante la convalescenza. La broncopolmonite ipostatica nel tifo è complicanza molto grave c piuttosto frequente che si manifesta per solito nel periodo di stato delle forme gravi e più spesso negli infermi che presentano alterazioni mioCal'diche o angioparalitiche. Nella nostra casistica tali broncopolmoniti sono state riscontrate 20 volte, di cui 17 seguite da esito letale. Oltre a tali forme ipostaticbe, più importanti dalla.to semeiologico e clinico, sono i casi di pneumoni te tifica che vengono scolasticamente classificati in: l) pneumoniti insorgenti all'inizio del tifo e dominanti come tale il quadro nosologico (pneumotifo) la cui diagnosi sarebbe impossibile senza l'esame sierologico o culturale;


OSSERVAZlONl OLI~CHE SU 360 C ASI DI FEBBRE TIFOlDE

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2) pueumoniti insorg<'nti alrinizio della malattia il cui quadl'O sintomatologico compare in secondo tempo; 3) pneumonit i insorgenti dura.nte il decorso di un tifo classico; 4) pneumoniti che si presentano insieme agli altri sintomi del tifo fin dal principio della malattia. li quadro semeiologico della pneumonite, comunque si insedii nel tifo, non differisce per nulla da quello della forma lobare franca o di quella. lobulare così come viene classicament<'l descritta. È una complicazione grave7 temibile, che mette in pericolo la vita dei pazienti. Nella nostra casistica abbiamo osservato due casi di pneu:motifo e otto di pneumonite in corso di tifo. Omettiamo per brevità di descrivere minutamente la sintomatologia di questi casi: ne segneremo soltanto alcuni punti di importanza clinica fondamentale. E cominciamo con i due casi di pneumotifo:

L. Livia, anni 40. Sintomatologia di pneumonite franca del lobo inferiore destro. E spettorato intensamente emorragico. Cianosi. Polso frequente. JJeucocitosi (15.000). In decinla giornata. la crisi non è ancora a-vvenuta. Si pensa ad una forma a risoluzione ritardata p erchè la tempera-tura presenta per due giorni qualche leggera remissione, in sèguit<? però la febbre tende di nuovo a risalire. Messi in sospetto da questo fatto, in 13a giornata eseguiamo una prima siero-agglutinazione IJer il tifo e i paratifi: è negativa. Lo stato generale si va aggravando. In 19a giornata si ripete la sierodiagnosi che questa volta è positiva per il tifo fino al titolo. di 1:400. L'ammalata venne a morte in 25a giornata. M. Sofia, anni 23, sintomatologia obiettiva come la precedente. Poichè qualche giorno prim a dell'ingresso in Clinica di questa nostra paziente, si era. verificato il decesso per pneumotifo della precedente ammalata, fu prat icata subito un'emocultura in sesta giornata di malattia che riUJiCÌ positiva per il bacillo di Eberth. In lJa giornata. a.uche la sieroagglutinazione fu positiva per il tifo al t itolo di 1:400. L 'ammalata sfebbrò completamente in 353 giornata, avendo presentato p<·r t utta la degenza una sintomatologia polmonare schietta.

Abbiamo voluto tratteggiare le due storie cliujche per mettere in eYidenza quanto difficile sia una dhlgnosi esatta di natura, quando non si abbiano criteri per sospettare un'infezione eberthiana e quando poi, come nel primo caso, la siero-agglutina.zione specifica abbia subìto un ritardo verosimilmente spiegato dallo scarso potere di difesa dell'ammalata. Le otto pneumuniti in corso di t ifo insorsero durante il periodo di stato e precisamente t re in terza settimana e cinque in quarta settimana. Questo nuovo episodio aggravò uotevolmente le condizioni già depresse dei nostri pazienti: il quadro morfologico del sangue subì una variazione ed il numero dei leucociti da una cifra. pn•ssochè normale (5.40o--5.800) san a valori considerevoli (14.00(}-25.000). Il periodo del fastigio subl un not~vole prolungamento, di una o più settima.ne, pur tuttavia sei di questi casi vennero a guarigione. La convalesc(•nza fu però lunga , stentata,


lQ;Jg

OSS ER\"AZ!0!\"1 Cl. l!'ICRE SU 360 CASt DI FE911R.E TlFOIDE

turbata spesso rla rl<'ficienza ci rcolatoria grave. Dei due ca~i mortali uno era già in con,·alescenza all0rC'hè fu colto da un improvviso collasso cardiaeo mentre si alr.ava dal letto. Contplicanze pleuriche durante l'infezione eberthiana sono state nella nostra casistica ecc<'zionali. Ne rPgistriamo infatti un sol caao. Si trattava di una donna di 59 anni senza precedenti anamnestici importanti. In !"na giornata di malattia cominciò ad accusare in corrispondenza della sottospinosa e della sott.oscapolare destra un dolore a tipo gravativo costante con esacerbazione e trafittura durante gli atti respiratori. D reperto obietth·o sf'gnalaYa in detta zona respiro obliquo all'ispc· zione, indebolimento del fremito vocale tattile alla palpazione, modico smorzamento plessico e qualche crepito pleurico all'asc-oltazione. Otto giorni dopo si notavano netti i segni fisici di versamento. Una puntura esplorativa dava esito ad alcuni eme. di essudato puriforme color marrone nel cui sedimento erano riconoscibili globuli rossi disfatti e globuli bianchi in prevalenza neutrofili. Diagnosticato il piotorace, l 'ammalata stava pC'r essere trasportata in clinica Chirurgica. quando fu improvvisamente colta da vivo dolore all'emitora.ce destro, dispnea con ambascia precordiale. tachicardia. con segni di collasso. Si riscontrò allora sopra la zona di ottusità corrispondente al piotorace una zona plessica di schietto timpanismo alto che si estendeva fino oltre la spina della scapola con succussione ippocrat.ica e mobilità del livello liquido secondo le leggi della gravità. Posta diagnosi di piopneumotorace confermata dall'esame radiologico, l'ammalata venne immediatamente dopo sottoposta all'intervento che purtroppo non riuscì a scongiurare !"esito letale a.vvenuto dodici giorni dopo. f) L 'apparato urogenitale. - Nella grande maggioranza dei nostri ammalati abbiamo riscontrato duTante il decorso morboso alterazioni qualitative e quantitative dell'urina. Tra le alterazioni qualitative abbiamo registrato nell'87 % albuminuria in quantità variabile da « traccie indo· sabili n all'l-2 °/0 0 • Nel sedimento urinario abbiamo osservato sca.rso numero di globuli rossi, più numerosi globuli bianchi, qualche frammento di cilindro granuloso o di cilindro ialino, cristalli di vario genere, cellule. desquamative delle basse vie urinarie. L'insieme dei r eperti qui segnati depone per una nefrosi febbrile per degenerazione dell'epitelio tubulare e glomeru· lare a tipo torbido, vacuolarc. Tali reperti hanno costantemente a-ccompa· gnato tutto l'acme febbrile e sono scomparsi in convalescenza a grado a grado. In pochi casi abbiamo riscontrato un reperto urinario di pielone· frite. In uno di t>ssi l 'anamnesi riferiva di una prel{l"essa calcolosi (causa traumatica predisponente), in altri due l'infezione si era diffusa per via ascendente dalla vescica (cistopielite). Questi pochi casi di nostra osservazione hanno presentato una sintomatologia uniforme: ai sintomi propri della nefrite (ematul'ia, albuminuria., cilindruria, ipostenuria), si unirouo sempre quelli della pielite o della cistopielite (piuria, polla-chiuria, ecc.). Salvo un caso in cui l'<'morra.gia renale fu imponente e duratura. negli altri il decorso morboso non differi da quello comune a forme rli tal genere. Nella nostra casistiPa figura anche un ca.so di nefrotifo. Si trattava di un uomo di 25 anni sen1.a prPcedenti morbosi notevoli, e, quel cht> piì1 interessa, senza plw·ed (•nti re.uali. Questo giovant\ entrò in Clinica ron


OSSER\"AZIONI CLIKl CRE Sl- 31>0 CASI DI FEBBRE 'l'll'OIDE

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febbre che datava da poch i giorni , C<'[alc·a, albuminuria, ematuria, ipo.stenuria, ipertensione e subedema. ~on prt·sentava alcuna localizzazione settica in atto nè in precPdenza. Si prnsò ad una glomeruloncfrite diffusa criptogeuetica. Fummo colpiti però dallo stato febbril e che si manteneva alto e continuo e dallo stato generale del sensorio depresso e sonnolento malgrado l"azot(•mia fosse in limiti norma.li (mmgr. 41 %). Praticammo !ìei giorni dopo l'ingresso in CJ:inica. l'f'rnocultura, (10a giornata di malattia), che riusc.ì posith·a per il bacillo di Ebertb. In SPCOndo tempo anche la ricerca nelle urine fu posith-a per il bacillo titico. In secondo set.tenario si n•se evidente un modico tumor di milza e comparvero alcune roseole sul tronco. Verso la lhw del setteuario stesso la siero-ag.glutinazione per il t.ifo fu positi\'a aln : .JOO. Durante tutto il decorso i.a sintomatologia renale fu quf'lla che dominò il quadro morboso; caduta la febbre anche i sintomi rcnali si attenuarono per torna.rc lentamente .alla norma durante la conYalscNlza. Con molta frE-quenza si è riscont.rata nei nostri pazienti l'acetonu?-ia. Abbiamo calcolato che il 27 % di essi, per la ·maggior parto casi a decorso grave, durante l"acrne morboso ebbe a presentare nell'urina traccie di -corpi acetonici svelati dalla prova di Légal al nitroprussiato; non riscontrammo mai positiva la. prova al percloruro di ferro per l'acido acetacetico (Gerha.rdt). Anche l'irula.canu.1·ia o l'U1·obilinuria furono riscontrate molto frequentemente (49 %) dando spesso reazioni fortemente positive. Meno frequentemente, diremmo anzi eccezionalmente, venne riscontrata coluria, .salvo quei pochi casi che presentarono ittero o subittero diffuso alle sclere e alla cute. La diazorea.zione di Elhrich fu nella maggior parte dei casi positiva. (65 %) qualche volta la reazione persistette pochi giorni, più spesso invece si protrasse per tutto il periodo del fastigio. Nei paratifì mancò .sempre. Oltre ai disturbi qualitativi nel decorso dell 'infezione eberthiana si hanno anche disturbi quantitativi della diuresi. Uno di noi (Lecchini) si è .già occupato in precedenti note di questo argomento rileva,ndo che la .quantità giornaliera di urina diminuisco nel tifo mantenendosi per tutto il periodo del fastigio sui 300-7-600 cc. giornalieri, diminuisce inolt ro la ·quantità dei cloruri pelle urine, aumenta il peso specifico; all'inizio del periodo anfibolico si ha invece spesso un aumento della quantità urinaria delle 24 ore; aumento che si rende poi ben manifesto via via che scompare la. febbre e si instaura, la convalescenza. Inizia allora una impon ente poliuria che si protrae per circa i primi due mesi di convale.scenza e che porta la quantità dell'urina a valori giornalieri davvero notevoli (fino a cc. 3.200); cade il peso specifico (1.004-1.010) si ba una. .scarica. di cloruri meno marcata di quella che si riscontra dopo la polmonite ma che dura però piì1 a lungo. Parallelamente alla poliuria è .stata notata una notevole ipostenLtria che va gradatamente attenuandosi fino a scomparire in 60 giorni ed oltre. Tale perturbamento del ricambio idrico è molto più evidente nei giovani. Esaminando il comportamento d ella diuresi dei nostri casi, abbiamo potuto confermare quanto sopra .è stato rilevato.


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OSS:ERVAZlONI CLINICHE SU 3ti0 C.ASI DI FEBBRE TIFOIDE

Le complicazioni a carico dell'apparato genitale sono poco trattate dalla maggior parte degli aut()ri. Il comportamento degli organi sessuaJ.i di fronte alla infezione tifoide non è stato nella maggioranza dei nostri casi molto caratteristico. Non di meno abbiamo potuto r egistrare qualche complicazione piuttosto rara, qualche alt ra invece, che da qualche A. venne riscontrata con una certa frequenza, noi l'abbiamo vista in qualche caso appena. Nel sesso maschile è stato rilevato un sol caso di orchite, anzi, per essere più esatti, di orchiepididimite sinistra. Si trattava di un soggetto di 22 anni nella cui anamnesi personale non potemmo rilevare fatti degni di particolare nota, con precedenti negativi dal lato venereo e da quello traumatologico sessuale. Quesro giovane presentò una forma grave di tifo eberthiano. D urante l'acme morboso fu notato un aumento di volume dell 'emiscroto sinistro, con cute arrossata, fusione degli organi in una massa estre· mamente dolente alla palpazione che la.<:~ciava però riconoscere particolarmente interessato il didimo e seconda-riamente l'epididimo e il deferente. Per otto giorni le condizioni locali si mantennero invariate malgrado un trattamento analgesico e antiflogistico; le condizioni generali però a causa della sofferenza soggettiva, peggiorarono tanto da far temere imminente la. fine. Dopo l'ottavo giorno la complicanza orchitica a~ennò a risolvere e rapidamente, nel volgere di pochi giorni, si vide la tumefazione scrotale ridursi, diminuire la dolorabilità spontanea e quella provocata, impa llidire la cute regionale, scomparire l'edema ed iniziare infine un'abbondante desquamazione lamellare. Durante la convalescenza potemmo osservare ipotrofia del testicolo sinistro con epididimo aumentato di volume e di consistenza, dolente alla pressione. L'ammalato venne dimesso in queste condizioni. Nel sesso femminile abbiamo osservato frequentemente un arresto della funzione catameniale per tutto il perìodo dell'acme e spesso fino ad inoltrata convalescenza. In rari caai abbiamo potuto notare il fatto opposto: profuse metrorragie accompagnate da metralgia a tipo colico che per 10-15 giorni anemizzarono e prostrarono le nostre pazient,i. In un caso poi, soggetto di 22 anni senza particolari precedenti, di robusta costituzione fisica, la metrorragia fu così abbondante e cosi poco influenzata dai mezzi terapeutici, da far temere per la vita della donna. La nostra casistica registra altresì un caso di ?na8tite bilaterale. Era una donna di 46 anni, entrata in Clinica in discrete condizioni generaJi affetta da una forma di tifo particolarmente grave. Durante l'acme mor-

boso improvvisament e cominciò ad accusare dolore trafìttivo via via più forte alla mammella destra e dopo quattro giorni anche a quella sinistra. Le manunelle si presentavano tumefatt e, liscio, diffusamente arrossat-e,. specialmente nel quadrante supero-esterno, molto calde al termotatto. Anche i gangli linfatici dell'ascella si ingorgarono. Fu prospetta.ta la op· portunità di un intervento chirurgico. P erò la sintomatologia suddetta spontaneamente si attenuò e in una quindicina di giorni tutto tornò a.lla norma; comparve in sèguito una flebite dell'arto inferiore sinistro. Non è frequentemente ricordata la mastite tra le complicanze del tifo. Sabrazès· recentemente ne ha riportato un caao. L 'aborto in corso di tifo si deve ritenere molto frequente, :per quanto la. nostra ca-sistica riporti poche osservazioni di tifo in gravidanza. Noi lo abbiamo riscontrato nel 70 % delle donne gravide.


OSSERVAZIONI CLlNICliE SU JijQ CASI DI F EBB RE 'l'll'OIDE

1041

g) La cute. - La manifestazione cutanea che ba più importanza nella tifoide è senza dubbio la roseola. È stata 1m•sente nel 49 % dei nostri casi, più frequentemente nei maschi, indifferentemente per l'età. Quasi sempre essa si è limitata alla superficie dell'addome superiore fino al dorso e a quella toracica, raramente abbiamo notato la forma diffusa. Le roscole che noi abbiamo osservato in corso di tifo variavano nella grandezza da una piccola lenticchia ad una. capocchia di spillo, apparivano per lo più ~ ponssée di 1o--12 per volta, impallidivano dopo quattro o cinque giorni. Il periodo di malattia in cui compaiono le roseole nella grande maggioranza dei caai corrisponde al secondo settenario. Alcune volte le roseole sono apparse un po' tardivamente (terzo settenario e non oltre), senza alcun rapporto con la gravità e con l' ulteriore decorso. Altra manifestazione cutanea che nel tifo si riscontra con qualche frequenza è la miliare cristallina o sudamina. Si tratta, com'è noto, di eruzioni vescicolari miliariformi che si presentano durante l 'acme morboso indipendentemente dalla curva febbrile, che può essere più o meno alta, e dalla diaforesi, che può essere più o meno attiva. Anche l'età dei pazienti è i ndifferente. Quanto al sesso sembra più predisposto quello maschile ed anch e noi abbiamo notato che di una quarantina di casi in cui riscontrammo miliare cristallina, una trentina appartenevano al sesso maschile. L'herpeslabialis in corso di tifo compare eccezionalmente: lo abbiamo riscontrato una volta nel sesso maschile, due volte in quello femminile. Ha pertanto valore diagnostico probativo la sua negatività. La cute dei tifosi emana nn particolare odore~ Tutti gli ammalati infettivi possono presentare questo sgradevole fatto allorchè traspirano copiosamente. Alcuni però, che apparentemente non traspirano, possono anch'essi presentare tale inconveniente. Bisogna in questi casi ammettere che sostanze volatili graveolenti vengano eliminate attraverso la ente m ediante la « perspiratio insensibilis >>. È un fat.to che i tifosi, i quali non presentano di solito copiosa traspira.zione, emanano un odore speciale oil.ore di tifo. Questa srusazione olfattiva non è facilmente definibile: è stata paragonata al caratteristico odore che ema.na un pollaio. In realtà in un certo numero di casi noi abbia~p.o dovuto constata.re questa particolare sensazione olfattiva. ; Altra caratteristica della, pelle è l'ipercheratosi plantm·e e palmare con ingiallimento della cute. È un fatto di comune osservazione nel tifo e che non si riscontra frequentemente in altre affezioni. La foruncolosi e i piccoli ascessi sottocutanei si presentano non di rado in corso di infezioni ebertbiane. Insorgono per lo più verso la fine del periodo del fastigio ed banno significato prognostico buono. La desquamazione dell'epidermide abbiamo potuto rilevarla diverse volte: per lo più furfur!Wea, come n el morbillo, più rare volte invece lamellare e che si protrae fino a convalescenza inoltra.ta. L 'ipercheratosi piantare e palmare durante la convalescenza va incontro ad ampia desquamazione: si distaccano giornalmente delle vere lamelle cornee piuttosto spesse e numerose fino a lasciare la cute sottile e trasparente come quel1a di un bambino. h) La febbre. - Il comportamento della cun-a termica è stato nella. maggioranza dei nostri casi (60 %) quale si trova classicamente descntta. Un primo periodo « ascendente » che dura in genere una setti-


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OSSEK \- A7.10 NI CU~\IC HE SU 3f:Q CASI DI FEBBRE TIFOIDE

mana durante il quale la temperatura sale oscillando fino a raggiungere i 39o-4oo; un secondo periodo «di stato n della durata di una o due settimanE'

caratterir.zato dalla continuità della febbre, con piccole remittenze mattinali; un ter;>;O periodo « anfibolo )) caratterizzato da grandi oscillazioni p~r alcuni giorni ed inline un quarto in cui la febbre cade per lisi. Tra qm·sti casi a curva febbrile tipica abbiamo notato qualche volta, entro i primi 10-12 giorni, un 'i mpro~· visa caduta della febbre di un gr~<l o e mezzo fino a rlue gradi e nwr.zo, fenomeno questo che Wunderlich troverebbe costante a l settimo giorno in tutti gli ammalati di tifo. In parecchi casi il periodo di stato a ll a sua fine S(•gna un rialzo t ermico che non tro>a spiPgazioni nello stato obiettivo e che prelude invece la comparsa dt-l periodo anfibolo. In una notevole percentuale però (40 %) il comportamento della curva febbril e non è stato così regola re. Nei ca.ai di tifo lieve i valori raggiunti dalla febbre sono molto più bàssi e i periodi notevolmente aecorciati. Alcune volte la febbre durante tutto il decorso morboso presenta un tipo quasi intermittente, tant.o spicc~ttc sono le remittenze, e lo sf(O'bbra~ento si ha r apidamente, quasi per crisi, salvo poi dopo_qualche giorno una leggera ripresa febbrile. Altre volte invece, dopo una curva termica più o meno accidentata, prima della defcrvesccnza completa si nota per molti giorni il protrarsi di una febbricola che non trova fondamento nello stato obiettivo. Altre volte infine la curva febbrile assume un tipo quasi ondula nte con il ripetersi di due, tre period i di stato separati fra loro da qualche giorno di ampie remittcnze come se si iniziasse il periodo anfibolico. Come si vede, le atipie della curva t ermica in corso di tifo possono essere cosl varie da non potersi t rarre da questo importante dato clinico un sicuro criterio diagnostico, a meno che la curva non sia del t utto tipic-a. Curve termiche irregola ri si riscontrano più frequentemente nei veccbi (tifo senile), nei fanciulli (tifo infantile), nei vaccinati. Notevole influenza .s ulla curva termica ha altresì la varietà di « g~nio epidemico » che domina via via l e epidemie. Una atipia delle più noiose, e per fortuna non molto frequente, è quella a « decorso protratto )) in cui si ha un allungamento straordinario di tutti i periodi (in un nostro caso la febbre è durata fino al 108o giorno senza elle foss ero intervenute complicazioni). Diremo ancora qualche cosa suJla curva t ermica nelle ricadute. 1ioi abbiamo avuto pochi casi di ricadute (otto casi, 2 % della casistica totale). Dopo la defervescenza del tifo, a quattro, sette, dieci giorni di distanz<l dalla avvenuta apiressia, ritorna un violento accesso febbrile preceduto da quaJchc brivido (febbre a 40o, stato generale grave). Si inizia cosi {}uasi un nuovo tifo, di solito più breve del p1·imo periodo di malattia. durante il quale la febbre assume più spesso il t ipo intermittt>nte. Dt>i nostri ot.to casi di ricadute uno solo fu mortale per sopraggiunta brontopolmonite; negli altri sette il sensorio rimase integro, due sole volte ricomparvcro roseole, sempre la milza tornò ad ingrandirsi. Cinque <'IU!i apparten?vano al sr.sso femmin ile. fra cui quello mortale; t re a.l st>sso masd!Ìk In tutti l'infezion(' eberthiana aveva avuto nel prtmo periodo earattt>rf' :piuttosto mite.


OSSER\'.\.i'..lONl CLI.!\ICHE SI:"

3HQ CASI DI

f'I::BBR~~ TIF'O lDE

1043

La milza fu aumentata di volume nella quasi totalità dei casi. :Soi abbiamo riscontra to l'aia splenica normale soltanto in cin(jn{' casi di tifo (1 ht.>rthiano ~in ctur> casi di para tifo B , complessivamente nell 'l ,H %. :Sel riiPvare l'jng-randinwnto della milza non si è tenuto conto soltanto della palpabilità del suo polo inferiore, ma anche del suo limite superiore e ant(\riore, giacchè si può avere ingrandimento dell'aia splenica a carieo sopra1 tutto dd sno diametro trasverso. L'aumento di volume dt•lla milza fu a volte a~sai considerovole e ciò indipendentemente cla.!la gravità del processo infett.ivo, senza alcuna relazione con gli altri siintomi o con lt> eventua.Ji complica.zioni morbose. Se è dunque un indice fliagnostico di primo ordine, il tum.oro sp!Pnico non ha alcun valore progno~ ti(•o . D<·i cinque casi (•brrth iani in eu i il t.umor di milza mancò, uno fu morta.le, gli altri quattro furono ca:si comuni senza par ticolarità di decorso, sia in semo della benil!njtà, sia in quello della tossicità. Nella percentuale di casi ricoverati in Clinica durante il primo settenario pot ernmo notare che il tumore splPni<·o è aiJb<lSta.nza precoce, negli altri che ftU'OJW ricoverati in llPCooùa o in t(•rz:a settimana, la milza era già ingrandita. Con l'apirPssia la milza ritorna in limiti normali; qualche volta ~ià prima della rlefervescenza può notarsi riduzione dell'aia splenica, tal'altra invece in convali•sc<·nza la milza. è ancora ingra.ndita. Nei casi che presentarono ricaduta, ci è sembrato che la milza tardasse a ritornare alla norma. La morfologia del sangue, come è noto, presonta nella tifoide dati di un certo interess-e, specialmente per quanto riguarda la serie bianca. La serie rossa offre minori pa.rticolarità ed in genere un'anemia a tipo secondario. Noi abbiamo osservato anzitutto che le variabilità della serie bianca non hanno rapporto nè con il sesso oè con l 'età dei malati. Quel che più frequentemente si riscontra è una diminuzione, a volte notevole, dei leucociti (4.000-3.000 e anche meno per millimetro cubo di sangue). Noi abbiamo riscontrato leucopenia nel 76 % dei casi. Ci è sembrato opportuno, per brevità, di sintetizzare in cifre percentuali varie combinazioni che si sono avute a carico della serie bianca: l) leucopenia con linfocitosi relativa nel 46 %; 2) leucopenia con formula Icucocitaria normale nel 30 %; 3) numero normale di globuli bianchi con linfocitosi nellO %; 4) numero normale di globuli bianchi con formula leucocitaria normale nell'H %. 5) lieve lcucocitosi neutrofila (8.000-9.000) nel 3 %. i) La 1nilm e la mcrrfologia del san[Jtte. -

.Allorchè in corso di tifo sopraYvennero complica?.ioni pneumoniche, broncopnoumonicho, peritonPali, suppmative, l'Cc., si ebbe una notevole leucocitosi neutrofila. Fu Sèmpre notata durante il pc·riodo del fastigio la scomparsa degli eosinofili. Furono con una certa fr(•quenza riscontrate cellule irritative (2 %-7-3 %). Fra. i mononuclea.ri furono s pc·sso largamPnte rappresentati i rnonociti (12 %714 %). Le variazioni suddcscritte d~l quadro ematologico si resero evidenti di solito fin dal secondo sottf'nario di malattia. Potemmo controllare effettivamente che la ricornparsa ch•gli eosinofili, n<-lla normale proporzion~ è


)l)-io4

OSSERVAZIONI OLL"'ICHE SU 360 OASI DI FEBBRE TIFOIDE

s~gno favorevole di convalescenza avviata e che eosinofilia., e spesso anche

liufocitosi, continuano qualche volta a riscontrarsi in convalescenza. inoltrata. Sono stati descritti casi di anemia. di Biermer in sègiuito a tifo. Noi però non abbiamo riscontrato che anemie a t ipo secondario sia nel decorso che nella convalescenza di quasi tutte le forme più gravi con scarso aumento dei granulofìlociti, lieve anisocitosi, bassa. emometria , valore globula.re inferiore all'unità. Tali anemie cedettero lentamente con la. ripresa alimen· tare e con la somministrazione soprat tutto di preparati ferro-arsenicali. 3. EMOCULTURA E SIER.ODIAGNOST. - A conferma della diagnosi clinica di febbre t ifoidea abbiamo praticato nella maggior parte dei nostri ammalati, l'emocultura seguita p i dalla sierodiagnosi; l'isolamento del germe dalle feci l'abbiamo t entato quando sono falliti i primi due mezzi d'indagine. Abbiamo praticato 218 volte l'emocultura ottenendo in 149 casi esito positivo e in 69 esito negativo. Il sangue è stato seminato in palloncini di brodo, di bile e in tubi di agar disciolto che è servito per ottenere capsule di Petri con aga.r-aangue. In genere quando remocultura è stata positin,, si è avuto crescita del germe su tutti i mezzi. Ripartendo per anno i risultati delle emoculture, si ottengono i seguenti dati: Anno

Emoculture

1927. 1928. 1929. 1930. 1931. 193.2. ;

20

27 30 45

26 70 218

TOTALI!:

positive

ncgf\Uve

15

5 Il 12

16 18 33 17

12 9

50

20

149

69

percentuali di JIOSitiVC

75 59

60 73 65 71

68,4% {media)

Xei seguenti dat i riassuntivi è riportato invece il settPuado di malattia nel quale l'emocultura venne eseguita: Settenarlo

Emoculturo

p ositive

ncgnt!ve

p ercentuale <li positive

I Il

107 93 18

88 58 3

19 35 15

82 62 16

218

149

69

III TOTALE

La nostra percentuale (82 %) dell'emoculture positive durante il primo settenario è di poco inferiore a quella (85 %) ottenuta da Castellani e da Schottmuller, supera quella (57 .%) ottenuta da1 Mennim, è inferiore a. quella (100 %) ottenuta dal Busquet e dal Kaiser. La sieroagglutinazione di Widal è stata eseguita sistematicamente per tutti gli ammalati di tifo e di paratifo, usando di regola diluizioni di siero l : 50 i l : 100 i l : 200 ; l : 400.


OSSF:R\"A ZIOXI CLT:\'lCHE SU 3li0 CASI DI FEBBRE TIF' OIDE

lfl-15

~d dati che seguono sono riportati, divisi per anno, gli esiti, definitivi

per ogni singolo amn,aiMo, d eli 'esame sierologico: p~ rccntuo le

Slerodiag-oosl -posi! l ve

..!..nn o

1927. 1928. 1929. 1930. 1931. 1932.

46 58 55 60 31 11 0 360

T OTALE

38

o~gnti>e

54 51 50

8 4 4 IO

25 103 321

6 7 39

d i pnsitl ve

82 !!3 9:3 83 80 93 89 % (media)

Nei dati che s<'guono sono invece specificati i risultati delle sierodiagnosi divisi per i vari settenari di malattia: Settenarlo

I

n

pc reco tuall

Sicrodlagnosl

positive

negative

di poslll•e

13 179 121 52 15 lO -7 347

6 153 103 47 14 9

7 26 18 5

46 85 85

' .

ni

IV

v

VI

VII. TOTALE

6

338

-

l l l

90 93 90 86

59

Come risulta dalla prima di queste due dimostrazioni riassuntive, il nnmero delle sierodia-gnosi eseguite è superiore a.I numero totale delle tifoidi del sessennio considerato. Ciò si spiega con il fatto che in qualche amma· lato, essendo riuscita negativa una prima volta l'agglutinazione è stata ricercata successivamente per saggiare a distanza di tempo l'eventuale comparsa nel siero di agglutinine specifiche. Cosi in un caao la sierodiagnosi, negativa in 12a ed in 228 giornata d i malattia, fu positiva l : 100 in 36a e l : 1000 in 67 3 • Nella nostra Clinica vengono sistematicamente ripetute tutte le sierodiagnosi nelle quali il tasso di agglutinazione arriva soltanto al l : 50. Un particolare carattere del comportamento della sierodiagnosi si è avuto nel 1929, epoca in cui la positività di essa comparve con notevole ritardo (solo verso la fine del secondo scttenario di malattia ed oltre). In quell'anno furono ricoverati in Clinica 55 ammalati di tifo. In d efinitiva in 51 di essi si ebbe Widal positiva e solo in 4 non fu possibile, pur dopo ripetute prove, mettere in evidenza la pr<>senza nel siero di agglutinine. Nei seguenti dati sono riporta,ti, per settenario, i risultati della Widal nel 1929: Sieroaggln-

Scttcne.rio

posfti>o

nego t! ve

4

l

38 25 7 4

20

3 18

ti.nuzione

I

II

III

IV

v

VI TOTALE

-

4

82

18 6

3 3 51

7 l l l

-31

poroen tue.lo di positive

25 52 82 85 75 75


IItH)

OSSERYAZJO:-<I OLl:nCBE SU 360 OASI DI FEBBRE TIFOlDE

Accanto a qnesto ritardo della comparsa in circolo di agglutinine fu not(Lto nel 19:.!9 un prolungamento notevole dello stato setticemico, tanto clw, (ra gli <'Siti delle emoculture allora est•gtùte, ai nota in un caso la pn·senza in circolo di bacilli in 25a giornata e in 25 casi l'emocultura fu positiva fra la 15a e 20a. giornata di malattia. Un fatto a.na.logo vPnne segnalato dal Fichera, sempre nel 1929, durante una <•pidemia di tifo scoppiata a Catania, nei 16 casi osservati dall'autore. AnchP gli autori francesi Gaté, Gardère e Dilla, sempre nel1929, riff'rendo di un'epidemia di tifo nella regione lionese, hanno fatto notare, oltre alla lunga fase ambuJatoria della malattia, il notevole protrarsi della sett ice mia pl' l' cui si <W<'vano nel 50 % dei casi emocultura e siero agglutinazione positive contemporaneamente. Un altro fatto crediamo utilt~ di segnalare: la ripetuta negatività della Widal in quattro casi nPi quali l'infezione eberthiana era già stata a<~certata. mediante emocultura. La sierodiagnosi in questi quattro casi fu negativa sia che il siero venisse cimentato con bacillo isolato dallo stesso individuo, sia che« in vitro ,, servissero da antigeni diluizioni di diversi ceppi di germi conser vati nel nostro Laboratorio. Nei pochi casi in ctù l'emocultura e la siero -diagnosi furono negative, la diagnosi clinica fu confermata mediante la ricerca dell 'agente patogeno nelle feci insemenzando piastre di Drigaesk.iConradi oppure piastre con terreno di Wilson e Blair al glucosio-solfito di bismuto-ferro. Già. uno della nostra Clinica (D'.Antona) si è diffusamente occupato di quest'ultimo terreno segnalandone i vantaggi. In una discreta percentuale di casi (16 %) abbiamo notato « in vitro • un distinto potere coagglutinante del siero. In genere la coa.gglutinazione di gruppo avviene per i germi del paratifo B, molto più rara.mente per quelli del paratifo .A. La èòagglutinazione del paratifo B di solitò raggiunge, ma non supera, la diluizione·! : 100, qualche volta si spinge allo stesso tasso del tifo in modo da rendere impossibile la diagnosi sierologica. Siamo ricorsi allora all'isolamento del germe dalle feci e alla sua identificazione batteriologica, traendo però la convinzione che è molto più frequente nel siero di un ammalato di tifo la presenza di agglutinine aspecifiche, a.nzichè l.a presenza di coagglutinine per il tifo in un ammalato di paratifo B. L'unico caso da noi registrato di paratifo A, che decorse come un tifo lieve, fu diagnosticato mediante la sierodiagnosi che fu netta per il para A alla. diluizione di l : 500 e presentò coagglutinazione per il tifo e il para B alla diluizione di l : 50. Nei nostri ammalati, oltre alla \VidaJ per il gruppo delle tifoidì, si esegue contemporaneamente la sierodiagnosi di Wright per la brucella. melitense e quella abortus. Orbene possiamo dedurre dalla nostra casistica che coagglutininc per il gruppo delle brucelle sono del tutto eccezionali nel siero dei tifosi (l %) e, se presenti, sono in misura così s<larSa da dare la coagglutinazione alla diluizione dell'l : 50 appena. 4. L'ANATOMIA PATOLOGICA. -Di tutti e 38 i casi mortali, la nostm Clinica ha chiesto l 'autopsia. I reperti autoptici di essi, per la maggior parte si possono dire identici. Noi intendiamo di riferire qtù soltanto quella parte a.natomo-pa.tologir.a. che è di maggiore interesse:


OSSER\" .... ZJ0;-(1 CLL,'"ICRE SO 31)0 CASI DI FEBBRE TJFOlDE

10·!7

a) L e lesioni intestinali. - L' ileo era la SNle preferita non soltanto in ·ddnanza della >airola di Banbin ma per alcuni nwtri verso l ~"tito (fino a tre metri). Con qualche frequenz a si sono risc-o11 t rate h•sioni del crasso. Il Immero delle lt•sioni fu sempre rimarche~·ole: non meno di cinque o sei, non piì1 di dodici nell 'ileo; da quattro a otto rH'l crasso, quando furono prt'senti. Il tipo di lesione o per meglio dire lo stad io di esse variò da. caso a caso. Xello stesso t ratto di ansa il<>ale vicino ad un 'ulcera perforante si sono ritrovate ulc(•re con fondo già deterso, con bordi rilevati avvicin antisi, altre con cicM,rizzazione già avvenuta, altre in stadio iniziale di i nfiltrazione midollare dei follicoli linfatici. Le lesioni del colon era.nò· superficiali. b) La pet'ÌI.Qnite settica. - Xoi aYcvamo diagnosticato nove peritoniti da perforazione intestinale. Il tavolo operativo (' qurllo ana.tomico hanno messo in evidenza piil spesso perforazioni multiple. Le forme diagnosti~ C::lte cc da propagazione )) furono spesso determinate da necrosi e fusione di glandole mes<>ntericbe. c) L e vie biliari. - · Uno stato infiammatorio della cistifellea (colecistite) fu rit.roYa.to in quasi tutti i sezionati. Uno di essi presentava aJtresl delle ulcerazioni intrrf>ssanti la mucosa e una netta perforazione della cistifellea con pericolecistite. d) Il cuo·re. - Fu osservato il colore di foglia seeca 22 volte. Ist.ologica.mente prevalsero nel ventricolo sinistro, lE>sioni di degenerazione difiusa con sarcoplasma torbido, granuloso, omogeneo per spa.rizione della.. striatnra. e) n sistema 11.ervoso. - F requente la congestione delle meningi e del cervello, l'aumento del liquor; fu notata qualche volta infiltrazione parvicellulare intorno alle piccole vene delle meningi. l't!ai si trovarono lesioni a focolaio nel cervello. f) La milza. - Sempre tumefatta, molto friabile, nell 'a~portarla spesso si lacerava. Istologieamente fu osservata polpa abbondante fortem ente congesta, piccole emorragie, vasi dilatati, quaJcbe arteriola trom botica. g) Il fegato. - Di volume aumentato, di color grigiastro, di consistenza diminuita, qualche ecchimosi sotto capsulare, con m inuta degenerazione granulo-grassa delle cellule epatiche. h) L 'appamto respiratorio. -La mucosa tracheo-bronchiale fu trovata sempre congesta, il tessuto polmona.re spesso di color ardesiaco alle basi, aumentato di consistenza, crepitante alla pressione (polmonite ipostatica). 5. LA TERAPIA. - Tratteremo brevemente del metodo di cura igie~ nico generale e dietetico che la nostra Clinica adotta in linea di massima. nei casi di febbri tifoidee; accenneremo alla terapia diretta e per sommi capi a. quella. sintomatica. P er la cura. igienica non esistono che regole generali a cui uniforma-rel 'azione assistenziale. Abbiamo anzitutto proVveduto ad isolare i nostri ammalati riunendoli .. in apposite corsie.


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OSSE n \ "A.ZIO::>l CLt)l"l CHE S U

3t;0 CASI DJ FEBBRE TIFOIDE

Oltre ad un minor disagio nel servizio di assistenza e ad una ma{!gior (}omodità fii cura, !"isolamento per tal genere di ammalati rappresenta un mezzo emcacP n<·lla profilassi dell'iniezione stessa. Le sale di ricorero Nano fra le meglio areate e sole.ggiate, la pulizia <lei locali molto scrupolosa., H personale ùi assistenza adeguato al servizio. Venne curata particolarmente la pulizia della bocca e della r etroboeca: lingua meccanicamente p ulita con garza imbevuta in soluzione di H 1 Oz: quando le condizioni gt>ncrali lo han pt>rmesso colluttori frequenti, denti ripuJiti dalla patina fuUgginosa che per solito li ricopre. Fu curata l'igiene auricolare e forse dobbiamo ad essa se le complicazioni otitiche sono nella ncstra casistica quasi nulle. Fu curata la pulizia delle mani con quotidiane lavature calde saponate e toeletta delle unghie. Ad impedire la formazione di escare nella regione sacroiliaca venne fatto obbligo ai nostri infermieri di sorvegliare quotidianamente la regione atessa e di applicare precocemente la ciambella di gomma elastica gonfia d 'aria, sotto il bae ino, cospargere di talco la cute disepitelizzata o congesta, cambiare giornalmente la camicia ed ogni tre o quattro giorni la biancheria da. let.to, pulire S('mpre con aequa calda le parti lorde di deiezioni o d 'urina. P er la dietetica la nostra Clinica si è attenu ta a criteri di rigore: proscritto ogni cibo solido, si è cercato, nei limiti consentiti dalla ano· Tessia, che questi ammalati spesso presentano, di nutrire sufficientemente l'organismo. A tale scopo è sembrato utile di non insistere nella dieta lattea che presto stanca , sostituendola con brodi, minestrino, bevande zuccher4le, cafiè, succhi di carne, uova, gelatine di frutta, per poi ritornare a una dieta mista ed il più possibile variata. Oltre che a scopo disintossicante a.ncbe a scopo nut ritivo, ci siamo serviti con vantaggio di numerose ipodermoclisi con soluzioni isotoniche glucosate, iniettando cc. 250 per dose anche due volte al giorno. S ulla quantità g iornaliera di sostanza nutriente e su quella di H 2 0 da somministrare agli ammalati preferiamo non far parola. Tutti i calcoli calo· rimetrici ed i precetti dietetici che si leggono sui libri rimangono spesso lettera morta di fronte all'anoressia dei tifosi che hanno ripugnanza per qualsiasi cibo. Quando l'ammalato si è prestato, noi abbiamo soDJministrato dalle 20 alle 30 calorie pro chilo giornaliere, ma qualche volta il valore calorimetrico d ella dieta è disceso a cifre irrisorie. Nella nostra clinica d 'al tra parte non si crede utile ripiego in questj cai'ìi di ripugnanza al cibo il ricorrere all'alimentazione mediante sonda nasale. Un'alimentazione forz ata per via gastroenterica è pericolosa nel tifo. La peristalsi attiva dell' intestino può rendere più gravi le lesioni anatomiche già costituite, provocando una più attiva disseminazione del materiale patogeno nelle pareti intestinali, aumenta la . diarrea e quindi la perdita aequosa dell'organismo, frustrando in parte i benefici della alimentazione stessa.. In fondo il digiuno che molti organismi colpiti dal tifo si iiDpon· go no ist int ivamente, può anche essere considerato come un meccanismo di difesa che immobilizza o meglio riduce al minimo l'attività int~sfi: nale, rendendo più faeile la guarigione per cicatrizzazione delle lesioni anatomiche indotte dal baeillo di Eberth.


0fll';ERVA7.10XI rLIS'IrHF: SU :160 CAST DI FEBBRE 'l'JFOIDE

104-9

Anche nf'i tifi l{'~::reri noi abbia.mo notato (>Ssere l'anon•ssia. frt>quente: ma l'alimentazione fn iu questi casi possibile in misura rispondentf' al fabbisogno organico. Così uellt> forme fruste non oss('rvammo mai ripugnanza al cibo, E'd anzi in q ua.lche caso fu possibile un 'alimentazionE> nutriente dal primo all'ultimo giorno di mala.Hia,, che pPrmise di mantenere l'equilibrio nutritivo e ridurre il periodo rli couvalcsct-nza. Un primo snsliidio tl'l':tpr>utico che da alcuni decenni ha avuto n(•l tifo gra.n successo (> ra.ppt'Psentato dalla (( balncotE'rapia ». Brand introdussP i (( bagni freddi ». LiPbt>rmPister i (( bagni tiepirl i r~tlfreddati ''· Gli aul,ori che si sono occupati flt•lla ba.lncotcrapia, n<•l tifo non sono concordi sui risultati. La nostra esperienza in proposito non è molto estesa, giacchè nella nostra Clinica la b;tlneoterapia vif'lle usata solo nelle fonm• iperpircti('hc , tossico-a,dinamil'he, e quindi abbhtmo potuto trattare uu nutm•ro non rilt•vantP di casi. Questo genere di tPrapia, ha qualche volta realmente servito, altrt> volt<· inve<;C' non abbiamo ottenuto da esso quei risultati che ci attendevamo. Il metodo del Bosc dt•l bagno caldo a 39o non è st.ato mai usato. L 'esperienza ci ha dimostrato per contro che nelle forme di media gravità il metodo più SPmplice dt·lla wscica di ghiaccio sul capo e sull'addome può forse rimpiazzare la balneoterapia gem!rale rendendo più tollerabil<> e più durevole la pE'rfrigerazione, oltre a. servire come preventivo nei riguardi delle complirazioni addominali. Un concetto analogo esprime anche il Pezzi che durante la guerra ebbe l'esperienza eli aleune migliaia di casi di tifo. Arcangeli è invece decisamente a favore rlell'idrotc•rapia fredda, e porta un'esperienza di migliaia di casi di tutte le età e dei due sessi trattati favorevolmente con il bagno freddo (fino a 18°), ripetuto parecchie volte nella t:dornata. Nella cura medicamentosa distinguiamo quella sintomatica da quella diretta a combattere l'infezione. La, prima è rivolta principalmente ai seguenti sintomi: a) iperpiressia; b) turbe e complicanze intestinali; o) debolezza cardiovascolare. Contro il primo di qn<'sti sintomi usiamo la vescica, di ghiaccio sul capo e sul ventre, il chinino, la criogenina, il piramidone a dosi refratte. Contro le turbe intestinali, pt·osc.ritti i purganti e caduti dalla stima generale i disinfettanti intestinali, ci serviamo di clisterini d 'acqua bollita glicerinata al 25 % iniettati sotto debole pressione per assicurare r(>vacuazione intestinale. Il bismuto e l'oppio, i preparati tannici ci sono ser>iti per frenare la diarrea eccessiva. Nelle enterorragie siamo r icorsi al ghiaccio sul ventre, alle ipodermoclisi, a.i preparati di calcio (particolarmente i glucona.ti), iniettati «per vcnam », al clauden, al coaguleno, allo zimema. Le perforazioni intestinali furono tliagnosticMe tutte precocemente e consegnate al chirurgo. L'atto operativo in due casi valse a scongiurare l'imminente pericolo ed a salvare la vita. 3 - Giornnle di medicina militare.


lU5)

OSSE R\"AZW!'l CLl.:-llt:HE SU

3(iQ CASI D l FEBBltE TIIWIDE

Contro la debolez7.a circolatoria molto utili abbiamo trovato i prep;uati ad r e nali n ici o surrenalici che servono a combattere l'ipotensiont· tilica o post-tilica leg<tta ad iposurrenalismo. Tra gli analettici ricorder<·mo l'olio canforato al 20 %, la coramina, la canfidrina, il canfi<lrolo, ecc. Risultati poco efficaci abbiamo ottenuto da.i ca,rùiotonici in genere: strofantina, uabaina, digitalici. Frequcntl· rit·orso abbi<tmo fatto alle ipodermoclisi isotoniche, isoioniche (150:250 cc.), con o senza adr<>nalina. La cura diretta a combattere l'infezione è attualmente incerta.. Alcunl' i<lt·e sono del tutto eadute, come l'antisepsi interna {urotropina, ecc.), e la siProtrrapia. Per nostra eRp<~rienza il trattamento che più spesso dà buoni risultati è quello vaccinico, se usato precocemente (inizio del secondo settenario). In diversi casi, con il vaccino lisizzato Caronia e con il lattotifoYaccino I. B. I. si è ott<>nuta una evidente modificazione del quadro nosologico, in qualche caso si è avuta de[crvescenza per crisi, in altri il de-corso è stato nott'volmente att<>nuato, in altri accorciato, in altri infine non si \• riNuta alcuna modificazione dal trattamento vaccinico. Insistiamo sul fatto che i migliori risultati si hanno dal trattamento precoce (secondo scttl•nario di malattia). Qualche buon risultato abbiamo avuto anche dalla chemioterapia colloidale (la.ntol, electra.rgol), che ha favorevolmentl' influenzato la curva termica abbassandola, e dalla eteroproteinotcrapia. (leucoplasi, caseal), con lo stesso etietto. Dopo ciò siamo dell'opinione che nessuna cura specifica ha il medico a propria disposizione contro il tifo, ma che il trattamento igienico generali:'. l'assistenza vigile, l'alimentazione riparat.rice, i presidi sintomatici di volta in volta richiesti, debbano costituire ancora la direttiva principale JX'r rialzare nell'ammalato i poteri organici di difesa naturale. Accanto a questi può essere utile una b en applicata terapia vaccinica e proteinica. Tanto la vaccinoterapia che la eteroproteinoterapia e la chemioterapia colloidale sono terapie di stimolo. Lo· stimolo può servire quando l 'organismo è ancora capace di reazione, quando cioè l'attività cellulare non è ùel tutto paralizzata dalla tossina tifica. Così applicata precocemente, nel momento opportuno e in determiJULte condizioni organiche, la stimoloterapia può dare buoni risult-ati. CONCLUSI O~!. I dati statistici da noi riferiti sono di per sè sintetici e ci dispensano da.l trarre conclusioni. Possiamo più che altro riassumere e sintetizzare in pochi tratti lt· earatteristicbe principali della parte sintomatologica, mantenendo la suddivisione sistematica già adottata nella espositiva. Trascurata la sintomatologia del periodo di incubazione troppo in· certa e variabile; fra i prodromi della. tifoide si è nota.ta frequente l'epistassi, le reumata.lgie diffuse e i dolori addominali; l'astenia neuropsichirn sempre: inizio spesso comune a settieemif' d'altra natura. Come ra.rit<1 notiamo un caso di colangite acuta tifosa iniziale.


OS.<JEltVAZIOYI CT.Th"ICHE SO 3()0 C,\Sl DJ FEBBilJl: TIFOJDE

1051

Fra le t urbe funzion:tli del sistema m•rvoso abbiamo trovato quasi stato t ifoso (costante nello formo t ipiche), presente n ella maggioranza dei casi il delirio ch e non è in reh~r. ione diretta della a ltezza della temperatura; le allucinazioni, particolarmente visive; rare le p sicosi. )fon infrequente è lo stato meningeo con liqnor io iperpressione, rigidità nucale e K ernig qualche volta con potere agglutinante del liquor verso il b acillo di Ebertb . Come r arità riportiamo due casi di trombosi cerebrale. Le alterazioni sensoriali (e più particolarmente quelle a carico clell'udito) sono nella nostra casistica ra re. I disturbi funzionali dell'apparato digerente sono p er la maggior parte noti a tutti; osservata la costanza della faringite la frequenza di ulcerazioni d ell' ugola e dei pilastri anteriori; due volte si ebbe ematemesi per concomitante ulcera. gastrica. In un caso fu osservata gastrite e successiva fa.ringo-stomato- glossitE'. L 'enterorragia complicò il d ecorso di 25 casi; si ebbe perforazione intestinale in nove casi; furono riscontrate sei peritouiti da. propagazione. Il r isentimento colecistico, nel senso di colecistite, ebbe una certa frequenza; qualche volta si ebbe colangite con ittero. Il fegato fu trovat.o quasi sempre ingrandito. L 'apparato circolatorio ha presentato qualche sconcordanza fra i due sessi. Nel sesso ma~chile prcva.le la bradicardia. Nel sesso femminile prevale la ta.chicardia. Manifestazioni d'insufficienr.a miocardica furono presenti nel 5 % dei casi. Notata la costanza con cui si ò manifestata broncopolmonite ipostatica nei ca,si con si ntomi miocarditici. La. pressione arterioRa è durante il t ifo sensibilmente abbassata. In nove casi si ebbero complicanze tromboflebitiche (2,50 %) con esiti duraturi per circolo collaterale insufficiente. L 'apparato respiratorio ha fatto rilevare una notevole frequenza, del! ::t. bronchite (70 %l in un certo numero di casi poco apparisct>nte. Sono stati registrati due casi di pueumotifo, nove di pneumonite io corso di tifo, di cui uno con esito in a scesso ga.ngrenoso. È stato altresi registrato un caso di pleurite particola.rment.e grave e complicato (piopneumot orace). L'apparato nrogenitale uell'87 % dei casi ha presentato una nefrosi febbrile. E stata r('gistrata u na forma di nefrotifo, qualche raro caso di pielonefrite e di cistopielonefrite. Con una certa frequenza. è stata riscont rata l'acetonuria (27 %l l 'indacauuria e l'nrobilinuria (49 %). La diazoreazione di Elhrich fu positiva nel 65 % dei casi. Rilevanti furono altresl i disturbi quantitativi della diurPsi, caratterizzati da oliguria nel periodo di fastigio, seguìta da poliuria con ipostenuria che iniziatasi durante il p eriodo anfibolico dura fino a convalescenza inoltrata. Notata una forma di orchiepidiilimitc e una di mastite bilaterale. ~ella donna. è più frequente l'amenorrea, meno frequenti le metrorrag ic copiosC'; n<'lle a.mmalate in istato di gravidanza molto frequentemente si ha l 'aborto (70 %). cost~mte lo


10ii2

OSSEH\' AZl0:-."'1 O!.UfiCRE SU

360 CASI DI FEBBRE TIFOIDE

La. manifC'stazione cutanf'a più frequente è stata la roseola (49 %). meno frequente Ja miliare cristallina, eccezionale l'erpete (tre casi). Notato l'odoro particolare dei tifosi e la ipercheratosi planta.r.e, La frequenza. di forunco losi e di piccoli ascessi sottocuta.nei. La. febbre ebbe un comportamento vario. La maggioranza d ei casi presentò tma curva febbrile classica (60 o/o) . Fra gli altri fu notata una curva febbrile quasi intermittentc o una curva febbrile quasi ondulante. In sPtte casi :si ebbe ricaduta dopo alcuni giorni di apiressia. La. milza era aumentata di volume nella quasi totalità d ei casi; il t:ltmore splenico apparve precocemente, scomparve con l'apiressia. La. morfologia del saugtH' ha dimoRtrato -con grande frequenza lcucopenia (76 o/o) con o Sf'oza linfocitosi relativa; nel 24 % dei casi il numero dci globuli bianchi fu normale con o senza liufocitosi. Frequente la monocitosi. Gli eosiuoftli durante il periodo del fastigio scomparvero per ricomparire in convalescenza . A carico della serie rossa sono state riscon trate anemie a tipo secondario. Su 360 casi, di cui 338 eberthiani, 21 di •paratifo B e uno di paratifo A, si ebbero 38 decessi (10,55 %).

I casi mort3Jli presentarono le seguenti complicazioni: Broncopneumonite ipostatica P eritonite da perforazione. Peritonite d a propagazione Pneumonite in corso di tifo Pneumotifo . . . . . . . Ascesso gangrenoso polmonare . Piopneumotorace. . . . . Trombosi cerebrale . . . .

Colangite con perforazione colecistica Parotite pnrnlenta . . . . . . . . .

l'i 7

6 2 l l l l l l

Venne praticata. 218 volte L'emocultura, con esito positivo in 149 casi, con esito negativo in 69 casi (percentuale di positivi: 68,4). L'emocultura. venne eseguita. dal primo al terzo settena.rio di malattia con una percentuale massima di positivi (82 o/o) in primo settenario, una percentuale minima (16 o/o) in terzo settenario. La sieroa.gglutinazione di Widal venne praticata sistcma.ticamentt> in tutti gli ammalati (360) con 321 esiti positilvi e 39 negativi (percentuale di positivi: 89). La Widal venne eseguita dal primo al settimo settcna.rio con una percentuale massima di positivi (85 %-7-93 o/o) dal secondo al settimo settenario, mentre in primo settenario essa fu del 46 o/o. Fra. gli ammalati del1929 fu notato un lieve ritardo nella sieroa.gglutinazione specifica (fine del secondo settenario) con un massimo di positi-vi (85 o/o )in quarto settenario. Notata. la ripetuta nega.tivit·à della. Widal in quattro casi con emocultura. positiva (casi ~uariti). Notato un caso in cui la Widal fu negati,·a in 22l' g iornata di malattia, positiva l : 100 in 36& e l : 1000 in 67 6 •


OSSERVAZIONI CLlNJCR& SU

300 CASI Dl FEBtlllE TIFOTDE

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Frequente la coagglutinazione di gruppo per i germi del paratifo B, piuttosto rara per quelli d el par~~tifo A. Tale agglutinazione non ha superato per lo più la diluizione di l : 100, qualche volta si è spinta fino allo stesso tasso del tifo rendendo impossibile la diagnosi sierologica e necessario l'isolamento del germe da.lle ft•<.'i. È stato notato come sia molto più frequenti" nel tifo la coagglutinazione per i paratifì, anzichè nei paratifì la coagglutioazione per il baciilo di Eberth. Fu qualche volta presente (l %) la Wright per le due brucelle con diluizione molto bassa (l : 100). L"anatomia patologica di 38 sezionati non ba presentato particolarità importanti. La terapia, in mancanza di una cura specifica, è stata soprattutto igienica generale (assistenza, alimentazione, pulizia, ecc. ), si è avvalsa alcune volte dei vaccini (vaccino lisizzato Caronia, lattotifovaccino), delle eteroproteine (leucoplasi, caseal), dei preparati colloidali (lantol, electrargol), della balneoterapia ed ba fatto ricorso di volta in volta ai vari presidì sintomatici con buoni risultati. Gli nutori rip01·tano i dnti !ltntistici di 360 casi di fe bbre tifoide ossern~ti n<-Ila Clinica Medica. di Sic'na. dunmte il S<'SSf'nnio 1927-32, si soffermano a. dosc1·ivcrne la ;;intomatologit~. clinica m ettendo in rilievo le caratteristiche principn.1i e le complicazioni meno frequenti. Accennano infine all'anatomia. patologica. dei casi mortali e degli operati e trattnno in linea g<'nerale la terapia adottata. A UTORIASSUNTO. -

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1054

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• ISTITUTO DI ANTROPOLOCIA DELLA R. UNIVERSITÀ DI ROMA Direttore: prof. SERGIO SEno t

LE POPOLAZIONI DELLE OASI DI OIALO E DI CUFRA (R ICERCHE ANTROPOLOGICHE)

Prof. Arturo Sabatlnl, primo capit.ano medico, docent(• di antropologia

.Allo scopo di avere elementi sicuri di giudizio per la conoscenza delle popolazioni delle oasi di Gialo e di Oufra ho iniziato una serie di ricerche, che tendono non soltanto allo studio antropologico, e quindi raziale di quei gruppi umani, ma anche alla determinazione dei tipi di costituzione colà dominanti, secondo i canoni della Scuola italiana; ricerca questa di indubbio valore, non ancora estesa alle popolazioni indigene delle nostre colonie, o del continente africano in genere. Un'indagine antropologica, comunque condotta, che consenta un quadro esatto delle popolazioni in esame, non può considerarsi oggi completa, se limitata a quelli che sono i ca.ratteri morfometrici e qualitativi tradizionali per la definizione del tipo etnico. Essa deve essere integrata dallo studio della individualità costituzionale, che esercita indubbiamente la sua influenza sul t ipo di razza e ne permette una migliore e più esatta valutazione. Lo studio della costituzione, sorto dall'antropologia, dell'antropologia è parte integrante, prima ancora che della clinica. Ricerche condotte con un tale indirizzo scientifico metteranno in evidenza non soltanto il nesso fra forma e funzione, ma ancor più quello fra razza e costituzione. Solo attraverso i risultati di numerose indagini, severamente condotte, nei gruppi umani più vari, è possibile stabilire fin dove il t ipo di costituzione incide sul tipo etnico e be un carattere costituzionale dominante in determinati gruppi umani, può assurgere a carattere raziale pet· il suo generalizzarsi. • D 'altra parte è noto a chiunque abbia conoscenza del mondo africano, e nell'ambiente sanitario militare sono molti, quale barriera rappresentano lJer lo studioso la diffidenza, i pregiudizi religiosi insiti nelle popolazioni indigene, a ristretto livello mentale. che limitano il campo delle ricerche a quelle indagini consentibili in un ambiente così formato. Ma un tale ostacolo è vinto dal medico militare coloniale, che nella sna diuturna, faticosa e silenziosa opera, forse poco nota, ha la facoltà. di penetrare nell'elemento indigeno, a mentalità. primitiva, inspirando quel necessario senso di fiducia , che permette non soltanto indagini complete, ma di estenderle anche al maggior numero di persone, senza ingenorare quella naturale diffidenr.a, faci_Ie a insorgere al minimo episodio, che rencle più vivo il pregiudizio ed Il sospetto e fa sfuggire l'indigeno all 'esame stesso.


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LE l'Ol' OLAZJ0:-11 DELLE

O.~SI

Dl CIALO E DI CUFRA.

Tale possibilità facevo presente 1n un promemoria presentato sia a S. E. il :Ministro delle Colonie che a S. E. Graziani, Vice Governatore della Cirenaica, per quell'aiuto morale necessario al còmpito che mi ero prefisso

nf'll mio Tiaggio. Il programma, tracciato, già in parte at.tuato, consiste: 10 nella raccolta di dat.i antropologici e demografici, a.l fine di sta· bilire il tipo etnico e il tipo di costituzione dei gruppi in esame; 2o nella raccolta di notizie storiche, oltre che tradizioni, usi c costumi perchè la documentazione antropologica fosse integrata da quella storica; 30 nella raccolta di impronte digito-palmari e plantari per risolvere problemi, da. me affront.ati da tempo, riguardanti la evoluzione dei disegni papillari a.i fini della sensibilità ta.ttile; 4o nella det~rmina.zione dei gruppi sanguigni a completamento delle ricerche sia raziali che costituzionali, studio questo non ancora iniziato per la mancanza di mezzi adatti. Per un tale studio ho a.dottato una &cheda-tipo, tenendo presente l<> difficoltà di determinate indagini, come per esempio quella della età e della pubertà nelle donne, trascurando in genere, l'indigeno, la determinazione del tempo. S. E. Graziani, profondo conoscitore, oltre che studioso delle popobzioni libiche, le cui pubblica.zioni in merito dovrebbe conoscere chiunque si a~cinge a studi coloniali, ed al quale prospettai il programma da svolgere, ebbe non solo una rapida ed ampia visione dell'importante lProblema, ma anche della neces~ità, perchè ad esso contribuissero i medici colo· niali, indubbiamente i più adatti per un'effica.ce collaborazione. L 'iniziativa, esclusivamente personale e quindi con mezzi limitati, anche per quanto riguarda lo strumentario (ottima. la busta antrolPometrica del Martin) e il materia.le per la presa delle impronte, è stata limitata sol· tanto per ora a due notevoli centri del deserto libico: le oasi eli Gia.lo e di Cufra, che per la loro posizione geografica, per i gruppi va.ri e numerosi . dii popolazioni che vi hanno stabile dimora, presentavano le migliori condizioni ai fini del mio studio. Gialo che vanta 2500 anni di storia nota, Cufra dove visse incontrastato dominatore un popolo, che la storia ricord~ fiDo a due secoli or sono, per quanto rappresentato oggi da un esiguo gruppo di 122 Tebu, che vantano origini remote e che per l'isolamento in cui vissero devono ritenersi fra i più diretti discendenti della stirpe camitica. Prima, di affronta.re il relativo programma di studio ho voluto accer· tarm1 che le mdagmi potel!sero avere piena ed ampia attuazione per sen· rità di metodo cd unità di indirizzo, ed è stato questo il còmpito più fa· ci1e. A Gialo risiede il tenente medico Oliverio, che oltre a couosc.erP quelle popolazioni, ne gode piena la fiducia; basta citare un solo esorn· piio: all'ambulatorio di Gialo, caso se non unico certament,e raro, coUJe bo potuto consta.tare, le madri porta.no i loro bambini per la circoncisione. intervento chirurgico fatto come è noto nell'esclusivo àmbito musulmano ec1 al quale non è neanche permesso di assistere. Tale episodio dimostra a sufficienza come è possibile di espletare il p1·ogramma tracciato, specie nel sesso femminile; l'indice scelico di 58~ donne mcgiabre ne è la confol'ma..


LE 1'0l'OLA7.I0~1 DELLE 0.\SI DI f11Al.O E DI CUFRA

1057

A Cufra, dove le ricerche hanno avuto ltlla più oflt('Sa applicazione e dove ebbero inizio. risiecle il tenente medico Ricci, tempra rl.i studioso, che già. frequentò il corso di antropometria presso la Scuola eU sanità. mi)jtare e possiede quindi la prepara.zione più adatta, come ho potuto cousta.tare, per ricercho antropomotri<:he del genere. Il prestigio che egli gode presso le popolazioni in1tigcne del luogo mi ha, permesso la presa fotogra.fica di nudi di ambo i sessi, documentazione certamente rara, se non unica, per quanto riguarda i Tebu. Mentre a. Gia.lo l'indagine è stata limitata a pochi valori morfometrici per ora., anche per la t~mpora.nea assenza del tenente Oliverio, a Cufra sono stati sistem.aticamente studiati circa 70 Tebu, per i quali è stata completata la scheda-tipo, che consento un 'esa.tta valutazione, oltre che dei caratteri morfomel'rici per la determinazione del t ipo etnico e costituzionale, anche per quelli qualitativi. Per il colore degli occhi e della pelle sono state adottate apposite tabelle per avere ìndici sicw·i, mentre per i capelli vengono prehwati campioni-tipo. L'indagine prosegue tuttora o viene estesa anche alle altre popolazioni dell'oasi, come gli Zueia.. Questo prova come il programma da me iniziato, in un campo ristretto per ora, possa. avere una più ampia a.pplicazione nelle nostre colonie, attraverso la eolla.b orazione dei medici militari coloniali, che p~c'r le loro capacità, attraverso un periodo di rei a t i va preparazione, in modo da avere elementi tecnicamente preparati, sono i migliori esecutori di ricerche a.ntropologicbe, sia. raziu.li che costituzionali. Ricerche ohe debita.mente inquadrate e coordinate fornira.uno una documentazione completa, forse unica finora nel mondo africano, dei popoli indigeni delle nostre colonie. Ciò offre la facoltà di porre presto l'Italia all'ava.ngnardia anche nel campo degli studi coloniali. La Cirenaica ha il primato di a.vcre iniziat·o tal( <'Sperimento come diIllOStrano i somma.ri risultati delle prime indagini, eseguite con la collab orazione dei colleghi Ricci e Oliverio (1). ())OH ol c n•:bi noJnlnnti,·i. Il' t·elotlvo <eh~·dc, le illìJJt'ont c. conH.• l rt\<tl umAni ro.ccolti e <~ocumontA.tl \'eJIROIHJ <I<:Jiv~ilt<ll J>l"e~~(! l'Istituto oJi .Allli'IJJ>fllogiu d~llu R. Unh·o··~ità di Romu.

:::><:gull·aono su Qucst.o Uiorn ..la ultt'O ooto coo i risultati ùt'llù l'iccrcbo In co ••w.


ISTITUTO DI CLINICA OCULISTICA DELLA R. UNIVERSITA DI GENOVA Direttore: Pro t

ORLANDO PES

SUI RAPPORTI TRA ASTIGMATISMO E MIOPIA Dott. Michele Papagno, capitano moclico, assistente militare

Un problema rimasto tuttora insoluto è quello che riguarda l'eziologia della miopia assile, e dopo i numerosi studi sperimentali e le argomenta~doni seguite alle indagini statistiche, oggi possiamo soltanto affermare che per la determina.zione di tale vizio di refrazione concorrono più cans<'. Innanzi tutto vi concorre un fattore ereditario e costitu.zionale esistente come semplici cause predisponenti, alle quali devono necessariamente aggiungersi delle cause determinanti capaci di spiegarsi le forme di miopia acquisite. Non è mio intento fare in questo studio una rassegna di quanto si è scritto sulla eziologia della miopia, ma vorrei presentare i risultati di alcune mie ricerche statistiche per assodare se si possa o no ammettere ciò che hanno affermato da parecchi anni alcuni autori, e cioè che una causa essenziale della miopia acquisita risiede nell'astigmatismo. Già da tempo si è rilevato che l'astigmatismo è più frequent-e di quanto si credeva per lo innanzi, e che inoltre questo vizio di refrazione viene anche trasmesso spesso ai discendenti e persino ai collaterali, poichè la curvatura della cornea sarebbe, secondo :Bietti, collegata persino alla forma del cranio. Con la generalizzazione dell'uso degli oftalmometri, e quindi con una più rigorosa ricerca dei casi di astigmatismo, s'è constatato non soltant-o la sua grande frequenza, ma alcuni autori avendo riscontrato tra i miopi una grande percentuale di astigmatismi, han cominciato con l'ammettere intimi rapporti tra questi due vizi di refrazione. Altri ricercatori ha.nno affermato una eredità indiretta della miopia nell'astigmatismo, nel senso che questo favorirebbe l'allungamen.to del bulbo oculare sottoposto ad un continuo lavoro da vicino. Dopo le prime affermazioni sugli intimi rapporti tra astigmatismo e miopia, i pochi autori che han voluto studiare tale argomento si possono dividere in tre gruppi, e cioè quelli ehe recisamente considerano l'astigmatismo come una causa di primo ordine nella produzione e nello sviluppo della miopia, quelli che credono l'astigmatismo una tra le tante cause nella rziologia della miopia, e quelli che negano del tutto tali rapporti. Tra i primi ricordiamo J a val, N ordenson e Martin, tra i secondi il Pfti.1ger, Sulzer, J..'aenhdrich, :Burnett, Steiger, Stocker, Siegrist, Mende e pochi altri. D Siegrist nell900, avendo riscontrato tra i bambini iniziati alla scuola una percentuale del 25-30 % circa dei casi con diminuita acutezza visi>n, determinata nella metà quasi da un astigmatismo patologico della cornea,


SUI RAI'J>OHTI TRA AS'riC!IIATlS;\<10 E MlOPIA

10::i9

ha supposto che nella gcn('si della miopia l 'as tigm~ltismo potrebbe rappresentare un fattore importante; e spi<'ga ciò con la esagerata convergenza, dovendo l'occhio astigmatico avvicinare di molto le imma~iui per vederle meno confuse. Inoltre il )fende, per incarico del Siegrist, ha fatto una statistica di tutti i casi di miopia, trovando tra questi l'astigma,tismo ne11a ~rcentuale del 56 %, e da ciò ha dedotto una. stretta relazione tra questi due vizi eli refrazione. Egli afferma che n Questi rapporti sono con grandillsima probabilità, in 1m gran numero di casi, rapporti causali, nel scuso che gli occhi affetti da astigmatismo patologico sono in modo specialissimo disposti alla miopia. perchè da un lato essi posseggono una diminuita acutezza visiva e dall'altro va,uno facilmente soggetti a spasmi accomodativi. Ambedue questi fatti inducono ad un eccessivo avvicinamento degli oggetti da lavoro, determinando la miopia n. Un altro allievo del Siegrist, il Rosalie Katcl-Bloch è giunto alle medesime con clusioni. Anche tra gli Italiani il Menestrina , dopo uno studio statistico sull'astigmatismo corneale e le ametropie assili, non eselude del tutto che le cause dell'astigmatismo e della miopia possano avere una stessa origine, e non ammette ciò per la ipermetropia. Secondo questi un astigmatismo corneale molto elevato potrebbe determinare anche una ipermetropia, mentre se mediocre determinerebbe la miopia con l'allungamento del bulbo, e per di più l'astigmatismo inverso delle alte miopie sa..r ebbe apparente, dovuto cioè ad elevato decentramento corneale per abolizione ed inversione dell'angolo. Alle a.ffermazioui dei succitati autori si oppongono quelle di altri, i quali escludono senz'altro che vi possa l'astigmatismo determinare una miopia. n Seefelder nel 1907, trattando l'astigmatismo dei soldati, volle studiare anche i rapporti tra questo e la miopia, e dai confronti dei suoi risultati statistici con quelli dell\'fende e Katel-Bloch notava una grande discordanza, e perciò ammetteva che nella eziologia della miopia entrano in gioco altri fattori non avendo l'astigmatismo importanza alcuna. Tra noi il Fcderici ha fatto un pregevolo studio statistico su tale argomento, e alla fine conclude tt che l'astigmatismo è un fenomeno accompagnatorio molto frequente sia della miopia che della ipermetropia, e che malgrado l'influenza che l'astigmatismo può avere per il manifestarsi della miopia , esso non può essere tale da t rasformare in miopico un occhio iperrnetropico, qua.ndo aJ manifestarsi della miopia venisse a mancare una causa predisponente >>. Inoltre, secondo il Federici, l'astigmatismo si J)otrebbe considerare come uno dei tanti fattori della miopia, e non forse come il fattore più importante, e rna~rgiore importanza avr('bbero invece altre cause, come la predisposizione, l'ereditarietà, e ragioni anatomiche, specie nella miopi!t elevata, nella quale l'astigmatismo pato1ogico è meno frequente. Da questa breve rassegna bibliografìca. risulta che circa i rapporti tra astigmatismo e miopia non è stata detta a.ncora l'ultima parola decisiva, e perciò ogni altro studio statistico potrà portare sempre un modesto contributo alla soluzione di liD a.rgotn('nto così importante. n materiale statistico che Vf'rrò ad esporre è quello della R. Clinica oculistica di Ge-nova, dir~tta dal prof. Orlando Pes, al quale debbo tutta la mia riconoscenza p(•r la libe:t~ concE>ssami in una sì lunga e laboriosa ricerca. I casi clinici enumerati riguardano quelli rilevati dalle cartelle cliniche di ogni ambulante, sulle quali oltre l'età, il mestiere e la anamnesi ed il visus, è r<'gistrato inùi-


(l)(\()

st:t RAPPOHTI TR.o\ ASTlGMATJS~IO E :>UOPIA

stintamrnte l'eliatn(l d(•llr curYatur(l della cornea, fatto con l'oftalmometro <li Ja•al-Scbiotz, la schiascopia a pupilla normale e talvolta dilatata c:ome .è spesso necf'ssario fare nei giovani, e l'esame del fondo dell'occhlo. ;PremPtto che non ho rPgistra.to quei casi d i astigmatismi dovuti a prect>· rlPnti faHi patolo~ici della corn('a, quali i leucomi da tracoma, da pregresse ft>rite, ecc. e qtwlli dovuti ad un astigmatismo cristallinico. )fan mano che wnò ad esporre i risultati delle statistiche per i vari rappor ti tra astigmatismo e miopia, confronter6 questi con i casi di per metropia e astigmatismo ipermetropico, e ciò pC>r il duplice scopo di poter fare d a ta.li confronti dei r ilievi personali e perchè le mie conclusioni possano avere a nche una indolt~ g(>ncrale. Le cartelle cliniche esaminate sono quelle dei casi passati per rambulatorio dal 1927 al1932, compreso, e corrispon(lono al numero complt>ssivo di 3942 tra miopi, ipermetropi e ast.igmatismi vari , tranne gli h-regolari.

I . Se è vero che la causa principale della miopia risiede nell'astigma· tismo, noi doVTemmo tro-vare questo in una grande percentuale tra i miopi, i quali invece dovrebbero a loro •olta essere più frequenti che non gli a.ltri yiz i di n·frazìone: TABELLA I.

Puri .............. .. . . ... . ........... . . .. n. 124.7 = 61 , 29 % )li OPI

•

•

con astJgmatlSJno

1

fisiologico .. .. . . . . . . . n. 25 1 = L2, 4~ %

! patologico .......... 11. 52'0 = 25,76 °{,

Plll·i . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . n. 12".29 = 63, 9"2 ~Ò J PERMETROPI

fisiologico . . . .. .. . .. . n. l 2.5 = 16, 46 ~o con astigmatismo 1i \ patologico . .. . . . . . . . n. 570 = :29, 62 %

Ho raggruppato a parte gli astigmatismi tra 0,25 e l diottria, considerando tutti gli altri superiori ad una diottria per veri patologici, coml' llan fatto altri autori. I n u na simile ricerca il Pfl.iiger ba troYato l'astigmit· tismo patologico in una percentua.l(' del 47,1 % tra i miopi e del 21,43 o~ tra gli ipermetropi; il .Mende invece ha riscontrato tra i miopi una. frequenz!L tld 56,32 % ed il Rosalic Katel-Bloch il 65,80 %· Una interessa.nte stati· sti<:a è quella del Federici, tratta dal materiale della Clinica Oculistica di Siena attraverso i registri dello ambulatorio. Questo autore ha trovat o nna percentuale di astigmatismo patologico del 53,36 % tra i miopi e dt'~ .) i , 76 % tra gli iperrnctropi; e perciò ha concluso che ((l'astigmatismo SI potrebbe considerare come uno dei tanti fattori della miopia, ma non for~t· come il fattore più importante)). Come si vede è tra i precitati autori straniet·i che prevale l'opinione degli intimissimi rapporti tra astigmatismo e m.iopia, avendo questi incontrata tm'alta percentuale di forme astigma· tiC'Iw, ma il Fèderici, il qua1•· ha fatto dl'i confronti con l~ forme iperruetro· })itlw, si pronuncia in l)enso cont.rario. Il risultato delle mie J·ic<'rche, couw


Jn61

SUI RAJ'PORl!l TRA ASTIGMATIS~!O E MIOPIA

si può v<>d(•ro dalla, pTN'eclente tab<>lla, r;ta a dimostrare una bassa p<>rcentuale dell 'astigmatismo patologico t ra i miopi, e più frequ('nte invecr tm gli ipermetropi, cioè rispettivamente dd ~5,76 % e d<>l 29,62 %- •.o\nc.he St• volessimo annullar<.' la differf'nt:a tra astigmatismo fisiologico e patologico, è sempre bassa la percentuale sia. tra i miopi che tra gli ipermetropi, con· frontandola pure con quella ril€'vata ùa altri autori, specie per le forme miopi che. II. Xelle mie ric..rc-h<' stati;;ticlw ho volut o indaga.re anche s ul gene1·e di mestirre di ogni iuf<•rmo ron v ir-io di n·frazione, rirerca questa che, credo, non sia stata fa.tta da. altri. K o n so se il mestiere possa avere influenza sulla, determinazione di una miopia o di una ipermetropia o di un astigmatismo, ma mi sono domandato: se è -vero elle !"astigmatismo predispone o determina una miopia, noi dovremmo trovare questa più frequente tra quelli che son dediti ad un lavoro che TichiPrle un continuo sforzo ~isivo per la vicinanza. P er la stessa ragione anche gli astigmatismi dapprima IE>ggeri o quasi fisiologici dovrebbero sempre a~gravarsi sino a raggiungere la forma. patolo gica, e perciò li dovremmo t rovar(> t.ra i miopi in una percentuale maggior e che non t ra gli ipE'rrnetropi. Gli astigmatismi, inoltre, anche se non miopici, dovrebbero in seguito d ivent~tre tali per l'allungamento del bulbo, doruto alla continua convergenza ed ai continui sforzi di accomodazione, come ammettono i precitati autori stranieri. In tale indagine ho vagliato con scrupolosità il mestiere di ciascun infermo avendo presente due grandi gruppi; c cioè nel primo gruppo ho compreso tutti quelli dediti a la.voro intellettuale e nel secondo quelli dediti a lavoro manuale; però nel primo gruppo ho compreso non soltanto lo studente, il professionista,, l 'impiegato, ecc., ma anche quei mestieri cb(', pur essendo manuali, richiedono un continuo sforzo visivo per un lavoro troppo vicino, per esempio tipografi, orefici, orologiai, sarti, rica.matrici, ecc. TABELLA II.

l Gru ppo

Miopi

••••••••• o

•

•••• o

••

o

o

••••••

o

••••

o. o

•

••••

% Astigmati!'lmi miopi<'i.

••• •

o

•••• o

o

•••••••

o •

o

o

o

•

•

•

% ... I pt'rmetropi

o

•• •

-

•••• o

•

•••

o

•

o

•••

o

•

•

•••••••

•

••

% ..

o

568

II Gruppo

'

679

45, 54

5t,4.5

401

370

52,01

47, 96

444

785 ll3,87

36,12 ~

Astigmatismi ipermotropici

o

••• •

. . . .. . . . . . . .

301

394

%

43,45

56,54

o

o

o


1062

SL'l UAPPORTI TR-\ AST10)1A'l'lS)l0 E IDOPlA

T .-\.BELW. lll.

;\li o ri

l Astig:mu,tismi l Ipermetropl l~sticroall>r_n~ IIIJOJ)tCi

lpCnne l.rò iJICI

l

I Gruppo . . .. . ...... . ... ... ·

l

568

401

4-H

301

o/o . ..

58,61

41,38

59.59

~0,40

II Gr uppo . ... . . ....... . .. .

679

3i0

785

394

OI lO • • •

6-l , 72

35,27

66,58

l

l

33. 41

D a queste t abelle si rileva quanto segue: a) la miopia è di poco piil frequento- nel II gruppo (5-!,45 %), mentre l'astigmatismo miopico prevale di })OCo nel I gruppo (52,01 % ); inoltre la ipermetropia è molto più frequente nel II gruppo (63.87 %) e l'aat.igmatismo ipermetropico è in una percentuale maggiore nello stesso gruppo (5'6,54 %) (Vedi tabella li). b) nel I gruppo tra la miopia e l'astigmatismo miopico è la prima poco piil frequente (58,61 %), e tra la ipermetropia e l'astigmatismo ipermetropioo la. prima è egualmente più frequente (59,59 %); inoltre nel sooondo gruppo la miopia e la ipermet ropia sono entrambe in una percentuale maggiore (64,72 % e 66,58 %) rispetto alle forme astigmat iche, le quali sono ridotte quasi ad nn terzo (Vedi t-abella III). , c) nel I gruppo confrontando la frequenza dell'astigmatismo miopico con quello ipennetropico, questi sono quasi della stessa percentuale; inoltre lo stesso rilievo si può fare nel II gruppo per le suddett.e forme (Vedi tabella III). D a quanto si è detto risulta evidente che la miopia è più frequente tr-a i manuali, e che l'astigmatismo miopico lo si incontra in una percentuale quasi uguale nei due gruppi, tra i qu.a1i anche le due forme di astigmatismo sono pressocchè della stessa frequenza. Dunque t utto ciò \"iene a dimostrare indirettamente che non è il genere di lavoro che predispone o determina la miopia, ma bensi altri fattori essenziali, specialmente l'ereditarietà e la. costituzione, come giustamente oggi è ammesso dai piil insignì oculisti, nè g li astigmatismi, sia miopici che ipermetropici, hanno una diversa fre· quenza tra i manuali e gli intellettuali per poter ammettere la loro azione prevalente nel determinarsi di una miopia. III. In ra,pporto all'occhio colpito non saprei quale importanza poss.~ a.vere la frequenza di un vizio di refrazione anzichè di un altro, ma ho volu~ anch'io raggruppare, a simiglianza di altri autori, in una tabella i ca~t unilatei·ali di miopia e ipermetropia e delle loro forme astigmatiche, SI~ secondo regola che contro regola, e in un'altra tabella ho sommato l


S ùì RAPPORTI TRA ASTICMATl$~10 E MfùJ>J,<\

j(l(j3

vari vizi di refrazione dell'occhi(} dPstro o quelH df'll'occhio sinistro a i casi bilaterali per poter ne trarre ddle percentuali più rispondenti alla realtà-.

y 17.1 DI

o. n.

Rln'P.AZIO~t:

l

o. s.

l o. o.

Miopi ............... .. .................... . . . ..

126

109

1012

Astigmatismi miopici seconùo regola ...... . .... .

95

103

233

Astigmatismi miopioi contro regola .............

112

119

109

Ipermetropi ....................................

123

141

965

Astigmatismi ip<>rmetropici secondo regola ......

81

87

193

Astigmatismi ipermetropici contro regola ........

112

104

llR

e complessivamente

o. D.

TABELLA

v.

l

%

o. ~.

l

%

Numero

1138. . . . . . . . . . . . . . . .. . . . .

50,37

1121 . . . . . .. . . . . . . . . . . . .

49, 62

. .. . . . . .. . . . . . . . . . . 221. . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . 1088. . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . 274 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. 230. . . . . .. . . . . . . . .. . . . .

49,39

336. . . . . . . . . .. . . . . . . . .

50,60

49, 2'2

228. .. . . . . .. . . .. . . . . ..

50,77

49,81

1106. . . . . . . . . . . . . . . . . .

50,18

49,45

280. . . .. . . . . . . . . . . . . . .

50,54

51, 10

222. . . . . . . . . .. . . .. ....

48,89

Xum<'ro

328.

.

Da queste due tabelle risulta come ogni vizio di refraz'ione colpisce con molta frequenza entrambi gli occhi, e nei casi di unilateralità. non v'è g r a.n differenza di frequenza tra l'occhio destro ed il sinistro, anche tra le forme astigmatiche. Il Cavara ba trovato nella miopia e nella ipermetropia una percentuale del 50,15 % in O. D. e del 49,85 % in O. S., nell'astigmatismo inverso il 51,57 % in O. D. ed il 48,43% in O. S., e nell'astigmatismo diretto il 49,33 % in O. D. ed il 50,67 % in O. S.; e cioè la differenza di frequenza tra l'O. D. e l'O. S. è insignificante in qualsiasi vizio di refrazione.


1064

SUI RAYPORTI 'rRA ASTIGMATISMO E MIOPJA

IV. In rapporto al sesso i vari vizi. di 1·drazione sono così ripa.rtiti fra gli uomini e lo donne. TABELLA VI.

1:omini \IZI 01 RE~'R ,\ZIO:<B

Uonuo

~

~· l ,. ~- l % '

l"o mini \'IZI 01 llt: FRAZ.Hl:<E

V'

N.,

~'c,

IJonn~

N.

l

%

l

:Miopi

656 52,60 591 47,39

lperme tropi

625 50,85 604 -19, u

Astig mut. minpico 238 55,22 193 44,77 Astig. ipermetrop. 175 48, 47 JS6 5l,5t secondo regola seconùo regola Astij!mAt. miopico 18-! 54, Il 156 45,88 Astig. ipermPtrop. 173 51,79,161 48, :?O contro regola contro regola

La miopia e l' ipermetropia sono appena. più frequenti negli uomini, gli astigmatismi miopici prevalgono di poco negli uomini, quelli iperml'tropici secondo regola nelle donne e quelli contro regola negli uomini. Il Federici ba riscontrato l'astigmatismo patologico in genere nelle perc<·n· t-uali del 51,76 % negli uotnini e del o5,7l % nelle donne, quasi come il Mende e m eno del Katel-Bloch, invece l'astigmatismo inYerso, obliquo e assente l'ba, t.rova.to pil1 frequente negli uomini (44,4 o/o) che non nelll' donne (27 ,2 %). V. Ma questo argomento va studiato pure sotto un altro punto di vist.a, e cioè bisogna riportarsi ai vari vizi di refrazione in rapporto all'età, e pii! specialmente seguire l'evoluzione degli astigmatismi miopici pa.tologid attraverso le diverse decadi di età. Se è vero cbe l'astigmatismo dei bambini è destinato a diventare col tempo una semplice miopia assile, dalle nostre ricerche dovrebbe risulhre una. maggiore frequenza di questo nelle prime decadi di vita, mentre con l'aumentare degli anni la. miopia dovrt>bix' essere più frequente e l 'astigmatismo più raro. In questa rict>rca ho voluto tenere prE>sente anche la frequenza della ipermetropia e delle sut· forme astigmatiche nelle diverse d ec.a,di di età, non dimenticando, com~ bo innanzi detto, che in questi studi statistici non vi può essere un asso· lutismo completo nell'affermare dei concetti e p erciò i confronti potrebtwro se non altro portarci più da vicino ad esso. Inoltre degli astigmatismi ne h11 fatto tre grandi categorie, e cioè nella prima bo compreso tutti qu~lli secondo regola, sia semplici che composti, e da una a due diottrie; nt>lli~ seconda quelli superiore a due diottrie, e nella. terza ho riunito tut.ti gl; astigmatismi inversi, quelli obliqui, i cui a-Ssi si scostava.no dai norm:1l~ p er 300 circa, e gli astigmatismi assenti, ritenendo per t-ati quelli inferiori ad una diottria.

.l


1065

SUl RAPPORTI TRA ASTI0li!ATlS)10 E MlOPIA TABEI.LA VII.

1- 1(1

ET\

anni

l

tt nni

21-:,o anni

211

24ti

11 -~o

Si

1\'liopiu. ....... . ...... . . tO· • •

Astigm. miolico secondo regola da -2 D •... .•

-

Astigm. miopico secondo regola oltre 2 D.. . •..

%... .Astigm. miopico inverso,

uuni

205

187

6! - 71J o nu l

;u ol 1 1~·

118

6, 9i 16, 9:2 19,72 16,43 14,9\) li ' 6:2

7,85

5,45

--

- 42

~

5:i

- - - 23

21

13

6

.IO, 85 19, oc :!4, 88 16,74 l0, 40

9,50

5, 88

2, 71

24

-

3i

--

-

-

-

- -

20

15

11:

7

11, 4:"< 18,5i 27, 61 16, 66

9,5:2

7, 14

5, 71

3,33

-

58

-

35

:?4

39

-

-

-

~

15

lO

9, li 19, 11 25,00 2'2, 35 10,58

6,47

4,41

2,94

104

215

139

74

65

76

85

- - -

Ipermetropia .. .... ....

-

36

31

obliquo, assente . .• . • .

%...

5t -ft0

o uni

98

--

%· · ·

4! 5 (1

unni

145

-0/.

~ l- 40

130

-

175

:217

175

-%.. . Astigm. ipermetropico secondo regola da. 1-2 D.

%· .. Astigm. ipermetropico secondo r egola oltre 2 D.

-

8,46 10, 57 14,23 14,23 17,65 17,49 11,31

6, 02

-

-

-

28

15

IO

12

16,66 19,60 17, 15 14,70 13,72

7, 35

4,90

5,88

18

l!

IO

14,64 18, 4i 13,37 lfi,9:2 12,73 Il, 46

7,00

34

40

-

35

23

29

Astigm. ipermetropico inverso, obliquo assente

%...

30

-

-

21

-%...

-

~

25

20

----

-

-

=

-

6,36

4.5

28

15

13

15,26 19,76 18,26 16,46 13,47

8,3H

4,49

3,89

51

66

61

55

Da questa tabella risulta che la miopia raggiunge il massimo di frequenza tra i 21-30 anni, e la ipe:rmetropia si manifesta in pieno tra i 41-50 anni, e vanno poi diminuendo con l'età adulta. Le tre categorie degli astigC -

G(ontafe di medicina militau .


1066

S Ul RAPPORTI TRA ASTIGMATISMO E MIOPIA

ma.tismi miopici raggiungono la maggiore percentuale nella terza decade, aJ contrario degli astigmatismi ipermetropici, i quali sono più frequenti D(•lla seconda decade. Dunque non possiamo affermare che l'astigmatismo miopico rappresenti il principale fattore nella patogenesi della miopia, poichè non abbiamo rilevato dalla su esposta tabella VII un aumento di frequenza della mio pia in quella decade che segue immediatamente a quella ove corrisponde la maggiore percentuale dell'astigmatismo~ ciò che accad& in>ece tra l'ipermetropia e l'astigmatismo ipermetropico. Se si esamina poi la diversa frequenza tra gli astigmatismi miopici nelle loro tre categorie su esposte, si nota che la terza, e cioè quella degli astigmatismi miopici inversi, obliqui e a.ssenti, è la più frequente, rappresentando circa il 50 % di tutte le altre forme; ciò avviene ngualmente per quelle ipermetropiche, anzi con maggiore frequenza. VI. Il Mende, il Rosalie ed il Fedcrici hanno riunito le forme astigma· tiche della miopia in tre gruppi, e precisamente nel I gruppo hanno compreso quelle di individtti sino ai 30 anni inclusi; nel II gruppo quelle aino a.i 50 anni inclusi e nel III tutte, senza limiti di età. Se faccio ugualmente le stesse ricerche sull'ultima tabella trovo i seguenti dati: Astignultismi miopici in genere:

Asti.gmatùnni ipermetropici i n genere:

fino a 30 anni. .. N. 413 = 33, Il %

fino a. 30 anni •.. N. 360 = 29,29 %

fino a 50 anni ... • 640 = 51 ,32%

fino a 50 anni. . . » 563 = 45, 80 %

senza limiti di età • 771 = 61,82%

senza limiti di età » 695 = 56,55 %

A stigtnalisml: miopici inversi, obliqui c assenti:

Astigmatismi iperm.etropici i n v e r si, obliqui e assenti:

fino a 30 anni ... N . 181 = :23,47%

fino a 30 anni .. . N. 178 = 25,61 %

fino a 50 anni. . . » 293 = 38, 00 %

finoa.50anni ... » 278=40,00 %

senza limiti di età • 340 = 44,09 %

e;enza limiti di età » 334 = 48, 05 %

A stigmati.smi miopici secondo regola da l a 2 Diottrie:

A stigmatismi ipermetropici secondo re· gola da l a 2 D iourie:

fino a 30 anni. .. N. 121 = 15,66 %

fino a 30 anni. . . N . 109 = 15,68%

fino a. 50 armi. .. • 181 = :23, 4 7 %

fino a 50 anni. .. • 167 = 24,02 %

senza limit i di età • 221 = 28,66 %

senza limiti di eta » 204 = 29, 35 %

A .stig1nati.~mi

miopici secondo regola oltre Z D iottrie:

Astigmatismi ipennetropi.ci secondo re· gola oltre 2 Diottrie: 10, 50 °~

fino a. 30 anni ... N. 121 = 15,66 %

fino a 30 anni. . . N. 73 =

fino a. 50 anni.. . • 176 = 2:2,82 %

finoa50anni ... • ll8=16,9i %

se-nza limiti d i Ptà » ZIO = ~7, 24 %

senza limiti di età » 157 = 22,58 ~ll


SUI RAPPORTI TRA ASTIGMATISMO E MJOPU

1067

Da questi dati risulta che ogni forma di astigmatismo, sia nella miopia che nella ipermetropia, cade alla nostra osservazione con maggiore frequenza nella età matura dei soggetti. Il Mende ha. trovato l'astigmatismo mio pico inverso, obliquo e assente nella. percentuale del 37,4 % fino ai 30 anni, del 43,2 % fino ai 50 anni e del47,7 % nel materiale complessivo e senza limiti di età; il Rosalie rispettivamente il 35,8 %, il 37,9 %, ed il 38,7 %; il Federici il34,9 %, il 36,2 % ed il 37,10 %. Le percentuali di tale forma di astigmatismo, da me rilevate, aumentano, come si è detto sopra, con l'esame di soggetti maturi, ma per l'età fino ai 30 anni un •alore inferiore (23,47 %) rispetto a quelli trovati dai detti autori, e un >alore superiore ( 44,09 %) in quelli senza limiti di età, cioè del materiale complessivo. Ad ogni modo le mie ricerche concordano invece con quelle del Oavara. Il F ederici nel riferire i confronti d('.gli astigmatismi miopioi con quelli ipermetropici finisce con l'opporsi all'affermazione del Mende. Dalle stesse ricerche da me fatte sulla frequenza degli astigmatismi ipermetropici risulta che questa è anzi superiore alle forme miopiche, e perciò non mi sento autorizzato ad ammettere che l'astigmat.ismo possa rappresentare per la patogenesi della miopia la causa prima. · CONSIDERAZIONI. ~ella meccanica dello sviluppo embrionale dell'occhio noi dobbiamo tener presente i vari fattori che ne influenzano la sua completa ed armonica formazione. Questi fattori sono molteplici, e non è il caso di farne una lunga esposizione, ci limitiamo solo a ricordare in primo luogo i1 fattore ereditario, poi le influenze reciproche locali, specialmente lo sviluppo delle ossa. del cranio e della. fa-ccia, e gli e>entuali perturbamenti dell'accrescimento che possono sopravvenire durante la vita eodouterina. È già noto che all'atto della nascita l'occhio ha raggiunto il suo completo sviluppo, salvo i particolari e delicati differenziamenti della membrana nervosa sensibile alla. luce e del nervo ottico. È noto altresì che la refrazione della quasi tota· lità degli occhi dei neonati è ipermetropica, e che coll'ulteriore accrescimento nella vita estrauterina possono apparire le deviazioni verso la miopia con tutte le possibili varietà di astigmatismo. Perciò a noi sembra molto semplicista l'opinione della maggioranza degli AA., che la forma della cornea ed il suo astigmatismo fisiologico sarebbero dovuti alla pressione esercitata dalle palpebre su di essa, e che questa verrebbe ad assumere una curvatura maggiore nel suo diametro verticale, uguale a. quella per lo più dei tarsi, alla elasticità del bulbo, alla sua tensione interna e alla. tonicità dei muscoli estrinseci. Volendo ammettere soltanto questi ultimi fattori dovremmo altresì ammettere che sino a quando esiste un perfetto equilibrio di tutte queste forze, che agiscono con parallelismo dall'interno e dall'esterno, l 'astigmatismo dovrebbe restare nei limiti fisiologici, e che allorquando una delle succitate forze devia dalla norma si debba passare senza altro alla forma. patologica. Ciò potrebbe sino ad nn certo punto spiegare il fatto singolare di un astigmatismo secondo regola che in qualche caso diventa inverso col sopraggiungere della vecchiaia (infossamento nell'orbita del globo oculare, diminuita pressione delle palpebre sulla cornea, ecc.).


lOUS

Sui H.U' PORTI TRA ASTIOMA'l'ISMO E MIOPIA

Dopo questa breve premessa vediamo ora di seguire le trasformazioni che avverrebbero in tm occhio con astigmatismo patologico per diventare roiopico, stando a ciò che ammettono gli Autori stranieri, i quali spieg<.1no tale passaggio con la esage rata convergenza e con lo sforzo di accomoda.· zione, cui è costretto l'occhio astigmatico. Ammessa dunque in questo stato di cose una esa.gerata tonicità dei retti interni, e quindi la compressione m st·nso Latflrale dovuta ai muscoli del piano orizzontale da una part-e, ed il continuo s[orzo di accomodazione dall'altra parte, e pur ammettendo un conseguente allungamento dell'asse ottico del bulbo, io credo che il risultato finale non debba consistere tutto nella. trasformazione deli 'astigmatismo ln una miopia assile. La base rniopica sopraggiunta o accentuatasi porterebbe, stando alla interpretazione degli autori precitatì, come conseguenza una maggiore sporgenza dell'occhio dall'orbita, e quindi una. maggiore compressione sulla cornea da parte delle palpebre, per cui l'astigmatismo se non aumenta non scomparirebbe nemmeno. Se in primo tempo l' astigmatismo è sostenuto da una maggiore curvatura del m eridiano verticale, quando il bulbo è compresso in senso laterale, io credo che continuando ad appiattirsi in parte tale meridiano, sarebbe Ìnvece quello orizzontale che dovrebbe aumentare la sua curvatura. In breve, secondo me, la deformazione astigmatica della cornea, dovuta alle cause sopra accennate, non è suscettibile di inversioni a motivo di queste stesse oa.uso. Evidentemente i mutamenti che avvengono negli occhi miopici di grado elevato, e che a noi principalmente si rivelano colla formazione ed evoluzione del classico stafiloma postico di Scarpa, non interessano solta-nto il segmento posteriore dell'occhio, ma tutti i segmenti del guscio oculare, e cosi n el segmento anteriore questi mutamenti a noi si rivelano con l'aum ento di profondità della camera anteriore e talvolta colla. inversione dei raggi ili curvatura della cornea. Nei soggetti giovani quando noi assistiamo al graduale passaggio da uno stato di refrazione ipermetropica ad una effettiva. refrazione miopica attraverso spasmi di accomodazione, la presenza o meno di astigmatismo corneale ha una influenza determinante relativa al soggetto ed al valore stesso dell'astigmatismo; ma il fatto si verifica anche in soggetti semplicemente iperrnetropi. Con ciò noi diamo all'astigmatismo tutt.o il valore che esso ha nel favorire e mantenere stati di spasmo d'accomodazione, periodici o permanenti, i quali evolvono verso la. miopia. Dall'insieme delle nostre ricerche statistiche risulta pertanto che vi è un certo rapporto patogenetico fra miopia e astigmatismo, ma, mentre agli inizi d ella evoluzione di tma refrazione miopìca l'astigmatismo concorre a favorirla ed incrementarla, nella più tarda evoluzione della miopia verso gradi elevati l'ast.igmatismo è invece influenzato dalle alterazioni cbe sopravvengono nel globo oculare, fino al punto di fargli ca.mbiar segno. A vrORTAS!'lUN'rO . L'aut,oro studia i probabili rapporti tra. astigmatismo e miopia, El precisarnPnW se si possa ammettere, secondo alcuni autori, nella pato· genPsi di'Ila miopia che l'a.~>tiwnnt.ismo no sia il fattore es-c;en7.iale. D opo aver riporto.to varie tabella s tatistiche dimost.ra.tive e comparative con le form e ÌJ>i'Tml' · tropiche, termina concludendo che possono esistere d ei rapporti t.ra miopia e asti!!· matismo. nel senso che è- spf'sso quest'ultimo ad aggravare una lieva miopiEt. l~ qu11.le invece, giunta a gradi elevat.i, può influire sull'astigmA.tismo sino a f11l):h cambia re segnò.


SUl RAPPOJtTI rRA A STIGJ\1.'\TISMO E

MIOP I .~

106~

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FEDF.RlCI.-


MEDICINA LEGALE MILITARE DffiEZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE

DECISIONI DI MASSIMA

Il [HII(Rm [ft~ft~l~61[~ ft(liJ fJU~AUIÀ l(~IVA DI ~fRYilm SUCCESSIONI MORBOSE • RECRUDESCENZE ED INSOROENZE NUOVE • MODALITÀ DI DERIVAZIONE · FORME MORBOSE CONCAUSATE · NECESSITÀ DELL' INCHIESTA CLINICA ED AMMINISTRATIVA Al FINI DEL RAPPORTO DI SERVIZIO.

Nel rivedere alcune decisioni delle Commissioni medico-legali sul rapporto giuridico di causalità di servizio, questa Direzione Generale ha rilevato che non è sempre preso in attento esame il fattore cronologico nelle presunte derivazioni morbose da pregressi eventi lesivi acquisiti a rapporto di servizio. Si è notato che forme morbose constatate a distanza di oltre sette, otto, dieci anni, da malattie similari pregresse e già dichia· rate in dipendenza da lesività. di servizio, vengono considerate anch'esse automaticamente iu rapporto di servizio in base a verbali e ad istruttorie medico-legali che rimontano appunto a oltre sette, otto, dieci anni avanti. Questi giudizi di « allacciamento causalistico " si possono ammettere solù quando l'infermità per sua natura non possa essere attribuita che ad una. causa esclusiva e tale causa pe-rduri evidente per tutto il tempo che inter· corre tra la prima infermità da essa derivata, e quella successivamente constatata e clinicamente ad essa riferibile. È ovvio però che questo si verifica rarissimamente nell'etiologismo delle malattie. Non c'è malattia che non riconosca a momentù etiologico un concorso di cause più o meno efficienti e contingenziali; « cause assolute )) ed univoche in patologia medica non ce ne sono perchè l'agente patogeno ha bisogno di «condi· zioni " atte al suo sviluppo, e queste condizioni, che sono poi quelle che costituiscono il determinismo morbigeno, sono endogene ed attuariali. Quando poi una malattia ha cessato, quando si è avuta la guarigione, le causalità che l'avevano prodotta son cessate anch'esse, o per lo meno han finito d 'avere azione patogeua, altrimenti lo stato morboso sarebbe perdurato. Le malattie constatate a sei, sette e più anni di distanza dall'evento morboso pregresso non sono dunque lo stesso evento morboso precedente, ma un altro fatto nuovo che per insorgere ha dovuto avere necessa.riamente influenza di nuovi fattori causalistici, endogeni od esogeni, capaci di " determinare,, lv ::;tato di malattia. Sono questi fattori etiodeterministici recenti che bisogna prendere in esame ai fini del rapporto giuridico d! causalità lesiva dell'attuale stato, e perciò si rende indigpensabile una nuova istruttoria mediC:o-legale che accerti appunto se esista nesso causa·


II. ORttERtO CRO~OLOOtOO NELLA. OAU'SALttl ECC.

1071

listico tra le evenienze del servizio remoto precedeQ.temente va~liate, E' l'insorgenza della nuova morbosità. Il legislatore sul criterio cronolo~ico della causalità lesiva di servizio ba dato una norma nel secondo capoverso dell'art. 13 del R. D. 21 novembre 1923, n. 2480, nel quale nou ammette dipendenze lesive da servizio che rimonti ad oltre cinque anni prima del verificarsi dell'infermità, percbè ritiene che oltre tale termine non possano più sussistere proiezioni di lesività metamorbigena inerenti al servizio, dovendosi presumere che le modifìcazioni organiche occorse in tale periodo di tempo abbiano risolto l'azione dinamogena delle eventuali evenienze di servizio. Anche nel!'art. 21 del R. D. 12 luglio 1923, n. 1491 è espresso questo criterio limite dei cinque anni nei casi di invocato aggravamento di infermità. Per escludere l'azione risolutiva del fattore cronologico è necessario esser sicuri che la funzione dell'organo precedentemente leso sia rimasta ed abbia continuato a durare patologicamente alterata, che, cioè, l'infermità sia rimasta per lo meno allo stato latente, ed il l!Uccessivo stato morboso aia una ria{lutizzazione della vecchia forma sopita; ma anche quando si tratti di recrudescenze di focolai sopiti, la riaccenl!ione nuova non è certo avvenuta per le cause morbigene remotamente agite, nè si è verificata spontaneamente; senza dubbio per poter insorgere questo nuovo stato morboso hanno dovuto influire nuove leve causaJistiche. Bisogna. accertare se esse sono in rapporto col servizio attuale, ed ecco che anche nelle « riaccensioni '' diviene necessaria una nuova inchiesta medicolegale. E questa inchiesta è tanto più necessaria se la prima infermità fu a{lquisita. a rapporto di servizio di guerra, i cui fondamenti giuridici sono diversi da quelli riguardanti il servizio militare ordinario durante il quale la riaccensione si è verificata. La conoscenza di successioni morbose, di riaccensioni o di collegamenti morbosi va accertata attraverso gli sviluppi ulteriori della situazione fisiologica o fisiopatologica residuata alla precedente infermità, tenendo presente che l'organismo umano è un complesso eminentemente dinamico, in cui causalità nuove costituiscono situazioni nuove e talvolta il solo strat.iiìcarsi del tempo costituisce da per sè stesso una situazione nuova. L'azione patogena di un evento lesivo di servizio non può durare tutta la vita, essa avrà un « tempo di dannosità » e questo tempo va fissato caso per caso entro quei limiti ragionevoli di ordine biologico durante i quali le ordinarie modificazioni strutturali dei tessuti non hanno potuto ancora trasformare l'ambiente organico, la sua recettività o la sua immunità. Le false attribuzioni eziologiche, i riferimenti causalistici remoti, prewstati più o meno coscientemente, sono ammissibili negli interessati, ma non possono essere accettati senza che risulti da un'istruttoria che essi siano stati vagliati nelle loro modalità e capa.cità offensive. È noto che fattori morbigeni che hanno azione patogena in certe circostanze, possono non averla in altre e sopratutto essi rarissimamente conservano la capacità di nuocere a tempo indeterminato e tanto meno quando la ripresa della salute e la prestazione durevole di un servizio incondizionato successiva alla guarigione, han dimostrato spenta in essi questa azione nociva. Si può parlare di una stessa causazione morbosa quando essa si


1072

IL C IUTERtO CRO~OLOGICO NEf,LA C AUSALIT.\ ECO.

proietta in un tempo relativamente breve con manifestazioni patologiche a catena intervenute a breve distanza dall'evento lesivo ed a piccoli intervalli t ra loro, ma quando la restaurazione delle funzioni organiche. anche se con difetto (il deficit residuato rappresenta la « cicatrice ., lasciata dalla lesione), ha dimostrato che la causalità primigenia non ha più efficacia nociva, questa vecchia. causalità, ormai spenta, deve esser già «sostituita t eoricamente n; bisogna cercare quali altri moventi hanno avuto efficacia nel meccanismo d 'insorgenza della nuova morbosità ed è legittimo pensare o a nuovi fattori morbigeni esterni od a ricorrenze spontanee per causalit,à endogene di nuova formazione. La vecchia forma morbosa. pregressa nel t empo a cui l'evento lesifero di servizio si riferiva, potrà essere presa eventualmente in esame come una« concausa preesistente ,, ed esser vagliata nel « concorso di cause », per la portata morbigena che essa può rappresentare sul fatt.Q morboso attuale, ma non può mai costituire rl i~> sola «tutto , l'etiologismo del nuovo evento morboso. Per queste considerazioni è da ritenere che, quando tra la guarigione di una infermità già riconosciuta dipendente da causa di servizio e l'insorgenza di altra infermità similare sia intercorso un notevole lasso eli tempo (cinque, dieci e più anni), in totale silenzio clinico non si possa, di norma, senz'altro, giudicare questa ultima in dipendenza diretta dalla prima, basandosi sulla sola ana.Iogia clinica delle due forme morbose. In siffatta evenienza quando sieno assenti chiari dati di fatto che le concatenino, occorre che la dipendenza da causa di servizio della più recente affezione venga vagliata a traverso nuovi accertamenti, secondo le norme del R. D. 1024 del 15-4-1928.


ATTUALITA E COMMENTI

L'ATTITUDINE PSICOFISICA AL SERVIZIO MIUTARE NOTE IN MARCINE AL CONCRESSO DI MEDICINA DELLO SPORT

La cospicua. risonanza che i lavori del recente Congresso d ella. Medicina dcllCJ Sport hanno avuta, sia ptw la imp:H·to.nza d e i dibattiti e d c i temi trattati, sia per larga. partecipazione di personalità d el campo clinico e scientifico, sia i~tfine per l'intervento di rappresentanze politiche e di 01·gani tecnici s tatali, tra cui particolarmente significativo por noi quello d el Di.rettore Genemle della Sanità Militare e d ei Direttori Generali di Sanità d elle altre Forze Armate d e llo Stato, d eve, a. mio parere, ri.chia.ma.re particolarmente l'attenzione d egli ambienti sanitari militari per la utilità. d ogli insegnamenti t eorici e pratici che ne derivano . Sostanzialmente pitl significativo, ed in un certo senso piò originale per coloro che non si occupano di medicina sportiva, è il rilievo che sia stata avvertita la necessità. di porre il problema d e l selezionamento dell'attitudine e della capacit~\ fisica. non solo per le collettività. sporti\"e, ma. anche pot· le individualità d ell'atle· tismo professionale. Nel caso di questo, l'orientame nto spontaneù allo sforzo fisi co, il subbiettivismo one rgct.ico, la poss ibilitt\ istintivo. di adattare la propria capacità allo sport più gradito o meglio toll~rato, quella di graduare l'a llename nto secondo il ritmo personale di adattamento, sono e leme nti che, a prima vista, dovrebbero lasciar supporre un selc7.ionamento spontaneo e biologico. I nvece il Congrcs.<;o ha. richiamata l'attenzione sug li e rrori o sulle p erdite anche n<' l campo dei profc:;sionali~ e per giunta sulle resistenze e s ulla incompren<~ion e di alcuni ambienti tt>cnici direttivi ad a.<;colta1·e e n. tener per norma. le riserve o le controindiC!lzioni d t>l mecticCJ specializzato. Che se disfatte e perdite. e corrclatiqtmente rovine organiche si haru1o anche tra quei pro[es.-;ionisti mal e selezionati in rnppox·to al tipo di sport ad essi pi~1 confacente, o ecces.'liva.mente affaticati p e rc.hè impropriament·t' allenat.i, tanto più cliffuso e gra\·e dovrà essere il danno quando si tratta di masse, il otù selezionamento por ovvie ragioni è piò a.ffrottato e me no pr·eciso, pur te nendo contCJ che in genere ad esse si richiedono pi~1 ridotto sfo rzo e meno cosp:cue capacità. Il problema, sebbene non nuovo pe r l'Esercito in ql1anto esso se lo pose spontaneamente da. antica data., espresso scientificamente e st.oricameuteùalle norme sul reclutamento, che riassumono appunto la esperienza clinica e d'ambiente sulla. attitudine fisica di ma.<;Se, per lo inquadramento non al solo scopo d e ll'istruzione tecnica d e llo armi ma. anche d e ll'allenamento ginnico che ò parte int.~grante d ell'impiego, tuttavia tale problema è tuttora di vivo interesse non solo per la ma.ggiox·e importanza che anche nell'impiego tecnico ha assunta. la educazione fisica, ma. a ltresì per il selezionamento di squadre ginniche , che ogni Corpo è chiamato ad allestire. Purtroppo, ed è necesso.rio affermarlo, a tale selezionamento concorre scarsamente la esperienza d e l medico militare r eggimentale; egli il più delle volte raccoglie solo l 'eco di sofferenze magari clinicamente non identificabili in quanto legate e.~c lusiva.mente a distut·bi funziorlali transitori determinati dallo sforzo compiuto.. c che deve limitarsi a classificare con la generica d enominazione di malfJSSere g e-


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L. ATI'ITrj OJ~'E PSlCOFlSICA AL SERVIZIO HILIT ...BE

n orale; o pitl spesso l'ufficiale m e dico dei Corpi è chiamato a registrare alt.erazioni funzionali che rappresentano lu. amplificazione di predisposizioni morbose, forse giil da lui controllate preced entemente allo stato embrionale di compenso, ed allora facilmente propende ad im·oca.re nel determinismo morboso la. quota costituzio· naie individuale, Henza che affiori il problema patogenetico più essenziale, e cioè que llo della incapacità fisica allo sforzo richiesto. Altre volte, nella impossibiliti\ di precisare la natura e la entitf.\ di uno scompenso iniziale, che anche subbiettiva· mente si denuncia con la esclus~va parvenza d ella stanchezza muscolare, il ml'dico r eggimentale può anche essere chiamato dagli organi di Comando ad intervenire con la sua autorit.à tencica non alt.ro che pe r sventare e sollecitar e la presunta pi· grizia d e l protestatario, finchè un sopraggiunto stato di malattia o una ribellione larvata o palese d el soggetto non lo elimini per eltre vie. È il caso di chiedersi se, in questa mate ria, sia sufficiente, p er diventare giudice sereno e competente, la sola esperienza consuetudinaria d ell'ambiente di caserma. anche quando eSRa. non sia molto brev e , o se invece non occorra un patrimonio di conoscenze specifiche che il medico militare, anche quello ospedaliero che in definitiva è chiamato a pronun· ·ziarsi sulla attitudine fisica de] soggetto, in genere non ha in grado perfezionato. poichè ha soprat~1tto educazione ed orient~mento clinico ed igienico-profilattico. 'Che se pure egli fosse molto ben preparato al selezionamento, o gliene ma.nchereb· bero i mezzi pratici, o incontrerebbe resistenza negli organi di C-omando, qualora consigliasse di indirizzare il problema individuale o collettivo dell'addestramento ginnastico secondo un ritmo di prud~t\Za, suggeritagli caso per caso dalle sue cono·scenze tecniche. La maggiore difficoltà, secondo me, si incontra sopre.tutto nello sviluppare e diffonde re tra gli istruttori la. concezione fondamentale che ogni or· ganismo ha più spiccate attitudini, a parità di sanità fisica. verso un d eterminato genere di sport, e qualche organismo pur apparentemente sano e forse anche con a p· parenze atletiche , non ne ha alcuna per nessuno. Mi è occorso di riscontrare diffi· denza verso tale concezione anche in alcuni medici, e fra i più giovani in genere, che sono poi quelli che vengono a trovarsi in più intimo contatto con la truppa.. Il con· ~tto che i soldati non si improvvisano col solo fatto di averli arruolali, inqVA· drati ed istruiti, ma militarmente 8i crean.o (Arnottld), se è sorpassato tra noi e pres.•o gli Eserciti più progrediti, come o r ientamento di massima e come prassi consue· tudinaria, trova ancora qualche fautore, sia pure isolat-o nel campo degli istruttori. Eppure noi italiani fummo i pionieri nel considerare lo sforzo fisico come funzione del complesso biologico e come l'equivalente di capacità individuali tecnicamente valutate ed addestrate con direttive fisiologiche; anche neJ recente Congre!;SO di Medicina sportiva questo primato, che ci è t ramandato dal geoiodel Ramazzini, è stato !ricordato e valorizzato. Ma. senza andar troppo oltre, chi raccogliesse la enorme mole di circolari d egli organi centrali sull'impiego e l'addestramento fisico delle truppe, chi collazionasse gli ammaestramenti che in materia S<caturiscono dalle numerose discussioni svoltesi nei due rami del Parlamento, constaterebbt' che è di vecchia data la prE'o.ccupazione degli organi diretti\>; sullo sperpero di e nergie fisiche. inutile e dannoso ai fini della. istruzione e del consolidamento dPlla robustezza della razza, che un malinteso spirito di corpo tende a perpetuare. Sin da una circolare del Ministro P edott.i si raccoglie l'insegnamento che • i pi~ pigri -sono per Io più tali p er d eficienza di forza. E' di ment-e"· Ricordare:tale insE'gnatnl'lliO non deve apparire inopportwl,o , quando anche in un campo dove i legami d isci· plioari sono indubbiamente meno squisiti che non nell'ambiente militare, e ciO<' nel campo puramrnte sporth·o, si lamentano gli stessi inconvE"nienti, tanto da iar


L' ATTITl"DIN"E PSICOFISICA AL SERVIZIO MILITARE

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avvertire il bisogno al Segretario del Partito di preannunziare che • impartirà ai Gerarchi ed ai dirigenti disposizioni precise e categoriche pe r la applicazione d e lla medicina sportiva e per la considerazione nella quale i medici sportivi dovranno essere tenuti •- Del res to queste resistenze non furono lamentate solo presso di n oi, poichè autorevoli congressisti ester! hanno recato l'eco di un analogo disagio esistente posso le organizzazioni d e i loro paesi. Ed è forse un po' colpa a11che d el m edico in quanto fu egli ad affermare la. bontà del m etodo antropometrico nella. S<'clta. d ei campioni ginnastici; m edicina ed arte concorsero a formare la coscienza che bellezza est etica e p erfezione morfo1ogica corrispondessero a capacitA dinamiche. Superato tale presupposto dal metodo costituzionalis t,ico, occorre diradare le sopravviventi prevenzioni e propagandare il nuovo verbo tra coloro che collaborano alla formazione delle masse sportive. Quindi occorre formare prima una coscienza ed w1'esperienza pragmatist.ica degli istruttori, p oroh è solo così il compit<> del medico sportivo, e più particolarmente ne l caso nostro d cll'ufficiale medico, potrt\ svolgersi in un clima spiritual~:: capace di far fruttificare il buon seme. Perchè essendo l'istruttore in genere un po' autore ed attore, poichè partecipa attivamente allo sforzo cui deve educare, ha come dire una esperienza p ersonale e finisce perciò per crearsi instintivamente un metodo personale, alla cui stregua inevitabilment e adegua ogni valutazione ambientale, ritenendo che il più utile insegnamtnto e la norma statistica più attendibile abbia a trarsi dal campo sperimentale del lavoro e dello sforzo applicato. Analogo procesao psicologico si d etermina nell'industriale c nel capotecnico in rapporto ai d ettami scientifici della psiootecnica. Va controllato e riplasmato tale subbiettivismo professionale, d e rivato da p ericoloso sperimentalismo individuale. Ma occorre riconosce re che se è vagliata, con giusta e necessaria severità, la cultura clinica d ell'ufficiale medico, se è assai curata la sua preparazione igienicoprofilattica, ben modesto invece è il tirocinio che egli compie p er formarsi un patrimonio di esperienza nel can:po d e lla medicina applicata allo sport ed alla educazione fisica in genere. Troppo remoti sono i ricordi di fisiologia, troppo diversa per m etodo e obbiettivo è la ccnsuetudine all'indagine cJjnica percbè egli possa da solo valorizzare, ai fini della pratica assistenziale sportiva, le conoscenze teoriche formatesi con lo studio degli schemi fisiopatologici. Andrebbe perciò coltivato e specificamente indirizzato, o integrando opportunamente con J'insegnamen t o di questa branca i corsi applicativi che egli segue presso la Scuola di Sanità, o f a.cendogli seguire un tirocinio, sia pur breve, pre~so il nostro Istituto annesso alla Scuola Centrale di Educazione Fisica. Poichè un concetto è fondamentale , ed è quello che la esperienza clinica non basta, anche se integrata dalle comuni indagini di laboratorio. a riconoscere tempestivamente ed a selezionare il surmenage da sforzo fi11ico, per la diversità d ci metodi di ricerca e sopratutto per il diverso orientamento professionale di chi d eve indagare. È una laclma che andrà. colmata, se non si vorrà che il prin:ato che l'Esercito ancora detiene in questa ma.teria resti pres~ochè limitato a.l la avvedutezza normativa d egli organi direttivi sanitari, ed alla dottrina di quei competenti che più particolarmente si occupano dell'argomento. Poichè, in un certo senso, la impreparazione specifica dell'ufficiale medico, deriva anche dall'indirizzo antropometrico che egli abitualmente segue cd è obbligato a. seguire nell'arruolamento. Certo non sarebbe agevole ampliare i mezzi di ricerca negli esami che si fanno, all'atto dell'arruolamento, per difficoltà sopratutto inerenti al nume ro delle visite ed ul particolure andamento di c~::;e, il cui


L'A'ITITUD1:-7E l'S !COFISICA AL SERVIZIO llllLITARE

l,(; uclizio, a parte i pochi eù incompleti dat i antropometrici, è es.<:~enzialmente )t} risultante d E>IIe valutazioni mentali basate sulla pratica esperienza del medico militare. Si sa che p e rciò la :;elezione non è la conseguenza di una valutazione mor· fologica-costitu:r.iona.J e, fa.tta. con m etodo fisiologico, ma invece è ba-sata soprn· tut.to sul criterio negativo, in y_uanto patologico, di eliminare quanti abbiano de· bolczza di costituzioo.e o m eglio graci lit1\ somatica. Si rende perciò pressochè impossibile, se non con metodo induttivo, di giudicare con sicur ezza il valore di reale capncità. e di resistenza, nei gradi centrali della scala delle clac;sifica.zioni iodh·i· duali, i tipi m edi che, m entre sono quelli di più difficile valutazione, contribuiscono invece in prevalenza numerica al contingentamento. Ta.li cause di errore andrebbero in gran parte eliminate se fos.<>e possibile in ogni caso affidarsi p er l'arruolamento ai concetti ed ai metodi costituzionalistici, scegliendo a preferenza il tipo m edio-normale, in quanto p e r la sua r obustezza e r esistenza complessiva. può dare il massimo rendimento, con relativo picoolo con· sumo di energie, richiedendo il minimo p eriodo di preparazione, di alle namento e di orientamento. Ma tale ricerca evidentemente sfugge alla comune e preliminare indagine di arruolamento, p er le ragioni a. tutti note ed anche per la caratteri· stica saliente di massa. e di razza., che offre in prevalenza. t ipi misti con predominio ora della Jongitipia., ora della brachitipia.. Ma se tale indirizzo non è possibile se· gu.ire nella cerni~l. preliminare di arruolamento, ben potrebbe essere sviluppato con la ulteriore osservazione dei soggetti, e nel ritmo del loro adattamento alla nuova vita, e nelle oscillazioni funzionali d eterminate dall'allenamento, e nella condotto., ed in genere dalla risposta d el complesso somato-psichico costituzionale. Se tale indaghlC fosse perseverata, se l'orientamento ed il metodo costituzionalistico permeasse la C<lltura e lo spirito dell'ufficiale medico addetto al controllo diretto della massa irregimentata, ne deriverebbe automaticamente un pii:t rapido un più logico solezi.onamento, anche in rapporto alle esigenze della atti v;M, sportiva, che in pace è quella che assorbe la maggiore quantità d ell'energia psico-fisica. l\'la, come dicevasi, l'abito mentale clinico e le suggest,ioni, i pregiudizi e le resisten.ze ambientali, deviano il più delle volte l'osservatore, o nella ricerca di elementi mor· bosi già allo stato di malattia, od anche ad indirizzari:li prevalentemente secondo c riteri di disciplinQ.. collettiva. Il difetto d eriva sopratutto dall'orientamento degli studi universitari, dest.inati ai bisogni medi professionali oh~ sono precipuamente clinici, e dalla mancanza di esperienza. specifica che solo un corso applicat-ivo po· trebbe dare, anche se limitato ai prolegomeui istituzionali. Del resto già vauno formandosi, presso alcune univeraità, Istituti specializzati per l'insegnamento d ella Medicina sportiva, il che sta a significare la importanza e la dignità. scientifica rag· giunta da tale branca, che non potrebbe essere conglobata con gli altri inscgnament.i e la importanza sociale assunta da essa nei multiformi riflessi professionali, indi· viduali e collettivi. Ripeterò con Cassinis che - «La missione che il medico militare ha sempre do· vuto, e deve ora svolgere con orientamento sempr e più moderno, è appunto quetla di regolare, affiancato all'istruttore, l'attività. di coloro che non potrebbe ro segui re i più forti senza ricevel"'Ie danno 11, - " Il m edico militare d eve imparare a. di&gno· sticare e prognosticare le capacità fisiche dell'uomo sano, come è stato abituato a diagnosticare e prognosticare le m g,lattie che lo possono colpire •. P otrebbe obbiettarsi che t.a.le precetto non solo non è nuovo ma è norma!· me nte applicato, se è vero che, selezionata in un tempo più o meno breve, ltt massa. d elle rech.ttc, la compagine d ei re parti resta pla,..,rnata. in un tutt'uno t,ecnica.·


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Jtlen t e pe rfezionato, fif' icn mcnte saldo, spirit11olmc>nte inquadrato nella discip!im1 fo rma le c mor~:~k; se è , ·ero che. ma lg rado i difetti lamentati c lo sforzo compiuto diutumamente :nelle es(·rcitazioni interno ed est erne, la mas~a giunge a.l congedo fisicn me nte più Aorida, pii1 toHica, più agi le. Se qm'sto è vero, in gran parte, non d nvc trascurarsi la quA n ti t l'l c i l modo come la sdezione avviene. Qua.utità ril e\·ante, S(' m essa in rappo rto allo d iminuzioni gin compiute presso i Consigli di Le va cd all 'atto d ell'arruolamento; e p<'r giunta eliminazione tumu ltuoRa. noi primi tempi d cll 'a.nuola ml'nto, o sopratutto mt?no in virtù di valutazioni costituzionalistiche t C'mpcstivE', pre valt>nte mentf' invecE' in rappo rto a stati morbosi sopraggiunti o affiorati dnlla latenza p e r effetto dell 'affati camento. I n propo!=<ito sono molto significativo le ultime s tatistiche fornit eci in quE>st'anno dalla Dire zione Generale di Sanità Militu['e, clw si riferiscono al l 929 o paragonate a. quelle d el quinquennio pr·eccd<'nte. Nel 1925- 1929, <'sclnw lo scarto avvem1to prt';<._<;O i Consigli di Leva, si e bbe una media a nnua di eliminnti in scg1ri to a. ra." · ·.-.~na del 25, 67 pe r mille della i orza media. Ma, quel che più conta rile vare è che tale cifra è rappresentata da tma m edia annuale d el 76 % di elimi11at i per malattie anteriori all'arruolamento, e solo d el 24 °~ p er malattie posteriori all'arn10lrunento stesso. È da aggitlllgere che in tali p erce ntuali non sono compresi gli individui assegnati a servizio sedentario. A parte la cospic ua. cifra di cittadini che, sia pure legitt,imamente, si sottrae a quel minimo di istruzione militare che dovrebbe pla.sma.me la coscie nza. e crearne la educazione p er un rendimento sia pur modt>sto in t empo di guerra, è da tener conto del maggiore ag-gravio finanziario che deriva allo Stato da.ila comparsa. sulla soglia d elle caserme di soggetti che devono poi es.<;cre rinviati prima ancora che spiri il p rimo mese di a rr uolamento, e si consideri infine il turbamento -funzionale degli istituti ospedalie ri per questo lavoro affrettato di eliminazione, che coincide anc he con la fase di maggiore morbilitÀ. Tra le segna.la7.ioni statistic he cui ci riferiamo (1929), figura altresì w1a massa di ben 2190 individui tras fe riti di Corpo o di specalità, e di eRSi 1795, e cioè ben 1'86,50 %, trasfe riti in Sanità o in Sussistenza e solo in minima parte ai depositi. E perciò ci si chied e pe rchè l 'a~ccgnazione allo varie Armi e Corpi debba essere ìatta, o presso i Consigli di Leva o preMo i Distre tti, da ufficiali d".Arma, che non di!'lpongono di altri dati discriminativi se n on dci connotati antropomet rici individuali e del mestiere. Ci si chied o perchè non possa più razionalmente esser fatta da.l medico in sede di arntOlamf'nto presso i Distre tti, con i dati da lui raccolti nella visita di obbligo; p erchè non lo possa anche il direttore d ell'ospedale che d ove vagliare in sede di o<>Servazione un nume ro cospicuo di iscritti di leva, dei quali una buona p ercen-

tuale viene giudicata idonea, incondizionatamente o meno. Ed è ancora da con.siderare la possibilità che i contingenti da asst>gnare in Sani tà, in Sussistenza e presso i Distretti, cioè a compiti meno attivi, possa. esser tratta indjstinta.mcnto da tutti i Corpi, adi istruzioni ultimate, secondo 1a indicazione d egli ufficiali m edici r eggimentali, o, per quelli comunque capitati in osservazione all'ospedale, direttamente dai direttori d 'ospedale. P erchè sta di fatti che i contingenti di Sanità, di Sussiste nza e d ci Distretti, t.ra i quali si trovano assegnati gran parte dei così detti «idonei lievi ~.compiono i primi cinque mesi di servizio inquadrati pr~so r<>g· gimenti di fanteria, e compiono con la fanteria. tutto il periodo d 'istruzione, che è il più faticoso; eppure fra essi indubbiamente vi è una certa aliquota che non ha l'attitudine pe r compiere quello sforzo senza. pregiudizio, donde inevitai:>ili ulteriori .eliminazioni.


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Si ha un bel dire cha sono soldati di Sanità o di Sussistenza., mentre nel pe· rioùo più faticoso, che è quello dell'alle namento, sono fanti t ra. i fanti. Tale inconveniente si elimine rebbe se la. cernita. dei meno atti allo sforzo fisico fosse di ma.<>Sima compiuta dopo il primo periodo di istruzioni, come gi?l. si ò det.t.o, od,a-nehe se i gruppi d estinati alla. Sanità, alla Su.<>Sistenza, ai reparti distrettuali ed alle Scuole, fossero inquadrati in una sola unità autonoma, per Corpo d 'Armata., per ricevere quella. istruzione ridotta compatibile con i requisiti fisici medi. Tn tal modo anche i soggetti meno incondizion~ta.mente atti non perderebbero le loro ca.ratte· rist.iche originarie, e verrebbero di fatti utilizzati. Ma dalle segnala.zioni statistiche ministeria.li, più innanzi citate, ben altri insegnamenti si possono trorro>, che ribadiscono il concetto fondamentale che la. eliminazione, specie presso i Consigli di Leva e presso i Distretti, si ispira eccessivamente al criterio antropometrico ed a quello di malattia clinicamente identificabile, ed assai meno alla. va.h1ta.zione funzionale in rapporto ai connotati costituzionali dei l'lOggetti in esame. Infatti sul totale degli eliminati nel quinquennio 1925-1929, i casi di deperimento organico, di deficienza del p erimetro toracico e di endrocrinopatie sono rappresentati per il 200 per mille; le malattie re::piratorie, tubercolari e non, p er il 138 per mille; le cardiopatie t>d i disturbi cardiaci funzionali p er il 65 per mille, e le malattie nervose in genere anche per il 65 per mille. Tali cifre si intendono sempre riferibili per il 76 % a. m\llattie anteriori a.ll 'arruolamento, ed a malattie posteriori per il 24 %. Non ci vorrà molto sforzo per mettere in evidenza che buona parte di tali deficitari, dato il tipo morboso, poteva an che non arrivare all'arruolamento. come è evidente che le cause di eliminazione si

riferiscono proprio agli organi ed apparati organici che me.ggiormente risentono la influenza di uno sforzo fisico non compatibile con la loro capacità. Capacità così modesta. e labile che potette svelare la sua insufficienza., nel 76 % dei cac;i, prima ancora del termine del primo mese dall'arruolamento, e cioè quando ancora l'impiego, per ovvie necessità di inqua.dramento, non ha. raggiunto il suo acme. È iuori dubbio che le eliminazioni in sede di Consiglio di Leva cost-ituiscono una cifra. troppo bassa in rapporto relativo alle percentuali di elimina~ione che avvengono nella immediatezza dell'arruolamento o nel primo mese da esso. L 'alta. quota. di eliminati per deperimento organico, rispetto alle quote notevolmente più basse che si riferiscono a. stati deficitari sistematizzati, sta. indirettamente a si gnificare proprio questo, cioè la frettolo!~ità che in certi periodi si segue, od anche s 'imp<>ne. Occorre, nel nostro esercizio quotidiano aver presente che lo sforzo fisico che si chiede a.Ua recluta, anche se robusta ed anche se già allenata alla fatica fisica. è uno sforzo considerevole, per la. rapidità col quale va compiuto e perehè l'inquadramento collettivo importa. spesse volte a ciascun individuo, a parità d i altre condizioni, affaticamento superiore a. quello cpe lo stesso soggetto compi· r ebbe se dovesse riprodurlo isol.a tamente: ed infine che i reattivi fisici e psichici dell'ambiente militare, sono di tale squisitezza da non consentire a. soggetti de· ficita.ri, n él campo fisico e n el campo psichico, nemmeno ridotte prestazioni di ser·· vizio. Infatti le cifre di scarto più sopra riportàte, distinte per Armi e Corpi e rapportate sia ad eliminazioni definitive che temporanee, segnalano le più e.lte quote di eliminazione per i militari d elle Compagnie di disciplina, dei Carri armati, della Sanit à e d ella Sussiste nza {1925-1929). Le Compagnie di disciplina. in genere for· mate da ex r eclusi, figurano nella proporzione del200 per mille {e del 177 p er mille solo p er le malattie d el sistema nervoso).


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Potrebbe obbìettar$ che, trattandosi di soggetti criminali abituali o crimi· na.loidi, l'alta eliminazione non può costituire indice di paragone. Eppure non è cosl, perchè, secondo le ultime ~tatistiche pubblicate sull'argomento, i reclusi militRri poi correzionali, git\ criminali abituali prima d ell'arruolamento, figurano s;olo tra un minimo del 32 % ed un massimo del 46 %. La restante quota va quindi attribuita ad occA.siona.li irregolari nella. condotta per malformazione psichica, e n on a criminali di abitudine o cosi detti di istinto. Gli è ch e anche per la così detta " l c~va psiohica. •, che nn tempo fu d etta • leva morale •. il metodo antropometrico ai dimostra per ovvie ragioni quanto mai ins ufficiente, e, purtroppo, oltre che il m etodo antropometrico. anche l'orienta.mentoed il pregiudizio diffuso n ell'ambiente di caserma, che cioè la disciplina militat·e pos;<a, governare anche gli ingovernabili. ~a quale argomento i:lvocar e per· spiegare l'alta percentuale di eliminati de lle compagnie di Sanità e di SW3Sistenza? Per questi !\mica spiegazione sta nel fatto che tratta.r~i in g ene1·e di soggetti as">egnati a tali repat"ti perchè originaria· mente considerati, con inopportuna severità., soltanto meno validi, o tali di mostratisi durante il periodo di istruzione, nella. presunzione esasperata che la presta.· zione di servizio più ridotta potesse essere confacente alla loro più modesta capacità funzionale. Ipotesi che i fatti e le cifre stat.istiche non confermano, ribadendo· il concetto che, quando le tare organiche si appa.lesa.no di una certa entità, non conviene centellinare il provvedimento medico-legale, ma invece occorre addivenire con giusto criterio ad w• taglio netto. Sono questi soggetti di Sanità. e di Sussistenza, che costituivano la percentuale già citata dell'86,50 dei trasferiti da Corpo a. Corpo, rul totale di 2190; cacciati dalla porta rientrano dalla finestra. La. validità non si identifica. rispettivamente nella. porvertÀ. e nella esuberanza di a lcuni a.ttribut.i morfologici, ma sopra.tutto nell'equilibrio armonico funzionale,

fisico e p;;ichico, che a. volte solo la. protratta e diligente osservazione nell'ambiente di lavoro, a contatto dei rea.ttivi fisici e psichioi relativi, può svelare se le manife · stazioni individuali siano raccolte senza prevenzioni consuetudinarie. A questo concetto si è ispirata tutta la. discussiono del recente Congresso di :;viedicina. sportiva sulla. necessità di una. scheda biometrica individuale e sulle modalità ed i cri· teri per compilarla.. Evidentemente, tra i tanti rilievi ohe dalla discussione sono scaturiti in rapporto alla difficoltà che essa. in pratica offre, ha assunto più vasta e unanime risonam..a quello sulla. difficoltà di valutare adeguatamente per ogni sport ivo l'impulso nerveo-motore, ed i caratteri psichici individuali più consoni ad un buon reddito ginnico, nelle varie forme di estri.mecazione sportiva o atletica.. .Ma se il problema della valutazione fisiognost.ioa dell'impulso nerveo-motore, per poter fissare con la maggiore pos.<>ibile approssimazione se ed in quale grado un candidato· è più nervoso che muscolare o viceversa, ha. ma.~giore importan11a in rapporto a.l campionismo sportivo, ha indubbiamente p er rEsercito maggiore importanza la valutazione della quota psichica inviduale. Per noi tale problema è di antica. data., ha appassionato in ogni tempo organi tecnici e di Comando, ha assunto indirizzo norma.tivo sempre più preciso, è stato illustrato da richiami ministeriali anche al di fuot"i della. prassi regolamentare; ma purtroppo il contrasto di tendenza tra organi disciplinari, ed organi sanitari è tutto· ra. vivo, specie ove da questi venga. applicato il disposto d ell'art. 27 d ell'Elenco delle i mperfezioni (da tanti anni auspicato), per" profonde anomalie d el carattere e della condotta, quando nel soggetto resti dimostrata o se ne possa fondatamente pre;,romere la. ina.dat.t.abilità. alla. vita. collettiva. e alle restrizioni della. vita militare •· Tale contra.'lto, so pur non è espres.;;o, si d elinea non solo quando il provedimento


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r·iguardAlU tOm1tli psichici, in g()ner e cdminali, fisicamontt: robw;t.i, ma anche quando la inadnttfLbilità ;;iasi dimostrata in soggetti senza. preced enti penali, anzi di buona moralit:ì, <: h P sono forse qudli che più ft equentemeut.e beneficiano di tale disposto. Gli ò che In intol leran za, la inndatta.bitità od anche la. ribellione che esplode con un quadro psichi co, il piìt d f' llt> volte ha il suo fittone istintivo nella. stanchezza o nella in;supcrata incapacitll di adattament o allo sforzo fisico, pe1· d eficienze funzionali cbe non affio rano nJI'esame clinico a.n chc il più approfondito, e pe r il quale occor· rTr·ebbe una indagine fisiognostica. Conferma indiretta di tale presupposto è il fatto che e pisodi anche clamorosi di ribellione, ed apparentemente artificiosi, cht> sboccano in provvedimenti di r iforma., non determinano quei contagi psiclùci rii cui troppo si preoccupano e istruttori e spesso anchtl ufficiali m edici. Ognuno di noi, se raccogliesse !ltat.istiche in questo ·campo, potrebbe dimostrare inconiuta· bilmonte quanto isolati ~iano questi casi e come si manifestino quasi esclw;iva· mente n ei periodi di maggiore fatica., specie nella fase dell'istruzione prelimina-r~>. Ogni costitJ.uone h a. la sua quota nervosa. specifica, e, salvo per gli ectipi più vicini al tipo medio-normale, in genere a !abilità funzionale soma.tica corrisponde !abiliti\ nouropsichica, e viceversa, e tanto più accentuate saranno tali differen· ziazioni, quanto più ci si allontana dal tipo medio-normale verso i gradi massimi e minimi della ectipia.. La valutazione di tali quote cost ituzionali ha notevole im· porta.nza anche nell'indagine psichica, poichè in pratica non si incontra difficoltà noi riconoscere e graduare la integrità intellettiva., perohè in questi casi in genere t rattnsi di quadri morbosi ciinici, quanto nel controllare i rifleSI:lÌ psicomotorii e neurovcgetativi, dato che n egli ambienti di caserma i disordini della condotta sono ma.nifestati con maggiore frequenza da soggetti non intellettualmente :insufficienti, ma più spesso tarati nella sfera d ei sentimenti e d ella volontà. Anche in psichiatria, e non da oggi, l'influsso coFtituzionalistico se non ha potuto ancora .a.fferma.rc una. influenza d ecisiva in rapporto alla etiopatogenesi, come invece nel -campo psicologico puro, ha tuttavin illuminate varie situazioni cliniche ed ha srgnato un indirizzo suggestivo a.IJa ricerca, malgrado le inevitabili esagerazioni ddlo schematismo d i classificazione. R esta tuttavia certamentE> notevole il ten· tativo del K retschmer, sebbene fondato St.I costruzioni prevalentemente teoriche. Lo studio d ei caratteri è Posì irto rli incognite di e difficoltà che non può esse!'f' risolto con poche formule schematiche; non è possibile concepire una umanità net· tamente suddi visa in ciclotimici e schizotimici come, se por frequente, non è co· stante il rapporto fra il tipo ana.bolico di P ende ed il picnico di Kretschm er, fra il catabolico ed illeptoRomo o schizoide, ecc. Quando si generalizza, si arriva inevitabilmente ad esagerazioni costituzio· m\listiche con equazioni dottrinarie esasperate: mentre basterebbe limitarsi a considerare che tutta. la. vita. istintiva. indubbiamente esercita immensa influenza sulla nostra vita affettiva e volitiva, in una parola suJ nostro c>a.ra.ttere. D nucl('() centrale della p ersons.lità. umana è rappresentato dagli istinti su cui si adaguu10 le e mozioni organiche elementari e quelle della senso-percezione. L'impa.lcatW>l è data dalla costituzione, che è l'el emento statico strutturale su cui, attraverFo componenti ~oma.tiche, fisio-psichiche e psico-sociali si innestano stratifica.zioni riftesso·istintive primordiali, e, per successiva. evoluzione e differenziazione, attri· bui t i ideo-affettivi, in un tutto uno inscindibile ed è questa unità che differenzia l'individuo nel mezzo fisico e sociale in cui stabilisce i suoi rapporti r egolando i suoi .scambi. interorganici e inte rpsichici, i primi in rapporto alla costituzione e al tern· peramento, i secondi in rapporto al carat.t ere ed alla mentalità. Ed è pe roiò eh•'


L' A'l"X!TUOI NE l'SlCOFJSICA A L SER\717.10 llt!I.TTAJt E

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il r,·mpcram<>nto, coPtlìcic•nt t> di r<·atr i,·ittì psicofk~iolog i c·a, ha piil stretti rapport,ì col somatismo Co>'t ituzio nuk. in C(UHnto secondo a lcuni è il mod o di risponde-re d e ll 'io somatico a~li st imoli istinti,·i l"d ai rifie>;;si p ri mi t iv i, poich~ ha mdi ci profondo •w ilo p!'Ìmf' st rn.tiLicazioui di:' ila personalitì• d a cui s i origi na e di cui è la ma.nifc•:;tazioue rcattiva.. In v~'Ct" il cnrat te re è il codlici<'nt e di r t>tltti,·itt1 psico-i<oCÌt.l.li . con l e q tmli l' individ u o J->rOi••tt i• i co nnotu t i ed i contenut i della sua mentalit À fo rm ntasi attraver-so le t'\cqui"izioni cosciomt i. Non è c0rto possibill' in pratica scindo.: re la personn.lità untana ne lla valut.azio!.Je ddlc sne s trnt ificaziuni, e sarehb<• c rron <•o !li udicada solo nei suoi eiPmr n t i t\IUt. litici. 1\Ja. cert o è c hf:' ne!lu c lassificazione psicofisiologica di ITIIlSS(', c di mas><o prirnitive, l'indagine d e l t<>mpc rumento JJUÒ fornir<• un rapido. gros.c:o l~:~no o ric n t,a.ITII'nt.() di seiPzion(', perchè in qne-sto campo i punti di a-desione o ll tl costituziono so•natica sono p iù imml'diat i e piìt n~><ti, cd ai fiJli dt>lla pratica possono vc r·oiù piìt e m eglio eSi:\ere valo rizzat i i fatto ri biotipiolo):!;ici. e p~ r l'iuquadmmen to d'impiego n d le va rie specia lità c p e r la. Je,·a pi<ichica in gc nt'!'t". Sd,bene i t emperament i po"sono in u n ce1·to sen<~o t:iS.'iCrc consid e ra t i tanti quante :::~ono lo :;ingoio p e.-son .. lit>' , tuttavia tut certo ragg ruppame n to di essi in li mit i antitetici, f.' c ioè ùi te mpet·amc n t i a. reazione rapida e di tempe ramen t i a reazione l enta, non solo domina d n Ila. a.ntictl. medicina aù oggi, ma bcno raggruppa le moda.liti~ ca ratte ro logiche piì• snlionti d ella. pe l's onalitù (tachipsichici e brudips ichici). E se ò S<"mpre bene consi d erare tutte le manifcstn:~:ioni psichicbc in questa attit udine reatt.i,·a dell'individuo di fronte ngli i stin~i, pen:hè il t empC'r nmeu to llt1SCe dal confljtto d d l<" tend enze che contrastano, che si oppougono a scopo bio logico eli diicsa d e ll'organis mo, è a lt r<•ttanto utilo ai nostri scopi ambientali la fissazione d ella più ele mentare estrinsecazione d e llo psichismo. Potendo considerare in pratica la celerità d e l movimento rea.ttivo in qualche modo come lt~ pro iezione psi cnli$iolo~ica d q~li indiddui tachips ichici, me ntre il rallontn me ni o di tp.te:;ti processi come là est-eriorizzazione di pe rnalit,à bradipsichiche , in prat ica \ 'Q. tenu to conto, :;opratu tto in rapporto a lle po'ls ibilità di utilizutzione speciJica pe r Arma e pe r Corpo, dq;di stati intermedi, in quanto i te mperamenti pe r g radi possono spostal'si da w 1a categoria a ll 'alt ra. Con· vengo che sono questi, conceLti riasi'!untivi, ma non meno utili n t•lla nostra pratica professionale, in rapporto a.lla. fì~i ogn ostica psi<'hica, pe r le possibilit!\ prt'stm tivfl di impiego e d i ada.tt.amcnLo, in quanto pH!Iiminarmente , qtonndo ancora la cou· d otta non si è palesata con C\·entua li disordini e q unndo la a1t0.mncsi, come accact ~ il pin d elle volte, sia. muta, disponiamo solo di ùnti o di rife rimenti costituzionalistici. Il t e m peramento, piì:t che non il caratt(' re e la mentltlitìt, è maggiormente legato a condizioni nat ive, a lla profo ndità della no»t ra vita ol'ganica. Giova rip eterlo, tante volt.e nelle nostre recltJte manifesta1.ioni d eprcs.«i,-f.' o ribelli non sono altro che istintivi atteggiamen t i afl'iorati dal s ubcosciente, pe r le sollecitazioni di difesa d e l! 'io organico Non occorre per·ciò mo lto s pesso ampliJicare il s ignificato di tante resis te nze ist intive, di tante prcsta:~:ioni ~ucrul~. attribuendo acl esse carattere e consis te nza di anom~tlia p~ iohioa, o peggio inYooando o smlZionundo l'inte rven to d el regimo disciplinare; una tempestiva e diligente indag ine morìofis io logica potrà tante volte svelare ins ufficienze o !abiliti\ di ritmo d ella vita o rganica. con vantaggio anc he d f:'lle sto.tis tiche che presumono di svelare quote di ano mali, di ncurast1:1nici e di psicoa.stenici nell'Esercito, più e levate numericamen te di quelle che una oculata pratica. quotid iana non ci consenta di ammett ere. L o spunto che ho preso dal re cente, istruttivo Congresso di Medicina Sportiva, è d e rh·ato non tanto dalle discus 5 -

Giornale di medicina m ilita re.


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L'ATTITUDINE PSICOFISICA AL SERVIZIO MILITARE

sioni scientifiche svolte, quanto sopratutto dall'eco, riportato dalle. sta.mpa po· litica, di discrepanze di vedute, tra. istruttori e m edici sportivi, su possibilità e capacità di impiego individuale e collettivo, e dalle resistenze ambientali segnRlate, nel campo della organizzazione sportivA. verso una prassi igienica ed nn selrzio· namento fisiologico più prudente in quanto tecnicamente più rigoroso. Tale eco mi ha riportato allE~ nostre condizioni d'ambiente, sebbene solo in parte analogiche, sia perohè la e~perienza in materia n ell'Esercito è più antica e più controllata, sia p erohè norme regolamentari e di<>eiplinari, se razionalm ente intese ed applicate, costituiscono adeguato e rapido correttivo ad eventuali deficienze. Non è perciò la nostra una situazione d'allarme, quando !li pensi che un ufficiale m edico fran· oese, D ano, in un lavoro pu bbl ica.to poche settimane fa, ~cri ve (riporto dalia puh · blicazione di un giornale politico): • Attualmente. al momento dell'ingres.<w delle reclute nel reggimento, tra un contingente da cui tutti gli elementi troppo netta· m ente deficienti sono stati eliminati, i medici.militari constatano tra i giovani spor· tivi dei di!lturbi funzicmali seri provenienti da pratiche esagerate o male dirette dello sport ». Sebbene io non abbia esperienza. notevole e diretta degli ambienti sportivi, mi ha colptto la. espressione riportata. in un commento al Congre!'so, che • i medici d ello sport non vogliono essere i portaferiti dei campi sporti\'i, i curanti dei cuori infranti, delle energie consumate ~. espressione che, sia pure emotiva, preoccupa ovo si p ensi di quanta cura è circondata la. nostra gioventù percbè mantenga ed affini le caratteristiche di forza e di a~ilitl\ della rii.zza. Tale preoccupazione nel nostro campo non esiste, indubbiamente, per la sollecita. vigile intelligente assi· :>tenza. prodigata ogni giorno dagli ufficiali medici alla fatica del soldato, con adeJ>ione spirituale e cooperazione tecnica alle norme direttive d egli organi centrali. Ma. se qualche d eficienza ancora è da lamentare, se qualche preoccupazione eQiste, potranno essere facilmente rimosse se, a parte una più a.ocentua.ta tendenza alla indagine morfofì.siologica prima. che a. quella clinica, gli ufficiali medici, specie quolli più direttamente impegnati nelle operazioni di reclutAmento e di seleziona preliminare, seguiranno con maggior le.rghezza la. norma., recentemente confermata dall'aùtorevole diretto intervento del Direttore Generale d ella. Sanità Militare, di non e~ere restii all'invio in osservazione negli ospedali, in sede di Consiglio di Leva, quando anche pos;,ano aver rilevate solo modeste stigmate dtsmorfiohe <> limitate oscillazioni funzionali, poichè tante volte possono costituire l'insospetta.to segnacolo di più gravi d eficienze latenti, che affiorerebbero indubbiamente al primo urto con le esig1=mze della vita militare. Le eliminazioni vanno fatte, e col criterio uniforme dettato e commentato nel· l'Elenco delle Imperfezioni, tempestivamente nelle operazioni preliminari di cer· nita (Leva., Distretti). Il problema è antico, ma sempre nuovo e sopratutto delicato; esso va affronta.t.o con l'indirizzo norma.tivo maturato dalla esperienza. collettiva ambientale dei nostri lc;tituti, e nnn con interpretazioni persona.listiohe o solo a.Ua stregua della personale esperienza., notevole che essa. possa. essere. Prof. G I ACINTO FELSANI, maggiore medico.


Formole di normalità e tabelle in antropometria mifitare I rilievi che il Prof. Domenico Viola, primo Capitano Medico, ba fatto ad tma mia recente pubblicazione (ve di questo Giornale, fascicoli I X e XI. 1933) non sono stati inopportuni se essi, richiamando l 'attenzione sui miei st.uùi di antropom etria militare , offro no l'occasiono di chia rime il contenuto e g li scopi e di v e rifica.rne l'utilità. È ormai pac ifico che il c rite rio p er l'idon e-ità a lle armi e per la robustezza. non possa. fondarsi unicamente "'Ji dat;i metrici, e tanto meno sui soli dati d ella statura cle] pe rimetro toracico e del peso, sin. pure elaborati n e l modo indicato n elle nostre formul e di n ormalità.. Que lle formule - ch o un matematico od w1o stat;istico guarderebbero con vivo compiacimento e soddisfazione - non sono altro che la docttmentazione R~ientifica d ei valori riportati n elle n ostre tabelle; e non è certo necessario che il medico militare le applichi, com<> a ltrettanti fa t i cosi esercizi a lgebrici dura nte le operazioni di leva: sarebbe a ssurdo il pretenderlo. Per le n~ces· sità della pra.tica il medico milita1·e può ricorrere aUe speoiali tabelle niente affatto complesse come afferma il prof. Viola a n ch e se compilate per ciascuna Arma, cosl como abbiamo fatto pe r l'Arma di cavalleria., ma in via provvisoria essendo opportuno compilare l e tabelle con tm ma teriale più nume roso di quello da noi util.izzato, e, p oRSibilmente, anche per r·egion e . E pertanto, le affermazioni aprioristiche rigu a rdanti la utilità o meno d elle nostre tabelle n on possono avere valore probativo. Occorre controllarne l'utilità in tutti quei casi n e i CJuuli ne è raccomandat o l'uso: e n on Rono pochi. Un primo esperimento di controllo si potrebbe tentare, ad es., face ndo tma statistica d e lla morbilità e mortalità dei soldati di CavallE'ria d e l R eggimento Genova, che hanno fornito i dati d ella nostra tabella, per accertare se, come è prevedibile, la perc entuale maggiore di individui mai ammalati e più robusti s i trovi fra quei soldati i cui valori d e l pe rimetro toracico e del peso ri ent.rano n e l campo della normalità e d ella paranormalità da noi stabilito per ogni centimetro di statur a. E si potrebbe anche fare lllla controprova verificando se- i meno r obllSti e g li ammalat i si trovino, pei d etti v a lori, al di fuori dci limiti stabilit i. Si ottiene così nna. duplice verifica. A questi acce rtamenti, molti altri potranno seguire. I n un primo t empo è importante s tabilire se la robustezza organica, p er ogni Arma, è accertabile più esattamente e con maggior rapidità e semplicità ricorrendo allo tabe lle compilate coi nostri m etodi per ogni Arma o alle tabelle generiche, proposte da altri studiosi italia ni o stranieri (ricavate da. materiale empirico non sufficientem ente e laborato) e alle quali tuttavia. si ricorre, anche se con risultati di d ubbia utilità. È t empo ormai che tutti coloro che si vogliono dedicar e a r ieerob e scientifiche - e mi rivolgo specialmente ai m edici - guar dino ai numeri, oltre che con rispetto, anche con fiducia; riflett.endo che la scienza moderna. innegabilm ente ogni giorno più vien e diventando qnantita.tiva nou m~·no nei suoi metodi che n elle stre attività e nelle sue applica~ioni. Auguro, pertanto, che non sia lontano il giorno in cui, in seno al Corpo sani· ta1·io d e ll'Esercito si possano formare , accant.o alle specialità già riconosciute, anche que lla p er la Valutazione fis ica dell'individua.lità. Prof. F ABto F'RASSETTO, dire-t tor e d eli'I stit.uto di Antropologia generale ed applicata d ella R. Universitl\ di Bologna.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA SANITA MILITARE. La protezione giuridica delle popolazioni civili In guerra (Ed. Pucci, An con~r l !)33).

R. D EL Y.EC'(' HI O. -

Qu<•sta pr<•J(•'vole monografia riproduce IJII di:<corso rece ntl'mE>nte t onuto dall 'A. pr<•s.<<o 1'.-liiSVCi(IZÌOIIe F t•ntmin i le :Samia in Ancolla c coRtit.uisco tlllt~ lettui'A at t ntentt• Nl intf'n•;;;stmte p•·r l'l'lt·,·ut•·zzu <h•llo spirito e d <'lla. t'orma t' p••r la pro· fondit i\ d ~J i f'\•n<·Pt ti ('O n rui è trattato l'argome nto attua leo ed tunanissimo d t"lla pr·ot<' zionE> d egli inermj in guerra. 11 d ot t. D <' l VP.cchio ave vt1. Jl:ÌÌ\ pubblicato u n altro suo studio sullo s t esso tema (Educa:. io11e f'rrsr.i.~ta . tlicc·mbr·(' 192!J) p~·r aw<picare ch e il Gove mo Nazionale pro· muo,·<"~so fm gli ~tal i ttn A(·cordo • inwso nel iut <'gra1·r ltt Con,·cnzione di Ginevra • E' ne l rJlUJ.le fo><R<' ~<an c ito c tmdotto i11 conC"rc.'tf' normf' quc::~to principio: «non potPr,.i dirige rE' off<•s<' gue rrE'sch t• RE' non contro obbie tt.ivi militari, inte<si i11 quel pill 11\to "'' n,.o che s ia ra).!ionevol nwnt.e imposto da n eccs:;ità. strategich e e tattiche .. Uit\ da aiiOJ"a l" A. non s i uis;;imuJa,·n gli o:;tacoli che potevano fr11pporsi alla r ealiz.. za:.cione di un sì .nobile a~><u11to ch o propr·io n t' llo stE'sso nnno veniva. autorevolme nte rr·oposto dHI d C'Irgato italiano al la Conferenza int.ema;,;ionale per la l'E'Vis ione dt'llu Corwe nzion t> <li <;irwvnt; ed o ra e~li riesamina la. questione dando cont-o d E'l mod o comP (> J i battuta fm por·,:ontlli r ù d el mondo politico, militare , scien t itico E' giuridico ed insi><t<'ndo con uppa;<.~iontno ft•n·ore s uil(• supe riori rag ioni umane t1 civili che devono indurre a pc·r·s•').!Uin· ogn i poss ibilità di ù1tesa.. 'l'rf' vi i? si nffncc inno nl l n m (·• ntP di chi s i prt"occupi dPIIa nec<'SRità d i salvare il maggior num <" ro di ciYi li in guerra: 1° prote 7.ione tecnica, specialmente cont-ro la ~'l.tCrra a..erochimiea. che sembra la più minacciosa.: 20 mezzi dirett i ad otte nere, sia pure p(' r gradi, l 'abolizione tldla g uPrrR; 3° prote zioni' giuridica. La proteziont• ft'Cnica prcseonta d illkolt1'1 quns i insormontabili, specialment e dal p unto di \'il'<tn fìnflnzinr·io. Il prof. Rmh d C'I Polit ecnico di B e rlino, il quale par· tecipò a lla confe re nza d egli <'SJ1<'rti ÌJl Roma nel 1929, ritiene che per In. p rotezione (ricoveri speciali ecc.) d e i c i,·ili in w1a città di un mjJione di abitanti sia da calco· lart~ una spcS11 di 160 milioni di d o llari e coè 160 dollari p o~- abitante; ed anche con ciò, sPcondo :lfnycr, s i stu <' bbe i>l' n lontani dtl! provvrde1·e a,d una sicurezza. a.s.c;;oluta. N è d'altra part<' possono attcndPI'fli grandi ris\llt.ati da una difesa. mili tare attiv~. a causa d e lla quasi in evitabil i' sproporzione fra le forze a.ttaccanti e le difensiv(' o dd la enorme difficolti\ d e ll'twvi:;tamcnt.o, specialmente n elle ore notturne . Inoltre i m ozzi idone i ad una protf':r.ione individua.ie contro la multiforme azione dei gas di guerra sono att.uo.lmcnte mo lt-o costos i e di e fficacia forse non mai assoluta. I mezzi dirvtti ad abolir<' la f!Uerra, come i patti finora sanciti fra le nazioni, non offrono sufticientf' affidamento, tanto è ve ro che non hanno impedito l'esa.u· rie nte gara n egli armamenti. Circa la. protcziom· g iuridica tutti sanno che nella stes;.;a Conferenza d el Di· sarmo sono stato pr<'scntate proposte in tal sonso, ma si sa. }Aire come sitlno difficili e aleatori g li accordi ÌJl una tale mate ria, anche per i diversi punti di vista da cui è considt~rata la complessa que;.;tione. V'è chi non solo prevede mali irre· pRra.bili, ma reputa che questi s iano nooes."'l.ri e p erfino tanto più d('sidt•rabili quanto più d iSì\Rtrosi in quanto sarE"bbcro il ffi<'zzo p iù idoneo ad abbre viare la g1aerra ed in c iò appunto trove re bbe ro largo compen:;o. Il generale Douhot, esaminando il precedente studio d ello stesso A., fra J'oltro scriveva che non si può afferma. re che esistono popolazioni civili inoffensive. quando. come oJZgi si ammette, esse in caso di guerra, d eb bono senza. distinzioni opon1.re JX'r la guerra. Se per vincere è necessario distruggere, uccidere, d evastare, spandere !11 rovina e il terrore, tutto ciò s i faccia, pu1·chè si vinca .. . poichè mai come om vi fu· rono g11e rre ne lle qunli chiaramente si giuoca la vita d elle na z ioni: si t ratta di viu· cero o di morire. Secondo il generale von Metzsch t utte le persone e tut.te le cosr


RIVISTA D"f:LLA STAì\fPA liEDtCA

rr .U.IA~A

E

S'tRA~IERA

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~rr·n mro tmsrinat<> n pnrtt>cipru·o in quo.IC'hP mi><nrn. 1tl cn.r:tf!t•rc militare d e lla

1!11\'lTn. In qualo de ,·()c;;~e re dirNtit contro tutto ciò c ho è s uscetti bile di du.rc forza a l rwmico. I g iu ri "ti non !>ono !><'mpr'E' fra Iom conco•·d i e qmtlcnno l'L mo;:;tra. d e l tutto seC'ttict) intorno nlltt J IO.~:-:ib il it•\ di ;~tabilirè nuovt• rE-gole con \ '('ll7.ionnli fra. i b t>lli l?<'rtrllti. Il i';('nl\t u r·(' :-i. E . ~citrloia :>i d omnn<.JM·a ch e co:-:a mai ,;i pùtesso ag:::iunC:<' r"t' dal punto di \"Ìl'ta pn·ttnmC'nt<' giundiC'o ai f<'niAtiv i I"Ìnora propo:::ti e non an cora tutti r·C'nlizzttti. P otr t>hbl'I'O stnbilinsi snnzio ni pPnnli cont ro coloro ch e \"iO· ln.o:sPro i di,·i<•ii. tulCM<~Ii i• da ('><:<i n on fH:C'(•ttat.i ... Jn pn1tica tlrttJWÌR. potrE' bbc tem orsi eh€' IC> RtAto c-lw •H·essr ,·in tu ruw ,!!tl"rTn cnn l'uso d c i mpzzi condannati, ri1a!lcisse a s fuggi l't' nl lt> r ••rw con In lo rza d<•lla vi t t oria. S. E. il pr<Jf. Francl'sco OreSh"tuo ne lla tomtttlL d i'l lll tli c;c•mhr E> l !130 dr Ila H. Aocndrmia d t• i Lince· i nfÙ'tmava che.' •le co><t' f;ono g iurrtt- a talf', ehf' a pnr·lnr·<' di limiti ne lht condotta d e lla guena, di ~wrra. incit·ilita, com<' ironic·amt•ntE' s i dict'. ~i è s ie1Hi <.li f.·H.~l're sbet:fq;:giati tla gl•nt<' logictt chl' la AA piì1 hrngn : Apprll"P - l"OI!I!i1lm!f'\"a - d e vE' P!'St' rE' possibile in q u alche modo di ripurlnr·(• Ji limit~· ne l dir·ittu di gw• rrn.. p<·rcht. il d iritto è limitP, e i l diritto di !2:11Prm forma un cnpi tnlo d ('l diritto che• non f:A rò. mai cnncellato ... "· PrE'cedono C' ;;('gnono citazioni notc·,·oli:>;;imt•. o ltJ'<' (JUC'IIf' c:h<' abbiamo riportll-to, o l'A. l<' vn~ lit~ P le cli»cute co n o.outo SNhlO cri ti co c co n profo11cln- pa.;.>ione u e l l'ispiruta vil>ione di un tn<)ndo migliort•. sì eh(~ pC'I" lungo tC'mpo non nbbia ltt storia d a rC'gistmre rnlOvP ('Ctltombi di mn.rtiri u d'eroi. Dopo la il'tiura ch'Ha monografia si rimane commos"i e prnsosi: ulcuni punti di ('R!'tt d ù nno schianti 11 1cuore, como il ricordo di An11~ Uuidi Paolt•tti, • In. mamma fuggcnt.C' torment,nta dttllc doglie del parto "• tnwolta nd hombnnlnnwnto di Ancon~ dd 24 mag'gio 1915. Ed il pensiero che turba - c:omC' di ce Ca r·l o D<'lc roix - è qudlo che domani la lotta, più atroce, più spietata che mai, n on rispnrrnierebbP u ernmeno l<' nostrH case, nemmeno i nostri fi gl i.

V. D. B. Le sostanze aggressive. (Stnbilimt'nto g •·nfi<'o Lorenzo Bottero, T orino, - sett embre 1933-XI ).

J\IuRER -

P er quanto convenzioni e trat.tati si molt-iplichino ad in terd ire la "guerra. chimjca », pure f- notn com•• tntt<' lt· NRz ioni cont-inuino, nel SPgreto dci labora. t ori, a pl·t·parar:'!i p 13l" l'c:'VC'ntunlitt'l dcll'impi!.'f!O di qll(•>'ta nuova arma. !--?- • ~ue.rra c~1imica ,. ~lep l·Pcabill' come t~rma in g('lh!r e . non 88!'ttl111' que lla gra.v•ta d1 du-:truz•one o d r morte, comunemrnte affe t·mato,, se vi è conoscenza perfetta di Cf<su, un 'ot·gnnizzuzion€' appropriata o prcpar-azione, fin da.l t empo d i pace, d e i mezzi rwce<;<>Hi nllu difc><u Pd allo prot cziont•. Ecco p e •·chò la n 'C•' ntl• c en mplC'tn pubblicozione dPI :\IurPr su «Le> sostanze aggressive " ò J! \UHt f!l"llndc <' non t-rascurnbil (;' importanza anche prr il fatto che, eilsn, è dP-stmata a completare. su quc'<to a-rgomento, ln c:ulf.ura d'un va'itO ceto di uffioiali chfl dovranno poi, a loro vo lta, fun;i propagandisti convinti presso le truppt:' cl ipcmd ent i. E _non ci scm~) ra fr~o.ri di _luogo insi!'h:'rc sulla importanzn d i quC'st.a pl'opa.ganda. rn quanto. fra 1101, molti non se ne mter e:-:sano s uflìciente m ente e considerano la, t< chirnic~ '?t'Ilio~ "• como un di più di cogn izioni inutili o qua~i. • L arma chrmrca "• mvc.lCE' è problemtt. che d <we :'leriumE>nte iar pensare tutti <" particol~rmont e i medici, appunto perchè di (':<Sa j)O~o si cono"CC e , questo poco: è anche _lgnorat-?, m entre la p~rfettn cono~ccnza. "'a pure d e lle piì:1 elementari norme dr protezrone e profi!•lss~, attenua d r molto le con:=<Pt,'1lcnze disns trose di un suo eventuale e probabile ll11fllPgo. L a materia f- t.rnttata in Sf't,te parti: n ella T e II dà alcune not.izie sulla ocliema pr('parazione d ~lla ".f.l?erra chimica» M•i val"i Stnt_i. sulla cln:=;.<;ifìcnzione 0 sui car att.e r• ddle pmlCJpnh sostttnze USA.t.E• a scopo be llrco o snlla lo•·o azione pntogerm sull'oq:zan r:=;mo umano. L a Ili pn.1·te concerne le modalit:\ di impiego e, in port.icolare, d cJ,!li aggressivi a car·at tC>r·o p en::1><tèn t e . Vera-mente in te rf'S:>a nt i son o la. IV e V parte in cui 1'.-\. i !lustra i nwzzi ddl a difesa. indi,·idun lP t' collctti,·a, p e r tutto qu<"l corredo <li precetti o di notizie che dà dci


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RI\. ISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIA.4"A E STRANIERA.

più pe rfetti e mod erni apparecchi di difesn. per l'uomo, ed in particolare del cord· battente e d e lle pre rogative ch e d ebbono ave re i ricove ri antigas. I va ri tipi ùi a maschero » erl • autoprotcttori » sono esaminati ed accurata· m ente illust ra Li in tut t e le loro singole parti di costruzione e di funzionamento, con tutti i requis iti ch e essi d ebbono ave re, fino agli ultimi e più recenti modelli. Nei ricove ri antigas , p e r la. difesa. collettiva., si prevede l'installazione di spe· ciali filt ri co n as piratori a. mano od elettrici e l'adozione di valvole ta.rate di espi· razione per r cgo.lare la sovrapressiom:. qualora si venisse a formare, ed anchu pe r r (·gola re il tasso di anidride carbonica. Anche i mozzi di trasporto pe r i colpiti (autoambulanze ) saranno particolar· m en te curati con l'ins tallazione di s peciali accorgimenti p er la rigeuerazione del· l'a ria e la. difesa dall'azione d ei gas. Infine vien e conside rata. la protezione d egli animali (cavalli, cani, piccioni Yiaggiatmi) e degli specia li a.pparecchi per essi adottati. Nella VI pane sono st<.~diat i i ne bbiogeni più importanti ed il loro impiego cd i m ezzi più in uso nel no!ltro Esercito. Il volume corredato da 83 figure e da 3 tavole a colori riproducenti l'effet to di alcune sos tanze ve!lcicanti sulla. cute umana, t ermina con una breve storia d egli agg ressivi chimici durante la recente guerra presso i vari Stati. A. l\!A.Nn:RI.

O. APosTor•. - l gas da combattim~nt o considerati dal punto di vista medico. (Ciujul medicai, n. 4, 1933). L'egregio maggioro medico dell'E l:lercito rome no, dott. Odiscu Apostol, in questa monog rafia prende in esame dal pw1to di ,·ista m edico gli agressivi chimici impiegati durante la gue rra m on diale. L 'A., sfrondando l'argomento di tut te quelle considerazioni ormai note e diffuse p er la vasta letteratura esistente al riguardo, s i limita a es porre le più essenziali notizie di indole gene rale (definizione d egli aggressivi chimici, azione biochimica di <'!>Si, loro classifica zione, ecc.) desumendole dalltl. nota opera del colonn. A. Pagnicllo: • Chimica di guena " (Torino, F.lli Bocca , editori). Succes· sivarnente, in ta nti capitoletti reda t ti in forma chiara o succinta, si occupa della azione biochimica d ei gas bellici; riporta lo s t,a,tistiche riguardan ti i lesionati (parti· colarmente dell'Arma ta Ame ricana) e li classifica secondo gli aggres!'ivi chiroiC'i da cui furono colpiti; t ra tta del m eccanismo dell'azione fisio·patologie a dei Yari gruppi di agg ressivi (soffocanti-asftasia,n ti, vescicatorii, irritanli , tohici generali) sull'organismo umano; o, infine, espone le norme gen erali e speciali riguardanti il trat tamento dclte di,·er$e categorie di lesionati. È un lavoro s intetico c he, in poch e pagine, m ette in rilievo e riassume quanto di più u tile ed es,:;enziale può riuscire p er i medici circa l'argomento svolto: argomento, come facilmente s i rile va , sempre e da pertut.to di viva attualità .

IGIENE M An AGLIAN<> E. -

L'opera del Regime fascista per la difesa della razza. DiscordO al Sena to d el Reg no. Roma (tipog rafia del Senato, 1933).

Con questo discorso il gra nde maestro ha prospe ttato al Senato le bencrnt'· re nze acquis ta t e dal Regime fa.<;cis t.a ne lla difesa d ella razza, posta ora alla base della pote nza e d ella g randezza dello Stato, attraverso molteplici iniziative a.sso1 be ne ~ra. loro co?r.dinat(•: gra!ldi. bonifì~he della t~rra, piani r cgolator! d ei ce~tri urbam, approvVIgiOnamento Jdr10o assiCurato a en-ea due mila comwu che pruna ne e rano spro'lrvi,~t.i, or~anizz~zion:i ~Siovanili,.colon:i.e montane ed alpine, Opera pt>r la rnaterm t.\ e l mfanz1a, asa10uraz10ne obbligatortl\ d egli operai contro la tub·•r· col o~; i , legislazione relativa al la voro e t.c . Nel di~corso s<:mo accenni a pro~lem,i a.~~ai vivi nella cos cienza di ogni me<!ic~ e che m eTthtno d t esset·e segnala ti: l n.lta morbilità e mortalitn per infezto!U


RIVISTA DELLA STJU!PA .MEDICA ITALLL'<A E STRANIERA

1087

11ifoidee in Italia è affermata l'enza reticenza e senza reticenza l'oratore lamenta che la vaccìnoprofila..<;si antitifica non sia ancora largamente applicata. È dentm· ciata la triste situazione di tanti vecchi medici condotti, i quali non lasciano ra.tti-..;tà di servizio, percb è la pensione di cui godrebbero sarebbe insuft1ciente ai loro bisogni: oggi vi sono in Italia 300 o 400 medici condotti tra i 70 e gli 80 anni, mentre tanti giovani medici attendono di sistemarsi ..... Ma, principah:nente, l 'oratore tratta d el grave problema d ella tubercolosi. con quel fervore sempre giovanile di apostolato, che caratterizza ogni attività d el maestro. Critica i Consor:z.i; fb10ra essi si sono poco o punto occupat.i di pr-opa~anda e di profila,~i antitubercolare ed hanno invece r1volto i loro sforzi ali. ·asslstenza. dei malati di tubercolosi. mentre è sopratutto ai sani che bisogna ba.dare, p erchè non diventino ammalati.

Secondo Marap:liano, il medico direttore di un cot1Sorzio non ha il compito

di curare gli ammalati di tubercolosi nè di dottrineggiare; ma d eve poJ' mente a far sì che il numero dei malati diminuisca. A questo scopo « non si dovrebbe dimenticare uua categoria di medici che potrebbe dare gli elementi tecnici necessari e opportuni: il corpo dei medici militari: da essi si potrebbero trarre i candidati utili aUa funzione di direttori consorziali ». Elogia ! 'Opera. della Ca.ssa. Nazionale per le Assicurazioni sociali, che nell 'anno in corso allestisce circa sei mila posti-letto in istituti di cura per la tube rcolosi e vorrebbe che venissero estesi ad altre classi sociali (maestri, impiegat.i statali) i be nefici della istituzione d ella a ssicura;.ione obbligatoria. Tra tutti i posl:!ibili mezzi di lotta contro la tubercolosi. quello che si presta di più ad es.'3ere diffuso tra le masse. senza apprezzabile onere finanziario, è rappresentato daUa immunizzazione preventiva. La possibilità di immlUlizzare gli uomini contro le malattie tubercolari è stata affermata per prima in Italia da Maragliauo: questa veritt\ è ora Wliversalmcnte accettata. Pure, in Italia questa. vaccinazione è ancora troppo poco diffusa.. In Francia invece, con un metodo di verso da quello proposto da Maragliano, ossia con un vaccino costituito anzichè di baciUi u ccisi (Maragliano) di bacilli vivi ed attenuati (B.C.G.), sono già state vaccinate oltre due milioni di p ersone con risultati statistici incoraggianti. Tn Italia il Governo ha recentemente affidato alla F ed erazione Nazionale fa-scista per la lotta contro la tubercolosi l'incarico di procedere alla propaganda necessaria per la dift·usione in tutto il R egno d ella vaccinazione ant1tubercolare con il m etodo, sicuramente innoctJO, da tanto tempo suggerito al mondo dall'oratore. l medici militari C01llribui1·anno a que3ta benefica propaganda, con la fiducia piena nel rn aetstro, che instancabilmet~te combatte contro il terri!1ile flageUo, e con la speranza nella vi/loria, per il bet~e dell'umanità, per la gloria della patria. MENNONNA.

E. - Dogmi di patologia tubercolare infranti'. Il c prlmum movens. del movimento Immunitario. (Rivista di patologia e clinica d ella tubercolosi, atmo VII, fase. 3°, 1933).

MARAGLIANO

L'immunità tubercolaJ'e, dimostrata da oltre 40 anni dagli studi dell'A. e dalla sua Scuola, è oggi universalmente arr.messa dai clinici e da.i biologi. La chimica, la fisico -chimjca e la patologia sperimentale hanno messo in luce una serie di fatti che chiariscono il ~ primum movens » d el movimento immunitario. È emerso così che il bacili~ agisce p er l 'azione individuale delle f.'ingole frazioni parziali dei suoi co:r;np onell~l, ?he la svo.lgono, .s~para.nd<;>si. le une dalle altre, nell'interno d eil tessut1. È qumd1 n ecessaria la dismtegraZlone dell'unità bacillare l' cioè la sua morte , p er a.vem~ le. azioni.patogen~. 11 movimento immunitario, cio.;, quel complesso di m?.difìcaz~om che ~l determm!IDo _nell'ambiente organico e che possono co~u:lyrre all JmiD"';In!tà, ~a .st1~te ogg1 un~vet'llal!llente ammesse, cioè: la ipersens1bihtà tubercolixuca, l allergJa, la produz10ne di anticorpi. L 'immunità. in~eco, cioè Io ~co_p? raggi';ID:to di rend ~re inse~sibil e l'organismo all'azione d ei baCilli t u bercolari v1v1. ed att1v1, non ha stigmate s1cm·e e può solo essere dimostrata negli animali da]]o experimentum CT1lti8. Sin dall'inizio ? e i su<;>i stu_di_ sull.a tuber<;ol<;>si! l'A: si prop?se di ricercare quale fosse la sorte segu1ta du1 bac1lh tubl;n:~ ol&n YIVL t' vnulenti mtrodotti nel meno


101:!8

R l Vl.STA D ELLA STAli!'A

)I EDI O.~

ITALlA,.-A E STRANIERA

o rgan ico P conl'<'pi p~'r primo l"ipot('si ch e fosse n ece,;.saria la loro disintegrazione, pur nwttt' I'C in lih.·rtil i vdP11i pato_gPni. Gli studi e le ricerche de lla Scu o la eli GeJH) \ "11- dimo,:;trtuonc> clnpprimn.. 1n m:>do e vidente. la progressiva e costante necrobio:<i r<ubitn dni h>will i ,.i ,·i o virulenti. inoculati !"OLto cut.e ag li a nima li (Goggia). Iu l:it')luit o fu nmo ric<>rcnte le r'u"i d t>l le a ltt•razioni bacillari n ei tessuti di "·ari o··~mn i

(Tarc:h<>l'i - Co:<t.sm t in i - 14>Hrgioro). Così, non rlimos trA.ziooA rii.rPttA., Pm

pnl\·ttta la prog ,·e;;.~i vtt di,.:_gt·egnzioue· del bacillo vivo entro i tes5.uti d e ll'orgt\· nismo. L e ricerche di altri ,;pe1·im !:!ntatori (i\luch, Lurie ecc.) confermarono quf'sto impor tant is...;irno rdert o. l 'ha.l'les Richet (fia:lio) ha potuto r ecen temente dimostnu·c che Ili bttt.ter io lisi dt' l B. T. nell'organismo, oggi riconosciuta. dalla plu· r n lit l\. d t<~tl i o;:.,o.;ervatur i. è d ovuta ad nn p r incipio chimico da.to dn.g li e lementi t.i:<!>nrali. trr molabih'. filtmbile . d i natu ra pi'Otcica. Un milligrammo di es.:<o uccide dit><:i milioni di htt<;ill i. La. cntirt>azic)ltc e la fenomt:nologia allergica . l 'enzimo· r t>nzione e In Rinfo-rc·nzione. <' tuttft la lun!;!n ,;pr·i(' d ello alr.re reazioni diagnostieh,·, provano la disunzione b>ttte1·ica. Così la d cYiaz.iooe del complement.o, Je altera· :t.ioni anatomiche dci tP;;.o.;mi colpiti. la t;('f;si<>mia ch e domina la pat.ologia tubar· cola r e, sono altre pron' indirC'tt.e d e ll 'avvenuta cli~integrazi one dei bacilli. Quindi . si può conc·lndt· r·•· che i bacilli vivi e v irule nti. n e i tessuti s i distrug· gono e met.t.ono in libertn i loro Vf'len i: lP endo tossina. frazioni proteich e d e l ba.· cillo . a.ntigen i creatori d e lla produzione di a nt.ico rpi, stimoli de l movimento immullit.ario. Ane he i baci Ili morti s i clisgregano n e i tessuti (Ghedini, Lucciarini ), come di mo'>tru.no le prove dirett.e ed indirette. a n ch e con •>sserva.z ioni fatte s ull 'uomo. I bac illi morti h a nno buon potere antigene, anzi B ouqu et ha affermato ch e hanno il pot c1·e nn t.igcnc più elc~vnto; fatto quest'ultimo ch e è stat o negato da Ca.Lmettc e d H a lt;ri. Capocnccia h a dimo'ltrato c h e le discrf•panze in proposito sono facilissime, p erc h6 l'esito <.lc•lle ricerche con bncilli tubr rcola •·i dipende dalla. quantità. che di e;;:;:i s i U$8.. L e intoJ·es.'lantissi rnt> •·icerch e, ch e il Connio ha. eseguito allo scopo d i studia r e se e comt> il p otere antigene del bntterio morto riu5.eisse a lt.erat.o, <p_mndo è u cciso con m etodi va.1·i, h an no p ortato alle Sf'gu enti d eduzioni: l ) ch e il me· tod o usato per la uccisione del B. T. infiuiscfl su'! g ra d o di tossicità che esso esplica come m atel'iale morto; 2) che l'azione tossica d e l corpo bacillare è poco alte rata dul l ~t tempe ratura di 70o. ma è con'liderevolmente alterata da!Ja. temper aturo di JOOo ed è di m olto diminuita dall'estrazione con a lcool ed etere, m e ntre è p oco >\ltt>rata dal cloroformio. OA.IIe 1·ice roht> d i Calmette e d ei suo i collaboratori, si è p o i auto rizzati a con · cluclf're che anche il B. C. G. subisce la sor te dei bacilli vivi e virul enti e di quelli morti, e che. n e l m ezzo orgnn ico, come questi ultimi, viene di;;t.n Jtto. L e numeros<' esperienze fnt.te in proposito provano c he con lo iniezioni di b11cilli morti o di B. G. C. n el connettivo sottocutan eo degli a nima li s i hanno loca.lroent.e le m c· clesime conseguenze. Così pure, con le inocula.zioni endoveno.se di bac illi morti e di B . G. C., le alte razioni ch e n e seguono sono egu a li. Tutt i e due i tipi di bacillo . int r odotti in for te quantitt\, clt\.llno luogo a fenomeni di t.os:<iem ia. analoghi e piir vio l.enti ancora per parte dci b a-;i lli m o rti. I nfine, se s i confronta. la captt· cità di provocare la compa rsa delle st.igmate immwl.ita.rie, i due bacilli si egua· gli ano. Lo s t.imolo del movimento immunitario viene d a i bacilli in disintegrazione e fu Strauss, p er primo, a l'il ~vare, in base a. fat-t i inoppugna.bili, che l'azione pn.t.og<'na d e l B. T. è dovut.a. a principi chimici e n on alln. e nt.it/\ vivente d el batt e rio, per cui la. parte ch e il batterio ha n e l creare la malattia va distinta in due fu..'li. la primn è funzione d ella. sua. vitaliUt. durante la quale si molt iplica; la seconda è funzione di'i ma.t.et·iali <.lei corpo c he si scompone. In conclusione i veleni d ei bacilli disintegrati sono lo stimolo d el m ovimento immunita1·io . ::ÌP non sono in g rande C')uant itt\, i veleni pro,·ocano la produzione di 1111 mo,;mento d ifousivo, so sono in vece in grande quantità lo superano ~ lo off,•ndouo. . Cosl. l'Emin ente Clìnico. in questo suo interessant.is;.imo lavo ro, proclama 111111 w·ritil che con fe r ma qnauto per primo, ì\Taffucci ricon obbe con le sue clM· s iC'h•' dimo:-:tru.-;ioni sperimentali s ulla. a.7.ione dei veleni t ubercolari. PIAZZA.


&!VISTA DE LLA STA.l\lPA MEDICA ITALIANA E STRAYIERA

1089

E. J MBEAUX. - La sterilizzazione col cloro e l suoi compo;tl sembra dovu ta ad un semplice elfe tto d' ossidazione (Revue d '.Hyu;iène. t . LV, n. 9).

L'A., t.t1nace oppo:.itore di o.lc nn n con·Pnt.i fnvO!'f' YOli ~~ll'impi t•go tli d osi minime di cloro n t• lla prlltit•fl ch•lln >;tf' ril izzHzion€' (p0tnhili7.zl\zion<') cldl'a nqtta p 0r m;o a.lim('nb;u·,•, J'ÌpoJ·t·a i r i;; uli at i di r0ct•n t.p ottl·nuti da).!li .~t:udi0,.;i ttn1<'1'iCaJli ndl t• in da~ini condot.t<' A. llo ;;copo di c hia ri,·e il meccnni:-;Ht() d'az io ne th-1 c:loro e d ~i suoi dl'ri,·nt i. Che la • tos.~icitil , di fJUL'.<l i s ia da ll"<CI'Ì \T I~i in gran pnrtP ad unn azione or;sidan t.Asarl'bhr d i mo><tr.tto d nl p•trullPl i;;mo ri.-rontnHo tnt il loi'Cl p otP r P Oi<.-idunte o steril izzanti'. Qu<'>< lu .o;t ud io compt\ J'>ltin> dc~i chu• p0tcri è stlltt> uttuato ù a l .Mollma.nn dopo eh<::. con ~~~ d t•fin izio nt• <il'l '' potC'n~.i>tlc- di o:;;sidnzionc ~ ;;i è potut!tt misu ra r e l'intf'no:;itÀ. d r ll 'azionf' o;;.<;idant <' P~' l' vitt l'i !'t t f•iea. Pi<primendola in v olts. L e ~">Sp<'rit•nze tl <'i .\Ta llmn.nn, d P !lP quali l'ono ripor tat i anche i ~mfi ci, dimostrano che i ·dne pot!'J'i sndd ett,i variRno pn mll <?lamC'nte col v~~oriare> :

t o d ell'acidi tA d nll'acquu. (pH), Hc i 6enso che con l'aumen tare d el pH essi clim.inu iscon o; 2o d ella pt·opn rziono di ammoniaca aggiun ta. (il procoJimcnto tl el la. prc a.mmoniacazione è tliffu"o 1Wgli StAti Uniti). d iminu tmd o i p:>t\"l'i s ud cktt.i. olire che essere rit.a t•dati ne lla lo ro azione, con l 'aume n t~ d e ll'ammoniaca e d f'lle c loramine ; 3o de> lln. tOI'hidit.\. cle ll'ac<lua (mi"<Urtttn. con compamtori 1tllcstiti con sospensioni di ~:~il i ce ed c~pl'<'ssa i.n m:;;r.), il cui aume nto è p 111'c o.st:tcola n te d ei due pot-e ri: 40 dr! la t ompPrn.tnrA, il cui aum C~nto m•ll u condizio ni d' esper im ento praticate (fra oo e 25° C) si è dim:>.strato favorevole all'o:;plica.zione di d ot&i pote r i. Questi r ilievi. l'>t tt.i d rt iltuùio.:si presso i qtw.li l'u-;o ù cll>lo c lo ra1..i on e d e llo acque a. scopo potnbile è m :.>IW diffu;;o. so no in tl' l'l:l::\Stlnti <' d im ostrano sempre più la necessità di opportuni conta·olli u rl lo stn.bilire pe r ogni acqun. a vo lta a volta., la. q uantità d i clot·o a.t ti \'O da impiegu.re . Inline l ' A. ricorda come In pratica am<'.!ricaml. tenda se mpre piit nll' impiego di do:;;i in eccesso di cloro (Ralvo a t.oglierlo con ammoniaca o con carbon <' atti n~to ) per rn~~iunge re tma. i<icw·a a.zion.e pota· bilizza.nte ed C'vita.rr il IW·t·i colo di una J'tJV ivil<ct·nzn, dt•i mic1·ohi. Ed al J"igunrdo di questa ultima po><;;ibilitil. ripor to. l'opinione cti Schmelkes, che è poi quella dominante d egli studio:;;i ame r·ic:ani. ::;econdo lr~ quale il cloro r eagi rebb e con le amine e gli aminoacidi d e lla cellula bat.ter ina. forma ndo d f'ile c loramin e p e r cui le proteine c osì alterate n e lle loro proprietà, specie colloidali. S!U'tlbber o inadatte nlln vita. e si avrebbe la mo rte d e lla C<• llula. ~e p~:~rò l'nt.t acco d elle amine d el proto· plu.sma non è che parzialo la cellula batte ri ca. può sopravvive re o sbarazzar si. della. parto l esa..

F. D OR ELT.n , - Antidoti dell'acido cianidrico. (Annn.li i!i m r.-dicina nav:'ll'.'l e colonia!A, vol. 2o, fn::'!. l -2, b::lio-ngo;,to 1933-X.l ).

L ' A. pr<~met.te una l'a.pidn. ra~sf'gnn d elle SO!'!tanz,~ usat~ como antidoti negli t\vve lenan:v•nti da a. cir:micHco. L o z o lfo. in fJt\rt.icola.rn, è !<tato l'ell)m ent.o più ~t.udiato, sin comt'l zo)fQ colloi· d 111P - ;>olo l \{ilano->i) od unitl\mc nte A.l dios.'lincetonr (Forst) --- sia come teti·ationato di sodio mn soluzione a l 3 % (Cristoni e F oresti\, forma. salina ne\11'1. qulllo, per la propriAtil. di fo r·rom't" sol[ocia.nati, dimostrò stnche Rperim('nta.lm<'n te di pos.~'dere u n 'a:1..ione ant-idoticl\ Sl<fJClrioJ·e a tutte l ~ sosta.nze usate in J.lr<'e edNIZU. All' incon veniente d 'll\a facilfl H.l terabiUt ìt do!lo soluzioni di t.etrationn.to <li soclio c;i è di recent~ ovviato c:on l 'u.~ d i nna ooluzione eli tio!'olfato a lcalino da iniot tarsi endovena prima d oll'inif'zion e di una soluziona iodoio-durata, ri"uscnndo ad ottener e in tal modo In. -;inte>'i, in vivo, dE-i d erivat.i ti onici (DC' Nito fl .1\ nris iccbin ).


10110

RIVISTA DELLA STAMl'A .MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Il blou di m etilE>no od il nitrito di sodio hanno pure dato buoni risul· tati in ricC'rchc sperimt-ntali, pressoebè contemporanee, rivolte allo stesso scopo (Hug).

li nitrito di sodio 1<0pra tutti ha dimo11trato di possedere un forte potere antitos.<:ico VflTSO l'a.. cianidrico cd esporiell7.f' comparative ripetut~ sugli animali hanno anche pormesso di stabili.J·e un rapporto fra il potere RAtitossico delle sostanze prudett.o, !>(}l' r.n.i il nitrito di sodio protflggerobbo l'animale contro quatt.ro dosi mortali di a. cianidrico, il tetra.tion.a.to di sodio contro trod. m. fl il bleu di metile-ne cont.ro due d. m. (Hug). L'int.crNI.'\1\nte contributo !lperimentale portat.('l dall'A. riguarda appunto lo studio ckll'azione antidoti<'a del nitrito d i sodio. I buoni e costanti ri.."'ulta.ti otte· Jll.lti da Hug lo hanno indot.to a ripE>temc le esporienze ma., molto opportunamente, ne ha variato 11'1 mo.ialitA d'csperimflnto coll'intento di avvicinarsi maggiormente alle condizioni nolle quali in ~onere si verifica l'avvelenamento acuto da a. r.ia· niùrico {e la nEY..'eRSità rti attuare contm di C'SSO : presidi terapeutici) negli infortuni ine~'<'nti alla pratica d olle cianirlrizzazioni. C'.,osi egli ha provocato l'into;;;sicazione nQi cani con l'inalazione del gns cianidrico ed è interv('nuto con l'antidoto durante lo stadio terminale doll'avv(•ltmamento, invecE' di usare il eianu_.-ro por via endovenosa e di faro agire l'antidoto cont.emporaneam.c nte al toSl!ico, com<> e ra stato ft\tt.o eh~ Hug. 11 complesso delle espérionzc prat,icat.e dall' A., dP.llo quali sono riportati in somma1·io i prot.ocolli, dànno perciò maggior valore alla conferma. d ell'a7.ione a.ntidotica d(•\ nitrito di soclio che, iniettAto per via. endovenoM, si è rivelato efficace anche quando il centro respiratorio è p~socbè bloccato, ripristinando la respi· razione allorchè es."\11 era completamente arrestata da un eerto tempo. Dopo aver aCC'I'nnato alla ipot.l'lsi formulata da Hug circa lemodnlità d 'a.ziono per cui il nitrito di sodio venebbe a tral'lformare un avvelenamento acuto da a. cianidrico, sempre rapidamente mortale, in un avvelenamento cronico, facilrnento supera.hile dat.o il notevole potere di svolenamento poR'!eduto dall'organi!.'mo per d etto gu.s, l 'A. rr.et.te in giusto rilievo l'importanza che &."-«urne per il mf'dico, in genere, e per quello Sp!'cializzato nelle operazioni di cianidrizzazione, in parti· colar.;, la. conoscenza. dell'azione a.ntidotica. del tetrationa.to di sodiv e tid nitrito di so.·lio. Per<~ iò nel pronto SOC(:orso per gli avvelenamenti n.cuti da a.. cianidrico, oltre i c0muni mezzi t.erap<>ttt.ici, dovrebbero oggi trovar posto soluziOiù già pronto o far:ilmonte a.pprontabili di t.etrationato d.i sodio e di nitrito dj sodjo, il cui impie~o distinto o a"'SSciato dovrà basar;ù sulla conoscell7.a. dello divei"'S6 rno<Ll· lità d azione di ciascun antidoto. In mancanza eli rlat.i SJX>rimentali sull'uomo, l' A. ritiene al momento praticamonte rispondente l'uso di soluzioni al 3 %, s~cie di nit rito di soclio per es.o,ere sterilizza.bile a l 20° C. o conwrvabilo inalterato per mesi, tenendo presente di non superal'('l la. do::~e globale di mezzo grammo in relazione alla tossìcità di d etto ll!lle. Tali a.cqui..çizioni c irca l'azione antidotica di detti ssùi hanno speciale impor· tanza. per il medico militare, essendo prescritto nell' Esercito l'uso dell'a. cianidrico per le operazioni di disinfcsta.Tione. Ntt..NNI.

CHIRURGIA GENERALE. Trattamento chirurgico dell'emorragia profusa acuta dello stomaco (Journal de Chirurgie - novembre 1933-XII}.

FINSTERER. -

Fi.nsterer, con l'autorità che gli deriva dalla particolare competen7..a. in chi· rurgia addominale e specialmente in chirurgia. gastro-inteEtinale, rimette sul tap· peto l'interessante questione d el trattamento della emorragia profusa acuta dello stoma.co. Tale importante argomento è stato anche di r ecen te oggett.o di discussio11.e a_l 42° congresso francese di chirurgia, al fine di tentare di raggimtgere in defiu•· t n'n un accordo circa i criteri dj terapia da seguire in casi di emorragie gastro· duodcuali, eh(• il piit delle volte compromettono seriamente e gravemente la v1ta


JUVIS'l'A DELLA STAMPA J\IEDIOA I TALIANA E STRA."'TERA

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del po.ztente. Per il periodo di un trentennio il ca.mpo è stato diviso tra i fautori nume rosi d e l tratta.ment.o medico e i faut.ori poco numerosi d el trattamento chinu-g ico: in In~bilterra, negli Stati Uniti, in FraJtc ia, in Germania la maggior parte dei clinici ha. propu~ ato i vantaggi de rivanti dalla t.erapia medica, avvalorando la loro tesi con i ris uJttl.ti delle statistiche, che danno unu p ercentuale di mortn.litÀ. m.i nore per i casi trattati con mezzi medici. di fronte allo alte percentuali di mortn.li ti\ dei casi trattati chinlr~icament.e. L e cifre di tali statistiche in rea.lu\ non possono twere un assoluto valore dimostrativo, in [quanto che tra i casi trattati medicnlmf'nte s i comprendono tut-ti i casi indistintamente di emorragia gastrica, nei quali si :sono avuti spe&;issimo ris..t!tati terapeutici soddisfacenti e solo poche volte insucce~Ri : t.ra <.jUOUi sotwposti ad i11 t>ervento operatorio invece si comprend ono solo qulllli in cui la terapia mf'dica $i è addimostrata insufficiente non solo, ma. ha ritardato l'inter vento chirurgico, prohmgando così la durata d e ll 'emorrag ia ed aggravando ancora più le condi:;.ioni g<'nerali d egli infermi. Si spiegano così benis.o:;imo la discordan.za. e la differenza. notevole tra i risultati ottenuti con il trattamento me dico e con quello chirurgico. Il Finste r<'r riprende in esame l'argomen to, S<'mpre di attualità, e sulla guida di una statistica p ersonale, convalida la. tesi da lui sostenuta trenta anni p rima, d ella necessità dell'intervento chirurgico n el trattamento del!~ profuse emorrafie a cute dello st.omaco. Uirca le cause di tali emorragie , l 'os.servazione clinica e qut:lla a.na.tomo-pato· logica banno oramai dimostrato che , ne lla grande maggioranza d ei casi, esso sono rappresentate dalle ulcerf' gastriche e duodenali, in minor nume ro dal.la. cirrosi epatica,, dalle splenop•ttie etc. Pertanto l'esame obbiettivo del paziente, completato dall'esame rad io logico, pct·mctt<' il più delle volte di diagnosticare la natura dell'affezione, causa d ell'emorragia gastrica. Se in epoca. precedente all'attu~-tle i concetti re lativi al trattamento delle ulcere gastriche e duod enali non st-a· biliva.no con esattezza l'indirizzo medico o quello chirurgico, ora si può dire che l ' ulcera gastro-duodenalt• è di stretto e d esclusivo dominio chirurg ico. A maggior raf,rione quindi la cura di un s intomo così grave di essa, quale è l'emorragia acuta. pt·ofusa, deve essere di pertinenza chirurgico: l'intervento operatorio non è solta.nto un t rattamento s intomatico d ella emorragia, ma è anche il trattamento causale d ell'affezione; solo esso può as.osicurare 1'emostll8i d efinitiva, prevenire il ripetersi delle emorragie, impedire J'i.naorgere di altre complicazioni gravi, come la pe rforazione ne lla cavità periwneal1~ . I risultati del trattamento chintrgico dipendono e."clus ivamen te dalla precocitlt dell'intervento. Non bisogna indug iarsi con le cure mediche: le condizioni d e l paziente si aggravano sempre più con il prolungai-si dell'emorrAgia e il ritardo d e ll'intervento n e compromette il risultat.o. Le conclusioni. cui perviene Finsterer, sono le seguenti: In casi di e morrag ia gastrica, determinata da un'ulce ra di sicura diagnosi, bisogna operare il più presto possibile. Quando la diagnosi è dubbia., la laparotomia esplorativa dà maggior garanzia che non il tra.tt.amento medico, con il pericolo di morte per emorragia e per perforazione. La condot ta chirurgica più sicura è la resezione d e ll'ulcera sanguinante e la legatura d ei vas i nel fondo dell'ulcera. La resezione d ell'ulce ra gastrica può essere sempre prat icata. Nell\tlcera duodenale non asport.abile il trattamento ernosta.tico più semplice consiste nell'occlusione del piloro e nella gastro-enterostomia, ottenendo l'emosta-si pe r compressione del duodeno a mezzo di un tampone. n !!uccesso d ell'inte rvento di:pend e in prima linea dalla durat-a dall'emorragia. I risultati d ell'operazione 1mmP.diata sono i migliori (mortalità 2,5 ~ 0 ): p erciò essa deve essere praticata il più presto poMibile. Bisogna evitare !'anestesit~ eterea; quanto all'anestesia locale impicgu.re una d ebole soluzione di novocaina al %%; usare con prudenza la. morfina, di cui le dosi ordinari~ possono d eterminare una paralisi mortale d el centro respit.atorio. ~'operaziOne per emorragia acuta richiede una grande esperienza in chirurgia ga~tr1ca. D eve _essere pe rciò praticata ne i g randi ospedali, come operazione di urgen~, da~ chtrurgo primario o dall'aiuto. :Fatta in queste condizioni, darà . como opera~aone Jinmedtata, i med esimi buo1ù risultati che l'operazione d ell'ulcera non sangumanto.

G. R osA.


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Rl\ .ISTA D E LLA STAMI'A ll:EDIOA ITALIANA E STRà...'HERA

NEUROLOGIA. H. RtGC:!;. - - l pericoli e la mortalità della ventrlculografia (Bulle tin of the XI'U·

rolog ictd Ins titutc o f ).Tcw Yo rk; giug no 1933). N ""lla lc>t tern tura a ncora J>ca r-sa c oncern ente le indicazioni e i p e ricoli della. vontdc ulog mfia vi è g{'Jl PJ'!Ilm"ntc una wnde nzn. a dis minuire i rischi corurcssi co n tnl <• pr·occdimento· e a. so pnn·alu htre l'importa nza. di esso p e1· l& diagnosi di sed e d'un tumo re ccr·l·lwa ll' l' quind i p <• r la te rnpia c hirurgica. L'A., d opo a ve r pa!'$Hto in rn...,~Pgn a i pochi ma impo rtnnti lavori suU'argo· mento, \'ie ne a llu. conclus ion e c ht> nf' i t umm·i dd ce r\·ello i cnsi di morte in seguito a ventricul nl?r·afia. sono tutt'altro e h(' rnri. Su 168 cnsi in c ui fu praticato ta le inte n ·ento d ingno-;tico a l Neumlo~i cal In~t itut<' di Ne w York, si e bbf'ro 12 m01·t.i, cioì.• 1'8 °[,. f aiP fo rte pi'I'CPllttuLIH d i mo r·ta l i t~Ì g ius tifica, p e r l'A., una consider(·\·ol{' e~itaziorH' prima che la. v P.ntriCIJ)ogrntia veng a raccomanda ta in casi di fl l'oplu.<ma so.<p t·tto o non localizz ato, p ericoli ben d efu1i t i essf'ndo legati con tale p roe ed i nwn t o d iu.gnost i co. P a.rt f'n d o da ta li con>:idf' razioni f'gli hA. ,:,t.udiato i 148 eMi in cui fu praticata ~~~ Vf'ntt·iculogr·•1fi<t. rw ll'htituto suddt~tt.o n <'ll 'intendimento di d etrrminarc passi· bilm.. nte le cau,:;e c he l'PIId()rr o t.fl)(' mttnua lit:'t pttr·ticolo.rmente pe ricolo:::a. E g-li i ! così _gi trnto a conc luf;ioni che si po,:;sono riassumere nei seguen t i postulat i: 1° I ca..;i d i mo r te, s us:<egl.te n t i a V'!nt.riCìllogr·afìa, si osservano soprattutto n e i pazienti con tnrno ri cer Phr·ali in sta.t.o avanzato. 2° :Sin tomi g ravi con pe1icolo di mo rte occorrono soprattutto n e i tumori sot.tocort icali P ~>ituati in modo tale da. far pressioue sul t e rzo vent.ricolo o sul tronco cere bral<'. 3o L a caffeina c la soluzio ne ipe rtonica di glucos io, iniet ta t i per via C'ndoveno~a, recano rarame nte qualche beneficio ai pazienti o. cui furono sornmini:strnti . 4° I ~;int-omi gravi in ;:('_guit.o a ve nt.ric u!ogra fìa sono dovuti non a emor· rag ie vcn t rico lari , com e s i c r('d:' \'8. una Yolta, ma s oprottutto al disquilibrio irnpro\•viso prodottosi ne lle condizioni di pres-sione endocranica in seguito all 'estra· zione di liquido t' all'immissione d 'aria. Ne pp·ure il grado di dilatazione d e i Ye ntricoll e l 'a.umentata pres.<>ione endocranica sono e le menti rli qualche importanza .nella produzione di qu('Sti s int omi . 50 L 'e,.tra zione d e li \ n ia prect>d entemente iniettata nel ventri colo reca note vole sollie vo a ll'amma lato in cui s i erano s viluppati sintomi gravi in seguito a ve ntriculografin. In d -:lfini t iva l'A. t·esta d ol convincin{on to cha la ventdculogr·afia, pur restando un metodo di a.JSnost.ico indispe n:sa bile, d eve C'ssero usata con molta cautela e m e:<&~ in ope ra c;olo in que i cASi in c ui la localizzazione d el tumore è impossibile coi m ezzi clinici OI'Clinari, oppure in que lli in cui pe rmane un forte dubbio sulla correttezza d e lla. diag nosi. Una condo tta prudenziale sarà sopra ttutt,o d'obbligo nei cas i di tumori sopmt.e ntoriali che, p er la loro sed e , si ha. ral:(ione di ritene re possano d etermina-r!:' compressione sul te rzo ventr icolo o su ! t ronco cer e brale. SACCHETTI.

OTQ..RINO-LARINGOLOGIA. DANtE~OPur.o-AsL.<\.N·'MARoou .

La sede del fattore meccanico e chimico della sensibilità del seno carotideo (Journal d o Phy!>iologie e t Po.thologie Gl-nérR I<'. XXXI-2-1 !J:{3).

D o po H e ring c he d escrisse (1923) il riflesso circolatorio seno-ca rot.ide o, gli.-\ ..-\. ( L92i ) a nche un riflesso re~pir11torio seno-carotideo, e , mentr·e pt•r H e r ing t·Pccitan te non e ra. altro che un fA-t.t,ore meccanico (diste usione del Sl'll~ pc l' la pre:;.;io ne sang-llig na ), dalle espe rienze de~li A.A. si rileva che o. quf!tlo >r clove Rggi un g~ re a nclw il fa tto re chimico. E s.<;i !"i son domandato se per es. rwll•• ùispnoa d a s ìor zo, non a bl)ill una p a rte imp::>rtnnte oltre la ele vaziono df'lla. prrs· dimo~tra.rono


RIVJSTA DELLA STAlU:'A M E DICA ITALIA:-IA E STRANTE:R A

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~;ione anch <' la modificazio ne c himica d t• l plasm a ch e "'ccite re bbe le t <-rmina zioru n e rv oso d e lla tunica end 0or!l'r io<~a d el srn o . È noto (De Cal<t ro) comf' du e pun t i d t> l sen o cnrot idc>o poss~?ggono t e rminuziorù c<:ntripetc·: l'>t\"Yt'ndzin d e l l't'n O <' i cu.pill:ll"i dt1l ~lomo C>1 rotid <>o. {)li A .A. prE'via con ferma ist o logica d e l l•~ costi t nz ion t> cl<·•l sen o <' dd l! lo m o co ror id <'o. ar-ri va no n Ila conc lusion e c he i l tono >Wno-cn mtid eo è :;o:;t enuto d a un fu ttor·e n a•ccu n ico int racu rotico ( pr«'>"~it>n e), un fnt to r·(• umorale e x t rflcu ro t ieo (ill<n ng11e a tnwc rso i 1;a.sa vasonnn agi:;no >'H IC' tl• rminuzioni l"Cntrip (·t e dl"lra,TC•nt izia). un fa ttor t> mc<'ca nico (pr·c:<:;iunr) >JI!l'ntc "" k tP r·minaz ioni <wnt ripctt• d t>i va:si d d g iorno, wl fa ttor·e umora h! agrnte p t•r m <·zzo d <>i va~ i s ul g lo mo ><H·s><o . I n un m a lato t-pi lc·t t ico con oStru zion e compl<-t n. dd lc carotidi primit ive rw i du e lati, estiqmwno d a l loto s inistro i l sen o car ot id eo; la pr·•·s:sion e sul srno carotideo d cstro pro,·oca,·u Hll in tenso rifl ~>:;:;o circolatori o, rc:<piratorio ed <>pilt?tto· g eno, f11.tti c h e non si v.~ r·ifica\·urw .con la compreJ<;,iou e :>ul fHscio n 'l;;colo·n l·rvo:;o d e l co llo d ci latO sinil'< tro o ,·c rna n Ciw a il g lo mo ca rotidl·o. Il rifl t'sso circolmo.rio era. cost-ituito da caduta d e lla pr<'~si orw a ci frf' m inime-, pro fondi atti rl"'i<pim t ori e a ccessi e p i lr·t ti [ormi ch e ~i spiqmvnno o con utu•n ' ilt ce rL'b mle d ..Ila corte<:cia o con l'alcalosi sang uig na prodotta d a lla i p('l"n 'nti luzione po lmona.r e . RAFFO:-/E .

Rtnesso auricolo-cardl~pulmonare. I mporta nza d e ll 'orecchio n <> lla. patogen esi d e lla morte da bag no (Journa l d e Ph~·si ol. et P a tho logie , fa se. 2, 1933).

FROMMEL

L 'A. in un n. p r·t'ccc:l r lltc n o ta face va no t are come la muC'o:<il n Mnle a conta t to d ell'acqua cagiona un rifl<·sso di inibizione r e.-:piratoria. uno di inibizione ca rdiaca e uno vnscola r c , L"eccitazione d e lla l:mmca na;,.ale d el trigrrnino . s i rifl 1~tt e clunqm.· sul bulbo dove inibisee il C('ntro rf>:<piratorio e, p er !"inte rmediario d el vago e del simpo,t.ico. agisce s u c uore e vasi. Tali riflessi sono capac i di im]Wdire ogni sforzo muscolare, onde l'armegamento d e ll'animare somme rso p t• r rsr.wrimcn to. L ' A. a-ggiunge o ra cLe a lt r·i r illl•:;)<i <·n t rano ne lla p a t oj:.{C'n ia dell'a nnl'garn ~?nto: i riflessi addominoli, p oco noti, di valor e ancora t eori co (fen om cno di Golz ); i riflessi auricolari. questi b0n s tudia i i. . L esi.oni lnbirintich e p rovocate in animali da esp~? rimeuto fanno notare la lo ro m capacità. a t cn t'l"l"i a fior d ' acqua p N · incoordinHz ione muscola re : ann ~?gamento dunqu e p m· incapacità a ton el"$i a galla, non p er inibizio ne r <'spin:ttoria t' carùi~t>Ca, cioè sincopale . Una seri e di esperimenti fece con clude re ch" in se~ntit.o n inigazion e fn·dda. d e l condotto, conig li e cavie present a vano il riH es.<>o di inibizion E:· cardio -rt'spiratorra, d ovuto ,;eco n do I'A. a sensazion e rlo loro~;tt: l'inibizion e p erò è di minor durata. e non raggiunge l'arresto, com e n e ll'eccita zion e del la branca nasale d e l trigemino. L'A. n on esclud e p e rò ch e possa. a.\·(' rC n ella mo rt e p P I" rtnn(>gamento tm valore anche prepond~?runte, es.<;<'ndo causa di per Rè d E'l l"ifksso bradicardico c~:m d•s~urbo d e lla conùucibilità e cl<'lla eccita bili tà ctu tlincn, a umc ut o d ello. p1·ess10ue s1s tohca e diminuzion e d (•lla diastolica. RAFFONE.


COIFERUZE E OIIDSTRAIIDII CLIIICHE IEBLI OSPEDALI IILIUI\ ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal processi verbali pervenuti alla Direzione generale di Sanltt militare nel novembre 1988-XII)

Bnec;cu. -

'Maggiore medico AcHILLE ARA: Net-•t·ost del ple8.9o celiaco.

L'O. presenta un caso di nevrosi celiaca in un soldato ricove rato nel repart.o m edico. E.spo~to il caso in ogni minimo particolare anamnestico ed obbiettiYo, si sofferma sull'imponente fenomenologia acccssuale p resentata dal malato. Indi t ratta della diagnosi ùifierenziaJe ed escludendo tutte le forme organiche dello storna.co, t.ol'siche, del sistema nervoso centrale e q nelle r iflesse, giunge alla diagnosi di nevrosi del plesso celiaco con prevt.lente ipertonia del pa.rasimpatioo addominale. Espone le parti dottrinali df'lle malattie del sistema. neuro-ve~eta­ tivo e rl accenna alle teorie moderne che tentano di spiegar e siffa.tte sindromi. Infine parla della cura ed accenna a tutte l e prove farmaco-dinamicbf' esperite. Nel caso in est\me discute poi sul provved imento medico-legale da adottarsi. L 'argomento trattato ampiamente dall'O., è discusso da tutti i presenti. - Tenente medico FABRIZI O P ASSARELLA: Un caso d i frattura deUa clavico/.a de.-,tra al tllrzo medrio con eaili ùt calto vizioso Il compreasione del fascicolo mediale del plesso brachiale. J.'O. presenta il malato soldato C. R ricoverato nel reparto chirurgico. Si sofferma snHo. co!'ltanza - nei traumi indiretti - dPlla frattura d ella clavicola al terzo medio, punto di minore resistenza perchè ivi la diafìsi. da prisma.ticotriangolare diventa appiattita. Rileva le difficoltà anatomiche della perfetta contenzione in queste fratture. Constl\ta., quindi, nel paziente notevole spostamento e accavallamento del frammento mediale su quello laterstle con limitaq;ione dei movimenti del braccio (ele· vazione e retropulsione) e disturbi trofici e nervosi della mano e dell'avambraccio. Dall'esa.me neuroloe:Ico, rileva attraverso l'anatomia chintrgico. le alterazioni nei territ.ori del n . cubitale e del n. brachiale cutaneo interno che attribuisce, dopo brevtl diagnosi diffe renziale, a compressione del fascicolo mediale del plesso brachiale da parte del frammento laterale della clavicola. Pas.'.lB infine alla cura: intervent.o chirurgico col duplice scopo di liberare il plesso dalla compressione e di assicurare con la !;lutura ossea la buona contenzione d ei frammenti. seguito daU'elottrotera.pia. Alla discus'.lione partecipano il maggiore medico AllA e il primo co.pitano medico BucCT. GENOVA. - - Primo

capitano medico ERNESTO CARPINTERI: Palpabilità dell'appendice c-eca.Ze. • L 'O., premesso qualche ricordo di anatomia sulla. regione, descrit te le varie forme e dimensioni dell'appendice e gli svariati suoi modi di impiantl\~i sul ciecoprendendo lo spunto dall'esame obbiettivo di una cartella clinica di individuo affetto da appendicite cronica, col corredo di varie radiografie eseguite sul soggl'tto stesso e su altri, ha. m esso in e videnza come sia difficile essere sicuri <'he il corpo duro che si palpa nella fos."8. ileo-cecale sia p roprio l'appendice. Sulla. scorta tli numerose radiografie, ha messo in evidenza come spesso in casi di. appendicite cronica ci sia radiologicamente uno stato spastioo di tutto il cieco e ascendente, Rpecie dello sfìntere di Cannon (flessura epatica del colon). L 'O. ha avanzato la ipotesi che in quest.i casi i.n cui si riscontra difesa muscolare d ella .Parete ad dominai<' b~ne spesso sia diJficile palpare un ·appendice vermiforme che m tanti casi ha Jn1: pmnto e direzione dorsale sul cieco, e che invece il corpo du ro cilindrico cbP Sl palpa potrebbe essere il cieco spastico.

l


RIVIST.~

DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA.

1095

Nel r adiograrnmg, del caso dimost.rato, il cieco mostrava uno spasmo tanto profondo da fare acquistare al fondo cieco un nspetto bifido rassomigliante all'indicf.l e medio di una. mano in lieve fiAssione pa.lma.re. L'appendice esilissima. e mobile aveva. direzione dorsale. Jl soggetto accusava dolorA fisso a tutto il fondo cieco. -

P rimo Mpit:.ano medico VINOENZO CASTELLANETA: Er,tima aifìlitico .

L'O . prendendo occa.<.~ione da un caso di sifiloderma ectil11!1.toso in cura presso il reparto dermoceltico dell'o<.~pedale, si intrattie ne brevemente S\tlla diagnosi differenziale, p rognosi o torapia di simili manifesta:r.ioni luetiche in period.o secondario, divenute ora piuttosto rare, met.tendo in rilit>\'O il carattere di particolare gravità. e la. pos.'.libilità di e rrori ùiagnol'tici con iorme comuni di piodermiti, cho sono assolutamente da. evitarsi mercè un ntt.ento esame clinico-sierologico dei singoli ca.<.~i e mercè anche l'indagin•J a.namnostica accurnta. - Sottotenente m<>dico LuciANO MoNCTNI: Un ca.qo di frattura del bacino con migra-zione interna della te8ta femorale per .afondan~nto della ca.vitti del cotile.

L 'O.• dopo a.ver p resentato il caso clinico, racco~liendone l'anamnesi e illustrandone la. sintomatologia. presentt~.ta., ha. cercato di d edurre da essa. la. pos.-;ibile patogenesi in modo da. spiegare anche la rela.thra incompletezza d ella sindromE~ (mancanza del segno di Destotes, di Lossen, mancanza di un reperto palpatorio al p iccolo bacino e a.ll'esplora:~.ione rettale). Ha poi trattat.o dei metodi di cura consigliati dai vari aut.ori, es~onend0li nelle loro linee generali e sofformandosi invoco più a lungo con maggion particolari su quello effettuato sul pa<-iente prese ntato. Da ultimo ha. accennato alle varie complicanze che possono intervenire in tali tra.umatismi .

Tenente colonnello medico GrusEPPE D'ANNA: Un caso di grave anemia da pragreasa malaria. Sintomi, diagnosi, cura..

GORIZIA. -

L IVORNO. -

Tenente colonnello medico ALESSANDRO ADA'l'E: Sull'a.aooltazione

dell'apice nei riguardi della (liagnotti de(la tubercolosi.

L 'O. espone l'importa.n7.a grande dell'ascoltazione dell'apice per la diagnosi di tubercolosi, anche se le mode rne vedute hanno tolto importanza all'apice come sede iniziale del processo tubercolare, poichè le manifestazioni cliniche apicali sono sempre fra le più frequenti anche nell'adulto. Espone il concetto attuale sulle forme tubercolari noll'adulto, per cui è riconformato che si tratta quasi sempre d i reinfe:.;ione e per lo più endogena. Parla dettagliatamente di va.1·i sintomi stetoscopici r ilevabili sull'apice illustrandone l'importanza. ed e'!ponendo le diverse cause di errore. Poi si occupa delle diagnosi differenziali fra la tubereoloE>i dell'apice e le altre malattie a sede apicale, ma non t ubercolari. Enumera le cause di errori di valutazione dei sintomi rilevabili e dice quale aiuto pos.':!a.no <' debbano dare radioscopia e radiografia. I nfine espone w 1 metodo di ru:<coltazione proposto dal capitano medico Trepiccioni sul periodico Lotta contro la tubercololli, consi<.~tente nel porre l'individuo sopra un letto comuno d'esame in tma. posizione speciale, prono, l e~ermente in· clinato in senso caudo-encefaHco con arti superiori est.es:;i e poggiati sul piano del letto. Dichiara che tnle metodo, che parte da presupposti anatomici, fisiologici e clinici esatti, e con il quale l'autore dichiara. che si vede r icomparire un mlU'lllure ve!lcicolar e normale là dove sembrava affievolito o scomparso e f.li possono ascoltare rumori patologici prima ina.<>coltabili, merita di essere senz'alt.ro applicato in tutti i casi di non facile diagnosi.


l (J9t)

C(l!\FE.RE~ZE

)f F:s~ t X.\.

E DTMOSTRAZIONt CUNICKE ECC.

Sotwl<'n<'H! t' m edico

GIUSEPPE

Bmcu nr.ro: Glt1cosio ed insuliua

Mlie cartlioJiafi(' .

L'O., dopo fl \"t• r m<•f<M in r ili t'vo l'importnnzo rl"l gluco:::io quale e lemen to nut•·itiw> di print 'on li m• p<'r il ntuS<·olo t:lu·ditlco e dopo avPr dimos trato lo a)t('razi<lni rl r l r·i<'amhio iclrocnroon a to c ht' ft\"Yt'ngon o ne i cardiopa?.ienti. ha trattato d t·ll ' uso d c>l ghtNI>t Ìc\ Hbbinnto ull"in;;ul ina n e ll~· cardiopM.ie. H a. concluso cbt~l'ener­ gi >~ "Ontrm rilf' d t· l m io<'ardìo ,· it·IH~ mollO avvantaj!~mta. da. qu<':::ta. moderna tl'mpia chE' t•app rt>:<l' llta un valido ai uto all'aziono dci connmi cardiocine tici. )fng!:!iort' tnf'di<'o C: t-c-sErr~: 13t:r. t.t ART: Fm1tu1·n cle.lter;;o 1'nj~riore della t iiiÌ(l . Diug nol<i, progn(>s i. ri dll7.ionc e t\ppl ica:~.i on f.l eli appa.reccbio gessato.

P Ano,· A. -

- Ji er it a late1·o·contlu,a del collo d C'l piedP ron sezione dell'estensore proprio drll'oll nce. - Primo cnni t uno rrwdico C: t>STA\"0 DE CAtu.r: Torr;ce 1w1·male e torace. patologico all<t mdi~dcupia.

La tubercolosi polm onare dal loto radiologico; prf)SC'ntaz ione di ra.diogrammi. Ma !r~dore

nwdico ALrnEoo :-.rA:o-.7REOI: T ubercolosi renale.

['amlivi rltl .tacciale.

IlltL'itt'fl7.ÌOn e ù i un cA..;;o clinico di colelitiasi epatica ati pica, va.riet.S. a.pp<'ndicolan•. - T <'•wnt4? colonn C'llo m"dico GIUSEPPE Sn:GLITICO: Sindrome neuras/enifOrllle . Etiol o~ i 1.~ - Diagn osi -Cura. -

Emartro tmu.mat1co del (JÌnocchio sinist1·o: Sintom11tolo~ia. e cura.

TnmsTF:. - P1·imo capitano m edico A;-;GELO ScARPA: M oderne vedute tndl'allfrf!Ìa cutanea. L 'O., p1·emPssc l<' nozioni gen erali sui limit i di dipendenza e di autonomia d ella fì!'! io·pn.tolol!itt d ella cute e qut'lle circa lo m od ern e concezioni d~llo stato a\le t·g ico e d e l r elativo meccanismo patow•nc•t ico, m ct.te in e";denza le particolarit.ll ddl'aiJe rg ia cutm1en., ne esamina i lUt'?.zi di dingno.~i attuali e quelli t era.p<'utici. V ERONA. Primo capitano m edico E:R.NES'l'O MILETTI: l\tlod.ern c ve.duJ.e suUa dia(III0.9i precoce della tt:bercolos1. polmon<tre.

L '0., dopo nver s volto il concctt.o d ella t bc. inizinle latente (p r·ctubercolosi o meglio prcricauvta l e d ~ lla. tbc. iniziale paJe.•e, illustra i seguenti capitoli: Va lore sem l'iologico dei dati annmnAstici - Semeiologia dei disturbi funzionali - Semciolo~ia. fisica. (picroli seg'ni d elln tbc. ihiziale ) - Cr~terio morfolog ico (tipi costituzionali d e l Sif{aud; e ritrismo e ;;ue varietà. del Neuma.n) - Criterio d e lln suscettibilità morbosa dell'nppn.rato r espiratorio (deboler.za bronchiale del Fio· nmd; i c laud icanti d ella. r espirazione di Labbè od ArcE>; l'incapacità r esp irat-oria d e ll'apice di Brercin) - Crite ri ftmz ionali ed indiretti - Semeiologia &ica. - Me todi compl<:'ment.ari (cirtomet.ria, spirometria, pneumometria, stetogra.6a) Ind ngini r a dio logi.ch<:' - Diagnosi di at.tivitit - Patologia atubercolare deU'apicr - Sindromi pscudo-t.ubui-colari dell'apice.


NOTIZIE

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Dal Giar11ale militare ufficiale, dispensa. 63• c. a. Circolare n . 964 (Segreteria militare) 14 dicembre 1933-Xll. Il cot'po ~<anita rio militare commemorenì, quale d ata anniversa ria, il4 giu gno 1~33 (fondazione d el corpo) in luogo del 5 giugno 1920 (concessione della 2• medaglia d 'a rgento td valor militare). In tal senso intf'ndasi modificato l'allegato D al regolamento sul servizio territor iale - pagina 202. ll Sottodegretario eli Stato: BAisTRoccm•

l

T

;

Data anniversaria da commemorarsi dal Corpo sanitario militare•

Cure balneo-termali. Dal GiornrJ.le militare 1J,fficiale, dispensa. 59"' c. a. Circolare n. 646 (Direzione generale di sanità militare) 23 novembre 1933-Xll. N ella pros,<ima Rt!lgione invf'male, presso lo stabiUmeuto balneo-termale di I schia, l$1lranno effettuati due tu mi di cure: l o tu m o: dal l o febbraio a.l 15 febbraio. 2o turno: dal 20 febbraio al 6 marzo. L e vi'Site d i amm is>;ione avranno luogo dal 20 dicembre c . a. al IO gennaiol 934 presso gli ospt•dali milit.ari e preRso quelle infermerie pres idiarie che i direttori di sanità crederano opportuno d esignare E::;se snt·anno effettuate da due ufficiali medici, dei quali uno superioro e le r e lative propo::;te (mode Uo 2100 del ca.t. l verranno compilate secondo le no•·me ed i criteri stabiliti dal la. circolare 108 giornale mil·itare c. a. Es.se1ulo la disponibiliJà dei posti assai limitata nei turni di cure invernal-i, le comrnissi,o ni mediche inoltreran·no pr~>poste 8(1[0 per colo·ro che abbiano real~ ed urgente bisogno di c111·e balneo-termali, 1·iwandrmdo le Ctltre ai tttrni della stagione estivoautunnale. Ciò non pertanto, il minist.ero si rise rva di stabilire Ul1 terzo turno di cura. per la prossima s tagion o inve rnal e . qualora. se n o nwvi;;i la n ecc•i:<::;ità. L e proposte stf'Ss<·, insieme ai rdnt.ivi doeument.i pr·!'scritt.i p or ciMCUll visitato saranno trnsm(•SS6 a.l dirett ore di sauita\ d e l corpo d'armata. competente, il quale, dopo ave d e csamina.tt• con lE' modalitl\ di cui al11 . 35 dello« Norme p e r il sendzio balneario militare, ediz. 1928 1, le tras metterò. volta p t! r: volta a questo ministe r•odirezione gt-nerale di sanit1\ militare non p iù tardi del15 gennaio p. v. Per quanto conccme le d e finitive a;.sc>guazioni, la pnrtenza degli ammcs.'li ed il trattamento ad e:<si d cvolnt.o, varr811no le disposizioni e norme arruuinistrative riportate m· Ila surricorùata <:ircohue. ll Sottosegretario d;i Stato: BAISTROCOBI•

Bollettino del Corpo sanitario miUtare.

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•. •

I seguenti tenenti m edici sono promossi capitani medici con le anzianità. sottoindicate, continuando n e lla attuali d estiJJazioni: CE.NTtLE Vitnngelo, 18 campo.gna. Con anzianità 24 agosto 1933-XJ. "MARMO Achille , osp edale militare Id. 16 settembre 1933-XI. Roi'TUl> (comandato al Ctlmpo sana.toriale di Anzio). LonENZrNI Giuseppe, R. corpo truppe Id. 26 settembre 1933-XI. coloniali Cirenaica. (L q .). Dal Bollettirw UOiciale, dispensa 733, 3 novembre 1933-Xli. . A : ·ELLONE Gaetano, prin;to e_a pitano m edi co 65 fanteria, in aspettativa per mferm1tò. temporanee provE>m entt da causo di servizio.- Richiamato in servizio e ffettivo, dal 16 ottobre 1933-XI o destinato ospedale militare Chieti. G-

Giornalo di medici1tG milita<re.


1098

NOTIZIE

GuARNACCIA Girolamo, primo capitano medico R. corpo truppe colonia.t Tripolitania. - Rientra nei quadri dal 27 giugno 1933·XI p ercbè da tale data cessa di appartenre al suddetto R. corpo ed è destinato ospedale militare Milano . PROPEtlZI-CURTI Benedetto, primo capitano m edico ospedale militare Ancona. - Collocato in aspettativa per infermità temporanee non provenienti da cause di servizio per m esi quattro, dal 24 agosto 1933-Xl. Da.l Bollettino U{ficiale, dispensa. 74 .., l O novembre 1933-Xll. RAr.iPI Pietro, tenente colonnello ospedale militare Piacenza. - Tra..Uerito infermeria presidia.ria. P arma. PALMEIU. Ugo, primo capitano medico Oilpedale militare Verona. - Collocato in spett.ativa. p er infermità tempo ranee provenienti da. cause di servizio, per mesi otto, dal 16 settembre 1933-XI. MA o oro Pietro, primo capitano medico cavalleggeri Firenze.•- Trasferito Io bersaglie ri. • VASSOLO Antonio, capitano medico R. corpo t.ruppe coloniali Tripolitania. - Nel provvediment-o che lo riguarda., inserito nella dispensa. 61 del Bollettino utfu;iale 1933-XI, pagina 2849, anzic.hè: VASSOIO Antonio, leggas-i: VASSOLO Antonio. MASSARA Gaetano, tenente medico R. corpo truppe coloniali Tripolitania (f. q.). - Trasferito dal 29 ottobre 1933-XII, al R. Corpo truppe coloniali Cirenaica. (f. q.). I seguenti te nenti medici sono trasferiti all'ente a. fianco di ognuno indicato: LUCENTE Pasquale, 50 fanteria. 10 fanteria.. !AscoNE MAOLIERI Giuseppe, 4 bersa.Cavalleggeri Firenze. gli eri. REB tJFFAT Giulio, 9 campagna. Ospedale militare Trento. Dal Bol/,P.,ttino Ufficiale:, dispensa 78"', 17 novembre 1933-XII.

PESCE Nicola, maggiore medico ospedale militare Udine. - Trasferito direzione sanità militare Bari. FERRETTI cav. Virgilio, primo capitano medico. Collocato in ausiliaria per età ai sensi dell'art. 36 d ell legge 11 marzo 1926-IV, n. 397, sullo stato degli ufficiali dal 1o novembre 1933-Xll. Sarà a.sstmto in forza e per gli effetti amministrativi dal distretto Roma. II. P ATANÈ Carmelo, primo capitano medico direzione sanità militare corpo armata Milano. - Collocato in congedo provvisorio, dal 10 luglio 1933-XI. Sarà assunto in forza dal distretto Milano. Ca.ta.rzi Ottorino, primo capitano medico ospedale Livorno. - Collocato in congedo provvisorio dal 10 luglio 1933-XI. Sarà assunto in forza dal distretto Pisa, sezione staccata Livorno. I seguenti primi capitani medici sono trasferiti all'ente a. fianco di ognuno indicato: Ospedale militare Palermo. LA MARTINA Rosario, 79 fanteria. 84 fanteria. TuFANO Raffaele, 70 id.

Pernice Vincenzo di Salvatore, capitano medico cavalleggeri Guide . sferito legione CC. RR. Pale rmo.

Tra·

I seguenti te nenti m edici attualmente effettivi alla scuola di applicazione di sanità militare, sono assegnati, dal 15 dicembre 1933-XII, al r eparto a fianco d1 ognuno indicat,o . In detto giorno, però, si presente ranno all'ospedale militare in sede del corpo armato. e del comando militare dell'Isola dal quale il reparto dipende per frequt>n· ta.rvi un corso pratico di m esi quattro, al t ermine del quale raggiungera.n.uo le sedi rispettivamente loro assegnate.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI OLINIOH'E EOO.

1099

Gli ufficiali destinati 11>i r<'parti del cor·po armata di Alessandria s i pre.'!!enterrumo invece ll'ospedulc militare di Genova per il corso pratico: HARTONE Luigi. 31 fttnte ria. l:RIMALDI Valentino. 36 id. f'ANCER Luig i. 43 id. CEBitELLI Giuseppe. 8 campagna. ALVISI Elmo. 70 fant eria. D'ALESSIO Giovambattista. 15 id. SAVINO Luigi. 10 be rsaglieri. R uocco Alessantlro. 14 fantt•ria.. XAPOLEONE Andrea. 7 p c~nt.e campale. MALTESE Francesco. 4 fanteria. ALBERGO Vito. 27 campagna. RAGNI Vito. Genova cavalleria SABATINORiccardo. · 84 Fanteria NusDEO Vincenzo. 24 campagna. ARCARI Gaetano. 152 fanteria. SALVATORE Francesco. 7 id. PERCOPO Vincenzo. 3 campagna. DI MARCO Antonino. 75 fanteria. LUPo Amodeo. Scuola tiro artiglieria. MuSETTINI Giuliano. 50 fanteria. PANTt Domenico. 2 campagna. FERRIGNO Giuseppe. 79 fanteria. Dx !oRIO Alfredo. 4 controaerei autocampale. CARDUCCI ARTENISIO Adolfo. 2 costa. P ASCERI Domenico. 30 campagna. F lTRTNO Ra.ffttcle. 12 fanteria. MENDICINI Ciusoppe.

65 id.

TAURO Francesco. 8 alpini. SPARANO Vincenzo. 3 montagna. PITTARI Ernesto. 52 fanteria. Lo JoorCE Cataldo. 63 id. MoLAIO!'o"' Vincenzo. 34 id. l\loRELLJ Gaetano. 5 contraerei autocampale. R usso Sebastiano. 9 alpini. FEDELI Carlo. 232 fanteria. CrosTIZIERI Armando. 59 id. BA.MONTE Enzo. 24 id. MoNoiLLo Michele. 16 campagna. RAMONTE Nicola. Centro rifornimento ?rfirandola. MANCI:NI Giov. Battista. l alpini. I seguenti tenenti medici sono trasferiti all'ente a fianco di ognuno indicato: BURLA Tito, gruppo colta Sardegna. Reggimento carri armati battaglione Roma. LIBERI F ederico, 93 fanteria. Scuola centrale educazione fisica. Goni Giovanni, 3 montagna. Ospedale milit.are Catanzaro. DASTOLI Domenico, 8 alpini. Id. id. Padova. TOGLIA Canio, 7 alpini. Cavalleggeri Guide. IACCARINO Giuseppe, 4 fanteria.. l bersaglieri. Dal BoUUtino Ufficiale, dispensa 80", 24 novembre 1933-Xll.

Onorificenze. Su proposta di S. E. il Capo d el Governo e Ministro della guerra: In corntiderazione eli lunghi e buoni servizi: Maggior generale medico prof. LoRETO l\IAZZETTI, commendatore dell'Ordine della Corona d 'Italia. (BoUettino Ufficiale, 17 novembre 1933-XII).


1100

NOTIZIB

In oocasicme ckl col!ocame11.to in aturiliaria: Maggior goneraLEI m odico prof. Grov,un.,rr Gaxxom. ufficiale d ell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. (Boll. Utf., 24 novembre 1933-XII). In occa8ione del collocamento a riposo. Primo capitano medico LEONIDA CAPRA, cavaliere dell'Ordine d ella Corona d'Italia. (BoU. Uff. 24 nov. 1933-Xll). Nella forma di rnotu proprie Sovrano: Colonnello chimico-farmacist-a. prof. ALFREDo PAONIELLO, commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia (Boll. UtJ. 9 dio. 1933-XJI).

TitoU di studio. Dalla R. Clinica della tubercolosi e delle malattie dell'apparato respiratorio in R oma è stato conferito il diplomo. di specializzo.zione in tisiologia a l tenente colonnello med ico CAMILLO i\uzzoocoNE, ai primi capitani m edici FRANCEsco DE NUNZIO e ERNESTO MILETI'I e al capitano medico GIUSEPPE Fn.mECH. I l primo capitano medico GIUSEPPE GERMANO ha conseguito il diploma di specializzazione in radiologia presso la R. Università. di Torino.

l campionati schermlstlci fra gli umclall dell'Esercito. II 20 dlcembre nella sala d'armi delia Scuola militare di educazione fis ica alla Furnosim\ in Roma, alla presenza. di S. M. il Re, hanno avuto luogo g li a ssalt i fina li del torneo di scherma per il campionato dell'Esercito. Il maggiore m edico dell'ospedllle militare di Novara l\iABcELLO BEBTINETI'I, che indossava la. ma~lia oHmpionica, è stato proclamato campione p er il fioretto; per la spada. e per lo. sciabola sono rispettivamente risultati vincitori il capit(tno GASPARE P ASTA della. stessa Scuola di educazione fisica ed il tenente UM»ERTO DE MARTINO della. Scuola di guerra.

Per gli orfani del medici morti in guerra. Il Comitato di fl.ssistenzo. d egli orfani dei medici morti in guerra., p er pot e r continuare l'opera b enefica iniziata n el l 925 e che avrà termine soltanto nel 1942, n ell'epoca. cioè in cui i 45 orfani rimasti da assistere potranno da soH affrontare la lotta pe r la. vita, offre a. tutta la Classe Medica. una. s uperba serie di 12 cartoline a. colori, formato inte rnnziona.le, che ilhu::trano l'apobtolaJ.o del medico in pace ed in guerra. Alla serie di cartoline è unita un 'M·tistica ttl.rga di beneme renza in metaUo, che riproduce una. xilogra.fia di D . Ga.mpollotti ed Wl pensie ro autografo di G. D ' Annunzio. La Classe Medica anche questa volta darà. spontaneamente la propria offerta di L. 10 che andranno ad integrare le quot.e che versano gli ordini dei m edici, per poter far fronte alle crescenti necessi"tà. dogli Orfani, oramai isc ritti ne lle R. Unive rsità, nelle Scuole Militari, n egli I stituti Superiori del R egno. Le 12 illustrazioni a tempera, ispirate al grande discorso del Duce p ronunziat,o in Campidoglio, sono dei pittori Fr.attani e Guzzi e curate ne!J 'edizione dalla Casa d'Arte u Faww »si differenziano notevolmente dalle altrtfdue serie diffuse 2 rumi or sono. Questa se rie di 12 piccoli capolavori d'arte costituirà un suggestivo ed effic~co motivo di propaganda che t ende alla valorizzazione dell'opera del m edico nella riconoscenza. d elle varie cla.."8.i sociali della N aziona. P er acquisti rivolgersi alla Sede d el Comitato Orfani Medici morti iu Gue rra Via Nazionale 172 - Roma.. I

NOSTRI 1\ci:O.RTI

n l o dicembre è morto a. Torino il colonnello medico non più iscritto nei ruoli cav. Nicola Satti all'età di 84 a nni. Aveva prE':'\O partf> come soldato volontario alla campagna. di guerra d el 1866. D a.! 1877 al 1R9S prestò servizio permanente effettivo nel Corpo sanitario. Richin· mato nel 1915 col grado di colonnello, diresse stabilimenti sanitari a Torino<' a Moncalieri.


INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1933

AGLI ABBO:!'fATI ED Al LETTORI .. . .... . . .. .. . , .. .. . . .. .... .. . . ... . . .. . Pag. l 73-596 BIBLIOGRAFIA MEDICA !IIILITARE ITALIANA . .. . ........... . . ...... , ... , . l MEDICI D'ITALIA E LA GUERRA .... .. .... . ................... , .... , .. . 417 • lL CENTENARIO DEL CORPO SANITARIO MILITARE ................... , •.. 241 • LA CELEBRAZIONE DEL CINQUANTENARIO DELLA SCUOLA DI Al'PLICAZTONE DI SANITÀ MILITARE (Fa.sc. 2) ....... .. . . ................... . . , . • .. 111 • NEL NOSTRO GIORNALE .................... ...........•.. .......•...... 89 • PELI..EGRINT PROF. FRANCESCO, tenente colonnello medico. - P er il Cen» 421 tenario del Corpo sanitario militare i taliano ( 1833-1933) ............. . PIETRO CASTELLINO . • . ..... . .. . ............. .. . ....... . .. . .. . . ... . 907 • S. A. R. IL D ucA DEGLI Asauzzi. (Fase. 3).....• • ... . ....... .... .... ... l

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•

Congressi. 517 VII Congresso Internazionale di medicina e farmacia militare . . .. .... ... . Pag. Congr:ess? di medicina legale genemle e di medicina legale delle assicurazlorn ......... . .......................... ..... .............. • .. 544 " La riunione nevrologica int-ernazionale •. . ...... . .............. . ....... » 617 Congresso internazionale di m edicina dello sport . ... .. ... ..... . ...... . . 817 • XXIX Congresso della Società italiana di laringologia rinologia e otologia ........... . ...... ....... .. . . .... .. . . .. . .. .... .... ..... . 820 Commissione internazionale pe rmanente di standardizzazione del mMc· " ria.le sanitar io .. . .............. . .. . ..... .. .....•...... . ... • .. . .. 917 • Convegno internazionale d'immunologia .. . ......•.......... . ...... .. . 921 • • 932-1017 Congressi d elle Società di medicina interna e di chirurgia ............. . . .

XX Congresso della Società di psichiatria•............ . . .. ..•..•.... ...

l

. 941

Lezioni e Conferenze L e zioni negli ospedali militari ...... ~ •. ... •.. . .. . . .. ... .. ........... Pag. 242 AscoLI M . - Lezione clinica (Jambliasi ed amebiasi) ....... .... .. . .. . 466 • BERETTA A. - Alcuni aspetti della patolo~a orale. Trattamento delle fratture delle ossa mascellari .. ...................... . ........•.. 952 • » 247-478 BrzzoZERO E. - Dimostrazioni cliniche .......................... . . BESTA C. - Forme fisiopatiche da traumi di guerra .. . ... ......•...•.. CASTRONOVO E. - L a radiografia in serie dell'apparato respiratorio e soa importanza nella lotta contro la tubercolosi ... . . . .... . ...... . . CESARIS DEMEL A. - I tumor·i nelle pia.n te ......................... . CEsABIS DEMEL A. - . I tumori negli animali ....................... . D'AGATA G. - Chirurgia ricostruttrice dell'apparato locomotore ..... .. . . Fol C. - Il metabolismo del calcio nelle affezioni dello sche.l etro .. . . . . GuoLIANETTI L. - Congiuntivit i

• » »

• • • li

728 629

337 480 481 947 548 336


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INDIO-E GENERALE DEU.E MATERIE PER L'A!'NO 1933

GuoLIAl!>'"ETTI L. - I trn1m1i oculari ..... . ...... . .. . ............... . Pag. I zAR G. - L 'amobin.si . . .... . .... .. .................. . .. . ... .. .... . Il ,. LOTTA N. - Sindrome addominale destra .... . . .. .. . ..... . ........ . MALAN A. - Sul problema· tonsillare .. .. .. . ..... . ............ . ..... . MABAC:LlANO E. - Non è l 'oomo piit robusto, ma l ' uomo meglio immunizzato quello che p1eglio resiste alle malattie tubercolari . . .. . . . .. . "» MAnTINoTTI L . - Alctmi problemi ùi diagnosi o terapia deUa sifilide ... . PAHJ.IERI G . G. - Intorno al rilievo dei piccoH segni radiologici nella plou1·ite - ........ . ...................... . .. . ... . . . · ... · . . · · PAoLuccr R. - Le appendiciti . .... . .. .. . .. . .. .. ........ . ........ . "» PASI~"l A. Le attuali direttive nella. terapia d e lla sifilide .......... . . . PER USSIA F. - Difficoltà e cause d'error e nella interpretazione di radio)) grammi di traumatologia ossea ..... . .. . .. . .. . .. .. .. .. . .. . . .. . .. . ROASEN!>A G. - Tabe d Orsale e paralisi generale progressiva. (Nuovi m etodi di cura) ..... .... .. .. ..... . ............. . ............. . TtrSL."<I G. - Ferite d e l torace e toraco-plastich e . .. . ... . .. .... .. . . . .. . » )) UF.FREDuzzr O. - Diagnosi t'ter apia dell 'tùcer a ga~tro-duodenale .. ... .

56~

559 243 121

))

il 6~6

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))

830 i2

4i2 561

329 122 822

Memorie originali. Aucu GUGLIELMO, tenente medico. - L a funzione d eamminante del r~· ­ gato nelle occlusio~1i sperimentali d el coledoco, studiata. ccn la. curva amminoacidemica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. BuoLIA.RI GIUSEPPE R ENATO, maggiore medico. - Influenza del trattamento con succhi embrionari sulle lesioni t.u~ercolari sperimentali.. . . » CASTELLI O. DARIO, capitano medico. -

Fenomeni dissociativi del ba-

cillo del tifo nei porator i . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . CONFALONE RAFFAELE, primo ca.pitano medico. - Di alcune proprietà biochimiche del micrococco melitense e del bacillo di Bang studiat e comparativamente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . COLTRONE SALVATORE, primo capitano medico. - Osservazioni fisiomorfologiche sugli sciatori a Passo Rollo (m. 2000) . . . . . . . . . . . . . . . COLTRONE SALVATORE, primo capitano medico. - Contri buto allo studio dell'albuminuria da lavoro negli sciator i. . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . D E CESARE GIANNINO, primo capitano medico. - Terreno di Petr agna.ni originale e modificato . . . . . . . . . • • . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . D ELLO J o10 GIOVANNI, capitano m edico. - R e ndiconto clinico-statistico dei ca.si di trauroa.tismi di guerra curati nella clinica oculistica della R. Università di Parma dal 15 a:prile 1915 all5 marzo 1919 . . . . FIORE ~ARI?, pr~mo capitano medico. - Terapia iodica. e stati tiroidei COStltUZlOtlah . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . FRANCHI dott. FILIPPO. L a seconda reazione ·di chiarificazione di Meinicke (M. K. R. Il) nella sierodiagnosi della sifilide.... . . . .. . ... F&ASSETTO prof. FABIO. - Formule d i normalità. fr-a statura peso e perimetro tor acico nei soldati italiani delle c lassi rece nti con speciale riguardo all'Anna. di cavaller ia...... .. .......................... GERMANO GIUSEPPE, primo capitano medico. - Contrib uto allo studio radiologico comparativo d ella mastoide coll'incidenza sagittale obliqua. antero-posteriore. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . GER!IDNO prof. ALFREDO, teuente coloJmello medico. - Le prime applicazioni del vaccino tipo G. E. R. nella vaccino-profilassi umana anti tifo. para tifi ca. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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INDICE GEN:EBALE DELLE MA.'rERIE PER L'ANNO 1933

GtANNELLI ALESSANDRO, colonnello medico. - Sulla lussazione conge483 nita. bilaterale della rot ula ....... .. •....•... . ........ . .. . .. . . . . Pag. l\1ALICE ALESSANDRO, maggiore medico. - Fratture diafisa.rie chiuse » 564 delle duo ossa de li 'twambraècio ................................ . MARtOTTI BIANCHI prof. Gro. BATTISTA, maggiore generalo medico. » 1026 Di ta.lune n ecef:sità. della. caserma moderna .. • .. . .. . .• . •.•....... l\loNToN:E ARTURO, capitano m edico. L 'allergia cutanea neli 'tùcera. 660 venerea ........... . .. . ......... .. , ...................... . ... . • MORELLI MARIO, maggiore medico - Fibro-angioma cavemoso gigante 347 del fegato ............................... .. ......... . ......... . " PAOLILLO STANISLAO, primo capitano medico 6 dott. LECCIDNI LIBERO.Osservazioni c linich e su 360 casi di fe bbre tifoide .. .. . .......... . • 832-1036 PAPAGNO MICHELE, capitano medico. - Sui rapporti tra astigmatismo 1058 6 miopia. ................ ... ....... . ...... . .... ... .. . . . ....... . " PERRIER STEFANO, tenente colonnello medico. Traumi e sindromi » parkinsoniane . . ................ ... ................ . ........ . . . 339 PiccA.RRE'rA FRANCESCO. primo capitano medico. - Contributo alla diagnosi radio logica delle c isti da echinococco .................... . ... . • 261- 358 RoMBY prof. PAOLO, tenente colonnello medico. - Sulla biologia d e i parassiti dolJa. malaria. . . . . . .. .... . . . .. . ..• • .......... .. ......... . 761 • SABATINI proi. ARTURO, primo capitano medico. - Le popolazioni d elle » oasi di C ialo e di Cuira. (Ricerche antropologiche) .. . . . .. . ......... . 1055 ScARPA ANGIOLINO, capitano medico. - · L a reazione emoclasica del D'Amato nella sifilide e ne lla blenorragia. ...• • ........ . ........... 90 • VIRGILLO SAVElUO, capitano m edico. - Contributo allo studio d e lle apoplessie delle ghiandole s'Jrrenali .. . .......• . ............... . .. » 13

Medicina legale militare. DECISIO~'I DI MASSIMA.

P s iconeurosi asteniche . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . Pag. DECIS!ONI ~I.MASSIMA. - Il cr iterio cronologico nella causalità lesiva d l serVIZIO ....... .. . . ....... . , , . .. . . . ..... . ...... . . , . . • . . . . . . » BIAonn GIOVANNI, maggiore medico. - La profilassi per la vita associata dell'Esercito. (Selezione degli anomali psichici)............. . .. » COMJ::LLI U:MBERTO, maggiore medico. - L 'indagine radiologica nelJ11- $('· lezione dei giovani aspiranti all'&mmissione nelJe RR. Accademie militari con particolare riguardo all'accertamento delle malattie toraciche • . . . . . . . . • • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . • . . . . . . . • FrLOORANA PAsQUALE, primo capitano m edico. - La tubercolosi nella pratica medico-legale militare . . . . . . • . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • GIARRusso prof. GESUALDO, tenente colonnello medico. - Causa, concausa, occasione in medicin.a legale pensionistica . . • . . . . . . . . . . . . . . . • VIOLA prof. DOli!ENICO, primo capitano medico. - Considerazioni sul giudizio di inabilità a jlavoro proficuo a.i fini d e lla legge sul reclutamento del R egio Esercito . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • -

781 } 070

179

271 963 957 576

Casistica clinica.

GRIF:io~~~~~:!!~!o~~. ~~~~~~-- :-:-. ~-~~~~~~. _r~~~~~~~t.r~~~ -~~~- ~~~1·t·u·· Pug. 'MIADONNA ANToNio, tenente colonnello m edico. - Gli accessi malarici ipetermici con particolare riguardo alla frequenza del polso ....••... Musul\tARRA NICOLÒ, primo capitano medico. - Su un raro caso di para· plegia tardiva ad insorgenza. apoplettiforme ....... . ... . ..•... . . . .

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)1()4

INDICE GENERALE DELLE MATERIE PEB L'Alo.'NO 1933

P ERRICONE GrosEPPE. primo capitano medico. - Su di un caso di i popla.sia renale monola.terale e mesenterium commnne nello stesso soggetto. Pag. · SAv A.RINO SAVERIO maggiore medico. - Su una. singolare forma, non descritta, di malformazione congiw1tiva.le . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • TEsTA Uoo, te nente medico. - Sulla. cura della stenosi delle vie lacri• ma.li e delle da.criocistiti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . VASTA GIUSEPPE, capitano modico. - Un ca.so di calcolosi del dotto di Warto n . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • ZINOALE SALVATORE, capitano medico. - Sindrome transitoria. di cianosi regionale ed ~esoftalmo conSE>cutiva ad iniezione retrobulbare di novoca.ina e adrenalina. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . •

280

109 291

285 l 16

Riviste sinteti~he. CAMPANA ANTONIO, primo capitano medico. - Concezioni moderne sulla pa.togenesi dell'epilessia ............ . ........ . ... . ... . ..... . ... . Pa,.J. FLoRIDIA FRANCESco, capit.ano m edico. - La cefalea. d.i origine nasale. • GIANNOTTI DINo, primo capitano medico. Studio critico-sintetico Sltila colecist.ogra.fia. con osservazioni personali sul m etodo orale ..... . .. . • Pl.AsTINA MARIO, capitano medico. - Cenni sulla patologia. del diverticolo di Meckel . ..... .. .... . .................... . .............. ... . • PLABTINA MARIO, capitano m edico. - La simpat icectomia periart.eriosa Pl.AsTINA MARIO, capitano medico. - Metodo chimico e fisiologico nel trattamento delle ferite d'arma da fuoco, secondo l'espe rienza delo l'ultima guerra. .... . .. ................... . . . ... ... ........... .. ... . VrrALE SALVATORE, capitano (medico. - Le malattie professionali dell'orecchio con particolare riguardo alla funzione uditiva ........... . •

-

121 973

196 51 855

295 378

Attualità e commenti FELs~ GJA:C~o, maggiore medico.

- L'attitudine psicofisica al se1·· . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. FRA.SSETTO prof. FABIO. - F ormule di normalità e tabelle in antropometria. militare . .. ... .... .. ... .. ............ .. ·.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • MANGANABO CARMELO, tenente colonnello medico. - Il servizio sanitario in guerra per i col pit.i da gas tossici . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • PAGNIELLO prof. ALFREDO, colonnello chimico farmacista. - Guerra. chimica. e posto di soccorso sanitario antigas • . . . . . . . . . . • • . . . . . . . . . . . . • REITANO prof. Uoo, maggiore medico. - Il problema. della gue rra microbica attraverso la stampa . . . . . . • . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • SCARPA ANGIOLINO, primo capitano medico. - Sull'indirizzo generale della cura antiluetioa. in ra.pport.o al servizio militare . . . . . . . . . . . . . . . VIOLA prof. D oMENICO, primo capitano medico. - A proposito delle • formule di normalità fra statura, peso e perimetro t.oracico. . . . . . . . . . VIZIO mthtare

1073 1083 872

981

985 879

989

Rivista della stampa medica italiana e straniera. SANITÀ MILITARE . .Arma (L') cWmlca n el rapporti con la m edicina. e I"Or6.lnlzz:o~zlono sanitaria militare. -

M ANlERI • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • . • • • • • • • . • • • • • • • • • • • • •

l'og.

aot

ChJmi("& delle sostanze 1\f!grOI!SI~c. - 8ARTOR1 . . . . . • • • • . • • • . • . • • • • • . • . . • • . • • • • • . • Fosgeno. (Postumi tkll' inU>Sificazione da - e relazio•.e eli alc~<ni ca•i>.. . ............. . .

7tl

Gas (l) da oombattimentc coMid.ercdi dal -p!lnU> di tJi8ta tt~:dico. -

1111&

AP03rOL • • • • . • • • • • • .

790


INDICE GENERALE DELLE XATERIK P ER L'ANNO 1933 Ga~ di guerra (Gli eOellicki- sugliulim.entìe lltùl'acqua) -

.MroH.\TU:SCO, BALABAN e

SùJ I OlJ~OI:f . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . • . . • . . . • . •• ••• • • . . • • • • • • • • • • . •

1105 Pag.

920

Guerra batterica (La) ..•••• ..• ..•. ........•. •. .. ••..••••••..••••.• • •.•. . • . ...•.• Oncrra batteriologica ............. ............ . . ..•............. .......... ....... Oocrrn. chimica (Soi.luppi po.91·belliri Ilei/a in arqonltlnti <li c.aro:tlere sanitario) KOO:STZ . ....... .... ......•...•.•..•••••••••.. . .. .. ...............••....... Guerra cbim1ca e difesa antigas ........•...•.•...•...........•....•...........•. lncldcnza (L') tuberoolarq nell'esercito tedesco .. ........ . ... . ............. . ...... . ~~~•latt.fe (I..e) cleUa vita militare. Valutazioni medloo·lega.JI ~liADO:s'NA ....•.•...... ~ltLhlttie nervose funzionali nell'esel'('it.o- SMITB ...••••••••• ••• ••••••••••••••••••.• Protezione (La) giuridica delle popolazioni civili lo guerra - Del Vecchio ........... . ::!ervlzlo (Il) Sttnitar!o mlllto.re neUo provincie Veneto·Lombarde durante Il secolo XJX -

490 490 687 61 61

G86 133 Hl-'H

205

F. PELLEGRINI .•.•..•.•.••.••••.•.•••••••.•.•.••••.•..••••••••••••.......••

Scn·ir.lo satlitario In campagna. (l principi lktl'ospetlali=iom: rw:U'orvanizza.--ione d~l) SOBIOk~Ll': .....•.. - • .. ................••... .. ... ...... ..................... Sostanze (Le) aggressive - l\JOREU ....•..•....... ........... .........••........ . Storht del servizio sanitario doll'esercito belga (Corùr ibuto alla) - ~lF.LIB •••.•••.••••• 'fra~portl (l) sanitari aerei in Palestina e nell'Iraq ...............•. , ..• ,., .•........ Tubcrcolo!>l (Per la precen~ione della - n.:!l'esercito qermonfco) .••. ••••....••......... Tnhereolosl (La) nell'esercito rumeno .. . .....•.•.......................•.•.......•

991 1085 300 491 60 303

IGIENE. AllcY-ioni tlfoìdl nel Marocco (Le) - MBL:-<OTTE •••. .•••• ••••••••••••••••••••••.•.•. Allergia tubercollnlca e lmmnnità nella tubercolosi (Dei r apporti fra.)- CAL~&TTJ-: ... . . . Ameba dlplolden. (Rieerche 8ul ciclo eool•dìro e la Ctdtura ckll' - Hartman" e NciQlu 1908) DEi~OHJE:-lS ................... ........ ......•...................... Amebiasi ed altro pa.ra.ssltosl lutest!nnll. (Rillerche para8sitologiehe ed tmototno -cliniclu:) -

63

f'ag.

184

700 891 10811

T .utRO ••••• • • •••.• ••.... .. · ••• · ••• · •• • ••.••••••••••••••••••••••• •• ••••••

.Antidoti dell'ucldo ciauidrloo - DORELW . ...... . ..•............... . . .. ........... At.LlvlU. 8.ùtlberlberle& di O!Stre.ttl vogct..li contenenti talunl enzimi (fo~atael)- ('UnOl<l Baclllo tubercolare (St.utio $perillltlnl<•le su un - di ori(Jine um.ana, coltivato l)tlr rxmlillue mmi coMeeutiui su terreiiC a buu di bile) - CAL:o.n:Tl'E, Uo~:t<tx e NEGRE •.•••••.•... Berl·berl (OBUroa..w : ni sl(tlislichc dei ckeeSBi causati d<tl - ~l GiaPJ)QIItl) HtRO~<m

-~3

692

MAlO ••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••

303

B. prodigioso (.Ricerc/ie sullo. variobili!(l del) - DADOI ... ........................... . Dissenteria bacillare (lA) nella r<:giono do! grandll~l africani e la vaccinazione tJroft· lattica - PERORF.n e Rt.E I• . ••••• ••• •••.•••.••••••••••••••.•.•••....•••••.•. • Dogmi di patologia t ubercolare ln!rantl (Il prin~um moot:r18lklt~wt>i>rltlnto immunUariQ) -

904

~!ARAGLI A:-< O •.•..• ••. ••••••••••••••••••••••. .•.•••••• •• •••••••••• ••• .•. .•.••

1087

J<~ett! dell'lnoculazlonc del B. C. O. nel glo"<"anl

SC»

ooulgll, per mezzo della scarlftcazlotle

corneale DE SA~OTIS, lo!ONALDI e BASSI •••••••••••••••••••••••••••••.•• Febbre (La) rl<JOrrente nella Somalia Italiana - MA.'l'l'El •••• •••••• .•••••••••••••..•• I giene (1,') c118tode della salute ABBA......•••.......•...•••.•.....•.•....... . l nfozioui dotte lntestloaU (Sullo. patnq~nui ~sul tmtiJJmento delle) - SA.NAR&LLI •••••.• Lipovaootno T. A. fl. (ASBOrlrinumfQ ed aUif1iM antigene d.el -nei vaooi~i COl\ r ctuioni locali abiiCr m ·i . Po~re baUericido f~lsan{IIU in eletti 80{/(Jetti)- N A.'INJ •••••••• ••.••• .Lotta. antlvenerea (Peripezie dellll) - OAODUOHEAU ..••..•. . . .... . .. ....... . ...... Malaria (llicerche 81Lllu. profll.a.ssi t~Wldicatr~tfÙ08a cUlla) - 0TrOLF.:SGBI ... ... ......... . .Meningito oerebro·SJllnale (IUcerch.e 8J)trimentali IJtùla patogenui cUlla - e sulla viru· l en.:::tt dei menitiiJOCOCChi) ZoRODOWSKl • • ••••••••.•••••••.••••••••••....••• Opera (I.') del Regime fagclsta per la dlfeaa deUa. razza.. Discorso al Senato del Regno -

63 SDS

41?2

ISSO

582 893 206 693 1086 993

MARAGLIA.'IO . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Pnrot!te epidemica (Nuooo oont,.ibulo alle r icerch.e B!ùla etiologia della) - R ooom ..... . . Polmonite lo bare (Ricerch.e sui tipi di diplococco t~.ella)- LE v t . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Potere (Cìrt4il) dJ flll6azlone che l'acqua di fogna e l'urina hanno IJer U cloro gru;soso -

208

493

LEROUX .••••.•••••••.... •••••••••••• • • •••••••••••••• •••••••••• •••••••.••••. S!~tema dJ Ooldmann e produzione di anticorpi

DoRIA ..... ... ..... ...... .. ..... . :::lterlllzzazlone (La) col cloro e l suoi composti sembra d ovuta a.d un semplice etfclto d'oss!dazione. - bmEAIJX • •• •••••••••••• • • ••.•••• , , . , ••.••••••••••••••.•..• S u olo acquifero (St·u dio B>d rapport~ tr-a /enom.en( di ru.perflCi.e e reazion~ del) - Pnus e CAMBosu .•.•.•..•.•••••••••••••••••••• ....... • . •••.•••••......•••..•.. . . Tifo (L'immunità looale nel - 8tv6iat4 per mu.o àdlCJ. -J)lem.e~) - DE AN· ·ro~I

..................................................................... .

.

492 108!>

134 711~


1106

INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1933

Tij O osnnt.ematioo (Riu.rche sul - e sulla trna oriui11e nmr ina) - L t.PrNE....... . . . . . . . Prrfl. Trult A.tO d' igiene - O'M'ot.P.:-ò!HI!, DE B LASI, BELLI, BROTZU, BRl]Nl, CAROZZI, LA• RRA!\"0•\, MARIOTri· BIMOfl l, M.u tCHI'F.9U e PmAS {Qlu, Editrice Francesco Val· hndl, 193:J·Xl)................ ..... .......... .... .................. .... . .. Treponoma paiUdum {Sn di un nwvo 11~Wdo d i colora.ei.o ne dd) - PINETI'l .... • •.•. . Vucf"ino.zionc anLidiftcrica (Circa l'i»tJJOrUuJ.Za del vaJqr e anUgene ddt'anatossina nella J>arcrltelismo tra U poler e d·i floccul.azione ed il pokre d'innmm~il>lte) - RA>!.O NE :-iELIS.....•....... · · • · · · · · · · · · • · · · • · · · · · · · · · · · • · · · · · · · · • · • · · · • · · · · · · • · · · · · Vaccinazione (La) antltlifterlca. por via cutanea - NP.us.......................... . Vnc<"ionzlone (Sulla) col B. C. O. per via ornle nei fanciulli e negU adulti non aJ.Iergici C.u..~E .... .. ..... . ........ . .............. ...... . .... .. ......... .. . . .... . \Tin1s rnhico di strada a virul~?.'-a rinforzata (Ricerche an un) - JO!'iNESOO .•••... • ..... 'tltnmloe (Carla clel/e)- WJo><TOI<, LEVISt.: e PAIUU ............ ,, ...... . .. , . . • .....

!>l'! :~·79!

3l1

136 (/).1

MEDICINA LEGALE. Alterazioni (Sullt) dcll'u<litQ nel pen;ona lo seronavlgaute (UappQrli t ra i poacusic. e pro· /I!BBÌI>ne in base a ril ~i slatÙIIici) - TROINA ......... .... ...... .. ........... . Pog. Artrite deformQllto e infortunio - Mt;;t.omon ...... ....... ..... .... ..•...•.••••... Sin<lroml (Le) nourosiche da a ppetizioni dal punto di vista nosologico, medlco·foren.~e e sociale - MEsESINI ••••.•• . •• ••• ••••• . •••••••••• •. • . •••. •.• •••••.•.•.•••.•• Traumi (l) e la tuberoolosi e In valutazione del danno. - DI PORTO .•••• ••• • ••••••.•• Tubercolosi (Che cosa si(fnifica • m()(li{icazione essenziale • nei penswnati dì guerra per) RIT'I'ER.... ... .... . . ..... ....... ............ .. ...... . ... ...... ... ....... .. . Uloera trMrmaUca de l duodeno o delle stomaco - CnoHN e OERE:>.'l>ASY ..... . ...•......

4~

700 491

..._g2 795 701

MEDICINA INTERNA. A occf!So (L') e.ppen<llcitico e i suoi rapporti coi calcoli fecali - ABOIIO~'F .. . . .....•..... Pag. anemia porni('iosa (Osur~XUioni S1tll'ormonll wwto]JOUliro, addiSina, t~ell') - Monms, :-;ofnFF, FoUI.OF.R, llfURRA v E SuERltAN .....•.•....•.......•. ........ ... ...... Anomia perniciosa (Sulla rnanifutazicme,l'etioloqia, l a sintomato/l}gia ed il ùoortKJ dell') SORRIDEL... . . ...... ............ • . . ... ... ............ ..... .. ...••..... . .... Angina agranulocltlca. postarsenobcnzollca - DEI.PIANO..... ... ..................•. (;alcoli biliari (La sù~Bi /isiologiea della bile nei SlWi rapporti con la Jornw::tane d ei) Ltnor&~. ................... .. ........ .. ... ......... . .. ....... ............ .... .. . ....... . Calcoli biliari e ulcera gastrica (J!IolaUie da)- EHIUIANN ... .... . . ...... ... ......... . Corrol87.1one tra ..-olume del cuore c profilo lineare della m~U~Sa car(tiaca.- KABI.STOJIF . . • Grnnlologio. costituzionalistica ( l /O?MÙ!ntenti della) - BARBÀRA ... . .. . ............ . Dltllllmetrio. (I..a) del corpo umano e 3Ua Importanza come fatrore predisponente- OA:sot ll:mocromatosl (L' ). Eventuale pericolo della terapia con preparatJ di mmc - DABSA.LL Oliccrula (L'azione dcl/egala, aplerwtrate '!le'llircmum sulla) - KERTJ .. ..... ........... . Orippe (Sulla diagnosi differenziale dci tlol<lTi ac/dQmitwli nella) - W AOEISMUTil ... . . .. . Gruppi sanguigni e costltuztone fillica - VIOLA ................................... . Ipertensione { nilictli sulla in•portanza clinica dei rumori canUaci nelle) - HOOHRlì:IN . .. . Mon.lnglti {Le) acute linfocltarie benigne - MORE'M:'I e MORF.LLINI. ... ........ ..... . . Organi endocrini (Studio s:perit'Mnlale sull'influenza degli - ani tesstdi)- ENDOO ......• Patologia funzionalo - BERGAM.ANN ...•.•. ..... ..••...•. . ... ...•...•...••....... Pnonm.oconiosl e tubercolosi polr:none.re: A7.1one del car bone sul potere to&qfco dl alcuno toSBlne con speciale rltcrlmcnoo ana tos.slna. tubercolare- SrGNORELLI •• ..... • ... . Pneumotorace e menlngite tubercolare - B&TTINI .... ..... ...... ... ....... ... . . . . Poliornlelloo (Rilievi clinici BUlla) - ZOt.l.IKOF&n e Cusnm... .... . .. ...•.•. .. ..•.... Pressione media dinamica in rnJlJlortQ ngli altri ..-alorl osoiUometr!cl - VELJOOGNA o VI· ZAINO .• . .- . . . . ..... , •••••.....••••........ . •...••••••.•..•••.• . • . .. .. ••..• . •

Pressione {La) sanguigna nel so.nl adulti - TREAOOLD.......••••..... ...... . ......... Sflgmomo.nomctro (Lo) nella diagnosi delle irregolarità cardiache- SR.&W............ .. . Slorotoraplo. nella malaria. (EBMrinte11ti di) - KOR.ES8Ios . ..... . ... • ..... .. .. .. .. ..• Trombosi acuta delle coronarle (Otmlril>tdo alla) - ZA DEK ... ... ...... .... .......... . Tubercolosi Polmonarc (fl ris!Hlglio dcfla - -nell'adnlla) - S ERGENT . .....•. . .. ... . .. Ulcera gastrlcn e duodenale (Sulla cura ambulatoria a = della scmda perma1~ntedell') -

JORGE:-!8 O GEBRARDT ..• •••••• • .. . •.• ••••• .••• • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • •

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INDICE OP.:NERALE DELJ.E MATERill: P ER L'ANNO 1933

ll 07

CHIRURGIA GENERALE. Acd<l~utl (Oli) gastrici consecutivi allo. troniccctomlu sinistra B~<:KN.IRD, UAUTillt:R, \'lLL ..\.M C 'l'liO\'V.J{ .... .•. . . . . . . .. ... . .. .•...•.••••...•.. .. .. . . , . . . , . . . • . . . .

Poo.

Angioma muscolnro (Un nuoro ()(Il!(> tli> - CAJ.HOT e Bou JWUt~T .•.. . •••.••.•.•.•...• A.<CCSijl del polmone (Gli) - DELAOE o liuooxo·r ... . ..... . ...... , ... . .... .. . . .... . t\lsccJi>!O della pareto addominale da porltonlto pocumococ<>ica Joclatnta. PIAZl'~l . • •••.• Ci~tlcerco~l muscolare umana (01!$trvazioni su di 1m caS<> eli)- .s., mc.ICOl .•• • • •••• .• . •• Drcntt~lo (/l) ~otto·oecipitale (tnìprulozlone nllantoldo·<WciJlltale dJ F. Ody) IIPPii<·oto 1\1 katta.mcoto <lclle h"ion i truumatlnbc cmnio·onccfuliche. Le tnr>JJO vr·indvuli del· l'Idea. La tecnica - L.::<OJLIIANT c PATY.J, ••••.•• , • , •. , •• , ••.•• . . . . ..•• , , .•. , , Embolie t\rterlose degli arti (Il t raltcmum.to ckl/e)- Ho8sF.T, Dt:RTIIAXO c P Al'Fa..... ,, . Emorrogla proru.sa acuta dello stomaco (1'rotlom~lllfl cllir uroico llcll') - FtXf.ITI'.Rf:R. , , ••• Jo:.•tlrpazlonc del gangli sopraclov1r·ularl (TCC?•ico ckll'>- JlUI'At. ROU\'lKRE .. .•....... Fle•nmonJ (l) del pnv!rncnto della bocca (studio tcmaqr afiro> - Tru; Fn:n·r ..•..•....... Fh:mruonJ piantar! J)rofoodl . .Loro l ruttumento - Co!;TASTII\'1 e LIAIU8 •. ••• •.•.•..•. On.stro ·cnLero~<tomil•. (Sulla pa/()(Jette8i e il t r atl(l.lnenl" ckl •circolo 1ri::iollll • dopo) -

498 007 65 308 3 10 !!02 211 1(){jO

586 117

81l7

DKI.O·

m: e Dal.'x ... . . ..... . . . .... .. ....... . .... . ..... . . ... . . .. .. . .............. . Ganglio ate llt•to ('l'unica d~/la r imo::io1" &l) - Lt;rumn: e F'ONTA.r:q; .•.•.•.••..•..•. Infezione generale strePtoi..'Occica (Ter apia ddl') - Olmo\IA1N ....... . •.. . .. .. ...... . . Pilnsl ro lllnco (but (:c) (A prol)():ri.lo ckl - . Nuow proce11110 'P'r ltt costruziQne tii 1u1 apV()(J· Q(() polenle 1~T il femore in /Or lll.<' tli a11(/()lo p releva/o 8tu/a par te lt"pt!rivre de/lt) c"rti· cale interno. della tiiJia) - J u ,. ARA ... . ... . ...••.••....•....•.• . ... . ..•.•.•... Tl6ltl (U) appcndlcolnrl r ltortlate. l ctl cccull, forme gttngrcnoHc, forme ahortil·cFJOLLE, LUOOIONI e LLUCOIA ••• . •. .• .•• • • •••••.• ••• • •. • ••. • ••••• • ...••.•.•. , Tfroidcctomlo. (La) con sezione prhn.ltfvn dcll'l~t mo - D U\' At. c D ' At:IIWNl': • • • ••••••• Tumori parotidcl (Et'Olu::iolle mw.lmuo·clinica <l~i - . C'n11clwritmi chiruroiclte) - i\luL"l'IKit c REDOX . .... . . . ... . ..•... ... .. •.•. .... . • ..... ... • . . . . . .•..• . •...•.....•.. t:J ccra gastrica (lli(Ltssi<JIIi *'ui'etlOiw:iolle, la nat•m• cct il tratlam-tnl" cù:/1')- LEI<ICIIV. .•

703 309 587

139

800 :l!l() 2 18 801

TRAUMATOLOCIA. Rottm·o (l~) soprarotulce dul quadrlclplte femorale -

Lv.xOmlAXT e Oun1m . . . . . . . .

Pau.

Appondlcc (.:h u:nra mdlcL in/.err»'Rfa::ione ckl m-tou:oto riem.pimtmlo dell' ) - Bm~<sox...... Calcolosllntruepl\lica solitaria (Un caso di - rilet:<da mccliante l'in(ÙJ{1itll! r adiulwiC(I) -

l't'O·

RADIOLOGIA. 4'l9

YOLI'F. . . . .................. .. .. . . .. ............................... . .... . ..

141

Oa><trite (Il Qtuulro nuliclll(liC'O d.:lla)- ~!O!'lAinU . . . . . . . . . . . . . . . . . . ·... .. . . . . . . . . . . . Hadiologladcllu pleura normn le e delle Jle,-i rcnzioni plcurl cbu - LP.NARIIU<.zt..........

5110 70

ANATOMIA PATOLOGICA. Pscudomlxorna I)Critonel ex armendlce - MonELI.I....... . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . Tumori maligni (Riliet>i stali81ici t eoMickrailioni Ba 236 caBi di)- VmorLLO. . . . . . . . . . . .

Poq.

400 i03

NEUROLOGIA. Barrl<'m emato-encctali cn c Il sistemo nen-oRo vegetatlvo U-a) -

Al.l'•:nx o Tll!'IIV.HSI· KO w •.•..... . .. . . • •. . • . .. . ............ . .. . ... . .... · · • • . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . Biologia dell e emozioni - D'OKOHJA................. ..... .. . .. .. .. .. .. .. ... . .. .. .. .. ... (;onnùsloni epilettiche (Il m"numiiJ di eomparBa delle e la /O'ffll.ii morfJos<t) -

6(!

800

in rela.."ÌOM con l'dti,/u d.urulo

I:lOLKIXf.l ...•••.•••••••.• , . • • • . • • • • • • . • . • . . • . . . . . . . . . •

Corea cronica progressi l'a (Tr e casi di -

Pau.

etei quali llno ttmza alter a..:wn.: d"ll.o 1</rlolo) -

58!1

BIAGl!'ll •..... . .. .. • . • . ••• ••••. • • • • • • •. . .• • • . •••••• • . , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

~3

l >ertvatl ba.r hlturlcl (l,'ozi~ parodoiiBa e T>ll..WIJile etei)- 1\l EJ::RLOO... . .. . ..... . ... . . Fi!!!!aZlone del complemento nell'lperseMiblllta di b·onte al preparati safl·nrnlni,..l (/A

311

vro-ca di)- Exssmw e \ VElWLBEn(.;EH....... . • . . . . . . . . . . . . . . . • • • . . • . . . . . . . . . .

40 1


1108

fNDICE OENERALE DELLE MATEBIE PER L'ANNO 1933

GrOJJull. at orule e sclerosi Ln plnccbc- M onsELU c Ou A.RntNcf:ru .•••..•••...•.•••.... Llt.erln (U> ilUUn aJtwzle à.-1/a rt•ustionl! lkll') - Ro u QUI KR .•••.••. •.••••••• •• . •••• .. • LIQuido cetnlo·rnchirllnno (f'onsiiierazitm' sui r a.pJ)(Irli tra la pressi{Jne del - e la prusio· sioM lkl /l{lll{ltte) -

Paq.

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!14

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Rt7.7.0 .•••••. •.•.• •••••• ••••• •••• , •• .••••••• • •• •• •••.•••

Liquor (Sulla inlh.ren~bilitilleTitperuica delle oscillazion i nella pressimle del) -

Rn:ss·

LINO .. ... ................... . ...... . . .... ...... ...... •. .. . ... .... . ........

1101 o$J

Mt\nitestnzlonl con~ive eporirn ontnli - WOR'!'IS ..••...•.•.•.•.••.•..••.••....• . Pskhlntrla !Studi 80t>wlologiri in - . La pior>l r icosi. f>atalooia e clinica lkll'intOBBicazimte Rttrrcnale cro11ica in psichiatr ia) -

100

EP>'TEIN •••• ••• .• . •••• •••••••••••• • •• •• . •••

Riflcl'>.!i motori nel cani sottoPOsti a lc~ioni di alcunJ lobull oereoollarl -

R oSI:!! e 1>1 !15

OIOlWIO ...•....• • • • .. •...•.••.•••••.••.••••••.•••••••...•••••••••••••••••••

Tumori oerobrnll (Sulle attera.zitmi lkt tusuro e'rebr ale e partirola.r nWlllk /Ulla neuroglia. IU'.lle WM CCIIii{I;Ut a) -

S03

UASI'KR ...•...........•.••..•... •.••.• , ••...••..... AWGS . . ...•••... .. . .• . ..•. . •.....

Veutrlculogm6n (l per icoli e la mflrtalil<ì della) -

lll'.l~

OTO..RINO..LARINGOLOCIA. Anclizione (Sul l' ) binaurale - BONAOINI............ . . • . . . . . • . . . . . . . . . .. • .. . . . • . • Pan. Onrotitle (l.a.l intrai>etro.sa è ohlrnrgi<".amente raggiungibile - R AMADII!:R .. . . . . . . . . . . . • Edema angioneurotico dl Quinko da sostanze medicamentoso - RUBALTBt.Ll.. • • • • • • • • Emottisi erl ematcm ciji nel oom1>o doll'ot-orlnnlnringolatrla - Bott RI . • . . . • • • • • . . . . . . Esofago (1,') nel suoi rapi>Ortl funzionali con lo stomaco: il .-oml to - L ASAOSA • • • • . • Oa.•t rosoopla. (La> To tmtutAN I . • . . . . . • . . . . . • • . • . . . . • . • . • . • • • • • . . . • . . • • • • . . . • . . Iporr>lMia recidiva. d<'ile ton..~ille palatlne (Sopra un r.a!<Q di o>Jti1wla <»n inter essante reP<;r!o en~alo!<YJir.o tn>~poraneo: mmwcitosi., piastr i>wsi e probabiJe pi<tStrinemia IIW· rwc&tu:a) -

:;o.U.ORI.. . . . • . • • • • • • . • . • . • . . . • • • • • . . . • • • • • • • . • . • • • • • • • • • • • • • • • • •

Laringite post·morblLloan (S1tll11 p r tsenza. Il<> l bacillo di Loe(Jier in casi di lungato) -

59! r.114 ~6

217 21~

2l:O

a duor&o pro·

OALI,tNA.........................................................

Muoose delle vie respiratorie (!3u.ll 'tUJROrbirnento tlelle) - LrVFmumo E TENI!:FF . • • • . • . . • Orcl'cltlo e tolll!illa faringea (Rappor ti anatonw·patolooici Ira) - L EALE. • • • • • • • . . • • • • • Pnenmatoooll endocrani ci - W o RM:S, DIDIEE e ORUlmACA... ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Rtflc~sl (l)

J{l(l(l

!)l!U

•

14:! H2 n~

d 'Inibizione cardla<lo. e pol mono.re della branca nnwe del t.rlgeruino -

FaoiDIEL. . • • . . . . • . . . . . . . . • . . . • . . . . . . . • . . . . . . • . . . . . . • • • . . . . . • . . . . . . • . • . . . . .

2l6

RiJl~>"-•O a lu-ioolo-ilardio·pulmonaro (lmporU.nza dell'orecchio ndla piUQ9tMBi lklla 111orle

da ba{I7W) -

•

lfii'IS

PULO, A.St.A.'l e MAROO U. ..... ....... . . • • • • . . . . • . . • . . . . . . . • . . • • • . • . • • • . . . . . .

•

111112

Timo e otosponglosl - CUsE:>?.A • . • • • • • • • . • • • • • • • . • • • • • • • • . • . • • • • • • • • • • • . • • • • • • • • Ton~illomloo&f da • Gcotricnm candldum • CoRT&"E • • • . . • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • . • • • Vcrtlgtne oommozlonate - COUSSÈ. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

•

J<'ROMME L • . • • • • • • • • • • • • . • • • . • • • • • • • . • • . • • • . . . • • • • • . • . • • • • • • • . •

Seno carotideo (La sede del /attore meccaniro e chimico tlella Re11SibiUtd del) -

D.U."lENO· (1!1

~110

:,Q3

OFTALMOLOGIA. A.ffe1.1onl (Le) oculari d'orlglnc denlarlo.- TarBAULT •• • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • . . • • • • • • • l 'ng. Malattie dcll'occltlo (.'lfanuate delle) - MAY·Tao~tBETl'A • • • • • • • • • • • • . • • • • • • • • • • • • . Nervo lnfraorbltarlo (Incisione e~~lel-ie a per la ricerca tlel) - BF.LLELLI......... . . • • • • Sacco lacrlmalo ( Oont.ri.bulo allo 3/wtw dell'esli rpazùme /Ul - e lkl canale 1IQJI(Ik 111embra.· noso. Suoi r isultati r e-mot-i ) - VI DAL........ .. . ...... ... .. ... . . ....... . .... . . T racoma (SltUlio owura/lco tlel. - Sua distribuzione n wndiale) - MULL&R •• •• • • · • • • •• • TrQJ)Oma e tnooroolosl (L'inoersione •~ucleare di Vélez nei rapparti tra) - ROSSI .• •· •• . • Turhc clroolatorle retLnicbe In epilettici - Rossr ..••.•........•••••...••.. · · • · · · •

1100 900 !'ù:•

7€» 701 401 SI!

DERMOSIFD...OGRAFIA. Acridlnot.eropia (L') neU'Lnfozlonc gonooocelco. mMehUe - G!!>RLLA ..•• • • • • • • • • • • • • • BoU.()uO d'orlent.e (Su di un caso ài - unico palpebrale si.mulante un epitelioma) - M o· nli.-rt"l ••••••••••••••••••••••••••••••••• • • • •••••••• , • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • •

Pao.

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E<-.zomJ da ldiosincraafa a limentare- URBAOR e FASAL . • •••• • • •• • • •••• • • • • • • • · • • • • • Llcben scrophulosormn (.Sopra un ea.o di - prooocalo da appl·i ea::ioni di raoui 1tltrat>W -

~IS

Ft::nRA ru ... • . .. ...... .•. . ........ •••• . . • . .•• ••••• .... • · · • • · · • · · · · • • •

31S

l etti) -


IND'CE OENERALE DELLEJ MATERIE PER L'ANNO

I'slcosl AI(IJitlche (Dtu casi di -

acute

1933

CQn l ' Mpelfo clinico cklla clemenza prcCOBe)

1109 -

NotOA, ARAMA c LUPULESOO • • • • • • . • • • • • • • • • . • • . . • • • • . • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • Sltllirl(' (Diagnosi prunce della - con la ricerco. del lre'PQ1V;?Ira nel succo ckll'tllk>WJXttia prinu.ria) SF-ZAHY, L•;F&\'RE e Bm.;"ITEHIJ • • . • • • • • • • • • • • • • • • . • • • . • • • • • • • • • Siflloml extra-genitali - L .U JY.. . • • . • . . . • . . • • • • • . • . • • . . . . . . . • • • • • • . . . . • . • . • . . . . •

Pao.

750 314

70t

STOMATOLOCIA. BOl'RG~ET........................ .. ..

Pag.

Diaterll)la, (25 a11ni di) - KowM~~omK...................................... ... Tnbe r colos l (La f'adiotcrapw della) - llAO~fF.tS'n~R • • • • • • • • . . • • • • • • • • • • • • . • • • • • • • • •

l'ag.

Progoatll>mo. ('l'r atlamento chirur(firo ckl) -

595

TERAPIA FISICA. (i{)6

1101

FARMA.COLOCIA. lo d l tuorlo d'uovo (C'arai/eri fì.•im·rllimi<'i tiri/' - con rxrrtirolare riuuardo allo eolubilil<l nell'alcool etilico) - VITA O HH,\OA.LOXI . ••••••. •••••• •••..•• , • , , ••• , , • , , Pag.

1001

STORIA DELLE SCIENZE. Al c himia e alchimisti ('l're11ta sttoli di follie 11Cie11li(lc11e e (lloso(lcht) -

PooE . . . . . . • . • . Pau.

705

Conferenze cliniche e di scienze mediche nella Scuola di applicazione di sanità militare (Vol. VII). Relazione stùl'andamcnlo dclln S<·uola - Gmxo~l .. .............................. . D alla. morfologla cla~~Sica nlln mor(ologia ;<pcrim<'nlalo - CASTAl.JJI. ••.•.•••••. ...• ••. La. prote?.lone do l mnlntl<' dci ferili anturiorm<"ntc allo ('onvcnzionc di Ginevra ùcl 1864 -

Pag.

M .\..'1(),\NARO .••.••... . . . . . • . . . o • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • •

I.a. storia della circoln1.lonc del snnguc -

l'AT'l'..\Jtm•n ........•..•...••.. ..... .. . •...

682

783 6$2 885

La. trasrus ione del aantwc. Utlnn i t<torici B\Ùin sua C'volnzlono dal '700 ai tompl moderni -

(31l) UDANO .. , •••.•........••.. , . • , . , , , , , , . , • , , , •. , , , , , ..• , . ....•. . ..•.•• •

L'esperimento biologico In Italia - Co••~tNI • •••••.•.••..•...•.•...••. • .••••• • ••• J~o svl hwpo storico <lell>1 tnrmacologia o tQI'nJ•Ia spèrlmcntnle - Bt:r.r:nJot:x1'l . •••••••• Ri\"ondicazion i italione 11 0 1 campo dE>llc ~d<·u~•' mellil'LJC- Prccnas1 ............... . Roma cd il pen sie ro latino nella storln dclht m~di0lmt- C ,\ STIGI.JONI ..•.••••.•..•.•• unu. glori n di Rorut~ antica. Il • mcns su n a In corporo sano • - CARDDH ...•..••..••.••

61\8 138-l

887 786

788 7$5

Conferenz.e e dimostrazioni cliniche negli ospedali militari. PaflO· 70, 1-13, 210, 315, 401 , 502, 603, 708, S07, 003, 1001, 1094.

Notizie. .Alla. Scuola di applicazione di sanità militare .............. , .... , ....... , ...... ,,. Pag. 324 ,Ao..ppondlco all'istruzione aut servizio dello dl!<intt•zioni o delle dL•infcstnzlonl- .b:d 1933. 820 ""~ t;t.ribnzlonl d el cupo ufficio di anni t~ della Su•·•kguu .......... . ......•.......... , . 512 · o del co~o ·• · u1 1111are....................... . .. .. . . ... . . . . . .. . . .. .. . . .. . P aou. 85. H9. :aoJlcttm . ., sant.<HIO 232. 3~ 1 , 409. 513, 609, 713, 813, 911, 1019, 1097 co rn missione gi_utllcatricc per Il cou<'ol'So ulln. nomina a wncnt,Q medico In s. p. e. nel <;or!>O fi(IDitario militare ..... .................. . .....•..•..•. , ••.....•..•. , Pau. 320


1110

fNDICE GEN ERAI..E DELLE MATERTE l'ER L'A!o~!'<O 1933

Commh<•lotH) por l'esame del titoli sclcntitlcl degli uilldall del Corpo sanitario da lacrl· vcru sui Quudrl <li twuozamcnl.o a ducltn r>Cr iJ 11134 . • •••• .•••• ••••••• •• ••••••• •• Pao. 81! Coroml••lonl ~tlndl~lltrl cl per gli esami di Idoneità all'avanzamento degJJ uftlclaJJ del ÙMJ>O &mltario . ......... ..•... ..... ..... ........................•.•.....•.• SII ~!.) Coo•·ol'SO per la nomina a tenente medico In s. p. e . . . ...•.................•.....••• Coor~rcozA. dci rH·or. Leotta nell'o~pcdnle militare di Palermo ..... .. ....... . .. .. .... . 23> 7); IX Coofo:rcnzn. intornn.zlonale ver In lotta contro la tubercoloRI ...........••.... . . .. .. . :>16 Conferenze alla Scuola di applìr.nzioue tU sanJtà militare . ... . .•.........••........... (',on ft• rlmcoto della qunlitl~'a di primo r,npit,a no .... . ........................ .. • . .. 3!0 VII Cougrcs.~o ln iAlrnu.zionnle di medicina e toumacia mliitare ...... ... .... ..... ..... . Pagg. 23~. >tG n Congresso intcrnRZionale dJ n,·iaziooc sanitaria.. ..... ....................••..... 23b, 6H Congresso di me<liclna lctmle gl'n<"rale o •li mcdielna lega le dcUo ru;.<rtcurazionl - V. r iunione tloii'A.t;socinr.lonc ltnlinua di medicina lcguio . . . . . . . • . • . . . . . . . • . . • . . • . . . • Pau. 23S, 411 (~u~erc.s.~o della società italiana dJ mcdl<-iua interua ......... .. ........ .... ... ..... . 6H Con~ere~"' della I!O<'iet.il italiiUla <li cbfrulì'(la ................... .... .... . ... . ...•.• 61~ Cot~~trc~ lntcrnnzìomtio dJ roedìdna dello sport ••..... .... •... . .. .. ••... .. ...•..• 615 XX Cougres.~o ltallnno di P8i<:hiatria .... . ... ... ........ ....... .•. . .•.•• .. .... . •. 615 v Congr()8j)(~ della S<:?.lono lt.nlinna deilt\ 1<0cletà Internazionale di mlerobiologfa. ....... . il3 2~· Congresso .i talil\llo per Il Progro~o dolle sciem<e .•.. .• ... • ....... .. . .....• ....•• $16 XXVlli Congrci'SO clciln società ltnllnna di dermatologia e sitllogratla e la dlfesa. con\.1'(> il perkolo venereo .... ..............................•......•........... IOH XXIV Congresso c!.t•llo. ~ociet.à itnlhlna di ortopedia ....... . ... . •.. .... •. . . .... •.... 101; XXU Congresso <li!Ua ::locìetà itl•.i itn•n di urologia ....•.•.......•.•... . ••.• ...... •. 1015 001) (',ont.ributo clPgli unlc:lali allo studio del problemi militari .. ..• ....... ... •. .. . .. ••.• . Convegno scientillco sociale per In lotta cont ro la tuborcolosi osteo-articolare di Cortina d'~Ampezzo ................•...............•......•••.......•.............• 236 III Couvogno nRZionalo deiJa lega italiana per la lotta contro Il cancro, o rgruùzzato a. cura. d cii~> ~czio ne romana .•..•..........•.........•.••....•..•.. ... .. . ....• 237 V. Corso di cultura medica ......... . .....................•..... .... •... .... ... !!SS, 016 ('o l'IlO libero di igiene ...................................•...................... 714 Corsi aUlevl nfllclnli di complemento ciel Corpo sanita.rlo ....•...................... 1010 Corsi preparatori agli esami dl avanzamento ....•.........•.............•.....•.. 812 Croci al merito d l guerrt\ . ..............•. . ............. •.... ...........•..• . •. 101~ Cure bainco-terrmtli ..•. ..... ........ ... ... ......... ..... •.. ...................• • 229, 1007 Decaloghi per la II I campagna nazionale antitubcrcolnro .....•................... . ~ 15 Esami facoltativi por i'aranzamento a scolla degli utllclali chlmJci-tarmacisti lo s. p. e .. 319 EMml faooitatlvl per l'avauzamonto a. scelta degli utllciall d el Corpo sanitario ..... . . . 320 ~;sa.ml per l'idoneità all'avanzamento degli utllciail del Corpo sanitario .......• ... . ..• 1009 • Esperimenti per l'avanzament-o degli ufficiali del Cowo sanJtarlo ... ... .. ...... ... . . . ~ Facilltazlonl per cure a Salsomaggiore . ... ..•. .... •.•.. ...•. •... ..... .•...... .. . . 319 Fra i nostri a..•slstenti universitari ...... .. . . ..•..... ... .••. ....... .•....•..•..... 28-1 • Gare di scherma ...............•.......•...........••.• ••• .•...•.............• H2 Graduatoria del dlchiaratl idonei nel conc:'-Orso. indetta con decreto mluisterlale 10 febbraio 1933-XI, per la nomina a tenente in s. p. e. n el Cowo sanitario mJJJtare (r uolo ufficiali modici) . ... ..•... ..... ... .. ...........•......•••...•.••..••. ro; • J eamvlonatl scbormlsticl fra uftloiall dell'Esercito ... .... ...... •.•.......... .. .. .• 1100 n centenario del tenente generale medico Lulgl Montanari ..•.. . ••••...•••. . •... ... m n laboratorio di fisiologia. d ello sport d'alta montagna presso la. Scuola alpina della R. 0 . d i finlillZa . ....... . ...... , ............... , ........... , .. ...... , .. , , . , . , 41~ Inoltro a l Ministoro degli atti modico-legali espletati ai llnJ dJ pensione ..•...•...•.•.• ìJ! I nuovi ufficiali dJ complemento del Corpo sanitario .. .. •..........•.......••.. . .. . Sl5 Istruzione per l'igiene del militari del R. Esercito - E~lone 19S2 . .•••.•...•... .. . 2~~ htrnzione sul servizio delle dlsinfozloui e delle dlsl.nf()Jjt.azlooi - Edizione 1992 .••..... 2'2 Istruzione sul servizio dei portaferiti, degli Infermieri e degli aiutanti di sanità.•. .. .. •. . H9 L'ussistenr.a degli orfnni dei medlcl morti i.n guerra .. . •.•••.•.•.•.•...•..... ... .. . . llt!. 1100 La sintesi elci cbhll.no.•.................•.•••.................................. ~ • La terzo. cam)lltgnl• antitubercolare . .. •.•... ...... .. ...... •.. .... ... ... .••..•.• . . ~ 23; Lega italinna per la lotta contro 11 canoro ... .... •. ..... .•.... .. ...............•.. Li vere doo~nze ..•••. ... .............. ..... .... ..... ••.••. ... .•....•.....•..• .. 151, 41! Limiti dlanr.ianith wrr i'isnrizlon<3 degli utllcia.ll medici e armactstlln s. p. e. sui qna· drl di avauznmonto a ~c<>lta e con esam i facoltativi per l'anno 1933 ... ........... . 119 Llruiti <li 1\nr.lanltll per lt\ iscrizione degli ufficiali. del Corpo Blldlitario in s. p. e. !lUi quadri di a~anznr:ncnto per l'anno 1034. .••.•. ..•. ••• .....•..... ... ... •. ..•.. .•.. l ili


INDICE GENERALE DELLE MATERrE :PER L 'A..-'<1'<0

1933

llll

:llas~bcre

anttr,:tts. . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . Bao. 408 Nel l• centenl\rio della istit uzione de lle m edaglie a l 'l"alo re . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 510 910 Nel Collegio m edico·lcgale. . • . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Nel glomalisrno medico . . . . . . . . . • • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . • 2311, 816 Nomina di un sostituto del Collegio meclloo·legalc. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 320 • 910 Norme per la statistica ~anitaria militare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . Onoranze a1 caduti del Corpo/!aoltario...... ........ . .... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 715 Onora.nze a Bernardino Ramazzioi • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . • . . . . • 1(115 Onornnze del PNf. Roberto A.lessttodri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 327 Onorificenze. ......................................................... ... ...... • 8i, 150,411, 611, IH2, 1013, 1000

Ordino del giorno a1J'Eserc!to - Saluto al congeda.ndi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ordloe del giorno nU'Esereìto.................. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Penuria di m edici mllltnri In lngb.Uterrn. . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . Per Il centenario del Co rpo sanitario........... . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Premio Piero Bovari . . . • . . . • . • . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Problemi igien.I<X~·~mnitari t:ratta.tl dal Consiglio s opcl'lo•·c di R<mltà. . . . . . . . . • . . . . . . . . . . Programma per la Scuola superiore di malariologla (anno 1933-XI) ..... ... .. ....... . Rt.>gOiamento sul servizio sanitario militare territorla.lc ........... ... •... .. ........ . Rioer obe eclentlflcbe in Cirenaioo. . ...•.•••. ... .......•........•.. ............. .. Riunione del Consigllo !IUJ>OriMe di san.ltil. . .. ... ••..• ..........•••.•.. . ......•.•.. XXIII Riunione del groPP<II del radiologi emiliani nell'OWJdale militare di Bologna.. ... • S••!. R. U Principe di Pl(JJ)Jonte visita la Scuola di applicazione di sanità militare e l'I· stituto cb.Jmico farmaceutico mi.Utare .. ....... •.... •........ ....•...... . ..... Soppressione dell'Infermeria prcsidiaria di Cava de l Tirreni ed impianto d ell'Infermeria presldiaria di Albenga .• ......•................... • .... ...... . .............. Ta.rifl'a del medicinali e prodotti accessori .. ... ..........•...... . . ......... .. ... •.. Titoll di studio .. .. .....•......... ...........•..•. ... •. .. .. .........•.......... Trasferimento degli ufflciaU .................•.....• • ........•... ............ ... Ufficiali medici In s. p. e. assistenti allo cliniche cd agli istituti scientifi ci delle R. Uni· versità del Regno .................. . .......... ..................... · · · · · · · · Un.Uorme degU ulllclall d el Corpo sanitario .......... .. ......................... . Un premio e un diplomo. . .. ........ ... .......................................... .

•

812

909 •

413

•

1115

515 326 151 319 815

918 613 506

u 513 87, 1014 8 13 512 1009 612

I nostri morti. COrradJ Numn, tenente coEonnollo m edloo In s. p. e ... ...•.•....•...•.. . .......••... Po.q. CbieiHnl Guido, tenente medico In s. p. e . . .. ... ........... . ...... . ..............•. • De Le o Sa.lvatoro, maggiore medico In s . p. e ....... ......•.•.••. . . ........ ....... Drago Damiano, capitano medico, In s . p. e ....... .. ... . . .•....... ... •..••. ..... . Sansonl Luigi, tenente colonnello medico In congedo ............. ... .............. . Satti Nicola, colonnello m edico non pill Iscritto nel ruoli ............................... . Tempesta Costanzo, maggiore generale medico In auslllario. ...... . . ....... ..•....... Virdia. Tomma.so, tenente generale medico nella riserva ......•......... .... ..... . ...

240 152 1[>2

016 616 1100 ll8 915


I ~ DI CE

DEGLI AUTORI PtJ(I.

A Pa(J. ABATE A. . • . • • • • • • • • . 220, 1005 ADMMT, T SIBILA • • • • • • • • • 538 AOBA F •••••••.•.•.•••••••• 492 ADIJRIIR.U.D&!>. • • • • • • • • • • • 1124 ADEIJ,IIE Y RoDB!Gn:z Frro. 5:18 ABESGOlCO&A LAITA . • • • • • • ~3!> ABnt:OII ET • • • • • • • • . . . • • • • 1!:!0 AOOOIITNTI V •....•••.••.. 516 ADAM JIIJZOA. . . . . • . • • • . • • 636 Al!lUAll&IJ.A Y DUSTILI.O... 536 A t R&ltTI •• . • • . . . • • • • . 821, 1146 AT.YJ'I.'lANORT R .............. 1010 AU:.!SA NDRliU G . . . • . . • • . • !l13

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614 A)I;\LDI • • • • • • • . • • . • • • • • • • 943 .ANUitF.I • • • • • • . • . • • • • • • • • • 037 ASOY.Lt!\1 A . . . . . . . . . . . . . . 73 A POSTO L 0 . . .•.•... •.. , ••• 10:<6 ARA .~ .••.•.... ....••.••• 10!1~

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l"<DICE DEGLI AUTORI

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925, 926 fi E llrE RO:< YN1S R. . . . . . . . 700 D~AOE • . . . . . • • . . • . • • • . . 6~ D EL FAT'TORt; 0 . . . . . . . • . . . 601 DEL11'.U.A F. . . . • . . . . . • . . • 616 l)f:LLA V ALLI-~ F. . . . . . . 4.19, 517 DF.I.LO JOJO O. . . • • . • • . . • . 16!! D}:LORF. . . . . • . . . . . . • . . . . . . 703 D F.LI'IA.NO Q. . . . . . . . . • • • • . 64 DEr, J>JEI<O 0. B. . • • • • • . . • 82 DE LUOA ::\L .. . . . .. . ... ... es2 D~:J- V t:OOliJO R . ...... .. . . I O.~~ J)Jo: i\I ARQO. . . . . • . • . • • • . • . 946

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D 'OruH>A . . . . . . . . . . . . . . . . 942 D'Osv.u.oo E. .. . . .•.. 1003, 1007 DRAOANF:.:;co... ... .. .. .... 62:; 604

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318, 504' 629, fl79 FW&NI M •...... .... . .... 1008 F ISIODELI.A 0. B. . . . . . . . . :.!21 FLOIUOIA F. . . . . . . . . . . . . . 973

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o39 FilAQUELLI ! P. . . . . . . . . . . . • 316 FRASSI;;"J.'TO F. , • ••.•.• iSO, 1083

FROMMEL ... .. ••.. ... 216, 1093 FRUGONI C.... . . , .... !126, !l3:! FlT.\lAtULLO . . . . . . . . . • . . . .

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Giornale di m edicina militare.

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O.ERMAIN. .... ............. 587 GER!>L\-'10 G.... . . . . . . . 103, 60! GERMINO A... . . . . . . . . . . 2. 602 GtAOORRE c. . ........ 817, 1005. GIAl'INANTONI M. . . . . . . . . . . . 808 Gu..t•n<J·:LLI A. . . . . 483, 697, 710

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GIANNINI 545, 9H Gt.'\NNOTTI D. . . . . . . • . . • . . 106 0 J ARRU>!SO G ... 80, 941, 94!i, 957

GILOBRJST H. L. • . . . . . • . . . OINEl.L.-\ A. • . . • • . • . . • • . • • 4 0:. • OIOUlJA.'IO D. ...... . • • • • . . •

914

N................ 407

791 402 683


1114

INDIOE DEGLI AUTORI

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GORRETA (;. • • • • • • • . • • • • • .

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211

GOUTALA..'\'11 . . • • • • • • • • • • . .

538

GoVANlU! T3. • . • . • . . . • • • • . .

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Kon.u.r.us . .. .. ....... : . . .

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J(QJU:;~;SIOS N. T. . .. . . . . . . .

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marittima, i\tinletero clclla .MI\I'ina. Anno :S::XXIX- Vol. H, ~asc. lU- l V,sctlen,/Jrc-ollobrc tua:!.

La Ttrza: Tuber<·olo~i c ~it>ri tllh<·c·co lnrl. (Riccrch.c ~pcriment~ ll ). - PutZolu : Su l 'nddo-re•i· o;h:•nzt\ del IJu e.illo tubco·co h•i~· o tep roso. ({"..outrib n to l sto-patologi<'O e bill teriU><'••I>il'<>) . Sanchlnl: Ltnrograuulomn ruroliguo e tUll<H'COI0$1. · ..:.. Panagla: Contributo nllu pntoge11e~i d c lln

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